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L'Illustrazione Italiana 1914 n.52

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NUMERO

DI

NATALE.

Veglia di Natale nelle Fiandre (dis. di L. Bompard). — Le strepue di Natale (dis. di Golia, versi di Bravetta). — Il Natale di Reims (dis. di R. Paoletti) — Balocchi bellici d’attualità per il Natale (7 inc. so — Il piccolo marinaio regale. — La nuova forza marinara d’Italia (dis. di A. Kircher). — Pace in tempo di guerra. — La guerra nell'arte del "Tintoretto s ( inc... — La parigina trasformata dalle guerra (dis. di A. Bianchi). — La Czarina

e le granduchesse nella Croce Rossa.— Le quattro figlie dello Czar. — Sommergibili inglesi del tipo B-11.— La corazzata turca “ Messudieh ”» Bf ‘aso Bisi; Il gen. von Bissing; Il viceamm. sir Federico Sturdee; Il gen. von Ft fondata. — Ritratti: Il principe Umberto di Piemonte; lato, poesie didi Giovanni i BERTACCHI. — Cantate, Dato,p0 EROI Fi PR E VISTO citi at Nel testo: Di ui lembi lembi del del campo ste terminati cam) ane! poesia di Angiolo ORVIETO. — Il Natal della sentinella, dii Mario MORASSO. — Il vischio di Natale, novella Paola LOMBROS Berenice, novella di Alfredo FANZIOI — Corriere: L'anno che muore, di Spectator. Sciarada alterna.

Cntmearolio De n

sono sulî,

nè più Ja voce, quella voce sento che va diritta a ‘l’altro e racconsola Triste e deserto giace ji tutlo ed iv la piena dei ricordi argino a stento : Natali de l'infanzia addio, addio. Augusto. Soiarada.

Due

rinasca

un'altra volta ;

squilli il tuo nome come suon di tromba

d a chi lotti, arrida alfin Ja meta.

Azzurro în cielo e sole su la via, o Santo

—

a croce.

AMOS

fa che il voto mio s’avveri

per il bene di tutti e così sia.

Gli incanti

Augusto.

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se un duol lo spirito

Nel gaudio tassereni * Vieni, Batto per tel... Per te, per te, dell'unica Speranza della vita L’anima mia ripalpita Beata ed estasit D'una passion frenetica Il culto suo più sacro,

Ì

L'estasi va; le stelle tremule

Ogni tuo vezzo (1) ingenuo È una gentile grazia, Ogni tuo sguardo un palpito Che l’anima non sazia; Un tuo sorriso angelico, Nel suo candore pieno, È il simbolo sereno Di castità. La voce tua purissima, Come il pensier di Dio, È un consolante balsamo Pel fremido disio ; E le manine diafane, Come di bianca fata (2), La grazia immacolata Della beltà. Il tuo sembiante sin Di non isfatto fiore (4) Mi dà la soavissima IMAGINE D'AMORE (3),

CARPENE-MALVOLTI BUSTI

Come

|

I Î

PO

SASA BY Aa Ae PL (fe IAC 1a Senza il limpido (2) fascino Di quelle perle (4) belle, Il tremolio men fulgido Mi sembra delle stelle; Sul labbro tuo di porpora, Quando non v'è sorriso, L’amor del paradiso (5) Sembra dormir. Dei lor PROFUMI (3) pajono Mancare i molli fiori Quando Ja guancia rosea Langue ne' suoi colori; E delle rive i margini Smaltati 6 rugiadosi,

—

l

Nel paradiso loro La poesia(1) dei margini È dei fioretti d'oro; E in un simposio mistico Trionfa la bellezza D'ogni beata ebbrezza; L'Eternità !...

I CANTI DELLA VITA.

che i liberi pensier chiami a raccolta. L'odio. peggior d'ogni totale, acqueta, sì che la fede torni a chi disperi, —

Avviva il suo colore E dai coralli al cuore

Aman

del sislemta. nervoso

parole

1)

SANSILVESTRO. p. pi e. Or che un a2/ro nel tempo ancor non piomba, e la notte si fa sovr'esso folta, Tu che una culla vedi ed una tomba, Santo Silvestro, la mîa prece ase ta. Fa che il torvo primier — domo — soccomba e l’anima

Quando la guancia rosea

Siovasmi

con tanto d’occhi, ‘sul domo genio ve.levam del Male, passar del Bne i trionfanti coc vi.

È pur oggi il Natal,

Ma quando al sole spiovono I neri tuoi capelli, Quando soavi brillano D'amor quegli occhi belli;

evTtasiena

NATALE D'ALTRI TEMPI.

Ricordo ancor con quanta gioia e quale — mentre svendea la neve a larghi fiocchi no la mite Novena di Natale —

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Im, sa. z'amore (na, 40), - Il rata BI — L'amante del banchiere PRÉVOST. Lettere a France Cna, 600]. 1sca mamma . Gonzales,Lastrega d’amore.2 vol. "Mercedes: Marcello @igliono Ragusa-Moleti, Miniature e Fi (8A. 879)... [Ba. 318-314), - Le due favorite. 2 v. ligrane. Con incisioni. . 8— ‘Diana lio Reyband (L.). IZ bandito del Varo {ma, 202-208). - IZ vendicatore del Meredith ‘(Giorgi Crosmraya. . Fred marito (3A, 206), Ogni vol 1— (BA, 309]...

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- La vedova dai cento milioni Rod. La rita privata di Hlichete Ogni vol 1 noecardi:Lirvedental ) 12° Dadone. La casa delle ionica: 2 vol. (mA. 55-04], -Teresa ValiTeissier Sieniedanra È chiere . . us Gualdo. Decadenza [na, 8). 1— — Cecilia Ferriani, . . 350 gnat [pa,582). - Un segreto terdî Michele Teissier (na. 485),DPAste. Mercede, fa. 200) | 1‘Boisgobey. Il delitto al teatro del- De Alarcon. L'ultimo amore Haggard, "Beatrice (3a. 029), - Il ribile [na.n86) Ogni vol. 1 siò d'America [nA, 600), - Tazio opolo della nebbia.2v.{pA.504-565), si Opéra, 2vol. [na. 427-198), - L'alLa contessa di Fun î8 Leilof [na. 1). — L'acqua che [pi 660, Haste. 2 v.[8A. 600-007], bergo della nobile Rosa [na, 590). De Kerzollo. Nellamontagna nera = Laiovanna ma. 7 0). corre [BA, #25). —Ognivol 1 — fanciulla dalle perle [na.800). Mery 6): Un delitto RSA Se casa maledetta [3A. 400). Roggero. Le ombre del passato Cra, 604) + gni vol 1— ‘Cuor leggero. 2 vol. [pA. 568-509). IUVEDIO 1_ (8a. 609)... 1Halévy. Grillina [pa.56] . 1— *Meyer (Corri).Giorgio Tenatach Ilsegreto della cameriera [pa.502). Roosevelt (Bianca). La regina del HALL CAINE. La donna che Ogni vol, 1 [I Sita rame, 2 vol. [pa. 054-259]. pass — Alle Tu mi hai dato. 3 vol. STA Moeller, Oro e onore Cra. 561] 1 tn Rovetta, L'Idolo . . Bojer. Un cuore ferilo. . 8— Del it | |Hauff. Dama piumata[pa.s65) 1— . — Potenza della menzogna. B— eresina [na. 265], Ogni vol. 1 — HEINE. Reisebilder. 2 vol. 6— Montépin. 77 teniriloguo 8 vol. Sacchetti. Candaule . Ina, 164-166], - S. M. il Denaro, Sacher-Masoch, Racconti galì — La Coscienza [pas] . 1— DE ROBERT. /l romanzo del Momasazo (A.); Diane e. Veneri 2 vol. (pa. 204-205], - 77 segreto del siani [BA 14]. 1 Vita . . + 3— malato . . + 3fra. Titano (3a; 5%5]. -L'avvelenatore Saînt-Maurice, Gli i2timi giorni a La Duchessa ‘sò Deval. Unagri andamatei. 69) 1- *Harigorford. Dalle ‘tenebre alt DBA. 678), Ogni vol. 1— di Saint-Pierre [na. 76]. 1 Lula } a) — |*Dickens. 7? circolo Pickwick. 2 voluce (3A, 710] . Nordau. Morganatico. 2 volumi Samarow. In cerca di una Bourget. fantasma (0. 1— «ami Cna. 602-609), 2- James (G.). L'Ugonotto. d volumi MBA. 7197-18]. . sposa (BA. €88]: . /. — Andrea Cornelis [na.2] 1— ‘— Davide Copperfield. stai (pa. 45-10) — Battaglia di parassiti. 2 vol. Sartorio, Rome Carrus Na Benito: (A.). 2 signor Trumeau a Peccatidi donna -150 Jarrò, L'assassinio del vicolodella Una, 589-500] . >. a 2° valis na. 2]. . (BA. 485) + 0.» 1- Di San Giusto. La conquista di Toma (ra. 140). - Apparenze. 2 v. Ohnet. (Giorgio). "Sergio Panine Savage. Alla conquista d'una spo — Madamig. Olimpia tra.266] 1Montemerlo . 8° Ina,200-207], duchessa, di (na. 171), - Il curato di Favières 8a (BA. 68)... 1 — Discordia coniugale [3A,584]) 1— bostojevski, I fratelli Karama- Pell (nA-284). Ogni vol 1— (rs.54].-L'indomani degli amori — Sirena americana [nasem) 1— *Braddon (Miss), Asfodelo. 2 vol. zoff..2 vol. fa. 601-009]. , 2— NNESCO. Amoretragico 8— Una. 484] Ogni vol 1— ISchubin, Alispezeate(na.cco) 1 , amara] * . PESI — Dal sepolcro dei vivi Pa) 1—- Stnghans (Sofia), La fanciulla Oppenheim. I! mistero di Ber-|* '— Gloria Victis! {na;70] . 1 :— Una vita, unamore[sa. ca Droz. Attorno a una sor; gente imericana (pa, 310). . . 1 nard Brown [na. 788]. . 1 Scopoli-Biasi (Isabella). Sala ue due cognate [BA, 809) 1— *Korolenko (W.). Sogno di Makar Quida, Affreschi (sa) . 1 TRA. 066). dei Villamari (8A, 60), , (pa: 76)... 1- Palmarini. Caleidoscopio . 2 — Serra-Greci, La ca TadiTr Brocchi. Le aquile . . . 850 Duayen. Stella; Con dncona di Kraszewskis Sulla Sprea Edmondo De Amicis . . 4— — Gli Uccelli. . . «BB *Bulwer (E.). La razza pese lermo (3A. 15]... Ebers. Homo sum [pa. 49]. 1— [na. 975). Perceyal. Il nemico della si — Adelgisa [8A.5). 0. . 1 BA. 599), gnora [BA. 36)... .. 1 snach e Chabrittat. ‘La figlia Falconer (L.). Mademoiselle ae Labacher, La scritta di sangue, Sfinge. Lettere intime . . 3— IONE — Vivacità di Carmen {na.u59) 1 (mA. 49] La { dl signor Lecog (a. 5). 1 — Dopo la vittoria [5a 60) 1T—

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1—

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TomiimBi Ni n. Archinti. La patria di Pietro Micca. In8, con 9 incis. 8— BALLA. I Rothschild. 3Basch. Gli ultimi dieci mesi del-

I

tut

no popolare in-4, con le medesimo incisioni. 6 — Giusti (di F. Martini). Illus. 1 — Turghenieft. Una nidiata di genGoldoni(di Caprine Mazzoni) 2 — tiluomini [3a.580) . . . 1— l Impero Messicano + (ni Hugo Viftor (di Parodi), Col ri — Terra vergine [na. 0) | 1 nemico del popolo, Ogni vol. 1 — Jamison. IL piccolo vagabondo. Bonghi. Storia di Roma, tratto e l’autografo dell'A, 2 — Ugarte (Manuel). Racconti della — Imperatore e Galileo . 250 Tomo I. Re è la Repubblica fino Lombroso (di Scipio Sighele) 1 — Ing. Pampa (nà... 1 Brondi. 40 + + 260 Leander, Sotto la cappa del n, all'anno 283 di Roma.In-8 10 — Mazzini (di Luzio), . . . 2 Valera, Le illusioni del’ dottor Lopez, Il teatro | . . ! 150 Tomo JI, La Cronologia della Sto- Pio IX (ai Bonghi) - RR Faustino (34.686). . . — La buona figliola. 3- Legouvé. riaRomana, dai principi sino Rothschild (di Balla). Inostri figli! | 4— Gee Wachenhusen. Per vil denaro Langmann, Bartel Turaser 1— — Fiori e frutti d'inverno . 2— all'anno 253 della fondazione Tolstoi (di Tolstoi è Biriucof). In8, Tra. 10). i. sese della città. Le fonti dell'antiMariani e Tedeschi. 77 passaggio Lesage, Gil Blas, . . . 150 con 29 incisioni. . . . 6 — — L'Inesorabile [3a, 606). . 1— chissima Storia romana. L'orî- Verdi (dî C. Bellaicue), Biografia di Venete. . . ... 1920 Macé. Storia di un boccone di gine di Roma e la Storia dei Iaia ica Cr o Viebig (Clara). L'esercito dormente — Paradiso di Maometto . 1— critica pubblienta per il centeI Servitori dello stomaco 1 suoi primi secoli. In-8, con 2 ta(na. 78]... aL dt *Moser e Pohl. 7 Bibliotecario. nario della sua nascita (1918). — L'aritmetica del nonno . 1— vole cronol, e 3 carte... 12— La Cavallerizza . n Vincent. Il cugino di Lorenzo. Con Tincisioni . . . . 2 Tomo II, ( Frammento postumo, VittorioEmanwele TI (di Massar Mac Intosch. Nuovi racconti di Ohnet. La contessa Sara . (BA. 206]. +0. «a 4 la zia Caterina . . . . . 50 1896).In-8, col ritr. dell'A, 250 *Visconti-Venosta.7? curato d'O‘an marniera Edizione popolare. 2 vol. 2 Masi (P.). La bambina del nauBrofferio. I miei tempi,8 v. 24 — Parodi. Roma vinta . rohio.. i. ini aa TAO SS PITTREO EB Cadenazzi, Carlo Alberto,In-8 2 — — Ediz, illustrata in-folio | 40 — — Ulm il parricida | . . Ogni vol. 1— Tumiati. Fumo e fiamma. 250

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Dora 0 Le spie. - La pesta.

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Quida (Luisa do la Ramée). 77 fan- secolo XVIII . . ., BAR ene litografiche .... . . . 150 LaGiovine Italia Cornaro ciullo d'Urbino . « , . 15 0 |Melegari(Dora). — L'Apostolo . 850 — Pietra fra pietre | |) 2 e Lessio. L'arte di vivere ela Giovine Europa. . Zola. La conquista di Plassans *Porelli. Poesia . | 1. 8_- — Bimbi... ve + + + 850 lai — Letteredall'Oriente (1835-40, 8 — [8a. 90), - Sua Eccellenza Eugenio Zola. Nanà. . . . . . 120 — Affreschi i 107 Gi — Renata |. °°: .0190 — Lettere dalla Russia, diretto a Phillips. Rosetta 0 I figli della Rougon (8A. 10). - Una pagina fattoria. . < . . ... 15 0 sta moglie. >. + 4. < 2— d'amore [na.81], - Ildottor Paed POESIE. Porchat (G.). Novellette meravi- Morelli. Vittorio maniéle IT. scal. 2 vol. (ra, =Il'voto di felicità 8 — gliose >. + 50 In:8, con 150 ritratti... 10— Fogazzaro. Minîm una morta [na. 3). = La Terra, Baccelli. Iride Umana. . 8— + 350 bianchi, Iu- Musatti (Eugenio), Guida storica Fonvielle, Lemeravigliedel mondo 2 vol. [na. 000-469], - La cuccagna — Diva Natura... : 2— Quattrini; I pi di Venezia,65inc., 01 carta 4 — strato a colori . . . 8— {BA.106), Ogni vol, 1 — Bontempelli, Eyloghe | ; 150 invisibile. Con 117 incis. 150 KomokoFis; racconto fan- Olivieri Sangiacomo. I Reali Garibaldi, ZYettrotecnica, Illustr, Camerana. Versi. Con disegni e Roggero. Atala vi rato en tastico. In8 . ,. . ROMANZI ILLUSTRATI. 2 vol, Ogni vol. 5 — ritratto dell'autore. . . 5— Sailer. Strenna peifanciulli 150 ORANO 7 Moderni. 3vol. illus. Giusiana. Za tintura del cotone, Semiritmi, >. 8— Salgari. Bourget. Andrea Cornelis. Con Capnana. di Budda. Serie I. Con 9 fototipie . 4 — In-8, illustrato . ./. . BT La dolcestagione 150 In-8, conLa 43Scimitarra 65 incisioni . . . .. 1— Chiggiato, Leopardi, Cattaneb, Stirner. inc, a 2 colori Luzzatti. I progressi i fella scienza Madre, Conacquaforte. 1 — INaufraghî del Poplador. G.Sand, Guerrazzi, Zola, Caccianiga, 7/ bacio della contessa Cena. 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NATALE

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544

GF

S

L'ILLUSTRAZIONE

FSORGENTE

ITALIANA

=...

Gli uomini non conoscono le fanciulle. È raro, è difficile, è quasi impossibile che

Le donne

o

ipocrisia,

così candida

più fanciulle...

che è ardore e non ancora

da

che

rispetto.

sue

compagne

Ella

sa

della

vita

tutto, ogni

male e ogni bene; e, forse più fortunata delle già mogli

e mamme

perchè

più libera, ha davanti a sè un vasto campo

dere è quello che può accadere a tutte, poichè

La fanciulla attende: è un essere di transizione, in un periodo di fioritura talvolta intensa che dura dall’adolescenza al matrimonio; e dico al matrimonio, perchè una fanciulla, anche se «vecchia signorina», avrà sempre in sè quell'impronta speciale che le viene non dalla giovinezza ma precisamente dall’attesa in cui vive.

anche se ha vissuto ‘lungamente accanto a sorelle ed amiche_adolescenti. Più la si stu-

corpo intatto e della

le cose che tace e che nasconde nel suo pro-

Maso Bisi autore di La Sorgente.

E vi è sempre una barriera fra lei e il |dia, più ella si sottrae ad ogni acuta o anmondo, fra lei e gli altri; l'ostacolo del suo | siosa investigazione; più ella parla, più sono

ciulla: nemmeno meno un'amica;

in lei è

un poco su qualche cosa che la elevi — e chi la vede lottare così non può provarne

la donna (vi sono eccezioni) dopo il matrimonio non aspetta più nulla.

una

che

consapevolezza.

Ferve in lei una lotta talvolta magnifica di aspirazioni di desiderii e di istinti, ch’ella sa frenare con mano piccola ma ferma. Ella ha combattuto e combatte tutti i giorni

tutti le co-

sua anima ardente.

in quello

ancora candore e non più ingenuità, in quello

quotidiana, nella parabola della vita coniugale. Quello che ad una di esse può acca-

può dire di conoscere

il salotto in

La fanciulla d'oggi è più complessa: più

difficile ad afferrare

noscono, Onesta o disonesta, profonda o vana, complessa o semplice, è in lei qualche cosa di più accessibile, di meno distante, di meno misterioso. La vita familiare le accomuna: le ricche a le ricche, le povere a le povere, nella vicenda

Nessuno

le mani, come

verle e son vere, infatti, perchè tuttefeguali.

particolari.

non

D

cui riceveva il fidanzato. E queste fanciulie gli uomini sanno” descri-

Generalmente il tipo della fanciulla ne esce svisato; o troppo monella e audace e frizzante di uno s ‘o che purtroppo non molte donne possiedono, o candida di un candore

essere incolore.

£.|

fuori della vita non era perjlei: la sua anima era semplice; un poco banale come i ricami su cui indugiava

merne veramente l'identità, nei più minuti,

che è stupidità

Signorina

pubblicato da Maso BISI

una bimba fino al matrimonio, ignara, inconscia e spesso ignorante, tutto ciò che era

uno scrittore, sia pur conoscitore profondo

dell'anima femminile, sappia descrivercene una viva e vera così da darci la sensazione di perfetta realtà; più difficile ancora quando, trattandosi di un diario, l’autore debba assupiù intimi

Diario di una

fan- | fondo.

una madre talvolta; nemPiù pronta a rivelarsi era la fanciulla di nessun uomo soprattutto, |un tempo, educata nei conventi, tenuta come

di lavoro e di godimenti, in cui poter mietere la sua bella me Questa che Maso Bisi ci descrive è una deliziosa creatura. Molto semplice, molto retta, molto sana, forse ella ricorda un po’ troppo la mano maschile che ha saputo foggiarla, per una certa rigidità quasi virile, per una fermezza d'animo forse un po’ eccezionale. Poichè non è vero che la moderna fanciulla disprezzi o non desideri questo che fu sempre sogno delle sue più lontane e più candide sorelle, quello che è sentimento ed amore; anzi, mai come ora la fanciulla ha

studiato con

più ansia, con

più chiaroveg-

genza tutti i problemi dell'amore; mai come ora ella ha desiderato la felicità, quella più femminile del matrimonio e della maternità, una felicità non fatta di ignoranza e di deione cieca e inconsapevole, ma quella che

Sifolina Rod

nelle malattie polmonari, catarri bronchiali cronici, tosse convulsiva, scrofola, influenza. Chi deve prendere la Sirolina “Roch e”? Tutti coloro che sono. predisposti a prendere raffreddori, essendo più facile evitare le, malattie che guarirle, Tutti coloro che soffrono di tosse e di raucedine | bambini scrofolosi che soffrono di enflagione delle glandole, di catarri degli occhi e del naso, ecc. ? bambini ammalati di tosse convulsiva, perchè la Sirolina calma prontamente gli accessi dolorosi Gli asmatici, le cul sofferenze sono di molto mitigato mediante la Sirolina. + tubercolotici e gli ammalati d'Influenza Li

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la

i


UMERO viene

dalla

completa

sincerità:

quella

che è dono, non

Jeanne H. non ci si

rivela mai sotto questo

più nobile, crediamo,

della nuova generazione

sempre con maschile)

un

po’ di

DI

schiavitù.

aspetto che è quello femminile. Ella parla

disprezzo o con completa indifferenza (tutta

di quei sogni, sia pur

di sciocca

sentimentalità,

che tormentano le altre fanciulle. Ella è una piccola creatura forte, molto energica, molto logica, che non tentenna mai, e malgrado certe

inevitabili manchevolezze, come è viva, vera, simpatica! Questa ignota Jeanne H. che dalle pagine di un rnale femmi nile: La Rivista per le Signorine (ora La Nostra Rivista), apriva

uno spiraglio d'azzurro e di allegria sul piccolo mondo dei per-

545

NATALE

la malinconica anima dell'autore se egli non fosse così lontana da ogni nostro applauso e da ogni nostro rimpianto. E ipsa dp av I personaggi del poema non sono che figurazioni simboliche, immagini quasi incorporee, che solo atratti sì vestono di un po’ di carne umana, per liberarsene subito dopo. Esteriormente il Castello del sogno deriva da un angoscioso racconto di Edgardo Pòe: 7he fall of the house of Usher. Ci sono nel poema molte coincidenze con esso che non possono essere casuali. Lo scrittore italiano ha aggiunto numerosi elementi nuovi alla trama oscura, si è dalla caligine d’incubo della quale l'aveva fasciata l'artista a nel mondo delle idee.

sionnats svizzeri, questa spigli: creatura dal nome esotico, ma così italiana, così nostra, itò con le sue pagine nello sciame giovanile delle let una folata di entusiasmo e di simpa Nessuna

dubitò

mai

la verità, cioè che

sotto lo pseudonimo

femminile

i celasse il figlio di Sofia Bisi Albini, il quale amabilmente si divertiva a punzecchiare le signorine, a rivelare quello che in-loro è ancora

manchevole

che la colloboratrice sincera, ed a Jeanne

ed in alcune di loro ridicolo;

nuova era troppo spiritosa H. piovvero, con le parole

nessuna

pensò

e forse troppo di entusiasmo,

la messa in scena ricca ed ar quale assistevano numerosi artisti ed Il felice esperimento di Torino, artiste, sarà ora ripetuto dallo stesso De anetis nei principali teatri italiani.

qualche b: io e molte profferte di amici: ! Solo più tardi alcune di esse seppero la verità, ma la maggior parte delle lettrici ignora ancora ed ora, con la pubbl: ione del volume, è certamente un coro di sorpresa... e qualche rossore. Un diario dunque, una qualche cosa di diverso e di più di un io. Nessun romanticismo, nessun passaggio ridicolo deseri

zioni banali e false: tutto è chiaro, tutto è f moderna. Al pensionnat, Lemano, con la sua grazia un po' birichina a vvince tutte le compagne — e ce le descrive in pagine indimen bili, a pochi tratti, con tutte le loro caratteristiche fisiche e morali. Indimenticabili Evelyn, Crinoline, Baden-Baden; indimenticabile El ntiamo non creata dalla fantasia, non creacon la sua belle: trionfante, con la sua

di fanciulla

ingenua e pervei

Lezioni, gite e risate:

me.

è la vita alla

Sorgente,

il collegio che

GIOIELLIERI

le giovani anime irrequiete; è la vita al collegio maschile — case sono divise da ideali murs m0rals. C'era bisogno in Italia e nella letteratura giovanile di questo li-

bro: libro

che insegna la gioia

semplice, e

VENEZIA

vere e di studiare, e la vita

mpatica camaraderie;

oni, le prigionie in collegi malinconici

che condanna le inutili

e severi, certe

‘severit

e ipocrisie morali talvolta

più dannose ai giovani della stessa libertà. Libro che se divertirà i giovani, farà meditare babbi e mamme; che se ad alcuni insegnerà la buona e pura risata, ad altri sarà di

BREVETTATI da

sotto il brio e lo spinasconde:

S.M.il RE

una lezione di vita buona — libro sano in cui fanciulle si muovono e vivono e attendono ed in cui altre fanciulle in attesa troveranno

ILL.AA.RR.

più profondo e salutare giovamento, poichè

rito, sotto le leggere e piane vicende,

altro

è che si

del

sogno,

poema

dr

scrittore prediligeva sopra Francesco

eda

PREMIATI COLLE MAGGIORI ONORIFICENZE ALLE PRINCIPALI ESPOSIZIONI ITALIANE e» ESTERE

mmatico di E. A. Butti, opera che tutte, è stato rappresentato

Pastonchi

ne

aveva

al C

fatto lettura

nei

GIOIELLERIE OREFICERIE ARGENTERIE "i

principali teatri italiani, ma nessun capocomico aveva osato di portar! scene tanto l'impresa parve ardua. Alfredo De Sanctis, portando alla ribalta Il Castello del sogno, ha compiuto un atto generoso, ha offerto all’ amico estinto una nobile corona

NEL

1846

S.A.R. ILDUCA DEGLI ABRUZZ.

rignano di Torino la 16 dicembre. Il poema è stato pubblicato sin dal 1910 in una edizione di lusso dalla Casa Treves con fregi e disegni di Alberto Martini; il poeta

Telefono 106

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italiane — anche quelle forse più profonde e più passionate di Jeanne — l’accoglieranno come una sorella. È una nobile creatura pronta alla vita e che tutti vorremmo incontrare, nella vita. Mo.

Il Castello

Piazza S.Marco

DUCA e DUCHESSA\\

qualche cosa di fresco e di riposante. E pur sapendo che questa Jeanne H. non è vissuta almente, ma solo nella fantasia di un giovane scrittore che ha pa ssato l’adolescenza in un collegio ideale come quelli descritti, le fanciulle

il compianto

/

d'alloro.

La cronaca della serata fu tra le più liete: due chiamate dopo il secondo atto, altrettante dopo il terzo ed il quarto. Una grande gioia scalderebbe oggi

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Anno XLI. - N. 52. - 27 Dicembre 1914.

BS Per tutti gli articoli e i di.

NUMERO

VEGLIA

DI

NATALE

DI

NELLE

FIANDRE.

(Composizione di È. Bompard).


L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

NVMERO DI

ATALE CANTATE, Cantate,

campane,

su piani e colline; campane lontane, campane vicine, cantate! Finita è l’estate, l'autunno è sul fine: campane lontane, campane vicine, cantate! Le viti, che il sole avea

tempestate

di grappoli rossi di grappoli d’oro, i venti d’autunno le han disertate. Le viti son spoglie perfino di foglie: le squallide case han tacite soglie; i baldi mariti, i giovini forti, son tutti fuggiti ai campi dei morti. Le mamme non

hanno

che

affanno;

le mamme non che piangere.

quest'anno

fanno

CAMPANE! Cantate,

CORRIERE

campane,

lontane e vicine, cantate alle nevi, cantate alle brine! Son chiuse a migliaia botteghe e officine: bambini e bambine, col cane che abbaia, sperduti sull'aia per ogni confine, invocano: Vater/! invocan: Papà! Ma il babbo non sente, il babbo non sa!

Il babbo ha da fare, il babbo è sotterra; ei deve scavare

la gelida terra; ci deve svernare

Bambini, bambine, nel mondo v'è guerra! Passata è l’estate, l'autunno è sul fine; lontane,

campane cantate!

vicine, AncioLo

CHE

MUORE.

Che triste fine d’anno!... Ed era cominciato così bene, questo anno che rimarrà nella storia come l’arzzo della gran, guerra!... Si direbbe che un destino pesi sul ‘14. Il 1814,

la grande guerra della coalizione europea contro il seminatore di guerre, Napoleone I. Il 1914, la più grande guerra di una coalizione quasi mondiale contro i due imperatori tedeschi, denunciati seminatori di guerra!...

E l’anno era cominciato con tante promesse di pacel...

Prima di tutto, la inaugurazione del nuovo regno di Albania, affidato alle illusioni di Guglielmo di Wied, che dove da anni non im-

perversavano che odii di razze e di religioni,

e non susseguivansi che stragi, avrebbe portata la pace!... Per questo l’Austria e l'Italia — creatpici del regno di Albania — eransi trovate felice-

mente d'accordo!...

Un

convegno

dei mini-

stri per gli esteri dei due paesi ad Abbazia, riaffermava la reciproca soddisfazione. La celebre Gioconda ritornava al disertato Louvre testimone dei bons procedés dell’Italia verso la sorella francese, brontolante per il

nuovo regno d'Albania e per le isole dell'Egeo.

Il primo ministro greco, signor Venizelos, veniva a Roma a riconfortarsi nelle leali dichiarazioni amichevoli degl’italiani; e Guglielmo, avviato alla sua prediletta vacanza negli ozii deliziosi di Corfù, stringeva ancora

la mano al Re amico in Venezia, con augu-

rii di pace!... Non c’era in Italia che una guerra, elegante, scherzosa, tra il «tango» e la «furlana » protetta, si disse, dall’indulgenza di Pio X; e fino dalla Libia estrema arrivavano notizie pacifiche: la colonna Miani era giunta nel Fezzan, e fino a Murzuk, festeggiata, e la bandiera italiana sventolava sicura a Gedabia. Chipensava, sei mesi fa, alla gran guerra ?...

per fare la guerra, e, forse, sotterra ci deve restare.

campane

L'ANNO

Se inquietudini correvano qua e là per

mondo, erano di ben altra natura. In Inghil-ii terra le suffragette istericamente esasperat e

se la pigliavano con le opere d’arte nelle gal-

lerie londinesi; e fra I'Ulster unionista provincie autonomiste d'Irlanda la guerra e le civile pareva l’u/fima ratio inevitabil e pro contro l’ome rule, disputata da secoli!... o . Il Messico vedeva sbarcare, è vero, rinai ed i soldati dei minacciosi Stati i maUniti a .Vera-Cruz, ma la guerra del presiden te Huerta, il presidente incostituzionale , usurpatore. Le dimissioni di Huerta acqueta vano Wilson; e il Messico, in balìa di una ridda

Wilson non era contro il Messico, era contro

ORVIETO.


fi

——————

NUMERO

LE STRENNE

DI

NATALE

Dì NATALE

549

Disegno di GOLIA » « Versi di V. E. BRAVETTA

Sf buon Inglese poi, chenom si svarie, a Navigwre R'acqua

del

o,

"guarda aggiunge - ti giungono perarta

seu Zeppelin che tanto preditigà....)

i COLARE NONENU]I] A Ev

Lt o aL Russo theda Tempo sì Sconforra

pet un zebut di nautici

cancetti,

cifadare Ra chiave dela porta,

QU

peòma che stufo

°

fielmo,c'e un zim@dio

te. timedio magico e sicuro;

Se puoi scordazti que? fatti assedio,

Ingbiotii dieci grammi di Bromuro..,

rompa i Dadanelli

ZI

Tanco che pez le Natafe

icutazione tiene in serbo..y


550

L'ILLUSTRAZIONE

di generali, presidenti di un giorno, di un'ora, non era più per gli Stati Uniti ostacolo temibile alla loro influenza al di là del Texas. Il canale di Panama, opera grandiosa, veniva aperto alla navigazione pacifica ; nessuno prevedeva che pochi mesi dopo avrebbe viste passare navi di belligeranti rincorrentisi a fiera caccia negli Oceani!...

L’ambasciatore d’Italia a Vienna, duca d'Avarna, festeggiava i suoi dieci anni di ambasceria elogiato dalla stampa viennese, complimentato e decorato dall’ Imperatore come diplomatico

che

mai, quanto

signora Caillaux,

vendicante

nessun

altro,

aveva saputo assicurare la pace fra le due Potenze amiche e rivali. Il delitto pazzo della nel

sangue

di

Calmette del Figaro le asprezze di una polemica diretta contro l’uomo pubblico impostosi, attraverso gl’intrighi parlamentari, al Governo della Repubblica, pareva rivelare lo sfacelo morale insanabile della democrazia repubblicana francese, riaffermatasi con un'as-

soluzione scandalosa!... Ben altra cosa l’assoluzione a San Remo della contessa OggioniTiepolo, difesa dal socialista Raimondo, e

mandata libera da umana sentimentalità, non

per lavorìo di partiti o per giuoco di grossi

interessi,

Superate

le passioni

suscitate

da

questi

drammi giudiziari, le correnti del pubblico avviavansi fidenti e festose all’ Esposizione Marittima e Coloniale di Genova, alla ricorrente Mostra Internazionale artistica di Venezia ; alla grandiosa

Esposizione

Internazio-

nale del Libro convocata in Lipsia a trionfo della cultura

universale,

in quella terra

te-

desca così superba della sua civiltà e del suo metodico progresso scientifico; alla bella e svariata Esposizione Nazionale della operosa e pacifica Svizzera. Questi erano, sei mesi sono, gli spassi del mondo e delle cronache. Poi un poco di scioperi tramviari — ma chi non vi è abituato, in Italia, ed anche fuori?... Una rumorosa elezione dell’ineleggibile Cipriani nel VI collegio di Milano; poi l’ascensione dei socialisti ai Municipî in Milano, in Bologna,

a Parma, a Verona,

senza che suo-

nasse per questo I" del finimondo nè che seguisse la rigenerazione delle plebi, Il pane è caro come prima, però ci sono strade in-

titolate

a Marco Bruto, e perchè no a Muzi

Scevola

e a Porcio

Catone?!...

ITALIANA

Ma ecco al sereno di dentro contrapporsi la cupa procella da fuori. A Serajevo, la domenica 28 giugno sono assassinati per complotto di panserbi l’erede della Corona austro-ungarica, l'arciduca Fran-

cesco Ferdinando d'Austria d'Este, e la moglie sua, duchessa di Hohenberg. Cade trafitto dai proiettili panserbi, senza quasi potere profferire parola, colui che adanno del naziona-

lismo

serbo, e, certo, con

animo

più ostile

di quanto la possibilità dei fatti consentisse, all'indipendenza dell’Italia moderna — inca nava il programma imperialistico di una pi grande Austria. Che cosa farà l’Austria-Ungheria?...

Passa un mese preciso dalla tragedia di Serajevo, e tutta l'Europa è in fiamme, perchè la Serbia non ha ceduto alla brutale intimazione austriaca di sottomettersi ai voleri imperiali in ventiquattro ore. Da tale momento chi discerne più nella vita del mondo altri avvenimenti, se non siano avvenimenti di guerra?... Pio X, il pontefice religioso antimodernista, del cui pontificato poco più che decennale rimarranno appena traccie negli atti

della Sede Pontificia,

mu

prima vittima

della guerra, sopraffatto nei dolori fisici del-

l'età dal profondo dolore penetrante il delicatissimo cuore, al vedere tanta furia di popoli cristiani gli uni contro gli altri.

Tuona

sponda

il cannone

austriaca

contro

del

Belgrado,

Danubio;

tuona

dalla a Sa-

batz, sulla Drina; il Belgio è stato invaso e sopraffatto, sebbene per trattato fra le potenze

dichiarato neutrale. Tuona il cannone a Tirlemont, dopo che Liegi si è eroicamente di fesa; tuona il cannone a Metz, tuona a Mulhouse alsaziana due volte presa e due volte perduta dai francesi; tuona a Cattaro, tuona a Gumbinnen, a Lobau, e quasi alla foce del

Tamigi, mentre Pio X, che ha supplicato invano Dio ed i possenti della terra per la pace,

muore

sotto il peso della tiara!...

Tuona sempre, violentemente il cannone a

Namur, a Charleroi; entrano i tedeschi con arrogante insolenza a Brusselles; avanzano

a grandi masse sulla frontiera francese e sulla prussiana verso la Russia; e il cannone tuona pei mari d'Europa, in Asia, in

Africa, mentre a Roma si raduna il Conclave che

elegge, quasi

giovine, patrizio

di

sorpresa, un

e diplomatico

—

cardinale

Giacomo

Della Chiesa — che sotto il nome di BeneSotto la minaccia periodica di sciopero generale ferroviario, dileguasi, nell'ora che semdetto XV si accinge a ricondurre il papato brale incerta, la Dittatura di Giovanni Giolitti ; alle tradizioni di Leone XIII e alla politica Mariano Rampolla. ma chi non è abituato, nella vita pubblica

italiana, ai calcolati dileguamenti del deputato di Dronero?

L'Italia, fino dai primi inizi delle dichiarazioni di guerra, ha proclamata la sua neu-

vus» veramente, no, essendo egli stato altre volte ministro. Ma 70vus come presidente del Consiglio, come esponente di una situazione parlamentare mutata per il distacco dalla maggioranza dei democratici, offerenti

parte da trentadue anni, è alleanza difensiva.

Sorge, homo novus, Antonio Salandra. « No-

a Giolitti l'opportunità di serbarsi per giorni migliori!...

Quanto durerebbe Salandra 2. . I cento giorni consuetudinari di Sonnino ?. Ma ecco addensarsi sul capo del nuovo primo ministro l’uragano degli avvenimenti. Tre o quattro giorni di sciopero rivoluzionario in tutte, quasi,

le maggiori città d'Italia; in alcune Regioni più rivoluzione che sciopero; in An-

cona, a Fabriano, nelle Romagne, folle allucinate che credono addirittura alla possibilità, alla verosimiglianza di una Repubblica

tralità. La Triplice

Alleanza,

della quale fa

La tre Potenze alleate devono soccorrersi se minacciate, se assalite. Chi ha assalito ora l’Austria? Chi ha assalito la Germania? Nesino.

Non

sa

sono forse esse, piuttosto, le asCerto lo è l’Austria contro la

Serbia, senza avvisarne preventivamente l’alleata.....E chi ha dichiarata simultaneamente per primo la guerra alla Ru: alla Francia, al Belgio, neutrale ?... La Germani:

stioni delle minaccie, delle provocazi plicite negli armamenti, nelle mobilitazioni, sono questioni di lana caprina. Mobilitare non è ancora la guerra. Gl’incidenti, inevitabili, di confine,

non sono ancora la guerra. La guerra è scoppiata perchè era — sia pure —

pro-

nella gravitazione fatale delle cose. Il delitto politico di Serajevo è la causa occasionale, il

cinazione arriva al punto che, in una località fra Ravenna e Cervia, a Villa Savio, i repubblicani, vincitori senza battaglia, arrestano

pretesto capitato accidentalmente; ma la guerra era di lunga mano in preparazione, e se non fosse arrivata nel 1914, sarebbe arrivata nel 1915, o, più probabilmente, nel 1916.

anonima,

gramma,

acefala, senza

uomini e senza

proclamata in tutta Italia!... L’allu-

un generale, l’Agliardi, ed il suo Stato Maggiore, che lasciansi

arrestare

accortisi

della

inverosimile illusione!... È appena dissipata la comica e grottesca visione della Repubblica di Ancona e di Fabriano, che si delinea, con la minaccia concreta di sciopero, un nuovo ricatto ferroviario. L'abilità del primo ministro, la fermezza ragionevole del ministro pei lavori pubblici, Ciuffelli, supera anche questa difficoltà; la Camera si maraviglia e si compiace di un ministero che, alla prova dei fatti, appare logico, preparato, forte ben più di quanto potevasi supporre, e gli accorda la fiducia... —_______—_

lite tinture percapelli, ma Ie s0lo efficaci, ineolumi 48, Passage Jouffroy, Parigi, che dunno delle squisito sfumature. ESÌStOnO 0030" HENREXTRE,, marca depos,,diH. CHABRIER,

Il presidente della Repubblica Francese, Poincaré, in visita a Pietroburgo, alla corte dello Czar, mentre la situazione europea precipitava, non udì forse ripetersi intorno che

nel 1916 la Russia, col nuovo reclutamento che le darà 585 000 uomini ogni leva, sa

più formidabile nazione militare del mondo?... Ebbene,

al 1916!...

Ma

non

avevano

fatto i

conti con Guglielmo, lo Czar e il Presidente, Non c'è più un minuto da perdere, devono essersi detto a Berlino, rafforzati nella solidarietà di alleati con l'Austria, decisa a castigare finalmente la Serbia. E la guerra di ag-

gressionè è scoppiata — una guerra dove il era reperibile affatto per

casus foederis non

l'Italia.

L'Inghilterra

avrebbe

potuto

rimanerne

fuori — al pari dell’Italia. Essa, l'Inghilterra,

non aveva accordi speciali, malgrado l’ertente cordiale, nè con la Francia, nè con la

Russia. Non si fosse trattato che di Austria e Serbia, che di Austria e Germania da una parte e di Serbia e Russia dall’altra, l'Inghilterra

sarebbe,

probabilmente, rimasta fuori Ma poteva essa lasciar battere, spet-

ancora.

tatrice, la Francia, e vedersi i tedeschi sulla costa della Manica? Poteva essa vederseli

nel Belgio e sulle coste belghe padroni di quei porti che rappresentano, con la loro garantita neutralità, la perpetua libertà dei commerci dell’ Inghilterra col continente Europeo? Dopo tanta costosa energia di colossali armamenti navali, dopo avere collocata la propria flotta sul programma del #00 po-

wers standard — l'equivalenza con quella di due potenze insieme

— poteva

rinunziare al-

l'occasione offertale dalla leggerezza della diplomazia tedesca? Alla fin fine, il contrasto per il primato imperiale sulle colonie nel mondo, non era da venti anni

almeno,

nia?...

Il volume

riale,

dato

fra essa e la Germa-

prezioso Germania Impe-

in luce,

quasi

prefazione

alla

guerra, dal principe di Billow — che ora arriva ambasciatore

di grande

amicizia teuto-

nica a Roma — non era forse là, a dire a tutti, amici e nemici, — all'Inghilterra per prima — i vasti propositi imperialistici del governo e del popolo tedesco?... * La Germania, per voce del suo cancelliere imperiale, Bethmann Holwegg, ha gridato: «Ora non c'è da pensare ad altro che ad attaccare:

il tedesco

programma:

non

può

«batti sodo!...»

avere

che

un

Il programma

inesorabile è in applicazione dal 2 di agosto,

Siamo alla fine di dicembre.

Che cosa ha

fruttato il programma « batti sodo»? Atti di coraggio, audacie maravigliose!... Esso ha rivelato nella Germania un’organizzazione, una preparazione formidabili, perfette, magnifiche. Ma la violenza contro i Belgi è_ stata

fatale ai tedeschi.

L’incastramento

di Liegi

fu l'inizio di una sequela di terribili difficoltà,

per le quali non

valse che ai primi di set-

tembre i terribili Ulani fossero a trentacinque

chilometri da Parigi La vanteria del fade germanico che gettava inutili e crudeli bombe sui parigini immutabili e lanciava loro in un orifiamma dai colori tedeschi l'’ammonimentò orgoglioso: « preparatevi, non yi resta che arrendervi» — la vanteria inutile falliva, per-

chè il Belgio, resistendo e sacrificandosi, salvava la Francia, ma trascinava. nella gran guerra, con formidabili mezzi e con irriduci-

bile risolutezza l’Inghilterra!... Spostava sì, con

imponente

organizzazione

di mezzi ferroviari e logistici, le proprie masse l’imperatore Guglielmo, :portandole dal Belgio a resistere all’urto colossale dei Russi nella Prussia Orientale, per poi riportarle, riaddensarle sulla Mosa; ma il piano classico di battere in quindici, venti giorni la Francia, umiliarla, dissanguarla di forze e di danaro per poi correre a sconfiggere la Russia, falliva completamente, Falliva, perchè la violenza contro il Belgio non solo aveva portate sul Continente forze inglesi straordinarie, superiori al prevedibile, ma aveva suscitate

in favore del Belgio, ed anche della Francia, le unanimi simpatie del mondo civile. La guerra nella sua crudele evidenza ha una moralità; essa non deve essere mai combattuta contro il senso morale.

A questo schierarsi del sentimento morale europeo contro la Germania — pur così alta-

mente benemerita della civiltà — si sono aggiunti i poderosi mezzi di guerra che l’Inghilterra ha potuti mettere in campo

contro

la formidabile rivale: indiani, canadesi, sulla interminabile fronte, dalla Manica a Belfort,

aggiunti al mezzo battenti britannici,

milione di saldi comcomandati da sir John

French, emulanti coi belgi e coi francesi, in una resistenza, che dura da più che tre mesi e che, col concorso di senegalesi, di algerini, di marocchini, di volontari garibaldini ita-

liani, ha respinte le fitte schiere tedesche lontano da quella Parigi, che Guglielmo pro-

ponevasi, pare, di vedere a sè soggetta alla metà precisa di agosto, e dove invece, dopo

tre mesi

di assenza,

più precauzionale

litarmente, che necessaria,

sono

mi-

ora tornati


NUMERO

PACE

IN

DI

TEMPO

NATALE

DI

GUERRA.

Una lezione d’inglese a due indiani feriti nelle battaglie delle Fiandre,

(Fot. Central News).


552

L'ILLUSTRAZIONE

da Bordò il governo presidenziale e il Parlamento. Un triangolo di territorio belga, rappresenta, fra il mare e l’Yser, l’eroica resistenza estrema di un Re e di un popolo, che hanno dovuto cercare ospitalità per la loro capitale

nella francese città marittima dell’Havre, In quel triangolo, dal quale i Belgi dicono all'Europa e al mondo che il Belgio è deciso a non morire, la guerra è là, incastrata, ingranata, — direbbe un meccanico — sulla

lunga linea da Nieuport e Dixmude ad Altkirk in Alsazia: un po’ avanti, un po' indietro, un

po’ indietro, un po’ avanti; ogni quando un qualche edificio bombardato — siano pure le

famose /a//es di Bruges o la incomparabile cattedrale di Reims; ma nemmeno una tregua di Natale — benchè la impetrasse il nuovo Pontefice — farà sospendere l’accanito contrasto!,.. La guerra è ugualmente incastrata nel teatro orientale, su una lunga linea che va dalla

storica

città di Tilsitt ai dintorni

di Var-

savia, a quelli di Cracovia, alla fortezza di Przemysl, ai Carpazi — senza vittorie, con grandi, spaventevoli macelli, con successi e sconfitte che si susseguono e si rassomigliano, buttando prigionieri, da una parte

all'altra, uomini d'ogni arma e d'ogni razza, a centinaia di migliaia!... Audacie

sul mare,

come

in

terra

—

au-

dacie in aria, come sul mare: gli aviatori inglesi che bombardano gli /argars del celebre generale Zeppelin a Friedrichshafen; il teutonico Eden che si sprofonda nel mare dopo aver dominato col terrore, per quattro mesi, nei mari dell’ Estremo Oriente; una squadra inglese che attacca due volte improvvisamente le fortificazioni di Helgoland; sottomarini tedeschi che affondano con audacia inattesa navi britanniche nella stessa Manica; un sottomarino inglese che penetra sotto cinque linee di mine nei Dardanelli e ura una vecchia corazzata turca; cinque incrociatori tedeschi che ne battono e distruggono tre al largo di Coronel nel Pacifico; e trentotto inglesi, anglo-australiani e nipponici, che ne sorprendono, affondano e disperdono cinque tedeschi, dopo un’eroica lotta di cinque ore, davanti alle isole Falkland, in fondo all'Oceano Americano meridionale; una

squadra

tedesca,

che,

per

rappresaglia,

va

improvvisa a bombardare la costa e le città inglesi dell’ Yorkshire — Hartlepool, Whitby, Scarborough — realizzando un sogno inverosimile: bombardare la perfida Albione!... Giacchè i tedeschi procedono scientificamente, per risoluzione di tesi politico-strategiche, da lungo tempo preparate e meditate: essere in casa dei nemici, ma non avere un solo nemico in casa — dimostrare alla Francia la sua impossibilità di battersi da sola— dimostrare la superiorità strategica dei tedeschi sui russi — dimostrare che l’ Inghilterra può essere bombardata ed assalita dalle navi germaniche.... — ma poi?... Dopo tutte queste dimostrazioni cosa resterà, di una guerra nella quale l'Inghilterra, che è ora la più ac-

canita organizzatrice della resistenza antitedesca, e vi trascina persino un modesto contingente del Portogallo — ha per motto: «Chi dura vince?!... » E blocca la Germania da ogni parte perchè le manchino i viveri, ed allarga il suo Impero nel Golfo Persico e

proclama suo protettorato l'Egitto ?!... D'altro lato, l’Austria, l’alleata combattente, su cui la Germania faceva così sicuro asse-

gnamento — non è riuscita ad impedire che i russi le occupassero molta parte della Galizia; non è riuscita a penetrare a Belgrado

e ad avanzarsi

mesi

in Serbia, che dopo quattro

di aspre difficoltà, e solo grazie ad un

movimento tattico di ritirata dei serbi, riapparsi, dopo dodici giorni, a riprendere mirabilmente tutte le loro posizioni e la loro capitale!... Gli stessi Montenegrini ridotti di un terzo dalla lunga impari lotta, sono a Visegrad, in Bosnia; ed il quesito pel quale al 31 luglio tutta l'Europa fu precipitata alla guerra — l’Austria ha diritto di castigare la Serbia? — dopo quattro mesi di guerra è rimasto tal

quale!!

‘Chiedete il GENUINO

SALE

NATURALE amo SPRUDEL ai È; AD se volete evitare

NL

falsificazioni e.Irodi;

ITALIANA

Doveva l’Italia impegnarsi in una simile guerra ?... No

certo!...

E Senato

e Camera

fra il consenso dell'opinione pubblica nazionale, che va riordinandosi dopo i primi spiegabili turbamenti determinati dalle facili passioni e dal soffio di molti e varii interessi

di

dentro.... e di fuori — Senato e Camera hanno votata la piena fiducia in un ministero alla testa del quale un uomo preparato, colto, abile e geniale come Antonio Salandra, ha saputo dimostrare che gl’interessi, le aspirazioni legittime dell’Italia sono bene affidati a chi sente così alto il «sacro egoismo italiano ». Vittima delle tempeste politiche suscitate dalla guerra barbarica, fu certamente il ministro degli esteri, marchese di San Giuliano,

spentosi tra l’ infuriare di polemiche di neutralisti ed anti-neutralisti, di anti-triplicisti e triplicisti, di mussoliniani e antimussoliniani e pure — dalle rivelazioni posteriori di Gio-

litti sulle mire anti-serbe dell'Austria fino dal-

l'agosto 1913 — sono emersi vivi e pronti il suo patriotismo, la sua tattica diplomatica, lucida la sua visione per la necessaria neutralità dell’Italia.

A

Di San

Sonnino, uomo

Giuliano

è succeduto

Sidney

superiore, preparato, integro,

rigido ed austero, senza sfiaccolamenti e senza vanterie, senza slanci, ma senza freddo c

smo, per tutti garanzia di politica precisa e dignitosa, che ha già avuto un primo e pronto

successo — le piene soddisfazioni date dalla Turchia, per le frenesie dei suoi gendarmi invasori in Hodeida del consolato italiano per ghermirsi il console inglese, preso.... ma restituito!... La Turchia — che Maometto glie la mandi buona! — è entrata anch'essa per le istigazioni

diplomatiche e guerresche della Germania, che le ha regalato per ministro della guerra il maBrusselles — è entrata anch'essa nel gran ballo guerresco, che la obbliga ad uno sforzo inveroresciallo von Der Goltz, liberandone

simile in Armenia, nel Golfo Persico, nel Mar Rosso, nella Penisola di Sinai, nel Mediterraneo. Le sue vanterie della fefzva proclamante la guerra santa dell’islamismo, sono oramai smentite dai fatti, ma non sono state, forse, senza influenza negli ultimi attacchi

alle carovane ed ai presidii italiani, nell'alta Cirenaica e nel Fezzan. Ora quivi tutto pare acquetato,

e l’Italia ha prese, sotto la guida

di un soldato come il generale Ameglio, le più

sollecite

misure. E l’Italia —

sia pure

semplice programma di

tenza

lanza — sì è riaffermata con

uomini

con

e di vigie navi a

Valona ed a Saseno, in quella disordinata Albania, di dove il meschino principe di Wied sparì, quasi in incognito, mentre la gran guerra divampava!...

L’anno tragico muore mentre l'attesa è ansiosa, tormentosa, pungente dovunque — l’anno che si può ben intitolare dall’applaudito Ferro di D'Annunzio, proclamato accademico della Crusca; l’anno in cui le patriottiche irrequietudini degl'’italiani sono tali, che un lavoro vibrante come l’applaudi mo 7essitore di Tumiati non si può dare che a porte chiuse — come letteratura proibita!... I morti sui campi cruenti non si contano che a centinaia di migliaia. Ma anche senza guerra, la fatalità del tempo e del destino, ha mietuti il caldo nazionalista francese Deroulède, il patriota liberale ungherese Kossuth, Giulio Claretie, Paolo Heyse, il poeta provenzale Mistral, lapacifista baronessa Sutner, e l’apostolo dell'intesa franco-germanica, Jaurés (assassinato da un incosciente quando i primi squilli di guerra vibravano).... Ha mie-

tuto monsignor

Bonomelli, mentre i suoi pre-

diletti emigrati riversavansi spauriti in patria, cacciati dal furore guerresco; e volle tolti Arturo Colautti che per la sua Dalmazia sognava la liberazione italica; Re Carlo di Rumania, mentre il regno da lui creato matura nella neutralità maggiori fortune; ed Alessandro D'Ancona, Gaspare Finali, Emilio Visconti-Venosta, testimoni ed interpreti eletti

e degni di un'epoca, le cui idealità esulano quasi interamente dalla barbarica guerra attuale. E domani?... Nel 19152... Credete voi alle profezie? Io non ci credo; e molto meno

madama

a quelle

che

la pur

celebre

De Thèbes lancia, al finire di ogni

anno, dal suo gabinetto di illustre pitonessa in Parigi. Essa ora protesta ancora una volta perchè le furono attribuite profezie grottesche; si

compiace nel credere che parecchi suoi pro-

nostici

dell'anno

scorso si siano sgraziatal'assassinio di Serajevo,

mente avverati, come

il processo Caillaux, lo scoppio delle ostilità, la morte del Papa, la sciagura del Belgio, e via dicendo. ° La sibilla quest'anno è assai meno esplicita. Come aveva chiamato il 1914 V«anno sfolgorante», così essa chiama il 1915 l'anno «brumoso; pieno di tumulti e di splendori, di cose atroci e sublimi, di grandi trattative e di segreti formidabili; un anno di siccità e di ‘attività vulcanica, di acque infuriate nei mari tropicali,

di fermenti

forti. »

e di rivalità

più

In Francia le sorprese succederanno alle sorprese. Ma quando finirà la guerra? La sibilla pretende dirlo in questa apostrofe: «O Francia sublime, quanti movimenti inauditi dopo la guerra che sta per finire! Dinanzi alla bruma sento che quando il sole sarà

a un

terzo del suo

corso, il tuo sangue cesserà di colare. Ma per quali

risultati? Non certo per quelli a cui tu pensi. Sta bene in guardia: il destino ti attende al varco dei

negoziati! » La sibilla prevede che l’anno sarà magnifico

per i giornalisti; e certo ai giornali non mancheranno argomenti. Sarà invece un'annata disastrosa per i teatri, e anche questa -è facile profezia! Annunzia lo sfacelo dell’ Impero germanico e dell'Austria, la lotta civile fra gli Stati del Nord e del Sud e l'avvento di un nuovo uomo politico liberatore. Annun-

zia i migliori destini alla Russia, all'Inghilterra, al Belgio. Crollerà anche l'Impero, turco, ma sotto le sue macerie rimarranno feriti di nuovo i popoli balcanici. 7 6 L'Italia è la prima nazione di cui la sibilla si occupa. Il popolo italiano — dice essa — è chiamato a un avvenire prodigioso. Lungo il cammino incontrerà qua e là ostacoli, ma la mèta è sublime. 11 1915 vedrà anche un'irreparabile distruzione artistica — forse una nuova irrimediabile scomparsa della Gioconda?—eil solstizio estivo segnerà il periodo del pericolo. Ma alla fine dell’anno scoccherà l'ora delle soddisfazioni di ogni sorta. Essa conclude così il suo oroscopo italofilo: «Non lungi dall’Arno vive ritirata su di un monte una celebrità italiana. Essa mi comprenderà senza che io tradisca il suo

si avvera

il mondo

segreto: se la sorte predetta

intero dovrà parlare di lei ».

Ecco ora, tutti i reporters a frugare sui monti che dal Falterona al mare attorniano l’Arno!...

Si sfoghino a loro posta! I lettori dell'ILLustrazione fiducia

nell’avvenire,

anche

hanno la salda senza

i prono-

stici piacevoli della sibilla parigina. x A loro, a tutti, buon anno!... Possa l'Italia nell’equilibrio

delle

sue

energie,

nel senno

dei suoi governanti e del suo popolo, raggiungere le giuste, meritate fortune!... ù

E siano nostre le belleparolea ugurali del pri-

mo ministro Salandra che alla chiusura del Senato :« Come, un secolo fa, il 1815 fu l’anno che segnò la pace che noi dovemmo stracciare per ricostituirci a nazione, così io auguro che il 1915 l'anno della pace dalla quale

l'Italia acquisti maggior gloria e maggiore grandezza ». Ecco un brindisi che si ripeterà in tutte le famiglie italiane per le feste di Natale e Capo d’Anno. x 19 dicembre, Spectator.

BE Al prossimo numero, per gli associati, saranno uniti l Indice, i/ Frontispizio e /a Coperta del secondo semestre 1914. BS / non associati potranno

acquistare

Indice, Frontispizio e Coperta presso tutti i nostri corrispondenti al prezzo di cent. 50.

È aperta l'associazione pel 1915 all’

Illustrazione ITALIANA Anno, L. 35 - Semestre, L. 18 - Trimestre, L. 9:50 (Estero: Anno, fr, 48 - Semestre, Îr. 25 - Trimestre, fr. 13). we Gliassoc. sono pregati di unire la fascia con cui ricevono il giornale per evitare ritardi nella spedizione.


NUMERO

LA

GUERRA

NEI

DI

NATALE

GIOCATTOLI

553

IN

Balocchi bellici d’attualità per il Natale tedesco,

GERMANIA.


Battaglia di Riva sul Lago di Garda (Palazzo Ducale, Venezia).

Particolare

della «

lia di Zara»

(Palazzo Ducale, Vi enezia).


Diede

skLN T-0.R-E.T-T.0.

ti

i

! i K)

L

î HI

)

Particolare della « Battaglia di Zara ».

gii

$i


[LL

GRATALE

Davanti alla bombardata cattedrale gotica, il popolo di Reims prega;


Hlafnotte di Natale, mentre

no nelle trincee.

veglia poco distante ii soldati : veg!

(Disegno di R. Paoletti).


558

L'ILLUSTRAZIONE

IL PENSIERO

ITALIANA

Il migrante d’Italia, entro la stiva

DOMINANTE.

ansia di sonni

Troppo soave 1%

È: Q

dolce il Natale! Tempo

era che l’uomo

barbarica

fede incontro

al ferro, al fuoco.

che rompessero in finte imprese;

mai non

I brevi odi e le risse ben era

in grandi urti di storia.

Troppo a lungo i cannoni

Il boscaiolo

all’uomo,

dei nostri angusti dì tempo

avean

tuonato

C'è ancora per l’ Europa, ai monti e ai piani, chi spenda i giorni in placidi lavori

d

le torme,

le zappe, agricoltori,

troncate

le quiete arti, operai!

Or che ogni patria è avvinta al gran colpa è camminar

troppo innocente

è quel pensiero!

vale esser rimasti

Pur

il nembo

infuria,

denso

manda i tristi riflessi e fa, per vasti territori d’intorno, i dì velati.

a un volo

d ‘9

È quel pensiero,

o)

v

Sorge un'infinita

di dolor fraterno

dall’urto stesso delle genti. Sulle cure e sui giorni della nostra vita

Dondolano

so che di eterno:

delitto,

—

No, no!

scafi ai porti un flusso di procella.

No, no! —

Da Betleem o tornante

DI CULLE.

sui lembi al grande evento

cui giunga stanco

ogni lavoro umano!

sterminati.

non

tanta pena! —

di mare, urlo di bosco,

le mute culle, come

sull’erba,

lungi ai combattimenti dove

è mugghio

comunione

Noi siamo all’ombra di un pensiero immenso tutti; per noi non

Oh, la foresta

O pastore, o migrante, o boscaiolo, non

diritto

su questa terra che creò, superba, la valanga, la raffica, il vulcano. quasi una

<)

—

Leva il pastore di Lapponia

PAUSA

abbiam

—

penetra per le case, ombra le culle.

o mandriani,

appendete

Noi d’esser miti non

iscrosciò con

par che si effonda non

di poderi, di magli e di telai?

$

la carena?

iberico ravviva

volo di gru lontane!

troppo lunga schiera

Il dì del gran risveglio, ecco, è tornato!

Rinchiudete

alza la testa: contro

remoto gli occhi: — Che è mai quel fosco stormo laggiù? — Ma un altro oggi è il mistero!

di navi era invecchiata orba di gloria.

Dì

umani,

Che vuole il mare

la fiamma al suo capanno:

si ricordasse degli eroi, che uscisse all’aspra marcia, all’epico galoppo, con

©

—

era la casa e troppo

ripete il ritmo

lento. —

quest'anno indarno porti, Gesù,

la tua

(}°

novella!

Quest'anno intorno ai taciti soggiorni la neve pia non recherà

le impronte

di chi torni al suo nido alla sua pieve. Oh

il tradito

Natal, senza

ritorni!

Tutto è chiuso laggiù, nell'orizzonte... Bimbo, quest'anno non guardar la neve! —

SALA

5

| |


NUMERO

L’EPICO

Altri la guardano.

sotto gl’infiniti

vesperi, guardan

sotto i cieli si fa tanto

le distese ignude,

Guardano. mescola

morire

da saziar per mille anni la morte.

tra scheletri di rari alberi e terse lucentezze di fiumi

NATALE

Solo le stelle or possono sognare. Noi siamo qui, con buio l’avvenire, rotte tutte le vie, chiuse le porte tutte alle gioie più credute e care:

INVERNO.

Alle boree crude

delle ridotte, sentinelle sperse agli avamposti,

DI

irrigiditi.

La fede?... Oh, il Pio cui s’accoglieva in Roma

Il Nord su per la immensa

landa

lo scampanio del mondo, innanzi al nembo non

nubi e nubi in fosche forme,

potè che morire!

Il mesto

Erede

e vi riflette una sinistra vampa,

è come

come

furia di mare, da un deserto lembo!

fa l’ Hecla sui nevai d'Islanda.

È una

L’orsa siberiana urge l'enorme lupa tedesca, che ispida s'accampa

quei che chiami entro un’indoma povera

scende,

contro il leone gallico. Dai dorsi

neve anche

imbianca

la fede:

ogni via, copre ogni cosa;

la casa, il tempio, l’albero, la croce;

del Giura a Ostenda, dai Carpazi al fondo

benedice....

e non

Baltico, mugghian

del cannone

rovente,

le fiumane nuove.

più! Sovra

Affluiron le stirpi ai grandi corsi;

ma

lo spegne:

sul metal

quanti eserciti andarono

pel mondo

in obliate lacrime

si stempra.

furon rivi, al confronto.

Europa or muove

le vecchie

patrie e i continenti

e i mari,

quasi tentando un altro Evo: accresciuti dai secoli, gli eroi fanno ritorno: balza Arminio dai sonni millenari di Teutoburg;

feroce

Inalza oggi il Natale i lenti accordi per quartieri e trincee, tra’ fuochi accesi sui fronti immani. Il caro attimo santo scorre e scompone in subiti ricordi di focolari e di natii paesi

riguida Ivan gl’irsuti

figli del Volga; Orlando

non

la tempra

anche, ella posa,

quelle frontiere d’uomini

dà nel corno

dentro le chiuse pirenee. S'inarca e frange

(a

e di canto.

Salgono dagli opposti accampamenti

da Roncisvalle ai Vosgi e chiama

le due grandi preghiere, e invoca ognuna

il poderoso grido al ciel di piombo.

Iddio per sè, contro i nemici suoi.

Confuso

su paesi e città: naufraga piange

In qual zona del cielo i due concenti s' incontreranno ricomposti in una

qualche rara campana

unica voce? O Dio, che qui fra noi

a un rombo

FEDE Hanno

di mitraglie, varca

entro quel rombo.

ai canti sacri, hanno

travolta in guerra

la religione delle cose belle. L’innocenza pei solchi

ti sei diviso, e pur da campo

INASCOLTATA.

uccise le chiese, han tronca

dei secoli si esala

l’ala

Ud a, ;ì

a campo

stendi una stessa luce e un’aria stessa, tu sai, tu sai di questi epici lutti l'enigma, o Dio;

scioglilo tu nel lampo

d’una giusta vittoria, e torna in essa,

anche qui sulla terra, il Dio di ‘tutti!

aperti entro la viva terra

e si rifugia nelle intatte stelle.

Giovanni

BERTACCHI,

, arte

(Proprietà letteraria. — Vietata la riproduzione),


e

560

L'ILLUSTRAZIONE

ITALIANA

IL NATALE DELLA SENTINELLA.

solubile, concordi in un solo sentimento, uniti

vittime lacere, sanguinanti e innocenti, non per anco riparate dagli avelli, debbono i vivi

da un patto solo che va sino alla morte. Ed è qui veramente dove si crede e dove si prega con il fervore ingenuo degli asceti, col rapimento estatico dei moribondi; e il mondo e le lusinghe e le menzogne terrene sono dileguate e dimenticate ed un gran vuoto

mestico.

ventevole

Non vi è troppo da rammaricarsi se i po- | Ah, no, per i prigionieri, per i feriti, e sopoli in armi non hanno accettato la proposta pratutto per i morti, per queste miriadi di

vaticana di una tregua pacifica durante le feste natalizie. Il flagello della guerra non ammette soste. L'invito era pio, ma era ancor più utopistico. L'attimo fuggente non è già quello felice di Faust, ma è quello malefico. facile talvolta trattenere il bene, è

impossibile sospendere l’implacabile furia del male. Chi oserebbe dire al fiume che straripa, al terremoto che sovverte, alla peste che

corrompe: Fèrmati? Chi vaneggerebbe così da invocare dalle forze ostili della natura, dagli influssi maligni del cielo un armistizio? Gli uomini

che hanno voluto la guerra, che

le hanno dischiuso i baratri dove fremeva incatenata, debbono, come i compagni di Ulisse che sciolsero gli otri dei venti, sopportarne tutto l’impeto terribile finchè di per sè non ceda. A che gioverebbe del resto il breve congedo, l’ansiosa vacanza? A suscitare negli spiriti una torbida onda di disperazione o a preparare qualche truce insidia per la ripresa delle ostilità. Nessun conforto arrecherebbe alle genti travagliate. La timida, la dolce poesia del Natale, pura e mite come il vagito di un infante è stata in anticipo soffocata dall’urlo barbaro dei cannoni. La bocca puerile del Redentore è ammutolita di sgomento, la stella propizia dei pastori è offuscata dall’orrore degli incendi, e i cuori martellati e induriti non la potrebbero più intendere e gli occhi abbacinati non la potrebbero più vedere. Tornerebbero forse alle case dolenti, ai focolari lacrimati i difensori delle lontane trincee? Potrebbero riunirsi ancora per una sera intorno alla mensa festiva? E per taluno a cui forse sarebbe concessa tale gioia quanti ne sarebbero esclusi !Quale

triste ingiustizia diffonderebbe ognuna

di queste

riunioni

intorno a sè

gioconde!

rinunziare

alla consolazione

del Natale dopel

La casa più non giova a questa letizia, la chiesa non sembra quasi più adattaaquesto rito consolatore. La casa antica e quieta, che alberga con i ricordi familiari, con i vecchi mobili, con i venerandi sorrisi dei nonni con i vispi cinguettii dei fanciulli, Ja nostra tradizione, il nostro avvenire e la nostra certezza nel presente, la casa che è il nostro dominio e il nostro reame appartato dalle scosse degli avvenimenti, che è come il simbolo di ciò che ci appartiene nel modo più stabile e duraturo, che è l'asilo benefico e inviolabile contro cui viene a spuntarsi ogni insulto

esterno,

e che

in questi

giorni do-

è impropria adesso alla celebrazione. E sa

istessa, che

alla

mezzanotte

della

Col

solitudine

d’intorno

quasi

ad at-

tendere l'apparizione del Figlio di Dio. Ecco la sede designata per commemorare

il prodigioso evento, ecco l’austero convegno per celebrare la millenaria ricorrenza. Qui senza paramenti, senza aurei vasi, senza ceri, senza incensi, senza festini, senza grida, sulla nuda terra, tra gli alberi della selva, tra i

fasci d'armi dell’accampamento, gli uomini

resi simili da una sola divisa, accomunati da una stessa sorte, affannati da una stessa sofilluminati da una istessa speranza,

ferenza,

non mai più eguali e più fraterni, qui cele. breranno degnamente il loro Natale, trascorreranno la festa cristiana e la festa umana con pensieri mondi, con nobili affetti, immuni

da ogni bassezza, circondati da un’atmosfera eroica di sacrificio.

E non

mai il Natale sarà

delle genti

stato più solenne € più in armonia col suo

e lo sfolgorante baluardo della fede contro ogni profana ingiuria e ingiustizia, come potrebbe compiere il sacro ufficio, sollevare l'inno di esultanza, quando non è più che una lugubre anticamera della tomba e non

Ma per taluno raggiungerà le vette del sacro e del sublime, sarà come la culla di Betlemme accostata alla croce del Golgota, i due misteri, i due miracoli riuniti in uno solo

vigilia rappresenta

affratellate

sa

più che

nella

più

il convegno radiosa

compiere esequie

delle speranze

e intonare

De profundis? La casa è ora in balìa di ogni invasore,

il

3 i

suoi angoli memori, i suoi armadii opimi, il suo desco commovente sono sconciati e distrutti, Essa non

è più la custodia delle memorie

e degli affetti, è aperta come la strada in cui passa il tumulto della

guerra;

non è più il

caro rifugio della nostra intima libertà, è de‘edda come la prigione dei martiri o delle spie, E il santuario non è più che un bivacco

Chi aprirebbe le porte delle fortezze, dei o un ospedale campi trincerati, delle città chiuse e munite, Ma nelle placide città di provincia, colme di dove, guardati a vista, languono le torme tesori silenziosi e un po’ monotone e. tristi squallide e innumerevoli dei prigionieri ? Tut- come grandi e severi palazzi vetusti, ma nei to intorno a loro è nemico, anche il motto piccoli villaggi ignorati delle zone di occudel saluto è estraneo e non è compreso: una pazione e di confine, negli umili borghi di sola parola può giungere al loro cuore, quella montagna e di marina, dove invero ogni diuniversale mormorata dalla clemenza dell'Onmora e ogni tugurio, ogni cattedrale e ogni nipotente. pieve, nella notte commemorativa e auguE anche colui che avesse la potestà di sparale, pareva esalare dal ceppo del focolare o lancare usci e cittadelle, di liberare da ogni dalle candele dell’altare una luce di amore e prigionia, come potrebbe sollevare dai letti di santità, in queste regioni e tra queste genti di sofferenza e liberare dalla cattività della desolate del Belgio, delle Fiandre, dell’Alsacarne straziata i pallidi feriti, di cui sono zia, della Polonia, che ora la guerra stritola gremiti gli ospedali, i tempii, i ricoveri, i più ferocemente tra i suoi artigli, non vi sono palazzi, le ville, le scuole in ogni paese? E neppure più case nè templi, non vi sono più come lasciare costoro nel giorno della pace nè focolari nè altari. Non restano che rovine fraterna, nell’ora della letizia amorevole, soli e ceneri abbandonate. Le famiglie sradicate e nelle livide corsie, in preda al loro strazio e disgiunte dalla bufera van raminghe in naal loro delirio, essi i più degni, i più eroici, zioni forestiere e i sacerdoti, lasciata la stola santificati dal dolore, soli, esiliati dalla proe l’ostia, hanno indossato l'uniforme e immessa di una divina alba di pace per il monbracciato il fucile. do, in cospetto unicamente della tragica inChi potrebbe ricondurre ora i profughi insegna della fine, la croce? consolabili ai propri tetti scoverchiati? Che Ma prigionieri e feriti non sono neppure i cosa ritroverebbero essi mai, i derelitti di più da compiangere, per loro può esservi anLiegi, di Anversa, di Malines, di Louvain, di cora una speranza, ancora una possibilità. Namur, di Ypres, tra le macerie fumanti doLa vita che in loro rimane costituisce già di minate dal cannone teutonico ?Come rintracper sè un tale dono meraviglioso, una tale cerebbero le loro soglie gli abitanti di Arras capacità di rinnovazione e di creazione da e di Mulhouse, dove solleverebbero il cantico cui ci si può aspettare ogni ricominciamento. di redenzione i devoti delle cattedrali di Reims Ma i caduti, gli estinti, coloro che stramaze di Soissons? zarono mentre correvano all'assalto, e il corpo La casa non è più in casa, il tempio non abbattuto in avanti e quasi sprofondato nella è più nel tempio, la famiglia non è più terra fangosa segnò la direzione della loro quella dei congiunti, e non è più dinanzi al ultima spinta, coloro che giacquero supini simulacro di Dio e dei Santi che si prega, stringendo con mani convulse una lettera o finchè la guerra romba e l'umanità combatte un ritratto eguardando con uno sguardo ine sanguina. Ognuna di queste cose belle e dicibile i lembi di una bandiera, coloro che care è trasportata laggiù idealmente e matecol petto squarciato durarono una lunga agorialmente, laggiù in prima linea, dove l’arnia notturna appoggiati a un albero, distesi gine dei cuori saldi e dei fucili spianati forma al margine di un fossato, e parvero trapasl'orlo vivo della patria che si difende, sare mentre impallidivano le stelle insieme La casaè oggi la trincea dove si vigila in a un corteo di sogni infantili e di divinità armi con i piedi nel fango e le mani screpatrie, coloro infine che mutilati e medicati polate dal gelo, dove l’anima sale col respiro dalle mani esperte dei medici, dopo una palpi- alle labbra e ridiscende nel profondo tante vicenda di illusioni e di disinganni spirastro essere con una lagrima ingoiata,del norono all'ombra di una candida cuffia di suora, la vita è sospesa sugli abissi della morte. dove Qui tutti gli uccisi, gli schiacciati, gli infranti è veramente la casa dove l’uomo con dalla guerra, dalla malattia, dal tradimento, in pugno foggia il suo destino, difende l'arma dalla fame, dallo spavento, chi li richiamerà, dirittoe fa scudo al suo focolare. Qui il suo sono chi li farà tornare dall’orrore dei regni bui, 1 congiunti più stretti, i veri fratelli chi li traghetterà ancora alla sponda della militoni dello Stesso manipolo, dellanei comvita, chi imbandirà loro la cena del Natale? compagnia, legati da un giuramento stessa indis-

ere RESET .

si fa dentro dell'anima come è vuota la spa-

SO SV

I

significato originale.

i

portentoso.

Ed ecco l’eletto.

Sta la sentinella,

È

°

scolta avanzata lungo la

sterminata fronte di battaglia, piccola creatura umana, resa ancora più meschina e minuscola nella solitudine e nella notte infinita. È sola, indifesa nella sua infima pochezza tra cose gigantesche: il suo còmpito, l’eser-

cito di cui veglia alla sicurezza, la patria che

in lei confida, le tenebre, il silenzio, il rischio mortale. È irrigidita dal freddo, sola nella là nel suo covo, mentre la-neve cade, il gelo le si insinua nell’ossa, lo sgomento dà l’assalto ai suoi nervie lo spasimo le ammollisce il cuore. Un brivido l’avverte che passa sul, mondo l'ora miracolosa, e mentre le sue mani gelate stringono la canna del fucile, i suoi sguardi intenti valicano da prima monti, valli, fiumi. e muri per arrivare a una ben nota stanza, foresta,

dove una donna in lagrime enuncia l’orazione che due bambini in ginocchio ripetono lentamente. Ma la visione dilegua e gli sguardi che pur vorrebbero posarvisi sono richiamati più lungi verso un punto che luceica remoto, e che diviene ad ogni minuto più sfavillante

ed attraente. Or è questa luce arcana che si avvicina, che ognor più rischiara, che riempie la notte. Le tenebre sono candide e in mezzo all’uniforme biancore della neve splende come

un diamante

stella chiomata.

sul celeste

pargolo la

Il gelo per lei è cessato, la sentinella

ha

cambiato il suo cappotto e il suo fucile di soldato nel vello e nel bastone del pastore, si avanza verso il Messia che sorride, scorge la ghirlanda canora

dei cherubini,

la Madonna

soave curva sopra la culla riscaldata dagli animali mansueti, intravede le fantastiche cavalcate dei magi; è il quadro del presepio che ha ammirato tante volte nella chiesa del suo

villaggio. Ma qui è vero, qui è reale; le montagne non sono più di carta ma di terra e di roccie, la neve non è più di cotone o di gesso, ma è umida e diaccia, i pastori non sono di stoppa, ma di carne, della sua carne, il bambinello non è di legno dipinto, ma è

vivo e gli tende le braccia, e la Vergine

lo abbaglia con la rivelazione del cielo nei suoi occhi azzurri, , La sentinella fa ancora un passo, si inchina, SI prostra, tocca con la fronte il suolo, e non

si leva più, nonsi leverà mai più. È assi-

derata. Ha compiuto il sacrificio. Dio lo ha accettato e lo ha rimeritato, rinnovan do per lei il miracolo. Le sentinelle saranno le creatur e elette che IRR o Roo nevosa di Natale al Le nigscolo, che più non scende

di Natale (Una notte atte, o sarà questa

dilleggendite Roe miracolosa, una notte sallare » come da secoli non avviene più Tra, una notte divina in cui Gesù torna

chi glio,assomiglia, presso chi assume 1)HCSszo suo minister presso la sentinella sperduta che vigila, Di che soffre, , che muore per vezza altrui. Peo) Mario MORASSO,

curarne ?2Z2ZZÒZ«©#88,87 sn


nel Ta É di

(= (=

(Dis. di A, Bianchi),


=

IL MIRACOLO=

La storia, quando sarà per divenire leggenda, dirà: La Discordia signoreggiava ancora su la terra, L’eterna lotta del più forte contro il più debole, l’omerica guerra dell'agnello e del lupo non aveva anche tregua. Nel solco aperto dagli istinti umani della violenza e del dominio i seminatori di dissidi gettavano a piene mani la mala semenza, e dal solco fertile germinavano le invidie e le insidie, l'inganno e la menzogna, la frode e il delitto. L'orgoglio non era fede. Gli uomini levavano

altari

alla Pace, ne andavano

pre-

vece, a governare le amicizie dei popoli

la

dicando per il mondo la r ne; ma il nume era assente e avea mandato, in sua

Diplomazia, ambigua deità diletta agli uomini. Era

su

la terra

una

nazione

grande

per

secolare tradizione di nobili spiriti, signora di libertà, maestra al mondo di civili opere dispensatrici di ricchezza e di gioia. Non era già vasta e potente quanto una volta, ma lieta delle più giovani energie del mondo e delle

più

proficue

dovizie:

razza

d'’ inizia-

tori, dava ai vicini e ai lontani l’oro dei suoi tesori, la scuola delle sue arti e dei suoi artifizi, gli ardimenti e le grazie della sua gioventù, il fuoco sacro delle sue idee. Ma ‘inquieta

era,

esuberante,

incontinente,

spa-

valda: fiaccava le sue audacie in vane ostentazioni di forza, in false necessità di orgoglio e sperperava il vigore natìo in stolte guerriglie di vanità, in piccole contese munici

pali, in ridevoli conati di effimere dittature e rompeva il difficile equilibrio delle sue virtù per una smania di emulazione oltre il bisogno e oltre il potere:

la sua

anima

ge-

nerosa smarriva per le vie ambigue dello scetticismo e dell'individualismo. Ivi la cupidigia e l'inganno avean potuto accumular chezze enormi

nelle

piccole

mani

rapaci di

avventuriere, ivi la brama del sùbito ascendere inacerbiva l'impazienza dei giovani, dissaldava la maturità degli uomini, impueriva la saggezza dei vecchi; ivi ogni uomo voleva

esser solo, per sè contro gli altri e su gli

altri, imaginando di chiudere nei limiti della propria vita le vie infinite del genere umano ivi la mancanza di coesione nei sentimenti della stirpe stancava nei giovani la disciplina del dovere, ivi il facile piacere e le impro vise gloriette inaridivano le fonti della cor cordia. E si era veduto per molti anni lo sforzo di soffocare la verità sotto cumuli di menzogne e di crimini, e si era veduta la giustizia degli uomini basir di paura nel pugno ferreo di uomini protervi e si eran ve duti la scaltrezza e l'inganno ghermire il ti mone dello Stato. Ma una mattina il nemico che da lungo tempo meditava l'agguato ai

confini, improvvisamente case:

quel

popolo

discorde

le irruppe e

nelle

incostante

si

svegliò all’inconsueto rullo delle diane e fu in piedi, tutto insieme, di un balzo: — Presente! — Le mani erano strette nelle mani, i cuori palpitavano d'un battito concorde, gli occhi erano fissi tutti in una fede. L'anima smarrita si era ritrovata.

Era un altro paese, potentissimo per impero di terre e di mari, che conosceva l’obbedienza e l'omaggio di popoli infiniti: in-

CASTELFRANCO,

sanabile impotenza. Ma quando il nemico si affacciò sui confini, grosso di minacce, e la

dustre, opulento, tesaurizzatore di energie e

di volontà, rigido custode di ordinamenti ci

vili che avea creato e appreso alle genti, vigile ma sereno difensore della propria grandezza che non temeva emulazioni, chiuso nella

torre d'avorio dei suoi mari ben difesi. I ribelli vinceva e dominava e foggiava a sua imagine con la violenza, coi vinti prodigo di civiltà. Viveva tranquillo con i vicini perchè non

ne temeva

dio oscuro

saldezza

il contatto.

lo corrodeva

granitica

Ma

dentro un

dis-

minacciandogli

la

degli organi vitali: genti

diverse di stirpe di religione di abitudini vi-

vevano dentro i confini del suo mare e non

potevano

vivere

vano

di separare

madre

comune;

in armonia: altri

il proprio

focolare

altri, paventando

chiede-

dalla

potesse il

proprio fuoco, privo dell'alimento materno, presto estinguersi, contrastavano al volere dei fratelli. Ed erano gli uni e gli altri armati. Ancora: un sentimento dei diritti umani non prima conosciuto, un aspro sentimento

di virile energia esaltava le sue donne, le

inebriava di idee violente e di propositi iconoclasti, ma l’ebbrezza era divenuta presto follia e su la terra dell'armonia serena e salda

passava un uragano di aberrazioni. Ora_av-

raffica della cavalleria avversaria corse, depredando, le sue terre, tutto il popolo si ritrovò col suo sovrano sul limite a ricacciare

oltre l’invasore, ad inseguirlo, a disperderlo: il tiranno era diventato il padre. Egli chiese soldati e da tutte

le terre del vasto impero di fuoco

i soldati accorsero, fiumane di armi

di coraggio di sacrifizio, a travolgere il’ nemico: sorse su dalle acque torbide delle rivolte ‘sanguinarie e delle sanguinarie

oppres-

sioni il fiore della concordia. Era, nel mezzo, la giovine nazione forte, a cui gli dèi aveano concesso il dono di una potenza straordinaria e gli uomini un’ambizione oltre i limiti del potere. Improvvisamente insorta, per genio di poeti e di artefici, per saggezza di ministri, per tenacia di mercanti,

per disciplina di soldati, era quasi

il mondo

la dottrina

divenuta l’arbitra della pace e della guerra nel mondo, la moderatrice suprema del destino dei popoli. Ma era nelle sue azioni il gesto della minaccia, la voce dell’ imperio, onde i popoli vicini le divennero avversi, l’accerchiarono di diffidenza ed essa si ritrovò, un giorno, sola. Era terra di dotti e di guerrieri, officina di libri e d'armi, divulgava per della vita più saggia e

l’arma di rovina più micidiale: e fra libri ed armi era naturalmente insanabile dissidio, una che di là dal mare securamente inalzava il lotta senza quartiere che gli altri popoli cerfantasma minaccioso della sua forza, con im cavano riflettere nelle proprie azioni e nel provviso atto rapace si avventasse sui popoli proprio pensiero. Senonchè il giorno in cui vicini, inermi ed innocui, perchè la sua forza la giovine nazione forte si rinvenne sola con incontenibile avesse più ferme radici, perchè la sua potenza e con la sua cupidigia, con la sua minaccia contro la terra dominatrice la sua violenza e col suo delirio di grandezza, dei mari avesse più larghe insidiose braccia; trovò l'alleanza più ferma e più fida in tutti e allora la terra dei mari raccolse i suoi uoi suoi figli, saldi come una sola volontà, mini e le sue bandiere e le lanciò come un pronti come una sola spada: anche i libri grido di vittoria contro il violento, E tutti furono armi, anche i dotti furono soldati e gli uomini erano abbracciati intorno alle ban la giovine nazione forte fu cinta da tutti i diere e tutte le donne si sentirono uomini suoi figli come da una cintura di ferro. Aveva nel posto dell'assente, espressero la virile vo- stracciato il diritto, calpestato l'onore, insozlontà nell’attende i lontani mari le zato di umano sangue la scienza e l’arte; aveva terre dominate e rinnovellate mandarono doni schiacciato sotto il piede dei suoi eserciti, di figli e di averi. I rancori tacquero, le ri- sotto le ruote dei suoi cannoni la civiltà; e volte tacquero, le follie tacquero. Il riso se- gli uomini del diritto, dell'onore, della scienza, reno e securo tornò su quella terra intorbidell’arte, della civiltà furono con lei, con’ la data per poco dalla chiusa minaccia. violenta, perchè la violenta era la patria, la venne che

un

In un’altra

giorno

terra

un

immensa

popolo prossimo,

di dominii,

tra

sovrano e popolo non era mai tregua di Dio, Troppo il popolo, ricco di umanità repressa e lontano dalle vie maestre della civiltà, soffriva disagio di sentimenti, costrizione di volontà, freno di azioni; troppo il sovrano trascinava nei giorni nuovi una rigida tradizione di autorità sorpassata. E il sovrano

era un

ranno e il popolo era un ribelle: era tra quello e questo un dissidio inconciliabile, un’oscura implacabile lotta era che a quando a quando insanguinava la terra abbandonata dalle braccia degli uomini, empieva le prigioni di miseria,

le lontane

contro

essa

steppe

gelate di morte,

le

case di lutto, E s'era veduto il cannone dei forti, inalzati in difesa della patria, puntato la casa

del sovrano, e s'eran ve-

duti i marinai togliere alla patria che li aveva armati i navigli e volgerli contro gli eserciti

del sovrano, contro i propri fratelli. La memori

una disfatta enorme gravava

animi non anche rinfrancati da squilli

novate speranze, come la convinzione di un’'ir

madre.

Il prodigio fu compiuto. Dirà ancora la leggenda: In quel tremendo anno millenovecentoquattordici la Guerra dominò su la terra come mai

non

s'era

veduto:

il mondo

arse,

tutto

nelle fiamme come un martire nel rogo. Gli uomini avevano smarrito la loro umanità e furon bruti nell’assassinio e furon dèi nel sacrifizio. I popoli si abbatterono a vicenda, si devastarono i campi fiorenti, si depreda. rono le ricche case, si rovinarono le arti splendide, si dilaniarono. E ogni popolo aveva un solo cuore che lo empiva del suo gran

palpito. La Fratellanza, nella notte tragica,

apparve sul mondo. E forse la leggenda — quando? — conchiuderà: Passò la notte e gli uomini si ridestarono su un nuovo mondo, con anima nuova: in'èra novella ebbe in quell’alba inizio. Lae Fratellanza restò tra i popoli. MicneLe

a

tie

la ridente cittadina della Venezia, dove si fabbricano le Premia te Polveri Antiepilettiche Monti.

SAPONARO,

Sh


NUMERO

DI

1. Granduchessa Olga, 2. La Czar La Czarina e le Granduchesse

Granduchessa Maria nata nel 1899. LE

QUATTRO

NATALE

3, Granduchessa “Tatiana, nella Croce

Rossa"Maily" Mirror)

Granduchessa Tatiana nata nel 1897, FIGLIE

563

DELLO

CzaR

—Granduchessa Anastasia nata nel 1901. (tot, Boissonas e Egler).

—Granduchessa Olga nata nel 1895,


564

L'ILLUSTRAZIONE

L'ISTITUTO NAZIONALE

ITALIANA

DELLE ASSICURAZIONI. dell'Istituto Nazionale e dando un fuggevole sguardo alle cifre sommarie dell'esercizio 1913, agevolmente si scorge come non fosse esagerata l’espressione che allora parve poetica del ministro presentatore della nuova legge di previdenza e di risparmio, quando volle assicurare che «fra qualche decennio non centinaia di migliaia ma milioni di cittadini italiani d'ogni casta e d'ogni professione sàranno assicurati presso l’Istituto Nazionale» il quale, come si sa, ha il vantaggio di assicurare la massima delle garanzie, qual'è quella offerta dal Tesoro dello Stato. Infatti, rilevando solo due cifre portate dall’esercizio 1913 si trova che l’Istituto potè contrarre oltre a 24000 nuovi contratti d'assicurazione per una cifra complessiva di circa 212 milioni. Allorquando la chiusura dell'esercizio dell'anno ora in corso metterà in grado di conoscere le risultanze delle nuove operazioni concluse dall'Istituto Nazionale si dovrà certamente rilevare il progredire continuo del suo cammino verso quella mèta gloriosa che l’acuta visione d'un ministro sociologo e finanziere aveva fatto brillare luminosa alla speranza della popolazione italiana e che parve essere « follìa sperare. » Poichè infatti per citare un solo dato di fatto che rileviamo da uno dei fascicoli d'aprile della « Finanza italiana » Ja produzione complessiva del primo trimestre 1914 risulta aumentata di circa quattro milioni su quella del corrispondente periodo dell’anno precedente. naturale ed è giusto dire che se al progredire di questo cammino glorioso da una parte concorre il saggio criterio della popolazione che finalmente — come già avvenne in Inghilterra dove il primo esperimento d’assicurazione sulla vita ebbe ad esplicarsi oltre ad un secolo fa — comincia ad apprendere quel che sia nel suo intimo complesso quel che prima conosceva appena di nome, dall’altra parte vi concorre .la perfetta costitu@ zione di questo potente organismo di Stato,

Prospetto del palazzo sulla via del Tritone. Ora che le norme più; comuni dell'assicurazione sulla vita sono entrate nell’ambito delle conoscenze volgarizzate, si comprende facilmente come alla nostra grande istituzione di Stato creata con la legge del 4 aprile 1912 — legge che farà ‘epoca nelle istituzioni finan-

le cui

ruote d’ingranaggio lavorano con una concordia perfetta tendenti tutte ad accelerare

il proprio movimento e a rendere sempre più agile e completa la risultanza del proprio lavoro,

sgorgante dalle numerose forme che l’Istituto ha accolto e da quelle più consone alla peculiare natura italiana che l’Istituto ha creato a vantaggio dei cittadini d'ogni classe del Regno. E se si pensi che gli u netti derivanti dalla grandiosa gestione di Stato, i quali do-

ziarie e sociali del mon-

do civile — completa il nome di vero Istituto Nazionale di Previdenza e di risparmio. Da due anni ormai esiste

e vive

delle

vranno un giorno toccare un culmine eccelso verso il quale si vanno progressivamente av-

sue

progressive funzioni l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni e da due anni quell’operazione di previdenza costituita da una

zione

polizza

sulla

Sala del. Consiglio,

d’assicura-

vita è per

il cittadino italiano

viando, sono devoluti esclusivamente a benefizio della Cassa Nazionale di ‘previdenza-per l'invalidità e la vecchiaia degli operai, si ha la rosea visione d'un tempo futuro e non lontano in cui i nostri operai che sono la forza della ‘Nazione, non più dovranno sottostare alle crudeli sofferenze che la vecchiaia impone a chi ha passato gli anni validi della giovinezza e della maturità nella durezza del lavoro manuale. È quindi vero che la tanto contrastata legge del 4 aprile 1912, per la quale l’Italia dava a sè stessa l' Istituto Nazionale per il monopolio delle assicurazioni sulla

non più velata dalla neb-

bia dell'ignoto e oscurata dall'’ombra del dubbio o della sfiducia, ma

essa appare

nella sua

limpida e chiara luce come quella d'una stella di prima grandezza nella purezza meravigliosa d’una notte

estiva.

Il 3 giugno del 1911 il Ministro Nitti presentava al Parlamento il suo progetto di legge; il 4 aprile del 1912 la legge era pubblicata e il 1.° gennaio dell’anno successivo la costituzione del nuovo grande Istituto di

Stato era un fatto compiuto, dopo aver affrontato e superato ogni e qualsiasi difficoltà per l’organizzazione del complicato ingranaggio

vita, oltre ad essere una legge finanziaria di primissima importanza po-

dal quale doveva partire l'impulso del movimento, in tutte le provincie del Regno; difficoltà, sul principio, anche materiali e causate

nendo nelle mani dello

dal fatto ineluttabile di avere le diverse membra della grande macchina sparse qua e là in ubicazioni diverse con un serio intralcio alla facile rapidità delle comunicazioni.

Stato

Ma il grande palazzo che doveva accogliere

il Ministero dell'Agricoltura Industria e Commercio — dal quale direttamente dipende nonostante la sua perfetta autonomia l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni — era ormai

temente sociale e supre-

mamente benefica.

Salone delle informazioni e Cassa,

pronto; il Ministro d’allora con la sua ferrea volontà vi volle trasportare la sua sede prima ancora che tutte le parti dell'immane palazzo fossero compiute, e l’antica sede Ministeriale di Via della Stamperia rimodernata, ampliata, regolarizzata (nel giro delle stanze), quasi interamente rifatta, fu presto in grado d’accogliere il complicato meccanismo dell’ Istituto che già aveva cominciato a battere delle sue vitali ed energiche pu come quelle di un gran cuore i cui i battiti devono rifrangersi a portar sangue nelle arterie della italica civi Poichè di fatto, come ben osservava il Giuffrida in una sua

lettera preliminare alla nuova serie degli « Annali del Credito e della Previdenza », il monopolio delle assicurazioni sulla durata della vita

umana

segnava un

nuovo

orientamento

un giro di centi-

naia di milioni che spesso esulavano di là dal lAlpe e dal mare, era ed è una legge eminen-

della previdenza conside

rata come missione di Stato, muovo orientamento per il quale fin dal principio del funzionamento del novello Istituto ben oltre a venti compagnie private d’assicurazioni, intuendo la vita anemica e immiserita che le avrebbe alimentate durante il decennio loro accordato dalla legge, cedettero il proprio portafoglio all’ Istituto Nazionale, il quale così cominciava le sue operazioni con un capitale di 769 milioni di somme assicu ‘ate ed una corrispondente riserva matematica di oltre 182 milioni di lire. È base Ma prescindendo da questa che fu ttuosa della fondazione Una delle sale da lavoro,


UMERO

DI

565

NATALE

Tipo dei sommergibili inglesi che penet ti nei Dardanelli affondarono la corazzata turc Messudieh.

LA

GRANDE

Proclama

di Re Giorgio

alle truppe

GUERRA.

britanniche.

Lasciando

il 5 dicembre

la Francia, Re Giorgio

indirizzò alle truppe britanniche il seguente ordine del

giorno:

«Sono

ben felice di aver

potuto

vedere

il mio

esercito in campagna: ne avevo un grande desiderio per rendermi conto un po' della vita che vi conduce.

Avrei voluto parlare a tutti voi e dirvi la mia am-

mirazione per il modo splendido col quale avete combattuto e col quale continuate

potente e implacabile

a combattere

nemico. Colla

vostra

un

ifra complessiva

prigionieri, dispersi.

sione particolare. Non posso dividere le vostre prove

ed i vostri successi, ma posso assicurarvi della fera fiducia e della mia gratitudine, che condivi-

dono i vostri compatrioti. Îl nostro pensiero vi accompagna ogni giorno sulla strada che conduce

alla vittoria

sicura.

« Firmato Grorsio, Re ed ImPERATORE. « Dal Quartier generale 5 dicembre ».

sassone sino al 4 novembre

e a Conrad,

puto impedire al nemico, nella maniera più eflicace,

di ottenere i successi sperati, opponendovi ad esso,

nelle operazioni piene di vicissitudini e nei comviolenti,

con

le vostre

forze

pronte al

sacrificio ed insieme coi nostri

fedeli e così eroici

cito in campagna, che ha fatto

così

buona prova,

imperiale è diretto

al generale

alleati. Io voglio esprimere la mia riconoscenza piena di gratitudine per il vostro comando dell’esernominandovi

feldmaresciallo ».

Altro autografo

notificate

elencate e non

entrano

la metà

di novembre.

riti tornano in cam-

L'imperatore Guglielmo il 3 dicembre innanzi ai

rappresentanti di varii riparti di truppe dell'armata

dell'est agli ordini del generale Woirsch pronunziò uno dei suoi caratteristici discorsi —

disse il Kaiser — ho fatto venire

delle truppe

combattenti a

all’est non

salutare

tutti

nelle

trincee. Portate ai vostri camerati combattenti sulla fronte i miei più cordi saluti, il mio imperiale ringraziamento e il ringraziamento della patria per il contegno eroico e la tenacia da voi dimos

da tre mesi patria

innanzi al soprannumero dei russi.

si dice

giustamente che ogni combattente

all’est è un eroe. «Voi

avete

E

l'onore di combattere a fianco del-

l’esercito dell'imperatore

Francesco

dei

fe-

Suez, si era venuta a stabilire la linea di comuni-

pi manendo Stato tributario della Turchia e pur avendo una monarchia ereditaria e un'assemblea

legislativa, fu in realtà sempre governato dall’ Inghilterra per mezzo di un funzionario detto modestamente «agente consolare» ma vero e proprio governatore,

concentrante

in

sè

tutti i pot

Stato, tanto che l'Inghilterra mandò in «agenti consolari » i suoi uo)

do

piata l’attuale conflagrazione europea per assumere a Londra la carica di ministro della guerra. L'Inghilterra, per rafforzare l'autorità del

il protettorato

Giuseppe,

mio

bre:

«Il Segretario di

Stato di S. M. bri-

dato

lo

guerra

stato

di

risultante

dagli atti della Turchia, l'Egitto è posto sotto la pro-

tezione di S. M. e

costituirà

un protettorato britannico.

«La sovranità

di

Turchia

l'Egitto è così

sul-

fi-

nita ed il Governo di S. M. adotterà

tutte le misure ne-

cessarie per la di-

rilevato il valore delle mie truppe combattenti coi fratelli austriaci e, come vedo, vi dimostrò la sua

nente colonnello Mac Mahon come

giusta, per la

il diritto all'esistenza della nazione e

per una lunga pace in avvenire. Quantunque possa

Nervi sono più forti dei nostri nemici. «Il mioImperiale amico aveva già ripetutamente

approvare la nomina del luogote-

dello

Egitto come

i migliori — ultimo

lord Kitchener, che lasciò l'ufficio appena scop-

maresciallo von der Goltz ministro

durare ancora a lungo, non dobbiamo dar tregua al nemico. Seguiteremo a combattere con successo, come sin qui, giacchè il Cielo è con noi e i nostri

per

le perdite per

Naturalmente, parte

agli

canale di

cazione più diretta fra la Gran Brettagna e le Indie, la maggior colonia britannica. Da allora l' Egitto,

a Costantinopol

fesa dell’ Egitto e per la protezione dei suoi abitanti e dei suoi interessi. «E piaciuto al Governo di S. M.

caro cugino e amico, per una causa libertà,

ancora

del

della guerra, e l'ammiraglio Simson capo della marina turca, il Governo inglese risponde proclaman-

tannica per gli esteri annunzia che,

possibile venirvi

nel computo

sono

detta « politica delle mani nette ». Attraverso l'Egitto, coll’apertura

mania fa nominare

Gli elogi di Guglielmo agli Austriaci.

«Camerati

non

la lunga battaglia polacco-galiziana iniziata verso

scenza per i servizi eccellenti resi nella lotta eroica

sostenuta da quattro mesi contro un nemico molto superiore di forze ».

essendomi

a circa 1 200 000 uomini, tanto

sinora; e similmente

dell'Inghilterra sull'Egitto. Ecco l’annunzio ufficiale, da Londra, 18 dicem-

Conrad von Hoetzendorf, conferendogli la croce al merito militare di prima classe con la decorazione di guerra «in segno di gratitudine e di ricono-

deputazioni

o

come qual-

ma da Depretis, ed avendo

Mancini — si rifiutò, proclamando la cosid-

gione.

« Durante questi quattro mesi di guerra avete sa-

battimenti

di tre mesi

più che la lotta furiosissima e micidiale in Fiandra in novembre è posteriore alle date e alle perdite

L'Egitto protettorato inglesi Mentre la Ger-

Federico

in meno

e mezzo: dunque facendo la proporzione, le perdite

potrebbero ammontare

Il Giornale Militare Ufficiale austriaco ha pubblicato l'autografo imperiale diretto all’Arciduca Federico nominato feldmaresciallo. L'autografo dice:

duca

e dall’esei

poco più. Ora la guerra dura da più di quattro mesi

po dopo la guari-

imperiali

tra morti,

cito bavarese sino al 9 novembre. Sicchè quegli $00 mila uomini circa rappresentano le perdite su-

all’Arci-

Autografi

to, risul

Le liste elencano le per

bite dall'esercito germanico

vostra eccellente salute e il vostro con-

esteri

dite subìte dall'esercito prussiano sino al 29 ‘able

un nuovo splendore alla sua storia. Il vostro buon-

la

B11.

l'Italia a cooperare con essa; ma il Governo

cuno ha detto —

di 798 412 uomini

dall'esercito

tegno marziale hanno prodotto su me una impres-

del sommergibile

di allora, presieduto, non da Cairoli —

ti, feriti e prigionieri. Dagli elenchi, pubblicati fino a metà Germania, delle perdite subìte dall’

stri imenti, non avete soltanto mantenuta la tradizione dell'esercito britannico, ma avete aggiunto umore,

anche

Più d’un milione di mor-

disci-

plina, col vostro coraggio e con la vostra resistenza ispirati dallo spirito indomabile che regna nei vo-

zzata turca Messudieh affondata Dardanelli

gratitudine conferendovi graziosamente onorificenz alto commissario dell'Egitto ». L'Inghilterra, in soRiprendendo le vostre posizioni dite ai camerati stanza, ha fatto ora per l'Egitto, che essa teneva amquantunque io debba ora ritornare all’ovest, i ministrativamente e militarmente dal 1882, ciò che miei pensieri rimangono con voi e i miei occhi l'Austria-Ungheria fece nel 1908 per l’ Erzegovina sono sopra di voi come fossi presente. Ed ora espri- e la Bosnia, che teneva da trenta anni. miamo i nostri fraterni sentimenti gridando all’ImQuando l'Inghilterra, nel 1882, bombardata Alesperatore Francesco Giuseppe e al suo eserciti sandria, che era in mano ai nazionalisti egiziani di t urrà Araby-pascià, si decise ad occupare l'Egitto, invitò

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suo


L'ILLUSTRAZIONE

566

Il generale von Bissing nominato governatore te-

ink che occupò Belgrado Il generale austriaco von Frank a elg

desco di Bruxelles

in luogo di von

Der Goltz.

il 2 dicembre

«agente » manteneva

in Egitto anche

una

alcune

piccola

guarnigione di proprie truppe, che prima della guerra erano poco più di 3000 soldati europei. Ma ufficiali e funzionari

l'organismo egiziano.

inglesi avevano

in mano

tutto

ITALIANA

e ne fu

granate, che

icacciato

dai serbi il 12.

provocarono

soltanto leggeri

danni. In un'alra località fu pure affondato un altro cacciatorpediniere inglese ». = n Su que si affondamenti di cacciatorpedìniere inglesi l'Ammiragliato di Londra non parla.

poco o nulla sarà mu-

È stato annunziato ufficialmente da Londra che

Turchia, alla quale il vice-re d'Egitto, Abbas II, era rimasto fedele. 1 turchi hanno annunziato che l’ex-Kedivè avrebbe

rite, Inoltre 5 marinai furono crociatore Patro/e sulla tor-

In sostanza,

praticamente,

nto di Hartlepool 114 persone

tato; ma l'Egitto è definitivamente perduto per la

marciato, alla testa di 40 000 uomini, alla riconqui-

sta dell’ Egitto.

18 dicembre, che

Il telegrafo

per la via di Sofia.

annunzia, in data del

l’ex-Kedivè

è arrivato

a Vienna

L'attacco navale tedesco contro la costa inglese dell’ Yorkshire. In risposta alla battaglia

navale dell'8 dicembre

vittoriosa per gl’inglesi alle isole Falkland, tre navi della squadra tedesca del Mare del Nord, fra le otto e le nove del mattino del mercoledì, 16 dicembre,

sono apparse, fra la fitta nebbia, contro le coste inglesi del

trenta

Yorkshire, ed hanno bombardato per circa

minuti

le città —

stazioni balneari

aperte

ed indifese (come da noi Viareggio o Rimini) — di

uccisi e 15 ferì

pediniera Door al largo di Hartlepool. £ A Scarborough, Hartlepool e Whitby la maggior parte delle vittime furono donnee fanciulli. Una sola granata ha ucciso 15 ragazzi in una scuola.A Scarborough furono contati 123 feriti. Ad Hartlepool nessun cannone inglese fu colpito. Una granata cadde nelle linee del genio e molte altre nelle linee occupate da un battaglione di fanteria. Le perdite britanniche furono di 7 morti e 14 feriti. Il generale Plumer passò in rivista, dopo l’attacco, le truppe di Hartlepool e fece l'elogio del sangue freddo durante il bombardamento e lesse alle truppe un messaggio col quale lord Kitchener le ringrazia per la loro condotta.

Scarborough, Whitby, Hartlepool divisa in bassa e

Necrologio della guerra. È morto, in seguito a ferite riportate a Thann, in

in sostanza puramente di rappresaglia, e che ha

renei ed ex-presidente del Consiglio. Il giovane Barthou aveva 18 anni, sin dal principio delle ostisi arruolò volontario, destinato dapprima ad un servizio di Stato Maggiore, poi a sua richiesta man-

alta, dove, nell'alta, vi è una fortezza a difesa degli ampii cantieri navali mercantili. Su questo raid —

contribuito ad intensificare in Inghilterra, fra l'en-

tusiasmo, gli arruolamenti per il nuovo milione d’uomini che gl'inglesi manderanno presto sul continente — un dispaccio ufficiale tedesco, dic: «Avvicinandosi

alla costa

inglese i nostri

incro-

ciatori furono attaccati con tempo nebbioso da quattro cacciatorpediniere inglesi. L'attacco inglese rimase senza

successo. Un cacciatorpediniere fu di-

strutto ed un altro scomparve

mente danneggiato.

ad

all’orizzonte

«Le batterie di Hartlepool: vennero

grave-

Alsazia, il figlio di Barthou, deputato dei Bassi Pi-

lità

dato sul fronte, dove in parecchie circostanze si fece

notare dai superiori, Secondo

una

notizia

al Daily Mai! da Copena-

ghen, durante il recente ra/d degli aviatori francesi su Friburgo in Brisgau (nel Baden) il generale bavarese von Mayer fu ucciso da una freccia, che gli attraversò

l’elmo e la testa.

ridotte al si-

lenzio ed il serbatoio del gas distrutto. Da bordo delle nostre navi si poterono constatare nella città

parecchie esplosioni e tre grandi incendi. La stazione

LE SPESE DELLA GUERRA. L'uno dopo l’altro, gli Stati belligeranti lanciano

dei guardacoste e l'installazione idraulica di Hartle-

nuovi presti! La Germania

segnalazione di Whitby

al 5 per cento. Furono sottoscritti 4 miliardi e mezzo.

pool, la stazione. dei guardacoste e la stazione di furono distrutte.

Tic Le nostre navi ricevettero dalle batterie costiere

chiese

recentemente

due

miliardi

Senza dubbio, scrive il Jourza/ de Genève (21 no-

Il vice-ammiraglio sir Federico Sturdee, vincitore della battaglia navale di Falklahd. vembre), molti sottoscrittori elevarono'la loro offerta

contando su la

riduzione d'uso. Furono presi; invece

nella propria rete. Il Tesoro si sforza di incassare

tutto. Il 7 novembre, aveva raggiunto più di 3 miliardi e mezzo, Il risultato di questo prestito fu sa-

lutato

da gridi di vittoria, Esso prova

infatti la

grande vitalità economica dell’ Impero. Anche il Landtag di Prussia ha deciso un prestito di un

miliardo

imminente.

e mezzo, la cui emissione

è

Queste cifre sono alte, ma il vuoto da riempire è enorme. La guerra costa alla Germania, secondo le indicazioni sin qui date, circa 60 milioni al giorno. Poichè essa si svolge, almeno in parte, su territorio

straniero, dove

le requisizioni

e le contribuizioni

delle città, delle provincie e anche dei particolari sono assai proficue, questa cifra di spese incombenti all’Impero e agli Stati confederati si può ri-

durre, ma non può, scendere al di sotto di 50 milioni al giorno. È dunque

un miliardo

e mezzo

al mese che la Germania spend Un primo credito di cinque miliardi per le spese di guerra era

stato votato il 4 agosto dal Reichstag

tedesco. Una seconda domanda della stessa importanza fu presentata dal cancelliere nella nuova sessione apertasi il 2 dicembre, e si crede di poter così coprire le spese fino alla fine dell’esercizio del

bilancio 1914-1915, cioè sino al 31 marzo prossimo.

Il corso del marco è disceso, dal principio della

guerra, da lire 1,23 a 1,11. Anche

pa

l’Austria-Ungheria si è rivolta

al quale domanda in

questo momento

al credito,

un miliardo

di corone. I giornali pubblicano la lista delle grosse

sottoscrizioni di istituti di credito e dei ricchi particolari, per stimolare lo zelo patriottico, e l’Agenzia Wolff

superata,

annuncia

che la somma

richiesta

sarà

Il corso della corona, che vale d'ordinario L. 1,05

è disceso a lire 0,88 e mezzo.

Queste enormi operazioni sembrano quasi me-

schine di fronte a quelle di Inghilterra.

Il 6 agosto il Govei

un credito di cento

otteneva dal Parlamento sterline (2 miliardi

milioni

e mezzo di franchi) per coprire le spese necessarie fino alla fine dell'esercizio, 31 marzo 1915. Questa somma era inadeguata al bisogno.

Ii 16 novembre, Asquith presentò alla Camera

dei comuni una nuova

domanda di credito di 225

milioni di sterline, cioè 5 miliardi 625 milioni, per

le spese di guerra. Di più il Gabinetto di Londra

ha prestato, senza interessi, sino alla fine della guer-

ra, 10 milioni di sterline (250 milioni di franchi) al Belgio e 800 000 (20 milioni di franchi) alla Dalle cifre date dal primo ministro risulta Serbia. che la

i

franchi.

‘er far fronte a tali

Geor sto 80 milioni (2 miliardispese,di Lloyd fe) di moi

iepa tax fornirà da sè sola la metà di questa somma.

ste. L'income

(A

dla es svelta Ual.

rai

La proposta di Lloyd George fu apRE

credito pub DiDa fatto un formidabile appello al lioni di sterline (8 miliardi

elevato che mai

e 750 milioni), il più


NUMERO

IL

PICCOLO

DI

NATALE

MARINAIO

REGALE.

di SIZE.

Il Principe

Umberto

di Piemonte

| Lusi

sbarcato dall’incrociatore Puglia

dopo la sua prima crociera (tot. inedità Lucchesi, comunicataci

da C. Abeniacar),


EAGNUOVARTEO:RIZA

La muovava potente ente divisione ati I (2 delle « dreadnoughts » Caio Duilio ‘A


MiA

DITALIA

oria, varate nel 1912 e che entreranno in isquadra nel 1915.


570

L'ILLUSTRAZIONE

votazione, anche per questa proposta, è stata unanime,

Si dice che il concorso

dei sottoscrittori

per

questo prestito sia enorme. Il risultato non è ancora conosciuto, ma supererà tutte le speranz

Il cambio della lira sterlina è oggi alla Borsa di Ginevra di 25.45 Ma come, dopo la guerra, gli Stati vinti, e gli

stessi Stati vin

potranno

nuovi impegni,

far fronte

loro

sovrapposti a debiti pubblici già

enormi, è un mistero...

(Antologia).

_ Nell'ora in cui il diritto internazionale è sopraftatto dalla violenza internazionale, è sparito un

maestro illustre di quel diritto medesimo, Pasquale Fiore, che tenne per trentadue anni tale cattedra nell’Ateneo Napolitano.

I volumi di Pasquale Fiore

da tutti i trattatisti d'ogni scuola

nel mondo, per l'eccellenza della dottrina, acuta nella critica, vasta nelle cognizioni. Egli pubblicò il 7rattato di diritto internazionale pubblico e privato, che è libro di testo in molte Università ed è stato tradotto in varie lingue,

quello sui Con-

flitti fra le leggi civili, commerciali, giudiziarie

e penali dei diversi Stati; il Trattato delle persone nel diritto civile italiano, oltre numerose mo-

nografie sulle più disparate questioni del giure înternazionale. Felice oratore, bello di aspetto ed elegante, ebbe dovunque successi come confereni fu prezioso consulente per il governo it

liano;

fu anche arbitro in delicate controversie

armi

e munizioni, raccogliendo

Nato a Terlizzi in Puglia,

20 anni

insegnava

lodi e

successi.

18 aprile 1837, a soli

filosofia nel

memoria

corredata

da

documenti,

per dimostrare

la correttezza della sua condotta, e la necessità del

suo gesto difensivo. — Mario Calderoni, giovine, promettente filosofo tosco-romagnolo, tudini eleganti rifle:

morto a soli 36 anni

in

dall'anima eletta, dalle abidal suo nobile pensiero, è

Imola,

rimpianto in tutta

Italia da quanti seguivano con

simpatia spirituale

nario Socrate cremasco della generazione oggi trentenne — e scoperse in lui un maestro e un fratello maggiore, una filosofia ed una vocazione. Fra il 1903 e il 1907 Vailati e Calderoni bandivano, dalle pagine della rivista fiorentina Leonardo, il verbo del

pragmatismo italiano opponendosi con energia alle

utilizzazioni estetiche e religiose di esso; e si proposero di stabilirlo, di difenderlo e di applicarlo

come

un rigoroso metodo logico, frutto di lunga e

matura

seguiva

mici

esperienza intellettuale. Il

Calderoni — che

con

i fatti

appassionato

e sociali,

e che

nel

interesse

1903 aveva

econo-

collaborato,

brillante oppositore, al Regno, riecheggiando con intenzioni liberistiche la polemica tra Chamberlain

e i liberali inglesi

— elaborò col metodo pragma-

sta un'originale teoria della morale sociale, fonata su un'estensione al mondo morale della teoria ricardiana della rendita. (Disarmonie economiche

Intanto dava opera

liceo di Cremon:

nel 1861 era nominato per concorso professore di diritto internazionale nell’ Università di Urbino, di sava, nel 1865, a quella di Pisa, e nel 1875

quaderni

della guerra

Trento e Trieste, di Gualtiero

Castellini.

Quale argomento più appassionante di questo per ogni cuore

italiano?

Se può

esservi

dissenso

sui

mezzi e sulle opportunità în una quistione politica così scottante

taliani

sono

e di così grave importanza, tutti gl’i

unanimi nel sentimento

di fraternità

nazionale e nell’aspirazione ideale espressa nel binomio Trento e Trieste. Nel vibrante opuscolo del Castellini, in cui il calore patriottico è infrenato dal rigore dello storico e da un vigile scrupolo d’obiet-

tività, tutti troveranno

una

ricca messe

di notizie

poco note ed inedite intorno alle condizioni passate

e presenti dell’Italia îrredenta, e una chiara esposizione delle complesse questioni che vi si annettono, e di cui ognuno sente più profondamente la gravità in quest'ora storica. (Una lira). Reims, di Diego Angeli. Queste lettere sul bombardamento

di Reims, scritte da uno che passò

giornate d'angoscia tra le fumanti macerie, hanno un carattere documentario che diventa storico. Per-

ciò le presentiamo in questo quaderno prima di pubblicare l’intero volume dell'Angeli sulaGuerra in

Francia. La prima di queste lettere —

che qui

è riportata senz'aleuna modificazione — è datata dal marzo, quando nessuno prevedeva la catastrofe

presente; eppure vi passa come un brivido il presentimento della guerra. Con 24 incisioni. (Una Lira). In Albania. Sei mesi dî regno. - Da Guglielmo di Wied a Essad Pascià. Da Durazzo a Vallona, di A. Italo Sulliotti, Studi accurati delle questioni

albanesi, cronache rapide e serrate, impressioni co-

sia

in Italia che all’estero. Strenuo propugnatore della pace europea, rappresentò l'Italia alla conferen dell'Aja, e a quella di Bruxelles per il traffico delle

Nuovi

divulgò fra i senatori e i deputati una dettagliata

il suo fervore di studi psicologici e filosofici. Nel 1896, al primo Congresso di filosofia tenuto in Mofiaco di Baviera, incontrò Giovanni Vailati — il bo-

NECROLOGIO.

erano apprezzati

ITALIANA

rare un colpo di rivoltella. Su questo fatto dettò, e

degli scritti di lui; faticosa opera compiuta per il culto dell'amicizia. E mentre attendeva a questa edizione, si propose di esporre in un trattato siste-

matico, la filosofia del pragmatismo; ma, purtroppo, no che alcuni capitoli, pubblicati dalla non ne r ‘a di psicologia applicata. Calderoni, filosofo tiano, è morto senza avere potuto compiere

Ri

lorite si alternano in questo volume, dovuto a un giovane scrittore che, come corrispondente della

Tribuna si è fatta una speciale competenza delle

complicate

modo

questioni

balcaniche,

ch'egli ha" avuto

di studiare direttamente viaggiando per quei

paesi e mettendosi al contatto di quelle popolazioni. L'ultimo capitolo lumeggia tutto il retroscena

della questione albanese, e la eccezionale gravità

del momento che attraversammo all'epoca della guerra balcanica. La guerra ci fu, in quel mo-

aq Torino, finendo con l'essere chiamato nel 1882 all'Ateneo Napoletano dal quale più non

l’opera attestatrice del suo alto pensieri

si

un

essere stato successivamente redattore sportivo della

pubblico della complicata situazione diplomatica di quei giorni, e che li ha studiati con intenso

la difesa innanzi

stessa rivista, egli divenne il collaboratore di sir Au-

amore - prospetta qui quella parte dî essi che può essere resa nota senza pericolo. - E perciò

si mosse. Fu nominato senatore nel 1910; e quando trattò della

sua

convalidazione,

fu rievocato

episodio della sua giovinezza: mentre era professore a Torino,

ebbe ad assumere

a dividersi

marito. Costui,

ai

tribunali di ricca e colta signora inglese costretta dal

credendo

la moglie

mossa contro di lui dal prof. Fiore, lo aggredì proditoriamente, e il Fiore per difendersi

dovette spa-

—

Si annunzia

da

Londra

la morte

di Ceci/

Raleigh, il noto autore drammatico inglese. Dopo Vanity

Fair e critico drammatico apprezzato nella

gustus Herris al teatro di Drury Lane, al quale fornì un numero considerevole di drammi e di pantomime. Ebbe grandi successi e contribuì largamente, durante un certo tempo, alla voga di quel teatro.

mento, molto vicina

Il Sulliotti, che possiede molti elementi ignoti ar

il suo libro ha un carattere e un significato politico che non sfuggirà a nessuno. Con 49 incisioni fuori testo, L. 2,50.

3


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ITALIAN

L'ILLUSTRAZIONE

572

Manovre di parchi fotoelettrici F.1.A.T appartenenti all’ Esercito Russo.

-—-

L'AUTOMOBILE

Napoleone si compiaceva

dichiarare

che le sue vittorie erano

in

gran parte dovute alle gambe

de’ suoi soldati; uomini di ferro, in-

stancabili,

resistenti,

meravigliosamente

non

avrebbero conosciuto distanze ove la lunga teoria dei carriaggi che

li seguiva non ne avesse

impacciato e rallentato le mosse, impedendo a volte il perfetto compimento dei piani del Grande Generale ed ob-

bligando spesso gli stomaci dei poveri « grognards » ad un’ ecces va dimestichezza con la Nuovo modello di autoambulanza F.i.A.T. fame. Gli impedimenta, come magistralmente qualificarono i romani tutto ciò che negli eserciti non era uomo o cavallo, furono oggetto della costante preoccupazione di Napoleone, ed egli evidentemente avrebbe eretto un monumento all'uomo di genio che gli avesse presentato

un

autocarro!

È superfluo diffonder-

DI GUERRA, recentemente tra il serio ed il faceto che dall'immane conflagrazione uscirà vincitore chi avrà potuto mettere in campo l'ultimo

camion! Non è davvero superfluo invece rivendicare

ad una fabbrica ita-

liana il vanto di essere stata tra le prime a dedicarsi alla costruzione di carri da trasporto, non solo, ma specialmente di essere stata la prima a sperimentare i suoi prodotti sui campi di battaglia, ritraendo dall'esperienza così acquisita tutti quei preziosi ammaenelle svariate loro applicazioni, stramenti che rendono i suoi cari i più atti alle operazioni di guerra, così come una lunga e costante preparazione, riforme continue sempre rivolte al meglio, un’organizzazione meravigliosa hanno dato all’ Impero

germanico

un

di prim'ordine.

esercito

durante la nostra gloriosa campagna di Libia si udì sul deserto il ritmo del motore FIAT e tra le strade accidentate, i burroni e le col-

line pietrose si assistette

al passaggio veloce e si curo dei numerosissimi carri

che ricavano dall’ auto-

all’esercito italiano dalla grande Fabbrica Torinese. È noto il brillante « rvi io da essi compiuto; ne sono del resto prove inconfutabi le dichiarazioni e gli elogi largamente retribuiti dalle autorità competenti e dallo stesso Governo.

mobile gli eserciti moderni, la dimostra a sufficienza il numero im-

ponente di autocarri di cui tutti sono provvisti,

la richiesta generale nel-

le attuali conti la febbrile attività, con cui le fabbriche automobilistiche delle nazioni belligeranti e neu{re in questo periodo di tempo li costruiscono. A tal proposito il

Nuovo autocarro F.I.A.T. della portata di Kg. 3500.

Rappresentante di una delle grandi Potenze în guerra assicurava

automobili

forniti

Autocarro militare da trasporto adottato dall'Esercito Italiano.

si sulla utili

Nella prima e nella seconda guerra bale i servizi logistici della Grecia, della Bulgaria, del Montene ‘anica ece., furono disimpegnati per la maggior parte da carri F. IAT.gro,Sono ben conosciute le condizioni disastrose gidi tempo e di luogo tra cui le opera zioni guerempo € resche si svolsero: a configurazione del s ‘anico, la man-

canza di strade degne di tal nome, le Penbroniie continue segnarono il successo decisivo dei ca IAT che superarono toe felicemente


DI

NUMERO

difficoltà di ogni genere, suscitando l'ammirazione incondizionata di

tutti i competenti.

spiega a sufficienza il favore e la preferenza che gli Stati Mag_ giori degli eserciti dei diversi paesi accordano a questa Fabbrica, la

cui già grandiosa potenzialità dovrebbe ter dar corso

alle

richieste considerevoli

essere decupl che

dai

per po-

Gove

di ogni

potenza belligerante le giungono attualment La grande richiesta dei prodotti della FIAT, dovuta alla ben me-

rita a sua fama, ha portato la produzione della fabbrica ad un limite

non mai fino ad ora raggiunto

da

alcuna

brica in Europa

ita-

liana di sviluppare ed anche di creare in Italia accessorie e in

special modo la fabbrica-

zione di materie prime, per cui

mo tributa dell’Es I tipi di autocarri militari costruiti dalla FIAT sono svaria ssimi: Carri leggieri e rapidi per il tr: sporto di 1 tonn. e di 1'/, tonn. di carico utile. Carri leggieri per il trasporto di 2 tonn. Carri pesanti per carichi di 3500, 5000, 7000 Kg.

a

i

in generale ed in spe-

cial mode

nel

motore,

nei freni, nella sospensione, ece., ne fanno dubbio

uno

dei

pi migliori che siano

attualmente costruiti. Carretta radiotelegrafica per montagna. Anche degno di nota speciale è il nuovo modello di grande autoambulanza di lusso a quattro barelle e. quello di piccola autoambulanza a due barelle per trasporti rapidi. La FIAT può, a giu3 sto titolo, andar super! delle sue affermazioni in ogni parte del mondo

ed in tutte le applicazioni

dell'industria

del

motore ; ciò è frutto dell'instancabile tenacia cui

ha

saputo

trar

profitto dai lunghi anni, di esperienza e di lavo-!

r

Carri e vetture speciali per parchi aereonautici,

ecc.,. ecc.

chilogrammi, che comprende gli ultimi perfe-

con

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Riproduciamo le fotografie di alcuni tipi principali di carri FIAT e richiamiamo l'attenzione sul nuovissimo tipo del modello da 3500

ed ha

avuto il grande vantag-

‘chi fotoelettrici T. al Governo Italiano.

NATALE

fotoelettrici e ra-

Non vi è chi non ordi gl’innumerevoli

stato

a due, quattro, sei e più posti di ogni genere

da Carro speciale F.ILA.T. per parco aereonautico.

allori che ha conquinelle competizioni

mondiali....

A tali pacifiche

competizioni

presto si ritorni in un mondo di pace, che, se del pari gloriosi, scevri almeno di dolore e non macchiati di sangue sono gli allori raccolti sul campo di lotta del genio e dell'industria delle nazioni,

GUERRA

LIBICA

—

Un carro F.L.A.T. in un passo difficile,


574

ITALIANA

L'ILLUSTRAZIONE

[

« « La

chioma

di Berenice

Lulù — scolaro — come si diceva una volta, cioè studente di Università, però matricolino, lagrimava, lagrimava oramai visibilmente agli

occhi di Baldovino. Il berretto goliardico, posato sopra la fiorente capellatura bionda, portava infissi gli stemmi metallici, a smalto: Zouring-cl/ub, Genoa Foot-ball club, Dante Alighieri, Atletic-club: ma sotto tutti quelli emblemi di vittoria e di energia si profilava un volto di

® &

|

novella di Alfredo PANZINI

come una nave, mal costruita, su gli scogli.

amata

« Nessun

mai t'amerà

giusto,

era

doveroso

—

secondo

gio, si vendicasse, e navigasse il mondo. Navigare est necesse, ma lui non aveva navi gato :appena

ito dal porto, si era incagliato

e lo scoglio si chiamava Berenice.

sit

E perchè si era innamorato di Berenice?

total-

abbassate e inghirlandate di piccole lagrime;

di Berenice; si era già innamorato in colle-

mente:

vinto, sbaragliato,

angoli

della bocca

in

sconfitto

palpebre

immobilità sintomatica della paralisi di ogni volontà. —

Managgia

li cani! — esclamò

Baldovino

studente anche lui, ma non matricola, anzi vauna specie di chierico vagante, c/ericu gans da molti anni per le varie Univers — se quella smorfiosa no la sa cossa farsene di un bel putelo come ti, varda de là che ghe ne xe uno stoc de feminete, de pute, de madamine in liquidazion. Di’ matricola — con-

tinuò in tono grave. — Vuoi tu, matricola,

che io faccia per te, per amicizia, il servizio

che fece messer Galeotto a messer Lancilotto ? Ma intanto leva quel muso; bevi questo Lam brusco ; gusta questo parmesan che el xe squi-

bri.

Lui, Lulù,

ha letto in latino La chioma

gio della Chioma di Berenice; poi è venuto fuori di collegio, ha trovato una che, a farlo a posta,

si chiama

Berenice, ed eccolo

lì che

cosa è ridotto un uomo. Altro che le sbornie

dei potatores!— Non capisci, matricola, che se le porti via gli occhi, che sono discreti,

non rimane niente della tua Berenice? — La chioma! — Ma cosa te ne fai della c! ma! Passava in quel punto Berenic Era una giovinetta esile e qu eciosa, al braccio di un giovane grosso e volò divincolandosi: era un visetto bianco, originale, senza lince; ma con due enormi occhioni, terva e disciolta:

ma con una chioma prola chioma di Berenice.

si Passò ridendo: faceva g/u glu, come la Lulù e Baldovino sedevano di fronte, e soli pavona; un ridere sensuale, caldo, insulso: e non guardò Lulù quando gli passò da soletti, ad un piccolo tavolo nel circolo così detto dell’«Allegria », circolo di feste danzanti ; presso quasi sfiorandolo; ma quel g/ g/u di ed era già la mezzanotte del sabato grasso. stupide parve più forte. — Ci prendono in giro, senti? — disse Giungeva fino lì, nella saletta dove essi erano, l'onda di un’orchestrina e la cadenza del ballo, Baldovino. dalla sala: e fra un ballo e l’altro erompeva Lulù, al contatto di colei, alle risa di lei, un vocìo pazzo, una tempesta di grida: poi si era irrigidito anche di più. zun zun, le coppie si precipitavano ancora — Matricola, disonore dell’ Università, — nel braciere della danza. bofonchiava Baldovino. — Guarda, infelice, Baldovino, — disse Lulù, muoio! che tutti lo ano di qui apposta lo sento

Baldovino.

che sto

per fare

una

sciocchezza,

Baldovino aveva un piccolo rimorso nel cuore; perchè era stato lui a prendere quella

matricola di Lulù sotto la sua guida: gli aveva date lezioni di macao, di bassetta: lo veva condotto in ispezione per la città, nei ritrovi dei pofatores, dove si cantavano canti corali:

Primum gotum bibe totum, Ad secundum, vide fundum, Tertium erit sicut primum,

oppure:

Orgie? i dixe loro, i dixe! Ma

tragedia

greca,

da co

vedere così. Mangia,

Lulù ubbidì ed ingollò un

pezzo

di cacio

parmigiano. Aveva rifiutato tutta la cena. Non poteva mangiare: non che non avesse fame; ma l'angoscia.

erano le fauci come serrate per Il cameriere aveva portato via i

piatti non

toccati da Lulù, ed era

su

la tavola

quasi

un

quarto

dell’amor

nessuno

dell’amor

mio ».

— E lei? — E lei dice che non ci crede perchè non c'è serietà. — E tu allora? — Io allora — disse Lulù — ho giurato di sposarla, così avrebbe veduto se c'era o non c'era serietà.

Baldovino minacciò un pugno sul berrettino rdico di Lulù

— Matricola, senti — disse Baldovino, — doman

te vien co mi alla clinica

per far l’a-

nalisi del sangue. E cossa la te ga risposto

quella poco de bon? — Non così: un angelo! Ha risposto che ci vogliono venticinque anni per l'uomo per poter prender moglie, e io non ne ho che diciotto... —

Le cognosse

vocato, ste....

el codice meglio di un av-

— esclamò Baldovino; e nominò

la generatrice dell'animale, un cui superbo e fumante zampetto bruno, adagiato sopra un materasso di spumosa bianca purè, un came-

riere portava gloriosamente in una fiamminga per la cena di mezzanotte. — Allora io, — disse Lulù,

impongo:

di — a mia madre,

o un colpo di rivoltella o il per-

messo di sposare Berenice. Mia madre è sol: io son figlio unico. Ti giuro che mia madre

mi lascierà sposare Berenice. Berenice, Bere-

nice, Berenice, — scoppiò la matricola esaltandosi, — nome divino, astro del cielo, chioma di Berenice, o possederti o morire! — Guarda, matricola — disse Baldovino — che ti carico in un brum e ti ‘porto diffilato in manicomio. Là i te cura subito con le

docce fredde; i xe tutti miei del manicomio. Intanto bevi.

amici i dottori Il vino, in certi

, el xe un deprimente. ne E Baldovino mescè. Il buon Lambrusco friggeva la sua spuma fervida di rubiftò sull'orlo

nasta lì di forma par-

migiana. Lulù masticò e ci buttò dietro un bicchiere di Lambrusco.

la xe ve-

gnuda fora? Dai canti bacchici. » E poi quando venne il carnevale, lo aveva guidato nel celebre circolo danzante, denominato dell’« AIlegria». Ohimè, lì in quell’abbominevole ritrovo, Lulù aveva conosciuto Berenice, sartina a tempo perso, e lì si era inchiodato

Baldovino,

voglio morire.

— Eb, per Dio — disse Baldovino — quando si è così bambini non si ha il diritto di vivere! Ma domattina ti conduco alla clinica a farti ana re il sangue. Perchè tu devi avere il sangue avvelenato, (Baldovino

studiava

medicina.

Quale anno

non sapeva bene: ma medicina.) — Cameriere — disse Co) ancora Baldovino— porta un’altra bottiglia diLambrusco. Buono questo parmigiano! Gli è venuta adesso la

fame a quello lì. — Parmigiano di quello fine, con le lagri me! — fece il cameriere levando gli occhi al cielo —

LA GARANZIA del NOME

Già, con le lagrime anche il formaggio! ripetè Baldovino. — Sì, buono, — fece Lulù. Aveva fame. Anzi s'accorse di avere una vorace fame,

—

dopo avere

tutto respinto. Ma c'era lì quel

diabolico parmigiano! — Mi guardano, Baldovino?

—

domandò

Lulù che, mangiando, si era un po’ rimesso. — Matricola, non te ne accorgi?

— Ma chi lo può aver detto? — Ma lei, la Berenice! Tu le sciocchezze che racconti a me, le devi aver ripetute anche a lei, Metti

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fuori la verità.

— Ebbene, sì, Baldovino — sospirò Lulù. — Devi sapere che quando io mi sono accorto che tutte le mie proteste d'amore erano inutili, che lei non voleva fare all'amore con me perchè io sono studente, perchè gli studenti compromettono troppo... — Tira via! — disse Baldovino. — E poi, che io sono ancora troppo giovane.... — Avrà detto: «un bambino! ». —

Ahimè,

sì!

— Qui aveva ragione da vendere, vedi. Be’, va avanti. — Allora io l’ho presa per le sue deliziose

la

mio.

— Questa, tienti a mente, è una novità:

Parve star meglio e disse:

Del dolce licore. la

per vederti per Dio!

—

Evviva Noè, gran patriarca Salvato dall’arca, Sapete perchè? Perchè fu inventore

« Stravizi? anche

e le ho giurato. che mai

avrebbe

Era

Tutta colpa del collegio, del romanticismo, dell’aver conosciuta la donna soltanto nei li-

giovanetto

mani

il

vero ragazzo, tenuto per sette anni in colle-

modo di vedere di Baldovino — che un po-

Il

FELICEBISLERIxC-MILANO


NUMERO

del sottile calice. G

lagrimoni pendevano

dalle palpebre dell’innamorata matricola. —

Bevi, affoga

le lagrime

nel

vino;

ma

basta mandar giù parmesan. Te credi che el

sia pan? Bevi, o ti butto il bicchiere addosso. Non ti far vedere a piangere, per Dio. Matricola, guarda che ti squalifichiamo! Uno studente divenuto la beffa di questi cialtroni. Ma le lagrime

oramai

cadevano

di per

sè

dalle palpebre di Lulù. — Berenice in cielo!

Divina chioma stellata di Berenice! — Ci si sono messi di mezzo anche i poeti per esaltar costui! — borbottava Baldovino disperato su la cura in quel caso d'urgenza. — Ecco gli effetti di avere studiato troppo in liceo. — Baldovino, — disse Lulù dopo essersi placato un po’, — io mi sono accorto di ur cosa per cui ho paura che anche il matri monio non mi basterà per conquistare Berenice. — Sentiamo questa cosa. — Berenice deve essere impegnata con un altro. Non me l’ha proprio detto, ma l'ho ca-

pito dal modo come guardava attorno per le vie, quasi avesse paura di fare qualche brutto

incontro. E poi anche da questa frase che lei

sospirò:

« Se foste venuto prima, chissà!

». E

sai chi è, chi deve essere il suo amante? quello laggiù, che tutta notte ha ballato con lei, che non

le lasciava fare un giro con nes-

suno. Il suo cavaliere. — Macchè cavaliere, matricola, un parrucchiere che mi ha la faccia anche di una conoscenza della questura. Perdio, matricola, —

disse d'un tratto Baldovino mutando tono, — tu ci disonori. Guarda, son passati, lui è passato, ti ha guardato

ed

ha

riso

sgualdrinella gli ha raccontato adesso cosa fai, matricola?

con

lei. La

tutto....

* Lulù gli era scappato.

Il posto di Lulù, davanti a lui, era vuoto. Che cosa aveva in mano Baldovino? Un lembo, una

manica

della sua giacchetta.

Gli

fischiavano

DI

575

NATALE

le parole di Lulù

nel

Ma che colpo! Come te ga fato? Così sùbito,te

divinco-

— Che lei rida, sta bene. Ma che rida anche quell'altro, non sta mica bene. Subito un gran tumulto attrasse Baldovino là dove si ballava. L’orchestrina cessò d'un tratto. Tutti accorrevano: accorrevano i camerieri: corse il cuoco bianco,

Baldovino si precipitò.

Ma

non

ebbe

gruppo nero

tempo

si aprì:

di far re:

le donne

chè il scappavano

strillando. E dal gruppo venne fuori una faccia grondante di sangue: il grosso ma: zone, cavaliere

reggevano, — L'hanno

di Berenice,

Due altri lo

ammazzato,

l'hanno

ammaz-

zato, — strillavano le femminette. — Calma, calma, — dicevano i due porta-

tori, — un po'di sangue dal naso Sangue dal naso? Gli

accato

il

so, la fronte al disgra:

— diceva — Acqua fresca! Acqua fres la gente. Poi d'improvviso da tutta quella folla un grido brutto, minaccioso, si levò: — Via gli studenti: alla porta gli studenti, morte agli studenti ! E Baldovino vide in un baleno Lulù solo in mezzo la sala. Uomini e donne facevano torma contro di lui: — Ha il coltello, ha la rivoltella,— si sentiva gridare, —

attenti!

— ‘Adesso son qua mi, — disse Baldovino.

Diè un balzo e apparve accanto a Lutù. Alla vista del secondo berrettino gol i il grido crebbe più feroce: « Morte denti!» «Sono nazioni: Viva lismo! » — Ciò, andemo! — disse Baldovino s tendo Lulù, che pareva npietrito. — No tira

aria bona per noialtri. E trascinò via Lulù, giù per la sc: — L'ho ucciso? — domandò Lulù esterrefatto. — Ma che ucciso! Almanco mi digo de no. E poi? Provocazion grave! Ma che colpo!

tic tac, fuori

de

| ghe avevi la bo»

combattimento.

Questura.

Non

si va

nemmeno

devo.

sE

Il dì seguente Baldovino, verso le due dopo

mezzogiorno, dormiva ancora come il solito, quando vide Lulù nella sua stanza.

Lulù era raggiante.

— Baldovino, Baldovino, — esclamò, — se sapes: — Cosa xe nato? I te ga ciamà in questura?

—

Venga la vita o la morte; la carcere, la

tortura, o il capestro. Io sono felice! — esclamò. — Sei felice! ma se non ti spieghi, non capisco. — Come non capisci? Stamane, stamane è venuta, da me, da me, Berenice, Berenice... — E la te ga dito? — Mi ha detto, mi ha detto che mi ama appassionatamente, follemente mi ama. Baldovino! E Lulù abbracciò Baldovino. — Basta, mi non son Berenice.

— E sarà mia, eternamente mia, a patto che non lo dica a nessuno. — E tu sei subito venuto a dirlo a me. — Ma, Baldovino, io l'ho gridato al cielo, alla terra, al mondo. Ed ora lo vengoa dire anche a te. ALrrepo PANZINI.

BIANCEHLO A TRE

a costituire.

Parola d'onore! Vedrai che del parrucchiere non sentirai più parlare. Matricola, bravo! Ti sei fatto onore: ti xe un eroe! Non cre-

VETTURETTA

(SPIDER-TORPEDO

Conta:

— Macchè boxe! Mi è scappato un colpo { di ju-jutsu, Duiù spiegò. Aveva studiato un poco di ju-jutsu, la lotta giapponese, il colpo alla fronte, sopra il naso. Il sangue immobilizza l’ayversario. Anche troppo bene gli era riuscito il colpo. E adesso? Denunzia, un processo. — Ma che denunzia! Quella è gente dal più al meno segnata nel libro nero della

POSTI)

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576

{

LS

L'ILLUSTRAZIONE

IL

ITALIANA

ZAN

VISCHIO

DI NATALE,

novella

di Paola

LOMBROSO

'D

Accanto alla masseria dove s'era stabilito il Quartiere Generale ad Arras, un vecchio melo stecchito s'era adornato d’una ricca capellatura di vischio con foglioline d’oro verde, e chicchi come perle opalescenti : parecchie volte il capitano Le France, andando al Quartiere Generale, aveva posato l’occhio su quel bel cespo di gu? pensando: — Ecco un bel cespo di gui che farebbe buona figura su una mensa di Natale. E gli veniva subito innanzi alla mente la sua tavola di Natale dell’anno passato, laggiù a Montmirail, adorna di vischio, con i quattro bambini che trillavano e ciangottavano in-

torno alla sua donna bionda. — Ma il Natale di un altr'anno forse ci riunirà ancora e sarà bello come quello dell’anno passato! — pensava il capitano Le France mentre passava vicino al vecchio pomo carico di vischio per entrare nell'ufficio dello stato maggiore. Mio caro capitano Le France, — diss il generale Maud'Hui al capitano, — son io che ho voluto avere il gusto di darti il biglietto di via, È proprio a te, che tocca di andare a passare il Natale in famiglia come un collegiale in congedo regolamentare. Il capitano Le France scrollò le spalle come a dire: — Sì, una delle solite burle da trincea! — ma si stropicciò le mani: — Ecco una farce, una burla che solo a pensarci riscalda il cuore meglio d’un bicchierino di cognac!... — Ma dico sul serio, mio caro ragazzo, — disse il generale, altro che burla!... Tu passerai le tue dodici ore di Natale coi tuoi quattro marmocchi, con la tua cara donna, tra le pareti della tua casa! Il capitano Le France lo guardava sbalordito: — Mais comment? qu'est ce que cela veut dire? — Come? Il generale Joffre ha dato or-

dine che tutti gli ufliciali del reggimento per turno questo mese abbiano

due giorni di con-

gedo per rivedere le loro famiglie. È un premio che vi siete ben meritati tutti, giovanotti:

ieri sera quando

è venuto

l'ordine tu

eri in trincea, si pensò a chi dovesse toccare

il primo viaggio perchè a tutti faceva gola di passare il Natale accanto al proprio fuoco; e qualcuno

propose di tirare a sorte; ma poi

all'unanimità si è pensato che tu sei stato il

più bravo di tutti e hai avuto il maggiore merito nel far degno il reggimento di questa distinzione del generale, tocca a te dunque il privilegio della giornata di Natale. ._ — Mio caro generale, a voi ed a’ miei camerati, grazie, — disse il capitano Le France. — Sangue d’un cane! Non si commuove ad una tal notizia, più che se gli venisse la condanna alla fucilazione. Su ragazzo, dammi urne accolade e fila senza perder tempo. — Mio caro generale, ma la mia casa è a Montmirail, a duecento cinquanta chilometri a volo d'uccello di qui, e non ci sono mezzi di comunicazione. Forse può godere d'una tal gioia qualche camerata che stia più vicino al fronte. à — Ma, mio caro dorkomme, se abbiamo scelto te, puoi ben credere che non volevamo fare il gioco dell'uccello a cui si apre la gabbia, dopo avergli tagliate le ali, — sapevamcelo che tu hai il tuo castello, la tua zic/kée a Montmirail, ma è già pronto il treno spe-

ciale per Monsignor Felice il cerimonioso.... — OR! generale, che cosa posso dire altro che grazie?... n — Il tuo treno speciale parte tra pochi mi-

nuti: è il monoplano del capitano L’Ami che

deve fare una ricognizione, e di buon grado

PA

papà? — O Gudula, — dice Marie, che è la più grande, — vorrei star digiuna tre settimane

se solo il papà potesse esser qui con noi questa sera. — Giudizio, Marie, non si dicono queste cose che fanno piangere la mamma, — dice Gudula. Il papà anche ha scritto: « Nelle nostre trincee si fa un giuoco meraviglioso con cannoncini, batterie, mitragliatrici, bravi soldatini,

e di ogni

cosa, miei

cari

bambini, vi

arriverà un campionario per collo postale ». E veramente il « Paradiso dei giocattoli » ha spedito da Parigi un campo di battaglia

in tutta regola dentro una cassa colossale.

«È il dono di Natale che faccio a me — questa gioia che mando ai miei bambini! », così ha scritto il capitano Le France — e la sposa prudente ed economa non ha pensato che questo danaro fosse sciupato:

— Benedetto sia tutto quello che può ingigantire e aureolare di affetto e di forza mei loro cuoricini il loro papà!... ge La cassa è là, aperta con tutti i giocattoli, nella sala da pranzo, ma i bambini non la vedranno che al momento del’ pranzo come vuole l'antico costume e come ha ordinato il papà. Anche i bambini han preparato regalini che manderanno al loro papà, laggiù. Pezif

sano e salvo sul comignolo della tua casa a Montmirail, così scenderai per la cappa del camino come un autentico San Nicolas! Il telefono da campo cominciò a trillare. — Addio, amico... — Arrivederci, generale, — e il capitano Le France uscì fuori dalla cameretta così caldo di piacere come se fosse stato immerso in un bagno turco, — Ehi! L’Ami, — gridò al suo compagno: — vengo; ma aspetta un momento che devo comprare sul campo un dono natalizio per mia moglie!... — e salito su una tavola colla sciabola tagliò dal vecchio pomo un cespo colossale di quel gui, che un momento prima aveva guardato, non sognando che avrebbe adornato la sua mensa di Natale!... Il capitano s'imbaccuccò nel buon maglione che sua moglie gli aveva mandato, si rannicchiò nel seggiolino tenendosi abbracciato il cespo di gui. Cantando la più lieta fanfara col suo motore, il monoplano salì su su nell’azzurrissimo cielo. Erano le tre precise del dopo pranzo e il capitano pensava guardando il suo orologio col batticuore come mai aveva avuto davanti alla morte: — Fra due ore sarò là, vedrò la mia Jeannette, i miei cari 7z/0ches, i miei bambocci, non m'’aspettano e sarò con loro a Natale. Così sospeso e librato nelle vie del cielo per la dolcezza che penetrava il cuore e lo Spirito non si sentiva più uomo, ma angel

Perchè al suo caro uomo che era al fuoco voleva obbedire come un soldato, Jeannette Le France aveva chiuso in cuore la propria angoscia e nell'antica dimora patriarcale aveva meticolosamente, serenamente preparato ogni cosa perchè la festa di Natale riuscisse grata ai suoi piccoli. Il capitano che dentro le trincee mangiava pane nero e broda di fagiuoli s'era dilettato a comporre lui stesso da gourmet consumato il menu del pranzo natalizio in cui dovevano

figurare,

una

pou/arde

farcie

de

marrons

et un paté de foie gras, nonchè una farfe è tutti « numeri » in cui la vecchia Gudula non temeva concorrenza di cordon bleu. la crème et dei petits beignets de pommes,

Gudula

che era

a servizio

vent’arini [aveva eseguito con

dei signori da

lo stesso fer- Î

DI

vore come se il padrone in persona ch’era laggiù potesse gustare i suoi capolavori: 1 pranzo sarà buono come il padrone ha comandato, e voi mangierete le buone cose che il papà ha ordinato, le mangerete per far piacere a voi o per far piacere al

acconsente a un piccolo defour, per deporti

*

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—r_—_

|


NUMERO

Poucet, il più piccolo, gli ha preparato un qua-

—

spade», dice Petit Poucet con orgoglio. Jeannot gli ha fabbricato ad intaglio un

Al! se si potesse portargli

La mamma

si tira accanto

e pensa:

i nostri re-

a sè la piccina

— Oh Dio, se in questo giorno santo tu ascolti le preghiere dei bambini fa che i miei

porta-orologio che ha la forma di un trofeo di guerra:

— È molto bello, gli piacerà molto.

piccoli rivedano

Marie ha lavorato ai ferri una sciarpa di lana bianca, rossa e bleu, i colori della bandiera, e Rosette un paio di guanti marron e una

NATALE

gali e metà del paté....

dernino di de//e écriture : sono aste, ma « paion

sulle maglie ha ricamato

DI

il padre sano e salvo. *

— Così il papà indovinerà che sono stata

so la casa

familiare. È quasi

io, Rosette, a fargli questo bel paio di guanti !... Adesso nel crepuscolo, vestiti dei loro abiti

stradone vei notte — le

camino

distingue la massa degli alberi nel giardino

tando:

i bambini

aspettano

ansiosi, cinguet-

—

Ah, se

potessimo

essere

un

— Gudula stai

la

in sala il messaggero dal campo

pelle-

zitta, non gridare, non stre-

vivo questo momento...

CARA

Così sente — non pensa nè dice il capitano Le France, mentre i quattro bambini

gli sì sono

gettati

addosso,

lo abbracciano,

lo baciano, lo leccano, lo tirano, gli riempiono il di baci e le orecchie di frastuono. — Lo sapevo io che il papà verrebbe, — dice Petit Poucet.

Questi ed ecco

sono i regali che gli han preparato, il cassone di giocattoli che egli ha

fatto venire

egli aveva

per loro, ed ecco il merz

Come

che

ordinato tale e quale con

la pou-

hai potuto venire,

caro

larde farcie e la tarte à la crème.

mio

ra-

gazzo? — dice la donna che piange, ride e

a

gli riempie il piatto e si china ogni momento per abbracciare la cara mano del suo

— Ah Madonna! Ah Gesù! Ah Signore! Oh che paura, oh che consolazione! povera me! Oh! caro il mio padrone! io sto zitta. Ma come avvertir la padrona? Cadrà morta stecchita dalla gioia!... — Vecchia mia, di gioia non si muore, io sono vivissimo. Corri, di che il messaggero

uomo. — Sulle ali del vento per portarti il gui di Natale!... E il gui di Natale par che rida anch'esso fra le mille lagrimette delle sue perline opalescenti. Paora LOMBROSO.

SECONDO

VCO

VOLUME

che viene

DELL'ANNO

QUARANTUNESIMO.

STORIE DI PARTE NERA E STORIE DIPARTE BIANCA

ro

MARASCHINO DIZARA Fornitore di S M, il Re d’Italia

DI

LA GRANDE MARCA AGENTI

ramingo

pitare, son io, sono il padrone fare il Natale con voi

momento

DEL

un

alza, la porta si apre.

adesso nel campo e dirgli: « Papà è Natale, siam qui », e abbracciarlo! ah se si potesse! FINE

qualunque,

Tira il campanello, sente il passo di Gudula che viene per il corridoio, il paletto si

il papà. —

le sue finestre illu-

un sorriso gli viene perchè pensa

un estraneo grino....

importa, andrò alla guerra e sarò bravo come lezione di Gudula dice piano:

casa,

laggiù, si

che suonerà il campanello della sua casa come

timento. — È piccolo, lui, ma io so che nelle trincee si può essere ammazzati e il papà ci sta ugualmente, non ha paura il nostro papà, e anche se dovessi essere ammazzato non dimenticata

quella è la sua

minate:

— Chissà com'è bello il « campo » che ci manda il papà! Io non vedo l’ora di vederlo! — dice petit Poucet. — Quando sarò grande anch'io voglio andar al campo, nelle trincee!... — Vuole andare nelle trincee perchè crede che là si gioca, — dice Jeannot con compa-

È la piccola Marie che ha

campane scampanano, i lumi den-

tro le case si accendono: ecco

più belli, davanti al Ceppo che crepita nel

— Il pranzo è servito: correte subito tutti: che

attende ; î porta il gui di Natale. E il capitano appena ha avuto il tempo di 7 VE: girar la chiavetta della luce: — Cara donna! cari i miei piccoli! mia cara dimora, mio Divino Natale... son io che

gui, — e a rzata, corre lungo lo

rosellina rosa:

dal campo è arrivato, che porta il gui di Natale, io li aspetto in sala da pranzo. E Gudula si precipita. W ù

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la Cronaca |rilasciare 14 arrestati per furti di legna.

{PETpodel giornale.) Intervengono. trentaquattro artiglieri a dom. 13, Lodi. A sera verso Ospeda-|mantenere forza alla legge. È ito tre sconosciuti assaltano la carrozza ||Catania. Nellacasadel deputato De Fe-

DoTTOR

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(addetto alla R. Legazione d'Italia in Etiopia)

Li ‘ragioniere Scassi, ferendo questi con |lice scoppia una bomba, messa, pare, in odio ad un coinquilino. voltella. 16. Roma.Al Senato il ministro degli "{ncona. Scioperano i tramvieri per|

esterì, Sonnino, spiega l'incidente di Hodi lavoro, festioni diAI contratti presidente della Camera, |deida (dove gendarmi turchi invasero il 'Darivî.

‘7°], che in automobile recavasi da |consolato italiano ed arrestarono il con e come la "nta|bagnata, andandoa urtare contro un |T'urchia stia assicurando soddisfazioni al-

[231 THEODORE

gli auspici

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n)

{tazione diSan GennaMilano. Sulla strada della Gamro, verificasi oggi il| miracolodel sangue bol- |baloita arrestato un anarchico relente, che di solito, in |cante una bomba.

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18. Homa, Il Senato, dopo un appello alla discrezione dei gior12. nti approva la fiducia nel ministero |Karkorum. militari, prendo ||.PiRucrRe comeseioni E VAGLIA AGLI EDITORI FRATELLI TREVES, MILANO, MIA PALERMO, 17. Roma. Antiya il principe di Bre |mali sulle notizie landra-Sonnino. Bologna. La Corte d'Appello avendo |low, ambasciatore straordinario della Ger-| le, vacanze, facendo una calda ma-

nilestazione patriottica.

gi assolto il Resto del Curlino per pro-| mania.

fte accuse personali a carico del depu-|

— Arriva da Bordighera a Roma,

per|

—

— È smentita

rec:

Il principe di Biilow

to socialista Calda, questi dimettesi da|le feste di Natale e Capo d’anno, la Re-|sitare il ministro degli esteri,

litte le cariche occupate in Bologna.

lgina Madre.

circa un'ora.

col quale intrattiensi

ufficialmente la voce, | Malmò

prepari

di Svezia, e trattengonsi

per gennaio la mobilita-|re

conferenza.

zione dì parte dell'esercito. Sono usciti î

È USCITO:

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e di Norvegia incontransi qui col

che il go-|marca

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di esser rappresentato, aveva gu-

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|| sentito de_li squarci, ne parlavano con entusiasmo. Giò

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la proprietà, ar: è rivertata e i disegni, gli arlicolisecondo tuttie letteraria, SME” Lor stica nenttati, internazionali. le leggi :—

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L'Illustrazione Italiana 1914 n.52 by Biblioteca Militare - Issuu