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L'Illustrazione Italiana 1914 n.15

Page 1

ni Anno XLI. - N. 15.

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onato (II), racconto di Guido Da Verona. —

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Il seguente significa ben cinque volte cento, e su le antiche epigrafi lo leggi a volte a stento. Su la croce del Golgota, del sangue de l’Ucciso per man di gente iniqua, wuizzò il complesso intriso.

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Soluzione dei Problemi : 2140. 2141.

gridando sì che il monte rimbombò :

effervesconte e grata al palato

Nero: Red, Pc2. ch. g7. (4).

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Bianche figure d'angioletti biondi, Che discendete in fulgida legione, Cantando osanna ai ridestati mondi Fra un trionfo di viva apsinetttini sole non par che l’anima fecondi Soavemente più che a devozione, Simboleggiati ai culti più profondi Per l'umana di Cristo 4% » 4Kk4tatà. Posate là sopra gli ardenti altari Col vostro ulivo, ad inneggiar l'amore, Fra gli incensi dei muti santuari. E quando pace chiamerà il dolore Per la tregua del mondo e i sogni cari, Pur io la fede sveglierò del cuore!

Augusto. Anagramma.

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Le ricche sale un giorno Del. principesco asile Risonarono intorno D'ogni armonia gentile. È triste, disadorno Oggi, come l'aprile AÌ tramonto piovorno, Senza beltà di stile. Nell'un vagheggia invano L'affetto del suo paggio, Che due da lei lontano... Della damina îl cuore Sospira il morto maggio, Piange il perduto amore !

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Copyright by Fratelli Treves, April 12th, 1914.

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Pasqua!... Il voto di fiducia a Salandra. Colajanni e Giannetto Cavasola. Di San Giuliano da Berchtold. La censura sull'affare RochetteCaillaux e le sorprese del divorzio. La duchessa Litta. La favola del tramviere Sabbatini.

PASQUALE. le orrende statue dei giustizieri volevano ridirgli

L'uno tornava dal selvaggio polo con gli occhi abbacinati e quasi vuoti di sguardo: — troppo avevano raccolto di stupor, di squallore sempre eguale: chiedevano riposo almeno d'ombra.

la perfidia degli uomini e l'amara fine del sogno. Quei grotteschi ceffi,

la prima volta dopo la preghiera, lo fecero sorrider di pietà,

Era partito un giorno ormai lontano senza alcuna speranza e senza fede, Gli era sembrato in sogno che la sfinge delle nevi e dei ghiacci gli tendesse una mano

con gesto imperioso.

Ed egli a nulla aveva più pensato, chiuso in quel sogno, stretto in quell’artiglio. Nulla di lui la madre avea saputo ed invano pregò, l'attese invano e lo pianse perduto in quella solitudine di bianco: poiché per anni ed anni nessuna voce mai nessun saluto era pergiunto a lei che si moriva. Sempre in lotta con sé stesso e col sogno aveva errato, lungamente errato provvedendo al più umile bisogno con la caccia feroce, egli il più mite sognatore di stelle, egli il più vago cercatore d’amore. E un giorno disperato

di fatica di sonno e vana lotta, nella grotta ghiacciata, al tremolìo d’ammorbante lucerna, una pietosa bocca senza sangue s'era schiusa per lui, gli avea sorriso

con la più pura tenerezza, luce di passione inaspettata e strana per lo strano fanciullo trasognato.

Ma non aveva a pena egli risposto a quel bacio vergineo, che una belva furente mal tenuta

lontana dallo scarso fuoco, s'era fatta all'assalto; ed egli le aveva, è ver, cacciato nella gola

il tridente sicuro; ma già quella con la zampa

pesante avea

scavato

nel petto della tenera fanciulla la morte! Per l’orror di tanto strazio era fuggito: e fatto boscaiolo intristà per le macchie di un ripiano sospeso sui muggiti di un fiordo. E il mare verde nei giorni sereni l'aveva risospinto col ricordo tenace a un altro lido anch’esso verde nella soavità primaverile. Come la prima neve si fu sciolta, tornò di sera nel villaggio avito; ma non osò cercar del focolare della sua casa: quasi non trovava una parola, sol per domandarne: troppo temeva quel che presentiva. Ma vide, e si stupì, la chiesa aperta

e si confuse con la folla, entrò... e rivisse fanciullo innanzi .al pio sepolcro profumato di viole e giunchiglie e rivide le coppe e le scodelle co' ciuffi biancheggianti d'orzo e grano vigilati nell’ombta delle casse. Su’ gradini il tappeto, e in mezzo il Cristo crocifisso.

E pregò:

più non pregava.

da tante sere

Invano dalle parti

II

lare festoso delle campane;

Quando si ridestò, pei campi intorno il grano

verzicava

e il mar

Ecco Pasqua!... Col sole o con la pioggia?... Chi-sa-dirlo?... Un poco con l'uno, un poco con l’altra. Eppure Pasqua dovrebbe essere festa « di sole ». È questo uno dei suoi titoli più belli. Poeti, pittori l'hanno esaltato, attraverso i secoli; il sole in questi giorni è l’invocato signore delle ferie; tutti desiderano il sole, sulle piazze affollate, davanti ai templi addobbati, mentre l’aria risuona dello squil-

diceva

un suo canto novissimo agli ulivi spumeggianti alla brezza: e su pei poggi era un festoso pullular di cespi fioriti e d'alberelli luminosi fra i primi trilli delle capinere.

E il sole parve fiammeggiar diverso quando allo scroscio unisono improvviso delle campane, un cantico di gioja parve confonder le pendici e il mare e il cielo in esultanza. E allora non potè più contenersi

e volse il piede verso l'orto antico presso la casa non più sua. Felice che l'aspetto stravolto non stupisse, s'avanzò verso un crocchio più festoso

e lo rivide, il suo maggior fratello, rosso membruto florido. Tornava anch'egli per la voce del destino, quanto diverso! Tutto in lui splendeva, © pareva, e si aprì con forza il passo e una mano gli tese, e disse un nome

che gli tornò sul labbro inconsciamente col suono della prima adolescenza! — © fratello carissimo, non credere:

ho vinto perchè volli della vita dominare la forza con la forza. V'è laggiù tra le pampe vampeggianti una città costrutta di mia mano, e un popolo dal mio nome si chiama e mi obbedisce a un cenno come fossi l’unico vero suo signor. Ubbie d'orgoglio, vani orpelli pel dolore che covava nel fondo, al pensier della mamma che moriva,

mentre la lotta più mi travolgeva

co' tentacoli d’oro abbacinanti! Ho amato, amato: coi soverchi amori ho distrutto l’amore. Sono pieno di cose e il cuore è vuoto! Ma ritrovo te, fratello obliato ed anche pianto, e il nostro vecchio mandorlo fiorisce ancor tenace! Tutto non fu vano, la vita nuova può salvarci e messe pura di bene a tutti ripromette!

—

I fratelli si strinsero la mano con fede che valea meglio che un bacio, ed insieme varcarono la soglia.

A uno scrollo di vento, la fiorita cadde dal vecchio mandorlo. D'intorno, in alto, sopra il desco, dentro i cuori, le campane cantavano a distesa! RomuaLpo PÀNTIN

LE- VETTURE IT-ALA 8U PNEUMATICI CONTINENTAL, SONO LE MIGLIORI

tutti desiderano

il sole, sui pascoli verdeggianti dove già gli armenti si raggruppano; tutti desiderano il sole sui laghi, sui monti dove mamme e razzi in vacanza corrono a godere il proumo, le gioie della primavera pasquale!...

* Anche il nuovo ministero Salandra ha avute dal Parlamento le sue vacanze di Pasqua — un mesetto — dopo il nobile discorso e la bella vittoria di voti (303 contro 122) onde è stata chiusa la logomachia di quattro giorni sulle «comunicazioni del governo ». Queste « comunicazioni » — il programma del nuovo ministero — erano sembrate timide, impaurite, quasi reticenti. Il calore dei programmi ministeriali sorge, generalmente, più dall’ambiente che dalle parole meditate. Altro è esporre, altro rispondere, discutere, polemizzare. Il primo ministro, calmo, misurato nell'enunciazione, ha trovato nel dibattito,

nella confutazione

tutta la vivacità del suo

temperamento, tutta l'efficacia della sua parola elegante e dotta, tutta l’arguzia della sua dialettica, tutto il vigore della sua volontà. Ha ottenuto successo come oratore, e come

capo del governo. 1 voti lo dicono. Oramai non c'è che da aspettarlo, con fiducia, alle opere, malgrado l'ora densa di difficoltà. * Il nuovo ministero non ha avuto con. sè, nè radicali, nè repubblicani, nè,socialisti — e questo

non

è un

male. Tutti

tre

codesti

gruppi non hanno messo insieme che 122 voti negativi; ma vi sono stati, nella discussione, anche dai banchi dell’Estrema Sinistra, discorsi aventi maggior valore dei voti. Napoleone Colajanni, per esempio, con la sua franchezza, ha tratteggiato molto bene la situazione e gli uomini. «Mi compiaccio — ha detto— di vedere alle Colonie

Ferdinando

Martini, che ha al suo fianco un

degno collaboratore, Gaetano Mosca.

« Giannetto Cavasola — che Colajanni avrebbe — ha potuto conoscere în più modi le condizioni veduto più volontieri all’Interno che all'Agricoltura

politiche e morali

delle diverse.

parti del

regno.

Giannetto Cavasola è stato un modello di rettitu-

dine politica, il solo che a Napoli abbia osato mettere qualche deputato intraprendente alla porta; il solo che, a certi giornalisti, abbia detto: « Da me non riceverete sussidi! » Quest'uomo lasciò Palermo

perchè non si volle prestare ai capricci del governo

che lo traslocò a Modena. Cavasola andò, ma tutta

la cittadinanza di Palermo gli fece una grande di-

mostrazione di stima. È dovere nostro venire qui a denunziare i funzionari che tradiscono le leggi; è dovere nostro, specialmente di noi di questa parte della Camera, segnalare all'opinione pubblica coloro, i quali, sprezzanti :delle pressioni dall'alto, sprezzanti della carriera e degli onori, dicono: « La legge e la mia coscienza innanzi tutto!» Egli è un ministro che si cura della legge e non delle pressioni che, in certi momenti, molti deputati sogliono fare sul ministro dell'Interno per ottenere dei fa-

vori ». Da un pezzo non si udivano nel Parlamento nostro, parole come queste. all’ indirizzo di un ministro — dette da uno che, poi, non ha votata, politicamente, la fiducia. Colajanni ha anche aggiunte limpide verità, circa le condizioni dell'esercito: «Una volta che lo Stato, col consenso di tutto

il popolo, si è impegnato in una grande politica, è necessario un grande esercito: La riduzione degli armamenti non è cosa che dipenda da noi. Tutte le nazioni armano, e per noi non v'è che un dilemma: o proporzionare i mezzi al fine, o rinunziare ad essere una grande nazione. Diversamente

la nazione andrebbe incontro a eventualità veramente disastrose. Anche 200 milioni, se concessi a stento e poco alla volta, potrebbero essere insufficienti ». Poi Colajanni ha toccato anche un altro tasto delicato, quello della politica estera così intimamente connessa con quella del-


L'ILLUS

ITALIANA

zione con le condell’ Impero. È

l'Austria, mettendol dizioni degl'italiani tema

RAZIONE

delicatissimo.

E

un problema sempre

compenetra

in

grave per l’Austria —

la lotta delle nazionalità fra loro. Noi ita liani non possiamo essere nè perfettamente competenti,

nè del tutto spassionati

sensibilità

non

nell’oc-

cuparcene. Ma ciò non toglie che la nostra ne

rimanga scossa e ferita.

È l’Austria che. non vuole fare ciò che rebbe desiderabile; od è la nostra diplomazia

che, in tanti

anni

di amicizia, di alleanza,

di intimità, non sa chiarire bene una situazione incresciosa, non sa persuadere che l’ir-

redentismo — per ciò che può avere di com promettente,

di

rischioso

questa

parola

in

Austria ‘più che în Italia — non esiste; e

un équo, giusto, leale trattamento che an alla nazionalità italiana in quei paesi il riconoscimento franco delle ragio di cultura, di razZa, spegnerebbero ogni elemento di diffidenza e di rancore AI marchese Di n Giuliano, che va ora

a restituire in

Abbazia

la visita dell’altr'anno

al conte

Berchtold, non

portanza

di una

può sfuggire l'im-

questione che

diventa

giorno più delicata.

.og

* Dunque l'inchiesta sull’affare Rochette in relazione con la condotta di Monis e, special-

mente, di Caillaux quando erano .min

ha

avuto il suo epilogo alla Camera francese. Alle censure contro Monis

e Caillaux

missione

contro

ne.

ha

aggiunte

la comBriand e

contro. Barthou, che conobbero il famoso «verbale » del procuratore generale Fabre, ne tacquero

prima

e lo adoperarono quando

poteva colpire Caillaux. La

Camera

biasi-

mato tutti, impersonalmente, genericamente;

e più specialmente

la magistratura, che, sia

detto per la ve

è apparsa così poco co-

iente di sè, così disorienta ì facilmente aperta alle influenze parlamentari, da meritare davvero le censure. Ma meritò egli solo un castigo, egli che peccò per deboiezza, mentre

i due ministri che esercitarono una pressi

illegale, restano impunit

enorme, che è oggetto di nuovo fa torto al regime

ndalo, e

repubblicano.

Nell’altro processo, per ll

io di Calmette, si domanda sempre se il ministro di jeri, Caillaux, ebbe una certa influenza nel determinare o, per lo meno, nel predisporre al delitto la sua consorte. Una deposizione grave è stata raccolta contro di lui. Poincaré — il presidente della Repubblica, nientemeno — sotto il vincolo del

giuramento, e deponendo a richiesta come

un altro teste qualsiasi — ha narrato un epi-

sodio che ha la sua importanza. La mattina del Caillaux, ministro.

tragico lunedì, 16 marzo, per le Finanze, trovando:

all'’Eliseo pér un consiglio di ministri, dopo aver parlato a lungo con Poincaré della situazione finanziaria, colloquio privato. Con

voce

chiese

commossa

ed

ottenne

Caillaux

un

di certe

annur

Poincaré il pericolo di un nuovo — So da fonte ineccepibile — gli di

che Calmette pubblicherà lettere private indirizzate

da

me

a colei

che

fu

mia

prima

moglie. È — No, no, non è possibile! Non ci credete! Siete male informato! — esclamò Poincaré

— Conosco Calmette; è un galantuomo incapace di fare quanto voi dubitate. Giammai

egli vorrà mettere in causa una donna, E difronte alle insistenze di Caillaux, Poincaré replicò che il fatto che Calmette aveva tolto dalla lettera firmata /o tutta la chiusa

e l'introduzione, estranee alla politica, provava che il battagliero giornalista non avrebbe oltrepassata una linea determinata. Alle esortazioni del presidente della Repubblica, Caillaux rispose, levandosi in piedi angosciato ;

—

Se Calmette

commette

un tale atto io

lo ammazzo!...

Questa

frase

detta

con

Poincaré,

sponde all'altra detta con la moglie:

corri-

« gli

rompo il muso!... » Un altro teste afferma che Caillaux si esercitava da tempo al bersaglio di pistola, col sfidare Calmette. difende. La sua frase alla mo-

glie: «gli rompo il muso » spinse lei a chiedergli: «oggi?...» « No — rispose il marito

— a suo tempo!...»

Ma Caillaux al 8 idice

di più:

detto della si a vita!

istruttore

ha narrati i precedenti

ha

Il ministro

Salandra

davanti alla Camera

coniugale con l’altra moglie, e la spa lettere

sue a lei, di carattere

missimo, delle quali egli temeva poi nel /7garo la pubblicazione. Quelle lettere — in una momentanea riconciliazione fra Caillaux e la sua prima moglie — vennero abbruciate; ma pare che la moglie

grafie...

stessa

ne

avesse

fatte

fare le foto-

Questo episodio intimo va dedicato a coloro che prevedono l’età dell'oro coniugale

il giorno in cui il divorzio sarà legge anche

fra noi. Come se bastassero gli articoli di legge a mutare l’anima delle creature. Il divorzio potrà evitare certe situazioni crudeli, certe so-

luzioni drammatiche,

tragiche, ma

prepararne delle altre!... *

serv

mettono

indo-siriache apocalittiche, addosso un mistico terrore!...

rato di

costruzioni

Balzac,

incomparabili

bellezze, di vere Dee,

di numi, onde la vita elegante milanese risentiva tutti gl’influssi di tanta grazia, di

tanta nobiltà, di tanti

splendori!...

Grandi nomi, grandi fortune, grandi bel-

lezze!... Es

iovan Giacomo At-

una

lettera,

« Vouz avez une Eugénie, déjà belle, dont «le spirituel sourire annonce qu'elle tiendra

«de vousles dons les plus précieux de la « femme!..: » Balzac fu' profeta!... Non sappiamo cosa

pensasse Vincenzo Vela, che,:modellando, po-

avendo

olimpo di

In-

romanziere

ato alla sua nobile ospite con, recante anche queste parole

Aveva 77 anni. L'indicazione di questa sua

indietro, quando Milano possedeva un vero

l’immortale

cologo, e scrisse allora Une fille d'Éve, dedi

genia

età ci porta col pensiero più di mezzo secolo

che

quella casa fu ‘ospite settanta anni sono Ono-

Una donna, una dama, una gran dama, che meriterebbe molte pagine nella stori della bellezza, della grazia, dello spirito, della cultura, è morta lunedì silenziosamente nella sua villa di Vedano Olona, accanto al regio parco di Monza — ia duchessa Eugenia Bolo-

gnini Litta Visconti Arese.

(dal vero di A. Molinari),

tendolo Bolognini, duca di Sant'Angelo, e di una nobile Eugenia Vime Aveva appena dieci anni, ed abitava con la madre in un asa di corso Porta Orientale (oggi Venezia) all'angolo di via Vivaio — casa’ da quattro anni demolita per dar posto a quelle terribili

chi anni dopo, per commissione del munifico duca Litta, la Statua pr. eghiera del mattino,

una bambina inginocchiata in atto di pre-

gare coperta della sola ebbe a modello

camicia

la oramai

immacolata,

diciassettenne Eu-

che a Balzac inspirò quella profezia!

Quando il duca Giulio Litta Visconti Arese,

33 anni, sposò nel 1855 quella che i

milanes amavano «la bella" Bolognina », questa non ne aveva ‘che 18. Nel raggiante sfolgorìo della sua perfetta fresca bellezza, essa divenne a Milano regina incontrastata

della eleganza; emerse in quel gruppo di nobilissime dame veramente italiane che mai

vennero a conciliazione ‘con lo straniero, Nel

1857, quando l'Imperatore Francesco Giuseppe


L'ILLUSTRAZIONE

346

Raya

Riccio

fu a Milano, eil duca

Dari

Martini IL

NUOVO

e la duchessa

Litta fu-

rono invitati a Corte ad un ricevimento, con avvertenza che l’intervenirvi era dovere, essi andarono, in quel giorno, sul lago di Como, e quell’assenza fu una dimostrazione che valse

a lei, nel ristretto àmbito della Corte austriaca di Milano, il nomignolo di « Regina delle oche» com'erano chiamate sdegn mente le belle che, secondo i cortigiani dell'Austria, pretendevano salvare dallo straniero il Campidoglio dell’Italianità. Vennero i giorni della liberazione; furono giorni di festa, di gioia, di tripudio incomparabili; chi non li ha vissuti non può dire quali fremiti avesse

Di San Giuliano

MINISTERO:

allora nella Milano

rin-

novata «la gioia di vivere» — e la duchessa Litta fu la regina, la sovrana di quei giorni, ed ebbe gli omaggi di Napoleone III, del quale col marito era già stata ospite a Parigi, gli omaggi di Vittorio Emanuele, e, sette od otto anni dopo, gli omaggi del prin-

cipe ereditario, che fu poi Umberto I. La sua bellezza, una volta vedutala, non si dimenticava più. La finezza del suo spirito, la prontezza delle sue espressioni carat-

SCHIZZO

condo genito, Alfonso, al quale volle dedicato

Salandra DI

UN

Cuvasola

Millo

CARICATURISTA

andato a rendere omaggio il più perfetto cavaliere garibaldino !... Milano viveva allora di questi episodii quotidiani, che rendevano stuzzicante la cronaca, brillante la vita, alte e

branti le passioni. Oggi abbiamo tutt'altro. Ci deliziano le dimissioni volontarie del tramviere Sabbatini, pel quale mesi addietro avemmo a goderci un impulsivo sciopero tramviario, perchè

un

controllore

aveva

accusato

esso

Sabbatini di compiere frodi nella distribuzione dei biglietti — e tutti i tramvieri si sollevarono, chiedendo la testa del controllore accusatore. Ora il Sabbatini si è Sissa» pero chè fu sorpreso in tale flagranza di frodi.... da non rimanergli altro di meglio a fare che andarsene !... Quanta gustosa moralità in questo fatto storico sul quale i giornali milanesi si sono appena soffermati, e del quale i tramvieri farebbero bene a ricordarsi sempre nell’avvenire Ciò detto, Buona Pasqua a tutti — Pasqua di sole, speriamo !... Spectator. 8 aprile.

MEZZO Conobbe i più alti personaggi politici, seguì dell'alta politica segreta gli eventi in tutte le loro imperscrutabili vicende; amò grandemente l’arte e la protesse; ebbe, ventitrè anni sono, un grande dolore, la morte del figlio se-

ITALIANA

Eccovi

SECOLO vi STORIA SCIENTIFICA.

davanti

il volume

cinquante-

simo di quella ben nota pubblicazione di Casa Treves che è l'Annuario Scientifico ed Industriale.

Cinquanta anni di vita onorata e rigogliosa

— con splendida munificenza — uno dei nuovi padiglioni dell'Ospedale Maggiore di Milano.

se sì

pensa che il cinquantennio dal 1864 al

Essa si chiuse da allora, nel più austero riserbo. Sapeva che gli occhi del mondo la cercavano, e volle sfuggirvi: pensò che un

glioso lavorìo della scienza da cui, con la specializzazione spinta agli estremi, si son modificati usi e costumi relativi al diffondersi

1913

Be compreso in sè tutto quel

Quella morte fu per la duchessa uno strazio...

giorno

morta,

il mondo

vorrebbe

penetrare

nel superstite archivio chi sa quali segreti, e distrusse, pochi anni sono, tutte le sue carte, Si direbbe che essa stessa non' volesse

più ricordare, e non volesse che altri ricordasse.

Ma come si può sopprimere la storia — quando

fu storia di grazia, di bellezza, di potenza, riconosciute dall’ammirazione, dall’ ossequio di tutti?... Una sera del carnevale 1860 la duchessa Litta intervenne a teatro, alla Scala, nel pro-

impongono

per un

rispetto e venerazione; tanto più

lato ed al ricercarsi

maravi-

per l'altro dei

risultati della ricerca scientifica. L’Annuario ha assistito impavido alla crisi della iper-specializzazione, ed ora che gli studiosi sembrano ritornare al più savio cons

glio di limitare sì la ricerca in campi ristretti per affinarla, ma di volger l'occhio attorno ricordando che la natura è una; si sente fiero di aver resistito,

e può forse vantare

nel fe-

lice e bene auspicato ritorno qualche merito. In ogni caso, la serie completa dei suoi vo-

prio palco, mentre anche Garibaldi, in un lumi è la raccolta dei principali risultati ai palco retrostante a quello di lei, » teva | quali ogni ramo di scienza seppe giungere negli ultimi cinquanta anni. allo spettacolo. Tutti guardavano a Garibaldi. Nessuna altra pubblicazione del genere La duchessa non badò a'lui, e continuò a ri-

manere con le superbe spalle impassibili vol-

tate

all’eroe.

Sorsero

qua

e là ‘commenti,

mormorii. La duchessa Litta, la bellezza sovrana a sovrani omaggi avvezza, disprezzava il grande guerriero popolare?... D'un

tratto

Missori,

colui

un bellissimo gentiluomo

en-

trò nel palco della duchessa. Era Giuseppe lazzo, doveva

che, pochi

salvare

mesi dopo,

la vita

a Mi-

di Garibaldi.

Missori, superbo anch'egli della sua maschia e raffinata bellezza, conosceva appena la illustre dama. Si inchinò davanti a leî, baciandole la mano; e le sedette di fronte. Non vol-

tandosi, non poteva avere voluto offendere Ga-

ribaldi, quella ammiratissima dama a cui era

ste né in Italia nè fuori. Esistono Annuari spe-

ciali; esistono anche, e si può riconoscer loro generali, ma

una discreta vecchiezza, annuari

a carattere popolare e che, compilati da un solo redattore, non possono dar larga garanzia di serietà e debbono invece ispirare alle persone seriamente colte una certa diffidenza. Ben diverso da questi

6

è l’Annuario

di Casa

Treves che raccoglie in forma sintetica ma facile e nel contempo

SÒ) ° MICESTIMA-cAIIE

rigorosa, i progressi delle varie. scienze. In esso ogni studioso

Daneo

Rubini

(Ezio Castellucci).

trova come cosa per lui meno importante un indice dei progressi, che la scienza sua ha fatto nell’anno, mentre troverà sopratutto interessante

una esposizione chiara e semplice

dei progressi

delle altre scienze;

ogni per-

sona colta potrà con esso rinfrescare ad ogni

primavera l'albero del suo tranquillo sapere.

L'Annuario scientifico ed industriale è di-

retto da una personalità scientifica di altissimo valore: il sen. prof. Augusto Righi della Università di Bologna; e vi collaborano distinti cultori dei vari rami della Scienza. Per l'Astronomia il prof. Riccò ed il dott. Paci,

ettivamente il prof. Todaro, il dott. Baroni ed il prof. Ugolini; per la Medicina e la Chirurgia i professori Razzaboni, Cavazza e Clerici; per la Geografia il prof. Marinelli dell'Istituto di Studi superiori di Firenze, ecc.... Con una direzione e con una redazione siffatte non può recar maraviglia la grande stima della quale l’Arzzario gode non solo in Italia, ma anche, e sopratutto, all'Estero, dove è ricercato da biblioteche e da studiosi. L'ultimo volume ora. uscito vale i precedenti. Indicare minutamente quel che ‘con tiene sarebbe un fuor di luogo. Dai progressi

interessantissimi realizzati nello studio del magnetismo del sole, all'acquisto recente delle più sicure nozioni sulla intima natura dei raggi X, alle svariate applicazioni di questi raggi in medicina ‘e in chirurgia; dalla descrizione tecnica dei lavori sul canale di Panama alle notizie più interessanti sulle esplorazioni geografiche; dal resoconto dei più importanti congressi del mondo alla indicazione rapida ma esauriente dell’opera e dei meriti degli scienziati scomparsi nell’anno; è una serie ininterrotta di argomenti attraenti ed importani Bullettino

della gi

‘a e del carcere. Sotto

questo titolo esce a Parigi una nuova rivista...

ma

è scritta in russo: Viestrik catorghi i ssilki. Come dice il titolo, è ‘destinata a registrare tutti gli orrori che si commettono nelle carceri del grande

Impero alleato alla Repubblica francese. Sono corrispondenze che veramente fanno fremere. Se ne

occuperà il Congresso socialista internazionale che deve tenersi prossimamente a Vienna. Si vuol metterlo all'ordine del giorno anche al Congresso socialista di Ancona.

Ma non sarebbe più efficace che

se ne occupassero in Francia? i repubblicani di là dalle Alpi si guardano bene dal parlarne. 11 villaggio del Sapone.

Le

LL. Maestà il Re

e la Regina d'Inghilterra, hanno in questi giorni onorato di una visita speciale il villaggio di Port

Sunlight, ove ha sede la fabbrica mondiale del ri nomato Sapone Sunlight. La visita durò due ore, e durante questo tempo vennero dimostrati alle Loro Maestà i vari processi necessari alla fabbrica-

zione del Sapone. I Sovrani s’interessarono, oltre

che

agli stabilimenti, alle case

modello,

mu-

nite del moderno comfort, costruite dai fabbricanti per le abitazioni degli operai, i quali superano il numero di 6000. Ebbero ad ammirare inoltre tutte le istituzioni che servono all'educazione ed allo

svago degli operai stessi.


L'ILLUSTRAZIONE

NEL

NUOVO

REGNO

ITALIANA

ALBANESE.

Pellegrinaggio a Durazzo per fare omaggio al Re.

La riapertura del mercato di Fiery.


L'ILLUSTRAZIONE

LA

SETTIMANA

ITALIANA

SANTA

A

SIVIGLIA.

La processione delle Vergine detta delle Cigarreras.

(Dis. di G. d'Amato).


L'ILLUSTRAZIONE

SCENE

DELLA

Il Mercato

SETTIMANA

degli Agnelli

durante

ITALIANA

SANTA

la Settimana

A

NAPOLI.

Santa a Foria.

(Fotografie del Conte G, Romano),


L'ILLUSTRAZIONE

=

mons

7

*

*

Tristano

Il conte Giuseppe

Lando

NUOVI e

Isotta.

Passerini,

che

non è soltanto un valoroso dantista, ma uno dei no-

stri più noti ed eleganti scrittori, ha avuto la felice idea di ricostruire sopra il testo della 7avo/a ritonda

del XIV secolo, il maraviglioso racconto delle imprese

cavalleresche

ITALIANA

di messer

Tristano di Léonois e del

suo fatale indistruttibile amore per la bionda Isotta

d'Irlanda. Il Passerini ha inteso così di divulgare fra noi quella dolce e triste istoria d'amore e di morte, che soltanto gli eruditi potrebbero rilevare

dalla Zavola, dove il magnifico romanzo di Tristano e la narrazione delle sue avventure è intramezzato da altri racconti di cavalleria. L'arte finissima con la quale il Passerini ha saputo maestrevolmente ri

ROMANZI

E

NOVELLE

piagge africane, ove rifulge la pietà della g

donna, fantastica

e generosa, e_l’eroismo

di Lao. È in tutto il romanzo

fondo senso

d'umanità, in

ardente

un'intensa vibrazione

della nuova vita italiana di questi anni,

e un pro-

una rappresentazione sof-

fusa di poesia e venata

d’umorismo.

La critica si

è ampiamente occupata del romanzo, riconoscendone il valore artistico non meno del valore ideale. Ma sono articoli troppo diffusi per poterli neppure

riassumere qui. Ci limitiamo a dare la conclusione di un bell'articolo di Riccardo Mazzola nel Mattino di Napoli: «Il Bechi con la sua schietta

lingua risciacquata in Arno, con un sano acume di osservatore incisivo, ha scene e scorci e tocchi se-

motivo delle compilazioni francesi e garbatamente introducendovi qua e là alcuna sua felice invenzione,

mati con forza e con eleganza insieme; forse un leggero disquilibrio nelle parti di questo romanzo ne sposta un poco l'unità centrale a scapito del tutto. Ma la ragione potrà esser ricercata non in

dello

ha dovuto rifar da capo I cui manoscritto, come mi avviene di sapere, per un disgr:

comporre il romanzo, innestandovi talvolta qualche

fa di questo lavoro una vera opera d’arte, tutta pervasa di viva e fresca poesia. Sotto la penna esperta scrittore,

il Romanzo

di Tristano

infatti il valore di un’opera le imprese del famoso

acquisi

originale, nella quale

cavaliere e le tempestose vi-

cende del suo amore, narrate in una forma attraen-

issima « tra il parlar dei moderni

hanno una

nuova

e il sermon prisco »,

e singolare attratti

La figura

maschia di Tristano in contrapposto al carattere di quel pavido re Marco, sempre incerto tra l'odio e

una certa fretta, ma direi

ziato accidente

andò

perduto.

Senza

l'amore, il perdono e la vendetta; la fedeltà di Bran-

dina, la camerista

pronta

a tutte le rinuncie

pel

bene della sua signora; il candore e la infelice virtà di Isolda dalle bianche mani; l'am possente della bellissima Isotta bionda; l'odio implacabile e

la viltà di messer Adrette, sono dal Passerini trattati

con

sicura

perizia e con

garbo

ammirabile.

Il bel

volume in elegante edizione aldina, che la casa

Treves pubblica nello stesso formato del Cola di Rienzo e della Contemplazione della morte, sarà molto ricercato ora che il fascino della musica di

Wagner ha dato all’appassionata leggenda tanta

popolarità.

Il Labirinto.

In pochi anni

Virgilio

Brocchi

Il nuovo romanzo di Giulio Bech ricollega nello spirito animatore e nelle vicende di personea

s'è messo

in

prima linea tra gli scrittori nostri. Compiuto il ciclo

Mazzoni, testè nominata maestra dizione nell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, accanto al

Reinach, maestro di recitazione, è l'autrice de L'arte

ora, con questo romanzo, si afferma osservatrice attenta del mondo in cui vive e anche donna di

cuore, La narrazione, bonaria nell'andamento, presenta qua e là momenti

che ci fermano: per

esem-

pio alla pag. 54, descrive al vivo l'interno d'una faiglia povera; quella appunto dalla quale Delia è uscita per entrare nell'arte. Siamo certo lontani dalla Lisa Fleuron, ilbel romanzo dell’Ohnet, che narra anch'esso le malevolenze delle attrici contro un’at-

trice

di talento, e bella, e gentile, e amata, la quale

finisce col soccombere; ma dobbiamo riconoscere la devozione che Ofelia Mazzoni dedica al vero: ella è nel vero, L'Onore.

Le novelle

diluviano.

Ne

scrivono

sopratutto

le

donne, e con passione, con gusto, anche con talento. Da quando i giornali quotidiani hanno aperte le brac-

ia alle novelle, le novelliste si sono lanciate alla gara, nno raddoppiata

la loro attività

d'osservazione e

fantasia. Quest'ultima soverchia quella nel bel

sesso, È più facile correre sulle ali dell’immaginazione sbrigliata che camminare nei viali, nei viot-

toli, spesso spinosi e oscuri della realtà ,la quale porge allo scrittore le più interessanti sorprese. Ma Sfinge (la contessa Eugenia Codronchi Argèli) affronta la realtà con spirito virile.

dei tre romanzi coi quali ha voluto dare un quadro

Ne le sue nuove novelle Orrore (Guppelli ed.) è palese quello che un giorno si chiamava il « documento

nea, egli

umano ». Al tempo

ampio e significativo della vita sociale contemporacontinua nella

sua bella attività, in cui è

tanta nobiltà d’arte e fervore di pensiero. Il suo nuovo romanzo, pubblicato ora dalla Casa Treves, s'intitola Il Labirinto. È

più serrato nell'azione dei preceden-

ti, poichè il conflitto di temperamenti, d'idee, di passioni, scoppia in un ristretto nucleo di personaggi; ma non è meno espressivo della vita presente, perchè affronta — senza essere un romanzo

I Seminatori.

questa con-

*

della lettura, di cui parlammo a suo tempo; ed

onde il Bechi

troversia il libro sarebbe apparso tre an i fa, prima della guerra: e per certe sue pagine addirittura veggenti sarebbe stato fatidico. In ogni modo, giunge a proposito. C'è aria, dentro; ci si respira e ci si leva un po' più in alto del consueto.

«

a tesi —

una

delle più gravi e scottanti questioni del nostro tempo; e sa toccarne con delicatezza anche i lati scabrosì, in modo da non offender nessuno. L'azione si svol-

fortuna

della fortuna

ch'è tramontata

troppo

di Emilio Zola,

presto

e che

ci

parve il crollo improvviso d'una statua di bronzo,

dai più creduta eterna, la frase « documento uma-

no » era comune come la romanza « Vorrei morir quando tramonta il Sol » del Tosti. Ogni novellista,

ogni bozzettista

aveva

il suo

documento

umano,

ch'era spesso un documento bestiale. Ma Sfinge non è una zoliana in ritardo. È il suo temperamento

d'artista, oseremmo dire il suo carattere di donna che la porta davanti al vero, davanti alla vita. Le

quello Spettro rosso che fu così ammirato e discusso. L'autore lo aveva pensato subito dopo quel primo

ge parte a Milano e sul Lago Maggiore, parte nella Svizzera francese, con tocchi di paesaggio felicis-

sue nuove novelle formano un tutto: hanno tutte un Leifmotiv : l'onore. Da il titolo esatto. Ma quale onore? Ve n'è forse uno solo?... O piut-

soffio di passione. Pubblicato dapprima nella « Nuova Antologia », // Labirinto piacque moltissimo e su-

tosto

grande

scitò grande

scienza sola: e talvolta non c'è neppure la coscienza.

romanzo, dedicato Italia; e

con

senso

lo aveva

quasi

presago

a una più

compiuto

quando

la guerra Libica venne a distogliere dalle occupa-

zioni letterarie il capitano Bechi, che lasciò volon-

simi, ed è tutta penetrata e commossa da un caldo interesse anche tra i lettori

stranieri,

tariamente la penna per la spada. Durante la guerra,

impazienti di conoscerne la fine. L'interesse sarà ancora più accentuato ora che esce in volume,

disegno del romanzo si ampliò e si maturò, arric-

mentre

I manoscritto

andò

perduto; ma intanto

il primo

più vivi elementi, e ne è uscito

duzione

matica nella sua trama passionale, che s' intreccia,

romanzo

chendosi di nuovi

un romanzo d'azione ampia, interessante e dramrapida e serrata, coi grandi avvenimenti nazionali di i ultimi tempi, e con vivaci caratteristici episodi di vita napoletana e di vita militare, culminanti nella Guerra Libica. Il conflitto tra le due anime — delle quali l'una, quella del giovane uffi-

ciale, tutta tesa e vibrante verso il suo miraggio di

rigenerazione nazionale, l’altra raccolta nel suo te-

nero

sogno

d'amore

—

domina

tutto

zante e drammatico,

sino all' epilogo tragico sulle

francese.

di

che se ne sta preparando

Ofelia

la tra-

Palcoscenico, Mazzoni

(Torino, ed. Lattes), ci

porta fra gli intrighi, le miserie delle nostre scene di

prosa. L'autrice non lavora di maniera. Ha visto, la vede davvicino, la vita poco seducente che descrive nel suo romanzo; una realtà triste, mai deformata dall’enfasi e dall'esagerazione. Quella Delia Màini,

che si slancia con sì candido entusiasmo all’ arte drammatica e vi porta tutto il candore del suo spi-

il racconto,

il quale è di un'umanità profonda e semplice, e procede tra vicende di un interesse sempre più incal-

sappiamo

primitivo, a pagina 125 è ben mutata, poveretta!

vittima dell'ambiente e della vita randagia dei c:

comici. « La Màini finì col partecipare (scrive Fautrice) dell’abbrutimento dei compagni, vivendo fra le ceste e i cosmeti

ci, chiusa a ogni pensiero alato,

insensibile

alla vergine bellezza del paesaggio, impoverita

BELLA

e SANA.

CREMA NUTRO - preparazione igienica a bi ie di so-

stanze aniche protoaflini e isotoniche col protoplasma cellulare.

nel corpo e nello spiri-

to.

Ricordate il dialo-

go del Keard'Alessan dro Dumas padre, dove il grande attore a una ingenua ragazza la quale vorrebbe

« calcar le

scene » dipinge le ripui miserie delle me-

Proprietà - èinteramente

erapidamente assorbita

dalla pelle mercè un breve massaggio

aumenta il volume del protoplasma e tende la membrana cellulare; fluidifica il sego cu

nelle glandule sebacee faci

la fuoruscita,

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Si pensa a quel dialogo nel legge re le vicende

di

Delia

Maini, alla quale un au-

tor novello, Sandro Gianardi, allevato nelle serre tiepide dei salotti

chiede un bel giorno

amore... o meglio il capriccio. Ella potrebbe eccitarlo alla passione, divertirsi di lui, beffar-

non

ve

ne sono

modo di sentire, Non vi è un

tanti,

d'intendere,

diversi,

onore solo, come

di vivere, non

secondo

il

di essere?

vi è una co-

È naturale che l'onore della donna è più studiato

da una donna come Sfinge, Dalle situazioni, che non

sono straordinarie, tranne quella d'un aviatore (p. 99) ma che sono; analizzate con finezza d'osservatrice rampollano aforismi che arricchiscono il dizionario

delle osservazioni sull'amore. A pagina 77, leggiamo: «L'episodio d'Aristide il giusto, è eterno. Non bisogna saziare la gente di noi stessi, Perchè la gente, sazia, si vendica in qualche modo. Con le donne sì vendica attribuendo loro degli amanti an-

che quando non ne hanno». A_ pagina 92, Sfinge vuol:conitraddire al Maupassant, il quale aveva detto che le donne, non l’uomo, scelgono nell’ amore.

Sfinge sostiene l'opposto. * e Sfinge ha già dimostrato con le Novelle romagnole ìl talento di ritrarre la vita di provincia, Anche qui ne abbiamo tratti sugosi. La sua donna Ilaria è un tipo di signora meridionale. La bellissima creatura è bionda come possono essere le donne del mezzogiorno: di quell'oro caldo ma scuro e profondo che di sera è quasi castaneo e che si accende di toni vividi al sole. Ne'

primi suoi anni matrimo-

niali, non è stata che una chioccia per produrre e curare pulcini, ma poi... Venne l’uomo di « volontà ». E venne dal cielo, come nella Grande ombra, la nuova commedia di Giannino Antona-T: Un av tore!... E Donna Ilaria in una notte casca fra le

braccia di quel viaggiatore dell’aria, che indossa una specie di scafandro di taglio esquimese e col capo cinto da un berretto a casco con copri-orec-

chi sollevati...

Non

discutiamo

i gusti

di Donna

Ilaria, che può cantare come nella Gioconda: L'angiol mio verrà dal cielo,

Ma

dubitiamo

che

nessuno

turno, possa accorgersi della

in quel

silenzio not-

discesa d'un aereo-

plano su un terrazzo di villa, e del rombo

grandi ali... Nessunn?4

delle sue

Neanche i cani di gua

dia ?.. Ma l’inverosimiglianza, ch'è assolutamente un'eccezione in un libro non solo così verosimile,

ma così vero, è compensata da altre pagine vivide della stessa novella. Agli amatori di profili umani esatti, additiamo quel Lanfranco Settàla (pag. 201) ch'è un innamorato nato. « L'amore

era per lui uno

lo; ma ella è ancor troppo retta per discendere

grande passione, che lo prendeva

risolutezza e dignità.

stato d'animo permanente, e nell’aspettazione della tutto, alla quale sì sarebbe dato con gioja quasi religiosa ». Sfinge ha un altro pregio speciale: la conoscenza diretta dell’alta società. Ella può accennarvi

pinto vanaglorioso è

tocco solo, ed è il tocco giusto.

a un gioco di cattivo genere, e lo allontana con

Una vendetta del re-

immancabile...

sto punto, il romanzo sì sino

LaPhosphatine Falières,, tatimento

Ofelia

dello svezzamento e durante il periodo dello sviluppo.

avviva di nuovo interes-

se,

che

continua

adottato da tutte le madri sopratutto al momento

alla fine.

La signorina

con un

A que-


L'ILLUSTRAZIONE

SETTIMANA

Il Sabato Santo nella basilica di San Giovanni

SANTA

in Laterano:

E

ITALIANA

PASQUA

A

ROMA.

i sacerdoti novelli si prostrano cantando

le litanie dei Santi (Fot. P. Biazzi).


EE

O RENO

SEDE

ali

In

Prazza

San

Pietrò

Mi ||

|


MATTINA

DI

Pasqua.

(Disegno di R. Paoletti).


Come

nacque

e crebbe

ILLUS TRAZIONE

ITALIANA

la CABIRIA

di Gabriele

D' ANNUNZIO.

un nome evocatore dei di moni vulcanici, degli ope ed occulti iquali travagliano senza tregua la materia dura e durevole». G. D'Annunzio — Cabiria (da le note a l’azione), L’amor

dell'arte indusse

un

giorno

Emilia

Varini a sacrificare parte della lussureggiante capigliatura, per rappresentare con

maggiore

chio

e chi as

fedeltà il personaggio di Malatestino dall'O; nella francesca

da Rimini;

sistette alle innumerevoli prove di La figlia

di Jorio,

ricorda

ancora

Calabresi,

barba foggiata al modo bruzzo, e Giovannin

cioluta, camminanti di Milano. Entrambi tempo, con fare di cature di Lazaro

n

dei

con

una

contadini d'A

tanto

di zazzer

impavidi per le v per lungo

pettive truc-

di Roio e del primo mieti-

tore. Furono queste, belle prove di sacrificio, per nulla inferiori a quella giorni più lontani, il grande

che compì, in Ernesto Rossi

immolando a Shakespeare i suoi bellissimi baffi rubacuori.

La soddisfazione

di

scien

ma

il fenomeno

destinato a

recitare

rinnovarsi

in forma

in un'opera di D'Annunzio ripagava ampiamente, della loro dedizione, quegli attori coera

più ampia e più curiosa.

AI principio dell’anno scorso, chi avesse

potuto penetrare — l’ingresso era rigorosanente vietato.... ai non addetti ai lavori — nei locali di una nota a cinematografica torinese, avrebbe assistito ad una singoli: prepa ione artistica: attori che in costume ginnastico e semi-adamitico si esercitavano

Veduta retrospettiva della porta monumentale del tempio di Moloch.

con il metodo Sandow, alla corsa, agli appoggi al trapezio, ponendo una cura scrupolosa a fare sviluppare i propri muscoli; at-

Com

si vede, la costruzione è praticabile in o,

nucleo di attori veniva inviato su la riviera adriatica, un altro andava a prendere d'as alto le vette nevose delle Alpi, e un terzo piere speciali movimenti delle braccia e del veniva dislocato in fondo all’Algeria, ai concorpo, onde acquistare l'abitudine e certi fini del Marocco. Era dunque un piano di trani modi di porgere e di incedere; uomini guerra bello ebuono, questo chesiera prepa intenti a depilarsi accuratamente con uno rato nell'ombra. Ma ‘a poco a poco l'ombra si stoicisno degno di un fachiro; donne in atto diradò: gli attori — neo-atleti — simutarono di provarsi acconciature bi in personaggi romani o cartaginesi e le donne costumi. Tutto questo sapeva acquistarono maestà di regine o parvenza di il mistero era reso impenetrabile da fatti più schiave. Da quel complesso di forze... rigeisolati e non meno originali. Un'attrice s nerate sorsero un Annibale, un Scipione, un avvezzava con non comune temerità ai colSiface, un Ma I colloqui felini gen loqui poco piacevoli di un leopardo dagli rarono la novissima forza che scaglia dardi per gli occhi... nella bruna Sofonisba ;l'uoatteggiamenti non sempre rassicuranti. Un attore — vecchio settantacinquenne — gomo barbuto divenne il grande Archimede ed trici che, con

le soltanto

seggiavano in lungo e in largo per gli ampi cortili soffermandosi

uno

stipendio

men-

sile non indifferente, per una mansione che, generalmente, non è punto rimunerati quella di fa crescere la barba. Un altro,

meno fortunato di lui, sisottoponeva ad una

operazione di genere completamente opposto: di farsi

radere

completamente

i ca-

il colo: scovato

—

che era stato opportunamente nel porto di Genova — non tardò a

palesare le generalità romantiche dello schiavo ebbe « Cabiria », il Ecco come cinema ograf ‘o di Gabriele d'An-

Maciste. dramma nunzio.

Anatema ! briele d’Annunzio ha scritto per il cinematografo?! DI

in città a consultarei c/v5s atletici dell’Italia

biamo che

incaricato della casa, intanto, correva di città

adeguate.

Una caratteristica del lavoro cinematografico

consiste

in questo, che le case produttrici pon-

gono ogni cura nel mantenere il più rigoroso su l’autore, sul soggetto, su tutto

segreto

quanto concerne le /i/ms che hanno in esecuzione. Naturalmente, tanto più è rigoroso il segreto, tanto

più intenso è, almeno

nel

mondo cinematografico, il desiderio di sve-

larlo. Figuratevi dunque tutte le congetture, tutte

le più assurde supposizioni, tutti i giu-

dizi arbitrari che passarono di bocca in bocca durante îl lungo anno in cui si svolsero queste.... pratiche

misteriose.

Un bel giorno, quando ai giovani attori

muscoli si furono sviluppati abbastanza evidentemente; quando al vecchio fu cresciuta una barba da fare invidia a quella di Mosè;

quando si vide comparire in mezzo al featro di posa

un

pezzo di giovanotto capace

di

portare su le spalle,tre quintali di peso ma,

che alla forza, accoppiava le qualità estetiche della snellezza e dell’agilità; allora si comin‘e che certamente si preparava —

tante. Intanto

— qualche cosa di molto. impor-

il lavoro

cominciava

in

un

modo

non meno strano e bizzarro di quello in cui era cominciata

la preparazione,

e mentre un

l'eruzione

dell'Etna

In verità — secondo me — noi non dobrallegrarci

di ciò.*Per quel

suo

consueto e bello entusiasmo: che lo spinge a rendere sublimi i mezzi che egli crede necessari ad animare la figurazione plastica del suo pensiero, il cinematografo gli parve il più adatto istrumento per rendere la sua v7sione storica. nte tutta la lunga esecuIl maestro, du zione della sua film, lavorò intensamente, meticolosamente, intervenendo a distanza in

taglie navali:

di Ca-

in questa

tutto questo volle darci il poeta

sua « Cabiria »e tutto questo egli

è riuscito a darci con la collaborazione della casa « Itala Film » di Torino a cui egli aveva affidata l’esecuzione dell’opera. — Vado verso la vita — aveva detto un

giorno della sua parentesi politica, quando, alla Camera, deputato di Ortona a Ma

da

un

settore all’altro.

Chissà

che in

sione di questa sua nuova

occa-

manifestazione

d’arte non abbia pensato altrettanto. aL Corriere della Sera nel N. 59 di que-

st'ano detteil canovaccio del dramma, quindi mi pare inutile ripeterlo qui, ma le difficoltà

che la Casa ha dovuto sormontare per metterlo in iscena non debbono essere state nè

ogni minimo particolare, curando personal-

Le Note a l'azione (così

di chi dopo questa nota «A sera il naviglio

il concetto che Gabriele D'Annunzio ha del nuovo teatro, concetto che lo induce a cre-

dere inutile e dannoso fare in cinematografi quello che con mezzi assai più efficaci e più artistici può ottenersi assurdo

sul palcoscenico;

di tentare

eîa

in teatro, quell’a-

di Roma

debba presentarvi con scrupolosa evidenza il

quadro adeguato.

Portate centinaia di

persone con elefanti

cavalli, greggi, ecc. a duemila metri sul li: vello del mare, con -un metro di neve, per

riprodurre la scena di Annibale che varca le Alpi; ©

truite templi colossali

scete, se è possibile,

parecchi rifiuti — colui che gli proponeva di compilare la nuova opera. E poi che Egli

formidabile

placate »

a cui mancava un vaso da lui minutamente descritto. — Voi giungete, per me, come un destino. — Tali furono le parole con le quali il nostro maggior poeta accolse — dopo aver opposto ebbe accettato, il dramma escì dalla sua mente completo e in forma essenzialmente cinem tografica. Non poteva essere altrimenti per

chia-

non è se non un rogo che si spegne su le

acque

goli di città

stesso scrupolo che lo indusse una sera ad impedire che si levasse il.sipario su una scena

D'Annunzio

ma i titoli e sottotitoli “dei quadri) da Lui stese in forma letteraria e sintetica, non ammettevano mezzi termini. Ponetevi nei panni

mente la fedeltà del costume, dell’architettura e dell'esecuzione ‘artistica, con quello

ritenere

e /a distruzione

tana, gli episodi più movimentati delle bat-

lievi nè agevo]

pelli per riparare al difetto della natura che, malgrado la sua età, non gli aveva concesso il beneficio di una opportuna calvizie. Un

e dell'estero, per trovare un uomo di proporzioni gigantesche, con muscolatura e forza

fotogra

La estensione arida e magnifica del deserto, torico passaggio di Annibale per le Alpi,

a trattoa tratto per com-

deva da un pezzo

quella

i lato.

l’aria più seria del mondo, pa:

più

al vero, an-

e di paesaggio di architettura la

bizzarra;

mettete

in mare

un

numero

indefinito di triremi e di quinquiremi, create battaglie, cerimonie, sacrifici e non riconogli ostacoli e le difficoltà

di un’opera così poderosa. Nessun dubbio ormai che i mezzi del cinematografo

sieno veramente

formidabili

: ac-

coppiati all'ingegno fervido ed imaginifico di Gabriele d'Annunzio che ha mostrato, non solo di non sdegnarsi, ma di apprezzarli al loro giusto valore, noi possiamo sperare da questo nuovo teatro, altre novissime sensazioni, e altre belle manifestazioni artistiche. Americo

Fattori.

MANZINI.


ILCUSTRAZIC

LA

ITALIANA

‘ CABIRIA ,, DI GABRIELE

L'interno del tempio di Mo/och. di ottanta professori con sessanta

In questa sc coristi e un b:

e

i

La porta monumentale del grande tempio di Mo/oc4. tri di altezza. La mano del dio supera isei metri

D’AN

cio al dio, durante il q Sinfonia del Fuoco, di del

L' struzione

i

so e

mescagliola,


L’ILL'US.TRAIZIWONE

ITALIANA

tre novelle del Goethe, che dimostrò quale ricco soggetto fosse per

l’arte

mestica.

Ma

la vita do-

l'Heyse

è un

maestro; è il maestro della novella breve tedesca. Egli la condusse un po’al modo discorsivo del Boccaccio. An-

che in essa, adunque, l’Italia soffiòilsuoalito. Un raggio di sole ita-

ia, dove,

volle elegger:

quella sua penna pronta, pron anche nei tardi anni della vecc cconto San Virgilio, e altri

ispirati da quelle acque, da quel cielo. V'in-

£ storie d'amore, come tante altre di soggetto italiano, e che esaminammo nell’aprile del 1910, quando il glorioso vegliardo 80 nni, € dai letterati d'Italia gli stazioni, alle qual ma lettera in nato a Berlino il 15 marzo 0 1830;

in cui sorse in Germania

una vera

anno

lettera-

sì bello che tura popolare. Da giovane er: lo chiama ano l’Apollo berlinese. Ebbe subito ia e la vita, Nel salotto letterario

dello storico dell’arte Kugler, gli fu presagita la gloria; e salì presto alla gloria.... dell’amore sp similiano

ando la figlia dell'amico. Il re M: II di Baviera, che amava vedersi

d’intorno i letterati

sull'esempio dei principi

italiani d'altri

volle il giovane Heyse

tempi,

ua Corte a Monaco (quella Mo il poeta doveva morire il 2 aprile); e g

segnò mille franchi all’annoycoi titolodi « poeta di Corte » e col solo cémpito di sedersi a tavola con Sua Maestà. Ma l’Heyse non era nato cortigiano, e dopo il 1859 continuò bensì ad

abitare Monaco, ma si liberò da ogni impe-

gno con la Corte reale. Fu detto che Paolo Heyse è il creatore della

novella tedesca. Per ripeterlo, bisogna dimenle novelle di Federico Schiller,

alto

concetto

morale

animate

e di

magna-

ra giustizia civile; bisogna dimenticare nientemeno l’aurea Guglielmo Meister

e al-

Ritentò d’esegui smalti limosini, adoperò abi mente il cesello; compose libretti e li musicò per

il teatrino di Bushey, pel quale dipinse delle scene con intenti d'innovatore. In Italia non espose molto : qualche cosa a Venezia, e specialmente anno, mandando un quadro ad olio e q _ Il necrologio della XXIV legislatura registra un'altra perdita, quella dell'ing. /#2/o Maganzini, gna, nel quale era stato eletto la prima scorso ottobre. gegnere molto considerato per le costruzioni he e ma Laur tosi a venti anni al Politecnico di Zurigo, conseguì un anno dopo la laurea

a quello di Milano.

marittimi. Dopo qua

otto anni

i

di opere di bonifica nelle provincie di Ferrara e di Mantova. Fu mandato dal Governo a compiere

Magdala,

la cui rap-

Germania.

I nuov

dell’ Heyse

rimangono

occupò di lavo

ssò ad occuparsi

molte importanti missioni all’ ‘estero e face quale rappresentante dell'I

internazionale del C.

/ubert

rattista

ed

von Herkommer, illustratore,

era

il famoso nato

a Waal,

pittore, in Ba-

viera, nel 1849, ma figura nella storia dell’arte (ed anche nella galleria degli autoritratti agli Uffizi in Firenze) come

pittore ing/ese. Infatti,

“Ho adoperato ROYAL

la natìa Baviera, aveva dieci anni,

per soli

sei mesi recandosi

VINOLIA

per anni.

Royal

SOAP

Vinolia

Soap. ]L Sapone"Royal Vinolia” dovrebbe sempre trovarsi sulla Toilette di ogni Signora, non soltanto per la sua assoluta purezza, ma anche per l'effetto purificante e calmante che ha

sulla pelle Royal Vinolia Soap è squisitamente profumato ed è veramente un sapone di valore eccezionale.

quando ab-

bandonò

VINOLIA

e dopo

un breve soggiorno in America, si stabilì in Inghilterra, prima a Southampton (da dove si allontanò

CO.

a studiare a Monaco di

Baviera con l'Ecter) e dove aprì scuola per lo studio del vero ed organizzò esposizioni d’arte locale;

poi a Londra, nel cuore di Chelsea, il « quartiere

latino » della grande metropoli. Seguìti i corsi del South Kensington, si dedicò alla illustrazione di libri e di giornali, ed alla pittura

all’acquarello, sten-

tando la vita. Ma un acquarello accettato

nel 1870

L'ultima riunione

esposta

all'Accademia

reale

nell’ Hertford, dove

fondò

anche

alla Galleria Dudley gli procurò notorietà e la collaborazione artistica nel Graphic; poi nel 1875 una

scuola

Desiderando provare l'articolo, e non potendolo

ottenere

dal v/- fornitore,

lo

spedite L. 2.25 al Vinolia Dep6t, Via V. Gioberti 3, Milano,

che

e lo riceverete franco di porto.

rese famoso. Si stabilì allora nel villaggio di Bushey,

portava il suo nome, e che egli dirigeva con spe-

ri

loroidoi lato: Sa to al pi do che un ingegnere possa toccare în Italia. Aveva 62 anni — È mortoa Sajadena, in California, il re d legno, Mayerhacuser, di origine tedesca. Nel 1 emigrò dall'Asia in America con lamadre e le sorelle, si occupò in una segheria e riuscì ad acquistarla. Intuì che la mala amministrazione delle foreste in America avrebbe prodotto entro brev tempo carestia di legname e comprò a poco prezzo grandi estensioni di bosco. Operando dapprima con dei soci, poi da solo, divenne ilmaggior propri di foreste dell’America. Si dice che era l'uomo pi ricco del mondo dopo Rockefeller. sidente del Co

sassone, che per molti ann

, tradusse anch'egli da molti, da

‘oppi nos poeti; ma l’Heyse lo supera nella sicura penetrazione dello spirito poetico dei nostri, e nell’eleganza. L'anima di Paolo Heyse fu consacrata al culto della bellezza: e popolò di visioni di bellezza la patria sua e un po’ anche la nostra, che lo onorò, gli volle un gran bene, e non lo dimenticherà. R. B. ==

Entrato

a far parte del Geni

poeti, dal Parini all’Alfieri, dal Foscolo al Monti, al Manzoni, Da ultimo, stava traducendo le commedie dei nostri Cinquecentisti. Fu aureo anello fra le due grandi letterature, fra le due grandi nazioni, conoscendo egli alla perfezione la lingua no‘a, nel duplice aspetto di lingua aulica e di lingua popolare. Tradusse anche dal Carducma tutto preso dalla genuina sublimità del 10 Goethe e del nostro Leopardi, lo ammirava poco, benchè pagano anche lui. Un giorno, l'Heyse andò a salutare il Carducci, e chi conobbe l’Heyse sa quanto egli fosse cortese. Il Carducci lo accolse male. Egli ne rise. Meravigliose le traduzioni dal Giusti e dal Belli. Un berlinese che traduce dal toscano e dal romanesco Per il Giusti, l'Heyse ebbe l’ajuto epistolare di Bernardino Zendrini; per il Belli ebbe quello delle chiose pubblicate dal Morandi. E tradusse anche il Pascarella, Lorenzo Stecchetti, Ada Negri.

Giulio Schanz,

in-

quale

e glie

e del. bulino.

Fu un traduttore-principe. Fece conoscere alla Germania molti nostri

HIEVIS'E.

un eremitaggio di fan

quafortista,

fetti della mezzatinta, dell’a quaforte

Anche i suoi drammi sono numer: Tutto un teatro: da Le Sa-

limpide perle. Creò e tradusse.

sul lago

Fu ottimo e fini

ventò anche un nuovo modo d ncisione col cercò di ottenere tutti gli aiuti, i vantaggi

scusso, e /y paradis

drammaturghi, i p' senti Sudermann e Hauptmann, naturalmente lo sorpassarono: ma certe poesie

nquilla;

al ritratto e celebri ti di Wagner e

deputato del collegio di Sant'Arcangelo di Roma-

le novelle in come UVrika, e il

presentazione fu proibita dalla protestante

e e amò di pa:

di Ruskin.

a dedicarsi che eseguì,

anche

bine, che fu premiato, alla Francesca da Rimini, alla Maria Moroni, alla Maria di

incero antico amico dell’Italia, ch'egli coa visitare nel 1849 e nel 1852, e che

poi a poco a poco

forma sua personale e caratteristica, trat-

tando ancora scene generistiche e storiche. Verso

il 1880 cominciò sono, tra quelli

acqueforti.

romanzo, come / figli del mondo (Die Kinder der Welt), molto di-

È scomp: o non soltanto il più agile, il più geniale il più fecondo degli scrittori tedeschi mode ni, ardente e delicato, innamorato della forza €della grazia ; è scomparso anche il più squisito traduttore dei poeti italiani,

trovò una

liano gi certo nella prosa tedesca dell’Hey-

se, che la rese però trasparente. Egli trattò

PAOLO

ciali criteri di libertà e di modernità. Nell'arte sua sentì da prima quella di Federico Walker, l'ini

ziatore del plenarismo inglese;


L'ILLUSTRAZIONE

| legno scolpito ha raggiunta tanta perfezione d'art

Le nostre incisioni Pasquali. La Settimana Santa a Roma. — Roma in questi giorni è più che mai affollata di forestieri che vengono in.Italia a godere iprimi tepori fica ili e ad assistere alle solenni funzioni che anno luogo nelle basiliche romane. Piene di mistero e di significato mistico sono le funzioni che hanno luogo nella penombra della catacomba di San Callisto, ove un gruppo di studiosi di archeologia componentiil Circolo San Casci lebrano vestiti come i primi cristiani; imponenti quelle che si celebrano in San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma. Anche il Ghetto degli Ebrei è în festa; là non si mangia che pane azimo nei giorni della settimana sant e lungo le vie tortuose e strette e negli spazi

dalle recenti

de-

molizioni, numerosi sono i venditori di pane azimo. Gran folla attira pure Santa Croce ove ha luogo la solenne processione: ed al venerdì santo vi si reca

costantemente

S.

A. la Regina

Margherita.

Lungo sarebbe descrivere le funzioni dei sepoleri,

dell’ordinazione dei numerosi sacerdoti novelli, della benedizione dei fonti battesimali, delle palme, dell'olio santo, ecc. A San Giovanni alla sera sì e:

guisce musica liturgica eccellente e chi non ricorda

la folla cosmopolita che riempie la basilica! Splendido poi trovarsi al Gianicolo

al sabato santo verso

le undici, quando tutte le campane di Roma sle-

gano i loro batacchi

e suonano a distesa contem-

poraneamente. Dalla città sale un'onda di suono che dice: alleluia Pace...

P. B.

Il Venerdì Santo a Siviglia. — Il venerdì santo, a Siviglia, ha luogo una processione celebre: quella dei pasos.

Gennaro

ITALIANA

Amato che visse lungo

tempo in Ispagna e ne conosce i costumi, l'anima e le caratteristiche, ci dà a pagina 348 un vivo disegno in cui è raffigurato il paso delle cigarreras.

la vecchiaia degli alberi scortecciati e lavorati dallo

LE BIBLIOTECHE MILANESI. A domandare ad un qualsiasi milanese: « Quante

segnate nella madera e ravvivate dalla policromia

biblioteche vi sono a Milano? » c'è da sentirsi rispondere, generalmente: due — Brera e l’Ambrosiana — e botf lì. Ed è già molto ottenere una risposta simile. Una guida delle Biblioteche milanesi che rispondesse

scalpello di Montanez e di Canio presta alla fisonomia dei volti, alla anatomia dei corpi una materia ammirabile: i m le ossa, le ferite, le rughe,

hanno una solidità carnale. Questo scolpito popolo Cristi, Giude Vergini, di Ladroni, è nato dalla mano degli artisti per vivere nella atmosfera luminosa dell'aprile andaluso, per gestire muto: ed impassibile sovra la folla, per ricevere dal moto al-

terno dei portatori anche una maggiore illusione di realtà. L'uniformità nera della gente che lì circonda, l'aspetto dei Cofrades che, avvolti nelle cappe o incappucciati, non hanno più espressione, non

hanno più voce, non hanno più volto, e si direbbero decollati, amplifica la drammaticità di quei tremendi

attori di legno che moltiplicano i gesti e

rolungano le braccia

della croce, con le loro om-

bre sulle pareti delle case. Il corteo sosta un momento: si vede in fondo alla calle de /as Sierpes il gran nodo dell'enorme biscia che si ritorce su sè

stessa e si gonfia. C'è una pausa nel camminare della folla, nel cantare dei razareros,

dei turiboli: il

nell’agitarsi

cielo s'abbruna, tutti i colori smar-

riscono, le cose hanno una durezza cruda che of. fende la vista: i s'alternano sullo sfondo di

un silenzio cupo e sepolcrale; ciullesca esce come una spada impietrato e intona

poi una voce fanbianca dal tumulto

alle biblioteche di una data città. È un bel volume in-8.° di pag. x111-583. L'hanno compilato gli uomini

più operosi e benemeriti

alla Madonna addolorata

« Detras del sepolero va la estrella mas reluciente sus ojos pareceu fueni Norando la Soledad». Rarr Cristo morto tra Nicodemo, Giovanni e la Maddalena, di Marco Palmezzano è

gli

che racchiude quella preziosa collezione d’arte.

del Circolo Filologico —

che ne deliberò la compilazione a solennizzare il roprio XL anno di vita. Questi benemeriti sono: il prof. Giovanni Bognetti, il conte dottor Alessandro Casati, iprof. Lodovico Barassi, Carlo Pascal,

Giovanni Seregni e Giuseppe Gallavresi, i quali

hanno

fatto, davvero, un

lavoro

interessante,

pre-

ciso, bene ordinato. Da esso si rileva che le Biblioteche a Milano non sono soltanto due: sono nien-

temeno che sessantasette — quelle pi

pubbliche, di Brera a

questi

dall'Ambrosiana alla Trivulziana, daquella quella del Museo del Risorgimento (in

ultimi tre anni

accresciutissima), da quella

Ci circolante a quella del Museo della dalla Biblioteca dell'Archivio di Stato a quella Circolo Filologico, ecc. Poi vi sono le Biblioteche! le Biblioteche Parrocchiali, poi una sequela di Biblioteche private minori, un discreto numero

li private;

drizzando il brivido delle note

il quadro di soggetto sacro che orna la prima pagina di questo numero pasquale. La crocifissione, la leposizione e resurrezione di- Cristo hannò ispirato migliaiae migliaia ditele edaffreschi'ai grandi maearmados, uomini vestiti carnevalescamente da legionari, armati. di lancia e di scudo, vengono in- stri del 400 e del 500, tra cui molti capolavori noti in nanzi, reggendo un grande labaro con le iniziali tutto il mondo, Ma vi sono altresì nelle gallerie comunali italiane gioielli d'arte quasi ignorati; tale è ladeimperiture S. P. O. R.; dietro, il paso délle sigaraie che rappresenta l'Addolorata (/2 Soledad), e poi i posizione del forlivese Marco Palmezzano (1492-1537) pasos delle altre Cofradias. Codesti pasos sono allievo di Melozzo da Forlì, che orna laPinacoteca cispettacolosi catafalchi recati a spalla: si direbbero vica di Vicenza. Di questa magnifica raccolta, v della città del Palladio, avremo. presto occasione scene di misteri medioevali immobilizzate per l'e di occuparci ampi poichè la Pinacoteca comternità, con un contorno di barocchismo veram ente riordinata verrà jpagnuolo che fa risaltare î gesti frenetici delle fi pletam perta solennemente il 26 aprile con un discorso di nudi michelangioleschi, le musculatur Corrado Ricci. Intanto siamo ione della i volti contraffatti dalla minac Pasqua di poter dare un saggio delle tele insigni dallo l corteo si ‘apre con un simbolo di romanità:

a tale domanda, non esisteva, sin qui. Ora c'è — e forse è la prima del genere in Italia, come guida

ancora.

e a cercare, anche

i se ne troveranno

Dunque — diciamolo con compiacenza — Milano ha ben più di duecento biblioteche, fra pubbli-

che e private; e per chi vuole studiare c'è

occuparsi e da scegliere. Il bel volume

dà notizie succose

accurate di tutte; vi sono messe

ben da

ed abbastanza

in rilievo le

rità, le serie più preziose di ciascuna

bibliotec:

ra-

sono ricordati i donatori più benemeriti; sono fornite le notizie di interesse storicoe di utilità pratica,

La singolare Guida sichiude con un saggio, in ben 160 pagine, di un elenco di Riviste ed altre pub-

blicazioni periodiche che si trovanò nelle Bibli teche Milanesi — elenco utilissimo. Pubblicazioni

come questa rappresentano — specialmente se di creazione

dua

‘a vera

fatica, essendone

l’organizzazione e la compila

sem-

volta creato il volume, non resta ch corrente, per averne pronta, ogni cinque,

un'edizione, che mostri il progresso — che

sarà sempre crescente — di quello che, i è il gran motore di ogni altra energia — il movi mento intellettuale, senza del quale il più intenso lavoro di produzione non può riuscire che empi

II miglior dentifricio


358

L'ILLUSTRAZIONE

BANCO

DI ROM

ITALI

SOCIETA ANONIMA - CAPITALE VERSATO Lire 200.000.000 Sede Sociale e Direzione Generale: ROMA.

Assemblea generale ordinaria degli azionisti del 31 marzo 1914. Il 31 marzo u. s. ebbe luogo l'Assemblea generale ordinaria del Banco di Roma. Erano presenti n. 170 azionisti rappresen-

dito, quindi una causa della debolezza generale dei mercati, Diciamo ciò in generale perchè rispetto al

Compiute le solite formalità, il signor £rnesto Pacelli, Presidente del Consiglio d'Amministrazione, ha letto la seguente relazione:

pure avendo preso larga parte alla emissione dei Buoni del Tesoro quinquennali, collocandoli nella nostra clientela, tuttavia i depositi fiduciari presso di noi che al 31 dicembre 1912

tanti n. 559,648 azioni.

Il movimento generale dei conti nell'anno 1913 è stato di L. 35,734,487,519.54. Tale movimento si suddivide come ap-

presso: Cason.

ii.

lc

ra

la

.

+.

Portafoglio Italia ed Estero .

Effetti all'incasso

.

.

.

Valori di proprietà e riporti

+ +

Deposi conto corrente eda risparmio . . |. . Corrispondenti e conti diversi .

9,121,587,77704.

5,020,652, 1330 633,833,821.45

2,503,089,831.18 1,318,519,493.90 7,136,804,171.77

L. 35,734,487,519.54 Il Bilancio che vi presentiamo chiude con un 13,147,686.50 utile netto di.i NRE IO dal quale prelevando, a norma dello statuto, il 5 per cento per il fondo di riserva ordinario in . 657,384,30 Residuano L.

—12,490,302,20

che vi proponiamo di ripartire come appresso: 3% al iglio di Amministrazione (fatta deduzione di L. 73,92211 avanzo utili AGII) e Let 37249140 Agli azionisti in ragione di L. 6 per azione. +. i+ +. 0 +4 3 è 13,000,000,— Alla Cassa di Previdenza pi Imgati . e. e ne 81,150.— A conto nuovo . . . . . . . . . 3666080 L. L'anno testè decorso

12,490,302.20

ha rappresentato così

nella politica come nella finanza un periodo

anzichè di azione intensa, piuttosto di assetto, di raccoglimento e di resa di conti. La pace fra i popoli Balcanici, dopo le aspre contese con l'Impero Ottomano e fra loro, ha prodotto nuovi aggruppamenti di interessi, nuovi spostamenti di correnti com-

merciali, la formazione del nuovo Stato di Albania, la determinazione di nuove sfere

d'influenza.

La definitiva conquista della Libia, da parte dell'Italia, ha imposto la organizzazione della Colonia, l'aumento del naviglio, lo studio primordiale della messa in valore delle terre, la preparazione di idonei provvedimenti legi slativi, la graduale attuazione di lavori ferro-

viari e portuali. Nel campo parallelo della finanza, abbiamo

avuto la ricerca affannosa di prestiti da parte della Turchia e degli Stati Balcanici per sal-

dare le gravi spese di guerra, da parte del nuovo Stato per costituirsi. Anche l’Italia, che ha mirabilmente sopperito alle spese della conquista, escogita opportuni

provvedimenti

per

controbilanciare

gli oneri dell'avvenire. L'impresa mise in piena luce il valore delle

nostre armi e la rinnovata forza della coscienza nazionale, Sarà feconda, ne siam certi, di sensibilissimi beneficii

nell’avvenire, ma pel mo-

mento costa anche essa qualche sacrifizio al Paese. Per tutte queste cause il mercato internazionale del denaro fu durante l’anno meno elastico e più impegnato. Con tutto ciò l’Italia non scarseggiò di circolante: il cambio non fu generalmente teso: ma l'assorbimento’ facilissimo dei Buoni del Tesoro da parte del

pubblico, se indicò la resistenza del risparmio nazionale, forse sottrasse qualche disponibilità alle industrie ed agli Istituti di Cre-

Una estensione di parecchi

ettari

fu con-

nostro Istituto abbiamo potuto constatare che,

cessa ad un colono veneto, il quale lavorò il terreno con aratri e sistemi europei, adoperando anche una seminatrice meccanica, per

ammontavano

quello europeo. Tali provvedimenti, e specialmente la correntezza e cortesia con cui furono trattati gli agricoltori indigeni, valsero al nostro Istituto la simpatia e la riconoscenza di costoro, i

a L. 157,860,293.99 erano saliti al 31 dicembre 1913 a L. 169,696,675.63 con L. 11,836,381.64 di aumento.

Signori Azionisti,

di esempio ed ammaestramento ai coltivatori indigeni

Ad ogni modo tuiti questi avvenimenti, sieno essi politici o finanziari, hanno per forza delle cose la loro ripercussione sugli Istituti di Credito e specialmente sul nostro che ha ormai la sua vita legata a tutti gli interessi del Mediterraneo. È perciò

nostro dovere

seguire

con

cura

assidua i bisogni e le aspirazioni dei nuovi ed ingranditi Stati dell'Oriente Europeo, dai quali abbiamo avuto lusinghiere ed insistenti richieste, e là, dove inostri interessi potranno coincidere coi nuovi bisogni, saremo pronti a portare l’opera nostra senza impazienze, con cosciente fermezza, e tenendo essenzialmente

di mira il vantaggio dell'Istituto e la costante italianità

delle

nostre

imprese.

(Molti ap-

plausi).

In Libia, come vi abbiamo altra volta annunciato, abbiamo continuato a liquidare tutte quelle aziende di carattere industriale e non bancario, che dovemmo, prima della occupazione, costituire all'unico scopo di far penetrare il nome del vostro Banco ed il capitale italiano tra quelle abbandonate popolazioni. Così fu nell'anno scorso ceduta alla Società

Sicilia la nostra linea di navigazione costiera e di congiungimento con Malta e con l'Egitto:

così fu apportato alla Società Elettrica Coloniale Italiana di Milano il macchinario dei nostri impianti termo-elettrici, e la relativa concessione; così affilammo il commercio delle spugne ad una Società costituita in massima parte con capitali italiani, e nella quale noi siamo largamente interessati e, tralasciando di parlare degli altri affari minori, abbiamo avviato trattative per la cessione del nostro Molino e del nostro Oleificio in Tripoli. Per contro abbiamo posto ogni cura a dare maggiore incremento alle nostre Sedi e Succursali della Libia, il cui lavoro di banca è in continuo e promettente progresso, riuscendo così di valido aiuto al commercio locale, anche dell'elemento arabo, che sempre più impara ad apprezzare i vantaggi del credito sotto la nuova

bandiera.

(Bere).

In ossequio ad un'ordinanza emanata da S. E. il Governatore generale Ameglio, che richiamava in vigore l'applicazione del Regio Decreto 6 settembre 1913 relativo alla coltivazione dei terreni compresi nella zona pro-

tetta intorno a Bengasi, il vostro Istituto provvide sollecitamente alla semina ad orzo di una estensione di circa Ettari 1200 di terreno di sua proprietà, col sistema della mezzadria indigena. Si ebbe cura di scegliere mezzadri indigeni che fossero realmente agricoltori di professione e che riuscissero graditi al Governo locale. Quel nostro Ufficio Fondiario sottopose all'approvazione delle locali Autorità, che aggradirono molto tale atto di deferenza, un elenco preventivo delle persone, dando la preferenza ai piccoli agricoltori veramente bisognosi ed evitando accuratamente dannose speculazioni, Si stipularono in tal modo n. 100 contratti di mezzadria con indigeni, fornendo loro l'orzo per la semina. Fu prescelto orzo del paese per avere un forte rendimento ed anche questa circostanza fu argomento di soddisfazione per i mezzadri indigeni. Altre notevoli estensioni di terreno furono concesse a mezzadri italiani, buoni lavoratori, onesti e capaci, la cui opera dovrà riuscire

modo

che si potrà stabilire un sicuro ed tti-

lissimo confronto

quali

fra il

hanno

finora

agli impegni

assunti.

sistema

indigeno e

esattamente

adempiuto

La stagione è stata molto propi alla campagna agricola ed i seminati sono in grande sviluppo e promettentissimi.

Secondo

le

più recenti notizie pervenuteci si spera colà un raccolto molto soddisfacente e tale da co-

stituire un giusto beneficio sia per i mezzadri

sia per il Banco. î qui sia permesso a noi, che l'occupazione della Libia giudicammo sempre un fatto non solo politico ma anche economico di suprema importanza pel nostro Paese, di confermare

che vi sono ragioni molteplici per raccogliere sull’avvenire della medesima la più grande fiducia. Siccome poi le critiche maggiori sono state rivolte alla Tripolitania, tutti riconoscendo che la Cirenaica rappresenta un grande valore produttivo, così ci sia consentito qual-

che breve accenno

riguardo

pure

importanti

vostro

si collegano

alla prima?'cui interes

Istituto.

Vogliamo parlare anzitutto. del probema fondamentale: quello dell'acqua, intorno al quale si svolgono svariate leggende. La povertà idrografica della Tripolitania è soltanto superficiale, non mancando là notevoli sorgenti di origine carsica come a Taur-

gha, Hissa ed altrove e tutte in grado di copiosa e durevole erogazione. Altre numerose

sorgenti inoltre vi si trovano prodotte dall’affioramento dello strato acquifero in mezzo alle dune, simili a quelle che alimeritano gli stagni di Ain Zara e di Tagiura. Vi sono da ultimo i pozzi forati che specialmente nel bacino

interdunico

sono

capaci

di generoso

rendimento e tale che intiere città, come Mi-

surata,

poterono sempre

con essi provvedefe

a tutti i loro bisogni. Il problema poggia quasi esclusivamente sulla disciplina di queste acque. Fa d’uopo curarne l’aumento, cosa possibile; procedere alla loro conservazione, cosa necessaria. Recentissimi' studi agrologici hanno con-

trollato tutto ciò che anche le Autorità

mi-

litari avevano avuto modo di ampiamente e sicuramente assodare lungo il periodo delle prime operazioni del nostro Corpo di spedizione. Non si deve scordare d'altra parte che non tutte le colture tripoline hanno bisogno d'irrigazione. Regioni intiere, quelle ad esempio di Zliten, di Homs, della Cefara Orientale vivono di coltura asciutta come e più specialmente le arboree nelle valli della zona montuosa. Anche quando, dobbiamo aggiungere, la su-

perficie tutta non potesse attivarsi a coltura intensiva, sarà facile utilizzare la terra, dedicandola all'allevamento del bestiame. Il presente valore di questo, nella Tripolitania, ascende a circa 100,000,000 di lire. La lana ne è assai pregevole ed è colla stessa che sono tessuti i celebri tappeti di Misurata.

Ben si palesa da queste rapide illustrazioni come il problema economico della Tripolitania, da qualsiasi punto di vista lo si voglia esaminare, dà motivo di compiacimento e di fondata speranza in un prossimo e fiorente progresso agricolo. Nè, come alcuni

|

to

credono, è "permessa la preoccupazione di futura concorrenza fra le produzioni tripoline e quelle del Mezzogiorno d'Italia. Brevi me considerazioni distruggeranno


L'ILLUSTRAZIONE

ogni dubbio

al riguardo.

L'agricoltura

ita-

liana, a simiglianza di quella dei paesi in via

di trasformazione manifatturiera, non è in adeguato rapporto coi bisogni del mercato interno.

A tutti

è noto

che

da

qualche

de-

cennio gradatamente aumenta l'acquisto delle merci agricole estere sia in forma di alimento,

sia in forma di materie prime. Non diversamente

ciò ebbe a verificarsi in Inghilterra ed

in Germania allorchè la somma degli intere:

economici cominciò ad aggrupparsi verso l’'industria, quando rese più fitta la popolazione e l’intensificazione dei consumi.

Identiche ragioni spingeranno di continuo l'Italia ad elevare l'acquisto di merci agricole all’estero. Mettendo in valore la Tripolitania e adottando adeguati sistemi di scambio noi potremo ottenere dalla Libia ciò che per lungo tempo ci procurammo e ci procuriamo ancora fuori dei nostri confini. La Tripolitania, per limitarci ai principali prodotti, potrà fornirci grani, bestiame, lane e pelli. Vi sarà facile apprezzare tale importazione, ricordando che noi compriamo annualmente oltre 400 milioni di lire di grano dalla Russia, dalla Ruma e dalla Repubblica Argentina; 60milioni di bestiame dall'Austria-Ungheria, dall'America del Sud e dalla Serbia; 50 milioni di lane dall'Australia € dal Plata; 70 milioni di pelli dalla Cina e dall'India. La sicurezza quindi di vendere le merci libiche in Italia, senza nocive concorrenze di sorta, saprà invaghire il capitale patrio ad investirsi in Tripolitania, ove potrà realizzare senza dubbio larga messe di profitti. Qualunque Istituto che si fosse posto su questa via, e il vostro, voi lo sapete, vi si è messo da parecchi anni prima di tutti, avrebbe oggi un vasto e proficuo campo di operosità, un onesto guadagno da realizzare, una missione economica da compiere. Le terre nostre senza bisogno di accaparramenti monopolistici, e di speculazioni ingorde, ma solo per naturale movimento di cose, vedranno moltiplicare il loro valore compensando giustamente anche per questo verso la ferma e ponderata audacia delle primissime e nol iniziative. (Benissimo ! La revisione di tutte le contabilità ed inventari delle nostre Filiali in Libia, dopo circa due anni di lavoro in mezzo ai combattenti, ha messo esattamente in evidenza l'ammontare e la natura dei danni arrecatici dalla guerra per i quali pende la domanda di risarcimento. Questa, come volle dichiarare alla Camera dei Deputati S. E. il Ministro del Tesoro, nella seduta del 6 corrente, trovasi da qualche mese presso la Regia Avvocatura Generale Erariale. Forti dei nostri diritti, fiduciosi ancora nell'equità del Governo, abbiamo ragione di ritenere che i legittimi risarcimenti richiesti saranno accordati. Vogliate in ogni modo esser certi che i vostri interessi saranno da noi virilmente tutelati. (Bere/) Il carattere delle nostre domande ci dispensa dal rispondere a tutte le calunniose inuazioni circa l’opera nostra in Libia prima, durante e dopo la guerra, calunniose insinuazioni che, dà qualunque ambiente esse artano, non varranno a limare di una linea, lo affermiamo con pura coscienza ed in modo solenne, le alte, inattaccabili benemerenze del vostro Istituto dinanzi alla Nazione. (Calorosi, prolungati applausi). Le cifre del Bilancio che vi presentiamo sono abbastanza eloquenti da non aver bisogno di molti commenti. Soltanto su due punti di esso desideriamo rendervi conto circa le variazioni di cifre in confronto con quelle dell’anno precedente. La voce Proprietà immobiliari figura per un importo alquanto aumentato. — Dovete ciò ascrivere ad alcuni nuovi acquisti per istallazioni di nostre filiali, ed alla scritturazione sotto questa voce delle nostre proprietà in Libia, che per il passato, non essendo ancora eseguite le pratiche per la voltura degli isti fatti, erano portate in un conto provvisorio fra i Debitori diversi. — Aggiungiamo che tali proprietà sono tutte notate in Bilancio al puro prezzo di acquisto sebbene oggi ne sia evidentemente aumentato il valore. (Bene!).

Invece gli Utili dell'anno decorso sono minori di quelli del precedente esercizio; e ci piace assicurarvi che ciò non va attribuito al

ITALIANA

minor rendimento delle operazioni bancarie; ma esclusivamente a fatti di indole transito-

ria quali: l’inoperosità della nostra Sede di Costantinopoli, la non produttività temporanea di alcuni conti riguardanti le nostre operazioni in Libia, e gli ammortamenti che abbiamo creduto effettuare onde epurare la nostra situazione patrimoniale. | Di conseguenza si è dovuto,ridurre, in piccola parte, quel dividendo che da parecchi anni vi era retribuito; ma siamo certi che apprezzerete questo nostro provvedimento come atto di buona e prudente amministrazione, destinato a consolidare maggiormente la compagine del vostro patrimonio.

L’andamento

delle nostre

Sedi

all'Estero

dimostra sempre più la costante progressività del loro sviluppo, fatta eccezione per la Sede

la quale, dopo

la forzata

stò pressochè inattiva, attendendo

di Costantinopoli

che ulte-

chiusura imposta dal Governo

Ottomano,

re-

riori determinazioni, non dipendenti solamente da noi, possano indurci alla ripresa energica degli affari oppure alla soppressione di questa nostra Filiale.

Vogliamo segnalarvi fra tutte le Sedi estere

359

per 12 anni aveva prestato con generale sodisfazione la sua opera indefessa e preziosa nell’Amministrazione dell'Istituto, per ragioni imperiose di salute, dovette rassegnare le proprie dimissioni del gravoso incarico che aveva così bene disimpegnato per lungo periodo. Il Consiglio d'Amministrazione, in unione al Collegio dei Sindaci, in seduta del 4 luglio 1913, lo nominò gli Azionisti

raggiunto una tale importanza da consigliarci,

per decoro

dell'Istituto

uppo dei

vari

e per

maggior svi-

servizi, di costruire in Ales-

sandria una Sede propria in località centralissima presso gli altri principali Istituti di Credito. La posa della prima pietra di questo nuovo

edificio, il 2 dicembre dell'anno scorso, fu resa più auspicata e solenne dall’augusto intervento di S. A. R. il Duca degli Abruzzi che presiedette alla cerimonia, nonchè dalla presenza del rappresentante

di S, A. il Khe-

divè e di tutte le Autorità locali di quel grande paese. In quella circostanza avemmo il piacere di constatare come il nostro Istituto goda la simpatia generale di ogni classe di quelle laboriose popolazioni.

La nostra Sede di Barcellona, con le sue dipendenze di Tarragona e di Monblanch, ha visto realizzarsi le previsioni di progresso che facemmo nella relazione dello scorso anno. La crisi generale del mercato monetario cui la Spagna si era sottratta fino al 1912, venne a pesare nel decorso anno anche su

questo paese. Ciò nonostante le nostre

Filiali consegui-

rono un confortante progressivo incremento

in tutte le loro operazioni e nei vari serv

fra i quali segnaliamo quello del Portafoglio, che pel quantitativo degli effetti ricevuti allo sconto è indice sicuro. del contatto tenuto dalle nostre Filiali Spagnole col mercato del

Paese in cui funzionano e prosperano. Nel primo anno di Esercizio (1910) dette Filiali ammisero allo sconto 45,000 effetti; salivano a 109,000 e nel 1913 furono in numero di 247,184 per un complessivo ammontare di oltre 160,000,000 di Pesetas. nel 1912 gli effetti scontati

Ciò vi dimostri come, rendendosi sempre più benemerito del ceto commerciale della regione Catalana, la più importante della Spagna pei suoi commerci e per le sue industrie, il nostro Banco ha preso uno dei primi posti sul mercato finanziario di quella laboriosa regione fra le generali simpatie.

E poichè è ovvio che dalle simpatie susc tate da buone relazioni di affari, fomentate da comuni interessi, nascono desiderî ed opportunità di buone relazioni politiche, il nostro Istituto potrà aggiungere ad uguali successi conseguiti in altri paesi, anche questo; essere stato cioè un primo araldo delle ami chevoli relazioni fra Italia e Spagna oggi notevolmente ravvivate e che porteranno certo ad un più stretto ravvicinamento fra le due Nazioni, più che amiche, sorelle. (Berzissim0o/)

Le nostre Filiali italiane, delle quali vi abbiamo altra volta parlato, continuarono regolarmente il loro normale progresso. Isti-

tuimmo nell’anno decorso la Succursale di Fabriano in una zona dove lo sviluppo delle industrie s'accoppia alle naturali ricchezze

dell’agricoltura.

Nello scorso anno il nostro Direttore Generale commendatore Enrico Jacomoni, che

di Ammi-

perchè voi possiate, se così cre-

derete, ratificarne la nomina, (App/ausi.) Nella stessa seduta consigliare fu, a termini dell'Art. 12 dello Statuto, nominato un Comitato Direttivo scelto nel seno del Consiglio, aggregandovi il Segretario Generale, cav. Renato Angelici, già Direttore della nostra Sede di Genova. Abbiamo avuto recentemente la sventura di perdere il nostro Sindaco comm. Mario Bonelli, che con zelo e coscienza, aveva per molti anni disimpegnato il delicato ufficio. Vada alla sua memoria, l’espressione del nostro sincero rimpianto.

che, come dettovi, sono in continuo progresso,

quelle di Egitto che hanno non solo brillantemente ripresa la grande attività ed i molteplici rapporti con la clientela indigena, rapporti che furono bruscamente interrotti al tempo della guerra Italo-Turca, ma hanno

Consigliere

nistrazione fino alla presente Assemblea de-

Signori Azionisti,

L'espansione dell'Istituto che, confortati dal vostro consentimento, abbiamo pros guita e proseguiremo sempre quando vi ravvisi un alto interesse nazionale ed economico, ha reso necessariamente numerosa la falange dei funzionari applicati alle molteplici mansioni del Banco. Non si tratta più della ristretta famigli di un tempo; ma di una vasta s ra di va-

lorosi uomini che tutta la loro operosità prodigano a vantaggio dell’ Istituto. 11 Consiglio di Amministrazione, resosi conto delle maggiori esigenza della vita, ha già proceduto ad alcuni miglioramenti ed|è in procinto di promulgare

un

regolamento or-

ganico che, meglio definendo le attribuzioni e le promozioni, metta in grado ciascuno di prevedere l'avvenire che a seconda del proprio valore gli è riservato. (Bere/) Se ciò porterà qualche aggravio di spesa, ci metterà

anche

simo rendimento

in grado di ottenere il mas-

dall'opera

di ognuno,

che

esigeremo sempre più assidua ed efficace, L’Esercizio 1914, che già è iniziato in modo promettente, si presenta, secondo le nostre previsioni, un Esercizio di piena attività e di ripresa generale negli affari industriali e commerciali, che nel biennio precedente eb-

bero i disagi l'Europa. Non

della

crediamo

situazione ‘politica

essere

lungi dal vero,

del-

pro-

nosticando che i beneficii della pace e delsetto generale delle più gravi questioni che hanno agitato gli animi, si rispecchino sui risultati futuri dell'opera nostra, la quale ebbe sempre a sua guida una sola ambizione, quella di difendere strenuamente gl’interessi

vostri

e concorrere,

ovunque

ha

Sedi il vostro Istituto, alla progressiva ed efficace affermazione del nome d'Italia. (Applausi generali e prolungati.) . L’avv. Augusto Tonielli legge poscia la relazione dei Sindaci, che conclude così: « Nelle verifiche eseguite abbiamo trovato in perfetta regola le Casse, i Titoli e gli altri © Valori, e tenuti con regolarità ed esattezza i Libri richiesti dalla legge e le altre scritture

interne.

L’opera ininterrottamente solerte del vo-

stro Consiglio si appalesa dalla stessa relazione che esso vi presenta sull'andamento dell'Istituto e alla. quale noi ci associamo

con perfetta cognizione di causa, avendo seguìto lo svolgergi degli affari con l’assistere a tutte le adunanze del vostro Consiglio stesso ».

*

L'assemblea, dopo ampia ed esauriente discussione,

approvò

unanime

il bilancio e le

proposte del Consiglio, confermando rica gli amministratori

uscenti

in ca-

per turno, e

il collegio dei sindaci. —r_rT___PT___i Chiedete il GENUINO

NATURALE

SALE

deo SPRUDEL

CARLSBAD Md

ai

se volete evitare falsificazioni e.Irodi.


L'ILLUSTR

AZIONE

ITALIANA

Rivista

L'ombra

di

Don

Giovanni Moschino.

di Franco ALeano ed ErtoR Fu due anni or sono,

in una

di co-

casa

muni amici accorsi ad ascoltar un poema di Ettore Moschino intorno a Don Gio-

vanni Manara, che Franco Alfano, decise di musicare l'Ombra di don Giovanni allora intitolato // Démone. Il giovine musicista era allora in un periodo di tormentosa incertez: il Principe Zilah non aveva avuto l’esito br

lante della prima sua opera, Resurrezione ; libretto che egli aveva dovuto accettare per esinon aveva fornito che scarsa materia per la sua vena ed egli intendeva

genze editoriali

affrontare la terza prova

riservandosi

la più

ampia libertà nella scelta dell'argomento. Egli i

i ascoltatori più attenti del Dérzore ;

gelo e

que lo sfondo selvaggio della Corsica lo sedusse la figura ambigua, tra l’an-

demonio, del cavaliere di Siviglia e trovò interess; ante lo svolgimento drammatic imaginato dal Moschino. Poeta e musicista si affiatarono; dalla discussione passarono al-

l'a

; fecero insieme un viaggio

in Corsica

Dèmone si trasmutò in quell'Ombra di Giovanni che il pubblico della Scala fu

don

chiamato a giudicare giovedì scors L'opera era attesa dai molti am

matori del maestro con la più viva simpatia,

con trepida e giustificata speranza di una brillante vittoria, Perchè Franco Alfano è, tra

i musicisti della giovine scuola, uno dei più colti, dei più geniali e anche dei più simpatici. Napoletano di nascita, egli ha temprato il suo fervido temperamento meridionale agli studi severi della dotta e grave Germania;

poi. da Lipsia

passò a Parigi

alcuni anni in contatto

con

ove

i più aud:

vatori del neo-impressionismo frances tedeschi

e dei france:

imilò le qualità mi-

gliori pur rimanendo italianissimo nell’ai La

sua conversazione

delle più br ove egli ha pri rosissimi

come la sua

am

Ma mi accorgo che vado parl

ndo

cultura è

dell’au-

tore più che dell'opera. Non vi nascondo infatti che mi tornerebbe più gradito riferirvi

una interessante e recente conversa: soggetto musicale col maestro, che rendervi

conto dell'esito dell'Orzbra di don Giovanni. Franco Alfano non cercava il successo di pubblico; dati i suoi precedenti non gli sarebbe

stato difficile di preparare un melodramma

ricco di tutti quegli elementi ed ingredienti

che conducono al successo a colpo sicuro.

Ma egli ha preferito dare battaglia, ed ha fatto suo quello che fu il primissimo motto di Gabriele d'Annunzio: 0 rinnovarsi 0 morire.

Nel melodramma più che in ogni altra forma

d’arte, un rinnovamento

sembra

necessario;

lo intuiscono i musicisti giunti ormai a grande

fama quali sono il Puccini ed il Mascagni; lo sentono più imperiosamente i giovani im-

pazienti di uscire dalle vecchie

fano è un saggio dei più singolari e anche

dei più sconcertanti. Se mi chiedeste quali delle nuove correnti che vengono dalla Germania e dalla Francia egli ha seguìto, non saprei rispondervi; forse nessuna, forse tutte,

Certo L'ombra di Don Giovanni non somiglia a nessuna delle opere straniere che. abi ntito recentemente in Italia, e tanto meno forme

si avvicina all'opera italiana nelle sue tradizionali. Franco Alfano è dunque

riuscito a esprimere una personalità propria, a creare un’opera d’arte, sia pure bizzarra

ma prettamente nuova ed originale? Sarei felice di poterlo affermare, ma sono persuaso che l’autore stesso non è convinto di avere risolto con la sua opera quella crisi in cui si dibattono i moderni compositori. L'ombra di Don Giovanni è ancoratallo stato d’'intenzione, vale_a dire in|uno stato un poco informe; vi si nota il tentativo di liberare il discorso musicale,j tanto ; nella /parte vocale che orchestrale, dalla maniera consueta ;inon

è più l’operista che adatta la musica alle parole ed alle situazioni, ma musica e parole, situazioni, ambiente e stati d'animo tendono a formare un organismo unico e complesso. Iniziatori di questa

riforma,

Atto Il. — La trasfigurazione di Don Giovanni (disegno di L. Bompard)

formule, tor-

mentati dal desiderio di fare ‘del nuovo a tutti i costi. Di questa incertezza e di questo tormento l’opera novissima del maestro Al-

con mezzi di

vergenti,

Debussy

ono lo Strauss in Germa e il in Francia. Franco Alfano ha attinto

da entrambi imaestri

senza peraltro imitarli,

cercando di assimilare le due tendenze opposte, e in questo tentativo audace e lodevole ha messo tutto il fervore del suo ingegno, tutta la sua perizia di sinfonista e la

sua ben nota abilità di orchestratore sapien-

ssimo. Ma queste qualità molto apprezzate dai musicisti e dai competenti non bastano per impadronirsi del pubblico; ho detto in principio che Franco Alfano non cercava il successo popolare; per cui le accoglienze alquanto incerte che il pubblico della Scala ha fatto alla sua opera non debbono averlo sorpreso. Accoglienze incerte, ma deferenti e rispettose; più

d'una

volta

anzi, alle

il coro interno

al suo t'altro

nella

battaglia Franco

Alfano

nome, sono, dopo questa prova, tutche spente. Rimane in dubbio se la

trada ch'egli ha i pareri n materia sono così disparati tra gli stes

musicisti che non è possibile esprimere un

Unanime invece sono le lodi per la splendida esecuzione dell’opera alla Scala. Grande onore si fece il tenore Di Giovanni; l’ammirato interprete del Parsifa/ ha dato un

altro saggio della sua magnifica voce e del suo singolare talento, e non meno applaudita fu la signora Poli-Randaccio che superò bravamente volata.

le difficoltà di

una

tessitura indiaGuido.

pagine più

forti ed impressionanti dello spartito, quali

sono

Comunque,

non ha perduta nessuna delle sue penne maestre; e le speranze che sono accese intorno

e il magnifico

racconto

Il Monumento/del Granduca Nicola II a Pie-

troburgo, opera grandiosa di Pietro Canonica,

del primo atto, e il suggestivo finale del secondo, il pubblico}{fu scosso e ;soggiogat se l’autore avesse concesso una tregua al suo tormento,}moderando {i movimenti spasmo-

che i nostri lettori hanno ammirato nel numero del 1.° marzo, non venne fuso dallo scultore, come

dici quasi

Data la grande importanza del lavoro, opera più unica che rara, giacchè iquattro bassorilievi furono fusi in un pezzo solo, la rettifica ci è parsa doverosa,

ossessionanti

delle voci

chestra, la serata sarebbe finita auspi

e dell’or-

sotto migliori

erroneamente era detto nell'articolo che accompagnava le incisioni, ma dalla fonderia artistica care Menzio di Torino.

Amil-


—1WWI O_____reer__—

__—r_______—_____ L'ILLUSTRAZIONE

les

I. Galera lo condusse a casa, tenendolo sottobraccio e parlandogli con mille precauzioni. Nell'aria fresca della notte gli era sbollita

l'ira e camminava tetro, curvo, accasciato come un povero vecchio. — Hai sentito, Galera? E tu lo sai cos' ho fatto per quella figlia! — Lo so, lo so, Leonardo.... Ma non ci badate! Sono malignità che inventa quella faccia di spia. — Lo rovino, sai, quel ragazzo... — Farete bene. Così parlando eran giunti sul portone della sua casa, — Di’, Galera, se avessi bisogno di te, ci posso contare? — Diavolo! Passadonato lo fissò con gli occhi malvagi. — Anche per un brutto colpo? — Ma sì! — Grazie. Mise la chiave nella toppa e scomparve nel buio,

Antonella, ch'era desta, l'udì salire; stava seduta sul letto; si cacciò sotto le coltri e chiuse gli occhi. L’intese appendere il soprabito nel vestibolo, e Orazio svegliarsi battendo le penne, poi dire: Buona

notte, papà.

La sua camera non era. lontana da quella del padre, anzi non v'era di mezzo che il salottino

turco.

Suo padre era un uomo abitudinario: tutte le sere, tornando a casa, per prima cosa riempiva d'acqua il beverino del pappagallo, che con cento moine e ringraziamenti gli augurava_la buona notte; di lì se n'andava in cucinaSper versarsi un calice di vino rosso che portava in camera e si tracannava nello spogliarsi affinchè gli conciliasse un buon sonno, Poi, con un candeliere in mano, soc-

chiudeva cautamente l’uscio della camera di

sua figlia, guardava se dormisse in pace, andava talvolta sin presso il letto per vederla meglio, le mandava un bacio, e se ne tornava

contento. camera,

Entrato quindi

nella sua

propria

con un gran mazzo di chiavi apriva

la cassa forte confitta nel muro a destra del gran

letto

matrimoniale,

e cioè

da quella

parte ove, sino ‘a quindici anni addietro, aveva dormito

la sua defunta moglie.

Di costei c'era un vecchio ritratto cornice

d'ebano

più grande

sul

in una

comodino;

cornice

in una

un

ritratto

di velluto, sul

canterano, un quadro a carboncino dentro una cornice di legno dorato, nella parete sopra il canterano. Disserrava egli dunque la cassa forte, se-

deva in camicia su l'orlo del letto ch'era stato

quello della sua defunta consorte, e aperto il voluminoso portafogli, con minuzia faceva i

conti della giornata, prendeva nota dei guadagni

e delle spese

dormir

qualche

in un vecchio

riponeva le cambiali che avessero sonno,

collocava

registro,

nel

diritto a

porta-

fogli quelle che gli servissero per il domani, e centellinato il vino e rinserrata la cassa forte, faceva il giro della camera strascicando le pantofole, nascondeva sotto il materasso il portafogli enorme, softiava su la candela,

si cacciava sotto le coltri, dormiva.

Era un usuraio, dava il denaro a strozzo, faceva lucri esosi contro la gente ricca, eppure nello spegnere il lume si sèntiva quasi un onest'uomo e dormiva con il cuore in pace, perchè di là v'era quella sua bella figliuola felicemente addormentata, che per lui

voleva dire l’intero mondo, che gli teneva il suo cuor violento con due piccole mani di velluto. Da quindici anni era vedovo e non s'era voluto

361

LA FIGLIA DI FASSADONATO.\( ] «a GUIDO——eome DA VERONA

(Continuazione, vedi numero precedente)

—

ITALIANA

rimaritare

per non darle

una

matri-

gna; se l’era trovata fra le braccia che aveva

ott'anni appena e pareva un bocciolo tanto era bella, un passerino tanto cinguettava. Quest'uomo, avvezzo a trattare o con signori

Proprietà letteraria. — Copyright by Fratelli Treves, April 12th, 19Î4.

altezzosi chelo tenevan in dispregio, o con gente ambigua dalla quale gli era mestieri difendersi, privo d'amici perchè l’usuraio non può averne alcuno, senz’altro amore che quello del suo lucro poichè non è possibile amare intensamente due cose, trovatosi con quella cola creatura nella sua casa vuota, cominciò a rifugiare in lei tutta la parte calda e viva de' suoi sentimenti, che non si era nè sciupata nè dispersa nella sua vita brutale. E quest'uomo che non si ricordava d'aver

—

Voialtri sieteJun mucchio

|

di tangheri!

— aveva risposto Passadonato. — Il tenente

Gilli non ha il becco di un centesimo, e lo so; ma spende in ogni modo trenta o qua-

rantamila lire all'anno, perchè, state a sentire: gioca tutte le notti, e non avendo nulla da perdere, per forza è costretto a guadagnare; nei concorsi ippici tutti i grossi premî

se li porta via lui; quando monta in corsa,

—

e monta

come

un

Dio, —

se

arriva,

un

moglie per poco più d'una domestica, gli uor tutti per poco meno che altrettanti usurai, cominciò ad amare questa sua bam-

tanto sui premî se lo prende lui.... C'è da comperare o da vendere un cavallo? è il tenente Gilli che mandano a chiamare; c'è una corsa combinata? è il tenente Gilli che lo c'è una buona firma che cerca denaro? è il tenente Gilli che mettono di mezzo; c'è un

vera della vita, lo scopo de' suoi guadagni, l'assoluzione della sua coscienza. Quand'ella aveva una piccola tosse la spogliava con le sue mani, la metteva. in letto, la copriva sino al mento, le raccontava storielle per farla star quieta, fabbricava balocchi o faceva salti per la camera, perchè la

vi dica una cosa la quale taglia la testa al toro? Glieli do per tre ragioni: la prima che mi è simpatico, e dovessi anche perderli non me ne importerebbe un fico; la seconda che a me conviene darglieli quanto a lui di far-

avuto

una

famiglia, che aveva considerata

la

binella d'un amore appassionato e geloso, cosicchè il pensare a lei gli pareva la ragione

bambina

ridesse.

Intanto mandava intorno mare tre o quattro me-

si e de' più illustri della perchè gliela curassero come si cura la d'un duca. Non credeva nè in Dio nè nel diavolo, ma quando sua figlia era malata gli capitava persino di andare a messa. Così Antonella era cresciuta capricciosa come una scimmietta, viziata come una marchesina, impetuosa come una figlia del popolo. Egli voleva per ambizione che si vestisse dalle sarte migliori; le metteva indosso certi gioielli che non erano adatti per lei, e quest'uomo, il quale sapeva malamente stendere una lettera d'affari, aveva preteso che sua figlia suonasse il cembalo, parlasse francese, dipingesse ad acquarello certi fiori mostruosi ch'egli teneva ‘in maggior conto che un quadro del Tiziano. Quando, i giorni di festa, uscivano a passeggio insieme, o nelle serate di gala stava con lei nella platea d'un teatro, non v'era moscardino che si pavoneggiasse della sua dama quanto Passadonato si pavoneggiava di lei. Ormai s'era fatto ricChissimo, aveva investito il suo denaro in solide aziende, possedeva una villa in campagna con parecchi ettari di terra ubertosa; fosse stato solo, avrebbe rinunziato volentieri a' suoi pericolosi traffici ed avrebbe forse intrapreso a scialacquare allegramente quel denaro che gli era mancato in gioventù. Ma per far lei più ricca e più felice la sua rapacità non conosceva limiti; voleva che avesse una dote da ereditiera, voleva sposarla con un galantuomo anzitutto, ma che non fosse già un ignorante com’egli era, nè appartenesse in alcun modo alla sua trista specie. Quand’ecco, frammezzo a tanti sogni, gli era capitata la notizia che sua figlia faceva l’amore con un tenentino di cavalleria. E chi poi? Quello spiantato scavezzacollo del tenente Rainiero Gilli, un bellimbusto piemontese che cavalcava con un coraggio da buttero, che faceva la speculazione di montare in corsa o nei concorsi ippici i puri sangue dei suoi colleghi: uno sfacciato ch'era in debiti perfino col suo sergente, ma ricevuto nelle case patrizie, ricercato nei balli e nelle feste mondane, perchè certe nobili dame avevano riconosciuto che infatti era un ottimo cavalcatore. Menava di sciabola come Bergeracche; abitava un quartierino intestato ad una sua vecchia zia perchè l’usciere non potesse nemmeno sequestrargli quelle quattro carcasse di mobili, quel suo lettuccio d’ottone

giallo dove si perdevano tante forcelle di tartaruga. E tuttavia Leopardo, l’infallibile Leopardo, non aveva esitato a dargli migliaia e migliaia

di lire sopra una semplice cambiale.... Oh, come avevano riso quei cani mastini del Caffè Maiocchi, la prima volta che Passadonato aveva

mostrato

loro

una

cambiale con la fir-

ma del tenente Gilli! Avevano riso a crepapelle, dileggiando quella vecchia volpe che si vantava di non avere fatto mai un cattivo affare.

duello grave? è il tenente Gilli che chiamano

per padrino.... Insomma,

ragazzi, volete che

seli dare; la terza che a me li paga, mentre non li pagherebbe a voi, che siete un mucchio di tangheri

E così era difatti avvenuto nel corso di tre o quattr'anni, finchè il debito del tenente Gilli era salito a sedicimila franchi, e s'era messa di mezzo Antonella per sconvolgere

ogni cosa. Quella ra, Passadonato, nell’aprir mente l’uscio della camera di sua figl

cauta-

un candeliere in mano, ripensava per l’appunto

a

stezza

posato su l’anima vecchia; e stando

pensava

questo cumulo

lontanamente,

di circostanze.

con

un senso

Le di tri-

fermo su la soglia tra l’uscio e lo stipite, sollevava quasi con fatica il lume vacillante per rischiarare da lontano il letto nel quale dormiva sua figlia e vederne la bella forma distesa, drappeggiata sotto la coltre, con la faccia contro il muro, le ginocchi

mente piegate, i bei capelli neri:


362

L'ILLUSTRAZIONE

vadevano il guanciale, un braccio fuori dal lenzuolo nella camicia merlettata.

La guardava, e pensava che non era più la

sua figlia piccina, la sua damigella che gli dava tanto orgoglio, ma una povera donna già offesa,

che domani soffrirebbe, domani piangerebbe, ingannata e abbandonata da un uomo senza rimorsi... Tutto l'amor suo di padre non era bastato a salvarla da quella fatalità: un giovinastro l'aveva presa per farsene un balocco, ed ora in verità, com'ella stessa gli aveva detto più volte, non. rimarrebbe che la figlia di Leo-

pardo, la figlia vilissima d’un usuraio. Ecco: la vita lo frustava nel viso, gli frustava il cuore, povero vecchio padre, che da quindici anni non viveva se non per lei! Alzava il lume per contemplarla meglio e vedeva su

la parete chiara l'ombra del suo corpo gia-

catenella;

intese il pendolo

ronzanti, come

se avesse

ITALIANA battere

tre colpi

dentro il tasto lo-

goro d'una spinetta; ma non udiva quel rus-

sare di suo padre che per solito non tardava mai quando si fosse coricato. Allora piano piano scivolò fuor dal letto, aperse con infinita prudenza l’uscio del sa-

lottino turco, e strisciò sul tappeto fin presso la camera del padre; mise l'orecchio allo spiraglio mentre il cuore le batteva, ed ascoltò. Si udiva solamente un interrotto ansito simile piuttosto alla respirazione d'un uomo che si assopisca e si ridesti continuamente tra la stanchezza fisica e l'inquietudine de’ suoi pensieri.

Vera

presso

l’uscio

una

poltrona,

e

trovatala, vi si accoccolò. Teneva le mani su le ginocchia, batteva un poco i denti quantunque non avesse freddo; guardava nel buio con gli occhi sbarrati e le pareva di vedere ad uno ad uno tutti gli oggetti ch'erano in

cente: non era più la sua bella bambina, la sua damigella capricciosa e fiera; gliel’ave-

quella

quasi di gelosia si frammischiava nel suo paterno dolore. — Povera, povera Tona! — mormorò; e

mai quanti anni. I fiocchetti e i cordoncini della poltrona le molestavano le caviglie; cominciò ad accorgersi d'un freddo sottile che

vano

baciata, corrotta, sciupata.... un senso

gli venne un singhiozzo al sommo della gola, due lacrime gli caddero dalle palpebre e gli

bruciarono gli occhi, perchè

forse Passado-

stanza,

persino

le quattro

penne

di

pavone infisse dietro il pendolo da chissà

le spirava intorno, e si ristrinse nella camicia con un brivido nervoso. Ogni tanto

dei cardini rugginosi ; carponi, ella passò dentro il capo, le spalle, i fianchi; l’uscio le imprigionò le gambe contro lo stipite, ma pian no, con

infinite soste, riuscì a svincolarle

modo che la porta si rinchiuse. Carponi, si trovò nel buio a due passi dal letto nel quale il padre russava: carponi, con un labbro serrato tra i denti, strisciò fin sopra lo scendiletto, e in quel momento le venne la paura insensata di dover mettersi a tossire. Suo padre dormiva su l’altro fianco, ma se avesse allungata in fuori una mano l’avrebbe messa tra i suoi capelli, e questi ca-

pelli appunto le cadevan su gli occhi, su la bocca, sul collo, pesavano,

solleticavano,

le

toglievan il respiro. Alzò la mano per insinuarla tra l'elastico e il materasso: v'era

sopra il lenzuolo, ma se n'accorse e finì con

trovare quella ripiegatura che cercava. Lenta lenta fece scorrere la mano in su verso il

capo del letto, finchè le avvenne d'intoppare

nel portafogli, e serratone l'angolo fra due dita, cominciò a trarlo fuori senza produrre alcuna scossa finchè, libero dalla strett gonfiò nella a mano. Allor lo prese tra i denti e carponi tornò all’uscio. Con la medesima cautela

rifece la strada, poi giunta nella

piegava su l’uscio per udir meglio se il dre si fosse addormentato e finalmente s’accorse che dormiva, ma d'un sonno ancor

a camera, palpitando accese il lume. Adesso il cuore le batteva più veloce che mai; sul dine di checchessia.

logio a pendolo nel salottino turco, ed ogni

rio d’attendere qualche tempo ancora. Cauta, ritornò nella sua camera ed a tastoni prese uno scialle, poi accese un fiammifero per guardar l'ora. Il suo minuscolo orologino da braccio s'era fermato all'una, ma ella si risovvenne allora che poco innanzi la pendola aveva suonato le tre. Nel barlume del fiammifero che si spegneva tra le sue dita, ebbe tempo di guardarsi nello specchio, poi s'incrociò lo sciallino sul petto, fece coi due lembi un nodo su la schiena, e tornata presso l’uscio intese che suo padre dormiva fortemente.

tanto lo scricchiolìo dei mobili, che pareva si spezzassero in due tanto crepitavan forte. Intese il pappagallo Orazio andare su e giù per la scaletta a chiocciola, trascinando la

provò a sospinger l’uscio in modo che non desse il minimo stridore. La porta s'apriva con un lene scricchiolìo

nato non aveva pianto mai. Rinchiuso l’uscio, piano, per non destarla, e traversato il salottino turco, andò ad aprire la cassa forte. Ma ella, che non dormiva, udì quel sinhiozzo ed impetuosamente, nel suo cuore di figlia che l’amava, ebbe voglia di balzar fuori

dal letto, di corrergli appresso e buttargli le braccia al collo; anche a lei saliron due lacrime negli occhi.... ma era la figlia di P: sadonato, non doveva piangere: le ricacciò. Intese il padre chiudere la cassa forte, ciabattare con le sue vecchie pantofole, deporre il calice sul tavolino, coricarsi. Attese di udirlo russare; ma non udiva che il tic-tac dell’oro-

ALDA

leggero ed inquieto, sicchè le parve necessa-

Allora, inginocchiatasi e pur tremando, si

letto aperse quel voluminoso portafogli, badando a non scomporre in alcun modo l’ornaro in una tasca,

V'era denaro, molto de-

e nemmeno

lo guardò : nel-

l'altra v'eran carte ripiegate,

unte, piene d’an-

notazioni, poi foglietti, listini,

lettere, cedole,

carta bollata. In un’altra tasca trovò il suo proprio ritrattino, ch'era in mezzo ad un pacchetto di francobolli e di marche da bollo, nell'ultima infine v’erano le cambiali: cinque o sei ben piegate, in ordine. Non ebbe che aprirle in fretta per riconoscer subito dalla calligrafia quelle di Rainiero; le trasse fuori

dal mazzo, le cacciò sotto ilcuscino, richiuse il portafogli, spense il lume: tornò cauta e veloce dietro l’uscio del padre.... il padre dormiva. E carponi

rifece

in pochi

secondi

quello

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L’ILLUSTRAZION

che aveva già fatto prima. Quando fu di ri-|mio domicili

ITALIANA

363

Per il Centenario di Gaspare Gozzi.

Raniero Gilli di Montefal-

torno ed ebbe riaccesa la lampadina, s'ac- | core ». corse per prima cosa che i suoi palmi e la Prese una scatola di fiammiferi, ed entrata

sua camicia s'eran anneriti merse

le mani

dentro

pra un catino, aprendo il rubinetto dell’acqua

asciu- |corrente

gatasi”ben bene,"cambiò SONS di camicia. Poi, Sa eo ei i

ul

letto,

e n'era. una di”seimila',,

Curioso!... Il Centenario della nascita di Gaspare

di' polvere; im- | nella stanza da bagno, le bruciò insieme so- |Gozzi, che passa per il santo padre del giornalismo

la catinella e sen:

preoccuparsi più di non'far rumore, leggere

perchè

inghiottisse quel po' di ce-

nere che saldava il debito del suo amore.

‘A

n

(Continua.)

l’altra di diecimila

italiano, non fu avyertito dai giornali italiani, salvo

qualche rara (eccsnione: alia che Gaspare Sozzi si

partiene aldominio! secondo scolastico; quello(del pensiero oggi moderno... i pnon'a iù, che sbagliano,

Gumno DA VERONA.

lire: wA*guattro. mesi data pagherò... al s si-

gnor Leonardo. Passadonato.... pagabili al |LE PARFUM

=

IDEAL

poichè nell’illustre veneziano tutto

moderne, tanto

OUBIGANT

dalla”mente ente

SETTIMANA

ESCE:

fervevano idee del

più singolari,

perchè fiorite

nella ve- sua, mentre "i fintorno a lui,i, nel

Eta Are |neta Repubblica, tutto vacillava sui logori puntelli

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dA

x. NazionalismodiStato. |xxv. All'insegna del «Cane . [limiti del panslavismo. rand: . Passa la Zar. UOMINI E COSE. xv. La crisì dell’ intelletIL PENSIERO. tualismo. 20 Lettorati risa vi. La morale della felicità. |xxvn. Naturalismo e Simbo-

Caravanserragli. Di vi. Uomini e donne. lismo. . Il paese dai mille laghi. | xvm, Le «interessan xxvm. Dio e popolo. LA SOCIETÀ. . Nostro Signore il Rublo La poesia e l'estate.

. Il governo russo e la Una pagina di storia Oggi e domani. religiosa. GÌi esteti. della meIl pelo dell'orso. Le finanze della lettedaglia. L'ospital I piedi d'argilla. Olga AnLa tela del dramma. drelevna: xrv. Il teatro russo. Quattro Lire. — Un volume in-16. — Quattro Lire.

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364

L'ILLUSTRAZIONE

delle idee vecchie,

Non pochi nostri

ministri

della

pubblica istruzione furono inferiori a quel modesto patrizio che sull'istruzione pubblica aveva idee ben

rende il carattere dell'anima e dell'ingegno

a calda di simpatia, che non si lasci spare Gozzi; è

saggie e che sul destino dei giovani aveva concetti

vincere dalle esagerazioni proprie delle feste occa-

così giusti, e così pratici (rara cosa in un poeta): gli scritti lasciati lo provano. Gaspare Gozzi fu il

sionali:

degno amico di quel Marco Foscarini, alla cui Letferatura veneziana, libro prezioso e oggi quasi introvabile, cooperò non poco; degno amico di lui, che sul finire della

quattordici

spare Gozzi è il tipo non

solo del

volte

secolare

finora

Carlo

Goldoni.

Il Pellegrini

variabilmente

scritta, della nascita di Gaspare Gozzi il 4 dicembre 1713; e nota che la distanza tra la nascita e il

battesimo è di quasi tre anni, osservando che tali

popolare, illuminata

dal ‘buon

ritardi erano frequenti nella famiglia del poeta. Il Galanti fissa la data della morte (anch'essa da al-

storico veritiero; è anche il padre della. let-

ma

ro e considerato con spa-

commemorazione

del Ga-

lanti, si sente il poeta che vuol penetrare

ed

nell’ani-

Mi sembra il mondo e solitario orrore. Son solo, io grido, e mi spavento e tremo. Non sembrano versi. di Giacomo Leopardi que. Invece sono versi del povero poeta veneziano de secolo XVIII. Il Gozzi che, ne’ suoi lamenti si chiama «povero

scopo

è un acuto e fervente

studioso, del Manzoni, la cui grandezza è sempre più riconosciuta; è anche ammiratore del Gozzi, al pari del Tommaseo, che, primo, consacrò al let: studio, che

infermi

rati, che udiremo, più tardi, sulle labbra del sommo di Recanati: + ampio deserto

patria, specialmente di quella che sì basa

uno

per

ma d'altro poeta. Egli ricorda le lotte acerbe di quel nobile spirito contro le volgari realtà della vita, le sue desolazioni, persino i suoi gridi dispe-

tenuta dal conte prof. Federico Pellegrini, assessore di Venezia per la pubblica istruzione. Il Pellegrini è un letterato dotto e appassionato della uno

di due anni conti-

vento

e due commemorazioni notevoli e helle si ebbero, ora pubblicate in fascicoli. La prima fu

e che ha

1786; morte avve-

a Padova,

quali il su

‘amorosamente si rammentò del suo Gaspare

rettitudine,

alterata) nel 27 dicembre

nuta

un accesso di febbre e forse di sconforto aveva tentato d’annegarsi; fatto strano in quei tempi nei

fanzia, come dice una vecchia epigrafe latina su una rugosa muraglia a San Tomà (Tommaso); Ve-

morale. Perciò, il Pellegrini

cuni

nui, del povero Gaspare Gozzi che, com'è noto, in

altre d'ordine più

generale e più elevato. Venezia, che dedicò a Gaspare Gozzi una scuola, e poteva dedicare una delle nuove vie, o almeno la calle dove egli passò l’in-

veneziano

nell’ Istituto

suo, docu-

alcune essenzialmente venete,

terato

si conosca, su

fissa, su documenti, la vera data così

letterato infati-

senso. Col suo contemporaneo Carlo Goldoni (genio goldoniano a_ parte) egli ha varie rassomiglianze,

sulla verità, sulla

fu tenuta.

il ‘poeta delicato di Spirito e cose, il quale si deye lo studio più largo, che

del tempo

limpido specchio dei costumi

letteratura

di fatti e di idee precise.

L'altra commemorazione

cabile e illibato; non è solo un poeta degno, per l'eleganza, del paragone con Orazio nei Sermoni, mento

è esatta, densa

Esportazione Mondiale.

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e scorticato Giobbe» presenta caratteri di vero umo-

riflette i tempi

vale a dire

in cui egli fiorì e pati. La ‘commemorazione del Pellegrini fu pronunciata"nell’Ateneo;Veneto, che'ha

irito che ride mentre sof-

frè. « Gaspare Gozzi umorista » sarebbe il tema d’una nuova conferenza. Gli elementi per farla” non sono

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Veneto di scienze lettere ed arti da Ferdinando

repubblica portava tanto raggio di elevatezza. Ga-

teratura veramente

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gigio tradizioni, e che da ultimo si decorò di un el restauro. La commemorazione, schietta e vi

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L'EAU

| U 09

rienta

(Continua nella pag. seguente),

IL PROFUMO, LA POLVERE E DE JEUNESSE (ACQUA

Sono i tre

09 LL) rimangono

In TO

ma sempre più crescente, la prova più eloquente della

GENOVA - soTTORIPA, 5

loro efficacia incontestabile per lo Sviluppo

Rae

Voi, Signora, che lo, Prggnette. Loe forse non Dre sitera hè da più

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— Non possiamo -lagnarci della strenna offerta dalla Camera :181 voti dimaggioranza. _— Unamaggioranza... schiacdiante!

= In occasione delle feste, i sempre nuovi ministro della > tu pronto ‘a ricusare: sembri il ministro! Rubini,

— Capite: il governo deve pur pensare al personale viaggiante, s— Però a spese del viaggiatore: pagante.

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nominato capo dello stato maggiore bri-|cipe Gioacchino,

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Jai e Mirra

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già trasferito ad A. memorandum. Pale ‘Mo. Al Hp vellino, èconfern Sansone. destinato a|gurata lapide com10 O itesotalO |emartta la uno: i za; Lozzi, da |re di Francesco Cosenza passa ad Avel- |Crispi.

Durazzo. Il go-

Gorizia. Nelle ele-|verno albanese de-

zioni del 2° corpo |libera la mobilitaper il consiglio comu-|Zione generale, nale vincono ancora Parigi. Il pro Si gl'italiani. ratore generale FaMonaco. Muore ad bre: è collo

84PaoloanniHeyse. il romanziere |isoLondra.d'utcio A Lady-

bank Asquith, riAntivari, Un mal- presentandosi ni montenegrino elettori, prouccide un marinaio e propri grande disua donna, poe: ne ferisce. altri del nunzia so contro Giacomo Leopardi piroscafo italiano Peu- prétese degli unio-le Schopenhauer e L ceti nisti, ed esprimenua Coritra. Epîroti e |do la. convinzione tonico ricostituente dél sangue. are Cantù: | |Greci attaccano gli|che nella questio» decimono- | l'albanesi, che resisto-| n0 dell'Home-Rude o] no. Il maggiore olan-|sÎ riuscirà ad un 484 al 1840, diGiusoppe aus sopra dese Rueller è ferito, |20cordo. Montanelli. Alfieri e Foscolo. A tavola bevete — In Hyde Park del Secondo Volume: Bitlis. Migliaia di grande comizio di Ind Curdi guidati dallo 150000 persone Cours familier de littératu-| L'Armando, di Prati. sceicco. Molla Selim, contro re, par. M. de Lamartine. |L'ultimo dei puris l'HomeDell'argomento della Divina |Francesca da Rimini, secon- ||®ttaccano lacittà, ma| Ryze, “SORGENTE ANGELICA,, Commedia. e secondo l'arte. | | |9010” Seonala Catattero di Dante e sua |/° miei critici giovani, prolusione |truDb® scacciati ottomane. dalle ||,_ (Ya ©0rfà.: SegnalaVendita innua 10.000.000 di bottiglie SARA lettanell'Istituto Politecni"ritor Pier delle Vigne, rta taglia. fra nt epiroti cpl POMATA CEE mplazioni di Vit] “di Dante. ed’ albanesi, con la peggio di questi ad |,,,5. Roma. Dopo quattro gior diari] gloria approva” la fiducia nel ministero ieri arrivata col prin- Argirocastro. sione, la Camera, con 181 voti di mag-|e delibera le vacanze fino al 6 magg La Divina Commedia, ver-| Ugolino di Dante: Lamennaîs, con |Un dramima ‘claustrale. una introduzione sullavita,|La "prima ‘canzone di ‘Giala dottrina e le opere di | como-Leopardi. Questa settmana èsce : È USCITO: Racine.

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campestre, versione

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Ml ea mondo erica epico-lricodi Ales-| “LaDorazio danza, versione e gîuPoche parole innanzi al fe-| *L'ultino addio, ‘versione ‘e retro di. Basilio Puoti. giudizio di una poesia di Frammenti di scuola, Goethe.

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L'Illustrazione Italiana 1914 n.15 by Biblioteca Militare - Issuu