ni Anno XLI. - N. 15.
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LITIOSA
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Augusto. Anagramma.
(?
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Le ricche sale un giorno Del. principesco asile Risonarono intorno D'ogni armonia gentile. È triste, disadorno Oggi, come l'aprile AÌ tramonto piovorno, Senza beltà di stile. Nell'un vagheggia invano L'affetto del suo paggio, Che due da lei lontano... Della damina îl cuore Sospira il morto maggio, Piange il perduto amore !
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A TESE
Pasqua!... Il voto di fiducia a Salandra. Colajanni e Giannetto Cavasola. Di San Giuliano da Berchtold. La censura sull'affare RochetteCaillaux e le sorprese del divorzio. La duchessa Litta. La favola del tramviere Sabbatini.
PASQUALE. le orrende statue dei giustizieri volevano ridirgli
L'uno tornava dal selvaggio polo con gli occhi abbacinati e quasi vuoti di sguardo: — troppo avevano raccolto di stupor, di squallore sempre eguale: chiedevano riposo almeno d'ombra.
la perfidia degli uomini e l'amara fine del sogno. Quei grotteschi ceffi,
la prima volta dopo la preghiera, lo fecero sorrider di pietà,
Era partito un giorno ormai lontano senza alcuna speranza e senza fede, Gli era sembrato in sogno che la sfinge delle nevi e dei ghiacci gli tendesse una mano
con gesto imperioso.
Ed egli a nulla aveva più pensato, chiuso in quel sogno, stretto in quell’artiglio. Nulla di lui la madre avea saputo ed invano pregò, l'attese invano e lo pianse perduto in quella solitudine di bianco: poiché per anni ed anni nessuna voce mai nessun saluto era pergiunto a lei che si moriva. Sempre in lotta con sé stesso e col sogno aveva errato, lungamente errato provvedendo al più umile bisogno con la caccia feroce, egli il più mite sognatore di stelle, egli il più vago cercatore d’amore. E un giorno disperato
di fatica di sonno e vana lotta, nella grotta ghiacciata, al tremolìo d’ammorbante lucerna, una pietosa bocca senza sangue s'era schiusa per lui, gli avea sorriso
con la più pura tenerezza, luce di passione inaspettata e strana per lo strano fanciullo trasognato.
Ma non aveva a pena egli risposto a quel bacio vergineo, che una belva furente mal tenuta
lontana dallo scarso fuoco, s'era fatta all'assalto; ed egli le aveva, è ver, cacciato nella gola
il tridente sicuro; ma già quella con la zampa
pesante avea
scavato
nel petto della tenera fanciulla la morte! Per l’orror di tanto strazio era fuggito: e fatto boscaiolo intristà per le macchie di un ripiano sospeso sui muggiti di un fiordo. E il mare verde nei giorni sereni l'aveva risospinto col ricordo tenace a un altro lido anch’esso verde nella soavità primaverile. Come la prima neve si fu sciolta, tornò di sera nel villaggio avito; ma non osò cercar del focolare della sua casa: quasi non trovava una parola, sol per domandarne: troppo temeva quel che presentiva. Ma vide, e si stupì, la chiesa aperta
e si confuse con la folla, entrò... e rivisse fanciullo innanzi .al pio sepolcro profumato di viole e giunchiglie e rivide le coppe e le scodelle co' ciuffi biancheggianti d'orzo e grano vigilati nell’ombta delle casse. Su’ gradini il tappeto, e in mezzo il Cristo crocifisso.
E pregò:
più non pregava.
da tante sere
Invano dalle parti
II
lare festoso delle campane;
Quando si ridestò, pei campi intorno il grano
verzicava
e il mar
Ecco Pasqua!... Col sole o con la pioggia?... Chi-sa-dirlo?... Un poco con l'uno, un poco con l’altra. Eppure Pasqua dovrebbe essere festa « di sole ». È questo uno dei suoi titoli più belli. Poeti, pittori l'hanno esaltato, attraverso i secoli; il sole in questi giorni è l’invocato signore delle ferie; tutti desiderano il sole, sulle piazze affollate, davanti ai templi addobbati, mentre l’aria risuona dello squil-
diceva
un suo canto novissimo agli ulivi spumeggianti alla brezza: e su pei poggi era un festoso pullular di cespi fioriti e d'alberelli luminosi fra i primi trilli delle capinere.
E il sole parve fiammeggiar diverso quando allo scroscio unisono improvviso delle campane, un cantico di gioja parve confonder le pendici e il mare e il cielo in esultanza. E allora non potè più contenersi
e volse il piede verso l'orto antico presso la casa non più sua. Felice che l'aspetto stravolto non stupisse, s'avanzò verso un crocchio più festoso
e lo rivide, il suo maggior fratello, rosso membruto florido. Tornava anch'egli per la voce del destino, quanto diverso! Tutto in lui splendeva, © pareva, e si aprì con forza il passo e una mano gli tese, e disse un nome
che gli tornò sul labbro inconsciamente col suono della prima adolescenza! — © fratello carissimo, non credere:
ho vinto perchè volli della vita dominare la forza con la forza. V'è laggiù tra le pampe vampeggianti una città costrutta di mia mano, e un popolo dal mio nome si chiama e mi obbedisce a un cenno come fossi l’unico vero suo signor. Ubbie d'orgoglio, vani orpelli pel dolore che covava nel fondo, al pensier della mamma che moriva,
mentre la lotta più mi travolgeva
co' tentacoli d’oro abbacinanti! Ho amato, amato: coi soverchi amori ho distrutto l’amore. Sono pieno di cose e il cuore è vuoto! Ma ritrovo te, fratello obliato ed anche pianto, e il nostro vecchio mandorlo fiorisce ancor tenace! Tutto non fu vano, la vita nuova può salvarci e messe pura di bene a tutti ripromette!
—
I fratelli si strinsero la mano con fede che valea meglio che un bacio, ed insieme varcarono la soglia.
A uno scrollo di vento, la fiorita cadde dal vecchio mandorlo. D'intorno, in alto, sopra il desco, dentro i cuori, le campane cantavano a distesa! RomuaLpo PÀNTIN
LE- VETTURE IT-ALA 8U PNEUMATICI CONTINENTAL, SONO LE MIGLIORI
tutti desiderano
il sole, sui pascoli verdeggianti dove già gli armenti si raggruppano; tutti desiderano il sole sui laghi, sui monti dove mamme e razzi in vacanza corrono a godere il proumo, le gioie della primavera pasquale!...
* Anche il nuovo ministero Salandra ha avute dal Parlamento le sue vacanze di Pasqua — un mesetto — dopo il nobile discorso e la bella vittoria di voti (303 contro 122) onde è stata chiusa la logomachia di quattro giorni sulle «comunicazioni del governo ». Queste « comunicazioni » — il programma del nuovo ministero — erano sembrate timide, impaurite, quasi reticenti. Il calore dei programmi ministeriali sorge, generalmente, più dall’ambiente che dalle parole meditate. Altro è esporre, altro rispondere, discutere, polemizzare. Il primo ministro, calmo, misurato nell'enunciazione, ha trovato nel dibattito,
nella confutazione
tutta la vivacità del suo
temperamento, tutta l'efficacia della sua parola elegante e dotta, tutta l’arguzia della sua dialettica, tutto il vigore della sua volontà. Ha ottenuto successo come oratore, e come
capo del governo. 1 voti lo dicono. Oramai non c'è che da aspettarlo, con fiducia, alle opere, malgrado l'ora densa di difficoltà. * Il nuovo ministero non ha avuto con. sè, nè radicali, nè repubblicani, nè,socialisti — e questo
non
è un
male. Tutti
tre
codesti
gruppi non hanno messo insieme che 122 voti negativi; ma vi sono stati, nella discussione, anche dai banchi dell’Estrema Sinistra, discorsi aventi maggior valore dei voti. Napoleone Colajanni, per esempio, con la sua franchezza, ha tratteggiato molto bene la situazione e gli uomini. «Mi compiaccio — ha detto— di vedere alle Colonie
Ferdinando
Martini, che ha al suo fianco un
degno collaboratore, Gaetano Mosca.
« Giannetto Cavasola — che Colajanni avrebbe — ha potuto conoscere în più modi le condizioni veduto più volontieri all’Interno che all'Agricoltura
politiche e morali
delle diverse.
parti del
regno.
Giannetto Cavasola è stato un modello di rettitu-
dine politica, il solo che a Napoli abbia osato mettere qualche deputato intraprendente alla porta; il solo che, a certi giornalisti, abbia detto: « Da me non riceverete sussidi! » Quest'uomo lasciò Palermo
perchè non si volle prestare ai capricci del governo
che lo traslocò a Modena. Cavasola andò, ma tutta
la cittadinanza di Palermo gli fece una grande di-
mostrazione di stima. È dovere nostro venire qui a denunziare i funzionari che tradiscono le leggi; è dovere nostro, specialmente di noi di questa parte della Camera, segnalare all'opinione pubblica coloro, i quali, sprezzanti :delle pressioni dall'alto, sprezzanti della carriera e degli onori, dicono: « La legge e la mia coscienza innanzi tutto!» Egli è un ministro che si cura della legge e non delle pressioni che, in certi momenti, molti deputati sogliono fare sul ministro dell'Interno per ottenere dei fa-
vori ». Da un pezzo non si udivano nel Parlamento nostro, parole come queste. all’ indirizzo di un ministro — dette da uno che, poi, non ha votata, politicamente, la fiducia. Colajanni ha anche aggiunte limpide verità, circa le condizioni dell'esercito: «Una volta che lo Stato, col consenso di tutto
il popolo, si è impegnato in una grande politica, è necessario un grande esercito: La riduzione degli armamenti non è cosa che dipenda da noi. Tutte le nazioni armano, e per noi non v'è che un dilemma: o proporzionare i mezzi al fine, o rinunziare ad essere una grande nazione. Diversamente
la nazione andrebbe incontro a eventualità veramente disastrose. Anche 200 milioni, se concessi a stento e poco alla volta, potrebbero essere insufficienti ». Poi Colajanni ha toccato anche un altro tasto delicato, quello della politica estera così intimamente connessa con quella del-
L'ILLUS
ITALIANA
zione con le condell’ Impero. È
l'Austria, mettendol dizioni degl'italiani tema
RAZIONE
delicatissimo.
E
un problema sempre
compenetra
in
grave per l’Austria —
la lotta delle nazionalità fra loro. Noi ita liani non possiamo essere nè perfettamente competenti,
nè del tutto spassionati
sensibilità
non
nell’oc-
cuparcene. Ma ciò non toglie che la nostra ne
rimanga scossa e ferita.
È l’Austria che. non vuole fare ciò che rebbe desiderabile; od è la nostra diplomazia
che, in tanti
anni
di amicizia, di alleanza,
di intimità, non sa chiarire bene una situazione incresciosa, non sa persuadere che l’ir-
redentismo — per ciò che può avere di com promettente,
di
rischioso
questa
parola
in
Austria ‘più che în Italia — non esiste; e
un équo, giusto, leale trattamento che an alla nazionalità italiana in quei paesi il riconoscimento franco delle ragio di cultura, di razZa, spegnerebbero ogni elemento di diffidenza e di rancore AI marchese Di n Giuliano, che va ora
a restituire in
Abbazia
la visita dell’altr'anno
al conte
Berchtold, non
portanza
di una
può sfuggire l'im-
questione che
diventa
giorno più delicata.
.og
* Dunque l'inchiesta sull’affare Rochette in relazione con la condotta di Monis e, special-
mente, di Caillaux quando erano .min
ha
avuto il suo epilogo alla Camera francese. Alle censure contro Monis
e Caillaux
missione
contro
ne.
ha
aggiunte
la comBriand e
contro. Barthou, che conobbero il famoso «verbale » del procuratore generale Fabre, ne tacquero
prima
e lo adoperarono quando
poteva colpire Caillaux. La
Camera
biasi-
mato tutti, impersonalmente, genericamente;
e più specialmente
la magistratura, che, sia
detto per la ve
è apparsa così poco co-
iente di sè, così disorienta ì facilmente aperta alle influenze parlamentari, da meritare davvero le censure. Ma meritò egli solo un castigo, egli che peccò per deboiezza, mentre
i due ministri che esercitarono una pressi
illegale, restano impunit
enorme, che è oggetto di nuovo fa torto al regime
ndalo, e
repubblicano.
Nell’altro processo, per ll
io di Calmette, si domanda sempre se il ministro di jeri, Caillaux, ebbe una certa influenza nel determinare o, per lo meno, nel predisporre al delitto la sua consorte. Una deposizione grave è stata raccolta contro di lui. Poincaré — il presidente della Repubblica, nientemeno — sotto il vincolo del
giuramento, e deponendo a richiesta come
un altro teste qualsiasi — ha narrato un epi-
sodio che ha la sua importanza. La mattina del Caillaux, ministro.
tragico lunedì, 16 marzo, per le Finanze, trovando:
all'’Eliseo pér un consiglio di ministri, dopo aver parlato a lungo con Poincaré della situazione finanziaria, colloquio privato. Con
voce
chiese
commossa
ed
ottenne
Caillaux
un
di certe
annur
Poincaré il pericolo di un nuovo — So da fonte ineccepibile — gli di
che Calmette pubblicherà lettere private indirizzate
da
me
a colei
che
fu
mia
prima
moglie. È — No, no, non è possibile! Non ci credete! Siete male informato! — esclamò Poincaré
— Conosco Calmette; è un galantuomo incapace di fare quanto voi dubitate. Giammai
egli vorrà mettere in causa una donna, E difronte alle insistenze di Caillaux, Poincaré replicò che il fatto che Calmette aveva tolto dalla lettera firmata /o tutta la chiusa
e l'introduzione, estranee alla politica, provava che il battagliero giornalista non avrebbe oltrepassata una linea determinata. Alle esortazioni del presidente della Repubblica, Caillaux rispose, levandosi in piedi angosciato ;
—
Se Calmette
commette
un tale atto io
lo ammazzo!...
Questa
frase
detta
con
Poincaré,
sponde all'altra detta con la moglie:
corri-
« gli
rompo il muso!... » Un altro teste afferma che Caillaux si esercitava da tempo al bersaglio di pistola, col sfidare Calmette. difende. La sua frase alla mo-
glie: «gli rompo il muso » spinse lei a chiedergli: «oggi?...» « No — rispose il marito
— a suo tempo!...»
Ma Caillaux al 8 idice
di più:
detto della si a vita!
istruttore
ha narrati i precedenti
ha
Il ministro
Salandra
davanti alla Camera
coniugale con l’altra moglie, e la spa lettere
sue a lei, di carattere
missimo, delle quali egli temeva poi nel /7garo la pubblicazione. Quelle lettere — in una momentanea riconciliazione fra Caillaux e la sua prima moglie — vennero abbruciate; ma pare che la moglie
grafie...
stessa
ne
avesse
fatte
fare le foto-
Questo episodio intimo va dedicato a coloro che prevedono l’età dell'oro coniugale
il giorno in cui il divorzio sarà legge anche
fra noi. Come se bastassero gli articoli di legge a mutare l’anima delle creature. Il divorzio potrà evitare certe situazioni crudeli, certe so-
luzioni drammatiche,
tragiche, ma
prepararne delle altre!... *
serv
mettono
indo-siriache apocalittiche, addosso un mistico terrore!...
rato di
costruzioni
Balzac,
incomparabili
bellezze, di vere Dee,
di numi, onde la vita elegante milanese risentiva tutti gl’influssi di tanta grazia, di
tanta nobiltà, di tanti
splendori!...
Grandi nomi, grandi fortune, grandi bel-
lezze!... Es
iovan Giacomo At-
una
lettera,
« Vouz avez une Eugénie, déjà belle, dont «le spirituel sourire annonce qu'elle tiendra
«de vousles dons les plus précieux de la « femme!..: » Balzac fu' profeta!... Non sappiamo cosa
pensasse Vincenzo Vela, che,:modellando, po-
avendo
olimpo di
In-
romanziere
ato alla sua nobile ospite con, recante anche queste parole
Aveva 77 anni. L'indicazione di questa sua
indietro, quando Milano possedeva un vero
l’immortale
cologo, e scrisse allora Une fille d'Éve, dedi
genia
età ci porta col pensiero più di mezzo secolo
che
quella casa fu ‘ospite settanta anni sono Ono-
Una donna, una dama, una gran dama, che meriterebbe molte pagine nella stori della bellezza, della grazia, dello spirito, della cultura, è morta lunedì silenziosamente nella sua villa di Vedano Olona, accanto al regio parco di Monza — ia duchessa Eugenia Bolo-
gnini Litta Visconti Arese.
(dal vero di A. Molinari),
tendolo Bolognini, duca di Sant'Angelo, e di una nobile Eugenia Vime Aveva appena dieci anni, ed abitava con la madre in un asa di corso Porta Orientale (oggi Venezia) all'angolo di via Vivaio — casa’ da quattro anni demolita per dar posto a quelle terribili
chi anni dopo, per commissione del munifico duca Litta, la Statua pr. eghiera del mattino,
una bambina inginocchiata in atto di pre-
gare coperta della sola ebbe a modello
camicia
la oramai
immacolata,
diciassettenne Eu-
che a Balzac inspirò quella profezia!
Quando il duca Giulio Litta Visconti Arese,
33 anni, sposò nel 1855 quella che i
milanes amavano «la bella" Bolognina », questa non ne aveva ‘che 18. Nel raggiante sfolgorìo della sua perfetta fresca bellezza, essa divenne a Milano regina incontrastata
della eleganza; emerse in quel gruppo di nobilissime dame veramente italiane che mai
vennero a conciliazione ‘con lo straniero, Nel
1857, quando l'Imperatore Francesco Giuseppe
L'ILLUSTRAZIONE
346
Raya
Riccio
fu a Milano, eil duca
Dari
Martini IL
NUOVO
e la duchessa
Litta fu-
rono invitati a Corte ad un ricevimento, con avvertenza che l’intervenirvi era dovere, essi andarono, in quel giorno, sul lago di Como, e quell’assenza fu una dimostrazione che valse
a lei, nel ristretto àmbito della Corte austriaca di Milano, il nomignolo di « Regina delle oche» com'erano chiamate sdegn mente le belle che, secondo i cortigiani dell'Austria, pretendevano salvare dallo straniero il Campidoglio dell’Italianità. Vennero i giorni della liberazione; furono giorni di festa, di gioia, di tripudio incomparabili; chi non li ha vissuti non può dire quali fremiti avesse
Di San Giuliano
MINISTERO:
allora nella Milano
rin-
novata «la gioia di vivere» — e la duchessa Litta fu la regina, la sovrana di quei giorni, ed ebbe gli omaggi di Napoleone III, del quale col marito era già stata ospite a Parigi, gli omaggi di Vittorio Emanuele, e, sette od otto anni dopo, gli omaggi del prin-
cipe ereditario, che fu poi Umberto I. La sua bellezza, una volta vedutala, non si dimenticava più. La finezza del suo spirito, la prontezza delle sue espressioni carat-
SCHIZZO
condo genito, Alfonso, al quale volle dedicato
Salandra DI
UN
Cuvasola
Millo
CARICATURISTA
andato a rendere omaggio il più perfetto cavaliere garibaldino !... Milano viveva allora di questi episodii quotidiani, che rendevano stuzzicante la cronaca, brillante la vita, alte e
branti le passioni. Oggi abbiamo tutt'altro. Ci deliziano le dimissioni volontarie del tramviere Sabbatini, pel quale mesi addietro avemmo a goderci un impulsivo sciopero tramviario, perchè
un
controllore
aveva
accusato
esso
Sabbatini di compiere frodi nella distribuzione dei biglietti — e tutti i tramvieri si sollevarono, chiedendo la testa del controllore accusatore. Ora il Sabbatini si è Sissa» pero chè fu sorpreso in tale flagranza di frodi.... da non rimanergli altro di meglio a fare che andarsene !... Quanta gustosa moralità in questo fatto storico sul quale i giornali milanesi si sono appena soffermati, e del quale i tramvieri farebbero bene a ricordarsi sempre nell’avvenire Ciò detto, Buona Pasqua a tutti — Pasqua di sole, speriamo !... Spectator. 8 aprile.
MEZZO Conobbe i più alti personaggi politici, seguì dell'alta politica segreta gli eventi in tutte le loro imperscrutabili vicende; amò grandemente l’arte e la protesse; ebbe, ventitrè anni sono, un grande dolore, la morte del figlio se-
ITALIANA
Eccovi
SECOLO vi STORIA SCIENTIFICA.
davanti
il volume
cinquante-
simo di quella ben nota pubblicazione di Casa Treves che è l'Annuario Scientifico ed Industriale.
Cinquanta anni di vita onorata e rigogliosa
— con splendida munificenza — uno dei nuovi padiglioni dell'Ospedale Maggiore di Milano.
se sì
pensa che il cinquantennio dal 1864 al
Essa si chiuse da allora, nel più austero riserbo. Sapeva che gli occhi del mondo la cercavano, e volle sfuggirvi: pensò che un
glioso lavorìo della scienza da cui, con la specializzazione spinta agli estremi, si son modificati usi e costumi relativi al diffondersi
1913
Be compreso in sè tutto quel
Quella morte fu per la duchessa uno strazio...
giorno
morta,
il mondo
vorrebbe
penetrare
nel superstite archivio chi sa quali segreti, e distrusse, pochi anni sono, tutte le sue carte, Si direbbe che essa stessa non' volesse
più ricordare, e non volesse che altri ricordasse.
Ma come si può sopprimere la storia — quando
fu storia di grazia, di bellezza, di potenza, riconosciute dall’ammirazione, dall’ ossequio di tutti?... Una sera del carnevale 1860 la duchessa Litta intervenne a teatro, alla Scala, nel pro-
impongono
per un
rispetto e venerazione; tanto più
lato ed al ricercarsi
maravi-
per l'altro dei
risultati della ricerca scientifica. L’Annuario ha assistito impavido alla crisi della iper-specializzazione, ed ora che gli studiosi sembrano ritornare al più savio cons
glio di limitare sì la ricerca in campi ristretti per affinarla, ma di volger l'occhio attorno ricordando che la natura è una; si sente fiero di aver resistito,
e può forse vantare
nel fe-
lice e bene auspicato ritorno qualche merito. In ogni caso, la serie completa dei suoi vo-
prio palco, mentre anche Garibaldi, in un lumi è la raccolta dei principali risultati ai palco retrostante a quello di lei, » teva | quali ogni ramo di scienza seppe giungere negli ultimi cinquanta anni. allo spettacolo. Tutti guardavano a Garibaldi. Nessuna altra pubblicazione del genere La duchessa non badò a'lui, e continuò a ri-
manere con le superbe spalle impassibili vol-
tate
all’eroe.
Sorsero
qua
e là ‘commenti,
mormorii. La duchessa Litta, la bellezza sovrana a sovrani omaggi avvezza, disprezzava il grande guerriero popolare?... D'un
tratto
Missori,
colui
un bellissimo gentiluomo
en-
trò nel palco della duchessa. Era Giuseppe lazzo, doveva
che, pochi
salvare
mesi dopo,
la vita
a Mi-
di Garibaldi.
Missori, superbo anch'egli della sua maschia e raffinata bellezza, conosceva appena la illustre dama. Si inchinò davanti a leî, baciandole la mano; e le sedette di fronte. Non vol-
tandosi, non poteva avere voluto offendere Ga-
ribaldi, quella ammiratissima dama a cui era
ste né in Italia nè fuori. Esistono Annuari spe-
ciali; esistono anche, e si può riconoscer loro generali, ma
una discreta vecchiezza, annuari
a carattere popolare e che, compilati da un solo redattore, non possono dar larga garanzia di serietà e debbono invece ispirare alle persone seriamente colte una certa diffidenza. Ben diverso da questi
6
è l’Annuario
di Casa
Treves che raccoglie in forma sintetica ma facile e nel contempo
SÒ) ° MICESTIMA-cAIIE
rigorosa, i progressi delle varie. scienze. In esso ogni studioso
Daneo
Rubini
(Ezio Castellucci).
trova come cosa per lui meno importante un indice dei progressi, che la scienza sua ha fatto nell’anno, mentre troverà sopratutto interessante
una esposizione chiara e semplice
dei progressi
delle altre scienze;
ogni per-
sona colta potrà con esso rinfrescare ad ogni
primavera l'albero del suo tranquillo sapere.
L'Annuario scientifico ed industriale è di-
retto da una personalità scientifica di altissimo valore: il sen. prof. Augusto Righi della Università di Bologna; e vi collaborano distinti cultori dei vari rami della Scienza. Per l'Astronomia il prof. Riccò ed il dott. Paci,
ettivamente il prof. Todaro, il dott. Baroni ed il prof. Ugolini; per la Medicina e la Chirurgia i professori Razzaboni, Cavazza e Clerici; per la Geografia il prof. Marinelli dell'Istituto di Studi superiori di Firenze, ecc.... Con una direzione e con una redazione siffatte non può recar maraviglia la grande stima della quale l’Arzzario gode non solo in Italia, ma anche, e sopratutto, all'Estero, dove è ricercato da biblioteche e da studiosi. L'ultimo volume ora. uscito vale i precedenti. Indicare minutamente quel che ‘con tiene sarebbe un fuor di luogo. Dai progressi
interessantissimi realizzati nello studio del magnetismo del sole, all'acquisto recente delle più sicure nozioni sulla intima natura dei raggi X, alle svariate applicazioni di questi raggi in medicina ‘e in chirurgia; dalla descrizione tecnica dei lavori sul canale di Panama alle notizie più interessanti sulle esplorazioni geografiche; dal resoconto dei più importanti congressi del mondo alla indicazione rapida ma esauriente dell’opera e dei meriti degli scienziati scomparsi nell’anno; è una serie ininterrotta di argomenti attraenti ed importani Bullettino
della gi
‘a e del carcere. Sotto
questo titolo esce a Parigi una nuova rivista...
ma
è scritta in russo: Viestrik catorghi i ssilki. Come dice il titolo, è ‘destinata a registrare tutti gli orrori che si commettono nelle carceri del grande
Impero alleato alla Repubblica francese. Sono corrispondenze che veramente fanno fremere. Se ne
occuperà il Congresso socialista internazionale che deve tenersi prossimamente a Vienna. Si vuol metterlo all'ordine del giorno anche al Congresso socialista di Ancona.
Ma non sarebbe più efficace che
se ne occupassero in Francia? i repubblicani di là dalle Alpi si guardano bene dal parlarne. 11 villaggio del Sapone.
Le
LL. Maestà il Re
e la Regina d'Inghilterra, hanno in questi giorni onorato di una visita speciale il villaggio di Port
Sunlight, ove ha sede la fabbrica mondiale del ri nomato Sapone Sunlight. La visita durò due ore, e durante questo tempo vennero dimostrati alle Loro Maestà i vari processi necessari alla fabbrica-
zione del Sapone. I Sovrani s’interessarono, oltre
che
agli stabilimenti, alle case
modello,
mu-
nite del moderno comfort, costruite dai fabbricanti per le abitazioni degli operai, i quali superano il numero di 6000. Ebbero ad ammirare inoltre tutte le istituzioni che servono all'educazione ed allo
svago degli operai stessi.
L'ILLUSTRAZIONE
NEL
NUOVO
REGNO
ITALIANA
ALBANESE.
Pellegrinaggio a Durazzo per fare omaggio al Re.
La riapertura del mercato di Fiery.
L'ILLUSTRAZIONE
LA
SETTIMANA
ITALIANA
SANTA
A
SIVIGLIA.
La processione delle Vergine detta delle Cigarreras.
(Dis. di G. d'Amato).
L'ILLUSTRAZIONE
SCENE
DELLA
Il Mercato
SETTIMANA
degli Agnelli
durante
ITALIANA
SANTA
la Settimana
A
NAPOLI.
Santa a Foria.
(Fotografie del Conte G, Romano),
L'ILLUSTRAZIONE
=
mons
7
*
*
Tristano
Il conte Giuseppe
Lando
NUOVI e
Isotta.
Passerini,
che
non è soltanto un valoroso dantista, ma uno dei no-
stri più noti ed eleganti scrittori, ha avuto la felice idea di ricostruire sopra il testo della 7avo/a ritonda
del XIV secolo, il maraviglioso racconto delle imprese
cavalleresche
ITALIANA
di messer
Tristano di Léonois e del
suo fatale indistruttibile amore per la bionda Isotta
d'Irlanda. Il Passerini ha inteso così di divulgare fra noi quella dolce e triste istoria d'amore e di morte, che soltanto gli eruditi potrebbero rilevare
dalla Zavola, dove il magnifico romanzo di Tristano e la narrazione delle sue avventure è intramezzato da altri racconti di cavalleria. L'arte finissima con la quale il Passerini ha saputo maestrevolmente ri
ROMANZI
E
NOVELLE
piagge africane, ove rifulge la pietà della g
donna, fantastica
e generosa, e_l’eroismo
di Lao. È in tutto il romanzo
fondo senso
d'umanità, in
ardente
un'intensa vibrazione
della nuova vita italiana di questi anni,
e un pro-
una rappresentazione sof-
fusa di poesia e venata
d’umorismo.
La critica si
è ampiamente occupata del romanzo, riconoscendone il valore artistico non meno del valore ideale. Ma sono articoli troppo diffusi per poterli neppure
riassumere qui. Ci limitiamo a dare la conclusione di un bell'articolo di Riccardo Mazzola nel Mattino di Napoli: «Il Bechi con la sua schietta
lingua risciacquata in Arno, con un sano acume di osservatore incisivo, ha scene e scorci e tocchi se-
motivo delle compilazioni francesi e garbatamente introducendovi qua e là alcuna sua felice invenzione,
mati con forza e con eleganza insieme; forse un leggero disquilibrio nelle parti di questo romanzo ne sposta un poco l'unità centrale a scapito del tutto. Ma la ragione potrà esser ricercata non in
dello
ha dovuto rifar da capo I cui manoscritto, come mi avviene di sapere, per un disgr:
comporre il romanzo, innestandovi talvolta qualche
fa di questo lavoro una vera opera d’arte, tutta pervasa di viva e fresca poesia. Sotto la penna esperta scrittore,
il Romanzo
di Tristano
infatti il valore di un’opera le imprese del famoso
acquisi
originale, nella quale
cavaliere e le tempestose vi-
cende del suo amore, narrate in una forma attraen-
issima « tra il parlar dei moderni
hanno una
nuova
e il sermon prisco »,
e singolare attratti
La figura
maschia di Tristano in contrapposto al carattere di quel pavido re Marco, sempre incerto tra l'odio e
una certa fretta, ma direi
ziato accidente
andò
perduto.
Senza
l'amore, il perdono e la vendetta; la fedeltà di Bran-
dina, la camerista
pronta
a tutte le rinuncie
pel
bene della sua signora; il candore e la infelice virtà di Isolda dalle bianche mani; l'am possente della bellissima Isotta bionda; l'odio implacabile e
la viltà di messer Adrette, sono dal Passerini trattati
con
sicura
perizia e con
garbo
ammirabile.
Il bel
volume in elegante edizione aldina, che la casa
Treves pubblica nello stesso formato del Cola di Rienzo e della Contemplazione della morte, sarà molto ricercato ora che il fascino della musica di
Wagner ha dato all’appassionata leggenda tanta
popolarità.
Il Labirinto.
In pochi anni
Virgilio
Brocchi
Il nuovo romanzo di Giulio Bech ricollega nello spirito animatore e nelle vicende di personea
s'è messo
in
prima linea tra gli scrittori nostri. Compiuto il ciclo
Mazzoni, testè nominata maestra dizione nell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, accanto al
Reinach, maestro di recitazione, è l'autrice de L'arte
ora, con questo romanzo, si afferma osservatrice attenta del mondo in cui vive e anche donna di
cuore, La narrazione, bonaria nell'andamento, presenta qua e là momenti
che ci fermano: per
esem-
pio alla pag. 54, descrive al vivo l'interno d'una faiglia povera; quella appunto dalla quale Delia è uscita per entrare nell'arte. Siamo certo lontani dalla Lisa Fleuron, ilbel romanzo dell’Ohnet, che narra anch'esso le malevolenze delle attrici contro un’at-
trice
di talento, e bella, e gentile, e amata, la quale
finisce col soccombere; ma dobbiamo riconoscere la devozione che Ofelia Mazzoni dedica al vero: ella è nel vero, L'Onore.
Le novelle
diluviano.
Ne
scrivono
sopratutto
le
donne, e con passione, con gusto, anche con talento. Da quando i giornali quotidiani hanno aperte le brac-
ia alle novelle, le novelliste si sono lanciate alla gara, nno raddoppiata
la loro attività
d'osservazione e
fantasia. Quest'ultima soverchia quella nel bel
sesso, È più facile correre sulle ali dell’immaginazione sbrigliata che camminare nei viali, nei viot-
toli, spesso spinosi e oscuri della realtà ,la quale porge allo scrittore le più interessanti sorprese. Ma Sfinge (la contessa Eugenia Codronchi Argèli) affronta la realtà con spirito virile.
dei tre romanzi coi quali ha voluto dare un quadro
Ne le sue nuove novelle Orrore (Guppelli ed.) è palese quello che un giorno si chiamava il « documento
nea, egli
umano ». Al tempo
ampio e significativo della vita sociale contemporacontinua nella
sua bella attività, in cui è
tanta nobiltà d’arte e fervore di pensiero. Il suo nuovo romanzo, pubblicato ora dalla Casa Treves, s'intitola Il Labirinto. È
più serrato nell'azione dei preceden-
ti, poichè il conflitto di temperamenti, d'idee, di passioni, scoppia in un ristretto nucleo di personaggi; ma non è meno espressivo della vita presente, perchè affronta — senza essere un romanzo
I Seminatori.
questa con-
*
della lettura, di cui parlammo a suo tempo; ed
onde il Bechi
troversia il libro sarebbe apparso tre an i fa, prima della guerra: e per certe sue pagine addirittura veggenti sarebbe stato fatidico. In ogni modo, giunge a proposito. C'è aria, dentro; ci si respira e ci si leva un po' più in alto del consueto.
«
a tesi —
una
delle più gravi e scottanti questioni del nostro tempo; e sa toccarne con delicatezza anche i lati scabrosì, in modo da non offender nessuno. L'azione si svol-
fortuna
della fortuna
ch'è tramontata
troppo
di Emilio Zola,
presto
e che
ci
parve il crollo improvviso d'una statua di bronzo,
dai più creduta eterna, la frase « documento uma-
no » era comune come la romanza « Vorrei morir quando tramonta il Sol » del Tosti. Ogni novellista,
ogni bozzettista
aveva
il suo
documento
umano,
ch'era spesso un documento bestiale. Ma Sfinge non è una zoliana in ritardo. È il suo temperamento
d'artista, oseremmo dire il suo carattere di donna che la porta davanti al vero, davanti alla vita. Le
quello Spettro rosso che fu così ammirato e discusso. L'autore lo aveva pensato subito dopo quel primo
ge parte a Milano e sul Lago Maggiore, parte nella Svizzera francese, con tocchi di paesaggio felicis-
sue nuove novelle formano un tutto: hanno tutte un Leifmotiv : l'onore. Da il titolo esatto. Ma quale onore? Ve n'è forse uno solo?... O piut-
soffio di passione. Pubblicato dapprima nella « Nuova Antologia », // Labirinto piacque moltissimo e su-
tosto
grande
scitò grande
scienza sola: e talvolta non c'è neppure la coscienza.
romanzo, dedicato Italia; e
con
senso
lo aveva
quasi
presago
a una più
compiuto
quando
la guerra Libica venne a distogliere dalle occupa-
zioni letterarie il capitano Bechi, che lasciò volon-
simi, ed è tutta penetrata e commossa da un caldo interesse anche tra i lettori
stranieri,
tariamente la penna per la spada. Durante la guerra,
impazienti di conoscerne la fine. L'interesse sarà ancora più accentuato ora che esce in volume,
disegno del romanzo si ampliò e si maturò, arric-
mentre
I manoscritto
andò
perduto; ma intanto
il primo
più vivi elementi, e ne è uscito
duzione
matica nella sua trama passionale, che s' intreccia,
romanzo
chendosi di nuovi
un romanzo d'azione ampia, interessante e dramrapida e serrata, coi grandi avvenimenti nazionali di i ultimi tempi, e con vivaci caratteristici episodi di vita napoletana e di vita militare, culminanti nella Guerra Libica. Il conflitto tra le due anime — delle quali l'una, quella del giovane uffi-
ciale, tutta tesa e vibrante verso il suo miraggio di
rigenerazione nazionale, l’altra raccolta nel suo te-
nero
sogno
d'amore
—
domina
tutto
zante e drammatico,
sino all' epilogo tragico sulle
francese.
di
che se ne sta preparando
Ofelia
la tra-
Palcoscenico, Mazzoni
(Torino, ed. Lattes), ci
porta fra gli intrighi, le miserie delle nostre scene di
prosa. L'autrice non lavora di maniera. Ha visto, la vede davvicino, la vita poco seducente che descrive nel suo romanzo; una realtà triste, mai deformata dall’enfasi e dall'esagerazione. Quella Delia Màini,
che si slancia con sì candido entusiasmo all’ arte drammatica e vi porta tutto il candore del suo spi-
il racconto,
il quale è di un'umanità profonda e semplice, e procede tra vicende di un interesse sempre più incal-
sappiamo
primitivo, a pagina 125 è ben mutata, poveretta!
vittima dell'ambiente e della vita randagia dei c:
comici. « La Màini finì col partecipare (scrive Fautrice) dell’abbrutimento dei compagni, vivendo fra le ceste e i cosmeti
ci, chiusa a ogni pensiero alato,
insensibile
alla vergine bellezza del paesaggio, impoverita
BELLA
e SANA.
CREMA NUTRO - preparazione igienica a bi ie di so-
stanze aniche protoaflini e isotoniche col protoplasma cellulare.
nel corpo e nello spiri-
to.
Ricordate il dialo-
go del Keard'Alessan dro Dumas padre, dove il grande attore a una ingenua ragazza la quale vorrebbe
« calcar le
scene » dipinge le ripui miserie delle me-
Proprietà - èinteramente
erapidamente assorbita
dalla pelle mercè un breve massaggio
aumenta il volume del protoplasma e tende la membrana cellulare; fluidifica il sego cu
nelle glandule sebacee faci
la fuoruscita,
Indicazioni - contro tutte le cause fisiche, chimiche e organiche che disseccano menti cellulari, tolgono elasti pelle, aumentano il pigmento cutaneo; contro l'acne comune, l’eritema solare 0 a frigore, l'ipercromia gravidica ; conferisce alla pelle una turgescenza sana e giovanile
Il vasetto L, 200 per posta L: 0,25 in più. THE WALDORF ASTORIA CRESUS PERFUMERY. Agente generale per 1’ Italia F. Mantovani — Via Correggio, 26, Milano. In vendita presso le migliori profumerie e farmacie del Regno.
Si pensa a quel dialogo nel legge re le vicende
di
Delia
Maini, alla quale un au-
tor novello, Sandro Gianardi, allevato nelle serre tiepide dei salotti
chiede un bel giorno
amore... o meglio il capriccio. Ella potrebbe eccitarlo alla passione, divertirsi di lui, beffar-
non
ve
ne sono
modo di sentire, Non vi è un
tanti,
d'intendere,
diversi,
onore solo, come
di vivere, non
secondo
il
di essere?
vi è una co-
È naturale che l'onore della donna è più studiato
da una donna come Sfinge, Dalle situazioni, che non
sono straordinarie, tranne quella d'un aviatore (p. 99) ma che sono; analizzate con finezza d'osservatrice rampollano aforismi che arricchiscono il dizionario
delle osservazioni sull'amore. A pagina 77, leggiamo: «L'episodio d'Aristide il giusto, è eterno. Non bisogna saziare la gente di noi stessi, Perchè la gente, sazia, si vendica in qualche modo. Con le donne sì vendica attribuendo loro degli amanti an-
che quando non ne hanno». A_ pagina 92, Sfinge vuol:conitraddire al Maupassant, il quale aveva detto che le donne, non l’uomo, scelgono nell’ amore.
Sfinge sostiene l'opposto. * e Sfinge ha già dimostrato con le Novelle romagnole ìl talento di ritrarre la vita di provincia, Anche qui ne abbiamo tratti sugosi. La sua donna Ilaria è un tipo di signora meridionale. La bellissima creatura è bionda come possono essere le donne del mezzogiorno: di quell'oro caldo ma scuro e profondo che di sera è quasi castaneo e che si accende di toni vividi al sole. Ne'
primi suoi anni matrimo-
niali, non è stata che una chioccia per produrre e curare pulcini, ma poi... Venne l’uomo di « volontà ». E venne dal cielo, come nella Grande ombra, la nuova commedia di Giannino Antona-T: Un av tore!... E Donna Ilaria in una notte casca fra le
braccia di quel viaggiatore dell’aria, che indossa una specie di scafandro di taglio esquimese e col capo cinto da un berretto a casco con copri-orec-
chi sollevati...
Non
discutiamo
i gusti
di Donna
Ilaria, che può cantare come nella Gioconda: L'angiol mio verrà dal cielo,
Ma
dubitiamo
che
nessuno
turno, possa accorgersi della
in quel
silenzio not-
discesa d'un aereo-
plano su un terrazzo di villa, e del rombo
grandi ali... Nessunn?4
delle sue
Neanche i cani di gua
dia ?.. Ma l’inverosimiglianza, ch'è assolutamente un'eccezione in un libro non solo così verosimile,
ma così vero, è compensata da altre pagine vivide della stessa novella. Agli amatori di profili umani esatti, additiamo quel Lanfranco Settàla (pag. 201) ch'è un innamorato nato. « L'amore
era per lui uno
lo; ma ella è ancor troppo retta per discendere
grande passione, che lo prendeva
risolutezza e dignità.
stato d'animo permanente, e nell’aspettazione della tutto, alla quale sì sarebbe dato con gioja quasi religiosa ». Sfinge ha un altro pregio speciale: la conoscenza diretta dell’alta società. Ella può accennarvi
pinto vanaglorioso è
tocco solo, ed è il tocco giusto.
a un gioco di cattivo genere, e lo allontana con
Una vendetta del re-
immancabile...
sto punto, il romanzo sì sino
LaPhosphatine Falières,, tatimento
Ofelia
dello svezzamento e durante il periodo dello sviluppo.
avviva di nuovo interes-
se,
che
continua
adottato da tutte le madri sopratutto al momento
alla fine.
La signorina
con un
A que-
L'ILLUSTRAZIONE
SETTIMANA
Il Sabato Santo nella basilica di San Giovanni
SANTA
in Laterano:
E
ITALIANA
PASQUA
A
ROMA.
i sacerdoti novelli si prostrano cantando
le litanie dei Santi (Fot. P. Biazzi).
EE
O RENO
SEDE
ali
In
Prazza
San
Pietrò
Mi ||
|
MATTINA
DI
Pasqua.
(Disegno di R. Paoletti).
Come
nacque
e crebbe
ILLUS TRAZIONE
ITALIANA
la CABIRIA
di Gabriele
D' ANNUNZIO.
un nome evocatore dei di moni vulcanici, degli ope ed occulti iquali travagliano senza tregua la materia dura e durevole». G. D'Annunzio — Cabiria (da le note a l’azione), L’amor
dell'arte indusse
un
giorno
Emilia
Varini a sacrificare parte della lussureggiante capigliatura, per rappresentare con
maggiore
chio
e chi as
fedeltà il personaggio di Malatestino dall'O; nella francesca
da Rimini;
sistette alle innumerevoli prove di La figlia
di Jorio,
ricorda
ancora
Calabresi,
barba foggiata al modo bruzzo, e Giovannin
cioluta, camminanti di Milano. Entrambi tempo, con fare di cature di Lazaro
n
dei
con
una
contadini d'A
tanto
di zazzer
impavidi per le v per lungo
pettive truc-
di Roio e del primo mieti-
tore. Furono queste, belle prove di sacrificio, per nulla inferiori a quella giorni più lontani, il grande
che compì, in Ernesto Rossi
immolando a Shakespeare i suoi bellissimi baffi rubacuori.
La soddisfazione
di
scien
ma
il fenomeno
destinato a
recitare
rinnovarsi
in forma
in un'opera di D'Annunzio ripagava ampiamente, della loro dedizione, quegli attori coera
più ampia e più curiosa.
AI principio dell’anno scorso, chi avesse
potuto penetrare — l’ingresso era rigorosanente vietato.... ai non addetti ai lavori — nei locali di una nota a cinematografica torinese, avrebbe assistito ad una singoli: prepa ione artistica: attori che in costume ginnastico e semi-adamitico si esercitavano
Veduta retrospettiva della porta monumentale del tempio di Moloch.
con il metodo Sandow, alla corsa, agli appoggi al trapezio, ponendo una cura scrupolosa a fare sviluppare i propri muscoli; at-
Com
si vede, la costruzione è praticabile in o,
nucleo di attori veniva inviato su la riviera adriatica, un altro andava a prendere d'as alto le vette nevose delle Alpi, e un terzo piere speciali movimenti delle braccia e del veniva dislocato in fondo all’Algeria, ai concorpo, onde acquistare l'abitudine e certi fini del Marocco. Era dunque un piano di trani modi di porgere e di incedere; uomini guerra bello ebuono, questo chesiera prepa intenti a depilarsi accuratamente con uno rato nell'ombra. Ma ‘a poco a poco l'ombra si stoicisno degno di un fachiro; donne in atto diradò: gli attori — neo-atleti — simutarono di provarsi acconciature bi in personaggi romani o cartaginesi e le donne costumi. Tutto questo sapeva acquistarono maestà di regine o parvenza di il mistero era reso impenetrabile da fatti più schiave. Da quel complesso di forze... rigeisolati e non meno originali. Un'attrice s nerate sorsero un Annibale, un Scipione, un avvezzava con non comune temerità ai colSiface, un Ma I colloqui felini gen loqui poco piacevoli di un leopardo dagli rarono la novissima forza che scaglia dardi per gli occhi... nella bruna Sofonisba ;l'uoatteggiamenti non sempre rassicuranti. Un attore — vecchio settantacinquenne — gomo barbuto divenne il grande Archimede ed trici che, con
le soltanto
seggiavano in lungo e in largo per gli ampi cortili soffermandosi
uno
stipendio
men-
sile non indifferente, per una mansione che, generalmente, non è punto rimunerati quella di fa crescere la barba. Un altro,
meno fortunato di lui, sisottoponeva ad una
operazione di genere completamente opposto: di farsi
radere
completamente
i ca-
il colo: scovato
—
che era stato opportunamente nel porto di Genova — non tardò a
palesare le generalità romantiche dello schiavo ebbe « Cabiria », il Ecco come cinema ograf ‘o di Gabriele d'An-
Maciste. dramma nunzio.
Anatema ! briele d’Annunzio ha scritto per il cinematografo?! DI
in città a consultarei c/v5s atletici dell’Italia
biamo che
incaricato della casa, intanto, correva di città
adeguate.
Una caratteristica del lavoro cinematografico
consiste
in questo, che le case produttrici pon-
gono ogni cura nel mantenere il più rigoroso su l’autore, sul soggetto, su tutto
segreto
quanto concerne le /i/ms che hanno in esecuzione. Naturalmente, tanto più è rigoroso il segreto, tanto
più intenso è, almeno
nel
mondo cinematografico, il desiderio di sve-
larlo. Figuratevi dunque tutte le congetture, tutte
le più assurde supposizioni, tutti i giu-
dizi arbitrari che passarono di bocca in bocca durante îl lungo anno in cui si svolsero queste.... pratiche
misteriose.
Un bel giorno, quando ai giovani attori
muscoli si furono sviluppati abbastanza evidentemente; quando al vecchio fu cresciuta una barba da fare invidia a quella di Mosè;
quando si vide comparire in mezzo al featro di posa
un
pezzo di giovanotto capace
di
portare su le spalle,tre quintali di peso ma,
che alla forza, accoppiava le qualità estetiche della snellezza e dell’agilità; allora si comin‘e che certamente si preparava —
tante. Intanto
— qualche cosa di molto. impor-
il lavoro
cominciava
in
un
modo
non meno strano e bizzarro di quello in cui era cominciata
la preparazione,
e mentre un
l'eruzione
dell'Etna
In verità — secondo me — noi non dobrallegrarci
di ciò.*Per quel
suo
consueto e bello entusiasmo: che lo spinge a rendere sublimi i mezzi che egli crede necessari ad animare la figurazione plastica del suo pensiero, il cinematografo gli parve il più adatto istrumento per rendere la sua v7sione storica. nte tutta la lunga esecuIl maestro, du zione della sua film, lavorò intensamente, meticolosamente, intervenendo a distanza in
taglie navali:
di Ca-
in questa
tutto questo volle darci il poeta
sua « Cabiria »e tutto questo egli
è riuscito a darci con la collaborazione della casa « Itala Film » di Torino a cui egli aveva affidata l’esecuzione dell’opera. — Vado verso la vita — aveva detto un
giorno della sua parentesi politica, quando, alla Camera, deputato di Ortona a Ma
da
un
settore all’altro.
Chissà
che in
sione di questa sua nuova
occa-
manifestazione
d’arte non abbia pensato altrettanto. aL Corriere della Sera nel N. 59 di que-
st'ano detteil canovaccio del dramma, quindi mi pare inutile ripeterlo qui, ma le difficoltà
che la Casa ha dovuto sormontare per metterlo in iscena non debbono essere state nè
ogni minimo particolare, curando personal-
Le Note a l'azione (così
di chi dopo questa nota «A sera il naviglio
il concetto che Gabriele D'Annunzio ha del nuovo teatro, concetto che lo induce a cre-
dere inutile e dannoso fare in cinematografi quello che con mezzi assai più efficaci e più artistici può ottenersi assurdo
sul palcoscenico;
di tentare
eîa
in teatro, quell’a-
di Roma
debba presentarvi con scrupolosa evidenza il
quadro adeguato.
Portate centinaia di
persone con elefanti
cavalli, greggi, ecc. a duemila metri sul li: vello del mare, con -un metro di neve, per
riprodurre la scena di Annibale che varca le Alpi; ©
truite templi colossali
scete, se è possibile,
parecchi rifiuti — colui che gli proponeva di compilare la nuova opera. E poi che Egli
formidabile
placate »
a cui mancava un vaso da lui minutamente descritto. — Voi giungete, per me, come un destino. — Tali furono le parole con le quali il nostro maggior poeta accolse — dopo aver opposto ebbe accettato, il dramma escì dalla sua mente completo e in forma essenzialmente cinem tografica. Non poteva essere altrimenti per
chia-
non è se non un rogo che si spegne su le
acque
goli di città
stesso scrupolo che lo indusse una sera ad impedire che si levasse il.sipario su una scena
D'Annunzio
ma i titoli e sottotitoli “dei quadri) da Lui stese in forma letteraria e sintetica, non ammettevano mezzi termini. Ponetevi nei panni
mente la fedeltà del costume, dell’architettura e dell'esecuzione ‘artistica, con quello
ritenere
e /a distruzione
tana, gli episodi più movimentati delle bat-
lievi nè agevo]
pelli per riparare al difetto della natura che, malgrado la sua età, non gli aveva concesso il beneficio di una opportuna calvizie. Un
e dell'estero, per trovare un uomo di proporzioni gigantesche, con muscolatura e forza
fotogra
La estensione arida e magnifica del deserto, torico passaggio di Annibale per le Alpi,
a trattoa tratto per com-
deva da un pezzo
quella
i lato.
l’aria più seria del mondo, pa:
più
al vero, an-
e di paesaggio di architettura la
bizzarra;
mettete
in mare
un
numero
indefinito di triremi e di quinquiremi, create battaglie, cerimonie, sacrifici e non riconogli ostacoli e le difficoltà
di un’opera così poderosa. Nessun dubbio ormai che i mezzi del cinematografo
sieno veramente
formidabili
: ac-
coppiati all'ingegno fervido ed imaginifico di Gabriele d'Annunzio che ha mostrato, non solo di non sdegnarsi, ma di apprezzarli al loro giusto valore, noi possiamo sperare da questo nuovo teatro, altre novissime sensazioni, e altre belle manifestazioni artistiche. Americo
Fattori.
MANZINI.
ILCUSTRAZIC
LA
ITALIANA
‘ CABIRIA ,, DI GABRIELE
L'interno del tempio di Mo/och. di ottanta professori con sessanta
In questa sc coristi e un b:
e
i
La porta monumentale del grande tempio di Mo/oc4. tri di altezza. La mano del dio supera isei metri
D’AN
cio al dio, durante il q Sinfonia del Fuoco, di del
L' struzione
i
so e
mescagliola,
L’ILL'US.TRAIZIWONE
ITALIANA
tre novelle del Goethe, che dimostrò quale ricco soggetto fosse per
l’arte
mestica.
Ma
la vita do-
l'Heyse
è un
maestro; è il maestro della novella breve tedesca. Egli la condusse un po’al modo discorsivo del Boccaccio. An-
che in essa, adunque, l’Italia soffiòilsuoalito. Un raggio di sole ita-
ia, dove,
volle elegger:
quella sua penna pronta, pron anche nei tardi anni della vecc cconto San Virgilio, e altri
ispirati da quelle acque, da quel cielo. V'in-
£ storie d'amore, come tante altre di soggetto italiano, e che esaminammo nell’aprile del 1910, quando il glorioso vegliardo 80 nni, € dai letterati d'Italia gli stazioni, alle qual ma lettera in nato a Berlino il 15 marzo 0 1830;
in cui sorse in Germania
una vera
anno
lettera-
sì bello che tura popolare. Da giovane er: lo chiama ano l’Apollo berlinese. Ebbe subito ia e la vita, Nel salotto letterario
dello storico dell’arte Kugler, gli fu presagita la gloria; e salì presto alla gloria.... dell’amore sp similiano
ando la figlia dell'amico. Il re M: II di Baviera, che amava vedersi
d’intorno i letterati
sull'esempio dei principi
italiani d'altri
volle il giovane Heyse
tempi,
ua Corte a Monaco (quella Mo il poeta doveva morire il 2 aprile); e g
segnò mille franchi all’annoycoi titolodi « poeta di Corte » e col solo cémpito di sedersi a tavola con Sua Maestà. Ma l’Heyse non era nato cortigiano, e dopo il 1859 continuò bensì ad
abitare Monaco, ma si liberò da ogni impe-
gno con la Corte reale. Fu detto che Paolo Heyse è il creatore della
novella tedesca. Per ripeterlo, bisogna dimenle novelle di Federico Schiller,
alto
concetto
morale
animate
e di
magna-
ra giustizia civile; bisogna dimenticare nientemeno l’aurea Guglielmo Meister
e al-
Ritentò d’esegui smalti limosini, adoperò abi mente il cesello; compose libretti e li musicò per
il teatrino di Bushey, pel quale dipinse delle scene con intenti d'innovatore. In Italia non espose molto : qualche cosa a Venezia, e specialmente anno, mandando un quadro ad olio e q _ Il necrologio della XXIV legislatura registra un'altra perdita, quella dell'ing. /#2/o Maganzini, gna, nel quale era stato eletto la prima scorso ottobre. gegnere molto considerato per le costruzioni he e ma Laur tosi a venti anni al Politecnico di Zurigo, conseguì un anno dopo la laurea
a quello di Milano.
marittimi. Dopo qua
otto anni
i
di opere di bonifica nelle provincie di Ferrara e di Mantova. Fu mandato dal Governo a compiere
Magdala,
la cui rap-
Germania.
I nuov
dell’ Heyse
rimangono
occupò di lavo
ssò ad occuparsi
molte importanti missioni all’ ‘estero e face quale rappresentante dell'I
internazionale del C.
/ubert
rattista
ed
von Herkommer, illustratore,
era
il famoso nato
a Waal,
pittore, in Ba-
viera, nel 1849, ma figura nella storia dell’arte (ed anche nella galleria degli autoritratti agli Uffizi in Firenze) come
pittore ing/ese. Infatti,
“Ho adoperato ROYAL
la natìa Baviera, aveva dieci anni,
per soli
sei mesi recandosi
VINOLIA
per anni.
Royal
SOAP
Vinolia
Soap. ]L Sapone"Royal Vinolia” dovrebbe sempre trovarsi sulla Toilette di ogni Signora, non soltanto per la sua assoluta purezza, ma anche per l'effetto purificante e calmante che ha
sulla pelle Royal Vinolia Soap è squisitamente profumato ed è veramente un sapone di valore eccezionale.
quando ab-
bandonò
VINOLIA
e dopo
un breve soggiorno in America, si stabilì in Inghilterra, prima a Southampton (da dove si allontanò
CO.
a studiare a Monaco di
Baviera con l'Ecter) e dove aprì scuola per lo studio del vero ed organizzò esposizioni d’arte locale;
poi a Londra, nel cuore di Chelsea, il « quartiere
latino » della grande metropoli. Seguìti i corsi del South Kensington, si dedicò alla illustrazione di libri e di giornali, ed alla pittura
all’acquarello, sten-
tando la vita. Ma un acquarello accettato
nel 1870
L'ultima riunione
esposta
all'Accademia
reale
nell’ Hertford, dove
fondò
anche
alla Galleria Dudley gli procurò notorietà e la collaborazione artistica nel Graphic; poi nel 1875 una
scuola
Desiderando provare l'articolo, e non potendolo
ottenere
dal v/- fornitore,
lo
spedite L. 2.25 al Vinolia Dep6t, Via V. Gioberti 3, Milano,
che
e lo riceverete franco di porto.
rese famoso. Si stabilì allora nel villaggio di Bushey,
portava il suo nome, e che egli dirigeva con spe-
ri
loroidoi lato: Sa to al pi do che un ingegnere possa toccare în Italia. Aveva 62 anni — È mortoa Sajadena, in California, il re d legno, Mayerhacuser, di origine tedesca. Nel 1 emigrò dall'Asia in America con lamadre e le sorelle, si occupò in una segheria e riuscì ad acquistarla. Intuì che la mala amministrazione delle foreste in America avrebbe prodotto entro brev tempo carestia di legname e comprò a poco prezzo grandi estensioni di bosco. Operando dapprima con dei soci, poi da solo, divenne ilmaggior propri di foreste dell’America. Si dice che era l'uomo pi ricco del mondo dopo Rockefeller. sidente del Co
sassone, che per molti ann
, tradusse anch'egli da molti, da
‘oppi nos poeti; ma l’Heyse lo supera nella sicura penetrazione dello spirito poetico dei nostri, e nell’eleganza. L'anima di Paolo Heyse fu consacrata al culto della bellezza: e popolò di visioni di bellezza la patria sua e un po’ anche la nostra, che lo onorò, gli volle un gran bene, e non lo dimenticherà. R. B. ==
Entrato
a far parte del Geni
poeti, dal Parini all’Alfieri, dal Foscolo al Monti, al Manzoni, Da ultimo, stava traducendo le commedie dei nostri Cinquecentisti. Fu aureo anello fra le due grandi letterature, fra le due grandi nazioni, conoscendo egli alla perfezione la lingua no‘a, nel duplice aspetto di lingua aulica e di lingua popolare. Tradusse anche dal Carducma tutto preso dalla genuina sublimità del 10 Goethe e del nostro Leopardi, lo ammirava poco, benchè pagano anche lui. Un giorno, l'Heyse andò a salutare il Carducci, e chi conobbe l’Heyse sa quanto egli fosse cortese. Il Carducci lo accolse male. Egli ne rise. Meravigliose le traduzioni dal Giusti e dal Belli. Un berlinese che traduce dal toscano e dal romanesco Per il Giusti, l'Heyse ebbe l’ajuto epistolare di Bernardino Zendrini; per il Belli ebbe quello delle chiose pubblicate dal Morandi. E tradusse anche il Pascarella, Lorenzo Stecchetti, Ada Negri.
Giulio Schanz,
in-
quale
e glie
e del. bulino.
Fu un traduttore-principe. Fece conoscere alla Germania molti nostri
HIEVIS'E.
un eremitaggio di fan
quafortista,
fetti della mezzatinta, dell’a quaforte
Anche i suoi drammi sono numer: Tutto un teatro: da Le Sa-
limpide perle. Creò e tradusse.
sul lago
Fu ottimo e fini
ventò anche un nuovo modo d ncisione col cercò di ottenere tutti gli aiuti, i vantaggi
scusso, e /y paradis
drammaturghi, i p' senti Sudermann e Hauptmann, naturalmente lo sorpassarono: ma certe poesie
nquilla;
al ritratto e celebri ti di Wagner e
deputato del collegio di Sant'Arcangelo di Roma-
le novelle in come UVrika, e il
presentazione fu proibita dalla protestante
e e amò di pa:
di Ruskin.
a dedicarsi che eseguì,
anche
bine, che fu premiato, alla Francesca da Rimini, alla Maria Moroni, alla Maria di
incero antico amico dell’Italia, ch'egli coa visitare nel 1849 e nel 1852, e che
poi a poco a poco
forma sua personale e caratteristica, trat-
tando ancora scene generistiche e storiche. Verso
il 1880 cominciò sono, tra quelli
acqueforti.
romanzo, come / figli del mondo (Die Kinder der Welt), molto di-
È scomp: o non soltanto il più agile, il più geniale il più fecondo degli scrittori tedeschi mode ni, ardente e delicato, innamorato della forza €della grazia ; è scomparso anche il più squisito traduttore dei poeti italiani,
trovò una
liano gi certo nella prosa tedesca dell’Hey-
se, che la rese però trasparente. Egli trattò
PAOLO
ciali criteri di libertà e di modernità. Nell'arte sua sentì da prima quella di Federico Walker, l'ini
ziatore del plenarismo inglese;
L'ILLUSTRAZIONE
| legno scolpito ha raggiunta tanta perfezione d'art
Le nostre incisioni Pasquali. La Settimana Santa a Roma. — Roma in questi giorni è più che mai affollata di forestieri che vengono in.Italia a godere iprimi tepori fica ili e ad assistere alle solenni funzioni che anno luogo nelle basiliche romane. Piene di mistero e di significato mistico sono le funzioni che hanno luogo nella penombra della catacomba di San Callisto, ove un gruppo di studiosi di archeologia componentiil Circolo San Casci lebrano vestiti come i primi cristiani; imponenti quelle che si celebrano in San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma. Anche il Ghetto degli Ebrei è în festa; là non si mangia che pane azimo nei giorni della settimana sant e lungo le vie tortuose e strette e negli spazi
dalle recenti
de-
molizioni, numerosi sono i venditori di pane azimo. Gran folla attira pure Santa Croce ove ha luogo la solenne processione: ed al venerdì santo vi si reca
costantemente
S.
A. la Regina
Margherita.
Lungo sarebbe descrivere le funzioni dei sepoleri,
dell’ordinazione dei numerosi sacerdoti novelli, della benedizione dei fonti battesimali, delle palme, dell'olio santo, ecc. A San Giovanni alla sera sì e:
guisce musica liturgica eccellente e chi non ricorda
la folla cosmopolita che riempie la basilica! Splendido poi trovarsi al Gianicolo
al sabato santo verso
le undici, quando tutte le campane di Roma sle-
gano i loro batacchi
e suonano a distesa contem-
poraneamente. Dalla città sale un'onda di suono che dice: alleluia Pace...
P. B.
Il Venerdì Santo a Siviglia. — Il venerdì santo, a Siviglia, ha luogo una processione celebre: quella dei pasos.
Gennaro
ITALIANA
Amato che visse lungo
tempo in Ispagna e ne conosce i costumi, l'anima e le caratteristiche, ci dà a pagina 348 un vivo disegno in cui è raffigurato il paso delle cigarreras.
la vecchiaia degli alberi scortecciati e lavorati dallo
LE BIBLIOTECHE MILANESI. A domandare ad un qualsiasi milanese: « Quante
segnate nella madera e ravvivate dalla policromia
biblioteche vi sono a Milano? » c'è da sentirsi rispondere, generalmente: due — Brera e l’Ambrosiana — e botf lì. Ed è già molto ottenere una risposta simile. Una guida delle Biblioteche milanesi che rispondesse
scalpello di Montanez e di Canio presta alla fisonomia dei volti, alla anatomia dei corpi una materia ammirabile: i m le ossa, le ferite, le rughe,
hanno una solidità carnale. Questo scolpito popolo Cristi, Giude Vergini, di Ladroni, è nato dalla mano degli artisti per vivere nella atmosfera luminosa dell'aprile andaluso, per gestire muto: ed impassibile sovra la folla, per ricevere dal moto al-
terno dei portatori anche una maggiore illusione di realtà. L'uniformità nera della gente che lì circonda, l'aspetto dei Cofrades che, avvolti nelle cappe o incappucciati, non hanno più espressione, non
hanno più voce, non hanno più volto, e si direbbero decollati, amplifica la drammaticità di quei tremendi
attori di legno che moltiplicano i gesti e
rolungano le braccia
della croce, con le loro om-
bre sulle pareti delle case. Il corteo sosta un momento: si vede in fondo alla calle de /as Sierpes il gran nodo dell'enorme biscia che si ritorce su sè
stessa e si gonfia. C'è una pausa nel camminare della folla, nel cantare dei razareros,
dei turiboli: il
nell’agitarsi
cielo s'abbruna, tutti i colori smar-
riscono, le cose hanno una durezza cruda che of. fende la vista: i s'alternano sullo sfondo di
un silenzio cupo e sepolcrale; ciullesca esce come una spada impietrato e intona
poi una voce fanbianca dal tumulto
alle biblioteche di una data città. È un bel volume in-8.° di pag. x111-583. L'hanno compilato gli uomini
più operosi e benemeriti
alla Madonna addolorata
« Detras del sepolero va la estrella mas reluciente sus ojos pareceu fueni Norando la Soledad». Rarr Cristo morto tra Nicodemo, Giovanni e la Maddalena, di Marco Palmezzano è
gli
che racchiude quella preziosa collezione d’arte.
del Circolo Filologico —
che ne deliberò la compilazione a solennizzare il roprio XL anno di vita. Questi benemeriti sono: il prof. Giovanni Bognetti, il conte dottor Alessandro Casati, iprof. Lodovico Barassi, Carlo Pascal,
Giovanni Seregni e Giuseppe Gallavresi, i quali
hanno
fatto, davvero, un
lavoro
interessante,
pre-
ciso, bene ordinato. Da esso si rileva che le Biblioteche a Milano non sono soltanto due: sono nien-
temeno che sessantasette — quelle pi
pubbliche, di Brera a
questi
dall'Ambrosiana alla Trivulziana, daquella quella del Museo del Risorgimento (in
ultimi tre anni
accresciutissima), da quella
Ci circolante a quella del Museo della dalla Biblioteca dell'Archivio di Stato a quella Circolo Filologico, ecc. Poi vi sono le Biblioteche! le Biblioteche Parrocchiali, poi una sequela di Biblioteche private minori, un discreto numero
li private;
drizzando il brivido delle note
il quadro di soggetto sacro che orna la prima pagina di questo numero pasquale. La crocifissione, la leposizione e resurrezione di- Cristo hannò ispirato migliaiae migliaia ditele edaffreschi'ai grandi maearmados, uomini vestiti carnevalescamente da legionari, armati. di lancia e di scudo, vengono in- stri del 400 e del 500, tra cui molti capolavori noti in nanzi, reggendo un grande labaro con le iniziali tutto il mondo, Ma vi sono altresì nelle gallerie comunali italiane gioielli d'arte quasi ignorati; tale è ladeimperiture S. P. O. R.; dietro, il paso délle sigaraie che rappresenta l'Addolorata (/2 Soledad), e poi i posizione del forlivese Marco Palmezzano (1492-1537) pasos delle altre Cofradias. Codesti pasos sono allievo di Melozzo da Forlì, che orna laPinacoteca cispettacolosi catafalchi recati a spalla: si direbbero vica di Vicenza. Di questa magnifica raccolta, v della città del Palladio, avremo. presto occasione scene di misteri medioevali immobilizzate per l'e di occuparci ampi poichè la Pinacoteca comternità, con un contorno di barocchismo veram ente riordinata verrà jpagnuolo che fa risaltare î gesti frenetici delle fi pletam perta solennemente il 26 aprile con un discorso di nudi michelangioleschi, le musculatur Corrado Ricci. Intanto siamo ione della i volti contraffatti dalla minac Pasqua di poter dare un saggio delle tele insigni dallo l corteo si ‘apre con un simbolo di romanità:
a tale domanda, non esisteva, sin qui. Ora c'è — e forse è la prima del genere in Italia, come guida
ancora.
e a cercare, anche
i se ne troveranno
Dunque — diciamolo con compiacenza — Milano ha ben più di duecento biblioteche, fra pubbli-
che e private; e per chi vuole studiare c'è
occuparsi e da scegliere. Il bel volume
dà notizie succose
accurate di tutte; vi sono messe
ben da
ed abbastanza
in rilievo le
rità, le serie più preziose di ciascuna
bibliotec:
ra-
sono ricordati i donatori più benemeriti; sono fornite le notizie di interesse storicoe di utilità pratica,
La singolare Guida sichiude con un saggio, in ben 160 pagine, di un elenco di Riviste ed altre pub-
blicazioni periodiche che si trovanò nelle Bibli teche Milanesi — elenco utilissimo. Pubblicazioni
come questa rappresentano — specialmente se di creazione
dua
‘a vera
fatica, essendone
l’organizzazione e la compila
sem-
volta creato il volume, non resta ch corrente, per averne pronta, ogni cinque,
un'edizione, che mostri il progresso — che
sarà sempre crescente — di quello che, i è il gran motore di ogni altra energia — il movi mento intellettuale, senza del quale il più intenso lavoro di produzione non può riuscire che empi
II miglior dentifricio
358
L'ILLUSTRAZIONE
BANCO
DI ROM
ITALI
SOCIETA ANONIMA - CAPITALE VERSATO Lire 200.000.000 Sede Sociale e Direzione Generale: ROMA.
Assemblea generale ordinaria degli azionisti del 31 marzo 1914. Il 31 marzo u. s. ebbe luogo l'Assemblea generale ordinaria del Banco di Roma. Erano presenti n. 170 azionisti rappresen-
dito, quindi una causa della debolezza generale dei mercati, Diciamo ciò in generale perchè rispetto al
Compiute le solite formalità, il signor £rnesto Pacelli, Presidente del Consiglio d'Amministrazione, ha letto la seguente relazione:
pure avendo preso larga parte alla emissione dei Buoni del Tesoro quinquennali, collocandoli nella nostra clientela, tuttavia i depositi fiduciari presso di noi che al 31 dicembre 1912
tanti n. 559,648 azioni.
Il movimento generale dei conti nell'anno 1913 è stato di L. 35,734,487,519.54. Tale movimento si suddivide come ap-
presso: Cason.
ii.
lc
ra
la
.
+.
Portafoglio Italia ed Estero .
Effetti all'incasso
.
.
.
Valori di proprietà e riporti
+ +
Deposi conto corrente eda risparmio . . |. . Corrispondenti e conti diversi .
9,121,587,77704.
5,020,652, 1330 633,833,821.45
2,503,089,831.18 1,318,519,493.90 7,136,804,171.77
L. 35,734,487,519.54 Il Bilancio che vi presentiamo chiude con un 13,147,686.50 utile netto di.i NRE IO dal quale prelevando, a norma dello statuto, il 5 per cento per il fondo di riserva ordinario in . 657,384,30 Residuano L.
—12,490,302,20
che vi proponiamo di ripartire come appresso: 3% al iglio di Amministrazione (fatta deduzione di L. 73,92211 avanzo utili AGII) e Let 37249140 Agli azionisti in ragione di L. 6 per azione. +. i+ +. 0 +4 3 è 13,000,000,— Alla Cassa di Previdenza pi Imgati . e. e ne 81,150.— A conto nuovo . . . . . . . . . 3666080 L. L'anno testè decorso
12,490,302.20
ha rappresentato così
nella politica come nella finanza un periodo
anzichè di azione intensa, piuttosto di assetto, di raccoglimento e di resa di conti. La pace fra i popoli Balcanici, dopo le aspre contese con l'Impero Ottomano e fra loro, ha prodotto nuovi aggruppamenti di interessi, nuovi spostamenti di correnti com-
merciali, la formazione del nuovo Stato di Albania, la determinazione di nuove sfere
d'influenza.
La definitiva conquista della Libia, da parte dell'Italia, ha imposto la organizzazione della Colonia, l'aumento del naviglio, lo studio primordiale della messa in valore delle terre, la preparazione di idonei provvedimenti legi slativi, la graduale attuazione di lavori ferro-
viari e portuali. Nel campo parallelo della finanza, abbiamo
avuto la ricerca affannosa di prestiti da parte della Turchia e degli Stati Balcanici per sal-
dare le gravi spese di guerra, da parte del nuovo Stato per costituirsi. Anche l’Italia, che ha mirabilmente sopperito alle spese della conquista, escogita opportuni
provvedimenti
per
controbilanciare
gli oneri dell'avvenire. L'impresa mise in piena luce il valore delle
nostre armi e la rinnovata forza della coscienza nazionale, Sarà feconda, ne siam certi, di sensibilissimi beneficii
nell’avvenire, ma pel mo-
mento costa anche essa qualche sacrifizio al Paese. Per tutte queste cause il mercato internazionale del denaro fu durante l’anno meno elastico e più impegnato. Con tutto ciò l’Italia non scarseggiò di circolante: il cambio non fu generalmente teso: ma l'assorbimento’ facilissimo dei Buoni del Tesoro da parte del
pubblico, se indicò la resistenza del risparmio nazionale, forse sottrasse qualche disponibilità alle industrie ed agli Istituti di Cre-
Una estensione di parecchi
ettari
fu con-
nostro Istituto abbiamo potuto constatare che,
cessa ad un colono veneto, il quale lavorò il terreno con aratri e sistemi europei, adoperando anche una seminatrice meccanica, per
ammontavano
quello europeo. Tali provvedimenti, e specialmente la correntezza e cortesia con cui furono trattati gli agricoltori indigeni, valsero al nostro Istituto la simpatia e la riconoscenza di costoro, i
a L. 157,860,293.99 erano saliti al 31 dicembre 1913 a L. 169,696,675.63 con L. 11,836,381.64 di aumento.
Signori Azionisti,
di esempio ed ammaestramento ai coltivatori indigeni
Ad ogni modo tuiti questi avvenimenti, sieno essi politici o finanziari, hanno per forza delle cose la loro ripercussione sugli Istituti di Credito e specialmente sul nostro che ha ormai la sua vita legata a tutti gli interessi del Mediterraneo. È perciò
nostro dovere
seguire
con
cura
assidua i bisogni e le aspirazioni dei nuovi ed ingranditi Stati dell'Oriente Europeo, dai quali abbiamo avuto lusinghiere ed insistenti richieste, e là, dove inostri interessi potranno coincidere coi nuovi bisogni, saremo pronti a portare l’opera nostra senza impazienze, con cosciente fermezza, e tenendo essenzialmente
di mira il vantaggio dell'Istituto e la costante italianità
delle
nostre
imprese.
(Molti ap-
plausi).
In Libia, come vi abbiamo altra volta annunciato, abbiamo continuato a liquidare tutte quelle aziende di carattere industriale e non bancario, che dovemmo, prima della occupazione, costituire all'unico scopo di far penetrare il nome del vostro Banco ed il capitale italiano tra quelle abbandonate popolazioni. Così fu nell'anno scorso ceduta alla Società
Sicilia la nostra linea di navigazione costiera e di congiungimento con Malta e con l'Egitto:
così fu apportato alla Società Elettrica Coloniale Italiana di Milano il macchinario dei nostri impianti termo-elettrici, e la relativa concessione; così affilammo il commercio delle spugne ad una Società costituita in massima parte con capitali italiani, e nella quale noi siamo largamente interessati e, tralasciando di parlare degli altri affari minori, abbiamo avviato trattative per la cessione del nostro Molino e del nostro Oleificio in Tripoli. Per contro abbiamo posto ogni cura a dare maggiore incremento alle nostre Sedi e Succursali della Libia, il cui lavoro di banca è in continuo e promettente progresso, riuscendo così di valido aiuto al commercio locale, anche dell'elemento arabo, che sempre più impara ad apprezzare i vantaggi del credito sotto la nuova
bandiera.
(Bere).
In ossequio ad un'ordinanza emanata da S. E. il Governatore generale Ameglio, che richiamava in vigore l'applicazione del Regio Decreto 6 settembre 1913 relativo alla coltivazione dei terreni compresi nella zona pro-
tetta intorno a Bengasi, il vostro Istituto provvide sollecitamente alla semina ad orzo di una estensione di circa Ettari 1200 di terreno di sua proprietà, col sistema della mezzadria indigena. Si ebbe cura di scegliere mezzadri indigeni che fossero realmente agricoltori di professione e che riuscissero graditi al Governo locale. Quel nostro Ufficio Fondiario sottopose all'approvazione delle locali Autorità, che aggradirono molto tale atto di deferenza, un elenco preventivo delle persone, dando la preferenza ai piccoli agricoltori veramente bisognosi ed evitando accuratamente dannose speculazioni, Si stipularono in tal modo n. 100 contratti di mezzadria con indigeni, fornendo loro l'orzo per la semina. Fu prescelto orzo del paese per avere un forte rendimento ed anche questa circostanza fu argomento di soddisfazione per i mezzadri indigeni. Altre notevoli estensioni di terreno furono concesse a mezzadri italiani, buoni lavoratori, onesti e capaci, la cui opera dovrà riuscire
modo
che si potrà stabilire un sicuro ed tti-
lissimo confronto
quali
fra il
hanno
finora
agli impegni
assunti.
sistema
indigeno e
esattamente
adempiuto
La stagione è stata molto propi alla campagna agricola ed i seminati sono in grande sviluppo e promettentissimi.
Secondo
le
più recenti notizie pervenuteci si spera colà un raccolto molto soddisfacente e tale da co-
stituire un giusto beneficio sia per i mezzadri
sia per il Banco. î qui sia permesso a noi, che l'occupazione della Libia giudicammo sempre un fatto non solo politico ma anche economico di suprema importanza pel nostro Paese, di confermare
che vi sono ragioni molteplici per raccogliere sull’avvenire della medesima la più grande fiducia. Siccome poi le critiche maggiori sono state rivolte alla Tripolitania, tutti riconoscendo che la Cirenaica rappresenta un grande valore produttivo, così ci sia consentito qual-
che breve accenno
riguardo
pure
importanti
vostro
si collegano
alla prima?'cui interes
Istituto.
Vogliamo parlare anzitutto. del probema fondamentale: quello dell'acqua, intorno al quale si svolgono svariate leggende. La povertà idrografica della Tripolitania è soltanto superficiale, non mancando là notevoli sorgenti di origine carsica come a Taur-
gha, Hissa ed altrove e tutte in grado di copiosa e durevole erogazione. Altre numerose
sorgenti inoltre vi si trovano prodotte dall’affioramento dello strato acquifero in mezzo alle dune, simili a quelle che alimeritano gli stagni di Ain Zara e di Tagiura. Vi sono da ultimo i pozzi forati che specialmente nel bacino
interdunico
sono
capaci
di generoso
rendimento e tale che intiere città, come Mi-
surata,
poterono sempre
con essi provvedefe
a tutti i loro bisogni. Il problema poggia quasi esclusivamente sulla disciplina di queste acque. Fa d’uopo curarne l’aumento, cosa possibile; procedere alla loro conservazione, cosa necessaria. Recentissimi' studi agrologici hanno con-
trollato tutto ciò che anche le Autorità
mi-
litari avevano avuto modo di ampiamente e sicuramente assodare lungo il periodo delle prime operazioni del nostro Corpo di spedizione. Non si deve scordare d'altra parte che non tutte le colture tripoline hanno bisogno d'irrigazione. Regioni intiere, quelle ad esempio di Zliten, di Homs, della Cefara Orientale vivono di coltura asciutta come e più specialmente le arboree nelle valli della zona montuosa. Anche quando, dobbiamo aggiungere, la su-
perficie tutta non potesse attivarsi a coltura intensiva, sarà facile utilizzare la terra, dedicandola all'allevamento del bestiame. Il presente valore di questo, nella Tripolitania, ascende a circa 100,000,000 di lire. La lana ne è assai pregevole ed è colla stessa che sono tessuti i celebri tappeti di Misurata.
Ben si palesa da queste rapide illustrazioni come il problema economico della Tripolitania, da qualsiasi punto di vista lo si voglia esaminare, dà motivo di compiacimento e di fondata speranza in un prossimo e fiorente progresso agricolo. Nè, come alcuni
|
to
credono, è "permessa la preoccupazione di futura concorrenza fra le produzioni tripoline e quelle del Mezzogiorno d'Italia. Brevi me considerazioni distruggeranno
L'ILLUSTRAZIONE
ogni dubbio
al riguardo.
L'agricoltura
ita-
liana, a simiglianza di quella dei paesi in via
di trasformazione manifatturiera, non è in adeguato rapporto coi bisogni del mercato interno.
A tutti
è noto
che
da
qualche
de-
cennio gradatamente aumenta l'acquisto delle merci agricole estere sia in forma di alimento,
sia in forma di materie prime. Non diversamente
ciò ebbe a verificarsi in Inghilterra ed
in Germania allorchè la somma degli intere:
economici cominciò ad aggrupparsi verso l’'industria, quando rese più fitta la popolazione e l’intensificazione dei consumi.
Identiche ragioni spingeranno di continuo l'Italia ad elevare l'acquisto di merci agricole all’estero. Mettendo in valore la Tripolitania e adottando adeguati sistemi di scambio noi potremo ottenere dalla Libia ciò che per lungo tempo ci procurammo e ci procuriamo ancora fuori dei nostri confini. La Tripolitania, per limitarci ai principali prodotti, potrà fornirci grani, bestiame, lane e pelli. Vi sarà facile apprezzare tale importazione, ricordando che noi compriamo annualmente oltre 400 milioni di lire di grano dalla Russia, dalla Ruma e dalla Repubblica Argentina; 60milioni di bestiame dall'Austria-Ungheria, dall'America del Sud e dalla Serbia; 50 milioni di lane dall'Australia € dal Plata; 70 milioni di pelli dalla Cina e dall'India. La sicurezza quindi di vendere le merci libiche in Italia, senza nocive concorrenze di sorta, saprà invaghire il capitale patrio ad investirsi in Tripolitania, ove potrà realizzare senza dubbio larga messe di profitti. Qualunque Istituto che si fosse posto su questa via, e il vostro, voi lo sapete, vi si è messo da parecchi anni prima di tutti, avrebbe oggi un vasto e proficuo campo di operosità, un onesto guadagno da realizzare, una missione economica da compiere. Le terre nostre senza bisogno di accaparramenti monopolistici, e di speculazioni ingorde, ma solo per naturale movimento di cose, vedranno moltiplicare il loro valore compensando giustamente anche per questo verso la ferma e ponderata audacia delle primissime e nol iniziative. (Benissimo ! La revisione di tutte le contabilità ed inventari delle nostre Filiali in Libia, dopo circa due anni di lavoro in mezzo ai combattenti, ha messo esattamente in evidenza l'ammontare e la natura dei danni arrecatici dalla guerra per i quali pende la domanda di risarcimento. Questa, come volle dichiarare alla Camera dei Deputati S. E. il Ministro del Tesoro, nella seduta del 6 corrente, trovasi da qualche mese presso la Regia Avvocatura Generale Erariale. Forti dei nostri diritti, fiduciosi ancora nell'equità del Governo, abbiamo ragione di ritenere che i legittimi risarcimenti richiesti saranno accordati. Vogliate in ogni modo esser certi che i vostri interessi saranno da noi virilmente tutelati. (Bere/) Il carattere delle nostre domande ci dispensa dal rispondere a tutte le calunniose inuazioni circa l’opera nostra in Libia prima, durante e dopo la guerra, calunniose insinuazioni che, dà qualunque ambiente esse artano, non varranno a limare di una linea, lo affermiamo con pura coscienza ed in modo solenne, le alte, inattaccabili benemerenze del vostro Istituto dinanzi alla Nazione. (Calorosi, prolungati applausi). Le cifre del Bilancio che vi presentiamo sono abbastanza eloquenti da non aver bisogno di molti commenti. Soltanto su due punti di esso desideriamo rendervi conto circa le variazioni di cifre in confronto con quelle dell’anno precedente. La voce Proprietà immobiliari figura per un importo alquanto aumentato. — Dovete ciò ascrivere ad alcuni nuovi acquisti per istallazioni di nostre filiali, ed alla scritturazione sotto questa voce delle nostre proprietà in Libia, che per il passato, non essendo ancora eseguite le pratiche per la voltura degli isti fatti, erano portate in un conto provvisorio fra i Debitori diversi. — Aggiungiamo che tali proprietà sono tutte notate in Bilancio al puro prezzo di acquisto sebbene oggi ne sia evidentemente aumentato il valore. (Bene!).
Invece gli Utili dell'anno decorso sono minori di quelli del precedente esercizio; e ci piace assicurarvi che ciò non va attribuito al
ITALIANA
minor rendimento delle operazioni bancarie; ma esclusivamente a fatti di indole transito-
ria quali: l’inoperosità della nostra Sede di Costantinopoli, la non produttività temporanea di alcuni conti riguardanti le nostre operazioni in Libia, e gli ammortamenti che abbiamo creduto effettuare onde epurare la nostra situazione patrimoniale. | Di conseguenza si è dovuto,ridurre, in piccola parte, quel dividendo che da parecchi anni vi era retribuito; ma siamo certi che apprezzerete questo nostro provvedimento come atto di buona e prudente amministrazione, destinato a consolidare maggiormente la compagine del vostro patrimonio.
L’andamento
delle nostre
Sedi
all'Estero
dimostra sempre più la costante progressività del loro sviluppo, fatta eccezione per la Sede
la quale, dopo
la forzata
stò pressochè inattiva, attendendo
di Costantinopoli
che ulte-
chiusura imposta dal Governo
Ottomano,
re-
riori determinazioni, non dipendenti solamente da noi, possano indurci alla ripresa energica degli affari oppure alla soppressione di questa nostra Filiale.
Vogliamo segnalarvi fra tutte le Sedi estere
359
per 12 anni aveva prestato con generale sodisfazione la sua opera indefessa e preziosa nell’Amministrazione dell'Istituto, per ragioni imperiose di salute, dovette rassegnare le proprie dimissioni del gravoso incarico che aveva così bene disimpegnato per lungo periodo. Il Consiglio d'Amministrazione, in unione al Collegio dei Sindaci, in seduta del 4 luglio 1913, lo nominò gli Azionisti
raggiunto una tale importanza da consigliarci,
per decoro
dell'Istituto
uppo dei
vari
e per
maggior svi-
servizi, di costruire in Ales-
sandria una Sede propria in località centralissima presso gli altri principali Istituti di Credito. La posa della prima pietra di questo nuovo
edificio, il 2 dicembre dell'anno scorso, fu resa più auspicata e solenne dall’augusto intervento di S. A. R. il Duca degli Abruzzi che presiedette alla cerimonia, nonchè dalla presenza del rappresentante
di S, A. il Khe-
divè e di tutte le Autorità locali di quel grande paese. In quella circostanza avemmo il piacere di constatare come il nostro Istituto goda la simpatia generale di ogni classe di quelle laboriose popolazioni.
La nostra Sede di Barcellona, con le sue dipendenze di Tarragona e di Monblanch, ha visto realizzarsi le previsioni di progresso che facemmo nella relazione dello scorso anno. La crisi generale del mercato monetario cui la Spagna si era sottratta fino al 1912, venne a pesare nel decorso anno anche su
questo paese. Ciò nonostante le nostre
Filiali consegui-
rono un confortante progressivo incremento
in tutte le loro operazioni e nei vari serv
fra i quali segnaliamo quello del Portafoglio, che pel quantitativo degli effetti ricevuti allo sconto è indice sicuro. del contatto tenuto dalle nostre Filiali Spagnole col mercato del
Paese in cui funzionano e prosperano. Nel primo anno di Esercizio (1910) dette Filiali ammisero allo sconto 45,000 effetti; salivano a 109,000 e nel 1913 furono in numero di 247,184 per un complessivo ammontare di oltre 160,000,000 di Pesetas. nel 1912 gli effetti scontati
Ciò vi dimostri come, rendendosi sempre più benemerito del ceto commerciale della regione Catalana, la più importante della Spagna pei suoi commerci e per le sue industrie, il nostro Banco ha preso uno dei primi posti sul mercato finanziario di quella laboriosa regione fra le generali simpatie.
E poichè è ovvio che dalle simpatie susc tate da buone relazioni di affari, fomentate da comuni interessi, nascono desiderî ed opportunità di buone relazioni politiche, il nostro Istituto potrà aggiungere ad uguali successi conseguiti in altri paesi, anche questo; essere stato cioè un primo araldo delle ami chevoli relazioni fra Italia e Spagna oggi notevolmente ravvivate e che porteranno certo ad un più stretto ravvicinamento fra le due Nazioni, più che amiche, sorelle. (Berzissim0o/)
Le nostre Filiali italiane, delle quali vi abbiamo altra volta parlato, continuarono regolarmente il loro normale progresso. Isti-
tuimmo nell’anno decorso la Succursale di Fabriano in una zona dove lo sviluppo delle industrie s'accoppia alle naturali ricchezze
dell’agricoltura.
Nello scorso anno il nostro Direttore Generale commendatore Enrico Jacomoni, che
di Ammi-
perchè voi possiate, se così cre-
derete, ratificarne la nomina, (App/ausi.) Nella stessa seduta consigliare fu, a termini dell'Art. 12 dello Statuto, nominato un Comitato Direttivo scelto nel seno del Consiglio, aggregandovi il Segretario Generale, cav. Renato Angelici, già Direttore della nostra Sede di Genova. Abbiamo avuto recentemente la sventura di perdere il nostro Sindaco comm. Mario Bonelli, che con zelo e coscienza, aveva per molti anni disimpegnato il delicato ufficio. Vada alla sua memoria, l’espressione del nostro sincero rimpianto.
che, come dettovi, sono in continuo progresso,
quelle di Egitto che hanno non solo brillantemente ripresa la grande attività ed i molteplici rapporti con la clientela indigena, rapporti che furono bruscamente interrotti al tempo della guerra Italo-Turca, ma hanno
Consigliere
nistrazione fino alla presente Assemblea de-
Signori Azionisti,
L'espansione dell'Istituto che, confortati dal vostro consentimento, abbiamo pros guita e proseguiremo sempre quando vi ravvisi un alto interesse nazionale ed economico, ha reso necessariamente numerosa la falange dei funzionari applicati alle molteplici mansioni del Banco. Non si tratta più della ristretta famigli di un tempo; ma di una vasta s ra di va-
lorosi uomini che tutta la loro operosità prodigano a vantaggio dell’ Istituto. 11 Consiglio di Amministrazione, resosi conto delle maggiori esigenza della vita, ha già proceduto ad alcuni miglioramenti ed|è in procinto di promulgare
un
regolamento or-
ganico che, meglio definendo le attribuzioni e le promozioni, metta in grado ciascuno di prevedere l'avvenire che a seconda del proprio valore gli è riservato. (Bere/) Se ciò porterà qualche aggravio di spesa, ci metterà
anche
simo rendimento
in grado di ottenere il mas-
dall'opera
di ognuno,
che
esigeremo sempre più assidua ed efficace, L’Esercizio 1914, che già è iniziato in modo promettente, si presenta, secondo le nostre previsioni, un Esercizio di piena attività e di ripresa generale negli affari industriali e commerciali, che nel biennio precedente eb-
bero i disagi l'Europa. Non
della
crediamo
situazione ‘politica
essere
lungi dal vero,
del-
pro-
nosticando che i beneficii della pace e delsetto generale delle più gravi questioni che hanno agitato gli animi, si rispecchino sui risultati futuri dell'opera nostra, la quale ebbe sempre a sua guida una sola ambizione, quella di difendere strenuamente gl’interessi
vostri
e concorrere,
ovunque
ha
Sedi il vostro Istituto, alla progressiva ed efficace affermazione del nome d'Italia. (Applausi generali e prolungati.) . L’avv. Augusto Tonielli legge poscia la relazione dei Sindaci, che conclude così: « Nelle verifiche eseguite abbiamo trovato in perfetta regola le Casse, i Titoli e gli altri © Valori, e tenuti con regolarità ed esattezza i Libri richiesti dalla legge e le altre scritture
interne.
L’opera ininterrottamente solerte del vo-
stro Consiglio si appalesa dalla stessa relazione che esso vi presenta sull'andamento dell'Istituto e alla. quale noi ci associamo
con perfetta cognizione di causa, avendo seguìto lo svolgergi degli affari con l’assistere a tutte le adunanze del vostro Consiglio stesso ».
*
L'assemblea, dopo ampia ed esauriente discussione,
approvò
unanime
il bilancio e le
proposte del Consiglio, confermando rica gli amministratori
uscenti
in ca-
per turno, e
il collegio dei sindaci. —r_rT___PT___i Chiedete il GENUINO
NATURALE
SALE
deo SPRUDEL
CARLSBAD Md
ai
se volete evitare falsificazioni e.Irodi.
L'ILLUSTR
AZIONE
ITALIANA
Rivista
L'ombra
di
Don
Giovanni Moschino.
di Franco ALeano ed ErtoR Fu due anni or sono,
in una
di co-
casa
muni amici accorsi ad ascoltar un poema di Ettore Moschino intorno a Don Gio-
vanni Manara, che Franco Alfano, decise di musicare l'Ombra di don Giovanni allora intitolato // Démone. Il giovine musicista era allora in un periodo di tormentosa incertez: il Principe Zilah non aveva avuto l’esito br
lante della prima sua opera, Resurrezione ; libretto che egli aveva dovuto accettare per esinon aveva fornito che scarsa materia per la sua vena ed egli intendeva
genze editoriali
affrontare la terza prova
riservandosi
la più
ampia libertà nella scelta dell'argomento. Egli i
i ascoltatori più attenti del Dérzore ;
gelo e
que lo sfondo selvaggio della Corsica lo sedusse la figura ambigua, tra l’an-
demonio, del cavaliere di Siviglia e trovò interess; ante lo svolgimento drammatic imaginato dal Moschino. Poeta e musicista si affiatarono; dalla discussione passarono al-
l'a
; fecero insieme un viaggio
in Corsica
Dèmone si trasmutò in quell'Ombra di Giovanni che il pubblico della Scala fu
don
chiamato a giudicare giovedì scors L'opera era attesa dai molti am
matori del maestro con la più viva simpatia,
con trepida e giustificata speranza di una brillante vittoria, Perchè Franco Alfano è, tra
i musicisti della giovine scuola, uno dei più colti, dei più geniali e anche dei più simpatici. Napoletano di nascita, egli ha temprato il suo fervido temperamento meridionale agli studi severi della dotta e grave Germania;
poi. da Lipsia
passò a Parigi
alcuni anni in contatto
con
ove
i più aud:
vatori del neo-impressionismo frances tedeschi
e dei france:
imilò le qualità mi-
gliori pur rimanendo italianissimo nell’ai La
sua conversazione
delle più br ove egli ha pri rosissimi
come la sua
am
Ma mi accorgo che vado parl
ndo
cultura è
dell’au-
tore più che dell'opera. Non vi nascondo infatti che mi tornerebbe più gradito riferirvi
una interessante e recente conversa: soggetto musicale col maestro, che rendervi
conto dell'esito dell'Orzbra di don Giovanni. Franco Alfano non cercava il successo di pubblico; dati i suoi precedenti non gli sarebbe
stato difficile di preparare un melodramma
ricco di tutti quegli elementi ed ingredienti
che conducono al successo a colpo sicuro.
Ma egli ha preferito dare battaglia, ed ha fatto suo quello che fu il primissimo motto di Gabriele d'Annunzio: 0 rinnovarsi 0 morire.
Nel melodramma più che in ogni altra forma
d’arte, un rinnovamento
sembra
necessario;
lo intuiscono i musicisti giunti ormai a grande
fama quali sono il Puccini ed il Mascagni; lo sentono più imperiosamente i giovani im-
pazienti di uscire dalle vecchie
fano è un saggio dei più singolari e anche
dei più sconcertanti. Se mi chiedeste quali delle nuove correnti che vengono dalla Germania e dalla Francia egli ha seguìto, non saprei rispondervi; forse nessuna, forse tutte,
Certo L'ombra di Don Giovanni non somiglia a nessuna delle opere straniere che. abi ntito recentemente in Italia, e tanto meno forme
si avvicina all'opera italiana nelle sue tradizionali. Franco Alfano è dunque
riuscito a esprimere una personalità propria, a creare un’opera d’arte, sia pure bizzarra
ma prettamente nuova ed originale? Sarei felice di poterlo affermare, ma sono persuaso che l’autore stesso non è convinto di avere risolto con la sua opera quella crisi in cui si dibattono i moderni compositori. L'ombra di Don Giovanni è ancoratallo stato d’'intenzione, vale_a dire in|uno stato un poco informe; vi si nota il tentativo di liberare il discorso musicale,j tanto ; nella /parte vocale che orchestrale, dalla maniera consueta ;inon
è più l’operista che adatta la musica alle parole ed alle situazioni, ma musica e parole, situazioni, ambiente e stati d'animo tendono a formare un organismo unico e complesso. Iniziatori di questa
riforma,
Atto Il. — La trasfigurazione di Don Giovanni (disegno di L. Bompard)
formule, tor-
mentati dal desiderio di fare ‘del nuovo a tutti i costi. Di questa incertezza e di questo tormento l’opera novissima del maestro Al-
con mezzi di
vergenti,
Debussy
ono lo Strauss in Germa e il in Francia. Franco Alfano ha attinto
da entrambi imaestri
senza peraltro imitarli,
cercando di assimilare le due tendenze opposte, e in questo tentativo audace e lodevole ha messo tutto il fervore del suo ingegno, tutta la sua perizia di sinfonista e la
sua ben nota abilità di orchestratore sapien-
ssimo. Ma queste qualità molto apprezzate dai musicisti e dai competenti non bastano per impadronirsi del pubblico; ho detto in principio che Franco Alfano non cercava il successo popolare; per cui le accoglienze alquanto incerte che il pubblico della Scala ha fatto alla sua opera non debbono averlo sorpreso. Accoglienze incerte, ma deferenti e rispettose; più
d'una
volta
anzi, alle
il coro interno
al suo t'altro
nella
battaglia Franco
Alfano
nome, sono, dopo questa prova, tutche spente. Rimane in dubbio se la
trada ch'egli ha i pareri n materia sono così disparati tra gli stes
musicisti che non è possibile esprimere un
Unanime invece sono le lodi per la splendida esecuzione dell’opera alla Scala. Grande onore si fece il tenore Di Giovanni; l’ammirato interprete del Parsifa/ ha dato un
altro saggio della sua magnifica voce e del suo singolare talento, e non meno applaudita fu la signora Poli-Randaccio che superò bravamente volata.
le difficoltà di
una
tessitura indiaGuido.
pagine più
forti ed impressionanti dello spartito, quali
sono
Comunque,
non ha perduta nessuna delle sue penne maestre; e le speranze che sono accese intorno
e il magnifico
racconto
Il Monumento/del Granduca Nicola II a Pie-
troburgo, opera grandiosa di Pietro Canonica,
del primo atto, e il suggestivo finale del secondo, il pubblico}{fu scosso e ;soggiogat se l’autore avesse concesso una tregua al suo tormento,}moderando {i movimenti spasmo-
che i nostri lettori hanno ammirato nel numero del 1.° marzo, non venne fuso dallo scultore, come
dici quasi
Data la grande importanza del lavoro, opera più unica che rara, giacchè iquattro bassorilievi furono fusi in un pezzo solo, la rettifica ci è parsa doverosa,
ossessionanti
delle voci
chestra, la serata sarebbe finita auspi
e dell’or-
sotto migliori
erroneamente era detto nell'articolo che accompagnava le incisioni, ma dalla fonderia artistica care Menzio di Torino.
Amil-
—1WWI O_____reer__—
__—r_______—_____ L'ILLUSTRAZIONE
les
I. Galera lo condusse a casa, tenendolo sottobraccio e parlandogli con mille precauzioni. Nell'aria fresca della notte gli era sbollita
l'ira e camminava tetro, curvo, accasciato come un povero vecchio. — Hai sentito, Galera? E tu lo sai cos' ho fatto per quella figlia! — Lo so, lo so, Leonardo.... Ma non ci badate! Sono malignità che inventa quella faccia di spia. — Lo rovino, sai, quel ragazzo... — Farete bene. Così parlando eran giunti sul portone della sua casa, — Di’, Galera, se avessi bisogno di te, ci posso contare? — Diavolo! Passadonato lo fissò con gli occhi malvagi. — Anche per un brutto colpo? — Ma sì! — Grazie. Mise la chiave nella toppa e scomparve nel buio,
Antonella, ch'era desta, l'udì salire; stava seduta sul letto; si cacciò sotto le coltri e chiuse gli occhi. L’intese appendere il soprabito nel vestibolo, e Orazio svegliarsi battendo le penne, poi dire: Buona
notte, papà.
La sua camera non era. lontana da quella del padre, anzi non v'era di mezzo che il salottino
turco.
Suo padre era un uomo abitudinario: tutte le sere, tornando a casa, per prima cosa riempiva d'acqua il beverino del pappagallo, che con cento moine e ringraziamenti gli augurava_la buona notte; di lì se n'andava in cucinaSper versarsi un calice di vino rosso che portava in camera e si tracannava nello spogliarsi affinchè gli conciliasse un buon sonno, Poi, con un candeliere in mano, soc-
chiudeva cautamente l’uscio della camera di
sua figlia, guardava se dormisse in pace, andava talvolta sin presso il letto per vederla meglio, le mandava un bacio, e se ne tornava
contento. camera,
Entrato quindi
nella sua
propria
con un gran mazzo di chiavi apriva
la cassa forte confitta nel muro a destra del gran
letto
matrimoniale,
e cioè
da quella
parte ove, sino ‘a quindici anni addietro, aveva dormito
la sua defunta moglie.
Di costei c'era un vecchio ritratto cornice
d'ebano
più grande
sul
in una
comodino;
cornice
in una
un
ritratto
di velluto, sul
canterano, un quadro a carboncino dentro una cornice di legno dorato, nella parete sopra il canterano. Disserrava egli dunque la cassa forte, se-
deva in camicia su l'orlo del letto ch'era stato
quello della sua defunta consorte, e aperto il voluminoso portafogli, con minuzia faceva i
conti della giornata, prendeva nota dei guadagni
e delle spese
dormir
qualche
in un vecchio
riponeva le cambiali che avessero sonno,
collocava
registro,
nel
diritto a
porta-
fogli quelle che gli servissero per il domani, e centellinato il vino e rinserrata la cassa forte, faceva il giro della camera strascicando le pantofole, nascondeva sotto il materasso il portafogli enorme, softiava su la candela,
si cacciava sotto le coltri, dormiva.
Era un usuraio, dava il denaro a strozzo, faceva lucri esosi contro la gente ricca, eppure nello spegnere il lume si sèntiva quasi un onest'uomo e dormiva con il cuore in pace, perchè di là v'era quella sua bella figliuola felicemente addormentata, che per lui
voleva dire l’intero mondo, che gli teneva il suo cuor violento con due piccole mani di velluto. Da quindici anni era vedovo e non s'era voluto
361
LA FIGLIA DI FASSADONATO.\( ] «a GUIDO——eome DA VERONA
(Continuazione, vedi numero precedente)
—
ITALIANA
rimaritare
per non darle
una
matri-
gna; se l’era trovata fra le braccia che aveva
ott'anni appena e pareva un bocciolo tanto era bella, un passerino tanto cinguettava. Quest'uomo, avvezzo a trattare o con signori
Proprietà letteraria. — Copyright by Fratelli Treves, April 12th, 19Î4.
altezzosi chelo tenevan in dispregio, o con gente ambigua dalla quale gli era mestieri difendersi, privo d'amici perchè l’usuraio non può averne alcuno, senz’altro amore che quello del suo lucro poichè non è possibile amare intensamente due cose, trovatosi con quella cola creatura nella sua casa vuota, cominciò a rifugiare in lei tutta la parte calda e viva de' suoi sentimenti, che non si era nè sciupata nè dispersa nella sua vita brutale. E quest'uomo che non si ricordava d'aver
—
Voialtri sieteJun mucchio
|
di tangheri!
— aveva risposto Passadonato. — Il tenente
Gilli non ha il becco di un centesimo, e lo so; ma spende in ogni modo trenta o qua-
rantamila lire all'anno, perchè, state a sentire: gioca tutte le notti, e non avendo nulla da perdere, per forza è costretto a guadagnare; nei concorsi ippici tutti i grossi premî
se li porta via lui; quando monta in corsa,
—
e monta
come
un
Dio, —
se
arriva,
un
moglie per poco più d'una domestica, gli uor tutti per poco meno che altrettanti usurai, cominciò ad amare questa sua bam-
tanto sui premî se lo prende lui.... C'è da comperare o da vendere un cavallo? è il tenente Gilli che mandano a chiamare; c'è una corsa combinata? è il tenente Gilli che lo c'è una buona firma che cerca denaro? è il tenente Gilli che mettono di mezzo; c'è un
vera della vita, lo scopo de' suoi guadagni, l'assoluzione della sua coscienza. Quand'ella aveva una piccola tosse la spogliava con le sue mani, la metteva. in letto, la copriva sino al mento, le raccontava storielle per farla star quieta, fabbricava balocchi o faceva salti per la camera, perchè la
vi dica una cosa la quale taglia la testa al toro? Glieli do per tre ragioni: la prima che mi è simpatico, e dovessi anche perderli non me ne importerebbe un fico; la seconda che a me conviene darglieli quanto a lui di far-
avuto
una
famiglia, che aveva considerata
la
binella d'un amore appassionato e geloso, cosicchè il pensare a lei gli pareva la ragione
bambina
ridesse.
Intanto mandava intorno mare tre o quattro me-
si e de' più illustri della perchè gliela curassero come si cura la d'un duca. Non credeva nè in Dio nè nel diavolo, ma quando sua figlia era malata gli capitava persino di andare a messa. Così Antonella era cresciuta capricciosa come una scimmietta, viziata come una marchesina, impetuosa come una figlia del popolo. Egli voleva per ambizione che si vestisse dalle sarte migliori; le metteva indosso certi gioielli che non erano adatti per lei, e quest'uomo, il quale sapeva malamente stendere una lettera d'affari, aveva preteso che sua figlia suonasse il cembalo, parlasse francese, dipingesse ad acquarello certi fiori mostruosi ch'egli teneva ‘in maggior conto che un quadro del Tiziano. Quando, i giorni di festa, uscivano a passeggio insieme, o nelle serate di gala stava con lei nella platea d'un teatro, non v'era moscardino che si pavoneggiasse della sua dama quanto Passadonato si pavoneggiava di lei. Ormai s'era fatto ricChissimo, aveva investito il suo denaro in solide aziende, possedeva una villa in campagna con parecchi ettari di terra ubertosa; fosse stato solo, avrebbe rinunziato volentieri a' suoi pericolosi traffici ed avrebbe forse intrapreso a scialacquare allegramente quel denaro che gli era mancato in gioventù. Ma per far lei più ricca e più felice la sua rapacità non conosceva limiti; voleva che avesse una dote da ereditiera, voleva sposarla con un galantuomo anzitutto, ma che non fosse già un ignorante com’egli era, nè appartenesse in alcun modo alla sua trista specie. Quand’ecco, frammezzo a tanti sogni, gli era capitata la notizia che sua figlia faceva l’amore con un tenentino di cavalleria. E chi poi? Quello spiantato scavezzacollo del tenente Rainiero Gilli, un bellimbusto piemontese che cavalcava con un coraggio da buttero, che faceva la speculazione di montare in corsa o nei concorsi ippici i puri sangue dei suoi colleghi: uno sfacciato ch'era in debiti perfino col suo sergente, ma ricevuto nelle case patrizie, ricercato nei balli e nelle feste mondane, perchè certe nobili dame avevano riconosciuto che infatti era un ottimo cavalcatore. Menava di sciabola come Bergeracche; abitava un quartierino intestato ad una sua vecchia zia perchè l’usciere non potesse nemmeno sequestrargli quelle quattro carcasse di mobili, quel suo lettuccio d’ottone
giallo dove si perdevano tante forcelle di tartaruga. E tuttavia Leopardo, l’infallibile Leopardo, non aveva esitato a dargli migliaia e migliaia
di lire sopra una semplice cambiale.... Oh, come avevano riso quei cani mastini del Caffè Maiocchi, la prima volta che Passadonato aveva
mostrato
loro
una
cambiale con la fir-
ma del tenente Gilli! Avevano riso a crepapelle, dileggiando quella vecchia volpe che si vantava di non avere fatto mai un cattivo affare.
duello grave? è il tenente Gilli che chiamano
per padrino.... Insomma,
ragazzi, volete che
seli dare; la terza che a me li paga, mentre non li pagherebbe a voi, che siete un mucchio di tangheri
E così era difatti avvenuto nel corso di tre o quattr'anni, finchè il debito del tenente Gilli era salito a sedicimila franchi, e s'era messa di mezzo Antonella per sconvolgere
ogni cosa. Quella ra, Passadonato, nell’aprir mente l’uscio della camera di sua figl
cauta-
un candeliere in mano, ripensava per l’appunto
a
stezza
posato su l’anima vecchia; e stando
pensava
questo cumulo
lontanamente,
di circostanze.
con
un senso
Le di tri-
fermo su la soglia tra l’uscio e lo stipite, sollevava quasi con fatica il lume vacillante per rischiarare da lontano il letto nel quale dormiva sua figlia e vederne la bella forma distesa, drappeggiata sotto la coltre, con la faccia contro il muro, le ginocchi
mente piegate, i bei capelli neri:
362
L'ILLUSTRAZIONE
vadevano il guanciale, un braccio fuori dal lenzuolo nella camicia merlettata.
La guardava, e pensava che non era più la
sua figlia piccina, la sua damigella che gli dava tanto orgoglio, ma una povera donna già offesa,
che domani soffrirebbe, domani piangerebbe, ingannata e abbandonata da un uomo senza rimorsi... Tutto l'amor suo di padre non era bastato a salvarla da quella fatalità: un giovinastro l'aveva presa per farsene un balocco, ed ora in verità, com'ella stessa gli aveva detto più volte, non. rimarrebbe che la figlia di Leo-
pardo, la figlia vilissima d’un usuraio. Ecco: la vita lo frustava nel viso, gli frustava il cuore, povero vecchio padre, che da quindici anni non viveva se non per lei! Alzava il lume per contemplarla meglio e vedeva su
la parete chiara l'ombra del suo corpo gia-
catenella;
intese il pendolo
ronzanti, come
se avesse
ITALIANA battere
tre colpi
dentro il tasto lo-
goro d'una spinetta; ma non udiva quel rus-
sare di suo padre che per solito non tardava mai quando si fosse coricato. Allora piano piano scivolò fuor dal letto, aperse con infinita prudenza l’uscio del sa-
lottino turco, e strisciò sul tappeto fin presso la camera del padre; mise l'orecchio allo spiraglio mentre il cuore le batteva, ed ascoltò. Si udiva solamente un interrotto ansito simile piuttosto alla respirazione d'un uomo che si assopisca e si ridesti continuamente tra la stanchezza fisica e l'inquietudine de’ suoi pensieri.
Vera
presso
l’uscio
una
poltrona,
e
trovatala, vi si accoccolò. Teneva le mani su le ginocchia, batteva un poco i denti quantunque non avesse freddo; guardava nel buio con gli occhi sbarrati e le pareva di vedere ad uno ad uno tutti gli oggetti ch'erano in
cente: non era più la sua bella bambina, la sua damigella capricciosa e fiera; gliel’ave-
quella
quasi di gelosia si frammischiava nel suo paterno dolore. — Povera, povera Tona! — mormorò; e
mai quanti anni. I fiocchetti e i cordoncini della poltrona le molestavano le caviglie; cominciò ad accorgersi d'un freddo sottile che
vano
baciata, corrotta, sciupata.... un senso
gli venne un singhiozzo al sommo della gola, due lacrime gli caddero dalle palpebre e gli
bruciarono gli occhi, perchè
forse Passado-
stanza,
persino
le quattro
penne
di
pavone infisse dietro il pendolo da chissà
le spirava intorno, e si ristrinse nella camicia con un brivido nervoso. Ogni tanto
dei cardini rugginosi ; carponi, ella passò dentro il capo, le spalle, i fianchi; l’uscio le imprigionò le gambe contro lo stipite, ma pian no, con
infinite soste, riuscì a svincolarle
modo che la porta si rinchiuse. Carponi, si trovò nel buio a due passi dal letto nel quale il padre russava: carponi, con un labbro serrato tra i denti, strisciò fin sopra lo scendiletto, e in quel momento le venne la paura insensata di dover mettersi a tossire. Suo padre dormiva su l’altro fianco, ma se avesse allungata in fuori una mano l’avrebbe messa tra i suoi capelli, e questi ca-
pelli appunto le cadevan su gli occhi, su la bocca, sul collo, pesavano,
solleticavano,
le
toglievan il respiro. Alzò la mano per insinuarla tra l'elastico e il materasso: v'era
sopra il lenzuolo, ma se n'accorse e finì con
trovare quella ripiegatura che cercava. Lenta lenta fece scorrere la mano in su verso il
capo del letto, finchè le avvenne d'intoppare
nel portafogli, e serratone l'angolo fra due dita, cominciò a trarlo fuori senza produrre alcuna scossa finchè, libero dalla strett gonfiò nella a mano. Allor lo prese tra i denti e carponi tornò all’uscio. Con la medesima cautela
rifece la strada, poi giunta nella
piegava su l’uscio per udir meglio se il dre si fosse addormentato e finalmente s’accorse che dormiva, ma d'un sonno ancor
a camera, palpitando accese il lume. Adesso il cuore le batteva più veloce che mai; sul dine di checchessia.
logio a pendolo nel salottino turco, ed ogni
rio d’attendere qualche tempo ancora. Cauta, ritornò nella sua camera ed a tastoni prese uno scialle, poi accese un fiammifero per guardar l'ora. Il suo minuscolo orologino da braccio s'era fermato all'una, ma ella si risovvenne allora che poco innanzi la pendola aveva suonato le tre. Nel barlume del fiammifero che si spegneva tra le sue dita, ebbe tempo di guardarsi nello specchio, poi s'incrociò lo sciallino sul petto, fece coi due lembi un nodo su la schiena, e tornata presso l’uscio intese che suo padre dormiva fortemente.
tanto lo scricchiolìo dei mobili, che pareva si spezzassero in due tanto crepitavan forte. Intese il pappagallo Orazio andare su e giù per la scaletta a chiocciola, trascinando la
provò a sospinger l’uscio in modo che non desse il minimo stridore. La porta s'apriva con un lene scricchiolìo
nato non aveva pianto mai. Rinchiuso l’uscio, piano, per non destarla, e traversato il salottino turco, andò ad aprire la cassa forte. Ma ella, che non dormiva, udì quel sinhiozzo ed impetuosamente, nel suo cuore di figlia che l’amava, ebbe voglia di balzar fuori
dal letto, di corrergli appresso e buttargli le braccia al collo; anche a lei saliron due lacrime negli occhi.... ma era la figlia di P: sadonato, non doveva piangere: le ricacciò. Intese il padre chiudere la cassa forte, ciabattare con le sue vecchie pantofole, deporre il calice sul tavolino, coricarsi. Attese di udirlo russare; ma non udiva che il tic-tac dell’oro-
ALDA
leggero ed inquieto, sicchè le parve necessa-
Allora, inginocchiatasi e pur tremando, si
letto aperse quel voluminoso portafogli, badando a non scomporre in alcun modo l’ornaro in una tasca,
V'era denaro, molto de-
e nemmeno
lo guardò : nel-
l'altra v'eran carte ripiegate,
unte, piene d’an-
notazioni, poi foglietti, listini,
lettere, cedole,
carta bollata. In un’altra tasca trovò il suo proprio ritrattino, ch'era in mezzo ad un pacchetto di francobolli e di marche da bollo, nell'ultima infine v’erano le cambiali: cinque o sei ben piegate, in ordine. Non ebbe che aprirle in fretta per riconoscer subito dalla calligrafia quelle di Rainiero; le trasse fuori
dal mazzo, le cacciò sotto ilcuscino, richiuse il portafogli, spense il lume: tornò cauta e veloce dietro l’uscio del padre.... il padre dormiva. E carponi
rifece
in pochi
secondi
quello
BORELLI-DESANCTIS
G.B. PEZZIOL
PADOVA
VIa
ad quelo del fra Vera Violetta di Parma
* LA DUCHESSA DI sn o. P. S. 0. - PARMA
Us Peersda_
A
Vincenza
7777.
y, fiDar Prop
ZABAJONE RICOSTITUENTE
L’ILLUSTRAZION
che aveva già fatto prima. Quando fu di ri-|mio domicili
ITALIANA
363
Per il Centenario di Gaspare Gozzi.
Raniero Gilli di Montefal-
torno ed ebbe riaccesa la lampadina, s'ac- | core ». corse per prima cosa che i suoi palmi e la Prese una scatola di fiammiferi, ed entrata
sua camicia s'eran anneriti merse
le mani
dentro
pra un catino, aprendo il rubinetto dell’acqua
asciu- |corrente
gatasi”ben bene,"cambiò SONS di camicia. Poi, Sa eo ei i
ul
letto,
e n'era. una di”seimila',,
Curioso!... Il Centenario della nascita di Gaspare
di' polvere; im- | nella stanza da bagno, le bruciò insieme so- |Gozzi, che passa per il santo padre del giornalismo
la catinella e sen:
preoccuparsi più di non'far rumore, leggere
perchè
inghiottisse quel po' di ce-
nere che saldava il debito del suo amore.
‘A
n
(Continua.)
l’altra di diecimila
italiano, non fu avyertito dai giornali italiani, salvo
qualche rara (eccsnione: alia che Gaspare Sozzi si
partiene aldominio! secondo scolastico; quello(del pensiero oggi moderno... i pnon'a iù, che sbagliano,
Gumno DA VERONA.
lire: wA*guattro. mesi data pagherò... al s si-
gnor Leonardo. Passadonato.... pagabili al |LE PARFUM
=
IDEAL
poichè nell’illustre veneziano tutto
moderne, tanto
OUBIGANT
dalla”mente ente
SETTIMANA
ESCE:
fervevano idee del
più singolari,
perchè fiorite
nella ve- sua, mentre "i fintorno a lui,i, nel
Eta Are |neta Repubblica, tutto vacillava sui logori puntelli
QUESTA
LARUSSIA iRUSSI nella VITA MODERNA osservati da un italiano (CONCETTO PETTINATO). LUOGHI E VISIONI. 1. La facciata dell'Impero. Mosca, o l'illusione. . L'allegra Odessa. al’ Volga: | Nellelande di Tamerlano. balchà deli fuoco.
dA
x. NazionalismodiStato. |xxv. All'insegna del «Cane . [limiti del panslavismo. rand: . Passa la Zar. UOMINI E COSE. xv. La crisì dell’ intelletIL PENSIERO. tualismo. 20 Lettorati risa vi. La morale della felicità. |xxvn. Naturalismo e Simbo-
Caravanserragli. Di vi. Uomini e donne. lismo. . Il paese dai mille laghi. | xvm, Le «interessan xxvm. Dio e popolo. LA SOCIETÀ. . Nostro Signore il Rublo La poesia e l'estate.
. Il governo russo e la Una pagina di storia Oggi e domani. religiosa. GÌi esteti. della meIl pelo dell'orso. Le finanze della lettedaglia. L'ospital I piedi d'argilla. Olga AnLa tela del dramma. drelevna: xrv. Il teatro russo. Quattro Lire. — Un volume in-16. — Quattro Lire.
p°
ppm Un
”
Mi
I
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364
L'ILLUSTRAZIONE
delle idee vecchie,
Non pochi nostri
ministri
della
pubblica istruzione furono inferiori a quel modesto patrizio che sull'istruzione pubblica aveva idee ben
rende il carattere dell'anima e dell'ingegno
a calda di simpatia, che non si lasci spare Gozzi; è
saggie e che sul destino dei giovani aveva concetti
vincere dalle esagerazioni proprie delle feste occa-
così giusti, e così pratici (rara cosa in un poeta): gli scritti lasciati lo provano. Gaspare Gozzi fu il
sionali:
degno amico di quel Marco Foscarini, alla cui Letferatura veneziana, libro prezioso e oggi quasi introvabile, cooperò non poco; degno amico di lui, che sul finire della
quattordici
spare Gozzi è il tipo non
solo del
volte
secolare
finora
Carlo
Goldoni.
Il Pellegrini
variabilmente
scritta, della nascita di Gaspare Gozzi il 4 dicembre 1713; e nota che la distanza tra la nascita e il
battesimo è di quasi tre anni, osservando che tali
popolare, illuminata
dal ‘buon
ritardi erano frequenti nella famiglia del poeta. Il Galanti fissa la data della morte (anch'essa da al-
storico veritiero; è anche il padre della. let-
ma
ro e considerato con spa-
commemorazione
del Ga-
lanti, si sente il poeta che vuol penetrare
ed
nell’ani-
Mi sembra il mondo e solitario orrore. Son solo, io grido, e mi spavento e tremo. Non sembrano versi. di Giacomo Leopardi que. Invece sono versi del povero poeta veneziano de secolo XVIII. Il Gozzi che, ne’ suoi lamenti si chiama «povero
scopo
è un acuto e fervente
studioso, del Manzoni, la cui grandezza è sempre più riconosciuta; è anche ammiratore del Gozzi, al pari del Tommaseo, che, primo, consacrò al let: studio, che
infermi
rati, che udiremo, più tardi, sulle labbra del sommo di Recanati: + ampio deserto
patria, specialmente di quella che sì basa
uno
per
ma d'altro poeta. Egli ricorda le lotte acerbe di quel nobile spirito contro le volgari realtà della vita, le sue desolazioni, persino i suoi gridi dispe-
tenuta dal conte prof. Federico Pellegrini, assessore di Venezia per la pubblica istruzione. Il Pellegrini è un letterato dotto e appassionato della uno
di due anni conti-
vento
e due commemorazioni notevoli e helle si ebbero, ora pubblicate in fascicoli. La prima fu
e che ha
1786; morte avve-
a Padova,
quali il su
‘amorosamente si rammentò del suo Gaspare
rettitudine,
alterata) nel 27 dicembre
nuta
un accesso di febbre e forse di sconforto aveva tentato d’annegarsi; fatto strano in quei tempi nei
fanzia, come dice una vecchia epigrafe latina su una rugosa muraglia a San Tomà (Tommaso); Ve-
morale. Perciò, il Pellegrini
cuni
nui, del povero Gaspare Gozzi che, com'è noto, in
altre d'ordine più
generale e più elevato. Venezia, che dedicò a Gaspare Gozzi una scuola, e poteva dedicare una delle nuove vie, o almeno la calle dove egli passò l’in-
veneziano
nell’ Istituto
suo, docu-
alcune essenzialmente venete,
terato
si conosca, su
fissa, su documenti, la vera data così
letterato infati-
senso. Col suo contemporaneo Carlo Goldoni (genio goldoniano a_ parte) egli ha varie rassomiglianze,
sulla verità, sulla
fu tenuta.
il ‘poeta delicato di Spirito e cose, il quale si deye lo studio più largo, che
del tempo
limpido specchio dei costumi
letteratura
di fatti e di idee precise.
L'altra commemorazione
cabile e illibato; non è solo un poeta degno, per l'eleganza, del paragone con Orazio nei Sermoni, mento
è esatta, densa
Esportazione Mondiale.
INS 9U (EITII.P 210NuIOK IP
e scorticato Giobbe» presenta caratteri di vero umo-
riflette i tempi
vale a dire
in cui egli fiorì e pati. La ‘commemorazione del Pellegrini fu pronunciata"nell’Ateneo;Veneto, che'ha
irito che ride mentre sof-
frè. « Gaspare Gozzi umorista » sarebbe il tema d’una nuova conferenza. Gli elementi per farla” non sono
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Sono i tre
09 LL) rimangono
In TO
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— Non possiamo -lagnarci della strenna offerta dalla Camera :181 voti dimaggioranza. _— Unamaggioranza... schiacdiante!
= In occasione delle feste, i sempre nuovi ministro della > tu pronto ‘a ricusare: sembri il ministro! Rubini,
— Capite: il governo deve pur pensare al personale viaggiante, s— Però a spese del viaggiatore: pagante.
— Hai ballato il tango în quaresima ? — Ma accompagnato da musica sacra.
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— Abbiate pazienza !lasciate a me scegliere il momento per la mia Pasqua di resurrezion
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Ministero.
nominato capo dello stato maggiore bri-|cipe Gioacchino,
mavigando innanzi ‘ali faro di Camarat,. tammicoalposto deldimessosi gen. French. |parte per ‘Corfù. urta in uno scoglio non segnato, ed atPietroburgo. Gravi disordini provocati ||Parigi. La Camen
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2, Roma. Il'nuovo ministero. si in altre città d'Italia numerosi comizi al quale il primo mi-|di ferrovieri, connistro Salandra legge |fermanti: di ‘yoler il proprio programma. |ottenere tutte le — Con odierni de- rivendicazioni forcreti il prefetto Seri mulate ‘nel noto
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Jai e Mirra
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già trasferito ad A. memorandum. Pale ‘Mo. Al Hp vellino, èconfern Sansone. destinato a|gurata lapide com10 O itesotalO |emartta la uno: i za; Lozzi, da |re di Francesco Cosenza passa ad Avel- |Crispi.
Durazzo. Il go-
Gorizia. Nelle ele-|verno albanese de-
zioni del 2° corpo |libera la mobilitaper il consiglio comu-|Zione generale, nale vincono ancora Parigi. Il pro Si gl'italiani. ratore generale FaMonaco. Muore ad bre: è collo
84PaoloanniHeyse. il romanziere |isoLondra.d'utcio A Lady-
bank Asquith, riAntivari, Un mal- presentandosi ni montenegrino elettori, prouccide un marinaio e propri grande disua donna, poe: ne ferisce. altri del nunzia so contro Giacomo Leopardi piroscafo italiano Peu- prétese degli unio-le Schopenhauer e L ceti nisti, ed esprimenua Coritra. Epîroti e |do la. convinzione tonico ricostituente dél sangue. are Cantù: | |Greci attaccano gli|che nella questio» decimono- | l'albanesi, che resisto-| n0 dell'Home-Rude o] no. Il maggiore olan-|sÎ riuscirà ad un 484 al 1840, diGiusoppe aus sopra dese Rueller è ferito, |20cordo. Montanelli. Alfieri e Foscolo. A tavola bevete — In Hyde Park del Secondo Volume: Bitlis. Migliaia di grande comizio di Ind Curdi guidati dallo 150000 persone Cours familier de littératu-| L'Armando, di Prati. sceicco. Molla Selim, contro re, par. M. de Lamartine. |L'ultimo dei puris l'HomeDell'argomento della Divina |Francesca da Rimini, secon- ||®ttaccano lacittà, ma| Ryze, “SORGENTE ANGELICA,, Commedia. e secondo l'arte. | | |9010” Seonala Catattero di Dante e sua |/° miei critici giovani, prolusione |truDb® scacciati ottomane. dalle ||,_ (Ya ©0rfà.: SegnalaVendita innua 10.000.000 di bottiglie SARA lettanell'Istituto Politecni"ritor Pier delle Vigne, rta taglia. fra nt epiroti cpl POMATA CEE mplazioni di Vit] “di Dante. ed’ albanesi, con la peggio di questi ad |,,,5. Roma. Dopo quattro gior diari] gloria approva” la fiducia nel ministero ieri arrivata col prin- Argirocastro. sione, la Camera, con 181 voti di mag-|e delibera le vacanze fino al 6 magg La Divina Commedia, ver-| Ugolino di Dante: Lamennaîs, con |Un dramima ‘claustrale. una introduzione sullavita,|La "prima ‘canzone di ‘Giala dottrina e le opere di | como-Leopardi. Questa settmana èsce : È USCITO: Racine.
Vincenzo Monti alla mar-
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Dante,
Ugo Foscolo. Indice del Terzo Volume:
Giuseppe Pari L'uomo del Guicciardini. Settembrini
e i suoi critici.
La critica del Petrarca.
o.
versità di Napoli il 16 no-
vembre 1872. *La scuola.
*La vita
campestre, versione
* giudizio d'una poesia te-
Ml ea mondo erica epico-lricodi Ales-| “LaDorazio danza, versione e gîuPoche parole innanzi al fe-| *L'ultino addio, ‘versione ‘e retro di. Basilio Puoti. giudizio di una poesia di Frammenti di scuola, Goethe.
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di lusso, con 4 disegni di Un’accademia letteraria. *Al baronedîRaugwitz, ver- | |L: Bisrorri e G. SartoRIO. Un’accademia funebre. sione e giudizio di una == QUATTRO LIRE. Per la morte del Puoti. poesia. di Stolbe L'ultima ora (maggio 1848).| *I due Elisî, versioni di due Vaglia agliedit, Trewes; Milano. *Teatro drammatico italiano: tedesche. Clelia © la Plutomania;| "Il giornale di un viaggio commedia in tre.atti del-| |nella Svizzera, durante pa l'attore G. Gattinelli.
l'agosto del 1854, per Gi-
*Sopra Niccolò Machiavelli. | rolamo Bonami *La scienza e la vita, discorso |"Lorenzo Borsi
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