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PIETRAMELARA – ATTI DEL CONVEGNO 1 GIUGNO 2012

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Stato Maggiore dell'Esercito Coordinamento editoriale Luigino Cerbo L_avoro redazionale Claudio Angelini e Annarita Laurenzi Con'ìu ora'ìca .l'òurcrione '\, ò ./'' Antonio Dosa

©

2013

Proprietà riservata

Il curatore dell'opera, Gen. B. Giovanni Cerbo, ringrazia la Rivista Militare per la collaborazione fornita .


CONVEGNO NAZIONALE

FORMAZIONE DELL'UNITÀ NAZIONALE NELL'ALTA PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO PREMIAZIONE DEI MILITARI IMPEGNATI IN MISSIONI DI SOSTEGNO DELLA PACE

ATTI A cura di GIOVANNI CERBO

Pietramelara, 21 giugno 2012


SOMMARIO Presentazione del So ttocapo dì Stato Maggio.te dell'E sercito (Gen. C A . Domenico Rossi)

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Prefazione (G'en. B. Giovanni Cerho)

9

Il Comandante deJ Comando Militare Esercito «Campania» (Gen. B. Guido Landriam)

19

Indirizzi di saluto

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Apertura dei lavori (Pr4 G·escenzo Fiore)

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Saluto del Sindaco di Pietramelara (Doti. Luigi L..,eonm-Ylo)

24

Saluto del Sindaco di Baia e Latina (Dott. A1icheie S antoro)

28

Saluto del delegato del Sindaco di Caianello (Dott. St~fano Pecceri//o)

30

Saluto del Vice Sindaco di Marzano .l\ppio (Dott. Giovanni Giuseppe Leardi)

32

Saluto del Sindaco di Pietravairano (Signor francesco Zarrme)

34

Saluto del Sindaco di Riardo (A vv. A ngelo Jz;,:_o)

36

Saluto ciel Sindaco di Roccaromana (Prof ssa Anna Filomena De Simone)

38

Saluto del Sindaco di Rocchetta e Croce (f~gnor Vincen:-;_o Laitren::;,a)

40


Saluto del Sindaco di Sant'Angelo d'Alife (./1.vv. C,·escen::;,o Di Tommaso)

42

Saluto del Sindaco di Vairano Patenora (Dott. Bartolomeo Cantelmo)

44

Saluto del Presidente della Società cli Sto1ia Patria cli Terra di I ,avoro (/1.vv. A lberto Zaza d'./1.ulùio)

46

Saluto del Presidente del Comitato Esecutivo (Ins. Giacomo Cerbo)

50

Saluto del Delegato del Presidente della Provincia di Caser ta (Doti. Luigi lv[enditto)

52

Il Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito apre il Convegno (Gen. CA.. Domenico Ro,ç.rz)

55

Interventi

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La leva militare nel consolidamento del processo unitario (Col A ntonino Zarcone)

60

L'Esercito e le missioni all'estero (Gen. B. Giovanni Cerho)

68

Esperien?:e «fuori area>> (Gen. CA. Giovan Battista Borrinz)

74

Le Forze Armate per il Paese (Dott:ssa Carmela Pagano)

78

Cerimorua di premiazione

81

Conclusioni

117

(Pro/ Crescenz.o Fiore)

Concerto musicale

121


PRESENTAZIONE el corso dei lavori, diversi relatori hanno posto l'accento sul carattere di primogenitura, a livello nazionale, dei temi proposti dal Convegno che, prendendo le mosse da una meditazione storica sul contributo delle popolazioni di Terra di Lavoro alla formazione dell'unità nazionale, ha inteso soprattutto additare alla pubblica ammirazione i militari di ogni grado, originari del territorio, impegnati in missioni di pace nelle aree calde del mondo. Nei vari interventi, peraltro, è stato incisivamente rimarcato che l'iniziativa si era ispirata a un moderno concetto di federalismo solidale promosso da dieci municipalità con,sorziatesi per il perseguimento di un comune obiettivo. E proprio così. In nessun altro luogo della Repubblica, dalle Alpi al Lilibeo, sono state assunte iniziative similari. Dal mio osservatorio privilegiato, ho potuto prendere nota delle numerose cerimonie in occasione del rientro delle Grandi Unità dai Teatri operativi d'oltremare, ma mai registrare lo svolgersi di un evento così significativo, consacrato come la giornata della riconoscenza e della solidarietà per i nostri soldati che, in terre lontane e spesso ostili, sono stati e continuano a essere artefici di giustizia e di progresso e portatori della tradizione civile e umanistica del nostro popolo. Mi sono sembrate, perciò, valide e fòndate le ragioni per assecondare la proposta dell'amico Generale Cerbo di tenere a Pietramelara un apposito incontro di studio, configurando in essa i presupposti istituzionali per una convinta adesione all'iniziativa, nel segno del nuovo e più maturo atteggiamento che l'Esercito e, più in generale, le Forze Armate riservano alla comunicazione sociale per stare al passo con i tempi e confrontarsi, anche s1d piano della cultura, con tante altre realtà che animano la vita democratica della Nazione. Un'adesione che ha visto il diretto coinvolgimento dello Stato Maggiore dell'Esercito nel patrocinare l'attività, nel disporre l'intervento dei competenti organi centrali e territoriali per i necessari concorsi di natura scientifica e tecnica e nel consentire la partecipazione all'evento della Banda dell'Esercito. Nel presentare questo preger-vole volume, denso di dotti contributi di pensiero e impreziosito da un gradevole repertorio fotografico, desidero ancora una volta ringraziare i Sindaci e i cittadini dei dieci Comuni associati per aver dato vita a un evenço, svoltosi in una cornice di intensa e gremita partecipazione di popolo, che ha dato piena misura dell'autentica ammirazione della gente del territorio verso le Forze Armate nazionali e sicura testimonianza di una concezione matura della vita democratica delle comunità. La circostanza mi è particolarmente gradita perché mi consente, sul filo di una ideale continuità, di ampliare lo spettro delle poche riflessioni da me esposte, forse un po' corrivamente, durante il Convegno. Ai Volontari che ebbi modo di incontrare e ammirare a Pietramelara, voglio affulare, attraverso le pagine di quest'opera che scandisce i momenti salienti di una memorabile giornata e che sicuramente sarà loro destinata, un pensiero di alto profilo costituzionale e morale. E lo faccio tenendomi al riparo da ogni tentazione pedagogica, per la

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ragione che l'Esercito di per sé è già scuola di vita, una fucina dove il tema della formazione si richiama a un codice capace di portare l'uomo a saper sopportare con pienezza di dignità e chiarezza di coscienza il peso inesorabile della responsabilità personale. Un codice che è per tutti materia di apprendimento nelle aule e nei luoghi di esercitazione e che trova i suoi momenti di verifica in situazioni di alta intensità operativa quando, sul versante più duro del sacrificio e del pericolo, diventano risorse esclusive la capacità di sapersi guardare in trasparenza, l'addestramento e il sapere tecnico acquisiti, attingendo soprattutto al proprio bagaglio di militarità. A questi soldati, e a tutti gli altri giovani .italiani chiamati a sostenere gli impegni che il nostro Paese ha assunto sul piano internazionale, voglio dire che l'Italia affida loro la forza del suo essere Stato, quella fo,za che in democrazia non è mai espressione di arbitrio ma segno distintivo del consenso di popolo, quella forza che è a presidi.o della libertà e della giustizia. Voglio ricordare che la Repubblica, la Nazione, la Patria sono le categorie morali che daranno forza e significato al loro impegno di cittadini e di soldati. La Repubblica, ossia la comunità organizzata secondo le leggi dello Stato, la forma definita e compiuta della nostra indipendenza. La Nazione, ossia la storia, la lingua e la cultura che hanno dato identità al nostro popolo. La Patria, ossia il luogo del vivere insieme della nostra gente, l'urna dei sacrifici comuni, lo spazio e il tempo delle speranze di tutti i cittadini. E voglio anche ammonire che quando nei compiti di oggi e nelle responsabilità di domani, in un'alba incerta o in una notte insonne, li assalga l'umanissimo dubbio «ne valeva la pena?», allora dovranno richiamarsi all'impegno d'onore che essi hanno contratto col giuramento. Sul filo di questi ragionamenti poggia una mia considerazione conclusiva di.retta, questa volta, a coloro che vorranno leggere o solo compulsare le pagine di questo libro. Ad essi voglio lanciare un messaggio di speranza che vale anche a dare essenza istituzionale, culturale e sociale al Convegno di studi del quale questa Pubblicazione rappresenta la memoria storica ma anche un po' il malinconico epilogo. A loro, ma anche a tutti i cittadini di Pietramelara e degli altri Comuni promotori, desidero dire che, se pure è calato il sipario e si sono spente le btci della festa, rimane viva la certezza che le donne e gli uomini in divisa sapranno meritare la stima e il rispetto che i cittadini di questo Paese riservano alle Forze Armate, accrescendoli con comportamenti sempre all'altezza dei tempi, e che la sincerità e la purezza degli ideali che animano i loro cuori li spingerà ancora di più ad essere campioni di intelligenza, di umanità e di amore per l'Italia nostra, per difenderne i valori e le identità che l'elaborazione storica ha trasformato in coscienza collettiva e in patrimonio etico-politico.

IL SOTTOCAPO DI SM DELL'ESERCITO Gen. C.A. Domenico ROSSI 8


PREFAZIONE ento, innanzitutto, di dover rivolgere un riconoscente saluto a quanti, lo scorso anno, hanno raccolto il mio appello a dare vita al Convegno Nazionale, del quale questo volume raccoglie i suoi interi sviluppi: al Sottocapo di Stato Maggiore dell)Esercito, Gen. C.A. Domenico Rossi; al Sindaco di Pietramelara, dott. Luigi Leonardo; al Presidente della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, Avv. Alberto Zaza d)Aulisio; alle municipalità dei Comuni associati. Tutti hanno subito condiviso la convinzione che la memoria e l'approfondimento storiografico degli eventi legati alla nascita dello Stato nazionale unitario, insieme a una serena riflessione sul suo lungo percorso successivamente compiuto) possono offrire, oggi, preziosi elementi di meditazione per meglio comprendere la difficile temperie che l)Italia sta attraversando, in un)epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà nazionale e internazionale. Una meditazione che può sicuramente contribuire a dare al Paese le risposte collettive di cui c)è bisogno: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare. L )unificazione del Paese ha rappresentato un 'impresa storica straordinaria per le condizioni in cui si svolse, per i caratteri e la portata che assunse) per il successo che la coronò. Non è vero che il meridione d)Italia dovette subire un progetto politico concepito al Nord, nell'esclusivo interesse del Piemonte. Non è vero che i meridionali che parteciparono all'epopea risorgimentale furono una sparuta pattuglia di semplici spettatori. È invece vero che senza l'intellighentia del Sud, rifugiata a Torino o dispersa per l'Europa dopo i moti falliti del 1848, non vi sarebbe stata unità. E in questo spirito, e in rapporto di continuità con le celebrazioni del 150° anniversario conclusesi nel 2011, che è nata l'idea di indire una giornata di studio ·volta a sapere di più e meglio di un pezzo di memoria italiana, quella memoria nella quale si colloca, a buon diritto, il grande contributo fornito dalle popolazioni dell'Alta Provincia di Terra di Lavoro ai processi unitari della Nazione italiana. Rileggendo queste pagine di storia patria e investigando i fatti del passato

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con il rigore della ricerca scientifica, ci si rende conto che in esse non ci sono solo i grandi che hanno fatto l'Italia -Mazzini, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II - ma c'è anche l'Italia di ieri e di oggi, quella che ha reso possibile, dopo la nascita dello Stato unitario, la crescita sociale, culturale, politica, economica e democratica di una grande Nazione, che oggi riscuote rispetto nel concerto europeo e mondiale. Proprio in questa Italia di ieri e di oggi ci sono tante migliaia di giovani militari che, negli ultimi anni, hanno·dato vita a un diffuso volontariato in armi e che nel mondo si sono fatti operatori di pace e convinti artefici di quella volontà di giustizia e di progresso dei popoli che è scritta nella nostra Costituzione. Tra questi giovani ci sono uomini e donne di Terra di Lavoro che, per vocazione motivazionale o anche per opzione esistenziale, hanno scelto di intraprendere la professione delle armi, diventando parte significativamente importante delle Forze Armate nazionali, vieppiù protese a garantire ai cittadini una convivenza operosa e sicura e a sostenere gli sforzi che l'Italia ha assunto sul piano internazionale per l'affermazione del diritto e della democrazia. A questi giovani, a questi soldati della Repubblica, tAmministrazione comunale di Pietramelara - e quelle di Baia e Latina, Caianello, Marzano Appio, Pietravairano, Riardo, Roccaromana, Rocchetta e Croce, Sant'Angelo d'Alife e Vairano Patenora- hanno voluto tributare ammirazione, apprezzamento e riconoscenza, dedicando loro una giornata di studio e di festa, scandita anche dalle note gioiose della fanfara dei Bersaglieri e dagli accenti sublimi della Banda dell'Esercito, il 21 giugno 2012, che sarà sicuramente consacrata nella memoria dei grandi appuntamenti con la storia di tutto il territorio. Formazione dell'unità nazionale nell'Alta Provincia di Terra di Lavoro e premiazione dei militari impegnati in missioni internazionali di ·sostegno della pace. È questa la titolazione che è stata data al Convegno Nazionale. Una titolazione che descrive icasticamente le due proposte di lavoro sviluppate nel corso della giornata che abbiamo definito del «Soldato di Pace». Una titolazione che, mettendo insieme passato e presente, si è fatta punto di saldatura

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tra le vicende risorgimentali, tutte le prove rischiose e difficili che fitalia ha dovuto superare sul terreno della difesa e del consolidamento delle Istituzioni democratiche e il sacrificio di quanti, negli ultimi decenni, onorando il nostro Tricolore, hanno operato in terre lontane, facendo meglio conoscere al mondo le nostre capacità di intelligenza e di lavoro, la nostra vocazione alla pace, la tradizione civile e umanistica del nostro popolo. Nessuna remora, dunque, deve impedirci di esprimere la nostra jìerezza e la nostra passione verso la Patria comune, per tutto quello che di nobile e vitale l'Italia ha espresso nel corso della sua lunga storia e continua a esprimere attraverso l'opera dei nostri soldati. Fierezza e passione che potremo tanto meglio manifestare, quanto più ciascuno di noi saprà compiere i propri doveri e servire con lealtà la Repubblica. Ancora una volta la città di Pietramelara, come nel 1996 in occasione di un altro grande evento culturale, in spirito di solidale collaborazione e nel culto dei comuni ideali di cultura e di amore per la Patria italiana, si è affiancata allo Stato Maggiore dell'Esercito e alla Società di Storia Patria di Terra di lavoro, con l'umile ma convinto proposito di contribuire a raffo1Zare, anche presso le genti di un lembo d'Italia che incrocia tracce di un'antica civiltà, la consapevolezza del vero senso della missione che tocca a ciascuno di noi: quello di trovare nell'intimità della nostra coscienza e nello stile del nostro essere la volontà di rinvigorire la nostra identità di cittadini, per poter guardare con lucido ottimismo al nostro avvenire di italiani e di europei. Gen. B. Giovanni Cerbo

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IL COMANDANTE DEL COMANDO MILITARE ESERCITO <<CAMPANIA>> el porgere il mio saluto alle Autorità presenti, ai signori Sindaci, ai colleghi e a voi tutti, signore e signoii, ho il piacere cli rivolgere al Sottocapo di Stato Maggior dell'Esercito, Generale cli Corpo d'A rmata Domenico Rossi, un caloroso benvenuto nell'Alta Provincia cli Terra cli Lavoro, una delle realtà territoriali della Regione Campania, di cui è competente il mio Comando. Rivolgo alttesì un vivo ringraziamento ai rappresentanti degli o.rgani d'informazione, ai componenti del Comitato Scientifico e cli quello Esecutivo e a tutti i Relatori per il contributo di pensiero che forniranno per evidenziare il contributo delle popolazioni cli questo territo1~0 ai processi cli formazione dell'unità nazionale. In questa Regione, ma soprattutto nella Provincia cli Caserta, assistiamo quoti-

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clianamente al maggior gettito dei reclutamenti delle nostre Forze Ar mate: nel 2011, sono stati poco meno del 30%, il 29% per l'esattezza, i giovani che hanno superato le selezioni per l'arruolamento nell'ambito dell'E sercito, giovani che po1 permangono 1l1 servizio e, con concorsi interni, passano cli grado, ruolo e categoria. Ebbene, ai giovani cli queste contrade, che hanno partecipato a missioni di pace, oggi vogliamo .rivolgere il nostro profondo apprezzamento, tcibuhmdo loro un commendevole dconoscimento per la meritoria opera svolta, nei ranghi dell'Esercito. Nel .rinnovare il mio saluto di benvenuto al Signor Sottocapo cli Stato Maggiore dell'Esercito, .ringrazio le .Autorità locali e mi rallegro con loro per aver promosso questa iniziativa.

Gen. B. Gtùdo Landriani 19


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FORMAZIONE DELL'UNITÀ NAZIONALE NELL'ALTA PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO PREMIAZIONE DEI MILITARI IMPEGNATI IN MISSIONI INTERNAZIONALI DI SOSTEGNO DELLA PACE

GNO NAZIONALE Promosso dallo Stato Maggiore dell'Ese dalla Società di Storia Patria di Terra di Lavoro e dai Comuni di: Pietramelara, Baia e Latina, Caianello, Marzano Appio, Pietravairano, Riardo, Roccaromana, Rocchetta e Croce, S. Angelo d'Alife, Vairano Patenora

'È intervenuto i{ Sottocayo ai Stato :Jvt.aggiore rfe{C'Esercito (jenera{e ai Coryo d'.Jtrmata

'Domenico 'Rossi

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Presiede il Prof Crescenzo Fiore

IL CONVEGNO DI STUDI si è svolto a Pietramelara il 21 giugno 2012

Indirizzi di saluto .,.'

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Prof Crescenzo Fiore.

Presentare il tema e i materiali di questo appuntamento scientifico è oggettivamente non facile. Lo è per tante buone ragioni, non ultima la complessità dell'argomento del Convegno che ha voluto mettere insieme il passato e il presente, l'Italia di ieri e quella di oggi, la vicenda risorgimentale e l'opera preziosa svolta dai nostri militari impegnati, nelle aree più tormentate del mondo, per la tutela della pace e l'affermazione del diritto e della giustizia: il tutto tenuto insieme dal proposito di compiere utili e fecondi esercizi di meditazione storica e di esprimere gratitudine e ammirazione a questi «Soldati di Pace» che oggi vogliamo onorare e premiare. Sono convinto che la riuscita dell'impresa dipende in gran parte dalla passione e dalla capacità di lasciarsi coinvolgere e di affrontare apertamente le questioni poste sul tappeto. In tal senso, i relatori forniranno solo il punto d'avvio della discussione. Essi sono impegnati a tentare una prima ricognizione problematica che non ha alcuna pretesa esaustiva e che, sicuramente, lascerà aperte molte domande e innescherà qualche. meritevole provocazione. Non ci resta che entrare nel ·vivo di questa lunga giornata d'impegno. Solo alla fine sapremo se la nostra fatica meritava d'essere compiuta.

Prof. Crescenzo Fiore ·

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Doti. L ttigi J....eonmdo.

SALUTO DEL SINDACO DI PIETRAMELARA . . . ignore e signon, a nome della città cli Pietramelara e mio personale, porgo a voi un cordìale saluto di benvenuti a questa l:,)j_ornata del «Soldato di Pace», che oggì celebriamo. Saluto, molto amìchevole, che estendo ai signori Sindaci dei Comuni di Baia e Latina, Caianello, Marzano Appio, Pietravairano, Riardo, Rocchetta e Croce, Roccaromana, Sant'Angelo

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d'Alife e Vairano Patcnora. Rivolgo, altresì, un particolare benvenuto: all'illustre ospite, il Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, Generale dì Corpo d'Armata Domenico Rossi; al Prefetto della nostra Provincia, dott.ssa Carmela Pagano; al Consigliere Luigi Menditto, intervenuto in rappresentanza del Presidente della Provincia di Caserta; al G ene-


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Veduta panoramica del Bor;_go medievale di Pietra111e!ara. rale di Corpo d'Armata Giovan Battista Borrini, Comandante Logistico del1'Area Sud; al Generale di Divisione .Antonio Zambuco, Comandante del Raggruppamento U nità Addestrative de1J'E sercito; al Generale di Brigat.a Guido Landriani, Comandante del Comando :Militare Esercito <<Campani,'1»; a tutte le altre Autorità civili e militari che ci hanno onorato della loro presenza; a

tutti i militari, 'in servizio e in congedo, che saranno premiati e ai loro farniliari. Saluto, infine, i relatori di questo incontro di studio: il -professor Crescenzo Fiore,

moderatore e conduttore dei lavori; il Colonnello Antonino Zarcone, Capo dell'Ufficio Storico dell'Esercito; l'Avvocato Alberto Zaza d'Aulisio, Presidente della

L, Torre normanna the sovrasta il Borgo medievale.

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Angoli mggesltvt del Bo1;go medie/)(/le.

Società di Storia Patria di Terra di Lavoro; e, in ultimo ma 11011 per ultimo, il nostro insigne cd amato

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concittadino, Generale Giovanni Cerbo, che è stato l'ispiratore cli questa giornata, facendosi interprete per primo, del senti.mento che tutti noi accomuna, sentimento di vicinanza e gratitudine ai nostri giovani sol-

dari, che in terre lontane e ostili onorano il nostro Tricolore, quale vessillo non di potenza e cli conquista ma cli pace e cli progresso dei popoli. Dal Libano al Kosovo, dall'Afghanistan all'Iraq, dalla Somalia alla Bosnia, i nostri soldati si sono interposti e ancora si inte1pongono tra fazioni ostili, 1-icostruiscono strutture distrutte, ricuciono rapporti umani, infondono senso dello Stato sostituendolo a odi e rancori, addestrano Forze A rmate e di Polizia all'uso prudente delle forza, quale strumento cli difesa e di tutela dei diritti di libertà e di giusti.zia. Mi avvio a concludere, anche per 1-ispettarc i tempi imposti dal .Moderatore, non senza ricordare che già in altra occasione Pietramelara ha cooperato con la Società di Storia Patria e con lo Stato Maggiore dell'Eserci ro italiano: era il 1996, quando venne commemorato il 500° anniversario del «Sacco di Pietramelara». DagLi s tudi condotti in quella circostanza e raccolti negli Atti del Convegno pubblicazione edita nello stesso anno dalla Rivista Militare - emerse in tutta la sua nitide:o:a una pagina cli


• La Chiesa dedicala a San .Rocco, J>atrollo di Pietrame/ara.

storia gloriosa che vide Pietramelara, in una Italia divisa e percorsa da eserciti stranieri, protagonista in una lotta impari contro for-

mito di Pietramelara non sj arrese. Per grazia di Dio il tempo non è passato jnvano. Nell'Irali,'l di oggi non solo sono cessati odi e divisioni, ma esportiamo la nostra migliore gioventù in rutto il mondo dove c'è gente che patisce i dolori della guena fraa:icida, della tirannia politica e del fondamentalismo religioso. Proprio qlù c'è un reparto cli soldati italianj che portano messaggi di pace, di giustizia e di libertà. Chiudo il mio intervento con le parole del Presidente USA, Barack Obama, pronunciate in occasione della cerimonia svoltasi quando ricevette il Premio Nobel per la Pace: <(Possiamo essere consapevoli che à saranno ancora le guerre e, nonostante questo, dobbiamo continuare a lottare per la pace. Possiamo .fàrlo, perihé qHesta è la Jtoria del progresso umano. Questa·è la speranzp di t11tto il mondo. E in qNesto mommto di ._rfìde, qtteJto deve essere i/nostro compito qtti S11l!a tetTm>. ze preponderanti aragonesi Viva i Soldati cli Pacel e veneziane. Fu una lotta Viva le Forze Annate! che portò all'assedio, all'in- Viva l'Italia! cendio e all'eccidio di 700 D ott. Luigi Leonardo persone, ma il popolo indo-

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Doti. Michele Sa111oro.

SALUTO DEL SINDACO DI BAIA E LATINA ngo doveroso ri-

Igcrc, innanzitutto, caloroso saluto a Lei, Signor Prefetto della Provincia di Caserr.a. La Sua presenza qui questa mattina è testimonianza tangibile del Suo attaccamento verso lo Stato e di rispetto verso chi con sacrifici personali ha servito lo Stato 1taliano in scenari di guerra. Ritengo, altres~ doveroso rivolgere ru1 saluto a tutte le

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r\uto.iità civili e militari presenti. TI Comtme di Baia e J ..atina ha aderito con entusiasmo alfa richiesta pervenuta dal Comune di Pietramelru."a di dare vita ali'organv,zazione della manifestazione odierna per premiare i militari, nostri concittadini, che hanno prestato e continuano a prestare la loro meritoria opera nelle Forze .Armate, in scenari internazionali.


~,.,

___________g . .,_In c1ualità di Sindaco del Comune cli Baia e Latina, è con immenso piacere che presenzio a c1uesto avvenimento, portando il saluto dell'intera cittadinanza. J1 mio breve intervento si propone un duplice scopo: rendere l'omaggio delle Istituzi011i locali all'Esercito Italiano e tesùmoniare l'interesse che l'J\rnministrazione

no efficacemente all'azione delle organizzazioni internazionali per la salvaguardia cli diritti fondamentali e inviolabili dell'uomo e la tutela dei principi cli libertà, democrazia e autodeterminazione dei popoli. ]\folti giovani delle nostre terre sono impegnati a sYolgere, con esemplare spirito cli abnegazione, questo meri-

compito loro affidato, rivolgo un pensie,ro cli pfauso e di incora&,'>"Ìamento a quanti anche oggi sono impegnati in territori lontani e spesso ostili, ma soprattutto ritengo doveroso _rivolgere llll commosso e nverente omaggio a quanti, caduti nell'adempimento del dovere, non sono più tornati agli affetti farniliari.

Scordo dei Centro sto1ico di Baia e L1!ina.

torio, silenzioso e immane compito cli vigilanza e salvaguardia. Nell'esprimere il mio apprezzamento per le altissime qualità umane e professionali degli uomini e delle donne con le stellette e per l'impegno costante e incondizionato che essi profondono nell'assolvimento del difficile

!\ _tutti colo1;0 che og$Ì qw 11cevono un nconosc.1mento ufficiale per il proprio impegno gitmgano il saluto àloroso e l'augurio più fervido dei cittacfuù di Baia e Latina e miei personali Viva le Forze Armate! Viva l'Italia!

comunale cli Baia e Latina riserva a tutte le problematiche ri6ruardanti la vita della Nazione italiana. Negli scenari mutevoli e densi di rischi cli w1 mondo sempre più interdipendente, le Forze Armate concorro-

Dott. Michele Santoro

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Doll. St4,1110 Peci:erillo.

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SALUTO DEL DELEGATO DEL SINDACO DI CAIANELLO

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uale delegato d e l Sindaco, assente per altro impegno istituzionale, io oggi sono qui in una triplice \'este: in p1i111is com e amministratore; p o i come amico di tanti ragazzi cli Caì,'mello che haru10 vissuto l'esperienza delle missioni all'estero; infine come fratello di un militare che più volte è stato impq,,,naco in operazioni di sostegno della pace in ,·arie parti del

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mondo. Fa piacere ricordare e sottolineare, dopo avere rivolto sentimenti di gratitudine e di apprenamento ai ptomotoci di questa iniziativa, and1e il lato umano che c'è dietro queste missioni, le preoccupazioni dei miei gcnitoti quando mio fratello partiva, quando andavamo a pre nderlo all'aeroporto, quando nel 1996 stava per recarsi in Bosnia e non si sa-


.. peva ancora bene cosa avrebbe trovato, e poi magari in Kosovo, o quando eravamo presi dalle preoccupazioni legate al problema dell'ura1ùo impoverito e dei connessi rischi di contrarre patologie 6i-ravissime. Ma, al di là di queste ansie, c'è da dire che, tutto sommato, in famiglia e anche tra gli amici c'era una

popoli più sfortunati, 11011 si può restare fermi e distanti di fronte ai tragici avve1ùmenti che caratterizzano la ,rita del mondo, come se c1uello che accade intorno a noi sia qualcosa che non ci appartiene. Purtroppo ci appartiene e ci appartiene molto da vicino. Quindi, le missioni hanno una loro utilità politi-

Si chiamano missioni di pace, una denominazione che richiama sentimenti e valori cristiani. Si tratta cli una vocazione e 11011 semplicemente di un lavoro come magari poteva essere visto 30 aimi fa. Comunemente si dice «mi arruolo nell'Esercito, trovo un Lworo, mi metto a posto per sempre)). No, non

A ntiche vestigia del Ccrstello di Caianel!o.

ca e si qualificano come una circostanza che onora il nostro Paese, che si fa portatore nelle aree più tonnentate del pianeta dei valmi di diritto, di democrazia e di giustizia. Dobbiamo essere grati, perciò, a in.io fratello, ai suoi amici, a questi giovani e meno giovani che oggi intendiamo onorare e prem.i,'lte e a rutti i militari italiani che partecipano alle missioni.

è così. Oggi è più corretto dire «ho scelto una professione che 1ni porta a rischiare la vita ma che mi dà la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica italiana e internazionale». Per questo io mi complimento con tutti coloro che, avendo fatto questa scelta di vita, sono i protago1ùsti di questa giornata.

emozione forte, perché sapevamo che 1nio fratello e i miei atnici andavano a esaltare il nome dell'Italia nel mondo, andavano a dare un contributo di democra;,:ia e di civiltà e, in alcuni casi, a testimoniare che oggi non si può restare inerti nei confronti della sofferenza dei

Dott. Stefano Peccerillo

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Doti. Giovanni Gi!!seppe Leardi.

SALUTO DEL VICE SINDACO DI MARZANO APPIO uongiorno, sono il Vice Sindaco di Marzano Appio. Signor Prefetto, Autorità civili, militari e religiose, io vi porto il saluto dei cittadi o i di Marzano Appio che, come Pietramelara e gli altri Comuni gui rappresentati, danno sistematicamente il contributo io termini umani per queste nobili missioni. Il nosti:o territorio, come

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già precedentemente è stato evidenziato, è tra quelli che èontribuiscono in maniera encomiabile a porta.re, diciamo così, in girò per il mondo una forte testimonianza della generosità e dello spirito di solidarietà che caratterizzano le popolazioni dell'Alta Provincia di Terra di Lavoro. La nostra Provincia è quella che esprime la più consistente presenza di uo-


• - - -e

Veduta panommica di Nfarzpno

_,1ppio.

·

mini e donne nei Contingenti nazionali impegnati nelle missioni di sostegno della pace. Una tale circo-

stanza non p uò che costituire motivo ·d i orgoglio per i cittadini del nostro territorio, potendo esso Tratto della «Strada Castel/o)>.

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proporsi come un immenso serbatoio di risorse umane, capace di fornire un significativo contributo per il ristabilimento e il consolidamento della pace nelle aree più tormentate del pianeta, portare sollievo alle popolazioni sofferenti e concorrere -efficacemente all'affermazione nel mondo del diùtro e della democrazia. Ringrazio il Sindaco di Pietramelara e, a nome della comunità che rappresento, esprimo vivo apprezzamento per l'iniziativa di dare vita a questa suggestiva manifestazione.

Dott. Giovanni Giuseppe Leardi

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Signor Francesco Zarone.

SALUTO DEL SINDACO DI PIETRAVAIRANO esidcro innanzitutto porgere il cordiale saluto mio e quello dei cittadini di Pietravairano al Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito, G enerale di Corpo d ' Annata D o menico Rossi , al P refetto d ella nostra Provincia, dott.ssa Carmela Pagano, ai colleghi Sindaci, alle altre Autorità civili, militari e religiose e a rutti voi, Signore

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e Sign ori. Rinuncio alla lettura del testo che avevo predisposto e sarò brevissimo, rendendomi conto della complessità di questa giorna ta di studio che esige sobrietà e co ncisione. wli associo ai ringraziamenti e ai complime nti espressi dai colleghi che mi hanno p receduto, sottolineand o l' alto profilo culturale e istituzionale di


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Panorama di Pielravairano.

questa iniziativ a con la c1uale, oltre che rimarcare il ruolo svolto dalle genti del nostro territorio nei processi di formazione dell'unità nazionale, si rende meritato riconoscimento ai n os tri g iovani che sono stati operatori di pace in terre lontane. Devo dire che la forza di non estrarre il fogliettino dalla tasca me l'hanno data i miei ragazzi, passatemi il t ermine, i miei concittadini in uniforme: li ho cercati con lo sguardo e sinceramente ho noParticolare della ]òrre.

rato nei loro occhi un entusiasmo, una passione e una partecipazione che hanno destato in me sentimenti di orgoglio ma an-

che una sensazione di rassicurante certezza. ìv1i sono detto: ma questi sono giov ani che veramente hanno una marcia in più! E in un momento così difficile che l'Italia, l'Europa e il mondo stanno attraversando, io credo che essi rappresentano la speranza, la carta vincente, cioè coloro che ci potranno portare fuo ri da questo momento difficile. A questi giovani e ai genitori che sono stati capaci cli infondere in loro i grandi v alori della vita, voglio tributare un grande applauso, chiedendo l'adesione cli questa intensa e gremita platea.

Signor Francesco Zarone

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.4vv. A 11gelo Tz"'o.

SALUTO DEL SINDACO DI RIARDO orgo innan7.itutto il saluto cordiale mio e dei cittadini di Riardo ai relatori e al Sindaco di Pietramebrn, padrone di casa e primo attore di questa giornata di studio. U n saluto, ala:esì, rivolgo a tutti voi che siete qui presenti e, in modo particolare, ai 1nilitari che nel corso cli questa giornata andremo a premiare. Militari che rap-

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presentano una piccola parte, numeticamente si intende, cli quell'arcipebgo abbastanza esteso e crescente di nostri concittadini, cli nostri conterranei, di italiani che in questi anni hanno partecipato alle missioni all'estero e che, consentitemi di dire, lo hanno fatto in un modo particolare che intendo sottolineare. l\1i permetto di dire che,


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Veduta deì .Borgo di Riardo.

in realtà, il nostro modo di interpretare le missioni alr estero è il frutto del nostro sangue ir.,-ilico. N o i non abbiamo l'approccio di chi va nei territori d'oltremare per fare conquiste o per esportare la democrazia sulle caime dei fucili, tenendo un comportamento da «rambo». Nel nostre vene, come dicevo, scorrono fortunatamente i valori della solidarietà mnana, della vocazione alla pace e dello spirito

Particolare dello storico G,stello posto alla sommità del Borgo.

di sacrificio. E i nostri militari questi valori li hanno interpretati in maniera eccellente: ne abbiamo avuto testimonianze in tutti i Teatri operativi dove sono stati impiegati. .Alcuni di questi operatori di pace sono schierati di

fronte a noi e li conosciamo dire ttamente, perché sono cittadini del nostro territorio. Come notava il Sindaco cli Pietravairano, dai loro volti traspaiono l'entusiasmo e l'orgoglio per la loro professione e per il lavoro che svolgono, nella piena consapevolezza che le esperienze maturate in contesti internazionali hanno contribuito non solo ad accrescere il loro bagaglio professionale ma anche ad arricchire la loro tunanità e ad ampliare 1'1 loro visione del mondo. A questi «Soldati di Pace» noi, oggi, vogliamo dare ammirazione e gratitudine.

Avv. Angelo lzzo

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Prof Ha / 11ma Fi/omma · De Simone.

SALUTO DEL SINDACO DI ROCCAROMANA

Il

·ngra7.io il Sindaco di Pietramelara per l'orrani7.zazione di c1ues to m o mento così importante. Lo ringrazio soprattutto per averci dato la possibilità di testimoniare ancora L1na volta il nostro gra:tic, la nostra stima per il laYoro che sia le alte Autorità che siedono a questo tarnlo sia quelli che operano sul campo direttamen te co ntinuano a svolgere anche .in Teatri

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lontani dai nostri tenitori. Questa è una circostanza molto solen ne. l o con il cuore, ,·eramen te c on il cuore, dico g razie a queste persone. Quelli che andremo oggi a premiare sono solamente una piccola parte dei tanti giovani italiani ch e hanno o perato in terre lontane, alcuni dei quali non ci so no più, no n hanno fatto ritorno in Patria, avendo offerto


VidNta dall'a/10 del Cèntro st01ùv di &ccaromana.

la propria vita in clifesa della

giusti7.ia, della libertà e della democrazia. L' amor patrio e l'eroismo possono sembrare p arole a noi lontane, possono

esprimere concetti non più attuali. Ma non è così. Questi valori sono v:ivi e palpitanti per chi li ha vissuti o li sta vivendo sul campo in tetri-

La storica <rVia del Gra110JJ nel

13m;go antico.

tori difficilj e spesso ostili. Gran parte dei nostri giovani che sono partiti, grazie a Dio, sono ritornati, continuando a portare nel cuore e nella mente il se6mo della loro sofferenza e dei loro sacrifici insieme alla consapevolezza cli avere svolto m1'opera preziosa in favore della pace e -del progresso civile dei popoli. Io, anche a nome dei cittaclini cli .Roccaromana, ringrazio questi giovani e quelli che continuano a operare onorando nel mondo il nostro Tricolore. Li ringrazio con il·cuore per il grande contributo che essi danno per la costruzione di un mondo migliore.

Prof.ssa Anna Filomena De Simone

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Sig11or Vit1ce11'-o Laurenza.

SALUTO DEL SINDACO DI ROCCHETTA E CROCE uongiorno a tutti. Io sono il Sindaco più «grande» tra quelli che sono Yenuti qua, ma rappresento la comunità più piccola tra quelle che si sono associate per dare vita a questo evento. Sì, Rocchetta e Croce è il Comune con il minor numero di abitanà, ma - come diceva il Sindaco di Pietramelara - è quelJo che, in proporzione, fa registrare il

B

magb>ior numero di militari volontari da premiare. Qtie sto dimos tra che, pur essendo piccoli, siamo attivi, siamo vivi e abbiamo il senso della pace e della partecipazione abbastanza sviluppato. Vedo con p iacere che i miei ragazzi sorridono e sono contenti per questo. Anche a me spettano l'onore e il privilegio di porgere il cordiale saluto, mio e


• - - -• ,--dei rniei concittadini, a tutti i Generali, al Prefetto della nostra Provincia, alle altre e reliAutorità civili, militari . . g1ose presenti e a questa grerrùta cornice di popolo. Fatto ciò, rrù corre l'ob-

ha trornto concorde e solidale dal pt-imo momento. Credo di essere consapevole della onerosità dello sforzo organizza civo e dei con seguenti impegni finanziari.

bligo di rivolgere un sentito ringraziamento al padrone di casa, Luigi Leonardo, per aver dato corso a questa iniziativa che mi

Sicuramente sono sta ti inYestiti dei soldini, con conseguenti gravi sacrifici in questo difficile momento di vacche magre in cui sono proprio i Comuni le prime vacche da mtmgere. J\fi piace trattare questo argomento alla presenza di tante Autorità che Lworaoo istituzionalmente e con competenza intomo alle problematiche econorrùche che affliggono il nostro Paese. I Comuni st'Ull10 vivendo un gran brutto periodo. Perciò, l'organizzazione di una manifestazione di così alto profilo acquista il rnlo-

Un vicolo del Borgo.

re di un impegno di portata molto più vasta di quan-

to si possa immaginare. Onore al merito, dunque. Sono grato al Comune di Pietramelara di aver consen tito anche alla co-

Veduta panoramirn di Rocchetta e Croce.

munità che rappresento di poter dare ammira;,,ione e r iconoscenza ai militari del nostro territorio che hanno preso parte a difficili operazioni di supporto della pace in aree ins tabili e lontane dall'Italia, facendo conoscere e app rezz a re nel mondo le doti di intelligenza, di umanità e di solidarietà <lei nostro popolo. Signor Vincenzo Laurenza

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Avi( Crescen;:;p Di Tommaso.

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SALUTO DEL SINDACO DI SANT'ANGELO D'ALIFE

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li

ggi, insiem e alle Autor i ti! mili tari qui presenti, voglio tichiamare l'attenzione di tutti sul sacrificio umano p assato e presente dei nostri militari impegnati nelle missioni di pace internn ionali Le domande di giustizia e di benessere provenienti da tante aree tormenta te della terra portano i gim-ani Italiani a m ettere in gioco la propria vita p er rendere

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possibile che anche altri popoli, come il nostro, possano cònqLùstare Je con<lizioni per una vita sociale più sicura e più libera. Tanti militari italiani hanno perso la vita nello svolgimento di .missioni di sostegno della pace, facendosi portatori di valmi di umana solidarietà, quei valori che appartengono alla nostra . cultura e alle nostre tradiz1oru.


---------------1-__.. ùggi vogliamo dare a questi giovani un grazie sincero e profondo per la testimonianza concreta del loro impegno e del loro sacrificio. Una testimonianza che ci fa sentire orgogliosi

migliore. Con la odierna cerimonia vogliamo anche rendere onore alle nostre Forze Armate, artefici principali, in passato, dell'unità della Nazione italiana e della sua

di essere italiani e ci richiama al nostro essere citt.adini responsabili chiamati a osservare lealmente la Costituzione e le Leggi dello . Stato. i\ questi uo.tnini e donne con ]e stellette, spesso ancora .ragazzi, vadano la nostra riconoscenza e il nostro affetto, consapevoli del fatto che con il loro lavoro volto a preservare la pace stiamo contribuendo alla costruzione di un mondo

crescita sociale, ctùturale e democratica, e protagoniste, oggi, sulla scena internazionale, nella difficile opera di mantenimento e consolidamento deJJa pace attraverso le numerose missioni svolte in territo1.i lontani e spesso ostili. Da qu~sta celebrazio?e nasce un IDJ.pegno per c1ascuno di noi di operare e vegliare affinché non solo il nostro Paese ma l'intera umanità non vivano più gli

orrori della guerra. A noi uomini e donne del nostro tempo è affidata la responsabilità di contribuire alla realizzazione di un mondo di pace e di amare e servire la nostra

Veduta panonm1ica di

Sc111t>'1n,gelo D'Aleffe.

léalia con tutto il nostro cuore e con tutte le nostre forze. Solo così onoreremo e ringrazieremo degnamente i Caduti di tutte le guerre. Viva le Forze Armate! Viva l'Italia unita e solidale!

Avv. Crescenzo Di Tommaso

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Doll. Bar/o/omeo Ctmtelmo.

SALUTO DEL SINDACO DI VAIRANO PATENORA nnanzitutto porgo il saluto mio, dell'1\mministrazionc Comunale e dell'intera cittadinanza di Vairan o Patenora, che mi onoro di rappresentare, a tutte le Autorità presenti e a questa gremita platea d i ascoltatori. Rivolgo poi tU1 vivissimo plauso al Sindaco di Piell.~ melara, Luigi J,eonardo, per aver promosso e sviluppato questa lodevole iniziativa, al-

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la quale ho dato subito la mia convinta ed entusiastica adesione, ritenen dola un'idea bellissima, unica e originale. Oggi celebriamo il «Soldato di Pace», una figura da a.mnÙt.me e da valorÌ7.zare e che, a mio avviso, merita un riconoscimento ufficiale atcrarerso l'istituzione di una <<Giornata Nazionale» ad essa dedicata. Mi faccio promotore di


taJe proposta che ~uspic.o possa essere presa 111 sena considerazione e trovare favorevole accoglienza nelle sedi competenti. I giovani, uomini e donne, del nostro territorio hanno dato e continuano a dare La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo.

molto .in termini di presenza nelle missioni internazionali: Vairano ha una' rappresenta112a molto forte, come pure Rocchetta e gli altri Commù qui rappresentati. Questi ragazzi portano in giro per il mondo un messaggio di pace e di serenità. Vanno, perciò, apprezzati per il difficile e rischioso lavoro che svolgono. Io conosco quasi tutti quelli appartenenti a] mio Comune, e so bene che essi hanno intrapreso la carriera delle armi non tanto per ragioni economiche, come spesso si è portati a credere, ma piuttosto per scelta motivazionale, nella prospettiva di diventare parte sigtùficativamen te importante dello strumento milit'lre nazionale in1pegnato nelle aree cal-

Veduta panoramica di Vaira110 Patenora.

de del mondo per il ristabilimento e il consolidamento della Pace. Dobbiamo essere, c.1tùncl.i, molto riconoscenti a questi nostri «Soldati di Pace» per c1uesta loro forza di volontà, per questa loro vocazione a portare giustizia, democrazia e benessere laddove c'è instabilità, illegalità, povertà · e sofferenza. Rinnovo il mio grazie per avermi consentito di rappresent'l!e c.1u.i la citt'ldinanza di Vairano per rendere onore ai volontari in armi, originari del nostro territorio.

Dott. Bartolomeo Cantelmo

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_4vv. _4./herto Zaza d'.A11/ùio.

SALUTO DEL PRESIDENTE ' DELLA SOCIETA DI STORIA PATRIA DI TERRA DI LAVORO ccellenze, Signore, Signori, Soldati, nell'autunno del 2011 mi giunse la - attesa e gradirìssi.tua - «cartolina precetto» del Generale Gimranni Cerbo per un incontro esplorativo-programmatico preordinato all'organizzazione di un convegno nell'ambito delle celebrazioni per il 150° dell'Utùtà d'Italia con specifico riguardo alla tradizion e culturale e militare

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della provincia di Caserta e, s egna tamente, del ,-as to comprensorio dell'Alt.a Provincia di Terra di Lt,-oro. ,\1 tavolo della concertazione - il 9 ottobre 2011 nella sua ospitale villa di Pietramelara - sedetti accanto al padrone di casa, al Professor Giacomo Cerbo, infungibile Presidente del Comitato Esecutivo, al Sindaco cd al Generale D omenico Rossi, il cui impegno ai


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Veduta del Palazzo Reale di Case,ta, gicì sede della S odetcì di Storia Patritt.

massimi livelli istituzionali onora la sua terra natale e f ltalia tutta.. Appassionata e densa cli spunti propositivi fu la discussione articolata su tre prn1ti ben fermi: sottolineare il contributo delle Comunità dell'alto casertano ai processi di formazione dell' Unità nazionale; additare alla pubblica attenzione i milita.ti distintisi c1uali operatori di pace nelle aree calde del mondo; rendere onore alle nostre Forze J\rmate sempre più protese a garantire sicurezza interna ai cittacliiù ed a sostenere gli impegni assunti dall'Italia, a

livello internazionale, per l'affermazione del diritto e della democrazÌ,>i. Ragioni tecnico-organizzati.ve banno fatto dilatare i tempi del progetto esecutivo. Dico: per fortuna! Per fortuna, perché il convegno odierno è riuscito a dribbb-

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re il fitto calendario degli eventi che si sono rincorsi e spesso accavallati durante le celebrazioni unitarie, ritagliandosi, così, uno spazio di più ampio respiro per arTI Teatro di C011e della Rt~ ia.

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ÙJ scalo11e d'onore della

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Reggia.

monizzarc - quasi virtuoso solista - le modufazioni dcl1'orchestra appena allontanatasi dal proscenio. li contributo del casertano - e dell'alto casertano - ai processi formativi dell'unità nazionale, in tertnini di risorse LUnane e intellettuali, di impegno ciYile e militare, è stato a lungo tenuto compresso da certa storiografia. Poi la rilettura, alquanto recente, di tante pagine significative dei fatti e delle azioni m emorabili che hanno preluso e, quindi, coronato il disegno unitario. Oggi, la riflessione collettiva che si ricollega al discorso inizia co il 14 e 15 giugno 1996, pwprio qui, a Pie tramelara, per fare il punto sui cinque seco li di

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storia che, partendo dal sacco del 12 marzo 1496 e dalla orgogliosa rivolta della popolazione nel nome della dignità mortificata, hanno fatto registrare, lungo le rive del Volturno, la conclusione del travagliato processo storico che va sotto il nome di Risorgimento, avviando la nostra Patria all'Unità. «Ed ancora no n lontano da qui, nel secondo conflitto mondiale, nel 1943, un pugno di soldati italiani ritrovò il senso dell'onore in una Patria in ginocchio consegnando alla storia, insieme col sacrificio di inermi popolazioni, il nome cli Montelungo»: nel giugno di sedici anni fa, il compiamo mio illustre predecessore, il Profe ss ore Aniello Gentile, così testualmente, dava l'incipit al conYe!:,>nO di studi, presieduto dal C apo d i S tato

:Maggiore dell'Esercito Bonifazio Incisa di Camerana; convegno al quale si ricollega, in perfetta continuità, quello odierno. Dunque: il contributo dell'alto casertano all'unità nazionale ma anche la pubblica ammirazione ai nostri splendidi militari che con slancio generoso hanno portato e continuano a portare sugli scudi i valori di quell'etica che segna il discrimine fondamentale tra il soldato e il guerrafondaio. Delirami ideologie hanno insanguinato interi continenti nel secondo conflitto mondiale e tuttora falcidiano l' umanità p er inaccettabili ragio ni etniche e religiose. In tale quadro si distingue il soldato italiano, il cui codice morale non obbedisce alla legge della guerra offensiva bensì a quella delle missioni di pace e di solidarietà per salvare e no n per togliere la vita. Purtroppo le nostre Forze ,\rmate pagano lo scotto no n infrequente dei giovani caduti nel fiore degli anni o destinati a portare per sempre nelle carni i segni strazianti delle ferite inferte dalla belva umana. Da qui l'impegnativa riflessione sul ruolo portante della scienza e della sto11a


_________ militare nei rapporti. con le altre scienze e col sistema sociale. L'argomento fu trattato magistralmente nel 1834 da Luigi Blanch - ex allievo della Nunziatella, muratriano e bonapartista, combattente in Russia, Ger mania ed Italia nel 1805 - il quale, abbandonat.a la carriera militare nel 1820, si dedicò a studi stol'Ìci che poi Benedetto Croce pubblicò nel 1945. Dell'illustre intellettuale del XIX secolo mi piace ricordare una sua affermazione che, dopo quasi due secoli, si rivela, oggi più che mai, inodema e attuale: «la civiltà di un popolo

Ufficio di Presidenza della Societcì di Storia Patria: quadmia dei Presidenti Sttffedutùi alla gttida della Socieuì dal 1952, data di fondazione, al 2007. ·

a

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si misura dal conto in cui tiene le sue Forze Armate». Questo precetto ispira il convegno odierno. Se oggi riusciremo a riconsiderare il molo della scienza e della stmia militare nei rapporti con le altre scienze e col sistema sociale, ne dovremo essere grati a guanti, tra breve, svilupperanno le tematiche proposte da questo in-

____,

S odetà di Sto1ia Pattie, di Terra di Lavoro: sala delle esposizioni con mostrapermanente cli cimeli 1irorgimentalz:

contro di studio. E nell'esprimere il mio vivo compiacimento a tutti coloro che hanno pensato e promosso questo evento culturale, desidero rivolgere un vivissimo plauso all'infaticabile Giovanni Cerbo che, al ruolo del Cincinnato cui avrebbe avuto titolo per r.anri e segnalati servigi resi allo Stato, ha preferito quello cli promotore culturale e civile «in servizio perman ente effettivo». N oi1 poteva essere diversamente per chi le stellette le ha starnpate nel cuore e nelfa mente. Avv. Alberto

Zaza d'Aulisio

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!11.r. Gia(()lllO Cer-bo.

SALUTO DEL PRESIDENTE DEL COMITATO ESECUTIVO ccellenze, Signore e Signori, bisogna riconoscere che non è facile per me aggiungere altri pensieri a quelli dotti e profondi es pressi d agli amici che mi hanno preceduto. Quale Presidente del Comitato Esecutivo, non mi competono certamente meditazioni storiche, né riflessioni dottrinali sulle tematiche che questo Conve-

E

gno N azionale si propone di S\-iluppare. Li.nùto 1::t mia esposizione, perciò, ad una semplice funzione «notarile», volta a descrivere, nella sua essenzialità, il complesso delle attività di programmazione e di svilupp o o p era tiv o di questo evento, per enuclearne lo sforzo organizzativo nelle sue complesse articolazioni tecniche, logistiche, amministrative, di ceri-


• rno1~ale e di pubblica infor- mano, al Rag. Bruno Smal- ra (trattasi della prim.a iniziadone e al Signor Corrado tiva del genere a livello namazione. 7Ìonale) e che, all'insegna di On florilegio di funzioni Zenga. Insieme abbiamo dato un moderno concetto di feesplicate in un contesto di ampiezza nazionale, avendo prova di grandi capacit.à col- deralismo, vede associa te dovuto interessru:e c1uasi tut- laborative, realizzando siner- dieci realtà comunali per il to il tenitorio della penisola, gie e sincronismo e palesan- perseguimento di un comudove sono dislocati gli Enti, do grande versatilità verso il ne obbiettivo. Il nostro auspicio è che i Reparti e le Unità che han- lavoro coUegiale. Celebrando i militari, cit- iniziative di questo ed altro no in forza i militari di ogni grado che og~i Yogliamo tadini del nostro territorio genere possano trovru:e terche sono stati operatori di reno sempre più fertile nel onorare e prermare. Sono particolarmente lieto che sia stato portato a compimento un lontano progetto, nato due anni orsono cli cui mi feci proponente in sede di Consiglio Comunale. Ringrazio il Sindaco di Pietramelara per averlo assecondato e sostenuto, e lo ringrazio in modo particoL'lre per aver.mi riconfermato di recente nell'incarico di Presidente del Comitato E secutivo. Viva gratitudine e lodevole apprezzamento deside- pace nelle aree calde del pia- Veduta della sala del Conv1gno. ro rivolgere a tutti gli amici neta, abbiamo voluto rendeche con me hanno collabo- re onore anche alle Forze rato per dare corso ai mol- Armate nazionali, sempre nostro territorio, anche nella teplici e complessi adempi- più impegnate a sostenere prospettiva di uirn sempre menti connessi allo svilup- gli impegni assunti dall'Italia più feconda rivalutazione storica, sociale, culturale ed po organizzativo della ma- stù piano internazionale. economica delle nostre coCosì facendo, abbiamo nifestazione. munità. dato vita a w1 evento di siGrazie al Geometra VinViva l'Italia! curo interesse storico e di ricenzo De N uccio, al CapiViva le Forze Armate italevante profilo istituzionale. tano di Corvetta tvfichelc liane! Un evento che, come è Rivezz~ al Perito Industriale stato già sottolineato, ha il Carmelo Colapietro, al Ins. Giacomo Cerbo Geometra Antonio Sanger- carattere della primogenitu-

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l'I

Dott. Luigi Mellditto.

SALUTO DEL DELEGATO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI CASERTA uongio.tno a tutti. Preso da questa atmosfera così carica di spessore culturale e di suggestione patriottica, mi sento vera1nen te e.m ozionato in questo momento. Ascoltare le belle parole del Sottocapo di S tato Maggiore delJ'Esercito significa raffor7,are la fierez-

B

za di essere italiani insieme alla consapevolezza che essere rapp.tesentati, in contesti internazionali, da Ufficiali di così alto profilo culturale e professionale, vuol di.re possedere un surplus, un valore aggiunto quando ci si confronta con g li altri Paesi amici ed alleati.


In varie occasioni mj è capitato di sentir dire che i nostri soldati impegnati in missioni di pace all'estero vengono definiti «militari gentili». Qua nd o ho chies to qualche informazione sup-

ma col sorriso sulle labbra. Se le cose stanno così, allora non possiamo cl1e compiacercene. E le ragioni per compiacercene le possiamo far risalire alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra più au-

sento l'orgoglio di essere rappresentato nel mondo da c1uesti ambasciatori di pace e da questi portatori di giustizia e di progresso civile. Come gio,·ane Consigliere Provinciale, mi rivol-

hospetto del palazzo che è sede della Provi11da di Caserta.

tentica vocazione alla pace, alla tradizione civile e umanistica del nostro popolo. E se, dunque, i nos tri soldati ci rappresentano in questo modo, dobbiamo sentirci degni del loro la,·oro. Un lavoro che comporta il rischio della vita e che spesso è segnato da eventi luttuosi. Come cittadino italiano,

go alla classe politica perché riservi la dovuta attenzione alle Fone Armate nazionali per renderle sempre meglio «attrezzate» a rispondere alle numerose chi:unate della comunità internazionale. Gra7.ie e viva il Tricolore italiano!

pletiYa per conoscere le ragion.i di tale commendevole denominazione, mi è stato risposto che l'appellativo i nos tri soldati se lo sono guadagnato sul campo, dimostrandosi operatori di pace dal pugno duro

Dott. Luigi Menditto

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IL SOTT.O CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO APRE IL CONVEGNO ccellenza, Autorità, cittadini, dovete sapere che, quando si muove il Sottocapo di Stato Maggiore dell'E sercito, entra in azione una complessa macchina organizzativa, per cui, in questo momento, av rei almeno sette pagine di discorso da leggere. Che però, anche alla luce di quello che è

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stato detto e del fatto che gli interventi ufficiali devono ancora essere svolti, come in altre occas.i oni, non leggerò. E partirò da constatazioni forse più semplici ma,mi auguro più dirette. E stato accennato - e ringrazio per la sensibilità e la discrezione - al fatto che ho dei problemi seri

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FORMAZIONE OELl UNITÀ N AZ IONALE NELL'ALTA PROVIN CIA 0 1 TERRA DI LAVORO

- -

PREMIAZIONE DEI MILITA R, IMPEGN ATI IN MISSIONI INTERNAZIONALI 01 SOSTEGNO DELLA PACE

.Il /avolo di preside11z.a del

Conveg110. in famiglia, per cui nessun o degli orga nizz atori aY rebbe potuto conda n narmi se oggi, o meglio stanotte, io aycssi deciso di non intenenire a questa mani festazione. Ma so no ,·cnuto per due motivi, e 111.i son o ral1.eg ra t o della deci sio ne presa ap pen a ho messo piede in questa cittadina, cogliendone subito il senso dell'accoglienza, il calore umano e l'attenzione Yerso !' Is tituzione che rappresento. Il primo motivo riguarda le r\utorità e la cittadinanza alle quali voglio cli-

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re con forz a ch e chi indossa questa <liYisa ha bisogno, nel vivere quotidiano, di sentire attorno a sé la con divisione del proprio opera to. Ne ha biso!:,>no perché questa condivisione dà legittimità. Ne ha bisogno perché essa dà forza nei momen ti critici, nei momenti in cui si è soli su un punto cli ossernizione in 1\ fghanistan , nei momenti in cui fischiano le p allottole attorno, nel momento in cui si vede cadere l' amico che è al pwprio fianco. Pro prio in quei m omenti si ha bis ogno di sen tirsi forti nella convinzione che la pro fessione del soldato non è un lavoro che si fa per denaro, ma

è qualcosa che si fa per un giuramento che tu tti noi abbiamo prestato, ispirandoci ai nlori più alti a cui d ovrebb e ri ferirsi ogni persona cli questo Paese. Ecco perché sono qui. Per ring raziare voi tutti, Autorità e cittadini, nella speranza che eventi come qu esto di Pie tram elara possan o trovare s,·olgimen to in tante altre aree della p enisola e nella consapevolezza che q ueste iniziative costituiscono oc. . . . cas1oru preziose per 11cordare a tutti che sorto le unifor mi che indossiamo ci sono uomini e d onne ch e hanno giurato fedeltà alla Patria fino all'estremo sacrificio. Il seco ndo motivo ri-


guarda voi, uomini e don- giore Antonucci Gerardo, Bosnia 1996; del Caporal ne con le stellette. A tutti io dico che dob- Maggiore Cardella Vincenbiamo esse.re orgogliosi cli zo, Afghanistan 2006; del indossare questa uniforme. Lanciere Carozza 'lòrnmaDobbì,1.mo esserlo sem- so, Somalia 1993; del Sotpre: c1uando ci troviamo ad totenente Pezzulo Giovanoperare in terre lontane, ni, Afghanistan 2008; del quando scendiamo in stra- Maresciallo Capo Sparta da e ci intratteniamo con il cittadino in abiti civ.ili. Ognuno di voi - ricordatelo in ogni momento è espressione della For7.a Armata; ognuno di voi, nel bene o nel male, è giudicato non solo per se stesso ma pure per l'Istituzione che rappresenta, per queste stellette che abbiamo giurato di onorare. Ecco perché sono qui, per lanciare questi due messaggi che m.i auguro siano chiari, siano incisivi, siano tali da favorire una sempre migliore comprensione e più convinta integrazione tra la società ge- Antonio, Kosovo 2003. Questi sono uomini nerale e gli uomini in clividell'Esercito, figli della sa chiamati a garantirne la Provincia di Caserta, che sicurezza e il progresso cisono caduti nell'adempivile e democratico. Poche ore fa abbiamo mento del dovere. A loro, deposto una corona d'allo- che sono la mass.ima ro al Monumento ai Cadu- espressione del nostro esti, in segno di gratitudine sere militari, un conunosverso i morti di tutte le so pensiero. A tutti voi il guerre. A tali comJnosse mio cordiale saluto. Qualcuno poco fa ha ri11cordanze voglio unite un riverente pensiero in me- chiamato una frase tratta moria: del Caporal l\fag- da un discorso di Barack

Obama. Io ve ne propongo un'altra pronunciata da un altro Presidente degli Stati Uniti d'America, John Fitzgerald Kennedy: «Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese)).

Un momento dello scambio dei doni tra il Sottocapo di SME e il Sindaco di Pietiwneiara.

Noi con le s tellette lo facciamo, cerchiamo cli farlo, tutti i giorni, in silem,io, come espressione del dovere e della fedcltà verso le Istituzioni.

Gen. C.A. Domenico Rossi

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- - - - ~~e ___. ""·~

Presiede il Prof. Crescenzo Fiore

IL CONVEGNO DI STUDI FORMAZIONE DELL'UNITÀ NAZIONALE NELL'ALTA PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO PREMIAZIONE DEI MILITARI IMPEGNATI IN MISSIONI DI SOSTEGNO DELLA PACE

Interventi '"I ' 'f

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Col. Antonino Zarcone, Capo Ufficio Storico dello Stato M11ggiore aell'Esercito.

LA LEVA MILITARE NEL CONSOLIDAMENTO DEL PROCESSO UNITARIO PREMESSA on la nota dù:amata da Manfredo Fanti il 4 maggio 1861 iJ neo unificato Regno d'Italia sancisce il cambiamento di denominazione con l'abbandono d el vecchio nome di Ar mata Sarda e l'ass unzione di queUo di Esercito Iraljano. Un atto

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im pòrtan te, non mera mente formale, con cui si sancisce che da quel momen to l'Esercito, pur se organizzato intorno alla struttura organizzativa di quello piemontese, assume le tradizioni di quelli degli Stati Preunitari e si pone al servizio dell'intera comunità, a prescindere dal legame con la casa regnante.


:.-..------· ----' ~

Per molt:I studiosi l'unificazione nazionale comporta l'estensione della leva obbligatoria a tutto il territorio italiano. In realtà, la leva m ilitare non è conseguenza del processo unitario, in verità è la leva stessa che diviene lo strumeo to per il raggiungimento dell'unificazione. Dopo la sfortunata

La preziosa opem J/)()/ta dalf'Esenito per l'a!fàbeti::;:{flziOlle dei giovani italiani in servizio di leva.

campagna rivoluzionaria del 1848, condotta dall'Esercito piemontese e dai soldati affluiti da alcuni Stati italiani e dai numerosissimi volontari affltùti per combattere contro gli austriaci, il JVIinistro della Guerra La Marmara pone in atto una serie di provvedimenti volti a migliorare l'addestramento e l'organizzazione dell'Armata. Tra i p.r ovvedimenti più importanti, l'a do zione della l eva militare, che permette la presenza alle

armi di una forza armonica e adeguatamente addestrata, l'istituzione di scu o le r eggimentali, in grado di fornire ai militari la capacità di leggere e apprendere le norme e .i regolamenti militari, e l'incremento dell'educazione fisica , per migliorare le capacità di resistenza del soldato in guerra. Provvedimenti che nel tempo ham10 consentito b form.azione del soldato e nel contempo concorso alla formazione del cittadino.

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L, Uve, ere, anche lfl7apalestrajò1° 111idabileper lo srihrppo de/Il' dotij1Siche del soldato.

LE SCUOLE REGGIMENTALI Dop o la prima guerra d'Indipendenza, il Piemonte, che ospita patrioti cd esuli fuggiti dagli altri Stati italiani, deve affron tare la grande difficoltà di amalgamare era loro Quadri e militari di truppa provenienti da regioni

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estremamente diverse per cultura, tradizioni e indole delle popolazioni. Si organizzano così, pres so i Corpi, corsi di lingua italiana, matematica ed educazione ciYica che ries con o nell'inten to di abbassare l'altissimo tasso di analfab etis mo che affligge il popolo italiano. Le cosiddette «Scuole reggimentali» sono divise in inferiori, speciali e super iori; nelle prime classi delle inferiori, caporali e soldati devo no leggere e

scrivere corrcnten1cn te e compiere le fondamentali operazioni aritmetiche; n elle clas si destinate ai Sottufficiali si insegnano grammatica, comp osizione, disegno e operazioni aritmetiche meno semplici. Nelle scuole speciali si insegnano calligrafia, contabilità e fran cese. Le macerie d'insegnamento risultano l'italiano, la storia, la geografia, la geometria, oltre a nozioni di fortificazione e di topografia; nella Cavalleria anche co-


gmz1om di veterinaria. J,e Scuole reggimentali vengono confermate anche dopo la proclamazione del Regno d'Italia e la nascita del nuovo Esercito Italiano, con risultati positivi. Cn solo dato può indicare l'efficacia di tali scuole: nel periodo del Ministern Ricotti (18701876) il contingente congedato denun7.ierà un tasso di analfabetismo del 9%, a fronte del 57% registrato al momento del reclutamento. Nei primi anni 'SO del novecento vengono istituite, in base a un accordo fra il Ministero della Difesa e il Ministero della Pubblica Istruzione, le «Scuole reggimentali per analfabeti e semi-analfabeti». Tale insegnamento è rivolto a quanti fra .i soldati di leva non avessero potuto frequentare le scuole prin1arie, oppure le avessero frec.1 uen tate senza poi però avete modo di esercitare né l'italiano paJ:lato né quello scritto. Tali scuole, che riprendono una tradizione vecchia quanto lo Stato unitario la c1uale vedeva l'Esercito fra gli strumenti principali della «formazione degli italiani», hanno un impulso molto

energico soprattutto negli anni del secondo dopoguerra, e continuano a fu117.ionare anche nei decenni successivi, quando la lotta contro l'analfabetismo in 1talia viene considerata, pur con l'esistenza di alcune sacche, la soluzione all'«analfabetismo cli ritorno». A ncora nel 1963 oltre il 7% dei soldati di leva incorpora ti frequenta annualmente i corsi di alfabeti7.zazione reggimentali, per un totale di 437 classi per analfabeti e 512 per semi-analfabeti. Dalle testimonianze degli ufficiali educatori risulta che i soldati si prestavano di buon grado alla is truzione scolastica, che comprendeva anche le altre materie curricolari del programma scolastico. A conferma di ciò rimase l'alta percentuale degli aderenti ai corsi.

BIBLIOTECHE DI CORPO E SALE RITROVO PER LA TRUPPA Le prime biblioteche militari sono fondate agli inizi del XIX secolo presso il Comando del Corpo di Stato Maggiore e i principali istituti di for-

mazione, quali Accademie e Convitti. Nel 1851 per la prima volta nel bilancio militare viene stanziata una so1n1na per l'assestamento delle biblioteche di presidio, che per disposizione ministeriale del maggio 1852 sono permanentemente stabilite presso alcune Divisioni militari. Queste biblioteche sono però a vantaggio quasi esclusivo dei Quadri e la truppa non ha modo o possibilità di frequentarle. L'idea di istituire biblioteche per la truppa nei Corpi si ha nel 1906 a cura del Tenente Emiuo Sa laris, che sulla «Rivista Militare Ttaliana» propugna la costituzione di bibliotechine gratuite per i soldati di leva, StÙ modello di c1uanto già avveniva in eserciti esteri, quali c1uello statunitense e francese. Le prime biblioteche di Corpo per la truppa sono istituite grazie soprattutto a donazioni delle case· editrici, offerte spontanee di libri fatte da cittadini, con doppioni esistenti nelle biblioteche militari di presiclio e con l'acc1uisto di libri fatto con il ricavato di offerte in denaro cli privati. Lo scopo della costituzione delle biblioteche di Corpo, co-

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me scrive il Salaris, è quello di: <d11vogliare a leggere, di creare la paJ~rione al lihro, passione che, acquisita e maturata sotto le anni, ,imani! nell'ahit11dine dei singoli dopo che, terminato il servi:;:_io militare, torneran110 ai patriifocolmù. Le biblioteche di Corpo trovano spazio all'interno delle sale ritr ovo per la truppa istituite nel 1906, auspice il Ministro della Guerra Ma jnoni. L'idea dell'istituzione di queste sale cli ritrovo per caporali e soldati è de l Duca d'Aosta, allorché egli comandava la Divisione m ilitare cli Torino, allo scopo di offrire ai militari, durante il periodo di libera uscita, il modo di passare il tempo all'interno della caserma dedicandosi a qualche utile e piacevole occupazione. Il provvedimento del Mitùstro Majnoni fornisce i primi mezzi finanziari occorrenti per l'impianto delle sale ritrovo per truppa, dichiarando lo scopo morale educativo al quale queste dovevano tendere, cioè quello cli concorrere a dare al soldato trna educazione in armonia alle esigenze dei tempi . Scrive la «Rivista J:viilitare Italiana» del 1909: «Le sale ,itrovo per tmppa, offrendo il modo ai sol-

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dati di rùmirsi in locali pNlili, hene arieggiati, scaldati e illuminati, provvisti di t;,ttlo l'occorrente per leggere, saivere e divertirsi con gùtochi leciti ed istmitivz~ elevano lo spitito di questi giovam~ sviluppando in loro zl seniimento della dignità personale. { . .] A ll'elevamento della cultura intellettuale e morale della tntppa posso110 contrihttire molto q[ficaceme11te, le J·ale ,itrovo, sia co11 l'insegnamento diretto che si impmtisce i11 esse, a hase di co,ifèrenze e di leth1re; sia con zm i11.reg11a1JJe11to indiretto che scah11isce dalla vista e dall'esame di carte murali, di quad,i storici~ di pittt1re, ecu >.

IL GIORNALE DEL SOLDATO Il diffondersi della propaganda antinùlitarista negli ultimi anni del XIX secolo, unitamente alla necessità di promuovere un'amaigama nazionale fra i soldati provenienti dalle diverse provincie italiane, presenta ai vertici del Regio Esercito la necessità di dotarsi per la prima volta di una pubblicazione stampata rivolta alla truppa. Nel 1898, su iniziativa del magf,ti.Ore Lo Monaco Aprile, nasce una piccola pubblicazione, quasi tutta illustrata e pochissimo co-

stosa che ha da subito una certa diffusione. I precedenti tentativi it1 questo senso, attuati fin dai primi anni dopo l'unità, sono falliti a causa sia del ca.rattere libresco della trattazione, poco adatta ad essere diffusa nelle caserme, sia per il prezzo elevato delle pubblicazioni. La ragione del successo del Giornale del soldato di Lo i\1Ionaco, davvero notevole se si pensa che la maggior parte della popolazione nùlitare era analfabeta, risiede nel suo carattere essenzialmente popolare e didascalico: molte illustrazioni, alcune vignettis tiche altre descrittive, testi brevi e una impostazione «leggera» dei temi patriottici e morali.

ED UCAZION E CIVICA L'istruzione sui valori morali 'e patriottici venne introdotta nel periodo della ferma militare fin dagli anni precedenti l'Unità nazionale. Nei manuali dei soldati, in quelli per i graduati di truppa sono contenute informazioni sull'organizzazione dell'Esercito ma an ch e su quella generale de.ilo Stato e nozioni elementari di educa-


- - - -~- --~

zione civica. Solo nel 1964 ruttavia tale istruzione, in un contesto culturale e sociale assai cambiato, viene rivolta più specificamente a far conoscere ai giovani soldati i fondamenti delle istituzioni democratiche. La necessità di veicolare, attraverso delle lezioni alla truppa, il senso di appartenenza allo Stato democratico risponde a tre diversi ordini di esigenze: • contrastare la propaganda che presenta le Forze Armate come istituti avulsi dalla natura democratica dello Stato; • potenziare il senso di appartenenza del soldato alle Istituzioni; • completare anche teoricamente il ciclo di istruzione civica iniziato già nella scuola dell' obbligo, del quale la ferma militare doveva essere la prosecuzione, in un'ottica che vedeva le Forze .Armate in tempo cli pace come «grandiosi e complessi organismi scolastici». Stabilito dallo SME nel 1964 il p r ogramma del1' educazione civica per il soldato, il principale problema che si presenta fin dall'inizio fu quello di abilitare all'insegnamento un

Libro di testo per il II Corso delle Scuole Reggimentali certo numew di U fficiali, e fra i migliori disponibili, senza che ne avessei:o a risentire le normali attività del servizio. A tale scopo viene proposta nel 1965 l'istituzione, conbri.uotamente al 1finistero della Pubblica Istruzione, di un apposito corso

cui rimandare la formazione degli Ufficiali prescelti, n el numero di uno per ogni Cornando di Regione e Comando di Armata. Tali Ufficiali, una volta forma ti, avrebbero poi avuto il compito di istruire a loro volta gli Ufficiali prescelti per l'istruzione nei Coman-

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I.

Diritti e doveri dei cittadini nella società civile. Origini e scopo della Società clvlle, - Solo men-è uno sforzo tJelln tnntnsln, Dol rlueclnmo o~l n Imma l!l111n._. 1'11omo chP \·Iva llllo >1tato seJ1•a,:~o. coropletnllJl'ute l$0lnto, cosi.retto sempre n prO\''l'ederc ùn ,;olo nl propri bisogni. qualunque sia tl suo sesso, sia t•gll tanctullo, ndulto o 1·ecchlo, sia e~ll sano od l11t'ermo. Ep11uN' l'uomo. rompnrso sulln terra, bn don1to \'I· ,·ere per nlcon temJ>Q ln bl.11 condizioni. !.fa poi, doh1to ilnlln untum di qunltt!I merovJgl101te, come l'h1tc.Jll· gc11zn P In pai:-oln, le q1,u1U lo d1stlll~uo110 dn tutti 11:11 lunumero,·oll filtri nnlma.11 dclln c.re.nzlone, 1•1101110 do\'ette, {l('r 1ift1.nto. senti~ l1 bisogno di trcnrs! onn fa. wti;lln, d1e gli permetleRSe di ronsen-nre e molttpll• cnre. rra gU atreltl domestici, ln propria specie. Medlnnte connubi, le tnm1gUo s1 moltlpUcnrouo, e 1111elle offloi, mosse dol deslderlo d i aumentare Il beu<>s~\>rl' i:i In 81enre:izn, !Il tennero strette tra loro e <'OstltuJrono Ulln t ribt"I. - Le trlbl'I 81 òSSO<>l.llr()oO e, ,s,oUo la dlpeudeni:a di enpl torti e t"llloroS1, Jottnrono !nslt•me conrro oltre trlhì:I 11:u'date da alt:ri capi 11er la tùur1ulsh1 clJ dett>nnlnntl terrltorL - t..e tribù di· .-entarooo di mllno tn wnno pii\ popolose. ehll<.'r<> !'api notorl'l'Olt e potenti, sl crearono nnn rellgfoae. i;enr • r,mo, 111n11e, Il bfsQJ:no di gnratlllre l'Cflerel:r.!o ilei di · ritti t> In ossenan:r.a ,lei doveri dn pnrte dt>i i;'ugoll mr.li.irnt<-' l ei;t:;1. Duuque In 11ocletil si costltut 11vendo

,~r h~E!I! la ICqge, llCt SCO[)O Il proprC8IIO. l:-oh:> l'!nrndo

In ,wdet:1 l'uomo lur:ut di poter rar:l!tuni:<'rP un u•nore rlt \'ltn di mnno J.n mano 11li\ elev111n, di poter eonsel?tlite una ch·lllà i,t•nipre plìl per!<>rta; In 11011 Jlaroln , lntul Il 1.ot..r·11I 1-onS<'rvl'lr(' t di potl.'r pro;:rcdir~. Nazione o patrla-S-tato. Un popolo <'.be nbitl un ,~rrllo~t~ dff.Oì'erltto dn Umltl ben sc;gnatl cll1lla llllttU'1l

(.monti, ftuml, w3rl) cbe al dhit1~a da,11 altn

di di Brigata, Divisione e Reggimento. Particolare oggetto dei corsi, essendo i soldati adulti e non raga7.zi, è la modalità con la (Juale gli Ufficiali si debbono confroo tare con il proprio uditorio, comprese persino la possibilità di dibattiti, interrogazioni e elaborazione di ·testi scritti.

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La missione del/'Esenito è stata sempre quella di 1-eslituire alla società civile giovani italiani setJtpre più ù!formatz~ più coscienti, più responsabili.

SCUOLE AGRARIE MILITARI Nel 1890 a Cuneo venne decisa ad opera del Ge-

nerale Ricci l'istituzione di conferenze teoriche sulla pratica delle innovazioni in carn-Po agrario, rivolte ai soldati, la cui origine è quasi mtta contadina. Le conferenze settimanali, del.la durata di un'ora, sono tenute nell'orario dedicato ogni giorno all'istruzione teorico-pratica alle armi, ed accompagnate da visite presso «poderi modello», soprattu tto del Piemonte o della Lombardia. I corsi sono poi istituzionalizzati nel 1892. Lo scopo delle con fe renze, tenute da U fficiali e professo ri, è d i aiutare l'agricoltura nazionale, le cui esportazioni sono la principale voce attiva del bilancio nazio nale. La grande crisi dell'agricoltura europea è ncgb ultimi tre decenni del secolo XIX la causa della grande ondata migratoria dall'Europa verso le Americhe. Essa colpisce con maggiore gravità quei Paesi, Irlanda, Italia, Svezia e Polonia, che dall'agricoltura sono maggiorme n te dipendenti. Prevenire una seconda crisi della p roduzione agricola è ritenuta, nell'Italia dei primi anni del N ovecento, una priorità assoluta , alla quale debbono


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cooperare tutte le forze della Nazione. Il Regio E sercito infatti, non concepisce la propria missione unicamente tesa alla difesa armata del territorio nazionale, ma si considera parte integrante del corpo nazionale impegnato nello sforzo di moderruzzarsi e rafforzarsi, e come tale ritiene di dove.r contribuire a tale sfo.rzo. Non è estranea all'idea, probabilmente, anche una certa eco della tradizione della Roma classica, che si afferma prop.rio allora nell'immaginario culturale del giovane Regno, nella quale uno dei punti cli fo.rza è costittùto dal binomio del legionario-contadino. L'idea vien subito app.rez7,ata anche all'estero: Belgio, Gran Bretagna, Germania e Russia riprendono il modello italiano dell'istruzione agraria per i militari. Nel 1898 a Napoli viene impiantato un <<Campo dimostrativo agrario militare>>, poi affiancato, ad opera dei detenuti del Carcere militare, da un orto realizzato nel fossato del forte di S. E hno. Nello stesso anno a Roma viene istituito un corso cli conferenze cli livello più approfondito e articolato,

cui partecipano 2 900 militari di tutte le armi, fra cui anche un gruppo di carabinieri destinati ad esser e istruiti sulla nuova «legge forestale», idea questa copiata poi dalla Franc!a per la sua Gendarmene. Dato il successo dell'iniziativa, il i\1inistro della Guerra ne promuove la diffusione negli altri grandi presidi, compresi, a partir e dal 1901 , quelli in .A.foca, dove si insegnano le colture del tabacco, dell'indaco, del cocco e dei frutti tropicali Nell'anno 1900 in Italia si contavano 100 presidi in cui si tengono cicli di conferenze di agraria, con 151 insegnanti e oltre 25 000 alunni volontari. L'anno dopo viene bandito un concorso per la realizzazione di un manuale di agricoltura per il soldato italiano, poi distribuito gratuitamente. Ancora nel 1906 i presidi sono 220, con 100 campi dimostrativi, oltre 500 insegnanti, di cui il 10% Ufficiali in servizio, e circa 45 000 alunni. La trasformazione industriale del Paese negli anni ha portato alla chiusur a dei corsi di agraria per la truppa. Tuttavia fm-

ché rimane il servizio di leva obbligatorio, ai m.ilitari cli origine contadina vien e consentito di poter usufruire di una licenza agricola per poter attendere al lavoro dei campi presso le aziende familiari, segno di un'attenzione riser vata dall'Esercito al mondo rurale.

CONCLUSIONI In chiusura, si può evidenziare come l'Esercito, per molti italiani, è la prima l stituzione dello Stato con cui si relazionan o e nella quale acquisiscono il senso di appartenenza, non soltanto alla Forza Armata, ma allo Stato. L'Esercito diventa quindi la «prima Patria» in cui gli Itaµan i si riconoscono e s1 conoscono fra cli loro. Ma l'Esercito, già dagli albori dell'unificazione italiana, diventa anche lo strumento in cui si educano i cittadini soldati culturalme1Ùe, civ.ilm ente e professionalmente, evidenziandos i come una forza al servizio della Patria che è, come è stato e sarà, una risorsa fondamen tale per l'Italia. Col. Antonino Zarcone

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Ge11. B. Giovanni Cerbo.

L'ESERCITO E LE MISSIONI ALL'ESTERO ccellenze, Autorità, Signor Sindaco di Pietramebra, Signori Sindaci dei Comuni consorziati., Signore e Signori, credo che 1't solennità e b complessità di questa giornata esigano sobrietà e concisione e mi pare che, più che le mie parole, conci questo lit1t,ruaggio vivente di giovani guerrieri e conci soprattutto questa cor-

E

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nice cosi intensa e 6i-remira di popolo presente in questo magico chiostro che incrocia tracce di una antichissima storia. Oggi siamo-qui, mettendo insieme tanti motivi di gioia e di soddisfazione, 11011 per celebrare una vaga e consolatoria cerimonia, ma per dire di un'idea e di u na passione che 11011 ap-


partengono alla geografia della retorica. Siamo qui per additare all'ammirazione vostra e delle popolazioni del territorio i militari di ogni grado, nostri concittadini, che sono stati impiegati nelle aree calde del mondo quali operatori di pace e convinti artefici cli quella volontà di giustizia e di prog.resso dei popoli che è scri tta nella nostra Costituzione. Siamo qui per rendere onore all'E sercito Italiano, alla Marina, all'Aeronautica e all'Arma dei Carabinieri che, in rapporto di continuità con la loro storia di dedizione e fedeltà alle Istituzioni, sono vieppiù protesi ad assecondate il processo di crescita della Nazione e il suo sviluppo sociale ed economico, garantendo a tutti i cittadini una co nvivenza operosa e sicura, e a sostenere gli impegni che .l'Italia ha assunto sul piano internazionale per l'affermazione del diritto e della democrazia. Siamo c1ui a celebrare m1 evento che, muovendo da lilla meditazione storica incentrata su tematiche che hanno trovato nel Col. Zareone un formidabile e avvincente espositore, ha il carattere della primogenitura a livello nazionale e che, all'in-

segna di un moderno concetto di federalismo solidale, vede consorziate dieci realtà territoriali per il perseguimento di un medesimo commendevole obiettivo. E tutto questo si svolge in una straordinaria cornice istituzionale, ovvero alla presenza: del Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gen. C..A. Domenico Rossi; del Prefetto della Provincia di Caserta, dott.ssa Carm ela Pagano; del Comandante dell'Area Logistica Sud, Gen. C.A. Giovan Battista Borrini; del Comandante del Raggruppamento Unità Addestrative, Gen. D. A ntonio Zambuco; di numerose altre Autorità civili e militari della Provincia; dei Sindaci dei Comuni associati; dei Comandanti di Unità ed E nti che hanno alle dirette di-

Posto di osservazione italiano sulle a;//ine di f-:lera/ (Ajghanùtan).

pendenze i militai-i che vogliamo premiare; e soprattutto cli un pat1erre d'eccezione fatto di uditori dalL'ascolto empatico e appassionato. A tutti lll1 sentito ringraziamento per aver accolto l'invito a partecipare. A l Sindaco, Dotr. Luigi Leonardo, un 11.ngraziamento particolare per avere assecondato e sostenuto, con entusiasmo e grande sensibilir,-ì. intellettuale, il progetto di dare vita a c1ues to evento. Un grazie doveroso poi a tutti i componenti del Comitato Esecutivo che banno operato in piena sinergia con me per dare corso a tutti gli adempimenti predi-

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spositivi e organizzativi dell'evento (il Presidente, Giacomo Cerbo; .Ai1tonio Sangermano; .i\1ichele Rivezzi; Enzo De Nuccio; Carmelo Colapietro; Corrado Zenga; Giuseppe Izzo; Bruno Smaldone). E, infine, n on posso obliterare il Generale Bonifa zio Incisa cli Camerana, gi,-ì Capo cli Stato .Maggiore dell'Esercito e personalità benemerita per Pietramelara che ebbe l'onore di ammirarlo nella sua maestosa presenza nel 1996, in occasione cli un altro importante incontro di studio (e richiamando quell'evento sento il dovere cli sottolineare fa generosa e convinta partecipazion e del Sindaco pro tempere, Enzo Zarone, che fu l'artefice principale cli un successo strepitoso della manifestazione). Ma una gratitudine vivissima va a Lei, Signor Sottocapo cli Stato Maggiore del'

In alto. Nliiitari italiani dist1i!ntisco110 aiuti t1manitmi ctgli C!fghanz: Al centro. CH4 7 in volo tra le montagne in Afghanistan. \ A lato. Pattt1giia italiana in azione in tertilotio qfghano.

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l'Esercito, non solo per il privilef,>10 accordatoci della Sua partecipazione ma anche per la favorevole accoglienza riservata alla nostra iniziativa, disponendo di sostenerla con il coinvolgimento dell'Ufficio Storico, con significativi concorsi cli natura presidirui'l e tecnica e con concessione della Banda dell'Esercito. I cittadini dei 1O Cornuni promotoi:i sono grati all'Esercito Italiano e a Lei che ne è espressione di vertice. Questa è una giornata, dunque, della memoria e della meditazione storica sui processi unitari del nostro Paese, 111,'l è anche la giorna-

ta dc.ili riconoscenza e della solidarietà per i nostri soldati, per i tanti giovani delle nostre contrade che in anni non lontani si sono arruolati, dando vita a uno straordinario volontaiinto in armi. A questi soldati della Repubblica, a questi cittadini in divisa vanno il nost.i:o profondo apprezzamento e l~ nostra più viva ammirazione. Come già in passato a Beirut, in Kurdistan, in Mozambico, in Somalia, in Etiopia/ E ritrea, a Timor Est, in Sudan, in ltaq e, attualmente, nei Balcani, in Afghanistan e nel libano, i nostri soldati, soldati come

Militari italiani impegnati in attività di controllo dei territorio (Libano).

questi che oggi celeb1runo, su mandato delle Nazioni Unite o inseriti in missioni a guida NATO, sono parte significativa di uno sfor7,o e di una sfida formidabile per la tutela della pace e 1:ier la lotta al terrorismo internazionale. Ogni giorno dell'anno soldati, ma6nai, avieri e carabinieri sono impegnati in ogni parte del globo: attualmente più di 8 000 uomiiù e donne sono distribtùti tra Bosnia, Kosovo, A lbania, Fyrom, Afghaiùstan e Liba-

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no, senza contare le altre missioni a Cipro, J\falta, Hebron, Marocco, India, Pakistan, Medio Oriente, Congo e Sahara occidentale. Il quadro generale present,'lto, pur nella sua scarna essenzialità, descrive l'ampiezza delle nuove responsabilità che il Parlamento e il Governo della Repubblic~t hanno affidato alle Forze Armate per rispondere alle numerose chiamate della

tea, offrono uno spettacolo di superba compostezza. La gente è accorsa numerosa e sta qui con noi perché sa che le forze Armate non sono separate dal popolo, non sono laterali, non sono fuori ma dentro la volontà della Nazione. Questo è scritto nella Costituzione, è scritto nella esperienza di più di sessant'anni cli storia repubblicana, durante i quali esse hanno

Elementi de/, Contingente itaiiano _pattugliano Hna stradt1 de!ie coliine iihanesZ:

esercitato, secondo fa peculiarità delle loro funzioni, lealmente e fU10 in fondo il loro dovere. Oggi l'Italia è un grande Paese, rispettato nel concerto europeo e mondiale. Contiamo non perché siamo aggressivi, ma perché siamo autorevoli, e siamo autorevoli perché le nostre scelte occidentali, fa nostra cultnra e la nostra umanità

comunità internazionale. Le stesse Forze Armate che oggi partecipano idealmente a questa cerimonia: una presenza testimoniata proprio da questo drappello di «soldati della pace» che, schierati qui in questa pla-

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ci hanno portato a partecipare, soprattutto negli ultimi anni, al11, costruzione di un mondo migliore. Contiamo per la nostra capacità di in telligenza e cli lavoro, per una vocazione alla pace che appartiene a un a nos tra attitudine più autentica, per la tradizione civile e umanistica del nostro popolo. Ma contiamo anche per le prove cli efficienza, professionalità e umana solidatietà che le Forze .Armate, e in primo luogo l'Esercito che h;1 pagato il più alto tributo di sangue, hanno saputo fornire nell'assolvimei1to dei difficili compiti di ristabilimento e di consolidamento della pace nelle aree più tormentate del pianeta. Poche ore fa abbiamo deposto una corona d'alloro al Monumento a.i Caduti, in segno di gratiludine verso chi ha compiuto il proprio dovere fino ali'estremo sacrif.iciò. Un alto che racchiude in sé, oltre al riverente 1ispetto, anche il bisogno e il dovere di difendere e tramandare quel complesso di valori morali che sono alla base della vita di una Nazione desiderosa di progr edire nella libertà, nella sicurezza e nella pace. Accanto alla cor0fia che


]/il/aggio Italia (Kosovo): mimonia dell'alzabandiera. abbiamo deposto per onorare le vite spente di tanti figli d'Italia, c'era, anche se non v1sibile, tm'altra simbolica corona di commosse ricordanze, di profondi e mai sopiti affetti e di gratitudini devote. Una corona che ci impegna a custodire e difendere insieme ai valori perenni della Patria, anche quelli della pace, della giustizia, del rispetto e del progresso dei popoli. Quegli stessi valori per i quali questi giovani, stù versante più duro del sacrificio e ri-

s chiando la propria vita, hanno saputo onorare in terre lontane, e spesso ostili, il Tricolore e le Bandiere dei nostri Reggimenti In memoria dei morti di tutte le guerre e di tutti i popoli, di tutte le vittime della violenza, di tutti coloro che hanno patito e ancora patiscono per difendere la libertà e la dignità della persona umana, io voglio concludere dedicando a vo~ <<Soldati di Pace>>, un pensiero che è un atto di amore e di fede, tma sorta di canto lirico che certifica, a livello sublimina1.c, un sentimento che appartiene a tutti voi. Ascoltatelo:

«lo sono qttello che tanti altri volevano essere. Io sono andato dove molti altri 110n volevano andare. Io ho portato a termine quello che ,_~li altti non volevano fare. Io non ho preteso mai niente da quelli che non danno mai mt!la. Ho pianto, ho sqfferto, ho Jperato, ma più di tutti ho vissttlo qJ,fei momenti che gli altri c/ùvno Jia meglio dimenticare. Quando gùmgerà la mia ora, agli alttipotrò dire che sono orgoglioso per !Ntto qtrello che sono Jtato: un jvfdato italiano>).

Io vi ringrazio. Gen_ B. Giovanni Cerbo

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Il Generale B. Gio·rnnni CERBO, dopo lunga esperienza maturata presso Unità e Reparti dell'Esercito, è approdato al mondo giornalistico. È stato Direttore responsabile di «QpadrantC>>, Rivista delle Forze Armate italiane, e di <<llivista Militare>>, Perioclico dell'Esercito fondato nel 1856. Ha comandato il Battaglione Allievi presso la Scuola Sottufficiali dell'Esercito, con funzioni di Comandante di Corpo. Ha prestato servizio presso il Gabinetto del Ministro - Servizio Pubblica Informazione - svolgendo funzioni di Addetto Stampa per 8 Ministri della Difesa. È laureato in Sociologia. È Psicologo della Scrittura e Perito Grafico a base psicologica. ~ Giornalista pubblicista, iscritto all'ç)rdinc Nazionale dal 1980. E Direttore responsabile del Pctiodico di cultura storica e turistica «A Gades Romam>>. Oltre ad aver curato il presente volume, è autore delle seguenti opere librarie: «Parole e Pmsieri. &ccolta di cU?iosità linguistico-militari;,,/ <dJ?fÒrmare e comunicare nel m1ovo scenario politico-strategico internazionale»; ((Le .Forze Armate italiane nella .Resùtenza e nella Guerra di Llberaz.ionew <<Calendesercito 2004»,· «Agenda delle For~.e Armate italiane 2005w «SCJitti istituzionali. Discorsi, &laziom~ lndùizzi di salutow «Itaca) missione co1tpù1ta. Il rientro dall'Iraq del Conti1gente italiano)>(in corso di pubblicazione); <<La sonagliera. Percorsi di saggetza popolare» (in lavorazione). Ha pubblicato numerosi articoli su Riviste specializzate e Perioclici nazionali. t Accademico Ordinario dell'./lcccrdemia Angelica Costantiniana ~elle Lettere, delle Scienze e delle Arti e dell~ccarlemia Pontijìcia Tiberina. È insignito delle seguenti onorificenze: - Croce d'Oro per anzianità di servizio; - Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana; - Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana; - Commendatore al i\iferito della Repubblica Italiana; - Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; - Croce di Ufficiale con spade dell'Ordine al Merito Militense.

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PIETRAMELARA – ATTI DEL CONVEGNO 1 GIUGNO 2012 by Biblioteca Militare - Issuu