UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO
DIPARTIMENTO DI STUDI STORICI CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN STORIA
TESI DI LAUREA
Per un dizionario dell’alta ufficialità dell’esercito carloalbertino. Prosopografie dei protagonisti dal 1831 al 1849
Relatore: Pierangelo Gentile Candidato: Luca Di Pietrantonio
Anno Accademico 2019-2020
Indice
Introduzione ................................................................................................................................................. II I.
II.
L’apparato militare del regno di Sardegna (1814-1848) ....................................................................... 1 1.1
Dalla Restaurazione a Carlo Felice .............................................................................................. 1
1.2
L’età di Carlo Alberto. Un illuminista al dicastero della Guerra: Emanuele Pes di Villamarina... 9
1.3
Aristocratici e borghesi: l’esercito di Carlo Alberto ................................................................... 16
1.4
L’organizzazione dell’esercito .................................................................................................... 23
1.5
L’esercito alla prova: il 1848 ed il 1849 ..................................................................................... 26
Dizionario dell’ufficialità dell’esercito piemontese negli anni di regno di Carlo Alberto (1831-1849) 33 2.1
La fanteria .................................................................................................................................. 35
2.2
La cavalleria ............................................................................................................................ 125
Bibliografia e fonti .................................................................................................................................... 158 Appendice.................................................................................................................................................. 166
Introduzione
In questo lavoro ci si propone di offrire una panoramica generale di quelle che furono le riforme militari del regno di Sardegna intercorse dalla Restaurazione sino al 1848, anno in cui il re Carlo Alberto inaugurò la stagione risorgimentale italiana. Particolarmente interessante è cercare di cogliere quei mutamenti che coinvolsero l’esercito piemontese – lo stesso esercito che fu il motore della causa risorgimentale nonché la base del futuro Regio Esercito italiano – sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista dei protagonisti. Dopo aver analizzato celermente il periodo della piena Restaurazione, quello di Vittorio Emanuele I e di suo fratello, Carlo Felice, in termini di riformismo militare, ci si soffermerà principalmente sull’operato del segretario di Stato di Guerra e Marina il marchese Emanuele Pes di Villamarina: figura di rilievo durante il regno di Carlo Alberto, influente consigliere e fidato amico del re, pose le fondamenta per la creazione di quell’esercito che avrebbe marciato a fianco del monarca fra le lande lombarde in cerca del riscatto nazionale durante la prima guerra d’indipendenza. Si analizzeranno inoltre, senza velleità esaustive, le principali cause della sconfitta piemontese nella campagna del 1848-1849, riferendosi non soltanto alle riforme attuate dal Villamarina nel periodo antecedente, ma anche cogliendo i difetti degli ufficiali, di coloro che, in posizione di comando, ebbero tante mancanze e poco discernimento nella conduzione del conflitto. Il lavoro di analisi biografica è lasciato al secondo capitolo, dedicato interamente alle prosopografie per la fanteria e per la cavalleria. Questa tesi prende spunto da un lavoro biografico realizzato da Giorgio Marsengo e Giuseppe Parlato negli anni ’80 del Novecento che analizzava non poche biografie di militari compromessi nel 1821 1 ; così come dalla ricerca di Alberico Lo Faso di Serradifalco, riguardante la componente sarda che entrò in servizio nell’esercito piemontese durante la Restaurazione 2 . Altro lavoro di riferimento per i militari dell’esercito sabaudo della Restaurazione è stato quello di Virgilio Ilari e Davide Shamà, da cui si sono desunte diverse informazioni3. Queste ultime due opere, particolarmente, si limitano, però, a presentare i
Cfr. Giorgio Marsengo – Giuseppe Parlato, Dizionario dei piemontesi compromessi nei moti del 1821, Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Torino, 1982-1986. 2 Alberico Lo Faso di Serradifalco, I sardi di Vittorio Emanuele I e Carlo Felice, Torino, Società italiana di studi araldici, 2005. 3 Virgilio Ilari (et alii), Dizionario biografico dell’Armata sarda, seimila biografie (1799-1821), Invorio, Widerholdt Frères, 2008. II 1
militari nella loro esclusiva carriera militare o di corte senza soffermarsi attentamente ai gradi di parentela o ai giudizi dati dagli scrittori a loro contemporanei. In questo lavoro, invece, ci si propone di analizzare parte dell’alta ufficialità dell’esercito carloalbertino attraverso i loro caratteri, i giudizi espressi da alcuni scrittori contemporanei al periodo analizzato quali Ferdinando Augusto Pinelli e Vincenzo Bortolotti, le loro relazioni di parentela, il loro eventuale comportamento nelle campagne 1848-1849 e soprattutto la loro carriera militare. Altra declinazione interessante oggetto della trattazione è quella di cercare di cogliere quale fosse l’estrazione sociale di questi alti ufficiali, se fossero nobili o borghesi. In questi termini si è ragionato sulla composizione sociale del comando dell’esercito, aspetto inquadrato all’interno di un periodo in cui la borghesia stava sostituendosi all’aristocrazia militare. Quest’ultima, oramai, si stava facendo portavoce di un mondo che non esisteva più se non nei loro ricordi tentando, in qualsiasi modo, di sopravvivere al cambiamento dei tempi. È bene precisare che in questo lavoro non si è quasi mai accennato all’artiglieria, al genio militare, ai bersaglieri ed ai carabinieri. Ci si propone, infatti, di esaminare esclusivamente gli organici storici dell’armata piemontese, escludendo le cosiddette “armi dotte”, dunque l’artiglieria e il genio militare, i quali richiederebbero un lavoro a sé stante, ed omettendo anche le Armi di nuova formazione, quali i Carabinieri Reali ed i bersaglieri, fondati rispettivamente nel 1814 e nel 1836. Altra grande esclusa in questo lavoro è la Marina Militare, che ebbe un ruolo marginale se non nullo durante la campagna di Lombardia, sebbene sia doveroso ricordare il coinvolgimento del battaglione Real Navi, un reparto appiedato terrestre dipendente dalla Marina ma che, per l’appunto, fu poco incisivo nella guerra e nella più ampia prospettiva di riforme non solo del Villamarina ma anche di tutto il periodo della Restaurazione. Per quanto riguarda le fonti che si sono utilizzate si è fatto riferimento, base della compilazione delle tabelle in appendice e delle prosopografie, ai Calendari pe’ regii Stati: una serie di repertori, appunto, iniziati dal 1824 e continuati sino, ed oltre, l’unificazione italiana in cui annualmente si stilava “l’anagrafe” di tutti coloro che prendevano parte alla vita pubblica del regno. Non solo i membri dell’Armata, quindi, ma anche quelli di Stato, degli ordini cavallereschi, i cortigiani, i membri delle varie assemblee territoriali propri del periodo assolutista, ed infine i comandi delle divisioni militari permanenti. Per ciò che riguarda le vite dei militari esaminate si sono utilizzate, come fonti principali, le colossali opere di Antonio Manno, Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, III
genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti e di Amedée de Foras, Armorial et nobiliaire de l’ancien duché de Savoie. Non sempre, tuttavia, si sono potute desumere informazioni da queste importantissime opere; pertanto ci si è dovuti rivolgere ad altre fonti quali il sito storico del Senato della Repubblica Italiana, il quale fornisce una scheda dettagliata per ciascun senatore del regno a partire dal 1848 sino all’epoca fascista, ed ai vari armoriali ed almanacchi familiari editi da autori francesi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, come il grande lavoro di Henri Jougla de Morenas, Grand armorial de France, catalogue général des armoires des familles nobles de France, o quello di Chaix d’Est-Ange, Dictionnaire de familles françaises anciennes ou notables à la fin du XIXe siècle. Spesso, però, molte informazioni biografiche sui savoiardi sono state anche dedotte dalla Revue Savoisienne, un periodico dell’antica Académie Florimontane, in cui vi si trovano moltissime raccolte di articoli concernenti le personalità più eminenti dell’area geografica transalpina. Per quanto riguarda, invece, le informazioni sulla campagna di Lombardia, ci si è basati su due tipologie di opere: una di natura prettamente storica scritta da Piero Pieri, noto studioso militare del Risorgimento, in cui è ben chiara l’intenzione scientifica ed un’altra tipologia, di matrice ottocentesca, in cui si esprimono giudizi di valore filtrati dalle simpatie o dalle antipatie dell’autore sui personaggi e sugli episodi narrati. Gli autori più incisivi in questo lavoro che fanno riferimento a tale seconda tipologia sono i già citati Pinelli e Bortolotti. La fruizione di queste fonti, tuttavia, se svolta con perizia, è molto importante per cogliere appieno i sentimenti più intimi che attraversavano uomini che avevano vissuto, se non anche combattuto – come il Pinelli – nel periodo di riferimento. Questi avevano avuto a che fare direttamente con molti degli ufficiali di cui si è trattato nelle prosopografie e, dunque, un loro giudizio, sebbene avvertitamente informato il lettore, può offrire una chiara visione d’insieme del carattere e del comportamento da parte di questi in talune circostanze. Per quanto riguarda tutta la vita pubblica, e ad alcune riprese anche quella privata, del marchese Villamarina, si rimanda ad un lavoro ormai datato ma ancora molto valido della storica Bianca Montale4, in cui viene delineata non soltanto l’attività politica del nobile sardo ma anche la sua ideologia e il suo rapporto con i liberali, che lo accusavano di essere troppo conservatore, e con i reazionari, che non gli perdonavano il suo coinvolgimento nei moti del 1821. Un “giusto mezzo” in cui il Villamarina non sempre rientrava poiché estraneo, per la sua formazione illuministica, alla nuova politica ottocentesca incentrata sullo scontro fra i
Bianca Montale, Dall’assolutismo settecentesco alle libertà costituzionali: Emanuele Pes di Villamarina (1777-1852), Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1973. 4
IV
democratici e i reazionari. Egli avvertì questa sua inadeguatezza soprattutto nel 1848, oramai anziano, malato e non più segretario della Guerra, allorquando Carlo Alberto decise di concedere lo Statuto, idea sempre osteggiata dal marchese, e quando, dopo averne ricevuta la nomina, rimase sempre inattivo alle sedute del Senato.
V
I.
L’apparato militare del regno di Sardegna (18141848)
Come era strutturato l’esercito piemontese? Quali furono le riforme che trasformarono un’armata d’antico regime in un’armata risorgimentale? In questo capitolo si delineeranno sommariamente quei mutamenti che intercorsero fra il 1814, anno di rientro a Torino di Vittorio Emanuele I, e il 1832, anno di nomina del marchese Emanuele Pes di Villamarina a segretario di guerra e marina. Ci si soffermerà, dunque, sugli anni 1832-1847, periodo in cui al dicastero della guerra v’era proprio il Villamarina, vero autore ed artefice di quell’esercito che, pochi mesi dopo la sua sollevazione dall’incarico, marcerà insieme a Carlo Alberto nei campi della Pianura Padana. È bene e doveroso ricordare anche la breve esperienza del successore di questi, il conte Mario Broglia di Casalborgone, di cui si parlerà nelle prosopografie dello stato maggiore reggimentale della fanteria di linea.
1.1 Dalla Restaurazione a Carlo Felice Dopo il lungo dominio francese il 25 aprile 1814 il principe Karl Philipp zu Schwartzemberg (1771-1820) annunciò l’occupazione da parte austriaca del Piemonte in nome di Vittorio Emanuele I, che allora si trovava ancora in esilio. Durante l’assenza del re, il Piemonte venne retto da un consiglio di reggenza guidato dall’ex napoleonico Filippo Antonio Asinari di San Marzano (1767-1828), uomo politico che sarà protagonista degli affari militari negli anni seguenti5. Una volta giunto nella capitale il re volle ritornare alla situazione precedente alla prima campagna d’Italia sia dal punto di vista civile sia da quello militare. Venne così istituita la rinnovata Segreteria di Stato per la Guerra guidata dal San Marzano e affiancato, quest’ultimo, dall’avvocato Giuseppe Mussa, già segretario nel 1799 sotto re Carlo Emanuele IV, e dall’anziano e veterano Policarpo Cacherano d’Osasco (1744-1824)6. Nicola Brancaccio, L’esercito del vecchio Piemonte – gli ordinamenti, parte II dal 1814 al 1859, Roma, Libreria dello Stato, 1925, p. 3; Piero del Negro, Die Tendenz ist die ganze Nation zu militarisiren, in Ombre e luci della Restaurazione: trasformazioni e continuità istituzionali nei territori del Regno di Sardegna: atti del Convegno, Torino, 21-24 ottobre 1991, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1997, p. 237. Sul San Marzano cfr. Antonio Manno, Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti, vol. A-B, Firenze, Civelli, 1895-1906, pp. 96-97. 6 N. Brancaccio, op. cit., p. 4; su Policarpo Cacherano d’Osasco cfr. A. Manno, op. cit. vol. III, p. 54. 1
5
Fra i primi provvedimenti presi da Vittorio Emanuele I ci fu l’abolizione della coscrizione obbligatoria, sconosciuta al vecchio regno di Sardegna ed introdotta da Napoleone, la creazione di un esercito poderoso escludendo sia ex napoleonici sia ex soldati del regno d’Italia, la formazione di tre reggimenti stranieri di svizzeri, classica rappresentazione di un ritorno al passato, il richiamo della milizia provinciale e la reintroduzione in servizio di tutti quegli ufficiali ancora vivi, e che avessero una parvenza di vitalità, appartenenti all’esercito sabaudo prima del Trattato di Cherasco del 28 aprile 17967. Ovviamente il disegno del re non poteva che essere utopistico. Molti ufficiali piemontesi che non si arruolarono nell’esercito rivoluzionario e napoleonico erano, infatti, oramai anziani o deceduti; in più, in caso di una nuova minaccia incombente, non avrebbero potuto affrontare il nemico in maniera efficace data la loro ferma quasi ventennale. Questa ostinazione da parte del re di un ritorno artificioso alle strutture dell’ancien régime incorse, tuttavia, a numerosi inconvenienti: innanzitutto, come già anticipato, molti militari non si presentarono e in più bisognava ricollocare tutta quella massa di soldati piemontesi che, dopo il Trattato di Fointainebleau (11 aprile 1814), avevano fatto ritorno dall’Europa nei territori di Vittorio Emanuele. Il San Marzano, uomo politico accorto, consigliò dunque al sovrano di estendere la chiamata alle armi – ancora su base volontaria è bene ricordare – anche agli ex soldati napoleonici. Questi sarebbero stati integrati nell’armata piemontese con una retrocessione di grado8: un caso ritrovato ancora fra i militari dell’esercito carloalbertino, per esempio, il barone Giovanni Camossi9. In effetti, già prima dell’arrivo del re, si erano radunati i cosiddetti Cacciatori Roberti, uomini dell’ex esercito del regno d’Italia che erano stati catturati dagli austriaci ed organizzati dal conte Laval Nugent von Westmeath (1777-1862) e che ora erano stati inquadrati dal conte Emilio Roberti di Castelvero (1781-1837) al servizio del re di Sardegna. Il 25 maggio questi entrarono a Torino e diedero vita al 1° reggimento di linea 10. L’11 agosto, poi, rientrò in Piemonte il 31e régiment d’infanterie légère, in cui al tempo militava anche Eusebio Bava, che diede vita ai Cacciatori Piemontesi. I Cacciatori Roberti, nel frattempo, vennero rinominati Cacciatori Italiani 11 . È chiaro che non si potevano congedare questi uomini che per anni avevano combattuto nei campi d’Europa i quali, all’occorrenza, se fedeli 7
N. Brancaccio, op. cit., pp. 4-5; P. Del Negro, Die Tendenz ist die ganze op. cit., p. 237. N. Brancaccio, op. cit., p. 5. 9 Cfr. CAMOSSI Giovanni in Dizionario dell’ufficialità dell’esercito piemontese negli anni di regno di Carlo Alberto (1831-1849) – La fanteria (2.2) d’ora in poi Fanteria p. 52. 10 Ferdinando Augusto Pinelli, Storia militare del Piemonte in continuazione di quella del Saluzzo, cioè dalla pace di Aquisgrana sino ai di’ nostri, epoca II dal 1796 al 1831 (d’ora in poi vol. II), Torino, Tipografia del Progresso, 1854, p. 401. Sul conte Emilio Roberti di Castelvero cfr. A. Manno, op. cit., vol. XXVI, p. 338. 11 F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, p. 409. Su Eusebio Bava cfr. Fanteria p. 35. 2 8
alla monarchia, avrebbero dato buona prova delle loro abilità; ciò avvenne nella campagna del 1815, quando i piemontesi attaccarono, insieme agli austriaci, le ultime sopravvivenze della Grande Armée nel contesto dei Cento giorni di Napoleone. Il San Marzano, nel novembre del 1815, iniziò, dunque, ad organizzare una grandissima e minuziosissima riforma strutturale dell’esercito che, benché in parte modificata, sopravvisse anche durante l’età di Carlo Alberto. La riforma prevedeva la soppressione degli antichi reggimenti provinciali (Acqui, Asti, Casale, Ivrea, Mondovì, Nizza, Novara, Pinerolo, Susa, Torino, Tortona e Vercelli) e la creazione dei cosiddetti “contingenti provinciali”, cioè una suddivisione in otto categorie degli stessi provinciali, ovvero i soldati di leva, che, in tempo di guerra, avrebbero costituito un amalgama con la nona categoria dei volontari ovvero le truppe d’ordinanza, i professionisti12. Ma come funzionava questa nuova riforma? I reclutati erano maschi di età compresa fra i 18 ed i 26 anni ed ogni 16 mesi avevano una ferma di 4 mesi, tutto questo per 12 anni. Dunque, con questa riforma, l’esercito sabaudo avrebbe potuto schierare, in caso di guerra, quattro contingenti di provinciali constanti 4000 uomini ciascuno e 8000 uomini d’ordinanza con una ferma di 8 anni. I provinciali, poi, avrebbero fornito, agli stati maggiori reggimentali, un massimo di due ufficiali superiori, cioè due maggiori, mentre gli altri due maggiori, il tenente colonnello ed il colonnello sarebbero stati appannaggio dei militari in carriera così da costringere quegli ufficiali provinciali che intendevano fare carriera, ad entrare nelle truppe d’ordinanza, dunque essere meglio addestrati e preparati13. In tempo di pace, la composizione dell’esercito era così costituita: ogni reggimento – in totale erano dieci reggimenti – era composto da due battaglioni di sei compagnie fucilieri ed una di granatieri ciascuna di cui, ogni compagnia, era costituita da 35 uomini d’ordinanza e 70 provinciali. In tempo di guerra, invece, i reggimenti si trasformavano in brigate di fanteria constanti quattro battaglioni. Il Pinelli giudica questa riforma piuttosto positivamente poiché il San Marzano creò una buona fanteria di linea cercando anche di fare il più possibile economia viste le gravi condizioni in cui versavano le casse statali14. Nel frattempo il San Marzano ricostituì l’Accademia Militare di Torino, fondata nel 167815, e creò il Corpo di Stato Maggiore Generale16. Nel 1816 Vittorio Emanuele I decise di reintrodurre la leva obbligatoria di matrice napoleonica, normativa che si era preoccupato di abolire tempestivamente al suo rientro a 12
F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, p. 486; 489. Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento: guerre e insurrezioni, Torino, Einaudi, 1962, pp. 88-89. 14 F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, p. 490. 15 Paola Bianchi, Onore e mestiere. Le riforme militari nel Piemonte del Settecento, Torino, Zamorani, 2002, p. 294. 16 N. Brancaccio, op. cit., p. 9. 3 13
Torino due anni prima. Il sovrano, infatti, aveva il desiderio di creare il modello del cittadinosoldato, un’idea che sin dai tempi antichi aveva affascinato i filosofi, i politici ed i militari. In effetti la figura del cittadino-soldato non può che richiamare l’antica Grecia, mondo in cui si era delineata la figura degli opliti, cioè quei «contadini liberi [che combattevano] insieme per la difesa della patria»17. Non solo dalla Grecia antica ma anche dalla Roma repubblicana che vedeva nel contadino-soldato l’ideale del civis romanus legato alla terra che coltiva ed alla patria da difendere nel momento del bisogno (ad esempio il caso di Lucio Quinzio Cincinnato che, nel 458 a.C., sconfisse i Volsci e gli Equi presso Tusculum18), e nel mondo medievale dei comuni italiani in cui tutti i cittadini erano chiamati alle armi per difendere la città dalle minacce della nobiltà feudale se non dall’imperatore stesso. Dunque, pare che Vittorio Emanuele si fosse convinto di questa idea, come dimostravano fatti decisamente più recenti. Esempi furono la risposta alle armi del popolo spagnolo quando Napoleone decise di invaderne il Paese nel 1808-1809, la sollevazione popolare dei russi che mai diede segni di ospitalità e tregua ai francesi nella campagna del 1812 e soprattutto la mobilitazione generale dei prussiani nel 1813 che lottarono aspramente contro i francesi. Nel 1813 i prussiani, in modo particolare, avevano suddiviso la fanteria in tre categorie: il stehendes Heer cioè la fanteria d’ordinanza, il Landwehr, cioè la milizia territoriale ed infine il Landsturm cioè una «massa ben organizzata 19 ». Il re sabaudo avrebbe voluto avere un esercito funzionante alla maniera prussiana del 1813, composto cioè da cittadini, e non più i sudditi del XVIII secolo da badar bene, che avrebbero lottato contro lo straniero per la difesa della patria20. Questo desiderio di un “popolo armato” non era esclusivo del re; anche negli ambienti militari serpeggiava questa nuova declinazione di fare la guerra: infatti un colonnello, il barone Giacomo Francesco Gay (1759-1838)21, auspicava l’utilizzo di questo imprecisato “popolo armato” da affiancare all’esercito regolare e inquadrarlo in numerosi corpi franchi. Il modello concepito dal San Marzano, tuttavia, sebbene ci si sforzasse di accomunarlo con quello prussiano del 1813, deficitava della componente prussiana del Landsturm il quale, di fatto, non venne mai istituito. In realtà il nuovo sistema piemontese si avvicinava sì a quello prussiano, ma del 1808 cioè di quando Napoleone, all’apice della sua potenza, aveva imposto al re Federico Guglielmo III un limite massimo di uomini da mantenere nell’esercito così da 17
Cinzia Bearzot, Manuale di storia greca, Bologna, il Mulino, 2015 (III ed.), p. 32. Sulla figura di Cincinnato e sulla sua impresa cfr. Sergio Roda (et alii), Storia romana. Roma. Dallo statocittà all’impero senza fine, Napoli, Edises, 2015, pp. 51-52. 19 P. Del Negro, Die Tendenz ist die ganze op. cit., p. 240. 20 Ibidem. 21 Sul barone Giacomo Francesco Gay cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., pp. 250-251. 4
18
renderlo il più inoffensivo possibile22. L’8 settembre del 1808, infatti, era stato concordato che ci dovessero essere 42000 uomini sotto le armi per 10 anni e che questi fossero soltanto d’ordinanza. I prussiani, tuttavia, adottarono quello che venne chiamato sistema dei Krümper, cioè del “cambio dei cavalli” che inaugurò in Prussia il modello della ferma breve ma prolungata23. In questo periodo il futuro segretario di Guerra e Marina, Emanuele Pes di Villamarina (1777-1852), fu molto attivo nella vita militare del regno. Uomo di grandi abilità, aveva militato nell’esercito di Carlo Emanuele IV ma, una volta che l’esercito piemontese era stato assorbito da quello francese, era rimasto con questi per poco tempo. Si era poi arruolato nell’esercito austriaco del quale aveva apprezzato la disciplina mentre aveva disdegnato aspramente l’esercito russo che aveva avuto modo di conoscere nella campagna italiana di Aleksandr Vasil'evič Suvorov (1729-1800). Non fu coinvolto nella battaglia di Marengo (14 giugno 1800) poiché prigioniero dei francesi e, dopo essere stato rilasciato, aveva deciso di ritornare in Sardegna, l’isola natia. Il Villamarina, critico ad un ritorno all’ancien régime in Piemonte come se dal 1789 al 1814 in Europa non fosse successo niente, iniziò ad occuparsi di affari militari immediatamente i primi anni della Restaurazione 24. Vicino al San Marzano nella politica filo napoleonica per quanto riguarda l’esercito, nel 1816 curò insieme allo stesso San Marzano e ad altri militari un regolamento per le evoluzioni della fanteria e della cavalleria sul modello di quello del regno d’Italia25. Il 20 dicembre 1817 il San Marzano lasciò il dicastero della Guerra per assumere quello degli Esteri ed al suo posto venne nominato Giovanni Battista Nicolis di Robilant (17621821). Uomo vicino al San Marzano, era stato proprio da quest’ultimo proposto a Vittorio Emanuele come neo segretario per la Guerra 26. Il Robilant si preoccupò di persuadere il re a non cedere alla fazione più reazionaria che voleva l’annullamento della riforma del ’15 del San Marzano, ma si preoccupò di apportare qualche modifica tendente ad aumentare la presenza dei militari d’ordinanza27. Con Regio Biglietto del 9 ottobre 1819 i contingenti venivano aumentanti da 4 a 6 e quelli chiamati alle armi erano 2 così da suddividere le chiamate annuali il 1° gennaio, il 1° maggio ed il 1° settembre28.
22
P. Del Negro, Die Tendenz ist die ganze op. cit., pp. 242-243. P. Pieri, op. cit., p. 168. 24 B.Montale, op. cit., pp. 15-24. 25 F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, pp. 504-505. 26 Paola Bianchi, Giovanni Battista Francesco Nicolis di Robilant in Dizionario biografico degli italiani, vol. 87, Roma, Treccani, 2016, ad vocem. 27 P. Del Negro, Die Tendenz ist die ganze op. cit., p. 256. 28 N. Brancaccio, op. cit., p. 63. 5 23
Il 27 novembre 1820 il Robilant, già malato ed anziano, venne sostituito dal conte Alessandro Saluzzo di Monesiglio (1775-1851) che ben poco fece a causa dello scoppio dei moti l’anno seguente che portarono alla destituzione di tutti i segretari di Stato di Vittorio Emanuele I29. I moti del 1821 sconvolsero tutte le alte cariche dello Stato che ricoprivano ruoli di varia natura, ma soprattutto lo stesso Saluzzo che fu costretto a riparare in Savoia 30. Come un fulmine a ciel sereno, tutti gli sforzi fatti dal San Marzano per convincere Vittorio Emanuele a coinvolgere nel redivivo esercito piemontese anche gli ex napoleonici era andato in fumo giacché parecchi di questi si erano schierati con i costituzionali31. Il Villamarina fece parte del Governo costituzionale presieduto dal reggente principe di Carignano come segretario per la Guerra sebbene non parteggiasse per i liberali32. Infatti egli, una volta compreso che Carlo Felice non aveva alcuna intenzione di concedere la Costituzione spagnola, fece in modo di ammassare l’esercito proprio presso Novara da cui, con l’aiuto austriaco, i realisti poterono sconfiggere facilmente i costituzionali. Il nobile sardo si dimise dal suo incarico ancor prima della disfatta liberale a Novara ed organizzò la fuga di Carlo Alberto da Torino 33 . Una volta salito al trono, Carlo Felice, sospettoso che l’ex ministro fosse sentitamente coinvolto con i ribelli, lo pose in aspettativa 34 . Dopo la fine della breve esperienza costituzionale, alla Guerra giunse François Tonduti de L’Escarène (?-1842) come primo ufficiale reggente della Segreteria e poi il barone Mathieu Agnès des Geneys (17631831). Il Des Geneys, a detta del Pinelli, si preoccupò principalmente di fare il più possibile economia nelle spese militari senza dedicarsi molto allo stato dell’esercito 35 anche a causa dell’incuranza da parte del nuovo re che, a differenza del fratello, non predilesse il mondo militare36. Con Regio Biglietto del 2 febbraio 1822 si stabilì che dal maggio 1821 le brigate Alessandria, Monferrato, Genova e Saluzzo venissero sciolte insieme ai battaglioni della Reale Legione leggera ed i Cacciatori Italiani per aver appoggiato i costituzionali. Medesima sorte toccò ai Cavalleggeri del Re, ai Dragoni del Re ed a quelli della Regina. Non ci si soffermerà tanto sulla loro ricollocazione ma basterà dire che in sostituzione dei reggimenti di linea soppressi 29
F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, p. 508; P. Del Negro, Alessandro Saluzzo di Monesiglio in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Roma, Treccani, 2017, ad vocem. 30 P. Del Negro, Alessandro Saluzzo di Monesiglio op. cit. 31 Sui partecipanti ai moti cfr. Giuseppe Parlato – Giorgio Marsengo, Dizionario dei piemontesi compromessi nei moti del 1821, Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1982. 32 Sull’opposizione del Villamarina all’etichetta datagli di “liberale” si veda B. Montale, op. cit., p. 43. 33 Ivi, pp. 34-35. 34 Ivi, p. 36. 35 F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, pp. 633-634. 36 N. Brancaccio, op. cit., p. 12. 6
vennero creati rispettivamente la brigata Acqui, la Casale, la Savona e la Pinerolo. I quattro battaglioni della Legione Reale leggera e i Cacciatori Italiani vennero invece smistasti nella fanteria di linea. Per quanto concerne la cavalleria, avvenne anche qui uno smistamento nei corpi esistenti e, in più, vennero creati i Dragoni del Genevese, probabilmente in onore dello stesso Carlo Felice che, prima di divenire sovrano, era stato duca del Genevese 37. Nel 1823 la cavalleria, inoltre, si vide incrementata di una divisione (ciascuna divisione era composta da due squadroni, i due squadroni da due mezzi ranghi e ciascun mezzo rango da due plotoni) passando dunque da tre a quattro e, inoltre, venne creato il nuovo reggimento dei Dragoni di Piemonte.38 Nei primi anni ’20 si registrò la tendenza di organizzare l’esercito in maniera diametralmente opposta a quella pensata dal San Marzano e da Vittorio Emanuele, anzi, Ignazio Thaon di Revel (1760-1843) volle coercitivamente obbligare i provinciali rimasti fedeli alla Corona a passare direttamente nell’ordinanza e dunque evitare che la classe del 1801 venisse convocata, probabilmente ritenuta impregnata di idee troppo liberali. L’esercito, tuttavia, difettava di uomini e dunque il Des Geneys si vide costretto a reclutarne circa 2000 e stessa sorte toccò alla classe 1802, che venne convocata nel 1822 e che ammontò a circa 3500 uomini, cifra comunque sempre irrisoria rispetto ai 6000 stabiliti dalla riforma del 1819 pensata dal Robilant. Si tornò alla normalità soltanto nel 1823 quando, inoltre, venne varata un’ulteriore riforma che aumentava i contingenti da sei a sette e sottoponeva i provinciali per 6 mesi alle armi e 30 in congedo: in tempo di pace, dunque, la fanteria avrebbe disposto di 1350 uomini per ciascun reggimento di cui 900 d’ordinanza e 450 provinciali mentre la Brigata Guardie avrebbe disposto anch’essa di 1350 uomini ma 1000 permanenti e 350 provinciali. Questa nuova “versione” del concepimento dell’armata che prediligeva il servizio permanente era decisamente opposta a quella del San Marzano 39. Nel 1825 venne costituito il battaglione dei Cacciatori d’Aosta40. Per gran parte del regno di Carlo Felice l’esercito fu poco considerato ed anzi troppo spesso depotenziato, ma nel 1830 ci fu una svolta. Il 28 luglio, infatti, entrò a Torino il modenese generale d’armata marchese Filippo Paulucci (1779-1849), uomo di grande fama militare e politica durante le guerre napoleoniche che si era posto al servizio russo nel 1807 e vi era rimasto sino a quel momento41.
37
F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, pp. 634-635; N. Brancaccio, op. cit., p. 63. N. Brancaccio, op. cit., pp. 86-88. 39 P. Del Negro, Die Tendenz ist die ganze op. cit., pp. 256-258; N. Brancaccio, op. cit., pp. 63; 66. 40 N. Brancaccio, op. cit., p. 75. 41 F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, p. 654; V. Ilari (et alii), op. cit., pp. 374-375. 38
7
Il 1830 fu, infatti, un anno piuttosto torbido: in luglio i francesi avevano rovesciato il regime assolutista di Carlo X e si iniziò a temere una nuova deriva giacobina. Carlo Felice, molto intimorito, si preoccupò di nominare Ispettore generale di fanteria e cavalleria proprio il Paulucci. Il Villamarina, che era stato allontanato da ogni coinvolgimento politico-militare a causa dei sospetti del re di essere un liberale, risentì molto della nomina del Paulucci quale Ispettore dell’Armata principalmente per due motivi: il Paulucci era stato molto a contatto con l’esercito zarista che non godeva di particolare simpatia nel militare sardo e, inoltre, pare che il Paulucci, oltre che essere giudicato spesso rozzo, patteggiasse, nella successione a Carlo Felice, per il duca Francesco IV d’Asburgo-Este che aveva sposato la figlia di Vittorio Emanuele, Maria Beatrice di Savoia42. Il Paulucci prese molto sul serio l’incarico affidatogli dal re e, dopo una prova eseguita sulla Brigata Savoia, il 18 dicembre 1830 varò una riforma che cambiò l’aspetto dell’esercito sabaudo. La brigata sarebbe stata composta da cinque battaglioni: il battaglione di granatieri composto da quattro compagnie, il 1° battaglione di fucilieri ed il 2° costituito da sei compagnie di fucilieri ciascuno, il battaglione di cacciatori di quattro compagnie ed infine il battaglione di deposito, anch’esso di sei compagnie, il quale aveva il compito di reclutare ed addestrare i nuovi arrivati. Una brigata, dunque, in tempo di pace giungeva a constare di 3069 uomini e 4069 in tempo di guerra43. A parere del Pinelli questa riforma fu la migliore dal 181544 e in effetti era molto versatile per la manovra delle brigate nei territori impervi, specialmente in quelli acquitrinosi e frastagliati 45 . In quanto alla fanteria leggera, il marchese si limitò a stabilire che ogni battaglione fosse composto da 800 uomini46. Per quanto concerne la cavalleria, il riformatore modenese dispose che ciascun reggimento giungesse a disporre di 900 uomini e 784 cavalli47. La salita al trono di Francia di Luigi Filippo d’Orléans, tuttavia, calmò gli animi e il suo regno, improntato alla moderazione ed alla misura, tranquillizzò anche il Villamarina che nei primi momenti di concitazione generale probabilmente temeva un nuova escalation rivoluzionaria48.
42
B. Montale, op. cit., p. 61. N. Brancaccio, op. cit., p. 66; S. Ales, op. cit., p. 22. 44 F. A. Pinelli, op. cit., vol. II, p. 656. 45 N. Brancaccio, op. cit., p. 67. 46 Ivi, p. 75. 47 Ivi, p. 88. 48 B. Montale, op. cit., pp. 60-61.
43
8
1.2 L’età di Carlo Alberto. Un illuminista al dicastero della Guerra: Emanuele Pes di Villamarina Alla morte di Carlo Felice il 27 aprile 1831 ed alla successiva salita al trono di Carlo Alberto, al dicastero della Guerra era rimasto ancora l’ormai anziano Des Geneys, e il Paulucci, nominato solo l’anno prima, continuava la sua funzione di Ispettore generale. Il 1° luglio, però, il Des Geneys morì e il nuovo sovrano si preoccupò di nominare un reggente nella persona di Carlo San Martino d’Agliè (1784-1848), il quale vi rimase sino al 5 aprile 183249. Il giudizio del Pinelli rispetto al San Martino è piuttosto tiepido definendolo «un buon uomo e nulla più» e reputando pessima la sua amministrazione50. Intanto, con decreto del 6 agosto, la carica di Ispettore generale venne soppressa e, dunque, il Paulucci rimosso e destinato a governare Genova l’anno seguente51. Sebbene il periodo in cui operò il San Martino fu piuttosto breve, le sue riforme, soprattutto la composizione delle brigate di fanteria, permasero durante tutto il regno di Carlo Alberto. La cavalleria, innanzitutto, venne ripristinata in 6 squadroni riducendone gli organici a 800 uomini e 643 cavalli in tempo di pace e, siccome la cavalleria fu sempre un’arma principalmente nobiliare, venne creato un nuovo reggimento, l’Aosta Cavalleria, che serviva proprio a fare un favore al ceto privilegiato per eccellenza52. Con Regio decreto del 3 gennaio 1832, inoltre, si eliminò la distinzione fra cavalleria leggera, media e pesante. I Cavalleggeri di Piemonte vennero riconvertiti in Nizza Cavalleria, il Cavalleggeri di Savoia in Savoia Cavalleria, i Dragoni del Genevese in Genova Cavalleria ed i Dragoni di Piemonte in Piemonte Cavalleria. Soltanto il Piemonte Reale restò un reparto di “grossa cavalleria”, cioè di cavalleria unicamente pesante53. La fanteria venne riformata drasticamente rispetto a ciò che era stato operato dal Paulucci. La dicotomia reggimento in tempo di pace e brigata in tempo di guerra del San Marzano venne abbandonata: ogni brigata constava due reggimenti. Ogni brigata era comandata da un maggior generale e ciascun reggimento da un colonnello, un tenente colonnello e due maggiori. Ciascun reggimento era composto da tre battaglioni, di cui il terzo di deposito, e ciascun battaglione da sei compagnie di cui una di granatieri e una di cacciatori. Per quanto concerne le Guardie, esse sarebbero constate di un reggimento di granatieri in quattro
F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, pp. 19-20; Su Carlo San Martino d’Aglié cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 455. F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 20. 51 Ivi, p. 19. 52 Ivi, p. 21. 53 N. Brancaccio, op. cit., p. 286. 9
49
50
battaglioni più uno di deposito e di un reggimento di cacciatori con due battaglioni più il terzo di deposito. Ciascun terzo battaglione venne formato da tutti elementi di provinciali i quali, non più suddivisi nei sette contingenti alternativamente sotto le armi, avevano una ferma permanente di 2 anni e, una volta terminata questa, un congedo di 14 anni di cui i primi 8 nelle brigate attive e poi nelle riserve. I provinciali, tuttavia, costituivano ancora parte dell’ufficialità alta, solo per i maggiori, e bassa dei reggimenti di linea. I cacciatori, infatti, erano tutti d’ordinanza54. La fanteria leggera venne definitivamente soppressa. Tutti gli ex leggeri vennero ricollocati nei vari reggimenti di linea55. Il Pinelli è molto critico nei confronti di questa nuova riforma: c’erano troppi generali e, soprattutto nella fanteria, il fatto di essere ufficiali nel 2° reggimento provocava non poche rimostranze e complessi di inferiorità rispetto al corpo ufficiali del 1° causando una notevole discordia fra i comandanti della medesima brigata56. Il Villamarina, dopo essere stato introdotto nella sezione delle Finanze del Consiglio di Stato dal re nell’agosto 1831, il 5 aprile 1832 venne finalmente chiamato a ricoprire la carica da lui tanto agognata, quella di segretario di Stato per la Guerra e la Marina57. L’opinione che ne ha il Pinelli, tuttavia, è ben lungi dall’essere positiva, soprattutto per quanto concerne la sua brevissima esperienza al dicastero della Guerra nel 1821 e la sua scarsa cognizione per gli affari militari durante il regno di Carlo Alberto58. Il ritratto che ne fa la Montale è quella di un uomo decisamente e convintamente leale alla monarchia per diritto divino ma senza cedere agli eccessi dei reazionari più convinti, gli ultras. Il nobile sardo era il classico intellettuale illuminista settecentesco obbediente alla massima voltairiana «Tout pour le peuple, rien par le peuple», egli rifiutava infatti ogni concessione da parte regia di una costituzione ritenendo che il bene del popolo coincidesse con il bene del sovrano. Questa concezione paternalistica del binomio re-Stato ben si confaceva allo spirito di Carlo Alberto, l’uomo del “tutto migliorare e tutto conservare” 59, ma era adatta ai tempi in cui il Villamarina viveva?60 Il futuro marchese, ereditò infatti il titolo nobiliare nell’aprile 1847 alla morte del fratello Francesco61, comprendendo a pieno di essere inadatto alla velocità con cui i tempi
54
Ivi, pp. 252-254. Ivi, p. 265. 56 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, pp. 22; 24. 57 B. Montale, op. cit., pp. 75; 87. 58 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 27-28. 59 Cfr. Pierangelo Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto. Personaggi, cariche e vita a palazzo nel Piemonte risorgimentale, Torino, Centro studi piemontesi, 2013. 60 B. Montale, op. cit., p. 50. 61 Ivi, p. 250. 10 55
procedevano quando nel marzo 1848 il re promulgò lo Statuto e soprattutto dopo la sconfitta di Novara del marzo dell’anno seguente. Egli, infatti, accusava il nuovo regime di essere responsabile del decadimento morale dell’esercito e della società in generale e, nonostante la sua nomina a senatore nell’aprile del 1848, percepiva, ormai anziano, di fare parte di un mondo in cui non si sentiva a suo agio, di un mondo nuovo che avrebbe cambiato radicalmente ed irrimediabilmente la struttura dello Stato piemontese 62. Ma quali erano i modelli militari presenti in quel tempo? Esistevano due scuole di pensiero, quella che propugnava l’esercito di qualità, dunque di professionisti, e quella dell’esercito di quantità, cioè di riservisti. Ma quale scelta era la migliore? In effetti una risposta corretta non esiste, tutto dipende dalla conformazione dello Stato e dallo spirito dei suoi abitanti. È certo, però, che l’ideologia romantica, che affonda nello Sturm und Drang tedesco di fine ‘700, propende per prediligere un esercito di quantità, un esercito composto non solo da personale permanente, d’ordinanza, ma anche da riservisti, i provinciali, pronti ad impugnare le armi per la difesa della patria dallo straniero o per scacciarlo da essa. Esempio lampante di questa ideologia romantica e militaresca è senza ombra di dubbio la Prussia che mobilitò una moltitudine di uomini che si rivelò fatale per la campagna di Germania del 1813 e che cacciò Napoleone dal suolo tedesco. I prussiani, infatti, terminata la guerra contro i francesi, avrebbero potuto schierare nuovamente, in caso di pericolo, ben tredici classi di soldati, tre di leva che dovevano stare sotto le armi due anni e che venivano prelevate dalla prima categoria della classe mentre la seconda andava direttamente nel Landwehr, e altre dieci classi di riservisti di prima categoria 63 . A differenza del futuro esercito piemontese, i riservisti di seconda classe, nell’esercito prussiano, andavano a costituire comunque il Landwehr mentre in Piemonte essi erano dispensati dal prendere le armi. Esisteva, poi, una seconda scuola di pensiero, quella francese ed austriaca. L’esercito di qualità, o di caserma, o di professionisti, proveniva direttamente dal modello di esercito di antico regime. Si trattava, infatti, di quella che lo stesso Sir Arthur Wellesley, duca di Wellington (1769-1852), chiamava «schiuma della terra», cioè un insieme di poveri diavoli che si arruolavano nell’esercito o per fame o perché costretti, pena la morte, e che vi restavano per tutta la vita specializzandosi nelle armi64. Dunque, poveri uomini ma che sapevano fare bene il mestiere del soldato e che vivevano solo di e per quello. Le reclute dovevano prestare cinque anni di ferma, dunque cinque classi in cui una seconda categoria veniva inviata nella riserva e in rarissimi casi richiamata alle armi. Trascorsi i cinque anni di ferma obbligatoria, si era liberi 62
Ivi, pp. 271-272. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 169-170. 64 Alessandro Barbero, La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone, Roma, Carocci, 2003, p. 47. 63
11
di restare nell’esercito con la possibilità di far carriera, oppure di tornare alla vita da civile. L’esercito francese, quindi, poteva schierare ben cinque classi, che furono aumentate a sette nel 1830, con in più una riserva irrilevante 65 . Per quanto riguarda l’esercito austriaco, assimilabile a quello di caserma francese, la ferma obbligatoria era di ben otto anni e tutti gli ufficiali erano uomini colti ed in carriera 66. Tenuti presenti questi due modelli teorizzati al tempo, quale fu la scelta del Piemonte? E quale risultato diede? Il Villamarina scelse una via mediana: è un miscuglio del modello francese di antico regime e di quello prussiano. L’aliquota di uomini presi dalla riserva era composta sia da coloro che non erano riusciti a farsi sostituire da altri dietro lauto pagamento e sia da coloro che, andando avanti con gli anni, nei richiami non si presentavano per problemi di età o di famiglia. Insomma, si giunse al 1848 con soldati della prima categoria della riserva dai 27 ai 36 anni, dunque ammogliati e con prole, in prima linea mentre molti giovani ventenni della seconda categoria erano esonerati per insufficienza fisica o per motivi professionali e dunque a casa67. Ma ora vediamo l’operato del ministro dal 1832 al 1847. Il Villamarina, dunque, nel 1832 divenne nuovo segretario per la Guerra e per la Marina e sin da subito si adoperò per apportare quelle modifiche che lui ritenne necessarie per la creazione di un esercito nello stesso tempo numeroso e potente. Il Villamarina era convintamente antiaustriaco poiché molto bene si ricordava dell’atteggiamento imperiale nei confronti del regno di Sardegna durante la breve riconquista del nord Italia nel 180068. Il 14 aprile iniziarono le prime disposizioni del nuovo segretario: abolì, infatti, il giuramento annuale che l’esercito doveva al sovrano, retaggio degli sconvolgimenti del 1821. Il 24 aprile, oltre alla formazione del treno di provianda per il trasporto dell’artiglieria, stabilì che i provinciali stessero sotto le armi non più 2 anni, come aveva deciso il San Martino, bensì 14 mesi69. Per quanto riguarda l’amministrazione reggimentale che prima era nelle mani dei colonnelli, il Villamarina istituì dei Consigli di amministrazione che avrebbero dovuto occuparsi di tutte le questioni di natura burocratica: in effetti l’esperienza del nobile sardo in materia di finanza e burocrazia era notevole, avendo amministrato i beni di famiglia sin dal suo rientro in Sardegna dal lontano 1802, ma, secondo il Pinelli, questa nuova riforma non fece altro che aumentare casi di malversazione burocratizzando un settore, l’esercito, in 65
P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 167-168; 170. Ivi, p. 206. 67 Ivi, pp. 170-172. 68 Al tempo, infatti, il ministro degli Esteri austriaco Franz von Thugut (1736-1818) aveva avuto l’intenzione di non riconsegnare il Piemonte a Carlo Emanuele IV ma, grazie alla mediazione russa ed all’inaspettata vittoria francese a Marengo, il progetto non si attuò. Cfr. B. Montale, op. cit., p. 62. 69 Questa riforma poco piace al Pinelli che la giudica insufficiente per la preparazione del militare alle armi. Cfr. F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 30. 12 66
cui i colonnelli poco e niente sapevano di questo nuovo linguaggio aprendo, di fatto, una voragine nel sistema interno70. Altra riforma immediata fu la creazione dei “soldati distinti” che sostituivano i cadetti del tempo di Carlo Felice. Questi “soldati distinti” potevano aspirare ai gradi più alti dopo aver sostenuto un esame comprendente matematica, i regolamenti, le lingue, ecc. In realtà poco cambiava dai cadetti e, anzi dice il Pinelli, venivano poco considerati dai loro colleghi 71. Era opinione del Villamarina che un esercito ben funzionante dovesse basarsi sulla disciplina, sull’obbedienza ai superiori e soprattutto sul merito, tipica caratteristica dell’esercito napoleonico a lui tanto cara72. Da come si potrà notare nel corso delle due campagne del 1848 e del 1849, la precedenza al merito troppo spesso veniva subordinata ai privilegi di ceto, basti sondare l’estrazione sociale dei gradi superiori dell’armata. Ad onta di ciò, però, il ministro dichiarò sempre in maniera esplicita che, essendo quello sabaudo un regime assoluto, spettava sempre e solamente al sovrano l’ultima parola e ben si sa quanto Carlo Alberto, come suo zio Vittorio Emanuele, fosse interessato alla questione militare 73. Queste asserzioni del Villamarina potrebbero dunque lasciar travisare una specie di presa di distanze dal suo operato come ministro? Non si direbbe: dalle epistole studiate dalla Montale, invece, si comprende molto bene che il nobile sardo fosse decisamente soddisfatto del suo operato almeno sino alla prova dei fatti del 1848 quando, dopo la disfatta a Novara dell’anno seguente, avrebbe iniziato a difendersi ed a discolparsi accusando invece non tanto il re, probabilmente il vero responsabile delle riforme, ma piuttosto l’esercito e la classe dirigente liberale74. Nel 1833, intanto, continuarono le riforme. Nel gennaio vennero redatti due regolamenti, il primo per le disposizioni delle truppe durante una campagna militare, cosa che il Pinelli giudica cosa buona e giusta ma, di contro, piena di troppi tecnicismi e pedanterie, e il secondo per le evoluzioni della cavalleria75. I battaglioni di fanteria vennero così suddivisi: il 1° battaglione sia in pace sia in guerra sarebbe stato comandato dal colonnello e da un maggiore, il 2° in pace da un maggiore ed in guerra dal tenente colonnello ed infine il 3° di deposito, in pace dal tenente colonnello ed in guerra da un maggiore. I granatieri ed i
70
F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 30-31; Sul periodo di gestione patrimoniale in Sardegna cfr. B. Montale, op. cit., pp. 18-19. 71 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 32. 72 B. Montale, op. cit., pp. 30; 94. 73 Ivi, p. 94. 74 Ivi, pp. 144; 267-272. 75 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, pp. 33-34. 13
cacciatori della Brigata Guardie ebbero non più quattro bensì tre battaglioni in pace mentre in guerra, per i granatieri, se ne sarebbe formato un quarto con elementi provinciali76. Nel 1834 ci furono ulteriori riforme nella fanteria. In pace vennero attivati tutti e tre i battaglioni e vennero abolite le compagnie di cacciatori carabinieri e istituite quelle di cacciatori scelti77. Nel 1835 la cavalleria venne raggruppata in due brigate, la 1ª composta dal Nizza, Savoia e Novara Cavalleria, la 2ª dal Piemonte Reale, dal Genova e dall’Aosta Cavalleria. Questa suddivisione della cavalleria è ben accolta dal Pinelli 78. Nello stesso anno, inoltre, la fanteria di linea venne addestrata anche alle tattiche dei cacciatori 79, insomma, ogni tipo di specializzazione nelle armi e nell’addestramento venne meno. I tre anni fra il 1836 ed il 1839 non conobbero grandi mutamenti negli ordinamenti della fanteria e della cavalleria probabilmente in quanto sin dal marzo 1833 il ministro era a capo della Segreteria per gli Affari di Sardegna e questo incarico richiedeva molto tempo ed impegno80. In questo periodo vennero comunque varate alcune riforme considerate molto positive dal Pinelli. Infatti, nel 1836, venne stabilito che i provinciali dovessero servire sotto le armi per ben 3 anni ed avere un congedo illimitato di 10 anni e che dei sei squadroni di cavalleria i primi quattro venissero dotati di sciabola, il 5° venisse armato di lancia ed il 6° diventasse di deposito e che questo, in caso di guerra, avrebbe supplito di uomini gli altri cinque81. Nello stesso anno, inoltre, da due le brigate di cavalleria diventarono tre: la 1ª brigata formata dal Nizza e dal Genova Cavalleria, la 2ª dal Piemonte Reale ed dal Novara Cavalleria ed infine la 3ª dal Savoia e dall’Aosta Cavalleria 82. Nel 1838 venne redatto un nuovo regolamento per le evoluzioni militari ispirato a quello del maresciallo napoleonico Nicolas Jean-de-Dieu Soult (1769-1851)83. Il 1839 inaugurò una nuova stagione di riforme e polemiche. La fanteria venne riorganizzata e la numerazione imposta nel 1831 dal San Martino venne cancellata. I reggimenti di fanteria vennero numerati dal 1° al 18°. I battaglioni attivi restarono tre ma ne venne aggiunto un quarto di deposito e dalle sei compagnie si passò a quattro compagnie aumentandone così il numero di effettivi84. Questa decisione gravò molto alla prova dei fatti del 184885. Nei primi due battaglioni v’erano una compagnia di granatieri e tre di fucilieri, il 3° solo cacciatori ed 76
N. Brancaccio, op. cit., pp. 255-256. Ivi, p. 257. 78 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 85. 79 Ibidem. 80 B. Montale, op. cit., p. 100; sull’operato del Villamarina in Sardegna cfr. B. Montale, op. cit., pp. 167-211. 81 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 85; N. Brancaccio, op. cit., p. 286. 82 Ibidem. 83 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 96. 84 Ivi, p. 100. 85 P. Pieri, op. cit., p. 172. 14 77
il 4° di deposito solo fucilieri. La ferma militare venne nuovamente modificata: le truppe d’ordinanza sarebbero rimaste 8 anni consecutivi in armi mentre i provinciali, o riservisti, 16 anni di cui 14 mesi consecutivi sotto le armi. Negli ultimi 8 anni avrebbero costituito la riserva 86 . In caso di chiamata alle armi questi avrebbero costituito due compagnie dei battaglioni di deposito privi di quadri sufficienti e capaci87. Il reggimento Granatieri Guardie venne potenziato di un battaglione di quattro compagnie così da aumentare le nomine degli ufficiali superiori e da favorire le carriere della nobiltà88. In quegli stessi anni, però, sia l’opinione pubblica che alcune frange di militari criticava tenacemente l’operato del ministro. Si credeva, infatti, che la prossima formazione della riserva avrebbe avuto penuria del corpo ufficiali e che quindi una grande massa di riservisti lontani dalle armi da tempo e privi di un corpo ufficiale adeguato sarebbe stato un problema. Di tutta risposta il Villamarina, però, era ben convinto che nel 1847 le classi di riserva sarebbero state pronte ad affrontare il nemico in meno di due mesi89. Il tempo gli avrebbe dato ragione? Intanto il ministro era soddisfatto della grande dimostrazione militare di settembre alla presenza di delegati delle più grandi potenze europee90. Il 16 gennaio 1841 venne stabilito che il maggior generale Deodato Olivieri di Vernier (1793-1852) organizzasse la cavalleria in una divisione 91. Nel luglio 1843 la segreteria fece un’ordinanza, reputata positiva dal Pinelli, che sostituiva i fucili a canna liscia con i fucili a percussione 92. Nel 1844 la cavalleria tornò a disporre di sei squadroni attivi e ogni reggimento venne armato di lancia oltre che sciabola e pistolone a percussione93. Nell’ottobre 1847 il Villamarina venne collocato a riposo. La storiografia non è certa del motivo principale che portò alla destituzione di un caro amico del re ma probabilmente i fattori furono molteplici e in questa sede non verranno trattati. Come suo successore venne nominato il conte Mario Broglia di Casalborgone (1796-1857) e di cui l’ormai anziano ex ministro fu piuttosto critico94. 86
F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 100. Ibidem. 88 Ivi, p. 101. 89 B. Montale, op. cit., p. 128. 90 Ibidem. 91 N. Brancaccio, op. cit., p. 286; sul cavalier Deodato Olivieri di Vernier cfr. Dizionario dell’ufficialità dell’esercito piemontese negli anni di regno di Carlo Alberto (1831-1849) – (2.1) La cavalleria d’ora in poi Cavalleria p. 150. 92 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 115. 93 N. Brancaccio, op. cit., pp. 287; 289. 94 B. Montale, op. cit., pp. 258-259: sui motivi della sua destituzione cfr. ibidem e Narciso Nada, Dallo Stato assoluto allo Stato costituzionale. Storia del Regno di Carlo Alberto dal 1831 al 1848, Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Torino, 1980. Sul conte Mario Broglia di Casalborgone cfr. BROGLIA di Casalborgone, Mario in Fanteria p. 47. 15 87
Segretari di Guerra e Marina dal 1815 al 1848 Mandato Antonio Asinari di San Marzano
dal 1815 al 1817
Giovanni Battista Nicolis di Robilant
dal 1817 al 1820
Alessandro Saluzzo di Monesiglio
dal 1820 al 1821
Santorre di Santarosa
inizio marzo 1821
Emanuele Pes di Villamarina
fine marzo 1821
Francesco Enrico Bussolino (come reggente)
fine marzo 1821
Santorre di Santarosa
fine marzo - 8 aprile 1821
François Tonduti de L’Escarène (come reggente)
1821
Mathieu Agnès des Geneys
dal 1821 al 1831
Carlo San Martino d’Agliè
dal 1831 al 1832
Emanuele Pes di Villamarina
dal 1832 al 1847
Mario Broglia di Casalborgone
dal 1847 al marzo 1848
Tabella 1: I segretari di Guerra e Marina dal 1815 al 1848. In rosso i segretari non riconosciuti da Carlo Felice nel 1821
1.3 Aristocratici e borghesi: l’esercito di Carlo Alberto In un periodo come quello della Restaurazione, dove i privilegi cetuali vennero ripristinati dopo la loro soppressione nel periodo rivoluzionario e poi napoleonico, anche l’esercito non fu escluso dall’interferenza nobiliare. L’aristocrazia militare, ora, era composta non solo da elementi savoiardi o piemontesi, ma anche da quella nobiltà sarda che a lungo era stata in ombra e che con l’esilio nell’isola della Corte aveva acquisito sempre più potere: i due elementi, quello cavalleresco savoiardo e quello sardo legato alla tradizione spagnola, diedero vita alla nuova classe dirigente dell’esercito 95 . A differenza dell’Ancien régime, però, l’esercito veniva ora visto come un nuovo ed imprescindibile strumento per il mantenimento dell’ordine; infatti durante tutto il XVIII secolo non si registrarono episodi rivoluzionari in grande scala, piuttosto rivolte circoscritte e dunque facilmente reprimibili96. Ora, dunque, l’esercito veniva considerato alla stregua di un mezzo per punire ed educare i 95
Walter Barberis, Le armi del principe: la tradizione militare sabauda, Torino, Einaudi, 1988, p. 276. Da notare come, alla vigilia della rivoluzione, lo stesso Luigi XVI non si rendesse conto della portata della situazione. Celebre, e ben noto, il dialogo fra il sovrano ed il duca François-Alexandre de Liancourt (17471827) che qui si riporta: «C'est une révolte?» «Non, Sire, c'est une révolution». 16 96
popoli, un mezzo per la loro correzione da una possibile crescita e manifestazione di un pensiero deviante, un pensiero rivoluzionario e quindi nemico del re e dello Stato che questi si sforza di incarnare97. L’esercito doveva al monarca ed alla dinastia fedeltà, obbedienza e rispetto. Sicuramente tutte queste qualità non potevano non essere che incarnate e rappresentate dall’aristocrazia, la quale aveva tutti gli interessi a mantenere lo status quo e soltanto pochi illuminati si rendevano conto che un’armata composta da soli uomini di fiducia ma troppo spesso incapaci, avrebbe, in caso di guerra, comportato ad una celere disfatta. Nel momento in cui la famiglia reale era stata costretta a lasciare il Piemonte, infatti, un gran numero di nobili l’avevano seguita in Sardegna e soltanto una piccola parte di essi si era allineata agli ideali rivoluzionari98. L’aristocrazia fu sempre il perno principale dello Stato sabaudo e l’elemento più fedele alla monarchia. Il sentimento di appartenenza al regno era molto presente soprattutto fra i piemontesi ed i savoiardi. Molti di questi ultimi, in effetti, allo scoppio della guerra nel 1848 guardavano con sospetto la prima “avventura italiana” di un Savoia: non si concepiva l’interesse ai territori italiani, non si comprendeva il fatto che bisognasse andare a fare la guerra contro gli austriaci, gli alleati di un tempo, per guadagnare territori di cui, forse fuorché il ducato di Milano, non era mai importato a nessuno99. È certo che i nobili avrebbero seguito Carlo Alberto nell’impresa, ma non incarnavano l’ideale risorgimentale che infuocava nella Penisola100. I savoiardi, poi, erano fra coloro che da un allargamento dello Stato ne avrebbero tratto un minor guadagno, ciò infatti avrebbe comportato una conseguente diminuzione dell’importanza del ducato rispetto ai nuovi tanto agognati ducati dell’Italia centrale o alla Lombardia101. La nobiltà, tuttavia, incarnava quello che era il “mito della guerra”, fondato sull’onore, la fedeltà alla Corona e la difesa del Paese 102. I moti del 1821, però, compromisero molti giovani esponenti della nobiltà che avevano mostrato interessi, in precedenza, all’esperimento napoleonico o, se troppo giovani, ai 97
P. Del Negro, Die Tendenz ist die ganze op. cit., p. 236. Luigi Mondini (a cura di), Un’immagine insolita del Risorgimento. Dalle memorie del conte Eugenio de Roussy de Sales, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio storico, 1977, p. 38. 99 In effetti pare che in un primo tempo lo stesso Carlo Alberto, in caso la guerra avesse avuto buon esito, avrebbe voluto attestare il suo dominio soltanto sino al Mincio comprendendo, dunque, la Lombardia ed i ducati centrali lasciando all’impero il Veneto. Sulla questione cfr. P. Gentile, Carlo Alberto in un diario segreto. Le memorie di Cesare Trabucco di Castagnetto 1834-1849, Torino, Comitato di Torino dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2015. 100 L. Mondini, op. cit., pp. 38-39; sull’interesse al ducato di Milano da notare che già Carlo Emanuele III aveva manifestato l’intenzione di appropriarsene durante il XVIII secolo e più precisamente con le guerre di successione polacca ed austriaca. 101 Ivi, p. 39. 102 Ivi, p. 40; Pier Giorgio Zunino, La mentalità militare nell’aristocrazia sabauda tra la Restaurazione e l’Unità in Ombre e luci della Restaurazione op. cit., p. 259. 17 98
principi costituzionali e liberali103. Sarà con Carlo Alberto che, dopo le continue richieste da parte del Villamarina 104 e le esperienze maturate durante le insurrezioni di matrice mazziniana degli anni ‘30105, nel 1841 verrà concesso l’indulto agli ex ribelli del 1821106. La riottosa e superba nobiltà, comunque, dava non pochi problemi di ordine pubblico, sempre in prima linea a difendere i privilegi e il loro onore di ceto. Una chiara rappresentazione del comportamento, spesso al limite della legalità, dei nuovi rampolli della nobiltà viene data dall’Accademia Militare di Torino107. In Accademia accedevano tutti quei rampolli maschi dell’aristocrazia che intendevano fare carriera nell’esercito, vi entravano come cadetti e, dopo aver ricoperto i ruoli della bassa ufficialità, previo un esame, uscivano dall’istituto scolastico con il grado di sottotenente108. Per quanto concerne gli esami il futuro capitano d’artiglieria Eugène de Roussy de Sales (1822-1915) nel suo memoriale edito e curato da Luigi Mondini sostiene che questi fossero adeguati e che l’istruzione fosse adatta alla formazione del futuro corpo ufficiale grazie alla gavetta compiuta negli anni scolari 109. Nonostante questa visione idillica dell’Istituto militare offerta dal de Sales, presentando inoltre anche l’allora rettore Cesare Saluzzo di Monesiglio (1787-1853), fratello di Alessandro ed Annibale, come un uomo probo ed efficiente, i resoconti del Villamarina, invece, fanno emergere un clima tutt’altro che positivo 110 . Carlo Alberto, dopo le rimostranze dello stesso Villamarina il quale dipingeva assai negativamente lo stato in cui versava l’Accademia, fece condurre delle indagini da cui emerse un clima di servilismo, mollezza e nepotismo nell’entourage del Saluzzo. Questi, dunque, venne rimosso dall’incarico e venne sostituito dal cavalier Giovanni Faussone di Germagnano (1780-1850) nel 1838. La sostituzione, tuttavia, si rivelò improvvida poiché gli episodi di corruzione permasero all’interno della scuola 111 . Questo clima malsano che da anni infestava l’Accademia sarebbe stato uno dei molteplici motivi che avrebbero causato i numerosi
L. Mondini (a cura di), op. cit., pp. 41-42; P. G. Zunino, La mentalità militare nell’aristocrazia sabauda op. cit., p. 262. 104 B. Montale, op. cit., p. 99. 105 L. Mondini (a cura di), op. cit., p. 43. 106 Ibidem. 107 L’istituto venne fondato nel remoto 1678 per volere della duchessa Maria Giovanna Battista di SavoiaNemours, reggente del futuro sovrano Vittorio Amedeo II, e venne soppresso nel 1798 dai francesi. Al ritorno dei Savoia a Torino l’Accademia venne ripristinata. Cfr. L. Mondini (a cura di), op. cit., p. 77 nota 1. Esemplare l’episodio in cui, nel 1840, dopo alcuni episodi di violenza all’interno della stessa Accademia, il re, furioso, ordinò la consegna di tutte le sciabole degli studenti. Cfr. P. G. Zunino, La mentalità nell’aristocrazia sabauda op. cit., p. 282. 108 L. Mondini (a cura di), op. cit., p. 77. 109 Ibidem. 110 Ibidem; sui fratelli Alessandro, Annibale e Cesare Saluzzo cfr. A. Manno, op. cit., vol. XXVIII, pp. 108110. 111 B. Montale, op. cit., pp. 146; 149. 18
103
problemi dell’Armata durante le campagne del 1848-1849 in quanto l’inadeguatezza e la testardaggine degli ufficiali affondavano le radici dal periodo di giovinezza, quando questi frequentavano ancora la scuola. Fra i nobili che ricoprirono il dicastero della Guerra e che si resero ben conto dei problemi dell’armata vi erano senza dubbio il San Marzano, il Monesiglio ed il Villamarina. Nonostante ci fosse già dal secondo ‘700 una tendenza alla meritocrazia di matrice illuminista, per quanto riguarda l’esercito, legata al milanese Pietro Verri (1728-1798) e rappresentata in Piemonte da Francesco Dalmazzo Vasco (1732-1794) nell’opera Riflessioni per un legislatore sopra le azioni e le passioni umane in cui, appunto, si elogia, oltre che la disciplina, anche la preparazione tecnica e teorica degli ufficiali, sarà soltanto il San Marzano, da uomo politico napoleonico qual era stato, a rendersi ben conto che l’intenzione di Vittorio Emanuele di richiamare in servizio soltanto gli ex soldati dell’esercito piemontese del 1796 era cosa ben difficile e soprattutto controproducente, come si è già accennato (cfr. 1.1) 112 . L’esperienza del San Marzano come politico nel regime napoleonico gli aveva permesso di maturare quel sentimento meritocratico, tanto caro non solo all’esercito ma anche alla burocrazia civile francese, che egli tentò di ricalcare anche nel ricostituito esercito sabaudo con l’assegnazione dei più alti gradi per «meriti e servizi particolari» tentando di eliminare l’appannaggio di questi alla nobiltà113. La questione meritocratica venne ripresa anche dal Saluzzo di Monesiglio nella sua seppur breve esperienza nel dicastero della Guerra. Egli, infatti, durante il suo mandato cercò di favorire proprio gli ex napoleonici eliminando i pregiudizi di ceto e andando a porre nelle più alte cariche dell’esercito molti di quegli uomini che, sentendosi esclusi e bistrattati dal nuovo regime sabaudo, nel 1821 diedero vita alla rivolta114. Sarà proprio Emanuele Pes di Villamarina, quando diverrà segretario della Guerra, grazie alla sua esperienza nell’esercito, a comprendere a pieno l’importanza del fattore meritocratico. Già nel lontano 1818 aveva manifestato l’idea di mantenere e trarre profitto dall’organizzazione dell’esercito napoleonico basato sul merito115. In realtà la composizione di comando negli Stati Maggiori reggimentali dell’esercito rispecchia tutt’altra e diversa situazione (vedi grafici seguenti). Ci si potrebbe chiedere il motivo di tale differenza fra le asserzioni del Villamarina stesso e la situazione reale dell’esercito, ove regna invero P. Bianchi, Onore e mestiere op. cit., pp. 206-207; sul riformismo dell’esercito piemontese di Vittorio Amedeo III cfr. pp. 206-287. 113 Ivi, pp. 238; 249. 114 V. Ilari (et alii), op. cit. p. 452. 115 B. Montale, op. cit., pp. 30-31. 19 112
ineguaglianza e quanto più si allontana dalla meritocrazia, nonostante qualche eccezione come Eusebio Bava, molto apprezzato anche dallo stesso segretario della Guerra 116. È bene precisare, come in effetti fa molto spesso lo stesso Villamarina, che con un re come Carlo Alberto, che molto si interessa della vita militare, l’ultima parola spetta al sovrano e che probabilmente fu una sua decisione quella di ridurre progressivamente la componente provinciale e di relegarla nella bassa ufficialità o comunque fra i maggiori. Infatti, sotto Vittorio Emanuele I e Carlo Felice paradossalmente v’erano minimo due maggiori e buona parte dei sottoufficiali di estrazione provinciale. Con l’avvento di Carlo Alberto nel 1831, quando il Villamarina non era ancora alla Guerra, i sottoufficiali provinciali, molti dei quali borghesi, scesero a constare a quattro capitani ed a quattro tenenti nel battaglione di deposito117. Un’ulteriore riduzione avvenne nel 1839, quando il Villamarina era ministro già da sette anni, e l’elemento provinciale venne diminuito ulteriormente a due capitani ed a due tenenti nello stesso battaglione ed infine ad un solo ufficiale inferiore ogni 4° battaglione, cioè quello di deposito. Sostanzialmente l’elemento borghese proveniente dalla riserva, nel corpo dei bassi ufficiali era praticamente scomparso 118 . In effetti l’elemento borghese nell’ufficialità ben poco veniva considerato da quello nobiliare; questi ultimi, infatti, reputavano i primi come dei semplici parvenus che dovevano essere trattati con distacco e superiorità119. Un caso esemplare fu quello di Eusebio Bava, maggior generale dell’esercito nonché futuro generale del I corpo d’armata nella campagna di Lombardia del 1848. Di seguito si illustra un istogramma rappresentante la composizione degli Stati Maggiori reggimentali della fanteria (per quanto concerne la cavalleria è irrilevante compiere un tale esercizio in quanto tutti esponenti della nobiltà) per il regno di Carlo Alberto. In blu è rappresentata l’aristocrazia mentre in arancione la borghesia. Da precisare, inoltre, che il calcolo in percentuale è approssimativo.
116
Ivi, p. 75. Si deve fare attenzione a non confondere l’elemento provinciale con quello borghese. La vita nell’esercito era molto costosa e i pochi che potevano mantenersi nell’ordinanza erano prevalentemente aristocratici, sebbene ci fossero delle eccezioni. I provinciali non erano tutti necessariamente borghesi, ma neanche aristocratici poiché questi potevano comodamente entrare nell’ordinanza. Fra gli elementi borghesi presenti nell’esercito carloalbertino bisognerebbe capire quanti di questi fossero provinciali di origine borghese e quanti, dopo le restrizioni operate dal sovrano, abbiano accettato di entrare nell’ordinanza. 118 B. Montale, op. cit., pp. 138-139. 119 L. Mondini (a cura di), op. cit., p. 41. 20
117
70,00% 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 Nobiltà
Borghesia
Grafico 1: Estrazione sociale della Regia Armata dal 1831 al 1849. Maggiori, tenenti colonnelli, colonnelli e maggiori generali.
Da questo istogramma (grafico 1) si può dedurre che, nonostante le restrizioni operate dal ministero nei confronti dell’elemento provinciale, negli Stati Maggiori reggimentali ci fossero molti ufficiali di origine borghese, molti dei quali avevano fatto carriera nell’esercito napoleonico. Sembrerebbe, dunque, confutare tutte le critiche rivolte al ministero del Villamarina intorno al suo comportamento anti meritocratico. Tuttavia, in questi grafici, si è analizzato soltanto l’insieme dei gradi superiori, dal maggiore sino al maggior generale. Quindi ci si propone, ora, di cogliere quale fosse la componente maggioritaria nel ruolo di comando per eccellenza di una brigata, cioè il maggior generale, ruolo che, in guerra, ha ben più responsabilità che quello di un maggiore o di un capitano. Qui si considera il periodo dal 1832 al 1849 poiché nel 1831 non vengono registrati maggiori generali nei Calendari pe’ regii Stati, fonte da cui si sono ricavate queste informazioni.
21
100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 Nobiltà
Borghesia
Grafico 2: Estrazione sociale dei maggiori generali della Regia Armata dal 1832 al 1849.
Da questo istogramma (grafico 2) si può notare con facilità come fosse dominante l’elemento nobiliare nel più alto grado della brigata. Ad un calo nel 1838 e nel 1839 si registra una ripresa nel biennio 1840-1841 finché, dopo un altro calo, l’elemento aristocratico si riprese nel 1844 e finì per stabilizzarsi definitivamente dal 1846.
80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10%
0% 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 Nobiltà
Borghesia
Grafico 3: Estrazione sociale dei colonnelli della Regia Armata dal 1831 al 1849.
22
Da quest’altro istogramma (grafico 3) si può notare come la componente borghese dal 1838, e per una decade, sia decisamente minoritaria. I colonnelli, infatti, sono perlopiù di origine nobile finché, nel 1849, avviene un drastico cambiamento. Molti borghesi che fecero carriera nella precedente campagna riuscirono ad ottenere tale prestigioso grado ponendo in netta minoranza la componente aristocratica. In conclusione, di fronte a questi dati, non si ritiene che si possa sostenere che l’esercito di Carlo Alberto fosse un esercito “aristocratico” ma si può invece affermare con tutta sicurezza che fosse un esercito guidato e comandato da aristocratici. In effetti, gli esponenti della borghesia che si trovarono al comando di una brigata furono davvero pochi: il famosissimo Eusebio Bava nella Piemonte, Charles Bataillard nell’Aosta, Carlo Giovanni Fossati nell’Acqui e Jean-François Mollard nella Savoia. Da notare che, oltre alla Brigata Guardie, l’unità aristocratica per eccellenza, un’altra brigata che fu sempre appannaggio della nobiltà fu senza dubbio la Brigata Savoia che, al suo comando, trovò soltanto elementi nobiliari eccezion fatta per il 1849, la quale fu guidata dal già ricordato Mollard120. È bene precisare, però, che nel 1849, per quanto riguarda i maggiori generali, non è stata compresa la divisione lombarda con i suoi cinque reggimenti poiché priva di maggiori generali e dotata soltanto di colonnelli.
1.4 L’organizzazione dell’esercito In questo paragrafo si tenterà, a scanso di velleità esaustive, di presentare sommariamente la costituzione dell’esercito piemontese dal 1815 al 1848, la composizione organica della fanteria e della cavalleria e i compiti dello Stato Maggiore. Com’era costituito l’esercito? Quali erano i suoi organici? Partendo dai vertici, nei primi anni della Restaurazione la Casa Militare era costituita dal 1° aiutante da campo, figura che il Villamarina definisce meramente onorifica121, e dai vari ufficiali aiutanti di campo e le Guardie del Corpo122. La Regia Segreteria di Guerra, e poi anche di Marina, venne dunque 120
Su Charles Bataillard e Carlo Giovanni Fossati cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., pp. (rispettivamente) 56; 230. Sul Mollard cfr. Fanteria p. 95. 121 B. Montale, op. cit., p. 20 122 N. Brancaccio, op. cit., pp. 14-20. 23
riorganizzata in cinque divisioni più due uffici: il Gabinetto, la 1ª divisione di fanteria, la 2ª di artiglieria, la 3ª di leve, la 4ª di cavalleria, la 5ª personale e infine l’Ufficio particolare matricole123. Lo Stato Maggiore Generale, invenzione di matrice napoleonica124, venne così composto: un capitano generale nella persona del duca del Genevese, l’ispettore generale dell’Armata, che fu Giuseppe Thaon di Revel (1756-1820), e tre Stati Maggiori, uno per ogni arma. Con la riforma del 1815 si delineò la gerarchia dell’ufficialità superiore: al vertice il capitano generale, poi il maresciallo, funzione prettamente onorifica e retaggio dell’antico regime, il generale comandante in capo solamente in caso di guerra, i governatori, i generali d’armata, i luogotenenti generali, i maggior generali, l’ispettore generale, l’ispettore generale delle fanteria, quello della cavalleria e quello delle leve 125. Quali erano, dunque, i compiti dello Stato Maggiore in tempo di pace? Innanzitutto fu preoccupazione del re, una volta rientrato nei domini della terraferma, stilare una Formazione, statuti e doveri del Corpo di Stato Maggiore Generale e della topografia reale in cui si delineavano i compiti e le attività connesse ai componenti dello Stato Maggiore Generale. A capo del servizio dello Stato Maggiore v’era un quartiermastro curante che tutto fosse ben funzionante. Si dovevano eseguire periodicamente ricognizioni nel territorio per conoscerne lo stato e la conformazione, preparare progetti di difesa del regno ed istruire i futuri ufficiali che sarebbero andati ad assistere i futuri generali. La topografia reale era molto importante ed inizialmente vi operavano sei topografi, sei assistenti e sei postulanti tutti divisi in brigate. In effetti questa sezione doveva fornire quelle informazioni utili a preparare l’ufficialità superiore a stabilire un piano di difesa in caso di attacco e, nel 1814, il rischio di nuovi disordini era decisamente presente. Nel 1816 venne dato a questo corpo un nuovo ordinamento che, oltre a modificarne in parte gli organici, assegnava più compiti che non nel ’14. Lo Stato Maggiore avrebbe dovuto preoccuparsi della manutenzione delle strade
militari
e
nel
caso
fosse
stato
necessario
della
loro
realizzazione,
dell’approvvigionamento delle truppe in caso di guerra, delle marce e degli alloggiamenti in caso di campagna bellica. Inoltre aveva il compito di realizzare una fitta rete di spie e di guide per la conoscenza dei movimenti del nemico126. Insomma, tutti elementi che potevano servire per vincere una guerra.
Stefano Ales, L’armata sarda della Restaurazione 1814-1831, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1987, p. 23. 124 A. Barbero, op. cit., p. 66. 125 N. Brancaccio, op. cit., pp. 22-23. Per una più esaustiva visione della gerarchia dello Stato Maggiore Generale cfr. N. Brancaccio, op. cit., pp. 22-23 poiché qui ci si sofferma sui gradi e cariche, come quella dell’ispettorato, più significative all’interno dell’esercito. 126 Ivi, pp. 27-29. 24
123
Nel 1822 la segreteria di Guerra e Marina venne organizzata convogliando in un’unica divisione, la 1ª, le tre sezioni di fanteria, cavalleria ed artiglieria. Con la salita al trono di Carlo Alberto ci furono altri dei mutamenti. La segreteria di Guerra e Marina venne riorganizzata nel 1841 quando la sezione fanteria e cavalleria venne fusa nella cosiddetta “armi diverse” e alla stessa segreteria del Villamarina venne affidata la soprintendenza della polizia, precedentemente appannaggio dell’Interno 127. Nel corso del regno, Carlo Alberto decise di riorganizzare lo Stato Maggiore. Il capitano generale, precedentemente ruolo ricoperto dal Paulucci, venne soppresso per essere unito alla persona del re, il quartiermastro divenne capo dello Stato Maggiore del re e, di conseguenza, a capo degli Stati Maggiori delle divisioni in caso di guerra v’erano alti ufficiali con compiti analoghi al quartier mastro generale. Veniva aggiunto anche un capitano del corpo di guide che aveva il compito di riportare tutte le informazioni utili agli Stati Maggiori generali e particolari in caso di guerra. Il compito principale dei membri dello Stato Maggiore restò comunque quello topografico e geodetico128. Nel 1847 ci fu un’ulteriore modificazione degli effettivi del corpo giungendo, in tempo di pace, a constare di 36 ufficiali addetti129. L’esercito, all’indomani della campagna di Lombardia del 1848, era così suddiviso: un comandante in capo nella persona del re, due generali di corpo d’armata, quattro divisioni, due per ogni corpo d’armata, due brigate di fanteria, una o due compagnie di bersaglieri, un reggimento di cavalleria più una di riserva e due batterie d’artiglieria più una di riserva per divisione130. Con la riforma del 4 maggio 1839 la fanteria era così suddivisa: una brigata era composta da due reggimenti, i due reggimenti erano composti rispettivamente da quattro battaglioni di cui il quarto di deposito (i granatieri Guardie da cinque battaglioni di cui uno di deposito e i cacciatori Guardie da tre battaglioni attivi ed uno di deposito). I primi due battaglioni erano composti rispettivamente da una compagnia di granatieri e tre di fucilieri. Il terzo battaglione da quattro compagnie di cacciatori ed il quarto battaglione da quattro compagnie di fucilieri131. Ivi, p. 229. Le funzioni di polizia vennero rimesse alla segreteria dell’Interno l’8 ottobre 1847 con Regie Patenti. Cfr. N. Brancaccio, op. cit., p. 230; sulla vicenda cfr. anche B. Montale, op. cit., pp. 222; 258-259. 128 Ivi, pp. 234; 236-237. 129 Ivi, p. 237. 130 Ivi, p. 244. 131 Ivi, pp. 259-260. 25 127
La cavalleria fu così organizzata: una grande divisione con le tre brigate di cavalleria. Una brigata constava di due reggimenti, ciascuno dei quali in tre divisioni. Ogni divisione era suddivisa in due squadroni e quest’ultimo in due mezzi ranghi da 50 uomini. Ogni mezzo rango era costituito da due plotoni da 25 uomini132.
1.5 L’esercito alla prova: il 1848 ed il 1849 I generali di Carlo Alberto e lo stesso sovrano avevano, per la conduzione della campagna, il chiaro modello napoleonico incentrato sulla guerra lampo, la Blitzkrieg, che doveva risolvere tutta la campagna militare con una battaglia decisiva cercando così di risparmiare uomini, munizioni e soprattutto vettovagliamento133. Lo sapeva bene proprio Napoleone che, in Russia, dopo la battaglia di Borodino (7 settembre 1812), aveva invano chiesto la pace allo zar in quanto conscio di trovarsi nel cuore della Russia all’indomani dell’inverno e senza rifornimenti. Dunque, ecco un altro problema, i rifornimenti. Per poter intraprendere una campagna militare bisognava innanzitutto conoscere bene la conformazione geografica del territorio di conquista e bisognava disporre di uno Stato Maggiore che avesse preparato in modo adeguato tutta una serie di rilevamenti per poter indicare le strade da utilizzare e le posizioni da assumere in territorio nemico. Un’inspiegabile incognita fu la soppressione dei reparti leggeri da parte del San Martino e il loro mancato ripristino da parte del Villamarina. In effetti la fanteria leggera si era rivelata sin dalla rivoluzione americana alla base del nuovo modo di fare la guerra, certo restavano le cariche alla baionetta e le scariche di moschettieri ben allineati e che marciavano a passo cadenzato, ma le unità leggere avevano rappresentato una novità formidabile, esse potevano, infatti, avanzare in ordine sparso, ingaggiare schermaglie con le unità nemiche e cercare di mantenere il campo finché non fosse giunto il grosso dell’esercito. L’addestramento del fante leggero, poi, differiva da quello di linea per l’utilizzo dell’arma, a canna rigata e non liscia, e l’esercizio del tiro al bersaglio. Già Sir David Dundas (1749-1826), nel 1788, costatava che la fanteria leggera avesse iniziato a costituire il nerbo più importante dell’esercito 132 133
Ivi, pp. 86; 286. A. Barbero, op. cit., p. 65. 26
inglese. All’interno di questo contesto, Napoleone, non aveva mancato di sfruttare a suo favore questa nuova tattica, migliorandola, e creando reparti con i nomi di chasseurs, tirailleurs o voltiguers 134 . Nell’armata piemontese, invece, pare che il Villamarina non comprese a pieno questa nuova innovazione. Egli, è bene ricordarlo, si ritirò dalla vita militare nel 1801 e probabilmente la sua concezione dell’esercito era un po’ antiquata non avendo, infatti, militato in nessun grande esercito europeo nel periodo di apice di Napoleone, restando, invece, in Sardegna135. Le compagnie cacciatori dei reparti di linea, comunque, erano equipaggiate alla “pesante” e non avevano le funzioni della fanteria leggera autonoma. Di questa mancanza se ne rese conto Alessandro Ferrero La Marmora (1799-1855). Egli, infatti, nel 1835, presentò al re la soluzione di dotarsi di reparti leggeri autonomi come una volta ma, di fronte alle rimostranze del Villamarina, dovette accontentarsi di formare nel 1836 due sole compagnie di bersaglieri, una fanteria leggera che era ben addestrata nel tiro al bersaglio e che il Pinelli, da buon osservatore del suo tempo, ritiene uomini ottimamente addestrati e con un buon equipaggiamento136. Durante la campagna di Lombardia, i bersaglieri giunsero a constare tre battaglioni che, comunque, il Pinelli ritiene insufficienti rispetto alla fanteria leggera austriaca, autonoma e constante venticinque o addirittura trenta battaglioni137. Per quanto concerne la cavalleria, la soppressione dei reparti leggeri e l’amalgama, mantenuto dal Villamarina, delle due specialità di cavalleria, leggera e pesante, in unici reggimenti, fu altrettanta cosa inspiegabile. La cavalleria leggera aveva il compito di condurre, in analogia agli omologhi della fanteria, ricognizioni ed esplorazioni sia per procurarsi foraggio sia per individuare gli eventuali spostamenti nemici. In un terreno come quello lombardo, imbevuto di fiumi ed alquanto acquitrinoso e sconnesso, essere privi di cavalleria leggera poteva essere un problema non poco da sottovalutare 138. La cavalleria pesante servì sempre come forza d’urto, come ariete sfondante un portone di un castello, ed era per niente adatta alle attività di ricognizione 139 . La cavalleria piemontese era genericamente chiamata, ad esempio, Savoia Cavalleria, senza lasciare trasparire alcuna specializzazione in leggera o pesante. A parte il Piemonte Reale, unico reparto rimasto di
134
Ivi, pp. 61-62. B. Montale, op. cit., p. 134. 136 N. Brancaccio, op. cit., pp. 265-266; F. A. Pinelli, Alcuni cenni sull’infanteria piemontese, Torino, f.lli Canfari, 1849, p. 9. 137 Ivi, p. 10. 138 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 173. 139 A. Barbero, op. cit., p. 50. 27 135
“grossa cavalleria”, i restanti reggimenti erano quelli che si potrebbero chiamare “cavalleria media”, una specie di dragoni, una specialità di cavalleria pesante più economica 140, ma armati di lancia141. Una cavalleria di questo tipo, ritenuta eccellente dal Pieri142, poteva senza dubbio ottenere ottimi risultati in campo aperto ma, per quanto riguarda i compiti propri dei cavalleggeri, era poco versatile. La cavalleria austriaca, invece, era l’antesignana del concetto di cavalleria leggera di età moderna, famosissimi erano infatti i suoi ulani ed ussari ungheresi, copiati in tutti gli eserciti europei 143 fuorché quello piemontese del primo risorgimento. La fanteria di linea ebbe problemi di natura gestionale. Le compagnie erano troppo grosse rispetto a quelle austriache, quattro compagnie di 200 uomini ciascuna rispetto alle sei compagnie austriache di 175 uomini ognuna. Per la campagna del 1849 il ministro della Guerra Alfonso Ferrero La Marmora (1804-1878) decise di ridurre le compagnie da 200 a 150 uomini sempre divisi, però, in quattro compagnie. E degli 840 uomini tolti da un reggimento di linea, che farne? Il ministro desiderava creare nuovi battaglioni ritenuti più agili ma ciò trovo la ferma opposizione del Bava che non riteneva fosse il modo né il momento di operare una tale grande riforma. Alla fine i meno idonei finirono per essere assegnati ai battaglioni di riserva 144. Un altro problema fu quello delle riserve. In aprile del 1848 erano state chiamate, infatti, le tre classi 1817-18-19 che erano andate a costituire, insieme alle reclute lombarde, la 2ª divisione di riserva e, inoltre, la sola classe 1819 avrebbe anche rinfoltito i ranghi della linea. Le classi “anziane”, cioè quelle dal 1812 al 1817, e quelle giovani del 1825-26-27 avrebbero costituito insieme i 38 battaglioni di riserva145. Il Pinelli, uomo immerso nel mondo militare di quegli anni, sostiene che la promozione per merito introdotta dal Broglia fosse molto mal vista. Il personale dei battaglioni di deposito che, improvvisamente, venne posto in servizio attivo allo scoppio della guerra, era composto, asserisce sempre il Pinelli, da uomini anziani che non avevano mai partecipato ad una guerra in vita loro146.
140
Ivi, p. 51. N. Brancaccio, op. cit., p. 286. 142 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 173. 143 A. Barbero, op. cit., p. 51. 144 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 271-272. 145 Ivi, p. 268. 146 F. A. Pinelli, Alcuni cenni op. cit., p. 19. 141
28
Nell’inverno del 1848, il nuovo ministro La Marmora decise di congedare tre delle classi più anziane, 1812-13-14, chiamando invece i più giovani del 1828 e del ’29. Il primo battaglione di riserva avrebbe dunque avuto riservisti del ’19-’20 mentre il secondo battaglione di riserva quelli dal 1815 al 1818 più le aliquote di seconda categoria del 1825-26-27. Il La Marmora intese, dunque, estromettere i più anziani, gli ammogliati, e introdurre invece i più giovani. Nel 1849 le due classi 1820-21 sarebbero state congedate e sostituite con quelle del ’28 e del ’29: il vero problema, però, consisteva nel fatto che i più “anziani” avevano combattuto e fatto esperienza nella precedente campagna e ora venivano sostituiti con riservisti che mai avevano visto una guerra in vita loro. Il problema, dunque, era sì alla radice, sin dalle scelte operate nel ’48, ma così operando il La Marmora non faceva altro che ripeterle 147. E lo Stato Maggiore Generale? Teoricamente avrebbe dovuto essere formato da uomini capaci e con molti anni di studio alle spalle148 ma in realtà ricevette parecchie critiche sia da osservatori contemporanei come il Pinelli e sia dal giudizio storico moderno del Pieri. Come accennato nel paragrafo precedente (1.4), compito dello Stato Maggiore Generale era quello di stilare un’accorta analisi topografica del territorio su cui si sarebbero svolte le operazioni belliche, soprattutto per velocizzare i movimenti e per migliorare il trasporto dei rifornimenti149, fondamentali per quella che diverrà una guerra di logoramento. Nelle guerre di Ancien régime un esercito avrebbe potuto percorrere in media dai 10 ai 15 km circa al giorno, rallentati com’erano dalla lunga linea di rifornimenti che si doveva gestire essendo privi di buone strade150. In età napoleonica, invece, un corpo d’armata, invenzione del genio di Napoleone, avrebbe potuto percorrere circa il doppio dei chilometri, ben 30 151! È certo che il pétit caporal aspirava ad una facile vittoria e il più celermente possibile. L’esercito principale di Carlo Alberto, invece, si comportò in ben altro modo. Innanzitutto partì da Pavia il 29 marzo, dopo aver varcato il Ticino, e il 4 aprile pervenne a Cremona dove si tenne un consiglio di guerra in cui il De Sonnaz avrebbe voluto varcare il Po e raggiungere il Veneto per aiutare le truppe pontificie. Si decise per altra sorte. Il giorno dopo si ripartì alla volta dell’Oglio ed il 9 si giunse a Goito dove avvenne la prima schermaglia con gli imperiali. L’11 aprile i piemontesi occuparono Valeggio sul Mincio 152. Facendo un calcolo approssimativo si può dedurre che, in base alla distanza che intercorre fra Pavia e Valeggio 147
P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 268; 270. L. Mondini (a cura di), op. cit., p. 37. 149 A. Barbero, op. cit., p. 67. 150 Ivi, p. 53. 151 Ivi, p. 68. 152 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 201-204. 148
29
sul Mincio, seguendo ovviamente l’itinerario carloalbertino, ci sia una distanza circa di 171 km e, considerando, inoltre, che l’arco di tempo impiegato sia di 14 giorni, il chilometraggio medio impiegato dall’esercito piemontese in un giorno sia di circa 12 km, dunque ben lontano dai 30 km di un Napoleone. Lo Stato Maggiore Generale piemontese, asserisce il Pieri, iniziò la campagna senza carte topografiche, senza piani strategici e tattici e soprattutto in una situazione logistica spaventosa 153 . C’è da dire, inoltre, che a capo dello Stato Maggiore v’era un uomo che ben poco sapeva di scienza militare, un uomo più cortigiano che soldato, il conte Carlo Canera di Salasco (1796-1866)154. Altro problema è l’aver concesso a Radetzky l’indisturbato allontanamento da Milano, senza che nessuno lo inseguisse, e l’aver permesso la raccolta delle truppe in Lombardia da poter ammassare al Quadrilatero. Una volta giunti al Mincio, il re decise di assediare Peschiera del Garda. Tutto il mese di aprile fu incentrato sull’assedio della fortezza 155 . Il periodo napoleonico, invece, aveva proprio dimostrato che l’assedio di fortificazioni era cosa ormai superata e soprattutto dispendiosa di risorse e di tempo. In effetti, già in antico regime personalità come il visconte Henri de La Tour d’Auvergne de Turenne (1611-1675) ed il duca di Marlborough John Churchill (1650-1722) sostenevano che, dopo una rapida vittoria in campo aperto, le fortezze si sarebbero arrese da sé; ma in ogni caso lungo tutto il ‘700 la guerra continuò ad essere caratterizzata da lunghi ed onerosi assedi156. Le guerre napoleoniche, invece, come già si è accennato precedentemente, dimostrarono definitivamente che il lasciare il grosso delle unità rinchiuse nei forti fosse solo pericoloso in quanto lasciava l’iniziativa all’assediante. La ricetta era: affrontarsi in campo aperto. Così, stando alle parole di Barbero, «le misure difensive per mettere una città in grado di resistere a un assedio rimasero l’ultima risorsa di chi era già stato battuto sul campo» 157. Chiarite queste premesse, il canuto maresciallo austriaco aveva implicitamente comunicato ai piemontesi di aver perso, si era rintanato a Verona da dove attendeva i rinforzi dalla madrepatria e che, questi ultimi, potevano raggiungerlo soltanto dal Trentino, giacché il Veneto era insorto. Compito dei piemontesi era quello di impedire i collegamenti con la valle dell’Adige e cercare di mantenere il controllo dell’area veneta in mano ai papali ed agli insorti impedendo, così, l’arrivo dei rinforzi dall’Isonzo 158 . Per fare ciò, i piemontesi attaccarono le colline di Pastrengo il 30 aprile, ma il raggiungimento delle località fu tutto 153
Ivi, p. 206. Cfr. CANERA di Salasco, Carlo Felice cfr. Fanteria p. 53. 155 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 204. 156 A. Barbero, op. cit., pp. 53-54. 157 Ivi, p. 68. 158 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 204.
154
30
fuorché semplice. L’inettitudine dello Stato Maggiore, infatti, si era dimostrata palese ancora una volta: la conformazione territoriale non era stata studiata e dunque il fianco destro, in cui si trovava la Brigata Savoia, ed il centro, in cui vi trovavano la Brigata Cuneo con il re e Vittorio Emanuele, avanzarono lentamente bersagliate dal fuoco nemico159. L’esito restò comunque favorevole ai piemontesi ma, a causa della decisione di Carlo Alberto di non proseguire, celebre la frase «Pour aujourd’hui il y en a assez»160, il lato sinistro dell’Adige restò nelle mani austriache 161 . Altra mancanza dello Stato Maggiore fu quello di non provvedere ad un adeguato servizio di ambulanze da campo, privazione che venne tristemente notata dopo e durante la battaglia di Santa Lucia del 6 maggio162. L’agognata battaglia che poteva essere decisiva fu senza ombra di dubbio quella di Goito del 30 maggio, stesso giorno in cui cadde Peschiera, ma i piemontesi non riuscirono a sfruttarla, come già era accaduto a Pastrengo un mese prima, permettendo agli austriaci di ritirarsi verso Verona163. Durante le due campagne si rilevarono alcuni casi di insubordinazione, anche gravi. Primo fu quello del maggior generale Antonino Faà di Bruno 164 che, durante i fatti di Custoza, decise deliberatamente di abbandonare Valeggio sul Mincio e il suo prezioso ponte, importantissimo per il mantenimento dei contatti con il quartier generale piemontese a Villafranca. Il Bava, accortosi dell’accaduto, ordinò nuovamente al Faà di ritornare a Valeggio; questi lo fece ma riabbandonò nuovamente le posizioni a causa della vista del nemico165 . Altro caso di disobbedienza fu quello di Hector de Sonnaz il quale, dopo la precipitosa ritirata da Custoza, aveva avuto ordine dal re di portarsi a Volta e, solo se in caso di pericolo, raggiungere Goito dove si stava dirigendo frattanto il I corpo del Bava: il De Sonnaz decise di marciare direttamente su Goito ignorando deliberatamente gli ordini del sovrano facendo in modo che gli imperiali occupassero il paese strategico166. Ma due furono i casi “esemplari” di insubordinazione avvenuti dopo la sconfitta a Custoza: il maggior generale Garretti di Ferrere e il Sommariva d’Aix167. Mentre l’ennesimo consiglio di guerra stava valutando se attestarsi o meno sull’Oglio, i due suddetti generali decisero in piena 159
Ivi, p. 210. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 316. 161 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 212. 162 Ivi, p. 216. 163 Ivi, pp. 222-224. 164 Cfr. FAÀ di Bruno, Antonino cfr. Fanteria p. 72. 165 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 240. 166 Ivi, p. 245. 167 Cfr. GARRETTI di Ferrere, Vittorio Romauldo e SEYSSEL d’Aix e Sommariva Bosco, Claudio in Fanteria pp. 81; 118. 31
160
autonomia di marciare verso il fiume e di attestarvisi. Il 28 luglio, tuttavia, anche il resto dell’Armata raggiunse l’Oglio. Ora, la disobbedienza del di Ferrere si fermò qua; il Sommariva, invece, fu recidivo. Il Bava, infatti, aveva dato disposizione di attestarsi lungo l’Adda e di marciare, poi, verso Lodi. Il Sommariva avrebbe avuto il compito di coprire la ritirata piemontese difendendo Crotta d’Adda ed il suo preziosissimo ponte. Il maggior generale, sostenendo che non sarebbe riuscito a difendere la posizione in caso di attacco nemico, decise di nuovo, in modo del tutto arbitrario, di lasciare Crotta d’Adda senza distruggerne il ponte e anzi di dirigersi verso Piacenza. A questa notizia, il Bava, si infuriò, ma non poté fare niente per impedirlo168. Infine nella campagna del ’49, il generale Ramorino che abbandonò le sue posizioni per difendere Alessandria, ritenuta erroneamente nel mirino austriaco. Per questa disobbedienza – avrebbe infatti dovuto portarsi a Mortara in caso di pericolo – egli venne fucilato per ordine della corte marziale al termine della guerra169.
168 169
P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 250; 255-256. Ivi, pp. 287-290. 32
II.
Dizionario dell’ufficialità dell’esercito piemontese negli anni di regno di Carlo Alberto (1831-1849)
In questo secondo capitolo si intende presentare biograficamente alcuni ufficiali – contrassegnati in verde nelle tabelle connesse – facenti parte gli Stati Maggiori reggimentali della fanteria e della cavalleria dal 1831 sino al 1849 utilizzando come fonte i Calendari pe’ regii Stati. Molti ufficiali della nobiltà e della borghesia che si trovano all’interno delle tabelle, ma che non sono contrassegnati in verde, non sono stati analizzati in quanto le informazioni bibliografiche su questi sono scarse o addirittura assenti. Il lavoro tende ad analizzare non solo i loro incarichi militari e, se presenti, quelli relativi alla Corte, ma anche informazioni di tipo caratteriale ed attitudinale, laddove se ne siano trovate. Ci si soffermerà brevemente, inoltre, sulle parentele illustri e sulla discendenza. Si premette, inoltre, che per quanto riguarda le date delle promozioni, laddove non sia specificato, ci si è attenuti ai Calendari pe’ regii Stati. Di seguito una tabella con i comandanti di corpo d’armata e di divisioni nel corso delle campagne del 1848 e 1849.
33
ARMATA
Generale
Sostituzioni
Sostituzioni
I corpo d’armata
Eusebio Bava
1ª divisione
Jean-Frédéric Milliet
Claudio Seyssel d’Aix e
Ardingo Trotti
d’Arvillars
Sommariva Bosco
2ª divisione
Vittorio Garretti di Ferrere
Michele Antonio Bes
II corpo d’armata
Hector Gerbais de Sonnaz d’Haberès
3ª divisione
Giovanni Battista Federici
Ferdinando di SavoiaGenova
4ª divisione
Mario Broglia di Casalborgone
Riserve 1ª divisione di
Vittorio Emanuele di
riserva
Savoia
2ª divisione di
Bonifacio Visconti
riserva
d’Ornavasso
Tabella 2: Il comando della Regia Armata nella campagna del 1848.
ARMATA
Generale
General maggiore 1ª divisione 2ª divisione 3ª divisione 4ª divisione 5ª divisione “lombarda” 6ª divisione 1ª divisione di riserva
Wojciech Chrzanowski Giovanni Durando Michele Antonio Bes Ettore Perrone di San Martino Ferdinando di Savoia-Genova Gerolamo Ramorino Alfonso Ferrero La Marmora Vittorio Emanuele di Savoia
Tabella 3: Il comando della Regia Armata nella campagna del 1849.
Di seguito l’alta ufficialità, in ordine alfabetico, dapprima della fanteria (2.1) e successivamente della cavalleria (2.2).
34
Premessa alla consultazione Per quanto riguarda le date delle promozioni, laddove non specificato, ci si è attenuti ai Calendari pe’ regii Stati
2.1 La fanteria170
BAVA Eusebio Giovanni Battista, barone (Vercelli, 6 agosto 1790 – Torino, 30 aprile 1854) Si sposò con Maria Maddalena Viglione dalla quale ebbe quattro figli. Iniziò la carriera delle armi studiando all’Accademia Militare di Saint Cyr dal 1802 al 1806 dopodiché iniziò il servizio effettivo. Entrò dapprima nel 21e régiment d’infanterie légère per essere successivamente inquadrato nel 31e légère sino ad essere promosso capitano171. Dopo l’esilio all’Elba dell’imperatore, tornò alla corte di Vittorio Emanuele I il quale lo inquadrò nei Cacciatori piemontesi172 partecipando alla campagna di Grenoble del 1815. Continuò, dunque, la sua carriera nella fanteria leggera piemontese prima nei Cacciatori di Nizza (1819) e poi nei Cacciatori di Savoia (1820) dove venne promosso maggiore effettivo 173 . Non aderì ai moti del ‘21 e pertanto fu trattato benevolentemente da Carlo Felice 174 , il quale lo assegnò, sempre come maggiore, dapprima nel 3° battaglione provvisorio di linea e poi nella Brigata Savona sempre nel 1821. Fu tenente colonnello nella Brigata Casale dal 1825175. Colonnello del 1° reggimento della Brigata Piemonte, nel 1833 venne promosso maggior generale della medesima brigata sino al 1836. Nel 1840 ottenne la
170
N. b. Dal 1839 si operò la riforma che cambiò la numerazione dei reggimenti (dal 1° a 18° e non più 1° e 2° per ogni brigata). 171 V. Ilari, (et alii), op. cit., p. 59; sul 31e légère francese e sulla riconversione nei Cacciatori piemontesi cfr. N. Brancaccio, op. cit., pp. 67-68. 172 Sui cacciatori piemontesi e su tutto il corpo di fanteria leggera piemontese dal 1814 sino alla riforma cfr. N. Brancaccio, op. cit., pp. 67-77. 173 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 59. 174 Piero Pieri, Eusebio Bava, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 7, Roma, Treccani, 1970, ad vocem. 175 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 59. 35
promozione a tenente generale176 e il comando della divisione di Torino177. Nel 1847 fu nominato governatore della divisione di Alessandria178. Il 3 aprile 1848 fu nominato senatore. Nella campagna del 1848 gli fu affidato il comando del I corpo d’armata. Si distinse per abilità a Pastrengo e vinse a Goito il 30 maggio contro gli austriaci di Radetzky. Nonostante queste vittorie, fu accusato spesso di non averle sfruttate e trovò l’ostilità del ministro di Guerra e Marina Antonio Franzini (1788-1860) che era anche luogotenente generale dell’esercito179. Il 7 giugno venne promosso generale d’armata180. Durante la battaglia di Custoza (23-25 luglio) il Bava ottenne una vittoria a Staffalo e, ignaro della ritirata del De Sonnaz 181 oltre il Mincio, pianificò un attacco per il giorno seguente. L’indomani, una volta informato che il suo collega si trovava oltre Valeggio sul Mincio, avrebbe dovuto attaccare con una manovra a tenaglia gli austriaci che difendevano il paese: egli avrebbe attaccato dal lato destro di Valeggio con la brigata Aosta e un battaglione delle Guardie, il De Sonnaz invece, una volta attraversato il fiume, avrebbe dovuto avanzare dal lato sinistro. A causa di ritardi nel disporre i comandi, De Sonnaz non si mosse e Bava dovette interrompere l’attacco182. A seguito della sconfitta di Custoza, portò tutto l’esercito a Goito dove, dopo un consiglio di guerra, si organizzò un attacco su Volta Mantovana condotto dal De Sonnaz e dal Broglia183 il quale, purtroppo, fallì. Iniziò dunque la ritirata verso l’Oglio e poi verso l’Adda e i contrasti interni all’esercito piemontese aumentarono: Carlo Alberto pose il Bava in una posizione gerarchica superiore, ma incerta, rispetto al De Sonnaz sebbene fosse una decisione del tutto arbitraria e i contrasti fra lo stesso sovrano e il Bava fossero divenuti
176
P. Pieri, Eusebio Bava op. cit.; sulle date precise di promozione: colonnello della Brigata Piemonte nel 1830, colonnello nel 1° Piemonte nel 1832 e maggior generale nel medesimo anno. Tenente generale nel 1838. Cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 59. Da ora in poi, per quanto riguarda le promozioni effettive se non reperite dal Manno o dal de Foras, mi riferirò all’Ilari (et alii) come dizionario dell’Armata sarda. 177 Calendario pe’ regii Stati compilato con autorità e con privilegio di S.S.R.M., Stamperia sociale degli artisti tipografi, Torino, 1841, p. 282. 178 Ivi, 1848, p. 330. 179 P. Pieri, Eusebio Bava op. cit.; un chiaro esempio della discordia fra i due fu il piano che precedette quella che diverrà la battaglia di Santa Lucia: il Bava intendeva operare un’azione dimostrativa sotto le mura di Verona e, nel caso il maresciallo fosse uscito, avrebbe dato battaglia. Il Franzini, invece, modificò il piano che era stato presentato al re dal Bava ed escluse categoricamente l’opzione della battaglia. La battaglia ci sarà ma senza una giusta istruzione ai generali in quanto il piano venne, appunto, modificato all’ultimo senza dare tempo al Bava di informare adeguatamente i comandanti. Cfr. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 213. Su Antonio Franzini cfr. Nicola Labanca, Antonio Maria Franzini in Dizionario biografico degli italiani, vol. 50, Roma, Treccani, 1998, ad vocem. 180 P. Pieri, Storia militare op. cit., p. 227. 181 Cfr. GERBAIS de Sonnaz, d’Haberès, Hector in Fanteria p. 83. 182 P. Pieri, Storia militare op. cit., pp. 242-244. 183 Cfr. BROGLIA di Casalborgone, Mario in Fanteria p. 47. 36
ormai palesi. I generali Sommariva e Ferrere184, inoltre, disobbedirono apertamente al Bava dirigendosi entrambi verso l’Oglio e poi, soltanto il Sommariva, decise autonomamente di abbandonare Crotta d’Adda per marciare verso Piacenza sebbene gli fosse stato prescritto dallo stesso Bava di mantenere la posizione e poi di ritirarsi su Lodi con il resto dell’esercito185. Ferdinando Augusto Pinelli (1810-1865) lo considera come un comandante abile definendolo «freddo ed imperturbabile nel pericolo» ma anche «troppo sistematico e prudente»186: ovviamente il Pinelli espone proprie idee anche subordinate a sue simpatie personali. Il Pieri, invece, dandone un giudizio il più oggettivo possibile, giunge a definire il Bava come «il miglior generale comandante d’esercito che il Piemonte abbia avuto nel Risorgimento italiano»187. Egli era, tuttavia, inviso alla corte poiché ritenuto un parvenu, in quanto figlio di un orefice, avendo ricevuto la titolatura di barone con regie patenti nel 1844188. A causa della sconfitta dei piemontesi la stampa lo accusò di cattiva gestione e, per protesta e a sua difesa, scrisse una Relazione delle operazioni militari dirette dal generale Bava in cui attribuiva al re ogni responsabilità. Bava venne nominato il 22 ottobre generale in capo dell’esercito sottostando, di contro, al generale maggiore189, il polacco Wojciech Chrzanowski (1793-1861), fortemente voluto a ricoprire tale posizione dal sovrano. Il Bava, intanto, si scontrò per questioni di carattere organizzativo dell’esercito con il nuovo ministro della Guerra Alfonso La Marmora (1804-1878) ponendosi definitivamente inviso sia al re, per la pubblicazione della Relazione, sia al Governo. Lo stesso conte Camillo Benso di Cavour attaccò in Parlamento il Bava per la durezza nei confronti del sovrano. Quando si deciderà per la ripresa delle ostilità, il Bava venne definitivamente estromesso dal ruolo attivo che finora deteneva affidandolo, invece, il fedele Chrzanowski190. Quando il parlamento, guidato dai democratici e fortemente provocato dal re, deliberò per la ripresa delle ostilità, Bava fu nominato ispettore generale dell’esercito il 15 febbraio 1849 estromettendolo da ogni funzione militare operativa. Vincenzo Gioberti (1801-1852), allora capo del Governo, gli inviò una lettera in cui lo accusava di aver diminuito il morale Cfr. GARRETTI di Ferrere, Vittorio Romualdo e SEYSSEL d’Aix e Sommariva Bosco, Claudio e in Fanteria pp. 81; 118. 185 P. Pieri, Storia militare op. cit., pp. 248-256 186 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit. vol. III, p. 205. 187 P. Pieri, Storia militare op. cit., p. 278 nota 1. 188 Ibidem; per la concessione del titolo si veda P. Pieri, Eusebio Bava op. cit. 189 N. Brancaccio, op. cit., p. 234. 190 P. Pieri, Storia militare op. cit., pp. 272-277. 37 184
dell’esercito a causa della sua Relazione, informazione che il Bava, rispondendogli, ritenne errata e anzi contraria191. Dopo la disfatta di Novara e l’abdicazione di Carlo Alberto, il duca di Savoia Vittorio Emanuele, divenuto ormai re, lo volle nel ministero della Guerra per alleggerire le spese belliche fra cui sciogliere i reparti stranieri (lombardi, modenesi, ecc…) ed accorpare i bersaglieri nei reparti di linea ma, a causa di contrasti con altri organi militari fra cui Alfonso e Alessandro La Marmora, dovette rassegnare le dimissioni il 14 ottobre e fu sostituito proprio dall’ex ministro Alfonso La Marmora192. Fu cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia nel 1815, Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1844 e Gran croce dell'Ordine di S. Giuseppe per il Granducato di Toscana193.
BERTOLÉ-VIALE Felice, nobile e cavaliere (Crescentino, 15 aprile 1780 – Asti, 3 febbraio 1849) Fu il figlio di Francesco (1738-1806) e si sposò con Marietta Bertolé e dal matrimonio ebbe tre figli che fecero carriera nell’esercito e tra cui Ettore Giuseppe Carlo (1829-1892) che fu anche ministro di Guerra e Marina nel 1867 e a più riprese nel 1869, nel 1887 e nel 1891. Felice Bertolé-Viale si arruolò volontario nel 1795 nell’esercito di Vittorio Amedeo III per fronteggiare la repubblica francese e tre anni dopo fu integrato nella Guardia del Corpo194. Dal 1799 al 1800 fu integrato nell’esercito francese ma dopo l’esilio di re Carlo Emanuele IV lasciò il Piemonte seguendo la famiglia reale dapprima a Roma e poi a Napoli 195. Nel 1815, con la restaurazione dei Savoia e dell’esercito, fu nominato tenente nel reggimento provinciale di Vercelli, tenente carabiniere nei Cacciatori di Nizza, capitano nella Legione Reale leggera nel 1817 e nel 1822 capitano d’ordinanza nella Brigata Pinerolo. Nel 1826 fu capitano granatiere e nel 1829 fu maggiore della Brigata Piemonte196. Nel 1831 avanzò di grado divenendo tenente colonnello del 2° reggimento della suddetta Brigata.
191
Ivi, p. 277. P. Pieri, Eusebio Bava op. cit.; Carlo Pischedda, Esercito e società in Piemonte (1848-1859), CuneoVercelli, Società per gli studi storici della provincia di Cuneo e Società storica Vercellese, 1998, pp. 20-23 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/4decf9fbb0a26e69c1257 06900318665?OpenDocument>. 193 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/4decf9fbb0a26e69c12 5706900318665?OpenDocument>. 194 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 520. 195 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 74. 196 Ibidem. 38 192
Nel 1835 fu promosso colonnello del 2° reggimento della Brigata Savona 197. Nel 1839 abbandonò tale carica per divenire maggior generale della divisione di Asti. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro dal 1830. 198
BES Michele Antonio (Oulx, 28 febbraio 1794 – Oulx, 5 marzo 1853) Di famiglia borghese, iniziò giovanissimo la carriera militare dapprima al servizio dell’impero napoleonico nella Guardia d’onore a cavallo e, a seguito del ritorno di Vittorio Emanuele I, come sottoufficiale nel reggimento provinciale di Susa. Venne successivamente inquadrato nella Brigata Monferrato quale tenente granatiere provinciale fino alla promozione a capitano nel 1819. Nel 1822, in qualità di capitano d’ordinanza, fu nella Brigata Pinerolo fino ad essere maggiore nei Cacciatori di Savoia nel 1831 199. Nel 1832 fu maggiore nel 1° reggimento della Brigata Pinerolo200 finché non venne promosso tenente colonnello, nel 1834, nel 1° della Brigata Casale. Nel 1838 fu colonnello del 2° reggimento della suddetta brigata. Dal 1847 fu maggior generale della Brigata Piemonte 201. Allo scoppio della guerra contro l’Austria, il Bes ebbe il compito di varcare per primo, insieme al Trotti202 da sud, il Ticino con 3000 fanti, 600 cavalieri e 8 cannoni alla volta di Magenta203 del 4° e 14° fanteria e del Piemonte Reale: all’una del pomeriggio del 26 marzo Bes entrava a Milano204. Il 31 marzo insieme a circa 8000 uomini fra regolari e volontari giunse a Brescia205. Il 29 aprile attaccò le posizioni imperiali a Colà e Pacengo dove, con la Brigata Piemonte e alcuni pezzi di artiglieria, dopo due ore riuscì a cacciare gli austriaci e a catturarne 30. I piemontesi persero 29 uomini fra morti e feriti mentre il nemico 53206. Nella successiva battaglia di Pastrengo del 30 aprile, il Bes fu uno dei primi a mettersi in marcia verso le postazioni nemiche con i cacciatori della Brigata Piemonte riuscendo a mettere in
197
A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 520 è riportata la Brigata Savoia ma nei Calendari generali è la Brigata Savona: io mi sono attenuto a questi ultimi. 198 Ibidem. 199 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 76. 200 Da precisare che nel dizionario biografico dell’Armata sarda è inserita la data effettiva di maggiore in Pinerolo, cioè nel dicembre 1831. 201 Vengono riportate le date effettive di promozione: colonnello (2 agosto 1837) e maggior generale (12 maggio 1846). Cfr. AA.VV, 150 personaggi del Risorgimento italiano in provincia di Torino, Torino, Daniela Piazza Editore e Provincia di Torino, 2011, p. 73. 202 Cfr. TROTTI, Ardingo in Fanteria p. 122. 203 P. Pieri, Storia militare op. cit., p. 200. 204 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 223. 205 Ivi, p. 238. 206 Ivi, p. 308. 39
fuga i difensori207. Si occupò, poi, di mantenere l’assedio di Peschiera insieme a Giovanni Battista Federici208 come capo della 1ª divisione del II corpo d’armata209. Il 5 giugno 1848 a seguito della sua condotta delle truppe nei pressi del monte Cavajon il 29 maggio, gli venne concessa la medaglia d’oro210. A seguito della sconfitta a Custoza (23-25 luglio), il re convocò un consiglio di guerra per la richiesta di una tregua, cui parteciparono il Bes, Giuseppe Rossi comandante dell’artiglieria e Alfonso La Marmora. Secondo il Pinelli soltanto il Rossi si oppose alla richiesta. I tre, tuttavia, vennero mandati a parlamentare con Radetzky211. Dopo l’armistizio Salasco, in autunno il Bes venne nominato generale della 2ª divisione in sostituzione del Ferrere212. Durante la campagna del 1849 ebbe l’ottima idea di cercare di capire cosa stesse accadendo alla Cava ove il divisionario Gerolamo Ramorino (1792-1849) era in seria difficoltà. Una volta informato Chrzanowski della ritirata della divisione lombarda del Ramorino oltre il Po per proteggere Alessandria, ricevette l’ordine dall’Alto Comando di attestarsi a Vigevano dove sarebbe stato rinforzato dalla 3ª divisione di Ettore Perrone di San Martino e dalla 4ª del duca di Genova. Giuntovi alle 8 del mattino, pose in posizione avanzata, alla Sforzesca, il 17° e il 23° quest’ultimo guidato dal Cialdini213. Gli austriaci, una volta superata Garlasco, si diressero verso la Sforzesca dove trovarono la resistenza delle unità di Bes il quale riuscì a mantenere il campo. Tuttavia per gli imperiali questa sconfitta tattica fu una vittoria strategica, infatti riuscirono a coprire parte del loro esercito che si stava dirigendo verso Mortara214. Con la perdita di Mortara, le divisioni dovettero ritirarsi verso Novara e al Bes fu affidata la posizione centrale dello schieramento con la sua 2ª divisione. Nel corso della battaglia, quando la 3ª mise in fuga il II corpo austriaco verso Olengo, Chrzanowski ordinò, dopo circa un’ora di ritardo, alla 2ª di contrattaccare ma, una volta messo in moto l’esercito centrale, il Bes venne fermato da Alessandro La Marmora il quale, impressionato dallo scompiglio dei difensori di Mortara, finse di portare un contrordine dello stesso polacco che gli ordinava di
207
Ivi, pp. 312-313. Cfr. FEDERICI Giovanni Battista in Fanteria p. 77. 209 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 359. 210 <https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/bes-michele-antonio>. 211 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 622. 212 Ivi, p. 782; P. Pieri, Storia militare op. cit., p. 266. 213 Cfr. CIALDINI, Enrico in Fanteria p. 58. 214 P. Pieri, Storia militare op. cit., pp. 290-294. 208
40
retrocedere: in realtà l’ordine era solo del La Marmora. Benché sospettoso, il Bes obbedì e si ritirò215. Con la conclusione della guerra, ottenne la divisione militare di Cuneo. Partecipò alla vita politica facendosi eleggere alla Camera dei deputati nella 3ª e 4ª legislatura nel collegio di Susa216. Il giudizio che Vincenzo Bortolotti fa del Bes è piuttosto positivo, afferma, infatti, che «egli era uno dei pochi generali piemontesi, che giunse nel 1849 a comandare una divisione, senza appartenere a quella classe privilegiata che, spesse volte, al vero merito antepone il blasone»217. Fu deputato per la circoscrizione di Susa per la III e IV legislatura 218.
BIANCHIS di Pomaretto, Luigi Giuseppe, nobile e cavaliere (Pinerolo, 27 maggio 1806 – Chieri, 30 ottobre 1877) Il padre, il conte Giovanni Luigi (1760-1836), aveva combattuto i francesi e aveva partecipato alla campagna di Grenoble (1815) contro gli ultimi soldati dell’impero napoleonico rimasti a difendere la regione219. Il cavaliere Luigi Giuseppe entrò nell’Accademia militare di Torino nel 1817 e ne uscì nel 1826 divenendo sottotenente nella Brigata Aosta220. Nella campagna del 1848 fu capitano del 6° reggimento della Brigata Aosta. A Santa Lucia (6 maggio) venne decorato con la medaglia d’argento 221. Nella campagna del 1849 ricevette la promozione a maggiore del 13° fanteria della Brigata Pinerolo dove ottenne, a Novara (22-23 marzo) la stessa onorificenza che ricevette a Santa Lucia222. Nel 1853 fu tenente colonnello e nel 1856 colonnello del 15° che guidò nella battaglia di Palestro (30-31 maggio 1859) 223 . A seguito dell’insurrezione generale nel granducato di Toscana e nei ducati di Modena e Parma che formarono una Lega di stati dell’Italia centrale per potersi unire al regno di Sardegna, Giuseppe Garibaldi fu chiamato a comandare le
215
Ivi, pp. 306-308. 150 personaggi op. cit., p. 73. 217 Vincenzo Bortolotti, Storia dell’esercito sardo e de’ suoi alleati nelle campagne di guerra 1848-1849, Torino, tipografia F.lli Pozzo, 1889, p. 37. 218 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 76. 219 A. Manno, ivi, p. 278. 220 Ibidem. 221 150 personaggi op. cit., p. 75. 222 Ibidem. 223 Ibidem. 41 216
divisioni toscane e pertanto il Pomaretto fu nominato maggior generale e lo sostituì nel comando dei cacciatori delle Alpi sino al 1861224. All’inizio delle insurrezioni nel sud Italia a seguito dell’unificazione, il Pomaretto si trovò in qualità di tenente generale225 negli alti comandi delle divisioni ivi stanziate insieme ad altri generali dell’esercito piemontese226. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia227.
BIANCO di San Secondo, Cesare Luigi, conte (Torino, S. Teresa, 21 giugno 1794 – Torino, 27 dicembre 1848) Appartenne ad una famiglia nobile del torinese, suo nonno, Gaspare Luigi (1728-1785) servì come ufficiale nei reggimenti provinciali di Aosta e Ivrea e fu maggiordomo onorario del re (1782)228. Il conte Cesare Luigi fu Guardia d’Onore dell’imperatore francese, sottotenente sovrannumerario della Brigata Piemonte nel 1814, fino a divenirne capitano d’ordinanza nel 1819. Fu maggiore del 1° reggimento della Brigata Casale dal 1832 229 sino al 1835 finché ottenne la promozione a tenente colonnello del 1° reggimento della Brigata Savona. Dal 1839 fu colonnello del 1° reggimento della Brigata Acqui sino al 1842. Nel 1838 fu colonnello comandante di Asti230. Fu gentiluomo di bocca231. Di lui non abbiamo altre notizie, probabilmente si ritirò dall’esercito. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 232.
Alessandro Marra, Pilade Bronzetti: un bersagliere per l’unità d’Italia, da Mantova a Morrone, Milano, Franco Angeli, 1999, p. 187 e nota 71. 225 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 278. 226 Carmine Pinto, La guerra per il Mezzogiorno: italiani, borbonici e briganti (1860-1870), Roma-Bari, Laterza, 2019, p. 137. 227 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 278. 228 Ivi, p. 281. 229 V. Ilari (et alii) op. cit., p. 79. 230 Ibidem. 231 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 281. 232 Ibidem. 42 224
BISCARETTI di Ruffia, Carlo Giuseppe, conte (Chieri, 22 settembre233 1796 – Torino, 2 giugno 1889) Appartenente ad una famiglia di tradizione militare, si sposò in prime nozze con Malvina del conte Roero di Guarene che morì di parto insieme al figlio nel 1841, e in seconde nozze (1844) con Anoinette Laura Le Tonnelier de Breteuil dalla quale ebbe Roberto 234 (1845-1940) poi senatore del Regno e co-fondatore della FIAT il 1° luglio 1899235. Nel 1814 fu sottotenente nel Reggimento Guardie 236 , luogotenente l’anno successivo e capitano nel 1821. Maggiore nel reggimento Granatieri della Brigata Guardie nel 1832, mantenne tale impiego sino al 1838 quando fu promosso tenente colonnello. Nel 1841 divenne colonnello sino al 1848 quando venne sostituito dal marchese Giulio Cesare Da Passano, in quanto promosso a maggior generale il 29 agosto 237. Partecipò alla battaglia di Custoza (23-25 luglio) in cui, in qualità di maggior generale238, venne inviato, per ordine del duca di Savoia, presso il monte Mamaor con il 1° reggimento Guardie e con ciò che restava della 9ª batteria da battaglia (parte di essa era infatti stata mandata a posizionarsi verso Guastalla con un battaglione del 2° Guardie) dove riuscì a far retrocedere gli austriaci e prese parte ai fortunati fatti di Staffalo239. Il Biscaretti, inoltre, con il 1° Guardie e la 9ª batteria portò aiuto a Vittorio Emanuele nella dura resistenza per coprire la ritirata piemontese verso Villafranca240. Prese parte alla campagna del 1849241. Fu tenente generale dal 1852 al 1866 e ispettore generale dell’esercito dal 1857 al 1859 242. Nel 1862 fu aiutante di campo onorario di Sua Maestà il re d’Italia243.
233
Il Bortolotti annota il 27 settembre. Per uniformità, ci si attiene al Manno. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 46 A. Manno, ivi, p. 316. 235 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/58dd99908eb533a441 25646f0058fd51?OpenDocument>. 236 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 316. 237 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/58dd99908eb533a441 25646f0058fd51?OpenDocument>. 238 Il Ruffia aveva sostituito il marchese d’Arvillars nel comando delle Guardie il 29 febbraio 1848. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 46. 239 V. Bortolotti, op. cit., pp. 297; 299; 285. 240 Ivi, p. 303. 241 Ivi, p. 379. 242 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/58dd99908eb533a441 25646f0058fd51?OpenDocument>. 243 Ibidem. 43
234
Venne decorato come Cavaliere dell'Ordine di S. Anna di Russia nel 1846, fu Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia nel 1856, Gran cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1862, Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia nel 1868244.
BOCCHIARDO di San Vitale, Enrico Massimiliano, conte (Pinerolo, 28 febbraio 1805 – Alessandria, 20 agosto 1856) Figlio del conte Antonio Vincenzo (1769-1838), sindaco di Pinerolo 245 , il conte Enrico Massimiliano entrò in Accademia Militare nel 1816 e ne uscì nel 1824 246 . Fu l’ultimo esponente della sua famiglia247. Nel 1829 luogotenente e capitano nel 1834 delle Granatieri Guardie248, durante la campagna del 1848 venne poi promosso con il grado di maggiore del battaglione dei cacciatori del 14° fanteria della Brigata Pinerolo. Nelle operazioni per conquistare la piazzaforte di Verona, a seguito della presa di Peschiera (30 maggio) e della vittoria a Goito (30 maggio), al maggiore Bocchiardo fu affidato un drappello di circa 900 uomini fra cacciatori del 14°, studenti volontari e due pezzi d’artiglieria da 4 libbre per mantenere le posizioni a Spiazzi, villaggio a ridosso dell’Adige, precisamente nella riva sinistra. A quel punto, dal 12 giugno, circa 2500 austriaci confluirono verso le posizioni del maggiore e fra il 17 e il 18 iniziò l’attacco. I piemontesi, tuttavia, resistettero costringendo il nemico a ripiegare verso Ferrara di Monte Baldo ove, però, li attendevano gli studenti che frattanto si erano ivi posizionati e gli imperiali furono nuovamente respinti perdendo, in totale, circa 28 morti e 80 prigionieri mentre i piemontesi soltanto 15249. Verso la seconda metà di luglio gli austriaci ritentarono di scacciare le unità del Bocchiardo con 3500 uomini facendo arretrare i piemontesi a tal punto che furono costretti a ripiegare sino a Rivoli Veronese250. Il 23 marzo partecipò alla battaglia di Novara ove ottenne la medaglia d’argento251. Nel 1851 venne promosso tenente colonnello e poi, nel 1853, colonnello del 13° reggimento della Brigata Pinerolo252.
244
Ibidem. A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 334. 246 Ivi, p. 335. 247 150 personaggi op. cit., p. 87. 248 Ibidem. 249 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 490-492. 250 Ivi, pp. 550-551. 251 <http://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/bocchiardo-di-san-vitalemassimiliano>. 252 Ibidem. 245
44
Ottenne una menzione onorevole dopo la battaglia di Pastrengo (30 aprile 1848), la medaglia d’oro a Rivoli, dove riuscì a respingere 3000 austriaci riuscendo a combinare uomini del suo battaglione e studenti volontari torinesi, e la medaglia d’argento dopo Novara (22-23 marzo 1849)253. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 254.
BON COMPAGNI255 di Mombello, Giovanni Prospero, conte (Chieri, 24 ottobre 1792 – Torino, S. Dalmazzo, 20 maggio 1859) Fu il figlio di Giovanni Filippo (1740-1808) e si sposò con Giuseppina Carolina Escoffier di Lessolo dalla quale ebbe tre figli256. Il conte Giovanni fu lo zio di Carlo Bon Compagni (1804-1880) il quale fu ministro della pubblica istruzione nel primo governo costituzionale di Cesare Balbo (1789-1853) 257 , membro della commissione plenipotenziaria per sottoscrivere la pace con l’Austria nel ’49 e fu il primo a presentare una proposta di legge per l’introduzione del matrimonio civile. Venne nominato senatore del regno d’Italia nel 1871258. Il conte Giovanni fu sottotenente provinciale nel reggimento di Susa nel 1814, tenente granatiere nel 1815 fino a divenire capitano nel 1819. Maggiore nel reggimento Guardie dal 1831, fu promosso a tenente colonnello nel 1837259. Fu maggior generale260 e ispettore delle Leve nella divisione di Torino261. Fu commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro dal 1855 262.
BORBÓN Y BRAGANZA (DE) Fernando, infante di Spagna (San Lorenzo de El Escorial, 19 ottobre 1824 – Brunsee, 1° gennaio 1861) Fu il terzogenito di Don Carlos Isidro di Borbone-Spagna e fratello di Don Carlos VI e Juan III.
253
150 personaggi op. cit., p. 87. A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 335. 255 Talvolta anche Buoncompagni Cfr. F. A. Pinelli, op. cit., cap. II, p. 167. 256 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 358. 257 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, cap. II, p. 167; A. Manno, vol. A-B, p. 358. 258 Ibidem. 259 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 87; da precisare che l’autore indica quale data effettiva di promozione a tenente colonnello il 1836. 260 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 358. 261 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 87. 262 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 358. 45 254
Nel 1834 venne privato del suo diritto al trono spagnolo con un decreto Reale di Maria Cristina delle Due Sicilie, consorte di Fernando VII e regina reggente, approvato dalle Cortes tre anni dopo263. Dal 1846 al 1848 fu colonnello aggregato del 18° reggimento della Brigata Acqui probabilmente in quanto Carlo Alberto sosteneva la fazione carlista nella controversia per il trono di Spagna.
BORBÓN Y BRAGANZA (DE) Juan Carlos, infante di Spagna (Aranjuez, 15 maggio 1822 – Brighton, 18 novembre 1887) Era il secondogenito di Don Carlos Isidro di Borbone-Spagna, fratello di re Fernando VII. Formato ed istruito insieme al fratello maggiore, Don Carlos Luis, che sarebbe dovuto diventare re di Spagna, viene descritto come un uomo con un carattere frivolo e propenso al progressismo, spesso propugnando idee rivoluzionarie. Per questo motivo venne combinato il matrimonio con la figlia di Francesco IV di Modena, Maria Beatrice d’Este, una donna rigidamente ancorata ai principi monarchici assolutisti264. Nel 1846, probabilmente per la vicinanza di Carlo Alberto alla fazione carlista rappresentata dal padre di Don Juan, egli venne nominato colonnello in seconda del 2° reggimento della Brigata Savoia sino al 1847. Si celebrò il matrimonio e la coppia andò a vivere a Venezia 265 . Dovettero, tuttavia, abbandonare la città a causa degli sconvolgimenti del 1848 che portarono la cacciata degli austriaci e la proclamazione della Repubblica di San Marco (17 marzo) e, pertanto, raggiunsero Vienna. Il carattere ribelle di lui, però, causò non pochi problemi alla coppia, cosicché mentre la moglie restava a Modena con i loro due figli, Juan Carlos viaggiava per le corti europee conducendo una vita dissoluta. Poiché aveva rifiutato di accompagnare suo fratello, Carlos VI pretendente carlista, in guerra contro la regina Isabel II, quando il fratello fu costretto ad abdicare forzatamente dalle truppe leali alla regina, Juan Carlos colse l’occasione per dichiararsi erede legittimo al trono spagnolo accusando la regina e il suo governo di essere retrogrado e invitando il popolo
263
Carlos Robles do Campo, Los infantes de España bajo la ley sálica, in Anales de la Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía, vol. X, Madrid, s.i.t., 2007, p. 351. 264 S.a., Dinastia carlista – Juan III, in Montejurra, anno I n. 8, 13-20 giugno 1965, Pamplona, 1965, p. 13. 265 Ibidem. 46
spagnolo ad appoggiarlo, ma a causa delle dichiarazioni giudicate troppo liberali dai carlisti, Juan Carlos perse molto consenso266. Il 13 gennaio 1861 la morte colse Carlos VI lasciando, dunque, come unico pretendente Juan Carlos che assunse il nome di Juan III. Poiché si rese conto che non avrebbe avuto nessun appoggio da parte degli spagnoli, cercò di ritornare a corte sottomettendosi alla regina la quale, tuttavia, gli negò di ritornare in patria267. Ormai anziano, rinunciò ai diritti al trono di Spagna nel 1868 i quali passarono al figlio Don Carlos María e quando questi, nel 1874 con il nome di Carlos VII, fu in Spagna per guidare le operazioni della terza guerra carlista, Juan Carlos fece ritorno per l’ultima volta in patria, visitando alcune regioni della penisola e venendo appellato dai soldati del figlio come «el rej viejo». Il corpo venne tumulato a Trieste268.
BROGLIA di Casalborgone, Mario Ruffinotto, conte (Casalborgone, 20 agosto 1796 – Torino, S. Massimo, 29 aprile 1857). Si sposò con Eufrosina Lodi Ceveris di Burolo ed ebbe sette figli fra cui Alessandro (18381891) membro dello Stato Maggiore e medaglia d’argento. Sottotenente nella Brigata Guardie granatieri nel 1814, l’anno seguente prese parte alla campagna della settima coalizione contro Napoleone. Fu capitano sotto commissario di guerra in Sardegna nel 1820, capitano d’ordinanza nel 1826. Fu maggiore dal 1829 sino al 1831 nella Brigata Guardie 269 e fu, poi, promosso tenente colonnello della medesima brigata270. Dal 1837 fu colonnello del 2° reggimento della Brigata La Regina271 e mantenne tale comando sino al 1843 quando fu promosso a maggior generale della Brigata Savoia. Paggio d’onore delle LL. MM., nel 1848 fu primo scudiero di Sua Maestà il re272. A seguito delle dimissioni del marchese Emanuele Pes di Villamarina come Regio segretario di Stato per gli affari di guerra e marina273, il re lo nominò prima come reggente e poi, il 27
266
Ibidem. Ivi, p. 14. 268 Ibidem. 269 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 101. 270 M. Cassetti, Mario Broglia di Casalborgone, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 14, Roma, Treccani, 1972, ad vocem. 271 Nel dizionario biografico dell’Armata sarda è precisato che l’anno di promozione fu il 1836. 272 Calendario pe’ regii Stati, 1848, p. 180. 273 Sull’evoluzione della nomenclatura della Segreteria di guerra Cfr. Nicola Brancaccio, op. cit., p. 230. 47 267
novembre 1847, come Primo Segretario di Stato274. Il periodo nel dicastero della guerra, tuttavia, fu assai breve. Riuscì ad operare soltanto alcune riforme che Pinelli giudicò positive, come ad esempio l’aver posto le basi per la creazione di un esercito meritocratico, in cui l’avanzamento non fosse solo per anzianità e che tale decisione fosse esaminata da un Consiglio di promozione interno ad ogni corpo 275 . Con l’avvento dello Statuto e la formazione di un Governo costituzionale (16 marzo 1848) il Broglia dovette dimettersi dal suo incarico che venne assunto dal nuovo ministro di guerra e marina, il conte Antonio Franzini (1788-1860)276. Allo scoppio della guerra contro l’Impero austriaco ottenne il comando della 3ª divisione facente parte il II corpo d’armata del De Sonnaz277. Federico Augusto Pinelli, nella sua lunga trattazione della campagna del ’48, descrive il conte come un buon tattico, «freddo, intelligente e previdente» nonostante non lo ritenga particolarmente valoroso. L’autore sostiene, inoltre, che a causa del suo duro temperamento non abbia ottenuto le simpatie di suoi sottoposti 278. Distintosi nella prima parte della campagna, fu ritenuto erroneamente responsabile delle perdite subite dalla Brigata Acqui, sottoposta alla sua divisione, durante la battaglia di Santa Lucia (5 maggio) poiché aveva dovuto coprire la ritirata ordinata dal re. Tale responsabilità fu invece, invero, del generale Pietro Falletti di Villafalletto279. A seguito della sconfitta a Custoza e l’adunata dell’esercito a Goito, il Broglia venne inviato insieme al De Sonnaz a riconquistare Volta Mantovana. Il paese, tuttavia, era stato da poco occupato dagli austriaci del generale Konstantin D’Aspre (1789-1850) e dunque iniziò un vivace scontro di fucileria280. Nella difesa di Milano, il Broglia diede prova di valore tentando di contrattaccare con il 16° Savona e il battaglione parmense ma il Bava aveva già dato l’ordine di ritirarsi verso la città281. Nella campagna del 1849 fu dapprima riconfermato alla guida della 3ª divisione ma in seguito fu rimosso a favore di Ettore Perrone di San Martino (1789-1849)282, seguendo la
274
A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 422. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, cap. II, p. 145. 276 Ivi, p. 167. 277 Gastone Breccia, Nei secoli fedele, cap. I, Milano, Mondadori, 2014, nota 20. 278 F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, cap. III, p. 207. 279 Cfr. FALLETTI di Villafalletto, Pietro in Fanteria p. 74. 280 P. Pieri, Storia militare op. cit., pp. 248-249. 281 Ivi, p. 261. 282 Ivi, p. 282.
275
48
sorte di altri comandanti della precedente campagna come il De Sonnaz e l’ex capo di Stato Maggiore Carlo Canera di Salasco283. Negli anni immediatamente successivi alla Pace di Milano del 1849 non partecipò più attivamente alla vita militare e nel 1854, sebbene non avesse mai preso parte ai lavori, fu creato senatore. Nel 1856 venne inviato alla corte dello zar Alessandro II di Russia per poter ristabilire buoni rapporti, cessati dal 1848 e culminati con la guerra di Crimea (1853-1856), ottenendo buoni risultati. Nel 1857 fece ritorno a Torino e vi morì lo stesso anno284. Fu Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1848 e, nel 1853, cavaliere di Gran Croce. Nel 1856 ottenne la Croce di Prima Classe dell’Ordine Militare di Savoia 285. Venne insignito, inoltre, con la Gran Croce dell'Ordine di S. Giuseppe del granducato di Toscana286.
BRUNETTA d’Usseux, Federico, conte (Pinerolo, 31 gennaio 1804 – Torino, 11 agosto 1885) Primo di diciotto fratelli287, il conte Federico partecipò alle campagne del 1848 e del 1849. Fu in Accademia Militare dal 1816 al 1823. Luogotenente nel 1° Casale sino al 1836, allo scoppio delle ostilità con l’Austria, il conte Federico era capitano dell’11° reggimento della Brigata Casale e durante la battaglia di Santa Lucia (6 maggio), con intrepido valore, si scagliò contro il nemico costringendolo alla fuga e permettendo alle truppe del Passalacqua di penetrare nel villaggio 288. Nel 1849 fu maggiore comandante il 2° battaglione del 18° reggimento della Brigata Acqui. Sei dei fratelli Brunetta presero parte alle campagne di Carlo Alberto, Alessandro (18081859) fu capitano del 12° reggimento della Brigata Casale, Edoardo (1816-1859), che nella campagna del ’48 era luogotenente in seconda di Genova Cavalleria, partecipò agli scontri di Governolo (18 luglio) ove sarebbe rimasto ucciso se il fratello minore, il capitano di Genova Cavalleria Filippo Francesco (1821-1895), non fosse intervenuto mettendo a
283
Cfr. CANERA di Salasco, Carlo Felice in Fanteria p. 53. M. Cassetti, op. cit. 285 Ibidem. 286 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/193f5af2db2524a2c12 5706900318673?OpenDocument>. 287 Sui sette fratelli Brunetta d’Usseaux che diedero un forte contributo alla causa risorgimentale si rimanda a 150 personaggi op. cit., pp. 109-110. 288 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 336. 49 284
repentaglio la sua stessa vita 289 , Alberto Felice (1824-1886), luogotenente in Nizza Cavalleria, e Pietro Antonio (1831-1904), che a soli 18 anni, nella campagna del ’49, fu sottotenente dei Granatieri della Brigata Guardie.
BUGLIONE di Monale, Giovanni Battista, nobile e cavaliere (Saluzzo, 9 luglio 1775 – Torino, 9 gennaio 1850) Si sposò con Benedetta Aliberti dalla quale ebbe sette figli290. Nel 1794 fu sottotenente nel reggimento provinciale di Torino, l’anno seguente sottotenente granatiere e fece la campagna del 1800. Prese parte alla campagna di Grenoble con il medesimo reggimento e nel 1822 venne promosso maggiore nella Brigata Pinerolo; nel 1829 fu tenente colonnello nell’Aosta. Venne pensionato nel 1831291. Fu maggior generale292. Dal 1834 fu comandante, nella divisione Cuneo, di Mondovì e provincia 293. Fu comandante nella divisione Novara della stessa e della sua provincia294.
CACCIA Ottavio, conte (Novara, 12 ottobre 1794 – Sommacampagna, 6 maggio 1848) Fu il settimo figlio di Pietro Ambrogio (1722-?), appartenente ad un’antica famiglia. Nel 1813 fu allievo alla scuola napoleonica di Pavia e, con il ritorno dei Savoia, sottotenente d’ordinanza nella Brigata Guardie. Nel 1823 tenente scelto e l’anno seguente capitano in seconda d’ordinanza; nel 1827 venne nominato capitano scelto295. Nel 1834 gli venne concesso il titolo comitale296. Nel 1838 ottenne la promozione a maggiore nel reggimento Granatieri Guardie e nel 1842 quella di maggiore con grado di tenente colonnello finché, nel 1846, quella di colonnello comandante del reggimento Cacciatori Guardie297. 289
Ivi, pp. 545-546; A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 432. Ivi, p. 446. 291 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 108. 292 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 446. 293 Calendario pe’ regii Stati, 1834, p. 438. 294 Calendario pe’ regii Stati, 1839, p. 273. 295 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 14; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 113. 296 Ibidem. 297 Vi sono delle contraddizioni fra ciò che è scritto nei Calendari generali e ciò che, di contro, è affermato dal dizionario dell’Armata sarda e, parzialmente, dal Manno, cioè: per il dizionario venne promosso maggiore nel 1837 dei Cacciatori Guardie, tenente colonnello del 9° La Regina nel 1841, colonnello dei Cacciatori Guardie nel 1845 e posto in aspettativa nel 1847. Per il Manno, inoltre, fu addirittura colonnello dell’Aosta ma di quale 50 290
Nella campagna del 1848 gli fu affidato il compito di organizzare il 5° reggimento lombardo 298 ma nella battaglia di Santa Lucia (6 maggio) venne ferito gravemente e a Sommacampagna morì. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1831 299.
CACHERANO di Bricherasio, Teodoro, conte (Bricherasio, 28 febbraio 1788 – Bricherasio, 17 marzo 1868). Si sposò con Giuseppina Birago di Vische, dama del Palazzo della Regina. Da essa non ebbe figli e la successione passò al fratello. Fu nipote del famoso Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio (1706-1781), comandante dei circa 7400 soldati austro-piemontesi 300 che al colle dell’Assietta il 19 luglio 1747 affrontarono e ottennero una clamorosa vittoria sui franco-spagnoli guidati dal cav. Belle Isle. Lo zio di Teodoro, Giuseppe Cacherano di Bricherasio (1768-1836) fu Primo Elemosiniere di re Vittorio Emanuele I (1819) e mantenne tale carica anche durante i regni di Carlo Felice e Carlo Alberto il quale, inoltre, lo privilegiò con la nomina a Maestro di cerimonie dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata301. Felice fu suo zio e suo fratello minore Marco Aurelio302. Teodoro fu paggio di corte nel 1796; nel 1815 nel corpo ufficiali del reggimento provinciale di Susa, capitano nei Granatieri Guardie nel 1818303, tenente colonnello delle Guardie sino al 1831 quando venne promosso colonnello del 1° Cuneo. Dal 1837 al 1838304, maggior generale della Brigata La Regina. In seguito fu fra i maggior generali aiutanti di campo del re305.
reggimento non si sa. In tutta questa confusione mi sono attenuto ai Calendari generali. Cfr. A. Manno, op. cit., vol. III, p. 14; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 113 298 Il Bortolotti, invece, sostiene che fu nel 5° Aosta e non menziona il 5° lombardo. Mi sono attenuto sia al Manno sia al dizionario dell’Armata sarda che, invece, sostengono che fu al comando del 5° lombardo. Il Pinelli, inoltre, segnalando la morte del Caccia, lo annovera come colonnello del 5° sebbene non si sappia se si tratti dell’Aosta o del lombardo. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 433; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 333. 299 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 113. 300 Vittorio Dabormida, La battaglia dell’Assietta, studio storico, Roma, Carlo Voghera, 1877, p. 95. 301 P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto. op. cit. p. 45. 302 Cfr. CACHERANO di Bricherasio, Felice e CACHERANO di Bricherasio, Marco Aurelio in Cavalleria pp. 129-130. 303 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 115. 304 Il Manno registra la data di promozione, cioè l’8 ottobre 1836, io mi sono attenuto ai Calendari generali. 305 Calendario pee’ regii Stati, p. 296. 51
Durante la campagna del 1848 fu il comandante di Piacenza che ricevette la 1ª divisione del marchese di Sommariva che si era ritirata da Crotta d’Adda disobbedendo agli ordini del Bava306. Fu posto a riposo il 24 agosto 1848307.
CAMERANA Carlo, conte (Costigliole d’Asti, 3 febbraio 1806 – Costigliole d’Asti, 9 giugno 1869) Come il padre Giovanni Antonio, anche il conte Carlo fu nelle Guardie del corpo dal 1822. Sposò Adelaide Arborio di Gattinara, già vedova, dalla quale ebbe tre figli fra cui Vittorio Teobaldo (1855-1923), maggior generale308. Dal 1825 entrò nella Brigata Piemonte e dal 1836 fu luogotenente nel 2° reggimento della medesima brigata sino al 1842 quando, in virtù della nomina nell’anno precedente, venne promosso capitano. Dal 1842 al 1848 ricoprì la carica di prefetto dell’Accademia Militare e nella campagna del 1849, con il grado di maggiore, fu nel 20° reggimento della divisione lombarda agli ordini del visconte Ernest Perrot de Thannberg309. Nel 1852 venne nominato tenente colonnello e nel 1856 ottenne la promozione a colonnello. Nel 1859 divenne maggior generale della Brigata Granatieri di Sardegna 310 e nel 1861 tenente generale. Nel 1869 si congedò dall’esercito. Fu Grand’Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1854 e commendatore dell’Ordine Militare di Savoia nel 1860 per aver conquistato Perugia311.
CAMOSSI Giovanni, barone (1786 – 18 gennaio 1859) Sposò in prime nozze Clementina Viard, dalla quale non ebbe figli, e in seconde nozze Giuseppa Tadini, già vedova 312. Nel 1804 fu fra i veliti della Guardia Reale del regno d’Italia e venne congedato con il grado di capitano. Con il ritorno dei Savoia riprese il servizio come tenente nel reggimento
306
Sulla disobbedienza del Sommariva Cfr. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 255-256. A. Manno, op. cit., vol. III, pp. 76-77. 308 Ivi, p. 202. 309 Ivi, p. 201. 310 <http://www.esercito.difesa.it/organizzazione/capo-di-sme/Comando-Forze-Operative-Sud/DivisioneAcqui/Brigata-Mec-Granatieri-di-Sardegna/Pagine/I-Comandanti.aspx>. 311 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 201. 312 Ivi, p. 206. 307
52
provinciale di Casale e rivenne promosso capitano provinciale nella Brigata Saluzzo. Fu capitano granatiere nel 1824 e maggiore dell’Acqui nel 1826313. Dal 1832 maggiore nel 1° Acqui e, l’anno seguente, come tenente colonnello, del 2° reggimento della Brigata Acqui. Nel 1833 fu promosso colonnello del 1° reggimento della medesima brigata e mantenne tale incarico sino al 1838: ottenne il grado, infatti, di maggior generale della Brigata La Regina. Comandò la suddetta brigata sino al 1845, anno in cui fu creato barone314. Egli non ebbe eredi diretti e lasciò i suoi averi, compreso il titolo baronale, al figliastro Mario Fassini Camossi, figlio della seconda moglie e del suo precedente marito. 315 Ebbe la Legion d’Onore napoleonica che mutò con l’onorificenza sabauda di milite dell’Ordine Militare di Savoia316.
CANERA di Salasco, Carlo Felice, conte (Torino, S. Filippo, 13 settembre 1796 – Vercelli, 17 gennaio 1866) Si sposò con Marianna Pallavicino delle Frabose dalla quale ebbe quattro figli fra cui Carlo (1823-1891) ufficiale in Novara Cavalleria e luogotenente generale nel 1882 e Maria Luisa (1831-?), donna che seguì Giuseppe Garibaldi nella spedizione in Sicilia317. Fu il fratello maggiore di Alessandro, capostipite della linea secondogenita e maggiore aggregato in Novara Cavalleria318. Nel 1814 fu sottotenente di Stato Maggiore generale. Nel 1826 fu maggiore e aiutante di campo del re Carlo Felice nel 1827. Ebbe anche incarichi a corte e nel 1831 fu luogotenente colonnello e primo ufficiale della regia segreteria di guerra e marina sebbene con la nomina di Emanuele Pes di Villamarina fu allontanato. La sua ascesa, tuttavia, non venne ostacolata. Fu colonnello e segretario del Consiglio di conferenza, quell’assemblea di segretari del re che settimanalmente aveva l’obbligo di conferire, per l’appunto, al monarca tutte le decisioni in materia del loro, per così dire, ministero 319 . Venne, tuttavia, ben presto rimosso dal sovrano per inadeguatezza venendo comunque promosso aiutante generale del
313
V. Ilardi (et alii), op. cit., p. 120. A. Manno, op. cit., vol. III, p. 206. 315 Ibidem. 316 V. Ilari (et alii), op. cit., p, 120. 317 A. Manno, op. cit., vol. IV, p. 269; Piero del Negro, Carlo Felice Canera di Salasco in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Roma, Treccani, 2017, ad vocem. 318 Cfr. CANERA di Salasco, Alessandro in Cavalleria p. 132. 319 P. Del Negro Carlo Felice Canera di Salasco, op. cit.; sulle riunioni settimanali del Consiglio si rimanda all’approfondito lavoro di P. Gentile, op. cit., pp. 156-157 ove v’è presente una tabella in cui si illustra la scansione giornaliera, con i relativi orari, del calendario dei ricevimenti del re. 53 314
quartiermastro Annibale Saluzzo di Monesiglio (1776-1852) 320 nel 1834. Nel 1838 fu maggior generale della Brigata Savona. Allo scoppio delle ostilità con l’Impero asburgico, egli venne scelto quale capo di Stato Maggiore generale dell’esercito e venne promosso tenente generale. Il Salasco non eccelse né in abilità militare né in strategia, il Pinelli lo presenta così: «Capo dello stato-maggiore generale dell'esercito era Salasco; suddito fedele, egli sacrificava tutto alle convenienze di corte, e come uomo di guerra era completamente nullo»
321
. A seguito della
disorganizzazione cronica dello Stato Maggiore, anche attribuibile a lui giacché ne era il capo, e alla mancata conquista di Verona, il Franzini lasciò il fronte per tornare a Torino e il Bava, acerrimo nemico dello stesso Franzini ma come lui scontento dell’andamento della guerra, si rifiutò di essere consigliere del re: a Carlo Alberto restava dunque solo da fare affidamento al mediocre Salasco, sempre pronto, come afferma il Pieri, a «evitare di contraddire il suo signore322». Dopo la sconfitta davanti Milano, Salasco fu l’artefice dell’armistizio omonimo che permise ai piemontesi si riparare oltre il Ticino consegnando Milano e la Lombardia agli austriaci. Durante la ritirata verso il Piemonte al re si presentò l’idea di nominare come capo di Stato Maggiore il polacco Chrzanowski, veterano delle guerre napoleoniche, ma così operando avrebbe dovuto allontanare il suo fedele Salasco. In realtà, in sostituzione dello stesso, venne nominato il barone Agostino Chiodo (1791-1861) il 24 agosto, già al comando del genio nella campagna del ‘48, che verrà sostituito in seguito dal Franzini 323. Il 4 dicembre venne collocato a riposo. Il generale si eclissò dalla vita politica, sempre additato come l’artefice, benché solo firmatario, dell’armistizio e si limitò ad occuparsi delle sue tenute e degli affari familiari324.
CARROCCIO di Monale, Vittorio, conte (Carmagnola, 20 agosto 1790 – Carmagnola, 3 marzo 1860) Il nonno, l’avvocato Martino Antonio (morto nel 1786), fu investito conte di Monale nel 1785325. Fu il fratello minore del conte Alessandro (1775-1851) già barone dell’Impero francese, maggior generale, segretario di guerra e marina (1820-1821) e autore dell’Histoire militaire du Piémont (I ed. 1818) continuata poi dal Pinelli. Annibale, tenente colonnello nel 1796 e anch’egli barone dell’Impero francese, fu generale d’armata (1837) e senatore del regno. Cfr. A. Manno, op. cit., vol. XXVIII, pp. 108-109. 321 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 207. 322 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 229. 323 Ivi, pp. 265-268. 324 P. Del Negro, Carlo Felice Canera di Salasco, op. cit. 325 A. Manno, op. cit., vol. V, p. 98. 54 320
Sposò Giuseppa Nicolis di Frassino dalla quale ebbe cinque figli. Dal 1838 fu maggiore nel 1° reggimento della Brigata Piemonte sino al 1844. Fu promosso, in seguito, luogotenente colonnello del 7° reggimento della Brigata Cuneo e ricoprì tale incarico anche nelle campagne del 1848 e del 1849. Dal 1846 fu consigliere della provincia di Cuneo326. Venne promosso colonnello e si ritirò dalla vita militare; fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1827) 327.
CARUTTI di Cantogno, Ugone, nobile (Villafranca Piemonte, 18 febbraio 1791 – 21 novembre 1841) Di costui si ignora la moglie e se ebbe dei figli ma si sa che il padre, Ferdinando, V esponente della linea nobiliare, fu un notaio. Il Carutti ebbe un nipote, Domenico (1821-1909), noto studioso che venne chiamato dal Gioberti nel ministero degli Esteri come primo ufficiale (1848) e che fu, oltre che membro dell’Accademia delle Scienze di Torino, presidente della Regia Deputazione di Storia Patria. Venne nominato, inoltre, senatore del regno d’Italia nel 1889328. Nel 1810 il Carutti si arruolò nei veliti, unità dell’esercito francese, e due anni dopo prese parte alla campagna di Russia329. Nel 1814 fu sottotenente nel reggimento provinciale di Susa, partecipò in qualità di tenente alla campagna di Grenoble del 1815 e, nello stesso anno, venne inquadrato nella Brigata Alessandria. L’anno seguente nel 2° Cacciatori di Nizza e nel 1817 nel II battaglione della Legione Reale leggera. Nel 1819 venne promosso capitano e venne inquadrato nella Brigata Pinerolo nel 1822 finché, nel 1829, ottenne il grado di capitano granatiere. Nel 1831 fu nominato maggiore nel 2° reggimento della Brigata Acqui e nel 1834 promosso tenente colonnello nel 2° reggimento della Brigata La Regina 330. Dal 1839 al 1841 fu colonnello nel 1° reggimento della Brigata Savona331.
Calendario pe’ regii Stati, 1846, p. 500. A. Manno, op. cit., vol. V, p. 99. 328 Ivi, p. 120. 329 Ivi, p. 119. 330 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 131; da precisare che non viene menzionata la promozione a tenente colonnello ma quella di maggiore effettivo nel 1835; A. Manno, op. cit., vol. V, p. 119; da notare che il Manno sostiene che il Carutti fu maggiore nel 1835 mentre, come dimostrato dai Calendari generali del regno, egli lo fu già dal 1832. 331 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 131; da precisare che il dizionario biografico dell’Armata sarda registra la promozione a colonnello nel 1837 e non nel 1841. Io mi sono attenuto ai Calendari generali. 55 326 327
CASTELNUOVO di Torrazzo, Eugenio, barone (Vercelli, 1785 – 14 dicembre 1840) Si arruolò nell’esercito del regno d’Italia dove raggiunse il grado di capitano. Dopo la Restaurazione fu degradato a tenente e posto in aspettativa. Sempre nel 1814 riprese però il servizio nel reggimento Cuneo con il quale partecipò alla campagna del 1815 in cui venne promosso tenente granatiere. Nel 1822 divenne capitano d’ordinanza nella Brigata Casale, capitano granatiere nel 1826 e fu degli l’ultimo maggiore del battaglione dei cacciatori di Nizza nel 1831332. Dal 1832 al 1834 fu tenente colonnello del 2° reggimento della Brigata La Regina 333. Dal 1835 fu Capo di Stato Maggiore della divisione di Savoia 334. Fu maggior generale e comandante di Torino335. Morì privo di eredi336. Fu cavaliere dell’Ordine della Corona Ferrea nel regno d’Italia ma, una volta inquadrato nell’esercito piemontese, la sostituì con l’onorificenza di milite dell’Ordine Militare di Savoia337. Fu anche cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1831338.
CAUDA Vincenzo Luigi Ferdinando, nobile (Mondovì, 5 ottobre 1795 – 1852) Si sposò con Palmina Maria Cristina Pinoli dalla quale ebbe quattro figli339. Dopo la restaurazione dei Savoia, entrò come sottotenente nel reggimento Aosta. Nel 1840 fu promosso maggiore nel 12° reggimento della Brigata Casale e nel 1845 tenente colonnello del 5° reggimento della Brigata Aosta. Nel 1850 fu nominato comandante di Novi Ligure 340.
332
Ivi, p. 135. Da precisare che nel dizionario biografico dell’Armata sarda è specificato l’anno di promozione, cioè il 1831; ibidem. 334 Calendario pe’ regii Stati, 1835, p. 319. 335 A. Manno, op. cit., vol. V, p. 219. 336 Ibidem. 337 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 134. 338 Ivi, p. 135. 339 A. Manno, op. cit., vol. VI, p. 266. 340 Ibidem. 56 333
CERALE Enrico (Dieppe, 17 settembre 1804 – Urago d’Oglio (Brescia), 6 ottobre 1873) Di famiglia borghese di origine piemontese, iniziò ben presto la carriera militare nella Brigata Saluzzo come volontario nel 1814341. A seguito della soppressione della stessa dopo i moti del 1821, egli passò nel 2° battaglione del Brigata Pinerolo come sottotenente. Nella decade degli anni ’30 scalò i gradi sino al 1839 quando divenne capitano del 2° reggimento, poi 14°. Con il grado di capitano partecipò alla campagna del 1848 ove si distinse il 30 aprile per aver respinto un contingente austriaco che, sortito da Peschiera, avrebbe sorpreso i piemontesi che si stavano dirigendo verso le colline di Pastrengo; quest’azione gli valse la medaglia d’argento. Inquadrato dunque nel II corpo d’armata agli ordini del De Sonnaz, egli partecipò agli scontri di Rivoli e a quelli che vi seguirono distinguendosi nell’abilità e nello spirito di abnegazione riuscendo a coordinare, per quanto il suo grado potesse permetterglielo, la ritirata verso il Mincio. Il 15 agosto, infatti, per l’ottima condotta dimostrata nei campi di Rivoli, Sona e Volta, venne onorato con la medaglia d’oro. Nell’ottobre venne promosso maggiore del 3° Piemonte e partecipò alla breve campagna del 1849. Nel 1856 fu maggior generale e nel 1859 comandò la Brigata Aosta. Venne ferito gravemente a San Martino (24 giugno 1859) durante la II guerra d’indipendenza342. Nella III guerra d’indipendenza fu posto a capo della 1ª divisione nella battaglia di Custoza (24 giugno 1866) ma, mantenutosi fedele alle disposizioni, venne travolto dall’esercito imperiale che per la seconda volta trionfava in quelle località. A seguito della battaglia venne dispensato dal servizio343. Fu Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia a seguito del valore dimostrato a San Martino344.
341
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 141. < https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/cerale-enrico>. 343 Alberto Baldini, Enrico Cerale in Enciclopedia italiana, Roma, Treccani, 1931. 344 Ibidem. 342
57
CHISSÉ de Pollinge, Julien-François, nobile e cavaliere (28 febbraio 1782 – 17 febbraio 1842) Si sposò con Jeanne-Marie-Françoise de Sauvage dalla quale ebbe quattro figli di cui due, Jean-George (1812-1890 345 ) e François-George-Gilbert (1821-1855), servirono come ufficiali nella Brigata Savoia346. Julien-François fu tenente provinciale nella Brigata Savoia nel 1818 347 e capitano nel reggimento Savoia e, dal 1832 al 1836, maggiore del 2° reggimento della Brigata Pinerolo.
CIALDINI Enrico, duca (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892) Di famiglia borghese, il padre era di origine pisana mentre la madre era spagnola. Enrico iniziò a studiare dai gesuiti a Reggio nell’Emilia ma, a causa di un’espulsione, andò a Parma. Iniziò a studiare medicina e ad interessarsi di pittura ma la quotidianità familiare venne bruscamente interrotta dai moti del 1831: il padre, infatti, partecipò attivamente nel governo provvisorio e al ritorno del duca Francesco IV dovette riparare nei territori del papa finché non venne a sua volta espulso e consegnato alle autorità modenesi. Enrico, frattanto, da Ancona ove si trovava, salpò alla volta di Parigi. Imbevuto di ideali liberali, si mise al servizio dell’imperatore del Brasile Don Pedro IV il quale, ritornato in Europa per scacciare il fratello assolutista Don Miguel, aveva costituito un esercito. Nel 1833 in Portogallo il Cialdini entrò nel 2° reggimento di fanteria leggera. Con la vittoria dei liberali in Portogallo, anche nella vicina Spagna scoppiò la guerra fra gli assolutisti guidati da Don Carlos Isidro, fratello del defunto Fernando VII, e i costituzionali di María Cristina e Isabel II, ovviamente come nella disputa portoghese, il Cialdini si arruolò nell’esercito della regina Isabel II348. Nel 1837 divenne capitano e la sua formazione militare migliorò sempre di più sino a giungere nel 1843 il grado di tenente colonnello 349. Nel 1847 guadagnò il grado di colonnello e, saputo degli sconvolgimenti in Italia, decise di ritornarvi dimettendosi dall’esercito spagnolo.
Gustave Chaix d’Est-Ange, Dictionnaire des familles françaises anciennes ou notables à la fin du XIX siècle, vol. X, Évreux, C. Hérissey, 1903-1929, p. 355. 346 Amedée de Foras, Armorial et nobiliaire de l’ancien duché de Savoie, vol. II, Grenoble, Allier Frères, 18631901, p. 55. 347 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 149. 348 Giuseppe Monsagrati, Enrico Cialdini, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 25, Roma, Treccani, 1981, ad vocem. 349 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/96ec2bcd072560f1c125785d0059806a/d2e4b94fccdeb617412 5646f005a22e3?OpenDocument>. 58 345
Tornò a Modena dopo che il duca venne cacciato ma il governo provvisorio aveva già affidato ad un altro il comando dei volontari e accadde la stessa cosa a Milano. Ciononostante, venuto a sapere che da Roma stava risalendo il generale Giovanni Durando (1804-1869) con l’esercito pontificio, decise di unirsi a lui. Venne dunque destinato a difendere Vicenza insieme a Massimo d’Azeglio (1798-1866) nei pressi dei Colli Berici dove, il 10 giugno 1848, venne ferito gravemente durante una sortita guidando truppe di svizzeri350. Dopo essersi ripreso si arruolò nell’esercito piemontese con il grado di colonnello del 23° reggimento della divisione Lombarda il quale era formato perlopiù da volontari provenienti dai ducati di Modena e Parma. Partecipò, come sottoposto del divisionario Bes, insieme al colonnello del 17° Marie-Philibert Mollard351, alla battaglia della Sforzesca (21 marzo 1849) distinguendosi per il suo ardore352. Il Cialdini, ottimamente formato durante le guerre nella penisola Iberica, istituì una rigida disciplina militare che gli permise, dopo la disfatta di Novara (22-23 marzo 1849), di ripiegare ordinatamente verso il Piemonte: l’abilità nel comandare le sue truppe gli valse la medaglia d’argento. Con la pace fra Impero e regno di Sardegna, ora il Cialdini si trovò a Torino dove, suo malgrado, si rese presto conto dell’atteggiamento dell’aristocrazia militare piemontese, particolarmente ancorata alle antiche tradizioni, tendente al conservatorismo e ostile a coloro che non vi appartenevano e, certamente, il Cialdini era completamente estraneo a questo mondo di privilegi. Tentò parecchie volte a chiedere il congedo o l’esonero ma gli venne sempre negato facendo rimostranze persino all’allora Presidente del Consiglio nonché suo ex compagno d’arme, Massimo d’Azeglio. Allo scoppio della guerra di Crimea (1853-1856) gli fu affidata la 3ª brigata e nel ’55 ottenne finalmente l’agognata promozione a maggior generale. Nella campagna orientale, però, il Cialdini e la sua brigata non presero parte né alla battaglia della Cernaia (16 agosto 1855) né alla conquista decisiva di Sebastopoli (9 settembre) 353 ma quest’esperienza militare, benché non avesse dato i suoi frutti sul campo di battaglia, fu fondamentale per essere accettato, una volta a Torino, dalle gerarchie militari piemontesi a tal punto che venne nominato aiutante di campo del re e in seguito Ispettore dei bersaglieri e comandante della scuola di Ivrea. Queste posizioni gli valsero, all’indomani del conflitto con l’Austria, il compito di dirigere la formazione e l’organizzazione dei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi.
350
F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 466-467. Cfr. MOLLARD Marie-Philibert in Fanteria p. 96. 352 Ivi, pp. 840-841. 353 L’assedio di Sebastopoli si era prolungato per 340 giorni. 351
59
Al riaccendersi delle ostilità con l’Impero, il Cialdini ebbe il comando della 4ª brigata che occupò Palestro il 30 maggio 1859 e venne pertanto promosso luogotenente generale il giorno seguente. Rimase, tuttavia, a presidiare l’area senza, suo malgrado, partecipare alla battaglia di San Martino (24 giugno). Nel 1860 egli si trovò nell’Italia centrale al comando del IV corpo d’armata e affrontò, vincendo, l’esercito del papa a Castelfidardo (18 settembre) contro il generale Christophe Louis Juchault de Lamorcière (1806-1865). Vinto l’esercito pontificio, si diresse verso il regno delle Due Sicilie occupando il Molise e ricongiungendosi ai garibaldini che stavano muovendo da sud; in seguito guidò le operazioni dell’assedio di Gaeta (5 novembre 1860 - 13 febbraio 1861) in cui vi si era asserragliato il re Francesco II di Borbone con le ultime unità rimastegli. Il successo conseguito nella presa della fortezza e l’amicizia sia di Vittorio Emanuele sia di Cavour, gli permisero di essere eletto deputato nella VII e VIII legislatura e di ricoprire un ruolo di primo piano nei prodromi della “questione meridionale”. In una lettera rivolta a Garibaldi, infatti, l’ormai celebre generale Cialdini accusava l’approccio che l’esercito garibaldino aveva avuto nei confronti dell’Italia meridionale, ciò provocò celermente l’indignazione dei più a tal punto che soltanto grazie all’intervento pacato dello stesso “eroe dei due mondi” si poté risparmiare un confronto a duello. Cialdini venne nominato, il 16 luglio 1861, luogotenente generale del re a Napoli: qui, infatti, immediatamente dopo l’unificazione, aveva preso forma un fenomeno che fece e fa tuttora discutere gli storici, quello del brigantaggio. Il nuovo arrivato, che sostituì il cuneese conte Gustavo Ponza di San Martino (1810-1876), diede vita ad una repressione del brigantaggio con l’uso intensivo dell’esercito, anche con metodi di dubbia azione morale, assumendo su di sé sia i poteri civili sia quelli militari. Per fare ciò dovette scendere a patti persino con la Sinistra storica poiché il diktat era quello di pacificare l’area e ripristinare l’ordine. Questi metodi, però, non piacquero molto né ai francesi né a tutti i moderati a tal punto che, dopo una pantomima di rassegna di dimissioni e suo ulteriore ritiro, il Cialdini restò in carica come luogotenente sino a metà ottobre quando questa carica venne soppressa. Nell’agosto del 1862 ottenne dal Governo Rattazzi di essere nominato Commissario straordinario di Sua Maestà il re in Sicilia con pieni poteri ma mantenne un comportamento alquanto ambiguo e stranamente clemente nei confronti dei garibaldini sconfitti all’Aspromonte (29 agosto). Fece ritorno nel settentrione verso la fine dello stesso anno con il compito di comandare, a Bologna, il IV dipartimento militare. Nel marzo del 1864 ottenne la nomina a senatore del Regno proposta da Marco Minghetti (1818-1886) e a tal proposito il Cialdini espresse l’idea che ormai Torino non poteva più essere capitale di un regno che dal Piemonte e Sardegna si 60
era esteso a tutta la penisola italiana non tanto, a quanto pare, per questioni ideologiche bensì per ragioni militari. La Francia, infatti, che sin dalle guerre rinascimentali aveva avuto interessi nell’assoggettare il territorio italiano, presto o tardi avrebbe rotto gli indugi dichiarando guerra proprio a quella nazione che aveva favorito a creare, ciò, dunque, avrebbe esposto Torino ad una minaccia ben più alta che non una capitale negli Appennini. Al rinnovato scoppio delle ostilità contro l’Impero nel 1866, il Cialdini ricevette il comando della IV armata ma gli scontri con il collega Alfonso La Marmora furono una delle cause della sconfitta militare italiana. Mantenne un atteggiamento remissivo nei confronti di Garibaldi quando questi tentò, fallendo, di prendere Roma con un colpo di mano. Nel 1869 fu in Spagna come diplomatico e avvallò l’ipotesi di nominare come monarca spagnolo il duca d’Aosta Amedeo cosa che, in effetti, avvenne l’anno successivo. Verrà nominato fra il 1876 e il 1880 reggente la legazione italiana a Parigi e, in seguito, a Madrid. Fu Gran Cordone dell’Ordine Militare di Savoia (1860), cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata (1866), Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia ed altre onorificenze straniere fra cui la Legion d’Onore della Francia e il Gran Cordone dell’Ordine di Isabella la Cattolica della Spagna 354.
CORPORANDI d’Auvare, Carlo Marcellino, barone (Susa, 27 luglio 1795 – La Croix, 16 settembre 1880) Sposò Luisa Maria Angelica Vitale di Pallierès dalla quale ebbe cinque figli. Nel Piemonte restaurato fu sottotenente del reggimento Aosta nel 1814, prese parte alla campagna di Grenoble e nel 1817 divenne sottotenente nei Carabinieri Reali. Continuò la sua carriera nella cavalleria fino a giungere al grado di maggiore di cavalleria nel 1832. Nel 1835 maggiore dei Carabinieri e successivamente maggiore effettivo comandante di divisione con il grado di tenente colonnello, nel medesimo corpo, sino al 1843355.
354
Tutte le informazioni sul Cialdini le ho reperite da E. Monsagrati, Enrico Cialdini, cit. e il sito storico del Senato. 355 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 161. 61
L’anno seguente fu colonnello del 4° reggimento della Brigata Piemonte e ricoprì tale carica sino al 1848356 quando, nel marzo, gli fu affidato il comando della città e della provincia di Acqui.357 Nel 1855 venne collocato a riposo358. Nel 1865 fu Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 359.
D’ARMENJON Jean Marie (Annecy, 2 aprile 1795 – Menthon, 3 agosto 1873) Appartenente ad un’antica famiglia, fu l’ultimo rappresentante della branca che da Beauges giunse ad Annecy meno di centocinquant’anni addietro360. Terzogenito di nove figli di Jean-Guilliame (1786-1827), Jean-Marie ebbe come fratelli maggiori il notaio Charles (?-1834) e François, (?-1833). Un altro fratello, Pierre (?-1825), si arruolò nell’esercito piemontese e nel 1821 prese parte ai combattimenti di Novara sostenendo Carlo Felice divenendo, poi ufficiale361. Fu tenente d’ordinanza della Brigata Savoia nel 1818 362 e nell’aprile 1821 Jean-Marie divenne capitano nella Brigata Savoia; nel 1832 maggiore provinciale del 1° Savoia e luogotenente colonnello del 2° nel 1838363. Fu promosso colonnello della divisione militare di Genova il 10 agosto 1842 dopodiché si congedò con questo grado recandosi ad Annecy. 364 Dalle lettere riportate dal Jacques Moret, i due fratelli Jean-Marie e Pierre, trovandosi nell’esercito, ebbero non poche difficoltà economiche e si rivolsero spesso al padre.
356
Il Manno lo segnala maggiore nel 1855 senza accennare alla precedente promozione a colonnello. È improbabile che nel 1844 venisse promosso colonnello e nel 1855 maggiore. Cfr. A. Manno, op. cit., vol. VII, p. 293; è probabile che il Manno si riferisca alla promozione a maggior generale cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 161. Da notare, inoltre, che l’anno di promozione a colonnello fu il 1843. 357 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 161. 358 Ibidem. 359 Ibidem. 360 Académie Florimonatane d’Annecy, Jacques Moret (a cura di), Une ancienne famille d’Annecy, les «Armenjon» in Revue Savoisienne: journal publié par l'Association florimontane d'Annecy: histoire, sciences, arts, industrie, littérature n. 86, Annecy, L. Dépollier, 1945, p. 33. 361 Ivi, pp. 30-32. 362 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 33. 363 Il Moret riporta la data di promozione: 3 gennaio 1837. Cfr. Ivi, p. 33. 364 Ibidem. 62
DA PASSANO Giulio Cesare, marchese365 (1799 – Quarto, 28 aprile 1884) Secondogenito di Niccolò (1739-?), fece la gavetta militare. Nel 1817 fu soldato, l’anno dopo caporale e a 21 anni fu promosso sergente. Qualche mese più tardi, in dicembre, venne nominato sottotenente e nel 1823 tenente 366 . Nel 1831 maresciallo d’alloggio della 4ª compagnia delle Guardie del Corpo del Re. Nel 1835 venne promosso capitano del reggimento granatieri della Brigata Guardie. Dall’8 gennaio 1842 venne nominato maggiore del medesimo reggimento e, a 50 anni, il 13 agosto 1848 fu promosso colonnello.
DE ASARTA Giacomo Carlo, conte (Genova, 26 ottobre 1780 – Milano, 1° agosto 1857) Appartenne ad un’antica famiglia genovese di origine spagnola 367 e il padre, Emanuele Dionisio (morto nel 1794), fu tesoriere del re di Spagna368. Si sposò con la milanese Maria Antonia Carolina Della Croce dalla quale ebbe sette figli, di cui due entrarono e fecero carriera nell’esercito369. Fu prozio dell’ingegnere e senatore del regno Vittorio De Asarta (1850-1909)370. Sin dalla gioventù si interessò all’esercito e, nel 1798, si arruolò, come sottotenente, nell’esercito piemontese come Guardia del Corpo di S.M il re Carlo Emanuele IV371. A seguito dell’esilio del re e dell’annessione alla Francia repubblicana dei domini sabaudi cisalpini, il De Asarta si mise al servizio del nuovo dominatore nel 1° reggimento dei dragoni372. Egli continuò a servire sotto l’aquila napoleonica del regno d’Italia (1805-1814) prendendo parte a ben undici campagne373. Prese parte, in particolare, oltre che alla conquista del regno di Napoli, anche alla campagna contro la Prussia e alla sfortunata campagna spagnola nella quale venne promosso tenente nel 1° reggimento dei Dragoni piemontesi. La campagna di Calenadrio pe’ regii stati, 1843, p. 327. Stefano Ales, L’armata sarda e le riforme albertine (1831-1842), Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio storico, 1987, p. 52. 367 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 90; P. Casana Testore, Giacomo De Asarta, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 33, Roma, Treccani, 1987, ad vocem. 368 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 90. 369 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit.; A. Manno, op. cit., vol. A.B, p. 91, da notare che il Manno non riporta la figlia Teresa, non menzionata dalla Testore ma presente nella parentela della scheda del sen. Vittorio De Asarta (vd. nota 97). 370 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/dc29eaafd12d8fa4412 5646f005abbd7?OpenDocument>. 371 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. 372 Ibidem. 373 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 90. 63 365 366
Spagna fu per lui piuttosto significativa, distinguendosi dapprima alla presa di Gerona, poi alla presa del forte Olivo374. In seguito partecipò alla campagna di Russia e, con il grado di capitano della 2ª brigata di fanteria, in Germania. Dopo la caduta di Napoleone e l’inizio della Restaurazione, l’ex capitano venne inquadrato nell’esercito austriaco, precisamente nel reggimento Colloredo 375 , dal quale, celermente, rassegnò le dimissioni. In seguito (1816) si riarruolò nell’esercito di Casa Savoia con il grado di capitano di fanteria sebbene in aspettativa e a paga dimezzata 376, probabilmente poiché aveva aderito al regime napoleonico. Qualche mese più tardi, tuttavia, venne inserito fra i membri dello Stato Maggiore della divisione di Novara377. A differenza di molti suoi ex commilitoni della Grand Armée, il De Asarta rimase fedele a Carlo Felice durante i moti del 1821 e perciò, agli occhi della monarchia, venne fortemente riabilitato. Negli anni immediatamente successivi, infatti, fece una rapida carriera all’interno degli Stati Maggiori delle divisioni di Novara e Alessandria finché, nel 1831, venne promosso maggior generale della Brigata Savona 378 . Ricoprì tale incarico sino al 1837 quando, gli fu assegnato il comando della città e provincia di Casale Monferrato e, in seguito, delle unità stanziate in Sardegna e della città di Cagliari 379. Nel 1840 fu nominato viceré della Sardegna380. Nell’isola il De Asarta prese seriamente il suo incarico tentando di ristabilire l’ordine: in primis, con una serie di provvedimenti, aumentò le pene per il peculato e la concussione e, in secundis, cercò di ristabilire un più incisivo controllo statale sia per la prevenzione degli incendi che ogni anno devastavano le terre coltivabili e sia per il mantenimento dell’ordine pubblico381. Dal 1843 tornò nei domini della terraferma e divenne governatore prima di Aosta e poi di Alessandria; nel gennaio del 1849 fu inviato a governare Genova: qui dovette fronteggiare una grande rivolta popolare guidata dai democratici a seguito della disfatta di Novara (2223 marzo 1849). Nella città, infatti, corse voce che Genova sarebbe stata consegnata agli 374
P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit.; A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 90-91. 376 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. 377 Ibidem; A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 91. 378 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit., ma da notare l’errore dell’autrice che sostiene la sua promozione a maggior generale (21 novembre 1831) della Brigata Savoia e non Savona, come invece riportato dai Calendari pe’ regii Stati, 1832. 379 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. 380 Ibidem; A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 91. 381 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. 64 375
austriaci e ciò provocò una serie di episodi violenti che portarono alla sollevazione della città ed alla creazione di una Guardia Nazionale382. Il De Asarta, privo di uomini sufficienti e fidati, tentò di chiedere aiuto a Torino ma il dispaccio fu intercettato dai rivoltosi i quali si risolsero a chiedere la consegna di alcuni forti strategici. La situazione precipitò con la presa in ostaggio della famiglia dello stesso De Asarta e dal mancato invio di rinforzi dalla capitale. Il governatore, oramai privo di ogni forma di reazione, acconsentì di abbandonare la città e di consegnarla ai ribelli il 2 aprile. La città verrà riconquistata con la forza da Alfonso La Marmora (1804-1878) qualche giorno dopo, a seguito di bombardamenti e crimini nei confronti della popolazione civile383. Al De Asarta non mancarono le polemiche da parte sia del Governo e sia dallo stesso La Marmora al punto che l’ex governatore scrisse una Relazione degli ultimi fatti di Genova (1849) per difendersi dalle accuse384. Fu, dunque, istituita una commissione d’inchiesta la quale lo assolse385. A seguito del tragico evento di Genova, il De Asarta si ritirò a vita privata. Nel 1834 ottenne il titolo comitale386. Ottenne la croce della Corona di Ferro di terza classe (1809), la Legion d’Onore (1811), decorazioni francesi, e, da re Carlo Felice, la croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1822)387.
DE FORAS Joseph-Marie, conte (Thonon, 7 dicembre 1791 – Thonon, castello di Thuyset, 24 ottobre 1854) Figlio di Joseph-Amedée (1739-1795), già militare e colonnello comandante dei reparti piemontesi all’assedio di Tolone (18 settembre-18 dicembre 1793), Joseph-Marie si sposò con Nicole-Elisabeth de Saint Réal dalla quale ebbe sei figli. Il secondogenito maschio, Amedée (1830-1889), fu l’autore della colossale opera da cui, fra l’altro, si sono attinte 382
L’occupazione austriaca evocava nei genovesi un mesto ricordo, durante la guerra di successione austriaca (1740-1748), la repubblica di Genova si schierò con i franco-spagnoli e, durante le varie operazioni di guerra borboniche a danno del regno di Sardegna, la Superba venne assediata per ben due volte dagli austriaci. Occupata la città nel settembre 1746 dal marchese Antoniotto Botta Adorno (1688-1774), essa si sollevò nel dicembre dello stesso anno con la nota azione del giovane Balilla il quale diede inizio alla rivolta che cacciò gli austriaci dalla città. Gli imperiali, tuttavia, ritornarono di fronte alle porte cittadine nella primavera dell’anno seguente assediandola insieme ai piemontesi. Ciononostante nel principio di luglio dovettero levare l’assedio a causa dei movimenti franco-spagnoli in Provenza. Cfr. Antonio Cosci, L’Italia durante le preponderanze straniere, narrazione storica dal 1530 al 1789, libro III, Milano, Francesco Vallardi, 1875, pp. 529; 531; 538. 383 A memoria dell’evento è stata posta un’epigrafe il 26 novembre 2008 in piazza Corvetto a Genova. Cfr. <https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/23/savoia-la-secessione-di-tursi.html>. 384 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit., A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 91. 385 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. 386 Ibidem; A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 91. 387 P. Casana Testore, Giacomo De Asarta op. cit. 65
numerose informazioni biografiche per la nobiltà savoiarda, l’Armorial et nobiliaire de l’ancien Duché de Savoie (1863-1900) suddivisa in quattro volumi. Dopo l’annessione della Savoia alla repubblica francese (1792) quando solo aveva un anno, il conte de Foras fu fra i primi volontari savoiardi, con il grado di sottotenente, ad offrirsi per contrastare le armate di Napoleone nel 1814388. L’anno seguente fu ufficiale nei dragoni del Re sino ad essere nominato nel 1831 luogotenente colonnello di cavalleria alle Guardie del Corpo di Sua Maestà389. L’anno seguente entrò nella fanteria con il grado di tenente colonnello nel 1° reggimento della Brigata Savoia. Nel 1835 fu promosso colonnello del medesimo reggimento sino al 1842, affiancato, dal 1840, dal duca di Savoia Vittorio Emanuele. Nel 1842, infatti, fu promosso a maggior generale aiutante di campo di Sua Maestà 390. Nella campagna del 1848 fu, dunque, aiutante di campo di Carlo Alberto 391 e a tal proposito il Bortolotti lo definisce quale «uomo colto e valoroso, ma senza quella pratica di cose di guerra che deve essere inerente al posto occupato»392. Della stessa opinione anche il Pinelli che, giudicandolo insieme ad altri generali, lo presenta così «[…] aiutante di campo del re, diede talora prove di valore […] ma in generale era per cognizioni militari al di sotto dell’elevato suo grado»393. Fu deputato nella I legislatura della Camera dei Deputati del regno di Sardegna 394 come rappresentante del Chiablese395. Fu creato cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1834.
388
A. de Foras, op. cit., vol. II, p. 417. Ibidem. 390 Ibidem. 391 Ibidem; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 207. 392 V. Bortolotti, op. cit., p. 47; da precisare che la frase riportata, essendo rivolta non solo al de Foras ma anche ad altri generali, si è dovuta opportunatamente volgere al singolare. 393 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 207-208; da precisare che la frase riportata, essendo rivolta non solo al de Foras ma anche ad altri generali, si è dovuta opportunatamente volgere al singolare. 394 < https://storia.camera.it/deputato/giuseppe-de-forax/interventi#nav>. 395 A. de Foras, op. cit., vol. II, p. 417. 66 389
DE LAUNAY Claude-Gabriel, conte396 (Duingt, 6 ottobre 1786 – Torino, 21 febbraio 1850) Appartenne ad una delle famiglie nobili più antiche della Savoia 397 e non collaborò mai con il regime napoleonico398. Sposò Camille-Angélique de Caze de Mary, già vedova, dalla quale ebbe quattro figli399. Dopo essere stato volontario fra i savoiardi, si arruolò nell’esercito asburgico, sino al 1815, entrando nello stato maggiore del generale boemo Ferdinand Anton Bubna von Littitz (17681825)400, poi governatore provvisorio di Piemonte, Nizza e Savoia nel 1814 sino all’arrivo di re Vittorio Emanuele I401. Al ritorno dei Savoia, il De Launay si mise al servizio di Casa Reale entrando a far parte delle Guardie del Corpo del re con il grado di maggiore sino ad essere promosso, nel 1826, luogotenente colonnello dei Cavalleggeri di Savoia 402 e, nel 1832, colonnello sino al 1835. Dalla cavalleria si spostò alla fanteria ottenendo il comando nel 1835, in qualità di maggior generale, della Brigata Casale sino al 1841, quando, il 2 gennaio, gli fu assegnata la Brigata Savoia. Rimase in tale brigata sino al 1843. Nello stesso anno, infatti, venne nominato dal sovrano viceré della Sardegna: qui si stava operando una forte riforma volta ad eliminare il feudalesimo (anche grazie ai pensieri di Emanuele Pes di Villamarina, nativo dell’isola e riformatore403), e le antiche leggi di matrice aragonese. Spesso si scontrò con i notabili sardi i quali, avversi a lui, scrissero note dolenti nei suoi confronti404. In questa situazione piuttosto difficile, il De Launay riceveva apprezzamenti dal re ma tiepidi commenti proprio dall’allora ministro di Guerra e Marina, il Villamarina, il quale tendeva sempre a minimizzare le rimostranze che il viceré presentava nei confronti dell’atteggiamento poco collaborativo, e anzi spesso divergente, della Reale Udienza 405. A seguito della fusione perfetta del 1847, entrata in vigore l’anno successivo, la carica di viceré scomparve e, pertanto, all’ex viceré venne affidato il comando della divisione di 396
Fu creato conte nel 1848. Cfr. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5568cd458e00085dc1257 069003186a8?OpenDocument>. 397 P. Casana Testore, Gabriele de Launay, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 35, Roma, Treccani, 1988, ad vocem. 398 Ibidem. 399 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 242. 400 P. Casana Testore, Gabriele de Launay op. cit.; A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 242; Ferdinand Anton Bubna von Littitz, in Enciclopedia italiana, Roma, Treccani, 1930. 401 Ferdinand Anton Bubna von Littitz, in Enciclopedia italiana, Roma, Treccani, 1930. 402 P. Casana Testore, op. cit.; A. de Foras, op. cit. 403 Giuseppe Talamo, Carlo Alberto di Savoia, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 20, Roma, Treccani, 1977, ad vocem. 404 P. Casana Testore, Gabriele de Launay op. cit. 405 Ibidem. 67
Genova. Fu divisionario della Superba anche quando, dopo l’armistizio Salasco (9 agosto 1848), la città insorse. In questa situazione tentò più volte di governare la situazione cercando di evitare l’uso massiccio dell’esercito e assecondò i genovesi consegnando alcune aree strategiche. A causa del cambio di governo a Torino, il 16 dicembre dello stesso anno, venne reso noto che il De Launay avrebbe dovuto lasciare la città insieme all’esercito e che la sicurezza sarebbe stata garantita dalla locale Guardia Nazionale406. Venne nominato senatore poco prima, il 7 dicembre407. Dopo la disfatta di Novara (22-23 marzo 1849) il De Launay venne nominato dal nuovo sovrano, Vittorio Emanuele II, presidente del Consiglio dei ministri ma incontrò l’ostilità non solo dei democratici, che lo accusavano di essere un reazionario, ma anche dei reazionari medesimi, che lo ritenevano troppo liberale in quanto reo di aver accettato lo Statuto promulgato da Carlo Alberto. Trovatosi in questa situazione e non ricevendo l’appoggio necessario, il re lo sostituì con Massimo d’Azeglio il 7 maggio 408. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Gran Ufficiale della Legion d’Onore e cavaliere dell’Ordine di Leopoldo d’Austria 409.
DE MAUGNY de Nicod de Neuvecelle, Joseph-Clément, conte (Maugny, 29 aprile 1798410 – Chambéry, 30 agosto 1859) Ottavo di dodici figli, prese parte alla campagna del 1814 come sottotenente nel reggimento di Savoia e in quella del 1815 in qualità di tenente411. Egli si sposò con Léontine de Fortis, dama di palazzo della regina Maria Adelaide, dalla quale ebbe tre figli412.
406
Ibidem. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5568cd458e00085dc12 57069003186a8?OpenDocument>. 408 P. Casana Testore, Gabriele de Launay op. cit. 409 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 242; <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5568cd458e00085dc1257 069003186a8?OpenDocument>. Il de Foras sostiene essere Gran Ufficiale della Legion d’Onore mentre il sito del Senato italiano afferma che fu Commendatore. 410 Data discussa: si trova il 22 aprile 1790 in <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5ac438ec566a1c46c1257 069003186ad?OpenDocument> mentre in Borel d’Hauterive, Annuaire de la noblesse de France et des maisons souveraines de l'Europe, vol, XX, Parigi, Dentu, Diard e Lemoine librai, 1863, p. 162 si trova la data 29 aprile 1798 come anche nel titolo dell’opera del conte Charles Albert (1839-1918), suo figlio, Le général Comte de Maugny, 1798-1869; le dernier gouverneur militaire de la Savoie sous le régime sarde, par son petit-fils le Comte de Maugny. Avec trois portraits hors texte, s.l., s.i.t., 1921. Si è preferito l’utilizzo della data presente nelle due opere francesi. 411 B. d’Hauterive, op. cit. 412 Ivi, p. 163. 68 407
Nel 1814 venne nominato sottotenente e l’anno seguente fu tenente. Fu promosso capitano (1818) e maggiore (1827) 413 , nel 1830 raggiunse il grado di tenente colonnello nel 2° reggimento della Brigata Savoia. Nel 1832 ottenne l’avanzamento di grado con la nomina a colonnello nel reggimento Granatieri della Brigata Guardie e, dal 1° ottobre 1839, fu maggior generale della Brigata Acqui. Nel medesimo tempo fu posto a capo delle Guardie del Corpo del re Carlo Alberto il quale aveva in lui grande amicizia414. Partecipò alla campagna del 1848 e divenne governatore della Savoia (14 agosto). 415 Fu creato conte il 5 novembre 1842 da Carlo Alberto416. Il re Vittorio Emanuele II gli conferì la carica di senatore del Regno (17 ottobre 1848) e di generale d’armata nel 1853417. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 9 marzo 1849 418. Fu, inoltre, Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore per la Francia e nel 1855 Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo per l’impero d’Austria419.
DE MENTHON-LORNAY d’Aviernoz, Charles, conte (Annecy, 7 febbraio 1793 – Coise, castello di Rubaud, 12 gennaio 1858) Appartenne ad una delle più antiche e illustri famiglie della Savoia e si dedicò principalmente allo studio delle lingue420. Nel 1813 si diplomò (diplôme de bachelier421) all’Università di Grenoble. Si sposò con Marie-Antoinette Favier du Noyer, dama della regina Maria Teresa. Dal matrimonio non ebbe figli.422
413
S. Ales, op. cit., p. 52. B. d’Hauterive, op. cit., pp. 162-163. 415 L’autore utilizza l’espressione «campagne de Lombardie» cfr. B. d’Hauterive, ivi, p. 163. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5ac438ec566a1c46c1257 069003186ad?OpenDocument>. 416 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5ac438ec566a1c46c12 57069003186ad?OpenDocument>. 417 B. d’Hauterive, op. cit., p. 163; <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5ac438ec566a1c46c1257 069003186ad?OpenDocument>. 418 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5ac438ec566a1c46c12 57069003186ad?OpenDocument>. 419 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/c1544f301fd4af96c125785d00598476/5ac438ec566a1c46c12 57069003186ad?OpenDocument>. 420 Louis Pillet, Général d’Aviernoz, in Histoire de l'Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, de 1820 à 1860, suivie des tables des trente-six premiers volumes des mémoires et des six premiers volumes de documents, Chambéry, impr. Savoisienne, 1891, p. 133. 421 Clément Chollet du Bourget, La Brigade de Savoie (1660-1860), Chambéry, Dardel, 1922, p. 164. 422 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 458. 69 414
Durante le guerre napoleoniche si mise al servizio dell’Austria dal 1814 al 1819423 in quanto alleata del regno di Sardegna. In seguito affermerà che questa alleanza austro-sarda fosse «fâcheuse mais nécessaire» 424 in quanto gli austriaci, come i piemontesi, combattevano Napoleone. Nel 1819 rientrò in Piemonte e fu inquadrato con il grado di capitano nella Brigata Savoia 425. Nel 1830 fu il primo sindaco di Chambéry, luogo di nascita426. Dal 1832 fu maggiore nel 2° reggimento della medesima brigata e nel 1834 fu elevato a tenente colonnello. Dal 1837 fu colonnello sempre del 2° reggimento e dal 1844 al 1846 ricoprì il medesimo ruolo ma nel 1° reggimento. Nella campagna del 1848 comandò in qualità di maggior generale la Brigata Cuneo, essendone a capo dal 1846, partecipando alle battaglie di Goito, Pastrengo e Santa Lucia 427. Dopo il ritiro, per motivi di salute, del maggior generale della Brigata Savoia barone François d’Ussillon 428 , il conte d’Aviernoz dovette assumere il comando della suddetta brigata lasciando la Cuneo al colonnello del 1° reggimento Pietro Pilo-Boyl di Putifigari429. Nel corso della battaglia di Custoza (23-25 luglio) il d’Aviernoz si trovava a Madonna del Monte ed era a capo di un battaglione della sua brigata 430. Fu, a tal proposito, protagonista di un fatto alquanto ignominioso per gli austriaci: alcuni disertori ungheresi, che si trovavano presso il generale, avevano sostenuto giorni prima che alcuni italiani prestanti servizio all’Impero avevano manifestato l’intenzione di disertare; dunque, dopo la fallita avanzata imperiale sul monte a causa della fucileria savoiarda, il conte scese la collina con 60 uomini e incontrò alcuni italiani sventolanti bandiera bianca che volevano unirsi ai savoiardi, nel momento in cui ci fu contatto, gli italiani, a tradimento, iniziarono ad aprire il fuoco sugli uomini del conte il quale venne pure ferito al petto e al ginocchio. Invitato alla resa, pare che il conte abbia esclamato «Je ne rends pas mon épée à des traîtres!»431. A seguito della mendace notizia della dipartita del conte, i suoi uomini furono costretti a ritirarsi verso
423
Ibidem. C. C. du Bourget, op. cit., p. 164. 425 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 458; L. Pillet, op. cit., p. 133. 426 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 458. 427 L. Pillet, op. cit, p. 133. 428 Nato a La Roche (Faucigny) il 2 marzo 1798, comandò la brigata nella battaglia di Santa Lucia (6 maggio) e l’8 giugno venne posto a riposo. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., pp. 44-45. 429 F. A. Pinelli, op. cit. vol. III, cap. IV, pp. 478-479 nota 1. 430 Ivi, p. 558. 431 Ivi, p. 559. 70 424
Sona432. Il d’Aviernoz, ferito, venne catturato dagli austriaci e venne prontamente sostituito da Jean-François Mollard433. Dal Bortolotti viene definito quale «uomo di grande valore»434. A causa delle ferite riportate egli non fu più in grado di servire nell’esercito e intraprese, pertanto, la carriera politica. Dal 1849 al 1853 rappresentò il collegio di Saint-Pierre d’Albigny435 nella IV legislatura del regno di Sardegna436. Fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro 437.
DENTIS Giorgio, nobile (1788 – Casale Monferrato, 1855) Di una famiglia originaria di Caramagna Piemonte. Si sposò con Rosa Maria Prielli438. Un suo avo, Carlo Amedeo (nato nel 1653), fu l’autore del Compendio istorico della origine dei marchesi in Italia e dei marchesi di Saluzzo (1702)439. Partecipò alle campagne napoleoniche iniziando come coscritto del 3° reggimento di fanteria leggera italiano nel 1807; sei anni dopo divenne sergente e nel 1814 Guardia del Corpo. Fu sottotenente nella Brigata Piemonte percorrendo i gradi sino a giungere a quello di capitano d’ordinanza nel 1822 della Brigata Casale e nel 1831 in quella di Piemonte 440. Dal 1832 fu maggiore del 2° reggimento della Brigata Casale 441, tale impiego lo mantenne sino al 1835 quando, l’anno seguente, venne promosso luogotenente colonnello del 2° reggimento della Brigata Cuneo rimanendo in tale reggimento sino al 1838. Nel 1843 venne nominato colonnello comandante dei veterani e nel 1848 fu posto a riposo 442.
432
Ibidem; L. Pillet, op. cit., p. 133. < https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/mollard-giovanni-francesco>; Cfr. MOLLARD Jean-François in Fanteria p. 95. 434 V. Bortolotti, op. cit., p. 45. 435 L. Pillet, op. cit., p. 134. 436 <https://storia.camera.it/deputato/carlo-d-aviernoz-menton-17930104/interventi#nav>. 437 A. de Foras, op. cit. vol. III, p. 458. 438 A. Manno, op. cit., vol. IX, p. 79. 439 Ibidem. 440 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 192. 441 Il dizionario dell’Armata sarda registra l’anno della sua promozione effettiva, cioè il 1831. 442 A. Manno, op. cit., vol. IX, p. 80. 71 433
DEL POZZO di Mombello, Ludovico Vincenzo, conte (Torino, S. Filippo, 19 settembre 1795 – Torino, S. Carlo, 13 settembre 1874) Il padre, Gaspare Giuseppe (1757-1826), aveva fatto esperienza nell’amministrazione civile sia durante il regime napoleonico, divenendo presidente del Tribunale di Vercelli nel 1811, e sia con la restaurazione sabauda, ottenendo la nomina a senatore di Piemonte. Si sposò con Giuseppa Cornaggia dalla quale ebbe sette figli di cui il primogenito arruolato nell’esercito di papa Pio IX (1842) e il quartogenito membro del clero e docente all’Università di Perugia. Il del Pozzo entrò in servizio nel ricostituito esercito di Vittorio Emanuele I come sottotenente sovrannumerario di artiglieria nel 1814. Nel 1820 venne promosso capitano 443 e nel 1831 venne nominato maggiore nel 1° corpo reale d’artiglieria, nel 1833 fu ufficiale addetto alle direzioni del materiale d’artiglieria e nel 1834 tenente colonnello. Nel 1839 ottenne la promozione a colonnello di Stato Maggiore della piazza di Alessandria 444. Dal 1846 al 1847 ottenne il comando in qualità di colonnello del 13° reggimento della Brigata Pinerolo. Venne promosso maggior generale nel 1848445. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1836 446.
DELLA CHIESA d’Isasca, Flaminio Giuseppe, nobile e cavaliere (Saluzzo, 17 gennaio 1781 – 12 febbraio 1872) Si sposò con Luisa Raynero di Lagnasco447. Nel 1800 fu tenente nel reggimento provinciale di Pinerolo e, dopo l’esilio di Carlo Emanuele IV, decise di non offrire i suoi servigi ai francesi. Nel 1814 fu Capo di Stato Maggiore Generale e partecipò alla battaglia di Novara (8 aprile 1821) caricando insieme agli ussari austriaci. Da ciò si può dedurre la sua convinta fedeltà ai principî assolutisti, giacché non aveva servito sotto i francesi, e il motivo per cui fu uno dei membri dell’esercito sabaudo che seguirono l’allora principe di Carignano Carlo Alberto nella spedizione realista in Spagna (aprile – novembre 1823) condotta dal regno di Francia di re Luigi XVIII 448.
443
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 175. A. Manno, op. cit., vol. XXIV, p. 719. 445 Ibidem. 446 Ibidem. 447 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 186; A. Manno, op. cit., vol. VII, p. 83 448 Ibidem. 444
72
Egli fu uno dei membri della commissione mista austro-sarda per la misurazione dello spazio fra Sanfrè e il monte Duchat449. Nel 1833 fu maggior generale capo di Stato Maggiore della divisione di Genova 450. Maggior generale della Brigata Aosta dal 1835 451 al 1837. Nel 1840 venne promosso luogotenente generale comandante generale del Corpo Reale d’artiglieria 452. Nella divisione di Torino fu comandante di Torino città e provincia sino al 1842 453 quando venne nominato governatore della divisione di Cuneo454. Fu Gran Croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e cavaliere dell’Ordine di Savoia 455.
FAÀ di Bruno, Antonino, nobile e cavaliere (1794 – Torino, 16 marzo 1876) Si sposò con Adele Mathis di Cacciorna dalla quale ebbe quattro figli. Partecipò alle guerre napoleoniche come sottotenente nell’8e régiment de tiralleurs de la Garde imperiale (fanteria leggera) dal 1813 al 1814. Messo in aspettativa con il ritorno di Vittorio Emanuele I, venne integrato come sottotenente nel reggimento Cuneo sino a giungere al grado di capitano granatiere d’ordinanza nel 1829456. Fu gentiluomo di bocca nel 1818457, maggiore nella Brigata Cuneo, tenente colonnello nel 2° Aosta nel 1833 e dal 1837 sino al 1844 fu colonnello nel 7° reggimento della Brigata Cuneo458. Fu poi promosso, nel 1845, maggior generale della Brigata Savona e mantenne tale comando sino al 1848 e, inoltre, gli fu affidato il comando della 1ª brigata della 2ª divisione di riserva durante la campagna del 1848459. Nella campagna del 1848, in qualità di maggior generale della Savona, nel corso della battaglia di Custoza (23-25 luglio) decise di abbandonare la strategica posizione di Valeggio, distruggendone il ponte, prima che gli fosse ordinato di farlo e senza l’autorizzazione del generale di divisione. All’ordine del generale Bava di rioccupare il villaggio, Faà riuscì 449
Piemonte, 7 settembre, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, 24 settembre 1821, Napoli, s.i.t., 1821, pp. 628-629. 450 Chiaravalle Genovese per l’anno 1833, Genova, Pellas, 1833, p. 134. 451 Il Manno sostiene che la nomina avvenne il 22 aprile 1837. Cfr. A. Manno, op. cit., vol. VII, p. 83. 452 Calendario pe’ regii Stati, 1840, p. 303. 453 Calendario pe’ regii Stati, 1842, p. 295. 454 Calendario pe’ regii Stati, 1843, p. 293. 455 A. Manno, op. cit., vol. VII, p. 83. 456 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 209. 457 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 7. 458 Il dizionario biografico dell’Armata sarda afferma, invece: nel 1830 maggiore provinciale, nel 1831 tenente colonnello del 2° Aosta, nel 1832 tenente colonnello del 1° Cuneo e maggior generale della Savona nel 1844. Ci si è attenuti ai Calendari generali. 459 V. Bortolotti, op. cit., p. 253. 73
nell’intento ma alla vista delle prime unità imperiali decise di abbandonare nuovamente la posizione retrocedendo senza prima stabilire collegamenti con il Comando di Villafranca 460. Fu governatore dell’Accademia Militare ed ispettore dei depositi di fanteria 461. Nel 1851 fu posto a riposo462.
FALLETTI di Villafalletto, Giuseppe Mario Enrico, conte (Villafalletto, 8 giugno 1792 - ?) Appartenne alla seconda linea dei conti di Villafalletto, fu figlio di Ludovico Benedetto (nato nel 1749) già capitano dei granatieri nel reggimento provinciale di Mondovì, nel 1793, maggiordomo onorario463. Fu fratello di Pietro e Maurizio Falletti di Villafalletto464. Il conte Giuseppe Mario servì sotto i francesi, venne poi integrato come tenente nella Brigata La Regina nel 1814, fece la campagna di Grenoble e fu promosso capitano provinciale nel 1818 e d’ordinanza due anni dopo465. Fu primo prefetto della Regia Accademia Militare466 e dal 1839 fu maggior generale della Brigata Savona sino al 1844. Il 18 febbraio 1850 si ritirò dalla vita militare467. Morì privo di eredi e fu cavaliere, dal 1836, dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro468.
FALLETTI di Villafalletto, Pietro Antonio, nobile e cavaliere (Villafalletto, 31 gennaio 1798 – Torino, S. Filippo, 4 settembre 1874) Capostipite della quarta linea dei conti di Villafalletto sposò Orsina Passerin d’Entrèves dalla quale ebbe sei figli. Fu fratello di Giuseppe Mario e di Maurizio Falletti di Villafalletto469.
460
F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., cap. IV, pp. 575; 579 nota 1; P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 240. 461 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 209. 462 Ibidem. 463 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 67. 464 Cfr. FALLETTI di Villafalletto, Maurizio in Fanteria p. 75. 465 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 210. 466 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 67. 467 Ibidem. 468 Ibidem. 469 Cfr. FALLETTI di Villafalletto, Maurizio in Fanteria p. 75. 74
Nel 1814 fu tenente d’ordinanza nella Brigata La Regina e nel 1818 venne promosso capitano d’ordinanza dapprima nella Brigata Monferrato (1819) e poi nella Casale nel 1822470. Nel 1832 fu maggiore del 2° reggimento della Brigata Pinerolo 471 . Dal 1834 fu tenente colonnello nel 1° reggimento della Brigata Cuneo e dal 1839 comandò in qualità di colonnello il 2° reggimento della medesima brigata sino al 1846. All’inizio delle ostilità con l’Impero austriaco, il Villafalletto fu maggior generale della Brigata Acqui in quanto vi era stato nominato nel 1847. Il Pinelli non lo cita mai nella sua opera trattante le campagne del 1848 e del 1849 ad eccezione di quando, insieme al generale di divisione Ferrere, in qualità di brigadiere generale, ovverosia di colonnello, il Villafalletto non fece intervenire la sua brigata durante la battaglia di Santa Lucia (6 maggio 1848) 472 e della conseguente sconfitta fu accusato il conte Mario Broglia di Casalborgone 473. Tuttavia, dopo codesta battaglia, il Villafalletto venne dispensato da ogni servizio l’11 maggio 474. A seguito della sconfitta piemontese e al conseguente armistizio Salasco, anche il Villafalletto fu fra coloro che vennero allontanati dal comando attivo delle truppe lasciando, dunque, il comando dell’Acqui475. Quattro giorni dopo l’episodio sopracitato, il cavaliere si ritirò dall’esercito 476.
FALLETTI di Villafalletto, Maurizio, nobile e cavaliere (Torino, 30 ottobre 1802 – Torino, 23 maggio 1866) Fu fratello di Giuseppe Mario e Pietro Falletti di Villafalletto477. Frequentò la Regia Accademia Militare dal 1816 al 1818 e venne inquadrato nella brigata La Regina478. Dal 1847 fu maggiore nel 2° reggimento della Brigata Pinerolo e ricoprì tale ruolo anche nella campagna del 1849. Nel divenne colonnello479.
470
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 210. Da precisare che il dizionario biografico dell’Armata sarda registra il 1831 come anno effettivo di promozione. 472 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 337. 473 Cfr. BROGLIA di Casalborgone, Mario in Fanteria p. 47. 474 V. Bortolotti, op. cit., p. 43. 475 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 265. 476 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 70. 477 Cfr. FALLETTI di Villafalletto, Giuseppe e FALLETTI di Villafalletto, Pietro in Fanteria p. 74. 478 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 68. 479 Ibidem. 75 471
Nel 1856 gli venne assegnata la piazza di Asti e nel 1863 (30 agosto) venne promosso a maggior generale480. Fu, inoltre, comandante della compagnia delle Guardie del Corpo481. Durante le campagne del ’48 e del ’49 ottenne la medaglia d’argento 482.
FECIA di Cossato, Luigi Giovanni, nobile e cavaliere (Biella, 8 gennaio 1800 – Torino, 23 gennaio 1881) Fu il fondatore della seconda linea dei conti di Cossato e si sposò con Maria Giuseppina Regnier dalla quale ebbe sette figli, fra cui Luigi Giuseppe (1841-1888) che fece carriera nell’esercito e fu senatore del Regno483. Nel 1817 ricevette la nomina di sottotenente di fanteria dopo aver superato gli esami abilitanti484 e venne inquadrato, nel 1818, nella Brigata La Regina 485. Nel 1819 entrò a far parte dello Stato Maggiore Generale in qualità di sottotenente e nel 1820 divenne tenente. Il Cossato parteggiò, però, per i costituzionali nel 1821 e dunque, con la vittoria degli assolutisti e la successiva epurazione degli elementi sovversivi dell’esercito, venne allontanato. Nel 1826, tuttavia, venne reintegrato in qualità di capitano nello Stato Maggiore Generale e, nel 1837, maggiore sempre nello Stato Maggiore Generale486. Al principio della campagna del 1848 fu colonnello del 17° reggimento della Brigata Acqui ma, nel mese di marzo, entrò nello Stato Maggiore. Partecipò alla battaglia del ponte di Goito (8 aprile), ove ricevette la medaglia d’argento. Il Cossato fu giudicato piuttosto negativamente dai milanesi, fra cui il conte Luigi Torelli che lo descrisse come un uomo controllato ed imperturbabile, perfetto, a suo dire, ad una vita monastica 487 . Egli, inoltre, fu l’incaricato che dovette annunziare la sottoscrizione dell’armistizio fra il re e Radetzky agli insorti lombardi e di Venezia 488. In vista della campagna dell’anno seguente, Carlo Alberto lo mantenne nello Stato Maggiore ma questa volta promuovendolo a maggior generale e premiandolo con la carica di aiutante di campo del re. Al termine della battaglia di Novara (22-23 marzo), per il valore dimostrato, venne decorato dal re con una seconda medaglia d’argento. A seguito della disfatta
480
Ibidem. Ibidem. 482 Ibidem. 483 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 196. 484 Alessandro Brogi, Luigi Fecia di Cossato, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 45, Treccani, Roma, 1995, ad vocem. 485 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 215. 486 Ibidem. 487 A. Brogi, op. cit. il quale cita P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 278. 488 A. Brogi, op. cit.; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 727-728. 76 481
piemontese a Novara, il Cossato fu incaricato dal re di parlamentare con il capo di Stato Maggiore imperiale Heinrich Hermann Hess489 (1788-1870) e di intavolare i negoziati con gli austriaci ma, di fronte alle giudicate inopportune ed umilianti richieste del feldmaresciallo, Carlo Alberto abdicò. Il nuovo sovrano, Vittorio Emanuele II, decise di mantenere il generale al suo incarico ma, questa volta, sotto richiesta del Cossato, affiancato da un politico, il ministro della Pubblica Istruzione, Carlo Cadorna, con il quale si giunse ad un preliminare che verrà firmato a Vignale dal re e dal feldmaresciallo. Nello stesso anno il sovrano gli affidò il comando della Reale Accademia Militare che mantenne sino al 1857. Nel 1856-’59 fu capo del Reale Corpo di Stato Maggiore 490. Nonostante le prime esitazioni, egli entrò nella Camera come deputato della IV, V e VI legislatura quando abbandonò la vita politica per assumere il comando della divisione di Modena nel 1859. Quattro anni dopo, sotto richiesta dello stesso, fu posto a riposo491. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1873492.
FEDERICI Giovanni Battista, nobile e cavaliere (Genova, 26 novembre 1785 - 1860) Fu un generale di lungo corso, partecipò alle guerre napoleoniche con i francesi. Nel 1800 fu semplice soldato nella Guardia di Genova e cinque anni dopo sergente nell’esercito francese, con il quale partecipò alle campagne d’Italia, presupponendo ci si riferisca alla seconda, e a quella in Prussia ove, in qualità di tenente del 101e régiment d’infanterie de ligne493, venne ferito al braccio sinistro nella battaglia di Bautzen (20-21 maggio 1813); si congedò con il grado di luogotenente. Il 18 luglio 1814 venne inquadrato nel 1° battaglione di linea genovese 494 come tenente495. Si arruolò nell’esercito sabaudo in cui, nel 1815 fu tenente nel reggimento Genova, poi tenente granatiere della Brigata Genova, dopodiché passò alla Reale Legione leggera come capitano e nel 1822 capitano d’ordinanza nella Brigata Savona 496.
489
P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 311. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 215. 491 A. Brogi, op. cit. 492 A. Manno, op. cit., vol. X, p. 195. 493 V. Bortolotti, op. cit., p. 45; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 216. 494 V. Bortolotti, op. cit., p. 45. 495 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 216. 496 Ibidem. 490
77
Dal 1828 fu maggiore della Brigata Piemonte sino al 1832, quando divenne tenente colonnello nel 1° reggimento della medesima brigata. Nel 1835 fu colonnello del 1° La Regina finché, nel 1840, divenne maggior generale della Brigata Pinerolo497. Promosso tenente generale, nella campagna del 1848 venne posto al comando della 1ª divisione del II corpo d’armata del De Sonnaz498. Il Pinelli esprime un giudizio pienamente negativo nei confronti del Federici ritenendolo «nullo in pace ed in guerra» 499 mentre, di contro, Vincenzo Bortolotti è più cauto e “morbido” affermando invero che egli fu sì «valoroso in ogni operazione, [ma] ebbe molta e forse troppa prudenza»500. Partecipò all’allestimento del lungo assedio di Peschiera501 e alla battaglia di Pastrengo (30 aprile) dove, con la Brigata Piemonte e i volontari parmensi assaltò il fianco destro dello schieramento imperiale502. Avanzando, dunque, dal lato sinistro piemontese, il Federici si mosse senza molti problemi alla volta delle colline di Pastrengo 503. Una volta che il re volle riprendere le operazioni su Peschiera con alla guida il duca di Genova, il Federici si trovò al comando delle brigate Piemonte e Pinerolo con il Bes quale maggior generale del Piemonte504. Con la caduta della fortezza di Peschiera il 30 maggio, il Federici abbandonò il comando della 4ª divisione, cioè la 1ª del II corpo, lasciandola alle cure del duca di Genova, per assumere il ruolo di governatore della nuova fortezza conquistata505. Nel dicembre 1848 fu pensionato506. Il 13 luglio 1831 fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 507.
FILIPPA Alessandro (Torino, 14 novembre 1799 – San Mauro Torinese, 24 giugno 1871) Di famiglia borghese, entrò nell’esercito piemontese a 16 anni nel Corpo Reale d’artiglieria. Nel 1819 fu sottotenente e nel 1830 capitano fino al 1839 quando ricevette i diritti ammessi all’anzianità all’interno del corpo. Maggiore nel 1847, allo scoppio delle ostilità con l’Impero fu inquadrato nel corpo d’artiglieria della 3ª divisione Federici comandando la 7ª Nel dizionario biografico dell’Armata sarda sono inserite le date effettive di promozione: tenente colonnello nel 1831, colonnello nel 1834 e maggior generale nel 1839. Io, per uniformità, ci si è attenuti ai Calendari generali. 498 V. Bortolotti, op. cit., p. 45. 499 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 207. 500 V. Bortolotti, op. cit., p. 45. 501 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 266. 502 Ivi, p. 312. 503 Ivi, p. 314. 504 Ivi, p. 359. 505 Ivi, p. 478; V. Bortolotti, op. cit., p. 45. 506 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 216. 507 Ibidem. 78
497
batteria da battaglia e la 2ª batteria da posizione. Quando i piemontesi iniziarono a forzare il Mincio, dovettero ricostruire il ponte distrutto dagli austriaci e ciò fu possibile grazie alla tenacità del Filippa che riuscì a far cessare il fuoco nemico dando così tempo ai sabaudi di ricostruire il ponte e, fornendo fuoco di copertura, sopraggiungere su Valeggio che fu occupata l’11 aprile. Grazie all’abilità nel coordinarsi con il resto delle truppe, egli ricevette una menzione con regio decreto del 16 aprile. Nel corso della campagna fu rimosso dall’artiglieria per essere collocato nella fanteria in qualità di colonnello dell’11° Casale partecipando, in tal veste, anche alla successiva campagna del 1849. Posto a riposo, fu sindaco di San Mauro Torinese e comandante della guardia nazionale di Torino508.
FOSSATI Carlo Giovanni, conte (Torino, S. Teresa, 31 luglio 1776 – 6 luglio 1843) La sua famiglia era di origine borghese. Si sposò con Teresa Caterina Barrili, vedova, dalla quale non ebbe figli509. Nel 1791 entrò volontario nella legione degli accampamenti e nel 1792 re Vittorio Amedeo III lo nominò sottotenente510. Il Fossati partecipò attivamente nelle campagne dal 1792 al 1796 servendo i Savoia, in particolare il 25 giugno 1795 viene riportato un fatto d’armi al colle dell’Inferno in cui, con intrepido valore, si scagliò contro i francesi permettendo la presa del colle e la cattura di numerosi prigionieri fra ufficiali e soldati511. Dopo l’armistizio di Cherasco (28 aprile 1796), il Fossati non prese più parte alle operazioni militari ricevendo una pensione erogata, successivamente, anche dalla Francia512. Con il ritorno dei Savoia a Torino, il Fossati si rimise al servizio di questi e, nel 1815, fu capitano provinciale nel reggimento provinciale Pinerolo e della Brigata Saluzzo. Nel 1818 venne promosso maggiore provinciale e nel 1822 andò nella Brigata Savona nella quale divenne maggiore d’ordinanza. L’anno successivo venne promosso tenente colonnello nella Brigata Pinerolo e nel 1825 dei Cacciatori di Savoia. Nel 1828 venne trasmesso nella
508
Tutte le informazione sono state reperite da <https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerradindipendenza/9538?hilite=%27alessandro%27%2C%27filippa%27>. 509 Ivi, vol. XI, p. 395. 510 Conte Carlo Giovanni Fossati in Gazzetta Piemontese, giovedì 6 luglio 1843, n. 151, Torino, D. Pane, 1843. 511 A. Manno, op. cit., vol. XI, p. 395; Conte Carlo Giovanni Fossati, op. cit. 512 Conte Carlo Giovanni Fossati, op. cit. 79
Brigata Acqui come colonnello513. Nel 1833 venne promosso maggior generale la Brigata Acqui e mantenne questo ruolo sino al 1835 quando si ritirò a vita privata dedicandosi all’agricoltura514. Ottenne il titolo comitale con Regie Patenti il 7 aprile 1835 per lui e suo nipote; nella concessione v’è la menzione del fatto d’armi accaduto il 25 giugno 1795 sopra riportato515. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 516.
GABET Alexis, barone (Moûtiers, 22 aprile 1790 – Jacob-Bellecombette, 1860) Esponente della recente nobiltà transalpina, il padre fu un funzionario del regno. Si sposò con Victorine Milliet de Saint Alban517. Nel 1813 fu fra i coscritti nei volteggiatori e l’anno seguente ne divenne sergente. Con il ritorno dei Savoia venne inquadrato nella Brigata Savoia come cadetto e fu aiutante di campo del comandante della divisione di Alessandria nel 1815. In questi anni percorse tutti i gradi sino al 1830 quando, per motivi di salute, venne posto in aspettativa con il grado di capitano. Tornato nell’esercito, dal 1838 fu maggiore del 2° reggimento della Brigata Savoia e dal 1841 luogotenente colonnello, nel 1844 fu promosso colonnello del 15° reggimento della Brigata Savona e comandò tale reggimento sino al 1846. Pare che non partecipò alle campagne contro l’Austria, tuttavia, nel 1849, gli venne affidata la divisione di stanza in Savoia518. Nel 1847 fu creato barone519. Nel 1850 venne nominato maggior generale a riposo. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1842) 520.
GALVAGNI di Bubbio, Giuseppe, conte (Napoli, 1794 – Vercelli, 21 gennaio 1838) Quarto figlio del conte Giuseppe Annibale (1730-1793), sposò Maddalena di Rigaud dalla quale ebbe due figli. 513
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 230. Conte Carlo Giovanni Fossati, op. cit. 515 A. Manno, op. cit., vol. XI, p. 395. 516 Ibidem. 517 Ivi, vol. XII, p. 9. 518 V. Ilari (et alii) op. cit., p. 237; da precisare che l’autore registra gli anni effettivi di promozione: nel 1837 divenne maggiore e nel 1843 colonnello. 519 A. Manno, op. cit., vol. XII, p. 9. 520 Calendario pe’ regii Stati, 1842, p. 153. 80 514
Colonnello della Brigata Aosta e, successivamente alla riforma, sempre colonnello del 1° reggimento della medesima brigata sino al 1832, divenne comandante di Vercelli l’anno seguente. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e di Savoia 521.
GARRETTI di Ferrere, Vittorio Romualdo, nobile e cavaliere (Torino, S. Marta, 16 marzo 1796 – Torino, S. Massimo, 23 marzo 1861) Fu l’undicesimo figlio di Secondo Antonio (1744-1808), senatore di Piemonte522 e Gabriella Piossasco d’Airasca, dama di palazzo della regina Maria Teresa523. Si sposò con una popolana, Fedele Marianna Nicolini, dalla quale ebbe un solo figlio524. Il fratello, Filippo Antonio (1772-1851), fu Gran Maestro di Casa Reale dal 1827525. Nel 1809 fu membro della Guardia d’Onore del principe Camillo Borghese (1775-1832), allora governatore del Piemonte per la Francia526. Fu sottotenente nel 1814 nei Granatieri Guardie527. Nel 1821 si schierò con i lealisti e venne promosso capitano d’ordinanza. Nel 1830 fu maggiore nella divisione di Savoia 528. Nel 1832 fu tenente colonnello nel 1° reggimento della Brigata Aosta e nel 1837 fu colonnello del 2° reggimento della Brigata Piemonte529. Dal 1844 fu maggior generale della Brigata Casale e nel 1848 tenente generale. Allo scoppio della guerra contro l’Austria, il Ferrere fu al comando della 2ª divisione del I corpo d’armata530. Il Pinelli, nella sua già citata opera, ne fa un ritratto alquanto negativo descrivendolo «rodomonte in pace, […] dappoco in guerra» 531 sostanzialmente presentandolo come un uomo di poco valore nell’arte della guerra. Durante la battaglia di Santa Lucia (6 maggio) il Ferrere, generale di divisione, insieme al maggior generale Pietro Falletti di Villafalletto, rimase immobile nelle retrovie insieme alla
521
A. Manno, op. cit., vol. XII, p. 127. Ivi, p. 193. 523 Ibidem; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 86. 524 A. Manno, op. cit., vol. XII, p. 195. 525 Ivi, p. 194; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto. op. cit., p. 76. 526 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 246. 527 Ibidem. 528 Ibidem. 529 Da precisare nel dizionario dell’Armata sarda v’è l’anno preciso di promozione colonnello, cioè il 1836. Stessa cosa per quella a maggior generale, cioè nel 1844. Io mi sono attenuto ai Calendari generali. 530 G. Breccia, op. cit., cap. I nota 20. 531 F. A. Pinelli, op. cit., p. 207. 81 522
Brigata Acqui senza che comandassero a quest’ultima di intervenire per attestarsi nel paese532. Dopo la ritirata oltre il Mincio a seguito di Custoza (23-25 luglio), il Ferrere si diresse con la Brigata Casale autonomamente verso l’Oglio contravvenendo, insieme al Sommariva, gli ordini del Bava533. Il 24 agosto venne dispensato dal servizio e, accusato di inettitudine, richiese una commissione d’inchiesta per il suo operato534 ma nessuna inchiesta venne ordinata535.
GERBAIS de Sonnaz d’Haberès, Alphonse, nobile e cavaliere (Thonon, 1796 – Thonon, 1888) Figlio terzogenito di Janus Gerbais de Sonnaz (1736-1814) già maggior generale piemontese, e fratello dei due noti Hector ed Hippolyte 536, egli partecipò come volontario fra i savoiardi nella campagna del 1814 e nel 1815 fu sottotenente granatiere nel reggimento Savoia e poi capitano nel 1817537; sino al 1831 fu maggiore nella Brigata Savoia 538. Nel 1832 fu ufficiale addetto, con il grado di tenente colonnello, nello Stato Maggiore della divisione militare di Alessandria 539. Nel 1833 fu colonnello e dal 1834 fu posto a capo dello Stato Maggiore di Alessandria540. Dal 1839 fu comandante di Nizza e provincia nella divisione militare di Nizza e dal 1843 maggior generale governatore e comandante delle truppe a Sassari541. Nel 1846 venne nominato governatore della fortezza di Fenestrelle542. Dal 1857 fu eletto deputato di Thonon, sostituendo suo fratello Hyppolite, sino al 1860 543. Fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.
532
Ivi, p. 337. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 250. 534 A. Manno, op. cit., vol. XII, p. 195. 535 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 265. 536 Cfr. GERBAIS de Sonnaz d’Habères, Hector e GERBAIS de Sonnaz d’Habères, Hippolyte in Fanteria pp. 83; 85. 537 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 254. 538 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 104. 539 Calendario pe’ regii Stati, 1832, p. 314. 540 Ivi, 1833, p. 318; Ivi, 1834, p. 137; da notare un’incongruenza nel dizionario dell’Armata sarda, infatti viene affermato che Alphonse fu promosso colonnello nel 1831. 541 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 254. 542 Calendari pe’ regii Stati, 1846, p. 337; nel dizionario dell’Armata sarda, invece, è registrato il periodo 18481850. 543 Societé Florimontane d’Annecy, François Miquet (a cura di), in Revue Savoisienne: journal publié par l'Association florimontane d'Annecy: histoire, sciences, arts, industrie, littérature, 36° anno, vol XI, Annecy, Imprimerie Abry, 1895, p. 258. 82 533
GERBAIS de Sonnaz d’Haberès, Hector, nobile e cavaliere (Thonon, 3 gennaio 1787 – Torino, 7 giugno 1867) Si sposò con Maria Teresa Gallone dalla quale ebbe tre figli fra cui due senatori, Joseph (1828-1905) e Charles-Albert (1839-1920). Si mise al servizio di Napoleone e fu luogotenente alle Guardie d’Onore nel 1813-1814544 e partecipò alla battaglia di Lipsia (1814)545. Dal 1815 si mise al servizio dei Savoia e, sebbene avesse militato nell’esercito francese, precisamente nel 3e Gardes d’Honneur546, grazie alla lealtà del padre e della famiglia alla Casa Reale, divenne maggiore nel 1821. Nel 1828 fu maggiore con funzioni da tenente colonnello nella Brigata Cuneo e, poi, tenente colonnello nel 1831 nella Brigata Pinerolo 547 e nel 1832 promosso colonnello nel 1° reggimento della Brigata Savoia. Nel 1835 fu promosso a maggior generale della medesima brigata sino al 1841 quando fu sostituito, l’anno seguente, da Gabriel de Launay548. Dal 1841 fu comandante della divisione di Alessandria e poi, dal 1844 al 1847, fu luogotenente generale a Genova549 e nel 1848 di Novara550. Nella campagna del 1848 gli venne affidato il II corpo d’armata che doveva seguire il I comandato da Eusebio Bava. Pinelli lo definisce nella sua opera come un uomo «affabile e buono di cuore» e, sebbene avesse ottenuto un’importante vittoria a Pastrengo il 30 aprile, l’autore sottolinea che successivamente avrebbe commesso numerosi errori 551 come, ad esempio, le sue azioni a Custoza (23-25 luglio)552. Quando gli austriaci stavano operando a Vicenza, che verrà sottratta ai pontifici, il De Sonnaz insieme al Bava e al Salasco decisero di attaccare Verona con il I corpo il 13 giugno. Per il maltempo si rimandò tutto per il giorno seguente ma, a causa del mancato insorgere della fortezza, l’attacco venne annullato553. Il 22 luglio egli si attestò a Rivoli Veronese dove respinse inizialmente un attacco nemico, ma siccome temeva di lasciare debole e scoperto il centro, ordinò di ritirarsi fra Sona e Sommacampagna. Nel mentre si trasferì nel suo quartier generale a Calmasina mentre il Bava si trovava a Mantova: le operazioni di movimento fra 544
A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 105. P. Crociani, Ettore Gerbaix de Sonnaz, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 53, Roma, Treccani, 2000, ad vocem. 546 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 254. 547 P. Crociani, Ettore Gerbaix de Sonnaz, op. cit. 548 Cfr. DE LAUNAY, Claude-Gabriel in Fanteria p. 67. 549 P. Crociani, Ettore Gerbaix de Sonnaz, op. cit. 550 Calendario pe’ regii Stati, 1848, p. 334. 551 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 206. 552 P. Crociani, op. cit. 553 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 298-299. 83 545
Sona e Sommacampagna furono piuttosto lente poiché nessuno vi fu a coordinarlo, cosicché gli austriaci ne approfittarono. Il De Sonnaz riuscì, tuttavia, a raggiungere Cavalcaselle e a portarsi, poi, oltre il Mincio ricevendo da Bava l’ordine perentorio di rioccupare Valeggio e il suo prezioso ponte che era stato abbandonato dal generale Faà di Bruno, cosicché da mantenere i contatti con Villafranca. Una volta varcato il Mincio egli pose il II corpo d’armata a Monzambano in quanto reputava che proprio lì ci sarebbe stato l’attacco austriaco. In realtà gli imperiali attaccarono da Salionze e quando il generale piemontese se ne accorse, era ormai troppo tardi, i pochi soldati esausti che aveva fatto fare il dietrofront per affrontare il nemico erano stati travolti. Il De Sonnaz optò, pertanto, di ripiegare verso Borghetto. Dunque, a causa di questi errori tattici, gli austriaci tornarono a rioccupare Salionze, Monzambano e soprattutto Valeggio554. Dopo l’effimera vittoria piemontese a Staffalo, Bava intendeva attaccare personalmente Valeggio dal lato destro del fiume mentre il De Sonnaz avrebbe dovuto sorprendere gli austriaci dal lato sinistro con una manovra a tenaglia, gli ordini giunsero tardi e l’azione coordinata non si fece. Dopo aver perso a Custoza, il De Sonnaz ricevette l’ordine da parte di Carlo Alberto di trasferirsi verso Volta Mantovana e, nel caso, se «imperiosamente necessario», dunque se incalzato dal nemico, ripiegare su Goito. Quest’ultimo ordine, è bene sottolinearlo, è ignorato sia dal Bava che dal Salasco. In realtà il De Sonnaz decise di obbedire soltanto all’ultima prescrizione datagli e si diresse direttamente verso Goito. Bava ebbe l’intenzione di organizzare una linea difensiva a Goito contando sull’occupazione di Volta del II corpo d’armata, tuttavia si rese conto che il paese era stato abbandonato e allora, una volta ricongiuntosi a Goito con il De Sonnaz, gli ordinò di attaccare Volta con il divisionario Broglia: l’attacco, sebbene vigoroso, venne respinto. È vero che Carlo Alberto aveva tenuto nascosto al Bava l’ordine di spostarsi eventualmente su Goito ma era stato precisato dal re che ciò avvenisse soltanto in caso estremo, dunque l’errore non fu tanto del re quanto del De Sonnaz stesso555. In seguito all’armistizio di Salasco (9 agosto) fu allontanato dall’alto comando operativo riaffidandogli Genova ma, a causa di alcuni problemi di natura politica, fu congedato e messo a riposo il 5 settembre. Carlo Alberto, sempre «titubante e incerto» come lo descrive Pinelli556, decise di richiamarlo e di nominarlo ministro di Guerra e Marina nel governo
554
Ivi, pp. 235-241. Ivi, pp. 242-249. 556 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, cap. III, p. 204. 555
84
Gioberti 557 . Il 2 febbraio venne promosso generale d’armata ma dovette abbandonare il dicastero in favore di Alfonso La Marmora558. Egli fu inviato in Savoia come regio commissario per la gestione dell’ordine pubblico e, una volta riprese le ostilità contro l’Austria, chiese al re di riprendere posto nell’esercito e dunque fu collocato nella fortezza di Alessandria. A causa della celere ed improvvida sconfitta a Novara (22-23 marzo 1849), il de Sonnaz dovette gestire la fortezza insieme al comandante imperiale ivi collocato come sottoscritto dall’armistizio di Vignale 559. Il Bortolotti reputa il De Sonnaz un uomo «dotato di qualità eminenti per tenere un comando nell’esercito: ma l’importanza del II corpo superava in qualche modo i suoi talenti militari»560. Nel 1852 gli fu affidata la divisione di Torino e nel 1859, con l’inizio della II guerra d’indipendenza, fu al comando delle truppe a sinistra del Po e della Dora561. Nel 1862 fu inviato a San Pietroburgo per recuperare gli antichi rapporti con lo zar, cessati bruscamente due anni prima562, e per far riconoscere il nuovo regno. Fu creato senatore il 3 maggio 1848 563. Fu nominato cavaliere della Legion d’Onore nel 1813 per il valore dimostrato nella battaglia di Hanau (1813)564. Fu, inoltre, Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1847) e cavaliere dell’Ordine della Ss.ma Annunziata (1858). Nel 1883 fu eretta una statua in suo onore in piazza Solferino a Torino.
GERBAIS de Sonnaz d’Haberès, Hippolyte, conte (Haberès, 31 agosto 1783 – Chamoux, 2 agosto 1871) Fu il secondogenito del conte Janus (1736-1814) e anch’egli conte dopo la dipartita del fratello maggiore Joseph (1780-1861), ufficiale del reggimento Savoia e luogotenente generale565. Sposò in prime nozze Jeanne-Françoise de Roberty de Sainte-Hélène e in seconde nozze Antoinette-Catherine de Vars. Ebbe due figli maschi senza eredi566.
557
P. Crociani, op. cit. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 276. 559 P. Crociani, op. cit. 560 V. Bortolotti, op. cit., p. 44. 561 Ibidem. 562 Ibidem. 563 Ibidem. 564 A. de Foras, op. cit., vol. III p. 105. 565 Ibidem. 566 Ivi, p. 104. 558
85
Nel 1798 si arruolò nel reggimento dei Dragoni dell’arciduca Giovanni d’Asburgo, dove si distinse principalmente a Novi (15 agosto 1799), Marengo (14 giugno 1800), Austerlitz (2 dicembre 1805) e a Wagram (5-6 luglio 1809) dove diede fuoco ad alcuni mulini vicino al Danubio così da impedire all’esercito francese di dirigersi su Vienna 567, e vi rimase finché suo padre Janus organizzò il corpo di volontari savoiardi per la restaurazione dei Savoia 568. Capitano nei Cavalleggeri di Piemonte nel 1815, promosso maggiore nel 1821 partecipò alla battaglia di Novara (8 aprile) a fianco dei lealisti. Nel 1829 fu promosso tenente colonnello nei Cavalleggeri di Savoia. Fu colonnello in 2ª dei Dragoni del Genevese sino al 1831 569. L’anno seguente venne integrato nella fanteria come maggior generale della Brigata La Regina sino al 1836 570 . Nel 1839 fu luogotenente con grado di maggior generale nelle Guardie del Corpo del Re571 e generale d’Armata572. Nel 1841 fu a capo della divisione di Alessandria in qualità di tenente generale e nel 1842 a quella di Genova 573. Nel 1845 venne posto a capo della divisione di Novara e nel 1848 a quella di Nizza 574. Nel 1849 gli fu assegnata la divisione di Torino575 sino al 1852, anno in cui venne collocato a riposo576. Fu deputato della V legislatura del regno di Sardegna 577. Fu cavaliere dell’Ordine di Malta, cavaliere della Legion d’Onore, cavaliere dell’Ordine di Leopoldo d’Austria, Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e decorato con la medaglia mauriziana per i cinquant’anni di servizio 578.
GIANOTTI Marcello, conte (Torino, 10 agosto 1799 – Moncalieri, 7 marzo 1868) La famiglia era originaria di Giaveno.
567
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 255. A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 104; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 255. 569 Ibidem. 570 Il de Foras sostiene che fu promosso luogotenente generale nel 1834 sebbene i Calendari generali lo annoverino ancora come maggior generale comandante La Regina. Cfr. A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 104; il dizionario biografico dell’Armata sarda sostiene che fu maggior generale della Brigata Aosta e de La Regina nel 1831. Ci si è attenuti ai Calendari generali. 571 Calendario pe’ regii Stati, 1839, p. 299. 572 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 104; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 255. 573 Calendario pe’ regii Stati, 1841, p. 277; ivi, 1842, p. 291. 574 Ivi, 1845, p. 330; ivi, 1847, p. 333. 575 Ivi, 1849, p. 284. 576 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 255; da notare che l’autore afferma che fu a capo della suddetta divisione dal 1848, ci si è attenuti, tuttavia, ai Calendari generali. 577 <https://storia.camera.it/deputato/ippolito-de-sonnaz-gerbaix-1783/interventi#nav>. 578 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 104. 86 568
Il padre, Luigi Angelo (1755-1827), aveva militato nell’esercito piemontese durante le campagne rivoluzionarie contro i francesi ed era stato poi inviato in Russia nel corpo del genio da Vittorio Emanuele I per istruire i granduchi Michail e Nikolaj Romanov579. Marcello sposò Giuseppina Michelini di San Martino dalla quale ebbe sette figli 580 . Fra questi, Cesare Federico (1836-?), egli partecipò alla II ed alla III guerra d’indipendenza nelle quali ricevette due medaglie di bronzo e due d’argento. Fu, inoltre, Gran Maestro di cerimonie, prefetto di Palazzo ed aiutante di campo del re581. Iniziò a ricoprire cariche militari rilevanti dal 1819, quando fu nominato tenente. Nel 1835 fu maggiore. Fu creato conte nel 1836582. Nel 1849 fu colonnello dei Cacciatori Guardie e, a tal proposito, Pinelli lo loda come un uomo «fedele alla stirpe savoiarda»583 e ciò è importante perché durante la campagna del 1849 fu promosso a maggior generale (17 febbraio584 ) della 2ª brigata 585 della divisione lombarda che era costituita, secondo Pinelli, da uomini non propriamente fedeli al re ma di ideologie democratico-repubblicane586. Nel maggio del 1849 gli venne affidata la Brigata Piemonte e nel 1852 il comando dei Granatieri di Sardegna 587 . Nel 1859 venne promosso tenente generale partecipando alla seconda guerra d’indipendenza in cui comandò le divisioni militari di Alessandria, Parma e di Livorno588. Il 20 novembre 1861 fu nominato senatore del Regno e nel 1865 venne collocato a riposo589. Fu cavaliere dell’Ordine di Stanislao di Russia (1845), Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore (1860) e Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1862) 590.
579
A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 352. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/592f3a2113f3300fc125785d005993dd/13af66149fd1e396412 5646f005c32bf?OpenDocument>. 581 A. Manno, op. cit., vol. XIII, pp. 352-353. 582 Ivi, p. 352. 583 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 781. 584 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/592f3a2113f3300fc125785d005993dd/13af66149fd1e396412 5646f005c32bf?OpenDocument>. 585 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 977. 586 Ivi, p. 781. 587 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 261. 588 Ivi, pp. 261-262. 589 A. Manno op. cit., vol. XIII, p. 352; <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/592f3a2113f3300fc125785d005993dd/13af66149fd1e39641256 46f005c32bf?OpenDocument>. 590 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/592f3a2113f3300fc125785d005993dd/13af66149fd1e396412 5646f005c32bf?OpenDocument>. 87 580
GOZZANI di Treville, Filippo Luigi, nobile e cavaliere (Casale Monferrato, 8 ottobre 1812 - ? ) Fino al 1846 fu capitano dei granatieri della Brigata Guardie quando venne promosso maggiore l’anno seguente; partecipò alla campagna del 1848 venendo ferito nella battaglia di Santa Lucia (6 maggio) 591 e stessa sorte avvenne nella battaglia di Novara (23 marzo 1849). Nel 1857 venne promosso maggior generale, poi tenente generale (1860), ispettore dell’esercito nel ’62 e infine fu collocato a riposo nel 1866592.
JAILLET de Saint-Cergues, Marie-Humbert, conte (Lancy, 25 giugno 1803 – Veigy, 8 luglio 1885) Sposò Olympe Roget de Cholex in prime nozze mentre sposò, in seguito, Elisabeth-Henriette de Fernex dalle quali non ebbe figli. Nella campagna del 1848 fu maggiore comandante la 5ª brigata campale d’artiglieria e partecipò alla battaglia del ponte di Goito (8 aprile) bersagliando i nemici occupanti il paese593. Il Jaillet prese parte anche alla battaglia di Goito (30 maggio) fornendo il giusto supporto d’artiglieria all’azione di alcuni reparti della Brigata Aosta che stavano cercando di snidare i croati da un complesso di abitazioni 594. Pinelli giudica la battaglia di Goito come uno scontro in cui fu l’artiglieria a giocare un ruolo chiave per la vittoria piemontese sottolineando la superiorità delle batterie sabaude e ricordando proprio l’abilità di Jaillet nel comandare i suoi uomini.595 Nella campagna del 1849 fu posto a capo del 1° reggimento della Brigata Savoia in qualità di colonnello. Venne promosso maggior generale della Brigata Savoia 596. Il conte entrò nella Camera dei deputati del Parlamento Subalpino nella IV e VI legislatura597. Nel 1852 Jaillet facilitò l’accesso all’Accademia Reale di Torino del suo giovane amico Luigi Gerolamo Pelloux (1839-1924) uomo che sarà protagonista della vita politica
591
A. Manno, op. cit., vol. XIV, p. 490; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 351. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte vol. III, pp. 490-491. 593 Ivi, p. 254. 594 Ivi, pp. 438-439. 595 Ivi, pp. 444-445. 596 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 213. 597 <https://storia.camera.it/deputato/umberto-jaillet-18030525/interventi#nav>.
592
88
dell’Italia post-unitaria ricoprendo ruoli di prestigio nei dicasteri di Guerra ed Interno e sedendo nel Senato598. Il generale, con il Trattato di Torino (24 marzo 1860) che sancì la trasmissione del ducato di Savoia e della contea di Nizza dal regno di Sardegna all’impero francese di Napoleone III, entrò in servizio nell’armata imperiale di Francia in cui divenne generale di divisione 599. Fu Grand’Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e Grand’Ufficiale della Legion d’Onore (1867)600.
LANZONE Camillo Giovanni Battista, conte (Fossano, 1771 – 14 aprile 1838) Secondo di tre figli, di cui è l’unico maschio, è l’ultimo discendente della famiglia Lanzone da Mondovì. La suddetta famiglia ottenne il rango comitale con la nomina dello stesso il 2 aprile 1833. Il parente più lontano registrato è l’avvocato Camillo, deceduto nel 1756 601. Il conte Camillo iniziò la carriera militare nel 1787 come cadetto del reggimento La Marina; nel 1789 fu nel reggimento provinciale di Asti come sottotenente e, poi, come tenente. Partecipò alle campagne rivoluzionarie servendo sotto il marchese Michelangelo ColliMarchini (1738-1808) nella contea di Nizza e dove venne ferito a morte al Colle di Tenda 602. Nel 1800 fu nell’esercito imperiale e partecipò al blocco di Genova e con la Restaurazione fu reintegrato nell’esercito piemontese come capitano dapprima nel reggimento provinciale di Vercelli e poi in quello di Alessandria. Nel 1817 fu promosso maggiore provinciale e nel 1822 fu trasferito nella Brigata La Regina e qualche mese dopo, promosso tenente colonnello, in Casale603. Colonnello della Brigata Casale dal 1825 fino al 1831 quando fu promosso a maggior generale della medesima brigata sino al 1833. Morì senza eredi.
Hubert Heyriès, L’intégration des officiers savoyards et niçois dans les armées piémontaise, française et italienne au coeur du XIX siècle, in Revue historiques des armées, n° 250 France-Italie, Service historique de la Défense, OpenEdition journals (editore elettronico), 2008, pp. 26-27 (pp. 2-3 ed. elettronica); per Luigi Gerolamo Pelloux Cfr.:<https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9a29a2e73f195df7c125785d0059b96c/b79f763e6f14b5674 125646f005e4c01?OpenDocument>. 599 A. de Foras, op. cit. vol. III, p. 213. 600 Ibidem. 601 A. Manno, op. cit., vol. XV, p. 183. 602 Ibidem; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 287. 603 Ibidem. 89 598
LOVERA DI MARIA Alessandro, nobile e cavaliere (Torino, 8 gennaio 1798 – Torino, S. Carlo, 8 febbraio 1885) Fu figlio di Filippo Luigi (1758-1818) già gentiluomo di bocca, dei secondi scudieri della principessa Felicita di Savoia, gentiluomo di Camera del re (1794), barone dell’Impero francese, ospitò papa Pio VII nel suo palazzo 604. Fu fratello minore del cavaliere Carlo, luogotenente colonnello con il grado di colonnello dei Cavalleggeri di Sardegna605, e di Federico (1796-1871), tenente generale, presidente del comitato dell’Arma dei Carabinieri e senatore del regno d’Italia nel 1864606. Si sposò tre volte: in prime nozze Adele Lovera di Maria, in seconde nozze Cecilia Sobreri della Costa e infine, in terze nozze, Costanza Baudi di Vesme 607. Sottotenente nelle Guardie nel 1815, nel 1818 venne promosso tenente e pur avendo manifestato idee costituzionali, dunque sovversive, non fu posto in aspettativa. Negli anni ’20 fu capitano e nel 1838 venne promosso maggiore. Nel 1840 divenne luogotenente colonnello sino al 1845. Nella Brigata Cuneo fu colonnello del 7° reggimento dal 1846 anche nelle campagne del 1848 in cui venne collocato colonnello dei Granatieri Guardie 608. Nella campagna del 1849 fu maggior generale della Brigata Aosta con la quale si distinse a Novara609. Fu maggior generale in ritiro610. Fu commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
MAGNOCAVALLI di Varengo, Corrado, conte (Casale Monferrato, 8 dicembre 1777 – Casale Monferrato 23 marzo 1833) Fu nipote di Ottavio Magnocavalli (1707-1788), autore di tragedie che influenzarono Vittorio Alfieri nella sua riforma del teatro tragico611. Il conte Corrado era figlio di Giacinto (1739-1806) poeta ed uomo di ideali rivoluzionari, che ricusò di giurare a Casa Savoia. Imprigionato, divenne presidente del governo repubblicano di Casale (1789) e in seguito Commissario della Repubblica francese a Casale
604
A. Manno, op. cit., vol. XVI, p. 367. Cfr. LOVERA DI MARIA Carlo Camillo in Cavalleria p. 143. 606 A. Manno, op. cit., vol. XVI, p. 371. 607 Ivi, p. 373. 608 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 296; le date effettive di promozione sono: maggiore nel 1837, tenente colonnello nel 1839 e colonnello del 7° nel 1844. 609 Ibidem. 610 A. Manno, op. cit., vol. XVI, p. 373. 611 Ivi, vol. XVII, p. 72-73. 90 605
e provincia dal 1799 al 1800. Giacinto, inoltre, fu socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino dal 1801612. Corrado, primo di cinque figli, sposò Cristina Matta d’Isola dalla quale ebbe quattro figli 613. A differenza del padre Giacinto, egli restò fedele alla Corona e nel 1793 fu cornetta dei Dragoni di Piemonte, nel 1795 tenente e nel 1815 capitano nei Cavalleggeri di Piemonte. Nel 1821 divenne colonnello dei Dragoni del Re e, l’anno seguente, dei Cavalleggeri di Piemonte614. Nel 1830 fu nella fanteria come maggior generale comandante la divisione di Nizza615 e nel 1832, sempre in qualità di maggior generale, comandò la Brigata Piemonte. Fu sindaco di Casale dal 1832616. Fu commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro dal 1832617.
MANNO Giovanni Battista (Alghero, 3 gennaio 1793 – pre 1850) Di famiglia borghese, fu il figlio di Don Antonio e Donna Maria Catarina Diaz. Durante l’esilio dei Savoia in Sardegna, egli si arruolò come volontario del Reggimento di Sardegna nel 1809 e nello stesso anno, in autunno, venne promosso sottotenente sovrannumerario. Nel 1813 divenne effettivo e tre anni dopo fu promosso luogotenente nei Cacciatori Guardie. Negli anni ’20 fece il cursus honorum divenendo capitano e finalmente nel 1831 fu promosso maggiore618. Nel 1835, sempre nei Cacciatori Guardie, divenne tenente colonnello e ivi rimase sino al 1840 quando venne trasmesso alla Brigata Piemonte e promosso colonnello del 3° reggimento619. Il 29 febbraio 1848 venne promosso maggior generale della Brigata Savona ma gli fu affidata, durante la campagna di Lombardia, la Brigata Pinerolo con la quale, insieme alla Piemonte del Bes, andava a formare la 4ª divisione Federici 620.
612
<https://www.accademiadellescienze.it/accademia/soci/giacinto-magnocavalli>. A. Manno, op. cit., vol. XVII, p. 74. 614 Ibidem. 615 Ibidem. 616 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 304. 617 A. Manno, op. cit., vol. XVII, p. 74. 618 Alberico Lo Faso di Serradifalco, I sardi di Vittorio Emanuele I e Carlo Felice, Torino, Società di studi araldici, 2005, p. 89. 619 Il Serradifalco offre la data di promozione precisa, cioè il 20 ottobre 1839. Ci si è attenuti per uniformità ai Calendari. 620 V. Bortolotti, op. cit., p. 45; A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 89; da notare che il Serradifalco non annota il mutamento del comando dalla Savona alla Pinerolo. 91 613
Affidato il mantenimento dell’assedio di Peschiera insieme al Bes, il Manno respinse una sortita da parte della guarnigione della fortezza comandata dal governatore austriaco di essa, Josef von Rath, lo stesso giorno della battaglia di Pastrengo, l’8 aprile621. Ai fatti di Custoza si mantenne a Villafranca con due battaglioni della Pinerolo e un drappello di toscani 622 e da lì inviò rinforzi per coprire la ritirata piemontese verso Villafranca623. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 624.
MARIETTI Carlo Celestino, nobile (Giaveno, 6 aprile 1791 – 1861) Sposò Teresa Laura Mayan dalla quale ebbe due figli. Prese parte alle campagne napoleoniche sostenendo l’Impero francese e fu nominato maresciallo d’alloggio della Guardia d’Onore dell’imperatore nel 1813. Militò nella cavalleria napoleonica, dapprima negli Chasseur à chéval (1814) come sottotenente e, in seguito, nei Cacciatori della Regina (1815)625. Partecipò alla campagna di Grenoble, venne promosso tenente nel 1817 e tenente carabiniere nel 1820 finché divenne capitano nel 1823. Venne posto in aspettativa senza l’uso dell’uniforme nel 1830. Nel 1832 fu promosso capitano ne La Regina626. Dal 1838 fu maggiore del 2° reggimento della Brigata La Regina sino al 1842 quando, l’anno seguente, fu luogotenente colonnello del 4° reggimento della Brigata Piemonte: tale ruolo lo ricoprì anche nelle campagne del 1848 e del 1849. Nell’inverno del 1850 fu posto promosso colonnello e posto a riposo. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1845) 627.
621
V. Bortolotti, op. cit., p. 112; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 321. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 583. 623 V. Bortolotti, op. cit., pp. 298-299. 624 A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 89. 625 A. Manno, op. cit., vol. XVIII, p. 256. 626 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 313. 627 A. Manno, op. cit., vol. XVIII, p. 256.
622
92
MARTIN d’Orfengo, Ettore Giuseppe, conte (Torino, 24 luglio 1790 – 1866) Fu il terzogenito di Ferdinando (nato nel 1766), primo conte d’Orfengo; si sposò con Luisa dei conti Bongiovanni di Castelborgo dalla quale ebbe cinque figli, fra cui il primogenito Giorgio (1835-1901) che militò nell’artiglieria628. Il conte Ettore militò nell’esercito russo durante le guerre napoleoniche (1809-1814)629, e, al ritorno dei Savoia, si trovava in patria630. Nel 1833 fu colonnello nel 1° reggimento della Brigata Casale finché, nel 1837, comandò in qualità di maggior generale la Brigata Cuneo fino al 1844631. Nel 1848 fu nominato tenente generale e posto a riposo l’anno seguente632. Fu creato cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1831) 633 e fu insignito dell’Ordine Militare di Savoia634.
MILLIET d’Arvillars, Jean-Frédéric, marchese (Chambéry, 26635 dicembre 1788 – Torino, 12 febbraio 1858) Appartenne ad una famiglia savoiarda molto importante. Si sposò con Marie-Anne-Fanny de Buttet du Bourget, dama d’onore della duchessa di Savoia, e in seguito regina di Sardegna, Maria Adelaide di Savoia636. Si arruolò nell’esercito napoleonico come sottotenente del 28e Chasseur à chèval partecipando alla campagna di Russia (1812) dove venne catturato dai russi e imprigionato a Kazan sino al 1814 quando poté fare ritorno in patria. Anche il fratello, Henri (1790-1812), si arruolò nella Grande armée in quanto ufficiale del recente costituito filonapoleonico
628
Ivi, vol. XVIII, p. 285. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 314. 630 A. Manno, op. cit., vol. XVIII, p. 285. 631 Il dizionario biografico dell’Armata sarda, di contro, sostiene che egli fu promosso maggior generale nel 1843. 632 Ibidem. 633 Ibidem. 634 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 314. 635 Il de Foras annota che non v’è chiarezza nel giorno di nascita, infatti nelle Matricule de la Brigade de Savoie (Archivio de Thuyset) è registrato il 28. Io, per uniformità, ci si è attenuti al de Foras. Cfr. A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 28. 636 A. de Foras, op. cit. vol. I, p. 292; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 87 e n. 15 ibidem; sulla figura di Fanny d’Arvillars si rimanda a P. Gentile, L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte, Torino-Roma, Comitato di Torino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano-Carocci, 2011, pp. 60-61. 93 629
Regno di Baviera e partecipò alla campagna di Russia ma, a differenza del fratello maggiore, rimase ucciso nella grande ritirata sul fiume Beresina (25-29 novembre)637. Con la Restaurazione, il d’Arvillars fu nominato luogotenente nei Carabinieri Reali e nel 1816 luogotenente provinciale nella Brigata Savoia. Sempre nello stesso anno venne promosso maresciallo d’alloggio, con il grado di maggiore di cavalleria, nelle Guardie del Corpo del Re. Contemporaneamente alla carriera militare, il d’Arvillars divenne sempre più importante anche all’interno della Corte di Carlo Felice diventando Gentiluomo di Camera nel 1822. La carriera militare ebbe una ripresa nel 1831 quando fu cornetta, con il grado di luogotenente colonnello di cavalleria, nelle Guardie del Corpo del Re. Nel 1832 fu colonnello del 2° reggimento Savoia e nel 1836 ne fu maggior generale 638. Dal 1838 fu maggior generale della Brigata Guardie 639 e luogotenente generale aiutante di campo di re Carlo Alberto. Durante la campagna del 1848 fu comandante della 1ª divisione del I corpo d’armata 640. Nella battaglia di Pastrengo (30 aprile) inviò una compagnia di cacciatori dell’Aosta a cooperare con l’artiglieria e la cavalleria per respingere gli austriaci che si stavano muovendo nei pressi di Sona641. Il 6 maggio comandò alla Brigata La Regina di dirigersi, sulla strada di Sona, verso San Massimo ma, poiché si era imbattuta nell’avanguardia austriaca, ritardò il congiungimento con l’Aosta 642 . Nel corso dello stesso fatto d’arme, una volta che La Regina riuscì a disimpegnarsi, il Bava ordinò al d’Arvillars di effettuare una manovra obliqua a destra per potersi ricongiungere finalmente all’Aosta del Sommariva che stava assaltando Santa Lucia, ma, o per errata comprensione dell’ordine o per mal enunciazione da parte del Bava e a causa della conformità non proprio agevole del terreno, La Regina si trovò addirittura dietro la Brigata Guardie, che stava seguendo a lunga distanza l’Aosta, nei pressi di Fenilone così da non partecipare più ai combattimenti643. Si distinse negli scontri di Goito sia in quello dell’8 aprile (Cfr. battaglia del Ponte di Goito) e sia in quello del 30 maggio 644. Nella battaglia del 30, insieme al Ferrere divisionario della 2ª, fu al comando del fianco destro e del centro dello schieramento guidando le brigate Aosta, 637
A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 28; la precisazione del numero del reggimento degli Chasseur à cheval è stata reperita in V. Ilari (et alii), op. cit., p. 330. 638 I Calendari generali pe’ regii Stati, tuttavia, non accennano al fatto che egli sia stato maggio generale di tale brigata ma, anzi, che fu colonnello del 2° Savoia sino al 1837. 639 Sia il sito storico del Senato <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/825dafd139c849bdc125785d0059ad7c/e82a95cc45b48508c125 7069003186f8?OpenDocument> e sia il de Foras registrano il 1836. Cfr. A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 28. 640 Ibidem; G. Breccia, op. cit., cap. I, nota 20. 641 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit. vol. III, p. 315. 642 Ivi, p. 331. 643 Ivi, pp. 332-333. 644 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 28. 94
Cuneo, Casale, quattro battaglioni dell’Acqui, di Savoia Cavalleria e di tre squadroni dell’Aosta Cavalleria con qualche batteria di supporto645. Nel corso della campagna, precisamente in agosto 646 , suo malgrado, si ammalò e venne sostituito provvisoriamente nel comando della 1ª divisione dal marchese di Sommariva 647. Non prese più parte alle campagne contro l’Impero e si dedicò alla vita politica, tant’è che nel dicembre 1849 venne nominato senatore del regno. Fu Gran cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1848, Commendatore dell'Ordine della Corona Ferrea d’Austria, Commendatore dell'Ordine di Sant'Anna di Russia, Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore di Francia e cavaliere della Corona di Quercia dei Paesi Bassi. Ricevette anche la medaglia al valor militare 648.
MOCCHIA di Coggiola, Giovanni Battista Giuseppe, nobile (29 giugno 1786 – Torino, S. Filippo, 17 marzo 1865) Fondatore della seconda linea dei conti di Coggiola, si sposò con Gabriella Pensa della Marsaglia dalla quale ebbe dieci figli649. Nel 1833 fu maggiore del 2° reggimento della Brigata Cuneo. Di lui sappiamo che fu maggior generale in ritiro, sebbene il Manno non specifichi quando650.
MOLLARD Jean-François (Albens, 18 agosto 1795 – Torino, 21 novembre 1864) Di famiglia della piccola borghesia transalpina, si arruolò nel 1815 nel reggimento Guardie di S.M. e nel 1818 sottotenente d’ordinanza nella Brigata Savoia. Nel 1828 fu promosso capitano nella medesima brigata651 sino ad ottenere la promozione a maggiore nel 1846 nel 2° reggimento Savoia652. Allo scoppio della guerra contro l’Austria, il Mollard era colonnello del medesimo reggimento. Si distinse nei combattimenti della traversata del Mincio, a Pastrengo (30 645
F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 448. Ivi, p. 641. 647 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 28; Cfr. SEYSSEL d’Aix e Sommariva Bosco, Claudio in Fanteria p. 118. 648 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 28; <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/825dafd139c849bdc125785d0059ad7c/e82a95cc45b48508c125 7069003186f8?OpenDocument> da notare, però, che nel sito storico del Senato non viene riportata l’onorificenza olandese. 649 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 281. 650 Ibidem. 651 < https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/mollard-giovanni-francesco>. 652 Ibidem. 95 646
aprile) e a Santa Lucia (6 maggio). Il 23 luglio, a causa del ferimento e della cattura del generale di brigata d’Aviernoz, egli venne promosso maggior generale della Brigata Savoia. In qualità di generale guidò, dopo Custoza (23-25 luglio), l’attacco di De Sonnaz e Broglia su Volta: quivi il Mollard si diresse con i savoiardi verso le posizioni austriache occidentali del paese ingaggiando un combattimento casa per casa in una condizione di netta inferiorità numerica e principalmente al buio giacché l’attacco fu sferrato di notte. Siccome gli austriaci ripresero l’offensiva con vigore anche grazie ai rinforzi richiesti dal D’Aspre e, da parte piemontese, il La Regina e il 17° ritardavano a giungere653, il Mollard dovette ordinare la ritirata, che si svolse senza grosse perdite e in relativa tranquillità. Grazie a questa sua abilità nel comando egli ricevette la medaglia d’oro al valore militare654. Conclusa la prima parte del conflitto, nel 1849 fu agli ordini del divisionario Bes nel difendere Vigevano con la Brigata Savoia. Infatti, mentre il fratello Marie-Philibert, si trovava alla Sforzesca, egli dovette difendere la strada che porta a Vigevano presso la roggia Nuova: qui, insieme al Genova Cavalleria, riuscì a mantenere il campo respingendo le colonne austriache655. Nello stesso anno venne nominato maggior generale della Brigata Savoia656. Con il termine della guerra e la seguente pace fra il Piemonte e l’Impero, il Mollard fece marcia su Genova con la su brigata ove rimase sino al 1854, anno in cui andò nella riserva657.
MOLLARD Marie-Philibert (Albens, 13 maggio 1801 – Nizza, 23 giugno 1873) Fratello minore di Jean-François658, nel 1823 fu sottotenente nella Brigata Acqui e tenente nel 1828, poi nel 1° Acqui sempre come tenente659. I Calendari pe’ regii stati lo segnalano capitano del 1° Savoia dal 1836660. Prese parte alla campagna del 1848 come capitano ma venne promosso maggiore per merito bellico e, in quella del 1849, come colonnello del 17° Acqui. Partecipò, agli ordini del divisionario Bes, alla battaglia della Sforzesca (21 marzo) insieme al 23° del colonnello 653
P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 249. < https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/mollard-giovanni-francesco>. 655 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 842. 656 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 333. 657 < https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza/mollard-giovanni-francesco>. 658 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 842. 659 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 333. 660 Calendario pe’ regii Stati, 1836, p. 315. 654
96
Cialdini. Il Mollard occupò, con due battaglioni da un lato e dall’altro un battaglione e due cannoni comandati dal maggiore Agostino Gastinelli, la strada che portava alla Sforzesca. Alla sua destra e in una posizione leggermente più arretrata v’erano i tre battaglioni del 23°. Lo schieramento era inoltre sostenuto da due squadroni del Piemonte Reale guidati dal maggiore conte Bernardino Pes di Villamarina del Campo661 e da due pezzi d’artiglieria. Gli austriaci, posizionatisi sulla collina di San Vittore, iniziarono a bersagliare i piemontesi con la loro artiglieria quando il Mollard, avendo dato l’ordine di assaltare alla baionetta, si precipitò verso le posizioni austriache mettendo in fuga il reggimento Hohenlohe e occupando, pertanto, la strategica posizione 662. Fu al comando della 5ª brigata nella guerra d’Oriente (1853-1856) divenendo maggior generale della Brigata Cuneo nel 1856 e Piemonte nel 1857663. Allo scoppio della II guerra d’indipendenza, il Mollard fu a capo della 3ª divisione e partecipò alla battaglia di San Martino (24 giugno 1859) dove «se couvrit de gloire»664 e venne promosso per merito tenente generale665. Quando venne sottoscritta la cessione della Savoia alla Francia, poiché non aveva ricevuto il titolo richiesto di duca di San Martino, scelse, come altri savoiardi, di abbandonare il servizio nell’esercito del regno di Sardegna per inquadrarsi in quello francese. Divenuto aiutante di campo dell’imperatore Napoleone III, ricevette l’onore di entrare a far parte del Senato imperiale il 5 marzo 1866666. Fu, inoltre, membro del consiglio generale della Savoia. Fu Grande Ufficiale della Legion d’Onore, Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro667 e Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia668. Il 18 maggio 1960, a un secolo di distanza della cessione della Savoia al Secondo impero, il comune natio del Mollard, Albens, commemorò quel generale che riuscì a coniugare tre identità diverse, dapprima quella piemontese, poi quella italiana ed infine quella francese 669.
661
Cfr. PES di Villamarina del Campo, Bernardino in Cavalleria p. 151. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 840-841; sulla promozione a maggiore cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 333. 663 Ibidem e Mariano D’Ayala, I piemontesi in Crimea: narrazione storica, Firenze, Società Editrice di Firenze, 1858, p. 43; da segnalare che il Pieri non lo cita quale comandante di brigata. Cfr. P. Pieri, Storia militare op. cit., p. 586. 664 H. Heyriès, op. cit., p. 26 (p. 2 ed. elettronica). 665 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 333. 666 H. Heyriès, op. cit., p. 28 (p. 4 ed. elettronica); Adolphe Robert, Edgar Bourloton, Gaston Cougny, MariePhilibert Mollard in Dictionnaire des parlementaires français: depuis le 1er mai 1789 jusqu'au 1er mai 1889, Parigi, 1889-1891, p. 388 . 667 Ibidem. 668 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 333. 669 H. Heyriès, op. cit., p. 32 (p. 8 ed. elettronica). 97 662
MONTAGNINI di Mirabello, Guido, conte (Trino, 20 agosto 1776 – Torino, 9 novembre 1846) Si sposò con Maddalena d’Arce de la Tour dalla quale ebbe sette figli. Partecipò alle campagne rivoluzionarie del 1794-95-96 come sottotenente del reggimento provinciale di Casale e, successivamente, tenente. Fu capitano nel 1814 nel medesimo reggimento e poi capitano provinciale ne La Regina. Nel 1823 venne promosso maggiore provinciale in Pinerolo e nel 1831 tenente colonnello ne La Regina 670. Nel 1832 ottenne la promozione a colonnello comandante del 2° reggimento della Brigata La Regina. Venne promosso nel 1834 a maggior generale ma non comandante la brigata. Nel 1833 ottenne il titolo comitale671.
MOROZZO della Rocca, Casimiro, marchese (Torino, S. Filippo, 23 maggio 1801 – Genova, 23 maggio 1849) La famiglia della Rocca era di antico e nobile lignaggio, annoverava fra gli antenati uomini politici quali Luigi Ludovico (1549-1611) primo presidente del Senato di Piemonte, o Carlo Filippo (1586-1661) anch’egli presidente dello stesso Senato e Gran Cancelliere e, infine, un cardinale, Giuseppe (1758-1842)672. Il marchese Casimiro si sposò con Marianna Radicati di Brozolo dalla quale ebbe otto (?) figli fra cui Emanuele Ferdinando (1832-1922) che partecipò alla II guerra d’indipendenza in Genova Cavalleria e fu maggior generale nel 1895. Fu uno dei fratelli dell’illustre Enrico 673. Altri fratelli furono Roberto e Federico (18111870), Gran Maestro di Cerimonie, prefetto di Palazzo, tenente generale ed aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II674. Nel 1815 fu cadetto d’artiglieria e due anni dopo sottotenente provinciale nei Granatieri Guardie. Fece tutto il cursus honorum finché divenne capitano effettivo nel 1830675 e, nel 1840, maggiore nel medesimo reggimento ove rimase attivo sino al 1847, poi come aggregato o con l’uso dell’uniforme. Non prese parte alla campagna contro l’Austria poiché
670
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 335. A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 349. 672 Marco Mondini, Enrico Morozzo della Rocca in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Treccani, vol. 77, 2012, ad vocem. 673 Cfr. MOROZZO della Rocca, Enrico in Fanteria p. 99. 674 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 446; su Roberto Morozzo della Rocca cfr. MOROZZO della Rocca, Roberto in Fanteria p. 101. 675 V. Ilari (et alii), op. cit., p 340. 98 671
nominato, nel 1843, colonnello capo dello Stato Maggiore della divisione militare di Genova676. Nel marzo 1849 il della Rocca si trovò per sua sfortuna proprio a Genova. A seguito della disfatta di Novara, infatti, i cittadini erano insorti per il vociferare della consegna della città agli austriaci. In città regnò il caos: il governatore De Asarta677 stentava a mantenere la calma e ci furono i primi morti fra cui proprio il della Rocca che, alla testa dei suoi granatieri Guardie, che, per inciso, fuggirono 678, verrà «trucidato dai ribelli679» il 23 marzo.
MOROZZO della Rocca, Enrico, conte (Torino, 20 giugno 1807 – Luserna San Giovanni, 12 agosto 1897) Fratello del marchese Casimiro680, iniziò la carriera giovanissimo. Nel 1825 fu luogotenente nello Stato Maggiore generale dell’esercito ove rimase per parecchi anni, nel 1831 venne promosso capitano, nel 1843 maggiore e infine, nel marzo 1848, colonnello. Durante la campagna del 1848 venne posto al comando come colonnello dello Stato Maggiore della divisione di riserva del duca di Savoia e si distinse particolarmente a Goito, dove guadagnò la medaglia d’argento, e nella battaglia di Custoza dove, rimasto solo al comando del centro dello schieramento, coordinò l’ordinata ritirata dei suoi verso Custoza681. Alla vigilia della ripresa delle ostilità dopo l’armistizio Salasco, fu fra coloro che, insieme ad alcune personalità fra cui Giuseppe Dabormida (1799-1869), Alfonso La Marmora, nuovo ministro della guerra subentrato al Dabormida, Roberto d’Azeglio (1790-1862), Giacinto Provana di Collegno (1794-1856), il conte di Cavour e i due figli di Carlo Alberto, giudicò inadeguata e inopportuna la reiterazione del comando supremo dell’esercito al re dopo il disastroso risultato della campagna precedente682. Tuttavia, ripresa la guerra, venne promosso maggior generale della Brigata Acqui nella 2ª divisione Bes lasciando, però, senza capo di Stato Maggiore la divisione di riserva di Vittorio Emanuele683. Partecipò dunque alla battaglia della Sforzesca (21 marzo 1849) dove comandò
676
Ibidem. Cfr. DE ASARTA Giacomo Carlo in Fanteria p. 63. 678 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 941. 679 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 448. 680 Cfr. MOROZZO della Rocca, Casimiro in Fanteria p. 98. 681 M. Mondini, op. cit.; P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 246-247. 682 P. Pieri, Storia militare op. cit., p. 270. 683 Ivi, p. 282; M. Mondini, op. cit. 677
99
il 17° Acqui e il 23° comandati rispettivamente dai colonnelli Marie-Philibert Mollard ed Enrico Cialdini684 e ricevette un’altra medaglia685. A seguito della pace con l’Austria e l’abdicazione di Carlo Alberto, il nuovo monarca Vittorio Emanuele II lo nominò ministro della guerra dal 29 marzo sino al 7 settembre quando venne sostituito dal Bava 686 . In questo periodo nel dicastero iniziò una lenta riorganizzazione dell’esercito che però non riuscì a portare a termine. In aprile intanto fu nominato aiutante di campo del re687. Nel 1850 fu inviato di Sua Maestà in Sassonia per portare a termine le trattative per il matrimonio del duca di Genova, nel 1852 fu a capo del Corpo Reale di Stato Maggiore, cioè il successore dello Stato Maggiore generale, e nel 1855 fu inviato in Belgio 688. Tenente generale nel 1857, divenne anche primo aiutante di campo del re e fu inviato, in tal veste, in missione diplomatica in Francia per rassicurare Napoleone III dell’onestà politica del regno di Sardegna a seguito dell’attentato di Felice Orsini. Nell’aprile del 1859, quando si ripresero le ostilità con l’Impero austriaco, il re nominò capo del Corpo Reale di Stato Maggiore il fidato della Rocca, già suo abile e fedele collaboratore nella campagna del 1848, in opposizione all’asse La Marmora-Cavour. Fu posto a capo del V corpo d’armata e operò nei territori dello Stato Pontificio insieme al IV del Cialdini. Ciononostante, il della Rocca non partecipò alla battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860) ma, occupata Perugia e ricongiungendosi ad Ancona con il resto dell’esercito, si diresse verso le Due Sicilie. Sempre al comando del V corpo, conquistò la roccaforte borbonica di Capua dopo tre giorni di assedio: quest’azione gli valse la medaglia d’oro689. Il 20 giugno 1860 fu nominato senatore. Nel 1861 venne inviato in Prussia per assistere all’incoronazione del re Wilhelm I 690. Disastrosa fu la sua condotta, però, durante la campagna del 1866 e precisamente a Custoza (24 giugno) dove, rimase immobile a Villafranca con il suo III corpo nonostante le richieste d’aiuto giuntegli.
684
F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 831; Cfr. CIALDINI Enrico e MOLLARD Marie-Philibert in Fanteria pp. 58; 96. 685 M. Mondini, op. cit. 686 C. Pischedda, op. cit., p. 19. 687 M. Mondini, op. cit. 688 Ibidem; <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/d7aba38662bfb3b8c125785e003c4334/8c68140e2c35a54ec125 7069003186ab?OpenDocument>. 689 M. Mondini, op. cit. 690 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/d7aba38662bfb3b8c125785e003c4334/8c68140e2c35a54ec1 257069003186ab?OpenDocument>. 100
Al termine della guerra tentò vanamente di discolparsi e di accusare il La Marmora, suo rivale da sempre691. Fu Croce dell'Ordine di Leopoldo d’Austria nel 1842, Gran cordone dell'Ordine del merito di Sassonia nel 1850, Grande Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo del Belgio nel 1855, Gran Croce dell'Ordine di S. Benedetto d'Avis del Portogallo nel 1855, Cavaliere dell'Ordine di S. Stanislao di Russia nel 1857, Gran Cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1858, Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore nel 1859, Cavaliere dell'Ordine supremo della SS. Annunziata nel 1859, Gran Cordone dell'Ordine Militare di Savoia nel 1860, Cavaliere dell'Aquila Nera di Prussia nel 1861, Gran Cordone dell'Ordine della Torre e della Spada del Portogallo nel 1862 e Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia nel 1868. Ebbe una medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri 692.
MOROZZO Roberto, della Rocca, nobile e cavaliere (Torino, S. Filippo, 29 aprile 1805 – Torino, S. Massimo, 13 gennaio 1860) Fratello di Enrico e Casimiro, entrò nell’Accademia Militare di Torino nel 1816. Nel 1826 fu gentiluomo di bocca693. Fu capitano nel reggimento granatieri della Brigata Guardie 694 e nel 1849 venne promosso maggiore comandante il deposito. Nel 1858 venne nominato maggior generale695. Fu Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia 696.
MORRA di Lavriano, Giuseppe, conte (1778 – Chieri, 21 giugno 1834) Il padre, Giovanni Battista (1730-1794), acquistò il titolo comitale nel 1776 e l’anno seguente ottenne l’assenso dal re Vittorio Amedeo III. Giuseppe fu fratello di Bernardino (1769-1851), governatore di Nizza e tenente generale697, e del conte Bonaventura698. Fu maggiore provinciale della Brigata Pinerolo e, durante i tumulti del 1821, fu comandante interinale guidando tale brigata verso Novara ma venne fermato ed arrestato a Vercelli da 691
M. Mondini, op. cit. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/d7aba38662bfb3b8c125785e003c4334/8c68140e2c35a54ec1 257069003186ab?OpenDocument>. 693 A. Manno, op. cit., vol XX, p. 445. 694 Calendario pe’ regii Stati, 1836, p. 313. 695 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 445. 696 Ibidem. 697 Ivi, p. 466. 698 MORRA di Lavriano, Bonaventura in Cavalleria p. 145. 101 692
alcuni ribelli. Imprigionato, venne rilasciato e una volta a Torino venne processato e fu assolto699. Colonnello della Brigata Pinerolo, nel 1832 venne promosso maggior generale 700 della medesima brigata fino al 1834, anno della sua morte. Emanuele Pes di Villamarina, in una delle sue numerose epistole con Francesco Maffei, non nascose la sua forte antipatia nei confronti del Lavriano apostrofandolo come il «Robespierre pinerolesco»701. Fu Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 702.
NAPIONE di Cocconato, Luigi, nobile e cavaliere (1802 – Torino, 10 febbraio 1878) Fu il terzo esponente del ramo dei signori di Cocconato nonché figlio dell’omonimo Luigi (1760-?), già colonnello comandante la cittadella di Alessandria e arrestato dai congiurati nel 1821. Luigi figlio sposò Gabriella Baiveri della Rocchetta dalla quale ebbe tre figli fra cui Carlo, nella Prefettura703. Egli intraprese la carriera militare nel 1817 quando divenne sottotenente d’ordinanza dei Granatieri Guardie e, nel 1820, tenente in servizio permanente. Nel 1828 fu promosso capitano di 2ª classe e nel 1830 permanente704. Nel 1840 fu maggiore e nel 1846 luogotenente colonnello sempre nella medesima brigata705. Prese parte alla campagna di Lombardia e nell’ottobre ’48 venne inquadrato negli Invalidi 706.
NAZARI di Calabiana, Vittorio, conte (Savigliano, 22 marzo 1799 – Savigliano, 10 marzo 1868) Fu decimo conte di Callabiana, avendo ottenuto la sua famiglia l’investitura del titolo comitale nel 1733 con Giovanni Battista707. 699
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 343. Ibidem; l’autore precisa che la promozione a maggior generale fu del 1831. Io mi sono attenuto ai Calendari generali. 701 B. Montale, op. cit., p. 53 nota 13. L’autrice cita da A. Maffei, 28 agosto 1829, Archivio Istituto Mazziniano di Genova, n. 28714. 702 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 466. 703 Ivi, vol. XXI, p. 9. 704 V. Ilari (et alii), op. cit., pp. 346-347. 705 Il dizionario biografico dell’armata sarda offre l’anno di promozione preciso, divenne maggiore nel 1839. Per uniformità ci si è attenuti ai Calendari generali. 706 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 347. 707 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 38. 102 700
Primogenito di Maurizio (1737-1809) e fratello del conte Vittorio fu Luigi (1808-1893), elemosiniere del re e vescovo di Casale Monferrato, venne nominato senatore del Regno da Carlo Alberto il 3 maggio 1848. Costui, reazionario convinto, fu, inoltre, l’artefice della cosiddetta “crisi Calabiana”708. Fu anche il fratello maggiore di Filippo709. Vittorio sposò Caterina Rossi dalla quale ebbe sette figli fra cui i primi due che seguirono la carriera militare710. Sottotenente provinciale della Brigata Aosta nel 1814, prese parte alla campagna di Grenoble711. Giurò nel 1822 al nuovo regime di Carlo Felice712 e fu nominato capitano nel 1835 del 2° reggimento della Brigata Aosta; nel 1840 ottenne la promozione a maggiore del 6° reggimento della Brigata Aosta. Nella campagna del 1848 venne promosso colonnello del 7° reggimento della Brigata Cuneo. Fu maggior generale713 e nel 1851 venne pensionato714.
NEGRI di Sanfront, Bonifacio Michele, nobile e cavaliere (Ponti, 18 aprile 1773 – Torino, S. Filippo, 17 novembre 1837). Si sposò con Giacinta De Rege di Gifflenga da cui ebbe Alessandro (1804-1884) e Marinetta. Alessandro fece carriera nell’esercito nell’arma di cavalleria e divenne senatore 715. Nonostante la richiesta, non ottenne l’investitura comitale716. Nel 1786 fu sottotenente nel reggimento provinciale Acqui e tenente nel 1793. Partecipò, dunque, alla cosiddetta campagna delle Alpi e venne ferito presso il colle Cadibona (7 aprile 1800) nel contesto della seconda campagna d’Italia. Nel 1801 divenne ufficiale francese e fu capitano del 26e chasseur à pied dal 1803 al 1805. Con la restaurazione dei Savoia venne inquadrato come capitano del reggimento provinciale d’Acqui, fece la campagna del 1815, fu capitano d’ordinanza nella Brigata Alessandria e nel 1817 maggiore d’ordinanza nella Brigata Saluzzo. Continuò la carriera militare essendo nominato tenente colonnello della
Ivi, p. 39; Pierangelo Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 46; sulla “crisi Calabiana” Cfr. P. Gentile, L’ombra del re op. cit., pp. 119-130. 709 Cfr. NAZARI Filippo, di Calabiana in Cavalleria p. 146. 710 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 40. 711 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 348. 712 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 39. 713 Ibidem. 714 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 348. 715 Cfr. NEGRI di Sanfront, Alessandro in Cavalleria p. 146. 716 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 53. 103
708
Brigata La Regina nel 1821, dell’Acqui nel 1822 e dei Cacciatori della Regina nel 1823 717. Giurò nel 1822 fedeltà a Carlo Felice718. Nel 1825 giunse finalmente al grado di colonnello e nel 1828 della Brigata Aosta. Due anni dopo venne trasferito nella Brigata Guardie e maggior generale di tale brigata sino al 1837 719. Nel 1834 fu aiutante di campo del re Carlo Alberto; fu cavaliere della Legion d’Onore per il primo impero francese, dell’Ordine Militare di Savoia 720 , dell’Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro721.
NICOLIS di Robilant, Maurizio, conte (Torino, 19 giugno 1798 – Torino, Madonna degli Angeli, 13 aprile 1863) Il padre, conte Giovanni Battista Antonio (1762-1821), oltre che essere stato gentiluomo di Camera nella corte del duca del Monferrato (1796), fu capo di Stato Maggiore nella spedizione piemontese di Grenoble (1815) e, successivamente, nel dicembre 1817, segretario di guerra e marina succedendo al marchese Filippo Antonio Asinari di San Marzano (17671828)722. Il fratello minore, Carlo Gabriele (1799-1871), che diede vita alla linea seconda della famiglia723, fu fra i gentiluomini da Camera nominati da Carlo Alberto724. Il conte Maurizio si sposò con Maria Antonietta di Waldburg-Truchsses, figlia del conte Ludwig, ambasciatore prussiano presso la corte sarda 725 , dalla quale ebbe due figli. La moglie fu dama d’Onore della Regina Maria Teresa dall’11 agosto 1831 726. Il figlio maschio, Carlo Felice (1826-1888) prese parte alla battaglia di Novara (1849) ove perse la mano sinistra; fu colui che stipulò il Trattato della Triplice Alleanza con Austria e Germania727.
717
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 348. A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 53. 719 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 348. 720 Ibidem. 721 Ibidem; A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 53. 722 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 75; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. II, p. 507. 723 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 78; cfr. NICOLIS di Robilant, Carlo Gabriele in Cavalleria p. 148. 724 P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 63. 725 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 75. 726 Ivi, p. 76. 727 Ibidem. 718
104
Maurizio prese parte alla campagna del 1815728 come aiutante di campo di suo padre. Nel 1816 fu sottotenente provinciale nella Brigata Guardie e capitano d’ordinanza nel 1823 729. Fu primo scudiero di Carlo Felice (1827)730 e gentiluomo di bocca731. Nel 1832 accedette al grado di maggiore del reggimento Granatieri per divenire dal 1841 colonnello in seconda del medesimo reggimento sino al 1848732. Partecipò alla campagna del 1848 e a tal proposito il Bortolotti lo definisce quale un uomo, insieme ad altri generali, «colto e valoroso, ma senza quella pratica di cose di guerra che deve essere inerente al posto occupato»733. Nel 1849 fu promosso a maggior generale in ritiro734. Fu aiutante di Campo di Carlo Alberto735. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, assunse la direzione degli spedali dell’Ordine736, cavaliere dell’Ordine di San Stanislao di 3ª classe di Russia737.
OLIVIERI di Vernier, Prospero, conte (Torino, S. Giovanni, 8 agosto 1787 – Torino, 12 luglio 1859) Il nonno, Antonio (deceduto nel 1772) aveva ricevuto l’investitura comitale nel 1751 738. I due fratelli Angelo Maurizio e Deodato fecero entrambi carriera nella cavalleria 739. Si sposò con Maria Barberina di Richardson dalla quale non ebbe figli 740. Il conte Prospero fu, nel 1813 sottotenente nel 14e hussards françaises; con la Restaurazione nei Cacciatori italiani e nel 1818 capitano degli stessi 741 . Nel 1832, maggiore del 2° reggimento della Brigata Pinerolo. Nel 1837 fu nello Stato Maggiore della divisione di Nizza 742.
728
Ivi, p. 75. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 351. 730 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 75. 731 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 351. 732 Il dizionario biografico dell’Armata sarda, di contro, afferma: nel 1831 fu capitano provinciale scelto, nel 1832 riserva per anzianità, nel 1837 maggiore provinciale e qualche mese dopo tenente colonnello. Ci si è attenuti ai Calendari generali. 733 V. Bortolotti, op. cit., p. 47; da precisare che la frase riportata, essendo rivolta non solo al Robilant ma anche ad altri generali, l’ho dovuta opportunatamente volgere al singolare. 734 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 75. 735 Ibidem. 736 Ibidem. 737 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 351. 738 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 49. 739 Ivi, pp. 50-51; Cfr. OLIVIERI di Vernier, Angelo e OLIVIERI di Vernier Deodato in Cavalleria pp. 148; 150. 740 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 50. 741 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 360. 742 Ibidem. 105
729
Dal 1841 al 1846 fu colonnello del 18° reggimento della Brigata Acqui 743 e luogotenente delle Guardie del Corpo del Re744. Fu maggior generale a riposo745.
PAGLIACCIÙ della Planargia, Giovanni Antonio, marchese (Cuglieri, 26 gennaio 1793 – Torino, 24 novembre 1860) Appartenente ad un’antica famiglia nobiliare sarda, sposò Angela Nin Carcassona dei marchesi di San Tommaso e, in seconde nozze, Enrichetta Radicati dei conti di Passerano 746. Non ebbe figli. Partecipò alla campagna della settima coalizione antinapoleonica
747
. Nel 1808 fu
sottotenente nei Cavalleggeri di Sardegna, gentiluomo di bocca di Vittorio Emanuele I nel 1809 e secondo scudiere del re nel 1814. L’anno seguente venne promosso capitano dei Cavalleggeri del Re748. Nel 1816 ereditò il feudo di famiglia a causa della morte da celibe del fratello Gravino e nel 1839 lo vendette al Regio Demanio749. Nel 1819 fu primo scudiere e gentiluomo di camera del re. Nel 1821 tenente colonnello e quattro anni dopo colonnello nello Stato Maggiore Generale, dopodiché fu applicato alle divisioni di Cuneo e Nizza rispettivamente nel 1827 e nel 1829. Sino al 1831 fu colonnello del reggimento Cacciatori Guardie di stanza in Sardegna, l’anno seguente venne promosso a maggior generale della Brigata Aosta e mantenne tale ruolo sino al 1834, quando divenne comandante la cittadella di Torino. Nel 1839 venne promosso tenente generale750. Nel 1841 gli venne affidato l’incarico di governatore di Novara (1841), poi della Savoia (1842), di Genova (1847) e, infine, di Torino (1848)751.
Il dizionario biografico dell’Armata sarda lo segnala quale comandante del 18° dal 1839 sebbene non risulti dai Calendari generali. Ci si è attenuti a questi ultimi. 744 Calendario pe’ regii Stati, 1846, p. 361. 745 Ibidem. 746 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9a29a2e73f195df7c125785d0059b96c/1f283a8776db14d8c12 570690031870a?OpenDocument>. 747 Ibidem. 748 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 369. 749 Goffredo Casalis, Dizionario geografico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, vol. XV, Torino, G. Maspero e G. Marzorati, 1847, p. 437. 750 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 369; da precisare che la nomina a colonnello dei Cacciatori Guardie fu nel 1830. Da segnalare, tuttavia, che l’autore registra il Planargia come maggior generale de La Regina dal 1831 benché i Calendari generali lo annoverino in Aosta. Ci si è attenuti a questi ultimi. 751 Ibidem. 106 743
Fu fra i primi gentiluomini di camera del re Carlo Alberto, tuttavia venne dispensato dalle sue funzioni poiché si trovava a Genova in qualità di governatore. L’incarico di governatore, però, non lo escluse dall’assegno che percepiva dal 1844752. Fu nominato senatore dal re il 3 aprile 1848753 e non prese parte alla campagna contro gli austriaci754. Fu decorato il 31 maggio 1844 con il Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro755.
PALLAVICINI di Priola, Valentino, nobile e cavaliere (Ceva, 13 febbraio 1788 – Torino, S. Giovanni, 30 marzo 1842). Si sposò con Marianne Escoffier ed ebbe dieci figli fra cui Emilio (1823-1901) comandante dei bersaglieri (1861-1862) e senatore dal 1880 756 e Giulio (1827-1854) partecipò alla campagna del 1848 dove ottenne la medaglia d’argento757. Fu il fratello del marchese Luigi (1781-1858), già gentiluomo di camera prima dell’avvento di Carlo Alberto758 e di Casimiro (1786-1826) la quale moglie, Paolina Ceva di Battifollo e Pamparato (1799-1877) fu dama di palazzo e sotto governatrice dei Reali Infanti figli di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide759. Il cavaliere Valentino combatté durante le guerre napoleoniche con i francesi e, con l’esilio del Bonaparte all’Elba, venne inquadrato nei Cacciatori Robert come capitano. Nel 1814 venne confermato come capitano carabiniere dei Cacciatori Italiani e partecipò alla campagna del 1815. Nel 1821 fu maggiore nella medesima unità e nello stesso anno passò ai Cacciatori di Nizza. L’anno seguente venne collocato nella Marina dapprima nell’artiglieria e poi nel Battaglione Real Navi. Nel 1826 divenne tenente colonnello e nel 1831 colonnello.760 Comandò in qualità di colonnello la Brigata Guardie sino al 1833 quando fu promosso maggior generale della Brigata Cuneo sino al 1836.
752
Cfr. P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 60 nota 7. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9a29a2e73f195df7c125785d0059b96c/1f283a8776db14d8c12 570690031870a?OpenDocument>. 754 Ibidem. 755 Ibidem. 756 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9a29a2e73f195df7c125785d0059b96c/401b42da0134a81341 25646f005e169f?OpenDocument>. 757 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 35. 758 Ivi, p. 33; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 62 nota 13. 759 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 33; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 87. 760 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 371. 107 753
Venne nominato ispettore generale delle Leve, intendente generale dell’Azienda generale economica dell’Estero nel 1836761 e ispettore generale delle Regie Poste762. Venne collocato a riposo nel 1842 come tenente generale763. Fu Commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro dal 1841 764 e cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia765.
PALMA di Borgofranco, Egesippo Gaetano, nobile (Moûtiers, 25 aprile 1782 – Rivarolo, 23 giugno 1862) Fu il secondogenito del capostipite della seconda linea dei conti di Borgofranco, Flaminio Gaetano (?-1830), nonostante sarebbe stato proprio Egesippo Gaetano a ricevere il titolo comitale (1833)766. Il fratello, Isidoro, partecipò ai moti del 1821 schierandosi con i costituzionali, venendo condannato all’esilio e alla confisca, revocata nel 1836767. Si sposò con Theresa Humpell dalla quale ebbe quattro figli. Partecipò alle campagne contro i francesi dal 1795 al 1798, del 1800 e del 1815768. Dal 1832 al 1833 fu colonnello nel 1° reggimento della Brigata Savona. Nel 1834 fu maggior generale a riposo769.
PASSALACQUA di Villavernia, Luigi Giuseppe, marchese (Torino, 9 dicembre 1794 – Novara, 23 marzo 1849) Di famiglia originaria del tortonese, pretendevano di discendere dai normanni giunti in sud Italia nel XI secolo770. Si sposò con Giuseppina Solaro del Borgo dalla quale ebbe tre figli di cui due femmine. Il primogenito, maschio, morì in un rogo e così la casata si estinse771.
761
A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 34. Calendari pe’ regii Stati, 1839, p. 297. 763 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 371. 764 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 34. 765 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 568. 766 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 66. 767 Ibidem. 768 Ibidem. 769 Ibidem. 770 Ivi, p. 138. 771 Ivi, p. 140. 762
108
Iniziò a studiare giurisprudenza ma abbandonò questa strada per intraprendere quella delle armi772 e nel 1814 fu sottotenente nel reggimento provinciale di Tortona773. Fu ufficiale nelle guardie e partecipò alla campagna del 1815 774 . Nel 1816 fu tenente provinciale nei Granatieri Guardie, nel 1822 capitano a servizio permanente e nel 1827 primo scudiero delle regina consorte Maria Cristina di Borbone-Napoli775. Sin da quando salì al trono Carlo Alberto, il marchese Passalacqua fu gentiluomo di camera776. Nel 1834 fu promosso maggiore d’ordinanza e nel 1839 ricoprì il ruolo di luogotenente colonnello del 2° reggimento della Brigata La Regina. Fu colonnello nel 10° reggimento La Regina777. Nel 1842 divenne colonnello del 13° Pinerolo778. Dal 1845 fu sottotenente delle Guardie del Corpo del Re e nel 1848 primo ufficiale di guerra e marina779. Dopo che i milanesi cacciarono gli imperiali dalla città, Carlo Alberto inviò proprio il Passalacqua in qualità di regio rappresentante del regno di Sardegna presso il Governo Provvisorio della Città di Milano780. A tal proposito il Pieri riporta un breve stralcio di una lettera inviata dal Passalacqua al ministro della guerra il 25 marzo che si riporta qui di seguito: «Creda, Eccellenza, che se vogliamo riuscire a qualche cosa d’onorevole, bisogna assolutamente che la nostra armata cerchi il nemico dove si troverà…; se non ci mettiamo prontamente ad azioni, siamo perduti!»781. Si può dunque rilevare come il marchese, stando a Milano, si rendesse davvero conto che si avrebbe dovuto attaccare quanto prima per poter, magari, riuscire a strappare all’Austria concessioni vantaggiose sconfiggendo un esercito ormai in fuga e con il morale a terra: i piemontesi varcheranno il Ticino lo stesso giorno ma ormai sarà troppo tardi. Durante la campagna del 1848 fu al comando della Brigata Casale, subentrando al Ferrere, e si distinse per il suo ardire nella prossimità di Santa Lucia ove, al comando dell’11° 772
<https://villalvernia.wordpress.com/2007/12/03/il-maggiore-generale-giuseppe-passalacqua-marchese-divillalvernia/>. 773 V. Bortolotti, op. cit., p. 43; nel dizionario biografico dell’Armata sarda, invece, non si tratta del reggimento provinciale di Tortona bensì quello di Torino. Cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 377. 774 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 139. 775 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 377. 776 Calendario pe’ regii Stati, 1831, p. 171. 777 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 139 sebbene non sia indicato nei Calendari pe’ regii Stati che egli sia stato colonnello del 10°. 778 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 377; da precisare che l’autore sostiene che egli venne promosso tenente colonnello nel 1837, in realtà non v’è alcun riscontro di tale promozione nei Calendari generali. V’è, inoltre, l’anno di promozione effettiva per la nomina a colonnello, cioè il 1841. 779 Calendario pe’ regii Stati, 1845, p. 357; ivi, 1848, p. 358. 780 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 139. 781 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 198-199. 109
reggimento, scese da cavallo e, per rinvigorire i suoi uomini che precedentemente erano stati demoralizzati dal fuoco delle batterie austriache, impugnò il fucile e si diresse alla carica seguito dall’euforia generale782. Nella campagna del 1849 fu posto al comando in qualità di maggior generale della Brigata Piemonte ma fu colpito da tre pallottole e, urlando eroicamente «Viva l’onor delle armi Piemontesi», esalò l’ultimo respiro mentre era alla guida del 3° reggimento presso Castellazzo: la sua dipartita causò sconforto e disordine fra i suoi uomini che furono costretti a cedere terreno al nemico783. Fu creato cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1822 784. Ebbe la medaglia d’argento, per Santa Lucia (6 maggio 1848), e quella d’oro alla memoria, per Novara (22-23 marzo 1849), al valor militare785.
PILO-BOYL di Putifigari, Pietro, cavaliere (Cagliari, 11 aprile 1804 – post 1856) Fu il secondogenito del marchese Vittorio (1778-1834), già tenente generale, gentiluomo di Carlo Felice nel 1806 e Grande di Corona786. Il fratello maggiore di Pietro, Francesco Maria (1801-post 1851) fu colonnello in aspettativa dei Cacciatori Guardie nel 1848 e poi a riposo nel 1851787. Il cavalier Pietro si sposò con Teresa Roberti di San Tommaso 788. Entrò in Accademia Militare nel 1816 e al contempo fu paggio di Vittorio Emanuele I. Uscì dall’Accademia nel 1819 come cadetto e iniziò a cimentarsi nello studio delle “armi dotte” nel 1822. Due anni dopo entrò nell’artiglieria con il grado di capitano di 2ª classe. Percorse la sua carriera come sottoufficiale nell’artiglieria divenendo maggiore applicato a Genova nel 1833. Nel 1839 entrò nella fanteria e venne promosso luogotenente colonnello dei Cacciatori Guardie. La sua carriera continuò, dunque, nella fanteria in cui, nel 1844 divenne colonnello del 9° La Regina e, nel 1847, con lo stesso grado nel 1° Savoia789. Il Serradifalco precisa che il 782
F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 336. Ivi, p. 885. 784 A. Manno, op. cit., vol. XXII, p. 140. 785 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 377. 786 Ivi, pp. 393-394. 787 A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 121. 788 Ivi, p. 122. 789 Ibidem; da precisare che l’autore ci fornisce gli anni precisi di promozione a colonnello: per la Brigata La Regina il 1843 e per la Savoia il 1846. Ci si è attenuti, invece, per uniformità ai Calendari generali. 110 783
Putifigari fu l’unico colonnello sardo nella Brigata Savoia, tradizionalmente appannaggio dei soli savoiardi790. Prese parte alla campagna di Lombardia in cui, presso Monzambano, attraversò fra i primi il ponte sul Mincio alla testa del 1° Savoia 791 . Partecipò alla battaglia di Pastrengo (30 maggio) e l’8 giugno gli venne affidato il comando della Brigata Cuneo in qualità di maggior generale e con la quale si attestò presso il monte Torre aggirando il fianco sinistro austriaco durante i fatti di Custoza792. Durante i combattimenti, precisamente a Staffalo, però, venne ferito alla spalla sinistra da una pallottola che gli traversò la parte posteriore. Nell’inverno 1848 gli venne affidata la Brigata Acqui ma, qualche mese antecedente la campagna del 1849 fu rimosso da tale comando e ottenne quello della Casale, inquadrata nella 2ª divisione Bes, con la quale si attestò presso Garbagna e Remondò prima dei combattimenti della Sforzesca793. Al termine della guerra fu nominato aiutante di campo onorario di Vittorio Emanuele II e, nel 1851, fu maggior generale della Brigata Savona. Dal 1855 tornò nella terra natia, la Sardegna, ove gli fu affidato il comando della divisione militare isolana. L’anno seguente venne promosso tenente generale. Con tale grado, quattro anni dopo, guidò la divisione militare di Genova 794. Fu Commendatore di 2ª classe dell’Ordine di Sant’Anna di Russia e Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro795.
PIOCHET de Salins, Louis-Joseph, conte (16 dicembre 1804 – 14 ottobre 1845) Fu il figlio del conte Joseph-Marie (1773-1845) che fece le campagne rivoluzionarie dal 1792 al 1799, fu capitano nella Brigata Savoia nel 1815 e fu tenente generale nel 1834 796. Louis-Joseph ebbe, fra i tanti, un fratello, conte Alexandre-Louis (1803-1844), che come lui intraprese la carriera militare dapprima nella Brigata Savoia come sottotenente (1827) e, due anni dopo, nello Stato Maggiore generale797. Dal 1833 fu applicato allo Stato Maggiore della divisione di Savoia con il grado di capitano aggregato798. 790
Ivi, p. 3. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 260. 792 V. Bortolotti, op. cit., pp. 285-286. 793 Ivi, p. 365. 794 A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 122. 795 Ibidem. 796 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 418. 797 Ibidem. 798 Calendario pe’ regii Stati, 1833, p. 322.
791
111
Fu intimo amico del conte Camillo Benso di Cavour. Questi nei suoi Diari lo presenta come un uomo delle sue stesse idee politiche ma, nel contempo, profondamente anticlericale. Il Cavour ipotizza che ciò sia dovuto al fatto che nella Savoia vi fosse un forte sentimento avverso alla Chiesa di Roma799. Fu suo compagno nell’Accademia Militare e nella guarnigione di Ventimiglia 800. Nel 1831 venne nominato colonnello della Brigata Savoia e nel 1832 maggior generale della medesima brigata sino al 1834801. Stipulò un contratto dotale per il matrimonio con Jeanne-Françoise de Jessé ma morì poco prima delle nozze802. Fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1833803.
PERRIN d’Athenaz, Arthus-Nicolas, barone (28 marzo 1786 – 10 dicembre 1849) Il barone Arthus fu legatario universale del nonno Nicolas nel 1787, un anno dopo la sua nascita. Sposò Marie-Polixène Chollet du Bourget dalla quale non ebbe figli804. Egli fece carriera nell’esercito piemontese e venne inquadrato nella Brigata Savoia come sottotenente nel 1816. Nel gennaio del 1832 ottenne la promozione a maggiore del 2° reggimento della medesima brigata. Nel luglio del 1836 venne dispensato dal servizio con il grado di luogotenente colonnello805. Terminata la carriera militare, il barone fra il 1840 e il 1843 ricoprì la carica di comandante del battaglione dei pompieri di Chambéry. Dal 1844 al 1848 fu consigliere di 1ª classe di Chambéry806. Fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro 807.
799
Camillo Benso conte di Cavour, Diari, tomo I, giorno 29 agosto 1833, a cura di A. Bogge, Diari 1833-1856, tomo I, giorno 29 agosto 1833, a cura di A. Bogge, Roma, Ministero per i Beni culturali ambientali. Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1991, p. 19. 800 Ivi, nota 66 p. 64. 801 Il de Foras afferma che nel 1832 fu capitano di 2ª classe del genio, purtroppo in quell’anno i Calendari generali non segnalano i capitani nel Corpo Reale del Genio. Si ritiene, inoltre, che ciò sia un fatto alquanto singolare poiché è improbabile che un maggior generale di fanteria sia capitano nel genio militare. Cfr. A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 418. 802 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 418. 803 Calendario pe’ regii Stati, 1833, p. 176. 804 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 379. 805 Ibidem. 806 Calendario pe’ regii Stati, 1844, p. 437; 1848, p. 484. 807 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 379. 112
RASINI Enrico, nobile e cavaliere (Pinerolo, 27 dicembre 1804 – Parigi, 11 ottobre 1865) Appartenente ad una famiglia che vanta origini antichissime808, fu il decimo figlio del conte Pietro Antonio (1753-1830) colonnello nel reggimento Pinerolo. Fu fratello del conte Gabriele Carlo809. Sposò Paolina Caissotti di Chiusano dalla quale ebbe un figlio. Il cavalier Enrico entrò in Accademia Militare nel 1817 e vi rimase sino al 1823. Entrò nella Brigata Savona e nella campagna del 1848 ricoprì il grado di capitano del 16° reggimento. Il 7 luglio 1848 venne promosso maggiore e dunque prese parte alla campagna del 1849 con tale grado. Nel 1851 chiese di essere collocato a riposo810.
RASINI Vittorio, nobile e cavaliere (Pinerolo, 30 giugno 1802 – Torino, 25 aprile 1861) Fu uno dei fratelli maggiori del cavalier Enrico e fu in Accademia Militare dal 1816 al 1819. Uscito dall’Accademia venne inquadrato come sottotenente d’ordinanza nella Brigata Piemonte e poi nella Savona nel 1822811. Nella campagna del 1848 fu maggiore aggregato del 16° reggimento della Brigata Savona e, nella successiva campagna del 1849, servì con lo stesso grado nel medesimo reggimento con il fratello minore Enrico. Fu tenente colonnello a riposo812. Secondo il Manno, costui per anni tenne dei diari registrando tutto ciò che accadeva nelle famiglie nobiliari del Piemonte813.
REGIS Gaspare Domenico, conte (Costigliole Saluzzo, 22 aprile 1792 – Pinerolo, 15 novembre 1872) Di famiglia di estrazione borghese, ottenne il titolo di conte nel 1838814.
808
A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 70. Cfr. RASINI Gabriele Carlo in Cavalleria p. 153. 810 Ivi, p. 74. 811 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 419. 812 Ibidem. 813 A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 74. 814 Ivi, p. 141; <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/99c86489eb3293f5c125785d0059c118/e9c2d98ec5a180bec125 706900318728?OpenDocument>. 113 809
Si sposò con Laura De Forges De Beaunier dalla quale non ebbe figli. Nel 1810 fu fra i coscritti per il 4e régiment de Gardes d’Honneur con le quali fece le campagne dal 1812 al 1814 congedandosi, nel 1814, come tenente815. Con la Restaurazione venne integrato nell’esercito sabaudo come tenente nei Cacciatori della Regina con i quali partecipò alla campagna di Grenoble. Nel 1816 fu tenente carabiniere e l’anno seguente capitano. Nel 1827 venne promosso prima capitano carabiniere e dopo maggiore nella Brigata La Regina816. Venne promosso tenente colonnello del 1° reggimento della medesima brigata sino al 1834 quando, l’anno seguente, fu nominato colonnello del 2° reggimento della Brigata Acqui 817. Nel 1839 divenne maggior generale della Brigata Piemonte ruolo che ricoprì sino al 1844, poiché venne sostituito l’anno seguente. Comandò la divisione militare di Genova818. Promosso luogotenente generale, nel 1848 divenne ministro residente del Quartier generale del re e il mese seguente ottenne la nomina a senatore del Regno 819. Fu membro del Consiglio Consultivo Permanente di guerra820. Fu nominato cavaliere Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 23 marzo 1852. Si suicidò all’età di 80 anni821.
RENAUD de Falicon, Joseph, conte (Biella, 8 aprile 1775 – in Italia, 4 settembre 1850) Figlio del conte Joseph-Gaetan de Falicon (1737-1787) membro dell’esercito piemontese, fu fratello del conte Octave822. Nel 1791 cominciò la carriera militare nell’armata piemontese di Vittorio Amedeo III come sottotenente del reggimento provinciale di Torino finché divenne capitano nel 1796. Partecipò alla guerra delle Alpi (1794-1796) dove venne ferito al colle di Termini. Con l’inizio della preponderanza francese, servì dapprima come capitano partecipando alla seconda campagna d’Italia823, e poi come comandante della prima legione della Guardia nazionale del dipartimento delle Alpi Marittime e successivamente fu promosso a 815
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 424. Ibidem. 817 Il dizionario ci presenta l’anno effettivo di promozione a colonnello, cioè il 1834. 818 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 424. 819 A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 141. 820 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 424. 821 A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 141. 822 Cfr. RENAUD de Falicon, Octave in Fanteria p. 115. 823 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 816
114
comandante dei granatieri e dei cacciatori sempre nella Guardia Nazionale 824. Fu promosso colonnello del 2e régiment de Toulon nel 1813825. Con la Restaurazione venne reintegrato nell’esercito piemontese826 ma venne degradato a maggiore addetto al governo di Nizza nel 1814 e maggiore nel reggimento Genova l’anno seguente. Partecipò alla campagna del 1815 e due anni dopo venne promosso tenente colonnello della Brigata Genova, colonnello il 2ª nel 1820 e colonnello comandante della Brigata Cuneo nel 1821. Egli non prese parte attiva ai moti del ’21, in quanto assente, ma diede prova della sue fedeltà a Carlo Felice al punto che il feldmaresciallo Heinrich Johann von Bellegarde (1756-1845) lo decorò con la Corona di Ferro 827. Nel 1831 fu maggior generale della divisione militare di Cuneo 828 e nel 1832 fu maggior generale della Brigata Cuneo. Dal 1834 fu comandante di divisione di Torino con il grado di luogotenente generale e, più tardi, di Novara ed Alessandria829. Morì senza eredi diretti. Fu massone 830 e cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 831 . Nel 1847 venne onorato con il titolo di cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata 832.
RENAUD de Falicon, Octave, conte (Nizza, 13 dicembre 1778 – Nizza, 28 febbraio 1853) Si sposò con Carolina Amelia von Schützler, dama d’onore della regina di Sardegna Maria Cristina di Borbone-Napoli. Fu il suocero del conte Federico Lovera di Maria (1796-1871), senatore e Comandante generale dell’arma dei Carabinieri Reali833. Il figlio Henri (1811-1874) fu dapprima secondo scudiere e poi primo scudiero della regina Maria Cristina di Borbone-Napoli, capitano nel Corpo Reale di Stato Maggiore nonché luogotenente generale, comandante della divisione di Torino e capo di Stato Maggiore di Massimo d’Azeglio quando quest’ultimo venne inviato come commissario regio in Emilia nel 1859834.
824
<http://www.archeo-alpi-maritimi.com/genealogie_falicon_000.php>. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 826 <http://www.archeo-alpi-maritimi.com/genealogie_falicon_000.php>. 827 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 828 Il dizionario dell’Armata sarda ci offre l’anno preciso, cioè il 1830. 829 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 830 Ibidem. 831 <http://www.archeo-alpi-maritimi.com/genealogie_falicon_000.php>. 832 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 833 <http://www.archeo-alpi-maritimi.com/genealogie_falicon_000.php>. 834 Ibidem. 825
115
Il conte Octave partecipò alla guerra delle Alpi (1794-1796), dove venne ferito a Giletta nel 1793, e con il ritorno dei Savoia venne nominato capitano d’ordinanza della Brigata Cuneo. Ai moti del 1821, in qualità di maggiore, si diresse verso Novara da Alessandria mantenendosi fedele alla monarchia. Fu gentiluomo di bocca e secondo scudiero della principessa Maria Felicita di Savoia e di Benedetto Maria di Savoia, duca del Chiablese, entrambi figli del re Carlo Emanuele III 835. Fu tenente colonnello della Brigata Cuneo sino al 1831 anno in cui venne promosso colonnello. Cinque anni più tardi venne promosso maggior generale836. Fu cavaliere dell’Ordine Ospitaliero di Malta837.
RICCARDI di Lantosca, Cesare Emanuele, conte (Oneglia, 15 aprile 1787 – 13 maggio 1853) Si sposò con Maria Grazia Sanjust di Teulada dalla quale ebbe quattro figli. Si unì a Napoleone e nella battaglia di Wagram (5-6 luglio 1809) venendo decorato con la Legion d’Onore838. Con la Restaurazione entrò in servizio nell’esercito piemontese dove, nel 1814 fu tenente nei Cacciatori della Regina e prese parte alla campagna di Grenoble. Nel 1816 divenne tenente carabiniere nei Cacciatori di Nizza e capitano l’anno successivo. Nel 1828 andò nel deposito di Torino 839 . Nel 1832 fu tenente colonnello del 1° reggimento della Brigata Savona. Nel 1835 fu colonnello del 1° reggimento della Brigata Pinerolo e mantenne tale incarico sino al 1839840. Fu maggior generale ed aiutante di campo del re841. Fu cavaliere di Giustizia dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1827) e membro dell’Ordine Militare di Savoia842.
Calendari pe’ regii Stati, 1831, p. 176 per Benedetto Maria; Calnedari pe’ regii Stati, 1833, p. 197 per Maria Felicita. 836 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 837 <http://www.archeo-alpi-maritimi.com/genealogie_falicon_000.php>. 838 A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 209. 839 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 426. 840 V’è una contraddizione fra i calendari generali e il dizionario dell’Armata sarda, infatti nel dizionario risulta che il Riccardi divenne maggior generale aiutante di campo di Carlo Felice dopo il 1828 mentre, stando ai calendari generali, nel 1831 fu tenente colonnello e nel 1835 colonnello del 1° Savona. Per il dizionario, invece, fu comandante della Brigata Savona già nel 1831. Ci si è attenuti ai Calendari generali. 841 A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 209. 842 Ivi, pp. 209-210. 116 835
ROVERE (della), Francesco Maria, nobile (Casale Monferrato, 31 maggio 1804 – Torino, Annunziata, 24 maggio 1882) Secondogenito di Evasio (1776-1849), già colonnello della Guardia d’Onore di Casale e sindaco di Casale Monferrato, rimase fedele a Carlo Felice durante i tumulti del 1821. Il marchese Francesco ebbe come fratelli minori maschi Paolo (1805-1877) e Vincenzo (?1832). Paolo fu maggiore di cavalleria e titolare del titolo marchionale di Montiglio concessogli da Francesco nel 1869; Vincenzo, invece, fu maggiore nella Brigata Guardie843. Francesco sposò la vedova Fanny Annibaldi Biscossi dalla quale ebbe due figli. Sino al 1845 fu capitano nei Granatieri Guardie e nel ’46 ne divenne maggiore. Prese parte alla campagna del 1848 in qualità di maggiore e nel 1849 divenne colonnello in 2ª dei Granatieri Guardie guadagnandosi la medaglia d’argento al valor militare 844.
SALUZZO della Manta845, Mario Michele Antonio, conte (Torino, 19 novembre 1777 – Asti, 2 luglio 1849) Si sposò con Giuseppina Murian dalla quale ebbe quattro figli sebbene i due maschi siano morti senza discendenza. Dopo aver frequentato il collegio dei Tolomei, iniziò la carriera militare servendo i Savoia nella contea di Nizza ma, con l’avvento dei francesi, il Saluzzo si allineò a questi ultimi ottenendo il grado di capitano nei corazzieri. Partecipò alla sfortunata campagna di Russia (1812)846. Con il ritorno di Vittorio Emanuele I a Torino, si arruolò nei Cacciatori della Regina dove fu maggiore e, in seguito, colonnello. Lo stesso grado fu mantenuto quando comandò la Legione Reale leggera con la quale restò fedele a Carlo Felice nei moti costituzionali del 1821847. Egli fu l’ultimo colonnello del battaglione cacciatori reali piemontesi nel 1831. A seguito dello smantellamento dei battaglioni autonomi della fanteria leggera con Regio decreto del 25 ottobre 1831848, il Saluzzo, da colonnello del battaglione dei Cacciatori Reali piemontesi, venne nominato maggior generale della Brigata Acqui nel 1832 e nel 1833 della Brigata Cuneo849. 843
Ivi, vol. XXVII, pp. 587-588. Calendario pe’ regii Stati, 1849, p. 316. 845 Nel dizionario biografico dell’Armata sarda viene considerato erroneamente “della Manta”, forse per non confonderlo con l’omonimo conte della Manta, Mario Michele (1776-post 1868). Cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., pp. 451-452. 846 A. Manno, op. cit., vol. XXVIII, p. 123. 847 Ibidem; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 452. 848 N. Brancaccio, op. cit., p. 296. 849 Il dizionario biografico ci offre la data effettiva della promozione, cioè il 1831. 117 844
Nel 1836 fu promosso tenente generale e l’anno seguente gli fu affidata la divisione di Torino. Nel 1841 fu posto a riposo e si ritirò ad Asti ove visse sino alla morte850. Venne decorato con la Legion d’Onore 851.
SCOZIA di Calliano, Luigi, nobile e cavaliere (Casale Monferrato, 3 giugno 1802 – 20 aprile 1877) Fu quartogenito del marchese Francesco Maria (morto nel 1802 ventottenne) ed esponente della seconda linea dei marchesi di Calliano senza ereditare, però, il titolo marchionale in quanto appannaggio del fratello Giuseppe Giacomo (1798-1861)852. Si sposò con Camilla Piccono della Valle dalla quale ebbe sette figli 853. Fu volontario nelle Guardie nel 1820 dove percorse tutto il cursus honorum sino a divenire, nel 1845854, maggiore del reggimento Granatieri della Brigata Guardie ricoprendo tale ruolo anche nella campagna del 1848 mentre in quella del 1849 fu promosso colonnello in seconda del medesimo reggimento. Il 25 settembre 1853 fu al comando della Brigata La Regina e nel 1855 maggior generale. Nel 1859 fu al comando della Brigata del Granatieri di Sardegna855. Divenne tenente generale a riposo856.
SEYSSEL d’Aix e Sommariva Bosco, Claudio, marchese (Torino, S. Giovanni, 10 dicembre 1799 – Torino, S. Filippo, 28 marzo 1862) Appartenne ad una delle famiglie più antiche originarie della Savoia, infatti, tradizione vorrebbe che già un signore di Seyssel avesse ospitato il leggendario capostipite dei Savoia, Beroldo di Sassonia, ed è probabile che, al tempo della seconda crociata (1147-1150) un tal Pietro di Seyssel fosse al seguito del conte Amedeo III di Savoia 857. Il fratello di Claudio, Vittorio Enrico (1804-1856), fu secondo direttore dell’Armeria Reale858.
850
A. Manno, op. cit., vol. XXVIII, p. 123. Ibidem. 852 A. Manno, op. cit., vol. XXVIII, p. 318. 853 Ivi, p. 319. 854 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 468; da segnalare che gli autori registrano come data di promozione a maggiore il 30 aprile 1844. Per uniformità ci si è attenuti ai Calendari generali. 855 Ibidem. 856 A. Manno, op. cit., vol. XXVIII, p. 319. 857 Ivi, vol. XXIX, p. 376. 858 Ivi, p. 383; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 82. 118 851
Il marchese Claudio Seyssel sposò Elisabeth de Boutourline, figlia del conte Démétrius, senatore dell’Impero russo 859 , dalla quale ebbe cinque figli di cui il quarto intraprese la carriera militare come il padre860. Il Sommariva crebbe in un periodo piuttosto turbolento, entrò nel liceo imperiale e fu cadetto nel 1815. Alla caduta di Napoleone, si arruolò nell’esercito piemontese con il grado di sottotenente dei Dragoni del Re (1816). Nei moti del 1821 fu inviato a Genova per sedare le rivolte e per salvare l’allora governatore George-André Agnès des Geneys (1761-1839) dal linciaggio della folla e ivi venne ferito861. Malgrado ciò, grazie alla fedeltà dimostrata alla Corona, venne promosso capitano862. Il 29 aprile 1831 venne nominato dal nuovo sovrano, Carlo Alberto, gentiluomo di Camera 863 e fu anche primo scudiero e aiutante di campo del re864. Fu inviato in missione a Napoli per la buona riuscita del matrimonio fra il re Ferdinando II delle Due Sicilie e Maria Cristina di Savoia865, figlia del re Vittorio Emanuele I, che ebbe buon esito con la celebrazione nel 1832. Nel 1836 fu tenente colonnello in Novara Cavalleria e l’anno seguente colonnello aggregato del medesimo reggimento sino al 1842 quando, passando alla fanteria, divenne colonnello del 6° reggimento della Brigata Aosta e nel 1845 promosso maggior generale della medesima brigata866. Partecipò alla campagna del 1848 comandando la Brigata Aosta prendendo parte alla battaglia di Pastrengo (30 aprile), precisamente a Sommacampagna, respingendo una brigata austriaca.867 Alla vigilia della battaglia di Santa Lucia (6 maggio), il Sommariva si trovò in avanguardia isolato a ridosso di un villaggio poiché la brigata La Regina al comando del d’Arvillars, che avrebbe dovuto avanzare di pari passo con l’Aosta, aveva avuto una schermaglia con alcuni reparti nemici, e dunque non era riuscita a raggiungere il paese. Giacché era bersaglio degli Jäger tirolesi appostati sul campanile cittadino, il marchese richiese di intervenire e il generale Bava ordinò l’abbattimento a cannonate delle posizioni nemiche: fu così che 859
A. de Foras, op. cit., vol. V, p. 394; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 471; il Des Geneys fu il fratello maggiore del noto Matthieu (1763-1831), segretario di guerra e marina dal 1821 al 1831. Cfr. V. Ilari (et alii), op. cit., pp. 11-12. 860 A. Manno, op. cit., vol. XXIX, p. 381. 861 Ivi, p. 380. 862 V. Bortolotti, op. cit., p. 42. 863 A. Manno, op. cit., vol. XXIX, p. 380; P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto op. cit., p. 63. 864 A. de Foras, op. cit., vol. V, p. 394. 865 A. Manno, op. cit., vol. XXIX, p. 381. 866 Il dizionario dell’Armata sarda, invece, sostiene che fu promosso colonnello nel 1830 o nel 1836, comandante del 6° Aosta nel 1841 e maggior generale nel 1844. Ci si è attenuti ai Calendari generali. 867 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 315. 119
l’Aosta poté avanzare verso Santa Lucia, confidando nel supporto di d’Arvillars che, tuttavia, non arrivò mai per mal riuscita della conversione. L’assalto a Santa Lucia fu inaugurato proprio dal Sommariva e dalla sua valorosa brigata 868 . L’autore annovera, a termine della narrazione della suddetta battaglia, fra i comandanti dotati di ardore, anche il Sommariva e la sua brigata, l’Aosta869. A Goito (30 maggio) l’Aosta intervenne a supporto della Brigata Cuneo 870 e il Sommariva ottenne la medaglia d’argento871. Temporaneamente fu al comando della 1ª divisione del I corpo d’armata sostituendo il marchese d’Arvillars, il quale era stato congedato per problemi di salute872. In qualità di divisionario e comandante a Crotta d’Adda le brigate Aosta e La Regina, ammontanti circa 5400 uomini in totale, ebbe il compito di mantenere le posizioni di fronte al nemico ma, constatata la superiorità dell’artiglieria imperiale del generale Thurn, fu costretto a ripiegare verso Piacenza, nonostante le prime rimostranze del generale Bava 873. Pinelli è molto benevolo nei confronti del Sommariva, lo ritiene, infatti, un uomo prode e ardito osservando che durante la campagna aveva dato «prove di fermezza e valore»874 ma, nel contempo, lo reputa poco esperto dell’arte militare poiché aveva avuto poca esperienza in precedenza. Ciò viene notato allorquando egli abbandonò Crotta d’Adda al nemico sebbene, se ben formato militarmente, l’avrebbe potuta difendere ritardando così l’avanzata austriaca875. Il Bortolotti giudica, invece, il generale Sommariva come un uomo che avanzò di grado ma senza detenere le capacità necessarie che esse comportavano 876. Il Sommariva rimase estraneo agli eventi che colpirono il re e l’esercito a Milano in quanto, disobbedendo agli ordini del Bava che gli avevano imposto di difendere Crotta d’Adda, con un grave atto di insubordinazione osò rispondere allo stesso Bava asserendo che gli austriaci avevano varcato il ponte poiché da questi giudicato indifendibile dall’artiglieria 877. Cosicché si diresse con i suoi uomini su Piacenza e, una volta qui pervenuto, si sottomise agli ordini del generale conte Teodoro Cacherano di Bricherasio 878 comandante di Piacenza. In un 868
Ivi, pp. 332-333. Ivi, p. 352. 870 Ivi, p. 437. 871 A. Manno, op. cit., vol. XXIX, p. 381. 872 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 641; Cfr. MILLIET d’Arvillars, Jean-Frédéric in Fanteria p. 93. 873 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 641-644. 874 Ivi, p. 642. 875 Ivi, p. 644. 876 V. Bortolotti, op. cit., p. 42. 877 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 255. 878 Cfr. CACHERANO di Bricherasio, Teodoro in Fanteria p. 51. 120 869
primo tempo parse che il Bricherasio volesse difendere la città ma, una volta venuto a conoscenza delle prime trattative fra Carlo Alberto e Radetzky, decise di congedare i toscani sotto il suo comando e di trasmettere Piacenza all’Impero879. A seguito delle sue gravi insubordinazioni, il generale Sommariva venne rimosso dal suo incarico e non prese dunque parte alla successiva campagna del 1849880. Nel 1861 fu promosso tenente generale e l’anno seguente fu posto a riposo. Fu cavaliere dell’Insigne Ordine di San Gennaro, onorificenza delle Due Sicilie881, Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, Commendatore della Legion d’Onore, Gran Croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e venne decorato con la medaglia al valor militare di Savoia882.
THARENA Giuseppe Maria (Sassari, gennaio 1802 – post 1849) Fu il figlio di Efisio Luigi (1779-1836), già nei Cacciatori di Savoia nel 1799, maggiore nella Brigata Alessandria nel 1821, nuovamente nei Cacciatori di Savoia e poi nella Brigata Savona promosso tenente colonnello. In seguito fu nei Cacciatori della Regina sino al 1830 come colonnello. Fu comandante di Castelsardo dapprima in qualità di colonnello e poi come maggior generale. Giuseppe Maria, nel 1814 si arruolò volontario nei Cacciatori di Savoia e nel 1818 ne divenne sottotenente sovrannumerario. Ricoprì i gradi di luogotenente e luogotenente carabiniere nei suddetti cacciatori e nel 1831 venne trasmesso nel 2° Acqui come capitano 883. Nel 1844 fu promosso maggiore nel 15° Savona 884. Il 12 giugno 1848 venne inquadrato, sempre come maggiore, nel’8° Cuneo e il 3 dello stesso mese ne divenne colonnello. Nel 1849 fu a disposizione del Ministero della Guerra e venne decorato per aver preso parte alla battaglia di Custoza (23-25 luglio 1848)885.
879
F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 685-687. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 265. 881 A. Manno, op. cit., vol. XXIX, p. 381. 882 A. de Foras, op. cit., vol. V, p. 394. 883 A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 150. 884 Il Serradifalco annota la data precisa della promozione, cioè il 27 aprile 1843. Per uniformità ci si è attenuti ai Calendari generali. 885 A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 151. 121 880
TROTTI Ardingo Giovanni Battista Luigi, conte 886 (Cassine, 20 giugno 1797 – Torino, 11 aprile 1857887 o 1877888) La famiglia affermava di avere origini mitiche, eroi romani o personalità sassoni, o anche di essere imparentata con la nobile famiglia fiorentina degli Adimari889. Nel 1812 il Trotti andò a frequentare la Scuola speciale della Marina Militare napoleonica (a bordo del vascello Duquesne890) e, con l’abdicazione di Napoleone a Fontainebleau (4 aprile 1814), fece ritorno nel Piemonte restaurato di Vittorio Emanuele I ove entrò nella nuova gendarmeria appena creata, i Reali Carabinieri. In questo corpo fece una rapida carriera; da sottotenente diventò luogotenente nel 1815 e nel ’18 capitano. Nel frattempo il fratello minore Enrico (1802-1877) entrò nell’Accademia Militare di Torino e anche lui, come il fratello maggiore, partecipò alle campagne del ’48 e ’49 ricoprendo il grado di maggiore prima nel 14° della Brigata Pinerolo e dopo nel 18° della Brigata Acqui 891. Con lo scoppio dei moti liberali del 1821 il Trotti, che era capitano, venne sospeso per aver manifestato idee contrarie al regime assolutista che allora vigeva ma, a seguito di alcuni anni di congedo forzato, venne reintegrato nella cavalleria. Nel 1826 divenne capitano dei Cacciatori d’Aosta e nel 1831 fu maggiore provinciale nel 1° La Regina892. La salita al trono di Carlo Alberto che diede impulso ad un regime più mitigato rispetto a quello dello zio Carlo Felice non fece altro che giovare il capitano Ardingo tant’è che venne promosso, dal 1833, tenente colonnello nel 2° reggimento della Brigata Acqui 893. Nel 1834 prese parte alla spedizione piemontese, in qualità di tenente colonnello del 2° reggimento dell’Acqui e di uno squadrone di Genova Cavalleria, contro gli insorti mazziniani nella Savoia894. Nel 1838 venne promosso a colonnello del 2° reggimento della Brigata Casale e ricoprì tale incarico sino al 1845. L’anno seguente, infatti, entrò in servizio in qualità di maggior
886
P. Del Negro, Ardingo Trotti, in Dizionario Biografico degli italiani, vol. 97, Roma, Treccani, 2020, ad vocem cita dal decreto riprodotto in I Reali Carabinieri, 2014, p. 25. 887 <https://storia.camera.it/deputato/ardingo-trotti-1797#nav>. 888 A. Manno, op. cit., vol. XXX, p. 291; P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 889 A. Manno, op. cit., vol. XXX, p. 288. 890 V. Bortolotti, op. cit., p. 43. 891 P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 892 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 500. 893 P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit.; nel dizionario dell’Armata sarda la promozione risulta nel 1832. 894 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 63. 122
generale della Brigata La Regina 895 e ne mantenne il comando anche per le campagne del ’48 e del ’49. Nella campagna del 1848 esordì, in quanto comandante i primi reparti piemontesi che varcarono il Ticino constanti circa 4000 uomini e 8 cannoni, insieme al Bes da nord 896, occupando Pavia e Lodi (26-28 marzo). Il Trotti intendeva inseguire il feldmaresciallo in ritirata verso Verona ma il Consiglio di Guerra del re lo impedì sfumando questa preziosa occasione897. Pinelli loda il Trotti nella conduzione delle operazioni a Governolo 898 (18 luglio 1848) in qualità di comandante del 10° reggimento, di tre squadroni e di mezza batteria a cavallo 899 ove ricevette la medaglia d’oro900. Partecipò anche alla battaglia di Custoza (24-25 luglio) e i suoi meriti furono tali che venne nominato generale della I divisione durante la ritirata in Piemonte in sostituzione del generale Sommariva poiché quest’ultimo si stava dirigendo verso Piacenza901. A seguito della sconfitta sabauda a Mortara (21-22 marzo 1849), il generale Trotti, con due battaglioni di cacciatori, riuscì a coprire la ritirata in direzione di Novara di ciò che rimaneva delle brigate Aosta, La Regina e Cuneo, di Nizza Cavalleria e di alcuni pezzi di artiglieria 902. Ottenne la promozione a tenente generale l’11 dello stesso anno
903
e a seguito
dell’abdicazione di Carlo Alberto e della pace di Milano (6 agosto) con l’Impero il generale ricevette la nomina di ispettore generale dell’esercito904. Il Bortolotti lo ritiene un «uomo colto, coraggioso ed amato dalle truppe»905. Fu eletto deputato nella III e IV legislatura del Parlamento Subalpino ove intervenne con veemenza per garantire dignità e prestigio alla fanteria, troppo spesso posta in disparte a favore di cavalleria, genio e artiglieria906. Si dimise, tuttavia, dall’incarico poiché frattanto era stato nominato generale della divisione di Savoia. Allo scoppio della guerra di Crimea (1853-1856) egli dovette assumere il comando della 2ª divisione in quanto il generale Alessandro La Marmora (1799-1855) era morto di colera e Il dizionario dell’Armata sarda afferma che la promozione a colonnello sia del 1837 e quella a maggior generale nel 1844. Io mi sono attenuto ai Calendari generali. 896 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 200. 897 P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 898 F. A. Pinelli, op. cit., p. 544. 899 Ivi, p. 547. 900 P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 901 Cfr. SEYSSEL d’Aix e Sommariva Bosco, Claudio in Fanteria p. 118. 902 F. A. Pinelli, ivi, cap. V, p. 860. 903 A. Manno, op. cit., vol. XXX, p. 291; P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 904 P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 905 V. Bortolotti, op. cit., p. 43. 906 A. Manno, op. cit., vol. XXX, p. 291; <https://storia.camera.it/deputato/ardingo-trotti-1797#nav>; P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 123 895
partecipò alla battaglia della Cernaia (16 agosto 1855) a fianco di francesi e ottomani contro i russi. Rientrato in patria, riprese il comando della divisione di Alessandria, che aveva dovuto abbandonare per partire alla volta dell’Oriente, ma nel 1857 chiese ed ottenne il collocamento a riposo907. Fu cavaliere di Giustizia dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1819) 908, ottenne la Legion d’Onore (Francia) e l’Ordine del Bagno (Regno Unito) per aver preso parte alla guerra contro i russi in Crimea909.
VACCHIERI di Piè di Cavallo, Carlo Felice, conte (21 giugno 1806 – ?) Si sposò con Marietta Braia ma non ebbe figli910. Fu maggiore nella Brigata Casale sino al 1831 quando l’anno seguente avanzò di grado divenendo colonnello del 2° reggimento della Brigata Acqui sino al 1834. Fu maggiore di piazza a Pallanza e poi messo a riposo nel 1857911.
907
P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. A. Manno, op. cit., vol. XXX, p. 291. 909 P. Del Negro, Ardingo Trotti, op. cit. 910 A. Manno, op. cit., vol. XXXI, p. 13. 911 Ibidem. 908
124
2.2
La cavalleria
BALBO BERTONE di Sambuy, Callisto, nobile e cavaliere (1802 – Torino, 10 febbraio 1865) Fu il settimo figlio del conte Carlo Gabriele (1765-1828), barone dell’impero francese e maggior generale, e fratello di Emilio (1790-1872), presidente della Reale Accademia di agricoltura, di Vittorio Amedeo (1792-1846), maggior generale e inviato a Vienna nel 1825, e di Manfredo (1807-1874), che venne inviato nel 1850 a Dresda per combinare il matrimonio fra Ferdinando di Savoia-Genova e la principessa Elisabeth di Sassonia. Il cavaliere Callisto fu, inoltre, zio di Ernesto (1837-1909) figlio di Vittorio Amedeo, senatore del regno d’Italia, presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, maestro di cerimonie onorario912 e sindaco di Torino dal 1883 al 1886913. Callisto sposò Carolina Vittoria Massel di Caresana dalla quale ebbe sette figli 914. Fu tenente nei Dragoni del Genevese915. Nel 1834 fu fra i secondi scudieri del re 916 e dal 1836 al 1842 fu capitano nel Genova Cavalleria917. Nel 1843 venne promosso maggiore del Novara Cavalleria e nel 1844 fu fra i primi scudieri e gentiluomini di camera del duca di Genova918. Nel 1849 venne promosso colonnello del Savoia Cavalleria. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 919.
BIGLIANI di Cantoira, Giovanni Giuseppe, conte (Chieri, 23 giugno 1794 – Torino, S. Massimo, 7 aprile 1856) Fu il primogenito del conte Carlo (1767-1856). Si sposò con Gabriella Pelletta di Cossombrato dalla quale non ebbe figli. Anche i due fratelli minori Ippolito (1804-?) ed Epimaco (1809-1871) furono nell’arma della cavalleria920. Nel 1815 fu sottotenente nei Dragoni del Re e successivamente tenente nel 1818921.
912
A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 154. <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9c71ca4b60345894c125785d00597bf7/a74d377323ca086a41 25646f0058959a?OpenDocument>. 914 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 155. 915 Luigi Cibrario, Storie di Chieri, vol. II, Torino, Alliana, 1827, p. 448. 916 Calendario pe’ regii Stati, 1834, p. 203. 917 Calendario pe’ regii Stati, 1836, p. 331; ivi, 1842, p. 340. 918 Calendario pe’ regii Stati, 1844, p. 183. 919 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 155. 920 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 300. 921 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 80. 125 913
Nel 1833 fu maggiore di Aosta Cavalleria e cinque anni dopo tenente colonnello del Genova Cavalleria. Dal 1843 fu colonnello del Piemonte Reale con il quale iniziò la campagna del 1848. Durante proprio questa campagna, il Bigliani fu chiamato a comandare, in qualità di maggior generale di cavalleria, la Brigata Acqui. Infatti, dopo l’evidente incapacità da parte del cavalier Pietro Falletti di Villafalletto nella battaglia di Santa Lucia (6 maggio), il 16 dello stesso mese al Bigliani venne offerto il comando della suddetta brigata922. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 923.
BONGIOVANNI Angelo, di Castelborgo, nobile e cavaliere (Torino, S. Filippo, 8 maggio 1802 – 8 ottobre 1862) Fu il primogenito di Luigi Ludovico (?-1834), tenente generale, comandante della divisione di Nizza (sino al 1831) e, poi, governatore di Genova. Iniziò la carriera militare nel 1815 come cadetto d’artiglieria. Nel 1819 fu sottotenente nello Stato Maggiore Generale e tenente nel 1820. Prese, tuttavia, parte ai moti del ’21 sostenendo i costituzionali e dunque fu allontanato per un breve periodo dalle armi. Cinque anni dopo venne reintegrato e promosso capitano venendo inquadrato nei Cavalleggeri di Piemonte nel 1831924. Sempre nel 1831 fu fra gli ufficiali addetti, con il grado di capitano sotto aiutante, dello Stato Maggiore della divisione di Nizza comandata dal padre 925 . Quando al padre venne assegnata la divisione di Genova, anche il giovane Angelo lo seguì quale ufficiale aggregato con il grado di capitano aggregato del reggimento di Nizza Cavalleria 926. Nel 1835 fu capitano di Savoia Cavalleria e dei secondi scudieri del principe Eugenio di SavoiaCarignano927. Nel 1837 venne promosso maggiore in Novara Cavalleria ove vi rimase sino al 1846 quando venne promosso colonnello del reggimento di Aosta Cavalleria 928. Nel 1844 fu primo scudiere del principe Eugenio di Savoia-Carignano929. Nella campagna del 1848 gli venne affidato il comando, in qualità di maggior generale, della divisione di cavalleria di riserva e nel 1849 della 2ª brigata di cavalleria. 922
V. Bortolotti, op. cit., p. 43; Cfr. FALLETTI di Villafalletto, Pietro Antonio in Fanteria p. 74; La Brigata Acqui venne affidata l’11 maggio al marchese Francesco Magliano di Santa Maria (1795-1862), già maggiore del Genova Cavalleria nel 1832, tenente colonnello in Nizza Cavalleria nel 1837 e colonnello di Savoia Cavalleria dal 1842 sino al 1848 essendo promosso anch’egli maggior generale di brigata. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 43. 923 Calendario pe’ regii Stati, 1839, p. 131. 924 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 88. 925 Calendario pe’ regii Stati, 1831, p. 302. 926 Calendario pe’ regii Stati, 1832, p. 316. 927 Calendario pe’ regii Stati, 1835, p. 208. 928 Da segnalare che nel dizionario dell’Armata sarda v’è la data di promozione effettiva a maggiore, cioè il 1836. 929 Calendario pe’ regii Stati, 1844, p. 355. 126
Nel 1849 fu aiutante di campo del principe Eugenio e nel 1855 comandante della Brigata Acqui. Due anni dopo gli fu affidato il comando della divisione militare di Savoia e nel 1859 quella di Milano. Fu tenente generale e Gran Maestro della Casa del principe Eugenio di Carignano930. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 931.
BRACORENS de Savoiroux, Charles-Marie, conte (Chambéry, 19 marzo 1811 -?) Fu il terzogenito del conte Claude-Humbert e si sposò con Antonietta Solaroli dalla quale ebbe cinque figli932. Sino al 1839 tenente in 2ª nel Piemonte Reale, nel 1840 venne promosso tenente in 1ª nel Genova Cavalleria. Sei anni dopo divenne capitano partecipando alla campagna del 1848 con tale ruolo. Nel 1849 venne promosso maggiore del Savoia Cavalleria. Fu colonnello dei Cavalleggeri di Alessandria dopo il 1850 933 , e maggior generale nel 1859934. Fu luogotenente generale, aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II ed optò per la nazionalità italiana quando fu sottoscritta la cessione del ducato di Savoia e la contea di Nizza alla Francia nel 1860935. Fu Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia ed ebbe la Legion d’Onore 936.
930
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 88. Calendario pe’ regii Stati, 1848, p. 149. 932 A. de Foras, op. cit., vol. I, p. 276. 933 Annuaire ecclésiastique des duchés de Savoie et d'Aoste, et des autres lieux qui forment la province ecclésiastique de l'archevêché de Chambéry, Annecy, Aimé Burdet, s.d., p. 123; sebbene il testo sia indicato per il 1847 sono quasi certo che sia stato compilato successivamente in quanto, nel testo, si possono trovare investiture di cavalierato post 1850. È probabile che, in questo caso, il conte de Savoiroux sia stato decorato Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia nel 1847 ma che, risultando colonnello nei Cavalleggeri di Alessandria, la compilazione sia dopo il 1850 in quanto questo reggimento fu costituito il 3 gennaio 1850. Sulla costituzione dei Cavalleggeri di Alessandria cfr. <http://www.museocavalleria.it/Scuola%20e%20Reggimenti/Linea/Alessandria.htm>. 934 Académie Florimontane d’Annecy, in Revue savoisienne: journal publié par l'Association florimontane d'Annecy: histoire, sciences, arts, industrie, littérature, Annecy, Imprimerie Abry, 1922, p. 77. 935 A. de Foras, op. cit., vol. I, p. 276. 936 Ibidem. 127 931
BUSSETTI di Bersano, Boniforte, nobile e cavaliere (Tortona, 20 dicembre 1786 – Bersano, 27 giugno 1861) Fu il figlio di Antonio, tenente colonnello nel reggimento provinciale di cavalleria di Tortona937. Si sposò con Maria Vittoria Bolleris di Demonte dalla quale ebbe due figli, di cui il primo ed unico maschio, deceduto in età infantile938. Il cavalier Boniforte si arruolò nella Grande Armée dove fu nel corpo ufficiale dei corazzieri e, con la restaurazione dei Savoia, tenente nei Dragoni della Regina939. Fu maggiore del Piemonte Reale sino al 1834. L’anno seguente, infatti, venne promosso tenente colonnello del medesimo reggimento e vi rimase sino al 1837 940 . Fu promosso colonnello ma non ebbe il comando del Piemonte Reale, gli venne infatti affidato il compito di comandare, nella divisione di Alessandria, Voghera e provincia 941 . Nel 1846 venne promosso maggior generale di cavalleria942. Nella campagna del 1848 gli fu affidata la 1ª brigata della 2ª divisione di riserva agli ordini del generale Bonifacio Visconti d’Ornavasso943. Il Bussetti si trovò in prima linea quando, durante gli scontri che impegnarono il II corpo d’armata fra Sona e Sommacampagna, gli venne ordinato dal divisionario Visconti di portarsi presso la località Ponti e di farne distruggere il ponte lì vicino il quale collegava le due sponde divise dal Mincio 944. Quando, a notte inoltrata, il generale si accorse che gli austriaci si stavano muovendo verso la sua direzione e avevano l’intenzione di ricostruire il ponte, si preoccupò di inviare immediatamente il 4° battaglione di riservisti del 16° Savona nei pressi di Salionze. Qui si ingaggiò subito battaglia e il De Sonnaz, a causa delle difficoltà che le reclute lombarde presentavano, nella mattinata successiva mandò in aiuto il 1° battaglione del 13° e tutto il 14° Pinerolo. Purtroppo ciò non servì a molto, infatti gli austriaci, con la loro artiglieria composta anche di reparti armati di razzi, costrinse i piemontesi a fuggire così da permettere ai genieri di ricostruire il ponte e di attraversare il Mincio945. 937
A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 473. Ibidem. 939 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 88. 940 È da precisare che i Calendari generali registrano per gli anni 1831-1835 il nome di Bonifacio e non quello di Boniforte, introdotto nel 1836. Facendo una ricerca nel Manno ho potuto constatare che il suddetto Boniforte non ebbe né fratelli con il nome di Bonifacio e né si chiamava in questo modo per secondo nome, che, per inciso, è Pietro. Pertanto si è ritenuto corretto normalizzare in Boniforte. 941 Calendario pe’ regii Stati, 1839, 271. 942 Calendario pe’ regii Stati, 1846, p. 332. 943 V. Bortolotti, op. cit., p. 253; cfr. VISCONTI d’Ornavasso, Bonifacio in Cavalleria p. 156. 944 Ivi, pp. 280; 282. 945 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 576-577; il Bortolotti scrive che il Bussetti ebbe con sé il 3° reggimento di riserva. Il Pinelli, trattando dello scontro nei pressi di Salionze, afferma che il 128 938
Nella campagna del 1849 fu al comando della Brigata Cuneo e partecipò con essa alla battaglia di Mortara (21-22 marzo) dove rimase ferito nel braccio destro da un colpo di lancia il 21 marzo946. Fu consigliere non residente per Tortona dell’Associazione agraria947. Fu maggior generale comandante la Guardia Nazionale di Genova948. Fu Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, cavaliere della Legion d’Onore949 e insignito dell’Ordine Militare di Savoia 950.
CACHERANO di Bricherasio, Felice, nobile e cavaliere (Torino, 13 dicembre 1764 - 1839) Figlio di Teodoro (?-1780) e nipote di Giovanni Battista, l’eroe dell’Assietta (1747), il cavaliere Felice fu zio di Teodoro e Marco Aurelio951. Si sposò con Sofia Perrone di S. Martino, sorella di Ettore (1789-1849) il comandante della 3ª divisione nella campagna del 1849 che trovò la morte a seguito delle ferite subìte nella battaglia di Novara (22-23 marzo 1849)952. Da Sofia il cavaliere Felice ebbe due figli fra cui il primogenito, Luigi (1828-1871) ottenne il titolo comitale953. Sottotenente e Maggiore nel 1818, nel 1821 venne promosso colonnello e comandò la carica di cavalleria che si abbatté sui manifestati richiedenti la Costituzione 954. Egli fu, sino al 1831, in Piemonte Reale sempre in qualità di colonnello mentre dal 1832 ottenne la promozione a maggior generale e poi quella di tenente generale; fu, inoltre, ispettore della regia scuola d’equitazione della Venaria Reale sino al 1833955. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 956.
generale mandò il 4° battaglione del 16° Savona. Entrambi dicono il vero, infatti i reggimenti di riserva, stando alla tabella elaborata dal Brancaccio, erano costituiti da tutti i 4° battaglioni di riserva di ciascun reggimento di linea. In questo caso il 3° reggimento provvisorio era costituito dai quarti battaglioni del 9° e 10° La Regina e del 16° Savona. Cfr. N. Brancaccio, op. cit., p. 261. 946 V. Bortolotti, op. cit., p. 426. 947 Calendario pe’ regii Stati, 1849, p. 564. 948 A. Manno, op. cit., vol. A-B, p. 473. 949 Ibidem. 950 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 88. 951 Cfr. CACHERANO di Bricherasio, Teodoro in Fanteria p. 51. 952 A. Manno, op. cit., vol. XXIII, pp. 330-331. 953 Ivi, vol. III, p. 79. 954 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 114. 955 Calendario pe’ regii Stati, 1832 p. 344; Calendario pe’ regii Stati, 1833 p. 345; da precisare che il dizionario dell’Armata sarda lo segnala quale maggior generale la scuola d’equitazione nel 1831 e tenete generale nel 1832. 956 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 78. 129
CACHERANO di Bricherasio, Marco Aurelio, nobile e cavaliere (1785 – Torino, Annunziata, 30 gennaio 1868) Fu fratello minore del cavaliere Teodoro, ufficiale di fanteria, e nipote di Felice. Si sposò con Luisa dei Conti Lanza dalla quale ebbe cinque figli. Fu tenente comandante del 4e Garde d’Honneur nel 1813 e nel 1814, con la Restaurazione, fu dapprima tenente nei Carabinieri Reali e poi nei Cavalleggeri del Re. Nel 1817 venne promosso capitano e a Novara (8 aprile 1821) si schierò con i lealisti venendo trasferito nei Dragoni del Genevese dove diventò maggiore nel 1827957. Nel 1833 organizzò e comandò come luogotenente colonnello i cavalleggeri di Sardegna sino al 1835958. Nel 1836 fu ispettore nella scuola d’equitazione959 e nel 1841 fu maggior generale960. Fu comandante di Piacenza nel 1848, dove ne organizzò i Cavalleggeri 961, sebbene non ci sia dato sapere se ricoprì tale incarico prima o dopo l’inizio della campagna giacché nell’estate dello stesso anno ne fu al comando il fratello Teodoro. Il 28 dicembre 1849 venne collocato a riposo962. Fu cavaliere onorario dell’Ordine di Malta 963 e cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro964.
CALLERI di Sala, Francesco, nobile e cavaliere (1792 – Carrù, 14 novembre 1875) Appartenne ad una famiglia comitale di recente investitura in quanto la contea di Sala venne acquistata dal giureconsulto Giovanni Tomaso (?-1788) nel 1783965. Fu il secondogenito di Giovanni Giorgio (1754-1838), militare nell’esercito napoleonico prima e piemontese poi, giurò a Carlo Felice a seguito dei moti del 1821966. Sposò Lucia Massara Previde dalla quale ebbe cinque figli967.
957
V. Ilari (et alii), op. cit., p. 114. A. Manno, op. cit., vol. III, p. 78; da segnalare che nel dizionario dell’Armata sarda è registrato l’anno effettivo di promozione a tenente colonnello, cioè nel 1832. 959 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 114. 960 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 77; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 114. 961 Ibidem. 962 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 77. 963 Ibidem. 964 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 114. 965 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 155. 966 Ibidem. 967 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 114. 130 958
Con l’annessione del Piemonte alla Francia, il Calleri si arruolò nella Guardia d’Onore del principe Camillo Borghese (1775-1832), marito di Paolina Bonaparte (1780-1825) e governatore del Piemonte. Prese parte alle campagne del 1812, ’13 e ’14 fra le file dei Dragoni dell’esercito napoleonico. Con il ritorno di Vittorio Emanuele I a Torino, ricevette il grado di luogotenente nei Dragoni della Regina. Nel 1818 venne promosso capitano 968. Sino al 1831 fu maggiore nei Dragoni di Piemonte e dall’anno successivo tenente colonnello in Novara Cavalleria sino al 1834 quando venne promosso colonnello in Genova Cavalleria, ruolo che ricoprì sino al 1841. Nel 1842 ottenne la promozione a maggior generale della 2ª brigata di cavalleria 969. Nella campagna del 1848 comandò la 1ª brigata di riserva di cavalleria970, composta dai reggimenti Genova e Savoia, sino al 16 maggio quando venne sostituito dal cavalier Vittorio Gazzelli di Rossana971. Nel maggio del 1848 fu al comando della divisione militare di Torino972. Nel 1849 venne promosso tenente generale e fu collocato a riposo973.
CALLERI di Sala, Giuseppe Antonio, nobile e cavaliere (Carrù, 1786 – 31 luglio 1842) Sposò Delfina Clotilde Bouttal dalla quale ebbe un figlio974. Fu il fratello del ben più famoso Francesco975. Giuseppe intraprese la carriera sotto l’impero francese arruolandosi come tenente negli Chasseur à cheval e partecipando alle campagne di Spagna (1808-1809) e Russia (1812)976. Con la Restaurazione dei Savoia si arruolò nella cavalleria ottenendo nel 1814 il grado di luogotenente977 e nel 1818 capitano nei Dragoni della Regina 978. Sino al 1831 fu maggiore del Piemonte Reale dopodiché, l’anno seguente, fu tenente colonnello del Savoia Cavalleria.
968
A. Manno, op. cit., vol. III, p. 156. Calendario pe’ regii Stati, 1842, p. 316. 970 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 156; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 118. 971 V. Bortolotti, op. cit., p. 46, in realtà il Bortolotti non specifica che quella brigata comandata dal Calleri sia la 1ª ma si è dedotto incrociando l’informazione con quella data dal Manno; cfr. GAZZELLI di Rossana, Vittorio in Cavalleria p. 139. 972 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 118. 973 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 156; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 118. 974 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 156. 975 Cfr. CALLERI di Sala, Francesco in Cavalleria p. 130. 976 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 156; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 118. 977 A. Manno, op. cit., vol. III, p. 155. 978 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 118. 131 969
Nel 1834 avanzò di grado divenendo colonnello del Genova Cavalleria sino al 1840979. Si spense con il grado di maggior generale di cavalleria980.
CANERA di Salasco, Alessandro, nobile e cavaliere (Torino, S. Filippo, 16 maggio 1801 – Torino, S. Carlo, 8 gennaio 1885) Fratello minore del più ben noto Carlo Felice981, il cavalier Alessandro fu il capostipite della linea secondogenita della famiglia. Si sposò con Maria Paoletti del Melle, già vedova, da cui ebbe sei figli fra cui Vittorio Emanuele (1842-1917) colonnello di Stato Maggiore e tenente generale della riserva982. Nel 1835 fu cavaliere di compagnia dei duchi di Savoia e di Genova 983. Sino al 1836 fu capitano aggregato in Novara Cavalleria quando, l’anno seguente, venne promosso maggiore aggregato sino al 1845. Nel 1841 fu dei primi scudieri e gentiluomo di camera del duca di Savoia984. Nel 1846 venne promosso colonnello di cavalleria e fu comandante in 2ª della Regia Scuola Militare d’Equitazione985. Nel 1848 gli venne assegnato il reggimento di Nizza Cavalleria. Fu maggior generale, aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II e prefetto di palazzo986.
CEPPI di Bairolo, Giacinto Giuseppe, nobile e cavaliere (Torino, S. Dalmazzo, 28 aprile987 1802 – 26 maggio 1865) Fu l’ottavo figlio di Giuseppe Felice (1761-?) e fratello maggiore di Angelo (1803-1849). Quest’ultimo, comandante di divisione dei carabinieri con il grado di maggiore 988, fu una delle numerose vittime durante i tumulti di Genova del marzo 1849. Il Pinelli ci narra i suoi ultimi istanti di vita: una volta che la città venne occupata dai sovversivi, Angelo Ceppi si aggirò in borghese fra le vie cittadine ma, riconosciuto da alcuni, fu costretto a baciare i cadaveri dei soldati piemontesi morti durante gli scontri, compreso quello di Casimiro
Il Manno riporta la data precisa di promozione, cioè il 17 luglio 1833 sebbene l’autore menzioni il Nizza Cavalleria e non il Genova Cavalleria, come invece registrato nei Calendari generali. Cfr. A. Manno, op. cit., vol. III, p. 156. 980 Ibidem. 981 Cfr. CANERA di Salasco, Carlo Felice in Fanteria p. 53. 982 A. Manno, op. cit., vol. IV, p. 270. 983 Calendario pe’ regii Stati, 1835, p. 705. 984 Calendario pe’ regii Stati, 1841, p. 164. 985 Calendario pe’ regii Stati, 1846, p. 409. 986 A. Manno, op. cit., vol. IV, p. 270. 987 Il Manno utilizza la data del calendario rivoluzionario francese, cioè l’8 fiorile. Per uniformità si è tradotta nella data corrispondente del calendario gregoriano. 988 Calendario pe’ regii Stati, 1849, p. 315. 132 979
Morozzo della Rocca989; una volta che il Ceppi riuscì a divincolarsi tentò di raggiungere la chiesa di San Giovanni per cercare asilo e sperando che i genovesi non avrebbero violato un luogo sacro. Purtroppo questi vi entrarono, lo trovarono e ne fecero scempio trascinandolo, ormai morto, fra le vie cittadine990. Il Manno sottolinea il fatto che fu «barbaramente ucciso dai ribelli»991. Il cavaliere Giacinto, invece, frequentò l’Accademia Militare di Torino dal 1816 al 1818 e venne inquadrato nei Dragoni della Regina. Capitano di Aosta Cavalleria sino al 1843, fu promosso maggiore l’anno seguente. Venne collocato a riposo il 3 luglio 1848992.
COLLOMB d’Arcine, Louis-Marie, nobile e cavaliere (2 luglio 1789 – 19 maggio 1789) Si sposò con Joséphine de Livron dalla quale ebbe tre figlie993. Fu il sesto figlio del conte Joseph-Marie, membro del Senato di Savoia e della Camera dei Conti. Ebbe come fratelli maggiori degni di nota il conte Jean-François-Emmanuel (17841865) il quale si arruolò nell’esercito napoleonico combattendo a Wagram (5-6 luglio 1809) e a Borodino (7 settembre 1812) dove rimase ferito e, con la restaurazione di Luigi XVIII di Borbone, colonnello del 2° reggimento della Guardia Reale. Fu maresciallo di campo e combatté in Algeria; ricusò di servire Luigi Filippo d’Orléans e rigettò anche l’offerta da parte di Carlo Alberto di nominarlo comandante di Genova. L’altro fratello, il conte JosephMarie (1781-1884), fu sottoprefetto durante il regno di Luigi XVIII994. Ebbe, inoltre, un altro fratello, Jean-François. Il cavaliere Louis fu sottotenente nel 1816 e nel 1821 capitano dei Cavalleggeri di Piemonte. Nel 1831 fu promosso maggiore dei Dragoni di Piemonte, sebbene non risulti nei Calendari generali, e nel 1832 sempre maggiore del neo costituto reggimento di Novara Cavalleria. Nel 1837 venne promosso tenente colonnello in Savoia Cavalleria e vi rimase sino al 1839 quando, l’anno seguente, ottenne la promozione a colonnello di Genova Cavalleria sino al 1848995. Nel 1848 venne promosso maggior generale di cavalleria e si ritirò a vita privata996. 989
Cfr. MOROZZO della Rocca, Casimiro in Fanteria p. 98. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 943. 991 A. Manno, op. cit., vol. VI, p. 376. 992 Ibidem. 993 A. de Foras, op. cit., vol. II, p. 119. 994 Ivi, p. 118. 995 Il de Foras registra che la promozione a tenente colonnello in Savoia Cavalleria fu del 1836 e quella a colonnello in Genova Cavalleria nel 1839. Cfr. A. de Foras, op. cit., vol. II, p. 119. 996 A. de Foras, op. cit., vol. II, p. 119. 133
990
Fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro 997.
COLLOMB d’Arcine, Jean-François, nobile e cavaliere (1° febbraio 1791 – Ginevra, 22 aprile 1874) Si sposò con Eugénie de Planchamp de Cluses dalla quale non ebbe figli998. Settimo figlio del conte Joseph-Marie, anch’egli come i fratelli Jean-François-Emmanuel e Louis-Marie partecipò alle campagne napoleoniche precisamente a quella del Reno del 1813 che segnò un’importante vittoria dei coalizzati antifrancesi 999. Con la fine dell’esperienza napoleonica ritornò nel regno di Sardegna ove riprese il suo servizio nei Cavalleggeri di Piemonte1000. Capitano di Nizza Cavalleria sino al 1838, l’anno seguente venne promosso maggiore in Genova Cavalleria ove rimase sino al 1848. Prese parte alla campagna del 1848, dove il 16 maggio fu promosso colonnello del Savoia Cavalleria, e viene menzionato dal Bortolotti in un aneddoto circa una devastante carica nei pressi di Sommacampagna che il Collomb guidò annientando la formazione a quadrato imperiale e facendo circa 400 prigionieri 1001 . Per questa azione venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare e fu ricevuto da re Carlo Alberto. Richiese, tuttavia, la possibilità di ritirarsi a vita privata il 9 settembre dunque non partecipando alla successiva del 18491002. Fu cavaliere di Croce dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro per l’azione di Sommacampagna1003.
CROTTI di Costigliole, Giuseppe Angelo, nobile e cavaliere (Saluzzo, 8 maggio 1774 – Torino, S. Filippo, 4 novembre 1861) Fu fratello maggiore del cavaliere Pietro (?-1848) dei primi scudieri della duchessa del Chiablese e governatore di Sassari1004. Nel 1792 fu sottotenente, e poi tenente, nel reggimento Piemonte con quale partecipò alla campagne del 1792-1796. A seguito della pace fra il regno di Sardegna e i francesi, il Crotti si mise al servizio austriaco dapprima nei Dragoni del Württemberg e poi in quelli di
997
Ibidem. Ibidem. 999 Ibidem. 1000 Ibidem. 1001 V. Bortolotti, op. cit., p. 288; A. de Foras, op. cit., vol. II, p. 119. 1002 Ibidem. 1003 Ibidem. 1004 A. Manno, op. cit., vol. VIII, p. 430. 998
134
Hohenlohe con i quali prese parte alla campagna del 1799-1800. Si dimise nel 1804 a causa di un decreto napoleonico ma venne reintegrato due anni dopo proprio nell’esercito francese dove combatté a Wagram (5-6 luglio 1809) e partecipò alle campagne di Spagna, Portogallo, Russia e in Italia dove, in qualità di caposquadra d’ordinanza di cavalleria, combatté con l’esercito italico del viceré Eugène de Beauharnais (1781-1824) al Mincio (8 febbraio 1814). Con la Restaurazione divenne capitano dei Dragoni del Re e maggiore nel 1815. Nel 1821 fu tenente colonnello effettivo dei Dragoni del Re con i quali fece una carica a Novara (8 aprile) contro i ribelli. Successivamente tenente colonnello nei Dragoni del Genevese e colonnello in seconda del medesimo reggimento nel 18231005. Colonnello nei Cavalleggeri di Savoia sino al 1831, fu aiutante di campo del re e tenente generale nel 18371006. Nel 1842 fu capitano, con il grado di luogotenente generale, delle Guardie del Corpo del Re1007. Fu comandante della divisione di Genova nel 18371008e Capo di Stato Maggiore di Nizza1009. Venne collocato a riposo nel 18481010. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Cordone dell’Ordine Militare di Savoia, Legion d’Onore napoleonica, Corona Ferrea italica, Croce di Ferro per l’Austria 1011 e cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata nel 18541012. Venne decorato con la medaglia mauriziana per il merito di dieci lustri1013.
DE PELLY, Claude-Marie1014, nobile e cavaliere (Designy o Chilly, 11 aprile 1793 – 1869) Fu il primogenito del nobile Claude-François (1753-1826), durante le campagne rivoluzionarie fu capitano nell’esercito piemontese e alla Restaurazione luogotenente colonnello1015.
1005
V. Ilari (et alii), op. cit., pp. 169-170. A. Manno, op. cit., vol. VIII, p. 429; il dizionario dell’Armata sarda, invece, sostiene che egli fu aiutante di campo del re nel 1831. 1007 Calendari pe’ regii Stati, 1842, p. 319; il dizionario dell’Armata sarda lo registra dal 1841. 1008 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 170. 1009 Calendario pe’ regii Stati, 1831, p. 302. 1010 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 170. 1011 Ivi, p. 169. 1012 A. Manno, op. cit., vol. VIII, p. 429. 1013 Calendari pe’ regii Stati, 1848, p. 140. 1014 Il de Foras precisa che spesso venne annotato con il nome di Charles-Maurice cfr. A. de Foras, op. cit. vol. IV, p. 371; da notare, infatti, che nella Revue savoisienne è registrato proprio come Charles-Maurice cfr. Académie Florimonatane d’Annecy, Jules Philippe (a cura di), in Revue savoisienne: journal publié par l'Association florimontane d'Annecy: histoire, sciences, arts, industrie, littérature, 38° anno, Annecy, Imprimerie Abry, 1897, p. 273. 1015 A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 371. 135 1006
Claude-Marie prese parte alle campagne del 1813-1814-1815 nell’esercito francese1016 e nel 1815 venne inquadrato sottotenente in Savoia Cavalleria e fu nominato capitano nei Cavalleggeri di Savoia nel 1819. Nel 1831 maggiore nel medesimo reggimento e nel 1835 venne spostato nell’Aosta Cavalleria come luogotenente colonnello. Dal 1839 al 1842 fu luogotenente colonnello comandante, con il grado di colonnello, dei Cavalleggeri di Sardegna. Il 14 marzo 1841 fu posto in aspettativa e si ritirò dalla vita militare il 6 dicembre 18481017. Fu celibe. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1838 1018.
D’HUMILLY de Chevilly, François-Jêrome, nobile e cavalie (12 gennaio 1787 – Humilly, 1842) Settimo figlio del nobile Gaspard-François (1737-1810), già generale in ritiro, il cavalier François-Jêrome era fratello di Clément-François (1780-1818), già cadetto nel reggimento del Genevese, sottotenente nei carabinieri piemontesi del Regno d’Italia e nel 20° battagione di linea francese; venne decorato con la Legion d’Onore1019. François-Jêrome fu, nel 1834, maggiore in Nizza Cavalleria, nel 1841 ottenne la promozione a luogotenente colonnello in Savoia Cavalleria dove vi rimase sino al 1843. Venne promosso colonnello. Insieme ad Otto Karl Wagner, tedesco del Meclemburgo, fu fra i fondatori della Regia Scuola Militare di Equitazione della Venaria Reale1020. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine Militare di Savoia 1021.
FRICHIGNONO di Castellengo, Federico, nobile e cavaliere (Torino, S. Francesco, 20 dicembre 1809 – 12 dicembre 1881) Fu il secondogenito di Vittorio Amedeo (1773-1816) già dottore in legge e comandante della milizia di Torino. Iniziò a frequentare l’Accademia Militare di Torino dal 1821 al 1828 1022. Tenente in 1ª nel Piemonte Reale sino al 1843, l’anno seguente venne promosso capitano nel
Académie Florimonatane d’Annecy, Jules Philippe (a cura di), op. cit., p. 273. A. de Foras, op. cit., vol. IV, p. 371; da precisare che il de Foras riporta le date di promozione effettive: luogotenente colonnello dell’Aosta Cavalleria nel 1834 e colonnello dei Cavalleggeri di Sardegna nel 1838. 1018 Ibidem. 1019 Ivi, vol. III, p. 210. 1020 Ibidem; Rivista di Cavalleria, Roma, Tipografia della Casa Editrice Italiana, 1902, p. 68 1021 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 210. 1022 A. Manno, op. cit., vol. XI, p. 462. 136 1016
1017
medesimo reggimento. Nel 1849 divenne maggiore 1023. Fu amico del re Vittorio Emanuele II e direttore delle Regie Scuderie con il titolo di Grande Scudiere dal 1857 e fu riconfermato pure dal nuovo sovrano Umberto I continuando la sua attività di innovatore1024. Dal 1871 al 1872 fu ministro della Real Casa1025. Fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1026.
GABRIELLI di Montevecchio, Rodolfo, conte (Fano, 13 marzo 1802 – Balaklava, 121027 ottobre 1855) Fu l’ottavo figlio di Antonio e della piemontese Barbara Richelmy di Boyl. Nel 1816 entrò nell’Accademia Militare di Torino e nel 1818 fu sottotenente nei Cavalleggeri di Piemonte. Fece carriera nel medesimo reggimento raggiungendo il grado di tenente nel 1827 e quello di capitano aiutante maggiore nel 1831. Nel 1840 venne inviato, probabilmente a causa della riforma voluta dal Villamarina per trasformare la cavalleria leggera in cavalleria mediopesante, in alcuni Paesi tedeschi per studiarne l’ottima preparazione. In questi soggiorni ebbe modo di accrescere notevolmente la sua abilità di cavallerizzo 1028. Nel 1844 venne promosso maggiore nel Piemonte Reale. Prese parte alla campagna del 1848 e a quella del 1849 in cui venne promosso colonnello del Piemonte Reale e fu assegnato alla 2ª divisione Bes1029. Quando quest’ultimo si dispose per difendere la Sforzesca, e quindi Vigevano, mandò in avanguardia a Borgo San Siro il Montevecchio con alcuni reparti di fanteria, una sezione d’artiglieria e due plotoni del 1° squadrone del Piemonte Reale e vi arrivò per le 05:30 del mattino. Qualche ora dopo l’avanguardia austriaca, ben più numerosa di quella piemontese, giunse innanzi a quella sabauda e si diede inizio ad un vivace scontro in cui il Montevecchio guidò una grande carica di cavalleria sul nemico; i piemontesi iniziarono dunque a ritirarsi verso la Sforzesca, come era a loro stato prescritto, ma alcuni ussari nemici iniziarono ad inseguirli catturandone qualcuno. Gli imperiali, tuttavia, una volta giunti a San Vittore, videro i reparti del 17° e del 1023
Il Manno afferma che la nomina fu del 25 novembre 1848. Cfr. A. Manno, op. cit., vol. XI, p. 462. Ibidem; <http://tradizioneattacchi.eu/le-scuderie.html>. 1025 Carlo Fiorentino, Firenze capitale e la corte di Vittorio Emanuele II, Firenze, Annali di storia di Firenze, 2015-2016, p. 51. 1026 A. Manno, op. cit., vol. XI, p. 462. 1027 La data di morte è discussa, il Bortolotti, infatti, afferma che il 16 agosto venne ferito alla Cernaia e che morì il 18 ottobre mentre il D’Ayala afferma che egli morì il 12. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 365 nota 2 e M. D’Ayala, op. cit., p. 154. 1028 M. D’Ayala op. cit., pp. 152-153; da precisare che l’autore riporta che il Gabrielli intraprese la carriera militare in Nizza Cavalleria. Ciò è impossibile poiché dalla Restaurazione sino al 1831 Nizza Cavalleria non esisteva, essa, infatti, sostituì i Cavalleggeri di Piemonte per R.d. del 3 gennaio 1832. Cfr. N. Brancaccio, op. cit., pp. 285-286. 1029 Cfr. BES, Michele Antonio in Fanteria p. 39. 137 1024
23° e dunque ivi si fermarono. In questo fatto d’arme il Montevecchio venne ferito alla guancia sinistra da un colpo di fucile 1030 . Prese parte anche alla successiva battaglia di Novara (22-23 marzo)1031. All’indomani della guerra di Crimea (1853-1856) il Montevecchio ricevette il comando della 4ª brigata e partecipò alla battaglia della Cernaia (16 agosto 1855) in qualità di maggior generale, promozione ottenuta qualche giorno prima. Durante una carica di cavalleria il suo cavallo venne colpito e, cadendo al suolo, subito trovandone un altro riprese immediatamente l’azione. Venne ferito al polmone sinistro e fu trasportato all’ospedale militare di Balaklava. In suo onore la cavallerizza della fortezza di Alessandria fu rinominata “Cavallerizza Montevecchio”1032. Ricevette la medaglia al valor militare e la Croce Mauriziana personalmente dal re Carlo Alberto1033. Il 28 settembre 1855 fu decorato con la croce di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia1034.
GABUTTI di Bestagno, Giovanni Battista, nobile e cavaliere (Asti, 1766 – ?1035) Della famiglia dei Gabutti, questi avevano un palazzo ad Asti dove soggiornò, il 22 maggio 1815, papa Pio VII (1742-1823). Si sposò con Luisa Cacherano di Bricherasio, sorella minore di Teodoro e Marco Aurelio1036, dalla quale ebbe quattro figli, fra cui Stanislao (1821-1856) ufficiale nella brigata Acqui e Casimiro (1822-1886) anch’egli nella medesima brigata come ufficiale e tenente generale nel 1871. Scrisse di tattica militare. Il cavaliere Giovanni Battista fece carriera nella cavalleria, fu capitano nei cavalleggeri di Piemonte e, sino al 1832 fu maggiore in Nizza cavalleria. Dal 1833 al 1834 fu luogotenente colonnello del battaglione dei cacciatori franchi. Fu comandante di Novi Ligure. 1030
V. Bortolotti, op. cit., p. 365-366; 443; F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, pp. 832-833; sulla carica di cavalleria cfr. P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., p. 292. 1031 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 891. 1032 M. D’Ayala, op. cit., p. 155. 1033 Ivi, p. 153. 1034 Ivi, p. 154. 1035 Il Manno segnala come data di morte il 1832: in effetti pare impossibile giacché lo stesso Manno afferma che il Gabutti sia stato luogotenente colonnello dei cacciatori franchi senza indicarne la data e i Calendari generali del regno lo registrano con lo stesso grado e nello stesso battaglione dal 1833 al 1834. 1036 Cfr. CACHERANO di Bricherasio, Teodoro in Fanteria p. 21 e CACHERANO di Bricherasio, Marco Aurelio in Cavalleria p. 129. 138
Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro1037.
GAZZELLI di Rossana, Alfonso, nobile e cavaliere (Torino, SS. Martiri, 3 luglio 1815 – Torino, S. Dalmazzo, 21 febbraio 1872) Fu il quintogenito del conte Paolino (1782-1844) e dunque nipote di Camillo e Vittorio1038. Si sposò con Carolina dei conti Gloria dalla quale ebbe una figlia1039. Fino al 1840 tenente nel Piemonte Reale, venne promosso capitano in Novara Cavalleria l’anno seguente1040. Nel 1849 divenne maggiore di Nizza Cavalleria con la quale partecipò ai combattimenti di Mortara (21-22 marzo). Quando ormai lo scontro era quasi terminato e i piemontesi si stavano ritirando, la colonna di Alessandro La Marmora (1799-1855), formata da un battaglione Cuneo e due de La Regina, venne sorpresa dagli austriaci del colonnello Ludwig August von Benedek (1804-1881) mentre si stava dirigendo nella strada che portava a Vercelli. Nel corso delle trattative fra ufficiali piemontesi ed imperiali, nella coda della colonna si crearono disordini con alcune unità austriache ma il maggiore Gazzelli, con il 2° e il 3° squadrone di Nizza, insieme al 21° lombardo, riuscì a trovare una via di fuga così da permettere al La Marmora, insieme a pochi altri, di liberarsi dal giogo austriaco e marciare verso Castel d’Agogna ove si erano ritirati il duca di Savoia e il Durando1041. Egli fu colonnello nel 1856 e due anni dopo venne posto a riposo. Ebbe una medaglia d’argento al valore1042. Fu Gran Croce di 2ª classe di San Giorgio di Lucca nel 1844 1043.
GAZZELLI di Rossana, Camillo, nobile e cavaliere (Torino, SS. Martiri, 12 gennaio 1786 – 26 agosto 1864) Quintogenito del conte Luigi (1754-1831), già comandante la cittadella di Torino e gran tesoriere della Sacra Religione nel 18221044, il cavaliere Camillo fu dapprima ufficiale dei carabinieri1045, poi maggiore dei Dragoni di Piemonte sino al 1831. Nel 1832, infatti, venne promosso tenente colonnello in Genova Cavalleria e nel 1835 colonnello di Novara
1037
A. Manno, op. cit., vol. XII, p. 16. Cfr. GAZZELLI di Rossana, Vittorio in Cavalleria p. 139. 1039 A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 262. 1040 Calendario pe’ regii Stati, 1840, p. 329; ivi, 1841, p. 328. 1041 V. Bortolotti, op. cit., pp. 376-377. 1042 A. Manno, op cit., vol. XIII, p. 262. 1043 Calendario pe’ regii Stati, 1844, p. 355. 1044 A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 260. 1045 Ibidem. 1038
139
Cavalleria sino al 18371046. Nel 1836 fu colonnello nello Stato Maggiore nella divisione di Genova1047. Nel 1840 fu nominato maggior generale delle armi in Sardegna1048 e comandante la brigata di Sardegna e facente le veci di governatore della Sardegna e del castello di Cagliari 1049. Nel 1843 fu luogotenente aggregato della Guardia del Corpo del Re1050. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 18361051.
GAZZELLI di Rossana, Vittorio, nobile e cavaliere (Torino, SS. Martiri, 10 febbraio 1792 – Torino, S. Giovanni, 20 maggio 1873) Settimo figlio del conte Luigi, come il fratello maggiore Camillo anche Vittorio si arruolò nell’esercito napoleonico, precisamente come sottotenente nel 4e Garde d’Honneur dell’imperatore Napoleone nel 1813 dove si distinse a Lipsia (16-19 ottobre)1052. Con la Restaurazione, divenne sottotenente in Piemonte Reale (1814), capitano sino al 1831 e maggiore del medesimo reggimento sino al 1836. Dal 1837 al 1842 fu tenente colonnello in Novara Cavalleria e, dal 1843 al 1848 colonnello nel medesimo reggimento1053. Nel corso della campagna del 1848, il 16 maggio, ottenne la promozione a maggior generale comandante i reggimenti di Savoia e Genova Cavalleria sostituendo il cavaliere Francesco Calleri di Sala1054. Il Bortolotti, nella sua opera, narra che nel momento in cui i piemontesi stavano iniziando a ritirarsi da Volta (27 luglio), per non essere riusciti a riconquistare il villaggio, sopraggiunsero i rinforzi inviati dal Bava da Goito, cioè il 17° Acqui e la brigata di cavalleria guidata dal Gazzelli. Questo provvido arrivo fece in modo che i reparti in ritirata non poterono essere più di tanto disturbati e decimati sia dagli ussari sia dall’artiglieria austriaca. Infatti, la cavalleria riuscì, con alcune cariche, a coprire l’ordinata ritirata del Broglia e del De Sonnaz1055. Nel 1851 venne collocato a riposo.
Il dizionario dell’Armata sarda ci offre le date precise di promozione: tenente colonnello in Genova cavalleria nel 1831 e colonnello in Novara nel 1835. 1047 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 252. 1048 A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 260. 1049 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 252. 1050 Ibidem. 1051 A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 260. 1052 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 252; A. Manno, op. cit., vol. III, p. 260. 1053 Il dizionario dell’Armata sarda segnala quale anno di promozione a colonnello il 1842. 1054 V. Bortolotti, op. cit., p. 46; A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 261; cfr. CALLERI di Sala, Francesco in Cavalleria p. 130. 1055 V. Bortolotti, op. cit., p. 316. 140 1046
Fu Gran Maestro della Casa del duca di Genova nel 1860, ebbe la medaglia d’argento e fu Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1056.
GERBAIS de Sonnaz de Châtillon, Maurice, conte (Torino, 26 novembre 1816 – Torino, 21 maggio 1892) Fu il primogenito del conte Joseph-Marie (1784-1863), già paggio del principe Carlo Emanuele di Savoia-Carignano, barone dell’Impero francese, scudiere del principe Camillo Borghese, ufficiale in Savoia Cavalleria, dei nobili accompagnatori del principe Carlo Alberto a Firenze, dei suoi primi scudieri, Grande di Corte, gentiluomo di camera nel 1831, Grande di Corona nel 1843 e Collare dell’Ordine della Santissima Annunziata sei anni dopo1057. Sposò Louise Le Sénéchal de Kercado de Molac dalla quale ebbe cinque figli 1058. Il futuro conte Maurice nel 1827 fu primo paggio del principe di Carignano e frequentò l’Accademia Militare di Torino. Nel 1835 uscì dall’Accademia come tenente nel Novara Cavalleria dove, sette anni dopo fu promosso capitano1059. Nella campagna del 1848 si distinse soprattutto a Custoza (23-25 luglio) quando, con il duca di Genova in seria difficoltà per penuria di uomini e per il sopraggiungere di contingenti imperiali, il De Sonnaz riuscì dapprima a mettere in rotta, con due squadroni di Novara, alcuni reparti austriaci così da riuscire a coprire la ritirata dei pezzi d’artiglieria piemontesi 1060 . Il 3 ottobre 1848 venne promosso maggiore del medesimo reggimento. Combatté anche a Novara (22-23 marzo 1849) e, a guerra terminata, fu fra coloro che seguirono Alfonso La Marmora (1804-1878) per reprimere i moti a Genova dopo la pace con l’Austria1061. Nel 1850 si occupò di organizzare i Cavalleggeri del Monferrato dei quali nel 1851 ne divenne tenente colonnello e nel 1855 colonnello comandante. Prese parte alla II guerra d’indipendenza al comando della brigata di cavalleria leggera composta dal Novara e Aosta Cavalleria e dai Cavalleggeri del Monferrato nel I corpo d’armata del generale Achille Baraguey d’Hilliers (1795-1878). Partecipò alla battaglia di Montebello (20 maggio 1859) dove venne decorato sia dai francesi sia dai piemontesi per
1056
A. Manno, op. cit., vol. XIII, p. 261; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 252. A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 103; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 256. 1058 A. de Foras, op. cit., vol. III, p. 103. 1059 Piero Crociani, Maurizio Gerbaix De Sonnaz in Dizionario biografico degli italiani, vol. 53, Treccani, Roma, 2000, ad vocem. 1060 V. Bortolotti, op. cit., p. 298. 1061 P. Crociani, Maurizio Gerbaix De Sonnaz, op. cit. 141 1057
aver caricato a più riprese le unità del feldmaresciallo Franz von Stadion (1799-1868) e aver così permesso alla fanteria di respingere definitivamente gli austriaci nella battaglia. In questa occasione si procurò delle lievi ferite e fu promosso maggior generale di cavalleria. Nel 1860, quando avvenne l’annessione della Savoia e di Nizza alla Francia, benché Napoleone III richiese più volte l’inserimento del De Sonnaz nell’esercito francese, quest’ultimo decise di restare a servizio dei Savoia. Al momento dell’inizio delle ostilità con l’esercito di Pio IX, il De Sonnaz era al comando della 1ª divisione con la quale conquistò Perugia e si diresse verso Ancona per il rendez vous con il resto dell’esercito sabaudo. Qui venne promosso luogotenente generale per meriti bellici. Prese parte anche alla seguente campagna contro il regno delle Due Sicilie dove riuscì a vincere l’esercito napoletano a Formia (4 novembre). Rimasto in disparte nell’assedio di Gaeta (5 novembre 1860-13 febbraio 1861), dovette fronteggiare gli ultimi colpi di coda dell’ormai disperso esercito napoletano. In politica sin dal 1860, con l’unificazione d’Italia venne eletto nell’VIII legislatura nel collegio di Perugia. Iniziò per lui un periodo di stabilità, venne incaricato di comandare le divisioni di Genova e Modena poi e venne nominato ispettore della divisione di cavalleria nel 1866. Ormai, però, i tempi erano maturi per la rinnovata ostilità contro l’Austria e questo veterano delle campagne di Carlo Alberto e di quelle del 1859-1860 venne assegnato alla divisione di cavalleria del III corpo d’armata di Enrico Morozzo della Rocca. A Custoza (24 giugno 1866) non venne impegnato nel vivo della battaglia poiché ordinatogli dal Morozzo di restare a Villafranca e così riuscì a coprire la ritirata italiana. La sua carriera militare era giunta ormai al vertice: venne creato generale d’armata e gli fu assegnato il 7° corpo dei riserva. Ebbe ancora qualche mansione nel comando delle divisioni di Messina e Palermo. Fu aiutante di campo onorario dapprima di Vittorio Emanuele e poi di Umberto I 1062. Fu Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore nel 1859, Grande Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia nel 1861, Gran cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1867 e, Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia nel 18681063.
Tutte le informazioni dalla II guerra d’indipendenza sino alla sua morte sono tratte da P. Crociani, Maurizio Gerbaix De Sonnaz, op. cit. 1063 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/592f3a2113f3300fc125785d005993dd/1884a13067ca506341 25646f005c216e?OpenDocument>. 142 1062
GIANASSO di Pamparato, Leopoldo, nobile e cavaliere (Torino, S. Giovanni, 30 aprile 1797 – Torino, 19 gennaio 1851) Fu il quattordicesimo figlio del conte Carlo Romano (1739-1817), maresciallo d’alloggio delle Guardie del Corpo, primo maggiordomo nel 1796, Grande di Corte e Grande Maestro delle Cerimonie nel 1814. Il primogenito di Carlo, il conte Alessandro (1768-1850), fu dei primi gentiluomini di Camera, Grande di Corte nonché ufficiale di cavalleria 1064. Il cavalier Leopoldo sposò Carola Bianchis di Pomaretto, sorella minore del cavaliere Luigi Giuseppe tenente generale di fanteria, dalla quale ebbe quattro figli 1065. Maggiore di Savoia Cavalleria nel 18351066, venne promosso tenente colonnello di Nizza Cavalleria nel 1842 e, infine, colonnello di Aosta Cavalleria nel 1845 ove vi rimase sino al 1846. Fu, con il grado di colonnello di fanteria, sottotenente onorario della Guardia del Corpo del Re1067. Nel 1844 fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1068.
LOVERA DI MARIA, Carlo Camillo, nobile e cavaliere (Torino, 7 febbraio 1795 – Torino, 22 aprile 1862) Fu quartogenito di Filippo Luigi (1758-1818) e fratello maggiore del cavaliere Alessandro, maggior generale di fanteria1069, e di Federico (1796-1871). Nel 1837 fu maggiore di Nizza Cavalleria e, dal 1842, dei Cavalleggeri di Sardegna. L’anno seguente venne promosso luogotenente colonnello, con dignità di colonnello, del medesimo reggimento. Poiché comandante dei Cavalleggeri di Sardegna e dunque di stanza nell’isola, egli non prese parte alle campagne del 1848 e del 1849. Fu tenente generale dei Carabinieri Reali1070. Nel 1844 fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1071 e fu, inoltre, gran Cordone dell’Ordine Militare di Savoia1072.
1064
A. Manno, op. cit., vol. XIII, pp. 340; 342. Ivi, p. 344; ivi, vol. A-B, p. 278; cfr. BIANCHIS di Pomaretto, Luigi Giuseppe in Fanteria p. 41. 1066 Il Manno riporta la data precisa di promozione, cioè l’8 novembre 1834. 1067 Calendario pe’ regii Stati, 1848, p. 358. 1068 Calnedario pe’ regii Stati, 1844, p. 160. 1069 Cfr. LOVERA DI MARIA Alessandro in Fanteria p. 90. 1070 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 296. 1071 Calendario pe’ regii Stati, 1844, p. 161. 1072 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 296. 1065
143
MAFFEI di Boglio, Ferdinando, conte (Torino, S. Filippo, 20 giugno 1802 – Torino, 12 maggio 1856) Fu il terzogenito del conte Carlo Giuseppe (1772-1854), già generale d’armata e senatore del regno. Sposò Rita Pes di Villamarina del Campo, figlia di Bartolomeo nonché, questi, fratello minore del segretario di guerra e marina il marchese Emanuele Pes di Villamarina. Dal matrimonio nacquero quattro figli di cui Carlo Alberto (1834-1897), gentiluomo di corte della regina Maria Adelaide, segretario del conte Camillo Benso di Cavour e detentore di vari incarichi per conto del regno presso alcuni Paesi esteri, e Annibale (1837-1902), gentiluomo di corte della principessa di Piemonte e ciambellano del viceré d’Egitto1073. Il conte Ferdinando fu in Accademia Militare dal 1816 al 1819 e venne inquadrato nei Cavalleggeri del Re1074. Nel 1834 fu fra i secondi scudieri del re1075. Capitano in Genova Cavalleria sino al 1840, l’anno successivo venne promosso maggiore in Novara Cavalleria. Nel 1843 entrò a far parte della corte del duca di Savoia come primo scudiero e gentiluomo di camera1076. Prese parte, dunque, alla campagna del 1848 come maggiore di Novara Cavalleria. Il Bortolotti narra che il 20 aprile, in una delle numerose ricognizioni, il conte Maffei e il suo distaccamento di cavalieri venne attaccato dagli austriaci i quali, tuttavia, vennero prontamente respinti e anzi tre cavalieri e due cavalli vennero tratti prigionieri1077. Il 14 giugno, quando si deliberò la ritirata dei piemontesi a causa del mancato segnale convenuto da Villafranca che avrebbe permesso di iniziare l’assedio di Verona, una colonna di Novara Cavalleria e Piemonte Reale stava avanzando su un viottolo piuttosto stretto con alcuni pezzi d’artiglieria e un gran numero di equipaggiamenti fra viveri e munizioni: facile preda per il nemico. Ad un certo punto un reparto di ulani austriaci, cavalleria leggera armata di lancia, attaccò alcuni carri generando il panico fra i soldati di scorta, ma il colonnello Maffei, che ottenne la promozione il 15 maggio 1078, saldo e freddo nel pericolo, si scagliò sui cavalieri nemici i quali, benché numericamente in vantaggio, si diedero alla fuga, riuscendo a ferire un ufficiale e mettendo in rotta quelli che si erano scagliati sul conte per salvare il loro
1073
A. Manno, op. cit. vol. XVII, pp. 14-16. Ivi, p. 15. 1075 Calendario pe’ regii Stati, 1834, p. 203. 1076 Calendario pe’ regii Stati, 1843, p. 178. 1077 V. Bortolotti, op. cit., pp. 77-78; si ritiene doveroso segnalare che l’autore sostiene che il conte fosse maggiore in Genova Cavalleria. In realtà si reputa ciò una svista proprio del Bortolotti il quale, infatti, nelle pagine successive lo menziona quale membro del Novara Cavalleria. Cfr. Ivi, p. 288. 1078 A. Manno, op. cit., vol. XVII, p. 15. 144 1074
superiore 1079 . Il conte fu gravemente ferito e per il valore dimostrato, ottenne da Carlo Alberto la medaglia d’oro1080. Il 24 aprile venne promosso maggior generale e, successivamente, ispettore dell’esercito. Fu aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II 1081.
MORELLI di Popolo, Tommaso, conte (Casale Monferrato, 19 dicembre 1814 – Voghera, 21 maggio 1859) Fu l’ottavo figlio di Luigi (1766-1826); frequentò l’Accademia Militare di Torino dal 1823 al 1833 e fu inquadrato in Aosta Cavalleria come sottotenente1082. Sino al 1843 luogotenente in 2ª in Piemonte Reale, l’anno successivo venne promosso tenente in 1ª in Genova Cavalleria ove vi rimase sino al 1848. Partecipò sia alla prima campagna contro l’Austria, dove ricevette la medaglia d’argento per i fatti di Sommacampagna e sia alla campagna del 1849 quale maggiore dello squadrone di Guide a cavallo. Prese, poi, parte alla campagna del 1859 alla testa, in qualità di luogotenente colonnello, dei Cavalleggeri del Monferrato con i quali attaccò gli austriaci a Montebello (20 maggio) dove guidò per ben tre volte la cavalleria alla carica benché, in una di queste, fosse stato trafitto da una baionetta. Venne poi trasferito a Voghera dove spirò poco dopo. L’imperatore dei francesi Napoleone III lodò il coraggio del militare il quale ottenne, postuma, la sua seconda medaglia d’argento al valore militare. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1857 1083.
MORRA di Lavriano, Bonaventura, conte (Torino, S. Filippo, 14 luglio 1785 – 5 gennaio 1840) Fu il fratello di Giuseppe1084 e Bernardino. Sposò in prime nozze Polissena Asinari di San Marzano, sorella del più noto Filippo Antonio (1767-1828), dalla quale ebbe due figli e in seconde nozze Edvige Leprotti di Fontanetto1085.
Sull’episodio cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 233 e F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 486. 1080 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 487. 1081 A. Manno, op. cit., vol. XVII, p. 15. 1082 Ivi, vol. XX, p. 416; da sottolineare che l’autore non menziona il grado ma a tutti i cadetti fuoriusciti dall’Accademia veniva loro assegnato il grado di sottotenente e ciò viene confermato anche dai Calendari generali. 1083 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 416; Le Pays: journal des volontés de la France, in Bulletin étranger bulletin official de la guerre – Italie, Parigi, 3-05-1859, Parigi, s.i.t., 1859. 1084 Cfr. MORRA di Lavriano, Giuseppe in Fanteria p. 101. 1085 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 467. 145
1079
Sino al 1831 maggiore del Piemonte Reale, nel 1832 tenente colonnello e nel 1835 colonnello1086 sino al 1840, anno della sua morte. Nel 1830 acquistò una proprietà a Montà ma dovette subire le rimostranze del marchese Tancredi Falletti di Barolo, il quale gliene contestava l’acquisizione. Bonaventura, tuttavia, riuscì a farsi riconoscere conte della Montà da Carlo Alberto nel 18351087. Fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1088.
NAZARI di Calabiana, Filippo, nobile e cavaliere (1804 - Torino, S. Dalmazzo, 12 dicembre 1880) Fu figlio di Maurizio (1737-1806) e fratello di Vittorio1089 e Luigi, il prelato autore della cosiddetta “Crisi Calabiana”. Sposò Sofia Toesca di Castellazzo1090. Luogotenente in 2ª in Novara Cavalleria, nel 1838 venne promosso luogotenente in 1ª e aiutante maggiore. Nel 1844 venne promosso capitano sempre in Novara Cavalleria con la quale partecipò alla campagna del 1848. Nel 1849 venne promosso maggiore in Genova Cavalleria. Fu tenente colonnello a riposo1091.
NEGRI di Sanfront, Alessandro, nobile e cavaliere (Ponzone, 11 febbraio 1804 – Chiavari, 25 febbraio 1884) Fu il primogenito di Michele1092 e sposò la nobildonna Maria Fieschi dalla quale ebbe una figlia1093. Frequentò l’Accademia Militare dal 1816 al 1823 dalla quale uscì come sottotenente dei Cacciatori della Regina per poi essere assegnato nei Cavalleggeri di Piemonte 1094. Percorse tutto il cursus honorum da sottoufficiale fino a diventare capitano del Savoia Cavalleria nel
1086
Il Manno riporta la data precisa di promozione, cioè il 3 novembre 1834. Per uniformità ci si è attenuti ai Calendari generali. 1087 A. Manno, op. cit., vol. XX, p. 467. 1088 Calendari pe’ regii Stati, 1833, p. 174. 1089 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 39; cfr. NAZARI di Calabiana, Vittorio in Fanteria p. 102. 1090 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 39. 1091 Ibidem. 1092 Cfr. NEGRI Michele Antonio, di Sanfront in Fanteria p. 103. 1093 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 53. 1094 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/2de3ff09bb1b6a2ec125785d0059b162/780a5f0497d7fb4d41 25646f005dd260?OpenDocument>; < http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/n/negridi-sanfront-alessandro>. 146
1838 e maggiore del Novara Cavalleria nel 1847. Nel 1840 fu fra i secondi scudieri di Carlo Alberto e nel 1846 divenne primo scudiero e gentiluomo di camera del re 1095. Allo scoppio delle ostilità contro l’Impero nel 1848, egli venne trasferito nei Carabinieri Reali e si distinse nella battaglia di Pastrengo (30 aprile). Infatti, durante l’attacco alle colline occupate dagli austriaci, il re, insieme ad una scorta di carabinieri, si stava dirigendo verso i suoi uomini per rinvigorirli ma, posizionatosi vicino al fuoco nemico, alcuni jäger tirolesi vollero approfittarne e, sparando verso l’avanguardia regia, riuscirono a metterla in fuga. Il re sguainò la spada e accennò a caricare contro il nemico quando il Sanfront, guidando i suoi tre squadroni di carabinieri, caricò i cacciatori nemici mettendoli in rotta. Questa azione di valore e sangue freddo gli valse la medaglia d’argento al valore militare 1096. Terminata la campagna, venne promosso colonnello nel novembre dello stesso anno. A seguito dell’armistizio Salasco e alla previsione imminente della ripresa delle ostilità, il Sanfront venne incaricato di organizzare due reggimenti dei Cavalleggeri lombardi composti da fuoriusciti fra lombardi e altri volontari dei ducati da inquadrare nell’esercito piemontese1097. Prese, dunque, parte alla campagne del 1849 al comando dei cavalleggeri lombardi e fu colui che informò il generale della 1ª divisione Giovanni Durando (1804-1869) dell’abbandono delle posizioni da parte della divisione di Gerolamo Ramorino (17921849)1098. Terminata la guerra, nel 1853 fu nominato aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II e ispettore generale delle Regie Scuderie nonché socio dell’Accademia agraria di Torino. Contemporaneamente si dedicò anche all’amministrazione locale di alcuni paesi e fu membro di alcune società cittadine1099. Allo scoppio della II guerra d’indipendenza fu promosso maggior generale e nel 1862 tenente generale sino al 1865 quando venne collocato a riposo1100. Nel 1876 venne nominato senatore del regno d’Italia. Fu Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e Grande Ufficiale della Legion d’Onore1101. 1095
<https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/2de3ff09bb1b6a2ec125785d0059b162/780a5f0497d7fb4d41 25646f005dd260?OpenDocument>. 1096 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 313-314; <http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/n/negri-di-sanfront-alessandro>. 1097 F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 780. 1098 Ivi, p. 844. 1099 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/2de3ff09bb1b6a2ec125785d0059b162/780a5f0497d7fb4d41 25646f005dd260?OpenDocument>. 1100 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/2de3ff09bb1b6a2ec125785d0059b162/780a5f0497d7fb4d41 25646f005dd260?OpenDocument>. 1101 <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/2de3ff09bb1b6a2ec125785d0059b162/780a5f0497d7fb4d41 25646f005dd260?OpenDocument>. 147
NICOLIS di Robilant, Carlo Gabriele, nobile e cavaliere (Torino, S. Maria, 23 ottobre 1799 – Torino, S. Filippo, 19 agosto 1871) Figlio del conte Giovanni Battista (1762-1821), già segretario di Guerra e Marina, e fratello di Maurizio1102, il cavaliere Carlo fu il capostipite della linea secondogenita della famiglia. Sposò la vedova Rosa Radicati di Robella dalla quale ebbe due figli. Fu fra coloro che accompagnarono Carlo Alberto in Spagna (1823) aiutando i francesi a combattere i costituzionali spagnoli1103. Nel 1826 fu fra i primi scudieri del principe Carlo Alberto di Carignano e tre anni dopo decurione di Torino1104 e nel 1832 divenne gentiluomo di camera1105. Sino al 1840 fu luogotenente in sovrannumero in Genova Cavalleria e dal 1841 colonnello, sempre in sovrannumero. Nel 1845 venne trasferito quale colonnello comandante nel Nizza Cavalleria e vi rimase sino al 1847 quando divenne maggior generale. Nella campagna del 1848 comandò la brigata di cavalleria composta dal Nizza e dal Piemonte Reale1106 e combatté a Custoza (23-25 luglio), essendogli stato affidato il fianco sinistro presso Quaderni, dove riuscì ad occupare Rosegaferro in direzione di Custoza il 231107. Nel 1853 venne collocato a riposo1108. Fu cavaliere dell’Ordine di San Luigi di Francia, di San Ferdinando di Spagna 1109 e Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1110.
OLIVIERI di Vernier, Angelo Maurizio, nobile e cavaliere (Torino, S. Giovanni, 2 agosto 1788 – Nizza, 1852) Fu terzogenito del conte Paolo (?-1797) e si sposò con Gabriella Cocconito di Montiglio dalla quale ebbe due figlie. Nel 1807 fu volontario italico e nel 1814 tenente nel Piemonte Reale. Nella battaglia di Novara (8 aprile 1821) si schierò con i lealisti e nel 1824 venne promosso tenente colonnello1111. Tenente colonnello, dunque, dei Dragoni di Piemonte sino al 1831, venne
1102
Cfr. NICOLIS di Robilant, Maurizio in Fanteria p. 104. A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 78. 1104 <https://www.camillocavour.com/archivio/persone/robilant-carlo-gabriele-nicolis-di/>. 1105 Calendario pe’ regii Stati, 1832, p. 180. 1106 V. Bortolotti, op. cit., p. 46. 1107 Ivi, pp. 285; 288. 1108 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 78. 1109 Calendario pe’ regii Stati, 1836, p. 331. 1110 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 78. 1111 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 360. 1103
148
promosso l’anno seguente colonnello del Piemonte Reale1112 dove vi rimase sino al 1834 quando, il 3 novembre, venne promosso maggior generale comandante la prima brigata di cavalleria1113 nonché luogotenente nelle Guardie del Corpo del Re1114. Sostituito, nel 1842, da suo fratello Deodato nel comando della 1ª brigata di cavalleria, egli venne promosso comandante la divisione di cavalleria 1115 . Nel 1844 venne promosso luogotenente generale1116. Fu governatore della divisione militare di Savoia 1117. Sul finire della campagna del 1848 venne inviato dal re, insieme a al marchese Montezemolo e a Gaetano Strigelli, a Milano in qualità di regio commissario. I contrasti con il Comitato di Pubblica Sicurezza appena formatosi, presieduto dai milanesi Manfredo Fanti, Pietro Maestri e Francesco Restelli, fu spesso evidente1118. Una volta che Carlo Alberto decise di fare rotta verso Milano per scongiurare la nascita di una repubblica, l’Olivieri, ivi trovandosi, si adoperò per contattare Giuseppe Garibaldi onde richiedere il suo aiuto1119. Il 4 agosto i cittadini iniziarono ad avanzare richieste a gran voce di innalzare le barricate e affrontare gli austriaci ma proprio Olivieri, preoccupato che si venisse a creare disordine, li dissuase. Nel pomeriggio inoltrato, tuttavia, quando ci si rese conto che i piemontesi erano stati sconfitti dagli imperiali, il Comitato iniziò a chiamare alle armi la popolazione e nella sera del 4 venne formata una guardia nazionale. La mattina seguente lo stesso Olivieri incitò i cittadini a difendere la città, ma già la sera precedente il re aveva preso contatti con lo Stato Maggiore austriaco che gli aveva assicurato una tranquilla ritirata da Milano verso il Piemonte. Lo stesso Olivieri, che fino a poco prima aveva incitato i milanesi alla guerra, dovette adeguarsi alla decisione reale1120. Questo avvenimento sottolinea bene lo stato di confusione in cui versava non solo la città di Milano ma anche lo Stato Maggiore piemontese.
Nel dizionario dell’Armata sarda non risulta la nomina a tenente colonnello nel 1824 bensì a quella di colonnello. 1113 Sulla data esatta Cfr. A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 50; sul comando della brigata di cavalleria Cfr. Calendario pe’ regii Stati, 1836, p. 308. 1114 Calendario pe’ regii Stati, 1839, p. 299. 1115 Calendario pe’ regii Stati, 1842, p. 317. 1116 Calendario pe’ regii Stati, 1844, p. 326. 1117 Calendario pe’ regii Stati, 1848, p. 145. 1118 V. Bortolotti, op. cit., p. 329. 1119 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 332-333; sulla controversia di tale ordine il Pieri tiene fede ad un’opera di cinquant’anni successiva agli eventi Cfr. Jessie White Mario, Garibaldi e i suoi tempi, Milano, s.i.t., 1887, p. 212. Come già anticipato, tuttavia, lo stesso Pieri riporta altre due opere di anni ben successivi e di autori autorevoli che non trovano riscontro di tale ordine Cfr. Filiberto Sardegna, Garibaldi in Lombardia 1848, Milano, Garzanti, 1944, p. 103 e Leopoldo Giampaolo – Mario Bertolone, La prima campagna di Garibaldi in Italia, Varese, Musei civici, 1950. 1120 P. Pieri, Storia militare del Risorgimento op. cit., pp. 332-335. 149 1112
Una volta che l’esercito regio poté mettersi in marcia verso il Ticino, il generale Olivieri venne posto al comando di tutti i contingenti lombardi che intendevano seguire i piemontesi per poi riprendere, come da promessa del re, la guerra1121. Il Pinelli ritiene l’Olivieri, fra i pochi membri dello Stato Maggiore, uomo meritevole poiché uomo di esperienza nelle guerre napoleoniche e, sebbene non fosse abituato a guidare una grande concentrazione di soldati, diede prova di grande abilità1122. Nel 1849 fu comandante della divisione di Nizza 1123. Dal 30 dicembre 1842 fu Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1124 e fu milite dell’Ordine Militare di Savoia 1125.
OLIVIERI di Vernier, Deodato, nobile e cavaliere (Torino, S. Giovanni, 8 novembre 1793 – Pinerolo, 18 gennaio 1852) Fu fratello minore del conte Prospero1126 e di Angelo. Si sposò con Teresa Rosalia Luchinat dalla quale ebbe un figlio, Carlo (1826-1883) e anch’egli partecipò alle campagne del 1848 e del 1849 come il padre e lo zio1127. Iniziò la carriera militare sotto le armi francesi dove fu sottotenente nel 6e chevaux légèrelancièrs e combatté nella campagna di Russia, Germania e Francia (1812-1814). Con la Restaurazione fu tenente nei Cavalleggeri di Piemonte, capitano nel 18181128 e, sino al 1831, maggiore nei Cavalleggeri di Savoia per poi essere promosso luogotenente colonnello in Aosta Cavalleria l’anno seguente. Nel 1835 divenne colonnello del Savoia Cavalleria sino al 1842 quando venne promosso maggior generale comandante la 1ª brigata di cavalleria 1129. Nella campagna del 1848 fu al comando della 1ª brigata formata da Nizza ed Aosta Cavalleria 1130 . L’Olivieri partecipò al secondo consiglio di guerra della campagna (10 giugno) insieme al Broglia e al De Sonnaz. Tutti e tre furono d’accordo nell’attaccare la fortezza di Verona sebbene prima urgesse eliminare le forze nemiche a Rivoli così poi da
1121
Ivi, p. 338. F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, p. 54. 1123 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 360. 1124 Calendario pe’ regii Stati, 1843, p. 334. 1125 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 360. 1126 Cfr. OLIVIERI di Vernier, Prospero in Fanteria p. 105. 1127 A. Manno, op. cit., vol. XXI, p. 51. 1128 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 360. 1129 Il dizionario dell’Armata sarda ci offre la data effettiva di promozione a colonnello, cioè il 1834, e quella di maggior generale della 1ª brigata di cavalleria, cioè il 1841. 1130 V. Bortolotti, op. cit., p. 46. 150 1122
attaccare la fortezza. Si decise di attaccare da Villafranca verso il fiume Adige costruendovi dei ponti ed inseguendo gli austriaci1131. Nel corso della campagna venne promosso luogotenente generale comandante di divisione di cavalleria1132. Il 22 settembre 1848 fu Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1133.
PES di Villamarina del Campo, Bernardino, conte (Cagliari, 15 dicembre 1810 – Torino, 1891) Il conte Bernardino era il figlio del conte Bartolomeo (1782-1840) dei marchesi di Villamarina, già Grande di Corte e di Corona, nonché nipote del più famoso Emanuele, il noto segretario di Guerra e Marina durante il regno di Carlo Alberto1134. Bernardino si sposò con Carolina Castelnuovo di Torrazzo delle Lanze1135. Entrò in Accademia Militare nel 1822 e ne uscì cadetto sei anni dopo. Intanto intraprese anche alcune funzioni a corte e nel 1823 fu paggio d’onore di Carlo Felice. Entrò nel Piemonte Reale come sottotenente nel 1829 e due anni dopo ne fu luogotenente in seconda. Nel 1834 fu nominato da suo zio Emanuele aiutante nel dicastero della Guerra e nel mentre continuò la sua carriera sotto le armi come capitano negli anni ’30 e ’40. Nel dicembre 1848 ne divenne maggiore e con tale grado partecipò alla campagna del 1849 ove si distinse principalmente ai combattimenti alla Sforzesca ed a Novara ricevendo, pertanto, la medaglia d’argento al valor militare1136. Sia il Bortolotti che il Pinelli si soffermano sul suo lodevole comportamento alla battaglia della Sforzesca (21 marzo 1849): mentre, infatti, sia il Mollard che il Cialdini stavano combattendo contro il reggimento Hohenlohe, il comandante austriaco Ludwig von Wohlgemuth (1789-1851) si stava muovendo con dei pezzi di artiglieria e con alcuni reparti di fanteria e cavalleria verso San Siro. Egli venne ostacolato dalle numerose cariche di cavalleria condotte proprio dal Villamarina il quale, muovendosi in territorio impervio ed angusto, riuscì comunque a tener testa agli ussari imperiali1137. Terminata la guerra, nel 1851 venne promosso tenente colonnello dei Cavalleggeri di Saluzzo e, due anni dopo, vice governatore dei Principi. Continuò, dunque, la sua carriera
1131
Ivi, pp. 228-229. Calendario pe’ regii Stati, 1849, p. 150; F. A. Pinelli, op. cit., vol. III, p. 536. 1133 Calendario pe’ regii Stati, 1849, p. 150. 1134 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 386. 1135 A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 118. 1136 Ibidem. 1137 V. Bortolotti, op. cit., p. 368; F. A. Pinelli, Storia militare del Piemonte op. cit., vol. III, pp. 840-841. 1132
151
militare ancora nella cavalleria dove ottenne la promozione a colonnello nel 1856 sempre nello stesso reggimento finché, nel 1859, fu trasmesso nel 9° La Regina sempre con il grado di colonnello. Nello stesso anno ne divenne maggior generale e combatté a Palestro (30 maggio 1859) in cui i due reggimenti della sua brigata ottennero una medaglia d’argento ed una d’oro. Comandò, poi, la 1ª divisione, e successivamente la 4ª, del Corpo d’Armata d’Emilia nel 1860. Nel medesimo anno venne poi promosso tenente generale. Partecipò, poi, alla campagna del Mezzogiorno nel 18611138. Fu cavaliere dell’Ordine di San Giorgio di Lucca, Croce dell’Ordine dell’Aquila Rossa dei 3ª classe di Prussia, Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia1139.
POCHETTINI di Serravalle, Carlo, nobile e cavaliere (6 settembre 1781 – Torino, Annunziata, 18 dicembre 1847) Fu il terzogenito del conte Giovanni Battista (1739-1810), già senatore di Savoia, intendente della Real Casa con titolo di maggiordomo nel 1784, generale delle finanze e presidente in seconda dei Regi Archivi 1140 . Il fratello maggiore di Carlo, Giuseppe (1778-1846) fu gentiluomo di Camera nonché sindaco di Torino nel 18281141. Il cavalier Carlo fu Guardia d’Onore di Napoleone e, con la Restaurazione, divenne capitano dei Cavalleggeri del Re e primo scudiere del principe di Carignano Carlo Alberto. Allo scoppio dei moti del 1821, egli rimase fedele a Carlo Felice e a Novara, coadiuvato con gli ussari austriaci, caricò i costituzionali1142. Colonnello dei Cavalleggeri di Novara nel 1831, dal 1832 lo fu del Novara Cavalleria. Nel 1834 fu anche nelle Guardie del Corpo del Re con il grado di tenente e l’anno successivo venne promosso maggior generale 1143. Sempre nel 1835 fu primo scudiere e conservatore generale dell’appannaggio e del patrimonio della corte del principe Eugenio di Savoia-Carignano1144. Nel 1838 fu fra gli aiutanti di campo del re e nel 1843 gli venne affidato il comando della fortezza di Ventimiglia1145.
1138
A. Lo Faso di Serradifalco, op. cit., p. 118. Ibidem. 1140 A. Manno, op. cit., vol. XXIV, p. 577. 1141 Ivi, p. 578. 1142 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 398. 1143 A. Manno, op. cit., vol. XXIV, p. 578. 1144 Calendario pe’ regii Stati, 1835, p. 208. 1145 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 398. 1139
152
Fu cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, dei SS. Maurizio e Lazzaro ed ebbe la Corona Ferrea d’Austria1146.
PRATI di Rovagnasco, Carlo ed Ignazio, nobili (Alessandria, 6 ottobre 1780 – 1848) Quartogenito del marchese Gian Andrea (?-1795), Carlo fu tenente colonnello dei Dragoni del Genevese sino al 1831 quando, nel 1832, fu colonnello del Genova Cavalleria sino al 1833. Venne promosso maggior generale1147. Il fratello minore Ignazio (?-?) fu sino al 1831 maggiore dei Cavalleggeri di Piemonte per poi essere promosso nel 1832 tenente colonnello del Piemonte Cavalleria sino al 1833. Dal 1834 fu ispettore, con il grado di colonnello, della Regia Scuola di Equitazione della Venaria Reale1148. Fu maggior generale1149.
RASINI di Mortigliengo e delle Vernea, Gabriele Carlo, conte (Pinerolo, S. Donato, 21 gennaio 1792 – Torino, S. Maria, 4 gennaio 1859) Fu il primogenito del conte Pietro Antonio (1753-1830) nonché fratello di Enrico e Vittorio1150. Si sposò con Tersilia Luisa Ferrero Ponziglione di Borgo d’Ale dalla quale ebbe due figli 1151. Inaugurò la carriera militare offrendosi volontario nell’armata napoleonica negli Chasseur à cheval nella campagna di Russia, Germania e Francia (1812-1814). Con il ritorno di Vittorio Emanuele I in patria, venne inquadrato come sottotenente nell’esercito piemontese e nel 1818 fu tenente nei regi Carabinieri1152. Fu maggiore di Genova Cavalleria dal 1832 al 1833 dopodiché, nel 1834, venne promosso tenente colonnello in Savoia Cavalleria. Nel 1837 venne promosso colonnello in Novara Cavalleria ove vi rimase sino al 1842 quando venne promosso maggior generale in aspettativa1153.
1146
A. Manno, op. cit., vol. XXIV, p. 578. Ivi, p. 745. 1148 Calendario pe’ regii Stati, 1834, p. 465. 1149 A. Manno, op. cit., vol. XXIV, p. 745. 1150 Cfr. RASINI Enrico e RASINI Vittorio in Fanteria p. 113. 1151 A. Manno, op. cit., vol. XXV, p. 78. 1152 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 419. 1153 Nel dizionario dell’Armata sarda risulta la promozione a colonnello nel 1836 e maggior generale nel 1842. 153 1147
Nel 1848 divenne, con il grado di maggior generale, luogotenente onorario delle Guardie del Corpo del Re1154. Fu “bacchetta nera”1155. Venne pensionato nel 18491156.
TAFFINI d’Acceglio, Cesare, nobile e cavaliere (Torino, 1788 – Cuneo, 16 marzo 1846) Secondogenito del marchese Camillo, Cesare fu il fratello minore del ben più noto Michele Camillo (1786-1872), ex militare napoleonico e lealista a Novara di Carlo Felice. Fu primo ufficiale della polizia nella Segreteria Interna nel 1830 e cinque anni dopo tenente generale1157. Egli, inoltre, fu membro della corte marziale che nel 1849 condannò a morte il generale Gerolamo Ramorino (1792-1849)1158. Il cavaliere Cesare restò celibe. Intraprese la carriera delle armi nell’esercito francese e con il ritorno dei Savoia in Piemonte fu inquadrato come tenente nei Dragoni della Regina e capitano nel 1818. A causa delle sue idee liberali, e dunque sovversive, venne allontanato dall’esercito 1159 . Venne, tuttavia, richiamato e nel 1832 fu maggiore di Nizza Cavalleria sino al 1834, quando divenne tenente colonnello del medesimo reggimento. Dal 1837 al 1844 fu colonnello sempre del Nizza 1160. Nel 1845 passò alla fanteria comandando, in qualità di maggior generale, la Brigata Piemonte. Nel 1834 fu cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1161.
VALFRÉ di Bonzo, Giacinto, conte (Bra, 27 febbraio 1807 – Torino, S. Filippo, 28 novembre 1882) Fu il primogenito del conte Giovanni Battista (1765-1838) e fratello maggiore del ben noto Leopoldo (1808-1887), segretario generale del ministero della guerra, tenente generale, comandante dell’artiglieria in Crimea e nell’assedio di Gaeta 1162.
Calendario pe’ regii Stati, 1848, p. 358. Riguardo la figura del “bacchetta nera” cfr. P. Gentile, Alla corte di re Carlo Alberto. op. cit., p. 104. 1156 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 419. 1157 A. Manno, op. cit., vol. XXX, pp. 8-9. 1158 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 487. 1159 Ibidem. 1160 Nel dizionario dell’Armata sarda vi sono le date effettive delle promozioni, 1833 tenente colonnello e tre anni dopo come colonnello. Ci si è attenuti ai Calendari generali. 1161 Calendario pe’ regii Stati, 1835, p. 180. 1162 A. Manno, op. cit., vol. XXXI, p. 60. 154 1154
1155
Si sposò con Erminia Camilla del Carretto di Torre Bormida dalla quale ebbe dodici figli, fra cui Giovanni Andrea (1842-1904), maggior generale e nel reggimento di Lanceri di Aosta, e Teodoro (1853-1922), Nunzio Apostolico a Vienna durante la I guerra mondiale e cardinale nel 19191163. Il conte Giacinto fu il nonno dell’omonimo nipote, nato nel 1899, che combatté della Grande Guerra cadendo, con gli alpini, il 16 settembre 19181164. Frequentò l’Accademia Militare dal 1818 al 1825 e venne inquadrato nei Dragoni del Genevese1165. Sino al 1840 fu luogotenente in 1ª in prima in Novara Cavalleria quando, l’anno seguente, fu sempre luogotenente in 1ª ma con il grado di capitano e nel 1843 capitano effettivo. Nel 1849 venne promosso tenente colonnello del Genova Cavalleria. Nel 1853 venne promosso colonnello e sei anni dopo maggior generale. Nel 1862 tenente generale, fu comandante la Scuola militare di cavalleria e venne collocato a riposo nel 18661166. Fu Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1167.
VIALET de Montbel, Charles, nobile (Chambéry, 9 ottobre 1798 – Chambéry, 27 maggio 1865) Fu il figlio di Noël-Jean-Claude (1754-1827) e si sposò con Carolina di Montibello di Olivastro dalla quale ebbe due figli1168. Con il ritorno dei Savoia nei territori della terraferma fu sottotenente sovrannumerario nel Piemonte Reale1169. Nel 1830 divenne capitano nel medesimo reggimento 1170 e nel 1841 maggiore in Savoia Cavalleria sino al 1848, quando divenne colonnello1171. Nel 1849 gli fu affidato il comando della provincia della Savoia e l’anno successivo venne posto a riposo.
1163
Ivi, p. 63, <https://www.grandeguerra.unito.it/items/show/182>. 1165 A. Manno, op. cit., vol. XXXI, p. 61. 1166 Ibidem. 1167 Ibidem. 1168 A. de Foras, op. cit., vol. V, p. 590. 1169 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 512. 1170 A. de Foras, op. cit., vol. V, p. 590. 1171 Académie Florimonatane d’Annecy, Jules Philippe (a cura di), in Revue savoisienne: journal publié par l'Association florimontane d'Annecy: histoire, sciences, arts, industrie, littérature, 38° anno, Annecy, Imprimerie Abry, 1897, p. 275. Da precisare che nell’opera è precisata la data effettiva di promozione a maggiore, cioè il 1840. 155 1164
VISCONTI d’Ornavasso, Bonifacio, barone (Milano, 19 ottobre 1788 – 1877) Iniziò la carriera militare come volontario nella Guardia Reale Italiana dell’esercito del regno d’Italia nel luglio del 18051172. Prese parte alle campagne napoleoniche del 1805 in Italia, del 1809 in Austria, dal 1811 al 1813 in Spagna ed infine nuovamente a quella italiana al servizio del generale Carlo Zucchi (1777-1863)1173. Alla Restaurazione, entrò nell’esercito piemontese come tenente nei Dragoni della Regina1174 e ne divenne capitano nel 1815. Allo scoppio dei moti del 1821, nonostante fosse schierato con l’armata reale, si allontanò da Novara e dunque fu posto in aspettativa 1175 . L’anno seguente, tuttavia, venne posto nei Dragoni del Genevese e nel 1823 venne promosso maggiore in aspettativa. La sua promozione a maggiore in servizio attivo giunse nel 1826 sempre nel medesimo reggimento. Nel 1830 fu collocato nel Piemonte Reale come tenente colonnello 1176 . Nel 1831 venne promosso colonnello nell’Aosta Cavalleria e nel 1836 divenne maggior generale 1177. Nello stesso anno fu anche posto alla guida della 3ª brigata di cavalleria. Durante la campagna di Lombardia, nel giugno, venne posto al comando della 2ª divisione di riserva formata anche da reclute lombarde 1178. Egli non venne coinvolto direttamente ai fatti di Custoza (23-25 luglio), ma essendo a capo della 2ª di riserva, si trovava al lato sinistro del Mincio con le sue truppe, a detta del Bortolotti, «sprovviste di tutto»1179. Da qui, durante gli scontri fra Sona e Sommacampagna che coinvolsero il II corpo del De Sonnaz, inviò alcuni battaglioni, seppur insufficienti, a difendere, da un probabile attacco austriaco, i passi strategici del fiume. Le truppe piemontesi si attestarono a Monzambano, Colà e Ponti, dove venne inviato il generale Bussetti. Al mattino del 24 iniziarono i primi combattimenti fra le truppe austriache e quelle del Visconti, queste ultime furono poste in svantaggio e lo stesso Visconti dovette ordinarne la ritirata verso Castiglione dello Stiviere. Il De Sonnaz, da Peschiera, tentò invano di inviare alcuni reparti in aiuto del Visconti ma spesso le truppe di soccorso o si persero od eseguirono tardi gli ordini così da non prestare il rinforzo utile e 1172
V. Bortolotti, op. cit., p. 46; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 518. V. Bortolotti, op. cit., p. 46; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 518. 1174 Ivi, p. 518; da notare che il Bortolotti afferma che il Visconti si congedò dall’esercito italico con il grado di capitano ed entrò, con il medesimo grado, nell’esercito di Vittorio Emanuele. Cfr. V. Bortolotti, op. cit., p. 46. 1175 V. Bortolotti, op. cit., p. 46; V. Ilari (et alii), op. cit., p. 518. Da precisare che la sua militanza nell’armata di Carlo Felice è soltanto precisata dal Bortolotti e non dal Dizionario biografico dell’armata sarda. 1176 V. Ilari (et alii), op. cit., p. 518. 1177 Ibidem; da precisare che nel Dizionario biografico dell’armata sarda viene segnalato che la sua promozione a colonnello nell’Aosta Cavalleria avvenne nel 1832 mentre nei Calendari generali risulta il 1831. Ci si è attenuti, per uniformità, a questi ultimi. 1178 V. Bortolotti, op. cit., pp. 46; 253. 1179 Ivi, p. 265. 156 1173
necessario alla divisione di riserva. Le truppe del Visconti, insieme ad altre unità di soccorso che precedentemente l’avevano raggiunta, si ritirarono e si diressero dapprima a Monzambano e poi a Volta1180. Nel 1849 venne posto a riposo con il grado di tenente generale. Ebbe la Corona Ferrea nel 1814, fu membro dell’Ordine Militare di Savoia e Gran Cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro1181.
1180 1181
Ivi, pp. 280-284; cfr. BUSSETTI di Bersano, Boniforte in Cavalleria p. 128. V. Ilari (et alii), op. cit., p. 518. 157
Bibliografia e fonti
FONTI Calendario pe’ regii Stati compilato con autorità e con privilegio di S.S.R.M., Stamperia sociale degli artisti tipografi, Torino, 1831-1849. Chiaravalle Genovese per l’anno 1833, Genova, Pellas, 1833. Conte Carlo Giovanni Fossati in Gazzetta Piemontese, giovedì 6 luglio 1843, n. 151, Torino, D. Pane, 1843. Dinastia Carlista – Juan III, in Montejurra anno I, n. 8, 13-20 giugno 1965, Pamplona, 1965. Giornale militare n° 1 supplementario, Torino, Dalmazzo, 1864. Le pays: journal des volontés de la France in Bulletin étranger – bulletin official de la guerre – Italie, Parigi, 3 maggio 1859, s.i.t., 1859. Piemonte, 7 settembre, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, 24 settembre 1821, Napoli, s.i.t., 1821. Rivista di Cavalleria, Roma, Tipografia della Casa Editrice Italiana, 1902.
Revue Savoisienne: journal publié par l'Association florimontane d'Annecy: histoire, sciences, arts, industrie, littérature, Académie Florimontane d’Annecy, Abry, 1895;1897; 1922; 1945.
158
LETTERATURA PRIMARIA E SECONDARIA
AA. VV., 150 personaggi del Risorgimento italiano in provincia di Torino, Torino, Daniela Piazza Editore, 2011. AA.VV., Ombre e luci della Restaurazione: trasformazioni e continuità istituzionali nei territori del Regno di Sardegna: atti del Convegno, Torino, 21-24 ottobre 1991, Roma, Ministero per i Beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1997. ALES STEFANO, L’armata sarda e le riforme albertine (1831-1842), Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1987. ALES STEFANO, L’armata sarda della Restaurazione (1814-1831), Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1987. BARBERIS WALTER, Le armi del principe: la tradizione militare sabauda, Torino, Einaudi, 1988. BARBERO ALESSANDRO, La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone, Roma, Carocci, 2003. BEARZOT CINZIA, Manuale di storia greca, Bologna, il Mulino, 2015 (III ed.). BENSO DI CAVOUR CAMILLO, Diari 1833-1856, tomo I, a cura di A. Bogge, Roma, Ministero per i Beni culturali ambientali. Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1991. BIANCHI PAOLA, Onore e mestiere. Le riforme militari nel Piemonte del Settecento, Torino, Zamorani, 2002. BORTOLOTTI VINCENZO, Storia dell’esercito sardo e de’ suoi alleati nelle campagne di guerra 1848-1849, Torino, F.lli Pozzo, 1889. BRANCACCIO NICOLA, L’esercito del vecchio Piemonte – gli ordinamenti, parte II dal 1814 al 1859, Roma, Libreria dello Stato, 1925. 159
BRECCIA GASTONE, Nei secoli fedele, Milano, Mondadori, 2014. CHOLLET DU BOURGET CLÉMENT, La Brigade de Savoie (1660-1860), Chambéry, Dardel, 1922. CIBRARIO LUIGI, Storie di Chieri, vol. II, Torino, Alliana, 1827. COSCI ANTONIO, L’Italia durante le preponderanze straniere, narrazione storica dal 1530 al 1789, libro III, Milano, Francesco Vallardi, 1875. DABORMIDA VITTORIO, La battaglia dell’Assietta, studio storico, Roma, Carlo Voghera, 1877. D’AYALA MARIANO, I piemontesi in Crimea: narrazione storica, Firenze, Società Editrice di Firenze, 1858. DE MAUGNY CHARLES ALBERT, Le général Comte de Maugny, 1798-1869; le dernier gouverneur militaire de la Savoie sous le régime sarde, par son petit-fils le Comte de Maugny. Avec trois portraits hors texte, s.l., s.i.t., 1921. FIORENTINO CARLO, Firenze capitale e la corte di Vittorio Emanuele II, Firenze, Annali di storia di Firenze, 2015-2016. GENTILE PIERANGELO, Carlo Alberto in un diario segreto. Le memorie di Cesare Trabucco di Castagnetto 1834-1849, Torino, Comitato di Torino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, 2015. GENTILE PIERANGELO, L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte, TorinoRoma, Comitato di Torino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano-Carocci, 2011. GENTILE PIERANGELO, Alla corte di re Carlo Alberto. Personaggi, cariche e vita a palazzo nel Piemonte risorgimentale, Torino, Centro studi piemontesi, 2013. 160
GIAMPAOLO LEOPOLDO, BERTOLONE MARIO, La prima campagna di Garibaldi in Italia, Varese, Musei Civici, 1950. HEYRIÈS HUBERT, L’intégration des officiers savoyards et niçois dans l’armées piémontaise, française et italienne au coeur du XIX siècle, in Revue historiques des armées, n. 250 FranceItalie, Service historique de la Défense, OpenEdition journals, 2008. È stata consultata la versione digitalizzata reperibile sul sito < https://journals.openedition.org/rha/176> e scaricabile in pdf. MARRA ALESSANDRO, Pilade Bronzetti: un bersagliere per l’unità d’Italia, da Mantova a Morrone, Milano, Franco Angeli, 1999. MONDINI LUIGI (a cura di), Un’immagine insolita del Risorgimento. Dalle memorie del conte Eugenio de Roussy de Sales, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio storico, 1977. MONTALE BIANCA, Dall’assolutismo settecentesco alle libertà costituzionali: Emanuele Pes di Villamarina (1777-1852), Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1973. NADA NARCISO, Dallo Stato assoluto allo Stato costituzionale. Storia del Regno di Carlo Alberto dal 1831 al 1848, Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Torino, 1980. PIERI PIERO, Storia militare del Risorgimento: guerre e insurrezioni, Torino, Einaudi, 1962. PILLET LOUIS, Général d’Aviernoz in Histoire de l’Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, de 1820 à 1860, suivie des tables des trente-six premiers volumes des mémoires et de six premiers volumes de documents, Chambéry, impr. Savoisienne, 1891. PINELLI FERDINANDO AUGUSTO, Alcuni cenni sull’infanteria piemontese, Torino, f.lli Canfari, 1849.
161
PINELLI FERDINANDO AUGUSTO, Storia militare del Piemonte in continuazione di quella del Saluzzo, cioè dalla pace di Aquisgrana sino ai di’ nostri, voll. II-III, Torino, Tipografia del Progresso, 1854. PINTO CARMINE, La guerra per il Mezzogiorno: italiani, borbonici e briganti (1860-1870), Roma-Bari, Laterza, 2019. PISCHEDDA CARLO, Esercito e società in Piemonte (1848-1859), Cuneo-Vercelli, Società per gli Studi Storici della provincia di Cuneo e Società Storica Vercellese, 1998. ROBLES DO CAMPO CARLOS, Los infantes de España bajo la ley sálica in Anales de la Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogia, vol. X, Madrid, s.i.t., 2007. RODA SERGIO, GIORCELLI BERSANI SILVIA, PELLIZZARI ANDREA, BALBO ANDREA, CASTELLO MARIA GORETTI, MASCI GIULIA, Storia romana. Dallo stato-città all’impero senza fine, Napoli, Edises, 2015. SARDEGNA FILIBERTO, Garibaldi in Lombardia 1848, Milano, Garzanti, 1944. WHITE MARIO JESSIE, Garibaldi e i suoi tempi, Milano, s.i.t., 1887.
REPERTORI E DIZIONARI Annuaire ecclésiastique des duchés de Savoie et d'Aoste, et des autres lieux qui forment la province ecclésiastique de l'archevêché de Chambéry, Annecy, Aimé Burdet, s.d. CASALIS GOFFREDO, Dizionario geografico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, vol. XV, Torino, G. Maspero e G. Marzorati, 1847. CHAIX D’EST-ANGE GUSTAVE, Dictionnaire des familles françaises anciennes ou notables à la fin du XIX siècle, Évreux, C. Hérissey, 1903-1929.
162
DE FORAS AMEDÉE, Armorial et nobiliaire de l’ancien duché de Savoie, voll. I-V, Grenoble, Allier Frères, 1863-1901. D’HAUTERIVE BOREL, Annuaire de la noblesse de France et des maisons souveraines de l'Europe, Parigi, Dentu, Diard e Lemoine, 1863. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, Roma, 1960-in corso. Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti, Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, Roma, 1929-1937. ILARI VIRGILIO, SHAMÀ DAVIDE, DEL MONTE DAVIDE, SCONFIENZA ROBERTO, VIALARDI DI SANDIGLIANO TOMASO, Dizionario biografico dell’Armata sarda, seimila biografie (17991821), Invorio, Widerholdt Frères, 2008. JOUGLA DE MORENAS HENRI, Grand armorial de France, catalogue général des armoires des familles nobles de France, Parigi, Societé du Grand Armorial de France, 1948. Lo Faso di Serradifalco Alberico, I sardi di Vittorio Emanuele I e Carlo Felice, Torino, Società italiana di studi araldici, 2005. MANNO ANTONIO, Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti, voll. A-B, III-XXXI, Firenze, Civelli, 1895-1906. Dei quasi trenta volumi che l’autore avrebbe voluto pubblicare, soltanto i primi due, denominati A-B, sono stati dati alle stampe, rispettivamente nel 1895 e nel 1906. I rimanenti volumi possono essere fruiti in versione dattiloscritta sul sito <http://www.vivant.it/pagine/patri.php>. MARSENGO GIORGIO, PARLATO GIUSEPPE, Dizionario dei piemontesi compromessi nei moti del 1821, Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Torino, 19821986. ROBERT ADOLPHE, BOURTOLON EDGAR, COUGNY GASTON, Marie-Philibert Mollard in Dictionnaire de parlamentaires français: depuis le 1er mai 1789 jusqu’au 1er mai 1889, Parigi, s.i.t., 1889-1891. 163
SITOGRAFIA Per coloro che furono senatori del regno di Sardegna e, in caso, anche d’Italia, sono consultabili online le schede di ciascuno di loro sul sito istituzionale storico del Senato della Repubblica Italiana: <https://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/a_Regno?OpenPage>. Per coloro che furono deputati della Camera di Deputati del regno di Sardegna e, in caso, anche d’Italia, sono consultabili online le schede di ciascuno di loro nel portale storico del sito
istituzionale
della
Camera
dei
Deputati
della
Repubblica
Italiana:
<https://storia.camera.it/>. Per la famiglia Renaud de Falicon si è utilizzato il seguente sito Internet: <http://www.archeo-alpi-maritimi.com/genealogie_falicon_000.php>. Per informazioni biografiche di taluni militari che presero parte alla I guerra d’indipendenza ci si è serviti, inoltre, del sito Internet dei combattenti della Liberazione: <https://www.combattentiliberazione.it/prima-guerra-dindipendenza>. Per
alcune
informazioni
sul
reggimento
Granatieri
di
Sardegna:
<http://www.esercito.difesa.it/organizzazione/capo-di-sme/Comando-Forze-OperativeSud/Divisione-Acqui/Brigata-Mec-Granatieri-di-Sardegna/Pagine/I-Comandanti.aspx>. Per l’epigrafe posta a memoria dei fatti di Genova del marzo 1849 ci si è serviti del sito del quotidiano
La
Repubblica:
<https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/23/savoia-lasecessione-di-tursi.html>. Per le informazioni su Giacinto Magnocavalli di Varengo ci si è serviti del sito Internet dell’Accademia
delle
Scienze
di
Torino:
<https://www.accademiadellescienze.it/accademia/soci/giacinto-magnocavalli>.
164
Per
alcune
informazioni
su
Giuseppe
Passalacqua
di
Villavernia:
<https://villalvernia.wordpress.com/2007/12/03/il-maggiore-generale-giuseppepassalacqua-marchese-di-villalvernia/>. Per
alcune
informazioni
sui
Cavalleggeri
di
Alessandria:
<http://www.museocavalleria.it/Scuola%20e%20Reggimenti/Linea/Alessandria.htm>. Per alcune informazioni sulle Regie Scuderie durante il regno di Vittorio Emanuele II: <http://tradizioneattacchi.eu/le-scuderie.html>. Per alcune informazioni sui Carabinieri Reali durante la battaglia di Pastrengo (30 aprile 1848):
<http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/n/negri-di-sanfront-
alessandro>. Per alcune informazioni tratte dal diario di Camillo Benso di Cavour inerenti Carlo Gabriele Nicolis di Robilant: <https://www.camillocavour.com/archivio/persone/robilant-carlogabriele-nicolis-di/>. Sulla partecipazione alla Grande Guerra di Giacinto Valfré di Bonzo nipote (1899-1918) ci si è rivolti al progetto dell’Università degli Studi di Torino L’Università di Torino nella Grande Guerra: <https://www.grandeguerra.unito.it/items/show/182>.
165
Appendice
166
167
FANTERIA
1831
BRIGATA GRANATIERI GUARDIE Colonnello Colonnello in 2° Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Bonifacio Michele Negri di Sanfront cav. Massimiliano Cordero di Montezemolo conte Teodoro Cacherano di Bricherasio cav. Giulio Avogadro di Valdengo conte Mario Broglia di Casalborgone
BRIGATA SAVOIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
conte Louis-Joseph Piochet de Salins Pierre-Marie Carron cav. Alphonse Gerbais de Sonnaz d'Haberès Charles Battaillard Félix Challud cav. Joseph-Clément de Nicod de Maugny
BRIGATA PIEMONTE Colonnello Luogotenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Eusebio Bava N. N. Modesto Tarditi nob. Giovanni Battista Federici Felice Bertolè-Viale cav. Francesco Cornuti
BRIGATA AOSTA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Giuseppe Galvagni di Bubbio cav. Giovanni Battista Buglione di Monale Federico Spagnolini Giuseppe Perno di Caldera Francesco Arnaldi cav. Pierre-François Pictet de Dulit
BRIGATA CUNEO Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
N. N. cav. Octave Renaud de Falicon cav. Maurizio di Malabaila Prospero Gallina cav. Antonio Faà di Bruno
BRIGATA LA REGINA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
conte Carlo Filippone di Mombello della Frasca N. N. cav. Gaspare Regis Luigi Armand
BRIGATA CASALE Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Camillo Giovanni Battista Lanzone N. N. cav. Carlo Felice Vacchieri di Piè di Cavallo cav. Mauro Mandelli Giiovanni Battista Coggo cav. Giorgio Odeven
BRIGATA PINEROLO Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Giuseppe Morra di Lavriano cav. Hector Gerbais de Sonnaz d'Haberès cav. Gioachino Barolo Guido Montagnini di Mirabello Maurizio Bachilieri cav. Bonifacio Gaetano Ponte
BRIGATA SAVONA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
conte Vittorio Amedeo Rubatti cav. Romualde Cornillon de Massoin barone Pietro Leotardi di Sant'Alessandro cav. Giovanni Battista Robaudi Giovanni Ranco
BRIGATA ACQUI Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Carlo Giovanni Fossati conte Pietro Ricardi di Lantosca Lorenzo Burgonzio Giovanni Camossi Nicola Tiole
REGGIMENTO CACCIATORI GUARDIE Colonnello Tenente colonnello Maggiore
marchese Giovanni Antonio Pagliacciù della Planargia cav. Pasquale D. Carta cav. Efisio D. Angioi
BATTAGLIONE CACCIATORI REALI PIEMONTESI Colonnello Maggiore
conte Mario Michele Antonio Saluzzo della Manta cav. Giuseppe Tharena
BATTAGLIONE CACCIATORI DI SAVOIA Colonnello Maggiore
cav. Federico Vagina d'Emarese Polidoro Cabiati
BATTAGLIONE CACCIATORI DI NIZZA Luog. col. comandante Maggiore
cav. Charles de Bellon de Roquemore barone Eugenio Castelnuovo di Torrazzo
BATTAGLIONE CACCIATORI DELLA REGINA Colonnello Maggiore
cav. Efisio Luigi Tharena N.N.
BATTAGLIONE CACCIATORI D'AOSTA Colonnello Maggiore
N.N. conte Carlo Giuseppe Piossasco di Beinasco
1832 BRIGATA GUARDIE
1833
1834
BRIGATA GUARDIE
Maggior generale comandante la brigata
cav. Bonifacio Michele Negri di Sanfront
Guardie Colonnello Tenente colonnello Tenente colonnello aggregato Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Valentino Pallavicini di Priola conte Mario Broglia di Casalborgone cav. Giuseppe Sanjust di S. Lorenzo conte Giovanni Bon Compagni di Mombello conte Carlo Giuseppe Biscaretti di Ruffia marchese Giuseppe Luigi Passalaqua di Villavernia conte Maurizio Nicolis di Robilant
Cacciatori Colonnello Tenente colonnello Maggiore
cav. D. Pasquale Carta cav. D. Efisio Angioi cav. Giovanni Battista Manno
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA GUARDIE
idem
Col. agg. Ten. col. Magg. Magg. Magg. Magg.
idem cav. Giuseppe Sanjust di S. Lorenzo conte Mario Broglia di Casalborgone idem idem idem idem
Magg.
idem idem idem cav. D. Luigi Grixoni
BRIGATA SAVOIA
idem
Col. aggr. Ten. col. Magg. Magg. Magg. Magg.
cav. Joseph-Clément de Nicod de Maugny idem idem idem idem idem idem
idem N. N. idem idem
BRIGATA SAVOIA
Maggior generale comandante la brigata
conte Louis-Joseph Piochet de Salins
idem
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Hector Gerbais de Sonnaz d'Haberès conte Joseph-Marie de Foras nob. François d'Ussillon Jean Marie d'Armenjon
idem idem idem idem
idem idem idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
marchese Jean-Frédéric Milliet d'Arvillars cav. Joseph-Clément de Nicod de Maugny conte Charles Menthon Lornay d'Aviernoz barone Arthus-Nicolas Perrin d'Athenaz
idem idem idem idem
idem conte Charles Menthon Lornay d'Aviernoz nob. Carlo Alessio de Loës idem
1835
1836
BRIGATA GUARDIE
1837
BRIGATA GUARDIE
idem
idem
idem idem idem idem idem idem idem
idem \ idem idem idem idem Magg. sovr.idem
idem cav. Giovanni Battista Manno cav. D. Luigi Grixoni \
Col. com. Luog. col. Magg. Magg.
BRIGATA SAVOIA cav. Hector Gerbais de Sonnaz d'Haberès
cav. Sebastiano Sardo idem idem cav. Matteo Solaro
BRIGATA SAVOIA idem
BRIGATA GUARDIE idem
Ten. col.
idem conte Giovanni Giuseppe Bon Compagni di Mombello \ \ idem idem idem
idem idem idem idem
BRIGATA SAVOIA idem
conte Joseph-Marie de Foras N. N. idem idem
idem Luog. col. cav. François D'Ussillon Magg. S.A.R. duca Vittorio Emanuele di Savoia Magg. idem
idem idem idem idem
idem idem idem idem
idem Luog. col. idem Magg. idem Magg. Antonio Mirany
idem idem idem idem
1838
1839
BRIGATA GUARDIE
Magg.
1840
BRIGATA GUARDIE
BRIGATA GUARDIE
marchese Jean-Frédéric Milliet d'Arvillars
idem
idem
idem conte Carlo Giuseppe Biscaretti di Ruffia conte Ottavio Caccia cav. Alessandro Lovera di Maria \ idem idem
idem idem idem idem cav. Fortunato De Genova di Pettinengo idem idem
idem idem Salvatore Sini idem
idem idem idem idem
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA SAVOIA
conte Carlo Giuseppe Biscaretti di Ruffia Col. in 2ª conte Maurizio Nicolis di Robilant Luog. col. cav. Alessandro Lovera di Maria conte Ottavio Caccia idem marchese Casimiro Morozzo della Rocca cav. Luigi Napione di Cocconato
idem cav. Pietro Pilo-Boyl di Putifigari idem cav. Giuseppe Corrias cav. Francesco Royk BRIGATA SAVOIA 1° Regg.
idem
idem idem Luog. col. idem barone Alexis Gabet de Moutiers Claude Antonie Gazagne
idem
idem idem idem idem idem
idem
Col.
idem S.A.R. duca Vittorio Emanuele di Savoia N.N. idem idem cav. Nicola Felice de Bard
2° Regg. conte Charles Menthon Lornay d'Aviernoz Jean-Marie d'Armenjon nob. François de Veillet idem
idem idem idem idem
idem idem idem idem cav. Raymond d'Humilly de Chevilly de Serraval
1841
1842
1843
BRIGATA GUARDIE
BRIGATA GUARDIE
BRIGATA GUARDIE
idem
idem
idem
idem idem idem cav. idem idem idem idem
idem idem idem Luog. col. idem marchese Agostino Torre idem idem
idem idem idem idem marchese Giulio Cesare Da Passano idem idem
idem idem idem idem idem
cav. Luigi Grixoni idem idem idem cav. Agostino Fara
idem idem idem idem idem
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA SAVOIA
idem
cav. Claude-Gabriel de Launay
idem
idem idem barone Alexis Gabet de Moûtiers N.N. idem idem
idem idem idem N.N. idem idem
idem idem idem N.N. idem nob. Louis Rebut de Saxel
idem idem Jean-François Mollard idem idem
idem idem idem idem idem
idem N.N. idem idem idem
1844
1845
1846
BRIGATA GUARDIE
BRIGATA GUARDIE
BRIGATA GUARDIE
idem
idem
idem
idem idem idem idem idem idem idem
idem idem \ idem idem idem idem cav. Luigi Scozia di Calliano
idem cav. Giuseppe Corrias cav. Antonio Quesada Antonio Sardo idem
idem idem idem idem idem
conte Ottavio Caccia idem Efisio Chiappe idem idem
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA SAVOIA
conte Mario Broglia di Casalborgone S.A.R. duca Vittorio Emanuele di Savoia
idem idem
idem idem
conte Charles Menthon Lornay d'Aviernoz \ cav. Bonifacio Bigliani Victor Georges Louis Victor Michel Richard idem
idem \ idem idem idem idem
idem \ idem idem idem idem
cav. François d'Ussillon Giovanni Dulac Com. dep. Filippo Giovanni Crud Camillo Dulac idem
idem Com. dep. idem idem idem idem
idem idem Luog. col. dconte Luigi Napione di Cocconato cav. Francesco Maria della Rovere idem idem idem idem
idem Col. in 2ª S.A.R. Don Juan Carlos María, Infante de España Luog. col. dGiovanni Dulac idem Filippo Giovanni Crud Jean-François Mollard
1847
1848
BRIGATA GUARDIE
BRIGATA GUARDIE
idem
idem
idem idem idem idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem cav. Filippo Gozzani di Treville idem \
idem idem idem idem idem
idem Efisio Chiappe Antonio Cappai cav. idem idem
BRIGATA SAVOIA
BRIGATA SAVOIA
idem idem
barone François d'Ussillon idem
cav. Pietro Pilo-Boyl di Putifigari \ idem idem Luois Mudry idem
idem \ idem idem idem idem
idem idem idem idem idem idem
Jean-François Mollard \ idem idem idem cav. Pierre-Louis Regard de Villeneuve
1832 BRIGATA PIEMONTE
1833
1834
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
Maggiore generale comandante la brigata
conte Corrado Magnocavalli di Varengo
cav. Eusebio Bava
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Eusebio Bava cav. Giovanni Battista Federici Vincenzo Gibbone Francesco Michele Conti
cav. Ippolito Cabiati idem idem idem
idem idem idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Federico Spagnolini cav. Felice Bertolé-Viale Simone Nicolini cav. Carlo Malpassuti
idem idem idem cav. Gerolamo Imperiale
idem barone Alessandro Cavalchini Garoffoli idem idem
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
Maggiore generale comandante la brigata
marchese Giovanni Antonio Pagliacciù della Planargia
idem
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Giuseppe Galvagni di Bubbio cav. Vittorio Garretti di Ferrere Giacinto Maria Ara Giuseppe Craveri
cav. Giuseppe Imperor idem idem idem
idem idem idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Francesco Arnaldi cav. Polidoro Cabiati Vittorio Severino Fava Giuseppe Boeris
idem cav. Antonio Faà di Bruno idem idem
cav. D. Efisio Angioi idem idem idem
1835
1836
BRIGATA PIEMONTE idem
1837
BRIGATA PIEMONTE idem
BRIGATA PIEMONTE idem
idem idem idem idem
idem Luog. col. cav. Vincenzo Gibbone Magg. Francesco Michele Conti Magg. Giovanni Gerolamo Icard de Magdelain
idem idem Luigi Quaranta idem
idem idem idem idem
idem Luog. col. cav. Ferdinando Cavalchini Garoffoli Magg. cav. Gerolamo Imperiale Magg. Simone Nicolini
cav. Vittorio Garretti di Ferrere Francesco Michele Conti idem Vincenzo Provasso
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA cav. Flaminio Giuseppe della Chiesa d'Isasca
idem
idem
idem idem idem idem
idem idem idem nob. Vittorio Cardonati
cav. Gaetano Bonifacio Ponte cav. Giuseppe Brachieri idem idem
idem idem Giovanni Battista Asestano N. N.
cav. Maurizio Bachilieri idem idem \
idem Giovanni Battista Rebaudengo cav. Alberto Prati di Rovagnasco \
1838
1839
1840
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
idem
idem
cav. Gaspare Regis 3° Regg.
idem cav. Alberto Cugia di Sant'Orsola conte Vittorio Carroccio di Monale idem
idem idem idem idem
cav. Giovanni Battista Manno idem idem idem barone Fiorenzo Borsarelli di Rifreddo
idem idem idem Ambrogio Gaetano Ziani
idem idem idem idem
idem idem idem idem Giovanni Campia
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
cav. Charles Battaillard
idem
idem
idem idem nob. Francesco Spinola idem
idem idem idem idem
idem idem idem Giovanni Battista Astesana
idem idem idem idem
4° Regg.
5° Regg. idem idem idem idem barone Giuseppe Flaminio Raiberti 6° Regg. idem idem idem idem cav. Vittorio Nazzari di Calabiana
1841
1842
1843
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
idem
idem
idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem Giovanni Giuseppe Caselli idem idem
idem idem idem idem idem
idem Carlo Marietti idem \ idem
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
idem
idem
idem
idem idem idem idem idem
cav. Giuseppe Bracchieri conte Giuseppe Mannassero di Costigliole idem idem idem
idem idem vass. Casimiro Botteri di Castelnuovo cav. Luigi Galea della Maddalena idem
idem idem idem idem idem
marchese Claudio Seyssel d'Aix e Sommariva Bosco N.N. idem idem idem
idem nob. Francesco Spinola idem Francesco Aitelli idem
idem cav. Giovanni Battista Pianavia-Vivaldi idem idem idem Magg. agg. Giovanni Silva
1844
1845
1846
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
idem
cav. Cesare Taffini d'Acceglio
idem
idem Gerolamo Icard de Magdelain idem conte Filippo Ripa di Fenile cav. Luigi Ripa di Meana idem
idem idem cav. Carlo Cordero di Belvedere cav. Giovanni Mayno di Capriglio idem idem
idem idem idem idem idem idem
barone Carlo Marcellino Corporandi d'Auvare idem idem Francesco Gaetano Cauda idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
idem
marchese Claudio Seyssel d'Aix e Sommariva Bosco
idem
idem idem idem idem idem
idem Vincenzo Luigi Ferdinando Cauda idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
conte Giuseppe Mannassero di Costigliole idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
1847
1848
BRIGATA PIEMONTE
BRIGATA PIEMONTE
cav. Michele Bes
idem
idem idem idem idem idem idem
idem idem idem idem Costantino Barone idem Alessandro Gorrino
idem idem idem idem cav. Giuseppe Mayno di Capriglio
idem cav. idem idem idem idem
BRIGATA AOSTA
BRIGATA AOSTA
idem
idem
idem idem idem idem idem
idem idem cav. Giovenale Bava idem idem
idem idem Giovanni Battista Comola idem idem
idem idem idem idem idem
1832 BRIGATA CUNEO
1833
1834
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
Maggiore generale comandante la brigata
conte Joseph Renaud de Falicon
conte Mario Michele Antonio Saluzzo della Manta
cav. Valentino Pallavicini di Priola
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
conte Teodoro Cacherano di Bricherasio cav. Maurizio Malabaila cav. Antonio Faà di Bruno nob. Camillo Doria
idem idem cav. Vincenzo Fissore Solaro di Montaldo idem
idem cav. Pietro Falletti di Villafalletto idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Mauro Mandelli Prospero Gallina Francesco Gromo N. N.
idem idem cav. Giaovanni Battista Mocchia di Coggiola Ignazio Discacciati
idem idem Domenico Martini idem
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
Maggiore generale comandante la brigata
cav. Hippolyte Gerbais De Sonnaz d'Habères
idem
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
conte Carlo Filippone di Mombello della Frasca cav. Gaspare Domenico Regis conte Ardingo Trotti Gioachino Corsico Piccolino
idem idem Gioachino Corsico Piccolino Vittorio Nicolini
idem idem idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
Guido Montagnini di Mirabello barone Eugenio Castelnuovo di Torrazzo Domenico Craveris conte Giovanni Roatis
conte idem idem idem idem
idem idem idem idem
1835
1836
BRIGATA CUNEO idem
1837
BRIGATA CUNEO idem
BRIGATA CUNEO conte Ettore Martin d'Orfengo
idem idem idem idem
idem Luog. col. idem Magg. idem Magg. cav. Filippo Ripa di Fenile
cav. Antonio Faà di Bruno idem idem idem
idem idem idem idem
cav. Prospero Gallina Luog. col. Giorgio Dentis Magg. Ignazio Discacciati Magg. Domenico Martini
idem idem idem idem
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA idem
idem
conte Teodoro Cacherano di Bricherasio
cav. Giovanni Battista Federici Gaspare Craveris Giorgio Panissa idem
idem idem idem idem
idem idem idem idem
cav. Giuseppe Tharena Ugone Carutti di Cantogno Claudio Costa idem
idem Luog. col. idem Magg. idem Magg. cav. Giovanni Battista Di Negro
conte Mario Broglia di Casalborgone idem idem idem
1838
1839
1840
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
idem
idem
idem
idem idem idem idem
idem cav. Carlo Malpassuti conte Adriano Ribotti di Moliers idem
idem idem idem idem
cav. Pietro Falletti di Villafalletto Giuseppe Francesco Morino idem idem
idem idem Carlo Giovanni Battista Alberti idem Giuseppe Ruffini
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
idem
cav. Giovanni Camossi
idem
idem cav. Luigi Grixoni idem Vincenzo Provasso
idem idem idem idem
7° Regg. idem idem idem idem cav. Secondo Bigliani 8° Regg.
9° Regg. cav. François d'Ussillon idem idem idem cav. Michele Pilo-Manca 10° Regg. idem idem Carlo Marietti idem
idem marchese Giuseppe Luigi Passalacqua di Villavernia idem idem
idem idem idem idem Giovanni Giuseppe Tosetti
1841
1842
1843
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
idem
idem
idem
idem Domenico Martini Pietro Clerici idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem Vittorio Delfino
idem idem idem cav. Lorenzo Avogadro di Quaregna idem
idem idem idem idem idem
idem Giuseppe Ferraris idem idem idem
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
idem
idem
idem
idem idem idem idem idem
idem Filippo Ruffini idem Daniele Ambel idem
idem idem idem idem idem
idem Pietro Giacomo Caroelli idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem Veremondo Bernardi idem idem
1844
1845
1846
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
idem
cav. Edoardo Francesco De Ferreri
idem
idem idem idem Giovanni Battista Comola idem
cav. Alessandro Lovera di Maria conte Vittorio Carroccio di Monale Bonfiglio Barberis Vittorio Delfino conte Filippo Ripa di Fenile
idem idem idem idem idem
idem Salvatore Sini idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
idem
idem
conte Ardingo Trotti
cav. Pietro Pilo-Boyl di Putifigari idem idem idem idem
idem cav. idem Michele Ambel idem idem
idem idem idem idem Luigi Gianoglio
cav. Lorenzo Fissore di Montaldo idem idem idem idem
idem conte Luigi Eusebio Mayno di Capriglio idem idem idem
idem idem idem idem idem
1847
1848
BRIGATA CUNEO
BRIGATA CUNEO
conte Charles Menthon-Lornay d'Aviernoz
idem
idem idem cav. Giorgio Galleani idem Francesco Allasia
idem idem conte idem idem idem
conte Filippo Ripa di Fenile idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
BRIGATA LA REGINA
BRIGATA LA REGINA
idem
idem
N.N. idem idem Filiberto Cesare Giusiana cav. Gaspare Pacchiotti
cav. Lorenzo Giovanni Battista Di Negro cav. Luigi Ripa di Meana nob. Agostino Rapallo idem idem
idem idem idem vass. Alessandro Martini di Castelnuovo Giovanni Sordi
idem Michele Ambel idem idem idem
1832 BRIGATA CASALE
1833
1834
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
Maggiore generale comandante la brigata
cav. Camillo Giovanni Battista Lanzone
conte idem
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Charles de Bellon de Roquemore cav. Giorgio Odeven cav. Cesare Luigi Bianco di S. Secondo Andrea Albini
conte Ettore Martin d'Orfengo idem idem idem
idem Michele Bes idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Charles Battaillard cav. Francesco Cornuti Giorgio Dentis Pietro Carvelli
idem idem idem idem
idem idem idem idem
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
Maggior generale comandante la brigata
cav. Giuseppe Morra di Lavriano
idem
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
Giovanni Ranco cav. Maurizio Bachilieri Michele Bes nob. Julien-François Chissé de Pollinge
idem idem idem idem
idem idem cav. Giovanni Battista Gandolfo idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
Félix Challud cav. Bonifacio Gaetano Ponte cav. Pietro Antonio Falletti di Villafalletto conte Prospero Olivieri di Vernier
idem idem idem D. Michele Marcello
idem idem conte Giuseppe Felice Manassero di Costigliole idem
1835
1836
BRIGATA CASALE
1837
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
cav. Claude-Gabriel de Launay
idem
idem
idem idem Alessandro Corte idem
idem idem idem idem
cav. Francesco Cornuti idem idem idem
idem idem idem idem
idem idem cav. Giorgio Ansaldi idem
idem Simone Nicolini idem idem
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
conte Carlo Filippone di Mombello della Frasca
idem
idem
cav. Cesare Riccardi di Lantosca idem idem idem
idem Giuseppe Craveri idem idem
idem idem idem \
idem idem idem idem
idem idem idem idem
idem cav. Isidoro Rovero idem idem
1838
1839
1840
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
idem
idem
idem
idem Giacomo Ara idem S.A.R. duca Ferdinando di Savoia-Genova Giuseppe Camillo Becchio
idem idem idem conte Niccolò Vittorio Burotti di Scagnello \
cav. Ardingo Trotti idem idem idem
idem idem idem idem
idem idem idem idem Vincenzo Ferdinando Cauda
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
idem
idem
cav. Giovanni Battista Federici
idem idem idem nob. Giuseppe Colli
idem idem cav. Giovanni Battista Gandolfo idem
11° Regg. idem idem idem idem Filippo Scotti 12° Regg.
13° Regg. Giuseppe Craveri N.N. idem idem N.N. 14° Regg. cav. Michele Bes idem idem idem
idem D. Michele Marcello idem Giovanni Dulac
idem idem idem idem conte Pio Cavalli di S. Germano
1841
1842
1843
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
idem
cav. Maurizio Brachilieri
idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem Lorenzo Montale idem
cav. Francesco Michele Conti N.N. Lorenzo Fantone idem idem
idem idem idem conte Ludovico Avogadro di Ceretto idem
idem N.N. idem idem idem
idem Alessandro Corte idem idem idem
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
idem
idem
idem
cav. idem cav. Gerolamo Imperiale idem idem Carlo Vincenzo Marco
marchese Giuseppe Luigi Passalacqua di Villavernia idem cav. Ludovico Crova di Vaglio idem cav. Giovanni Maria Zolla
idem idem Nicola Abrate idem idem
idem idem idem idem idem
idem Giovanni Casanova Bonfiglio Barberis idem cav. Agostino Lostia
idem idem idem idem idem
1844
1845
1846
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
cav. Vittorio Garretti di Ferrere
idem
idem
idem Gaetano Ziani idem idem idem
idem idem cav. Eusebio Fantone idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem Secondo Garelli
idem idem idem nob. Carlo Operti idem
cav. Giovanni Casanova idem idem idem idem
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
idem
idem
idem
idem \ idem idem cav. Carlo Cordero di Belvedere
N.N. nob. Vincenzo Colli idem Stefano Baldassarre de Bonafoux nob. Carlo Partenopeo
conte Ludovico Vincenzo del Pozzo di Mombello nob. Giuseppe Colli idem idem idem
idem idem idem Francesco Mossa idem
idem cav. idem Pietro Clerici idem idem
idem Saverio Turletti idem idem idem
1847
1848
BRIGATA CASALE
BRIGATA CASALE
idem
idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem cav. Giovanni Giuseppe Tosetti Lorenzo Caccia idem idem
idem idem idem Pacifico Teodoro Gonella idem
BRIGATA PINEROLO
BRIGATA PINEROLO
idem
idem
idem idem idem idem idem
cav. Giovanni Battista Mameli Clavesana Lorenzo Antonio Dosio idem idem idem
cav. Giorgio Panissa idem cav. Maurizio Falletti di Villafalletto idem \
Luigi Damiano idem idem idem Enrico Trotti
1832 BRIGATA SAVONA
1833
1834
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
Maggior generale comandante la brigata
cav. Giacomo de Asarta
idem
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Egesippo Gaetano Palma di Borgofranco cav. Cesare Riccardi di Lantosca Isidoro Rovero Giuseppe De Maestri
idem idem idem idem
cav. Maurizio Malabaila idem idem Filippo Ruffini
Lorenzo Burgonzio cav. D. Sebastiano Sardo barone Ferdinando Cavalchini Garoffoli Giambattista Imoda
idem idem idem idem
idem idem idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
Maggior generale comandante la brigata
conte Mario Michele Antonio Saluzzo della Manta
cav. Carlo Giovanni Fossati
idem
1° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Carlo Giovanni Fossati cav. Giuseppe Tharena cav. Giuseppe Bracchieri Giovanni Battista Rebaudengo
Giovanni Camossi idem idem idem
idem idem idem idem
2° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Carlo Felice Vacchieri di Piè di Cavallo Giovanni Camossi Ugone Carutti di Cantogno \
idem Ardingo Trotti idem Francesco Filippo Cattaneo
idem idem idem idem
N.b. Omissione nella sezione della Brigata d'Acqui del Luogotenente colonnello della divisione di Genova
1835
1836
BRIGATA SAVONA
1837
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
idem
idem
idem
idem cav. Cesare Bianco di S. Secondo idem idem
idem idem idem idem
idem idem Brunone Boglione idem
cav. Felice Bertolé-Viale idem Domenico Massucchi idem
idem nob. Camillo Doria idem cav. Ambrogio Bolla
idem idem idem idem
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
idem
idem Severino Fava idem idem
cav. Gaspare Regis idem Giuseppe Ferraris idem
Luog. col. Magg. Magg. Magg.
BRIGATA ACQUI
cav. D. Pasquale Carta
idem
idem idem idem conte Gerolamo Gnecco Giovanni Rebaudengo
idem idem cav. Giuseppe Mameli di Clavesana cav. Giovanni Battista Pianavia-Vivaldi \
idem Luog. col. idem Magg. idem Magg. idem
idem idem idem idem
1838
1839
1840
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
conte Carlo Canera di Salasco
conte Giuseppe Falletti di Villafalletto
idem 15° Regg.
idem idem idem cav. Giovanni Mameli di Clavesana
cav. Ugone Carutti di Cantogno cav. Vincenzo Fissore Solaro di Montaldo Vincenzo Becchio idem
idem idem idem idem conte Eusebio Maria Mayno di Capriglio 16° Regg.
idem idem idem idem
idem idem idem idem
cav. Severino Fava Ignazio Discacciati idem idem Giuseppe Wherlin
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
idem
idem
cav. Joseph-Clément de Nicod de Maugny
idem idem Filippo Ruffini idem
cav. Cesare Luigi Bianco di S. Secondo idem idem idem
idem Andrea Albini idem idem
idem idem idem idem
17° Regg. idem D. Filippo Cattaneo Filippo Ruffini idem conte Filiberto Beltrutti di S. Biagio 18° Regg. idem idem cav. Angelo Frola Giovanni Ferraris Giuseppe Turletti
1841
1842
1843
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
idem
idem
idem
idem idem Giovanni Giuseppe Becchio idem idem
cav. Simone Nicolini idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem Lorenzo Antonio Dosio idem
idem Domenico Massucchi Giovanni Pietro Anselmi idem idem
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
idem
idem
idem
idem idem idem idem idem
idem idem marchese Francesco Rapallo idem idem
Nicola Felice Passera idem idem cav. Antonio Salvi idem
conte Prospero Olivieri di Vernier idem idem idem idem
idem idem idem \ idem
idem idem idem Stefano Decavero idem
1844
1845
1846
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
idem
cav. Antonio Faà di Bruno
idem
barone Alexis Gabet de Moutiers Giovanni Giuseppe Becchio Giuseppe Maria Tharena idem idem
idem idem idem idem \
idem idem idem idem Vittorio Carrara
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
cav. Filippo Ruffini idem idem idem idem
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
idem
idem
idem
idem cav. Giovanni Battista Pianavia-Vivaldi idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem idem idem idem idem
idem Giuseppe Antonio Ferraris idem idem idem
idem idem idem idem idem
Col. agg.
idem S.A.R. Fernando, Infante de España Giuseppe Antonio Ferraris idem cav. Angelo Frola Federico Maltese
1847
1848
BRIGATA SAVONA
BRIGATA SAVONA
idem
idem
marchese Camillo Doria idem idem idem idem
idem idem idem Camillo Romanino idem
idem idem cav. Emanuele Trona di Clarafond idem idem Magg. agg. Vittorio Rasini
idem nob. Giuseppe Colli idem Luigi Poncini idem idem
BRIGATA ACQUI
BRIGATA ACQUI
cav. Pietro Falletti di Villafalletto
idem
cav. idem idem idem idem idem Magg. agg. cav. Emanuele Cecca di Vaglierano cav. Giorgio Ansaldi idem idem idem idem idem
cav. Luigi Giovanni Fecia di Cossato cav. Antonio Salvi idem \ idem idem idem idem idem idem idem idem
1849 BRIGATA GUARDIE Maggior generale
conte Carlo Giuseppe Biscaretti di Ruffia*
Granatieri Colonnello Colonnello in seconda Colonnello in seconda Colonnello in seconda cap. 1° regg. riserva Maggiore Maggiore Maggiore com.te il deposito Maggiore com.te il deposito Maggiore com.te il deposito Maggiore com.te il deposito Maggiore com.te il deposito Maggiore cap. 2° regg. riserva
marchese Giulio Cesare Da Passano cav. Luigi Scozia di Calliano cav. Francesco Maria della Rovere cav. Edoardo Buschetti cav. Vincenzo della Rovere cav. Cesare Falletti di Villafalletto cav. Filippo Gozzani di Treville conte Augusto Massa Chovet di S.Biagio cav. Roberto Morozzo della Rocca cav. Augusto Radicati di Marmorito cav. Vincenzo Radicati di Primeglio cav. Amedeo Vilardi di Verrone
Cacciatori Colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
conte Marcello Gianotti cav. Francesco Cao Antonio Cappai cav. Giuseppe Ledà d'Ittiri cav. Simone Forneris Michele Humana
BRIGATA SAVOIA Maggior generale
cav. Jean-François Mollard
1° Reggimento Colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
conte Marie-Humbert Jaillet de Saint-Cergues Victor Georges Louis-François de Viry de la Perrière Claude Peytavin barone George Plessis conte Charles Savin de Bosses
2° Reggimento Colonnello Luog. col. com.te 1° battaglione riserva Luog. col. com.te deposito Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
Louis Mudry François Rebut de Saxel Filippo Crud nob. Joseph de Migieux nob. Jean-Marie de Coucy Michel Delaveney nob. François de Rolland
BRIGATA PIEMONTE Maggior generale
marchese Giuseppe Luigi Passalacqua di Villavernia
3° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore com.te 2° battaglione riserva Maggiore com.te 1° battaglione riserva Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore agg.
Edoardo Giacosa Francesco Allasia cav. Luigi Tornielli Giuseppe Rostagno cav. Vincenzo della Rovere Gaspare Matteo Bruno Enrico Cerale Giovanni Silva
4° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Domenico Cucchiari cav. Carlo Celestino Marietti cav. Carlo Beraudi Gherardo Boccabadati barone Giovanni Battista Durante Francesco Iovene Valerio Ruffino
BRIGATA AOSTA Maggior generale
cav. Alessandro Lovera di Maria
5° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. barone Flaminio Giuseppe Raiberti cav. Francesco Cauda cav. Guglielmo Matteo Annibale Arnaldi cav. Giovenale Bava Alessandro Cavalli Francesco Mondella cav. Giuseppe Raibaudi
6° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Giuseppe Ruffini cav. Giuseppe Fantone conte Vittorio De Gubernatis di Gorbio cav. Ferdinando Mirolio di Moncestino Giovanni Antonio Orsi cav. Francesco Papa di Costigliole
BRIGATA CUNEO Maggior generale
cav. Boniforte Bussetti di Bersano
7° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Vittorio Nazari di Calabiana conte Vittorio Caroccio di Monale D. Giuseppe Michele Grixoni cav. Francesco Pais Maramaldo Luigi Ruffa Francesco Giraudi Carlo Goria
8° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
Stefano Baldassarre de Bonafox Salvatore Sini (?) Carena cav. (?) Gromo di Bernezzo cav. (?) Massa-Saluzzo (?) Negro (?) Rabagliati Stefano Chiessa Alessandro Cavalli
BRIGATA LA REGINA Maggior generale
conte Ardingo Trotti
9° Reggimento Colonnello Luog. col deposito Maggiore Maggiore
cav. Vittorio Delfino Federico Maltese Giacomo Carcassi Giovanni Battista Roggero
10° Reggimento Colonnello Luog. col deposito Maggiore 1° batt. riserva Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore 2° batt. riserva Maggiore
cav. Nicola Abrate cav. Luigi Galea della Maddalena Gazzone Siro vass. Alessandro Martini di Castelnuovo Francesco Paul Alessandro Plocchiù nob. Ambrogio Reggio Michele Marras
BRIGATA CASALE Maggior generale
cav. Pietro Pilo-Boyl di Putifigari
11° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Alessandro Filippa Pacifico Teodoro Gonella cav. Lorenzo Filippi Gaetano Molinatti conte Nicolò Oligani Gaspare Rella Luigi Filippa
12° Reggimento Colonnello Tenente col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
N.N. cav. Giuseppe Tosetto Alfredo Calvetti Antonio Fornaca cav. Giulio Laflèche Maurizio Richieri Gioachino Trucchi
BRIGATA PINEROLO Maggior generale
Damiano (?)
13° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Agostino Fava (Francesco?) Aitelli (?) Colombo di Cuccaro Luigi Ghighetti Antonio Guillin Francesco Reyna cav. Luigi Giuseppe Bianchis di Pomaretto Carlo Chiesa Vincenzo Doneddu
14° Reggimento Colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
Giovanni Battista Comola cav. Maurizio Falletti di Villafalletto conte Enrico Massimiliano Bocchiardo di S.Vitale cav. Michele Cao Giovanni Battista Dhò
BRIGATA SAVONA Maggior generale
cav. Giorgio Ansaldi della Torre
15° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
Paolo Antonio Decavero cav. Giovanni Matteo Becchio Vittorio Carrara nob. (?) De Borlasca cav. Cesare Radicati di Brozolo Camillo Romanino cav. Carlo Luigi Allinei d'Elva Eugenio Danesi
16° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore agg. Maggiore Maggiore
cav. Gaetano Cauda nob. Giuseppe Colli Alessandro Danesi Giovanni Gastaldi marchese (?) Paulucci Luigi Poncini cav. Enrico Rasini cav. Vittorio Rasini Ignazio Lantery Raimondo Conti
BRIGATA ACQUI Maggior generale
conte Enrico Morozzo della Rocca*
17° Reggimento Colonnello Luog. col. Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
Marie-Philibert Mollard Giovanni Girolamo Jordi Efisio Aitelli Luigi Bottigella Giuseppe De Bagar Agostino Gastinelli Luigi Maltese cav. Ottone Massa-Saluzzo cav. Chiaffredo Morra Annibale Sapelli
18° Reggimento Colonnello Luog. col. Com.te batt. dep. Maggiore Maggiore com.te 2° battaglione Maggiore Maggiore com.te 1° batt. riserva Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Giorgio Cordero di Belvedere cav. Giuseppe Antonio Ferrari cav. Giuseppe Alessio di Canosio conte Federico Brunetta d'Usseaux Luigi Celasia (?) Gastaldi Ferdinando Guersi Giuseppe Melis cav. Enrico Trotti
DIVISIONE LOMBARDA 19° Reggimento Colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
Lorenzo Dosio Bartolomeo Milano Giuseppe Fabrici Michele Zoppegni
20° Reggimento Colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
visconte Ernest Perrot de Thannberg* Carlo Camerana Pietro Dazzo Gaetano Tibaldi
21° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
Luigi Beretta (?) Bagolino Raffaele Glimas Tranquillo Molossi Pietro Piazza
22° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
Bartolomeo Rambosio Francesco Della Campana Giovanni Battista Borra Francesco Grotto
23° Reggimento Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore Maggiore
Enrico Cialdini cav. Giuseppe Mayno di Capriglio Lodovico Fontana cav. Claudio Miari Enrico Bozoli Camillo Fontanelli
*N.b. L'informazione, priva nei Calendari pe' regii Stati, è stata reperita in Vincenzo Bortolotti, Storia dell'esercito sardo e de' suoi alleati nelle campagne di guerra 1848-1849, Torino, F.lli Pozzo tipografi, 1889, p. 46
*N.b. Il maggior generale Enrico Morozzo della Rocca non risulta quale comandante la Brigata Acqui sebbene sia riportato in Marco Mondini, Enrico Morozzo della Rocca in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Treccani, vol. LXXVII, 2012
*N.b. il nome è stato tratto dal Giornale militare n° 1 supplementario 1850 primo semestre nei Decreti del 6 luglio 1850 p. 68; per l'aggiunta del cognome "Perrot" Cfr. Henri Jougla de Morenas, Grand armorial de France, catalogue général des armoiries des familles nobles de France, Parigi, Societé du Grand Armorial de France, 1948, p. 258
CAVALLERIA
1831
CAVALLEGGERI DI PIEMONTE Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Ignazio Castelnuovo di Torrazzo N.N. cav. Ignazio Prati di Rovagnasco cav. Giovanni Gabutti di Bestagno
PIEMONTE REALE Colonnello come magg. gen. Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Felice Cacherano di Bricherasio cav. Bonifacio Visconti d'Ornavasso cav. Giuseppe Antonio Calleri di Sala cav. Bonaventura Morra di Lavriano
CAVALLEGGERI DI SAVOIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore
cav. Michele Angelo Crotti di Costigliole barone Claude-Gabriel de Launay cav. Deodato Olivieri di Vernier
DRAGONI DEL GENEVESE Colonnello Tenente colonnello Maggiore
cav. Hyppolite Gerbais de Sonnaz d'Habères cav. Carlo Prati di Rovagnasco cav. Marco Aurelio Cacherano di Bricherasio
DRAGONI DI PIEMONTE Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Giuseppe Desiderio Gattinara cav. Angelo Maurizio Olivieri di Vernier cav. Francesco Calleri di Sala cav. Camillo Gazzelli di Rossana
1832 NIZZA CAVELLERIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Ignazio Castelnuovo di Torrazzo cav. Ignazio Prati di Rovagnasco cav. Giovanni Gabutti di Bestagno cav. Cesare Taffini d'Acceglio
cav. Angelo Maurizio Olivieri di Vernier cav. Bonaventura Morra di Lavriano cav. Boniforte Bussetti di Bersano cav. Vittorio Gazzelli di Rossana
idem idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA cav. Claude-Gabriel de Launay cav. Giuseppe Calleri di Sala cav. Gioachino Ferrero nob. Claude-Marie de Pelly
GENOVA CAVALLERIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
idem idem cav. Vincenzo Luigi Ferrero di Postiglione idem
PIEMONTE REALE
SAVOIA CAVALLERIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
1834
NIZZA CAVELLERIA
PIEMONTE REALE Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
1833
idem idem idem idem
GENOVA CAVALLERIA cav. Carlo Prati di Rovagnasco cav. Camillo Gazzelli di Rossana conte Gabriele Carlo Rasini marchese Francesco Maurizio Magliano di S. Maria
idem idem idem idem
NIZZA CAVELLERIA cav. Giuseppe Antonio Calleri di Sala cav. Cesare Taffini d'Acceglio idem cav. François-Jérôme d'Humilly di Chevilly
PIEMONTE REALE idem idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA idem conte Gabriele Carlo Rasini cav. Luigi Maria Malingri di Bagnolo idem
GENOVA CAVALLERIA cav. Francesco Calleri di Sala idem cav. Antonio Cuttica di Cassine idem
1835
1836
NIZZA CAVELLERIA idem idem N.N. idem
PIEMONTE REALE cav. Bonaventura Morra di Lavriano cav. Boniforte Bussetti di Bersano cav. Stefano Baldi di Serralunga idem
SAVOIA CAVALLERIA cav. Deodato Olivieri di Vernier idem idem cav. Leopoldo Gianasso di Pamparato
GENOVA CAVALLERIA idem cav. Vincenzo Luigi Ferrero di Postiglione idem idem
1837
NIZZA CAVELLERIA
NIZZA CAVELLERIA
idem idem \ idem
PIEMONTE REALE conte idem idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA idem idem idem idem
GENOVA CAVALLERIA idem idem idem idem
cav. Cesare Taffini d'Acceglio marchese Francesco Maurizio Magliano di S. Maria cav. Carlo Lovera di Maria idem
PIEMONTE REALE
Col. Ten. col. Magg.
idem S.A.R. Eugenio di Savoia-Carignano cav. Federico della Chiesa di Cervignasco cav. Stefano Baldi di Serralunga nob. Claudio de Frere
SAVOIA CAVALLERIA idem cav. Louis-Marie Collomb d'Arcine idem idem
GENOVA CAVALLERIA idem idem conte idem \
1838
1839
NIZZA CAVELLERIA idem idem idem idem
PIEMONTE REALE idem idem idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA
Ten. col.
idem idem cav. Alessandro Malingri di Bagnolo idem
GENOVA CAVALLERIA idem conte Giovanni Giuseppe Bigliani di Cantoira idem conte Flaminio Avogadro di Valdengo
1840
NIZZA CAVELLERIA idem idem idem idem
PIEMONTE REALE idem idem idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA
NIZZA CAVELLERIA idem idem idem idem
PIEMONTE REALE idem idem idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA
idem idem idem idem
idem idem idem idem
GENOVA CAVALLERIA
GENOVA CAVALLERIA
idem idem cav. Jean-François Collomb d'Arcine idem
cav. Louis-Marie Collomb d'Arcine idem idem idem
1841
1842
NIZZA CAVALLERIA idem idem idem conte Carlo Chiesa di Cervignasco e di Trivier
PIEMONTE REALE cav. Federico Chiesa di Cervignasco S.A.S. idem marchese Luigi Cusani di Sagliano idem idem
SAVOIA CAVALLERIA idem cav. François-Jérôme d'Humilly de Chevilly cav. Charles Vialet de Montbel idem
1843
NIZZA CAVALLERIA idem cav. Leopoldo Gianasso di Pamparato conte Ottavio Gromo di Ternengo idem
PIEMONTE REALE idem \ idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA marchese Francesco Maurizio Magliano di S. Maria idem idem cav. Luigi Maresca di Serracapriola
NIZZA CAVALLERIA idem idem barone Casimiro de Beüst idem
PIEMONTE REALE conte Giovanni Giuseppe Bigliani di Cantoria \ idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA idem N.N. idem idem conte Paolo Saluzzo di Monterosso
GENOVA CAVALLERIA
GENOVA CAVALLERIA
GENOVA CAVALLERIA
idem idem idem idem
idem idem idem idem
idem N.N. idem idem
1844
1845
NIZZA CAVALLERIA idem idem idem idem
PIEMONTE REALE idem \ N.N. idem cav. Rodolfo Gabrielli di Montevecchio vass. Luigi Serra di Mondonio SAVOIA CAVALLERIA
1846
NIZZA CAVALLERIA
NIZZA CAVALLERIA
cav. Carlo Gabriele Nicolis di Robilant \ idem idem marchese Paolo Cusani di Sagliano PIEMONTE REALE idem \ \ conte Carlo Piossasco d'Airasca idem idem SAVOIA CAVALLERIA
idem \ idem idem idem PIEMONTE REALE
Magg.
idem \ cav. Francesco Amedeo Cusani di Sagliano idem idem idem
SAVOIA CAVALLERIA
idem N.N. idem idem idem
idem \ idem idem idem
idem \ idem idem idem
GENOVA CAVALLERIA
GENOVA CAVALLERIA
GENOVA CAVALLERIA
idem idem idem idem
idem idem idem idem
idem barone Nicola Pais Maramaldo idem idem
1847
1848
NIZZA CAVALLERIA idem \ idem idem idem PIEMONTE REALE idem \ idem conte Ottavio Gromo di Ternengo idem idem
1849
NIZZA CAVALLERIA cav. Alessandro Canera di Salasco \ idem idem marchese Luigi Maresca di Serracapriola PIEMONTE REALE idem \ idem cav. Carlo Piossasco d'Airasca (?) idem \
SAVOIA CAVALLERIA
SAVOIA CAVALLERIA
idem \ idem idem idem Magg. agg. conte Cesare S. Martino della Motta Magg. agg. Giovanni Maria Oggero
idem \ \ Magg. agg. conte Amedeo Piossasco d'Airasca idem Magg. agg. idem Magg. agg. idem
GENOVA CAVALLERIA
GENOVA CAVALLERIA
idem idem idem idem
idem idem idem idem
NIZZA CAVALLERIA barone Casimiro de Beüst \ cav. Alfonso Gazzelli di Rossana conte Giacomo Corti cav. Maurizio Filippi PIEMONTE REALE cav. Rodolfo Gabrielli di Montevecchio \ idem cav. Federico Frichignono di Castellengo conte Bernardino Pes di Villamarina del Campo \ SAVOIA CAVALLERIA cav. Callisto Balbo Bertone di Sambuy \ \ conte Charles-Marie Bracorens de Savoiroux marchese Giuseppe Tredicini \ idem GENOVA CAVALLERIA cav. Flaminio Avogadro di Valdengo conte Giacinto Valfrè di Bonzo cav. Cesare Della Chiesa di Cervignasco conte Massimiliano Caccia
1832 NOVARA CAVALLERIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
cav. Carlo Pochettini di Serravalle cav. Francesco Calleri di Sala nob. Louis-Marie Collomb d'Arcine cav. Amedeo Avogadro di Quinto
idem idem idem idem
AOSTA CAVALLERIA cav. Bonifacio Visconti d'Ornavasso cav. Deodato Olivieri di Vernier cav. Federico della Chiesa di Cervignasco cav. Francesco d'Albrione
CAVALLEGGERI DI SARDEGNA Luogotenente colonnello Maggiore
1834
NOVARA CAVALLERIA
AOSTA CAVALLERIA Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore
1833
idem idem idem conte Giovanni Giuseppe Bigliani di Cantoira CAVALLEGGERI DI SARDEGNA
\ \
cav. Marco Aurelio Cacherano di Bricherasio Luigi Muscas
NOVARA CAVALLERIA idem cav. Gioachino Vincenzo Ferrero idem marchese Luigi Cusani di Saigliano
AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem idem
1835
1836
NOVARA CAVALLERIA cav. Camillo Gazzelli di Rossana idem idem idem
AOSTA CAVALLERIA idem nob. Claude-Marie de Pelly idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem idem
1837
NOVARA CAVALLERIA idem Ten. col. idem Ten. col. marchese Claudio Seyssel d'Aix e Sommariva Bosco Ten. col. agS.A.R. Eugenio di Savoia-Carignano marchese Luigi Cusani di Sagliano Magg. cav. Louis-Marie Collomb d'Arcine
AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA N.N. idem
NOVARA CAVALLERIA conte Gabriele Carlo Rasini idem cav. Vittorio Gazzelli di Rossana \ idem cav. Angelo Filippo Bongiovanni di Castelborgo Magg. agg. cav. Alessandro Canera di Salasco Col. agg.
AOSTA CAVALLERIA cav. Edoardo Vincenzo Ferreri idem Nicolao Pais Maramaldo idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA cav. Nicola Tiole idem
1838
1839
1840
NOVARA CAVALLERIA
NOVARA CAVALLERIA
NOVARA CAVALLERIA
idem idem idem \ idem idem idem
idem idem idem \ idem idem idem
idem idem idem \ idem idem idem
AOSTA CAVALLERIA idem idem idem conte Carlo De Genova di Pettinengo CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem idem
AOSTA CAVALLERIA idem conte Antonio Cuttica di Cassine idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA cav. Claude-Marie de Pelly idem
AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem idem
1841
1842
NOVARA CAVALLERIA idem idem idem \ conte Ferdinando Maffei di Boglio idem idem AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem cav. Luigi Grondona
1843
NOVARA CAVALLERIA
Magg.
idem idem idem S.A.R. principe Ferdinando Carlo di Borbone-Parma* idem idem idem
AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem cav. Carlo Lovera di Maria
NOVARA CAVALLERIA cav. Vittorio Gazzelli di Rossana Col. in 2ª S.A.R. principe Ferdinando Carlo di Borbone-Parma* \ cav. Callisto Balbo Bertone di Sambuy idem idem idem AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA cav. Carlo Lovera di Maria cav. Pietro Corsi di Bosnasco
1844
1845
1846
NOVARA CAVALLERIA
NOVARA CAVALLERIA
NOVARA CAVALLERIA
idem idem \ idem idem idem idem
idem idem \ idem idem idem idem
idem \ \ idem idem idem \
AOSTA CAVALLERIA idem conte Carlo De Genova di Pettinengo cav. Giacinto Ceppi di Bairolo cav. Alessandro Broglia di Mombello CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem cav. Bernardo Braida Antonio Bertea
AOSTA CAVALLERIA cav. Leopoldo Gianasso di Pamparato idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem barone Giovanni Battista Galleani di St. Ambroise idem
AOSTA CAVALLERIA idem idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem Giovanni Crisostomo Rubioglio idem Angelo Noè
1847
1848
NOVARA CAVALLERIA idem \ \ idem idem conte Alessandro Negri di Sanfront \ AOSTA CAVALLERIA cav. Angelo Filippo Bongiovanni di Castelborgo idem idem idem CAVALLEGGERI DI SARDEGNA idem Luog. col. cav. Luigi Grondona idem idem barone Giovanni Battista Galleani di St. Ambroise Giovanni Crisostomo Rubioglio cav. Bernardo Braida
1849
NOVARA CAVALLERIA
NOVARA CAVALLERIA
idem \ \ idem idem idem \
conte Ferdinando Maffei di Boglio \ \ Giuseppe Nepote cav. Agostino Borea dell'Olmo conte Maurice Gerbais de Sonnaz de Châtillon
AOSTA CAVALLERIA
AOSTA CAVALLERIA
idem cav. Antonio Massidda idem idem
cav. Alessandro Broglia di Mombello idem cav. Filippo Nazari di Calabiana \
CAVALLEGGERI DI SARDEGNA
CAVALLEGGERI DI SARDEGNA
idem \ idem idem Raffaele Salazar \ \
idem \ idem idem idem \ \ CAVALLEGGERI LOMBARDI Colonnello Tenente colonnello Maggiore Maggiore Maggiore
cav. Alessandro Negri di Sanfront Daniele Francesconi Giuseppe Parravicial Enrico Rousselet Ludovico Trotti SQUADRONE DI GUIDE A CAVALLO
Maggiore comandante Capitano Capitano Capitano
conte Camillo Solaro di Villanova cav. Tommaso Morelli di Popolo Enrico Strada cav. Teodorico Mola di Larissé
* Nei calendari generali viene riportato come Ferdinando principe ereditario di Lucca, in realtà altri non è che il futuro duca Carlo III di Parma (1823-1854). Cfr. Maria Luisa Trebiliani Carlo III di Borbone duca di Parma in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Treccani, 1997, vol. XX