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LA STORIA DEL PALAZZO XX SETTEMBRE 123 A ROMA. VIAGGIO DAL 1871

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Proprietà letteraria: Scato 1Vbggiore della Difosa ©2018

Vietata la riproduzione a.nche parziale senza aurorizzaiione

© Proprietà letteraria riservata

Gangemi Editore spa Via Giulia 142, Roma ,vww .ga ngc m i cd i core. i e

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ISBN 978-88-492-3570-8 In coperti11fl: la piccura del sotììcco della sala de lla V iccoria Alata


C O NSUELO MA.STELLONI

.La storia del Palazzo ·· di via XX Settembre 123 a Roma Viaggio dal 1871 Una sede ministeriale nei conventi di Santa Teresa e dell'Incarnazione del Divin Verbo

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GANGEMI EDITORE" s,....

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Consuelo Mastdloni nasce a Roma, dove vive e lavora. Laureata in Architettura nell'indirizzo Tutela e recupero del ptttrimonio storico-architettonico oltre all'attività professionale di progettazione, che ha condono per società private ed enti pubblici, è da sempre appassionata di ricerche storico-architettoniche. Su commissione della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma ha fornito ricerche storiche, archivistiche e iconografiche condotte principalmente presso l'Archivio del Vicariato d i Roma e l'Archivio Segreto Vaticano di supporto ai lavori di restauro della chiesa di Santa Maria in Trastevere e di Palazzo Barberini. I-la curato ricerche bibliografiche per pubblicazioni redatte da docenti universitari, Santa Pnissede e

Santa ]li/aria di A:racoeli per il Prof. Mario Dal Mas, Brasile ieri, viaggio intorno al Brasile colonittle e alle sue architetture per il Prof. Sergio Bonamico. È stata coaucrise nelle monografie Santa Fiora la Pieve delle Robbiane per la Diocesi parrocchiale, Ostia gli stabilimenti balneari, il mare di Roma e la sua storia, dai primi del '900 ai giorni nostri, attraverso l'architettura della balneazione per l'Associazion·e Balneari Ostia Castel Fusano, La Cattedrale di Civita Castellana per la società Architecmra. Ha pubblicato diversi articoli sui Marmorari Romani in "Disegnare. Idee, immagini", rivista semestrale del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell'Architetcura, Sapienza Università di Roma, in "Civita Castellana Studi", collana di studi e ricerche della Biblioteca Comunale, e in "Biblioteca e Società", rivista del Consorzio Biblioteche di Viterbo. Negli ultimi due anni, in qualità di direttore tecnico di una società, segue progetti di restauro di beni artistici del Mini$tero della Difesa. Dal 201 7 si sta dedicando al viaggio intorno alla storia del Palazzo di via Venti Settembre 123 Roma.

Si ringraziano Gian Luca Gregori, Professore ordinario di Epigrafia Latina e Antichità Romane al Dipartimento di Scienze

dell'Antichità dell'Università "La Sapienza" di Roma, per aver gentilmente daco il suo contributo professionale nelle traduzioni epigrafìche delle lastre tombali di Santa Teresa. Vittorio Falzon e Gian Luca di Finizio, fotografi dello SME - Stato Miiggiore dell'Esercito - V Reparto, Archivio

Fotografico, per le immagini fotografiche contenute nel volume e titolate: Fotografia Centro Cine-foco dello SME. Daniela Pesca, restaunr.trice, per la consulenza sui lavori svolti nel Palazzo e trattati in questa pubblicazione. Un ringraziamento speciale a guel personale del Raggruppamento Autonomo del Ministero della Difesa che negli ulcimi anni, come il loro Comandante, si è appassionato a questo viaggio nella storia del Palazzo contribuendo alla sua concretiz:z.azione.


INDICE

Presentazione -Afagg. Gemmde GERARDO V. RESTAINO

7

Prefù:àone - Prof Arch. JvLuuo Doccr

8

Inlroduzione lL CONTESTO URBANO

DALLA ROMA IMPERIALE AL 1870

11 13

ROMA CAPITALE DEL REGNO o'lTALIA

31

IL lvfINISTERO DELLA GUERRA NEI MONASTERI

45

La sede provvisoria ai Santi XII Apostoli

47

La sede definitiva a via Pia

49

Santa Teresa al Quirinale

53

Santa Maria dell'Incarnazione del Divin Verbo

57

San Caio

61

PROGETTI E REALIZZAZIONI

63

Dal 1871 al 1878

65

Dal 1878 al 1885

75

Dal .1885 al 1939

83

Appendice

91

Storico del sedime del Palazzo

91

ANTICHE TRACCE

99

Vestigia romane

101

Ricordi dell'Incarnazione

103

Memorie di Sama Teresa

lll


TRACCE OTTOC.ENTESCIIE L'.arrio principale La Biblioteca Militare Centrale L'.ingresso dì vìa Napolì Corridoi e sale dd primo piano Lo scalone d'onore Le sale dd terzo piano La sala Balilla La sala Quadri

La sala della Vittoria Alata UHìcì dirigenziali

La Fontana dei Delfini Il vest:ibolo Appendice sala Quadri COLLEZIONE STORICA DEI PLASTICI TOPOGRAFICI

Conclusioni / prospettive Bibliografia

II9

123

127 133

135 141

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151

155

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lGl

165

1G7 1 73

185 187


PRESENTAZIONE

. ) n questi ultimi anni sono stati realizzati diversi lavori di restauro a "Palazzo

(] , \

Di fesa': nd_l' ambito delle attività di riq,ual ificazione '.'rutturale dello stesso;

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nqualihcaz1one ro nememe voluta dal Comando alla Sede del Palazzo.

Durante tali lavori spesso ci si è chiesti quale fosse l'origine dei preziosi manufatti in esso contenuti (ad esemp io la bellissima "Fontana dei Delfini" che, nel cortile interno di via Napoli, si è materializzata come per magia da un ammasso di calcare coperto da un cespuglio di arbusti ed erbacce che la nascondeva da decenni). È sorto così il desiderio,

1a curiosità e la volontà di approfondire la storia che avvolge

1' edificio ora sede dello Stato .tvlaggiore della D ifesa e dello Stato Maggiore dell'Esercito e che vide insediarsi dal 1876 il "Ministero della Guerra" del Regno cl'ltalia. È iniziata Lm'artivicà di ricerca intensa e appassionante in diversi archivi pubblici e privati; grazie ad essa si è riusciti ad individuare le varie fasi coscnmive e di trasformazione che nel corso del tempo hanno portato a1l'acrua1e stato del Palazzo. Ognuna di queste fasi è ovviamente legata ad una precisa simazione storica e, quindi, nella stesura del libro si sono ripercorsi anche i periodi e gli eventi del passato che sono stati alla base delle varie modifiche avvenme nel tempo. I1 materiale trovato è apparso così interessame da far nascere l'idea di questo libro per rendere un tributo a qLtanti, nel corso degli anni, hanno contribuito alla costruzione e al mantenimento di questo splendido Palazzo e per lasciare in eredità alle future generazioni il suo ricordo che è comunque uno "spicchio" delJa storia d'Italia. L'opera è frutro della colJaborazione spontanea e disinteressata tra personale del Raggruppamenro Autonomo del .tvlinistero della Difesa e l'Autrice, che hanno condiviso la passione per la storia in genere e in particolare per quella di "Palazzo Difesa".

lvfagg. Generale

Gn?11R!)O

V

Rr.SiAJNO

Conu.mdante il Raggrupparnento Autonorno del 1Hinistero della Dffèsa

7


PREFAZIONE

/

1volume dedicato a La storia del Palazzo di via Venti Settembre 123, a Roma. ½ag-

gio dal 187I costituisce un interessante contributo non solo per conoscere la storia dell'edificio, attuale sede del Ministero della Difesa - imponente fabbrica iniziata a progettare a partire dal 1871 e conclusa nel 1889 - , ma anche per comprendere le complesse trasformazioni dell'area che partendo dall'epoca romana giungono fino all'intervento per il nuovo ministero di Roma Capitale. L'autrice, prima di affrontare la descrizione delle problematiche relative alla costruzione del nuovo Ministero, illustra l'assetto topografico di una imporrante porzione del Colle Quirinale

(Regio VI Alta Semita), che in epoca romana aveva avuto un ruolo piuttosto rilevante in guanto scelto come luogo di residenza dalle grandi famiglie essendo uno dei punti pit1 elevati della città antica. Dopo l'abbandono nel periodo medioevale a causa della carenza di acqua dovuta alla altitudine della zona e alla lontananza dal Tevere, a seguito del sacco di Roma, agli inizi del secolo XVI la zona in esame comincia una nuova vita grazie a una serie di interventi, anche di tipo infrastrutturale, che tracciano il nuovo asse stradale rettilineo (via Pia) che partendo dalla piazza di Monte Cavallo giunge a Porta Pia, la nuova porta progettata da Michelangelo. La zona assume un assetto strutturalmente integrato nel più ampio sistema urbano grazie anche agli interventi di papa Sisto V che, con la sua nuova viabilità, realizza l'incrocio delle Quattro Fontane ed edifica la mostra dell'Acqua Felice (fomana del Mosè a piazza San Bernardo). Un ulteriore contributo all'assetto definitivo di questa zona è costituito dalla costruzione del Palazzo del Quirinale sul finire del secolo XVI e dalla realizzazione di Palazzo Barberini intorno al primo quarco del secolo XVII. La presenza di queste imporrati polarità urbane, in stretto collegamento con la Curia romana, fa sì che durante il secolo XVII alcuni ordini religiosi stabiliscano le proprie sedi in prossimità della via Pia e nelle vicinanze dello snodo stradale delle Quattro Fontane. In merito l'autrice fornisce un'analisi molto attenta di due monasteri e di una chiesa che avranno un ruolo determinante per la nascita del futuro ministero di via Venti Settembre.

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Il primo monastero è quello di Santa Teresa al Quirinale, il più vicino all'incrocio delle Quattro Fontane, che nasce per volere delle Carmelitane Scalze. Costruito intorno al primo quarto del secolo XVII, sorgeva su ima vasta area (quasi un ettaro) sulla quale erano stati costruiti un centinaio di vani, e aveva un notevole fronte lungo la via Pia; la sua profondità raggiungeva la parallela via Modena. Il monastero, unitamente a quello di Santa Maria dell'Incarnazione, a fianco sul lato verso Porta Pia, fondato da Urbano VIII Barberini incorno al 1640, aveva una notevole estensione, comprendendo fabbricati e terreni per una superficie complessiva di quasi due ettari. Sullo stesso terreno e appartenente alle suore Barberine era stata costruita una piccola chiesa, quella di San Caio , che fu demolita dal C omune di Roma per problemi urbanistici intorno al 1885. La posizione strategica dell'area occupata dai due conventi, con un fronte sulla via Pia di oltre cento metri, non sfuggì alla C ommissione preposta alla collocazione del nuovo Ministero della G uerra; essa decise l'esproprio per pubblica utilità nel 1871, reso pubblico nell'estate di quello stesso anno. A partire da quel momento ha inizio un lungo e complesso iter per l'attuazione dell'esproprio, per la progettazio ne e infine per l'aggiudicazione dei lavori e per la loro esecuzione. La lunga fase della costruzione del Ministero viene articolata dall'architetto Consuelo Mastelloni, curatrice di questo volume, in tre distinte fasi , analizzate in modo molto puntuale e tecnico, corredato da una serie di schemi planimetrici che facilitano la lettura del testo. Vista la complessità dell'argomento, in questa sede mi limiterò a indicare in estrema sintesi le fasi della realizzazione dell'opera. La p rima (1871-187 8) corrisponde all'inizio delle procedure di esproprio, alla realizzazione dei primi progetti ch e rimodellano gli antichi monasteri utilizzando tuttavia molte parti delle vecchie fabbri che e inglobando anche le due chiese presenti sull'area; in questa fase viene pertanto edificata la parte a contatto con la vecchia via Pia, m entre rimane inedificata la parte di terreni contigua alla via Modena. La seconda fase (1878-1885) ha avuto come obiettivo quello di completare la facci ata su via Venti Settembre e di ampliare il volume edificato del nuovo M inistero fino a arrivare a via Modena, con un complesso compatto, articolato intorno a cinque grandi cortili per ospitare tutte le attività amministrative allora dislocate in altri edifici della città di Roma. l:ultima fase ripercorre gli interventi dal 1885 al 1939; in questi anni viene qui ubicata la Biblioteca Centrale Militare, utilizzando il vano di una delle ex chiese, vengono effettuati una serie di interventi sulla facciata principale, in particolare sull'avancorpo centrale che viene rialzato e caratterizzato per dare più risalto a una facciata in buon sostanza anonima, e viene anch e realizzato un corpo tecnico all'interno del cortile più grande. Il volume prosegue con un'Appendice sul sedime del Palazzo, con una serie di informazioni storiche che sembrerebbero concludere l'opera. Lautrice ci riserva però una notevole sorpresa, poich é segue un nuovo capitolo dal titolo ''Antiche tracce", che a mio avviso costituisce certamente il contributo più rilevante. L autrice infatti, forte della sua profonda conoscenza dell'edificio acqui-

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sita durante gli interventi di restauro, ripercorre l'attuale fabbrica riscoprendo molti degli amichi collegamenti che la legano alla scoria delle preesistenze, che se pur poco visibili vengono indicate, illustrate e quindi valorizzate. In altre parole, grazie a questa parte conclusiva del volume, ci viene disvelata la sua travagliata scoria attraverso foto ed elaborati grafici originali realizzati dall'autrice, che ci consentono di individuare le antiche vestigia di epoca romana, le memorie relative al Convento dell'Incarnazione e al Convento di Santa Teresa, e le tracce ottocentesche. Di particolare rilevanza la messa in valore della Fontana dei Delfini, ritrovata nel cortile piL1 grande e oggetto di un accurato restauro. Si tratta di reperti e di opere di notevole interesse storico, che consentono di creare una memoria delle trasformazioni urbane della zona e delle vicende storiche e costruttive del Ministero della Guerra, oggi denominato Ministero della Difesa. Da sottolineare infine come il volume sia corredato da un appartato fotografico di ottimo livello, che impreziosisce il volume e conferma l'interesse e il valore della pubblicazione. Roma, gennaio 2018

Prof Arch. MARIO Docc1 Professore Emerito, Sapienza Università di Roma Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell'Architettura

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INTRODUZIONE

(} l Regno d'ltal ia nacque il 17 marzo del 1861 e pochi giorni dopo, il 25 e il.27

(')., Y marzo, Camillo Ben.so conte di Cavour, President:e del Consiglio dei Ministri, renne ~---:J a Torino durante le riunioni della Camera dei Deputati, il famoso discorso in cui prodam:wa Roma capicale d'Italia. Cavour espose le ragioni storiche, intellettuali e morali che esigevano che solo Roma fosse designata capitale di un grande Staco. Fu necessario :mendere però la presa della citò del 20 settembre 1870, affinché la trasformazione si realizzi durante il governo di Giovanni Lanza. Nei mesi successivi alla breccia di porta Pia, nella Capitale del Regno, si trasfèrirono gli organismi statali come il governo, la corte e il co rpo diplomatico che richiedevano sedi adacte per le loro funzioni. La diffìcile sicuazione finanziaria dettò le linee guida di queste localizzazioni per le quali si cercò principalmente di riusare inunobili esiscenci. fu così che palazzo Ivladama ospitò il Senato, palazzo Montecitorio la Camera dei Deputaci, il convento dei Filippini alla Chiesa Nuova la Corte d'Assise, il Quirinale la Residenza Reale. Tra l'edilizia pubblica rien crò il trasferimento delle sedi ministeriali, dopo varie ipotesi anche per queste si adou:ò la scelta di riutilizzare edifici nei quali pocer, con pochi cambiamenti, ospitare queste nuove funzioni statali. Per molte sedi istituzionali si useranno sedi conventuali come nel caso del Ministero dei Lavori Pubblici a San Silvestro in Capite posto nell'omonima piazza, della Marina in Sant'Agostino a via della Scrofa e del Tesoro e Finame nel convento di Santa Maria sopra M.inerva nella bella piazza nota anche come la pian.a dell'elefantino. Anche il Ministero della Guerra, così era denominaro in origine il Minisrero della Difesa, fu sistemato inizialmente presso il convento dei Santi XII Apostoli, sottoposto per necessità a modifiche

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Consuelo Mastelloni

PROCLAMAZIONE DEL R EGNO D'ITALIA

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e adattamenti. Il cenobio non aveva però la capacità di contenere tutte le funzioni tanto che furono utilizzati alrri edifici in parte adiacenti. Il frazionamento delle sedi creò non poche difficoltà a livello lavorativo, si decise di nominare una commissione con il compito di scegliere una localizzazione alternariva che contenesse tutti gli uffici del dicastero. Ne farà parte il Colonnello Direttore del Genio Militare di Roma Luigi Garavaglia. Per il complesso si individuò un vasto isolato vicino alla Residenza del Quirinale, prima papale e poi reale dove sorgevano ere chiese di cui due con relativi monasteri. I.:edificazione di queste strutture religiose risaliva al XVII secolo. La prima chiesa con convento era dedicata a Santa Teresa delle Carmelirane Scalze, la seconda era stata eretta in onore di Santa Maria dell'Incarnazione del Divin Verbo delle "Barberine", sempre sotto l'ordine Carmeli tano, e la terza era intitolata a San Caio. Gli edifici insistevano, direttamente su via Pia, oggi via Venti Settembre, e avevano aree retrostanti adibite a orti e giardini. I monasteri furono espropriati per ragioni di pubblico servizio con Regio D ecreto del 6 agosto 1871 per ospitare la nuova sede ministeriale; mentre la chiesa di San Caio fu demolita dal comune di Roma per realizzare via Firenze. Molte le resistenze incontrate tanto che gli stabili furono occupati forzosamente solo a novembre e con ancora, tante questioni da risolvere.

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Nella pagina prece<leme, Roma rmtim realiz.:zata <la Étienne Dupérac, iralia ni zzarn in Stefano Du perac, nel l 574. Dupérac, architetto <lisegnarnre, pittore, incisore e cartografo francese nato a cavallo era il '500 e<l il '600, visse a Roma per una ventina <li anni durante i c1uali si <le<lidi a disegnare ve<lure, rest i archeologici e mon umenti . l.e 7.0ne qui ripro<lotte sono quelle <lei Quirinale e <lei Viminale <li Roma ant ica. Si notano in alro il C1strum Praewrium, affiancato a destra <lal Vivarium - reci nto per an imali - e a s inistra dalla porta Viminak Nomenrana. Da qui inizia il cracciato dell'Alta Semita ora via Venci Secrembre rapprese nraro con una dop pia linea u ancggiam .


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...... urta la zona del Quirinale fin dall'epoca severiana (II-III secolo d.C.) era frequen-

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tata da persone appartenenti alla classe di potere. Durante la Roma augustea l'area veniva denominata Regio VI Alta SemitrJ.: Regio

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VI indicava la sesta regione amministrativa della cictà ed Afta Semita significava sentiero alto. Infatti, tutto questo territorio era attraversato da un camrnino che percorreva il monte Quirinale proprio sulla. sua sommità. Il tracciato viario delJ'AltrJ. ,",'ernit,1. venne poi ricalcato dalla via Pia di papa Pio IV che, dopo il 1870, mutèi toponimo diventando via Venti Settembre. Qu esta 'LOna era completamente cosuuita come risulta. dai Cataloghi Regionari - elenco degli edi/ìci presenti nelle regioni romane - che riporcano 17 edicole, 3.403 caseggiati, 146 case patrizie, 18 magazzini, 75 bagni, 73 fontane e ben 16 panetterie. L'area di sedime del Ministero della Guerra era, ai i:ernp i della Roma Imperiale, occupata da case patrizie alcune delle quali sontuose residenze di personaggi della magiscrarura romana come quella di

Q.

Valeri Vege ti, console nel 91 d.C., di A. Numm iorum, console nd 345 d.C. e di

Vulcaci Rufìni. La scelta del luogo, sicuramerne dettaca dalla posizione altimei:rica strategica, era valutata in funzione della sicurezza e della salubrità del sito co llina.re, verde e ben ventilato. Questo territorio ospitava anche mol ti edifici non residenziali: luoghi di culto, come santuari e templi, edifici di carattere in il itare come le caserme - i Castra Praetorùi costruiti da Tiberio tra il 21 ed il 23 d.C. per la guardia pretoriana - e importantissimi spazi per lo svago come le terme. Tra queste quelle di Diocleziano erano le pit1 importami della zona. Furono realizzate negli anni compresi tra il 298 d.C. e il 306 d.C. e smisero di funzionare nd 537 d.C. a causa del raglio dell'acquedotto che le aliinentava avvenum durante la guerra gotica. T loro imponenti resti sono ancora visibili. Labbandono dell'area senza acqua fu quasi totale. Di fianco a questo esodo verso il Tevere, dove l'approvvigionamento idrico dal fìume risultava certamente piì:1 semplice, ci fu anche una riduzione

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Consuelo Mastelloni

Pianta di Roma antica stampata da Johannes Oporinus (1507-1 568) nel 1551 . 1.:elaboraro presenta come moke planimetrie antiche, orientamento diverso rispetto a quello attuale che vuole la carrogrnfìa disposta con il Nord in alto. Al centro troviamo l'A!ttr. Semit1.t che parre dalla Porta Viminale, alla sinistra del Vivarium, e percorrendo il Monte Quirinale giunge ai Fori.

della popolazione cittadina, infatti si passava da più di un milione di abitanti del periodo imperiale, alle scarse 100. 000 unità tra il V e il VI secolo d.C. Per avere aumenti di popolazione consistenti, anche se temporanei, bisognava attendere il Trecento e l'istituzione dei Giubilei. Durame gli anni giubilari e da quando q uesti furono istituiti - il primo giubileo avvenne per volontà di papa Bonifacio VIII Caetani nel 1300 ratificato con la bollaAntiquorum habetfida relati.o - la città si colmava di pellegrini perché il Pontefice, in vinti del potere ricevuto da Gesì1 Cristo, poteva concedere l'indulgenza plenaria e straordinaria a tutti quelli che adempivano alla confessione, alla comunione e visitassero le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo in Roma. Nel Quattrocento la popolazione ebbe una-lenta ma costante crescita, dai 17.000 abitanti passò ai 55.000 del primo censimento del Cinquecento. Quest'aumento di residenti stimolò la voglia di m igliorare la viabilità per rendere gli spostamenti in citt~t piL1 agevoli. Saranno i pontefici del Rinascimento i primi pianificatori urbanistici ad aprire n uove arterie fra i vecchi quartieri allargando le vie esistenti al traffico della popolazione. Alla fine del Cinquecento,

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Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

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Veduta dei/e Sette Chiese di Roma ed ira da Amoinc Lafréry nel 1575. Il Giro delle Sette Chiese è un pellegrinaggio, formalizz:im nel '500 da San Filippo Neri, che prevedeva per ottenere l'indulgenza plenaria la visita delle Basiliche di San C iovanni in Larcrano, S:111 Pietro ic1 Vaticano, San Paolo fuori le mura, S:mra !viari,\ .ìVlaggiore, San Lorenzo fuo ri le mura, Santa Croce in Gerusalemme e San Sebasliano fi1ori le mura. Gi:t Giovanni Villani (12Y6- l348) s[orico e cronista fìoremino, nella sua Cronica scriveva, rifèrendosi al primo Giubileo del 1300 quando le basiliche da visirare erano quamo: "F iii la pi1:1 mirabile: cosa che mai si vedesse, che al continuo in mrro l'anno durnmc., avca in Roma ollrc al popolo romano. ducccnro mila pellegrini, senza quegli che crnno per gli cammini andando e comando, e nmi erano forniti e comenri di vittuaglia giusrnmente, così i cavalli come le persone, e con molta pa2,icm.1, e sem.a ro111ori o w ffé: ed io il posso (C:srimoniare che vi fui prcsenre e vidi. E dell'offerta fatta per gli pellegrini molto (Csoro crebbe alla Chiesa, e l\omani per le loro derrate tì.mmo tuai ricchi".

esauamente nel 1565, veniva istituita la Confraternita dei Cocchieri, a tescimonìanza d i q uesco profondo rinnovamenco viario. Nel l 5~)!i le carrozze superavano le 880 unicà e., già a quesca data, il mezzo di trasnono gare!!.giava nella scala sociale. r ..... ,.........,

li primo papa attivo in questa dire7.ione d i trasformazione urbana fu Niccolò V (1447- 1455) che in vista de] giubileo del 1450 pianitìcò un programma dì migliornmenco dei vecchi tracciaci e di riuso dei. monumenti ddl'an tichi t:à. La sua opera sì concemrò essenzialmente nelle zone tra San Piecro e Castel Sanr'Angelo e al Campidoglio.

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Consuelo Mastelloni

Roma di Pirro Ligorio del l 552. In quesra carrogafia, ancora orientata con il Nord verso sinisrra, si comincia ad apprezzare una crescita insediativa della cìrrà verso Esr.

I papi successivi continueran no il progetto migliorativo di Roma, ognuno secondo i propri interessi, ma con il fine di orientare lo sviluppo cittadino verso le alture ad est dove l'aria era piL1 salubre ed il rischio di esondazioni del Tevere praticamente nullo. Tutto ciò con un'attenzione particolare rivolta alla necessità di facili tare i percorsi dei pellegrini alle sette basiliche creando grandi rettifili. Le spese per la creazione di nuove strade, per la rettifica o l'allargamento di quelle preesistenti con arretramenti delle facciate di edifici non in linea con quelli attigui erano ingenti, al punto che spesso l'onere fi nanziario superava le disponibilità dell'amministrazione. Vennero adottate allora misure straordinarie quali ad esempio una tassa sul meretricio; non per nulla la via Leonina, oggi via di Ripetta, venne volgarmente chiamata "strada delle puttane", con riferimento alla provenienza del denaro occorso per realizzarla e pavimentarla sotto Leone X tra il 1516 e il 1518. Dopo il Sacco di Roma del 1527 la ricostruzione ed il ripopolamento furono piLt veloci; con papa Pio IV (1559-1565) l'ex Regio VI Alta Semita ricominciò ad assumere quel ruolo di prestigio che avrebbe consolidato in seguito.

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Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

A si11istra Romfi <li Mario Canaro del l 576. /1. destra Romrr. di Stefano du Pérac dd 1577. Derragli della zona disegnati con precisione fi no ad indicare i nomi dei proprietari delle vigne. In rosa si sindivid11a il rrnccimi della via Pia.

Gi~t dal XII .secolo la Regio aveva adottato il nome di Rione I Monti, così chiamato per l'al timetria del suo territorio. Comprendeva i colli Esquilino, Viminale, pane del Quirinale e del Celio. Si trattava di una vasca zona verde poco edificata che per secoli aveva conservato nuclei abitativi solo attorno a grandi chiese e conven ti corne Santa Prassede, San ta Pudem.iana e Sanca Maria Maggiore. Grazie alla realizzazione nel Cinguecenro della strada Pia, rettifilo di 1.600 metri, voluta appunto da papa Pio I\~ l'area in oggetto cominciò un lento ma costante sviluppo popolandosi di ville e vigne, sontuose dimore familiari di alti prelati, collocare lì per la fama di salubri tà dei luoghi. Il munifìco mecenate Pio IV (Giovanni Angelo JV1edici papa dal 1460 al 1565) rraccib, come si vede nelle immagini di.segnare dagli incisori Stefano Dupérac nel 1577 e Mario Canaro nel 1576, il percorso della nuova strada Pia (evidemiata nelle incisioni in rosa) che ricalcava l'Alta Semita unendo Monte Cavallo con la nuova porca Pia., realizzata dallo stesso papa su progetto del .suo protetto Michelangelo Buonarroti. La costruzione della porta, eretta tra il 1561 ed il 1564, si poneva a f·o ndale della nuova strada, attuale via del Quirinale - via Venti Settembre.

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Consuelo Mastelloni

POATAl-C· MAM •J\·l•HCll,\ILIS/l!'GfJ.I !)OSAf-lO TI f'.'lEMPl.A•l·ACC",'PATUT:l .f UtllS1ATAM P<>MA.· 00· 0 l. '.\VUI

A sinistra Portttm Piam disegno di Bartolomeo Falecei del 1568. A destra Porta Pia olim Nornentrma in un disegno anonimo che riproduce l'aspetto incompiuto che conservò fino al 1853.

La vecchia porta Nomentana venne murata ed ancora oggi è visibile tra la seconda e la terza torre a destra uscendo da Porca Pia. Dopo la realizzazione di questo "rinnovato" asse viario, l'interesse delle più ricche fam iglie cardinalizie per ìl monte Quirinale crebbe velocemente. Si concentrarono qui molte ville tra cui primeggiava quella con vigna del cardinale O liviero Carafa, poi venduta al cardinale di Ferrara Ippoli to II d'Esce. La bellezza dell'abitazione e della vigna indussero in seguito Gregorio XIII (Ugo Boncompagni papa dal 1572 al 1585) a far ampliare

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sue spese la dimora. Questo progetto papale faceva

parte di un più ampio programma di recupero e ripopolamento dell'intera area collinare di Monti . Il poncefìce intervenne anche sulle terme di Diocleziano utilizzando, parte dei locali liberi, per farne magazzini per il grano e l'olio, così come aveva già aveva fatto papa Pio IV con la costruzione della basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, recuperando, con il progetto di M ichelangelo, Tepidarium e Frigidarium.

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Portr.t Pili olim Viminalù d i C iovan Battista Vasi l 744I i 7, il lato esterno alle mura.

Sul lato se[cenrrionak di via Pia si attesteranno le proprietà piì.1 ampie e prestigiose, segnalate da portali monumen tali : oltre alla già nominata vil la ferrara, vi erano la vigna del cardinale Grimani, la vigna del cardinale Carpi, la vigna del cardinale C aeta ni d i Sermoneta e la vigna del cardinale Sforza. Sul versante o pposrn si trovavano dirnore di minore estensione: nella grande esedra delle terme di Diocleziano si impian tano gli Horti Belfaiani, villa con giardino del cardinale frances e Du Bellay e i giardini Mattei a lle Quan:ro Fontane. Sisto V (belice Pcretti papa da l I 585 al 1590) acquistò nel I 587 l' cx villa Carafo di Monte Cavallo per farne la sede est:iva del pontificato, aflìà ando all'architetto Dornenico fontana l'incarico d i amplia re l'edificio con la cost ruzione di una l unga a la verso la piazza e un secondo palazzo su via del Quirinal e, così da fo rmare un arnpio cortile imerno. Si preoccupò inolrre di far sistemare la p iazn, provvedendo anche al rest:auro del gruppo sculcoreo dei Dìoscuri a cui agg.i unse la fontana.

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Il Papa si servì della bolla Quae publicae uti-

lia, emanata nel 1574 da papa Gregorio XIII con la quale si autorizzava l'esproprio edilizio di immobili di proprietà privata per questioni strettamente legate alla pulizia e alla viabilità urbana. Questo strumento consentì a Sisto V di attuare il piano di rinnovamento sistino tracciando nuove strade e prevedendo l'indennizzo dei soggetti espropriati. U n piano urbanistico generale con un sistema viario centrato sulle principali basiliche, come si vede nel famoso disegno del "Piano Sistino" edito dal Bordino nel 1588. Inoltre il rinnovamento considerava la lastricatura di tutte le strade, l'accrescimento degli acquedotti ed il potenziamento della rete fognaria. rinceresse del pontefice si rivolse alla zona collinare del Quirinale, oltre che per la residenza ,.J

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papale, anche per la costruzione cieli' acquedotto Felice e della strada Felice. Lacquedotco, deciso solo undici giorni dopo

Veduta schematica del "Piano Sistino", edirn da Giovanni Francesco Bordino nel 1588. Al cenrro Sanra Maria Maggiore, unica basilica fondaca da un papa e non da un imperatore.

la sua elezione (decreto papale del 5 maggio 1585), riportò le condizioni di abitabilità in questi luoghi. Fu una vera impresa: ad un anno e sette mesi dal decreto, l'acqua arrivò nella sua villa al Viminale e, raggiunti i due ann i, zam-

pillò dalla mostra di Santa Susanna; circa trenta chilometri di percorso e 270.000 scudi di spesa. La cifra risultò molto conten uta nei confronti della grandezza dell'opera perché fu recuperato tutto ciò che era sfruttabile degli antichi acquedotti romani di Claudio e Marcio. Così i quartieri Esquilino, Quirinale e Viminale poterono avere acqua corrente e il papa realizzò, presso Ja chiesa di San Bernardo alle ]èrme, la Mosua dell'Acqua Felice anche chiamata fontana del Mosè. La strada Felice, 2.800 metri di tracciato viario che da Trinità dei Monti giun geva alla Basilica di Santa Croce a Gerusalemme (oggi la via Felice è ripartita tra via Sistina -via Quattro Fomane -via De Preris - Santa Maria Maggiore -via Carlo Alberto - piazza Vittorio - via Conte Verde - via Santa Croce in Gerusalemme) costituiva l'asse di attraversamento Nord-Sud della città e, grazie all'inter-

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Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

Piazza Esedra, forografia pubblicata in Consoci:izione euristica italiana, collana Atrraverso l'Italia, Romtt, parte priina, Milano 194 1-1942. Sullo sfondo b chiesa di Santa !Viaria degli /\.ngdi e dei M:miri e<lifìcata sulle Terme di Dioclez,iano.

sezione con la via Pia, il nuovo tracciato permetteva un rapido accesso alla sede estiva del pon refì ce al Quirinale. Apportate tutte q ueste migliorie alla zona, Sisto V introdusse anche degli "incentivi" ossia concesse, con una bolla datata 1587, speciali agevolazioni a chi volesse fabbricare in qu esta strada. !:idea non era nuova, già Niccolò V aveva accordarn esenzioni fiscali per questo insediamento. L'espansione non tardò ad arrivare, per rutto il 1600 grazie alla norma.riva degli espropri e ai sostegni economici papali, si assistene ad un vero boom edilizio . La zona fu interessata tanto da realizzazioni di edilizia ecclesiastica quanto aristocratica, anracte entrambe dall'identità del luogo: la vicinanza alla sede papale del Quirinale. Su via Pia di fianco alle residenze aristocra ciche degli Albani., Barberini, Costaguti e Conzaga si aggiunsero le case di certosini, carmelitani, gesuiti e trinitari cd i conventi di monache domenicane, cappuccine e carmelic:ane. Ben tredici risultano le nuove strutture monastiche femminili erette nel rione Monti. Non appena Fu elerto al soglio pontificio Urbano VIII (Maffeo Vincenzo Barberini papa dal 1623 al 1644-) consencì che suo nipote, il cardinale Francesco Barberini, grazie all'arte di uomini come Carlo Maderno, Gian Lorenw Bernini e h·ancesco Borromini, cominciasse la realizzazione del palazzo Barberini, poco discante dalla residenza papale del Quirinale, ut:ilizzando la vigna della famiglia Sfòrza di Sancafìora per realizzare un nuovo modello di palazzo-villa: abitazione di rappresencanza e villa suburbana al tempo stesso.

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Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

Durante il suo pontificato sul tratto di via Pia tra largo Santa Susanna e piazza di Monte Cavallo furono edificate nel:

- 1627 il complesso monastico di Santa Teresa delle Carmelitane Scalze;

- 1631 la chiesa di San Caio; - 1634 la ch iesa di San Carlo alle Quattro Fontane;

- 1639 la chiesa di Santa Maria dell'Incarnazione del D ivin Verbo delle Barberine. 1ì·anne San Carlo alle Quattro Foncane che, con il suo chiostro e convento, porta la firma di uno dei piì.1 grandi architetti del barocco romano, Francesco Borromini, gli altri ere complessi religiosi non esiscono piì.1 dalla fine del XIX secolo. La chiesa, di San Carlo, chiamata San Carlino per le ridotte dimensioni, fu realizzata all'incrocio tra h1 via Pia e la via Felice. Opera unica nel G. L. Bernini (1598-1680), Ritratto di pr.tpa Urbano \liii, Gallerie Nazionali di Aree Antica cli Roma, Palazzo Barberini. I Barberini, originari di Barberino Val d'Elsa, si chiamavano Tafani; questo nome, ritenuto sconvenience, fu murato in Barberini, e sullo stemma i tre rafani vcnncrn sosticuici da altrettante api. Con l'ascesa al soglio pontifìcio di papa Urbano VIII la famiglia divcmò molco pocence sfruttando i vanraggi della tiara.

suo genere, rappresenta il manifesto del barocco per la sua modellazione spaziale. Dopo i Barberini anche i Chigi misero la loro firma nel territorio : con papa Alessandro VII (Fabio Chigi papa dal 1655 al 1667) entrò in scena l'antagonista del Borromini, Gian Lorenzo Bernini. Questi realizzò un nuovo fabbricato accanco al palazzo del Quirinale, noto come

la "Manica Lunga" di fronte al quale fu costruita era il 1658 ed il 1678 la chiesa di Sant'And rea. I.:edificio religioso sorse al posto di un'alcro cirolaco allo stesso santo, e coscruiro nella seconda metà del Cinquecento.

Pagina a jìanco: Mostra del!' Acqua Felice o Fontana del Mosè in piazza San Bernardo. Eretta da papa Sisco V era il 1585 ed il 1589, su progerto di G iovanni e Domenico Fonrnna. La fomana ripropone u n arco trionfale a tre fornici e quarcro colon ne. Nel nicchione cemrale è collocata la statua del Mosè mcmre nei late ral i troviamo altorilievi con episodi biblici. Alla base l'acqua sgorga in vasche ornate da quattro leoni. Sull'areico un'iscrizione commemorativa è sovrastata dallo sremma poncifìcio (fow dell'aucrice).


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San Carlino alle Quattro Fontane, opera dell'architecto Francesco Borromini.

. Sanc'Andrea al Quirinale, opera dell'architetto Gian Lorenzo Bernini.

In due secoli la uasformazione era scata compiuta: la via Pia aveva recuperato l'urbanizzazione dell'Alta Semita mostrandosi al Settecento completamente rinnovata nel suo aspetco. Anche il resto

della città era cambiato, il dinamismo edificatorio papale aveva abbellito Roma con fontane, piazze, ampi rettifili e palazzi imponenti sorti dopo la demolizione di vecchi e fatiscenti edifici. I papi del '700, gravati dalle difficoltà economiche, si limitarono a poche opere di pubblica utilità era le quali la suggestiva scenografia del Porro di Ripetta ( 1703-1704) su progetto di Alessandro Specchi, la scalinata di Trinità dei Monti (1723-1726) e la Fontana di Trevi (I 734-1 751) dovuta quest'ulcima a Nicola Salvi e inaugurata da Clemente XIII. Roma era diventata la seconda città più popolosa della penisola dopo Napoli, raggiungendo le 158.000 anime ma con una forre tendenza alla diminuzione della popolazione ecclesiastica soprattutto femminile. La percentuale delle monache aveva subito una consistente riduzione, in controtendenza con la.crescita demografica, ciò era un chiaro segnale del cambiamento sociale in atto, dove il ruolo femminile non era più di peso per lavica familiare ma risultava essenziale. Questa mutazione


Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

sociale camminò di pan passo con la trasformazione urbana. Roma, dal 1814, subico dopo la parentesi francese, era chiusa dentro le sue mura, con bellissimi palazzi e meravigliose chiese, assediua dalla malaria, e collegata con l'esterno dalla via Flaminia dove continuavano a passare i pellegrini e i visitatori provenienti dall'Europa. Nel frattempo nella penisola tra moti, rivolte poliriche ed insurrezioni si scavano gettando le basi per l'unificazione dei vari stati, regni e ducati. Bisognerà arrendere il 1861, esattameme il 27 marzo, quando il primo Parlamento unitario proclamò il Regno d'Italia, senza Roma ed il Lazio, ancora dello Scaco Pomifìcio. Roma era divenura la "questione romana" Lrn caso di ballottaggio tra il

Vignetta satirica sulla ''questione romana''. Stampa <lei Museo Centrale del Risorgimemo di Roma

nuovo regno ed il papato. In meuo la Francia di Napoleone 111 impegnata

con il Papa per difenderla ma alleata con il Regno d'Italia a sostegno dell'unità. T1·a Francia e Ita- · lia si stipulè> un accordo con il quale la prima ritirava le truppe dai territori pontifìci e la seconda si impegnava a non invaderli. La questione romana creò un forte accrirn era lo Staro italiano e la Chiesa, ciò portò all'increme.nto dell'anticlericalismo con scelte politiche tendenti a colpire principalmence i beni ecclesiastici. La risoluzione del problema si ottenne a seguito della caduta del Il Impero francese di Napoleone III avvenuta il 4 setten1bre 1870. Di lì a pochi giorni Roma fu annessa allo Stato italiano.

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Veduta della piazza e del palano d i Moncecavallo, di Gaspar van W irrcl o Gaspare Vanvitelli (1653- 1736) pittore olandese, Collez.ione Palazzo Colonna, Roma, www.gallcriacolonna.ir.


Nella pagina a franco: La breccia di Roma di Porta Pia del 20 settembre 1870 focografia d'epoca delle Mura Aureliane parzialmente demolire per la presa di Roma.

Il Ratto delle Sabine di A. Matarelli, litografìa datata terzo quarto del XIX secolo, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino. Roma viene somarra al Papa con la forza. Tutti a Roma, licografìa fìrmata Camillo, datata terzo quarto del XIX secolo, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino. Rappresema il desiderio degli italiani, animali compresi, di conquistare la città dei papi.


Il maggiore Giacomo Pagliari, colpico a morte dall'csercirn papalino, il 20 settembre 1870, mentre guidava il 34° Battaglione Bersaglieri all'assalco per la breccia di Porca Pia. Particolare del dipinto ad encausto di Giuseppe Vizzotto Alberci, posto all'ultimo livello della Torre di San Marcino, nella Sala del 1870. Prop rietà Società Solfe rino e San Marcino.


() l 20 settembre del 1870 l'Esercito Italiano guidato dal generale Cadorna, entrò in

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Roma apr.endo una breccia nelle mura Aureliane a Porca Pia: la ciuà fu annessa al Regno d 'Icalia. Il 3 febbraio 1871 all'art.I della legge 33 così si leggeva: «La città di

Roma è la Capitale del Regno>,. Lo Stato Sabaudo si trovò a dover trasformare la capitale dello Staro Pontificio nella nuova Capitale d'lralia. Victorio Emanuele II, primo Re d'Italia, insieme ai Presidenti del Consiglio dei Ministri della Destra storica prima e dd partito della Sinistra storica dopo, dovettero affrontare spinose questioni finanziarie e arnrninistrat:ive. La ciuà di Roma nel primo censimento demografico del 1871 era composta da 213.633 abitanti (fonte lstat); il territorio comunale, vasto oltre 213 mila. ettari, vedeva il 95°1<> della popolazione concentra ta nei rioni storici all'interno delle .tvlura Aureliane. La sociedt romana, a carattere pira.m idale, mostrava al vertice le alce gerarchie clericali che si dividevano con la nobilrà la proprietà fondiaria della città. Nel centro il clero e i burocrat:i, confrontabili con la futura borghesia e alla base il popolo povero, sottomesso in nome della fede ma assistito nei propri bisogni. Dal punto di vista urbani.stico, la città era ancora quella Roma siscina pianificata per i pellegrini, ma di ceno non adatta alle istituzioni del nuovo regno. Densamente abitati erano il Campo lv1arzio, Ti-astevere, Suburra e Borgo, mentre le vaste aree tra l'abitato e la cinta muraria erano occupate da ville e resti romani. La Roma papalina, così come si legge in una disposizione del 1864, si presentava come la città in cui si doveva vierare <<di far vagare nelle piazze e nelle strade polli, animali immondi, vacche e giumenti l]Ualunquel>. Primo atto compiuto dal governo Lanza dopo l'annessione, fù l'assegnazione d'incarico a tre ingegneri del Genio Civile - Pacifìco Barilari, Paolo Comocco e Francesco Armellini - per la risoluzione del trastèrimenco degli organi di governo valutandone la scelta delle sedi, i tempi di realizzazione delle stesse nonché i cosci. Da questo studio emerse che le st:rl.l[ture amminiscrarìve pontificie non

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Roma edira Giovanni Murray nel 1869. Sono ~caci individuati con colora7,,ioni differenti i due nuovi rioni distaccati da l'vfomi: Esquilino e Castro Pretorio

sarebbero state sufficienti a contenere il nuovo sistema amministrativo statale, dove gli im piegati da trasferire erano 4._396 da collocare in 3.585 vani distribuiti su 149 mila metri quadrati. La spesa occorrente per la realizzazione delle nuove costruzioni ammontava a crenta milioni di lire, impegno economico troppo oneroso per l'instabile situazione finanziaria italiana, che al momento non consentiva importanti investimenti di fondi. Si individuò così una soluzione economicamente più vantaggiosa grazie al riuso di strutture esi.s tenti da riadattare per le nuove esigenze. Trovaro il modus operandi restavano da scegliere le strutture da utilizzare. Oltre alla residenza Reale nel palazzo pontificio del Quirinale, il Senato a palazzo Madama e la Camera nel palazzo di Montecitorio, verranno sparsi per il centro i vari uffici amministrativi. Per cercare di dare una collocazione piti circoscritta ai dicasteri si guardò con particolare attenzione alla zona orientale della città che disponeva di vaste aree non edificare. Sarà il ministro dei Lavori Pubblici, Giuseppe Gadda, a


Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

il lungo viale d'accesso e tutt'intorno la vigna Macao. ln rosso si perimerra l'area che diventerà sede del M inistero della Guerra.

Roma di Giovan Bacrisra Nolli, del 1736/44. ln rosa viene evidenziata la villa del Noviziato con

Romfl edita da A. Marino e M. G igli nel 1934. In rosa le caserme di Castro Pretorio ed in rosso il palazzo del Ministero della Guerra


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La Stazione Termini deve il suo nome alle vicine renne di Diocleziano. In questa fotografia del 1932 si apprezza come era la facciata prima della rrasformazione del 1950 anno in cui se ne modificò completamente il fronte inserendo la pensi lina denominata il "dinosauro".

ratificare come idonea questa parte di territorio così come indicato dalla commissione tecnica co"\.. munale. Nella zona si stavano oltretutto già realizzando alcuni interventi, attivati sotto il pontificato di Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti papa dal 1846 al 1878). · Erano già state costruite le caserme a Castro Pretorio (1862), erano in via di realizzazione tanto la Stazione Termini (1862/1874), che diventerà la stazione centrale, quanto la lottizzazione di case in affitto sull'asse della via de Merode (1864) poi via Nazionale. Larea oggetto di sviluppo faceva parte del rione Monti, dal quale nel 1874 venne separaro il nuovo rione Esquilino e nel 1921 il rione Castro Pretorio. Il nome deriva dai CastraPraetoria, accampamenti fortificati dove risiedeva la Guardia Pretoriana Imperiale e che ancora oggi continuano ad avere questa assegnazione essendo sede del Raggruppamento Logistico Centrale dell'Esercito Italiano e di al cri Enti del Ministero della Difesa. Dopo la caduta dell'impero la zona assunse svariate destinazioni d'uso; nel secolo XVI divenne in parte Vivarium, ossia recinto per animali, in parte Campus Esquifinus, destinato ad attività di carattere civico e militare. Dal secolo XVII, come evidente nella p ianta del Nolli, dentro il perimetro del castro fu realizzata la villa del Noviziaro dei Gesuiti con una vigna chiamata Macao, il cui nome deriva dalla missione che i religiosi avevano fondato a Macao, città dell'attuale Repubblica Popolare Cinese. Nel 1862 Monsignore de Merode, ministro delle armi, ripristinò la caserma per la Cavalleria Poncifìcia di Pio IX, lasciando parte della vigna dei gesuiti adibita a luogo di villeggiatura per i no-


Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

vizi. Dopo il 1870

il Governo iraliano rescaurb i

fabbricati esisrenri e vi costruì nuove caserrne; nel

l 892 l'area incerna del recinto venne denominaca Campo Militare, Casrro Premrio e Macao. · Alcra opera in corso di realizzazione del settore orientale, era la stazione Termini; voluta da Pio IX e progettata da Salv,H:ore Bianchi nel 1869 sull' area delle terme di Diocleziano. La scelta di localinare in quesca zona la stazione centrale fu dectaca sia dalla disponibilità di grandi spazi sia dalla presenz,1 dell'acquedotto Felice, la etti acqua era necessaria per le locon10Live a vapore. Esisteva già sin dal 1862 a Tc.Tmini una stazione in legno dove si attestava la linea Roma-Ceprano. Nel I8G3 si. aggiunsero altre due tratte ferroviarie, la Roma-Frascati e la Rorna-Civic,1vecchia. Nel l 8(j5 si diede principio al progetco di esproprio dei terreni di proprietà dei principi Massìrno, su cui insisteva la loro villa, già Villa Perecri 1\.fonralro, fatta realizzare d,1 papa Sisto V quando era cardinale su progetto di D0n1enico Fontana. li complesso composto dì due residenze aveva la pi11 grande estensione di giardino di tutte

le abitai.ioni encro le mura aureliane. L!esproprio per pubblica ucilicà cost<> la somma di 62.485 scudi. l lavori ddla stazione

Federico t-:r:rncesco Saverio dc i\;lcrodc (Bru;,;.ellcs 1820 .. JZoma I 874) di origini :1lroloc:1[e, compì studi classici presso i Cc:suiti, al tcnn inc dei quali entrè> 11el1'1\u:,tdcrn ia milirnre di Bruxelles. Nel J 847 si d imise dall'escrciro e ahbr:H::ci<> la carriera c:cclcsia.sric:1. Dopo il 184<) a Ro m:1, parrecipii :mivamcmc: :1lla re::stauraLionc del governo pornilìcio, iniziando da cappellano mililarc:. Guad:1gnè> il favore di papa Pio IX che lo no111i11ò pri111,1 cinonico di .San Pietro, poi pro-mini~Lro delle armi, in seguim cappellano p,ipale cd intìne arcivescovo (irolarc di !Vfi[ilene.

terrnin,1rono nel 1874 sotto il Regno d'Ji:alia. Per questa realizzazione vennero acquisiti dei. terreni privati e corrisposta una somma d ' indennizzo ai proprietari applicando l'esproprio per pubblica utilità, sancirn dalla legge n. 2:-359 del 1865. Questo divenrò lo strumento utili'l:1aco per tutte guelle trasformazioni imponanci che avrebbero rnodifìcaco il volto di rnolte cict:à, prima tra tutte Li nuova capitale. Di f-ìanco alle opere pubbliche, rroviamo le convcn1.ioni private. Con c.1uesro strumento si realizzarono molte lottiuazioni ucili ad accogliere il crescente fabbisogno residenziale sia per conrenere i dipcl)(.lenti pubblici e le loro fa.rniglie, sia per tucri coloro c he s,1rehbero giunti per svolgere altre

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Villa Mont1.tlto Peretti, incisione di Giovan Batrista Falda del 1670.

Roma di Giovanni Barrisra Nolli, incisione del J748 . Dettaglio planimetrico con cvidcnziara in grigio l'area di sedime della stazione Term ini.


Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

attivi tà . Roma ancora non disponeva di un patrimonio abitativo adeguat0 al crescente flusso di popolazione. Così con k convenzioni i pr.ivati, propriet:ari dei cerreni, cedevano gratuitamente una quota di questi allo St.a1.o che provvedeva alle opere di urbanizzazione primari.i come st:rade, f<)gnat:ure e servizi autorizzando contestualmente la costruzione del complesso. JVlonsignor de Merode tra il 1865 e il 1870, concluse Je cariche is1.it117.ionali., si dedic<> a progettare il meccan i.smo di queste opera1i oni immobiliari dirigendo e organizzando con le conventioni il principio di rinnovamento e di trasformazione di Roma: piazza Termini, pia1za Esedra , via Nazionale e tutto il quartiere attorno ad es.sa. Le prime convenzion i vennero stipula te nel 1871. Le modalirà della .sua speculazione ed il izia ispirarono anche altri proprietari che cominciarono a lottizzare; tra il 187 I e il 1873 vennero .stipulate convenzioni per ben 160 ettari di territorio. Lo stesso St,iro scelse questa zo na come direttrice di espansione per l'edilizia pubblica dove collocare i nuovi mini.steri, l'a.s.se di via Pia - tra Porra Pia e il Quirinale - strada che il 30 novembre

1871 .sarebbe diventata via Venti Seu:embre, oriencb la prima urbanizznione postunit:aria nella 1ona alt.a a nord-est della città. Nel 1872, in una se ri e di interventi alla Camera, il ~rvlinistro delle Finanze Quintino Sella delineò il grande piano delle opere edilizie di Roma, rra via Venri Senembre e via Na1ionale con la costruzione tra il 1872 e il 1903 dei ìvlinist:eri delle hnanze, Guerra e Agricolcura , dell'Isti tuto di Geologia, del teatro Costam.i (teacro dell'Opera), del palazzo delle Esposizioni e della Banca d'Italia. I.a pianifìcazi one edilizia pubblica e privata, come evidente nel Piano Regolatore dell'U ffì cio d'Arte Comunale diretto daJl' ing. Alessandro Viviani ed approvato il 18 ocrnbre 1873, risulcb concen trata ne lla zo n;1 ,id esc anche se non mancarono altre espans ioni come quelle d i Castel Sant'Angelo o di 'J escaccio. La cictà Cu per una tTentina d'anni un grandc cantiere: i m,n,lglioni del ·1evere per arginarne le continue piene, .si .sovrapposero all a COSLTU7.ione della rete fognante e all'arnpliarnento del siscema idrico, a questi si aggiunsero la realizzazione di molti edifici pubblici e privat:i . Nel 1877 si complet<) il Mini.stero delle Finan1.e in via Venci Sectembre e l'anno .successivo fu conclusa la realizzazione della prin1 a pan e del 1\ilinistero della G uerra, .sulla stessa via, mentre l'i ncero complesso venne term inat:o nel 1889. Le opere p ubbliche ebbero una .sovvenzione starale di 50 milioni d i lire (legge n.209 del 1881), con la quale lo Stato concorse alle spese per realizzare a Roma i servizi adeguaci a una capi cale. Nel l 88J, a dieci anni di dist:anza dal primo Piano Regolatore, ne venne eLiboraro un secondo a cura dello .scesso uffìcio, in cui ci .si preoccupi.i di localin.are Lu tt i gli edil·ìci pubblici, di completare le lottizzazioni gi~t in atto, di affiancare alla nuova stazione 'lermini anche quella di Trastevere. .Nello stralcio del PRC del 1883, relativo alla zona d'interesse del nostro sLUdio, ved iamo che l' urbanizzazione è quasi completa lungo via Nazionale e via Vemi Set:tembre; qui erano .stari già edificaci

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Planimetria del nuovo quartiere in cui si vedono disegnaci i nuovi tracciaci viari della lottizzazione de Merode nel tessuco urbano preesisteme (Archivio Centrale dello Stato, M inistero dei Lavori Pubblici opere governative cd edilizie di Roma, b. 151 F.F.S. de Merode). La planimecria è stara rielaborata individuando in rosso scuro i tracciati viari esistenti, in rosa le nuove sistemazioni stradali realizzare e in colorazione più chiara due assi viari progettaci ma in seguico sostituici da via Firenze. Con tratteggio è Stata inserita la sagoma del Ministero.

Piano Regolatore Generale di Roma del 1873.

Piano Regolatore Generale di Roma del 1883, stralcio.

Piani redatti dall'Ufficio d'Arte Comunale socco la direzione dell'ing. Alessandro Viviani, disegnati da G. Micheletti. Si notano più scure le nuove kmizzazioni e gli ed ifici pubblici realizzaci o da realizzare.


Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

ìl Ministero delle Finan1.e e quello della Guerra, anche se quest ' ulcimo risultava ancora incornplet0; il lato opposro a questi fabbricati era un'arca verde libera da costruzioni. Agli inizi del Novecento Rorna conuva guasì mezzo milione di abitanti, principalmente accresciuti per immigra1.ìone e che vivevano in reali condi1.ìon i di sovraffollamento. La ci ttà era profondamente carnbi,Ha nell'aspetto e nella .soc.i.e6i. I.a Roma Lmbenina, cresciuta sopra la città dei Papi con nuovi craccìari e piazze .si mostrava con questo nuovo volto: via VeneLo, corso Vìtrorìo Emanuele II, via Nazionale, via Cavour, viale del Re (ora viale 1iasrevere), piazza Venezia, piazza Esedra (or,1 piazza della Repubblica), piazza Cavour. La città per quesce nuove realizzazioni aveva sacrii-ìcaro

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cessum dì ville e giardini che circondavano il cuore pit1 amico. Stessa sorte era capitata ali' edilizia minuta lungo il Tevere, demolita per la costruzione dei muraglioni, così come ì conventi e gli edifìci di corporazioni religiose non dedite alla predicazione, all'educazione o all'assistenza per i guaii vennero applicate le leggi eversive dell'asse ecclesiastico che diedero la possibilità di incamerare nel pubblico demanio tutte queste proprietà.

I lavori realizzati in questi anni, benché sorvegliati da una Commissione Archeologica Comunale, che aveva il com pito di conservare e mamenere le antichità riLrovate, hanno portato con le vaste demolizioni a sacrifìcare molta parte dd tessuro storico architettonico della Roma del passato. In quest:a situazione di grande rnutarnenco si semì la ncce.s.sid1 di redigere un elenco di edifici. su cui esercitare delle tutele. Il Regolament:o Edilizio del 1887 dedicò un capitolo (Tirolo III) alle fabbriche con speciali caratceri arcistici e storici e stabilì. che un'apposica commi.s.sione avrebbero dovmo redigere l'elenco entro ere me.si dall'approvazione del regolamento. Ciò non avvenne nei cempì stabiliti, si attese il quinquennio 1908-1 '.) 12 per vederne l'inventario richiesto. Questo fu .suddiviso i.n tre cuegorie:

l.

Edifici con Jpeciali Cf1.ratteri artistici e storici che non possouo essere distrutti, Jpostr1.ti o traci-'

•

S; Orì11CUl.

II.

Eddìci o parti che possono, pur {tvendo caratteri artistici e storici, essere spostrtti per puhb!ictt utilità.

111.

tdeffìci che imeressano la storia dellìme mtt che possono essere trttsjòrrnati o demolùi a condizione che prinui siano studiati e rilevati.

Fu l'Associazione Artistica fra i cultori di Architettura con presidente l'ingegnere Gustavo Giovannoni, che sollevb il dibattito sugli ìmervenri che si andavano realizzando, con la proposta di nuove disposizioni progen:uali per interventi su preesisteme dove integrare gli aspetti an:iscici e storici con le nuove esigenze funzionali.

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Consuelo Mastelloni

Acquarelli di Roma Sparita d i Etr.ore Roesler Franz. Piazza Barbcrini e Posrerula delle Mura Onoriane a via Giulia (1885 data presunta) a testimonianza della Roma ocroccnrcsca.


Il contesto urbano. Dalla Roma imperiale al 1870

.Fotografìe Tram Roma - via Venti Settembre e via Nazionale

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Nella pagina a fianco: papa Pio IX Giovanni Maria Mascai Fcrretri (1792-1878) ultimo sovrano dello Scaco Pontificio. Re V ictorio Emanuele Il di Savoia (l.820- 1878) ulcimo re di Sardegna e primo re d'Italia. Planimetria dei complessi monastici.


IL MINISTERO DELLA GUERRA NEI MONASTERI


LA SEDE PROVVISORIA AI -SANTI

XII APOSTOLI

al 20 settembre 1870, occorse solo un mese perché si affidasse alla commissione di ingegneri del Genio C ivile la ricerca di edifici in cui insediare le amministrazioni statali. Come già detto, nella prima relazione venne fatto notare che, benché Roma fosse capitale di uno Stato, le strutture ministeriali pontificie disponibili erano insufficienti soprattutto perché moire di esse erano dislocate in Vaticano, ancora della Santa Sede. Il progetto di affiancare ai pochi edifici pubblici esistenti la costruzione di nuovi fabbricati risultò canto onerosa da rendere necessaria la ricerca d i una soluzione alternativa pitt economica. Si rivolse quindi l'attenzione agli edifici religiosi, come conventi, monasteri e collegi che si sarebbero potuti espropriare per adaccarli alle nuove destinazioni d'uso. Il lungo elenco di complessi giudicaci idonei consentì, non senza difficoltà,

cl.i accogliere gli uffici statali. Per il Ministero della G uerra, che contava 580 addetti tra militari e civili ed aveva necessità di 300 ambienti per un totale di 14.750 mq, si valutarono inizialmente il Palazzo del Vicariato, il Convento di Sant'Agostino e il Seminario dell'Apollinare. A questi tre complessi si

Complesso conventuale dei Sancì Xll Apostoli, fotografia del cortile.

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Consuelo Mastelloni

aggiunse poi il casamento della Piletta. Questa proposta insediativa iniziale fu però abbandonata e con Regio D ecreto del 4 marzo 1871, il Ministero della Guerra si "aggiudicò" il convemo dei Sami Apostoli . A questo poi si aggiunsero, in affitto, il palazzo prospicente piazza della Piletta, sistemato per accogliere gli uffici dall'impresa di Emilio Lombardo, e il palazzo Rota Guerrini in via Nazionale 35 angolo via Agostino De Pretis. La sede convenmale risultò fin dall'inizio inappropriata tamo che il ministro dei Lavori Pubblici Gadda diede incarico alla stessa commissione del Genio Civile, composta dagli ingegneri Barillari, Comotto eArmellini, a cui si aggiunse il direttore del Genio Militare di Roma Luigi Garavaglia, di ricercare un luogo pit1 idoneo per il dicastero. Prima che la scelta ricadesse sui Sami Apostoli era stata avanzata un'altra proposta insediativa che vedeva il Ministero collocato nella zona di Castro Pretorio, dove erano già state realizzate sotto Pio IX le caserme pomifìcie. La commissione ripropose nuovamente quest'idea, ma dal momento che si voleva adottare un unico asse ministeriale individuato su via Venti Settembre per collocare più dicasteri, la soluzione fu nuovamente scartata. Le Finanze, l'Agricoltura e la Guerra vennero disposti seguendo questa linea. Tornando ai Santi XII Aposcoli bisogna spiegare perché la sede risultò inadeguata. La motivazione principale era la complessità dell'edificio monastico. La basilica, sarebbe rimasta comunque luogo di culto, e la struttura conventuale, cresciuta atcorno a due chiostri ed un cortile e conclusa nella sua forma completa alla fine del Cinquecento, avrebbe ospitato gli uffici su cinque livelli con diverse superfici per ogni piano, dai 505 mq del piano terra fino ai 178 mq del quinto. Quindi una difficile distribuzione planimetrica. Comunque sia, nel 1871, la costruzione venne espropriata e sottoposta a modifiche e adattamenti per inserirvi tutte le funzioni ministeriali. l'.esiguità di superficie utile portò all'acquisizione di altri spazi in edifici vicini. Fu scelto il palazzo prospicence piazza della Pilocca, collegaco al convento con un passaggio sopraelevato, già in affitto allo Stato per uso militare, dove inserire le Direzioni Generali di Artiglieria e Genio e Leva e Bassa Forza. Restavano ancora senza sede i Servizi Amministrativi poi collocaci in un palazzo in affitto di nuova edificazione su via Nazionale: palazzo Rota Guerrini. Questo frazionamento delle sedi, unito ad una parziale restituzione di alcuni locali conventuali dei Sami Apostoli ai Padri Minori per espletare le loro funzioni di culto, furono il principale motivo del trasferimento in altro luogo di turco il dicastero. Il complesso conventuale restò in carico alle Forze Armate diventandone il CirPiazza e Basilica dei Santi XII Apostoli, acquarello del 1870.

colo Ufficiali fino al 1935, anno in cui si rese alla Chiesa a seguito dei Patti Lateranensi.


LA SEDE DEFINITIVA A VIA PIA

l nuovo Dicastero fu realizzato dopo un lungo e complesso periodo in cui varie saranno le proposte progetmali bocciate e approvate, molte le varianti e non pochi i contenziosi con gli imprenditori. Una vera impresa edilizia che andò avanti dal 1871 al 1889, anno in cui si sposteranno gli ultimi uffici dai Santi Apostoli, e che riempì di carreggi il fondo archivistico di Roma Capitale nell'Archivio Centrale dello Stato. Questa copiosa documentazione, fascicoli relativi agli espropri, agli acquisti, ai lavori eseguiti, alle consegne al demanio, fu depositata all'Archivio Centrale nel 1928 dal Ministero dei Lavori Pubblici. Grazie a questi fondi archivistici si ripercorre la storia del Palazzo dal Regio Decreto di esproprio del 6 agosto 1871 dei monasteri di Santa Teresa al Quirinale e dell'Incarnazione del Divin Verbo fino alla sua completa realizzazione. Con l'atto di esproprio venne redatta e a questo allegata, la planimetria dei monasteri che si riporta nella pagina corrente, dove si indivi.d uano a sinistra dell'isolato, confinante con via Quattro Fontane e via Pia, il palazzo del D rago. A seguire il monastero di Santa Teresa al Quirinale e quello dell'l ncarnazione del Divin Verbo con la chiesa di

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San Caio, realizzata anche questa su terreno delle Barberine. I due conventi avevano annessi i loro edifìci di culto e completavano i complessi chiostri, cortili, orti e giardini. Nell'area vi erano due abitazioni di proprietà delle Barberine: una posta tra i due complessi era data in affitto all'artista Carlo Hoffmann al momento dell'esproprio, l'altra, dopo la chiesa di San Caio, risultava a disposizione del fattore e del sacrestano.

Planimetria allegata al decrero di esproprio del 1871 da A.C.S., Roma Capitale, serie H b. 51 fasc.4 p. 36.

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Consuelo Mastelloni

Roma di Giovanni Battista Falda del 1676. Falda è staco un incisore italiano che ha documentato l'architettura e l'urbanistica di Roma nella seconda metà del Seicento. Nel particolare colorato sono stare individuate le ere proprietà dell'isolato su via Pia: in rosso scuro Palazzo Matrei Albani del D rago, in rosa scuro il Monastero di Santa Teresa alle Quattro fontane ed in rosa chiaro quello dell'Incarnazione del Divin Ve rbo delle "Barberi ne".


La sede definitiva a via Pia

C hie~a di S. Carlino alle Quauro r.onrane, acquaforte di Giovanni BattisLa Piranesi l 76(i.

Pi,1,.za delle Q_uarrro forn:1nc, acquaforrc di G iuseppe Vasi l 74ì- l 7 52.

Di questi edifici dell'isola LO il pitt antico era blazzo ;\fottei Albani dd Drago, primo fobbricam di rilievo costruito sulla nuova via Fdice, forse grazie al cornriburo papale, e progettato quasi certamente come la sede esriv,1 pontificia al Quirinale dall'archi cecro Domenico Fontana. Siamo tra il 1587 e il

1590 e il committente del p,1bzzo era il nobile romano Mu'/,io fvlarcei. Dopo di lui la propriet:à passh per varie mani fino ,1 che nei primi ann i del Settecento, venne acquistata dalla famiglia Albani. Quesri realizzeranno molci inrcrvcnti, t:ra cui l' ampliamenrn sulla strada Pia e l'imporcante risuutrurazione del giardino. ~dl'Ottocent:o fu comprata dal principe del Drago. Il fabbricato non riencrh, non essendo una stru t:wra a carattere religioso, nell'esproprio per la realizzazione del /Vlinisccro. li principe Filippo del Drago, non appena venne a conoscenza degli espropri dei monasteri, fece richiesta (marzo 1872) di acquiscare una porzione del terreno di Santa Teresa, confinante con il suo fondo, così da non avere ostacoli visivi e di luce a ridosso del proprio palazzo. La risposta che ottenne fu ovviamente negativa dal momento che non si poteva anteporre un interesse privato rispetto a quello pubblico.

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Srernma ducale della famiglia Cesi d'Acquasparra.


SANTA TERESA AL QUIRINALE

l monastero di Santa Teresa al Quirinale venne fondato da Caterina Cesi duchessa d'Acquasparta esattamente il 23 aprile 1627. Fu edifìcaco, su una preesistenza abitativa, seguendo il progetto dell'architetto Bartolomeo Braccioli di Sant'Angelo in Vado. Il Braccioli, di origine marchigiana, era attivo a Roma nella prima metà del 1600. Collaborava con professionisti del calibro di Carlo Maderno nei cantieri di Santa Maria della Vittoria, di San Pietro e in Castel Gandolfo o lavorava con progettisti come il Marcino Longhi nel palazzo Caetani per la famiglia Ruspali. Singolarmente era impegnato nella costruzione d i Palazzo Nari in via Monterone 2 e in Santa Teresa al Quirinale anche detta "alle Quattro Fontane" o "in strada Pia". Questo complesso religioso fu il terzo monastero romano dell'ordine delle Carmelitane Scalze che era aree verdi e fabbricate occupava ben 8.990 mq con 97 vani realizzati. La struttura era realmente sovradimensionata se pensiamo che alla fine del Seicento erano presenti al suo interno solo

19 monache. Il monastero confinava ad ovest con il palazzo del principe del Drago, a nord con via Pia, a est con il monastero dell'Incarnazione e a sud con la proprietà de Merode. Era edificato attorno a un grande chiostro porticato per tre lati e aperto verso gli orci e i giardini retrostanti . Aveva uno sviluppo su tre piani per quasi tutta la superficie tranne che verso il palazzo del Drago dove era costruito solo un livello. Il monastero disponeva di una piccola chiesa, dedicata alla Santa e accessibile sia dal convento sia dalla strada. I..:edificio cli culto era a navata unica con tre al cari e una piccola abside quadrata. Sopra ad una mensa sacra era dipinta Sant'Orsola con altre vergini, in quella maggiore Santa Teresa e San Giuseppe, nell'altra l'Immacolata Concezione. I quadri erano attribuiti a due abati di Parma, Gaspare Severani e Giuseppe Peroni. La fondatrice del convento, Caterina Cesi fìglia del duca d'Acquasparta e di Olimpia Orsini fu da quest'ultima educata a una forte religiosità. Data in sposa al marchese Giulio delL1 Rovere agli inizi del matrimonio frequentò i salotti della società come regola del suo scacus nobil iare, in seguito, scanca dei cradimenci del marito e provaca dalla morte dell'unica figlia di quattro anni, abbandonò

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Consuelo Mastelloni

il tetto coniugale per tornare nella casa paterna. Nel 1622 ottenne da papa Gregorio c'~~\~,;tJC(.,il ttl t' U,.tJl. ,M/nd,-//,- //;m,,.1,/.,,,.,- ,i,-,,-/.;,-

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XV l'annullamento del matrimonio e la re-

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stituzione della dote coniugale, quindi entrò come novizia nel monastero delle Scalze di Sanc'Egidio in Trastevere, tra i più poveri di Roma. Desiderava più che mai fondare un monastero teresiano, per il quale riuscì ad ottenere l'approvazione papale solo nel 1627, anno in cui avvenne la nascita della nuova realt~t carmelitana sul colle del Quirinale: Santa Teresa in strada Pia, vicino all'incrocio delle Quattro Fontane. .Madre Caterina di Cristo

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proferì i voti in questo monastero dove morì a circa 50 anni, nel 1633. Il convento era affetto da una situazione economica grave, aveva debiti contratti con i signori Mattei, con la signora Spada, con il fattore, il fornaio e lo stagnaro: in più aggra-

Santa Teresa al Quirinale, pianta del monastero delle Carmelitane Scalze, A.C.S., Roma Ct.tpita!e, serie H b. 51 fase. I p. 52.

vava l'economia il fatto che la com un ità non ricevesse elemosina con cui rifondere tali passività così che dopo la morte della fondatrice vi furono diversi tentativi di chiudere il

monastero. Riuscì comunque ad autosostenersi_grazie ai lasciti di alcuni benefattori, tra cui Isabella Salviati Cesi. Di lei e di altri ne resta traccia nel Palazzo, dove si conservano alcune loro lapidi recentemente restaurate. Il convento fu espropriato per ragioni di pubblico interesse il 6 agosto 1871 ma ancora a, primi di novembre non si riusciva ad avere le chiavi per accedervi canto che si decise di abbattere parte di una sottile parete che divideva il coro della chiesa per poter prendere possesso dei luoghi ancora pieni degli oggetti delle monache. Le difficoltà vennero anche dal cappellano della chiesa, Giovanni Brigidi, che supplicava di poter restare nei locali da lui occupati per poter svolgere il servizio religioso. Nel 1872 il monastero fu consegnato al Demanio dello Staro e come risarcimento per l'esproprio il Ministero del Tesoro versò una rendita di poco superiore alle 9.000 lire. Le suore si trasferirono ma

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Santa Teresa al Quirinale

gli ambìenri erano ancora ingombri, bisognava al-

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tresì decidere quale sorte riservare ai mobili, agli oggecci d'ane e agli arred i sacri . QuesLi fi.u-ono ritirati dalla Giunra Liquidatrice dell'Asse Ecclesiastico (organo governativo istituito con l'art. 9 della legge del 19 giugno I 87:-3 , n. 1402) e emraci in un fondo di beneficenza per la citrà di Roma. Per un periodo, anche .se breve, le monache e le guard ie del Re cond ivisero il convento in attesa della definitiva approvazione dei progetti di rrasfr,rmazione. Un terzo del complesso fo dato in u.so come caserma e scuderia., per raie scopo vennero affrontati piccole opere di adattamento. Nel fracrempo si procedeva a completare tutti gli .studi necessari per formulare un progetto di massima per il nuovo Dicastero. Oltre a questa docurnen t:azione grafìca tra documenti consultaci risultano interessanti, per la scrupolosità di compilazione, gli elenchi d eUe .specie vegetali presenti nel giardino e nell'orco: si rilevavano, con le precise q uantità, alberi da fru rca come li moni, aranci, meli, noci, fichi, a lbicocchi, gelsi e granari , pianre sepolcrali di cipresso e piante da orto come pomodori, cavoli e insalate. Importante, invece, ai fini ani.srici fu il .sopralDecreto di e~proprio del con vento di Santa Teresa, 1871. A.C.S., Roma Ctpitafe, serie l T b. 51.

luogo della Soprintendenza dei Monumenti che annotava come solo elemento degno di rilievo, la presenza di capirdli di .stile medioevale senza pregio d'ane e adattati a sottovasi nel giardino. Timo ciò confermava la semplicità del luogo monastico nato esclusivamente per la fede, che le suore lasciandolo andranno a professare presso il convento di Regina Coeli .

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Allegoria ciel/a famiglia Barberini di Greuter Johann Friedrich, stampa del XVII secolo conservata presso la Biblioteca Casanatense di Roma. I Barberini furono un influente famiglia toscana di ricchi mercanti e poi banchieri; diventarono molto potenci a Roma quando nel 1623 Maffeo Vincenzo Barberini fu eletto papa con il nome di Urbano VITT. Da allora iniziò la loro ascesa: acquistarono territori, costruirono palazzi e si imparentarono con le più importanti famiglie roma ne.


S ANTA MARIA DELL'INCARNAZIONE DEL DIVIN VERBO

Il convenrn di Sama Maria dell'Incarnazione dd Divin Verbo

r·u

fondaco nel 1639 da Urbano

Vili Barberini con due donazioni, di 20.000 e :-35.000 scudi; realizzarn per accogliere due sue nipoti che avevano preso i vori, Camilla Ba rberini, poi suor Innocenza, e C la rice l:hrberini, poi suor Maria Crazia, entra.rnbe figlie di Carlo Barberini e Costanza Magaloni. Il monastero, come appare nella documentazione storica ed iconografìca, venne decto appunto "ddlc Barberine". Anche la loro madre Costanza, rimas u vedova nel 1630, vi si uasferì. Si trattava di una dimora religiosa a caratr.ere familiare-aristocratico dove le monache dovevano essere tun:e di nobili famiglie. Papa Urbano VIII, si recava a visitare le nipoti due vol te l'anno, nell'Avvento e dopo Pasqua, approf-Ìtrando del tragitto di trasferimenco dal Quirinale a .San Pieuo. L~edifìcio religioso fu progettato da Paolo Pi chen:i, architetto che ritroviamo nel I 660 anche come perito della Santissima An nunziata. La facciata ed il portico del la chiesa si dice fossero stati eseguiti su disegno del Bernini, ma di ciò non ve ne è tr,tccia. Dopo la morte di Urbano VIII, avvenuca nel 1644, i lavori continuarono all'in cerno del monastero e il 23 ottobre del I 670 fu consacrata

la chiesa. Il complesso, come consuetudine nella storia edilizia di Roma, fi.t fondato su preesistenze. Si trovava qui una piccola chiesa dedicata aH'.Annunciazione della Beata Vergine 1v1aria con annesso ospizio dei frati Romiti, Serv i di Maria di Monte Virginio, vicino Bracciano. Occavio Panciroli, autore della Descrizione di Roma sttcni e moderna dd 1725, scrisse che quesco eremitaggio era stato fòndaLO nel 1615, quindi pochissimi anni prirna della crasformazione da parte dei Barberini. La scelta del luogo fu certamente deu:ara dalla vicinanza con il palaao di [1miglia che si scava costruendo sull'ant:ica vigna Sforza alle spalle del Quirinale.

li rnonascero delle Barberine, confinava ad ovest: con Santa· lèresa, a nord con via Pia, ad est con la chiesa di San Caio e a sud, al moment:o dell'esprop rio, con le aree fabbricabili del nuovo quartiere di Termini di propriecà de Merode già Barberini. Il cornplesso si sviluppava attorno a due cortili rettangolari porticati ed una vasta arca retrostante destinata agli orci. Era composto da un piano terra

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XVIII

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Santa Maria dell'Incarnazione del Divin Verbo, A.C.S., Roma Capitale, serie H b. 51 fase. I p. 16.

ed un primo piano ed alcuni ambienti al secondo che servivano per le scuole delle educande. Aveva un p iccolo edificio di culto a navata unica con un'ampia cappella su entrambi i lati. All'interno della chiesa, nella cappella a destra, era dipinta Sanca Maria Maddalena de' Pazzi, nell'altare maggiore la Santissima Annunziata entrambe opere dell'artista Giacinto Brandi ed infine nell'altare a sinistra Maria Vergine con due Santi Carmelitani. Il complesso nel suo insieme misurava quasi 17 .650 mq ed aveva 146 vani.


Santa Maria dell'Incarnazione del Divin Verbo

Nel mona.stero, al civico 39 di via Pia, a sinistra della chiesa di San Caio, vi era una piccola casa su tre piani (lettera B nella planimel:ria); era affittata nel primo livello per 26,87 lire mensili e negli altri due occupata graruirameme dal fattore e dal cappel lano delle monache. Dal civico 40 si accedeva al giardino attiguo alla chiesa di San Caio, dato in locazione ad un certo Cesare Buri, questi, in ragione del fatto che la pigione non fosse ancora .scadma all'epoca dell'esproprio, avanzava richieste di rimborso al l'amministrazione e inoltrava .suppliche per il recupero di pi,1me e vasi di sua proprietà. Al civico 43 (lettera A nella planimetria),

dest:ra del monastero, vi era un'altra casa sempre di

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tre piani con facciara i monacata e cornici in .stucco. Era data in affitto per 1.806 lire annue a Karl Hoffmann artista tedesco appartenente ai Nazareni. Con ques1.o nome veniva chiamato un gruppo di maestri d'arte romantici tedeschi attivi a Roma agli inizi dell'Ottocento il cui linguaggio piccorico si rifaceva all'arte sacra amica. Si pub vedere un'opera di Hoffman nella vicina chiesa di San Bernardo alle terme: .si tratta dd rn.onu rnenro

r·u nebre

realizzato per il capo.scuola dei Nazareni, iI

pittore Overbeck. Quest:i rimasco vedovo si legè> alla famiglia 1-Ioffann con la quale visse fino al novembre del 18(j9 quando morì proprio nella casa di vi a Pia 43. Il monastero vero e proprio aveva ,1ccesso dal civico 42 e si componeva di molti ambient.i disposci attorno a corcili e circondaci da portici. Aveva cucina, dispensa, rdettorio, van i con vasche e lavatoi, ovviamente celle cd un educandato. Era presente anche una farmacia, un laboratorio, varie soffitte cd una colorn.baia. Disponeva anche di un forno, di ampi sotterranei e di una grotta capace di concenere sene bocl:i. La chiesa era divisa in due parti coperte con volta a bon:e e a crociera, ed aveva pareti intonacate e pavimento mattonato. Di Fianco

,1

questa si crovavano la sacre.stia, un altro edificio di

culto e l'oratorio. Sul retro del complesso vi erano un giardino rettangolare con a.iuole realizzate in muretti di mattoni e al di là di un muro con canee.Ilo di ferro nel centro, si accedeva all'orto. Dopo il decreto di esproprio del 1871 il Ministero della Pubblica Istruzione fece richiesl:a al Minisi:ero dei Lavori Pubblici di poter avere tmte le indicazioni necessarie al fìne di inoltrare una ufficiale domanda di acquisizione della strurtura per potervi insediare, data la vastità degli spazi, la clinica oculistica universitaria. Il complesso religioso, per la .sua posizione, per la vastità di estensione e per l'ammirevole disposizione degli ambienti, era appetibile tamo che lo stesso principe Enrico Barberini cercò di e.sercitare il diritto di propriet:à, essendo il complesso srato realizzato con ricchezze della sua fam iglia. Fece causa all'amministrazione per recuperare il cespite, rna la perse. Il complesso era infuri già staro destinato al Ministero della Guerra. Anche in qu esto caso, come per Sama · l eresa, difficile fu liberare gli ambienri dalla presenza delle monache canrn che il di rettore del Genio Militare Luigi Garavaglia si lament() di non riuscire ad accedere al comples.so per esegu irne i ri lievi necessari. E fu così che fu liberato in maniera fr>rzosa, e le monache si trasferirono prima a Santa Pudenziana e poi a Firenze nel rnonascero carmeli ca no di Santa J'vlaria degli Angeli.

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SAN CAIO

Il terzo edif-ìcio religioso dell'isolato er;1 la chiesa di San Caio, cosi:ruita su terreno del rnonastero delle Barberine e demolita nel 1885 per prolungare via Firen1.e. Dell'edii:ìcio ne abbiamo testimonian1.a iconografica nel dipinro di Roesler Franz. Fu ricostruito nel 163 1 da papa Urbano VIII Barberini dietro richiesra di alcuni nobili della Dalmazia., devoti al Santo del III secolo (vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica). L'.edificio fu realizzato sui resti della precedente chiesa del V secolo edificata a sua volta sul luogo dell'antico titulus Gctii, quest'ultimo fondaco su rovine romane: i resti della domus Nummiorum, appartenuta al console Nurnmius .AJbinus (91 d.C.). Ben quactro sovrapposizioni cosumtive del l'edificio. La chiesa Seicentesca, era di dimensioni ridorte, caratterizzata da una tipica [1eciata barocca a due ordini alla cui sinistra si trovava il campanile con cupola a padiglione. Linterno era a navara unica con cappelle laterali. Secondo lo scritro dell'abate Filippo Tiri «ne furono .Architetti il Paparelli, e Vincenzo della Greca,;. Sull'altare maggiore vi era un quadro, opera di Giovanni Bartisca Speram.avi, che raffigurava San Caio in atr.o di batten.are. Sull'altare della cappella cli desrra San Bernardo, Gesti e Maria rcalinaco dal Camassei, .su quello di sinistra la scoria di Nostro Signore quando si mostrò alla Maddalena a firma di Balas.si Fiorentino. Il Consiglio Comunale di Roma nella seduca del Li luglio del 1876 stabilì la necessit~t di proseguire la strada di via Firenze per darle sbocco sulla via Venti Settembre, obbligando l'amministrazione militare a. non opporsi a cale prolungamento che sarebbe scarn realizzato su terren i ad essa assegnaci.

Il Comune avrebbe provveduco a stanziare la somma occorrente di 143.000 lire per la demolizione della chiesa, la ricostru'!.ione di muri, prospetti e lavori della sede stradale.

Vicolo Stermto om Vicolo di San Niccolò d,l '/()lmtii,o, dipinro <li Ettore Roesler franz del 1876. Nell'acquarello si individu11 la chiesa <li San Caio prima della sua <lernoliiione. Roesler Franz è stato un pirrore vedurisra nrn1ano proveniente da una famiglia di origine Ledcsca. Con le sue opere ha Lcstimoniato lo srorico muLamemo avvenuto a Roma consentendoci <li vedere la città prima delle trasformazioni Ollocenresche.

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Nella pagina a fianco :

Roma edita dall'Istituto Carcografico Traliano, 1891, da A.P. Fruraz, Le piante di Roma. 'T .Adorazione della Vergine" particolare del dipinto della cappella privata del monastero dell'Incarnazione. Dettaglio delle armi nel comrosoffìtto ligneo della sala Balilla al terzo piano del Palazzo.


REALIZZAZIONI


Consuelo Mastelloni

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Progetco del 1874 , approvaco ill O luglio del 1875, a firma del Colonnello Luigi Gara vagi ia, Di rettore Generale del Genio Militare di Ro ma, Pianta del piano terra in alco e primo in basso, ln verde il mo nas tero dell'Incarnazione delle Barberi ne con la sua chiesa (in bianco) e casa I-Toffrnan (in verde chiaro). In azzurro il convento di SancaTeresa con la chiesa (in bianco), l due edifici religiosi erano stari esclusi dall'esproprio, Elaborazione redatta sulla pianta in A.C.S., Roma Capitale, serie H busta 47 fasc.13 p.52.


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vvenura la scelta definitiva del luogo dove insediare il !Vlinistero della Guerra con dispaccio del 10 agosto 1871, il Ministro ordinò alla Direzione dd Genio Milicare di Roma di procedere agli acri necessari per eseguire il progetto di

un nuovo fabbricato da eriger.si .sull'area occupata dagli espropriati monasteri. La Direzione, dopo essere riuscit:a con diffìcol rà ad accedere ai locali per effettuarne le necessarie rilevazioni, presentò al lvlinistero dei Lavori Pubblici un primo elaborato che non teneva affatto como degli edifici presemi sulle aree assegnate, anzi proponeva di demolire i conventi e di riutilizzarne mera l'area di sedime dei fabbricaci per coscruirne uno nuovo. Questa proposta troppo onerosa fu scartata, infatti oltre ai costi di costruzione era necessario affromare anche quelli di demolizione degli edifici per i quali era stata ol cretutto corrisposta un'indennità di esproprio. Fu pena.mo imposto che si dovessero rill[ilizzare le strutture esiscenci sebbene in mediocre scaco di conservazione. Venne così redatto un altro progetto adeguando i conventi alle nuove funzioni amministrative con la richiest:a da parte del Municipio dell'allargamento stradale di via Venti Settembre per turca la lunghezza dei fronti dei monasteri arretrandone il prospetto. Per fare cucco ci() era necessario che fosse de.rnolirn la pane anteriore degli stessi con problemi strutturali e conseguenti inrervenri di consolidamento. In pi11si riducevano di molrn i locali ucilizzabili, non suffìcienri ad accogliere tutto l'organico del personale. l.Jnica soluzione per aumentare la cubamra era quindi quella di rialzare il complesso di un piano, ma anche per affrontare questa variante serviva comunque incrementare le vecchie fondazioni, non idonee ad una strunura piì1 pesame. li proge1:co di riu tilin.o non era perciò così vantaggio.so anche perché queste preesistenze non consentivano di realizzare una disposizione distributiva interna ragionata e conveniente per gli uffici. Così an che questo progetto fu respinto. La Direzione fu indotta a fare un ulteriore srudio pii1 accurato per produrre il terzo elaborato grafìco. Jn ogni modo entrambi i progetti scartati prevedevano l'ingresso principale al palazzo su via

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Consuelo Mastelloni

Progetto del 1874, pianra del piano secondo. In verde il mon,L~tero dell'Incarnazione con la sua chiesa (in bianco) e casa Hoffman (in verde chiaro). In azzurro il convenco di Santa Teresa con la chiesa (in bianco). In colorazione originale si individuano le coperture dei fabbricaci, a questo livello il convento delle Barberine ha una consistente riduzione di volumi. Elaborazione redatta sulla pianta in A.C.S., Roma G.zpitale, serie H busca 47 fàsc. 13 p.52.

Venti Settembre e non dalla via Nuova Nazionale. Un accesso carrabile da quest'ultima strada che si stava realizzando a quota inferiore rispetto alla vecchia strada Pia, avrebbe generato forti movimentazioni di terreno con spese elevate. Quindi la scelta di via Venti Settembre fu convalidata anche nel progetto, predisposto ed approvato per imerventi di trasformazione interna delle strutture esistenti valutati però in funzione di un successivo ampliamento dell'edificio per consentire a tucte le qirezioni del dicastero di essere spostate nello stesso luogo. l'.elaborato del 1874 venne approvato il 10 luglio 1875 prevedendo «la riduzione dei locali interni ad uso di uffici» e la sistemazione della facciata verso via Venti Settembre limitatamente al tratto tra palazzo del Drago e l'ex convento di San ca Teresa fino alla stessa chiesa esclusa. Questa limitazione era dovuta sia al facco che gli stanziamenti non erano sufficienti a'.. coprire lavori maggiori sia perché la chiesa era ancora aperta al culto: quindi un primo blocco dove spostare tutti gli uffici che si trovavano in affitto alla Pilotta e a Roca Guerrini. Predisposto il progetto, si prepararono i computi metrici, i capitolaci generali e speciali d'appalw con le tariffe dei prezzi per le asce pubbliche suddivise in tre lavorazioni. Il 22 settembre 1875 si pubblicarono l'Avviso d'Asta per l'appai to di opere murarie per 211. 000 lire come si vede nella locandina originale pubblicata; il 24 settembre 1875 si bandirono

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la gara per coloritura, verniciatura e cieco-


Dal 1871 al 1878

razione interna con spesa di 26.500 lire; e come N" 7!1

cerzo lotto l'appalto per le opere da falegname corrispondenti a 74.250 lire. Espletate le gare gli aggiudicatari soccoscris-

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sero i contratti firmando anche l'atto di sottomissione in cui si assunsero l'obbligo di eseguire tutte le opere previste secondo le prescrizioni

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A11pallo dei l,mwi di murafura cd inermtli, 11rc1,ssari nrgli et-1110naslcri di Sanfa '1'1·rrsa 1• d1·ll'lnr1,r1rn1.ionc (B:u·h1:ri1w) in lloma per l'i11sc1li:n11c111t1 di l'lli1.i d1•11',\111111i11is1ra1.io11c Ccnlrale dcll:1 Guerra 11cr la prcsnnl:1 ~omnrn soigcfl~ a rih:,sso d'asla di . . . L. ìH,000.

della committenza e sottomettendosi, appunto, al suo insindacab ile giudizio. Pietro Tornaghi firmò per i lavori di opere murarie con un ribasso ddl'll,64%, l'impresa Castelli iniziò i lavori di cinteggiacura e in ultimo Giuseppe Vicari quelli di falegnameria. Le ere ditte lavorarono, secondo quanto riportato dalle relazioni e dai verbali, senza ostacolarsi anche se questo frazionamento di appalti creò una maggiore fatica per la Direzione del Genio Militare. Nel 1876, precisamente il 1 marzo, furono consegnati i lo-

Avviso d'asta in A.C.S., Roma Capitale, serie H bu~ra 47.

cali dove iniziarono i primi lavori. Si cominciò dall'Incarnazione e al completamento di questo lotto vi si trasferirono gli Uffici della Direzione

Generale delle Leve e Truppe nonché quelli dei Servizi Amm inistrativi dislocati negli edifici in affitto della Pilocca e di palazzo Rota Guerrini per i quali si pagavano 48.000 lire di pigione. I lavori murari non completati dal Tornaghi furono seguiti dal suo fideiussore, l'ingegnere Carlo Vismara, perché il Tornagh i si allontanò da Roma, come viene scritto nella lettera di subentro. In verità, dalle molceplici domande trovate in archivio con atti di sequestro a lui avanzati da sub-appaltatori non pagati, è plausibile che il Tornaghi sia piuttosto scappato. Nel corso dei lavori, precisamente il 29 m arzo del 1876, il direttore del Genio Garavaglia manifestò la necessità di occupare le chiese, che erano state escluse dall'utilizzo. Per meglio distribuire gli ambienti interni in terrotti da tale presenza ,1vanzava così la proposta, qualora la sua richiesta di occupazione cotale non fosse accolta, di scorciare gli edifici di culto nella parre posteriore per permettere almeno la prosecuzione dei corridoi di distribuzione interni. In tal modo non si sarebbe arrecato danno grave sia all'impianto degli uffici sia agli stessi edifici religiosi che avrebbero potuto continuare la loro attività di culto con accesso dall'esterno. Nella realtà le chiese risultavano sempre chiuse e non frequentate da fedeli. Il Garavaglia concludeva la sua richiesta al Ministero dei Lavori


Consuelo Mastelloni

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Variante del progetco, approvata il 30 aprile 1877, a firma del Colonnello Luigi Garavaglia. Piano terra in alto e primo in basso. Le chiese vengono inserite nella variante di ristrutcurazione. Sono lasciate nella colorazione originale le pani dei fabbricati già ristrutturare, in rosso si evidenziano le aree su cui si sta ancora intervenendo con modifiche e aumenti di cubatura. Elaborazione redatta su A.C.S., Rorncl Capitale, serie H busta 47 fasc.13 p.59.

Pubblici, augurandosi che il prowedimento venisse preso prima del termine dei lavori stessi. La questione degli edifici religiosi creò non poche preoccupazioni. In un promemoria dell'ottobre dello stesso anno infatti il Direttore aveva descritto gli immobili su via Venti Settembre in questo modo: « ... sono a contatto uno con l'altro e sono composti da vari gruppi di fabbrica dissimili per forma e per altezza di piani, sono intersecati da tre chiese che su via Venti Settembre compongono un insieme che risulta deforme, disdicevole e contrario ad ogni escetica,>.

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Dal 1871 al 1878

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Variante, piano secondo. In questa elaborazione si notano, oltre a modifiche interne, l'aumento di cubatura verso via Venti Settembre del monastero dell'Incarnazione e la soprelevazione dei due bracci di Santa Teresa perpendicolari alla strada. Elaborazione redatta su A.C.S., Romf.l. Cttpitt:t!e, serie H busca 47 fasc. 13 p.59 .

Anche il Municipio voleva che il Ministero avesse una facciata uniforme riconoscibile sulla via e che si estendesse per tutta la lunghezza del fabbricato, includendo anche le chiese. Oltretutto si richiedeva che q uesca fosse arretrata rispecco ali' attuale filo dei fabbricati e tutto ciò non sarebbe stato possibile con la loro presenza. Unica soluzione la loro completa demolizione. Le chiese vennero descritte come semplici edifici di culto carenti in p regi artistici e prive di ornati come si confaceva a quelle annesse ai monasteri. Quindi, per la loro salvaguardia, non ci si sarebbe potuti appellare al valore architettonico ne a esigenze di culto, data la presenza a pochi passi degli edifici parrocchiali di Sanca Teresa, San Bernardo e Santa Maria della Vittoria. Così grazie all'azione congiunta delle richieste municipali e militari finalmente si ottenne la consegna di questi luoghi religiosi. Subito si approntò la variarne del progecco approvata il 30 aprile del 1877 dal Consigl io Superiore dei Lavori Pubblici con desiderio di limitarne le spese. I lavori, per consentire questa nuova approvazione furono interrotti per 61 giorni e ripresero a luglio con la sistemazione.di casa Hoffmann e delle due chiese. Nella realizzazione delle opere interne dell'abitazione ci fu un problema di cattiva qualità delle murature dei tre piani che rischiavano di collassare; fu necessario puntellare tutte le strutture e sospendere ulteriormente le lavorazioni in atcesa di valutare l'aumento di spesa occorrente per il consolidamento scruccurale. Fu richiesto anche il sopralluogo con il Segretario Generale del Ministero dei Lavori Pubblici e in quell'occasione venne presa la decisione di provvedere a tutti i lavori aggiuntivi necessari che verranno stimati in 320.000 lire.


Consuelo Mastelloni

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Romfl di Romolo Bulla, del 1884. In colorazione rosso l'area del Miniscero della Guerra non ancora completato.

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Dal 1871 al 1878

Rest:~lVano ancora da concludere le opere nel mona.stero di Sama ·1eresa, occupato dalla caserma e dalle scuderie dello Squadrone Carabinieri Guardie d i Sua 1\.faestà, non si dovette an:endere molto perché questi ultimi liberarono gli ambienti Lrasferendosi nel monastero di Santa Susanna appen,1 ulr.imato nel suo adattamenro. A maggio del 1878 i lavori di questo lorto furono conclusi per un conto finale di 266.4:-38 lire. [annessione delle chiese con.sentì fì.nalment:e di migliorare la distribuzione interna, di ottenere piìL stanze per gli uffici ma sopranuu:o di pocer lavorare sul desiderio comune di una facciara continua. Per garantire un'unifcirmirà del prospetto di via Vemi Serrembrc, si progettò nell'angolo di sinistra vicino alla chiesa di San Caio, il prolungamenm del muro di facciata per potersi collegare con il prospetto lacerale verso via Firem.e. Inoltre si rialzò di un piano il fronte del monastero delle Barberine per mantenere lo stesso filo di gronda in facciata. Dal!' altro lato, verso pabzzo del Drago, .si demolì un tratto di fabbrica dd monastero di Santa Tere.sa per rendere isolato il fronte ministeriale. La facciata lunga 155 metri, venne inrerrotta nd rne·1.zo da un avancorpo lcggermeme sporgente; grazie a questo arti fìcio si evitè> di demolire trarti di muratura appena real izzari. All' avanzamen tq centrale, conrro il quale furono mosse varie critiche da parte del Municipio in meri to all'ingombro stradale, si rispose che questo non avrebbe ostacolato affatto la percorribilità del marciapiede, anzi l'avrebbe sicuramente migliorata, per l'eliminazione ddlc scalinate delle chiese, dell'aggetto degli sripici del portone e dei davanzali di ca.sa HoHìnan e della porca esterna del monastero di Santa Teresa. Questa maggior occupazione .sul fronte di via Venti Setrembre di suolo pubblico fu proposr:a dalla Direzione del Genio in co.m pensazione con la pouione di t:erreno sottratta al IV1inistern della Guerra per il prolungamenm di via Firenze. Larnministr,rzione comunale riteneva, infat:ci, assolutamente necessario far sboccare questa Sl:rada fìno a via Venri Settembre, ma per fare ci() aveva bisogno di auraver.sare i terren i dell'Incarnazione assegnati al Dicastero. I due emi raggiunsero l'accordo il 4 luglio del 1876: la chiesa di San Caio, che si trovava sulla traiettoria della nuova via., venne demolita.

È datata 2 novembre 1878 la relazione .sul progetrn di completamento dei monasteri. Il ce.sco intere.ssantissimo è una perizia in variante di spesa ddl'appalro inizi,1le previ.sto per 640.000 lire. Nelle pagine si analizzavano in p,m:icolare rune le opere che non erano state consider,ne nel computo iniziale, sebbene presemi nel progetto, quindi delle dimenricanzc. Que.stc, specifìcat:e nel dettaglio della lavorazione., quanrifìcatc e Slimat:e n ei costi, incrcrnenrarono il conto per ben 166.399 lire. Erano relative al riscakfamenrn dei locali, alle diramazioni per l'acqua e per il gas d'illuminazione, ai campanelli eleLLrici, ad alcune vetrate per chiudere i corridoi, a persiane nei conili, a volte, pianerottoli e decorazioni, allo stemma dello Staro e trofei d'armi nel corpo centrale della .fitcciara, a bassorilievi., cornici e capicell i, a quanro grandi lampioni su via Venri Sem:mbre, alla facciata principale, ed ancora parafulmini, mecca nismi per porcare le carte

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Consuelo Mastelloni

da un piano all'altro, ecc. In più si presero in esame altre lavorazioni ancora da completare ma da variare opportunamente, tipo l'aumento di profondità delle fondazioni da 8 a 10 metri, l'incremento di alcuni spessori murari, la previsione di caminetti e decorazioni di volte o soffitti per gli impiegati superiori, la necessità di aggiungere un secondo serbatoio e di aumentare le diramazioni delle tubazioni idriche per accogliere l'acqua proveniente dal terzo acquedotto di Roma dell'Acqua Marcia. Sul fronte di via Ven ti Settembre si ravvisava anche la necessità di individuare dove localizzare i cubi di scarico delle acque meteoriche che non potendo, per ragioni estetiche, essere esterni alla facciata dovevano o convogliarsi verso i cortili interni o nascondersi nella muratura stessa, ciò avrebbe generato comunque un altro aumento di spesa. Scarsamente valutato era anche il numero delle 81 stufo previste per riscaldare 122 uffici e corridoi per 600 ml. Per rutti questi altri lavori si stimava pertanto un costo aggiuntivo di 53.253 lire. A queste due cifre se n e aggiungeva anche un'altra relativa a: bugnati, stipiti, archivolti, paraste e cornici della facciata che erano stati pensati in pietra d'Assisi e computati per 30 lire al metro lineare. Ma a Roma questo tipo di materiale non era mai stato utilizzato e non si sapeva come avrebbe potuto reagire alle intemperie; la sua sostituzione con il locale travertino però non risultava un valido cambio, infatti quest'ultimo non era adatto per molti dei lavori d'incaglio previsti, sarebbe occorso quindi usare il marmo di Carrara che però aveva un costo doppio rispetto a quello stimato. Le spese non finivano qui, altra aggiunta da prevedere, sempre sulla facciata, era rappresentata dalla presenza di muri maestri trasversali interni in corrispondenza di un'arcata e di quattro finestre dal piano terra fino all'ultimo, che si sarebbero dovuti demolire e ricostruire dalle fondamenta perché si trovavano esattamente al posto delle aperture previste nel nuovo progetto. Per queste due opere aggiuntive si stimarono altre 50.000 lire. Il costo complessivo iniziale di 640.000 lire divenne così, aggiungendo tutte queste nuove voci, di 956.000 li re. Le lavorazioni supplementari furono riappaltate nei sette gruppi corrispondenti alle sette arti principali: del Muratore e Carpentiere, del Fabbroferraio, del Falegname, dello Scalpellino, dello Stuccatore, dello Stagnaro, del Tintore e Decoratore.

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Dal 1871 al 1878

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A sinisrra: approvazione M in isceriale per le opere di compleramenco del Palazzo, 23 aprile 1878 (A.C.S., Roma Capitale).

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Sotto: Decreto di approvazione Ministeriale del conrracco con l'impresa Benedetto Montanari, 10 dicembre 1880 (A.C.S., Roma Capitale). Nella pagina seguente: certifìcaco di pagamcnro all'impresa Benedetto Moncanari, 15 maggio 1881 (A.C.S., Roma Capitale).

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(} 121 ottobre del 1878 il Cenio Militare di Roma carnbiò Direttore, il Colonnello Luigi

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trattare alcune questioni irrisolte a Palazzo: in primo luogo il completamento della

facciata ancora incompiuta, in secondo luogo affroncare il difficile compico di redigere il progeno di ampliamento dell'intero ministero raddoppiando il volume dd fabbricaw. Svolse quest'incarico fino al 5 giugno del 1880., data in cui venne present:ato il nuovo piano per aumentare la capacità volumeuica del dicastero al fine di riunire in un solo palazzo nmi gli Uffici dell'Amministrazione Centrale della Guerra, edificando Li nuova espansione sul terreno libero degli orti e dei giardini conventuali. Il progetto approvato fu affidato per la sua realizzazione alrimpresario Benedeu:o Montanari che ne firmò l'appalto, il 17 novembre dello stesso anno, con un ribasso del 27,12l1/o sulla base d'asta di 579.4-35 lire. Per realizzare gueste lavorazioni ebbe la disponibilit;t di 600 giorni lavorativi.

li 12 giugno del 1882 la Direzione del Genio Militare predi.spose, a seguito di cedimenti fondali nei sotterranei di Santa Teresa, una variante con la quale valorizzò l'ingresso principale prevedendo nell'avancorpo un ampio atrio volraw su colonne binate e al piano soprastante la grande biblioteca. Oltre l'ingresso verranno unit:i , dem olendo il braccio che li divideva, i due corrili esist:enci di casa HofTmann e dell'Incarnazione, realizzando un unico spazio corrispondence Luigi Durami dc La Penne ( I 838- l l)2 I).

all 'atruale cortile n.2 dove è collocato il Sacrario

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Consuelo Mastelloni

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In alto: progetto del prospetto di via Venti Sectembre a firma del Colonnello Directore de La Penne. In basso: sono state rappresentate, per metà della facciaca, in rosso le variazioni apporcare in corso d'opera per rendere il p rospetco principale piL1 ricco di decorazioni secondo le osservazioni del Comiraco d'Artiglieria e Genio. Ci6 che ne risulta sarà la facciata del palazzo fìno al 1940 anno in cui verrà sopraelevato.

dei Caduti. Queste opere portarono a una maggior spesa di 78.861 ,02 lire e l'aggiunta di altre 200 giornate lavorative. I..:impresa, come accade di consuetudine, negli anni compresi era il 1881 e il 1882 scrisse vari reclami, che ritroviamo tra i carteggi dell'archivio. In questi si contestavano alla Direzione dei Lavori maggiori opere realizzate in varie categorie da computare economicamente, oltre alla richiesta di rivalutare alcuni rialzi repentini dei p rezzi su dei materiali edili. Come contro osservazione alle rimostranze avanzare, la Direzione chiuse il contenzioso ricordando che nell'atto di sottom issione l'impresa


Dal 1878 al 1885

aveva accettato l'insindacabile giudi1io della Dire::zione e che questa, non concordando con le richieste avanzate, aveva la facolrà di respingerle. L:impegno di spesa aumentato nel 1882 non fu comunque suHìcience per completare le lavorazioni riguardami la faccia[a in base alle richieste aggiuntive avanzate dal Comitato d'.Art:iglieria e Genio che aveva sollevato alcune osservazioni sul carattere ecce.s.sivarneme semplice del prospetto a livel lo decorativo fornendo suggerimenti per abbellirlo aumentando gli ornati ed ampliando la misura delle aperture. Fu inoltrata la richiesta per ottenere nuovi fondi, che vennero concordati e stanzia[i, su un nuovo computo estirn,u:ivo legato al progeno redatto

il 20 gennaio 1885.

Si trattava di eseguire cornici t riangolari su finest:re pit1 ampie nel primo piano, modanature aggeu:anci da aggiungere alle finestre del secondo piano impostare su una nuova fascia marcapiano quindi cornicioni, intagli di pani ornamentali, capitelli e mea.i capitelli, il tutto per 44.250,84 lire. Essendo l'impresa Montanari ancora presence sul posto si d ecise di affafare alla stessa i lavori per un cempo di 40 giorni. La con.segna del cantiere ebbe luogo il 15 luglio con 17 giorni di ritardo, ma senza penale a carico della ditca; cale slirtarnenw avvenne non per sua inademp ienza, ma perché si dovevano completare le demolizioni di rune le murature esistenti esterne al fabbricato. Dopo otto mesi fu effettuaxo il collaudo a cura degli Ingegneri del Genio Civile Brauzzi e Comotto e, come da co n tr,uro, vennero in seguiro rese le cauzioni. La n uova facciata si presentava così: era formata da un piano terreno bugnato con fìnesrre arcuate, un primo livello con una balaustra e fìnes rre sormontare da rimpani triangolari, un secondo piano con aperwre rrabeate poggiate su una fascia marcapiano ed infine un'ali:a trabeazione con cornicione aggettante, che copriva il b,1sso mezzanino così come rappresentato nel disegno in basso nella pagina a fìanco. Le estremità del prospetro, lcggerrnence in rilievo, erano marcate da un risalto angolare bugnato. L\wancorpo centrale aveva un avanzamento piì1 pronunciato, dove si trovan o ere ingressi ad arco chiusi su entrambi i lati d,1 due finestre, anche queste ad arco; le cinque aperture al primo piano erano alternate a paraste gigarni di ordine corim,io ed avevano balaustre a colonnine rennin;rn[i con gli stemmi semplificati di dieci citò d ' Italia: in ordine da sinistra guardando il Palazzo, Palermo, Napoli, Firenze, Milano, Roma, Torino, Genova, Venezia, Bologna e Cagliari. I ,a facciata su via Vemi Settcrnbre resrh in varia ca fino al 1939, anno in cui l'edificio sarà sopraelevato. Nel 1884 l'intero complesso era quasi fìniro ad eccezione di alcuni lavori, rimasti in sospeso. Il Palazzo si presen tava come una sorca di palazzo-fortezza austero nel suo rigore architettonico: un quadrilatero chiuso verso l'esterno di l 55x 119 metri, ed alrn circa 30, ma aperto all'interno intorno a cinque grandi corrili. L:edifìcio è rimasto p.lanimerricamcnre inalterato fìno ,1d oggi ad eccaione di alcune modifiche apportate per innovazioni tecnologiche. La storia del palazzo non è Eura solo di progetti, approv,v.ioni, compuri, lettere di ministri o di commissioni ma anche del contributo lavorativo degli uomini che vi hanno marerialrneme partecipato . Tra i docurnenci dell'Archivio Centrale dello Staro risultano le maestranze impegnate, le loro

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Consuelo Mastelloni

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Il Ministero della Guerra a via Venti Serrembre

giornate lavorare e le paghe retribuite. Interessante scoprire che al capo muracore così come al capo falegname era corrisposta una diaria giornaliera di 3,40 lire; al muratore e al falegname retribuite

2,40 lire per lavorazioni diurne e 3,60 lire per quelle notturne . .Al fabbro ferraio, all'imbiancatore e al verniciatore erano liquidate 3,50 lire; il maestro poncaio, lo scalpellino, lo stuccatore, lo stagnaro, il vetraro e l' orronaro prendevano 4 lire. Men ere era retribuito pii, di tutti il sondarore a cui si corrispondevano 6,20 lire per tutte le attività da svolgere nella preparazione dei terreni per accogliere le fondazioni del Palazzo. La paga pit1 bassa era quella del garzone di età compresa tra gli undici e i quindici anni, a cui spettava 1,60 lire. La giornata lavorativa cominciava con il levare del sole e finiva con il tramonto, in estate venivano concesse due ore e mezza di pausa pranzo, in inverno un ora e mezza ed in primavera ed autunno due. Inserendo on line, su un sito di rivalutazione monetaria, le paghe del 1880, grazie ad un coefficiente che si applica alla differenza di date (1880-2017), si ottiene che la diaria giornaliera di allora oscillava tra i 7 e i 24 euro di oggi. 1òrnand0 ai documenti d'archivio tra i carreggi compaiono anche i compensi per i pagamenti eseguiti dall'impresa ad altri soggetti: il subappalto d'opera per la redazione e la copia dei disegni


Dal 1878 al 1885

(lavoro manuale oggi non più necessario per l'avvento dei computer), la rimozione di un antico mosaico rinvenuto negli scavi fatti nel fabbricato di Santa Teresa (del quale si sono perse le tracce), il trasporto di sarcofagi trovati nei cimiteri delle chiese di Santa Teresa e dell'Incarnazione (si riferisce sicuramence al trasporto delle ,lapidi accualrnente localizzate nei sotterranei del Palazzo), la realizzazione di bozzetti in gesso dello stemma dei Savoia e moltissimi atri lavori. Nel corso dell' appalto non accaddero cose particolarmente significative a parte le solite polemiche tra la direzione dei lavori e l'impresa circa compensi aggiuntivi, come già era accaduto con il primo contratto Montanari, comunque i lavori furono abbastanza soddisfacenti per la Direzione del Genio. In queste pagine sono riportate le planimetrie presenti nell'Archivio dell'I.S.C.A.G. - lsticuto Storico e di Culcura dell'Arma del Genio, relative al completamento del Palazzo. In ogni elaborato sono state individuate con campiture colorate le diverse destinazioni d'uso del dicastero che si descrivono in didascalia. In appendice al capitolo si riportano Enci/Reparti/Un icà/ Associazioni transitati per il sedime del Palazzo dal 1876.

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Consuelo Mastelloni a = via privaca verso via Modena

t, = via privata verso il palazzo del Drago

e = via Vemi Settembre

d = via Firenze

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Pianta piano terreno verso via Modena e sorrerranei verso via Venti Settembre (quote 49,30 e 50,00). In verde la portineria, là rimessa, le scuderie e le sellerie. In rosa i magazzini per deposico legna ed altri materiali. In azzurro gli archivi.

Pianta piano sotterraneo verso via Modena (quota 45,00). In rosa i magazzini per deposico di legna cd altri materiali.

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Pianta del piano ammezzaco (quota 59,95). I locali di questo livello, marcati in ;zzurro, ospitavano gli Archivi, gli Uffici archivistici e gli ambienti per gli inservienti.

Pianta piano primo verso via Modena e piano terreno verso via Venti Settembre (quota 55 , 12). Nel piano si trovavano gli appartamenci del Ministro e del Sotcosegretario di Scaco, l'Ufficio di Gabinetto, il Segretariato Generale, gli Uffìci dell'Amministrazione Personale che si rappresen tano in giallo. In arancione l'atrio di via Venti Settembre.

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Dal 1878 al 1885

Pianta piano secondo verso via .Modena e primo verso via Venti Seccembre (quota 62,80). A questo livello erano inserire le Direzioni Generali: d'Artiglieria e Genio, di Fanteria, Cavalleria, Leva e Truppa.

Pianta piano terzo verso via l'vfodena e secondo verso via Venti Settembre (quota 69,20). Il piano era utilizzato dalla Direzione Generale dei Servizi Amministrativi, dall'Ufficio di Revisione delle Matricole e concabilicà dei Corpi.

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Pianta dei sottotetti (quota 74, 13). In grigio si individuano gli alloggi per gli Uscieri e gli lnservienci mentre in rosa depositi di vario gc1icrc.

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Consuelo Mastelloni

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In questo elaborato di sintesi si è ritenuco utile individuare graficamence, con campicure di diverso colore sulla pianta Ottocentesca del piano terra da via Venti Settembre, le preesistenze dei due monasteri conservate anche se in molci casi particolarmente rnodifìcate: in azzurro il monastero di Sanca Teresa (1627); in verde il monastero delle Barberine (J.639); in colorazione gialla sono state marcare le aree fabbricare dei monasteri demolire per variazioni progenuali, Tn aggiunta si è anche evidenziato il nuovo ampliamento attuato dopo il 1880 del dicastero sui terreni liberi dei complessi religiosi che si scmolinea in colorazione rossa.

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DAL

1885 AL 1939

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el 1888 Fu collocata al primo piano sopra l'atrio di via Venti Sen embre la Biblioteca Militare Centrale. Nel 1889, completate tutte le opere residue, si trasferirono nel Palano gli Uffìci ancora presenti a Santi Apostoli.

1'.edifìcio si componeva di 1.031 vani, oltre agli alloggi per il Ministro, per il Sottosegretario di Sraco e 72 camere a disposizione del personale militare. Il fabbricato, che assecondava la. pendenza del terreno, si elevava con quanro affacci sul prospetto principale di via Vemi Settembre, e sei fuori terra sulla sua parallela a via Modena mantenendo perb la stessa linea di gronda. L'altezza attuale è frutto di una consistente sopraelevazione avvenuta prima della seconda guerra mondiale per le aumemate richieste di person ale da collocare nel palazzo, esigenza già avanzata negli anni Venti come si legge dagli Archivi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Erano passati appena trent:'anni dalla cosuuzione del Palazzo che si doveva difatti affrontare questa diflìcoltà logistica. L'edificio a quella data accoglieva 602 impiegati civili, 70G ufficiali di cui 26 generali, 195 ufficiali superiori e 485 uffìciali inferiori. Inoltre vi erano 543 addetti alle copie di cui 403 .scritturali e

I 40 dattilografe, in pit1 89 uscieri e 255 pian toni. \lei Palazzo quindi erano presenti 2.195 persone. Per risolvere il problema di avere pit1 stanze., furono compiuti vari sopralluoghi nel corso dei quali si suggeriva di rialzare i sottotetti, trasformando la copertura inclinata in fa.Ida piana, recuperando in tal modo nuova cubatura utile, ma realiu.ando t:ucrn ciò limitatamente nelle zone che lo consentivano dal punto di vista strutturale. Questa proposta fu per il momento accantonata, infaHi a seguito di un'attenta analisi condot.t:a. dalla Commissione per la sistemazione degli uffici, istituita dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giolitti ed avam.a ra al Ministro della Guerra Bonomi, fu trova ca la disponibilità di ben 120 stanze. Ciò si ouenne riducendo il numero di quelle destinat:e a.d alloggi, accorpando il personale negli uffìci che lo con.sentivano per ampiezza, unendo vari capi-sezione, riservando solo a uffici singoli le stanze

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Consuelo Mastelloni

Elaborazione grafica della sopraelevazione del 1939, anno XVTTI dell'Era Fascisca. Sotto, dettagli dei capitelli, a sinistra del 1880, a destra del 1939 (fotografia del Centro Cinc-foro dello SME).

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più piccole, si riuscì a realizzare una vera ristrutturazione logistica che accolse molti Emi. D opo diciannove anni venne comu nque compiuta la sopraelevazione del Palazzo e alla pianta dei sottotetti posta a quota 74 metri, si aggiunsero altri due livelli: il primo che interessò tutto lo sviluppo del fabbricato a quota 78 mc., il secondo a copertura parziale venne impostato a quota 82 mt. Dunque un consistente aumento di vol ume che porrò l'aumento di oltre 260 ambienti utili per uffici. Nel


Dal 1885 al 1939

l'.avancorpo su via Vcnci Sectembre. Si vedono chiaramente le differenze con il progetto del 1939. All'interno degli archi dell'accico sono stare aggiunce finestre con timpano triangolare; alle paraste dell'ordine giganre verranno inseriti capitelli compositi (fotografia del Centro Cine-foto dello SME).

grafico di prospecco si rappresenta la sopraelevazione progettata dall'architetto Corrado Beccone, differme comunque dall' effecciva realizzazione sia per la presenza all'interno delle cinque arcate di alcrettante finestre sormontate da timpani criangolari, sia per l'arricchimento dell'ordine architettonico con capitelli simili ma semplificati rispetto agli esistenti. Altre modifiche erano state già realizzate prima del 1939. Nei primi anni del Novecento si costruirono all'interno dei cortili alcune scnmure.


Consuelo Mastelloni

Neglì annì Dieci si eseguì nel cortile grande dell'Incarnazione, attualmente denominato n. l, un fabbricato per ospitare la centrale telefonica. La telefonìa fece il suo ingresso in Italia tra la fine degli anni Settanta e l'ìnìzìo degli annì Ottanta dell'Ottocento principalmente gestita da società telefonìche prìvace. Nel 1907 avvenne la nazionalizzazione del servizìo e lo La Cenrrale Telefonica con dettaglio del motto (forografìe del Centro C ine-foto dello SME).

Stato iralìano si trovò a dover gestire 173 linee interurbane.

11fabbricato qui realizzato era un edìfìcìo classico su due livelli all'interno del quale avveniva la commutazione telefonica tra le chìamate in entrata da smìscare presso i vari uffici e quelle in uscita. Sopra l'ingresso prìncipale vedìamo ancora la scritta in carattere lapidario, che manifesta la destinazione d'uso del fabbricato appunto a CENTRALE TELEFONICA La stri.ttmra conserva ancora oggi la stessa funzione. La costruzione originaria è stata alterata con una criticabile sopraelevazione collegata

al palazzo per mezzo di un mnnel rialzato. In corrispondenza del coronamento, incorniciato tra due stemmi Sabaudi, si mostra il motto che così recita: IN GLADIO VIS

(nella spada la.forza)

CVM GLADIO ]VS (con la spada il diritto} SVB GLADIO PAX (sotto la spada la pace) Dopo la prima guerra mondiale nell'altro cortile dell'Incarnazione, l'armale n.2, fu costruito il Sacrario dedicato aglì Ufficiali di Staro Maggiore o provenienti dallo Stato Maggiore Cadurì per la Patria.

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Dal 1885 al 1939

Il Sacrario dedicato agli Ufficiali dello Sraro Maggiore nel corrile n. 2 rappresenta una quinta davanti alla quale avvengono le visite ufficiali con i Capi di delegazioni straniere (fotografia del Centro Cine-foco dello SME).

Si tratta dei Caduti delle seguenti guerre: - Guerre d'Indipendenza ( I 848-1870); - Guerre d'Eritrea (1885-1896); - Guerra di Libia (1911-1914); - 1° Guerra Mondiale (1915-1918) .

Venti anfore, come urne cinerarie, commemorano alcuni ufficiali vittime di questi conflitti. Sulla staffa che cinge l'anfora, sono riportati olue al grado, cognome e nome del Caduto, anche il luogo e l'anno di morte.


Consuelo Mastelloni

All'interno del sacello sono stare in seguito apposte delle epigrafi in cui si ricordano anche gli Ufficiali che persero la vira nei conflitti successivi: - Guerra d'Etiopia (1935-1 936); - 2° Guerra Mondiale (1940-1945). Il monumento, interamente rivestito in lastre di travertino, rammenta per forma e proporzioni l'Arco di Giano di via del Velabro. Varcando il grande arco, simile a quelli trionfali romani si entra in una cappella tripartita che termina con un'abside circolare. All'interno sulle pareti laterali risaltano delle eleganti vetrate a piombo, sapientememe realizzate con vetri di diyerse qualità e colorazioni. Si tratta di fiamme votive a commemorazione degli Ufficiali qui rappresentati con un volto incorniciato da un elmetto e circondato da una corona d'alloro. I visi, così come le foglie, sono stati eseguici con la tecnica della grisaglia che consente di rappresentare immagini impossibili da compiere solo con il metallo, direttamente dipingendo il vetro dal lato interno e fissando la pittura con una cottura delle lastre. Non si conosce per certo l'amore di queste opere ma da raffronti stilistici con altre vetrate realizzate negli stessi anni, si può quasi certamente attribuirne la paternità al!' artista Duilio Cambellotti, oltretutto nella biografia del maestro si legge che nel 1921 disegnò proprio cartoni per vetrate di cappelle funerarie. I.:elmo riporta il fregio dello Stato Maggiore del Regio Esercito che ritroviamo in facciata ai lari dell'arco d'ingresso: un'aquila coronata, dalle ali spiegate al cui centro compare la croce sabauda stemma di casa Savoia. Lo stesso scudo crociato sabaudo lo scopriamo nella pavimentazione policroma entrando nel sacello.

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Dal 1885 al 1939

La pavimentazione policroma con lo stemma di casa Savoia e le vetrate a piombo commemorative. Particolari fotografici dell'interno del Sacrario (fotografie del Centro Cine-foto dello SME).


APPENDICE STORICO DEL SEDIME DEL PALAZZO

ENTI/REPARTI/CNITA/ASSOCIAZI O NJ TRANSI'TATl PER IL SEDI1\!IE DI PALAZZO DAL 1876 Corpo di Stato Maggiore (dal 1876 al 1881) Divenut:o a seguico della riorganizzazione delle forze armat:e Srnw Maggiore del Regio Esercìro.

Direzione Generale d'Artiglieria e Genio (dal 1876 al 1914) Svolgeva studi e ispezioni ai rnareriali in dotazione alle Unità di Arriglieria e del Cenio.

Dire7.ione Generale Leve e Truppa (dal 1876 al 1915) Attendeva alla conservazione dei Ruoli e Fogli Matricolari, alia gestione delle pratiche personali relacive all'accenament:o della nazionalità ai fìni del servizio di leva, e alle pratiche personali dei militari per l'autorizzazione a contrarre matrimonio.

Direzione Generale Servi'l.i Amministrativi (dal 1876 al 1900, dal 1906 al 1926 e clal 1936 al 1944) Auendeva alla stipula dei contratti e a mtta la gestione contabile relativa agli Ufficiali e militari dd corpo reale "equipaggi" , al personale civile e contabile, agl i istit:uti e ospedali militari marittimi, alle spese varie delle navi in Italia e all'estero.

Stato Maggiore del Regio Esercito (clal 1882 al 1922 e dal 1925 al 1945) Divenuto a seguico della riorganizzazione delle forze ,umate Stato Maggiore dell'Esercito.

Ispettorato della Sanità Militare (dal 1887 al 1942) Dirigeva e coordinava le attivit~t e i servizi sanitari militari, nonché curava la forn1a·1.ione del personale sanìtario, tecnico e specìalìzzaco, militare e civìle destinato a emi e reparti sia centrali che peritèrici.

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Consuelo Mastelloni

Direzione Generale della Revisione dei Conti (dal 1895 al 1903) Attendeva al con crollo delle spese e alla revisione dei bilanci.

Uffici di Grazia e Statistica (dal 1900 al 1944) Predisponeva, relazionava e aggiornava le informazioni fornite dai tribunali militari in merito alle procedure penali in corso.

Comando Superiore di Aeronautica del Ministero della Guerra (dal 1912 al 1924) Denominato precedentemente Ispettorato Aeronautico, poi Direzione dei Servizi Aeronautici e successivamente Corpo Aeronautico Militare, rappresentava il Comando generale al quale facevano capo le forze aeronautiche per l'impiego metropolitano e coloniale e un'intendenza generale per rutti i servizi tecmcr. /

Comando Supremo (dal 1914 al 1919) Attendeva alla direzione delle Forze Armare durante il periodo della Prima Guerra Mondiale.

Comitato liquidatore delle gestioni di guerra (dal 1920 al 1922) Attendeva alla liquidazione degli indennizzi dei danni durante e dopo gli eventi bellici.

Stato Maggiore Centrale (dal 1923 al 1924) Divenuto a seguito della riorganizzazione delle forze armate Stato Maggiore del Regio Esercito.

Direzione Generale dei Servizi di Guerra (dal 1938 al 1944) Coordinava i servizi per la mobilitazione civile, lo sfollamento, lo sgombero di popolazioni dai territori del regno, l'assistenza straordinaria a favore di danneggiati da azioni belliche, profughi, sfollaci, rimpatriati, raccolta di notizie per le famiglie dei richiamaci, circolazione dei veicoli in tempo di guerra.

Compagnia Autonoma dei Carabinieri Reali (dal 1938 al 1944) Attendeva alla sorveglianza e vigilanza del sedime del Ministero della Guerra.

Consiglio Superiore delle FF.AA. (dal 1951 al 2013) Dava pareri, in alcuni casi obbligatori, su materie attinenti alle forze armate quali ad esempio ordinamenti militari, preparazione organica e bellica, clausole di carattere militare da inserire nei ffattati e convenzioni internazionali.

Battaglione Trasmissioni Speciale del Ministero Difesa-Esercito - Centro Trasmissioni (dal 1954 al 1975) Divenuto a seguito della riorganizzazione della Forza Armata 10° Battaglione Trasmissioni "Lanciano".

Segretariato Generale della Difesa/ Direzione Nazionale Armamenti (dal 1965 al 2016) Attua le direttive impartite dal Ministro in materia di alta amministrazione, indirizzo e coordinamento delle attività delle Direzioni Generali, organizzazione e funzio namento dell'area tecnico-am-


Appendice

ministrativa e ind ustriale della Difesa. Tratta attività ri fr: ri te in generale alle problematiche giuridiche, ordìnarìve. formative e dì impìego dd personale cìvìle e mìlìrare dd Ministero della Difesa. Coordina l'area indusu·iale della Difesa e le procedure amminislTacive e conrrarruali collegare al procuremenr e al controllo contabile. Direzione dei Lavori e del Demanio (dal 1966 al 1978)

Arrende alla progettazione, la realizzazione e la manutenzione delle costruzioni edili di ogn i tipo, e cura la forrn,v.ione di personale tecnico e specializzaco mili care e civi le per le unirà operative e per glì organi addestrativi, logistici e territoriali. Direzione Generale dei Servizi Generali (dal 1966 al 1997)

Confluit:a nella Direzione Cenerale di Commissariato e di Servizi Generali. Commissione di Valutazione per l'Avanzamento dei Sottuftìciali (dal 1966 al 1998)

Forma le al iq uote di avanzamento dei SotcuHìci.1li dell' Eserciro. Direzione Generale per gli Impiegati Civili (dal 1966 al 1998)

Confluita nd la Direzione Generale per il Per.sonale Civile. Direzione Genenùe per i Sottuffici:ùi e i Milit:ui di Truppa dell'Esercito (dal 1966 al 1999)

Conflu ita nel la Dire'l.ione C enerale per il Personale ìvlili rare. Dire:1.ione Generale per gli Ufficiali dell'Esercito (dal 1966 al 1999)

Confluita nella Direzione Generale per il Personale ìvl ilit:a re. Azienda Sanit:u-ia Loc:tle (dal 1966 al 2000)

Eroga servizi sanìrarì pubblici. Ufficio centrale per l'organizzazione, i metodi, la meccanin.azione e la statistica (dal 1966 al 2003)

Confluito nel Cornando C4 Difesa. Ufficio Autonomo delle Telecomunicazioni (dal 1966 al 2004)

Garantiva l'efficienza delle funzioni di Comando, Controllo, Telecomunicazioni e In for matica nell'ambit:o dell'a rea cecnico-operaciva incerforze. Ragioneria Centrale del Ministero della Difesa (dal 1966 al 2005)

Confluito ndl'UHìcio Centrale del Bilancio presso il Ministero della Difesa. 10° Battaglione Trasmissioni "Lanciano" - Centro Trasmissioni (dal 1975 al 1993)

Confluito a seguito della riorganizzazione ddla Forza Armata nel 3<' Reggirnento lì·asmissioni.

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Consuelo Mastelloni

Comando dei Materiali dell'Aviazione Esercito (dal 1981 al 1995) Provvedeva all'organizzazione e al funzionamento della logistica di sostegno, nonché alla direzione e controllo delle arrivirà connesse con la gestione dei materiali.

Ispettorato Armi di Fanteria e Cavalleria (dal 1981 al 1995) Svolgeva attività riguardanti i settori addestrntivo-normativo e sperimentale del personale dell'Arma di Fanteria e Cavalleria.

Consiglio Superiore delle Forze Armate (dal 1982 al 1988) Aveva il compito di fornire un parere non vincolante su materie attinenti .le Forze Armate italiane.

Direzione Generale delle armi, delle munizioni e degli armamenti terrestri (dal 1982 al 1996) Svolgeva attività di studio e sviluppo tecnico, standardizzazione, approvvigionamento, distribuzione, lavorazioni e alienazioni di artiglierie, armi leggere ed equipaggiamenti, munizioni, mine ed esplosivi - escluse le bombe d'aereo, mine navali, bombe di profondità e siluri.

Corte dei Conti (dal 1982 al 1996) Decide in merito alle controversie in materia di contabilità pubblica e in particolare alle azioni di responsabilità amministrativa nei confronti dei pubblici dipendenti e dei pubblici amministratori, nonché degli amminisrrarori e funzio nari delle società socco il controllo pubblico, e riguardo al con. . tenz10so pens10111snco.

Ufficio Centrale Allestimenti Militari (dal 1982 al 1997) Attendeva alla codifica dei materiali interforze e alla direzione della Sezione M ilitare Brevetti.

Ufficio Centrale per le Ispezioni Amministrative (dal 1987 al 2016) Svolge ispezioni amm inistrative e contabili, con azione sia diretta che decentrata, promuovendo l'accertamento delle eventuali responsabilità e i conseguenti provvedimenti. Cura i rapporti con il Ministero del Tesoro per l'attività a questo devoluta nel campo ispettivo. Esegue verifiche finalizzate ali' accertamento dell'osservanza delle disposizioni sui rapporti di lavoro.

Ufficio centrale del Bilancio e degli Affari Finanziari (dal 1987 al 2016) Accende alla formazion e e gestione del bilancio della Difesa, quale Ente preposto a tenere i rapporti con il Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Ispettorato delle Trasmissioni (dal 1989 al 1995) Svolgeva attività riguardanti i settori addestrativo-normarivo e sperimentale del personale dell'Arma Trasmissioni.

Corpo di Amministrazione dell'Esercito (dal 1989 al 1998) Istituito nel 1856 a Torino per curare l'impiego dei fondi e il mantenimento della truppa dell'Esercico Piemonrese dopo la riforma del 1976 gli vengono attrib uire "funzioni tradizionali", di carattere isti-

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Appendice

cuzionale come il recluramento, l'a.ddest:ramen t:o e l'impiego degli Ufficiali e ''funzioni logistico-amministrative", d'ordine giuridico finanziario, riguardanti l'attività svol ra in servizio.

Commissione Centnùe delle Ricompense (dal 1989 al 2015) Attende alla valmazione di riconoscimenti premiali.

Utlìcio centrale per gli studi giuridici e la legislazione (dal 1991 al 1997) Provvedeva ,l predisporre gli ;Hci per i rappon i con il Parlamento, ali' elaborazione e alla formulazione degli schemi di provvedimenti kgi.slativi e regolamentari interessanti !'.Amministrazione della Difesa e ali' esame d i guelli p redisposti da alt:re Amministrazioni dello Sraco, alla predisposizione dei decreti presidenziali e ministeriali che non rientravano nella specdìc1 compet:enza delle direzioni generali e degli altri uffici centrali, alla risoluzione di questioni di massima sulla interpretazione e sull'.1ppli cazione delle disposizioni di legge vigenti; ad assistere., nel campo giuridico, gli Stari Maggiori e gli organi centrali del !Vlinistero".

Centro Elabora:z.ione Dati Esercito (dal 1993 al 1997) Garantisce la fruibilità dei servizi di rece assicurando la disponibilità e fun;.ionali tà della memoria di massa e di server con i relat:ivi processori.

Direzione Generale per il Personale Militare (dal 1998 al 2006) .Arnrninistra il personale mili tare nel carnpo del recl uta ment:o e disciplina, staco giuridico e avanzamento, bilancio e affàri finanziari, recupero credici, provvidenze, ri compense e onorificenze, cratcameJHo econom ico e documencazione.

Direzione generale della previdenza militare e della leva (dal 1998 al 2011) Si occupa dd trattamento di qu iescenza , atr.ribuzione dei benefici assistenziali e della speciale dargizìone in favore delle viccime dd servizio, del terrorismo, della criminali [à organizzaca.

Direzione Generale per il Person,Ùe Civile (dal 1998 al 2016) Cura il reclutamento, lo stato giuridico, l'impiego, la mobilità, la formazione, le variazion i delle posizioni di stato, la disciplina, le rela'l.ioni sindacal i, la documentazione caratteristica e rnatricolare, le provvidenze, le pari opporcunidt, il trattamento econom ico e previdenziale del personale civile della Difesa, dei proFesso ri delle accadem ie e iscimri mìlicari di formazione e de.i rnagistraci mili cari, nonché il contenzioso del lavoro dei dipenden ti civili della Difesa.

FNTI/REPARl'J/UN J'J),JASSOCiAZIONI PRESENTI ALl:INTERNO

DEL SEDIME DI PALA7]0 Stato Maggiore dell'Esercito (dal 1946) È l'organismo di vertice deputato alla definizione delle politiche dell'Esercito lcaliano. Ha compiti di st:udio, ricerca, sviluppo e indirizzo generale della Forza Annata.

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Consuelo Mastelloni

Sottosegretari alla Difesa (dal 1965) Coadiuvano il Ministro della Difesa nelle sue normali funzioni ed esercitano i comp iti a essi delegati con decreto ministeriale.

Raggruppamento Autonomo del Ministero della Difesa (dal 1966) O ltre ad esercitare attività di comando e controllo sulle unicà e distaccamenti alle dirette dipendenze, provvede nell'ambito di Palazzo Esercito al funzionamento dei vari servizi. Atcraverso le Unità dipendenti assicura il personale Volontario di Truppa agli uffici degli Organi di Vercice Interforze, i trasporti d'istituto e la logistica di vira del personale in servizio a Palazzo Esercito nonché l'ordinario manteni memo delle infrastrutture sede degli Organi di Vertice Interforze dell'area tecnico-operaciva e cecnico-amm inisrrativa. /

Ufficio Autonomo Lavori Genio Militare del Ministero della Difesa (dal 1966) Provvede alla progettazione, esecuzione e direzione tecnico-ammi nistrativa dei lavori attinemi alla manutenzione, al miglioramento e all'ampliamento del complesso immobiliare di alcuni palazzi ministeriali e immobili in uso nell'ambito dei Dicastero Difesa.

Consiglio dell'Ordine di Vittorio Veneto (dal 1968) Vaglia le domande avanzare dagli interessati per "esprimere la gratitudine della Nazione" a coloro che hanno prestato servizio durante la Prima G uerra Mondiale.

Comitato di Rappresentanza Centrale (dal 1978) Formula pareri, proposte e richieste su tutte le materie oggecto di norme legislative e regolamentari circa la condizione, il trattamento, la curela di natura giuridica, economica, previdenziale, sanitaria, culturale e morale dei militari .

Rappresentanza Militare Italiana presso l'Organizzazione di Supporto e Approvvigionamento NATO (dal 1989) Mantiene il collegamento fra il Comando Supremo dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlancico del Nord e lo Stato Maggiore della Difesa. Associazione Nazionale Assistenza Figli Minorati (dal 1989) Assiste, senza scopo di lucro, i figli minoraci dei dipendenti ed ex dipendenti, militari e civili, della Difesa e gli stessi dipendenti disabili.

Consiglio dell'Ordine Militare d'Italia (dal 1989) Ricompensa le azioni distinte compiute in guerra da unità delle forze armare nazionali o da singoli militari a esse appartenenti, che abbiano dato sicure prove di perizia, senso di responsabilità e valore.

3° Reggimento Trasmissioni- Centro Sistemi C4/PRINCIPALE (dal 1993) Fornisce supporto allo Stato Maggiore dell'Esercito nell'esercizio della funzione di Comando e Controllo attraverso i relativi sistemi.


Appendice

Direzione Generale di Commissariato e di Servizi Generali (dal 1998) Provvede al.l'acquisto di beni e servizi per il funzionamento degli lH1ìci centra.li dell' Amminisuazione Difèsa.

Agenzia Industrie Difesa (dal 2000) An:ende alla razionalizzazione e ammodernamento delle Unità Industriali del Ministero della Difesa.

Ufficio Centrale del Bilancio presso il Ministero della Difesa (dal 2005) Predispone lo scherna di bilancio di previsione annuale, con i relativi provvedimenti di assestamento e variazione., del bilancio pluriennale ddlo Staro, dd disegno di legge f·ì nanziaria e dei provvedimenti a essa collegati. Provvede inolt:re agli adempimenti di tesoreria e alla verifica dei relativi andamenti e flussi di cassa, assicurandone il raccordo operativo con gli adempimenti in materia di copertura del fabbisogno finanziario.

Associazione Nazionale Amministrazione Militare (dal 2006) Cura e tiene vive le r.radiz.ioni dell'Amministrazione Militare e degli Ufficiali che ne hanno fauo parre, rafforzando i vincoli di fratellanza nati dall'adempimento del comune dovere verso la Patria.

Comando C4 Difesa (dal 2007) Svolge auivicà gestionali volte a garantire l'efficienza delle fi.1m.ioni di Comando, Controllo, Telecom unicazioni e lnformarica nell'ambito dell'area tecnico-operativa interforze, cecnico-amministrativa centrale della Ditèsa e della Magistratura .Militare. ~

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Commissario Generale per le Onoram,e ai Caduti (dal 2007) Custodisce e provvede alla manutenzione dei Sepolcreci di Guerra (cimiteri, ossari, sacrari), si ti sul territorio nazionale ed esrero.

Comando C4 CERT Esercito (dal 2017) È responsabile ddla Banca Dati Cen crale, dell'infrastruttura di rete, dei servi'!.i d i Forza Armata e sicurezza informatica della stessa.

Stato Maggiore della Difesa (dal 2017) Elabora le linee guida della difesa italiana e controlla che esse vengano correttamente attuate dagli Stari Maggiori delle Forze Armate, gestendo le informazioni di ritorno. Rappresenta l'interfaccia nazionale per le varie organizzazioni internazionali (ONU, N ATO, UE, ecc.) per le problematiche dì argomento militare. Attua la rrasf-ormazione dello strumento militare italiano proienando la sua anivirà negli anni a venire, mediante il conrinuo monitoraggio del contesto geopolitico globale e l'analisi strategica delle problematiche di maggior rilievo.

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Nella pagina a fianco: Fotografia della segrcrerìa del Cappellano Militare già cappella del monastero delle Barberine. Fotografia del Salone Marras già porcicato del chioscro del monastero di Santa Teresa. Fotografia della scala A denominata delle "monache" già scala del monastero delle Barberine.


ANTICHE TRACCE


VIA MODENA

EX PORTICATO

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EX CAPPELLA ORA

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VIA VENTI SETTEMBRE

Planimetria che riproduce i rilievi architetronici dei due monasteri p rima della trasformazione orrocenresca. Con due colorazioni diverse vengono distinti i conventi: con la verde si individuano quello dell'Incarnazione del Divin Verbo delle Barberine mentre con l'azzurra si rappresenca quello di Santa Teresa al Quirinale. È srara anche segnata con campi tura a tratteggio verde la casa Hoffinan. Sulle planimetrie dei complessi religiosi sono stari evidenziaci i res ti delle antiche strutture conservati e facilmente riconoscibili. In rosso viene segnalara la muratura romana ancora visibile, in verde si localizzano le tracce del monastero delle Barberine ed in azzurro quelle di Sanca Teresa. Con grigio chiaro si perimetra la sagoma modificata dei complessi religiosi verso via Venti Settembre, mentre in grigio scuro il nuovo fabbricato realizzato dopo il 1880 sopra i terreni destinati ad orti e giardini (le lapidi della chiesa di Santa Teresa sono stare traslare nell'attuale collocazione durante i lavori orcocemeschi).


VESTIGIA ROMANE

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ll'interno del Palazzo sono ancora rintracciabili resti di precedenti strutture. Al piano terreno verso via Modena è visibile una muratura romana di opera quadrara, analoga alle strutture murarie serviane, costituita da blocchi uni-

formi di pietra squadrati disposti in corsi regolari in cui ogni fila è sfalsata rispetto alla sottostante.

La parete si è conservata perché si trovava all'interno del giardino del monastero delle Barberine a contatto con il muro del fabbricato religioso, ancora visibile in aderenza a quello romano. Si trattava, probabilmente, di una muratura di contenimento del terreno in pendenza lavorato a terrazzamenti.

Roma antica, di Giuseppe Lugli e Icalo Gismondi del 1949, Nel dettaglio planimetrico, per rendere evidente la collocazione del Ministero della Guerra, ne è srara riproposta la sagoma con una campicura colorata ed in trasparenza si rendono visibili i resti murari della Domus Vegeti ed in parte della Domus Nummior. A destra, fotografia della muratura romana,

101


II


RrcoRDI DELL'lNCARNAZiONE

ei conventi si riscontrano ancora molte tracce strutturali, ornamentali o commemorative. Sono riconoscibili ad esempio i porticati ad arco coperti con volte a crociera esistenti attorno ai chiostri che servivano anche per disimpegnare gli ambienti che vi si affacciavano. Del chiostro grande dell'Incarnazione sono individuabili tre campate del porticato nella Sala Rosa. Anche gli uffici a seguire fanno pane di questo loggiato e ogni stanza rappresenta una campata dello stesso coperta da volta. All'esterno si percepisce ancora la presenza del percorso nelle arcate del piano terra del cortile n. l . Il chiostro piii piccolo del monastero delle Barberine resta, quasi inalterato, come loggia perpendicolare a via Venti Settembre, corrispondente all'attuale corridoio n.7 del piano terra.

Sopra: ex porticato del chiostro grande delle Barberine ora Sala Rosa: fotogratìe dell'interno e dell'escerno. Nella pagina a fianco: ex porticato del chiostro piccolo delle Barbcrine ora corridoio n. 7. Il percorso è coperco con crociere affiancate (fotografie del Centro Ci ne-foto dello SME).

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Consuelo Mastelloni

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Ricordi dell'Incarnazione

Sopra e nelle pagine a fianco: la scala A de rea "delle monache" (fotografie del Centro C ine-foto dello SME).

Sempre appartenente al monastero delle Barberine, troviamo la scala A denominata "delle monache" che collegava i ere livelli del monastero. Si tratta di uno scalone coperto con volca a botte lungo le rampe e a crociera nei pianerottoli. I gradini di travertino, forcemence consumaci, mostrano tutta la loro vemstà. Altro ambiente degno di rilievo è una vano di forte connotazione religiosa. Si apprende della sua presenza nel monastero, dalla relazione del 22 agosto del 187 1, con cui viene descritto come «ambiente ad uso di cappella, con volta lunettata, con cornice all'imposta, paraste in stucco, un dipinto a soggetto sacro su una parete e il soffitto caratterizzato da eleganti stucchi che incorniciano un dipinto a fresco».

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Consuelo Mastelloni

Ambiente ad uso di cappella, dectaglio della volta (fotografia del Cemro Cine-foco dello SME).

Dalla comparazione planimetrica

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il rilievo redatto per l'esproprio e la planimetria attuale si è

riusciti a localizzare quest'ambiente esattamente alla sinistra della chiesa dell'Incarnazione. Si trattava della cappella ad uso esclusivo delle monache accessibile solo dal corridoio porticato del grande cortile e non come la chiesa che aveva l'ingresso sulla strada Pia. Della cappella resta, quasi inalterata, la zona destinata all'altare, un ambiente rettangolare ancora riccamente decorato con rilievi rappresentanti conchiglie, festoni, corone e soprattutto stemmi con le api della famiglia Barberini. Al centro della volta nell'ovale è dipinto un cielo sfumato in due tonalità di blu con nuvole velate di arancione, come a rappresentare un cielo al tramonto. Le pareti sono scandite da paraste con capitelli decorati con putti. Nel mezzo del muro più lungo troviamo un bel dipinto dell'Adorazione in cui sono rappresentate otto monache ai piedi della Vergine Maria con Gesù Bambino. La pittura era, come si vede nel rilievo planimetrico, posta al centro sopra un altare e ne rappresentava la pala. [opera viene erroneamente indicata come di Giacinto Brandi, artista di rilievo n ella pittura del Seicento, a cui venivano assegnate due delle tre pale d'altare presenti nella chiesa dell'Incarnazione: Santa Maria Maddalena de' Pazzi e la Santissima Annunciazione. Di questi due quadri, se ne sono oltretutto perse le tracce.

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Ambiente ad uso di cappella, pala d'alrare. Nelle pagine successive la volca (fotografie del Centro C ine-foro dello SME).

Tra i documemi d'archivio si apprende che la Soprimendenza alle Gallerie e Musei di Roma, li cercava nel 1913, presso il Genio Militare. Questi comunicava, però, che all'epoca della consegna della chiesa i quadri non erano presenti al suo interno e che forse potevano essere stati già ritirati dalla Giunta Liquidatrice del!' Asse Ecclesiastico. Tornando al dipinto della cappella, dall'analisi stilistica e pittorica delle opere di Giacinto Brandi ri.s ulta difficile collegarlo a questa pittura che, sebbene molto pregevole, non risponde all'alfabeto figurativo del maestro.

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MEMORIE DI SANTA TERESA

Del monastero di Sant,1 Teresa sono rintracciabili parte della chiesa e del porticato del cortile ora convertiti negli ambienti destinati a Salone d'Onore titolato al G enerale Marras. Nelle fotografie che qui si inseriscono si individuano le volte le cui apparecchiamre murarie sono scate rese visibili dall' eliminazione dell'intonaco che le ricopriva. Oltre agli elementi strutturali appena riportaci, restano a testimonianza della chiesa di Santa -Ièresa, delle lastre tombali, appena rescaurate. Si tratta di cinque sepolture gen tilizie presenti all'interno cli un locale seminterrato. La loro- posizione attuale non corrisponde però a quella originaria, sappiamo che furono sposta te dalla chiesa di Santa Teresa e qui trasportate dopo la demolizione dell'edificio di culco.

È essemiale premettere che fino alla fìne del XVIJ.I secolo la sepoltura era per consuetudine praticata all'i nterno degli edifìci religiosi, sebbene questa non fosse consent:ica dal diritto canonico che vietava espressamente di sotterrare i morti in cìrrà. Lecita invece era la cumuLr1..i one fuori le mura, presso le rombe deì martiri; questo dìvìero era puntualmente disatteso e le chiese, anche nel centro storico dì Ro.ma, diventarono il luogo prescelto per dare riposo eterno ai propri cari. Tutto lo spazio consacrato atrorno agfi edifici di culto poteva essere usaro per raie funzione. La localizzazione adiacente alle reliquie dei santi o agli alrarì esprimeva lo scatus sociale e il censo del defunto. I ,e spoglie dei pil1 ricchi erano sempre all'interno della chiesa ed erano ricordate con lastre a pavimento o a parete, dove un'epigrafe Funeraria tramandava la memoria del personaggio. I pÌLI poveri venivano invece tumulati in fosse comuni, senza bara, generalmente scavate neì chiostri. La sepolmra dei cadaveri era competenza dd parroco che per ìl servizio funebre era ricompensato daì facoltosi con elargizioni e doni . Con l'occupazione napoleonica dei terrìcori del Papa eseguire la sepoltura nelle chiese fu d ichiarata nociva per la salute degli abìcanci e fu sancito l'obbl igo dì cumulare in cimiteri situati Fuori ìl recinto

Nella pagina a lìanco: ~alone d'Onore Cenernlc M.arrn.s ex porticato dd corrile di San ta Teresa

(focografìa del CenLro Cinc-fr.ico dello SME).

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Consuelo Mastelloni

Salone d'Onore Generale Marras ex chiesa di Santa 'lèresa (fotografie del Cencro Cine-foco dello SME).

della città di Roma. Detto ciò si comprende che le sepolture che si trovano qui nel Palazzo, pietre combali con epigrafì, ornamenti e scemm i, siano riferibili a personaggi di censo elevato: si trattava di nobili benefattori della comunità monastica di Santa Teresa. Tra questi troviamo Isabella Salviati Cesi, parente della fondatrice Caterina Cesi, dell'abate genovese Giovanni Andrea Gropali e di Cesare Sacchi. Queste notizie le possiamo ricavare dai loro epitaffi o epigrafi, già in uso nell'antica Roma, che consistevano nell'incidere sulle tombe descrizioni dei defunti riguardanti la loro carriera o l'attività commerciale svolta, notizie dello staco civile e dell'età, riportare un elogio delle virtù fisiche e morali per l'uomo e familiari per la donna. Tornando alle cinque tombe, una è quella di Isabella Salviati Cesi sepolta nel 1642 per gratitudine delle monache. Isabella era figlia di Lorenzo, Marchese di Giuliano, e di Maddalena Scrozzi, divenne nel 1616 la seconda moglie di Federico Cesi II duca d'Acquasparta fondatore dell'Accademia dei Lincei. Ebbero quattro figli, due maschi che morirono in giovane età e due femmine; una, Teresa, si fece monaca e stette nel convento di Santa Teresa e l'altra, Olimpia, andò in sposa in prime nozze a un Lame e poi a uno Sforza. Non avendo figli maschi cui lasciare il patrimonio Isabella diverrà la principale benefattrice del monastero fondato nel 1627 dalL1 cognata Caterina, Carmelitana Scalza.

II2


Memorie di Santa Teresa

Si sa dal libro di Vincenzo forcella che la lastra tombale di Isabella, che in didascalia si trascrive tradotta, era affissa alla parete della chiesa di Santa Teresa e precisameme presso il presbiterio nella cappella di destra di Sant'Orsola, poi rimossa come mtte le altre. Sorto l'epitaffio è inciso lo stemma della famiglia Cesi Salviati; si tratta di un'insegna composta, poiché mostra sia il casaro dei Cesi con le sei cime sostenenti un albero, sia le tre barre doppio-merlate della. famiglia Salviati. Lo stesso stemma si rirrova nel palazzo dove abitarono gli sposi dopo le nozze, in via della Maschera d'Oro al civico 31 nel Rione Ponte, di prqprietà della famiglia Cesi dalla fine del Xv1 secolo. tedificio fì.1acquist:aco dal nonno di Federico, Angelo Cesi e il palazzo dopo i Cesi passò per vari proprietari e affìcruari fino a quando nel 1940 fu espropriato ed emrò in possesso del Ministero della Guerra. Non molti anni dopo un altro benefattore abbellì la chiesa, questi fu l'abbate Giovanni Andrea Gropali che eresse la cappella in onore di Sanc'Orsola e lasciò alla chiesa in eredità i suoi beni. Fu sepolto proprio in questa stessa cappella. Le sue ossa, racconta il Forcella, furono tratte fuori da una cassa di piombo e collocate poi in una cassetta di legno scoperta. A..ltro benefattore del monastero di Santa Teresa fi.1 Cesare Sacchi la cui lapide si trovava nd pavimento della cappella sinistra della Santissima Concezione della Vergine di cui aveva fìnanziaro la decorazione. Da quel che si evince dall'epigrafe, all'interno del rnonascero vi era una sua nipote monaca, figlia di un fratello ma fu un altro nipote a far eseguire la disposizione dello zio di avere sepoltura nella chiesa. Tutte le lapidi sono in marmo di Carrara, in particolare quelle di Gropalo e Sacchi hanno tra di loro molte affìnità: nella tipologia della struttura, nel materiale e nelle decora,.ioni, sebbene la seconda risulti molto piì:1 daborata. In quest'ultima nelle f-à.sce orizzontali, superiore ed inferiore, è inciso un motivo di tibie incrociate legare da un nastro, caratteristico ornamento ddla scultura funeraria del XVII secolo. Nella striscia centrale sono scolpi ce una coppi;1 di ali spiegate con clessidra, che rammenta il signifìcaw del tempo che passa velocemente, anzi vola. Nelle bande verticali motivi floreali trasmeu:ono una sensazione di bellezza e sereniò. i\i vertici esterni delh lastra. ceschi simmetrici ricordano la morte, mentre nei due riquadri centrali le aquile dalle ali spiegate sono poste a ricordo della giovinezza eterna socco la protezione di Dio. Entrambe le pietre rombali avevano uno stemma o

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rilievo rotondo,

purtroppo rimosso. Erano gli scalpellini le maestranze che si occupavano di queste lavorazioni. A Roma nel 1600 ve ne erano attivi circa 70 riunici nella Confraternita dei Quattro Santi Coronati. Ripropongono le iscrizioni con il carattere lapidario romano, .scrittura dal tipico solco a V che nasceva. per la .difficoltà oggettiva di incidere le lettere nel marmo ad angolo retco. Le ultime due lapidi sono Settecentesche e apparr.engono a Lucrezia Vaini e a Ortensia Gavotti. Sono simili a quella di Isabella Cesi, nella composizione ossia riportano l'epigrafe nella parte alta e lo stemma nobiliare in basso.

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Consuelo Mastelloni

Fasce decorative con morivi omamenrali funebri della lapide di Cesare Sacchi. Tutte le fotografie delle lapidi sono srarc realizzare dal Centro C ine-foco dello SME.

Esiste un legame era Lucrezia Vaini e la famiglia Cesi. Ebbero una proprietà in condivisione: il castello-palazzo di Canralupo in Sabina appartenuto ai duchi Cesi di Acquasparta e poi al marchese Vaini. Lucrezia, principessa di Selce in Sabina, sposò nel 1692 Francesco Antonio di Carlo Maria Lanci, marchese di Fabro. La loro unica figlia Girolama è ricordata nella lapide per la sepoltura della propria madre.

e ultima lapide è di Ortensia Gavotti, figlia di Alessandro Marescotti dei comi Capizucchi e Anna Corsini. Fu sepolta a Santa Teresa al Quirinale dal figlio il barone Giovanni Stefano Gavotti. Il padre Alessandro Marescocri, essendo il pitt piccolo dei dieci figli non aveva d iritto al titolo né tantomeno ai feudi; per tale motivo fu fatto entrare dal padre nell'Ordine dei Cavalieri di Malta. Qualcosa cambiò però il suo destino, forse l'assenza di discendenza nobiliare da parte dei fratelli fece si che la famigl ia lo ritirò dal cavalierato e il cugino Francesco Capizucchi, scapolo, gli fece assumere il suo cognome. Nel 1670 fu fatto sposare con Anna Corsini dalla quale ebbe Ortensia e Francesco Maria Marescotti Ruspoli Capizucchi, I Principe di Cerveteri sposato nel 1695 con Isabella Cesi fìglia di G iuseppe Angelo Cesi, duca di Acquasparta, e Giacinta Comi, sorella di Innocenzo XIII. Ed ecco anche qui il legame con la famiglia Cesi. Poi Orcensia sposa nel 1694 nella chiesa di Santa Maria in Campicelli, il barone Angelo Domenico Gavocri e dalla lorn unione mcquero quattro fìgli maschi. Sotto all'epitaffio ritroviamo lo stemma composto che riporta a sin istra il simbolo della famiglia Gavotti, un'aquila con le ali spiegate sopra una scacchiera e a destra l'effige della famiglia Capizucchi una barra inclinata.

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Memorie di Santa Teresa

Lastra to mbale di Isabella Salviati Cesi. I.:epigrafe tradotta così recita:

La lastra rombale di G iovanni Andrea Gropalo, riporta la segucnre epigrafe che qui si traduce:

A Dio Ottimo lvfassirno. Alla eccellentissima Signora lst1bella Salvati Cesi duchessti di Acquasparta eminente benefattrice di questo monastero le monache Carmelitane Scalze posero come testimonianza della foro gratitudine. lvforì il 29 giugno dell'anno J642

A Dio Ottimo l11.1.rssùno. A Giovarmi Andrea Gropalo patrizio genovese, abbate integerrimo per la rettitudine dei costumi, illustre per la munificenz1.t che questo sacello eretto per le sante Vergini e martiri, On·ola e le sue compagne attesta, qui dispose che i resti del suo corpo fòssero deposti e che i suoi beni jòssero destinati al culto di Dio, affinché anche da morto restasse fisso il ricordo della sua speciale venerazione verso la serafica vergine Tèresa nel suo tempio, in cui offrì finché visse il ftequ.ente s11aijìcio della messa. Visse anni 43, mesi 9, giorni 27. Morì il 17 maggio dell'anno del Signore i 604. Le monache Carmelitane Scalze jècero incidere su questa pietra la memoria del pio servizio

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Consuelo Mastelloni

Lastra tombale di Cesare Sacchi.

A Dio Ottimo lv1assirno. A Cesare Sacchi romano dotato di pietà crist'ianti, generosità verso i poveri , lodabile e permanente fede per la Madre di Dio il quale diede disposizione che i resti del suo corpo jòssero deposti nella chiesti. delu.t serafica vergine Teresa sua protettrice, cui una nipote nata dal fratello diede in questo monastero per figlùt. Morì il giorno 28 giugno nell'anno del Signore 1697, 11,ll'età di 62 anni. Giuseppe Sacchi nipote da parte del fratello Germano ed erede secondo l'asse mesto pose nel lugubre monumento jùnebre dello zio

Lastra tombale di Lucre-Lia Vaini. Così recita l'epigrafe tradotta:

A Dio Ottimo 1Wassimo. A Lucrezia Vtiini romana, dalla grandissima fede in Dio, dalla rara obbedienza verso il coniuge, Francesco Antonio marchese Lancia, da/fa sollecita generosità verso i poveri, daffa soave mitezza verso tutti, donna stimata. Visse 19 anni, 3 mesi, 17 giorni. Morì il 4 giugno, dell'anno 1737 Geronima Lancia, aL!a madre dolcissima, fece porre

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Memorie di Santa Teresa

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Riquadri decorativi della lapide di Cesare Sacchi con motivi caratteristici della decorazione funebre.

Lastra tombale di Ortensia Gavotci. I.:epicaffìo che di seguito si trascrive:

A Dio Ottimo Massimo. A Ortensia Gavotti, figlia di Alessandro Càpizucchi li1ariscotti e di Anna Corsini, il barone Giovanni Stefano Gavotti, addolorato pose. Visse anni 12, mesi 10, giorni 28. Morì il 5 febbraio 1744

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Nella pagina a fianco : Fotografia della Biblioteca M ili rare Centrale Fotografia dcll'arrio principale Fotografìa di un corridoio del primo piano


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Dopo aver descritto ciò che resta degli edifici precedenti seguiamo le tracce ottocentesche ovvero gli ambienti e gli dementi artisticamence rappresentativi coevi alla. coscruzione del palazzo o di poco posceriori. Cominciamo questo percorso entrando nel fabbricato dall'ingresso principale di via Venti Sertembre. Ci troviamo di frome a ere portali ad arco marcaci da un bel bugnato con porte in legno massello e sopraluce in ferro battuto. Varcando la soglia del porrone centrale, siamo "scrmaci" da due eleganti reste di medusa, batacchi dei portoni. Medusa era per i greci, come poi per i romani., la divinicà che li aimava a proteggersi dai nemici, era la guardiana della città e la sua effìge veniva posta sulle mur:1 perimetrali e all'esterno degli edifìci pubblici. Ogni e.enerale romano non dimenticava mai '--·

Sopra: dctraglio del baracchio dei porconi.

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di portare la sua immagine in baccaglia. Medusa era rappresentata con un bel viso femminile circondato da serpenti e, nelle rappresenrazioni pii.t

N'dla pagina a fìanco: l'ingresso di via Vemi Settembre. (fotografie del Cemro Cine-fom dello SME)

antiche, aveva anche ali sul capo. Inizia da qui il nostro percorso.

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LATRIO PRINCIPALE

, omìncìamo dall'ampio atrio d'ingresso aggiunto nd 1882 al progetto per valorizzare l'acces.so .su via Venti Serrernbre. È caranerin.al:O dal l'elegante presenza dì quattro colonne binate monolitiche in mi-

gliarolo rosso granitico dì Baveno alte sette metri che sorreggono vol te a. bo ere e a crociera. Le colonne hanno basi e capitelli in marmo di Carrara che soscengono architravi in pietra di travertino rivestiti di stucco. Al centro dell'atrio è stata posta, in ricordo degli eroi della prima guerra mondiale, la scultura di Turillo Sindoni ( 1868-1941) I' /tr,1./ico Guerriero. Sì tratta di una statua in bronzo con basamento in marmo rosso di Verona realizzarn nel ventennio come classica rappresencazione dì potenza. La .scultura raffigura un guerriero vigoroso con elmo e spada, .seminudo coperto solo da pelle di an imale tenuta in vìca da una cintura con l'effìge di leone. Sul basamento viene riportato il proclarna del 26 maggio 191 5 con il quale Victorio Emanuele III di Savoia, re d' Ita lia, annunci,1va alle rorze Armate che ne assumeva il comando supremo (for7.e di terra e di mare), esortando i soldati a combattere contro il nemico ,1ustro-ungarico. [ani.sta Sindoni, rnessinese, realinè> numerosi monumenti ai caduti in diverse piazze e g.iardini d'l ta lia sempre con la stessa forza evocativa.

Ndla pagina a fìanco : l' Italico Guerriem (fotografìe Jel C:emro Cine-foLO dello Sìv1E).

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Consuelo Mastelloni

Sopra e a fìanco: immagini dell'atrio e del!'lt1.t!ico Guerriero (fotografie del Centro Cine-foto dello SME).

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;


Consuelo Mastelloni

La scala G qu i focografa ca è staca realizzata all'interno della scructura m uraria di una grande cappella del 1.nonastero di Santa ' lèresa; conduce alla Biblioteca M ilitare Centrale.


LA BIBLIOTECA MILITARE CENTRALE

saccamence sopra il vestibolo di accesso al Palazzo su via di \/emi Senembre, si colloca la Biblioceca ;\!liliure Cen trale. I.a col.lezione di libri deriva dall'unione di ere raccolt:e; la Biblioteca del Cmpo Rer.tle

dello Stato 111a.ggiore e della Jòpognifir1., fò ndata a Torino nel 1814 da Vittorio Emanuele I re di Sardegna, la Biblioteca dei cmti di Artiglierù1. e Fortijìcazioni realizzata nel 1729 in occasione dell'i.stituzione delle nuove Scuole reorico-pratiche istituire per formare ingegneri militari con specifiche conoscenze scientifiche e tecnologiche, e la Biblioteca

del Genio cost:it:uic,1 a Torino nel J822. Laccorpamento delle tre collezioni fu voluto dal Cenerai e Alfonso La Marmora, Ministro della Guerra del Regno di Sardegna nel 1854 e a quella dara venne denominata Biblioteca delle anni specùdi. Nel 1855 il Ministro della Guerra del Regno di Sardegna, ' lenence Generale Gi;icomo Durando modificò la denominazione

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Bih!ioteu.1. /t..1ili-

La collezione si trovava a T()rino dove restò fino al 1865, anno in cui la Capitale fu tra.sferica ttire.

a Firenze e la Biblioteca consegnai:a presso l'lsLiruro Geografico Militale. Con Roma Capitale la raccolca venne t:rasferi ta nel 1871 a Palazzo GiuSopra e nelle pagine seguenti: La Biblioteca ìvlilirare Ccmrak (fotogralìa del Cemro Cine-foro dello S!VfE).

stinianì in via della Dogana Vecchia, da qui nel

1884 a palazzo Ru.spoli in via della Fontanella dì

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Biblioteca Militare Centrale

Borghese. Nel 1888 fu collocata definitivamente nel "Palazzo della Guerra" . Nel 1891 il Ministro della G uerra del Regno d'Italia, Maggior Generale Luigi Pelloux unì alla Biblioteca Militare, quelle del Ministero della Guerra e del D istretto Militare di Roma assumendo il titolo di Biblioteca lvfilitare

Centrale. Nel 1893 fu unita alla raccolta anche la collezione libraria dell'Ispettorato di Sanità Militare. Nel 1931 la Biblioteca annoverava 50.000 volumi. Il prezioso patrimon io librario è raccolto nell'ampio salone della biblioteca, vasca aula rettangolare di 20x 1O metri e alta circa poco pit1 di 1O metri, in cui prevale il legno. Pavimento, pareti e soffitto di noce e rovere accolgono i protagonisti di questa biblioteca. I volumi sono contenuti su tutto il perimetro della sala in pregiati armadi libreria di noce nazionale al piano terra e in scaffalature pit1 semplici nei due ballatoi superiori ai quali si accede per mezzo di scale a chiocciola. Degno di nota è anche il controsoffitto ligneo a cassettoni realizzato in essenza di pino rosso e lavorato nei riquadri con~i,ntagli decorativi floreali. Illuminano la sala due importanti lampadari in legno.

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Nelle pagine precedenti, fotografie dell'incerno della Biblioteca (fotografie del Centro Cine-foro dello SME).

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LINGRESSO DI VIA NAPOLI

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l:uo opposro di via Venti Senembre si accede al palazzo da vìa Napoli dove ci

• '--J · ·· accoglie una bella cancdlaca in ferro battuto con due.: aquile imperiali dalle ali "-

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aperte con penne spiegate e capo girato di prof-ìlo.

Le aquìle, sìmbolo dì potenza e virtorìa, rappresentavano nella storìa romana il potere d i Roma, dd suo capo e ddl' esercito. Fu Caio Mario (siamo nel 150 a.C.) a dedicare quest'animale alle Forze Armare che Jo assunsero a simbolo delle insegne militari della legione. L'aquila imperiale b.a continuato ad essere mitizzata fino ai nostri giorni per fregiare l'Esercito Italiano e la virtLt civica. Sotto alle aquile, sui montami dd cancello, troviamo anche un altro elemenro romano ricorrente nd Palazzo: le ar.rnature i.rnperiali complete.

I .a cancd bra d'ingresso con denagli delle armi e dell'aquila (forngrafìe del Centro C:inc-foto dello SME) .

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Consuelo Mastelloni

Oltrepassando il cancello d i via Napoli, si giunge all'atrio carrabile, elcgame spazio di distribuzio ne suddiviso in pianca come un edificio religioso con tre navate e tre campate copcrcc con archi e volte a crociera. D a qui si raggiungono con due scale d i pregio, alla destra entrando, gli ambiemi istituzionali del Palazzo e si accede al corrile della fo ntana. Nella scala L, la prima eh.e incontriamo, viene ricordata nel pavimento m usivo la data di conclusione dei lavori dell'edificio (MDCCCLXXXVIII) (forogratìa del Centro C ine-foro dello SME).

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CORRIDOI E SALE DEL PRIMO PIANO

ercorrendo la scala L giungiam o al primo piano dove si crovano gli uffìci di rappresentanza destinati alle alce cariche del Ministero. I corridoi di distribuzione di quest'area, coperti a volte, sono decorati sia con grottesche sia con m orivi geometrici. La grottesca è un particolare tipo di pittura in voga dalla fine del XV secolo, recuperata dall'arte romana, in cui il motivo dominante del dipinto è rappresentato dall'intreccio tra forme vegetali fantastiche con figure antropomorfe, zoomorfe, nonché maschere,

Corridoio del primo piano - lato via Modena - volta decorata a motivi geometrici. Nella pagina seguente: un corridoio del primo piano - lato via Modena - volta decorata a grottesche (fotografie del Ccmro Cine-foco dello SME).

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Corridoi e sale del primo piano

Una sala del primo piano - lato via Modena - volta decorata (forografia del Cencro Cine-foro dello $ME).

armi. In questo caso i motivi pittorici sono molto semplificati ma questa semplicità, che sottolinea le forme architettoniche delle volte a crociera in sequenza, è sinonimo di eleganza. Le volte sono ornate con forme geometriche dove ottagoni, quadrati, rettangoli e rombi creano la partitura della superfìce ritmandola in un gioco di sagome e colori. Dal corridoio si accede ad alcune sale i cui soffìcci a volca sono pregevoli composizioni pittoriche. I..:ambieme che qui si propone ha una elaborazione decorativa della copertura nel suo insieme complessa sia per la struttura cromatica sia per quella simbolica. Quattro colorazioni diverse creano il perfetto equilibrio delle forme generando un'immagine artistica armonica. È proprio l'armonia delle arti il tema della sala. Due putti adagiaci tra piante in fiore si circondano di elementi simbolici: il libro, il vaso, iÌ capitello, il calibro-compasso, lo spartito musicale e la pergamena sono tutti elementi che le invocano. Nella volta al tema dell'arte si unisce quello eroico. Quattro mascheroni grotteschi segnano la chiave degli archi; questi rappresentano, secondo tradizioni molto antiche, l'essenza demoniaca che doveva essere tagliata via da un eroe. Nella volta l'eroe è ritratto in una piccola effigie: si tratta di Garibaldi, "l'Eroe dei due mondi" promotore dell'unità d'Italia, qui rappresentato di profìlo in un tondo bianco legato da un nastro rosso.

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Consuelo Mastelloni

Una sala del piano - lato via Modena - volta decorata (fotografia del Centro Cine-foco dello SME).

Contigua a questa sala ne troviamo un'altra molto pitt ampia dove la decorazione fa risaltare l'importanza del luogo. In questo raffinato ambiente il soffoco a volta mostra tutta la sua originalità. Al centro domina, racchiusa in un esagono, una rappresentazione allegorica in cui i protagonisti sono Venere dea cieli' amore, della bellezza e della fertilità, nata dalle acque. Vulcano, dio del fuoco e fabbro, descritto come d i non cosl piacevole aspetto, tanto che in questa figurazione viene dipinto di spalle. E Marte, dio della guerra, amante della dea con la quale ebbe come figlio Cupido. Nella mitologia si narra che Giove temendo che l' attrattività della dea potesse causare difficoltà era le divinità dell'Olimpo, la diede in sposa a Vulcano, raffigurato qui come in molte pitture, in atteggiamento lavorativo: intento a forgiare il metallo battendo il martello sull'incudine.

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Corridoi e sale del primo piano

l'articolare Jella rapprc:senrazione centrale <lei sofiÌLlO della sala (fowgrafìa <lei Ccmro Cine-fom dello S]v1E).

li centro della composizione è. libero e, simmetricament:e a Venere, che si rnost:ra in atteggiamento di apparente resistenza nei confronti del personaggio a lei prospicien te, croviamo Marte che ostenta il suo scudo. Cli elementi naturali della composizione sono il mare e gli scogli nella pane inferiore, oltre l'orizzonte il cido dove si scaglia il profilo di un vulcano che dalla forma sembra si tratti del Vesuvio con al lato il monte Somma. La scelra di questi personaggi è probabilmente legata alla celebrazione di Roma e del Palazzo della Guerra simbolicamente evocati da Venere e da Marte. La prirna in quanto genitrice di Roma essendo ella stess,1 madre di Enea, fondacore del popolo romano, avuto dall' unione con Anchise. Il secondo come dio della Guerra a cui il Palazzo è titolato. I colori dominanti di tutto il soffìn o sono l'avorio, il grigio, l'azzurro e l'oro tra cui spiccano i drappi rossi degli dei e il copricapo di Marte. Nella volta .scene con puttini alari, Cupidi, richiamano i personaggi dell'allegoria: in una l'amore scaglia la freccia verso lo scudo di Marte e nell' al ero assumono le vesti di fabbri della fucina di Vulcano.

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Lo

SCALONE

o' ONORE

egue la scala C, un'irnporcante percorso che arriva fino al terzo piano del Palazzo dove si trovano altre sale di alta rappresentanza . Le rampe delle scale sono di tipo voltato a botte in muratura i cui intradossi sono riccamente ornati con stucchi a motivi geometrici. Il parapetto in ferro battuto con inserti dorati e corrimano in legno è di notevole interesse artistico. Il soffitto di copertura del vano scala è decoraco in stucchi che

rappresentano i valori civili del popolo italiano affidati nell'illustrazione a figure allegoriche femminili: donne adagiate su delfini recano un oggetto simbolico che evoca la virtù.

Sopra e nella pagina a fianco: lo Scalone d'Onore con particolare degli stucchi (focografìe Cemro Cine-foco dello SME).


Consuelo Mastelloni

Lo Scalone d'Onore, rampe e soffoco (focografie Centro Cine-foto dello SME).

Il Pensiero, un elmo, l'Azione, una clava, il Sacrificio, una faretra colma di frecce, il Diritto, un gladio, la Forza, una lancia con lo scudo e infine la Concordia, una cornucopia. Il resto della composizione mostra altri quattro elementi simbolici racchiusi in scudi ed armi: si tratta di due immagini ricorremi nel Palazzo associate alle Forze Armate, la testa di Medusa e l'aquila, e di due simboli di forza e coraggio, il leone e il gallo. Un cielo con nuvole chiare e leggere domina il centro del soffitto. Nel passato, all'interno del vano scala, è stato inserito un ascensore che ne ha alterato la percezione visiva d'insieme.

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LE SALE DEL TERZO PIANO

ercorrendo le rampe della scala C giungiamo al terzo piano. Siamo sempre nel braccio di fabbrica parallelo a via Modena e corrispondente ali' area del Palazzo edificata dopo il 1882 sugli orti del convento di Santa Teresa; qui troviamo vari ambienti di ampie dimensioni molto pregiaci nei materiali utilizzaci e quasi invariati rispetto alla realizzazione iniziale. Tra questi abbiamo la sala Balilla, la sala Quadri, la sala della Vittoria Alata e degli uffici di particolare importanza. Poche sono scate le variazioni avvenuce negli anni, queste hanno riguardato principalmente la modifica di alcuni collegamenti di distribuzione tra i vani con la semplice apertura o chiusura di porte. Queste sale nascono come spazi occupaci dagli ufficiali con compici direttivi e sono caratterizzate dalla presenza di materiali pregiaci come pavimenti in marmo, parquet, boiserie dipii1te in finto marmo (purtroppo andate perdute), soffitti affrescati o a cassettoni, tessuti di seta di damasco oltre che di camini in pietra. È proprio quest'ultimo elemento che ci da la certezza che si sia sempre trattato di una zona destinata ad ospitare le alte cariche milicari del Ministero. Si sa infatti dai documenti d'archivio che i camini furono aggiunti ali'appalto e che vennero riservati esclusivamente agli <<uffìciali di maggior grado».

In questi ambienti si sono svolti incontri, prese decisioni, firmati accordi tra uomini che hanno avuto un peso nella storia. Se queste mura potessero parlare e raccontare diventerebbero testimoni di tante vicende narrate che aleggiano come fantasmi nelle sale. Una tra queste è quella dell'8 settembre del 1943, che vede gli ambienti attigui alla sala Balilla protagonisti di un racconto. Qui sarebbero stati ospitati per la notte Re Vittorio Emanuele III, la Regina Elena e il Principe Umberto. Sembra si fossero crasferici a Palazzo per questioni di sicurezza lasciando la residenza del Quirinale in attesa di partire il giorno seguente per una destinazione pit1 protetta. Proprio nella sala Balilla sarebbe avvenuta una discussione tra padre e figlio basata su una diversa visione: il principe desiderava restare nella Capitale concro la volontà del padre che aveva in-

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Consuelo Mastelloni

FERT

La famiglia reale nei primi "anni dieci" del Novecenw.

vece deciso di mettere in salvo la Corona e il Governo. La situazione stava precipitando, in base agli ultimi avvenimenti accaduti, sicuramente Roma sarebbe stata terra di conquista da parte dei tedeschi che non avevano visto di buon grado l'armistizio firmato in segreto il 3 settembre tra l'Italia

e gli

Alleati e reso pubblico proprio 1'8 settembre. E così accadde: il dieci dello stesso mese, la Capitale fu occupata, ma i Reali, il Governo e gli Alti Comandi Militari l'avevano già lasciata.

1 44


LA SALA BALILLA

uesta sala svolgeva, allora come adesso, la funzione di salone di rappresentanza. Si tratta di un ampio ambiente dove sono esposti oggetti d'arte e pitture di pregio. Molto elegante per i materiali che la caratterizzano, dalla bella pavimentazione in marmi policromi al pregevole rivestimento delle pareti in damasco di seta rosso a motivi floreali. Degno di nota è il controsoffìtto ligneo con cornice di coronamento r~ccamente decorato con motivi geohlecrici e simbolici: due armature romane imperiali complete di elmi, gladi, lance, giavellotti, scudi ed altre armi da difesa e offesa troneggiano nel suo centro. All'interno della sala so.no collocate sculture, pitture e arredi ascrivibili alla secqnda metà dell'Ottocento e del primo Novecento. Il nome si deve alla presenza della figura in bronzo d1:l Balilla opera di V. Gianni del 1858 fusa nella Regia fonderia di Torin~. Il Balilla era il nomignolo di un ragazzo genovese di fine Settecento, G iovanni Battista Perasso, che esattamente nel 1746 scagliò una pietra contro gli invasori austriaci, il suo gesto accese la miccia della rivolca contro gli oppressori e la sua figura diventò simbolo patriottico. Alle pareti della sala sono esposte ere pitture ad olio dal tema storico-militare di notevole valore della fine dell'Ottocento. Si tratta di ere battaglie: la prima Episodio della battaglia di Custoza di Lemme Rossi Scotti del 1880, la seconda Sulle alture di Solferino dopo la battaglia del 24 giugno 1859 opera di Mario Di Scovolo datata 1870 ed infine Carica di cavalleria a Jvlontebello di Sebastiano De Albertis del 1884. Tra gli oggetti della sala troviamo un tripode con pucci presumibilmente ascrivibile al 1850, manufatto eclettico che offre un ricco repertorio di allegorie e simbolismi. La composizione di legno si articola attorno a ere putti-colonne poggianti su una base trilobata che sorreggono una grande coppa dove ogni elemento decorativo è unico e originale. Importante è anche l'alcare ligneo "a cofano" in noce composto da una mensa poggiante su una cassa rettangolare con retroalcare ad ali richiudibili a protezione della stessa. Una predella estraibile consentiva al celebrante di officiare messa orientato nello stesso verso dei fedeli secondo la tradizionale posizione adottata prima della riforma liturgica. Sopra l'altare vi è poggiata la scultura di bronzo di Santa Barbara patrona dell'Artiglieria, della Ma-

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Consuelo Mastelloni

La sala Balilla: dettagli fotografici delle armi presemi nel soffi tto ligneo a cassectoni.

rina, del G enio e dei Vigili del Fuoco. N el centro della sala fa bella mostra di se il "cavolo d'apparato" che raggiunge i tre metri e mezzo, ed è stato realizzato nei primi anni del Novecento in stile rinascimen cale. È interamente costruito in massello di noce d i colorazione naturale con gambe a forma di lira, rilievi di foglie d'acanto, stemma araldico gentilizio centrale e zampe leonine. La sua lunghezza

fa si che assuma un ruolo fondamentale nell'arredo per importanza e prestigio, rappresenta infatti, l'elemento essenziale in occasione di stipulazioni di contratti e ricevimenti ufficiali.


La sala Balilla

La sala Balilla: forografìa d'insieme (fotografie Centro Cine-foro dello SME).

Di pregio sono anche due crateri in alabastro dei primi del 1900, realizzati in ricordo degli am ichi crateri a calice, m olto grandi e dall'imboccatura larga, dove si mescolavano acqua e vino da servire nei banchetti. Le decorazioni vegetali composte di grappoli e foglie d' uva ne rilevano proprio quest' utilizzo.

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La sala Balilla

Sopra: fotografia del tripode e del clipinro di Mario Di Scovolo, Sulle alture di Solferino dopo la battaglia del 24 giugno 1859. Nella pagina a fianco : l'altare e il dipinro di Sebastiano De Albercis, Carica di Ct1v11lferia a lv!ontebelfo del I 884 (fotografie Cenrro Cinc-foto dello SME) .


Consuelo Mastelloni

Fotografia del camino in marmo e del dipinto di Lemmo Rossi Scocci, Episodio della battaglia di Custoza. Fotografia del cratere in alabastro e del tripode in legno dorato (fotografi e del Centro Cine-foro dello SME).


LA SALA QUADRI

omunicance con la Balilla è la sala Quadri. È così titolata per la presenza di sessantun quadri, tutti eseguiti con la tecnica dell' o~io su tela da, più arristi, e raffiguranti i M inistri della G uerra dal 1847, anno della fusione della Sardegna con gli stati sa.

. .

baudi di terraferma, al 1947 anno in cui il Ministero della G~erra fu soppresso e le sue competenze trasferite al Ministero della Difesa. Abbiamo quindi un Ministro della fusio ne del 1847, undici M inistri del Regno di Sardegna dal 1848 al 1861 e quarantànove del Regno d'Italia fino al 1947 •

I

(in appendice al capitolo se ne riporta l'elenco completo). ·

La sala Quadri, risaltano sulla tappezzeria rossa gli ori della specchiera, dei quadri e degli arredi (fotografie Cemro Cine-foco dello SME).


La sala dei Quadri

I quadri sono disposti su tre pareti secondo

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uno schema temporale ben preciso e i ritratti sono cucci circondaci da cornici dorate e passe-partout ovali. La sala ha un rivestimento parietale in damasco di seta rosso a motivo floreale, una pavimentazione lignea, in due colorazioni, di noce e rovere, ed un soffitto con rilievi in stucco. All'interno di quest'elegante ambiente sono collocaci diversi arredi era cui, di notevole .pregio, una specchiera intagliata in legno dorato ricca di elementi quali ghirlande floreali, cesti, putti e un mascherone, preziosi nella loro realizzazione. Nel centro della sala vi è un bel tavolo ovale allungato per riunioni in radica con due robuste zampe di sostegno modellate. Completa l'arredo un salotto dorato stile Luigi )01.

Sopra: ritratto di Camillo Benso conte di Cavour. Politico, Ministro della Guerra del Regno di Sardegna. Nella pagina a fianco: la sala Quadri (focografìe del Centro Cine-foro dello SME).

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LA SALA DELLA VITTORIA ALATA

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di.acen.te alla Balill,a, e i'.1 origine comu~1icante con ess:1, trovi~mo la sai,~~ del~a V m oria Alaca, un ambiente che deve

11 suo

nome ali allegoria della\, atona

raffìguraca nel dipinto presente sul soffoco. Pochi anni prima della costru-

zione del palazzo, precisamente nel 1863 e nel 1875,, erano state ritrovate le Nike di Samotracia e di Olirnpia. La Nike era un personaggio mitologico greco, personificazione della vittoria, presente anche nella micologia romana con il nome appunrn di Vittoria. La dea era raffigurata come una donna con le ali, da cui deriva l'appellacivo di Vittoria Alata, che ponava un ramo di palma ed una corona di alloro. La palma era essa stessa simbolo di vi noria, e la corona trionfale di alloro era usai:a per cingere il capo del generale vittorioso. Queste scoperte furono sicuramente spunto per la rappresentazione della sala dove la Vittoria Alata, che raffigura l'lcalia, risalta p er la sua candida veste e per le sue bianche ali spiegate; è al centro della composizione avvolta da un tenue panneggio del tricolore e reca in mano la palma e la corona di alloro. A sinist:ra della dea è dipinta la vittoria sul papato: la deposizione della tiara o ttenuta con le armi mentre a destra se ne da pubblica no tizia con gli squilli delle trombe da corteo. I personaggi si elevano da nuvole grigie, o polvere delle battaglie, per ascendere verso

Forogratìe della sala realizzare dal Cemro Cine-foto dello SME.

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cielo limpido,

un furnro luminoso. La composi-

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zio ne ellittica, eh ia,ra esai cazione

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dell'annessione di Roma all'Italia,

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è racchiusa in una cornice reccan-

1-.

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golare e a quest:a è legata sugli assi


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Sopra: dettaglio del soffitto della Vittoria A.lara. Nella pagina a fianco: particolare del camino (fotografie del Centro Cine-foro dello SME).

da quattro scudi con lo stellone simbolo italiano; in più nei quattro spicchi angolari, troviamo l'emblema crociato di casa Savoia. A fare da concraltare a questo pregevole soffitto, un alcrettanco notabile pavimento in legno composto da tre diverse essenze che con le loro colorazioni contrastanti, vengono utilizzate per comporre un pavimento musivo tipico della tradizione romana dei cosmati medievali.


La sala della Vittoria Alata

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UFFICI DIRIGENZIALI

ubito a seguire la sala della Vittoria Alata, e ad essa unici, troviamo ere ambienti comunicanti che sono, come nel passato, utilizzati per uffici dirigenziali.

In queste stanze restano alcuni elementi caratteristici dell'epoca come un bel soffitto dipinto con disegni Aoreal i sti lizzaci ; il pavi mento in legno che con quattro diverse essenze crea un gioco di quadrati e croci o il bel camino in marmo grigio di Montecervetco. All'interno di queste stanze si trovano degli arredi, restauraci nel 2016, che rappresentano un coordinato per ufficio in stile Neo Rinascimento. Il .mobilio di questi anni, siamo tra l.a fine del XIX e gli inizi del XX secolo, era imponente e riccamente decorato con modanature, lesene, medaglioni, pomelli, e capitelli così come i mobili di queste sale. Gli arredi sono in noce nazionale con intagli in pioppo. Il corpo centrale delle ance degli armadi, delle basi della scrivania e del fregio di coronamento degli arredi è adornato da tarsie realizzate in essenza di pioppo e faggio. Le superfici interne dei conteni cori sono in legno di rovere.

Sopra: il camino della sala 121A. Nella pagina a fianco : arredo in noce nazionale e pioppo (fotografie Centro Cine-foco dello SME).

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Fotografie della fomana prima e dopo il restauro del 2015.

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LA FONTANA DEI DELFINI

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_,....o rnando al piano terra varchiamo l'atrio carrabile per giungere al p itt grande con:ile del palauo, il numero 4 , realizzato sull'orco del m.ona.stero delle Barberi ne, nel cui centro si crova una bella fontana da poco restaurata. Q_uesta è stara

per molti anni coperta da una fitta vegetazione tanto che se ne era persa la memoria. I lavori di restauro del 2015 hanno riporraro alla luce l'elemento centrale completamente nascosto da piante e concrezioni di calcare. Q_uest'arredo di carattere storico-artistico è formato da una vasca circolare sollevata da terra su di un gradino. Al cen r.ro l'acqua zampilla al di sopra di un catino circolare dal bordo decorato, sorretto da uno stelo con foglie d'acanto poggiant:e a sua voi ca su elememi rocciosi dove si adagiano quattro delfini. La fontana è realizzata in pietra naturale e pietra artificiale. La pietra narnrale t'. il travertino romano, presence nella grande vasca di base dal profilo curvo sagomato e nel gradino. Questa potrebbe es.sere un elemento di recupero, canto che nei disegni del monastero dell' Incarnazio ne, compare al cen cro del cortile grande un segno circolare compatibile con questo elemento. Tutto ciò resta solo un'ipotesi perché non ci sono documenti che lo con Fermino. Con la. pier.ra artificiale venne realizzato tutto l'apparato decorativo interno. Si tratta di un composto ottenuto da una miscela di p iet:ra tenera. francumata con cernento e costipata in stampi il cui sviluppo si colloca nel XIX secolo. Questo materiale riduceva di molto i cosci di produzione consemendo di riutilizzare lo stampo pili volte per realizzare diversi elementi architettonici o decorativi e garantendo una force riduzione dei tempi . I.I prodotto che se ne ricavava risultava a mct~t tra l'artigianale e l'industriale. Le maestranze pitt esperte erano solite inseri re nel preparato a.nche del sale grosso , che sciogliendosi con l'acqua, creava delle cavernosità tipiche del vero travertino. Elemento decorativo principale sono i delfìni. Questo mammifero d'acqua compare m olto spesso nelle fontane

\!elle pagine seguenti, forografìa dell;i fonrann (forografìa del Cenrro Ci ne-foro dello Sìv1E).

161


Consuelo Mastelloni

Scatti fotografici della fontana durante i lavori di restauro del 2015 (fotografie dell'autrice).

perché ne rappresenta il simbolo. È l'amico dell'uomo che salva i naufraghi, un animale sorridente dal carattere giocoso che nella mitologia antica è scaco venerato come una divinità. Il recupero dì questa fontana sì aggiunge alle oltre 2.000 che ornano la città di Roma. Queste, oltre alla loro funzione di utilità soprattutto nei secoli passati, rappresentano gli spazi pubblici romani identificandone ogni singolo ambito grazie alle loro caratteristiche. Il genius foci, l'anima del luogo, è proprio dalle jòntes che trae origine.


IL VESTIBOLO

acciamo qualche passo indietro e torniamo verso l'ingresso di via Modena. Da qui costeggiando il fronte del Palazzo verso sinistra ci dirigiamo ad un portone sempre aperto. Ci accoglie una scritta in numeri romani realizzata a mosaico: MDCCCLXXXVIII (1888). Oltre la scritta si apre un vestibolo, negli anni modifìcaco, la cui pavimentazione musiva si compone di due cerchi concatenati da un piccolo quinconce centrale. Da quesco corridoio si accede ad un secondo vano la cui pavimentazione in tessere ha caratteristiche decorative più elaborate; si tratta di un grande quinconce (cinque cerchi concatenati) et'

con il cerchio centrale ampio e decorato con l'emblema dell'Italia. Una stella a cinque punte,

Il quinconce nella pavimentazione del vestibolo mostra l'emblema dell'Italia (fotografìa del Centro Cine-foto dello SME). A fìanco: il simbolo della Repubblica del 1948.


Consuelo Mastelloni

lo stellone, patrimonio iconografico italiano associaco al regno unitario; questa è racchiusa entro una corona di foglie di ulivo. Nel 1948, a seguito di un conocorso pubblico, lo stemma della Repubblica venne rielaborato dall'artista Paolo Paschecco, che aggiunse a questi simboli altri due elementi: la ruota dentata ed il ramo di guercia unito a quello di ulivo. Quest'ultimo simboleggia la volontà di pace e di fratellanza, quello di quercia la forza e la dignità del popolo, mentre la ruota dentata è l'attività lavorativa. Le tessere musive ricordano i colori della bandiera italiana.

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APPENDICE SALA QUADRI

r J\JINISTRI DELLA GUERRA DAL 1847 AL 1947 I quadri ritraggono sessantuno Minisui della Guerra dalla fusion e del I 847 della Sardegna con gli .stati sabaudi di terraferma al 1947, anno in cui il Ministero della Guerra fu soppresso per diventare poi M.inistero della Difesa. N ell'elenco <lei quadri dei Ministri mancano Giovanni Sechi e Beni to Mussolini.

LA FUSIONE 1847 La fusione del 30 novembre 1847 rappresenta l'unione politico-amministrativa di rutti i cerritori sabaudi di terraferma con la Sardegna.

Mario conte Broglia di Casal Borgone - GENERALE DI BRIGATA - Ministro della Guerra e Marina. dal novembre 1847 al marzo 1848.

MINISTRI DELLA GUERRA DEL REGNO Dl SARD EG NA. 1848/18(jl Il presente elenco raccoglie tutti i nomi dei titolari del Ministero della Guerra del Regno di Sardegna dal 1848, col Governo Cesare Balbo, fìno al III Governo Cavour, nel marw 1861. Fino al 18 marzo I 860 il Ministero accorpava anche le funzioni del dicasl:ero de.Ila marina, che venne scorporato nel III Governo Cavour.

Antonio conte Franzini - TENENTE GENERALE- Ministro della. Guerra del Regno di Sardegna dal 16 marzo al 28 luglio 1848, Governo Cesare Balbo, e dal 16 al 21 agosto 1848, Governo Cesare Alfieri. Giacinto conte Provana di Collegno - LUOGOTEN ENTE GENERA LE- Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 27 luglio al 10 agosto 1848, Governo Gabrio Casari.

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Consuelo Mastelloni

Giuseppe conte Dabormida - GENERALE - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 15 agosto al 27 ottobre 1848, Governo Gabriele de Launay. Alfonso conte Ferrero della Marmora - GENERALE - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 27 ottobre al 3 dicembre 1848, Governo Ettore Perrone, dal 2 febbraio 1849 al 9 febbraio 1849, Governo Vincenzo Gioberti, dal 3 novembre 1849 al 2 aprile 1855, Governi Massimo d'Azeglio e Camillo Benso conte di Cavour, dal 16 gennaio 1856 ad aprile 1859, Governo Camillo Benso conce di Cavour, dal 19 luglio 1859 al 21 gennaio 1860, Governo Alfonso La Marmara. Ettore de Sonnaz - GENERALE- Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 16 dicembre 1848 al 2 febbraio 1849, Governo Vincenzo Gioberti. Agostino Chiodo ~ GENERALE-Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 9 febbraio 1849 al 2 1 febbraio 1849, Governo Vincenzo Gioberti. Enrico conte Morozzo della Rocca - GENERALE DI BRIGATA - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 30 marzo 1849 al 6 maggio 1849, Governo Gabriele de Launay. Eusebio Bava - LUOGOTENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 18 settembre 1849 al 2 novembre 1849, Governo Massimo d'Azeglio. Giacomo Durando - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 2 aprile 1855 al 16 gennaio 1856 Governo Camillo Benso, conte di Cavour. Camillo Benso conte di Cavour - POLIT ICO - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 15 gennaio 1858 al 19 luglio 1859, Governo Carnillo Benso, conte di Cavour. Manfredo Fanti - LUOGOTENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno di Sardegna dal 21 gennaio 1860 al 22 marzo 1861, Governo Camillo Benso, conte di Cavour, continuerà il mandato di Ministro della Guerra per il Regno d'Italia dal 23 marzo 186 1 al 6 giugno 1861.

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Appendice sala Quadri

I MINISTRI DELLA G UERRA DEL REGNO D 'ITALIA Fu con l'unificazione del 1861, nel IV governo Cavour del Regno d'Italia, che fo rnutuara dal Regno di Sardegna la divisione della gestione della componente militare in "Ministero della Guerra'' e "Ministero ddla Marina". Il 30 agosro 1925, il governo Mussolini istituì anche un terzo dicastero militare: il "Ministero per l'Aeronautica", e lo stesso Mussolini renne per sé il dicascero della Guerra dal 1925 al 1929 e dal 1933 fino alla fine del regime fasci.sta il 25 luglio 1943. Il Miniscero della Guerra di norma fu gesciro da un militare, ma a volte anche da politici. Con decreto del capo provvisorio ddlo Stato 4 febbraio 1947, n. 17, dal 14 febbraio 1947, col fII Governo De Gasperi, il Ministero della Guerra, come gli altri due, fu soppresso. Le loro competenze furono unifìcace nel Ministero della Difesa. Questi di seguito i nominativi di tutti i Mini.stri della Guerra dal 1861 al 1947.

Bettino barone Ricasoli - POLITICO - Ministro della Guerra del Regno d'Italia (ad inrerim) dal 12 giugno 1861 al 5 settembre 186 l, Governo Bettino Ricasoli Alessandro marchese Della Rovere - LUOCOTENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 5 settembre 1861 al 3 m arzo 1862, Governo Bettino Ricasoli, dalr8 dicembre 1862 al 24 marzo 186}, Governo Luigi Carlo Farini, dal 24 marzo 1863 al 28 settembre 1864, Governo Marco Mingheu:i. Agostino conte Petitti Bagliani di Roreto - LUOGOTEN ENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 4 marzo 1862 all'8 dicembre 1862, Governo Urbano Ratrazzi, dal 28 seccembre 1864 al 31 dicembre 1865, Governo Alfonso La Marmora. Ignazio de Genova di Pettinengo - LUOGOTENENTE G ENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 31 dicembre 186 5 al 20 giugno 1866, Governo Alfonso La. M armora, dal 20 giugno 1866 al 22 agosco 1866, Governo Bettino Ricasoli. Efisio Cugia - LUOGOTENENTE GENERALE- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 22 agosto 1866 al 10 aprile 1867, Governo Bettino Ricasoli. Genova Giovanni conte Thaon di Revel - LUOGOTENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 10 aprile 1867 al 27 ottobre 1867, Governo Urbano Rattaui. Ettore Bertolè Viale - /vlAGGlOR GENERALE- Minisuo della Guerra del Regno d'Italia dal 27 ottobre 1867 al 14 dicembre 1869, Governo Luigi Federico Menabrea. Giuseppe Govone - LU OGOTENENTE GENERALE- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 14, dicembre 1869 al 7 setcembre 1870, Governo Giovanni Lanza. Cesare Francesco Ricotti-Magnani - LUOGOTENENTE GENERALE- 1\ifinistro della Guerra del Regno d'Italia dal 7 settembre 1870 al 10 luglio 1873, Governo Giovanni Lanza, dal IO luglio 1873 al 25 marzo 1876, Governo Marco Minghetti.

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Consuelo Mastelloni

Luigi Mezzacapo - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 25 marzo 1876 al 24 marzo 1878, Governo Agostino Oepretis. Giovanni Bruzzo - T ENENT E GENERALE - Miniscro della Guerra del Regno d'Italia dal 24 marzo 1878 al 24 ottobre 1878, Governo Benedetto Cairoli. çesare Bonelli - TENENTE GENERALE- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 24 ottobre 1878 al 19 dicembre 1878, dal 14 luglio 1879 al 13 luglio 1880, Governo Benedetto Cairoli. Gustavo Mazè de la Roche - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 19 dicembre 1878 al 14 luglio 1879, Governo Agostino Depretis. Ferdinando barone Acton -AMMIRAGLIO - Ministro della Guerra del Regno d'Italia (ad interim) dal 13 luglio 1880 al 27 luglio 1880, dal 21 marzo 1. 881 al 4 aprile 1881, Governo Benedetto Cairoli. Bernardino Milon - MAGGIOR GENERALE- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 27 luglio 1880 al 24 marzo 188 1, Governo Benedetto Cairoli. Emilio Ferrero - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 25 marzo 188 1. al 24 maggio 1884, Governi Benedetto Cairoli e Agostino Depretis. Luigi Pelloux.- MAGGIOR GENERALE- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 6 febbraio 1891 al 15 dicembre 1893, Governo Giovanni Giolitti, dall'l l luglio 1896 al 14 dicembre 1897, Governo Antonio di Rudinì, dal 7 gennaio 1900 al 7 aprile 1900 (ad Interim). Stanislao Mocenni - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 1893 al 1896, Governo Francesco Crispi. Alessandro Asinari di San Marzano - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 14 dicembre 1897 al 14 maggio 1899, Governi Antonio di Rudinì e Luigi Pelloux. Giuseppe Mirri - GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 1899 al 1900, Governo Luigi Pelloux. Coriolano Ponza di San Martino - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 7 aprile 1900 al 27 aprile 1902, Governo Giuseppe Saracco. Enrico Morin - VICEAMMIRAGLIO - Ministro della Guerra del Regno d'Italia (ad interim) dal 27 aprile 1902 al 14 maggio 1902, Governo Giuseppe Zanardelli. Giuseppe Ottolenghi - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 14 maggio 1902 al 3 settembre 1903, Governo Giuseppe Zanardelli. Ettore conte Pedotti - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 3 settembre 1903 al 12 marzo 1905, Governo Giovanni Giolitti, dal 12 marzo 1905 al 27 marzo 1905, Governo Tommaso Tittoni, dal 27 marzo 1905 al 24 dicembre 1905, Governo Alessandro Fortis.


Appendice sala Quadri

Luigi Majnoni d'Intignano - TENENTE C EN ERA.LE - Ministro della Guerra del Regno d' lralia dal 24 dicembre 1905 all'8 fobhraio 190G, Governo Alessandro Forris, dall'8 febbraio 1906 al 29 maggio 1906, governo Sidney Cost:amino Sonnino. Giuseppe Ettore Viganò - TENENTE C E;--.J ERALE- Ministro ddb Guerra del Regno d'Italia dal 29 maggio l 906 al 29 dicembre 1907, Governo Ciovanni Giolitti. Severino conte Casana - SENAT'ORE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 29 dicembre 1907 al 10 dicembre 1909, Governo Ciovan ni Giolitti. Paolo Spingardi - TENENTE GENERALE - Ministro della Guerra dd Regno d'I ralia dal 11 dicernbre 1909 al 3 1 marzo 19 1O, Governo Sidney Costantino Sonnino, dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911., Governo Luigi Lm.zarti, dal 29 marzo 1911 al 19 marzo 1914, Governo Giovanni Giolitti. Domenico Grandi - TEN ENTE GENERALE - Ministro ddla Guerra del Regno d'Italia dal 21 marzo 19 l 4 al 1O ottobre 1914, Governo Antonio Salandra. Vittorio Italico Znpelli- MAGGIOR GENERAI .E- Ministro della Guerra dd Regno d'I talia dal 1Ootrobre 1914 al 4 aprile 1916, Coverno Antonio Salandra, dal 21 marzo 1918 al 18 gennaio 1919, Governo Vinorio Emanuele Orlando. Paolo Morrone - TENENTE GENERAI.E- Ministro della Guerra del Regno d' Italia dal 4 aprile 1916 al 18 giugno 19 16, Governo Antonio Salandra, dal 18 giugno 1916 al 16 giugno 1917, Governo Paolo Bosdli. Gaetano Ettore Giardino - TENENTE CENERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 16 giugno 1917 al 30 ottobre 1917, Governo Paolo Boselli. Vittorio Luigi Alfieri-TENENTE GENERALE- Minis cro della Guerra del Regno d' Italia dal 30 ottobre 19 17 al 21 marzo 19 I 8, Coverno Vittorio Emanuele Orlando. Enrico Caviglia - TENENTE GENERALE- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 18 gennaio 19 19 al 23 giugno 1919, Governo Viuorio Emanuele Orlando. Alberico Albricci - TENENTE G EN ERALE - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 24 giugno 19 I 9 al 14 marzo 1920., Governo Francesco Saverio Nini.

lvanoe Bonomi- DEPL;TA['() AL PARLA}.;1ENTO- Ministro della Guerra dd Regno d'ltalia dal 14 marzo 1920 al 21 maggio 1920 , Governo Francesco Saverio Nini, dal 15 giugno l 920 al 2 aprile 1921, Governo Giovanni Giolitti.

Giulio Rodinò- DEPUTA I'O AL PARLA1v1ENTO- Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 21 maggio 1920 al 15 giugno 1920, Governo Francesco Saverio N itri, dal 2 aprile 1921 al 4 luglio J921, Governo Giovanni Giolitti.

Luigi Gasparouo - DEPUTATO AL PARLAJ\11ENTO - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 4 luglio 1921 al 26 febbraio 1922, Governo Ivanoc Bonorni.

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Consuelo Mastelloni

Pietro principe Lanza di Scalea - SENATORE - Ministro della G uerra dal 26 febbraio 1922 al 1° agosco 1922, Governo Luigi Pacca. Marcello Soleri- DEPUTATO AL PARLAMENTO- Ministro della Guerra dal 1° agosto 1922 al 31 ottobre 1922, Governo Luigi Facta. Armando cav. Diaz - MARESCIALLO D'ITALIA- DUCA DELLA VITTORIA- Ministro della Guerra dal 30 ottobre 1922 al 30 aprile 1924, Governo Benico Mussolini. Antonino Di Giorgio - GENERALE DI CORPO O'ARMATA - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 30 aprile 1924 al 4 aprile 1925, Governo Benito Mussolini. Benito Mussolini- PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (ad interim) - dal 4 aprile 1925 al 12 settembre 1929, da(22 luglio 1933 al 25 luglio 1943. (l i ritratto non si trova nella sala) Pietro Gazzera- GENERALE DI CORPO D 'ARMATA-Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 12 settembre 1929 al 22 luglio 1933, Governo Benito Mussolini. Antonio Sorice - GENERALE DI BRIGATA - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 28 luglio 1943 all'l l febbraio 1944, Governo Pietro Badoglio. Taddeo Orlando - GENERALE DI CORPO D'ARMATA - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dall' 11 febbraio 1944 all'8 giugno 1944, Governo Pietro Badoglio. Alessandro Casati - DEPUTATO AL PARLAMENTO -Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 18 giugno 1. 944 al 19 giugno 1945, Governo lvanoe Bonomi. Stefano Jacini - DEPUTATO AL PARLAMENTO - Ministro della Guerra del Regno d'Ital ia dal 21 giugno 1945 all'8 dicembre 1945, Governo Ferruccio Pani. Manlio Brosio - DEPUTATO AL PARLAMENTO - Ministro della Guerra del Regno d'Italia dal 1O dicembre 1945 al 1 luglio 1946, Governo Alcide De Gas peri. Cipriano Facchinetti - DEPUTATO AL PARLAMENTO - Ministro della Guerra della Repubblica Italiana dal 14 luglio 1946 al 4 febbraio 1947, Governo Alcide De Gasperi.

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COLLEZIONE STORICA DEI PLASTICI TOPOGRAFICI


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Sotto: piano rilievo di Ma.lca. Nella pagina a fianco: piano rilievo dell'Albania (le fotografie di questo capitolo sono dell'autrice).

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oncinuiamo il nostro "viaggio" del Palazzo riprendendo a salire la scala G . Siamo al quarto piano dove, varcando una grande porca a vetri, ci troviamo di fronte ad una collezione dì nocevole pregio storico. Si tratta della raccolta di Plastici Topografici o "carte in rilievo" pQste lungo i corridoi primo e secondo. Queste cartografie, dalle dimensioni pit1 svariate (la più piccola misura 40 cm di lato, la più grande è larga 3.5 metri ed alta 2) illustrano una porzione di superficie terrestre dando anche informazioni relative alla dimensione altimetrica, ovvero possiamo definirle un "3D" storico. tesiguità del numero di piani rilievo presemi nel nostro paese, dovuta alla deperibilità del materiale con cui sono stati costruiti, unitamente al loro valore storico rende la collezione degna di mceresse. Dal XIX secolo cresceva la necessità di avere informazioni sui territori italiani unificaci, e così come avvenne in altri stari, anche nel nostro paese nacque, l'istituto geografico nazionale de-

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Scatti fotografici dell'Acrocoro Eriueo durante i lavori di restauro del 2015/16.


Plastici Topografici

Prima del restauro

Durante il re~tauro

A resr:niro completato

I'.Acrocoro Eritreo: il mar Rosso nelle fasi di rcsrauro carrografico.

nominato Uffìcio Tecnico dello Staco Maggiore (ITM) con sede a Firenze e ribattezzato poi Istiruro G eograi:ìco Mili tare (I GM). Nel 1875 iniziarono le rilevazione dei cerrirnri nazionali per poter redigere la Carta Topografìca d'Italia alla scala l: 100.000. li lavoro si concluse nd 1921, anno in cui venne pubblicata la stampa della carta. Con le guerre si sentÌ la necessità di studiare i territori dove si cornbatreva, fu a rnle .scopo istituita una speciale scuola il cui compito era quello di realizzare plastici del terreno per consentire un attento studio delle battaglie. Presso l' Istituro di Culcura dell'Arma del Genio, nel periodo tra le due guerre, vennero a tale scopo prodon i numerosi plastici ropografìci . La cartografia corredat:a. da isoipse (curve di livello) , permise di eseguire questi riliev i orografici defìniti dalle stesse curve che, riproposte in lamine in legno, cartone o gesso erano rirngliate, incollate e succe.ssivamenre perfe7.ionace negli scalini mediante modellazione superficiale. I .a cosu·uzione dei plas tici a gradini si affinò dando vita a rilievi in gesso sempre pili omogenei, intagliati e modellaci nel dettaglio. I piani rilievo presenti nel Palazzo, restaurati a cavallo tra il 20 I 5 e il 2016, appartengono l1uasi tutti a quest'ultima categoria tranne l'Acrocoro Eritreo fabbricato esclusivamente in legno. Quesco rilievo, unico nel suo genere, è una composizione tridimensionale realizzata con lamine in legno ritagliate secondo i riliev i orografici dove ogni livello è inchiodato ai .sottostan ti e present:a in superficie la propria area di riferimento geografìco così da riprodurre la lettura fromale cartografìca compleca. Il piano mo.stra il territorio dell'Eritrea., prima colonia del Regno d'Italia in Africa dal

1887 al 1942. Quest'opera, oltre ai fini militari, porrebbe essere stata eseguita nei primi anni del Novecento, per la costruzione dd tracciato ferroviario lVfassaua-Asmara-Cberen , un'opera italiana

l - . 177


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. e do.p o il restauro. Grecia men.d.ionale zona d.1 Arta: fotografìa pmna


Plastici Topografici

Piano rilievo del Monte Grappa a sinistra lo stato di facc.o ed a destra il restauro.

Dectagli focografìci del piano rilievo della Sicilia con individuazione dei fori lasciati dalle puncine apposte per indicare il tracciato scracegico per le "Grandi Manovre".

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di grande valore ingegneristico che collegava il porto di Massaua alla capitale Asmara superando un dislivello di oltre 2.000 metri e attraversando una difficile zona di montagna, l'acrocoro, per giungere fino alla città di Cheren. La tratta Massaua - Asmara fu completata tra il 1901 e il 1911, mentre quellaAsmara-Cheren fu realizzata era il 1914 e il 1923. Gli altri plastici topografici sono tutti in gesso: molti riguardano le frontiere - settentrionale, orientale ed occidentale - con il risal co del confine variato in funzione dell'annessione o della perdita

cli territori in base ai trattati di pace, da quello di Torino del 1860 a quello di Rapallo del 1920. Otre ai confini vengono rappresentati i territori militarmente occupati o da colonizzare come la Grecia, la 1ùnisia, Malta, l'Albania e l'Eritrea. Compaiono ancl~e zone italiane: la Sicilia la ritroviamo in due scale di rappresencazione, 1: 100.000 e 1:25.000, quest'ultima mostra le tracce lasciate dalle puntine che potrebbero esser servite per individuare le posizioni strategiche ed il percorso dell'agosto del '37 compiuto dal Re, il principe Umberto e Mussolini per programmare le "Grandi Manovre". Altri rilievi, come quello del Monte Grappa rappresentato in scala 1:25.000 e presumibilmente databile tra il 1917 e il 1918, servirono per valutare con attenzione i campi di battaglia tra le Alpi Dolomitiche e le Prealpi Venete durante la prima guerra mondiale.

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Plastici Topografici

La sequenza di resrauro di una lacuna: 1) messa in sicurezza delle zone distaccare; 2) ripristino del gesso; 3-4) reintegrazione pittorica.

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/

Sopra: la firma, la data e i dati del quadrance. Nella pagina a fianco: la strucwra di sostegno dei plastici topografici.

In questa pagina si è voluto far conoscere il lato nascosto delle cartografie, difficilmente visibile.

In occasione di una movimentazione resasi necessaria, sono stati spostati tre piani rilievo. Solo allora si è potuto osservare come le tavolette in gesso, i quadranti, siano stati uniti tra di loro grazie a una robusta struttura lignea di sostegno composta da montanti e traversi imbullonati, ai quali sono saldamente fissate le tavolette rinforzate. Su queste tavolette è stato realizzato il rilievo in gesso sopra al quale, con speciali tecniche è stata riportata la cartografia originale. In alcuni casi quest'ulcima è stata alterata negli anni passati ricolorandone l'orografia con sfumature pittoriche. Sul retro di ogni tavoletta sono stati rincraccic1ti sia i dati specifici del quadrante, per una chiara individuazione della sua collocazione all'interno dell'opera, sia la firma dell'esecutore e la data della sua realizzazione.


Plastici Topografici


CONCLUSIONI / PROSPETTIVE

tesco pe1:corso termina.q~t~ ma come ogni ricerca no~1 ha una co.n~ILtsione reale ess~ pre la via a tante poss1b1li strade da percorrere grazie alle quali st mostrano nuovi. orizwnti. /

L'auspicio e che da tutto ci() che si è raccontato altri possano trarre nuovi spumi ed ispirazioni. LArchitettura e le Arri sono ciò che lasciamo nel nostro passaggio e con grande rispetto e amore abbiamo il compim-dovere di passare, come un testimone, tutto ciò che ci è stato affidato in eredità a coloro che verranno. Lamore per il bello, inteso come espressione artistica, narnrale e costruita, è ciò che dovrebbe accompagnare sempre la vira degli uomini in questo percorso. Ad ognuno di noi il dovere di preservare quel che ci è stato lasciato.

Dedic11to a mio Padre che, a suo modo, mi ha insegnato a scoprire tutto ciò. Grazie per esserci stato.

Nella pagina a fianco: la facciata principale del Palazzo (fotografia dd Cenrro C ine-fom dello SJV{E).

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LA STORIA DEL PALAZZO XX SETTEMBRE 123 A ROMA. VIAGGIO DAL 1871 by Biblioteca Militare - Issuu