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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO 1874

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GIORNALE , DJ

MEDICINA MIL lrfARE A ~N O

XXII.

'1874

PIRENZE TIPOGRAFIA COOPERATI V A via de' Ma cci, 6 1

1874


IV

GELOSO. - Anomalie osservate su di un cadavere . . Pag. 28 hmRrAco. - La leva militare sulla classe 1852. » 161 MANAYRA.- Specchi dimostrativi su~la cucioatura della carne . ~ » 2 - -- - - Risposta ad un quesito del signor Direttore :; ge11erale dei ser_vizi amminis~rativi . 8 MARIANO. - Relazione medica sopra una epidemia .di cholera. » 19 0TTOLENGBt. - Infezione tifoidea latente . » 221 PASTORELLO'. - Relazione medica sul 16° reggimento cavalleria . » 632 PErtSICJ:1ETTI-ANTONINI.- Sull'aclenopatia cervico-ascellare . » 99 PRATO. - Leva dell'anno 1874 » 248 RrcciARDI. - Sette mesi al Deposito di Monteoliveto . » 554 RoVA.TI. -- Casi di risipola traumatica . » 545 SAGGINI. - Le cure dei militari in R ecoaro . ' » 85 Sl,GRE. - Conferenza scientifica . » 236 VITA. - Storia clinica ed anatomica del tumor bianco clèl ginocchio . » 449

RIVISTA DI GIORNALI. .

ANA'roì'IHA E FISIOLOGIA.

Coloramento dely orina per la senna . Iniezione di siero di latte ne1le vene (ALilERTONI) Anestesia locale mediante· l'acido fenico (SMITR)·. Modo di azione dell'i odo e sue preparazioni (SEE) , Nuovo metodo d'anestesia lo-cale'. (HoRWARTu).

» » » »

263 265 352 355

» 372


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Ricerche :fisiologiche sulla facoltà digerente ed assorbente dell'intestino crasso (CzERNY e LA.LSC:HENBERGER) . . . . . . • . . . . . . . Pag. 436 Sulla t,rasfu~iqne del saug1,1e negl~ .a9imali (L,\.NDors) . » 509 Riè~rche sul _ cervello (Hn:·rziNG) . .. . . . . . . )> 517 654 Acne ed altre affezioni cutanee d,ovute al bromuro di » 597 potassio (VEIEL). . . . . . . . L'organo vocale nei cen~enari ·; iventi (DuNCA.N GIBB) . » 600 » 602 Nuovo caso di morte pef l'etere (DuNl'IIVG) » 662 Iniezione del "c.lora.lio nelle ve,~.e (OR~) . . . » 735 J~'a~ione della IDUSCa~ina (PREVOST) . . . . Dello stato della pupilla dùrante l'anestesia prodotta dal cloroformio » 790 Sull'azione fisiologica delle basi eli chinolina e peridina. » 811 , Esperienze sulla alimentazione rettale (ALDERTONr) » 844

PATOLOGlt\. E CLINICA MEDICA.

La malattia d'Azanon (ULLERSPERGER.) .· . . . . » Nevralgie dentarie (REGNOLD) . . . . . . . . .• » Studii sperime.n tali sulla infezione putrida (CLEMEN'r,r) . ·>? Atassia acuta (STrm·rcH DowsE) . . . . . . . , » Cura della febbre tifoidea col metodo di Brand (GLÉNARD) » Sulla influenza benefica dei viaggi di mare nelle malattie (PEACVElS.) . . . . . . . . 'à Cura della tenia coi semi di zucpa (OI;ILEGER.). • . • :. Gotta e renella (VlA.L) . . . . . . . . . . . . . . · . . ~ La cura della difterite nell'pltimo decennio (ScHWA.R,Tz) » Sulla teoria della toracentesi. . • • • . . » Il cholera e il tricocephalus dispar . . . . . • . » Fava del Calabar nella costipazione .e nella emicrania (SUBUOTIN) . • . . . . . . , . » Uso della propilammina é suoi sali in alcune mala.tt.ie (GARRESI) • . . . . . . . . . . . . . . . . · ~ . ~

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Un caso di gastrotomia ,(HuT<lHtMSON) . . Pag. lvi N uo.vo metodo eli cauterizzazione delle piaghe (THORES) ». 263 Delle fasciatune cementate con magnesia (KiisTER) . » 268 Sulla costrizione delle. mempra (LAJ:jGE):'<BECK). » 270 Della cura radicale delle varici (Por~TA). » 2121 Mezzo pe·r prevenire l'entrata del sangue ne'Ila· bocca durante le operazioni della faccia (VERNE'UIL) >~ 349. A-ncora ael metodo di Gran desso Silv.estrj ,c di •.l;llsmarch · ' » 35() (BII.ROTH) . Diagnosi differenziale fra le fratture e le lussazio~i del. . ·. » 552 cubito (DoUYERGNE) La magnesia nelle medicat~tre esterne (OHI.EGER) . >) 3&4.J~ a estensione nelle malattie delle articolazioni. (REYHER) » 428 Curà dell'idrocele con la elebtricità. (RIDOL!l'l). . » 523 Proposizioni sulla uncipressione (VANZET'l'I). . • ' · » 648·· Nuovo metodo pèr la riduzione della lussa.zione scapo'loomerale (GR..-\NDESSO-SI~.VESTRl) . : " ~ 858 Fasciatura elastica per. la co.m:p ress,ione dell'aorta (Grn.B~ >>. ,661 Res~zioni .del ginocchio (CECCHERELLt) ~ » 662 Sugli ascessi peri pleuriti ci (.BAMELs1) . ~ 66:1: Dell'innesto epidermico (PoRTA) . .. » 665 Sulle dita. a scatto. (MENZEL) • • » 747 1 Sopra un .nuovo metQdo di operar:e sulla laringe: » :'7.91 D'un nuovo cautécizzatore ed indso.re ter.mo-gal:vat;~icQ · ,contro le .iscuuiM1a,ipevtrofia pPostatfca·(BorrTI-NI). ·" » 84'ì Sulla dilatazion ~ arbificiale dell'-a,n6, e del retto a · fiCop·o diagnostico .e curativo. . . . · . •. » 849

0CUI>ISTIC..I..

Encondroma intraoculare (CH'tsoLM e KNAPP} ... . . ,» De\! o incrociamento dei . mervi dttici e della:· emiopia (MANDELS'l'ÙtM) •

Sulle macchie metalliché della cor-nea (HECKÉL)

609..

». 81,3 )> 815


Del 'trattamento di alcune malattie oculari coh la corrente costante (D.arvEa) . • . Pag. 815 Del tatuaggio della •cornea' tWECKER.) » 817 Delle anomalie acquisite e congenite del senso dei co, , ) •, • • • • • • i • • • • •)) i vi l{)rl. (S.CHIR.MERi ... ' 'Della >anestesia d'e1la retina cori .d stringimento concen)) trico del' cà.r.òrfò visivo (STEì>Ftm}:' •. .1 819 Della 'discromatopsia congenita . . . · >~ 821 Di un metodo per scoprire hl. simulazìone e l'esagerazione dell' ambliopia unilaterale (ALFREDO :p 823 DI:: G&AEFE) . Contribuzione ana elettroterapi<i ~éile ' nialattie oculari (Don.) . . . • » 824 Della azibne della stricnina sùll'oc'èh'io normale ~ sul·' l'occhio malato {VoN H'rPPEL) .. , » i vi '

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IGIENE" E STA'l'ISTICA. r

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Rapporto sta~istico. sllllo stato sanìtario•deila flotta i n'glese ~ ·>'!;.. 153 Statistica dei pericoli del,· clbroformio. . '· >5 266 · Proc~sso perfezionato 1di imbalsamazione· (Sl:.leQUET)t, . ·>>-. 209 P.recauzieni sanitarie'' p·er le marci·e e• gli ·accampamenti delle · truppe ·nelle regioni tropicap (.MAcLÈAN) . '' >> ;335 Effetti dell:acqua •di ·m'are· ·e del ·p·ane preparato con · questa acqua {RABU'l'EAU) • , :• ~ . • , .. · » 366 ' Conservàzìone . della carne mediante iJ. freddo ETELLIEH)• »· 428 Dell'ozdno e sue '!,l.pplicazioni , . . • •. 'l>' 424 • » 425 ~zon9 artificiale (LEND.Eit) : -. 1 ·1 La farina di avena (DuJAR.DIN, BEAUME•rz e S·~ARDY) . » 426 I succedanei della carne (SELMl) . » 426 lìa fàrina delle cicercb·i e (V,u.LADA) • • ~ ·• • •: ~.·. >>'' 42'7 S.tato sanit ario dell'armata francese dopo la guerra 1870 » 513 611 Storia lliedico-chirurgica della guerra dei separatisti

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(BAR.NES)

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737


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.TECNICA MEDICO- 'MILITARE.

Conferenza pei. socco.rsi ai . feriti in Vienna (Aust?·ia) . Pag. 147 Gli ospedali di camp9 nell'armata austro- ungarica· . » l4Q Istruzione a} Med,ici .mi~itari. per l'insegnamento ai Portaferiti . » 681

V ARIETÀ E NOTIZIE.

Risposta alla lettera critica del n.r R. ZANNET'l'I sul .1.'\fanuale rt: Igiene privata (FR.ANCHINt) . » 50 Medicina e Chirurgia degli indigeni delle Isole del mare · del Sud » 204 La P hyllo:xera vastatri:x . » 211 )) 212, Notizia .. . Il reclutamento in Ispagna » 275 Specchio generale dei disastl'i occorsi nel maneggio delle armi . da fu.oco cariche nel 1873 . » 373 Quadro organico del Corpo Sanitario marittimo . » 376 Riforma, vendita ed abbattimento dei cavalli inabili » '439 Ospedali civili (BAROF'FlO). » P roporzione del personale medico con l'effettivo .di un es~rcito . in. g~érra » 613 Corrispondenza » 6141 Circolari e Note ufficiali » '615 676 709 855 Atti del!~· C.onfcrenza di Bruxelles, » 750 )) , 7.55 Corpo m e~ico francese ". ·< ' ' L e uova . nei g.allinacei , » 851 Consenazione delle uo".'a . » i vi

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ANN UNZI E CoNCORSI.

Rogolaménto pubblicato dalla Società Medico-Fisica fiorentina pel Concorso al pr0mio istituito dal fu Cav. D.r Galligo. . . . . . . . . . . . Pag. 56 Annunzio per la pubblicazione d'una raccolta di Osservazioni ecc. per lo studio delle malattie simulate . » l58 Avviso . . . • . . . . . . » 214 288 703 Concorso al premio militare Riberi » 218 855 Risultato del Concorso . • » 224 Nota • . . . . » 768 872

BmtroGRAFIA .

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NECROLOGIA

B uLLETTINo oFFICIALE

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ANNO XXIL-Firenze, IO, 20, :m gennaio 1874- N. f a 5.

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Chiar~'ssz"mo

Big. Direttore.

Conformemente alla promessa contenuta nella nota posta in calce alla relazione sulla modificazione nella cucinatura della carne da me intl'odotta nell'ospedale divisionario di Veron~, ho l'onore di trasmette.r le lo specchio dei risultati economici conseguiti mediante la suddetta modificazione dal 6 febbraio a tutto settembre dell'anno scorso. A siffatto specchio unisco quello del risparmio realizzato (mercè l'adozione del metodo di cuocer la cç\rne, ch'io sostituii alla J7ssatura) dal~'ospcclale civile della suddetta città, il cui Consiglio amministratiVo a unanimità di voti, in ' seguito ai tentativi fatti durante l'ultimo trimestre dell873 ebbe a riconoscere la convenienza igienica ed economica di siffatto metodo. Non aggiungerò parola ai succitati specchi · dimostrativi, essendo le eift'e in essi riferite abbastanza eloquenti per loro medesime. Colgo quest'opportunità per salutarla e riprotestarmi Di Lei, chiarissimo sig. Direttore,

. . Gio~·nale eli J.}/edic. m~"lit. 1874.

Devotissimo Collega.

MANAYRA.


2

OSPÉDALÈ lVIILITARl

DIMOSTRAZIONE dell' economia attenutasi cucinando la carne tendini e le altre parti non alibili ed estratto di Liebig in quanti tembre 1873 presso il suddetto Stabilimento e dal 1° Marzo a tut SPESE FATTE per lo.

AIDIOXT.IRB AL PREZZO JIEDIO

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stufato anzic'hè a lesso e adoperando per fare il brodo le ossa, i ptop0bìotiataea1la éa,'t·:r!W •messaJ a 's tufare dal · 6:òE.ebb':r.at6 ·M· 30 SetSettemb-re detto~ presso glifOspedali dipendenti di :Brescia e Mantova.

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4)SPEDALE Gl'VILE

. PROSPETTO · dimostrativo il movimento defgenel'Ì di xJtt:ua,ria : dal 15 Ottobre 1873 a tutto

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cui il nuovo metodo dieteticél coll' introduzione del Liebig

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d' ammalaLi n• •Il\ iu it. L. 36 76.


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fti detto nella R.eluzi<'lne, (V. a .pag. 917) i qua1i n~l·oì:npol10 gradevolmente ed igieni,cam~nte la rnon~t.o.uia. Imperciocch~ ,f:,1, 1d'uopÒ non disl- i\ r ~· ) t~ • _~...- . l\ l ....,_' ... ·'i ' si:tnulaee che come aiceva Bauuens « le régìme clu bouill~ ~ perpétu1é « lfì:uit pat• lasser l'estomac le plus i·oouste et ~rrg~n:dTe'r li) clégpùtn> ~De Ranse scriveva, .or son pochi mesi,, nella G,et.<r~f.te JYI,edipale, d.e.Parfs., cp:e._..< T.i'op. sp,u~.e11t da,us~le:~ "'Oollég~s lJ,lniforil1~t~ a~. l~, qp.uiTitu~ è,( <f le mode de préparation des mets sont une cause cle clégoùt,, d'inan« pétence, et par suite cl'affaibl'issement. '>'i • 1 1 . Cot.esta osser1'azi0ùe del dott. De ,Ra4Ì1;é ':è l}PPlic~bile, · come ben isi ca1)isce, agli ospeJial~ ed alle .9a~e:t;l~~. p.ov,e \a_mo'no,tonìa a.limet)tare n:on r \esce nè meno stuccho;volè qè' .men,o,"dannosa. , E infatti cosl. l'intendeva quel,dabhen ·generale..... chinese di mia cenoscenia, il qttale ogni qual volta an'~fa\ia ii; quartiere, chieclevi;l. ai .soldati come fossero contenti .dell'or-dùiario; e ucl;ito ehe la .mattina man' i ' ' • • • giavano costantéme~tte l'iso ·è fagiu'oli.. e lit·•sera 'figiuQli e riso, es<)latlt!V\'J\, stropicciaildosi le man/Y;~ di 'sòddlsfÌizi<)'ne;; << Bravi ragaz11i! ÙQ.~i ·l . 1 • va bene! Caf~otb)ate sempre. >~ . - · ·~· 't •' l ~· Q~ ella· peda di r.~, quel ·~rotò tipo d'u~tiinita.t>ismo, c~1e fu Luigi Jill, ir. qùalè' sì' di'vertiva a f4i·,e· a1lupg/+ne· q;ueJli 4e''sùoi :f~de'lil.slìn'i, cli'è gli davan noia, e tl'ovava, al pari dl ;Yit<:llliO; d~é i, cada~et•i de' ne~ici tràmandano s~m_pre u~ grato · odo1·e," solev~ dpete~e cM << Nature se plait e n diversit'è; ,'» St?nten>~a Jilù pro(Ònpa ~élel dettato latino varieta,s delec· tat,;,,pJ.eJ}a ,di ;filoso'fì.a pratici];f -appli'cabile. ia tutto; ed"ugualmen:té vera (}Uahmqne, pt\ntç> di ~ista la ·si :vqglia considerare. !

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Questa ~R~~On\l è ~a proYa .la meno sospetta, e la. piit conc.\uòente che dar si possa dell'attuabilità e dell'utilità di quella mia modificazione nella cltcinatura della carne~ attuabilità ed utilità contrastate da taluno ·sottò'·y~rii'pretest'i più sofi·sti'cì dhe'scienti fi.ci, -pìit ·d'apparenza che eli 's'ostanz~ '' · ·~ u " Gl'i spot•imeuti istituiti presso i Corpi stanziati nella Divisione di Verona d'ordine dell'esimio Luogotenente Generale Comandante la divisione medesima sortirono per la maggior parte esito favorevole, ad onta d'una serie di circostanze che a prim'aspetto parevano doverne rendere difficilissima, se JlOn impossibile, la buona •·iuscita. Ma se i risultarileuf.i délle sperieuze. fatté iurono soddfsfacenti, pel'chè - ~ ol1iederi\ forse (J1Ht~qhe ctwioso.:-" la. mo,dii).ca'l.ioue suddetta non vern~ genflralm,e.nte. a~?.l.t~ta e messa, )n pratica L,. . . ._ . : A guesta int~t·rogaz~one non saprei rispondc.re adeguatamente: Mn éredo che il motivo principale della n6n adozione d'un sistema alimentare, che, volere o non volere accoppia l'economia alla maggiore nutritività e sapirlità, sia quella diffidenza, elle l'uomo - animale presso cui l'abitudine divien natura - pt•ova istin,tiYamente pot· ogni, co~a nuova, ed ~nçhe un po' lo spirito di con,t~·ad~i.zione \nun~~ i11 ~s:;o , . ed in for11a 1 del C{uale si qomp~rta come. la N{edea tl'Ovid\o, senz~ . a~~re il coraggio civilé eli seguirnè in tutto l'esempio e1di t:ipètet•é il suo famoso « 'Video melio1·a proboque; Deterio-ra scquor·. »

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RISPOSTA AL QUES I TO FAT'tOMl

1nt srGN'oR imtETTOR'E GENERALE DEf SER~IZI AM3{1NLStB.A' TIVI ' j . . l

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<~: S.e il brodo o~tenuto c_oll' Estr~tto di plrne di. Lie~ig

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Vostra Signoria. Illustrissima m'invita a oonv~ncerla eon buone ragioni, da · medico e da ·chimico, che l'estratto di Garne di Liebig dia un brodo, che abb'ia ' igienicamente la stessa virtu di quello Oftenuto colla carR~. 'fresca (l)', l~d io, sebbene notl sia stato mai mio intençli!11Ell1to di fa,r l' apol0gia d.el suddett0 estratt0, e d~ immo·] argli senza remissìo11e alcuna la carne fresca, sosti'tue11ilolo in 1U:ng0 ed in largo a qu~*ta nella preparaziqn:,e del b1:odo ~ pure , accétto l'invito,1 p.èr ,mostrarle ' una.·vplta di più l~ .D;li~ deferen·za ai cei1M l

(1) Il signor Direttore Generalo dei set·vizi amministrativi , a cu:i còmunioa'i l 'esito de' miEli pi'imi si)et' Ìmènti relativi alla modiJì.ca~:ione dellà cucina'tura della carne mi onorava ìl 4 maggio p. p. della seguente lett.e ra:

« Carissimo Signqr Dottore,

« Ho. veduto gli splendidi risultati economici, che presentano le cifre nella dimostrazione, che V. S. mi ha favor~to, ed io ne farò oggetto crede ella che il b1·odo _ottenuto coll'est.i·atto di di prGfondo esame. carne di Liebig abbia igienica\nente la stessa virtù del brodo ottenuto colla carne fresca? « Mi .convinca con buon.e ragioni da .medico e da chimico ~u quèsto punto, ed io gliene sarò gratisE;imo. »

Ma

Q)!ella lettera fu il movente di questa mia qualsiasi dissertazione.


91

di lei, e provarle al 'tempo stesso che prima· di fare al sistema d'alimentaziQfie de~ nostr·i infermi la menoma· variante, ho esaminatò la · quistione sotto tutti i suoi · :aspetti e non ·venni nella detet·mi-nazionè di speyimentarla su lat·ga scala, che dopo . d'·esser'm'i aoeertato ch,e H brodo '~ risul·llan~e dall' addizione dell'estratto di Liebig a quello rioavàto dalla bollitura delle ossa,_ dei ritàgli muscolari, Llei tendini, dei nervi o deJ)e membrane appositamente staccati dal grosso della carne da cucinarsi separatamente (che in ciò consiste l'innovazione da me introdotta) non 'è punto inferiore , dal lato della nut>riti'\Iità al brodo preparato secondo il metodo ordinario, vale a dire colla lessatura di tutta la oal'Ile. ·; Premetto éhe il val01·e nutt·itivo e corroborante del brodo drdinari0 è più nell'immaginazione e nella tef(lperatura del brodo medesimo, che di solito si beve ·caldo, che negli elementi chimici, ond'esso è costituito, e non saprei spiegarmi collie e perchè il nostro bravo Arella l'abbia chiamatQ.,.la p1anacea degl'infermi. • Infatti, se è vero, come .l'afférmano· tutti i bromatqlogi, {}he la potenza nutrith•a d'una qualsiasi sostanza alimentare è in Tagion diretLa delle materie azotate ch'essa contlene. il brodo usuale non può per alcun patto cÒnsiderarsi quale alimento efficacemente ripat·atore, poichè da:ll'analisi di Ohevreul rìsuita' ·che un brodo faeto con < Carne di plfJ.nzo Ossa.· $al marino. ', Rape, carote, ecc. , . A.l!qua ' ·

. chilogt•. l, 433

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O, 040 O, .091 5, 000

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il qpale nella preparazione avea perduto per lo svapdrame~to ­ un (; qù'into dèll'àcqua adopei'atà, acquista:lìdo l utia• dèn's·ltà di 1,0136, non cònteneva di sostanze azotate che · 1'1,7 per mill:, di cui .·due, t~rzi $O,lt.antQ, provenh~~no ,,daJ!31 \carnEl~·


lO 111 Selmi ·dichihra .nel modo il1piùr es.plicitò <ìhe"si0,come, ammessa l'esattezaa ~da nessuno po.sta. .in dubbip) dell'an,a}i13i S:unriferita, l litro c;li :bJJodo .eccellente l'lO n ..'\'~l:rebpe·· a ~.ner~ ·inr;.s0speì1sjoile ~ch~ "da; Jl ·a: .1!2 g~rmm:i. di mate~;ia . secoa;,J.di, cui ·la maggibr parte è formata da gelatina, il bno~o non può essere, e non è; che •debolmente nutritivo. , , ·So:g.g iunge po~ lo stesso ·auto.r~ ~ che la sensazione (h 1;i!'ìtoro, clae .si pr•ova da unartauza di bvoùo bevuto, de11jva d~l .f().çtq che il suo volume fa tacet•e momentanean1en~ gli st.imoli della. fame_J,. ed agisce piutt"osto .sul sist.e ma nexvpsç> pe~ suo aroma, che per altro;· tanto più che la quantità 1li azoto contenuto in una tazza di buodo non oltrepassa i 32 9d i 34 centigrammi; e .conclude con queste parole ; •« J;I,ap~10 «' dtmque r:agione di. dit•e che il bPod0 sostiene, ma n.on « nutrisce. Esso coL proprio aroma, co' principi sapidi e facili «• da digerirsi, che contiene, si rende un. sosteJ)taJpento per <(de persone deboli, ma le sue'vit·th no.n . var~no più· in. là>> (~)Boucbardat, citato dai dottori Bat·offio e Quagliotti nel loro .pregevole trattato sull'Alimentazz'one del soldato, dice . ehe 1 non hisog-t~a esageràre ~· l a •forza: mutri ti va del brodo•, giacché in realtà fornisce pochi materiali ai nostri tessuti. -È vero che accanto ai succitati autol'i, che collocano il brodo fi·a g;li a.Jimen:ui poè0 nutriti vi,, havvene di .qflellir · e.he lo reputano nutrientissimo, senza p~raltro dimostrarlo. Uno di costoro è Nysten, che nel suo Dizionario parlando del bro,clo così si ~sprime: « L e bouillon préparé ·~vec la chair « cJe bre~f est t1;ès nourrissant. >> Che cotest'asserzione sia poco meno clie gratuita emerge e dal\'analisi surrifet·ita di Chevreul, e da quella di Vierordt, da ~ui 'Ì·icaviamo cì:ie 100 parti di brodo contengor'w : J'

Albuniina picnola quantità meccanicamente commista. . , .,0 . • O, ,5 O,• 3 Materia ' estr.attiva . , . . • {\.equa . . . 9'iP/2,

, 1Gelat\na 1 ~ tessi\~\ p.ql~ag.e~1i. •

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·..sta:bilit<h• <rosì che ìl hnig)i~:nl.Jbrodbl ·èdpià <d{appar.enza·,ohe: di sostanr.a, e non racchiude.•che una quasi! 'iilipercettilf!.le proporzione di rnateri'e · allota.te, ,.~i comptt!'lnderà.;di leg:gieri che 'lar sòstitub oné tlèll!es·llPatt0 ai.Juiebig!ad, tih<vda~a qu.'1ri·m}l;, di carne destinata ·a ·far\ il br'oò:o; n0n può rportare · uu, sen·-... sibile pregiudizio alla .nutrizione: dell' si.nfermo. 1· ~rova p0ì ! a~v ertitie ohèi''O'orire lgià! •1'{1-.00'enna,i .çJi '~0lo ·., . la1 carne frésca non 1è to~almente ·-~bàndita ·d~l ' b1·oclo, x he io:·d.4 a' miei ammalati. Irttpevocchè esso. è composro · di ttìttL ~ • tessuti 11 che .assil;l,nte àlle ma:sse ml!lscolaili•-no11 · }stimo cOik. veni'ente di ·far '·cnoce:l1e' a ·stùfato ,. ed. I'Ì.nolti·e i dei' polli , da mangiarsi lessi, (i quali ammontano in media. a 7 r..mlogrammi a.I :giot'no)' e d.i tllit'a cer•ta • qutllntì~à ,.di · légu-ml. , ,-; Con questt soli el·enre.nt\ il brndo ..•r iesce · abbastanza sapi1'1-o' e gradevole: ·e forse anche f0rnito "di•.<principit I1utritivi, quanto ·qnello fatto colla carne non sceverata dall'osso : n:ia· coll"alidiz,ione <l' uIla tq aailtitàl a~estratto Hli ( Li'ebig propòtziònale al 'peso della ' carne .messa a stufato, l esso, e per densità e per sapore e per ·facoltà nutritiva; .-cliYef\ta> inoontestabilme'hte superiore al lmdtio' ordi;na,ri·o. <)J >u i ''•lfi'• · : ~~ Ho detto al brodo ordina?·'io pensatamente e per escludere dal confronto quello preparato con carne, che non deve servir<; ~;~.d; altro usò. Irr!p_,~rclocch~ Mssuno. ignq,r:;p,.,, clJ~ Sll)ii)\)·~­ zando la· carne e mettendcHa nell'acqua .fredda., che si sca.lderà gradatamente, finchè raggiunga· l'ebollizione, essa cedé all'ac'qua tutti i sl.toi principii aTomatièi''e nutritivi, per cui 1: ., .J. '.• ' ÌJ il brodo riesc.e gra~evole e sostanzios<;>, ma la .carne rit'nane al contrario i11sipida, ·tiglio~a e inett~ alla nutr~z\one. Q)li sorge natut•almente la quistione s.&~ed ·in qual mis.qra l'estratto di èa:ì'ne Liebìg possa, co"t1sideral Si· t,llla.l succedàneo della carne fresca, quistione as!lài contrÒ'\rèr sa, an:uffata, irta ~i M~}pottà ,e, a.r;ijaça di ~unte più di·.u~ ,istrice;,_. eli' i~...._ cL?.. non ostant~•.- ~:~-ffroot!'lr:ò e. pro,cur~rò di r~solv'eré,, pè~ qrH)ilt Q. lo stato della scienza, i ..mezzi, di cui posso. disporre; e le mie deboli •forze· me lo cònsentonb:· i • • :, .., r ···.tr·· ·t ' L"e~traeio·' mcaril'e' di :Liebig;· ò~me ·tllt'te·' 1è: 'èose:, bttoh'é o" ·F

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cattive, di questQ mondo, ha firo;yato e trQva de' fautori sfegatati e de' detrattori feroci. Salutato al sùo primo apparire dal benvenuto e dal plauso de' chimici e degl'igienisti dei due mondi, fu accolto dai scienziati francesi con una certa diffidenza per non dit·e con una marcata animosità, della quale non si saprebbe rinvenire una plausibile spiegazione, che nel sentimento della propria super iorità, che predomina ne' dotti ed anche negl'indotti della grande nazione, e nel timore che l'industria, se non creata, sancita dall'illustre chimico tedesco nuocesse al monopolio f1·ancese degli Appert, dei Louit e d'altri fabbricanti e spacciatori di conserve alimentari. Nè si creda che io amplifichi od inventi. Louis Figuier nel 15° volume dell'Anneé scùmtifique et indu.strielle pubblicato l'anno scorso, ha un articolo sull'estratto di carne di Liebig d'una tale violenza e virulenza ostra-scientifica, che non si può a meno di àttribuirlo all'amor proprio sgualcito, all'astio del vinto contro il vincitore, alla rabbia di chi vede sfumato l'antico prestigio ed è costretto, non solo a cedere aù ad altri il primo posto , ma a softhrlo in casa 1n·opria, e a paga•·gli per soprassello un'indennità colossale (l). (1) A viemaggiormente dimosh·ar·e quale sia l'astio de' Francesi contr·o i Prussinni e come cot.cst'astio non sia circoscrillo alle quist.ioni politiche, ma n.bb:ia dis~~ll'!.iatamento invaso anche il campo sclenti(ico, riferirò qui alcune opinioni recentemente eme!'Se da scienziati ft·anQeSi intorno alle dotlt•ine p•·ofessate da alcune sommità tedesche, per le qWlli la Francin. n>eva, pochi anni OJ' sono, tanta stima e ~n la deftwen?.a che, se b en mi ricordo, l' Accademia delle Scienze di Pat•igi ne contava 17 fl'a i suoi membri col'l·ispondenti. 1\el sett.embre ultimo scot'$0 il dott. Arnoult l'éndendo conto d'un lavoro del prof. B.ac~elli di Roma sulle fe.bb1·i d~\ malaria, ~ice che il suddetto professore ha notato che i fenomeni anatQmici della febbre da malaria son di quelli che mostrano e meglio e più spesso la congestione slu1gutg•ia, come anteriore ai procéssi organizr.atod, · riguardo ai ql!ali esso fa la parte di causa. a~ effetto. E soggiunge « Baccelli en protìto -.: pour· fail·e une cbarge à fond contro l'it·t•itation formative et \a spon4. ta~ 6ité de l~ cellule. T,ous Àes ltaliens ,ne 1iOn t p n~ passés à In Pru~se ! » 1


13

l\1i sia concesso di citare testualmente l'esordio di quell'avticolo : ,' « Le charlatanisme allemand a répandu en di;verses parties de l'Europa un fallacieux pt•oduit l'erttl'a'z"t de viande de Lieòig, prétenduc substance alimentaire, ·qui n'a aucune qualité d'un aliment; p!létendu médicament, qui n'a que des \ertus négatives, et ne peut produire autre cbose, que l'ioanition. Depuis que le roercantilisroe d'l)utre-Rbin a déversé parmi nous cette drogue inutile, nous avons toujours figuré pal·mi ses aàv:ersaircs·. Nous n 'avons Jamais admis qu'un infu'sion aqueuse ùe vìande évaporée et réduite en extrait put compter pour quelque chose au point de vue de l'alimentation et de la thérapeutique. « C'est donc avoc satisfaction que nous avons trouvé dans le numéro de juillet de 1870 du Mom"tettr Scienliflque de Mr Quesne-ville un mémoire très développé, ou une thèse due à un jet1ne docteur de la fàcultè de Pnris, M. P. Muller. L'auteur de ce travail établit, pn.r· ses analyses chimiques et par ses experiences particolières, que !es extraits de viande en général et l'extt·ait de Liebig en particulier ne sont que de détestayles mixtures tout-à-fait dépour vues de valeur nutritive. » Dopo questa filippica preventiva, il signor Figuier fa conoscere i risultati anali~ici e s perimentali del neodottore

Verso la surrammentata epoca la Ga:;ett<! Ju:bdomadaire citando le idee di Pettenkofer cir<Ja la parte che spetta necessariamente al terl"eno nella p1·odu?.ione delle epidemie colel'iche, con una disinvollm·a. ed una ft·an ch<~~za degna d'AJessandro il Ch!Jnde, senza curarsi di discutere o di giustificare il suo giudizio con qualche buona. t•agione, u·onca d'un sol colpo la quistione qualificando di sterili colltroversie le doth·ino dell'eminente professore tedesco. Manco male, che il sigttot· dott. Lépine, il quale t•iferisce tal giudizio nel N° 38 della Ga:rette bfddicale, conclude in questi termini il suo resoconto: c Nous espérons, quant à nous, qu'on ne partagora pliS le jugoment c un peu òref de notre confrét·e. :. .,


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Muller', ihquale condanna l'uso dell'estratto- di Liebig come alimento, perchè, secondo lui, non ha akun valore 11\ltt'itivo, essendo quasi totalmente sfornito di sostanze albuminoidi: concede peraltt·o che possa tornar alquanto utile sul fìnit, ,'di malatfiie çli lunga durata,, perchè l'ecoMmia. esausta ha brsogno de' sali che l'estt·atto in discorso possiede a dovizia, (l). J . , , , · RifBhrò, ·hb15reviandole, ld conclus.i011i d~l signor Mullèr: l ' Gli esb•atti di carne non sono alimenti nè direttamente~ nè . indirettan1ente, perchè non racchiudono sostanze albuminoidi ecl i loro principii a~6tatì non arrestano la disassimila:don-e (?! ). 211 A pi<:cola dose possono giovare pér l'azione stimolante dei lor·o sali di potassa che favoriscono la digestione e la circolazione (2). :3' Amministrati dopo lunghe malattie possono avere effetti <lispiacévoli. ·l 1" n medico donà sempre àxer pvesente che somminiskal'e c1uesti estratti soli, è un condannare r informo all' inanizione. Ot·~ per dimostrare che mal non mi sono opposto attribuendo a vanità offesa e ad impotente quanto pauriginosa velleità tli t•approsaglia r aspra ed ingiusta censUJ'a dell'estratto di Liebig. fatto dal F.iguier 1' annd sc@rso, rammenterò comè lo stesso autore in un at·ticolo, che figura nell' Annde &ientifique del 1808, ed è intitolato « Les .Extraits de Viande >> 'porta Sll ai èssi Ìl'1' seguente giudi~iO : . (l) In F.t·imcj!l si rimedia all'csaul'imeuLo di (Ot'Ze coi sali! . . . . ,· . Noi dinanzi a un tant{) ..trovnto uon sappi;~mo clte inchinarci ed esclamare con Ponsard Rat·e et sublime étfort d'une imaginnth-e Qui ne aàde en yigueur à personne qui vive! (2) l ~aH di pòtnssa stimola;, t.i! A quest'ere.')] a farmacol6gica mi pnt'G di vedet· le oss:t di Giacomini agitarsi sul sepolct·o che le racchiude e come il dannato di Dante tentare .di levar le man con ambedue le fiche,

squadt·andole contro il neo-ùotLore pal'igiuo\

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15 << L'usa;g!e. lie l'e~tràit ··Gle

Y.iande se génévalise daos I'allr

mentartiprr pa>b1i'q1ll:é.' L 'utilité: de ce pl.'od:Uit , ·~nsist~ ·dans ce fai.u, qu'il réunit sou'{> un iai.~le ;v~1ume .une certa.zn-e. p1·o-

portid-a t'le p1·inci:p~ nuthU{s, de ·sortet qrr'etr ·lh.)mèlantt à 'de f''ea.u; du (rhtiellt 'l:I:Jll hon:lillon ·passabi~t Un' 1 tèlY·a:vari6~ge · petl't étre recheMbé daRs un grand. nombre ·de W00-l1Statr~tes, pa)· e±eùlple dans 1e ~~oasi <il'un• V.oy:àgè •de long a.ours, pour -le ' Servi ce d'une ' a't'mée,:.en 1caJ:il!1;pa:g~1e1 etc.:}) i , ">.1 1 •P Passando quindi a discorre1·e particolarmente dell: estratt0 Liebig, :cos1 si esprime : ' ~< lJl e~trart de •Vi<'l!r:tde auqhel M. Mehig aJ. a-caqndé· S0ll pui.ssaht p-a:tl<onage a été·:bien acoueilli, a'ssu.fe- t- dn , en .Angleterre et en AUemagne, mais en France •il n'a eu jusqu'ici ·q'U'un ~uceès ~d' esthne, 1 sèlon ; l' ~:x.pression q€\ ,M. P ~ye.p . » Il si-gl1or Figuiel' des<frive· po~ il mo"'do di :fabbrloazr.onetdel1' estràtto, o.h.e in cer~i punti ravvisa imperfetto e difettoso, &'Vver'tfl cl<t-e ~ cet e-xtrait est d'une· couser"it·a;tion fàrcile ~ i1l ne TeU:fe't'mé nL graisse, mi 'gélatine ·et.,n. est ri'die< en peincipes azotés » e cita i11 ultimo 1' opinione del sig. Foggiale, la quale :è Ja, segn~~te : « Le~ n0mbreu.x: essaiii' q.u1é' j'ai;tfaits démontr'.en.t ,q:ue•, J~ e'Ntrait djsso'us danS' feau cbande donne un .bouillon peu agréatle, et qua' p'ottl:' ·.avoir 'uù- aliment' s~vouretl<x: ·il faut ajonter ['é'xtl,ai't· a·lu~i'' bou~Hon ·d:é lég•umès · p11épar~ d'a:M n~e ,~ mais i'additit:1h nécessaire dcé' Ì.égnmes Jni en•lè'Vé-·une IP;;t.l'tìe de s·es avantages, pui~que ,la préparation·du bètiiHon, an lielt d'è~te en ·qt\el~ ue ' so l'tè' in:stantanéet exige uì;l :t~mps Jconsidérable·.• Vero.. ploi des légnmes serait d'aillenrs le plus souvoo1t iìrrpossible dans les armées. La compagnie fait r e'marquer dans lE's pi'OspeetU.~ qt~ 1 une f$'rti;Mlose ll>'e~tt•aitri·endrait l&;g·ç'U ~ d!l bol\,itfon, désagré,àble ; l:ila:is je :n'ii' pas obS'èrv'é' cet irloonvé.))ient, tobtes le~ fois qu'e j'ai empldyé. des extraits prépcwés avec soin comme ce.tùi 'de M.~·•Be'lJ~efJt. '>> ·~·.~··' . .. , . Qui si vede la punta del oalnpanile sprigionata dai vapori chimici ed igienic.i, spjcuar netta e chiara, t~»to. più, che n.ulla prima parte del suo l.avoro il sig. Poggìale aveva detto, patl..


·16 làt~do dell' estt:atto gi Garne· ·èh!l sig. Bella.t,

che la · Fiochezza 'di principi~ azcDtati · di q,uell! est11a'ttò,.la: faèi1i~à éQh cuiis;i oaht-bia, in ,orodo ·di buo-n-a- {;J_ualità', si .:tr.asJiM>rt~ è"'s;i. . eoBse·rv~1 •.J:b raccornandano•'p!trb,icolttrm'ente. pel sfwvizio clelle ambulan ~e . e de.g:li espe.dali~· e che er,a una: '\•era. disgr.azia :che ·il sig. BeUat .non avesse pot.tlto: còntinuirre· qpeHa ·sua impres~ commerciale. ~\iassun.tqudel :g;iu~i"?io.finale. deL sig. FiguiEH'' è, fot•mu:ia.to in questi termini: . << L~e;x,trait- Lieb~g; .rendrait 'cles· services ·plfécièu~ au:x:·òlasses 1 paì:tvr~s; aux mwladesJ et aux armées, si la compagnie introduisait dans cette fabrieation l'es pr0aedéS mécaniques perfentiòrì.nés, si révapdratioù du ·bouillòrt était e:ffecttré'e dans le· vide; ·si les pr:cDduit-s avaientr 1;'\ne, o,d eur et un.e sa,veur agréables. » A porre maggiormerite in blievo~ le oontracldizi0Iii· del ·s ignor Eiguier., farò notare che l' estratto di Li~b.ig. pl'elniato .c(;)n due medaglie •d' ~Dr0; all' esposizi0ne d·i P arigi .del 18f:i.7"e cl' un: altra riledagli·a d'tor0 a quella du Hàvr.e ·.(sem.pre· per mostrar la 1stima degli s;eienzi<:J;ti francE)sLpel, pnofesspre t~~le­ sco, djl>ebbe Payeri) e ·che ,M l 186.8 ·era giudicato tc.on J~a:..­ stante benevolenza e. veniva clìchiapato Ct'l!pace di . rendere.·im·mensi servizi puncb.è sè ne pe.rfezi0n~s.se· la tprepavazione, 0ra• che; qqestà ha luogo liel senso appunto indieatò dal·l' insigne può'b}ie.iflta, (t>oiehè dggidì lb svap0rameùto çl'e lla ·parte acque~: dèl b:rodo kla G\\lnverth·s:i ·ir:t ,estraJtq, si fq. n~l vuoto) .quel ;prodotto ·è cliventa,to un~;ingannq,. ha .p..eW1tlt6 ogni q~a~fà ~~tr.itiv:a, e 'sa~utare; ~nzi ~.. diventato ut1· ''eleno_ ~ giV dt h, e s InYpre0<'\< al clarlati:J.msmo tedeso0 ~ al meroaptJ.,.lt,sm.<;> ·d:·oltre Rel'lO! ' ,.

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Risum tenetttis l:llfici ~

. Dell? esagèr~il!mi e deHé:! :si{rgol~ri ap.pre;nsiQni ·del s\gn~n· lYluller (H q,ual.e fece-. fare ~lt sig'.. Figuier quel deplorevole yoltfl, fa:c~iàt)ha . fatt~ g·iusti~_llt il sig, BecqueJ!~l·neLsuo ·t';raJ-tato di Jgz'ene recentemeJ?te ·y~nU,U@ ;aU{t luce (l). · , ; ., '

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! (l) Vl 'BEC.QPEREI;,• TraiM féléJneni'aù•e dJ.Hyg.ién~ - pub{i,que et ':p?·ioée, · · , i· ç, . :;_ : ,, ' · 1

.PJ.Il~is, ~873.


1'7

Quanto vènni esponendo' e circa il va'l or• nutritivo del brodo comune, e circa quello che si può ottene~e mediante l'estratto Liebig bast.erà, m'immagino, per fat comprendere a V. S. lllma, che non vi ha fl'll: l'uno e l'altro differenza ·di sorta, o se pur h'avvene alcuna, questa è di cosi poco momento, che non val la pena di parla:'rne. "' Su questo particolare le mie convinzioni sono' così profonde, cne mi sarebbe affatto indifferente di acloprar· darne fresca od estratto, onde preparare il brodo che deve servire di veicolo alla mine::.ira; perchè so che questa non sarà nutriente che in ragione delle paste, ' del pane e dei legumi che · conterrà, e non già del mestruo che loro serve d' escipiente. L'unica circostanza che mi farebbe preferire il brodo di carne fresca a quell'altro, sarebbe 1' aroma, il quale forse non sembrerebbe un pregio, se tale non l' avessér fattò la tradizione e l'abitudine. · Brillat-Savarin, cui la raffinatezza della sua ghiottoneria più 'che il suo spirito ba reso immortale, scrisse nella sua fisiologia del gusto che « Le potage réjouit l'estomac et le dispose .il bien digére:r; : mais ex.citer n'est pas noll1'rir. » Quella sentenza non è giusta che per metà, vale a dire per la parte Jiquida della minestra o della zuppa: imperciocchè la parte solida di essa è innegabilmente nutritiva: se così non fosse come vivrebbero tanti, che, dalla minestra in fuori, non fanno uso d'alcun alimento? ... Per la . nutrizione adunque de' miei malati, e cercando di conciliare l' igiene coll' economia, io . ho stimato conveniente di cuocere la carne a stufato procurando di farla rosolire a tut.ta prima, onde si condensino alla superficie l' albumina e l' eruatosina, ed impediscano, se nòn totalmente, in parte almeno, l'uscita dei succhi interni, ciò che rende la carne più tenera e più gustosa nel mentre che le conserva quasi lo stesso grado di nutrività e di digeribilit?-, che ha l'arrosto, ed il suo peso. primitivo, 0 poco meno. Se certe considerazioni non me ne avessero dissuaso, avrei tentato di generalizzare l'uso del rosbiffe: ma la qualità delle G-iornale di .~'lfedic. milit. 1874. 2 l


]8 postr~ carni, la difficoltà

della cottura e la ripugm,mza che hanno i più per le carni, che sanguinanò, sono tali scogli in cui la navicella de)J' ingegno mio, per servirmi d'una locuzion.e Dantes~a si s,areb)Je senz' alcun dubbio sfracellat1:1, e m'appigliai invece allo stufato, specie di juste-mz'lieu alla Casimir Périer, che partecipa dell'arrosto e del lesso, e soddisf~ pe~· conseguenza a tutte le indicazioni ed appaga 'poco men che ttttti i gusti. Ad appagarli tutti non è riuscito neppure mt;Jsser Domineddip. Le mie idee su quest' ar-gomento . collimano con quelle del prelodato prof. Selmi, il quale insegna a' suoi allievi : << Non ~< esservi ID?z~o pin acco.l'lcio per rendere alibili e gustose le · « carni dure e di qualità inferiore, come quello di cuocerle « al succo e di farne manicaretLi (l). » Qui pongo fine a questa mia: forse tro.pp0 prolissa cicalata, pregando V. S. Illma ad avermi per iscusato, nel caso che le fosse riuscita fastidiosamente indigesta. Verona; 8 maggio 1873. Il llfedico Capo MAtii:AYRA.. (~) v~ SEqa, loc.o cit~tto.

Nei N .•·i 84 a 36 - anno 1c9'73. Pag. 902 sulla c~cinatura » 9'08 senza il pregiuditio » » consiglio superiore » » ili sovt·appiù » 912 l'abbt-ustolisca » 916 ultimi an-alisi » 917 ciò che non è » 923 alibiti

nella cucinatura. f,>enza; pregiudizio Consiglio Superiore in sovrappiù s'abbrustolisca

ultim'analisi che ciò non è alibili


19

OSPEDALE lVIILITARE DIVISIONARIO DI NAPOLI

RELAZIONE MEDICA

DEL OHOLER.A }f(OBBUS OHE DOMù'iÒ FRA I ;mr.ITARI DEL PRESIDIO DI :KAPOLr nell'anno 1873

Napoli, 10 dicombt•e 1873.

A l signor Tenente Generale ComMutante la 1Jil;isi01W ntilz"ta,·e di Napoli. Stante il pericolo di una inva~ion~ del cholera in queste pro,•incie, essendosi già in altre località del tegno sviluppato solto forma epidemica, ]a S. V. fin dalli Z agosto volgente anno nr'invitava di suggerire quelle misure di precauzione igienica e medica che anei creduto utile di fare in tali contingenze adottare alle truppe, e da me si credette proporre che, oltre le avvertcm~e igieniche prescritte nella circolare ministeriàle delli 5 agosto .1865, n° 3613, in vista della sta.gione e delle speciali condizioni commet•ciali e topografiche di questa divisione, si addivenisse altresì all'adozione di parecchi altri provvedimenti i quali Yennero approyati ed emanati con ordine del gìorno 7 agosto, n° 81 di codesto comando. D'altra parte non tralasciai di assicurarmi mau mano con improvvise e ripetute visite nelle diverse caserme della cltt<:\., che i .medici dei c01·pi si attenessero alle


20

succitate norme profìlatticbe. La S. V. mi ordinava poscia di ricercare un locale che fosse atto a servire di Lazzaretto qualora malanguratamente il morbo asiatico si fosse manifestato fra i milìtari. Il locale da me giudicato più aùatto a tale uso si fu la caserma dei granili, sia per la ~astità dei cameroni, sia per la ridente posizione sulla spiaggia del maro che permette il f<lcile rinnovamento doll' aria, e sia per la lontananza dal centro eli Napoli che dà agio al più facile isolamento di tali 'infermi. La parte poi che credetti bene fosse da prescegliersi o che la S. V. appro~aYa venisse adibita si fu il 2° piano del 4° quartiere della suddetta caserma composto di vasti cameroni, e di camere separat.e, pet·cui si prestò assai bene alla ripartizione degl'infermi affetti ùa diarrea premonitoria, da cholerina e aa cholera confermato, ed anche dei con~alescenti; mentre poi le camere ,·ennet·o destinate per infermeria degl'ufficiali, per la farmacia, per l'alloggio dol personale sanitario, amministrativo e r eligioso. P art.e del l 0 piano si tenne pure in pronto per tutti gl'altri servizi arcessori e specialmente per le disinfezioni. Venne altresì disposto dalla S. V. che varii carri d'ambulanza si tenessero sempre in ordine in diversi punti della città onde il traspo1·to dei cholorosi potesse effettuarsi nel J\10(10 più sollecito e conveniente. Allestite in tal modo le rose da potere da un momento all'altro funzionare il se1·vizio in tutte le sue parti nel suddetto Lazzaretto, si stimò opportuno non addivenire alla defiJtitiva apertura di esso so non quando si fosse manifestato il cholera fra le truppe, ed acciò non fossero mancate le cure mediche a qUt~gli che pel primo ne venisse colpito, si ordina\a al medico di servizio presso il reggimon to di stanza al l 0 gran ili di tenersi preparato a prestarle immantiuenti, valendosi anche dell' opéra di dlle infermieri colà espressamente comandati. Intanto mentre il chbleya da qualche tempo erasi già sviluppato nella popolazione civile; la notte dal D al lO settembre ultimo scorso colpiva il soldato Zaniel'i Antonio del 38° fanteria che venne l>cnt0sto tl'asportato all' ospedale tem-


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po.raneo ai grànni, ~he a11ora: f1.1 definitivamente aperta,· ·affidandosene la direzione sanitaria amministrativa al medico di reggimento Billa cav. Domenico coadiuvato dal medico di battaglioflé BLlOliOmo dott. Biagio. Talè dh'azìMe· fu teriutà dal dott. Billa dalli lO settembre alli 9 ottobre, epoca in cui gl'f ammalati es$enclo ridotti a d-q_e soli e già convalescenti, si credette di. far ri-entraTe il prefato medico dì reggirnento al suo posto, lasciando-vi in sua vece il dott. Buonomo assieme al medico della milizia provrinciale H;ispo dott. Gustavo. I prefati ufficiali sanitarii furono coadiu'rati dall'ufficiale cm1t4bile Pompejani sig. Y.incenzo, dall'esercente patentato in farttiaeia Lanata Fortt1n:Ho· e dà:l' pBi'Sonale religios·o ~ La sera-stessa delli 10 settembrè vi veniva ricoverato un soldato del 25° Janteria a0quartierato ai granili perché affÉltto da· cbo.ler~l. gtavissi'mo che ne esting-ueva la vi ~a in poche ore, e così mau mano furono curati nel suddetto ospedale 03 indi-vidui, di •cui ·41 affetti da cholerà cònfermato, 16 da choleri.na, e 6 da diarrea: prem:onitot-ia provenieùti. dai diversi quar tierì e c0rpi della guarnigione, come emet•ge dal qu'l an n:es~o: qu<Xdro., n terzo . circa cleu mi1ìta.l'i golpi ti dalla malattia domirianté appartiene alle due batterie del 2') al!ti~ glieria allog-giate neUa cas_errp.a al ponte della Maddalena : a tal rigu~~l'dò"l'amtn en ~o ·t he-.-àppeùa rilevlti -succedersi f(•equenti.> éasi di cholera iu quèste batterie, mentrechè i due squadroni del 7°· Mv"3.lleria ~tlloggia:.ti n~llo st~sse quartiere rimaneva:10 Ùtltnuni, m! recai sul postb a seudia:rne le cause, è l'icouobbi· Che la 23 batteria più bersagliata dal l}lOrbo 0CCUpaya un eamerorte s.1to ad occiclsn;te e· che r iu.$d'va •direttamente su• . l di unn: ludda é piècola skada, la qu~tle separa:va ben po'Co quella :parte del quartiere da una casa che b•ovavasi di rincqntro in cui il chotera ~-tveva già fatte par~cchie vittime; ossenai pure che le due 1atr•ine dei cannonieri costituivano dei <ve d fomi ti di emaou~iuni putriqe, che non lSi poteva riusoir-t:J a n®~·alitzare' n'od ltstants l'uso fii .graw:h gnantìtàdi disinfettanti e deora11ti, ocStantechè. il ristàgno delle materie escrementiz,ie 4ipe11dent~ dalLa mal'lçanza 'di (lecJivio nei oen:-


22 dotti delle latrine stesse, si opponeva a tutti gli sforzi suggeriti dall'igiene in tale circostanza. In vista di ciò fll da me pr.oposto lo sgombro della carner.~ta occupata dai s0ldati della batteria ed altre misure che la S. V. approvava : in seguito a tali provvedimenti 1;10n si ebbe a deplorare alcun altro caso di cholora nei cannonieri passati al quartiere dei graniii. Negl'altri corpi tal morbo si tenue in proporr.ioni assai miti, non essendosi rag·giunto il n° 11 casi che nel solo 25° fanteria, e negl'altri, meno il 32° fanteria che ne ebbe 10, la cifra dei mE·desimi si mantenne al di sotto del 4, e ciò nel corso dell' intiero period() epidemico. Gli u(ficiali curati nel Lazzaret to militare furono 3, 2 dei quali appartenti al 32° fanteria e l'altro aU" intenden;~,a militare. Quest'ultimo vi ricoverava il 13 ottobre ed era proveniente dai locali dei magazzini dell'amministrazione militare in sezione S. Giuseppe ; venne colpito da cholera con sintomi gravissi)Ui, pet' cui moriva nello ste.ss0 giorno. Li 16 ottobre vi fu trasportato il sottotenente del 32° fantetia, Picci signor Giuseppe proveniente da abitazione privata in sezione P orto, dove più inGeriva l'epidemia : egli ne usciva guarito. Infine il 1°. novembt'e ebbesi colà a curare il capit;mo Brunelli signor Giovanni del 32° fante.ria. Quest'uffir.iale pt·oveniva da un alloggio del Padiglione della· Marinella già lasciato vuoto, perchè vi erano stati colpiti dal cholet•a due attendenti, e che egli volle abitare malgl'ado anche le raccomandazioni del medico di reggimento signor Pastro (siccome questi mi ha riferito), il quale riteneva cosa prucleùte rton l'avesse occupato tuttochè disinfettato e ripulito secondo le regole igieniche. I sintomi colerosi nel prefato capitano andarono sempre aggravandosi per modo che cinque ore dopo l'entrata all'osFeda1e c.essava di vivere. Seu.za tener parola del completo quadro fenomenologico' del cholera, perchè già risapute,· accennerò ad alcune particolarità, le quali diedero un'impronta speciale alla malattia, rimasta però uguale nella sua essenr.a. Ed in primo debbo n0tare come più della forma gastra,-enterioa sia prevalSa·

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.23

qùella ~lgi~oasilttica, e colJl~ qw.~st~J. sovent~ veJ;li.v~ eT' un tr(Ìltt0 a colpiN3 i eholerosi reudenèl<ùi cadaveri in pon'he <lre• .A:lt're yblte t10i tale forhià $i' s1i0Ise p~ù gi·aaatan:\énte, rsen.ztt pe:r0 p_erdere Ja, sua micidiàle' infìw~nza, infihe essa talvolt~ si 1i1ostné q:t1ale foriera di mo-d e anche ~ua:ndo alcuni sintomi dì rea~ioiie facevano ·sòrgere 'la: spèran~a eli un ptossimo rn1-· gliòra:mento. ' Nolt avendo .dudqu-e ·•prèd.IDmì'l)atò m, ·q:u-esta epidemia la fot:flla flussionale en.'terica, e quip.di npn essendqsi ay ute s tra'bocchev:oli per.dite · çt,cqp.dse, ' n.on si'" ebbe il sangt1e ridottQ .a gpel g.r ado d' inspéssimento e 'di 'd:énsità, che ·pi~cluuce, intensa ciat;;osi e rim~rcJ:revole 1U'0soiugamento del eor po, per cui non' si ossenvate> negl'.ind·iviJ.(l:ui, che sòccoiil'benòno al: ferale morbo qu'èlla'' sopioeata tinta cerulea, e quell' esslcc~rnen'to dei tessuti, che· impri~o~o al cliolerosg· ~n~aspetto 'Mratteri.stiço. CiO. , a mio avvis.o, mar:Mésta: ·Ja tì:iste tpredilezrOI1e, ~h\3. il véleho ch6lericò ha ques~ -v0lea· spi~egatp ; s0pra il sis~sma .nePvQso ganglionare e specfalmente sop'l!a i nervi .{}el cuore e vasi, dipendenti. I crampi, ché in alcune a:lti'e épidemie si m~ni.feita.vano • in~en.si> in q_uesta f'urono mi# e di p·r eve: durat~ and1e neÌt<'Càsi gravi ed invece il singh'iozzo e la p1n)Si . furo.no tra i perturhat~ri nehrosi ·i più pertinaci, ef:l in ~Jcuni il· singhr0~zo p-erdur9 fino nello sta·t o di C0nva1escen0a. ·~ Sei. fqr01w gi' indi;v'idui, h'ei quaii la malattia fece passaggio >à< llo stadi&' di reaì'ìone tifoid(ùl., "'e s,ébben·e in dlile ii si fosse ecunpllcata estesa difterite clelle ·vie gastt;:.o: enteriche, tùttav ia ~~ ,ottenne in tutti uùa tarda; ìna eo'mpleta guarj:giolle. - No'n possedendosi ancora alcun rimedio per combattere l,a n.lalatt'ia nèlla sua ess'enza tuttòra ignòta, s'H liressè il metodo curati;vo a v.incerla nei suoi sintomi, tener-do conto dèl gra.do e dell;t pertinaçia di essi, e dèlla utllit'à, ohe si può trarre ò,ali' applica.zione àssidua, rigorosa, insistente de:i lhe.zzr curàtivi a'tti à aileguar,e ,o-renderi? m~l\0 . funeste quelle for,x;rwmorhose, ol~e -a,vesse'rO h prevaÌElhZa. - Fu tenuto presente n grave pericolo, Glie 'corre l' infer.mo per Je perdite sierose in se,..

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gnito. a.Ua tumultuar~a diar,rea .ed all'ostinato v:omito,~.d.0:nde l' inspessh;nento del ~al1gue, le sta~i nel suo circ0lo e l;,!w-:pedita funzione degl'orgm1i vitali .; più ancova si lteve t el}er conto· dello stato aClinm:nic:0, in curi cadevanb sovente e .· ben presto. gqnfermi .per , pa1:a:lisi d~l' organo centrale della c-ircG\azìone, ò.a cu,i · l'algid~~p;w, . J'asfissia e la morte. ijo11 si tralasciò in ult imo di mTtigare quei fenomeni neJ~vosi, uhe, S!3nza essep.e leJr~i, aggrarva;vano ,per!ò Sl?ll').J?l'e lç~. -eomli0ione d.eJl'ammalato. ' · '- ,. Acl int.renare . la diarrea· fur,ono adoperati g.Ii oppLacei, tra i , quali pvincipa:lrr'fel).te il Ja'Ud~no Hquiclo del Sydhe'nam e la tintm'a ,tebaica, che si. pl'eferiva usare H elle infusioni calde di n~~nta,~ di melis~a . e eamomiaa per soddisfat·e acl un tempo a triplicé ~odicaz i one, cio~ qt1,ella di &!Odenai:·é· le.' ~vacuaziOJ'li dia1;noiche., . di pr<;>muqyere la · dil}fore~i e di mantetreRe la calor:~fica~~one ~uiJnale ...Si t l'asse ·pHt spvente. vaJ)taggio dalla pelver.e del DoweJ.~ sol~ •od uni:ta al sottG-nitl'a.to di bisrnut0, e dai rimeclii as,tring~I~ti çome )' .~c-ida tannico e, la hm0neà vegetale. " ):;,a .poz~Ollf.Ì antiemetica del Riverio g'io;v0 spesso a sedare il vo,mito, ed ,alttflsì la <t,eriaca va:l13~ a ~ale sc0p0... Ptr riparare alle pe!fdite sierose ejl esti~guer~ l'ardente s~te si fec.e uso continuat0 dì pezzetti eli ne~e che g·iovq.va :nello stèsso tempo a ì;'inc<7p.e il movimento. ·ant\peristaltico del. ventric.P.lo e clava rag~o di non ;ricorrere~ alla soli'l;lmil)lstr~zione di inolte., bevande G'h e am~ebher.o, sopracaricando lo 'stomaco., favorito H yo~~to che votevasi· crunbattere. Mag.g·ior ·sollecitudine terapeùtica redamò la grave depressi0ne dei p0teri vitali che f.requ~ntement.~ ·si ,è verificata, qqindi vennero prescTitti p<i)~e.nti r imedi e,Gcit~nti, .quali r~mmoniaca liquida ·a~iia a .dose . di .dJJ.'e a qu.attrp gocce .pel'· volta i~n una cuechiajata di ·~!:uuls~one g0roino~a, il castoreo, l:aTnica, l'etere S;?lfo.dco, la c.anfona,<,e 1' alcool, ca~ forato sja. internawreii:te 6he · pèr iniezioni ip.odermiohe ed il vrno genel'Q$0,· ehe gl'a:n1màlati più facilmen.te tolle~:ava;n.o unLto l' arà0H.e ' \ . :;( , a ila ne-ve. Si ~oadiuvò .••t di ,tali rime.di colllap.plicStziG,ne d·i lal'gh~ seiiç~tpismi, eon str10-. ~


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:finazioiJ.e a secco, colle coverture di lana riscaldate, e con l'uso dei mattoni caldi e delle bottiglie di acqua bollente ai piedi. Nell'algidismo intenso oltre i detti eccitanti giovò pure moltissimo il bagno portato fin0 35 gradi Reamur. A dileguare i crampi giovarono piil direttamente le stro:finazioni a secco, e quelle fatte con alcool canforato; a calm-are il singhiozzo gl' antispamoclici e tra essi l'etere solforico, l'assa-fetida e la teriac,a; a vincere la pirosi corrispdsero efficacemente il magistero di bismuto e la magnesa calcinata in piccole dosi. Nel periodo poi tifoideo che .ebbe sempre un regolare andaT.Pento, si fece uso con vantaggio del bagno temperato, della neve, delle bevande' subacide, e di piccole e ripetute dosi di sali di chinina, acloperate talvolta anche per iniezioni ipodermiche: a più l1,1.rghe dosi e con pronti risultati quando la malattia p1;esentava sensibili esacerbazioni febbrili susseguite da remittenze quasi periodiche. Volgendo il morbo al miglioramento si prescrivevano gli st~ssi chinacei, si concedeva l'uso dei buoni brodi e di qualche cucchiajata di vino di marsala. Nella convalescenza poi la dieta roborante, le decozioni amare, lo stesso vino più largamente usato valsero a rialzare nel più breve tempo possibile le forze organiqhe. Coi suddetti mezzi curativi i risultati ottenuti furono relativamente favore'l'oli, poichè in questa epidemia in cui il morbo è stato più micicl~ale, quantunque meno diffusibile, sopra 63 curati i casi di decesso non superarono la cifra di 17, e se aùche vuolsi considerare la mortalità in rapporto ai casi di cholera confermato che furono 41, dessa è pnr sempre inferiore a quella che si ebbe nella popolazione civile, e nelle precedenti epidemie. Indubbiamente ad ottenere siffatti risultamenti concorsero anch~ la prontezza· con cui nei militari vennero curati i sintomi iniziali della malattia, l'assiduità e l'intelligenza colle quali veniva combattuta nei diversi stadii e nelle varie sue

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fasi, ed altresì l'amorosa e continua assistenza prestata da tutto il personale sanita~io ammiujstrativo, dalle Suore di Carità nonchè dagl'Infermieri. Non è a tacere che le frequentissime ·visite delle Autorità militari di questo Presidio, portando conforto ngl' infermi e rilevandone il morale, contribui a rendere mcn difficile il compito medico. Il Medico Capo Direttore MARIANO.

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OSPEDALE MILITARE DIVISIONARIO DI NAPOLI QUADRO statistico del movimento numerico degli auunalati curati nello Spedale suddetto dalli 10 Settembre alli

10 Dicembre stesso. GRIDO DEGLI K:\ìR.\TI

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Napoli, 19 Dicombt·e 1873. ll Colonnello Medico Dit·ettot•e Mà.RI.~NO.


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ANOMALIE OSSERVATE SU DI UN CADAVERE

n corpo umano formato su di un tipo invariabile è di guida all'anatomo-chirurgo per poter stabilire il sito di elezione o di necessità nelle operazioni. Nondimeno avviene di tanto in tanto delle disposizioni nelle diverse parti del col'POI, le quali giusto perchè si allontanano dal consueto possono essere d'inciampo al giovane oper3-tore, e di danno funesto, qq.alche volta, al paziente. . Questo è il solo scopo, ·che mi spinge ad esporre le ana_:' tomiche anomalie qui appresso indicate, trovate nel cadavere di un robusto artigliere, morto in met10 di 48 ·ore , per apoplessia capiilare del cervello seguita da pronta suppurazione. l 0 Nel d'isseziomwe la coscia alla regione superiore ed al di sotto del ligamento di Puarzio rinvenne che l'arteria femorale , superficiale e profonda originavano dalla iliac~, lo stesso succedeva ·n~ll'arto opposto. Tale divisione in luogo anomale è notato da diversi autori, ed Hyrtl vide nascere la !femorale profonda mezzo p0'llioe sopra illigamento menzionato. Quanto sia di danno la de~~ritta a1wm.alia , nel caso di dover legare la femorale al tt1angolo della scarpa, ognuno lo vede, qui mi viene in mente il detto del sommo Riberi. « ;{eH' anfiteatro anatomico la natura s'acconcia docil~ « ai dettami dell'arte, e nel vivente l'arte è soveJlte sog« getta agli scherzi della natura deviante dall'originale suo « tipo. » ·


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Nel nùo tirocinio di allievo- nella c1inica-chirurgica, dal ·~omp~an~o prof... Gorgone, venne J.a~ta: . dimo,strazione di analogo caso, per operazione praticata . di altro valente chir~gq, dietro, . ~ ferita in suppurazione... con emorragia a metà della coscia. Per la quale fu indispensabile passare il laccio alla femorale al di sopra fJella piega ~alciforme; dopo poche ore ritomandogli l'emorragia, H sofferente· ne morì. L~ sezione tr:ovò l).nomalia testè .menzionata e la legatura era stata fatta nella femorale . profonda. 2° L'arteria occipitale: - lYiaTcai che dopo aver mandato le . sue solite tamifìcazioni, dava pure origine all'arteria auricolare, posteriore (a vece dalla carotide esterna). P oi formando un'aura tO\nava a •metter foc~, 1 a poche linee cli ~ua origine, nella medesima carotide. Quasi jJentie0 casq toccò constatare l'illustre Huber, solo in questa eravi la mancanza dell'auricolare. 3° Un rm}_.scoletto delic~to rinvenni alla regione anterelaterale del collo, che sottostando immediatamente alla cute riposava sul platismamioide, al qnale ne jncrociava iliagonalmente la dil'ezione; · con tendini esilissimi andava ad inse, rirsi snlla pelle al sito een.trG~le cJella brança del mascellare inferiore . a destra, mentre a sinistra ·scendendo sempre sul pj:)llicciaio, dal quale ben si separava, giungeva Jìno al centro della clavicola corrispondente, perdendosi fra le fibrè del già detto pellicciaio. i' P er quanto ho potuto r.i.scont'rare non ho rinv:énuto sui trattati d'anatomia la citazione di tale muscolo, solo Tele nella Enciclo1Jedia anatomica desctive delle fibre, che partendo dal lato estet·no del triangolare d,elle labbra formavano un arco al di sopra del platisl]lamioide dietro il P0~'do · inferiore del mascellare, continuando con eguali provenienti, della parte opposta e formante un tut.to cop,tinuo (caso che spesso trovasi nella donna). Il prof. Marchesano ha trovato l'ugual muscolo su di un uomo a tratti molto accentuati e di tipo greco. W eber considerò tale fibra come un muscolo a p~rte e lo cP.iamò trasversus-men~i.


30 La nostra osservazione diversifica da quest'ultimo, sia per il sito, che per la grossezza e direzione stessa delle 'Ììbre, essendo quasi un fascetto muscolare, mentre quelli dovean essere poché fibre isolate; così volendosi dare un nome, avuto riguardo alla regione e direzione, potrebbesi nomada trasverso del pellicciaio. ' 4° Nella cavità addominale osservai la fusione dei due reni in unico pel suo estremo su.Periore, e ne ris_ultava dallo insieme la forma quasi d'un ferro di cavallo, adagiato St)lla colonna vertebrale, rivolgendone inferiormente la concav-ità~ da dove originavano gli ureteri, nonchè i vasi emulgenti. L'unione dei rogno11i per restremo inferiore non è rara, e come di~e Ihrtl per la loro maggior vicinanza, fu da questa forma che prese origine il rene a ferro di cavallo. La mancanza di un rene molti sommi anatomici· la ricordano e Custaglio, Falloppio e Valzava ne l'assicurano. Cabrel anche lui ne vide un solo, eoricat0 trasversalmente sulla colonna vertebrale. Blasios e Falloppio stesso constatarono l'esistenza di tre rognoni. Solo, per quanto è a mia conoscenza, al gabinetto di anatomia-patologica in Napoli conservasi l'identica anomalia. Queste sono le anomalie da me rjnvenute sull' accennat0 cadavere, e forse se circostanze di tempo e luogo l'avessero permesso di continuare nelle ricerche, od altri esperti in siffatti studi anatomici avesse scrutinato più a lungo, certamente nuove deviazioni dell'orjginale tipo naturale ~vrebbe trovato. · · Di quest'ultima conservasi il pezzo per cura del cav. Tunisi, direttore di questo stabilimento. (l) Gaeta, 19 gennaio 1874. DOTTOR GELOSO

Tenente Mèdico.

(l) Un adatto disegno a.rtdava unito alla sovra ri-portata descrìz.ione.


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L' aspirazione in medicina e chirurgia. L'aspirazione, come è ora generalmente usata in medicina e chirurgia può dirsi una pianta cresciuta lentamente, ma presto maturata. La importanza di adoperare un piccolo tre- quarti nel dar esito a raécolte purulente è ùonosciuta da lungo tempo, difesa da alcuni, ma combattuta dai più e fatta dimenticare. La di.fficoltà princi<pale consi~teva nel poter far passare un liquido denso ' per una stretta apertura, come r ichiedesi per la operazione. L'ap' plicazione della siringa alla iniezione i1Jodermica dei medicamenti, la conseguente possibilità di usare aghi di piccola dimensione, e il fatto che l'uso di tali aghi dava origine, comparativamente parlando, a piccoli inconvenienti aiutarono probabilmente a maturare l'idea rappresentata dalla moderna aspirazione. Probabilmente' il primo ad' · usare con buon SJ..lCCesso la siringa n eH o eva.cuare collezioni liquide fu il dott. 'Bowditch di Boston, il quale fu in grado cosl di porgere a una malattia delle più esiziali l'ascesso paranefutico, in facile soccorso. Ma è senza dubbio al dott. Dieulafoy di Parigi che siamo principalmente debitori di avere sviluppato questo metodo ; il che ha fatto con una perizia ed un arditézza meritevole d'alta lode. ll gran merito dello strument o del dott. Dieulafoy è di p0tersi usare come strumento csplor;tore ed evacuatore insieme dei liquidi. Esso consiste semplicemente in una siringa fatta in modo da essere in qualche parte trasparsmte, e a doppiò effetto, vale a dire capace, come lo sono la maggior parte delle pompe stornacali, di aspirare il liquido per un orifizio ed t!Spellerlo per un altro, e lo stantuffo così. costrutto da potcrsi :fis~are al punto che


32 si vuole, mentre )llercè una chiavetta, nell'interno della. canna per operarsi . il vuoto prima di applicarla. Gli aghi sono esili trequarti con cannula o aghi cavi ed appuntati come gli aghi di una siringa ipodermica, usandosi questi ultimi a oggetto di esplorazLone. Supponendo un malato che avesse un tumore epatico, la cui natura non potesse tosto discuopl'.irsi, uno di questi aghi esploratori, si attaccherebbe col mezzo di un tubo di gomma elastica alla siringa, in cui è già fatto il vuoto, e gradatamente si introdurrebbe, girandolo come una vite, Qel tumore attraverso le pareti addominali. Ciò fatto, e, col volgere della chiavetta, la forza aspirante della siringa essendo posta in azion{!, nel momento stesso in cui è raggiunta Ja raccolta liquida, questa è attratta nella siringa e si fa percettibile nel tempo stesso alla vista pel suo aspetto generale, e al tatto pel suo calore. L'aspetto ci di noterebbe qual genere di cisti è questa in cui siamo penetl'ati . e per conseguènza, la natura del tumore. Vuotata la siringa dopo che erasi riempita, il vuoto si ristabiHrehbc o direttamente 10 indirettamente, vale a dire o prima o dopo l'apertura del tubo conduttore. Naturalmente se il t umore fosse solido non uscirebbe alcun liquido, ma la dimensione dell'ago è troppo piccola perchè ne potesse seguir·e il minimo danno. Quando però ~i occorre di evacuare una raccolta di liq_uido, la eu~ esistenza è ben conosciuta, come sarebbe una raccolta purulenta nella pleura o una vescica oltremodo distesa, possjamo procedere in questa guisa. l'rendendo un sottile tre- quarti lo si immerge nella raecolta liquida, sì ritira il punteruolo, ed appena cqmpariscono le prime gocce di liquido si applica alla cannula la estremità della sirii)ga in cui fu già fatto il vuoto-; e . in seguito, col fare agire lo stantuffo, si pu.ò ritirare direttam~nte il liquido, senza eseguire il vuoto prcventiva mente. In oltre, e ciò monta assai, snpponen,do che un piccolo saffo di linfa ostruisse l'esile orificio della cannula, potremmo con un colpo di stantuiTo, rimttovet'lo dalla sua posizione e liberarne l'apertura. Gli strumenti cb,e ora gf}neralmente si costruiscono differiscono alquanto da quello primitivo ora descritto di Dieulafoy, poichè non può essere applicato ahe la canna col vuoto preparato e gli aghi sono come quelli che si dissero esploratori, non della specie dei tre- quarti. Così non può essere usato che il potere indiretto di suzione della siringa non il diretto, e non sono possibili,


33 i colpi indietro per liberare la cannula da qualche otturamento. Di più, il tre- quarti, essendo più rigido più facilmente si introduce dell'ago esploratore, che è anche più ottuso e reca maggior dolore. ·Per t ali ragioni il ritornare al primo modello può in alcuni casi consiçlerariSi conveniente. Qualunque però sia la forma usata, certo si è che l'aspiratore è uno strumento molto pregicvole per la diagnosi e per la cura, e in molti casi per amendue insieme combinate. L'argomento potrebbe trattarsi in due parti, considerando l'aspira<'tione dal lato diagnostico e dal lato curativo; roa poiché i due prOCeSsi speSSO Si combinano, meglio è tenere U)l altra divisione, disting uend-o l' hso. medico o c.hirurgico della as~)irazione. Quant{) alle sue applicazioni alla medicina, la più importante si riferisce forse al1o ascesso o accumulo di altri liquidi nel fegato quindi alle effusioni pleuritiche, alle più rare forme di eccessiva effusione pericardica, a1l' ascite, all'eccessiva timpanite dello stomaco o del tubo alimentare e più dubitativamente all' idrocefalo e allo anasarca generale. Relativamente al fegato non può essere dubbio sull' ,immenso valore della respirazione negli ascessi e nelle idatidi, e plù in quelli che in queste, essendoché in caso di ciste idatigtma è dimostrato che spesso la semplice puntura con un tre- quarti sottile od anche con un ago è sufficiente a determinare la morte del parassita. Ma altt•irocnti procedono le cose nell'ascesso epat ico, contro il quale non vi ha àltro mezzo così scevro di pericolo e così efficace quanto l'aspirazione. Nè meno utile è questo metodo ~elle malattie della pleura, particolarmente nello empiema. Chi non si ricorda le miserande storie di tali casi 1 Un povero malato emaciato, sudante, le guancia suffuse di un etico rossore, il torace protuberante, gli spazi int ercostali sporgenti, e probabilmente con un punto fluttuante presso la quinta costa; ecco il caso. Cosa è da farsi~ Lasci<J.to a sè, il malato morrebbe certamente; perforando il fianco e danqo esito al pus, per qualche tempo migliorerebbe per riéadere poi in uno stato peggiore di prima. Quando fu introdotto il sistema dei tubi di d1·cnaggio, per la facilità di tenere monda la cavità suppurante, fu fatto un gran passo, e in casi dichiarati di empiema, è forse questo il migliore scampo di salute. Ma con l'aspirazione possiamo imped.i re la formazione di tali raccolte pqrulente, salvocbè Giornale di Medie. milit. ~874. 3


3.4

nelle malattie come la piemia, in cui non sono che la manifestazione locale di · una cond!z,ione generale, qualunque trattamento locale a nulla può giovare. Ma in un caso di pleurite, a cui segni copiosa efl'1.1sione di liquido cosa altro potrebbe farsi se non lasciare per lungo tempo il malato a se stesso, applicando al piu vel)cican~i, l' iodo e simili al lato affetto~ Certo con questo trattamento ed una sana costituzione il malato può superare in sei mesi, più o meno, gli eftètti del suo accidente. Ma anche superandoli, come rimane~ Con la spalla abbassata e le costole depresse, oon la pleura aderente e il rischio di vedere .attaccati anche i polmoni. Ma con l'aspirazione è differente. Questo suo operarsi tostochè sono calmati .i sintomi acuti intìammatori. Si evacua tosto una piccola . quantità di,.liquido da permettere al polmone di espandersi sotto la diminuita pressione. Quindi si opera di nuovo e di nuovo si permette al 'polmone di espandersi finchè tutto il liquido o tutto quello che per essere remosso con sicurezza, è fatto uscire; o il seguito si può allora lasciare alla natura, terminando precisamente ove con l'altro metodo si comincia. -Con tal modo di procedere sonosi veduti pazienti elle stettero male per mesi e mesi, nei quali il liquido era divenuto torbido e, non avrebbe t-ardato a formarsi l' empiema, guarire quasi perfettamente; non sempre forse affatto perfettamente per~ chè quando vi è stata molta e1l'usione, il polmone è raggrin·zato, e occorre molto tempo, quando pure giunge a ricupm'are il suo equilibrio normale; ma in cotali casi è indubitato che da sè questo non si farebbe mai. Buona regola per la operazione è di coìllinciare con un piccolo t ubo e dare esito al liquido ·ftnchè il malato comincia a tossire, segno sicuro che il polmone compresso comincia ad espandersi. Un giorno o due dopo, molto probabilmente il mormo.rio respiratorio tornerà ad udirsi ove prima era silen~ioso; allora si prosegue con precauz.ione il vuotaménto, ma di regola non è buon metodo vuotare la pleura in una volta. In tale circostanza è più facile che si riempia, in special modo se il polmone rimase a lungo compresso e coartato, e ci è maggior pericolo di ledere iJ, polmone. Della pericardite con effusione rari essendo i casi che domandano questo espediente, ma quando lo domandano, deve essere messo in pratica sollecitamente che non si dovrà però mai ricorrere all' ago esploratore per votare questa cavità, quantunque


35

si rammentino casi nei quali degli aghi sono stati estratti felicemente dalla sostanza del cuore. Nell'uscite siamo d'avviso che· questo metodo de\1' aspirazione fu troppo negletto: anche qui stimiamo convenga megli.o estrarre il liquido 'peritoneale ~raclatamente.· La• paracentesi addon1inale non è senza gravita, spesso è seguì.ta da esito letale, specialmente perchè non intrapresa a tempo, e ciò conduce generalmente ad evitarla. Troppo spesso invero un giorno o due dopo questa opera~ione, l'addome comincia a gonfiarsi per timpa.nite, la lingua diviene asciutta e il polso si deprime, segni .che ad uno che non conosce la perLtonite che pei libri di un poco, ma per chi la conosce per osservazione1;spesso sig.nilìcano assai. D'altra parte la esperienza pratica ci assicura pienamente cli.e { soWli aghi adoperati nella aspirazione non recano sensibile disturbo, possono essere adoperati senza timore, e quindi da preferirsi questo metodo a quello della paracentesi. Il dott. Dieulafoy propone di usare l' aspiratore per vuotare lo stomaco di un fanciullo oh o avesse inghiottito un veleno, ma · a tale. UOpO credjamo meglio OOllVenga }a' ordinaria pompa cleJlo stomaco. In certi casi però di cancro dello stomaco in cui eravi così enorme dilatazione da inceppare l'azione del cuore e minac-ciare una pronta fine, si è visto i sottili aghi aspjratori introdotti senza ombra di rischio ricondurre l' individuo dal limitare della morte in uno stato relativo di benessere, e ciò pure in tali circostanze; .nelle quali il solo tentativo di introdurre la llOffiP!ldello stomaco poteva riuscire )Xlorta\e. L'uso di questi piccoli agili va1,se pure talvolta a togliere malati con grave t impanite alle pene dell'agonia, a ridonar loro calma e riposo, senza il minimo pericolo di perit.onite. L'applicazione della aspirazione alla chirurgia è non meno im.I>Ortante. Co~~ nella ritenzione· deUa orina per ingrossamento della prostata, O){,e quesç'organo agisce come va-lvola sqll' ure,t1·1\, ed ove ci ha poca probabilità di passare uno strumento rtella vescica piena o vuota che sia, questo metodo offre grande speral)za di riuscita, e la· esperienza dimostra che può essere ripetuto più e più volte senza alcun danno. Quanto alla operazione rettale i chirurghi non sono d'accordo nel fare stima del suo valore; ed è precisamente nei casi in cui il pungere della vescica in questa .guisa, sarebbe molto difficile, eh~ l'aspira~ione è megEo adottata:


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In sostanza è da dirsi eh~ se la ritenzione dipende da uno stringimentò uretrale è meglio aver subito che fare con questo, ma se invece ne è cagione l'ingrossamento della prostata, ciò non è tanto facile. Una volta decisa l' operaz.ione dobbiamo guardare che l'ago sia lungo abbastanza per arrivare nell'interno della vescica, faeendo il debito conto della sua contrazione quando è vuota. L'ago occorre sia lungo quattro pollici e mezzo o cinque 1Yollici, molto sottile, e la ,gua permeabilità deve essere provata prima di usarlo, altrimenti potrebbe essere in vescica e non uscirne l'ori11a. n VUOtO Si Opera prima d"introdurre l'ago, e questo si impianta precisamente sopra il pube nella linea mediana, e spingesi quindi lentamente in giù verso la vescica. L'-orina ascendendo nell' ispiratore mostra che lo strumento è penetrato .jn vescica ma deve spingersi anche un poco più profondamente per la ragione sopra mentovata e la vescica distesa essere prudentemente e cautamente Tuotata guardandoci da qualunque maneggio; dopo ciò l'ago è prontamente ritirato. n cambiamento, nelle condizioni del malato è sorprendente, ma è veuo però che non è fatto un· passo verso la guarigione. In un caso in cura del dott. Guyon la vescica fu puntata ventitrè volte. Anche in certe raccolte di liquido nelle articolazioni, particolarmente del ginocchio l'aspirazione· offre grandi speranze di riuscita, ma, come ogni altro metodo, anche questo è soggetto ad abusi. I casi in cui applicarlo dovrebbero essere scelti cen diligenza come pel' qualunque altro metodo di cura, e non condannarsi il processo perché applicato senza discernimento, certe volte non sortì buon effetto. È stato provato dalla esperienza clinica che nel maggior numero dei casi, liquidi di ogni specie possono essere estratti in questo modo ma sembra che ove meglio conviene è in quelle raccolte croniche che durarono contro i rimedi ordinari. Siamo invero troppo soliti a vedere piccole raccolte di liquido nelle articolazioni svanire da sè per essere ansiosi di aspirare tutte quelle che ci capitano in cura; ma in molte forme di idrartog. supacuta, questo processo ne sembra di·inestimabile valore, poichè in queste appÙnto veggonsi applicati rimedi sopt'a rimedi e la condizione non modifìcarsi..Ancbe qui la règola è di usare un ago sottile guardando che non sia otturato dalla r uggi'ne ed eMitare qualunque specie di man.ipola~iOtne . Se il liquido


3~.

torna ad aac11mulaooi; come spesso.avvjene; de·ve nuovàmèr1te e,!;, se):'e ritnrato con siinilì precauziol'}Ì·. I I:t un tdtro grnp.po di casi o}lil'L~rgici è stata usata lt aspir,u'zione,. n~?1l'ernia str.angolata., Questa pra,tica §).foncfa sulla opinione cbe rre1)a maggiora~a dei .c~si( rerpia non può essere ridot-ta. a càgimre dello accumulo di liquidi e di gas . neli' ansa Jntestina:le. Evidentement-e tale. 'Pl'ocesso non p~ò:-: in alcun modo .applièarsi ~!l'ernia, emellj.ale, nè alEeEpia del eie4q: dietro il peri'to.neo, n~. a: qualche altra s:pee~e a:i erniA intestirìale. ·No:nost.ante è stato tènt~J.to ed è 'ri.uscito, ;e merità Jrercjò ·non. si:à posto in c;Ji:menticanJ4a. "Y·eno che J?U0 esS"er.e iosufficiènte, ma è senza pè,ricoli, e la opera:>,ione ordinària: può essere i·h trapresa eguitlmenle' bene e anche meg'lio dopo che tn·ima, V:i è un? a:\tra appli cazione di questo ,metodo• che p'romett.e di essere ÌruJituo~a. 0h iu ~que 1\a avpto che f;:1re con un caso ài i<Jroraqhite ·per l.\peria p ift€la deye espf}.f.e Timasto poco soddisfa'tt,o Ù8ll~<e .x:isorse della sua 1arte. Si può pungere il -tli~.qre, ed 'estr:;wre il liquìdo 1 ma il paziEmte m.uore. Si ricori:l~uo alcuni casi ~i · r~u­ ~cita, n1.a il contrario è ~a ·regoìa gener;ale. Ora l'aspirazioli'e, specialmente .se g'li ip.tegu:r.nenti - non son.o assottiglia·;,i, fa sorgere la speranza. di avere trov~td un mezzo di !tura, se )lr\irclentemente. ~eg.tlita ed' aiutata"·:~on -altJri me7~i. Fossono es;:;ere o non esse1'e< usate '.i niéìi(\}ni di iòd~·, nell'un mod'o, e ne!l:albo sono/ stati rifè:nit'i degli estt-i fortuflat i. Deve pet>ò. esse;r fatta att.en74one di J;10tv es~gnìtè le in.ié.Zioni di ;iodo ed altre èon lo asJJiràtore, poichè questa ·pl.'atiea prontamel)te .guasterebbe:le v;alv:o:le a pr.o.v a di aria:. ~on ei fer.meremo a .dire di altre a-pplicazioni ~lell; aspjrazi.0ne conle all~ idrecefa~o 1 a,Ile .cisti qv.ariche) ~lle cisti siefPii>El, q.Ìl' idr o.-' cele e a va.Pie fp rme dì a.scessi, : in. tal4nq delle. qua.H ~l stto me-, rito è ma.nifesto1 in altue '<dubbi<;>~o, ed anche in queste f! proba'"'' bile che iJ. meto~o acquisti Se'l1lfl1'0 m~g.giore sviluppo. L' autor'e d'i questo arti.colq tet~mina col riferi.re 'un,· cas:o,· i:n eui la su.a. aS,pet:)atira ~if del!asa, Più ()i unà. velta la introd.uiione di t~tbj.. 4-l"'··meml:!ti· a.n:asarcatiCi: è st<a.ta seguHa: dà copioso eyg:orgo, eli'.siero, _-e ftt s:p.eratò che ·applicau.do a tali t,u)Ji un ~uotò a pe.rm.a0è1~zà, fesse fucilita~o questo sgorgo ed aumentata la <1uariti1à· del liqnililo, e.li:minato. Il malat o che fù scelto. sembrava nelle migliori éentl:i~i_oni :p.et' qu.està 11,r~v~, ed un t ,re.,quarti. di, m~c\i0cre oa:li~ro f_u ~ntrodotto neL :l3-:?flO tes~uto del CaiV'O poplr.teo, ,ma solor app;:trve.

E


gs una picoòla quantità di lit{.ui.do non piit di- poche gocce, e lo sperimento dovetile essere abbandonato, beu.chè non sia impossibi!_e· elle 'possa meglio riuscire hi altri ca~i. '(l'v.fedical Times and Ga~ette, 25 otte>bre, l e 8 novembre 187:3).

Della c.o.mpréssione elastica, come mezzo ~;ii eJnosta~i nelle operaziol}~.

Nota del .dotto1·e F LAVIO V ALERANI, Chirurgo p~·imario dell'Osp~dale di Casale Monfervato (l).

N ell'aprile ·dì gnesfl anno il pr.of. Esmarch,· di K.iel, comunicava' al Gongre,.so della Società Chirurgica tedesca a . Berlino, i.tn metodo, mercé cui le. operazioni sulle estreroità 'possono riuscire affatto incruente. Ecco in che cosa consi-ste. Si comincia ·a; fasciare l'arto con istrettissimi giri di una benda elashica,<pwrtenclo' dalle dita della man0 o dal piede .e risalenrh• fin oltre l'areà· opet•ativa. Ciò fatto , all' &steemo snperiore, o ve finisce la ·fasciatura, si àllaccia l'arto ·con due o tre giri str~ttisshuì di un grosso tuBo di gomma elasti-ca, affidandone ~ capi ad un assistente, il qut1ì1e ha cura acch·è. gli anelli eli gpm~a non·si rallentino: quaQ.do qnesto t ubo è bl?.ne applicato, si toglie la fasc~a, e si snuda così il me1nb:ro. L 'ar.ione combinata .del bendag:gw espulsivo, e ,dell'alliwciat ura fatta superiormente cùl tubo elastico, ba per tisnltato di , rendere affatto anemico l'~~rto , per modo che. ogni op,erazione può essere compiu·ta, senzachè l'infermo pepda una goccia di .sangue. Questo metodo il qna:le ba, come vedremo, incontestabili vantaggi su~ Jlrocessi fino ad ora m~ssi in pratica nello stesso scopo.1 ed è perciò destinato a rendere segnalabi serViigi alla medicina operativ~, destò vero entusiasmo tra i chirurghi tedeschi, i quali si affrettarono a farne le più estese apP'licazioni, e ·a battezzarlo-~ol nome di ~'rtetodo di Es?'nm·ch. " (l) Già .tenemmo parola di questo egregio me:.~z~) sussidiario nelle. o.p e·razioni cruente; l'ipoi'tiamo ori!, questa no.ta c·he cotnpleta l'argomento.


39 01' bene egli è a torio che il nome del distinto chil'ul'go tedesco -va associato al novello metodo, del quale tengo parola. Io sonò lìeto di constatare che' il mevito della prierità dell'idea, e -quel che più monta - dell'applicazione pratica, appartiene ad un nostro modesto, quanto valente chirurgo italiano, al dottore Grandesso-Silvestri, di Vicenza. F:in dal 1862 quest'Autore avea fatto oggetto de' suoi studi la compressione elastica applicata alla chirurgia, e in qnell'anno medesimo di·vulgava un suo scritto : Sull'uso della gomma elastica nelle legatu1·e chi?"Urgiche ; ed un secondo ne pubblicava sul medesimo argomento nel 1871. Se non che ~uo primo intendimento era stato di farne applicazione alle sole legature, operando con tal mezzo ogni sorta di tumori peduncola.ti, o tal\ da potersi stringere alla 'baso in pecluncolo, i tumori emorroidali, il prolasso e la fistola dell'anc, i seni fìstolosi ecc. Questo metodo operativo venne in Germania attribuito al pt•of. Dittel: ma questi con una lealtà degna di molta lode, appena venne in cog;niz~one della memoria 'Pubblicata dal Dottore vjcentino, non tardò a riconoscere pubblicamente, che a quest'ult.imo spettava la priorità di tal metodo: benchè egli pure, affatto indipendentemente, fosse stato condotto per caso alla medesima scoperta (l). Ciò che venne fatto dal prof. Dittel per riguardo alle legature elastiche . dei t.umori, io spero sar•à fatto pari mente dal pt'ofcss.ore Esmarch pel' riguardo alla compressiòne elastica degli arti pdma delle operationi. Imperocchè, lo ripeto, è al dott. Grandesso-Silvestri che vuol essere rivendicata la priorità di siifatto metodo siccome ne fanno fede, oltre le memorie pubblicate da lui, le parole del prof. Vanzetti, il quale nei suoi Cenni sto1·ici sulla R. Unive1·sìtèt di I?adova con notfzie somman·e sop1·a i suoi ùstitutz· scz·entifìci, dopo aver nal'r:tto come fìn dal 1862 egli adoperasse con vantaggio la legatura elastica proposta dal dott. Grandess~-Silvestri, aggiunge : « Parimenti, giusta l'esempio e gli insegnamenti dell'Autore medc:siroo, in luogo di ogni altro torniehetto o strettoio nelle amputazioni, si suole stringe~·e 1' acto mediante un laccio di gomma elastica, e con si buon effetto, che il più delle volte il moncone non dà stilla di sangue. Prima di applicare il laccio elastico all'arto da amputarsi, è nostro uso di

. · (l) V. G>a#. delle C:liniche, N. 40, 1873, pag. .638.

~


40 fas0iare <[uest' ultimo alquanto strettamente dalla sua estrmnità . fino al luogo del taglio, e di tene:r;lo quanto pili si può solle1"à:to duPante pa~ee0hi mimrl;i, ]:}èrchè rig~etti mino).' .<:opia di sangue venosa. Con ragione pert~mto > il professor Vernetiil, nella sè:d uta del 19 nov~mbre della Società d i Chirurgia di• ~arigi, rispondendo ·,al Deroarquay, il .quale aveva presentato alla Società la memo11ia di Esmarch e fatto conoscere quel meto~o, il Verneuil, di'co, esamin·anclo la questione d!:)lla 'Pr·iorità o della p~oprietà scientifica, ài!'ermava eh~ si erana affrettati un po' troppo a dare <ìl naovo metodo il no1ne. deL chirurgo tì>desco, mentl'e tale onore doveva essere riserbato all'inventore italiano. È ben che quest'atto di giustizia ci vengà dalla Francia~ così poco avvezza ,ad app.rez_. z'are i lavori stranieri, e per bocca di nno dei suoi più aut.ore:voli chirurghi, quale è il Verneuil, uno fra i pochi i quali studiano l'a lette·rah\rà scientHìca straniera, e ·Sanno tnibutare onori al merito, sen11a distinzione di nàzionalità, ' Vediamo ora i vantaggi di questo metodo, e i casi in cui le si può applicare. 11 beHdaggio espulsivo, fatto con una fascia elastica e a giri molto stretti, ba per isc0po di scacciare il sangue d!J.i vasi venosi e. dai capillar.i, e d'interrompere la ciPcolazione arterios~ su tutti i punti del membro: la Mmpressione eir•colarQ che si fa quindi nella parte. superiore assicura la chhlsur~ completa d,ella circolazi_one in tutto l'arto. In tal guisa duplice· ,flarebbe il vantaggiò: di semplificare an7iitutto l'atto operativo, e ai eèonomizz-are il sangue dell'ammalate. L\atto 0perati.v0: resta semplificato, giacché con tal Ìnézzo non si lt.a più bisògno d'un aiuto intelligente, cl1e 'faccia la coli1pr es.,. siorie digitale, o, teriga :in sito lo strettoia usuale. Inoltre l' operatore non è · più imbarazzato dalla prese n~a del sangue, il quale malgrado· ogni djli.ge·nza posta nel collocare lo .strettoia, ? nel fare la compressione digitale, non manca tbai cl' ingombrare l'area operativa, an.eaanèlo t alvolta' )10n lie'Ve incaglio. all'esatt;zza ad alla c~lerj'tà dell'operaziòne, Quando si snuda l'arto, togliendo g~i stretti gìri della ·fascia prim~ eli accingersi a-ll'aìtto ope·rativo, si vede che il membro assn~e un aspètto affatt~ .C<ldaverico, e il ta:glienw si aftonèla fra i tessuti del tutto esangui, .come quando si _praticano le o,pe.razioni per esercizio di studio, al tavolo necrosc0pioo.-


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Fuvvi chi manifestò il timore, che lo svuo\amento di tutto il sangue d'un membro , per respingerlo nel torrente circolatorio; potesse averEi tristi cofiseguenze. 'questi timori si dileguarono ben tosto davanti all'eloquenza dei fatti: su parecchie centinaia di operazioni eseguite finora, specialmente in Germania; con siffatto metodo, non si ebbe a verificare alcun inconveniente: come nessun disturbo arrecò finora la sospensione di tutto il circolo sanguigno in un membro, per uno spàzio eli tetopo che può variare da pochi minuti ad un'ora. Non mi fermerò a discort·ere del dolore che può cagionare siffatta stretta compressione. Esso non è punto maggiore di quello causato dallo strettoie o dalla compressione digitale: se in ogni caso, qt1anc]o il dolore fosse acuto, si potrebbe sempre esesuire tale compressione, quando già l'operando trovasi nel sonno anestetico. Quello però che non conviene dimenticare, si è che questo metodo non può estenrlersi a tutte quante le operazioni che si praticano sulle estremità. Esso è inapplicabile a quelle il cui. campo è in tutta prossimità del tronco (come ad esempio nella disarticolazione della coscia), pet•cbè il tubo elastico non potrebbe essere annodato al di sopra dell'area operativa. Inoltre esso è pure di difficile applicazione, quando trattasi di amputare un membro chè abbia subì.to un grave schiacc~amentq o stritolamento, non potendo, -in tali casi, riuscir metodica e ·regolare la compressione colla fasciatura elastica._ Io credo, per ultimo, che non farebbe opera prudente chi volesse mettere in pratica questo metodo sopra due membri a un tempo, imitando Esmarch, il quale volendo estrarre porzione di tibia necrosata da, amenduc ~e gambe di un uomo, sottopos1~ queste due estrenìità a una duplice aompressione elastica, senza che per ciò ne avvenissero funeste conseguenze. Quest'esempio non deve incoraggiarci a seguirlo, imperocchè il sistema circolatorio non ha che una capacità determinata ; e lo spingere nell'alber0 sanguigno tutto il sangue che dovrebbe essere sostenuto nelle due estecmiLà inferiori, apporte1·ebbe senza fallo uno stato di pletora ad spatz'urn rtel restante sistema vascolare, che potrebbe arrecat•e tristi effetti sulle conseguenze dell'opet•aziC>ne. Fatte queste riserve, e stabilite le eccezioni, resta pur seQ'lpre un vasto campo, ove il metodo di Gra)idè?So-Silvest:r.ì trova un'utile

Ma


42 applicazione. Ess.o verrà senz~ dubbio, pr·escelio ifll tutti i casi ·di am,put,azioni, e ., nelle e&pÒi'frazioni di ttl'JnOri aventi sed-e sulle estremità. Il tourniqu.e t .di G. IJ. Petit e gli altri apparecèhi c~m­ generi cadranno in disuso e in oblìo j av.vegnachè se essi valgòno a:d arrestare la ciJ?colazione arte11iosa, fanno in pari tempa· pres· sione S'tlÌ grossi tronchi venosi, satèllìti rilelle arterie ; quindi ri· stagno di t1,1tto il sangue venos.o nell'arto, e considel?evo'li emorragie durante l'atto opera;tivo; emorragie le quali· trattE\pclosJ, di ammll.lati anemici o stre.mati di forze, p,osson,o.aver tr-ista infl~tenza sui risultati cl,ell' operazione. 'Io ebbi appunto occ,asione, or non è molto, di ~ver.e una prova novella çlei vantaggi di questo metodo in 1m caso cii, amputazione del braccio, praticata su giovane donn·a , nèlla qn?le lo stato di ologoetnìa è la deftcenza dei poteri fisiologici co.ntr.o~in:clicavano· assalutamente ogni più lieve 'penlita di sangue. Una vasta ulcera gangrenosa ave~ra posto a nudo un largo tratto deU' om6FO destro, e ma,lgrado ogx1i cura, nan erasi pot;uto arresta;rne i progressi, })Cl' modo che av.easi a temere ·l'estenderai del hn~orìo distruttivo fHJcl:w al cordone arterioso-venosa, con pericolo EH gJ1ave emorragia. L'osso de·nudato e invas0 da:l pro.cesso d,ella nevrosi, er'a in .gran pavte consumato, e si era· pieg:ato per modo che la parte inferiore ~el braccio fot•mava ang()lo col resta.qte sit uato supeu.iol'mente. Posto nella dura necessità di ric·orrere al. l'amptJt azione', volli che il sacrifìcio..di quel membro fosse almeno, accqmpagnato dalla minor perdita di sangue possibile:· e benché lo sf<'icelo di quell'al'to non, concedesse di applicare u.n regolare bendaggio cbme, save.bbesi fatto su :di un membro sana, tentai tuttavia; la compressione elastica, e dopo di aver èspulso, il meglio che si potè, il sangue >'enoso, ed annodato il tubo elasflicò in alto, alla radice dell'arto, amputai il bmccìo in· t utta vicinanza del collo èhirurgìco, valendÒmi del metodo circolare. Questo a~ea luogo il 26 no:vembre, alla presenza ,dell'egregio prof. çav. Bottini, e di altd distinti celleghi, dott011i G~as~hino, Cassone, Luparia, Melotti ed Ubertis. Malgrado la difficoltà di praticare il bendaggio elastic.o, il risti'l tato. però fu oltremodo soddisfacente, non avenda perduto l'amroal'ata .che poche goccie di sangue. I risultat i deU'operazione furono oltremodo soddisfacen.ti : nes ... ·su.n fatto ve.nne a pert;urbarne. il rego,labe andamento; ed all"ora in cui scriva ~3 dic.embre), il taglio fatto volge a normale cìca-


43 trizzaz:ione. Così se lo stato di grave discrasia in cui versa questa poveretta, può lasciare speranze di guarigione, l'arte chirurgica aivra i'l conforto di avervi recato il Sltù contribttto, !lbera:nc1ola da una minacciosa ca:ncrena invadente, senza punt.o menomarle le forze, di cui essa tanto abbisogna nella impari lotta che sostiene. Anche l'ottimo amico dottor Guascbino, dovendo, or non ha guarì; procedere all'amputaz,ionc della g·amba in un giovane per grave artrocace dell'articolazione tibio-tarsea, volle sperimentare la compressione elastica quale mezzo di emostasi; e ne andò soddisfatto per modo, che atrerroò d'aver compiuto l'operazione come sopra di un cadavere. ]Yli sia lecito, per ultimo rammentare tm -altro caso, di recònte occm•somi, nel quale il metodo di Grandesso- Silvestri mi prestò un segnalato servigio. Esso verrà a dimostrare come la compressione elastica riesca. vantaggiosa non solo nelle amputazioni, ma benanco in altri atti operativi di non minoee importanza. Una donna $ui 45 anni. certa Spinoglio Rosa, di Casale, vedova, di sana e robusta costituzione, era accettata nel\~1. mia sezione chirurgica dell'Ospedale il 19 dello scorso novemb1·e. Narrava che solo da un mese o poco più, ella erasi accorta eli un tumore al cavo popliteo sinistro, accompagnato d.a ritmica pulsazione, il· quale anelò rapidamentw crescendo, per moùo da cagionarle un sen'so di formicolì.o per tut tb l''nrto, e da impedirne i liberi movimenti. L·esame accurato della paziente comprovò lo stato sano dei varii organi, e clelia regolare funzio nali tà dei medesimi. Solo la mestruazione tacque in lei molti anni prima dell'epoca ordinaria, senza cb:e ella possa addebitare il fatto a una' causa qualsiasi. Non ebbe che nn parto nei primi anni del matrimonio, cioè 23 o 24 anni or sono; e non conta, nella sua storia anamnestica, malattia di rilievo. Quando entrò nell'ospedale, si constatò alla regione poplitea sinistra una notevole tumefazione di forma tondeggiante, aveute il volume di un grosso pugno, indolel'lte, a superficie liscia, elastica, compressibile, rivestito della pelle di colorito e temperatura normale. Esso era visibilmen~ pi.tlsante; e le pulsazioni inarmonia coi battiti cardiaci: offriva inoltre an· ascoltazione un soffio diastolico clistin.to specialmente i:n alto. Coropt•imendo la


44 femorale al di sopra del tu.mqre, questo diminuiva tosto di voluroé, è ·tacevàno affatto l~ pulsazioni. li}videntemente tFattava,si di un aneur,i.sma spentanè0 dell'arteria popl.itea. Tentai pe.r alcuni gi'Orni la c~m.pressione digitale, fattà- per tl'e o quattro ore di ,c.;eguito, ·èon f.ìUCcess~vi ÌI\te..rvalli di r iposo : n'la vuòi per l'intolleranza del'la donrìa a cui riusciva roolest'a qUella compl'ess~oile, vuoi per la- mancanz<J. di numer~?so personale ,intelligente, quale si · richiede per applical'e con succes~o la pratica del Vanzetti, dovetti appigliarmi ad altro partito; e fu decisa l' allacciaturtll della femorale. Quella compressiope .intermittente pet.ò, esercj<tata per. alcuoi giorni, a:v.ea giova.t o qua:le utile preparazi0ne all'allacciatura, col favorire lo ingrandimento dei v~si collaterali, ·che dòv.eano più tardi servire da. soli alla nutrizi0ne dell'arto. Pre_parata così l.a op~_rané!a, addì 25 novembre praticai ·la leg~~:tm;a dell' Mteria al )~1ogo di elezione, (lioè a:ll'!lpice del tria,ngolo ·dellOtScarpa, colla solita assistenza dei cblleghi dell'Ospedale, ed altri dellf(. Ci,tt~\ o Oir cgndarjo. Avendo acìoperata la fasciat ura espulsiV'a su tutto l'a'J:'to, e Ja co.mpressione superiormente c0l tu.ho elastiço1 l'opera,zione venne ese·g uita su. te~~uti quasi esangui, il che facilitò d'assai la, ricerca. dG] vaso, -sepolto com'era in mezzo a densi strati di--adipe. Appena legata. l'arteria, e assicuvato il silenzio còmpleto delle pulsazioni nel 'b~tmore, si avvolse l'ar.to ln fascie e copert-a; di lana, e si applic-arono al piede recipienti ripieni d'acqua cald·a per attirare alla periferia maggior a:tlìusso di sangue, e mantenere la vitalità del membro. Il g;iormo seguente l<l. temperatura fli quest 'ultimo ;tveva quasi rìacquistato il g;t~ado JH'im~t1v·o, ed· esplorata, la pedid.ifl.- se ne sentirono ,distinte l e !fUlsazieni :• H .che çi as_sicurava. sulla suffi~ie.rrza della çiPcolazìone lateral!). L'arto ri'prese gvada.ta;mente la s~nsiqìl.ità .ed i rnovimenti . Nel sito d ~l tumore· ha:vvi al ,presente up, cordone duro e n.on più puls<mte aft:1.ttQ; la ferita cicat rizzò rapida:mente p.e r p:r.i.ma ~ntenziop:e., t:r;anme ne't'punto' infer.i ore, che, si l.asciò apel'to· pèr aar passaggio al iilo dell'allacciatura. L'a~mmalata ha sonni tranqliilli; tJuon appetito e :regpla1•i t,utte le altre fun;.~ionL Al mQmento irl cui scr ivo queste righe, fJenchè non siamo èhe' al go, giorno dèl1'oper'azione, si ·puè t uttavia senza esitanza aifermà:re clie la gua.rig:t'one è clèfin.iti,v amente e stabilmente assicurata. (Dai Gfornale della R. Aeo. di l(.ed. di Ton·no, N. 18).


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La malattia d'Azanon, del doU: UiiL·ERSPERGER. Da una comunicazrone .del ·aott. G. R · Ullerspergèr rilévasi: cli:é' col nome ·d'azanon è stata · descritta di ·recente· i'n Spagri'a. un. a.f· feztane :tu cui· ~pparisca!lo. dann(:lggia~e t~lune funzioJ\i del sistema n:er_vQso, e che sj. è p1•esep.t'ata quasj nello stesso te).llpo su molti ·in<Ùvi~ui abjtanti nella medesim.a località. Il p:aese da eu~ ha tratto il name la: ma.lati!ia è a:sciu.t to, situato su di una ro.Gèia . calcare v reino :;t)le, sp_ondé del Tago , piuttos~o •ft•edélo che caldo;· l'~t,mo-sfe.r:1t ne è pura, l'orizzonte èstèso., la vegetazione s<;arsa:; nessmia traccia di csalaziQpi mia-smaticlfe. Ci dominano molto frf)_, quentemeil:te la péllagra e' i disorè1ini del sistema nervoso, specialmente Pa·ta.ssia •locomotriee. Gli abitanti n'6tì. si" n,utrono eli èibi o €li bevandè speciali, né :viv.dno sotto l'à:tJp.ortr. fisici 0' mo'Pali che po~sono .rendere ~agione della strana ·tiuHattia 'èhe li a invaso iL lol'o PlJ.~se. La 111a:.lattia cominciò a svilupparsi improvvisamente .su parecchie persone nello .stess0 gio:rn·o; stavan bene, attendevano al lav,oro dei campi, e tutto a~l un tratto si sentiron? vacillare Je gambe, in :p;Iòçl,Ò da c~dere a terra .e' tla .non pot ene rttor,ll.are a casa senza l'~ti-a:to d'altre perso qe; in tale stato rimasero ..in,- segu.ito. ·senza otte}le)'e fl.'lcun miglfo1·amen·t o per dei mesi,: sinc.l;iè tahrni sp.eri• mentati anel1e i 'bagni di 1ma~ sorgen-te solforqsa vi cio a, dovetter:o dop'o un anM> ili'cove1·ersi allo Spedalé di MadxicJ. ,Qui si osser-" Y.aron0. in: essi tremoì·i c·onN'l,llsivi n'egli arti 'j nferiori·, .iuettitudin.e àd esercitare• con>';'e.nil'.ntementè questi 'ultj'.mi su ctli Bf-o:vano di tantò in ;Lanto cratrtpi e 'trnature, paralisi incoro.pleta ~dei . mnsèoli di esse estremi1:à :specialmente .dei ll.essoriì dalFa.Fticolazione coxo... femorale a:l.l' ingiù paresi déHo., sfì.ntere. délla v:escica,. dolori spontanei es.ctusivameate alla regione sacral~, ·.formkolio , alle estremi-~~ inferiori, nessun dolore (nn caso eccettuato) .alla pr-essione suila. !li]O'fì.si spjp0se o alla regio p. e. de~ -sacro, alluit:;t riftessa normale, sensi}lilita conser i'ata,, moto ~oordinato, muscaH in s~ato corrisponde.n he. illle lo.11o fupzio,ni., molest~ seJ;J.sazf.Gne di fr~ddo~ alle gambe e ai pie~li. t ;yolendo precisare la natura di qu·esta parapleg·i a, qual'ch~}'m.e"' dico ·spag.n~;~oJo ba c1:eduto poteda fare çoiisistere· in una altera-


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zione dei cordoni anteriori del midollo spinale che non sorpassa l'origine del paio superiore dei nervi sacrali: altri però, e fra questi Sclrada.s, credendo che non si tratti in essa di ~ll'ezione primitiva della midolla o delle sue membrane ma bensì di una paraplegia in completa consecutiva alla in:fiuenza di impressioni anomale sop nervi delle gambe e dei piedi. Tali impressioni sarebbero procurate dal feeddo o dall'umidità o da amendue gli agent;i riuniti si tratterebbe in sGstaAza di una paralisi ri:fiessa <li origine pe,riferica. La natura dei momenti causali spiegherebbe benissimo il suo modo di presentarsi in maniera epidemica, la · classe cui appartenevano gli individui affetti e le condizioni atmo~feriche verificatesi al comparit•e della malattia confermerebbero pure una tale opiniome che ne l)are la più fondata. L'unica cura che riuscì in qualche malato a procurare o la guarigione o un sensibile miglioramento; fu l'uso dei linimenti irritanti e dei vescicatori, della stricnina infermemente e dei bagni di breve durata nell'acqua corrente.

Sull'Ozono. -

Del dott. M'KENDRICK.

Il dott. M'Kendrick lesse alla società reale di Edimburgo una relazione sulle ricerche sperimentali fatte da esso in unione col dott. Jarnes Dewar sulla azione fisiologica delì'ozono. Dopo aver descritto il metodo da essi usato per la produzione dell'ozono il dott. M'Kendrick espose i numerosi esperimenti eseguiti sulle rane, topi, uccelli, conigli, sul dott. Dewar e su se stesso per det erminare Pazione, dell'ozono sull'animale viv~nte sui tessuti vivi del corpo. I fatti gea·erali osservati furono questi: l 0 La inalazione di un' atmosfe1·a molto carica di ozono diminuiva i~ numero delle respirazioni per minuto; 2° Le pulsazioni del cuore erano indebolite, e quest'organo fu trovato batt.ere debolmente un ora dopo la morte dell' animale, dimostt•ando così che la vita non era spenta per azione (l:i.,. retta d al cuol'e; 3° Il S!J-ngue fu sempre· trovato allo stato venoso in tutte le parti del corpo, sì nei casi di morte nell'aria, che nell'ossigeno ozonizzati; 4q L'ozono · esercitava azione distruttira sui tessuti dell'a.


47 nimale vivente se portato a loro contratto immediato, ma non li offendeva tanto prontamente se erano coperti pa uno strato di liquido; 5° L'ozono agiva come irritante sulla mucosa delle narici e delle vie aeree,, come da altri o,sservailori era stato precedentémente segnalato. Gli autori attribuiscono questi effetti parte al fatto dell'essere la densità dell'ozono lievemente superiore a quella dell'acido carbortico del sangue, cosicchè la diffusione dei gas nelle cellule Jlolmonari era ritardata, e ne seguiva un accumulo di aciçlo carbonico nel sangue. Nel tempo stesso l'ozono aveva, una speciale ar,ione sul sangue che ulteriori sperimenti poi.rantfo disctlclpril,•e. Per ottenére prontamente l'ozono gli autori si valsero di un apparato pel quale mediante un potente rocchetto di induzione, una scarica diffusa di elettricità era fatta passare per una corrente d'aria o di ossigeno mentre attraversava un tubo di Yeil'o, cosicché durante l'a:r.ione del rocchetto, l'ozono usciYa liberamente dalla estremità del tubo. (1vfedz'cal 'lì'mes and Gazétte, 20 dicembl'e 1873).

Le punture capillari negli ascessi glandulari,

del professo?Pe CROCQ.' ll prof. Croéq della Unive'rs'ità di l~ruxelles ha · dato ragguaglio in una sua lezione clinica del metodo curativo che da dieci anni impiega negli ascessi glandulari suppuranti. Situati come sono ordinariamente nel collo, lasciano spesso spiacevoli cicatrici, anche quando vengono trattati nel modo raccomandato da Vclpeau, facendo ciò una piccola apertura, appena si mostra la fluttUll>,tiòne e ril?etendola se è nM~ssario. A1~che opera-ndo in tal Sùisa n'on si évitano le cicatrici che possono anche ri,uscirc molto appaJ•iscenti, se, come, accade spesso, la piccola apertura si ulcera e diviene 'fistolosa. Il prof. Crocq evita questi inconYenienti praticando la puntura con un ago scanalato o un piccolo tt·e- quarti esploratore. Preme -quindi sul tumore per esP.ellerne più materia èhe è pos,sib}le; e se l'ascesso è esteso o il liquido , non esce liberamente, pratica due, tre,, quattro o cinque punture in diversi


48 punti, ripetendole giornalmente od ogni due giorni nello stesso o in altri luoghi. Talora basta premere il tumore con forza perchè il pus esca da una delle punture già fatte. Dopo alcuni giorni la materia djyiene meno abòondante e più sierosa, prendendo una ti(lta rossiccia, che é segno qi vicina guarigione. OsserYasi talora un tumore .Più o meno grosso molle o pastoso che pungendolo non lascia scappare che un poco di sangue e di sie1'osità. Questo tumore sollecitamente scompare e le punture che rimangono da prima come piccoli segni rossi, presto impallidiscono, cosicché dopo la guarigione dell'ascesso., non ne resta più alcuna traccia. Questo processo è anche applicato agli ascessi acuti tostocbè è ma~ ifesta la fluttuazione, e ai cronici prima che avvenga l'assottigliamento e il distacco della cute. Ma anche quando esiste questa circoscanza, non è una controindicazione, avendo cura però di non pungere la parte più assottigliata della pelle, per timore della consecutiva ulcerazione. Dopo la puntura le parti si abbassano e si ret raggono, dalla perdita di sostanza resulta una depressione, la quale però generalmente col t empo si dilegua. Se anche l'imanesse, la sua vista sarebbe meno sgradevole di quella di una cicatrice dovuta a una soluzione di conbinuità natttrale o artiilciale. Il professor Crocq non ha mai veduto queste punture ulcerarsi. Ei fa osservare che il suo metodo è differente da quelli di Lawson e di Lorentzer che combinano con la piccola puntura l'aspirazione e preferisce il suo come più semplice e, secondo egli affer ma più efficace. Si è valso pure dello stesso processo per aprire i bubboni suppuranti ed è sempre ri uscito ad. evitare le turpi cicatrici quando però non erano come in molti casi avviene, che semplici tumori infiammatorii non vjru]enti ed era applicato a tempo, essendo la raccolta ben formata e prima che la peli!! fosse assottigliata o distaccata. Ascessi sotto- cutanei di non grande estensione possono essere trattati neJlo stesso modo. Col:ll a Crocq è freqt1entemente occorso di t rattave in tal guisa ascessi consecutivi all' eve~ipol a della faccia e particolarmente gli ascessi consecutivi al vaiolo, di cui osservò un gran numero di casi durante l'epidemia de] 1865. (Presse Medical Belg e ltfedical Times and Ga;;ette, 20 dicembre l873).


49 Nevralgie denta·rie, del dott. ·~REGN'OLD.

TI dottor Enrico Regnold ayendo adoperato racetato dJ pimnbo contro il .dolore dei dènti, acfi'erma di ave'rlo tro~ato ai un' .efficac~à superiore ·a quellj finora usati. L' ammalato ~stesso se n;e colloca 'une .o due grani dentro la. cavi-t à del dehte e Ve lo lascia due o t F.e minuti; in questo bre:ve terrrpo cessa il. dolore. Assicura di av.ere trionfato con qt1esto metodo 92 volte su 100. . (La Sa}ut~, N° 45).

Della J.'Ìunione. e medicazione asciutta nelle ferite da taglio e lacero-contuse;

del do#. JYLxR.I.A:N6 C&E:sPI. L' autoFe, qnde. r-affrenare e modificare la flogosi lo·cale nel!e o{erite élq. .taglio; non che ne,lle lac~ro-contuse, ~nvece dell'appli. ç.azj<me d_el freddo umi-do , usa il , fuedd.o ascittito , vale a dj re ÌnV:ece .d'immergere la ferita H.ell' acqùa fuèdda O ghiacciata, O di ~p!J'licarv.eliJ, .mediante pezze inzuppate in essa; o co.ntenutà in :vesciehe, che prestç;. imputridisoorìo o.lasciano generare la putrida umitlità, si serv:e deU"·Mqùa -e del ghiaccio bensì, ma non i·n contatta dinetto, sibbeJ{e in contatto indiretto , vale a dire ent.ro bottiglie di vetro pia·tte:, o di altra for ma, che si adattino alla località, òvvero ih utensili. di rame' ' eli latta; di piombo • .ecc. modificati' a seconda d-ella posiiione, ov:e devono essene -applicati·, o _sopram~pettendovi 1 o facendovi ce.n-te11er.e acqua o ghi~:tccio. . 'l'ate metodo h,a U -vant,aggiò che . mentre si tp.odifica 'tlogesi mediante l:\ atziqne del fçeddq, la ferita non assorb~. l'umidità., e la parte non dtventa ac).ematq;>a: e non passa ~;~:vitabilmente a 'S,ltppur.azjar:~e:. Il qual dissesto prodotto da.l 'freddo umido si 'te"ri'nc~;specialn).ente nei soggetti di non gipsta idio~cr.icasia COJU'e n_egl' id,ro.pici, linfati ci , e sove.rchiaooente. adiposi. ' (Annali Unù). 'dz· ll,lfed.., luglio 1873).

la

Giornale di lv!ed1'c. milit. 1.874.

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RISPOSTA ALLA LETTERA

DOTT. !R.

Cl~ITICA

:l\jll!W~E'i'TI

SUL MA?WAT"E D'IGIENE PRIVATA

(Comunica zio l'le)

Sento VJVJSSJmo il bisogno di rendervi tanti ringraziamenti per le franche vostre parole circa il mio i1fanuale d' Iyz·ene. Co.sì intendo io la critica , e cosi la desidero , e quand'anche fosse meno benevola io l'avrei aggradita del pari e ve ne sarei stato ugualmente obbligato. Allorché uno si prefigge il bene nel:le sue a-zioni, se inconsciamente f~lla, deve essere 'ben grato , se altri l'avverte del commesso sbaglio e gli addita la sicura strada per raggiungere la meta. Voi di buon grado vi siete assunto questo incarico,, ed io ve ne manifesto la più sentita riconoscenzà. Trascorrendo le pagine del mio Manuale, voi avete raccolto un'ampia mèsse di appunti crit.ici, che con franco e leale linguaggio sot.toponete alla mia attenzione; ed io, nel mentre faccio festevole accoglimento alla vostra critica, vi prego a permettermi che vi esponga le ragioni, che mi hanno indotto a ,tra~tare l'igiene in questa guisa e ciò non a scopo di chfesa, ma solo di rischiariroento. Il primo appunto , che voi mi fate è di non ayere scritto un libretto da servir di guida -al soldato per la tutela della propria salute, e ne avete tutta la ragione. :M a credete voi che se io


51 a vessi scritto un libro, quale voi .ideavate, si sarebbe raggiunto . lo scopo, che era nel Tostro c nel ~io pcnsit>ro-? Io non canterò la nenia dei milioni d'analfnheti: di cui rhig;liaia e ntigliaia S!l ne cont ano nelt'.e!Sercitd, lll~r<) dir·ò solo qhe <li qndli, che s:tn leggere o scrivere, pochissimi '\anno pirì in là 110lla jstPuzione (ptwlo rlei soldati) ed a costom vorJ•cstc mettere in ma110 un mannaie del sano vive1•c, fos::~e pur auco ristret.to alle più elementari ed i ndispensabjli r egole ? Jn verità io cr·odo rhe si sarchbè fatta' un'opera ib'a ne. Invece io pbrto corwinziono che s i (rl t~n·ra qualcosa insegnando q ueste regole a cl1i è fornito di di::;creta istruhione ; ecco perchè lo scrissi per gli ufficiali c pci bns:f ufficiali , i quali t rov andosi contiauamente jn cvutatfo dei soldal i ed andando incontro agli stessi clisagi :'òOno noli a ia vorevolc circo;;tanza di lor·6 insegnare >colla voce e coH' osompio le p :·ucauziorn a Jlr~c•nrlors i pel' non incoglierc nialanno. Ma pa't'larid·o a quc1>ti gi(.vinotii io ùon poteva !imitarmi dar loJ'O ntoris matid précctli, che li avrcbbePo ricevuti con una scrolla•a di spalla . m~l flo'l'rei lot·o prima f'\r conosce-c·e l'utilità eli ciascun organo, h lom forma e fnn7.ione e sollet icar•li colla partr, storica ed aneddotku [>f>r potcrli pr·eparare a digeril'e le p:•oscrizioni, che l' igiene irnpOiiC·! a chi '"uoJ conset var~i sano. memorc dell'alleg:H·ia dei 1'asso : ~~

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..... Coot all'egt•o fonciul porg-iamo a.<;persi ,t

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Di soavP. ljquor• glì orli de1 vaso; ' Sucl:hi amo.ri it>galrùato intan to ei' beve E aa!l']nganno suo vita riceve.

Il secondo appunto, çhe voi mi fate riguarJa la dic<h·ibuzione d'ella matel'ia c q uesto a ppunto, perrodt.ete che lo dic!l. :'lchiottanrent:e , 110n uv rci mui supposflo ch'e sar·ebl;le sta.to fat,1;o , ]!e rc)1~ :lessun a lcgg.~ obbliga gli autori a SY.:g~ire l\IÌ egual ot·d ino n~::H~ distribu1.ione degli at>gomenti, e di quanfi libri io cono!'<ca, che h an trattato l'igiene speciale, in nessuno tro vai seguitato un identico ordine. Io du nque noll mi fermerò a difenderm i eli qliesto apl_lu~tio e dit•ò :;olQ che a.ver~elo c'o nsidcro.to il soldato nei suoi doveri, cioè lavorare ed attendere aila plllì;da del p1'oprio corpo, e nei suoi naturali bisogni, cioè coprù•si, alimentaesi e riposaee, distribuii gli argomenti a seconda dei detti do\·eri e bisogni . Ma, voi aggi ungete, rio~di nando i capitoli si eYitcrà qualche ripeti-


52

zione 1 s~ toglierà qualche contradizione. Lasciamo le ripetizioni, elle pon sempre nuocciono, fermiamoci piuttosto sulle contradi.zioni, le quali, se realmente esistessero, sarebbero veri errori. La contradizione, che voi avete trovata riposa nel fatto che io dò il precetto di lavarsi i piedi subito a marcia finita, ed invece consiglio di atte:1dere che sia cessato il sudore per entrare nel l;>agnÒ. Io dissi a pag. 57 che l'acqua per lavarsi le ascelle, il perineo, i piedi ..... devo essere fredda in qualunque stagione dell'an~o e questo precetto, sarete meco d'accordo, che in tesi gene,ral~ è giusto, ma a pag. 58 aggiungo : « ti dissi di lavarti i piedi con acqua fresca e nei casi ordinarii, cioé di buona salttte, devi far così, » e questo credo che voi pure ammetterete, nella pag. ~O infine dico : « in ogni stagione dell'anno poi , se hei fatto ,una lunga maNia, li devi lavare subito, questa finita. » Io. qui . non parlo n è di acqua calda, n·è eli acqua ghiaccia, e .non ~e parlo appunto, perché di già dissi a pag. 58 e 59 che a s~conda dello stato dei piedi e della salute si deve adoperare p acqua semplice, o acqua con sal comune, o con aceto, o con ~~:cquavi~e. Questo precetto dunque non lo credo falso in scienza, nè in pratica dannoso, essendo pure da altri igienisti stato proposto. Il medico-capo dottor T hurn nella bellissima operetta : L' Igiene della mm·cia, al capo VI dice : << Dopo la marcia nei giorni caldi bisogna procurar-e che i soldati si lavino l piedi possibilmente tutto il corpo coli acqua fredda ?> (bagni fluviali). Il dottor Phoebur, famoso camminatore a piedi, va anche più in là e dice « che in marcia nella calda stagione è utilissimo rinf~escarsi i piedi ad ogni ora e mezza o due, immergendoli nell',acqua; » poscia aggiunge: « spl'uzzare i piedi con acqua fresoa o lavarseli, in generale non basta, conviene produrre un più forte rinfrescamento. Non sono da temersì i rafreecldamenti anche q,?ando i pièdi sono in traspirazion ~. L' innocuità. di questa ope· r,B:zjone è pari a queìla di molte pratiche della mo·d erna idroterapi~. L'immersione nell'acqua cagiona un senso incredile di pen'essere, che ricrea e toglie la stanchezza non solo nei piedi, Hellc gal"l;lbe. ed in tutto il corpo. » Nè io ebbi mai a pen~ 'tirmene sia d'averlo usato io stc:sso, sia d'averlo consigliato e fatto ; .l praticare da altri in buono stato di salute. . Voi mi consigliate di sopprimere il capitolo che tratta delle ·malattie 'della pelle, perchè il « Mer,lico non deve cedere il suo

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53 campo. » Io non sono contrario alla vostra proposta, ma credete voi che sia proprio inutile, e fors'anche dannoso al soldato questo capitolo 1 Io lo scrissi perchè so da lunga pratica che il soldato per le svariate ragioni di servizio si trova molte volte lontano dal medico e nella inesorabile necessità di dover far da sè. I carabinieri nelle loro ·perlustrazioni, i soldat i di fanteria e i bersaglieri ne1la guerra del brigantaggio, le compagnie alpine per la loro speciale istruzione si trovano quasi sempre isolati od almeno lontani dal medico, per cui è bene che sappiano come medicarsi di una escoriazione, di 1,1 na leggera ferita, (\i una bruciatura ... E questa circostanza di trovarsi il soldato isolato è ora eosi ordinaria, che un distinto medico militare ha creduto bene di scrivere un opuscolo, il Soldato senza medico per insegnargli come deve contenersi ~se cade ammalato. Che più~ Un ufficiale dei carabinieri volle egli meclesir;no compilare un trattato di Igiene e di Medicina pei militari, in cui insegna anche come si devono curare Ja· miliare, la febbre tifoide ... Qùesto è male, direte voi, ed io faé.cio plauso al vostro detto, ma appunto per evitare questo male è conveniente che questa parte sia fatta dal medico; le dette pubblicazioni poi dimostrano pure che è da altri riconosciuta la necessità, che il soldato sappia guarirsi le leggere esterne malattie. Non scordiamoci però che io parlo agli ufficiali e bassi- ufficiali. Ed ora veniamo ai capitoli dell' amore. A voi anzitutto non piace il titolo, ed io vi risponderò che amore è vocabolo che ha senso lato ed abbraccia il primo sguardo di due individui di sesso diverso, e l'atto più osc'"eno1 delle sorelle Oolla ed Ooliba; amore è universale, unisce lo spirito e la mat.eria, ~ diletto più puro ed il più sensuale, la metessi, come dite il çiiober(;j, e •la mimeri. A voi pare che io nei detti . capitoli abbia detto cose che era bello tacere. Chi ha letto le belle pagine del Mantegazza sull' amore, chi ha gustato la delicata dipintura dell' Hartmann degli innamorati, chi ha meditato i profondi studii del Fleury sulla prostituzione io non comprendo como possa meravigliarsi di quanto io scrissi sull'amore. E qui a mia difesa riporterò le parole d'un altro critico : « Sappiamo che qualche periodico ha « voluto appuntare nell'opera del dott. Franchini quando inse« g na i ripat•i alle aberrazioni dello amore una soverchia chia~ r ezza di linguaggio. A noi la critica non ha arrecato meravi-


5,4

« g;lia; verchè· non ,ig~oviamo le pudiche pr etese del seç(:JJb,, c)le « be:vel).dO al ,bj,cch'i.éJ.' a~ BjiliC~ll'O predica c.mne PMlo e l!;;lr)one. « Il Manuale dei Franchini non deve aodare per le mani ·delle « giovinette ma eli , so1r:lcJ,ti. A.1,1che,. le, donne, se ne <Ìvesserq il « gusto e 1a capa.ei1ça, p~~r,~òbero legg;:)rr irnpn\}ernerir.e quelle << ~eve~e pagint.- 1\~en~re ,in. vet!ità :Jton ,sappiamo se la JY\Orll'l~. «· di una raga;:q:a ~ d~ . upa qo nna potei~Se profrltçJ.re egualmente ~< ne)l<J. lettum ,di :c~rti almp.nacchi, ;nei g:t~ali, scherzando. si <li~ sc9rre dell' ig~eo~ nell' D.\1'\or,(). >> (G!9rn'i].e, P,?·ov?,~c.ia di, fÌ'sa, n° 102). ~o dis:s,i ~ P<;g'· '2'Z9 :. « ·.llOll jn;vfto { mpitad acl elltrare 11el ~ampio, d i Venere, ma , ~e"q,ù i vi p()s~Le ~l pi (3d e, .baclate aglt. 1nqpnv.e~-e.ntl a..cqi andate incontro, gqarcJ;atevi da:i da:nni ln,_ cui net11te ipcia,npa~e. >> Potev.a ~o te~ere a.ltro linguag~io? I~e Jit'in;re pa:rolp. c)el ~eeonclo ca_pitplo c)a'll,J;JO .r.agione ·del miodranco parllU'e nel ,primo·. O caro coll,o;ga, voi forse non S'a:pete qu.11:.nto è spaventosament~ esteso H Yi'zio deJI:,t . mMturpa~done nell,'eserclto, e COllie' altri viz.ii contl'o-natuea non .fan di't'etto! ma se volete una e,on, . ferma 1 d~Jlc mio parole, a.prite le stat1stictie del ~eH~ral Tor~e, e raccapr·iccerete )egg!il.çtdo il g·ran nu.mero eli pee,lèrasta,, cl1~ •annnalme.nte sono condànnati alla t'eclusione. militare. Di fPor1te a ' .' qqe,<>ti 9?.l01'osj fa~ti, che g-iornalmentp crescono, oh dite in coscjenza non è· megl.io assai insegrra"I:e al so!dato il moclo cl\ , ~Sce,­ m,{lre i d{.tnni, e e,li eviìa.re .l e · 'P'l~l~Hi-e d~ twa cqpg\a irnpm·a, ecl in~icj!.i'gli di andar:a. _in qu,e~ )uog;hi 1re~ond~ti che p~u· UJL &anto fe,_ce . pei primo . ~<Ji.ficar~ ~ Gl'insegnai dl r.is'j;lettar,e il !ìautuarJo J}el)a fa1uig-lia, .cli nc;>ri scor0iar-;;i ,la: vi,ta ,c.olhh;venera solitari~, di ~1on .davsi in l~ràcèio, :>, <J:uei vi;tij, peb' cui audavano ttistàmen:.te fa1'Jlose Sq{lo.ma e Go ~Ol'ra. Se poi c()rcai di cqprìre di éfttraen't i vesti gu-estli) p~i l~(;) ~si è che l'·.(uil~>le dell' atgomento lo rìchiède pote6?o;:li a;p.J?Licane i\ ,detto ~~él p0et~. : .

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ll ver\) sé1,1.z a il , bello è <duro e scarno,

., Ma egri ~ tempo ·che ìo·ponst:·.t\tte al mio dire, pe.P non essere obbli_gato a r ipete't'è co:n MarZ~iale ': Ohé ja'fh satis' est, ,òhe libelle q -lam; l'écfo1· queritwnz2•e desinitque;

1


55

Fra i tanti critici dol mio lavoro a voi solo ho rispqsto, e questo vi si'a una pt•ova del valore che ho dato alle vostre parole, valore che proviene dalla molta stima che vi porto, la quale ora è di molto cresciuta per la franchezza del voJ>tro lingnaggio non disgiunto da urbanità di modi, qualità poco comune, e di cui vi sono sommamente grato. Pisa, dicembt•e 1873. Il T enente Medico

K FR<\Nc-rmn.

-···---<><>t~---· ···


56

SOCIETÀ MEDICO-FISICA FIORENTINA

É aperto il Concorso al premio triennale di Lire 500 istituito dal fu cav. dottore !sacco GaLLlGo. Il termine utile per la presentazione dei lavori scade il 31 dicembre del prossimo anno 1874. n premio sarà conferito seco.ndo le norme del seguente

REGOLAMENTO Art. I. Sono ammessi al concorso tutti quelli che faranno qualche lavoro interessante di propria iniziativa o che illustreranno qualche importante parte di sifilografìa o di malattie dei bambini ; e non ne sono esclusi i componenti ddla Società MedicoFisict~. Fiorent ina. Art. II. Il premio s.arà conferito dalla no'!!tr·a Società dietro ii rapnorto di una apposita Commissione esaminatrice, discussò ed approvato in seduta privata. Art. III. I membri della Società che · avessero concorso non potranno accettare di far parte della Commissione esaminatrice nè dovranno assistere alle adunanze in cui se ne discuta e se ne approvi il Rapporto. Art. IV. La presidenza delld Società annunzierà sempre almeno un anno avanti l'apertura del concorso. Art. V. I lavori presentati al concorso dovranno essere scritti in lingua italia!la e diretti 11-lla Presidenza fr!lnchi da ogni spesa.


57 Art. VI. I concorrenti dovranno inviaL'e i loro lavori senza farsi conoscere, sotto pena di essere esclusi, ed a quest'oggetto dovranno contrassegnare i loro lavori con un motto, ripetuto sopra una scheda sigillata che conterrà il IOl'O nome, cognome e domicilio. Art.. VII. La pubblicazione del motto nel Giornale della Società vale pet• ricevuta del lavoro. Art. VIII. Chiuso il concorso il Presidente sceglie nel sono dell'Accademia una CommL--sione di tre membri che dovranno esaminare i lavori stati presentati e re ferirne; appena che questi tre membri abbiano accettato il mandato il Presidente dovrà in Adunanza pubblica annunziare come sia stata composta la Commissione. Art. IX. Il Relatore della Commissione, parlando sempre in nome della Commissione ' stessa, dovrà in seduta privata leggere un rapporto circostanziato dei lavori presi in esame, facendo le relative proposte moti vate. Art. X. Questo rapporto dovrà esser discusso e la Società delibererà a maggioranza assoluta dei presenti. Art. Xl. Nella successiva Adunanza pubblica il Segretario degli Atti leggerà la deliberazione della S.ocietà; e quindi .il Presidente aprirà la scheda contrassegnata col motto del lavoro giudicato meritevole del premio e ne pubblicherà.il nome dell'Autore. Tutte le altre schede saranno abbruciate. Art. XU. 'I'utti i làvori presentati 'al concorso saranno conservati in archivio. Art. XIU. Quando entro il termine di un anno l'Autore del lavol'o pvemiato non lo abbia fatto stampare per j?roprio conto la Società potrà pubblicarlo ne' suoi atti. Art. XIV. Nel caso che nessun lavoro fosse inviato al concorso nel termine di tempo stabilito e nel caso che il premio non fosse conf~rito, là Società provvederà subito a riaprire il concorso. Fraermt, dalla Residenza dolla Socic~A. nel R. 4rciapedale di S. ;JMia Nuova li 27 dicembre 18?'3.

V.o lL PRESIDENTE Prof. GIORGIO PELLIZZARI.

IL SEGRETARIO Dott. PIETRO GRILLI.


Con R. Decreto 21 dicj.-mb1·o 18'7.'3. F~RRl~ltO cav. Luigi, mcd,iço di battàglione di 21\ classe. Nominato te-

neute medico di 2:~. classe. Con Decreto Mi11isterialc clel 29 diccmb~·e 1873. TOUlù~ Giovanni, !<Crivano

locale di :~ classe pt·esso la Direzione di sanità militnt·e di Firenze. Tr·asferto al Cornitato di snuità militare dal 1° ger•JHlio 1874.. Con Dettwmina:iom· Ministel'iali del 30 diremb;·e 187.'3.

AGNETTI cav. Maurizio, tenente colounello medir.o, ospedale di Bologna (succursale di Parma). Trasferta all'osp~da le di ~filano. LUVINf cav. GittHcppe. id. id., ospedale di Pad.lva (succursale di Venor..ia). Tr.·a~l'crto all"ospedal.e di Palot·mo. LANZA cav. GiacinLo, m1\ggiore medico, ospedLllo di Vet"Ol\U. Tt·asferto all'ospedale di Genova. PATETTA ca>. Alfonso, id., ospedal.e di Palet·mo. Trasferta all'ospedale di Salerno. BERTOLOTTI cav. Giuseppe, id., stato ricbiaroato dall'aspettativa Destinato all'o~pedale di Roma. OROILD: cav. Gio. Battista, id., i d. De~tinnto all'ospedale 11i Tor·ino. BINA.GHI cav. Ambl·ogio, iù., icl: r>estlnnto al.l'oflpetla~e di tlologna. FADDA cav. StefnllO, id., id. Destinato all'OS!>e'hlo di Parlov:.~. RTV.\ ca\'. Carlo, id., id. Destinato all'ospedale di Pado,·a. GRO!:lSI Filippo, id., id. Destinato all'ospedale di ~a poli. SANTO~T Giot·gio, id., id. Destinato all'osped;l!e di Firent.o. CHERTE-LIGOIERES cav. Luigi, id. , id. De~tinat.o all"os1>edale di B!u·i. BACCAR.-\?\"l OLt.avio, id., id. Destina.to aJfospcdtùe di Bolognn. SANTANE.I}A c.;t.v. Giovanni, id., id. Dostiu~to l}ll'ospeclale fli Chieti. . GEltVgTTI ca,~. Giusoppo, hl. , id. Destinttto all'ospedale dì Perugia.


59 ARDI$SONE cav. Giac.or!lo, id. , it;l. Destìnat~ all'ospedalé di Messhla. CATELLI cav. Camillo, capitano medico di l a. cl~se~ SO tùnteria. Tra.sferto alrosl_)e~ale di Napoli. REGI$ Stefano, id. icl., 30° fili\l~eJ;ia. Trasfet>to \l.!l1 Ìl~'. a1•tiglìetia. StRIATI Giuseppe, id. id., 11° cavri.lleria. Trasferl:o al 9° a.rtigJii:wia. PRA'l'O Domenico, id. id. , 14° fanteda. Trasfet'to all'ospedale di AlesS!mdria. .MOJARES !l p b. Vip.cenzo, id. j'd. , ('\O b~r~agl1eri. Trasfe\•to al distretto, di R~gg'iO (Emilia). ' ' SOHIAPPARELLI cav. Emiliq, id. id.. 59° fanteria. Tt·asfet·to a.l13° al'tiglieria. , CARUSO Ill.omanico, capiçaUQ medico di la. classe, 'ao f;ultet•ia. Trasferro ~ lrosl)edale di Pal~t·mo. GARDll'U cav. Vincenzo, id. id .., richiamatr) dall'aspettativa. Destinato ~l distretto di ~~cee. , SAN1'0Rò Lu.igi, id. id. , 50° fàn'ìerlo. Tl~ltsfert.o al hl0 nr·'tlg'lieria. SEGHIBRI-BJZZARRI cav. Leopoldo, id. id., 35° faute~•i;,i. Trasfèl'tò a'll'osped:.de di Perugia, CRJ:;SOl.'iNTl;N'O cav. Cos tap.tino, i tl. la., 33° fanteria. Trasferto a;ll'ospe· dale di Genova. BORRONE cav. Daniele, id. id., 28° fant<!ria. Trasfel'to all'ospedale di P<~d.~m;t.

MIGQLI 'Ùlisse, id,- icl,, \.150 fanteria. Tr·asfét:to nl 12.0 at'~i~licria. GOltlA. Francesco, i1l. id. , l :3° f>~ntet•ht. Tt·asfet·Lo a ll'ospeda.le di Verona. 'MAFFIORETTI Cesare. id. id., 10° fanteria, Tn1sierr-o all'ospedale di Mil..-u;~o .

ROVERE cav. Tito, ì.d. id., l1° ~anteria. Trasfél'to al dìstt·etto di Siracusa.

PASTRO Luil)-i, id. di 2n c!:u:se.. 3ZO f11oteria . Trasferta all'ospedale di :Verona. 1111\JpCOHT Th·si, id. id. , ()O' nrtigli e l'iì~. Trasferto al 42° fMtt~ia. COTTI!'U Domenico, id. id. , reclllsione mi.ÌitaJ.'e. 'ft·asfeeto al 30° fanteria. VICO LI Fìlippo, id. id. 1 6° c:.wa!let'Ì'I. Tl'asfertO all' li0 ca\'aUeria. OLIOLI Til t•cole, id. id., 18° fanteria. ilirn<tnc t~! 18ò f.tnlel'ia. MC>N'r:I Rtrbet·to, iU. .id., 45° J.h ni,<>t•b Tt:l!,sf<wto !ti (:)P 1)arsttg~iè'i>L ' CA BASSI Pieu·9. id. id., ~o fautr·ria. Tra.sferto al 2 !0 f;lnteda. LANDOLF[ .J.'edet•ico. ict. id.' R0 unt..wia, Tl'llS(erw ;~l 25° fllOt~t·ia. MONA.RT lllttrol'e, id . .id., O!>t.Jéd~<lo ùi L~qlogrp. Trasfet·to al lOtt f;ìntel' ia.. FlU!lH.E-JEA'N- IOLIBOlS GittseFlP'l• itl. ici., òsj)edalè di V(wona. -, Tn\~ Sfcrto ai t4° fanteria. VIGr,lA~I Cut·lo, id. id. , c:ot·po z~l.ppa.tori del génio. TrW>ferto al 74° fi•ntet·ia.. • ' • .r.J, PER6NDI ~uinWJo, id. icl. , 40° f:.tnto l'ia. Trasferto al 33° (ant.eria.


60 GIULIANI Alessand~o, id. id., 11° artiglieria. Trasferto .ai 46° fanteria. L>E LO"REN'ZO Pasqu~1e, id. id.' 64° fanteria. Tt•asfeJ:.to all'so · fanteria. MANDRACCHIO Giuseppe, id. id., 1'9° fanteria. Trasfei·to àl },;)0 fa~teria. COGLITOJ:tE Antonio, id, id., ospedale di 'Perrrgia (succm;sale di Ancona). Trasferto al ~o fanteria. PASCOLO Lorenzo; id. id., 44° fanteria. Trasferto al 35° fanteria. DE CESARE .Francesco, id. id., 66° fanteria. Tras'ferto al 1'7° fanteria. BELTRAMINI Luigi; id. id., 21° fanteria. Trasferto al 50~ fanteria. FANTOLINI Edoardo, id. id., 1.2° cavalleria. Tt·asferto al 19° cavallezia. BUCC..~iONE Luigi, id. id., 14° cava!Ie'ria. Tt·asferto al 45° fantei•ia. ELIANT6NIO Domenico, i'd. id.; 28° fsnteria. Rimane 'al 28° fanteria. , PISANO Giovanni, ,capitano medico di 2a classe, 10° lJersagl~et·i. Trasferta. al l 0 granatied. L ANZA. Pieko, id, id. , 24° · fante·r.ia. T.rasferto al 59° fanteria. DAMELE Pietro, id. id., 8° cavalleria. T1·asfet·to al ;12° fanteria. LEVANTI Carlo, id. id., 9° ar.t iglier:a. Trasfèrto .al 75° fanteria. DELMì\RTfNO Luigi, tenente medico di l a, classe, distrett:o di Lecce. Trasferto al 12° cavalleria. DE. LOZZ0 Luigi, id. id., 23° fanteria. Tt•asferto all'ospedale cji Verona (sucçursale di Brescia) . .ALLOCèHIO Leopoltio, id. 2n classe, ,ospedale di Verona (succursale di Brescia). Trasferto all' 8° cavalleria. MURA-.A,GUS Giovanni, id. id., stato richiamat.o dall'aspettativa. Destinato al 14° cavalleria~ PERSICHETTI Cado, id. id., ospedale di Roma. 'I'fasferto al 6° cavalleria. CASALINI Ri.ccardo,• id. id., ospedale di Padova. Trasfe,tto al 23° fa,n tet'!à. MORPURG'O Giacomo, id. id.,. di nuova nomina. Destinato all'o~pedale di Padova. ' · NA.SCIM'J?ÈNE Al~ssandro, id. id., id. Destinato all'ospe4ale di Paaova.

.

Con R. Decretì del 3Q dicembre 1.87.3. ' Gli ufficiali sanitari délla milizia. l)rovinciale in appresso descritti, sono nominati. ufficiali medici nella.milizia mobile col ·grado di capitano medico, a datat·e dal l 0 gennaio 1874 ; ALAMANNI Lurgì ANGlUSANI Giovanni RAVA G~orgio ZANNETT~ Rafl'aello

1

RIVA cav. Amilcare FERNANDEZ Àlessandro ALBERTOLETTI Giuseppe.


(H

Gli ufficiaJi ~>anitari della milizia proYinciale in appresso notati, sono nominati ufficiali medici nella milima mobile col grado di tenente medico, a datare dal l 0 gennaio 1874: CARUSO Luigi DELLA CORTE Alfonso GAVIOLI F edel'ico FERRETTI Raffaele GALLARJ?i:I Francesco ROSSI Michele CERIO Tgna~o GRANCINI GioYacchino DE CRESCENZO Gennaro CRAPOLS Vincenzo ÌEMINO Giovanni BOMBA Domenico SASSI Achille Q'I'f'AVI Françesco PIROCCHI Pasquale MARCHI Pietro FORNI Beniamino BIGNONE cav. Emanuela GIDGLIONE Giacomo CASSINELLI Luigi UCCELLI Luigi PEYRANI Caio GERBINO-PROMJS Giuseppe TURATI Achi.lle LAURI Carlo GALGANI Maurizio FERRARIO Eugenio GRILLI Giuseppe CARRUGGIO Antonio DONADEO Vincenzo SALOMONE Eustachio MAR00NI Giuseppe LENCION! Zaffiro NER):CI Ugo CORONA Augusto Ji'IORE Giacomo MOLINÀIÙ Giovanni

GONZALES Edoardo MELONI-SATTA Pietro FARRIS Antioco ROSSI cav. Leonardo PETRONE Bernardino BIASI Or·onzo SANTOLIPUIDO Francesco TORRIANI Leone FERRARI Michele FABRIS Pietro COMINI Lorenzo BAIJDINI Cesàre LEJOTT A Francesc9 FRASCA cav.. Fiorentino FAELL1 Narciso MAZZUCCHELLI Pìet.ro SCHIFANO Alfonso GRILLO Pietro DE CHIARA Francesco . ·QUARANTA Agostino MARCIANO Francesco FALCONE Tommaso P ARASSOLE Carlo BERRUTI BaTtolomeo FABIANI Pasquale GIAN~ESINI Martino GATTI Alessandro RTSPO Gustavo RICCO Federico ALFIERI Luigi P ALUMBO Giovanni CRIMA Antonio VIAGGI Camillo CONSOLE Davide D'AMARlO Giulio VECCHI Francesco STRAF AOI Luigi


62 DOTTOIUi'\1 AIC9!'1\UIIl'O SANI Co~tnutiuo DUPRÈ Yiurenzo SA\J:\l:'I.RTlL'\0 ~alvatorc

FILI ,\lfvnso QUINTO Ft·aure~ro Gio\' mni

VERCU~I

YALl ESI Gnt~<~>ppe CAPO:\B rm. Luca

LIQI"OlU \'incnnzo ADRF.A:'\1 F<•t·cliuando GR \j:;Sf C:t:'lo

MASSI:\iT Leonurtlo MASSA Guglil•lmo SORUE;,Ll \'il tm·., MOZZO:\"'T G:wt:lllO

LAYEZZART Antonio Z.\:11BRINI Antonio BERAROI Colombo BOS:\:\ì' :\fassimiliano ZECCHlì:\1 Girolamo 01A1'i'l TgUI\7.io BARUFFALDI Girolnmo :\Ovì Giuseppe CfTIART Nicola CO~$TGL10 Ignazio Z.\:\ZOTTl Gior·gio CER'I'O Giuseppe GALLI Yiwliano !viiGALEUDU Gio. Maria LA ROSA Antonino PICCOLO Giuseppe

GASP ARlNI Fr;,tncesco MORANDI Genesio BRIVIO Cammi1lo ?IIOLINART Achille PlGNOOLO Gustnvo LONGO Pasquale

BAltDELLI Gio. B11Wstn MAC.CAN'l'l Giovanni CASOTTI Biovnnni

DE SIPlO Salv!ltot·e ])E VlTIS Angulu • MUZ.?:ARgLJ.l Angelo

DE GlULI Augusto

CO~TI Goc:pa1·e INTERLANDl Gio~:nuni

RUV10Ll Fl'tlllCCl~CO FANIGI.{.O Alt'ouso

RUlVHANO Bi:1gio FERRARI Giuseppe.

PELLEG RI~l Oa•e~;te

SANTOPADRE 'l'emistoclo

Coa R. Decreti del 6 ge.maio 1874. DE FABRITIIS r'r:mcegco, lenente medico di la classe, in aspettatiw1. l{kl1iamnto in servi1.io effettivo dal 1° febbt-aio 1874. FJSSORE Ft·unc..sco. medico civile, e DE:\llCHELIS Fmppo, id. Nominaii sotto-tenenti medici.

Co;~ R.

Decreti dell' 11 gennaio 1874.

PIZZORNO cav. Giacomo, tenente medico di 2:.. classe, 620 fanteria. Di~penSI\iO ual SCI'I'Ì?.ÌO per volontaria dimil:'sione, dal 16 genllu.iO J87l. MUZiO cav. Gio. Battista, maggiore medico nel corpo sanitario militat·e, in aspettativa. ·collocato a riposo dal l 0 febbraio 1874.


G3 Col! J>r:tt•,·u~iua.:ioni jlfiJ~i~;lel'iali del 12' gennaio 1874.

MARTP.\'1 L<•npnldo. cr~t>ii.nno medico di Ja classe. Dil·ezione di sanità militm·u di ~::poli. Tl'nsferlo al 50° fànte1·ia. BUOA..\IELLI :'\apoleone, teueute medico id., 2° battaglione d'istruzione. Tra~r•• ,. ·1 tl 3t0 f.mtel'ia. VESPASI \'\1 Giulio, i•i id., 3° bersaglieri. Trasferta al 20 genio. GERLEH.l Gio. Battist~. id 2a clalll!e, 90 fanteda. T1·asferto alla Direzione rli •anitit militare di Milano. GOTT.-\RDI T,ttigi. id. id., 7° bel'l'aglieri. Tmsferto alla Direzione di sanit·\ di P·o•I0\':1, VALOR:\X l l•'ilippo, id. iù., 34° fantoria . Trasferta al 3° battaglione d'ist~uziun<·.

BROGLIO Em·ico, id. itl., 68° fantet·ia. Tra!!ferto al ZO battaglione di istruzionn. FERRERO ··av. l.nigi, id. id., auovo nomin:.~.to. Destinato alla Dire~ione di sanitt\ mililo.l'e di Torino .

. Con R. Dec1·eti del ~:; gemuxio 1874. Nomino u <lel:ltina:lioui di ufficiali medici della milizia mobile.

Dist1·cttò di Bari. DE A;\:\A .\ngelo, lenente medico.

Distretto di Bologntr.. BUTTINI Eruesto, tenente medico. Dist>·ctl() di 1'era,lo.

LmSE Guglielmo, tenente medico. Dist,·etto di Napoli. SffifGXA~O Feùet·ico, tenente medico. F:I\BIAt\'1 Giu.;liniano,

id.

Dist,·et to di Cuneo. F ASSL.'ij SebtU!tiano, tenente mo~dico.

Dist>·etto di Campobas.~o. PI]TltQNIO niuseppe, lenente merlico.

Distretto eli Vcne:l". GALLINA Oiusoppo, tonante mediuo.


64

Con Determinazioni j}finisteria~i del '1. 9 gennaio i874.

CARUTTI Enrico, •tenente medico di l a classe, Di.rezione di sanità di Torino. Trasferta · al recl'Usorio di Savona. DE FABRITIIS Francesco, id, id., ~·ichiamato dall'aspettativa. Destinato al 27° fanteria. VOLINO Cat•mine, id. qi 2a classe, 77° fanteria. Trasferta all!!, Direzione di sanità di Torino FISSOR.E Ft•ancesco, sotto-tenente medico, nuovo nqminatci. Destinato alli). Dit•ezione di sanità di Alessandria. DE MICHELIS Filippo, id. id. Trasferto · alla E>ii·ezione di sanità di T91'ino.

Con ~. Dec1·eti del 25 gennaio 1.874. FINOCCI:HAR.O Giuseppp~, tenente medico di la classé, 1° fanteria. C0l\ocato in aspettativa per motivi di famiglia. ZAMBELLI Pietro, id. di 2a. classe, in aspettativa a Brescia.. Rkhiamato in serviiio effettivo. CIGOL!Nl oav. Amedeo, capitano medico di l a classe, nell'ospechtle militare divisionario.di Torino. Collocato a riposo dal 1° febbraio 1874, ed inscritto ueg·li ufficiali di riserva col grado di 'mag~iot•e medico. LEVESI cav. C'riovanni, , capitano medico di }a classe, addetto al dis~retto militare di Cuneo. Collocato a ripo.so dal 1° febbraio 1874, !'lcl insct'itto col rispettivo grado negli ufficiali di riserva.

Oon Deter·minazl'oni Ministe1·iali del 26 ,c;ennaio iS74.

GUERR1ERO Fr~n,cesco, capitano medico di 2a cl<tsse, 15° fapteria. Trasferto al 6° ,cavalleria. CAL VlERI Giu-lio, tel'lente ,medico di l a <'-lasse, 29° ·fap.teria. Trusferto alla Direzione di sanità militare di Perugia.

Il Da'rettore .~. N. Il Redattore :Med. Diret't. cav; BAROFFIO.

Martini Fedele, gerente.


ANNO XXII -

N. 2.

Firenze, Febbraio 487~

RELAZIONE SULLE

CURE' PRATIC:ATESI NEGLI STABILUJIENTI BALN'EARI DBL R.Ji;ClNO uoll' an~1o 18 75.

STATISTICA

GE~ERALE

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:\ULITARI STATI CURATI COi'\ ACQUE MINERALI DUnANTE LA ST:\GIO~E BA.L:-IE<I.RIA

dell' auuo 1873

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Esili dello cure in ciaschedun.o Stabilimento

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456

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68

RELA ZI ONE

Firenze, il 3 febbraio 1&'74.

Al szg. Presidente cl.el Comitato di Sanità . ..

FIRENZE.

A tenore degli ordini impartitimi dalla S. V., ho sottoposto a irùnuto e diligente esame le relazioni e stahsti.che mediche relative alla scorsa stagione balnearia, che i sanitari preposti alla direzione degli stabilimenti idroterapici pei militari fecero pervenire a questo Comitato ; ed il risultato di tale esame la S. V. ed i miei colleghi lo rileveranno e da questa relazione compilata sulla scorta dei succitati docmmenti, e dal riassunto generale delle cifre numeriche, cui ho cercato dare tale un insieme, da essere, a parer mio, la più esplicita e chiara espressione di tutto che può dirsi colle medesime. Per quanto ha poi rapporto alla esposizione di quei fatti ed avveJ·tenze, che giudicai meritevoli di qualche cenno, mi atterrò alle stesse norme da me altra volta già seguìti in còrnpiti di tal fatta, a quelle, cioè, tracciate dalla S. V. con tanto senno e chiarezza, in consimili relazioni. Ciò premesso, eccomi in materia. Il numero dei militari sottoposti all'uso delle acque minerali, intus aut extus, fu, in totalità di 937, cio.è nella proporzione del 5, 903 per 1000, relativamente alla forza complessiva ~>otto le armi.


69 Notisi però che tale cifra sarebbesi con tutta probabilità elevata a qualche centinaia di più, se le condizioni sanitarie di alcune })rovincie del regno non avessero consigliàto l'oculato e previdente Governo a .sospendere l'invj0 dei militari proposti a tali cure, i quali trovavansi di stanza in· quelle località, irr cui era comparso il malaugut·ato ospite asiatico. Ed in conferma di tale mio asserto, farò osservare come gli ammessi alle term.e d'Ischia per la seconda muta furono, eccezione fatta per cinque, trattenuti tutti quanti ai respettlvi corpi, perchè stanziati in .provincie dichiarate infette dal choléra; e che· per la stessa ragi:Gme buon numero degH ammessi a cuPa· in Recoat~o non poterono fruire di un tale benefizio. ' Ohecchè ne sia stato, la cifra dei curati fu quale ebbi ad indicad a, e questa, poco su poco giù, la si trova uguale a quella della precedente annàna. · A comporre poi 1a snintt'i·catà oiftoa di ·937- vi eti)1corSet'O 268 ufficiali '168 sotto"ufficiali e 50l tra c~porali e soldati. Dal che chiaro emerge che il eòntingente maggiore, relativamente alla rispettiva forza numerica, ci Yenne somltlinistrato dall'ufficialità: tant'è che, per questa categorià di militari, la r elativa proporzione fu di 25, 487 ·per 100, mentre per la bassa forza fu solo di 4, 514. 1 L' età"genet'alrrtenté p·i'u avinzata dei primi; i. ser{ìgi più a lungo dai medesimi· p'restati, ·e per conseguenza gli acciacchi di ogni specie, forma, e natura inseparabile, direi quasi, da chi per lustti e lustri percorsè la gloriosa carriera delle arç-ti, ci rendono plausibile ragione di ' un fatto, che si r ihnova ad ogt'li rinno'l:ti.lrsf 'della!'·stagion'è· balnearia. ·. , · Per qt:tanto ';ll.à rappbrto ia:-i r èlMtivi 'contingMti ' SdÌTimini! strati da ciascun arma, ed alle relative pi·oporzionl c6lla propria forza complessiva, dirò' che 'att~nendomi, .per quèste, alle . r . statistiche ministeriali riporfate dall'annuario m~lit,are per l'anno 1873, e per quelli, agli stati nominativi dei curati in ciascuno Stabilimento, potei raggranJllare i dati segMnti : ,j

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Corpo dei R. carabinieri .180 curati cioè il 9,330 per 1000 Fanteria di tùzea e bersagheri. 4,268 » 427 » >> OavalJerz·a 7,580 » .» 112 » Artiglieria e ge1u·o » 144 » » 7,480 Armi diverse . 74 » » » 13,930 I malanni poi che si ebbero a curare nel11J, scorsa stagione coi bagni, fanghi od uso interno delle acque minerali, essendo stati, per en tità morbose, presso cM identici a quelli delle ultime precedenti annate, non mi somministrarono nuovi argomenti meritevoli di generali rimarchi, e il ripetere quanto già si scrisse in proposito sarebbe per voi e per me un mero perditempo. La ripartizione dei 937 curati fra i varii Stabilimenti fu la seguente : 1Acqui 366. - Isehia 257. - Recoaro 140. Casciana 72. - Salsomaggiore 32 ,e per bagni di mare 70, cioè, 37 a Genova, 20 a Livorno e 13 ,a Venezia. Fra i suaccennati individui se ne contano 159 già altre volte sottoposti all'uso delle acque minerali, 118.- cioè per una sol volta, 22 per due, 10 per tr~ e quattro per altrettante. l Quelli poi1che r ipeterono, in )Jlodo più o ·111eno completo, la mutà furono 241, cioè 196 in Iscbia, 19 in Acqui, 18 a. Recoaro ed 8 a Salsomaggiore. P ochi furono gl'individui che o per esacerbazipne dei vecchi malanni, o per insorgenza di nuovi, dovettero sospendere od interrompere definitivamente .la: cu,ra: tant' è eh,~ in totalità som..l,llano a 14; e tnptisi ancora che dL , qu~sti solo 7 dovette:r:o riparare allo .spedale, 4 cioè per malattia dell'apparato respiratorio preesistente al loro, arrivo allo Stabilimento; l per febbre gastrica e 2 per ripetuti accessi di feb. bre periodif>a. I risultati delle cure fu;r;ono in quest'a~;~.no, come nei p1~eqe--: denti lodevoli anzichè no, come ben lo d.imo~trano Je cifre \


71

riportate nella mia statistica generale, e che. si riassumono néllé!Seguenti: guarigioni 353 (37, 6"13 per 100), miglioramenti ·456:· (4!8, 664 p·er IDO). Esiti nullH.28 (13, 553 per IqO). . ·1 La ·maggioranza assoluta delle guarigiònì'; come 1qu~lli't degli 1esiti negativi, si ebbe' nello Stabilimento d'Iscnia. 'Esposto in cotal guisa tutto che giudicai riferibile i generalita, chiuderò la· prima parte di questo mio rapporto per far· passaggi~ alla sèdtii1da, ' in ·chi · farò del meglìo per 'pbrr~ in rilievo quanto di più rimarchevole venne osserva'to dai medici preposti alla direzione di ciascuno Stabilimento.

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n di 8 giugno venne-- aperto lo Stabilimento Balneario militare d'Acqui; ed ilf2l>settembre lo· si ohiuse. •In questo lasso di tempo ebbero~. hwgo 4 mute ·è Jsi ospitàrohb '3 86 'indi-iidu~; cidè, 14'7 ùfficjaTi,·•56 sotto-\iffi'ciali, e 163 tra capo~ali e soldati. n numero dei primi però sarebbe per ·certo stato di alquanto maggiore se l' in!:mffiéenza dei locali non si fosse >._ f ' oppòsta ·'all'ammissione· di 'Val'i postula:ati. E' tale una•tistret1 1 tezza"ed insufficienza di· località, ·che' òlt'r·e alt''infrazioli~ permanente de' più sani precetti ·igéni~i. ha · p'ur f' inèonveniènt.è di generare malumori e mormorii non sempre celati, si fece sentire in quest'anno a segno, da non permettere che alcuho fra gli ufficiali . potesse fruire tdi maa seéonda: mu~a, oenchè per 'tathino ''Ve ne fosse ,1' indioazion~ be'n>t~anifesta. Se tali miei appunti su questo Stabilimento 'verranno p're~i in ·qualche considerazione dal Governo, io son persuaso che il medesimo farà del migliore acchè vengano colla maggior sél•lecitudine possibile attuate ·quéll'e opet•e' d' ingranaimento, e 'di migliorie da piu )rustri vaghéggrate, e' da1 Governo stesso e da quanti, o per ufficio, o per cdntratti malanni, ebber~ a prendere conoscenza: ài quel fabbricato. E siccome fra quest' ultimi Vi è compreso lo scriventè, ' CÒSÌ ·egli' fio n SÌ perita di asserire, ohe tanto dal lato igienico, qùàntòhpèi-' l'ass61uta '


72

,deficienza di apparat~ meccanici atti ad accrescere la po~enza medicatrice di quelle acque, i benefici sospirati provvedimenti sono molti e molti ..... Checchè sia poi per essere, io roi credo in . debito !ii ricordalìe al Governo che in quest'ann,o~ p~r di lui ordine, jVen.r:tero chiusi, pe.i militari, due Stabilimenti :b_alneari; e roetterlo irr avvertenza che il s,upplirvi con quello di Casciana sarà cosa ben difficilE\, qqand'anche le proJ?rietà terapeutiche1 di quelle ' sorgenti fossel?p ,identieh~ a quelle. di Monteortone e di Vinadio. L e salutari virtù dei bagni e fanghi d'Acqui &ono oramai tanto sanzionate dai sorprendenti risultati che da anni ed anni ne ottengono i nostri militari, che ciò solo dovrebbe render persuaso chi con tanto senno, ed incessanti cure regge le cose nostre, essere un'assoluta neeessità la pronta attuazione di quel pro~etto, che duplicand~ i locali del nostro anantico Stabilimento Balpeario lo renderebbe atto, anche da $o)q, 1 ~ ;dl.lil.' r~coy;l}ro a tutti i. militari abbis.ognosi di g.ure di tal genere, i qpali .sono di stanza nelle provin·ce Nordiclle. o , centrali del Regno. " $e i ~ot\ dei, miei! collegh~ : .noJ1 dissentono. dai ~uesp.;e.s$i, io mi .rhrolgo a Lei signor Presidente, accioocM si degni segnalare i~ special mpdo, a chi di ragione, queste osservaz,9nj, che in fin d~i ,conti altro :non s~no ohe .u~a. categor~ca ;rispos ta alle tùtiroe parole ·c ontenute nella Jefltera lVIinisteriale che accompagnava .la tra$missione a questo Comitatp dei doC}lmen,ti di cui.,mi vc;tlsi per ~:fiJ.uesta.• relazion~. . l • Accexmati ~1'\· ~iffà~ta1 guis~:~-. i p iti sentiti bisogni di 1 q~esto Stabilimento" riprendo l'esposizione di quanto ebbi a rilevai~e di .più impqrtaJ}te. ~~Ha rel~z.iqn~ del. ~stintA sanitario . che )l~ ebbe, la'\ di,r~?:Ì9,Illil(o . •: .. l . r • ' Già notai come .·i. ricover.ati siallo_ stati nella scor$a .q.nnata 366; ed ora soggiun~er~ che, le .ç1alatti~ da cui ;erano affetti, &~ ,rif~r;isco)1p ~;n . gr~n.de ~~ggi 9r,anza ai dn,e pnim,i-gruppj deJl~ roia ?tatistica, cioè ali~~ affezioni reu.q~atiche, e ai po1 st umi di l~sioni ~_raumat.ich~...P er questi iL ,numero, fu di 146 ~J l?l'lr"quell~ q di l,l,7;.,1 , H .. ;,. l·• J.' tf


'1<3 . rSé· .f~a. i ·;r;e~u~a:tismi·. cl' cigni . ~nàdo · er di· og·cyi speoie'non se l}et. ~bBe a,d · Q~S?t'Vaye r ·alclUìQ che a:vesse alt~;~~ato ·in medo J:ilfl.turp~n,_te,. ''0,0-.)!ne· &i ~s}it'Ìillié')il do·ttone•.B0bhw, •~a;· f!9rrna i ana·tonrioà d:elJe pal.'ti :a.lfette, fu:nono ·p,e:r:ò,.in< .):iu6tr n11meno quelle ehlil., oçc!Jl:pan~o· .u:rta. p· pl:tl 41't:i~ola.ziml!ì, presentav.ansi (~o:n cGìnsideJ;i3.'Y.0li ,iç.grossamenti, e1. r~hdd;vaùo ì Ii16y'i.ménti stentati~ dffficili e tlprrnentosi, Iv{algr.ado ·:ta~ta gra.;vità di ~eliqu~:bj, neppure ano,di que,s ti p,azie.Tl'ti'\aS'ciò gu.éUoS.tabilill,lento··senza ~Mrèrw òtte1mto· un sensibilisstti:w benefizio ~a que',fanghi: e ;ba~i, d~· l}l~~ i,l JJ...<Jstr.o pro-\r·euto-.{dn(i)berapista.•fa eon tanto senno ed oculatezza la più . 0])p0rtuna>·applìéa.zìoire: 41 glilii<rig.i'oni ~­ (o~tpe- ·il Bl§ per 1(00) -~ e 76 1)1igl.iorf1ment~ - (circa,65 per 'lOO)più: ·d'ogn1 .mi,o <dire ~vi __provano Heffic.ad~, di..- quelle terro.e_in t~ ;g~11er:e •. di 1màlanni. ',.. ,._ ,.,:ta · fqpma, sed,e; uatur:a èel_ e11tità gei:::t.postumi di Wèaùmar

tism5, Jua·or)o ìn.questlanl'l0,, e.o:rne nei pnece-denti,, svariatissime. .di brevità, dal fa:v cen1ù!l,·dh 1tante ;v~t'içmU, p;el· t-d;J)vi s6lp.!•.che. fr-a. ,. tali reliquatì oss,e rvare11si 'Vari}-éasi· i~1 pui·la strtl,t tura arìatomica era:··s:i,J}a.utafneùte ~lt­ t~r:a<ta; dçt rend~l~~J gpa,v-eme~lte aomp1:0messa· la· funzionai,i.t~ .!lsll.e p~eti,Jese"' .. f ;1l ' ·., • .' .,.. i " ·• . :Ciò ·ihalgrado gli esitLdelle·cut".fl .tB-rltlaJli~ per·siffe,tte-1ési0ni'! f$,'!;:{!)'11Q•~!'l!.llZich6 .ne; )0.çl,av-oli:, · 'cOJ:n:e visulta ,d'lfl ·P.iassunto c.o;m,... -p,Iessiwo. deglt \esiti t - 31 · gilaritb~1;· 23@ ,per,· 1.00}1' mig,li0naii 1Q§. (13, j.Q3 per,l!JO), ,risu•1twti 'liegàtiyi '7 (A:; 7-94 pen HJO)~ t omputande fra questi il çasd '& un individ1~o.;H qualé)•i'ni.; ·zia:~a ~ ~P;P~IiiLla e::~'ra; i}6lv~tte nipa,-Fare.~,3,;ll0 spellate .pt~r-: gag-)J~4i 'M,e;es$1 · ddebp).t_~ , ~e:r.iod.ioa. 'l • · '!.1· ·-;l ·, ; >~ ~~- ' ' ~ :s'ft~·io, y(Ylessi; nifèrir vi;·lsu; ttatui, i fatti Q;i· iniflerèssè scienti:fi·eb~ i q.uM~ s or.t~Fol:).(') 11:r.isultati f13licissiro;ìj. oltoopasser'éi- i per .o~-cto · foli~mili,Jiri unisunbò J•dii -!t'èlaz·ioBe, ed t'8cbus'èi--ei; co!il :,tuttlf•pvQL hab'i~ità,;· ?lèllac ; Y.'O:Stl:a: irMulgenza. ·Sie·d~mé ~er0)' •'fra ,.i ··tanti arv\Vene; ·uno-l' .o.lie-, p-et' ...e~e.r.~1 1-in. <Strietta c0r.~·.élartioire \éon ~ pa:­ veti~· pre&J:Go-legali emessi 1dà- ,qùesi6.'00im-ìtato; meniill'ff più~· di 0.gq~ a;}trq~ dh,e,ssere I.tid.o,~datp9 . perrnettète!:ni .ah e' ~Ve lo esponga CQlle s;tésse'1Pfllr0le di •Chi ne lcom.pilò1la ·storia. J •• )~ ,.- .•:.... frlvesç-i~1d.e1~0, p~r 411110Ve


74

« Fra le ferite d'arma da fuoco ne venne curata una nel « carabiniere Bonzi Pietro della legione di Bologna, il quale, « in uno .scontro con malandrini, riportava la f11attura com« mim'ltiva della ·estremi~à esterna della clavicola destra, « · uscendone il 11roiettile alla part'e superiore della scapdla. « Le conseguenze di tale ferita furono: la quasi immobilità « dell'arto corrispondente, l'atrofia del medesimo e dolori ri« correnti. Allorcbè i~ Bonzi giunse allo Stabilimento presen« tava tutti i suaccennati sintomi obbiettivi, ai quali si « aggiunse in seguito Jln ascesso alla parte anterio're della_ «. clavicola, il quale venn~ . da . me apetto. · « Ripetute càuterir.r.azioni coadiuvate dalle terme 'Valsero « a far separare quattro frammenti ossei, estratti i qualì, si « ottenne in 40 giorni la completa guatigione del Carabi« niere, per modo da potere egli servirsi lil:leramente del suo « bracci'o, senza o'mbra di sofferenza, e ridiv€!ntare idoneo a « q1.1alsiasi servizio inerente all'ar-ma, a cui' appartiene. >> A complemento poi di questa semplice esposizione di un fatto cos1 interessante, mi sia permesso aggìungere che la pratica di riforma con pensione, per questo individuo, venne per ben due volte quivi discussa, e che il primo parere da voi emesso fu sospensivo, proponendo per intanto il Bonzi a cura termale in ./{equi, e che il secor1do, ·prev~a visit91 dell' individuo•·stesso, confermò pienamente l'asserto del dottore Bobba sulla· riabilitazione· di questo Carabiniere a qualsiasi .militare S'ervizio. In judiciis medicorum fama periclitatur, ... lo ricordino bene quei niedici, che in modo assoluto e bene esplicito avevano .dichiarato il Bomi per sempre inabile af ·mHitare servizio ! ·Le m~làttie cl.el sistema. iwervoS'o, in numer-o• clri 43, presentarono, mo.r e solito, notevoli varietà e per importanza di lesioni, e per sede dell' entità morbosa. Le iscbialgie però' vi predominarono in modo assoluto: tant'è che oltre la metà delle affezioni nervose riferiscqnsi alla su accennata fattispecie. Quanto ai risultati delle cure . not~rò che si ebbero otto· guarigioni, 34 miglioramenti,' ,eì:h un ,c; olo esito "neg~tivo. r • ,


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Gli affetti da morJ?i cutanei furono· 27, e le eruzioni pustolose delle più benigne forme « AQne >> ebbero su di ogni altro il predm;ninio. Casi gravi, o per cronicità o per entità Ì110rbosa1 non se ne os,s.ervan<;>no, ed .i ~eli ci e$iti ,delle cure (16 guar.igiop.i, complete. ed,) l notevoli ,miglior,amenti) , ce lo confermano bastantemente. I casi di morbi del siste,roa linfatico, o da diatesi scrofo' .losa, furono 13, 9 adeniti, .3 .per~<h,Stiti ed l artrocace. Per quest'ultimo la cura riuscì infruttuosa, mentre per gli altri si ebber.Q. l l ~ig}ioramenti ed J.,, .g,uarigione completa. In 6 individui si ebberç da osseJ;vare·rtelLquati d.i morb-i venerei, (artriti blenorragiche, bubboni ecc.) che in uno si feGJero intieramente sgombri, in 3 si resero più miti, ed in due persistettero quali erano prima della cura termale. In uno di questi trattavasi di anchilosi radio-carpea-destra da ~rtrit~ b,l.eno.rragica, e llell'altro di an~hilosi co;w-femorale seqJ.lelfl.. 4\ un bupbone.;. '., ><. , Gli affetti di postu{ni, di 1flemmoni (retrazioni cutanee o tendinee, anchilosi più o meno complete ecc.) furono 12, dei quali ·~ guarirono, 7 miglioraton<? e 2 non ritrassero benefizio di sorta. Un caso di .diatesi forurìcol.ar~, ed un:o di: ostinata. ga, stralgja., .entr:.a.mbo guariti, eompletano la menzipnata cifra di, 36l,6 çuratj,, p~i qual.i il· r.ia:ssuhbo . complessiyo, degli esiti ft~ di 103 guarigioni (28, 142 per 100). E qui farei punto al 01io. rapporto sullo Stabilimento d'Acqui, se non. fosse debit6 mio il rendere conscia la· S., V. ed i miei colleghi? come il dottor Bob'ba, nel suo stato nominativo dei curg,t\, abbia ilt modp . c.onqiso si,· ma. e::tplicativo an~jc:ti,è. no, 1r.esQ .conto dei,singoli.Jattit· da esso lui osservati. ~aziente e. .ben ordinato. lavoro;·· che ;in armonia_ 'perfetta e colla <Y lpi··relazione su tutto che ·d'interessante richiedeva p~ù . estesi ragguagli, e coi minu~ti dettagli che-ci porge sull~ di ,lui ,~estiqne amministnativa, J~ : rende sempre più merite-. :v:ole ,di quella stima ~ conside,r~zione che gode,, e presso ques te'1 CG>TI}.it~to; e .pnesso vi~ . persotle ~.tu t te j .•eli:e eh ber0 seco


76

·ini rela2;ioni di servizio; o di,' esérèizi'él' p1<atico di 1 ~uen·~~te che ccm tanta· distinzione professa. · · . CJ~e se quest0 mio, povero, ma . slnc~ro ·tl;ibuto) di e~11iomii verrà ravvisato 'troimo lievè ·compenso pei''chi d'a 'ben lO anni attende, c0Ha ciassirìfa accortezza 1e' con. si faCiÌe < su~cès's:o, una tanto improba· e spiuosa bis()gna, iw lf;al caso clfr~i ~il d<9ttor Bobba di appigliàrsi ·aq c0nsiW,i~" di éhi gt.li.dò i primi ·S"uoi .pass.i nella b {rriera medico ..mllitare, e seendere per poc0 'nell'i n'timo della• propria cosderiza; ob:e laggiù'rvi'·t rover;a. p·er cer'to tali compensi è 1f\Ìl1ll.ffier~zioni, 'ch'è uguali nessun w:nn:o sulla .t erra potrà 'm~ì compa:rtirgli. · ' · ·

ad

1

·. ISOHIA.

.Lo Btabilimento ci'\ri:le d'Iscb.ii ' yenne tLnerto ·a i' militari

il 29 agosto e chiuso il 26 settembre, i2. gi6rni, eibè; 'ih an:ti:ci pazione delFepoea: prestabiiita. L'apJl'3!ritiorte ;iel eolera iT\' a'lc.une· pNv.i.ncie meridionali ta•el reg[l)o fu 'lh"sola cagione

.di un tale pr0vvedimentb g<JV'eì'nat~vo•. Per ~iffatto. n:nilaugurato incidente, 5· soli, fra gli ammessi alla seGdn'da. ' muta~ JY(i)teronO interV•ei;)irvi, e q,ues'tj,, in .C0ll quefli d'ella prÌrpa, 11iproposti per nov:.ella eura, non fmii."bho di q\lle:lle'terrne'clìe pèri pochi gioFni.· 8iò malgràdo· il 'numei'b dei ~uratì in qtrèsta ultima ann~ta sttp!;lrò guèllo ·della; pre~eGl'éJ.~te~ JEs~i furmi0 .25'7'; cioè 50 uffidiaJi,, e 20ft .di bass3Jforz-a: · !\. · " · ' $e' riferii fohe le temrie -d''.rtcqui ci·,(heaero feli'ei !tiSultiti; che.,non dìrò di qùelle · ~l:ltsèhJ.a, ove le 'gll>~rig\o1li' ~furono· 'in nu.mer:o di l-52 nella proporzione, ct1oè 'Cfe·l 1 59;:t533 per lOfi~ Dh;:0 ssolo che una c-ifra•r. eòsr imppnéntet d'i feli cissimi esiili ia si trova ftlquanto ·Controhilanciata'fda ql1è1H:t di·1 57 negatllvi, cheoohè 'i i i:lotto·r U~ert0ni 11e ascdva: la causa ·edi all~forma, giiav:e:'lza, ·e 1data delle ·ehtiifràrrmorbose·' clfe'rebbè in· cura, é:d alla trCDppo bre,~è durata··de'l h vtel'a'Pìa: chte ' lCDiW sf opposè. Jn,•.Isehia ec;m1e in *e'qui:, 'la· n1'aggior parte· Cl'egli acc.o r'...: renti ··erano . affetti o da·.p(;)stumi tdiJ· traumatism\l,' o ·.d'a ma_,

un


lanni re1Jm·a.tie1-: tant'è ohe fra questi ~-e ne furono I06, e fra quem.· 66. I soli · re~iquatL ,d·i Jhttvra somrQ.çtt10 a 20, e buon numero d~i ~rq'edè.si.rri1 asso.Q,ia.ti a t,aÌe alter~zione liti struttura anatomica; da renderli_ per :sempre inamovibili. L~ .fer;it~ cr~rm;a 8,a; fuoco s~ presentarono èSSe pure O!i>n tale corteggio di relequi:l.til "da timcléré ìnfv.nttuose le cune t~rmali nellp: mét<)i Q.ei casì, ~he se a ~a:li fatti si ·aggiunga anèora qùelh1 di a:Ieune lussazioni màl t1dot:te e non p.iù\ su;. scettibili C!i esserl0, nòn sara pei· noi diffiéite il rèn~~rsi ra:giQne .dei )~'i esi·ti n~g:ativj, che si riferiscono al grupp.o· dei traumativÌ. - Le affez~oni reumatiche è loro posttLmr, ohe di-ssi ~ssere.,~s~ati 106; :~veano per ·sed~. un.a o piì1 articolaz.ioni' in 96 casi, il téssuto museo!are od aponeur0tico .in 10, e le: ossa in dl!le. $e vn tal q,ual grado a! esagerata sensi~. bilità era corm;me a q):lanti trovava:nsi a{fet'ti <l.a malanni. 'di" tal pàtur/ì, btwh rmaméi'o dei medesirrti presentav.arw inoltre ·· à.ltel\a,zi:çine nella formà anàtiSmica delle articolì'l;:ioni; vuoi per versamento ihtra~apsulare, vuoi per tblmefaziOI~e dei tessuti lilOlli cireu;maffil}ièiiti;· v-ù,oi pnr anco in qua}(:he (~a-s& per in~gross~n)~nt9 de\ capi art~çç;lari : e comy cons~g·uenz-a dl sHfq.tti p;rodotti patologici:, la rihlertà..dei rnovi·menti e~'a in questi tali piì:l 0 meno .,i1iceppata. , IYI<tJgr.adp H nOJl i:ncli!ferente nun1e11o di aosì. importat),ti lesrqni, i . l':Ì,Sltltft.ti delle Cùl"e flirono nàolto sotldisfaee11.ti, c>a.me benJo ~imostr;me le ~Q guari~ibt~i ~d i 12 miglioramezùi :che si ottéqt}ero. I m0pbi del sistema ne~·vr.is0, (JOn:i.e ;pur· quelli dél sìs.tema~ limfatloo . <) da .dia,.te:si s>01~ofolo,sa, fa,t ta eébe~ione d~i oasi pi\L·.· leg,giel\~, :n0Ìl: rar:assero, nella scorsa iBiJ.ata:, quei ta-nte ~M.­ luta'ri effetq CO}lS'h<t.tatr ·n·el~e precedenti. Difatti, su !30, fra i pilimj, ·si:· ebbero '1 ,:esi:ti nega.tivt e .sll ,z2; fra i secondi, gli insw~dessi fnrli>no • 9.. "' '' - Bi .'m.ail~ttié viscerali -:s e M co'ritarono 8., ,cioè 9 dstru- •

_zioni epa:t0spleniclie-, altrettànte affezi0ni dell'apparato ur6- '' pojético e 2"oa:sL, di ·gastralgia; 5, g-!lacfigioni eH 'migli0ra-.;-


78 menti, l cioè, per ciascheduna delle indicate entità morbose, costituiscono il resultato delle cure. Gl'inclividui affetti da morbi cutanei furono 9, dei quali 3 guarir0no, 2 migliorarono e ·4 n0n ottennero bene'fizio di sorta. Sei casi di r eliquati venerei, (5 guariti, 2 migliorati), 9 di postumi di flemoni, (3 guariti, l migliorato, 5 con esito negativo) ed uno di edema idiopatico fattosi sgombro mercè quelle terme, completano la cifra dei 257 curati nello Stabilimento d'I~chia. Ultimata in cotal guisa l'esposiuione dei fatti più rimarchevoli caduti sotto l'osservazione del dottor Ubertoni, porrò termine a questi miei cenni riassuntivi colle frasi stesse di cui si valse il prelodato sanitario, per chiudere la di lui relazione sulle terme di cui ebbe la direzione. Che se. vi aggiungerò ancor a poche parole estl'atte da un rapporto sullo stesso argomento, diretto dal dottor Mariano, non saprei dirvi a chi, asc-rfvetelo solo al desiderio che ho di riempire le lacune r..he rilevar potete nello scritto mio. « Finisco (cosi scrive il cavaliere Ubertoni) questa breve « relazione col dir·e che il servizio per ogni suo ramo pro« cedette senza scosse eGl urti, e con piena mia soddisfa<< zione ; questo lo devo all'~ssere staLo validamentè ait'ttat0 « dal buon valore delle suor e 'di carità, che tanto si adope« rarono, quanto dal tenente contabile signor Chiarizia, uomo « intelligente ed operoso, ed a cui devo i miei encomi e « ringraziamenti. Infine aggiungerò poche parole a dimo« strare quanto sia un pio desiderio di tutti che il Governo « pensi a costr•u ire uno Stabilimento, o· meglio, a r idurre a « Stabillmento balneario la VHla Reale a P onte Reale; fab,... « bricato vasto ed in amena e sana posizione, che pott·ebbe « servire a duplice scopo; di bagni termali e di locale di << convalescenza nelle altre stagioni; aggiungendo di più che « il Pio monte della misericordia, mancando ·ai docce discen« de~1ti a forte pressione, e docce ·ascendenti perit:teali e r et- · « :tali, non si presta alla . 'cUra di alcune malatt ie, evitandp .


1.9

« d'wll?.~-ltro Jato i "'tan~i permessi di Mn':~le~cen?\a che corr« ·Ùmiame11.te si. din.n:o in .una•'gtfannigiol<re quale è quella di « Napoli, in Cl!li l è m3Jattì:e '(l' infeziòn~ e• ·succedenti sono t <~ tanto mnnvnL >j Fin qdl,. il dottor Ubentoni!:'~ ecC'0 ora ·rq:aa:t:tto' scrive il' C;a:valier ·Mariano·: , . , · ,, ' « Lp .St~bilfm·eo.to rtu Q.iretto èd . amminisbato èÒn piena « ·sodirJisfatì'0ri~ 'di:'q)iesto Consiglio·_p_é:t{manent~; ma-lgi;a.do· ch.è <( per. la straortlin:a~ia: cat&zza dei vi:\•erf, ~ir .PisuUato econd.,_ « .rtliC@ isà;tià p'er ·Ì"apprè'sentare, •alla· chiusl'ira 'còhtabile' Ù~lli). <<t gestrqne!. d'el ter~o· tnimes~re una non lie'Ve p assivi~à, che « ,sinro d).ora si può cah;ola.re :a· L. l4e:JO.; però,. siccom8J ·t utte, {( le :S.pese furono .r~gol ate-,.,-:MJla .m'assin1a parsimonia e giu« sto crit\') cio, io mi tr:QVO· in 0b'bli-g'o.·di s§lgnalar~ alla S. V: « ,jiJ. m,odo loc11!wole, cM 'cui il me'd'ieo ·divettore Ubert0ni ca.« vaiier Vll}Ce FlZIO clires$e quelle Stabilimento, e~c. ))

C.ASCI,ANA:.

Per $:Uppl.ire ìn qt1al~lre modo alla clih1:~ilra degli Stabilimenti balr~eari eli .Montc,rtone e df v.ina:ùlo, iL lYhniste.ro della ~ti'e1:·:r:a, Mcoglie·nd0 'favorevolmente Ja· proposta del,l a Direlljone €li quello. tlL Qascian;'t, si :valse, pei mil,itfl.t'i, çìi q\lei JoMli che vennero offerti ·per ospi.tarli. · Per· questi. lo Stahi..! lime~ttq si ~p~~ il ·9 giugno: e 18 si. chiuse il 'i setterrtbre ~ · 22 u~.ciaJì e 50 militari· :di bassa•· fo11za furòno mirati irr quattro , tnù:te. · .' ·• . La direl?'ione tecnica ed .ammìni~t. r ativa venne affidata ,. al . ., . ~apital'ro inedico sig·not· Crudèli ; e come questi. 3,bbia atteso alt'a.ffidatogli oòmpito, checcl):è cl~f;ficile per u,n novi0ìo in t'al genere di servizio, è'hiarq em~.rge~:da~li r.eÌ~,z.ione che dinesse e trasmise al ca:v. Bàròffio. Il quàle, appr·ezzarrdene l' intrin:Sec@ ~alÒ1'e, 1 si fé' premùra •·di ' rpetterl~ a conoscenza dei e.ollegh,i, pubblicand'Q.la ' 1fél G~ori:1ale,' di: cui d~ pHtlanni ne •è l'à:<milra:-td, d~tto' e'd irtstdiicalDHé 1!letlatt6're: · ' · . .,

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80

Per quantunque già di pubblica ragione tutto che possa dirsi sullo Stabilimento di Casciana, e ::;ull'uso di quell'a,cque termo-minerali, cui per la prima volta furono sottoposti i nostri militari, pm: nullameno è debito mio il dirvene qualche cosa~ e lo faro or con brevissimi sunti di alcune parti della. relazione del dottor Crudeli, or riportandone alcuni bràni. Sull'origine più ·o~meno antica di quelle terme; S\li restauri che successivamente subì quello Stàbilimento ne' secoli scorsi, ed in tempi a noi vicinissimi, su quanto si scrisse dagli antichi e moderni medici, chimici e naturalisti, sui sali che mineralir.zano quelle acque, e sulla natur-a del suolo, da cui scaturiscono ; di tali ·argomenti ·non fat'ò parola; chè toccati e svolti quale lo furono dall' egregio collega, punto non sj prestano a sunti ed ossetvazioni per parte mia. Quanto però non debbo tacervi si è che quello Stabilimento, e per eleganza di at·chitettura e pe1· magnificenza dei lavori testè fatti eseguire, e per la comodità che presenta, è al d\ d'oggi uno dei più belli che vanti 1' Italia uostta; situato poi, qual' è, in paese piacevole, a clima temp~rato, con aere salubt·e e cielo ridente, si presta meravigliosamente all'uso cui è destinato. r locali ceduti ,da..Ua dire11ion.e ai militari occupano il primo , }liano dal lato mex·i<iionale , e per q LH:w to ha rapporto all' igiene , nulla lasciano a desidet•are. Che ::;e l'insufficienza di qtiesti locali verrà dall'esperienza comprovata, esprima il governo i nostl'i bisogni a quella compiacente direzione, la quale propensa qual' è a rendersi utile aà militari, fa,rà certamente del suo meglio per provvedervi. Le virtù curative delle acque termo-minerali di Casciana vennero dal dottore Domenico Bellincioni compendiate nei segùenti versi : J.'l:lille malis p1·odest ista salubri$ aqua; Ulcera cune«% cutis pamitus ista sanat.

..

. Per quanto possano essere veridiche le oss~rvazioni contenute in questi dué. pental)letri, pur nulla meno non so , tr~t­ tenermi dal riprodurre alcune 0sservazioni del dottore C,ru-


81

deli sulle proprietà terapeutiche di queste acque; osservazioni, a parer mio,- riferibili per bene al mille m.o1·bis prodest. « E qui ·di passaggio - scrive il collega - non posso a « méno di. far· notare che su tale l,'iguardo da molti, o per « fanatismo, o per interesse, si eccede spesso n egli elogi « delle virtù mediche delle acque in discorso. « Promettendosi pt:r tal modo più di quello che si può « mantenere, restano sovente deluse le speranze de' malati, « anche a grave danno çlella reputar-ione, ciie gode- lo Sta« bi!imento. Parlando in tal modo, io non intendo di meno« mare la fama di queste acque veramente salutari, ma vo« glio soltanto non lasciare inosservato che coll' attr·ibuire « ad esse le virtù di risanare pressochè tutte le infermità, si « fa loro perdere il merito reale, che hanno, e non se ne ac« cresce di certo la reputazione. » Dopo siffatte ossérvazioni, molto assennate, secondo me, e lusinghiere anzi clie no per lo Stabilimento, il dot tore Crudeli prosegue a discorrere di quelle acque nei seguenti termini: « Tuttavia, da quel poco che mi fu concesso notare, ho « potuto dedurre che le malattie, contro. la quali le terme « di Casciana addimostrano un'efficacia veramente incon« trastabile e portentosa, sono: i reumi cr·onici generali e « locali; le ischiadi' le artriti croniche' le rigidezze arti« colari superstiti alle fr·atture riunite, alle lussazioni rimesse, « alle distorsioni sofferte. In questi casi egli diminuisce e « dissipa, nelle parti malate, le molestie dolorose, le effu« sioni, le gonfiezze, e J'estituisee all'apparato articolare la << primitiva elasticità. Non raramente le si trovano anche « utili, come pnr io mi ebbi occasione dì osservare, nelle « paralisi, nelle nevralgie, nelle piaghe atoniche e nelle alfe« zioni erpetiche. Che queste .siano le infermità, in cui le « terme di Casciana si mostrano positivamente efficaci viene « anche dimostrato dal quadr·o sinottico genera1e, da cui « risulta cl;l..e, tra uffiçiali ·e soldati, furoi10 72 gl'individui ~< avt1t'i in dura durante la scorsa stagione estiva nello Sta· Giornale di Medie. milit. 1874.

6


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« bilimento balneario di Casciana. La metà di questi, vale « a dire 36, era affetta da infi:!rmità dolorifiche prodotte da « diatesi reumatica, artritica ed anche sifilitica: 24 da ri« gidezze al'ticolari e reliquati morbosi rli lesioni trauma« tiche : 7 da \a1·ie specie di erpt>te e di altre malattie della « pelle: 3 da piaghe di diverl)a natura e 2 da paralisi. Fra « tutti questi roala.ti vi furono molte cure felici, ragguarde« voli miglioramenti. Pochi partir·ono nello stesso stato, in « cui erano venuti, ed a veruno queste acque apportarono « un decisivo nocumento. « L 'azione dell'acqua di Casciana (scrive più sotto il citato « relatore) alla costante sua temperatura di 28.50 Reaumur, <.< è tonica, stimolante, giova quindi nelle malattie di debo« lozza, nuoce in quelle di vigore, e segnatamente nelle in<< fiammazioni acute. Ma quel:l!.a sua azione generale soffre << delle grandi modificazioni, secondo l'età, la costituzione, « l'abitudine, le idiosincrasie pal'ticolari, e più d'ogni altro « secondo la diversa tc>mperatura, con cui viene impiegata, « stantechè nello Stabilimento vi sono i comodi per far l'im« met•sione a diverso gt·ado di calore. » Non mi permetterò, signor Pt•esidento, akuna osservazione nè sul modo di agit·e di quelle acque, nè sulla loro incontrastabile c portentosa efficacia nelle suenumerate malattie, chè su t.1.1i punti, controvertibili o no, mi rimetto intiernmente allo scritto del dottore Crudeli. Quanto però non posso, nè debbo tacere, si è la non lieve contraddizione, cho ebbi a rilevare tra akune esplicite fl'asi da me riportate e testualmente estratte ùalla succitc'l.ta relazione, e lo stato sinotttco generale, sulla cui scot·ta compilai la mia statistica. Si compiaccia, signor presidente, csaminm·e la colonna, che si riferisce allo Stabilimento di Casciana, e là vi troverà registrati 17 esiti negativi (23,611 Ofo) e solo 6 guarigioni (8,333 %), lo che, a parer mio, non è per" certo in troppa armonia colle molte cure felici, e coi pochi par·tirono nello

stesso stato, in cui erano venuti. Checchè però ne sia stato del modo, con cui il dottore


83

Crudeli interpretò lo strato si'nbttieo, di cm s1 valse per appoggiare le sue pllOprie osservazioni , il merito intrinseco della sua relazione scemerà dì àeu poco, ·come pèr nulla quella rnia 0sservazione fal"à menemare la fa.rna. , di cui , ilpecialmente in Toscana, godono le terme di Casciana.

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SAL,SO MA? GIOrol cd· i B~GNI DI ~Al\R.

Centodue militari di bassa forza furono, nella scorsa annata,, ainmessi ai bagni, che banno il cloruro di sodio per loro~ principale mineralizzatore. · I Tilalatmi, da c'ui erano affettì qui3stì indiviùui si rif'etiscono pressochè tutti ad . atti morbosi del sistema linfatico, o da diatesi S!~rofolosa. A SaJsom ~ggiore, ' ove le acgt;te sono pure ricche di sali iodici e bl'omici , e cbe perciò spiegano maggiore potenza curativa in malanni di tal natura, se ne inviarono trentadue fra Lpiù gravemente compromessi; mentl'e gli altri settanta vennero ripartiti tra Genova, Livol'DO e. Venezia. n numero ognor decrescente dei proposti ai bagni più o men9 sa.lso ioclici, a quale induzione dovrà karci? A credere forse che nello spirito clèi medici militari sia scemata la :fiducia nelle pt·oprieéà curative di tali acque? Ossivvero che la fl'equ.enza. ed importanza dei suaccennati malann i siano nell'armata ridotti al punto da rneritarsi in senso traslato l'applica~ione del Non ti curar di lm 1na gua1•da e passa, ? A lej, signor presidente, ed a voi, colleghi miei, è la risposta di proposito e l' apprezzamento di quesk't osserva.zione mia. Per tj_uanto si riferice ai risultati delle cure, n9terò che à Sals0maggiore>, se non si ottennero guarigioni complete, si registrarono però trenta miglioramenti; e, fra questi, alcuni ragguardevoli assai , e che fra i curati coi bagni di Il!la~e, dodici fecero ritorno al rÌSJJettivo èorpo liberi d'ogni 4

,


84

traccia di malanno; trentaquattro in condizioni molto migliorate, e ventiquattro nello stesso stato, in cui trovavansi prima dellà cura balnearia.

RECOARO.

La relazione compilata dal sanitario, che per la seconda volta viene preposto, alla direzione di questo Stabilimento, essendo per ogni verso interessantissima, non le sia discaro, signor presidente, ch e invece del mio sunto, io le dia lettura di questo scritto, in cui tutto che ha nesso col servizio tecnico ed aml.llinistrativo, tutto che d'importante vuoi essere fatto conoscere al governo ed a questo Comitato, vi è tratteggiato.

DO.tt. CERALJ!).

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's5

.PER LE Ol;JRE DEI MIL I TARI. ,..

, . L0 .St.~bi'limento sanìtario militàre t\i · Recoaro si apr'i iri q.ùest'anno···veFso la 'metà delti mèse ·di ghfgn·o, e rbna~e. aperto Jrno' ll.l ' tern:iine-deU'àgçsto, acéòglieb:do -itr tr.&· ·rritrte sucées.:. siiY'e i· rri.)litàri ammessi .ad ·ùsufrq.lf e tli quest'acque Jminerali. ,, I?er eu:r-a: del GS)ni0. militare) nei primi~· !giovni d:i giugn0, erano state incanalate più opportunamente" le acque pio'v àhe', ~hel 'co·tne io -~ve\fo" avdto occasione di segnalare' nèl ·mio rapi_Pm:lto delf'anno· scorsi?, fo'rrriava)fò ùna speòie di lago melnlB'sÒ ;nnanzi' al lato OFien.tale dél · fa!)1Jricat0; é.on ·gra-ve. in'éò'ID:od<H:lei ·passan:tì, "dìretti alla -~01ite Giu.Jìana, 'ciatu1'0so ·alla il:voprfetà.tlei;ii'!4icini, e·}Yeticotosb ;pei' sp:lùte ·dei nostri . r~­ eo:ver:'ati'. ~Nello stesso tetnp0 l'ufficiale i'neàl'i'càtèf ·aveva dir, ' l vett~ 'le!opérazioi1i.·abbìsognèvòli al tèttò; fatlia dàre la verm:rce • ~ -.. ' ~ l ' ' l ad •al0une ·porte :e s'otl~isfatto ·ad a:ltr~ c®'se necessarie per' a buol:fct chiusura -·aeno stabilimento. .. ' . ' ..

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"JtJ0· ·st~bìlimento' in se·-sté~s·Eh1'<nÌ'll:veva subito alcuna mo•' qi't}qatione imp<Srtante 'i'n fàttb~di aggiLnte 'o. 'di migliot:am'etìti~ da ;::tltm, e da me. 'iiJT . vò·c·wti \p'r'è'èed:éntein~nte," ~ :,; ,-· '1 '.,.ff~llai mia prima' ispezibne rile.ifai all"'esterrl0 10·'stésso ini:: 'Il: \ . ' ~ti~e'ttmento~ tl-1 · ptah'tep proptirzronalmènlìef'cres'èìute r· pìù in srt' · ·~

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86 del fabbricato, e secondo quel che io penso, in causa di queste troppe piante, quanto pet· essere andata l' intiera annata, dopo la chiusura dello Stabilimento fino al suo nuovo riaprirsi, del continuò piovosa, tutto il piano tet-reno si riscontrò uroidissimo. Trovai gli assiti ed il contorno inferiore delle muraglie interne qua e là largamente' mac~hiati, per vero inzuppamento d'acqua e c·operti da muffe, che spazzate oggi, ripullularono la dimane, ; la massima parte delle mobilie era scollata; alcuni sa~coni da letto avevano i cartocci quasi macet·ati. Si fece subito quel che si potè, aprendo porte e finestre, spazzando e prosciugando più volte al giorno con segatura a piene mani, .esponendo i sacconi al sole, ricambiando i più guasti, facendo ri~ceomodare le mobilie; ma per quanta buona volontà vi si ,sia. mes~a non si giunse mai, durante la intiera ~t~giouel · ~ rinsRnioara .eompletamente le stanze da letto in questo piano : scomparvero i segr1i alla vista, dilrò sempre n tanfo per l'odor.ato. -' Dovètti persuadermi immediatamente ch' io mi sarei giovato assai male di quelle stanze, e mi prenssi -subito, per quanto possibile, di .escluderle agli ammalati. Per tale determinazione io mi trovai nella m~sima d~fficoltà in quest'anno a· poter accontel1t.are i signori ufficialj, tanto più che i guasti s'erano riscon~rati assai maggiori nelle stanzine, .disposte per. l01;o,, di quello .n.qn fpsse nei ,dormitori pei soldati. Mi .riP1ar nev;a un solo pian:0., . i~ )llup~rio.re,, e dovetti ,p~rciò val~rrni anche delle stanze interme_di~, le quali ricevono una. luc~ ~n­ diretta dal corridojo, servono di passaggio ad altre, per cui riescirono sempre male accette negli anni passati, pregando e persuadendo anche molti capitani di volersi acconciare due a due per stan·za e cedendo, durante la seconda muta, quella ~ me ~tSsegnata, mettendo mi io al piano terreno. Non . si p q tè con tutto ciò riescire ad escludere tutte quelle stanze,; giae:chè quantunque ~ sign,0r.i ufficiali non fossero molto nume;rpsi in ness~na qelle ~u~.§, .non furql!\Ottutti ,egualll\ent~ Jac~H ;t.d:


87

accomodarsi, e perciò dovetti cedere di necessità al desiderio dì chi preferì la stanza a sè, meno buona, per quella in comune, m~gli o salubre: poichè tuttl;),Yia· ne furono occupate ·e tal une abbandonate da chi s'era ostinato a volerle. Questo inconveniente dell'umidità al piano terreno è comune in tutti i fabbricati di Recoaro; ma nel nostro egli è portato a tal ' punto, da poter tornàre gt·avissimo; per cui io credo ~he mancherei ·a:l mio dovere se non: sapèssl 'insistere nel chiamarvi sopra tutta l'attenzione dei miei superiori. Nello scorso anno io credeva che, a diminuire un tanto inconveniente, fosse necessario di togliere tutte le piante di alto' fusto, che contornano lo Stabilimento, e credo ancora che 'èlà tale pro-vvet1imento se ne possa trarre una somma utilità; tuttavia, avendo voluto interpellare molti fra gli ufficiali tecnici, ricoverati per la cura, si ritenne da questi che il terreno sul quale poggia il nostro Stabilimento sia yer ogni dove i.nfiltrato dalle acque scolaticcie delle nevi, lentamente sciogliendosi sul colle, ai piedi del quale si potrebbe. dìre quasi incastrato lo Stabilimento, e reputcrebbesi necessatio, per rinsanare il pian terreno, di sottoporvi dei vuoti, o come es~i dièono, di canti~arlo. Mà le gravissime spese a ciò o:ccorr·evoli ya,gglungerebbero esse lo scopo completamente? sarebbero ess~ giustificate per bonificare le poche stanze da ufficiale, collocate ai due estremi di quel pianterreno? Io . ne dubito, e quando si voglia e possa pensare, come io sperq, a ridurre piì.t opportuno lo Stabilimento, per accogliere comodame11te i . signori Ufficiali, ritengo valga meglio, sul primo piano sol1evarne un ' secondo, a corridoio centrale, anzichè laterale, illuminato ai due estremi e dall'alto; sul qual corridoio potrebbonsi aprire a ·destra;' ed a sinistra 12 o 14 stanzette. n pìano terreno potrebbe cosi 'essere abbandonato dagli ammàlatL e toltil gli assiti, ricoperti i pavimenti d'asfalto, venire utilizzato ad altri servizi e fra gli altri per refettorio dei sott'ufficiali e dei sol; dàti, attualmente costretti a mangiare nelle stanzé da letto, e e0'n ~erl!tel dis0rdiM ·che ciascùno facilmente i-nd'ovinare.

può


88 Che se, come pare già deciso, si debba aggiungere a questo Stabilimento un servizio bene ordinato per le cure idroterapiche esterne, non si troverà certo di troppo i locali, resi disponibili in quel piano. In proposito del progetto per l' idroterapia esterna, so che :fino dal principio dell'anno er ano stati dati ordini al Genio Militare, e che da questo s'erano in maggio pubblicate, a Verona, notificazioni di appalto, per l'installazione dei bagni e di altre modifìcazioni interne allo Stabilimento ; so pure che solamente circostanze contrarie di tempo impedirono ch'io trovassi in quest'anno accontentate in qualc~e maniera le domand~ da me fatte nel 1872, per cui ebbi occasione di allietarmene; ma non posso dissimulare la mia sorpresa, quando fntesi dall'ufficiale incaricato di simile installazione, ch'egli avrebbe potuto disporre di scarsissimi mezzi finanziari, e che aveva ricevuto il semplicissimo ordine di mettere alcune vasche da bagni e suddividere i cameroni del piano superiore. Compresi che nessuna intelligenza fra il Genio ed il personale Medico era corsa e, per suaso che si sarebbero fatte delle spese inutili, fui contentissimo le si avessero risparmiate a progetti meglio maturati, e nei quali il Medico solo può e deve formulare i termini, e prescrivere, se non tutti moltissimi dettagli della esecuzi(me. Io mi r.a ccomando per tanto al 'Consiglio Superiore di Sanità, affinchè voglia avvocar e a sè il progetto in discorso, e sappia ottenere l'accordo, qui strettamente necessario, fra In· gegnere e Medico. CoNDIZIONI METEORoLOGlCHE.

Conseg.no., in app,osite t,abelle grafiche le osservazioni me... teorologiche fatte dal signor Medico Ispettore delle Regie fonti nre Chiminelli Cav. Luigi e dallo stesso anche in quest'anno gentilmente favoritemi. Sfdrtunatamente le molteplici occupazioni del signor Ispettore non gli lasciarQllo sempre la possibilità a segnare le variazioni occorse nella gio;rnata, !:l perciò mancano qua~i , tutte le baromet.riche del~a sera, e


89

per òlt'he 1a rhétà.- della frostra terza1muta-, .a11ejte ~lilelle...dél JU'ez2l(jgfor)lp, fècero pur qifetto, nel· tértnomet~o, aloi ne?€5sser:va·~i.e)'tti~~fal•i · della prima muta <e vèr:ttHdeUa· seconda. Sa-rèbQ'e pertanto necessar.io ~h~ lo' Stabil'imenpoJ•Venis'e forni·to degfi' stru.meàti~ abbi~015l'leV:oli, .. affinchè il Mei1tco. •dirige':p.te tenesse c.ònto più: regolare di ta-li nss.erVca.'ziohL A fronte di 'queste rpancanze ciò noi) pedànto le ossepvazi:Mi registratff: bq.rornetriche, in ttnp all'esatto ·COnto di quelle sulio stato deU'àtmosfe·ra e S'UUa quantità.\della .pi0g,gia ) caduta, risultano più ehe sufficienti a dlmos~rare l'andamento della stagione,• nel suo compless·0 assai buon'O', e perciò · fa:voRe:V~Hssima alle cure. · . . .Lii ternpevatura de]J'}~pri~~.:mu_ta. 9scÙl~,fra :il 15~'R~a.1,1mur .e 229 ;- quella .d~lla , sewmd,a .t~;a ;il 16° e il 2S,0 , ,,quella .delia terza. tr~ il:-'15° ~ .?4°. . . _,;t •' .• , _, · , ,, ..J.l,.gi0rno più . calilo~.:~'ehl;)e; a:l ~ 9 'agostQ, ~d 1;1 pi'ì:l ftedçlQ,,al 18 giùgnò. · ,; Do.minp il sereno .nuqi;los.o ;pel{ o1tl;}e la; metà d~l'le pss,~r;va­ zioll'i, per , un. quar.~g G.ÌI\·C~) ~~g~ate .serene, -~ p,e r un s-ettip,w pievose. , 1 r-· , H• ,. 1 • .. , , ,. t1 ,Il pa~~qt~tJJo , si' ~J~q~ ;tl f m<'!-ssj;no ;fii 2.6 pp)Jiyi__ e ,P 1iqee, per un..a vo:lta . .solta.nto,..·? · :Pi\1 .:vo]te dis,c~s.e mi,nim'Q 'ili 11 26' .e 7" ; ma dominò ·a 96' ed 8 • .• ,, • / '1' ~ •. ., ~on _s; e:Oher.~ cl1e. ra:r:issi~i tejllpp,ra}i ,~i Pl?.~Vt? dq.r~ta, ~1è ~bba~samenti rapi~i · e :stra~rd.inar.i! di tempe,r,àtu~a, 1\.hè .l a esç}lrsionè ~H 4(> fo. per •fìn,0 di S0 , di d~ffer1epza, tra. il ma tUn'q e.d.,.lt mezzogiorno., ~ q~)..ine~zog~o,p)o; apa sel a,, è trp,pp,~ nAto:rlaUler.itercomune jp. . q,uesto, .paese., 11 .

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di malattia spinale, contro la quale a nulla av.rebhe giovato 1:-uso interno di queste acque, ed, in ciò d'accordo .col medico capa oav. Manayra, lo si oonsigJiò e diresse ad uno Stabilimento ·-idr~otenapico. •.in Biella. , • , Gli ufficiali curati · vennftro .co~i ripartiti nr:Jlle tre mute: Prima\' N° 20 )) 22 &oonda )) 7 Terza . }) l 42 -ed i so~dati : Pr•ima . )) 34 Seconda ·l '»· ( 15 Il cholèra di Venezia, o per dir meglio, l'esserne statà quella éittà dichiarata ufficialn1ente irtfetta, impedì al 76° reggimento fanteria, colà ·stan2iato, d'•inviare a questa cura 21 dei suoi soldati assegnati per l'ultima muta. Di ò altri mancanti resti) ig'norato il a:iotj\yo .. d'a$senza· 2 si. seppero ricoverati . all'ospitale . .. ·Durante ' la cura si dovettero .Jinviaré' allo Spedale di Verona 4 •soldati, 3 dei quali presentà.v_ano lesioni materialt croniche dei polmÒni, esacerbatesi pochi giorni dopo l'arrivo in Recoaro, ed l perchè recidivo nelle febbri intermittenti, durante la' proroga della m'tlta, cui et'a stato destìnato. Per questi casi e per a;ltr.i consimili, net ·quali pLir si p~r­ V'énnei a ·compief·e la cu'r a\ •e eÒr1 · qualche· vantaggio, restarono confermate ancora uha ·volta di 'più, 'le contro indicaldoni segnalate dalla esperiénZa.: la quale non vuole a Recoaro nè ammalati di petto, nè feoori ' intérroittenti in- corso. AbBencbè desideroso di non respingere dallo Stabilimento, se non · per strettissime necessità, gli ammalati che qui vengono con tante buone spera'ine ' eli gharigione, ·dovetti farmi persuaso &éll'inutili€a a ritenere ·più· oltre quei- 4 solda-ti) i quali riescirono incomodi agli' altri ricoverati e raramente poterono recarsi alle fonti. In seguito a mie speciali proposte vennero accordate proroghe di •ùoa: me.zi'Ja •muta· a,; n° 4 1'uffidiali e ·a n° 14 soldati.• ~;: B•e ga'ènd0''-a:nò.be1 in ques'tfàa:no' llOl1 din:e ~ da 1.me •t enut0 nel

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_:.r.apj;!0rto pe~ I:an)4_o s;çoxso,. 1ri!l~Jit1W9 · d~Ue, -stgrie: nHniç,he ~he fa~ a o, seguito, hl3}la . C<mia• deysttn~ta ~~~ r. Oo:qs:f@Ho, S:lil p~fiQre· ,di ..S!!>bÌt~, .i .risu1;ta9i otteJlt1t~ ,Qall~.~ c,u,:re,:,,iy og }~alià neee~~ap,i~, io, cc~do, 11. ripetere .le..ragioni, g:ià 'la<;\do'~te p.ltr.~;~.~ Vl\11~~-._e :Pet le ~l;lali. io r~pUtQ, ,g·iustlfie~tq, i~ .dl,lJBli~e;mio Jria;>'s,nntQ,,11:tt<n0 S~~o...ndo le èi l!gnc;'lsi ,dt?.~ Jll;ppO.J:Iel;1ti,JJ;,altr.O. -S~CiiJP,çìo g·J>le!Jfl..\Ìa ,me , stéj.b'i11te .a Reco.aPO fVedù Td!l;)eUa A, é B). . ;.1 • • _. ·Cp~,p,lesft.ivjl.m~q;te; i .te~u;lt;:J..~i C!el\e, ..cure . fm;ono.1a;rtçhe in quesùnno moitg sQtldi~f~c,gnt.ì ·~·tfit.{e~pe~;o.:~ t •> •• .. ·nS?gl;i ufl&(jtp'o.rli .i l,.p9, OQ P;0 : di ·f;ttf*11i '/ti :v. ' r., 1 • ,. . ·~.:·; ?>· .3?, 00 '?lo•'tJ. dZ'b,igÙp.ra.ii ' ,. · L ·.. ,_)> ,' ~' 81 AL@·J !'i? nC..6in 1"ÙìUUato •.null&• :/' ' nei sofil.a4i .. » 5~4, p~, Df0,r.>>• f/fl.k.0~"iti .. ,• r i: ~ 1•:. 1 ~ ·. ~>, 321 Q.9 % ·. >'t,~ .rrdgliçri;at.i ,, . ; J ~· (1. :: 7,.06:;f>/0 .>? CJ?n r..isi tltato nullr:> l· ·f. , 9>~'i 4, Q4~··%· ~>, "rifl:liùfJi CJU'<ospe.eliale. ' ' ~ m I ..eatarr.L .d~l t'ubo·;gastro-entevibo, gli ':i'hgol'dhi der fég~t0 e.ideUa mÙea1• pef'/ 10'·· pii'à·,conseguenti alle. •febbri' ·peho'i1i6hè-, H cui contingei1te massimo i !Wi··1fm;m.a1atitvenne ·ah.d&1')1i in ·qtte\,;, .s ttanno :for:nito d~lle guarrljgiemi · di Nen~zia e:..Mantò~ra/fi!gu­ .rano per o:ltr.~ Af0 ·dei;•c'ur.ati,· ,.e~ ·tiieno che ' ..fé'Ssefb 1trhpp€1 ororlid1e,•in . tu tée -qhi~te} mittaititi'ifgùrvò '>pil,di h leìib; larta:.. .me\1te la ·eura.rr r}ochi~~ltr.r .r)thttn'e~tt.ap~aì,;tenervhìitb: a•guàle 'Gla-ssi, di. affez'iò.ni, tic'enttF& :li3J qb·aJi; :Se)rmr p@'tl3·và 'es'ser'è 'mai~ 'Cata; questa cura·< per -le . aeque. in · se ~tesseç é·a ntr' 'òpei'?:va.Ub ·aliJ,puG>n ~risultato < le cond~&i@ni• sp'eoiafi della:..I·otiall.ta! "Ho ve.!. Ùuto' i'iassor bit•si un idro torace ~1Ìn1itato·- e )' irtfli V•itltJò 1U~é~ t"d{ ..qu,t lllegll.o &J}:nguHicmtò;r mègìli0.nnlfrito.;.IJma, ICdmetgià ~indicai, ~C*.Y.e~th ,iilwial;~l~à..ll~ o&pita.l~ @, 4e,gH,;amroa:lallilr uqn l:esioni,. ~ dis,tyu:JqJ•·Pòlmd,(lali. ~ 1 l·''· .1\·-~· :, ~·i,,~····., t . i •.1tJ nn ., l• çaj;,a~:ri, d~lle <vieJ·0rinari.e.;nQRdirasserol in 'quest'a,nno edili scarsi r isultati, , e: ~ le. ·diar:r.ee'"peggL6rlft'OIYO' •tutte., ·aiiJìrtQ.nte"i.ché sl. ~os.s.~r-o,;sP,~J!Ìf(:Wn~a~e ~~~~cqu~ •.lii rt;u.t te,le. fu:ti~ :,,Si do'Yette i p. unest,l ìCasi ,niQ0rtere;.d·i·•fl·é.ql!tea.tl3.aig1i';oppjaui e.t i1ftgli' àstri:ru;. g~nt\" e ,qìiirtdi .s.Jsp,endère la.·cura·:JÙiMr,ale,:'· '·· ·: ì ,· ··~·11''"' Si è avvertfto genetàlrne.t~te .tpnto,. d.ilig{i.,acim:alati- .militani,

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92 quanto ' dai, b'òrgbesi, ebe cjuest~~nno le acque·d!" Reeoaro, e più. specialmente ·c[Ue'llè alla ··aestra '• dell'Agna /LeNa; Lorgria, Aflrnara) non potev'ano •esseoe Devute irì quella grande'•abbondanza, alla l quale · ta~uno ~-era g.fa ab'i~uato· négli-au-òj p re~ cedenti; -non veni-vano·rd igedtè; pfoduee;v,aaò grave peso ''allo stortl.aoa, disappetenza e troppa ~ci'oltezia ':cti· v:entre. Da quàli cause partisse.' questa 'intoUéì:à.rrza 'io n'o:n s·eppi ri.eonoscerg, ·nè altri · di me· più esperto, fra i medici· Borghesi, seppe 'indicar-mena alcunà ché mi' ·persua\:lesse ;• mi accontent'o perciò di segnalare sempHcemente il fatto, a11guranclorni clìe, ·fra le ·ppssibili ad equa · spiegaziol\l.e, si ~o glia cercare intanto l~ più diretta; con nubve analisi delle acque, éssendo dal 1864 che · ., le fonti di Rec0<1ro1 non vengdho pilÌ' analizzate. 4a minore iJolleranza p-er le acqu·e delle fonti a destra obbligò' i curarìti·-'- a và'lersi più largamente delle fonti in sulla sinistea aè1l',Agùo fGiu!Jiàna; Oapitello, F'X'a~ty.coj, per le, quali, e dai me;di(ìi ~ da.~ non me.cl;ici, ,·'va spiegandos·i una deGisa preferenza, forse non sempre gLt:istifìcata, a scapito· dell,a r,iputazio~e delle fonti .privilegi!ltet L'anno sqorso io aecumpagnairil mio_rappovto d'un quadro .grafico di confrorit0 mas.sim0 e ·minimo fra i prineipii mine;. 1'aÙzzato11i delle ~ei prin.cip~hl. .fonti )di I}eo.ofl,ro, secondo ··Je cifre· _anal~tiçhe datr- ·J:lal . regio~ lstltuto · Veneto nel JSM. Quel quadro Gosi Q.],isp'osto mi . parev;a: fin i d'allora: 'potesse 4~:re cerJa ri\gjone , !le-l miMcc\at o ca.ngi~men~0 di . fortuna, fra le fonti d~stve e sinistre dell'Agrro; ed a~endolo meglio ~ompulsato, eb,bi a ritenere ~: , t 1~ eòme ·frra .it molti' buoni" ed . utili printri-pi'i mineralizzatonh ùi quelle 1:\r-arie !f.onti•, ne sia· 'tatluno· di ass01Uta:mente tndigeribile {carbonato e solfato di1çalcej, .chè1:pre:.. dd mina riélle font i a destra, ;per oui J:a Lelia; 1' Ankira e lai Lo'Pgn~a <.Oecupano ' i primi ,pqsti del qu·a dro." • u·· :2° clte, ·sommand-o: - as~iem~ iuttii ·J ptincìpri ltlineral)zb zatori di queste t:r;E} d'onti, ·quei du'é sup·er'i:drniente· aceerinati c,ome indigeribìli ·e, l"Sel nem dannosi., >inutili, ·~Mnno peJJ· la. fontè1tLelia' ..~a el cos~icuo -rapporto:fdk ' · .~ -"

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93 . grammi 2,01249: a grammi 4,62982, c1oe quasi per una metà; per la fonte Amara, nel rapporto di: grammi 1,,8~983: a grammi 4,29071 , ·cioè circa lf3 : per l~ fonte Lorg,na nel ,raJ)por.to eli,: , . g~ammi ~,77289: a grammi 4, 1065~, Gioè per più. di Sf7, mentrè per le tre altre-fonti abbbiamo : Capitello grammi 0,48904 : a grammi 2,67640, cioè meno di l 16· F tranco grammi 0,35888 : a grammi 2,92487, cioè meno eli l Giu#ana grammi Ò, 18870: a gr~m~i ~,40947, cioè meno di lfis· 3° che, tolto il solfato ed ·il carbonato di calce dalla quantità rispettiva dei prìncipii mineralizzatori di ciascuna delle sei fonti, si ha una rimanenza quasi uguale in tutte dei buoni ed utili principii, come lo dimostra il -qui sottoposto

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dalla quale sottraendo il Solfato e Carbonato di Calce

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I, 1'72$9

l, 86983

o, 48901 O, 35888 o, 18070

--.--- - - -,--

restx )a

..

Ql<flniità <j.' altri pl"it!cipj

~ ~--

--

2, 61733 2,42088 2, 33367 2, 18136 ?,56599 2, 29.017

e respettivamente alla Lelia che contiene il mas·

almo dei minerali, abbiamo le Differenze mi!)ime di. o

••••

••

o

•

,

o

·'

-- -- -- - - - - -0,.19645 l

'(

o, 28810 0,·1~7 0,05134 o, 39656 l

......


9ì! Non. isfuggirà eett0· re nessuno1 l'importanza di que,sti raffrop.ti e 'massirriem'é nte deg·H ultimi, per 1i quali sì. possdno' ' trarre ' c·onclusioni'• molt eplici ·ed altl;ettanto impo'i~tanti. però non mi sento an00Ta ·a'bbastanzà. simlro'' della 'inia ~sp-e14fb·n za:; pèr •'trarlie' alouna, 'e d una · piìi matura riflessione m,i arrestç~. in temp0 sulla ' troppo sd~ccrolevole chi l'la dei rniei ca:1èoli 'ì1uineri6i, per la quale pottei essere traèc'inato a: h~m­ clusioni, che accennassero favore, o sfayore à~l'una, piuttosto che ' all'aÌ'tt;a: fonte. · · ,.

Io

So che. le questiOI}i sulle sole çifre anàJitiche deHe acq_ue :n:iineralht1 'genere, usate da,l medic0, approdano raram e·n t~, a co~1cl usio11 ~, quaudo non . v7ngono sostenute dal controllo :delllà. ' esp~benza elini'ifi; è l' es'per~erlza 'Secolare ha ~n qui aèldìinostr·ato, eh~, a fronte deli_loro soifatç) e c arbonat9. ·cr~· calce; in ·tanta copia1 le fòr~ti 1LéUa ed _Amar·ci'·.ài .Reèci~ro toi·narono • in:cont rastà.bilmente·ibene'flche ·a d inil'Ùn'lérevòli am·malati; per cui si. può e si deve sostenere che la 'pl.'esenzla di quei minerali non. impedirot)O i· Uu oni effet ti degli altri, coi quali essi si trovano consociati; e nessun meclico giudizioso, fi no a pl'ov~ '1\iWferose in contrario, vorrà mett~rsi a prosori"vel-e quelle aague; tanto più la differente· cpmp1si~ione chimic~ tra .le ,fopti a destra e· quelle a si-1 ·n istra r;l~U' Agno ·vi~11e a<); appagar-e differenti iitclicazioni curati.,è. ' .È mio !;1eop·~, e d'esi.~eriR, .di su'Qprdin.are semplicemente tanto g1"avi questioni a chi può ·meglio di me r icavare da ih ... ' e~se g;it\Ste ed utili co1wlusioni. I o mi tìmitò "q'ui a segnalare la rn.inpre ~olleranz~, esp~rin1ent;tta .da CÌ.ue atmi., pèr le Jonti p.ìù cariche di gesso · ed a 1~ipetere, sull'appoggio dègli argomenti a nalitici, recati in campo e- sulla 's empre pi'ìi favo- ' revole esp;Brienz<;t , da p1e fattGJ.) n mi()}t~ n1ala,ttie .0Qlle , a0qu~e d~l F.Tanco o .del .CajJitelto, quello. ch' i0 àvevo domandato r :anno scorso . cioè:· che sieno stabiliti spedl~li :~ppalti .cor' p,rQpdetp.ri di quelle . d,a e. f0nti., a:ffinchè il medjè.o di gu:esto .l S~bilimento poss.a , secondo: ae SP,eciali indicazieni, -inviarvi ' ih11coverati di b~ss·a. iforzq, ,ee_~l~~ o]].e questi .s ~no costretti~,

.


95

oòme 1lo sotto adesso; ·a levaN~ ~ ai tasca npa ·tassa, ben piccola in sè, ma ·per 'molti gravosa· 'ed ·impossibile: 0ENNI GENER>(LI SU!.t.A:' GESTIONE ECONOMICA. •

•

-

'

.

J

l

La gestione économica di questo Stabilimento, affidata in modo più speciale àll'oJiì.ciale contabile, fil tenuta dal sottotenente Cerva ,sig. Cesare con so\nn1a perlii'a e còl piil v ivo inteI:essamento ·; occupandosi, e presenziando 'giorno per giorno tu.t~i gli acquisti e pèr fino quelli minuti d~ll~ cucina, eg~i ha pienamente soddisfatto al còmpito s~o, rendendone contò dettagliato alla Direzione dello Spodale 'divisionario di Yerona. Da cifra complessiva delle spese soste11ute per lo Stabilimento, durante la stagione 1873, ammontarono a11a somma di L. 12,848,187; qnella dell' amw precedente fu (U L. 10,7~6,783. 1 Però dai conti ammi~is.trativi ris~lta. .che s' ebbel''o qùe...: st'anno, in confronto del passato, 14 giornate da ufficiale in meno e 268 di tr'uppa in più. . Sull'appoggiò della qui sottoposta tabella, portante i prezzi di contratto dei generi. alimentari di prima necessità nel 1872, messi P, . conf1·ònto. di quelli pel 1873 re sulle quantità parziali· di ciascun genere, consumato dura,nte la stagiònè, · con lungo e pazientissimo calcolo, che qui risparmio, potei ril~'Yq.re essersi speso. . r

l

"'

Nel mese di giugno ~ (238 d'uip.ciali ~- ~ , ; co!l una forza di gior~~te t ~77 di t~up.pa .~ . .·

20 3 1 1

Nél mese di lu~lio ~ 651 d'ufficiali(' v . • • » 3592,507 con una forza di giornate 1 1472 di truppa

.

'

. '}Nel mese di agosto, '} · 250 d'ufficiali ( " " 3673,403 , con una fonzà di giorriate 589 di t~·u~pa:

.

.

. .

..

·delle quall• risulta. un ToTALE eli .L. 9289,0:in


96 Mentre che, se avessero potuto sussistere gli stessi prezzi dell'anno scorso, si avrebbe speso a pari giornate d'ufficiali e di truppa: Pel mese di giug)l,o L. 1568,856 >> 2826,485 P el inese di luglio . » 2759,999 P el mese di agosto )) 7 158,340 Con ToTALE di E colla differenza, rispettivamente alla sopraindicata, di . L. 2130,691 Non tenendo conto che tutti gli altri generi per le mioutè spese di cucina avevano subito un aum.ento corri~por~dente', di prezzo ; non tenendo conto d'un maggior dispendio in L. 236,500 per trasporti di vettura spesate in più dell'anno scorso; non tenendo conto del rilevante numero di giornate in più della truppa, certo non compensate dal piccolo numero di quelle in meno da ufficiali; non tenendo conto d'un maggior dispendio al cuoco, l'amministrazione dello Stabilimento per il 1873 avrebb ~ ancora effettuato un piccolo rispar mio di L. 69,287. GENERI DIVERSI

Carne di

} ;t\1Ianzo

Vi ~ell o

. .

al chilo,cp·. »

. .

Castrato . . Formaggio Lodigiano . Strutto. F ormaggio da tavola.. Burro Lardo ., Olio Salame. Riso. Pane bianco Semola . Farina bianca Zucchero Carbone. Legna · Petrolio. Aceto ' di Vino Vino. Uova.

» »

» »

»

» » »

» >>

» » » » » » ,· ··'

IMPORTO del prezzo poi 1873

l, 600 1, 700 1,600 3,600 2 » 2 » 2,660 2,200 2,400 3,200 » 500 » 600 » 750 » 600 1,500 » 970 )) 320

2,100 3 » 2 » 3,700 2,300 2,400 3 » 2,300 2 » 3,200 » 600 » 760 1,250 » 720 1,500 1,100 » 400 1,150 > 4.00 » 900 » 070

l

»

.. >> ~o

: al ~t•·o . ciascuno

nrPORTO del prezzo pel 1Si'2

o

» 640 1

» 060


97

Questa dimostrazione mi solleva dal dubbio, che, a prima ~mpr~s~lone; io ave:va conceJ!rito sulla regolarità .della nostra .

ammi'nistrazione; ma non mi toglie ad un ·tempo dalla cònsiderazione, che le spese furono pur geavi e che sarebbe necessario <li studiare ai modi, per ridurle a più ristretti confini. ' I 'ìjte2.zttd'ei vìirveri ;vanno del continuo au.rnentand<D in tt1tte le p'iatze: ma a -Recoaro essi su biscono, nella stagione delle cure,_ una variante massima e pitl spesso non giustificata dalle condizioni commerciali delle piazze vicine. Non sarebbe egl'i ~el caso, rariv.i che sub\re. là legge~ dei troppo indiscreti fornitori lo0ali, di provvedePsi dalla piazza •di V ero na, o da quella di · Vicenza, dei generi che possono conservarsi e facili a cçH'nputarsi · preventi;vamen te nella quai'ltità necessaria per l'intera stagione? perchè non potrebbesi fàr· arr:ivar'e <ilalle preaccennate piazze quegli altri generi, che devono consumarsi l'Ii glornat"a1 Noi abbia~gro attualmente in Rocoa:r:o, per la stagione delle cure, ·ogni comodità. di trasporti dalla strada ferrata; la società dell'Alta Italia provvede a coincedenze regolari, coi suoi omuibus, dalla stazione di Tavarnelle a Recoaro, e noi potressinw, col loro mezzo e con piccola spesa, ayere tutti i viveri freschi, necessarii pe1' la giornata. . Dove poi non s'intendesse di valersi di tal mezzo, considerando le spese occorse pè'r i trasporti dei ricoverati, che avri vano e tornç~.no dalla cura, o che sono inviati allo spedale, o degli oggetti necessari allo Stabilimento, non sarebbe egli opportuno di fissare una sezione d'ambulanza, la quale facesse tutto questo servizio? Io subordino anche queste quistioni a chi, sapendo discuterle con maggiore peofondità della mia, può scioglierle nell'interesse vero dell'Amministrazione. SUL 'l'RA TTA:I1El'l'l'O DIETE'l'lOO E SULLA DISCIPLINA.

Il trattamento dietetico fu nella quantità prescritta dalle norme regolamentar~ vigenti, sempre buono1 bene ammannito, Gt1J1•nale di Medie. milit. 1874.

7


98

tanto per la mensa dE:g-li ufficiali, quanto pe:v quEJ!la ~e.i s0ldati e, meno T-are eccezioni di taluno fr.a i :S·i gnori U:ffidali, un po' difficile .ad essere acconten.t ato, tutt~ , ebbe~p ·a cl~vsel}e soddisfatti. · .S ulla disciplina deg1i àddetti -pel servizio e dei ;ricoverati ho il conforto di pDter attestare essere state rarissime le occasioni di richiamo . all'ordine e meno ancora quelle ;.che· mi. misero nella necessità di dettarie , una qua:lcù.e punizione. {:;onoludo questa mia relazione, taccomanda!1do a•miei su" pèri0ri di voler ·benignamente g~ardare alla buona int~)1ziqne per la quale ebbi qu:i ad esporre, con piena libertà, ,}~?, mie povere idee, nello scopo di migliorare · eosi utiJe ed impor.:. tante Stabilimento. Il medico di regf!im~nto

Dottor s.~G;GINI.'


99

DELL'ADEN OP .t\TIA CERVICO:..ASC ELLARE E

SBA

ETIOGENJllSI per

IL DO'rTOl~E CARLO PERSICllEl'1'I"ANTONlNI

fUustr{ssirno signQ?· Pr~sidente.

Attendendo al sacro dovere, cui ben volentieri mi sottomisi coll' inizi~trqi n('!Ua medica carriera, ed accett.ando c.on lieto animo l' incumbenza, che il signor cav. dott. Giudici Medico Direttore mi diede coll'intraprendere io il servizio nell'Ospedale militarE), divisionale di Roma, mi si offerse propizia la circostanza per fare un piccolo lavoro sull'adenopatia cermco- ascellar.e e sua etiogenesi. Egli è tale, quale p~ò essere. da una giovine mente esor- . diente nelle scientifiche ·mediche cognizioni, non potendo certamente l'effetto superare il suo fattore. Tuttavolta qualunque esso sia al giudizio della S. V. IU.ma lo sottopongo, come mod~st0 segno di verace stima e di dovuto rispetto, speran~o che, nelle sue giustissime critiche, voglia trovare un perdono per il novello scrittore. Roma, dicembre 1873.

CARLO PERSICHE'l"f!- ANTONINI.


100

t

.Yota morborttm c:aufll (acilis erw<~lio.

11

La frequenza dell'adenite cervico- ascollare ossm·vata a moltissimi soldati , la buona tempra organica , di cui la maggioranza di essi era fornita, la località di elezione, in cui detta affezione prendeva svolgimento, il protratto diverso, n onchè la sua· ostinatezza 'alla gual'ig'ione rh i <lied ero occasione favorevole pet· fare di essa acctwate investigazioni, in special modo sulla sua -oscura etiogenesi. · Per procedere con ordine nella ricerca delle svariate e molteplici cause, le quali possono dar luogo ad una simile adenopatia, io vado a èonsidera.re: •1 ! 0· Che la feequenza di essa nei soldati, in specie in quelli già dotati tli una robusta costituzione, denota indubitabilmente l' esistenza di agenti morbigenì inerenti alle condizioni della vita militare, i quali fot'mano il moment{) causale deU'adenopatia. 2° Che delle dette cagioni alcune operano localmente, altre agiscono ~ul generale organismo, p~rò mèntre le primA indipendentemente dalle seconde possono dare origine all'affezione in parola, queste ultime banno per l'evoluzione di essa su quelli un pote1·e massimo di predisponibilità. 3<> Che l' ostinatezza alla guarigione dipende non solo dalle triste condizioni anatomo-patologiche delle glandole af'fette, ma eziandio dalla consectttiva generale alterazione dell'umana economia.


101

Dalle statistiche degli ospedali civili risulta che mai si osservò un numero si abbondante di malati affetti da adenite non specifica; mentre poi nei resoconti stàtistici trlmestrali del nostro e degli altri ospedali militari, il contingente ne è graudissimo. Difatti dal primo tt'imestre oel 1873 apprendi~mo che ·nell'ospedale di S. Spirito ricoveravano 28 soida'ti afi'et'ti da adenite 'cehicale ed aSéella:re, dei qll~.1i quattro già ivi docombevanò entrati 'pét' data antecedente a quell'epoca. Di essi uscironò guariti 14, 'clo'po 3G3 giornate ùì cura comples::;h·amente considerate; quale cifra in media corrisponde a; giornate 26 in circa da ciascun malato passate nell'ospedale. Nel primo mese del secondo tl·imestre ~guravano nella stessa sala chirurgica di S. Spirito, oltre i 14 rimasti del tl'iwestee 1tntecedente, altri quattro entrati in quel mese stesso di aprile. Di quesÙ poi 17 uscirono gnat·iti, dopo la permatienza.t in CJUell'ospedale' di 622 giot·ni pl'esi cglletti-vamente, cioè a dire in media dopo 36 gidrni ci,·ca' di permauenza ivi fa LLa da ciascun infermò, ed uno ftl tl'aslocato allo spedale militare di S. Antonio apertosi il l c• maggio. In questo mese ed in quello ùi giugno, oltre il tt·aslocato, se ne ebbero nella nostra sezione chirurgica altri 20 casi, dei quali 12 vennero a guarigione e 9 al~ri rimasero ivi per raggiugnerla. Nel 3° trimestre fut·ono ricevuti nella .medesima sezione altl'i 23 militi· malati per l' istessa adenite, i quali coi 9 colà :dn1asti sol,'l'tmavano in tutto il bel nùr11ero di' 32: di questi 29 guaril•ono, dopo 904 giorni di cura, 3 rimasero ancora in detta sezioh.e unitarnente a cihque al~ri nuovi avuti nel mese di ottobre. È degno di nota che la rimanenza di quelli, che da un trimes'tre all'altro figurano nella sezione, si deve sempre ai seni fistolosi.Per la quàle triste · consèguenza, aÌcuni di essi, dopo svariatè e adatte cur'e , ' vetuiero a guarigione, qualcuno fu assolutamente rifòimato, ~1tri inviati in licenza 'di' un

anno.

111

l

• 1


102

Q11esto solo confronto statistico, s~nz~ royistarne altri , 'dimostra chiar~mente che la vita mibtar.e ~spon e a cause speciali capacissime a determinare l' adenopatia in discorso. Ciò nonostante fa meraviglia . come ancora non sia stato fa~to, per quanto io mi sappia, uno studio particolareggiato su cotale affezione in specie (hd medici francesi, i q1;1ali fanno solamente menzione di averla risco.ntrata ~i fì;equente n ei loro so\dati fii)., d~i 1 t~n;1pi di Napo~eo~1e . P.d,f\1o. Delle cagioni, come si accennò, sono a mio credere, altre l ocali ed altr~ generali. Le prime son0 le irrita;doni locali prolttngate d~ ml.turft mecpf1nica o chimica. Le seconde, sor~o quelle, che, portando primitivamente la loro azione sul generale misto organico, vi adducono un'alterazione chimica e mollecolare tat.e , da prpdurr;e una discrasia. Le cagioni loc.ali di natura meccanica 'Sono rappresentate dall'attrito, dalla pressione eserçitata dalle yioghie al ~ainp, nonchè dai ,movimenti attivi di sollevamento, di f.ìbpassa' ' addu:c:i.one, di a?duzi.one, di r otar.ione, i quali t\ltti mento,, di si eseguiscono dagli arti superiori nelle manovre e nelle esercitazioni eli ginnastica. Queste ragioni del t1,1tto .n,eccaniche ci ren ~lono ragione della prescelta sede dell'adenopatia. Difatti , le cinghie, ~ello zaino perc~r~ono dall' ind,i etro in avanti, passando alla pa~e delte reg,ioni laterali dei coll<?, e dall'avanti all'indietro al di sotto dell'ascella. Sopra questi punti anatomio\, sede di mol~issimi gangl~ linfat~ci, agisc9np le .qipghiG, ~aou pme quali ,ca~tse i·rrltar~jf, , ma , eziandio guali modificatori potentissimi del processo idraulico , che invigila al buono andamento di quel1a irri.gazione cutanea, don<le sir yer\fir~a~ l'antico assioma ,u"Qi stirnuJt+s affl;ua;.us. Se io quei ga,ngli si troya eziandio la disposizione morbÒsa per le ragioni, che si addurranno in seguito, chi no~ _vede la h;tcilitil. dello s,vi1up.p,o, di ul),' aden ~t~ :]n,rcleyte regioni? Che 1 anzi~ siccome l'adenite. ce~v~co -ascellat·e fu quasi sempr~ a d~ tra, troviamo in ciò la sça _ragi9ne sufficiente. . Imper occhè il grado di stimolazione, arrecato dalle cinghi~ dello


103

zaino in questo lato, viene aumentato non solo dai movimenti delle manovre, per le quali l'arto superior e destro è posto in attività maggiormente che il sinistro; ma sibbene dalla: pressione eS'eroitata dal fucile, il quale gravita più sulla destra che sulla sinistra spalla. Quanto ciò sia vero, {!e lo dice l'osservazione di aver riscontrata l'adenite carvicoascellare nei soldati di fanteria e non in quei di cavalleria. Se di questi alcuno fu colto dall' adenite , fu dessa inguinale. Srccome poi nel nostro ospedale militare vengono ricevute eziandio le guardie di pubblica sréurezza e doganaU potemmo osservare alcune di esse affette ancora dall' adenite ingu.inale, così anche di altri soldati destinati n. servizi interni come a porta,r lettere e via dicenrlo. Questo fatto corrisponde perfettamente allo stimolo, che quivi sarebbe rappresentato dai moti attivi dell'equitazione negli uni, della deambulazione negli altri, esegt~iti in spec:ie nell'articolazione coxo-femorale. Un'altra potissima causa locale viene in ispezialità rappresentata dall'azione di una infreddatura sull'economia animale. A questa asserzione mi portarono le accurate anamnesi istituite su molti soldati, dane quali io ritrassi essere stata l'ttmidità e ·iHreddo le ultime cause, cui essi s~ esposeeo sia in città sia in campagna. Le alterazioni, che dall'infreddatura emergono, possono essere. altre locali altre generali, e mentre queste sono puramcmte di natura chimica, quelle sono fisico.chimiche. Hrifeland difatti chiamò tonica 1' azione delle correnti di aria sul corpo UJ:nano a somiglian~a della benefica azione mecca:nica, che si riceve sulla supedìcie del corpo nel bagno delle placide onde del mare. Ma noi alla• meccani~ azione delle· cnrrenti di aria. sui nostri tessuti aggiungiamo la dinamica ; per cui contrazione dei muscoli erettori dei peli, donde la peUe d'oca, contt·azione rlei muscoli vaso:...motori dei èapillari cutanei, donde minorata o sosp-esa l'irriga1.ione san-guigna:, sottt--azione uel caloriC0t :etl 0011 l eSSO t del fì.si.0logic0


'104

ma:do·re: Se 'CJ'Uesll'aziofie .fu ,di pr,eye ·dU,Trei;a, come , nel~a <~.m>ag.+ -giomnza ~lei ,. cas•i avvieNe', la. reazione sarvà, tunta· 1Jidra.Plioo.. meccanica; per .la qnal ,Q0Sa 1SÌ ;v:eriÌì.~a la ailatazÌÙne·1 (l)..ej già cas·t re_tti 'ca:pHlari .cutanei, .l' ~fflussO'·· · in· essi di ~ang.J;le~ c.ai.sieguono fenomeni· irriltativi più 0 men0 gravi:.,,; , ,) ' A llJ.'uesno di:jl'ttwbo ~hi· n0n ·vede come pos.s.Cùmo 'parb'ecipare i g.angli linfatiò s·uper:ficiali é qtliridL·tn seguìto:· anGhe ·i profo~tcfl-d! • ·, _ , r, · ,, >l Come possi·bilmente si possono spiégare codesti ferfome.ni cì yalgono -a 'P·fopositò Je nozili>ni piu recenti, e~ e, si brurmo -del p.rocesse::> fiogi;:;tieo. Tutta:nltw ~tudiando.. gli ~'ffetti,< r..che la scien~a ·sperimentale segn-alò cèil n.1ezzo deU'impegolam~at0 cutaneo,: possiamo in ·qù>alche modo , dHuoidar.e ·la fuamieyéll, colla quale gli elementi del perspirabile ~e !dE1l .su.d.O're soppresso p0ssono1 essere g_apaci ess·i' solo a prodrurte n'la.@giori effetti irritci:ti:Vi chimico.-meccanici. ·• ~n vero, è 1:isaputo che dietro l'i:mpegol~mento si effett,l'la~ rono 1 oltr~ alle iperemie della e11te 'del tessuto ,cénnettrl:v.ale ·sottoc~tanee ·e de11e si erose, · edemi sottocutanei e ·tr.às"urdamerl.ti ·sieros·r. Fatti analoghi si ripet«m-o· EJIUas:i. di 1Mnuin·uo nel ·corpo .t1~nano· .do,po •ripetu:te•infreddature ; .l!J.astar- rMìstare g~i:'annali clinici, . esegùiti Slf m.àtla.ti riGo;ver.ati nelle grà:ndi corsie.·deg.li ospe.dà:li ·durante le invernali· stagioni, per, :r.e:starne persuasi. ,.~ A1 , • ~; • Ma cosa m~i .avvi nel ·s;Udòre' e nel · pe,rsplrab.i-1~ .perchè siap.o capaci )di prod!i·rre .simili processi morbosi, ·rina~ wolta che di.essi 'Viénrie Ìnipedit'a l'es~rezi:one :? · ·1. ., , ~·· <"1 La &udorina, l'urea, i sali, · ll amm.on~aca, J':acqua,•,'llri:ditlo ear.bonico. ne.sono i componenti. ·Ora non ~C!lssia:mo n!!li r.bre: cedere l ohe qne! 'fenome-nù siano ,g-li effett~ delle (;amoni•"dli . lv Gii>tes.ti principii non seeneti; oppure non si .pntnebòe:Jl\IÒ' amme.ttere' la•.:fo:X:mazio.,ne fra•quésti •elerr~entL cli rJluèvi lC.01Up,(l)$tl, .donde p0ii emerge~:>e'lspécià.li altetaziolii.:?, •< t ; · -~· -· Quand'o, eiò. q10s~a essep-r·,v.er.o .ce ,lo a;vverte là Célli'ta< di. ~matossHii:Hl:1: colta quale· .si 1Corts.t atò ,sulta:rcùte . ~stuantè;,, m'òn ~he Hèl'h siero degli , ~demh v.enitìoatèsi ,tdopo 4.P.~peg91~ 1 •

1

•

•


105

-mento, la formazione di cristalli di· 'fòsfato .ammoniaco-magnesiaco. ~; • Per .questi e per molti altri codlposti chimici ··di possibile !Ileoformacz-kone milita e~iandio· un'• osservazione •clinica, per gu'anto possa essa 'apparire •di poco valore~ D!fa:tti. chi non ha osservato l'odore peneti·ante sui gene>•is del traspirabile cutaneo ·e del sudore di -.c.olili, che fu sotto il dominio di una febbre neuruatica, quando, wuDi dietro conati· fisiologici ·naturali, vuoi mercè l'azione dei sudoriferi,.Arr r.imessa in atti~ità }.a, fu-nzione della cute, ·dqnde la·.guarii.giiohe? ·"a E non pJ10 esser fG>rse q.uelEodore, !·pPoveniente .clal<ìe sostanze grasse del sudore soppresso, le quali siìbiton:o ulee-rÌOI'i modincazioni nella trama~dei tessuti, addivenendo acido formico ed acido butirico? , Da simile ragionamento ci yerrebbe data .spiegazione del ·COme ·una.1,_C01'neote di aria;. <W.e abbia anflt'lenz,ato ,una parte latehlle della!·fu.coia, potesse produrre una~ pa;raHsi ~lel nenvo .facctalé, ,ora· ut1a corizza ·oéL ·u11 catauro J?alpebràle, ora una rjsipola. 'rale osservazione fa fatta da tutti, anco. dai pt·ofani dell'arte salutare.'·Ciò nonostante il nostro soldato allorquando trovasi dentro il casotto di "'guardia, in specie nella notte, .non viene egli· forse · esposto· ad una coniante d'a,ria, aa qua>le pene;~ràlnm,g <;l'alle fi:n'el)trelle, ..và ~ a•iferi:re pt·eoisaniènte le pa·rti later.ali a~lfseo collo?~ , ! r ."'1: :, "$ ,, L'azione •delle succitate cause locali :si' estende r oltre ai ·vasi linfatici eziandio alle glandole sudoripar.e éd a . quelle sebacee. L'alterazione anatomica e fisiol ogica di·qnesti organi · diventa uulaltra: potente cagione, che.si dirige ·ar·danneggiare V'i~ppiù in.aggiorm~nte Vapparecehie> gl and-dla'rle ~ linfatico. ,;g vaglia il ver•o. Coll'irritazione dellel:, glan'dole . seb~cee ·Si dà luogo ad ,unai. ipers·ecrezìone dèlt•ségo cutaneo, questo O produce i così detti coil1edoni, ostruendosi i condotti esçrètori della sua glandolq, o :pure si acèumu·la sulla cute: tanto .nelll.uuo che nell'·a;ltro ·~cmfo 'lil prddotto già secreto subisce, .ne'i .suoi· componenti,. tghimiàit\ <fa·ngi·a!nenti. J !DaU che·· spiego ·e.0me un ..-ao.medol\re;, eia:- me-,,@sserv:aìti<:>'l·n>eUw dregiòne ,mastoif

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dea di. tln' uffi&ialeJ aeH' esercf:to~ ,fessé stato capàce· dL svol.gere un esteso ·rossore er(terrtatoso nelle part.i adiacenti .• ,.:. . E me;11tr:e· à .ìv'Werneuhl.l ,,piacqtH~ rit~rrer:e le glandole' sudo· a'ipat:e > come 'il punte &i' partenr-a :di rtw1ti. aseessi cwtanei 1osser·v ah: a "p.I!efere1iza nella 0avita ascellare; a ro~ semhva • FG>gico ,.dedurre che, se \J.'aziome d:ei costituenti del sudore, .e àel sego cutaneo alMrati e r:t~iassorbi~i· si .limita allo stl'ato GUtatreCJ si, ~SVOlgerà• Un ·eriten:ìa: C)d Un ~~czema, '(StCé0lll8<i SÌ tò:sserv,à r:ipet:ut.a!il'lente nella ~ta:gione · estiva, del ~0rrepue arrn0' presso hloltJisSimer··persohe) se ·Si porta. sui vasi li!Ha:t~ci, si dete;r-tni'pa un'èr.esipela, se si. 'eoqmnica' infine alle, nispettive -g'land@.Le. lilifoge'Fle-, si origine.~à un '·ad;enopaiia. . r ' .:rJn• tale·ragionaniento •. mi· ccmduoe a.spiegare .ùi{ fatto· terapeutico degno di nota. Nella nostra . s,ezione 1oapitarono ,nia.Jarti , di eòzema ·e, di. eres.ipela .limitata alle· paTitir laterali della faceia, .qlilestà fnfer·mità•lguarì aolla soJa, ·metodi0'a . a;ppliç.aziorw dì · c0llodi0n, ~; quella •.cen. le spennellalture.~i : p.ercloruro cli.lferrro . .'J!l;l ·a:ltri ect.:'ernì ed in al.tre eresipele: Iioca:... lizzate àl trove,. g.li aoeenrtati :rimedii' a Dulla ·v-alse11o. La ragione di.tali. effetti consiste di, certo néW.iJ'lltrinseca.Jn:atlilra dell' affe'zioM.'·»I1ifatti quelle ~ g,ùa il ironò o,oi ·1lo;pici , perchè era11o afffez:i:orii idi0liJflltiche,-mlentrre le:· alb·e er.ano cost1tuzio1JJ.wh, e 'ai 'SOli Til3Yedi ·gener3/Ji:.SÌ; do veN-a raffida>re fa 'SJUal·i:gi:@ne,. Quanto di leggieri questi eventi si '~er~fid1irro ilel sbtfra'td, ~i si:.. .rendé manife,sto· ewnsiderando 'Che, mentre i· pririòipii della •perspirazi(l}rre cutanea, cl'er sudore e del. sego cuta.neo sono1 aU.mel\ta'ti rrelle 'mairrre ,_e .!trelìe · manovr'e; ibttèso l'atniva 1urig&?ione' dei' c~mimi.·tegumen·6i',Jmnidità ~ feJ.Corrent:ifeedde ~ne cohtnastaao·. &alls0:t·~itaj1corngarpdo i :Capillari· e _wbbassan&o aa tempel"atur.a· aùiirl)ale~ ·) '!'' 'jtr ('. • , · Del1~-ae.ione . dell' rzrfredèlatur.a gen.BraJe, :~i parlerà•·in ptdsiegùo, i s:mramentìe j·ba\st>a ,qui nota<J.'e ehe qiiell:e eh~· si · e'fféttu~ .rrél· tu.tt<9,~ sif .v.erinètru eziaadi:o in .,ma,plwte r ~ii esso. !Cn:e jpoi l'azione ohitrìi:~ID-dii~ica,tléllo 'Stitnolo"Jretilmati:igeno lVa:da ~tf~ r~re ,i v-asi linfaticiìiJec. lei"t.r.i.spemv.eil . grandl:lle:,•JPiù ·Jl>hè·-altr<l!l· -sistenm., ~ ~iò,~ ··ù!lJ · f perfetfua, ·ar-m0njaj si,a; c0lda' "P'reclisposizi'!}n'e l


107 acquistata da quegli organi per l'azione di dette .cause me<r caniche, sia per l' incumbenza funzionale di essi, sia infine perchè una-causa morbosa predilige maggiormente un organo rrtùt((l'js r-esz'sten#tJ:J. ., , •1 . · Ma oltl',~ t utto questo, in-vitç>. <:\ , qoosidl3r,a ré ancora .una certa analogia di struttura istiologica_,· che si ritrova fra l'apparecchio fi.bro-sieroso e il sistema glandolare linfatico. Sappiamo per r istiologia, che tessuto fibroso e cellule epiteliali formano parte integl'ante della costruzione anatomica dei gangli linfqgeni. Or~ come è sancito ' dall'.~sperienza che, iljlieh'o, le \nfreddature, l'apparecchio fibr·o-sitlro:;o sia quello, ch,e .p~_r lo più .risente i danni (artrite-pleurite, endo-car·dite ecc.) cosi nel medesimo modo dc\'esi convenire che possa accadere agli elem~nti costituenti le glandole linfatiche. T.uttavp~tç~. io stimo che il process9 rnorbo!?o si possa ini, ziar~ lvglte p.er le sole .çilt.~te ..caus·e locali;.le quali ageodo p~:omiscu.amente, lo deterruina!10. ,' , Adnnque lo stimolo mec;canico o chimico desta. nelle interne pa1·eti dei vasi ~ottocutanei, vuoi linfatiei, ;vuoi sanguigni, un' irritilzione flogistica, l~ quale, ancç> -leggiera~ è capace di p1;iJpagarsi alle glandole pt'oss-~nìiQri, ,'J;'al ,passaggio si p,n6 ~ffe;~tua~·e tanto per cont~nuità \li·tesS,J.l;t9 ,yasa:le, 9uanto perohè!,co~goli .di Jit~fa ed ,aitr;i elementi. et~rog.e,11ei, fox:rnati che siansi dentro li ste:;s_i vasi. irritati e compressi; vengono trasportati sul filtro glaudolare. QuiYi precisamente, dove la linfa deve subire delle modifica~ioni a caricq.della sua chimica Gompq~izione, quelle sostanze -determina1w ir;ritllzione, dilatazione v~~ale, ipfi.ltrar.ione s,ie,ro§a e p),a~tjC·fl., .qopde neofot'tnazione cellulare., leucocitosi·1 Linfa~i({o .1 ,l9c~l e~ . ~P.e.rplasia, ip,e r.~rofia. ,t t! 1 Jc P er dimo.strqre sempr~ IJiù .com~ un'irritazione ·periferica, comunicata ai vasi l ipf~ttci. in qua):?iasì gui&fl,- !">i riproduca poi nelle pros~im iM i glandul13 l infatioh~, m} giow· della s~g~~nte O:>servazion ~.· ., , , t • .; , n • ~oldato F.l;lntann, Ve,I\St;laz\, , 1\'l#,sicant~ ;; d~l it-lì2°,,, l'{.eggi-

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mento fanteria aggregato allo Stato Maggiore, entrò nella sezione dei V eoerei il giorno 16 del p. p. agosto affetto da infiammazi0ne del prepuzia (postite). Ooll' ana'!loesi si seppe che colle mnghie .delle dita della mano si av:eva portato t\na lieve esco'riàziohé 1in 1prossimità del frenulo, ·Ja 1u~le si ritenne come causa dell''àffezione. · Quando a noi si presentò si constataYa un lieve grado di fimos i, la quale ì'n segùito divenne con~pleta. Non sappiamo per alti'O se in forza del percloruro di ferro, clie con buon successo si adoper·ava in simili circostanze, nascesse quel peggiorarnento. ~l 'Jirepùzib ·in tutta ·la sua estensione subi un'infiltrazione sier·osa e plastica, tale da addolorare dimolto il paziente. In prosieguo' il male divenne in lodevole condizione, però il fatto, su cui richiamo speciale attenizone, si è 1 questo, cioè: che si o~sérvò subito, nbh a guarì che· si effettuò l'enfiagione del 1 prepu•zio, un corJorie, il qua:le, perèorrendo' lt.ìngo il' ddrso ùel péhe, arrivava al' disopra della sinfisi pubica, dove biforcandosi, terminava Mlle prossime glandòle inguinali. L' irritazione flogistica adunque comunicatasi in questo caso precisamente Jungo il tragitto dei vasi linfatici, ohe clal dorso del pene si portano sulle glandole inguinali, rese queste oltre111'odo ipertrofiehe ed iperplasiche. Il soldato depé1~ì aiquanto nelle s.ue contlizioni ''g·enerali, quindi, guarito della: sua postite, usciva daU'0spedale il gi'orrlo 5 del prossimo pas!>ato novembre, mostrando spìccatissimo alla palpazione l'effetto di quella liofo-adenite, sebbene di molto immegliata\ A questo si possono allegàre tanti altl'i fatti consimili, che per àmot'e di hrevitivlascio' a chinnqu~ consi-derare. Se p'oi le cause 'Jocalti •agito'ho inten:sainerite, o se sopra tale stato anormale delle glandole si rinnovellàno gli stimoli, il processo irl'itati'Vo acutizza, l'adehite suppura. Impertanto la primitiva alterazione, che sì svolge nelle ghiandole linfatiehe dietro i citati ·stimoli locali, consisté, come si accennò, in una lot·o aumentata attività funzjonale, donde abboh!dan'tissiirìk fot'Jtla:zion~ di cdllulè (leucocitosi loc,ale). Que-


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sto fatto, <?he si inizia nel più pei. casi lentissimamente senza ricl).iamare l'attenz,ione del pa,~iente, ptlè e~sere il mo1U.ento causale, per cui si effettua indipepqentemeEjl;e da altre cause un'alter.azione g~neral<'!l qipè r.J~i .g~o,bolì e.J de) pla,sma Sfl.nguigno.' .. ,, . .. ,< Che ralte~azione primitiva -anatomica o funzionale delle glandole linfatiche possa esser poi il punto di partenza di una diatesi linfogena ecc., lo dimostra non solo, la patologia g.enerale, col dirci c)le il processo worboso nella sua origine è ~em pr:e loc~le, P,oichè le .mo)•bose in;fluenze non possono ad un tempo ·ed· ugnalm.cnte agire ~u •,tutte le pavtì <J,ell'org&"' nismo; ma eziandio ce lo manifesta apert~mente la patogénesi della nostra adenopatia istessa. Imperocchè J'im·itazione sni follicoli Jinfogeni porta con ·sè l'aumentata. attività funzionale, questa a sua volta pr.o(lu,ce, come nella nefl'ite parenchimatosa, la degenerazio~~ grassosa degli eLementi epiteliaU; ilonde mehtre ~i . ha da .u,na,parte abbon'~~\ntç proçlqzione di ceÌlLile, dall'altro no11 si effettua più quellG scampio çhimico depurativo, a cui furono quegli epitelii glandolari dalla natura destinati. Come talE?. evoluzione discrasica possa essere quindi maggiormente attuata, contribuendo semprè più a danneggiare l'apparecGhio , gland.o)aJ:e, vedr.erno pa$sando il}<.disa,nirra le cagioni gfl!leraÙ, dHl alterano dirett~mente ·o indiJ?ettaménte·la. ll}.iscela sanguigna, predisponendo così l'individuo all'adenopatia. Quali saranno mai coteste cause generali, che la vita militare può offerire? Per quanto indagai consultando minutamente tutte le circpstçl.nze;,, ,nelle qual~ ' ver~a colq i, cne· dalla sorte· fu destinato a, pren~ere le armi i~ · dif~sa, dell!ì patria, .e per· q""ranto , mi , instruisse~o le. ana.r.nn~si eseguite .~1 letto· dell' inferr.no, potei arguire che le cagioni, generali si possono ridurre a tre g1'uppi. l 0 All'assembramento di molti soldati in un . dormitorio, in specie male aereato ed, urn\<;lQ. 2° .AJle cause rcuroatog~~Je; cni j. militi si· espongono..e n~l~e. ~al:çe ~t nel} e g~t~n~ie, 1 p0;1itutl,n~. L' Ht ,, , , · 'l

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' 3° A caus~ chìrnico-organiche di accidentale formazione. In qual maniera operano questi agenti morbosi nella produrione della 'discrasia, ce lo avverte la fisio-patologia. È noto che le disci•asie non sono mai primitive, ma venute per- lo · più in seguito di alterato processo di ossidazione e di depurazione del sangue; dal che alterazione chimica, morfologica, istiologièa degli organi tutti. Or bene questi due sommi: fatti si verificano tanto per l'assembrl\mento, quanto per la soppressione della pel'Spirazione cutanea e del sudore, 'come pure per le alterazioni chimicoc.organiche, avvenute negli elementi proprii dei tessuti. La conoscenza delle alterazioni, che un volume di aria subisce per gli attributi della funzione cutaneo-po1monare ci fa noto quali· siano i danni che reca l'assembramento di più soldati in un dormitorio. In verità gli effetti portati sull'aria da quelle importanti funzioni sono: 'a) Diminuzione o meglio consumazione di ossigeno, ed accumulo in essa di acido carbonico. Tal fatto fu dal Diumas comprov;Ito, osservando che un uomo per gli atti respiratorii trasforma in acido carbonico nello spar.io di un'ora tutto quell'ossigeno, che si potrà normalmente contenere in 90 litri di aria. b) Produr-ione in essa eli ammoniaca e di prodotti organici azotati •putrescibili, rappresentati specialmente dagli acidi volatili del sudore. Smilth difatti, facendo passare una corrente di aeia espirata a traverso l'acqua, scopri una certa quantità. di materia organica, che assomigliò ad un' albumina impura; in seguito constatò in essa ~ncora quantità di cloro e di acido solfo-idrico. Quest'ultimo sviluppatosi nell'organismo per· la decomposizione · delle sostanze proteiche che contengono solf6, si emana in special modo dai flati, maggiormente nei casi d'indigestione ·per fermentazione anomala degl·i ingésti. ' ' c) Aumento di vapore aqueo normale dell'aria per quello esalato dai polmoni e dalla cute. Peclet colle sue esperienze 'd-edusse che la quantità dì va-


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pore aqueo, esalata da un uomo per ogni ·ora sia di 38 grammi. In questo vapore rimrenne disciolte le materie azotate, le quali in .cbntatto coll'ossigeno dell'aria subis'cono certa- • men·te rulteri'ori ossidazioni e'si decompongono. ' ]){i: ciò deri:va · qu.ell'od.ore penetrante e disgradevole, eh~ fedsce i nostri organi olfattivi nel penetrare Ù1 una camera chiusa, dove si fu abitato in più persone o dormito. Quali effetti pernici0si emergono dal respirare un'aria cosi viziata è fae!Jissima cosa 'comprendére, imperocchè essendo l'aria priVa d:t ossigeno; oui dèivesi.·'l a sua razione vitale, si · sòspendano o si alterano i fenomeni chimici dell' arterìzzazione e della •combustione organica; e con essi le funzioni del midollo allungato, essendo il sangue arterioso lo stimolo diretto che mantiene l'eccitabilità del centro respiratorio. Per la presenza di acido carbonico tanto nell'aria quanto nel sangue, perehè disturbato fra loro ' il rioambi0 gasso$0, si ha alterato il ritmo respil'atorio. Si sa per l'eJ>.perienze di Traube che l'acido carbonico, ' oltr'e alla facoltà . di parali~­ zate l'attività del globulo sanguigno, è lo stimolo eccitatore dei nervi per iferici del vago ed anco del midollo allungato; per cui ad esso si òeve l'accelerata azione dell'arco diastolico della meccanica respQratoria. Per l'aumento nell'ambiente del vapore aqueo si minora o si sospende la perspirazione, poichè addivenendone l'aria satura, per legge fisica non ne può ad oltranza ricevere, dal che emanano maggiori disttmbi chimici-organici ' per parte dell'organismo, siccome si ve-drà parlando in prosieguo del secondQ ,gruppo itiologico. . Le, sostarrze· azotate infine,· scoperte da:lrlo Smith, costitQiscono cogli elementi miasrnatici, vuoi animali; vuoi vegetali çhe si sono sempre riscontrati mercè le analisi chimiche in qualunque aTia di luogo abitato, un mo(etta an·iraale. Difatti chi discorrosce le recenti ricerche di L Lemaire eseguite dentro una camer~ di un quartiere abitata 1da 20 soldati, dove il tevmometro \centigrado misurava· 18 gl1adi? Ebbe1.1e egli con- '


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densapdo, ·mercè un appareGchio ili refrigerazione, 6 grammi in circa di vapore aqueo, che si conteneya in quello ambiente, ed esaminantoJo al mici'osaopio dopo due ore 1 constatò, oltre d gmanul,i cli pulvi~e.G>1o. e i:·pr0m0tti azotati; un :riumero. considerèVGle d\ . nli(i)l?!lfi~i. e - dì , rhioròp;oari in via di svHuppo. Ql:lattro ore .più tardi ne l troivò il- numero straordinariaménte. aumentato. e ;ri riconobbe dei batterii, dei vibrioni, delle mon adi, ecc. Questo .solo fatto dell'assem,btamento merita altissima considera7.ion.e in SP<?Ciè per le eas.et~me, per gli ospedali e per gli accampamenti,< cheuch:è , i·nl contr:a.rhD ne v.ogliono dir.e , alcuni. ,: ,· La struttu\'a viv,iosa e .la. poca nettezza delle latrine in detti luoghi, .nonchè delle ·scuderie, spesso furono cagione di svolgimef\tO di malattie enàèmiche. Queste trovano sp iegazion~ della loro e~ isteuza. all'ingente produzione di acido soltìdriGo e di, solCo-idlì'tJ .to di' amrrHDniaoa ; p;t~o.qotti, che 's i svolgono dagli elf!meHtl deltlurina lasçiati fermentare ·in con~ tatto dell'aria in fo1·4a de suoi bà.btefii ·e de suoi vibrioni volatilizzanti . . Quali danoi ,incalcolabili derivano da questi altri prodotti, commisti con un aria già in altro modo viziata; ce lo , manifestano le alterazioni, ehe furono, da. chi specialmente attese ai lunghi àcca~.mpamenti con stagioJili calclo-urnidé., risc.ontt•a;te a vOlte suil~appat•'ecchio• visivo (congiuntivite) a volte sul tubo gas.tro-enterico (dispepsia, disseùteria), a volte.._sul sistema: cerebr·o-spinale. Dal che debbe nascerè la massima igienica vigilanza, che mai abbastanza fu raocomartdata. Or dunque è certo che costretto un jnruviduo a respirare,. ~ sebbene ad. ix1tèrmittenza, ad& dì sirnil. fatta, quei principii mefitici vengono ·da esso stesso.. rJ.assorbiti. Gli effetlti che cagiona un tale riassorbirnento sulla crasi sanguig.na, .sono quelli di un più o meno lento intossicamento septico. < Se.bbene devesi ammetter:é negli ospedali l'esistenza di un miasma npsocomiale, .tlltta•v>ifat.!in essi. il solo ~tassembramento òi. ~ più rnalati illli, uriai salii ,è~ una, clelJe, potissime,)ca,use,. capaei l


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di ~lterare funditus il pro,9esso nnt·rittvo, 1,l}OP,, :p,u re . àeg~i ammalati istessi, ma ancora di quegli addetti all'interno servizio . .So~o ~olà i nostri infermieri p_er ~arcene un(!. oOJlvìncent~? prova ; ,costretti àpcor essi in specie uella pns~f\ta sta.gione estiva, a d01·mire in buon numero in anguste camere, ,a;t.tes9 la i~.cap.~cità : de/ loq~le a yonteqer~ ,quella . ,qu'\f\tità dj, malati, cl)e la guarn igione di Roma presenta. · Nell'apertura dell'ospedale assunsero il servizio tptti in bu~)11~ co,s titnzione organica e forniti di ~empera,m ento sanguigno. Se ora si lan~ia uno sguardo su~ ·Yiso di molti, questo, qual lt;tcido specchio, rivl?la lo stato ,della cangiata salute, esso divenne pallido e terreo. Tal fattp palesemente dimos,tr-a jl difetto , di ,ossida~i!;l.n,e o~·g:t}ica, l'~ltera~ion~ chimica e numerica su):)ìta in ispeoie dai globuli rossi del' sangue. Tenendo a calcolo la costituzione éosmo- tellurica delle adiMenze dell'o~pedale mjlitare, atteso gli stetTi 9hy si fanr)o pel' la fabbricazione del nuovo quat-ti'é re, pur tuttavi~ son di credere che la procfività degli stessi infermieri, nonchè di· molti ma)ati di chirurgia1 a sog~iacer~ ;nel}a suddett~ scorsa stagione estiva al miasma palustre, si deve ripetel'e dà! loro ~ostr(l.to prganico divnnuto debole ed incapace a reagire alla · · causa morbigena. Che le cause reumatogene poi siano pi~ poderose dell'assembramento ad j!Jguin<~-re l~ massa. sanguigna pe,r il traspirabile 1·elenturn, era cosà· nota J?er osservazione clinica fino dai piì.t remoti tempi della medicina. Var,i1e iJ10t~si e teor.ie ~i . posero ~el ~~mpo ~ella s~ienza per spiegare gli effetti sull'organismo uirtano della soppressa perspirazione cutanea e del Stldore. Gli autori si divisero in due classi : in Neur·opatologi ed Urnorist; . Questi ùl~imi diedero ragioni pi1'1 convincenti e la fisiologia sperimentale volle comprovarle. Difatti a mezzo dell' impegolamento cutaneo, eseguito con sosta.nze untuose, si tentò svelare i mo- ' menti del processo patologico iniziatosi come si disse, per il f/.UÌcl ret~r;tunl,. S ~ pssepra~,Ol)O .,t»ang~i~i~e l~ diastOl~ earGiomale di Medie milit. 1874.. · 8


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dìacb.e, minor-ati i motj. 'respiratorii, morte. d€ll' a'nimate in esper·imento, Ora sè alla · s0'ppressionè dellà per:Spirazìone cutanelt si aggiùnga que11a del sudore avvenuta pèv '1e vi0issit1:ldini atmosferiche, il ccon·t ingente morboso ad'dfrViene;rrotevolìssrmo. ·nall'-analisi del sudore e del perspirabiie cutaneo si rivela cb:e essi $Qùo, forma,ti di costituenti speqifioì e di c0s.t ituenti. comuni. · I costituenti speci,fìci so~o l'acid0 acetico·, H fopmico., il butir.d co, il sudorico. I costituenti comuni sono l'ac-qt\a·, il clorùr0 di sodh:>, i fosfati terrosi, ·celtule Hpidermofdali, piccola quar:iità dì ' Urea, ac~do carbon.ic0 e proc\otti ammoniacati. Rtteii:uti i suddetti costituenti d'el.· sudore, o dassorbiti modificati, chi non v ed è alterar~i da, una parte. il processò di depurazione del sangue, dall' ~~l tra il process,o di ossidazione, il quale il fondamento motor.e dl tut~i .l movimenti çb:imici dell'o~·ganismo? , A convalidare qt.testo .fatto valgbno le analisi 'chì ntiche istituite sul sang)le degl'i ammalati per affeztone teumatismal~, le quali rivelano in ess,o in speçie l'esistenza di acido urico e di àcido lattico. · L'acido urico è il prodotto .di minorata ossiaaiione dellé sostanze albuminoidi, mentre dipoi l' acido lattico ·è un prodotto di trasformazione· dello zucchero animale·. ~eterminato ,dal riassorbimento Jaegli acidi sudaric~ (polli). 'J?rinnavera e Ran'ke stabilivano che l'aumento dell'acido ur,ico nel sa.ngue ~ in rap.p orto coll'imperfetta respirazione ed ossidazione organica, la quale s~ verifica eziandiù per squilibrio atmosfer ico. Sebbep.e 1.' acido 1:1riw non Ma luogo a fenomeni . 1;1re~nici, i quali si devono all~ presenz·h di urea nel sangue e .a:lla sua scomposizione, tu~tavia desso è ·~ire . apporta irritazi'o:nì flogistiche nei vavii orga'n·i, coi qual'i viène _in ç.ontatto. · I depositi· gottosi e i tofi comp'rO\(i:\no' l'asserto. · L'atto quindi '· ·di cui lé cause r euma\ogenìche: si valgòno a minorarè 'r ossi.ciaiione organica, ci è del tutto igne>to; però

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1iag.Ii' elf~tti pGS'~iamo ·risa:]ir.e -a'lla: èorfoscenza d~Ìla loro ver~ azion&:' Questre pl~tlèao'i'lménte, i'bt 'drcb , va a rivèrbèl'arsì sugli ~l:ementi •éèllùlarr- del sangue, 1ri t ispecié(· sui 'gl6'buli rossi, '1n ·modo t a:l:e,': eli~! se~bene' noi 11on pòssi"al110 preoisar.e qub.le speciale fu1od:'Hié!azione 'a'nlWa'n(:J' 'éssi 'ìfìt'i'insecàlihente su!. :~ìta, ' pui~tll'utav:ia :fà.n11o ·p'alése 4i non ·eorrispondei·e piu c6rt ttuegli' attribiitti ed"'1i:tt1tudini propt.i;e<' 3.1 fnanten'ìment0 :delia òn:i~geneità d·é l misto organico. Impert·anto ·questa altèral ziime, ·sabìta·~da1 glòbufo sa:ng\i.igh:o, sarà essa: clinal:ni.ca'bppur.e 6Ìli.ih'ica1:· ~' ' ' · ; · ' · ' N'òi dob'ffiàmò croritémplare nella ·s'oppressione ' degli:· ele'w.enti .de} sudore e del pei>spirabil'e, Ce>llle si ovicle 'tl'aJI' anaiisi, p'a1'té' d'i_ àei:&o caTbònido, parte' di area e ~arte di" ammoniaea. ·' Qi1estlultima s~l'!?el>b,e i'ntrodotta nell'organismo cop Y aria inspi;rata, co1 vitto +eg'ètale, eolla · putrefaiion\3 delle fecoie neH' ~ntestin'o . ~ · JSi sa· coni·~ Ft*l'l-a pqssa, sotto' €late eondiiionì, svolgete nell'orgaNlsmo· ·caflrona-to ' di: a:rro:rìòni1aca., :'come fu ·consta:t'ato n.e'l sie(o ·CJ.&gJi E!denli, avcrti t)..iètr·o ·F impegolardento. 'Ol'lt~~e·o', s~nìa che gli organi siano ammalaf;i. 0r b!3ne, quale' sia 1'':azii0'1l"'e frsiol'ogica di ques'tYtre p:r.i:nctpii';,si:ll .sawg·tte, ce fb 'ha •anmmciat0 · là fisid~patolog~::C Diss.olu.zione del' tess)lto sa:ngn'ign0 , etna·tina li'b'e'rata:, gl6b'ttl.1 enflati e paralizzati (llehman)) dençttrizìone, c,aches'sia ·scorbùti'fefr'tlè ·(Stbxha:_nì), 'q_l)'alìfrc.ata ~:a p:f.0stra:ii'011~' tep. <;lenza alli emorragia' da .pa'fiilis'i vasGn1otori~· é ·a·ar:fel'ionrè.ni nervosi' ei;>ilettifòrnii.' · ~b'bencl:i'è tutti gt;testi da.nni nç,n s! possa11o ooncèpife. 1efi'ettn~biii ~'t.l nnllt so'la vol.t~, lJute non ·si · può nega:re c-he, <esponendoSi l'orgàriis\n:ò aile"'médMiine <iziéni '(). cfré.ostanze ·tipetuta'mente, p~ssa e·ss.o pr.eclisporsi :ad , ai):rmalat'e· ~t\bdola­ 'ltie,nte' in mo'dO; '*che- IJ.e· tartte1 fì'finute altétazioni •Ye.r:i'fì.catesi iù eiàscutra cireòstal!.lza ·siano ~~paoi d'i e'Splo.àerl3 ÌI1 ·urta >volta vCOn lilterisit à '.t alè, da llìehÌecloeFe i}:I~OCC()l'..SO aèli'arte, Simile »a·gi0na'11:1:elito v:.ale ·~ùehè\p er il pri.mò· grup;po mor". Jiìg~n&:,.'.pa~sa'te ~in' analisi. ; "' · ' ! • h< · ·• ·.

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1: ~n(ueflcl,atura ag,ire, W,~p)]~ù . ~agg.i~l!mente ~u)l' oug!J;W.SI!J.Q quandg il ~OP'J?Q , 1umano si trova ~<Jt~ntem~.nte ~<{citato, pe.r ,. eseRcizip ffiJ.'!.SCl)}f,tr~. Q0IJ. quest.<):, p,riOpOSÌZÌ,Ol'l,e m,i sembna ,poJef t119vare ,à ltni .~l'entent~;-. m~r:.b,i-g~n.ì, . P~x:tu!~_!iqtori. , P,e1 :n;r,ttriti.y.g !l1QV.i;m.~nto., ,n~.) la tCr:eatina,, r nell~ 1 G.F,eatinil)a,,, nelùa ;m,ipsina, n~na Jeu.cinat ,J~.· q:uali s.q~t~.Jl~~ 0l~rem.o.~o si prl\>dRc9n'r ,..G.P~

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~.,,Dì quanto poi questi eleme~ti , si.al'Io ,fd~miosi. pE!r i.l ,mistO>

organico ne faremo appello ~alhllnstre Jaceodld, per il q,uale g-1( ei;f-et~i ur.enri~i . .dipend!'JrebbePO a: yqlt~ da )lP, intqssica~ • , 11;1ento ohiama,to:fla lui creati~'tfl1?~ia. ~ ·' 1 . Fu segnf.llp,tò, nel fl?-Vlaf(;l· de:1l~ catì§le lo,C,ali, 1' azipne P.i:namica di un-a corrente di aria. Ebbene, quali mGviuwnti .re:fle'Ssi; dei mUsç:oli della ,vit~ ìY~getGLti v.i.ì'.non si, etfflttu.e;P.armo ip. · fqrz!J:· ;di Jt:~:r Ì;ì'lf1ì,e~dap!l,~nto ,g~Rera,Je ~ cor,p0 ~tulJlqt.ef?' QHelli a noi non è dat o vedere. sebbene i fatti :militassew

per )a lorp; . esi-S:ten.za;- ~e,,non oo,J $.0)@ ~c~me •intellet tuale. · Sarel;l.b_e q1.1i nD i:o~o il> ,rjpete.re iit1 ,qLranto. siapo e~tesi •coL,.. testi~ m.oti ri.fl~ssi ·neWati'clamento fisiologico. <e · patologico. del-:l'orgaojzza~ione umana~ < ·· 1 ~~ • · •' Solo ci b,asta . o.ll'aìi Qit<p:~.. co~ny..J.e ,0aul\l.e ..reu:t;rrat~gene. 3:1i!C(j) da q,uesto la t'O, c40è per · a~iohè' re:flessa su ~eg;ani· EJÌÙ,Od11eno Jpnt:;t:ni. p·0ssono. i.niinenzr-.re per la,,-p1'.oçluziqne .eli una cF$cr~ja e quihdi deW f~tessa aden.opatia. ' , I ,modificEJ;to:ri lchim~ep-org3<nfci,. che formano il terzq grup,po delle ·ca.nse~ che attepd,ono ·all' evolu.~ ione di q,n,eUa di~cr1l-si~, ·:tl-il~òcino dall'assLeme .dì più,circootanz;e, le qu·ali i'nfluiscG>J> Hi>'Pò<ìe.rosam,ente sulla o0mpage ~orga;nica. Tali cjrçost~nzeJ().O§~ opo · 8S$EIJ?.e ' offerte n\el!GL, vit(l(,mmtl;b.re f!a) P!l-temi, . qui va incontn(j> il t>oldato per..,l'ab.b~tadonq dei: ,.parentt,. Q.alla ro.ttura vioieq·~a: delle .s:t1e qhitticlini, 'daL- çartgiamento ;dì c1im.a;_ dall(;l· .alt,eq~.,.. zioni,. che. st~blse0M ' alGt;t>n~, secr~~i·9n,i: dopo ,e.sei·citi\ corpone;i fig>n ·~bituali, ·,(!ome t an,o/mia: d.~ qna •ir:tc~rrgpua iilime.JataziQne sia ~per . qualit$1.,, ~~~ per.,,g,u.ftptittl- ..~ff~ttuata. 1, • • :r • ·l·:; Del moG lo poi come possono av.V·efii'lìf<l. que~t~ àl;tera?<·i<:>lli~,


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relà~'i:l(am'ente• :aJI"a >+~er;za;>.t caÌi!sà i 'di: '~"tulr SÌ' .fa' parola', •rfsuttii~

~an:i f~~iì<'> d-al1'a ~é.n~;pÌii3e•lò:ssei·"'~zi-611e, 1"Eh e !'IJgzyt:ato: può ' fa·re'

· ·da $e~ s.tè'~s1l: ~ottopb1i'iì n'El:ùsìfJà ~~pe'e1a)fi ~h'lrflùe1irze: : 1 ,; 'li n ~'en~A ttn· in·~i·i•v iEkuto, ~e:né• si sbtt~fuet·t'è. ad .fesércizi 1smodatif lil'~]i0' iLpeusto, n0n pl'en'aenèl,'o·JÌl 'r'ip<;~so bo't'l!,,ehiente''del eor.p0';1

<O":ie:rorintn:; duc'et\.~d· 13gl~ :nN.i 'sacPstt'>i'rraco sos~apze' nei'l abi:, tua•li,. ~:vo'Va sensazioni Pi'fe tìibili .lll"al~e\~a;fà. d.\gestiò'ne ga~tNhi.l è al riassO'r biqne.n'tò ·(Ht;'materiaib nutitit:i'\~t, '!J'òl'f ' con:ven~ertte- . ufentef~f!lal:fo'i·'~·tri. &u.· t<J.le r-prl:lpbsit'b ·'J}:a :ftSiel&gla: d~f,;lf 'sa:p-~re' ch"e 1Ìhi ~i.ùiìli coifdi7.A'6 t)1 .s{·lf0ì:rrht· mlÌ"'peptehÙ 1n1perfe'tt<f,ii~· qu<'tle proçluce, colle ult~rio ri i~od ific~ioni; sub~te ·ne'Wt>rg:a..:. ~n1stho, •un··aèti4mu1o ififiès~o - ,di<'~citl o' Oi'Ì~0': 'tQuirsctd~ aùdmalo prorl'ott~ ·sernbrà ess'ere Ja éa us·a . p~incei pa.le {lèlle' séB'Siltziom l'Uil;J,tbes~-1 l liee' p'i''0";\ra ,lJ:'f ndii;v1du6; ;,]0 :Cj t;tat~ . si' esrwsè ;,a , l{l_ettè éiuS'e/ Ii'l'lp~r«u~hi~ 'qu:este··st~asazièti~ 't1'erJéi tltl!llo'ssér vazioJ1e ~ ~l'le. riòn'· ceslSàdb se m.lfv,.quiini.J@i.d'àéicJQ1>unic.o ·fvfèrl.e e:1ilr'fi inato~ o pe,r là .se;c,rezione del sudc.n·el:<'ì~l1(}f:•'1qÙl:lllrd .' cl'ell' ~:~ri.ila::··S~ ·ag:t);hniga a. qn'es-t<t-·cthe· à·l:t1lr:ìit·aJH~lb11Itli11a· llet.sctng'ue'f.nella sula qtia:lità "e'l q.Q~iltitù , 'un I.:C..rttoi''O' n1à.t~:J:lìale <h~Ghì~i;ro p:ev.J . gi®ge agli p;trg.-ctr1i li(rG-po'jetioi; ·ùom:dle li,~p, eHetta· :eziMdio rail• .<iiìF'\ti.erté'&::l'elalfer~zione: ~aelte.ltelral~ lsa-il'gu'igtìe:~.: ' ' • ·. l"'·P~rrò , è {t ~ ~G·nsi der.ar.s h · ainc~rd :ch'e cò-1 'rnoto ' ~océssivo; .:J!a 'CU;.te;,ifa:ee·r:adb .perdita-·· abb(!)·l(lJdarit-iss·i ma~l d-irJpal'te , a.equosa, t ne iii.aSee che i prodotti usati e viziati della nutrìzi0ii'è sotto•,foPii•ià: ~i q.iJ.Je4; cli .acièl@ >·:~rrid:J;_di" qr·eatinru, ·di preatin.ir:ra ~co·. -fo'limati~l.iin:· maggior: lqitat1bità lp.e r·'l:à.:celernt0 , ;iè.t~n~hi<D:, .non ; (!:O "'l '$ano1 .n~i tèssùti :suffi:e.iéàte.:-qi'latltktàncl:i Mqua pe~J la-lork> !~p~ J:uaj(,>l}f.l.· P~r : J~ , t~l c{).s a;IJ. açco.pte,p d ~· M~ tV.ll!Si ,çlette .rna1Jé!.ìi~ f§l}J~emen•tlizi~!'-à'bh·~~~HlMtem~nte, ~fdet,erm:fìq~nd-1~sse' per ,·])li!!Ì1~1:~· sl:J.'t!{ì;hro gla,ml.lolare 'liiìfatie0 l]>r.nA~s~i ir:ritr.ti,N. .Ch13 ·s..e g.)l~S:Vi f~ti,;~iAritwtQ'I\0.. pi.ù , v~.t.e· §],i ~egui;t;o· f<t..~rr>.~ . ~~n~a· "d.!lhhio ·r~1 ~~J}tire -uo. !g(çrM- .q'IJ,ell:i&p.J,l.ar~t\€li·la rtl)l~u~ . trli-:; te1 i,ntl.n e;n~a. JJJ.; ma'f)iei'~• .cvb:e Q.,~ltsernl'l~ke tRrg;9;r~,pa;ss~:~gg;iep<1; 1 pd!l>J essp ~~,a§.:

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l<\lla .y~r~ if!pa.J;nijjqziQ;Iì~ . P-Gn1 tl,l·tt.~ :l~'JsM:·,ç6,11segl~ei~z~~ _u <>:· f,, )Del ~udd~ttRi ;~~ i1\çt_~p.<~M_s,e;J;lp.ik ç,;llj;{\r~,pttll~·-çl~~~f} ~a))gr~9&aiJ


W:t qhe. dallp. oampa,gna si :Jlqrta :nelle g~a.nç]i çittà per, ~royq.:re: }q:YPI:':Q., Per il,, ehe. sono pq.gtr-pttb . G{uegV. iQ.:GI~vi.fltti. a, 'darsj_in moto per dovimque, nel aontempo e-h~ non- sit. alimentano n-~ Jjl~r1 .qp51li~~ .nè .per qu!i,l.q~ità> in pr.dRorziop~. d~ì bisogn-i ~,del­ <)lrga.uismo. Or: ,bene ,un. lll,l0{1. t~l!ZO .4'i 'essi,si·.;:t!l'lmala.:prima. di .a:ver .t ro,y.ato il )aYOJ{O: ·. Ci6 risul.t a .pen,esatte . osservaz·Ì~Ili

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f~tte Jtell~ . ci:'!;tà . ~! Pa:rig~ . !3 ,di Lqndi!!a.

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dette cq.use, alteran_d0 p:rofp11èlam,e rte il ,.rica:rn;Qio m?,;teriale orgç~,nico, ei viene w~glio diluci~ato dalle. seguent~ ·fìsiolog;i'-

cliJ;e co;Qsider,~;Z\oni· : , , .. , ., 6 l Ch,e gli ele.n1enti i;stiologici, per ·, Ir)~Tlife.sttwe J~,.}m:,0 pro Plìietà vegetati ve .e funzjoBali, eleb}?on,o .su bJve, il). fbr4a d~ uno stimolo, un can.gi-amento c,h~naioo, fisico ed ana:tç>.rriico.; ~o Cl1e lo stimG>Jo ·pallte ~el ~!$t.ema;. vascolo-rnefvoso, d-a cui: .prj!Sin.~J. , n ·prooesso ·di,,.M~;imila;r.ione o di nutr:ìzior)'tl, . d~ decomposizione él'di 1 regr,essione .j ~-3° Qhe il sang:~Je, pn1nçipalrnente 1attend.e. ,a .que,s,to. sp-. b}i.m:e mand~to ·rfiérc.è i ·SUO.Ì Jeleroen-ti OSS ~gen~feri, cUi · si d~ vano le m~ tamorfosi .,de]lll( materiQ-:.endop.lastica-; q. ,_. ~" 4° Che infine i1pr.o~o.tth 'pltiHÙ di -,regressi.one··suqeildo. J!ll'-irna,r sul .filtro -g:landolaFe altre:- modificazìoni., penetrana nel torrente fCÌrcolat0fÌ9 pe:v . rvenir.e q.u.indi eliminati dai polmoni~ d31Ha cute,./dai reni. ·, ·'· , :;• l ,, .. .r. Ma .se-. l'aztO:m~ rdi quei .prodotti sugli 0rgan'i d:epùrator-i del sangue fu i·u ~,ualohe · nl'odo alter~nte;ne se Uoro' ppte:ri~,:fisio­ logicil ven.neM meno, >ancé·lper un !brev:e, •lasso -a1 t.empo! ·è .i-ritlaiMtato ohe mentr.e ìk satlg:ue· resta itt qualohii m~ni-éìlàl i:nguilJ;1aiio d'a · prirtctpti 1 ~terbgeJiei? uri obòurto•·echiàttnio ·Mrr.:. g:ìams11to s'•inizia n ~glì el·emen·ti 1cellulari ·d.e-1-.S!steroa g1and'o"I-a'ì'if.liin'f.atioò !5anguig'l~·0, in1f8}i eoie· negli epi1ieli·~l·i ·deì''foHieol'i•,l ~i; q'G~li 1 tlatt'tra ·~iède''l>'; inbt'i·mbéh7.t: ifepura:-trioe: Ed 'ééco c<iJm·~ V\3D'gòno dJ.:s ~urbtitè.clie. ·· 0-endiiio.rii essenziali ·d'el rio:àmbib ·til'i·èil'èié'0là!re, 1p0i'e'h'è ·\ìaJu'JlaL!lplB.·rt'él' ràJibiamo- eJ!eiD:el:iti a~àtomiei, che si dèl!ih01à16 ''nutri:rec.per· betil' futiiiot!a:"f-e-1 i~lueril!ti; d<tll'a.lt~ai il~ 1Sa'i1guè; cheilpeFd~·:Ie\::s:à~ · atrt)ttt'dini•~a · nlà~rirH. .: l·u" ! 1C; ,

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n9 Tutte le mentovate. c-agioni ci troviamo ad osservare sole o riunite nel soldatq, il quale, quantunque per i regolamenti ecc. si procuri di tenere nelle condizioni igieniche migliori, pure per circostanze affatto indi_pendenti dal buon volere di chi presiede, ·all'igiene di esso, inerentemente alJe ~ue occtt,Bazioni egli y i si espone di frequente . e. quindi ne sullisce gl,i effett~. '· . A confermare · per 1:1Ùimo ' che lrt vita militar~ •. d~l' evoluzione ad una diatesi linfogena lo dimostrano, e,ce ..pe danno vive prove tutto giorno quei soldati, ai quali sia accidentalmente, sia per scopo terapeutico si praticò una lesione di continuità. Nonostante che il loro sostl'ato organico fosse apparentemente robusto, compatto, tutta-via il processo di cicatrizza?.iQne si fa .sempre desiderar·e, sehbene si ponessero in atto tutti gli eçcita~ti e modifiqatori possihi}i. E non sono ·questi forse gJi effetti delle altePate oondi:?.ioni dè1 generale organismo·1 SE! p.0 rl~amp in, C0nn.essiQn.e ..Ji ·,l<:~,tti•; i fenomeni .osse:tv:ati "alle r,~gioni dalle' quali essi' deriivano, la. deduzione n'è troppo legittima. Invero, riassumendo, noi vedEMmo •come i modifica:tori -ralsero ad alterar.e la struttura e composizione del sangue, sia per ll distùrbo chimico funzionale apportato ai globuli rossi· (assembramento) sia per Vimpedita escPezione di quei prodotti di nutrizione e di regressione ovganica;, che dai tessnti gli venner.o-·, strasmessi (uause ramn<;l.tog~ne.) ~ia infine per allorquan,dp , s.i e.hbe, i mat~riali -~H· nntrizioneH non: co,nvenientemente ' elabor.ath~ter;;;o

gll'u ~po:. eatisale?,.

. , " ·~ q .. · • . Ora qhe abbiamo cel)eato di inMgare negli •OSC?.uri processi chimicb-vitali quali modificaz.ioni furono p0rtate s,u lla crasi sanguigna dai tre gruppi causali passati in rivista, è nostr(;) còmpito iu-restigare c.ome una tale alterazione chi:mica possa da per sè predisporre ·un'individuo all'adenop.atia. Con ciò fare porr.emo in rapporto il nesso etiolpgico, che passa tra le causè ed ·<i 1om ,effetti, tna questi e Je ·ulter.i0ri alterazioni ·.Gflirniche; isticrlògicqe, . anatorniclJ.e; .a oui.soggiac~ querm ls rglandùle .Jinfaticlle,l te~tro· delle·,~w~tr.e,JiJ.S~érvaa,ioP.i."


120

Rovestando gl'intimi segreti 1ìsio1ogici deUa organizzazione umana, troviamo in larga scala· applicata fl·a gli ' organi la legge dei compensi ; così esiste compensazione secretlva tra le glandole sudoripare e i glomeroli malpighiani, tra l'organo polmonare e qu~llo biliare. Questo irùrigato fatto fisiologico ci pone nella via per• conoscere ciw nei processi ùisr;rasici i compensi emo-glaudolad sono quelli che maggiortnente si effettuano per migliorare in qualche modo le condizioni del liquido sanguigno. Lo stesso fatto eminentemente iisiologico, dagli antichi tenuto quale efretto di un conato salutare della forza medicatrice, si effettua mer·cè di una azione elettiva, che gli elementi istiologici dei fòllicoli linfogeni essrcitano sopra • gli agenti patologici, sottraendo in tal guisa al sangue tutti quegli elementi destinati alla eliminazione. Ed ecco come in simili congiunture gli organi formatori e deptfratori del li'qaìdo . (glandole lirtf<:~tic!.o-sanguigné) do'V'"en!db attendere a tale incumbenza aumentano la loro attività. funzionale, restando lesi essi ancora nella loro struttura orga nica e nei loro poteri fisiologici. Disturbato cos'l · il sistema di compensazioné, si cor:pprenùe come gli effetti della gotta son_0 coutemplabLli a preferenza negli al'istocr.atici pet· fortuna e per intelligenza, tenendo in ·essi massimamente a calcolo l'alterata ed insufficiente operosità di alcuni principali organi di nutrizione. Donde chiaro apparisce che l'l'lentr·e da una parte sono dist.urbati i processi delle metamorfosi regressive, dall'altt•a si osserva il sangue altet·ato per principii organici anormalmente formati Qeucociti) e da ·sostallv.e eliminabili {acido urico, arido carbonico, sostanze grasse del sudore), non elin1inate. Per quanto ciò>.sia vet'O vaglia il considorare come I'Mì1lo urico, l' urea, gli urati, i cristalli di fosfato amrn.oniaco-magaesiaco, le lecnciti in via di r·egl'essione, la leucina, la tì.rosina, ecc., per\enute che siano sul filtro dei follicoli linfogeni determinano ivi irritazione, quindi aumentato processo · nut i·itivo. Se. q~esto pt·ocesso ·perduia ·oltuè 1 ilimitl' 'di' mutri-


121

zionc può addi-venire ~·iprodottivo tipertrofia ip.erplasja, leucocitosi) o t·egressivo (supput•azioue, ulcerazion.e). Tutte queste alterazioni, che emergono da -uno stimolo puramente fisiologico iuerenle ajla str uttura e ,funzione del sistema glandolare Jinfa·tico, lo predispongono all' intìalumazione, la qual~ viene' quindi atbuata dagli s timoli' esteriod chìmico-meccaniei, di cui ·imi pt•incipio di questo discorso .si fu pat·Iato. Nel 0011tempo che ih sistema glandola.re •Jinfatico ~ttenùe, nella discrasia.-acquisita ta mod ificare ò aù elìn1tnare principii iuaffini, le glandole ~angu igne, posto l' inttiyiduQ nelle più perfette igieni•:he condizio11i, elaborano e \'ersano nel circolo elementi celtulat·i più perfetti. &l ecco come eliminati quelli e per·f~zionati questi, ritorna l' indi\·iduo1 tranne complicanze morbose, al ,pristiuo stat.Q ùi saJute. Ciò ~ne dimostrato dall.a flodda salute, che ;r.i,acqui~S~rop<l ,qtlelli, che ,pe,r dette infenmi tà furonò inviàt.bh, ~!il ki,eenr.a. 1Ta.1El ;ev~nto nO,ll s\ \'J,a quasi Jnai nelle discJ."asie specifiche come la leucocitosi, le4cocim ia, la srrofolosi, le quali precipuamente si estrinsecano eon ripetute adenopatie,; Impel'occhè mentre Ja diserasia nel milita-re nacque dalralterazioue .degli organi destinàti a depu'rare il :sangue, queste ultime invece originano primiti,·amente da una profonda alterazione degli or:gani ematogeniç-i .e linf0geni. Ed a proposito anco lo Ja·ccoucl· dice· .ahe i, fenomeni.-H'norh<~si, i ' ql!.ali non pr·ovengono da lesioni ·materiali, dipe11don0 definitivamente rla distui·bi fum~ioòal h !Ciò.,.non petrtanto esiste fl'a di loro una certa affinità; non pel' le altél'azioni pt·imitive d~ter­ minate. dai niomeJ1ti etiogeniei; ·J ma slb~Yene . per. alterazioni secondat·ie chimiche-anatomiche, istiologiche del sistema glandolat·t> linfatiro sanguigno. Cou la differenza .però che nel nostl'o ca:;o abbiamo cirèosct'itto il punto di .emergenz~ della discJ'asia, mentr·e nelle .a ltre •abbi~mo .l'intero orgapismoi-Che vi prende ~a massima --.parte. Imperoccb~) irritati .l follicoli linf0geni ne.l }nodo .snMett~, rdivengono es§i , sec;!e di .un~ irri to,zione nutritiva, donde loro iper-~rof!,a, ,e i~}1 1u,n;'\ ,irr~~~"


12'2

zione funzionale, -per cui neoformazione abbondante di leucocidi, le quali viver·sate- nel cm;rente circolat-orio determinano una diatesi linfogena. Ecco trovato la ragione per spiegare come alcuni soldati sono forniti apparentemente di una costituzione forte, robusta per lo sviluppo del loro sistema osseo e muscolare, dall'altro canto si osserva quello, che si vuol chiamare tempet'al!lento, essere in loro linfatico. Tal cangiamento di crasi sanguigna, avvenuto per alterazione vuoi qualitativa vuoi quantitativa subita dai globuli per le cause locali e generali, oltt·emolio minora in quegl' individui l'energia. vitale. Ce sou,t !es globules, dice Andrai, qui par l' eleq;ation ou l'abaissement

de leur chiffre, mar·quent dàns le >S(J/}1-fJ la faiblesse ou la force de la costitutz'on. Difatti la costituzione può essere modificata, ma non di-

strutta, por altro il temperamento, che ne è la forma, può subire modificaziòni sotto tttl qt11ah.1nefne cangiamento ohimiè0organico, che particolarmente si avvera in alcune speciali tualattie discrasiche. Che l'adenite da noi osservata non sia originata da nessuna di quelle citate diatesi specifiche, ce lo manifesta a11o6ra lo studio ùellE} conclizioni fisiche individuali e l'esame dei suoi caratteri. Già lo dicem!llO, il maggior numero di quclli che Yennero affetti dall'adenite avevano l'attuale costitur.ione robusta, altFi mediocre. P er anamnesi• poi non ebbero a deplor·are nè impetigini, nè ingorghi glandolàri, nè corizze ribelli, nè affezioni osteo-articolari antecedentemente, in specie nell'età tenera sofferte; oiò che io•contr·arjo avrebbe tatto supporre tiell'organismo una già latente diatesi. L'esame esté'ri0re dell'adenite quindi mostrò sempre, sebbene a •volte lieV1 segni locali d'·irritazione, aclerenze super.ficiali e profonde, e non si vide multipla per sede, ma circostritta nel collo e nel cavo ascellare; che se si fosse presentat~ in· altro modo a v'l'ebbe dato logièb 1s'-ospetto di malattia. pro: fdnda co~'ei tll·zi&nale.\ . . ) l .... " . ) l (,l) j" l t


123

Un;t simile ~iscrasia liilfatica tiews(lgnitq qua.~i sempre <~~ile Ilt{l.latpie ·infettive; nella qu:;~.1i i~ ·sisternao glandulare sub~sce dei- f:orti .disturbi- anatomisi rchimiéi): ,molècola;ni·. @uesto fatto si effettua in forza dell'altel'ata .ed .aumentata attività oo.mpen~ante delle glaudole ..ist-esse .atbeso i mateniali. in:ficienti, che sul lor-o filtro penv'el.metol,_Così la mà1aria si Jilirige Sl'llla milza, donde il hm~<Jre. splDni!Jo,1lJ.inrvenzione iifoirJ,r;a sulle glandole del P eyer e -sui gangli mesesaìéi, l'infezione soarlattinosa Sl:l.lle tonsille. Dql ehe .der..ìva1il oaogi·ato: -tem~,e:r:amento in,quelle per-sone, che a. · tali affezi0n.iliflironQ- sottomesse.. ~ , Nella nostra sezione chirurg;iaa; fur011ò riwv:erati ma1ati a;ffebti d'aclenite ~ da cellulite multiple pr:ov-enienti dalle s~ zioni di ~edìcina 1 r dov-e f:urono ditètti, JPEWCM .!ilolti da fèbhre a (opdo ~d'oideo: ,. r-. 1; ' • 1J soldato Zamperini del 58° R~ggirileuto fa:nteria: oonva'lescente di tifo pro:veniènte dalla•·3a, SeiiÒnè di Medicina di.: r.e.tta d,a1 Medj~0 Dit:ettore 'dottdr GiHdioi. LGe ,ne <liede -·1;'11timaroeate le phì- vive prO've: 'Egli 'Si•Jeb'® ù ~H:~· r-eg~orUr dèll'à nuca quattro piccoli ascessi ed uno· nell' tuvamÒ1'acaio del-

Z{artto sint'stro.

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· <D~1 pusl ' che. •non fw sottop 6sto:•al · o~ntlpo ;del iJ:nictoscopio,

non possiamo d.iu:e analisi' di sortà' ;. soi6 è r.~otevole' che ~e lesioni di c6ntlrn;ità ven·ne1·o mto a''eieatri~ZJazione: - ·Ohe JshinO; per al(!rlh quel'le adMiti; ·a• modo della Furunootosi, ·dboui a":M~rluno 1a'<1!':0'ssel'Vi,re 'neiia''n#stra: sala ohiv.uirgica due casi, quegli ascessi'lm'lltipli1 !J'effettd ~di una discPasia linfatica acquisita, peggiorata ancora per le alterazioni avvenute nel ço))so di detta I:l1alattla, ·.llessuno• ora •potrà. Qrette:re ila forsè. d'·· • ,; · ·.- 1 • •• , ·.- • l•J· ~ 1 •· 'l,, ' A vvegtlathè gli agenti morb.igeni1 di già passati' in" analisi, s'iàtH:I ooomni'. ai .militi, "putl~ non' fueti -vengono à.ffl~tti dalPa'èl&ftz'{e . eerv~"crJ-ets'e'elrla:fte. ; 0i6·•If0W';..èchE\tà~ nltera~iglia -oe-1t tamexìte sè si ·~onsid:era> ohe }e ··e.a1isB' roorl1ose non hanno irrtm.edi~bi''l'apporti d'intensità., e 'Ghe1 'l'azion'e-'" lor()l vat~a se;. oo-ndo il grado dìlpredisposizi0ne '1ndiV<idtHilé.t; e éhe ·ogni incliiv,ia~o ha ~~peoiJaqidrtttl.ai~r·é 1d'i't5ea-fu"rre e"fli'lt~ag~:Ve tat~uo ~a.tgJì


1.!24

stim0li nsiològici, quanto ai piltelògioi·; e ciò si deve alle variazioùi1_delle ·~ostitlileiona orgat~icl'l'e. 1 Per la qual ; cosa qu~gli age-n'ti .iiT .tùi imdiwiohiq 1 uo.p·cha~til'd0 siccome so'sta;m:zè pirogexie, svolgerann0 una ·febbre -rèumatica rin uri altro agendo còme' prìncipii fiogogeni, dt<terminer•anno una e1·isipola, un'adenite;. ' in una terza .pe1·sona,~ S\'Olgendosi· sul misto orun'ar·b·z1e; ganicp con un'a a2lÌ'one infìcien'té\ tossica.; dal'arrno origine a. febb:r%. di ,fond0 •ilife'ttiié, delle quaTì in .quest'an no si wirifì.éÒ un bel numero ne!Je· nostre ,sezioni di tnedicina. Che se poi vedemmo rolti dall'adenite ce-;·mco- a&ellare ind·ividui dotati di buona fisiéa:· costituzione, a f ortiori si "doveva ri.sc0ntrare1i·n quel.Ji i qua,J,i, .d'elmi nati giù dalla disOJ'asia: linfa!tiha,. sorofol0sa o sifili tìM, soggiarqt·Jlero all'ànquisita·. · Certo che in questa congiuntura l'esito del male fu più complicato e ttiste. ,Difatti ~e cQu :menta sintetil'..a si ritorna s.u quel!!) ,cha' si, disse' finora,, !le-, r,a,gioni tutte militano per. qtìelltff1 ~Hi)$tra ·pv,oppsizi.,~ne. • Jn')Jpen~cch è Je fe.bl!Hii tifoi1lee e la tube~:col osi dieder.p .s_ empt·e , te h~i n0strl O.spe'dali Militari ·e negli· altri di Francia, di Get'ma.itia; d'Inghilterra il contingente di mortalità maggiore di quello r.he presentano le statistiche degli Qspeda;li civ.ili. ·N(m si· dav~ forse qn tale dispi aeent~ !l'is~.tltato j~~<;>l p,arE~ alla.r·disdr'asia, elle si svolg~ p~ù o meno lentamentef,a .chi è n~l 1~ilitare s·er~izio? ~ · --' Noi avemmo l'opportunità di· convalidàre la suddetta asser;&ione sopra un certo Giorgi Gaetano sol(lato del 51° fanteria, entrato n~ll'.psp(l dal,e ,ilo giorno. z .giugno· 1873 affetto ·da ade,n~~~ .cervic.a fe Qilçttrmate.. . "l r • · • ., • Eccone brevemente l' istoria: clinica. Coll'anamnesi niente si potè rintracciare dell'epocà antece<iente .al ,suo servi2ii9, militare, · solD seppe dirci 'che, durante quei>t0~ 'lon~amen~~~ ~i equ)o . s;v.il~,tppati: gl'ingorghi, gla~1do.l~'i: diunit0 ad u;r,:t se~SQ· ·generale di . stan·chezza, per cni' fu co:.: stretto ricoveraJ'e 11ello: Spedale . .U su0 stato att~ale presenta lo schel~tr0 osseo Jn.e~iQcrerneute.- sviluppato, e ben conf(n:..: n~ato,.. muscoli - fla~.ctdi 1e oirico,pepti ·dn St~ffi.cente .., pannicole aJdiposR- Pe!J~. tPiand:'" oo~hj1 C!3l'.lJ I~i·, .~&pell b bi·0l).di:, lf!llcoltà! ifi,

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125

telletuali intatte, funzioni gastro-intestinali lodevoli, se si eccettna un lieve grado di anoressia. Gli , organi ' respiratori e del cit·colo niente ci somministrano di rimarchevole; lo stesso s.arebbe a d·irsi delllil gl~iandele- ipocoj:l•rdriaqhe se': non si · voglia tenere a ·calcolo. ehe H' fegato debo11da ·un pocl1ino dalle false costole. Nei g-iorni susseguenti di permanenza aJl'.ospedale non mostrò nulla che potesse richiamare la ·nostra attem~ione, .solo ché il grado di inappetenza e l1i stanchezza cresceva sempt·e più. Dietl'o a.p'()liea?.ione di ·cat'aplasm~i di lin seme[ si•-\renne all'oncotomia:, donde scaturl abbonda\1te liquido purofento. L'incisione fu fatta in tre punti;- due incisioni furono eseguite nel margine posteriore del muscolo steroo-cleido-mastoideo destro, una superioPmente l'altra in basso, una tel'za in prossimità della nuca; qnesn'ultirna passò subito a -cicatt·iz·l

.zazion'e.

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Tener~do in consiclet•azione la costitùzione dell'i.nfermo la località, la qualità del pns anBotldante di fiocC11i caseosi, il decorso piuttosto t'apido del màle giustamente si sospettò dal mio Capo Sezione dottor Gat'tlb'a che ~i tratfasse di uno sponditq,rlròcace e di una tubercolosi gl'au~lolaré linfatioa. Col crescere della prostrazione e del pullòre aelhi.. ct\te e ·delle mucose semin tern e· si avvel·a'v!t cò'ntèrn poraneamente una lieYe cli~o:fagìa proveniènte· di cet'W dalla cornprèssione di quegli ingorghi glandolad, e qt)iudi nelle ore vespertine un lieve grado di febbre. Questa ·rimetteva nel 'mattino con modic:o maclot·e ·sul petto e riel viso:· · · C<>testo quaclrQ fenomeno logioo ci confermav'i '9h~aram'ente che . il Gi~~gi ' era sottò l'evo'lnz1on'e di una 'leta1e discrasia. Decorrendo cosi le cose atrhdiromo fhw' al dì 17 di giugno. Nella controvisita di questo giomo, èsset1do io di guardia, trovai l'infermo con frequenza· di polsi e con poca forza diastolica, ricoperto di pr.ofus6' sudore freddd; florma1e nelle facoltà psithicbe, e che M n~na: sii lamérlta:va.• N'è!'. domani il Giorgi non più esisteva, egli era n11o:tt6.1 1 hi;.:w · , . 'l ' • 1


126

U:nitainente al dottor Gamba si pas.sò alla -necnosc0p'i-lr, la qua:le cì ,diede le· seg•lll,ènti.. lesitmi anato.mie..he. eavità ora~~ic·a . Stasi .:note.voJ~ nei',seni dehl'ru dura,· madre,, in prossimità della fossa ;parietale qestra nell:il,: S1.J.,perficie esterna della dlwa ·màdre F i snrlo dl!le neopr0dq[z.)<1H1Ì,' ·più. in basso ed in ,avanti dell 'altr'~\: la pvima çl.ella gr•aùdezza e .roto'nditàJ i:I:i una momet9- ~}! uJ;LsoJd<D., .la ~econda è· deMç~; metà più piccola dell~· prima, a.ri:lbedue di ·00nSistenza tnolle, di ·color gialla:·stro ed alla 'Pressio:ne spiccia.n0 fuori una n1ateria cremosa. Tolte le membrane involventi il cervello, si la~cian0 vedere sviluppatiss.imi i .co:rpuscoli del P acchiorii. Nu1la di riniareheNole· a· 0arico d~ll31 ·struçtura pro.pda del cervello, tranne che ,i ~entrieoli Jatérali sono ripien.~ di 'siero. An'l bo le .regioni. latera-li ·del èollà grandeggiano• per •estesa edemazia. Tutte -le -glandole superficiali e: prof0nlie-in ispecie della tegione laterale destra:; sono alo'l!lme ràmrno1i.iw e e:;tseificate altr·e sono can1biate in caverne ripiene di un Equid0 ,pJuriforme. . ' , , ;- 1 Le :,glan~ole. sotuonaas9~llavi · qltremoi:l9 ipetr:oficÌ\e ed iper'l~sio.!J.e, ljevem~rrte· .le. S<\tto;I~cellari di. àestr<\. Negli sp.c:)J!i . ·l~, 2i. 3,. 4. tteUe cartil·qgini contr.o,costali di <;lestna si osservano dei piecoli fooo~·ai . di un Ji.quido somi gli ~nte ~ pus più p men~ co~pattL · , Tn corrisponde,oz~ del1a ,}i.n.ea _parascellare di (le~ tra nel 3° spàzie interq9stal ~ sì .costata un altra racc01ta dell'este!'):-' .sjone di tre. ceqtimetri,.<;l.'el .m,edesi:mo liquido puriforme, l'a faccia inf&riore d_eÀk<J co~tola . ~Q'pr~stant& lievemente- e'rosa. Un'altra più piccola nello. spazio inte~Rostale pres$o· la lin~~

una

wana-verteb~rale: .t

Gavità ((}'K'a.czca_, N,el pòlmo.ne uestro un nQdO di pneumonit~ caseqsif· ed ad:erenzft. P,leuriq;h~.

4clrJ;ome. ~!1g1J.tp ine~;tp.'9iiç.o, milza .r~mpicqolita, niente. ap· paf'isce a,i l}'isp~tt~:t:i· , tagli. , , •., Esaa,nf?, :q,.egat-b'fW_,pen~·~J~ altJ;'i' organi, ,1 1 Mi si . p,e.r:l)l~ft.t,a ,phq, jo,o'l torni: su~ caso esposto; facéndcrri opportune coòsi.derazjo~1j:~ · t:';(


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Non troyando alterazioni al carico del sistema osseo-vertobrale, non tubercolosi polmonale, non altm·azioni profonde della milza, e del fegato, ci. r estava a limitare il processo morboso sulle glandole cet·vicali, come punto di partenza della sindrome morbosa. Donde si deduce riassorbimento' di cellnle linfatiche, le:ucocitosi lin(atica, trombizzazioni delle stesse · céHale, produzione dei 'piccoli a~cessi osservati negli .spazìi interc(~stali del torace destro e ne)'le meni,ngi, morte per ombolo formatosi in qualche organo v,itale sottratto • ai nostri sensi? · Dàl che spiegamo l'istantanea morte del Giorgi. Ora chiaro si vede come quegli individui, .dominati già da una delle citate discrasie, vi soccombono per le condizioni della vita ·militare. Dunque da quanto si disse emerge che l'adenite cervico- . ascellate $ia ora primitiva o idiopatica, originata ·cioè e detevminat31 'da cMse loéa!li, ora secondai'ia o sintematica preparata da una rna:lattia generale discrasica acquisita nel militare servizio e- ·a,ttuata: quindi ' dalle . medesime cause locali. Conosciute le cause ed il loro modo di agire nella genesi delle adeniti, è mestieri trovare ora le cagioni, C?he ne ostacolano la guarigione. Di queste alcune sono inerenti alle condizioni anatomo-patol0giche dello stroma glandolare, altre si Tiavengono nell'alterata mis'cela sanguigna. JBase è fondamento di !'ogni studio clinico ;è l'esatta co..gnizion e dell'intima struttuti·a e funzione di- un 0rgano. Per i1 qilal vero llria d'inoltrarsi alla r.i.ce'rca dellél' cause impedienti la sollecita gliarigrone delle adeniti in discorso, giova dare brevi cenni delle cognizioni recenti anatomiche e fisiologiche delle glandole linfatiche. L'acquisto di tali notizie, sebbene non cangìasse punto il quadro clinico delle adenite, tuttavia, essendone cambiata l'istoria anotomo-patologica, desso conduce ad una fisiologica iriterpretazione p-iù rigorosa dei sintorni osservati. Irnpei·occhè, dice' sa-y;ia:mente il·· Rokitansky, l' ~natomia 'patologica deve essere lar base mon sol0


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delle 1n.ostre.·nozioni, in fatto ·dLm.edioiJla, ma ,ancora la ·guida nella pratica .giorrtaliera; essa contiene. tutto. ciò cbe è .di positivo, e tutto ciò che può Jormare nn saldo fondamento per l.e nostre future · nozioni. ,: . 1 " ·, Il veicòlo delle sostànze ·morbigene adunque capaci. a svolgere l'adenite cer vico-ascellàre, è yappresentato tanto dal ~angne qnan to ·.dalla·• luifa: · Q~t ~sti liquidi, p.ossibilmente alterati anc:0· nei loro chimici. .co.mponenti, pènovrono de11tro i vasi, i quali dalla testa delle regioni latet•ali del collo si portano alle glandole linfatiche eervicali dalle parti laterali anteriore e. posteriò1·e .deL .tor<l!ce si gettano sui gangli linfogen i ascellat;i . Tant0 di quelli che di qu<'lsti alcuni decorrono superficialmente, poichè nati dali;.\. superficie di· q~tel derma, a ltri ·pro_fontlamente, perchè orig-inati dallo :>pessore dei tessuti di ~nelle regioni; però mentre i primi si gettar~o s ulle superfì.ci~lì, i • seeond~ térB1ÌJlf~n0) sulle gla-ridole linfatir,he · e ~lwo­ fonde.

Anatomicamente pàrlando questi g~ngli linfatici ha1~no la figura di piccoli o1·gani ovali, i quali aggruppati si d i~ti,n-:­ guono i.n modo spacit\le ne.lle part-Iti laterali del ·collo, n el cavo ascellare e nell'inguine,_ dove s\ l'in vengono immersi in litn pacchetto pii.~. · o .me~'\0 ~st~~m <fii tessut0 ~ellubre . · Kolliker rassomigliò la struttura delle glandole linfatiche ad un apparato di feltrazi one e :pt·ecisamente a q~ella r!ei reni, per <.;Ui in essi distinguesi un ~nvolucro, una- .sos tanza corticale, una, sos~anza rtJidollare, un t'lo. L'involucro , formato da uu tessuto ijbroso, invia dall~ sua . facciq;, interna. s.perimeq.ti. d,iretti verso il centro dr lla glaridula: la sostanz:a ·OOrtical.e è fo~mata (\a un ·s isten:g1 di alveoli comunicati fca loro, corpo cavernoso del Kolliker., .· Dentro qneste làcune si tro,' a U!la wit·iad~ di cellule piccolissime qucleate, le quali costi tui~;co no 1a .sostanza, midollare. I \asi affe1·enti giunti nelle dette areole, penetl'andq dalla sostanza cor,ticale, le ri!;nnpionp qi lin.fa, la quale, ponendosi ·imm·ecìia.ta,mente inr~;c.onta~to ,c& i qapilla;ri san:guig:Gi


1.29

della membrana. follicolare, subisce . mer(·è l'attività dello str·ato epiteliale, chimiohe roodifìcazioni. I;)alla superfirie interna delle areole si osservano riflmnal'si altri vasell ini'linfn.tid, i quali escono col nome eli efff!I'Gnti duH' ilo (per dove entrano i_ vasi arteriosi) per terminare nel siste:na Ycnoso , vuoi per mezzo della grande vena linfatica, vuoi ,per il canale toracicp. Quest;a .stt~u ttnra fu da noi ossen~ata ripetute volte, in ispecie nelle esercitazioni <;ti rn,icroscopia tennte, nel gabinetto di anatomia patol1>gica nell'arcispedale di Santo Spirito (1). Il sistema glandolare linfatico, per i suoi attribqti fisiologici poi,. può be.nis:;;im,o . ~uMlvidpr'?i in due, uno dei qual~ destinati ad introdurre dal di fuori, rner·cè i linfatici, nuovi mD.teriali assiruilabili, modifì.t~andoli nella lot·o chimica composizione; l'altro, che nella co;npage organica ri~eve gli elementi.> che attesero a.l processo di Yita, riducendoli in forza di chimici process~ in tal mo.do, chiP ptna pn.rte d.i .e!)si possa essere eliminata d[t aleuni apparecchi g·Jandolari, ed un 'altra invece, snbita l'azione dell'emato.si, possa ancora servire al m.afl tenimeoto dello. vita. Questo fa.tto ci dimostra quant.a &ia .l'importanza del sistema g!andolare lìnfatico, il qnale, Jpre'par~ndo ,o ~.? buoni materiali, prerlispqne o no l'organismo ad ammalarsi . -qna stessa òimostrnzi.one ci viene eziandìo data dal modo, rol quale i vÙ''4S, pe:1e.trando nell'organismo, sono capaci infeLt~rl~ o \}O, a . secoo.d~ cl ella .re.sistenz~ , c,he a loro . (l) Adun9.ue negli elementi, che compÒÌlgono la struttur·a delle giandole li nfatiche, noi tt·o,iamo un tessuto basico, al dire di Amabile e di Virnicchi; e un t~ssut1:l accesso1·io. Il primo sarebbe fohnato dni ·

fo!licpl i 1~~·'fogo~1i, c)lP, c.Qstj~ttisOJlCl l :t ço~ ~lc,tt,a sost11nza. trji9oll!Jrt'e: 1 i~

secondo, vlepe t·apprcsen t.ato da , vn~i, dai n~rvi, dal cpngiuntivo iutesfizinle, · che ne forma lo s.troma. Tanto l'uno che l'altro di questi tessuti :possono addirenire sedè del processo ir1·itativo flogistico, in· modo tale che, influen:r.andosi nel •decorso vicendèvolmente -, si comunicano pe~)'.lO, i{Ì'Ù l\irrita;~ione, . 1ÙlU.' V(Jlt!L .c he q~est~ SÌ Jt( ÌllÌ'IÌata Ìll (UUO di

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Giornale di Jl!cclic. ~;~ilit. 1874.

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oppongono le glandole linfatiche, in quanto che sono queste ancora gli organi dì localizzazione per la riproduzione del

virus. Ciò premesso , veniamo ora alla ricerca delle cause, che ritardarono la guarigiol.le delle adeniti da noi osservate. Non spendo parole per provare come e perchè una discrasia di quel genere, quale fu descritta, possa dar luogo a un te~suto di graduazione gramo, fungoso e talmente caduco, da èssere incapace a. sostituire un altro, che da un qualunque fattore fu distrutto. Il fatto è troppo ovvio, ed io lo constatai reiterate volte nella nostra sezione so- · pra individui piagosi, la cui costituzione organica era deperita. Se alle adatte modificazioni locali non si fosse in simili circostanze accoppiata una cura ricostituente, facendo uso specialmente dei preparati ferruginosi, molti di quei malati non avrebbero tanto prestò e éon buon esito lasciato l'ospedale. Impertanto, non volendo tenet•e in non cale quest~ causa, passiamo ad indagarne altre più da vicino, cioè quelle arrecate dalle condizioni anatomo-patologiche delle glandole istesse, le quali, più che la discrasia, ostacolarono la guarigione delle adeniti. P er far ciò , è mestieri consultare i fatti clinici da noi osservati , i quali , presi complessivamente, ci condussero alle seguen ti considerazioni: l ° Che le glandole 1infatiche infiammate si mostrarono quasi sempre e contemporaneamente alla regione ascellare e alla parte superiors od inferiore laterale del .collo, r ade volte alle regioni parotidee, s9tto-mascellari e sotto-clavicolari. Dimostra questo fatto perfettamente non solo la relazione dell'effetto all' azione delle cause, in specie locali, ma il nesso anatomico e fisiologico, che esiste f1'a le' glandole cervicali e ascellari. Un tale rapporto a voi te io constatai , osservando ingorgati i gangli ascellari quando suppuravano i cervicali e viceversa; ciò si verificò· certamente ancora in forza delle anastomosi, che vicendevolmente si formano fra quei rispettivi vasi linfatid. Per le quali ragioni prescelsi


131

nominare l' ac,enite , di cui parlammo finor a, car vicoascellare. 2° Che i garigli Jinfaticì, 'tanto i superficiali che i profondi , vennero presi in più dal processo flogistico sia nel contempo, sia successivamente, e che , atteso· l'edema del te~suto connettivo circo;tante, abbisdgl'Ò un esame fisico più accurato per rinverii~~è i. sècqndt ' ,. j '• 3o Che l' infiamm.a~ne oss~rvata a cadeo ·delle glandole , ebbe per lo più un lento cors9, e quando si svolse acutamente, si era quasi sempre accompagnata a quella del tessuto congiuntivo periferico, essendo questo, per le sue proprietà istiologiche, fertile terrei').O alla propagaÌione della flogosi. In quest'ultimo caso ai sintomi locali flogistici si accoppiò il generale dì r eazione, sebbene lieve e di breve durata. 4° Che gli ascessi, osser vati in specie nel oq.vo ascellare iniziatisi vuoi dall'alter.azione delle glan,clole sudorifere, siccome pensa Wer,neuill, vuoi dalla propagazione della flogosi dei gangli Jinfatici . al circonvicino tes~uto congiuotivale, mostrarono dopo l'incisione all'esplorazione' digitale le sottostanti glandole ingorgate. In questa congiuntura si poterono osservare due fatti, cioè : o che, dietro l'arcotomìa, si effettuasse, messo l'individuo i n buone condizioni , più o meno presto la cicatrizzazione dell' artificiale fe rita con la risoluzione del sotto stante ingorgo ganglionare,' o che la glandola liqfatic~t ingorgata, ape)'tosi l'ascesso, acutizzasse nel suo ;, 4 ' processo ir ritativo ,e suppurasse ancor essa. .Quest'ultimo evento nella maggiora.n,za di casi fu COI;Jstatato ; forse per l'azione dell'aria, oppure per q'Uella della medica tura? 5° Che in altre fiate poi si osservò il tessuto cellulare circostante infiltrato talmente di sìerosità, che si,mulava una vera fluttuazione, donde roncotomìa diede dei resultati negativi; per altro non andò . g~arì che la sottostante glandola sia spontaneamente, ~a per lo più dietro incisione, sommi, nistrasse il liquido p,urulento. l ' ' 1 ~ J 6° Che a volte si verificarono in una medesima regione J

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più ":~iccoli ascessi pro'Venienti .d.~ u~ m~,f,l,e~imo. gr.nl),J?O ~~' gangi( lhfìanunati: d~l che 'poi più seni' fistolosi restarono ,r . • a ~ytorizzare . il .curante ~ ,, l' ~n~~~mo1 Rer ..!~ lqr? 1 o&,tina-· • ' • • t~zza. . 1 1 rfo Che. quelle glàndole, che si .' mòstrarono ingorgate,' in4urite, granére~·gianti an a: fisi'ch isA~ io~·e·, si. tiélus~er.~· .~ ~·e ~ 7 volte 'in(;ompletitmer~t~ 'c'Gi t<wici .~· 2oi J~dur? di · .~_o.~ to, ~6{n':' " minis.~rato in ternameùte, ~~ ~ella'\nag~i,ib'ra~J,~a vennevq.' Ien...:·ì tfssiin:arn~nte a suppuraziorl"è. ' In quest\1Itimo case> ·it1 ,spe.cr ien f'!l • ;, ,;, t coi:ne ancora iil tùtti gli altri, in cui l'adénite .pas:;ò a ihtp- · phrazione, il seno 'fistoloso fu' 'r isoontràto sempre corne.·J~a J ,... ~ . . i·~ j;S~ cçn1.segtlem;a Ieg1 t t\ma.1 . f:~, 8° Ch-e I' esahie ' ~icro~:CÒpico del J)us noù pr~;{éntÒ ~~ t $ ..... ~ r · ni€mte "·di rirnaPchevo1e, ',po'i1chè 'in ·esso si' viclero ele'in.errtii 1 linfoidi nuclea€1, elementi llnfoitli, il èi.]i protÒpla~ma era gr~-­ mito di goccioline grasse abbondantissirpe, .gocciate di gi.'a~s~ libere e' glo'bnSi rossj 'ael' ~aqg~e·.' '.. . . . t g<Y bb:e ' il v ero 'ostacolo aU'ij. gurerigi'on.e si deve ripe.:. t efe ..:aai ·~eùi nstolò.si; Cq~ali '~òrio .riel Nostro éaso prod·ò tti dagli effé'tt\ del' process6 :flogisttoo·; qu_es\i son~·: ' · . :" · 1° D'is-pesS'im'ento 'e' l'ì'kdnrHnento' qel tessuto iht~f-. ·! st\zh{le della glandola1 a çtti1 si. deve q~el!a· dur?y.za 'lapid~a, ~. ell-e s): o'sserva su que!fle· nde'rl.iti i1on :su'ppurate, il quale a,gi.fi 1 scè~. d~me hn .'çorpo estr~;1,~.o''ìmpecfen'c1'o' o r~nden~. o.' caa~;~ie l ,· ~t· f '!t{ ·, :-!"•'~. '"'~,~l ,• l , ~f •r le gr.anuhzaom. . . , 1 . . · ,·.] 26':L<t èlistruzion-d t1lèe1~àtiva e.d ihco rnpleta di J·n,d :o·, pNl ~qÙiQ?li l}ntogerii: pe~· ~~~~~:.~erfii,?~~ l a_dipo~a del1or.?..~~e-. méhto..èpltèlia1e.. I foll/é'O?i u'tceìn4ti, l'est'a n~o anco,ra ih ·CO- ~ -mqt\icà~lòne con il"lun}e" cli \f\lal~he v'aso' liì'lfatic.o ~ffe~J entl.,''\ l'•( l,., '. ' J. " ( \,.l 1 pervio,,. versano d ~ continuo ' .suJle glaholaziom il loro ,pro1 db"tlò,'' ii q.uale, ·~1 011 riassothitb ~agli effere~'t~, :òstà.colà1 '!~t­1 ' ·•· ' dribitabnm'er\.te il Rro.cessò- cichtt"iiiate.i' · ··:e.tit'' c?hvalt~lnre· qu~~tA oss~r~ad~ne,,' , Fr1 1ègo ri~ordftN, q11e.llo .. ché''av~iehe 1rì' q~alche c~stBcel~,' 1qiuù1do ci0è, ù.el'Ia cisti11fu..:.J m'ètt~n;/càp\llati 1talm~tilk pr.rvi ~da, p~t~ettere,' cli€tt'o '1)r.~,s_.:. ·•· sione· fatta, il rjentra:mento del liqW&ò '~ifhst: ·"l L'" l' . · ,:·:, · · ~

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l33 ' 3() La fac.ilissima degenerazione grassosa io massa

delle istesse gl'annlaziòni per la poco loro vitalità) come ebbi !il destro ossen·are ancora varie -rolte nelle adeniti specilìche.

Questa metamorfo.si ~ talmente pPopr-ia di quegli elementi linfoitii, i quali si svolgono in seguito dell'irritazione dei follicoli ~·aqgliari, che ci .danno sriego}~ione del come po~sono 1 -a '1òfte essi venir~ da'sporbiti, p11evio un loro ~emulsion~­ rp.ento; domi~~ lo· scd.rrlph:rire grachiatamen te di q1,1eg1i in'gorglli glalJdolari, clte lentawente si avanzarono. Le analisi instituite sul liquido estt'att.o dalle adeniti suppurate, militano eziandio a nosteo fav-ore, poichè esse fecet'O rimarcare nel pus !"abbondanza di cellule grassose. Qnesta ossen-azione Yiene anche solcnnemen le com pronta dal repei'to di Hecroscopia;eseg~tita sul cadavere di Giorgi Gaetano sunnominato, del quale molte ghtnclole linfatiche si presentarono corn [')lcta;nenté. r:lerjene,··at(~ i n ~n· asso. · 1 Qtl~t1i lllaggi'ori danni si de~borio procacciare all'organismo della pet·sistem:a di codestì sen(l fistolosi, restii a volte ai più razionali metodi cm·ativi si arguisce di leggieri consider·ando: a) La perdita, sebbenf. lie,·e, che l'economia fa l1i elementi albuminqidi per il secreto più o meno purulento; b) L'alterata attività funzionale .di quel grni)po ghiandolare affetti), per cui elementi anol'mali riass,orbiti e non modificati; · c) Gli effetti ù\ippssimi di uri 1trla d' O.spe'ùale, niente confctcevple alla cr'a':<;'i .cTf \un Sllng~le già altt··iman# aÌt.~ratp. l• E eome mai noa teovar:on'si finora . mezz.i opportuni per abbreviare 11 corso o di'>truggere gli effetti di una simile ~aenopa,tia, che pure abbastanza toglie all'esercito vuoi provvisoriamente vuoi per sempre iÌ1òividui già istrutti nel maneggio delle armi? ' Noi ne usammo di tutti quelli, che la. razionale terapia ci pur tuttavia . dobbiamo confessare che le potè apP.restare, ma 1 • ' . pom a~e,, co:;i de~te ~·i.s.o)venti eli ogni 1sol'ta, Je tii;ltqre, la ripetuta onc0tomia istessa sp ~:;sissimo furono u,s ate pon.. :p10cq ;

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Essendo così le cose a qual partito appigliarsi se i mezzi che l'empirismo e la scienza consegnarono all'arte salutare, non corrispondono valevoli a depellare sempre nn tànto male.? A colmare questo vuoto ~1olto vi ò ancora a desiderape, solo posso aggiungere quello che per osservazione dovei . ,e potei· rimarcare cioè: primo che quando 1' incisione :>i fu eseguita subito, appena appan·e ~n piccolo pu_n to di fluttuazione,. il processo di riparazione o di cicatrizzazione si avverò tosto · senza conseguenza di sorta. Con la sortita del liquido pu1'ulento si effettua e;.:iandio quella del sangue, e sebbene in modica quantità; tuLtavia l'evento sarà più favorevole per la minorata tensione della capsula glandolare, per cui la facile. risoluzione nell' ingorgo. Secondo; che l'incisione fatta a lungo tratto ritardò sempre la guar·igione, sia percllè la sottostante glandola infiammata e non supporata per intiero, restasse in contatto dell' aria, o venisse maggiormente irritata per gli e(l:'etti della roedicattira ; sia pel.·cbè i lembi della ferita non venissero nutriti, atteso r iperplasia del tessuto congiuntivo circostante, pe1· cui mortizzanno ; sia infine perchè gli stessi bordi si acc-artocciassero in dentro, impedendo cosi il processo cii riparazione; dal che è patente la razionalità delle piccole .incisioni. J Ed a proposito avendo avut~ destro di cop.statal'e il vantaggio massimo nelle adeniti ingninali specifiche del metodo, che nel 1860 il Dott. Giuseppe. Pizzorno medico in allora di R eggimento faceva di pulJblica ragione colla sua memoria intitolata « Dellfl, cura dei bubboni venerei » mi venne _ il felice pensiero ch,e il med~sìmo metddç> curativo potesse similmente. valere per la nostra adenita cervico- ascellare. Perla qual cosa, previo permesso ' del Dott. :RolandQ, ora mio Capo Sezione, potei accedere. all'espel'imento. Questo fu eseguito sopra un tal Bertini Lamino soldato del 6° Reggimento Cavalle,·ia d'Aosta affetto d'adenite ceryicale destt'a: " Il Bertini presenta la s·ua organica costituzione mediocre in temperamento piuttosto sanguigno. ' '

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· Per l'esame anamnestico remoto e prossimo nulla di notevole si potè rilevare, solo egli ci narra che, dopo essersi esposto per }ungo tempo all'aria in giornata piovosa, incominciò a risentire nella regione laterale destra del co}.lo un lieve indolenzimento, H quale non andò guarì che di'~·eune più intenso. Applicati inutilmente ripetuti cataplasmi di linseme alla sede del dolore, fu costretto a ricoverate nell'Ospedale. Debbo ,qui far notare, per quello che si disse di sopra, che il Bertiui, attesa la sua qualifica di ordinanza, quasi mai montò a cavallo , e che qaando si presentò ::t noi la malattia data va d,a dodici giorni; nel quale spazio di tempo avverò per tre o quattro sere continue un leggiero movimento febbrile. , All"ispezione il suo stato attuale dava q nanto segue : I tegumenti cutanei della suddetta regione per un bel tratto si mostrano art•ossati, una infiltrazio~1e edematosa dall'apofisi mastoidea si estend~ verso la base del collo ed alla corrispondente gota ; al tatto si trova aumentata la temperatura locale; colla palpazione si nota per pat' te dell''infermo eccessi:vo dolore e da noi si .verificarono presi dal processo flogistico piì1 gangli cervicali. Il punto anatomico, dove questo è più salietlte e dove la onte si presenta assottigliata, si trova nel margine anteriore ~ superior e del muscolo sterno-cleido-mastoideo, tre centimetri indietro e al disotto del condilo delle mascella inferiore. Qùivi precisamente si manifesta una indistinta fluttuazione, per ia qual cosa si ordina Jln cataplasma di linseme, e il giorno susseguente si procedè all'oncotornia. Fenomeni generali non apparvero, tranne che le d~astole radiali si prese)1tavano un pochino alterate nella loro frequenza. Il proce~so operativo e le medicazioni furono eseguite secondo le · norme date dal medico direttore dottore Pizzorno. P er .non perdermi in futili ripetizioni , ecco le testuali sue parolft: - Constatato l'ascesso, si fa una piccola apertura con la lao.ceijf\ appena da permett~re l'uscita del pus , e


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l' introduzlone di una punta di una picèòla siringa ili vetro . Non si deYe espellere il pus con la pressione, poichè s i favorisce troppo l'introduzione deU"aria nel sacco; llla s'inietta una soluzione di sublimato corrosivo nell'"acqua semplice nella propot•zione di dieci centig~'ammi per ogni cento gt·ammi di acqua. Iniettata l'acqua con for za pet' cluA 0 tre volte di segùito, il sacco si làva int iet'ament e, ed alla fine non esce dalla piccola apertura che acqua appena tinta di sangue alterato; allora si lascia en tro il saeco una piccola q u;.w ti tà della soluzione, cioè un terzo di siringa o anche meno, e si medica sopra coll' appl icarvi un ammasso di filacce inzuppate nella meclesirnù sohLzione. Sopra questo si fa une\ fa!5C'iatL1ra con l unga benda, la quale comprime il bubbone. Dopo 24 ore si sfascia; se vi ha P 'US, eh' esce dalla pi0cola :'ipertura, si 1'ipete la iniezione come pl"ima, s'inzuppano alt re filacce e si baguano l e ste::;se compresse e si fa di nuoYo la fasciatura. )lolte voi te :;uccede che , dopo la prima f~tt:iCiatura) eioè dopo 24 ore, la suppurazioue s'arresta, ed allora si medica solo esternamente come ho detto, e ad 0gni 2·1 ore t;i' inter vallo fino alla totale seomparsa del bubbohe , la qu ~tle non t'i. tarda che di 6, 8 o dieci giorni al più. ~el seguito alla sua m e111oria il dottore Pizzor110 fa giustamente notal'e come le siringazioni ·Jel:ibono essere, qd'ndo la suppurazione dirrJinuisce , o si osserva iniziato il pr:)cesso adesivo fra le due faccie ~el sacco, più dolcemente esegu[te affine di evita.m e distacco. · Attenendoci noi fedelmente aH' esposte regole, tanto nelle adeniti ingninali, avute nella sezione dei vel'lerBi, .q uanto nèl presente caso, potemmo in que:ot'ultimo appuntare q uello che ora diremo. Nul'la di notevole costa tammo nella seconda mc~licàzi one, però questa Yelme fatta nella s&ra dello istessù giorno dell'operazione, poi.chè l'abbondante pus fuori uscito aveva in~udiciate le filaccie. Alla terza, e:segnlta lnel mattino del .secondo giorno, trovammo minorata della metà quell' infiltrazione del tessuto cellulare circostante all'àffezi0né ;• e 0011


i'iirr èSSa l1eifu:S6 PdSS0I'é' ed •il ·d0~bre; {i~}' foro ttsoito ~:v'e.vf an~ .corà:•1aLt~'o ,l•tqt1rcl0, f!U'tiu.Yen'tq, e 1~e' instii .;. irh n6stra 1 pres'eti'Za altra. motliça .qnar~tità tNoltb 'lclihlfìt~': · ' · ., "'~ '' · l' ( · Alhi quarta vltsita.:.aèrla; ts.rz"<i gì&rnata' er-ano pres~p r ~h~ 1

s~'cJìnpa.rsl i ·féJJòh{é:Ji lo~ali'' di fl0gt)si, solo pbto ·&iifri'}!!:às 'fubnl 'rusòì aWCi ~tJression~.· AUa quirt'ta; ~~l 'qU'a"ttlil '~1oh1o1 le condizLoni Jpcali erano··rel 91tawin-ium ;~.cfe'l1à: t:ti~ghoria,'' u~' p'òéo di<1i'nfa\;pÙ.sti'èa aplja'f f'e · nèl fot'o ·dell'apertdra:; In' q1iesta ·111-eelitiéazione, -c<:Ylin·é · ~~elle a1tì'e; pot1emmo · èlelle 'filacc~ fii zi:tppate allai ·s0lù'pi0:H'e· d:el. Gleut~)-olorufo di mer~uri0· facè.tid'o lm~. lieve comp1'essione. •.· ·. ' ' .~ · ' · ' Seml:l~ò, attesb la ~·eg'Ì·or{s d'el co1lo, Jion pot~rsi sulle•prime fa;re la oompr~ssiorfe c"<nrie era il desj(lerio, ìttil: ìm c'ord~pbl:;e alJ' i:Me:ntQ lìeliissiril<:huia: p:ezzuolcf qùadra dé largà' lO'féèi'lti1 metrti Pi.:'piegata su se stessa qùa.ttr8~ o oitH}Ue 'Volte, e' quilrdi , f . r a "tJ;Itid() ·di cerehio o còrolla aecòrnodatà,' ]:rò§i dJ. ·msopra d'él'lé :tìlaace in manie'rà c:Jte;.il cèntt'o 'di eisa ooFl;ispondesse è'sae~ tan):ente al ~oro pra.tioato ·nell' o~erairone. ®'&sì ·;fac'ehdo ab"' :Pilimo sentita Ha!Jt'a>soddisfazione di t~dèrè. dopb 6 giòrnì il iBeFti·rti g~là>l'ft6 perfei!Hxn;:lente; e ·dç>po dieci 'giorni! di perrn.ii:nenia.· ~m'osp~tlà.le tÒrliare'i al ·s~b des'tin0. ' • .~ . •,_ :A, ~ìtestò fédere 'segu'iter àltri ~asi di ader\ité, ed1 i~ ·.~'ls'~ll ila-t<:> 13ss~:m'èl:o sta:to1'C611silti:ile' M s·uaàe'tto, affin:è ~i ndn''.r'eri_.. · derrm inutilmen te•·prolisg;0 é 1 'noiosn; n'on a-;rencÌ.d·v1>fl tròv1\M ~1iÌUa cleg.no· di ·speciale-aiùlota:ziohè, '811\-eteoi parlanie. ''Hfìp~r­ tant~ chiar.o sJ ·.:v\3de qt1il:le s.la la• .utflilia, ehe an4e'é1i 'li metodo suespesto ei:o~ sollecita g'Ua'rigione· sén'za còfusegu'erlzé •Y1

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"' Già lq acc~bnammo cl}.e l0 spessimento .e l'indurimento..d~l tel:;suto intensti9,ia~e. glan~ulare a,gisoe. copJ.e mr c,oFpo estran,e0, impediente il bene proce.d~re· dell~ g,t;an~laz.joni, · , Or~ in questa cong,itintura._ la _gu~nigione si fa. ilidanto ~e~iderare, , J.?~r g)lanto tempo l'aJ;io)1e d.~l sl).blim.ato .. ~or,r.Q­ siv0 i.rnpiega per :rendersi ~'al.ev.ole .~a modifìçar;e,e faeili~l!'e •il riassorJ:>imeLl,to. di qtiei prodotti ·neofo.rmati. . Pr~ci~~ment~ ,qu estq fatto ,n <ili costata!llmo. iN varie aden~ti ~p~ç{fìqhe, ma sp?cialmel~te nel reale.carabiniere Bietti l 0 Mar.~f110 affetto da ,sempì.ice açlenite inguinale, entrato alJ'ospedale 11 giorno' 21 del decorso ottobre. Atteso la:,)~calità prescelta dall'aff~zione in q~1esto caso richiamo a mente ciò Ghe si disse intorno lo stimolo.; pa.rlando de}le .èausrt. lucali, imperoechè ~ssendq il ,Bietti un porta lettere1-lo st~molo v.enne, affettuato nell'arti.colazione CGxo- femo{~aie e delJ':arto illferiore C!~tro il q!ilale nella 1bcon)ozione, c9.me ;ognunq $a, deve, S\l.Qite maggiori s-forzi per la prò7' gressione di guello eh~ il sinistr0. . Or b~.nt;J nel Bi(:)tti 1' infiamma:zio.ne dei gangli it)gqinali eb.b~ U.Q.l~n.to an.damento, mentre poi il 1tessuto cellulare circostante che pàrtecipò in la~ga: estensiOllfl aU' infiammazione', presentò i Jenorpeni. , locali a:cu.~ame.!lte ~arat~~,r:i~zati, in m~niera tale che l' infìlt~az~one.- s)tnùla;O;do una y era fluttuazi.one, portò ,al~ ~.~onC9ìt,0JJ?!a, quale die,de risultato negativo. Dop-o v.ari giorpi,~~iet~o, l'applicar. ~orre di eatapla~mi di •Jin s~me 'P~l!ls.9 a 'suP.pma~ione il tessNto connettivo cincostante ~ quj_r;di. ~il! t,~rdi sup1wnmono . gli ~te_llsi· ga,ngli Ltrfia~:nmati. · Nella medicazione fu praticato il metod-o del Pizzor,n0, gli effetti fu~ono uguali a guelli osservati nel Bertirii. Solo è a Jl,p~ar~). seh~ J?.Op. ppte!ldP~.i to~tq: ri$-olye}.'e, m?rpè I:;azio).llct del ~-q.plimaJO, l' inrìurirn~nto.,çlello $troma, la gl!larigione 1;10n !!:'~g; giuns~ . la, sua . perfezione s~ non dopo passato. wiù del dqppip. di. qpel temp().' chy fu ist!ffic~en.ye pe}'.,gli altri OG\Si,, i 1qlJ.ali ~i pre.s,~ntaJtortq . e~en.ti da qujBlla compii.canza. D,al.che eJ;l'l.?;I~ge .cjle)~ sJ.m,jJer.qo~~i4KfH1:te.è· uopo insistere colle sol}te inj~ziopi, tuttavolta si dovrann,o queste sospendere, quanélo r irrita~ioqe


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:Scinà: pih o~e !litri 'ipfàl~a~·te·in · !;1\lal·qh.g:.e ,ade~Xit~ 1?ia sp·e·cjJi.ça q HO, in sr,ep,i·~l , n1oao st,;~c13-t~, att,e~o1a S\t.a Fdg~one;v.~'l~~za, prego i colleghi a yo1erl~ 1 ~C1oy~~r.e, '!f$,nGh~ ', col giovar~ a!'l'eg·~a urrlanità, ·Se ~1e. r~nj,~r~~n1o •.es~t ~-t.~~sj ,pésuasi, qoUe ,pl'0,R~ie osser,raiiorii. ,, ~ 1 •. . ~ ! • • 'S~abi~ito co~ì il fatt? è ò~à 1 lo~i0o inv.erNgareJe 1eggi e le :ragioni, çhe lo cletermi·n.ar,drw,r P)d eocqu1~ a. dol.}~-&nda;r-e ·J?~f .Primo (0mn.1~~een'dt? , ,par,of~1 clElÌla' cqr~r;~nj~nza' ci4lle, P.iCQRhe incisioni sulfe g·ranài essen9~. ciò a t\1.t.ti eli ~acile intend~m~nto) come agisce il' cleut?'-Cloruro di me}~CI,.ltio} In sec.opdo ..l.no,go, 'at'teio· il va~t.q territor,io vascolp.re 'I.~nfatico ~~pgui~;pq a~n~ re~iont dbve si 'svQlge·. l'adenite Ml'Vic'o -ascellaç_e,, po,trebqe,to 't

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,fa'Vari'ta. tanto facilmenFe 1~a risollilzion.e inièstlziale clel tes~ sttto ce)luJaJ'e cil'costaùte e le s~asi sangùigne'; · ~· )3[) A'l ·nuov"& · c1o1'tìpo~to ·eli~ 'si fo;rrì1à ·fl'<i gli el~~énti al:1 • ·brtlliinoi.di del pus e qt\.oi éfer subHtn~td' corro~ivo.' S1j~tppiamo COme gli èlJJnéJtti' pioidf; re8tati nel CaVO as~ie·sc1onàle, 'Sia per l'azib.n~ d:éll' Hsslgen9 d'ell'ària, che per q0;anl;o 'si-' v·oglia vi penett;a séi'ìlpre 1 b'a::;i:uidòhi sul Héttq ' né6tu,,·a. 'ha~ bor-r-et a ~'Ci(Yuo, . sia in forza di principi i mia::;moìai, ,. i. · qpàli :bon mancando mai In '\t !'la: ~~ia ~~~}nÌ.rgica, possono tài!l:'l~nte ~lner'lh>i .da prod nrre in §èguitò' ' ~ · ~1·jassorbim~rltO m1a ~ioe~ niia, o mia setticoérilìa, o al ?1iinùnum ttllà: febbre della medesima l'latura, ma &i mòd'fca intensità. ,. ,. ;~'nestp, p'recisament~ a tipò i{:l(?rmittente. al?bialJIO G~t1sta:­ the-q ,nella. p!3rl)ona Cii Montani Giov<)nni gu,~rdia' cl~ si·,~ur~zza puBblica eritrato nell'ospedale. H 4 set,t~rribre iiffe.~ to da sen,1J!lice' adMite inguinqle suppurata ~d incisa in. larg~ · esten:. ' . ' ' .sionçl. , Ì lerri.bi detla ferita rri~rtizzat:oi1o, l.ùu{' ìnfÙtrazione sL'eifet~uo· 11~1\~ :pa1•ti 6lJ:·cost~ntt; Je granuÌazioni <lJ~parvet'O sen),pfe èaduche, la febbre si svolsé un mig·Tioramet~to si fe<~e ,n1oltç> desiderare. E quando il tutto c0n1inciò a procedere a.l bene? Quando all'azione malefica, deletèria delle Sò$tanze pi'l'OgP.ue, .che NBnivaqo riàss.orbite d~Ua . loe-a~ tà,. .-st .opp.0se 1 1a- Ionica in specie sul $isteroa .ganghonare· del g.ran shYìpatico; l'.aati;:,. settica,. ~: a.nthn.iasmabioa, l'a:ntiz~m.otical comu11qu~ si 'Voglia essa chiarnal'e,, rC,her·app.restòtJ'àrsenpa_tp ,di<chini ~iO, prestt.1'ibt0 .al :MoHtaru da-l Dott. Rol~mlo.; " · , :' · •:. · rJ Ord),ene qpehtviste e;v~nio >riene impedito dalla pres~nl!ia del ,sqblitu<;rto ·.corr.osivo,. 1iL1q;ua.Ie con lè sostatle.e albuin~noid:i del pus .tendenti alla .. !fermtmtazi\me for.ma un albuminato .di ~mercurio r endendoie imputreseibili. . Cotesta proprietà del ,biclo,.nlJ.'O eli~ nwr.curio !u mCjl~S>'~ ~ ~.t r. r alìCora <, ~~ a, prq~~to per l' imbalsarp.a?.i ol~e d~gli ani1uali e per çurf!re un f.òrtlii~&'·o çausalé \"enèficìo cpn t'aècpja: alhumi.nosa. · 1 • ' ~d ' ecèoci vénuti à:lla sol'uzi(me del ' secondo q uesi(o, ~ ii6i::. .~trèi :ofere aUàl 111 i t1in~a dose ' clel .' su bìimato con·6~li-\/o inda:pac~ •

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t~.nJ'!iej''é'!-}~q ,d).r~e Apl mott~ ./i~1.~o 1 m~rlfq, :(:apilisr cw~atio.

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\i~l. npto .morbo eg1i1,1o ll;~l1 r.imm~gina-vano pu.ntQ: ~ i -aY.er, paggi unto la QOfl~)scenza·dell'intrinseca natura dei mt~:li; l~rqtl;!:A1e., Si1,tf~ pe11Wre. p_iif/P lll6l}O 1in:ypJvf.a.rd<i ;r~1ist<;n:ios~i vel~mi,,rog~., fti av\?.Y.~J)~i:'tato Juçe s~Jle . pat~S6b,Y,Qi1tro }e .qa ali Jam~ÌCC~Vflilfo rilcr cer. rell,R )H~I' _r.e~•gire· qol ~~r:9,ff1Jl &t> }1no potere tera,Peu~~po., 1 ... qq~st.P. ·c'i 4_imostr~ dj. quale p-ie~ m~dica essi era n p :~orniti .

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alloru'l_land9 s.i }troya~:a~.o pr,es.sG il letto df1Winfeq rio. ~IJupe- . ro~è.lf.~_qpari,~~p ,il mom~nç_g lie? ttiv.o lì~ ~ra~ ~ià, ini~j~tc\ •l}.ei loro· $ alati; per Cl),i il..]p'\ce$&<ii !llQJ~bo&o,_ eglino, .Stess-J, : dio·e1 ;~ ~ ~ /# ._)i1t v~no : medicus est naty:rtce ,rn, ùzù;teT quo e.-a. ver.Y:tit eo edu-;r '"1 ~ " J ; ~ ./V ' , • ,. . '"'' eer_(}.._J,Zo:p~t . .' · ;·"·'' , ,, . ',r '; . r · ' ~9l~5s.~~l! T~~iprJ:,a~1,entQ, :?iJ a~mae'S~\a,., pprqe arr1v~t~~f1G.Ìr)1 ~, SCt"~,-;.o '.p nre, r.! ono. Le .p i·(). a~cnrate , inda.aini, rruali sia.t\0 le c·sa'use Jt.s..·' ~""'~ ' 1 p l ., · ,qT · t1~ 1> ~· ··, v~ 'Il. · ' · • quS!--Iè il k~~'O ' ù:I:6<Jo df'~ìgire ,$tlll' organi.smo per la prodt~_ZÌQlW,;l .l

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a~[if}j#i{, {i~~u~a {.q9;fli~ ·CfV'a!f.9i··- IU.(a1~tt, ri»:t'o;~;).~1 'i\1lQit\1fPa,~~1 l'a.~«r.( caùsa. 'non si verifiç ,a.no gÌi 'effetti, o, C(lS$P,QO coJ .c.es,sar,P. ,I' .. :.l: .~'L; . ·v,~ '""'S.~"t:}·1~X;·Jl'~'-r'.1:• :" , .• l , f:'l• della causa JStessa.. r . _ ~ · ; ·. ., · S' 1H&J., .< ',,1·~i ~!'J .~.1:• t ,l .J(f h 4..f;-. ~1-: ~. ·"'~j. ,..... Impertanto SlC.C?.Jfli'l ~·Pch· m;'~PAOL~l~l]lR dapp,res~Q ,Il RPfo,TI..

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av1•ecat~ dalle .a:zt9.m .del le . cause morb1gen~, le qua:h ... e.~c1ta;ta,,, 1 •'w· ìl:1 ' ~t· ) .. ·. q!'"')"' ,l 1 ~~ , .• , , · · ·~. ·.,t · '.~. ~ ., "· clì'~ol:ì~l'o la fa:villà1 monl)osa diSfJarv:.ero, nou possiamo, p,e..r...- .. • l•1 • ••J\.•11' Il .JJ't <' (',ÌI>~'I!l ·~ , l .p i 1 !.l Jl,~ \ 1A:\ :! 1'l'l"><• ·~ •+ ''< c(o dirjrrerie ve''rso esse? ma 1\Ìbbene contro gli e.f{y.t~i .~~u"j> , ~ Ul .

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142

Ed ecco come noh rintracciando più le cause, e disconoscendo eziandio gli atti intermecli'ari, ·che passarono tra ca.use ed effetti; ci è giocoforza restare spesse fiate p assivi e veri spettàtori- avanti una malattia la quale si avanza compiendo o no il ciclo ·parabolico. Or dunque; per non trovarsi in questa desolante congiuntura: le !lbstr'e. mire debbano dirigersi ad evitare quel male, che forse sar anno impotenti ad abbreviarne il COJ'SO o ad evitarn e le tristi conseguenze. Solamente con questo mezzo possiamo essere sicùri di giovare all'umanità e di avere atteso ad un dovere, che reli giosamente c' incombe quando cioè; mercè i nostri consigli igienici, abbiamo fatto sì che la nostra opera non restasse mai infruttuosa. P er raggiungere questa desiderata meta dovrei qui richiamare tutte le cause, che valsero a produrre la stpdiata adenopatia, e relativamente ad ognuna di esse dire igienicamente qualche· cosa. Non intendò con ciò immettermi nel mare magnum clell'igiene militare. Questo campo è troppo esteso, e sebbene fossi persuaso r.he ancora non sia stato, in specie irf Italia, pienamente e c,o n ordine percorsp, pure col timore di ' naufragare nelle grandi questioni scientifièhé, che in una tesi tanto generale è illogico omettere, mi limiterò, si m:res meae non franguntus et artus, a·· trattare solamente, come appendice del presente discorso « dei doveri igiénici del sol• dato. » · A questq rivolgo il mi o discorso e non alle magistrature non alle maggiorità, poichè esso, come tutti gli altri,_ ha la menté ed il cuore per comprendere e per sentire quei 'dover~ .. igienici sociali, a cui, se ama la propria esistenza rispettando quella degli altri, deve ciecamente obbedire. Son sicuro che il mio scritto, se breve e di facile comprensione, ora che tntpe le reclute per l'estesa istruzione elementare entrano nel nostro èsercito colla capacità di leggere, potrà ess~re nelle mani. di ogni singolo soldato, in modo .che da ·ciascuno veng·a apprezzato ~l nosce teipsu,?n degli antiGhi. . ·~ 1 '


143

l punti, su cui richiamerò il mio studio e la sua attenzione, saranno:

l 0 Igiene del vestiario e del zaino; 2°

Id.

delle passeggiate e degli accampamenti;

3°

Id.

delle caserme e degli ospedali;

4°

Id.

della scherma e dell'alimentazione·.

Ciò facendo mi auguro di poter per quanto sia possibile minorare in qualche modo il numero o l'intensità di quelle . cause che agtscono nel soldato qu.ali potenti fattori dell'adenopatia cerv:.co-ascellare.


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H dottot' Davaine aveva dimostrato nélt-1872. ·~he' fu.etten'd!!>" d è~ll sangue in differenti stadii di putrefazione nel coilnett.i,~o sottocutaueo ili certi mammiferi e principalment.o del coniglio 1 producevasi l)na malaf.bia capace eli e~se,·e trasmessa a.d altri animali in numero indefinito di serie, innestando in questi il sang·ue non putrefatt.o degli animali ammalati. Furono questi esperìrM~Ù, che gli autori ripeterono nello Istituto eli Pa,t.ologia sper-imf!ntale di Vienna., coi quali con (et'mnJo no pienamènte i resultati dell'osservatore francese, dimosk&ndo ~ma.~_questi aveva pur t l'ovato che là. rnortaliLà degli anirnalj inoculati con s;:tngt\o çli teas!Ytissjone ben anche della lZ<L g!=Jn<:n'az.iono e sorprendl3ntemente .magg'iore 1 Ili quèlla degli animali in oculati con ,.,angne putl'efatto, e c'he presso a poco la dose òi un diecimilligr.a.m mQ di sa~1goe trasmesso è sufficiente per far mo1·ire t)n coniglio. E qui il ·dotto.r Clementi osserva che, desig_nando coerentemente alle definizioni date dai patologi col nome di mùMma le sostanze nocive sviluppntesì ed esistenti nel sangue putrefatto, e con quello di contagio, quelle trasportaée da animale ad animale e rnoltiplicatesi nell'ot'ganismo di essi, risulta essersi in queste ricei•che un mia:>ma trasformato in contagio. Ii che presenta · grande analog:ia col soPgere 0 il propagarsi di molte malattie epidemiche. A ltri sperimenti diretti a scrutare la .natura, del principio V!3nenco furono eseguitj dagli autorJ. Versarono nello jnterno .eli un dialisator-e fatto con :pergamena. vegetale del sangue d'anjmali manifestan;~ente ammalati o appena morti e lo im1ner.sero in un vaso contenente dell'acqua distìllata. Dopo ventirruattro ore


145 jniet~rono.- )n parec!lhi conj.gli l'Acq.ua contenuta nel vaso eli vetro ,,c.on ,.l\~s~ùtatp, ~o~~ti~q,, . e ,eo~t { u Mrnostrata .in esa~fta. Fassersiolfe q~ O,Wrous,r.che( affermava .H·.P-t>inci pio nocivo de.l .sangue dei colljgl~,sett\cemici non essere diffusibile. · 1 ~et' Ol.'fl· ir;ttere:.,. ayendo fatto. bollìre il sanglto di .animali amI ~fl.la~i) \e 1 dopq iìj~t~az10IIfl 1 _·a }le-n do sepanat-arnen1tè i A·i·e~tà.t0 in altri .animali• il fil~rato . ~ ilo coagulo· sospeso, in acqua distillata, vennero alla consegu en:~a che il principio nocivo del s~.ugue non viene dj.~tr.utto con la prolungata- ebolli,-,ione: : ., Dq~ animali inoculati col pro4ot.to1della dishi\lav:i(:)JleJtli sangue atXJ.ml!-lato $o,pra v: vissero amhedue alla openazione; come pore riuscì inertq il sangue s,tato mescolato con l'alcooL Dai• quali speri:menti sono dedotto 1le -seguenti conclusioni: · ·. , , ,l;to, Gho ,il. pr~noipio . atti;vo·· d ~l san~ue l!i animali settiç.e m~ci .d,<~,v,e, es1j~fe ~m ;p:l,liìtl.cipio 'fisso: ·· : ,,?.<! ChE\ esso l'esiste all'azione prolungata di una temperatura eli 100° .C.; , 1. ,. 9Y Che •;J?JlObahllm ep.te · e . diffitL~ibile ~; . ·, " 1 ~ 4!? ·Ch e per.1;le. la sua attività per h'ar,ieno dell'alyool. Questi caratte,r:i hanno .molta, somigliattza con quelli dol prin· ci pio attivo delle sostMze, puti'Ì(le , qu·ali furono aimostrati <la J!l\npm,. Hemt;11er.; rBerg'tm,ann é FischeP:.···, · , , J)al, fat.~o che il 's:angueJ~ei conigli ·~·rhmalàti c'on;;erva la sua l~l'oprieti\ morbi fica .art che dopo lnt ebulliziorte, gli autori ne deducono non potersi r~tenere , torne oDavaine· riteneva , ohe dai batt~ri (let'ivi la causa dell.tdnfezion<;\ .• Essi. inoltre ilol). han no mài 1 PP/ill}Q • ;v,e d l)r.~ .• nel• ·s~ng ue. 'elci ani.maH am.malati , -. ~ ~atterL, m:a ,2olo tm gran numel!o di ,grànulazioA.i, la. cui nntur'f\ non. sono in ,graP,o ,di deoifrare in mndotpositivo. Una. ~can parte{li_questi gC'anuli .il,'\~ipcjpa\m~u..te · p.er la·:.jrregolarità • della 1orQ ~ forma-·,considerano .mw~~Jr-JlgrMn:.tit , dl corpÙscoli èl@l tsapg,tl e,.,Qii~at~ti.3~ aò.Lttamente in segÙito alla malattia, e.a.nche ·deg'li ·~'illtri· l:l focmarotonda dubitano ~fo,. q~pban o- o&rtl~tet•iz~ar$i per rtlicrocol)chi,. presentanl:losi e'Ss\ isol~U.i,,11ja,r1~si~ftme]lte aggpuppati due a ,due, nè mai avendo potuto ·x~~w.;~, cflt.~n~fqr.ma:te da. questi gt•anuli;\che·come li d~s çriiVe .Qolm, è ~P'Ècial oaPq~tel;'.e ,dei! rojck'òe0cc,hi,, o.Jkugèlbacteriea. ·- Inoltre è da notare che tanto nel sangue di conigli sani, qu11nto in que.llo ~i ,PAmini in ll~.rfetto statn d!i $alute si ,itrovano· se!Dpue ·dei piacoli gqa.n,.~li:.m~lt~t ~;nigli.anti a lfiueH\ deLs~nglue ,, Qeglj a\1imal~ . ~mGiomale di M edie. mitit. ·t-874.. lO


146

malati, sebl;Jene in nurnctlo relativamente minore; e dalle ricerche di Niess risulterebbe che molti granuli simili a quelli in disdot•so ' esistono nel sangue di persone affette da leucemia o da anemia per altre cause, da malattie infine aventi per momento etiologico comune la alterazione nutritizia generale dell'organismo. Da' ciò si conclude che bisogna essere assai guardinghi nel pronunzia~i sulla natura (li questi granuli poggiandosi solo sulla loro appar enza morfologica. Anche le reazioni microchimichc non hanno dato alcun lume. Per cui il dottor Clementi intraprese presso l' I:.'tituto dÌ Anatomia Patologica di Berlino una serie di sperimenti intesi a ricercàre se il sangue di animali ammalati di setticomia aggiunto ad t~n liquido capace di fare sviluppare dei germi viventi , o di fare moltiplicare i batterii già sviluppati dia luogo a produzione di batterii o altri piccoli organismi riconoReibili al microscopio. Come liquido di coltura si valse del liquido di Pasteur modificato da Bergrnann resultante di 100 parti di acqua distillata, l O di zucchero candito, O, 5 di tal'trato d'ammoniaca e O, l di fosfato di potassa. Pr·endendo tuLte le pt•ecnuzioni, perchè nè in questo liquido, uè nel saugue si introducesse dal di fuori alcu!l germe organico, e dopo 5 o più giorni d·issuggellando le provette, in cui aveva avuto luogo la mescolanr,a, il lirtuido non presentava ari occhio nudo alcun intorbidamento, e al microscopio scorgevansi molti corpuscoli ros.~i do! sangue piuttosto ben' conservati e un discreto rntmero di granuli isolati, per lo più però di forma it·regolare, non semovcnti, o che nulla avevano di comune coi batterii sferici; nessuna traccia però d i batteri i sia del gruppo Baoterium tenno, ovvero Mic1·o$phae1·en. Lo stesso esperimento ripetuto con sangue preso da animali sanissimi dimostrò dopo alcuni giorni gli stessi granuli, che in pat·te probabilmente sono minutissimi cristalli irr·egolari di zucchero formatisi in seguito al l'affreddamonto del liquido di Pasteur. Quindi l'autore è d'opinione che il' pr·incipio nocivo del sangue di conigli selticemici non sia rappresentato da batterii apparten enti al gruppo Micro.çphaeren, o .(Jactherium tenno, descritti da Col m; e che l'opinione eli Davain· e Vulpian sia poco giusti· :licata scientificamente. Gli ultimi sperimenti furono diretti ad investigare se nell'aria espirata da conigli ammalati per la iniezione di sungue putre-


-1.47 fatto~'si' cotfton~ssè··;:; cle'l'\' idvò~èriO' '$ol•foP{J.to, avenqo ])avaine:•a:vnn'z.ata• là supposir.ione che il s'a:ngue di conigli sett~oemi'ci vada incont'to nlla putrefaz.iono durante la vit a dell'animale e che i prodotti nell'a pntr.efazione· ven~onò elim~nati p~r la viàl dei pc~1moni (idrogeno so·lfòl'ato) e pet• quèlla dei r.eni (prodotti amm:on'iaoali). .J?er 'mezz-o di aòa cann!ùa m vetro introdotta in una apertura della trachea, facendo passii.rè l'aria espirata atti'a>verso ·una soluziel'ie d'acetato di1'piombo basico ; con aggiux;tta in eccesso di soda caustica, il resultato fu négativù. Ma l'autore. non osa negare asso]uk'tmente lo sviluppo nel sangue ' così malato dell'idrogeno solforato, giaccl\è atttJsa •la facilH~, con la qua:Je ·questo gas si dec·ompone; è -possibiie éhe si dècompotiga man mano che -si sviluppa. L'aria espirata fatta passare att'ravers·o il' reagente di NesSI.ér non mostrò contenere amm.oniaca. ·Le a:iteraz.ioni dadaveriché degli animali operati non -prèsentarono tmrticolarit'à. dégna di 'Ilota. Era grande la rapidità, con la quale appena morti andavano incontro 'ailà. putt-efaiione; in <\uasi tutti la cute e il connetti..;o sottoeu.tatteo' déHa J'égit>he, do'Ve era stlli;à fatta la iuie~ione 'lirovavansi infì.ltrati' ed ed'e matosi. Era eostank nei polmoni ·l'aumentata quantità di ~angue del 1oro pàr.enchima, ma non fii mai osservato quel processo di pnèumonite lobulare. <!'iscontrato da altri e p~dm\')ntatori. T;,.<~ -ragione ~~ tal divarlo si è che questi iniettavano il sangue nqr. fì ~trato ~ e gli .ascessi metatastioi erano prodotti dalle particelle' solide quell'i

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QL\este alterazioiti anatomiche sono eguali a quelle rìseontl'ate negli animali morti per i niezione di ~o'sbal\ze putrida. (Il Morgag?ii, Dispens"a :X. 1'87'3). ' •

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Conferenza per i soccorsi ai feriti lN VIENNA (Austria). Recentementa è stata tenuta in Vienna una Conferenza internazional~ privata pei socçq),'si volonta.ri ai feri~j in tempo di guerva. . ·' Le ri~olu~ioni adottate nell'ultrma seduta sono le seguenti : Art. l. In cam{>agna s'impiegherà una sola iipecie di )Jarella. Art. 2. La: barella di camp~gna deve 'esse~e slaoilìta in mò'dò


•;11(8

tA"le • CÙ~ìs,possa e$sere ~pspesa. non; splo tS~tl~ vet~uf.l~.. p~htrasp~~~i ,qEÙ ,feri \i; c{rcolanti &ulle, r vie ordinarie, roa,.anehe· nei . yagon.i .d~~e fe~rovìe ·;e SllÌ· bat,te;Ui. a VlliPQJ'# o r~egge:qe~z~ . e.:,soliJlrit~ usa.ranno. le due condizioni principali. ,f • • · ,J_,~ barella. i!ev'ess~.re r•umni:ta JJ!i · piedi~ e 1 d'un .:ripMJft1P~r; ljt ·telì.tl!<, e non deve pt1sare più • di :lO chi.Iogramrpi, acciocphè., n11 uomo 'iJO.SEar p.ertada •Vt1o,ta sen~à diflìcoltà. •... . · r1U·, • I..1Assemb1ea è. stata d-'avviso che le vetture pe! ti'aspontp':!lei .feJ;iti in terra ferma, .. senza difettar-e di solid ità non dovessero pe&are, a vuotp, ~iù cH. 1:,4 quintali,, oon, carico, pit), di 24, affine qi ~on richiedere l' j ~piego. di due cavaJli.. 1t·• , Ess~ avranno ,~tna ,tettoia stabile, con galler.ia .a cui s'appenderaooo i sncchi e le. armi de'i ,feriti, non che il for:aggio dei ca valli per 48 ore. Sa.ranno1. ~t~nite d'una scarJpa, d'ufl fl'eno., di J~nterne avanti ed inctietro; pptFanno ,essere cttinse ed n vece le lt.en!)tne. Quanto ·alle ..vet~ugo-mS\g~zztni, tdo;vranno essei~·~ accessi,b~li., su tutti i 111-ti ed apertes .a vuo~, non dovranno pes1,1re più .~ lO quin~).i. ; •. caiJiqhe ·più di 2@.. v 11, 11,; j,, , . ,, I nfine )a Qqn;fe.ren11.a h~ a(l~tÙ}~ ~,td Qpanimità la p\'oppsta: pi dar<t Ml 'Og1ni s.oldatg utL P.fi:C.C!leJ;to çli b!lrrr.1ag;gi, afl}nchÈ'hjJlnca.~~ Ldi. ,Jerite,. pq:;;sa,~su l, q~rqpo ,.far13~Pe un' applica~ione. , •

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spensabili; .• r. 11; " • r. :···~·:l x' • ·~0 Ne\<11'allestire i ;v.a:gbni · deMin:ati al'•·traspotitb' cl~:i.,~f~;Hti, bisogna osservare le condizioni seguenti : .u•t'l' : i• ''a) Il carico' UA'N tii poté:F§{ l t:l~elr.11.re.,·egùahlìellt~)behe ~ui! lati çl}e q~ r front~ ;.:,gli ~ ~~nsili f!~C~~!\r.i rJle.t car!c~e o ~.oaricar~jdoiV!I;'l!DnO travart<>i a\ la,, !ll,nnQ ;.,

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b) 1La comuoicazion6 in-i.ernlf'·dei vagoni fra loro è indisp'ellSlibile•; 1 ''" ' 1u ., · · n, v ·r·• 1 >~"·• ·•• • • .~ c) P er mantenere una temperatu ra press' a poco eguale essi · do~ràn11o éS&ere muniti di doppia '\•òita, di doppio palco, e d'un ~'pparecchio di riscaldamento che pertnette:rà una tempera' J• l . p '\, ''" tura di 12 C0 ; l • d) Provvedere alla ventila~ion~, ea alla HTuminazione. (Per quest' ~'!timo .v unto so~'itswte date 'Js'truzl.ò'~r speciali) i . 49!. r vagpni formanti un tren,o .sanitario deyono es~e-~e limitati nel loro (luruero, in inodo 'd a non oltrepassare ' u6 totale di çjnquabf,a, r:u9te j il vag91i.e dei meaiqi etl jl) vagone-CUCina Sar~MO ~l centro i quello degli iinpiegat'i' a1Ìa coda <i~i' ctiVrvo~Jio; 1 Q~ La cop:dptta e 1'{\..r,il.min'is~raiione d,ei 'tllé ni ~~a~it~ri s~r~nno 1 sottomes.<>e alle med,esime· .regole di quelié eh? pvesie~o'tlo· già al . . t'Ti)' ... .z""'U1 Li• ' ~ f'! ~ f''! J?egun~ · qelle , ambulanze. ~ · ii· l (l ' ) . '~

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lo Ai treni doi 'f~t;lti' non 'potJgnho é~~~é~~·~nnessl altl"i va:goni ;:uoti o carichi ; · · ' ' 2° ' Di te~po in' teinpò, i treni qo~tinattftfi:.raspoTto ,de{ feriti do:yranno~, essere riuniti nei grand~ ce~~ri ,di popolàzi?ne~ af1 ~nc~é perso4ale ch.e vi sarà ì~pi~g~to: ab~!à occas).b~e -~·').hipra­ tichu•sJ, ed acctiè la 0:1assa der pubbhco possa mteressal'SL d1 questa oi,'g~n_h;zazi9ne. .1,.

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Gli Ospedali di campo nell'armata ·Austro-Vngadca. rll

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Questi, ospedali di aampo sona di due sorta : ospedali indivi sibili à·à. 5.00 letti, e(l tospedali a :6@,01 le~tj·, cb;e, [.ios~ono .frazio- ,, nar.si .J.u ire tsezìo.ni di,,200. letti. • ·u p'iano di ,fuobiliztazione deU'anmtìia' Àustro-U'tlgarioa JiCom.,., pveada. aa forma1ii:one 'di: .LO ospedali d t l(~ampo per 5.00 amrqa:1atiNe.•27, di ...essi,,par .;&oo ammalati.• , , , · ' 1l1·• u•r • , 'l Juleffettrvò del personal~. e· lç stato · del 'inateriàle , apnesso agli ._ ospedaH ili_, campo:. n(ni •sono gW stessi-·pc,_;,Je·diue :cAtegorie di c.ui ,l .$i. ·tratift1 :l 1l , , JJ , ·1 \t ": LT , ~ 1f. • 1: ... , ~. , •• ._, 1

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160

n quadro seguente dà la' cifl'a'lrilei mediai, .contabili, ltlfficiali e soldati della truppa sanitaria, vetture, cavalli, ecc. per l'una. e per l'altra:

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PE~SONALE E TR~NO

Medici di stato maggiore .

OspodOilì · Osped'ati

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M~dici reggi'ment àii ' e Medici magg_iori ,:, 1

Medici assistenti Contabili. . . . . Elemosinieri o .Òappellani Farmacisti ed Ajutanti .

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"'' ~t Armaju~li! "·.. . ,. . •' U-\fi~iali della tt·upp._a sanit,a ria Sergenti mag~dori e Sergenti mag.o-iori •• ~ Q 1 l contabili · ' ' Sott' Ufficiali e Caporali Soldati san itari di la: ~ 2a Tclasse V~tture da materiale medico, chirurgico .J ' .~ ~ t : ~ ~., ~ e farmaceutico . Vetture da cpcina. . . . • l l ( _ Jl y)e~turq dt~ .mobjhare delrowed~le ; . ,Vettore da lingerie ..e letti. :, 1 Ordinanze J

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Prima che comincino le operazioni, gli ospedali di campo\ 'sono •· scaglionati luogo le linee pl'incipali di comunicazione: ma fintanto che l'armata è sul tet•ritorio nazi011ale essi non dovranno funzionare che quando gli abitanti sedentari non avranno più al' cun posfo disponibile. ' Quando l'armata marcia in avanti, gli ospedali di campo che possanQ' es:ser frazionati, posti .in testa, seguono i ·loro corpi ·d'armata a'd una distanza regolata dal comandante, e che d'ordinario dev' essere di tr.e a quattro leghe. I più avanz~J.ti ricevono gli •· ammalati ·e feri'ti; gli altri rtestano disponibili. Gli ospedali !dì campo che hanno riceNuto ammalati non , devono ricercare che· uno scopo: renderli trasportabili per ' evacuarli. Quando un ospe... ì.l. date• di·· campo riceve l' òTdiné. di pofltarsi in avanti, lascia un~ sezione ~ò· rimette i Rtioi. ammatati agli ospizi del luogo. Se un · com batti mento di viene .imminente, r intendenza, prevenuta a i.


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tempo, <;oro unica l' ayviso agli ospedali, ohe- allona si. prepara no a. J,"ice;ver:e i rferiti. Qua~4o , 1 l' arm.s~tO. ,•Qflite in 11riti~•ata, gli r0spedali .di campo disponibili si portano dietro la linea di difesa la più Vicina. Quelli PP~.~i sulJa )~nea. eli ritirata, <:he hanno feriti, evacuano il più rapidamente possibil ç~ i trasportabili e lasèi;mo g1i aitr.i. a•cura dell'autorità locale o ù' una sezione coma_n data per rimanere indietro.· Quando le ostilità sono sospese, gli ospedali di campo sono scaglionati,, co!Ile prima che-eomincias~ero le operazioni.

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. Un _caso. fortunato di gastrotomia per intussuscezione • ·s c.o n• os!ier:VaziontKsU: questo ed altri' metodi di cura, •

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del clott. JoNATIIAN RuTCRJNSON.

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L'autore lesse alla R. Società medica e chirurgica di Londra uno "scritto ca>n questo .titolo, cominciando dal narrare le particolanità ·del caso, in cui. fu apertt'l l'addome per soècot•rere ad un invaginamento intestina1e con felice successo. Il malato era un fanciullo . di dtte .amli• 1;' j.nvaginnmento· ave a cominciato al cieco, ed ~ra di taL lunghezza, che la sua estremità che pre'sentava la valvola ileo-ciecale rovesciata pen~eva per più pollici dall'ano del · fanciullo•. L'affezione era (la! 'un mese in eors'o •di svil uppò," ultimamente era stata trattata come un- caso di pr·elasso, ed erasi pensato mantenere in sito le .intestino con un cercine di ~ugh erò. Il fanciullo era: in triste stato, ~ l'au'tore esseudosi ae~ihto' i n'vano ad operare la l'jduzione coi clisteri, ecc, éd avendo cognizione p·e r ésperienza di simili casi• t erminati lbtalmente, decise di operare. Il fanciullo sottoposto al clor~fortnio, fù apert-o );addome nella linea mediana sotto l'ombeJliCO'. Fu trovata •facilm ente l' intussuscezione, e faciHnente ridotta. ba cuva consecuti•va si 'l'imitò a qualche blando oppiato, e il piccolo infermo fu presto guarito. L'autore· si .fe.ce quindi .a narrare succin•t amente tre casi presso a poco simili, io cui <egli era stato consultatò e nei quali l'in te-' stino invaginato potcN'a facilmente •esser sentito dal dito intro- '· dotto nel retto.·· In ··tùtti .e tre ad ·on•t a 'del •perseverante trat~a- · mento ·con le iniezioni, le candelctte ecc., i malati morirono senza ristoro. •:.Non porgendo, 9e.i ·ricorcla~i casi che .un~l ana'li'si statistica,


152 •

l'autore aggiunse al suo scritto alèu·ne ·rioté' di mi•gra:ndìss1tii'ò': numero di ìatti relativi alla diagnosi e alla cura di simili le- ~ siotti . ·-Dalla cui co'nside·razion:e' f.uiònò· dedb~e- l&" segherit1 ' conclusioni: · 1Yr1Che n0o ; è piloto' ral'o'·che lo inv~iilamento •corbin'ci alla valvula cleo- oiecale e raggiunga tafè 'lung'hezzà, che la parte invaginata possa sentirsi d'alFano, o anche us~ir :fuori ·da:' questo odtì~io;

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2° Che è di gran momen't<J, qua nte volle. siavi sospe'tto di ~ intuss.uscezione, praticare accut·atam~nte l'esame per l'ano; 3° Che in quasi tutti i casi di invaginamento nei fanciulli , e puobp.bitmente•jn ìrnel'fri di• q·uelli degJ{badiÌlt'i, Ja O~iagnò'sif' ~uò esser fatta cefta pa!pflnd.P_la pjtrt~;:!nvagi,nat@!tt~;ttJltt'{~l'so l(Hf.areti addominali ; · 4° Che la pt;ognosi . é;·roòlto voania ·: 'pvi'mìeramente in ràgione della età del malato e in secondo luogo della forza dello stringimento ; .. . , ·•l ,. ' • 1 5o Che in un gran numello. di casi, d n c:ui i malati so'no fancjulli al di sotto di un anno, la morte può accadere da un.o a ' cinque o SE!i gjorni dal, prjncipio dellt\ mf1,Jattia ;• · l' ' t 6° Che ne~ casi letali, la . ~orte è ordinariamente cagionata 1 d~ll~t,pPtn mOliÌO))G O -dal collasso per irritazione <e 'n on· dMla pe::. ritonj~e; . ,j r ·-;o Che in ttjOlti. casi è fac:Ue dalla gravezza .dei sintorrii (vamito, costipazi.o ne e_cc.). . formarsi una opinione se lo intestino ,'éJ strangolato o semplicemente ir.riduojbile; 8° Che in. caso. di invaginamento .. stra41golatoç · mentw cii ~ . gran pericolo di pronta morte, ci .è anche qualche speranza ch'e po~s:;t formarsi l'a cangrena' e .seguirnel'la spontanlea ' guarigione i' go Che allorquando la parte invaginata1 è inoar.cerata e non' strang·olata poco è da spet'arsi che :w:Venga- la oangrena, ed è prpbaJ.>ile c}le dopo alcune settimane " O • qualche m ese il · malato morra consumato dalla irrJtazione o dal dolore; · ... ~0° ,8he. .le PI'opapi1ità, d~ sllccesso con lluso ·delle canG!elette o. ,con· )a iniezione di aria o di acqua, sono eccessivamente scars~, s~lvg in ,casi ;~'.eceati,ssimi 1 e·,che 1se ·,il •.dhit?u·r.go non'1 niesoe subitO. con .quesLi, è p.r~babile. .cb e · non possa più ' riusoire; .l"' , <·t •Hl ll ~ Cile i càsi!Jpiù adattati alla, o-peraiione· ·sono · quelli· dre, :qanno pers.istito,.pe.r Jl'!Olio tempo, a J}ei. quali.,lo_··iptéstino è- soo... ·


!53 tanto incarcerato; e sono 11r ecisamonte quelli che meno da altri . l'l •\ ' ' J s~ssid i po~sono aspettare giovamento i . J 12° Rh~. in q~u~stì ?ea~! ~~~1unto,,dop~. ?he fnH!r.,ono le i~i~­ ~~. le -cande lette ecc., è vi vnìhente da raccomanaarsi una Qperazì~ne; . . , 13° Che i ricordi dei resultati c~daverici giusliiìcao~ la cr ede~ che il più delle voÌte," il cJ)i'l'Urgo \ '1oo.' incontret·à- a1ddna 4HIÌ~oltl mate.ri~le dopo llP,er~o )l b~~.so, ~~ntr;~ ; _, , • , 14.° Che le circostanze che pos..~no offrire difficoltà sono: la. solidita dello i.nvaginamento, la esistenza .di aderenze e· Ja présell~a d~lla cang'rena j . . r , 15° Che nello scegJferé i casi per la operazione, il chirurgo' 11 do~ebb,e esser~ c~rydotto daTfa grav'ezza \ dei si~lom'i a vàtutat•e la infen'~ i La dolio :;t,rangolurnent 0 o la probnlJilità d,ell' a~venriia canerena · , ' l Y ~ 1 •f H l , l 1 1{")i- l'/ j;f(ll 1 16° Che i sintomi del pa'ziente csseJHlo molto gravi, o il cÒ~s.o deHa mala ttia molto ~vanzata può esser.é .Più s4ggio rinun' ziare alla operazìone e affidarsi aH' u~o degli, oppiati; 1 1 Che il t~iglio~ ·m' o do di onèt•a't;e è una incisione nella ; r t .t: ~"' linea median a. so:LLO l'ombelico ; r • cl ,. . .' t. l • •• • l ,, "'' f, • • l' •• J.8° Che '\egh wvagmarocoti de1 p10coh fanctu)h, sotto un .._ ' • l •\ l'f \ . . anno di età, la prognost é 9ravissim~, appena ~uareni:lou~ qualcheduno in cui l'e iniezioni s1no subito efficaci/ m'ent're la ·~rar. . • ' · magg io ran ~a muore pt•ontamente ; · 'l~ I _ ! , '1 • ~ 1 . 19~ Che 1t fatf.o ot•a ricordato può giustincare il divisameuto dl sott~porre i picco1i fanciulli molto per t<~n1 p o alla operazione ; · 2Q'Q ,Che sar.ebbe mp)io desider~bile che 'tutti coloro, che 1 avvenire h~nno\l~ oppo~tunit~ ' à( f~re ~sa~i'· cadaverici jt\ cast di i'nvaginament.o prestasserv speciàle atte~ 2;ione alla quistione se una operazione ~arebbe stata praticabile, &"tenessero memoria f'l ( dei loro resultati. ' , ~ l ' ~ (Meaical Times and Ga::ette, 29 nove'mbre 187.,.)

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Ra!p]lorto JS"t atistioò sullè' st ato sanitar io della· flotta inglese · •· pèr l'anno 1871 . · 'Il

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·J~ .q,tjesto uapp.or,t o resulta che la f(}t'r.& delle stazioni interqe

fu 22,100, e il nulnero tfltale di easi di; màlattia e lel:lioni traumaticha 20,886; •il cbe equtvale alla- pwopol'zione dH~451 ~er ii.OOO.


154 Apparisce quindi, comparativamente ai dòdici m-esi precedenti, un aumpnto e~u~le a 11 pér '1òbo. Dj questi, •612 furono riformati 'e '148 ebbéro esito 'ietale, i primi essendo in ragioné ctr 27, 6 e gli u\Umi ·tu' 6, 6 per iooo.' 'Faò.~n'do il confronto coi dodlfgi' mesi precedenti, :vi fu una di~inuzione nella media delle ;rifor!;&· di 1; 4 ' p·~r 1'000, in quella d~lla' mortalità . di 22, i ' per' 1000. La elev·ata cifra della mÒrtà.lità nel 1870'' fu·,, ·però al ' tutto eccezionale, _essendo stata cagidna·ta dall'a llolorosa perdita del 1 ' Captain. · ' Il vajuolo -·non dominò molt~ estesamente in hiuna delle navi. La necessi,t.à di avere ricorso a,Jia misur~ gehér·a le di ri.vaccina~e t~ttì gli.. 'u~m{-:;{' in servizio l'~[ ~ie'nawente s-ìusiitica'ta elhi result~tì di _que~ta ~perazio.ne."~t ·q~adrò dÙigeri~e'me.nte- cotnpila'to m'o stra che il numero tot~l~· degli ~1omini vaccinati fu di l0'-154, · e, il resultato .fu in 5936 una ve~cJchetta genuina,. in 2218 . una vesciclietta ·modificata, in 1869 esito nullo e in 91 non accertato. Qt;esto ultil~~ n;um ero s~ ~'t~ri~cè ~;, uomini ope_rati,_i 9ua~i si') allQntanaronò dàlle lofo navi ' prìma che fosse trascorsq il 't'empo 1 1 sufftciente per for'maJ'~ ~~ itidizici. Da ~iò ;si desume cT1~ di tutti i rivaccinati :assai j)ÌÙ della ,metà av'evarlO' p.er.dtit~ 1a in~u~nza . prot~ttrice de)la prima vaccinazione, e che inoltrè la metà dei ri- manenti et:a molto 'diminuita. In circa un q~into dell'a totalità, il vù·us vaccino non produsse alcun effetto. Nel corso. ~!l'anno furono curapi '62 ~asi 1 di . 'inorbillot ~)7 di ,1 • Il Il\ r · L· ).;' ' l -, \ t '1 'l 1 scarlattina, 1 di tifot 28 eli rebbre t;foioea, ,191 dì. semplice feb.-, • l ;;#,. ), u il (' (Hf ' ~~ 'l: ,.,,, ' H' bre contiuua, l (li ebbr·e riCorrente, 126 di~ febbre periodica, .· ~ ~· ·~· l di febbre rerrtittente, 100 dì angina, 2b di corizza e' 41 di eresipela. .Di r~umatismo' 1187 casi, ossia 53_, 7 pef ).Obo (prccis~­ men te la stessa proporzione che nell'anno precedente) entrarono nella noti dei malati : 51 fnrono riformati c .2 terminar'ono con la mo.rte. La media 9-,egli uo~ini ,,g-iornalmente in'~tt.ivi per reu.... ~ "' '"~ ,\;-i '\ ' ,~ ma,tismo fu 61. Si ebbero 792 casi di sifilide primitiva e 336 di secondaria, accennaQdo· ;a un decremen0~ di 2, 6_ nella prima~;UJ_a, un aume,I!to di l , 4 per 1000 nell'ultim.a ~onfrontate con l'anno precedente.' Tredici casi di avvelenameuto ebbero luogo nell'anno, cioè 2 per acido ossalico, 1 per percloruro di mercuriQ, l per tabacco e ,9 per •· alc0ol. Due' di questi, . l per tabacco ed ·l per perclo'tiuro· dr tn~rcur...id' •tér'minaro'nO leta:lm1ente,r. Venti 'eà-si :vi · fur6n\)' eli deli"

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rium t1·emens, e due moi·ti per piemia, che non appariscono specificati nei quadri, ma che probabilmente furono messi in conto di qualche altra malattia. di cui Elrano stati la conseguenza. Vi furono 3986 casi di fe'rite ed altre lesiòni, 188 di ustioni, 22 di sommersione e annegamento, l di suicidio per appiccagione, e 2 per n::ttì.ssia. - Per ferita od altra esterna violenza 36 furono riformati, ed l per ustione; e 11 dei casi eli traumatismo, 18 •,11i ''sommer!liòn'e• è' ql.lèllò di ' àppi~cagiohe f\.i't'òh·o i'rldrtali: ' so novi · inoltre«'rà:pporti statistici l:li otto' sta oHi' eslierne con tuiti i particolari d'ell'e di'versè tnàlattie state 'curate, e 'i l ragguaglio delle riforme e de11a morttilità• per ciasc'ùua di esse; e un' appendice cpntynente i rapporti medici e ,chi_hufgid delle dive~~e ;Divis!opi d~llp.;_;1;Iarina ~qale, deglj arsenali, :::pe~al~.na­ V{l1i, ecc, , concludendo .cop alcune note e~. <)ati statistici sul re!llutarpento e la i~tru~i!?l)e:A~i, m'l_rinai del re~~e na:ziglio nel 1&72, d~l çhirurgo 4i s.~at9, maggiorç Se11ton JNadç, ~ .. alcttn.e . ç>:;~erva­ zi,oni sul)a ,ali!J?en~~~ione AeJlfl· ,ma;rina ipglese ~ st:ra,ni~.ra .d,el ~l),ifnu.wp.,,d.&t~ta~Q, tOil;ggio.\e, J.ohp, f!nnN"~r- 1 1 ..• uvi1' . 1 ·, • ··~· .1 • • . Oh~l,l.(.l ei ?l v;eJuJP.e "il,. r~~0,9,9P~O. ~edioo i q ~~!l-~i~tj~o p~l fl: ..~C?F~I!- . to.tale d,~lln marina.,,reale .ne,ll'(\tHIO, 1~7.l, ; ·r eq jlD, qpadro v:i è,,{lgr;,, gi,untp dill)flsLrante 1 I~~.etìl . dei marinarL , D~l: ,qq1\le re~mlt~ 'c he 59<> fìA. per ce?ito avevallo l'età ft·a. l5 e 25 ar•ni,; 3.P,, 61 fr11 *?· e 3~;. 11, 96 fra q5 e 45 ; 2, 5Q (ca 45 e 5q ; e O, 16 fra. 55 e 9.5- · Considerando ryh~ la' propot'Zi.one delle J'jforme sulla totalità ~ d~fla .forz~ neiJ'anl)o~ ...l871 fq :di 3~ pet· 1000, yo_n una ).piminu- . ziq~El eli 3, 2 pe.r )000 di ,front.!! all'qnno antccedçnte; e la ,n;10r- , talità 8, 5 J>er ~:090, ,si fa ,.tosto 1,1)ll}ri(esto ~~.<ti;~ q~!est.~"".r,apporto ;mol~Q, .so.d.disfac<tnte,. ,e<l · atte.~tar:~, 11na . attE~rt~ s.9.~1ecituclip.e; 1 1ia PIJ.):.'f,~· •.d,ogli u'W,cia)i amWJ9̧t.r\,tiri, ~ cl uo, COil'\{Jlet.~ ,ed ilJuminato aqetnp\W ~ nto . dei Iwo q_PVE\1'~, da1 , Pf!.l'~e dElgli ufficiwi .FJleclici, ~el~a Marina Reale. , 1 .:r (lfedical;;,TJ:mes, and Ga~ette, .l3 dicer.n~re 1~73).

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IIYG.làN& MILITAIRE - Articolq e~(t'atto dal « Di.zùm,ario Enci,clopcdiçp de,lle Scienze Mecl,ich~ » -per , G. Morache, medico , ,r,naggiore. di Ja cla$se, pro(~s,sore. aggi'tf{ttq aUa Scuola ~ella . 1 . ../v.I,edicina ;rt~(f(q,t·e ~V,aL- qe,-tg;~flc.~~r :

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Ol'l' è: u•n c~mpi'ùto trattat.o? pe'rtih'é haMrtl.lmerìte 'rbblte pur~i dell'·igi'e~e be soh6 ' staccate e'· tt~ttatè n~glì l àttictni re~lltivi.·.• Ambulanze, Camjfi, daset·me, Os_pedalt', 'Sèfvzzio sanitat·io, R~­ clutamento, n1ortalità, ecc., ecc. Le· parti èhe l'autore espone, e davv'erò abilissimamentù esaur'rséè! como obbiettivi più: diretti•~>

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dè1Ì"igiene' militare 'sodo··p ordìn'à.ment:o' tnilitare1propriamerfte rl.etto' 1 con compiuti raffronti tra i'~ 'frkné~~è e "qttell.i 'dellè. Ìfaziòrri t,a·~tè"~ pi'ù' ''ci vìh '; 'il rec'lùtamerlto· 'è1'1é' 1 co'iìU'izi'orii d'attitftcìine t ai sèrvtzio, :ponè' con · esté~i raffronti · tta •le· tliversè ~rescrfiibnì Nei' di~)) vérs'i paesi; e con éonsiderazi6n'i egregie circa H1. statut>a, il peso, . l' ~tmpiezza toraèiba, ·e'cc.; l'abbigliamento e r equipaggiamento; . l'a'Ìimerttazio~e in ·pace ed in ~ guetrà e qui purè 'cori riscontri es'tè· sissrmr ~ p~eéisi'l tra 'i divetsi èse~~itl; le abitaiiòni del sol'dàtd; , i modificatori igi·enici, l~ 'eserèlta~ioni. dive~s~,Jr:miJ.rcie, :e~c.; 'il ' se5ld'ato 'i'n campagna (coml:Jatthnen'èo\ o~rri'po di· bàttaglia} é nelle ,. di'Ve t'se pòSsibili cobtingenzé*i di talJ statd; ;il s'oldato aròmalàt6; :finalmente 'il sol'dato dal ' punto di vista intellettuale ·e morale. 1 ' L' at'ticòlo éhlò'dcsi con una ampia bibliografia·, che potrebbesi ben dire •ctlmpiota se onninam'ent~1 6bliati non fossero i ·lav-ori italiani. Il ~ott.' Mar'ach~ er!t gìà h6to' ne'Ha 'l'r!édi'cli' l~tierat.ura pel suo egregio trattato d'igiene militare; questo suo lavoro però è tale che merita il più accurato studio, fa onore alla sua vasta erudizione, al suo storico criterìO;--ed al praticismo suo professionale; è tale in una parola da dare al Dizionario Enciclopedico un credito eccezionale.;· Se gli articoli principali di esso furono e saranno trattati in modo tanto elevato, con tanta abilità, non può a meno eli rieseit·e una di quelle rare opet•e di


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straordinario valore, dalle gua]j lo RtudJoso COme· il nratico, l de,l.) r .·~· •r "' " .:Hl ""' ;.:, •l, ·• !~\r.,. vono far capo ogm voota 1 oro 'n~cessn;r scorrere' f con rapH:tha un comJ?iuto sguardo ]a medica letteratura, e formarsi un esatto crlteri·o •lae1lo'\ st~ato4 lt-0l'I~·~~cd~rtìàv..in rela~.iqne ~cL.l,ln .t?ato argo· mento. -~t

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_ Pr·ofaui a. simili studii.npn pos~.amo esprime,re un, giudi~iq. $e però la parte 111iliLare rispqnflesse a)la asse11.natezz~ ed al. 1pra;tjcq ,~~~&~eAI1-l!~- ,J?OC)},C ide,e1,esRrç~&e,o d i)) l,! au;t.c;>;r;~yJ;le}lfl, rapi~~,~; sya .corsa nel campo igienico, noi s~'res~imo c:;ert.~ · qHora che.., tr~ l~ s,var}~te pub~'ic~?ionj. ch~i )n qu,esr ultjmi" ~j3rnpi, emerser\) sul .d ~ff\?il.e ,~;~<?IJ\1~~t<;>. que~~O,r flosciel'\zip..~p lavqm _W!}Ilii:er<~'\)'tle , ,ç\i -fis­ ,s~r\'l l'attenzione. e d'. e~~~r~1 ~ot~~pqst.{l. a spas~ionato esap~e. 1 . ,.!3 J?CI'; PfOVat:e, a!J',~gregi p ~l\tqr~l che per ,conto JIOStro, no:do;ye •ci era lecito I' abbiamo voluto apprezzar~. ,eA~scqt~I,'E:J, - osiarn~..ta.re _una oss~rvat.?Wl\~1~ EsU, n~ll' iD;ter~SSll generale.À~l :paese,. e tper pr~n~~ftr~. i.l: n,uruerQS,9 if.J11'~9~f\KV~~njtari,q ~he ..~ccor;.'<> ir;t gùerr~, vorrebbe 0he gli studenti o laureati in medicina o farmacia, e;ome n~ re gli a},unr~j"' ~~i .crtlti17 .chGnNe J~çe~~~l'Od'!Qmap<Ja~.prima !~ella Jf•~, Jos~erp , l:l!'ll'\lPliccmetl;.te destinati per . due; · ~'!~:esi' nel 1° anno di levar alle compagnie infermieri presso gli' 'osp:ecl'àli'.11'· 9 ~ Due nlesi 1~ono 'à ~1'd~t~o i ér~~~ré' 1n'su'ltìcì~~tl; 1 ( lo sare~lie h1ur~ 'iiri"'tempo J'llaggfo1'~, tli'"slim .~ù<;el 1i~~~zç~~i9~~~ ~(p~9, sp~d-~e. j:Due ., p.• u.~ t ... H-l .h ~• ..~ "" 1 pdrf! ,~~sì , <l yeg~ JJr'~s~q; 1 Ufl l~oJ..{) t~ped<}~(>)., cc;J[n !.Hl;iporso~ dJ isffruzione speciale, applicativo, basterebbero a 1gottàre'"f<'COTitli <.geJ•roi •che ·atr l:>ral·d~J òi'sogno ;si svolgereblìqro' ìfr~hti : e··fruttifeH. • t

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~Hc~eçç~~t.t~ (P,a1!.:Iinparziale).

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_i.v.ocera lnfe;·iorc1 19_g~n.na,io 1874 , l "' !o; "t, 1 Onorcyole Collega. !:.· Quantunque affatto speciale ed importante sia pc! Medico militare lv studio delle malattie simulate, tutt.avolta noi non abbiamo ·per an co iii It.:<lil;l (come in Fra,ncia ed i_n Austria) un' qpera compfuta, la quale, fattosi carico dei numerosi mezzi di investigazione messi a nostra disposizione dai" progressi della scienza, indirizzare ci possa vatidarnénte nell'arduo còmpito di sceverare il vero dall'-esagerato o ·dal falso che·l di solito viene accampatO' 'àagll isérftti di leva o da soldati già sottò 'le armi, pel criminoso scopo di esonerarsi dal lnilitare servizio. che un mio ' ·PresentantloV:i irnper't'anto, .o egt'egio Collèg'a, studio ·pa:rticplaro, un' a6curata raccolta delle osservazion i e degli indirizzi offertici in -proposito dai più accreditati medici legali e medic'i militat·i d'Europa ; io reputerei di nou 'far ~osa disaggradevol'e od· inutilè 'affatto. · · '' ,.,., · · .. !· I n t~tle fìduclh, ho l'onore di trasmettervi unà' scheda d'associazione, che s-pero .vederrni ritornare fregiata di vostra firma .

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' L'opera escirà alla luce non' ap péna si saranno ~accolte sufficienti sottoscrizioni che assicurino se non in tutto, in parte le sp.~se di st-ampa. .~ . Il volume a carta,,formato ,e c~ratteri, in, ty1tto simili al presente fnanit'flsto ,sarà .costittiito da cirèa400, pa~ine con tavole intercalate. · Il p"rezzo pegli Associat i sarà di italiane Lire 3, 50. ·· L e associazioni ricevonsi dal solo autore, o presso ai librai che gljeue faoesser <lomanda. , . ' , 'Il pagamento d~ll'associazion e, sarà fatto per vaglia od a mano degli incaricati della distribuzione dell'opera. Chi si facesse acquisitore di l O copie avrà la Il a gratis. Do.tt. G. Co. PASQUALIGO Cap. 0 Medico nel 2:/° F:mteria.

' (l) Fin dal luglio furono presentate al Comitato di Sanità tre memorie p·el Concol'so · al premio R-tBBitt, sull'argomento che accenna il Collega dottot; P.asq)laligo.qllate:.~ggetto della pt'Ollsima. su11, pub)Jlica~ione. Jgnoriamg se questo lavoro fosse tra i pr~entatj. al Concorso, nè lo crediamo, chè sat·ebbe precorrere un autorevole giudizio spontaneamente in"ocato. Ciò volemmo dire a scanso di équivoci e per soddisfare a delle domande in proposito di!·ettecì da alcuni Colleghi. > BA-ROFI'Io. ' •


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CCFn R. Decreto Jo febbraio 1874. MUR.A-AGUS Gio~~rtni; teneà1e còeaico di 21. clàsse; '14° cavalleria. Dispensaio dal servizio in seguito a volontaria dimissione. ),liJ

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Con Detei-minMioni 'Afiniste}·ialil del> 2 {ebb1·aio .187:4. GALLUCCI Gaetano, capitano medi~o di }:l. classe, 64° fanteria. Trasferto al 46° fante•·ia. G1ULIANI Alessandro, id. di f2a classe, 46° fanteria. Trasfel.'tO- al 6-!0 fanteria. ZA:MBEù'I:X Pietro; ·tenente• medico id. id.,. $tato richiamatO' · d~llìaspét­ tativa. Destinato al 4° bersaglieri.

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GAR.DJNI cav. Vincenzo, capitano medico presso il distretto militare di Lecce. Collocato a l'i poso dal 16 febbraio 187 4, ea insc•·i~to col sùo grado negli J.tfficialj-. di. J'iserva. .;. ' Con Det"e~:~~ina?:ioni. ;Wi~isteri~zj dél 9 '(e~br#o ' 1874..

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1tiPPA cav. Giovamii', capitano medico di la·•classe, "2° cavalleria. Trasfe•·to al distretto di Cuneo. ìttiFF'.A' Lui~i, 'id. ili. l D'irezione di slmit'à militar~ di Al~~sandria. TrJ:.. sfertQ _a l distrefto' di Ti:apani. ~ '• '

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Con Dete1·mina.rioni Ministeriali del 16 febbraio 1874.

SAMUELLI Angelo, capitano medico, 7° cavalleria (Milano); e GERVASIO Salvatore, tenente medico, 33'1 fanteria'. Comliildati presso il comando det Corpo di Stato Mf!ggiore, ove dovranno presentarsi .,'i/'}1 J. 0 p~o~.simo .. m~~r2o. 1 - • ~ 1, • •


Con R. Decr'eti del 19 febbraio 1874. MA,NGT.ÀNTE ;!i,~~~-2~: ~l}~l\W:Ilm(l~\S:3'tti'"ta .sJa:s~~; . J:Wezione di .sp.nità militar-e di Verona. Collocato in aspettativa per infermità temporarie non provenienti dal servizio·;; -·~ Mon~MOSSO Angelo, id. di 2a classe, id. id. di Eirenze. Dispens:. l) -..al servizio p<!r volontaria dimissione.

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I sottoinaicatì ;,tiJ1ici~Ù sono., do~l~kti, id seguito loro . cib'~anda, negli ufficiali di riserva a datare· dal l 0 gennaio 1874 e sono ascritti all'arma. ciil' 'gia ~ppa'r:tene.vàn~..;cohgnal;l.o ·,e ·MllJànziaiiità. .•per ciascuno indicati. ,1)'!11,.~,-:-ì:!. JJ. f/yl '

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CAP ASg@ c.av.:Francescò, m:edico, l:Ma'ggi'ore 1 Jpedico,., · con ,a,.nlli.iJ.pità direttore in ritiro. 1° gennaio 1874.• , 112~· ·GR~<\.MFYND!>LA .Gio. Battista, l.riJ.P..- • Gapitan:o. m,edico ·'!!t ~ llj,Qla!!I.S'!fltcgn dico di reggit:nento, 2a. classe;11 r;;u:..· .'anzianl.t'à.>i.d,l· -.'rM in riforma. TORRI Teodoro, id., 2a clas~e, id. Id. di ~a classe, id. 20 luglio 1867. :;_t '• ~. r\ ....].li\1:-tli. -... ·,\.,' ra. ' <"•'21<1(\ Il ! ) \ · · D'A'rRI Alessatiaro·, rMOl<::O Ul batlu". ; COÌJ i'lServa d'anzlamtà. !t . -._• .

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Con .Dete1·minazioni 1Yii1h'Stè'Hazì'1akZ'li1SiJrebbl·'dio' !187.:.jPl'"1

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PICCHI Cesare. ,crJ.nit(\nO meclixo. di }a. c}asse·, 9° ,bersaglieri.., Tt·asferto l a""~ ' ·1 · , ~-/~L i• i ': \ '::,.n .. t,t .·~· J:ts\i _ : ,\<J:c;.. \r\,· ,,,\'.,..._:., ~"tJ_, a tstre.to. u1 , ecce.

.I\:Alil1\~E.yH,~iu§.e~p<~,,:Jj.~~ i~i:J, ~~.; bema~!frfi.-1 r'l;'r;~~~~[~.9,i fl:l , A~~tiKttqì W Ale~sandria.

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Wj}SASR0. .MRH?·!fi<l..JPf•~)") <?l~;1!1a ì~i!i~\'llf.~P·,:W .1fFs1)Yl~~lf:J'-\1:1\f.WJ}P alla Direzione di sanità. . mUitare.·~i. Al~!!Salldr:ia ... •.,. .. ! '" ,, .,_ 1,.,1 ••...: , "' ..~.• .(l] ,J.=.- 1....~~~. 1 1nl;~~· LIBR,OIA Li1igi, tenente mediCo di la classe, 6( 0 fanter~a. Trasferta al 28° fanteria .

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Dz'?;-ett.or.e,. N 1• :N.1 · 111 ei mlus ,!J'I· · •.18 f :?.P'H'i~r 1 6 "·· ' ; ~!J·,,,ti :Rétl&:Ùo're e Ge1·&h~b ·' Tebrertte''C~lbrfuéÌio'MeèliÌ~.o "t Bù~<t.r.m 'if1~>.'~.;;"1 Fj)l [l D . O~ • AROFFlv ca.. . ELICE.


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Ef,\ .,.,~t.E:V A, MIMTARE SULLA pLA·S~.E

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PROVINCIA. DI NOVARA

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L'attitudine fis-ica di· un'a' pbpol~z~on~ al serv1~10 militate tiene al par~j d.ElP..~ ~~·'f!htppo! ~~rg~wie.Q ~di qpe~ta,. molte e svariate. cagioni. ftr; ,q~~~~9· Sf:t ~~~l}fJ~ .l'infin,en~a ~tnica e la storica qpella dSl~ ~~~Sl e cfTl "'~~o~o sui!e çLu~lità fisiG'?e 'e ,mp~a)r'p_r ~domi­ Mnti -in una. nazione ed in una snà parte, è uri fatto. .it~re..;. l ~ f t>) ~ -~1 ~ tl ~ l ;, ,w; • frll(). · atii.le~ che ac,canto a tali condizioni, 10 direi fondamentali, ·"«~ l ·, 1 ì' t ~ ~il ~ -vannb annoverati gli 'usi ed...i costumi, lo S'IZi~uppo ag~·~co1o industriale e cornmercìale, la ·ma'ggì:ore o minnr.e, attività·dei

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q~anto .oosAltUJ,sC'~)a .~npl~~ lleUe · sue .I~lil· ~.ffil)l,e ,mamfE?stazl~Ai. C'osiffatti l gentf per essere ·i'n partè secondarìi ~·~l ~.,,.J tl• ~~ J • : r r; .-·'J. .t '' ~.. : , ed avoventrz~, .n5l~ G_;>~q9~.fBn~ !n_e'Ro. ~~l .RF~f,V .n~I lor.o c0m-;, plesso, a conservare 11 hpo or1gmarw della razz<}., o alterarlo in vari0 rnodo. . 'È} ~V~d'ente ·'<l~)!lO ciè ·:l';~~J20rtariz~~··c1i' arin~ttere ad unf'~n.­ dicqn,~o suUe operazioni" 1çl.i •feya!,' nùna. descri!i'ì o~~ s~mwaria: QÌ 'ciftès~i ~fattori ; ciJ bne iò ~~pfs~fd&~~o di fare J?.~l Cit~ cG>n~~Ji~Rr çl,U?allanz~ , 1 _ , , • _ ~< -~ 1 • 'h _,, · , • .

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Giornale (li li1cdic. milit. 1874.

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La natura assai circoscritta del lavoro e la scarsezza dei miei studii sull'argomento, non mi consentiranno al certo di salire• a delle considerazioni sintetiche di molto peso. Mi sia lecito però sperare che per lo meno potrò offrire un po' di materiale a chi seguendo gli splendidi esempii del Comissetti (l), e del Cortese (2) avrà ingegno, dottrina e senno pratico sufficiente ad accingersi all'arduo quanto utile lavoro di venire a delle deduzioni pratiche generali così in ordine all'attitudine degl'italiani al mestiere delle armi,''come al loro possibile miglioramento fisico e morale ed a' mezzi di affrettarlo. Ciò premesso il mio scritto deve necessariamente andare diviso in due parti: nell'una esporrò le più importanti nozioni corografiche del Circondario, néll'altro la r elazione sulla leva.

PARTE PRIMA.

§ I. -

Cenni Storici ed EtnograficL

La bella regione italiana che circonda la vasta laguna del Verbano, e di cui è parte considerevole il Circondario di Palla.nza, seconùo un'opinione ammessa generalmente prima dell'invasione dei Gallo-Celti avvenuta alla fine del 660, era abitata dai così detti Insubri (3). Poscia vi dominarono i romani dal terzo secolo dell'era antica fino alla metà del quinto dell'era volgare, ed il fatto della loro dominazione è attestato dagli oggetti d'arte e dai monumenti non solo, ma dal nome istesso di taluni paesi come Sesto-Calende, Mercurago-Pallanza, ec. (l) Annotazioni sull'attitudine degli Italiani al se?·vizi9. - ,GiQr~ale di Medicina militare, anno 15° num. 17-19. . (2) Malattie ed imperfe%ioni elle incagliano la coscrizione m ilitare nel regno d'Italia, Milanu 1866. (3) Misto di Agoni- Salassi- Arabi- Leponzi - , Levi è Liguri. ''


163

Allà dominazione r omana successe la Longobarda, dalla cui caduta fino al principio del secolo scorso questa contrada come tante altre· d'Italia, fu divisa e suddivisa sotto il giogo fuudale di' questo o quel Signod:1tto ·nostrario o ·straniero. E fra tanti che tristàmertte ricorda la stbria, v_M no segnalati i Borromei, a cui essa ha consagrato una pagina gloriosa perciocchè a loro son dovuti molti splendidi'lnonuménti che ancora oggi formano l'ammirazione dello straniero visitatore d'Italia, e loro mercè il Lago maggior e può vantare quell'incanto d'arte e di natura, che sono le sue Isole~ Nel 1748 dall'Austria a cui p el trattato di Utrecht era rimasta sogg~tta t utta la Lombardia, venivano cedute al Re di Sardegna le terre poste lungo la. riva occidentale del Lago; poi dalle vittorie napoleoniche gli furono strappate per breve tempo, per essergli di nuovo restituite in forza d'e l trattato del 1815. 'Oa tale rapidissimo 'cenno è · facile' concepire come abbia dovuto modificarsi profondamente il tipo originario degli abitanti di questa r egione e come l'attuale debba rappresentare un miscuglio di tante r azze disparate. In generale può dirsi che nella armonia. delle forme, nella agilità e vigoria delle nlerobra, nell'aspetto franco e spigliato, nell' inGlole istessa si tro\ano altrettanti punti çli contatto col tipo lombardo moderno. Ma se si volessero studiare i caratteri etnografici delle razze pril'nitive, si troverebbe con difficoltà un tipo spiccato e prevalente. Così, inquanto alla dimensione .del cranio, la razza Ligure, e le altre che primitivamente occuparono l'·Insubria, erano brachicefale; ma a codeste prische tribù troppe altre dice il Boccardo (l), vennero successivamente a sovr;;tpporsi; alcul;le delle quafi troppo nettame.nte dolicocef1ile perchè abbia potuto conser· varsi puro l'antico tipo. L'elemento Ellenico e massimàmente il Celtico ed il l'eutonico, sono qui largamente rappresentati, e forse. il cranio (l) J!isica del· Globo, pag. 807.


164 doliQocefalo vi ha 'Una proporzioJle abbastanza cospicua se · non uguale a quelli dei brachicefali e <le' me.socefali, che probabilmente banno il predominio. L o stesso sia detto degli altri fatti sui quali i moderni an- · tropologi ed etn0grafì., fond ano la distinzione di razza, come la forma della testa e della faccia, 1'm1go}o di Camper, la co~ !orazione della pelle, la statura, il dialetto, il quale ultimo, se, sec.o ndo~bè dice il Cattaneo, conserva ancora tronchi s uwni celtici, ha senza dubbip molte parole derivanti . dal ~a­ tino e dalle altre lingue SJ?ecialmente Teutonicbe.

§ II. -

Topografia 'e d este:c.sione - Pochi cènni 1 sul Lago Maggiore. ' '

n circondario di Pallanzfl. comprende i seguenti m~nda­ menti :

Cannobio. - Confinante al Nord col Canton Ticino, c@n 12 comuni e 1a popolazione complessiva di 8007 abitanti ; Intra. - Fra Cannobio e Pallanza, con 15 comuni quasi tutti lttngo il Lago o sui colli vicini e con 14,?-14 .'!-bitanti; Pallanza. - Nel centro cÌel Circondario fra il territorio .di Intra a Nord, ,quello di Ornavasso ad Ovest e l'altro di L esa a Snd, con lO comuni e 10,738 abitanti; LeSCf. - A mer,zogiomo di Palla:nza ~d a No~·d dc3l territorio di Verona, con 21 com uni e colla popolazione complessiva di 10,760 abitanti; Omegna. - A S. O. del Lago Maggiore fra questo ed il lag0 eli Orta, con 10,085 abitapti clivisLin 15 comuni; , Finalmente Ornavasso. - giacente fra il territorio di P allaùza e la valle dell'OssoJa con 9 comqni e 10,590 abitautL La: popolazione~ di tutto i~ Circondario ascende quindi, ~e­ condo l'ul.timo censimento a 64,389 abitanti, ,;;o)l~~ una su_Qer~ . ficie di terreno di kilom. 9, 825,250 m. in gran.parte montuosp. L a popolc:.zione speci,fica poi è di cieca 79 abitanti.. pel' ki1om. 9., inferiore assai alla media di mol ti Circondarì specialmez:~te dell'Italia superiore.


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Il Circondario di Po.llanza confina a levante col Lago Maggiore, a Nord col canton Ticino della Svizzera, ad Ovest col Circondal'io di Domodossola, ed a mezzogiorno- libeccio con quello di 1\ovara e di Valsesia è circondato dalle- diramazioni delle alpi Leponzie. Esse'ndo gra'n pd.t>te dei più 1 COspiéui suòi comuni sparsi lungo la riva destra del lago e sulle colline soprastanti è necessario che mi occupi per un momento del medesimo. Il Lagl"> Maggiore, detfro altr·imenti Vet'bano (l ) riempie quella pittoresca vallata che a Nord segna. i confini della Svizzera Ticinese colle antiche frontiere del Piemonte e de11a Lombardia fra cui s'interpone stendendosi da N. E. a S . S. O. fra gradi 26° !9 é 26° 31 di · longitud'ine e 45° 43 e 46° 10 di latitudine boreale. Sta sul1ivello del mare a 194 m. 948 mill. e secondo Oriani a met. 209 48 mill. con una differenza di circa 3 metri fra le magre e le piene ordinarie. Le maggiori elevazioni di cui si abbia memoria sicura sono : quella del 1705 in cui le ·acque allo Idrometro di Pallanza (2) segnarono metl'i 6, 50 e quella del 1868 che fu di metri 7, 60. Muratori poi ne ricorderebbe una del settembre 1171 nella ,quale il' lago sarebbesi elevato a 18 braccia (metri 10, 71). La superficie misurata ad un metro di altezza all' Idrometro suddetto segna kilometri quadrati 203,· misura iu lungh·e zza da Maga:dino a Sesto-Calende · ~ilom. 66, in larghezza da Laveno a Feriolo 12; la lunghezza media però è di 4-5 kilometri. In un'epoca preistorica pare .secondo i Geologi, che il Ver~ bano attnale avesse un estensione assai maggioré, e che nel lungo volgere dei secoli le acque scemando, si segregassero

(l) Virgilio ne fece monzione descrivendo i laghi della Gallia Cisalpina, colle seguenti parole - Anne locus ta.nto$1 - Te Lari~ Maxime 1 Teque fiuctibus assurgens, fremitu Benace marino. (2) L'Idrometro di Pallanza è all'ordinata di metri 183, 15 sul livello del màre. '

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in tanti laghi minori, in fiumi ed in paludi e stagni più tardi essiccati. La profondità ne è assai ineguale; la massima che s'incor,tt,ra fra , L\liiW ed ·I ntrf!.. sarebbe di 800 metri e secondo il Fahi (l ) di 1200. · Raccoglie come in un comune serbatoio tutte le acque che scorrono dal versante meridionale dei gioghi stendentisi dal Monterosa al S. Bernardino. È alimentato perciò da numerosi fiumi e torrenti : il principale ne è il Ticino, di cui potrebbe considerarsi come un gran rigonfiamento. Le sue rive presentano i co~trapposti più. pi~toreschi e più varii: gli orrori sublimi de' gioghi alpini, dice il Cav. Beniforti (2) si trovano qui congiunti colle scene più soavi della florida e gioconda natura.

§ II ~.- Geologi a ed Idrografia. l

I monti della sponda occidentale del Lago sono tutti di roccie granitiche stratifi~te. Le colline e gli strati super- · ficiali di questi monti sono formati di terreno diluviale e di massi erratici depostivi dagli antichi ghiacciai alpini, uno dei quali assai esteso pare occupasse tutto il bacino Verbanese (3). La~ natura deUe roceie .ne_lle ;p)ù elevate montagne è primiti va; vi si trova il giurassico modificato e la serpentina; fra i graniti primeggiano il tosso e bianco di Baveno e di Montorfano, dalle cui numerose ed abbondanti cave apertevi da secoli furono forniti i nostri più imponenti monumenti. Il promontorio della Castagnola presso P allanza è carico di alluq1[na fosfata sopra s.cisto ~?erpentinoso. Vi abbonda il quarzo. che è coltivat,o dalla Ditta;. Ft·anzosini ad uso della sua rinomata fabbrica di vetri. La medesima coltivò pure una cava di ferro spatico presso Arizzano (l) Vedi FABI, Corografia d'Italia. (2) l? Lago Maggiore e suoi a,·n<orni, Milano, Tipografia Brigola. (3) Vedi 0 MUONI, Geologia della Italia, Milano 1869.


167

ed alt.rt~ di ,rame~ presso ,Bav,eno. F u~ono .r i,nvenute altresl miniere d'oro. e pioll\bo, ed un~ dì fetx:o nel monte Guidone in quel di Cannobio, G:ran~t9 e mi,G~ son .cl.~ti d~lla. vaije del Toc.e, ,Sasso porfìrico dal territo,rio: di 011\egna, piaghe tor:bose dalle lande di Fer:iolo. I fiumi principali del territorio di Pallanza sono il CannobiO;, 1-.il S. Giovanni, i~ $, Bernl;l.rdino, il Toce, lo Strona, il Nigolia. Ques-ti a~l!}1i.;a1i l,llentati. pome spno da fìltra.zi.oni di acqua e· Gialla ·ljqt)efazione de~·le nevi dei, .contrafforti; alpini, donde traggono. origine.., nonchè da numerosi torrenti a òreve corso, scorro,no impetuo~i ;e gonfi ·nell'.inverno e. specia(mep.te nellé pioggie .autuhnl!-li e ,pr~ma;v.eFili, ma nell'estat~ sc;;ar$eggianp d';J..cqua, sov~nte , 1 cpn · d!scapjto. della indus~ri.a;, che li ha utilizzati pei suoi opifìqii. N:~lle piene poi talvolta assumano proporzioni minacciose. Nell'ultima del 1872 il S. Bernardino ~d il S. Giovanni presso Intra gonfìaljono e. strariparono in modo che aòbatterono po.nti ed inondarono la città cagionandovi danni considerevolissimi. Sonvi parecchie sorgenti minerali: fra Stresa e Baveno ne esiste pna di natura ferruginosa. Ma le due più p:reziose per la quantità di Ierro e di magnesia che contengono sono ta sorgente delle Monache e la così detta Carlina, le quali vengono utilizzate dallo splendido stabilimento la Salute presso Cannobio. t. '" § lV. -- Climatologia. Pocbe notizie' ho 'potuto raccogliere intorno al clima, e, tutte relative a quel~a partè del Circondario che giace sull~ sponde dél 'lago. · · ' Riparata come è questa regione da' venti del Nord me_:: diante i contrafforti dell~ alpi da cui è cinta la vasta laguna verbarì:ès~. 'p8s'~ìe\ie{ 'un·~elim'à che'!fàl'' sin~olare'' eonttasto con q~~lc?..d:ella, lo~1ità vici.i:t~. e riempJe di' meraviglia e di. compiacenza colui che nel c~ ore dell' i.nv~rJlp ,mov:en<.io dalle fltf3dd~


168

citta dell' ~lta Italia viene a trovar q-ai le -aure tiepide, il cielo litnpido ed i vivi ·ra'ggi del solé ·1dei nostri•paesi meri'-

.

~~-

E veramente alle condizioni climatologicbé insieme ed all' ori'Zzonte pittol'esco è. dovu·td q1:1él gran còhdorse• di forestieri che fa delle rive del Verbano uno dei più rinomati ritrovi del mondO'. ' · , Le poche òsservazioni meteorologiche seguenti varranno a dare, io spero, un idea generica di questo elima. Forse avrebbero d0vuto essere più éstese ? 'e pi'ii rriinutè, · spec1à1mente ri"guardo alla variaZione diurna 'e m~nsile, ma a me non è. stato pos$ibile raccoglierne altre. Le medesime riflettono 1é medie dall'anno 1866...67 divise P'er stagioni i oltre a qualche appunto relativo ad una' pàrte d'e ll'anil0 in corpo (1). . Temperatura.- L 'esame del t~rmodletro fatto volte ' ai _giorno ha dato le seguen~i medie:

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PIUMAVI!RA

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I~"VER1\0

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EsTATE

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T emperatura media.. 'lv Media delle estreme Varia.zi~ne diun:'a

10,67

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20, 5()

11,93

4,09

Il,%

21, 43

12, 9-t

5, 31

6, 15

,8,89

7,10

5,61

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Temperatu1·a annuale. ..

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11 ,86

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(lj La maggior parte f u cavato dalle ta.b,eU~ di ~tf!qro{o9,W.Jtalia1"ff , raccolt.a per cura del Ministero d'agricoltura e c9q~.mer,cio; a,lcune mi vennerò gentilmente c~municate d!!-ll'Jngegnere Boéc~lif'-D,h~ettorè' 1 àé1Ia staziòne Meteorologica di Pallanza. '1 '' 1 ' \


160

Risulta da èOteste cifre che la massima variazione diurna si ha nell'estate e che non sup~ra, i gt•. 8, 89, la ·minima nell'inverno ed è limitata a 5°, 61. Questa differenza non molto elevata fra le temper·ature estreme, spiega come anche con una temperatura media annuale di X 11; 12 e ctuindi a un dipresso pari a quella delle località più fredde dell'Italia sì possa aYere qui un clima per nulla rigido nell' in...-erno e poco caldo nell'estate. In quanto alle variazioni mensili, non posso fornire che 1 qnelle raccolte dal febbraio aU'agosto l 873. o

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16,60

9,00 21,20 25,30 30=00 32,60 23,00

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2, 20

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l )inssìma. ì\{inìmo.

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V&,rÌtlr.ione diurno. .

2,80

'1,001 6,·50

H,OO 15, OQ

11,09 12,50 17,02 17,07 ; 18, 00 18,40 1·1,00

l

Le differenze mensili ora notate sono assai maggiori delle variazioni diurne ridotte a media annual,e e per stagioni, ma bisogna considerare che le prime rappresentano il massimo nella ~scursione termometrica giornaliera durante il mese. ·~

Media pressione barO?netrica. PtUMAv~n~\

l':iJTATil r

AU'tlll!NO

I NVIIIl.'fO

735,96

758,23

762,54

'757,85

,,

'bi qui segue che 1a massima pressione si. ebbe nell'autunno, Ja minima nella primavera. · ' · 1 'Le maggiori escursioni· poi della colomia bar.ometrica nel! l'anno corrente' 1873 a:vvertfler•o in· marzo; ed'•·il· maa;imwn


170

della differenza r~ggiunse i mill. 17, 70; le più brevi nel luglio :ra.ggiung~ndo un mznimum di mill. 3, 14.

Umidità. L'umidità relativa presentò le seguenti medie nell'anno 1866~67 :

PlÙ~IA \'&l(<\

63,35

.- :

EST•\TE

'

.

'

'

l

58,8

I!svllar;o

AUTll:>SO (,

'r

l

71,3

15,2

Pioggia. P)liMAVllllA

mill> 1016,7

Il ...

Es·rATE '

Auhmr;o

ZSI,O

222,'8

l

INVERNO

253,3

,,

"

. ·Il

Fin~lmente i venti dominanti ·sono qùattro : il maggz'or·e che è vento di tramontana, il mergozzo o vento di N. O. l'inverno che è vento di libeccio, .ihBer.gamasco che soffia di rado ed è vento di Est. Lprimi due s.ono venti periodki e segnano il bel tempo finchè spirano leggieri, ma quando in· furiano, ciocchè avviene di r~do, fanno perdere al lago la1 sua tranquillità. ordinaria. " La neve e la nebbia sono meteore rarissim~ in queste contrade privilegiate, e quando vi compaiono non durano a lungo.' Risulta dal ctmn>lesso .di..questi •riHav:Lche, il cti!Jla d.e l Circondario di P allanza,. almeno nella ·SUa p.arte bassa.-·eu, l:j:diaGente al. lago;· è ,abbastanz~ ·temperato, non m9lto UI.llÌdQ, mè gnan.(fatt<l>·. vtariabile.· L'llr.ia èvpupi~sima :e galg_b.re. , '> 1 !1,,:


171

Naturalmente, la parte montuosa non può presentare le ~tesse Clualit~ elimatolog:iehe, ··per la sua posiZione· elevata e

per essere più esposta all'infuriare dei venti e · alle ' brusche variazioni termometriche ed igrometriche dell'atmosfera. Di ciò co pviene te~~r conto per darsi. ·ragione dello" statò igienico un po' dtverso delle · dÙe parti. · ,'

§ V. -

A!Jricoltura - Industria - Commercio.

.

.

~

L'agricoltti~a troverebbe negli operosi ed· int~Uig~nti .c~~­ tadini di que~to Cirçonda!:io. la più feliee disposizione ad attuare tutti quei sistemi e. mezzi, di cui pggi essa dispone , ma sfor~unatamen~ il, t~pr.t?uO comvabjl~ è ,~r.(:ll~tivamente scarso. Questo terreno può dividersi in tre parti assai distinte sotto il rapporto agricolo. La parte montuosa, , c.h e è la più estesa, la vallata, e la collina. q -.. • ,. , • l 1 11 La pr~ma mal si presta alla coltiyazione; è però ricca di pia~ te cedue, utilizzate pel legname da coso/uzione e da cal,'bonizzazione, ed offre· pascoli più .0· meno ·,.abb9ndantj. . al be~tia.me v~ccjnp e ~inuto) Qhe yj. §i. tiene. lJl· .~iif~;J.tte .coildiziÒni trQvan;i specialm~pte ·i Mand~men.ti di Omegna, ~di Ornavasso e porzione .di quello .qL Cannobio. Le altr~ d~e - parti , sono .abpa~tanza, fert~\i e. ·v~mgon.o coltivate c9n btpno irdirizz~ •. çon -iD;J.pfegno,1fl c;9.n•1intelligeuza. La loro coltura è poi favorita dal concime dato dal numeroso bestiame. suolo per 1 9 più , ara:.~lloso ,e)Jif;.scistoso t<J~i piani e delle J ' { ~":: valli si adatta alla coltivaz~one de' cereali, del frumento e degli erbaggi; qù~ìtò calc"ar~ ·c\ei'C:o11t'J1fre belli e buoni vigneti e spesso ànche degli olivi-. • ; " 11 .. 11'.alune' loGa1ità ,, fayorite c0me h ono · daUat mitezza ·ùél clima e riparate dai v-enti ,frèddi ed imp:etuosi; fanno ·artnrti'ra're deliziosi giardini ·di agrumi, piMte e fròri · dé' paesi 'pib caldi e.. delle più 1ra:re 1specieJ · ; · •"T ~Accanto a'f.pMdotti J a:g.t~ic<!>li .Gtrn)\riert.el ricerclàt'é àltre~l •

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172

quelli della pesca. La cifra deì prodotto amnio si fa ascendere a circa 324 mila chilogram!.'l.J!i: Non 'vi è borgo sulle rive· ·dél Verbano, che non C<:mti le sne tre o qnattro· famiglie di pescatori. Nel'1 circondario di Pallanza si distingue l'Isola cosi detta ·de;:Pescaton ed il 'Villaggio di Ghiffa. ' Molto più dell'agricoltura vi 'fioriscond r ihdustria ed il commercio, i quali han ricevuto un singolare impulso in questi . ,u~tjmj antai.. lptra-.Cannobio-Pallanza, .. sono meritamente rino,mate pet: i loro opifici e pei loro grandi stabilimenti industriali. I:/ industria del cotbne. e qellà seta sono fra le principali, onde si arricclìisdé qtiedta r egìb'he; stilo la fi'taturh C.obianchi 'in Trdbaso c'o~ta ~irca 18~'(:HYO ·fusi. Sonvi indltre seghe a motore idraulico pel legname da oostruzione e da consumo; una grandiosa fonderia di ghisa in In tra; concie di pelle '; cartière; •'fabbriche di cappelli; tintorie a· vapore ; laboratorii di ferro; litografie.·'· · ' • ! Lo sviluppo del' còmmercio va di pari passo con quello dell' indtlstrià! Esso è singolarmente favorito non· solo dalla facilé viabilità mediante le· tre belle strade del Sempibne, dél S.· GottardÒ e' del S. Bernardino ', che ciHgo'rro il lago e ne adornaht> 1le s'p<:m·de ·~ &all'attiva 'ndvigazion'e chè vi si ma dalla sua posiz-iohe) i stessa 'fra 1e grandi vallàte del' Ticino e dell' Ossoia': e dalla comunicazio?e diretta, in cui, mercè i valichi alpini, p on'e l'Italia · cogli altri grandi Stati ~ . "· . Il, •d'Europa.

tà:

§ VI... ~· Indole degli abit anti. l

E.d~fazione .~d I~truzi~n~ .

o•

L'indole dei Verbanesi, dioo ·il· .EJonlforti, tiene .un p dell' alpigiano insieme e ·del marino. · 'Sono, f1·anc'hi ed .urbani. economi e temperanti,' coraggiosi .e ·non temerari, dediti al divertimento, ma non vizio, dotati ad un tempo di sentimenti patriottici e d'amore e devozipne per la loro casa. La clas~~ o.pe~~ia è ll!..l><:>riosa,, abbaspanza istruita ed : one-sta.


l/,73

~!li Ja Co~te di t assis.e ed il , pr0curator,e del re nG.n credo

p0ssa:no lagn~WS1i peto esor.biuante lav0ro.

':" .1

" ·

V't han nQ molti Istitut~ edùcathv~, ed· aceessil:>ill a tutte le ela$s~ $ociali. Esistoho,;a Ballamza: .un ghìnaisio•.eGF una :scupla te~niGa, ~}tr,edte sono ·a·~ Ir,\t~a); S.tresaPpussi'e'de mn g:ranàios0 ' ·

Cì0llegio-con:witto ~lementare; un convit to femm'itnile tesiste a;. Pallan2a" altro a Cannobio; son~H -asili ·d'-ll).fanzia:; soci-étà 0peraie, ÌUSOmmq. ,qu~nto SÌ pUÒ .riehie.dere R8Ì7pa:e$t megJi0' indìhiz.z·~ ti , nella via dellél! ..eiviltà. re d·el• veréi j>rogresSO\ Qua$~ nessuna borgata manca deJla sOUO'l a eÌemen.tafè maschile 1e femminile, eu .è però re1ativalnemi e'les.iguo•j:li.nUinero dègli ana:lifaheti.,·. • · • ·. n •t " Negli in.so~·itthf deH'ae ~las.s ~ 1852 ·~i. · ebbero le · seg.J:t~mti proporzi0nì per benl;o:: · 1 ,. '

sua

~ illett~rati

€annobio '· Intra . 'Lesa: · . . Omegna 0rna v;asso . ,, Prullanza .

lO,@(') · ,.iGII.• !' 19,·.PO

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§ VII. •

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Cblldizie'ni 'Ìgienìc?'e~ del Girc'o!tètario. !

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Qtmnto ho esposto finora mi di_sper)sa df~J ferwm:mi ~lungo splÌQ stato ~~nitar~o ~( qHe~ta 1 .r~~:ion~. , , .. , Var1a pura, il clima a1quanto ~'arik~bile ma dol.ce l'l temperato, Ja Q:U~4U\. d~~ ; SI)0JQ imé 1qnt;) pa qua}s.jçt~Ì . ~ilemeQtO infetti:vq ,permanen t~. :_il r<;~.g·gqtr,Ul:lNdle ,svilupp,o deWindu.Stti~ · e d.él c.on;t!Uerciq, ~·)e,dt;-qazi9neJ p:~sp,~t;to ~~ !llo):te 1,alf.}~~ pm:ti a;ItaJja, notevohltt\ntlf ~van~~t~. ,P~giate~~}!l r~l,a~y:~ · cl}, tutt~ le classi sociali' sono altrettante cause, le quc;pli ,c;ongiunte • • !'"'11 all' infi~~nza ~tPiF:i, h l1U·no1d9,W-\~O ,copt.l'ib1l}l~f:, 1~'icc~~fr~' tut~ tora: cont~ib uiscono<.fav0revol mAn te·.all:~1 n syil.up))o -or;gau.iC0 ed : '1' ~ l1 H ~ ~ ' ' .· . alllf> stato1 ·Sian1R,ar}.9 d~lJ4,~PP.P 9l~zj_Rpe.,~ { l' . ' , A Qpdert~ . COllfÌJ?i,e.J?.i, con'iiene. ,mu'El l:\ggh1nger,e . qlJ~lle .d~r~v:an,ti clagl .i .u si .e da,_i ,costumi. .,,1 • r '·• ; l ·, ,. 11 ~ ' '

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174

La mollezza del vivere, la corruzione ed i vizii de' grandi centri, questi parti mostruosi della civiltà moderna non possono mettere salde·· l'anici nel Circondario di Pallanza, diviso come è in piccole borgate ed in città poco popolose. Quivi tutte le classi della· S'ocietà rifuggono dall'ozio snervante, e dall'ambiente demoralizzatore delle osterie e dei caffè.·· linvece i'l popolo suda nei campi e nelle officine, e le classi più elevate sono in generale occupate al lavoro nobile e fecondo dell'industria, del commercio e delle professioni. Pertantç, se a cagione dello stato eccellente del suolo s'incontrano assai raramente le malattie miasmatiche, non sono magg\ormente frequenti quelle affezioni costituzionali che stanno in dipendenza più o meno diretta dalle condizioni sociali testè accennate, come la scrofola, il rachitismo, la sifilide; ed io avrò pii1 tardi occasione di provar ciò con dati numerici desunti non soltanto. dalla leva del 1872 , ma anche da altre anteriori. Nemmeno il tifo, il vaiuolo, il colera hanno mai fatto molte vittime in questa contrada. Sonvi però altre circostanze, le quali operando in una direzione opposta possono avere modificata assai l'azione benefica . di quelle preceden tementè enumerate, ed io ne devo tener conto, perciocchè forse varranno a spiegare come i risultati pratici delle operazioni di ·leva non sieno stati gran fatto corrispondenti a quelli che forse a priori si avrebbe avuto il diritto di ' as_pettarsi. Ipnanzi tutto conviene prendere in considerazione lo stato della parte montuosa del circondario, la quale se non è la più importante, è certo la più estesa, comprendendo quasi tutto il mandamento di Omegna e di Ornavasso e buona parte degli altri. I venti impetuosi' che colà dominano, la temperatura notevolmente instabile, la rigidità ' del clima, sono condizioni propizie allo sviluppo di malattie d'indole reumatica ed alla determinazione di quelle moltiformi alterazioni nutritive che vanno comprese sotto il nome generico di scrofole: tanto più


175

poi se alle medesime si aggiungono la poca feracità del terreno, la povertà delle abitazioni e l'insufficienza dei mezzi di sussistenza delle numerose famiglie coloniche. « È veramente misera, (scrive il sopra citato Boniforti), « la condizione del contadino: a lui benedetto ovunque di « numerosa prole è ce>stretto a viver e dei prodotti d'esiguo « terreno, e dell'opera faticosa attorno a' campi a mezzadria, <.< difficilmente uno o due ;volte all'anno è dato di poter im« bandire il desco di un poco di carne. >> · Ciò spiega le larghe proporzioni assunte dell'emigrazione da questi paesi. In ultimo merita di essere menzionata la prava abitudine di adibire i teneri organismi dei fanciulli ai lavori delle officine e delle fabbriche, che si riscontra nella parte più industriosa e più commerciale del circondario. Questa. è una piaga tanto più grave, ,in quaa1lo Vll. di pari passo c'OlFimcreniento de.ll'attività industriale ' e manifatturiera di, ~uei paesi, ed è tanto più difficile a curarsi radicalmente, inquanto è legata ad interessi economici di non lieve importanza. Io non ispenderò molte parole a dimostrare i danni profondi che derivano allo stato sanitario generale di un popolo, quando invece di rinvigOI'jre le giovani generazioni con una bene intesa educazione fisica e morale, si costringono a respirare l'aria impura degli opifici e de' laboratorii industriali, e si condannano a lavori spesso superiori alle sue .forze, e senapne poi non' egua1mente distribtliti a tutte le loro ,membra. Cotesta: veRità risaltà agli occhi· de' meno· veggenti; e non è possibile che la maggior parte d-ei genitori stessi di quei fan ciulli non siano con.vinti. Ma chi potrebbe distrarli al loro sistema? - È quistione lucrativa, ed il guadagno è tale scoglio contro sentimenti più nobili ed più sacri cui s' infrangono doveri.

ne


176 l.

PARTE SECO~DA

§ I. -

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D a t i ) s t a t'i s t i c i.

Secondo risulta dallo stato· A il num~ro totale dei sottoposti a visita, compresi quelli soltanto misur~ti e riformati• per difetto di statura ascese a 457, dei quali vennero dichiarati idonei -solo 247 nella proporzione di 54,04 per cento stli visitati e con una eccedenza di 88 sulla cif1'a del contin-· gente di. l a: categoria. Soltanto tre ne vennero inviati in osservazione ano spedale divisionario di Milano e due alla sessione completiva per malattie in corso. · ·) I rimandati. alla p. v. leva ammontarono ai numero di 39 nella proporzione di 8,53 per cento. · Finalmente i riformati furono 162- nèlla tn·oporzione di circa 35,52 per aento sul totalé dei ~ottoposti a visita. Di essi 53 si dichiararono inabili per difetto di statura (11,70 per cento) e 10,9 per impecl'ezioni fisiche· od infermità '(23,82 aU' ir)circa ·p er cento). · , I singoli mandamenti forni1·ono uil numero diverso d'inabili e di rimandati; ed ancora più differente: ne risuUa la proporzione per cento in 1base alla , cifra dei visitati per ciascun roandamento. Credo importante delineare uno specchietto numerico comparativo (l ).

(l) Il totale non corrisponde semp1·e al numero dei visitati che tìgura nello stato generale, poicbè non sono computati gli inviati in osse1·vazione, nè i rimandati alla sessione completiva, cioè sono dedotte le colonne 18, 19, 23 dello stato A.


177

'+1 l\!ANDAM::ENTI

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Totale

<:.iunobfo

82

45,77

8

11,42

2:i

38,58

In

lntrt\

44

50,00

8

9, 09

33

37, 49

85

Lesa-

•Il

51,25

7

s,"75

32

40, 00

so

Omegna.

49

62,76

9

Il, 54

20

25,70

18

l

Orntn•llsso

150,38

4

6, 15 : 23

35,38

63

Pàllanza ..

59,20

8

' s, 94

J 35',~5

75

27

..·,.!

Ho. Ùl eduilo poi utile stabili-re ~m para:gone il:llé leve anteriori\· iper meglio r~nder conto 'di quèlla ohé rtll1 'Gccupa .e per poter addiv~nir~ a qualche decluzione suJl':attitudhle del Circondario al servizio delle a1'mi. · Ro attinto perciò dalle ·prègevolissiine.· velaziorii del generai Torre gli appunti numerici che si vedono insieme con quelli sulla classe del 1852 nello specchio seguente : 1

-------- - -------------l lDO:Iin

CLASSI

...oo

E

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l

-~8 ,.._

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p..

...

o o E

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il

""" ti:·

p~

21()

48,73

•18

278

60,86

31

:18<18

214

49,81

21

-1.8 .JO

11:.:~

47,46

26

-5,81

:14,04

89

8,53

•.

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o~ ....

·l 8<16

Gio•male di Medie. milit. 1874.

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Totale Visittu.i

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Il.

230

46,56

494

148

32,40

457

105

45\39

430

1211 162

46,73

451

35,52

418

::::l 4,80

Bo

-~~

12

l


17H .

§ II. -

Imperfezioni e malattie

che motivarcmo il maggior nu~ero delle rifoz:me. Prima di passare a qualche considerazione intorno agli ad dotti dati numerici, è mestieri che m'intrattenga alqua·oto sulle infermità ed imperfezioni fisiche c4e dett~ro luogo al maggior numero di riforme. La mancanza di statura è quella che si presenta in prima linea. Questo fatto come è noto, non si osserva esclusivamente nel circondario di Pallanza e nemmeno è proprio soltanto del nostro paese ; secondo gli studi dell'illustre Comm. Comissetti sulle leve degli anni 1862-63-64, l'Italia dar ebbe il 13,80 per % esentati per difetto di statura; la quale · media sarebbe inferiore, a quanto risulta dai dati del Boudin a quella della maggior parte degli altri Stati europei, esclusa la Francia, ia quale avrebbe fornito il 6,00 per cento. Io uscirei dai limiti del. mio lavoro se mi volessi diffondere sopra un argomento così importante. Dirò solo come per quanto l'altezza del corpo sia legata al tipo della razza, non si possa disconoscere l' influenza della posizione geografica, del clima, del suolo nonchè del grado maggiore o minore di benessere materiale e morale della popolazione. Essendo così, noi abbiamo ragi,one eli sperare eh~ migliorando siffatte condizioni, diminuisca in proporzione il numero delle esenzioni per deficienza di statura. Intanto il Circondario di Pallanza ,s opra 457 visitati ebbe 53 riformati per difetto . di statura cioè 11,70 per cento sui visitati e 32,71 per cento riformati. La proporzione ' per ciascun mandamento fu la seguente:


Riformati

. l?~?pllrz~oni , ,f Ji ' ' ,

por 100 Vfsitatì Proporzioni per 100

Riformati ., <

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4.0,74

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13

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18, 7'S

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48,10 l.

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La <lifferenz.a fra' singoli mandamenti è troppo- rilev:ante perchè non .ci siano delle ragioni positive, che le determinino: fra i~ 3, 84 df prp~gna e'd il 17, lO di Pallanza corre tanta clÌ!;itanza,, che 11on si patirebbe attribuire del tutto ab caso. Sarebbero però necessarii altri dati comparativi cogli anni an~ecedenti, per venire a delle deduzioni pratiche di un qualche valore. In ogni modo mi parf3 che anche· in queste c~fre s'i p·ossa scorgere · una prova 'di iquàn~o lio dettò testè circa rè,r 'èause moditib~trici della l statura ; perciocchè qui evidentemente i risultati diversi non ' possonò attribuirsi a diversità del tipo etnJlogico. . · Institu(lndo infine un paragone fra la leva del J872 e quelk dègli -anni preced,enth abh\~wo , .riguardo· alla·i!t~tu,r<~., le ·Segu·entir proporzioni per 100 , misu~ati · .-r , .

1847 1848 1849 1846>" 1852 • •11 c ' ~ 11, ,;1.8 fl/0 l.J., 9Q Rffl'" l~, 95 Ofo••} 7, 33· %., 11,.0/onl' •r Epperò, fi\\lssiarho· 'QorrC'ludere:, standot alla me"di~,i;·stabili tà• <la! 0omissetti di 138 riform-ati su· rooo. misorati, ~ehe il cir!. condario; 4i cui tengo· .discorso va classificato più presto fra quelli , .che t danno una r. cifra inferiqre:; anziohè fra ·gli aLtri , l che .la danno• su.pe~ioreJ od ··eguale a. siffatta Ihedia<:wpoiehè. in ·Cinqua leve ·es's a siat,supériore due so'le volte.· '1 !lf '·


180 Codesta deduzione è avvalorata dal risult ato proporzionai'é di 1i, 50 '·Ojò ottenuto dalio stesso- QOmméill éonHssett~ 1 sulle '·re ve prEbc6ennate. : " ~· l

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Perimetro torac~·co .

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' ~wmediatil-mente .dQpo j il rdifetto di ~tatu~,~ ,~iene in ! 9t~'rn~

di frequen:.:a quello dell'ampiezza t ora.cica. Per questa imperfezione iò ebbi a dichiarare inabili 45 inscritti, cioè il 9, 84 per -% sul totafe dei ,vi~itati ed il 27, 71 sul totale dei riformati. ~ La suddetta cifra è stabilita nel seguente modo :

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Numero

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PR.OPbRZIONl

PltGlPOR.ZIO~'l

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40,62

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l ii,03

60, 0Q

Oru0'4' 1"l S.~ .

2

3,00

8,7Z

Palluuzu .

5

6,57

18,50

In t-ra.

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L esn . '

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Otnegu n~

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... Eroe!lge daH~ esposto ~ qu:adh> che ill difetto· d' aropiézza d~l torace non è nei singoli mandamenti i'Ir r agionè ' di quello della statura, anzi pare voglia seguire la ragione inversa. E per fermo, nei mandaroenti di L esa e di Omegna noi vediamo ia più elkvata propo;zione degli inabili per defì~ienza del!JJllassirop ·per it:netro,,t oracLc0 , COI'l!ispond~r~ ~·alla11 miqilJla dei riformati .per , bassa !ftatu!\a; · per contrario' nel J• mand~+­ roent-o di , Ornavasso a dLPallanza accant<r aHe •più elevate proporzioni degli .inabili ·l)er difett0 di statura, troviamo'r.il mzn'irl'}um !dei.; r.iformatir.pei ampiezza tora~~c;:a d:efici-ènté. t!'> . Io non S<!lll0J ;autorizzàto_·centaroenté . ar ~ti?-à:nre•)banqlusioni 1

.

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l


181 ~icw.~~Ml,d esa-t~~ ~~i :risult~ti.J..as~Fl.J . rj~tget}1J, di ,un~)~v.a; ~~

~an m,ojt;:J, propabi.Iitl). 1il,fa,ttod.ianzi accen·n~to, potrebbe trqvar~ una sufficiente spiegazione non. già 1}-ella div~r~_a ipfl.u~n~, che esercitano la ragione etnica 1 ,e!} h mpdifìc~~ori ,jg~niq stù\éV.~tur~,\Al! s:u);l;1 1 &yilup.P,Q d~.Qq .ll~~el~tr9 ,e ,degli organi toraciç{i ,, tr\a piuttosto nell~ · ~ircostan'li~J. ohe mol.ti., i. ,qu.aij. avrebb,ero dQvu,tp forse essere. riforll?ati p~r difetto di ,peri~ metrq tora.cicq, ~eAI(erq d.ichillrati ta}i ,per passa stat.u\,~·' ~ fors~ an cl\~ i rteN.'~lt:tr?- o]leqJg rqed_esi~~l ipH1..1e~~ze, h<j.n~G> \ .p(j)T tuto produrre diversi effetti ne' varii individui e nell~ varie località. .,. ' f · In .quanto: poi alla propqrzion~ .J~E}QÌSJ. dell' int~rQ circqn,. dari0,_ a~ c~~·t0 è .niuttosto elev-ata e •(@v.se più. ehe 1:10:);1 ,permettaP.o' l~ condizioni abbastanza lodevoli del territorio ~ degli abitanti. ' t~ • , ~ Conmen,e. però.-!~rifl~ttere ~~le co)ldlziop.i1 generai~ degli .ItalianLe deUe a1tre·regi0ni. del nostro ·paese;r ii~ • QUit f~tte poche eMèzioni, i risul~ti a riguardo del, p~riro.etro toraci-co, sono, io cre:do, poco dissim.tJi da. quelli d~:· !'ile pres'entatit1; - U11a 110n p~o,pola , pa,qte;;~o)tre a ·ciQ.,.·1è .d~~. attyibJJirsL &:b gi1!lsto ed assolato r.igo;:rE! . cl~lla legge, la) quale· richiede it:1Il . minir(l/um ( 80 centimetri~ supe:riore· .di .due oèptimetri all11. •metà del minirnum del!; altezza del. corpo i · :nonch'è all' .applicazion~ ugua>lment~ rigonéfsa,~. ~he (allaHmèdesicma .legg.e fu d·a~ta , 'dal Ool'lsiglio di 1l!Jva.:.' . t· . · 1 l'l . 1 · 1 , ,

Gracilità.

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• ~~ ~~~tew1i~a~,i0~~. del gp1~?\ ~i\g_1~G?m~'ì.Pte~~n~fl;t~ .4,~ , un mscritto avanti il Consiglio di Leva, è uno dei più ardui giiesrn elle sia èhìamato a risolvere ì1 ~fne'aico perito- ; fino ~ qum~ 'Segri~ illì."' giovane "smilz~ sottl1e"''{;On .o~tè · pa~lida ~provv·1sta d1 peh, -conl forme ·dehcate-e cascarlti;"':eol s·1stem~ osseo e 1 muscolare poco sviluppati, possa irlgenerare nelf l'animo del medico il convincimento che coll'esercizio e co'l cambiare delle sue condizioni igieniche sia per acquistare lo sviluppo. e l'energia indispensil:Hle alhh vita militar:e ; 'doVie .in-

f


182

vece cominci •quello •statb che non lasci -speranza fonda:ta- di un ·t ale miglioramento: 'è'èoo lat.. dìffi:cdlt~ · del! probl'ema 6-lie n·oi•'si'amo chiamati a risoi~er~· ebn 1ponderaìione e' è0rl pron· ' ·· tezza rdi giudizio ad' un tempo. ' Io ·confesso che in generale sono stato pi~ttosto severo nel:: :V applicaziÒne' del 1'0 HArti'co1o dell' elenco" B'; però· in e' cast ùu]')bii' mi so~o "appliéato ·al pìl:r'tito 'di ~l:-dtf6i.·rè· l'inviO' dre1 'Soggetto alla pl:"ossùna ventura leva, piuttosto che · pr'ecipitàrne uno noèivb, nel tempò stesso all'individuo ed all'eserèito. La gracilità al pari del difetto d'ampiezza toracica· ed ~Il contrario della.'bassa statura1' r'wn si collega tanto •colle derivazioni di razza (l) ·quanto ·colla salubrità maggiore o minore del paese, collo stato fisico dei genitozii, ·coU'aliirtentazione e le abitazioni, coi vizi precocemente contratti, coi m'estierl. inopportun~1;0ente ed intempestiva.tmeiJlte esertlitati.:) ·Fra noi• avanti' l'àttuazione deli' elemento ~~ttual.mente uin :vigore si aveva una proporzione di riformati per gracilità assai minore che in Francia. Ciò emerge dai calcoli del professor Cortese e del Oommendatdre Comissetti. Ora perQ colla maggiore importa:nzar ' cb~, giu§tamente 'Vi.èn · dato 'a c0·desta imperfezione ed all'ampi~zza " tor.acica detì:eiente,. non sapréi se quella proporzione continui ad essere la stessa. 'In quanto al Circondario di cui tengo discorso, credo non sia inutile allegare a titolo di confronto le s'eguenti proporzioni per o;0• ' ,,~\\

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RJ{ormati desur~ti dalk r~laziòni del general Torre. ·;

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_ A <<tbe ,.si, d~ve ~u"~~.ta ;9-iffer~p.z,a seJl!.pr~ qesçeQ.te-? 'Dob"bi!lìnlO temere forse che 'le condi-zioni saniroria .d·ella pop~la­ zi0.ne Pà:11a:n?:ese ·v~a~~po.. can~inuallleP,t~ . d.eter~9ra;mqo, e l'at· \ tifudiBe• al_.séx;V,iaio .tnilitaiJ!!~ d:iminUj:lJ;lÙO .jn Pl1Qlf011Zi0ne? A no:n.c ipaveii; i,o <8pieg,9· ,sifl'atta. d.if.fere,qza , ooJla, . restrizione hnpesta .da:kdtato .Eiènç0 f B, a}Ja applic<Xahi>ne, deH:A,rt. 1° c0m:~Mli tutti quellh ;tig,qàr.élanti malattie o vizi ledenti 'l a tosnitutz'ìone o ' gli :organi e~j:lnzia1i alla e~onomia. 'Nèllà ·le:va deì ·I872 io e.P.Pi i· s,eguEmti: tistùtati cne estr~ggo l dallo .sta;to B. ·

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v.'i s,ar.eppe ,q;J-ui'ndi diminuzipne ril'è: vant'e i,n f.n.'aragonè ' . \.~ *"'~ -'"'l': .. ~ ~ f• f , .._ ' ' deUe antecede;nti le~~.1 .~enopchè ~ssa . è ~9lo appare1,1te~ per la, .r~gìone .c~e 49, }]o, clisti~'tp i (lefl~teryti d'ampi~zza' del ·~o­ l'ACe, da coforQ phe }>JAr presep.tlj-p.dola1p ella mi~pra prescr,~tt~, .m~nca~an0 .dei c~ratteri di buonà. costituzione .organica ~~~?~~ 4,ic~.ia~~~i . i~o~.~.i. .~nv~c!3 nélla:,'rel~zion,e :.r;r:orre J;~~o e l al~rQ q.rdJnfl di npperfez10n1 figurano nella,meqeSJma colonna sotto '11 't~tolo~ di 'gracilità e a(magramerito. t . ' 'Del ~j~~ne.llte, ~g~n.4o. Ìa sonyna 'de~ rifor;nati, per, l'arti~Ql9 ~go l 0 ,, ~1 avrà ~rrto~le di"54'·individuf pari ad I~, 81 pe:v ·100 visitati ed a 33,, 33 per 'lo'O rifovma~i; cifra supe'~.. ~t .,.· •.' ""' 1 f,. ' t ;. ·f.!OI.'~ ~sm a t}l~te le altre precedentemente, addq.tte., . f .

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nsici,_,.ehe ,fu~onQ.. Caùsa; ' di .ri'form~ ,perclJ,è,;veranié~te nè ],el '(

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184

lol'O nutnero, nè pé'r •altto 'riéhièdon0 un lungo ~e ' par-ticola:reggiatò esame. : Le malattie costituzionali non sono rappresentate nel · novero delle cause di riforme, da a1trò ohe da due soli casi di scrofola apparten·enti entrambi al mandamento d'Intra. ln uno er·anvi vistosi ingo1;ghi glandolari esulcerati e presentanti diversi seni fistolosi. Nell'altro esisteva nn grave lupus nasale, che aveva illstrutte le cartilagini laterali e delle pinne, parte del setto e delle· ossa nasali. _... 'Esso era complicato . con una cherato-congiuntivite pustolosa assai spicca_ta. A. questi due casi si potrebbe aggiungere alcuna delle sei malattie articolari incontrate, in cui. se un vizio scrofoloso .manifesto non poteva élevarsi a causa determinante unica,, per lo meno contribuiva a sostenere l'affezione locale. I casi riferibili a rachitismo furono: un vizio di conformazione del torace occorso in un isc.ritto di leva, una deviazione della colonna vertebrale, dorsale; e du~ incurvatu re naturali dei femori. Furonvi 6 inabili per cirsocele e per varici alle gambe, numero assai scarso paragonato con quello ~elle leve sulle c1assi 1846, . 47, 49, ne'Ile quali figurarono 45, 15, 10 e 26 riformati ver tali alterazioni. Anche in questa circostanza crédo che il rigore della legge attualmente in vi~ore spieghi la notevole differenza. Non devo tacer;e oòme non sempre abbia trovato facile il determin~re se il caso concreto presentava o no il grado dagli articoli 15, 72 dell'eJencò. CÒnfesso però francamente c~e sempre qual'!-d9 il sogg~~tp ora ,riconoscl.uto immune da altre lesioni locali e s.ò pratutto eostitLlzioncìli, il mio giudizio a ;iguardo delle varici 'e èlel cirsocele fu infòi·mato alla più assoluta e vigorosa applic~ione della legge. Finalmente gl'' lnàbili per gozzo o gola-grossa noh oltt·epassarono il numero di 7. Il Mandameùto di Ornavasso era r inomato per sifratte alterazioni; ma quest'anno non ebbe che tre soli riformati. Gl' inabrtf ·degli anni ·p recedenti di !sopra citati ascesé~6 a is, 13, 16 e 20; cifre pi'ucchè doppie' di q'ulle da me ottenute.

18,


I85

.' Bisogna 'tiare la sua p~rte' al èàso ;·ìronditheno cre.do vldga'in eerto roodb la stessa ~"ftion e· ché ] 'er i cirS0çeli' e le vaPici. ·n rimanente dei Càsi; élìe motivarono la i,rorma, non merita alcun cenno speciale. ,.. .1 · • fl

§ III. -

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Riman~.ati alla pr~ssima ventura leva.

I dmàndati alla prossima ventura leva asbeserò al nul:fl.etì:>' •di 39; per'Jélifetto !.dì' statl!l!rl:JJ•13,hgW altri '26 p!er·Jin'.!.

fermità ed itnperféziòrti iìsìehe1 nella ragione dil8, 5ò per d{0 sul -totale d'èi ·sottoposti a visita. Qu.esta proporzione supera, benchè non ·di molto, tuttè qùelle' degli anni precedenti. Il maggior contingente dei rilllandati per malattie ·ed im~ perfezioni, io l'ho accennato prima, non 'è sempre?, di \facile apprezzatnento innanzi al Consiglio di leva. Oltrè· a ciò sovénti volte .si' pres·entano gio~a:iH ·, ben contOÌ'!ììati e colla

integ\;ità' dÌ ' tu'tti gli l oi:gani e· sist~mi; senta avere nerò raggiunto titl gt;ado ·m sviluppo ·eònfacènte alla loro età, ovvero, ohe per malattie pregresse, o per oJtro motivo non nt6~tran'b 'la ·eV'oluzion'e musèolàre e scheletrica necessaria alla ·vita Ùùli'tar.e: nr · ''' 1 • . 11 ~ ' ,:"... fn simili casi io ho sempre çredut o utile misura quella di pl'onunziarmì. pel rì~~ììdo aìl!l: l'èva p~ossima. ~ ~h tal guisà mi pare' _si evitano n1.q~te, r~$~eg);le speq~~li e dj. riri:lando~· dis'ilentl1o· all" e1raHò~ }Veraite.'i ll'esercito e ,nell~ stesso tempo danni agl' ind.i'vidui ·e alle fa'miglia. ':Er imltilé' if dire che scorso un amlO, il 'personale ed il 0dhs,glid''p6tràHho t1"ovar~Ì. ih case> di: g.iudtca:lè' è· decidere c6n migllor fon8àltlent6 e con m'irgglore sicuf"eiul'. •

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1~~§ IV,,. T l'(lal~t~~ ~~!Dfn;I,~\~r :l' !.!l~v..~a~i i~ osserv~zioJ?-1~ . , • .Sia detto aa 'dM>re ·del cirèondatfo 4 PaHanza, 'io non m'imbattei mai in malattie procurate od almeno nop seppi mài;,..,scap~ire fì!o'd:e ifi•'Vè'ì'ui1a· delle~ in'fermìtà ·pr.es'en:tatési al miò' 'es~tneP··: : ,• ·· t 'l •'·"'l["'.lir 'lllt) ..; ·P, .

...


186 In quanto poi alle J.n;alattie simulate in g~nere, spesso vidi, ciò che del resto è comunissimo ai).che altrove, dei ''is~~aqdi, a 'tén~rsi in . ~t~o di espirazione forza:ta.~ affine di , ,, . simulare la ristrettezza tor~ci'ca. La misurazione del torace, basta aver poca pratica per persuadersene, non fornisce risultati costantemente giusti ed esatti. Ciò è ·dovuto hon tànto alla distensibilità ed 'alla elasticità del .mezzo di cui ci serviamo, essendosi provveduto in gran parte a simile inconveniente coll'attuale nastrin0 a flli me,~allici1 q.u~Qto agli ~tt~ , r~s.p,iratori medesimi ed ·alla maggipre Q minore escursione delle coste, secondo i soggetti e secondo il loro modo di compiere la meccanica respiratoria. A me spesso accadde, massime in coloro, il cui perimetro toracico era presso gli 80 centimetri, di doverne ripetere più volte la mi:;;ur.azione, per potElre ottenere quella precisione di r~sultato,. cl):e è necessario i11 questa bisogna. Son convinto peJ;'tanto, che nè per mia, nè .pe~ altrui colpa fui mai tr·atto in inganno. Anch~ la palpitazione di cuore è assai di frequen~ simulata dagl'inscritti, anzi talvolta, è perfino procurata con dei farmaci e .cgn degli arti~~i çlir~tt! , acl alterare, più o meno a lungo l' innerva~io~~ . eq il, r,itn~o. ,4!3J .movi·m.en:ti card~aci. , 1Nella plur:al.ità d~i casi coll'aiuto della semiotica fisica, e coll'esame fùnzionale .fui in grç~.qp ~ pronunziare :il mio giudizio, seduta stante. In due però fu mestieri proporre l'invio in .osservazione, perchè il turbamento funzionale, quantunqu!'l scompagnato dai fatti fisici di qual,ohe ,:tlie:vp, persjste,tte tumultuoso, m~lgrado i) proluJ;~gato riposo <mi vennero obbligati gl'individui. L'altro inviato in osservazione che figura ne.llo stato A, si disse affetto da epilessia; producendo a fil uopo relativo atto ,di n,otarietà. Non ostante.ciò, dalle doman~e rivoltegli e, dalle indagiPi1fatte ~ulJ';anamnesi ~ sul corso ,,dP,lt'allegata ,.,n;l.a,l.~ttia mi scprsero nell'animo se;r::i:4 club~ii sulla veracità della medesima e propo~i l'invio in òsser.vazione. , ·-

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187

L'insoritto al pari d.egli altri due, fu dopo _poco tempo dichiarato idoneo ,per constatata simulazione .degli accessi convul~ivi. •- , l , , . tJ .,

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§ V. '....:..: 'Posiiioné del Cìtcondà~io ' • ' 'iii ·o-~dinè all"attitll'~ine· ·sua pel ~erviZfo mlÌit..ar~. · li l

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Mi mancano molti elementi indispensabili di confronto per potet· tratt_are , convenientemente questo tema.>, Devo perciò l~mitarmi a· que}le .poqh,e co~sidenafioni ch,e ·mi son possibili, sui dati delle relazioni Torre e su quella de~la l~Ya 1872. , Il Oomi.ssetti. p el• su,o p,regevolissimo 11la.vor0 .(l) !'llas~i:fì.ca il Circon(l~rio di :P.allanza fra~ quelli che· non ebbero .nelle leve 1862-63-64 nè il massimo nè il roinimtp numero dei riformati, e sulla relativa carta della distribuzione geografica appare segnato in bigio, avendo dato riforme maggiori per mille inscrittL Stando poi a'lle rcelazioni 'rdel generai Torre, noi tr~viamo, siccome ho ··espo~to innanzi, in ··quattro ·leve una medi-i~ proporzione complessiva di '

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Rimandati alla p. v. ·leva

. Riformati .

50,45

6,76

42,78 '

per 100 visitat1. Che, ~e po,i vogliamo paragonare i riformati ,agl' inscri~ti sull~ . list.~.•:td'rstr~ziòne,, ·la prop0rzione .sarà di 295 . sd 1000, non molto superiore a ~uella d'ianzi citata del Oomissetti.. · La mancanza rli documenti statistici riguardanti la leva del 18?:2 nelle altre p~rti del regno, ed i limiti in cui deve rimailer.e questo:J scritto n·on .m i · permettono di •istituire dei confrotrbi .~éogli .a:ltti ckco.hdari; lontani' b ·"v.icini · a. quello di cui mi-·sono,,occupato. Gon tutta ;probaibilità però ànche ·nelle ultime leve:. esso ha conservata l~ ·posil:ione che occupa: nella canta del nostro benemerito Comm: Comissetti. Tutto ciò è inteso a mostrare in certo· modo il rapporto fra il numero degli idonei e de' riforma_ti, e le condizioni , •• :!o>f 1 • r,7 r t1 i" .. t !:! • ~.1J • · .. I (l) Vedi loco cit. lJitl~~· ~ s;·•1[·· :-~n •J ,r l'l


t88

ig,reniche 1 loca~}i. ·ll··~qu~fe .rà:pp~r-t'g' qu:aìÌì:l,~'l.p'Qtèsse ·e~ser~l stabi'Hio CM s-utQQienteiC6J?ia.J d~Ìdoèta-l11"èn-1!i- st~ls.tìe:i· e"'l;;èlJ:i ..~lifrda d-i quellè cognizioni e di quella esperienza che a me -fà.ii ' dii. fetto avrebbe,'''"" un:.iwp·Q~btnza cl~, -D;ti-n.:t:l?fc!ig.e, , av.vegnachè sabo - ~"i:r);T'lttXi :t .. ~er' ..... ~~~ . " e; rebbe. ~lltnçiJi~~ e~<J-$.t0 d,eUa;-~ sal qt~ g,er}-,erp,l§-,.e,. ·p.ç>,tr~bhe ,~nche ·Jl ... ;.., \.i ..À .. '~~ l.tJu ~(~,.)g Ui-...lfhl JN .&J;.Q ;:1 1a·..~ O l seg:na~e la via a studii utilissimi sui mez~i di migliorarla. ;Bassand:0 ·- o:P~ a: ;consicl:eraile ìbrevethe1it-k··il gradeHr attitu· dirré'll'cle'gli'-%-tserintì' a:l sevvizi0''-tl13llc'arhri, 1lbrr pt'éfiàè ih -a.rsa"7 rh-irià: ·clie i 'clue saoi' priMi:pal~ f esponen~ìH4 't''aJ!f.ena/ 1€1/i ~t'fl).! tu'!'a e• l'arnJ_)Jie'ipa tt5rticid6(,: 'J .,.,.. r J i:S~tl (l,' r ;t,, J i < 1 In :quafito I a:l'la pr'ilna "io ho ilìn'à:IiZi- -tutth 'istituito •un) a'ònfrlonto 'fi'8J quella·dei niisUe~ati ne'Ha le''va ih -'d'iseorso''é:'le- àl'tre d'èHe-i'ciilat'e · qu.attro i'eve ;prMetlerttir/ I da~w numè'ri-èiu§i' veg1... géinti' riì.ltfjtì' !nè•lségàen'té quadro:·· w:•J.r.l- ·t .1l ' • -, ,.,. • J ,. , ...- • • , ·,. ._ , '" < 1 • • !t " Ì;,u 1 r-' c•ì l·,~~~ G' .>q•j:: :'" rl{:rò.J.iO?..:Zi@n_e. p;e?'-rt:oo~~~ul,ì totale. ~· .,, ;r " ìrJ"'

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11!9 J1ispe~~o , poi rall'}}U)F~~za tor~cica

e&ponge,ne-1 prosp,~tto

seguente la

froporzione del_pqi~tro. toracico pe:r. ~100 Idonei della classe 1852 Da ,Ce1'iF."80 a 82

Dt\ Cent.,'82l Da Cont. 84

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Da Cc't:jt. 88 a 00

Oltre - .

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Dj .q~;ti si vede c~m~ il num~r9 J:tlaggi9re degll..i,n.;:;.cr~t~ì 1

àbbi~ presentato il Jyoco vantaggioso perim?tro .to:t:"~ckò

di 82 .a 84 centimetri. Se fppfrontian;lO pe~' poc9 le suesposte cifre .con quelle otte~ J'.lute dal cav. Baroffio nelle sue estese ricerche su questo argomento le troviamo inferiori (l) perciòcchè egli ottenne il maggior numero (91) per 1000 .misurati, all'altezza di statura da metri l, 73 in sop.ra. Del pari il perimetro toracico d},}85 centimetri dette .la maggior proporzione (9.2) sopra l OO!Yo.sser-vaçi. · ,~c' .. . ., JPer- avev po1 un altro elemento di' confronto Jorse ancora più'<importan.te, ho estratto le medi~ delle diverse altezze e dei perimetri toraciGi presentati dagli idonei. • • Mi·,dnole che ess.e nCJm riguardino se ne>n la classe 185~, non awend0 i9-1mio .potere i, dati' statistici occor,re,nti per estep.· derle pure alle altr.e. · ·~ ·


190 Lo specchietto che segue,le rapp·resenta divise · per· inandamenti.

lVredia sta1ura

()anno bio lntl"a. . .

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Lc."'a . . . OmegntL .

' Uriu\..,a8so .

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0,850

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P'nilanz" .' . . l . ·~

1 ! '60~(

Medìa generale .

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0,853 0,811 0,8$3 .

-~.su

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Tale specchietto è il vero esponente del g1'adò d'idoneità degli inscritti della classe in esame. ·, Il ?medesim.o· indstra· ·come la media 'della statura· rton sùperi in alcun mandamento la cifra di metri l, 6.77 ··mill. Lìa media. generale poì di l, 638 è inferiore assai a quella ottenuta da:l cav. È ardffio (metri l, 670) come pure alle altr~ del dotto!· Sormani e dél: doDt01l Di·fede sul1a lev:a del ·18!70 in San Miniato ed in Pis'toia (1). A· due fautori principali: l'altezza di statura e l'ampiezza del torace vengono natural• mente in aiuto altri eli non lieve importanza. · Tali sono l'ai·monia delle forme, la rdsistenza organica, l'euergia funzionale, la predisposizione maggiore alle infe1'mità, i vizii çostituzionali ereditarii. A me però basta l'ayerli accennati essendo già troppo lungo questo scritto per potermi spingere ad ulteriori osservazioni.

(l) Vedi Gicrnale di Medicina Militare, anno 187'1~72. '

~

d)


191

§ VI. - Poche considerazioni sul mandato del med~co nelle operazioni di leva (l).

« Val piu u n soldato di tempra forte, che iliedi medici; un giovane non fornito in grado 'eminente delle · qualità ftsiche occorrenti per un buon servizio militare, è un danno per resercito e per l'erario; noi abbiamo bisogno della gente più robusta, di cui disponga la nazione, perchè la vigoria del corpo porta co11 sè quella della tl'lénte e'' dell"animo e disponé alle nobili imprese, come ai grandi sacrifioii, ai quali è chiamato l'esercito. » Queste proposizioni elevate a massime trovano oggi un'eco nella bocca di molti e vantano non pochi sostenitori. Nè sarò io certamente che vorrò oppugnarle; anzi le abbracciò e le applaudo per l' indiscutibile parte di vero, che ' :\ l ') ' contengono. Intanto son convinto che se il medico militare, vuoi compiere con coscienza il suo mandato, se vuol portare de' giudizii imparziali e giusti, se vuole insomma che il suo operato risponda alle esigenze della legge ed agl'interessi delia nazione, non deve farsi trasportat·e dall'aspetto seducente, sotto cpi quelle massime gli si pf•esentano. vera base fondamentale dei suoi giudizii, il vero criterio , su cui deve posare ogni suo atto non è già., a mio avviso, che egli sia chiamato alla scelta di coloro, soltanto i quali presentano la migliore disposizione e la maggiore attitudine al servizio delle aqni, ma è veramente quello ài giudicare se' tale attitudin~ esiste o dmeno , non importa quale ne sia il grado e la misura. n problema in que~t'ultimo modo fot•mulato è sostanzialmente diverso ed è infinitamente più difficile.

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(l) Tratto in ultimo questo argomento, poichè esso veramente non fa parte del tema, che mi sono studiato di svolgere nei preçedonti parag~afi: è.un'appendice, la quale, ove Si volesse , si 1?9tr~~pq a~che , eli­ 1 mmare mtieramente.


192 Sarebbe comodo invero se al mm•mo dubbio potessimo pronunciare un giudizio d' inal;lilità assol~1ta! Ma noi dob1 biamo aggirarCi il'l una cerchia pi\1 V'asta; -tiobbiamo precisare il limite ultimo dell'idoneità fisica e non oltrepassarlo mai Ecco il llostro ufficio , a codl.piere il quale convien mettere a partito, Ì.{l un coQe norme dettate dalla legge, qlJ.ell~ della scienza e della esperienza. · · Gli attuali elenchi delle infermità ed imperfezioni esi.1.11enti dal servizio militare, informati come sono ai più sani principii scie~tifi,ci ed ai dettami di lunga ed illuminata pratica medicomilitare; sono al certo per noi u9a prazio~i~sima guida. J.\1\a è sufficiente ella mai~ P uò ess·a prevedere tutte le in:finite varie te\ del caso concreto 1 A tale quesito risponde il proemio stesso preposto agli elenchi (1) e risponde pure l'esperienza. Qual Consiglio di le.v a e qual medico perito non si son -visti rimandare siccome in~bili , degli inscritti già da loro PQ!!o prima dichiarati idonei? Se noi consultiamo la nostra pratica individuale e molto più se guardiamo i documenti pubblicati dal general Torre ci convinceremo fino all'evidenza che furono fortunati quei Consigli, i quali non offrirono un numero co~si~erevole di si.mili riformati. ,. Io compre11do come una- parte <Ìi cotoste riforn;Je abbia potuto aver luogo pAr malattie insorte sotto le armi è cl' i~­ possibile previsione nell'epoca dell'arruolamento; ma chi potrà negare che nella pluralità d~' casi le infermità od i difetti relativi esistessero fin da quell'apoca? ' Esaminando poi l'altro lato della questione, considerando cioè l'ipotesi i'nversa di aver a dichiarare inabi1i giovani dotati delle qualità richieste per l'idoneità, noi urtiamo contro uno scoglio ancor più duro; perciocchè allora la giustizia postuma delle rassegne speciali e di rimando fa assoluta-mente difetto. Le decisioni del C9nsiglio a tal riguardo sono inappellabili: l' inscritto dichiarato inabile va a casa sua si(1) V. lstrym·oni pe-1•manenti per le ope1·a:i'oni della lcr;'.Z, pag. 139 e seguenti, 'RoriHL IS'72. . ~

...


193

curo di non vestir l'onorato, ma ruvido cappotto del soldato e di non pagar mai il suo tributo di sangue alla patria. In simili casi alla grave ingiustizia si aggiunge un danno molteplice: l'esercito l p'erde e. n numero considerevole di uornini e coll'esercito la nazione; ne sono lesi meno gl'interessi della famiglia e dell'individuo, il quale à costretto a servire in r-ambio dell'altro indebitamente dièhiarato nQn idoneo. :\è si dica che il Consiglio ed il petito possano ricorrere nei casi dubbii all'invio in osservazione od alla p ro~sima ventm·a leva. Siffatti mezrzi sono insufficienti allo scopo, pet·chè troppo limitate le circostanze, in cui la legge permette di appigliarvisi. Oltre a ciò l'invio alla leya prossima convien por mente che spesso si r isoh·e in un vero scarico di responsabilità -sul Consiglio e sul perito dell' anno seguente, rimanendo immutate le condizioni del caso concreto. Dopo ciò adunque resta sàldo il fatto che il medico perito nanti il Consiglio eli leva trovasi per· la natura stessa del suo ttffiGio, di fronte alle pil.t set·ie difficoltà ed a molteplici cause di errori gravi per il danno talvolta irreparabile che possono recare all'esercito ed all'individuo. Ma oltr·e a questa sot·gente dj errori e. eli mali insit;a, nella natura stessa dell'opet•azione, sonvene altt·e non meno impot'tanti ùi cui ricorderò le dt\e princip~li. La prima sta nella natm·ale ritrosia. delle classi meno incivilite, al servizio militare e quindi nel loro facile ricorr·et·e alla frode ed alla simulazione. I3encbè l'esercito dice il Boisseau (l) sia molto lontano dall'avere il monopolio della simulazione, il medico militare è più d'ogni altro esposto 'ad essere tratto in inganno da coloro cui è chiamato a visitare. In !tal i a noi forse oggi possiamo affermare che il Boisseau dice della Francia, éioè che le malattie simulare si son fatte meno frequenti e meno numerose, ciò tiene a diverse cause, (l) Des malatUes sirmdées et des mOt!enncs de les 1·ecormailt'. Paria, 1870. 13 Giornale di Medie. milìt. 1874.


IQ•1

come l' istruzione più diffusa, l'abitudine alla coscrizione, le cure ed il buon trattamento cui è fatto segno il nostro soldato. Senonchè in taluno località, nelle quali, come in Sicilia, l'obbligo della leva esiste da poco, ed inoltre ove il ceto meno elevato, non è molto innanzi nella istruzione, le malattie simulate s'incontrano ancora con qualche frequenza. Or, comecchè in tanti casi sia facile scuoprire la frode ed in altri si possa far ricor~o an· espediente dell'osservazione, pure si è sovente esposti a rimaner vittima eli raggil;'i e di errori gravi quanto difficili ad evitarsi. Un'altra fonte di difficoltà sta nel reciproco rapporto h·a il medico ed il Consiglio. È inutile dissimularlo, il Consiglio di leva è assolut.all}ente incompetente nella. questione, eppure è il solo chiamato a deliberare, è il solo che ne abbia l'autorità! Il medico non può, non deve che illuminal'lo. 'l'uttociò rende talvolta assai difficile la posizione del perito ; egli in forza delle sue cognizioni tecniche dà poca importanza a taluni fatti, ed il Consiglio molta; egli ha bisogno di calma, di attenzione, di tempo, e nel Consiglio s'inclina a seguire una corrente opposta, egli crede uno inabile ed il Consiglio lo t•iforma. A me è avvenuto poche voLte di vedere emanata una decisione contraria al mio giudizio; ma non vi è chi non misura ]a portata di siffatte collisioni, per rade che esse sieno. Qnali sono intanto i mez7.i di ovviare a rtutti gli enumerati inconvenienti? In qual modo le operazioni della leva potrebbero procedere più regolari e con maggior guarentigia degli interessi dello esercito e degl' inscritti? Io nòn esamino qui la proposta eli dare al medico un voto deliberativo. Essa fu discussa (l) dal. nostro illustre e benemet•ito Cav. Baroffio e combattuta cori quella lucidità di argomenti e con quella logica stringente che gli son proprie. A mio avviso sarebbero discutibili tre espedienti. (l) Giornale di Medicina Militare, Anno XXI, fascicolo 1-3.


l~5

Bestitl.l'.Lr.e,alr:qe,I).O.gue medici p1~e~~0 i Oò)lS,igli di 1e~a. È d~yvero s0r.pr:~nden,te come mentr,e · n~l ramo giudJziario ed ànche militare, quasi tutte le volte che è richiesto una perizia m.ed,içl:). ,si, esige i,l parere di cj.ue per·i~i, ~elle ppe,ra,~oni (li l~va si preda sufficien.te .un. ,medjoo solo. Io son di cnedere che adottando l'accennato espediente, pllo,ce€l(;l;~;~]Jbe 1:\ss.ai m~glio ia bj.sQg.Q.a ed un gr?a1. nwnerq di difficoltà verrebbem appianate. Nondimeno de~0con:venire che non mancherebbero degli; incùnYenienti, derivanti soprattutto, daUa non. .rara disparità ·dei due giudizi peritali. Per tale motivo, per l'assottigliamento att,ualè del nostt·o corpo e per J:agio.ni ecouoypiche ai non lieve peso, questo espediente·notl sarebbe per. me il migliore. 2° Conservare l'.òrdinamento attuale .del Consig.lio, ma istituire ptesso i Distt·etti o gli Spedali militari una Commissione di almeno tre ufficiali sanitarii collo .incari.co di e.~ami­ nare i casi dubbi inviatile da' va-ri Consigli della Provi.n.cia o delle. ç.ircoscl'izione militare, e deliberare sul loro conto. È naturale che ai Consigli stessi ed a' medici periti dovrebbe accordarsi ampia facç>ltà di defe6re alla, Commissione tu.tti ~ casi in cui essi non potessero decidere con perfetta cognizione di causa e con coscienza. · Anche questo sistema ac9anto a numerosi ed importanti vantaggi presenterebbe j1 grave difetto di U011 provvedere a quella serie d'er1·ori, che provengono dalla poca perizia ed a:l mitneO d'esperienza del meclico, ovvero dalla (acile corrività sua e del Consiglio a pai·eri e tlelibérazioni tichiedenti u.n esame più minuto e più ponderato. 3° Lasciare al Consiglio il solo mandato giuridico amministrativo, nel quale ·esso è ' competente 1 affidando l'altro ad una commissione di uomini tecnici. A tale uopo io vorrei stabilita .in ogn\ capo-luogo di provincia una commissione aln.1en0 di tre medici, destinata appunto a deliberare sull'attitudine fisica degl' inscritti, dopochè il Consiglìo circondariale avesse ultimate le sue operazioni a riguarcdo della esenzione, ed anche, se si volesse, della statur~. 1} C?


196

Sono evidenti i vantaggi di un ordinamento faiito su queste basi: dato alle autorità competenti il mandato tecnico; tutelati meglio gl'interessi della• società, dell'esèrt1ito e degl'individui; rese riù spedite le operazioni dell'arruolamento; diminuito il numero dei medici necessarii a tali operazioni. Kè mi pare vi sarebbe dispendio; che anzi si farebbe il risparmio del soprassoldo agli ufficiali sanitarii e l'altro derivante dalla diminuzione delle riforme. Nell'epoca de' progetti e delle proposte, come è l'epoca presente, mi son permesso' di abbozzarne nna ancor io. Che se la medesima si troyerà. infondata od anche strana, spero non si vorrà meno tenel' conto a chi n'è stato l'autore, della buona volontà. e dell'interesse pel miglio11e andamento di questo ramo del servizio medico militare. Milano, 7 novembre 1873. OORIACO PIETRO

Mscl. di Batt. n.sl ;jO fant.


197

STATO ::a - RapprcsGnL.antc le imperfezioni fisiche e mnlaLLie che motivarono le riformo degli inscrilli, escluso il difetto di statura.

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Lento generale deg li I nscritti. 1(~INGENTE

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RIVlSTA DI G IORNi\.LI

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Antidoto dell'acido fenico. Essendosi osservati in questi ultimi tempi non rari attossicamenti dovuti alr uso medico assai esteso dell'acido fenico, importa assai di sapere qual esser possa il vero contravveleno di questa sostanza i cui effetti tossici sono dovuti all'acido stesso, o non nll~ altel'azioni di cuì è l'oggetto, siccome fu da taluni sup· posto od affermato. Il signor Huseman ha provato, por tne::~zo di numerosi esperimenti, che gli alcali e le terre alcaline sono i veri controveleni dell'acido feniCo, mentrechè ha riconosciuti onninrunente privi d'effetto gH olii grassi e glicerina. Siccome poi nei casi di avvelenamento bisogna operare coi controveleni in grande eccesso od in soluzione, fu adoperato con successo-· il saccarato di calce, sale questo che si ottiene, come si sa, dissolvendo 16 parti di zucchero in 40 parti d'acqua distillata, ed aggiungendovene cinque di calce caustica. Si lascia digeJ•it·e per tre giorni, Pimo· vendo di tratto in tratto, e ~u i ndi si filtra e si evapora a secco, ed. il prodotto così ottenuto costituisce un saccarato di c11lce, che si scioglie assai facilmente nell'àcqun. (Joumal de clu'mie et phannacie e il Medico Veten·nan'o).

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I vasi disseccatori di Cornèlis. Cornèlis ha immaginato un recipiente per la conservazione dei fiori, delle foglie, delle polveri, eec., che merita per ognfrigùardo di fissare l'attenzione d~i farmacisti. Questo l r ecipiente è sempli4 cemente munito di un turacciolo oa vo, nel quale si pone della t


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calce viva in frammenti, isolata da un pezzetto di tela e eli carta; una scanhellatn:ra p1'aticata alla baso del tu1•acciolo perme ~te di mantenel'e il tutto in sito. Con '} uesto processo, tanto semplice . quanto· facile, questo ingegnoso pratico ha corretto on errore generalmente ammesso e che consiste nel ct•edere cb e ~a luce decolori lo foglie, i ·fio d ed altre sostanze d'ot•igine organica; egli dimostra con numerose esp-erienze fattef cho la luce, silnza l'umidità, non produce punto questo risultato. li' n problema risolto da Cornòlis ·ha per risultato di mantener.e costantemente una sostanza · in istato -perfetto di disseccazione, togliendole l'umidità 'che potesse aver assUrbita, o quella c.he avesse potuto conservare a causa d'una dis:Jeccazi6ne insn:fficiente. Le polveri verdi, i. uori, e molti altri medicamenti co.nservati in questi recipienti, resistono nlla decolorazione ed all'àltoraziono per anni ed anni, ancho quando .sieno esposti alla luce. li principio di quest.o modo di con'Servazione non è nuovo sen'za dubbio, ma Cornèlis, immaginando il suo vaso di.sse.ccatorc, ha reso l'applicazione più pt•atiM.

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Atassia acuta, ' del dotto1· ST&ETCit DowsÉ. !)•

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Questo caso è interessante, in quanto chè-rappresenta per certi segni · ò sintòmi eccezionali la presenza · di •. una t m'erbosa a ltevazione nel cervello e nella midolla spinale, la quale alterazione è provata d:a disturbiidolla t'unzion~ .m entale ·e dei gangli centrali\• , Eravi infatti indebolimento della facoltà percettiva e intellettuale; vi era il rigìdo.•e prolungato r opistotono1 <l el tetano1 ·movimenti disordinati delle estremitàn superiori somiglievoli volta a volta alla corea , la , im~ossibilità di. star~ in ,,piedÌi sen2a• soccorso, e , l'assoluta iuatt.itudinè- ai movimenti coot•dinati delle estremità in· feriol'i iu progressione con altre condizioni peculiarmente analqghe alla sclero;:~i spinale p.osterìore. Questi ,sintomi condussero- l'autore a riguardare questa .quale una lesione dej cordoni poatel'iori e della sostanza grigia della midolla, O:òn primaria di natura infiammatouia; ma dO'\lllta piuttosto a)l'embulismo capUlate nella sostanza


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grigia ·stessa. E perciò -a questa ·condizione l'autore'< dette il n0me di' atassia ·2çuta, 11on. av:enborre mai osserv:at~ altre· di•, si:mili, anzi differendo, se,condo egl~ afferma, da ogni altra (leile fopme riconosciute di: lesiol)e ne~vosa che hanno tro;v:ato<fin q,ui. posto nella J?,omenclatuna .cle.Ue ,malattie del sistema nervoso·. Sp.ggetto ·di q'tles.ta osse.~;vazione s1 ,fù· una donna di ·, 54 anni , madre. di undiei .figliuolt; èinque 1.dèi ,quali .viventi. La:tmestrua-, zione erru cessata alf~tà' di 40 armi.. ha. sua"salwte · era stata an.,-,1;1 tecedeiltemente buona, soJo a quindici anni a cagione dii uno spa,., l vento, ·c adde in un.a ttà'CC0 di 1Cor'e ajl\ehe ,durò· 18 mesi. A. trenta anni antlò soggettad llb [tembatri.smo ·acato, che non· lasciò alter~­ zione veruna .alle ·N-.aJv:ule ·del ,cu:.one.' Da. quest',eppca: ' co11tinuò 1la. StJa baona salut.e, fino a quando ebb.e noti~ia .della; perdita ~ella na,ve , in ouì stava. na-vigàndo il prwpri6 fi~liQ : lo che cagionolle citL çhe. essa chiat"Qa;va .~una forte· scossa a.i ·ner:v.i., che ..ç.Qnsiste,v~l· in una succession,~ di svenimen'ti, , nel.cui interya,Uo··restava ,cqme sbalordi.ta, -~~n~a r pre~tare attenzi~ne agl ~ ,ogge-ttjr,Ct'JJCOS;ta'!lti. Pel,'sqq,e, .ehe p~ss~sserq , ~ ri)?ass,assèr:q .1a;l.la ,,di·) ei presenza: o ;mch~ che ~e parlas.sero non eccitavano la sl,la atte!'l~ione, · ,ma s~ eM to,ccata, tos~o si ·riscoteva " ed ogni parte. del corpo entrava in una ' violenta agitazione. Dipoi anche la ragione ne soffrì, ed -ella andava errando più miglia, senza mangi,are, bere, nè parlàre ad alcuno. In questo stato di cose dùr8 per tre o quattro giorni. Quindi riprese le sue occupazioni,, ma soffriva di tanto in tanto vertigini, o per un se,condo o due perdeva la coscienza, . sempre conr tendenza. a q~de1'e in 1ayanti dunante ;questj accessi. Ora .eccq la storia della >pt:esente· maìattia. -·-La:' ser.a ~le.l •2 maggio ·· andò !a letto .a pbastanza bene i m,salute , J ma con tma ·fo~te dP.,.. pn.essione monale per:,la 1perdita, del pvopniò :frgl1o ;• e quando si , svegliò alla •d1imane . t;rùVò! di e.. erGI d.btalmenteJ inca:J.ilace di· rego-. . lare. :i. suoi ·m~;vimehtL .I n' leilto · sta;va . ;p:erfet~mente; :bene., ma ' qua:ndo .t e11ta,v a clic esercitare volontl!ri'amente ·.fe azio'ni mùseolavi, ' queste neo rubbidivaifo1i all''impero della tsu1h vol,ontà , . ma evano ·, soggette ,a;1.una ·sél'ie•rdP mov.imentt non d-issimili a quelli ' della 1f corea·. . · ., ' , • : ,., · ;t -.Il 9 oiDa(Sgio j ! quand6 · entrò 'al:l'o'spe·dale, }a.r ·cb_ndj.ziotre'I'ONi ., . menzionàt a: 'lwn• eriv m:a:n-ife-sta, ed er.a.vi seiQ,tpl[cem:entt'l-ÌnCCllOVdirrazione rder· trtovbn:enti ··v:olontarli nell-e' estr,eroita> s,~,t.p~riorir, cd infettiori. Quest'a >1nc6ordinaziòM si· mostravar>~teJo~.·quando 1l~· llO· . J


203 lontà stava per esercitarsi ad un movimento diretto. Ella si lamentava di avere una sensazione di ·agbi o di spilli per tutto il corpo, dalla radice dei. capelli all'apice delle unghie. Pochi giorni dopo fu presa nella notte da un dolore· intenso lungo ltutt~ la spina, e, da. sp'asmo tonico • con persistente òpist8tono ., eh~ fu notevolmente a1leviato da!F amministrazione del cloroformio. Fu questa la prima volta che si lamentò di dolore. Al giorno susseguente gravi sintomi costituzionali entrarono in iscena : la temperatura s' jnnalzò a 39° C; vi erano acuti dolori lancinanti dall'occipite al sacro , con accessi di spasmo tonico di vn!·ii gtluppi muscola11i, che co,n.tot:cevaiw la forma generale cl el corpo ; vit~nzione d'urina; < vomito; e; .s.pasmi riflessi•, parti.C0larmente ' lìmitati alle. èstr'emità superiori. La lingua era• asciutta e bruniccia, il polso 130, e la respirazione debole e interrotta. Questo stato continuò per due o t1·e. giorni, e quintli grado a grado si dileguò, lasciandosi. dietro questi fenomeni. La memoria molto · imperfetta ; la visna a .volte diplopica. La malata eTi:t affatto incapace a ~tare in piedi ·, e; qun.ado faceva. téntati:v,i per •Camminare, ge!tta-va 'le i gambe, intorno in• tutte le di·rezioni,, Avea tendon~a a rimanere in uno stato di dormiveglia, e quando si toccava qualche parte del corpo, si commoveva violentemente. Si lagnava anch.e di quando in quando ai dolori lancinanti lungo tutta la spina, non che della sensazione « di aghi e spilli » su tutto il co~po. .n senso muscolare alterato non era qui in, alcun 'modo assistito dalla"vista., Il 1pug:no di ambedue le estremità superiorii mancava in ·egual grado ·del potere di ' chiudersi~ Essa diceva sentire le braccia pesanti.. éome _piombo, e la coordinazione mu .... scolare era in queste perduta ' completa monte. In letto pòteva trarre in su ì membri, porli in adduzione, abduzione in modo coordinato; ma questi atti erano eseguiti con grande lentezza e apparente difficoltà. Non avea possibilità di sollevare le gambe distese; e ciih~i1Hià\11Jnte te nè'va discorsi fantastici con persone immaginar ie: 'La ':temp'éiritu~r~t " ~ra 'iii ·.:questlo•· tempo a 40° C", il polso 105. Un~ set~iman,a qopo fu notato un lieve miglioramento nel grado della pQ,~e.nza coordinatrice i non ostante la inferma era incapace di nutrirsi da se stessa, ed invece di portarsi il cibo a1la bocca, lo teneva immobile, e muoveva la testa in avanti per .pPenderlo. <La sensazione lancinante ed a fòrmicazione CJl•t anea •erano dileguate. ·Poteva orm.ai da se stessa ·a \-


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lacciarsi il vestito ed app untarsi io scialle, ma non era: in g rado di reggersi senza sostègno; .e ·anche con questo mezzo, .flloveva essere per· così dire, puntellata posteriormen't e per impédirle di cadere indietro. Il corpo era rigidamente fisso, e :la spina e la testa arcuate in . addietro. Quando tentav.a di camminare, gettava le :gambe in alto, e i piedi ufcade·vand· g·ra,;e•:nente sùl ·cal:cagno; diceva sembrarle . le gambe come masse di piombo. Così vi va era questa sensazione, che quando le braccia ricadevano sul corpo, ella djceva che il loro peso •>era maggìòre di quelle che ·potesse sopportare. Non era'Vi qumifesta anestesia cutanea, eppull!e H senso mnscolaré ern indubbiamente deficiente,• producen'do· quel senso di torpore. Non vi era speciale sensibilità quando le apofisi spinose erano percosse leggiermente, <tUa la. forte pressione sui muscoli dorso-spinali çagionava grande so1ferenza. Da indi in •poi, alla andò g1'adntamente e progressivaroGnte migliorando nella salute. L'atassia nelle· estremità superiori era cessata affatto in circa sei sottimane dal principio delrattacco, e la· stessa. condiziòne1 nelle estrem·itào·inferior.i d.ivenne,g:iorno per giorJ'iO· meno ,evidente, cosicch é ·quando· fUJ diaen~iata dall'ospèda.le, eire era ·il 7 novembre, aveva appèlliX una traccia della soffert.ll.tnalattia. Il solo z:eliquato riferibile alla lesione spinale era l'inabilità! a camminare in linea retta, perché quando~ desiderava raggiun.:. gere una .rdata aistanza di trenta pi~di, ·in và!'iabilmente.diW"erge:va a 'destra sempre 'a un bel ciuca dello stessOt angolo di trenta gra:dit Parimente non era che con ·Uno sforzo di ferma volontà che poteva stare eretta ad occbi chiusi; te durante la 1progressione lÌ! pied<i eJ'a\'IO s!'Jm~re mand,.atì un pocot,ch~. par·te·, .e1ii .·calcngnoi•posato sul suolo prima della pianta dei· pierli. , (Medical Times a.ncl Ga.zettè, 22 novembre 1873).

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Fra questi infanli della natul'a, la pratica ilella medicina e della cbirurgi.a •è. trattata· affatto come una sq:ienz!l o:cculta ;e preregativa di 'poch~ ·pni1v,ilegiati 1ch:e1sono!'oggetto disg:rande >"ene1!f"


205 razione, e reputati (spesso con ragione) tenere nelle loro mani H potere di vita e dì morte. Nélle Nuove Ebridi ed altri g;ruppi regnanQ idee molte , supèrstiziose in tonno le · mali\.tt.i'e e le. i·nfermità, e quasi ogni indisposizione è· tenuta in s,ospetto di malemio. Nelle Isole di .Tanoia ed Erromanga sonovi più fncitori di matattia che medici, uomini che ·sono il vero terrore dei loro concittadini. tanto ~ lo spavento cagionato .dalla .petenza immag~naria. e d~lla ~pra . di qu Qs~L , m:&liar.di , eh~ la. -vita è perenne.mente amareggiata .cJall\\ continua çlnsietà o dal sospetto. Ogni abito smesso, og1ù avanzo di cibo spezzato deve essere distrutto o sotterrato per tema che tali oggetti possano servire di incantesimo a produrre il desiderato nocuwento alle persone, cui appar.te.nevan:o. In alcune. isole, le malattie e le inferroi~à sono unicamente trattate con ciurmerie, non altrimenti che presso gli Indiani americani. La professione è esercitata da s.emplioi scongiuratori che generalmente associano il doppio ufficio di medico ~ di sacerdote. È supposto che essi possano esorcizzare una malattia come un catt,ivo spirito, spesso t rasfetendolo da una a,d altra ·vittima. In qualche caso un amuleto è , tenuto sospeso dinanzi al malato, cui deve guardare finch è non sia guarito (o altrimenti). Altre volte attaccano la malattia in attitudine guet•resca, brandendo una lancia come dinanzi al nemico, e minacciandola di passa~la parte ~ p~rte. In alcune tr.ibù t\ella~ Polinesia orientale,· come, i T().itani, i Tamoani, i Tongani, !a terapeutica prende una fovm a più sensibile, e ~i giova. di una non spregevole farmacopea derivata principalmente dal regno vegetale. Benchè non manchino medicastri ,molto presun.tuosi delle . l9,ro ,;P.itll\'Cee, 'la maggiorapza dei 1:11ed~ci . indigeni1 us~no nna , g.ranàe. vq;r,iefà ~;di agenti lle]J<J. loro materia medica, precipuamente piante, ed in alte dosi allopatiche . •.Ucuni di questi agenti sonp di indubitata efficacia e meriterebbero un esame chimico, altri sono affatto eli niup val~re, e non pochi decisamente perniciosi. Gli Isolani.della Lealtà ed i r,.~t~,yi rdi ,alWi grpppi b.,~·op,9 Cfipiose, dosi· cl.'acgu~J. di Q}are come etnetiche o aperienti o ell\enagoghe al primo app!ir~re del corso mestruo. A questo ultimo intendimento è pure fatto ricorso, così a Tanna, ai bagni nelle sorgenti calde solfur~e; ma non udii mai che quest.E'J açg,u~ '~ossero prese jnterna01~qt~ <f9~e med~cina, f!.è che fosse .~qf,?lWl'a~p, 1!: ·s,çopo . ~ediqo il solfo crudo ~bponde.,


206 vole in ·questa regione. Queste sorgenti calçlo sono spesso usate al basso pro)Josit@ tli prod'U'r.re l'aborto. • Le operazioni chirurgiche di questi indigeni sono di un carat. tere affatto primitivo e degno di nota. Il salasso è praticato francamente e senza timore nella maggio\' parte delle affezioni in'flamm!~tor~e, e profondi tagli sono fatti- sulle' membra e sul corpò senza molto riguardo alla situazione e spesso con conseguenze veramente gravi. Gli strumenti usati sono semplicemente frammenti di conchi_glie, o pietre aguzze, pezzi di vetro, denti di squalo o grosse spine. I ù1runcoli, le ulcere ed anche gl~ ascessi profondi sono aperti con tali l'OZ'ti strumenti. Le ferite non sono mai chioso nè con cerotti, nè con suture, ma semplicemente coperte con una parte del germoglio di una foglia di banano o con cotone in luogo di Nnt. Essi fanno uso di un-a· specie di informe to\•colare, e si argomentano frenare la 'eccessiva emorragia con numerose e strette· ripiegature della tela nativa (tapa) fatta con la scorza del gelso papirifero (morus papynfe?·a). L'amputazione non era rnai praticata, ed è anche })t'esentemente molto temuta pur da coloro che sono sotto la curà: di medici civiilizzat:i. Uno dei miei servi si amputò Lm dito in modo rozzo e nuovo. Soffriva egli un patereccio, e in mia assenza, entrò in una capanna di lavoratori, prose uno· scalt)ello, lo pose sul dito,· pregò un compagno a battere sullo scalpello con un piccolo mag-lìo e tagliò netto la seconda articolazione delle falangi. Tosto t rovò che era necessaria una seconda operazione. lìn altro uomo si operò da SÉ! stesso per un ernia femorale, portandosi via un pezzo di intèstino. La operazione: riuscì naturalmente leta:Ie. Per l'idrocele e .gli ascessi o la infiammazitme del testicolo, ho n esitano a ricorrere alla castrazione, bencllè frequentemente ne succeda la morte. r '• • l 1 È fre'quenteniimte fatto uso di causti'ci oneì•g-i~i. A Tbngà e· Samoa esiste una vite, il cui sugd è talmente acre da cauteriziare come la pbtassa fusa. producendo profonde corrosioni. Io stesso 1ò vidi a'pplicat•e a un toémbro paralizzato. L' infet•mo socbomb~tte"più per effetto di ·questo rimédiò 'viol(jnto: 'che per la malattia. '' · "' Una operazione assai sorprendente è eseguita all'Isola di Uvea nel gruppo della Lealtà. Qui-vi regna l'idea· che il <mil di testà, la iievì'algin, la ' veitigine ed altre affezioni cer~bvali procedarro


207

da una crel?atuxa nella testa o della pressione della teca craniense sul cervello. Il rimedio consiste nello' scopet•chiare con una :incisione a croce o a T le ossa del cranio, raschiandole quindi accuratamente e delicatamente con un pezzo di vetr.o, finché siasi formato un foro fino alla dura madre della dimensione circa di uno spudo. Alle volte questo raschiamen.to, per imperizia del chirurlo o per impazienza degli amici, arriva fino alla pia madre, e la morte ne è la conseguenza. Nelle migliori mani, la metà circa di quelli che si sottopongono a questa operNà0ne, muoiono a. cagione deHa. medesima. Eppure questa barbara · usanza, per superstizione o per costume, è stata così predominante, che sonovi ben pochi maschi adulti senza questa apertura nel c1·anio. Mi è stato detto che talora si procura di ricuoprire le membrane ce11ebrali CO'SÌ esposte ''001 por ve un fLlammento eli guscio di noce di cocco sotto H tegumento craniense. A questo uopo scelgono un pezzo duro o resistente di conchiglia, con cui raschiano la parte pitì tenera e la rendono levigata, e la pongono còme una lastra fra il pel'icranio e il cranio. · Anticamente serviva da trapano semplicemente un dente di squalo; ora un pezzo di vetro rotto è trovato più conveniente o meno riprensibile (se pure può così qualificarsi questo atto). La parte del •cranio generalmente scelta è dove la. sutura coronale e sagittale si uniscono, o un poco al di sopra, nella supposizione che quiYi esista la frattura. Fra le armi guerresche usate nell' Is0la hav vi una mazza appuntata simile alla testa e al rostro di un uccS!llO o a una antica picea sassone. Questa mazza era stimata da' gue12rieri nativi como efficace por ra.ggiungère age.volmente quel punto di vulnerabilità. · Questa pratica di raschiare l'osso è ugualmente usata nei casi di reumatismo nelle persone attempate. È incìsa longitudinal:mente la cute e il centro dell'ulna o clella tibia- posto a riudo: la superficie dell'osso è allora raschiata col vctt·o, finché non è portata via una gran porzione della lamina esterna. Non trovai mai àlcuno, il quale dopo aver subito questa operazione dicesse averla provata· efficace al r:lesiderato oggetto. Tutti erano rimasti col loro reumatismo, ed alcuni soffrivano nuovi patiroenti per l'adesione avvenuta della pelle con l'osso nel progresso della cicatrizzazione. Sarà di conforto volgerei da queste rozze e barbare operazioni


208 chirurgiche a un altro modo più gentile di cura che i nativi usano pel dolore di tosta, la nevralgia, ecc. È questo particolarmente un processo domestico, una specie di manipolazione, di pressione con le dita, di frizione. È un interessnnte spet-tacolo quello che spesso si presenta al visitatore deUe indigene capanne: una donn~ seduta con le gambe incrociate per tena con la testa del marito o del :fig lio snll,e g inocclùa, premendo leqtamente o gravemente con re mnni, o semplicemente con la estremitt'l. delle dita, la fronte, le tempie, le parti laterali c superiore della testa, portando le mani da un luogo ad un altrl', o dut•anue questa de1icata manipolazione cantando o canterellando sommessamente una dolce canzone. Ben tosto i gemiti o i lamenti del suo paz.iente si tacciono, o sono sostituiti da altri suoni, awmdo agito questa semplit;e operazione piu beneficamente d.' un oppiato; e il lllalato si addormenta, genm•ulmento per· isvegliarsi col malo di testa o l'accesso nevralgico intieramenle cessato. I.c braccia e le gambe sono trattate in simil guisa, ma più spesso con la forte pressione con le mani, cnmbiaudola rapidamotlte da un luogo ad t)tl altro del membro addolorato. La friuone con le mani è usata in molti cm:i. Una volta fui chiamato n vedere una donna mnlnta di idrope addominale. Era statn su di lei posta in opera Ja frizione dopo l'applicazione del sugo caustico della vite sopra mentovata, fino a resultarne un bel buco nelle pareti addorrùnaH. Ne segui nna iufiarnmaziono mortaio come era facile rla aspettarsi. )loHi altri fatti intc.rcssanti potrebbero essere monzionnti, ma gli accennati. saranno suffici enti a dare un idea generale dello stato delrarte medica o chjrurgica nelle Isole del mare del sud. Sotto la infhtonza civilizzatrice delle missioni, 1 quq:;te banbare usanr.e sono per essere abbandonate, ed adottate maniere di cura più civile e convenevoli. Molti dei missionari hanno più o meno , studinto .mediojpa e chirurgia a benefuio dei popoli in mezzo ai quali esercitano l'opera loro. (Meclical Times and Ga::ette, lO gennaio 1874.)


CENNO NECROlOGICO

DOTTORE NAPOLEONE BELLINA. Tra il compianto di' tutti, tra il duolo degli amici e la desolazione dell'amata famiglia il dì 19 dello scorso febbrajo spengevasì in Udine la laboriosa vita, l'utile esistenza del D.re Napoleone Bellina. Egli aveva appartenuto alla Medica militare famiglia{ come Chirurgo in capo, per nomina del Governo Provvisorio venet-O~ nel 1848 ; è perciò che sr:mtiamo di ade mpie re ad.un dovere ve'l'so i1 dolentissimo suo figlio, nostro bravo collega, tessendone qui un breve cen~o commemorativo. Nato n~l 1804 Venzane, antica terra dell'alto Friuli, e)Jbe dal padre, egli pure valente chirurgo ed abilissimo ostetrico, re~empio delle doti che l'arte medica richiede e dei sagrifì.cii che impone. Come abbia atteso ai relativi studii, ce ne è J.>ro'va la sua nomina, appena laureato, ad assistente alla Cattedra e Clinica Chirurgica, dit;etta dall'illustre R uggieri nella Università: di Padova. A compiere la pratica sua educazione il Bellina fu poscia assistente nel Maggio!'e Spedale di Milano, ambito e proficuo posto, giacchè se sempre quel grande Spedale ebbe fa ma di somma scuola di pratico perfezionamento, in quell'epoca poi le sue cliniche erano affidf!-te ai più illu~tri uomini che la me~ica s~ienza allora annoverava in Italia. Fu poscia nominato chirurgo operatore nel Distretto di Maniago, e quindi della città di Udin,e e nel l 849 chirurgo primario di quel gt·ande nosocomio. Nello stesso anno, stante i transitorii ordinamenti degli studii superiori per le condizioni politiche 1 ebbe Gio1·nate di Medie. milit. 1874. 14

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210 dalla Università padovana }a nomina e l'incarico di Professore docente di chirurgia teorico-pratica per gli studenti del 4° e 5° corso di Medicina. Già ricordammo come ottenesse nel 48 il grado di chirurgo capo ; nel 1866 fn ancora a.,qgunto qual capo-sezione nello Spedale militare di Udine, ed e.bbe a , prest,are le abili suo cm·e ai feriti di Oustoza, di Vet•sa, come 'POtè procligaro i con forti della pit\ larga patria carita a diversi prigioni che l'Austria traeva nell'interno dell'impero, tra i quali oran pur sei dci nostri colleghi che ospitò in sua casa, sotto gli occhi del sospettoso straniero. Molti altri onot·cvolissimi incarchi dovremmo ricordare, molte opere sapicnti e generose, se qui dovessimo tessere una vera e propria necrologia dell'egregio Bellina. Ma già tutte si possono facilmente riassumere rammentandone la compiuta istruzione, l'abile mano, il sicuro colpo d'occhio diagnostico, o più cho tutto le gene1losa qualità de li 'animo dolcissimo, benefico. Disintevessato, anzi prodigo del suo, Egli esercitò medicina come un sa<\~.\dQ:r.io e raccolse così larga eredità d'affetto : ne fnron mesta prova i lal'ghi onori funebri tributatigli da tutti gli ordini della udinese oiLLadinamm ed il cordpglio della lunga schiera di popolo che ricordevole e riçonoscente tlei larghi benefici ne accompagnò la salma all'ultima dimora. Sia questo dis~dorno, ma sincero e cordiale ricordo di quel benemerito, lieve sollievo e conforto ~ù dolore dei suoi cari che lasciò quaggiù. 1\ei senlinlenti tradi?.ionali della loro nobile famiglia, nel bell'esempio paterno troveranno insperale consolazioni e valido &.Ostagno nelle dure prove delia vita.......... Al figlio sarù. scorta il dettato, che nobi1tà obbliga. BAROPlllò.


2N

L' Tilustre Planohon nella R et-ue des deux Mondos (Dispensa la di febbraio) J1a dettato sulla Phylloxera un' inteT;essant.issimo lavoro, cb o merita d'essere apprezzato ancbG all'infuori do! suo soopo agricolo e scientifico. N on ne citiamo che le parole di introdu?.ione, come ricordo per cb:i vorrà consultarlo, e perchè v'hanno egregi concetti suscettivi d'applicazione anche nel campo medico. Egli ricorda come in tutti tempi le relazioni stabilitesi tra i popoli (pella conquista, il commercio, lo csplor•azioni scientifiche) abbiano occasionata l'introduzione reciproca di vegetabili e di animali 1.1tili o nocivi. Nell'antichità la corrente principale di questi scambi andava, come la civiltà stessa, dall'Oriente all'Occidente, dalla vecchia Asia verso l' Europa in prima barbara e presto ~~ua s~w volta conquistatrice e civilizzatrice. Nel Medio Evo, questo movimento si protrasse ne11o stesso senso per gU Arabi, le crociate ed il commercio del ~Medif.erraneo; si estese nei tempi moderni, verso il Nuovo Mond~ del quale le regioni temperate ricevono insiememcnto i nostri animali, i nostri alberi fruttifer i, i nostri animali domestici, tutti i prodotti dei lunghi secoli di sforzi e di esperienze d'una serie di civili~zazioni sucdessive. Di ricambio, l'Amer ica ci dà il pomo di terra, il mais, il top.inambour, la patata, il tabacco, il porchctto d'India, il gallo d' India, la coccinigUa, assai mono insomma di q nanto ha da noi' ricevuto. Questa ineguaglianza degli scumbii tra i due mondi è meno accentuata però pei prodotti nocivi. Se 1' erbe malvagie della no· st\'a coltura si importano naturàlissimamentc nelle regioni dell'America ovc il clima è loro propizio, se il nostro eal'do pinoso invade lo immense pampas della Plata, se le nostre gramigne, le nostre ortiche infestano i campi Ad i giardini cl egli Stati-Uniti, pe-r contro è dall1L Plata che ci vengono le lampurdèo èCl hlcuhi amaranti, vera pesto dei vigneti del Sud d'Europa; l'e"rigeron

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212

del Canadà pùllula nei nostri terreni sabbiosi, un' oscura piant.a acquatica, l' elodea canadensa"s ostruisce i canali ed i fiumi della Scozia, dell'Inghilterra, della Germania; una muffa insidiosa, la peronos-p01·a in{estans, attacca il pomo di terra, affama l'Irlanda e spaventa l'Europa; una altra crittogama Americana, l'o'idh1m 1 fa strage nelle vigne de1 nostro continente e dell'isole Atlantiche; finalmente, come per vendicarsi delle nostre imRortazioni nocive, - ratti, piattole, la tarma de' cavoli, la pulce, dei rosai ed altre, le cocciniglie, la blaLta dei grani- gli Stati-Uniti ci inviano in meno d' un secolo due ~nsetti eminentemente distr.uttori, la pulce lanigera, flagello dei pometi, e la phy,llof))e1'a vastatt·ùx;, che s'è già troppo fatta conoscere come devastatrice delle· 'Vigne e sopra tutto dellà vita europea. Nelle tre parti in cui divide l'autore il ~uo scritto tratta dell'origine, della ditfrulione, e dei mezzi per opporvisi. .. Accenna .agli errori, ai pregiudizi alla réclame, che sq.no dovunque e per ogni cosa le s,corie della verit.à . Fortunatamente gli errori passano, egli giustamente dice, e le verità restano; le sottigliezze fanl)O H lol'O tempo, il buon senso e l' evidenza delle cose fìnise<)no sempre per trionf~J?e. B.

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Nella seconda quindicina del venturo agosto la divisione dell'esercito federale svizzero sarà esercitata nelle estive manovre da Alt()lrfo a LugaJ:lo. L'illustro dottor Corecoo, medico divisionale, pòr mezzo mio volge ai colleghi italiani cortese invito perché vogliano presenziare esse manovre, vedere l'ambulanze, gli spedali, l'ordinamento funzionante di quel sanitario servizio militare. Noi ci auguriamo che ciò sia..... Il patriottico ovdinamento dì quell'ammirevole esercito, la soda organizzazione di quel corpo sanitario '(pel quale il patriottismo, il sentimento del dovere, l'atto concetto della missione ha sostituito efficacemente lo :!!ti molo della· carriera), finalmente il praticismo delle instituzioni medico-militar,i, il bel materiale d'ambulanza, sarebbero oggetti di fecondi raifuonti, d'utili studii e di più utile emulazione.


213 Noi personalmente possiamo assicurare i colleghi che le tradizioni ospitali del venerando Lehmann vi sarebbero continuate e che troverebbero quella ìranca e leale cordialità, quella cortesia, che è la fonw dei più dolci e fecondi legami di reciproca stima ed amicizia. BAROFFIO.

ERRATA-CORRIGE Nella R elazione del colonnello commend. Cet•ale sui Bagni termo-rrrinerali, pubblicata nel fascicolo dello scorso fcbbrajo, occorsero alcuni errori ed ommissioni che a richiesta dell'autore ci facciamo premura di indicare. Nel manoscritto trasmessoci nella Tavola generale a vecé delle cifre del 7° Gruppo arano ripetuLe quelle del 6° . . . . IL lettore sostituisca quindi per esso Gruppo i seguenti numeri : 5

1.l"lll•l· l·l"l"lsl. l. l

! 51 : 1 !.1 .o"1: : 6 : ! 5 : : 2 : ~ 28 1 :~1"1" 2

N elle colonne degli Esiti nuUi, dicontro alle indicazioni Osteiti e periosteiti per 4.cqui Jeggasi O e 2 a vene per IscMa,; tìn~1 mente per Recoat·o, di contro all'indicazione Ipert1·o{ia tonsillare, leggasi l. Alla pag. 69 linea 22'\ a vece di pet' 100, leggasi per 1000. » 70 » 4a, a vece <li 7, 580, leggasi 7, 588. » 74 » 27a, In judicis, aggiungasi (errndt$. » 75 » 25a, aggiungasi: 250 migliorati (68, 3M Ofo) c 13 risul tati negativi (3, 550 %). » 76 » 5a, a vece di facile, Jeggasi (elice. Altre piccole mende le lasciamo al criterio del lettore, che le avra di certo già rilevate. Finalmente alla pag. 84 aggi ungasi ... , . da mano maestra. A.ttenendomi col di Lei consenso a siffatin lettnra, oltre al dare più esatto compimento alla mia bisogn~ sciorrò pure un debito verso il dott. Saggini quello cioé di mettere vieppiù a giorno e le esimie doti di cui va fregiato e l'accuratezza ed il senno Ol)n cui Egli attende al disimpegno dei servizi che gli vengono affidati.


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Ha assunta la Direzione del 6-iornale l'Ill.mo signor Colonnello Medico D.re Cav. PA.oLo MANAYR:A, Membro del Comitato di Sanit<'l. militare, continuando ad essere affidata la Redazione al sottoscritto~ La qualifica di ge,•ente-non ha attinenza che all'adem~im~nto . degli o.bblighì ed esigenze della Legge sulla stampa. D.re F. BAROFFIO.

BIJLLETTIINO• OFF JCI.t\.LE

Con R. Dec1·eti clell'. 8 febb?:aw 1874. VILLETT.I dott. Cesà.r e, chirurgo aiutante maggiore di ~ classe, già 9.pparteriente all'eset'cito pon.tilìcio, in aspettativa; DEL VESCOVO dott. Leonardo, id. i~. id. ; TORR.IANI dott. Raifaele, id. ,id. id. ; 1 CASALI' dott. Alessandro, ufliciale sanitario aggiunto, id. id.; LEONAR:Dl ' d,ott. Fvancesco, id. id. id. ; · LOLLJ-GHETTI dott. , Stanislao, içl. id ..id.: e MOSCOì'{I Ant,onio, f~rmacistn,, id. id. Collocati a riposo (leggi Pontificie) dal 16 febbraio, . l874. , f

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Con Determina;r~·one M~·m~te?·iale del :ç marzp 1'874 . CO,B..VA .Gio. Ba:ttista, tenente medico di 2a classe, 38° fanteria.. T ra~fe,rto alle pire!'}ione di ~a~1ità militq.re di Napoli.

Oon Deter.rp.in;azioni l!f:ini~trwiali fleZ 9 nt(W.8'9 :1.874..

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C'àOCFIL Domenico, · capitano medico, · 26° fan-teria. Trasfet'to al 96 reg1 gi mento oet•.sagliet·i. BEVIJ:.ACQUA. Gipsuè, sotto-fàrmacista., direzione di sanità militare di Napoli. Tt·asferto alla direzione di sanità militm·à di Verona.


215 GATTI Giuseppe, idl id. id. Trasferta alla fat·mac~a centrale, militare. ROGGER.O G~acipJo, id. id., farmacia centrale militare. Trasferto alla direzione di sanità militare 'di Pei·ugia. ' BEVENUTO Carlo, sotto-farmacfsta aggiunto, direzione di sanità militape di Padova, e HOHE,NHEISER.. Giuseppe, id. id., id. eli Vet·onn. Trasfet•ti alla direzione di sanità militare di Napoli. MOSCI Francesco, tenente medico di }a classe, 36° fante1•ia. Trasferta alla direzione di sllnità rilllitare di Sàlernd, ZANNINI Brcole, tenente medico di 2a classe, 22° fante1·ia. Trasferte al 30° fanteria. MAESTR.ELL1 Domenico, id. id., 30° fanteria. Trasferte ·al 22° fanteria.

Co·n R . Decreti del 1.9 marzo 1.874. S. M. il Re ha fatto le seguenti prompzioll.i e .nomine nell~ Ordine della Corona ., . d'Italia : Ad Ufficiale. MACHJAVELL1 cav. Paolo, colonnello medico. MARIANO cav. F1·aucesco, id. id. ARENA- MACELLI cav. Gaetano, id. id.

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A Oa·vo.liere. OR.DILE cav. Gio. Battistà, maggl.ora medico. GROSS~ Filippo, id. id. SANTONI Giorgio, id. id. BACCARIANI Ottitvio Augusto, id. •id. BlLLA cav. Domenico, capit!'no medico. PONTORIERI Agostino, id. id. DE MARCHIS Vincenzo, id. id. PlLLITTERI Calogero, id. id. CONTI Odorico, id. id. BOARI Severine, id. id.

ROSANIGO Alberto, medico civile. Nominato :)Otto-tenente medico nel corl?.o sanitario. VIAGGI Camillo, tenente medico della milizia mobile, distrètto di Ravenna. Dispensato dal servillio per volontaria dimissione.

Con R. Dec1·eti del 22 mar;o 1.874. BONINO cav. Annibale, capitano medico presso l'ospedale divisiom1rio di Verona. Collocato a riposo dal l 0 aprile 1874 ed inscdtto negli uffici~li di riserva col grado di maggiore medico.


216 I sottonominati. ufficiali sono riammessi, in seguito a loro domanda, negli ufficiali di riserva a datare dal 1° gennaio 1874 e sono ascritti all'arma cui già appar:teneva,no co\l'a~zianit!). per ciascuno indicata. Vfllciali Me(!ici. LAJ cav. Gaetano, medico capo in T enente-colonnello medico con an. .ritiro. zianità 10 settembre 1869. RA VEGGI Ferdinando, medico di Capitano medico di 2a classe id. regg. di 2a. classe in riforma. 6 maggio 1867. CECCARJNI cav. Gaetano, id. id. id. Id. id. id. 14 dicembre 18137. CAMURI Gaetano, id. di battagl. di Id. id. id. 1° gennaio 1874. l a classe id. Maggiore medico con riserva d'anMAL VEZZI cav. Lorenzo, id. di reggimento di 2a classe id. zianità.

Con Detm--mina$ioni Ministe1·iali del 23 marzo 1874 . RAPE'rTI Giu~eppe, capitano medico di l a classe, 29° fanteria. Trasferto al distretto di T orino. ROSSI Fedel'ico, id. di 2a classe distretto di Torino. Trasferto alla direzione di sanità militare di Torino. VITTADINI Luigi, tenente id. di 2a classe, 28° fanteria. Trasferto al go aitiglieria. BELLAZZI Luigi, id. id., direzione di sanità militare di Milàno. Trasferto al 29° fanteria. RAVÀ Ernesto, id. id. , id. di Firenze, Tt·asferto al 28° fanteria. ROSANIGO Alberto, sotto-tenente medico di nuova nomina. Destinato alla dire:.:ione di sanità di Torino. • GRILLO Niccolò, farmacista, direzione di sanità militare .di Napoli. Tra.sfe!'to alla direzione di sanità militare di Roma. P ALLI Michele, id., id. di Roma. Trasfer·to alla direzione dl sanità mi lit.are di Napoli. GRANETTI Vittorio, sotto-farmacista, id. di Milano. Tt·asferto alla fat•macia cent1•al~ militare. PARIGI Francesco, id., farmacia centrale militare. Trasferto alla direzione di sanità militare di Milano. Defunti. FEH.NANDEZ Alessandro, capitano medico della milizia mobile, distretto di Cagliari. Mor to in Livo1·no il 10 gennaio 1874. FOSSI Luigi, id. id. , 6° cavallel'ia. Morto in Terni ~l It gennaio 1874.

/fl Dù·ettore •

Colonnello Medico Dott. Cav. PAOLO MANAYRA.

Il Redattore' e 0 fn·ente

Tenente Colonnello Medico ·Dott. BA.ttOFFIO cav. FEJ,ICE.


ANNO XXII -

Firenze, Aprile f874 -

N. 4.

jt VVE~"-TENZA A scanso di equivoci e di recriminazioni, il sottoscritto si

fa un dovere di avvertire i ,Signori Medici militçtri che presso la Direzione di questo Giornale havvi · un buon numero di Memorie, alcune recenti, certe altre dell'anno scorso, che aspettano il loro turno di pubblicazione. - Ora siccome il pubblicarle tutte per intiero porterebbe un pezzo in là, con poca soddisfazione degli autori di quelle, che non. potrebbero essere .stampate che fra pareechi 1 mesi, s'è .stabilito di dare un sunto di· 'tutte le memorie · •~rretirate, a fine tli ·mettersi in giorno colle nuove, e di poterle offrire ai lettori. man mano che capitano, e prima che abbiano perduto il loro profumo di freschezza ed il pregio dell'opportunità. · Il soùtoscritto mentre fa asseg'11amento ·sulla cooperazione · di tutti glij Uffiziali eli S1;1.nita; .gl' invita •.a ·volèl' trattaN pr~ feribilme'nte temi attinenti a lla. medicina· ed ·alla ·chirurgia militare,' ciò che non toglie che si · faccia buon viso anche a quelle memorie,. le quali verserebbero su questioni di fisiologia, d'igiene o di terapeutica non esclusivamente relative alla milizia,. é presenterebbero serie garanzi'e, vuoi dal lato dell'interesse scientifieo, vuoi .da qu·elJo dell'utilità pratica. Do·vendo· p0:i · il G6niitato di. Sanità· trasfer.irsb a Roma · p el 1° di maggio, tutti gli Scritti :d~stinati al' Gior,n(hle dii .i11edt'cina mibz'tare verranno spediti colà direttamente, onde evitare de' giri viziosi e dei ritardi nella pubblicazione. Il Direttore 1'\

Gio,·nale di Medie. milit. 1874.

MANÀYRA .1 '

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CONCORSO AL l .(

Pren1io JYiilit are R'IBERl

E.sirwi,o . ~z{J'i10r' P.resiçle.pte{ Colleghi Onorevolissi?nti. .Onorato al mio primo giul)gere fra v.oi .dello scab1:oso1 quanto lusinghiero incarico di esaminare le mem:orie degli Ufficiali di Sanità, Ghe nel. pross-hn:o, passatb ~.nno conca,r;se.rq al p11emio Ribèri, e di riferire intorno al rof;rito di .esse, vi comunico oggi il risultato degli sttidii e de' oonft•,enU.da: me fatti, non che le conclusioni che mi •pavve potersene ·ooscienziosamente dedurre:

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'

· •Nuovo·'a quésto genere di elucubrazioni e, pel-' so_prassello, sprovvisto dell'acume, della dottrina e dei mezzi necessari, il mio rcsocòntò non ptiò non riseittirsi , ~1i sitfa.tte ~f<Wo~~voli circostanze e riescir incer to, monco e imperfetto·;. ma mi· af.fìda 1a speranZa che. voi mi terrete canto .çl.el h non volere, -qi cui féci ·prova accettando di buon grado H difficile corppito, e sorregge1~ete colla vostra esperienza i mjei giudii:ii ma;l fermi, e rettifichereté co1l'ampio senno e l'erwlito. vostro c,riteri9 ~e interpretazioni storte ed i fallaci apprezzament i, che per avventùra rni :poti'ebbero sfuggire. Le Memorie pervenute irt teiPpo utile a questo Com,tato sono tre, conie voi ben sapete. La l n ha p(er epigrafe : Svelare .lrz, finzione, smascherare l'impostw·a è il p iù bell' omaggz'o che render si possa alla ver-ità. BETTI.


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La zn porta in fronte la sentenza : La simulation des maladùJs a até soumise à d,es p~·incipes, et on en. a fait u.n a'rt. PEROY e D. L AURE::-iT. La 3a è controdistinta col motto: Viribus unitis. Il tema proposto l'avete tutti pros.enle; rammellterò ciò non ostante che esso ~ra concepito nei termini seguenti : « Delle malattie pii1 frequentemente simulate e provo<< cate dagli 'inscritti! « Dei critel'ii scientifici meglio appropriati a riconoscel'le, « Dei provvedimenti ravvisati piu acconci a prevenide. » Nessuno può negare a questo tema il pregio dell'opportunità, e difficilment"C se ne troverebbe un altl·o che pel meetico militare abbia al trettanta importanza, e gli fornisca materia a più svariate cd utili meditazioni : ma appunto per questo, il tt'a.ttarlo cOnvenientemente e in guisa da r ispon.det·e per: intiero al triplice quesito di che esso constava, non era imp1·esa di così lieve momento che qualsi\'oglia ufficiale sanitario avrebbe potuto tentare, con speranza di felice :$UCcesso; ond' è che Paur.i quos cequttS amw;it Jupite1· aut a1·dens ebe:»it ad rethc;·a virlt~s, Dis gmiti, potue1·c.

A chi sembrasse che lo scarso numero.dei concorrenti stia a ùinotnre che la coltura scientifica dei membri della famiglia ,medica militare non è all'altezza del loro mandato e del progresso moderno, farò osservare che la quantità prova meno della qttalità, e che non t nt ti colol'O, che hanno la capacità, hanno il tempo di condo1're a ter,mine nn' opera di lunga. lena. Qualunql1e possa essere su qnesto particolare l'altrui pensiero, io son lieto di diébiat·are, 1~e1' conto mio, che le tre memoriè, su cui ebbi la sorte di dover fare il mio noviziato di critico, sono tali che il Corpo sanitario ne può andar superbo; poichè esse dimostrano iereft·ngabilmente com' esso nulla abbia da in vidiare ai Corpi sanitari delle altre nazioni,


220 e possegga ufficiali intelligenti ed operosi, ~?.he non risparmiano fatica o spesa per tenersi in giorno di quanto concerne l~ nobile e difficile arte salutar e, a decoro ed incrementq dell'arte medesima, ed a vantaggio de!P Esercito, del quale non sono nè l'ultima, nè la meno "talorosa parte. Se mi fosse lecito in argomento serio, grave, positivo, com~ è questo, di prendere ad imprestito un paragone della mitologia, direi che dinanzi alle tr.e tùernorie surramimtate io stommi perplesso ed irresoluto come P a1•ide, allorchè là, sul monte Ida, fu invitato a sentenzia:tè quale delle tre Dee, Giurtone, Venete e Minerva, avesse' ad a·vere il lpomo destinato alla più bella. E credo. non andar lungi dal vero supponendo, Onorevoli Colleghi, che M' miei panni sareste 'l~oi pare imbarazzaci, e, sul far di Salomone, pi·oporreste, com' ·io stesso n' ebb i voglia, di scindere in tre il pomo, e di darne uno spicchio a: ciascuno dei contendenti. - Cionondimeno, a maggiore vostra edificazione, e perchè apparisca meglio gil'lstificato il mio asserto, darò qui un breve sunto analitico dei singoli lavori, rimandando chi desiderasse più ampie informazioni, agli appunti ed ai commenti critici che qui unisco. La Memoria N° l, meno qualche lacuna, risponde adeguatamente, a mio paret'e, alle due prime parti della questione proposta da questo. Comitato. In essa son trat teggiate con maestria ed evidenza le malattie e le imperfezioni, che più spesso gli inscritti prendono a simulare od artatamente sì procurano, 'per esimersi dal militare serv.i~i o: ·sono svolte con piena cognizione di causa, ma ·senza esuberanza, i precipui criterii teorici e, pratici, che, giusta H raziocinio, la esperienza e l'autorità ·dei più accreditati scrittori, valgono a fal'li rìconoscei·e. - La risposta alla terza è, appena adombrata in •qualohe punto : l'autore allega a sua scusa la brevità del tempo e le molteplici sne occupazioni. È ·da rammaricare ch' egli non abbia. potuto c;ondurre à compitnento il suo lavoro, il quale, benchè incompleto é n€>n scevro di mende, è pur preg:ievole e. fiDerita eli essere onorevolmente


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ricordato, tanto più-ch'esso è scritto con molta chiarezza, in ottima lingua, e~ in quello stile ·piano e spoglio di ampoUo sit~ e di ribob.pli, 'eh e tan,to si addice alla, trattazione di còse di· scienza. El vero che difetta d·'originalità ed ha troppi punti di contatto col Libro di Boisseau sulle malattie simulate; ma in opere di taL fatta, quando non s'abbia un.o sterminato fondo d'osservazionì proprie, bisogna per fot·za sf1·uttar.e i trattatisti. :{_,à Memoria 'N? 2 è completa, assestata e scritta con c~hìa­ rezza, ma p{)co accuratamente; forse a motivo delia furia con cui venne compilata. L'autore si è giovato acconciamente delle opere pubblicate su tale argomento in Francia, Ì!l Inghilterra ed in Germania, senza lasciare nell'obblio quanto ne scrisset'O i nostri, e massime i medici militari, che hanno maggior•·oornp.etenza in bale .materia. 'l'anto J.e simulazioni · che i mezz·i atti- a svelade sono. accennati copiosamente e con precisione, non vi si notano che rarissime ed assai lievi' mancanze, nè mai s1 incontrano ripetizioni futili ed oziose. I proyvedimenti consigliati per prevenire le simulazioni sono savii, ma non tutti egualmente di pràtica utilità e conducenti .al .ftn:e agognato di tagliare il rnaìe alla · radice, e oiò non per l' insufficenza di quel provvedimenti, l ma per l'indole stessa del male, che non ammette rimedio, la simulazione e la menzogna essendo inerenti alla natura dell'uomo, ove la famosa sentenza « Omnis homo mendax » non si repu'ti una. eccessiva alzata d'ingegno del Salmista. Questa memoria è corr~clata di tavole laboriosametite redatte, che pbssono riuscire fet::.onde .d' illa:oioni profìtte.voli al perito ed alla scienza, a patto ..ché l'autore vi aggiunga al~ cune indispànsabili indicazioni.. La Memoria N° 3 può considerarsi come una serie di monografìe speciali, relative non solo alle malattie solite a simularsi dagli inscritti, ma anche a quelle che preferibilmente veng0ri0 allegate da' soldati, sià per fa:rsi esentare da qualche servizio sgradevole o pesante, sia per oarpire una pen-


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sione od Ul'l congedo di rifonna. Il campo ·ftl allat·g:ato •anzichè ristretto; per cui questo lavord p1·ese te proporzioni d'un voluuJìnosissimo t rattato. 8om' è fa~ile a comprender si, esso è la risultante di più forze riunite, il prodotto di pii! penne coalizzate: manca per ciò d'omogeneità e d'un iform ità, tanto dal punto di v.ista scientifico, che dal lettera.vio. ':Ma questa è una pecca, a cui. si può facilmente rimediare, e cl1e d'alk611de non nuoco ptmto al merito sostan~iale dell'opera. L'e diagnosi tlifferenziali sono esatte, ben condotte, diffuse : il solo rimprovero, che si può loro mu overe ·è qttello di essere più min ute clie non lo esiga per a~entura la specie dei· lettori a cui devono più par ticolarmeate servire. Questo medesimo app'unt<> conviene del pari all'indicazione dei 1nezzi diagnostici ed aL modo di usarli. Gli autori di questa oper<li l>Oliamlr·a, non K'i'rebbero dovuto 'perdere di vi sta ob'essi 1)011 iscrivéiVa:no già per giovani studenéi ignari tuttora delle pitt rudimentali nozioni medico- chirurgiche, ma per u·fficiali di Sanità piil o meno lll"ovetti, a CLli soao famigliari i diYet·si metodi operativi e gli strumenti che tali mctedi r ichiedono. All'infuori dell'abbondanza, sovemhia a mio avviso, e di alct111e opinioni alquanto avventate , la, materia è svolta ordinatamente, senza ambagi e con lusso non comune d'erudizione. · Questo lusso, è pur d'uopo confessarlo, costò assai meno ai compilatot'i di questa memoria che non sat·ebbe costato ad uno, che da solo si fosse sobbarcato a tanta tM le di lavoro: È detto nella prefazione che i medici che scrissero !sl11le malattie simnlate, da Galeno a Boisseau e a Kl'atz, si copiarono Sl1Ccessivtunente ed a vicenda ; ciò che è rrell'ordine 11aturale deUe co::;e, come lo prova il fatto stesso dei nostt·i compllatod, i quali giovaronsi largameniìe delle dgttrine e dei casi, che trovansi nei libri di coloro, che Ii precedelitero. La lingu·a ìn gene11ale è a:bbasta nza bùona,. verò s'~ncoJl­ trano qua e là de' gallicismi e degli idiotismi; mende da cui

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si purgherebbe agevolmente questo commendevole scritto con qualche potatnra e con un po' di lima. Cosi stan,do le co:;e io vi propom.·ei, Onorevoli Colleghi, di dividol'·e il premio fra la memoria N° 2 e quella N° 3 e di aucordare. la menzione onorevole alla memoria N° 1 . Ove la sugger·ita divisiol)e non potesse effettuarsi, perchè contraria, se non alla volontà di chi istituiva il premio, al modo di veder<:\ d~ll' e:rede . di lui, o~inerei che dove,.sse avel'eil premio l'autote . della memoria N6 2, che compì da solo l'opera sua, si val-se di materiali nostrani pih che di esotici, parlò in nome çlella propria sperienza o di quella dei suoi confratelli dell' E~ercito e prt>clnsse ta·vole statistiche, da cui si ricava quante e qUali siano le malattie 'simulate in Ull quipgu~nniç> .da' n9.~~r~ ~n~?ritti, e .~~ rp.a~~enne rig;_orosamente nei limiti del pt'ogra'mma di <tuesto Comitato. Gli autori della memoria Nl> 3 vorrebbero essere s.olennemente lodati 'ed incoraggia~!. a ta.r di pubbfi6a ràgiJne la loro opeta, previe quelle modificazioni e tnigliorie che essi mede$imi sentono dovervisi introdm·re. Eccovi, ònorev0li Colleghi, il verdetto éhe, dopo maturo é spassioU'àttl esam'e 1 nii' 'C0nvinsi pote't'SÌ })()Ttare sulle t;fle me.mo:rie snçcitate, e che sarei fortunatissimo se troYàsse un:' eco" favorevole néllà vostra· eoscièn~a, · e· venisse <la · voi benignamente accolto e conf~rmato .

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FireM,e, il 23 marzo 1874. l

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- I Membt·i del Comìtato C'E:R.ALE ' - .GROSSI 0RSELLI.

Il Pre~dente (,lc~l Comi.tato CoR:TESE.

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Riswtato dç~. (J.O'fiC01"SO relf?tz'l?amen~e ~c{ 20,.n~esf de~çn·si dal t<~ 4.,icernbr:-e 't871 ·a tutto i~ luç;,lio /873, sztl le1~~Cf : . « D'elle lnaJ.a!tie più frequentemente silnulaìe o ptovocaté dagl' inscFitti. t~ ': .Qei cweri ~çie)Ìtifici me!J'liO appr~priati a riconoscerle.

·« Dei vrocedimenti ravvisati piil acconci a prevenirle. » -, (-- )~?.

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Il Comitatò di Sanità )llilitare, Fl. C~li è a-ffidato r inçarice di proporre i temi e di ·a.ggitJçlicare il. premio Rib.e ri alllautolle ~el.la miglione memoril). sv:i ·tell\i proposti .._d:opo avere .diligente,mente, esarniqate ..l.e 1memorie spll'anzidetto ay;gqme.nto, e do,po. ay,ei;e udita. ed approvata tmanimemente, nella s.e duta del 27, marzo , ~:8~4, la R,elazione del signor çolonnello mec1ico cav. Pao~o Manaryra, mem' .,. bro di esso Comitato, pro~l;J.mava degne ciascuna delJa· metà del premio (l'i lire·\ooo le..due memorie che avevano per epigrafe( l'una/ « La simulat~'on des maladies a été soumise à des princ.i:pes, et an en a fait un ;,rt. » · ' ' · L'altl.'a: << Vin'bus unitis. » Apertesi le schede, si trovò che d'elia prima è autore il signot' dott. Tomellinz' 'Leopoldo, tenente medico presso H 20° reggimento fanteria, coàdiuvato nella parte statistica dall'altro tenente medico signor dott. Vallino Gio. Battista, addetto al Comitato -di Sanità militare; e della seconda sono autori i signori dottori


2:25

Ba1·of!io cav. F elico, tenente colonnello medico direttore di sanità militare di Firenze i .Riccim·dt' Ettore, capitano medico presso la direzione suddetta; Fretti Carlo, capit~no medico presso il 16° reggimento fanteria; e Boninsegna Clemente, tenente medico presso la suddetta direzione di sanità mjlitaee di Firenze. In pari tempo esso Comitato giudicava meritevole della menzione onorevole la memoria con l'epigrafe: Svelcwe la finzione, .smaschem1·e l' impostum, è il più bell'omaggio che 1·ender. si possa alla verità : il cui autore è il signor dott. Pola Cado, capitano medico presso il 60° reggimento fanteria.

PS. Per interpretazione legale data alla volontà del compianto professore Riberi, non potendosi addivenire alla divisione del premio i esso Comitato stabiliva di darlo .Per intero al signor dott. Tomellini, autore ·della prima delle citate memorie. t: Il Presidell/~ cle! Comitato di Sanità milila•·e

Co~·rEsE.


22B

INFEZIONE TI-FOFDB:A LATENT·E'• t. t

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P1.acenza, o marzo l t>l4. ,,..

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Una ma1attia la qttale per la sua frequenza e micidialità merita tutta: l'attenzione dei p1'atici è senza dubbio la febbre-'tlt'oiclea, ocl ileo- tifb, D tifo ' intestinale. Conosciqta e stata stuçliata fino dagli atitichi non 'venne però considerata come malattia speciale e distinta che da pochi anni, allorquand() cioè l'anatomia patologica dimostrò che in tutte 1e febbri continue· gra'Vi, ~nali la febbre maligna e l'adinàmica, la mucosa e la nerwosa, sotto le quali ·denominazioni era in allora conosciuta, noll' vi aveva che una sol ~~ e medesima lesione, quella dell'intestino tenue. -Stabilita in, massirna qt.resta localizzazione le si .diede il nome di f?bbre entero-mesenterica, f ma tùttavia per molto tempo ancora si r iservò il nome di febbre mucosa al tifo ad anda.ment0 leg·g·iero e benigno, di febbre nervosa ai oasi piì:t gravi, ehe st :accompagi)avano sopratùtto èla prostrazione e sintomi cerebrali intensj. I successivi progressi dell'anatomia patologica e le pi:èt min,ute vicer·che di rnicr0seopia e di Ghimica clinica illustJ?arono per modo questa proteifor.rne malattia che ormai di essa rimane ben· poco a studiare se si ecc~ttui la genesi del virus ~ifoicle


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intorno al qdale le discre}Jante dei patologi ì"ivelano ab'bistanza 1' incertezza e la confusione che regna tutt0ra nel campo del.la selenza a questo riguat·do. Malttttia la quale imperversa tanto n·eU'abituro tle'l po"Verb ~he " riegli spf'èndMi tpà'lagi1 del ricco',· rrelle città come r~elle campagne, miete eziantlio ogni anno buon numel'o di vittime nelle fila del nostl'.o · ésercito, fatto che non deve l'ecar ·meraviglia ·atlor~h.'è si O'onsideri che la. febbre tifoidea si osserva colla massima frequenza dai 20 ai 30 anni, e che il suo sviluppo è grandemente agevolato d-a ògl'l~ agglomeramento di individui. · La frequenv.;a con cui questa>. affezione si present.:'l. al pratico reca la necessità di studiarla per bene nelle sue modalità 'più 1 ra1'e, nelle sue maniféstazioni 'Piil subdole ondé· mettersi in grado di rioonoscerla per tempo, e p er conseguenza anche arréstarne i progressi con una terapentica i'a:zi•o nale, berrchè essa ,non sia nel-la·rrfaggior parte dei casi che puramente sintomatica. L'ileo tifo come osserva il G1·iesinger «·si comportà come tutte le ca:ltre malattie ·di i'l'lfeziOlie,· a •lato • delle f<:n>me compli~ta­ « mente svilupvate si osservano tu-tte le forme intermediarie, « dalle più leggiere alle piil .gravi. Si dann.o infaLti ·dei v eri <<·']ilrocessi di 'febbr·e · tifoide eli una dnrata di · 4 o 5 giorni << ed anche meno.» Indipendentemente da ·questa fol'ma ohe è .conosdùta sotto >irl· nome di · typhtts 1 levissimus, tifo lé'tpir·ettieo, tifo abortivo, molte altre se ·ne pre;;entano, ed è così elle gli autori di Patologia descrivono la fot'ma infiammatoria e·~<!' biliOsa,' l'>atassiéa.' e l'adinamica, distinzione•la.r quale •ha la su~rg:~:ande importanza ·per esset'e intimamente collegata alla terapeutica. E dal diagr10stico delle furme 'crlé (coine dice n1oltb rassennatamet1tè H. Mtnpia'nto l)rdfì. Timmermarrs) ne de· ri.vano Ie indicazioni fondamentalt Cosi· irr un caso si avrà giovaroent0 dal·ghi<\ecio' e 'dalle ' bèvand'e .ci,anOgéiiate, 1'Inentrein un talbro• lo S,i' à.v1;à dai .lasst\.tivi, am ·un ammalato tomerà utile n· vino e la china, la dieta nutriente e riparat1'ice, atl un a<ltro sarà invece- m~céss'ai'ia la rigorosa astinenza. I successi che si ebb-ero .sempre in ogni tempo dai metodi ·i più opposti, e gli esiti infausti! dai compensi terapet'ltici che mag-


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giormente sembravano acm·editati dai pt•atici inducono a handire da questa malatti:t ogni pt•eyenzione sistematica ed a badare ben bc=1ne che tanto l'alimentazione quaNto la 'sommiDistrazione dei rimedii sia subordinata alle Yal'ie forme sotto cui si presenta. Facendo questa considerazione non sarà più possibile ripetere quanto il Grisolle disse di questa malattia che non esitò a chiamarla « l'obbt·obdo dell'a1·te. » Olt1·e le accenate forme di febb11e tifoidea e che essendo ·più o meno frequenti vengono tt•attate da tutti gli scrittori di Patologia l\Iedica Ye n'ha una la quale non è tanto co·mune, e forse pet· questo da molti non viene neppure accennata. Questa è la cosi detta forma latente di Gt·ieslnger, e conosciuta anche col nome di tifo ambulatorio. « È innegabile, dice questo autot·e, che vi sono individui « i quali risentoJ10 per settimane e mesi uu leggiero males« sere che loro non il)lpedisce . di atteqdere alle Jo11o ordi« narie occupa~ioni. In seguito diventano pallidi, provano « dolori alla testa ed alle membra, hanno un po' di diarrea, « e talvolta dolori in fot·ma di coliche, il loro polso è acce« lerato, si constata la presenza di un esantema, ed una tu« mefazione della milza. Questi amn\alati non danno nessuna « importanza a queste lot'O soffereur.e, non reclamano alcuna « cura. Frattanto ad un tt·atto sopravvengono tutti i sintomi « di una febbre tifoidea. » La necroscopia rivela nella maggior parte dei casi in modo evidente le alterazioni caratteristiche delle placche di Peyer, ora invece ln mucosa intestinale non presenta che i s~ni di un catai.·ro di.ITuso dell'ileo. Sarebbe questo il catar1·o intestina)~ specifico descritto da Trousseau? Corto è (',bo 1' infer.ione tifoidea latente è una delle forme pitl rare; ùi questa malattia ed n.ncora più rora è In mancanza delle placche dotinenteriche. Per questo motivo, Egregi Colleghi; non ricscirà. spero a .voi discaro che io vi ricor1li per sommi capi la storia di un caso interessante di questo genere che testè ebbimo occasione eli osservare, questo fatto clinico se ben vi· rammenl.ate, è stato fl'a noi argomento di qualche discussione


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allorchè pur troppo l'esito letale conduceva l' inf~lice che ne era l'oggetto al tavolo necroscopico. B....... Ermenegildo soldato nel 4° reggimento Artiglieria di ' tèmpeFru:nento sanguigno bilioso, di buona costituzione, riparava all'Ospedale militate 'di Piacenza il 14 gennaio 18U nel riparto di Medicina diretto dal signor capitano medico dott. cav. Alliana. Intet'rogato sulle sue precedenze morbose, asseriva aver sempre goduto in p;:tssato la più perfetta salute, nè ricordare malattie pregresse. Soggiunse che da un mese avvel"tiva qualche doglia ricorrente all'epigastrio con generale malessere, alvo irregolare, Mfalea piuttosto insistente e soprattutto una gt•ande prost-ra%io'na ed abbattimento 1

nelle forze.

In mezzo a questi disturbi, l'appetito si era conservato inalterato, anzi erasi accresciuto, e credendo il B ....... di rimettersi da questo sfinimento domandava ed otteneva una razione supplementaria eli pane sentendo prepotente il bisogno di un' àliroentezione piu riparatrice. Perdurando questi disturbi si déterminavn acl annunciarsi ammalato, ed il Medico del Corpo lo mandava sem~'altro allo spedale. Alla prima visita mattutina si riscontrava una lieve tensione alle pareti addominali, la lingua era cuperfìa di un intonaco biancastro, 1~ sete era piuttosto viva, la , cefalea persistente, le evacuazioni diam)iohe che si ripetevano con qualche frequenza, nei precedenti erano diminuite, e l'alvo aveva tendenza a regolarizzarsi, era ùel resto apirettico, e non accusava altre sofferenze. In presenza di un quadro fenomenologico cosi benigno si formulava diagnosi' di catar<ro gastt·o-énterico, e posto l'ammalato' a dieta, gli si pt•eseriveva una bevanda tamarindata, confidando che una cura anche negativa congiunta al riposo, avrebbe in breve fatto ragione di un fatto morboso, che si presentava con apparenze cosi benigne. Per tre giorni le cose JIOU procedettero diversamente, l'ammalato pareva anzi immegliasse alquanto, l'appetito si manteneva discreto, tant'è che la mezza eli vitto dell'ospedale non gli era suffi-

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230· ci~nte a soddis(àdo. -Non fu po.c~ per c.onseguS\n/5-~ l a; ));@stt~ sorpr._esa, ·allorchè si 11ileyava. nehmatti:uo d~l l,S; os~ia tre g~o1~11L~a~ ,s.q9 iugressq ail'lo 'sp,edf!.l~, · r>he I'I\15JSt<;> \nf~Jiçe ~;za in preda: a, .rea,zione .;febqt'ile spiE)'g ata. cpn pelsi feeq~eq;ti:,da .rag­ giwn.gere JpO p~1ls;azj.g11i al minutq, henchè fosset•o delDoli e pk0oli.; s~., no.t~ya .inplt:te •calore ,uP?1:tte alla pglle\, <'~efa~~a gra'vativa inten-sa:J .,sussùlti ai ietadi~ai,· detido-;aiten)atò a. ~op6>_ne. La 1);i-1;1._gua: ;e;1a l}O;l~~.• ed p.scj,t~t.t~, , ~r:~eteol'i'\Z1!-t0- ·-l '·ad4ome; epigaflt~·io d;clqlent~-. àll'} p~l,paziQllSì, un 1~0, tqmida .. .J,ar ...reglOJae s,plenj ca. Questo. ~omplessq di. sintomi, indusse .la; .eo1?.Y,>Ìllziqne ~h~ ..si •tra,ttas.s,~,·di qni} f'e!J:b,:e, t.~fqidea, ~4 in questo, co'ncettq. J~0U:V'euJìe 'Dt;tre,,iJ no.st1·o. signor òil~e-ttore mag.giore ~e'"' dico cav. Plaisant al qualé si et~a tosto r iferito f~ella g,ra..,~ità rle~ ;C~R · Si :Pi:'es~rissa \lll

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grçt.mnw .cl~ solfato. di1.ehin~na djl!:l,itp ·hl t1i1a limonea miueral~ s0lf~r.ica,, n0.nchè una · mi.stur)!. ·~c«i­ tante~diff~tsiwa com-nosta..@r .me.liss,a ed, etere, :9~·di·n,aw1osi ·l~.l.,lre l' ll<PP~Lcazione .di.. due, -f:Jenap1~$.i ,1ai- polpacci. All·a vi-sita ,del po:tp,et~ggio .coru~jnup.y~. :la,,.,.c~fqJèal' il-çle)ir~o ~~ , iJ so.pove $i ~l te1~!1 l:J.Y,~no; , te;tl!Iton~e~.J,:O ; pqstp nella .cavitP.. lJ.SCfàilau~. S§lgn.~;v.a .4'"~0 fp, il p.olso .a).!a vadiale da;va· UO p\llsat~e>,ni_, ;il miJm~q. Il~ 1~ Sll.pces~i;Vo[>i polsi!·eran,<p de.press,i, non 9~tan;te la terup.enatur,a ~ i Il'laiJ.tenesse se]npre .ekvatq, (4;0° 6 al mattin.o . e ·,4.0~r-!}elle ~ ore ;:Vespertine),, e~isteva sempre ..Ja c-efaleà, la ~.~te, e~:a . axdente~ l'alvo- s~itiqp,, la J.ipg.u.a ,,a·~f4Lutt~vlfuJigi­ nos.e Je gepg~''i!'l e·d ,j clenti., tensione e, rnete<3rism<J jneU'~açl,­ dmne. Urine spahe, ed abbondantemente pigrnentate. R}g ~1arçlo a qu~t'ultirp.e, ànohpi rno.n l3S$er,e, i.n grado .di espQrl1!3 ç1ati numerici pr~çisi. intorpo ..aJJa."lQl'o )·~f3n~ it~7 quantità. e .qìlil-aiH1XJ ng1} 1; e~sendo,si p,er vagiq1;1i it:!çJiP.Eln,clienti d~lla 'Volon.t.àa pQt.lll·to. sGttQl{Q:p~e ad (ana}isi.,. È_,;n'o]a UJ.JWOrtanza che l'asse).lvazion~ delle orri.l'l.e ha nello stu,gio. dell',infezione-:tifosnl dal, ptmto.ln yis.t"\ Jlratìqo; giapc.P,~·1 si · p-uo~ ..Qir.e ..vh.e, j ·primi in ~li.zi! de-), ~i ­ gli.ora,.me~~.t9 ;.fl.Oll.O;·gu~si c.o,st.apt~l}1ent!3 segnati dal ~i.to.R.\H~ di a.l~unj_ pri'\leipU ·qhe. nei gic~l1lf.Ì #.-i ,aç..ur;ie del. male era mo {>C0~1P:W.Si q. òimi.p,uit~1 ·B:ito1'J.laq~lo a,J~Jlostpo aQ11f1al':'lto sog~itH1 -.

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2:31 gerò' ~he nello ~tesso giprno 19 si ripetè l'amministrazione del chinino siccome l'agente che secondo il 'l'ommasi, è capace di « sostenere j JJWocessi flsio'logici pit~ i rl/tr~tta111,ent~~ comp"'•Qrnessi, dall' in(czion~. ~~ §U in~iste.tt~ stp, ·r~v.ulsiv~ cutaoei tanto raccomandati da TimmerJ;Uans il quale soleva· sempre ricorreevi in qne.Sti casi per ov.viare, egli diceva, n.lle congestioni ed ai trasucta.menti aracnoidei e sotto-n,racno\dei clre ntilll'e febbri tifoidee s~ , fan nq,,,. 13, d éf11},10 in gr,ao, P4tjt~ ra· gione .dei più gravi sintomL cerepral~.. ll~a nè. la chinina nè i vescicarHi ·valsero a scongiurare l'esito letale ch13· pur troppo a:vvenivar; il giorno 20 St'iC0essivo q.lle •4 ,.antiJ1?.~t;~dip;,ue.. ., L'autopsia p:•aticata 30 ore \ÌQpç> il decesso t al!~ vo~tr~ presem~a SOrù!'Pinjstraya i seguenti risultati ;. Abito ·estm•no. Nulla, di notevole tranne la poca,·o null.~ nigidità. .cadaverica. ,1 .l Oawz'tà. o.r·(J.n~'rtfe. Ht cervello ,presentava qua e là qualche punt~ggiatura l'ossa nonchè una piccola .raccolta di siel'o nei ventricoli e nel tessuto celhllare. sotto-aracnoideo. D€ll restp • 1~ sua eonsis-ten~a era per nulla alterata, , v , 1 Cavz'tà toracica. J polmoni offrivan(\, nei lobi inferiori traccie di ipostasi molto estese senza resiç\ui di· inuammazioné"nelloro ·parenchina. Del t~.esto : ess\ galleggiav~go e· pre-1 pitavam.o· :in Mtte' le·. l.oro parti. Nel, cqppe .~i riscontray.ano integre. le, valvole ed ~ ventricoli, un, lungo coagulo fibrinoso aderente all'orecchietta destra òcclucleva in pa1;te il corrispondente orificio <l.uJ?i colo-v entricplar~ . .. 1 . t ni! _. "'·Ca?Yità. add.orninale. J?,oc? s~eiìP .nel cfl;vo, peritonale. 'r.umide le ghiandole !l1eser#riche. L..o stomaco presentava qualche arboriz:1azi<!>ne nel tral(to di mucosa corrispondeJlte alla grau···èur-v_a. ·L' intestino -~()nu-e. ofihva un:.i,njezio.ne ,ip,eremipa sotto r.forma .di ljpee t~ayer~ali unit~ a . raromolliml'lnto ed assottigliamento della mucosa in varii .punti. Il rima~ente della: massa intestinale (la quale: vem1e...tutta. quau{a ~~volta e, sottoposta a ripetu·f!i ·lavacr:i) pr.eselltfl:va la, me..desiJPa i~1.i.e ­ :zi.one'. <A·loune placc~e \di P,eyer pal't~cip~vanp a q\}5lsta alterazione, nessuna però :~i esse presentavg_congestionç, tume-


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fazione ed ttlcerazione. Milza un po' tumida e rammollita, il suo tessuto era nerastro, e si lasciava facilmente rompere sotto la pressione del dito'. I r eni, il fegato e la vescica ven, nero riscontratr della consistenza, vòlume, e colori normali. A fronte di questo repetto cada:verico poteva elevansi il dubbio se si trattasse realmente di febbre tifoidea, o non piuttosto di una meningite od una semplice gastro- enterite, due malattie le quali hanno molti sintomi comuni. È un fatto che nel nostro caso concreto mancarono alcuni ·segni che sogliono di rado far difetto nella febbre tifòidea, cosi non si riscontrò la roseòla tifoide: la diarrea, le epistassi, le einorragie .intestinali, il catarro bronchiale'. Per altra parte ' si constatò la tumefazione splenica benchè non molto pronunciata, si constatò il meteorismo, il delirio, la prostrazione considerevole, l'abbattimento delle forze, la cefalea, questi due ultimi sintomi ai quali gli autori aocorchmo t.a nto yalore preesistevano già da pi,ù settimane avanti clie 'B ....... riparasse all'ospedale: è questa U'Ua circostanza della quale devesi tenere gran conto nell'apprezzamento di qnesto fatto morboso. D'altronde nella meningite quali sono i fenomeni più salienti? Tutti concordemente sHgnalano come tali i vomiti frequenti ed abbondanti, la· éostipazione ostinata, la lentezza tdel pòlso, la rigidezza dei muscoli del collo,· il calore urente al'la fronte. Acl eliminare il sospetto che si trattasse di una semplice gastro'- enterite come avrebbero potuto avvalorarlo i resultati dell'autopsia vi sono i sintomi cerebrali i quali ognun sa in quest'ultima malattia fanno completamente difetto, e se oiò non ·basta ·vi ha poi un criterio' 'che toglie ogni incertezza e questo è 1l'elevazt'one della temperatura la qÙale ha ì.m valore cliagnostico considerevole e sulla quale Wunderlich che fece .studii speciali sull'argomento ha formulato una serie di leggi interessanti la maggior parte delle quali vennero dal Griesingen verificate sui malati ·che colpiti da febbre tifoidea subirono'·a vari intervalli la: 1111isuvazione termometrica.··

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23~

Siiabilito il diagnostico i:n p.arte GQ1 segni .positivi aena fè,bbl.'e- tlfoicl'eit, il) parte .per l'elimiQazitme, de11<~ altue ,rrfa~ lattre pessìbili, ·sEiifermta~oci · orç~. a: fare"falcul)i. :li'iftessi spe- · cia:li sui re'suitati necroscopici sui quah convergono p.à di... . colarmente gl,i appunti èhe ci vennel;'O mossi , ci~ colo-ro ch;e ITon~•til!etlgono~.esatta la form11Ia diagnostica .'da. 1toi· ·pr.onun,..

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· Negli indiv·i.dui i quali specombo.rro di qu:es:ta ,mf,ltlattia, vien detto, se si >riscontra nèl tubo intestin:Ùe l'lll; a1terazimì.e esse.Dzfalissima, caratteristica e ·,che da tutt~ si sa, consist~ in tn}a .jnUlbn.t.Z'ione semplic·e, o in uni ufeeraziQne deli~ ·plact.che di Peyer e dei follièoli isolati. ·Màncò .questa alteraziol:ie, dùrtque tutto il vqstro . edifieio crolla, nè pu:o.ssi a.:ltlriment1 J!eli~are a feb).;Jre tifo\dèa. No, pe'r fer-mo: o Signori, . D..eppure lJassenza di questa a:lterazione~. cl'ell'ileo può ·smoverei dal nO'stro proposito sul quale dichia:darno sempre cl'imllSYere. Ormai negli annali de!J:a scienza··sorto ·r..egistrati troppo numerw.Si "Ì eàsì eli assenza delle lesioni l~ri'teitbìa:li d~H' ileo-:t~fo, Questi fatti, sieno. p;u.re: eecEJziona:li, . non '•Sal~au.n.o.• pero :me,90 'VeJ?f, e~l il Griesin[Je?;\ auMr.itàJ twu-to compete'lite>Jn. mà.tei·ia, ha. not'a:to che in tutte ·le -grandi: epidémFe :di f~b]ri t;ifoidee si' tro:van.o 'alcuni casi, nèl· q~1ali all'autopsia. non sLriseo:ntr-a nessuila di queste a1te1fazioni, ·o tutto al più.ael catarro'de1rn~o. Lo stesso 'te~ttatista osserva .chQ possmJ.o darsitb.enissimo di~ q.uei processi acu.ti di fehbrec tifodea ~hé ·eon:duconG .~lia 1-nor.te senza l'asciare sul cadav-Me. akmia lesiòne ben apprez• bifef. 't,aTi sono, Egli dice, molte. intassic.azioni Jate1:1ti. Egli è in 11uesti basi che bisogna basarsi per gli apprèzzam:enti:sulla presen0a ' oa assenza 'della' tumefa.zìone splenicaj ' per ' quanto possa essere poeq ;prp.nunciata. · 1 Nel nostro Speèlalé stesso eli· 1Pìacenza:-l ti6n .r:nanch;iamò .Q.i, pnec'edenti· di qqesto ge'l'tere. Nel: fehhra;io .elello · scor.so/ ~ann·q un ;~olda'to de~ 4?-·reggimento A't.tiglieniit:di pne~Jd'iorin qll,estal città se>ecòmbe'va: 'eoi sintomì ili> 'U'l!l:à 1 fèblire, tif@.idead a,:, pìit odnfel'~at,~i ;,à] ·quin1!o gì0rno 1di m&Jl~ttia,.- ,fu'i~Jlltopsia in·a~icat~ aUa presenza ·Cli tu~tti t S::rinitarii rivelava:' .eon1pleta .ass:énzh.: -Gior..rzale ·iJi Jllùlio. milit. 1874.

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di lesioni intestinali, ed il signor direttore di sanità tenente G@lçmnello cav. Frosini, allora direttore dello Stabilimento, cosi concludeva una sua elaborata relazione sulle autopsie del primo trimestre : « Come risultato negativo ma tuttavia abbastanza interes« sante è a not.arsLl'assenza in uno dei casi di tifoidea, delle • « solite placche dotinenteriche, quantunque si riscontrasse « tumore di nùlza e parotiti in suppurazione. Forse la pre« cocità della morte avvenuta il quinto giorno rende ragione « del fatto, tanto più che la mucosa intestinale pel tr:atto « ileo-ceqale presentava alqune chiazzé ben marcate di nnis« sima injezione. » Ma dunque come mai possiamo renderei ragione di una morte così rapida con lo.oalizzazioni cosi leggiere sulla mucosa intestinale e sulla milza, sui visceri endotoracici e sui centri nervosi ? È forza ammettere con Bouchut che « il sangue sia il vei« colo del miasma tifoide d'onde si effonde in tutti gli organi « pet' distruggere la loro tonicità, produrre le congestioni, « ed altre lesioni osservate in questa malattia. » È innegabile che non sempre nelle malattie esiste un rapporto costante fl'a i sintomi osservati durante la vita e le lesioni che vengono riscontrate sul cadavere. Non di rado ad una sintomatologia g1·ave che conduce ben presto ad esito letale, nlllle o poco apprezzabili sono le alterazioni che in seguito si vorrebbe poi trovare qttand-méme. Basti per tutte, o Signo?i, citare la migliare della quale parla con tanto scetticismo il prof. Hebra di Vienna. Ebbene, questa entità patologica, questa febbre ·essenziale, quante volte non corre gravissima ed anche micidiale, senzachè i risultati necroscopici dimostrino poi una lesione ·viscerale palese? Esempi di questa fatta si potrebbero moltiplicare nè vorrei si credesse per avventura che coi medesimi fosse mia intenzione negare l'importanza grandissima . dell'anatomia patologica alla quale l'arte nostra va debitrice dei progre.ssi che va tuttodi facendo. No, o Signori, nessuno può dispensarsi dal fare uno studio attento di questo ramo dello scibile medico.


23()

Senza l'anatomia patologica 1a' medicina .sareb'be iricom-

ple't'à e cadrebbe al i'àngo del più grds.~olano empirlsmo. :M~

pur ammettendo que::;ta verità-. in;co.vcussa, p.armi potere senza timore di co.ntraddirinit affermate corr pieno con:vìnoi~ento, èhe l'anatomia: patolo&ica non d~e essere la sola ed 1{-moa base della medicina (l). Il T~~epte 11ledico

DAVIDE Ù 'l lT0LENG:Ht.

(l) Rispondendo anni addietro al signor pt'ofessore Tommasi Salvator~ (che ac.cusava i Medici militari di non saper distiugMi'e il morbillo

dal dermo ,tifò), i.o ~oiai come la ~omenclatlira inyentata dai' tede'schi e adotta;t.a ' dai tedesco.Q.li •per· indica.re til tifo e la ,fe.òbl'e tifoid~~' se aveva tlncegio della .novità, non ave.va per c~rto quel~o dell~pJ'ecisi!)ne. ..,Ag1i aJ:gòmenti filolo$'ici e patologicL con cui allor~J. corroborai la mia opin'iow:~· il signor dotto~. Ottolen~Jii ne aggiuog~' qon quèst11- sua memo~ia uno va:Ùdisstrpo. "--·;t valga il vero, sC> si qanno 'dei' casi detti Ileo-biti nei HU!!li' la, t:i~croscopia non rivela la soJita lesione c~ratteri­ sfàea,C)lell'iAitestino, qualra-~i.one d'essere ha la denominazio)'le d'Jieo-tifo non .sì sa perchè' ~.òstit~ita a qU'ella: più es!!tta, piit scientifica e meglio compresa ai Eebbre tifoidea 1 ,' ' . . ' Ileo-t ifo, c,ome ~ià avvertiva, sj.gnifica sop·ore·· ùell'iJeo. Chi primo Usò que!itJ,!ilspre~sion~ er~ un localizzatoi·e, èhe, riponeva la sua sede ·p~e"' et~tua· od il punto di partenza della febbre t~foidea nel tubo intestinale e non vdleva servit·s,i .del yoèabolo J)otù.~ente;ritì, coSi .felicemente cr eatò da Bret<>nneaù. , Ora è · fa,eile il ç<'lP.jY:incer.s~ chE! la p~rola lleo-tif9 impropria ad esprilllere rJg;orosameptldl conçe~to dell'Autore, quando le ghi11;nd.ole di P eyer e di 'Bi!unnér sono ii!gorgate e ' ia- ·muco,sa intestinalè è 'Ìem.pesta~ di pustule (còil.dìzjone, ' ehé denota · tutt'a1tro che il sopore dell'ileo) è più cQ.e Wll'i. im.propr,~a; ,a;Uorchè l',int!')stino non risulta ~tfet't!) 'nè idiopaticani:e!lte,, ·n è sintom~tjc,~J,,ine~~e. 'MI\N~YJtA, •

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CONFERENZA SCIENTIFICA AGt.l

UFFIZIALI DEL PRESIDIO DI i\1ACERAT.A addì 31 gennaio 1874

È questo il terzo anno, SigJ10ri, in cui ho l'onore di di-· scorrervi d'igiene militare e ben so n lieto che oltre di aver di già compilato nove Conferenze, riguardanti tale argomento, siano state da voi, e dai miei Colleghi che le lessero, reputate degne d'encomio, sicchè oggi ~iornq mi si affaccia, da questi ultimi, vive ist.o'tnze perchè le dia alla luce. È questo non lo niego, un conforto all'animo mio, ed uno stimolo a proseguire sulla via tracciatami, che mi riuscirà ognora più facile, quanto maggiormente ~·accrebbe in voi l'amore all' igiene. Oggi l'argomento scelto a svolgere s'è l'igiene di fronte al cholèra.

« E come quei che con lena affannata « Uscito fuor ùel pelago alla riva, s~ volge all'acqua perigliosa o guata. »

((

un'

Così io dopo aver attraversato, or sono pochi mesi, epidemia cholerica, mi rivolg0 indietro · a ri~irare lo passo e quali impressioni abbia in tale evenienza ricevuto e quanto abbia appreso tenterò d'esporvi, pers·uaso che p·er l'importanza dell'argomento la vostra attenzione non mi verrà mai meno. Dopo ciascuna invasione cholerica appaiono in gran numero gli opuscoli e le opere mediche relative. Sono rendiconti della condotta di ciascun medico durante lo infuriare


237 ~el male, esposrz10ne delle convinzioni e delle opinioni di eiascuhd, sono infine i l'ìsultati dei mezzi terapeutioi da ognuno adoperati. Un grande numero di tali opuscoli volli con calma .e serenità di mBnte consultare, studiare, cribrare e raccolto in me sf:.l;!sso, le _osservazioni degli altri confrontare colle mie, delle quali già in due epidemie feci tesoro. Ma quale sconforto! Da tali studi i ed osservazioni appresi che la varietà dei metodi di cura raccomandati, i Yarii sistemi medici vantati, tutta la materia medica sconv.o lta, non val'Sero ancora a rendere meno truce quell'inesorabile ·ed ingorda sfinge che è il cholèra; la statistica è pur sempre là con ciTre lugubri ad ammaestrarci che la mortalità degli attaccati è del 75 per Oj0• Altri .uomini che non fossero i medici, avr~bbero oramai deposto ogni pensiero, ogni studio, di sollevare fosse anche un so)o lembo di quel denso velo che ancora ricopre la patog-ènià del cholèrh, 1'na: essi ammaestrati dall'e~perienza che Ifialattie non mèno trùci, il vaiuolo per esempio, la sifilide, lo scorbuto, le febbri periodiche, dovett-ero alla fine spuntare le l0ro acute armi, la mercè .dei prolungati, diuturni e pertinaci studii da essi fatti, la ·gener-osa fan~iglia medica, dico, temprata a gloriose tl·adizioni, animata da un solo desiderio, . quello di giovare ai suoi simili, non desistette un solo istante, neppuN pér un -tale mistet'ioso ed acerrimo nemico, le s.ue osservaziòni ed elu:crubazioni. E da tanto lavorio di uomini dai maggiori della scienza, fino ai minori, doveva pur risultare ed è risultato qualçhe cosa molto importante e'd oramai pressoèhè iticon~!'astato, e questo è, mio cr·edere, ohe la terapétitica contro il cholèra confermato è impotente; mentre un esatto servizio d'igiene è il vero mezzo di impedire lo sviluppo o di arrestarne o circoscriverne la propagazione o di tem'prarne g·Ii·· effetti quand'O' sventuratamente si sviluppasse. Grande scienza è l'igiene! Dove l'arte n0n vale a guarire, a lei è concesso di preser'Vare, dove è impossibile lo sperare di soff'ooare il male a lei riesce di limitarlo ed atteliuarlo·. · Senza; di lei e dei: principii che essa proclama,

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grandi stabilimenti che la carità consacra al sollievo della umanità, diverrebbero luoghi di desolazione e di morte. Gli Qpificii, i laboratorii dove si raccolgono molti Qperai dediti al lavoro, diverFebbero il semenzaio di malattie micidiali. Essa è il genio tutelare degli eserdti, a lei spetta: la prima parte nella civiltà. di un popolo. Fu detto digià che igiene e civiltà e ben c.on ragione, poichè là dove essa manca, non si rinviene la civilizzazione, e dove non vanno di conserva queste due sorelle, regnano le malattie le pih terribili, cosi sul littorale Americano la febbre gialla, il ~lwlèra sulle rive ·del Ganga, nell'Egitto, dopo la sua decadenza, la !Peste, neJl' Irlanda infine che per la civiltà sta molto al disotto della sua rivale, un tifo endemico. Ma senza dipartirei da casa nostra e solo parlando del cholèra non vicldimo in Italia stessa, in Milano, per esem,pio, ed in Torino un di malamente tartassate da tale morbo, andarne immuni l'anno scorso per le cento misure ·igieniche messe ad atto? Non viddimo ancora Napoli, Venezia e Genova aver offerto per tal. ragione un minor numero di vittime che nelle epidemie precedenti? Di sì favorevole risultato quale la cagione? Forse alla sua mitezza come vogliono al.cuni, perchè asseriscono essersi reso quasi indigeno fra n,oi? No, no, Signori, ve lo dissi .di gìà, la sua ferocia è pur sem.pre uguale ed il numero dei morti fra gli •attaccati non è punto diminuito. Altra ragione valse a circoscriverne l'estensione e la diffusione, ed è ordinando e disponendo, istruendo e persuadendo per modo che da ~n canto ogni provvedimento igienico fosse messo in atto onde il male non trovasse • , troppo favorevole il terreno allo svilupp.o; ~ dall'altra, ope.rando in guisa che le persone fossero meglip apparecchiate a resistervi e potessero tutti con ogni maniera di mezzi essere curati, quando per avventura rimanessero attaccati. Sono questi, o Signori, in riassunto i mezzi che valgano a fugare qualsiasi malattia epidemica ed in particolar guisa il cholèra, ed io ve li descriverò più dettagliatamen~e in ap.presso, ma prima di ciò fare, occorre bene çhe mi .spazzi la

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via, e· me la t'accia libera dai seguaci di una scuola che all'evenienza d-'upa malattia epidemica e contagiosa1 v0gliono sempre nascosta la; verità, sotto lo specioso pretesto che non convenga allarmare il popolo. e che "lasciando ignorare il male, si allontani la paura, elemento, secondo essi, favorevolissimo all'incremento dei morbi epidemici. Questi novelli Aristarchi voi li avete·ttditi ancora nell'am1o' scorso, appena s'ac'COrgono che gli 'Uomini dell'arte e l'autorità, coll'azione prollta·, franca ed energica tentano di porre un argine alla grande fiumana che dalle regioni vicine sta per invadere, s'impennano, ricalcitrano ad\ ogni misura sanitaria e gridano agli allarmisti, ai oholeromoni, e non contenti d'illudere se stessi, si stucliano d'ingannare anco gli altri, pr'onti però forse, timidi ed egoisti quali sono, a disertare dal campo dell' azione, quando, impegnata la lotta, il loro soccorso potrebbe tornare efficace. La loro teoria s' è pur vista in epidemia chole.rica a quali deplorevoli esiti coQduca. Sempre la voce di medici assennati s'è alzata forte e sonante a combatterla; appoggiata sull'errore e sull'inganno s'è le molte fiate tentato di relegarla fra le anticaglie inutili e nocive, cionostante . ~d .ogni rinnovarsi di un 1 epidemia si vidde far capolino, trarre dietrd di sè dei proseliti ·e non pochi che dell'esperienza non seppero mai trarre alcun profitto. Giova quindi spendervi attorno qualche parola di confutazione. Qual' è la ragione per. cui questi sedicenti filantrop~ vqgliono imporre il bavaglio del silenzio all'approssimarsi di un'epidemia? Il dissi: Per allontanare la paura che essi credono elemento favorevole all'incremento dei morbi epidemici. Non· nìego la paura come tutte le cagioni che abbassando l'energia nervosa, rendendo più effettive tutte le altre cagioni di morbo, può rendere proclive ad una malattia epidemica ma senza tener conto delle ragioni èhe esporrò in appresso, non s' >è ,forse esagerato il pericolo dello s,p~vent<:>? ,Non .v ediamo noi assaliti da ·'ta:li ~alattie anche i, più coraggiosi. e


240 quelli che non sono capaci d'esserlo, i bambini? ed andare immuni qualche vòlta quelli invece che allibiscono al solo nome del cholèra ?. Le donne sono pure più facili degli uomini al' timore, eppure in ogni invasione cholerica per quante statistiche io abbia letto, ho trovato che esse sempre diedero il minor contingente di attaccati e di morti. Che significa ciò? · Che non è la• paH·r a la predpua· cagione dello sviluppo del morbo asiatico, ma che anzi nell' intricata serie delle cagioni che gli danno origine essa tiene l'ultimo posto. Sarebbe adunque savio e prudente partito che per quella si rimanesse inoperosi e non si avvertissero tutti a premunìr·si eon provvedimenti energici, tanto più e:ffioaci quanto. p:rima presi ? No, no, fra il consigli'o di coloro ohe amano il vero e raccomandano in tempo di provvedere e la sempre facile dottrina del negare o deridere, gli onesti, ditò col professor Falconi, non debbono star dubbiosi nella scelta e rammentandosi che se vuolsi elle incendi occasionati da piecole scintille, uon trovino alimento per erompere poi e mantenersi con maggior violenza, essi devono tutto provvedere ad estinguere con energia e prontezza quélle piccole scintille ehe sprezzate e non calcolate in sul. principio potrebbero di.vampare un incendio dìv:oratore. ~ n pericolo, sortendo dalla metafora, non sta nel parlare alle . moltitudini del cholèra o di casi avvenuti, ma ben.si nel non voler por mente ai consigli igienici opportuni e nel non rispettarne le misùre preventiwe~ (l). Alle rifetite ragioni dovrebbero pienamente ac.quietarsi i seguaci d~i .muti trappis·ti, Ma no, scompigliata la mente dalla paura o dal soffio pernicioso di •pertinace genio maligno, li ho uditi tronfi ed impettiti esclamare : A che varramto le vostre misure pteven-

..

, (l) Qui l'egregio coUega non tien· conto delle condizioni sociali, de).le ineluttabili esigenze politiche. dell'ignoranza e dei pregiudizi popolari. Egli ha mille volte ragione; ma non sempre la ragione è tutto nella pratica. Non è sempré tanto condannevole chi facendo fol'se h'o~pa parte a' queste influenze vLS'agrafica l'altre. Difficile è tenere il giusto mé'zzo e·sf:può errare d'i·lfaÙo per l'uno •come·per i'altl'o eccesso: BARol.l'~'lO. ·


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tive, quando il vostro allarme è riuscito falso? Ad intimorire la popola~ioni, adraggravare le ,finanze? È vero, rispondo di rimoalzo; ma con quanto ubertoso frutto .! Quell'allarme sia pure stato falso (voglio esser largo nelle concessioni) non è però rimasto improduttivo. Ha richiamato in vigore mille misure igieniche che tanto valgono a migliorare le condizioni della sanità e re):ldére più vigorose le popolazioni, estendere i limiti dellà durata media d'ella vita. Sicchè comuni e villaggi nei quali regnava signore il succidume con tutto quello schifoso corteo che il circonda, a quel grido d'allarme pulirsi, atterrarne gli antri ed i tugurii esistenti fra le pozzanghere ed i letamai, farsi pii.l largo uso ~ra i loro abitanti, dell'acqua per la pulizia del corpo e delle abitationi ; ed al grido imponente dell'igiene, che in tali evenienze si fa sentire più forte (ed è ascoltato più facilmente perchè dall'istinto della propria conservazione si è incalzati) aprirsi il varco nell'animo' di og.nuno l:a fermar persuaSione che la sobrietà e la. nettez.za sieno condizioni necessarie a sfuggire quella malattia contro cui la materia medir.a si cela e ta.oe ; per cui se non mi posso sottoscrivere alla teoria troppo assoluta della scuola economica di Malthus che ammette nec!')ssarie le epidemie allo scopo dì ·sottrarre quel s·oprappiù di popolazione cui le risorse del suolo non' potrebbero alimentare, non debbo però niegare che esse abbiano giovato presso alcune neghlttose popolazioni col sospingerle ad ubbidire alla igiene i di cui, dettami; per :ignoranza o per accidia, avevano Inesso ili un cale. E di tutto eosì ......! A lato delle peggiori cose trovi sovente le migliori, cosi a fianco dell'epidemia: l'igiene, come viceversa a lato della navigazione a vapore, alle ferrovie l'importazione alcune volte di malattie pestilenziali. 1 • Ma oramai dirò còl Redi ~

'

n tempo è breve . . . . . . . . . E più dell'opra che del giorno avanza.

Occorr e adunque che senz' altro tagliando còrto, io venga ai mezzi pr,ofì:latti<!.i. ,. · ' '


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242 Questi amo distinguere in due categorie delle quali la prima comprende tutti quei p110V'vedimenti che possono tornar utili in qualsiasi epidemia, e la seconda compendia quelli che s' attagliano particolarmente alla profilassi del cholèra. Fra le prime debbo far menzione della pulizia delle abitazioni e della persona, non che delle norme pel vitto. La nettezza è della massima importanza. Dalla storia eli qualsiasi epidemia ben si conosce che esse nel percor11ere città e villaggi, hanno più che mai infi.erito nelle vie e nelle abitazioni succide e verso di quella classe d' infelici, i quali nella sozzura e nell'immondezza dei propri abituri vivono. Quindi è che si deve accùdire alla spazzatura frequente delle camere e dei dormitorii, all'imbianchimento colla calce dei medesimi se lordi, al rinnovamento frequente dell'aria. La maggior diligenza si deve adoperare pei luoghi immondi e per le latrine che all'oggetto di tenere in una convenevole mondezza fa d'uopo gettarvi dell'acqua che tenga in soluzione del solfato di .ferro. Non devesi infine trascurare di tenere altresì sgombri da immondizie i cortili> le stalle e di allontanare dalle altre attinenze ogni fomite di putride esalazioni.·

Cautele nella persona. Maggior interesse devono poi destare le cautele per la propria persona. Importantissime e strettissime sono le relazioni delle funzioni della-pelle con·' quelle degli· organi digerenti; si osservà infatti che ogni volta la traspirazione per èsempio è bruscamente soppressa, ne derivano mille indisposizioni dal lato del tu bo gastro enterico, per cui ognora il medico s'accorge della verità del detto di Ippocrate « Cutis densitas, alvi fiua;us et contr·a. » Non bisogna perciò ve, stire molto leggermente, ma adattato alla stagione ed al grado della temperatura che vi ricorre, in modo da non risentire l'impressione del freddo. È sempre utile poriare una fascia di flanella sullo stomaco o di questo tessuto rkoprirsi tutto il corpo, se la stagione lo rendesse sopportabile e rioambiarlo


243 sjl~sso, é0nie. pur, sovente. é0:rivìen rtll:rtar,si 1~ biancherià, ·poiàhè nuU'a è .di maggtor 0~tac0lo alla· tra~pirazén·e che ~il saqcidume della cute.· Si deve. pHre a:vere là caute.la quando I~ tt:aspirazion'e" è in maggìo're attivit'à:, M non ·~esp·on~'i a .correnti rd.'aria, ma pro:égr~re c~e ·si ·:drantenga atti:va""Sino a qua'mlo si ,avrà temp0· .di a~ciu:garsi: Re:~: le norme del vitto, qt,i' non ho da ricb:iamarvi alla mente che, qu,ant0 n1pet11ta1t1ente gi:ài' d1ssi, qua,ndo neltle::preceden't i conf~renze . ho. parlato dell'alimentazione ;lt>agg)ungerò ~ol0 eMe Qramai la stpria, la prop.~;i;:t os,serv;a:zione ci d:ovpe·bbe ~e1;1ere istrui.J;ì . abbastanza che in O$rii paese, .sempr.e··s.npra <!ueg~i in'divid:ui. clie si danno agli str.av:izii, o· ch'e dà mise:da · costrett'! a cibarsi di a,limen:ti insa~ul?ri,, lì.OPO ,stati. i 'Primi <::~si di. malattia epid'emica: manifèstatii siccome lç11 sobr,ietà ha .saputo g41:rantire i mqrigel'a·ti. , Le e~utele voi delle· quali. vi ko fatto c.enno fin.' ora valg(}no quàndo :il cholèra è lontaho etl aneora nbn ha: fattp ~entire )a sua :rna1igna -influenza, Allor(}liè iiliVeC~ batte ulle r.orte' della no~tra.. ctttà:, ,q;ua:néto di già s'è aperto H -varco in IDeZZ<!> a 'ÙOi_, e SOUO ·Hseguìti·< de-i ..~aSÌ> ' àl10ra ..:rinia:I1g(illl0 insufficlentj e .scarsi ..edr 0ccorre· ins.ieilJ.e A', quell'euass 0e-i"?;~he

nè

Ù'èlle a1tve, '· NéUa ·mia relazimie· sull' epiddmU~ cholerieàr che ha domi..nat0 · ~ul ,.11'>.0 reggimento · f9lnteria. d:i <presidiQ in. Messìni!- ne~ me~i di agost~· e, setten:rbre 1867, aipag. ~20 tro~asi - seritto: <( ·Col cori.;ideràre; il ser.vizio•tdi ·pilizza.·quale caus'a :favore'« .vcrle a:l·p~0gredire det.·f5ho(è~a;•io nO'ILinttJ!ldo ,di avv'e~sare « qu~~li 1es'ereizii: ·:che fatti nelle 0retfnesche' del giomw, p·os«' sa11o ez:iandiO' nl!I tempi in · eui ~domina 1 utra :'8]:hder:nia ~ho­ « leJJÌI)a torna'Fe u.tn'i, dia' per la vita.attivà' a ·euL conduc0\ro, « ·.sia a:nè0ra per·:Ia: dist'raziohè\.della mente a: cui dànnb co'r.i~ gin;e; ma ]Je,n~f,,v·oglio , biasill!a~e ~ltaoiente quell~ 'veglie .«t,'.t>'sti.nate, fl,lle q.ll(~li, a'Ppen~ ogni due gi011ni fu 1i>bbliga:to' \ffì «' tr,as-èohr~r.e iL-.sòldatoi·.sia .sul nuùtt!l ·tà:~to1ato del. ,c.orp.o di <( ;guardia, · s ia di •sentinetla sott0 alle maligne influen~e: del;... '« .faria notturna, . » E più sott.o aggiungeva: .fl " • ,,


244 , << Pur troppo dalla dura necessità costretti si dovette por~e

« in non cale la voce del medico, e quindici s0ldati, stati

« sorpresi da cholèra graYe, parte durante il servizio della « guardia e parte smontata appena dalla medesima, sono là « a testimoniare quanto le veglie a cielo scoperto s~eno fa« vorevoli ad inciprignii·e una malattia che domina epide« micamente. » Adunque educati dall'esperienza vi dirò : , nell'infierire del eholèra •è proiV'videtJza ~gien:ica ché le ma~cie, gli: esercizii., Ie occupazioni del soldato non siano soppresse, ma ridotte ·a giuste moderazioni; che il servizio di guardia in paL·ticolar m0do sia di notte tempo il più breve possibile. La cincolazione dell'aria e della·.luoe nei dormitorii sia; la più larga; si smetta d'accalcarli anche per brevi ore in cameroni angusti e ristretti ; la loro biancheria sia cambiata almeno due volte alla settimana, il loro '{ritto sia garantito dal medico della miglior qualità e di facile digestione. · Ma l'economia direte? Vj rispondo che tra le larghe esigenze dell' jgiene e le strette convenienze de1l'economia è sempre possibile stabilire. un temperamento che assicuri. lo scopo di quelle .e' risparmi alla meglio· le :finanze. ,, Proseguiamo della profilassi: Una cautela di gt•ande entità ùurante il cholèra è quella di provvedere ·ai diarroici, poichè se. vi ha periodo del morbo asiatico docile ai mezzi dell'ante si è appunto quello della diarrèa; la sua guarigione è facile ad attenersi ed essa corrisponde alla guat·igione di tutti i casi di cholèra col merito inapprezzabile di risparmiare all' imfermo le crlideli e pericolose sofférenze che. accompagnano .un tale morbo. Nell'epidemia del 1867 in Messina ed in quella dell'anno scorso fra i soldati di ritoi·no dal Campo di Castiglione delle Stiviere, col vigilare diligentemente alla salute d'ogni singolo soldato e 0urarne· la diarrea appena si manifestava, ho ottenuto si. brillanti risultati che se per sventura dovessi altra volta venire a cimsnto con si terribile malattia, non trascqrerei di certo una si u:tile e p.rovvidenziale cautela. -o


Ma :àncora non vi h0 designato tuttà la profilassi del cholèr.a-, 'di altni P•l!Ovv:edimenti>f 0ccorre che yi clfsc~rra prima di por~re termine a questa: conferenza. L'opinione clelia rilaggior parte. <'l:ei· model)nÌ S,crittoni dì ,c:os~ fH.'ediche sui ··c1J.olèra è dre il. princ-ipio c0ntagioso .di qqesto risieda iptie1rarnente ed uniéanùirtté nelle evacuazi0ni ·chol'eriche e senza I'ipeter.vi triìle te. .ragiQn:Ì che militano in .fav-ore di gue'$t:<Dpinion~, :vf·tlirò· sola che di ·già dall'epidemia cholerioa del 1867 sj er·a risoon• trat'{) specialmente dai membrii eomponenti la Cornmissione Sanitaria -dei Conpi Sa.ntì. ·di Milano che l)ei lavandai, nèi corit~dini! ed o'r.tolat1i che assistono ai .ripetuti stravasi eli. ma;ter1e fecali. Si e~bé a verificate il maggior, nume,ro deg·Jj' infetti d'i -e:hòlèra e chE) jl dott0e Bta:nc ·medico in oap.o, •dèll'armata britannica dell' India .s' è 1pur. sottostritt'0 acl una ·tale. opinione in un su0 r iassunto fatto l'anno se.0.J:'s0 ' delP inéhiesta .ese~u)ta · dietr,o. alle istanze del Governo ch't 505 medici st<toiliti nell'India. ' Se adl).nque in tale guisa corrono <le 'cose, necèss<it~ guaùdo. si :,vi.aggja: in paesi infetti, o si vi're in case doye vi s.ono an:mìalati· di .ého1èra: non an·dare i:nai .al.ces so, ma depòfr~Jl. ventN in l:Ul pitale beu ..pulito; -versando poi ·gli e$ç.rèrp.enti nèÙa latrina. ·Per: la cfisinfHzione di q~este l)Oh sa:r:éi lontano tlal rçtcoomandare oltré la soluzione di solfato di ifer:ro,,,mtéhe quel rntttotlo .c"o.l qu~Je. :Uìlisse clisiDfettò la. propria çasa.inqui"Data dai Pro ci; v<ll'glio . dil'Q ai gas solfor0si, aU'acitlo, solforos.o . S:i. dev:e, evitare , duran1ef l'~pidemia colènica g,l1:, èspurghi d,~hp0.zzi , nevi, ò megll0 ordin.are che, ~,>i neutralizz.ù.p.en meizo di ' GJ:R:Port\rni disinfettanti, ·cloruro dì albuminfi.'(JJia.rrc/ .p ,clo-. ruro-di ·Cf.lMe·; .soltii.zion~ .di so1f.ato di..rje.rr.o;,., le • :ò:latérie con11 tei').la;tl:i 'Mlle· fogn~ . delle éase. doJite 'Siasi.sviluppato.l-1 eho1~r~. · 'Nei iV~Si 'destin.a%1 a r ric:ev ere .lè . evaouàzioni deL.èhoh~rb~i si:a,-yetsa:to precv;e,ntiv~tm-ente~lmo dei !il.isin(ettanti ~umme;pzìo.- · n.~ti, . ooi ni'e.'dèsimi ;sk la:vino le . màcchie ia,tte· nel pavimeJ:\tO dal~e evaoua'liioni;"uJ;tlenzuoJo .padrhenbi.inumìdito c.0l elorùro~ ,di: allqmina, sia- so&peso !!. guisa,di 'F01'ti'ena da;van,ti·;allP. :pptìta.J che{~aUa .camera dell'ammalato C.omunica .c0ll'-appartiunento. · 4

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Infine le biancherie che hanno servito ai cholerosi, si lascino macerare per tutta la notte in tale soluzione per esser quindi lavate nell'acqua calda. Si deve· aver cura che l'(\tcqùa potabile hon ,sia contaminata dall'evacuazione dei choler osi, non si . farà per ciò uso dell'acqua delle sorgenti, dei serbatoi, dei fiumi, nelle cui prossimità esistendo case in cui sono ri<:overati dei cholerosi è fondato il sospetto che dalle pioggie siano trascinate le materie escrementizie delle latrine e mescolate con quelle. Og-getto infine di speciale provvedimento deve essere rinumazi<?ne dei cadaveri; siano essi cosparsi di cloruro· di calce e chiusi in cassa, si debbono innaffiare le zolle con acqua clorata o cospargere largamente di solfato di ferro tutto il terreno che racchiude i deceduti di cholèra. Con quest'ultima conferenza credo di aver esaurito il programma che mi ero trac1~iato . Gli a1·gomenti trattati furono tutti di alta importanza pel ben' essere del soldato. Con un linguaggio piano e scorrevole e senza tante quisquiglie scientifiche, mi -sono sempre studiato di rendermi il più possibile intelligibile, ho evitato ognora di portarvi nel ginepraio delle discussioni e controversie scientifiche, e quel che vi dissi, procurai che fosse il portato dell'esperienza ed i1 frutto delle mie osservazioni e particolarmente degli studi sulle opere dei migliori scrittori d'igiene. Non avrete torse trovato troppo ordine nella loro disposizione perchè a lato di quelle che trattano dell' igiene del soldato in marcia, rinvenite quella che vi discorre della nostalgia e dopo quella del1'alimentazione, quest'ultima · della profilassi del cholèra; ma questa menda, che è però di poca entità, credo si possa scusare quando si consideri che ta1i conferenze sono nella maggior parte la traduzione dalla mente a lla penna delle impressioni fresche fresche ricevute, per cui della nostalgia ho discorso l'anno scorso perchè appunto allora l'animo mio fu colpito dall'osservare qualche caso nei soldati, ed oggi e non prima vi ho trattenuti sulla profilassi del cholèr.a per chè da .pochi mesi solamente giunse l'osservaZ<ione a convincermi totalmente che


\ 247 vano è lQ s,per~re dàlla terapeutica a~eun r.imedto contrq q~ tal moroo; si debba in;vece tutta la nostra confidenza ser.,.. bar,e ~!l'osservanza dei. dettam1 proelamati dall'igiene. L'altvo bia,Simo che "mi si :p,otreb'be n0tlme .si è d'aver sorvolato sopra alcu·ni ar-gomenti d'igiene,cl:ie si reputano avere .q'!l~lche importan)'ta. Credo del resto di poterm~ne facilmente gl.ustHicare sia perohè tali.. argomt;nti poqo ~i priestaf\ò per lilh:a conferenza, e più s'addicono ad un tr~ttàto d'·~giene; sia perçhè. alclini argomE}nti, quello pero esempio d!3i p~acerì sen::suali, èon quanta ritenutezza siano tratt.ati, con quanto decoro ne abbia il ~i:qg·uaggio sempt:e ne solle.ticano il ClJ.ore gioyanjle, ed il tin1ore che il diletto ritornasse t.naggiore che r istruzione, tni cons.igliò a fàrla da stoico, e tacervele. Alt!~~ pecche, oh'e' Ùt mià mente non SGJ. ri!fvenire, non v' }la dubbio :Si ·p,ossono in qtielle :riscontrare ed:. io non sono qomo da. ~cuUarìni ,i1ella .dolce-illusione>che ne .vadanò prive. ,Lùngi da me un $Ì 1l:l:singhiero e falso ·pensiero! !{p, :p,e r,R una spe•·ra\'lza ed è · che anche quando si.$'coprano, siano, dal·b~nigno iettor:e tén~te in p.o~o Gontò e facihnen~e diJaSleqtiç~~e ·~l ~a consideraz,ione.~.cke jn og;.ni ·.confereqza aleg-gia un1. g1;1< anpe e gener:o.so sentimento che fu. q;uell0. che 'm€de ha ,:ispirate e. che .sono eerto è· pnr,e da,. V9~ .cJivi~0. ep .è· q.uello, espr:?sso da :r·~lr:etT.1).e: ]f1Qn .òi$1Jt le p.lus pr.ecie,ux c'est .la sa.nté du salda t. Il Capit.a:ri.o Medico SEçtRE.


248

CIRCONDARIO D'ACQUI E..EVA DELL'ANNO 1874 Classe 18aS

Alessandria, 20 gennaio 1874.

Dare una topografia medica esatta, dettagliata, perchè possa corrispondere pienamente allo scopo come sarebbe a desiderarsi, di un intiero circoDdario composto di più mandamenti, costituiti a loro volta da più comuni, riesce impossibile senza la pftvfetta conoscenza delle singole località componenti. Constando il oirMndario d'Acq1;1i, di cu·i è questione, eU dodici roa'ndamenti ciascuno dei quali è composto di ·molteplici comuni, io non potrò darne che un cenno sommario, incompleto, valendomi all'uopo delle poche nozioni che roi fu dato raccogliere qua e là in qualche luogo medesimo 0 ' altrimenti. È difficile per non dire impossibile al medico perito il recarsi in ogni località per poteme prendere esatta conoscenza, e questo è lavoro che difficilmente può compiere un solo, ma sarebbe necessario il concorso volonteroso di più altri maggiormente alla portata di conoscere i luoghi e forniti di cognizioni speciali. Se non ad altro valga il mio tentativo di stimolo a chi è in .condizione piìt felice e più dotto per simili ricerche. La provincia o il circondario d'Acqui è nell'alto Monferrato e confina a. levante colla provincia di Novi, ad ostro e scirocco con quella di Savona, a ponente con quella di Alba


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e d'Asti, a tramontana con quella di Alessandria; si estende 22 miglia d;a levanpe e ponente, 37 da ostro a set~èntr:ione. L':estremità wevidiona:l'e è cifcoodata dalla ·catena çlegli Ap.penrii.ni le cui _varie ·attella si dirigono. da ostro a settentrione .abbass§tndo_si man mano verso Acqui, dove cominc~a una vallata' o pianur:~ .:interFotta solo da alcuni C'olli e. ìrri'gata dalle aue B:Gr;rnide, dNl. BellJo, dall' Appiotta e dal Medt-io; questo tratto, eccetto alcuni paesi ,che sono nella parte p~ù estesa dp}la vaìJe della. Bormida, ~ pieno di monticellì c)l:e sono conosciuti sotto il noin.e Langhe (Gasalis). Acqu1 capolçwgo ~lel circomlari0 sorge a settentrione _tra i grad' 69 12' di longitudine e 44° 40' di latitudine e nov-era in ·comples·so • 9944 abi.~anti. I\} tut,to iL çJrcondario si contano 64 comunità, sotto que7 sta tlenmninazione si comprendono i 12 ma:ndamenti indicati nel quadro anhessp, .a questa relaz}.one. Tr~ le più cospic]le dopo Acqui hqvvl Ni~~a della Paglia, S,tre:vi e Cassine' che ,çl,anno eomp1essiv.ameute un nUmero di anime pre~s''a poco uguaile a quéllo del €apo luogo. L' intiero cirçonclario ne d,à cinca 89,1?9 (DiJ;ionarz'o dei c.(tmuni/. l paesi oomr.onenti la provincia, tranne Bistagnp, Nizza, Rivall!a e se ,si ~uqle anche Aegui a m~zzo situata nei piano, si .e.r,gGlhQ- tutti su.lla cima o sul pendio dL ,colline in p<wizi.o.nè aerata e salubre, eccetto qualcUne forse unr po' llic~J.~­ sato çl~ntr.q ~· qualche gola di m.qnte, ma ~empre, in po~i.zione piuttosto elevatçt, .. come Cessole, Cartosio, Morbello. Tutto il territorio, oltr:e, aj fiumi e tol'renti già . ac<;enn~ti, è aneQJ?a irrigato dalle aeque d,eU' Erro, ~el Rava;nasio è del B:ud~Ha. Alcune. eli dette acque bagn~no si può dire i paesi, com~ H Medrjo per ..'tcgqi, il Bell~o p.e r N:i.zza; altr,e vi sc~r~ tono :t bre~e clista)l,za, come, la Bormida p.er· AcquJ ste.ssa e per, Ri~alta, il Budalla parimente peP Rivalta; altre in-fine sei'peggian~ a . m_ aggi9re ,t}istanza nei "p~ani sottòstanti., carpe la ste,~>~~ Bormida sotto.· Mor;sasio, BubJ;>io e Terzo, FErro. sotto :Meìazzo, Om·tosi0 é Terzo stesso, ìl Ravanasio sotto Cavatore e Ù.Belbo sotto InoisGJ.. G:ioi·nale di ll1edic. milit. 1874.

17


250

Oltre a detto acque fluviali o comuni il territorio in questione vanta ancora varie sorgenti tePmominerali, come la bollente nella stessa città di Acqui (a 75 gradi centigradi di calore) oltt·e alle varie altre non meno conosciute fuori di città varcata Bormida dove sorge lo stabilimento dei bagni; vanta ancora la sorgente magnesiaca ferruginosa che sgorga a piedi di Ponzone, non che quell'altm termale presso Visone; parte di quelle che sgorgano da Roccasorda, di dove partiyano gli antichi acquedotti romani di cui sussistono alcuni avanzi, contengono aneh' esse principii minerali. Il suolo è di natura per lo più argilloso, arenario nei piani; calcareo, schistoso, siliceo in qualche tratto, sulle alture; qua e là si rinviene del gesso e della calce, come presso A.cq ui, presso Cavatore e Belcolle; nelle viscere dei monti si trova pure qualche miniera di ferro come attorno ad Acqui stessa; verso l'origine del Ravanasco presso Cantore si rinviene del serpentino. Il terreno piuttosto fertile, specialmente intorno a Rivalta dov'è molto argilloso, è generalmente coltivato a campi e prati nel basso, a vigneti sulle alture; le cime sono per gran tratto coperte di boschi cedui di castagni, di querci e di pini. I prodotti sono cereali, fieni, legumi, frutta, castagne, patate, buoni tartufi c~he si mandano sin nelle Americhe e vini eccellenti, specialmente quel di Strevi, che costituiscono una delle principali r icchezze del paese. Vi si colti~ra pure con profitto il bac.o a seta e si alleva, specialmente nella parte meridionale, numeroso bestiame. TI clima è quello che si ha generalmente nell'Alta Italia, tuttavia non vi sono eccessivi ft•eddi, nè caloi'Ì. Essendo il terreno piuttosto occidentale per l'alternarsi dei piani 'è dei monti, i quali come abbiamo detto, sono per gran tratto coperti di boschi, essendo inoltre percorso dalle molteplici acque accennate, questo fa sì che gli ardori estivi sono moderati dall'aleggiare continuo dei venti; così i freddi iemali vengono temperati dai raggi solari per la bella esposizione dei luoghi.


251

Oop.1e risulta dal quadro. annesso suì 1150 inscritt\ del circondario i riformati sommano a 23.6, dei quali 103 per di, fetto di statura, ristlltandone cosi sul totale una proporzione ~i 2(),53 per cento di inabili. Fra i manclamenti che r elativamente diedero il maggior d'inetti fìgu,rano principalmente Roccaverano, Bistagno, Acqui, ,PO~ Bubbio,. Inci~a e Cal~peneto . Discendendo af particolàrì per speeiali infermità si riscontrano i mandamenti di Bistagno, Carpeneto, MoJare, Rivalta e più di tutti R.occaverano per deficienza di statura i Acqui, Bistagno, Bubbio e Incisa per gracilità é difetto di perimetro toracico ; Incisa e Rivalta per ernia; infine Molare, Bubbio e eli nuovo Roccaverano per gozzo. Volendo accennare particolarmente a qualche comunitàJ dagli specchi modello N° 8, noi troviamo fra quelle che diedel'O il maggior numero di riformati per difetto di statur a : Trisobio sotto il mandamento di Carpeneto, Po11ti flotto Bistagno, Melazr.o sotto Acqui, Monastero sotto Bubbio, e Olmo Gentile sotto Roccaverano; per gracilità e difetto di perimetro toracico noi troviamo Rocchetta sotto Bistagno, Cessole sotto Bubbio, Cassinelle sotto Molare; qualc;he e11nia venne data da Castel Nuovo d'Incisa, Trisobio di Carp,eneto, Orsara e Morsasco di I~ivalta, hon che da Monastero di Btib9io e Strev·i di Ac.qui. I gozzi vennero çlati specialmente da Cessole sotto Bubbio, da Cremolino e Cassinelle sotto ~{o ­ lare. Gettando ancora uno sguardo sul quadro noì vediamo che oltre ai l 03 riformati per .mancanza di statura ve ne sono ancora sul totale 51 rivedibili per il medesimo difetto e questi ci vennero specialmente (\ai mandamenti di Bistagno, ~olare, Mombaruzzo e dai comuni di Morsasco (Rivalta) Rocchetta (Bistagno) Monastero (Bubbio) Cremolino (Molare). P er dare un'idea dello spirito della popolazione dirò che i aichiarati renite11ti furono 46, ma parecchi si trovavano :tll'estem, parecchi poi si costituirono. È noto che questo circondario dà ordinariamente buoni soldati; fino dal tempo dei Fraacesi, prima e durante il primo imp~1·o napoleonieo, quando presso di noi era ancora regionale il sistema della


252

formazione dei corpi, il reggimento Acqui, per l'ardore che soleva dimostrare nella mischia, dai Francesi stessi era chiamato le r ègt"ment clu cUable (BroRci, Stor2'a d'Acqui). In compenso degli accennati. difetti si ebbero proporzionatamente pochissime malattie viscerali godendo generalmente gli abitanti di buona salute. Cosi delle infermità procurate o simulate essendo piuttosto .. lodevole in confronto di altri il loro spirito militare ; difatti in due soli individui si ebbe il sospetto che certe piaghe alle estremità inferiori fossero state provocate o mantenute maliziosamente aperte e suppuranti ; ma enLrambi inviati in osservazione all'ospedale non tardarono a guarire. Non è impro.babile che qualcun'altro sia ricorso ad artificii pet' accrescere una gracilità od una palpitazione già esistente, ma questo non risulta in modo alcano. Dovendo ora venire all' indicaziono delle cause delle varie infermità e difetti segnalàti per poterne accennare i mezzi profilattici, essendo quelle per lo più syariate o complesse e talora riposte nei secreti della natura, non sarebbe facile formarsene un g iusto apprezzamento senza la conoscenza, corne ho accennato in principio, delle varie località e delle condizioni sociali, industriali degli abitanti. Per conoscerne il giusto valore converrebbe inoltre poter fare dei conf-ronti con altri circondarii non solo ma ancora coi risultati delle leve anteriori in questo medesimo, per vedere se in certi luoghi quelle date màlattie siano veramente abitbali o piuttosto un'accidentalità per quest'anno. D'altronde la risultante ì'aria attitudine fisica tra l'uno e l'altro paese al servizio militare, com'è ovvio, può anche certe volte di1pen.dere çlalla varia esigenza dei governi e dei tempi non solo, ma ancora dal diverso apprezzamento che i periti, il Consiglio di leva possono fare çlel grado o entità delle varie infermità o imperfezioni incontrate. Riguardo al confr'onto colle leve antecedenti non mi venne dato che di avere le cifte complessive dei riformati nel triennio 1862- 63-64, tolte dalle preziose relazioni dell' illustre generale Torre, nella elaborata memoria.


253.

deJ già npstro egneg:~~ p.resi~ente cCJmmendatore Comissetti. Nel ·:<fe·tto .ttienni:o su '1000 isodtti de'l Circondario tro~r.o nelle ta:vtile topo,grafiche dh1wstrative 168 ri(qrmati p_e r di:verse ' i11fermità, 80 su 1000 p,e r difettò dt statura e· 10 su 100 p·e r goz.4,o. Que~te cifre mi paiono spfficiEìrfti pev poter ·co.n éhiù~ de~;~ che pr_ éss\ a poco le -Mce;mate malatti'e sono in 11:guale. pv0p01'zioae e che veramente soho ordinarié .per quéi luoghi; C(')nÒhiudo (l.Ucora·che dai conft1onti fiitti:(~on "altri . èir:condarii l'a;ttitttd.i:!.le fisica militare di· questa popolazione può dìrsj. lode~·ole. It difètt0 dì statura più che dalle cause c·omun~, senza vo" lerne -tgt(av~a negar~ l'influenza, dipende appunto aa: qaelle FÌ'J.ìosté nei secreti cl:el'la natura di .modo che le vere· efficitmti ri~sèofi'0 gscure al bi'ologo. Se veramente esiste la legge naturale bil}.omiale di ·Ne<w tòn, sec0ndo la .quale qetta: natura non va saltuaria.niente ma a gra'd'i e con 'una certa no-rmà in taJ·e sviluppo dì st~tapa, ben si 'vede che poca influenza si p~ò ~ver~ estrinsecamente .dalle condizioni cosn:10telluriche, industriali· e sociaH in etl'i vive <l' in.div:iduo1 ma si d'avrà invece· rice11carne ~~ v~ra ca)isa e l'origine phittosto nel tipo gentilizio o ·nella razza. · Noi sappiamo che l' imp1~onta caratter.istJea della nazione elmaica non che q.ue)la d! varie famigfie tipiche conosciute ~i mantiene pressoèhe uguale e cO'st~nte. nellè più svariate regl:oni e condizioni sociali. Pertanto ·a d ovviàrre t a:l difetto in date località nol;l '\\~ qai'à miglior ri!lled\o cl;J.e, un diverso :imwociamento. eli tipo o~ ~li razza, come ben ,c' insegnano comparativamente gl' Ing.Iesi ~ còi loro fè1ici tentativi nel camoiar tip9 alle più svariate specie 'di aniroaJi, e .q:Ui ~~- en.trerebbe ,nella teGria sulle trasformazioni o roodillcazio);li di J)ar.~in. Co~~ si può dire della gra.cilità e d~l 'p,9co sviluppo di periflletro. toràCico; :tuttavia .contro que.s te non saranno eertaln:ente ·inU,.tìli ;tutti quei éoù1pensi che ·si riferiscono g.eneriéam~~~~

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éontro lo sviluppo delle .ernie .che, oltre la ptedisposizione congenita1 riconoscono "''le: cause' disp0nenti- e determinanti dell~ t~tica, non .sarebbe difficile l'indicazione del rim~dio · ;


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ma non tutti un(volta gli affetti anche muniti di cinto erniario potrebbero togliersi all'influenza della causa perchè necessitati al lavoro. Tuttavia contro queste, ,se ci6 fosse consentaneo aUè leggi, sarebbe utile che si potessero annualmente assoggettare tutti gl' indivitiui ad una v.isita specia:le nei comuni stessi, perchè si potessero far provvedere di bendaggio quelli che se ne riscontrerebbero affetti o segnatamente predisposti. Con tale provvedimento lo scrivente è convinto che questa infermità sarebbe per scomparire quasi totalmente dal campo delle tante altre che affliggono l'umanità. Parimente ad impedire l'eccessivo sviluppo del cirsovaricocele potrebbe servire simile misura, benchè meno efficace, onde poter fal' munire da principio di sospensorio tutti quelli che vi sono soggetti. Ma con tali misure si offenderebbe forse troppo la suscettività, la libertà pcl'sonale. Più complicata riesce la questione del gozzo e c'i analoghe infermità o difetti perchè più svariate e complesse sono le cause. Queste per il 'gozzo oltre · all'el'editaria che certo non è l'ultima nè la meno potente, si riferiseono per lo più c'ome è noto all'ubicazione, all'uso eccessivo di cibi farinacei e di acque troppo cariche di prineipii terrosi, alla miseria e simili. Tali press' a poco sono le cause del cretinismo. Quindi ad ovviare queste infermità deturpanti, oltre al migliol'amento per quant0 è possibile delle condizioni igieniche, il che spesso non si potrebbe ottenere senza l'abbandono di certe località, sarebbe necessaria per queste una legge spartana, per vero poco consentanea ai tempi, atta ad impedirne l'ulteriore propagazione vietando i connubii delle persone affettè. Ma per esser' equi: converrebbe allora estendere la legge anche alle altre m.alattie suscettibili di trasmettersi coll'eredità come la tubercolosi, la rachitide, la scrofola e simili cachessie. Se è vero che la salute pubblica è legge suprema, volendo estendere i benefici effetti di un'ingerenza governativa per il miglioramento tipico delle popolazioni, nell'interesse appunto di questa salute perchè non sarà lecita una·· maggiore sorveglianza ap.che per le accennate malattie, come già si effettua


255

per la sifilide, per il vajolo, pel cbolèra e per altre epidemie? Non si tratta ehe di vincere pregiadizi, adattarsi a certe usanze. Non sarebbe poi sì grande la ripugnanza delle popolazioni a simili misure, vinte dalla persuasione che alfine si tratta della loro salute . S:arà qui il caso di toccare la questione, già da altt'i saggiamente sollevata, se le leve togliendo per più anni dai comuni l'eletta della gioventù, lasciando 'nvece i più piccoli, i più gracili, i malaticci, i difettosi e mostruosi alla prooreaziòne, rinviandone inoltre annualmente e di continuo in famiglia un certo numero di r esi inetti, non abbiano dette leve col tempo a prodttrre un deterioramento nella costituzione fisica, nel tipo della popolaziorìe? Secondo le mie poche vedute sembrami di p"otere sciogliere la questione in senso negativo, e mi pare ohe l'osservazione e la storia vengano in appoggio della mia idea, benchè. 011~ non sorretta da statistica. La G1·ecia, Roma antiche colle loro continue levate forsechè deteriorarono nel fisico le loro genti ? Nella Germania paese essenzialmente militare non vediamo ·noi forse uno fra i più bei tipi soldateschi ? Tutte le t'fazioni più belligere non si sono sempre ma:p.tenu~e le più floride e robuste? A mio modo di vedere fu piuttosto· col cessare del militarismo che alcune divennero molli e cadenti, e per dirla alla Guerrazzi, Roma moderna ne informi. Più che sufficiente spazio di tempo alla procreazione resta ai reduci dal servizio militare, tanto più adesso che la ferma è breve, ed è abbastanza provato che generalmente è più fecondo un organismo forte che uno debole, e quelli per l~ più ritornano fàtti anche più robusti ; d'altronde la stessa legge militare è un argine ai matrimonii precoci. La leva dunque col compenso del congedo annuale delle classi, benchè questo scematq alquanto di numero, costituisce un va e vieni, un dare e riavere che io non credo finora dimostrato nocivo. ll Capitano Medico PRATO.


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258

IUVJST A. DI GJORl\lA.LI

Cura della Febbre t ifoidea col metodo di Brand.

« Ogni febbPIJ tifoidea cU?·ata regola1·mente, fino dai p,·imord#, con l'acqua fredda, sa1·a esente d(l, complicazioni e guarirà. » È questo l'aforisma annunciato da Brand .fino dal 1861. Oggi come allora egli lo sostiene con eguale fermezza di convincimento, e ben a ragione, se le molte osservazioni da esso raccolte dopo quell'epoca stanno tutte a suo favore. Ègià llota la s ua statistica, pnbbHcata nel 1868, di 170 casi di febbre tifoidea, tutti curati col bagno freddo e t utti guariti. Ora il dott. Glénard riferisce che, trovandosi prigioniero di guerra a Stettino, ebbe occasione nel 1870-71 di seguire il dottore Brand nella cura col bagno freddo di 93 tifosi. La cifra ·dei guariti fu di 89; quattro morirono, ma questi non farebbero eccezione all'afor1sma precit ato, perché ricevuti in cura dopo venti a trenta giorni che la malattia aveva incominciato. Lo stesso Glénard ci parla di due casi gn~riti dal dott. S9ulier e di altri 13 .che egli lltesso épbe s.otto la sua cura, de:l quali 12 guarirono l morì, ed anche per quest'!Jno la cura fu cominciata soltanto nella ventiquattresima giornata del morbo. Di fronte a tali resultati, potrebbesi domandare perchè, malgrado sieno adottate dalla maggioranza dei pratici le applicazioni fredde nella cura dèlla febbre tifoidea, la cifra della mortalit.à risulti ancora soverchia. A questa domanda il dott. Brand risponderebbe molto probabilmente, come ha fatto in altra occasione, prendendo ad esame le storie dei decessi. Con questo esame egli è riuscito a dimostrare che di 1411- casi, i quali avevano data una mortalità del 4, 7 per 100, questa doveva attri.buirsi in parte ad un ritardo, nella applicazione del suo metodo di cura, oltre al pri~o settenario dacché la malattia aveva esordito, in parte al metodo stesso, non praticato colle norme tutte da esso consigliate.


259 Ciò premesso, noi crediamo opportuno di qui riportare t~ttti i particolari Ò('l metodo Brand, otfcrtici dal dott. Glénard, il quale prende a tipo della sua descrizione un ammalato di febbre tifoidea, di forma adinamica, o come altri direbbe, di forma torpida, siccome quello che p11esenta all'azione del bagno freddo i sintomi pii! svariati e più gravi. Il nostro malat.o, egli dice, viene portato al bagno; la sua temperatura al retto è di 40°9: gli viene levata la camicia al moment o della immersione nel bagno. Il medico, per la prima volta, si sente stringere il cuore nell'applicare questa cura o si domanderà se l'ammalato non sarebbe guarito egualmente senza il bngno freddo; se potrà. sopportare questa prova senza cadere in sincope, occ. ; ma il medico dovrà sempre avere pl'csente l'aforisma di Brand, che dovrebbe trovarsi scritto in lettere d'oro all'ingresso della sala del bagno. L'ammalato viene immerso fino al collo nell'acqua, alla temperatura di 20 C., e tosto gli si atfonde sul capo dell'acqua fredda, che 4ovrà essere da 6° ad 8°, il che è di molta importanza, specialmente se v' abbiano sintomi cerebrali. Nei giorni seguenti, quando il sistema nervoso sarà più calmo, potrà bastare 1a telnperatura del bagno. Questa atfusione durerà da uno i\ due minuti ; quindi l'ammalato dovrà lasciarsi in riposo. A questo moment.o si osserva una trasformazione: L'infermo che pareva i nconscio, comincia a lagnat•si, Ja lingua si umetta, la :fisonomia prende un aspetto più normale e l'ebetismo cessa, per dar luogo ad uno stato di ansietà o di stupore. Sono passati appena otto minuti dacchè si trova nel bagno ed è preso da brividi intensi : i denti battono, le pupille sollevano l'epidermide, il dartos si ritrae ; la respirazione si fa ansante, ha degli i nsulti di tosse a ript•ese, seguiti da escreato di mucosità. bronchiali; di sovente notRSi una scarica alvina, involontaria; l'ammalato manifesta la più grande ansietà, fa ogni sfor1.o per uscire dal bagno. Questo quadro paro fatto espressamente per spaventare il medico, che allora più che mai dovrà sovvenirsi dell'altro aforisma di Bra nd : ~ L' arn,malato battet·à i denti, sarà ansioso, ma rimarrà 15 m~·nuti nell'acqua. » Uscito dal bagno, la cui durata sar4. serp,pre di 15 miottti ( anche se i brividi si manifestarono appooa entratovi) e più lunga se il brivido ritarda, si rinno>a l' affusione sul capo, quale fu descritta. Si osserva allora che jl paziente può


260 sostenersi, aiutato dal braccio dell'infermiere; tremante dal freddo, colla tinta violacea, agitato come foglia dal vento 1 offre un'aspetto da impietosire. Lo si traspcrta sul suo letto, senza asciugarlo, e gli si rimette la camicia; gH si ravvolgono i piedi in una coperta di lana; il materasso e il guanciale dovranno essere un po' duri onde non rimangono depressi dal peso del corpo, che verrà coperto soltanto con un lenzuolo in estate, aggiungendovi nell'inverno una coperta leggiera di làna. Dopo di che prenderà una minP.stra Jeggiera, tiepida, soprabevenc}ovi qualche sorsata di vino veccl1io; 'pescia lo si lascia C?' suoi brividi, che possono durare da 15 a 20 minuti, talfiata anche un'ora. È a notare che la temperatura del bagno si è elevata di 2 gradi e che quella del retto discese di l 0 l. Quanto al polso è sensibilmente meno dicroto. Pel momento si abbandona l'ammalato, e si ordina all'infermiere di esaminare, ad ogni tre ore, la te-mperatura del retto dell'ammalato, rimettendolo nel bagno i 20° C. per 15 minuti, di giorno e di notte, fino a che il termometro tenuto nel retto per cinque minuti più non ascenda al di sopra di 38° 5. L'alimentazio'ne dopo il bagno, cioè Qgni tre ore, sarà liquida, sempre tiepida e potrà variare: latte, caffè o thé con latte, brodo' di manzo, di vitello o di montone, minestra d'orzo o di paste; inoltre si darà a bere all'ammalato, anche suo malgrado e semprechè non dorma, qualche sorsata d'acqua diaccia; siccome poi l'adinamia è grande, così. a seconda del polso, gli si amministrerà una cuccbiajata di 1vino vecchio immediatamente dopo ogni bagno. L'indomane l'ammalato ba già presi otto bagni. La ·prima impressione che il medico prova sarà di meraYiglia nel vedere scomparsi i sintomi toracici, che si presentavano con tutte le apparenze di una violenta pneumonite. ~a conosc~nza è perfetta; esso si interessà di ciò che lo circonda, sorride e pare convinto della barbarie con cui lo si è curato. Ho veduto, soggiunge il dott. Glénard, taluni malati, i quali prima ancora di sapere che dopo un primo bagno, dovrebbero prenderne una lunga serie, a tre ore di intervallo, reclamavano l'acqua fredda, vero presentimento, dice il dott. Brand, dell'organismo che lotta per la esistenza. Generalmente, i tre primi bagni sono bene accolti dagli ammalati, che ne apprezzano i vantaggi ; più tardi non li credono necessarii, ed il medico deve usare di tutta la sua logica


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per convincerli che il bisogno persiste e per convincerne altresì le famiglie. Ritornando all'ammalato, la cefalalgia che prima era iutensa, si è dileguata; nei primi due giorni ricompare alcuni minuti prima del bagno, quando ha cessato l'effetto del bagno precedente; la lingua è umida, rosea, le sue pupille normali, non hav.vi più la . fuliggine; il polso si avvicina sempre più al normale. Esaminando il torace dell'ammalato nell' intervallo fra. due bagni, presenta gli stessi segni del giorno innanzi ; ha tosse ed espettora .d,OJ.)O ogni lntgno; per diminuire questo sintomo s~ appHcan.o sul petto ·delle compresse f1'etlde , che vengono rinnovate ogni quarto d'ora. Notiamo che i bagni non hanno alcuna influenza sulla durata dei fenomeni ioracici, né sulla ipertrofia della milza. I sin.tomi seguono il loro andamento regolare verso la guarigione. L'addome, si mant iene meteoristico con lo stesso gorgoglio; la 4iarrea persiste; una scarica involontaria ebbe luogo pressoché in ciascun bagno, si prescrivono compresse fredde anche sul basso ventre. Ciò malgrado, il meteorjsmo e la diarrea sono t?,.lora ostinnt i, per cui forse sarebbero utili clisteri di acqua frecldà, usa~i da Drand contro la stitichezza, a vincere la quale egli si astiene affatto dai pnrgativi. Nel 3° giorno di cura l'ammalato ha g ià presi 24 bagni, e trirviarno: cut,e fresca, cefal'eu. nulla, polso più serrato ; lingua normale, feci dure, addome soffice, senza gbrgoglii, appetito; la milza è ancora tumefatta; il torace è più libero, calma la respirazione; permesso il decubito laterale, sonno tranquillo; le orine che erano rare, di tinta oscura, albuminose, sono più chiarè; più abbondanti, senza albumina. Non è a parlare delle eruzioni del secondo settenario ; esse abortiscono od appassiscono rapidamente. lniìnc, l'ammalato ha già la forza ,p er recarsi al bagno, sostenuto appena dall'infermiere, e se oggi ancora vacilla, domani camminerà più sicurò. Si sopprimono le compresse fredde, con riserva di r itornarvi, ove il bisogno lo richiedesse. Gli è in questo momento che il medico ha bisogno di tutta la S\la anto~it<\ per fr•enare Fap.petitJ<:~ insaziabile, o 1l meglio dir e la voracità 'degli ammalati. ·Ciò avviene dal terzo al qual'l.o giorn'o, e siccome l'appetito è per l'ammalato tm criterio di salute, siccome egli non si sente che un po' di debolezza, così la sua tendenza a soddis,farlo è massima. Senonchè, il termometro indica che


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esso è ancora .inalato, dìlie il bagnò solo trat't~ene i Sintomi, che il genio tiuco sussiste tuttavia. Sopprimete i J)agni e vedrete ricomparire tosto il corredo dei fénomeni febbrili. L'aliroentazi'one esagerata torne~ebbe al certo .(li nocumento, e ciò è da evitm.1si fìnchè siavi duopo del bagno ogni tre ore. ~uandofra due ba@n~ può pass_are un intervallo di sei a nove ore, se cioè la temperatuva: per elevarsi al d·lsopva d~ 38° 5, ha bisogno di più che tre ore dopo i1 b~no, allora soltanto· si potìran.no dare degli elementi solidi ; in ogni cas-o si dovrà ,faclo a titolo di esperimento. Fu osservato talv9lta che . un po'. di carne,. un quarto ,di •pollo ad es., bast'a a det erminare una vera fébòPis cttrnis, ·per cui fu d'uo;po sospendere .tosto q11ella somministrazione. Il migliore precetto è quello· dj non permettere l'uso della carne che a piccole do_si, dopo Il bagno, e quando l'ammalato sarà òmasto apiretico per 12 ore. Ad ogni wodb il termometro av.rà in ~tale argomento voce delibefatrioe' i i pianti dell'ammalato che ha fam'e saranno asciugati con la dolcezza dei inodi e sorvegliando qualunque abuse. . Quando .avrà• forze baste~oli e sarà apiretico, gli si permeHerà di levarsi dal letto, e questo rooment0 comincia, in generale, con quello in cuir }!lOtrà concedersi il vitto animale. Con quef?to metodo la durata della malattia è di 1S a 20 gi,ol'D~ (Bra!\d non in~e.nde di jug>ulare il processo tifico ); que1la . della convalesçenza di dodici giorni al più; il numerò dei. bagni varia · d·a i 5o ai 180 ed <~nche 200. Bra:qd non vi ha afcuna contr.oin-' d.icazione pel suo metodo; non l'·e tà riè il sesso, non· la. gravidanza nè il periodo mestr.uale, non J;e ernoràgie ìntestinali nè i sud.ori proftlSÌ. ron )lavvi ,Che un tifo (adàomii;lale 0 petecèhua}e, semplice o degeri'erato), e questo t ifo ha pèr rimedio sp·ecifìco l'acg;ua fredda. Il dott. Glénard conclude la· sua Memoria·, fa- " èeJtdO un obbligo mo}:'ale ~gli amministrator-i di speda:l] , di accettare la· idroterapia •siccome il solo modo di cura della febbre tìfoidea. S.e all'infuori eli essi egli dice, ciascuno è libePo di scegl-iere il .medico che più gli piace, per essi ùna tale libertà non esiste. E, a piìi forte ragione, se è un dovere per •i medici degli spedali di impiegare, nella: cura dell'e affezionj che pongono in pericolo la :vita degli ammalati, il metodo <;he dà lé inaggjori probabHità di guarigione, niuno vorrà negare che un~ -tale 'condiz.ione non $Ìasi ra-ggiunta dall'idroterapia neHè febbri tifoidee. (Lyon M'éd., :Sètlem)lre 1873).


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Golqramentb · dell'orina per la senna. &U:bl!31' segnalò alla $oa/età te1:q;pe-utica, (seduta del 1'.1 -agosto

l8'1Sr una sing:olare pr.oprietà 'della senna; :{:.'orina d'8i malati .che preJl~OllO ,t al rarmaco $i 90lora in gia)lo intenso <}!Jll r~fl.esso yerdastro; si cl,'ederebbe di vedere un:a o-ripa it~erica. Ml!- trattata que'sta' <,>rina eoll'acido nitrico non pyesenta la reazj"gpe caratteristi(}lt .delle materie coloì'l}.ntf della bile, e se invet;e si ·porie ne'l ;tul;>o clie contiene r ·orirìa un frarnmento•.di potassa, si sco.r.ge un bel co~oramento porpor-a. ·Gublèr domand·a:-.se ques~a ·veazione sia d'ovutà ·8:1Hacidò crisofan·ido che si ;riscontra ne'Ila se.nrta. (Le p1;ogrés Jviédz:cal, pc;>vembre 1,37'3).

\\'tuovo metodo d~ cauterizz.!lzione de'Ile pi~ghe, delle ulc'éti, ecc. de'l dott. 'J;'HORES.

t.'autore '!laccon;~ancl'a ir seguente 'modo di Càuterizzazione, che

_gli diedé i migliori risultati, · soprattuttp n'elle. ulceri, nel'le granulazioni del Collo uterino , nei cancri' nell' unghia incarniìa ' nell~i" fessure d:ell'ano,. nelle ulceri- ribelli, nelle èinorragie, ecc.' , e eonsist e sé ìnplicémente nel cauter,izzare dappr'ihìà, pe~ m~zzo di 1u~fL matj.ta di nitrato d' arge~to, poi ~~r passare :unmediataID!'m~e . sull; esc~ra big,nca _prçdotta, una .n1atita di zinco me· tallico. ' , . ' . Sabito l' ~.seara dtventa Il§r.a e s: indu-sisce; es.s a qade in .cap.o a ;U ·p 7:2 ore,' e lasc\a u.na, }),iaga detersa, pi c.ùi la . cieatrizzàZJ~lle è ) n gJ3nerale prontissimi!.. Per le ulc~ri d~l C{lllo uterÌJlO, • ~n loo.go d~l ci'lindretto dì .4inco , si fa usò di ~n pezzo 'ottuso d~ zinco, q,uàie si .ottièlie , colando il 111etallo _'ìn. un piccolo cuc· ehiaib ·

Sag!Po delle farine ·e del pa:ne,. di . ALF~EDO :WA,NI~~1N.

,Dop-q ai ayer ri'chiamàtò quanto· sia dilicata la rieerca delPalp!ceolac quaittità che può esser e stata aggbmta, . che ·per la difficoltà di scoprire l'allumina in ceneri contenenti. ·siinultaneamehte delracido .fosforico, lJJm~ ne}la farifl.a e .nel pane, tanto per da


264 della Cfl.lce, dellfl. magnesia e della siliee, l'autore raccomanda di agire su d'una quantità abbastanza gL'ande di sostanze, 100 gràmroi di farina o 200 grammi di pane, ed accelerare l' incenerazione facendo arrivare un getto di gàs ossigeno Slllla massa in combustione; tratta in segllito le ceneri coll'acido solfot>ico inve-ce di acido nzotico o cloridrico, e .finalmente non impiega che minime quantità e pesate di reattivi; ecco come desct•ive il suo processo. La cenere di 100 g~·ammi di farina pesa 700 milligratrtmi, e nel caso di addizione di al!u)lle, può inoltre contenere 30 milligrammi di allumina; inafflo questa cenere co11 un mezzo centimetro cubo di acidv solforico, e riscaldo finché esso cominci a volatilìzzarsi. questo punto la silice divenne insolubile e tutta l'allumina fu attaccata; dopo il raff'reddamcnio aggiungo un po' d'acqua e filt.ro; la soluzione è allora addir.ionata di l gr. 50 di potassa caustica che Ja rende alcalina e r-idil>Cioglie )' allumina, filtro di nuovo, aggiungo l gr. 50 di clor·uro d'ammonio, faccio bollil'e e mediante riposo l'allumintl si precipita allo stato di fosfato cbe si p~rò raccogliere, lavare, calcinare e pesare. ' I vantaggi di questo processo consistono neU'uso di piccolissime quantità di reattivi, e sarà cer-tamente facile di procurarsali sufficientemente puri, affinchè ciò che è necessario per l'esperimento non cont~n15a 2 milligrammi eli silice o di ,allumina. ' Per vahrtare ]a qualità delle farine, l'autore dice che quello che sono buone contengono pochissime sostanz~ solubili nell'acqua (zucchero,, desterina), mentr-e quelle alterate ne contengono quantità notevoli, e la prova non richiede più di un'ora e meita. Egli prende 100 grammi di farina, li diluisce con precauzione in sufficiente quantità di acqua di~tillata, dimodochè ìl volume totale sia di ij., l·i tro, e ver-sa il tutto su di un :filtro secco, riposto su di un· imbuto secco; la .filtrazione si effettua dapp~ima · abbastanza rapidamente, poi si rallenta e si arresta completamente, ma non prima che sia passata una sufficiente quantità eli liquido per l'esperienza; 50 centimetri cubi di questo liq~lido vengono evaporati a siccità a bagno-maria, e moltiplicando per 10 il peso dell'estratto ottenuto s'ottiene il peso totale delle materie solubili: 100 gl'aromi di farina danno 4 gr. 09. cF estrattQ, così <composto: Ceneri. 0.44 .Albumina vegetale 0.92 ,Desterina, zucchero e gomma ~.34

rn


265 per VE}ntiqua:ttro . ote :a con.t~tto coU'aequa:, il peso deB'est~·atto otteJ)tùt0 . au)!r\_ent~J. se>nsi:' ~HiXYen:te~ l'autore o.tténne 6 g::r• .01. · ~ J Nelle fàri!le.. d il' ca'frtJya qualità, là quan;tità dì· pr~n~ipji,. solub'Fli' è più' eonsidére\>ole\. ed Odiling, eh~ pane abbia aJ:vuto ' p.el· prilil'Ò llid~a di t'(uesto :t:n:etò.do di esperimeriM, ..trovò 12 . e ' nn o a: 1~;2 per .IOOO., (Archi~'es .M!edieales Belges, settembre 18:f3). ~<;. qaesta stesE!a f{tdn.a. Kie~ laseiatçt

I~iezioni di (lier:o di latte n~lle vene per un 'tentativo ,di cura

dél · Colèi'a. l'.

..

' .Nota\del dott. P. ALBER'nONI

~ssiste'nt~

eli flsiolog:i:adn: 'Pado:va.

Il f~tto patologico qulmi~an~~. nei col~yç>~i . è l' ispes~i,!)leqto 1iel togliere q.ue1J..ta cond~zi~M· !Pel. sangu~ dp:v:rg):>b'es~~re l.o scop:q .Qella. c.q~a . .A éiò non serve la in.t)(od!liione .di , acqua nei v-~i, perçhè allo.n,~t si c\i!>kuggqJ}O i globnli.'J.:Ossi; .non Sè,J;Ye la sa~gue;

injezione di sangue, perchè . ne' colerosi questa realmente . np.n fa 'lifet't.o. Non potrebbe utilizzarsi il latte? e, dalla. ,.intr~duzi'ohe di sostanza g~•assa, non n!;l .vercebbero ,poi ostruiioni capillari ·~ Ecco quanto si pi'Qpose ~~ucliat•e'' l'auto're· mediante. qp).:lO\tÙn,e esperiefize. . ' 1° Injèttatido latte pur~ssiino in cani, e . conig:U, vide t:Q9rire l'animale o q,0pq }!J.l~lc~e t~mpo o §Ubi·t o·..dopo, ro.peilflZipne;- Alia necrosposia :dsc~ntr<) i se~ni. della ost.ruziçme capillare in \<arì organi. I ·globul~ sal'\gl,ligni rQssj si mo.strav:a:no molto distesi ed ingranditi forse per essere in:filtr~1i;i di sostanze grasse. 2° ':L'ra.ttando i globuÙ. i'o~.si del sangue ;Corr puro si~ro di , la,tte,, vi.de elle non accenil.'avano ad tÙcuna· alteraiiOne di forma ·~ e si, ~antenevano lm~gamet'rte norl;lrali. 3° Injettàndo negli anim_ali .non ,puro latte, ma ·Siero<.~j latte, h·o~ò. éome ·gli a.nim~~li stessi nòn nì:l! ·soff;-isse.ro e dul'asser.o in vita senrt.a akun. disturbo;. é il sangue· loro,_all'esame microscdpico, si mostra'sse.-assolutatnente 1iorma.le. La quantità del sie~è introdotto stav.a. allq. massa sànguigu.a co,me l ,: 10. Dun:qqe si potrebbe a~operare ne' colerp.s i il sier-o di latte,:·.e calcolando pe:r !\uomo adulto una .quantità m~.dia ~~ sal)gue• ~i )

Gio1·nale

ai Me.dic. milit. 1874.

18


266 8 chilogrammi, si dovrebbe, senza tema, introdurre una quantità di siero eguale almeno a 500 grammi. Hodder, medico del Canadà, riferisce ·due casi di trasfusione di latte nelle vene contro il colèra con esito felice. La quantità di latt.e fu in un caso di 200 grammi, in un altro di 448. In questo ultimo l'operazione fu eseguita due volte. Il latte deve essere riscaldato a bagnomaria alla temperatma di l 00 Fare nh (30 R., 37, 5 0°) e fatto pàssare attrave-rso un ,pezzo di garza. Nel N. 32 della Gazzetta med. ital. P?·ov. Venete, il dottore Albertoni riferisce altri esperimenti da lui istituiti dopo la comparsa della relazione fatta sL:llo stesso ::\. 29 della Ga:::zetta dei casi di Hodder, in calce alla sua nota, e appare lampante il fatto, che il solo sgrassamento del latte, facendolo àttraversare un pezzo di 1garza, non basta ad· impedire- che injett.ato nelle vene degli animali, produca le ostt·uzioni capillari e poi la morte. Parrebbe che i vantaggi ottenuti da IIoddèr non sieno in contradizione coi risultati sperimentali dell'autore, quando con questi pensiamo, che rispetto alla quantità media del sangue d'un adulto venne introdotta tenue lluantità di latte e q\tindi anche di sostanza grassa. Infatti nella sua ultima esperienza vide un fatt.o analogo, cioè la sopravvivenza dell'animale avendogli trasfuso nelle vene soli ·so grammi di latte. Egli ·'pertanto insiste nelle idee sopra annunciate. (Gazz. med. ital. P1·ov. Tlenete l't 29, e R~·v . di Meel., a~· ChiT. e Terap., fascicolo 15° e 16°, 1\.filano, agosto, 1873).

.

,

\, Dei pericoli del cloroformio

in confronto degli altri anestetici. MoRGAN.

Il cloroformio, che ha cagionato la morte sotto le più favorevoli circostanze, e ·malgrado t utte le precauzioni prese per tutelarsi contro i suoi pel'lliciosi effetti, venne dall'autore comparato agli altri mezzi di ottundere la sensibilità per facilitare le cruente operazioni chirurgiche. E la statistica della Società medica americana della Virginia, combinata con quelle inglesi, diede il seguente risultato:


S()ccombe;ttero ·

l

•

! .

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1'..sòpra 23;~04' ane~tesiatì l coÙ'etel\e; '• • "l· . . 11 l » , ·~~~'1'~ » col ·cloroforriJ.io1 l .. ·» 5,5a8· >>' ca~~a rnis:tu~a di etere e ~lòrio, c. 'f'ormjo. ' .» 5,000 » MI biX>:loruro ai ~etilene.

'_J '

Così v.iepe. st.atistic~mente provato, çome il cloroformjo,sià ot'io ·'V:o:lte,l-piu pericoioso dell'etène; due d$3lla mistqra di. etere e.,,clòrò"formio, pi4 temib:ite •del .b'icioPu.r0 di metilene; il .più pericoloso, instHì'ima,.fra ttfttiiglf anèStetiei. E le pr.opnie es))lerienze dèll'autc;me . ltmhmmo :Pienanrente' conférmato in •e0'testa opinione, d'altr()mìe espreSJ;~a dal Qomi"t'ato del- cloroformio ·di Lomlra. L'a11tore per l)ltìmo in:Vita ·i chi.rJrgh~ a aiscutene con calma e senza passione, una ·que.sttone di <?()S.ì grav.e i~,Portanza. ' , 1 ,(IDfil ()torrrale• Ven~to eh Sçt'enz_e me(ù;cluj).: ~

·j

Modo di mantenere la forz.a n.elle pile a secco, del 1?. ·p -ALMfl>RI l iu!Gì.

-A.pbia.mo g:ià avvmltit0 nella ,preriedente R,ivi~ta come il dottor T~ip1er, , pf:lrlal}do dell~ pile a',~~,çc.q,, ab pia espress~ , Il\ SJ~.~J:anza ,,ch~.~;-qQesJe, P.ç>§SaJ!~ sQddis{p.r,e !:llJar ~sJ,geP,za ·1e1Ì' elettjo:-te~apista, po~~~àr.nd~ p~·t~ tension~ ~OI,l una ~)ipjm,a q,uanti~~ g'gle1:Jtrico, .S@.sh arr~x;;~~lle , 1~{!'>struirl ~ iit mqdo clte,,.r~,on a~~~ssero ,sqgg_ette ~ ;i~.!~JJ.:l)entit_ perçlite..d~ . $9-Pqa n,~i ~~mp~ \.tmiqi,,;',ot .b.l3P~ il P . Luigi Palroieri .le,sse all'.a~unanza det · t~ dX).arzo 18:73 neU:Acca~l,e.lflia ~ i S.ci.enze,Jis!pl;le ,e materlla~ielie di.,Napol~, ,pna.,w e.l,llod.a, neila .q~ale su~ge~isce un semplicicssimo mezzo ·p er togliere questo inconve· ,1)~!3p\e,-.fil,c.co l~ sue parole : 1 « · : Mi ~ono, a;yved ~lto y)le; la princjp,al-e .c, agione di così g,r1!-:vi 1 1 4iSp~rsionic;ri:sié.d,e~arl nei tllbi di vetrio nei qt{ali queste pile .comuU;en;rente ~oho,. G4ipsè. L'armatura 111EJfallica su~eriore del t'ubo ,f.l\a cot:Aunica còl polo supe.r:io,r~ ,. de~a pila, §i mette ,per~ mçzzo de~1'~"etr.?,, in cqmunicazio!fe coll'ar-111atw;~ oj)posta .ch,e è 'in. ~p n4f)tt? ·çpl .pi lp =NJfe.~ionl. Di~~tti , lev.lftp. ;pi,la .§l~:l . ~pho r ~l!S.fl. ~·!pi­ ,g~~~ rl,a s,ua f.OJ.'J;a ad onta, d~!J't,uniq~t~, ?l'H'~l1.ll?ien~, ~ l,a ,. perd~ d-t :P.l~,.0"-9, gttan,dq ~ rjpos~a . nel, tu,bo. V.:e,micÌiì\ldo.. ~ ~bi con ver1

Ja


268 nice coibente, quasi sempre l' incon'Veniente diminuiscé, ma; non si toglie del tutto; e si hanno dei vetri che anche senza vernice riescono sufficientemente ,buoni. A togliere siffatta cagione di dispersioni gravissime io rongo la pila nel tubo anche non verniciato, c la fo fare di diametro alquanto minore del tubo, sicchè o non toccf)i o1 leggermente appena le interne pareti di esso . Indi fo SOl'gere dalla base della pila, una colonnetta di buona qualità di vetro ben verniciata, e nella !parte superiore di questa adatto una traversina metallica, la quale per mezzo di una ''i te vada a ''Premere H centt•o superiore della pila. Con questa semplice modifìcazione ho visto in tutto questo inverno, tutte le pile conservare quasi inalterate le loro tensioni ancorché l'ambiente fosse èstremamente umido. >> L'espediente è così semplice, ·l'effetto così sicuro e l'esperimentatore che lo annuncia è di sì provata abilità e. lealtà1 che merita ben la pena eli farne la rprovu. Vedremo. (Rivz"sta di Med., Chi?·. e Te·r ap., ".Yiilano, gennaio 1874).

Delle fasciature cementate con magnesia, del dott. E. Ki.is'l'ER. Questa fasciatura viene raccomandata da Kiister a motivo della sua grande leggeré?.za, notevole durata. e grande refrattarietà verso l'urnidiùì., specialmente nelld malattie injìammatm·z"e 'all' articolazione clel ginocchz"o. e clel piecle, nelle crmtracioni clel ginoccMo; le qi.Jali ultime vengono bensì combattute coll'estensione, ma hanno la ·tenàenza per l' in~esso eli 'tornare anc_ora "a: pdbo a poco ; la raccomanda pure nelle frattu?·e nrm comolidate della gctmba. Il processo è il seguente: Si mescolano assiéme il. poco a ·pdco tre parti di un bicchiere d'acqua di soluzione di silicato di potassa ed una parte di ·polvere :fina eli magnesia; si fanno passare delle bende di lino nella poltiglia che ne risulta e si rotolano di nuovo dopo che si sono perfettamente imbevute. Queste bende applicate a due o al più tre giri su bende di flano11a, costituiscono l'intera 'fasciatura, che in 24-36 ut•c acquista: una· solidità lapidea. Se le bende vengono applicate tutt'al più in doppio giro, allora la fasciatura mantiene una certa elasticità, ch'e sembra


269 essere favorevole alla guarigione di alcune f1·attur~ non consolidate. Facilmente -si praticano delle finestre con forbici cc;>muni, mentre• 'ht \fa~ciatura è ancora molle. L'ablazione è un po' più difficoltosa che nella fasciatura a gesso : essa si fa meglio t enendovi per più ore applicate sopra delle compresse <itate immerse nell'acqua calda. Il professor Konig di Rostok, che ne rivendica la proprietà al doiztol' Aterhard ·e ad.operò la Rrima volta la fasciat ura con magnesite nei lazzeretti-baracche in Berlino, conferma le idee di Kiister e vi·!fa ioltanto alcune'aMgìunte. Egli adopera por bende, della stoffa òi coton·e non imbìan.ch~ta, fa la poltjglìa meno densa, ottenendo per tal modo un più rapido inaut•amento della fasciatura, ed applica le bende in pezzi separati alla maniera della fasciatura di Sculteto, l'una sopra l'altra a modo d'embrice, pel' cui la fasciatur-a resta più liscia e si evitano le pieghe ché, specialmente adle gambe, •son.o spesso moleste. Seqondo che le strisce snccessi:vè copro np le precedenti ' per una metà 0 solta.nto per· l'orlo, la fasciatura si fa •e molto dura• o più ' piegheV:ple. Sui gir.i embcicati Konig, per maggior saldezza, applica ancnra, in s.em~ plioi giri cireòlari, una .benda di velo imbevuta nella poltiglia di magnesia. 'Noi abbiamo più volt e esperimentato questo genere di fasciaturo;' ed è •.innegabile che · ottiensi con ' esse · maggiore eleganza; le ~bbìalliiO !.-però sempre· <trov~te- inferiol.'i ·in fat~Q,. di .(:lOlidità a, quelle cementate ; col solo silicato. di p~tassa. . , 11 , , , (Deutsche · I{lt"ne'l~, 12, r18J3, " e Schmidt's :Iah1·bucker, ..}58, 1&73, N. 4).

PrQçe~so ~erfezio~1ato ~· imbalsam~zion~, 1 j, ' ' d~Z ·clott. SÙ'èQUE'r. '' '· ·hl ~.... j ' ~~ l{ ;.4~ .. J ' '·'i! ·'DJ• siStemw d-eHe . injezioni conservatrici segna un immenso prognesso nell'arte dell'imbalsamare. Ideato da 'l'riuchina nel 1834 per la conservazipne dèi pez.zi anatomici, il Gannal. }!applicò poi alla -conservazione dei corpi, se!!.vendosi di misture arsenicali. Il. processo · ·di Ganna-1 è eccellente e. conserva ilidefinitame.nte i cadaveri, ma riesce pericoloso.- .{XeJ.' :le emanttzi.oni ar!lenicali;, . a chi l

• •


270 a:vvi~in•a il ·cadavere. Sucquet ha ·il meritò di aver trovato· un~ sostanza eguàlmente efficace e d'a1trond'e atl'atto' innocua; ·. ed e. la soluzione di elr.J'ru~·o -di :dnco à 40° dell'a?·eomel1·o Baumi!. (Da:l Manuale di Pat. ~ Clin. ohir. .d'i <A. FòRT, Pari:s, \1.8:'72)n

., Sulla costrizione delle. membra .secondo . Esmarch per

ottenere un' ·anemia artificiale nelle ·operazioni cliirutgiche.

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Relazione fatta nella Società.lv~eclica . di.J3erlipo il ? ,dicembre; 181~

' . dal J?r~f. B. Y01:< LANGENBECI{.. Il Prof. F. Esmarc.h puhb~ic,ò ·ultimamente setto la clenemina ziohe di anemia ·artiftciale nelle operazio.rri chiru't'gichè (Sec0 nd.o Congresso Chirurgico Tedesco, Bei'lino 187!Le Volkmànn: Sammlung· Klinjcher Yortrage 18!73 N . .5g) un processo , \m eaiante ·H quale la- perdita di sangue cHirante trcerte opera1>ioni .suHe •estremità vìfm ridotta ad un ·minimo; o meg:liò detto, .colt quale si opera com1Jletamente incru~nte. 11•1 .• I tentativi•·di limitaré ·Ja J?erclita di san gua nelle op.erazioni chirurgiche mediante la costriiione· degli arti, non sono .nuovi. Nelle amputazioni ·della coseia, nei çasi ov.e sì davea temere la pe;rdita di troppo sangue, visto lo stato,rane:m1c.o del paziente, io da ~ molti anni• solevw ·tar comprimere preventivamento, per qualch~ tempo il 1vaso a rteuioso principale, quindi ·infascia,ya strettamente llesli:'emità d.alhv 'Punla.' del piede in sopra con fasce bagnate dj té~a, a'pp~icava 'il, tornièhetto, 'e dopo cic;> eseguiva l!o• - perazione. Altri chirurgi forse avranno fàtto l'istesso, · ed .io non sono affatto inte~zionatò di dic~iarare questo. pt•ocedimento come di mia i'nven2i6fié. ·Ma la cos'triziorre 'di . Esma~ch si distingue da Lutto ciò essenzialmente ,perchè~ essa ,permette di operare assolutamente senza presenza di sangue. Oltre all'enorme rispa.rmio d'i l ~angue che si ottiene così, questo processo ha ,ancora ·il gil.an van~aggio, èhe H' campo delìl'operaziorre non vJ.en 'capert~·.da· san­ gue per1tutta Ht dtù?ata deU'e.per.azi'one; e che si possonG ,esamina~e le relazibni anatomiche e patolog.iche ·ftei t~ssuti. cdlla 'l massÌfma chiarezz'à. In casi fdi opérar.uioni delicabissime, :per1 ·esempio m.ella, resez;ione ;delllR:rticolazione (della m~no , 1si' 1ha a'ltre~L il gnande


271

vantaggio di evitare ogni lesione non voluta delle parti , senza dover spugnare continuamente la ferita. Pare che l'anemia completa so~tenuta dura~tt~ tutta un'operazione ·abbia per conseguenza una paralisi passeggiera dei vasi, vistocchè immediatamente dopo tolto il tubo elastico costrittore la pelle dell'estremità stata co- • stretta si colorisce d'un intenso rosso, come se fosse invasa da risipola. Gon questo fenomeno coincide l'apparizione di un'emorragia- capillare (ammetto; che vasi tagliati durante Ja eostrizione dell'arto · furono legati) la quale è fonse un po'' più energica del solito, ma non pare portare nessun danno consecuti.vo. Visto la molteplicità dei casi nei quali si può applicare questo processo, bisogna certamente usar.e anohe certe cautele. In primo luogo io ,giudicherei pericoloso di voler ;pplicare questa costrizione nei casl di icol'izzazione di .un'~stremità, nella quale si richiede l'jntervento chirurgico, giacché l'icore potrebbe possibilmente essere spinto nel circolo sanguigno dalle costrizione stessa. L ' istessa l'iserva dovrà essere applicata nei casi di amputazione per tumori tnolto molli, in istato di. disfacimeqto. Poi nelle aperar,doni all'estremità superiore Ja costrizione del braccjo col tu:bo, elastico non ,è senza pericolo, perché ne può conseguire la parali1:1i del nervo mediano e del cubitale quando questi venissero compressi troppo contro l'osso. In due casi di operazione di pseudartrosi dell'omero io ho osservato la paraijsi di rami del mediano, la quale intanto sparì ~opo 15 giorni. , Ir1 un caso .di o,perazione di nocrosi centrale dell'omero, la di cui esecuzione fu · molto agevolata dalla costrizione elastica, seguì una paralisi motrice com..pleta del nervo mediano, la quale perdurò anche dopo 3 settim.ane allorquando il paziento fu , licenziato. :Per ~vitare tali inçqny,eniepti,, io »-o.n mi §Ono p.hi , servito del tubo elastico nelle operazioni all'~stremità superiore, invece . ho applicato una (ascia di tessuto elastico strettamente intorno al terzo superiore del braccio, col;ltinuando sempre nell'applicazione della fasciatura periferica dell'arto. Con ,questa. mo~ificazione io h<> •eseguito t\na res~ziope .deH' &rticolazione della roJL!lO e pi~ altre operazioni ottenendo l'istessa a"9emia che si produce coll'azione del tubo elastico ed evitando· Je paralisi consecutive. (.Berl. Klin. Wochenschr, N. 52; 1873 '• e G:ç.zz. Clinica di Palermo).


Dell~ cura

'

1

r adicale delle varici,

del p1·or PoRTA.

Il :Benemerito professore, , dicendo deHa fì'equenza delle, vat.ici fra noi, rimarca> dtte serie di cause produttrici; naturali le une, morbose le altre e fra quest'ultima rileva particolarmente .il mancato ufficio delle val"ule appeua che il vaso si distende ·anehe per poco, !:lenza: ·non accettare :i:l fatto della lftCei'Il.®ione· ·del fondo cieco per l'urto repentino del sangue; lacerazione, che dà il risultato delle piccole briglie descritte da Andrai ; e come conseguentemente alla flebite adesiva suppurati,ra ulcerosa, associandosi alle •Varici ne 1'1'1;uti la coosiste,nza, la direzi011e e la forma. N~Ha lasse:ma ·dellà tlbra solam·ente riconosce lo appàrire déHo varici per disposizioni interne, ritenendo passeggiera ogni altra causa che possa rintracciar-si per stasi addominale, per lunga stazione all'impiedi, per ·de:ficienza di calzatura, per lavoro prolungato nelle va,s te pian1u'e jrrigate; c6ndizìoni queste a cilf van soggetti più specialmente i contadini, non senza valutare ed accettare in stretta relazione la causa speciale sospettata dal Petit, del grumo sanguigno formantesi contro le vene in corrispoi:dènz.a' delle' valvole. Il' Pcirta non si dia'onde nella anatomia patologica delle varici, rrè sulla loro sintomatologia, perchè materia abbastanza studiata dalla maggior parte dei trattatisti; ·egli piuttosto si ferma sugli esiti che può produrre · il male ·tasciato senza alcun soccorso medicamentoso, ed è cosi che l'autore ragiona sulla possibile stazionarietà sulle complicazioni che ne possono aggravare la forma, e sulla possibile spontanea guat'igione. Indi pa:ssa alla rassegna dei cliversi' mètodi antichi e mode-rni', che i chirurgi llan inessò in opera per la cura radicale delle varici, contrapponendo a ciascuna di essi ridessioni clinic!Ìe del più alto rvalore. Ed in genere, considerando che tutti i pl1ocessi implicano quasi sempre · una violenza abbastanza i!uvicla, che può generare la flebite con tùtt"e le sue conseguenze, ·a questo scopo l'esper-to clinioo da alcuni ·anni si limitò a provare la cirsotomia sottocutanea, fatta col tenotomo, invece della larga incisione di Brodie. Però dovette abbandonarla, perché vide più volte reci-


diV'àre la •ma:lattia; e non mé'no in'frutto.òsa e s<n~erèhiamento irritante trovò l'applicazione dell'elettricità. E con l~ injezioni c'oa:gul'anti, pe1'' quanto· ·avesseJ cé~réato di attènuate ,J' azione, fu tùttavolta non sempre evitata la suppurazione e là gangrèna non solo del vaso ma ben anco dei tessuti ad esso vicini, di .guisa cJre,"' a ve'n do 'ègli · t>icbnòSèhita:· per iJ •primo l' azione 'coàg\Ù:lànte dell'idrato di cloralio li applicò felicemente nella cpra delle varici, injettan'èlovi, 'collò s~hiuetto di Prav~z, ilJ o~nnato l'a:rmaco ripetute volte, onde impedire la recidiva, com~ il Forta ·'ha1 avuto tagione di convincersi. Allorà i coaguli si fanno momentaneanYbi'lte, l)f'poco· dopd• si li>iassoP.biscono, ~:li:I.Scia.ndo , atpofica . lal -vena varicosa. . .i Ond'essere sicuri df codesto sistema• 'Curativo fa d 1t1opo delrassòlu'to riposo dell'infermo .durante il corsO! della ctira e rlell'ottiroa preparazione· dell'idrato di cloràt>io: Ed in conferma di quanto •Pautòre asserisce fa e.S:pusizione di·~ t& casi 'di varici alle gambe da lui bperate, nei qtÌStli, sebbene in taluni sia successo qualche accidente, come piecoli• ascessi formazioni di escare e :flebiti leggieì'e, 'nullam.'éno 'la guarigione fu sempre l'esito di quelle operazioni, la cui cura fu più o meno prolungata a seconda del va1ore delle complicazioni, che si succedevano, o che preesistivano. In quanto al modo pratico di operare l'autore si esprime così : « 'Faccio sciogliere uno e mezzo o due grammi d'idrato in altrettanto d'acqua distillata; -d.es~ta questa dose a parecchie injezioni; Da pri~a se ne injettava un grammo per luogo : ma poi ho esperimentato che un mezzo ed anche un terzo di grammo basta: cosicchè colla piccola quantità di un grammo della spluzione si ha il materiale per due o tre injezioni, senza bisogno di attingere di nuovo lo schizzetto. La soluzione si fa all'istante a freddo, è limpidissima, senza ombra di sedimentb, da potersi prendere anche per bocca, ed essendo così limpida ed in così tenue quantità di goccie; io adopererò per la sua applicazione l'apparecchio di Pravaz per le injezioni ipodermiche: lo schizzetto di cristallo, della capacità di un grammo, e delle cannulette d'oro o d'acciaio, come spilli, veramente capillari. « Tesa la varice colla semplice posizione verticale dell'arto senza preavviso e preparativo di sorta, avendo in pronto l' apparecchio montato, si ·pungono la pelle e la vena, come si fa-


274 rebbe con nno spillo incruento, s'injetta, e si ripetono, se occorre, due1 tre, più iojezioni rapidamente, in uno o due minuti primi, a diversa dista:Q.za sull'andata del vaso; pezzetti di cerotto o di taffetà sulle .trafìtture, e· l'operazione è ;finita, con sorpr~sa del paziente e· •di chi assiste; avvegnachè con questo atto insignifìcante la cura è esordita e, terminata. I coaguli si fanno al momento, e si panno scoprire colle dita in grembo alla varice, la quale obliterata in più punti del suo tragitto, è scomparsa. Se dei rami laterali mostrassero ancora di gonfiare, si farebbe qualche injezione su di essi per dissiparli. Poco prima delle injezioni, n.piede a terra presonta;va tutte le vene inturgidite; poco dopo, pei coaguli improvvisati dall'azione del clorario, essè sono svanite per sempre. Llaromalato guarda il letto alcuni giorni per prevenire la possibilità di una leggiera flebite locale, che qualche volta avviene per movimenti o toccature. I coaguli in seguito vengono ~sorbiti; e le vene cadono in atrofia, ovvero, se restan per alcun tratto pervie, cessano dal farsi va~;icose. ». r (Rzv, di Med., di GhJr, e di Terf!-JJ· e, Gazz. Clir~,iaa eli, Palermo).


IL .RECLUT,A~ffiNTO IN !SPAGNA

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La determinazione fegale delP idoneità iìsica al milita-r:e servizid è argomento non solo sommamente difficile per ·sè, ma sì anche pel diverso concetto che il legislatore vuol stabìlìre di essa idoneità. Tra i due sistemi, che tendono od a lasciare al perito la massima libertà dell'apprezzamento e ·quindi la maggiore responsabilità, od a vece a designare, delimitare e quasi stereotipare i diversi fatti morbosi e la loro gravezza, minorando cosi la libertà ma insiememente la responsabilità del perito, somma è la differenza della posizione legale di esso perito. Un terzo sisterpa, accennando in alcune disposizioni generali dei criterf'generici e di ampia applicabilità, mentre nellè individuate successive indicazioni tenta ·forrtmlàre e 'delimitare~ { caratteri spécia:.li delle più essenziali maJl~ttie • ed imperfe{:jpi;ti·{ v,agheggiò raggiungere fl .ginsto mezzo fra i due sovra accennati sistemi ; ma non ottenne l'intento, nè realizzò,.; a nostl'o ,çredere, i vantaggi dell'uno né quelli dell'altro, incorse an~i nelli inconvenienti di entrambi : il perito nel contrasto dei limiti deUa azione assegnatagli e della responsabilità addossatagli, np!l ''~bbe altra ~isorsa ch'é sàlvaguardave il proprio intetesse a spe'sè · di quell'o delli '.indivia'ui e del' l'Esercito. '1 •~LIA '( · • • ' Al P,rimo sistema ~ infor~flta)~ 1legge .au~tri.aca; )a-prussiana vi si accosta assai. La legge.. spagn_uola è formulata e rigorosamente sul secondo sistema. Appartengono al terzo i regolamenti italiano e francese; Qolla differenza però della modalità nella t'mmediata "attuazione, che noi reputiamo a tutto vantaggio dal fraJlcel)e. PeF61i- •regolamenti noStl.'i ·tro:v<arro una effet1


276 tiva ed efficace correzione nella triplice successione dei giudicati (ai Consigli di Leva, ai Depositi di reclutamento o Distretti, all'atto dell' incorporazione definitiva nei Reggimenti). È un metodismo co~plicato (massima t enendo conto dell'organamento delle rassegne> necessaTio risc6ntrcf'd'·~gni proposta)', · ma che pella cernt~ ha una efficacia positiva, e che al posbutto e[ ettivamente modi.flca i risultati che le norme dispositive per loro stesse non valgono a dare compiuti, almeno nella immediata JYrima loro applicazione. Noi non possiamo 1 cbncepir e !qu.afe1 priitlca utilità possa avere il regolamento spagnuolo ....... Se effettivamente i periti debbono attenersi e vi si attengono, qual può essere il valm·e (is~·co di m oHi di quei soldati, qukit vantaggio può trarne l'Esercito~ 1 Sl grave dubbio sorg~ scorJiendo il Quadt·o dei difetti jisz'c~ e delle. infe1·rm:tà che esentano dal 'l'ftilitare servizio nell'Esercito e nell'At·mata (Marina), quale fu ap.provato. col decreto .23 gennaio. 1874. N~ giudichino i Colleghi. ('

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C::l.asse ·"LT:n:i.ca.

Cause di invalidità che esonerano dal servjzio dell'e armi, e che L

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dovranno ~ essere dichia~aGe- <fai Med\ç~ . eyttenendo~i

r cic> yhG,. (

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· ·risultu all~atto della yjsital . l;ias:;u\,.c~e .il cliagnpstico lor:o ; ·~~\Ì J fe'nomeni1:dhbietti·vi c sintoaki1' .difrll)stt~'Eibili iì.sida'lllehter. ',. j

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•l•

Ordine I. - Difetti fisici ed infermità/éorrispondenti'alrsistem.a cerebrtJspinale e suci ne1'VOSÌ· p1•olungamèriJ.i. ··. ·

..

-

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l. .D~formità perro~nenti del .çilRO1~ d~lla., SJ?Ìn!l, cP,e :att!lJ;in? l~ funzioni dei cent1~ neJ_·v,o&i, o4 impossibilitino 'il porto dell'ennipaa-g~o od il r. . t . '' ,~ rr ~~·. . . . t ~ '11 l f'li JO'I.. . . "r , manegg1o delle arn11. ' ' . , 2. Ernie del cervello o cer velletto. ·'' · '' 'J><t' ' 3. Cal~e;· necrosi' ~ellè ds!!a' del" cilÀJlid; fl~ihamé1J'ie èliinostràl>m! 4. Corea ·-permanente' - tre'm'ito ~enéral'e, abitual'e o ché invade tutta: una estreiruta. .... ·· ~· 5. P&ralisi compiuta di uno o piìi ~membl'i. W3!! II ~ n •·'0. 6. Debolezza .od ;emaciazione generale•par:manente.·>< . ,\ s.t Hlf 1 !

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7. )d,ioti~~~,, ,Ì.)llQe<)ilJ,i~à Qr Q!lnl6U,J1,8.> çOf1.(il1:111à/q,

}', "Il }j,jJ

'l.,, ..,


277

Difetti fislèi e in(ermiM con·ispondenti agli appa1·ati della visione e lag~·imale (l). · ' 'i

Ordine II. -

~- Unione permanente déi milrgini liberi palpebrali tra loro in enh•arobi g1i occhi. ' ' ··· 11 • ' •·• ' • • • · ' 9. Aderen7.a della membr:ma in tema dello palpebre col globo òculate in &mbo i lati fino al punto da impossibilitare la visione. tfO. ~faildanz'~ CI<JeJ1e Cigiia e 'tJj tl.ìtte Je SòpracèjgJia, ' coincidénti COU una infiammà1.ione cro'nica delle 'pafpelke ~ fotofobia permanente. lJ. Entt·opio, EctroP,io, Distt1icliiasi, Trichiasi iirambi i lati, od occasionante i'u-f1a'mniazioii~/ èj-dn'(ci.\.' e:'~ei·mallente dell'occhio. 12. Fistola 'lagrimale. " ' 13. Xer!)sis. }jT4. PtèriziO clie si éStèilc1a 'fìn'o; Cetitro 1dolle 'CO .. nee. '' 15. Statiloma di tutta ~pecie (~) doppio. ' 1.6. F'ist.ola della 6ot•nea. 17. Albugini, leucomi di ambe le ~orùJè. io .:J:..I18. Sinecchia, o rimarchevole defot•mità di tunbo le pupille. 1 19. Peiaita dog1i u.mot•ì del 'glob'o ocuia1:e con . atrotla in ambo i lati. 20. Cateratta doppia. 21. qlaucoma, amaurosi ~oppia. 22. Atrofia o perdita cfei due occhi. 23. Esottalmia di uno od ambo gli occhi. 24. Idrottalmia ed cmoftalmia , dop~ia. ; 25. Carie, l)llC\'o.$i, o tw:pol'i ,di il,U~lsi~s\ inçlol~:.d~]le pa1:eti doll"or})ita o -degli organi in essa co"ntenuti. . ·

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l

' Ordine,· m~ - Difetti! jì.sici oor,·~pol~denti all'organo dell'udito. 2~.

Carje, o,necr.osi dolle, o~ssa d~ll'udito, comp1·ovat~ cop, diretta esplo-

razione.

,

\'

,, l

(l) Una disposizione .del 29 aprile 1867 stnbilis~e che non sia eausa di .esenzione .la p,erdit;~ della .vist.q. in qua}unque 9ej due occhi i cosicchè le infet·mità e difetti ~on1i>resi. rÌ1MOrdin'e ii '4eobono essere doppii : in quanto esistano isola'tamente in uno deg'li 'occhi costituiranno esenzione pel servizio, se per loro natul'a e- -eondizroni costituiscono un'infermità ~e'rmmnente e reclamino ,.una c~··~;lp\w pt·esqindendQ dal :(atto~ della, leSlonA della vista. , (2) Chi sa se •i si comQi·ende il posticum? Allora tra la massima rigi<Jità si avrebb.e un caso· di 'estrema largbezzn davvero!·


278

Ordine IV. - Difetti fisici ed infermità C01'1'ispondenti all'apparato digestivo e suoi annessi. 27,. Div~~ione, pet·dita, o m~tncanza tot~le, p p11,rziale del , p~lato, che t•enda difficile la deglutii;ione od alteri manifestamente )a voce o l'uso della parola. 28. Carie o necrosi della porzione dura della volta palatina. 29. Qan,cro manifesto di qualsiasi delle parti che costituiscono le pareti della cavità ovale o delli organi 'llella stessa contenuti. 30. Perdita o manctmza totale della li.ugua. 31. Perdita o .man.ca:nza total~ Q parziale, 9 'r,:attura non consolidata della mandibola supol'iore od inferiore, che facci~no di~çile la roasticazione. 32. Carie e necrosi della mandibola superiore od inferiore, comprovata dalla dh·etta esplot•nzioM. 33. Fistole salivali, dello stomaco, inteslini, epatiche o dell'ano. 34. Ascite od idropisia del ventre.

" agli a;ppa,·ati cirDifetti fisici 'cd in,f(}~n:pitq_ corrispof'!drm~. colatorio, respil·ato,·io e loro annessi.

Ordine V. -

35. Polipi delle fosse nasali che o$t~iscono èo~fPIUTi\MENTE ambo le fosse. 36. Cancro delle narici. 37. Fistole della laringe o della trachea. 38. Gibbosità anteriore, posteriore o laterale della colonna vertebrale, che renda difficile in maniera evidente la respira~iòne e la circolazione. 39. Carie, necrosi, degenerazioni organiche delle vertebre, delle coste e dello sterno, apprezzate per dati obbiettivi esteriori. 40. Ft·atture non consolidate, lussazioni delle vertebt·e o delle coste. , 41. Idrotorace od empioma pe~·{ettame1~te caratterizzati. 42. Tumori erettili o fungosi voluminosi, qualunque sia la sede che occupano. 43. Fistole delle par<lti toraciche. 44. Ernie degli o1'gani toracici di tuttiA. s.Peoie e ·varietà. 45. C~rie ·o necrosi delle ossa o cartila~ini delle narici, fosse nasali o seni frontali, dimoskabili per dati obbiettivi. . 46. Muto e sordo-muto pet' notorietà lJUbblica. 47. .Carie onecrosi del joide o delle cartilagini della laringe o trachea. 48. Polmonia o pleut:esia cronica, comprovate per segni evident1. 49. Tisi laringea q polmòna.).e, .be'~ confel'm!ltè.


279 50. Lesioni organiche del cuore, del pericardio o dei grandi vasi, co~provate per segni evidenti, e che difficoltino in un~ maniera notevole

le funzioni della circolazione e respirazione. Ordine VI. - Difetti fisici ed infe'rrrèiià 'co'niù.po'lldenti 1ilVappa?·ato genito- orinario. 51. Cancro ed analoghe degene1•azioni del membro virile o d'uno od entrambi i testicoli. 52. Idrocele vaginale o del cordone spermatico che renda difficile la marcia. 53. Fistole del pene· e dello scroto. 54. Flsto1e or inai'ie di tutte le ·specie e varietà. 55. Extrofia della vescica. 56. Calcoli nella vescica orinaria o en cistici dell 'm·etra. Ordine VII. - Difetti fisici e infermità CO?·rispondenti al sistema cutaneo e cellula;·e.

57. eicatrici èstese che pella retrazione del tessuto inodulnre o per l'ad.erenza ai tessuti sot.togiacel)ti impossibilit,ino la llbera·,a~ione dei muscoli e i movimenti delle articolazioni immediate. 58. L ebbra e elefantiasi. 59. Tigna ben caratterizzata. 60. Tumori voluminosi che reclamino per loro cura una operazione chirurgica, senza della quale non possa realizzars~ l'esercizio libero delle funzioni •attrib-uite all'organo sul quale adagiansi o col· quale .hanno rela*ìone. ' · 61. Albinismo co'n fotofobia permanente. 62. Pellagra. 63. Erpeti estesi, continui ed antichi, umidi e di aspetto ripugnanti. 64. Ulceri estese, antiche, sostenute da diatesi o vi::i speciali. 65. Ascessi per congestione. Ordine VUI. - Difetti fisici e in{e1·mità con·ispondenti al sistema linfatico e ai gangli di si fatta specie.

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66. Idropisia gene1·alo o anasarca permanente. 67. Scrofole voluminose, in g1·an nnmero, agglome1·ate ed ulce1·atc. 68. Gono voluminoso. 69. Degenerazione tubercolosa di alcuno degli organi, comprovata da segni obbiettivi. 10. Cachessia scrofolosa Q sifilitica perfettamente caratterizzata.


280 '

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Ordine IX. - Difett,i f.sici e infermità co;'f"ispondenti all' appa1·ecchi.o locomotore. 71. Mancan.z~ di una estremità, o di pfl.rte di esSca, con lesione delle sue funzioni . 72. Atrofia di un membro, con lesione delle S~E.l. funziÒni. 73. Frattu ra delle ossa délle estl'emWt non consoliùnte, consolidate vi~r.iatamente o con dise.,~a.glianza di cinqu.e centimetri tt·a l'una e l'alti-a eskcmità, con lesioù.e delle funzioni (~!). 74. Lussazi<:mi il•reduribili delle ossa delle Cl}tr·emità, con lesione delle loro funzioni. 75. Anchilosi permanente delle articolazioni delle estr·emità, con lesione delle loro fun;~,ioni. 76. Carie o nem·osi de1le ossa della pehi o delle estremità, compt·ovate per esplorazione diretta. 77. Ra!Xlm.ollimento çlelle ossa, det~wminato dal rachitismo e comprqvat.o da segni eviclenti. ' ' 78. Lesione o rottut'a di una o più masse muscolar·i o tendinose, senza ristaùilimento cle!Ia; continuità o con inser;-,ioni anorm!lli ~ lesioni delle funzioni rispettive. 79. Tumori bianchi delle articolazioni. 80. Canct•o, qualnnqn~ siasi la parto in cui si sia svolto. 81. Contr·atture o retrazion\ muscolari, tendioee, aponeu.rotiche o fi brose permanenti, con lesione considerevole delle fun7.ioni alla quale concorrono. 82. Anoma.!ie o rneformità di gtfantlezr.a., fot·ma, st•·u.t.tm•a o situa-zione di tutto un membro od estremità, o di alcuna delle sue parti più principali, con lesione importante delle funzioni rispettive.

(D.r ;F. BARÒFFIO). '

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Il ''2? febbraio 18~.4· mòFL:a Ber~ino l' illìlstr~ professore·.hoffler; mediqO' gem~rale di 1_a classe'," •v.ice-djrettore !iè1 Gii!J.legi'o m,edico• · midita:r~ ove era ,pure· professore eH e.hirurgia..di g'Herra.• · N!J,to nel 181'5, fu IleL 183:3 ,atnti1eSsò' nell''Isti;t ùtò ltledico-chirurgi~o Fedet-·itJ~· Gugli~lfno,. ove p~rco,l'se: (.con Wa~.ner~ :tle~~e: Wbllenha:upt', Nrckse,. Lmteurs,. So'lts1eu, G.e1sslèr, Espent) 1~me'€hcr stUdi, · sotto la di-rezioo.e dell' il.lustre· Sculz. · Nel 1&37' 'passò 'à:l gt$ande Spedàl'e di 0arttà, e• nel. 1838 !d Ii'ofuinafo· ehWurgo eli ·s·q'uad~one' nel . 1@0 Usséri' di l\[agdeJ:l~rg; l ·ne!-r:l:l fu tra&fèrit0',' ·c0• meeelìè' de'stinatò !i!llh ··g"f'ande-càr-n·e~a, nel ·veggimento •Gtmraie del'Cer,po~· sailendo ,quindi gl.'a:dò grado· al' <più •élevato · liJlli~é ·della mediM-.rpilitare<- Cal'ri~ra.

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Pit\ <volte jnearicato di · a,lte wissiòni ·dai governo, no( l'ebbirrro ca:llega , ai du~ Congressi 'cii · Gìnev:ra(lSM-68) ed alla: èonferenzà di •B'e.rlino (l$69), é ne ammiràqrnibi l'egregio cuore, il•caratt ere fran<to, leale, enei'gico; ne esperìmentammo là 'COnftdentè e d:e vota amj~izìa.

Adornavano il generoso · suo petto mòlte decorazioni stranLere, e tutte le mili'tarì del suo paese: !'.Aquila- Rossat gli fn presentata ~· da parte del Rè, mentre appunto egli ospitava in sua casa afratélhwole ba:hèhetto i medìci rp.ilitari ed 'i veèchi suòi colleghi -heg1i ah.teriori Congressi, 'i p.tervenuti alla Conferenza di Berli,no ..... eJiornale di Medie. milit. 1874, l9


282

E quanto dolcemente commosso fu dal gentilissimo atto il suo cuore, come lieta la sua cara famiglia, come giojosi noi tutti dell'opportunissimo attestato di alta stima concessagli Il Molti scritt i attestano l'alta istruzione, il retto praticismo, l'incontrasta.ta abilità sua; eminenti fra tutti vogliono essere ricordati le R egole fondamentali pe1· la cu1·a delle fet·ite d'armi da jiwco in gue?Ta: la R elazione sul se1·vìzz'o sant'tm·t'o durante la gùe1·ra di . Dwdmarca; , r . r l' alt):'o Il Cor'JìO Sanz'tario mib:tare ' p1·ussiano e le sue rz[o1·me diet1·o ·la esperienza della guerra del 1866; finalmente il suo testamento scientifico ...... « Sul tema eli insegnamento da se,quù·si dagli Istituti Medt'co- jYfilita1·i. >> L'ultima sua missione, eli tzttte la piìt fruttifera pell'Ese?·cito, fu quella di ptte~iedere, le Conferenze p~lla: nuova riforma del servizio sanitario e del personale sanitario rnilitare, dalla quale ·ebbe vita lo stupendo ordinamento attuato coll'imperiale decreto 6 febbraio 1873. Dal conscienzioso e volonterosissimo adempimento dei suoi doveti profer;~1:donali . e dal'le affettuose gio,je deJla famiglia, traeva . egli ogni seddisfazi&ne eil ogni- energia ...... Padre amorosissimo, pella morte della graz,iosa, amatissima sua figlia, nel luglio 1.872, risentì tale dolore e sì profonda tristezza da cui più non si riebbe. La memoria del Loffier vivrà lunga nell'Esercito prussian,o, sarà pre~ios~ a i s:u.oi , colleghi medic.o,...militm'i, clolcissirna ai sg.oi amici : ce ne è a:rra l'a.ffet.t.uosa çbmmern.o1·az~·one ' che ne pubblicò il medico generale Roth e c~e ci ha t.rasmes13a qual gentile ricordo della affezione che all'egregio estinto avevamo comune. L'esempio della sua vita laboriosa, attivissima sarà efficace sostegno al suo unico e dilettissimo figlio che p·evcorre ei pure la medica carriera : noi glie la auguriamo egualmente benefl:ea 0 splendida, onde valga, col, compianto degli amici e la stima che gli è oggi da tutti attestata, a lenire il doloPo della sna nobile madre., la signora Emilia Laenger, della cui gentilezza e fami gliari virtù consel'vi!lmo tanto gl'ata mernot•ia. BARO'Fl'IO.


283

BIBLIOGR&FIA .

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CONTRIBUZIONE ALLA CURA DI TALUNE MA.l.ATIJ'IE OCULARI MEDIANTE LA. coRRENTE EL~TTRICA INDOTTa; peZ dott. Ulis-se Santopadte.

LE APPLICAZIONI CLINICHE DELLA TERAPiA IDRO- AERO-ELETTRICA j pél dott. Temistocle Santopadre. Dedicatisi indefessi i fratelli Santopadre allo applicazioni olettro-terq.piche, vanno fec.endon~ di pubblica ragione i risultati, con sommo vantaggio delta riputazione lol'O e della scienza. UN CONGRESSO DI MEDIOi Co~mçTTI.

F. Ooletti.

Consiàm·aiioni det'p?'ofessO?' " ' ' ,;· ·

Che il Medico· Coridotto sia. stato e sia ancor-a in qualche misura il rojetto della medica famiglia, il paria della medicina pella società, è verità dolorosa ma innegabile. I mezzi proposti, e tra • gli altri H Congresso, il Galateo, ccc., per metter .riparo a sì fatto triste loro stato, sono ....... ,... d'una utilità molto dubbia e d'una applicabilità non scevra da pericolo. Il Colet.ti con ,elevata, nobile eçl: insiememente aftèttuosa llal'Ola cerca ciò dintostrare. 'l

. ' ,LA RAZZA: EQUINA ' IN ITALIA; : Sur; MOD'd m liHGLIORAJ;l;E m l3REVE ,'

G. Ghera1·di.

Incompetenti ad apprezzare, possiamo sol dire che il progetto ci parve attuabile .......... Ci ha sedotti. CENNo NEC,ROLOGrco DEL D.r F. FRASCANl; professar ~a.oli. ••

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È un tributo di elogio e di ricordo, che una vita laboriosa e .spesa a tutto beneficio dell'umanità ha inspirato e meritato.


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· CENNI NECRor,oGror DEL 1).1' P. A. OortTICELLr; dott. Borgiotti. ·

n Bo11gidtt.i,. con religiosa cura e. con cuorè compreso dalla religione del dovere e dell'affezione, consacra alla venerata e beneJ:perita memoria dell'illustre Pn>fessore una parola di ben meritato elogio .......... , Scritto col cuore il libr0 del Borgiotti vuol essere accolte con cuore ............. come un caro rù2ordo e all'l- famiglia dell'e~t~nt? ~d ai .suoi !11.\me:rost d!scepo!k çh~ n~ furo~o ley famjg)ia d.i eJe.~ione. ,. ' ,., DUE CASI DI RITENZIONE DI O'RIIS'.&, ECO. ; 1J1'0f. {lesa,re .Paoli.

DI

Il Professòre·'fece di que$ti : due 'casi. soggetto · d'u.na* orale co.mtmi{'azione al1':A.ccademia ·Medico-Fisica Fiorentina. L' jnte1•esse che offrono sta nell'oscurità e fàJlacia dei sintomi, e, .quindi neU<i!difflcoltà della diagnosi. E pen fece il Paoli i'ichiamando su di essi la pubplrca. attenzione .. ...... Al(punto con~e coi fari fli sqgn.al,ano .li scÒgli insidiosi al marinajo, CO$i è col segnalar.e a:l pratico gli scogli della pratjc:;:., che sì facilita il cammino suo e più d~ . cillì si inizia neÌlfe-s~rci~i-o perigHaso · del!Iavte . nostra. · ~

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0oN'l'~I'B'{j0)-0N& ~LLA. STORIA •DJilLTJÀ. CoNGIUN'l'IVI'Ì$ DlF'l'EIHG.tt; •

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" • ..., .i "' Ben.chè .p0ohi,, i ·oasi rì{eriti sono interes~antl$sit'ni . per loi~o

stessi e pella m~dalità dell'~s,posizione. ,' Degna dj ~sare: l.a, ;uente .d?l le.ttot:e è Ja distir)zio~r:l phe fa di due forme delle affezioni difteriche, l'una loc!l-le, !:altra generale : nella pnima i fatti lo9ali precedono semp11e e tal vi:ilta la ,·ma•lattia;,là, ·Si limita; nella seconda i fatti lo calli :sono ~econclaria espressione dell'infezione ·generale. ....·........ E qt1i,.J'arte è · aemp11e impotente. La poca nostra esperienza nella 'epidemica in:fiuenza difte~~ca . oh.e, ~a tl'e ,anni serpeggi~ çe POJl è ~noora, d~.l1 tuito estinta) in Firenze, convaliderebbe le induiioni deli; illustre 'pro· f~SSOJ1e.. •' l • bl

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'MEM0RIE D,ELI,A S0CIETÀ MEJt,IC0-0HIRURGIGlt ru Bo:iJoGNA; Vol. 7°, ti-- .r~l# -·.v · -r,.,_'#' ·~ ~JPa · ·~ f. ·

Fase. 2°. Ld<

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È inilero oonsa.crato questo v:olume, a:lla pubblica,z~one d~l\a prima pa-cte dell'opera del professore A,. CQ):'radi <>.· 'Dell'Ostetricz"'à 'flin fticbU'a :d'al:ld!J,metà.'dello s'c()nS'Oil~rJc'o{ò 'fìno .tat, Ji'èes~hte. ').>. ~"• · D1r~ . tle.h·p·a'l.pre ,GL!un\0;pe~a tstor.ico~mediea de1 .0orr~di' sn·rebbè .~Ì0§0, Il~?to ot)me ,~- l' ~g-to'l'e, .pella.. ~~\),una- §~t'u,polosa>' aic~urat.ezz·a

deU,e ricez:che, pella finezza <;lel criterio st.ofico di cui va, fornito ' e pella i,ntelt!gepz:; ~d abilità, CJ)l'\ C~lt S~~ot;aÌJ},~rt.i ~lll,~:eri~~i, rac­ coJ<ti in vantaggio della scienza e pella .istrt\Zione del lettore. :tìl uTì:aJ"i'era aita ~.su-a ~veeia.lita" • . • .~ [ l 'f'l; ,· ' 'J:'

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È·t~n 'làvof o. lf"ocèÙ oné, portandosi il Testa caif(!·iilato· ~csòcio

~lelt'~c,J~Ciern,ia'Jt~~j:litia N ç~.p.,.oiktana:: ~·y.i sLrisc9,n.tranÒ _p,èrll, ègf.eg'ie ..... ~ ~ ... <~~·r~ ....... r ~,

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A PROPOSITO DEL PREmO RIBEIU l>

Nella Relazione pel OonGOl'SO al premio ·Riberi è accennato un éoncetto, che importa sia esposto nella sua integrità, perchè forse potrebbe allora essere alquanto diversamente interpretato. ' , NèUa pr~fazion'è' alla 1\ìleinbHa 'N° 3 éra detto: ; '

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« Una delle più gt•avi difficoltà rlsconkammo nella stèssa « medica letteratura militare.· Non mancano lavori speciali « che la materia svolgono ed anche ampiamente: da Galeno

« al Boisseau ed al Kratz, si hanno diverse opere, ed anco « di gran mole, che l'argomento importantissin:o trattano ·« e:x:--erofe~so: M~ ciò complicava app~nto la questione, << perché' 'ùi' gnan parte iùtti ' questi s.critto.fi. ,s1 copiar9no, « si · corriqtènta:ro'no, epperciò quasi ir'l'lpcìssi"biìe pareva lo « svolgère Pme~lio il ·gravissimo tema, se gi'à. uomini tanto « preclari· non ' av.evano saputo quasi nulla aggiungere alle « deduzioni dell'antica sapienza e dell'antica esperienza. « D'altra parte la povera nostra erudizione ci aveva pur « fatto intravvedere, sparsi .qu~ e là nelle opere ,e giornali <( r:ne.dici, fatti, o,sservazioni r.e studj i~olati, ch{l pure. avreb(( be;ro. potuto f0rnir,ci il mezzo ~i aJ;'ricchir.e, ,cprregge:ç:e e << feç~mdare..i lavpri çlegli specialisti medico-militar~, e qare (( alla tesi uno svolgimento ben più ampio ed . utile. « Ma ostacoli gravissimi si opponevano alla attuazione qi << questo dìvis'amento e precipuamente ci falliva il tempo a « ciò necessario. « Ed appunto il tempo ·ci ha fatto difetto : i materiali « raccolti furo fio, qual mégho si pòteva,• vasti e1 'sv'ahati; « ma non . riuscimmo ad ordinarli come era nei nostri pro« ponimenti e nelle nostre speranze. » .......... ecq. Abbiamo dunque largamente copiato, ma l'abbiamo anche ampiamente dichiarato, per atto doveroso di stima ai nostri giudici ed a noi stessi. VIRIBUS UNITIS.


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ERB.ATA-CORRI G E

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Alla pag. 164linea 23, invece di Tlàona leggasi ATona. ~ 164 » 33, dopo,Ja paroiachilometro ,invece del n~ 9 aggiungasi quad1·ato. » 184 » 18, invece di natu1·ali leggasi notevoli. » 185 » 20, invece di persona~ l~ggasi p.frrito. » 190 nello specchietto ivi inserito, •nella sa colonna aggiungasi alla parola medz:a --amJJie%za >

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to1·acwa.

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191 linea 3, invece di dieci medicz· leg~asi t;liecj malaticci. 199 nolla colonna Annotazioni invece di dite pe1· al ferrato vizfo ca·Nl,z"aco leggasì due per· allegato vùrio cardz'aco.

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N. B . ~ ~<tCCOllWIJ:Ùi,~).'llO ~i . .991Legl~t d{ ·'lqe~g.~~e :{Mf;!?ft\ 1,qhe.ci tra.smcttono d'et lot·Òscr1ttt; cotìlé' li tlsol'tJamò 'a cap·a'cttadl cì1!i'uu g•ornale non è un libr•o, e che due, anco tre correzioni non bastano a gat;àutire dagli strafalcioni che il manoscritto! il proto ed il torchio congi\mmo a produrre e , J'iprodurre. h, RF.t.,ATORE. ):"

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Con Deun-m~'naz-ioni Ministet·iali del 13 ap1·ile 1874. , PABIS cav. Emilio, capitano medico di l a. classe, 53° fanteria. Tt·asferto 'al 48° fanteria. . ZINI Tit9, id. di 2a. classe, 34° fanteria. Trasferto al 53~_fant.et~ia. BAR.RAOO Francesco, id. id., 48° fanteria. Trasferta al 34° fanteria. BUGAMELLI Napol~ope, tenente medico di la. çl,a~:se, 34° fanteria. Tra' ~ert? alr 11° artiglieria. ,, , . LUPO'l,'TI Fiore~tzo, id. di 2a classe, 413° fanteria. T rasferta al 1°. fan'l '· 1• tèria. MlGNECO Seb'astianò, id. jd., )7° fanteria. T rasferta al 34° fant eria.

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288

Con n. Decy~i· del 1.6 aprile 1874. MAGLIANO Giuseppe, tenente medico di 2a classe, in aspettativa a Ferrandina (Potenza). Dispensato.•dal servizio in segt~ito 11 volo~~aria 1 dimissione. ' · · "'• 1 l • ZlNGA:LES 'Antonino, medico èìVile. Nominato sottotenente medico nel corpo sanital'io.

· G_rm · Determi'Yfazione Miniseeriale del 20 aprile 1874. ~ING~LE~. Antonino, sottotenente medico di nuova nomina. Destinato

alla direzione di sanità militàre ... ...di Palermo. r

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ìHREzfoM~ G~~E~ALE . DEl SERVIZI AM~liNIS'l'lWriVI '

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(3 Api•ile 1874). l

Il Comitato di Sanità militare col l 0 maggio 1874 si trasferisce a Roma; per conseguenza il carteggio con detto Comitato sarà regolato in modo che a comincittre dal l 0 maggio giunga a Roma e non più a Firenze. Alla stessa data rimane anche sciolto l' Uffici9 di Stralcio del Ministero della Guerra in Firenze ; e perciò il carteggio ch'e all'Ufficio medesimo era fin qui rivolto, dovrà essere indirizzato al Ministero della Guerra -Direzione generale dei Servizi amministrativi in Roma - a çom,inciare dn.l 20 apr;ile p. v. ,

(Giornale m~lita?·e uffìc~·aze, P. II, pag' 160).

Il Dù·ettore

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Il Redattm·e e Gerente l.

Colonnello Medico Dott. Cav. PAOLO MANAYRA. l Tenente Colonnello .Medico Do'tt. ~AUOJ:'J:"IO Cav. FmLto.m.:


A:NNO XXII -

Firenze, llaggio 187·4 -

N. a.

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!IEIIORIE ORIGIN.4LI

VI. DISTRETTO MILITARE

l C OSCRITTI DELL 'ANNO 1872.

I.

Nell'anno 1872 il Distretto Militare di Bologna era di prima classe, aveva 5 compagnie permanenti e vi a:ffinivano gl'insr.rìtti delle provincie di Bologna e di Ferrara. · Lfl, provincia di Bol9gna- censimento 31 dicembre 187.1 ha 439,232 abitanti, che si suddividono nei circondari di Bologna 328,408, Imola 63,980, Vergato 46,844. Questi 439,232 italiani occupano della P enisola in superficie una spazio ~i :3.603 chilometri quadrati . La provincia di Ferrara ha 199,158 abitanti, che si suddividono nei circondari eli Fe1·rara 138,622, Cento 33,017, Comacchio 27,519, ed occupano una superficie di chilometri quadrati 2,Gl6. Complessivamente quindi le due provincie danno .6 38,390 abitat~ti ·in una superficie di 6,219 chil. quad. I rapporti· di queste cifre con quelle òi tutto il Regno sono: per la popolazione- 26,789,008 - la 421\ parte; per la:<>uperficie- 296,013 chi-l. ej&ad. - la 48a. 20 Giomale di Jl!edic. milit. 1874.


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In ihedia pel' tutto il Reg·no ·vi son:o 90 abitant1 ò.gmi ohiJ22 ; in quella di Ferrara 76; ne1le due prese assieme 103, cioè 13 di più della media generale d'Italia. La provincia di Bologna verso il mezzogiorno è per motà eire<\ ingombra dalle diramazioni dell'Appennino : vi sotlo monti incoltivabili, erti e quasi inaccessibili. La massima parte del territorio ferrarese è lacustre, occupato da valli, paduli e marozzi: il suo lato orientale è sepolto nelle acque. L·aria ·vi è malsana, le acque pessime. Eppure, se, t utta Italia fosse popolata nelle proporzioni che lo sono queste due provincie, cioè con 103 abitanti per chi!. quad., avl'emmo nna popolazione di 30,4891 339 individui che certo non ·v·i .starebbero a disagio se nella Gran Brettagna ed If'!anàa per cbil. quatl. ne prosperano 101, nell'Olanda 112 e nel Belgio 170. D'altronde poi io non sono qui per insinuare fuori di- tempo e di luogo il crescite e m,oltiptzcate delle Sacre Carte. Cotesta la poteva reputarsi una buona massima in epoche pt•eistoriche, quando i fatti non avevano ancora dimostrato eh~ 11 i1umero della 'popolazione di una provinoia, di un pàese, di un regno non è mai un ca.'5o fortuito, ma detèrminato dalle arti che vi si praticano e dalla sna natura ·fisica specialmente considerata sotto il punto di t ista della produtti-vità dei mezzi di sussistenza. La maggiore o minore tendenza dell'uomo a l'iprodnrsi non ha significato : la vita dove t rova · modo di sp<i'ncÌersi si spande, dove ' no, no. P errJhè il popolo ebraico si moltiplicasse non gli bastò essl3re l'eletto daJ" Signore: fu mestieri abbandonasse i deserti dell'istmo di Sue:r. .e, . duce Giosuè, conqu istasse agli Artunorrei la fertile Can•nanea Dalla R el:tzione del maggiore generale Torre - delle leve sui giovani n'a ti negli anni l850-51 - relativamente ·alle due 'provincìe ·in discorso ue desumo che F el' rara ò fra quelle •che diedero meno riforme. Bologna vi è chiamata « la provincia '« modello cl' Italia in ·fatto di • coscrizione militare: » ma ·se nessa :figura fra quelle ch'ebbero il minor munero ""à i r~ni-

Jom~tro quadt·ato; nella provincia di Bologna


;291

tenti,' il cit•condario eli Ferrara brilla tt•a i pochissimi cho non ne dieùet•o affatto. P1·emesse queste genet•alità entt·o in argomento.

n. Gl' ìnscritti rlella classe l 850, l a p::U'te del contingente di 1n categoria, dopo essere stati visitati ai rispettiyi Consigli di ·LevA 'tiell'auno 1871 furono temporaneamente rimandati alle loro case per l'art. 5 della legge 2G mat·zo l 871. Nel gennaio 1872 - molti mesi dopo l' arruolamento e la chiusurd della lm·o Leva - f111·ono chiamati sotto le IU'mi. P et'COJTevano quindi il 22° anno di età ed e1·ano, militarmonte parlando, da considerarsi come soldati : circostanza che dobbiamo aYer presente in tutte le vicende rclatiye al giun..get•e di questa classe, giar,chè di fronte agli artieoli di esenzioni per cngioni fisiche, altl'i sono i diritti del coscritto, altri quelll del soldato. I visitati furono :W·1 della provincia di Bologna, 209 di Ferrara: in tutto 603. Abili ne giudiçni 573, ne proposi a rassegna ordinar·ia l O, in ossor·vazione 11 : di questi 30, soli 20 ottennero la 1·iforma. La propor1.ione dci.r ifOJ'mati è quindi poco p iù do! 3 per .cento. IL generai Torre - opera ,citata - dicQ : « . . . le ,riformo « eli questi soldati non rappresentano il deperimento normale -« della classe. » Convengo : rappresentano però - almeno in parte - quel deper imento naturale degli uomini che si accumulano di anno jn anno e finisce coll 'estinguere le generazioni. Non sono, com·egli mi sembra ritenere, quasi altrettanti giudizi d'idoneità sbagliati ai Consigli di Leva , ,chè alcune lnalattie possono essersi sviluppate, nltre avo1' raggiunto il grado ' 'Oiuto dalla legge durante l'anno che trasc()L'se, .ft·a la pt•ima visita o quella dei I)istr·etti o dei .Corpi. In ordine Alla loro statura questi 603 individui misurarono .complessivamente metri 994 92, cioè in medja metri l u5 -pèr ciascheduno. Raggiunsero


292 l'b. l ,56

da 1,57 da 1,61 da 1,66 dal,71 dal,76 da 1,81 a 1,60 a 1165 a 1,70 a. 1,,75 a 1,80 in su

-- -- - --i 225 184 79 83 l 22 ~-

Individui . . . ..

3

.,

Relativamente ai loro perimetri toracici assommati si b auno m. 535 31, cioè in m~di~ cent. 88 7 per cadauno. Misurarono

cent. 80

l dagli 81 dagli 86 l dai 91 agli 85 ai 90 95 ai

---- '

Jndividui . . . .

l

3

107

335

140

dai 96 in su

l 18

due raggiunsero un metro di pel'imeti'O to1•acico e fu l'a mas,.. sima assoluta. Del resto 12 mostravano putteri deformanti di recente vainolo sofferto, l O si presentarono infetti da scabbia, 2 dal pedt'cu.lus pubis, 2 mancavano affatto di testicoli neflo scroto ~ non però dei segni della virilità. Durante il loro periodo d'istruzione - 8 gennaio al 15 febbraio - ne entrarono all'ospedale 90. In questa cifra uno vi è ripetuto 3 volte, 4 due volte. Trentacinque vi anelarono per febbri reumatiche, 9 per morbillo, 7 per vaiuolo, 12 per lievi m·alattie chirurgiche, 4 per jnfezioni vener•ee, ·2 per Mefariti, 10 scabbiosi, Il in osservazione. Al giorno della loro partenza due erano morti; uno per~ pleuro-polmonite doppia, l'altro p:er ·vaiuolo confluente. Ventisette. rimasero all'ospedale e guarirono in seguito. Nello stesso periodo di tempo 25 ricoverarono all'infermeria per lievi indisposizioni. Questa è la storia laconica ridotta pt·esso a poco a sèmplici cifre che i nati nel 1850 offrirono duranoo la loro permanenza di 30 giorni al Distretto Militare di Bologna. Perchè poi io sia sceso a tante particolarità, a siffatti nonnulla che sentono di puerìlè, eceovène la rag'iòne. A questi


293

603 soldati posso contrapporne altrettanti che in tutto e per tutto hanno le medesime fisiche condizioni: nati v~ degli stessi comuni, assoggettati alle stesse fatiche, ma più giovani di un anno - intendo parlare della classe 1851. - Facendo su questi ugtlali osservazioni mi si offre spontaueo il destro di un paralello da cui potranno per avventura emerger·e fatti non immeritevoli della vostra attenzione. III. Non appena partita la classe 1850 venne. sotto lo armi qnella ùel 1851. Il 16 febb1·aio fu cominciata la visita. L a provjncia di Bologna ne dierlo 400, quella di Ferrara 2 13, iu tutto Gl 3 . Ne giudicai abili 5!)7; ne proposi a rassegna speciale 12 - due dei quali non fu l'ono riformati; - invocai la osservazione su 4 e un solo nP. usci con dichiarazione d' idoneità. Tredici adunque inabili, cioè poco più del 2 pet' cento. Qui ha luogo una pl'ima riflessione, giacohè per i soldati della classe 18130 i riformati, di poco, ma superarono il 3 per cento. l fatti (;onfermano quanto asseriva poco fa ragionando sulla Relazione del generale Torre: la ~ita non pot·corre nemf!leno il suo più bell'anno senza che o antecedenti malattie s i aggravino o nuove si sviluppino. R iunendo i riformati delle ùue classi 1850 c 1851 si ha una media generale del 2,5 peL' cento. Da una tabella inserta nel Rapporto 1lel dipartimento dell'esercito inglese per l'anno 1871 (l) rilevo che 25,376 reclute assoggettate come queste ad una secdnda visita diedero il 4,6 per cento di riformati; quasi il doppio dei miei. Con questo ravvicinamento di medie non intendo però citarvi un fatto molto concludente ignorando sotto quali precise condi7.ioni si effettuino presS() l'esercito inglese tanto Io prime che le seconde visite. Ho voluto pal'larvene solo pet·chè quel Rapporto dice in seguito che le cause d' inabilità furono per la maggio!' parte deficienza (1) Vedi Ol"omale di medicina tniliiare, 1873.


,2.lH

(ti sviluppo tntiscoza,·e o clebòlezza : p~·o-p l'io ciò su cui mi parrebbe cosa ottima lar·gheggiaro in rifo t•me un pocl1in0 più anche r\oi. Assommando le statur·e di questi 613 coscritt1 .abbiamometr·i l 016 55 cioè per· cadauno m. l 058. Raggiunsel'o "u !tln l ,57 Ida 1,6 l ltla l ,60 ùa 1,71 t!a 1,76 da 1,8 1 m. 1•0 a 1,00 <t 1,65 n 1,70 a 1,75 tt 1,80 in su fndividui .. • ..

~~~~~~~ -

109

~~-:~-

__.___

I nati ac ltrnque nel 1851 ofiì·ono questo str aho fen omenor che cioè a 2l anno la lot•o stattu·a in media è maggior·e pet• quasi nn centimetl'o di quella dei na ti nel 18!)0 che natu- · •·alrnente contall() il 22° anno di età. Questa differenza è lieve - mi direte voi - si, ma è preeisamente in senso inverso di quello che mi aspettavo. Era presumihile che le due ·medie non oJl'dssero rimarchevoleùifferenza; ma che poi, que<>t..'t esistendo e comunque lieve, dovesse essere a scapito el i coloro che risser·o un anno di pitt, è ciò che non posso facilm;ente .spiegarmi. · La natut'a sembra capl'icciosa solo quando la si consideri: sbadatamente, oppure sbocconcellando le sue opere pet• modo Ll à togliet•e aù, esse la vera effige. Questo non è il caso : qui si tratta d i parecchie centin-aia tl' in virlui scntpolosamente· misurati. Il capr iccio, o megfio, l' err·orc non è ammissibile. Sono 5 1O centimetri' che l'nancano alla somma totale delle l')ta ture ùi 613 uomini relativamente ad altri, i quali si t rovano in uno stad io d:i sviluppo organico meno completo e perfetto. Ohe se in massima generale convengo al 2 1° anno di età la statistica umana non m·escere d'av vant:1ggio, non posso òisconoscerc altresì che alcuni un po' tat•divi s ' innalzino anCOt'a non solo al 21°, ma eziandio al 22') e al 23° anno di età. I ?'imandati per deficienzrt di statura alla ventur·a Leva


295

sono una pl'uva della possibili tu di questo aecresoitllcnto : .il J'itnapdarli indude unn. speranza che equivale ad un fatto in favore. Una ùella conferma poi l'abbiamo qui stesso nel \edere i nati del 1850, Hebbenc in media infel'iol'i per st.:'l.tura a quelli del 1851. noverare :-;oli 7 che mi::.u!'ano il minimo 1li m. 1,56 ; mentre q negli altri ne contano 12. È logico ritonere che il giorno della prima visita il numero di costoro rosse maggiore. R~wvicinaudo per favorirne i confr•onti IH due serie numer iche che rappresentano lo stature di queste due classi no emerge 1,57 1.0 l :l

n

'l'OT.\U

1,66 1,71 a

1,7G l :SI a

1,56

" 1,80 in SII 1,60 1,()5 1,70 1,75

7 12

8:3

225

77

IO()

---.--- ·- --

Classe 1.850- .. )) 185i. .-

=

l -- -- -t

m.

T o w le

-

18 ~

79

22

3

107

109

IO

a

603 613

()

1216

- - -- -- -- - - -Il ltl 160 .w 381 188

l

d1e la cift•a dei nati nel 1850, i qua1i hanno la. statura di m. 1,76 in su, non è, come pat•t·ebbe cloYes;:;e essere} minor e eli quella ùei nati nel 1851: anr,i, non di molto, ma ò maggiore. Dunque la defìcionza è pr oprio tutta a cm·~co di quello litature che non acceclono mai in l lr\ eccesso vizio~o. che sono una delle condizioni favot·ovoli della forza, della robustezza, r;he pii.t si avvicinano all' ideale estetico e che l'artisfa Jn·esoeglio quando deve disegnare nelle dirMusion i naturali un atleta, scolpire un gladiatore. Perchè mai questo stmno comport.:'lt'Si delle cifre le une t•ispetto le altee ? P erchè mò una generazione inferiore per statura non deve avvm·tire questa sna inferiorità nello stature pilt alte? Qne~tc non avrebbero dovnto soffl·ir ne maggiormente? ~ell a stot·ia del nostro na:~.ionale risorgimento vi è regi::;trata a gt•an(l\ earattot•i un'epoca memor·abile ; le ci.t•c ostan~e


296 dhe l'aecon1pagnarono forse sono in qualche r~pporto causa:ìe còl fatto di cui cerchiam'O 'Una spiegazione. ' I nati del 1850 furono necessariamente ingenerati nel 184!-) in 50, , cioè, o mentre fervevano gravi lotfe politiche e militari o poco dopo, quando ancora gli animi giacevano accasciati sotto H peso delle scònfitte e dei disinganni. È un fatt<: ornai incoritestabile che quando un paese pass~ 11er sì du.re: prove l'anno successivo il nurnet'O ciBi nati è minore,, e su questi, a suo tempo, si verifica un proporzionale cleperimento della specie. ' I più forti, gli arditi trascinati dalle vassioni politich\') , ad occupazioni e preoccupazioni straordinarifJ, febbrili, che assorbivano lopo tuth i rniùuti s'econdi della v ita, tutti i palpiti del cuore; impegnati a:lla riSèossa delle armi trascurarono le tenerezze dell'amoi•e, Lasc-iarono vedovo il letto coniugale per correre ove in tutte le, epocne corrono i forti, al ~ampo dell~ patri,e battaglie. È certo che in quell'epoca vi furono momenti in Jtalia - e in queste p1(ovincie più che alteove perchè il risentimento e la r-eazione maggiormente giustificabili in cui l'opera della fecondazione deve essere rimasta affiJata ai rneno validi. I pr·odotti dovev<ano risentirsene; quindi abhàssamento della statura in genere, e in ispecie di quella 1 -che è propria degli uomini più fa:vorevolmente esposti. Il m,antenimeoto o il progresso della sp\')cie umana non è ùna regola· cos~tante: può esservi il eoncorso di molte drcostanze che la fànno regredire: la stoTia del morido è pieM, di questi fatti. Le quantità pel'ò· su cui io lavot'O·Se bastano per deterthinare la .differ enza che.. passa fra Ia stat,u ra media delle due classi in discorso, sono insufficienti quando di queste differenze se ne voglia no r inti·acciare le cause. Non m',illudo; la mia più che altro è una ipotesi ragionevole: perchè la si dovesse ritenere una verità biso'gnèrebbe che altre serie di fatti la confermassero, bi~ognerebbe che quanto fu da me su piccòla scala osservato si verificasse nelle altre provincie che presero un eguale interesse al "Comm ovimento p·olitieo e militare di quell'anno. Ricerche, cote-


297

ste, che seducono il mio animo, propenso com'egli è a siffatto genere di studi, ma che debbo !asciarle a chi ne ha tempo e modo.

IV. Ritornando a' miei 61.3 inscritti della classe 1851, e assom• mando i loro perimetri toracici, abbiamo m. 537,93, cioè in media per cadauno 'm. 0,878. Misurarono =

~

. _,___

Individui.

..

cent. 80 [ dagli 81 agli 85

- ·---

137

5 -

dagli 86 ai 90

dai 91 ai 95

l 339 ,. 1~4 l

dai 96 in su 8

.

~

Qui non si verifìchertlbbe il fatto osservato circa la statura: l'inferiorità fisica r elativa appartiene a chi di ragione, cioè ai nati nel 1851. Al confronto manca loro quasi un centimetro di petto. Cionnondirneno questo fatto non vale a distruggere la mia ipotesi: egli è solo apparentement.e contradddoì·io all'altro del!~ sta-ture. Anzi, volendo essere un poco audaci pot1·ebbe trarsene argomento per tornare a dire che la classe 1850 risente sinistl'arnente dell'epoca turbinosa in cui ne avvennero i con-cepimenti: Conciossiachè a me·.pare doversi ritenere che dal 21 ° al 22° anno di età l'uomo labot·ioso,. il contadino - ch' è poi. semlire quellq che riempe le fil e dell'esercito debba acquistare uno sviluppo tot·acico maggiore di una Crazi0'ne .di centimetro. Potrei citare in proposito una esperienza fatta nello stesso anno su di alcnni volontari, i quali partir·ono per il ca,mpo d'istruzione con petti che non raggiungevano gli 80 centimetri1 e dopo 3 mesi ne tornarono con 8 1 e 82:. È vero che costoro da una vita di ozio passarono repentinamente a quella di molta attività, ma è vero altresì che le fatiche di un campo, ~ ·


298

le marcie collo zaino in spalla nemmeno sono l'eset·cizio più adatto perchè sviluppi e pr.otul9et'i >il torace. •, Del resto poi la differenza in questo caso si doveva maggiormente rilevare in quelle condizioni fi:>iche, che, come la statura, al 21° anno di età possono dirs i giunte al loro totale svolgimento. Là solo il fatto poteva apprer,zarsi nella sua nudìtà, n ella sua intet·ezza ; qui invece doveva t•inumere necessariamente avvolto da alcune circostanze ~~ansali ch'è impossibilè calcolare fin dove abbiano agito. Quanto dobbiamGJ togliere a i pel'imetri tMacici degli uomini ingener[lti nel 1849 per stabilire un rappot·to sullo sviluppo fisico, alla stessa età di 2 1 anno, cogli ingenerati nel 1850? ... Havvicinando come ho fatto per le statul'e le · due set·ie numeriche dEìi peeimett'i toracici, abbiamo d te misurarono

l

cent. 8'0 tlitgli 81 dagli 86 egli 85 ai 90

da i 9 1 ai 95

l daiin su96

140 12 1

18 8

Classe f 850 . . )) 1851 o

5

107 137

'{'O'l'AI.l

8

244

o

3

335

330

l

- ~ 1 --

l

-

074

'2G.l

'l'otnl e

603 613

26"'["'1216

'

La prima riflessione che nasce spontan'ea s i è dw tutte 'lueste oift·e si comportano ft·a di lot·o con una regolarità, eon una simetria met•avigliosa. Le o~cillazioni sono ben lievi: oltre la metà misurano dagli 86 ai 90 contimetl'i. Ciò che si perde da una IJarte s i g uadagna da'waltt·a. L ' inf'et'ioritit dl:llla classe 1851 è presso a poco scmpt'e pl·opot·r.ionale. E siccome lo sviluppo del torace per quanto gr-and1~, sotto il punto di vista della buona disposizione fisica non pl\Ò dirsi mai che eceeda, nè p'uò costituire pel' sè una chwnosa disarmonia çome avviene talvolta colle altissime stature, eosi \ ediamo che in questo caso il mino1·e sviluppo deUa classe 1851, a differenza di quanto osservammo p.e t' le stature nella ,classe 1850, è


299 11011 solo a cal'ico €li coloro è)le n\ÌSlll'Ul'OnO dai 9 1 ai 95 centit;netl'i, ma anche ili quegli altri elle diedero i più aJnpt perimetri, cio.è dai !)6 in su. Di 'polmoni può' dirsi in modo assolutò pitt se ne hànno è m~g lio è : pe1· le str.~tu i'El vi è un limite oltl'e ll quale possono

ri'nscire nocevoli, massime so lo sviluppo del petto non tenne lòro dietro pt·opot·r.ionatamente. Diee 'Ncpomuceno d' Ist'ròt'dink - Polizia medico-militnt•e - 4'.he « il I'eggere alle fatiohe « e disagi tutti clelia vita mil itare appat'tiene di pr·cfe1'enza << ali ~ -per::;onH r.li mez:t.ana. gl'ander.;.:a hen 4 ;ompl~!::;se e t;w<< chiate. >)

.v. Pr·oseguendo nelle t·ic:erdte :;i lmnno : ; di questi UlJ inscri tti molestati riai per.lic~tlw; pubis. lO dalt'aca;·us scaln'e i: 13 presentavano butteri deformanti rli rer.er.tc vainolo sofferto. Durante la lot·o permanenza. al Distt·etto- 50 giot·ni ci1'ea rie erttra!'ono all'ospeda le· 61. Uno o 11hte soltan to ·Ìll que::;ta cifra vi fìgn rano due volte. Se po! vi sottr·agghiamo gli seabbiosi, quelli mandati in osset'X'UZÌOllt:l, due O tt'è v'eth)rei e ~\1oune poche blefariti reumatiche, non l'e'Stnuo a eomplet.are il quadr·o nosologico che lievissime affezioni mediche. Quindi non si ebber deee::;si , e il giorno della loro dipat·tita l l soltanto ne rimanevano in cura a llo spedale. Nello stèsso pt:!t'iodo tli tempo 29 t•ieovet·<u·ono all' infet·meria. Ravvicinando queste ossct·vazioni a rJn e ll~' anMogatilente istituite sulla dasse 1850 ne r isultano alcuni fatti ne' quali può esset·vi luogo a qualche riflessione. In 1216 inscl'itti 25 erano affetti da plwassiti la etti pre::;enza sulla pelle di questo semidio « met·av·iglia e gloria del<< l'Univet·so » è un fatto non elle umiliànte, ~ ributtevo le . Go:;toro che tollel·ano ~~on tanta inrlifferenza simili sozzure vròlano - rubo la frase a Kanc - nella pl'Opt'ia 'persona la digniUt del _genér'e umano.


300 L <l coscriZ;ione militare credo che .(ìn, qui ne sia il migliore correttivo. L 'esercito colle nuove reclute riceve annualmente dalle campagne e dagli opifici un vistoso contingente di· questi disgraziati che sollecitamente monda e litorna poi a' loro casolari un pochino più degni del nome eli uomo. E qui dimando 1·enia per una breve digressione. Facile mi accor.derete che per eseguit·e una coscenziosa visita nl coscritto cohvien toccal'lo e non sempre colla sola punta delle _dita. Talvolta è pur mestieri esercitare la perCllssione e l' asr.oltazione ; se vuolsi a,pprezzare il grado di aderenza in una cicatrice corivien s tirarla in tutti i sensi. È la mano che giudica un cirsocele, un'emia ; d1e ci avver te della incomoda giacitura di un testicolo contJ·o l' orificio esterno del canale inguinale. · l Ora, domando io, è egli one::;to pretendere che il perito tocchi e palpi uno, due, piu sr.abbiosj in un giorno'? Non equivarrebbe ciò per parte sua ad una imprudenza, pe1· parte del legislatore ·ad una pretesa non g iustifivabile? Non giustificabile. giaccbè dalla scabbia, siccome turpitudo magis quarn morbo, è sempre fac.ile guarire. . Nell'esercito belga lo scahbioso è curat o in 2 ore : cambia la sua biancheria e ritorna al Cor po senza nemmeno esset·e stato 1nscritto allo spedale - H ebra-:. p. 662.\ :Mi parrebbe che ai nos tl'i Consigli di L eva si dovesse sospendere e rimetteré ad altra seùuta sur.cessiva la visita degli inscritti scabbiosi, inviandoli immediatamen.te allo ~p e­ dale militare o civilè del luogo. Notate bene che ' ciò non sarebbe nel solo interesse del medico - il quale bene o male ha il diritto di manten-ersi pulito e sano - ma si rispannieeebbe qualche giud izio pl'ecipitato, chè è col senso del t~ltto che si t•ettificano gli errori della v ista. Non solo, ma eviteremmo pure che mescolandosi per uno c anche più giorni co' lot'O compagni nei DistPetti ,militari, ove non è sempre possibile: per quanta, vi sia prontezza eseguire la visita solo qualche ora dopò quella del Consiglio di L eva, l'acarus emigrasse e si molti. plicasse come si ha non infrequente circostanz,a di vedet·.e.


:301

Dei 61 3 coscritti della classe 1851 n' entràrono allo spedalP- 61; dei 603 della classe 1850 - quantunque rimanessero al Distretto 40 giorni di meno - n 'èntrarono 90. Dei pr·imi non ne mori . alcuno, dei secondi 2. La ragione valcvolissima di• questa · rimarvhevole differenza sta principalmente nella diversa epoca dell'anno io cui questi contingenti furono chia;mati. Gli uni nel cuore dell'inverno, gli altri nei primi tepori primaverili, indossando poi per soprassello e gli altri e gli uni identici pantaloni di tela. Come non soffrime solo si rifletta la prima educaiiòne del soldato ·esigere · ch'egli restj molte ore del giorno sul tert•eno a manovrare senza fucile e a piede fermo? D'altronde questa oramai non è più cosa nostra. L'igiene si è pronunciata e ·da tempo: la scienza, l'osservazione non possono. che accumulare fatti a fatti. La quistione oggi è puramente finanziaria e si scioglierà - ne son ce1·to - presto e .fèlieementé. VI. S'q questi 1216 uomini di 1a categoria- classe 1850 e 51:mi restano poclie osservazioni a fare assumendoli per provincie é circondari. La provincia di Bologna ne diede 794 - circondario di Bologna 569, d'Imola 124, di V~l'gato 101: .quello di F erl'ara 422 - circondario di F errara 31 0, di ·Comacchio 69, di Cerito 43 . . I rirormati sono presso a poco nei diversi Consigli di Leva proporzionali al contingente dato : e poi le son cifre qu~ste tl'oppo ·esigue per ·azzardarvi !SOpra dei ragionamenti. Tanto più Se si rifletta che in tal caso stabilire confronti, sentenziare pro o · contra mancando di quella numerosa serie di fatti che fanno autor evole la voce di chiccliessia· satebbe in me una leggerezza impeedonabile, anzi una vera impudenza, chè non potrebbe a meno di t1rtare la suscettività: di colleghi cui debbo rispetto e ammirazione. Le ~stature più vantaggiose si ebbero n·ella provincia di


302 Ferrara che diede in media m. 1,667: quelle di Bologna sono di oltre un centimett·o meno. In quanto ai perimetri toracici ln. differenza è, 1.ma ft·azione inaprezzabjle in fa·vore pet·ò sempre della pDo,linéia di Ferrara. , 1H1 Scendendo poi n eonside.rm·e l'a statUJ1a nei singoli cit·copdari si determinano meglio i punti ovc nascono gli uomini più alti. Comacchio e Cento danno una media eli m. 1,67~: Imola è all'altro est1·emo con m. 1,647. I toJ•àci più sviluppati si ebbero a Cento con una m~dia di centimetri 89,5; e a Comacchio di r.ent. .$.8,.G. Vergato ·offra la minima in r,ent. 85,Q: 1 Cento e Comacchio aclunquc~ , i due c.ircondari T>ii.t piccoli sotto i[ punto di vista della popolazione, sono quelli che offrono il migliore personale; Imola e Vergato, i due cit·condari medi, l'infimo; Bologna ·e Fen·ara, i due più grandi centri di popola~::ioJ1H, il nwdiocr'e ,: pc1'1~hè? Volendo r)spQndore eon sel'ietà eonver..:ebbe pl'imn. di tutto l'ipetere l'osservazione per ar.cer%iòt':tl'Si <lell'esistenzn. clel fatto. Il circondal'i<.> di Cento per vel'ità è già eonosciuto dagli studiosi di cose statistiche siccome uno ·(li quelli che nelle mi:mrazioni di Le,·a dànno le pi~ alte stature . .Paolo Prediet·i (l) lo annoYe.t·a fr~t i pochi che annualmente prf\sentano due stature da m. 1,80 e 1,82 ogni cento coseritti. Può · inoltt'n riflettersi che Comacchio e .Cento giusto -appunto pe1·c~hè piccoli centri le condizioni igieniche clebbor'lo esserVi migliori: che gli uomini di Comacchio sono dediti a grandi fatiche e molti vìvono sul mare. Vergato è pove1·issimo: giace poco felicemente, i monti appennini più alti gli stanno a ridosso e gli coprono il mez~ogior.no . .I nativi di quel circondario sono distinguibilìppet· la sudicetia.· della persona: la lo110 pelle, ha. ben poco dell'u-

mano incarnato.

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1

Dei 25 affetti da parassiti nessuno era di Comà.ccb'io : oppostamente i 5 infetti dal JJediculus pubis erano di quei di Bologna. In quanto agli scabbìosi - escluso Coma.cchio ' li )JJ

(l) Se:· .1/tiH!fOmllti df•Ofi.Q.id~ siano ~pi'i! alti eco., Bolognad l813.

1


303

ogni cit·condaPio diede presso · a poco regolarmente il suo contingente. ,. ,'

'VII. l

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l .

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Nel giornale militare ufficiale - 21 dicembre 1872 - il mimis,tero dell&. guerra1 segretariato generale, pub blic~va nn quadretto statistico «indicante distretto p'e r distretto il pet:$< ce.nto delle reclute riformate sia presso il Distretto sia ai « Corpi cui furono assegnate, e dei trasferimP-nti di Col'po « par inccmgrua assegnazione : » e ciò relativamente alle clas~i )850 e 51, l" categoria, P parte del <{ontingente e4e $Ono appunto gli uomini di -cui fin qni vi tenni pat·qla. _ , Il ,Distr·etto di. Bologoçt, se di questa pubplie,q.zipne se 1 ne va.n~ ne h,a ben donde. Non ebbe di riformati ai Corpi che llupo e 43 . per ce},to ; di tensferimenti p,e r incongrua assegnazione il 0,67 p er cento. Dei 53 Distretti che funzionam!'lo .allor,a v'è· solo quello di Ancqn\). .che pre~so a poeo lugyGJ.gli in meri to con 1,36 di rifol'l_n e e 0,98 di trasferimenti. Del 11e~to., vj, ft]pono .di quelli ch'ebbeJ:o sino i~ 9,H; il, 9,pl tPer cento di riformati ai Corpi e il 4,37 di tt·asferte. Il Ministm'o poi appoggiapdosi a que~tj pr;qdoW numerici soggiunge « laddove il percento sorpassò nella colonne dei « riformati ai Corpi il 2 per c.ento, ed il 0,5 nella colonna « dei trasferimenti è certo clie si è mancato di oculatezza e <(di diligenza sia nella visita san itaria dopo i Dìstr·etti, sia «.nell'assegnazione delle varie armi. » Non ;pòtrebbe' essersi dato il caso che a taluno dei periti cui è diretto il rimprovero di manc.ata oculatezza e diligenza i molti, 1riformatL ai Corpi fossèro in parte almeno da lui stati proposti a rassegna 'specirule e dal generale r assegnatore dichiarati· idonei? Questi casi si danno e anch'io ne ho avuti. I tt•asf'erimenti per in·congl'ua assegnàzione non mhlrigtuardano, giacchè gli ufficiali che assistono alla visita per la scelta: delle armi hanno -sulle ·speciali rattitudini :degh individui istruzioni e norme che noi ignoriamo. Tuttavia farò osservar,e che il maggior nume:ro..dei trasferimenti av;v~nne per


304 deficenza di statura relativa: un centimetro di meno verificatosi in parecchi dei nostri coscritti. Ai Distretti quando vengono i r.ontingenti si deve far sempre molto in brevissimo tempo: cosa in sè ottima perchè ci educa alla sollecitudine, ma ha pul'e i suoi inconvenienti. Gli inscritti appena h>iunti si mism·ano, si visitano coi capelli lunghi come non gli avranno più il giorno che giungetanno alla loro destinazione. Ecco forse, se non in tutto almeno in buona parte la ragione del mancato centimetro. E permettendomi un breve divagamento dirò che non solo il coscritto appena giunto si misura, si ' 'isita, ma si veste de' nuovi panni ; e tutto ciò senza ottenere che si deterga nella persona : eh sl, rhe ve ne sono di quelli che ne avrebbero proprio bisogno! Non converrebue dotare i Distl'etti di un locale, di caldaie, vasche, legna e C\)nceder tempo per la bisogna? Sarebbe una buona iniziativa per ottenere in seguito negli usi del soldato quella cura per<sonala ch'è tahto savlamente raccomandata. nel § 3° della - Istruzione pel' l'igiene della tt·uppa - (l ); e infondere poi nelle masse la pulizia, la proprietà della persona, che se è ta.nta salute per' il corpo, una volta divenuta abitudine ingentilisce l'animo.

Vili. Poco dopo gl' inscritti della classe 1851 giuuser·o quelli della classe 1850 e 1851 effettivi in questo Distretto. Gli uomini ricevuti assommarono a 61: otto provenienti dal Di~tretto eli Livomo e ne furono riformati 3; venticinque di Calta:nisetta e ne ft:u·ono riformati 5; trentuno eli Potenza e se ne riformarono 15. Ne rimasero cosi sotto le armi solo 41 : più del terzo ritornarono alle loro case. Nè i rimasti furono un bell'acquisto: raggiungevano appena il minimo di ciò che esige come condizioni fisiche d' idoneità. Questo fatto non so spiegarmelo: forse sarà incorso equi(l) Re,qòlamenla di disciplina miUta~·e, 1874."


305

voco nella interpretazione data alle disposizioni ministeriali r·iguardo la scelta del personale dei Distretti. Le ho lette aneh· io quelle disposi?.ioni e mi pare che mirino seroplic~rnente a sceverare gli alb·i Corpi di alcuni elementi meno adatti e non mai a far dichiarare abili per i Distr·etti individui che a norma dei regolame;oti non lo sono.

IX.

n 16 aprile venner·o sotto le armi, chiamati\·i per lO giorni,

gl' inscritti di za categoria della classe 1850, l o pet•iodo di rl' istruzione: ascesero a 1177 uomini, de' quali due furono

nongedati in seguito a proposte di riforma. Durante la loro permanenza 87 entrarono allo spcclale, 16 all'infermeria : malarono dunque 103 individui, cioè in ragione di 8 per cento circa. Proporzione in questo caso ec1:essiva di cui proseguendo a narrare i fatti mi lusingo farne· emergere le cause. Le malattie aggruppate per sommi capi sono le seguenti : febbri, quasi tutte da r.ause reumatiz:r.anti 54; congiuntiviti reumatiche 34 ; ferite lievi 2; infezioni veneree pl'imitive l; scabbia 12. Xessun decesso : però iJ 2-5 maggio - giorno della loro partem~a - 29 J'imanevano allo spedale: buona parte di questi vi giaceva da tempo per le sttnnumerate blefariti che decm'revano piuttosto gr~wi. Che le affezioni reumatiche predominassero in Bologna era cosa naturalissima: la stagione procedeva male. A giorni molto caldi spesso tenevan dietro altr·i freddi e piovosi. n lO, l l. 12 e 13 maggio, in cui il cattivo tempo ·impor·versò, vi furono rapidi e fo r·tissimi abbassamenti di temperatura. A' nostri soldati queste condizioni vennero aggravato da due circostanze speciali : l a Facendo loro indossare il semplice vestiario tli tela giubba e pantaloni senza mutanlle. - Tanta semplicità di veGiornale di ·Medie. milit. 1874.

21


306

stiario, secondo me, qu i, solo è corupatiLile nel luglio e nolI' agosto. Metteudoli ad abitare in locali che dal lato della salubrità lasciano qualche cosa a desiderare. I cameroni pianterreni dei Servi, umidi, male aereati, ove il sole mai o furtivamente vi penetra, diedero il maggiore contingente di sinoche e di ·blefariti reumatiche (1) . La istituzione dei Disb·etti è una idea felicissima - vorrei esser poeta per cantarne le lodi - ma Ol'· mai la esperienza m'insegna t'ichiedere caserme che in tutti i modi possibili fa\roriscano o la disciplina e l' igiene. Allo sviluppo poi speciale delle blefariti ag\ sicuramente come una concausa la mancanza di qu(li mezzi che agevolano la nettezr.a della faccia. I pitl puliti il mattino seguivano la adamitica usanza di empirsi la bocca ùi acqua nella comune secchia del pozzo, passarla a centellini dalla bocca nel cavo delle mani, da questo infine nella faccia ove giungeva tutto altro che fresca e detersiva. La loro pezzuola da naso - Dio sa come sudicia - faceva poi da sciugamano. lYI'affl'etto a diJ'P però che il signor Comandante, sollecito sempre per il bene de' suoi dipendenti, non appena edotto delle spiacevoli conseguenze cui ci esponeva quest'ordine di cose permise il cappotto e fece somministrar e gli scingamani.

za

X. Gli uomini di 11\ categoria 2a parte del contingente 1851 furono gli ultimi chiamati. Vennero il l 0 giugno, ne ripartirono il 2 luglio 'per raggiungere il campo delle grandi manovre. Dagli 837 che erano convien detrarre 31 che per riempire i vuoti causati dalle riforme passarono alla l a categoria. e 15 su 17 proposti a rassegna di rimando si ebbero il loro congedo assoluto. (l) Tn sP.guito n. dimostranzc fatte dal sig. Comandante questo locale negli anni successivi non fu più abitato dalle roc1ute. · ·


307 Durante questo periodo d'istruzione la salute fu buoni~­ sima: la stagione era favo~evole. Cinque entrarono allo spedale per scabbia. Nel ·Settembre successivo vennero quei pochi - circa un centinaio - della classe 1850, 211 categor'ia che' si prevalSéro della concessione fatta loro di pro'fittal'e d'altro periodo. La esiguità della cifra mi esonèra di tenervene partitamente parola. Cadrebbe adesso in acconcio parlare dei 62 volontari di un anno arruolati durante il 1872: ma oggi, dopo le ultime, savie disposizioni ministeriali, le mie riflessioni di allora sarebbéro 0ziose. Sul J'i0 34, 35 e 36 del nostro giornale, anno 1872, rammenterete che fu stampata una pregevole memoria sul ~ ·eg ­ gimento volontari di un: anno al cam,po d'istruzione. L'autore giunge alla eon ~lusione che la maggiot' parte di quelli che o per malattia o per insufficiente .fisica costituzione non poterono prender parte alle grandi manovre avevano appena eompito il 18° anno di età, e dice « n on posso a meno di « raecumandare caldamente ai colleghi, di non voler essere << indLilgenti e tampoco condiscendenti a cer.te premure, che «spesse volte loro vengono fatte dagli stessi individui, dai' « genitori o da altri per la loro accettazione. >) Questa raccomand.azione, siccome certamente ispirata al sentimento del bene, la prendo in buona parte : ma stia sicuro l'autore che condiscendenze non se ne usat·ono. Agli ordini superiori bisognav~ . bene chinare il capo; s'informi di questi e avrà - n~m ne dubito - rne c i miei compagni dei Distretti per iscusati. XL Nel 1872 adunque per costatarne la idoneità fisica al servizio ·militare delle diverse armi furono visitati - ?ompresi i volontari di un anno - 3462 individui: ne rivacciuai 3049 cominciando questa operazione nel gennaio colla prima parte deL contingente di 1 n categoria 1850, e ponendovi fin e nel


308 settembre colla s.econda parte del contingente, 2° periodo di istruzione della stessa classe. Premetto che per quest'atto operativo non ebbi a deplorare alcuna spiacevole evenienza. Gli esiti favorevoli furono in media del 22 per cento : risultato meschino, se volete, ma che proclamo francamente giacchè sono qui con l'intendimento di esporre i fatti e non di tessere il mio elogio. Soggiungo anzi che tanto dal signor Comandante il Distretto come dal signor medico Direttore di questo speùale militare mi furono fatte tutte le agevolezze })Ossibili per il buon'andamento della cosa. Ciò nullameno in mio favore militano alcune circostanze. ~ella provincia di Bologna fin dall'anno antecedente dominava l'epidemia vaiolosa: donde molti vaiuolati da poco ed altrettanti esiti necessariamente negativi. Ne' miei appunti tenni solo conto di quelli di l a categoria che presentavano butteri deformanti per recente vaiuolo sofferto, eppure la loro cifra su 1216 coscritti ammonta a 25. Rammenterete pure, come or ora vi diceva, che della classe 1850, la prima. chiamata sotto le armi, 7 malarono di vaiuolo confluente ed uno ne mori. Non solo, ma qui v'è un comitato per le v~ccina­ zioni e rivaccinazioni molto attivo: il popolo, in parte attrattovi da ogni genere di facilitazioni, in parte sospintovi dal timore di contrarre il brutto morbo, corse a rivaccinarsi. Non pochi de' miei giovani soldati ne mostravano recente Jn stimmata. I risultati migliori li ebbi nel gennaio e nel febbraio : i più meschini - 9 per cento - nel giugno. Ciò armonizza colle osservazioni di altri per cui si ritiene la stagione estiva poco felice per l'attecchimento del vaccino: infelicissima poi doveva riuscire a mc che innestavo oggi uomini i quali dimani o in piazza d'armi o al bersaglio versavano profusi sudori. Dei poc~i spurt che per omaggio alle nostre istituzioni statistiche pur notai nel registro C non ne tengo qui conto se· parato. Ho dichiarate spurie quelle pustule che non mi presentarono i caratteri morfologici e anatomici propri del vaiuolo: potendo avrei di buon grado ritentato il cimento, chè


309

sotto il punto di vista della preservazione per me erano nulli. Del resto mi sono deteeminato a non parlarvene anche perchè sulla parola spw·io s'e ne sono dette di tutti i colori : chi li ammette, i casi spurì, si riserba poi il privilegio di accordar loro un significato di suo genio, che spesso tende ad ingeuerare nel nostro animo uno stato impossibile di essére e non essere. Nello· ·squarcio che unico potei ammirare sul nostro giornale dell'opera premiata del dottore Pretti Sulle ?·ivaccinazioni rammento di aver letto queste parole: « Non sono veri, non sono nulli : sono spw·i, nulla più che « spurì. >> La quistione ridotta in questi tetmini parrebbe la si do\resse risolvere col dizionario alla mano: ciò che probabilnìente avrà fatto l'autore, altrimenti la sua argomentazione si risolverebbe in quel vizio logico detto zaem pe1• t"d.em. :Oei 3049 innestati 20 lo furono con matèria presa direttamente dalla giovenc-a, quindi dalle pustule di questi, in due successive riproduzioni ne innestai altri 410 : ciò avvenne durante il mese di marzò. P er tutti gli altri 2619 la prima linfa fu presa da bambini lattanti e propagata da braccio a braccio. Fra i risultati dei pt·imi e quelli dei secondi non vidi rimarchevole diffeJ•enza, e mi sorprese. Quando si ha la fortuna di attingere la matel'ia inoculabile alla sua fonte primitiva, o per lo menP molto vicino ad essa, si dovrebbe avere anche il diritto di pretenderla un ·poco più efficace. Le molte trasmissioni debbono indebolirla: gli organismi" attraverso cui passa coi loro poteri vitali debbono snaturarla . Posso ammettere che anche la materia animale quando si -ottenga per riproduzione forzata degeneri , ma l'elemento tempo, la storia cronologica dovrà sempre avere la sua parte proporzionale nell'attendibilità che una linfa si merita. E qui, secondo ne dicono, sarebbe da poco che il cow-pocc si svolse sull'ubero di una vacca. Lo stadio d'incubazione degl'innestati col cow-pox fu sempre più lungo dell' ordinario, e la materia presa al settimo giorno mi sembrò meno attiva di quella presa all'ottavo : negli innesti umanizzati invece avrei osservato il contrario,


310

che cioè la materia più attiva era quella presa al sesto e settimo giorno. L'esito in genere mi parve tener molto dalle condizioni del momento in cui era la pustula dalla quale attingeva il pus. Nelle rivaccinazioni da braccio a braccio praticate sulla classe 1850 avvenne che una pustula bellissima, decisamente buona, ma forte un pochino troppo matura, mi diede in 60· individui tutti esiti negativi. La linfa bisogna dire che in alcune ore è giovane, virtuosissima; dopo invec~hia e muore come principio pr eservativo del vaiuolo. Un tale M. G. di P oggio Renatico, classe 1851, e che fu innestato col cow-poa; malò di vaiuoloide durante lo stadio di suppurazione dell'attecchito innesto. Nelle 587 rivaccinazioni praticate durante il mese di giugno sulla classe 1850 e 51 osservai questo strano andamento. La rivaccinazione fu iniziata con un bambino lattante che aveva 6 bellissime e grandi pustole. Da queste n'ebbi delle meschine, piccole, le quali a loro volta m' ingenerarono a ltre di una bellezza che risovveniva quelle del bambino : questo fatto mi richiamò alla memoria quei nipoti che somigliano ai nonni più dei loro pad ri . n.re c. FIORI. Bologna : Conferenza scientifica del marzo 1874.

'


:31 1

.DIREl.IONE DI 81\:NITA MILITARE DI BOLOGNA

RELAZIONE SANITARIA DELL' ANNO 1873

Bologna, 1° febbr~jo )874.

Nell'anno 1873 furono curati negli Spedali di questa Divisione territoriale di . Bologna N. 8965 individui, e cioè ne entrarono 8618, ne uscirono 8631 compresi i morti rimanendone al l 0 gennaio 1874 N. 344. Questi curati consumarono giornate di permanenza 179,370, gli usciti invece giornate 176,509, cioè in media per ognuno degli usciti giornate 20. . Il numero massimo si ebbe il 14 agosto in N. di 663, ed il minimo si ebbe il 9 dicembre in N. di 315. La mortalittt calcolata sopra i curati di ambedue gli Spedali, compresi 5 morti accidentali e procurate e due guardie di pubblica sicurezza, f11 di N. 93, i riform ati sommarono a ' di oltre 511, quelli che ottennero licenze di convalescenza tre mesi 24, quelli che fruirono una licenza di tre mesi o meno 470. Quindi considerata la mortali'tà in genere ed in complesso fu dell'l, 03 per %· Dovendosi poi riguardare come un deficit reale per l' Esercito anche i riformati dei soli soldati, addizionando questi alla mortalità si sono perduti in detti Spedali N. 395 ricoverati cioè il 4,.40 per Oj0. Del resto nell'anno 1873 in genere riuscirono miti le varie mediche costituzioni dominanti.


312

Nella stagione invernale avemmo in prevalenz.a le ftogosi toraciche, talchè nell'anno raggiunsero la cifra di 111 le polmoniti, di 641 le laringe-bronchiti e di 145 le pleut'itì con una mortalità, nella for'ma la più grave di queste infiammazioni, le polmoni ti, in N. di 9, cioè l' 8, HO per Ufo. Nella primavera dominarono dì pt'eferenza le effi mere, i catarri gastrici, i reumatismi in genere e le malattie eruttive, r esipola e morbillo. Di qnesta ultima affezione cutanea. solita alle volte ad in{i.erire nelle tr uppe, si curarono N. l3G inùividui con una mortalità di 5, cioè il 3, 80 per Ofo. N ella stagione estiva oltre alle stesse infermitù, accennarono nn predominio più spiegato le febb ri tifoidee (IIeotifo), che in qualche modo osservammo in:· tutto l'anno in N. ùi Gi con 4 decessi, cioè 7, 60 per %, in prova che si debbono questi gravi morbi ripetere a condiz.ioni speciali al paziente anzichè a costituzione tifosa. Nell'autunno invec;e si notava un aurnento nel numero delle febbri petiodiche che più o meno si debbono c;urare in tutto l'anno nei nostri soldati, essendo la conseguenza delle fisconie addominali e della cachessia palustre che riescono in lot'O di difficile guar·igione, dovendo pt'estar ser vizio ove le f(~bbl'i periodiche sono endemiche (Bassa Romagna ed Agro ferr.arese). Si constatò ancora un numero maggiore nelle sinoche reumatiche e nei reumatismi. Della epidemia choleric:a che infestò la provincia di Parma e Reggio i nostt'i soldati rimasero immuni. Invece nel 1873 nel reggimento di stanza in Fert·ara il 10° Cavalleria, nel reggimento di guarnigione a Ravenna 63° Fanteria c nel 19° Fanter ia a Forli. nel 34° a Bologna prese larghe proporzioni una. speciale i.nfluenza epidemica corltagiosa di oftalmia catarrale che in seg uito divennero granulose. P er tale influenza di malattie oculari il numero dei soldati curati oftalmici g iunse fino a 1466, sui quali avemmo .28 riformati per lesioni oculaei piu o meno gravi, e 7 per cecità completa dovuta ad oftalmia bellica reclamante pensione vitalizia . La chir·urgia non presentò casi gr·avi degni di considera-


313

zione particolare, come nemmeno i venerei che curammo in N. di 1286 e che consumarono 34,251 giornate e quindi in media per ognuno giornate 26. La ' mortalità classata in due grandi categ~rie delle malattie lente cioè di loro natura irrimediabile, e delle acute che rientra!lo nel dominio dell'arte salutare, presenta il cakolo seguente. Fra 93 decessi 32 appartengono alle malattie lenti irl'imediabili, 56 alle acute, e 5 sono accidentati e procurate (suicidio e sommersione). . Nel mese di maggio si eae il numet'O maggiore di morti per malattie acute dovute a fio'gosi toeaciche ed addominali non che a febbri perniciose, dalla quale disti.nzione emerge il corollario, basato sulla cifra desunta dalla mortalità delle malattie acute, che le cure furono regolari, e che non si E>bbe dominio di malattie mediche epidemiche compromettent i l'esistenza. , Ma .non si può accogliere questo giudizio come completo senza in pari tempo considerare la qualità delle malattie che furono cagione eziandio delle 302 r iforme dei soldati, esclusi gl' inscritti: Perciò occorre che anche queste siano classate in tre grandi categorie e cioè si distinguono : l 0 Nelle riforme dovute a malattie di debolezza congenita di costituzione in N. di 150. ,2° Nelle riforme per malattie lente it•' rimediabili congenite in N. di 3. 3° Nelle riforme per malattie di loro natura acute ma diventate lente ed originate in modo acquisito in N. di 149. Soltanto la cifra di quest'ultima è equivalente a quelle della mortalità delle malattie acute rimediabili e perciò fot·ma con la stessa un totale di 205 individui che dà una per·dita di uomini prima sani, che avevano indubitatamente tutti i requisiti dell'attitudine al servizio del 2, 30 per OJo sopra i nostri soldati curati. Questa cifra appunto conferma, a quanto sembra allo sct·ivente, il corollario emesso di sopra di regolarità di cure e di malattie comuni prevalenti. Invece la mortalità delle malattie lente irrimediabili in N. di 32 con le riforme nei soldati delle malattie dovute a l


314

debolezza congenita di costituzione organica in N. di 150 e con le altre dovute a malattie lente irrimediabili e congenite in N. di 3 formano una perdita di N. 185 uvmini che sfuggirono affatto alle risorse dell'arte salutare dal lato cura medico-chirurgica, e che avrebbero potuto o dovuto appartenere agli scarti di leva se la perfezione fosse la .regola generale <:lelle umane opera2ioni. Queste distinzioni fatte sulla mortalità e sulle riforme porrebbero in grado di rilevare se questa imperfezione nella scelta degli uomini ha ecceduto i confini del normale, ove si estendessero su larga scala non ad una sola Direzione di Sanità militare, e perciò diventa compito eccedente la competenza dello scrivente. Cosi essendo abbastanza ragguardevole la perdita delle riforme nei soldati per malattie acute acquisite in N. di 149, specialmente perchè è dipendente da un numero cospicuo d'infiammazioni degli organi del petto, si dovrebbe indagare se desse stiano in attinenza solo ' colla costituzione fl0gistica dominante o se l' igiene del vestiario, del vitto, del casermaggio non abbiano cooperato a tale ,effetto in modo soverchio, e ciò ali'uopo di ritrovare responsi di utili applicazioni, per togliere di mezzo sì potente cagione ad originare effetti tanto perniciosi. Ma anche la completa ricerca di tali indagini essendo devoluta ad Autorità Superiore, lo scrivente ritiene aver esaurito iÌ suo debito solo con questo semplice accenno .di studio statistico. "

Il 1'enente- Colonnello Medico Dù·ettor~ CJOS'l\ETTI.


315

Allega to A.

SPECCHIO indicante il ?novinum,to degli Spedali di Bologna

e Parma, diviso per rnese, nell'anno 1873.

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Ann ota~i on i

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Febbrajo.

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55(-i

565

5

438

Marzo.

,138

766

066

9

529

Aprile.·

549

810

773

13

55:~

Maggio

553

783

771

16

549

Giugno

549

894

844

Il

588

Luglio

588

1302

l 227

4

659

Agosto

659

796

938

Il

Settembre

500

619

707

8

Ottobre

410

536

587

2

357

Novembre

357

473

507

5

318

Dicembre

:318

383

303

4

»

80 18

8538

93

t

•

l

"


316

SPECIALITA delle malattie più 'r ilevanti state cut·ate

durante l'anno 1873.

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MALA'l'TIE

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Operazionì d'alta Chirurgia praticate nell'anno i 873. . . . N° 7 fra le quuli un'amputazione di coscia sinistra nel soldato Prati al 3° su pcl'iore.


317

ELENCO numerico diviso petr Corpi, degli t1ulividui usciti por 1·ecarsi in licen:::a eli Convalescenza od in Congedo

di Rimando nelranno 1873.

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318'

MORTALITÀ e Rzforme durante l'anno 1873.

MALATTIE CilE CAGIONARONO J,A. MORTE O LA. RIFORMA.

Otite con cm·ie della rocca patr·osa. Idro torace Ente•·o pedtonite. F ebbre perniciosa Id. tifoidea Meningite . .. Morbillo segulto da bronchite capillare Polmonite Sommersione accideutale Tisi polmonalo. Mi li~re . . . . Vizio organico di cuo•·e da Artl'ite. Flebite (Pioemia) . Suicidio . Apoplessia ce••ebrale . {\sc.esso lento sintomatico. Otrofia gialla acuta del fegato Empiema. . . . Laringo-B.·onchite Peri - endo-cardite. Resipola llemmnnosa diffusa. . Postumi di Pleu•·o- pneumonite . Cachessia palustt·e . Id. scrofolosa . Epilessia. Tigna. GJ•acili tà . Oftalmie. .Malattie dive•·se Ascessi li n fa ti ci da Scr·ofola .

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P,erdite (atte dall' Eser·cìto ·nell'anno 1873. Per r iforme . . . . . . . . . . . . Media della permanenza dei venerei usciti .

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3, 36 pér or0 . giornate 26.


CATEGOR IE DEI MO RTI E DEI R.IFORM:·A TI DIVISE PER OLI\SSI.


220

Allegato n.

l Catego1·ic dci M01·tì

<;HE CAGIONARONO I.A ~toRTE

1" Classe

2a Class

Malattie

Malntti•

lente

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Oti te con cade della rocca pet.ro$a Idrotorace Ent.ero-pel'itonite.

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Miliare Vi;,io organico di CUOl'C

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Apoplessia cereb\ a\e con focolai apo plettici Ascesso lenlo sintomatico.

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Atrofia gialla acuta del fegato .

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56


321

• Catt\gol'ic dci RifOt'lllllli 2n Classe l 3a Classe

1 a Classe

INDICAZIONE DELLE MALA'ITIE CHE C.\GlONARONO LA RTFORMA

òerco1osi polmonale . Postumi di pneumonife e lat·ingo-bronchite. scrofolosa da scrofola .

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izi organici del cu.ore Gracilità. Ottalmia bellica , e postumi

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Malattie delle al'licola?.ioni Id. divet·se .

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Giomale di Medie .. milit. 1874.

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322

· RIVJ.S~A. DI GIORl'WALI

Sulla dose medicinale del fosforo libero, del dott. AsHBURTO N THOMPSoN. La storia dell'uso interno dei fosforo rimonta quasi alla sua scoperta fatta da Bt·andt, Boyle e K.iinckel. Nel 1721 questi menziona il suo impiego e loda le sue pt'oprietà stimolanti. Un poco più tardi :Mcntz pubblicò a 'Wittcmberg una memoria sull' uso interno del fosforo , riportando tre casi fortunati della sua applicazione Hclle << febbri maligne. » Questo raggull;glio fu seguìto nel 1763 da un lavoro di Bocnnckenius. Non sembra però che questi autori facessero alcun tentativo di determinarne la dose appropriata, e non fu che nel 1708 che L eroy espose alcune regole su questo particolare. Ei non aveva, com'egli dico, se non le opere di medici tedeschi , da cui trarre qualche notizia , e questi solevano propinarnè circa dodici grani. Cominciò con prudenza i suoi esperimenti, prendendo ci stesso una pillola di tre grani , e poco mancò non soccombesse. I sintomi però, che ei soffrì parvero di quella specie, che si direbbero primarii o irritativi, poiché tornò a sentirsi affatto bene il giorno dopo. Sembra un po' difficile comprendere come c che tuili i malati , che curarono i rnentovati autori , e Leroy stesso , non fossero avy-elenati. .Ma fino a i tempi dell' ultimo auto1'e, ·se il metodo di sciogliere il fosforo era conosciuto, non era acl ogni modo somministrato internamente che allo stato solido. In questa condizione il fosforo, a meno che molto sottilmente diviso non produce facilmente i suoi sintomi carattct•istici, ed H stato dimo· strato dagli esperimenti di Personne che un grosso frammento può attraver sare il corpo , senza subil·e notevoli cambiamenti. Gli esperimenti di Personne furono eseguiti sui cani, e lo stesso. fatto è stato osservato da 'l'illey .in un gatto. Così, questi malati


323

furono probabilmente sottoposti solamente agli effetti di una so· luzione delle parti superficiali della massa. Comunque possa es· sere ciò, le antiche memorie non sono senza i loro casi mor~ali di avvelenamento per fosforo usato come farmaco , di cui basterà citare un esompio. Weickard r iferisce il caso di un ebreo, che .essendo stato colpito da un accesso apopletico, prese tre grani di fosforo, e il giorno dopo cinque o sei grani più. Ei morì., e le apparenze cc.daveriche, non che i sintomi precursori della morte dimostrarono che l'esito letale era stato più presto l' effetto del rimedio , che della malattia. Leroy semb1•a essersi accorto pet· tempo della imprudenza di prescriverlo alle dosi fino allot'a usate, e asserisce che un quarto di grano dato in un giorno è sufficiente a produrre dei grandi effetti. È però da notarsi che ei somministrava il rimedio in una specie di elettuario, fra i cui ingre<lienti erano l'olio o il rosso d'ovo, e che quindi propinava una .soluzione di esso, e quindi le sue·norme per misurarne la dose non sono punto -precise. La necessità di usare tnt.te le cautele a tale riguardo non può essere meglio dimostrata che riferendosi alla parte tossicologlca della materia. Da tre diversi scrittori sono ricordati tre esempii, in ciascuno dei quali meno di un grano ebbe cagionato la morte. Chevalier cita, sulla autorità di Lobenstein Von Lobell, il fatto di un maniaco, in cui la morte successe alla ingestione di un ottavo di gt'ano; ma Reaumetz fa osservare che nè·i sintomi, nè il reperto cadaverico fur·ono 'tali da doversi considerare còme -prova conclusiva dell'azione venefica del fosforo. Solone Martin riferisce che una do.se di molto meno di un grano data in un caso di paralisi saturnina riusc't letal'e in due giorni. Il medicamento fu a mministrat.o in forma di emulsione, e probabilmente fu adoperato l'olio come sol vente. L 'uWmo caso di questo genere è citato da Ga!Lier di rraylor; in questo 0,06 grammi, o meno di nove decimi di un grano, furono disciolti, e presi a dosi refratte in quattro giorni, la più gran quantità presa in una volta essendo stata 0,03 gt•ammi. Il malato morì tre giorni do po l'ultima dose. In questo caso però il medicamento era stato dato in soluzione. Morti per quantità un poco maggiore sono citatG da Orfila il quale ricorda che mezzo grano fatto seguire in tre giorni da un gra~o e mezzo, cagionò la morte in un giovane in dodici giorni; e Christionne riporta due casi, in cui un grano e mezzo e due grani determinarono la morte


324 in do>dici o diciotto giorni respettivamente. Benchè non importi moltiplicare i fatti per provare che il fosforo è un veleno attivo, può però non essere abbastanza conosciuto che non solo nove decimi di un grano disciolti nell'olio e presi ~• dosi r eft•atte pos· sono addivenire mortali, ma che la soluzione oleosa è capace di dare origine ai phì ~ravi sintomi, anche quando somministrata in dose più piccola di questa, e con tutte le or<j.inarie precauzioni e con giudizio. In prova di questo asserto, leggasi quanto riferisce il dottor Anstie nel Praclifioné· dell'agosto 1873 sopra un caso di irritazione intestinale e di ematuria segult.n. alla amminis~ra;r,ione eli poche cassule contenente cinscuna un tt'ontesimo di grano di fosforo sciolto nell'olio ; o nello stesso giot•nale il dottor Ashburton Thompson pubblicò fra gli altri casi uno , in r.tti l'Ci dosi di una emulsione di olio fosforato, ciascuna equivalente a un dodicesimo di grano e presa in 24 ore, detto origino a violento vomito o diart•ea, ad un grado geavissimo di prostrazione, e ad una debolezza, a una dispepsia di lunghissima durata, sintomi questi, che :-;ono quasi caratteristici dell'azione tossica del fosforo nelle pcr~one, che non soceombono ai suoi effetti. L'autot•o ba pure recentemente ossct•vato un avvelenamento per fosforo solido. In questo caso il malato aveva preso quarantatre sedicesimi di grano nel cot·so di sei giorni, un sodicesimo ogni tre ore. Esso fu liberato dalla nevralgia, per la quale era stato amministrato il rimedio, ft•a il quarto e il quinto gior•no di cura, e parve sotto ogni riguardo migliorato nella sua saluto fino alla sera del sesto giorno, iu cui potò prendere una buona minestra, il primo pasto un po' importante che avesse fatto da molti giorni. Nel corso della notte fu attaccato da vomito c dolori colici, e questi sintomi continuarono più o meno per tre giorni, durante i qua!i la colica fu rimpiazzata da una sensibilità epigastrica ed epatica. Al secondo giorno si palesò debolezza dci muscoli volontarii e involontarii (cuore), e al quarto In Hterir,in. In questo giorno uscl pure una piccola quantità di sangne dal retto, e il vomito si trovò tinto dallo stesso liquido. Il paziente ebbe una lieve forma di delirio, che meglio sarebbe a dirsi confusione d' idee, essendo di quella specie, in cui rimane integra la coscienza. Al quinto giorno vomitò tre volte soltanto, e quindi questo sintomo scomparve. .AJ sesto giorno cominciò n lamentarsi di costl'izione esofagea e di dolore prccordialc; al settimo era estt'emamcnte


32;)

irritabile, questo sintomo scompar·ve nella notte e non tornò piu. Al nono giorno cadde a un tratto in completo collasso, senza che avesse tentato alcuno sforzo, che a\esse potuto aggi ungere nuova oppressione del cuore già indebolito. Egli era senza polsi, i toni del cuoro erano imper·cottibili; la superficie del corpo fredda 11d umida, la voce debolissima, tranne a lunghi intervalli, quando si lamèntava di sentirsi stanco. Questo stato dueò due ore, dopo le quali si riebbe un poco. Da questo momento cominciò lentamente a migliorare e continuò a fare qualche progresso por dieci giorni, quindi rimase stazionario, avendo una si gran debolezza da non potorsi da se stesso sollevare dal letto od una acuta dispepsia flatulèn ta. Con un pasto di lenti e un quinto di grano di fosforo ne1la glicerina, dopo tre mesi si ristabil'l quasi complotmnente. Questo fatto dimostra cho duo grani e tre quarti di fosforo presi io sei giorni e a dosi conveniont,emente divise possono cagionare sintomi di avvelenamento, che sorge inopinatamonta e giunge a grado quasi mo1·tale. Tutti gll q.utori concordano intorno allo particolari cautele, che sono necessarie nell' amminisil'll.l'e il fosforo, specialmenté sotto :forma di olio fosforato. Il dott. Hughos Bon.nett dalla ossel'vazione di sette casi, che ei tl'attò con dosi di questa soluzione, equivalenti a 1111 quarantesimo, a un ottavo di grano e dal.i tre volte al giorno, è condotto a pensare che dosi maggiori pos~ono determinaJ•e disturbi addominali , e conclÙde che ht più piccola quantità è la più conveniente, benché abbia troYato che anche questa non poteva esse re a lungo continuata, senza cagionare i sintomi ricordati, c che piu di un >eotiquattresiolo di gt·ano non dovrebbe esser mai amministl'ato. I l dottor Cotton, avendo amministrato da un ventiquattrcsimo 1l un dodicesimo di grano nell'olio in ventiquattro casi , osserva che talvolta ne seguono disturbi dello stomaco e degli intestini. Il dottor Beaumetz , pal'iando dell'olio fosfo1·ato e della soluzione cloroformica, Paccomandn d' interrompere Ja cura ogni due o tre settimane. Egli comincia generalmente con un sessantaseiesimo di grano ripetuto quattrt> o cinque volto al giorno , che gradatamente porta a un sesto, intet•Jaettendono l'amministrazione per una settimana al primo comparire di qualche disordine addominale, e ricominciando con la dose iniziale eli un milligràmmo. ·


:326 In questo metodo concorre pure il dottor Gubler, l'ultimo

autore, che siasi occupato del soggette. Le dosi, che fino ad ora vennero date, senza danno del paziente, sono in Inghilterra quelle raccomandato da Bennett dì un quarantesimo a un ottavo di grano. Sul continente questa quantità è generalmente sorpassata; ma il prof. Gnbler solo èccezionalmente giunge a dieci milligrammi o a un sesto di grano. La pratica comune consiste, sia riguardo al fosforo libero, come al fosfuro di zinco, di cominciare con l'eqnivalcnte di un milligrammo, gradatamente aumentato a otto o anche dieci milligrammi, ripetuto cinque volte il giorno. Si usi l'uno o l'altro di rtucsti preparativi, ogni quindici o venti giorni se ne intermetto l'amministrazione , per poi tor nare alla più piccola dose, dopo lo spazio di una settimana. È da notare che in corte circostanze non bene conosciute, alcuni individui tollerano il fosforo in modo insolito. Valga i1 fatte :seguente di Reedale: Un ragazzo eli dieci anni fu trattato col fosforo da un medicastro. Il 18 maggio ne prese un quarto di grano in una pillola, due o tre volte il giorno. Continuò a prendere questa doso fino al 5 giugno, e allora, non essendosi osservato alcun miglioramento, fu amministrata una sohv.ione satura di fosoro nell'etere alla dose di dieci o quindici gocce, tre volte al giorno. Questa quantità equivale a un quinto e nn terr.o di grano. Il lO giugno questa soluzione fu sostituita con la solu:tione oleosa, eli cui prese o na dose equivalente a cinque sesti di grano, quattro volte al giorno, per tre giot•ni. Il 13 giugno, fu messo sotto la cura del dottor Reedale , e morì dopo quarant'otto ore, con coma, convulsioni, polso frequente quasi impercettibile. Merita qui di essere notato che, sebbene questo ra,aazzo prende...c:se per ventitre giorni da tre qninti a tl'e quarti di grano di fosforo giornalmente. ei non cominciò a solft•ire sintomi gravi fino a cbo non gli fu dato la soluzione oleosa, della quale cinque o sei dosi furono suffici<>nti a metterlo in pericolo, quantunque il trattamento fosse continuato per quatt.t•o o cinque giorni più. Questo caso conduce naturalmente alla domanda: è l'attività del fosforo libero influenzata dalla forma, in cui è presentato allo stomaco ~ Per risponclet•e, è necessario indagare un po' i cambiamenti che subisce nello stomaco e la forma nella quale manifesta la sua peculiare azione. Sarà più conveniente cominciare dall'ultimo punto.


327

Molti fatti possono essere addotti in sostegno della opinione che il fosforo agisce unicamente allo stato a• isolamento e di pl.trezza, allo stato libero. Uno dei modi di azione del fosforo è quello di distruggere i corpuscoli rossi del sangue (Lec'orchè, Voit e ~auer, Pepper) , e poichè q11est.i <>ono i port.:'\tÒri dell'os!:>'Ìgeno, è probabile che col sottrarre ad essi questo gais cominci il metalloide ad agire su di loro. Per operare in questo modo , deve troval;'Si nel sangue .allo stato libero, altrimenti non potrebbe avere affinità per il gas, che· deve servire a far le spese ai corpuscoli rossi. un'analogia' cb e avvalora questo modo di vedere può riscontrarsi negli effetti tossici dell'acido pirogallico. In presenza di un alcali questo composto ba g.r andissima affinità per l'ossigeno e facilità d'assorbirlo, e il dottor P ersonne ha trovato che gli animali con c1uesto avvelenati pr-esentano precisamente le stesse apparenze éad'averiche di quelli avvelenati col fosforo, cioè soluzione e disossigenazione dei corpuscoli rossi con ecchimosi purpuriche e degenerazione adiposa. Inoltre non si conosce alcun composto, o sale di fosforo , che presenti la speciale attività del metalloide libero, ad ecce7.ione di quelli , che sono facilmente decomposti nello stomaco e svolgono idrogeno fosforato. n fo_sfm·o di zinco è l'unico composto di questa cla~e, che io mì conosca, elice l'autore; tuttochè ]e proprietà del fosforo lillero siensi pur volute attribttire agli ipofosfìti çl'i calce e di sòcla. :Ma l'assoroimento dell'idrogeno f01;;forato nel sangue non è che una maniera, e una maniera molto certa di procacciare gli effetti del fòsforo libero ; imperoccbè immediatamente entrando neHa circolazione, il gas si decompone per formare acqua e (teoricamente precipitando prima il fosforo libero) acido fosforico (Mialhe). Un altro simile argqmento può essere pure desunto dall'azione dell'olio fosforato, che produce sintomi sotto alcuni riguardi superiori a quelli prodotti da una eguale quantità di altre soluzioni o da ~m composto gassos.o di fosforo. Ciò è sufficientemente acldimostrato dalla estrema cautela raccomandata da tutti gh scrjttori nell'uso di questa soluzione, e l'autore dice avere egli stesso osservato tenervi dietro così costantemente spi~cevoli effetti, che fu inclinato a pensare che il fosforo e l'olio d'oliva potes;:;ero formare un conipostò chimicei deleterio. Questo :Qensamento è negato dal fatto, che ablfussando convenientemente la temperatura, tutto il fosforo può farsi cristalli~zare da una


328

soluzione oleosa; per cui r imane solo a supporsi che l'olio sia 1\n veicolo, che porta H fosforo aDo stato libero più l ungi nei recessi del cot•po, di qualunque altro. Nessun dqbbio che la sua combinazione con l'olio è oltremodo adattata a prpteggerlo (!alla scomposizione e ossidazione nello ~tornaco, e per qualche tempo dalla ossidazione nel cirool<• e nei tessuti eziandio. I sintomi , cb e seguono al suo uso differiscono più per intensità , che per qualità da quelli, che seguono alla ingesf,ione di a1tro sohJZioui. La presenza del fosforo libaro può essere dimostrata noi tessuti dopo morte, e talvolta nelle escre:~ioni durante la vita in persone che sono state sottoposte alla sua azione. Forse il caso citato da Lero.}' può essere un esempio del primo fenomeno. Un n1alato che non aveva preso che un grano di fosforo mor't il giorno dopo; e alla nect•oscopia i tessuti apparvero luminosi e impartirono tale apparenza allo mani del dissettore. Leroy adduce questo in prova della quasi infinita divisibilità del fosforo, e jJ caso può bene esserne un esempio ; ma il malato m()t'l di febbr e maligna, e simile fatto è non raro risultato dalla l'apida disgregazione molecolare che interviene non solo dopo, ma prima ancora della morte per tali malattie. La luminosità è però stata indubbiamente osso•·vatn. come con! seguenza della ingestione di grandi quantità di fosforo. Lo e~cre­ zioni alcuno volte dimostrano la presenza di questo elemento allo stato libero. In un caso citato da Taylor non solo il prodotto della respirazione fu visto mescolato a un vapore bianco (acido fosforico indicante la presenza del fosfoeo libero nel sangue che attraversa i polmoni), ma le mani apparvero luminoso nella oscurità. Un caso in cui ftl parimente os~rvata la compal'l:la dell'acido fosforico nella esalazione polmonare ò riportato nel Glasgow Medicai Jom·nal del maggio 1873. 'l'aylor accenna cbe pure l'urina evacuata durante la vita è stata trovata luminosa in certi casi di avvelenamento col fosforo, e la 'stessa osservazione Ostata fatta riguardo alle altre csct•e•:ioni . La proya della presen~a del :fosforo liber·o negli organi deg li ani mali a; ve lonati con questo elemento può attenersi coll'analisi. li prof. Delarno ponendo a macerare dei pezzi di fegato con l'acido solforico, oss<!l'Vò piccoli fiocchi di luce nella materia carbonizzata dovuti alla ignizione di minute quantità eli fosforo. Il Passerini distillando parti di varii organj con acqua ottenne da loro lo sviluppo di fumo di acido


329 fosforico e nella oscurità fu osservata la luminosità del vapore·. Il pt_oeesso d'analisi di lJerapath si fon dl:\ sulla produzione d'idrogeno fosforato dai visceri sospetti, e, questo _gas non potrebbe prodursi sel)~a la presenza in lpro. del fosxorQ libero. La disossigenazione del sangue, la escre~io ne dell'acido fosforico dai polmoni, la luminosità dell'udna e dei t essuti dopo mort.e e, la produzione per chimici processi (,li cornJJOsti fosforosi dagli orga.nt- d~gli animali avvelenati con questa metalloide indical'tlo quindi la presenza del ,fosforo libero nel sangue é nei tessuti, mentre ~a maggio~le attivJtà della soluzione oleosa sulle altre s oluziobi di fosforo e la impossibilità di avere gli effetti suoi caratteristjci se non col mezzo di quei composti che rendono pront a· mente la loro hase allo stato libero, dimostrano essere questa la condizione ip cui il .fosfol'o esercita la sua azione Stli corpi vivent,i.- È quind i necessario eh~ il medie-amento sia introdotto nella cit'colazi on~ allo stato li~:f;l~'o. Pria çli diçj1iarç1re quale. è, ji metodQ migliore a questo c!letto, è duopo stabilire guanto si conosce del processo di asso1'bimento del fosfor<;> dallo stolJ1~co. )..p studio che alcuni autori hanno fatto eli questa parte dell'ar~omeuto sembra esse1'e stato off~1scato ~~l d~.si(ierio di proval,'e la formazione dell'acido fosforico nello stomaco, ed attribuire l' a11iP11~ venQfica del fo:;foro a queslo comp.osto qssigenato. L'ecorcM, p!ilr esempio, a sostegno di questa proposizione, indica 1e ulcerazioni dello stomaco ad esso liroitate, dopo J'avvelenanH~nto per fosroro, preinettendo che l:acido fosfo rico che cer~amente è prodotto non ha la facoltà di ulcerare. Ei quindi adduce il fatto che l'acido fosforico ìnietLato nel sang ue ha il potere di distruggere i corpuscoli rossi del sangue, come si trovano distrutti peJ:' l'avvelenamento del fosforo li):JeJ'o. Il dott. Ashburton pensa che questi due punti abbiano tratto l'autore a fal)aci conclus~oni. In prime luogq la in ~nrru:uazione e la .ulcerazione del tubo digerente nonsono in q1.1esti casi limitate al solo stomaco. In un caso riportato nel Lancet è no,tat~ . ~a i nfì.amm~zion e generale dello sto;.. maco e dell'ileo: Queste apparenze .POSsono forse derivare dal Passa§gio negli intestini eli pez~etti di fosforo inalterat i; ,ma la perforazione dello stomaco è stata, osservata nello avvelenamento co~ l'olio fosforato 1 e nulla prova che il fo$foro pqssa sep,ar~){r;;i nello stomaco da questo solvente che è uno dei più acconci a preser va1•lo ivi 4alla essidaziono.


330 L'acido fosforico iniettato nel sangue ha il potere di distruggere, i corpuscoli rossi, ma questo potere non è esclusivo dell'acido fosforiM , ma è comune ad altri acidi minerali. D'altro canto l'acido fosforico introdotto nel sangue per la via dello stomaco, che è il modo onde verrebbe assot•bito se fosse formato nello stomaco • è un medicamento perfettamente innocuo, talmentechè quando pu~e venisse iniettato in tal quantità da cagionare infiammazione della membrana mucosa, non avrebbe però potere, penetrando nel sangue per questa via, di danneggiare i corpuscoli. Non è quindi necessario di provare la produzione dell'acido fosforico nello sto~aco quale resultato della ingestione del fosforo libero; al contrario quanto più acido è prodotto, tanto meno si mostreranno i caratteristici effetti del fosforo libero. Partendo da questa ipotesi, L ecorchè spiega la maggiore attività che il fosforo libero ésercita quando è ingerito durante o in prossimità dell'ora del past{) col fatto della maggiore produzione di acido fosforico, a motivo dell'ossigeno che più copioso trovasi allora nello stomaco. Facendo astrazione dalle considerazioni sovraccenate, la spiegazione data da Mjalhe di questo fatto, sembra la più ragionevole, ed è che il fos!oro in questo momento viene disciolto in quàntità maggiore nei costituenti grassi dell'alimento, e questa è senza dubbio una delje più importanti maniere con cui esso venne assorbito. Ma non v'ha neppure alcun dubbio che queste circostanze sono favorevoli alla produzione dell'idrogeno fo.sforato cl1e da ViTohle fu posto in sodo essere dializzabile, non che dell'acido ipofosforoso e del fosforoso. In questo ultimo trovasi un altro solvente del fosforo ; o così mentre lo stesso acido fosforoso è capace di sviluppare taluno 'degli effetti del fosforo libero, serve pure a far penetrare questo elemento allo stato libero, unica condizione probabilmente in cui esercita il sno pieno potere. -Sono questi i modi principali onde si effettua lo assorbimento del fosforo libero nello stomaco, a cui può aggiungersene un altro, ed è la diffusione dei vapori che sviluppa alla temperatura dello stomaco nei liquidi gastrici, che così concorrono allo as;;orbimento dell' elemento, benchè non ne sieno il solvente (Guller). L'acido fosforico può veramente essere formato nello stomaco, come tendono a dimostrare gli esperimenti sovrarammentati di Personne e Tilley; ma questa trasformazione deve essere per quantu è possibile evitata; dappoichè non solo l'acido fosfotico è compa-


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rat!yl!.mente un corpo inattivo, ma se da esso un fragmento -di fosforo è rivesti~o, rimane con ciò preservato da ulteriore çlecom·posiz.i'&e. ~ueste osservazioni st rife.ris·cono specialmente aU'milminist.razione del fosforo solfdo, -ma le tinture aléooliche ed eteree di. fosforo possono praticamente essere riguardate conie modi di amministrare il fosforo solido, dappoichè queste solu~i oni si sepa,., rane nello stomaco nelle l~ro parti costituenti. La maniera di agire del fosfuro di zinco c?e si decompone jn idrogeno fosforàto e-d un sale di zinco è pure illustrato da queste osservazioni. ba:l :fin qui detto p'ossÒno essere tratte le seguenti deduzioni generali.: . ' Primier~mente, che quanto piU è per(etto lo stato di riduzione, in cui il fosforo è ingerita. tanto più attivamante eserciterà il suo {J(l;t,ere. La riduzione più perfetta è data dalla soluzione. Ih second·o luogo' che la introdu.i ione del fosforo libero ·nella circolà<.ione è la pnima còndizione per avere gli effetti caratterìstici di questa sostailza. In terzo luogò èhe quanto maggiorment e il solvente è adattato a proteggete il fosforo dalla azione dell'ossig-eno che e nellé stomaco o nei suoi liquidi, tanto più il fosforo libero passerà nella circolazipn~. L'o!io è il solvente che m'eglio soddisfa a queste condizioni. Teoricamente quindi una soluzione nell'olio costit uisce il mefud,P migliore per somministrare il fosforo libero, ma pratièatnente come sopra .fu dimostrato, questo me~odo va sogget~o a grandi obiezioni. Poche dosi d'olio fosforato equivalenti a piccolissim:a quantità di fosforo liberò sono sufficienti talora a cagionare sifitomi di av·veleryamento, ma il più sp·esso disordini intestmali, che se non pericolosi alla vita, sono però in ogni caso s-oz;nmamente dannosi al mala~o. Un a grave cl ianea p~1ò essere' e spesso e il solo spiacevole restiltato; ma l'autore l1a conosciuto unà dispepsia flatulenta dèterminata da una quant.ita di fosroro non ma~giore di cinque centesimi di ·grano dato neWolio · e in cinqt\è doSi sépà'I'ate in una persona non soggetta antecedentemente.' ad alcun disordine di questa specie; e che persistette per nfolte settimane; e per··questa o ~i m'ile ragione si è spesso costretti a sospendere la cura: pr•ima che siasi ottemito · un palese téu~peùticò resultato. In 'tàli fatti ravvisansi ragioni abbastanza importanti .per rigettare la soluzione del fosfo'ro almeno nell'allo l


332 d'oliva, non, astante l'opinio ne rect~ n temente pubblicata dal prof. Gubler, essere questo il metqdo migliore per sornministl'are il · fosforo. Il fosfo ro può però CSSet'C disciolto nell'olio eli fegato di rnel'luzzo eon effetto di occultare completamente o distrugge:·e ìl suo gust~ ed odot·e.. Il dott. Ashùurton ha. dato giornalmente due dosi eli questa soluzione, equivalente ciascuna a un doclir.esiroo di · grano di fosforo senza produrre tristi eJfetti fino all' undicesimo g iorno (allorquando si manifestò un,a. lieve dial'rea) nel caso di una fanciulla gt~acil e c tisir.a. Si larga dose disciolta nell'olio non avrebbe potuto. essàe presa senza che iutcrveniss~ro sintomj eli avvelenamento molto più presto ed in forma molto piu gt•ave. Questi fatti potrebber·o far• Cl'edere che l'olio di fegato di ruet'lu7.zo attenui l'attività del fosforo . L' ~uto1'e. non crede che sia così. Esso ha scelto alcuni casi di nevralgia soliti a cedere con sicnrez4a al fosforo libero e li ha pt·csi come pieLt·a eli paragone della efficacia tl~lle varie prepara?..ioni del fosforo stesso. In questo modo cimentata t.1•ovò essere la cletiia soluzic>ne ·perfc~tt'amente attiva ed efficace. Deve quindi conchi uclersi potfH':>i efficacemente sorn.ministrar e ·il fosforo in questo mHsl;t•uo. (h e pcl'ò dovesse préscegliersi la soluzione neìl'olio d'oliva, non si dovre l.Jbe probabilmente olLrcpassarc rn.a i la. dose di nn qnaraHtcsimo el i grano dato due volte a l giot•no e JDantenere la più attenta vigilanza. La comparsa della più insignifiea nte dispepsia o diarrea dovrebbe impo1'rc la istaptanca sospnnsione del medicamento. La soluzione del f,)sforo nell'etere, cloroformio ed alcool non meritano fld.ucia. IntPoùueendo una soluzione di fosforo nello stomaco probabilmente eni.ra in g itwco la legge d'affinità. elettiva; e la s t.essa forte J1l'edile:don'e che per l'ossigeno ha il fosfoPo conduce alla sua sepat'a?.ione da questi liquidi e alla sua pt~ematura ossirlazione. Questa e vero:;im ilm!m (H la l'àgione pet' la qtntle Lo· benstein voa Loj)ei potè pl'encl,erc impunemente venticinque gocce di una soluzioue di nn grano di fosfot'o in una dramma d i eter·e ogni due or(;) pet· uw.lici giol'ni, e il dott.. Asllbnt'ton potè somm inistrare ai malati di t utte. le eta pC!' lungo .tempo un sest.o di gr·ano disciolto nell'alcool tl'e volte al gì oru o~ e la metà dì questa d o~e per lo spazio di due settimane senza intet'missione. In t utte le sol uzioni di questo genere tìi ha probabilmente una continua circola:,ione che consist~ nella ossidazione deg·li strati superiori del fosforo e discesa dell'acido fosforico che si forma. In questo modo


333 ossidarsi completanNnte e diven~re inerti, e perciò do'V'~ebbero sempre essere di fresco preparate o mantE!nersi in bottiglit'f piene e chiuse ermeticamente. L'autore ha rimediato in gran paccte a questo difetto con lo aggiungere una gl'ande proporzione di f~licerìna. In tal g uisa la tintura di fosforo può conservarsi attiva, almeno per alcune settimane. Per ottenere con queste so'lfi'~foni una azione efficace o un eftHto unifor me in un gran nuìn:ero · <Ì'i casi dì nevralgia specjalm~n te, bisogna che siit a m ministr.ato non meno di mez.zo g rano d.i fosforo libero, nel corso delle 'V e·ntiquattro ore. Queste preparazioni sono adattate pei casi che richierlono un uso prolungato di questo rimedio. Il fosfo ro solido deve essere ridotto in poi vere sottile se vuolsi impiegare in questa forma con sicurtà e con successo. Da quanto fu · detto pel ·modo d i assorbimento del fosforo si fa manifesto il Yant<_lggio di intr.odurlo nello stomaco m~nh'e è pieno di cibo, imperocchè può in parte essere di~ciolto dai principii grassi dello alimento, e durante la digHstione insieme con essi assorbit o. Ciò posto ne segue, non essere conveni ente dare ·il fosforo solido ai malati che non mangiano ·almeno mediocremente. Il resultato della trascuranza di questa regola è esemplificato nel caso di 'aY,velenamento pel fosforo solido brevemente riferito superiormente. Probabilmente·· in tal caso questa sostanza aveva in primo luogo agito sugli intestini quasi vuoti, cosicchè la parte maggiore rimasta indisc_iolta si cuoprì di uno strato protettore di acido fosfori cm, e la più piccola che si sciolse fu suflicien~e per _agire beneficamente sulla sal ute generale del paziente, fra gli altri effetti producendo anche quello di aumentare l'appedto. A:UQra fu preso un copioso pasto r icco di sostanze grasse, ect i residui delle prime dosi eli fosforo furono subitamente- disciolti e assorbiti in quantità velenosa. Non astante questa spiegazione della maniera onde la più gran parte di una dose di fosforo so-lido è assorbita dagli intesti ni, cioè per la sua soluzione nel grasso, l'autore dice non a vere però mai osservato che quest~ sostanza cl:at.a in questa forma al1bia prodotto alcuno degli effetti che sonosi notati per la sÒlnzione oleosa. Ridu rre il fosforo solido acl una po,k ere impalpabile, come richiedési per la sua sicura . ammini- · stràzione, senza esporlo alla Òssiclazione durante il procedimento, non è facile operazione. Le difficoltà però sono state superate dai sigg. A. H. Cox e C.i, i quali preparano pillole contenenti es~e possono


334 il fosforo perfettamente ridotto o non ossidato. L'autore assicura avere con queste pillole ottenuto migliori effetti che con la preparazione contenente una soluzione di fosforo nel grasso e nella cera. La dose del fosforo solido polvet•izzato non dovrebbe ecce.dere un trentaduesimo di grano r ipetuto tre volte al giorno immediatamente dopo il pasto. Il fosfuro di, zinco ofl're un mezzo conveniente e sicuro all'azione terapeutica del fosfor·o libero. Esso $piega l'azione specifica del fosforo su cer-te forme di nevr·algia. L'autore ha t t•ovato che la doso più attiva è due terzi di gt·ano ripetuta ogni quattro ore; ma una quantità sì grande cagionerà gener.almente nausea e talvolta vomito con gravi eruttazioni. Questi' sintomi che si manifestano sollecitamente e dopo ciascuna dose somministrata, non hanno lo stesso significato della nausea o del vomito che intervengono dopo la cura col fosforo solido o dopo alcune dosi di olio fosforato . Forse si devono in pal'te al sale di zinco che si forma nello stoni aco pel' la decomposizione del ~osfu ro . Questo spittcevole effetto può evitarsi somministl'ando un terzo di grMo ogni d ue ore ; e questa e la dose che ha pt•odotto il migliore rcsultato, qm.indo volevasi un rapido eftètto. JJa dose del fosfOl'o varia quindi alquanto con la prepat•azione che viene posta in opet'a, ma dovrebbe anche variat'e, come c pct' gli altri medicamenti secondo la indicazione che si ba di mil'a. Cos't avendo a trattare una nevralgia se non si impiega la dose piena di ognuna delle preparazioni che vuolsi impiegare, nel maggior numero dei casi non potranno aversi r isultati unifol'mi. Cosi nell'esaurimento per malattia acuLa o per morbi <li natura maligna, dove pure ar.òwinistrarsi la dose piena del medicamen to. L'autore dice essere ,<;t ato condotto da una esperienza abbastanza estesa a considerare le seguent.i quantità delle va rie preparazioni come dosi piene, misurate pel loro equivalente in fosforo libero. Dell'olio fosforato un quarantesimo di grano due volte al giorno ; della soluzione nell'etere, cloroformio od alcool un dodicesimo di grano ogni quattro ore; del fosforo solido un trentaduesimo di grano tre volte al giorno; del fosfuro di zinco un terzo di grano ogni due ore. .Ma in casi di isteria o di epilessia, piccole dosi risponderanno allo scopo e le preparazioni da sceglier.si esser dovrebbero la t intura di fosforo o il fosfuro di zinco. La t•egola. di _in· t erromper e la amministrazione del tòsfot•o ogni quindici giorni per


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lo sp'E\zio di sette g)orni, co):)le è raccomandat o·da alcuJ?.i me(lici, l';J.ut.ore·la tJ?ova 'to,de.vole, qu;l.lunque si~ la formula iropiega:ta;. ma in gener ale non essere :n.ecessariò continuare questo tr.àttam:ento per cos.·L lungp pe,fiodo di tempo. C'kmchiude poi tOrnando a richiamare seriamente l'attenzione su qpanto fu, sopra ricordato re}ativamentè all'azione tossica del fos~orp. Questo' elemento nor\ è forse un. vel~no più attivo di lll:Oìti ?-lt~·i, ma il più insidioso di quanti si conoscono.. La stricnina,. [.::a rsenico !:l l~ belladOI}na non 2ossono ~ssere; somministl'ate ip larghe" dq?i medicinali sen;ta cl}e si rnanifestino alcuni sintomi premonitor:ii p~irqa cjle ;;e Jie abbia alcun danno: m.;;~. i!l certe circostanze un malato ])Uò r icevere una dose velenosa di fosfoJ'O con rressur · altro resultatq apparente che di benefizio; quando a, un tratte sqrgsmo sintomì di avvelenamento acuto che sj, manifestano nel, lom pieng svilt\ppo, è con. una istaJ;Ltaneità tale da para:gonarsi ,ad una. esplosione. (lvfedic,a l 'l'z'mes ,ancl.Gaz.> 28 febbraio e 21 marzo 1874).

Rrecaùzioni , sanitar ie da 6ssérvarsi nelle marci e e negli accampamenti delle truppe nelle · regioni t ro'picali. ,.L~ttu7,;a <J,el dott. MAC~EA~ ' Professot·,e a'll~ Squola di Medicina; ' Chirurgo geue.rttlé, militare di Natley.

Dòpo aver fatto cenno dei miglioramenti portati nel. vestiario e nello eq~1ipaggiamento dell'esercito inglese,. il d'ottor lVIaclear1 passò a trattare <della impor.tanza igienica di a'ifée, pil\ che é possibile, migliore l'acqua potabile· sulla lirwa di ·marcia e dell;t grande responsabilità degli uflìci,ali sanitarii'' su g~testo punto. Vigéroslj:p::~ente sj fece a .pt•opugnare l.'uso. dei filtri, qual~ sono stati di:visati .dal capitano Crease, ~he si . montano. sulle ruote, e -possono fornire la pacessarja. ·p.rovvi&ione. In aggiuntjl. a questi, o~ni 1,1.0mo mar!}iand'o :in climi t ropicali 'lov:reb.be avel'e una specie ~i· fì,tt'co tascabile ,nella sua sa(lcoccia. Dall'acqua allo spir:lto è) :mewe il passo, e 111ui l'autore insiste. con cal.ore sui tr~$ti effetti che gli stim..olal).t'Ì alcoolici eserci,tano ,sui soldati in marcia, in oggi luogo, , ma particolarmente nei paes.i .caldi. In sostegno di questa teoria, éitò rapporti degli ufficiali sanitari dell'esercito


336 francese in Algeria, i quali denunciarono la razioue degli alcoolici, come estremamente danl)osa, e la opinione del dott. 'Parkes il quale stima che qualunque dose rli alcool non può che agi!·e nocevolmcnto, accrescendo sen7.a necessità l'azione del cuore, che la fatica del marciare aveva già sufficientemente aumcntat<>. D thè o il co.no, ma principalmente il caffè furono proposti invece dello spii'ito, da pt•endcrsi cald! prima di al;~,arsi , como antidoto degli acuti dolori addominali, a cui i soldati, massime i giovani, vanno soggetti nelle oro fredde che prccedonò lo spuntar del giorno, e per rinvigorire l'organismo onde possa resistere alle esalazioni miasmaiiche che a quell'ora molto copiosamente si svolgono dal suolo. I princit)n\i nemici contro cui bisogna guardarsi marciando nei climi tropicali, il dott. Maclean disse esse1'o la malaria, la dissenteria, l'insolazione, il colèra, e nella zona della febbre gialla, la malatt.in di questo nome. La malaria qual prodotto della scomposizione organica del suolo è cacciata dalla coltivazione. L'arto chimica non è ancora riusqita ad isolurla, od è ossa il precipuo fattore nolln produrione delle febbri conosciute come inte~mit­ tenti c remittenti. Dovendosi attraversare distretti di malaria, ciò dovrebbe essere fatto il più rapidamente possibile, cd evitarsi rigorosamente le marcio notturno. La dissenteria, continuò il dott. MMlean, dovrebbe essere oggigiorno una malattia rara nei campi ben regolati, i medici mi· litari essendo ora bene istruiti sui me?.zi di prcvenil·la sia in marcia che negli accampamenti. Le severe prescrizioni sanitarie sul mantenere mondo e ben disinfettate lo latrine dovrebbero essere rafforzate, c dovrebbero incoraggiarsi i soldati a ricorrere prontamente al medico per ogni disturbo intestinale, invece di appigliarsi, come generalmente si fa, agli stimolanti. La insolazione devo combattersi con gli abiti sciolti e leggieri, o col proteggere ln testa, il collo, la spina ed anco l'addome. In Affrica, Livingstone e suoi compagni erano solleciti di proteggere questa parto del loro corpo dal calore raggiante del suolo al pari che la test.a dai raggi diretti del sole. Gli anatomisti e i fisiologi, ricordando la posizione del gran plesso simpatico comprenderanno la ragionevolezza di l)uesta precauzione. Le baracche o lo tendo aftòllate, fu pur detto essere spesso cosi m.lcidiali, como la diretta osposiziol'lO ai raggi del sole.


337 11 colèra e il modo di trattarlo in marcia fu quindi commentato dal dott. Maclean, e disse, r.oroe già si espresse il dott. Netten Radcliffe, che « il colèra non viaggia ma è trasportato. » È opinione del dott. Maclcan che la locomozione umana sia il mezzo della sua diffusione da un luogo distante ad un altro, e citò alcuni esempi tratti dalla propria esperienza nell'India, in prova di questo assunto. Poscia venne suggerendo alcune indicazioni a guida degli ufficiali sanitarii incaricati del servizio di truppe che devono appressarsi o attraversare un distretto infetto, ove cioè infterisce o si sa avere non ha guarì infì.erito il colera. La febbre gialla e il modo migliore di evitarla, fu l'ultimo argomento toccato dall'autore, facendo notare che mentre il colèra si mostrò egualmente micidiale a S. Pietroburgo, come a Calcutta, la febbre gialla Mn si è ancora mai stabilita in un clima, in cui la temperatura media fosse al dì sotto di 72° Fabr. (22° C0 ). Potrebbe anche ritenersi come figlia della sporchizia, poiché in ogni luogo in cui fu trovata, gli ordinamenti sanitari erano, di regola, completamente trasandati. Il dott. Maclean concluse con l'osservare che mentre dobbiamo rallegrarci dei progressi compiti dalla medicina preventiva nei paesi civili:r.zati, molto rimane ancora da fare, prima che i governanti siano penetrati della sua imporLanza in relazione con la felicità o il benessere del paese. (Medicai 'finzes and Ga::::eite, 28 febl)raio 1874).

Sull' influenza benefica dei viaggi di mare, in alcune forme di malattia, del dou. T. P~A.COK.

In molto forme morbose, intorno alle quali ò consultato, l'autore raccomanda di provare gli elfetti di un viaggio di mare. l 0 I casi J:'ÌÙ semplici e più comuni, sono quelli in cui, in conseguenza di una applicazione troppo tesa o per lavori professionali o per a:trar), la salute generale viene èlcteriorando. L 'individuo sofi't•o dispepsia o disturbi biliosi, è moralmente molto abbattuto, cd ha grande inattitudine per le sue ordinarie faccende e specialmente pei lavori che richiedono applicazione mentale. ln casi di questo genere, tutto ciò che occorre si è la coseazione Gz"ùmalc di 1l[edic. milit. 1874. 23


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dalle ordinat·ie occupazioni e un cambiamento · di scena, e uou havvi mezzo che meglio valga a prontamente e completamente procurar e il ristabilimento della salute di un breve viaggio di mare. Le persone avvezze alla vita attiva generalmente non risentono benefizio d~l riposo in sulla spiaggia del mare o in un luogo di bagni. La mancanza di occupazione presto annoia, o lo infermo, se tale può dirsi, agogna i eons_ueti passatempi; e poiché può ricevere lettere o telegrammi, non è mai intieramonte libero dalle inquicturlini degli affari. Pcrchè il cambiamento sia proficuo devo essere completo, devonsi mutar luogo od abitudini in modo che il suo spirito venga ad essere occupato da nuovi pensieri mantenuti in un piacevole eccitamento. È quanto gli offre un viaggio di mare da un mese a sei od otto settimane, il quale non solo gli eh\ l'opportunità di esporsi allo salutifere brezze marino, ma di passare pochi giorni irt luoghi per se stessi pieni di interesse e che presentano scene diverse da quelle del proprio paese. Niuno de'\'e spaventarsi di intraprendere tali escursioni per tema del mal di mare. Sono poche le persone che so.lfr·ono molto per tale motivo se non per pochi giorni, n meno che il tempo non sia e~cezionalmente cattivo, e questo difficilmente ò da aspettarsi nella stagione dell'anno, in cui convengono queste escur· sioni. La semplice anemia sia che intervenga al principio della adolescenza o in altri periodi di vita è puro molto avvantaggiata dai viaggi di mare. 2° n medico è spesso consultAto su casi che, selJbone simili a quelli ora rammentati, sono però di un cal'3ttere più grave, quando i primi segni di malessere essendo stati trascurati, i sintomi della indisposizione sono divenuti più manifesti, o comincia a sorge1'e qualche timore di una inci,piente malattia rlcgli organi digerenti o del cervello, o del sistema nervoso. In questi casi la cessazione del lavoro deve essere più prolungata che negli antecedenti, l'infermo devo restare di più nei luoghi che visita, o intraprendere un piit lungo viaggio onde rimanere fuori il t empo reputato ncce~sario. 3° Un viaggio di mare è pure spesso molto benefico in altra specio di casi, como quando un giovane, quasi semp1·e delicato, decade gravemente nella salute circa il periodo della pubertà, o nel passaggio alla Tirilità. È pallido, magro, anemico e denutrito, ha debole circolazione, e l'appetito e la digestione vengono meno.


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illii diviene fuori dell'ordinario impressionabile al freddo, e un ~emplice cat.arro dà origine a una tosse di cui difficilmente può liberar~;i. Esaminando il torace nulla di seriamente compromesso -si ~scuopre, beneh è possa probabilmente riscontrarsi un 1difetto ·generale di chiarezza all~ percussione delle parti superiori, e la vespirazione meno piena e meno libera, che sono spesso i IJrimi indizi di debolezza polmonaro. Questi sintomi sono vie più da .riguardarsi con timore se pari gracilità si ~ manifest.ata i11 alki membri della famiglia e specialmente se uno dei genitori è morto r _di consunzione. In casi dì questo genere, grandissimo benefizio può trarsi da un viaggio di mare combinato o no , secondo si .eret;Je più conveniente, · con un soggiorno di maggiore o minore dutata al luogo visitato. li viaggio prescelto deve però essere alquanto diverso da quelli rammentati, e preferibilmente essere fatto in inverno. L'infermo dovt•eblJe partire iu agosto o settembre e non tornare prima di maggio o giugno. A .questo elletto una gita al CallO di Buona Spct·anza, o a Natal, o un viaggio sull'aWpiano della Colonia del Capo, alla Nuova Zelapda, o 'l'asmania, o a di verse parti del continente austrialiano SJ.lesso risponde molto bene, dandosi generalmente la prefer•enza ai climi :più fred di sni più caldi, o l'autore dico avere osservato i migliori resultati dal visitare il Sud dell'Africa. Lo stesso intento può raggiungersi coi viaggi verso le parti meridionali del Mediterraneo intrapresi allo stesso periodo dell'anno, l'infermo fermandosi di quando in quando in diversi luoghi in modo da rimanere fuori di casa per tutto l'inverno. l\on raramente viene proposto di mandare una J>ersona di salute delicata allo Indie Orientali od Occidentali, o alla Cb il~ a; ma questi viaggi non sono da consigliarsi, impcroccbè, per quanto bt•eve sia il soggiorno nel porto, v'è pericolo che l'infermo abbia danno da quei climi. L'autore ricorda un giovane che non eJ'a che lievemente incomodato, il quale andò a Demerara, e qui contJ,•asse una febbre endemica, e tornò al sno paese con la salute gravemente danneggiata e "'()On segni decisi di malattia polmonare. È stato domandato se , Rio dc Janeiro sia una destinazione adatta per gli infermi; ma qui vi sono grandi obiezioni. Il nostro inverno, che sarebbe la stagione da mandare a viaggiare questi infermi , è la più calda e più insalubre del Brasile, e benchè a poche ore da Rio in ferrovia ed in vettura siavi un monte a clima freddo, ovc pos10ono


340 recaNJi i viaggiatori, una fermata al Brasile in quella stagione non è da riguardarsi senza pericolo. P erò il semplice viaggio verso Rio Janeiro, Rio della P lata e attraverso lo stretto di Magollano o Valparaiso o alla costa occidentale della America del Sud può eJlsere consigliato con vantaggio. Se in casi di questo genere, la destinazione sia bene scelta, ne segue il migliore resultato in un grandissimo numero di casi. L'infermo durante il viaggio riguadagna carne e forza, e spesso torna in patria con la salute 'Pienamente ristabilita. 4° Spesso si può raccomandare un viaggio di mare ove il polmone è già cominciato ad ammalare, in persone che da qualche tempo vanno decadendo nelle forze e nella nutrizione, che soffrono di brevità eli respiro, tosse ed espettorazione, c di tanto in tanto emettono sputi striati o macchiati di sangue, e sulle quali l'esame disvela un po' di congestiono tld infiammazione in una parte del polmone. In tali casi uno dei viaggi menzionati può essere intrapt'eso, preferendo per le persone di fibra rilassata, i climi più rigorosi, per quelle di più irritabile temperamento e che hanno tendenza alla congestione o alla infiammazione, i climi 'Più temperati. Negli ultimi anni ha guadagnato terreno l'idea che in molti casi di malattia polmonare sia per recare maggiore benefizio il cercare di fortificat•e i malati col freddo che il proteggerli da questa iniiuenza, o per siffatta idea vengono essi mandati nell'Engadina o io varii altri climi montuosi della Svizzera e altrove; e nessun dubbio che spesso trovasi giovamento in questo modo di agire. Potrebbe quindi sembrare che un viaggio di mare verso i paesi piti freddi d'Europa offrisse simili vantaggi, e probabilmente questo divisamento è esatto. Ma deve aversi in mente che per quanto piacevole possa essere in questi climi un tale viaggio, quando il tempo è bello, non è tanto da fat'o a fidanza sulle più alte latitudini, e pochi tisici ll~tnno vigore sufficiente da sopportare un viaggio di mare tempestoso, quando incontrassero cattivo tempo. L'autore però conobbe un malato con sintomi che minacciavano decisamente una malatt.ia polmonare, il quale se ne partì al principiare dell'inverno e andò a Copenaghen, e da qui nel Baltico o nel Golfo di Bethnia verso il Nord fino a Toroea, e rimase fuori tutto l'inverno, dur•ante i1 quale fu esposto al freddo molto intenso, eppure so ,ne tornò decisamente migliÒ-


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rato, L'accennata obiezione si, app~ic~ con .meno forza alle persone che possono viaggiare in una nave intieramente a loro disposizione, poichè generalmento è in loro facoltà· di sbarcare quando il tempo è sfavorevole. In tosi generale però, i tisici è meglio sieno mandati in cljmi niù temper(ltj. o latitudipi più basse, ove è meno da temerai il tempo rigido o l'eccessivo calol'e. Richiede accur~ta considerazione la q_uistione se sieno controindicazione ai viaggi di mare le emottisi precedentemente sofferte, Da \}na parte è stato supposto elle la influenza sedativa dell'aria mnl'ina e del movimento della nave meno)llasse la tendenza alle emottisi; dall'altra che potesse rionuovarsi la emorragia pei violenti sforzi di vomito del mal di mare. Questa era l'opinione del dott. Gregory, a cui si associarono il dott. Davy ed altri. Questo è un pericolo che bisogna evitare ; e in parte per tal motivo, e principalmente perché se l'infermo fosse preso dalla emottisi a bordo di una nave, si troverebbe in condizione molto sfavorevole pel succos:;;ivo traLtam~nto, l'autore si, •Oppone in goneralo a ll'idea di un viaggio di mare in persone ehe hanno mostrato proclività alla emottisi; o narra avore conosciuto due casi, in cui ebbe luogo profusa emorragia in ti:sici che viaggiavano per mare, uno dei quali sbarcò a Rio e morì ctuasi !immediatamente, l'altro potè tornare in patria, ma venne a mancare poco dopo. Non crede però che lo avere avuto una volta un attacco di emottisi, per quanto grave si fosse, debba essere impedimento ai viaggi di mare, se è passato molto tempo dall' ~cqidentf3, e tutti i segni ùi tonde.nza alla emorragia sonosi dissipati. Anche meno considera la esistenza di lievi strie o mac-~hie di :sangue nello sputo come controindicante il viaggio. I casi ovo sembra che apportino il maggiore benefizio i viaggi ·di m~re sono quelli in cui la malattia assumo una fo rma lonta o cronica, in cui cominciò con sintomi dispeptici, catarrali, o lal'ingei, ed in cui vi ha notevole anemia o tendenza alle affezioni congestiva e infiammatorie dei polmoni o delle pleuce o tendenza in disordini del fegato o delle into&tina. Il proJHto .c he può derivarne è probabile sia tanto maggiot•e, quanto più per tempo l'infermo è mandato via. Quando, co~e spesso accade, ei non torna sulla medesima nave, ma resta più o meno lungamente nel porto, su cui pose piede, è naturalmente difficile cono:scer e .(tual· parte del miglioramento debba essere attribuito al viaggio


342 e quale al soggiorno sul lido. Vi sono ìndividui che afi1érìnàno· questo miglioramento essersi dimostrato piuttosto sul mare che sulla spiaggia. r. 50 Vi sono• altri ,èasi di consunzione, in cu1 iltllletlico ~spesso , interpellato sulla opporturlità ·ai ùn viaggio di mare, ed in cui se è da raccomandarsi, deve ésserlo in particolari circost~nze e con molte restrizioqi. E ' ciò quanèlo là malattia è pienamente Mnferroata e il malato è molt<r esausto di for ze. In taluni casi un viaggio intrapreso in una nave privata a mare calmo ed in clima temperato, può essere consigliato a chi avesse gran voglia di cambiare luogo, ma le forze gli mancaSsero per sopp·ortà.re·' la· fatica dì un viaggio per terl'a. A questo eJfetto il mediterraneo in un çerto periodo dell'anno, risponde assai bene; perché vi sorto porti distanti Puìlo élalllalLro due o tre giornate di ve~a nei quali 1o infermo, se lo desidera, può sbarcare e fare la sosta che meglio gli aggrada. Questi però non dovrebbero per nessun conto essere mandati nei climi caldi, po~ch~· il progresso della malattia sarebbe quasi sicut•amente accelerato, e lo infermo rapidamente si spengerebbe sfinito dal sudore e dalla diarrea. · Vi sono pure altri casi, nei quali il medico. mentre non può r.accomand~re, può pe1'ò non opporsi alla proposta di fàre un viaggio di mare, come quando la malattia è molto inoltrata, ep· pare il pàziente ha la ferma convinzione che un v·iaggio di marelo salverebbe. L'autore dice ·conoscere due casi dì questo genel'e, in cui non vi era speranza.. di roiglioram en~;o e troppa ragione per temere che la inevitabile fatica affretterebbe l'e'vento iìnale. In ambed ue i casi depo avere agli amici spiegato apertamente lo stato dell'infermo, lasciò la ùecisio.ne nelle ldro m'ani, e benchè il resultato fosse quale era preveduto, essi furono pienamente soddisfatti di avere aderito ai desideri di lui. In simili contingenze dovrebbe prescegliersi il mediterraneo non solo · per le ragioni a'cldotte, ma anche per la opportunieà di pote't'e essere imalati raggiunti dai Joro amici o parenti in pochissimi giorni. In t~l.luno dei casi mentovati, non v'é dubbio che grandissimo boneflzio sp'eSSO deriva 'da 'un vjaggio di mare, purché il viaggio proposto sia appropriato al caso, ed il màlato travisi in condizione di sopportare la fatica e voglia aversi le necessarie care durante il vìaggio. In alcUni casi tutti i sintomi e i segni .di ma: lattia scompaiono, e il malato cl1e forse 'lasciò la casa in uno.


343 stato molto critico, ritorna in buona saluto. In altri, benchè la guarigione non sia completa, ottiensi però grandissimo giovamento; i sintomi generali possono essere alleviati, la condizione locale rimane stazionaria, e le forze si ristal;>iliscono. In altri casi ancora che non presentano così buoni resultati, il viaggio può non essere senza profitto eccitando piacevolmente lo spirito e ritardando il progresso della malattia. Esprimendo questa opinione sulla benefìca inftuenz;J. dei viaggi di mat•e itt certi casi eli tisi sembrerà, dice l'autore, che io mi ponga in opposizione coi resultati dedotti dal dott. Rochard da una elaborata cd abile investigazione della materia in uno scritto pubblicato nelle l\!Iemoù·es da l' Académie dc Médecine dell'anno 1856. Eppure non è così. n dott. Rocbard ba dimostrato con una larga raccolta di fatti desunti dalle analisi delle morti e delle rifot·me della marioeria francese e con altri di altra pro venienza, che la tisi' è molto ll't1quente nei marinai, e che i suoi sintomi sono aggravati dallo stare a bordo e specialmente nei climi caldi. È però evidente, che sonovi cagioni di malattia, a cui è ~sposta la ciurma delle navi e non i passcggieri ; ed è così che possiamo spiegare la frequenza della tisi nei marinai, ufficiali e bassa for-ta, quale fu dimostrata da Rochard, senza concludere che un Yiaggio di mare non può essere pro:ficuo a coloro che sono situati in circostanze afi'atto differenti. 6° Le pei'SOne che vanno facilmente soggette ai raffreddori; cosicché il minimo esporsi all'aria, é seguito da irritazione bronchiale, e nei quali si inc~ntra un certo grado di dispnea, quasi minaccia di asma, spesso ottengono gran sollievo da un viaggio condotto in un clima caldo nell'in>erno e primavera. Nell'asma ool)fermata però comunque un atmosfera marina potesse ri<'lscire benefica, essendoché casi diversi di asma sono avvantaggiati da diverse specie di clima. il maggiore benefi"tio generalmente del'Ìva da un'aria cald,a e asciutta, quale si incontra sulla costa Nord dell'Africa e dell'Egitto, o nell'Africa meridinalc o in Australia. 7° È volgarmente notorio il benefizio che costantemente traggono le malattie. scrofolose, dal soggiorno alla spiaggia del mare. Questo può in parte derivare dalle emanazioni delle piante marine sul lido, ma vi contribuisce senza dubbio l'atmosfera maripa, ~ l'azione di qu esta sarà naturalmente maggiore in alto


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mare. L'autore sa di fanciulli scrofolosi che fecero ripetuti viaggi in mare, e che ritrassero il più gran benefizio da questo trattamento sì nelle condizioni locali che nelle generali. 8° La influenza benefica dell'atmosfera marina è stata da lungo tempo conosciuta e pienamente apprezzata nelle malattie dei climi caldi, ed è pratica comune ai medici dei tropici il mandare sul mare i loro ammalati, come il mezzo più efficace per risanarli. Dalla India e dalla China sono per mara rimandati in patria ir.fermi cho non potrebbet'O sopportare un viaggio per terra, o vi giungono generalmente se non bene, almeno molto meglio di quan,do partirono. 9° Molto ;;imili a questi casi, sono quelli di individui che soffrono affezioni di malaria e insiememente sono soggetti alla sifilide. L'autore cita molti fatti di questo genere, in cui gli infermi furono apparentemente salvati con l'essere rimandati in patria dall'India per mare; e comunque necessitasse uno speciale tratta· mento medico, generalmente sono molto sollevati finché sono n bordo, o vi ha taluno che torna a sentirsi pienamemte bene durante il viaggio, malgrado il n iun trattamento. L'autore 4ice non avere esperienza dei benefici effetti di un clima marino nella semplice sifiUde secondaria o terziaria, ma dalla analogia coi oasi ora rammentati, è probabile che gran vAntaggio debba provenire dal soggiorno sul mare. 100 Le croniche malattie cerebrali sono pure spesso molto alleviato da un viaggio. L'assenza di ogni eccitamento, le abitudini regolari, la inftnenza sedativa del clima ( e forse anche del moto della nave), la costante esposizione all'aria fL'osca, tutto ciò tende a quietare il sistema nervoso e a migliorare la salute generale. Queste persone non dovrebbero essere mandate in lati· tudini, in cui fosse probabilità di tempi procellosi, e dovrebbero anche preferirsi i climi più freddi, o almeno, se si avvisasse con· veniento un lungo viaggio ai tropici, si dovrebbe specialmente avere riguardo di non esporsi al sole du1·ante il calore del giorno. L'influenza benefica di un viaggio di mare sulle malattie può essere attribuita allo qualità del clima marino, al continuo movimento della nave, alla Hbera esposizione, aU'at'ia e al completo cambiamento di scena e di abitudini. Non pure che esista differenza apprezzabile fra l'atmosfera sul


345 mare ed in terra relativamente alle proporzioni dei chimici costituenti, l 'ossigeno, l'azoto, l'acido carbonico. L'aria è però molto umida e il vapore contiene i componenti dell'acqua di mare, e la inalazione di questi deve influire sull'economia. Ma le principali qualità dell'atmosfera marina sono la sua purezza e l'equabilità della temperatura. Nell'Oceano deve esservi assenza assoluta di ogni emana7.ione animale o vegetale che possa essere germe di malattia; e a cagione delle correnti determinate da qualche cambiamento di peso specifico pel calore, la evaporazione od altra cagione, la temperatura dell'acqua e conseguentemente dell'aria soprastante si mantiene uniforme, di guisa che non havvi che poca di.ft'erenza fra la temperatura del giorno e quella della notte e delle differenti stagioni e regioni. Il calore del giorno e dei climi ca1èli è attenuato, e quello della notte e delle regioni fredde, accresciuto. Invero, eccettuati i mari più stretti e più piccoli, in cui vi ha una costante successione di calme e di tempeste, con pioggia dirotte e grandi calori, il caldo del mare non è mai molto elevato. L'autore stesso notò una tumpera.tura di 76° Faln•. ( = 25° 0°) nei mari sud- est, col sole verticale, a mezzogiorno. È noto come il clima del nord-ovest di Europa è mitigato dalle correnti che partono dai mari tropicali. Effetto di questa notevole eguaglianza di clima sul mare, si è di permettere al malato di rimanere all'aria libera per una gt•an parte delle ventiquattro ore, senza rischio di prendere un raffreddore, né di soffrire per la esposizione al sole, come succederebbe se fosso sulla spiaggia alla medesima latitudine. Nelle più alte latitudiui però e nei mari più piccoli, ove si hanno i più grandi estremi di temperatura, bisogna aver cura che l'infermo non soffra nè il freddo né il troppo caldo, e il tempo di fare il viaggio dovrebbe essere regolato in modo da evitare gli estremi. ll Capo di Buona Speranza e il Capo Horn dovrebbero, possibilmente, ~sere attraversati in estate, quando il tompo è più caldo e vi _è meno probabilità cha scoppino le tempeste. L'autore conobbe malati, che erano stati in Australia o alla Nuova Zelanda e grandemente beneficati du questo viaggio, soffrire molto al loro ritorno pel Capo Horn e perdere il benefizio che avevano acquistato, e tornare in patria in peggiore stato di quando ne erano partiti. Anche il mediterraneo è troppo caldo ' in estate per un viaggio di salute.


346 Un altm particolarità che è stata considerata contribuire all'azione benefica di un viaggio di mare è il continuo movimento della nave, o che questo non sil'l senza influenza è dimostrato dallo effetto che produce sulla azione peristaltica del canale alimentare. Generalmente io mare si prova costipazione, o ciò indipendentemente dalla alimentazione, ed essendovi larga pi'ovvisiene di carne fresca, erbe e fruf.ti, ed è senza dubbio dovuto in parte al movimento della nave. La libera esposizione all'aria e il continuo henchè impercettibile.cambiamento deve influire sulla sn.lnte, ed essere un importante elemento della influenza benefica dei viaggi di mare. Se questo non fosse, la mitezza e la umidità dell'atmosft!ra dovrebbe essere molto rilassante, mentre è provato dalla universale esperienza che il suo effetto è modet·atamentc corroborante, per cui in mare aumenta l'appetito, c la digestione e l'assimilazione sono favorite. Ma gran parte del vantaggio che de1·iva da un viaggio di mare dipende dal ripose e dalla assenza di eccitamento e dal completo cang!amento di scena e dalla regolarità delle abitudini, del tempo di alzarsi, di prender cibo, di riposare. Ciò è specialmente utile alle persone che soffrono di generale o locale debolezza' come resultato del soverchio lavoro di corpo e di mente; lo che spesso invero dipende dai costumi artificiali della moderna società, o dalla trasctiranza volontaria o inevitabile delle necessarie precauzioni pel mantenimento della salute. È pure possibile che i piccoli inconvenienti che quasi necessariamente accompagnano più o meno un viaggio di mare non siano senza qualche vantaggio aumentando il contrasto con le abitudini della vita ordi· naria. Il cambiare il nostro cielo fosco e nebbioso, dice 1'autot•e, con una lucida o limpida atmosfera d~ve pure csercitat•e òenefica influenza. Effetto delle rammentate condizioni di clima deve ~s­ sere quello di eccitare l'attività funzionale della pelle, menomare l'irritabilità della mucosa bronchiale e polmonale, aumentare l'appetit.o, promuovere la buona digestione, e assimilazione; mentre lo influenze morali tendono ad allontanare la noia e i trist~ presentimenti che quasi sempre accompagnano le malattie protratte, ed aprono lo spirito alla gioia ed alla spet'anza, cose tutte eminent~mente giovevoli al ristabilime11to della salute. Nel considerare la opportunità eli mandare un malato a viaggiare per mare vi sono varie circostan ze rli cui })i sogna tener·


347 conto. In primo luogo è duopo accertarsi della inclinazione del paziente1 chè sarebbe inutile r accomandare un modo di cura che spiaeesse al malat o, qua11do ve ne hanno altri yhe offrono eguali o ·çgHLsi eguali vantaggi. Occorre pure avere riguardo alla possibilità di sopportar~ la fatica o le privazioni a cui può artdare . incontro, e specialmente s~pere se l'individJJO in qui stion~ è bqon. navigatore, e non si.avj- caso. che sotft'a gravemE)nte il mal di mare. Si disse di sopra .che alla ,maggior parte delle persone ciò non è di gran momento. P ochi. sono· quelli che soffrono più di alcune orè o un giorno o due, a meno che il .tempo sia. eccezionalmente eattivo. .1\.lcnne persone però sembrano incapaci di abituarvisi. L'autore cita il caso di un ammiraglio che non poteva imbarcarsi, dopo e~ere stato qualche tempo sul lido, senza essere preso dal mal .di mare, e di un capitano di un battello a vapore postale, il qt1ale rimanendo due o tre mesi senza viaggiare, la prima ~olta che prendeva il largo era più o meno travagliato. L'autore conobbe pure Qn ·americano alto, robusto, d' aspetto florido, il quale gli disse avere .da quindici anni l a regolare abitl.tdine di visitare l'Europa almeno una volta all' anno é talora due volte, eppure raramente era capace di lll.sciàrè la s'na cabipa, se il mare era niente niente procelloso, e anche in tempi più calmi non rimase mai a tavola fino al termine di un pasto. A persone suscettibili come questa, un viaggio di mare come mezzo di ristabilire la salute è manifestamente inapplicabile: Quando è deciso un lungo viaggio di mare, è essenziale che V'enga intrapreso in un buon legno e bene adattato, e meglio sarebbe non por tasse seco emigranti nè molti passeggieri e che il malato avesse una cabina da sè. È impossibile che gran profitto possa pro:venire da un viaggio, se il viaggiatore non ha una sufficiente razione di salubre alimento, e non dorme in una spaziosa e ben ventilata cabina. Il tempo di cominciare il· viaggio è pure impor tante. Si dovrebbe partire alla fine di agosto ·o ai primi di settembre, onde passare il Capo di Buona Speranza in primavera inoltrata o in estate. Molto anche dipendel'à dalle abitudini a bordo. Il paziente dovrebbe alzarsi per tempo onde godere la squisita. freschezza del mattino; e dopo rimasto sul ponte per qualche tempo fare. tm bagno, e quindi vestirsi per la colazione. Le ore della mattina sarà bene che le impieghi in qualche regolare occupa-


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zione. È vero che lo studio laborioso è quasi impossibile a bordo, ma con una ferma risolu~ion'e può farsi• molto lavoro, e l'abitudine regolare di impiegare una parte del giorno in questo modo dirninuerà il tedio che altrimenti si pro~érebbe durante un lungo viaggio di mare. L'autore raccomanda di pt•endere interesse per le faccende marinaresche, notare il corso della nave, la rotta giornaliera, le particolarità dei venti, ecc. Carte e libri relativi a queste materie non mancheranno a bordo, e lo studio di es.-;e costituirà una piacevolissima occupazione. Dopo la seconda: colazione, sarà bene, specialmente nelle latitudini calde, andare a riposare fino a poco prima. del pranzo, dopo il quale e per tutto il restante della giornata, può rimanersi sul ponte. Non vi ha cosa che superi la delizia della sera sul mare dei tropici, con le fresche aure, il cielo limpido e lo splendore delle stelle e del lume di luna, e non vi è pericolo che nuoccia l'aria della sera, come suole intervenire alla spiaggia dei climi caldi. L'infermo può rimanere sul ponte ftuchè hi cabirra non è rinfrescata, e allora può ritirarsi con la speranza di trovar ristoro nel sonno. Taluno si è opposto, ai vjaggi di mare còme troppo sedent.·uii; ma ciò è inesatto. In una nave di~ vaste dimensioni può farsi molto esercizio, e v' ha qualche cosa nel moto dei bl).stimenti che invita a passeggi~re. , Anche il vestire deve essere preso in considerazione, deve essere sufficiente a tenere caldo il paziente, ma non tanto grave da promuovere il sudore : in tutte le latitudini dovrebbe tenersi applicata alla pelle qualche sostanza poco conduttric e, corne seta o lana, e questa:, a cagione della sua proprietà !).sl:>orbente, dovrebbe essere preferita nei climi caldi. Quanto al regime alimentare, l'infermo dovrebbe contentarsi di un cibo semplice ma nutritivo; non ha bisogno 'di molto eccitamento, per cui deve limitarsi a un poco di birra amara o di vino austero. È pure da- raccomandargli di non fumare, o almeno di essere assai parco in questa speciale tentazione della vita di mare. (Med. 'l't'mes and Gazette; 20 e 27 dicembre 1873). 1


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Mezzo onde prevenire l' entrata del sangue nella cavità della bocca durante le operazioni della faccia, del pro(essm·e VgRNEUJJ •.

Non accettando Vcrneuil, percb6 troppo grave e spesso non proporzionato all'entità delle operazioni, l'espediente su~gerito da Nusshaum e da questi e da alcuni altri di Germania me~so in opera, di pratieare cioè in simili ca~i, quale mer.zo preventivo, la tracheotomia, suggerisce invece un mezzo semplice, quale si è quello di lasciare per ultima. appena sia dato farlo, la incisione della mucosa orale. Egli ne fece l'applicazione pratica alla resezione dell'osso mascellare inf~dorc, isolando, previa incisione esterna, la porzione di esso che si intende resccare, perforando in aBora in un sol punto la mucosa, al davanti ed all'indietro di essa, onde passare la sega a catena per eseguire le due resezioni; ciò fatto, si afferra l'osso, si incide la mucosa c celeremente la si separa dalle altre connessioni muscolari ed articolari. Un uguale processo egli lo ct•ede appHcahile al mascellure superiore; solamente in casi simili ,l'incisione dei t.egumenti, anzicbè venire praticata, come insegna Nélaton, seguendo la ripiegatura gonio-nasale fino alla divisione della par te mediana del labbro superiore, Verneuil consiglia di praticarne una a lettera V, la cui punta riuscirebbe assai vicina alla pinna nasale, circoscrivendo le branclte l'osso mascellnre, c ciò appunto per rispettare la mucosa. Il lembo cosi disegnato deve essere dissecato, e prima di passare a qualsiasi resezione, la narice corrispondente tamponata; quindi col mezzo di una tanaglia di Liston si eseguit·ebbe la sezione dell'osso :t.igomatico o della branca ascendente del masce11are; o se si trovasse qu a~che .difficoltà al primo di questi atti,~ bastct·sbbe per renderlo facile il praticarvi due o tre forì mediante un trapano perforatore. Prendendo allora di mira la vòlta patatina si riescirebbe a dividerla con facilità mediante tanaglie, insinuandone una branca fr:a la mucosa e l'osso, e basterebbe separare il velo dal margine posteriore delle ossa palatine onde estrarre mediante opportune trazioni l'osso intero. Così facendo, anche qui l'entrata del sangue nella cavità orale sarebbe limitata all'ultimo momento tlell'operazione.


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Un vantaggio non indifferente del metodo qui accennato, sarebbe quello di potere cloroformizzare gli operandi. Non avendosi più a temere l'introduzione del sangue nelle vio aeree non havvi più alcuna mgione che induca a privarli del beneficio della anestesia. (Ga.~. 1\'Iéd., 1873, N. 30).

Ancora del metodo di Grandesso Silvestri e di Esmarch per evitare le perdite di sangue nelle operazioni sulle estremità, del professm· BtLLJtO•rrr. A conferma di quanto abbiamo già accennate in argomento

(Rim'sta di rnecl., di chit·. e di tet·apettt., 1873, Yol. lf, pag. 115). ci piace prima d'ogni altra cosa osservare come l'illustre chirurgo di Vienna non esiti a dare il primato di simile impor tante pratica all'Italia, sia pure che Esmarch abbia coll'autorevole sua voce cercato di semplificare, perfezionare f' rendere pratico questo prezioso sussidio t.erapentico che ancho nelle mani di · Billroth corrispose egregiam·ente. Quesli infatti lo applicava ad un disct·elo uumet•o di operazioni, e sebbene non a'Vesse mai messo in dubbio la verità dell'esposto da Esmarh, egli npn si sarebbe figurato di proòut•re un effetto così grande, ottenendo una anemia locale complotu ed imponente. Di ciò molti medici sti•anieri, che in occasioue della Esposizione Uuivet•snle visitarono la Clinica di Vìenna, ne furono testimoni. Billt•oth lo applicava complessivamente quattordici volto, cioè: in due operazioni di necrosi profonda della tibia, in tre resezioni ed eslirpa?.ioni ossee del piede, due resez.ioni del cubito, due amputazioni col metodo di Cbopart, quattro amputazioni ed una disarticolazione delln coscia. In dodici di questi casi il successo fu completo, negli alt.t•i due insufficiente pei seguenti motivi: In un caso una cicatrice deforme a l poplite impedì l'esatta compressione dei vasi a questa regione, por cui la parto periferica lasciò gemere un po' di sangue. Si sa1·ebl>e pet• altro evitato tale incon,eniente riempiendo quel cavo mediante filaticcio, bambagia o compresse. Si aggiunga che l'ammalato, atteso una difficile cloroformir.tazione, continuò a pr•esentat•e i muscoli fortemente con· tratti, per cui il laccio circolare non t•iescendo a vincet'HO la re._


351 sistenza, non- avrà chiusa ogni minima art.eria. Nell'altro caso poi si tt·attava di una disat'ticola.zione di coscia in uno già amputato al terzo inferiore di essn per carie del g inocchio, indi operato di resezione sul moncone; in esso per nuova recidiva Billroth si decise ad incidere i tessuti all'esterno 1ìn sopra il gran trocantere, snucleàndone per questa via il capo articolare. P erciò, dopo aver fasciato il moncone colla benda elastica, applicava il tubo di caoutchouc obliquamente dal perineo alla spina anteriore superiore dell'ileo, di là all'indietro sui muscoli glutei ritornando al pcrinco; l'aorta venne pure compressa, il che riuscì difficile per lo stato di buona nutrizione in cui si trovava il paziente; ad ogn.i modo il tubo diminui di molto la uscita del sang ue. Ma per simili casi tanto difficili ~d eccezionali che trovansi sull'estremo limite del possibile in fatto di operazioni, restano a farsi nuove ricerche onde completare il metodo. T t•a i quattordici ammalati da Billroth operati col sussidio dell'anemia locale, undici guarirono o trovavansi incamminati per questa via, fra i mot•ti dcggionsi contaro l'ultimo ric.->rdato, che moriva dieci orè dopo avere subita. la operazione e due donne amputate alla coscia, una per gangt•ena alla gamba susseguita alla estensione di una anchilosi ad angolo acuto che lacerava i vasi, e l'altra per ostoosarcoma pulsante alla tibia. All'occasione della prima di queste clne operazioni, il dottor Mannheim, che vi assisteva, esternò il dubbio· se non vi fosso stato a temere che la compressione preventiva lungo l'at'to avesse potuto respingere dei liquidi morbosi e morbiferi noi torrente della circolazione venosa; cd in vero nessuno potrebbe mettere in dubbio una tale possibilità, perciò Billroth accenna come sarebbe prudente in casi consimili di limitarsi alla semplice streitura col tubo elastico. In base poi al fatto che la soppressione della circoln?.iono annienta di sovente la sensibilità nella parto anemica, volle egli tentare un· operazione senza cloroformizzazione, ma non ottenne l'intento; tuttavia crede elle debbansi ripef.ct•e le indagini in proposito. "'Co piccolo apparecchio contenente lo bende compressive cd il tubo di caoutchouc, trovasi vendibile pet' L. 18, 75 presso la ditta Birkmann, a !Ciel. Non lascieremo infme tale argomento senza accennal'e come


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:aJllroth crede doversi ai nomi di Grand~sso S,ilvestri e di Esmarch associar;e quello di un altro illustre chirur~:o. « Quando io era ,assistente di Langenbeck, dice egli, nel l$5S e 1854, .le membra che dovevan_,si amputare venivano sempre fasciate con una benda bagnatl:l d~stinata a respingere il sangue che vi era contenuto nel corpo dei malati .affinché non lo perdessero, al limite della 1 fascia veniva applicato il compressore. Tale precauzione venne a poco a poco dimenticata; .più non si praticò la compressior.e co)la fasciil.tura, ed al to1·nz"quet si sostituirono le dita degli assistenti. La strettura J)Oi delle estremità 4-l disopra del ~uogo da ,ampptarsi, praticata nel medio evo, è conosciuta. L'uso del caoutcl1ouc per respingere e_trattenere il sangue sembrò nuovo a .tutti colo.ro che uàirono Esmarch. » E che non conoscevano il già operato da Grandesso Silvestl'i. Oltre questi peraltro noi non crediamo· si possa risalire; la-fasciatura preventiva non elastica di Langenbeck, e che, c,ome seQlpre si fece, tuttora si ad.opera anche nella Clinica Ticinese diretta çla)l' illllstre Porta, serve limitatamente a scacciare il sangue, e lo strettojo non elastico già ado·perato dai nostri antenati htl. lo stesso difetto dal canto suo, dotati invece i due sussidi di una forza di compressione continua, rimediano ad ogni inconveniente, ed assieme uniti raggiungono la perfezione costituendo un metodo nuovo. (Wiemn~ Medz"z. Wochens., 1873, N. 29).

Anestesia locale mediante l'acido fenico, del dott. S11HTH. , Bill e .Squibb à.veyano già pubb1icati fatti in proposito, ora Smith Ji conferma con esperimenti fat'ti su sé stesso. Si spalmava egli la pelle di un avambraccio per la estensione di un pollice con una soluzione di acido fenico all' 85 per 100. Avvertiva un • legger senso di bruc.iore per circa un minuto, dopo di che la pelle 5Jivenne insensibile affatto, increspata, biancastra ed !lll po' tumida. Incideva quel tratto di pelle in tutto lo ·spessore, ed asl';-icura di non aver sentito nemmeno il contatto dello strumento, tre ore dbp~ l'appliçazione dell'acido s'infiggeva soÙo, la( pel.le un ago ed ancora senza dolore ; ·]a cicatrizzazione della pr.ima ferita fu. pronta.


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In un secondo esperimento, sul luogo spalmato come nell'antecedente, applicava un vescicante che rimas'e in sito otto pro e mezzo senza produrre né dolore, nè vescicàzione. (La -Tn'bune Médicale, e Gaz. Mecl. Ital., Pr·ov. Venete, 1873, N. 33).

Diagnosi differenziale fra le fratture e le lussazioni del cubito, del dotto1· DAU VER<~NE. A facilitare il diagnostico fra queste due sorta di lesioni, reso alle volte clifficile per pronta gonfiezza della parte, il dottore nauvergne i s ~ituisce il seguente parallelo:

Nella frattura.

Nella lussazione.

L'ammalato si pres,cnta so- · L'arto resta pendente lungo venti col braccio al collo, semi- H corpo, non osando di soventi nesso o pot" lo meno piegato a l'ammalato sostenerlo coll'altra mano, sollevandolo piuttosto in J)iù di un terzo. massa, di modo che i movimenti abbiansi ad eseguire neHa articolazione scapulo-omerale. L a deformitA è più particoIl tumore al cubito è più o meno globoso secondo il tempo larmente angolosa. trascorso ecl il grado . dell'infiammazione subentrata. La piegatura del cubito resta Questa piegatura è al disopress· a poco al proprio livello, pra del suo ordinario livello vale a dire, al disotto dell'at'- ( Vidal cle Cassis). ticolazione. È in supinazione (Riclterand L'avambraccio è in pronae Samuele Coope1). zione o semi-pn•no. I movimenti di flessione e di Le ossa dell'avambraccio :fisse estensione so•io sempre possi- contro la parte posteriore delbili : portando l'avambraccio al- l'omero, egualmente resistenti l'indietro si sorpassano i limiti ai tentativi di estensione e eli articolçtri, formandosi un angolo flessione. Gl-ornale, di Medie. milit. 1874.


354 anteriormente dai due frammenti; e potend0si, quando la gonfiezza è poca, sentive lo.scroscio. La resistenza è molto minore. R iducendo i frammenti, la mano del chirurgo accompagna, per così dir.e, i m.onconi finché sieno ridotti.

Hassi a temere una in11ammazione piuttosto viva, e resta di soventi la incertezza di avere ridotto bene. Lo spostamento è possibile fino al quindicesimo gior-no.

L'arto dovrà restare ancora per lungo te~p o munito di apparecchio, e liberatone conse~·va a lungo la rigidità. La gonfiezza'- in.:fiammatoria persiste per più giorni ed i vivi • dolori impediscono per varie notti il sonno; Il dolore obbliga soventi, c la prudenza lo consiglia, di rifare frequ entemente l' appauecchio onde verificare lo stato dell'arto e mod'e rare la strettura. Per ridurre la :frattura intanto .che gli ·assistenti prati~ cano la· estensione e la contro-

La resistenza è molto maggiore. Nell'atto della r iduzione i rapporti fra i capi articolari si ristabiliscono in modo repentino, accompagnati da un rumore caratteristico e da una specie di movimento di rimbalzo. D'o,rdinario non succede in:fiamroaz~on e, non avendosi che ad qspettare la cicàtrizzazione dei legamenti che si effettua presto. · La rinnovazione dello spostamento è impossibile, salvo l'intervento di una nuo'fa causa t.raumatica, o che vi sia la concomi~anza clella frattura alla apofisi coronoiqea dell'ulna. Al quindicesimo giorno tutti i movimenti e le funzioni dell'arto sono ristabiliti. Una volta ottenuta .la ·riduzione, Ht gonfiezza punto non persiste ed i dolori miti cessano prontamente. È raro che siasi obbligati a levare al giorno susseguente il bendaggio.

Mentre gli assistenti praticano la estensioné e la controestensione , l'operatore giunto.


355 estensione, il cbirnrgo con una che sia l'arto alla nòrmale lundélle sue mani afferra il brac- ghezza, pone l'avambraccio pL'O· cio, con quattro dita al davanti prio trasversalmente alla piegadella piegatura del cubito ed il tura del cubito, e \iettt?, sente pollice sull' olecrano , stirando in questo momento lo speciale così in basso iJ fr·amroento in- rumore che i ndica la successa, fet•iore : pone l'altra mano alriduzione. l'esterno dell'articolazione onde jndicare agli assistenti il momento di eseguire la flessione o facendola egli stesso se t.rattasi di un ragazzo. Ciò succede gradatamente e senza particolare rumore di urto secco, e fatto tenere l'arto in posizione, le mani praticano la coattazione. (Bollet~ gén. de 1'hé?·ap. e Lyon Médz'cal).

Del modo d'azione dell'iodo e sue preparazioni, del pro(. Sn:E. L'iodo può essere fatto penetrare nell'organismo per differenti vie, cioè il tubo digerente, la pelle, la mucosa degli organi respiratori, c le cavità sicrose. Il tubo digerente è la più sicura e naturale. La tintura d'iodo non è che in .modo affatto eccezionale prescritta internamente, non presentando alcun vantaggio, avendo al contrario inconvenienti certi. Rimane esso nello stomaco in forma di tintura, e produce azione caustica sulla mucosa ,del tubo alimentare: ma sempre si combina con un poco di soda o di potassa che incontra entt·o lo stomaco e si converte in iocluro alcalino. Quindi coloro che amministrano l'iodo allo stato libero, sono in graYe errore se pensano che il medicamento non subisca cambiamenti nello stomaco. L'ioduro di potassio non dovrebbe mai essere somministrato in forma pillolare, essendo facile così a produrre azione caustica sulla mucosa dello stomaco, ma sempre si dovrebbe dare in soluzione, e tenere a mente che meglio si fa l'assorbimento quanto è maggiore la quantità di liquido in cui è disciolto. Vi è però un certo limite alla quantità eli liquido da impiegarsi, che . cer-


356 tamente un medico non oltrepasserà, e che non è neppure necessar:io di menzionare. La pelle è spesso stata · scelta· qual mezzo d'intt•oduzione deJl'iodo. Usando un unguento composto d'iodo nella proporzione d'una parte su dieci, in certi casi producesi un effetto, in altri nulla si ottiene, vale a dire, in certi casi, l' i odo è penetrato neli'organismo, in altri è rimasto sulla cute. È inutile conoscere· sotto qu·aJi circostanze l'iodo è stato assorbito. Diverse spiegazioni sono state pensate per dar ragione dei· fatti sovra mentovati. Secondo il prof. See due condizioni còntribuiscono allo assor:bimento dell'i.odo. l 0 Perché l'iodo entri per la pelle, 11!- epidermide che agisce come barriera deve essere distrutta. A far ciò, debbdno esser e eseguite forti e ripetute frizioni d'unguento iodurato, ma è evidente che queste non potreb)?ero essere continuate a !.ungo ed una ·sola frizione sal'ebbe perfettamente .i nutile. · 2° EsaminÙ.ndo questi fatti si trova che vi sono casi in cui la epidermide non è stata minimamente attaccata dalle ~rizioni 1 ed in cui, non ostante, l'assorbimento dell'iodò può essere provato. Ciò seml)rerebbe in contraddizione con quanto si è detto or ora, ma. potrebl)e spiégarsi con la estrema volatilità di questo metalloide. Quando è stropicciato sulla pelle sotto forma di unguento. si ritrova nella membrana mucosa dei polmoni, mentt·e allorachè l'unguento è · fatto d'un ioduro, questo non si è tt•ovato nei polmoni, perché non è volatile. Da. ciò è fatto aperto che è per le vie aeree e non per la pelle che l'i1odo penetra nell'organismo~ e in prova di ciò basta lasciare una boccetta contenente iodo. sta-ppata in vicinanza di alcuno, percl\è l'iodo stessò venga assor· bito senza toccado, nè fiutarlo, come è dimostrato dalla sua presenza !\elle secrezioni (l). Quacks pare si fosse accorto di· questo fenomeno quando inventò i sacchetti di polvere d'iodo e i corpetti di cotone o flanella iodurati da portarsi sulla pelle. Questi agenti posseggono. (l) Il prof. Pl'imave1·a di Napoli è già da parecchi anni che ha istituite apposite esperienze per ricercare se l' ioduro di potassio usatO in frizio,ni venisse assorbito, e non mai gli venne fatto rintracciarne la. sua presenza, nell' urina dopo. queste frizioni, non ostante che il metodo di esame da esso imp).egato valesse a ~coprire fino a un centigram~o di ioduro in un litro di urina.


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realmente una azione terapeutica, ma la spiegazione è la stessa di quélla data eli sopra, cho cioè lqodç che contengçno è assorbito dalle vie respiratorie e non dalla pelle. Ponendo un pezzo di cotone iodurato sul braccio e cuoprendolo con un vetro di orologio o una campana di vetro, nulla si osserva; ma in una persona che porta costantemente un corpetto iodut·ato, l'iodo pe· netra internamento non per la pelle, ma per le sue narici. Le spennellatnre con la tintura d'iodo hunno la stessa azione. Sappiamo come esse sono estesamente acìoperate ·, e vi ha· appena un dolot•e, un caso di scrofola o di tisi, in cui non vengano poste in azione. Nei tisiei la tintura d'iodo applicata esternamente ha preso il posto dei vescicanti e dei cauteti; lo scambio è c(wtamento a vantaggio clell'iodo, ma la sua aziono non è (\nella dei vescicanti o dei cauteri. La spiegazione anche qui è la medesima; ma un altt•o effetto si produce, ed è che quando la tintura d'iodo è sufficientemente forte, o le spennellature sono frequentemente rinnuovate, la epidermide viene distrutta, l'iodo penetra per le fessure così prodott.esi é cng;iona infiammazione del tessuto cellulare, come è stato osservato con l'esame cadaverico. A produrre un azione più diretta sui tubercoli dei tisici, sarebbe preferibile collocare una boccia aperta di tintura d'iodo sulla tavola accosto all'ammalato, come è stato praticato da Piort;y. I bagni d'rodo vennero pure usati con lo intendimento di agire sulla pelle. Ma. però raramente o non mai vi si ricorre, la loro efficacia essendo molto disputabile. È stato asserito che dopo un bagno d'iodo, questo metalloidc si è trovato nell'orina. In questo caso pure lo assorbimento ebbe luogo per l'apparato respiratorio e non per la pelle, e un tale resultato non può ottenersl' se la stanza del bagno non è ermeticamente chiusa, e il malato non · rimane nel bagno per qualche tempo. Anche le fomentazioni sono dirette ad 1 effettuare lo assorbimentò di certi medicamenti nei tessuti. Queste sostanze variano seco.ndo l'effetto che si desidera, come la tintura d'iodo, il laudano, la belladonna, ecc. Come succede delle frizioni, cosi anche le fomentazioni talora producono effetto, talaltt•a no. Ciò det·iva dallo stato della pelfe che ò differente nei di versi individui. Se la pelle è morbida e permenbilc, l'iodo ed altre sostanze possono .esse~;e assorbite, ma è difficile sapere quando la pelle è in con-


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dizione favorevole pot• lo assorbimento o quando non lo è. Bsiste normalmente sulla pelle uno strato oleoso cho si oppone allo assorbimento dcll'ioduro di potnssio. Un bagno di sapone pnò rimuovet•e questa vernice, mn si ript•oduce immediatamente; e lo persone che hanno la pelle untno$a, chcccbò possono fare, non riuscit•anno mai a procurare che la loro pelle assorba l'ioduro. Lo stesso può dil'si dei bagni composti di-monosolfuro di soda. Poco o nulla nè è assorbito se le porte e le finestr<' non sieno chiuse, imperciocchè l'idrogeno solfomto che si svolge è, si può dire, L'unico agente attivo, che è assorbito dall'apparato respiratot•io. Ciò spiegherebbe la superiorità delle acqne solforate, come quelle di Lucbon, Bareges, che inalbano quando si atlingono, su le altro che non inalbano, come quello di Amelic-les- Bnins. l · bagni iodurati devono la loro efficacia all'esset•o l'iodo as.c;orbito dagli organi respiratorii. Sonavi a lcune sorgenti naLurali iodate, ma sono rare. In Francia sono quelle di Salins o Salies , o non sono neppure molto ricche cl'iodo. In Svh~:t.era sonovi lo acque di Sassonin, in Pt•ussia quello di Krentznac. Queste ultime sono quelle che contengono la maggior quantità d'iodtu·o o bromuro eli potnssio combinati (1). L'acqua di mare e particolarmente 1' aria di mare contengono una certa proporziono d' iodo e di bromo. Ma non bisogna dimenticare che questa. atmosfera non si estende molto }ungi, e che circa 400 o 500 metri 1lalla spiaggia si ha la bre?.za, ma non l'aria iodala: per godere il benefizio di <tuesta, bisogna rimanere tutto il giorno sul li•io, o ciò che é meglio ancor·a stabilire la residenza sulla spiaggia del mare. Quando l'iodo è assorbito, facile è discuoprirlo, quasi immcdiatamimle si trova nella m·ina e nella snliYa, ma non tutto in una volta. La eliminazione tlell'iodo jntervieno più rapidamente quando è amministrato in forma di ioduro; ma in qualunque (l) In Italia abbiamo dil•erse sorgenti roine•·ali che contengono traccie pii• o meno app•·e1,:>.nbili eli i odo o di l.ll'omo: quello che ne contengono in copia maggiore, e cbe per questa IOI'O pa•·ticola•·ilà sono appropriate ad usi tc\'Apeutici speciali sono l'Acqua di Sales twesso Alessandria (iodu•·o di magnesio 2 pe•· mille d'acqua, b1·omuro di calcio O, 50) e l'acqua salsoiodica di Castrocaro nella Romagna toscana (iodu•·o di magnesio O, 0746, br omuro di magnesio 3, 0398 sopra •12 di r·esicluo solido).


359 modo sia dato, quando t'iodo entra nel sangue si combina col potassio conten~tto nei corpuscoli; e come i sali di potas;;a sono molto diffusibili, non è da sorprendere se l'iodo si trova nell'urina quasi it:omediatamente dopo che è penett•ato nel sangue. L'iodo rimane nell'organismo più lungo tempo di quello non si sa1'ebbe indotti a supporre giudicando dalla sua fat1ilo eliminazione, e si tro\rà nella saliva 'dopo che h ~~ cessat o di esse:re scoperto nell'urina. La eliminazione dell'iodo è intermittente, e f'r•equentemen~e si osserva che un individuo che stava elinlinando l'iodo che aveva preso cessa di eliminarlo per qualche tempo per poi tornm•e a emetterlo di nuovo. Lo stesso succede con l'arsenico e il mercurio, particolarmente con l'ultimo. Se si mercurializza a n cane per frizione, l'animale può eliminare rotJrcur io per due mesi, due mesi è mezzo e anche tre mesi con delle complete intcrmitf.enze. Questa tarda eliminazione può spiegar·si , col fatto ch e la sostanza rimane non nel sangue, ma negli organi. ~ Dopo avere discusso il rool,lo onde l'ioclo penetrn generalmente nel sangue, il dott. See discese a pat'lare clei suoi e/letti poscia che è penetrato ne1 circolo. I,a chimica nulla ci insegna relativamente all'a.zione de1l' iodo nel sangue; esso non è coagulante nè liquefacente; i n oltre il sangue non è il me~zo in cui si producono i principali fenqmcni. Questo liquido, al dire di Claudio Bernard, ·e semplicemente un• mezzo i"n cui gìi organi possono vivere ; di vivente in esso non vi ba che i corpuscoli, e tJuando gli fu applicato il nome di carne fluida, si elette una definizione pi ù poetica cbe scientifìca. Lo scambio dei gas introdotti ed espulsi èon la respirazione sono fenomeni puramente fisici che non provano pet• mtlla che il :;;a·ngue sia una sostanza. vivente, eccettuato, ben si intende, il suo elemento co1'puscolare. Da ciò j) prof. Sec conclude che l'iodo non agisco sul sangue, o se agisce, i suoi effetti sono difficili a dimostrarsi, almeno chimicamente. Azione s2tlla cir·colazione. - La circolazione è manifestamente modificata dalla sommiuistrazione dell' iodo. I battiti deì cuore sono accelerati, part.icolal'mente .se il polso è in calma, e questo effetto è prodotto, qualunque sia la dose impiegata. Se il polso era già. frequente, non è accelerato moÌto. Questi fatti sono stati dimostrwti dal compianto dott. Kuss da Straburgo, il quale fece


360 pure osservare che somministrando L'iodo ad alta dose non ne resulta alcun nocevole effetto, senza però darne la sp)egazione. Questa. consiste nella rapida eliminazione della sostanza, mentre la circolazione ò accelerata. Il prof. See quindi conclude con Puclw che in certi individui devono essot•e propinate dosi enormi per produrt·e il desiderato effetto in luogo delle piccole cosi timidamente peescrittc. Variando la dose élell'ioduro di pota;;sio a norma dei sing·oii casi, si trova che la piccola doso di un grammo al giorno produce tanto effetlo come quella di t1·e grammi. Qui non solo la circolazione generale è accelerata, ma pt•ende posto l'iperemia di tutti gli organi; la pelle si cuopre di papule, di eritema, eli pustole acniformi; talvolta la pelle c il sottoposto connettivo sono congestionati, e divengono la sede di una specie di edema, che è specialmente visibile alle palpebre ; la congiunti va è injettata, e può seguirno oftalmia; la mucosa d.elle fauci è pure impressionata; la farange e ìa lingua sono turgide, come lo sono puro la mucosa della laringe e probabilmente quella dei bronchi, seguendo ne i"n alcuni casi dispnea e catarro; anche la espettorazi one può essere sanguinolenta; la mucosa dello stomaco è ~rri­ tata, le funzioni dell'uterc sono modificate o piuttosto esagerato con tendenza alla menorragia; di qui l'utilità dell'iodo nella amenQr•eea ·c nella dismenoreea. Questi diversi fenomeni della congestione sono stati descritti come il principio dell'iodismo; il prof. See li considera come effetti fisiologici del medicamento, e crede che non s~eno dovuti in modo particolare alle alte dosi; in prova di che asserisce che dopo avere inghiottito due grani di ioduro di potassio e anche meno, possono osservarsi tutti i sintomi dell'iodismo, e questa dose non è certamente tossica. I fenomeni dell'iodismo in tali circostanze sono temporanei, ma il malato dovrebbe sempre essere avvertito della loro possibile evenienza. Se d'altra parLe sono somministrate grandi dosi in una volta, non si ha l'iodismo, ma l'avvelenamento iodico. Tali. casi llon sono numerosi, ma se ne .conoscono taluni, e fra gli altri va ricordato quello di una giovane signora tedesca mort.a fra le mani del dottor Rose. Questo peatico, iniettò dell'iodo in una ciste ovarica onde la signora era sofferente, a cui tennero dietro gravi conseguenze. Tosto che fu praticata la iniezione, cominciò uno spasmo convulsivo delle artei'Ìe; il polso appena percet.tibile era ~olto frequente; il cuore pulsava con violenza; la malata di-


36L vantò cianotica, ed ebbo una sensar.ione d'intenso freddo locale. Lo spasmo durò sessanta ore, dopo di che la signora di,,ennc rossa, le arterie caddero in rilasciamento, il cuore cominciò a battere deboli:oente, e al quarto giorno suecesse la morte. Non vi fu aumento di tempe1•atura, per cui non si ebbe febbre . 'fali sono i sintomi del-lo avvelenamento per l'iodo che, come è facile scorget•e, non somigliano a quelli antecedentemente descritti. Azione ·S?tlla inna1·vazione. - Qualunque sia la dose dcll'iodo as$orbito, il paziente prova cefalalgia frontale ed anche nevralgi~ del nervo trificiale. La cefalalgia è dovuta alla éorizza, la ne- . vralgia del t.rifaciale alla congestione dei seni. Nia oltre questi fenomeni nervosi, ve ne sono altri che vanno sotto il nome eli intossicazione iodica, caratterizzata da vertigini, allucinazioni, tremiti ; questi sono distm·bi della circolazione. Durante la vertigine vi è contrazione delle arterie, come nel caso della giovane inferma del dott. Rose; questo è già un principio di avvelenamento. Secondo il prof. See, il sistema nervoso è dapprima modificato neUa ,sua circolazione, tna quando sono sommi nistrate fort i dosi di iodo, la sostanza net·vosa stessa è · attaccat.a. Da cui può inferirsi che l'iodo indirettamente favorisce la rigenerazione, la ricostituzione dei tessuti, particolarmente degli clementi nervosi. Eliminazt'one dell' iodo. - L' iodo è facilmente eliminato c comparisce nell'urina e nella saliva, subito d_opo essere stato ingerito; ma se ne trovano traccie, in queste secrezioni pitì settimane dopo che ne fu dismesso l'uso. Nell'uscire, l' iodo modifica il tessuto degli organi che attraversa, reni, pelle, membrane mucose. Ma la sua azione è complessa, ed è possibile che le iperemie locali che determina sieuo dovute semplicem'3nte al passaggio dell'iodo; e in fatto queste congestioni !\Ono distinte dalle modificazioni della circolazione generale. Un malato per esempio prende una dose di ioduro di potassio alle clieei; alle undici le ' sue congiunti-ve sono iperemiche ed aumentata la secrezione lagPimale. Può essere che questa congestiono sia lo effetto del passaggio dell'iodo che è depositato sulla superficie mucosa, e vi produce irritazione come per la diretta applicazione. È quindi da considerarsi l'azione diretta dell'iodo nelle membrane mucose, e un altra azione più generale e più energica, che talvolta produce profonda infiammazione. Questo può dimostrarsi per la membrana mucosa dello stomaco. Se due individui prendono l'ioduro· di po-


36.2 tassio, uno può SE!gr,t itare a sentir·si bene, mentre l' aitro perde l'appetito, sente in bocca un sapore metallico e dimagra. Perché questa differenza~ Il semplice contatto dell'iodo promuove la secrezione dèJ sugo gastrico ; l'ioèlo è assorbito e quindi espùlso dallo stomaco, e in ragione che questo è più o meno puofonclamen.te attaccato, l'appetito ne soffrirà più o meno. Sfortunata;_nente non si può pre-vedere come agirà, ma non dobbiamo dimenticare che in piccola dose l'iodo è spesso stimolante l'a.ppeti_to. percbè aumenta la secrezione del sùgo gastrico. Dobbiamo però ricordare che la eliminazione nello stomaco si effettua attravet·so le gl<l;nclule pept iche, e che nel suo passaggio l'iod,o distrngg,e un certo nnrnero clt esse. Questo effetto della eliminazione può condurre a tristi conseguenze, ed è quind·i necessaria la più grandè circospezione sull'uso di questo eroico ma pericoloso medicamento. L'iodnro di potasdo è stato prescritto per fcenar.e il vomito delle donne incìnt e, ma in ClÒ· non uguaglia l'alcool~ Ì1è il bromuro d i potassio. Lo iodL1ro di potassio ha una certa azione sui reni; può .produrre nefrite, distrugge i tnbuli uriniferi e determina la comparsa çlell'albume nell'urina; ma così operano tutti i metalli, cosicchè non possiamo darne carico speciale all'ioduro di potassio. Il che ci conduce a stud iare la composizione dell'urina nelle per· so ne che prendono l' iodnro onclq potere assegnare al medicame.nt o il suo Pl'Oprio posto nel quadro terapeutico. Se la materia di rifi uto dell'organismo o l'urea è clitninuita durante l'uso dell\ iodo., potrel)be es;zere perchè questo è una sostanza che modera il consumo dei tessuti (med'iaamento eli n ·spa?·mz·o). Tale fu la conclusione a cui arrivò il ~ott R~tboutea u che nHi suoi sperimenti rinvenne una diminuzione d'ureà, ma può obiettarsi che questi sperimenti · non sono assolutamente rigorosi. Rabouteau sottopose sé stesso a u t~a certa dieta per cinque· g-iorni, determinò la quantità di urea evacuata ciàscun giorno e trovò in media vent otto grammi. Il quinto giorno prese l ' iodo, e non tr:ovò più che ventiquattro grammi di urea nella sua urina. Questo sperimen.t o poteva ef?sere più .esatto. Non solo avre.bbero dovute essere pesate le sostanze ingerite, ma a ltresi essere accertat a la quantità dell'azoto; e qq[ncli doyevasi misurare la quantità dell'azoto eliminato per le. diverse vie. Quando si è determinato il bilancio fra l'azoto as~


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sorbito e quel\Q eliminato, è solo in allora possibile giudicare dei resultati prodotti da un medicamento par ticolare o da qualsiasi altra sostanza. Questo è quanto fece il dott. Bcck nel caso di un malàto sifilitico; i resultati di questa osservazione ùu·ono negativi, e Ja deduzione fu che l' iodo non · agisce sulla composi7.ione e decomposizione dei tessuti . .Ma il dott. Bouchard dichiara, al contrario, che secondo la sua propria espet•ienza personale, riodo aumenta la escre:done giornalic1'a della u1·ea, particolarmente nei diabetici. Il prof. See protesta contJ·o le conclusioni del dott. Bouchard, e produce delle prove cliniche in opposizione agli argoment i c1i lui. I diabetici, dice il professore, emet" tono maggior copia di urea delle persone sane. A suo credere non è l' iodo assorbito che determina l'eccesso di urea ; questo lo trova già nella economia, o non fa che eliminare l'urea, nella guisa stessa che caccia avanti a sè t utto ciò ehe incontra nel suo corso. Se nei sitìlitici si abbatte nel mercm•io, l' iodo favorisce la sua espulsione tormando un iodo-albuminato di mercurio ; se d'altra parte n·mercurio è combinato con il sangue, i muscoli, le ossa e la sostany,a ner'Vosa, l' iodo rigenerando tutte le molecole viziate espelle indirettamente il mercu~io con la formazione di nuovi elementi. Segue un sommario delle applicazioni terapeut iche dell' iodo. È impiegato per eliminare tutti i veleni che possono impregnare l'economia, la sifilide, il mercurio; è pure impiegato come espu1,$ivo nell'avvelenamento degli indoratori e in quello per piombo e nell'arsenicofagi a. Le membrane mucose e siorose sono '"modificate dall'iodo, ed è somministrato nell'asma, albuminaria, ascite, pleur·ite, ecc. È usato come dissolvente nei tumol'i glandulari, c produce eccellent,i effetti nel gozzo; ma esercita pure unn certa influenza sulle mammelle e sui testicoli che atrofizza. È utile iu un gran numero di atfeziQrii cronièhe, eliminando certi loro prodotti ; così è usato nel diabete, nella scrofola, nella sifilide, ecc. Finalmente l' iodo è un medicamento molto utile, ma è uno ·strumento a due tagli, difficile a trattarsi. È un atrofizzante locale, e non ha mala influenza sulla salute generale, è un vivificato?·e come l'ossigeno. (Med~·cal Times and Ga~ette, 14 febbraio e 18 aprile 1873).


364

La magnesia nelle medicature esterne, (lel dott. OHI,EGER. Le nostre nutrici fanno già uso eli questa finissima polvere quale di un me,:zo essiccante contt·o le escoriazioni e le ragadi che tanto facilmente per molteplici cause presentansi nei poppanti ; Ohleger la raccomanda ora specialmente nella. medicatura di certe ulcerazioni, ove il processo fermentativo ritarda la cicatt•icc, perocchè la magnesia neutralizza gli acidi presenti, impedisce l'accesso dell'ossigeno alla supedìcie delle piaghe, proteggendo anche il processo di granulazione. Egli quindi la applica particolarmente : l 0 alle piaghe atoniche; 2° nelle escoriazioni con pericolo di suppurazione; 3° nelle piaghe infiammate e dolorose; 4° in tutte quelle che abbisognino di essere stimolate, difese dall'aria, o la cui suppurazionc debba essere diminuita o modificata; 5° la usa infine quale isolante nella risipola. 1 (Lancet, e Raccoglitm·e Medico, 1873, N. 22).

Tl•tt.ilelnent tlu. tén:itt. ptn• le.<J senu~.nccs tle j)Oti:J•on~ otf· cucurbita pepo (Cura della tenia coi semi di zucca) c••·C U'J•bil~t. 'J'~C1)0. Nei bambini e anche negli adulti i tenifughì gcnet'almontc usati (corteccia di melagranu, felce maschio, ecc.) provocano VO· miti, o r ipugnanza invincibile, o son troppo costosi. - Il Bollettino generale di tet·apeutica, 30 luglio 1873, propone perciò, senza peetesa di far dimentica1·e i tenifughi accennati, di 1•itor· nare in onore i semi di zucca (citrouille - courge - potiron cucw·bz"ta pepo). Se ne a,mministL•ano da 50 ad 80 grammi per giorno; h avvi però varietà di amministrazione : o i semi di zucca si danno a mangiare in natut·a come le mandorle, oppure dopo averle l'ivestite di zucchero, oppure se fa un elettuario col miele, di cui questa è la formala : P. Semi di zucca mondi e infranti Grammi 60 Miele . » 20 Si kituri e si amministri a cucchiai ogni mezz' ora.


:365 Si ,può ancora fare co' semi accennati un' emulsione aromatizz~ta colFacqua di menta da prend~rsi in due volte con mevt' ot'a d' jntèrvallo. Gli ul tim~ ,due mezzi sori o i preferihili. Se non si amminis ~ra il rimedio che t:t.n a volta sola, si deve farlo seguire. da"up?a dose d'Òlio di ricini secondo l'età del pa:tien.te; se il rimedio (le:Ve ès,ser re.plicat.o pér parecchi giorni di seguito, nòn si. deve ammiùistrarc l'olio di ricini che, passl).ti tre o quattro giorni. - , Due st orie con esito felice consigliano a tentare (l).

(Bull. gén. de Thér.,

·

e Riti;. rh· Med., Chù". e Te'rap.; 30 luglio 1873).

Gotta e Renella ; guarigione coll'.olio d,i ginepro, detto di Harlem, dz· V rAL. In una .delle ultime sedute della Società çli medicina pratica di Pari·g i, l'autore intr::tttcnne i suoi colleghi snllc proprietà interne dell'olio c1i ginepro, o olio di cadé, impiegato in capsule contro le malattie de ll ~ vescica o particolarmente la renella. L'Olanda possede~a, da molti secoli, una tale quantità cti calcolosi e reneUosi, che ~i potrel)be quasi dire che 1a v escica di ogni abitante era una cava ili pietre, e che un solo chirurgo, Raw, vi praticò più di quindicimila oper:nioni. Oggi, l'Olaucla ha perduto una tale specialità. La spjega7.ione di questo fatto è devolnt~ cl una parte alle moclifica11ioni avvenute nell' igiene e .nel mod_o eh vivere degli abitanti, M ll'uso abbondante delle bibite diuretiche e sudorifere, come il thè ben caldo, la consumazione del ·quaie è ec-cessiva, e d'alt ra parte, nell'uso che fanno tutte le nel'sone minacciate da renella di nn fat'maco celebre nel paese, delL'olio di Hal'lcm. ·Sottoposto· all'analisi cruest'olio, potè l'autore

a

(1) pà m'olti anni i semi di zucca sono nell'Ospedale militat·e di Firenze ii ri medio comune 11ei casi sospetti di tenia, e l'esito ci ha sernpre pienamente COI't'isposto. . Dlliamo una marmellata . (100 g1·ammi) ottenuta a freddo collo zuc-

cheJ>Q.

' ai semi ç1ueUa sotti le seCi pa~·ve l>l"ecau:r.ione essemdale il conserva•·e conda òuccia >:erdas,tra qhe ricopre immediatamente la mandorla. BAROF'FIO.

l


36@ rilevare non essere altro che olio di. cade ottenuto in medo particolare, per metà dalla combustione del legno, pi?r l'altra metà dalla combustione delle bacche di ginepro. I risultati ottenuti da molti medici dall'uso di que:>to fàt'maco, non lasciano alcun dubbio sull:a ·sua azione nella renella dei gottosi o. eczematosi, nelle coliche nefritièlle, malattie che derivano in . qualche modo dallo stesso principio, 'e che esso appor:ta sempre un sollieve e quasi la guarigione. Si piglia internamente alla i)ose di quattro capsule che rappresentano esattamente 0, 08 centigrammi al giorno. I suoi effetti non sono istantanei, la sua aziene è nulla durante la crisi, ma il suo uso giornaliero le allontana dapprima e le fa scomparire successivamente. Non discioglie i calcoli formati, nè gli ingrossamenti esistenti alle articolazioni, ma gli arresta nel loro sviluppo impedendo il deposito di nuovi strati attorno al nocciolo primitivo. Secondo l'autore, agisce al modo di certi balsamici, regolarizzando ed attivando le funzioni renali dapprima, e rnpdi'fìcando in segl).ito la natura delle e'$crezioni orinarie ed intestinali. (Cmm·ier Méd. e Scal1Jel, 8 giugno 1873).

Degli effetti dell'acqua di mare e del pane preparato con questa acqua minerale. RA.BU'l'EA.U .

Avanti di continuare lo st udio che ho intrapreso sui cloruri durante il semestre ultimo, mi si permetta di tor?are indietro per completare' qiò che è stato fatto. Ho parlato dei cloruri di sodio, di potassio, d'ammonio e di magnesia, e specialmente ho insistito sull'azione che questi pompasti esercitano sulia nutrizione. Ora, fra questi cloruri, ve ne sono tre che racchiude l'acqua di mare cioè; il cloruro di sodio (in media 25 a 30 p. 1000); il clor'uro di màgnesio (3 per 1000); il cloruro di potassio (Ò,6 per 1000); contiene inoltre àltri sali di cui parlerò più tardi. Lo studio dell'acqua di mare, quest'acqua minerale che sarebbe la più preziosa di tutte se fosse ra~a, dovrebbe essere il seguit,o naturale delle mie ricerche, e permetterini una s1ntesi. Avanti di entrare in materia, dirò ohe ho impiegato, per le mie esp~­ rienze, l'acqua naturale di mare del sig. Edwat·d Lz'ge?'. Si sa


367

che l'acqua di mare si putrefà rapidamente, che il trasporto diveniva or non è molto infruttuoso; ora M. Ligm· ha ben servito la scienza trovando il mezzo di conservare quest'acqua nel suo stato di frescliezza naturale. Ho fatto prepara!'e con l'acqua d i L~'ger, del pane sul qMle ho fatto e continuo de~li studi che mi permetteranno, io lo spero, di rendere un utile, noi1 solamente alla pura scienza, ma alla scienza applicata, alla tcrapeutica. Parlerò degli effetti fisiologici e terapeutici delracqua di mare amministrata: l 0 ad alta dose, 2° a dose leggiera. 1° Ad alta dose l'acqua di mare produce degli efi'ctti purgativi. Ba:stano due o tre bicchiet'i, per un adulto, perchè faccia da purgante. Questa azione è la ris ultante delle proprietà riconosciute ai sali contenuti !lell'acqua di mare. Ognuno sa "Che il cloruro di sodio purga ad alta dose, ed ho dimostrato, che il cloruro di magnesio era nn eccellente purgante. L'acqua di mare contenendo delle piccole quantità di cloruro di potassio, e 2 a 3 per l 000 di solf~tto eli magnesia, le azioni di questi composti che sarebbero senza efficacia se fossero soli, divengono efficaci aggiungendosi a quelle dei precedenti. Ho dimostrato che i plll'ganti .salini non purgano quando sono stati iniettati nel sangue, ma al contrario producono la costipazione. Così il cloruro, il solfato di magnesia costipano quando si sono portati nel torrente circolatorio. L'acqua di mare dovrebbe comportarsi nella stessa giusa ~ Per risolvere t}llesta questione ho iniettato 80 gramrni di quest'acqua nelle vene di un cane. Quest'animale non è stato costipato; il giorno dopo dell'iniezione ha avuto anche una scarica più facil e del consueto. Così l'acqua di mare inietlata nelle vene non costipa; dato però che i principj minerali che racchiude siano in gran parte, dei sali purgati vi. Questo resultato tiene alla composizione completa dell'acqua eli mare, che racchiude una piccola quantità eli solfato di çalce. Ho riconost1iuto altresì che una soluzione di solfato di calce portata nel torrente circolatorio, produceva piuttosto della diarrea che della costipazione (l). (l) li solfato di calce si comporta allora come il solfato di litina, secondo le esperienze che ho fatto su questo sale. (Ga:;. méd. de Paris, 1868, pag. 617 e J.11Jémoù·es de la Sociétd de ·Biologie pour la mame année).


368

L'azione purgativa dell'açqua ùi mare è stata osservata da g ran tempo, ma non è che dal 1750 che la letteratura medica, essendosi impadronita della questiono, ha segnalato questi stessi effetti purgativi e altri effetti pjù importanti ancora sui quali richiamerò soprnttuto l'attenzione·. Citerò qui la dissertazione eli Russel (i), le pubblicazioni di Carheuser (2), di Robe?·t Withe (3), di Kentish (4), d'Ancle1·son (5) , di Buchan (6), le tesi di Lefrançois (7), de Lalesque (8), le memorie di G1·eenhow (9), di Nm·do (10), il rapporto fatto da Rayer, nel 1843, a nome della commissione delle acque minerali sul lavoro di Pasquier·, gli ariicoli eli L e Coew· (11) sull'uso interno dell'acqua di mare, e finalmente la memoria del dott. Wi1·ta (12). Amministrata intemamente a piccola dose, l'acqua di mare non purga, e allora è assorbita e agisco sulla nutrizione. Non ho ancora fatto dello ricerche dirette sull'eliminazione dell'urea sotto l'influenza di quest'acqua minerale, ma si può considerare come probabile l'aumento di questo principio. Difatti l'acqua di mare

zo

(l ) De tabe .r;land~~za, ·i, sive de usu aqtu.e marince in mò?·bi:,· glandularwn. Oxford, 1750. FJ•a i casi mO J'l)OSi che l'acqua di mare fece scomparire, secondo quest' autore, si osservano sopratutto i casi scrofolosi. (2) De tnribus aquce ma1'ince medicis. 1763. (3) The use ancl abuse of sea water, l 785. (4) A n essay, on sea bathing and thc in'lernal use e{ sea ·water·, 1785. (5) A pratical essay on the goocl and bacl e(fect o( sea - waiiJI" rmd SCCt 7Jathing, 1195. (6) Traité sur lcs bains de mer. Londre, 1801. Bucrus ha descJ·itte le proprietà vermifughe dell'acqua. di mare, che faceva prendere ai bam· bini, mischiata al latte. (7) Caztp cl'a:il midical sJw l'emploi esterne et inte1·ne de l'eau de mer. Paris, 1812. (H) Essai sur les eff'ets de l'eazt de me~· dans les mala'dìes ch~·oniques. Pm·is, 1829. L'autore nota i buoni effetti dell'acqua M mare an'uniniskata a dose put·gativa nell'idt·opisia. (9) The L ondon mcdical and surgical .Joumal, 1135. (lO) Guardate un nt·ticolo pubblicato nel 1841 neJMemcwiale di medicina contempo1·anea. (Il) 1'raité cles bains de me1·, 1846. (12) Dell~~tso interno dell'acqua eli mcwe. Memoria ono1·ata dal Congresso scientifico dell' Havre, 1868.

'


369 è essenzialmente mineralizzata dài cloruri, e sappiamo che questi

ultimi aumentano l'urea. Si p1,1ò considerare questa presunzione come una èertezzn. L'acqua di mare presa internamente, inalza la temperatura e attiva la circolazione. Questi effetti, che sono gli stessi di 'quelli dei clortÌri, erano già stati osservati da G1·eenhow, e avanti, da Rz.chard Russel il quale, dopo avere esposto la indicazione della cu~a con l'acqua di mare, aveva posto in prima linea, fra le controindicazioni, la febbre che accompagna 11ualche volta gli accidenti scrofolosi. Si può dunque affermare che l'acqua di mare è un eccitat01·e potente della nutrz·:.ione, che attiva le combustioni, poichè inalza i polsi e la temperatura. Abbiamo veduto che i èloruri aumentavano la produzione e l'acidità del succo gastrico ; lo stesso fa l'acqua di mare. Si sa che l'aumento dell'app·3tito è uno dei primi effetti che si osserva, non solamente dopo l'uso interno dell'acqua di mare, ma dopo i bagni; poichè se la pe1le non assorbe, per così dire, si respira nonostante una atmosfera salsa. L'acqua marina è poco ph1eevole a prendersi, ma non è lo stesso del pt1ne all'acqua di mare, come ho pùt uto assicurarmene. Del pane che h·o fatto preparare con quest'a:cqu,a ha presentato fra gli altri caratteri, i due seguenti : Ha il grado della salatura voluta ed è piacevole; si conserva fresco molto più · che il pane comune. Dei pani di 125 grammi sono rimasti freschi per otto giorni. Ho presentato delle prove di questo pane alla Società di Biologia. Diversi membri di questa Società e diverse altre persone fra le quali si trovano delle sommità scientifiche e mediche, ne hanno assa~miato e l'hanno t rovato eccellente. Per me, ne ho fatto per lungo tempo un uso esclusivo , e trovo che aumenta l'appetito e favorisce la digestione, ciò che è conforme alla osservazione di Gt·eenhow il quale ba riconosciuto i buon~ effetti dell'acqua eli mare nella dispepsia. 1\on costipa in nçssun modo~ e qualche volta. può rendere più facili le esonerazioni. Il pane con l'acqua. di mare è dunque un alimento igienico piacevole che presenta i vantàggi dell'acqua di mare a piccola dose. E più che un alimento è un medicamento. Per dimostrare l'utilità igienica di questo pa!le, sceglierò l'osservazione seguente, fra quelle che potrei riferire : Durante una traversata di cinqu.e mesi effettuata da Ha vr·e a San Francisco in California, da una nave a vela avente a bordo 160 passeggieri e 25 uomini d'equipaggio, la Luist·ana, comandata dal capitano L~ger; ei fece u so 25 G!:o,·nale di Medie. milit. 1874.


;no esolusz·vo del pane all'acque: di mar,e. Duranté questa lunga tra.versata, non vi fu un 'sol èaso di malattia. . Questo risultato è tarito d"a rimàrcarsi molto più che le malattie ' sono freqnenti nei viaggi marittimi. Eo saputo anche, che i ma· rinai facevano uso spesso del pane con l' acqua di, mare, non sempre con lo scopo di rispfl.r.miare la loro acqua dol?e, ma pet·chè lo trovavano gustoso. . Finalmente M. Maison inviava 01' non è molto aU'Istituto una nota nella quale annun?liava che n,ei contorni di Cancale, si usava l'acqua ai mare per "la fabbricaz.ic;JUe del pane e richiamava l'attenzione dell'Accademia sui 'buoni effetti igi~nici che attribuiva aWuso ,dal pane così preparato. Mi resta da citare gli stati morb.osi nei quali considero l'uso d"el pane con l'acqua di mare come capace di rend.ere noh solamente grandi servizi, ma a produrre la guarigione. Fra molte affeziçmi insisterò su quattro principali. l 0 La dispepsia. - Ho già citato questa affezione, nella quale Greenhow riteneva come di efficacia incon:testabile, l' acqua di mare.- Rammentèrò, seconao quel che ho osservato su me stesso, e quel che osservo sui dispeptici, che il pane con l'acqua di mare regul~rizza le funzioni digestive. 2° La tisi. - Si sa che il sale marino é utile i,n questa J;nalattia. Segnalerò a questo proposito il metodo di cura istituito da Amedeo Latot'w di cùi parlai quando studiai gli effetti . fisiologici e terapeutici del cloruro di sodio. Ci ramrpentiamo anche che Laennec, considerando la respirazione , . dell'atmosfera roàrittima, capace di portare la guarigioi_J.e della ti~i, aveva fatto mettere delle alghe nelle sale degli Speda)i. Ora prescrivere l'uso del pane con l'acq~a di mare, è realizzare in moìlo efficace il pen.,. siero del nostro 'gr-ande Laennec. Spesso si vanta l'uso .dei sali di calce nella tisi, l' acqua di mare contiene una piccola quantità di questi sali. Finalmente quest'acqua racchiude degli ioduri e dei bromuri, ·ora per certi terapistiJ l'iodio sareb.be il principio attivo dell'olio di fegàto di me~luzzo, e annunzierò che quest'olio racchiude egualmente del bromo (l). . • (l) Per riconoscere la presenza del bromo nell'olio di fegato di merluzzo, io seg_uo -lo stesso processo di quello Qhe mi ha permesso di dimostrare la presenza del bromo normale .nell'organismo.


37l

3° La sct·ofola. - Tutti gli autori che ho citati p_recedentemente dopo Richard Russel fino a Pasquier, Raye1· e Le Coeut· hanno riconosciuta l'utilità dell'uso esterno e interno dell'acqua di mare in questo stato morboso. 40 Il gozzo. - L'uso del pane preparato con l'acqua di mare mi sembra debba essere particolar mente ~tile contro questa affezione. Nei paesi montuosi, ove domina il gor.zo, mentre che è rarissimo nelle pianure, e non si trova nelle regioni vicine al mare, si manca di ciò che si ha a sufficienza in queste ultime stazioni. Il paese è lavato dalle acque piovane e dalla neve, che trascinano verso i mari, i sali, gli ioduri, i bromuri ecc.; e non è necessario di richiamar qui la t eoria secondo la quale il gozzo sarebbe dovuto· all'assenza dell'iodio. Tali sono le principali applicazioni dell'acqua di mare e del pane fabbricato con quest'acqua. Aggiungerò, dopo la mia esperienza personale che bisognt:rebbe cessarne l'uso nei casi in cui la febbre venisse a complicare gli stati morbosi, che si vorrebbero curare con il 1)ane di mare, poiché come Greenhow ha osservat.o prima di ine parlando dell'acqua di mare, il pane preparato con quest'acqua produce un aumento di calorificaziorie. F inalmente se per caso, le scariche divenissero troppo facili, bisognerebbe cessarne l'uso per qualche tempo. (Lo Spe1·imentale, 11-gosto 1873).

Dell ~ sostituzione del cloruro di potassio

al bromuro nell'epilessia.

•

w. SANDER.•

L'autore usò largamente e per lungo tempQ il bromuro di potassio nell'epilessia ed ebbe ottimi risultati; ma facendo attenzione ad alcune esperienze fisiologiche per le quali sembra dimo· strato che è al potassio che devesi l'azione esercitata sui nervi, pen~ò di esperire altri sali a base potassicu, e di.ede la preferenza al cloruro. Egli trovò che il cloruro di potassio da~o alla dose del bromuro, cioè a non meno di 5 grammi al giorno disciolto in 200 grammi di acqua produsse negli epilettici i medesimi effetti, e non gli avver•ne mai di osservare un sol caso nel quale il cloruro rimanendo inefficace, il bromuro abbia avuto posteriormente maggior successo.


372 Il cloruro di potassio ha poi molti vantaggi sul bromuro. Esso non produce effetti secondari molesti. Parecchi malati l'hanno preso per parecchi mesi alla doso di 5 a 7 gr., 50 per giorno, senza mai averne alcun inconveniente. Come viene indicato dai rapporti atomici (2-3) bastano piccole dosi di cloruro per amministrare la medesima quantità di potassio che si dà col bromuro. Il cloruro ò molto mon caro del bromuro, il suo prezzo sta a quello di quest'ultimo; come l : 6; considerazione importante por gli asili nei quali sono molti epi lettici. (Annali di CMrnica~ giugno 1873).

Nuovo metodo· di anestesia locale.

B noto che la immer:;ione delle mani per parecchi istanti nell'acqua ghiacciata, produco una viva sensazione di dolore o nello stesso tempo una perdit.'l. più o meno completa della sensibilità tatti le. n rafi'L·eddamento colfetere è fJUre dolot·oso; lo è ancor più ill'llffreddumento col mercurio a 3° C. Hot·wath di Kietr osservò che non si prova un simile dolore immergendo la mano nell'alcool raffreddato a 5° C. La glicerina posseclorebbe analoghe proprietà. Si può tenere a lungo la mano nell'alcool a 5° senza avvertire il menomo senso di incomodo, c menlt·e che la sensibilità dolorifica è abolita, la sensibilità tattile rimane completamento intatta; il dito percepisco l'ago che punge, ma per nulla il dolore della puntura. Questo fatto è i mport~tnte dal lnto .fisiologieo, permettendo la sepat•azione delle due sensibilità; lo è inoltro dal lato terapeutico, avendosi un mezzo comodo c non pericoloso pc1' produrre l'analgesia locale, c che può trovare utili applicazioni in parecchie operazioni chirurgiche noncl16 in certe forme di dolori locali. L'A. ha avuto l'occasione di cerziorarc queste osservazioni con esperimenti sopra se stesso e su differenti persone, in casi d'ustioni, immergendo direttamente la parto bruciaLa nell'alcool raffreddato. 11 dolore ce~sn rapidamente e la piaga prende miglior aspetto, scomparendo altresì rapidamente il rosso1•e circostante. ('l'he Docto1· a Lyon mècl., agosto 1873).


373

S PECCHIO GENERALE DEI DISASTRI occor•u nel maneggio ùollo armi da fuo co cariche uel

~873 .

CONSEGUENZE ------------~-'------------Con o rmi trRSCormnto

CAUSE

a J"otl'Ocn rioa

CQn fucili · modello 1870

11------------------1·--~~-··~1------~-·----a) Spat•i nel chiudere l'otturatore . . . . . . . b) Id. uello scaricare l'arma coll'estrattore , e colla bacchetta. c) Id. pet• avere ome.~o di disat'Jllat·e lo spillo d) Id. ignorando che l'at·mn fosse carica. . e) Id. essendo in sentinella Id. in seguito ad Ul'lO o uaduta dell'arma . g) Id. che produssero lo scoppio dell' m·ma h) Id. nel maneggio dell'arma cat·ica. . .

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374

Desiderosi dì reqdere al collega ed amico D.r GAUBRRTr il nostro tributo di lode, non sospetta di parzialità: amichevole, togliamo dal Giornale L'Esercito il ~eguente cenno bibliogr~fico sull'ultima sua pubbJic'azione. LA VALTELLINA. ·sua .condizione economica-11W?'ale-militare, l Memm·ia letta alle Con{e1·enze scientifiche dell'ospedale · militare di Milano dal Dott. G . B. GAUBER'l'I , Capt'tano medico

nel 17° ?·eggùne?~to caval[e1·ia editore libraio, 187 4.

Mila~o, G~,ietano

Brigola..

È un prezioso libretto quello che ha testè pubblicato il Dott. Gauberti ed è una illustrazione completa di una . fra! le più remote, ma non per questo meno patriottiche provincie italiane. Non conosciamo infatti altvo s~udio sulla Valtellina, il quale al pari di questo congiunga la brevità, colla più completa esposizione delle condizioni economiche, morali .e militari di questa regione italiana. Noi crediamo che i colleghi del dott. Gat1berti, dinanzi. af quali questa pregievole Th'lemoria è stata letta, 11-vrann,o apprezzato non solo i buoni concetti e le acute osservazioni che si - trovano in essa, ma anche' la forma spigliata e brillAnte, la qpale tien desta, senza saperlo, l'attenzione del lettore, anche quando la materia per se' stessa è arida e poco divertente. Il dott. Gauberti ha dato indizio in questa lettura, clie meritava davvero di essere pubblicata per le stampe, di un profondo spirito osservatore, ciò che gli ha permesso di ritrarre fedel~ente in poche .p agine il bene ed il l?al~ di una provincia;·che per le sue vicende storiche, e per le speciali condizioni igieniche meritava di trovare, Come ha trovato, un )lledico altrettanto giu:;to, ·quanto pietoso. Noi vorremmo, se lo spazio ce lo permettesse, po'ter riferire alcuni passi di questo lavoro, nel quale il dottor Gauberti descrive con.. molta maestria e qualche volta con spirito, le cause che impediscono alla Valtellina di prosperare ed i rimedi· che si potrebbero adottare.


375 È naturale che le condizioni militari della Valtellina richiamassero principalmente l'attenzione .dell'autore, il quale in occasione della le~a ebbe campo di compiere gli studi più diligenti sopra questa materia, e di esaminare una per una le cause che impediscono alla Valtellina di dare all'esercito un contingente di giovani robusti e volònterosi, al pari di molte altre provincie italiane. Il gran numero di inabili è da attribuirsi a circostanze che la Valtellina ha comune con tutte le altre regioni montuose, dove lo sviluppo fisico delle popolazioni lascia molto a desiderare; ne ha però anche ci elle speciali, che il dott. Oauberti si occupa ·di mettere in rilievo. Per quanto riguarda i renitenti è riconosciuto che il ridente miraggio di una sorte migliore nelle lontane A meriche, esercita anche sulla popolazione della Valtellina una grand~ attrattiva, come la esercita su quella di non piccola parte del vicino lago di Como. Ed è molto facile a comprendersi che i giovani i quali si decidono ad andare incontro ad un così fortunoso avvenire, siena i più vigorosi ed arditi, diminuendo così il contingente della popolazione valida, destinata a riempire le file dell'esercito. Ai molti mali della Valtellina il dott. Gauberti crede di poter rimediare in primo luogo <loll'abolizione delle imposte per un dato numero dì anni, ed è certo che questo rimedio eroico sarebbe accolto da quelle popolazioni coi più entusiastici applàusi; ma l'autore è uomo pratico e non s'illude che la sua proposta possa essere accolta con animo benevolo da nessun Ministro delle finanze. I medici del resto non hanno obbligo di preoccuparsi della ricchezza mobile, della tassa sul macinato e via dicendo, ed i contribuenti della Valtellina terranno conto se non altro delle buone intenzioni, ed augureranno al dott. Gauberti, che in questi tempi di non difficili trionfi politici possa diventare presto Ministro delle finanze, e colla Valtellil!a glielo augurerà tutta l'Italia. Ma a parte gli scherzi, la pul,blieazione del dott. Gauberti 'va lodata senza riserve, e noi abbiamo compiuto il debito nostro come meglio abbiamo saputo, e compatibilmente collo spazio di cui potevamo disporre. '


:no

CORPO SANITARIO MfLlTARE MARITTIMO Quadro organico per l'anno 18 74

PERSONALI!: .MEIJICO. ~Iedico Ispettore. . . . . . . . . Medici Di1·ettori, Capi di DiJ5àrbimento . Medici di vascello . . . . . Medici di f1·egata. di 1:> classe 'Id. di 2a 1> Medici di corvetta di }a ,. Id. di 2a >>;

:3

6 25 ~6 46

34

PERSONALE FARMACEUTICO. Farmacisti capi . . . Farmacisti di 13 classe Id. di 2a classe

!J 4

7

PERSONALE MEDICO. DATA Dl ANZlANLTÀ NBt. GR.u>O

COGNOME E NOM)J; Medico Ispettore. Mar i Carlo, comm.

'* , comm. t{!> , 6

17

lt~t;Slio

186i

Medici Direttori, Capi di Dipartimento.

l 2

'qjx*'

+ 6

Mot·ion.do Giuseppe, uff. SanguineUi l'l'li chele, u lf.

*' , comm. settembre '* , uff. , + . . . 28 gennaio l S72 t{!>

Spiegazioni ilei &eQHÌ itldicatlli le deco>-azio»i. Ordine de' SS. Maurìzlo e I.at.zt\ro. Id. militare di Savoja. Id. della Corona d'Italia. .llloaaglia d'argento al valoro tullitat·e.

186~


.."

z~ o :.,

377

.

DATA l.ll ANZIANITÀ

COGNOME E NOME

NEL ORAOO

Medici di vascello.

2 3 4

5

6 1

'* , '* ,

+ +

*, *,

+,

l settembre cav. 1 Boncinelli Antonio, cav. 18 detto Giovannitti Filippo, cav. cav. Chiappe Cristoforo, cav. 28 genno.io Id. Schiaffi no Giovanni, cav. cav. O Del Santo Ettore, cav. cav. +, O, C.'\V. 14 aprile dell'Ot·dine militare di Savoja Sindico Giovanni, cav. cav. 25 novembre Verde Costantino, cav. cav. + . T'd.

+ ..

'* , '* ,

+

+.

1869 1870 1872

1872 1872

Medici di fregata di i "- classe.

2

3 4

5

6 7

8 9 lO 11

12

13 14

15 16 17 18

19

+ +. +·

Rava.sco Cesat·e, cav. Cucca Camillo, cav. Famùato Felice, cav. Federici Ft·ancesco, cav. De Carolis Giol'anni, cav. Fusco Gioacchino . Galante Luigi D'Enico Ra ttàele, cav. Rossi Cesat·e Tort01·ella Nicola . Petiti Carlo Domenico, cav. Limola Soliuas Gavino Mendini Fr·o.ncesco Gabbriolli Pasquale, cav. D'Angelo Giuseppe Scrofani Salvatore. Bassi Riccardo . Fi01·ani Filippo ." Falciani Giovanni .

7 dicembt·e gennaio 7 dicerhbt•c id. 19 aprile 25 gennaio, 2 ottobt·e id. id. 2 febbraio 6 maggio id. id. id. id. 11 mat·zo id. id. id.

1865

11

1868

25

+

*.

+.

+

+

1802

186.3 1862

1863

1864 1864

1866

1868

Medici di fregata di 2a classe.

l Bocca Paolo, O 2 Maurandi Eul'ico 3 o·o,·idio Giuseppe. 4

Fot·naci Antonio, 6

rnar-LO

12 aprile 1868 18 settembre 1870

id.


378 o

"'·" z~ o

COGNOME E NOME

"'

DATA DI ANZIANITÀ NEL GRA.DO

giugno id. id. id. id. id. id. id. id. id. id.

1873

marzo id. id. 19 febbrajo id. id.

1868

8

5 Cacace Augusto 6 Tozzi Francesco 7 Gresolia Salvatore.

8 Ancona Emidio. 9 Reta Aurelio lO Il 12 13 14

Capurso l\·lauro. D'Orso Gennaro Vecchione Giacomo Mazzei Ignazio . Giaccari Francesco 15 Squeglia Enr·ico Medici di corvetta di i:~. classe.

12

1 Accardi Stefanò 2 Bogino Cipriano 3 Rotondaro Vincenzo . 4

Basso-Arnoux Luigi .

5 Gravizi Giuseppe 6 Abbamondi Gio. Battista

1871

Medici di corvetta di 2a classe.

2'6 ~ai'Zo 1873 8 gennaro 1863 26 marzo 1873

Poli Vittorio

'

2 Ruggeri Aurelio ... • v Tomasi Marcello 4

~orgi Gio. D~nte .

,.

5 Piasco Candido . 6 Banusso F ederico. 7 Al'iola Domenico 8 Guena Giuseppe 9 Maglieri Carlo . 10 Viglietta Gioachino 11 Santini Felice 12 De Renzio Michele 13 Gonfalone Angelo. 14 Annarumma Gerardo. 15 Corona Antonio 16 Golella Giovanni 17 Renzoni Virgilio

8 21

· ~

id. • id. id. id. giugno id. id. ottobre id. id. id. id. id. id

1873 1873


379

PER$0NALE EARMACEU'l:'ICO. DATA DI ANZIANITÀ 1ìEL GRADO

COGNOME E NOME J

.::~

Farmaci~ti Capi.

20

Cavano Francesco, cav. o§<. 2 Corte!;e Dom~nico. .

ma~gio

1865

5 novembre 1868

Farmacisti di f:. classe. l

.

Marano Napoleòne.

2 Eusco Giuseppe

25 settèmb~;e 1862 25 l

3 Salinas Luciano

aprile 1869 febbraio 1874

Farmacisti di 2a. clas.se. Cavallo Nicola .

.l

30 maggio · 1867

·'


380

BULLE TTINO OFFICI~LE

Con R. ))ecreti del 23 aprile 1.874. SCIU:M.BATA Giuseppe, soldato nel 71° reggimento fanteria, e STILO Pietro, medico chile. Nominati sotto-tenenti medici nel Corpo sanital'lo.

Con ))etenninazioni Mìnist~iali del Z7 aprile 1874. SCIUMBATA Giuseppe, e STfLO Pietro, sottQ-tenenti medici, nuovi promossi. Destinati alla Direzione di Sanità militat-e di Fit·enze. GONZALES Edoardo, tenente medico deUa milizia mobile, distretto di Verona. Trnsferto al distretto di Milano. C-<>11 R. ))ecreti del .30 ap1·ile 1874.

}3ELTRAMINI Luigi, capi tano medico di 2a classe, 50° fanteria. Collocato in aspettativa per infermità temporarie non provenienti dal ser vizio, dal 16 maggio 1874. PORLEZZA L uigi, tenente medico di 2:. classe in aspettativa a Drezzo (Co.mo). Richiamato in c~ettivo set•vizio dal 16 maggio 1874.

Con Dcte1·mina:rioni 111inisteriali del 4· maggio 1.874. I sottonominati m~dici dovranno trovarsi in Roma nei giorni rispettivamente controindicati per subit·e gli esami di promozione a capitano medico presso il Comitato di Sanità militare.

FUSCO Giuseppe BUGA!I-1ELLI Napoleone BELLINO Gioachino DELLANEGRA Luigi AZZl Piet.ro CARUTTI E nrico BRANCACCIO Giuseppe BUONOMO Biagio VITA Felice AMBROGIO Gio. Battista VETERE Marco

15 Maggio.


MARTOGLIO Ferdinando D'AGOSTINO Vennnzio GRIMALDI Luigi CONTI PaS<!ttale DE FELICE Leopoldo Fll\fL~Nl Luigi CAMPOLI Alcssandl'o GAJ.ffiiNI Stefano PJSA.t\ì Rocco PORCELLI Bnldassarre ).fOSSA Cado RICCA Antonio CORTI Achille TITONE Gerolamo BRUNO Yincenzo LONGO Giuseppe LOCTCERO Andrea PTmTRASANTA Giacomo D'ANTONA Giuseppe MARRI Lodovico TOMi\IASI:ST Giovanni ALESSANDRINI Giovanni DE LOZZO Luigi ANDO-GIAZ..."NONE P ietro PUTZU Pietro P APOTTT Domenico TRAIU Alessllndt·o i\ìCOSIA Paolino PRANZAT ARO Carmine VINCI Cado D'O:'>lOFRIO Antonio DE MARTINO Luigi LOMBARDI Giuseppe CARPARELLT Giuseppe VERDUZIO Vincen::o FR,u'ICIDNI Eugenio CA.RAs so Michele PERONACCI Rosal'io GUASCO Carlo SEcco Ambrogio AMANTE 0 1·a~i o LOMBARDO Antonio ANDREIS Costanzo

381

l

15 Maggio.

l

l

21 Maggio.

( l.

26 Maggio.

l 1

1° ·Giugno.


382 DELLACHÀ. Ft·anc9sco SUPERCm Vincenzo CALDERTNl Ferdinando FOGGETTA Giuseppe IRACE Gabriele PANARA Pttnfilo THUIUS Luigi DI FEDE Raffaele CTTANNA Ferdinando CELLT Ermenegildo

6 Giugno.

l sottonominati capitani medici donanno tt·ovarai in Roma uoi giornt

rispettivamente controindicati pet· subii-e gli el!ami di promozione

a maggiore medico. DELLA CROCE Tito PELLEGR1Nl cav. Leopoldo PJERl Epifanio POFFE Aurelio PARADISI cav. Paolo PANZANO cav. Oiut~eppe TRUFFI Et·cole BERTI cav. Alessandro PERSONALI cav. Frcole CAT ELLI cav. Camillo PICCHI Cesare CA VALLO cav. Giuseppe MJGLlOR cav. Luigi PERACCA Luigi MAlUANO Maurii:io RfPP A cav. Giovanni AGOSTI cav. Giuseppe BOARELLI cav. Giuseppe MOJARES nobile Vincenzo BOBBA Emilio REGlS Stefano CUGUSI Giuseppe PONTORIERI Agostino SIRIATI Giuseppe MANZI cav. Baldassal'l'e MORZONE ca;. Francesco RUFFA Luigi SAN'I'ORO cav. Luigi

ll Giugno.

l

l

l

16 Giugno.

l

~ 21 Gi"gno.


383 DA-VICO cav. Virgiuio BE!fTI Domenico FIORI Cesar e DAII\'ELLI Luigi UBAUDI Pietro PABlS cav. Emilio MONTANAl:U Luigi SA'GGmi Francesco PEPÈ. Achille BORRONR cav. Daniele GIQRGINl Matteo TOSI Fede1•ico M!GDLI UJisse BIANCHESSI Annibale BORELt.A Silvio B JNI Giovanni M'AFFIORETTI Cesare PIRAS Antonio SOLA Giuseppe 1,1ARIN1 Francesco

21 Giugno.

l

~ Giup

Con R . Eee~·t>ti del 7 rMggioo i874. SCRETI Emanuele, tenente medico di 2a classe, 18° fanteria. Collocato in aspettativa J.Jèl' motivi ·di famiglia. GIUOLI Litterio, id. id. id., 54° fanteria. Dispensato dal servi1.i.o in seguito a volontaria. dimissione.

Con DeterminMi01~i Ministct·ùtli dell' i 1 mçggio ~874 . PORLEZZA Luigi, tenente Jti·edi<'.o di 2a classe, 1·ichiamato dall'aspettativa. Destinato al 10° cavaUet·ia. OTTAVT F1•ancesco, id. id. de·Ua mili :o~ia p.10bile, distretto di Parma. Ts·asferto al distl'etto· di Reggio (Emilia). RODRIQUEZ Domenico, sotto-farmacista aggiunto, Direzione di Sanità mili tare di. Verona. Tt·asferto alla Direzione dì. Sanità militare di P erugia.

Cott Determina:rioni 11Hnistel·iali del 1.8 maggio 187 4. G_DJDOTTI cav. Carlo, maggiot'e medico, Dire:r.ione di Sanità militare di ,Fil'enze. Trasferto a disposizione del Comando della divisione di Milano, durante il periodo, eset'citazioni al campo di Somma.


384 I sottonominati uffiziali sanitari sono destinati ai tre battaglioni vol6ntari di un anno, di cui la Circolare N. 72 del 18 maggio corrente, parte 2\ Gio1·nale Milita,·c. MUZTOLI Druso, tenente medico 42° fanteria GIACOMELLI Augusto, id. id., 76° id. LOMBARDO Michele, id. id., 10° id.

l o baltaglione (Varese). 2° id. (Verona). 3° id. (Jesi).

Con R. Decreti del i6 maggio 1874. BARLETTA- PERTICONE Niçcolò, o SA.l~GIRARDI Ales.~ndro, medici civili. Nominati sotto-tenenti medici nel Corpo Sanital'io.

Con R. Decreti de~ 24 rM.ggio 1874. MAJOLf Giuseppe, tenente medico di 2n classe, 9° bersaglieri, e PORLEZZA Luigi, id. id. id., 10° cavalleria. Dispensati dal !!Orvizio pet· volontaria dimissione. PARADISI cav. Paolo, capitano medico, presso 1'8° reggimento l)ersaglieri. Collocato a riposo dal 1° giugno 1874, ed ascritto negli ufficiali di riserva, col grado di maggiore medico, con riserva di anzianità.

Con Dete~•minazion( Minìst~'1·iali del 25· maggio 1874. SERPAGLI Cado, tenente medico di 2a. class~, Direzione -ii Sanità militare di Bologna. Trasferte al 18° fantet·ia. BARLETTA-PERTICO~'E Niccolò, sotto- tenente medico, nuovo noJninato. Destinato presso la Di1·ezione cJ.i Sanità militare di Roma . SANGIRARDI Alessandro, id. id., id. id. Destinato presso la Direzione di Sanità milittn·e di Bologna. PETRONIO Giuseppe, tenente medico della milizia mobile, distretto di Campobasso. Trasferta al distt·etto di Catanzaro. SANI Costantino1 id. id. id. id. , id. di Padova. Trasferte al distretto di Roma.

n Dù·ettm·e n R edattore e Genmte

Colonnello Medico Dot.t. Cav. PAor,o MA'NAYRA. Tenente C'olonnello Medico .

:Dott. BAROl"FJO Cav. FeLrcm.


A~NO XXII

-

Firenze, Giugno 1874 -

JIE ltiORIIE

N. 6.

ORIGI!.W/l.l~r,

GRANDI OPERAZIONI CHIRURGICHE INCRUENTE

Signor Redatto-re. del Giornale eli Jiedicina Jfilita,·e.

Io occasione dell' ll° Congresso degli Scienziati i tal iani in Roma mi si presentò l'opportunità l) di far brevemente cenno sulle operazioni· chirut•giche incruonte <~he oggi si possono praticat·e specialmente nelle estremità del corpo umano. È questo un tema di cui ora grandemente si occupa la Chirut·gia itl Germania ed in Italia ed a me pare degno sopra ogni altro della speciale attenzione della Chirurgia militare. 1 nostt·i onol'evoli colleghi nel Congresso accolsero favorevolment~ la mia commlicazione e mi giova sperare che anche quelli dell'esercito troveranno pm·o assai utile lo studio di questo moùo di praticare le gralldi operazioni chirurgiche delle estremità senza perdita di sangue. affincbè ne possa emergere la convenienza di aggiungere all'arsenale chi;·urg;co di guerra quanto occorre per operare con siffatto metodo sul campo. La prego quindi, egt·egio signor Redattore, che giù. ebbe con tanto amore e successo a<;l occupal'si ùegli studi eli Chirurgia milital'e 2), di volermi essere cortese di pubblicare il mio seguente disCOl'òO tenuto nell'accennata occasione. l) Penultima l'ecluta clelia ClasSI! Medicina e Chh·tn•gin il giorno 26 ottobr·e dell'anno 1873. 2) BAROF'I.llO. Delle Fe,·ilt: cii 1l1·ma da fuoco. Memoria onOI'Uta ùal premio al concor'lio !Ubor·i. 'I'ot•ino 1862. 26 Gi,;1·nalc di .lJfeclic. milit. 1.874..


38G

Signori ! Il giorno 2 3 del mese corl'ente il professore P acchiotti ha fatto alla nostra Classe una interessante comunicazione sull_a medicatura chirurgica i n generale ed in particolare. Fra i varì metodi di medicatura usati dagli antichi e fea quelli che an che moder namente hanno spm·tito in Llivet·so campo gli operatori, dalla chiara ed erud ita esposizione del prof. P acchiotti è emersa l'eccellenza della delicata e rara medicazione delle ferite : rara vulner·um medicatio del Maga ti 1). l)

C.JESARIS

MAGATl

Scandianensiil In almo ·Ferrariensi Gymnasio p ublir i J\Icclicinr.e professoris De r ara medicatione vulnerum Seu de vulnel'i bus •·:u·o trad andis libri duo · In quibus nova ti'IHlitur methodus, qua foolicissirne, ac citius quam alio quovis modo sananttw vlllnerll. Qurocunque prreterea ad vera m et pc•·fect.am eo1·um cm·ationem at tinen t, diligenter excutiuntur: penuultaq. explicantut· Gale ni, et Hippoc•·atis loca co spectantia. Hrec autem duplici qurestione { Ub·um molios sit vultwra quotidio solve•·e. ac p1·ocurare, an plut·ibus intct·iectis diehus H Uti'Um turnndarum et penicillorutll usus in curatione vulne•·um sit necessa•·ius Novum ar gumentum est , a nullo Hactenus attentatum, sed pulcberrì murn, et vu lncra tractantibus maximo ' fi'U CLUO~um. A d ill'usk is!\irnos vi•·os D. Alexandrllln Haseum U:quitem habi tus Cala t.ravoo, ac Sapicntiurn Indicem

Sa pientcsquc MugistraLus D. Marchionem Galeatium Gualengum D. Marchionem Aloysium Bevilaqium Fer~ariensis Gymnasij

Modc1'atores

Cum. triplice indice Capitum, Qurestionum et verum omnium memorabilium Superiorum permissu et privilegiis Veneliis MDCX.VT Apud Ambrosium et Bar thol <?meum Dci Frakes.


::$87

• Io stimo che il professar Pacchiotti, senza rivendicare assolutamente all'Italia la priorità. dell'utile metodo, abbia nondimeno assai opportunamente nominato il Maga ti; giacchè in tal modo legando i principi ad un nome ha fatto sì ehe per t'avve nire meno fac:ilrnente çlivagasse1·o le idee. Quando s i insiste sul nome di u n autOJ·e o su di un metodo si fa credere che presso a poco si pensa <:ome quell'autore o si è partigiani di quel metodo. Cosi il professore Pacchiotti il quale, eitando chiarissimi <ìl.\tori e rnaestri, s' int1·attcnne più specialmente del :Magati ·r, del s uo siste ma ci a\ltorizzò t'l cr·odcr·e che egli fosse ammiratore e seguace di quest' ultimo; ed io r itengo ehe egli abbia fatto opera meritoria ad esporci le sue idee, frutto f.l.ella sua lunga espetienza, in quanto che sarebbe assai utile di guidare con un inùi1·izzo saviamente rleterm!nato e comune questa importantissima parte della pt·atica della lYiediclna. Se il pr9fessor e Pacc~h io tti si fosse dilu ngato nella sua esposizione chirurgica e fosse quindi venuto a parlare, per esempio, delle f1·attul'e, io r.redo ehe pel trattamento di queste egli aHebbe professato pt·incipt consimili a quelli propugnati pel trattamento delle ferite. Procedendo pet' analogia avrebbe messo, cioè, nella stessa bilancia .pel' cont1·appeso alla r·ara vuh1erurn rredicatio del Maga ti il « no rest?•tdnt » degli I nglesi nel t Pattarnento dell e fmttul'e, o l' « o/me dd~c k )> di uno dei carnpiorù della scnola chirurgica. tedesca, lo Stromeyer. E ciò massimamente in contrapposto della distensione r ettilinea. e della costrizione usate da certe scuole, e quando in ispecie impiegate da principio nelle frattu r e complicate degli arti e singola r mente in q uelle per arme da fuoco, in · una parola nelle ferite-J1·attur-e de lle ~st1'cmi tà. N ella istessa maniera che il pt•ofessor:e Pacchio tt i ha ridestato in quel giorno ft'a noi il Yecchio metodo del Magati. in Germania, non ha guarì, lo Stromeye1· ha fatto rivi,·ere la disusata posizione laterale di P ott, per le fl'attul'e del femore e le lesion i della coscia . Egli ha insistito for,temente per essa, ed ha anzi inventa to per le ft·atture dell'omero il suo


388 àtsoino toracioo, con cui il braccio fratturato guanisce senza.' bisogno di apparecchio costrittivo e. distensivo ma· sempli-cemeùte collocandovelo sopra coll'avambraccio in :f1esskme . ' l sul petto. Con questo semplice apparecchio, che lo Stròmeyi:n..si compiace precisamente di chiamar semplice, è applicato in un altro punto del corpo uman,o lo stesso principio di Pott per le lesioni della coscia l). Nella grande pratica chirurgica della guerra, ciò ha fatto dare il bando ag1i apparecchi rettilinei distensivi e costrittivi, ed ha messa in chiara luce la convenien7,:a l'l l' indLcazione della· semplice. dolce e comoda giacitura della coscia: e dell'arto colpito e rotto nella sua continuità. da un'arma da fuoco (the soft dncl ea·s y melhode.}. Questa indica1.ione clinica si basa sul dettato fisiologico che la distrazione eccita la contl'attibilità dei muscoli, la quale procura quindi intolleranza . dell'apparecchi2, dolori, spasmi, insonnia, guasti coperti delle carni per opera dei ìnoriconi e scheggie spostate o costrette, suppurazioni profuse, pericoli generali accresciuti, guarigione ri· t~rdata e spesso incerta. ! l chirui·go a.vveduto e prudente sa(n·ifica però alla maggiol" convenienza clinica di seguire con calma le fasi del graduato naturale proeesso di riparazione, l'amore deJ.le riduzioni immediate delle fratture colla costru-zio'ne di un anpar,ecchio più artistico, e rifugge perfino dalla idea della rjdiJzione dell'ar:to nella sua prima lunghezza, di'-rèziohe e · figura col mezzo della cloroformio-nar·cosi. Colle .mie par~le, , o Signor·i; io non interyclo 'per· nulla, di d~t'r·al're la pratica d'uomini rispettabili e le trarìiziuni di scuole ripntati~sime, ma bensì di esporTe soltanto quel'i'nodo di proc~dere che in simile matet~ia mi sembl'a J1ÌÌl giustificato dalla riescita. del1e cure. di simili lesioni. E in verità ho potuto·. vedere ultiniari1ente in un viaggio che mi fu dato di fare durante l'ultiina guerra fran co -ted!3sc~, ottimi risul~ati nel

•

l

'

l) l'IL\ c çoRM,\ 0 e STROM !m.:R, Note e ~~icordi di un Chin:trgò di . Ambulans-a, truduzione del n.r E. BEI, LINA - 'Firenze 1872.

..


389 .<1ampo della chirurgia esercitata con questa dottrina, secondo .le idee, cioè·, espl'esse da~ pt·ofessore Pacchiotti e secondo quelle cui io ho ora accennato, e invece grandi disastri cli.nici ove aveva dorninato un sistema opposto di chirurgia. A qufst·) :sistema non confiderà certamente le speranze del suo avvenit·e la Chirurgia Conservativa. e tanto meno la militare. Specialmente sul campo importa di conservare con modo, senno e misura per evitare il pericolo di dover poi ds,>.PO demolir anche troppo c rendere forse inutili anche i .rimedi della Chirurgia Radicale. , Ma per dare. un indirizzo b uono alla pratica della chirurgia e per averne quei buoni frutti di cui esprimeva in quel giorno .il desiderio il pr·ofessore Pacchiotti, io credo questo e quell'argomento strettamente legati ad Ull altro. Voglio alludet•e .al risparmio di sapgue nell'operare, e singolarmente nelle grandi operazioni chirurgiche demolitive o conservative degli arti. I chirurghi hanno fatto sempre ogni studio di risparmiar sangue nell'operaré. Si risparmiò sempre per l'innanzi qnello che durante la operazione avrebbe potuto essere portato dalle art:erie. E quindi si arresttì il col'so dell'arteria principale de1l'arto. Senza però essersi bene spiegati, pm• si sentiva che operando qualche cosa mancava, che si avrebbe potuto fare q~alche cosa di più e che l'arte su questo proposito era imperfetta. Si avrebbe dovuto, cioè, provvedere al sangue ve noso e a quello che scaturiva dalla circolazione capillat·e. E ripieghi più o meno industriosi e più o meno estemporanei o preparati furono adottati ; e chi l'uno o chi l'altro espediente adoperò · per conservare al paziente il sangue che operando flui va durante tutta l'operazione o che demolendo l'arto andava con esso perduto. La pratica però non era ancora ·e§tesa a sistema generale ; non si ave:va ancora il metodo, l'appar ecchio ad !wc a cui tutti confidarsi per lo sgorgo 1 , antecedente della circolazione venosa e capillare, come si aveva l'antico strettojo chirurgico (tourniquetj per l'arresto della corrente sanguigna arter:iosa.


390 Ma a tutto ClÒ provvide ul timamente r Esmarch in Germania e merita ricordanza e lode. Nel 2° Congresso del!" Associazione Seduta del 18 aprile 'dell'an no 1813, tedesca d~ Chirurgia, egli produss~ il suo appa1·ecchio pe't' rispar·miar z"l sangue nelle grandi ope1·azioni delle estremità. Esso è applicabile nelle amputazioni, resezioni metodiche, estirpazioni, necrotomie~ rimozioni di porzioni di ossa epifisiari e e diafisiarie malate, ecc. L 'Esmarch assicura di aver fatto più di 70 g•·andi ope· razioni chirurgic.h e col suo appareGchio e senza stilla di sangue. L"apparecchio consiste : l 0 in un rotolo di nastro rosso di tessuto elastico largo 0,"' 05 e lungo 6, 60 metri. Con esso si pratica tma fasciatura espulsiva dell'ultimo estremo dell'arto fino alquanto al di sopra del punto dell'operazione da farsi /P(q. if'-/; 2° in un tubo elastico del diametro di circa O, 02 e lungo O, 95 metl·i, munito ad U? c.apo di un uncino e all'altro di una catenella di metallo (INg . 2 a/. D tubo si applica nel punto ove finisc~ la praticata fasciatura elastiml; si cinge l'arto con ripetuti giri (avvertendo di stirar·e il tubo ogni volta che si compie un giro), fino a che si giunge coll'ultimo giro a fermare la catenella coll' uncino. La fasciatura elastica espulsiva che ha servito a 1-ìgorgare il sangue dalle vene e dai capillari si rimuove all'atto di accingersi alla operazione e si lascia in posto il tubo cosi applicato che serve, come lo strettojo ehirurgico, ad arrestare ]a corrente arteriosa e l' innaffiamento sanguigno dell'arto durante la operazione. P er maggiot' precauzione ed efficacia si può disporre anch~ un cuscinetto sotto i giri del tubo sul decot·so dell'arteria principale dell'arto l ).

sa

- - ---l) Quale l' bo ora descritto è l'apparecchio di Esmarch fabb•·icato dal H. Beckmann di !Gel. Nella Fabbrica Inten1azionale di Oggetti di medica•ione in Sèiatiusa (lnternationala Verbaudstoff - Fabl'ik) diretta da H. Th. Bae!jcblin, se ne fabbrjca uno piil semplice e che si esita a mite prezzo (1, 65 l. i.). Consiste iu un nastro bianco di tessuto elastico meno l'Qbusto di quello di Beèkmaun, ripiegàto a matassa, lungo 3'" 85 e largo


391

Fig.

fa

l o credo che tale apparecchio sia. meritevole di un uso esteso percbè concreta felicemente una idea di grande utilità per l'operato e di una grande agevolezza pAr l'operatore. Questi difatti nelle amputazioni, operando su di un arto esangue, non dovrà affi·ettarsi soverchiamente, e i monconi e i lembi riusciranno più regolari e convenienti; nelle resezioni,

Oon 075, e in un tubo pii1 sottile di caoutchouc non vulganizzato, lungo l•• 00 e lar-go 0'" 008, il quale agli estr•emi non ha nè catenella nè uncino. La sua applicazione mi sembra più spedita, giacchè dopo di aver anolto con ripetuti gir·i il tubo intorno il membro si annoda semplicemente co' suoi capi.- Ho sperimeotl1to tma volta questo modo di apparecchio e l'ho tr·omto corrispondere pel'fettamente allo scopo prefisso. È singolare però la potenza 1costrittiva anche di questo esile tubo cosl applicato sulle parti molli di un membro!


392

estir pazioni, nect·otomie, ecc., avendo libero di sangue il campo dell'operazione, potrà valersi meglio del soccorso della vista e alleggerirsi dell'opera, d'altronde necessaria, dell'assistente e procedere meno inceppato, più spedito e metodico l).

l) Ct•edo qui conveniente dì togliere da un Estratto della ~ Berliner Klillìsche Wochensclmft, 1873, n° 23, » e di t•iferil·e per intero il discorso con cui l' Esmarc!t raccomanda al CongTe$SO dei ch:irurgb i tedeschi il suo apparecchio. « Sign01·i! Vol'l'ei •·ichia,rna,re la vostra attenzione sopra un pt·ocesso che sono solito di applicare in t utte le g randi opet·azioni delle estremità., i l quale in certi casi offre vantaggi di g r·nndissimo momento. 11 processo consiste nel t•endere pt·iva di sangue la estremità pri ma di opet·are, e nell' impedit·e l'afflusso del sangue durante la operazione. Da. molti anni uso di questo processo nelle amputazioni, nelle quali mi sono sempre pr·eoccupato di risparmiare sangue ai pazienti. Esso è ll.pplicabile con gt·ande utilità a ttche in molte altre operazioni; nelle r:esezioni, necrotomio, ostil·pazioni, raschiarnenti di ossa e di capi articolari a mmalati, e ''a dicendo. Per esser bt·eve, vi ùescrivet·ò i n che modo si eseguisca il processo, per esempio. nella eslt·a:~~ione di un sequt'.stt·o della tibia. Dut·ante la cloroformizzazione del paziente, io fascio con una fascia di tela larga 3- 4 pollici, o meglio con una fascia elastica di te!>.<:~ulo di caoutchouc tut.t a la ,gamba, dall'apice delle dit.'L fino alla metà della coscia. cosl. strettamen te che la massima partP. del sangue dei capilla l'i e delle vene venga spinto verso il cuore. Al .disòpra del punto ovo finisce la fasciatu•·a, l'ar to viene cinto da un grosso t ubo dì gomma così fortemente che non passi più sangue pet' le artet•ie. Di regola mi servo pot·ciò eli un tu bo di gomma lungo 3 piedi, della grossez1.a di un dito pollice, uguale a quello che nella coxi te, volendo praticat·o la estensione con un peso, si a dopet·a pet· ansa perineale. Nel c.iugere in siffatta g uisa l'arto conviene s l.il·are fol'te.men te il tttbo p):ima di adattarne ogni gi ro, cosl che t ut to il tubo I'Ìesca allunga.to circa del doppio. Ad un capo dèl tubo corl'isponde un uncino e all'altro una catenella di metallo; uuendoli assieme vien chiuso l' ultimo gir·o. Negli individui magl'i basta soltanto questo cingolo elastico pet• ft·ena.re' affatto il corso del sangue; nei soggetti grassi e muscolosi non è quasi nemmeno necessal'io il mettere un cuscinetto sotto i gitti. del tubo sul decorM· 'dell'arteria principale. Quando si leva la fasciatura elastica espulsiva, la pelle di tutto il


39:~

Ma a questo punto, imitando l'esempio del prof. Pacchiotti, mi p,iace di dire che l'idea di tale procedere presso di noi già esisteva. Nella Gaz::.etta Medi:ca Italiana - Pr01;incie Venel? - n° 23, 7 giugno I872, in una .NoTA ad una MEMORIA SULLA LEGA'rURA EL A.S'l'ICA I N CHIRURGIA al prof. Dittel di Vienna, il p1·of. Vanzetti di Pado~·a, facendo un cenno storico della legatura elastica nella Chirurgia, cita il D.r Grandesso Silvestri di Vicenza, il quale fece in proposito due pubblicazioni, una nel 1862 e l.'altra nel 1871. Riferendosi a quest'ultima l'illustre Clinieo di P adova cosl si esprime: « L'Autore fa poi conoscere altr·e utili npplicazloni della gomma elastica. Nelle ampu tazioni degli arti smessa ogni altra maniera di emostasia preventiva, Ei sì vale di strett~j . ossia di l unghe fettuccia o cinghie elastiche, a bbastanza forti. colle quali, cinto più volte l'arto mentre sono s ufficientemente ,tese, la circo_lazione artel'iosa è si pt1rfettamente intercettata

membro al di sotto del tubo elastico chiuso appat·E> :;morta. o non ~ dato di sentiee il polso in alcun punto. . Ai primi colpi di coltello lluisce ancora un po' ùi ::;angue nerasko dalle vene profonde: ma ben presto interamente finisce ; si opera come sul cadavere e si può compiere con tutto agiq .l'opeeazione, $enza che il sangue h·t·uente o la spugna dell'assistente la interl'ompa. È noto a voi tutti quanto considerevole sia l'emm·agia dovendo operare tmtiche necrosi, o nelle difficili estrazioni di sequestri dai tes~uti ingrossati e vascolosi delle ossa. Ad ogni colpo di coltello sgorga li sangue dall'osso, e spi'Uzzando spesso dalle grosse artet·ie dell'osso riempie immediatamente il carnpo dell'opel·azione, io modo da non poter più oriz.zoutat·si fino a elle l'assistente cou forti e sollecite pressioni colla spugna non abbia pe1· un istante fatto liber·o il campo all'operatore. Rinnovandosi però l'inconveniente ad ogni colpo di coltello e trattandosi della ri mozione di pa1·ecchi pt·ofondi sequestt-i, ne avviene che alla nne dell'opet•azione il pa:lieute ha perduto una quantità consido1'~\0lo di sangue. - Col mio processo per t.utta -una simile operazione· non si perde punto sangue. Appena che tutti i sequestri sono rimossi io turo l' .i ntje1·a escavazione dell'osso con esca focaja o con fina rascl,iatura di filacciche intt-ise in una leggiera soluzione di cloruro di sesqui-


394 che nulla di sangue si perde. Questa. cint ura, bene applicata. .e co' suoi capi fissati per me..:zo di un fermaglio uncinato, resta in sito da sè senza alcuna sorveglianza e senza d'uopo di assistente . . . . . . . . . . : . . . . . . . . Tale sttettojo annulla affatto qualunque movimento di liquidi circolanti. » E più avanti. riferendosi il Vanzet ti al Yolnme pubblicato nel 1873 dall'Università di P adova per essere prodotto in occasione della Esposizione mondiale di Vienna, « CBNNI STORICI SULLA R.a U NIVERS fT:\ DI P ADOVA CON NOTIZIE SOMMARIE SOPRA I SUOI !STI'l'IJ'l'f SCJENTIF10I, »

COSÌ parla di uno fra gli altri usi da Lui fatti della l~er;atur·a elastica nella sua CUnica: « Parimenti giu~ta l'esempio e gl'insegnamenti dell'Autore (D.r Grandesso Silvestri) medesimo, in luogo di ogni altro torniquet o strettojo si suole stringere l'arto mediante un laccio di gomma elastica e con sì buon effetto che il più delle volte il moneone non dà s#Ua di san,que.. Prima d'ap·

ossido di feno, e sciolgo lentamente il tubo di caoutchouc. Rapidamente allOI'It. si arrossa. di nuovo la pelle dell'ar'f.o e con quasi eguale rapidità P.sce il sangue da tutta la superfìce della ferita; aleune aderie devono essere legate; e l'ultel'iOt'e emorragia si estingue facilmente compl'imen<lo leggermente con una spugna di acqua f1·edda. L'operare senza emor•t•agia è specialmente conveniente nella esportazione di ossa fungose degene1·ate o di capi ar ticolari, quale venne ulli mamente sostituita con sommo vantaggio alla metodica resezione. Parecchie volte io ho aperto ampiamente l'articolazione cosl ammalata con un unico !.aglio anteriore, ed accuratamente esportato con un cucchiajo tagliente tutte le p111'ti malate, senza. che l'emorragia rendesse punto malag'lvole la distinzione dei tessuti sani dai malati; e per la riuscita dell'operazione mi sembra della massima importan~a la rimozione di tutto ciò che è mot·boso. Per· far risultare ancora più i vantaggi di questo pr·ocesso, tr·ovo per ultimo inutile di di r·e che esso può essere sempr·e alla mano. Qu9 n do voi l'avrete sperimentato proverete forse la stessa sensazione ch' io pure provai la prima volta che lo misi in opera, sensazione cioè di. stupore che questa facili~sima idea non rni fossa prima vCillltll i11 mento. »


:195 pl~care il laccio

elastico all'arto d>t amputarsi, è nostr·o uso di fasciare quest'ultimo alquanto strettamente dalla st:ta estremità fino al luogo del tàglio, e (li tenerlo qùanto più ·si pnò sollevato dùrante pareçchi minuti, perchè ·l'icetti minor copia di sangue 'l). » ~eco ' già iri atto, o Signori, l"idea dell'appar~çchio di E~inarch . Se egli divide con . àltl'i il momento della sua invenzione, é se altri nel nostro paese -gli ·può forse 2dri t~stare la priorità an~lie nell'!lppiicazione, a lui però sempre rimane certamente il merito incontr'astabile di aver estesamente appli.cato il metodo e di averlo reso con un deterrninaJo appaPe<;:chio, quale ho Ì'onore di, dimostrat'Vi, fac'il.rnente accessibile a qualunque chir·urgo 2). Sarebbe assai desiderabile per la storia della chirurgia contemporanea e per la ,pratica c.hirurgiea che il pro f. Vanzetti

l) .Mi ramm!Jnto nell'estate 'del 186$ di avet• a<;sistito il prof. Vanzetti in una operazl·one eseguit'a in qu~$ta manier!J;. Sì traWtva aeWampu'tazione patel!are del ginocchi.o del Gritti per voluminoso osteosal'Coma della gambadestra in ùn giovane operajo. Prima di dar mano al coltello, l'a·,·to f~ fàsciato &,(rettamente, tenuto rialzato pet:, alcuni minuti e per tuno ìl t!}mp o della c!m·oformizzazione e praticat[~ COl)temporaneamente la compressione <ielle femorale contt·o la b t·lmca ilei pube. La perdita di sangue durante questa ~ perazione, <:he l'ichiede un discreto temÌJo, fu affatto insigniflèante. . 2) A chi leggesse l'at-ticolo: Cau~ete, oper-ative {Operative Cautelen), . <~a pag.a 162 a pag.a 165, ~ella seconda edizione delle Jl!lassirM di Jl!ledicina miÙtat•e di Stromeyer « Maximen der "I<.riegsheilkunst, Hannover 1811 >> facilmente enker.ebbe la convinzione che lo Sh·omeyer stesso potr ebbe accampare delle giuste pretese di priol'ilà su questo ,ill·oposito fino d'al 1853. Avendo, non è molto tempo, SCl'ittp 'tma lettera su tale questione al prof: Stro)ncyer, egli gentilmente mi dspose indicandomi il passi) sopràc~tat.ò del suo aur·en libro, ma dicehdòmi : ad ogni modo il prof. Esrnarch deye essere riguardato il pritno che abbia stabilito il 'pt'incJpio di ese~jre ogni ope1•azione chirurgica dèl!e estrèmità senza perdi fa~ di sangue,.· di aveme da~a ia possibilità e dimostrata tutta la convenienza di ope- 1 rare con questa precauzione.


3.96

stesso pubblicasse, coll'esattezza che distingue i su9i lavori, tutti i numerosi fatti del suo moçlo di operare sulle estremità fino d.a ·parecchi anni addietro l). Nella speranza éhe ciò. possa in breve avveJ)ire; m~sso per un istante da bancl'a il lato storico della questione, c~1e non riguarda il mio scopo, nutro fiducia che riconoscerete il reale vantaggio che il metodo di ' opera:re senza perdita di sangue ,può arrecare agli operati, e rivolgo acl uomini valeuti ed à)ltorevoli come voi siete una racoom~ndazione ~ ed una preghiera.

l) Ostacoli ·indipendenti e insuperabili dalla mia volontà e un grave lutto do~1estico mi hanno i mpedito fino a quest'·oggi 20 maggio 'l8i4, d'inviare questo scrìtto al Gio1·nale. Intanto dalla gentilezza del prof. Esmarch mi pervenne un ·nu0\'0 arÙcqlo sull' « Anemia m·iificiale nelle Operazioni Cbirucp-iche » ·da lui pubblicato nella Sam.mlung Klinischer Vo,..trage, n° 58 ( ChiTU1"gie, n° 19) ; e la Be1·l. Iain. ì•Yochcnschr., n° 52, l8i3, contiene una « Relazione fatta ·il 3 dicembre 18i3 alla Società Medica di Berlino dal prof. Baron<> d~ Langenbeck sullo stesso argomento,» la quale vedo tr·adottl!- nell'ult imo nurner·o. aprile 1874, del Gionzale eli 111eclù;ina Jl1i(itm:e l'l'ALIANO. In questa relazione il Direttore della Policliu:fca delh~ Zeilerstrasse nart•a1 nello stesso modo del prof. Vanzetti <li Padova, come da molti anni soleva nelle amputazioni della coscia far comprimere pr·eventivamente l'arte1'ia principale del membro,. quando pot~v:~ riuscire pe r il paziente periçolosa _la. gr ande perqita di san~ue. Egli encomia per~• altamente il metodo e il processo•ài Esmarcb, pet··chè per·melte di .o perare assolutamente senza la 'presenza. del sangue ed h a il vantaggio cli'e, applic<w:lolo, si possono esaminare colla mas.sim<t chiarezza le relazioni anatomiche e patologiche dei te~suti. E da quell~abile operatore· e celebre clinicq. ch e egli è sugge1•isce di applicarlo con cautela nei casi d'ico1·ù:zazi~ne di una estr·emità p er non incontrare il .danno che l'icore sia traSJ?Ol'tata dall'eccessiva .p ressione circolare nella cot•rente della circola:6ione sa.ngui gna. Avver te pure il pet·icolo della par alisi ùei rami ner·m~i fer l?J. ~t·oppo fo t-te . costrizione nella estr·emità superiore (in 2 casi durò 15 giorni la paralisi dei rami del, n,~ediano e in l altr·o caso ancora 3 se ttimat;~e · dopo di ~ver. licenziato l'operato). Per evitare questo disgustoso. accidente indica come egli ~si p'e1' l'estl'emità su,pedor~ di conservat•e bensì qlla letter'a la fasciatura espulsiv<~. ma di sostituire una fascia di te~s[\tO e\astico al tuço .di ; Esrnat·cli il quale talvoha stror.za troppo le parti.


397

Vi raceornando e vi prego di applica1·e estesa me n te il metodo per fare in modo che p1·esto nella pratica chirurgica in Italia si possa annoverare una lunga serie di si mili fatti concludenti. Pe1' la prima volta ch'io a rdisco rivolgermi ad un rispettabilfl consesso di mecliei come questo, mi è grato di dirvi che ho trovato animo di far ciò llarlandovi in nome della Chirurgia Mi lita1'e alla quale ho dedicato l'ope1·a della mia esiStenza. Nel g iro di molti anni memora bili della storia del Hostro svolgimento nazionale, essendo io passato attraverso là dura t1·afila delle vieende della guert'a e delle diverse condizioni nelle quali il chirurgo militare deve esercitare l'arte e ,pr·estare l'opera sua, h o fo ndamento di credere che questo modo speeiale di operare sul c.ampo o negli ospedali eli guerra sopr a individui sfiniti, esten ~1ati dalle fatiche, d?-i disagi, dai patemi della campagna e da l seguito delle gr·avi lesioni delle armi, concorrerà g1·andemcnte a diminuire gli effetti cleHo shock delle g r·andi operazioni chirurgiche, primitive, seconda rie, ritardate, e di necessit<\, e a darci infine una statistica, di rnOI't.alità sempre piì.l confortante per il paese, il quale non è mai abbastanza sollevato dal peso dei sact'ificì imposti da simili circostanze. Lo studio attento della storia. della Medicina e della Cltimt•gia nell'ultima. g randiosa campagna combattuta in Em•opa ha dimostrato che, pur tr.ç>ppo, 1101\· ~ m:):~ supe):·flua la, fatica e la cura di provvedersi di tutte le invenzioni, le applicazioni, i ripieghi e le previdenze che il progP<~sso dello scibile umano può mettere a disposizione del m edico che segue H cor·so degli eserciti. moderni. Il mio dire, con cui ho forse abusato della vostra sofferenza nello stretto limite di tempo elle ci è concesso p<H' intratte.ne1·ci, ha avuto di mira quest'alto pensiero soltanto,. e avendolo esposto a voi io sono Ol'a lieto di averlo ben raccomandato. Roma, Il n•.IVembre 187:l.

, .

n.·· E·. BELLINA.


:-398

NUMERAZIONE E NOTAZIONE DELLE LENTI (•).

Il Congeesso Ottaltlfòlogieo internazionale (!Va Sezione Londr a, agosto 1872) stabili, che dal 1° luglio 1873 fosse adotta.ta la nuova numerazione delle lenti proposta dal Javal. Scopo della decisione del Congresso fu: l 0 Trovar cosi un modo accettevole di introdurre nella pratic.a il sistema metr·ico, senza sconYolgere le abitudiui commet•ciali e s0nza ut·tare troppo violentemente le necessità economico-industt•iali che avevano sempre fatti tornar vani i divèrsi temperamenti in tale intento pl'oposti . 2° Stabilire una serie progt·essiva ad intervalli regolari. proporzionali, sufficiente pel' ogni pratica esigenza, e suscettiva, pei s uoi termini equidistanti, di precisi l'affronti. 3° All'espressione (raziona1·ia (+) del POTERE Rr FRA:\GENTE: (R). che è alla per·fine il vero dato p;·alico ottalmolog1:co, sostituir·ne una equivalente, in numeri intel'i (pel facile maneggio nei calcòli) pur · facilmente ridueihile nella e~pressione della J.U.'\GHRZ7.A T•'OCALE PRf.'\CIPALE (F), che è la base industriale della numerazione clelle lenti. In vel'o è di s uprema necessità che N (ossia jJ numero indicativo o denominativo di una lente) possa espri met·e direttamente, o rappresentare in modo atto a facile e pronta riduzione mentale, i valori di F (lunghezza focale principale) e di R (potere rifrangente). Nell'antico sistema N indicava (in pollici) pur F ; R poi era eguale ad e quindi anche ad ~ . . . . . Conoscendo N conoscevasi adunque F ed R.

+

~*) Già pubblicai come più sotto indico la tavola relativ!l alla numerazione model'Ua delle lenti : rich iesto da alcuni colleghi di aggiunget·vi qualche schiarimento, ne ho tratta occasione a questi b1·evi e sommari Ctlnni sull'argomento. BAROI'l1IO. •


899 .

M·a siccome in ottalrnologia il dato più essenziale, che continuameqte occorre maneggiare, è il valore rifrangente ; così sQtto questo rç~,pportq l'antico sisterr~a presen:tava l' jnconveni'ente d'un valore frazionario ( ~~) di uso difficile od almeno· i.mbarazz;:lnte. Diversi tentativi furono fatti per r iparare a _tale difetto, ma ~cm tormtrono comunemente acceW. Schobble.ns suggerì sostit:ujre <J.il.a ·feazione il suo _reeiproco dec;ima1e. Zehender e Donders immaginarono uq sis~ema: misto, basato sull'pso d'tina frilzi6ne fissà (1/48) unita ad un numero intero . .Steinbeil e ,Buro·w (quest'ultimo, d'accordo col B usch, direttore, del ·celebre istituto ottico di Rathenow) credetter.o potesse allo uopo bastare una ùu merazione con piccoUssimi intervalli di rifrazione (l / 12ò o.d ,Jj60 di pollice). Il Monnoyer, · il Nagel, il Porro, fecero pure analoghe ingegnose e commendevol i wo:Po~te. Eminente e commendevolissimo par·ve il s1stema immaginato dal Gira1;d-Teulon, che' assunse co.me b~se, come urlità la lente piìr debole della serie (di 18' ossia 216" di lunghezza. focale). Finalmente di tutti più àbile o più fortunato il Javal~ parve ai comt)etentissih1i giudici riuniti nel Congr~sso di Londra fossyJ riescito a realizzare l'intento. Nel nnovo sistema N ecl R s.ono espressi collo stesso nume~o (che denomina la lente e ne indica insiememente il pote're rifra.n gente in 'Unità diottr iche> o cli'ott?·ie}; F poi (seg:nat0 in centimetl'i) si può f~tcilmente desumere dalla lnnghe.zza focale oentimetrica della lente t.mità (240"), divisa pel Dumero stesso denominativo della .lente richiesta ·( ~~o).

+

Numerazione. 11 &if:\tema antic9 e l'attuale diversificano quindi ess~nzial­ mentè. tra loro pel concetto della diotti"ia od un.ità diottrica, o.s.s ia pella lente tipo o lente unità. Nel primo era costituita dalla lente più forte., di roip~r lupghezz~ fo,..eaJ.e (l") e q~li!f~i dotata di rna'g gior potere rifrangente. Nel seeo.ndo la. lente ' ''


400 tipo, l'unita diottrica è a vece rappresen tata dalla lente più 81 debole del sistema, di più lungo fuoco (240 centimetri ossivero 96"). È naturale che nell'antico sistema essendo ·l il valore rifrangente della lente unità (più jòrtej, per tutte l'alke della serie il potere rifrangente decrescente doveva nec~~ssaria­ ro cnte essere t•appresentato da una ft•azione : l j 2 (pella lente di 2''), 1j 3 (per quella di 3 11), 1f 1 (per !"altra di 411 ) • • • • • • • l j 96 (per una di 9fi11 ) • • • • • • • Ifi 00 (per l'estrema, la più debole generalmente ammessa, ùi 1001' ) . :Nel sistema Javal a vece se il poter rifrangente della lente di più lungo fu oco~ ia. più dt'Jbole della serie, indieasì 1 (una diottria), è certo che per l'altre tutte il rispettivo valor l'ifrangente crescente sarà r appt•csentato da una sel'ie aritmetica pt•ogrediente . . . . . . . . Cosi, essendo l il poter r ifrangente della lente unità o di 240 centimetri (96") di fuoco, la lente di 120 centimetri (4811 ) avrà un poter rifrangente = 2; quella di 60 centimetl'i (24'') l'avrà ~ 4 ; di 5 centimetri (2") l'avtà = 48 ; di 2, 5 centimetri (l'') l'avrà òi 96 (vale a dire avrà 91) volte il poter rifrangente della lente tipo od unità, appunto perchè ha una lunghezza fo c;ale 96 ·volte minore, e , come d1cemmo, il poter rifrangente - ((+-)) - è appiwto inversamente pt•opor?.ìonale alla lunghezza focale - ((F)) - ). Nella Tavola ehe pubblicai nel Gior-nn.!e nell' anno seorso (pag. 889), sono rappresentati tutti i sov1·a accennati dati : il nuovo numero ( + N') adottato, che inùica pure le dio ttri e~ ossia il valor rifrangente (R'); la c<~rt·ispondente lunghez1.a fdcale (F') in centimetr-i; finalm ente la lunghezza focale (ft) in pollici, equivalente al numero (N) antico pm·e indicato. Nessuna diffi~oltà presenta pet· verità l'uso di quella tavola; ma come al postutto non pnò sernpr·e aversi alla mano, ed anco per meglio fissare le idee sul nuovo sistema che può

=

=

dirsi ufficiàle, e moralmente e scientificamente obbligato'rz'o (e dovrebbe quindi diventar-e d'uso comune), indicherò qui alcune semplicissime f01·mole, pelle q nali, n oto un (fato, se ne può facilissimamente desu(Tlere gli altri · pitt essenzialmente richiesti.


401

Cosi per ridurre la nw?2erazione antica nella moderna e viceversa, basterà .avet· pre.s ente le due formole seguenti :- · N' ~ {vale a dire il mtmero m.odel'!W è epuale alla lunghez::a focale espressa all'antica - in pollici - della !ente unità o tipo, divisa pel numero antico della lente. in ques#one) . . ·..... Cosi data una lente indinata col numero antico facile sarà ottenerne il nwnero mocle1·no; N = ~ (vale a dù·e il numero antico è eguale alla

=

lunghezza focafe come sopra, divisa pél nwnP;ro motlern o} ....... Noto il numero modemo lo si pott·à cosi facilmente ragguagliare all'antica denominazione. Nel sistema modemo poi dato un valore si potrà ottenerne gli altri corrispondenti colle seguenti formole pm· semplicissime : ~IO ~IO F l = TI e l' a ltt'a N' I 'FT {'vale a clù·e la lunr;hez::a focale - in centimetri - cl' ·una

=

lente si ottiene dh>idendo la lunghezza focale della lente unità (eli 240 centimett·i di fuoco) pel nwnero moderno ilella lente indicata. - C.-y;ne il numero moderno di essa lente puù ottener·sz· divi~lendo la lunght}zza focale (in centir:ttetri) della lente ·u nita, pella lunghezza focale (pme jn centimet1·i) della lente indicata}. Basta quindi ritenere il semplice numero 96 per poter, ùall'indicato numero (mocle,·no ocl antico} d'una lente data, ottenere l'altro numero ricercato (antico o moéjerno; . Basterà aver presente la cifra 2 40 per poter coll'indicazione del numero moderno, os~ivero della lunr;he:;za focale (moderna, in centimetri), precisare la lunghezza focale in centimetri; ossivero, nel secondo caso, il num.ero (e quindi anche il valot• rifeangente - le diottt·ie) da assegnarsi ad una lente data qualsiasi .

•

Riassumendo : L'unità diottrica, nell'antico sistema, era costituita dalla lente piì.t forte della serie (di l" di lunghezza focale; il nu-Gio?·nale di Medie. milit. 1874.

27


102 mero 96 giusta. la nuova numerazioue, comecchè equivalente a 96 diottrie, a 96 lenti unità). L'unità stessa, n~l sistema moderno, è costituita dalla lente pitt debole della serie (di 240 centimetri 8' ossivero 96"; e quindi il numero 96 dell'antica numerazione). La riduzione dall'antico al nuovo sistema è facilissima, come ris ulta dai seguenti esempi: Sia N (il rm~ero. antico indicato)= 96 · 16 · 12 · 6 · 4 · l ; pella formula ~ = N', avremo: 96j96 · 96j16 · 96h 2 · 96Jo · 9614 · 96f1; sat·à qniudi N' (il numero moderno ricercato) = l, 6, 8, 16, 2-1, 96. Sia N' (il numero moderno indicato) = l . 6, 8, 16, 24, 96 ; pella formola : = N, avremo : 96h , 96j6 , 96j8 , 96fi6 , Xf2_1 , 96j96 ; sarà quindi N (il numero antico ricercato} = 96 , 16 ' 12, 6 , 4 , l.

=

Facilissimo è pure da un valore qualsiasi indicato della lente, dedurre gli altri richiesti : Sia N' (numero moderno indicato) =l, 6, 8, 16, 24, 96; pella formola ~ F ' , avremo: 240h , 240f6 , 210j8 , 240f w 24 2AOj24 , 0/96 ; sarà quindi F' (la ricercata lunghezza focale, in centimetri/ 240. 40 . 30. 15. lO. 2,5. Sia F' (la nota lunghezza focale in centimetri) centiN', metri 240 . 40 . 30 . 15 . 10 . 2,5; pella formola z;,o avremo: 2wi2-1o . 240j40 . 240j30 . 240h 5 . 24o;10 • 24o;2,5 ; sarà quindi N' (il ricercato numero moderno della lente) = l . 6 • 8 . 16 . 24 . 96.

=

=

=

=


403

TAVOLA DI NUMERAZIONE ,qiusta, t'l sistema mode~·no.

!{UMBRO MODBRNO

LUNGREZZA FOCALB

(N')

(I<KAL&, Vm·ru.u.e)

(+,o - )

(bicurva)

NUMERO ANTICO

PO'l'EnE

(N) lUl-' RANOENl'E

( + .o - )

nota.tiooe aot.it·a

e IWighezza focale (b• pollici)

(R)

e g-eneratrice dell" cunt'ltur-3

e generatrire deUe c:a.naJuN!

P oter rifrangente

in cc-n..timet;·i

(R')

nll:.1. moderna

e cliottrìe

(F')

(F)

l

-

32 • 38 48

240 120 80 60 40 30 20 15 10 7,5 6,3 5

( 96)

( 2, 5)

l

2 3 4

6 8 ,•

12 16 24

1

196

96

/-~.s

48

1 /32

32 24 16 12 8

1

l

124

1fl6 1

h2 /s 1 /o

1 l

,,

6

l/ 4

4

1

3 2,5

13

1

i211

t

lf2

2

l

( 1)

•


.(04

Notazioni. Le lenti neuh·e (vetri) - a superfici p11,rallele - indicansi col segno oo. I prismi colla lctter·a P , o Pr , indicando poi il gr·ado (l'inclinazione delle faccie ossia l'angolo); nell'estensione in genere da l 0 a 20°. Le vere lenti distingnonsi con se sferiche, c;on C se cilindriche; sen?.a segno o col segno intendonsi conver.(jenti (collettive, positive, convesse. pitt spesso al <;entro che alla per·iferia) ; col segno - diveJ•.fJf!1tli ( dispersi\•e, nega li ve. concave. più spesse alla periferia che al centro) Se piano-sferiche controindicansi con pSJ le his feriche ron biS, o semplicemente con S. Per rendere l' indica?.ione completa, hn-;ta poi aggiungere. pelle piano-sferiche e bi-equi-sferiche ocl isoscelc (vale a dire colle due superfici tagliate sulla stessa sfera) il numero della lente (per· esempio : + pS 6 ; orl ± S6 se isosce1e) ; pet·ò nelle inegualmente tagliate (bi- etero-sferiche) è necessar·io indicare i due numeri (per esempio : ± 8 ì\0 6, N° 8); nelle meniscoidi (per·iseopiche del Wolasthon) inclicansi egualmente i due numeri ma dir·ettarnente preceduti dal rispettivo segno (per esempio : S ){0 6 - N° 8). Finalmente ' 'olendosi indicare per un pajo occhiali due lenti diverse, racchiudesi fr·a parentesi la notazione di ciascuna, pet• esempio: ( S N•) 8) ( S ~o 6), od anclle più semplicemente per le posi ti ve bicur\' e: (8 8) tlestr·a, (S 6) sinistra. L e bi-cilindriche indicansi con biC p remettendo, se negative, il segno - , e fac·en<.lovi snsseguiro il N° .... (pe1· esempio : - biC ~o 20 , o più semplkemente - biC 20 ). Se a superfici ineguali si notano analogamente alle bi-eter·o-sferiche, o meniscoidi. Se ad assi paralleli vi si aggiung-e il segno =, se ad assi perpendicolari il segno L . La direzione dei mer idiani rispettivi indicasi pel verticale con V, pell'orizzontale con H , od O : segnansi però anche con due linee inclinate

+

+

+


405 ~nalqg-amente ·all'.inclinazione di -13Ssi meridiani (per esempio :

/ , )_; come si possono più esattamente indicare segnandoli p ei gr·adi d'un quadt•ante, itl genere cOtl otto sole direzioni Iiparìdfane (O.P in alto, 45.0 per l'alto- interno, 90.0 all' intemo, 135.0 pel basso interno, 180.0 in basso, 22'5.0 pel basso e~ternOJ 270.0 aH' esterno, 315.(> pell'alto esterno) : anche le semplici indicazioni alto, alto-interno, interno, ecc., bastanç nella. pratit;a. Alle lenti composte interponesi il segno O ; aggiungendovi la notazione del genere a cui le due lenti appartengono : Pr QpS od anche sòlo PrO S ( prismatico-sferi(}he) , Pr O biS ( prismatiche, però a due superfici sferiche), Pr O O (prismatico- cilindl'iche ), SO C (sforo- cilindricheL ecc. , aggiungendovi natur·alm'e nte all' uopo le indicazioni della specie ( + ), del grado di inclinazione dei meridiani, del

l\0 ..... ecc.

Serie oculisti che -

Lenti probatiche fdi p1'0'Vaf.

La -serie compiuta si estende1·ebbe da + N° 2 a + N° 48 {aa 120.."'· a 5-'- - da 4' a 2") ; La set•ie ,pratica, o riç!otta co wpren cler~bbe i N i ( + ) = 2 (120. ~,

=

=

= =

48") 3 (80.~, 32") 4 (60.e, 24") 6 (40.0, 16") 8 (30.<, 12") = 12 (20.<, 8") H{ (15.<, 6") = 24 (·10.", 4") = 32 (7,5 ! , 3") 38 (6 , 3.~. 2,511) 48 (5!, 2") ; La serie combinata - Schum mell - comprende otto lenti positiv-e, otto negative piano- curve, che combi nansi all'uopo due a due, ottenendosi cosi dalle ~~isu,ltanti diverse. La syrie dei pdsmi dal grado 1.0 si estertJe a 20.0 la r•idotta da 2.0 a 16.0 - la combinatn ottiensi col pm·taprismf. del Cretes, con due pris mi di 8.0 girevoli l'uno sull'altrò, potendosi cosi ottenere con due soli prismi l'estensione da 0. 0 a 16.0 .

=

=

=


406

Lenti Speciali. Lenti Acromatiche = a due lenti addoss~Jte (Crown e Flint) di diversa specie; a tre len ti col Crown od il' Fli nt ( +) nel mezzo a due lenti di Flint o Crown d i diversa specie (+)· Id. Aplanetiche, Adifrattive di W ollasthon (a diaframma intermedio); di Condigthon a gola marginale semplice o~ annerita; di Martin (Visual-Glass) con diaframma ad una, alle due faccie, od in mezzo a due lenti pS. Id. Meniscoidi (una faccia positiva l' altra negativa) = periscopiche del vVollasthon ; del Ramsdhen ( : : l : 3), per la correzione delli effetti m.acro o micro-opsici. Id. E ccent'l'iche dell' Ekiughon (per corrosione), del J aval (tagliate nella stessa lente - due metà d'una stessa lente). Id. Eterosfer·tche del Franklin (di diversa specie nella metà superiore ed inferiore, o di diverso gr·aclo) - due

=

= =

mezze lenti riuuite parallelamente : o ad angolo/ l . Dello Smith, tagliate diversamente nella stessa Lente nel rapporto : : l : 6. Id. Or toscopiche = Scheffier : riunione dj pS e PrS. Id. 1'ubu,la?"i = Fraùhoffer : 2pS; Briicke (ed Hogg) pS 1( (N° 24 moderno) e 6 (N° 16 rnod.) e tubo di 3 cent.; Ruetc pS l l j 2 (N° 64 mod.) e 3 (N° 32 mod.) in tubo di lO cent. ; Coccius pS 2 (48 .mod.) e 2 l f2 (38 mod.), in piano perpendicolare all'asse del tubo, od invece sì tra loro paral· lele ma in piano obliquo rispetto all'asse del tubo; P errin (ottornetrica} S 1j4 (24 mod.) fissa e - S lj314 (160 mod.) a distanza variabile; Snellen (pure ottometrica) p S lj4 (24 mod.) e - lj3 (32 mod.) tra loro a distanza mutabil e. Id. Astigmatiche Stokes : riunione pC lO, pC - lO (+ 9 l j 2 mod.) girevoli : ottengonsi nei diversi meridiani gli effetti oo fino a N° 5 (19 mod.); Snellen = .ad asse costante: (a 2 lerti : pS lf4 ((24 mod.)) e - l j 3 (( - 32 mod.))-) con apparecchio eliminatore o neutralizzatore degli effetti sferici.

=

=


407

Lenti Stenopez"ohe = Scheiner : a 2 fori a distanza minore

del diametro pupillare; Donders : a foro, a fessura (fissa e variabile) ; Chevallier: a coni lehticnlari, od · a coni o cilindretti cavi metallici, in dischi opachi metallici. BAUOFFIO .

...~ ~-

LENTI DI PROVA

L'ottipo viennese signor eli ·waldstein presenti~ a S. M. il Re ··s ette cassette contenenti un assortimento di occhiali per miopia e presbiopia, affinchè fossern distribuite fra Je Direzioni di Sanità dei sette Comandi Generali. S. M. ha grar.iosamente gr·adit.,1. l'offer ta ed ha commesso a S. E. il Ministro della Guerra 1' incarico della loro distribuzione. Una di esse cassette, destinata alla Direzione di Sanità d i Firenze, ci porse l'opportuni tà di esaminare ed esperimentare essi occhiali. Costituiscono due serie abbastanza compiute di lenti positive e negative, 16 di numero ciaspuna di esse, dal N° 2 al 30, Egregiamente ed insieme economicamente montate, di bellissima fattura, esenti da difetti, costituiscono una bella e buona c.ollezione di lenti di p;·ova atta a qualsiasi pratica applicazione. Agli occhiali andava unita la seguente breve

fs-rn.uz!OKE per l'uso degli occhiali contenuti nella cassetta vllaldstein. 1° Nella miopia si deve prima misurare col metro la distanza alla quale con ciascun occhio, si può faci lmente leggere uno l\tampato a comuni caratteri (oppure percepi re un oggetto ana\()go). Determinata questa distanza, vuolsi allontanare graduata-


408 mente l'oggetto sino a che i suoi contot•ni incomincino a l'iesc irc meno distinti. L a distanza a cui l'oggetto incomincia a scompari•·e è eg uale alla lunghezza focale della lente concava neceF;sari~ [ICl L' l'occhio esaminato. 2° N<~lla p resbiopia devesi innanzi tu t to misur are la distanza a cui s' inco:nincia a vedere di,$tintamente uno sta mpato a caraLLeri medii o grandi (oppure un oggetto analogo), P oscia vuolsi slabilire la distanza alla quale un occhio normale può leggere dm·cvolmente e seni'.a sfot·zo quello stampato. Il p•·odotto delle due di:::tanzc, diviso pe1• la loro differenza, dà la lunghezza focale délla lente com;essa (\he è necessaria. Siavi, per ésempio, un individuo il quale, a quattord ici po11 ici di d istanza, legga durovolm<Jn1.e e coa molta f<tci li tà una gazzetta : questi, a luce artitì.eiale , sentir;\ il leggere molto gravoso. Ora, siccome un occh io nor·roalo, a buoua luce. legge senza fat.ica la gaz1.etta a dieci. pollici di d istanza, così la lunghezza focale della lente per quell'individuo

szwà 14

+ 10 = sr:.:,) po11 10. 1.. 4

[ numeri che sono tracciati sulle lenti indicano lunghezza focale.

pollici della

.A.nno tazioni. Le norme sovra accennate sono certamente applicabili nella comune praticc~, non cosl però esatte e pienamente soddisfacenti riescire potrebbel'o tuttavolta si trattasse di ottenere quell' esattezza che pure nelle svaria te contingenze potrebbe esser e richiesta. L' istruzione pr·atica del signor Waldstein allora comporterebbe, a mio Cl'edere, alcune modificar.ioni. Ossel'VO in proposito, ehe : l 0 ) Il sistema proposto pella determinazione dellà miopia è commende\'ole in quanto in fi n dei conti determina la distanza m~sima della vista distinta, quindi è un' applicazione del metodo moderno che basasi appunto sulla determinazione di R usando per ciò la scala di prova (scala di

caratterzj ;


40!)

2°) La proposta maniera di misw·azionc di essa miopia nc.m è però esattissima . . . . . . . Dirò meglio, nm2; e applicabile z"n tutte le contingenze. Precisa nell' ap·plìeazione alla distanza medz:a della vistt\ distinta, 11on lo è più per le distanze estreme che pure può essere utile misurare, onde adattarvi nelle esigenze diverse dBlla pratica, nelle necessità molteplici della vita, la lente correttiva l'iohiesta. Lct formola dell'autore . ... F (lente ricldèsta) = P (distanza effètUva MASSIMA della ·cista distinta pe1: comuni caratteri} è certamente più esatta dell'antico · [l] F = P (nella quale P indicava il limite minimo, prossimo, della vista). Offre però Ù"h qualche misura un analogo difetto. ' ' Infatti nella formo la [l] il valor rifrangente della lente richiesta, atta a trasportare P in R (al punto remoto), atta quindi pella visione a distanza, !;ar~bbe

!;

ma una tal lente

sarebbe troppo fortP pella vista a minori distanze, ed in fatti pella vista prossima, pel!a. lettura, vi si sostituiva la formola . ... F =

~ X P , nella quale p espl'ime appunto la distanza ~-p

desiderata (la norJ11ale - cioè 10" - od altra qualsiasi). Oggidi usasi la scala di caratteri e rleterminasi (analogamente al suggerimento del nostt-o autore) la distanza effettiva ·massima della vista distinta - r ' - dalla quale desumesi la lunghezza focale pella vista. a distanza. Ma se ·vi si in'troduce anche il fattore distanza richiesta - d - (la distanza cioè alla quale vuolsi riportar e la lettura o l'oggetto

r X d del lavoro, ecc.) , se ue, tl'ae la formo la F = - - d ; donde r-

{ per il pQter t•ifrangente della lente richiesta) l'altra ~ -

~ - ~ , atta ad ogni qualsias.i applic~zione, pella corre-

zione della visione a qualsiasi distanza. Ed in v~ro questa formola (la .:1otissima dei fuochi conju-

.


410

gati nelle lenti negative) è la rispo~>ta unica possibile ai quesiti tutti che possano essere proposti nei casi di miopia semplice, quesiti che nelle pratiche applicazioni si risolvono appunto nel s<>guente: un ~·nclù;idno vede alla distanza r

e desidera potet· vede'!' distintarnente alla maglJiore d ..... qual lente gli abbiso.fJna? L'esperimento nelle condizioni dall'autore formulat.e è l'esperimento della vista media ..... applicabile alla prova della lettura indicata dal Regolamento s ulla leva, non lo sarebbe però nelle contingenze tutte che nella pratica possono presentarsi,

3°) Il sistema proposto per la determinazione e ~orre­ zione della presbizia è per se stesso egregio, la for·mola, del r·esto ben nota, sarebbe: [2] .... F /lente ?'ichiesta)

= Pp-p X P:

(p = distanza effettiva minima pe' ~omu ni caratteri, p' = distanza normale d~lla lettura durevole e senza sforzo, ossia distanza della vista n"tedia desiderata). P erò dietro i moderni dettati cercansi, all'uopo delle scale di prova, i limiti della vista prossima - p - e t'emota. - r - e se ne trae la formola

(3] .... F (poter rifrangente della len te richiesta)=~ -! : p r 1

(la notissima dei fuochi conjugati nelle lenti convesse, modificata per l' inve_r:sione d'uno dei se!Jm: del se1.ondo tePmine ((* )) ). ('' ) Stante che il fuoco diventa virtuale (pel mutamenoo dipendente dal collocamento dell'oggetto semp1·e al di qua della lunghezza focale della lente) quinùi ùal lato stesso dell'oggetto, benchè sHmpre dì questo più lonta~o appunto per l'azione convergente della lente. Essa azione infatti è insutlìciente a far convergere all'emergenza i raggi iocideot;_ troppo dive1·genti pelb 1'elatioo. vicinanza dell'oggetto, ma vale però a modificarne la divergenza p1·imitiva a renderla minore all'emergenza' donde trasporto dell'immagine a distanza virtuale superiore a quella dell'oggetto.


411

Le due forrnole [2] e (3] sono ·però' equivalenti, e solo si differenziano in quanto l'una espr•irne il numero della lente, la lunghezza Stla focale, l'altr·a a vece ne indica il rispettivo potere rifrangente. Di più la [3] indicando la differenza tra il p0ter rifrangente dell'occhio nella visione estl'ema - pr-ossima e remota - esprime in realtà il potere accomodativo superstite e direttamente quindi il difetto de?l'accomodazione, che · è appunto l'essenza del difetto diottt·ico della presbizia, che, come è noto, è una deficienza sempl~"ce e fisiologica del1a vista prossima, intatta la vista a distanza propria dell'occhio stesso' (sicchè può aversi sia nell'occhio normale. come nella rniopia di grado mediocte). tl

4°) Le due formole [2] e [3] valgono, lo ripeto, entrambe allo scopo. Infatti anche pella correzione della presbizia, nella pratica iogni relativo quesito si tisolve nel semplicissimo : Un individuo vede a data distanza, 1mol vedere ad un' altr·a data mùwre, pùè p1·ossimu (normale od altl'a);

vuol vedere un og,c;etto o.Ua distanza x, come se fosse collocato alla maggiore y . . . . . Vede, per esempio, a l 4" e vuoi vedere a l 0'' ; cioè vuol vedere un oggetto collocato a l O'' come ::;e lo fosse a 14" {lùnite minimo della oss~wro

ò'Ua

1)ista distinta): Colla formola [2) :m·essimo l <! ~

10

= 35 ((2 3(4 della moderna numerazione)) - lente richiesta; e' colla form~la [3] avressimo Iho (accomodazione richiesta) -

11J4 (accomodazione supel'stite)

= l fs5 (accomoda;~,ion e da

aggiungere, quindi poter rifl'angente della l~nte riehiesta, donde ancora N° 35 pella ltmghezza focale) . . ... La formola [3] è però ancora pii1 scientifica e metodica in quai1to nella r•isoluzione dei relativi quesiti permette all'uopo la dìvetta applicazione della notissima lormola f;tùla forma;~,ione delle immagini: !__ ~f i_ (o = oggetto, m = immam o gine, f = lunghezza focale della. lente).

=

+


412

5°) L 'autore non fa parola della diagnosi, mis urazione e correzione dell' ipermetrqpia. L' ipèt'tnetropia corregesi, ·al par della presbizia, colle len ti positive, ma ben diversa ne è per ò l'essenza : è ,una lesione (per difetto) della rifl'azione, ma costante e ad ogni distanza della visione, comecchè non dipendente dal semplice potere dinamico, vitale dell'accomo..:. dazione, ma ineren te alla conform azione stessa dell'organo, alle sue condizioni diottriche statiche. L'accomodazione ànzi (e specialmente nella vigoria dell'età, della giovinezza) ne neutralizza in parte ed anche in totalità Je manifestazioni, ne altera' le pal'venze. Bisogna però, pella sua esatta determinazione mettere in evidenza, estt'insecare il grado dell' ipermetropia latente, mascherata. dall' iperazione abituale, dalla spasmodin delragente accomodatore .. ... Arrogi che secondo l'età, l'abitudhù, Io scopo speciale può importare corréggere o solo la manifesta, o l'assoluta e per questa ot·a interamente {)fa solo parzialmente. L' istruzione dell'autoce non fa cenno di questi desiderata, come non fa cenno del metodo di rois~ra­ zione che i casi medico-legali militar i possono reclamare. Nell' ipermek opia la misurazione è dat a dalla lente la più forte l'ER VEDERE NE'l"l'AMEN'l'l.~ A DIS'.i'ANU. Pella determinazione sua rigorosa il metodismo migliore è poi : trovare la lente necessat·ia pella lettm·a alla distam:a normale d'un gt•osso carattere (il N° 20, per esempio. a 20') ; qu indi con un potente midriatico parali.zzar·e compiutamente l'ar:oomodazione e determinar e qual'altra lente richiedasi per ottenere lo stesso risultato so,•ra accennato : siffatta lente esprimerà l'accomodazione soppl'essa; fiu almente (sc1 trattasi di correzione nella visione prossima) dopo otto giorni circa cercare, all'uopo d'una terza lente, di grado intermedio tra le prime, il pu nto p (con un carattere pi<'colissimo, per esempio, N° l ) .... . .... Con quesLi dati e la relativa notissima formola

(A= ~ - ! ) si otterrà la cet·cata espressione dell'acco-

modazione, di facilissima applicazione alla della lente mism~at1·ice e corretti v;~.

deter·minaz ion~


l

413

6<') Le lenti del signor rli Waldstein sono numerate sul po11ice ùi Vienna ( ' ). P er ò la differen7.a essendo assai tenue (1 fz'""'· prerisamente per pollice) rappor to al pollice di Parigi (che usasi da noi), è nello scopo assolutamt>nte trascurabile. Le lenti cosi che armano i suoi ot;ch iali, pot>tando i Ni : 2, 3, 4 , 5 , G, 7, 8. !), 10, 1·2, 11, 16, 18, 20, 24, :1 0, pOS· sono nella moderna numer<u:ione molto approssimativamente indicarsi ( pe"· diolll'ic?) coi N': -18, 32. 24, 19 , 16 , 14 , 12, 102f3. 92/:,, ~ . 7. 6, 5~/:l• 4 J,/5' 4, :il5. BAROI-'PTO.

(*)li pollice pt\ rigiuo è ceni.. 2, 70; il vieonc;;~> t.-eot. 2. ti5; l'luel del

Reno ce:nti. 2, o2; l' inghliMl Cént. :-2,54.


r

41 4

· RI'\'IJ.S TA DI GIORJW"Ll

La Cura della Difterite nell'ultimo decennio, del dottm· G. Sc:RWARZ. ( Co~ttimwzionc) .

Nel 1862 v'ediamo i medici tedeschi in geue1·ale condannare le locali applicazioni, le cauterizzaiìoni; perchè dicono essi, sono mezzi inutili e tormentano l'ammalato i così ln pensarono Kohemann e Wiedehasch; quest'ultimo paragonerebbe la difterite al morbo di Bright. Nell'anno 1863 Buhl pubblieò i suoi lavori sulla difterite e ne dichiarò l'essenza una ntcrosi ac-uta. Egli la considera va come un processo di prolificazione di t~ssuto connettivo e così abbondante da portar l'anemia nei tessuti ' e la conseguente mortificazione. Nell'anno medesimo invece Kucbenmeister assegnava una grande importanza terapeutica ai mezzi atti a distruggere le pseudo membrane, quindi lodò i mezzi locali, e dietro questa aùtorità molti altri pratici raccomandarono il trattamento topico con svariati mezzi. Nel 1868 fu bandita una nuova crociata da Erichson contro le cauterizzazioni. Questo medico non vedeva alcun buon effetto che in seguito all'amministrazione interna dci tonici e nell'anno seguente fu discusso quest'argomento nel congt•e::;so dei naturalisti t edeschi in Sansbruck, dove il do tt. Schuller condannò di nuovo le cauterizzazioni. N egli Archivi di Virchow 1870 troviamo un lavoro di Nessilof, sulla difterite i l'autore vuole che il primo fenomeno del male sia la comparsa di microfiti o funghi che prima avrebbet·o sede nell'epitelio, quindi si approfondirebbel'O nei tessuti sottostant i. Letzerich nei ;suoi lavori pubblicati nel Berlin. /(lt'n. Woch, 1872


4 15

concorda preçisamente colle idee di Boulb e di Oertol considoderando gli organismi micro::>copici come causa pri ma della difterite. Quindi secondo lui la ter·apia deve : · l o Impedire che le crittogame entrino in ci rcolazione; ciò si ottiene applicando localmente l'allume in polvere ; 2° Allontanare le crittogame già entrate nel tonente della circolazione;- a tale scopo consiglia i bagni caldi. Da ultimo il pt•of. Ducheck nel suo trat.tato di patologia speciale fa la distiuzione tra Cl'oup e difteri te, ma dice che pel rapp orto clinico è difficile talvolta indovinare una linea di separazione ira i due morbi e finisce a con~ideral'li come modificazioue di un medesimo processo. Ritiene h.l difteri te per contagiosa e i sintomi sono quelli dell'avvelenamento. - Non crede la tet'<tpeutìca possi<Jda me~zo alcuno per far e abOl'tire r affel\ione oppll1'8 troncarla, qu indi egli non ha fiducia che nel tJ·attamento locale e l'arnministr·azione i~terna dei tonici, raceomanda di togliere per tempo le false membrane onde coi loro prodotti settici non producano poscia l'avvelenamento. Dopo a'' et• ved uto tante e tante autorità consigliat•e cosi svariati mezzi pella cura della difterite possiamo ben dire che la cura di questa malattia è per ora tutt'altro cile infallibile. L a questione se la malattia locale sia quella che precede la generale infezione o vicever:>a dipende in gran · parte dal definire se i mict·ofiti sieno o no la o!'igine dell'affezione, ma la. questione dei microfiti si p uò dire a ppena nata cd è ben lontana da uno scioglimento. P et•:;ino la microscopia e la chimica non ci pt•estano grande aiuto in queste r icerche come ve1liamo dai lavot•i di R euss nel Central Blatt 1873. Egli non t•iuscì con alcun reagente a distinguere gli elementi dei cosi detti mierococchi dai prodotti di det1·itus dei corpuscoli bianchi del sangue. Egli non solo dL\bita della natm•a parassitat·ia degli organismi teovati nel sangue degli ammalati d'infezione, ma estende la sua incredulità anche per le affezioni degli organi parenchimatosi. Il detrito delle fibre muscolari degli epiteteli ha coi mict·ococehi maggiorsomiglian~a che i prodotti putridi del sangue. Fi nche adunquo non sarà praticamente accel'tata la natura pat•assitaria degli organismi microscopici non resta altra terapia che quella additata da !l'esperienza.


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Dopo questa lunga rivista , di teorie diverse e metodi opposti di cura, l'autore conchiude che fino ad ora la tarapia della difterite non può progTedit•e che tor:nando indietro rimettendoci cioò sulle t raccie degli antichi pratici ed attenendosi alla cul'a generale corroborante che da quelli era praticata e che in 'fatto per i suoi effetti è. da preferirsi alla cnutArizzazione locale.

(Wiener Med. P1·esse) .

Considerazioni storiche sulla teoria della Toracentesi. La toeacentesi era pr·aticata già dai medici del tempo cì'lppOCI'atc; per·ò in casi rari perchè in parte il metodo d' opet·are era d ifettoso, in parte le indicazioni stesse dell' operazione non erano ben definite per mancanza di sussidi i diagnostici. Si intraprendeva quest'operazione quando appariva la diìatazione della parte affetta con edema clel braccio corrispondente o quando si const:atl';lva un notevole spostamento clel fegato o del cuore. La scoperta dell'ascoltazione e percussione fu quella che gettò le busi scientifiche di questo atto operativo, in seguito a qoesta scoperta si definiron~ con sempre maggiot' precisione le indicazioni e controindicazioni. Non o::;tante que~to importante progresso, non ostante che anche in questi ult.i mi tempi e dai singoli medici e dalle società scientifiche si sie no fatti studi accurati, pnr•e siamo ben !ungi d'aver t u.tto esaurito su questo oggdlo. Così per es. era t emuto poco fa, l'ingresso dell'aria nella cavità plcurale quale accidente assai per·nicioso per l'esito dell'oper·aziono e perciò si erano immaginati strumenti diversi onde prevenirlo; più tal'(} i invece si considerò un tale accidente affetto innocuo e vi fu perfino chi sostiene essere esso necessario per una radicale operazione. Anche Laenec riteneva l'ingresso dell'aria come non pericoloso e credeva che promovendo raria una infiammazione ne venisse in seguito per mezzo di essudati un'adesione delle due lamine sierose. I diversi risultati ottenu ti dai diversi operatori fecero sì che gli uni considerass.3ro l'operazione come affatto innocente e quindi per ogni dove ne trovassero l'indicazione, altri invece la ritenevano pericolosa e non la intraprendevano che dopo severe e mat uro riflessioni. È dHflcile ora trovare quale


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fu la causa oe'resultati tanto diversi. È probabile che fatta astrazione dalle cause dell'essudato, dalla qualità del medesimo, dal me~odo d''opera1.ione, il tempo in cui viene intrapresa ne sia il fattore più importante, poichè è da aspettarsi tanto miglior risultato quanto meno il polmone è stato compresso dal liquido. Ordinariamente si ammette · che quando un essudato esiste da lungo témpo e che non si è riùsciti a fare riassorbire coi mezzi medicamentosi e dietetici, la presenza. stessa delle pseudo-membrane impediscono quest'assorbimento. A parte però questi precisi apprezzamenti fornitici dall'esperienza, noi non possediamo mezzo alcuno per stabilire con sicurezza il rpomento più opportuno dell'op,erazione. E stabilire qnesto momento è uno d~i più difficili punti che incontra la pratica di quest:j. operazione. Passjamo una rapida rivista delle varie opinioni emesse nel r.ontroverso argomento dai più autorevoli pratici dopo l'ascoltazione e percussione e cerchiamo da questa t rar fuori le più razionali indicazioni. Laen er. dichiarava' indicafala toracent;esi qua~ do l'empiemaacuto minacciava di soffocazione, quando Pempiema cronico per la sua lunga durata per il grhe marasmo che causava non lasciava speranza ·a riassorbiroento. Gli emph~mi .acuti sono scguì~i da . miglior esito che i cronici. In generale l'operazione dell' empiema è seguìta da buon ·esito, e la cau.sa del cattivo resultato non è ght la penetrazione dell'aria ma lo schiacciamento del polmone e la natura delle membrane che tappezzano il viscere. Ad onta di questo asserto Laenec consigliava ad operare spesso e tern:iina il suo trattato su'lla pleurite ' dichjaranrlo d'essere piena~ente persuaso che l'operazione dell'ompierna diverrà sempre più comune e più spesso utile a misura che si diffonderà l'uso dell'ascoltazione mediata. In Germania la questione della toracentesi fu ventilata da Skoda e da Schuh. L'Inventum novum di Aremberg dovette farsi stvada in F rancia prima eli essere ·apprezzato nel paese dond:e uscì, quantunque Stoll già adoperava la percussione per riconoscere. l'empiema come si scorge da uno dei suoi aforismi; sonus per'cussi tho~·ac~·s, atJ;t dorsi infi·a· soapulas insp~"t-cttt"one magna , ante (acta z·n latm·e affecto nullus, aut qualis pe1·cussi femoris esse solet. Nel 1834 Becker eli Berlino dimostrò l'importanza dell'operaGiornale di Medie. milit. 1874.

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zwne nel trattamento della pleurite; qualche ànno più tardi Skoda e Schuh pratic~rono su molti individui la ~oracentesi e ne formularono le indicazioni; cioè che quando non si è potuto con mezzo alcuno far riassorbire il liquido e questo è minacciato. di soffocazione bisogna operare. Nel periodo acuto invece é controindicato l'operare tranne nel caso che H versamento si facesse con straordinaria rapidità con per·icolo c\i vita. , Se parecchie libb)'e di liquido non, si riassorbono in 3 o 4 settimane si deve operare. Se il parenchima polmonale è sano, se l'essudato è molto plastico, se il versamento ~siste da poche settimane e perciò si può contare su di 1,1na progressiva espansione del viscere, e se le con· dizioni di età, di costituzione · e di fouze dell'individuo sono favo· revoli, l'operazione può riguardarsi ceme mezzo radicale. Le toracentesi praticate da Schuh e da Skoda non ebbero risultati soddisfacenti. Fu riguardata cçme causa precipua degli insuccessi la penetrazione dell'aria e perciò si costruirono apparecchi per prevenire questo accidente. Questi consistevano in ciò, che la loro cannula comunicava mediante un lungo tubo in un recipiente pieno d'acqua. Con tutto "Ciò la toracentesi perde>a sempre più fautori fino a che Bowdick inventò un nuovo strumento per itnp<Hlire l'ingresso dell'aria. Bowdick stabilì le seguenti indicazioni: L'operazione dev~ essere praticata l 0 Nella dispnea che minaccia la vita. 2° Nella dispnea che sòpraviene a parossismi anche quando l'essudato è in quantità mediocre. Bowdick non dà nessuna controindicazione. Begrar crede indicata la toracentesi .non solo nella dispnea ma in ogni essudato copioso che ha r esistito all'ordinaria t erapia. · In Francia l'autorità di Trousseau contribuì non pcco a far guadagnar terreno alla toracentesi; egli la dichiarò perfino una oparazione del t utto innocua. lnfatti egli la raccomanda anchenei casi in cui la ttlborcolqsi è causa dello spandimento, nei quali casi l' operazione avrebbe di mira di prolung_at•e la vita del malato. Nell'anno 1854 Mat•otte si occupò lungamente della toracentesi e in special modo dell'ingresso dell'aria nel cavv pleurale. Egli attribuisce all'aria tre principali azioni: La meccam·ca, la ù·ritante e la put1·e(acente. ln qullnto alla prima Marotte crede che


·4.19 '·,

la c0municazione dell'aria est~rna col cavo pleurale faciliti la respirazione; non può secondo lui produrna compressione .del v1sc:ere ·g,iacchè quGst-9 è già in stato di compressiontJ. In quanto :ç1.U'a~lione jrri'tante· ~arebbe già dilflostrato, a~che da altri autori .c.lie essf). è nulla., anzi negli essudati purul~nti _l'aria è più gi,o-v;é:v;ole che neciv:a,. La proprietà .]mtrjda sembra non marr,ifestarsi dle ·in una forte iJ,Tfiammaz·ione e contemporanea rit13nzione del Jiquido purulento. Marotte espose ~noltre i seguenti resultati della sua pratica ; Ja toracentesi è contlloindicata in tutti i 'Versamenti che risultat1'o d·a ajfezioni generali o locali malattie della J?leuqt. · Nei :versamepti sievosi l' oper·azlone è· .meno urgente che nei puru1enti. V inil:amrnazione per sè c.ontroindica Ìa toracentesi; soltanto q'U_ando la vita è in pericolo è · da trattarsi secondo il vecchio .4dagi0: Remedium anceps quam nullurn. Negli essudat i pur.uleQ:ti acuti i quali sono più pericolosi per l'i!J,tensit à della ftogosil c}).e per la qualità dell'essudato la toracentesi è iiwtile. Se il grado della flogosi· i10n è mortale, questo modo di pleuritQ somiglia a mi flemmone. V'i è un periodo in cui la pleurite è ana~oga ad un ascesso, le di cui pareti sono capaci dj riunirsi pyt prima inten~icin é dopo evacuato il jJus. Se questo periodo è passato si fa-la toracentesi quando di nuovo sopravviene la febbre ~on tutti gÙ altri fenon;teni di etisia. ,Gli ess~d·ati purulenti cronici <richiedono o no a seconda delle circostanze ora l'empiema ora. la toracentesi. I! Bonnet fu quello \che inqicò 'le iniez2'oni di jodio consecuti·v·e all'oper.~z}one come me~zo ,eccellente ,per la .c ura radicale. A.bberg sostiene la stessa tesi del precedente e 1frousseau riporta 'lln caso di essudato plelll'itico con pneumotorace guaritb perfet ·tarnente colle ini\lzioJ1i jodate. Le ·iniezioni jodate non tr.oyarono nello Skoda un caldo dif~nsore. E gli dice in proposito; l'evacua~ione dell' essudato. con iniezioni consecutive può avere conseguenze che nessuno può prevedere: , I medùci inglesi 'f1,1ke e Brandy per studiar meglio la questione chiamano in aiuto la ·statistica, 246 casi ilei quali fu pratìcata la teracentesi ebbero. i seguenti risultati; Mortalità in generale 30, 4! 0( 0. Dove -vi 'era rac.c olta purulent.a 26 %· I più felici sue-


420 cessi si ottennero quando si operò per tempo, allora non si verificava alcuna perdita. Brady riporta 132 casi trattati da medici inglesi ed americani, in questi 132 casi 79 volte si ottiene guarigione perfetta, in 11 miglioramento, 37 fìnii:ono colla morte ; in un altro caso non si conobbe il risultato, in un altro fu dubbio. Nei 32 casi seguiti cla morLe 19 soli finirono così in causa· dell'atto operatorio. Gli altri per complicazioni sopraggiunte. Nell'anno 1856 Hoppe manifestò una nuova idea sul lento riassorbirsi dei versamenti pleuritici, ed un nuovo processo per guarirli. Egli crede che il lento dileguarsi degli essudati consista nella loro concentrazione. Essi contengono molta albumina e l'assorbimento d'un liquido sta in ragione inversa delJa quantità. di albumina che contiene e la diminuzione del liquido sta principalmente nella diminuzione d'acqua. Quando la necessaria concentrazione ha raggiunto un certo gmdo l'assorbim~nto è quasi com· piuto. Ho'ppe consiglia dunque di operare negli essudati recenti e allo scopo di ottenere una completa evacttazione specialmente dell'albumina, raccomanda di sciacquare la plenra con acqua e coll'aiuto dei movimenti respiratori. · È da notarsi che Sedillot raccomanda l'antico processo di trapanare le c~stole, egli crede con ciò di ottenere una sufficiente evacuazione ed una ba.<>tevole ritenzione per impedire che diminuisca troppo rapidamente la pt•essionc sui polmoni. Chassaignac introdusse nella toracentesi il metodo del drenaggio ed ebbe buoni risultati. In Francia andò tanto avanti il favore per la toracentesi che questa operazion-e non consideravasi soltanto come me:>.7.o atto a rimuovere gli essudati ma come mezzo artiflogistico ed abortivo. Sull'opportunità di questa operazione fu discusso a lungo e ripetutamente all'accademia di medicina di Parigi. Colà il Guerin cercò di spiegare in che consisteva l'azione dell'aria penetrata nel petto dopo la paracentesi. L'ossigcne dell'aria è il principale fattore della decomposizione dell'essudato. Se l'aria può essere rinnovata continuamente come accade quando si opera per incisione non seguita alcun danno, ma è soltanto l'aria rinchiusa e riscaldata che provoca eff~tti funesti. Per ovviare a questo inconveniente il Guerin raccomanda il metodo sottocutaneo. Barth si dichiarò 'favorevole a questo metodo.· Bouley invece si mostra


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contrario pe_rchè secondo sua esperienza l'aria non avrebbe azione deleteria per le sue qualità chimiche ma per le sue qualità fisiche. In Germania si levarono poche voc~ in fllvore della toracentesi e quando appunto sembrava· essa caduta in un totale discredito, alcuni autori come Kussnaùl, Giemseu ed altri ne trattarono cercando di dimostrarne il vero -yalore. Ande.rl ritiene l'aria favorevole al processo di guarigione e da Roser anzi vien raccomandato di spinger l'aria dentro con un cat-etere elastico ; egli ·diee che vi ha t imore esagerl'\to per l'aria la quale aiuterebbe invece il p'olmone ad espandersi e impedire che si formi di nuovo l'empiema. Gli empiemi acuti rlella pleur·a sono da trattarsi come tutti gli ascessi acuti ,e l'impedimento alla guarigione sta spesso nel meccanismo di qualche valvola dell'ascesso che impedisce una completa ~ncuazione del pus . .B.artels crede indifl:èrente che per evacuare il pus si abbia a servirsi della insufl.azione dell' aria, come suole praticare Roser, oppure l'iniezione di un liquido indifferente. Condanna le inie~ioni di jodio perché non valgono ad altrp che a mascherare l'incipiente putrefazione senza poterla impedire. Chuorhtek crede indicata la toracentesi quando l'essudato è tanto copioso che non solo il polmone dell.a parte a1fetta venga compromesso ma anche dall'altro lato si faccia pressione sul cuore e grossi vasi. Nell'anno scorso Quincke di Berlino pubblicò 15 casi di toracentesi. Negli essudati sierosi egli si servì del metodo della suzione che in simili casi trovò corrispondere perfettamente. ll metodo della suzione non trovò in generale che pochi seguaci e non fu praticato che da Laennec, Bo,vdicht, Guerin e pochi altri. Se noi gettiamo uno sguardo su questi innumerevoli esperimenti e tentativi ~ov~etno conchiudere · che n è sulle indicazioni nè sul metodo dell'operazione, si è ancora stabilito un accordo tra i praticj. Vi sono tante e diverse circostanze, come l'età, la costituzione ,del malato, la: natura del versamento e molte altre, ~he non si possono definire regole o precetti generali. Se però guardiamo i nuovi casi trattati rispetto ai loro esiti vediamo che gli effet~i migliori si ottenere negH essudati sierosi, esiti meno felici si ebbero negli essudati purulenti. L'indicazione ,Principale per la toracentesi si deve stabilire


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snlla dispnea quando è provato che la medesima è cagionata puramente dall'essudato e non da alterazioni concomitanti. La dispnea sola senza resultato della percussione ed ascoltazione non ha valore perchè si può dare forte dispnea nella pleurite con poco essudato o viceversa si può dare che tutto a metà del petto sia piena cPessudaio senza che vi sia notevole dispnea. Un essudato sieroso senza fenomeni concomitanti non richiede la toracentesi poichè si sa per esperienza elle in un tempo più o meno lungo si riassorbisce. Fanno eccezione quei casi in cui certi individui predisposti alla tubercolosi per la presenza stessa dell'essudato sono minacciati da questa malattin. L'essudato in prlncipio si assorbisce ccleremente, in appresso per'Ò l'assorbimE-nto procede con straordinaria lentezza; e la causa di questo rallentato assorbimento deve riporsi nella concentrazione rlel liquido. Così credo Hoppe. Altri aggiungerebbero altre circostanze vale a dire che quanto più a lungo la pleura è bagnata dal liquido morboso tanto più facilmente perde la facoltà d'assorbire. Nella letteratura medica sono registrati casi in cui la morto sopravvenne dietro un piccolo essudato, e gli autori che osservarono questi casi raccomandarono la toracentesi anche quando il liquido trovisi raccolto in piccola quantità. L'esito infelice non devesi in questi casi attribuire all'essudato, ma bensì ali'ac~ità del processo infiammatorio. Qui cado in acconcio di riportare una osservazione che l'autore fa seguire alla teoria della toracentosi, o si riferisce al modo di constatare l'essudato pleuritico a destra quando il medesimo è in piccola quantit.a. Una piccola q~ntità di liquido nel cavo toracico ò difficile n constatarsi e Wintrich credo che appena riesce possibile Ja diagnosi quando la quantità è eli 8 a 10 oncie. A destra si ha nei limiti superiori del fegato un aiuto per constatare la presenza di una piccola quantità di liquido. La linea di confine tra i JlOlmoni e il fegato, dove cioè il suono vuoto passa al suono pieno, anteriormente sale in alto, posteriormente cade in basso verso la colonna vertebrale. Ora se dal punto più culminante di questa linea curva ne tiriamo un altra orizzontale dall'iimanzi all'indietro a questa altezza contro la colonna vertebrale si avrà un suono chiaro mentre questo suono si farà ottuso all'altezza medesima scostandosi dalla colonna vertebrale e portandosi in avanti, l'area


423 dove si percepisce q1.1,esto suono chiaro sotto la linea è raffigurato da un trfangolo, con un lato curvo segnato dalla linea dél fegartb, un altro dalla colonna· v:erteb1:ale, il terzo dalla linea immaginaria sopra descritta. In IJ.Uesto spazio che è il più basso del eaYo tòracie'o incomincia a raccogliersi il liquido il quale anche in piccola quantita si lascia constatare coll'aiuto della percussione. Nell"empie\na ·l a toracentesi sàreobe indicp.ta quando vi fosse minàccia di asfìssia. Gli essudati purulehti possono pì.lre rias.sorbirsi benché più lentamente clei -sieroSi. P~I' quanto 'riguarda l'operazione in generàle è da preferirai l'incisione alla punzione. Se sieno da raccomandarsi le iniezioni di iodi~ ( Bonnet, 'Trouseau), oppure di sottdcarbonato .d i sdda (È!ussmaul), di acido fenico, oppure di aria ed altr,i liquidi non può decidersl con certezza pe!'Chè ognuno di questi mezzi conta tlei buoni risultati e 'degli insuccessi. Diremo :finalmente chel negli essudati dipendenti da cause localj o generali, come vizii di cùore, malattia del Bright, tubercolosi, pi-ern1a eéc. là toracentesi non è da praticarsi se 110n quando l? vita del malato è minacciata dall'asfissia. In tali cari Ol'erando si procura' al malato qualche tempo'rario sollievo. (Wiene1·' Mef!,. Pt·esse).

Rivista Chimico Igienica, · pOI'

AU.R.ELlO

d<Jff. ·FAOEN.

OoNsEtWAZtoNE DELLA CARNE M EDU.N'l'E ilt .FRJi:DDO.

Da ti n rapporto che il sig. Foggiale fe'ce al Consigljo d'Igiene della Senna, ·sulla conservazione della carne me'diante il freddo, Fi'$ulta: che' il processo è dòvuto a 'l'elUer ingegnere civ.ile, e consisté a mantenere da 0.0 a - l o la teJìlpe~atura del magazzino dove si conserva la càrne. Per prdd'urre il freddò, Tellier · non ìmpiega.' il ghiaccio, perché esala sempre dell'umidità e non abbassa regolarmente la temperatura della caTne ; esso preferisce una corrente· d'aha-fre'dda; o meglio ancora una corrente liquid·a da ~ 8.0 10:<>, allora l'umiaità. dell'atmosfera si co~gela, e l'ambiente diventa asciuttO, ment,re la temperatura diminuisce.

.a -


424 TI processo usato nello stabilimento frigorifero di Auteuil riposa sull'evaporazione e condensazione dell'etere metilico. Questo etere è gazoso alla temperatura ordinaria, ma si liquefa alla temperàtura di, - 30.0 , e distilla a - 21. 0 L'umidità dell'çt,t'ia ~~elle came.re destinate a conservare la carne, alla ,t emperatura di 0. 0 a - 1. 0 si deposita sotto forma di brina, e trascina con sè il polviscolo ed i ger mi in essa esistenti. In queste condizioni la carne si conserva per molto tempo perchè lo sviluppo dei germi e la fermentazione delle sostanze organiche non possono aver luogo a questa temperatljra. Poggiale trovò nello stabilimento di Auteuil diversi pezzi di carne di bue, di montone, di lepre, di pe~nici, di fagiani ecc., perfettamente conservati bendhè fossero stati depositat1 nelle camere da molto tempo; alcuni di questi furono mangiati arrostiti e trovati di un gusto eccellente. Questo 'nuovo processo interessa molto l'igiene pubblica, quindi merita di èsserc incoraggiato, quantunque Bouley abbia riscontrato una differenza nel gusto fra la carne così conservata e, la carne fresca, cj.ifferenza che si manifesta ancorq più sensibile nella cacciagione ; per·ò la carne di bue conservata col freddo, fu trovata buona e con tutte le qualità nutritive della carne fresca. DELL'ÙZOKO A'l'll:lOSFERICO E DELLE SUE APPLICAZIONI.

L'ossigeno che fa parte della ·no!:>tra atmosfera ·si trova in due stati, l'ossigeno noumale nella propor~ione del quinto in peso e l'ossigeno modificato che si chiama o:ono in piccola quantità e che possiede un attività chimica affatto particolare. Questo corpo fu scoperto da Schoenbein nel 1840, rl quale si dedicò interamente allo studio delle sue proprietà. La proprietà pii\ saliente e pi4 caratteristica di questo. corpo . è quella c.h e ba di combinarsi con altri corp~, molto più facilmente dell'ossigeno norma~e; ed è in forza di que~ta sua ,vi'rtù ossidante che prende. parte p. .molti dui fenomeni chimici che si producono sul nostro globo. Dalla facoltà poi che ha l'ozono di scolorare rapid.amente le materie vegetali, po~iamo dedurre l' importante conclusione che esso distrl)gge le sostanze organiche. L'aria contiene oltre i,l polviscolo che si solleva daHe• strade ed ~ gas provenienti dalla d~c.wnpos.izione, delle sos,tanzfo organi-


4.25

che, anche degli organismi microscopici, dei fermenti, che nascono durante la putrefazione e.si moltiplicano rapidamente. Sappiamo che questi fermenti ~ono quelli che generano delle gt•avi malattie; ma l'ozono che si riscontra nel}' ada è destinato a purificarla col distruggere le materie putride; ed è molto probabile che oltre ad annichilire i miasmi distrugga anche i fermenti, perché è provato che esso decompone le sostanze organiche ed uccide anche i piccoli à.nirnali. Da ciò Pimportenza e l'utilità di adoperare l'ozono artificiale per risanare i locali chiusi, le camere, le sale degli spedali, ecc. V esperienza da lungo tempo ci ha insegnato che, mentre il soggiot'no in mezzo ad un aria pura ed ozonata, agisce molto favorevolmente sul nostro corpo, invece l'aria non ozonata è incontestabilmente malsana. Una volta che si fu convinti della parte importante dell'ozono nell'economia della natura, diversi osservatori si misero all'opera per determinar.e l~ ~ cirçostanze nelle quali si producono le oscillazioni periodiche o locali della proporzione d'ozono nell'atmosfera ed hanno riscontrato: che la quantità relativa dell'ozono nell'aria è debolissima e varia molto secondo i tempi ed i luoghi; l'aria umida è pifl ozonata che , l'aria secca, perciò nell'estate l'aria essendo più secca è meno ozonata che in inverno, ed anche i venti equatoriali t'anno crescere nel medesimo tempo i gradi di ozono e quelli dell'umidità, mentre colle cor~enti polari, l'aria è secca, il tempo è bello ·e la proporzione d'ozono diminuisce; così pure quando il tempo è umido e piovoso, l'aria è generalmente carica di ozono; esiste pure maggior ozono di n·otte che di giorno; ;finalmente l'ozono diminuisce nelle località dove si trovaao dei gas avidi di ossigeno, delle materie· organiche facilmente ossidabili, e delle sostanze animali in decomposizione. OzoNo ARTIF.ICIALE. Il dott. Leuder. trovò un mezzo facile per ottenere lo sviluppo nell'ozono onde disinfettare le camere. -Consiste nell'uso di una pol'\o;ere composta di ·per:ossido di manganese, di p~rmanganato, di · potassa e di acido ossalico, la quale ha la propìietà di sviluppare pzono al co11,tattp dell'aciJ.ua. Per j.!na mezzana camera basta due cucchiai da tavola di questa polvere, sulla quale si versa


426 ogni due ore da uno ad un cucchiaio e mezzo d'acqua. Così l'ozono che si s'•iluppa è in quantità salutare, ma ogni sorta di oggetti metallici, eccettuati quelli in oro ed in platino, vogliono essere allontanati dalla camera a cagione del potere ossidante dell'ozono. LA FARINA D'AVE~A COME ALIMENTO DEl B,~CIIB~l. Dujardin-Beaume~ e Hardy hanno fatto delle interessanti ricerche sull'uso della farina d'avena nell'alimentazione dei bambini. Secondo questi scienziati, la farina d'avena è un alimento che per la sua compcsitione in elementi plastici e' respiratori, si avvicina al latte di donna, e contiene molto ferro e fosfato eli calce tanto necessari allo sviluppo del bambino. Inoltre la farina d'avena ha la proprietà di prevenire o d'arrestare la diarrea tanto frequente nelle prime età. Dei fanciulli stati nutriti, dall'età di 4 mesi tino agli undici mesi, esclusivamente colla farina d'avena e col latte di vacca, acquistarono tanto quant.o altri fanciulli dt1Jla medesima età e pel medesimo tempo allattati da unà buona nutrice. La farina che ha servito per queste esperienze e che è la più buona, viene dalla Scozia, paese dove come in Inghilterra l'uso di questo genere di alimentazione pei fanciulli è molto esteso e con buoni resultati.

I SUCCEDANEI ALLA C4RNE ALIMENTARE.

Il prof. Sehni fece una serie d'esperienze onde contastare sino a qual punto i semi delle leguminose possono sostituire la carne alimentare. Siccome è dimostrato cne la quantità degli alimenti assimilati sta in rappo'rto diretto colle quantità cl'urea e di acido urico emesso colle orine; così l'autore sottopose al regime alimentare coi legumi cliveJ'Si ani~ali eçl anche se stesso i e tenuto calcolQ della quantità complessiva di albuminoid,i ingerita, riscontrando quindi la quantità d'azoto emesso coll'orina, e della quantità d'azoto perduto mediante gli escrementi, concluse: che la legumina non è assimilabile dall'organismo che per l' 81 per cento negli animàli erbivori e per il 75 per cento negli uomini ; quindi sarebbe erronea la credenza' che i legumi possano sostituire totalmente la carne.


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LA. FARINA DELJ,E CICERCH~E NEI, PANE. La ricca famiglia delle leguminose oft're diverse speèic di Lathyrus le di cui piante offrono un seme che volgarmente è conosciuto sotto il nome di cz·cercMe, e dal quale si ottiene una farina:, che qualche volta si adopera a falsificare la farina di frumento, D prof. Vallada ha richiamato testè l'attenzione degli scienzi ati, sulle qualità nocive di questa farina, e ancorohè entri ih piccola propot·zione nel pane, riesce sempre dannosa all'uomo, cagionando diarree, affezioni nervose e paralisi i11 particol~re, come asserisce anche il Targioni-Toz:&etti, durante la car estia che ebbe a soffrire la Toscana durante gli anni 1784- 85, nella qual'epoca molti contadini ebbero a sentire danni, come storpiatu?·e insanabilt. nelle parti infen·on·, pet• essersi nel decorso di pi'ù mesi nutriti di pane confezionato con una certa dose di questa farina ; anzi qualche medico J1a proposto di chiamare questa affezione morbosa del 'sistema nervoso col nome di sati?·z·smo. AZIONE DELL'ACQUA SUI. PlOr.lBO.

Rìassumendo il suo 'lavoro il sig.· Balard conclude,. che il piombo si ossida in contatto dell'acqua aerata; e che se essa contiene dei sali coi quali l'ossido possa formare dei composti insolubili, essi si formano, ma allora: ricoprono il m~tallo come una vernice molto aderente, la quale impedisce qualunque ulteriorE! attacco ; se l'acqua obbligata ad attraversare i. tubi eli piombo, contenga del solfato e del carbonato di calce, allora l'impiego del piombo è inocuo. - Ma se l'acqua è pura, oppure essa contenga dei sali, il di cui acido non possa formare dei composti insolullili coll'ossido di piombo, come i nitrati, gli acetati, ecc., allora H piombo viene attaccato energicamente. Anche Boussin.g ault, ha osservato che le acque cariche di nitrati, dopo avere attr·aversato i tubi di piombo, avevano :pl'odotto delle coliche saturnine. Peroio volendo adopera1'e i tubi di piombo nella distribuzione delle acque potabili è importantissimo di conoscere prima 'la natura chimica dell'acqua!


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La estensione nella cura delle malattie delle articolazioni,

del dott. REYHEl~. Al chirurgo che ha da fat•o con le malattie articolari debbono riuscire graditi gli esperimenti che dimostrano con esattezza la influenza della estensione sulla pressione intrn-articolare sui capi at•ticolari delle ossa; poiché è da questa infiuenza che dipendo intieramente il valore di questo metodo di cura. Simili esperimenti sono stati istituiti dal dott- Reyher da Dorpat sulle articolazioni del ginocchio di quaranta individui mol'ti di recente, <'<>i seg uenti resultati: Quando l'nrticolazione del ginocchio è piena di liquido, assume sempre una posizione flessa; e se il membro viene lentamente riposto nella posizione normale, la tensione intra-articolare aumenta considerevolmente. Il grado di flessione a cui è condotto l'arto, quando la cavità della articolazione del ginocchio è completamento distesa ò sub01•dinato in specinl modo ad un a ltra condizione, ed è il grado di tensione dei muscoli che immediatamente la circondano. Se tutti i muscoli che stanno attorno l'articolazione del g inocchio sono conservati, In maggiore capacità si ha quando la gamba è piegata ad un angolo di trenta gradi: Quanto disse Bonnet, coincidere la piil grande capacità con un angolo di sessanta gradi di flessione, è soltanto vero quando l'articolazione è intièramente libera dai muscoli che l'att.orniauo. La ragiono si è che il quadricepite estensore, pe1• mezzo del suo tendine preme la rotula contro i condili, quando la articolazione è piegata, e lo stesso fanno i gastrocnemi relativamente alla porzione della cassula che è di dietro alla articolazione. In una articolazione normale del ginocchio si richiede un peso di qua1·anta libbre per separare con la estensione diretta le estremità articolari delle ossa. A tale effetto è indifferente che la estensione sia fat ta al collo del piede o· mercé un laceio applicato sulla cute della gamba. Questi resnltati sono importanti, in quantochè contrarli alla opinione del prof. Hueter di Oreifswald, il quale dichiarò non essergli mai riuscito di cagionare la « distrazione ».dì una articolazione con la estensione- sopra un laccio applicato sulla ente, intendendo per « distrazione » la completa reciproca separazione delle opposto


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cartilagini articolari•. La tensione in tra-a1'ticolar~ àella articolazione del ginocchio è, generalmente parJando, .diminuita dalla estensione; e questa difi?-inuzione tanto pi~ diviene appr.~zzabile , quanto minore è il liquido nelht cassttla, e maggiore il rilasciame nto dei muscoli che la circondano. Quando invece l'articolazione ò del tutto piena, e i muscoli sono tesi, la più leggiera estensione aumentel'à consiaerevolmente la tensionè intra- artieolare. Il clott. Reyher ::n•riva alle segùenti conclusioni r iguardo al trattamontò : È possibile di separare gli estremL ossei col mèzzo della estensione, ossia di produt'l'e la distrazione della giuntura; ma, a far ciò richiedesi un peso di t renta libbre, e questo peso probalJilmente non è stato ancor·a mai applicato alla arLicolazione del ginocchio sul vi~·en.te. Un peso più piccolo però applicato per uu t empo lliù lungo può produ ~re lo stesso effetto per l~ estensione graduale de~ ligamenti. Nel caso in cui l'articolazione contiene molto Jiqoi"do, vale a dire nel caso di copiosa essiJdazione sierosa o pnrulnnta, In tensione intra- articolare sale molto alto, e la estensione forzata prodnrebbe piuttosto rott)lra della cassula che « distrazione» della articolazione. Naturalmente quahmctue tentativo di estensione in talì casi sarebbe inutile e pef'icoloso. Ma, con tutto ciò potr·ebbe ·essere importante di separm•o le estremità ossee articolari, onùe impedire }a pressione e la nl· cavazione delle cartilagini 'che potrebbero deri varne. L'autoro quindi propone di pungere• pl'ima l'articolazione sottocutaneamente, e quincli tentare Ja « distrazione. » Il dott. Albor t di Vienna ha _c.oncepit a eguale opinione sul valore della estensione nel tl.•attamento delle ar ticolazioni iniìammate. In seguito a 1m gran numero eli simili esperimenti su tJ.Itte le at•tioolazioni, ha t1•ovato che , allorquando esse sono disteso completamente, la pressione articolare aumenta sempre oo.n la estensione ; e che nel caso particolare dell'articolaziono dell'anca, la distrazione è affatto impossibile.

(Detttsche Zeitsc7<1'l{l fu'· Chi1·., Vol. IV, {asc. 1° e Méd. Tz·mes ancl Gctzette 3 l gennaio 1874).

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Rìcerche fisìo1ogiche sulla facoltà digerente ed assorbente dello intestino crasso, dei dottori CzERKY e LATSCHENOERGER .•

Benché numerose l'icerche sienq state dirette allo scopo di accer· tare l'azione dello intestino crasso sulle sostam~e nutritive poste in contatto con la· sua superficie mucosa, una esatta solu?.ione della questione non era s"tata ancora tr!ovata. Una notevole defor!llità dello intestino, resultato di malattia, offr'J ai dott. C.zerny e Lat· schenbergcr da Freibm'g la opportunità di istituil'e sullo intestino c~asso spetiroent.i simili a quelli fatti già da Beauroont sullo stomaco, e giumrero ad akune importanti conclusioni (}be furono pubblicato negli archi vi di Vil'COW. Occorrerà anzitutto porgere un breve cenno dello stato delle parti, percbè sia reso· intelligibile il metodo sperimentale. Un uomo di circa quarantanove anni aveva avuto per diversi anni una ernia inguinale sinistra che finalmente .rimase strozzata. Nell'operat•la fu trovata irriducibile per aderenze contratte. e la parte strozzata presa da inlìammazione e gangrena, cosicché furono fatte delle iniezioni per fare uscit•e il putrichtme e le materie fecali. Dopoché la in:fìammazione fLt calmata; si trovò che l'ernia era cos.titui ta da un ansa d'intestino crasso che er•a stata apet·ta in lt'e pnuti, la porzione discendente in prossimità dell'anello addominale, l'ascendente verso il sno mezzo e l'arco nella sua maggiore convessità. Nel tempo stesso si stabili una c-oartazione fra l'apertura dalla porzione discendente e la parte più bassa dello intestino verso l'ano, cosiccbè le feci passavano soltanto da quella, ossia dalrano arti:ficiale; e nel tempo stesso le due aperture più vicine all'ano si ridussero ad una sola, da cui una sonda poteva passat·e prima indiett•o e poi in basso verso l'ano naturale. Questa porzione di intestino crasso e ref.lo misuravano t renta centimetri ed era completamente isolata dal rimanente della massa intestirLale. Essa poteva tenersi perfettamente netta Javandola per taper~ura in~ guinale, e vuòtarsi pet' l'ano, quante volte fosse necessario, e si poteva inoltre vedere lo stato della membrana mucosa. Di questa parte fu quindi tratto pro:fitto per gli espet•imenti che ora descriveremo. La sensibiiità della mucosa fn esplorata pungendola


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con un ago, e fu trovata esserne affatto priva e non suscettibile di contral'Si sotto un tale stimolo, e neppure applicandovi una corrente elettrica indotta. Uc~a corrente costante pero prodn<Jse viva contrazione, che durò tutto il tempo che stettero applicati gli elettrodi. La irritazione col clito cagionò una forte contrazione dello intestino, e la membrana mucosa arross(l.va e secerneva maggiore copia di muco se si continuava la irritazione. Più volte intervenne di osservare che le contrazioni peristaltiche dello intestino al di sopra dell'ano artificiale st1perio1'e non si estendevano nel momento dol defecaJ•e a.lla porzione inferiore isolata. I.a membrana mucosa normale era di color rosso . chiaro, ma se si infiammava, diveniva azzurrognola, tumida, liscia, lucida, più dura al tatto, e tal volta sollevata in numerose pieghe. L a secrezione mucosa era mediocremente copiosa finché l'infiammazione Ol'a stabilita nelle suo adiacenze, ed era Juc!dc.t trasparente e poteva esset•e raccolta in grosse gocce, ma sulla parle ste:>sa infiammata la secrErtione era più scarsa. Il puro muco formo. gocce limpide, appeno. appena opalescenti, e contiene masse protoplasmicho sparse un }lOCO più gr·andi c più piccole dei corpuscoli bianchi del sangue, per lo pii1 con un nucleo ben definito e spesso coperte di piccole gocce di grasso, o contenenti dei vacui minutissimi. Se la membrana mucosa è irritata, il muco si intorbida por miscela di epitelio. Il muco ha reazione alcalina intensa, e fa leggiermente offervescouza acidulandolo. La reazione fecale è acida. Furono fatti sperimenti con la secrezione t'accolla nella porzione più bassa dello intestino per 's tabilirà se avesse o no azione digestiva. La secroziono fu mcscolata con l'albume coagulalo, col grasso e con la fecula in vetri da saggio chjusi col cotone cardato e mantenuti alla tcmpet'atm'a di 35 0° per due o tro ore. l/albume adoperato era bianco d'uovo bollito tagliato in pezzetti a spigoli sottili, cosiccbè la minima azione su di esso era facile a scuoprirsi. Non fu osservato alcun cambiamento nelle soslanze ramroentnte, nè alcuna manifesta alterazione occorse in pezzi di albume che rimasero due mesi e mezzo nello intestino, racchiusi in un astuccio perforato, se non che i pezzi divennero nn poco friabili, o i loro spigoli ap1)arvero come rosicchiati', e sotl.o il microscopio furono tro"\'ati infì.ltrati di piccoli or·ganismi a forma di bastoncelli (batteri). Gli autori conclusero che nè lo intestino crasso dell'nomo, nè la sua sacre-


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zione hanno azione dige;ente sullo ' albume cpagul~to solubile, n è sul gràsso, nè. sulle sostanze ftiDilacee. P~r determinare il potere assorbente dello intest.ino cras;;o decorreva pnestar· attenzione a ntolte pfecole particolarità. Era necessario usare quantità della sostanza- spei'imentàle (in forma liquida) così piccole da non eccitare la loro espulsione col promùovere i .moti peristaltici. dello intestinb; e venti cen.timetri cubi di acqua es~endo presi come limite di tolleranza, il liquido da sperimentarsi era diviso in quattro parti di qilindici èéntimetri cu.bi ciascur1a, c si ·introduceva a intervalli 'di due are. Per far ciò era sempre usato lo stesso imbuto di vetra e stesso tubo di caautchouo, ed il retto era evacuato , rJnando era necessario col mezzp di una sonda. Dopo la r~mozione delliquidb sperimentale, lo, intestino era ben lavato con una· determinata quantità di acqua pura, il cui peso prima e dopo, meno. il peso del suo -residuo solido, dava la quantità d~U' acqua ritenuta \nello intestino che era aggiunta come peso totale del liquid.p ritirato. La quantità ' della materia solida assorbita er!'l-determinata sottraendo il peso del suo residùo secco, é nel ca~o dell'albume, del suo precipitato alcoolico dal peso degli stess~ fattori nelle soltizioni prima dello spe:rim·entq, e la qum1tità del liqùido assorbito era in egq::)l motlo determinata. L'albume era diséiolto -m·escolandolo con una volta e mezzo il suo volume d'acq_ua, agitanélolo e tìltrandolo dopo alcune ore di agita~7ìone. Jl 'grasso era usato sotto forma eli. un emul'sione di oli.o-rli oliva nell'acqua, e un mezzo per cento dì' bjcarbonate eli soda. I resultat i generali a cui giunsero gli autori furono i seguenti: " è assorbito çlallo intestino ·crasso dell' uom.o, L'albume soluBile' come tale inalterato, l'intestino stesso non a;venclo su .di quella alcuna .azione; e tanto maggiore è la quantità assorbita quanto più lungo tempo rimi1ne in c.ontatto con la membrana mucosa. L'a irrit azi'one d.i questa impedisce lo assorbimento. in tutto o in 'parte. L'assorbimento dello albume è pÌlre dirhinuito dalla· pre:senz~ del cloruro di sodio, ma questo stesso è assorbito in tutte le condizioni dello intestino. L'albume d'uovo è una forma disadatta per lo assorbimento. n grasso emulsionato è assorbito in qu~ntità pr-oporzionali alla sua concerrtraZ~ione ~ · L'·ami1lo è pure assorbito, ma no.n è certo se rimane .chimicamente inalterato o è convertito in zucchero prima di essere assorbitq.

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433 Fu pure trovato che la porzione di intestino usata per lo espel'Ìmertto assorbiva in sette ore circa quaranta a cinquanta grammi d'Mqua. La più gran quantità di albt1me che la stessa porzione assorbì in ventiquattro ore fu un grammo e mezzo, e p'oichè tutto il crasso intestino è quattro volte circà più luns-o 'ne segue che in ventiquattro ore, di una soluzione di albume al quatitro e mezzo per cento, ne. sarebbero assorbiti sei grammi. Que's ta è una quantità' del tutto in~ufficionte per la nutrizione di un uomo sano, pel '1Uale si richiedono, secondo Vort. e Bauer, centoventi grammi al giorno. Probabilmente ne sarebbe assorbito di più se si aumenia.sse la concentrazione della soluzione. n Yalore deÌle ricerche di Czerny Cl Latschenberger, sta naturalmente nei1a' luce che portano" sull'uso delle iniezioni nutritive in certe malattie. Giudicando dai resultati superiormente enunciati, tali iniezioni avrebbero meno valore di quello non si crede genemlmente, ma dobbiamo guardarci dal generalizzare troppo dalle osservazioni sopra un solo individuo. La esperi.enza clinica ha provato che la vita può essere maut ernd;a per molto tempo con l'alimento somministrato unicamènte 11er la via dell'intcsti'uo; e deve essere ricordato che nella guisa stessa che differenti stomachi hanno differente potere digerente, così può variare la facoltà assorbente del crasso intestino nei diversi individui. Inoltre, come Leube ha osservato nei suoi esperimenti col sugo pancrcatico, il potere digerente o piuttosto assorbente dì questa pat•te del canale alimentare aumfmta gradat~mente col suo uso. (Medù:al Times and Gazette, 14 marzo 1$74).

L' Ozono, del pro(. SentiNE e del dott. MOF!i'ATT. Uno scritto del prof. Schone sulla azione reciproca dell'ozono e dell'acqua è ora comparso nel Berichte de1· Deutschen Cltcmischen Gisellscha(t .m Be1·lin. Il resultaeo di queste osservazioni tende a provaee che l'ozono non converte l'acqua in perossido di idrogeno, ed è in gean copia assorbito dall'acqua, facendolo pas, sare attraverso la medesima anche alle temperatur"e ordinarie; ma durante questo processo non si osserva alcun cangi'amento Gio1•1utle eli J.fedic. m.iUt. 1874. 29


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qualitativo. Alquanto o?.ooo è perduto durante questo pt•ocesso di assorbimento ; lo che il prof. Schi:ine attribuisce alla sua conversione in ossigeno comune per l'aziorte dell'acqua. , 0ontemporaneamente il <;lott. Mofi'att di Hawarden ha pubblicato uno scritto nel Jout·nal of the Scotti.~h Metcorolog1:cal Soàety, in ,cui come resultato di numerose osservazioni ed esperimenti ei venne a conéludere esservi qualche relazione fra la fosforescenza e l'ozono. Fa osservare, come è noto, che lo splendore dei corpi fosforescenti varia con lo stato atmosferico, che Ja lucciola è più luminosa al telllpo vari~bile che a quello stabile : e che la luminosità del mare prodotta, comA si sa, da mit•iadi di minutissimi animali è un presagio quasi sicuro di tempesta. 11 dott. Motl'a tt ha trovato cb o quando· la fosforescenza è appena percettibile o manca assolutamente, le carte ozouomelricbe indjcano d~l pari una diminuzione e l'assenza dell'ozono dall'atmosfera. Alcuni appunti pott·ebbero farsi a queste proposizioni. Per esempio, la sempre yariabile quantità d1 elett1•icit.à nell'atmosfera che ha una segnalata infl.uenza sullo sviluppo <lell'ozono, non pare sia stata presa in considerazione dal dott. Moffatt. (Medical Times and Ga:::ette 7 febbraio 1874).

Del cloralio nella cholerina e nel cholera. Alcuni casi di cholerina curati felicemente col cloralio dal .dott. Nepven; gli fecero concepire la speranza che qnesto fam1 aco -potesse giovare anche nel cholera. Cosi anche al cloralio, come a tutti i farmachi nuovi, doveva toccare e toccher·à infatti eli fare le sue provo nel cholera. E noi le riferiamo per dovere di cronisti, ben lieti se le speranze dell'autore potessero avere una qualche conferma da un nume·ro maggiore di osservazioni. Un giovane di 30 anni è colto sulla sera da forte diarrea, che _ nella notte si fa più. grave, e per modo 'che nelll:) mattina successiva trovavasi nella massima debolezza. Il dott. Nepveu visita verso mezzodt l'ammalato, dal quale rileva che aveva avuto non meno di cinquanta scaricbe, per cui sj era appigliato, per minor disagio, al pal'tito di abbandonare il letto, rimanendo seduto ed appoggiato alla sponda del letto medesimo. Amministratigli immediatamente 4 grammi di cloralio in 30 grammi d'acqJia in una


435 tazza di thè con rbum, venti minuti dopo addormentavasi profonJamente. Sulla sera non ebbe che quattro o cinque scariche: l' indomane era perfettamente ristabilito. Un uomo di 38 anni circa, robusto, viene assalito verso la mezzanotte da diarl'Oa, quindi da vomito; nel mattino successivo i vomiti sono incessanti, l'abbnssamento di temperatura molto notevole; più tard~ compajono i crampi, le scariche si fanno più frequenti ; iufino quest'uomo presenta tale dimagramento, che a detta di que' che l'assistevano non era più riconoscibile. n dott. Nepveu gli fece prendere 2 grammi di cloralio in un po' di acqua zucchérata, ma In vomitò tosto dopo. Vedendo che la intolleranza degli intestini sarebbe stata pari a quella. dello stomaco, si decise d.i praticargli dicci injezioni ipodormiche di cloralio alle gambe, coscie, torace c in modo dn consum<tre complessivamente 2 grammi di cloralio, l'ammalat{) si addormentò in brevissimo e l' indomane trovavasi bene. L'autoro prescrisse il cloralio altre due o tre volto in casi analoghi o col medesimo t>isnltato. L'oppio, egli dice, ha i suoi inconvenienti; agisce inoltr·e lentamente, a differenza del cloralio la cui azione è pronta. Dal cloralio in quindici o venti minuti si ottiene il sonno, c nella cholerina la sospensione completa della diarrea o dei vonùti, almeno nei pochi casi surriferiti. Il cloralio por clistere non potrebbe mantenersi a lungo nelle intestina; introdotto nello stomaco può essere rigettato; quindi trova opportunis!;imo di introclnrlò nell'organismo, mediante le injezioni ipodermiche (due, quattro ed anche più), in una soluzione concentrata di 5 grammi, sopra lO grammi di acqua. Se il cloralio; continua l'autoPo, solo o combinato con la cura alcoolica, riuscì nel piccolo numero di casi di cholerina in cui l'ho usato, perché non potl·ebbc aversi da questo farmaco un eguale beneficiò anche nei primi pm•iodi del cholera ~ Ed è appunto nel cholera che egli si propone di f~t'e degli esperimenti. (Gaz. ~féd. de Pari.~, settembrQ 1873, e Gaz:etta Med. Jtal., Prov. Venete, 20 settembre ~873).


In relazione a quanto scriveva nel N. 30 della Ga::::etta Medica Italiana l'onoPevole dott. F . Valle .suJI'elmintiasi, quale complicazione c causa pt·edit'lponente d~l cholera, soggiunginmo alcune altre osser\·azioni chtJ meritano analoga considerazione. n signor Grillo è d'avviso che il cholera,1,altro non sia che « una paralisi dei nervi di tutto il sistema gnnglionare, prodotta dalle morsicaLt'iro del tt•icocefalo dispari sopra la membrana mucosa degli intestini dove annida. » Colla mot•sicatura velenosa del tricoccfalo sulla mucosa inteslinale egli spiega tutti i fenomeni della malattia. La propagazione del mor•bo avverrebbe col mezzo dogli ovicini del tricoccfalo, la cui ovolu?.ionc vilnle, secondo il Delle Chillje, si compie in meno di una seWmana. tricocefnlo, è agente del male, ma non il malo stesso, non hastando In sua presenza a produt•re il cholcrn, ma (,ccon·ondo a tal uopo le sopt·a menzionate mfJ1-.~t·cattwe velenose, che comunicano 1·l suo veleno cd nostri nervi. Le cause cho contribuiscono aJlo sviluppo degli elminti sono a un dipt•esso quelle stesse che si dicono fé\Cilitarc lo sviluppo del cholern; c parim~nti non ne diffct·iscono i pecservativi. L'autore credo che l'acqua ragia 1 ossia l'essenza di trementinn, applir.nla esternamente nella regione ombellicalc, e usata internamento a due o tre goccia la mattina in un veicolo qualunque, possa essere il migliore pl·eset·vativo contro il cbolera. Comunque sia di questa ipotesi, essa non merita il disprezzo che l'autore teme d'incontrare per la forma poco lettet•aria con cui l'ha sviluppata. JS ·un fatto riportato dal prof. Cesare Taruffi nel suo Compendio di Anatomia patologica gene1·ale (Bologna, 1870) che il tricocefalo dispn.ri, il qunle si -rit1vienc nei cadaveri umani di tutto le età, ma più spesso negli adulti, in numero di 6, di 8, di 10 individui, talvo!La supera di gran lunga questa cifl'a, avendone Rudolphi rin,·enuti più di mme nell'intestino crasso di una donna. È sempre un' utile riccl'ca per In patologia quella che conduco alla scoperta del nesso che esiste fra la maggiore presenza di questo nematoide e le malattie d'infezione. Dal canto nostro ci limitiamo ad osservar·e che non sono ammis· sibili che in parto le. idee dell'autore sul moùo di propagazione

n


4.37

del tl'icocsfalo, avendo il Davaine diinostrato che le ova del tricocefale, le quali. vengono espulse colle evacuazioni alvine, come quelle dell'ascaride lombricoide, non si sviluppano se non se dopo molti mesi fuori del corpo umano, probabilmente nell'acqua, mediante la quale rientrano nel tubo a.limentare umano·. 'Giunj;e nel cieco, il guscio ne rimane disciolto dai succhi i ntestinali, per cui l'embrione può uscire e pigliat•vi dimora (Taraffi). Ciò spiegl~e­ rebbe benissimo la clitt'u$ione del rl1ale per mezzo delle acque potabili, e le epidemie speciàli di verminazione, ma infirmerebbe lo sviluppo delle ova del tricocefillo, di primo acchito, nel tubo e sul muco intestinale, ammesso dall'autore e la s upposta rapiditi>. di diffusione nel cholera per ingestione iiegTi ovicjni del tl'ieocefalo dall'esterno. (Annali Um"v. eli Medie., agosto 1873, e Gazzetta Med. Ital., P1·ov. Venete, 20 seiìtembre 1873).

Clorallume disinfettante. Da alcuni mesi si fa in Ingl1ilterra e in tutto il mondo civilizzato un grande scalpore into.rno ad un nuovo disinfettante, che .consta, essen~ialm~nte di cloruro di ~lluminro, e trovasi in commercio sotto tre fot•m e,. des:gnate con tre nomi diversi: in soluzione è detto clm·allumeJ in pol vere si chiama chZ01·aZum-pouder ed in fine sotto il nome di lana od ovatta di clo1:alZume. Abbiamo ora sott'occhio ì :ris ultati ottent1ti dal dott. A l. :Muller, il quale anali?.zò il clorallume solido e liquido. A -

Cl01·aUume hquido.

È una soluzione molto .fluida, color giallo di olio chiaro, ?i un &dore che richiama qtlello dell'acido muriatico; la sua composizione è: 16,00 pér % di c:loruro di alluminio clornro di calcio (o magnesio) 1,10 » » o, l )) » solfati alcalini l, 2 )> » acido cloridrico 191 00 m~terie sciolte per % 81, 00 acqua >> »


438 Il cloruro d'alluminio contenuto in questo prodotto corrisponde· ad una miscela di 21 per % di clorut'ù di soùio con

I7, 50 per % solfato alluminico amorfo 40, 00 » >> » » cristalli 57, 00 » » allume potassico. D -

Clorallume in polve1·e.

È una massa bianca p01•osa, inodora (simile all' ipoclorito calcico). La sua composizione è:

20, 9 per % acqua. 40, ì » » sostanze- solubili in acqua, cioè: I 3, 40 cloruro d'alluminio per % 4, lO solfato d'allumina » » 9, IO solfato di calce » » I4, IO solfato di soda » » 15, o » » allumina solubile in acido cloricll'ico 22, 9 » » sost.anze insolubili in acido cloridrico, cioè: I3, 5 per % caoHno anidro 9, 4 » » silice libera. IOO, 00 somma totale.

Senza dubbio il clorallume solido ed il liquido hanno una analogia di formazione e devonsi sicuramente considerare ambedue come prodotti accessorii dell'industria dei sali d'allumina o della soda. La loro preparazione si farebbe, secondo Muller, nel modo seguente: l'acido cloridrico greggio (senza ferro) si fa agire sulla terra da porcellana previamente scaldata al rosso: la soluzione otten.uta costituit•ebbe il clorallume liquido. La parte indisciolta viene essiccata nel cloruro di sodio ed acido solforico e col residuo della rettifì.cazione dell'acido cloridrico a leggiero calore, e la polvere ottenuta sarebbe il clorallume solido.

(La Salute, agosto I873, e Gazzetta Med. !tal., P1·ov. Venete, 20 settel;llbre 1873).


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RIFORM<}, VENDITA, ED ABBATTIMENTO DEl CAVALLI lNABILI AL SERVIZIO.

Al fine di esitarè nel miglior modo possibile i cavalli non più abili al servizio militare, ed i cavalli che secondo i vigenti regolamenti dèbbono essete abbattuti, i corp! potranno stipulare speciali contratti coi venditori di carne equina, o addivenire alla venoita all'asta pubblica, secondo le circostanze, attenendosi alle seguenti norme: 1° I cavalli da riformarsi perché inabili al servizio militare continueranno ad essere venduti all'asta pubblica secondo le disposizioni delle Istruzioni 22 febbraio 1867. 2° I cavalli sani ed in buono stato di nutrizione, che accidentalmente vengono a riportare lesioni chirurgiche incurabili, potranno essere ceduti, mediante prezzo da convenirsi, ai venditori di carne cctuina in quelle località nelle quali esistono ptlbblici ' . maéelli autorizzati• dai municipi. Ove non esistono pubblici macelli potranno essere ceduti a trattative private, previo avviso ai municipio é consenso dj questo, a quelle persone che eventualmente offrissero di acquistarli per uso alimentare. S' intende che solo potranno venir in tal mod~ esitati i cavalli giudicati incurabili per malattie puramente chirurgiche di data recente e tali che non abbiano potuto esercitare alcuna dannosa influenza sull'interno organi'smo. Presentandosi uno di detti casi, prima di addivenire alla vendita il cavallo dovrà essere visitato da un ufficiale veterinario e da un veterinario muni~ipale, e . non potrà essere venduto per uso alim~nt~re se q1,1esti non potranno unanimi dichiarare che il


44.0 medesimo si f,rovi nélle accennato concàizioni, che la sua carn e non ha potuto subire alcuna morbosa modificazione in seguil~ ·alla accidentale lesione e che non potrà essere nociva ni consumatol'i. 3° Non dovranno esser destinati alla consumazione a limentare i cavalli morl.i in seguito a malattie di qualsiasi natura, nè quelli che i Consigli d'amministrazione S'it1dicheranno di far abbattet'O perché atretti da malattie croniche incurabili o da malattie cont agiose, ferme restan~o per questi le dis~osi zioni dei paragrafi 4(j. 47 e 61 delle fstruzioni 22 febbraio 1867.

(Nota (N. l) 8 giugno 187'4).

Questa dispo.'5izione ha una importan<.a vet·ameute sOJmua. È la pil'1 logica per dar pratico sviluppo all'adoaio'ne della carne equina, co~e risot·sa alimentat·e. Non pos~iamo , che alta1nente rapegrarci d~ll'~ppog­ gro indiretto ma efficace che viene cosl dat.o ad un alto desiderio dellu igiene pubblica. BARoFPìo. 1

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' ' ...

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BIBI.-IOGR.,FIA

ESI'BRIE::\ZE COMPARAT1\'Jo: SUL 'rACCI:-10 AN I ~IALE E SULL'UMAN17,ZAT0 PRA'l'.l,OA.TE t~.EOM ANNt

1871-7;2-73. -

R~lazz'one.

La Commissione nominata nel marzo 1871 dall' ill.re P t•efetto di Torino co!J' incarico di esperimentat•e onde giungere possibilmente a definire il VCI'O ed aLf.éndibile valore del vaccino Mimale ed umanizzato e la preferenza da accordarsi all'uno od all'altro coUle più sic1,1ro e più efficace mezzo di profilassi clell'u!Uano vaj~dlo, ha tesl.è pubQiicata \llHt accuratissima Rela::t'one, atta a far davvero un po' piu di luce e buona luce, nell' intriCIJ.(,a questione. Un egregio merobt'O del nostro Col'po, l' ilt.re comm. Gaetano Arena colonnello medico dil'ef.tore di sanità della Divisione territoriale m.ilitare di Torino, faceva parto di essa Commissione ed ebbe l'opportunità di offrirle, oltre ai risultati della sua larga esperienza c della sua sc)entifica coltura, anche un campo ampio e suscettivo di esatto ap)1licazioni nelle vaccinazioni c rivaccinazioni delle truppe dei presidii dipendenti. La Commissione lavorò indefessa e con zelo veramente moritorio e diremmo insolito per ben tre anni (1871-72-73) a raccogliere con esattezza, con ogni scientifico rigore, i numerosissimi fatti, dai quali potè poi senza titubanza trarre le illazioni ed i corollari che formol(t. Essa ebbe la felicissima ventura di ottenere singolari appoggi e mezzi veramente eccezionali per l'opera sua preziosissima. S. M. il nostro Re mise a libera disposizione della Commissione le nnmorose robuste e sane l>ovine della sua R. a Mandria. La R. Scuola di Veterinaria gli accordò di poter disport•e de' suoi locali, del suo per.sonale. L'Ospizio dell' Infanzia abbandonata aprì. alla Commi~sio ne le sue sale e pres~ò bambini. Molti Colleghi invìarongli


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442 gratuitamente del vaccino · animale. La Pro:vin.cia ed il Ministero della Guerra prqvvedevano alle sp·ese d'ogni genere occorrenti. Finalmente il deputato cav. Casimiro Favale agevolò in og·ni modo nella sua tipografia la pubblica~ione d·ella Relazione. A tale avventurato concovsò di appoggi e larghezze, deve la Coml;llissione di .certo l'aver potuto raggit~ngere l'utilissimo -intento additatogli dalla illuminata saggezza della politiea Autorità. Si fecero esperienze comparative col cow-P.ox spòntaneò (vaccino spontaneo, o va,iolo vaccino) ed a1·ti(iciale (vaccinò artificiale - vaccino t rastlleSSO da vacca a vacca), col VACCINO ll:ETR.ÒVACC!N!GO (vaccino umanizzato riportato su~ ·bovini) col ·vaccz'no umani,~zato (trasmes~o da braccio a braccio), coll' HoasE-POX (vajolo equino), ·e finalmente -col Vraus VAJU?LOSO (vajuolo umano) e col SIFILITICO. 'Furono esse sostanze a:doperate in ogni . possibile maniera; in ogni forma di loPo conse:rvazìone {lirlfa fresca - !Jnfa in tubetti linfa essiccata su penne, punte d'av,orio - detriti molli - detriti · e cl!osne, essiccate, polveri.zzàte); si usarono le inci.sioni, le ·punturEf. S'ébbe del cow-pox artificiale da BruJX.elles, da Milano,. dll. Bologna (d'origine napoletana), da Napoli; se ne ebbe dello spontanèo prov.enientè da Porto· Mauriz-io, dalF.Agro Torinese (Valle Sassi) da Bologna; l' Horse-pox pr.O'veniva da 'B@logna. 82 animali, 80 bambini, 76· soldati servirono all'e esper.ien.ze, ripetute, moltiplicate e· sempre conqotte colla più scrupolosa cura:, inte~pretate colla più calma, fredda e spassionata temperan,11a; sicchè di assoluto valore scientifico, degni di: ampia ·ed intera fìçlucia, appajon~ i segtrenti: •

l

1° Fra i dne metodi d'innesto (incùdone e zYuntura) non si rinvènne differenza essenziale nei loro effetti'. l L.a puntura coll'ago vaccino diede sempre ottimi l'isultati tanto nei bambini quanto negli adulti, mentre sui bovini, segna-tamente sulle regioni o.v.e la cute 1è più ·grossa e più ·resi~ten·te, il metodo delle incisioni è da preferirsi, essendo di più sicuro é~.

\

2~ •Il m~todo della puntura ne1,11uomo oltr.e ad assicurare l'e-

sito dell'innesto, l) molto meno 'doloroso , si tollera facilmente


'143

dai bambini, non è guarì sentito dagli ad ulti , è assai spteCJO, permette di vaccinar~ o rivaccinare in breve tempo un gran numero di persone, vantaggio di soml)lo momento nei casi d'epidemia,' nelle cosi dette vaccinazioni in massa, e nelle rivaccinazioni dell'Eserçito. 3° Il metodo dell'incisione è sce'vro d'inconvenier..ti se appl'icato ai bovini; lo stesso non può affermarsi per la specie umana; esséndo l'esecuzione dell'atto operativo meno agevole , destando inquietudine e repugnanza nelle madri che veggono alcune gorcie di sangue sulle braccia dei loro bimbi. 4° Le varie stagioni non hanno alcuna notevole influenza sull'esito delle vaccinazioni e rivaccinazioni; tranne che lo sviluppo dei bottoni vaccini è accelerato o ritardato dal maggior o minor grado di t-emperatura dell'ambiente che circonda l'operato. 5° Non havvi differenza degna di rilievo nella manifestazione dei bottoni vaccini néll'uomo e negli animali, se non quella dipenrlente dalla diversa compage dei comuni integumenti. n bottone vaccinjco nei bovini ha forma ombellicata meno pronunciata che non nella specie umana e contiene minor copia di linfa. 6° La materia vaccit!ica di provenienza ùiversa innestata sugli animali non diede resultati uguali ; % eli innesti: Dall'horse-pox si e)lhero bottoni 119 Dal cow-pox spontaneo . 72,8 % Dal cow-pox artificiale . 44,19 %· 7° I· resultati del vaccino umanizzato paragonati con quelli del vaccino animale stanno nella proporzione maggiore di due ad uno. 8° trapasso del vaccino umanizzato sui bovini ne scema l'attif)ità. go Il cow-pox spontaneo trasportato sull'uomo acquista maggt'"ore attività nei successivi trapassi. 10° Il resu}tato comparativo delle vaccinazioni primitive e delle rìvaccinazioni sta in favore del vacçino umanizzato (l).

n

(l) Oiò è pure dimostrato dall'espel'iénza di due anni fatta a questo proposito nelle trupp~ della Divisione di Tot·ino, non che dal quadro statistico della Divisione di Alessandria per l'anno l8i2 r~ppresentante


444

no

Il virus vaiuoloso umanù non l1a attecchito sulla bovine. 12° Il virus sifilitico ha attecchilo sui boYini e da questi fu riportato con successo nella specie umana. 13° L a forma da preferirsi nella consel'Vazione del vaccino pe1• l'umanizzato ò la linfa, per l'animale i dett·itì essiccati colle dovute cautele e ridotti in polvere o la linfa e~:;siccaln sopra punte d'avorio. 14° Il vaccino umf).nii\zato presont.a maggior facili tà nel t'accoglierlo che non l'animale. 15° L'esame microscopico dci componenti l'umore vaccinico non ha fot·nito alcun dato sicnro per giudicare della maggiore e minor attivi!.!\ del vaccino. Fu poi cosi formulata la : Conelm~ i ou c

:;en o r o le.

I. Il migliol' metodo da adottarsi per la Yaccinailione c t'i vaccinazione della specie umana è la puntura. II. Il vaccino umani zzat~, scgnatamcnte tla braccio a bt'Mcio. è, quello che ò susseguito dai pitì splendirli risultati. III. La linfa mnani 1.~ata è il materiale vaccinico piu atto alla conseN·azionc. L a Commissione, convinu~ dell' impossibilità che il vaccino da braccio a b1·accio vouga a mancare od a deteriorare in una Conservatot·ìa v;\ccinica ben diretta, e tutelata dalla fed~lc os-

le l'ivaccinal.ioui iH·atic11to dal ùottoi·e R.ezasco so tto lu direzione del medico-direttore cav. Pecco. l n quella Dh•isione sop1·a 13,541ì rivnccinazioni si ebbe il seguente risultato: Rivaccioati con \'accino animale eli p1·imo innesto 1693 col 10· % di esi (o falice. Jd. con vaccino animale di primo t1·apasso nell'uomo, 5003, con 29 Ofo. Id. con yaccino 1.1manizzato conservato in tubi, IlO con 24 Ofo. Id. con vaccino umanizzato f1·esco tolto da bottoni vaccinici dì bambini, 1307 con 32 Ofo. Id. co n vaccino u manizzato tolto dn so1dati, 54~3 cou •81 %·


4.45 serva oza alle vigenti leggi, dichia:ra èhé la sostituzione del vaéchlo animale aU'umanizznto sarebbe opera inutile non solo, ma segnet:ebbe anco'ra un vero re-grasso nella pratica vaccinica, quale ci venne dal sommo J en ner tramanda(;a. (Maliverni p1·e.n'dente - Martorelli, Bassi, Arena, Rizzelti, Ca.renzi membn· - Barberis seg'rettwio) . E questi assiomi conclusionali fot't'nano per noi titolo eli vero . ol'goglio . .. . . . Sono in verità la postuma approvazione formal'e alle saggie e prudenti illazioni della larga pratica esperienza del nos~ro Consiglio 'Superiore di Sanità militawJ, che appu.nto U'o n .cessò mai di soneggere la :fiducia nella vaccinazione umaniv.zata, segnatamente da braccio a br-accio, e che sem~ voler· vietare le prudenti esperien~e comparative, che avrebbero pot.uto ser-vit·e a meglio chiarire la verità, mantenne però come metodo ufficiale la vacci nazio ne nmauizzata di1·etta, proclamò la possibilità del1'Qtile "Pratica vaccinic..'\ in ogni stagione, con ogni modalità di i nsizione, ecc.

ÀN~o~uuo n E'LLE ScmN7.E ~lEDICllE, pei dottm·i Schivardi e Pini.

È il IV anno che pubbUcasi ed ogni anno segnò un passo nel pl'ogressivo sviluppo ed iropor•tanr.a di questo utile Riassunto di tu tto che degno d! nota f u reso eli pubblica ragion~ neU'annata . Basti a farne il più positivo elogio il dire che in quest'a nno se n.e è {atta una edizione eli 5000 copie . . . . . . . . I n Italia e per fitalia è' qualcosa davvero.

Sor.L' ELETTRO- TERA.PtA. ocuLARE. Lettw·a del catJitano medico L. Ra ndaccio.

È un opuscoletto nel quale fl Randaccio ~·iassume quanto operò

e pubblicò in proposito l'Arcoleo; di proprio v'aggiunge solo Ul) cen no dell'utilità della corrente elettrica nell'Emeralopia funtionale. :ID sul proposito, osser veremo accettare il Ranclaccio la distinzione dell'Emeralopia in funzionale ed organica, distinzione onnin ament"e, pe1· no.i, teoretica, che per nulla risponde alle risultanze


,.

446

di fatto. È dal 1865 che noi studiamo sperimentalmente questa questione e ci siamo convinti che nella vera emeralopia sempre intercedono delle modificazioni materiali, caratteristiche, perfettamente determinabili. Nella sintomatica della retinite pigmentaria si hanno altre materiali risnltan?:e, altri fatti materiali organici . .Ma le 1nateriali alterazioni son sempre manifeste patenti. L'emeralopia non l'abbiamo mai riscontt'ata c se abbiamo constatate le lacune, i punti ciechi, a ben altra condizione credemmo riferirsi an?.ichè ad una pura c semplice lesione funzionale. N è il concetto che noi abbiamo dell'emeralopia contraddice · all'uWe app"licazione curativa della elettrica corrente ..... La con·valida anzi e la fa logicamente accett.evole.

ANNALI DEL Mr:>~I S1'J::R.O 01 A G&ICOLTUH.A, INDUSTRIA E Co~t~tERCIO .

Statistica - 1872-73. L'h-ALIA Eco~OMICA NEL

1873.

NAVIGA?.ION E NEl POft'l'l DEI. REGNO.

Queste cgt·egie pubblicar.ioni del .Ministet•o d'Agl'icoltura, Jndu. stria e Commercio, attestano della diligenza e capacità ver·ameuLo singolare del Direttore dell'Ufficio Statistico presso quel Dicastero, l' mustre com m. professar Bodio. Ricche di dati, possono offrire (precipuamente quella dell' Italia Economica) am pia messe, atta a ricchissime applicazioni, put•e al :Medico, come a chicchessiasi intenda app1•ofonclire le molteplici questioni che alla demo· grafia applicata si t'i feriscono. Il Capitolo sull'Esercito sin totizt.a con abili tratti i numerosi dati che da tant'anni il Torre' raccoglie e fa di pubblica ragione. La .Jieteorologia, l'Idrografia, la Popolar.ione sono altrettanti argomcnli trattati con sì giusta per quantu nque sobria larghezza, da riescir·e preziosa fonte per chiunque voglia a questi importantissimi faLtori rannodare qualsi.ansi risultanze medico-igieniche. BAROPFro.


447

Con Determina::ioni .lft'nisteriali del fo giugno i874. VINAJ Giacomo, tenente medico di la classe, 63° reggimento fanteria. Destinato al 3° battaglione volontar·i di un anno. LOl\ffiARDO Michele, id. id. di 2a classe, H) 0 reggimento fanteri a; destim\to il 18 mngg io, bollettino n° 2 1, al 3° baltaglion·o volontari di un anno. Considerata com•l non a vvenuta. la sopraindicata destin nzione.

Con R. D ecr'IJti d1:ll' 8 giugno 1874.

BTNI Giovanni, e CAPOZ7.I Filippo . capitan i medici , e LEONE: cav. Giuseppe, f>Lt'macista pt·incipalc. Nominati cavaliol'i ne\1'01'dine della Cor ona d'Jtalia. AZZJ Pietro, tenen te medico di l a classi!, addetto alla Dir·ezione di Sanità militar·e di Parlava. Collocato a riposo dal 1° lugiio 1874. ed in>'< critto negli ufficiali di riserva col grade di capitano medico con riscr·v~l d'anzianità.

Con Detennina:icmi Ministet·iali dell' 8 (JÌl'{JIW 1874. DE RENZI Giuseppe, tene nte medico di la cla~se, 2° r eggimento fantevi e. Tr·a~fel'to al l 0 r eggimento ar'tiglier·ia. D'ANDREA Gcnmll'o, id. id. di 2a classe, Dir·ezloue di Sanità. militar·e di Perugia. Tl'asfert.o al 2° reggimAnto fan teria. BEVILACQUA Giosuè, sotto-far·macista, Dir·czione di Sanità militar'e di Verona. Trasferta presso la Direzione di Sanità mili tare di Roma.

Con. R. Decl"eti dd 14 ,qiu,qno 1874. FADDA cav. Stefano, R IVA cav. Carlo, CHE IU E-LIG UIERES cav. Luigi, CERVETTI cav. Giuseppe, e ARDISSONE cav. Giacomo, maggìori medici. Nominati cavalieri nell'Ordine dei SS. :M aurizio e Lazzaro.


448 Con Determina%ioni ""i'Iinistcl'iali del 15 giugno 1874.

GADOO' Giacomo, capitano medico di la classe, 2° reggimento bersaglie•·i. Trasfe1-lo al distretto di Como. BREZZI Paolo, capitano medico di la classe, distretto di Como. TrasfeT·to al 2° reggimento bersaglieri. Con Dete1·minazione 1l1iniste1·iale del 22 giugno 1874.

FRER.E.lEAN-JOLIBOIS Giuseppe, capitano medico eli Q:l. classe, 14° roggiment.o fanteria. T rasferta alla Direzione di Sanità militare di Torino.

Con R. Decreti del 23 giugno 1874. RA VELLI cav. Cado, tenente medico di )a classe, in aspettativa a Livo•·no. Richiamato in effettivo servizio dal l6 luglio 1874 coll'annua paga di L. 2400. PIAZZA cav. Giacomo, medico direttore in ritiro. Ascritto negli uftìciali di l'iserva col grado. di maggiore medico co11 anzianiH1 5 novembre 1868. BOBBIO li'eliciano, id. id. Ascl'itto nog·li ufficiali dt riset·va col g•·ado di maggiore medico con anzia11ità dal l 0 gennaio 1874. MORETTI Francesco, medico di regg·imento di la classe in riforma. Ascritto negli ufficiali di riserva col grado di maggioi'C medico con anzianità dal l 0 gennaio 1874. MORELLI Leopoldo, id. id. di 2a classe in •·iti•·o. Ascritto negli ufficiali di riserva col grado di capitano medico di 2a classe con risel'\·a di anzianità. DOCJMO Michele, tenente medico in aspettativa. Collocato a riposo cd ascritto negli ufficiali di riserva col grado di capitano medico con riserva di anzianità. .

'

Defunti. ZANETTI Ottavio, capitano m!'ldico di f2n. classe, 71° 1<eggimento fan. te•·ia. Morto a Verona il 25 giugno 1874.

Il Dt·rettore

Colonnello Medico

Dott. Cav. PAOLo MA::OlAY.RA . Il Redattm·e e Gerente · Tenente Colonnello Medico Dot.t. BAROFFIO Cav. FELICE.


ANNO XXII

Firenze, L.uglio ,1874 -

N. 7.

IIEIIORI,E; ORIGII\\L~.UI

STORIA CLINICA ED ANATOMICA DET, ;

TUMOB. BIANCO DEL GINOCCHIO

Ni~suno evvi fra voi, che non sappia quale importan~a. clinica offra il tumor bianco dell'articolazione del ginocchio. L'entità dei sintomi, le gravi soffer-enze degl'infelici, che ne sroro vittima, e le tristi e spesso incurabili conseguenze, . qa.ando pur sorvivono al fatai morbo, che ne sono il retaggio, eostituiscono · dellè cause, clie giustificano ia speciale attenzi<ime, che vi hanno ·rivolta i patologi di tutti i lempi. Io non vi dico cose e fattì nu.ovi, non metterò fuori ·teo,riche <ì> principii, che voi non conosciate; vi farò solo la co-· scenziosa e fedele esposizione dei fatti, ch.e ho avuto l'occasione di raccorre in questa interessante flogosi del ginocchio, e che mi sono deciso a comunicarvi, ~erchè nella mia breve C<J;rrie~a milltare ho potuto vedere come dessa ~nteressa tanto da vicino la chirurgia militare, àppunto perchè le cause, che più frequentemente la determinano, e l'età; in cui più facil.:.. :mente i:ri.songe sono due elementi disgraziatarn)'lnte favorevQli allò sviluppo dì essa nel soldato. Non sono questi fàtti nuovi, -y,i oissr' ma lmmo tale interesse scientifico e pratièo ' peJ> ciò, che riguarda specialmente l'~natomia patologica, che non è mai superfluo il parlarne con insistenza. 30 Giorn(Jle di Medie. milit. 1874.


450 'Voi sapete che nella chirurgia ben ~oche sono quelle malattie, che hanno una sinonimia tanto estesa quanto quella del tumor bianco; in modo che, se vi fate a riscontrare i trattati dei clinici e dei patologi, che, in epoche diverse, di esso scrissero, troverete che viene descritto ed indicato, anche coi nomi di artrocace, tumore linfatioo, tumore scrofoloso,

tumore freddo, ingorgo cronico delle· articolazioni, fungus ar#culorum , artrite crom·ca fungosa, fi(•gosi artz'colare fungosa ed altri, dei quali alcuni non accennano per niente alla vera natura di esso, ed altt'i non la rappresentano che poco fedelmente. Tale moltiplicità di denominazioni è stata causata dalla oscurità, dalla qu:).le è stata avvolta questa parte importante della patologia chirurgica. L'anatomia patolog-ica, quest' immenso e colossale edificio delle scienze mediche moqerne, questo faro luminoso, che rischiara il buio campo delle . patogenesi. morbose e della clinica, ch'è una delle più boLle glorie scientifiche dell'Italia, perchè dall'illustre 1Yforgagoi Ticevette un energico impulso, ed era del tutto ignorata, ed allo stato di na~cimento, per cui i clinici di tutti i tempi emisero delle teorie e delle ipotesi più o meno probabili, spesso l'un!J. in contraddizione dell'altra, alle volte anche assurde, e secondo l'idea, che se ne formavano, secondochè erano piìt o meno impressionati da tale o da tale altro sintomo, tiravan fuòri nomi diversi; detet·minando di sovente sotto il nome di tumor bianco, sinoviti semplici, osteiti, necrosi, carie dei capi a'rtz'colari e simili. Gian-Luigi Petit fu il primo, che si accinse a dit•adare il fitto velo, che si estendeva su questa ftogosi del gi::10cchio; cominciò a distinguere le altre forme di malattie articolari dai tumori bianchi propriamente detti, ne studiò di ciascuna la patogenesi, l'andamento, la sintomatologia, gli esiti in Jriodo che potè !asciarci delle descrizioni assai esatte. La di lui iniziativa fu di sprone all'illustre schiera di Patologi, che gli successero, talchè nelle opere di Huntet', Bell 1 Wilson, Boyer, Bonnet, Brodie e molti altri, si trova completata l'opera che


451

egli con tanta cura avea iniziata. Nonostante ciò una l acuna esisteva sempre pel difetto delia. parte anatomo- patologica, quando gli studi e le osservazioni fatte in proposito nell'ultimo decennio da eminenti s~ienziati specialmente da Billroth e da Volkmann sono venuti a riempire il vuoto che sì avea nella patologia dei tumori bianchi. Io non entro qui a discutere quale di tutti questi nomi esprima pitt fedelmente il concetto clinico di quest'ar teite, e quale ne comprenda tutto il quaJro sintomatico; cr edo però che nissuno fra tutti accontenti le esigenze della scienza. Per esempio la distinzione di tumor bianco per esprimere la flogosi fungosa delle sole parti molli, e di artrocace per indicare quella dei capi articolari s'è utile in certi casi, spesso non offre un interesse pratico perchè qualunque sia il punto di partenza del processo morboso, questo quasi sempre si estende prontamente a tutti o quasi i tessuti che costituiscono l'articolazione, in modo che il chirurgo rimane dubbio sul vero punto di or igine di essa. Oltrechè la diagnosi delle osteopatie primitive è oltremodo difficile e spesso quasi impossibile. Negli ultimi anni il professore Billroth, basandosi sulla produzione di tessuto fungoso, volle chiamarlo flogosi articolare fungosa. È questo il nome più razionale per ciò che riguarda le alterazioni anatomiche, clinicamente però non soddisfa perchè non riassume tutti i sintomi del processo flogistico. Ed io ho conservato il nome di tumot· òz'anco ammesso per la prima volta da W isemar non perchò lo credo il più pet'fetto, ma por chè è stato da t utti accettato, in mancanza d'un altro più proprio. Da quanto brevemente ho di sopra esposto voi potete facilmente comprendere, cb' è assai difficile dare in poche parole un' esatta definizione del tumor bianco, e tale da potere esprimere esattamente la sua essenza clinico- anatomica. Nè io posso dar vela. Ma permetterete però, ch' io r ichiami la vostra attenzione su ùue fatti che si osservano nel suo decorso, l'uno di ordine clinico, l'altro anatomico ; l'andamento


452 sempre cronico, cioè, e la produzione costante di tessuto· fungoso. Sono questi due sintomi importanti, perchè appunto la cronicità del decorso e la costanza delle fungosità, costit9lscono le caratteristiche principali anzi essenziali di esso; alle quali potete aggiungere .un altro carattere anch'esso costante, ch'è l'esito quasi sempre più o meno infausto nel senso, che non ci ha mai, anche quando gli individui guariscono, l'intera restitutio ad z"ntegrum della funzione dell'arto. L'etiologia del tumor bianco del ginocchio è quella stessa dei tumori bi.anchi in genere. Io non parlo qui del1a blenorragia, del cateterismo, della metro-peritonite, della soppressione dei mestrui, che alcuni patologi fan figurare nel quadro etiologico di esso, e non ne parlo perchè il loro potere morbifero è assai dubbio ed incerto; e perchè fea' l'oretra, l'utero ed i tessuti o parte di essi che concorrono a formare l'articolazione 'del gi'noccbio non esistono rapporti nè anatomici nè fisiologici. Mi si potr ebbe però dire, che vi sono delle condizioni pa.tologiche di dati organi le q~ali possono farsi causa di processi morbosi in altri più o meno lontani senza che l'anatomico ed il fisiologo abbiano potuto fra loro riscontrare dei reciproci rapporti. Quali relazioni esistono per esempio fra la pat·otide ed il testicolo? nissuna; eppure non è raro il caso di vedere nel corso de l! ~ parotite insorgere l'orchite. Sono appunto questi i casi, che i patologi, tanto per dare una spiegazione qualunque chiamano malattie di simpatia o di consenso. E qu est'ipotesi nel nostro caso non si può nè si deve ammettere giacchè è pid razionale e consentaneo ai principi della scienza e della clinica il ritenere, che lo sviluppo del tumor bianco in un soggetto blenooragico è dovuto alle diatesi scrofolosa o tubercolare, che nel sangue di lui vivono allo stato latente, piuttosto che ad una causa di simpatia o di consenso fra l'utero, l'uretra ed il ginocchio, fra i quali non evvi neanco l'omogeneità di struttura anatomica ed istologica, come vi è fra la glandola parotide ed il testicolo.


45a Lo stesso dicasi per l'eredità. Non si ò mai dato il caso, o per lo meno succede assai di rado, di poter constatare, Ghe la disposizione al tumor bianco si è trasmessa per sè stess<~, dal padra al figlio; ·ed io credo cho l'azione ereditaria in questi casi debba ammettersi nel senso, che i figli ereditano dai padri alcune diatesi o certe maLattie, che inflttiscoM graude\nente allo sviluppo di esso. Difatti non è raro il vedere due individui provenienti tutti e due da parenti scrofolosi o tubercolosi essere affetti uno ùa tumor bianco o l'altro dalle scrofole o dalla tubercolosi, e altt·i due nati dall' istesso padre avente un tumor bianco andare incontro uno all' ipertrofia cronica con degenerazione caseosa di tutto o parte del sistema glandolare e l'altr·o ad un artrocace. _Or io dico; lta quest'ultimo ereditato la dir·etta disposizione ad. esso? no ; tutti e due hanno rke...-uto dal padre in retaggio l'accennata diatesi scrofolosa, la quale nel primo si insediò nel sistema glandolare, nell'altro si localiz:t.6 nel ginocchio sviluppandovi tutta quella serie di svariate altera7Àoni che costituiscono il gino-al'tl'Ocace. E ciò è tanto vero in qllanto che frequentemente si vede nell' \stesso il1div'iduo svolgersi un p1·ocesso tubercolare ai polmoni o delle affezioni scrofolose e nello stesso temp,o un tumor bianco. Nè si può dire esser un fortuito caso di semplicé concomitanza, perchè succede assai di frequente per poterlo tale giudica1·e, oltrechè la cFnica ha dimostrato esse1·vi fra questi pt•oc:essi morbosi dei rappol'ti causali. Eliminate, per le considerazioni cliniche di sop1·a brevemente esposte, le cause che ho accennate, rimangono quelle, la cui azione ormai è bene accertata e da tutti ammessa, l'età, nioè, la natura dell'articolazione e le malattie che in antecedenza ha sofferto, la scrofole e la tubercolosi siano allo stato di diatesi, che di malattia. La fanciu llezza e la gioventù più che la virilità e la vecchiaja vanno più frequentemente soggette al turnO!' bianco del ginocchio, e se voi andaste a riscontrare le statistiche nosologiche sareste colpiti dai due fatti, cioè, che i fanciulli


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e i giovani offrono il più numeroso contingente, e che fra le articolazioni del corpo quelle a ginglirilo ne sono più facil~ente colpite, e di queste · voi. sapete che .ii ginocchio ne è il vero tipo. Oltreciò l'estensione delle superficie articolari, la molteplicità dei tessuti cii che .risulta formato, la di~ersità de,lla struttura m1~tomica di essi, ·l'importanza dell'ufficìo, che sòstiene nella stazione • e nella deambulazione e la facilità colla q,.ual~ viene esposto all'azione degli age-nti esterni ne giustificano la frequenza. ,. . Che poi le malattie precedentemente ·sofferte influiscano grandemente allo s;viluppo di esso è un fatto che si capisce fàcilmente se si. pensa; ch'è legge in Patologia Generale che i processi mqrposi che. si s'Volgono in un dato organo vi lasciano un' estrema vulnerab.ilità, quasichè le alterazioni, che· essi vi suscitano, ne diminuiscano il potere vitale, e lo rendano incapace a resistere all'azione de11e cause morbose. Ed' è. questa una delle. ragioni per le quali una semplice sinoyite in un soggetto cachettico in seguito ad una causa qua- , lunque, alle volte anche leggera, può assum~re il carattere fungoso. Dissi un~ delle ragioni, perchè la disposizione alia suppurazione della sinoviale, il continuo attrito e la diuturna pressione dei capi articolari, il difficile vuotamento delle rac-· colte purulenti, i disturbi di nutrizione delle cartilagini sono altrettanti motivi, che possono rendere fungosa una s~novite· semp\ice. E queste condizioni, dice giustamente i.l Volkmann,. sono analoglie a ~quèlle degli occhi, ·ove la gravezza·.dei sintomi, la cronicità dei processi e la facilità alle recidive stanno· essenzialmente . nella struttura speciale dell'organo. La scrofole e la tubercolosi finalmente sono cause assai potenti per lo sviluppo di esso. Per~ non tutti quelli .che ne vengono cplpiti sono sèmpre scrofolosi e tubercqlosi; o che lo fo,ssero pr-ima; alcuni non lo ei'ano affatto, e lo divengono dopo ed in seguitQ .~Ile profu~e suppurazJoni, agli estesi processi ulcerativi, delle ossa, alle gJ;avi so;fferenze ·a cui van . . soggetti ed alle febbri più o men'o gagliarde, che ricorrenWJllent~ si mani.festàno nel oor.so ,di esso.. In questi casi i


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compensi organici spesso sono insufficienti, la nutrizione si alter~ e sj fa incompleta, ed è allora che per r esultato finale si ha la scrofole e la tubercolosi. E questo fatto io ho potuto constatare in una ragazza dodicenne ; dessa veniva ammessa alla Clinica Chirurgica della R. Università di Palermo per tumor bianco alle articolazioni tibio-tarsiche ; in seguito al prolungato uso di fasciature ingessate e di altri mezzi terapeutici, dopo un anno di degenza all'ospedale, vi guariva completamente. Poco tempo dopo si esordl acutamente un processo tubercolare alla base del cervello, che in breve tempo l'uccise. Essa non era antecedentemente tubercolosa perchè negativo fu l'esame degli organi toracici, nè proveniva da parenti tali; la tubercolosi dunque fu cagionata dal tumor bianco. Come vedete, questo, la tubercolosi e la scrofole sono. stati morbosi che si generano reciprocamente, e che a vicenda si sosten gono.~ Nel maggior numero dei casi però esso si sviluppa in soggetti scrofolosi o tubercolosi, e l' .influenza che tali malattie esercitano nella sua produzione si desume anche dal fatto ch'esso alligna più nelle città, che nelle èampagne, precisamente come avviene di esse. P erò per quanto grande sia la parte che tali cause possono avere alla sua produzione per sè sole non bastano a generarlo; fa duopo dell'azione di altre cause determinanti le quali servono a localizzare sul ginocchio la malattia ~he circoia nell'organismo allo stato di diatesi in modo latente. Sono queste le cause occasionali rappresentate da qualunque causa esterna e violenta, quale colpi, cadute, urti, reumatismo e simili. Noi ignoriamo quale sia il potere morbifero delle dette diatesi o malattie, che agiscono come cause predisponenti, ei basti solamente constatare il fatto, ché mentre in un individuo sano e robusto una causa esterna, che agisce sul suo ginocchio vi produce una contusione, o qualche altro effetto di poca entità, agendo su d'uno scrofoloso o tu~ · ,bercoloso vi suscita nel più dei casi un'infiammazione cronica od acuta, che diviene spesso fungosa. Rimane una categ<?ria di casi, e sono rari, nei quali .s1


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sviluppa il t umor bianco senza di alcuna delle cause sopra enumerate abbia apparentemente agito, allora si, van cercando delle cause remote, più o meno probabili, spesso anche ipotetiche. È parlando di questi casi, che Billroth nella sua Patologia Chirurgica Generale dice « rimane una categoria

di casi nei quali non ci ?"iesce di 1•iconoscere una causa locale o generale. » Ed io ho presente un caso di questo genere; era un uomo sui 45 anni, robusto, pieno di salute e di vita, che fu affetto- di gino- artrocace senza una causa apparente, il cui corso fu sì rapido e le alterazioni sì profonde ed estese, che in poche settimane dalla sua entrata in Clinica moriva di piemia trombo-embolica. Molte questioni sono state fatte sul vero punto di partenza del tumor bianco. Fino a pochi anni fa si riteneva ch'esso partisse direttamente dai legamenti, dalla sinoviale, dalla capsula, per cui gli si dava il nome di flogosi legamenta1·e, di ar"t1·osindesmite, di artrofiogosi fibrosa. Oggi in vece gli ultimi lavori di Volkmann hanno dimost1·ato, ehe la sede vera di es~o è il tessuto connettivo amorfo che avvolge i tessuti fibrosi e muscolari della giuntura. Io non entl'o nel merito della quistione, e lascio agli emi1~enti scienziati, che di ciò si occupano, la cura di risolverla, e no-n ci entro per la mancanza di proprie osservazioni, e perchè s' e' ha una importanza scientifica dal lato pratico non presenta ver1,1na utilità. Mi limito solamente a farvi osservare che la dottrina dell'illustre PFofessore di Halle s'è aecettabile per ciò che riguarda il tumor bianco delle parti molli, non è ammissibile per le osteopatie primitive a motivo che i capi .articolari non sono avvolti da connettivo amorfo di sorta. Ciò posto quali sono le alterazioni anatomiche, che la malattia induce n ei tessuti costituenti l'articolazione? o meglio quale si è l'anatomia patologica? Quando il processo morboso s'inizia dalle parti molli, ed è il caso più frequente, la prima a risentirne i disturbi organici è la sinoviale. n primo fatto che in essa si manifesta è un afflusso di sangue maggiore del normale, si ha quindil,una


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iper:emia. attiva di essa, ~a quale diviene tmrgida, · rossa ed opaca, i· c,orpuscoli del concettivo, 'di' che risulta forrnafa si ipertr:oli'lzano, per subire in 'Seguito un vero process9· iperplastJico, pel quale si sciridono m·oltiplicandosi, e proliferano in èlementi di tessuto di granl!liazione. Vof sape~e dall'anatomia patologica generale, che in qualu~que processo di metamorfosi progressiva si ham10' due periodi, l'uno d'irritazione, l'altro' di-.pi•olifé?-rtzione degli elem~;xti propd del tessuto infiammato, e che fra questi un terzo v:e n' ha, quasi anello di congiunzione, e èhe dicési di tfoan· sz"zione, o staçlio di g1•amdazione; nel quale non si ha mai la ~ roduii'one degli elementi d'.un' tessuto ' d:efinito ·ed organiZzato, rria bensì quelli eli un tessuto tra11Sitorio. Or in que~ta· forma di artrite i prodotti dell'infiammazione si arrestano a !luesto periodo, per cui si hanno delle cellule di ·piccola dimet1sione, di forma/rotonda, le · quàli, collegate insieme da una sostanza intercellulare assai molle, costituiscono ·delle v.egetaz.ioni, ~ che alla superficie libe.r a dei tessuti rivestonQ form.e fungose. La loro costituzione è ·perfettamente artaloga a. qu.ella delle gra.m1lazioni che sorgono alla superficie di quàltùique piaga .avviata .alla cicatrizzazione, e che gli antichi chiamavano bottoni canwsi. Sono questi elementt cellulari transitori, che costituiscono. la così detta cotenna d'el ,turnor bianco, i quali non àrrivando a costitnìre un tessuto ben defiilito, hanno una vita a~sai breve, e rapidamente ·vengQno, nel maggior numero . dei casi, colpitì da processi di ·Jilletamorf~si regressive. Tale cotl:lnna ora.•è ,r~sisteli.te, dì co~ l0-re biçmco-giaHog,n,olo, e presenta ·1m aspetto -lardaceo; ora è assai vascolarizzata, mollastra, per èui assume un colorito :rosso-bruno, e sanguina facilmente. E chi di voi ha avuta l'oce'a.sione di specillare uno dei ·seni fistolosi che attorniano l'articolazione del ginocchio, le cui · pareti sono rivestite da detta cotenna, saprà come il più liev·B urto che si *esercita su di essi;) collo spe'cilllil si fa causa di piccole eu insignifi1 canti e·moiragie capillari. NeU0 stesso· tempo l'epitelio ohe rivestè la sinoviale si al-


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tera, le sue celll!lle proliferano, alcune restano· .aderenti ad esso, altre cadono nella sinovia, ed osservandole , al microst:opio si presentano· a contorno s.for.màto, e con i nuclei moltiplicati. Procedendo la •malattia l'epitelio viene distrutto completamente. Però la sinoviale non è tutta invasa di tali granulazioni, vi si scorgopo dei punti più o meno. limitati, che npn sono da esse coperti, e nei quali ove si svolge un processo di rammollimento, che può :finire colla completa fluidificazione, ed ora vi si ·s.uscita un'infiammazione tal fiata suppurativa, tal'al·t ra sierosa, per cui si possono ayere nel primo caso dei piècoli ascessi, nel secondo delle limitate idropisie. Le fungosità si avanzano dagli strati profondi ai superficiali della sino-viale, per cui arrivano a mettersi in contatto coi tessuti ad essa vicini, l'uguq.le . processo fl.ogi~tico suscitano sui tendini, sui muscoli, sugli strati più ililterni della pelle, i loro elementi per u~1a causa meccanica irritativa subiscono un lussureggiamento, e così concorrono alla continua formazione della cotenna, la quale col suo volume distende la peUe. e colla .diuturna pressione che su di essa esercita determina. delle anemie locali meccaniche, per cui diviene lucida e d'un colore bianco-cera. In seguito essa e· il connettivo sottoc~taneo s' infiammaho e suppurano, dando luogo alla fo.rmazione di ascessi, che aprendosi all'esterno lasciano dei seni fistolosi, le cui pareti come là cavità degli ascessi, sono tape~zati 'çl~lle granulazioni. I muscoli, sia pella prolungata inazione dell'arto, sia pei disturbi di nutrizione, che la infiammazione loro arreca divengono flaccidi, si rammollisçono, e finiscono per subire la degenerazione grassa. I legamenti e la capsula subiscono anch'esst un infiltramento sieroso~ si sfibrano prima per trasfor111arsi depé in tessuto fungoso, ·che li distrugge completamente. Ed è a questo periodo~ che le lussazioni spontanee si succedono. Però nel ginpcchio, grazie alla robustezza ·e alla molteplicità dei legamenti e degli altri mezzi contentivi accessori tali lussazioni non sono fre.quenti ; infatti io ho a"ruto occasione di sezionare


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yp. ginqcchio affetto da tumor bianco, nel qual~ si vedeva la: distru~ion~ completa dei .legamenti, dei tendini ,di . rinforzo, della cap~ula senza che ,durante la vita 'si fosse .constata.t a i legarpenti qrociati, b~n.cM a.vessElr subito un infiltramento sieroso, pure erano ancora resi$~n:ti l:!-bbastanza per. poter tener~ in sito i capi art~col~ri. In a,ltri -casi il prpcesso morboso .~?i · estende verso l è eartìlagini e pel contatto diretto di esse collà cotenna, o mediatamente 'pelJa sinovia morbosamente alterata e purulent~. N.elFu.n ca,so e nell'altro le cartil(\gir.1i si opacano, i loro elerp~~ti, come quelli della sinoviale, $' iperttofizzano, aum-en'tano di n1.1m.ero, trasformandosi in elemep.ti di t~ss uto fi.mgoso, mentre la sostan.za intçrcellulare si .fonde e si liquefà. O,osì ,la SQ~taf!za cartilaginosa in molti · punti viene de.r. tutto distrutta, e sostituita çlal tessuto fungoso, è questo -un .p rocesso distruttivo, che1vest~ il carattere ulceroso, costituendo la veri). ulcera: della cartilagine di Volkmf1nn, Jl q)lale .dice· ài a,mmetterla nella scienza ora che si e dìmostrata possibile J'ukerazione della cartilagine. In altri punti essa viene at;tacc~ta da proces~i di metamorfosi regressive, pdmo fr·a i quali sta il rammollimento. che può arrivare fino ·al · .grado di completf!. fluidifica~ione; ed è in questi casi, che la cartìlagip~ così alterata presenta alla superficie di ~aglio un asn.etto spongioso. Vi sono P.,erò dei punti della cartilagine, che v'eng:ono per i primi qolpiti .dal proce~so ulcerqso, e son.o gnel)i, i quali per ,la d,i'fettosa posizione dell'arto sono sottoposti ad una continua e più forte pressione, e ch,e costìt!liscono il deeubitp '1ilderoso dei moderni. . P.vogredendo la malattia il tessuto fungoso, sia per la par~ial~ qistruzion~ ulcerosa delle cartil~gin.i, sia pella lòro completa scomparsa;, si mette in contatto con i capi articolani e. colla rotula, ~ui quali più o meno prontamente, vi suscita u~ proc,essq ;flç>gistico deW iste.s~a n~tt,uza di qu~llo da c.ui fu prodotto. Il primo fat.to è q~ello di una carie periferica) semplice ~appri11111, fu11gos1J.- in seguito. Ed an.che qui, come ~a ~us~azion~, perçh~


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nelle cartilagini, la carie comincia sempre in quei punti dei capi articolari, i quali diuturnamente subiscono un attJ·ito per la viziata posizione dell 'articolazione. Come vedete si tratta anche qui çli un fatto di decubito, che, per analogia di quel che succede nelle cartilagini, potrebbe dirsi decubito ulceroso dei capi articolari. Vi sono dei casi, fortunatamente più rari nei qua,li l'artrite esordisce primitivamente nelle ossa; dissi fM tunatamente perchè le alterazioni sono molto più gt'avi, il decorso si è più rapido, e l'esito quasi sempre 'infausto vuoi per la vita, vuoi per la perd ita dell'arto. Anche qui si tt·atta d'un processo. flogisti co che co1pisce però il tessuto osseo, si ha un' osteite fungosa; con proliferazione attiva degli elementi del tessuto midollat•e da un lato, e dall'att·ofìa e necrobiosi consecutiva del tessut9 osseo. E siccome comincia in quei punti pii1 vicini ai capi articolari, cosi può dit·si un' osteomielite fungosa pel'i- articol.are. Il primo fatto è sempre quello · di un' osteite r a!·efaciente ; è solamente dopo un cet·to tempo, che gli elementi del tessuto midollat·e sono colpiti da un' iperplasia attiva incompleta perchè in elementi cellulal'i di g t·anulazi on~, i quali premendo continuamente sul tessuto osseo dall'interno verso l'esterno vi determinano in diversi punti una vera perforazione, attraverso i quali le fungosità vengono ad essere in contatto colla cartilagine. P erò il processo morboso poco a poco esten. desi nel senso della diafisi producendo s~mpre del tessuto fungoso, il quale suscita sulle tràbecole ossee un' infiammazione, per la quale si ha la distruzione di esse, costituendo ciò che dicesi carie cenlt·ale. Nel c'aso, in cui l' infiamma~ione esol'disce nello stesso tempo dai capi articolari e dalle par ti molli abbiamo sempre le stesse alterazioni; dall' una par te e dall'altra v i è lussur eggiamento attivo degli elementi cellulari dei tessuti fibros i ed ·osseo, trasformazione di essi in tessuto di granulazione, in modo che le cartilagini trovansi compresse fra due masse di tessuto fu ngoso, le quali, progredendo la malattia, ven-


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gono distrutte del tutto, di talchè tutto il cavo articolare è interamente riempito di fungosità, pus icorizzato, sequestri ossei e simili. Il periostio naturalmente non può rimanere estraneo a tale processo morboso ; qualunque sia il suo p{mto di partenza subisce un' irritazione cronica, sia meccanica che per contiguità, che determina prima un' ipertt·ofia semplice, in segui to numerica dei suoi elementi, i quali di rado si arrestano allo stato di ce]lule formative indifferenti, ma spesso si trasf!1rroano in elementi di tessuto r.onnéttivo, che pt•esto si ossifica. Abbiamo in altri termini una periostite cronica osslfiC'ante, che produce del nuovo tessuto osseo ora sotto forma di osteofiti, ora sotto forma pianeggiante. È a questa osteosclerosi non solo, ma anche alla nuova produzione di tessuto osseo da parte del tessuto midollare dell'osso stesso 1 che si deve l'aumento dei capi articolal'i, aumen,to che anzichè un vero rigonfiamento è un ingrossamento per soprapposizione di strati del tessuto osseo di nuova formazione. E quando succede che in esso si manifestano gE stessi processi ulcerosi periferici voi avete quel fatto morboso che oggi chiamano carie dur'a. Nonostante ciò il periostio pnò esser colpito qa'n' infiammazione a prodotti fun gos'i, e rimanere pien!.1Jmente distrutto nell'evoluzione dei processi regressivi, che colpiscono le granulazioni, che 'd a esso originarono. Un fatto anatomico assai importante nel corso del tumor bianco è quello delle suppurazioni. Non è desso un carattere costante perchè dipende dalla maggiore o minore tendenza che le fungosità e i tessuti articolari hanno a suppurare. Però freque,ntemente la suppur·azione esiste, e deriva. o pal solo tessuto fungoso, o da questo e dalle infìammazion'i acute e subacute che si suscitano negli altri tessuti, in questo modo si producono delle raccolte purulenti periarticolari, che Gerdy chiamò ascessi di vicinanza; le quali si aprono o all'esterno, o si vuotano nel cavo articolaré, determinando secondo lo stato ~ in cui .trovasi l'articolazione, od una passeggera esacerbazione dei ~intomi, od un aumento intensb del pr.o-


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cesso morboso e tale da mettere in pericolo la vita degli infermi. I processi suppurativi possono anche cogliere le fungosità del tessuto midollare, e dar luogo alla formazione di ascessi lntraossei, i quali esercitando una pressione continua sulle trabecole ossee e sui vasi sospendono il ricambio organico e producono quindi un processo necrobiotico del tessuto osseo, per cui spesso in questi cavi purulenti si trovano anche dei sequestri ossei. Questi ascessi si aprono generalmente nella cavità articolare percbè il pus lateralmente trova maggior resistenza a causa della continua nuova produzione del tessuto osseo da parte del periostio. La cotenna del tumor bianco può anche subire progressi di metamorfosi progressive, quali il rammollimento e la degenerazione caseosa. In quest'ultimo caso la compressione esercitata sopra i vasi, che devono appot'tare gli elementi di nutrizione a queste masse, dal numero immenso di elementi cellulari accumulati in spazii inestensibili, diminuisce e sospende il ricambio organico nutritivo per entro questi accumuli, in modo che le cellule si atrofir.zano, si convct·tono in piccole r.olle irregolari , simili a quelle, che, fino ·n pochi anni fa, si credevano r.aratteriscbe del tubercolo, mentr·e la massa tutta si dissecca e piglia 1'aspetto caseoso, per cui, se non si rimonta ai primordii del processo morboso, si può credere aver da fare cvn un infiltramento tubercolare. Questo processo degenerativo, che colpisce le granulazioni può esser parziale in modo, da dare l'aspetto di veri tubercoli. Ed è questa la ragione, io credo, per cui il D. Kaèster ha creduto di potere asserire la frequenza, anzi la <tuasi costanza di veri tubercoli miliari nelle granulazioni stesse. Sulla sintomatologia di quest'artrite poco vi diro, perchè oramai , dopo le descrizioni abbastanza esatte, cb e ne han fatte distinti clinici antichi e moderni, è conosciutissima. Voi potete dividerla in sintomi locali e sintomi generali; fra i primi, che q?asi sempre nell'ordine della malattia hanno la precedenza, sui secondi stanno il dolore, il tumore, la falsa


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posizione dolla giuntut·a, le suppurazioni; dissi, quasi sempre, perchè è vero che nel maggior numero dei casi esordisce cronic-amente, ma in altri, e sono rari, può esser l'esito o la conseguenza d'un'artrite acuta, la quale invece, di risolversi, passa a dei processi suppurativi cronici, dando luogo alla formazione delle fungosità e di tutte quelle alterazioni anatomiche, che ho già descritte, costituendo cosi quel tumor bianco che alcuni chiamano consecutivo, o seccnzdario. Fatte queste eccezioni, il primo fatto morboso a comparire in scena ò il dolore, il quale varia d'intensità dal lieve all'acuto, limitato sempre ad un punto del ginocchio corrispondente a quello infiammato, si aumenta colla pressione e ai movimenti , i quali perciò stesso sono limitati ed impacciati. Nello stesso tempo l'articolazione comincia a gonfiarsi, raramente in punti circoscritti, spesso uniformemente; la pelle rimane bianca, illesa, quasi fosse esttanea alln. giuntura. In seguito i sintomi si esacerbano, il dolore si fa intenso; il più lievo movimento, il menomo urto, il peso stesso della coperta lo esagerano grandemente; il tumore si accl'osce, si fa più uniforme, meno resistente al tatto, pastoso ; i movimenti sono più limitati, assai dolorosi, la pelle acquista l'apparenza cere,a ; l'arto assume una posizione viziosa, la gamba si flette sulht coscia, e questa fa un movimento di rotazione esterna in modo che il ginocchio forma un angolo, i cui gradi variano secondo l'intensità dei sintomi. l\f0lto si è questionato sulle cause, che producono questa viziata posizione. Alcuni credono che gl' infermi diano al ginocchio quelle positure, nelle quali il dolore riesce meno molesto ; altri escludono del tutto tale teoria, dicendo che alle volte in ùate posizioni il dolore è intenso perchè l'attrito dei capi articolari e la distensione della capsula e dei legamenti sono maggiori. E costoro concordi nel respingere questa teoria si dividono in due schiere sostenitori gli uni della teoria meccanica, gli altri della riflessa. Bonnet fu' il primo


4M che mise fuori la meccanica; egli fece molti esperimenti, dai qual.i dedusse, che l'articolazione è costretta a flettersi per la presenza nell' iqterno di essa delle vegetazi.oni dei versamenti e trf!sudamenti sierosi e delle raccolte purulenti, e ciò starebbe anche .col fatto dimostrato da · altri che realmente la capacità articolare è maggiore nella semi-flessione. La riflessa consiste in ciò che l'irritazione continua della capsula deterp1ini contrazioni muscolari rifle~se, pelle quali il ginocchio è costretto a flettersi , e quindi la flession.e sarà tanto maggiore, quanto più intensa è l'irritazione della capsula. TuttE\ e tre gueste teovie hanno delle ragioni anato.miche ·e cliniche pro e contra, però credo che non può darsi la preferenza piuttosto all'mia che all'altra finchè la scienza. non ci fornirà dati certi e sicuri. Ad un dato periodo si suscitarlO delle infiammazioni suppurative della sinoviale e degli altri tessuti, si fan:no degli ascessi, i quali, come ho detto, si possono aprire o nella cavità articolare, o all'esterno; in questo caso l~ pelle si distende e si assottiglia, si arrossa· e· si esulcera, formando delle ulcer.i di aspetto scrofoloso, a bordi irregolari, coperte di fungosità, .e che lasciano scorrere materia purulenta sciolta, fetida con.tenente fiocchi a:lbuminosi. Questi ascessi peria:rtic0lari, frequentissimi nel giilocchio debbono distinguersi' da quelli per congestione, i qttali sono il resultato di processi · ulcera ti vi con formazione di pus dei capi articolari,. per..ç_ui si hanno racc.olte puru~ente che rompono con più :frequenìa la ·borsa mucosa degli estensori .o la parte posteriore ed inferiore dell'articolazione, e si fanno strada attra:verso i mus,coli, i t.el).dini, le apone'\:rosi e vanno a ~e­ positarsi in punti più o meno lontani dall'articolazione. L'arto allora diviene atrofico, i muscoli o pel disturbato ricambio organico, o pella }unga inazione sono colpiti· da .degenerazione grassa, ed il g'rasso venendo riassorbito in seguito alla gene.ra:Ie denutrizione degl'infermi lascia nei muscoli !:atrofia secondar~~; è l'atrofia gialla dei muscoli che succedè. Altre volte subiscono, senz' essere stati colpiti da degenerazione .grassa, l'atrofia che vien d,e tta da .inazione.


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465 In. questo periodo si sviluppano delle infiammazioni acute intercorrenti delle parti amm~late, le quali aggravanclo le condizioni morbose locali, deteriorano lo stato generale degli ammalati. Nei casi di osteopatie primitive il primo sintomo è sempve il dolore, il quale nei primi tempi è rappr·esentato da un senso di peso e d'intorpidimento dell'articolazione, i movimenti sono inceppati specialmente alla mattina: quando sono anche dolorosi. Al dolore seguono 'poi il tumore, la viziata posizione della giuntura, e tutti gli altri sintomi già descritti . I fenomeni generali non compariscono che a per·iodo inoltrato della malattia, e sono sempre gli ste$si qualunque sia il punto di partenza di essa. Si hanno febbri più o meno gagliarde, inappetenza, denutrizione geùerale, insonnia, continuate vigilie, febbl'i vespertine, diarree qualliquative, profusi sudori, i quali sinto.mi col cal'attere di febbre consuntiva o di tubercolosi generale ammazzano gl'infermi. Gli esir.i' 'del tumor bianco del ginocchio sono la guarigione e la morte. Disgraziatamente ]a guarigione è piuttosto l'ara, etl avviene per la diminuzione di tutti i sintomi, il pus si fa 'di buona natura, diminuis~e e cessa, le febbri scompajono, lo stato della nutl'izione si fa soddisfacente, il tessuto fnngoso _si organizza definitivamente, si trasforma in tessuto connettivo il quale ora rimane fibroso, ora sì ossifica, producèndo quindi l'anchilosi falsa o l'anchilosi vera. La mo~te avviene per consunzione e per tubercolosi. Volkmann dice che raramente si ha per piemia. Iq 1,1 0n voglio elevarmi acl oppositore dell'eminente scienziato tedesco; permettetemi però chè vi sottometta delle ragioni per .le qua·li , io credo ch'essa senz'esser fl'equente, non è nemmeno assai rara. La piemia veramente non è il prodotto diretto dal tumor bianco ; ma nel suo decorso possono insorgere dei fatti mot·bosi, i quaLi. favor1iscono in alto grado il suo svJ-- luppo. Voi lo sapete dall'Anatorrìia patologiça generale, che la piemia è la c,onseguenr.a di processi flogistici più o meno (!.CUtÌ ad esito suppuratiyo, specialmente. della fl~bite· e di •tutte Gio1·nale di Medie. milìt. 1874. • 31


466 ·~le osteopatie maggiormente ar ticolari. 01· nel corso del tumor · biancO l'lO Il S0110 l'<l1'e }e insorgenze di processi infiammatori •acuti, tche suppurano o nella capsula o nella sinoviale, o nei capi articolari ; ed è naturale che i vasi che servono alla ·rnutrizione di quei tessuti non possono rimanere indifferenti .:alle altAI'azioni che r infiammazione apporta. Vedete dunque che in date speciali circostanze e in certe epoche del decorso • di esso si possono a\ere quelle stesse condizioni, ché in altri . éasi possono produrre la piemia. Io qu indi credo che dessa •non è ' poi tanto rara, e che la sua possibilità e frequenza sono in rapporto alla comparsa di dette infiammazioni acute 1intercorre11ti. La diagnosi gene1•almente è facile a farsi ; però vi sonc• ..dei casi nei quali si trova grande difficoltà. Alcuni hanno voluto dare dei segni certi o patognomonici, che voi conoscete, e che io non accenno nemmeno; ritengo ch'essi per se soli non bastano, e che nei casi di rliffi.coltà il chiJ•ut·go deve attingere gli elementi della diagnosi all'esame delle ·cause, allo studio dei sintomi, alla modalità della patogenesi. · Allora solo si può fare con quasi certezza la diagnosi della .tmalattia e il suo grado, e puossi stabilire il vero punto di '~ partenza di essa, ch'è assai intet·essante conoscere per la pt'O. gnosi e pella cura. P uò esser confuso con l'osteite epifìsasia, e colle nuove formazioni morbose dei capi articolari ; e bisogna confessarlo .•alle volte si r imane dubbiosi ed incerti. Si distingue dalla ··prima, perchè il dolore è sempre fisso in un punto, ed il tumore non si ha che a periodo aì'an7.ato della malattia. .:Riesce assai più difficil e ' differenziarlo dai secondi . perché ••a nche qui abbiamo dolore, tumore, difficoltà dei movimenti, . ••·ed in seguito pastosità del tumore, suppurazione, ascessi pe'~ riarticolari, febbri vespertine e tutti gli altri sintomi gene. ·!t'ali; e fu precisamente in uno di questi casi, che Velpean ., diagnostica va per turo or bianco del ginocchio un osteo-sar·•coma dei condili del femore. Ad evitare possibilmente l'er1\I'Ore, dei segni abbiamo fino a un, certo punto sicuri; ·nel


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t,umor bianco la tumefazione è sotto e soprl:\ l'articolazione, l'int~rlin eo ,articolare è .cancellato, e il ·çlolor,e e la, çl iffic~ltà dei movimenti sono costanti al suo ~sordire, mentre nei tumori il gonfiore è limitato al. punto da dove esso parte, è per~etti bile l' interlìnea articolare, e mancar,>.o il dolore e .la difficilità. dei movimenti. La prognosi è sempre infausta nel maggior numero dei oasi, giacchè anche quando Fanchilosi è ossea e retta non ~i ha mai la completa ed intera funzio nabilità dell'arto ; sono rarissimi quei .casi in cui .l'articolazione non h~ punto ~of­ ferto. In circostanze disgraziate l'at·to rimane inservibile o ,perc)lè è stato colpito dall'atrofia, o perchè l'anchilosi è angolare. In gen!3ralE) però .Può dirsi, che la puogn.osi è più o meno grave secondo l'età, l'estensione delle alterazioni, ed il periodo della malattia. . I mezzi terapeutici1 stati preconizzati e messi in opr!J. in tutti i t~mpi pella cura del tumor bianoo del ginocchio sono, fatte poche eccezioni, quegli stessi dei tumori bianchi in genere, e si presentano così numerosi che può dirs:i esser poc}l~ quelle malattie chirurgiche, che offrano un quadro terapeutico tanto esteso. Dì't~ttti gli alteranti, i controstimo.lanti, i r evulsivi, gli emolienti, i torpe n ti, gli epispastici, i ricostituenti e tutti gli altri mezzi atti a modificare le condizioni . locali della n1alattia, ed il generai~ degl'infermi sono ,s,l;;;tti indicati ed applicati. Epperò sotto diversa fo rma sono stati impiegati i preparati di jodio, di mercurio, d'oppio, di piombo, la cicuta, la belladonna, 'ì vescicanti, le docce fredde, i bagni ~aldi çon acquj:ì semplice e medicata, i caustici e il sariguisuggio. Voi sapete che · la molteplicità d~i rimedi che vengono suggeriti nella cura d'una data malattia indica la poca eff1cacia di essi ; per i tumori biànchi pare che tale fatto facçia eccezion,e, percbè tutti tali me~zi sono stati dichiàrati di virtù meravigliosa. La pratica invece ha dimostrato che uno di essi nelle mani d'un clinico riesciva vantaggioso, e restava inutile in quelle d'urt altro. Io non, y.oglio mettere in dubbio la buçi)a fede delle osservazioni di distinti cli.nici, p ~rò· credo


468

tale contradizion e deve attribuirsi al fatto, che fino a quàlche tempo addietro veniYann diagnosticàte per tumor bianco, e quindi per tale curate, altl'e malattie articolari tutt'affatto diverse da quello, le quali, pur essendo di natura grave, hanno maggior tendenza pella guarigi one~ Oggi la terapia di quest'artrite cronica si molto pél'fezionata, e mentre si è alquanto semplicizzata, s' è resa più attiva e più energica. L'applicazione dei vescicanti, delle moxa; e del setone, che da Larrey e da 'Gùerin era ritenuta. come il solo vantaggioso rimedio, oggi è stata posta in dimenticanza, e giustamente, perchè la sua efficacia è abbastanza incerta, e perchè il loro continuo uso, irrita la pelle, ne favorisce l' esulcer~zion e, detertl1inando l'apei·tora degli ascessi periarticolati. Del pari la cura meccanica messa avanti da Bonnet, cioè la confl'ica?.ione dei capi m;ticolati nori ~i usa p~ù, perchè quantu nque il suscitare un' infiammazione acuta per avere nella sua risoluzione la guarig ione della cronica già preesistente fosse razionale, pure la clinica ha. dimostrato negativi i resultati. Quali sono dunque i mezzi dai quali il chirurgo può aspèttat·si dei vantaggi · quasi sicuri? · Come vi d~ssi in p1·incipio il tumor bianco spesso è l'esJlressione d'uno stato generale diatesico, il quale viene peggiorato dalle p~ofonde alterazioni, che si suscitano nel ginocchio, la cura quindi dev'essere locale e ge'nerale, si deve, cioè, agire localmente nell'intento di limitare i disturbi artico.Jari, e sul generale degli ammalati cercando di man.tenere o mettere l'organismo di ess i, col sostenere e migliorare l i processi della nutrizione, in condizioni tali da reagire all'azione dei disturbi locali, e coadiuvare l'azione degli altri rimedi; per cui si devono prescrivere i preparati di ferro, di .jodio, di china, si ·deve dare una dieta nutriente, con vino generoso, olio di fegato di merluzw ; allontanare gli ammalati dalle abitazioni · umide, buje, male aereate, !asciar li al letto il tempo strettamente ner..essario, consigliar loro limitati esercizi corporei, 'e difenderli dall'azione di qt)alunqrie causa' reu-

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matizzante. Bisogna però essere insistenti e perseveranti nell'applicazione di tali mezzi, nè scoraggiarsi, se nei primi tempi non rispondono alla nostra aspettali va. Per la cura locale tre sono le indicazioni che si presentano: impedire per quanto è possibile l'estensione della malattia, preven ire le successioni morbose e curarle quando ~sistono, combattere i sintomi più rilevanti, e per soddisfarle bisogna cercare di ottenere il 1·iposo dell'articolazione, la sua jmmobilizzazione, e la compressione. Sapete già che quando un or·gano qualunque è ammalato è prima cura del medico cercarne il J'iposo, giacchè il continuato esercizio d'esso, essendo morbosamente alterato, favorisce l'esacerbazione del male. È per questa ragione che in alcune cardiopatie si dà la digitale, è perciò che nelle nefriti e nelle cistiti vengono p1·escritti i diuretici. Da ciò la importanza del riposo dell'artico)azione, la quale se in un individu o ~crofoloso può ammalarsi 'p el solo smodato e prolungato esercizio, deve peggiorare nei suoi sintomi morbosi per un inconsulto movimento. 11 riposo però, che dà felici risultati se usato con moderazione, può produrre tristi conseguenze se si prescrive in modo assoluto, perchè favol'isce l'atrofia dell'arto, e il deperimento organico degli aromalati. Ed è per questo, ch' io vor1'ei vedet'e abbandonati tutti qu!lgli apparecchi ortopedici, detti tulor·t~ i quali pur preservando l'articolazione dagli ur-ti esterni, ed impedendo i suoi movimeuti, li condannano a letto per l unghissimo tempo. È naturale, che pella stessa ragione un g1·ande interesse terapeutico debba avere l'immobilità dell'arto, colla quale essendo impedito il diuturno attrito dei capi articolal'i, si ottiene l'allontanamento dei dolori, e si preyengono l'esacerbazioni della flogosi, e quindi la sua estensione. La compressione usata sin dai tempi d' Ippocrate dimenticata in seguito, e richiamata oggi a pigliare una parte importante nella cura del turoor bianco per opera ùi Bonnet, di Seutin -e di La~genbeck è un' indicazione molto più utile


470 delle due pre~denti, con essa si modera l'afflusso· dei liquì'ài, èhe il pro~sso morboso ansic:>samente..ch1ama nella giuntura, si facil'lta if riassorbimento degli e·sslidàti, e s'i favòdsce potentemente l'organizzazione dei tessuti fungosi. Per òttenere questi tre intenti, che formano, come dissi, la base d'ella cura del gino-arti·ocace il più _potente mezzo è l'u~o d~ll~ fasyiature inamovibili, le _ quali possono farsi' col gesso, coll'amido, colla destrina, col silicat6 di potassa. Molto si è'detto sulla preferenza dell'una o çlell'altra; io dico che giovarfo· tp.tte, però quella che si applica su Vfl,Sta scala è l'ingessata,. perchè 'dà r~~ultati 'più brillanti, e checchè si dica dai de- , trattori del suo impiego sull' il}COiweniente dell'immenso peso, che per éssa si addossa all'articolazione, è fuor di dubbio che con essa e solo con essa può aversi una grande solidità, e· la fissazioae della giuntura in quella voluta po~izione. Sono seducenti gli effetti, dice Volckmann, da tale fascltura, -e che io ho a'' uta la fortuna' di constatare personalmente in parecchi casi. Oltre ,tali vantaggi abbiamo anche l'uniforme compressione della giuntura, evitiamo le piaghe di dec1.1bito perchè gli infermi con.' esse posson6 nel letto liberamènte cambiare· di posizione, e possono' arrche· !asciarlo sempreèhè le cqndizio~i mò;bose locali non lo controindichino, e fenestrandole rè.n.diamo libero l:o scolo d~lle ma~ce, accessibili i se~i nstolosi, e. facili tutte le m~dicature che si ritengono neces,sarie. Ma per~hè dallk' lor'O applicazione si possano avere i d~tti r'esultati . bisogna che sia:no fatte quanto più presto è pòssi.,.. bile, e con tùtte qj,lelle ca,utele e misure che ,sono all'uopo consigliate dali'esperierza. Una voita applìcate e quando altre ràgioni non 'ci sono come rallentamento di .esse, strozzamento dei tessu.t i' sottostanti possono tenersi urr mese ,circa ed anche dai 40 -a 60 giorni. . Prifrìa della loro ,applicazione il chirurgo deve i'ivolgere tùtta Ja sua atte'llzione alla posizione che deve .dare all'arto; q{l:esta. dev'esser sempré la retta, perchè nel' caso, in cui si ~v'éssé in se~uito ùn' anch._ildsi, all'infermo resti l'arto in•tare.


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postztone, che non gl'impedirà di attendere all'esercizio della vita. Io vorrei che tutti si compenetrassero dell'importanza. di questo precetto perchè non è raro di vedere un individuoguarito dal tumor bianeo c.on anchilosi angolare presentarsi al chi'r urgo per reclamare un' opera_iione che lo liberi da tale deformità. P erciò quando la flessione è di grado elevato; è dovere del medico, prima dell'applica;'.ione della fasciatur~. ricorrere alla sua riduziQne la quale può essere graduale O' forzata: si ricorre alla prima quando l'articolazione è infiammata, e la pelle cosparsa di .numerosi seni fistolosi ; in tutti gli altri casi si deve praticare la riduzione forzata. ·. Se con questi mezzi il processo morboso progredisce si ricorre alla cura puramente meccanica, consigliata da Vol- . ckmann e che consiste nella permanente estensione e controestensione dell'arto; . e colla quale si impedisce il continuo ::J.ttrito dei capi artic.olari, si previene il decubito ulceroso di essì e delle cartilagini, e si ottiene la limitaziorre delle malattie e il suo avviamento alla ·guarigione. n chirurgo deve impedire per quanto è possibile Ja rottura degli ascessi periarticolari, perchè la penetrazione del- , l'aria atmosferica nelle loro cavità suscita infiammazioni àcute,. r.be spesso r'iescono fatali ; non si deve quindi mai ric<'>rrere al bistorì, meno quando si ha probabilità della }oro aper- • tura nel cavo articolare. Negli altri casi si deve ricorre1!e alla compressione e all'uso continuato dei ghiaccio,· e quando questi mezzi non bastano, e lo stato dell'articolazione, anchQ senz' esservi il pericolo della loro · apertura entro Ja giuntura, r eclama la fuoruscita del pus, si ·deve usare il tre quarti precisamente come se si trattasse di ailcessi freddi. ,' I seni fistolosi si curano come tutte le piaghe 'scrofolose, le lavature detersive di soluzioni antisettiche e disi nfettant~. le injezioni di sostan1.e toniche ed alteranti, le causticazioni col ferro rovente specialmente, e coi caustici chimici danno spesso lodevoli effetti. Cogli antiflògi-stici e ' i torpenti si vincono le infiammazioni rieort•enti ehe manifestano ·nel éorso del tum0r bianco de);

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ginocchio. Si devono, proscrìvere il,'sanguisngglo e, -i, òataplasnli perchè ·nocivi, difàtti ~nesti ultimi mantE(nendo una perman1e~te umidità a-ccoppiata ad una "i;emperatura più· o · 1neno eleW'ata ren(iono. fio~ci i tessuti, fa:voviscono l'apertura degli ascèssi e. aumen·t~ml la suppurazio!).e. E. dopo 1a g.ùarigioue-rimanendo rigida l'articolazi·on.e e atrofico l'ado bisog1~a dcorrere a due" soli· mezzi le docce fcedde, e la .faradizzazioné. Io credo che la- ·ginna~tica deli'arto deve riescire, anohe v;:thtaggiç>sa; ·però dev'·essece usata c0n .rnoderazi'one, p.err-hè se disordinata,. ed es.SJ.gerata: può far recidivare la. malattia. Quando siamo .a l 3° periodo , del male; e se i ,d etti .mezzi terar.eutici non hanno dato buoni 1;esultati, ·e le di"struzioni clèll'articol:azione si sono fatte più estese, la suppurazione più profusa, lo stato gener.ale più abbattutò, non ~imane altro scampo che o l'amp{ltazione 'O la resezione.· Fino·<ahtsecolo passato .si ricorre :va. sempre all' amp.utazioae ; f11 Flich\ rf• che pel primo' praticava la _resezi0ne del ginocchio in sostituzione dell'arnpJ:Itazione clelia . coscia. In. seguito l?àrck•,' 'Rèstòr, Sabatier, e dopo Orampton, Syme, E'ergussbn ne irnitar<i>n0 l'esempio, negli ultimi tem-pi 011ier, Larghi, He;y.fèldev é Butcl(.er la rE)sero generale. : I r es-11ltati .però avuti non sono dei piì1 felici, anzi nei primi tetQpi. .furono abbasta_nza scoraggianti, . perchè non si cor~o.s.è ev.ano ancora, quali fossero le C@ndizioni, per cuiJa .eesezi9Jle dev'esser préferita all'an:iputazione e questa .a quella. @:li .Stuql fatti suh& riprodQzione d('\1 tess)lto osse.o, sulla funr.ione del p.ériostio e .d~l tessuto mi~ollare, ed i begli ~sper.i­ inenti ,fatti nèlle .resezioni sottoperiostee e sottoéapsHlari cJagli ultimi qua~tro Ìlomi.nati .:>ciet~ziati ~pr.irono un vasto campo qlle r.esezioni i,n genere, che ne ric~vettero vita -e splendore. Difatti nella cura ,de)Je osteqpatie di parecchie altre articol;:~.zioni l;a. re.ser.ion,e n~ .form.a .la enra fondamentale, .aH~ q~,tale si ricorre·. facilmente ed in sostituzione dell'amputazione, perchè l'esperienza ne ha dim@strato i brilla~ti esiti. l})is.graziat~m~nte ;nel ginpcc.llio s.ono stati. abqa:s_.tanza :iAfelici,, e :se gli studi fatti ne• hanno resa: meno letale la rieseita, le sta-


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tistiche continuano sempre a presentare delle cifre, abbastanza sconfortanti. Non bisogna quindi illudersi; essa è ·un' operazione grav:issiml:l., ed espone a gravi perico11 ; ed è questa la ragione per cui. non ~.lene da tutti accettata. Però bisogna esser giusti,_ ed ammettere che in certi casi è stata con vantaggio sostituita all'amputazione, ciò che prova, che i pericoli, che si dice da essa derivar e sono per lo meno esa. gerati. Gli inconvenienti che ad essa si addebitano sono la longaniroità del trattamento consecutivo e della convalescenza, e l'arresto dell'aumento in lunghezza dell'arto pell'~porta­ zione delle cartilagini epifisarie. Il primo è un appunto di poco conto perchè il compenso della conservazione dell'arto è grande per incoraggiare il chir urgo a praticarla e l'infermo a subirla. n secondo l è giusto :fino a un certo punto perchè Butcker dopD · una lunga serie di ·esperjroenti e di: elaborati studì fatti in proposito ha dirnostrato, che tale aumento non si fa esclusi varo ente a spese di dette cartilagini, ma che vi concorre ancora, oltre il periostio, il tessuto midollare, e tutte le parti molli circostanti all'articolazione. Per altl'o in cePti casi le cartilagini sono distrutte, la . malattia guarisce coll'anchilosi senz' avere accorciamento dell'arto. E Velpeau presentò all'ri\ccademia di MedioiQ,a .di. Parigi due ginocchi, che avevano subita· la resezione, in uno dei quali si era formato 'Un callo os~eo pt'ecisamente t:ome avviene , nelle fratture, e nell'altro il femore e la tibia eran saldate per mezzo di tessuto osseo di neoformazione, senzachè ci fosse accorciamen to degli arti, ai quali i ginocchi appartenevano. Ed io mi ·ricordo aver visto un individuo al 1quale erano · stati reseeati 8 centimetri di tibia ed a.stt·agalo: • dopo un anno se n' era riprodotta cinque centimetri, il malleolo esterno, e non rimaneva éhe un ar.corciamento di tre centimetri. Come vedete sono inconvenienti q~esti, assai futili, e che per se soli non basterebb.ero a far bandire la resezione se altre condizio ni, che noi attu!\l tw~nte non conosciamo non Ja . rendessero pericolosa. -'


.• D'~iltra parte l'ampl.ltazione della cosoia non è· un' o-perazi-one senz'a de' pericoli, e i suoi risUltati . non sono s..empre felici: nè in certi 'casi superiori a quèlli della resezione. Ed Héyféldher presenta due. statistiche c0mparative, dal'le quali si vede che la mortàlìtà cleHa prima a quella della seconda sta :: lf2 : l j 3 , è che su 159 i·esezioni, il cui successo é stato òene accertato, si han·p.o 54 morti. Con ciò non mi dichiaro fautore accanito delle resezioni del1 ginocchio, r ìtengo però che· vi si deve_ricor-rere, in tutti quei casi, nei quali si può asp.ortar la: giuntura pur conservi ncfo à:U' illfermo la -vita e l'arto; e ·che è di somma: -impor,ta-nza, se si vuole avere la possibilità della riescita, di studiare prima l'OJ)poJ·tunità della sua applicazione, ed esaminare bene le ìndicàzioni e le controindicazioni, le quali secondo · F.i:eyfeldher sono : 0 1' L'estensione ' della malattia più nel . senso ·della larghezza: · che- in quello della lunghezza, e stabilispe come limite estremo 10 centimetri. Però non è sempre facile il determinaré1 tale liinite, e tante volte succede 0he il p1•oeesso morb-oso esternamente è poco esteso ed è difftls.o_ internamente, fatto chè h0 potuto osservare in un individuo; le alterazioni esterne del ginocchìo erano limìtate, si fece la resezione, e si constatò una mielite fungosa che ~i estendeva fino al collo del femore come potei vede.re alla sézione cad·averica, essendo 1' individuo morto dopo pochi giorni di ' , p'iem.ia:. _ 2° Le~ limitate alterazioni delle parti molli. 3° ~a non esi'stenza di malattie gravi costituiionali. 4° L'età giovanìle od adoJta.. Corti& vedete r 'ultima paro}:a sulla PeS'eziorle del ginocchi:o rri.'Yn' è' ail.'éor·a detta; è: un problema che. occ!Jpa tut~a:via la mente dégl.' ìllustri chirurghi dell'epoca nostraf ai quali le uitiine guerre combàttuté in Franci'a ed in Germania pres·entardno "Qn campo' vastissimo· di osservazioni e di sttrdt, i òui resuftl!ti non fiiron·o de'i: più- fè}icil, Io fo vòti ché tutti coloro che si trovano in grado di farlo si occupino d~ que-


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sto . prùblema, e eerchino di trovar.e quest' incognita che ne rende· ~nfansti gli · esiti, e quando la scienza sarà arrivata al grado di poter dare un giuc:lizi0 ad essa favorevole segrrerà l'apogèo del progresso della Chirurgia moderna, e la resezione del ginocchio sarà l'espressione più bella e ·la pil1 elo4uente della chirurgia eonservativa. VITA

D.'' PiETRO

Tenente Medz'oo al 42° Fimte1·ia_ .

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CONTRIBUZIONE ALLA TERAPIA Dlii.I,A

GONAR.TRITE SIE RO SA ACUTA 1nedianto

l'applicazione di apparecchi immobilizzanti in primo tempo

Per ottempera t'e al desiderio espresso dali" egr·egio signor Presidente, il quale nelle scorse Conferenze esortava i signori . medici prescriventi e gli assistenti loro pereh è avessero a prender nota dei casi più importanti che nei vari reparti si ' andavano riscontrando, onde ,poi farne oggetto di trattenimento e discussione in qùeste periodiche riunioni scientifiche, io vi espongo ora onorevoli Colleghi, le storie di alcuni casi di gonartrite sierosa acuta, occorsi nel riparto chit·urgico o che a me vennero assegnati per la giornaliera medicazione, ca.osi ch'io credo non destituiti di qualche interesse,. non già. per la loro entità. patologica, quanto perchè trattati secondo i principii della Scuqla moderna, valgono a çonfermar·e sempre più coi loro buoni risultati l'utilità e superiorità di queste, metodo di cura in confronto a quelli un tempo usati in questo genere d'affezioni. Debbo premettere che tali cure vennet·o intraprese e dirette dall'egregio dottor Bonalumi capo del riparto, il quale caldo partigiano di quei principii che segnalarono un vel'o progl'esso nella scienza medica moderna, non tralasciò mai di metterli in pratica non appena gli si offriva l'opportunità. Egli è col suo consenso cqe raccolti ·questi pochi casi, ve li espongo ora brevemente. perchè eonoseendo quanto i fatti


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valgono ' più a persuadere della verità di un asserto che le semplici teorie, vorrei coll'appoggio di questi fatti indurre anche i piu dubbiosi ad esperimentare questo metodo semplice e sicuro, per~uaso che il buon esito che ne otterranno la prima. volta, gli sarà di stimolo ad adottarlo sempre ed in qualsiasi occasione. 0gnuno di Voi sa benissimo come frequentemente si riscontri questa grave m("!.lattia specialmente nei militari, esposti come essi sono a tutte le cause reumatiche e t raumatiche. Nella nostra sezione, per esempio, lo scorso anno si ebbero a curare ben venti casi e molti altri in questi pochi mesi. Il perchè quest'affezione abbia a manifestarsi con maggior frequenza al ginocchio che nelle altre articolazioni, si comprende facilmente. Primieramente per la sua ubicazione quest'articolazione si trova pii1 esposta alle lesioni violenti; così nella cadute il più delle, volte è quella che per la prima va ad urtare il terreno sotto il peso di tutto il corpo : nel salto facilmente va' soggetta a forti ' distorsioni, nel governo dei cavalli è pure la parte più esposta ai calci. In secondo luogo poi per la sua confornu1zione e struttura anatomica, essa è fra tutte le articolazioni che si riscontrano nel corpo umano, la più voluminosa e la meno protetta dà parti molli atte a ripararla dalle brusche impressioni atmosferiche e dagli urti esterni. In oltre la membrana sinoviale estendendosi col suo cul di sacco per tre o quattro centimetri al disotto del tendine del retto anteriore della coscia e dell'espansione aponeurotica dei dùe vasti in alto e del legamento rotulo til:liale in basso, oltre all'offrire una maggior superficie vuh1erabile . agli agenti esterni, per lieve colpo che riceva, viene facilmente ad essere pigiata o contusa contro le ossa sottoposte; <kmde i facil i stravasi e le conseguenti flogosi essudative. Una volta destata per una causa qualsia~i, lo stato irritativo della sinoviale, questa si fa iperemica, tumida, opaca e per quella speciale disposizione che hanno queste membra:ne quando 'sono irritate a ::>egregare un essudato fluido (c01ne diC'e il Billròt)l nel suo 1vfanuale di pcttdlcjgz·a cMrur-


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gica) in poche Ol'e si forma nella cavità articolare una cospicua raccolta di siero misto a sinovia ed a fibrina sciolta o caogolata con dei globuli di pus, r<.Lccolta che va sempre più aumentando per modo da distendere tutta la sinoviale fino do:ve lo permette la capsula legamentosa che la circonda, cosicchè la rotella viene sollevata ed allontanata dalla puleggia femorale, la pelle che ricopre l'articolazione viene molto distesa ed i movimenti della gamba divengono assai limitati e dolorosi. Di quali e quanti gravi successioni morbose può essere punto iniziale questa prima forma di artropatia, che qualche volta dai pazienti stessi vien presa in nessuna considera-zione, Voi ben lo sapete. Dell'esito il più faqsto del riassorbimento completo dell'essudato intrarticolare con perfetto ristabilimento delle funzioni dell'arto, si può arrivare al più infausto cioè alla sinovite suppurativa acuta che porta inevitabilmente ed in poco tempo al sacrificio dell~arto, quando pur non arrechi la morte per pioemia. Fra questi due estremi sonvi pure altri esiti intermedii se non cosi gravi, certamente tali da molestare i pazienti per molti anni e qualche volta per tutta la vita. Cosi può avvenire che la raccolta sierosa intrarticolare rimanga stazionaria ad onta di ogni trattamento curativo come nell'idrarto cronico, o che la sect·ezione sierosa diventi purulenta senza che ne conseguano. profonde a)terazioni della sinoviale, come in quella forma speciale chiamata dal Volkmann col nome di artrite catarrale, dal Billroth paragonata alla pleurite con essudato purolento ; qualche volta invece che ii processo h·ritatiyo lentamente si propaghi per diffusione alle cartqagini, ai legamenti a persino alle ossa dando luogo a quella forma speciale chiamata un tempo col nome troppo generico di tu mor bianco ed ·ora con quello d~ artrite fungosa più consentaneo alle ultime idee di anatomia patologica. . Se questi esiti dipendono in gt·an parte dalla gt•avità della causa elle ha agito e quindi dai guasti che ha lasciato e dall,a speciale disposizione del soggetto stesso per vi2;iata .,cos,titu-

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zione, come saggiamente faceva rimarcat·e l'onore vole collega dottor Vita nella sua ~nemoria s,ul Tumor bianco, letta .nella penultima Conferenza scientifica, molte volte dipendono inTece a mio credere dall'essere stata trascurat.a la malattia al suo esordire e non raramente anche da un ll).al approprjato genere di cura. Egli è un fatto che coi mezzi attuali l'artromeningite essudativa ha un pronostico molto più favore,,o}e e rassicurante che non un tempo quando veniva curata coi semplici antiflogistici, i solventi, i rivulsivi utili se si vuole ma sempre insufficienti per se soli. Ed in voro quale azione ponno avere questi rimedii sulla sinoviale irritata, quando questa è continuamente maltl'attata, stirata sotto i movimenti che il paziente ogni momento fa coll'arto affetto, per cercare una posizione meno dolorosa ed incomoda od anche per esperimentare se progredisce nella guarigione? Condizione indispensabile per la pronta guarigione di una dl:\ta parto o di un dato organo malato si è la quiete assoluta e B()nnet compreso dell'alta importanza di questo precetto, fu il primo elle lo segul in tutto il rigore della parola nella cura delle artropatie colla introduzione degli apparecchi inamovibili, portando cosi una riforma radicale nella terapia di queste affezioni, riforma che venne in seguito accettata da tutti i migliori chirurghi dell'epoca attuale tanto in Francia . che in C'rermania, rnghilterra e Italia. Riconosciuta pet'tanto l' immobilizza4'.iono come il precipuo mezzo per la cura delle affezioni articolari, tutti gli studll furono rivolti nel cet·cat'e i mezzi più adatti per mantenerla, donde quella serie infinita di apparecchi inamovibili ed anco oinamovibili fen estrati o nop, costrutti in ferro, legno, cuojo, cartone, guttaperca, tessuti cementati con amido, destrina, parafina, vetro liquido, gesso ed altre sostanze glutinative suscettibili di ind urimeoto. Di tutti questi apparecchi, i più comunemente usati sono quelli in gesso ed in vett·o liquido. Quelli in gesso perchè più pronti, più sicuri, più economici e dut·aturi. Quelli in silicato basico d! soda o di potassa perchè plìL leggiovi, di fa-

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cile costruzione e composti di una sostanza che si può conservare per molti anni senza .ch'e si alteri. Qualunque sia la sostanza prescelta per la formazione delJ'apparecçhio, l'arto dev'essere r avvolto previamente in un grosso strato di ovatta, per difendere le parti molli dal troppo ruvido contatto della materia indurita e re:1dere uniforme la pressione fatta dalle spire della fascia,. E per viemeglio riuscire a questo s'tesso intento venne anche proposto di far precede1·e all'applicazione dell'apparecchio, una larga ed abbondante spalmatura di collodion rièinato sull'articolazione affetta la quale oltre all'esercitare una compressione più uniforme per la sua azione coartante, avrebbe anche il vantaggio di agire quale antiflogistico per la rapida evaporazione dell'etere. La proposta è ingegnosa, ma se a pt•ima giunta pare debba soddisfare pienamente allo scopo, in pratica invece non sempre corrisponde come resulterà dalle osservazioni 3a, 4a. e 5a che esporrò in seguito. Pe1' quanto il collodio sia buono e )o spessore dello strato sia gr·osso, dopo q~alche giorn.o, sia per contrazione rlei muscoli o per piccoli movimenti dell'articolazione, sempre possibili ad onta dell'apparecchio, lo strato co!lodico si screpola, la pelle in quel punto si tende, s'infiamma, produce delle 'bolle ripiene di liquido che fanno ernia dalle screpolature, quindi scoppiano, l'epidermide si stacca, ne risulta un piaga superficiali~s ima, assai dolorosa che secerne siero pus in quantità, talchè si è costretti a togliere l'apparecchio, non che l'intonaco dl collodion e medicare gio'rnalmente le piaghe. Inconveniente non piccolo perchè oltre all'aumentare le sofferenze del paziente, toglie il vantaggio dell'immobilità permanente, e se !"apparecchio era in gesso --ç.iene ad essere necessariamente dist1·ntto. L'apparecchio deve essere ap;llicato, , giusta il precetto di Bonnet, ad arto disteso, perchè in tale posizione i capi articolari non esercitano quella continna pressione sulle cartilagini che poi è dausa della loro esulcerazione e distruzione per decubito. D'altra parte dato. il caso che invece del riassorbimento del liquido intrarticolare ne seguisse un' arter-


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meningite crupo.~a, il ' cui esito di solito è l'anchilosi, questa avverrà sempre retta e l' al'to in tale stato sarà ancora utile per la deambulazione. L'argomento richiederebbe ch' io quj parlassi del modo col quale si costruiscono questi apparecchi, ma mi astengo essendo cosa a Voi troppo nota. Mi fermerò piuttosto a passare in rassegna i vantaggi .che dall'applicazione di qnesti apparecchi si hanno nella cura delle gonartriti sierose. Se è vero come è ammesso da tutti che l' idrosinovite è sempre dipendente da uno stato irritativo della membt'ana sinoviale,. il riposo, l'allontanamento delle cause che l'hanno prodotta e gli antiflogistici saranno i mez;:i priMipali per combatter·la. Or hene colla sola applicazione di un appa1·ecchio inservibile noi soddisfiamo pienamente a tutte queste indicazioni. Quando il ginocchio travasi in estensione e chiuso in un astuccio rigido, tanto i muscoli che i )Rgamenti c tutte le parti molli essendo in istato di rilasciamento si tJ·overanno certamente l nelL'assoluto riposo e prote.tti dagli agenti esterni. L'apparerchio mpdellandosi esattamente sull'arto impedisce qualsiasi movimento che potrebbe P-sser causa di novella irl'it.:.'lzione e quindi dello sviluppo di quelle tanto temute forme secondarie che sopra vi accennai. Inoltre esercitando un' unifor~e e modcr::tta compressione agisce quale ottimo mezzo antiflogisbico, perchè si oppone all'aumento della tumefazione e quindi' alla sover·ehia distensione dei tessuti, dimi~1uisce l'afflusso di sangue, favorisce il riassorbimento degli essudati liquidi e la degenerazione adiposa dei solidi per mancato alimento trofico. Perfino il dolot•e prodotto per lo più da lacerazione di nervi, coll'immobilizzazione cessa più prontamente che colle semplici sottrazioni sanguigne loeali i cataplasmi e il ghiaccio. Il malato munito che sia di apparecchio può muoversi liberamente nel letto senza alcun pericolo; anzi cessati i sintomi flogistici pnò anche colle debite precauzioni alzarsi dal letto fl fare un poco di moto, tanto necessario specialmente pei soggetti scrofolosi, pei quali la lunga degenza nel letto è di sommo 'detrimento per la salute generale. 32 Giomale dt ..Medie. milit. i874.


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Dal lato poi dell' economia è il mezzo di cura il più conveniente specialmente negli spedali, perchè con esso si rispal'miano le mignatte, i cataplasmi e tutta qu&lla se1·ie di medicamenti che un tempo v enivano usati e che sono di un certo valol'e. Egli è in vista di questi incontrastabili. vantaggi che il prelodato dottor Bonalumi nella sinovite sìeros41. suole applicare in primo1tempo l'appar ecchio d' immobilizzazione, qualunque sia il grado eli acutezza · della malattia, e per sollecitar·e viemaggiormente il riassorbimento del siero effuso. cessata l'acuzie dei sintomi flogistici, egli pratica nn' ampia fenestra alla parte anteriore dell'apparecchio, e per questa fa sull'ar·ticolazione messa a nudo, delle abbondanti spennellature di tintura eterea di j odio, che ripete ogni giorno fino a totale scomparsa del liquido intrarticolare. Qualor a non bastasse questo, seguendo il ' consiglio di un nòstro distinto c;ollega il dottor Violino, vi applioa una c0rona di t anti piccoli vescicanti ammoniacal i i quali sono di una effi cacia immanchevole. Per ultimo quando il liquido intrarticolare sia interamente riassorbito, per togliere quel poco di ingrossamento che qualche ~olta rimane nell'articolaziot'le per intasamento dei tessuti periarticolari, levato l'apparecchio, gli applica una fasciatura a spira a guisa eli ginocchiera fatt~ con ceeòtto di Vico, la quale agìsce come conlentivo e come solvente e permette al pàziente di alzarsi e di fare qualche eserclzio per r iacquistar·e le fo rze perduue. Egli è con questo' semplice trattamento che vennero curati felicemente i venti ammalati di gonartrite sierosa accolli nel comparto chirurgico durant~ il poco tempo ch'io mi tt·ovai come addetto, ed in conferma di ciò eccovi la storia di alcuni di essi :


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OssimVAZIONE

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C6rsi Carlo soldato nel 5'1° fanteria .dì 'costituzione piufi. tosilo gt'aéile, di· r egolare· sviluppo, di ' temperam~l'lto lij1fatico, -entrava: in questo sprdale il giol'n'o 15 febbra:iò ·1873 per gonartt'ite siet'osa sinistt•a. Egli rile)'i va · èhe , due anni prima di vel'lire sotto le arl}'l·i, per cadtita.':tccidentale aveva riportata: una contusione al gin.0cchib sinistro per' la quale essendo·g,li oltiie1nodo gonfiato e divenuto dolente, fu costt·etto a ricoverare .riell'ospetlaie civile di Pav.la,· Du~ante la sua dimora in queWospedale· che fù di circa cinque settin;ane, gli applicar0ne .d·apprirl:l~ sed·ici mjgn~tte quind'i dei cataplasmi di semi di li11p e pet' ultimo clei v.escicahti. Stanco di stare_ nell'ospedale se ne ritornò allél( sua casa non pèra·nco guarito e ~on fu che dopo un mese e mezzo di conva1escenz_a:, elle egli si sentì perfettamente tisanato. ' Jil giorno 14 fe}Jbraio dello scorso anno nell"àttràvèrsare il certile del quartiere'· rtcoperto di ghiaccìo, gli sch~olò un piede é cadde a ter'ra: sulle ndtiehe'; contempora:nèa:mente 'alla caduta egli provò un f0ì>te dolore ed untà s~'nsazione come di scr0scio nell'articolazione dello stess·o ginocchio, in causa .di tJno sf0t·ze che rfèce per sostenersi in piedi. A stento si alzò e S'l:JJh'et,t;o da· un compagno pdtè'trascinadi fino al suo letto. :n g\orn<:l susseguente · verlne ' trasportato all'ospedale. Ecèo quaÌ(to ·riscòntr•avasi a1Ia prima visita: · Sùa1lo generale ,null'(l di anormà.le. il ginocchio sinistro molto g.onfi,o e dolente. La pelle olìe lo ·ricop,riva alquante:> più rossa e ealda rispetto a qhella .delle ail.ti'l~ p::trti. Colla pa:l pazione · si ril~va.va una maniJe~t!l. iìuttuazjone per una discreta rac'COlta:, di liquido nella sino·viale~ Lti r otella spergen(e ed assa:i -mobile. La,gamba era semiflessa ed impediti ne erano i rù'o·v.rmenti. · Quel mattino gli si applicarono dei fomenti freddi dì' acqua vegeto-minerale, il giorno appresso ,pei·sistén'do gli 's.tes~i s·in:toll}i' ad ·ecceziene di una di~inuzione nel rossore e càlore 1


484 della pelle, messa l~ gamba nella massima estensione, si fece un' abbondante spalmatura di collod io ricin ato su tutto il ginoc:hio, quindi gli si applicò un apparecchio inamovibile in gesso che dall'estremità (}el piede giungeva fino alla metà della coscia : detto apparecchio veniva costrutto nel modo seguente: Appena essiccato lo strato di collodio11 si avvolse tutto l'at·to in un grosso stt·ato ùi ovatta, al disopt•a di questo involucro si fece una fasciatura espulsiva con una lunga fascia spolveriz:;:ata dì gesso, che veniva inumidita man mano che veniva svolta. Sopra di questo terzo intonaco si applicò un grosso strato di gesso fatto sciogliere al momento; poi colle man i umide si modellò tutt0 attorno .all'arto c si lisciò ben bene. per dare all' apparecchio anche una certa eleganza. In tal modo si oLtenne un bell'apparecchio forte e eli nessuna molestia al paziente . .n giorno dopo il paziento riferiva che egli si trovava bene perch è i dolori al ginocchio erano seomparsi. Il giorno 25 febbraio, ossia otto giorni dopo, si praticò nell'apparecchio una fenestra ovale in corrisp6ndenza della parte anteriore del ginocchio, del diametro di circa 15 centimetri, allo scopo di poter sorvegliare l'andamento della località affetta e fare all'occorrenza delle applirazioni ~opicbe sol venti ri vulsive, conser\·ando sempre l'assoluta immobilità d~ll'at·ticolazione. Con taio fenestra si potè osset·vare allota cbe il siero e[uso era stato riassorbitn per una metà circa e ciò appariya visibilmente dallo infossarsi ed accat·tocciat•si di quello strato collodico che gli si era applicato prima eli mettergli !"apparecchio in gesso. Premendo anche fortemente sull'articolazione non accagionavagli dolore. L o strato collodico venne tolto e per eccitare maggiormente il r iassorbimento della rimanente raccolta sierosa, gli si fece una spennellatura con tintura eterea di jodio su tutto quel tratto di ginocchio scoperto, quindi si chiuse di nuovo r apartura fatta, con un grosso strato di o\·atta che venne fissata con una fasciatL~ra, allo sco13o di esercitare in detto punto una moderata compressione. Una simile medicazione si ripetè


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mattina e sera per dodici giorni, t;na avendone ricavato poco "Vttn~ggio, si passò ai vescicanti ammoniacali, e per· essere breve, dirò che nello !3pazio di dieci giorni ful'on·o .applicati otto vescicanti, di:;posti a corona intorno alla rotella, l'effetto ,dei qua1i fu la quasi completa scomparsa della effusione siér"Osa irltJ'art'li-cQ.l!i:re.' • ,., ~·, • n·r24 ma'rzo si d~vette<)togliere l'apparécchio perchè logor-0. e.d in sostituzione gli si adattò .una semplice doccia di oartone dovendosi ogni giorno togliere per medicare le pi,ag,he dei yescic:l,)lti ancor o. s upgur·anti. Il 28 marzo, guarite le piaghe del >;•escicauti, gli si fece una fasciatura espulsiva che dall:estremità del piede risaliva firt0 aJla pal'te superiore della gamba ed in cornispondenza del ginocchio si continuò con una fasciatura' alla 'Baynton fatta con liste di c~rolito adesi vo per sòsten-ere l'articolazione nei pl'imi ésercizii di moto giacche al paziente si era con' cesso di alzarsi d~l letto per · qu alche ora ~ eli passeggiare oollt:r gruccie. Cm1 tale graduato esercizio in pochi giorni egli. riacquistò le perdute ·forze per modo che l' 8 aprile egli poteva camminare liberamente senza alcun sostegno. OsSERVAZIONE ILa

Il giorno 20 febbrajo del passato a nno entrava in questo Spedale il ~oldatq Ghezzi Giuseppe del 15'> fanteria con una gonilite sie1•osa reumatica. Egli non aveva sofferto in. precedenza malattie di rili~Svo. Rife11iva ohe quattt'o giorni p1'ima del su0 ingresso in questo speciale venne preso da un forte accesso di lebbre, mal di gola, dolore alla spalla sinistra e che H giomo dopo questi sintomi erano scomparsi eù in loro veee gli era subentl'ato un vivo dolore al ginocchio sinistro, . da obblìgarlo al letto. Al doloro ne segui il gonfiore, trovandosi por· ciò nell'impossibilità di muovere la gamba venne traspor~ato in qu~sto spedale. Ecco il quadt'o dei sintomi da lui presentati alla prima visita : Qin0cphio sinistro discretamente gontìp dolente, pelle di

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colore normale: temperatura di poco aumentata: manifesta 1!uttuazione al contorno della rotella e srrecialmente ai lati del tend~ne del retto anteriore e del legamento eotul0-tibiale. Rotella molto mobile e spinta in av:anti. Non febbre nè altro sintomo generale. . l • Fln .dàl primo giorno, gli si applic<t 1tW}· ap1p,avacchio. io,. g~~~o ch,e. v-enne Qoswuito nellcr..--stesso t:Qodo e ..co1le stesse 4imensioni di quello descritto nella prima osservazione. Il giorno dopo l'applicazione di qu.est'apparecchio inamo-vibile, l'ammalato dichiarava eh~ le sue soffer·enze al ginocchio erano di molto diminuite; il terzo gior11o Ìe diceva scomparse affatto. P er dieci giot·ni lo si tenne obbligato al letto, ma avendo rimarcato in lni, già gracile di costituzione, un certo grado, di deperimento, gli si concesse di alzarsi dal lellto e di passeggiare colle grucce, tenendo però sostenuto l'at·to c.ol suo apparecchio mediante una lunga staffa che da sotto al piede, andava ad annodarsi di ~tro la· nuca. Il 7 marzo venne praticato nè!l'apparecchio un' ampia fenestra ovale danmti il ginocchio ed avendo riscontrato che la tumefazione non er;a scomparsa del tutto, gli si fece una forte spennellatura con tintura eterea .di jodio concentrata. Queste spennellature praticate dLle volte al di, in cinque giorni produssero la totale scompat·sa della raccolta siet•osa intl'aeticolare, per conseguenza cessata la necessità di eonservare l'arto ancora nell'apparecchio gessato, ne venne liberato, non !asciandogli che una semplice fasciatura contentiva a sostegno dell'indebolita ar ticolazione. Se non che dopo qualche giorno mentre egli poteva già passeggiare con nn semplice bastone, senza una causa a Jui nota, ma molto probabilmente per abuso di moto, il ginocchio si gonfiò di nuovo alcun: poco, ma senza pt·odurgli dolo~i. Fortunatamente pet·ò anche questa recidiva essendo stata presa in tempo, venne prontaJ:nente ar restata, giacchè bastarono soli tredici giorni di continue spennellature di tintura jodica e di immobilizzazione dell'articolazione mediante un semicanale di cartone, pe1•chè svanisse ogni tràccia della nuova effusione formatasi nell'ar·-


487 ticolazione del ginocchio; - non rimanevagli che un leggero aumento di volume del ginocchio, prodotto esclusivamente da un considerevole inspessimento della pelle. effetto delle r-ipetute applicazioni di tintura· jodiaa, quindi è 'Che fatta una semplice fasciatura contentiva al gin'occhio per tenerlo più saldo ed evitaee una nuova recidiva, gli si permise eli alzarsi, onde riacquistare coll'esel'cizio le perdute forze. Abbènchè gracile di costituzione ed indebolito dalla lunga inazione alla quale venne condannato dalla malattia stessa, poc:hi giorni ùi esercizii bastarono pet·chè il Ghezzi potesse camminare abbastanza speditamentc senza alcun sostegno, tanto che il giorno 8 aprile, dopo 48 giorni di degenza, egli lasciava 1'ospedale, per recatsi al suo paese nativo in licenza di convalescen7.a. OSSERVAZIONE

ID."

Cardozzi Ettore soldato uel "il 0 fanteria, senza ave1'e precedentemente sofferto malattie di qualche entità, verso la metà del gennaio 1873 venne preso da dolori, dapprima all'articolazione dell'alluce sinistro, quindi all'a1·ticolazione tibio_; tarsea corrispondente ed avendo fatto delle fr·izioni con spirito canforato, ·questi dolori scomparvero pel' manifestarsi co n maggior forza al ginocchio sinistro, tanto che fLt obbligato ad entrare nell'ospedale civile di Vercelli ov' P-gli trovavasi allora di guarnigione. Colà venne curato con spennellature di tintura ete1·ea di jodio, quindi vescicanti. Dopo trenta · giorni circa di simil trattamento i dolori essendo totalmente scomparsi e la tumefazione in parte, lo fecero sortire dall'ospedale con un mese di convalescenza. Durante il pe1·iodo della convalescenza ch'egli passò a casa, a quando a quando i dolori al ginocchio comparvero di nuovo per scomparire ben presto col riposo e qualche pomata calmante. Ultimata la sua licenza fece ritorno al reggimento, ma e& sendosi riacutizzata l'affezione al ginocchio, venne inviato in questo spedale. Ecco quanto riscontravasi la mattina del 24 mat-1.0 epoca del sud ihgresso:


488 Giovane di regolare sviluppo, di tempe1•amento tendente al Iinfatico, ad eccezione dell'affezione articolare, egli si trovava in perfetto stato di salute. Il ginocchio sinistro si presentava a lquanto tumido , e dol,ente speaìalmen,te ,;;o,tto i :novimenti della gamba i quali peraltro' eraf10 ,,assai limitati . ,A:lla. palpazione si rilevava una manifesta fluttuazione al contorno della rotula la quale era assai mobile e ballottabile. La pelle era discretamente tesa, di colore e temperatura normale. Visto . che sì trattava di una gonartrite sierosa reumatica, senza frapporre indugio gli si fece un' abbondante spalmatura di collodion r icinato su tutto il ginocc,hio affetto, quindi. lo si immobilizzò mercè di un semicanale di cartone previamente imbottito di ovatta, che venne assicurato alla parte posteriore dell'arto con alcuni giri di fascia. Il giomo app1•esso i dolori articola1·i erano in dec1·escenza e dopo qualche alt1·o giorno scomparvero del tutto. Non erano scorsi quattro giorni che si dovette rinnovare l'appaeecchio per· un nuovo dolore insortogli alla r egione poplitea, che si riconobbe essere prodotto da certe bolle siel'osanguinolenti che facevano ernia da alcune screpolature formatesi nell'intonaco di collodion. A stento e con geandi soffer·enze del paziente si riuscì. a staccar~ quell' intonaco, poscia punte ed evar,uate quelle vescicole, si coprirono con uno !Strato di cotone cardato, per ultimo fatta una fasciatura eontentìva, si riapplicò il suo semicanale di cartone. Dopo cinque · giorni le vescicole «?.l'ano essicate ed allora si potè lascia1·e in posto l'apparecchio per venti giot•ni senza più toccal'lo. Al ventt:~nesimo venne di nuovo rimosso e con molta sorpresa :;i ebbe a riscontl•are che. la raccolta sierosa era stata interamente riassorbita e che i movimeqti dell'articolazione si operavano abbastan:r.a liberamente in tutt.a la loro estensione senza produrgli alcuri dolore. Allora fattagli una semplice fasciatut·a contentiya, gli si permise di alzarsi da letto e di camminare ct>lle gr·uccie. Con un gl'adu~to esercizio in poco tempo potè metter·si in grado di passegg.iare abb~stanza speditamente senza alcun appoggi.o, tl:llchè il g~orno 3 maggio,


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dopo una degenza di quaranta giorni essendo completamente guarito, lo si lasciò sortire dall'ospedale, conc~dendogli tre mesi di convalescenza onde non espodo al pericolo di una nuova recidiva col sottoporlo troppo prestamente alle fatiche .,, '! · , ·· · ... , del servil:iO. OssERVAZIONE 1V.11

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Orrù Raffaele soldàto nel 41°. fanteria entrato il gior)10 25 marzo dello scorso anno per una gonar trite si·e rosa tr·aumàtica a destra, raccontava: che Lre giorni prima del suo ingresso in questo spedale, nell'esercitarsi al salto alla scuola di ginnastica, aveva ripot'tata• una distorsioqe al gin0cchio destro; che per i primi due giorni dopo tale accidente, ad onta che sentisse qualche dolore nell'artit:olazione, egli continuò a prestare servizio, ma il terzo giorno il ginocchio essendosi Jàtto più doYente e gonfio si fe6e visitare dal medico il quale lo inviò in questo s pedale. All'esame pr'aticato il mattino nppresso presentava, il ginocchio destl'o alquanto tu mid<:> e dolente; la pèlle di colore .normale, ma un poco più calda. Alla palpazione si riJe,·ava una distinta. fluttuazione specialmente ai lati del 1P.gamento rotulo-tibiale e del tendine del retto antei'iore della coscia. La rotella -era assai mobile, l'm·to semiflesso, i -movimenti inceppati e dolorosi . Ad eccezione di questa infermità nel generale si tr·o vava bene. _ Constatata l'esistenza della sinovito sierosa, immediatamente gli si fece stendere la gamba, forzatamente, q uit1di fattagli sul ginocchio una lar·ga spalmatura di collodion, gli si applicò un lungo semicauale di car·tone per teneHo nell'.immobilità. Ventiquattro ore dopo l'applicazione dell'apparecchio il dolore era qu~si scomparso. Passati undici giorni il paziente si lagnava di un vivo bruciore alla regione poplitea! per cui si dovette levargli l'apparecchio. Er·ano alcune flittene che pt'Otrudevano dalle screpolature del collodion. Intanto si potè osservare anche che l'effusione intrarticolare era stata in buona pa.rte riassorbita, e ohe egli perciò poteva eseguire


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i •movimenti delia gamba con una .certa latitu ~line e· senza doloFe. L,evato con· molta difficoltà quello strato collodico .si evacuarono le ,lescicole con p.unture e quindi si sovrappose uno strato. di cotone cardato: fattagli poi uha fasciati.1rra espulsiva ~ tutto l'arto, si riapplieò il suo, semicanale di cartone. P~r alcuni giorni le ~escicole 'Continuarono a dare un liquidò sieroso, poi si essiccar.(:>nt) cd allora· 1'apj:>c1Ilecchio non V'en.ne pii1 rin1ossç>.

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Il l 5 aprile il ginocchio era ridotto al ~o l'Urne dell'altro sano. Non gli , restava che •u'n poco di inerzia e· debolezza, per c11i fattagli una semplice fasciatura contentiva gfi si ordinò di alzarsi dal '!etto e di passeggiare c.olla •gruçcia per i primi ·gio'rni. Il 27 apl'ile egli camminava ·speditamente senza; ·alcun sostegno; per cui si potèva dirlò· perfefta:mente guarito in so}i trent'atre ·giorni ·di cura; ad onta. di ciò lò ~i trattenne al. rospedale . fino al l 0 maggio per maggior· garanzia.. 'ÙSSERVAiiONE

V.a .

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n r5 .maggio dello scorso anno veniva tr,asporta:to in questo o_spedale .il soldato Shagnaro Agostino del 9°· reggim,ent0 ~r~i­ glier.ia affett0 tla g.onartritè sinistt·a,. causata da calcio di. cavallo che •ripor'tato a veya..la mattina del giorno anteeedehte d!]·rante l'istruzione in piazza d'arme. Nel priino esari:ie ecco quaJmto r iscòntrava'si: H.agguardevole tumefazione d'el gino echio sinistro;, pelle tesa calda ed un pòoo più rossa della circostante .con una leggera echimosi in corrispondènza dellègamento rotulo"tibiale, :nel quaJ punto egli aveva riportato il ealGio; .fluttuazione ·assai manifesta rai lati deHt)gamento rotulo-tibiale ed alla par•te superiore del ginocchio; rotellà assai. mobile ed allontanata dai condilì del femore.; movimenti. de!Farticolazione molto limitati: e dolorosi. Sebbene poco denutrito, pure il suo aspetto generale era

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di uomo robusto a fibra asciutta e resistente con visceri sani • e bene funzionanti. Come al solito immediatamente si passò a~l' immobilizzazione dell'arto. Per.tanto ricoperto tutto il ginocchio con· un grosso strato di ·collodion, gli si fece una fasciatura espulsiva che ,dall'.estremità del piede •asoeudeva fino· a·Jla metà circa della coscia, quindi· gli si applicò una doccia di car~one internamente tappezzata di ovatta che venne mantenuta in sito con una fasciatura. Due giorni dopo il dolore era scomparso; ma al quinto giorno essendo sopraggiunto un nuovo dolore o piuttosto ,un Yivo bruciore àlla regione poplitea si dovette levare l'apparecchio e si vide che la crosta collodicà si era screpolata e che dalle screpolatute sorgevano larghe bolle di siero sanguinolenti. Allora levato Io st1·ato di collodion essiccato si punsero e sì svuotarono le vescicole, quindi si avvolse i~ ginocchio in uno strato di cotone cardato ; per ultimo si riapplicò il suo semicanale di cartone. Dopo èinque giorni le vescicole essendo completamente essiccate, si incominciò a fare le spennellature di tintura eterea di j odio, le quali si r ipeterono mattina e sera mantenendo serop1·e il gin"Occhio i'mroobile nèll'apparecchi o. ' Jn capo a diciotto giorni ogni traccia di liquido intrarticolare era. scomparsa ; i movimenti dell'articolazione erano affatto .liberi in tutta la. Loro estensione, non rimanevagli che un poco di i ndebolimento per la prolungata immobilizzazione e che in pochi giorni di esercizio svanì ancor ' essa. Cosicchè il 25 giugno perfettamente guarito venne riro.andato al suo Cor}:lo munito eon una ginoc.c hiera indur·ita con.vetro Iiqtlido che gli si raccomandò di cons'e rvare per qualche settimana, come mezzo profilatico a prevenire una facile recidiva fin tanto che l'articolazione era ancora debole.

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OssERVAZIONE

VI.'\

Donato Eugenio, :)Oldato nel 17° cavalleria, il giol'no 23 maggio 1873 nell'esercitarsi al volteggio, per· salt?-re sul cayallo diede tale slancio •al suo c0rpo,t che invece Idi '[restargli i n groppa, lo saltò oltt·é e sebbene' arìdasse a càdére' a terra in piedi, tutta\·ia riportava una distorsione all'aeticolazione tibiotarsea destra ed un altea all'aeticolar.ioue del girtOcchio corriSJ)Ondente. Immediatamente venne tl'asportato sul su? letto e gli applicarono delle compresse bagnate uell'acq'ua vegeto• minet·ale sulle dette parti diventate assai dolenti. Ad onta di ciò il dolore nella notte si ·fece pii.t forte e tanto il piede che il ginocchio si ieceeo anche molto gonfi e rossi. La mattina susseguente venne teasportato in questo spedale ed all'esame. si riscontra n-t quanto segue: Soggetto di sana ~ robusta costituzione fatta eccezione dei sin tomi locali per la riportata lesione, nel suo stato gen~­ rale non prE-senta alcun che di anormale. Discreta tumefazione dell'articolazione tibio- tarsea destra estesa a tutta la parte dorsale del piede. Scompat·sa la doccia .che cJntorna al disotto i due maleoli. La pelle del piede un poco più rossa e più calda del normale. I movimenti di · flessione ed estensione del piede assai dolorosi. Il girwcchio corrispondente sefuiflesso;e molto tumido e dolente tanto alle pressioni esterne che nei movimenti; pelle più calda ed alquanto più rossa della circostante; distinta fiuttuaziqne al contorno della rotella. La rotuht assai mobile. Gli si applicarono delle compresse bagnate nell'acqua vegeto-minerale in modo di avvolgere tutta l'articolazione' del piede in un col piede stesso, quindi lo si immobilizzò mediante un apparecchio costituito di un semicanale di legno che tet·mina,·a ad un suo estremo con una ferula piantare fissatavi ad un angolo retto. Al ginocchio in yece si vollf~ fare l'applicar.ione delle vesciche di ghiaccio, per moderare. l'intensità della flogosi ; ma ben presto si dovette desistere per-


.. ' 493 chè per incuria del paziente la vescica non veniv;1 mantehll't~ in posto a permanenza e non si t'innov~wa il ghiaccio allorchè' la prima q1Hi.ntità era sc.io'lta ed anzichè di •u ti le gli sarebbe te-rnato d.an:no's o se . si' ave~se voluto continu4re con. tal mezzo; .quindi è che. levàta ogni medica7tÌ0ne :fatta.' ta,n'to al' piepe che ·al ginocchio; gli s~ cost:russ~ un,.bell'appàrecGhio· ip gesso che compt·ende-va tutto l'arto .fì·n verso la metà della éoscia. , n 15 giugno, bssia dopo d'iciannove giorni, Jevato l'àppa.recehio si osservò una r~otevole tumefazione al ginocchio, il liquicJ·o ·Si eroso ~ffus~ nella sinoviale si er.a r idotto si pnò dire ad lfll terzo• ma ne rimaneva. ancbra .in tal quantità da · po'tersi produrre iL ballo della rotula, tuttavia esséndo scomparsi affàtto i dolori, egli poteva m1to~ere la gamba con maggiore libertà. It~ quanto all'articolazi'one tibio- ta'rsea non si Tilevaya più alcuri. sintomo tanto obbiettivo che s'obbiettivo 0he accennasse alla sofferta distorsione, per cui fattagli una semplice fasciatura espulsiya per maggior precauzione, le cure ·vennero rivolte al solo ginocchio che come dissi conservava ancora upa discr.et;:t tumefazione. Le frequenti spennellature colla tintt~ra di jodio ripetute ogni giorno, assòciate ad una moderata ed uniforme com~ pressione, nofi che all' immobiliz2azionè dell'articolq.zione, fu.:. l'ono i mezzi adottati-per ottenere il completo riassorbimento d~l rimanente del liquido inirarticolàre, che si operò ·in quindici giorni. Ciò non pertanto si. volle protrarre questa stessa ctira per altri' sette giorni per maggi'or sicurezza dell'esito. In s_egulto al sémic~nale di cartone si sostit1:1ì una· semplice · ·.fascìatnra · contenti va a cifra otto e si ordinò al paziente di alzarsi dal lett0 e di incominciar.e a passeggiare. U 11.$ luglio; dopo cinquantatre giorni eli degenza, il Donatò resLituivasi al protJrio Corpo completamente guarito.

1

/


494

OssERVAZIONE

VILI\

Sclati. Antonio, soldato n~l 9° at,tìglierìa, il 23 maggio dello scorso anno durante l'istruzione nel maneggio, riportò un calcio di cavallo al lato esterno del ginocchio sinistro che al momento non gli accagionò che un poco di dolo1'e ed una leggìera escoriar-ione della pelle, così che egli continuò ad attendere all'istruzione in corso ed intervenne anche a tutte Je altre istruzioni. c~he ehbero ltwgo nel corso della giornata; ma venuta la sera, acoor·tosi che il dolore andava aumentando e che il ginocchio si gcmfiava egli allora applicò dei fomenti f1·eddi e li rinnuovò per tutta la notte. Non pertanto il dolore ed il gonfiore aumentarono sempre per modo che anche i movimenti divennero assai limitati. Trovandosi in tale stato il mattino appresso si annunciò ammalato e venne dal medico fatto b·asportar'e in questo nosocomio ove all'esame praticato rìlevaronsi i seguenti sintomi: Ragguardevole tumefazione del ginocchio sinistro uniformemente diffusa a tutta l'àrticolazione; pelle leggierrnente arrossata e più calda di quella delle parti visine, piccola escoriazione sul lato estremo e medio dell'articolar-ione del ginocch io, circondata da un colore bleuastt·o echirnotico; mobilità preternaturale della rotella, premendo br uscamente su di essa si sentìva chiaramente l'u1·to della sua superfice posteriore contro i condili del femore. Alla palpazione rilevavasi una manifesta fluttuazione specialmente ai lati della rùtella; impediti erano i movimenti della gamba. Visti prevalenti i sintomi flogistici gli si applicò una vescica di ghiaccio da mantenersi a per·rnanenza; rna come nel easo precedente e per gli stessi motivi il giorno appr-esso si dovette togliere la vescica che dal paziente non veniva tenuta come si era p1·escritto1 per passare immediatamente all' immobìliz,zazione dell'arto, nulla c:urando che i sintomi flogistici fossero ancora all'aéme. A tal uopo gli si costrusse un apparecchio gessato che gli


495 racchiudeva tutto l'arto fin sopFa il terzo infet'iore della coscia, quindi lo si abbandonò a .sè lasciando che col tempo e col riposo si effettuasse spontaneamente il riassorbimento del liquido raccolto nella cavità articolare. V apparecchio venne mantenuto in posto per ·sedici giorni , trascorsi i quali si dovette levare perchè essendosi rotto in val'ii punti, pet• cattiva qualità del gesso che si era impiegato nella sua costruzione, non serviva piil a mant<:rnere nell' immobilità l'articolazione. Tolto l'appa1·ecchio si rilevò una n ote\~ole detumefazione del ginocchio; piì1 della metà dell'osslldato era scomparso, in consegucnoa di ciò i: movimenti dell'articolazione del ginocrhio erano anche più liberi, non risvegliavansi dolori se non obb1igan(lolo a movimenti troppo forzati ed estesi. Sul lato esterno scot·gevasi ancora una traccia dell'avvenuta ecchimosi. In tali condizioni rir.onosciuta la necessità di do vet' conservare ancot·a per qualche tempo nell'.irnmobiÌità l'articolazione del g inocchio, all'apparecchio di gesso .si sostitul una doccia di cartone, ed onde sollecitare maggiormente il riassorbimento, ogni giorno rimesso il semicanale gli si fecct·o delle abbondanti spennellature con tin tura eterea di j odio a cui si aggiunse un certo grado di compressione mediante una fasciatura csp,)lsiva estesa a tutto l'arto fì no al terzo medio della coscia. Tale t1·attamento curativo yenne continuato per cìt·ca un mese, cioè fino all' 8 l uglio. La guarigione benchè tardi avvenne completa, giacchè il ginocchio affetto si ridusse perfettamente eguale a quello sano, i movimenti affatto liberi e di nessuna molestia pcl paziente, nori rimanevagli come a[ soli to che l'indebolimento cl'ell'arto per la !,unga immobilizzazione a cui venne soggcttato, indebolimento che pr:esto scomparve con alcuni giorn i di esercizio nel camminare. li 16 laglio il soldato Sdati lasciava quest'ospedale perfettamente guarito ed in condizioni di poter usare liberamente dell'arto.


400

To pott·ei continuare collo storie clegli altt•i casi cnt•ati collo stesso metodo, giaccbè tutte stanno raccolte su appositi registl'i esistenti nel comparto chirul'gico; rna siccome presso a poco tutti presentarono lo stesso anclnmento od ebbero tutti lo stesso esito, mi limito a questi pochi p~r non ahnsm·c della vostl'a pazienza con delle seccanti l'ipetizioni. Se le osservazioni che coll'appoggio di questi fc'ltti ebbi l'onore di presentarvi saranno sufficienti per in,lurrc chi ancom conservasse lìdur.ia nel vecchio motoclo di cura rlelle gonartriti sierose ad adottare l'esposto nuO\·o metoclo, almeno una volta in via di esperimento, io mi tei!J'Ò pago abbastanza, perchè con ciò avrò raggiunto ne sono certo lo scopo che mi era prefisso. Il 1'rnente Medico

V. Br.:sm.

..


497

D EGENER:A ZIONE CISTIQA DEI RENI

STORIA CUNICA E REPERT O .ANATOMI CO

Signori f]olleg hi. ll rene che qui ho 1' incarico dal signor Presidente di presentarvi è di Ut:l certo R. .... deceduto iu questo spedale li 9 aprile. Era questi armajuolo del 9° Distretto militare; di temperamento lil)fatico bilioso, costituzione òeteriorata, abi to cachet~ico, d'età anni 37, contavo. diverse ferite incontrate negli anni giovanili alle pngne di: Ven ere; f1·a queste diverse b lerwrragie. Ci rao;contò eg-li che nel 1864 men tre teovavasi al campo di Gallarate una sera allo scuro gli avvenne di cadere e gettar le mani s11 materie fecali ; da qu·esto momento Io prese. tin foPtissìmo vomito, accompagnato da molesto dolor di milza, e cosi ostinato da obbligarlo a ricoverare allo spe dale. ~on veniva ivi feenatò questo vomito che dopo otto giorni, ma tosto vi ricadeva senza la precedente causa occasionale e durava cosi la malattia giorni 51. Uscito dall'ospedale seguitò ad essere assalito og;1i 3-4 mesi. da qualche accesso di vomito che per lo più durava solo un ,giorno. A questo bisogna aggiunge1·e una depPessione morale che da circa on anno aveva per la per·dita della sua consorte. Entrato la prima ·volta in questo p.0 p.0 febbrajo in data del 2,1 per essere da alcuni gi.orni. colto da vomito con dolore iniziatosi al fegato e passato' posèia alla regione splen ica, il signor Maggiore Merlico vi r iscontrava al primo esame dispneli, vorni~i abbondanti di liquido giallo-citrino, apiressia comp~eta; Giornale di Medie. milit. 1874.

33


498

accusava l'infermo dolore all' ipocondrio sinistro che s' irradiava posteriormente alla corrispondente spalla ed esacerbavasi sotto la pressione. Una sottrazione sanguigna ai vasi emorroidali, purganti salini e bevande acidule portarono un notevole miglioramento per cui al 27 febbrajo trovo nella tabella clinica che erano cessati i sintomi morbosi all' ipocondrio sinistro dove si riscontt·ava solo un leggero ingor·go, mentre il respiro mostra vasi q nasi libero. Al l 0 marr.o il malato domanda con insistenza o gli si concede l'uscita avendo interr·otto motti lavori di urgenza al magazzino del Distretto. Li 6 aprile verso Je ot·e 4 pomeri(tiane viene portato allo spedale e raccontò che dietr·o polluzione involontaria avuta la notte dal 2 al 3 aprile ebbe lo stimolo di orinat·e ; al mattino tt·ovava che il liquido emesso era dell'apparenza di sangue sciolto; nella giornata aveva empito 4 pitali di sangue, poscia l'ematuria continuava in minor proporzione, per cui alla sua entrata il R. .... è stt·crnnto di forze, ba lo sguardo sconvolto, faccia alquanto edematosa, la tinta di essa di giallo itterico, dispnea fortissima, pulsazioni 120. Allo stimolo d'orinare emette poche gocce di liquido coU'apparenza di sangue nerastro . - Bevanda acidula. - Pozione con t!rgotina. Alla visita mattutina del 7 col Maggiore Medico cavalier Santanera si constatava alla palpazione un tumore ~.tt'O , voluminoso, profondo che si estendeva in senso verticale dalla linea di separàzione della regione ipogastrica dàll'epigastrica dno a 4 dita tt•aversc dal pube, in senso trasversale 5 dita distante dalla spina iliaca anteriore- superiore-sinistra andava q uasi contro la destra e con direzione obliqua si portava sotto l' ipocondrio omonimo. L'ematuria continua. Osservato il liquido emesso dall'uretra il giorno prima, si trova intimamente unito il sangue al resto. sulla superficie del liquido galleggiano strie filamentose di color grigio. Si fanno applicare mignatte all'addome, si amministrano bevande diluenti . escono pezzi di sangue e "si pratica il cateterismo pel quale '(}uaàì coagulato.


499

Il color subitterico, il volume del tumoTe, l'uniono perfetta ·del sangue coll 'urina dopo circa 16 ore d'emissione, la scar..sità d'escrezione fanno diagnosticare una neoforrnf!.Zione eterologa dei reni. Li 8 l o stato dell'ammalato è più grave, emissione dell'urina nulla; dal cateterismo praticato due volte nella giornata non si hanno che pochi cucchiaj di liquido sanguino-lento che tiene sospes'i alcuni filamenti gl'igi come il giorno prima. Bagno generale, infuso di digitale, emulsione per bevanda. Cresce frattanto la dispnea, i polsi si fanno ognora più piccoli e più bassa diventa la termo- genesi. Li 9 col cateterismo uscita di circa due cucchiaj dello stesso liquido. Si prescrive pozione calmante e la solita emulsione. Dopo le 12 meridiane le facoltù. int$!1lettuali sono offuscate, l'occhio va chiudendosi, insomma si pt·esenta completo il quadro dell'agonia la quale dura fino alle l O pomeridiane. La mattina delli 11 venne fatta l'autopsia ed eccone sommariamente il reperto : Abito estemo: color della cute gialliccio pallido. Cavità toracica: polmoni spinti in su col diaf•·amma in modo da essere ridotto a metà lo spazio polmonare. Cavità addominale: fegato alquanto rimpicciolito e spinto in alto - intestino tenue alquanto injettato, massa generale . degli intestini spostati in alto ed a sinistra da un enorme tumore costituito dal rene destro che distaccato si tl·ova essere clel peso di chilogrammi 2, 280, del volume triplo della testa di un feto, degenerato in un ammasso di cisti a vario volume, alcune, le più esterne, ripiene di liquido chiaro trasparente, le più interne di liquido color sangue piceo, riunite e sostenute tutte queste da una rete di tessuto fibrillare, più basso alla superficie; aperto il rene nel centro ne sgorga naturalmente il liquido sanguigno delle cisti più centrali in mezzo alle quali si trova una ?.Ona in cui lo stroma è compatto, senza cisti e compr imendolo esce liquido purulento ; l'uretere corrispondente atrofizzato e chiuso. li rene sinistro


.. 500

del volurrie d'una •testa di feto, degenerato parimenti, ma .l'uretere era p.ervio, vescica vuota: Dall'esame ad occhio nudo del liquido uscito e della parte tagliata non fu datQ tr·o\rarvi apparenze di esser·ì organizzati. Se noi ota consider·iamo la alterazione che abbia~o sott'occhio, non è già l'esito letale ehe ci debba sorprendel'e ma anzi come la vita abbia potuto mantenersi fino alla indicata data con una lesione funzionale inte1·essante uno dei principali organi. Ma a quale specie appartiene essa? . Qual erano le indicazioni curative? Alla prima posso solo rispondere che .tanto la <:isti madre come le ci;>ti figlie ,di echinecocco viste ln altri cadaveri, hanno caratteri ben differenti da quelli nella fattispecie r iscontrati, altri parassiti non si trovarono. D'altra parte le cisti occupanti la pD.rte che ·prima era corticale, esaminanJole mi pare abbiano la maggior analogia colle cisti delle ovaje, sia. pel volume come per la natura del contenuto. Il rene des'tro (che non si potè conservare pet· non avere un ·recipiente -adatto) aveva le cisti esterne col mei.!esimo aspetto. - Parmi quindi che jn questo caso l'alterazione si possa s pecificare una de-

generazione cistoidea del ?Yme. Per quanto dissezienti però possiate essere sulla essenziale forma patologica, io credo converrete che dal lato curati vo t utto si rilluceva a minorare le sofferenze degli ultimi giorni. Se si è ricorso ciò nonostante al catetel'ismo, vi si fu spinti l 0 per verificare se la supposta produzione eterologa. fosse in continuità colla vescica, 2° per facilitare l'emissione del sangue e cosi impedire la formazione dì coagoli in 'i'escica.

Il Tenente Medico B EttTOLA.

Chieti, li 30 aprile 1874.


.. 501

ANCORA SULLA NUMERAZIONE DELLE LENTI

Se mai fu vero l'an tico adagio che il meglio è nemico del buono, lo si dovrebbe ritene1·e verissimo pella tanto dibattuta questione della numerazione metrica delle lenti. Ancor·a non è muta l'eco del Cong1·csso Ottal~ologico di Londra che stabill qual tipo ufficiale ed obbligato1·io il sistema Ja-val; ancora nella pratica non ottenne esso pieno diritto di dominio; e già . sMge una nuova proposta rivale che tnette in foi'Se il valor e e ne tronca le speranze di durevole Yi ta. ~lessi da parte per necessità pratiche, e più che tutto pel bisogno d' intendersi e di addi\"eni1·e ad un positivo risultato, gli egPegi sistemi di Nagcl e Monoyer parèvo. ·raggiunto l'intento ...... Ma non s: rassegnò alla ùu1'a senten?.a il Girau<.I-Teulou, ed eccolo che metle innan:r.i (Annales d' Oculistique - :1-Iai-Jnin 1874) rifatto a nuovo il suo sistema . ... . Egregio c lodcYolissimo per verità. se non R\T<Ì per ultimo risultato di protrnm~ llnCOJ'n chi sa per quanto, l'ado~ione d'una desiderata misura, che i pratici tutti auspicavano coi più vivi voti, pronta e determinativa. La si respinga adunque, attenendosi al già. preconizza.to sistemn. Javal; la .si accetti e si conòanni qnelltO all'oblio come tant'altri pur prcgievoli ecl egt•egi ; ma si concluda e stabilmente, onde cessi finalmente la confusione e l'empirismo che sì dannoso è alla pt·atica, e più anCOI'a aJ:a scienza speculativa da cui pur emanano tutti i beneficii della pratica, tutta l'efficacia dell'ar te.


• 502

Ecco intanto un estrattb dell'articolo pubblicato nel fascicolo di Giugno scorso degli A.miales d' Oculislique: L',unità diotkica teorica del sistema che propongo è l'effetto rifrattivo d'una lentè di 10 metri. Data questa base della scala gt•ad uatoria. pella sua estrlltnità superiore (la lente di IO -met,ri) la set·ie ha un rapporto colle lunghezze fr.cali degli obb.jettivi dei grandi teleMopii; h~ estremità opposta od inferiore (la le_nte di l centimetro) la r·anuoda al dominio della microscopia: abbiamo adunque una vera e propt;ia linea d'unione tra il microcosma e gli spazii celesti. Le quantità di rift·azi one d!\ usare nella pratica sat•e:bbe ristretta nel limite 'minimo alla lente di 2 metri (equi ~alente a 5 dio ttrie décame J tl'iche) dalla quale discendCl·ebbe la serie crescente dei numeri natura)i da l a 40, ad intervalli equidistanti. Ecco la T avola che dovt·ebbe unirsi alle buste di saggio per le mlam·e qella rift·a~ione n~l .sistt~ma ~etrico·:

..

..


503 SISTEidA DODICESJMALE ANTICO

SISTEMA METRICO

- ----

Lunghcm focali;'

l, ;., ll ;, l

Diotll·i-e- --

Lunghezze focali

Valore

Sori o n termini - - - - - - : - - - -· - ~ -- corrispondenle e·qui<listnnti, DecnQuiQt\lple fiP~~' e~unli a 5 nnità oss.a pollici centi· in. ilwmie ccnmetriche metrtcho .n. base . dt 2 men·• d1 Parigi metri decametricb<l

l .

2

'

l

.

o, 16 O, 153 o, 143 O, 133 o, 125 o, 117 O, 111 o, 105

. '

l·

. ,___,

15

4

6 7 l>'

45

50 o5 60

H~

90 95 100 105 llO ·115

120

190 195 200 500 1000

4lf2 o, ~21

~

4

o, 108

20 21 22 23

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1>

:3 llz 0,095

»

'>~

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32 33

34

l

37

41 46,20 52,90

57,14 61,5~ . '

»

19

26 27 28 29 30 31

5,13 10, 30 15,38 20,40 .26,30 30,70 33,66

o, :~2

~

24

125

185

F

1,95 0,97 0,6:> 0,49 0,38

51/2 o, 148 o, 135 5

17 18

85

175 180

.,

13 14 15

80

l "iO

9

l!

75

l.

8

l, 12

70

130 135 140 145 150 155 160 165

B

0,::297 0,27 0,24 0,22 8 7 0,189 ~ lf2 o, 175 l) O, 162

l Il l IO 9

lO

l

65

'

72 36 24 18 14 12

5

40

o, 100

0,095 0,090 0,087 0,083 0,080 0,077 0,074 0,071 0,069 0,066 0,064 0;0625 0,061 0,059 0,057 0, 055 0,054 0,053 0,051 O, 050 0,02 0,01

l

2 :1

35

ot--')')') 0,20 o, 18

~

l 5

20 .25 30

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D

l

10

l

0, 66 0,50 0,40 0,3:3 0,285 0,25

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l

67,55 74,07 l>

82,64

92,60 ))

100, :~o

)) '

3 1/4

o. 088

115

3

0,081

123,45

2% 0,074

134,30

2 lf2

0,067

149, 20

2lf1

0,061

165

2

0,054

185

35

36 37 38 39 40 100 200

..


504 Lunçl••>zze focali d ecrescenti (e uon i •·aggi di ou~\·atura, percbò l' indice vero di rifrazione d• i vetri usati in comm• rcio è 1, o2 o non l ,!)() , c he sare bbe il solo indice atto a reolruent~ do.re alla lomti bl <f:riche il v:i.nlaggio della : ~gnagliànz:>. tr:. il r3ggio di cun·ntur:. e la lungh•zza focale). B - Jnver~a dello lunghezze foc:tli ("', os~ia qutmlitù. corrispondente di rifruione, c resc ente in proaressionf! nriunetica. e per tertnloì ~quidistaoli, misurati dn , una lente di 2 motd, ossia 5 dlot~rie decn1n~triche. , C - Seti~ natur:.le del r.umel'i da l a .10, d ·i quali la diffe renza mis•m\ 5 diottrie de onmetrichr. Questa. serio sarebbe quelia da usarsi nella pratica. F - n raffronto di que'!te cifre con q11elle cbil loro corrispomlono nella colonna fBI, esprimerà il gro.do d'approssimazione cha ofTra una len~e usuale del commercio in r elaz io ne ad una ltmto del siatemn mutrico. A -

Il metodo del Giraud-Teulon ha il vantaggio d'esser-e g ià attuato: egli infatti ha potuto h·ovare da. un fabbricante d'ocu laJ•i per· canoc~hiali (longues-vues) tutti gli utensili necessar·ii ed ha fatta già fabbricare compiuta la scala regolare delle. sue 40 lenti decimali (da 2 metri a 5 centimetl'i di lu nghezza focale) e la presentò all'Accademia di Medicina nella s~duta del 9 Giugno ulti~o scor·so. Le buste oculistiche cl~ssiclte di saggio co' mprenderebbero cosl 40 lenti. ad intervalli eq1Ji-distanl.i. Sarebbe possibile ridut·~ e la set•ie sopprimendo (giusta la osservazione del BurO\V) una ogni duè lenti della ~cala, dal lato delle len!i più for·ti. di corto fuoco, cbè da questo l ato la serie è forse tt·oppo ricca. Anzi le buste llOtrebbonsi ridurre a 20 anzi anco solo ad l l lenti ... .... Se l'occhinlo porta-lente di saggio form asi di un dop(JiO llnello, pot~·annosi sovr\appot·r·e d~e vetJ·i, ed allora s_i potrebbe adottar·e l'una delle sede seguenti: )O • • • • . . • l . 2. 4. 6 . 8 .... . , 38 colle 20 lenti con,ponenti questa set·ie si può avere la. serie intera da ~ a 40 sovt·apponendo il n° l a tutti gli altri. ed il n° 2 al 38. 2° Si pJò prendere la serie 1. 2.3.4.5.() e l'altra. 7 . l 4 . 21 . 28 . 35 la combinazione eli cia~cuno dei termini della seconda linea con httti quelli della p~ima, ùtn·à, è facile il v~derlo, tut.ta la serie naturale. O Oi1·aud-Teulon ha attuato quest' ultimo metodo in maniera semplicissima e comodissima, all'uo1>0 dell:ottomelro di Loring di Nuova York. Sono tre dischi circolari concentt·ici, indipendentemente l'uno dalranro mobili a dolcQ sfn~gamen to su d\tn asse comune, montati su d;uu ma~ico unico. L~ istrumento è ancol·a doppio, in quanto la metà destrll r app1·eseuta la rifrazione positiva, quella di sinistra la rifl·azioue di senso contratio. La pt-ima ~i quelle piastre o dischi presenta, disposfa sulla sua semiCirconf~renza sétte fori della dimensione d' un oculare da. binocolo da ~eatt·o, destinàti a passare successivamente, rotando il diséo. io~anzi al


505 pHrtugio superiore. Questi fori sono armali di lenti metriche delle quali le quantità di ril razione sono espresse dai seguenti numeri

0.1.2.3.4.5.6 • (della colonna C della. Tavola). La seconda piash·a è munita egualmente dei numeri o . 7 . 14 . 21 . 28 . 3:3. Mettendo in rapporto In lenti del primo disco collo zet·o del 3econdo, quindi uno dei numeri del secondo con tutti quelli del primo, sf ottiene cosl la se•·ie compiut.t dall' l al 40. Quesl.e combinazioni che sutla metà destt-a si rttengono positivo, sulla metà sinislt·a sì ottengono egual.:nenle pelle negn tive, essendo g li stessi numet·i (negatid) dìspokli appunto sulla sernicirconfet·enza sinistl•a dei dischi ..... pe•·ò pe•· le negative, gnlzie all'esiguità dei diamet1·~ delle lenti, le serie risultano 0 .1. 2.3.4 .5 o . 6 . 12. 24 . 30 . 3G. La te•·za piastra se1·ve pella. deteraùna1.ione dell'astigmatismo; c.-;~a presenta corrispondeuti ai 7 fori dell'altre, 7 fenditure inclinA.lo di 15 in 15.0 sull'orizzon te, perco•·••enti q11indi t11tti i Jl11lt:idiani (di 15 in 15.0 ) dei due quadt·anti :di cerchio opposti pelle l'ispet.tive sommità, co•·dspondenti, per esempio, RU d'un qJ.tadraute oral'io da \) ot·e a mez~odl e dalle 3 alle 6 ore. RovesciandÒ l'istrumento su sii stesso, si pel'COrrono le stesse inclinazioni sugli altd due quadranti. Combinando le fessure collo lenti si ha la dire~ione e misnm dell'astigmatismo. Due fol'i stenopeici, l'uno <\'un mez1<0 millimetro (foro di spilla), l'altro d'un decimo di millimotJ·o (pm· l'osset•vpzione dello spettro del CJ'istallino ed nllt·e immagini entoptiche) compiono quest' istt·umento, unicamente dcJstioato a sostituire in viaggio una busta di saggio più o menò ingombrante. Posto l'indinduo ad esaminare di fronte, a 6 o 7 metd da una scala lipografira, gli si fanno sfilare innanzi: l o Le sei pt·ime lenti della tJI'ima piastra, messe in riscontro collo teJ'O della seconda; Se 11011 si riscontra co~l la lente neutralizzante o che almer1o gli pr!)ouri l'acuità la più perf~Lta, si toma da capo ad esperimenhu·e interponendo al suo occhio le combinazioni successive dal n° l dellll seconda piastr'l!. (!") con tutte lo lenti della prima, e cosl di seguito.


50G Principii eO. esempi. Semplicissime sono le relative formo le: Cet·chinsi le <Uottrie - basterà div)det•e 1000 per la }unghe1.za focaia in centimetri .....

(N

'ol l/,7· «t0tll'l8;

1000 =• . ' ). F_ (lwtghez.za {oc~le) '

,

vic~VCI'Sil, note le diottrie, Si otterrà la Junghezz!t focaie divid(l,Udp 1000 per quelle..... ·

' ( F (hmghez:a (oaale) . 1000 ) = -N t.a· ., 1 • . r 1• ·wttr1c1 Per la scala ridotta (colonna C della Tavola) i numeri sovra ticercati 1>i otterrebbet'O !>OS(ituendo al 1000 il h0 200 (o 5 vo]tè minore). T p•·oblemi da risolvere :~.o mezzo delle buste di saggio consìstono genc:•·alsnen te nel determi nàt·o quf\,1 lente I'~ppreseriU la somma d.' a·zione rift·angeut.e di due lenti sovrapposte, ossivero, se siaild' di segno contrario, la loro cliffet-enza. E, per esempio, vogliansi sostiluil·e con una sola lAote le due sov rapposte di 18 e O centimetri di fuoco .... .. Non s'hanno che a: sommare le rispettive diot6·ie (55+ l HiJ·= 165, 6 pelle quintuple, più adatte all'uso pratico, Il _,. 22 = 33); e la f.:t\1ola ne indiche•·à immedia-tamente la ll!nghezza focale cenlimetrìca, come l'antica '<lodicesimale (61 mill. - coJl'A -; ossivero ' 211 lj4 - coi D - ). Tn versa'mente, vuolsi produrre un etl:'elto ch e equivalga all'azione d'una lente positiva di 9 centimet•·i alla quale s'abbia sovradatfuta• una lente negativa di 285 millimetri; si dovrebbero sottm•·re le 35 - ovve•·o 7 (quint.uple) - diot!t·ie che misura quest' ultima d~;~lle l IO - ov1·ero 22 lquint'Uple) - che sviluppa la prima: la distanza sat•ebbe quindi 75 - ossil'ero 15 (quintuple) - dioth·ie, ~ale a dire una lente di 133 millimetri (colo,ma A della. Tavola) ossive.ro 511 (colonna. D). Applicazioni fisiologiche le piil coJUuni.

L'esercizio regolare della lettura deve f<trsi ad l piede OS!Iia 33 centimetri ; per far che un individuo che non può leggere che a distam:a maggio1·e lo possa ad essa distanza no•·male, si farà il segtlen'te t•agionamento: Un occhio medio od emmetropo quando legge a 33 centimetri aggiunge, alla sua reft·azione statica o fissa l'effetto d'una lente di 33 centimetri di fuoco che la fa passare dall'adattamento all'orizzonte a que'uo in rapporto colla distanza di 33 ceutiJUeh~i ... .. Quest'occhio deve qu indi disporre di 30 - ossivero 6 (quintnple) - diottrie. Ora suppongasi che non possa vedere al di qua di 50 centimetri (in altri ter·mini chH non p~ssa usufruir·e che 20 - ossivero 4 (qitintuple)


50i diottrie); bisognerà dunque procura rgliene l O - ossivero 2 (quintuplo) -, vale l~ dil·e dtu·gli una lente d'un met.·o (36") di lunghezza focale. Ma gli ottici non misurano cosi il grado di rifrazione accomodntiva clel soggetto: si basa~o sull'età ..... ad una dtl.ta età, ,giusta le tavole llella presbizia, danno una data lente. E ciò ò giusto nei casi fisiologici, ma è cader nell'errore nei casi patologici, come l' ipermet ropia, la par·esi accomodativa, l'astigmatismo, ecc. Cbecchè ne sia ecco una for·mola semplice per supplire alle t~vole della presbiopia fisiologica, e che sufficientemente risponde alle condizioni medie. Ri{ra::io>~e statica. L'occhio medio od emmett·opo allo stato di Jndolcnza, cioè senza alcun lavoro da sua par·to, concentra sullo scher,rno r·etinico i l'aggi che vengon dall'ol'izzonte, valo a dir~ in parallelismo. rn questo stato l'occhio r•appresenter•ebbe, una lcnlc positiva di 2 centimetri, ossia sviluppa una quantità di rifr-azione che misura all'incirca 500 diottr·ie decametricbo, o 100 (qu!nti) della sel'ie naturale dei numeri; & la sua r·ifr·azione stalica. Ciò posto, per· vedcr·e distintamente ad una dista.o:r.a data, egli mette in giuoco un ~iccolo uppnr·ec,chio iater·ior·e, chE~, seuz' alterare in nulla la $lla confor·mazione O$tcrioJ·e, a(Jgiunge alla SU!\ l'ifl'll?.ione stalica, la quantità. di rifr·a7.ione r•icbiesta per la distanza in questione, vale n dire quella che svolgerebbe wra lente che avesse pe~· lunghe:;;a focale questa distanza stessa. Quest'apparecchio si denomina l'istrumenlo dell'accomoda;ionc. Ampi~zza dell'accomod.a:;ione. A vent'anui l'accenuato istrumento fruisce d'una yotenza eguale a quella d'una lento di 10 centimetl'i, ossia 100 - ossivero 20 (quinti) ~ diottr•ie ; o, ùivor·aumeute parlando, può vedet·e distintamente a volontà, dall'or·izzonte Jlno a 10 centimoki dul auo viso. Dimimc...··ume del potere accomodatit:o, o prcsbi:;iu. - Ma per il pt•ogresso dell'età, quella facoltà. s i affievolisce c si abolisce grad uatamente ed anco con abbastanza di regolar·ità; a 60 o 70 anni si vede estinta. Per modo che puossi ammetter·e che da 20 n 60 anni, vale a dire in ilO anni, q ueste 100 - o 20 (quinti) - diottr·io si esaur·iscono, ciò che fare~be 5 - od l (quinto) - diotkie ogni duo ~noi . App1·ez;amento approssimativo della presiJiopìa. - Conoscendo l'età d'un soggetto emmetr-opo, e sottt-at>ndo da 1:;() - o 20 (quinti) - diot,.. trie tante unità quante volto ha 2 anni oltr'O :20, si può conchiudere quindi quanto gli resti di potere açcomodativo espresso in diottt•ie. Corre::ione della presbiopia. - Determinate le d i ottr·ie perdute, giusta l'elà; sapendo d'altr·ondo che per· legger·e a 33 centimetri necessitano 30 - ossivero 6 diottl'ie (quintuple) -, sat·à facile determinnr·o la lente dn consig liare al malato. Abbia per supposto 52 a.r1ni, e quindi


508 32 a11ni, oltre i 20, e perdute di conseguenza 80 - ossivet'O 16 tquintuple) - diottrie, .non glie .né r est.eranno'.più cl;e 20 - o 4,' (ftuinti) -; bisognerà quiòdi accordargli l O - o 2 (quinti) - diottt·ie, ossia una lente di l mett·o (:~·~ di lunghe:~;za focale. Nella prnlica non convet•t•à tenersi cosl Tigot•osamente ristretti : nessunà energia muscolare plllt'el>be mantenersi in vero ~ungamente ·ai li t"'iti della sua tens.io ne. Si aggiungerà dunque 5 od anco. lO - l, o 2 (quinti) - diottt:i~, se ~ nece$$ario, e si consigliqJ•anno cosl lenti da Om, 66 a Om, 50 (24" ossi vero 1811 ). 1l1iopia. - Può il miope avet· bisogno di due 'lualità di lenti, pe1• veder nettamente a distanza e pet· veùet•e distin tame nte ad un(l distanza minore data, sja:, ptu· esempio, ai 3:3 centimetr·i. La Ìente nel pt•imo caso, detta neut.t•àlizzante della miopia, sa\'Gbbe la piil debole di tuUe le ne, gative che possono pt·ocurat•gli una vista pet•fetta da. lontano. Nel secondo caso mentt·e sat'à miope acl• un dato grado,' per esempio, a O, 20 (7")_ dev'es$el'e messo in istato di leggot'e a 33 cen~imetri ~ - EbbeOEI per 1egget·e a 33 cenLime'Lri l'or.chio deve estriC!II'e 3Q - 6 (rp1in t.uple)diottt·ie di più che pella vista all'orizmnte; ot·a un soggello a ffetto da miopia di O. 20 pos;;iede sen'l.a alcun sfot~Ao, anzi sew.a alcun lavoro od azione d>t sua parte 50 - 10 (qointuple) - ~iolLl'ie, di più clH! pe•· vedere all'orizzonte; necessita t\unq'l;te lcVM'!Jliene. 50- 30, ossiv~n·o pelle quintuple 10 - 6) 20 - ovvet·o 4 (quin!uple) - , vaiP. a. di1·e d!lt·gli una lente -negativa di Qm, 50 ossia 1811 • GmA.uu- TRtJr.ox. Certa.meut~ il sistema. ~liremmo meglio il

rnetodo del Gi-

caud-Teulon è di una esattezZa e pe1·fezione verameute superiore; ha ancora il merito d'essere già entrato nel campo della pratica a'ttuazione . . . . . . Adottiamolo ·adunque e si tro,nchi defi nitivamente una questione gravissima elle è fonte di incertezze ed imbarazzi. Gli illustri escogitatori. d'ogni analogo tempeL·amento facendo sagrificio sull'altare della concMdia del loro amor proprio e clei loi·o tr-ovati, r enderanno il miglior se'r vigio alla scienza e più al pratico progt·esso dei suoi benefici portati. BARO.F.F'lO.


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Sulla trasfusione del sangue da animali di specie diversa, del p1·o(. LANDOIS. Molto importanti e pregevoli sperimenti sono stati recentemente istituiti dal prof. Landois da Greifswnld onde determinare i cambiamenti che interveo:ro~o nel sangue di un animale quandò è irnsfuso nella circolazione di un altro di specie diversa; i cui resultali t.rovansi rugistrati nel Centmlhlatt deL dicembre 1873 numeri 56 e 57. Fu inieitato nei cani ' il sangue umano, di pecora, tli gatto, di porcellino d'India, di vitello, di m~jnle e di piccione; nei conigli il sangue di lepre, di pecora, di vitello e di uomo; o la trasfusidne del sangue umano fu operata nella pecora. La rana fu particolarmente studiata come soggetto di tr:asfusione del sangue di tutti gli animali già ramment.'lti, o la Rana esculenta fu inie~ t ata col sangue della Rana tempo1·a,·ia. L e vene che corrono sulla superficie dello addome della rana rendono la trasfusione con In orclinaria siringa ipodermica di molto facile esecuzione. F u trovato che se da O, 5 a. O, 8 centimetri cubi di sangue fresco o dcfibrioato di mammifero erano iniettati n':!IJe vene di una grossa rana, avevano tosto luogo cambiamenti, di cui il più notavolo è la dissolur.ione dei corpuscoli rossi, talmentechè il siero della 1'ana acquislnva. un colore rosso rubino per la ernog·lobulina fatt.'l libet•a dai corpuscoli. Nella trasfusione col sangue del coniglio, la dissoluzione fu qua~i completa nel tempo da tt•c a cinque minuLi o con quello eli altri animali generalmente da v~nti a trenta minuti. Il sangue· di enne e di. piccione resistevano di più. La determinazione di' questi periodi fu fatta prendendo porzioni separate di sangue a bt·cvissimi intervalli da una delle zampe della rana. e ponendo subito il sangue per l'esame micl'oscopico


510 nel liquido del Pacini (sublimato corrosivo una parte, cloruro di sodio pu1·o due p~rti, glicerina tredici parti, acqua dh;tillata centotredici parti); si giudicava della quantità iii emoglobulina di;;ciolta, confrontando la tinta del siero della rana, con porzioni di sangue del ma.mmifero in esperimento diluite-con unn determinata quantità di acqua. P arte dell'emoglobuli)la dei co•'PU"iCOli di:~c i olti t.rovasi nell'uri na della rana insieme con l'albumina. Il sangue di rana fresco o definibrato fn pure mescolato col sangue di altri animali ed esaminato al mict·oscopio, o altrimenti il loro sangue fu esaminato nel siero di t•ana. Fu trqvato in ·tal modo cl•e i corpuscoli rossi, dopo avere spesso assunto contorni irt•egolari e palesato ivi movimenti molecolari divengono perfeUnmenle globulari, e così appariscono più piccoli di pi'Ìma, quindi diventano via via sempre più pallidi, !ìnchè all'ultimo solo lo « stroma » (') rimane visibile, e anche questo alla fine scomp~re. Gli « stremata» spesso si aggregano in masse, e cos't possono dare origine all'embolismo e consecutivi fenomeni infiammatori ne)Ja circolazione. È possibile che la parnlir;i delle estremità posteriori u la indebolita azione del sistema nervoso centrale che Landois l..ta veduto non infrequentemente tenero dietro alla iniezione rlel sangue dci mammiferi nelle rane, sieno dovute a ~al i embolismj. Se una rana è stata iniettata con siero scevro più che è possibile di corpuscoli, In sua urina si trova per moìti giorni dopo contenere albume o sangue; cosicchè in tutti i casi eli trasfusione è probabile che alcune delle cellule dello animalo che r.icove sieno distrutte come di quello che trasmette. Ma questa mutua azione varia molto nelle diverse specie, poiché lo moderate i niezioni di siero dall'uomo e dalla pecora fanno apparire solo albumina nell'ul'ina della rane. Gli esperimenti, in cui fu operata la 1.t•asfusiono fra due diffei•enli spccio di mammiferi dettero due principali risultati : 1° Il l:liero del sangue o fresco o deftnibrato di molti mammiferi dissolve i corpuscoli sanguigni d'altri mammiferi, e ad operare ciò il più potente è il siet•o del cane, il meno quello del coniglio. (•) La parola c stroma J) fu applicata dal 'Rollet al residuo globulare bianco pallido dei corpuscoli rossi dopo la separazione dolla materia colorante.


511

2° .Le cellule del sangue dei mammiferi variano molto per 1a loro facoltà di rèSistere• aU'azione del siero dì altri animali; e qui il coniglio soffr·e di piii, e il cane o il gatto resistono pi"ù lungamente·; la dissohtzione è accelerata dal calore. Il s'an!?ue del coni~lio iniettato nel cane è distrutto in po~hi mirtuti. I ~o­ stituenti del sangue disciolti terminano in due manieJJe ; sono in parto escreti principalmente per l'm·ina, ma in più piccola ed incerta quantità per la via degli intestini, dell'utero, dei bronchi e nelle cavità sierose. L'altra. par'te probabilmente è impiegat~ alla nutrizione dell'ttn)male in cui furono in~t·oclottl. Guanto al valore della trasfusione come dmedio, si~ per perdita, di sangue o per condizioni- anemiche costituzionali, il dottor Landois crede che essa possa essere utile in t re manie1•e : l o ,Portando nìateriali nutriti vi nel sangue. ·2° Per l'ossigeno elle d eri va dalle celhtle sanguigne disciolte e da que11o del siero. 3° Forse migliorando in <lerte circostanr.c le condizioni meccaniche della éìrcolacione. Ei non crede che vi sia molth probabilità che le cellule del sangue tràsrnc..::so prendano mai le funzi oni di quelle rlél sangue con çui si mescqlnno, (!Uando le due specie stanno alquanto distanti- fra loro nella scala zoologica ; ma egli non ba dati su cui fondare una certa opinion~ in rigua:rdo alle specie strettamente alleate. L'albumina e la emoglobuliua trovansi in alcuni casi nella urina da un' or,a e tre quarti a due ore e mezzo dopo la trnsfusione, 'e la' lor·o escrezione duPa dodici Ol'e o più. In conseguetrza della distruzione p.arziale delle cèllule del sangue che nello Mimale ricevente induce il siero trasmesso, in alcuni animali, per esempio· il 'coniglio possono intervenire dopo la operazione sintomi di molta gravezzà e pericolo, quali rèspir·aziom~ immensamente accelerata, dispnea, convulsioni, ed anche possono seguirne morte o asfissia. P orzioni di sangue prese a differenti intervalli dagli animali in tali condi:doni mostt'ano tutti gli stadii di dissoluzione dei corpuscoli, ~ l'urina diviene sanguinolenta e ,albuminosa, se la, vita è sufficientemente prolungata. Negli animali, i coi corpuscoli ham~o gran potere di resistenza, per esempio nel cane, questi fenomeni non appaiono, il siero aggiunto subendo esso stesso cam· biamenti prima di avere tempo di agire.


512 L a morte può aver luogo dopo copioso trasfusioni pel rapido ammassarsi insieme delle cellule del sangue iniettato o di quelle dello stesso animale, lo che determina nei vasi estesi coaguli :fibt'inòsi; e molte specie di sangue presentano il fenomeno che mescolandosi con altro sangue, i loro corpuscoli si aggt•egano in masse che, possono dare origine ad embolismi capillari nei polmoni. Il pericolo dolln trasfusione nel sangue di differenti animali dipende quindi dalla qualità della specie impiegata. Como appendice agli esperimenti di Landois meritano essere rifer·iti alcuni casi di tt·asfusione del sangue di agnello nell'uomo pubblicati dal dot.tor Ha$se. Impor·tnnti per loro stessi, essi traggono nuovo interesse dalla luce portata dalle ricerche del dottor L andois sopra alcuni dei loro fenomeni, e porg-1no una conferma indiretta alle sue osservnzioni. I casi sono dodici in numero e cosl distribuiti: Cinque erano di tisi, due di clorosi, due di cachessia consecutiva n grave malattia, uno eli cachessia con carie delle vertebre, uno <li carcinoma del ventricolo, ed uno di placenta previa còu grave emorragia. Quest' ulLimo caso guarì rapidame.nto, i due di cnchessia gene•·ale si riobl.Je ro gendatnmente, ed i clorotici solo molto lentamente. Il malato di carcinoma ebbe temporaneo ,·ant.nggio e quello di malattia spinale migliorò nella salute generale ed ohbe minorata la suppurazione. Il resultato nei malati tisici fu favorevolissimo. La reazione susseguente alla operazione era molto violenta. Bravi intensa dispnea che quasi raggiungeva H gr•ado di apnea o necessitava la in terr·uzione della operazione dopo sessanta o novant.a secondi. Ma mezza ora dopo compariva un forto bl'ivido e quindi la temperatura sorgeva a 40°, 9 C0 , e poi seguiva pro. fondo sonno, allo svegliarsi dal quale era pro"\'ato un sentimento di benessere. I malati guadagnarono in poco tempo molte libbre di peso, e la loro f<Jrza muscolare e la energia mentale migliorat·ono rapidamente. Vi fu in pochi casi una leggiera escrezione di albumina e la presenza della materia colorànte del sangue nella urina. Kon delta Landois la ragione della dispnea e della condizione dell'urina ora descritta 1 (Madical Times and Ga=ette, 30 maggio 1874).


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Stato sanitario dell'armata francese dopo la guerra, desunto da documenti uffv:iali, dal dott. AR..><our.o. La. forza merlia effettiva dell'os~ •·cito era pel 18ì2, cli'420,973 uomini. La media degli uomini prc.~enti non era che di 3::>8,:569 ; differen7.a: 71 ,404. La cifra rlcgli entrati agli o.~prdali fu di 100, 209 vale n dire 252 pet• 1000 uomini di effettivo o :.302 p ~r 1000 presenti. Nd 1869, le ci fra corl'isponrlenti et•nno sk'1te 28!) e 365 ; no\ p l'l'iorlo dal 18GZ nl 186!) che comprende un ~~nn o 1li colera ( 1805) ful'ono 31!) c 373. Il migliot•arnenfo è positivo. Di:>t.inguendo il movimento clc•gli 0$pcdali clollo interno rla quello di'gli Ospedali d'Algllri n, si ebbet·o nei pt·imi 205 enf.J•ufi per 1000 uomini di l'ffelti\·o, 251 p<:>r 1000 11rcsenti, nei sol'onrli 415 sull'dfdti>o c 400 sui presenti. l I malati ag·! i. o:;pod;\li, ulla inl't•t•meria e in cnmet·a pr'C$t Jllsiemc furono 843,150. ossia l !)G:> per 1000 di oft'cttivo. c '2R;)O per 1000 presenti; rift·c ancora infcriot·i n qnC'IIc del 18130 e Mi periodo 1862-1869. l cot·pi clw fornil'ono Jll'()por;-;ionalmcntc maggior numero <li ntnlnti fut•ono il l.t•rno c g-li oprrai; poi ''<>ng-ono · la ca vnliC't·iu, la fante l'in lcggie t•a, l'ar1 iglit•t·i;t I'Jil:l~i a Ilo :;t nsso livello; In f.1ntel'ia eli linP.a è un poco pii! ft vll•·itu; il gt•nio. i corpi speciali lo sono di piil; finalmenlo gli infèt'mieri hanno il minimum di malati. Vi fu una giornata d'indi!'pooibilit:\ per• 10,74 di [WCl'Oil?.n; lll'~l i anni precedc>tt1i (186·?-00) l)ucsto •·npporto nt·a ~,fa1 o d i 1 a 18,4. Come nel lSUO, >i furono 100 vrncrei per 1000 nomini eli efl'dr tivo. Si conl.nrono 7, 8 giol'nnro di spedalitlr. pl'r ogui uo n'to di effettivo; lo g''ornclle rl' ospedalo furono 1,39 d'<•lle 1!'iot·Hnte di presenza. È una :;ilunzionc meno buona di quc•lla ciel 18fi0. La proporzione dci morti fu di~) 45 pcl' J('OO .li effettivo; allo interno 8,!J7 per 1000; in Algeri:'\ 11,98 per 1000. l rot•pi :o~·e­ ciali 6,67 pC!' 1000 1 g-li opet•ai 7,:V..>, la f<\llt l'ria le;:gic•t·a ì.51, sono i meuo mallt·atfu.U; In cavullet·ia 0,()2, In f:ì:ltt•t•i;\ eli linf'a 9,21, gli iufcrmiet·i 0,20, sono all'o('lrcmo opposto ; il !J'eno, il genio, l'ar·figlièt•ia tengono il po8fo intermE'dio. La media della mod;alità negli otto anni 1862-1869 essendo Gùmtale di Medie. milit. 1874.

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5U stata di 11,41, havvi una diminu1.ione di 1,92. cioè 1,13 allo interno e 5,18 in Algeria. I morti pet' malattia ebhero la proporzione di 8,51 per 1000 uomini; pet· cau.sa vinlenta 0,64 ; per 8'11-icùlio 0,34; cifre infel'Ìori a quelle delle epoche precedenti. Le pl'incipali cause di 1no1·te furono: I n prima linea, come sem1Jre, la tisi JJolmonare ; e::;sa fu cugioue di 2 ,06 morti pet• 1000 uomini, 21,7 pet• 100 della morl.alità generale. Viene poi la. febb,·e tifoidea costante e funebre rivale dice il dott. Arnoulcl 1 della precedente; la IJII!lle fu caus& di 1,46 mor·ti per 1000 uomini, o piuttosto, comprendendosi i defunti por·tati in conto della feòrn·e· continua injiammatm·ia, 1,56 per 1000 che equivale a 16,4 per 1000 di tutta la mortalità. Le (ebht'i zmlust,·i, la dissenten·a, la diarrea, l'epatite a umentarono più particolarmente la mortalità delle truppe in Algeria. La pneumonite e la pleurite acute cagionarono, insien;1e 204 rnorti, oir·ca 5 pet' 100 dei morti in generale. . La mortalità })Ct' ti:>i polmonat·e, 2,06 per 1000 è al disotto di quella del l 8()9 che fu di '2;27. Il benefizio pet'ò non è che apparente, come si dimostra in appresso. Ma la cift:a funeraria della febbre tifuidea si trova notevolmente abbassata : da 2,25 che era nel 1809 rlist'ese a 1,56 per 1000 uomini. Le uscite definitive per maÌattia (riforme, giubilazione, non 11-ttività per infermità temporanee) fur•ono numerose nel 1872. La cift"a del 7,02 per 1000 del periùdo 1862-1869 ~ho val'iava poco ·da un anno all'altt•o è più che rarldo[)piata. Si sono avute 5831 .,riforme; 720 g iubilazioni per malattia e 292 collocazioni in sta t{) di non attività; una perdita d! più di un migliaio di uomini, Jllentre non era stata nel corso di otto anni che di 300 ranno. Sono poi da segoalare 1006 riforme, giubilazioni o collocazioni iu stato di ·non atti vilà per ti si polmonat•c; ciò che pot·ta la ,per•dita totale e vera per questa sola causa a 4,55 per 1000 uolllini, mentre non era eire di 2,89 pe1• l 000 fino al 1869. Il totale delle usc!te è stato di 15,08 per · 1000 uomini. La diffet'enza fra la perdita p&r tisi nel 1872 e la media degli ,anni 1862-69 non ha avuto importanza eccessiva rapporto alla cift·a totale •delle uscite; ,ma ha aumentato di 1,66 la cifra ordì· ',}aria delle pe.rdite per tisi che nor raggiungeva il 8 pe,r 1000


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uomini·. 11 do.tt. Arnould crede v.eclere iq questo fatto, come nella p~(}porzione delle giubilmdoni, una della conseguenze ~della guerra. Sommate insien}e morti ed Uficite (9,49+15,08) l'esercito · ha avuto nel 1872 la diminu~ione di 25;57 per 1000 pev causa mor~o.sa. Solitamente a cagione de! n,u mero ri~tl·etto delle uscite dennlbi.ve) questa cifra no,n er·a che dj l& a 19 per 1009. As:::oluta.mentf) pat·la.l)do, è., d,unql.!e un t'egresso., ma faceudo le necessa'ri·e ·distinzion·j, h\ posii:ione è piuttosto migliol'ata, poiché la nwl,'talità è un poco minore. li miglioramento è reso ancoPa pil\ manifesto dall'abbassamento · .de·lJa mortalità t:ifoide. E questo fatto Arnould ancora attribuisce ' ad un cambiamento avvenuto nelle abitudini delle tt•uppe; poi:' eh~; dopo aver perduto le guarnigioni de.ll'Est, non avendo caserm.e sufficien.ti per alloggiare 400,00p uomini si dovettero r.icovrare in baracche nei cam_pi r urali; il quale espediente è oramai passato 'a,llo stato ·d j sistema regolare. Acl onta che q~teste p~·ime baracçhe fossero rual c9struite e non confor:mat0 ai principj della jgi{lne, i solclat.i ci si trç>varorw·meg·lio che quando erano acca~er.,m,ati , c S[>ecialmettte ci dominò molto ~Jleno la febbre tifoidea. "È p:Oi da not;1rc çhe le tr.appe, stesse, le quali mentr·e l~ altre :accampavano,. occupavano le caserme restate disponibili, parteciJ>arono pure al .miglio,r:amento sanitario. E ciò perchè i campi permisero di .sgravare· le caserme 'e impedirono l'ingornùrq. La cifra dei mor.Li per ti si. che fu eli 2-,06 · per 1000 ,uomÌni si decompo ne come segue: all'interno 2,25 per 1000; in Algeria lt~ per 1000. J,.a fanteria ha dato in Fra~cia 2,15, la cavalleria ;2, 70 ;· i~ corpi speciali di Parigi 3;62, gli infermjeri 4,60. La. principale ragione per CÌli i corpi spe.r.iali di Parigi han~'O lln ~~ti~ mortalit.a. per tisi, il doti;_. .Arnould la ·ripone n.e l pic.colo numero di ri.fo,rme in questi co,rpi. Così .la Gual'dia eli Parigi che non riforQ'l.a i suoi, s.oldati, non è meraviglia se l)a più morti c),e!Jri.. fanteri a di linea o della. cav·alleria. Quanto alla cifra sì elevata e ,sì costante degli 'infermieri morti l!el1 tisi, il dott. Annould dice che potrebbe. darsene più di un'a ragi.one plausibile. In ogni modo però non crede che q.uesta ci.rcos.tan!la favorisca. molto la dottrin.a. del contagio. Se la tisi fosse contagiosa non morrebbero 4 o 5 infenmieri ~er 1000, ma . ben ' pavll!i infe\~O}ierì e medici dovr.ebbero rimanere illesi, avvegt~achè le precauzioni prese contro questo contagio sono n,ulle.


516 L a cifra moderata delle morti per tisi nelle truppe d'Algeria conferma la buona reputazione di questo clima per le malattie di petto, e rientt•a nella teoria della immunità pet• la tisi dei piccoli gruppi all'aria libera. Non ostante la dr.plezione delle caserme urbane e larga pmtica dogli accampamenti rurali la tisi si trova in aumen to. Il dott. Arnould r avvisa anche in questo fatto una conseguenza della guerra osservando come molti degli uomini del 187() sopt•avit'suti ai combattimenti e alla prigionia t>i trovassero ancot·a soffo le armi nel 1812 ; e alla ~~it·costnnza eccezionale dei disa:>tl•i militari e della capt.ività attribuisce la massima importanza come momento etiologico di qllesta mnlattia. Il rapporto termina con un riassunto di documenti analoghi relativi all'esercito inglese pel 1870 e all'eserci to pt•ussiano pel 1868 e 1869. Statistica Inglese- 1870 - L'esercito del Regno Uni(.o aveva allo interno il modesto effetti vo di 75,305 uomini. Ehbo una mortalita media di 9,48 per 1000 uomini di effettivo e 80\l ammissioni allo s peclnle per lo stesso numet>o. Riunendo gli Stati Britannici alle Colonie, la mortali tà monta a 14,22 pet' 1000. Le principali cause dello morti furono le febbt·i costitu::ionali, dE>nominnzione inglese, che comprPndono principalmente la febbre tifoide : 3,57 morti per 1000 uomini; le malattie del sisteutn circolatorio: 1,49 ; lt! malattie del sistom~ respiratorio : 1,47. Contandovi la tisi, è poco. Statistica pTussiana - 1868-09. - Effettivo circa 250,000 uomini. Entrati all'ospedale (1868): 140G pe1· 1000 dello effeMivo; (1869): 1403. L a mortalità fu di 6,9 per 1000 d' effetti\·o nel 1868, e di 6,1 nel 1869. L e usci te definitive per inahilitA al servizio furono di 20 per 1000 nel 1868, di 24 nel 1800. È da segnalare la f requenza delle ammissioni allo spedale, che è possibile dipencla dalla mancanza delle infermerie reggimentali, o piuttosto dal format•e la infermet•ia e lo spedale una co::1a sola. La cifra sempre elevata delle uscite definitive spiega in pat·te la moderazione della cifra della mortalità. Nello eset•cito prussiano vi sono tisici come negli altri eserciti, dice il dott. Arnould, ma si riformano al primo s~spetto.

(Ga zzette Médicale de Pa1·is, N. 27 e 28, 1874).


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Ricerche sul cervello, del dott. I-hTZH{&. È q\1e,sto il tit.olo di uri1opet•a importante del dott. Hitzing docente privato nella Università di Bet•lino, la qual,e cornp1'~nde tutti ! suqi lqvor:i origi·nali sulla «eccitabilità elettt•ica » del cervello eh.c hanno rovesciato tante: delle nostre no:t.ioni sullt~ ~iologia rli qùost'or,gano. Dal resu1ta:to di taluni estyet•imenli sulla galvanizz(l.zione della testa, i quali dip1ostraropo che una corrente costante faLta passare attravcr·so la p<nte posteriore dell'a testa produceva ·movi menti degl i occhi, l'autore fu condotto a tornar sopra la quistione, a cui per lo avanti •era stato univel·salmente r,ìsposto in modo negativo : Possiede il cervello la eccitabilità elett.rica ~ Egli sperimeniò sui cani", trapanandone il ctanio e levando la dura madre, e quih di faceva agire su diverse parti degli e1;Yl\::;f eri posti a]Jo scoperto. una corrente .costante di tal forza· da ~~~se re appena sentita ap plicata sulla lingua. La snpedì.cie d~glit emi:,;f()t'Ì era cosi esplot•ata con gran cura, e ne venne la ~~operta. che, in certe parti della loro· convessità, ed in punti cb:e potevano es,ser,e accur•atarnente loca.llzzati con la pi ~ debole corrente cariace di proc!Llrre contrazione, era dali~ corr~n~ stegsa d~stata la contrazione eli determi.nati e ·cjrcosèritti gruppi museo· • lari dal lato opposto del corpo. La memOI'ia in cui il dott. Hitzing in unione col dott. Fritséh descriNe la origine della idea della elettrizzaz.ione cerebr1ale, il metodo impiegato e le conclusioni d:edotte' fu . pubblicato negli A1·chivì di Dubois-Reymond dell'anno 18'70 .. In essa gÌi autori indicano ché una parte degli .emisferi del cervello è « motPice » che cioè re~~isce alla elettricità e Qà or·igine alle contraziqni musculari; l'altra par te non è motric~ ·•cioè i ncapace dj stimolazione. La parte motrice è situat a in ter:mini genera1i verso la fronte d·ellfl. convessità, quelia non motrice sta al eli dietro. T ruovi:r:qenti muiìcaltu•i che sono localizzati in particolari gruppi di, mu.suoli, quançlo sot)o usate correnti deboli, occorrono pure, se la ~orrente è fotte, .~n a!Lri muscoli deflo stesso lato. I punti o eentri clrc ren.'givano alle deboli correnti .fu trovato essere così esattamente localizzati,·che. con un po' qi espet!ie'nza era possibile


5!8 aprive c:ol trapano il cranio proprio sul luogo, in cui era noto c()rrispondere un particolare mov_im~nto. I punti .e satti su cui doveva esser .fatta l'applicazione degli elettrodi pee produrre movimenti dei m~1scòli del collo, degli estensori e adduttori del piede e dei suoi flessori e ruotatori sono tu t ti descr•itti n'ella memoria del 1870, Anche i centri eccitatori dei movimenti ne lle estremità posterior·i e . dei muscoli innervati dal nervo fadale, furono accuratamente definiti. Fu t rovato che i muscoli del dor$o, della coda e del v:entre potevano essere fatti contrarre dalle parti del cerveJ:o situate fra i centri ora rammentati, ma: in quel tempo i centri precisi ,per isolat•e queste contrazioni non poterono essere, indicati definitivarn:ente. Tutta la convessii.à tlel cer·vello che è posteriore al centro per i muscoli faciàli si trovò non essere impressionata neppure da correnti eli intensità eccezionale, per ·esempio c]a quelle sviluppate da una batteria di dieci elementi di Dnniel. Fu tr·qvato ohé còrrenti indotte di tale forza da corrispondere al miu'imum di contrazione muscolare possibile a proclttrsi, non erano a gr·an pe;~za così costanti )1ei ·loro effetti come la corrente galvaniea. Ftequen· temente lo stimolo elettrico era seguìto da contrazioni toniche dei muscoli jnnervati da quella r egione del cervello, la cui intensità dur~va per quatche tempo, o una contrazione interveniva al chiudersi del circuito, che dopo pochi secondi se mbrava cessare, per tornai' di nuovo visibile al momento dello aprit•si del circuito. Se .erano poste in opera forbì correnti indotte si mostr'avano sintomi di es<}urimento negli animali sottoposti alla prova e si richiedevano còr~renti più energiche per pt;odurre gli effetti stessi ' pei quali erano bastate antecedentemente· Je più deboli, ovvero noti ne seguiva contt·azione muscolare di sorta. N e avveni vano talora soffusioni emorragich.è della sostanza corticale, ma più frequfmteroente la elettrizzazione del cervello con le correnti indotte, anche se deboli, era seguita da movimenti successi vi nei muscoli che erano stati eccitati a contrarsi, che erano a maniera di tremolio nei' muscoli faciali, ed aveano ·carattere di convulsioni clonic)le nelle estremità. ·Tali movi~enti consecutivi possono ri· correre. più volte, dopo remosso lo stimolo dal cervello. Seguono ' . essi tal volta l'applicazione della corrente costante, ma, di regola, mancano con questa.


519 Accessi epilettici furono osservati come movimenti consecutivi in due animali uno dei quali ebbe due e l'altro tre eccessi. Nella stessa memoria in cui sorlo descritte queste importanti scoperte è contenuta pure una replica alle obiezioni che polre~ bero essere fatte alla teoria della. localizzazione dei 1 centri poimovimenti muscolari nella sostanza corticale del cervello, e sono date prove sperimentali che uon sembrano capaci di altra interpretazione che questa: che, cioè, o lo stimolo della col'l'ente tf raccolto dalle cellule gangliari nell a vicinanza immediata degli èlettrodi o attraverso esse convertito in movimento' muscolar·e ; ovvero nei luoghi in cui sono eccitati tali movimen ti , le fibre' nervee della sostanza bianca del cervello che $ODO cap11ci di essere stimolate si avvicinano dappres'so alla superficie e sono così molto favorevolmente situate per la eccitazione. Ma poicbè non vi ha altro modo ragionevole di intendere 'pet•chè tali fibre do\·essero essere così prossime alle cellule gangliari se non per intr.odurvisi, devesi quindi concludcl,'e che questi gruppi di gangii sono intesi funzi onalmente allo scbpo di agire da :slimolo organico in queste · fibre nel'vose. I.a conclusione generale della pt-ima contribuzione di Hitzing c Ft·itsch alla fisiologia del sistema nervoso è questa : una gran parte delle mas$c' ner\'ose oho compongono g'li emisferi' cerebrali, potrebbe dirsi qunsi la metà, è in immediato rap~orto fu nzionale coi movimenti muscolari, mentre un'altra parte non ha con essi alcuna r elazione almeno diretta, La seconda memoria pubblicata negli stessi Archivi di Dubois Reymond per l'anno 1873 contiene urla còntinuazioM ·delle ricerche antecedentemente pubblicate. Hitzing mostra che quando una corrente debole è applicata alla superficie ' del cervello con intensi ta gradatamente cresceute, la prima contraiione muscolare che succede, ha luogo quanao ·la cort•ente è rovesciata, il polo positivo o anode essendo sul centro particolare che è irritato,' applicandovi quindi il negativo o catodo c così alternativamente. L'azione ·ùell'anode è pil\ efficace di quella del catode. Con correnti di breve o moderata intensita, anche la più breve chiùsura del circuito diminuisce la eccitabilità del cervello verso l'ettrode usato per chiuderlo, e l'aumenta Yerso l'altro. L'autore ha pure preso in considerazione la influenza dei narcotici sulla e-ccitabilità del cervello. Trovò che quando un animale è cosi profondamente narcotizzato, da essere scomparsa ogni traccia di


520 sens,ibilit.à riflessa, la eccitabilità elettrica è conser\•ata in una parte del cervel(o, mentre è perduta in un altr·a. È solo possibile di abolirla inli er·amento:: per br·eve spazio di tèmpo col mezzo deircter•e ; mcntr·e nel piu profondo sonno che può essere prodo tto colla morfina, si introduca o sottocutancdmente o si inietti nelle vene, la re~tziono del cervello non cessa mai completamente. Lo stesso è a dir::1 i per· lo stato di apnea. Un a ni male può essere re!:'o apnoico in quelunque possibilo maniera senza che la ecci!uuilità ~' l ettr·ica del s uo cervello sensibilmente diminuisca o si c"tiugua. Hitzing descrive pure il re;:;ultato delle ricerche continuato sul cent.Po pci mqvimen!.i individuali degli occhi, che [lrcccdentemente non aveva potuto isolare. Ei trovò che esso cor·r·i;:;pondc a . u nn porzione del centro pei muscoli fnciali e specialmente a quella parte, da cui sono innervati i muscoli che circondano l'oc_pllio e servono a pr·oteggodo. Cou;;iderazioni sono poi fatte sulla maniera, onde i ce:ttri elettricamente défìniti sulla superficie del cervello sono connessi l'u no coll'altro e con le parti piil profonde; c da cspe1·imenti eseguiLi <;o)l cleftt•o(! i isolati spinti nella sostanza del cei•vello a vario profondità, Hitzing conclude che i centri hanno numet·ose reciproche <:omuuicazion i anche ent eo la zona it'l'itabile della superficie dell' ontisfero e che vanno a confondersi nel nucleo lenti colare mr g1·an cen1.ro T)orvoso comune di complidel cot·po str·iato cal e funzioni. L 'ultima parte e piil importante de,l\'opera del dott. Ilitzing h a pe1• ti tolo : « Ricerf)/te critiche e spn·immtali sulla fisiologia

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del Cei""Cello, appendice aUe riCC1'Che del n.r FErtR.JElt di L ondm. »

Comincia dal ribatte1·e le asserzioni di Fcrrier che Ft•itsch ed esso non sieno r·i usciti a localizztti'C i centl'i delle varie fu nziqni sulla ~;uporficie del cervello, perchè essi non usarono le corl'enti indotto in modo completo e non dctìnil'ono chiaramente la uatt1t'a e il significato dei l'Csult,ati a cui anivarono. Hitzing sì fa n diroo&tr:are come il prof. F erricr siasi attribuita la di lui ,scoporta dei movimenti successivi e degli attacchi epilettici dopo la tctanizzazione del Cel'vello con la conente indotta non che il fatto ello la eccitabilit.à del cervello ò dimin uita per la perdita del sangue; e dice non esset•e vero che essi pt·odncessero paralisi in alcuni e~perirnenti, in cui esti rparono cct·tì centri, nulla di qt:esto gencr·e essendo stato da loro osservato.

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n seguito discute i metodi seguiti dal dott. F errier, e fa vedere come .quello usat.o da lui non può essere paragonato con il loro (elett ri ~zazione con la corrente costante). Il dott. Ferrier nella sua memoria pubblicata nel West Riding Repm·ts descrive due esperimenti sui cani con la corrente indotta, uno dci qual i completo, incomJ>Ieto l'ultro. Ambedue furon9 interrotti da molti att.acchi epilettici. In ciascuno di essi, il cervello fn esaminato in otto punti, dei quali due dettero diffe renti r isu ltat.i nei due esperimenti, il settimo resultato negativo tutte e due le volte ; l'ottavo, chiusura degli occhi in ambedue. L a prima vivisezione era fatta sul lato sinis ~t·o, la seconda snl destro, e Ferrict• infe; risce dai resultati degli ~sperimenti che i due lati del cet•vello sono esattamente simmetrici. Hitzing dice che da questi dati avrebbe tratta una conclusione opposta. Hitzing r isponrle alla osservazione eli Ferder ed a)tl'i non avere _esso o F1·itsch usato largamente la corr•ente indo tta e non ottenuto con e~sa sodùi3facenti resultati col dire che non vi ha una sola parola di quanto asserisce Ferrier sul lòt'O uso della corrente indotta nel paragrafo del lotc; scr·itto che a quella si ri fe r•iscc. La cagione sp ecinl~ per cui Hitzing rigettò la corrente indotta come esclusivo metodo di ricerca si fu pct•chè questa è troppo spesso ,;eguìta da movimenti sucçessivi e da accessi epilettici. La usarono perciò meno frequentemente della cor rente costan te, ma non meno estesament.e del dott. Ferrier. Fu lli1nta come sussidio d~ag nostico per· avere movi menti muscolari più duratur·i di quelli che seguono al semplice . spasmo ecc~~to dalla corrente co:>tante. Hitzir1g o Fritsch desideravano, come Ji'errier, di localizzar<'J possibilm~ n te la furlzione cere\mÙe; e dacché app,arivn che rma cort·ente costaote di tale forza da produrre il minùnwn della contrazione muscolare era all'uopo la sola ·conven!ente, essi fecero uso di que:;ta, dappoiché 1e cor•renti forti ~(; isçq no non solo sulle parti prossime,, comprese le fibre nervee nel loro passaggio da altri cent1•i alla base degli emi:;feri, ma alteesì sulle par li· circostant i della porzione superficiale. Gli effetti succcssiYi che seguono alle for•ti corr entj, indotte appli~.:ate al cervello disturbano in modo par'Licolnre. ll cervellq é corn!)resso, m e n~re essi durano, attravet·so l':tpertut'a fat ta dal t1•apano ed assume un aspetto vitreo. La sua it•r·itabilità è poco dopo enormemente dimi nuita, cosicch~ pet· lungo tempo non possono determinare la contrazione muscolare se non

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522 correnti intense, la cui profondità di penetrazione nella sostanza cereb-rale, è affatto incalcolabile. Se si èsaminà per sezioni il cei'· -veHo degli animali che hanno accessi epilet'tici desta't i da cqrrent'i indotte, trovansi costantemente nella sua s·os.tanza stravasi del vol ume da un seme di riliglio a un pisello, i quali sono molto frequenteme nte situati al confine dello str·ato corticale. È quasi certo che parte di essi derivano dall'accesso' stesso, ma d;altra parte, si. osservarono stravasi più superficiali anche quando non vi erano stati accessi. Quindi il cervello che patì accessi epilettici mostr_a regolarmen.t e una iniezione mol'to pl'onunziat\1. della superiìcie mediana del tet'zo anteriore di ambedue gli emisferi, e questo Hitzing considera c.o me pt'ova ctie la eccitazione vascolaré che inter;viene in questi acces:;i si spande su tutto cel'vello. . Queste ossei·vazion·i sono giustificate çlal modo, onde il pr.ofessol' Ferder fece uso nelle sue r·icerche di forti correnti indotte, CÒU l'elice secondaria spinta innanzi llUattro e anche otto centimetri dalla primaria; mentre quando non aveva pothto otte nere contcazione çoi1 la corrente rli una data forza, l'aveva aument ata finché non la ottenesse; o a.Jtrimenti aveva spiegato 1a ~tm mancanza con l'esaurimento dell'animale o la. perdita del_sangue che aveva sostenuto o con qualche altro ·er·.rol'e s perimental.e, ·senza provare i suoi resnlt.ati con nuovi sperimenti o più semplicemente col tentare gli · effetti della corrente su quelle parti della superiìcie ce.r ebrale che sono ~empre ec'citabil.i, val'e a dil'e le po r~ioni centrali. Sull'uso, delle forti corr.enf!i indotte, Hit>ting sì espr:imè ~el ' modo segnehte: Se la stimola~iQne del cervello con le forti correnti dirette è di dubbiosa natm~. quell'a col mezzo delle correnti indotte lo è altrettanto. L'alta tensione' d( queste pern1etfe la irritazione tinipolare, o la estensione della corrente attraver:So la sostania stéssa del cervello, o .èoll' intermezzo del fini do cere})l'o-spinalè. Così ognuno può convincer;si di leggieri che una parte di liquido fra gli elettrodi applicati su11a parte posteriore del cervel19 e il IhllSColo temporale che è stato Voltato indietro è sufficiente a mettere in azione il muscolo stesso o estesi gruppi éli altri muscoli. Se il liquido si togJie con una spugna, il movimento riflesso cessa. Nella stessa rna.niera passano le correnti sulla clura mad1'e e producono fenomeni riflessi q'ogni g.uisa·. '

'n


523 L'ultimo argomento prodotto ,contt·o l'uso esclusivo delle corr·enti indot.te è elle, anche se deboli, esse producono movimenti successivi che talvolta somigliano così esattamente ai rn'ovimeuti primari eccitati dallo stimolo degli elettrodi, che possono esser motivo di grave confusione. E ciò è t anto più probabile in qua nto che con le stesse cort•enti indotte di debole intensità, talvolta passano alcuni secondi pr ima cho. si renda vi~ ibile l'effetto dello stimolo. Hitzing domanda: chi vot•t·ebbe preferire di usare esclusivamente un .metodo, da cui sotiO prodotti gli effett i depa irritazione, quando alcuna irritazione più non esiste ~ (Medica{ Times and Gazctte, 20 giugno e 4 luglio 1874).

'· Cura dell'idrocele con la elettr icità, del dott. RooOLFI. Il dott. R odolfì da Brescia t ot•nando sopra un argomento già da lui trattato alt1·a volta riferisce otto casi di idrocele curati con la elettricità, dci qu u.Ji tt•e guarirono radicalmente, rhte abbisognarono di nuova operazione e gmwirono, altl'i due furono ribelli al metodo operativo e furono gnariti col drenaggio, in un altro si riprodusse l'idrocele dopo tre mesi dall'operazione, e non si presentò per ultet•iore cura . L'autore crede che la causa pt•incipale· degli insuccessi stia nel modo eli O!Jerare. Quando i movimenti che si fanno col polo negativo lungo la pagina interna della vaginale furono continui, i risultati non si ebbero favorevoli; quando invece il polo negativo fu tenuto fe rmo per qualche secondo cont110 una porzione della vaginale, la reazione fu più sentita e sicura la guat•igione. Del pl'Oces::;o che il do tt. Rodolfi t'accomanda, e data la seguente descrizione : Caricate tre o quat.tt·o pile di B un~en a norma della grandezza, si assicura il filo di polo positi vo a un reoforo form ato da placca di r ame con spugna imbevuta d'alcool, il quale Yiene collocat~ all'anello ing uinale corrispondente all' idrocele. Indi presa uila sonda dì rame vestita di sostanza coibente, escluso il bottone sporgente alla sua estremità, e dopo averla posta in comunicazione col filo di rame copet•to di seta o di cotone, che parte dal polo negativo, la si fa penetrare attraverso la cannula d1:1l t re-


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·quarti, lasciata infis~a nello ::;eroto dopo aver ser\'Ìto alla evacuazione del liquido raccolto. Indi l'operatore muove jn varii sensi la sonda affi nché il bottone scoperto abbia a toccare in tut;te le dir·!:)zroni la pagina interna della vaginalc, con avvcrten:r.a eli fermar-;;i sovra varii punti durante il tempo di 20 a 30 secondi. L'operazione deve dm•are dieci minuti. Poscia si est.r ae la sonda e la cannula del trequarti e si sovrapone un pezzetto di cerotto sulla ferita. Pr·ima dell'operazione si deve constatare mediante galvanometro l'attività della corrente. (Gazzetta medica Italt"ana, Lombardia).

Sulla preparazione delle soluzioni per injezioni ipodermiche, eli AbRTAN. Adrian lesse alla Società terapeutica una nota sopra questo argomento. L a scelta fra un alcaloide ed i suoi sali non è indifferente. Nella pratica non si dà grande importanza a questa distinzione, e soYente pre·scrivesi alla me1lcsima dose il cloridrato, il solfato e l'ncetaio di mol'Jì na, il cloridt·ato ed il sqlfato di stricnina, quantunque la costituzione di quesLi diversi sali differisca nel principio attivo del quale si vuole fat· uso. Ciò potrà rilevarsi dai dati segueuti : ..:lcq ua nec,.ssaria

Alcaloide c·ristallizzato. l gram. di Clorjclrat.o di morfina contiene Solfato . Acetato . Solfato di stricnina . Cloridrato

per sciogli!!rlo

20 lO

0,80 0,76 0,86 o, 75

lO

0,83

8

5

Si vede da questi dati che un grammo di acetato di morfina contie ne lO centigram mi di mol'tina di più che lo stesso peso di solfato, e che una differenza identica esiste fra il cloridt'ato ed il solfato di sf ricnina. È rar'o poi che la soluzione sia suffic ientemente limpida, per cui richiede di essere filtrata. Avviene cosi che il filtro assorba una parte rlel liqnirlo, e malgt•ndo la precauzione di lavare com-


525 pletarnente, nulla prova che tutto il principio attivo venga ehminato. Di questo ~:DOdo, versando 10 grammi d'acqua distillata contenente 0,30 g l'm. di cloridrato di morfh;a su di un filtro di car·la, pesante 50 centigram. non si raccoglie che 8, 20 di soluzione, cio~ l, 20 di perdita, pressoché un quin to, Da ciò si è conrlotti a formulare \.lll nuovo modo di preparazione delle soluzioni, destinate allr. injezioni ipodermiche. l 0 Dovranno impiegarsi esclusi vamente gli alcaloidi di or~­ gine vegetale, allo stato di purezza; perché sempre definiti, sta. bili e di composizione costante, mentre i loro sali sono variabili , secondo l'equivalente dell'acido che ha servito a fot•marli, e secondo la quantità dell'acqua di cl'istallizzazione; 2° Si adopererà come veicolo l'acqua distillata bollita, contenente 20 per 100 di glicerina pura; 3° Si darà la prefer·enza all'acido solforico, al decimo, sugli altri acidi ; 4° Si sostituirà la misura in volume a quella del peso; 5° .L e quantità approssi.mative d'acido solforico al decimo, da impiegarsi per disciogliere un grarpmo delle sostanze qui sotto indicate; sono le seguenti :

Alcaloide Aconitina Duquesnel . Atropina . Narceina . Strìcnina . Veratrina .

Acido 1,00 2,50 7,10 2,50 2,50

Formula per lo injezioni ipodcrmiche della digitalina cristallizzata di Nolivelle: 0,01 Digitalina cristallizzata O cent. cubi. Alcool a 95°. Si scioglie ed aggiunge 5 cent. cubi. Acqua distillata. Un centimetro cubo cont iene un milligt·arnmo di digitalina cristallizzata. Sciogliendo O, 02 gt•m. di digitalina, ogni centimetro ne contiene 2 milligrammi. (Gaz. Mèd. de Pm·is, settembre 1873, e Gazzetta Med. ]tal., L_ombm·dia, lO gennaio ~1874).


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Nuova maniera di amministrare ipodermicamente i farmachi. Il dot.t. Crombie. di Brompton, consiglia di sostituire a)le iniezioni ipoclermiche dei piccoli setoni di seta imbevuti del medicamento da amministrarsi. P erciò egli prepara dei fili di seta, impregnati di !fs, % e v~ grano di morfina e li passa a mezzo di un ago attraverso una piega cutanea, nella regione ove desidera introdurre il medicamento; il 'filo viene lentamente estr·atto per una delle sue estremità, così che passando sotto la pelle vi abbandona la sostanza medicamentosa; si può favorire la azione terapeutica del filo coll'umettarne lievemente coll'acqua la estremità, prima del suo passaggio attraverso la piega sbttocutanea. Questo processo, a parere dell'A. non sarebLe più doloroso della puntura coll'ago tubulato della siringa ipodermica, e sarebbe anche più semplice e meno costoso. Riguardo al minor dolore ci permettiamo di dubitar·ne, dovendosi con questo metodo iorare la cute due volte, attraversandola con un filo forsanco scabro per la sostanza di cui è 'impregnato. Così non ci pare più semplice e meno costoso, se non perchè non richiede l'uso della siringa.

( Gaz::. med. t'tal., Pt·ovincie Venete).


Con R. Oecreti del 28 giugno 1874. ~4 VELLI cav. Cfll'IO, tenente medico di

la classe in aspettativa a Livorno. Richiamato in effettivo servizio dal 16 luglio 1874, coll'annua paga di lit·e 2400.

I sottonominali ufficiali sono ascritti in seguito a loro domanda negli ufficiali di riserva del Corpo Sanitario militare col gt·ado e coll'anzi:.lnità per ciascuno indÌca'ti a far tempo dal l 0 gennajo 1874. PIAZ7,A cav Giacomo, medico direttot·e in ritiro. Maggiot·e medico con an7.ianità dal 5 no1vembre 1868. BOBBIO Feliciano, medico direttore in ritiro. Maggiore medico con anzianità dal l 0 gennaio 1874. ,MORETTI Ft-ancesco, 'metlico di reggimento in riforma. r>.-laggiore Jl\8· dico con riserva d'al)zianità. MORELLI Leopoldo, medico di r·eggimento in ritiro. Capitano medico con riserva d'anziani tà.

Cory. ~. Deç2~eto dei 29 gzii{Jno 1874. DOCIMO Michele, tenente medico in aspettali\·a. Collocato a riposo ed ascritto negli ufficiali di riserva col grado di capitano medico con riserva d'anzianità.

Con Determinazioni 1lfiniste1·iali del 6 luglio 1874. RAVELLI cav. Carlo, tenente medico richiamato dall'aspettativa. Destinat.o al 9° regg im'3nto ber·saglieri. VALLESI Giuseppe, tenente medico della milizia mobile, Distretto di Udine. Trasfe1'to al Distretto di Napoli.

Con R. Dec1·eti del :t9 luglio 1.874. VITTOZZI cav. T ommaso, capitano medico pt·csso H Distretto militare di Catania. Collocato a riposo ed inscl'itto negli ufficiali di riset·va <;Q! graçlo di maggiore medico e con riserva d'anzianitè.. t'

-


528 AMETlS ca\·. Pie!t·o, mnggiore medico in aspettativa. Am messo a fruh·e delr<tu1nento di stipentlio di liJ·e 250 in base alla legge 19 mar;~o 187-! a f;tr tempo dal 1° luglio 1874. BELTR.XMINT Luigi, capitano medico in aRpettat.iva. Ammesso n f1·uire ddl'aurnento di stipendio di li re 150 in IJase alla legge 19 marzo 1874.. a fa1· tempo dal 1° lug.lio 1874.

Con Determinazionll ltfim'ste,·iale approvata da Sua llfaestà in uclienza clel 19 luglio 1874. FARAGLTA Donato, tenente medico. È ammesso al 1° aumento SAssennnle di sfipendio.

Con R. Decreti del 26 luglio 1874. POLETTl cav. Luigi, maggiot•e medico, Dil'~Jz,lona di Sanità militare di Roma. Collocnto in aspettativa per sospensione dall'impiego colla pnga di lire HJ68. AMET IS cav. Pietro, maggiol'e medico in aspettativa. Collocato a riposo ònl 16 ago~to 1874 etl asct'itto negli ufficiali di rise,·va col gt•ado di t<m en te colonnello medico, con l"iseJ•va d'anz ianità. DAL VESCO cav. AlessandJ•o, capitano medico addetto al DistJ·etto di Tmpani. Collocato a riposo dal 16 agosto 1874. Defunti. PETRONE Bernardino, tenente medico della mìlizia mobile, Distretto di Caserta. Mo1·to in Montesanta ngelb (Foggia) il 25' luglio 1874.

Rettificazioni.

Dispensa N. 6 , pag. 46 . GARDlNI cav. Virtcenzo inscritlo negli ufficiali sanita-ri eli riserva col g1·ado di capitano medico, leggasi: inscl'itto col grado di magg~oro medico (H.. 0 D(lcreto 4 lug lio ' 1874). Dispen,sa N. 8, pa._q. 57. GRAl\-tENDOLA Gio. Battista, i dem, idem, idem.

, 1 ,

ll. Dù·ettm·(>

Colonnello Medico Dott. Cav. PAoLo MJ\~A,:'!,"RA.

Il Redattore e Gerente

Ténente Colonnello Medico Dott. BAROFFIO Cav. f.ELICE.


.. ANNOXXII - Firenze, Agosto t874 - N. 8.

HEIIORIE ORIGI11 it\.LI

6° REGGIMENTO FANTERIA

RELAZIONE MEDICA PEL 1° TRIMESTRE DELL'ANNO 1874

Lecce, 8 apl'ile 1874.

Al Signor Diretto,,e di Sanità milita,·e presso l" Ospedale milit(we di BARI. 0

Il6° reggimento fanteria trovasi di presidio in Lecce dal 27 aprile 1872 : desso fornisce distaccamenti a Taranto ed a Brindisi di due r.ompagoie ciascuno, ed in turno con gli altri corpi della divisione ne dà un terzo a Tremiti di mezza compagnia unitamente ad un ufficiale sanitario : i predetti distaccamenti, tranne queiio di Tremiti, vengono regolarmente cambiati ogni trimestre . . L ecce, capo-luogo della provincia di 'l'erra cl'Otranto, e sede del reggimento, tl'ovasi situata cil'ca vcl'so la metà del gran 1'acco, in prossimità alla cost.a Adriatica; sorge su di un piccolo altipiano formato di calcareo compatto e di sabbioni calcari conchigliferi, che si eleva metri .48 sul li veli~ del mare. È graziosa città, di forma pressoché elittica, disposta col maggior asse nella direzione del Sud al Nord ; è cinta di mura, in oggi distmt te su varii punti, e dal lato Est esiste {

-

Giornale di Medie. mi{it. 1874.

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530 un piccolo castello nel quale è installato il 5° Distretto militare. Le sue contrade sono bastantemente ampie, regolari, ben selciate, discretamente pulite, e fiancheggiate da belle abitazioni, la maggior parte a due piani. I fabbricati sono tutti fatti di pietra calcare tenera magnesiaca, a gt•ossi mur·i ed a volte, essendo scarso l'uso del legname: muri cosl spessi, e fatti di un materiale assai poroso, assorbono e mantengono l'umidità atmosferica, rendendo per conseguenza le abitazioni costantemente più o meno umide. Tale umidità è poi oltremodo sensibile nei piani terreni, nei quqli si fa maggiormente sentire il bisogno di una più attiva ventilazione e l'azione benefica della luce. I suoi abitanti sono molto cortesi, di carattere vivace, di ·buona indole, amanti dell'ordine, ed assai propensi al militare servizio, nel quale si distinguono pet' discipl ina e capacità, nonchò aHitud ine fisica. Secondo il censirnen to del l 0 gennajo 1872 la popolazione di Lecce r isulterebbe di 23,247 abitanti : essa è proporzionata all'ampiezza della città, quantunque malamente ripartita nelle abitazioni. Il ciima è mantenuto costantemente umido dalla continua evaporazione delle acque dell'Adriatico e dell' Jonio, che circondano la provincia per 6f7 : esso è pure eccessivamente variabile, e se si vuole considerare sotto il punto di vista della tt'1 mperatura me dia annua si deve classificare fra i clùni-dolci, ·ossia fra i climi della terza zona isotermica. La pressione barometrica media nell'anno è di circa 751 millimetri. - La temperatura annua media è di 27° centi•gr adi, mentre la massima raggiunge il 37° ·al Nord ed al'l'qmbra : la minima ·r arissime .volte discende da 2° a 3? sotto zero., ma oscilla ordinariamente fr-a 4° e 7°.. La quantità media annua delle pioggie è calcolata in 818 millimetri d'altezza; queste sono malamente distrlbuite essendo 'Solito caderne i 3f4 nell'Autunno e nell' Inverno, ed l f 4 51'>lamente nella P rimaver-a e nell' Estate. ·

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531 '

Pr~dominanq ì venti .aus~~ali , SE.. e SO. cl)e soffiano vi o~ len~~-mente nei m~~i in.Vi~rna1~· ~-r.prim&verì\i, mentreyhè ·i vet1ti I!Qrilici spira~10 meno, v iolen~i ,j.ma,, p i:ù dU:r:atur·i n.elrEsta.Je e nell'.c\utunno. Il gelo. è . raris;:;~mo, .non cosi. delle nebbie; le: .qtJali pero ..sppmpajpno prpnt€1-.mente 1col ley•arsi del sole. '

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2° - La provincia .di.;'l'€\l'la d'Gtrm?to ha la forma di .una 1.\ngua: d.i. t~rça. elle. tqfran,d.osi .fr~ !le aç,q!le qel mare J onio e quelle delrAdt'iatico,, dalla payte di poneute e maestro si unisc~ alla. g1~ande Renisola .italjaJ;J,a, confinando colle provio· 'Vi~ di Bad e della Ba.silicata. Amministrativamente. è< div~sa nei Ci:ncondal'i di .Leccé, Brir~tl isj, Tal'ant<;> e Gallin9~i, con 137 Qomuni5 e 493,594 apitanti. ., L ' iritiera p'rovinda si ,può considerare come una vasta ' .Pianura disseminata d~ altip.ian ~ ~ ~.~ b~1sse colline : il ~erreno è prevalentemente ca'lcareò, f,d in picGole sezioni marnoso, a~gi) loso, ocmce.o, calc.areQ-s.iliceo e magnesifero. Il. te,rren0 co1ti:vabile · raggrungeo lltli. punti più a,lti una profo.ndit$. di 0"" 50 a 0"' 80 ed ).n molti. punti il calcare ~cornpa~to affiora al'la superficie'; negli .~vva1lameoti invece la: p1;ofondìtil si éstende a 2 e 3 metl'i, sebbene anehe qn;iv:i affi01·i di sovente la c-a:lca,rea ,tenera màgnesi,fl;)t~, i sabbioni çalc'arei e lè ~rgille 1 • 1n,arnose.. _ 'i . !La pro:v,incia è in molti punti ricoperta di .margn ifici , uliv~ti, di boschi · e di pascqlj11 J,a coltivazione vi è assai bene CQnosGiuta, quantunqt!e per la ·ll<\tUr;:l- del suo.lo coltivato,. del so.tto-sùo'lo in gcan par.te permeabile; Jper la mancanza di acqt~e~ sorgi:ve e per ~a, vio)e),ta az.io,n.e diss~oo~nte dei ven.ti australi, questa v:eqga ristretta entro certi limiti, e ·non torni nossibile le molte volte- ·l' i:I1t1;·oJ.uzione ;:li nuove e s·pecia·Ii Ct;l.lture. - , ES:istono ino)tre in mol~i pqrtl del littorale e speçialrneqte,fra- Brindisi, ed G>tr~rxto: vaste.· estedsioni dil la<nde. p,aludose e bassi . IP9-Cchieti, fonte:,.pe.r:enne di mahania, ch.e aspettano con ansia ltop.er.a, .hen®l~ deUa mano dell'uomo ~­ deU' Eucalyptus globulus .lv


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Questa provincia passa per una delle più feraci d' Italia: suo cespite principale di ricchezza sono gli uliveti, i quali si estendono su 100,000 ettari di terreno : nelle annate fertili il prodotto oleario vien calcolato a circa 960,000 ettolitri. Questo interessante prodotto v à però di ft·equente soggetto alla Mosca olearia Hilasinus Oleiperda la quale in poco tempo ne distrugge in parte il ricolto. Produce inoltro quantità considerevole di mandorle, di frumento, d'orzo, d'avena, di granotm·co e di sorgo scopario, il quaJe ultimo serve per lo ingrasso degli animali ; nessuno dei summentovati cereali, tranne l'avena, è oggetto di esportazione, ser·vendo tutti al consumo locale al quale spesso sono pure insufficienti dovendosi r icorrere alcune volte alla importazione del frumento. I fichi secchi, qtiantunque malamente manipolati, ·formano oggetto di grande esportazione e di vistoso guadagno. Da una statistica compilata nel 1872 resnlterebbe ch e solamente rlni porti di Taranto, Br·indisi e Gallipoli ne furono spediti all'estero nientemeno che 700,000 quintali del valore di un qualche milione di lire, senza tener conto di quelli consumati nella provincia, o mandati col mezzo della fel'l'ovia nelle altre provincie d'Italia, od all'estero. Cespite non dispregevole di t•cndita si è pure il fico moresco Cactus Opuntia e le mele codogne Cydonia vulgaris con le quali si fan no delle mat·melate assai apprezzate, e che sono una specialità di questa città. Importante come fonte di ricchezza si è la pt'O(luzione dei Yini tanto dal lato della quantità quanto della qualità, fra i quali vanno giustamente rinomati quelli del Capo di Leuca o di Nardò. La coltivazione del tabacco costituisce uno dei cespiti più produttivi della provincia, ottenendosi un tabacco da fiato assai stimato detto Leccese. Un ettare di terra coltivato con questa derrata può fruttat•e dai 4 ai 500 franchi : le varietà più pregiate e maggiormente coltivate sono la Nic:otiana Crz·spa, e la ·Nicotiana Madr ophylla. Vi si colti n\. pure _con


mt v~ ntaggio

il cotone, la çanape ed il lino, il seme del qual ultimo viene espor tato in quantità a Trieste per l'estrazione dell'oljo. Vi si fa pure allevamento di piccolo e grosso bestial11e, che dà abbondanti prodotti in carni, formaggi e lane, le quali ultime. formano ogg~tto • di forte esportazione, essendo desse molto stimate. La grande esteqs ione di littorale mé;lrit_timo c4e cit·conda 1a provincia fa si che molti individui traggono nutrimento .e guadagno dalla pesca ; per() tranne 'l'aranto che va rinomata per le sue ostriche, delle quali ne fa grande esportazione, llf2SS UJ;l altro luogo merita speciale menzione consu.,. mandosi in generale il prodotto della pesca nel luogo stesso >dove vjene effettuata, e nei c~n~ri pop<;> lesi della pt·ovincia. Questa provincia manca di acque correnti in superficie e deve supplire ~ll'agl'icoltura in partì molto limitate, e pet· la piccola coltivazione, come ortaggi, tabacco, ecc., con la irri- · ,gazione sotterranea e col mezzo ~li pozzi di acqua sorgiva. Le zone acquifere sotter-ranee sono a p r ofondità molto variabili, fra la minima di 4 ll,letri e la massima di 63 : in m edia essa oscilla fra i 30 ai 40, e l'a!)gua v ien tolta dai p o~zi mediant~ le Strambe, essendo pochissimi i punti nei qu ~li si possono impiegare le· pompe idrauliche. - Le, zone ;acquifere più supei·ficiali e nelle quali potrebbero essere impie15ate le p.ompe sono anc)1e. le pi.ù scarse e ì\arlabili nei mesi estivi quando soprappii.l cresce il bisogr!,O delle acque, 'tenendo esse una costante rel~~ione con l'irrigazione pluviale, . l)i :::.eque minerali non vi è che la sorgente sul furea detta ' -di Santa Cesarea : nasce questa entl'o una grotta assai profonda situata verso il Capo di L euce ed in riva al ìnare : appartiene alle acque minerali cald13 : le s ue acque, piutto~to abbondanti, al suo scaturire dalla terra si confondono a quelLe del mare, costituendo una specie di piscina. Des~e sono imperfèttarnente conosciute mancandosi di un'analisi esatta: non sono impiegate che per bagni ad immersione; nella stagione estiva vengono frequentate da molte per,sone c)le vi


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aftluiscono dai varii punti della provincia. Come al solito guariscono tutti i mali e se no dicono mira bilia: non vi esiste alcun stabilimento o direzione medica, e ciascuno ne usa ed abusa a suo talMto. 3° - Le condizioni sanitarie della città di Lecce donebbero dirsi buone, se le febbri d' infezione miasmatica e le ottalmie in genere non vi regnassero come due morbi endemici. A prima 'ista sembra strano come Lecce, situata su di un punto elevato, con un sottosuoln poroso, distante da fomiti d' infezione, quali ristagni d'acqua marcita, od estese coltivazioni d'ol'taglie, sia nonport..'lnto dominata dalla influenza della malal'ia in guisa che gli effetti della medesima si complichino quasi a tutti i processi morbosi, rendendo quindi abituale ed indispensabile l'uso ùei chinacei. P erò se si rammenti ciò che fu già detto antecedentemente circa. la grande estensione di lande e lagune che ùa Bt•indisi ad Otranto fiancheggiano il littorale adriatico, e come i venti nordici '!ipirino costantemente nell'Autunno e nell'Estate, e se si consitleri la mancanza di alberi di alto fusto che stiano a difesa della città dalla1 par te ove spirano i predetti venti, si avrà una serie di causo che giustifkheranno appieno la esistenza della predetta endemia. Le ottalmie invece hanno cause assai complesse e perfettamente conosciute : l'incostanza de1 clima, i venti impetuosi, la protratta siccità estiva, il gran polverio natante nell' atmosfera, e molte altre cn.use che troppo lungo sarebbe l'enumerare, giustificano appieno il facile sviluppo delle medesime. Il mili tare poi è singolarmente passibile dell'ar.ione morbosa delle cause suacceunate, e ciò per le esigem:e del servizio che lo espongono continuamente si agli eccessivi calori del giorno che alle fredde brezze notturne senza che possa, se non debolmente, minorare gli effetti dannosi alla salute che da quelle necessariamente derivano.


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Come fu già detto in antecedenza, pt·es.;;òc!Jè tutti gìi edifizi ·si compongono di ,un pian ter1·eno, e di' uno s uperiore : il ,piano superio~e viene gene1~ilmente abitato dai cittadini piti favoriti dalla fortun'a 1 mentrechè l'artigiano ed 11 proletar.iq stànn o per la maggi'Or parte stivati nelle abitazioni situate al pianO' terreno, le quali sono sem:pre assai umide, mal ventilate e rar·amente rallegr-ate dai bene.fici raggi solari. Le quali condizioni di luogo uni~e ad un' alime11tazione assai searsa di alimenti TipaTatori, ·ed all' iugestione di acque più O· meno impure e verroinose non possono a meno di portar e grave attentato alla pubblica salute. Non -per tauto dopo tut· tociò si osserva raramente la scrofolosi, H rachitismo e la cachessia in genere, infermità che sembra.dovessero t rovare tEn-reno tanto propizio al loro sviluppo: come pure è a notarsi che le epidemie difteri·che e vaj uolose osser:vatc negli scorsi anni non mieterono in generale un maggior numero di vittime, di quello che facesserb in altre località del regno ov.e :tali morbi •ebbero pure ad infierire. Solo la tuber'colosi polroonale fa qui, come alwove, ed in ogni classe di cittadini numerose vittime. 4° - Locali assegnati per •caserme ·al reggimento sono quattro, vale a dire S. Antonio, S. Martino, i1 Semìnario ed il q1,1ar.t iere .Car·mine. Il quartiere S. Antonio è un ex- convento ridbtto· alla me~ glio per uso militare.: •trov,asi situato a pochi passi al dl fuori tlella città dal lato NE. della medesima, e vi furono install~ti gli. ufficii, nonchè il magazzino e la compagnia deposito. Questo fabbricato di forma quadrata si compone di un pian · terreno e di· uno superiore : il tert·eno è adibito a vari usi, quali sm·ebbero magazzino del cor po, scudéria, cucina, v:ivanderia, mensa dei sottòufficiall, sala di sch erma, ecc., n.el piano superiore vi sdno gli uffi'cii e· la compagnia depO'sito. ne camerate per la compagnia deposito sono costituite çlli un corridojo ahe. gira .per tre lati il cortile interno qel fabbricato ed il quale è capace di ciroa 60 letti. .Queste sono


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mediocri stantechè, in alcuni punti i muri r estano permanentemente umidi per infiltramenti delle acque pluviali, che stante la vetustà del fabbt'icato non possono esser~ tolti che incompletamen te. _ Tale quartiere è foraito di un pozzo d'acqua s0rgiva, nonchè di una cisterna, che danno acqua pei bisogni giornalieri solamente per circa metà dell'anno, dovendosi poscia portarvela dal di fuori mediante botti. S. Martino è un ex-carcere e si compone di un piccolo fabb1·icato situato, al lato E. della città di fronte al castello: ha due piani, il terreno che non può essere ragionevolmente destinato ad uso eli dormitorii, perchè as~ai umido e mancantP. di aria e di luce, venne perciò utilizzato impiantandovi le scuole reggimentali, la calzoleria ed una vivanderia: il piano superiore invece si compone di sette ambienti di diversa grandezza, nei quali vi sono installati lo stato maggiore ed una compagnia. La capacità degli ambienti sarebbe suffic:iente per i soldati ivi acquartierati, ma anche qui i grossi ed anti-chi muri e le volte del fabbricato, essendo in al.ctmi punti soggetti ad infiltramenti durante la pioggia, rendono perciò il locale quasi permanentemente umido. Questa caserma non è fornita che di un po~w d'acqua· sorgiva la quale per la vicinanza alla latrina è oltremodo impura, e quindi . in tntto ranno l'acqua vi deve essere ·portata dal di fuori. Il quartiere Seminario è situato nel centro della città in ottime condizioni .di· salubrità: .è formato di eirca la metà del Seminario vescovile ed ha tre piani : vi sono accasermate tre compagnie, mentre il locale si presterebbe assai bene per due solamente . - V:i è una cisterna la quale tiene acqua per circn sei mesi dell'anno, e per gli altr·i vi deve eisere traspot'tata giornalmente dal di fuori. _Il quartiere Carmine è l'unico dei quattro che si pos·s a dire buono: era anche questo un convento il quale a spese del Mun icipio fu ridotto a sana e comoda caserma essendo ottimamente illuminato ed aereato. Trovasi situato al lato SO.


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deUa città e si compone di un pian tePreno e di uno superiore. Vi sta accasermato comodamente un battaglione: ha un vasto cortile circo·ndato da un porticato, con una cisterna e due pozzi. sorgivi, che forniscono ac_qua quasi per tutto l'anno. È in questa caserma che venne impiantata la infermeria reggimentale, occupando dessa uno dei migliori locali :-- è fornita di 40 letti, i quali sono più che su:lficienti ai bisogni brdioarii ùel reggimento. Il locale è formato di due sale e tr:e camerette situate al lato O. del fabbricato, le une indipendenti dalle altre, talchè torna facile l'isolamento dei malati qualora le circostanze lo richiedessero per lo sviluppo di qualche morbo contagioso, e come suolsi praticare con gli ottalmici e coi morbillosi. Il predetto locale è ampiamente ventilato e fornito di luce, e la sua esposizione a ponente fa si che la temperatura resti d0lce e gradevole anche nélle calde g iornate di estate. Da quanto venne superiormente detto sulla d~sposi:r.ione e capacità delle caserme, rilevasi come i soldati sieno in complesso piuttosto bene alloggiati abbenchè alquanto ristretti, mancando in molti ambienti la cubatura d'aria voluta: e tale deficienza è maggiormente sentita in questo clima, inquan~ochè nella calda stagione, sia per la maggior, rarefazione dell'aria, che per r 'a umentata quantità del perspirato cutaneo- polmonale, le condizioni di salute esigerebbero un maggior volame di quella creduta generalmente sufficiente in condizioni normali. Questo bisogno viene difatti vivamente sentito dai soldati, i q~ali per liberarsi dall'afa notturna, spalancano le finestre, gettando 4a sè ogni copertura ~ perfino la camicia, esponen• dosi a corpo nndo alle fresche correnti notturne con grave dai).no della loro salute. I:.' acqua, come fu già detto, è .deficiente in tutti i quartie1:1i, mentre che sarebbe necessario ch e ve ne fosse in abbondanza per potere con le frequenti abluzioni combattere e prevenire le malattie oculari. Essa in gen.erale .è poco b.u0.na, sia ehe

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538 venga attinta dai pozzi, che dalle cisterne, essendo nel primo caso salmastra ed indigesta, e nel secondo di ~apore spesso sgradevole. e vermihOsa, perciò in ogni caso lontana aal possedere quei requisiti che si volevano fossero indispensabili alla moglie di Cesare. Il paoo è di buona qualità e ben confezionato; viene esso spedito: a giot'.ni alterni dal panificio di Bari : buona pure vi è la carne, la pasta ed · il lardo che ser vono giornalmente alla confezione del rancio. Questa città ha un civico Ospedale, nel quale vengono ricover-ati quelli fi'a i malati del presidio che non potrebbero essere jn~r i ati all'Ospedale militare di Bari1 La Direzione ·dello -stabilimento ha messo a disposizione del militare clue sale capaci di 60 letti : dette sale trovansi situate al primo piano. sono asciutte e largamente provviste di aria e di luce. Il servizio sanitario viene ·disimpegnato dai medici primari della città, e quindi non potrei dire che lodi su questo soggetto.

5° - Essendo stato comandato q~al perito · presso il Consiglio di Leva del Circondario di Lecce per l'esame definitivo degl' inscritti, classe 1853, ho creduto bene di compilare, come praticai lo scorso anno, lo specchio A (I) che unisco alla presente relazione, nel quale sono notate le varie infermità ed imperfezioni che motivarono la riforma degl' inscritti nei singoli mandamenti. Nell'ultima colonna di detto specchio ho porto il risultato dell'esame praticato· sui nati 'del 1852, per servire di confronto alle decisioni emesse nell'ultima leva. Da questo confronto rilevasi che i morbi i quali motivarono rif01·me in quest'anno sono presso a poco i medesimi dello scorso anno e eh~ null'altro evvi di rima<rchevole se non un lieve aumento nel nucier0 dei riformati. C0me scorgesi a prima vista furono le .deficienze di statura che motivarono il maggior numero di riforme, costituendo

(!)'Per brèvità se ne omette la pubblicazione.


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unà cifra veramente rilevante· : non sapendo ben determinare qual! po~ so no essere le cause di un tale fenomeno, mi limito solamente constatare che ql:leste devono essere assai potenti, stantechè si sono presentati molti indi vi dai di una piécolezza fenomenale, direi quasi atr ofici, e che P.ortavano scolpite sul volto le impronte di una vecchiezza precoce. · Toltv cio niente trovasi di veramente rimarchevole· sulla natura e f1·equenza dei morbi che' motivarono le riforme. r postumi tli febbri miasmatiche furono osservati piuttosto raramente, tn onta all'endemia malarica dominante in molti punti del circondario, nè si osservarono mai quelle profonde cachessie, od alterazioni dei visceri addominali che sono lo conseguenze quasi necessarie del miasma palustl'e. Là gracilità' generale, unita specialmente a ristrettezza del casso tora.cico fu oss.ervata con certa frequenza, e più specialmente fpa gli abitanti di Lecce, ciò che è conforme alle ossérvazioni fatte in altre città ove si osserva costantemente la deficienza di ·vigoria e eli armonico sviluppo più che nelle campagne; però anche questa cifra non r aggiunse un grado molto elevato e si mantenne entro confini assai ragionevoli. Terminerò quindi con qualche mia os_servazione cir ca la mio pia. Su i nati del 1853 i riformati per miopia furono pressocM la metà di quelli -verificatisi sugl' inscritti della leva antecedente: ciò non starebbe pertanto a dimostrare che questa imperfezione possa diminuire in seguito, avendo anzi tutte le ragioni 'per credere il contra1·io. La mioi)ia dovrebbe a mio modo di vedere essere radiata dall'Elenco B delle infel'mità, come lo furono certe storpiatul'e delle dita dei piedi) le quali erano divenute un mezzo bastantemente facile pel' assicm·arsi una riforma. Egli ' è fuor di dUbbio éhe si stuélia miopia con alacrità e con profitto a·d un temp'o : l'esser creduto miope non passa per difetto in società, anzi il portar gli occhiali, birci o non birci, è da bon-ton anche a costo di rovina1·si realmente il più prezioso dei sensi. Nelle molte' volte che ho; avuto occa-

a


540 sione di es~min are degl' inscritti alleganti miqpia, ho dovuto convincermi che novanta volte su ceu~o per forza di gra.duata accomodazio,ne si posero in· grado ùi soddisfare pienamente al prescritto della legge. Lasciando a parte naturalrnen 'te le. lesioni endoculàri rilevantesi dall'osservazlone oftalmosçopica, no11ç-M i vizii di conformazione del globo o'culare , la mio pia anche reale-, 111a non congiunta alle lesioni p1•eaccennate n ~m potrebbe essere causa d'incapacità ad un servizio speciale presso un Distretto od in una Amministrazione in generé, tanto più che i miopi appartengono per la m~ssima parte a famiglie agiate, e quindi per la massima parte forniti eli una certa i.struzione. Sopra 979 individui visitati 512 furono dichiarati abili, vale a dire il 52 Of.o. Gl'individui dichiarati abili presentarono in generale uno stato di ben essere; e ùi una nsi,)a robustezza non comuni, talchè lo stato di florida nutrizione delle giovani recluçe stava in singolar contrasto con l'endemie palustri, la poca ripara~riçe alimentazione, e le meschine ed antigeniche abitazioni della maggior pal'te delle r eclute predette. Debbo infine segnalare con piacerà come in due anni che fili destinato presso il Consiglio di Leva di questo circqndario, non ]lli venne mai fatto di osservare morbi· o storpiature procurati nello scopo di esimel'si dal militare servi?.io, cìò che depone molto favorevolmente su la. Buona ed onesta indole di queste popolazioni, le quali, come dissi, sono piuttosto amanti della vita militare, e danne soldati volonterosi, disciplinati ed intelligenti.

6° - In ,questo trimestre vennero al reggimento 384 reclute della classe 1853: anche qui ho creduto bene di com· p ilare lo specchietto B (l) nel quale gl' inscritti figurano di-

( l) Omesso pur questo per la ragione già accennata


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stinti per distretti, nonchè in quattro categorie secondo il gtado di robustezza fisica dai m edesi mi presentata . . I distretti che fornirono il contingente n questo reggimento furono quelli di Lecce, P arma, Genova, Siena, Avellino, e come distretti di complemento Arezzo e Cagliari. Come appare dal predetto spE\CCltietto, gl' indi\·idui trovati di r obusta costituzione e vet•amentc atti a sostenere le fatiche del so1dato furono 170, mentt·e quelli di un fisico mediocre o relativamente gracile sommano a 211, ciò che è poco lusingbier·o per le future condizioni sanitarie del reggimento. Lecce e P arma diedero in complesso il miglior personale, Genova e Siena il peggiore. Dei 384, 20 furono sottoposti a rassegna di r imando, o per congedo assoluto, o pet' essere mandati rivèdibili all.a ventura leva, o per passaggio ad altro Corpo, a seconda della natur a delle imperfezioni delle quali andat·ono affetti. Di questi 20 tre solamente furono ritenuti abili al militare serrizio, e per gli altt·i diciassette vennero accolte le conclusioni delle fatto proposte. Nel trimestre fn eseguita la vaccinazione e rivaccinazione non solamente dei nuovi venuti sotto le bandiet·e, ma eziandio di tutti qucllì che sort~ono esito nullo nelle precedenti vaccinazioni, e ciò a mente del § 8 dell'Allegato N. 10 del Regolamento di Disciplina militare del 23 gennajo 1874. Riserbandomi a tempo ùebito di riferire sull'andamento e gli esiti di una taio operazione, dirò solamente per ora che il risultato fu mcschinis:;imo, in onta che la linfa vaccinica fosse stata tolta rlal bt•accio eli un r obusto bambino a pustula Ìl1 ottava giornata ben sviluppata. 7° - La costituzione medica del trimestre fu senza contrasto la reumatico- catarrale, la quale influì potentemente sullo stato sanitario di questo presidio. Le congiuntiviti catarrali primitive, c la riaccensione di processi granulosi in via di lenta guarigi6ne si vel'ificarono difatto su larga scala. Frequente si fu pure lo sviluppo d i


542 angine tonsillari, di catarri laringei e bronchiali, alcuno dei quali passarono allo stato infiammatorio. - I disturbi del t ubo ga!)tro- enterico denotati da dolori, da catarro acuto e p1·o. scioglimento dell'alvo fnrono _pure osservati in 11umero ragguardevole. Minore invece si fu il numero tli pleuriti e polmoniti e peritoniti, ma in cambio pr~sentarono forme in gen erale assai gravi. Di febbri periodiche primitive ben poche, Riù di fl'equente si ebbero recidive sopra in,dividui che ne furono lu~gamente t ravagliati .per il passato. Degno di speciale menzione si è il considerevole numero (]i uretriti blepnoragiche oss.e r vate in questo trimestre e che ·costituiscono una strana eccezione con la rarità di tale morbo nei trimestri antecedenti. Molte di tali uretl·iti furono .curate all'Infermeria reggimentale (22) c. q'\lelle che si mos ~t:,<J.ron o pÌù ribelli furono inviate all'Ospedale militare di Bari (13). t\on si potrebbe a mio crede1·e disconoscere l'intervento delle , cause reumatizzanti comuni quali potenti concause alla produzione di tale forma morbosa, ed a me pare che ciò venga attestato non solo dalla grande ft•equenza con la quale si oss.e,l'Var"ono i catarri delle mucose in genere, quanto anche pol trattamento curativo, qua,si negativo, tenuto nella maggior parte dei casi, nei quali col semplice riposo e l'uso delle beyande temperanti e mucillagginose furono portate a completa guarigione blonorragie assai intense, alcune delle quali accompagnate da violenti orcruti: ritengo quindi ~be la costituzione medica 4ominante abbia avuto gran parte nello sviluppo delle predette blenorx:agie, sia agendo direttamente sulla mucosa uretrale, sia indirettamente ir1Yogliando i soldati a più generose libazioni, e forse anche a . più vigorosi e ripetuti amplessi. Come fu osservato nello scorso nnno, così anche in que:>to, col giungere delle reclute al reggimento si sono ver·ificati diversi casi di morbillo (1 8). Tale mot' bo ebbe in t utti i casi un andamento assai benigno, e t ranne uno, tutti gli altl'i furono curati all' I nfermeria reggimentale col riposo e con l'uso ~i tisane calde avnlorate da piccole dqsi d' ipecacuana.


5<13

Cercai d' indagare la provenienza degl'individui che ne furono colpiti per i primi, e constatai che il primo caso si verificò su di un iscritto proveniénte dal disLl'etto di Par~a che ne fu colto il giol'no dopo il suo arrivo, e che mandai immediatamente all'Ospedale -: in seguito ne furono presi tanto i coscritti che i soldati anziani, ma però più di quelli che di · questi. La venuta sotto le armi degli i11seritti fece aumentare sensibilmente la cifra dei malati e delle indispo"izioni che richiesero il riposo nella camerate per qualche giorno. Ot•mai è questo un fatto che si osserva costantemente tutti gli anni in tale circostai1za, e si deve considerare come l'effetto del cambiamento di clima, di abitudini, nonchè dello stato morale delle giovani reclute. Per quanto riguarda il distaccamento di Brindisi le affezioni oculari, e le febbri periodiche ebbero un forte predominio su le altre forme morbose osservate nel trimestre, come risulta dalla Relazione medica del dot~. Finzi che tro-v asi ivi distaccatb. Ciò è conforme a quanto fu costantemente o!:lservato in passato, variandone solamente il numero a seconda le stagioni e le esigenze del servizio. Nella predetta Relazione è pUl' fatta speciale menzione di un caso di tifo il quale ·a-vrebbe fin da principio presentato fen omeni nervosi, allarmanti, talchè in un accesso dì delirio tentò suicidarsi. L'essersi sviluppati alcuni casi di meningite cerebro-spinale fra i soldati della divisione, mi farebbe nascere il sospetto che anche questo potesse essere stata una meniqgite, e ciò pel modo subitaneo col quale quel soldato pa~sò dallo stato di salute a quello di malattia gl'avissima, per la forma del delirio, ed infine per la facilità con la qua1e questa malattia può essere confusa con la febbre tifoidea. - Non intendo con ciò di negare l'esattezza della diagnosi fatta dal dott. Finzi, intendo solamente di espol'l"e un dubbio .sorto nella mia mente leggendo la p1·edetta Relazione. RelatiVamente al ùistaccamento di Taranto, il Medico borghese che vi presta servizio, nel breve cenno posto nella


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colonna annotazioni, parla di casi di angina difterica, alcuni dei quali gravissimi, nonchè di varii casi di scarlattina veri:ficatisi sugli inscritti, uno dei quali di natura maligno. Temo assai che il prelodato Dottore abbia veduti tali infermi con la lente d' ingra,ndimento esagerandone ia' gravezza, e scambiando al tempo stesso il morbillo con la scarlattina. Un numero considerevole eli casi consimili fu pure osservato in questo presidio, e tutti benigni, nè potrei capacitarmi come a Taranto le stesse forme morbose 'abbiano potuto prendere una forma grave, mentre che le condizioni sanitarie di quella città sono ottime. L'unico fatto che merita considerazione si è l'essersi osservato lo sviluppo del_morbillo nelle reclute provenienti dal distretto di Parma ciò clie fu osse'rvato anche qua. Le condizioni sanitarie del reggimento in questo trimestre furono dunqne in· complesso poco lodev-oli, e ciò non tanto per la gravezza delle malattie osservate, quanto pel rilevante numero degl'individui che furono temporariamente tolti alla instruzione militare ed al servizio. Il Capitano Medico

D.r CANTELLT.

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cAsi JJI RISIPOLA TRAUMATieA 'OCCORSI N~LLO SPEDALE j riL·lTAt{E D1V1Sl0~ARIO DI FiRENZR

)!

"' Conferenza del 1° marzo 1874

L~ sera del 16 aprile (!ello scorso· ~nrro, entrava nel r.iparto cbi'rurgi·co di qtiestn Ospedale militare, iL soldato. del 39° Reggirriçnto fante1;ia Calligarini 1eone, della dasse 1.8~ 1, per una gonfiezza allai guancia destt•a, che alla visita del mattino seguente, atteso il dolore gravativo locale aecùsato da!Pinfermo, la lucentezza e viva inj~zione della 0ute,. il sjg. ;Maggiore medico cav. Guidotti, allora prescrivente nel Ti. parto chirurgieo, non fu dubbioso nel confermare la diagnosi di flemmone alla guancia d ~stra; già inscritta sul biglietto dì entrata.. all'Ospedale sì dàl medico del corpo,. che dal rnedico di guardia. f L'amtna:la{o rron p1•esentava reazione febbrile; n.on lamentava-si· di éefàlea, e solo accusav-a . anoressia e bocca amara. La lingua era coper:ta· da densp strato biapcastro, con bordi a:ur<iss.ati. Venne prescritto un purgativo salino e la dieta semplice; alla lohlità un empiastro erilolliente. Alla visita vespertina dello stesso giornq 17, l' inf~rmo <lo!'ev~si di cefalalgia e di insolita sensazione- di freddo ·al d·orso ed alle•esfremità inferiori; il polso dava poche pulsaziohi più del normale, era duro e , contratto; lo stato della lingua per nulla mòdÙìrato, ad onta che il purgante amministiiato ave~se, · provoca:te diverse scariche alvine.; il turgore .d.ella guancia mostravasi leggermente dim'inu~to, ed il colorito della c.u te ~~os.s.o, ·m~ non più come· al ma.ttih0, tanto v,iv0: 11 dolore gravativo erasi .ca:mbiato · in )rnciant~, associato

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Giornale di Medie. milit: 1874.

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ad un molesto senso di forzata distensione del derma. Si r innovava l'empiastro di lin seme localmente e prescrivevasi una tisana cremorizzata. Il mattino del 18 l' infermo accusava d'aver passata la notte insonne ed agitata assai ; si constatava reazione febbrile notevole, ed un rossore erisipelatoso, con piccole ma numerose flitteni, che copriva tutta la guancia destra, porzione della pinna del naso corrispondente, ed estendevasi ben anche posteriorm~nte fino ad invadere il padiglione dell'orecchio destro. Non dirò una parola di più sopra questo caso di risipola facciale, sintomatica di imbarazzo gastrico, sia pet'chè il suo corso e la sua durata sarebbero stati vegolarissimi, qualora non si fosse verificata una ricaduta in seguito a disordini dietetici, sia perchè il suo esito fu felice, avendo .il Calligarini lasciato l'Os-pedale il 27 maggio perfettamente g uarito. Oiò che credo convenga notare si è, come questo amma· l atQ occupasse nel riparto chirurgico il letto N. 108, posto : nella sala a levante, che fa angolo con quella degli ottalmici; - e come in pochi. giorni in seguito a questo fomite, si sviluppasse la risipola tt·aumatica in ben otto malati di chi,r urgia comune, sopra una media giornaliera di 26, per quanto .non venisse trascurata neppure una delle cautele raccoman.date affine di evitare la diffusione di questa molesta com,,plicanza. ' Mostrò essa predilezione ad attacare gli infermi che por,,favano affezioni alla metà superiore del corpo, e particolar' , mente per quelli che erano in cura per adeniti sottomascel. lari e cervicali; aveva la più marcata tendenza ad assumere l a forma migrante, col diffondarsi largamente da una r egione . alPaltra, rispettando però .in quasi tutti gli arti inferiori. Uno solo, fra gli otto attaccati dalla risipola traumatica, si aggravò per probabile diffu:;ione dell'esantema alle me, cingi in modo tale1 da far· teme1·e .esito infausto; ma fortuna. ·tamente anch'esso guari come tutti gli alt.r i


!)4.7

Un altro solo fra i presc~lti dalla compli;canza er.isip~a.­ tosa - il Maresciallo Andreoni dei Reali Carabinieri - .oo-oupava un letto nella piccola camera del re.parto chirurgico posta a mezzogiorno; gli alt.ri 7 in...:ece trovavansi tutti. nella sala a levante, ove fu collocato il Calligarini. al suo entrare ,all'Ospedale ed ove rimase fino a compimento di cura. Billroth trattando della risipola tramautica dice: come essa occupi fra gli esantemi acuti un posto affatto" speciale, .1>ia perchè spesso si aggiunge alle piaghe, per quanto però ,possa presentarsi anche in modo spontaneo; sia perchè essa non si propaga ordinariamente a mezzo di .u.n contagio cosi intenso come quello della roseo]a e della scarlattina; ed infine perchè, una volta avuta questa malattia, non solo non si è al coperto di un novello attaccoì ma, in certi casi, si è particolarmente predisposti ad esservi di nuovo affetti. Tutto questo, scritto da sì illustre autore, non solo mi soddisfa, ma sembrami perfettamente conforme al vei:O. Ciò per-ò non toglie che nei fatti più sopra ar.cennati, il contagio resipelatoso siasi mostrato, a mio credere, pìù intenso .ai . quel~o· che accada. ordinay•iament~, ·perchè la proporzione ,di poco meno di un terzo di attaccati di rl?ipola traumatica, sopra la media giornaliera degli ammalati di chirurgia, parmi, non possa dirsi infer.iore a quella con cui prop<?.gasi ,-jl -morbillo e la scarlattina. Bisognerebbe pertanto ammettel!e -~he in questo particolare incontro il contagio erisipelatoso iosse di intensità maggio,re di quella con cui si appalesa nei casi ordinari, tanto più se si considèra che fra gli ot.to attaccati dalla ri~ipola. traumatica, 7 giacevano nella sala a .l'evaD,te del riparto chirurgico, la quale contiene 20 letti, ed in media 16 malati al giorno in quelrepoca, ciè che f3,rebbe aumentqre la proporzione da un terzo, a quasi tre quinti. Ora permettetemi che vi dia un .sunto di altre mie ·osservazioni più recenti.' Le prime riguardano il soldato Leoncin.o Carmelo del 46° Reggimento fanteria. Ricoverava egli all'Ospedale la sera del 27 dicem.bre ultimo, portante sul biglietto di entrata la diagnosi ~j ade,nite i confermata la quale


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dal medico di guardia, venivagli assegnato nel. ripa1.1t0 chi. rurgico. il letto N. 173, postQ nell~· sala a mezzogiorn@ del riparto stesso. AIJa visita del n1attino suceessivo 1 ·28; ·si apprese dal Leonoino medesimo, nCiln ~ aver egli mai 'prima sofferto malatti~ <:>d indisp0sizioni di P,sorta,, e sùltanto . tla sera del 26 dice mbr~ essersi accorto 1 di \ma leggiera til·ìhè. fazione poco .dolente alla gua·!~cia s~nistt:'a, , che an:d0 gradata. mente aumerttandp nella .no,tte. e <il&naote iil 27, sul licadere · del .qual giorno e proprio •mentFa.. /cor1cava,si nel lett0 statogli assegnat.o in questQ Ospedale; vennèr. assalito d-a 'lii>iv'i'~i ' prolumgati di freddo e da. contemporanea intensa cefalalgia; essersi addormentato a notte inoltrata'! dop0 a~er· aktw1p1oco 1 sudato; e sentjrsi allor:a relatiNamente bene. ' Esaminato Finfe,rmo, presentavta un moUerato· 'goìf.fi.ere a tutta la guancia 1•sinistra, uniforrnem:e nte resistente-, 1ìran'ne nel puntg cqrrisponqente. alla metà •Hella 'bra:noa orizzontale · sinistra del tnasQellave inferiot:e, mel' qua;le avvertivas~ tina ·resistenza maggiore,. a,ssai circoscritta~ sicchè non ~ ri.i'usCiva facile, nelle condi'zioni in cui tr'ovavasi 'il r-imanent'e' · 'de lla guancia, preeisar.e, se quella specie· dHnodu'l.o· tos-s e unir- gian. duletta lin.fatio~ . jn.gorgata, oppurè· una.•infiammazione ~cuta e -limitata del ,derma, sq>tto fo~ma" · dr foPuncé'lo. La ·1lngua palesava uno stato, gastrico. pronunziato'; era:vi ~n @tessia, · non -però- naustila ,nè .eona:ti di vomitb ; il ' polso larg'0,~ èede· :v ole non sorpassa,va 70 pulsazioni a.I minuto.; la .·temperatura del ·~.orpo , di poc.hi decimi di grado ·eccedeva il ·n ormale. Si prescrisse d.i eta brodi ed un·· emèto-oatartie'o ; la guancia : venne protetta ~on ov:àtt.a iriipnegnata di polv:e~e di ·amido, · ·nel dubbio .potesse trattat·si di risipola facciale; ciò ·che · ben presto dive[\tò cer'tezza, perchè a11a '\"Ìsita vespertina dello ·stessp giorno, elke febbre gagliarda: principiata cen ·freddo •.si rinvenne la.rguanoi~ coper.ta ·did litteni ed un rossore erisipelatoso <Iella cute estes0 ·a qua.si· tutta ']a, fronte ed alla regione <.:ervicq.le si,ni·s tra; assai· diminuita, se non- del tutto .scom'parsa, la limitata .JJesistenza notata. a~, mattino verso ta


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parte media della branca orizzontale della mascella inferiore. Lo stat0 .della lingua non mostravasi punto modificato, ben- · ehè energico effetto si fosse ottenuto dall' emeto- catartico amministrato. Si prescrisse una tisana diaforetica . . Jl 2(}, 30 e 31 dicembre non Si nota alcun fen{lffi·enO di rilievo, se eccettuasi l'estendersi gradatamente dell' esante,m,&J ~l cuojo capelluto, e ·la febbre r esasi continua con lieve · remittenza al mattino. Durante questi tre giorni si rinnovano ad intervaJl.i i derivativi intestinali si dà in copia il ghiaccio di cui mostrasi avido l'ammalato, e !imitasi il dieteticg a soli brodi. A~laJ -visi~a. del 1? gennaio si seppe aver r infet·mo passata la notte in leggiero va.niloqnio; interrogato però, risponde eoer~1,1,t~mente sebbene;HI, stento e c.on una certa difficoltà; invitato a giacere di fìç~;rtco, tenta farl o, ma tosto ricade sap}no ;.le labbra, gli orli del1a lingua mostransi screpolati, aridi, e ,eon esse anehe le geagivo lievémente fuliginose; la lingua quasi coriacea in. onta all'uso colltìnuato del ghiaccio -e d·i ,.l)evand~ acidule; ,la , tem p-eratura del corpo, misurata al , cavo ascellare, segna 39° e G decimi ; le pulsazioni alla radja).e . an;i:vano a, .94 per. minuto. Si .p resC'ri vorlo due senapismi. da applicarsi alle estremità inferiori, oltre al ghiaccio e ad una tisana qarminativa. Alla visita della sera la tcmperatt;tra giunge a 40° e 3 decimi e le pulsazioni arteriose a 107. Si applicano dieci mìgnatte ai processi mastoidei e si ripetono i senapismi. '" , Nella notte dal 2 al 3 gennaio i fenomeni cerebrali aggravarons\; . il vanil.oquio quasi continuo; la temperatura anche . nelle ore mattutine oltrepassa di alcuni decimi i 40° e le pulsazioni a!'rivarono a 115. Si ripetono le mignatte .ai , processi mastoidei, i senapismi alle estremità, ed inoltre si applicano due vescicanti alla parte interna. delle COSQie. Jl 4. gennaio ai feno meni allarmanti' pree.sistenti, si aggiunge uno stato adinamico pronunciàto, · col quale stanno in relazione le condizioni genera.li ; le orine e le feci vengono omesse inavvertitamente. Non tralas.ciando


550 di continuare l'uso d ~l ghiaccio e dei rivulsivi cutanei, si ricorre anche al vino generoso e ad una pozione eccitante, che continuansi il 5 ed il 6 senza che le condizioni progressivamente aggravantisi del malato ne risentano la minima influenza favorevole. La sera del 7 il Leoncino cessava di vi-vere. L'autopsia cadaverica praticata 2~1 ore dopo la morte, mo'"' strò i vasi venosi ed i seni delle meningi eccessivamente ripieni di sangue; la sostanza cerebrale e cerebellare alquanto· più consistente del normale, e la sezione dei rispettivi emisferi dava indizi non dubbii di un ingorgo attivo; nessuna. traccia, di siero nei ventricoli cerebrali. Tre giorni dopo la morte del soldato Leoncino, cioè il 20· gennaio, entrava all'Ospedale affetto da risipola facciale n· soldato Mancuso Antonio del 33° R egg. fanteria, classe 1852· al quale veniva assegnato nel riparto chirurgico il letto N. 162, posto nella medesima sala a mezzogiorno, nella. quale moriva il Leoncino. Dal Mancuso stesso si viene edotti aver egli sofferto, prima di far p~ì'te dell'esercito, reiteratamente di febbri palustri, endemiche nel suo paese nativo, net Circondario di Cosenza. P oco dopo venuto sotto le armi fu colto, nel marzo 1872, dal morbillo, che lo trattenne per un buon mese e mezzo all'Ospedale militare di Bologna. Da tre1 giorni trovavasi nell'infermeria del prqprio corpo per pustole ectimatose aUe coscie, quand'o il 9 gennaio si accorse di inappetenza, e verso sera fu assalito da febbre con grave cefalalgia, per cui il giorno seguente veniva inviato all'Ospedale. Non vi annojerò coi particolari sul corso, durata e terapia di questo caso, pressochè consimile al precedente. Vi dirò solo che anche Mancuso corse pericolo di vita, e che al principio del trattamento curativo, oltre all'uso degli emetocatartici e dBi rivulsivi cutanei, fu praticato un modico salasso, dietro i saggi ed illuminati suggerimenti del signor Direttore dell'Ospedale. L 'esito fu felice; ma. la convalescenza lenta e le forze tarde nel ripristinarsi, sicchè soltanto il 12 febbraio potè esser~ traslocato al deposito di convalescenza di Monte Oliveto.


551 D l febbraio, mentre il Mancuso cominciava a lasciare il letto per poche ore del giorno, sviluppavasi la risipela traumatica nel soldato del 20° fanteria Deledda Manca Paolo; il quale, già all'Ospedale dal 24 dicembre 73 per adenite cervicale destra, occupava il letto N. 168 nella stessa sala a mezzogiorno del riparto chirurgico, nella quale erano stati• curati per eresipela facciale il defunto Leoncino ed il convalest~ente Mancuso. L'adenite cervicale portata dal Deledda venne a suppurazione, e alla raccolta marciosa si diéde esito con• incisione il 18 gennaio; il 30 stesso mese fu duopo praticare una contro-apertura per facilitare lo sgorgo del pus. Fino a questo momento non si ebbe mai a notare reazione febbrile, nemmeno quando l'adenite passava all'esito suppurativo. La feb bre però comparve, senza causa apprezzabile, la sera del 31 gennaio, e intensa e preceduta da freddo protratto. Alla visita mattinaie del l <~ febbraio tutta la regione cervicale e scapola1·e destre erano invase da rossore eresipelaceo, che bèn presto si diffuse al dorso, alla nuca ed al capo, tenendo poi l'infermo per diversi giorni in pericolo di vita. I n questo caso si fu obbligati astenersi dalle sottrazioni sanguigne locali e generali, e limitarsi ai rivulsivi cutanei in largo uso, perchè fin dai primi giorni della comparsa della. complicanza eresipeJatosa, si pronunciò un grave stato adinamico che fece ricorrere per tempo ai tonici eccitanti. Devesi al certo in gran parte attribuire a questo profondo e· precoce stato adinamico, la formazione di un'escara da decubitp al sacro, scoperta il 12 febbraio, mentre si cominciava a nutrire speranza che l'appena iniziato miglioramento dell'infermo avesse gradatamente a prolleguire. D De1edda trovasi ora perfettamente guarito e della risipela e della estesa piaga da decubito al sacro, ma tuttora in cura per l'affezione glandulare primitiva. Non azzarderò fermarmi a considerare le ipotesi relativealla patogenesi della eresipela traumatica, se consista cio& io una infiammazione cutanea sintomatica o piuttosto in una linfagite càpillare del derma costantemente dovuta all' affe0


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zrone; non· esaminerò gli argomenti addotti dagli autori che ammettono essere il virus eresipelatoso sempre lo stesso, nè le ragioni d<.>gli altri che lo vogliono diverso; n è di quelli che lo ritengono di natura specifica; .no ~ toccher0 neppure di ·volo le indicazioni terapeutiche sia della risipola traumatica in sè, sia delle ~ue varie e spe~so gravi complicanze. · E tutt0 ciò 110n faccio, perchè stim ~) còmpito superiore alle mie forze, ed opera non in relazione alla meschina e debole base apparecchiatale col riordimare queste poche annotazioni, allo scopo di pur corrispdndero 'in qualche modo, non sapendo far di meglio, alle ripetute esortazioni dell'illustt·e e ~ol erte nostro sig. Presidente. ! Riassumerò invece di buon grado i -punti principali delle note cliniche espostevi. Da esse risulta : · l 0 Oome uno dei p1•odromi frequenti della eresipela, già notato da tutti gli autori, sia l'ingorgo dei linfatici sparsi n ella regione in cui si deve sviluppare l'esantema, o . !'·ingorgo delle glandule • nélle quali metto!kcapo i vasi lin'fatici della regione stessa. . 2° Che uno o più casi di risipola.; facciale sja primitiva (spontanea) sia sintomatica di affezioni gastriche, curati in una sala di ammalati di chirurgia, possa diffondere ad essi in proporzione piuLtost0 notevole e con gr'avez11a proporzionatamente relativa a quella dei primi casi, il germe per lo· sviluppo della risipola traumatica ; e ciò quand'anche non v engano menomamente trascurate' le cautele •raccomandate allo scopo di evitare la propagazione· dell'esantema risipelatoso. ' 3° Prescieg1iere la ri:;ipola traumatica gli ammalati per lesioni alla parte superiore del eorpo e preferibilmente quelli i n cura per adenopatie cervicali. 4° Mantenersi circoscritto il diffondersi della complicaz-ione morbosa in parola agli infermi di malattie chir urgiche, degenti in quella delle camere del riparto, in cui vennero ~urati gli ammalati di risipola facciale. 5° Ritenersi, essi ammalati di risipola facciale , quale


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unico focolaio di diffusione morbosa, non sembrando ragio-· nevole a'mmetterne uno locale, e perehè nel riparto chirurgico dell'Ospedale militare di Firen?:P.· non si mostrarono per l'addietro successioni morbose epidemiche di sorta alcuna, e perchè la risipola traumatica osservata la primavera scorsa, sì propagò fea gli amma:lati della sala: a levante, mentre quella moskatasi recentemente assali infermi in cura nella sala ~ mezzogi·o rno dello stesso riparto. Siccome infine mi'; è sembtato che i diversi malati per risipola. alla ~accia od• al capo, curati nel ripar,to medico in questi ultimi mesi , ' durante i qùali appositamente rivolsi l'attenzione a simili infermi, non abbiano dato luogo a diffu•si 0'~~è a1cuna dell'esantema outa;neo; agli altri malati in cura nello stesso riparto, ed essendomi di ciò assicurato col pregar.e•• iLsig. Maggior..e .· m~d ico ca-v. Santoni, pres_crivente ~el riparto di medicina, di schiarimenti in proposito, che cor; tesemente mi favori, e confermanti il suesposto ; cosi (ad . impedire il I'innovarst' dello sviluppo della ri'sipola traumatica· nel l'iparto chirurgico, in seguito al trattenersi in esso di ma-_. lath 1per· risipola al ,ca.p0 ·0d alla faccia) ~timerei• conveniente che questi malati venissero tutti e subito fatti passare nei' riparto medic.o e cU,.rati in a,pposita cam~ra, se -vuolsi, ad · esso •attinente; e che· gli ammalati per eresipela sintomatica • di f\ffezioni chirurgiche abbiano bensl ad essere ammessi · n-el riparto chirurgico, ma siano segregati dagli altri e curati possibilmente in camera appartata, nella quale crederei lltil,~.~-·venisse .pure trasl0cato ogni malato eli chirurgia, tosço che, durante la cura di una affezione qualunque, si svilup- , passe la risipola, sintomatica della lesione stessa per çui l'infermo trovasi all'Ospedale. CESARE RovATI Tenante ·Medico.


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DEPOSITO DI CONVALESCENZA DI MONTEOLIVETO PRESSO FIRE·NZ.S

Relazione letta nlla Conferenza del i 0 aprile i874

Al sommo di una delle amene colline che dal lato di mezzogiorno fanno a Firenze lieta corona siede l'antica abbazia di S. Bartolommeo a Monteoliveto, cosi appellata dal colle di questo nome che pria fn detto Monte del Bene, ove, siccome narrano le cronache, sullo scorcio del secolo XIII si ritrasse a fare vita penitente un eremita, ed ivi fondò un oratorio, il quale venuto in appresso in possessione di una confraternita di mercanti e artefici fiorentini sotto il titolo di S. Maria al Castagno, fu da essi nel 1334 ceduto all'ab. Bernardo Tolomei fondatore della regola Olivetana. Quindi sorse il monastero dei frati olivetani, e per lascito di un Bartolommeo Capponi una n'uova chiesa fu eretta consacrata a S. Bartolommeo, e chiesa e monastero furono riedificati e ampliati prima del 1472, e nel 1725 restaurati e ridotti allo stato in cui erano al mo: mento della occupazione demaniale. È in questo 1,!-logo che trovasi stabilito il Deposito di Convalescenza, il quale ebbe principio con l'anno 1868, contando per conseguenza oramai oltre sei anni di esistenza. In esso sono accolti non solo i convalescenti a corso compiuto di malattia, ma taluni anche malati di croniche affezioni, e gli ottalmici, segnatarilente i granulosi, si di questa come di altre Divisioni militari, si provenienti dagli Spedali, sì direttamente dai Corpi.


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L'edifizio rappresenta un vasto parallelepipedo, la cui facciata principale esposta a mezzogiorno fronteggia la eminent'e _posizione, in cui ergesi la villa di Bellosguardo, ove due anni visse il divino Galileo, ed ove vergò quelle pagine gravi di somma sapienza che gli valsero la- implacabile ira sacerdotale, la prigione, la tortnra, l' irrevocato confino ad Arcetri e tanta gloria immortale. m fianco a questo colle si apre un vasto ori>:zonte, in cui lo sguardo si pt·otende fino ai monti così detti di Casciano, ed abbraccia un terreno variamente coltivato e accidentato, nel quale sono sparsi i paesi di Scandicci, di Legnaja, di Soffiano, di S. Quirico.e ville e case e casolari da non potersi contare. L'edifizio è diviso in due piani. Al piano terreno dopo un andito, a sinistra del quale sta l'alloggio del portinajo e a destra una porta che mette in altt'O alloggio non di spettanza dello stabilimento, entrasi in una corte cinta di portici, e da qui si va alla cucina, ai magav.dni, alla cantina, vasto e acconcio sotterraneo quale a frati_ ben pasciuti si convenia. Sì accede al pt·imo piano per una scala inte1·naJ od ove piaccia meglio, per una doppia esterna gradinat~~. che costituiva l'ingresso principale, l'ingresso, per cosi dire, nobile del monastero. Sono quivi l'alloggio del medico, altro locale che potrebbe all'occorrenza essere accomodato per un ufficiale convalescente, e la cui vasta sala venne ultimamente dal signor Direttore destinata all'uso di scuola e stanza di riunione pei convalescenti; e più oltre varie piccole stanze che occupano gli ottalmici granulosi. ·Le sale principali sono situate al secondo piano. A metà della scala per cui si accede ad esse, vi ha l'ufficio eli Amministrazione, e alla sommità la camera dei sottufficiali deputati per la disciplina. La prima sala che si incontra, volgendo a sinistra è di tutte la più vasta, con ampie finestre che guardano ad oriente, dalie quaH si scorge di fronte il Monte alle Croci e la basilica di S. Miniato memorabile per la difesa che sostenne contro


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le m·cle papaline ed imperiali nel 1530. duce il sommo Michelangelo Buonarroti. Il viale dei Colli. il piazzale Iy.tichelangelo col StiO bel David in bronzo sil presentano pu~e . alla vista, e J?iù !ungi i monti settignanesi, e a sinistra i fi~soluni colli popolati di case e di olivçti, e in fondo al!~ . bellissima conca mollemente pt·ostesa la regina dell'Arno, , mirabile a vedersi, sia che il sole la saluti col raggio nascente o col raggio che sta pér morire, o)a l'ivesta di tutta la pompa del StiO splendo!'e, sia ch.e .la carezzi !41- palliqa l l l luce del notturno asb·o d'argento, o c~.e, sprof!;lndata n~l}~ , tenebr·e, si distingua per le mille fiammell ,, e che brillnno oAL 11 .suo seno, rendendo immagine di brulicante sciame luminoso. . ) 1.1 P arallelo a questo è altro ambiente assai più breve ed unguHp prospiciente verso la corte a pone11te, e perpendicolat•e altr~ sala pnre molto spaziosa esposta a sud da un lato a nord dall'altro. In questa per le finestre oppos.te è. meglio assicn· rato il rinnuovarnento dell'aria, ma . le •,finestre avl'ebbeuo d'uopo di essere più ampie, ed h(ì lo i.nc_onveniente di aveçe prossima la latrina, di cui, per quanto se ne curi la nettezz~. per quanto si faccì3. largo uso di disinfettanti, e' non semprçl riesce a rintuzzare le per lo manco poco amabili esalazi9.Pi1• Due cisterne forniscono acqua sufficiente che si att~ge · dall'una e dall'altra sepaT'atamente col sussidio di una komba,. Di una di queste cisterne l'ac11ua ser·ve p~r bevanda, l'altr·a per la pu1izia. I viveri sono somministrati dai fornitori dello Spedale, eccetto il N-ne che, essendo ili mqniziooe, v~ene apprestato dalle Sussistenze militari. Il servizio medico, la direzione disciplinare Ei amministrativa sono riunite .fino dai primi del .1873 ne11a medesima persona. Uno o due sottoufficiali appartenenti a uno dei reg. gimenti del pt·esidio e che si mutano ogni ,mese sono pat'ti- 1 colarrntmte incaricati della disciplina. Un caporale portinajo e un caporale d'amministrazione completano il personale dello stabilimento. Ogni altro servizio interno ed esterno è eseguito dagli stessi convalescenti. I carl'i per· le legna sono forQ~ti a turno dai reggimenti. l

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Amministrativamente i ricoverati a Monteoliveto sono con. siderati come esistenti allo Spetlale. La ra~ione è per tutti uguale, e si compone come segue: carne grammi 250, pane da munizione 735, pasta o riso, di quella 150, di questo 200 grammi, vino centilitri 37, sale grammi 19, verdura 2 centesimi per individuo, che si detraggono dal quoziente della pasla e del riso. La presenté relazione si riferisce ai sette mesi, dal l 0 giugno al 31 dicembre 1873, durante i quali fui preposto al go\·erno di quello stabilimento. Faccio fondamento sulla vostra indulgenza e comincio la mia esposizione. Sessantanove erano al primo giugno i ricoverati a MonteoJhreto dei quali 62 convalescenti di malattie varie e 7 ottalmici granulosi ancora bisogne,·oli di lunga cura. Dei primi 36 avevano sofferto malattie di spettanza medica, 20 proveni,·ano dalla chirurgia e 6 dai vener·ei. Nel corso dei nostr·i sette mesi entraeono 178 convalescenti di medicina, 38 di chirurgia, 8 venerei, 12 ottalmioi comuni, 117 granulosi, totale 353. E questi cumulando coi rimasti al primo di giugno si ebbero a Monteoliveto in questo peri1>do di tempo 422 ricoverati rep~rtiti in questa guisa: .di medicina 214, di chir·urgia 58, venerei 14, ottalmici comnni 12, granulosi 124. Uscirono 325, dei quali 186 avevano sofferto malattie interne, 5 i esterne, 13 erano venerei, 8 oltalmid comuni, 6-1 granulosi. Rimasero per conseguenza al primo gennaio del nuovo anno, 60 ottalmici granulosi, 3 comuni e 30 convalescenti di medicina, 5 di chirurgiar r venereo, totale 07. La forza massima si ebbe il 27 ottobre (158); la minima il 2 settembre (43). Dai corpi entrarono direttamente 65, la maggior parte (56), ottalmici granulosi del 33° reggimento fanteria, gli altri 357 da altri Ospedali, e tutti, tranne quattro, dallo Spedale di Firenze. Appartenenti alla guarnigione furono 317, ad altri Mrpi della divisione militare di Firenze 44, ad altre divisioni 31. D'autorità superiore furono ammessi.l3; senza determina·zione di tempo 9, due per un anno, due per rimanervi 6 mesk


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P er nove l'ordine fu emanato dal Comando generale della divi:>ione militare di Firenze, per duH da quello di Perugia, per uno di Salerno, per uno di Roma. Fra questi non sono compresi i 56 ottalmici del 33° reggimento che pure furono invia ti a Monteoliveto dietro autorizzazione del Comando della divisione. Dei 325 usciti, rientrarono al cor po 225, tornarono 43 allo Speciale, 12 furono mandati ai bagni, 34 in licenza di convalescenza, Il riformati. Dei rientrati aJlo Spedale 31 lo furono per ricaduta della sofferta malattia, gli altri 12 pér nuovo sopraggiunto malore. Undici tornarono in appresso a Monteoliveto. Si può dire che tornar ono da Monteoliveto allo Spedale in ragione del 18, 70 per Ofo, e in ragione di 25, 58 per OJo ripassarono dallo Spedale a Monteoliveto. Ai bagni furono ammessi 6 per lesione traumatica, 5 per ingorghi glandolari, 2 per malattie degli organi digestivi. Fu~o no diretti ad Acqui 5, .a Casciana 4, ai bagni di mare l, a Montecatini l. Al termine dei bagni l rientrò a Monteoliveto. Ventisei furono proposti a licenza di convalescenza non superiore ai tre mesi; 8 la ebbero dopo rassegna di r imando, .5 per sei mesi, 3 per un anno. La licenza fu accordata a 18 per morbi di spettan1.a medica, a 2 per affezioni chirurgich.e, a 14 per èongiuntivite granulosa. Un inscritto de.lla cla:;se 1852 per disturbi del centro della circolazione fu mandato rivedibile, ed un altl'o per lo .stesso motivo fu fatto pas:;are ad un distretto. Ebbero la riforma per malattie dell'apparato respiratorio 8, uno per profonda anemia, uno per seno fistoloso e carie del costato destro, uno per dacriocistite cronica ribelle ai mezzi curativi. Le giornate di permanenza consumate in questi sette mesi furono 11,637, ossia 41,78 per ogni ricoverato. Le giornate di permanenza degli usciti sommarono a 13,099, equivalenti .alla media individuale di 40, 90 circa. Questa cifra parrà (orse molto rilevante. Ma ove si rifletta che in un luogo di .c onvalescenza vengono accolti c.oloro che soffrirono Ie ma-


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· lattì,e le più gravi, che Jurono .più profondamente pereossì nel proce$SO nutritivo, c~e in questo nostro molti dp~ra~ . rono che per mancanza di mezzi di sussistenza in famigli·a, o per esser.e il loro paese inv~o dall' jndico morbo non po' tei'ono essere jnviati in Jicepza di convaleflcenzl,\ come le gravi loro. condizioni avrebbero r.eclamato, che altri ;v,i stettero · lungamente in attesa dell'epoca dei bagni, ,e che tan~i ottal. miei granulosi vi ebber0 ricetto, qell~ quale mahttia la .len. tezza, la lunghezza, il cor.so interminabile a tutti è noto, ed a c.ui non si può essere corrivi ad applicare la riforma, come condizione che porgerebbe -diritto a pensiorte, se tutto ciò dunque si consideri; la ragione del fatto parrà chiara e mariifesta. Nel quadro seguente sono distinti i ricoverati in ragione dei corpi a cui apPrartenevano :

· Riporto 341 Zappatori del Genio. ~l 0 1~ » Fanteria .. 7° reggim. Artiglieria . 25 so » )} 209 37 » » l H) O )} ' zgo l » » » 3 }}' » 125 n o » 33° » ·2 40 l » » Bersaglieri. 34° » 2 )) 2 JOO » » » '2 36° l » » l ° Cavalleria (Nizz·a:) . l 38° 60 3!!) » » » (Aosta). 39° l » l 49° » 16° ~ (Lticca). 14 .43° » » 18° » (Piacenza) l 14l r 20° » 45° » (Roma). ·» l 46° » » 85 Carabinieri Reali 1'5 l -Moschettieri . . 68° » » l · l JO Distr. mB. (Firenze) 14 . Direziorfe dei Magaz<!lini :J-20 militar.i . •l » » (Siena) .lO (Arel:~o). 3 Gua:r.die DoganaH . . 499 ·» 9 5'1- comp. Infermieri . -~ ' » di ,PubpL Sicu.r. • l

2° reggim. Granatieri .

2 2

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.

A riportarsi 341 .

1'0fl'-AIJB 422


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Da cui si scorge che il r eggimento . che fornì maggiòr · numero di ospiti a Monteoliveto fu il 33° fanteria; viene in seconda linea . il 46°, ma questo prenderebbe il primo posto, detratti che fossero gli ottalmici granulosi. Come resulta' dalle cifre supel'iormen te r egistrate e come ·è naturale, il maggior ·numero di convalescenti proveniva dalla medicina. Il rapporto fra questi é la totalità dei ricoverati fu qualcosa più del 50 per % e toltine gli ottalmici più del 78. Le malattie che fornirono il più cospiscuo contingente per quantità ed entità fur·ono le malattie del torace . (98) quindi · quelle derivanti dalla infezione palestre (74). Insieme comprese costituiscono quasi la metà di tutti i convalescenti, i 5J8 dei convalesce:1ti di malattie interne. Fra le affezioni toraciche si ebbero reliquati di pleurite, catarri bronchiali e polmoniti catarrali in buon numero, alcuni esiti di polmonite cruposa, nella maggior parte de' quali la rjsoluzione fu ' pronta e completa, in altri si ebbe il passag· gio .allo stato caseo:JO. Fuvvi in se.tte casi copioso essudato liqu~<io nella eavità pleut•ale riconoscibile alla dilatazione d~l lato . toracico, all'abolizione degli infossa menti intercostali, allo .spostamento del diafragma e dal cuore, non che a tutti gli ;litri segni onde si riconoscono gli essudati. In sei era avvenuto l'essudato, ma in gran parte erasi riassorbito, riman.endo il polmone impermeabile col lato toracir,o depresso. Relifll,Iato che no,n sarebbe sempre facile il distinguer e dal(a cirr9si polmonare per pregressa polmonite interstiziale senza l'anamnesi e la conoscenza del corso della malattia; essendo· nell'.un caso e nell'altro pressochè tlguali i sintomi obiettivi .del fatto compiuto. Dei 110stri convalescenti di p'leurite sei uscirono del tutto ristabiliti, in , ottime condizioni generali con ,l a funzione respiratoria rjp.rLstinata allo stato normale, solo restando una lieve .oitqsità alla percussione, effetto, senza fallp, di uo mod.e.rato ingrossamento della pleut•a, di niuna conseguenza per la funziono respiratoria, la quale si esercitava d'altronde con tutta ·libertà e regolarità.


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La guarigione compiuta non si ebbe che in pleuriti a scarso ·essudato fibrinoso, in pleuriti, in cui se versamento liquido vi fa, do\·ette essere non molto abbondevole ed essere stato sollecitamente riassorbito. In tal uno potea ragionevolmente riten~r,si, avvent tta l'adesione ft·a la pleure polmonale e pariet.ale, in tal altro le due superficie fatte scabre, erano rimalìte libere e scorrevoli l'una sull'altra. come era addimostrato dal soffregamento pleuritico pria percettibile, dileguatosi posqia <wl risolversi dell0 .stato morboso. Nei casi in cui l'essudato er(l. stato in .gran parte liquido e copioso, la risoluzione fu molto più lenta e incompleta, ed anclie le condizioni generali , nqn si avvantaggiarono · gran fatto di questo favot'P.v ole soggiorno. In conclusionè dei sette che si ebbero . co~tituiti in tale stato, cinque dovettero andare riformati,· e due in cui l'assorbim~nto era pure lentissimo, ma che molto ave~· n;no guadagnato ·nella nutt'izione si ebbero un anno di l . licenza. P oco Q niun vantaggi0 si ottenne relativàmente ai fen omeni locali nei casi di coartazione polmonale. È questo il risultato il più comune e la conseguenza naturale dell'a1teràzio1t~e ond'è cornpreso ~il parenchima: polmonale. Allorachè questa coartazior1e deriva dalla pleurite interstiziale è assolutamente impossibile che le vescichette obliterate distrutte dall' inYadonte connettivo possano ripristinarsi, e l'organo venga tiaequistan'do la1,sua permeabilità e la sua· wttitudine funzionale. Può si intervenire che l'appianamento toracico diminuisca, ma non perchè la normale struttura del polmone si sia ristabilita, ma per sopravvenuto enfisema vescicolare o per bronchiecuasie che i q appt•esso sieno andate costituendosi, come può essere che si ùia la cirrosi polmonare senza depressione toracica, quando ·l'enfisema o le bronchiectasie si formarono prima che l'avvallamento costale avesse avuto luogo. Ogni speranza non ·è perduta quando l'appiahamento del torac:e an'enne per compressione subì.ta dal polmone, come è nella pleurite essudativa. Se la, compressione durò lungamente, .se le cellule polmonali furono obliterate, se la irritazione a cui andò soggetto il polm'one vi suscitò la infiamGiorna/e di Medie. milit. 1874.

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mazione del connetti vo interlobtùare, gli effetti non sono div ersi da quelli che seguono alla polmonite in terstiziale. Ma quando il pl"lmone compt·esso non ebbe a subire profonde alterazioni nella sua struttura, o da solide aderenze non vennegli tolta la sua facoltà ad espandet'si, ma solo rimase accasciato su sè stesso, quasi paralizzato, non è in tal caso impossibile la reintegrazione dell'organo e della sua funzione. Anche le aderenze pol monali non sono di assoluto impedimento al dilatarsi del polmone ; possono atrofizzarsi, assottigliarsi, allungarsi tanto in conseguenza degli atti inspiratori da non avere più influenza sui movimenti del polmone. Citerò un caso osser vato o'r fa qualche anno di un individuo che dopo una patita pleurite presenta,-a alla percussione ottusità di suono fin sopra l'angolo scapolare con abolizione del mor morio vescicolare, finchè la respirazione era tranquilla ; ma se invitavasi ad una inspirazione pl'ofoncla, il limite della ottusità e della mutez~a r espi rator ia abbassavansi n ote\·olmente. Il che voleva dire che il polmon e qu,antunque coartato, ridotto di volume conservava tuttavia la sua permeabilità e fino a un ccl'to punto la sua espansibilità, ma non er a atto a r ispondere se non debolmente alle or·dinar ie potenze che tendono a dilatarlo, al che si richiede\a un più energico sforzo dei muscoli inspiratori, una più forte pressione aerea sulle cellule polrnonali. Fatti di simil genere dimostrano non solo che il pol mone a lungo compresso può rimanet'e in istato di aggrinzamento a nche dopo cessata la compressione senza avere subito alterazioni essenziali e senza avere in tierameote perduto la sua espansibilità, ma additano altresì la via da seguirsi onde agevolare il ritol'llo delle parti alle condizioni più che è possibile normali di sviluppo fis ico e fulli: ionale. A raggiungere queste scopo de,·e non poco contribuire tutto ciò che facilita o rende più attivi ed estesi i movimenti respir·a· tori di quella parte~ tutt.o ciò che promuove l'esercizio ed accr·esce la potenza degli agenti che oper·ano questi movimenti. Gioverà quindi che il malato si dia a frequenti e vigorosi


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sforzi inspiratori col lato infermo, gioverà che riposi lungamente SlÙ fian co sano onde respiri prevalentemente con l'altro, gio>erà con bene adattati esercizii ginnastici promuovere l'attività. e la nutrizione dei muscoli sollevatori delle coste. E più facile sarà che questa ginnastica respiratoria sorta buon effetto ove accompagni anzichè seguire il dissolversi dello essudato; e sarà pure per riesciere utilissima quando il polmone sia fisso superiormente da aderenze, le quali coll'ampliarsi del torace vengono distese assottigliate e possono alla fine atl'ofizzat"si 'o n.Jlungnrsi tanto da non più opporsi ai movimenti del polmone. In due dei nostri casi di riassorbirnento pleuritico qualche frutto si ottenne da questo modo di operure. Non fu guarigione ; ma una diminuzione dell'avvallamento torucico, un aumento della espansione polmonare, poterono con certezza essere appurati. Dopo ciò verrò menzionando tre casi di polmonite catarrale con tenden1.a allo stato cnseoso, nei quali quantunque non subissero notevoli modificazioni generali i fenomeni locali diretti du1·ante il loro soggiorno a Monteoliveto, si av\·antaggiarono però grandemente le condizioni generali, la nutri· zione, il colorito, le forze rìfiorirono in modo mirai.Jile, ta.lchè al solo vederli, non avrebbe potuto immaginarsi qual tristo nemico albergasse nei loro petti. Lo stato della nutrizione in questi e negli altri convalescenti lo desumevo principalmente dai cambiamenti del loro peso che debitamente consultato è cl'iterio validissimo del modo di procedere delle convalescenze e di molte iuter·ne croniche affezioni. L'aumento graduale pt·og1·essivo è il miglior segno del ristabilirsi clelie fun zioni organiche e del ricompol·si del processo assimilativo, come è segno non buono, quando, dopo la guarigione di una malattia, il peso dell' individuo non aumenta o aumenta poco e lentamente, anzi può dirsi non ancora assicurata la convalescenza se ,110n quando è cominciato e progredisce l'aumento del peso. Allorchè nel mezzo della convalescenza, dopochè ìl peso avea cominciato a salire, a un tratto si ferma o torna indietro, e la diminu-


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zione. dura e si avanza, qualcosa di nuovo deve essere successo. O è una recidiva della malattia, o è sorto qualche disordine funzionale, o va occultamente ordendosi un nuovo processo morboso, ed è in tal caso dovere del medico esaminare attentamente tutte le funzioni, indagare lo stato di tutti gli organi, porre a contributo tutti ì criteri diagnostici che sono a sua disposizione. In questi casi spesso il termometro mi rese utili servigi , facendomi discuoprire urw stato eli piressia, lieve se si vuole ma non perquesto menv significativo, là dove, a prima giunta con la semplice palpazione non era facile giudicare. E in taluni convalescenti come quelli di certe malattie polmonali, la esplorazione termometrica praticata fin dai primi giorni, ripetuta pih volte al giorno, massimamente nelle ore vespet·tine fornivami un prezioso soccorso a riconoscere se il processo morboso fosse completamente esaurito, o se debole, ma ancor vivo, lentamente serpeggiasse a rodere le viscere dello infermo. Utile pure credo sarebbe per riusdre allo studio della con.-alesenza l'uso del dinamometro, come quello che d.à dello stato della forza la più esatta misutazione. E, comunque la opinione ' dell'Hutchinson sul valore della capacità vitale dei polmoni qual mezzo diagnotico e pronos,tico de1le occulte affezioni dell'apparato respiratorio molto abbia perduto del suo credito, mi sembra che meriterebbe fot'mar· soggetto di stutlio l':1pplicazione dello spirometro ai convalescenti. Di tali strumenti sa1·ebbe desiderabile che uno stabilimento di convalescenza andasse fornito. Continuando a dire delle affezioni toraciche faremo per ultimo menzione di un soldato del 46° fautèria che allO> Spedale era stato malato di endocardite a cui segul la insufficienza· della mitrale riconoscibile al rumore sistolico,. aspro, intenso presso l'apice cardiaco e a qualche fenomeno di regurgito. Nella lunga dimora che fece a Monteoliveto, le condizioni generali migliorarono non solo, ma anche il rumore andò perdendosi per dissiparsi completamente, e il soldato in buono stato di salute fece ritorno al suo reggi-


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mento. Questo non era uno di quei soliti casi in cui gli effetti del vizio valvu1are sono compensati dalla conseguente ipertrofìa cardiaca, il vizio rimanendo inalterato. Qui la ipertrofia non aveva avuto luogo, la area cardiaca era rimasta nei suoi limiti naturali, e il rumore era scomparso per dar l uogo al tono normale; e quindi era mestieri ammettere che gli essudati stabilitisi sulle ''ah;ule o sui tendini papillari fossero stati riassorbiti, e le valvule e i tendini e i museoletti avessero riacquistata la loro naturale forza, disposizione ed elasticità. F inchè gli essudati sono recenti questa evenienza bencbè non frequente è possibilissima, è solo allorchè sonosi organizzati o la malattia ebbe deformate per retrazione, per cir.atrici le valvule o gli orifizi che il dissiparsi di questi reliquati non è più possibile, e solo le tristi conseguenze del male possono venire scongiurate dalla ipel'trofin compensante, fìnchè anche a questa 110n subentra la degenerazione grassosa, da cui Ja insufficiente azione cardiaca, e i fenomeni tutti della asi~>tolia. Nè è da credere che nel nostro soldato la insufficienza si dovesse semplicemente a debolezza dei muscoli papillari, come in certe condizioni generali dell'organismo si vofifìca, dappoichè anzitutto un processo di endocartite vi era stato, facendone fede la diagnosi del bra vo D.r Giannazza, e poi il r umore era aspro anzichè no, non procedè la sua diminuzione di pari passo con lo stato della n utrizione, e ancora persisteva quando questa èrasi bene r istabilita, e andò sempt·e scompagnato dal rumore cosidetto anemico o venoso delle giugulari. I convalescenti tra,agliati dalla influenza palustre non erano tutti provenienti da luoghi, in cui il miasma è notoriamente endemico e potentemente efficace. Talun~ avevano acquistato la malattia nell'agro romano, nella maremma toscana, in Calabria, in Sat·degna; ma altri non mai erano stati in luoghi di malaria, e dalla prima febbre fu t•ono colpiti essendo nella guarnigione di Siena o qui in Firenze, e di questi il maggior numero soldati del 46° Regg. (che ha stanza al quartiere S. Giorgio, a cavaliere della città). Nò queste febbri


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furono sempre delle più benigne e pronte alla guarigione, ve ne ebbero anzi delle gravi ed ostinata che recidivarono più volte, lasciando lo strascico lor consueto, l'anemia e il tumore di milza. Per farsi ragione di questo fatto occorrerebbe avere piena conoscenza delle circostanze in mezzo alle quali vissero quei soldati, delle condizioni più intime dei quartieri e loro annessi, avvegnachè basti talora a generare lo sviluppo del miasma palustre un piccolo tratto di terreno in cui sieno sostanze vegetali in fermentazione, un orto, un campicello di ft·esco smosso, un cortile sterrato, un limitato avvallamento di suolo in cui l'acqua faccia stagno, l'accumulo di materie immonde sul luogo o nelle vicinanze, non che la poca pulizia, il pocll riguardo a gettare acqua sporr,a per terra.... ; tutte queste sono circostanze che possono in una ristretta zona determinare il dominio delle febbri a periodo. Il resultato definitivo anche in quelli più gravemente sbattuti dalla azione demolitt·ice del miasma fu dei più soddisfacenti, chè tutti entrati a Monteoliveto pallidi, flosci, cascanti, estenuati, dopo più e più recidive, dopo un periodo più o meno lungo di tempo, talora molto lungo rientrarono in floride condizioni a f~r servizio ai loro corpi. E qui apparve nella sua piena · evidenza la importanza del precetto àei moderni patologi di non tralasciare la propinazione della chinina finchè persiste il tumore di milza, la cui presenza è un pericolo sempre imminente della recidiva della febbre e segno che il fomite morboso non è ancora spento. E fu appunto col non stancard di somministrare piccole dosi giornaliere di solfato di chinina congiuntamente ad un preparato marziale che si ottenne l'esito testè mentovato. In taluni casi sembrò questo trattamento, anche dopo averlo proseguito per qualche mese pressochè inefficace, recidivando la febbre di tanto in tanto in onta sua, e mantenendosi poco o nulla modificate le impronte dell'anemia palustre ed il tumore di milza. Ma anche in questi, persistendo con insistenza a battere il medesimo chiodo, si venne finalmente a capo del desiderato intento, e il miglioramento


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una volta inir.iato, proseguiva, non interrompendo la cura, con inaspettata rapidità. E qui è bene ricordare come vi sieno -persone che soffrirono febbri a periodo, le quali tardano a ristabilirsi, e in cui la c.achessia rapidamente progt·edisce e le fo rze decadono, e l'animo si accascia, che non astante si alzano, mangiano con un certo appetito, attendono alle loro piccole occupazioni senza che si accorgano di essere sotto la influenza della feb bre, pretendendo anzi di non aveda. A questi bisogna prestare attenzione, non rimanere alle loro parole; questi debbono essere esaminati Gon la più attenta cura e più volte nella giornata, poichè potrebbe la feb bre esser·e tuttora in v.igore, benchè non manifestatasi col solito suo treno fenomenale, e il medico stesso esser preso all'inganno sì per la mitezza dei sintomi febrili, si pel fatto di praticare l'esame al momento della apiressia. Il termometro applicato ripetute volte nella giornata e più giorni di seguito renderà tosto chiara e aperta la via. E se un lieve aumento di calorico sarà riscontrato in modo assoluto o relativo, si darà subito mano alle dosi elevate del sale di chinina, chè le piccole giornaliere non sono sufficienti a rintuzzare la febbre, ed ove si aspettasse ancora, le condizioni aggraverebbero sempre più, ed oltre il pericolo di vedere scoppiate a up. tratto una tremenda .perniciosa, a tal grave profonda anemia si giungerebbe al fine, a tale disorganizzazione dell'organo splenico da non potervi più in alcun modo, nè con alcun mezzo riparare. E qui mi cade in acconcio far memoria di un malato che or fa più di un anno fu in cura nel nostro Ospedale. Era un impiegato al Ministero della guerra il cav. C..... il quale ebbe in Roma nella estate 1872 un accesso di febbre che fu tosto combattuta con una dose di citrato di chinina; e sembran ... dogli la febbre vinta, benchè non ristabilitosi in buona salute, seguitò ad accudire al suo ufficio; ma intanto andava decadendo, struggendosi poco a poco; fiacco, abbattuto, rifinito fisicamente e moralmente, strascicava la vita di giorno in giorno senza decidersi a mettersi nelle mani di un medico,


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a sottoporsi ad una cura regolare. Perdute le forze, perduto l' appetito, sopravvenne la diarrea, e allora interrogÒ varii medici, ma 0osi alla sfuggita, incontrandoli a caso in qualche luogo, e persuaso di non aver febbre andava anr,he ai medici infondendo la medesima credeHza, e quei ordinavano quale una medioina, quale un' altra uontro la diarrea reputata la causa di tutto il male e sempre senza nessunissimo effetto. Finalmente vennegli consi.gliato di cambiar ar·ia, di cer:oare di distrarsi in luogo dilettevole, ...... andò alla Spezia. Ma anche .qui lo accompagnò il suo triste malanno, la: diarrea and,a va seguitando come prima, anzi peggio' di prima, lo. s possameBto delle forze, ìl malumore facevano ·passj spaventevoli. Vedendosi sempre più deperire e disperato di trovare anche qui il desiderato conforto dedse di tornarsene a Roma, ~ intanto ebbe la felice ispirazione di passa.r e per Firenze onde consultare l'illuminato consiglio del nostr0 Direttore cav. Baroffio, il qua1e appostasi tosto di che si tr·attasse lo decise a riparare in questo Ospedale ove, sotto la di lui direzione si intraprese la cura che era l'unica conducevole allo scopo. Raccolta l'anamnesi, praticato l'esame obiettivo, accertat.ici del tumore di · milza, e che la temperatura rton era normale (38, 2', ,c" alle 8 antim.), e poi trovato che l'aumento del calorico decadeva nelle ore vespertine, nessun dubbio ci rimase che il signor. C..... fosse ancora sotto il travaglio della febbre miasmatica, il cui germe aveva con tutta probabilità èontratto a Roma, e da cui forse non era stato più libero dal primo caratteristico accesso. Si dette quindi opera immediata al trattamento specifì:co, riluttante ,o mal consenziente il malato, per quella benedetta persuasione di non avere la febbre, e pel volgare pregiudizio che i sali di chinina facciano ingrossare la milza. Questa sembravaci la indicazione più urgente e il pernio di tutta la cura, poca importanza dando alla diarrea che si sa riuscire in simili congiunture più presto. benefica che perniciosa, come quella che serve di derivazione allo ingorgo delle vene mesenteriche opponendosi alla formazione della ascite. Alle prime dosi


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dell'aléaloide peruviano la febbr~ par·ve non tìsentire ·effetto, ' ma insistendo, non. tardò ad esser doma, e proseguendo quindi più e più giorni in questo trattamento, diminuendo pescia gradatamente le quantità ael farmaco, e a piccola dos'e continuandolo fino alla fin~ in unione con un sale di ferro, e in 'r agione del rinascimento dell'appetito e delle forze dtgestive, a-):lÌnentando e pr9porzionançlo l'~limènto, H rèsultato fu questo che il signor C...... dopo circa due me'li di cura, guarito dellà febl:ìre, g ua'rìto · della •diarrea, svanito il colore terreo della cute, rinutrito, fortificato, se ne tor:nò, jn una stagione in c'Ui ormai il soggiorno a Roma 'non era più pericoloso, sano e conte'nto al sùo impiego. Chiudo la digressione e'torno ;a Monteoliveto. · Dì casi èhirurgici si ·e.bbero (luindici traumatismi, sette 'con gistorsione dell'articplaz.io.ne tibio- astrag·alica, cinque dèi.,quali erano' proposti per la cura termale, cinque ustioni alle gambe ·prodotte dall'acqua bollente, tutte per incuria o sbadataggine net togliere dal fuoco e scope.rchiare le 1narmz'tte. Tutti tornarono al corpo in condizione di riprendere il servizio. Uno dei traurriati.ei rri<=lrita speciale tilehzione. Era un ·Soldato dell' lP reggimento artiglieria che durante le esercitazioni di g·i·nnastica ebbe· il dorsb colpito da un corpo ·pesante, ne seguì m!elite col'l paraplegia e paralis.i vessicale, e questa poi cl.i:ssipatasi, rimase la paralisi ·degli arti Inferiori che infine si residuò all'arto inferiore. sinistro sotto forma 'di paresi. ·Sot~oposto a1la rassegna di rimando si volle prima di f!for'marlo sperimentare il trattamento terme-minerale, e frattanto dallo Spedale di Ancona d'Ye era stato -in cura fu fatto pas$ar.e al Deposito di :Monteoli veto per att~ndervi la oppor. tuna stagione. Dopo Zl7 giorni part\ per Acqui, d'onde ritornò in condizioni non punto differenti da quelle onèl'e ne era partito. Rientrato a Monteoliveto per attendere il resultàto dei bagni', fu mestìere dopo due mesi, dichiararlo ìriabile a pros~guire nel servizio mil'itaré, perduta essendo oramai \ og:n:i speranza che il membro grandemente denutrito e atrofizzato potesse neppure in un lohta·no av'~/enire riassumere


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la funzionale attività. Ciò che in questo caso colpiva l'attenzione si era la straordinaria atrofia dell'arto inferiore sinistro non proporzionata al,lo indebolimento della motilità, cosi da far credere che fossero principalmente compromesse le fibre trofiche più che le fibre sensitive e motrici del midollo spin~le. Fra i morbi chirurgici ricorderò pur quello di una adenopatia progressiva a cui .fu soggetto un caporale del 20° reggimento fanteria convalescel)te di risipola, durante la quale eransi tumefatti i gangli linfatici sottomasceHari, che dopo la guarigione della malattia principale seguitarono a vie maggiormente ingrossm·e, furono quindi presi i ga ngli inguinali nello stesso modo, cominciavano gli asceÌiari ...... . D paziente assicurava non avere mai sofferto malattia venerea, non erano presenti fenomeni che accennassero a sifilide secondaria, nè vi era traccia di sofferta ulcera alle parti genitali nè alcun altro segno di sifilitica infezione. Si tentarono non pertanto le frizioni mercuriali, sper ando almeno socc~rso dalla loro azione puramente r isolvente, ma senza risultato. Le frizioni iodiche, l' ioduro di potassio preso internamente sortirono pari effetto. La malattia andava sempre fatalmente progredendo, quando essendo prossimo il licenziamento della sua classe, fu fatto uscire dallo stabilimento. Sarebbe da ricercarsi quale influenza possa avore avuto allo sviluppo di questo stato morboso, a cui potrebbe darsi con Trousseau nome di adenia, la sofferta risipola, e per qual nesso organico alla iperplesia dei gangli cervicali seguisse quella degli ingninali e quindi degli ~~~-

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Accennerò finalm ente a quattro casi ùi erpete circinnata sopt•aggiunta o riprodottasi a questo Deposito. Uno lo cut·ai col tocco diretto del nitrato d'al'gento appena umettato, gli altri tre con l'applicazione della tintura di iodo. Guaril'ono tutti prontamente e radicalmente; trovai la tintura di iodo di più facile applicazione e di più pt•onta ed efficace azione del nitrato d'argento, il quale per di più produceva in alcuni


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punti delle decuticulazioni, non essendo facile regolarne convenientemente la forza. Il gran ·numero di ottalmici granulosi che si ebbero a curare nell'ultimo trimestre del 1873 fut·ono per la massima parte dovuti al 33° r·eggimento fanteria giunto alla fine del settembre in F irenze dal campo di Somma dopo la guarnigione di Bologna, nella quale da tale affezione era stato non lievemente tartassato. I<'uron 100 gli ottal mici di questo reggimento venuti a Montooli veto, valo a dire 73 per Ofo, tutti gli altri nompresi. Er·ano stati la maggior par·te curati nello Spedale di Bologna, di P arma, qualcuno in quello di Milano : 27 erano rimasti· per pochi giorni in questo di Firenze, 56 entrarono dir ettamente dal corpo. Alcuni erano leggierissimi, non ave>ano che un po' di iperemia della congiuntiva palpebrale, e qualche ril evate~:r.a papillm·e agli angoli delle palpebre supet•iori. Nei pi\r la iper plesia papillar·e er·a estesa su tutta la mucosa palpebrale, e le scabr·ezze erano or di mediocre, or di grande, ora di straordinario volume, ora culminmlti e inzuppate di sangue, ora più o meno appianate, più o meno impallidite, ora uniformemente sparse sulla congiuntiva, ora a gruppi, ove meno ove più sporgenti o voluminose, ora interse<:ate da. punti o stt'iscis di cicatrice, in qualche caso mescolate a granulazioni vescicolal'i, in qual<:he altro a granulazioni tracomatose.. In alcuni notavasi secrezione di muco che si raccoglieva nel for nice inferiore o sotto forma di filamenti si appiccica va alla cor·nea, in altri di tal secrezione non e1·:wi traccia appar·iscente. In un capol'ale, entrato appena al Deposito, l:li sviluppò il catat·ro acuto puriforme della congiuntiva con turgore notevole e rossore violaceo ed edema delle palpebre, iniezione fittissima delle congiuntive bulbari, secrezione copiosa di muco pus ; il nome di congiuntivite pur ulent.o'l non gli sarebbe sconvenuto · L'applicazione del nitrato d'argento in soluzione (l grammo in l 00 d'acqua distillata) valse ben presto a mitigare i fenomeni e frenare il catarro ; ne restò, come di solito, una rilevante turgescenza papillare che sotto l' uso del caustico de


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Quaglino e le scarificazioni non tardò ad abbassarsi proseguendo quindi il suo corso consueto. ·Di maggiore entità erano quelli stati già curati in altri Ospedali, e dai dati anamnestici che si poterono raccogliere e dalle cartelle cliniche si venne a rileva,·e che nella maggior parte la malattia avea cominciato coi caratteri clelia congiuntivite catarrale, in altri come semplice ipe1·emia, in altri sot to forma di congiuntivite pustulosa, in ben pochi era sot·ta adagio adagio insensibilmente senza manifesta precedenza di fenomeni irritativ i o infiammatori. Il nitrato d'argento applicato localmente nella cura delle granula;,ioni ci è semb1·ato il migliore agente modificatore e lo preferiamo Yolentieri alla pietra turchina, a cui solo si dà man o nell e pallide, antiche o floscie granulazioni, o quando dopo un lungo trattamento col nitrato di argento lente sono o si arrestano le cominciate modificazjoni, per tornm·e dopo ~vcrla usata per qualche tempo nuoYamente al nitrato, o l'un n alternare con l'alko. La fot•ma sotto cui applicavamo ilnitt·ato d'argento, fu, diet1·o sugge1·imento del nostro signor Direttore, il caustico del Quaglino che si può esclusivamente appoggiat•e sui punti coperti di granulazioni, ed agirè più o meno f01·temente con esso secondo il caso o lo stato dei diversi gt•uppi gt•anulosi richiedono, calcandovelo, trattenendovelo sopra più o meno, ed ha il g ran vantaggio sopra il caustico del Desmarres di /non essere deliquescente. Si manteneva o si ri peteva il contatto del caustico sulla congiuntiva, tanto che questo acquistasse un colore cinereo, e astorgevasi quindi accuratamente con delicato pannolino, onde la congiuntiva bulbare non potesse rimanerne irritata. Quando però è anche questa congiuntiva passi\•amente iniettata, o quando vi è unita la chm·atite vascolare, senza fenom eni vivi di reazione, pongo in opera più volentieri il nitrato di argento in soluzione, ovvero valendomi del caustico del Quagli no, passo sulle palpebre, tosto dopo averlo applicato, un poco di acqua, acciocchè anche i vasi della congiuntiva o della cornea ricevano l'azione del nitrato. E allorchè la va-


573 scolarizzazione ri\·esta le parvenza di panno corneale, o sia il vero panno va.scolare, carnoso o tr·acomntoso, il toccare questo direttamente con una soluzione più o meno concentrata, secondo i casi, di nitrato d'argento o col caustico più volte mentovato, meglio ancora se sia fatta precedere la incisione dei vasi, è da ravvisarsi uno dei migliori procedimenti per venire a capo di qualche resultato. Anche nelle scarficazioni, cbecchè da molti autorevoli oculisti si vada insegnando in cont1·ario, riponiamo non poca fiducia congiuntamente o alternata al caustico lunm·e. Queste scadìcazioni è nostro costume operare con la lancetta , sfior·antlJ col filo della lama su tutte le granulazioni passando più volte in su e in giù, cosicchè con questo modo diremo di rasura tutte le granulazioni vengono ad essere unifor memente e regolarmente scalfite e stimolate. Non è facile commisurare Ja for za dei metodi curativi alle condizioni della· località. Se da una parte un certo gr·ado di ttccitazione è necessario per aiutare lo assorbimento in tersìiziale, d'altra è pur tl'u opo di non oltrepassare certi limiti, cbè Yerrebbe altrimenti favoreggiata l'attività formati>a de· gli elementi della mncosa e lo accrescimento e lo sviluppo delle g•·anulazioni invece della loro risoluzione. Da ciò la mia cm'a di andare blandamente adoperando nel trattamento· di questa malattia, di non usare eccitanti troppo vivi, di intelTomperne l'uso di tanto in tanto e non dar mano a nuova applicazione se non quando gli effetti irritativi della antecedente non erano dissipati .. Ed ora non vi aspettate che venga an1,1unziandovi brillanti risultati. Pur troppo la congiuntivite granulosà, qualunque ne sia la forma e la orig ine, una volta che ha preso il suo andamento ascendente, è opra delle più lunghe e difficoltose farla tornare indietro e più ancora lo estirparla radicalmente. Furono 61 i g•·anulosi che lasciarono 'Monteoliveto, dei quali 14 andarono in licenza di convalescenza, degli altri la maggior parte et•ano o dei più lit:lvi con solo iniettata la. congiuntiva e le papille angolari rilevate, o dei più antichi


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stati .a luBgo una o più volte trattati in altri Ospedali, ai quali fu permessa l'uscita, non essendovi da lunga pezza. segni di irritazione, nè morbosa secrezione della mueosa oculare, e ormai sussistendo pitt presto le traccie clelia sofferta ottalmia granulosa che la malattia ancora in corso, onde potessero con la loro dasse (1849) partirsene in con,gedo illimitato. Darò ora termine, Colleghi prestantissimi, a questo qualunque mio scritto accennando a qualche piccolo i nconveniente che avrei ravvisato in questo nostro Deposito di 'convalescenza, a cui mi sarebbe caro vedet' posto ripam. · Quantunque non sia cosa che tocchi djrettamente il Deposito, non posso a meno di deplorare ·la bruttura che .si presenta a chi, stando sulla strada provinciale pisana, volge lo sguardo alla via che conduce a Monteoliveto, fatta sfacciatamente nè 1 più nè meno che pubblica latrina a stra21io delle povere nari di chi deve affacciarsi ~ quel luogo, a disdoro di q·uesta non a torto vantata civiltà fiorentina, a scorno della igiene e della più élementare decenza. Su questo fatto non omise ric:hiamar~ l'attenzione delle Autorità municipali il nostii'() s-ignor Direttore di Sanità, ma e' fu lettera morta; e intanto non resta che pregare Iddio che mandi giù di quando in quando un buon acquazzone per !are almeno un po' di pulizia. Di ùna ·c.osa importante è -da lamentarsi la mancanza a Monteoliveto,, ed è ùn luogo aperto, in cui mandare i convalescenti a respJrare l'aria libera e pura .della campagna, ad esercitare gradatamente. e senza fatìca. le loro r inasce11ti f0rze. Le due ore di passeggiata assegnate dai regç>lamenti sono soverchie· per alcuni, per altri insufficienti. Non a tutti i convalescenti può convenire la stessa razione di moto, quale è ch e si giova della g-rande attività muscolare, quale del moclerato esercizio, quale ha d'uopo muovere a ·poco a poco senza sforzo, a suo t alento i· su.oi passi, alternando col riposo il frequente e breve camminare; a tutti è danno l-'aria circoscritta dei guantiere, a tutti è rist0ro il bagno sconfinato d'aria e di luee. E di questo farebbero particolarmente lor

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prò i più gravemente percossi nel processo assimilativo, gli anemici, i convalescenti, i malati stessi delle lente affezioni polmonari, che qui potrebbero forse trovare la loro salvezza che indarno cercherebbero in altri mezzi. Un luogo appropriato a questo effetto vi sarebbe in prossimità dello Stabilimento di Convalescenza: è una piazzetta circolare ombrata da cipressi situata sulla cima di un colle a ridosso della facciata occidentale dell'edifizio, luogo non ignoto al curioso viaggiatore per lo spettacolo maraviglioso che di lassù si presenta al riguardante; da un lato la città coi suoi stupendi baluardi naturalf, di fronte il superbo passeggio delle Cascine, indi più lungi uno al più remoto orizzonte la fer· tile e popolosa vallata dell'Arno. Quanto sarebbe desiderabile che questa piccola altura fosse acquistata al Deposito di Convalescenza, e quanto meglio sarebbe stato che non ne fos se stata mai separata ! Un altro inconveniente trovo nel cortile interno, il quale stabilito sulla volta di una delle cisterne e colmato di poca terra, mentre mal si presta da una parte per l'esiguo strato di suolo, alla cultura, è difficile dall'altra, per l'irregolarità di livello e le male erbe che vi crescono, curarvi la necessaria nette?za, e le acque piovane !nfìltrando il terreno ed imbevendosi più o meno di sostanze organiche possono dare occasione allo svolgimento di insalubri emanazioni. Fac~io voti perchè questo cortile. venga regolarm~nte lastricato. Finalmènte sulle latrine avrei molto a ridire. Il male pel'ò è comune alla maggior parte dei quartieri ed ezianùio a molti Spedali, ed altro rimedio non saprei consigliare se non quello radicalissimo della loro soppressione, e di una nuova fondamental e costruzione. Il servizio dei viveri procedè nei miei sette mesi regolarmente. La disciplina fu mantenuta senza difficoltà: mancanze di rilievo non ne furono commesse, raro ebbi a fa t'e . aprire la porta della cella di punizione. E. RrccrARDI Capitano Medico.


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L' EMOSTASIA ARTIFICIALE !<RLLB

OPERAZIONI CHIRURGICHEJ

. . . . . . • . . . . . • • se ozio ti resta P ur di tender gli orecchi a' versi miei. PAI.t!MI.

Signor Redattore del Giornale di Medz'cina Militare.

Sarebbe inopportuno che io ritornassi sullo stesso argomento se la prima volta non l'avessi trattato solo per aprire un adito a raccogliere dei fatti, i quali potessero per avventura servire a dar ragione alla pratica estesa di questa specie di emostasia. Siccome però dal tempo che prima ne tenni parola, nel mese di ottobre 1873, mi sembra che si sia fatto molto cammino, ritengo che ora torni il conto dì fermarsi per un istante a fare il novero di queste ìnvocate pietre migliari, sia' per prendere animo a procedere ancora innanzi, sia. pure per trovare fondamento forse sufficiente a conchiudere che la desiderata meta è raggiunta. Egli è d'altronde manifesto che gli argomenti teorici su questo metodo di operare, sono già stati abbastanza ventilati in ogni paese da uomini autorevoli, discussi da accademie e da congressi. A chi ha tenuto dietro alle fasi successive della questione non è dato di osservare una radicale deviazione dal primo principio, tanto meno poi una totale demolizione di quella dottrina. Possiamo anzi dire che essa ha acquistato nel nu· mero dei seguaci e nell'ambito delle sue applicazioni. Inco-


57.7

raggiato ·quindi dall,..aura favorevole che nello scorrere J~ letteratura medica éontemporanea spira su questo arg.o~ me11to alla P.rima mi~ l('lttera a Lei diretta e pu-b blicata nél Glor.nàle deÌlo scorso mese, di giugno, 'facci0 seguire questa seconda la quale è destinata a riehiamare , la di ~ Lei at;tenione e quella dei nostri colleghi sopra una ultima COJl1Uni(}aziòrie fatta dall'Esmarch nella prima seduta del 3° ·Congpèsko dei Ch'ir_ur:ghi a BE)rlino, il giorno 8 ~prile 1$74,

sull',Emo,stasia ar·tzfìeiale 1). La comunicazione -dell' Esmarch è la seguente: « Signori! Quando nell'anno passato spiegai un processo col qm1Je si possono fare tahine Qper~zioJ'li senzà perdita d~ sangue, io . non aveva ancora una estesa esperiepza di questa metodo. Racc0rnandai perciò di esperimentarlo e posso ben credere che ciò sia l stato fatto ,.dalla. ·m assima parte degli onorevoli colleghi. ~ Io ~stesso ho avuto occasione di ~sperimentar lo in pi·ù di' 2'00 casi e devo diChiarare ~be po!)so ora -sostenere ii , vantaggi del metodo ancora più che .non avessi fatto l'anno scorso, giacchè pc:).recchie volte sono rimasto meravigliato dell'aiuto che esso arreca nel compiment0' delle plù gravi operazioni. ( Non voglio abus.are della . v.ostra indulgenza; con un-a nìii).uta statistica delle mie operazioni; non posso però astenerttli~di offrirvi alcuni dati !>Opra le mort.glità. avute-in quell~ grandi operazl~mi, le. quàÌi sono riguttrdate come il barometro della salubrità di un 0spedale o come 'prova del merito· di un metodo · di cura. p •·• ~ Di 13 amputazioni della coscia, ehe fino dal pdncipio dell'ann·o ·scorso io ho eseguito coll'emosfasia adifìeiale, nofr ì seguì la mort~ che di l solo paziente, di 11 amp.u tati ;della , .

'

l) Ueber J(iinstlù;l!e Blt~tleere, del D! .f. EsMARCH prot'essç>re di chjrurgia alla Univer·~ità di Kiel. - Estratto dalla <. Wiener Méd. Wo.clWfischrif ~ del D.r WtTTELSHOFER (N° 20 e 21 - 1874). Gicwnale di Medie. milit. 1874. 38


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gamba· mori pure l solo; di 4 amputati del braccio, nessuno. Iro 28 gt•andi opEu-azioni successero quindi 26 guarigioni e 2 morti. '. <rt Feci inoltre unq. disarticolazione del braccio che riuscl a guarigione e una disarticolazione della c:oscia che finl colla morte, ma era questo un tal caso che fin dal principio si , dovette riguardare come disperato. « Di 8 resezionì delle grandi ar ticolazioni, cioè 3 della co· scia, 3 del ginocchio e 2 del cubito, una sola resezione della coscia terminò colla morte per· septicemia. « Questi sono al cer·to eosì felici resultati che difficilmente verre bbero. sorpassati. Io devo però farvi osservare in pt·oposito che le mia clinica si trova nello stesso edifizio della clinica> medica; che ambedue le cliniche sono costantemente piene, e che in causa di questo affollamento abbiamo sempre da. lottare colle mal attie accidentali delle ferite, specialmente colla resipola, colla difterite e colla piemia. L 'uso del tuetodo di; medicazione antisetti<'a di Liste?· non mi ha dato alcun buon effetto e tanto meno poi nelle amputazioni e nelle r esezi'oni. « Ho la sicurezza di dover ripetere in massima pat·te i buoni risultati di queste operazioni all'impiego dell'emostasia arltficiale; e penso che essa presenti precipuamente a considerare i s'e guenti vantaggi. « 1° La minima pe1·dita di sangue: Sarebbe inutile di dit·e· come colle, copiose perdite di sangue nelle grandi operll''lioni venga ritardata e resa pericolosa la convalesr-en.;~a. V.orrei però ricordare che nulla più dell'anemia acuta aumenta la disposizione alle malattie accidentali nelle fet·ite. La coo· guHtbilità del sangue, com'è noto, aumenta in rMlti casi colla diminuzione dei globuli rossi e con essa il pericolo della t r.on'lbosi -e del processo piemico. « 2~ Un secondo vantaggio sarebbe ch e non occorre toccare colla spugna le recenti fer·ite che non danno sangue. Quantunque in tutte le operazioni io . adoperi sempre spugne colla massima l~nra pulite e· disinfettate nell:acido idi'Oclorico


'llOn posso però avet~e mai la sicuFezza assolut~ che tafvolta -:non sieno esse il veic6lo delle materie d'infezione e spécial-Ìnente non tra§-por.tino •nell.e ferite· il ve.~eno- resipelatoso . .'(( 34 Un terZ'Q pa,W(O;g[/io· mi'sembra essere·guelio: ,c).le ool nostro pr0cesso le g·t·osse arterie e i grossi tronchi venp~i l lO'tl hlebb~OO csoffr·ire. il violento ,dolore local~ com.e coll'i m• ·:piego dèl tgurniquet, ma venga-no bensì soltanto equabHn:rel1te ir1 ·ogni lato co~11press.e dàlla cin ty.ra che strfng.e .assieme anche le p·arti mol'li. «lo D0)1 ho a·t1C0ra osservato gl'jnconvenùtnt~ da potersi :as-Gbvere al metodo; non ho, cioè mai. ris0ontra.~o che fossero seguite pa~alisi in causa della costriziq11e sofferta, E .se altri ne . ha -veduto, ho moti':vo-_ pi cred.e.re, oh e ~i ano di:pendenti .dal tir'oppo stringere H tuho di c~utciù .. F inora ho eseguito quasi sempre Io stes,so l'adatt~rnento e l'annodat~ra ·del tubo, giacchè 1/o trovat0 cb·e i ,miei assistenti' per far bene erano propensi a stringere troppo. Devo puF osservare -eh~ non tutte le qualità di tubi sono ugu-almen~e ~datti. I tubi di eawtez:ù ~grigio vulganiz~atQ, alquanto duro e con le pareti ghi> sse non e.onvengono; io mi servo soltan.~o di ·tubi ·U·i eautçiù bruno noì1 v:ulg-a.rrizzato Q di cautciù rosso; o :a-dopero anche una fascia di cautciù. I11 _generale non oéC@r-ce, punto u n moJto f.or~e sti,ingim~nto per i!tl,pedi~re ,c:otn,plet~memte· la corrente• del sangue .artm:ioso. I t;r i&pecie non :s~ deve stringere m,1ltG il primo g;;irg, perchè ogni giro ;puc.cessivo aurtt,enta consideP~YO,lmente · d~ po_ten.za. Sr può per-· .suadersi di e)ò ·q.uando si giri ripetute volte suHo stesso pos;uo 'una fina fetucci<l> elastica intorno ad t,m d-ito. -·"«•Molti chir.urghi avendo r vequto ·sussegqire all'a!tip~ta­ :Zionè la gangrena . dei. lembi, l'hantroTipetuto dalla e.nwstasia .atttilìciale o mecçariica- (,p,er JlSemp!o nel Guy' s ,Hçspitai di Londra,). '(( Io non la vidi" in alcun caso e peliso quindi che la. ,g angrena stia più in rappqrto col metodo prescelto di fare i ~ewbi o ool .modo d.ella ,medica.zione che coll'~n;ws.tasia artificiale, -

..


580

.. « Ora vorrei chiamare la vostra attenzione sopra aloum altri -vantaggi del metodo i quali prima io non a vevo riscontrato. « In nlcuni casi in seguito della locale ischemia e della compressione dei nervi, si ma11ifesta una anestesia locale che rende meno dolorosa la operazione. Noi usiamo perciò quasi sempre questa pratica nell'ambulatorio della clinica nelle piccole operazioni delle dita delle mani o dei piedi, per es. per incisioni di paterecci, pee estt·azioni• di unghie incarnattl. per disarticolazioni di falangi etc. « Stockes l) rat~con ta un fatto in cui impiegò l'emostasia artificiale pet· la estirpazione di nn cancro epiteliat·e dal dorso della mano senza che il paziente sentisse alcun dolore. Di regola l'anastasia si manifesta solo alcuni minuti dopo che sia avvenuta la emostasia. Rapidissimarnente' però la si procura colla polverizzazione eterea di Richardson, poichè il congelamento avviene senza paragone molto più presto, qualora le arterie non ricevano nuovo calore dal sangue; anche eolla sola irt•igazione di acqua gelata si può rendere insensibile un dito esangue. « L'amostasia artificiale rende un gt·ande aiuto nella profonda ricerca di parti morbose specialmente delle ossa e delle articolazioni. Così ho potuto esaminare talv.olta delle ossa e delle articolazioni prima dell'operazione· o sullo stesso letto dèll'operazione e quindi decidere se si doveva fare un' amputazione o una resezione. Ho potuto pure riconoscere i nodi tubercolari sulle membrane sinoviali degenerate e le granu1.azioni ossee scrofolose nel corpo vivente, e spesse volte sezionare tumori e sottoporne dei pezzi al microscopio perprender norma sul processo operativo meglio indicato.

l) Bloodless surgery, in The Dublitt medica{ Press and Ci1·wlar,. Hl74, pag. 248.


58~

Nè meno facile ç,oll'emosLasia artiikia:Je si rende la rrrool!lio.ne di piccoli cor.pi stranieri, come aghi, framme.n ti di vetro, pézzetti di legno e sirpili, i qu~li sieno penetrati nelle mani o nei piedi. Tuùi noi àbbi~mo provato le diffic0ltà ~he nèlla fOl'Q .rkerc:a cagiona il C0ntinuo aftlusso del sa1ague. Cc:mfesso che per l' inpanz·i in simiJi easi mQlte volte ho flovùt0 dopo lnnghi, penost e inut1li te-ntativi licenziare il paziente colla speranza che il frammento o I:ag;o sarebbe uscito colla suppmazione sotto l'uso dei eataplasmi caldi. « Ora questa gl'ande difficoltà ùon esiste più colla emostasia artificiale ; con g~ande facilità si ritrova il corpo straniero appena che dall\1st~rno col !atto se ne ab;bia acc.ertata la sede, e la fet'ita, non abbisognando di esserè più oltre toccata,, guarisce di regola per prima int~nzione. _ « In tal guisa avendo dovuto ,anche ultimatnente COJl un profondo taglio estrarre ad 1~11 ragazzo un pe7.!lO di ago da Cl)cire che già da un anno gli si era ficcato profondament~ - nella pianta del piede, quantunque la punta dell'ago fosse irruggiflita e insaccata in una gua(na di tessuto connettivo annerita darl'ossido di ferro, pure la ferita in poehi giorni l gnarì senza traccia di_ suppurazione. · - «. E così pure coll'emostasia artificiale è reso straordinariamente facile lo scoprire le arterie ferite sul luogu.stesso ~el~a 1esione.1 Un bel fatto: pi questa specie ha. dèscvitto Leisr.in.k nella Ril)ista tedesea di Chirurgia del 1S73, e "Sloakes lù1 dimostrato come la opera3ione dell'aneurisma col metodo di Antyllus sia per.ciò possibile in alcuni. casi, in ... cui prima si sarebbe creduto necessaria una legatura del t1·onco arterioso molto piu iri sn. Io non dubito punto che ora con mag. gi·o r successo di prima sarà tentata la legatura dit·etta delle arterie lese nelle ferite di arme da fuoco. « Il notare il vq,ntagg{o che colruso della emostasia artificiale' possono venìr eseguite alcune gr·andi oper·a·z ioni sen:ta destrt" assistenti pon è certo di poco momento per i~ ·chirurgia di guerra e per i medici isolati sulle navi e spe~ da1mente p.oi per 'i medici di campagna e delle piccole città. ~


-

582 Ai già miei scolavi che eset~citann vra la professione sparsi nel nostro paese sono l'iconoscente di alcune relazioni sopra queste operazioni. E da pochi giorni uno, che fu già mio assistente, mi scrisse di aver con g1•an facilità estratto senza alcun assistenza un frammento di vetro penetrato profondamente nelravambJ·accio, ser\rendosi, per non avm· seC0' 1'apparecchi0 di cautciù, eli una fascia _usuale di tela e di una brettella elastica (le' pantaloni. « Non sarebbe al certo fuori di proposito .di consigliare solaati e ufficiali di munirsi in guerra di brettelle elastiGhe, dappoichè esse pob·ebbero servire in caso di bisogno comemezzo proprio ad arrestare il sangae. ~ « Vorrei menzionare ancora una proposta fatta u ltimamente dal prof. MtUler in vViirzburg, Ja quale mi sembra meritare l'esperimento. Egli consiglia negli in.dividui svenuti per vistose emorragie di risospingere col nostro processo il sangue circolm1te J1elle quatb'O estremità contro il tronco ail capo per evitare il pericolo dal collasso, guadagnar tempo per l<;\ tl'asfnsione del sangue e forse renderl.a inutile. « P er fir1ire' vorrei dirvi alcuna cosa sul tecnicismo ciel pt•ocesso che forse non è a conoscenza di tutti . « Dappl'ima vorrei dire che la cintura elastica può essere posta a piacimento in qualunque luog.o della estremità collo stesso s uccesso. Qualunque p1·o{ano ad unque può f;wsi padrone ùella emot•rngia artetiosa anche non conoscendo la posizione dell'arteT'ia, della quale conoscenza non si può fare a meno nell\lpplica~ione del lot~rniquet . « Come il nostro pi'esidente l ) ha già dimostrato, si può impiegare nella massima parte dei casi così bene una fascia elastica di catetciù per la compressione delle arterie ; la pressione della fasdin è in genere più delicata e pii1 uguale di quella del tubo. In casi. speciali però non si può fare a meno· ael tubo perchè esso è più sottile della fascia.

1) L'Autore si TiCet·isce nl !"J'Ofe~sore di Lnngeu•beck.


583 ~ Da diver~e relazioni ho potuto rilevare che alcuni ..sono

di O))'i nione che nelle operazioni sulle articolazioni della cosoia e della spalla non si può applicare 1\:!mosk'tSia ar tificiale. Come ho già accennato da prinçipio, io stesso ho compàto . una d·isarticolazione della spalla, una della cosoia e tre Fe.... sezioni dell'articolazione della spàlla senza emorragia e altri chirorghl hanno pure avuto lo stesso successo in simili ope· ra'Zioni. « Nelle op;e razioni nell'·articolazione della spaÌla pHr dt>minare il sangue dell'at•teria ascellare basta conthm·e un tub(! di gomma elastica sotto l'ascella, stringendo fortemente al disopra della spalla e tenerlo in questa tensione mediante una mano che si fa tener feema con· forza sulla ola-vicola. Le sue due estremità si possono anche setTare col mezzo di una morsa simile, per esempio, a quella che si usa per ns-: sare il pecluncolo nell' ovariotomia. ~< Il fare col tubo una spica dell'ome1·o, e condurre gli estl'emi sul dorso ~ sul p.etto a riunirsi nel cavo dell'altra ascella non è pratico, come io credetti dapprima, giacché il tubo teso fa ostacolo alla respirazione. « Nella amputazione molto a lta della coscia, si anncfda il tubo immediatamente sotto la piega della coscia, ovvero dopo avergli fatto fare due giri intòrno a l membro se ne incrociano gli estt·emi appena sopra l'inguine, si portano sulla faccia po!>teriore del bacino e si annodano finalmente col mez,zo del-l a catena sulla faccia anteriore del basso ventre; Si può anche porre una fascia di tela foggiata a guisa di cuscinetto appenR al di sopr a del legamento del ' P oparzio so-:pra l'arteria iliaca e compr•imerla fortemente sopra J'al'teria mediante parecchi giri di spiea con una robusta fascia di 1

cautciù, « Nelle disar ticolazioni e nelle resezioni della articolazione , dell'anca, questi git•i di fascia t·estringerebbero il çampo della operazione. Conviene quindi pensare di comprimere l'aorta nella regione ombelic~le, servendosi parimenti di un cuscinetto fatto di una fascia _di tela lunga 8 metri e larga 6 cen-


584 timetri. Questa si avvolge su di una assicella grossa un pollice e lunga un piede e col suo aiuto il cuscinetto può essere meglio mantenuto sul luogo voluto. Il cuscinetto cosi fatto viene collocato precisamente appena al disotto dell'ombelico e pet· mezzo di 5 o 6 giri di una fascia elastica larga 6 cen· timett·i intorno al corpo for temente rimane compresso contro la colonna vertebrale. In questa maniera si può dominare la corrente arteriosa nell'aorta, purcbè si abbia avuto la previdenza di vuotare convenientemente le intestina col mezzo di purganti o di clisteri. « In alcuni casi è più pratico di servit·si di un cuscinetto peduncolato in quanto che questo si presta meglio ad essere più profondamente compresso nel ventre. Io ho fatto fare al peduncolo di acciajo del mio cuscinetto una fessura per la quale possano passare facilmente i giri della fascia di

cautciù. « Qualora a v volgendo cosi la fascia intorno il corpo ci fosse motivo di temere la pressione circolare del ventre, si può invece girarla, secondo la proposta di Brandi, intol'no il tavolo di operazione o anche su di una assicella provve· duta ai due estremi di due incastri, la quale si applica di tra~rerso al dot·so del paziente. « Da molti è stato assicurato che si può parimenti l'endere esangue un'estremità se prima dell'operazione la si fa tenere sollevata in alto per alcuni minuti e poi vi si applica il compressore. Se uno però confronterà solo una vol ta la efficacia dei duo metodi riconoscerà tosto che l'eleçazione del membro è molto lungi dal rendero quell'utile servizio che fa la metodjr.a fasciatura elastica. Io mi accontento pet·ò della sollevazione del membro solo in quei casi in cui devo temere di sospingere colla fast::iatura elastica espulsiva materia icorosa nel tessuto cellulare e quindi nei vasi linfatici. « Nei casi di ferite, ascessi o fistole aperte nelle estremità, oltre coprirle con carta ve~niciata o impermeabile, con cuojo, con pergamena, o con tela di caulciù, è assai commende-


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vole di servirsi di una fa.s cia di cautoiù naturale, giacchè questa può essere pi4 facilmente ripulita che quelle tessute con seta o cotone e fili di' cautciù. '» In questa relazione dell' Esmarch mi par,e che con un nuovo corredo ricco di fatti pratici, colle minute dilucidazioni, colla determinazione delle indicazioni, colr ir)dizio e coll'equa pondera1.ione dei vantaggi e degli inconvenienti nell'applicare il metodo dell'emostasia attificiale alle operazioni chirurgiche, e via discorr endo, si sia a1·rivati a quel tal punto eli giusta informazione da soddisfare qualunquè partigiano e da rasserenare la fronte di qualunque avve1·sario. L'eliminazione di ogni sct·upolo daU'animo dei professionisti non è forse dato alle cose .della Chirurgia, le quali pur troppo si risentono della perfezione relativa delle cose umane e lasciano quindi aperto H campo al dubbio e alla distit1zio!)e. Volendo citare jn proposito degli esempi storici, noi tutti sappiamo che il metodo antico della disarticolazione o reseuione parziale della mandibola inferiore fu modificato dall' impiego delle ta.naglie ossi,·ore del Signoroni e quindi sostituito dal metodo intl·abuccale del P ar:ra vicini. Quantunque sia pur vero in sè stesso il primo metodo, difficibnetlte un chirurgo moderno dovendo operare risalirebbe, per dimostrarsi chirut·go capuce, tanto a ritroso dellà corrente. Cosi po'ssiamo dire della cistotomia che nessuno di ?Oi opererebbe oggidi col metodo bilater~ale dopo aver vedttto quello del Porta, quello del Vanzelli o quello in uso presso la scuola napoletana. Ad onta ùi tutto ciò si potranno ben dare reputati chirurghi i quali nel primo caso eseguiranno ancora il taglio esterno del Velpeau e nel secondo quello del Bupuytren. Non avrei ripreso la penna su questo tema dell'emostasia ::;e nel discorso deli'Esmarch non si parlasse appunto di essa in rap1Jorto colla chirurgia militare, e non mi fosse quindi sembrato colpa per parte nostra il tacere. Destinando un lungo passaggio ana nostra pratica di guerraJ l'abile professore di liiel darebbe quasi a divedere


586 la sua intenzione che questo- aiuto singolare debba far parte esclusiva del tecriicismo con cui noi, mettendo anche a calcolo le tendenze conservatrici della chirurgia attuale, dobbiamo rl'ora innanzi eseguire in campo tutte le nostre operazioni sulle estremità. Se io unisco il mio al suo desiderio nel dire tutte, pur nondimeno stimo che all'atto pratico ci sarà concesso di poterne contesta11e H diritto ad akuna. E mi pare d' intravedere che anche l'Esmarch lo presenta in cnor suo. Ciò ùel resto dipenderà molto dalla destrezza speciale di chi opererà ed applicherà il metqùo e dalla sua intima persuasione. Ditfatti si vede (quantunque sempre strano ritorni) pttl' ogni giorno un tal metodo o un tal p1·ocesso degno di vanto generale, non riuscit·e nelle mani abili di illustri chir•urghi. Per aveme una prova, non si dovrebbe che riferire la storia edita e meglio l'inedita dell' ovariotomja in Italia, la quale operazione segue pure qua e là diversa vicenda benchè ovunque diretta da reputati maestt·i dell'arte. Ho conosciuto un vecchio e assai stimato chirurgo italiano che, temendo di confidare la vita del paziente al taglio lateralizzato della cistotomia, continuava ancora nel taglio col cistotomo bilaterale nascosto di Dnpuytr·eu, il quale strumento gli era stato fedele interprete della mano in quasi 300 operazioni. Eù in appoggio della sua antica fede ed in iscusa della sua ritrosia d'immergere il nudo e semplice coltello nell'ambito del perineo e nel cavo della vescica, egli soleva per t1,1tta argomentazione oitare una statistica di successi felici in verità pit1 unica che rara. Per essere così peritante della novità operativa era egli forse conscio della vecchia sentenza: fortuna z'n omni ?"e d.,.omi!natw1? lo non saprei. Sento però che noi colla perfezione attuale degli studi che possiamo faré di anatomia chirurgica avremmo minore trepidazione e maggiore pieghevolezza. E perciò io soro dell'avviso del D.r C. Fiori, che, filosofando sulla statistica medica, disse: l' homrne absU?·de est celui qui ne change jamais l). 1) Del Metodo Statistico, consiàet·ato specialmente nei suoi rappo1·tt'


58V

Questa condizione di eose ci porta a dire che, ove special... mente si tratti di osse1·vazioni al tavolo anatomico e dell'opera uostra al letto del paziente, le r.elnti.ve cognizioni per essere ~ bene iutese, eseguite eù anche solo fermamente c~·edute non basta · trovarle nei testi degli autot·i, o concJ•etarle in aforismi, conviene veùerle e toccarle. E perciò volendo designm·e il necessal'io legame · ed armonia tra i giudizi detla ·mente e gli atti dei sensi, non inutilmente si va dicendo che it dito é la migliat'• sonda clel chz'r1wgo. E cosi pel' quanto io avessi pm· letto della chirurgia cousel'vativa, per esempio, non mi sarei mai tanto persua-so che con essa si potesse giunget·e a quel punto cho ho ben veduto riuscire comunemente negli ospetlali durante l'ultima guerra ft'an co-germanica. Avrei dubitato, e con me forse qualche altt•o collega, ' della ript•oduzione completa e formale della diafìsi di un omero reciso dentro ai suoi estrP-m i, se non ·l'avessi veduto succedere in un ferito di arma da fuoco, cm·ato nelle Baràcche del Pl'of. Simon di Heidelberg. Vicino a quel letto manifestò pure la sua ammil·azione anche il nostro Generale Medico Prof. Cortese, e non è a di~e r:ertà.mente che egli non possegga. come si àddicè a maestro, il prezioso tesoro fondamentale delle cogni;donr anatomiche e fis iologiche. Quello fu for:;e il caso più singolare in fatto di virttt fisiologica e di teot·ia chir.urgica che abbiamo veduto in tutta In estesissima ispezione di mutati e: di feriti su quel teatro della gueJTa. La pratica nostt·a ne . profitterà gt·anclemente dai corollmj che la sr.ienza ha' potuto dedurre dal riscontro di simili fatti avvenuti, e si può scommettere che ad una novella occasione la chirurgia di guen·a P''oceclerà con quell'artlire e con quella sicurezza che mai pet· ,l'innanzi. La conoscenza precisa e comp leta che i chir ut·ghi odierni possono avere della thiologia patologica delle

coi fatti della Medicina, del D! CesARE FIORI, medico di l'eggimento

nell' Esel'cito itul.i~ no. --: Estratto dagli ~innati Unive1·sali di 111edicina, vol. CCX VIII. Fascicolo di ottobt•e 1871. 1\iilano.


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-ossa, mercè la quale possono operare miracoli di conservazione, farà sorgere !inalmente, speriamo, nell'esercizio medico civile e nella cirile società un ultimo benefico grido di anatema e di condanna contro gli empit·ici e i loro eccessi. E se ci sarà voluto lo scorret·e di sì lungo tempo per giungere soltanto a sperare fet•mam ente codesto, non mi reca punto stupore che anche l'emostasia m·tificiale, quantunque argomento di un'importanr.a in apparenr.a meno vitale, incontri degli oppositori e degli ostacoli. Ebbene, se essa à destinata ad un avvenire non le può accadere altrimenti: non si cede e non si acquista terreno senza fatica e senza lavoro. Questo però non manca di recare i suoi frutti all' estero non solo, ma, rallegr·iamoci, anche pr·esso di noi. Io non voglio entrare, lo ripeto ancor qui, a decidere se è il caso del primato degli -italiani in questa inver.zione o applicar.ione meccanica che v oglia chiamarsi. Altri hanno fatto ciò con .quella autorità che si sentivano e clw si addice più all'importanza e al fine dell'opera loro l ), che a me e al ctu·attere dello scritto con cui io Le comunico questi pensieri e desideri chirurgici. Se però mi fosso (lato di desiderare apertamente io vorrei che noi italiani per la colpa (assai perdonabile colpa! ) del l'amore naturale del puro classicismo non ci lasciassimo indurre, qualora plll' ci !'li voglia accot·dare il merito di una invenzione, all'abbandono della sua diffusione pe' più minuti ptll'ticnlari e che inoltre cont•·aessimo una maggior abitudine di comunicarci i casi della pratica di ogni .giorno. Questo agevolerebbe d'assai il progresso e il perfezionamento dei nostri studj, e, venendo alla specie del fatto , potremmo espot're una cifra di casi assai eloquente, la quale anche .in ciò potrebbe farci considerare per quello che real mente valiamo. In questa guisa io intenderei per nostt·o riguardo il grido di : E x celsio7'! che, dopo ~aver formato il

l) PINI e S OHIVAROI - Anrmarù> dtJlle &ùm.t~ Mediche - Anno IV. il 1873, Milano 1874.


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tema di un inspirato carme del Longfellow l), ha ultimamente- echeggiato anche dalla bocca dì un nostro insigne· uomo di Stato e naturalista, il quale con un discorso out session ha vol uto inçitare gl'Italialli ad un amore più assiduodei loro più alti e natunàli confini col cielo 2). Ma racco"gliamo per ora quel tanto che, a mio credere, è< stato fatto di pubblica ragione in questo proposito, non senza prima esprimere un sincero rincrescimento per vedere che i nostri colleghi dell' Esercito non abbiano reso noti colla stampa tutti .quei fatti che sono loro successi, alcuni dei quali io pure particolarmente conosco 3). A quanto adun-

l) T hc poetical 1Vor ks o( HEXRT WAR'oWORTH LONGELI.ow - \Varneand Co. , Loudon. 2) QutNTINO SELI.A - Discorsi al Banchetto e al Congr.esso degli Alpinisti; dal g iornale l' OpiniOne N' 22:3 e ~24, 14 e 15 agosto 1814. g) Io devo l"Ìcambiare con un pubblico attestato di t•iconosceuza scientifi<).3 la squisita cortesia di collega con cui lo studi~issimo ed egregio chh·urgo o.r {,uigi Laut·enzi, professore primario all'Ospedale di 8.3 Maliadella Consolav.ione in Roma, ba voluto compiacet·si di gentilmente comuniéacmi i seguenti casi di ope1·azioni occorsi nel suo set•vizio, nei qualt. gli fu dato di mettes·e in esecuzione la fasciatura elastica. Questi casi 11ono tanto più stimabili in quanto che il Laut·en:d, da p1·atico avved uto e prudente, accenna piil allo studio degli inconvenienti del metoçlo, di quello che al pt·oposito di solleticarne l'entusi:\smo. - Ciò posto, lascioa lui la pat·ola : c l!l A Colasanti Pietro, di anni 35, campagnolo, per ferita lacerocontusa dell'antibt·accio destro, da cui 110 flemmone con esito gangrenoso, fn amputato il braccio al .go medio, con lembo cutaneo anlel'iore, pre~ra la fasciuhu·a elastica e l'adattamento del cordone elastico. - Non· si ebbe perdita sanguigna, nè alcun accidente che si riferisca a tale applicazione. c 2° A Deangelis Maria, per ustione di 3° grado estesa a tutta la regione ,d orsale della mano ùestt·a, fu disarticolata la mano a lembo palmare con la conset•vazione del pollice. - Non perdita di sangue, nè alcun accidenle susseguir ono alla f<1sciaturn elastica . .. go Per frattura comminutiva del 'dito grosso del piede destro e lacerazione e con t usi one delle parti molli, si praticò "la disat·licolazione·


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que hanno già pubblieàto il D-" Grandesso: Silvestl'i e il Prof. Vanzetti, alle discussioni della Reale Accademia medica di

del dito con il mètodo ovalare. - Nulla di sinistro nell'applicazione della fasciatura elastica... Colasardi Edoardo l'ipo•·tò 1api da gual'igione. ~ 4.0 Pet· fe•·ita d'arma da fuoco fu tunp utnto J'antibraccio nel 3°- Sl~­ perio•·e con leml)o muscolo-cutaneo (••cgione postero ante•·iore), a Contaldi Sabba!ino d'anni 35, campagnolo. - Lo lesioni venivano costituito da f•·alhu·a commin uta dell'esh·emo inferiore dell'antibraccio per ferite lacet·o-contuse irregolat•i ed ape1·1 ur11 dell'articolazione Tadio-carpica. Si tenne la fasciatu1·a elastica ••allentata fino al 12·•• gi;:,rno. - Non si rimarcò alcun accidente che turbasse il pt·ocessn adesivo il più regolare. c 5° Mancini Angelo, di anni 31, saltando da una vettura ripol'lò la l ussazione dell'astragalo con enucleazione che ne obbligò all'eslt-a?.ione. - Pe1• artr·iti dell'ossa circonvicine e dell'at·ticolazione ti bio-tat·sica fu necessm·ia l'amputazione della gamba in prossimiti1 dei rnalleoli col processo eli Lenoi r. - Si Oi;servaron o i mede's imi vantaggi della fasciatura elastica. ~ . 6° Dom inici Luigi, di anni 27, pe1· frattura comminuta çlell'ossa dell'antibraccio sinisko con estesa. lace1·a;dono delle parti n,olli, f u amputato nel 3° infel'iore con lembo cutaneo anterio•·e. - Deco•·sero dicci giorni presentando la ferita un andamento il più t·egolare; poi insorsero sintomi d'infezione pio-settica e quindi ne avvenne la morte del paziente. c 7° Nardoni Giovanni, di anni 36, camp11gnolo, riportò una frattura comminuta delle OS$a della gamba deslt·a e g•·ave contusione delle parti molli tìno all'articolazione femoro- tibialo. - Si ven ne all'amputazione della coscia nl 3° infel'iot·e formando un· lembo muscolo-cutaneo anlorio•·e, previa la fasciatura elastica. - Tnso•·genza di febbre piemica dopo _il 14.0 giorno. - Mo~te. - Ne$suno i(lconveniente che si possa riferiro all'applicazione della fasciatut·a elastica. « 8° Fiol'i Del Monte, di anni 40, murato•·e, ebbe ft•atturata la gamba sinistra comminutivamente con vasta lace•·azione delle parti molli; e si amputò nel 3° ·supe1·iot·e con il metodo circolare. - Non si ebbe pe1·dita sanguigna, n è stato congestivo. Sop•·avvisse l' infermo 4 giorni. - La sezione cadavPt·ic;~ fece riscontrare gravi lesioni della midolla spinale e fr·attura di due \'el'tebre dÒI·sali. c. 1 C<Lsi sop ra esposti osse1•vati nell'Ospedale della Consolazione porgono at'gllmento al sottoscl'iito pe•· dire che la fa,s cjatura elastica arreca reali vantaggi. Non ·si ebb~ · mai perdita . sanguigna, non si notarono CQnseguenr.e che accennassero a pe1·turbamento d.el pt;o.cesso di g_~·anu-


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.Torino, fa seguito l'annunzio nel Giomale di quella stessa Accademia di due operazioni pratiicate colla fasciatura eia,-

la:&ione, n è sintomi che si riferissero a forme trombiche ed' emboliche : e n·el solo caso in cui si volle tenere In fasciatur·a rallenta.t a. con l'idea di ristringere In sfera di un processo reatUvo, si potè rimarcar e l'andamento d'un processo adesivo il più r•egolar·e. -.

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Un pari a ttesf'àto di riconoscen ;~a devo pure al distinto D r Bottini chirurgo pr•imario e pr·ofessor·e all'Ospedale di Novar·a. - Mi era noto che egli adoperal'a su larga scala l'apparecchio di Esmarch o lo pregaì di volermene favorire le suo infor·mazioni. Egli cor·rispose alla mia preghier·a con una cortesissima letter·a, la . quale riferisco tostualmente nei punti che compçndiano il frutto delle s ue esperienze su questo soggetto : « Tanto nel privato come nel pubblic'l esercizio ebbi da oltre· due anni ad adoperare più e più vo!te [l'artificiale emostasia di Esmarch, e dacchè la S. V. me lo richiede ora te vo a dire con quale l'isult-at.o: « Con effetto ver·amente magico se applicata in membra pl'ivc di fomiti marciosi, puta il caso, nella demoli:r.ione di un ar·tro- encondt·oma al capo femorale appena a mon te dell'articolazione del ginocchio, nella sutur·a metallica di due monconi omerali per· ft·pttura non consolidata ; « Con éffetto positivo sempre ma talvolta con, gagliat·da reazione' nel\e gravi fer·ite r·ichiedenli il sacrifizio della par·te, tanto più se si pr-atica il bendaggio, come di solito avviene, alquante ore dopo la patita ingiuria. « Con parziale beneficio e con li eve periglio in quei cas·i in cui. nel· l'arto operando et•avi una o più scaturigini marciose, anche bo,n inteso avendo l'avvertenza di cominciare il bendaggio al disopr·a del foc~hljo, siccome avviene con frequenza nello svuotamento d_9lb tibia per· carie e nelle amputazi9ni per· artrocace. A tal che in simili continge nze da qualche tempo rinuncio all'emostasia' artificiale. < Da un anrtO circa mi >algo del compressore automatico di Martin Wallach di C!tssel che, olJ.re tenere più uniforme la pt'essioue, dispensa ' l'opera di un ajuto. ~

..,.

n Colonnello Medico cav. n:r P. Macchiavelli, Dit·ettore di Sanità militare a Milano, ebbe la bontà di comunicarmi tre osser\'azioni assai particolareggiate sopra t•·e casi di oper·azioni eseguite nell'Ospedale principl\le di Milano coll'applicazione della emostasia preventiva, mediante


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stica dal D.r Valerani e' quindi una lettera del D.r F. Fiorito, già medico militare, al D.r E. Bechis, in cui racconta di

la compressione elastica col m·etodo Silve~tri-Esma••ch, modificato dallo stesso Maccbiavelli. - Nella coscienzosa relazione di esse mi duole di dovet·mi restrioge•·e, per economia di spll?.io. soltanto alle loro parti più importanti : c La prima o;servazione adunque riguarda un'amputazione sopramalleola•·e, sottoperiostea, con metodo cil·colare, della gamba destra, praticata dal Capo-Riparto D! G. Bonalumi , pèt' artrite fungosa tibio- tarsica, da causa traumatica, con fis tole articolad multiple e con profusa suppm·azione. L' infet·mo atr.·anto dalla lunga suppUt·azioue e dalle invasioni febb••ili seroline •·eclamò con insistenza di essere operato. Sotto queste tristi condizioni dell'operando fu intrap1·esa la operazione il 7 di marzo 1874. - Ne segui la morte dopo 49 giorni di cura. - L'autossia dimostrò tisi acuta polmooare e intestinale. - TI ro0ncone è in gt·an parte cicatl'izzato; rigogliose le vegetazioni del midollo delle ossa che si fondono col mat.ichetto pedosteo; i tessuti pel'fettamente sani; uel segmento inferiore del moncone- soltanto un punto suppura nte dt\ cui procedono due 'Piccoli ft·ammenti ossei necrotici. « La seconda è un' amputazione sottope•·iostea, sop•·amajleolare, con metodo elittico, della gamba destra, eseguita dal ' D.r Bonalumi per esiti di flemmone putrido dei tessuti molli e delle sinoviali articolari in causa di violenth distrazione dell'articolazione tibio~tarsica con echimoma sul dorso del piede. Dopo che fu re~ vana la cura coll'immobilità articolare meùiante lo stivaletto gessato; dopo che in seguito l'infermo si rifiutò alla p•·oposta resezione dell'articolazione con ablazione del cuboide, si dovette giungere al punto disperato di tenta re la conservazione della vita del paziente opera ndo l'amputazione sotto i pi\t sfav01·evoli auspici di febbri incalzanti, di brividi, di sudorC spo!!santi e di delirio. - Diciassette giorni dall'operazione avvenne la mot·te dell'ope1·ato, pel· tubercolosi llodda dei polmoni e delle intestina. - Il moncone è tumido per uniforme infiltrazione siero-pla.stica del connètt.ivo sotlocutaneo; il lembo elittico è ben conservato, disseminato di vegetazioni carnee; granuleggiante il canale midollare; finamente iperemica la superficie di sezione delle ossa. c La terza Ol!Servazione riferisce una resezione sottoperiostea, eseguita pure dal o.r Bt<.malumi, per necrosi periferica della diafi~i del 5° Ol!SO metacarpeo 11inistro successiva a pel'iostite spontanea suppurata, in cui fu. pdmn vanamente tentata la cUl'n conservati va col metodo del Larghi. L'ope•·azione fu segulta da flemmone putrido invadente con suppurazione.


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due operazioni eseguite col sussidio di questa emostasia nell'Ospedale di Giaveno in Piemonte 1). La prima di queste è un' amputazione al disopra del 3° medio del femore per carie della ossa della gamba e dell'articolazione del ginocchio in una donna linfatica, di 33 anni di età. L'operatore restò meravigliato dello stato esangue in cui, mercè la compt·essione elastica, trovò al taglio i tessuti e soddisfatto della comodità con cui potè perciò allacciare i grossi vasi e del por.o gocciollo sanguigno muscolare cui eb be a rimediare prima della medicazione della ferita. La seconda è una disarticolazione metacarpo- falangea dell' indice della mano destra per carie della falange consecutiva a patereccio, in un calzolajo di 56 anui di età. Non si

delle sinoviali dei tendini dOt'Sali della mano ·e delle a1'ticolazioni del pugno e da lla spalla. - Dopo 40 giot·ni avvenne In morte ciel paziente pet· piemin. La necroscopia dimosh·ò i piu gt·andi gunsti e corTosioni dei tessuti della regione operntn, lungo l'arto e nelle al'ticoiAzioni cot·rispondenti con snnie disseminata o raccoll!t.; la ploul'a sinistra opacata e contenente liquido sanioso; H cuore ilacido e scoiorato; ulcel'i sulla mucosa alla fine dall'ileo ; milza tre volte più gt·o.ssu e la sua sostanza diffiuente; nefdtA parenchimatosa incipiente. c Nt11'11pplicazione del metodo si potè verificare che l'anemia delle pa•·li è completa e quale ai ha soltanto nel cadavere ; che la colo•·nzione t•ossa si diffonde •·npidamcnte a tutto l'a••lo anemizzato appena, sciolto il tubo elastico; che la fnscia elastica applicata suscita talvolta vivi segni di sofforenu\ nel paziente. c Questi dati e l'esito sfot·lunato delle t1·e operazioni animano la discussione scientifica nella tornata del l 0 luglio delle Conferenze mensili <lei Mellici militari di quel presidio. - TI mel'ito pratico del metodo è fortemente attaccato dal maggiore medico cav. D! Peluso ed in pm·te difeso con giuste eù estese argomentazioni dal capitano medico D. r Bonalumi. - 11 Presidente D.•· Machinvolli invita l'adununza a concludot·e che duUa specialità dei casi a\'uti non si può fot·ma•·si un criterio esalto in proposito e che occor•·ono n ltel'iori e copiose o~<perienze per }10let' pronunziat•e un giudizio definitivo su di un metodo sèguito da celebe••rimi chirurghi italiani e stranied. » l) La fasciatura elastica applicata come me••o emostatico nelle opera: ioni cllil·urgiche - Giaveno, 21 giugno 1874.

Giornale di Medie. milit. 1874.

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})erdette goccia di sangue, dice il D.r Fiorito, durante tutto il tempo dell'operazione che il pallore dei tessuti permisero di eseguir·e colla massima facilità. DoP.O questi fatti, çon alcune brevi riflessioni il D.r Fiorito, concot·de con ciò che òisse il Prof. Esmarch, manifesta l'opinione che il metodo della fasciatura elastica può tornare utilissimo ai medici del contado, lontani da ogni consorzio di colleghi, in tutti i vari casi in cui si richiede il socc0rso o la matlo del Chiru•·go che rimane quasi sempre circondato da profani o goffi assistenti.. Questo vantaggio, io credo, che risentiremo anche noi medici militari nel dover· porgere il nostro soccorso sul campo di battaglia o quando inoltre soli in un corpo isolato ùi truppa, _.nei quartieri, ai campi, in marcia, ecc., dobbiamo. inti·aprendere un' operazione chirurgica, o procedere ad una importante t~~edica zione per rimediare al danno di un qualche sinistro accidente. Quante volte in questi casi il medico militare si trova unico e solo davanti il suo paziente o tutt' al più col sussidio di un altro soldato di g ran cuore si ma che di fr·onte ad un' emoraggia vista a sangue freddo vien meno e ca<.'!e come corpo morto cade ! Saremo riconoscenti, essendo vero quello che a .me pure è tante volte toccato, se da. questa imbarazzante posizione, riescirà a ritirarci con sollievo dell'animo e disimpegno dell'opera nostra la pronta esecuzione della emostasia artificiale meccanica. Non vi ha dubbio che questo benefico, valido e decoroso presidio alle operazioni chirurgiche divulgato dall'uso continuo dei chirurghi conb·ibuir·à di comune accordo coll'anestesia locale e generale, colla litotripsia, col delicato modo di trattare le fratture, colla più dolce cura de1le malattie delle ar ticolazioni, colla finita ar te di costruire i varl apparecchi chirurgici, col discredito in cui è caduto il caustico attuale, ecc., a diminuire negli astanti e nel pubblico l'orrore volgare verso il chirurgo, per cui egli soddisfatto possa proclamare che il regno del terrore della Chirurgia è finalmente cessato !


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Nel mentre pertanto, pregiatissimo signor Redattore, io sarei lieto, se Ella volesse fare inserire nel suo Giornale questa mia lettera, r.on cui ho voluto battere il ferro finché è caldo, La p1·ego di gradire i sensi della mia perfetta stima € profondo ossequio Roma, 28 ago.~to 1874.

n.r E. BELLINA.


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Valore del microscopio nella diagnosi delle macchie di sangue, del dott. <}. RicHAil.DSON.

Il dott. Ricbardson :n·endo esaminato la struttura, dimr nsione e reazioni dei corpuscoli del sang ue di vtu•ii animali ad un fortissimo ing1·andimonto (un venticinquesimo o un cinqunntrsimo di pollice di fuoco) è gionto nlht conclusione che è pos!!ibile con questo mezzo sotto iaYorevoli circostanze di disting-uerr positivamente le macchie prodotte dal sangue umano da quP.IIe cagionate dal s~tn g uc degli or'clinar·i animali dome~tici; c ciò anche clopo il lasso di cinque anni. Ei dico che In possibilità di riconoserc i corpuscoli del sangue quando svno cli$Seccati in massa è strettamcn t~ collegata con la persistenza delle loro pareti ceiJu!ari, che possono e~sere rese manift~stamcnlo visibili o misurate nccurntamente. Alla obiezione che la clifl't)ro nz~ ft·a i corpuscoli t'ossi dell'uomo e di questi animaH é lroppo tenue perché sin possibile di~tinguerli positiYamente risponde afl'ermando che i corpuscoli possono essere accuratamente misurati o che q nindi non potrà mai nascere confusione. È una fortunata combi naziono che i corpuscoli r ossi degli animali domestici, quali il maiale, lt\ pecora, il bove, la oapc·a, il cavallo ecc. sieno tutti pili piccoli di quelli dell'uomo. Se qui ndi un errore potesse essere commesso nell'assegnare un dato saggio di sangue nll'uomo o a un animalo domestico, sarebbe piuttosto nel senso rli assoh·ere 1111 reo che di condannare un innocC'nte. Il metodo adoUato dal dott. Richal'dson per es1tminnre le macchie di sangue con~ i stc nel mschiarnc pie· cole part.icclle, ridul'lc in polvere fìni ~s ima, cuopt·ido con un sottil vetro e bagnarle con una soluzione di s;4 per cento di sale comune. Si fa quindi venire a contatto col sangue per me7.7.0 minuto una goccia di anilina ed è poi rimpiazzata dalla soluzione salina. (Medical ·Tt'mes a.nd Gazette, 8 agosto 1874).


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Acne ed altre affezioni cutanee dovute al bromuro di potassio, del dottm·e V EtEt•• Anzitutto ò impossibile predire qual dose di bromuro darà origine all'acne. Il suo comparire presto o tardi sembra che dipenda intieramente dalla costituzione dell'individuo. In ialuni bastano piccole dosi, in altri occorrono più larghe, mentre in altri ancora nessuna dose produce questo effetto. I due sessi vi sembrano egualmente predisposti, lo stesso può dirsi della costituzione. n dott. Veiel ha osservato questa forma di acne con pari frequenza nei robusti e prospel'osi come nei gt•acili ed anemici. Non ha potuto decidère se ell:>a rassomiglia alracnc volgare nello attac· care specialmente i giovani, non avendo avuto l'opportunità di esaminare malati di mcz1.ana età o vecchi che stavano prendendo il bromuro. La untuosità della cute per abbondante sect•ezione di sevo sombt•a favorirne il suo sviluppo·; e se esistevano prima dell'uso del bromuro comedoni o l'acne volgare, sono aumentati da11a sua azione. Ma Veiel non ha mai Yeduto, come Fox e Cholmeley, scomparire racne ordinaria in -persone che prendevano il bromuro. La efllorescenza si manifesta gradatamente e non in modo acuto con febbre. La località scelta è piit estesa che nell'acne volgare, ed ha una decisa preferenza per le parti coperte eli peli. Cosi oltre il viso, il petto, le spalle attacca il cuoio capelluto, le sopraciglia e le parti pelose delle co:scie e delle gambe. P uò anche stabilirsi su tutto il corpo. P er la sua distribuzione rassomiglia quindi all'acne del catrame e delriodo. n colot·e non è caratteristico ; sono state osservate tutte le gradazioni, dal roseo al rosso piu cupo; una tinta di rame non è la più comune. Lo sviluppo della eruzione e la forma de'suoi elementi costit uenti non differriscono da quelli deJracno volgal'e. Veiel in due casi non potè trovare traccia di bromo nel contenuto di alcune pustole , mentre esisteva nell'urina. E perciò senza negare la possibilità della sua escrezione per i follicoli sebacei, considera che la quantità escreta, dappoichè non può esset•e scoperta con lo esame chi mi co, è tr•oppo piccola per destare infiammazione nel follicolo e determinare eosl l'acne per dirotta irritazione.


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n solo tratto caratteristico dell'acne dovuto al bromuro di potassio è di crescere e diminuire quando cresce o din: .,uisce la dose di questo. L'acne bromica si distingue dall'acne volgare per la sua predilezione per• le parti più pelose del corpo, dimodochè molte· delle pustole sono attraversate da un pelo. Lo elle avviene anche senza che prima esistessero comedoni. Per questo l'acne bromica somiglia all'acne dell'iodo e del catrame ; ma la fa distinguere l'esame chimico della urina, e il fe tore caratteristico del respir(l che hanno gli atfetti da acne bromica. Il bromm·o potassico produce oltre l'acne qualche altra pinttosto curiosa affezione cutanea meritevole di speciale attenzione per Ja sua impor·tan~a diagnostica. Così Veiel si è incontrato in diversi casi di una eruzione alle gambe aftàtto simile all'eritema nodoso, la qualedurò finchè fu continuato il bromuro, e scompar ve prontamente con lo smettere dì quello. Un'altra eruzione e più frequente consiste in un eritema diffuso sempre assolutamente limitato alle estremità inferiori ed associato a febbre e a forte dolore. Il dott. Haberle osservò la comparsa ·di ulcer e sordide ~ulle gambo eli due ragazzi che prendevano il bromuro. Sopra una base eritematosa si manifest.arono alcune elevazioni estremamente dolorose alla pressione, le quali presero quindi aspetto verrucoso e finalmente ulcerarono. Le ulcere non dettero segno di rimarginarsi finché fu continuato il bromuro, Q'la risanarono spontaneamente tosto che fu intermesso lasciando una cicatrice pigmentat~. Il fenomeno più interessante in relazione col bromuro di potassi(} che è ricordato da Veiel è la comparsa di numerosi porri piatti sulla faccia (guancia, naso, ciglia) e sulle gambe di un gioYanetto di sedici anni, subito dopo che aveva cominciato a far uso di questo rimedio. I porri erano esattamente simili a quelli che molti giovani hanno sul dorso delle mani. Il più grande era alto· due centimetri e largo due. Veiel crede che lo sviluppo di porri sotto simili circostanze non era stato mai osservato. Conclude poi dicendo non riscontrarsi rapporto diretto fra la comparsa delle eruzioni cutanee e la cessazione o il meno frequente ritorno degli accessi epilettici. L'azioue benefica del bromuro può spiegarsi senza il manifestarsi di alcuna eruzi(lne. (Vim·telJal!,·esc,·ift fur Dermatologie und Syphilis, 1874, fase. l 0 e Medical Timcs an d Ga:. 8· agosto 1874).


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Osservazioni sulla proliferazione e riproduzione dei corpuscoli rossi del sangue, del dott. BAKEWELL. In un opuscolo portante questo titolo, il dott. Robert.o Bakewell comunicava i resultati di alcune sue esperienze recentemente istituite su questo soggetto. Il metodo usato è il seguente : Riempirne una piccola bottiglia di vetro con nna miscela eli sangue di uccello e siero o albume d'uovo, e la chiude Jassamente con tappo di sughero in morlo da non esclud0re affatto l'aria. Quella si tiene alla temperatura del cor po, e il contennto è esaminato al microscopio eli tanto in tanto. n dottor Bakewell annunzia che grandi cambiamenti vitali possono allora essere osservati nei corpuscoli rossi , e ripl'odursi, t~tle essendo l'ordine del processo: Gonfiore di tutto il corpuscolo ma specialmente del nucleo ; allungamento del nucleo, c principio della divisione generalmente in due, ma talora in quattro parti; divisione e sepaì•azione delle parti allo inte.rno della parete del corpuscolo; rottura della parete e uscita dei nuclei; aggrinzamento e metamorfo:;i grassosa del corpuscolo; agglomerazione dei nuclei liberi in gru ppi o masse. I nuclei si rivestono quindi di una trasparente mernbl'anella gelatiniforrne, che ingrossa .fino ad assumere la forma di una distinta parete cellulare con contenuto ed assorbe la materia colorante del sangue, mentre i nuclei si eclissa.no, ma possono nuovamente essere resi visibili col mezzo dell'acido acetico diluito o con l'acqua. (Medical Times and Gazette, 4 luglio 1874).

Liquido emostatico atto alla conservazione dei preparati anatomici, d'el Pl'Of. E POLiu!>.CCI. Il prof. Pollacci avvisando che la ragione per cui il coagulo prodotto dall'acqua Pngliari si ridiscioglie in un eccesso di liquido, sia nella quantità sover chia d'acqua, argomentò elle aumentandone la concentrazione, dovesse farsene più energica e più sicura l'azione emostatica. Nel liquido del Pagliari l'acqua é satura o quasi satura di solfato di alluminio e di potassio, ma altri sali però


600 vi si possano sciogliere jn quantità più o meno ragguardevole, e fr.a questi il ·cloruro di s0dio in proporzione di 29 p, di sale in 100 di acqua Pagliari. Questo liquido è quello che il professore Pollacci ha trovato produrre coaguli di molta consistenza e capaci di resistere ad un eccesso di coagulante, proprietà state pure confermate dal prof. Alfonso Oorr·adi. Lo stesso liquido sarebbe pure acconcio, secondo l'autore, a conservare i preparati anatomici al pari dell'alcool col vantaggio di costare meno, di non essere volatile, di non alterare che pochissimo il volume dei pezzi che vi rimangono immersi, d·i non sciogliere le materie grasse, di non togliere la elasticità e resistenza ai tessuti, di modificare il colorito dei preparati assai meno dell'alcool. (Bollettino Fm·maceutico 1873-74. -Dispensa lOa).

L'organo vocale nei centenarii viventi, del dott. D. G. DuNC.>\::.r GmB . .L'autot•e ebbe occasione di osservare nove persone che superavano l'età di cento anni, e dallo esame del loro organo vocale dedusse le seguenti conclusioni: l ° Che dopo i settanta anni, se la epiglotide è verticale, tu.tt.e le altre con cl izioni essendo favorevoli, vi è la possil)ilità di raggiungere una età avanzatissima; e se nei tessuti non si è sta· bilito alcuno di quei cambiamenti che sono comunemente il resultato della età inolt.rata, è molto probabile di arrivare a cento anni. In 5000 persone sane di ogni età o d'ambo i sessi esaminate nel periodo di alcuni anni, l'epiglottide fu trovata pendente o inclinata in 11 per cento, non mai però in chi avesse raggiunta l'età di settanta anni. Da qui ia importanza della osservazione relativa alla posizione verticale della cartilagine. 2° I depositi calcarei od ossei nelle cartilagini della laringe occorrono solo parzialmente in tutti i centenarii viventi senza eccezione ; circostanza stata comprovata dallo esame in Yita ed anche dopo m0rte, come in un caso citato dal dott. Canton nella sua opera « Sull'arco senile» nel quale una gran parte della cartilagine tiroide era libera da ogni deposito in un uomo di 103 anni. 3° I vasi anteriori non si trovano alterati, comparativamçnte


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parlando, .nei oentenarii. Il cuore è parimente sano e in stato normale, ohè tale fu trovato in tutte le nove pevsone. Non è però così in molti di coloro che hanno solo raggiunto la età di ottanta anni. 4° Nei centcnarii non si tr.o-vano depositi ossei nelle coste; fatto stato pure confermato in un uomo di 103 anni rammentato dal dott. Beith, nel quale le coste potevano tagliarsi con un coltello così facilmente come in un giovane di venti anni. 5° I polmoni non che il cuol'e sono sani nei centenarii: dal loro huono stato dipende in gran parte l' integrità dell' organo vocale. 6° 'l'utte le t'nozioni vitali nelle persone che si appròssimano o che sono arrivate ai cento anni SOltO in uno stato di perfezione, conseguentemente gli organi che vi sono impegnati debbono essere egualmente perfetti. Sonovi quindi circo$tanze che non sonu punto in armonia con ciò che è comunemente noto essere regola nella vecchiaia. Quindi alla dottrina che ammette esistere sempre e necessariamente questi cambiamenti, una eccezione devo essere fatta pei centeuarii. E ciò spiega l)erchè tali persone hani)o potuto raggiungere una cosi grave età. 7° Finalmente esiste una generale similitncline nelle condizioni fisiche di tutti i oentenarii, eccettuato però il cl~teriora­ mento di uno o più dei sensi speciali, quello dell'udito o clell.a vista per esempio. Ma se si riguarclono gli organi vocali vi è una grande uniformità così come lo . dimostra la epiglottide semllre verticale e simile per la forma ad una foglia. Il respiro è quindi libero nei centenarii e questa funzione essenziale alla vita è perfetta e mantiene tutto l'organismo in buon '()rdine. Prendendo il limite di età delle persone osservate dall'autore e di alcune altre pt•omiscuamente raccolte nei giornali, pare che la età di 103 anni sia la più comune fra i centenarii, quella di 104 è frequentemente raggiunta, o accidentalmente 105 e 106. Oltre questa, non e che rarissima eccezione. L'autore stesso non ha guari ba avuto opportunità di osservare uno di 111 anni. È una donna nata come resulta dai registri battesi,mali della parrocchia, nel 1763. Il suo ·aspetto combina con l !L sua grave età. :Mentl'e la pelle è tutta grinzosa e sollevata in pieghe in molte parti del corpo, è però morbida e liscia come àl velluto. Il polso è regolare, mollo, compressibile, come a sedici


602 anni; gli organi vocali sono in perfetto stato, con una voce uguale che non sembra mai stancarsi. (Medical Times and Gazette, 20 giugno 1874).

Nuovo caso di morte coll'etere. DuNNING

di New- York.

I giornali di medicina americani . fanno conoscet'e un nuovo càso di morte coll'etere. Un malato che ebbe ft•atturato il femore, fu eterizzato affine di poter esercitarvi la distensione senza dolore. L'etere fu amministrato lentamente e con cura, a capo di dieci minuti il sonno fn completo e allora si cominciò' l'operazione quando fu visto che la respirazione era più frequente e convulsiva, o il polso era ciò non ostante pieno e regolare. Si fecero due o tre pressioni sul torace e la respirazione ridi venne normale, si allontanò l'etere per alcuni minuti, ma siccome l'ammalato cominciava ad agitarsi ed i muscoli divt'nivano rigidi si riprese l'anestesia ; dopo due minuti le pupille si dilatarono rapidamente e la r espirazione cessò. Tolto l'apparecchio di eterizzazione, e malgrado gli sforzi dei chirurghi, l'ammalato morì. L'etere impiegato esaminato fu trovato di buona qualità. Il dott. MARDUEL fece notare nella Gaz;;. Ebdorn. eU med. e ~hi1·. a propositl> di questo caso che tutti gli anestetici 1\anno prodotto qualche caso di morte; i morti per cloroformio sono piil numerosi che quelli dell'etere. Ma se si considera che l'etere è adoperato solamente a Boston e a Lione, sembra difficile poter stabilire un paragone esatto fra questi due agenti. (Journal de Phar·m acie et de Chimt'e, agosto 1873, e Bullattino delle Scienze medicl~e).

Sul jaborandi ; nuovo diaforetico e scialagogo. CouTINllO.

L'autore richiama l'attenzione dei medici sul jaborandi, arbusto del Brasile, della famiglia delle rutacee, il quale rivela delle pro· prietà eminentemente diaforetiche e scialagoghe, allorché se ne mettono in fusione le foglie (4 a 6 g rammi) in una tazza d'acqua calda, e si fa prendere quest'infusione, anche a freddo, all'ammalato. ll prof. Gubler conferma le propriet1\, ch'egli chiama in-


603 comparabili, del j aborandi; ed aggiunge che la sua azione si manifesta, dopo qualche minuto dalla sua amministrazione, in forma di sudore che scorr·e sul viso e su tutta la supElrficie del corp(}, e con si gra!lde scolo di saliva da rendere quasi impossibile la formazione della parola, in quel che s'accresce la stlcrezione bronchica : in uno o due casi sopraggiunse la diarrea. Non è inutile di amministrare l'infusione molto calda o tener coperto ben bene l'ammalato; ma il nuovo diafot•etico non esige tali condizioni per manifestare la sua potenza; ciò che è rimarchevole e distingueil jaborandi dagli altri sudol'iferi. - È evidente quindi che le fogli e del jaboT•andi contengono uno o più principii immediatit che esercitano un'azione elettiva non solo sulle glandule salivari, ma anche sulle glandule sudo t'i paro. - Guber dice che a quest(} medicamento, potente e in oft~nsi vo, è riserbato in avvenire un bel posto nella terapeutiéa di una quantità eli malattie di natura differente, ma ohe offrono per cm·attere comune di richiedere l'attività secrcLoria della pelle e delle glandole salivari. Le affezioni a frigot·e nel loro primo periodo, lo bronchiti a rantol.(} vibrante con o senza enfisema, il diabete albuminoso, lo idropisie, gli avvelenamenti e le malattie miasmatiche, e le febbri eruttive ecc., sono le p1·incipali affezioni alle q~i}li sembra dover prestarsi ' la pianta introdotta dal dottor Coutinho nella materia meclica. (Jow·nal de Thm·ap., 10 marzo 1874, c Giorn. Ven. dt' S cienze mediche).

Nuova maniera di amministrare il fosforo, di A. KAEUEl'FR. La difficoltà eli ottenere una divisione conveniente del fosfor(} ha fin qui presentato il più grande ostacolo al suo uso medico, quant unqLte :l.bbia preziose indicazion i in tut.te le ipotrofie nerv ose, e nelle iperestesie da debolezza. Nel balsamo di 'folù si è trovato recent.emente da Abraham una sost anza colla quale si raggiugne lo scopo. Il balsamo del Tolù si fonde a l disotto del punto di ebollizione dell'acqua, e siccorno possiede una più granéle densità di essa, si depone al suo (oodo. Quattro parLi di fosforo e novantasei parti di questo bal.samo lavato, fuse e ben mescolate insieme nell'acqua forniscon(}


QO-l

un prodotto perfetto, cho veduto col microscopio nou lascia scor. gero alcuna pal'licella di fosforo non di visa, e sfregato nell'oscur ità sviluppa una Juce perfettamente omogenea. (Ann . de la Sociétf! med. chi?-. de Lù!ge, giugno 1874 , c Annali di Chimica del Por,r,J, luglio 1874).

Azione dell'acqua sul piombo, di BEr.r.Ann. Dalle nuove ricerche istituite dall'autore risulta che il piombo si ossida in contatto dell'acqua aerala. Se trovasi in quest'acqua un sale con cui l'ossido possa formare un composto insolubile, questo composto si forma. e, ricuoprendo il metallo di una specie di patina fortemente aderente, impedisce l'ultel'iore attacco, nello stesso modo che lo strato di sottossido che si fo1·ma alla super· ncie dello zinco garantisce questo metallo da un' ultel·iore ossi· dazione. Basterà dunque che l'acqua soggiorMnte in vasi di piombo contenga del solfato o del carbonato di calce perché l'impiego del piombo sia perfettamente innocuo. Ma se l'acqua è pura, o se contiene dei sali nitrati, acetati, formiati ...... il cui acido non può formare un ~oroposto insolubile con l'os:sido di piombo, l'azione é energica. Essa e esaltata dalla presenza dci due ul timi sali, ed nuche dal nitrato potassico. È dunque importante che gli ingcgner•i i quali vogliono impie· gare questo metallo per la distrib uzione di cer·te acqun si accertino con diligenza della loto natura chi mi<la. Se nel più grande' numero dei casi, l'acqua di fiume, di sorgente, contiene suffidenti quantità di solfato e carbonato di calce, per non permettere l'alterazione del piombo, 'Ve ne possono tuttavia essere in certe località, di quelle che lo attaccano (1). (Lt' Salute, agosto 1874).

Dei disinfettanti. Ritenuto presentemente dai p iil illustri medici, che l'agente cholerigeno non sia un composto chimico, né materia organica, (l) DB recenti spet·ienze dei signori Mu.s:-oco:-: e B&RGERET. (Compt. r end., t. 42).


605 ma sja inve·ce un çorpuseolo ~imotico, un essere ot·ganizzato, chesi sviluppa, vive ed è capace di riprodursi per la putrefazione dGlle sostanze escrete di chole1•osi e dei cadaveri di questi, si fa chia.ro cl1e sia necessario adoperare un disinfettante, che non solamente fissi i gas fetidi, éome idrogeno solforato, carbonato di . ammoniaca ed acido carbonico che, sono i prodotti di ogni organica sostanza in putrefazione, ma che sia dotato della sicura proprietà di uéeidene i fermenti, analoghi agli e~seri microscopici, e di fet·mare il ptocesso di puhefazione. I J>rogressi della chimica hanno chiaramente dimostrato che no n si può avere una disinfer.ione, quundo con fumigazioni dilfer·enti si masche't'MO le emanaziopi meiìtiéhé. Bisogna cl1e i disinfettanti non solamente fissino i prodotti della fermentazione e della putrefazione, ma neut.ralizzino i germiasmi svolLi dai suddetti processi. I prodotti delta ptrtrida putrefa~ione si possono classificare in 3gruppi differenti: nel l 0 si comprendono le sostanze che present,ano delle t·e~·tzioni chimiche facili a p'rorltrrsj e ben caratterizzate; nel 2° vaiHIO un noveratCl le materié di odore fetido, per lopiù d'ignota. essenza, cJJe non sono dist.rutte dai corpi c1'1e reagiscono sulle matc1•ie del l 0 gt•uppo; il 3° gruppo è costi tuito dai miasmi, dei QUa1j per p)ù, soHanto si conosce la prcsenl;a, quando -se ne p1·ovano gli effetti maleflci, talvolt'a disastrosi p~r gli uomini e per gli animali. Ora se in tre gruppi vanno t'ipartii.i i I)l'odotti della fermentazione, in tre diJI'qro nti classi si div idono i disinfettanti. Ne'lh prima rientrano i disinfettanti deodoranti, i quaU si limitano a fissare i prodotti fetidi della putt·efazione, senza però poterla impedire : tali sono i :;;ali solubili di ràrne, di piomb,), di ferr·o, ed l il carbone. Nell'a seconda eSi c.omprenùono i disinfettanti (ermenticidi o antisettici, che impediscono o arrestano ogni fermentazione. '1\tlè propri età sin qui spetterebbe al ~alorico, al creosoto., all'acido fenico ed alla canfora. Nella terza infinè si annoverano i disinfettanti deod01·anti ('è1·menticid~·, che sono dotati della doppia proprietà di distruggere il cattivo odore e d'impedire la ~ermentazione.

'Tali disinfettanti sor1o il cloro e l'aciùo solforoso. li primo di incerta e' debole \'ÌrLù, e ciò per la sola sua azione chimica. Il


W6

secondo poi di un merito incontrastabile di un· attivissima potenza, per la sua azione chimica e cataliLtica. L'acido solforoso, oltre all'essere il più potente fermenticida, ha il pregio della facile e popolare applicazione, senza spostàre monomamente gl'interessi privati e pubblici. Per disinfettare le lingerie od altri oggetti appartenenti ai cholerosi, si farà uso dell'acqua solforosa; così si praticherà per la disiufezione dei pavimenti, delle latrine e dei materiali escreti dai cholerosi. Per le disinfezioni poi dei pubblici stabilimenti, delle case pri;rate dei luoghi dove dimorano o son trapassati individui di cbolera, si otterrà lo sviluppo d1~1l'acido solforoso, bruciando sopra i carboni ardenti lO a 12 grammi di solfo, valore rappresentato appena da un centesimo. Bastano pochi atomi di solfo per assicurare un ambiente da ogni infezione morbosa, corno basta bruciare un solfanello per far sparire da un vaso da notte il puzzo di orina putrefatta. Il suffimigio stesso dell'acido solforoso distrugge i germi contagiosi contenuti nei tessuti. Non face ndosi più uso del cloro si tog!ie ogni appicco al manifèstarsi di pregiudicate opinioni, giacché l'uso del solfo per lo svolgimento dell'acido solforoso, è cosi comune c tanto domestico, che lo si potrebbe adottare senza pericolo di disordine. È ancora una importantissima quistione quella di sapere quanto tempo possa durare l'azione dei disinfettant.i. La durata dell'azione dei disinfettanti è varia, sia pe:- le loro stesse proprietà fisiche, sia per la brevità dei loro effetti sulla fermentazione putrida. L'illustre Frankland, in alcuni esperimenti praticati nelle cloa che di Londra, constatO che l'azione della calce sulle materie escrementizie non !la che la durata di 3 giorni, giacché decorso tal tempo, le materie tornavano ad esser putride : col cloruro di calce erano fetide nuovamente dopo quattro giorni ; col percloruro di ferro dopo nove giorni. Altri esperimenti hanno constatato che la albumina coagulata col percloruro di ferro si è conservata all'aria per parecchi mesi. In generale, la durata dei disinfettanti è sempre più o meno breve, ed il loro uso vuol essere in molti casi rinnovato. (La Campania Medica, settembre ,1873).


601

Del Koumys, del dottm· MARTIN. Già fino dal 1865 il dott. Schnepp aveva pubblicato una memoria col titolo: Trattamento efficace delle afFezioni catm·raz~·, della tisi e della consundone in ,gener ale pet· mezzo del Koumys o ga.lazima.. Recentemente il dottor Landowsky fece una relazione ai medici parigini degli effetLi ottenuti in Ru!'sia con questo preparato, cosicchè se ne fecero esperienze anche all'Hotel- Dieu dal dottor Gueneau de Musay, e all'Ospitale Necker da Chauffard. Il Koumys non è che latte di cavalla o di vacca fei'Dtentato . Il suo paese originario è la Russia oriental0 e asiatica. I Bashkiri ed i Kirghizi si servono del Koumys da tempo immemoJ•abile, sia come bevanda alime1ttare, sia come medicamento. Nel 1788 il dottor Giovanni Orieve di Edimburgo, che aveva passato alcuni anni iri qualit.à di medico nell'armata Russa, fra le tribù Kirgllizes, è il primo cbe abbia pubblicato no?.ioni scientifiche sul Koumys. Abbiamo già citata la Memoria di Schnepp che arrivò dopo r epìicati tentativi a risultati sodrHsfacenti, mescolando il latte di asina con del latte di vacca, nel rap po•·to eli 2 ad l - 15 minuti bastano per dar luogo alla fermentazione, .e dopo ventiquattt·' ore s' ottie:le il gala:droa o galactozinia (rO:h, latte e t;uj..,, fermento}, vale a dire un liquido bianco, della consistenza del buon latte di vacca, senzu grumi, senza traccie d_i frammenti butirrici o caseosi, spumante quando lo si agita, sviJil ppante g ra n copia di bolle di gaz, di un odore agro o vino.so non disaggradevole. Nel 1870 noi abbiamo il r esoconto del professore Bich1.er c la monografia d'uno dei più stimati propugnatOJ'Ì del J(oumys, il dott. E. Stnhlberg di Mosca. Infine, conosèiamo l'infaticabile e vivente propaganda del dott. Landowski. Prepa1·a:::ione. - I Bashkirs ed i KiJ·ghizes, lo prepat•ano durante l'estate, con latie di giumenta, e du1·ante l'inverno con latte di vacca. Si versa del latte in olle di pelle (saba) dove travasi sempre un po' di vecchio .Koumys che gcnerà la f~wm e n­ tazione. __:__ In E uropa, vista r impossibilità di procurarsi del latte dì giumenta, lo si fabbrica con latte di vacca; l'e.fficacia ne è la


608 stessa, dice il doltor Joba, e ~embra che lo dimostrino perentoriamente le esperil:lnze cliniche e l'analisi clijmica .del dottor Cna-· lubinski, di Varsavia. - Così, num,~rose fabBriche di Xoumys furono tosto erette nell' Europa ·orientale e centrale : q.uelle di Mosca e di Kiew sono le due 'sole, che si ser.vono del latte di giumenta. Il latte di vacca aveva un inconveniente; quello di essere più povero in zucchero di· quello di gi1,1menta. --Vi si ovviò nutrendo le vacche secondo il metodo di Kiihne. Tuttavia, ben preparato e seriza che le v.acche siano sottop·o ste acl una speciale nutrizione, ha la stessa composizione .: il suo gusto è dolce, un po' acido e piccante,: di un aspetto latteo, e spumante come il vino di Champagne. A Parigi il Koumys attualmente ad0perato negli ospeelali ed in città, risulta da un miscuglio di latte di vacca e di latte di asina, al quale si aggi.unge una quantità determinata ,di zucchero di latte, e dal qu::rle la caseina è eliminata. . Analt'si. - Ecco l'analisi di un tipo di Kowmys perfetto, di Hart.i er, chimico distinto di l\•fosca, ed a fianco quel~a del .latte di asina e di vacca, di Gorup-Besanez.

Acqua. Caglio ed albumina Carpi grassi . Zucchet·o di latte . Sali Alçool. .' Acido lattico » carbonico

.

Koumys 906,00 16,20 1,2,80 ,22,80 5,40 16,30 13,00 7,50 1000,00

Latte di asina I1al~e di vacca 854,06' 828,37 16,41 54,04 68,7,2 43,05

l

86,50

48,85

»

»

» »

1000,00

))

»

1000,00

Gli elementi plastici del latte, vale a dire i corpi grassi; i sali, lo zucchero eli lat~e ed il caglio sotti'lmente divisi, vi sono larg~rnente rappre.sentati ; ma· i tre ultimi elementi, cioè l'alcool, l'acido lattico. e l'acido carbonico sono corpi affatto estranei al latte: l'alcool e l'acido lattico si troverebbero allo stato di lattato d'nlcool (Kestner).


009 Dal punto di vista farmacologico, il Koumys è clMsificato fra le bevande fermentate alcooliche. - Rimane da studiarsi la sua azione fisiologica, la sua azione terapeutica, le sue indicazioni e controindicazioni, il suo modo di trattamento e di amministrazione, c diremo ancor più, il suo successo verificato. Già l' Union mt!dicale (N. 62, 1874) diede in extenso tre osservazioni (etisia polmonarc) raccolte da Urdy, interno di Ohauffard, all'Ospedale Necker, e <vlaximin Legrand indicò in proposito parecchi ca~i di etisia polmonare e di dilatazione stomacalc, nelle quali il . vino col latte darebbe eguali risultati. Qtiesto rimedio è da esperirsi rigorosattlente: è per questo che attualmente, lo ripetiamo, àbbiamo voluto richiamare puramente e semplicemente l'attenzione dei nostri colleghi su questa nuova e preziosa risorsa. (Le Mouvement médical, 6 giugno 1874, e Annal~' di Chùnica del p,)Lf,I, agosto 1874).

Encondroma introculare, dei dotto1·i CmsoLM e KNAPP. Il dott. Chisolm ossei'Vò un individuo a 25 anni che nell'occhio sinistro aveva nn tumore grande quanto un pugno che p!'otuberava per due pollici e mezzo dall'orbita, il quale avea cominciato in lui all'età di quattro anni. Il tumore aveva una mobilità limitata ed i suoi movimenti erano associati a quelli dell'altro occhio sano. Ven ne praticata la enucleazione che riusci perfetta, ma il paziente venne a morte dopo copiose emorragie, per le quali fu legata la èarotide comune. Knapp a cui fu mandato il pezzo patologico ii'ovò che era un cncondroma composto in grA.n parte da tessuto car·tilagineo jalino, in più piccole proporzioni da tessuto cartilagineo fìbròso. Knapp fa notare che lo indebolimento della vista tino dall'esordire del tumore, i movimenti del bulbo, l'avere continuato la sclerotica a fare da involucro al neoplasma fanno chiaramente vedcr·e che trattossi nel caso speciale di un encondroma endoculare, del quale finora non si hanno esempi nè nella antica nè nella moderna letteratura. (J(nnpp's und Moos A1·ch. 1873, e {l Movim. med.-ch., 1874·, n. 0 23). Oiomale di Medie. milit. 1874.

4(}


610

OSPEDALI CIV1LJ

Grave, ed ogni di più grave, presentasi ltt questione della retta a corrispondere agli Spedali civili pelle cut·e ai militari ricoverativi. Vaghe ed atte a suscitare molesti conflitti son put•e le norme pella sorveglianza di essi malati da parte degli ufficiali sanitarii militari : dett.ate da una Autorità per questi competente, non sono sempre francamente accette alle Amministrazioni e Direzioni civili ; persino nella ben lieve opera ricb iesta pelle i nformazioni statistiche, fu giuocoforza rinunciare a quanto prescrivono le relative ministerinli disposizioni, nell'impossibilità di astringere ad osservarle quelle Amministrazioni. Siifatte difficolt~\, sitratte q1Jestioni non sono a noi esqlusi ve : sorsero dovunque, ed anche in Ft·ancia fu testè sentito imperioso il bisogno di appianarle, di regolarle. A. tale scopo fu nominata una Com missione mi s~a incaricata di preparare in contt·aditton·o un progetto di revisione della legislazione che regge cola il servizio di sanità militare negli Spedali civili. In essa Commissione erano esclusivamente rappt•esentati, e da un egual numero di delegati, i due Dipartimenti ministeriali clelia guerra c dell' interno, come i soli dit·ettamente interes~ati nella questione. Come però da tale disposizione ne poteva esset'e seriamente méuomata l'antof'ità delle adottate risoluzioni; così furono aggiuuti altri due membri, scelti l'uno nel seno del Consiglio di Stato (un referendario), l'altro dalla Corte dei Conti (un Consiglier e referend:n·io), il concorso dei quali, nel mentre doveva otfril'e le più serie garanzio dal punto di vista delle conoscen7..e legislative, amministrative e finanziarie, permetterà di costiLuire nella Commissione, al momento OJlportuno, una maggiorità disinteressata. Dei medjci militari e civili in numero eguale fanno natural mente parte di


611 essa Commissione, como vi fanno par te due alti impiegati della Divisione Ospedali al Ministero della guerra, o due della Direzione Speùali, Ospizi ed Istituti di beneficienza al :tvliuistero dolI' interno: la presidenza ne è affidata ad un alto funzionario del Commissariato militare. Non vi sarebbe alcun che di analogo da ìaro anco da noi 1 Non sarebbe opportuna una legislazione uniforme ed accetta nelle condizioni ordinarie, che si potrebbe invocare pell' inte1·no anco in tempo di guerra, e con giustizia imporre all'uopo nel BAROl•Fro. territorio nemico ~

FRANCIA -

STATISTICA MEDICA MILIT,\1\E -

1872.

(Sunw). NB. l RnppoMi 8tntis\ici del 1870 e 71 noo Corono pubbllcllli n cauu dello stnto di guerrn cho rese irnpossibilo il r11digerli.

.. . .. .. . A completare i dati sullo stato sanitario dell' Esercito Francese, aggiungiamo alle considerazioni g ià riprodotte nel numero precedente i seguenti ulteriori più completi numeri: EFFETTIVO DELL'EsERCITO 429,973 uomini -presenti 417,660 -media dci presenti 358,569- giornate di presenza 131,236,322. AMMESSI NEGLI SPfl:DAr.l 109,209 302 per 1000 presentinell'lntet·no 251 (Fanteria di linea 258, lcggict•n 241, Cavalleria 268, A1•liglieria 232, Genio 186, Corpi speciali 154, Infermieri 361) -in Alge1·ia 490 (indigeni 472- altt•i 497)- P enitenziarii 941. AmmSSI NELLE INFERMERIE 96,591 = 270 per 1000 presenti (303 all'Interno, 119 Ù?, A Zqeria, 249 nei Penitenziari?). M ALA'I'l l N CAMEJ.tA. 637,359 = 1,777 per 1000 presenti (1643 all'Interno, 2105 in Algeria, 4970 nei Penilcnciani). TOTALE AmiALATI 843,159 = 2350 per 1000 presenti (2200 all' Intemo, 2715 in Alge1·ia, 6160 nei P eniten.::iatii) - Dedotti i raddoppii pei passaggi successiYi (pella ste!;sa malattia) dalla camera all'infermeria ed an· ospedale si ha la cifr•a reale di 746,096 = 2080 per 1000 presenti (1953 au· Interno, 2370 in Algeria:,

=

5065 ai Penitenzim·ù).


tn2· AMMALATI NEicLE S~·E DJ CoNVALESCENZA 1,437 con 36,586giornate, vale a dire 25 per individuo. GIORNATE DI CURA · 6,648,932 = l per. 19,74 (5 per%) di presenza - 8,65 in media per malato = (negli' SpedaH 3,,365,965 9,4 e 27,1; nelle In(er~erie 1,285,602 3,3 è 12,9' ; nellel Came1·ate 1,960,779 = 5,5 e 3,1; nelle 'Sale di Convalescenza 36,586 6,09 e 17,1). MEDIA: GlORNALIEl~A DEI DEGENTI; nell' Inte1·no: agli Spedali 6,881 ; all'Infermeria 3,210; alla Camera 3,886; nelle .Sale di Cony.ale~cenza 117 - in A lgen·a : 2,003; 272; 1247; 10 ai Penitenzian'i: 325 ; 325 ; 221 ; 10. Quindi per 1000 uom~'ni pt·ese11.H: all'Ospedale 25; all' Infermeria 9,8; in Camera 15 i in Convalescenza 0,61. VENEREI: Totale 51,757 dedotti i raddoppii 43,050 - con giornatQ di ·cura 1,291,620 (circa il quinto del!<} giornate di cura in totale) - Cu1·ati negli Spedali (press' a poco. il terzo) vale a dire 15,788, ossia 145 per 1000 entrati in genet'e- Media giòrnaliera 3,527, ossia 9,8 per ilooo presenti. VACClNM'l E RIVACCINA'l'I -- Su 97,212 recluto se ne riscontrarono di vaccinate 93,9 per % - vajuolate 3,6 per 0(0 - Jtè vaccinate, nè vajuolate 2,5 per Ofo. - Furono praticate 2,338 1;accinazioni con 659 successi (28,2 per %) e 22,303 ?·ivaccinaziom· con 4,381 Stlccessi (19,6 per %). VAJUOLO: Colpiti 253 (200 VftCCinati, 39 rivaccinat.i, 6 vajuoJati, 8 vergini). 1 ALIENATI: Totale 214 (Ufficiali 0,165 - Truppa 0,44 per 1000). MoRTALlTÀ : N° 4,079 ,9.,49 per 1000 uomini (all'Interno 8,97 - in Algeria 11,98). Pe1· malattia 3,658 - 8;51 - ; fJe1' ac' cidenti 277 - 0,644 - ; pe1· suicidi'o ' 144 - 0,335 - (3,6 per o( 0} decessi (5 nel primo anno di servizio = 3,5 per %; 27 da l a 3 anni 18,7 per % ; 33 da 3 a 5 anni 22,9 ·per %, va. quindi la prop6rzione decrescendo). Uflìciali 174 - 8,20 pee l 000-; Sott' Ufficiali -285 - 8,28 - ; T1·uppa 3,620 - 9,68 -. In congedo· dz' convalescenza 652 - 16 per Oj0 decessi - . Pe1· tisi polmonare 887 (all'Inte1·no pNporzionatamente doppia che t'n A~qe1·ia) Febbre tt'(òide 672 - Febbre pabtstre 344 (292 in Alge1·ia). ll::fA~rLrT,\ : Per causa di malattia 6,483 (per cqngedo di rif?.rma- N° l - pet· causa di servizio : 2,649 ; per congedo N° 2: 3,182; ritiri: 720; non attività per infermità tcmpor~rie: 292).

=

=

=

=

=

=


613

Per tisi 1,066; per e1·nie 343; per ferite di guen·a 1,968 (451 fratture, 181 amputati, 278 accidenti violenti); per pe1·dìta della -vista e malattie oculari 379. ·

PROPORZIONE DEL .PERSONALE MEDICO COLL'EFFETTIVO

D' UN ESERCITO IN GUERRA

FRANCIA

Ultime guerre dell' Imper·o Campagne Crimea· ed ·Italia colla Germania 1870. Id. » 1 I d. lNGH ILTEitU.A. Cei mea ))

GEI~MANIA.

Id.

1870-71

hALIA

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1859 1866

Popolazione ci vile

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614

C::orr:l.spo:n.d.e :n.za

Egre,qio Collega. Ella dubita che le organiche roodificazioni apportate all'or•dinaroento del P tmsoNUE e SER.Vlzlo SANlTAJtlO dalla Legge 30 settembre 1873 sull'ordt'nam ento dell'Esercito possono avere implicitamente modificato il disposto dei RR. Dec,·eti 17 novemln·e e 1° dicemb1·e 1872 r elat ivi nlla Direzione degli Spedali, in ciò che si t•iferisce all'istituzione della cru-ica di R elatore .... . . PERSONAL)l:ENTE io sono convinto che no; e mi conforta in tale opinione la Nota Minist. 16 (ebln·aù) 1874, N. 73 (a,·om. Milit., P. Il): nel mentre questa statuisce circa all'adempimento delle modalità regolamentari richieste dall'Istruzione 27 dicembre 1873 sui cor.tratti, dichiara, non implicitamente ma esplicitamente,. che « nei Consigli di Amm inistradone delle Dire:tt'oni di Sa« nità militm·e LE Jo'UNZlONI DI RELATORE E DI DlRETTORE DEI « Co:<~TI sono riunite TN UNA SOLA. l'EHSONA . » Ciò stante ogni diversa interpt•etazione sarebbe a mio parere erronea, illegale, irrita ..... Ai Consigli PERMANENTI il Di,·ettore dei Conti è insiememente relato1·e ; ai Consigli di DISTACCAME~To il dirigente è relatore e presidente; soL•) nella occasione d1: p1·ocede1·e ad z'ncantt', pe1· cont1·atti, ecc., compie allora le VECI di R elato,·e un membt·o DISTINTO (il più anziano) del Consiglio stesso. B.

:EJrr.a.'t.a.• C::o:r:r:l.ge

L'autore della Memoria a pag. 476 del numero precedent~ è il 'l'enente- medico D.r V. BESIA, e non Bes1:n come per ert·ore fu stampato.


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CIRCOLARI E NOTE UFFICIALI

GIORNALE ftiiUTARE -Parte II (,Dolel'minationi MinisLeriali di applicazione attuale e transito1•ia)

Compagnie di Sanifà -

Uomini di 2a categoria nei Distretti.

Trasferta

' l A complemento di quanto è detto nell'Atto N. 124 del 2 .cor'- . rente luglio quest.o Ministero determina che tutti gli uomini di 2a categoria i quali per un fati.o qualsiasi trovansi ascritti ... .. allé compagnie di sanità, ..... siano col l 0 del ventuto agosto trasferti effettivi ai distretti cui detti militari a-ppartengono per fatto di leva. (Cù·colm·e N. 100, 10 lugl~·o 1874 - pag. 244).

Modificazioni alla bardatura pei cavalli degli ufficiali del corpo di stato maggiore, dell'arma eli fanteria, dell'arma del genio, del corpo sanitario e del corpo veterinario. Cogli Atti N. 138 e 139 furono arrecate alcune modificazioni alla bardatura dei cavalli degli ufficiali del corpo d] stato maggiore, dell'avma di fanteria, dell'arma del genio, del corpo sanitario e: del corpo vetet·ìnario. Tali modifìcazioni potranno essere fìn d'ora praticate, e sana:nno d'obbligo a datare dal l 0 gennaio 1875. Gli ufficiali di fanteria di linea e del genio attualmente provvisti di sella a paletta, detta semi -ing lest·, potranno però farne uso fino a consumazione. (Ci'rcolare N. 108, 28 luglio 1874,pag. 260).


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Concorso per la nomina a sottotenente nel Corpo Sanitario militare

Manifesto. l 0 Il Ministero della guerra rende noto che è aperto un concorso per titoli per la nomina di N. :~o sottotenenti nel corpo sanitario militare. 2° Gli aspiranti a detto concorso dovranno far perYenit•e a questo Ministm·o, per mezzo del comando del distretto nel quale sono domi ciliati e non pi.ù tar·di del giorno 15 settembre venturo, le domande di concorrere, scritte su carta bollata da lire una ed indicanti nome, cognome. fi.gliazione e recapito domiciliare dell'aspit•ante. 3° Le domande dovranno e$sere corredate da' seguenti documenti: A) Atto di nascita, dal quale risulti che l'aspirante non avra sorpassata l'età di anni 28 al l 0 gennaio dell'anno 1875; B) Fede di stato libero, e, se l'aspirante è ammogliato, i titoli legali comprovanti che il medesimo sarebbe in grado di assicur·are a favore della moglie e della prole nata e nascitura l'annua rendita di L. 2000, come è prescritto dalla legge 3 luglio 1871, relativa al matrimonio degli ufficiali (atti del governo, N. 3~3, serie 2 11, Gazzetta ufficiale del regno N. 225 del giorno 19 agosto 1871); C) Diplomi originali (non copia autentica ). della doppia. laurea medica c chirurgica, e patenti originali di libero esercizio della medicina e della chirurgia, se l'aspirante è allievo di quelle università per cui questi ultimi documenti sono prescritti come prove d' aver compiuto il corso di perfezionamento; D) Gli attestati comprovanti le note di merito conseguite negli esami del corso universitario; non escludendo inoltre quei certificati particolari che dimostrassero la pratica già fatta dal-: l'aspirante nell'esercizio medico o chirurgico, dei quali sarà tenuto calcolo;


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E) Certificato ài penalità rilasciato dalla cancèlleria del tribunale correzionale nella cui giurisdizione è nato l'aspirante. 4° Gli aspiranti dovranno presentare pers_onalmente le domande ed i relativi documenti al comando del distretto nel quale sono domiciliati, ed in tale occasione saranno sottoposti a visita medica per constatare la loro idoneità fisica al servizio militare in. qualitil di ufficiali. 5° Gli aspiranti che già si trovano in qualche , corpo dell'eser~ito dovranno far pm·venire a questo Ministero, per mezzo del rispettivo comandante di corpo, le lor o domande accompagnate ' soltanto dal foglio matricolare H, e dai dipìomi e ccl'tificati di eui alle lettere C e D, del numero 3. 6° Ai post-ulanti sarà notificato l'esito delle loro domande per mezzo dei rispetti vi sindaci, se civili, e per via del rispettivo comandante di corpo, se militari. I nomi o le destinazioni di quelli che saranno nominati :sottotenenti medici verranno inseriti nella Gazzetta ufficiale del regno e nel Bollettino ufficiale del Ministero della guerra, e 20 giorni dopo tale pubblicazione dovranno raggiungere la destinazione loro fissata. 7° Questi sot.totonenti medici saranno riuniti per alcuni mesi presso un ospedale militare per seguire un corso teorico-pratico di medicina militare e di regolamenti militari. Qui·ndi saranno ammessi a prestaro servizio come medici militari nei corpi dell'esercito. 8° Duo anni dopo la loro nomina a sottotenonti medici saranno sottopo~ti agli esami speciali per conseguire la promozione al grado di tenente medico. 9° Questi esami avranno luogo sulle seguenti materie: a) Anatomia e fisiologia; Nelle loro applicazicni al b) Patologia medica speciale servizio medico e chirurgico c) Id. chirurgica id. ( militare. d) Igiene militare; e) Regolamenti militari. 10° Coloro che al termine del biennio supereranno questo esame verrannG tosto promossi tenenti medici, Quelli invece che non fossero riusciti nella prima prova, po~ranno, dopo un altro anno ritentare una seconda prova i fallita


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la quale, saranno dispensati dal servizio militare, e considerati como dimissionati volontari. (Segr. Gen. - Cù·cola1·e N.105, 24 luglio 1874- pag. 260).

Specchi caratteristici per gli ufficiali. A mente del N° VIII dell'Istruzione 10 novembre 18()8 por la compilazione degli specchi caratteristici per gli ufficiali dell'esercito, nei mesi di ottobre fl novembre del corrente anno dovrebbero essere compilati gli specchi modello A, ed i rapport,i modello C; determino invece che in quest'anno detta compilazione debba essere ritardata di un mese, sia fatta cioè in novembre e dicembre, e che la conseguente trasmissione a questo Ministero possa essere del pari protratta a tutto il 15 del prossimo gennaio. Con quest'occasione credo pure opportuno di prevenire cl1e mentre per le copie di detti specchi da conserval•si presso i corpi, comandi od uffici possono essere adoperati stampati di vecchio modello, quello invece destina~e a questo Ministero dovono essere sopra stampati di nuovo modello. (Seg1·. Gen. - Cù·cola1·e N.107, 31 luglio 1874 - pag. 263).

Arredamento dei soldati dei corpi a cavallo che viaggiano isolati per ferrovia. È invalsa l'abitudine fra i soldati dei corpi a cavallo, quandc> viaggiano isolati per ferrovia, di riporre tutti gli arnesi di arredamento, che portano seco e non indossano, nel sacco a biada, il quale diviene per tal guisa tanto voluminoso da oltrepassare di gran lunga le dimensioni stabilite pei bagagli che i viaggiatori possono tenere seco nelle carrozze. Importa che cessi un simile abuso, il quale non può a meno di dar luogo ad inconvenienti ed a contestazioni cogli agenti ferroviari, i quali sarebbero nel loro pieno diritto di impedit•e il caricamento di tali sacchi voluminosi sulle carrozze dei viaggiatori; eppertanto i comandanti dei corpi a cavallo daranno alla truppa dipendente gli opportuni ordini ed istruzioni, inculcando ad essa specialmente che nel sacco a biada non si dovranno


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mai riporre il pastrano, l'elmo od il colbacco, né le armi, nè oggetti che non siano d'uso militare. (Seg1'. Gen. - Circolare N. 109, 3 agosto 1874 - pag. 264).

Biglietti che vengono consegnati dalle stazioni ferroviar ie ai militari in viaggio. Quantunque l'aumento di tassa s~i prezzi dei trasporti a grande velocità 1>ortato dall;.t legge 14 giugno ultimo scorso, abbia cominciato ad essere applicato col gioriJo 21 del corrente mese, pure non essendosi per anco potuto· prepar are per parte di qualche società ferroviaria i biglietti coll'indicazione fissa dell'importare del trasporto in base all' aumento stesso, il Ministero trova opportuno di avvertire di tale cosa i corpi, uffici e stabilimenti militari, affinché non incontrino difficoltà ad accettare ancora i biglietti, ,sui quali tl'ovasi l'indicazione dei prezzi che si corrispondevano prima, sebbene le tasse che si pagano siano maggiori. (Dire::. Gen. dei Servizi ammin. - Cù·coza,·e N. 114, 20 agosto 1874 - pag. 271).


020

Rli.JI. . LET'I'I!WO Oll?FICi:'-LE

Con R. Decreti del 7 agosto 1874. l soltonominati maggiori medici nel Corpo Sanit:u·io militare aono promossi al g•·ado di tenente-colonnollo medico. CIPOLLA cav. Giuseppe. DE VITA ca,·. Achille. T1SSOT cav. Giuseppe.

SCAN~ERINI cav. Esmeraldo. BERTOLOTTI cav. Giuseppe. MONASTJER oav. Alberto.

r sotlouominati capitani modici nel Corpo Sanital"io tnili tare sono promossi al grado di maggiore medico. PIERI Erif1mio. CA VALLO cav. Giuseppe. ~UGLIOR cav. Luigi.

l

REOIS Stefano. CUGUSI Giuseppe.

I sottonominati tementi medici nel Cot·po Sanitado militare sono promossi al g •·ado di capitano medico. DELLA ~GRA Luigi. AMBROGIO Gio. Battist-'. GAMBINI Stefano. PISANI Rocco. PORCELLI Baldassarre. RICCA Antonio. CORTI Achille. TITONE Gerolamo. BRUl'iO Vincenzo. MARRI Lodovico. TOM!\1ASINI Giovanni. PUTZU Pietro.

P APOTTI Domenico. TRART Alessandt·o. NICOSIA Paolino. PRANZATARO Carmina. v1NCI Carlo. n· ONOFRIO Antonio. FRANCESCH INI Eugenio. CARASSO Michele. LOM13ARDO Antonio. ANDRms Costanzo. DELLACHÀ Francesco. CALDERINI Fet·dinando.

MAINERI Vittorio, capitano medico in aspettativa per infermità temporarie non provenienti dal servizio (Loano Genova). Richiamato in effettivo servizio dal 16 luglio 1874. ROSSI Francesco, tenente medico 9° bers:tgliet·i. Collocato in aspettativa pet· motivi di famiglia dal 16 agosto 1874.


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Cott DeterminMioni J.finisteria.li del 10 agosto !874. AGNETTI cav. Mauri:t.io, tenente-colonnello medico, Dit•ezione di Sanità, di Mllano. T rasfet·to alla Direzion!l di Sanità di Messina. CIPOLLA cav. Giuseppe. i d., id. di Vel}lna. Trasferto id. di Milano. DE VITA cav. Achille, id., id. di Firenze. Tr-asferto i d. di Bologna. TISSQT c~,tv. Giuseppe, id., id. 4i Padova. Tmsferto id. di Alessandria. TUNTSI cav. éarlo, maggiore medico , id. eli Napoli. Trasferto id. di Padova. RlVA cav. Carlo, id., id. di Padov.a. Tras ferta id. di Napoli PATETTA cav. Alfonso, id., id. di Salerno.' Trasferto id. di Napoli. UBERTONl cav. Vincenzo, id., id. di Napo1i. Trasferto id. di Verona. GROSST cav. Filippo, id., id. di Napoli. Tr·asferto id. di Bologna. CHERIE-LIGU1ERES cav. Luigi, id., id. di Bari. Tt·asferto i d. di Napoli. BACCARANI cav. Ottavio, id., id . di Bolog na. Trasferto id. di Roma. PIER! Epifanio, id .. Di11tretto di Lucca. Trasferta id. di Verona. CAVALLO cav. Giuseppe, id., 3° artiglieria. T•·asferto id. di Salerno. MIGLIOR cav. Luigi, id., Dit•ozione di Sanità di Genova. Trasferto iddi Firenze. REGIS Stef:tno. id., 11° artiglieria. Trasferta id. di Padova. CUGUSI Giuseppe, id., Distretto di .Bari. T1·asferto id. di Bari. P ARISI cnv. Edni.\rdo, capitano medico, 2° at·tiglieria. Trasfe1·to id. d t Salerno. PASCA Camillo, id., 1° artiglieria. Trasferto lJ.l 26° reggim. faut.eria. ALEMAGNA cav. Antonio, id., Distt·etto di Poten7.a. Tt•asferto alla Direzione. di Sanità, di Verona. BETTI Domenico, id., 7'3° fantel'ia. T•·asfer to al Distretto militat·e di: L~cca.

P ABTS cav. Emilio, id., 48° fanteria. Trallferto alla Direzione di Sanit~ di Genova. VANZI Lamberto, id., Distretto di Perugia. Trasfe1·to id. di Firenze. SOLA. Giuseppe, id., 9° fanteria. Trasferto all' 11° artiglieria. CAPOZZI ça.v. Filippo, id., 38° fanteria. Trasferto al Reclusor~o di Gaeta. GAMBA Domenieo, itl., Dkezione di Sanità di Roma. Trasferto alla Direzione di Sanità di Milano. GALLUCCI Gaetano, id., 46° f;~nteria. T•·asfet·to al Distretto di Oa~ania. MALTESE Vincenzo, id., Distretto di Avelli no. Trasf<H·to aìla Dire;r.ione di Sanità di Napoli. CESARO Nicola, id., l)ire-.tione di Sanità di Salerno. Trasferto id. d Napoli.


622 YIOLlNI cav. Mare' Antonio, capita1;10 medico, 54° fanteria. Trasferto alla Direzione di Sanità di Bologna. VITTADINI Girolamo, id., 5° ar tiglieria. Tra!ìfer·to id. di Napoli. CALEFFI Cimbro, id., 57° fanteria. Tr·asfet·to al Distretto di Per ugia. PERONDI Bartolomeo, id., 55° fanteria. Tt·~ferto id. di Bari: DELLACHÀ L.orenzo, id., 78° fanteria. Trasferto al· 5° artiglieria, GALLENGA Antonio, id., l 0 cavalleria. Trasferto al l 0 artigliel'ia. MENGONI Fabio, id., 51() fanteria .. Tr·asfet·to al Distretto di Avellino. MAINERI Vittorio, id., r·icbiamato dall'aspettativa. Destinato al 2° ar·tiglieria. .. PESCA.RMONA cav. Giovanni., id., 19° fanteria. Trasferlo al Distretto di Potenza. P ANCEIMSI Virgi nio, id., 63° fanteria. Trasferto al 3° !lrtigl'ieria. SCANABISSI Massimo, id., 31° fanteria. Tl'asferto al Distretto di Pesaro. GAUBERTI Giovanni, id., l'i0 cavalleria. Tr·asferto al 29° fanteria. PASQUALIGO conte Giuseppe, id., 27° fanteria. Trasfel'to alla Dil'ezione di Sanità di Padova. POLA Cal'lo, id., 60° fantet·ia. Tt~asferto id. di Roma. MONTANI L~;~jgi , id., Distretto di Pesaro. Tr<~sferto a l 4.8° fanteria. FUGA Luigi, id., 56° fanteria. Trasferto al 9° fanteria. 'GUEJ.{RIERO Francesco, id., 6° cavalleria. Trasferto 15° fanteria. BAROCCHINI Enrico, id., 1° fanteria. Trasferto all'S? beJ•saglieri. VICOLI Filippo, id.. Il 0 cavalleria. Trasferto al 57° fanteria. BOCCALONE Luigi, id., 45° fa.ntel'ia. Tr·asfer·to al 9° cavaller·ia. DELLANEGRA Luigi, id., Direzione di Sanità di Tot·ino. Trasferto al 54° fanteria. AMBROGIO Gio. Battista, id., 40° fat~ter·ia. Tr·asferto al 27° fanteria. GAMBINI Stefano, id., 74° fanteria. Trasferto al 45° fanteria. PISANI Rocco, id., 20° fanteria. Tr·asferto al l 0 far\teria. PORCELLI Baldassarre, id., (:i9° fanteria. Trasfel'tO al 56° fanteria. RICCA Antonio, id, 12° fanteria. Trasferto al 6° ,càvalleria. CORTI Achille, id., 77° fanteria. Trasfer·to al 31° fanteria. BRUNO Vincenzo, id., 1° granatieri. Trasferto al ~~8° fanteria. MARRI Lodo\•ico, id., 2;;i0 fan(P.t'ia. Trasf~rto al l:f0 fanteria. TOMMASINI Giovanni, id., 6<1° fa nteria. Trasfel'lO al 19° fanteria. PUIJ'ZU _Pietro, id., 59° fanteria. Trasferto al 46° fanteria. P APOTTI Domenico, id., 20° fanteria. Trasferto .al 73° ·fanteria. NICOSIA Paolino, id., 32° fanteria. Tt•asfeHo al 71° fanter·ià. PRANZATAR,.O Cat•mine, id., 2° bet•sagliet·i. 'f1·asferto al 6::5° fanteria . VINCI Carlo.. id., 10° artiglieria. Trasferlo al l 0 cavaUel'ia . .D'ONOFRIO Antonio, id., 68° fanter•ia. Tr·asferto al 51° fanteria. FRANCHINI Eugenio, id., 7° artiglieJ·ia. Trasfert 0 al 60° fanteri-a CARASSO Michele, id., 15° ca,·alleria. Trasferto al 17° cavalleria.


623 ANDREIS Costanzo, capitano medico, Allievi Carabinieri. Trasfet•to al l 0 berMglieri. DELLACHÀ. Francesco, , id., l 0 genio. Trasferto all'Il 0 cavalleria. CALDERJNI Fe•·dinando, id., 60° fanteria. Trasferto al 78° fanteria. CONTI Pasquale, tenente rqedico, 53° fanteria. Tt·asferto alla Direzione di Sanità di Torino. D'ANTONA Giuseppe, id., Direzione di Sanità di Palermo. Trasfer to ali" 11° cavalleria. SUPRRCHI Vincenzo, id., 37° fanteria. Trasferto al 2° granatieri. OGNIBENE Andt·ea, id., Direzione di Sanità di Padova. Trasferto al 40° fanteria. GROSSO Filibe!'to, id., 4 1° fanteria. Trasferta al 68° fanteria. T UR.! NA Luigi, id., l 0 bersaglieri. Trasferto alla Legione Alli ed Carabinie•·i. MORPURGO Giacomo, id., Direzione di Sanità di Padova. Trasferto al 59° fanteria. NASCI:VlBE~I Alessandro, id., id. di Padova. Tt•asferto nl 62° fanter.ia. F ERRERO cav. Luigi, td. id. di Tot·ino. Trasfe~·to al 71° fautet•ia. FISSORE Francesco, sotto-tenente medico, id. di Alessandria. Trasferta al li5° cavalleria. DEMICHELIS Filippo, id., id. di Torino. Tt·asfe•·to al 6.!0 fanteria 1

Con Dete1·minazione l'Ylinisteriale del 17 agosto 1.874. OTTOLENGHI Davide, tenente medico, Direzio ne di Sanit~ di Alessandria. Trasferto al 74° reggimento fanteria.

Con R. DeC?·eti del 18 C!,fJosto 1874. AIME cav. Giacomo, tenente colonnello medico, direttore dell'Ospedale militare di Messina. Collocato a l'iposo dal l6 settemb•·e 187~, ed jnsr.l'itto sul ruolo degli ufficiali di riserva col r:•·oprio gt·ado e nomi mLt.o Ufficiale della Corona d'Italia. ROVERE cav. Tito, capitano medico presso il Distl·elto militare di Si racusa. Collocato a riposo dal 16 settembre 1874 col grado di maggiore me.dico ed inscritto sul ruolo degli ufficiali di riserva con riset·va d'an;daoità. JODICE Giuseppe, tenente medico, ll 0 fanteria. Dispensato dal ser vizio in seguito a volont.al'ia dimissione dal 16 settembre 1874. SUSCA Vito, modico civile, GUARNIERI Pietro, id., e SUSCA Domenico, id. Nominati sotto- tenenti medici nel Corpo Sanitario militare.


624 SA.NTULLI Sabato, tenente medico, I 0 fanteria. Dispensato dal servizio in seguito a volontaria dimissione dal 16 settembre 1874. Con Determinazioni }tfim:~teriali del 24 agosto 1874. FALCONE Nicola, tenente medico, 65° fanteria. ·Trasfedo al 20° reggiml'nto fanteria. MÀESTRELLI Domenico, id., 22° fantel'ia. Trasfet·to alla Direzione di Sanità di Messina. PELOSÌNI Frapcesco, id., 1·9° fantet·ia. Trasferto al 7° reggimP.nto artiglieria. SCIUMBATA Giuseppe, sotto-tenente medico, Direzione di Sanità dÌ Firen,ze. Trasferto al 19° reggimento fant.eri~. JANIGRO ,Alfonso, tenente medico della mili:r.ia mobile, Distretto di Cuneo, Trasferta al Distretto di Caserta. Con R. Deereto del 29 agosto 1874. TOMELLINI Leopoldo, tenente medico, 20° 'fanteria. Dispensato dal serviz.io in seguito a volontaria dimissione dal -16 settembre 1874. Con Determinazioni Mznisteriali del 31. agosto 1874. SUSCA Vito, sotte-tenente medico, e SUSCA Domenico, id. Destinati presso la Direzione di Sanità di Bari. GUARNIERI Pietro, id. Destinato·presso la Direzione di Sanità- di Napoli.

Il Dfrettore

Colonnello Medico

Dott. Cav. PAoLO MANAYRA.

!l Redattore e Gerente

Tenente Colqnnello Medico

Dott. BAaoFFIO Cav. Fl!.:LICE.


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41


'.

626 seguente il rossq_r,e, il calore e l'essudato erano perfettamente acomparsi _e l'epidermide screpolata in diversi punti distaccavasi. Dopo tal fatto volli sperimentare la tintura di jodio nella cura delle dermatiti eresipelatose, ed in poco più di un anno ne curai in tal modo ben 27 casi. Essi per sede appartenevano : 3 agli arti inferiori, 2 all'addome, 2 al collo, l alla mano e braccio destro, e 19 casi alla faccia e cuoio capelluto. Per eziologia dipendevano quelli degli .arti dell'addome e del collo da focolare infettivo (piaghe, ulceri, suppurazioni) ed i 19 casi del volto si s'vilupparono tre volte d'intorno ad eczema nasale, labiale ed am·icolare; altre tre volte accanto a piccole suppurazioni come quella di un follicolo sebaceo auppurato o acne disseminato, di un comedone irritato, ecc. Una sol volta os~ervai la risipola della faccia per stomatite cruposa e dodici volte poi pet· cause poco note od oscure, giacchè io stento ad ammettere delle eresipele dipendenti da stato catarrale delle vie gastro-intestinali o da patemi d'animo, ma piuttosto inclino a credere che esse possono essere prodotte da trombosi capillare autoctona in seguito a perfrigazione o ad insolazione; da assorbimento di traspirabile cutaneo alterato, o pure da qualche pripcip~o infettante nell'atmosfera. Gran parte di queste eresipele da cause poco note la osservai in Trani nell'ora decorso inverno, nella quale stagione la dermatite ora detta dominò epidemica. TI Niemeyer dice che le pneumoniti crescono di nUJpero in certe stagioni, mentt'e in pal'i temp9 dominano le risipole ed altri prpcessi infettivi; ed in Trani realmente oltre un gran numero di pileumoniti ·crupose dominano le !isipole ed altre malattie da infe;done, come la febbre puerperale, la scarlattina, l'angina difte1·ica, il morbillo e l'ileo- tifo. Dopo ciò vòlendo azzardare un' ipotesi suJIIeziologia della eresipela epidemica e quindi da cause poco note si potrebbe dire che un principio infettante (un micrococco?) dominando nelratmosfera in talune stagioni, può trasformandosi generare malatti~ diverse e fra le


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altre la risipola. Tale ipotesi verrebb-e confermata dalle ult.ime Ficerche del dott. Horth sulla risjpola epidemica, il quale trovò nel contenuto di una vescicola eresipelatosa numerosi batterii sferici, producendo colla iniezione del detto liquido fenomeni eresipelacei in animali ; ciò corrisponde anche alla idea del dott. Aufrechet il quale partendo dal principio che le resipola conseeuti va • a lesioni dipende dalla penetrazione e moltiplicazione di organismi nelle cellule sottocutanee, pensò di curare tali eresipele colle iniezioni ipodermiche di una soluzione di acido car·bolico. Ma a parte l'Aziologia che non è il mio assunto ritorno alla cura della ri.sipoh.i colle pennellature di tintura di j odio ed a maggior schiarimento trascrivo dei 27 casi in tal modo curati, pochi che c1·edo maggiormente degni di nota. RrSIPOLE DI JNI~EZIONE.

1° Caso. - Alla bambina R. M. di mesi otto fu versato a caso sul dorso del piede sinistro una goccia di caffè bollente, che le pr·odusse una scottatura di 2° grado. La piccola piaga venne dalla mamma medicata con cerato di Galeno ; ma essendo la bimba tenuta in fasce e dell'urina scorrendo continuamente sulla piaga, questa si annerì ed essiccò; la bimba fu colta da febbre altissima a 40°-5 Cel. accompagnata da convulsioni e delir-io e nel contorno della piaga si manifeslò nn rossore intenso con infiltramento duro e calore della cute : rnan mano il rossore andò dilatandosi giungendo in tre giorni al disopra della piega dell'inguine. In tale state fu a me èondotta.la piccola inferma e la mamma mi l'accontava di avere adoperato localmente delle bagnature fredde con decotto di sambuco senz' alcun vantaggio, giacchè anche nel primitivo punto di partenza della risipola poco o nulla il rossore aveva ceduto. Ricorsi allora alle pennellazioni di tintura di jodio allungata con glicerina, perchè temei che la tintura concentrata potesse accrescere l'infiammazione della delicatissima cute della bambina ed internamente ammi-


628 nist1·ai clel bromuro potassico, per lo stato convulsivo ; nel giorno seguente il rossore era quasi scomp&.rso, l' infiltJ·amento c;uta neo climi nttito, ·e completamente cessate le convulsioni; la febb•·e e1·a discesa a 39":..5; ripetei la pennellazione di tintura,· tl'alo:sciando l'ammin istrazion~ del bromuro, e nel terzo gior·no 1li cura l'e•·esipela era g\à risolta ed ogni altro sintoma n11>rboso scomparso. Qo Caso. - C. A., ca:pitano a l 2° fante1•ia, calzando un dì delle scarpe alquanto piu strette del solito, rjportò sul l'alluce del piede destro una esr.oriazione che s' irl'itò per no11 curn.nza: e pel cammino. Qualche g·iorno dopo la cute circostanw alla piaga si rese rossa, tesa e dolente alzandovisi una flittena r·ipiena di l iqui1lo ner astro, il piede era tumido ed un lt>ggieJ'O U)ovimento febbrile assalì l' i'n!ermo: questi allora fu costretto di rimane1·e in letto e per due giot·ni consecutivi a<lopPrò loca lmente rlei b::~gni ghiacciati me:scendovi della tiutnra d'arnica; ma veùendo che l' infiàrnmazione cedeva poro nel d' intomo della piaga ed invase r intera gamba minaccia ndo sempre più d'estendersi ; mandò allora. a chiamar me, che tr•ovai la piaga sul dorso dell'alluce ricoperta <li una crosta 11er·astra; poco più in sopra dell'articolazione fal;mgometatarsica dell'allure u\la la•·ga fli ttene r ipiena di liquido sanguinoleoto; il piedo tnmido e cocente e la CLlte di questo e clelia gamba sino a qualche dito disotto dell'atticola;~,ione del ginoeC'hi.o unifor!11emente arrossata, infiltra't a e dolente. Feci allcwa sospender·e le bagnature fl'erlde e prescritta la tintura eli ,i odio pennel laggiai con q l resta r inter o piede e gamba sin due uita al di là del punto infermo, tal cosa l'ipetei a nche la sera e oosi nel giol'no segncnte l'et·esipela era perfettam,ente sqomparsa. /3° Caso. - P. C., coatto nll' isola di 'rremiti, mi si pre:sentò un mattino con estesa stomatite cruposa prodotta forse da cibi poco sani ed irr·itanti; ordi n-ai che l' infermo Picoverasse Rll'Ospedale ed in tal modo ottemperando alla cura etiologica col fhrgli r.aml.>iar cibi .feci la cn·ra s!n.toroatica. preslTivendo una soln;~,io ne alh(ngata di acido fenico local-


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mente. Così la stomatite in pochi giorni cedette, rcsiduandÒ solo un piccolo punto crupale accanto al frenulo della lingua. - P erò un bel mattino trovai l'infermo con labbr·a tumide, r osse e dolenti, di qui il campo flogistico in meno di 2! ore acquh;iò temmo propngandosi a gran parte del viso e formandovisi estese flittene. Ricorsi allora alla pcnnellnzione di tintura jodica· sulla dermatite ecl alla cauterizzazione del 1mnto crupale con azotato d'argento e cosi in due giorni la risipola gual'l unit.amente alla ~::tomatite. 4.° Caso. - Liberto Giuseppe, giovinetto a 15 anni nativo di Tr·ani, nel giorno 3 maggio l 8i4 avendo fra le mani una bomba- carta, questa scoppiò produccndogli gravi ]acerazioni alla mano ùestra. Due giorni dopo dalla data della ferita l'infermo fu condotto allo Speòalc civico di Tr·ani presentando oltr·e la gra,·c lesione suaccennata un flemmone diffuso a tutto l'a vam braccio corrispondente, quale fl emmone essendo su base di linfangioite andaYa trattato come l'eresipela, tanto più per·cllè sviluppatosi dominante il genio epidemico er·csipela.to:'lo ; perciò non tardai ad applicare ripetutamente o lal'gamente le pennellazioni di tintur•a di jodio su tutto l'avambt·accio e parte del braccio infèrmo, medicando con arqua fenicata le lacerazioni alla mano : in tal modo e senza lar·gbe incisioni nè altr·o, il flemmone andò man mano cedendo e sparl e dopo circa un mese di cura l' infer·mo lasciò l'O:;pedale abbastanza ben guadto della lesione alla mano. l titengo di grande imprwtanza per la tct•apia chirur·gica quest' ultimo caso e sarei ben fdice se potessi sentir confermata da. qualche nostro collega la cura del flemmone diffuso colla tintura jodica. RrsrPoL1\. ESANTEMA orreA El' ID EMICA.

1.° Caso. - L. G. , soldato al 2° fanteria, nel giorno 20 niarzo fu colto da forte freddo seguito da febbl'e altissima per cui dovette annunziarsi infermo e ricoverm·e allo Spedale civico di Trani. - Al mattino del 2 1 trovai il Leo con feb-


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bre a 40°- 3 Cel., lingua asciutta e ricoperta da intonaco mucoso spesso e nerastro, sete ardente e la pelle del naso si mostrava levigata, tesa e dolente. Feci diagnosi di dermatite eresipelatosa . ed applicai immediatamente la tintut·a di jodio; il giorno seguente la febbre s ·innalzò a 40°-4, vi si aggiunse delirio e la risipola invase tutta la faccia; ripetei la pennellazione jodica ed amministrai pel dolil'io del bromuro potassico avendomi questo corrisposto sempre bene in tal caso; ma con sorpresa il te1·zo giorno, 23 marzo, osservai che la risipol.t progt·ediva verso il cuoio capelluto che ne era già attaccato sul temporale sinistro, mentre il delirio dietro l'amministrar-ione del bromu ro erasi calmato; la febbre sali a 41°- 0. Attdbuii la inefficacia della tintura alla cattiva preparazione della stessa evaporandosi l'alcool sol dopo lungo tempo e contenenùo pochissimo jodio, talchè ne feci preparare della concentrata con alcool rettificato e l'applicai. - Alla sera 23 marzo la risipola era già arrestata e la febbre diminuita di molto. Replicai la penncllazione jodica ed al mattino del 24 ogni sintoma generale era scomparso e la epidermide cominciava già a distaccarsi in più punti. 2° Caso. - S. G., soldato al 2° fanteria, nel giorno 17 aprile in Trani si annunxiò infermo e lo trovai con febbre e con eresipela alla gota sinistra) lo inviai allo Spedale civico e volli curare la dermatite spalmandola di collodion e copren. dola in prosieguo di bambagia, ciò che feci il 18 aprile. - Nel giorno seguente la l'isipola aveva invaso quasi tutto il viso, l'orecchio e la tempia sinistra; la cute era assai tesa da infìl tram ~nto duro e la febbt·e altissima accompagnata da de· lirio. Volendo osservat·e so altri rimedi agivano al pari della tintura jodica ricorsi ai cataplasmi di ghiaccio consigliati da Skoda, e neppure con quelli ottenni alcun vantaggio, anzi il 20 aprile tutto il lato sinistro del cuoio capelluto era stato invaso dalla dermatite. Ritornai allora alle pennellazioni di tintura jodica e dopo la prima pennellazione l'eresìpela si arrestò ed andò man mano cedendo, talchè al secondo giorno


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delle pennellazioni l'infermo era perfettamente guarito, restando sol depelato nei punti tocchi dall'eresipela. Molti altri casi potrei ripetere e specialm~nte taluni in cui la dermatite si arrestò dopo la prima pennellazione, ma temo di far cosa nojosa; aggiungo solo che volendo curare l'eresipela colla tintura jodic~ è necessario non solo di pennelleggiare la cute inferma ma anche un cet·to tratto al di là di essa, giacchè osservai che se ciò si trasanda la .flogosi non si arresta. Riguardo alla cur a dell'eresipela con le iniezioni ipodermicbe di acido fenico diluito, non posseggo speciali osservazioni essendo sol da poco tempo pubblicati gli esperimenti dell'Aufrechet; credo però che tal genere di cura non è possibile in tutti i punti della cute, giacchè spesse fiate per la durezza dell'essudato il liquido da iniettarsi non può penetrare nel connettivo sottocutaneo, credo però che il mio metodo curativo sia molto _pr eferibile a quello dell'Aufrechet, anche perchè risparmia all'infermo H dolore della puntura. La riverisco e mi creda Della S. V. Devotissimo Subordiaato

D.r G. DE RENZI 1'enente Medico.


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RELAZIONE MEDICA

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SULIlE (

MALATTIE PREDOlllNAN'r! NEL '{ 6° REGGillE~TO C:\VALLEIUA (LUCCA) durante il Triennio 1.871.-72-75

LETTA ALLA COMMISSIONE MEDICA cui . IL CONSIGLIOl SANITARI

b PROVINCIALE ' ' . D1 LUCCA '

'•J affìrla,•a il mandato d" ind agare l

quali fossero in detta Pròvincia le malattir predominanti e quali le lQI"o cause

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dnvitato d p pure;- stimabilissimi Colleghi, a far parte della Vostra Commissione per stabilire quali sieno in questa provincia di Lucca le malattie predominanti, e quali le cause che possono influenzare il loro sviluppo, , esitai ad accettare l'onorevole incarico, persuaso di non poter degnamente rispond?r~J aUa fipuci~ che in me ripçmevasi, e çertp divenirmi a sedere ft:~ Yoi, più per ragioni d'ordine secondario, che per diritto di scienza, o perch' io sappia e possa giovare i futuri vostri giudiZ:i con ricca suppellettile di osservazioni, cii esperienze, o di fatti. Ne crediate convenzionale la mia modestia, o la mia coscienza troppo severa nel giudioa·re la mia situazione di fronte a Voi ..... ascoltatemi e giudicate: Preposto al servizio sanitario del 16° reggimento cavalle·l'ia, abito da tre anni soltanto la vostra città, dov'esso ha sua sede. L'effettivo di questo corpo, grandemente assottigliato dal distaccamento di Firenze, e nell'inverno da quelli pure di Siena e Livorno, non dà in media che 600 .individui pl'esenti.


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Essi son reclutatLda pt•o,·incie d'Italia le più svariate per ciel0, pee clima, per abitudini e costumi. La: Sicil·ia il'1fatti e la Sardegna, l'Abruzzo e la Toscana, il Friuli e il Piemonte eccovi le sorgenti da cui il l6'J reggimento c~J.valleria, attinge i suoi elementi di vita. , . Il loro soggiorno in questa città non oltrepassa mai un auno, qualche volta appena i sei mesi. II cambio dei ùistaccàmenti s'oppone ad· una più lunga dimora, quindi ad una acclimatazioile meno incompleta. In fine, e su ciò richiamo maggiormente la vostra attenzioné, io non sono il lvr medico, giacchè , non ammetto si conceda tal nome a chi porge i primi soccorsi a un ferito, mitiga l'acerbit<\ di un dolore improvviso, l'algor di una febbre, lo sbalordi.tnento ·o la vei'tigine di un colpa .di sole; non è questo compito esclusivo del medico ; ogni anima ben fatta e gentile ha cuor, se non scienza, per giovare in tai casi al 1 suo simile,, L'ufficiale sanitario chE! presta servizio ad un corpo non ne è il medico, ... . . egli r~ppresenta il Fisco, è il giudice ..... inteL!igP.nte, istruito, "spesso pietoso se vole~e, ma sempre il giudice che la legge eollooa tra · il soldato soffe.r ente e la disciplina militare. che vuole si soccorra e · pt•ontarnente il malato, ma si punisca il colpevole che, esagera, o infinge i suoi mali per carpire una ingiusta pietà, od un immeritato rip'oso . . Così, quando io abbia constatato che realmente un individuo è malato, io non posso curarlo, ma debbo cederlo ad àltri, ·ed inviarlo allp Spedale di Livorno, o ~· q1;1ello cHrile di Lucca. Egli va quindi molto lontano da me, ..... poco monta che la distanza sia chilometrica o collegiale . . . . . egli non· mi appartien,e più;r,altd ne imprenderà e proseguirà a talento la cura. L'individuo colto da leggera indisposizione viene invece riaoiVerato. aUìinferm€:ria• reggimentale, e 1 qui~i affidato alle cure dell'ufficiale sanitario ..... alle mie. Ma non è certo al medico di questi ammalati che un Consiglio può indirizzarsi p.e~, conoscet~e le malattie predominan.ti .in una data· prov1nr


634 eia, nè da lui che una Commis&ione può sperare elementi scientifici di molto v-alore per formulare il proprio verdetto. I malati · dell' Infermeria non devono oltrepassare i quin.:.. dici 'g iorni di degenza, p'ochi vi restano ùn' intera settimana, · i più due o tre g}orni soltanto; non hanno nè letto, nè vitto speQiale, la Il)aggior parte guarisce col solo. riposo.• ~·eser­ cizio privato da ·ultimo, non ·ambito mai e solo eceeziQnalmente pr.aticato, si chiude per me fra cosi poveri ed .i ngrati confini che il parlame sarebbe· per certo jattanza, far-ne ar..; gomento d'utili studi, follia. · Eecovj• abbozzato a gran tratti il miQ campo d'osserva:.. zio ne ; : . . . . ed ora che· vi so n note la misura e la sterilità dèl terreno, indovinate la povertà della niesse. Nè vi passi per l'anima il dubbio che all"opera infeconda, cui coprOno foggie mentite d'ozii invidiati, io acé~da volen_. teroso e di buon animo mi sottometta ; ~ . . . . oh'! no, miei Colleghi, l'infingardaggine non fu mai la mia colpa: . chiesi già da gran tempo altro e più serio lavoro, ma, respinte le istanze, fu duopo rassegnarsi e .o~beéÌire. . So n questi i motivi che mi mettevano in forse di pr,ender . parte aHe vostre discussioni; · éd or eccovi quelli che mi decisero a inter.venirvi. Mi vi indusse: Il desiderio espressomi dall'illustrissimo signor Colonnello comandante il 16° reggimento cavalleria, da cui mi onoro ·"' di'p endere. Posda l'orgoglio d'essere, comunque l'hlti!.po, uno fra Voi, e' d.' avere così felice dccasiorre di esternare ali'egregio ·Professor Galli co-H'omaggio della mia ammirazione, la riconoscenza vivissima che gli porto, per 1:opera intelligente ~ e.Fas­ sennato consiglio di cui mi fu prodigo ogni volta .che a lui ricorsi. In fine la speranza di gi0vave ai · vasti giudizj. con . alcuni dati statistici ' che vi presento negli stati qui uniti, e sulla matematica esattezza de' quàli fo me stesso garante. Siccome poi le cifre: numeriche, questo ·potente, ::.ammennicolo delle


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scienze positive, quest'energica molla che spinge incessantemente il progresso dell'umana civiltà, perdono grandemente del loro valore, ove non sieno cotTerlate di elementi che condizionandole e moditìcandole le riduéano all'aritmetica loro positività, co~ì, ove a Voi non incresca, aggiung~rò, o miei Colleghi, alcuni schiarimenti ed osservazioni che l'esame di quelle cifre, a cui v'invito. mi verrà consigliando per farvene meglio apprezzare il valore, il quale, com~:~ nqu e modesto, mi par tuttavia non indegno della vostra considerazione. La prima cifra messa in testa al quadro sinottico o stato numerico degli ammalati d~l 16° reggimento cavalleria, inviati allo Spedale durante il triennio 1871- 72-73, rappresenta la forza media dei presenti alla sede del corp,o nel triennio suddetto. La forza effettiva sempre assai limitata, come già fu accennato più sopra,' è pur soggetta a variazioni frequenti in causa dei distaccamenti, per la chiamata sotto le armi di nnove classi, pel licenziamento delle più vecchie, per le esercitazioni campali, in fi ne pel servizio straordinario eli pubblica sicurezza. Tenuto ·calcolo quindi di tutte le variazioni da essa subite nei tre ultimi anni, fu facile ottenere dalla. somma dei singoli fattori divisa pel tempo, il quoziente o la media che quale primo termine noto ho scritto in capo della nostra equazione. Ed è a questa cifra che riferisconsi nei rapporti di causa ad effetto le altre del 3° quadro, in cui divisi per ogni singolo anno, e pel genere di malattia, sono registrati numerical,Ilente tutti i malati che nel corso del triennio ricoverarono allo Spedale di Livorno, o di Lucca. Essi sommano a 472. Di questi 270 sono febbricitanti. Gli altri 202 affetti da malattie diverse, di pertinenza quasi esclusivamente chirurgica, e indipendenti affatto da cause endemiche o generali, non meritano da parte nostra u~a speciale attenzione. Di vero gli stessi ammalati ve1·ificansi tutti gli anni, in quasi tutte le guarnigioni, ih proporzioni presso


636 a poco consimili, e tt·ovano la colpa nella stessa età giovanile, nella robustezza della costituzione, nel òi$prezzo del per icolo, nella sficla continua al medesimo cui li stringe il dovere, quando il piacer non li inviti. I febbricitanti soltanto formeranno quindi ' soggetto del nostr·o esame. La loro cifra durante il triennio si eleva a 270, ciò che in media corrisponde a 90 Il}alati per anno, ed al 15 per % sulla totalità della forza presente. In quali più precisi rapporti ad ogni ·singolo periodo del triennio questa cifra dei febbricitanti si trovi rispetto agli anni di servizio, ed alla provincia di ogni malato, vi sarà facile· il dedul'io dagli stati qui annessi e contrasegnati coi numeri 2 e 3 d'ordine. Ma tali distinzioni, che d'altr·onde v'assicuro esattissime, nel caso nostro banno ben poco valore, e costituisc:ono più presto un lusso statistico che un utile . fattore alla r icerea di quell' incognita cui d'accordo aspiriamo. Lasciamole dunque da banda, contenti della cifr·a che la compend ia, e che noi scriver emo al secondo posto della già intavolata equazione, dopo averne discusso il significato e ridotta l'aritmetiea espressione al suo giusto valore. I f(;lbbricitanti che nel triennio ricoverarono allo Spedale furono dunque 270. In qnesta semplice esposizione voi troverete di certo a rimproverarmi due fatti : ella vi parrà cioè, e giustamente, troppo genet·ica la diagnosi di febbricitanti, e sovet'chiamente elevata la loro cifra. Del primo addebito io non posso forse scolparmi che aggravandolo maggiormente. La diagnosi in vero di febbt·icicitanti non è soltanto troppo generica, è ancora imp1·opria, giacchè dovendosi apporre a tutti gli affetti da malattie mediche, a tutti coloro cioè che non possono essere registrati in alcun' altra delle colonne nosografiche in cui il primo stato è diviso, ne viene di conseguenza che non pochi malati perfettamente at>iretici devono essere inscritti e compresi nel novero dei febb ricitanti.


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Ad ovviar tale errore, anzichè rigorosamente attenermi, come ho fatto, al quadro regolamentare prescritto dalla Nota Ministerin.le l O marzo 1866, e tutt'ora in vigore pel rendiconto trimestl'ale degli ammalati de' corpi, avrei potuto giovarmi flel registro di spedale, in c ui due colonne distinte indicano la diagnosi presuntiva e definitiva pet' ogni ammalato, e presentarvi uno stato nosografico informato a principj meno ·generici e più scienti6ci. Ma con ciò avrei da senno a vvll,ntaggiato il mio compito, e portato più luce nel campo delle ~ostro ric·.erd1e ?' Ne dnbito assai. La diagno:>i presun ti va emessa alla JH'ima Yisita del malato, senza far precedere un ac.curat:> esame anamnestir.o, nello stadio dei protkomi od al primo eso ,·dit·e del morbo, quale può avere fondamento di verità., quale può offril'e criterio di pratiché induzioni, o di serj giudizi? - Resta la dingnosi definitiva che il curante ba segnato in calce al viglietto d'uscita del malato. Ma qui, o Signori, ho duopo di farvi una .confiòenza, e dirvi una massima che mi fu e sa1'à sempre immutabile norma nell'esercizio della medicina : « Non giudicar·e tuo oollf'ga IJUanclo « non ti sia trovato al suo posto; non censw·arne quindi « mai l'operato, nè gz·ura?··e sulla sua fede. » E ccò perchè ho conservato pei' malati di medicina la semplice diagnosi di febbricitanti, senza intender per que:sto esimermi rlal dirvi sommariamente, e come meglio la memoria sorretta da coscenziose annotazioni mi detta, quali fossero le forme morbose che mi venne fatto più spesso di constatare. E seguendo nell'esposizione delle medesime l'ordine tracciato dalla loro fre quenza citerò : La febbre semplice con preyaJenza di fenomeni gastrici o catarrali. La febbre intermittente a tipo quotidiano, qualche volta terzanario. L'infiammazione degli organi respiratorj e specialmente delle pleure. L 'infiammazione degli organi addominali; di rado quella delle meningi e del cervello.

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La tubercolosi polmonale. Il morbillo cinque o sei volte ogni anno, subito ciopo l'arrivo al corpo dei coscritti. La resipola facciale. L'orticaria; rarissimi il vajolo e la miliare. Poche le forme nevralgiche. L(} stato morboso però che più d'ogn' altro intervenne sinistro, ed impressionò la mia anima, non per la potenza prevalente del numero, bensì coll'imponenza dei sintomi e la gravezza degli esiti, fu, senza alcun dubbio, e fuori d'ogni contestazione, la febbre tifoide. Ma di essa più particolarmente dirovvi dopo avermi scolpato dell'altro appunto, cioè circa la cifr-a soverchiamente elevata dei febbricitanti. · E a prima giunta riesce veramente penoso il vedere come giovani scelti, di ottima costituzione, robustissimi abbiano potuto dare agli spedali un contingente tanto cospicuo; ma la sorpresa scema d'assai rilevando dallo stato N° 2 come dei 270 febbricitanti 107 fossero coscritti ..... o nel primo anno del loro servizio, individui cioè tolti recentemente alle loro fami glie, e costretti a vivere in altro clima una vita, regolata si da pro\vide norme, ma non per questo men dura, nè scevt·a d'annegazioni, di disagi e fatich e. Il coscritto non ha che appena vent'anni, egli attraversa quel periodo dell'esistenza in cui lo sviluppo fisico sta per giungere al suo acme ...... qual meraviglia quindi se il rapido cangiamento di nutrizione, d'attività muscolare, di abitudini di vita, turba od arresta quello sviluppo, diventa causa di malattia, o prepara il germe a più lontani e più gravi malori? Arrogi (sempre a commento di quella cifra) che gli Ospedali civili, oltrechè esset·e di danno manifesto alla disciplina militare, sono ancor causa di g1·avoso dispendio al Governo che non lascia occasione per consigliarci ad inviat·vi il minor · numero possibile di malati, e a dirigerli inve~e ·per tempo cioè prima che aggravino, e nei casi dubbj anche in osser-


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vazione soltanto, allo Speda.le più vicino ..... a Livorno, cioè a quaranta chilometri di distan.za. Chi dopo ciò non intende la necessità di affrettarne quanto è più possibile la partenza, con danno della Statistica medic:a, ma con evidente vantaggio dell'individuo., della disciplina militare, e del pubblico erario? Ridotta cosi, almeno approssimativamente, al suo effettivo valore la cifra dei febbricitanti, ritorniamo a quelli l'l'a essi che, a mio giudizio., meritano la maggior nostra attenzione, cioè agli ammalati di febbre tifoide; che ci dar~nno, se pur non erro, il terzo termine dell'equazione, agevolandone lo scioglimento. Nel triennio in cui il 16° reggimento cavalleria eb.b.e sua sede in Lucca ·gli amm·aJati di febbre tifoide furono 1nolti, e assai gravi. E quanto al numero, senza sostenerne l'assoluta loro snperiorità, posso però g.arantirne la notevole frequ enza, autorizzatovi dal sunto delle mie note, dal ricordo d ~lle mie diagnosi alla prima visita del malato, dalla conferma d_elle medesime nelle mie private e$cursioni agli Spedati di Lucç:a e · Livorno, in fine dalla gravità stessa degli esiti. P erchè poi possiate dare al mio- asserto l'importanza che realmente si merita, è necessario ch'io vi esponga le mie convinzioni strlla patogenesi di questa febbre, quali me le procacciarono lo studio e l'osservazione sifassionat.a éd at-· tenta. Io definisco la febbre tifoide: una malattia del sangue, cagionata da un virus d',ignot!l natura, che ·si ~or-ma fuori dell'organismo, ma può riprodursi entro al medesimo. Io credo che la guerra e le grandi batta3'lie del primo Impero l'abbiano generata, e s iasi poscia milno mano diffusa su quasi tutto il Continente .Eur0peo, dove ora~ regna endemica non altrimenti che la febbre gialla alle Antille, la peste sulle t ene bagnate periodicamente dal Nilo, il cholera sulle rixe del Gange. Ignota l'intima essel}Za e natura d_el miasma o vil'us tifoso


640 che ·1a riproduce, ci restano ignote-· pm spess0 le ç.ause che ne aumentano la fr·equenza fìrw a ·dade l' impronta e i ca:rlrlteri di una vera epidemia. Come in tutte le .malattie d' infeiione la febhre tifàitle prese·nta nel suo deeorso, •piu 0 menò disti'nte, le quattro .fasi che si , osservano co::)tanhemente ne'gli avvelenamenti mia• smatici: la prima cioè 0he annunzia l'assorbimento del veleno; la seconda il su0 contatto coi centri nervosi ed organÌ importanti ; la ter3a la reazione d. eli' organism0 ; la. quarta l'eliminazione dell' agente tossico, o V•irus inficiente. Altt'i non distinguono nel ' dec0rso di questa febbre eh~ due périodi !f1arcatament.e separati: ·1 l'uno corrispondente alla deposizione delle masse tifose; ·l'altJ;o alla trasformallione retrogri'lda del le medesime. Ma oltre ·ai- tì·pi c~ t·atteris tici di questa febbre, 's onvene albri che," per ragioni inlp·ossibili a •definksi, deviano .più· o méno dal t;ipo normalE>, e ·Obstituiscono una serie svariata :di' fe-bbri tifoidi ·anomale, intorno alle qua:li, autorevolissimi patologi, speèialmente tedes.chi, cadonò, a mio avviso,, in ·flagrante contraclizione. ,Mentre ciqè da un lato mostl~a nsi troppo proclivi,a riconoscer~ l"esistenza e il d.?cO'rso• di questa febbr·e ìn moltissime forme morbose ove prima1non sospetta\'aSi, e diagnosticano : una febbre tifo ide tumnl tuada, una febb11e tifoide lncaliz.zata, una· febbre ti [o idf~ ambulatoria; mentre 'ilo l" ' gono. all'esantema m i l iat~è l'onol'e della sua indivi·dualità per ceder·Ja acl essa.; mentl'e in fine in ogni enterite, il). ogni colite, quasi in ogtii febbre gàstrica. intraveggono o sospettano ltt presem.a del 'prinoipio tifoso latente; . . . .. da!Pra ltro vogl-iono· distinta •la (ebbre tifoi de dal tifo ; ehiarnano : Ileo-tifo la pdma, Derrno- tifo la secC:mda ; e, pure- rioonòscendò mi.a grande anal9gia: e ' rassomiglianza• tra i lor·o sintomi· pa'tognomonici, negano assolutameL1 te l'identità del virus inficiente, solo perahè, eorne nel yajo'lò. genuin0 ohe per cont agio put> dare


64.1

la vajoloide e questa quello, il dermo-tifo non ' dà mai la febbre tifoide. Argontento ben debole in vero per sostenere una tesi di tanta mole, e ch'io non oppugno per non dilungarmi da vantaggio, e non abusare più oltre della vostra indulgenza. Ben lontano dal rlividere le loro opinioni, nel dirvi che gli ammalati di febbre tifoide nel 16° reggimento cavalleria, durante il triennio, furono molti, vi bo compresi anche i pochissimi casi di dermo-tifo, ma ho escluso tutte quelle forme morbose nelle quali un clinico troppo oculato, o troppo parc~dale avrebbe scorto forse la presenza del principio tifoso. ho pur detto ch'erano gravi, e l'ultimo de' miei stati, quello della mortalità suggella con prova irrefragabile che il coltello anatomico ha sancita, e questa, e le mie precedenti osservazioni. Sopra 36 decessi, 19 morirono di febbre tifoide. Ogni commento a t~nta eloquenza di cifre parmi superfluo. In omaggio alla verità mi corre però l'obbligo di farvi osservare che lo stato, cui orora accennai, non si riferisce sol tanto alla forza dei presenti a Lucca come negli altri, ma a quella di tutto il reggimento: circa 900 individui, e di coloro che trovavansi alle lor case con licenza di convalescenza, o in congedo illimitato. · L a mortalità in questi ultimi ebbe per unica causa ed esclusiva la tubercolosi. Il distaccamento di Firenze, in media 250 individui, contribul esso pure, ma in proporzioni relativamente minime e al contingente delle febbri tifoidi, e a quello dei morti per detta affezione. E dopo ciò, se l'errore non fa velo alla mente, . e l' induzione è conseguenza logica delle premesse, io credo potere · coscientemente asserire : « Che la malattia predominante nel « 16° reggimento cavalleria, durante il triennio 1871-72-73 « in cui ebbe sede a Lucca, fu la febbre tifoide. » A compimento della mia relazione restami a dir delle cause ' che contribuiscono allo sviluppo della febbre tifoide, ed accennare a quei mezzi che atten:ùando l'influenza di quelle,

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Giornale di Medie. milit. 1874.

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valgano a render di questa il d.ecorso meno funesto e men grave. È oggimai universale credenza éhe la causa prossima ed immediata della ' febbre tifojde sia un principio d'ignota natura, che per un processo chimico d'organica .decomposizione fonmasi o nell'organismo, o fuori di esso ; virus ·qu·indi o miasma tifoso che intro,dotto coi cibi, colle b~vande, o coll'aria nella circolazione del sangue, vi suscita quel perturbamento, quel disordine di funzioni e di atti che caratterizza la detta febbre. Quanto poi alle cause che ne favoriscono lo sviluppo e ,Ja diffusione, ·particolarmente fra i soldati del reggimento ond' è parola, parmi di scorgerle : l 0 Nello stato igrometrico dell'atmosfera qu;:tsi costantemente umido ; nello sbilancio spesso assai forte della temperatq-r a tra il giorno. e la notte; jufine nelle condizioni del suolo : chiuso da monti, solcato abbondantemente da, acque non sempre seorrenti, quindi umido ed. accessibile alle infiltrazioni per poco eh~ il livello de]Je acque sollevisi. 2° Nelle condizioni materiali della città, chiusa da bastioni e da un' altissima cinta di piante, con un'area insufficien.t e alla sua popolazione, con vìe molto ristrette, con case sproporzionatamente elevate . .. .. circostanze tutte sfayorevoli ad una efficace e costante ventilazione. Aggiungi : l' inèompleta fognatura delle strade, la difettO'sa costrÙzione delle latrine, le c0ncie e le fabbriche · di pelli, i filatqj della $eta, il pubblico macello . . . . . ed avrai più ·che bastanti ragioni per temere quella putrescente decomposizione del suolo che tutti gli autori s'accordano nell'indicare quali principaUssima causa alla diffusione della febbre tifoide nelle grandi città. 3.0 Nel modo antigienico e biasimevole con cui si espurgano i cessi, e il prodotto loro trasportasi.


643

Per esso gas fetidi e n.auseanti si: sollevano 0gni notte in gra;n copia dalle pubbliche e· private 'làtriD.e ehe una mano industriosa ma ·ingovda· diséhiude. ·Favoriti dalle condizioni deU'atmo.sfera um\da e f1•edda e dalla calma dei venti, ~s~i aleggiano sulle vostre toi'ri, scendono nelle vie, pen'etrano nelle case, s'insinuano dovunque e guide o battaglieri •d' insidioso nemico vi recano i germi d' ihnumerevoli morbi. Mi si opporrà da' profani: l'uso già inveterato, il poco disp~ndio, il largo gq,adagno, in fine , pmpunità di e.oloro che più v.i si trovan0 esposti, ..... scuse grette. e meschine ·ch'e la scienza sbugiar·da, ed il civile progresso · altamente condanna. Io non so, nè diséuto quale influenza la detta èausa possa avere esercitata sulla genesi di molti processi morbiliosi, , vaj.olosi difterici che in questo trienniG vidi svolgersi t!'a le classi più povere della popolazione, credo però di non, apJ!lOrmi al vero accusandola di aver favorito· lo sviluppo della febb.r e tifoide in giovani soldati, forestieri nella vostra città, e éostretti ogtii terza ·notte à vegliare armati per , la sicurezza dei p1,1bblici stabilimenti, e pel servizio interno del .C'orpo. Signori, se la mia voce potesse giungere autorevole ed influente fino a ,coloro che regolano le sorti di questa gentile èittà, parmi, cesserebbet'O presto di quel mal vezzo lo §concio e l"indiscutibile danno.

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4° Finalmente ne~l a de:fipienza d'acqua potabile. Ciò sembrerà, strano per Lucca cosi ricca. d'acqua eccellente, ma sta di fatto per la Caserma di San Romano che in uno de' suoi angoli più appartati ha un unico getto e poverissimo d'acqua potabile. Pesanti sifoni sollevanq l'acqua occorrente ai molti bisogni di un reggimento di cavalleria da pozzi chiusj e circondati a poca distanza da latrina. Quale efficace e favore.vole mezzo, di diffusione della febbre tifoide sia una tal causa, voi vel sapete. È inutile il dirvi s'io abbia sollecitata pel detto quartiere maggior copia d'acqua. pota-


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bile, e proscritta quella dei pozzi per uso interno del sol,.. dato; ..... ma :fin qui la mia domanda non ebbe che gentili promesse, e Ja mia proscrizione il rispetto che a mas:>e non educate la disciplina militare può imporre, ma n0n impedire che vi si manchi. Queste dunque le cause vere o supposte ..... E i rimedj 1 .. . , . Saperfluo indicarv.eli, che non ha Samo penuria di vasi, nè di nottole Atene i . . . . . sarà pi'ù saggio desistere, e por :fine una volta al dire già lungo, cui il buon volere soltantò fu pregio, ed insper'ato compenso la vostra paziente attenzione. Il çapitano Medico GIUSEPPE. P ASTORELLO. '

l


645

STATI NUMERICI DBGLl

AMliALATI E MORTI NEL 16° REGGIMENTO CAVALLERIA (LUCCi\) durante il Trienn io 18 71-72-73

l 0 STATO NUMERICO degli Ammalati del 16o R eggimento Cavalleria (Lucca) entrati aUo Spedale di L ivorno, od a quello civile dz· Lucca dur ante il Triennio 1871-72-73 divz"si p er malattz"a. ( Forz a Media Sc::>C> l

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Anno 1872

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29

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Anno 1873

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11 1 34 103 -;l~

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046 F" e 'bb:r:ic:l:t a:n.t i

2° S •rATO NU!.!.ERICO dei Febbrz"citanti di f/,etto Trz"enm"o dz:visi pe1· anni di" servizio.

nel 1° annd nel 2° di servizio

l - - - 1-=0 nel 3°

nel 1°

l l Totale ' - - nel 5"

oltre i . 5 ann1

8

105

3

73

3

92

1871

33

20

24

15

5

Anno 1872

33

11

12

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4

Anno 1873 TO'l'A loE

41

15

18

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11

-1Q7 - 46 - 54 - 29 - 20 -

14

-270

l

3° STA.'ro NUMERICO dei Febbr.1:citanti di detto Trz'enm·o divisi per Provincia.

' Italia Alta

Mtdia

------- ------

l

__ ____ __ Bassa

Insulare

Totale

73

~nno 1871 .

34

38

15

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Ann o 1872.

23

24

17

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Anno 1873 .

36

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TOTALE

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l 93 1-;-r-:--.3

92

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270


047

4° SuTo NUMERICO delle MORTALITÀ del 1.6o Reggimento Cavalleria (Lucca) du1·ante i l Trienm·o 1871.-72-73 divisi per malattia giudicata causa di esse. l

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Saggio di Proposizioni intorno all' uncipressione <11 Lette nell'Adunanza del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti il giorno 18 giugno 1874

dal Commenà. Pro(. TITO V ANZETTI. I. A reprimere efficacemente una emorragia per fer1ta d'arma da punta, potrebbe bastare il tenerne scostati i margini mediante due uncini, insinuati nol suo fondo e mantenuti ·più o meno tesi per la durata di 24, 30, 40 ore o pii\. II. I n certi casi potrebbe bastare un solo uncino, in altri potrebbero richiedersene piti di due.

III. ' L'arresto dell'emorragia sarebbe dovuto alla pressione diretta o indiretta che fanno gli uncini sull'arteria; alla curva che queata può subire in mezzo ai tessuti che l'uncino trae all'esterno ; ai cangiati suoi rapporti colle parti vicine per questa trazione.

IV. A raggiungere lo scopo potrebbe essere necessario reiterare più Tolte la prova; infiggere gli uncini in punti differenti ; farne la

(l) Riportati alcuni fatti t•elativi, occors1 m casi di profonde ferite alle palme, ecc., con persistente, dit•ettamente incoercibile emorragia, il Pro!. Vanzetti sorretto dall'esperienza propose l'uncipressione e ne lot:mulò lo qui riportate p'·opos1%ioni.


trazione in direzioni diverse, cioè piò. o meno oblique, più o meno laterali o verticali; usare uncini di varie curve; sostituire agli uncini semplici i doppi.

v.

V arteria lesa ~potrebbe trovarsi all'una o all'altra delle est,remita della ferita: ed in questo caso l'uncipressione dovrebbe farsi non già in direzione trasversa per scostare i margini d.ella ferita stessa, bensì nella sua direzione longitudinale, in certa guisa allungandola. Se l'arteria che si trova all'estremità della ferita fosse tl'oncata; per poterne .investire. e comprimere i due tronchi, converrebbe fossero applicati a quella estremità due uncini, da tenersi in direzione più o meno obliqua, quando un solo uncino doppio non facesse il desiderato effetto.

VI.

n tempo durante il quale gli uncini dovrebbero rimanero applicati sarà vario giusta il volume dell'arteria, ed in generale pari a quello, che le esperienze fatte negli ultimi anni coll'agopressione, ci appresero essere sufficiente perchè sia chiusa la ferrta del vaso les.o. VII. Servono all'uopo i soliti uncini acuti adoperati dai chlrurghi per afferrare e tendere un tumore od una parte da escidersi. Secondo il caso saranno da r~mpiegarsi gli uncini semplici od i doppi, a punta più o meno lunga giusta la profondità della ferita, a curva maggiore o minpre, a semicerchio od a falce ecc. VIII. Potrebbero forse servire anche uncini colla punta non acuta., e questi sarebbero da preferirsi, perché più facili ad .insinual'l:!i tre margi~i di angusta ferita, e non sarebbero . att~ a ledere un nervo o forse l'arteria medesima che devono comprimere. IX. Siccome gli unc1m vengonç> infitti in una ferita già fatta, e quindi non offendo.no la cute, i dolori che ne derivano sono molto sopportabili, passeggieri, e minori di quelli che le parti proverebbero strette da una pinzetta.


050

x. Gli uncini ottusi, detti dilatatori o retrattori, che si usano durante le operazioni per tenere divaricati i labbri delle fatte incisioni, e che sono piil. o meno larghi, non sembrerebbero poter servire alla uncipressione, poichè premendo sopra una superficie troppo larga, non fanno sull'arteria un'impressione lineat·e, come si richiede perché senza forza sovercl1ia ne rimanga chiuso il lume.

XI. Gli uncini con manico, sono di più facile e sicuro maneggio. Un solo manico a Tite potrebbe servire n più uncini di varia curva e grandezza.

XII Afflnchè il chirurgo abbia pronto, in ogni tempo e luogo, il mezzo di arrestare una emot•ragia; nella busta da tasca dovrebbero sempre trovarsi, due uncini da chiudersi nel manico (piatto per minore ingombro) o due dei sop1•acldetti manici pure piatti, con alcuni dei relativi uncini (l).

xrn. Ovo mancassero gli uncini, potrà il chirurgo od il medico piegare facilmente ad uncino la punta di uno spillone da capelli, di un ferro da calzo, d'un chiodo, d'una forchetta da tavola, di un grosso ago, prima arroventati, e servirsene all'uopo. XIV. Possono seryire anche uncini tutti di ferro, senza manico, muniti di una cruna, come gli uncini degli anatomici, per passarvi una fettuccia di gomma elastica, un cordoncino, uno spago, una catenella, ecc. Per H facile maneggio di questi uncini dovrebbero portare

(l) Mi sorprende trovare anche nelle più recenti opere di chit·urgia, t.ra gli stl-omenti da aversi nella borsa chit·urgica, il rasojo, che ue vor-

rei escluso per sempre, siccome ordigno voluminoso, di poco decorosa memoria nella storia della chirurgia, ed affatto superfluo, poteodosi io sua veco adoperare uno scalpello.


651 tisso sul lot>o tal1one un anello o una specie di ala che servisse a fare una buona presa (l).

xv. P er attuare l'tmcipressione è necessaria J: t'mmobilità dell'arto o della par te ferita, e la continuar tensione degli uncini.

XVI.

n chirurgo saprà trovare, giusta le cjrcostanze di tempo e ai luogo, il modo più fac:ile e più sAmplioe, per assicurare la c~m­ veniente posizione ed vmmobilità dell'arto ferito : pe1· esempio, due fannoni o rotoli di paglia o di fieno tenuti accostati all'arto, due trav icelli, o tronchi o rami di albero, ùue saccheW riempiti di s~bbi a-, due· argini fatti con terra o creta, potranno s:ervire . all'uopo : potrebbe bastare un ctlSCino, nel quale l'arto rimanga alquanto infossato, comprimendolo ai lati con due assicelle. Nelle cliniche e negli ospitali meglio di ogqi cosa servirebbe una doccia gessata. XVII.

n mezzo più semplice e più alla mano per tenere sempr·e tesi gli uncini, è un cordoncino o grosso :filo bene assicurato lungo il m;:mico, e fissato coll'altro capo ad un punto imm oòz'le. Il più opportuno sarebbe un cordoncino od una fettuccia di gomma elastica.

xvru.

Il punto fisso tJuò trovarsi, o fuori dell'appareccnio che tiene immobHe l'arto ed esserne più o meno discosto, o sull'appareccruo medesimo e fare un tutto con esso.

XIX. Potranno offrire un punto fisso fuori dell'apparecchio taluni dei mobili della stanza, avvicinati al letto dell'ammalato, soprattutto due sedie accostate ai suoi lati col loro dorso; se il dorso della

(l) Simili uncini con fettuccia elastica, per tenera di'varièati senza. d\uopo d'un assistente, i margini della ferita nelle operazioni, sono stati già proposti da Bt'uns e se p+l trova il disegno nella sua opera. Btm~s, Chiru,·gische Reilmittellahre, Tubingen 1873, V. I, pag. 26.


652

sedia fosse troppo basso, un bastone qualunque, il ·mànico di una scopa, un ramo d'albero, ecc. lega.tovi perpendicolarmente, fornirà il punto d'appoggio all'altezza convèniente.

x;x. Sarebbe co.s a sempre pre.feribile che il punto fermo potesse trovarsi sull'apparecchio medesimo che tiene immobile l'arto, perchè così si potrebbe anche trasportare il ·malato e cambiare 11\ sua postura senza alterare la tensione degli uncini~ Se l'apparecchio fosse a gesso, si potrà facilmente murare in 'esso il pt,~nto ~ nsso o comprendere nella parte gessata il manico o la funicella dèll'~nciqo. Due chiodi o due cavicchie infitti nei lati di una 4lvoletta o di un piano inclinato sottoposto al guanciale su cui giacerebbe l'arto, sarebbero tal uni dei tanti espedienti ché l'industria del' chiruvgo saprà procacciarsi· al momento. XXI. Il modo più perfetto e più comodo di uncipressione sarebbe il poter farla con due uncini.senza manico, portanti una fettuccia o~ un cordoncino élastico. Posti gli uncini nel 'Punto conveniente della ferita e nella di_rezione dovuta, si manterrebbero tesi mediante le .due fettuccia, annodate attorno dell'arto nella parte opposta alla ferita. Il ferito potrel)be in tal guisa anche starsene fuori di letto, specialmente se la lesione si trovasse sulle estre- 1 mità superiori, e potrebbe essere trasportato a qualunque distanza sopratutto sul campo eli battaglia. XXII. Gli 'uncini nssati all'arto in questa guisa, quasi armilla elastica uncinata (che costituirebbe l'ideale della uncipressione) tenderebbero naturalmente i margini della f~rita ip. un piano orizzontale. ·od anche declive:. Queste due direzioni potrebbero non , essere le più opportune, e l'ultima po~rebbe rendere meno ferma la presa. · Per ovviare a questi incon·venienti e per ridurre la trazione in un piano più alto, bàsterebbe il sottoporve ai cordoncini, presso , il tallone dell'uncino, un cilindro di legno, un rotolo di filaccia · o pezze di conveniente grossezza.


053

XXIII. In luogo degli uncini, potrebbero forse servire talvolta altri congegni, atti a tenere da per sé soli, ~ercè del proprio elaterio, scostati ed eccentricamente compressi i margini della ferita, senza d'uopo del punto flsso, Delle mollette o tanaglie con branche scostabili per mezzo di una vite o di una molla, a guisa dei dilatatori delle palpebre (Snowclen), insinuate tra i margini dell~ ferita, potrebbero forse adempiere il desiderato ufficio. Consimili ordigni parmi già sieno stati proposti; ma non essendone stato conservato l'uso nella pratica, nè trovandoli accennati tra i mezzi di chirurgica emostasia, è da credersi che non abbiano soddisfatto. Gli uncini sono suscettibili di una applicazione p.iù generale e più corrispondente ad ogni intenzione e bisogno del chirurgo. (Giornale Veneto di Scienze Medz.che, agosto e settembre 1874).

I raggi solari usati come caustici, del dott. Goonwr:i. Da parecchi aimi l'autore si serve con buon successo dei raggi solari per distruggere i nei, le verruche ed altre escrescenze ; recentemente ha cauterizzato in questo modo gli ulceri e i .condilomi ve':lerei. Questo metodo di cura si distingue dagli altri per la assenza d'emorragia, per la poca acuità del dolore che non persiste· dopo l'operazione e per la regolarità della cicatrice che è piccola e perfettamente limitata. La infiammazione e la supp11razione sono complicazioni pressoché ignote : e quattro o sei giorni dopo la operazione, la crosta cade ·lasciando una ferita che guarisce perfettamente. Con un poco eli abitudine, il chirurgo giunge con questo mezzo a cauterizzare i punti che vuol distruggere senza toccare per niente i t essuti vicini. Può ottenere a volontà effetti superficiali · o profondi, dalla formazione di SE:mplici ampolle fino a quella di escare di 10 o 12 millimetri. Goodwin si serve a quest? effetto di una lente biconvessa del


654 diametro di 2 if!l pollici e di una distanza focale di circa lO pollici; la lente è guarnita di un anello di ottone con manico di avorio. L'operato è esposto direttamente alla luce solare; il che permt~tt.e di cauterizzare t utti i punti del corpo a volontà. Al momento in cui il fascio solare penetra nella pelle si ode un rumor-e di crepitazione caratteristico, o se la operazione si prolunga, si ottiene una carbonizzazione piu o meno completa e profonda. È interessante di vedere in questo tempo la coagulazione del sangue e il retrarsi dei vasi. L'autore aggiunge avere veduto riuscire i raggi caustici del sole nei casi eU granulazioni palpcbrali, alloraquando molti altri mezzi avevano faJlito . ])] questo, dice l'autore, un caustico naturale c faci lmente accessibile, e invita i chirurghi a rivolg~rci la loro attenzione c farne la prova nelle piccole operazioni che ogni giorno capita dovere eseguire. ( Allgem med. Cent1·alzeit. e A1·ch. mcd. bel,qes, agosto 1874).

Ricerche sul cervello, del dott. HI1'ZING. (Continuazione. Yedi In Dispensa del mes o di Luglio).

ImpOl'tante è l'ultima parte del lavoro eli Hitzing come quella che rappresent,a le ultime id ee dell'autore sulla localizzazio·ne dello funzioni del cervello, per ciò che riguarda la superficie degli emisferi. Vi sono due principali dift'eJ'Cnze generali fra i result.ati degli esperimenti di Hilzing e quelli di Ferrier. Primieramente alla regione parictale, allét quale Uitzing trova quasi esclusivamente Hroitata la eccitabilità elettrica, Ferrier aggiunge una gran parte della regione frontale, alcuni giri della occipitale, ed una parte eziandio della regione temporale. In secondo luogo Fcrrier stabilisce che molti centri assai distanti l'uno dall'altro servano allo stesso gruppo di muscoli; o viceversa determina l'eccitamento di ~ruppi differenti da uno stesso luogo .o centro; laddove Hiizing e Fritscb accettano solo come centri quei luoghi, dai quali possono e~sere prodotte contraz,ioni localizzate dei muscoli con correnti molto deboli, e così trovano .un centro unico per ciascun gruppo musco)are.


655

Hitzing fa cenno di una t.erza differenza fra i suoi resultati e quelli di Fcrrier, ed è che questi non sona sempre d'accordo con loro stessi. Così nel luogo in cui è collocato il centro per la coda del cane, il cervello del gatto non è eccitabile ; dove nel gatto lo stimolo fè~ aggrottare le ciglia e muovere gli orecchi, il cervello, del cane non reagisce, e Ferrier descr ive altre simili differenze. Rispetto al cervello dei cani Ilitzing insiste ancora nello ammettere sulla sua superlicie una zona irritabile ed una non irritahHe. Queste parti non reagi-scono mai con muscolari contrazioni alle correnti deboli, non sempre reagiscono alle forti. OÒn queste la reazione è tanto più intensa quanto più gli elettrodi sono situati vicino alle parti· che Hitzing e Fritsch descrissero 'come zona irritabile; e più sono allontanati da queste e più d~­ bole è la reazione, finché finalm ente cessa affatto, e solo interviene quando sono usate correnti d'enorme intensità. Hitzing riferisce i resultati di Ferrier principalmente allo avere adoperato correnti molto forti, per cui raggiunsero le parti più profonde del cervello. Ei pensa ancora che taluni di es~i fossero do>uti alla trasmissione della corrente ai p1uscoli e ai nervi per altra via che quella del cervello, per esempio pelfl.uido cerebrospinale che sta fra il <)ervello e le sue membrane o per le parti fuori del cranio. Nella regione frontale alcuni degli cifetli ptobabilmente dipendono dallo essere direttamente impre~sionate dalle forti correnti la prima e seconda branca del 5° pajo. Il ::-amo sopra-orbitario specialmente sta vicinissimo agli elettrodi . V'ha un generale accordo fra i t'esultati di Hitzi.ng e di Ferrier relativamente alla zonà irt•itabile del cervello del cane, sal. vochè i resultati di Ferrier sono più complicati. Per esempio, il Ferrier ottiene simultaneamente chiusura dell'occhio, movimenti di ambo gli occhi, cJi,Jatazione della pupilla, rotazione della testa verso il lato opposto con lo irritare il suo punto (5) che corrisponde al centro di Hitzing pei muscoli facciali; mentre gli stessi movimenti ottiene da un altro punto (3) che corrisponde al centro di Hitzing poi muscoli del collo. Hitzing vuole spiegate queste anomalie per la enorme forza della. corrente adoperata. Hitzing stesso però è obbligato a confessare che la posizione del luogo che Hitzing e Fritscb descrissero come ~ centro dei muscoli facciali » e che corrisponde di regola al punto (5) di F'errier è


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variabile in diversi esperimenti, e taholta corrisponde al punto 19 del dott. Ferrier. Il centro pei muscoli degli orecchi è pure un poco variabile per posizione, e vi sono diversi luoghi che talora reagiscono ali~ correnti molto deboli, mentre in altri espe· rimenti le ~olto forti non producono alcuno effetto su di loro. Questa variabilità di contrazioni complica .considerevolmente la materia. Hitzing è inclinato acl attribuire alcuni ili questi casi alla differenza di forza richiesta da certi gruppi ili muscoli per superare la resistenza o il peso delle parti mosse. Cosi per esempio, il movimento della mascella esige una corrente piu forte dell'orbicolare delle palpebre, e così in altre parti la corrente dovrebbe essere propor.tionalmente più forte, quanto maggiore il peso o la resistenza da superarsi. L a incosta~za dei movimenti con le COT'renti deboli, Hitzing propende a !'iferirla piuttoste a varietà dei mezzi conduttori che a varietà di organizzazione dello animale, poiché le prime si sa che esistono, mentre le altre non sono che ipotetiche. La presenza di un vaso sanguigno un poco più grosso dell'ordinario lungo il suo tragitto dalla superficie verso le parti profonde può rendere più facile il passaggio di una com:nte debole; e se un tratto motore cadesse in quest.'area, esso reagirebbe in maniera eccezionale. Hitzing avvisa che il modo e la località della produzione dei movimenti masticatorii della mascella non sono fino ad ora che insufficientemente spiegati e richiedono ulteriori indagini, mentre i movimenti degli orecchi ed altri effetti eccezionali di stimolaziooe debbono probabilmente essere riferiti ad anomalie nei mezzi conduttori. Hit'.ting dà piena fede alla scoperta di Ferrier, che i m.ovimenti per la chiusura delle mascelle sono prodotti dal suo punto 19, e la retrazione degH angoli della bocca da un punto nella parte anteriore del giro g. Ferrier ha pure osservato la contrazione bilaterale dei muscoli retti interni stimolando il centro di Hitzing pei muscoli del collo, e la rotazione bilaterale degli occhi in basso e in fuori, dal centro di Hitzing pei muscoli degli occhi. Ha pure mostrato che la elettrizzazione della parte anteriore della base del cervello produce dilatazione delle narici. Rebtivamente al cervello del gatto, Hitzing trova che la zona non eccitabile corrisponde molto davvicino alla stessa regione del cervello del cane, ed è anche meglio definita attesa la più


657 l' USQ di correnti troppo fol'ti sia ancb e qu i stata la causa delle differenzA f1·a ]e l'ice!'che d i Ferrìer e le &ue. In alèuni esperimenti gli effetti possono essere derivat i dalla trasmissione della corrente agli inviluppi ciel cervello, e cosi ai muscolì esteJ'ni, col mezzo ciel fluido cere')ro spinale. In altri, Hitzing li credè lHtramente di natura r otlessa, come per esempio, ovc lo stimolo èlella base del lato frontale con una forte corrente cagionava il gettarsi indietro della testa dello aoi male e movimenti delle O$tremità JIOsl,eriori, come p t~t'e della cocla1 quando ln cOJ'rcnte era anche più for te. H itzing concorda in complesso con Ferrier in ordine alla zona irt•itabile _d el cervello del gatto, salvochè questi non ha isolato jl centro per le estremità. inferiod, elle sta precisamente dietro al solco ct'ociato, come nel cane, ed il centr·o pei rnusçoli che muovono e tlroteggbno gli occhi non ha ~e cl e fra i due puiJti 7 e 8 di F err•ier, ma proprio nel punto intermedio.- Egli ha pure ottenuto, come appun{o nel cane, movimenti complessi di diversi gruppi muscolari con la elettriz,zazione dei suoi centri, e fi nalmente ritrae analoghi efl'et.ti stimolando punti differenti. Questo resultato non è difficile compt·endere, poiché furono adoperate nello esaminare il cervello del ~atto correnti anche più forti che negli esperimenti SLl 'quello del cani. ~Ferrier però ha inc!ipendentemeùte sc;opet•to ch,e la it•rit;azione della parte anto~i or·e df!11a baso del cervello nel gatto clà origine alla aper:tura della tna;;cella e a movimenti della lingua; e Hitzing vi presta pi<;na fede . -La conclusione generali) di Hitzing .è questa : che il pii) gt•ande accordo fLlnziona-le esi st~ fra le regioni sirnjlari del cervello del gat.t.o e del cane, se le conenti usate sono quelle che producono jl minimum eli contrazione muscolare. Quanto ai porcellini d'India, HH:dng limita i suoi nppu nt~ a\l una osSOI'vazione fatta dal dott. Ferrier in uno .dei suoi esperjm~nti. Questi trovò che dopo avere esposto la metà sinistra del cel'vello di ~100 di questi animali al clorofot•rnio, e poi sveglial.oJo, il suo corpo si piegava si!fatt.arnente su1 lato de.;;tco che la coda e la testa VMJÌ'/ano arl incont.rarsi. F erric-r spiega ques~9. fon.omeno ammettendo che la irritazione dello emisfero per In ~va esposizione all'm•ia venisse trasmèsso ai muscoli del lato o~posto , attraverso il corpo striato, e produces.<;e cosi convulsiofiit tetaniche e jJ pleurGstotono. Giornale di Medie. milit. 1874. 43 regolar~ disposizione òei solchi. Ei crede che


658 • D resultato di otto :mc,j e&pcrimrnti ed altre ccnsiclcrazioni cond tBS<H'O Hitzing alln conclusione che il concetto di Fcrrier è erroneo, e clte lo incur· viu•,;i del ~or.'po a destt•a non è dovuto alla. it•t•itazione della superfìrie il d CC'J'vello, ma ad uno sfato di pnrnlis1 c.lerivnute dalle offese subìtc dal cct'lrello M llo april'e il cranio, dnppoiché i porceìli d'India >:ono estremamente sonsibi l ì 11! minimo ur·to del loro sistema nervoso. Bi mostra inoltt'c che le conv tllsìoni pos~ono in l oro dete t•mina rs i J)er lesione del cerv ello, senza che siena sempre o prevalentemente unilntcJ•ali, o possano t·if~~rit's i aìla lesiouc d i nna deter'minata regione del écl'vclìo. (Medt'cal 'l'im~s ant.l Ga,zctte, 22 agosto 1874).

Nuovo metodo per la riduzione delia lussazioue scapolo-omerale colle sole forze del chirurgo, per Or. r :>~•ro GR .\ NDEsso-Sn,vESTRJ.

Dal la\roro che porta qu.:>sto titolo, pubblicato nello Sperimentale, togliamo i seguenti brani : PIUTICA. La pt·ntica non è che l'applicazione dèlla teoria. F in dove si può agir·c colle Hole mani é prcfet>ibil e il tentatiro col h1etodo è'li J\IIotte pcl'fe:t.iono.to, come 1o sviluppai nel Cù$0 .~o ­ pradescritto. Questo çcnere di lussazione è forse il più frequente, percbè al di fuori dell' inserz.idne dei muscoli la capsula. ot·bicolare dell'ornero non è più protetta dai tendini e per ciò più facilmente si srp.tnrcia : e perrltè le cause trnumatichc più ft'C'JUenti, come le cadute su lla spalla od a1tr·e percosse in tale dirtJzione, hanno azione diretta per lacerare il legamento capsulare. Dove non valga la ltlano, vale il p iede. 11 piede ha analogamente alla mano moti di fies~i c ne ed esten.>ione, di adduzione o di abduzione, cd una notevole libertà dell'ar·ticolazione mediot arsica. Di più la pianta del piede è organo tattilo analogamente alla palma della mano. Poniamo 'una iussazione inte rna e superiore el i destra. Beninièso che se fosse a si nish'a, bisogna adattare il tecnicismo a quel lato. Io corièo il malato supino sullu ·sponda destra ilei letto, c, scalzo il piede destro, sedendo sul m argine : stesso del letto,


' 659 a pplico il cavo della pianta p oi p~ec)P, contro il cavo· dell'ascella. ' ' . Q u~slo è il momento di applicar•o tutli i riscontri cliag-noslici, che devono essere compiti pr i ma dell'atto operaf.ivo, per detcrrni nill'e la• clirézior\e della i razione, c. le' modalit à della coaptazione. A ffer rando ttllora alla regione-- del polso, l'avanllmwcio de ll'm•to h ls:mto, con un<t o con ambe l a mani ;;ti'ro nella direzione preS"celta lentamcn:.e, mtt con azione contin ua e crescente per instancar•b i mu.o;c.mE opponenti, che al!òr<1 non esseuào dòminati dalla vol~'ntà, pr·esto si art'<mtiono. Ognuno intenrle, che se nbbisognasso molta fvrzn, l'operntot'e l a con:;cgue i:lnto I'nngg·iore quanto piit si inehiM o pcl' dir meglio si distende sul dOl'ilO. È qllì')sto il mom{}nto più importlinte dcll'oper'àiiòne. ll pi-ede fa l'azione co:nbin ~:ta., anzi unificata, della contro estensione e coaptazione aoi suoi l'<lg'Oial'i·,· estesi, mul tifor·mi e pòrll'I'osi mot i: e d a llom av,·alorando la trazione consentaneamente alla coaptazione , _l'os:;o bnbm nella sua cavitù. meccan i::Hl'.lo favorovo\<) di sì fatta a pplica-.done .dol piede ~ta in ciò, che il tallone indielro e la IlUl'te an teriore del metatar::;o innanzi, ~os l,cngo no imn·robiti b sènpola e la clavicoìa; mentre il ca\·o del piede presta come una ~?rondai a al decorso del cavo dell'omer0·,. clt·e lo guida senzn M ntru:;to do ve l'estensione lo trascina, ed al momento opportnno la >igorosa coaptaziooe dr! piede intcl'O lo sosping e, anzi lo. .caccia en tro la cavità ar·ticohire. In ciò stn. · l-a diiferenza c:lrdiunle e scientifica dell'uso del calcagno. Que~to può inceppare a nzi arTestare il (lecbrso dèl capo dcll'omer·o, mentre il cavo del piet!e prepara una doccia, che lo guida al ,luogo designato..

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Que:;to metodo di oper·at·e è applicabile a tutte le lussazioni scapolo-O??<e?·ali. n piede ! esclumeru. taluno rnaravigliato .della semplicità del concetto. Certamente sono cose tan~o ovvio. che aRpcna euunl . .ziate ognnno le npp t•cnde c compt•cnde, quanto l'uoYo di Colombo, J

che p ure fu l'epigramma della scopet·La d'A.me t·ica. Ma io chiedo : E perché per v€mtitt•e s ecoli di storia ftclla chir urgia, gli opera tori non ha nno posto mente al pi e d e ~ E perchè pet• ventilre sòcoli• ha riiw i èhtrur·g-hi con.senti tò i n un metodo sì goffa mente pregho di erro ri- assoluti d i m eccanica ~ Perchè bz'so,qnfi; SCli[Jer. to1·nare all'esame ecl clll' analisi clelle

idee più qnoticliane e più abitual1', per acc01·get·~·i degli errori Ifiù ' quot~'diani, pfù abitùali •e talora seéolari:

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660 CoNCLUSIONE. Nessuno penserà che in questo scritto io presuma d'aver dato

un tratLato scientifico di questa lussazione. Io mi arrestai solo in questo breve commentario a sviluppare le ragioni della mia pratica, o nulla più. Riassumendo adunque concludo: }O Che il mio metodo non è che l'applicazione esatta dei principii di meccanica; e per tal via correggo gli errori de l me-· torio più usitaio e generalizzato, voglio clir·e del rnetodo classico. L'economia deile forze e la più utile applicazione di esse porLa al resultato: che z'l solo ohù·u1·go basta a compiere la ridu-::ione della lussa-::ione soapolo-omm·ale, vale a dire la fot·za di un uomo equivale a quella di pat•ecchi uomini. 2° Che questo metodo è il più piano, facile e sicuro, ed il più generalizzabile, spogliandosi di ogni impaccio d i legacci e di assistenti ; ed ove sia divulgato e portato a cognizipnc dei chirurghi è a prevedere eire sostituirà ogni altro metodo. 3° Che pott•à prendere posto anche nei trattati di chi rurgia, perchè sviluppato dentro principii stre ttamente scientifici. 4° Quanto nlla pratica ecco ciò, che posso aggiungere. Io mi lauroni in chirurgjca nel Ularzo del 1848, nè usai d'altro metodo, cl1e del mio, fuori dell'unica applicazione, che feci del metodo di Rust, nè mai mi n1ancò un pieno successo: e parlo nel 1874. Or dlmque

. . . . . . . . . . . . si quid novisti 1·ectius ùtis Candidus impertz·, si non, his utere mecum. (Hon.) (Lo Spen·mentale, settembre 1874).

Cura dell'Acne. Un'ultima osservazione, pure del dott. Auspitz, io voglio riferire relativa alla cura dell'acne, e segnatamente sebaceo. - Allo strumento di Volkmann, (Schal'flbffel) identico presso a poco al raschiatorc delle palpeb~e per la ·~ongiuntivite granulosa del dottor Fadda, che serve per irritare, distruggct•e gli impiagamenti atonici, togliere croste, raschiare ossa, ha aggiunta una piccola picchettina dal lato opposto, solo per comodità di manovra. Con questa egli apre ad una ad una tutte le pustole di acne, e poi con lo,


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strumento, che dissi somigliare al raschiat.ore di Volkmann, vi passa sopra ripetutamento, tanto da distr·uggere tutta la parete del follicolo . - Nel luogo ove è stato posto in pratica tale metodo non si osserva mai recidiva. (Idem).

Guarigione delle Pseudoartrosi colle iniezioni. · Nelle seduto della Società di Chirurgia del 28 gennaio 1874 Bourguet narrò un caso d i gun•·igione di pseudoartrosi per mezzo di iniezioni. - Una frattura della diafisi del femore non era ancora consolidata dopo 5 mesi. - Vennero iniettate lO goccie di una soluzione di ammoniaca (l : 3) vicino al fra10monto superiore. - Quattro settimane più tardi ne fu fa tta una seconda con 20 goccie vicino al frammento inferiore, e 3 giorni dopo Ùna terza fra i fr·ammenti. A di$~anza di una settimana fu fatta una quarta iniezione di 20 goccie (ammoniaca ed acqua, ana). -Nello spazio delle conse~utivc cinque settimane pmticò il Bonrguet ad intervalli difftJrcnti ancora quattro iniezioni di una soluzione di joduro di potassio jodata; l'a1·to fu posto in un apparecchio eli silicato di potassa. - Inter·nametJte venne amministrato del fosfato di calce. - Dopo 6 mesi, contando dalla prima iniezio11e, la _guarigione era completa, cd ii callo formato, voluminoso.- È questo il secondo caso che Bourguet ha trattato nella stessa guisa, ed ha ottenuta la guarigione. (Ga::z. hebd. de Méd. et de Chirut·., e Idem).

Fasciatura elastica per la compressione dell'aorta. Ch. Gihb l1a fatto una disarticolazione della cosci~ in un giovinotto di 18 anni, a causa eli un tumore. Ha messa in uso la fasciatura elastica di Esmarch per tutta l'estremi là : ha posta dipoi una pallotta comrressiva sull'aorta, e l'ha tenuta in sito per mezzo di 7 od 8 giri di fascia elastica. Durante l'operazione avrà perduto il paziente forse 2 oncia di sangue venoso, e non una goccia di sangue arterioso. La compressione non portò in seg.uito alcun disturbo. (1'he Bn'tisch Medicale Journal, e Idem) .


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Iniezione del cloralio nell.e -;ene per produrre l'anestesia . . Il sig. 0!•6 dov3n:lo pr::tticar·o in u11 indi vi.:!uo la rc;;ezil):l::l [UI'ziaìc rl<•l r.:\Jca~no ha dlenulll l'anr~~!.e3iu :\s:>olnta fH)!' m c~.:r.n el i una iniezione fùifa uol!e vc!ne r•o n del clo•·a!io. Ha ct:ìi :<t re!t<> COil tlll ]a<'(' ÌO }'at'tO .::uperio•'c blllo per fare i ngor·g-:u·c Jc \'(~ne , e di[•Oi h:1. fatto la puaziono :Jc n;.a la dcnw1aziono ddln \·ena (radiale). La soluz.iono d i clorali<.· era 1li lO g~·a.m;ni pct· :) Q g l'::t!11 1llÌ eli aer1na. Do~o c.: he eJ'a:to pcnot.r·ati 1'2 gr•a mrqi di 1;lorulio il mn.lato :-i s.~n:i \~:t, gia m: s:mno i :'i·e:;is~!hi!c . che cr.:t completo (Jm;ndo :;i er1\ al :::2° G' l'<tniri!O d i :;t>im:ione i nictt.afa. E1•n.no IJ<~cot ·,;i so lo ·w :uim:ii . - L'o~>?I'Uilionc euhc h Ùii';:ta c~i 23 mi nuti. r;J i i malato do.-ntì f.;••mtwn di un soH no. calmo; nou f,~ e; e intenrk r·c il mf'aoroo gr·ido, non profcr.-1 il minimo b mc:1to. V ianuohilità a:;soiu1 a dei :-noi t r·at.ti denotuv.l. i.milleicntementc b Ct~ :>sa?.ion e compìela clelia s.1n:;i~)ilita . La r-espir:tzi,)ac co ntinu:n-a calma o 1'<-goJare ; non fenomr:n i a;·iìUici. 'i'erminatn. l'opc:'Llt.ione, pcl' L'ÌBvcgEm·o l'ammalato è bastalo soltanto l'applicnr·e !a cot' r Pnte elet!t·iea, pitv.r.ar11 !o un eondut1.or,1 suHa vartc iat.crn1e &ini.;f.t-a dd coli(\ c l'aitrQ :;ull'epigast:·io. Eccello un pocv di e hrietii per qua lche orn nessun altt'O fe nomeno. Non csisl.cva la nt i11ima (;·accia di fbbitc dnl iato della vena puata ni~m:uçno dr)pO tr··~ gio t•ni. Un:t prc,,.at:;•.ionc n l!ce,;~aria, 1lice il 1'ig. 01'6 è rli !ìltr·a re il liquido, che :::i rlcJvc in:élt~ll'<', per-che 'lll:llchc gra:~ cllino l!:~:;:n a fare ve n i i'<' dei Jeggr·J'i f(?llomDHi a:>fil.t ic i , co !TIC ho p,Jfu to vrri-

fica :·r al!:·~ v o!!". Il si; . 0t'6 conchilHlc : pot.cr·e cloiiti.I'(') la st>~hn:t.n a_nrr;t~::;i c: :l, poter0 protlu:-1·(- l' in ~ens!bil ità pc!' tntt.o q nel 1c>m;Jo che 6I;cccssari t>, p(, i, ulLi mata la opct·azione, fare ò i::;p::H·i l'O n vol0nl.:"l r.: li cftè!t i ottenuti ; non è la vera ~oiur.ionc elci p1•obler.1a d cll'ttnc:stesin 'l (i'vfemoi'ia speciale. - lcle11t).

Resezioni del ginocchio per causa traumatica. Il sig. Spiil tnn:m fa uno sfnrlio comparativo f;UÌ l'esuHati clw si ottengono dalle resezioni del ginocchio e:;eguitl'! in momenti dì g uerr•a, qun11do s i tratta d i una gl';lndc fe rita, che sì h anno schcg-


063 gic di ossi, che si htt sempre il dubbio di non potcrn togliere t utte lo parti leso, c che, si han no t ulli gl i eifotti d i una cont \1Sionc interna, che iteve singolarmente fa,·oril·e la p:·ocluzjone · di una osteorn icHite acuta, da <Inollo f<\l.te quando 'lo cuml ir.ion i. generali d.çlla vita ~;ono bnone, le cause tr•numatiche sono leggere. - Le conclusioni sono le seguenti : l 0 ln rt~sezi ot1e del ginocchio, nella chir·urgia d'armata d~ dci resultafi cloplorevoii : 2° h l'csèzione del ginoccllio faLla per trapmati~rni leg·gie1·i che si r iscont(·ano nélla Yita civile() unn. operazione ecc:ellenl.e; 3° fatta pc!' questa uliìma classe di tt•aumatismi, la rese:~.ione mediata off;·e dei nurnero1;i c~e mp i di snccos:sv, men~t:e che ]:1 ampnttlr.ione ò press<' che seguita da morle. Cita,ldo l e~ stutisLichc tr·ova por ul;tirno <:ho, Vornoui l ÌHtJ)otuto in 13 casi di resezione del ginocchio fntta pc t• picr.oli fraumatismi otte net·e 10 resul t.ati fa.vo rovoli ; Despier !'Ul cam po eli buftaglia. ha avuto : per 00 l'C.:>ezioni pa:•;:iali ;) gnal'igioni, e 04 n1orti ; per 87 resor.ion i totali ' 3 guar·it i e 34. mor,t,i. Vjcnna, 4 luglio 1874.

Dott. ANDREA C~::ccncamr.r,r. (lla~ette dax

Ilopitawx;, e Sptwimentale) .

Fava del Calabar nella costipazione ~ nell' emicrania. '

Il dott. Suhbotin (Dautsch. A.1·ch. ](/in .•l-led.) consiglia questa medicina nella costipazione con atoni;1. clegli intestini. - Ecco la sua formoln : Estratto di fava dol Cahtb:tr 20 centigrammi (circa 4 gt'ani), glicer1nn pu1•u 8 gl'ammi (2 dramma:); fuccinsene nn a soluzione e se ne prendano 4 goccie in qun.tlt'O volte al giorno. Il Mo,·yagni ci d ice clte il dott. G ree n L\Sa l'estt•atl.o dd la cannabis inc~icct nel trntta.rc i casi rli omict:ania. Egli preferisce l'estràtto alla ti utul'a, e pel cattivo flnpot·c di questa, e p01•chè cred\3 esseTe questa meno ati. i va o più fùcilmcnte alterata in composizione. L'estr·atto alcoolico è la miglior prep;wazione, so pcrfet.tar!lorlte però e r ecentemente preparato. J~e dtl!> i vm•iano r;econdo l' intensità della malattia, ma un terzo ù'i gl'ano ogni mattino, O{Jpure m atti no e sera, è ba~ t,;mLe. A lle per'iwne anemiche si può dare contemporaneamente l'olio del guscio (della buccia). (L' l ndipcrtdentc, 5 agosto 187 4).


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Sugli ascessi peripleuritici. BARTELS.

Bat•tels ebbe la rara opportunità eli osservare nell'anno 1872 tre casi di ascessi peripleuritici, appartenenti tutti tre a giovani individui, due uominrdi 25 anni ed una ragar.za di 10. Pei primi due non si potò trovare alcuna spiog-azione etiòlogica, s.ebbene in uno esistessero contempot·aneamente segni eli lue; il tet·zo era di origine traumatica. .l/autore pone a rafi'l•onto questa rm:a malattia col piotoracc, e chiama l'aUcnzione sul loro facile scambio. In generale la J)C· ripleurite rassomiglia alla empiema nei seguenti sintomi: !"ampliamento della metà tot•acica affetta, il diminuire od anche cessare degli atti respiratori, il suono matto alla pet•cussione, e finalm ente la scomparsa del fremito pettoralc e del murmore vcscicolat·e. Essa però si distingue dall'empiema per ciò che l'ampliamento del lato affetto del torace avviene in modo non uniforme e precisamente dalla base, perchè l'ascesso poripleuritico rlà luogo con molta rapidità all'infiltrazione purulenta in singoli spç~zi intercosiali, la quale pr·oduce un divaricarnento di un paio di costole ed una forte prominenza dello spazio intercostale relativo; le CO$tole Yicinc, massime le superiori, si avvicinano. Anche la fìgura plessimnwica dell'asqesso peripleut•itico disting·uesi essenzialmente da queJla dell'empiema (avendo questo per limite superior·e una linea discendente dall'indietro all'avanti, o la prima invece un andamento irregolare). Come altro important issimo carattere differenziale (1ell'empiema è messo innanzi la r;oancanr.a di spostamcnt.o degli organi limi trofi. In tutti tre i casi venne osservata ancora una distinta fluttuazione in uno spazio intercostale, accasciamento dell'ascesso nell'atto inspir•atorio, e per' contrario una tensione ncll'cspiratoi'Ìo, e quest'ultimo fenomeno anche a respirazione superficialissima. Da ultimo l'autore trovò pure differen7.e nel pus : nei due casi in cui fu aperto l'ascesso, uscì pus bonum et laudabile, con peso specifico di l, 041, ment re nei molti casi in cui egli estras::;e es<>udati purulenti della pleura, il peso specifico fu di l , 028 - l, 032, e negli essudati non purulenti l, 019 -l, 020. L'esito fu letale nel primo e nel terzo cnso, e nel secondo si


665 ottenné la guarigione. - La cura nei primi due consistette nell'apertm•a dell'ascesso; nel pt'imo, per evact\are il pus, venne .da Esmw·ch ·risecato un tratt6 di costa di 4 % centim.: e .rostovi un ttibo a drenaggio. L'osso era straordi'n ariamente tenero, e cariata una ,piccola porzionè del suo orlo inferiore pre5so alla cartilagine. - L'!lmrnalato {Jiù volte al giorl)O fece un bagno generale, e la cavità dell'ascesso venne pulita coll' irrigatore introdotto entro il tubo a deenaggio, adoperandosi una miscela a parti uguali di fiele di bue e di acqu:1.. '

(Deuts. Arclu:v.- Cent;·alblatt f. Chi1·urgie, N, 10, 1874, e [.Uvista Clinica di Bologna, luglio 1874).

Dell'innesto epidermico delle . piaghe. M.em9.1·ia del prof. Luwr Poit:rA. (Riassunto).

Vautore ha incomiri'c iato gli esperimenti il maggio 1871, e ad intervalli li ha protratti fino all'agosto 1873. o

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Al la domanda di quale ntilit;;l sia l'innesto epidermico nella cura delle piaghe, il prof. Porta colla serie delle sue o;;serva'zioni ed esperienze ha risposto positivamente dimostrando: l ° Che l'innesto epide1·mico della stessa. natura della ·pellicola ci'catriiliale delle piaghe' ò suscettibile di attaccarsi ai margini, ai ·bottorti carnei ed alla cicatrice spontanea, e di formare un efementò -m questa. 2~ Ch.e l'adesione degli innesti epider~ici nelle piaghe nell'pomo e nei npstl'i climi, qua'ntunque reale, è pm>e 'un fatto eccezionale, non comune, il quale osservato \ in ·migliaia di .casi • coli'tmico propo.s ito di verificarlo, ha dato generalm,ente la media di lf4 o 1(5 Qssia di 25 a · 20 % di ritlscitlj.: risultato molto superiore a quello già conosc~uto de!le autoplastiche per trapiantazione,. 3° Che sebbene un' ad·esione dell'innesto possa avverarsi su di una piaga qualunque, ad ·epoche diverse del suo decorso, gén ·e ralmente non ha liwgo clie nelle piaghe semplici, depurate, .granulosé, con pochissimo spurgo, .e nell'ultimo loro periOdo di incipiente cicatrice. 4° Che l'innesto, il quale ha aderito, costantemente si con-: serva illeso sul luogo fino a che venga raggiunto ed incorporato


666 r1alla cicatrice spontanea della piaga : ed in niun caso hn. dato l'esempio di una esrnnsione o prolifica:~.ion o sua propria, essendo que3t11. esclusi va della cicatrice naturale. La prolifìcazione attr·ibuita buonamente agl i innesti OJ?iderrnici, è una fiaba smentita dalla pi il rigor osa osscrvar.ione senz\l eccezione. ' 5° Che l' .innesti epidermici quando · acl e1•i scm~o, pel fJOCO nurnel'O e la loro e..;iguità, non sogliono formare che dei punti insignificanti di cicatrice artificiale; la qaale entt·a pel' una minima fraz ione nella cicatrice naturale delle piaghe. Laonèe, Pl)r la tli f!ìcolta e l'evenic(lza della riuscHa, quando lu p!aga nell'ultimo ;:uo periodo è già .rcr sè avviala alla cicatrice : é pel' la tenui Là del conh·ihuto che l'innesto a questa arreca : è giuocof'orza conveni l'C, e~sere esso per la comune delle piaghe tll) me1.zo incerto, ~ u perfluo, o di poco ~~m~tto ; dal quale sar·<\ vano aspettarsi la crisi od il cambiamento vagheggit-'lto dai suoi fautori nella cura della malattia. ò° Che la c~pia o moltiplicità degli innesti epidermici allo scopo di un maggiore effetto, d'ordinat'\O non corrisponde, per r irritazione arl'ecuta a!b ·piaga e Ja cadu!a della ma~gi or part.e dei meclc:;imi ; come d'ordinario non si verifica l'allt•azione suscitata dall'innesto in clistan?.a per nuovi punt~ di cicatrice, ammeno che 1~ pi nga sia già Jl!l!' ~è disposta od cntt•ala nol proce::;so di cicat.rizzu~ ionc. 'i° Che ammessa la verità delle pt·oposizioni di cui sopra, come quelte che sono dedotte dai fatti vi h::tu no- pure delle eccezioni che da nno al l'innesto epidtH·mico, in alcu,ni casi, un aspcLto d' impot't.anza e di pt•atica utili tà ; c questi casi, secondo il pt•ofessor Porta, sono dué : Di piccole piaghe CÌL'colari od allungatA, stazionm•io od in attuali tà eli çicatri c~, le quali,. coperte. con nno o più innesti , ,se ques1i aderiscono, si chiudono p,rontamonte, upendosi gli inne:;ti alla cicatrice periferica : Di piaghe esteso ct·oniche, in un luogo qualunque parimenti in attuali lt\ c1i cicntt·ice, le quali per un indole speci:,\le indipenden~e della cosl.itnzione del soggetto, si prestano al la prc:>a od assunzione di una moltitud ine di innesl.i, e si acceler·ano ad un proces5o d i cicatrizr.azione, che scmb1·a appunto fa vorit.o o p l'Omosso da qu!)sti stessi innest.i. , (La Nuova L,1'gu1·ia Medica, 20 giugno 187!1).


667

Polvere disseccante nell'acue, eczema, e per prevenire le cicatrfd dell~ pusl.ole o&juobse nella faccia. Con (!UC':<to titolo il Ca\·. dott. Filippo l'ènn:tv:ll'i:t di R~usa (Sicjl ia), nuto P~' ' molti suoi lavori scit•ntilìci, ha puliblicato un :ll'licolo, col qnale a nn'twz.i a rl'<\vor t.l'O\';lto ntili:<sinl;t, por prcvcni:·c lu cicaLrici rlc•l vajnulo alla faccia, una lh>l n~!'!! compo$l~ d i qm~lu·o p;'l.rti di fiot·i tli ;:o!to c.l n:t:l di pr~:-ipif:lto t•,><~;>. l.::l!'li fu indfllto :vl u:<:u·c di qnc~.:.:t miscela. :;:.Jl\o pust.o!c " '\itwlc).<C pe1' rtvc't'la tt•nvrltn. nr i l i s; Ìl1l :~ i11 t'nolt.• tttahtltiC' dr>lltt prll<!, o preci~umcnt•' nrll'r•rzrma r ar:o ll'r3':lc. - Il modo d'n":ll'ne ò CJIII'Ilo di mrUm·~ un in· di g-liMt·::t:.l ,::ullc p!l:ol•)l<• v:tj uolvs~. qnan>lo sono p:h\ wppurnf.o Il lli app!irat·vi [' j j ~opra h polvcr~ . n vpo pochi g iorni le Cl'o;:;t.e :::i rlisltt<~e:wo, Jn;;cinn,lrJ la prlle int:tlta o scnr.:t nlcnna $IÌ~m:t. (l/t. .\'tw'Y'- LifjVI'Ìf'!. Mcdi('a, 30 ~gosfn 1874).

l: zione dell' acqua sul piombo. Ria~sum.Jnclo

il ,..ucJ lavor-o i l :>ip:nor B :.d l:lt\ 1 conch illdc, L~h e il

lJÌOtnbo ~i Ol1:<i.J~ in C'O'ltafto t!ell':tcrpm :\tWala; C che :<1} C:S-~<l COIIti;•nc rlei ~ali roi cpdi l'o,:..~!.lo p.1::... :t fo:'!r1:t:-e tlJi c:1:11;w;:!i in~o ­ lubili, e.o:si :;i t'->l'r'll rt:lo, m:< nl!n r;< l'Ìt:opt·ono il tnot.l!!o COirH1 una

V<Wnicc m<>1to ntl.•renlC', la qlH1l.; impodi;;cc rJualn:tfj:l:? ultr riore n!tacro; ~c !':-t"!]'l:t r•lth!ig-:t.'1 n l alt":tYC'l'~'ll"' i iohi tli piowbo, Coaicng:l •!e>l so:f.:!o l ' rJd C~t'h()nnto di C::t!cc, <tllot'll l' ÌmpÌC!;O del pio ·~) ]){) (\ Ìl lfl OC ll O. Ma <:e r(:Cq ll :t è pnr·rt, oppurl) c;:;~n contenga déi !>nl i, il di nri acid,, ilvll pu~sa fonnd·c t](~i compo:>li insolubili coll'o;;,:ido •!i pio;uho, •·vmco i uitr·nti, ~li :ù:r•lati. ecc., <dlot'a. il piombo rient! at~accnf,> cncl'gica:sten!.e. Anchc Bou~..,ing-au!L, ha o,;;;en·at,1 c: hc 1..: <t<:•1nc -:ar!c!te d i nìtr·ati, dopo :1 ,-e~·c alt l'a Ycrsato i tuhi di pio:nl>o , <H'O\':ttw p:·oJotto dello colicllo satu •·nino. Pcr·cio Yolewlu adop•'ì\tre i tnbi di pi,J:r1b0 nella disll'il.>uzione delle ac;pie p;;tflhi!i c Ì:ll[l•J.'iands{im·> di cunc>:;c.::t·::l pt·ima la nat.ura chi mira d;:•'Lt:>qu:t (l). (L a NuoM L~rpwifl Merlicrt, 30 ago;;to 187,1). (l ) B i~ogn:t pe•·(> tener c:~!colu anche .!egli effetti delle parti insolubili, ~taccale_ d.dl'acqua p~\l',stu·ito e trascim•te co4 ~ospe:>c.

H.


668

Uso terapeutico della Propilamina e suoi sali in alcu ne malattie, del dottor FrLIPPO CA.ItREsr.

L'autore comincia dal tracciare la storia di questo medicamento, e fa notare como la propilaminn fossa scoperta nel 1830 da "·erthei m trattando la narcotina con la potassa caustica. Dapprima non fu isolata in maniera certa, ma fu coufu$'a col suo isomcro « trimetilamina. :» La propilamina non è che un· ammoniaca composta, in cui un equivalente d' idr·ogeno è supplanlato da un equivalente di tritilo, per cui può chinmar:si anche tritilomina o tt::ot~u·o di t?'itilo. Questo alcaloide artific•iale fa parte della serie tritiniden, c ::.i ottiene dalla salamoja delle al'ingbo, dall'olio di fegato, dalla segala cornuta. dallo spinhianco (Crate[Jus oxiacantha) clnlla Chenopodimn t;teb·at·ia, dal sangue del vit,.Jlo, dalla urina umana ed anche dal vino con dilf,!rcnti metodi eseguiti dal Winkler, De.ssaignes, Gcrarclin, ~larcband, Ludwig ed altri. I primi esperimenti con la propilnmina ed il cloroidr·ato di trimeiihuninn furono fatti in Pietroburgo dal vrof. Awena•·ing e dai dottori della facoltà di Slt·asburgo Giovauni di Kalcniczcnko e Far·ge1'. T~.,~cor·se qiH\Iche tempo prima cho si conoscessero altri risultati chimici oLtenuti da questo fm·maco. Quindi il Dnj;ll'llin, Bcaumetz, .Besnie1·, Broccardct, Bonchal'd, 1\Iartineau, Corrlet de Gr·assicour-t, medici degli Ospedali di Pal'igi furono qu elli che cou i loro esperì menti e chimiche o,:;.~er,•azioni dh·nlgarono questo farmaco in Francia. l'el l85d in Ru:>i'iia ~· intr·odussc anche l'uso di questo alc~oloide contro il reumatismo. Qualche anno dtlpO si conobbe in America, in cui qualche medico l'adoprò ed anche con successo. .Più uu·di ne appreuarono le sue proprietà teJ•apeutiche a nche nell' I ng hilturf'a, ove da Jobn Goston venne caldamente raccomandato. Infine in Italia ebbe degli ammiratori, fra i quali il Nmnias, il De-Renzi, il Casaglia i quali ottennero brillanti risulluti in speoie nel reumatismo acuto. L'autore volle •·ipetcre questi esperirnenli, somministrando il cloroidrato di trimetilamina e di amctilamina nel reumatismo acuto, e trovò in tutti i casi prontamente calmati i dolori, dimin uite e riordinate le pulsazioni del polso, abbassata la tem-


669 pernturn, Pesa facile e pronl,a ia guarigion~. Qual unque sia la quantitlt atomistica di sosli tuzioni dei radicali alcoolici all'id rogl3no (mefilamina, dimetiln.mina, trimctilamina e t~tram eti l nmioa) tu tti questi composti ltanno un' azione fi :;iologica più o meno pt·onta od nccentuata s ul sistema ner·voso, sull:ar.tivi tà ca•·diaca e circolatoria. P el'ò l'autore avt•ebbe trovato ft•a il cloJ•oidrato di t rimeJ,ilami nl\ e di amet,i!amina questa cliff<lt'enza: che quello spiegava un'azione più sedativa sul sistema ner vo~o. ment re questo più solleciLamente l'iducE>va la tempe1'atura e r cgolarizzava il circolo. Notò inoltre che tanto l'alcaloide <:he i suoi sali prod••cevano ridi.lzione dcll'urea ed aumento qua nli tutivo delle urine, per cu i scomparsa dei sedimenti uell'ul'ina raif•·erldata. La dose prescl'i tta dell'una o d'egli altri fu clai 60 Genlig r. fìuo a 3 grammi al giorno ~c:>u za che avesse mai a lamentat'c alcuno incon veniente. S.econd.o 1\wtore, q~1 0sto frtrm nco avrebbe pure la v ir'tù di rno-, dificare prontamente la endC?c<U'dite che si accompagna al r eurnati:>mo acuto, ri z>tabilendo in modo mit'abile il r apporto del circolo periferico col centrale. Anche usata ester·uamento la propilan1ina cal ma il dolo re nelle articoh\~ioni ammalate, usandola unita alla glicerina o ;;palmandone la parte anco tre vone al giorno e quindi aHolgendoJa di ovatta. Il dott. Carresi a viemeglio convincersi dell'azione te rapeutica di questo far maco volle sperimentarlp i n àltri morhi, e lo t rovò vantaggioso a moderare e riordinare il circolo nelle cardiopatie fu nziònal! ed anche neJlfJ organiche ; lo trovò pu1'c utile allo stesso effetto e a mitigare jl dolore nella pericm:dite acuta, nella polmonite, nell'amigdalite con febbre acuta. Come moderatore del calore, ne -ottenne soddisfacenti r isultati in alcuni pr•ocessi morbosi che si disting uono r er rat ~a ossid nzione organica. Cosi fn Yisto abbassare prontamente la tcmperatut·a in alcuni casi d'ileo-tifo, di febbri eruttive1 ed in u,n caso di forma grave di alcoolismo acuto in cui era elevata temperatura. Dag:li otten uti resnltat.i l'autore deduce le seguenti conclus ioni: 1° Che la propilamina edi suoi preparati spiegano un'azione deprimente sul circolo carclio-vasalare. Questa azione nsiologica 1 si ammise anc11e dal Guibert, Coze, Nuroias ed alki. Tale proprietà sembt•a all'autore ravvisarsi in una certa eletHvz"tà di a,zione ch,e spiega 1sul cuoce e sulla tonicità vasale arteri,osa.


670 2° Che correggono le perdite termiche eccedenti prodotte da alcuni proces•i morhosi sr1eci~ ln1tmtc fct'ml!ntalivi . 3° Che riordinano ed armonizzano il cir·colo periferico col ccntr·ale, ed in !;pe<:Ì!l ([uaudo la mala distr ib uzione :>anguigrta si effeitu<l per clistul'bo d' irlnervàziòne. (Archivio di Med., Chi?-. ed !g., Fase. 7, '187 4).

Acne rosacea. Trattamento con la fa::-adizzazione, del dottor CnEADT•.e. La malattra dosignat.a comunementé col nom<l rJi acne rosacen non è un' acne nel vèro ::;ci!So della t1at•oJa <1 pplican'dosi q ucsto nom e a delle malattie che hanno per punto rli pnrLenza delle lesioni delle glancluhl scbacce. In que~lo cnso le gìanrlulc sono poco o punt{l compromesse. Alcuni bottoni disscmi:wti sopra una larga superficie cutanea rossa con vasi dilatati costituiscono sul principio la malattia. Tn questo ;uoment:o non si ha alcuna modil'icazione di queste glandulo. Heura ha diniOStJ·ato e sostònnto che 'l'acne rosacea el 'il il resHitato di una nuova for1hazione di tessuto connettivo o di vasi. Infatti tutLo le volte che si è avuto occasione di fare l'aulossin delia pelle non sonosi riscontrt.ta che queste lesioni . L e alterazioni si producono nella mauiem S('guente : Primieramcntc si ha iporemia, rlisten~>ione dei 'Vasi della pelle sopr:1 una certa e:;lcnsic ne del naso f> del viso. Dl poi si mnnife::;ta un ve::n·o sf.ato varicoso tli questi v;.~s i , llll ing rossamento della pelle pcP infilt!'aziono sierosa, un principio di aumento del tessuto connettivo ; si fa la èongestione c contt·ibuisce a form'nl'e delle prominenze a li vello dei follicoli piliferi e delle glandulc sebacee. Più lardi la pelle è tutta intera occupata e i tubercoli possono acquistare il volume di una nocciola: il naso aumenta di volume, è sì. deviato e conYertito in uua massa informe. L a lesione anatomica è sempr·e -la stessa iper·tr·ofta dei tess uti ftl.>r·osi o pr-obabilmente la formazione di nuovi vasi. · 01'Clinariamentc queslc lesioni si manifestano negli individui alcoolici to affetl.i da disturbi gastrici o da malattie interno, o finalmente in quelli, di cui la pelle è spesso e per luugo tempo esposta al freddo . · Il dottor 'Cl;eadle pensa che il e1llore agisco provocando dir~t­ tamente l' ipereùila 'Clelia pelle ·e il freddo ptH'<llizza'rido i piccoli

l


671

vasi . Le altre cause o indirette af;iscono per azione rifle:;sa. Per esempiÒ si sente che In introduzione dell'alcool o deìlo alimento nello :;lomaco fa art·ossare In faccia. Al t. re azioni producono lo stcs;;o effetto, e il r ipclc[':;i delle congestion i conduce alla 1:tasi v enosa, f'a vOI'i ~ce il rlcposit.arsi della liu ft\ pb stica e la tras:·or-mazionc in t essuto fdJ r•oso. 'l'alora accade cl1 e le glandole sch<tcee eccitnlc dalla conge~tione vengono a suppurare, rna generalmente si veggono i pe~·tr•ofizznte coi follicoli pilifct·i alla sommità delle pt·om i nè nze rosse. Del t•e,to i re:> n lta~i della cura mo::>trano bene che questo male non r ot t'ebbe esset·o consic!cmto conte una vera infttn nmazione, g·Ji a.Mlngenti c i rcf'J•igerànti a·pplicntl loealm ente nòn pr(ìd ncono alcnn Yant aggio. Non gi o v~mo che le applicazioni eccìtM.ti, le lor.ioni di lH'rclorur·o d i llJercnrio, di ~olfuro o le applicazioni di uitt·ato acido di mercut•ìo. La ecr-itaziouc diretta dei vasi tende a farli tornare a un calibro normale. Fr•a i medicamenti geJJerali i purgntivi sal ini r ipetuti rli minuendo la massa del sa ng ue favo riscono· il reirarsi dei vnsi cd aiutano lu g-uarig ione . ' Il dottor Oheacl ie ha pensata che la eccì.tnz:ione , elettrico pot e va csscr·c uti r: ~:.~ata al medesimo scopo. Ha tentato la fm·adiz;zazione dèlla pelle. facendo passm·c due volte la ':>eUimana una coJ·rente di mediocre intcn>;ità, circa dicci mi nuti per volta. II polo negativo em traseorso leggermente l;nlla'superficie della pe lle mn l al~ . No resnltavn dappt·ima rossore de1la pnt•te malata e Ltna sensaz'ione 'di bruciore. Qne:,ta era di br•cve 'durr.ta, un' ora cirC!t. Nei g ior·ni seg uenti la sensazione abi tuaìe rli calore al viso scemava. Di'minuendo mnn ifcstamente la dilatazione v ascolare, il r ossore, il lustro della faccia erano vantaggiosamente modifica ti· In t r·e casi l'eruzione era talmen te migliorata dopo due o tre mesi el i applicazione eli questo metodo che i malati si dichiararono g uariti' e non tomarono più a prcscntat·si. 'rn un quartò caso, il malato dapprima ct·a g randemente migliorato ed avea cessato di far.si visitat•e. 'l'ornò dopo alc.dne settima ne, vi era st.ata ricaduta del male ; si ripetè la faradiz-zazione, e daccapo seguì il migliorame nto. (Tlle Practilione1· o Jou1·nal de Ml!d. et de Chir. pratiq . agosto 1874).

. •,t


672

l . - In nn comunicato alla Gazzetta Medica P1·ovincie Venete il Grandesso-Silvestri accenl)a ad. una nu01;a applicazione della LEOATUltA EJ,AST!O,\ . .... tper ar?·esta?'B a processo della gangrena .~pontanea ascendente, c cita un fatto, che se come risnl~ato

nulla pl'Ora, come pl'OCedimento attesta certnmente la potenM del proposto mezzo.

2. - Annunziamo con vera sodd isfazione un nuovo Giornale di M edicina . .. .. Ve n'han già molti e forse troppi in Itali<t; eppure la GAZZETTA MED ICA DIU,Lg CALAURm ci si JJresenta con t&li ap pnf'iscenti note, da potel'Cene ripromctt.ere un vcl'o lustro pella medica letteratura, nn utile posit.ivo pella pPatica medica e quindi, di buon di'ritto, . se non del lncJ•o, cer·to dell'onoJ•e pel suo eg-regio di rettore il D.r F elice Migliori (che fu dci nostri) ed ai suoi abili Collaboratori ('). È pubblicato il 1° e 2° fascicolo del teno volume degli nn:r.Lo OsPED t\T.E Dm PE[.t.EGRINI Dt NAPOLI: son quasi 800 Pl:lrgino l)Ì~ n e di fatti e riccho eli egregi insegnamenti quali solo può dare un sì vasto stabilimento e pratici abili e rinomat i quali vi SOilo addett-i. L' inteJ'O fa:;cicolo è consacrato ad un Resoconto, del Samanelli, clel1·epm·to lrattu?·e, ed accen na. ad un semestre di suo sei"vizio. Cornprande esso r endiconto sei distinte pal'ti : la prima riassume le istorie dei metlat.J: esistenti nel riparto all'inizio dell'epoca n cui il resoconto si riferisce, la seconda espone le i storie del periodo semestrale di ser•vizio: la terza è una ricca messo d) savie n'jlàssioni generali sulle

3. -

ANNAT,t Ct.I;'ollCI

(•) Cogliamo l'occasione per richiedere le dispense P e 2~ che non abbiamo r·icevu te.

•


673 amputa:: ioni e sulle fratture complicate; la quarta tratta delle contusioni; la quinta accenna il metodo di cw·a attuato nelle fratture semplici ; la sosta discorre della frattw·a sotto-tt·ochinea del {erMre ..... Questa semplice enu merazione delli argomenti trattativi basterà a ftwne intravedere ai Colleghi l' importan?.a. 4. -

Schmldt - c,)~1PENDIO DI

Cr.INICA lNTI;RNA -

Versione

dal tedesco del D.T G. :Bini Capitano Medico.

n libro è dettato da un pratico distinto, erudito; non può a meno quindi d'essm•e pregievolissimo; se las~ia a desiderare non è sicuramente dal lato scientifico, non dal lato dell'egregio criterio con cui furono svolti gli argomenti essenziali trattati ed accennati . . . . . È lo scopo del libro, la duplice classe di lettori a cui è il libro destinato, che saranno sempre e per tutti un ostacolo insor•montabilo. Quel che era fattibile lo Schmidt l'ottenne e dobbiamo essere grati al Dini che colla sua traduzione ci ha procurato il migliore certo dei manuali 1·arnmentator~· di medicina pratica. 5. -

Pa.gliani -

RICERCHE SUI.LA FUNZIONE FISIOLOGICA l>Et

GANGLI DCL CUORE.

È la continuazione del bel lavoro che già ebbimo l'opportuni tà di accennare ai nostri lettorì. 6. -

Carpa.ni - METODO FACILE PER DETERMINARE LA QUAN-

TITÀ. DI Pl0)1BO NELLg STAGKATURE.

Nella modesta. appat·cnza del limitato suo scopo, contiene principii c pt•ecetti suscettivi di ben più ampie applicazioni e potrebb' essere invocato come opportuno mezzo di saggio e· determinazioni nella soluzione di alcuni quesiti igienici ....• Merita. sotto quest'aspetto d'esser noto e consultato dai Colleghi.

7-8. -

Lombroso - IL TATUAGGIO NEI DELfNQUENTI -MISURA.

DEL DOLORE NEl SANI E NEI PAZZI.

Sono duo nuovi saggi di quelle osaite e pazienti ricerche per cui l'autore è già tanto distinto tra i cultori della psicopatologia. Gion1ale di Medie. milit. 1874. 44


674

9. -

:Berruti - SEGNI SE~SIBlLl NELLE DIAGNOSI DEI.LE MA-

LA'rTlE lNFANTILI.

L'egregio institutore in questo discorso d'apertura del suo corso libero seppe in brevi e r·npid i tratti fat·ci intravedere la difficoltà della diagnosi nelle svariate malattie de' bimbi ed assegnare ai segni sensibili il loro esat.to valore quale essenziale risorsa in esse diagnosi. 10. -

A. :BJtto; Capitano del Genio militare - STUDI! suLLE

POLVERI FULl1INA~Tl.

Anco all' infuuri del suo, certamente egregio, valore t ecnico che sarebbe· in noi pPesunzione il discutel'c, può questo bel la voro offrire mezzo a deduzioni suscettive di applicazione anco nel campo della chir·urgia militare: vi si possono aWngere delle nozioni precise, positive, capaci di darci modo ad interpretare certe azioni meccaniche ed opportunissime ·a spiegare la genesi di cerli effetti traumatici.

11. - A. Garbiglietti - L'osso MALAR.E - Conside,·a:::ioni anatomo-(isiologiche. L'autore è tl'oppo noto nel campo di simili ricerche pe1·chè il povero nostl'O elogio possa essere richiesto per invogliare a leg1 gere questo nuovo suo lavoro i cultori eli tali studji.

12. -

Franchini - LA CARN& Dl CAVALLO PER ALil\I&:-11'0 ALLA

TRU~PA.

Lodiamo il concetto; nel campo scientifico accettiamo le slie idee .. ~ ·.. Ma nel campo pratico a che si riducono le sue proposte~ A ben poco . . . . . Appunto perché ben poco è possibile. I banchetti ippofagici, sono un mezzo tutt'alt.ro che nuovo, e che nel caso specia.lè (a nostro convinto giudizio) per nulla spianerebbe la via, se l)ur non susciterebbe maggiori sospetLi e diffid enze. Quel che era possibile il Governo l'ha fatto . . . . . Ogni dipiù sarebbe un errore, sarebbe spingere la. lenta e sicura macchina del progresso fuor dalle rotaje.

,.


675 ' 13. -

F . Valle - TRATTAMENTO ANTELM1N'l'ICO DEL CUOLERA-

lrOltBUS.

È un convinto, che tenta convincere ... .. Ecco il senso intimo

e la scusa di questo lavoro. Pce noi siamo rimasti inconcussi nella nostra incredulità. U n trattamento del cholcra fin' ora a nostr·o gimli:do non fu escogilato e dovremo attendere a lungo p1•ima che lo si escogiti . . , .. Quello delle concomitanze o complicanze può ben riescit•e, ma non perciò sarà mai, nel vero senso della parola, un trattamento anticolerico. Sorregga la fede chi al facil crcdet•c hr~ l'animo inchine vole : per qul:!gli spir·iti scettici che in tut,t;o ricercano delle climostl'azioni precise c posi Uve non v'ha la J'isorsa del credere, non accolgotl'O che il pt•ovato .... . N oi siamo, pe1· nost1·a disg1·a::ia, di sirnil natura. Un' id ea ed 'un osservazione ha però sempre un intimo valore : da tal punto di vista possiamo lodare la franchezza e l'audacia dello scrittore. 14. -

Fiorani - NoTE E OssEJ.tVAZIO:)Il sur,LE LussAziONl

DE LLA SPAT_~L A .

l~ un n uo vo ~aggio del severo studio che dell'argomento fa l'autore. Le leggi della meccànica ani male pare armonizzino coi. semplicissimi concetti che accenna quali fondamenti de:lla sna ter apia meccanica .. . . . Il metodo seduce, convince e merita certo d'essere tentato.

15. -

Segr e, Capitano Medico nel 520 (etnteria - CoNFI,;-

RENZE DI [ GlENE MILI'rAttE.

Nel ristretto campo della specialissima applicazione t entata da l Collega, egli ha dicerto incontrate difficoltà gravissime, che riesci a superare con non facile né comune abilità. È un buon libretto, e se l'antot·e ·avesse saputo più cost.."lntemente scordarsi d'essere medico, per ricordarsi a chi e per chi dettava gli igienici suoi precetti, certamente sarebbe riescito a ncor più perfetto. Acl ogni modo, lo ripetiamo, è un buon liò1·etto che l'autore può rileggere con sodcli::ifaz.ione ed il lettore con molto utile. 16-17-18. -Accenneremo ancora le seguenti pubblicazioni che pella loro stef;sa natura sfu~gono alla possibilità d'ogni critico esame : Ve::chietti - UN CASO Dl MENINGITE SPINALE REml ATICA . P aganucci - L ' A NATOM IA UllfANA - Discorso inaugu1·ale. Corradi -

ELEFAN TIASI DELLO ScROTO.

BAROFFIO.


676

CIRCOLARI E NOTE UFFICIALI

GIORNALE mLIT1\RE - Parte H (Octerminazioni Ministcriali di npplicnzione nlluale c transitoria)

Idoneità fisica degli Aspiranti ai posti di ajutaute topografo . . . . . . . . . . . . « Dovranno soddisfare in genere allo condizioni c necessarie per l'ammissione nl servizio militare, come volonc tarj ; ma mentre si userà una certa larghezzà per i difetti di « statura o di ampiezza toracica, si sarà tanto più rigorosi quanto « alla bontà della vista. ,. (Manifesto 16 giugno 1874).

Concorso per l'ammissione a sotto-farmacisti aggiunti. l 0 Il Ministero della guerra ha determinato di aprire un con· corso per esami, onde procedere alla nomina d~ N. 9 sotto farmacisLi aggiunti nel personale farmaceutico militare ~on l'an· nuo stipendio di L. 1500. 2° Tali esami avranno luogo il 2 novembre prossimo venturo · in Napoli, il 9 in Roma, il 16 in Verona o il 23 in Torino· e in ciascuno di questi centri saran no perciò elette speciali commissioni, a presiedere le quali un membro del comitato di sanità militare si recherà successivamente nelle citta suddette. 3° Gli ammessi al concorso domiciliati nelle divisioni territoriali eli N apoli, Salerno, Bari, Palermo o Messina converranno


671

in Napoli; que1li delle divisioni di Roma, Perugia, Chieti, in Roma; quelli dello divisioni di Verona, Paòova, Bologna e Firenze jn Verona; e quelli finalmente delle divisoni di Torino, h<lilano, Alessandria e Genova in Torino. 4° Gli aspiranti dovranno far pervenire la loro domanda al Ministero non più tardi del 15 di ottobre prossimo per mezzo del comando del distretto militare in cui hanno domicilio. 5° La domanda scritta su carta da bollo da una lira dovrà indicare il casato, il nome, la figliazione, lo stato civile del chiedente ecl esser corredata dai seguenti documenti: a) Atto di nascita. dal quale risulti che l'aspirante abbia al l 0 ' gennaio 1874 superato il 21° anno di età e non abbia oltrepassato ìl 26° ; b) Diploma originale (non copia autentica) òi libero esercizio in farmacia, conseguito in una delle università del r egno ; c) Certificato di penalità rilasciato dalla cancelleria del tribunale correzionale nella cui giurisdizione è nato l'aspirante ; d) Certificato di buona condotta; e) Certificato dell'esito avuto nella leva. 6° I comandi, di cui al Num. 4, faranno sottoporre gli aspiranti a visita medica per constatare la loro idoneità fisica, richiesta pet• l'arruolamento volontai·ìo, se non cbe si oserà una certa larghezza per i difetti di statura e di ampiezza toracica. 7° Por mezzo dei comandi i>tessi gli aspiranti saranno aVvertiti se sono ammessi al concorso. 8° L'esame sm•à verbale e durerà un'ora sopra le materie del seguente programma. 9° Del risultato l'iella votazione i candidati saranno avvertiti dai comandi suddetti, i quali 1•estituiranno i documenti a coloro che non siano stali approvati. Il nome degli accettati sarà a1tresl pubblicato nella Gaz:::etta Ufficiale del Regno.

l ° Chimica particolm·mentc applicata alla farmacia ed alla bromatologia. - Nozioni sui pt•ocessi d·analisi chimica qualitativa e quantitativa. 2° Botanica. - Piante medicinali, loro parti usate nella te-


678 rapeutica, principj immediati ai quali le piante devono la virtù m edicamentosa. 1 3° F'armacia teon·ca-p,·atica. - Provenienze delle droghe medicinali e delle sostanze i mpiegate nella preparazione dei farronchi; loro caratteri fl~ici; processi r,nigliori ~i preparazione dei medicamenti; modi e dosi di amministra?.ione. - Proprietà caratLel'istiche dei medicinali . - Gen eralità sulla loro azione ·terapeutiea. - Saggio chiroico-farma•:cutico delle ~ostanze medicinali ; Jo·ro a lte razioni e ad u!tet•azioni; mezzi di svelarne le fl'odi e di stabilirne l~ pnrez;m e la buona qualità. (Direz. Gen. dei Ser·vùa· am1ni,~. - Circolare N t 19, 8 setterab1·e 1874 - pag. 277 ).

Bracciali internazionaU. Al N. 100 del tomo 3° dello Istn"::ioni per Ta mobih'tazz'on~ dell' Ese1·cito é f<\tto cenno del bracciale internazionale che deve essere portato, in guerra, da coloro che sono addetti al servizio sanitario. Si prevengono i Corpi e i Di:>ketti como puro le Direzioni di Sanità mili tar·i che fra bt•e ve verranno distr·ibuiti, a cura dell'opificio militare, i campioni, per loro conveniente norma nel lll'ovvedere i bracciali occorrenti. (Direz. Gen. de1: Sc1·vi::i ammin. - Cù·colarc N. 122, 17 setlembt·e 1874 - pag. 292) .

....

.


679

Con R. Decreti del 6 settembre 1874. PERSONALI cav, Ercole. capitano medico !Hhlelto alla Direzione di Sanità militare di flologna. Collocato a ripo~o dal 1° ottobt·e 1874 ed inscri uo negli uffìchdi di riserva col grado di maggiore medico con t·iserva di anzianità. VALLB cav. Domenico, medico di ''a~cello nel Col'pO Sanitario militare marittimo in ritiro n Genova. Ammesso col grado di tenente-colonnello medico negli ufficiali di riserva con an~ianità 2 gennaio 18G5.

Con Determina::ioni J,f.i nistcriali del 7 settembre 1874. MARTIN! Leopoldo, capitano medico, 50° fanteria. Trasferto al Distretto clì Si1·acusa. TRUFFI Ercole, id., Distt·ctto di Udine. Tr•asferto presso la Direzione di Sanità di P adova. BORRQNE cav. Daniele, id., Direzione ùi Sanità di Padova. Trasferto al Distr etto di Udine.

Con R. Decreto del 13 seUembrc 187.-J. AGNETTI cav. Mattrizio, tenente- coiOQnello medico, Direzione di Sanità di Mel>~i no . Nomi nato alla carica di dil'eltor·e di San.ità militare nella Divisione di Messina, a decorrere dal 16 settembre 1874.

Con Determina::ione Ministe1•iale approvata da Sua Maestà in udienza del 13 settembre 1874.

BIANCHI Leopoldo, tenente medico. È ammesso al 1° aumento sessennale di 11tipendio.


080 1a

virtt.t

Con R. Decreti del 29 settembre 1874.

BONITO Giosuè, tenente medico, in aspettativa. ·Richiamato in effettivo servi1.io a far tempo dal 16 ottobre 1874. CABUTTI Vincenzo, sotto-farmacista, Direzione di Sanità di Verona. Collocato in aspettativa per sospensione dall'impiego.

Con Determina~ione Ministerìale del 29 settembre 1.874.

LAI-MIGLIOR Luigi, capitano medico, 3° fanteria. Trasferto presso la Direzione di Sanità di Messina.

n Direttore

Colonnello Medico Dott. Cav. PAOLO MANAYRAl

n Redç:ttore e Gerente

TenentP. Colonnello Medico Dott. tlAR OFFIO Cav. FELICE.


"'·~'1" XXII -

Firenze, Ottobre t874 - !t 40.

AI

MEDICI MILITARI PER

L' INSEGNAMF;NTO Al PORTJ\FERITI l èl. 27 gennaio 1.869.

PRESCRITTA PER L' ESERCl'fO GERMANICO·

(Traduzione dal tedesco).

Giornale di Medie. milit. 187-4.

45


I N DICE.

I. I portaferiti - Portaferiti aggiunti . . . . Pag. 683 II. I portaferiti nel distaccamento di sanit~. Loro organizzazione, e me~zi di trasporto pei » ivi feriti . . . . . . . III. Impiego dei portaferiti . » 686 IV. Servizio dei portaferiti in generale . » 687 » 689 V. Dell'istruzione dei portaferiti in generale VI. Insegnamento dei portaferiti in particolare . ' » ' 691 A. Parte teorica. CAPITOLO PRIMO: :t

SECONDO.

,.

T ERZO.

:t

QUAR'tO.

»

QUINTO.

692

Del co?po ttmano . Di alC1.4-ni oggetti di medicazione. Delle p~·incipali lesioni del corpo umano incontrate in guerra, e dei prt'mi relativi soccorsi Soccorsi da prestarsi in casi di mortç apparente, e alle persone alt1·imenti in pericolo di vita Dei segni della morte reale, e del seppellimento dei cadaveri

6~H

696 702 708

B. Parte pratica. Trasporto dei feriti : l. Caricamento sulla barella . 2. Disposizione dei fel·iti sulla barella. 3. Traspo7·to sulla barella . 4. Collor.amento sui can·i di traspo1·to. 5. Modo di condurre i can·i di traspo1·to. 6. Scaricamento sul luogo di medicazione 7. Trasporto sulle barelle a 1'UOte . Barelle improvvisate . Carri di requisi$ione per trasporto di feriti. b) Driz.aamento della tenda di m'edicazione . a)

709

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ISTRUZIONE AI MEDICI MILITARI PER L'INSEGNAMENTO AI POR'llAFERITI 1

DELS'/ GENNAIO 186q.

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PRESCRITTA PER L'ESERCITO GERM.ANICO

I. I portaferiti - Portaferiti aggiunti. Allo scopo di ottenere per gli usi di guetra l'occorrente numero di portaferiti, di'etro disposizio!fe del Ministero della Guerra, saranno chiamati da bgni c6mpagn1a di fanteria e di cacciatori, ogni anno, due uomini del secondo anno di servizio, ed istruiti nei mesi d'inverno comé portaferiti ; e nella successiva primavera e. nell'estate verranno riuniti presso il battaglione del trenQ per una ésl:lrcitazione ·pratica' di dieci giorni. Con i portaferiti in tal guisa istruiti si formeranno, in caso di guerra, i distaccamenti di sanità (vedi II); ed oltre ciò si toglieranno quattro uomini' per compagnia oridè formare la squadra necessaria dei pprtaferiti ~ggiunti.

li. I portaferiti nel distaccamento di sanità. Loro organizzazione, e mezzi di trasporto pei feriti. Ogni corpo d'armata mobilitato ha tre distaccamenti di sanità, uno per ciascuna delle due divisioni di fanteria, il terzo a disposizione del comandante generale. Un distaccamento di sanità, sotto il comando di un capitano (di arma a cavallo), è formato • dal seguente personale e materiale:


684 a) Personale:

l Tenente l Sottotenente • l< Contabile l Furiere 12 Graduati (fra cui 4 sergenti) . 12 Appuntati e soldati di ferma c. • 1ra cm 136 ) d'ordinanza. 4 trombettieri. 124 P ortaferiti. l Medico capo in l.() l Medico capo in 2.0 8 5 Medici assistenti. l Farmacista: 2 Capi aiutanti d'ospedale. 8 6 A;iutanti d'ospedale. 8 Infermieri militari. 3 Sottufficiali del treno, a cavallo, fra cui un sergente. 3 Appuntati del treno, a cavallo. 23 Soldati del treno.

l

Totale 205.

b) Materiale di soccorso e ·di trasporto pei feJ•iti:

.'

2 Carri di sanità, a due cavalli. 2 Carri per il materiale, a due cavalli. 6 Carri di trasporto di ammalati, a du e cavalli, ciascuno con 2 barelle di trasporto l) . l) Avvertenza. In ogni barella di trasporto di ammalati si trova alla parte inferiore dell'appoggio della testa una tasca contenente i seguenti oggetti: 2 rotoli di fascia <li 6 braccia. •2 » J » ,di 8 . » 12 compresse di 9 pollici quadrati.


685 30 Barelle e 3 Affusti à due ruote per innestarvi le' barelle, le quali ·possono essere collocate sui carri . di tra~ . sporto di feritì. · ·

n :dìstacèamento di sanità agisce diViso in que ·sezioni, in cui è l'ipartito· pressti.chè ·u gualmente' il 1 personale e· il ma te... 'l'iale ; et qbìndi ad ogn'urra di' queste seztòni' è . assegnata' la m~tà 'dèl p·ortafèrlti. ' ~' Quattro - uornilli, 6ssia idue file (coppie), di questi porfafefi.tì sono .destinati> ,ad mia·· barella ·; una fila'jè· detta di · trasporto, l'altra di risér,ra. • '''- ' · · Sei file .formano una squadra, cioè 3 barelle con 12 portaferiti. Cinque squadre formp.no un plotone. 1'utti i portaferiti de'l distaèoamanto son0 quindi formati .ì:n'··dùe plotoni con un t6tal'e di 30 bar elle. ·. · Det. quattro trombettieri, 3 sono destinati at''3 ·ufficiali, N 46 ,rirp:ane presso la tenda di inedic.azibne. " · · ·Ognuno dei sottuffiéiak 'dei p'O rtaferiti dirige una squa:drà ; ·un. appunta:tp però, · tostoehè il distaccamento ·è messo movìmento, ·viene destìi~ato à ciascuno dei càrri di trasporto. Gli altd due sottufficiali e.sei appuntati r[mang6no a ~i­ sposizione d~) comandante. l

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in

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· l pezza,· gi·ande · quadrangolàre' (rnitellà). ~. pezze . t;ria:hgolarL 3 braccia • di st1·iscia di legno. 5 o~cie di fìlaccica. · } · » di ;pugna.. . 115 )) di spilli. 'l str~ttoio >a raJ!dello. • ' l catino renifomne, 'per :te medicàture. . . 11 p.ai9,~ di l1rbjcj,.,per ta.gliare ·le v~stimenta? . , ,tl . pezzo qi F~~o~to. dis~eso, !un~o ,,8,, .Pollici e 1 la,rgo 4,. ·'· 1 boc'cetta còn 8' oncie di aceto1 per ~silarare i fèriti. r picc6lo bi"è'chi'ere. l .J. .

l. n

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~86

Le 12 barelle appartenenti ai carri di trasporto dei malati hanno sopratutto lo scopo di servire di rinforzo (riserva) a quei portaferiti i quali hanno collocate I~ }oro barelle sui carri di trasporto di feriti per c<.m durre questi ultimi al luogo

principale di medicazione. Se le circostanze lo esigono, si formano coi portaferiti aggiunti, e adoperando le due barelle scomponibili di ogni cat·ro di sanità di battaglione, ed eventualmente colJe suddette barelle di riserva nuove squadre, le quali sono COI}dotte dai sottufficiali disponibili dei portaferiti, mentre che gli appuntati ancora disponibili si assegneranno per ,condurre i carri di requisizione per il trasporto dei feriti.

ili. Impiego dei portaferiti. I portaferiti sono destinati : .., 1° a raccogliere ed a ristorare i feriti durante e dopo un combattimento. A quesfu(>pO ogni uomo sarà fornito di una bor~ccia, che deve con ogni cura tener sempre riempita di acqua fresca specialmente durante il combattimento. La riempirà preferibilmente trovandosi al J{Osto di 'riunione dei feriti o ç~.l luogo principale di medicazione. 2° Essi qLlÌndi devono, dopo ~ver levati ai feriti gli zaini e le armi e aver loro sciolte quelle parti dei vestiti che troppo stringessero, condurli possibilmente presto dove si trova il soccorso medico, cioè al luogo di medicazione, e più singolarmente al luogo principale presso ai distaccamenti di sanità, la cui stanza è segnalata di giorno 4a ùna bandiera bianco e nera e da una seconda con croce rossa' i~ ca!npo bianco, e di notte anche da una lanterna ·ro3sa. 3° Se per la forma della ferita o per la forte emorragia od altro, il trasporto del ferito richiedesse un soccorso speciale, e se un medico non fosse presente o prontamente reperibile, il p,ortaferi~i deve p~est~re egli st,esso i pri,mi soccorsi non' soltanto al feriti in genere, ma anche specialmente


687

a quelli che si trovassero in pericolo di vita, e ciO dietro le norme degli insegnamenti che gli furono dati. 4° Secondo le circostanze, i portaferi ti devono accompagnare i trasporti d'infermi e di feriti agli ospedalt di campo ed a quelli, di riserva. 5° Finalmente nelle marcie e negli acquartieramenti dei distaccamenti di sanità devono fornire le necessarie sentinelle di sicurezza. IV. Servizio dei 'portaferiti

in generale.

Al principio di un combattimento, i portaferiti, posato prima il bagaglio e muniti sempre dei mezzi di trasporto e di medir-azione, so.no divisi per andare alla ricerca dei feriti dal comandante del distaccarvento in due plotoni, condotto ognuno <la un ufficiale, e in squad~e sotto gli ordini di un ::;ottuf· 6.ciale ; e cosi disposti sono condotti sul campo di battaglia. Le barelle vengono dirette secondo gli ordini degli ufficiali dai sottufficiali od appuntati. I comandi prescritti, specificati nella seguente istruzione e occorrenti per dirigere il movimento delle singole barE:lle nel trasporto effettivo dei feriti, sono dati da uno ·dei quattro portatori preventivamente destinati, come più sotto verrà indicato. I c'arri di trasp~rto si fermano di regola a distanza fuori del tiro della fucileria, cioè in una posizione quanto più si può coperta, coi cavalli rivolti verso la direzione del luogo di medicazione. l feriti rinvenuti inabili a marciare verranno dai portaferiti, dopo che li avranno ristorati con qualche sorso d'acqua, soçcorsi, in mancanza di med,ic~o . coi primi aiuti salutari e sopratutto coll'arrestare le emorragie mediante convenienti fasciature, e, se occorre, coll'applicazione dello strettoio secondo le norme che più sotto s'indicheranno. Quindi verranno adagiati, secondo il genere della ferita, sulla barella e su di essa con tutta cura e delicatezza portati vicino ai carri d,i traspo~to. In questi si faranno poi scorrere le barelle, ov.vero i


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.-

feriti saranno collocati sui carri di requisizione sopra uno strato di paglia. Ogni cart·o occupato da gravi feriti deYe essere accompagnato da un appuntato dei portafet·iti. Quei feriti gravi che non tt·ovano posto sui carri devono essere portati sulle barelle stesse al luogo di medicazione. Giunti al luogo di medicazione i feriti yengono dagli aiutanti d' ospedale e dagli infermieri tolti ·via colle barelle dai carri, e trasportati sovra di queste al posto per essi destinato ed ivi delicatamente assestati. Sarà fatto lo stesso coi feriti portati a btaccia direttamente dai portaferiti dal combattimento al luogo di medicazione. Le barelle, dopo scm·icate e ripulite del sangue o d'altro, si ricollocano sul carro. il quale si riconduce, quanto più presto è possibile, presso il luogo del combattimento pet· riprendel'e altri feriti. Questi carri sono segulti a piedi dai portaferiti che non trovarono posto di salire sopra di essi ; questi uomini a piedi portano pure seco le loro barelle. E così ricomincia il rintracciamento dei feriti ed illol'o trasporto sui carri, come pure il loro avviamento al luogo di medicazione, finchè ve ne hanno sul sito del combattimento o fin o all'ordine di partenza. I feriti ancora in grado di marciare si recano generalmente a piedi al luogo di medicazione. Agli ufficiali del distaccamento di sanità incombe l'obblign speciale di assicurarsi che, qualora lo permettano le circostanze, nessun ferito resti senza soccorso sul campo. La coppia di riserva di una barella è destinata a dare, il cambio alle file dei portatori ; però deve la fila libera incaricarsi del bagaglio e delle armi del ferito, poscia, dopo avere scaricato in aria il fucile, che fosse carico, curare che il bagaglio venga riposto sotto il copertone della imperiale del carro di trasporto, ovvero portarlo a bracGia al luogo di medicazione. Nel ricambiarsi delle coppie pel trasporto delle barelle, la fila libera si incai'Ìca sempre del trasporto delle armi e del bagaglio. I sottufficiali e gli appuntati, specialmente i disponibili, del


689 cui impiego speciale decide il comandante del distaccamento, devono avere l'attenzione che in tal guisa, per quanto è possibile, tutti gli oggetti di armamento o di corredo appartenenti ai feriti morti siano messi in salvo l ). Occuparsi degli oggetti privati e proprì 'déi modi o degli infermi è sev:eramente proibit9 ai portaferiti di qgni gra~ o sotto severissime pene. · Il traspot·to degli operati o dei già medicati dal luogo prin cipale di medicazione all'ospedale di campo, si effettua ordinariaroente sotto la direzione è l'accompa_gnamento del personale medico é di assis.tenza, da spedirsi dagli òspedali di campo al luogo principale di medicazione, e per mezzo di carri di requisiz1one o del treno. ' ' Quando si debba eseguire ciò èoi portaferiti e coi carri di trasvorto dei distaccamenti di sanità, l'ordine dev'essere dato dal relativo generale comandante di divisione. · In epoca di magg·iot· calma nelle operazioni di guerra possono i portaferiti stessi essere destinati anche ad accompagnare i tràsporti di atnmalati e di feriti dagli ospedali di campo e dagli ospedali stabili di guerra iu quelli di riserva. Essi devono allora prestare aiuto àgli ammalati ed ai feriti con ogni mezzo disponibile e nel migliore· modo possibile.

V. Dell' istruzione dei portafériti in generale. Oltre agli -esercizi militari, i portaferiti abbisognano di un ammaestramento medico-tecnico per poter soddisfm·e al ' loro mandato: Questo corso d" insegna'mento v~ene loro coràpar.: tito sulla base di questa istruzione dai medici in pres~nza degli ufficiali. •' Durante la mobilitazione quest' insegnamento, ove non

l) s~ un~ barella divenisse inservibile, i port:l.ferit1 devono in ogni modo conservarne la tasca che vi si trova uriita, od almeno il suo contenuto per gli usi ulterior i.


690

resti tempo a compierlo prima della partenza, deve aver luogo nei quartieri di accantonamento. Il maneggio mate1·iale dei feriti per parte dei portaferiti non deve essere abbandonato al loro criterio, ma il modo di trattarli e di trasportarH come tutto il rimanente servizio dei portaferiti deve essere regolato militarmente ed eseguito con precisi comandi. Affinchè quindi il ferito sia raccolto, trasportato e deposto in modo corrispondente alla sua lesione, bisogna che il portaferiti venga istl'uito quanto più (requentemente è possibile dal medico e da lui addestrato alle manualità neccs$àrie, ed ai r elativi esercizi prenderanno sempre parte i sottuffiçiali ed appuntati acciocchè essi pure possano acquistare la richiesta abilità. Da parte del medico occorre pazienza e chiarezza di espres· sioni per imprimere nella mente di questi uomini, a seconda della lor o individuale intelligenza, le cose dapprima ad essi del tutto scoJ)osc~ute; bisogna che egli facçia conoscere a coloro cui impartisce tàle istru:r.ion e tutta l'utilità e l'importanza del servizio al quale sono chiamati. Ma il medico deve innanzi tutto far loro ben comp1•endere come essi siano destinati principalmente per portare sollecitamente i feriti al medico, e che non devono prestare i primi soccorsi se non quando questi sieno assolutamente necessarì per allontanare l'immediato pericolo di vita, o per mettere il ferito in caso di poter essere trasportato quando un medico non è presente. Perciò colla loro opera non possono eseguire che semplici medicazioni del momento, per fare le quali si esige sem· pre da essi una certa pratica senza mai pretendere una per· fetta maestria nell'arte di fat•e le fasciature e le medicazioni. L· istruzione quindi per addestraré a tal segno i porta.feriti comprenderà : l 0 L'insegnamento di tutto ciò che si riferisce ai primi soccorsi per ferite e per accidentali lesioni ; 2° Il trasporto dei feriti, e il drizzamento della tenda

di medicazione. Perciò si divide l'insegnamento in tre periodi:


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l Periodo - In'segnamento teorico. .,.. Esso comprende la conoscenza delle pfirti più importanti del corpo umano, delle lesioni più comuni il'). guerra e dei primi soccorsi necessari alle medesime ; quella degli oggetti di medioazion·e e dei mezzi di trasporto necessari; quella dei processi manuali che s'impiegano nei casi di morte appaJ;.ente e di altri sinistri ; ed infine il criterio per distinguere la morte reale dall' apparente, come pure i precetti per il seppeHimento dei cadaveri. II Periodo - Esercizi' sul m6do di caricare un ferito sulla barella; sulla sua posizione conveniente; sull'apprestamento . delle necessarie fasciature; sul modo di portar via i feriti, compreso l'esercizio del passo di montagna; sul modo di fare scorrere le barelle cariche nei carri di trasporto e su Ho scaricamento di esse. III Periodo. .., Esercizi della truppa in proporzioni più vaste col mezzo dei carri di trasporto coi cavalli attaccati, supponendo un campo di battaglia, ove sia indicato con banderuo le a conveniente distanza un luogo principale di medicazione, e quivi spiegata la tenda r elativa. - Come posto di 1•iunione per i portaferiti serve il ·punto intermedio ft·a il supposto luogo di combattimento e quello di medicazione; ivi i portaferiti danno mano alle barelle ed agli affusti a ruote e si mettono in movimento nel modo esposto a l capo IV. I n questo esercizio i feriti si fanno figurare da uomini di altri corpi, ove ciò sia possibi,le. L'insegnamento dei primi due periodi si fa COJ1temporaneamente, affinchè la parte teorica sia meglio é più facilmente impressa nella mente mediante la dimostrazione pratica. 'VI. Insegnamento dei portaferiti in particolat:e. A. P arte teorica. !

•

l

'

Sebbene la principale in comben zn. dei J)Ot'taferiti sia ,queHa di raccogliere i feriti sul campo di battaglia e senza ritardo conduçU.)a~ luog,o di meflicazione, ov~ trovano i VOl\}ti soc-

\


1592

corsi dai mediéi, pure sovente avviene che essi debbano non soltanto prestare a questi i loro servigì, ma si anche somministrare da soli ai sofferenti le prime cure. Si richiedono perciò· in essi. ~lcune co nosc~.nze e una certa destrezza, a conseguire le quali si rende necessario l' insegnamento che forma il soggetto del seguente capitolo.

CAPI1'0LO P RIMO.

Del oorpo umano. Il corpo umano è composto di ossa riunite insieme (Scheletro) e di parti molli. Le parti molli sono la pelle (cute) il grasso, le carni, i vasi sanguigni, i nervi ed i visceri, i quali ultimi stanno entro le cavità del corpo. Il corpo si diV!i.de in capo, tronco ed estremità. Nel capo si distinguono il cranio e la faccia; il cranio forma una cavità dove sta riposto il cervello. Nella faccia si riscontrano i due occhi nelle loro cavità, fra le quali e fra le due guancia sta il naso colle cavità nasali (narici), e la bocca colla cavità boccale in cui sono con ~enuti i denti e la lingua. D'ambe le parti del capo si tmvano le orecchie coi condotti uditivi esterni. Le divisioni del tronco sono il collo, il petto, il ventre (addome) ed il bacino. Nel collo si distingue al dinanzi la laringe col canale .aereo, posterior mente al quale sta l'esofago; la parte posteriore del collo (nuca) contiene la parte cervicale della sp.ina vertebrale. Il petto viene cost.ituito dal torace, coperto da pelle, da grasso e da muscoli (r:arni). n torace è foPmato davanti dallO' sterno, ai lati dalle coste curvate ad arco, e di dietro dalla spina dorsale (colonna vertebrale) in cui è contenuto la porzione dorsale del midollo spinale. Ai due lati della spina dorsale sulla parte posteriòre del tor ace, cioè 'al dorso, stanno le scapole. Nella cavità 'dél petto


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si contengono a destra ed a sinistra i polmoni, e ira essi anteriormente e un p.oco a sinistra, il cuore, il quale batte durante la vita, e si sente più distintamente a battere subito sotto la· papilla . mammillare sinistra (capezzolo della mammella). , Il ventre travasi sotto il petto, e contiene nella sua cavità lo stomàco e gl'intestini, il fegato, la milza ed i reni. La parte media super iore ·del ventre,, sotto lo .sterno, chia· masi bocca dello stomaco e dietro vi sta lo stomaco; a destra della parte superiore del ventre è posto il fegato; a sinistra la milza, e posteriormente in ambe le parti della spina dorsale è la r egione lombare coi reni. Il bacino è formato di forti ossa che racchiudono una ca· vità comunicante col ventre e contenente la vescica orinaria, l'intestino retto in cui mette fine il tubo intestinale, che ha principio dallo storriaco. Il bacino è il puntQ di sostegno del corpo, sopra le· coscie. Anteriormente mostra fornita di peli la, r egione pudenda, ove si trovano le parti generative e lateralmente, a destr·a ed a sinistra, i fianchi; posteriormente l'osso sacro, sotto del quale si apre l'ano, fiancheggiato dalle due natiche. Le estremità sono distinte in due superiori, e in due inferiori. Le ·prime, ossia . le braccia, si attaccano con una ar ticolazione mobilissima, mediante la scapola, al tronco. La spalla è formata dalla scapola e dalla clavicola, la quale u1tima si sente e si vede distintamente sul dinanzi del petto. Il braccio consta di tre parti: omero, avambraccio e .mano. L'omero ha un osso, l'avambraccio due ossa parallele fra loro, e la unione del primo c_olle seconde forma l' articolazione del gomito. La mano e formata' di molte· ossa, ed unita alla estremità inferiore dell'avatpbraccio m~diante l'articolazione della mano. Le, estrero~tà inferiori sono di molto più voluminose delle superiori, e stanno, .mediante l'articolazione dell'anca, attaccate al bacino il quale riposa così sopra di esse, · Le l9ro. ~re diyisioni sono : ~o~c\a, gambe e ,piedi. La co··


094 scia è fornita di un osso, la gamba· di due ossa parallele come nell'avamuraccio. Coscia e gambe sono articolate nel g inocchio, sulla cui parte anteriore si trova la r otella, e posteriormente l' incavatura del ginocchio (poplite). Il piede, formato come la mano di varie ossa, si muove per l'articolazione del piede alla estremità inferiore della gamba. Oltre alle ossa, le membra possiedono sotto la pelle ed il grasso, muscoli, nervi, vene ed arterie ; le vene e le arterie sono i canali entro cui scorre il sangue. Cotn•iene ben distinguere le artecie dalle vene. Le arterie portano il sangue dal cuot·e per tutto il corpo, e questo sangue è rosso chiaro o r utilante. Nelle parti più superficiali del corpo, danno un battito sensibile, che dicesi il polso. Esse somigliano a tubi o a canali; nelle estremità sono superiormente f,liù grosse, e .si suddividono in rami sempre più piccoli, di mano in mano che scendono lìno' alla mano ed al piede. Nelle vene il sangue t•ifluisce dalle estremità e dalla superficie del corpo verso il cuore, e questo sangue è più oscuro. Le pareti delle vene non pulsano. D moto del sangue ha luogo pCt' l'attività del cuore, che da una sua meta spinge il sangue per le arterie, e dall'al· tra métà lo riceve per mezzo dello vene, e così dà luogo ad una circolazione continua in tutto il corpo. La perdita di molto sangue (emorragia) può facilmente produrre la morte. CAPITOLO SECONDO.

Di alcuni oggetti di medicazione. I più importanti oggetti di medicazione pet• ì feriti sono: 1° Filaccica, ossia pannolini sfilati. - Con questa si CO· prono le ferite, applicandola asciutta o bagnata d'acqua o spalmata di olio o di unguento. 2° Pez'ze di lino a diversi doppi, che si chiamano com-


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presse. - Esse si applicano sopra la filaccica già· messa sulle parti ferite del corpo, oppure direttamente sulle parti contuse, o come sottostrato perchè non sia dannosa la pressione delle fasciature e degli apparecchi sulle parti sporgenti e dure del corpo. 3° Fascie, ossia striscia arrotolate di lino o di flanella o qi cotone larghe due o tre dita. - Con esse .si mantiene in posto la medicazione, svolgendole ·io giri sovra la parte offesa. L'estremo capo della fascia si fissa con uno o più spilli. 4° Pezze triangola~·i e quadrangota~·i. - Hanno molteplici usi ; con esse si fissano la fìlaccica, le compresse e le ferule o stecche. Le quadrangolari (mitelle), che in generale sono grandi come due triangolari, si applicano o piegate a triangolo o come una sciarpa da collo . . 5° Ferule o stecche. - Sono oggetti piatti, brevi o lunghi, larghi come una mano, fatti di legno, di carton~ o di 'altro roater'iale consistente" che si fissano con fascie, pezze, correggia o fazzoletti, secondo la lunghezza delle membra rotte, applicandole longitudinalmente da un lato e dall'altro per sostenerle e mantenerle in una posizione fissa. La fdrula che sta alla parte interna del membro di massima deve essere più bt•eve della esterna, ed ambedue, per impedire la pressione sulle parti, devono essere avviluppate in un pezzo di tela, e al bisogno fodetate di compresse. Si adoperano anche ferule concave di latta o di reticola di fìlo di ferro per sostenere le rriembra ferite, specia,lmcnte se rotte o fl'antumate. 6° Strettoia ' f tOU/NtiqUetj. - È uno strumento destinato a sospendere una emorragia notevole da un membro, mediante pressione sulle grosse arterie. Il modo di adoperare i predetti oggetti di medicazione esige una certa pratica che i portafel'iti devono acquistare con diligente esercizio, secondo che insegnano i precetti e le considerazioni contenute nel capo VI.

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CAPITOLO TERZO.

Delle principali lesioni del corpo ·umano incontrate in guerra, e dei pr·imi relativi soccorsi. J

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Le l~si 0 ni che generalmente si rjportano in guerra sono ferite di punta, di taglio e di arma da fuoco, per cui le varie parti del çorpo sono ~ivise, rotte o frantumate. Tali lesioni ~anneggiano o la sola cute, . o le carni, Q gli intestini, o i visceri, o le ossa, le quali ultime vengono rotte. , Tu~te ques~e lesic;mi possono venire accompagnate da emorragia. E FJ.Uesta, se procede da ferita . di grosse a);,terie, si , rivela nel getto ·a. scosse di sangue rùtilante. Può sortire tfl.nto sangue in brev·~ ,spazio di tempo da l far ~oriré svenato il paziente (esangue). Perciò qui Ol~Qorre l'aiuto il piil . sollecito. Le emorragie s~nza lesione di arterie non si rivel.ano con getto a scosse ; e si possono ar.r~stare col mezzo l di compresse bagnate· di açqua fredda, o di acq\la ed aceto, e se non arrestare del tutto, almeno diminuire in mQdo che • • •'. • J. il. ferito non resti esausto prima dell'arri vo del medico. Anche la filaccica, l'esca, la sto,ppa e~l jl cotone si ,p os-~aJlo adoperare utilment,e su}le 1pat;ti sa;nguinançi, facendovi pressione e soprapponènd'o vt una fascia od una pezza, stretta che le a~sièuri sulla ferita. Quando ·nelle· ~embra si, trovar)<? lese grosse ar.tel;'ie. ed ha l,uogo una . p.er}'eo)osa emor.ragja, . sia al brac,cio, sia alla 1 .gambal bisogna arr~starla .n· più prestq. possibile, e· a questo sc<?po si adopra lo strettoio. Siccome, da quanto è stato detto sopra,. le arterie rappre.sentano uu t11bÒ ,più grosso alla parte,superiore delle membra e il sangue in' 'esso vi deriva dal cuore. e séorr~ ver$.0 !',estremità delle. membra stesse, così· esso non cessa di scorrervi se la pressione non si colloca fra la ferita ed il cuore; quindi su di un membro la compressione va fatta al di sopra della ferita, e al collo invece al di sotto, e sempre ,contro le ossa sot!

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tostanti. Così soltanto si può riuscire a frenare il getto dell'arteria. Per esercitarvi poi una pressione conveniente, stabile e Uniforme SÌ fa USO, COme Venne accennato, dAllO strettoia. L' arteria principale del membro superiore viene dall'ascella e trovasi alla parte interna del braccio, quasi in corrispondenza alla inte.rna cucitura de!Ja manica dell'abito, fino all'articolazi"one del cubito, ove essa si divide. L'arteria del membro inferiore viene fuori dalla cavità acldominale alla metà della regione inguinale, e decorre del pari lungo il lato interno della coscia, verso il cavo del ginocchio (poplite), ove essa pure si divide. Le località adunque ove conviene applicare lo strettoia per arrestare una emorragia od esercitare una conveniente pressione, sono per il braccio alla sua faccia interna, o nel punto medio fra l'ascella ed il cubito; per la coscia pure al lato interno, tre dita· soprd la sua metà. n portaferiti è perciò mur).ito di uno strettoie a randello. Questo strt1mento, che si trova anche nelle tasche delle barelle, consiste di una cinghia con fibbia semplice, di una pallottola ~obile, di una placca di cuoio (la quale si mette alla parte esterna del membro) pròvvista di passanti per la cinghia e di quattro fettuccia, e inoltre· di ·un randelletto di legno. Dopo che il tqu1·niquet o strettoie fu p'osto intorno al membro, in modo che la pallottòla pòggi sulla località su cui' si vuole stabilire la pressione, questa si tiene ferma con una delle mani e la cintura o cinghia si stringe tenendola per mezzo del randello, ma non più di quanto occorre perchè cessi il getto sangu,igno, e il randello si ferma. mediante una fettuccia che si trova sulla placca di caoio. Non si può 'collocare questo strettoie sopra i vestiti; ma siccome il toglierli è doloroso al ferito, massime se si tratta di frattura di ossa, nel qtral caso ' può anzi riuscire pericoloso, è megli6 allora fenèlere la manica ed il pantalone da sotto in sopra, lungo la cucitura, per modo da poter arri'vare comodamente alla parte offesa ove occorra collocare lo · strettoie. Giornali di Medie. milit. 1874.


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Qualora, da. lm proiettile di cannone sia per intero o in l ' gran parte stra,ppato il membro, cosi che re~ti attaccato soltanto per lembi carn~i al corpo, si colloca l,o st;.ettoio lassa)llente applicato ancorchè, non esista emorr~gia, perchè ess\ì potrebbe manifestarsi facilm ente ?urànte il .· traspor.tq. In questo caso non si ha mestieri che qi st.ring~re 'la cinghia per sospendere il getto sanguigl10. Se. per ayventura non si p9 tesse av(}~e 1t,:a, Ìe m?-ni uno strettoio si può impr~JVvisarpe ~no. ·nel -J;nodo seguente .. Invece della pàllottola si prende una fascia strettamente ai·rotolata, . l o.vvero una pallottola d~ fìlaccic~ ~ un sasso rotondo e ,liscio c};le si ravvolge in una pezza, e si pone sopra il luogo d'ella ar'"1 ' '· ' '' ' .· teria che si vuol comprimere, dopo av·ere sulla detta località circondato il membro con tre o qu,attro giri di fascia larga duef pollici. Quindi si prend~ Uçl ~ 1g3:f,cio , ~o<! pn.a .pezzuola l ol}ga ripiegata a striscia) si mette la sua v.a rte. di mezzo 's ulla pallottola, ag:g:ruppandone, i ,é.api 4alla parb3' opposta in. modo che fra il membt~o ed il nodo rimanga -ç~no spazio di circa ' tre pollici. Dqpo di avere intromesso fra il ìiQd6 e la pelle l.\pa compressa ,a più doppi a guisa di cuscinq, si fapassar.e , un. pezzo di legno fra nodo e la co~pressa, si fa girare il' legno attor.cigliando. così l.lil. fascia fìnchè tessi il getto di ~?-ngue,, e si ,fissa poi il pezzo di l~gno che $ervì di manubrio mediante u,n legaccio. , I.n casp di n.?ce~sità . si può .$er,vi:rsi per . stretto'io anch~ , di un fazzoletto, attortigliandolo e facendò un ilqdq al centro del fazzolettq cosl attortig-lip.to. Questo 11-0do ' fa 'le vecJ della pallottola di ,filacci ca, ~ si colloqa snl decorso qell'arteria offesaJ e quindi. i due capi del fazz,o~etto sHee-al'\O dalla parte qpposta, la~ciando, abbastan;z.a vano fra. ques~o secondo nodo e il membro,, da potElrvi intrç>dtn·re un p.ezzo,1 di lf)gno che ~erva 4i .manubrio 'per strb:i'g ere .fo:r:temente il fazzoletto attol)no. al membro offeso. . s~ n~n si h'1- un ,ta~ piccolo randello 'o ' lacci per fissarlo, dopo aver posto il nodo Sll'lla 'arteria, si ificr~~icchiano ·i capi ·' -)' del fazzoletto, e si stringono c~p tutta fo,rza dalla pa;rte opl •

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posta della lesione, e vi si annodano. Se mancassero per avventllra tutti questi mezzi materiali, si deve, fino all'arrivo del medico, comprimere col poll ice l'arteria nel sito in cui, secondo le regole conosciute, si sarebbe applicato lo strettoia . .Nelle emorragie dèlle ·grosse vene basta per lo più una moderata pressione operata da una pallottola di compt•esse o ddìlaccica, e assicurata col mezzo di una fascia. Non deve questo qualsiasi strettoie rimanere lungo tempo sul posto, altrimenti ne avverrebbe il gonfiamento di tutto il membro, e quindi, anche arrestata cosi l'emorragia, è .nec;essaria la presenza sollecita del medico. · • I feriti presso cui si adopera lo strettoio, devono essere sempre portati quanto più sollecitamente si' possa al luogo di medicazione, e si devono far pcl'correrc strade facili e piane. Le contusioni sono prodo tte da cadute, da colpi , da percosse, da vio1enza di eorpi ottusi, come sarebbero i calci di fucile, le r uote di un carro, ecc. Le contusioni sono accompagnate ta1volta anche da. ferite, le quali in generale danno poco sangue. Tali feriti dovrà il soldato infermiere più specialmente accudire se sono soporosi, sbalorditi dal colpo, o se hanno una contemporanea fra ttura di ossa. Con essi de.vesi avere, durante il trasporto; lo stesso r iguardo che meritano i feriti di arma da fuoco con stritolamento delle ossa. Le ferite di punta:, in generale sono piccolé di superficie, ma spesso estese in profondità, ed allora pericolose ; non di rado sono mortali quando penetrano nelle cavità inteme con lesione di parti ·nobili, di grossi vasi, e sono accompagnate da emorragia. Se la ferita di punta fa poco sangue, basta coprirla con fìlaccica e con una compressa assicul'atermediante una fasci'a od un pannolino. Anche nelle più importanti emorragie è necessaria per priméi cosa una compressione adeguata per stagnare il sangue. Dove sieno rimaste infisse entro la ferita scheggie di armi, per esempio, di lancia, ecc., non . bisogna allontananle ~~za l'in_terveato del medico, e quando questi non è presente bis6gna condurre a lui il ferito colla massima precauzione.


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Le ferite di taglio sono in generale molto sanguinanti e possono perciò riuscire mortali. Se si trovano nella regione del collo, e sono accompagnate da forte emorragia, bisogna. ricorrere colla massima sollecitudine al medico, e fino al momento che esso arriva è necessario comprimere col pollice o con una fasciatura piuttosto stretta l'arteria offesa, al disotto però della ferita se fosse lesa l'arteria, e al disopra della: ferita se fosse lesa la ·vena. Ferite di taglio con piccola perdita di sangue si chiudono coi soliti metodi di medicazioner cioè, con illaccica, compresse e fascie. Le ferite di taglio al capo danno luogo a lunga ottusità di sensi ed a stupore per èausa di commozione. Un ferito di tal genere non si deve tentare di richiamarlo dallo sbalordimento scuotendo! o o facendqgli aspirare forti .essenze odorose, ma il portaferiti deve cop.dtllrre subi tamente al suo" fianco il medico, ovvero trasportare il ferito con molta cautela al luogo di medicazione. Nelle ferite di taglio del v entre spesse volte gl' intestini escono fuori, ed allora conviene tosto chiamare il medico per la necessaria riposizione degli intestini fuoru.sciti. Sulla bar ella al ferito che ha una ferita trasversale del ventre, si farà tel1ere tma giacitura col tronco incurvato in avanti, colle coscie piegate sul ventre. Nelle ferite longitudinali del ventre invece gli si farà pt'endere una posizione distesa. Le ferite di taglio sul petto generalmente non ·sono molto profonde, ma, se sono accompagnate da forte emorragiar si renùe necessaria una solleèita fasciatura compressiva, con filaccica e compresse mantenute in sito da una fascia del corpo. Le ferite di arma da fuoco sono le più frequenti in guerra; esse sono molto pericolose se la palla o il proiettile in genere (come anche i pezzi di granata, di bomba, ecc.) colpiscono il capo, il collo, il petto ed il ventre, ovvero se strappano un intero membro. Ben di rado danno forti emorragie, però se l'emor ragia non avviene al momento, suole talvolta manifestarsi più tardi. Le ferite aperte al capo, al petto e al ventre

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si medicano nella stessa guisa già menzionata, con fìlaccica, compresse e fascie. Nelle ferite di at'ma da fuoco delle membra possono essere squarciate la pelle e le carni solamente, ovvero esservi anche frattura delle ossa. I feriti da arma da fuoco alle estremità superiori, dopo essere stati alquanto ristorati per opera dei portafel'iti, possono ordinal'iamente r ecarsi a piedi al luogo di medicazione o almeno ai carri di trasporto. Per sostenere il membro superiore ferito, lo si colloca in una sciarpa con l'articolazione dol cubito semiflessa. A quest'uopo si attacca al collo un triangolo di tela o un fazzoletto fot'mato a triangolo (mitella) nella seguente maniera. Si passa un lungo capo del modesirno sulla spalla sana, mentre l'altro si lascia pendere momentaneamente; si pot'ta il braccio sopra il fazzoletto in modo che la punta del triangolo venga a eorrispondere presso a poco al gomito; poi si piglia il capo pendente, e lo si porta sopra la spàlla ammalata, a ggruppandolo dietro la nuca col capo opposto, che Al'a stato passato prima sulla spalla sana, e ciò tanto strettamente che si possa essere siclll'i della resistenza del noclo. Si può anehe utilizzare a tale scopo la falda dell'abito, facenùo nel suo lembo vicino alla punta un piccolo taglio a guisa di occhiello e abbottonando questo al 3° o 2° bottone dell'abito stesso. Le ferite di proiettile nelle estremità inferiori possono pure essere leggiere, se colpiscono le sole parti molli super1ìcialmente, ma in genera:lé rendono necessario il trasporto sulle barelle. Se le ossa sono frantumate e non si possa a~re sull'istante il medico, il membro, che quasi sempre ha preso una direzione non naturale, contorta e con accorciamento più o meno forte, deve essere collocato dai portaferiti nella direzione più che sia possibile regolat·e, ma con grande delicatezza, perchè simile maneggio può produrre facilissimamente per icolose emorragie. Se in vece il paziente non si lagna di forti dolori in causa della condizione anormale del membro o.ffeso, è meglio metterlo tal quale sulla barella, soltanto bene sostenuto


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dai lati. Quando due portaferiti raccolgono un ferito, unodeve prendere il membro offeso alcuni palmi al di sopra & l'altro al di sotto della ferita, e tutti e due devono contemporaneamente e COI:l delicatezza alzarlo, facendo leggiera estensione longitudinale ciascuno in senso opposto. Talvolta con questo solo pt'ocedimento il membro riacquista. la sua naturalè posizione, e allora si cerca di mantenervelo durante· il trasporto con una fasciatura provvisoria (apparecchio). Questa fasciatura ha lo scopo di restituire al membro il sostegno perduto in causa della fl'attura dell'osso; e perciò si mettono in opera stecche o ferule, o in loro mancanza stl·iscie di legno o corteccie d'alberi preparate al momento, ecc., cbllo~:ate sui lati del membro raddr.izzato e mantenute in posto con fascie o sciarpe. Non si deve stringere tanto da ar~ecare dolore per strozzamento. Un simile apparecchio provvisorio (eli ripiego) non deve .essere applicato, come sopra si disse, dai p011t.aferiui, se n on nel caso in cui non si possa avere il medico; e quando, non facendolo, le scosse del trasporto potessero riuscire dannose al ferito, massime se la distanza da p1;1rcort>ersi a braccia o sul carro è considerevole. Su questo proposito poi in generale basteranno le regole esposte nel seguit0 di questa istruzione al capo VI, B. a).

) C APITOLo QuARTO.

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Soccorsi da prestarsi in casi di morte appa~·ente, e alle~p,er·sone altrimenti in pericolo di vitf . Molteplici casi accidentali o di malattie improvvise, mettono talvolta la salute e la stessa vita in pericolo istantaneo e 'richiedono un sollecito soccorso. E siccome non sempre in questi casi si può aver subito il medico, cosi è dovere di ognuno profano alla medicina di possedere alcune .nozioni per poter prestare gli adatti primi soccorsi.


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a) Esaurim.ento di forze, svenimento.

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Le soverchie fatiche non sostenute da sufficiente nutrimento o bevanda, le for ti perdite di sangue, producono svenimento. L'uomo allora cade fuori de' sensi ; si fa pallido e freddo; la sua respirazione diventa debole, quasi inavvertibile; il polso appena sensibile. Bisogna tos~o liborarlo dall'armamento o dal bagaglio; sciogliergli le parti del vestiario che fanno pressione o strettura; togliergli fascia o cravatta ; mettérlo, se è possibile, in un luogo ombreggiato, col corpo disteso e col capo un po' sollevato. Quindi gli si fa vento; gli si spruzza de Il"acqua fredda sulla faccia e sul petto; gli si frega con acqua fredda la fronte e le t empia; gli si fa odorare liquidi fortemente odorosi, come aceto od altro. Riprendendo egli la vita e le 1 forze, gli si dà a bevere U!1 po' d'acqua semplice o mista ad acquavite ed a mangiare un po'di pane, se da un certo tempo era rimasto privo di alimenti. b) Morte appm·ente per caduta o per un forte colpo. Le forti scosse del corpo rendono l'uomo privo dei sensi. [o questi casi si sciolgono i vesti menti; si mette l'in dividuo in posizione comoda, col capo rialzato, si spt•uzza sulla faccia e sul petto con acqua fredda, gli si applicano sul capo fomenti freddi ~ e se i sensi non ritornano presto si ricorre al medico.

c) Asfissia per annegamento. Se un individuo dopo essere stato sommerso per poco tempo, fosse quindi estl'atto dall'acqua, occorre innanzi tutto liberarlo dallo stringimento dei vestiti, e quindi col dito levargli dalla bocca e dalle narici la sabbia, la melma ed ogni altro ingombro. Si cerca di fare uscire l'acqua ingoiata mettendo il tronco


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dell'uomo in una posizione elevata, col petto e col capo nn po' più bassi e quest'ultimo rivolto da un lato co1la bocca aperta. Il rovesciare gli asfissiati "colla test~ in basso e il corpo verticale è dannoso e da evitarsi assolutamente. Per rimettere quanto più presto è possibile la respirazione in attività si solleticano le narici co1le barbe di una penna ; si comprime il petto ed il ventre alternativamente colle mani distese verso la testa; ovvero si afferrano, stando dietro al sommerso, le braccia subito sopra il cubito, lo si tirano dolcemente in su fino accanto al capo, e le si tengono cos\ distese per due minuti secondi (con questo meccanismo entra l'aria nei polmoni) ; quindi le braccia si riconducono in basso, e si premono gradatamente ma decisamente contro i lati del petto per altri due secondi (in tal guisa l'aria esce dai polmoni). Questi movimenti devono ripet9rsi ~ante volte :6nchè si manifesti nell'annegato la respirazione continuata. Allora si cessa di eccitare con tali movimenti la respirazione at·tificiale, e si procura di coprire il corpo con coperte calde per togliere la rigidità delle membra, e per ristabilire il calore animale e con esso la circolazione del sangue. A conseguire quest'ultimo scopo si ft·egano le membra ·sotto le coperte dal basso all'alto verso il cuore con flanelle ed altri panni_ di lana, e si fregano i palmi delle mani e le piante de' piedi con spazzole robuste. Questi tentativi di ravvivamento devono continuare per parecchie ore; e se la vita ricompare si somministra un po' di vino o di acquavite diluita con acqua, collocando l'individuo in un letto caldo.

d) Morte apparente per asfissia. L'incauta entrata in cantine rimaste da lungo tempo chiuse, o in grotte o fosse, il respirare vapori di polvere, di çarbone, o di ·gas luce (fuoruscito da tubi rotti o rimasti aperti) e di arie mefìtiche, può produrre mòrte apparente.


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La faccia dell'individuo in tal guisa asfissiato è quasi sempre tumida e pavonazza, i suoi occhi sono suffusi di sangue e lucenti. Si devono subito portare tali individui all'aria libera sciogliendo i loro abiti, ponendoli in posizione semi- assisa, e spruzzandoli fortemente con acqua ft·edda. Olt1'e ciò si soffrega loro diligentemente il corpo', e si agisce in questa operazione nel modo stesso che pet: r icbiam11re la 1:espirazione dei sommersi; sopra il capb si fam)O aspersioni fredde o bagni con pezze fredùe, si pone sotto al naso del sale .ammoniaco, e si stimolano le fauci colle bai· be di una penna. I tentativi di ravvivamento non si devono fare che all'aria aperta, o in una camera colle finestre aperte. Se la disgrazia ebbe luogo in un pozzo profondo, in una fossa, in una miniera od in altri lu0ghi sotterranei, ed il mal capitato si trovi ancora là dentro, bisogna che l'individuo che si pre$ta al suo salvamet)to faccia pure uso d~ precauzioni speciali per non essere còlto dalla stessa disgrazia. Non si dovrebbero in massima accostare quei luoghi senza prima avervi fatto scendere un lume ed aver·e osservato se continua ad ardere con fiamma chiara. Se questa si estingue o piglia il colore di un carbone ardente, bisogna prima farvi entrare un forte getto d'aria, ovvero migliorare l'aria interna mediante acqua di calce gettatavi dentro, o mediante accensione di polvere. Se non vi è tempo da perdere, si deve coprirsi almeno la bocca e le narici con una spugna o con un fazzoletto imbevuti d'acqua di calce, o mettersi in bocca un tubo, una .delle cui estremità comunichi ·direttamente coll'aria esterna. In ogni caso il salvatore deve essere assicurato con una corda legata intorno al corpo, affincbè in caso di pericolo possa subito essere estratto, appena ne dia segno con una cordicella attaccata ad una delle sue mani. n vapore di carbone, proveniente da stufe la cu i valvola fu chiusa troppo presto e prima che il combustibile fosse completamente abb ruci~to, è inodoro e non si r ivela se non per le sue perniciose conseguenze. Il pericolo di questi am~


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bienti .n,qn si ~vye.rt~~acilment'e, non es~eudo essi invasi da ode~~ di fuw,o. , .., QJi ~·IN,bienti invasi 43: gas luce non 4çvonp, ess~r~ yisi~ati con lumi o c.on ftJOCO. x~ ;.for>te. apparente p_er ·.appiccan:u;nto e.'· str.a:n.golamento.

Primo soccorso necessario è qaello di,W:gliare to.,sto la cordà

thé cinge il éoUo ;a:ll'appeso, senza 'p·erò lasciare eadère i' inélividM daWalto a terra· pél proprio peso, ·poi di sciogliere il laccio e tutte lé p·a'rti costringenti del vestito, . Si dà poscia al SÙtl corpo unà posizionè· col tronc<:> e colla testa elevati, ripetendo an.che qui le pratiche accennate per i sommersi. Si procura~ ineàiante leggiere fregagioni colle dita, di far ·s vanir.e· i solchi fatti al collo dal laccio: 1 ' • ' Anche con questi indivrdui in ·pericolo di vita per a:ppi0oami3hto o strabg{)iainento >si ·.operano gli stessi t entati v'i di ~a:v:v:ivamen.to us:a ti per i somm~rsi; applicando altrési bagn'i freddi suL capò se questo è caldo e se è molto iniettato di s·angue. 'l

f) Morte apparente p~r assi'de?·arrnento (congelazz'onej. l

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Nel raccogliere un assiderato bisogna avere grandi .P.r:ecauzioni, p~r~h.è le parti assiderate. còn grande fac.ili~à si ~om-; pono, e perciò. non possono levarsi gl~ aoiti, ,ma·coQvie~e t~gliarli. · · ' . L' intir~;tzito nç.:Q. deve ess7re mai p·ort)'ltO subito in una camera .riscaldata, ma si bene in un ambiente Jreddo, come r J: • sarebbe una tettoia o. una stalla fredda, per cominciare i p'cimi tentativi di ravvivamftntç>. Perciò si copre tuttò il corpo di neve, da rinnovarsi di J , . mano in mano che fonde. In mancanza di neve si colloca 1' intirizzito il,'l una vasca di acqua fredda, lasci~ndogti. fuori ~ , naturalm~nte la ~accia 1 e gli sì fr~g~ il corp:o sott'.acqu'}. ,$i può ~nche copridp di panni bagnatf di aç,qua ghiéi,ceiata- e :.·

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ribagnati continuamente. Quando la rigidità comincia a sciogliersi, si porta il mor:to apparente in una camera fredda, in un COJY!Odo ma freddo letto, gli si frega il corpo e gli si stuzzicano le narici. Ricomparsi i segni di vita, gli si· fa prendere qualche poco di tè appena tepido : non gli si deve però mai dare nè vino nè acquavite. Le singole parti fredde o insensibili che ancora rimangono, si seguitano a fregare con neve od acqua ghiacciata, fin chè cominciano a diventar flessibili ed a riscaldarsi.

g) Insolazione (colpo di sole/. Questi casi avvengono nelle marcie forzate sotto il caldo eccessivo. La faccia diventa generalmente di un color rosso pavonazzo, la testa calda, gH occhi scintillanti e suffuf:!i, la respirazione profonda e stertorosa (russante). Questo stato e adunq11e diverso dal semplice svenimento che ,può aver luogp anche durante le marcie faticose. Sr; sciolgono to.s t0 i vestiti, specialmente al coll o; si .porta il malato in sito ombroso; lo si mette a giacere a capo elevato; gli si applicano sulla testa bagni freddi ; non gli si fa mai odorare cose forti, nè bevere vino od ·acqnavite; ma bensl' gli si somministra acqua fresca a piccoli sor·si, e si chiama tosto il medico. ~

h) Scottature. . Le vesciche che si formano per effetto di scottature non si devono strappare, ma invece s'i fa in esse una--piccola apertura con ~a punta di urio spillo, affinchè esca rumore che racchiudono; poi tutta la parte arsa s·i copre di ovatta tenuta in po.sto da una fasciatura. Fino all'arrivo dei medico si può scemare il bruciore delle scottature colle applicazioni di foglie succose e verdi di cavolo e di somiglianti erbe, ovvero di olio di lino sbattuto con acqua di- calce, ed. anche .di polpa di patate crude grattugiate. Le scottature molto con. !>ider~voli .od ~stese. hanno sovente esitq f\.mesto.

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'CAPITOLO Q:UINTO.

Det' segni della morte 1·eale, e del seppellimento. deJ cadaveri. Sul campo di battaglia · talvolta accad0no lesioni prodotte da- arma· da, fuoco, da caduta o da altra òausa, per cui un individuo resta tramortito, ovvero così esaurito di forze per perdita di .sangue o per eccessive fatiche da parere per 'qualche·'tempo ·come .se fosse morto. Il . portaferiti deve · conoscere questa morte apparente e saper distinguerla dalla morte reale, affinchè quell' infelice per mancanza, di soccorso. non muoja realmente, e tanto meno poi . venga sepolto viyo, Il segno sicuro d'eJ.:la morte reale è il principio della putrefazième; cioè là tumefaziooe del vehtre e il suo. c<:>,loramento ·in verdognO'lo, l'odore cadaverico, l'uscita dalla bocca e dalle navici di fluidità puzzolenti•/• Oltre a ciò anche dalla qualità della ferita .si ;può conoscere se deb'ba essere avvenuta positivamen'te la morte. Quando è colpita la testa, o n petto, o i'l ventre, e .i ·visceri éhe y j sono •contenuti appaiono in gran parte distrutti, ·quando è colpito il <mor'e, o i polmoni, quando le (viscere •addominali sono in grand'e estensione. ferite o per la massima parte fuoruscite, e quando in fi~e intere membra sono strappate, la: morte <suole essere istantanea. ) Nei coiJ.?i di arma da fuoco alla parte inferiore della fro~e, _puo la palla ·allogarsi come in ·una nicchia' dentro la cav.}tà dell"osso 'e dar luogo soltanto a profondo ·stordimento. In simili casi conviene perèiò usare -la massima prudenza.• La rigidità delile membra, l'apparente cessazìone dei p10ti del cuore e della respiraZione non sono punto segni dec'isivì della morte~ In caso di dubbio di morte, specialn'lénte se non esiste ferita viSibile, si riclliede che l' individu.o .s ia portato in luogo appartato, àffincliè vènga prima veduto dal medico e questi possa" stabilire se sia il caso di· fare tentativi di ra:vvi:va-

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709 mento. Nel sospetto di morte apparente non si deve procedere al seppellimento fino a che non appaiano segni di putrefazione. I morti si seppelliscono generalmente sul campo del combattimento, od in un prossimo cimitero. Le fosse devono essere profonde sei piedi e scavate possibilmente in luoghi asciutti; a meno di circostanze imperiose non si collocheranno più di 5 o 6 cadaveri per fossa .

B. Parte pratica.

a) Trasporto dei feriti. Il trasporto dei feriti al luogo di roediéazione si efféttua possibilmente con barelle a mano ed a ruote, o con carri di trasporto, finchè si possa disporre di materiale occorrente. Questo trasporto comprende: l. n cariGamento sulla barella. 2. L'assestamento sulla medesima. 3. Il trasferimento colla medesima. 4. Il caricamento di essa sul carro 'di trasporto. 5. Il modo di condurre questi carri. 6. Lo scaricamento dei feriti al luogo di medicazione. 7. Il modo di condurre le barelle a ruote. Barelle improvvisate. Trasporto sui carri di requisizione. I quattro portatori destinati ad una barella sono distinti coi seguenti numeri : N° 1. Numero di testa N° 3. » dei piedi e sulla loro sinistra e alla stessa altezza: N° 2. Numero del tronco (bar.ino) N° 4. » di aiuto e d_i riserva . . Nella .formazione della squadra, in cui tutti i portaferiti son<Y messi su due righe, con questi quattro numeri e contando dalla destra si forma con :


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i Ni 1 e 3 la coppia dispari o coppia dei portatol'i, e •con i Ni 2 e 4 la coppia pari o di riserva, per esempio :

Fronte. 2. 1.

Ala sinistra

4. 3. Barella terza

4. 3. Barella seconda

2. 1. Ala destra 4. 3. Barella prima.

Quando i portatori si debbono cambiare, . ' il N° 2 diventa numero di testa ; il N° 4, numero dei piedi; il N° i,, numero del tronco(bacino); il N° 3, numero di ajuto e di riserva. La squadra' quindi dall'ala destra sarebbe formata cosi : 1. 2. Ala sinistra

1. 2.

3. 4. Barella terza

3, 4.

1. 2. Ala destra 3. 4.

Barella seconda

Barella prUJ:la.

\ Tostochè il distaccamento di sanità deve entrare in azione per la ricerca dei feriti, si dispone in modo che i portatoti 1 1 marcino alla testa immediatamente davanti ai carri di trasporto. : 1 Intanto il comandante e il medico capo in l 0 , che si erano prima spinti innanzi, scelgono il luogo per drizzare la tenda di medicazione, sempre che questo luogo non sia già stato fissato dal medico di divisione. Il distaccamento di sanità raggiunge quel luogo. e depdne il bagaglio. Quindi un numero di squadre, corrispondente all'importanza dell'azione, condotto dal comandante si reca immediatamente verso il luogo del combattimento coi relativi carri qi trasporto. Una squadra almeno resta indietro per drizzare la tenda ·e spiegarne il segnale e poi raggiunge il distaccamento. ·


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Presso alla tenda di,'rnedicazione rimangono a 'disposiì ione del medico capo in l 0 , i medici, gli aiutapti d'ospedale e gl'infermieri per preparare le cose necessarie a ricevere i feriti . Un trombettiere resta pt•esso la tenda, mentre· gli altri tre sono addetti ai tr~ ufficiali del distaccamento. Nell'avanzare, il comandante stabilisce il posto in cui devono collocarsi i carri di trasporto, cio.è', il così detto posto di dum'one, il quale del pari che la tenda deve trovarsi }JO Ssibilmente coperto, ossia in regola gen erale almeno fuori della distanza, del tiro Clelia fucileria. ~ prima ·di tutto si deve aver cu:ra che la via dal posto di riunione al luogo di medicazione sia facilmente praticabile dai carri. Sul posto di riunione i por taferiti si mettono in riga, semprechè le 1circostahze non abbiano ingiunto di farlo prima. Iinmediatamente dietro di loro si collocano i carri con 18 passi di intervallo. I carri al comando « Alt » dato dai portaferiti fanno dietro-'f fonte, per modo che il didietro 1 di ogni carro ~en'ga a distare di lO passi dalle quadriglie dei portafei·iti. Al comando « Distaccamento - dietro-front. Prendete le Barelle » ogni tre quadriglie si collocano davanti ad ogni coppia di carri per modo da non uscire lateralmente dallo .spazio segnato dai carri; quindi le tre coppie dei portatori (coppie dispari) di ogni quadriglia prendono dai carri, ognuna per ordine dalla destra, una barella e la collocano colla t estiera rivolta verso il campo del comb a~timento, a distanza di un ·passo dalla coppia di r!serva (coppia pari~. La 10a squ'adra rimasta disponibile prende quindi del pari le proprie barelle dal c~rro . Al comando «Pronti alla partenza >> tutti i nùmeri 1 e '3 si collocano al loro·· posto fra l~ stanghé d~lle barelle, i' numeri 2 e 4 a sinistra vicino alle barelle, i sottufficiali da vanti. Al .comando « Alzate le barelle, distaccamento avanti » qùatl'riglie si m~tto~o in ~ovimento, 'intanto che sotto la guida del comandante gli ufficiali e i sottufficiali precedono a passo accelerato, per dare la direzio~e alla ricerca dei feriti.

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Durante la marcia in avanti dei portaferiti, cwe appena ultimata ad essi l~ distribuzione delle barelle, gli appuntati rimasti disponibili sul JlOSto di riQnione scaricano le altre due barelle ancora rimaste sç>pra ogni carro, e con esse restano come riserve dei portaferiti chE) già parti.rono per il campo del combattimento per trasportare i feriti a l luogo principale di medicazione, ovvero anche per provvedere di barelle quei portaferiti che si prendessero dalle troppe. Appena un carro di trasporto sia Eieno di feriti, sarà subito diretto al luogo principale di medicazione e cosi si farà pure degli altri quando saranno carichi ; e quindi i carri vuoti colle barelle scaricate ritornano immediatamente al posto di riunione. I portatori di una barella, appena caricat~la sul carro, ne prendono subito una di quelle di riserva e ritornano immediatamente sul campo di battaglia. Se nel posto di riunione non vi sono più carri di trasporto dovranno i feriti essere portati sulle barelle direttamente alla tenda di medicazione. l. Caricamento sulla barella.

Quando i portatori banno rinvenuto un ferito che non può andare da sè al posto di riunione dei carri, od al h;wgo di medicazione, essi depongono la barella vicino a l1:1i a due piedi sulla sua destra o sinistra l), secondo lo esige il terreno, e in guisa tale che la testiera della })arella corrisponda alla testa del ferito e l'estre.mità opposta ai suoi piedi. Quindi la coppia di portatori di riserva libera il ferito dal bagaglio e gli slaccia i vestimenti. Se essò è in d~liquio lo spruzza con acqua tenendogli il capo sollevato, e ponendolo necessariamente col corpo supino; poi dopo averlo ristorato con acqua o i:on un po' di' vino i Ni i e 3 esaminano la ferita, e gli prestano soccorso a seconda delle istruzioni loro impartite. , l)· il piede ,prussiano è uguale a 33 centime~l'Ì j il pj!~SO prussiaoo è uguale a O, 75 metri.


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Quando in tal guisa il feri to si trovi in ist.ato di essere ~~aricato sulla barella, ciò si effettua dietro il comando dato

dal N° 4. Al comando « Prepm·atevi » si colloca la barella vicino al ferito, e quindi i numeri 1, 2 e 3 si dispongono al lato esterno del ferito, il N° 4 al lato esterno della barella circa al centro di essa; il N° 1 sta alla testa, il N° 2 al tron co (bacino), il N° 3 ai piedi. Questi tre ultimi al comando « Piglz"afe » prendono il ferito contemporaneamente, in modo che il N° 1 facendo sc.orrere una màno sotto la nuca arl'ivi fin sotto l'ascella opposta e collochi l'altra sotto la spalla a lui vicina; il N° 2, passa un braccio sotto il dorso al disopra del bacino e l'altro al disotto delle natiche ; il N° 3 con ambedue lo braccia cinge le estremità inferiori. Il ferito, se gli fosse possibile, si attacca con uno o con ambedue le braccia al collo del N° 1, per render più facile il suo innalzamento. Quando il N° 4 vede che ognunq è al suo posto e in attitudine di agil'e, dà il comando « Pronti-A lzate ». I tre suddetti p01·taferiti allora sollevano contemporaneamente e in posizione possibilmente orizzontale il ferito. Intanto il N° 4 prende la barella alla metà della stanga che gli ò vicina e la fa scivolare sotto al ferito appena che lo -.;-ede alzato, avvertendo di non urtare nelle gambe degli altri tre numeri e che le parti designate della barella cor-rispondano esattamente a quelle del corpo del ferito . Ciò fatto, anche il N° 4 si presta a sostenere il ferito, mantenendo la sua posizione dalla parte opposta della barella di faccia agli altri tre portatori. Tu.tti quattro di accordo al comando « Deponete » depongono iÌ ferito sulla barella che già gli sta di sotto, ritirando dolcemente ad una. ad una le mani che hanno sotto il suo corpo. La cinghia che parte dai due lati della barella viene quindi affibbiata sopra il ferito, e ciò specialmente quando si tratta di trasportarlo sulle barelle a ruote. Meritano uno speciale riguardo nel caricamento quei feriti che h anno le::;ioni di palla di fucile, o di proiettili di can.no~le e simili, o per caduta da cavallo, con ~~attuea -qelle Giornalo di Medie. milit. 1874.

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braccia o delle gambe. Le membra. rotte avendo perduto la lorò solid.ita, qualunque rozza manovra o duro movimento non solo porta al ferito gravissimi dolori, ma . può essere molto nocivo, e, per esempio, determi.qare emorragie. P~rciò . in tali casi sono necessarie le ·s eguenti regole di precauzione. Le lesio·ni delle ossa "delle braccia esigono eh~ il braccio offeso sia collocato sul petto durante il s9llevameqto del feÌ'ito, in guisa che il petto gli 's erva èli natur ale sostegno. Spesso il ferìto può aiutarsi da sè e tenersi il braccio. ferito col braccio sanò; e in caso divèrso, il N° 4 dopo aver .disposto la barella come si è detto , sopra,, prende cura della parte offesa, mentre il N° 1, neÙ'a:obra:ccì~re il ferjto com~ fu detto, evita di afferrate e urtare il braccio ferito. Giov~ qui ripetere che i feriti di arma da. fuoco alle braécia con ferita semplice (senza frattura) possono recarsi da sè al luogo dì medicazione,_purcliè ' il braccio sia. assestatO' con un conveniente sostegno che s~ può improvvisare oon un tr,iq.ngolo di tela, o:vvero facendo ad t.ma delle punté del lembo inferiore !leil'abito un occlliello il quale si abbottonà pòi al 2°' o al 3° bottone dell'abitO stesso. Le ·gravi· lesioni dell'e estremità inferìori esigono ~ol te cautele per 'parte àel N° 3. Se il membro ha conservata la 'sua direzione normale, 'il più delle voi te conviène trar partito del membro sano per appoggio aei membro offesq, fasciandoli assieme éon pannolin~ o cori altr'i mez.zi che si possano avere sotto la mano, senza stringere troppo fortemente pè\.· non· apportare dolore. In 'ta:l 'moao sì rend~· piùt agwole i1 maneggio occorrente del ferito. Il N° 4, dopo aver eseguite le operazioni p~eliminari per lui prescrittè, rivolge tutta la 'sua attdnzione ·a.l Iiien~bro ' òffeso . . Nel '·maneggiare' le éstremita loffes:e de\lesi aver .l'avvertenza dì sollevarle con ambedue le mani po.ste ·u~a al disoprd e u~a: 'al disotto del punto · dellà ·lesione. · Se l'è'strerdità. :è 'divelta,: il mon- · eone verrà sostenutd dal 'p0rtato'r~ più vic~no: peì· esempio, da1 W> 2 per la· coséla, . e d~l N° 3 per là gamba, ' ecc. Se (

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all' incon'tro i portatori t1·ovano il meinbro deviato dalla sua direzione normale, .cioè, contorto o piegato ad angolo, il N° 4 corret•à a Ghiamare il medico, mentre gli altri saranno occupati a liberare il ferito dal bagaglio, a ristorarlo, a mettere a posto lo strettoio se vi sia emorragia, o si abbia ragione di temerla: lungo il trasporto; aiuteran no poi ;u medico nel- · l'assestamento dell:apparecchio provvisorio, ed eseguiranno i suoi ord ini. Se il medico ritarda a venire sul luogo, bisog{l.a condursi si per la medicatura provvisoria, come per il trasporto sulle norme del capo VI, A Capitolo terzo.

2. Disposizione del ferito nella ba'l'ella.' Secondo le norme esposte nel numero precedente, il ferito verrebbe a trovarsi supino sulla barella; se questa posizione però gli riesce incomoda e dolorosa, bisogna metterlo in parte o totalmente di fianco, in modo che il membro offeso rimanga in alto e libero e non soffra pressione di sorta. Anche le ferite alla nuca, all'occipite e al dorso ésigono quasi sempre la posizione laterale. A sostegno del ferito in ·,questa posiziope, affinchè non ricada supino nell'atto del trasporto sulla barella, si può approfittare degli oggetti di vestiar~o che ha nel suo za~no, del suo pastrano, o di foglie, erba, paglia, ecc. , disposti a guisa di cuscino sotto il dorso, per cui la parte -fer.ita resti sempre libera per non soffrire mai urto o pressione. Un meml;>r,o, in cui vi sia ·frattura di os~a o nel quale una articolazione fosse colpita da un proiettile, esige di essere sostçIluto in modo speciale per eyitargH ogni scossa nociva dut•ante il trasporto. Il braccio ferito in simlle maniera si può collocare o disteso lungo il corpo, o, se il ferito lo tiene piegato per la minore sofferenza, conservarlo. ~n tale po.sizione appoggiato di traYer.so.sul petto o sul ventre. L'estremità inferiore quando è rotta ba sempre la tendenza di girare in fu_ori; a tale inconveniente si ripara legando in pi.ù luoghi ·le due gambe insieme col mezzo di fazzoletti, di correggie, ecc., in moùo che il -meml'lro sano. serva di SO$tegno al membro offeso, come se fosse un4 ferula. ·Un ottimo mezzo è pur quello di disporre


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il pastrano arrotolato lungo la part~ esterna del membro ferito. La resistenza di questo sostegno v.errà aumentata ancora introducendovi un bastone, o la daga del ferito, o qualunque altro corpo solido inflessibile. Prima che i portaferiti colia barella, e la coppia di riserva • coi bagagli _e colle armi del ferito, si mettano in marcia, bisogna. scaricare l'arma éhe fosse carica; e ciò tanto più se essa deve servire di sostegno o di ferula.

3. Trasporto sulla barella. Collocato che sia il ferito convenientemente e arrecandogli il minot' possibile dolore, i Ni 2 e 4 s' incaricano del bagaglio e dell'armamento del ferito, e per quanto possono anche di quello dei morti. Al comando « A vanti » del N° 4, i Ni 1 e 3 si collocano colle loro cinghie pendenti dalle spalle in mezzo alle stanghe della barella; in guisa che il N° 1., che si trova alla testi era, guardi il ferito, mentre il N° 3, che trovasi dalla parte dei piedi, gli rivolga il dorso per · poter marciare il primo; simultaneamente il N° 2 si colloca dalla parte destra e il N° 4 dalla sinistra della barella per sorvegliare il ferito durante il trasporto, soccorrerlo immediatamente, se è necessario, e affi'nchè il N° 4 possa occorrendo far fermare la barella, col comahdo « .Barena - Alt ». Allorchè tutti e quattro i portatori avranno preso la loro posizione si dà il comando << Afferrate »; al quale i Ni 1 e 3 introducono nei passanti de11e cinghie le estremità delle stanghe della barella e le impugnano fortemente e le tengonocosì strette durante tutto il tragitto, affinchè il ferito non precipiti per lo spezzamento eventuale di una cinghia. Quindi dopo breve pausa 's i dà il comando «Pronti - Alzate'», e a tale comando i portatori di accordo e adagio innalzano la barella. Se per avventura uno dei portatori non avesse alla parola « Pronti » finito ancora di assestare la cinghia, egli deve gridare « Alt », affinchè ·il suo compagno non alzi da solo, e il ferito non abbia ~ scivolaee dalla barella. Al comando « Barella - Avanti » i portatori si mettono i'n movi-


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mento, m::t non al passo militare, bensì nel modo seguente: il portatore di testa incomincia la marcia col piede sinistro, segue quello di coda col destro, quindi il primo col piede destro e infine il secondo col sinistro, pe1• guisa che due piedi non pogg~no mai contemporflneamente sul terreno. Questo modo di marciare si chiama passo di montagna, che è usato dai portatori montanari e corrisponde al modo con cui un cavallo marcia al passo. L 'abituarsi a questo passo costituisce una parte essenziale dell'esercizio dei portaferiti e bisogna ripeterlo di sovente. Il deporre la barella per riposare o per scaricarla deve aver luogo sempre eli accordo e cautamente per pat·te dei due portafcriti. Il comando è: « Bw·ella. - AU, deponete. » Quando si rende necessario lo scambio dei portaferiti, ciò succede dopo deposta la barella; al comando « Pr·ont1:- Cambiate », il l'ì0 1 si cambia col N° 2, il N° 3 col N° 4. Tutti i comandi occorrenti ·sono dati dal N° 4. Quando i portatori si avvicinano col fet·ito al carro di trasporto, la fila di riserva corre avanti per esser pronti deporre il bagaglip del ferito. Se nel cat:ro si trova ancora una barella, i portatori di riserva la tirano fuori, e la mettono da una parle. I p01·tatori al comando « Deponete » mettono ~ terra la barell~ a due passi .dietro il carro, e ne staccano le cinghie. l

4. Collocamento sul varro di trasporto.

D~po staccate le cinghie, i portatori al comando « Accostatevi » si collocano intorno alla barella in guisa che i N' 1 e 2 si trovino alle due estt•emità anteriori delle stanghe, i N1 3 e 4 alle posteriori, tutti facendo fronte gli uni agli. altri. I Ni 1 e 3 dunque saranno a destra, i N1 2 e 4 a sinistra della barella. Al comando del N° 4 « Af!'e?-rate )), ognuno si curva e prende le estremità della rispettiva stanga, ed al comando {.< Pronti - Al:tate » sollevano d'accordo la ):>~rella, facendole eseguire all'occorrenza un dietro-fronte, in modo da poter introdur~·e s.e!'llpre il ferito ne~ carro colla parte of'


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fesa avanti; cioè, se la ferita è nella parte supetiore del ~'Orpo. colla testa dapprima, in caso divet'SO dapptima coi piedi. Fatto ciò, portano la barella ad immediato contatto col cano. Quindi al comando : « Uno » si appoggiano le stanghe prossime al carro sulla predella del medesimo, affinchè. la barella possa imboccare giustamente l'apertura e i portatori possano afferrare le stanghe più indietro. Al comando : « Due, » rialzando un po' la barella, si appoggiano le stanghe sul fondo del carro; al comando: « Tre » si portano nel fondo del carro i piedi anteriori della barella; al comando: « Qu'attro >) i due portaferiti più vicini al carro si ritirano e gli altri due spingono di accordo e adagio, senza scosse ed urti, orizzontalmente la barella nel carro, e ve l'assicurano colle cinghie alle pareti del medesimo. I due feriti da trasportarsi nel medesimo carro devono essere collocati uno dopo l'altro, perchè se si dovessero collocare tutti e dna ad un tempo . i portator~ si disturberebbr.ro a vicenda. 11 bagaglio dei feriti (zaino, tasca-pane, pastrano), se non è stato utilizzato come si è detto sopra, può essere collocato nel carro, nello spazio rimasto libero fra le estremità. delle stanghe, mentre che i fucili già sparati e le daghe, tanto dei feriti gravi collocati sulle barelle quanto dei feriti più leggieri posti a sedere sul dinanzi del carl'o, e le armi raccolte dei morti, si mettono sull'imperiale del carro. Nei carri di ultimo modello, che devono servire esclusivamente al trasporto di due soli gravi feriti, gli zaini di ambedue si mettono nello spazio vuoto tra il corpo del carro e la cassetta, i fucili sul pavimento del carro stesso fra i piedi delle barelle, le daghe app es~ ·alle pareti negli appositL passanti.

5. Modo di condurre i carri di t?·asporto. Il carro di trasporto, dopo che è stato caricato, marcia al passo, sotto la direzione e l'accompagnamento dell'appuntato assegnato, il ~uale cammina immediatamente dietro il carr(}


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e di tratto in . tratto invigila i feriti montando sulla predella posteriore. Le piccole cure occorr enti ai_feriti si possono in tal modo prestare senza bisogno di . fermare il carro. Sulle strade cattive o dirupate il conducente deve scendere da cassetta e condurre i cavalli a mano, oppure montare sul cavallo fornito di sella. .

6. Scar-icarnento sul luogo dz" medicazione. L'estrarre le barelle dal carro di trasporto, e lo scaricare da esse i feriti sul luogo di medicazione è incombenza degli aiutanti di ospedale e degli infermieri. Ma se questi son o altrim~nti occupati, gli appuntati di accompagnamento ai carri si devono incaricare dell'evacuazione de' medesimi. Si estrae le b~relle dal, carro una dopo l'al tra, usando le .s tesse manualità praticate nel caricamento, però in senso inverso. Anche questa operazione si fa in quattro tempi. Al comando: « Uno » i piedi anteriori della barella sono portati al mar'g ine del pavimento del carro. Al comando : « Due » le estremità delle stanghe sono poste sul pavimento del carro. Al comando; <~ Tre » sono portate sulla predella. Al: « Quattro » la barella viene posta a terra. Dopochè la barella è stata portata al luogo destinato per lo scarimento, tre portaferiti abbraéciano di sotto il ferito, mentre il N° 4 ritira la barella, e poscili. aiuta gli altri ~d adagiare il ferito. Tutte queste pratiche si succedono l'una all'altra nel modo prescritto nei numeri prec.edenti. 7. Trasp01·to sulle barelle a ruote.

Dopo che il ferito secondo le r egole è stato adagiato sulla barella, questa va collocata, in seguito al comando che sarà dato dal N° 4, sull.'affusto a ruote. Perciò al comando << Preparatevi» i Ni i e 3 si collocano fra le stanghe rivolti l'uno verso l'altro, i Ni 2 e 4 si collocano uno vicino alla ruota destra e l'altro vicino alla ruota sinistra dell'affusto.


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Al comando· « Accostate » i Ni 2 e 4 portan6 l'affusto vicino alla barella, ne abbassano i puntelli, ed impugnano ognuno dalla sua parte i chiavistelli dei reggi-barella, in cui devono innicchiarsi le stanghe della barella. Al comando « Pronti Alzate » i Ni 1 e 3 innalzano la barella fino sopra le ruote. Al comando « Abbassate - Uno» fanno entrare le stanghe, della barella nei reggi-barella ; al: « Due » i N; 2 e 4 introducono i chiavistelli nei fori dell'orecehietta delle stanghe, e li fanno girare perchè non escano; al: « Tre» rialzano i puntelli e li affibbiano insieme, mentre i Ni 1 e 3 tengono le estremità delle stanghe della barella. Al comando «Pronti a marciare» il N° 3 fa dietro-fronte, i Ni 1. e 3 afferranno le estremità delle stanghe, e i Ni 2 e 4 si dispongono pure nella direzione della marcia; al comando « B arella avanti» s'incamminano. La barella a ruote presenta il va~taggio che in caso di bisogno si può compiere il trasporto di un ferito con due soli uomini. Questi due portaferiti assestano prima il ferito nella barella e poscia accostano l'affusto, abbassano i pup.telli e danno mano ai chiavistelli. Quindi alzano e collocano la barella sull'àffusto, e mentre il N° 1. mantiene la barella orizzontale, l'altro introduce ed assicura i chiavistelli, alza ed affibbia i puntelli. Le armi e il bagaglio del ferito e quanto si può r accogliere dei morti dève collocarsi cautamente ai piedi del ferito. Quando tutto è in ordine, i due portatori, disposti il N° 1 alla testa e il N° 2 dalla parte dei piedi, si mettono in marcia. Lo scarico della barella si effettua colle stesse norme di comando come nel caricarla, però con ordine inverso.

Barelle improvvt'sate. In caso di necessità. un tavQlone, una porta levata dai suoi gangheri: pu'ò servire da barella; lo zaino, il pastrano e i vart og9etti di vestiario si impieg~):lO per una menp incomoda giacitur·a.


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Un'altra barella di ripiego si può formare con un sacco aperto alle due estrémità, per le quali si abbia fatto passare due stanghe o due fucili; ovvero anche si possono infilare cinque o sei pastrani regol'amentarmente arrotolati sopra le due stanghe o fucili. I sacconi da pagliericcio degli ospedali di campo hanno sovra ognuno dei due lati più lunghi tre passanti, per cui possono con tutta facilità essere convertiti in barelle. Quando si abbia una lunga cordicella, si può con essa e mediante due stanghe formare una barella, passandola a zig zag diverse volte sulle stanghe convenientemepte discostate ~'una dall'altra. Un pastrano sovrappostovi fa l'ufficio di tela, e lo zaino di appoggio per la testa. Però sopra così fatte barelle di ripiego non si dovrà mai collocare un ferito senza essersi prima assicurati della loro solidità.

Ca,-n"i di 'requiszzione pe1· trasporto di feriti.

Ove si debba servirsi di carri di requisizione o del treno per trasporto di feri~i, si deve procurare di disporvi un giacilio comodo con paglia, pastrani, coperte , zaini e cose simili, oppure si potrà anche collocare il ferito colla barella sul carro. ~ 1 migli~r modo ~er c?llocar~i ~l ferito è di far.velo entrare · per la parte posterwre del carro. La barella si carica nello stesso modo che fu accennato parlando dei carri di trasporto di feriti. Uno o due I_Q~mini secondo lo spazio uhe il carro presenta, vi montano so,pra e coll"aiuto di quelli che rimangono a terra la coliocano al posto destinatovi. Per caricare il ferito senza barella devono essere quattro i portatori, come di sopra fu detto, e ilferito sarà rivolto colla testa o coi piedi verso i cavalli, secondo che gli torna più conveniente; il N° 4 monta sul carro, prende il ferito per i piedi, o sotto le due spalle (asc~lle), e lo mette sal ~

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carro. Il N° 3 ovvero il N° 1. monta quindi egli pure e coll'aiuto dei sottostanti finisce di a.dagiare il ferito. Qualora non si possa levare la sponda posteriore del carro, e sieno immobili anche le laterali, non resta possibile il caricamento del ferito se non passanclolo al di sopr~ di una di ~sse. In questo caso bisogna far prima entrare le estremità della stanghe e i piedi della barella corrispondenti alla testa del ferito, ovvero se questi è senza barella, appoggiare le sp~lle del medesimo alla sponda e quinùi uno o due 1,10mini montano sul carro per prendere ed inalzare la barella o il ferito e compierne l'adagiamènto. Nello scaricamento dei feriti dai carri di requisizione si fa afferrare bene il ferito o la barella, e ~uindi si fanno sorpassare le sponde del carro coi piedi del ferito in avanti. Sopra tutto non bisogna mai mancare in questi casi del sufficiente numero di uomini, a ffinchè il ferito non abbia ad incorrere il pericolo di cadere. b) Drizzamento della tenda di medicazione.

La tenda, ne11a quale sul luogo di medicazione si eseguiscono le più necessarie e grandi operazioni chiruPgiche, è composta delle parti seguenti: l

Telone, con 2 corde maestre (raddoppiate),. 12 cordicellè maggiori, 12 cordicelle minori ·e 14 fori. l Culmine, in due pezzi di legno da connettersi. 2 Ritti, ~on piedi di legno in forma di croce. 12 Puntelli. 2 Pine, di legno. 12 Pinette, » . 36 Picchetti, di cui 8 di riserva. 4 Magli di legno.

n drizzamento della tenda si effettua- assai facilmente, in 3 tempi, con 12 uomini (una squadr~) che lavorano divisi iq 3 quadriglie (barelle).


7.23

l o 'rEMPO -

Pr~parativi eli clr,izzamento.

za

La 13. e la quadrigli'a (barella) distendono il telOOf! per modo che la superficie esterna colle funi, che vi sono attacça~e, pogg~ sul suolo. Nel tempo stesso la W1 barella cohnette i due pezzi del culmine, e lo colloca sulla lineà mediana del telone disteso. La barella prende i due ritti e fa passare le loro estremità ferrate nei fori del culn1ine e nei ;corrispondenti forì de~ telone. Quindi la 111 barella ripiega una metà del telone sull'altra, comprendendo in queste due falde il cu1mine del tetto, ;e afferra le due corde maestre, adattando le due pine sull'estremità dei due ritti.

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2° TEM:Po - Drizzare la tenda. I quattro uomini della l a barella tengono ferme in man~ le due corde maestre. Al comando «Attenti - Drizzate » i due uomini della parte ripiegata della tenda tirano lentamente e d'accordo ]e corde maestre; intanto che la t enda si alza, gli uomini della 2a barella assicurano bene le estremità inferiori dei ritti sui loro piedi di legno, e quando sono drizzati, li tengono saldamente fermi. In questo mentre però anche gli altri dué uomini della l a barena tengono tirate l~ corde maestrè per impedire che la tenda si rovesci, e gli uomini della 3a harella assicurano coi picchetti le cordicelle maggiori al terreno. Gli · uomini della P· barena· intanto seguitano a tenere in sesto la tenda colle co'rde maestre.

3° TEMPO - Assicurare la tenda. Innal;~;ata così la tenda fin<? a questo punto, i quattro uomini della 3a barella prendono i puntelli , ne passano le estremità superiori per i corrispondenti fori del telone e ne infiggono le inferiori nel terreno. Dopo che quelli della bar eiia avranno contemporaneamente adattato le .pinette alle

za


. 724

punte di ql!eSti puntelli, le due barelle 2a e 3a. assicur ano le cordicelle maggiori e minori ai lorG picchetti, fissando il telone della tenda ai puntelli. Soltanto allora che si vedono ben tese tutte le corde, la l a barella abbandona le corde maestre. Appena drizzata. la tenda di medicazione una barella viene comandata ad iqnalza're l'asta col segnale intet•nazionale. Disfa~·e ta tenda.

Quando si debba levare_la tenda, le barelle l a e 211 estraggono dal suolo tutti i picchetti delle cordicelle maggiori e minori, intantochè la 3tt barella leva le pinette e i puntelli. L a l a barella impugna le corde maestre e le tiene tese, la 211 barella ne scioglie e ne svelle i picchetti. L 'abbassamento della tenda si eseguisce al <;ornando « .4.ttenti - Abbasso )) (a destra o · a sinistra). In seguito di questo, i due uomini di un lato (destro o sinistro) 'tirano le cord'e maestre, mentre i due uomini del lato opposto lasciano scorrere lentavlente le loro iu -mod~ che a poco a poco la tenda venga a calare. Caduta che sia la tenda, la l a barella leva le pine e ripiega le corde maestt·e. La 21~ barella leva i ritti coi loro 'pi'edi, mentre la ·3a barella prende n culmine e lo scompone. Picchétti, magli, ecc. devono subito essere posti nel sacco; i puntelli legarsi assieme, e il telone con cura ripiegarsi a

piatto. ·

•

·

UWmata questa operazione, una barella riceve l'ordine di togliere e di riporre anche il segnale.- ·

Ber)iQ.o, 27 . genuaio 1869.

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Il Ministro della Guerra V. RooN.


725

liJEiOIORI \. ORB:Ge.-' LE

L'ACQUA PO 'fABILE CONSIOER->\.TA COME VElfCOLO DEI MIASMI

~URELlO DOTT. FACEN

È opmwne gener~le, · che i mi asmi i. quali portano tanti danni all'uomo, trasportati dal vapor acqueo e sospesi nell'oeeano atmosferico vengono assorbiti ·dall'economia animale mediante la vasta membrana polmonare; a quest'opinione si aggiunge l'altra che sarebbe non meno importante ed è che questi miasmi possono essere assorbiti anche dalla muccosa gastrica col mezzo dell'acqua potabile di cui l'uomo ha costantemente bisogno. I miasmi ed i virus, Yolatili o 1ìssi, solubili od insolubili a motivo del loro peso speèifico cadono sulla superficie del suolo e trasportati dalle acque piovane corrompono facilmente tutte le altre acque ·destinate ai nostri bisogni; inoltre le acque stes.se sono la sede dove si sviluppano con facilità molti elementi perniciosi i quali possono arrivare anche da diverse altre origini come per infìltrafioue dai cimiteri, dai pozr.i neri, ecc. ecc. Benchè limitate siano le cognizioni che abbiamo sulla natura dei miasmi, p'ure tutti i uostri sforzi sono rivol~i a combattere la loro azior)e: .quando que~ti sono sospesi nell'aria, allora militano in nostro favore molte cause di distruzione, fr'a le quali primeggiano le condizioni meteoriche,


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essendoché i venti spesso possono disperdere i centri d' infezione, e come posgono esset·e distrutti anche dall' ozono quando abbonda nell'atmosfera ; di più Ia scienza suggerisce vari mezzi eh~ valgono a neutralizzare o distruggere l'azione nociva dei miasmi mediante la numerosa schiera dei disinfettanti. Ben diverso è il caso quando i germi miasmatici si trovano nelle acque, perchè allora non solo resta difficile il combatterli senza alter are le quali tà potabili dell'acqua, ma in essa trovano condizioni favorevoli per la loro moltiplicazione specialmente nella calda stagione, e per ora non abbiamo mezzi utili per annientarli ; la qual cosa è molto da deplorarsi, perchè non mancano esempi che dimostrino evidentemente come molte malattie · cne hanno colpito determinati centri, sieno scomparse col solo migliorare le acque ad uso di bevanda o coll'abbandonarle totalmente; e altre infezioni furono prevenute coneggendo le acque sospette prima di usarle come bevande; ed è sopra questo argomento che io vorrei chiamare l'attenzione pubblica allo scopo di studiare questo importante quesito, per ttovare cioè i mezzi onde· distruggere le p'e rniciose influenze dei germi miasmatici che si trova'no nelle acque (l ). Si conosce già come le acque provenienti dai luoghi paludosi producano delle febbri acute e croniche, e non è raro il caso dte queste febbri spariscano col ·solo migliorare le acque potabili; pPqva ne sia che il dott. Blancl~ con alcuni suoi compagni, nella spedizione inglese contro l'Abissinia furono preset·vati dalle febbri correggendo l'acqua infetta che ttovavano durante ìl 'loro cammino, mediante ·gl'infusi del caffè e del thè ; mentre altri che non ave1•ano prese queste

(Ì) Le idee espresse in questo scdtto dal sig. Facen non sono nuove: esse si Ìrovano abbondantemente sviluppate nelle opere di Snow, di Petenkoffer e di Griesinge1·, éiò nulla meno abbiamo creduto opportuno di pubb!ica1.1e il 'suò lavoro, ' pèrchè certe verità non sono •mai arbbastan~a ripetute. LA DmEZ!ON~.


727 precauzioni furono colpiti dalle febbri e daUa dissenteria. Anche gli antichi soldati Romani usavano per dissetarsi l'acqua acetata (ossicràto), esseudoche l'acéto gode proprietà antisettiche e paralizza l'azione dei germi miasmatici. È precetto elementare d'igiene l' impedire ogni sorta d'inftltrazioni provenienti dalle la'tr·ine o dà qualutrque altro déposito d'escrementi nelle acque destinate ad uso di bevanda, perehè numerosi sodo i cas'i di febbri tifiche sviluppate dall'uso di quest'acgùe : nell' ·inverno 1843-<14, il tifo adèominale si manifèstò in due compagnie della guarnigione di Magonza, vi furono 129 casi dei quali 21 mo1'ti, questa malattia fu àttribttita all'uso dell'acqua cattiva, perchè essa col riposo deposìtava un sedimento brhnastro il~ qual e tram1:1.nd·a va •odore di putrefazione; infatti i resultati di un' inchiesta condussero a scoprit·e delle infiltrazioni provenienti da un condotto delle latrine, le quali andavano a corrompere l'ac·q ua eh~ c6nsumavano i soldati colpiti dal tifo. Anche ncll 1860 si sviluppò ]a febbre t ifoidea in un convento delJe Suore di Carità a Mernich, e 120 persone rimasero colpite e ciò successe perchè dovettero sospendere il consumo dell'acqua usuale, usando invece quella proveniente da un pozzo cl~iuso da molti anni e elle per le infiltrazioni delle fosse vicine l'avevano viziata, dimodochè colla proibizione di quest'acqua l'epidemia cessò immediatamente. È quindi evidente che le infiltrazioni delle materie putride vanno a corrompere le acque che servono all'alimentazione. Noi sappiamo co.me le dejezioni coleriche propaghino con facilità la malattia, perchè col mezzo delle infiltrazioni i germi di esse vanno ad avvelenare, le acque potabili, ed alni fu osservato che l'epidemia si manifestava con meno violenza in più luoghi dove si è avuto l'avvertenza di migliorare le con. dizioni di esse acque. Anche l'uso delle acque .impure e cariche di detriti organici possono determinare delle malattie locali e preparare l'economia a subire l'azione di cause specifiche,_la dissenteria è quella che più comunemente si manifesta. La qual cosa


728

spiegherebbe come le truppe in campagna soffrono di dissenteria maggiormente che in guarnigione, appunto perchè consumano l'acqua che incontrano nei luoghi poco abitati, dove il tèmpo ha concesso la decomposizione delle sostanze organiche che si trovano in queste acque e quindi il successivo sviluppo della vita degli esseri organizzati. Nella mia Chimica Bromatologz'ca ho dimostrato come l~ scienza non possegga ancora dati precisi per conoscere le sostanze organiche che si riscontrano nelle acque potabili, perchè se essa suggerisce qual_che metodo di rintracciarne ]a presenza rimane però impotente nel decidere intorno alla loro natura, la qual cosa sarebbe della massima importanza, essendochè l'origine di molte malattie gravi ed insidiose, come abbiamo superiormente veduto, dipende dalla presenza di determinati esseri organici che stanno sospesi nell'acqua. Coll'osservazione microscopica forse si potrà arrivare a determinare la natura di questi esseri per poscia studiare i mezzi di distruggere la Jorq azione ; allora l' ig:iene avrà fatto un prezioso progresso quando avrà sciolto questo problema.

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729

~nit~amento ~ella Dispepsia,

ile.l dottor LEU~E.

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q!lest:a memoria, il prof. Leùb'e da J ena 'discute le cause .e la

cur~ più:con;veniemte di quello esteso gcuppo di sintomi, da Ct1i l'Ono

più o meno accompagnate 'tut te le malattie dello stomaco, sia •che derivino• d~ .un gçave processo or:sa11ico o da semplice catai\N:J, c che IJa ricevuto il .nome. di dispepsia. An2i tutto considet•a la in:tlue?za delle .~~terazion! de1le proporzioni r:elatlve dell'acido e del1a ,,p.ep~Ì!la çlEil.l sugo gastrico, e . scende alla condusjQne, che ni3lla'/ot'lla~gioranza ..dei, ~asi ~n. cu..i :ha~lno luog.o què'ìie al.terazi oni_ quantitat1ve-, è J'aCJdQ. ·c he e m cllfetto e l}on la pepsma. Una p,iccola qua.ntita di pepsin,a, può', conre. fah no gli alcri fermentj, 1 a~lre sopua U\la ind·eiìnita quant,ità dì materiale nutcltivo, nè Ja propor:f!:ion.e della pep.sin·a presente influisce sulla ra pidità della aigestione.· Se P,et' cenv erso è Jèacido- (clor.oidriM e forse làttico) cl).~ è defìcj~~t~ nel sugo gastrico, la diges~ione .è:indebolita o si arresta del tutto. Gli indi vicini sogg~tti allo espepirriento erano fatti .digh,nave per alcune, ore, ed. erano loro somnai n)strati venticil}que gp'%mr.ni çl.i •~olf!lt? di so.cla, af.'<cioccb~ lo s~o~a.co fosse sgoinbPQ più çhc possibi.l e. ,Qq~ndi, ~!'l S\11 rpe~zp,gjo~·no, .b(leve tempo dopo. aver ·lllJlngiato qn po,co di cat nè fredda con o sen2a.;;enapa, era ~ot , mezz;o dì una. sQ.nçlf). tratto fuor~ un poco di conte-' nuto dello ,stomaco, ~d .. esaroinatol)e l'bcl9re •.e la i·eazi()ne· ed il P!1~}o a eu ~ era arri·va,to jl p;~oce.sso. digestivo. Un sq.ggio del ftuid~•.gas~rico · di ogni kn~i-vjèluo ,'/jenì:va .filtrato e diviso in- tre· part~ che era.1)o messe in tre, boccie di egua.le di·mens~on~é, alla· seconda. ed alla ter~a d.elle qù a1i ellaM respettivamente aggiunte dp~ gocce di acido cloroic\r~co e:cli una soluz-ione •néutra di pepsinà, la :prima era ,lasci~ta. se-qz~~ a,lcuna aggiunta. Quindi notavasi il teron eh~ iLJiquic\o di .cjascu.n a ,boccia,. ~ropiegava a cli'gerir:e un Giornale di Medie. milit. 1874.

4H


. 730

pezzo di fibrina bollita di uguale volume alla temperatura di 35° a 40° C. Il resultato generale di molti sperimenti si fu che il liquido nella prima e seconda boccia, quello senza alcuna aggiunta e l'altro con la pepsina, avevano quasi esattamente lo stesso potere digestivo, e la soluzione della fibrina si faceva molto lentamente; mentre nella boccia in cui e~·a stato aggiunto l'acido, la fl.brina era di subito completamente disciolta in dodici a ventiquattro ore. Da ciò il dottor Leube si crède autorizzato a raccomandare largamente l'uso dell'acido cloroidrico nel trattamanto della dispepsia, molto pit1 che i resultati da lui ottenuti nella pratica sono tali da confortare le sue veduto teoriche. Egli ordina otto gocce · di , acido in mezzo bi-cchiere di acqua un' ora dopo il pasto, e nei casi gravi lo ripete dopo quattro ore. Riguardo !l'Ila dispepsia che dicesi per acidità, vale a dire per eccesso d'acido, Leube si esprime in modo dubitativo; perché in molti casi in cui le materie vomitate sanno di agro all'odorato, non sono necessariamente acide. Espone a tal proposito l'esempio d'un caso di dilatazione dello stomaco il cui contenuto aveva reazione neutra, quantunque sentisse eccessi'vamente di forte. Ma anche la presenza dell'acido in eccesso non controindica l'uso dell'acido cloroidrico; poiché gli acrtli da cui probabilmente dipende, l'acetico e il butirrico sono inutili per la digestione, ed anche il lattico non agisce in combinazione con la pepsina come il cloroiclrico; esso opera più lentamente, e ne occorre molto maggiore quantità per produrre lo stesso effetto. La dispepsia dovuta ad ecces~iva secrezione di mucco (che agisce come fermento,, e da origine aHa produzione di acidi inutili, quali sono i sopra mentovati, pit\ l'acido carbonico) dovrebbe es:... sere trattata con gli alcooli, per esempio il bicarbonato di soda che non solo neutralizza questi acidi ma eccita, se dato in molta quantità, un getto di sugo gastrico normale. r semplici cambiamenti nella quantità. del sugo gastrico, quali si osservarono nelle persone che si dicono di torpida digestione sono difficili ad essere· trattate. Se in queste la eccitazione del solo alimento è insufficiente ad eccitare l'azione secretiva delle glandole gastriche, devesi procurare di favorirla col prendere cibi ben _conditi, droghe e.simili. Questi cnsi richiedono molta pazienza per la cm'a. L'uso dei cibi irritanti deve essere smesso molto


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'@J.la"datamente e" rimpiazzato dall~etere", ·d"all'alMol e 1.dagli amari, m~ specialmente dall'acqua fredda e dal ghiaccio perchè questi èccitano per via rifiessà, lo sgorgo ·della saliYa, la ·qualè; 'quando "potente stimolante sulla: muccosa gainghiottita "agisce come strica. " . È no t~ essere necessa!lio al f.egolare · andamento ,della digè&tione, che i peptonii, mano mano cbe·•sono prodottì, veng'ano dì continuo reroossi ·per· aslìorbimento, afnnchè il residuo non cligeri-to .si porti a • contatto con "le pareti d.ello stomaco e col sugo gastrico. È probab'i1lmente dal no.n farsi abbastJanz.a raJ?idamente' quest a separazione che si producono alcuni de' distùrbi digBstivi nel catarro cronico ·dello stom'~éo , ! e 'Deube considera questa cotpe. la causa pri'ricipale 'd( molte ·-dilatazi.oni di stomaco che non soilo complicate, da stringimento pilorico.. Anclie qua:ndo vi 'è .Ti· stringimeìttò sia d·ovuto a cicatrici di ·uléeri o a 'Tièoplasia' cancerosa, la dilatazione non dipende sempre intieramente da qnesto 1 ' fatto, imper.cìocchè il piloro frequentemente si trova alla autopsia non thnto contratto comé dpYrebbe ess~re in ragione della- intensità dellà >:dilatazione dèllo stomacO'. Leube da molt~ ,'importanza all'uso della _pompa ~tomacale b della soqrla sifone per la · diagno~i e per la cura di •questa indi~ ~posizione. ManteJ!endo lo stomaco abitualme·nte vuoto si arresta la dilatazio'ne, e :fino a un certo punto può >il viscere tomar~ a rìcup,erare te ·sue dimensioni. . ·LP stomaco dovrebbe èssere regolarmente lavato ' ogni giorno, . non si dovrebbe , concedere àl paziente che la minore quantità possibile di liçruido, e darle inv:ece pezzetti di ghiaccio o di gelato: II cibo solido doyrebbe essere pres.o solo in piccola quarìtità . per volta. Leùbe cred·e erre i cataplasmi éaldi sull'epigastrio giovano lÌÌ processi catarira1i e·a in'fiammatorì dello stomaco, come fanno ne.! le alt re croni ~he infìammaz~o ni, ''per esem})io nella pleu-' rit\3 e pe.ritonite., promuovende lo assorbimentio dei prodotti flo:gistici. Nei casi grav-i tiene per qualche tempo ,J? stomaco in assoluto riposo usando clisteri di carne ·e pancreas~ Probabilment e· il.. gal vanismo7 è utilé in, alcune forme di dÙàtazione dello stomaco pèr ·la ·sua azione, suBa tunica muscolare; poiehè · il m.ovimento ni'hsc0lare porta 'nuov'e porzioni di à:lim~nto in contatto con le .secrezìoni digestive, ·e,nuovi peptonii con le pareti d:elto stomaco, :)S!lentre è certo che ]a · conl'razioné dei muscoli favorisce la cir.. ·•

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73~

colazione nelle vene e Mi linfatici e così aiuta il progrcdit·e dei prodotti assorbiti. I n conclusione il dottor Leub·e discutendo la miglior forma di dieta per i dispeptici, insiste sulla massima che per uno stomaco malato non vi ha miglior dieta del riposo. Pot•ò non ò necessario adottare questa massima alla lettera nel maggior numero dei casi di dispepsia, ammettendo l'uso esclusivo dei clisteri.; ordinariamente possiamo contentarci di dare per bocca cibi faailmente digeribili. La questione della relativa ·digeribilità dei differenti cipi ha occupata l'attenzione di molti ossenvatori senza che ancora sia d sol uta in modo sodGlisfacente, Rimane .tuttavia molto di ignoto sulla parte che prendono le di verse posizioni del tu bo alimentare nel processo della nutrizione. Non sarebbe conveniente ordinare a , tm dispeptico un alimento che non fosse digeribile che per' lo ·stomaco. I cibi che per la loro forma e consistenza eccitano meccanicamente non arrecano ad esso tauto danno quanto quelli pei quali il sugo f§astrico può agire facilmente e che quindi rimangono in esso per lungo tempo. Per decidere sulla forma della dieta deve pure aversi riguardo alla costituzione individuale c alla na·t ura della malattia in particolare. È probabile che il vitello giovane, il pollo, il piccione, il pesce lesso ed il bov:e poco armstito sieno il cibo più acconcio· per la maggior parte dei malati, ad eccezione però del latte e delle uova che sono i più digeribili di t~tti , La carne dovrebbe essere poco cotta, non solo perché la cottura la 1•ende tigliosa ma anche perché Fick ha r ecentemente dimostrato che lo stesso sugo gastrico digerisce la carne cotta tre volte -più lentamente della evuda. Le uova dovrebbet'o essere prese a ' bcr.e ma non cnude percl1è Leube ha trovato sperimentando su· sè stesso che il loro albume si digerisce più facilmente cotto che crudo; e Fick ba pure mostrato che la forma cruda quanto alla digeribilità . non ha alcun v-antaggio sulla cotta. Bisogna astenersi dagli intingoli e dalle salse grasse, perch'è difendono gli altri alimenti dalla azione del sug.o gastrico. I soli vegetali che Laub(:) accorda sono gfi asparagi , i' pjselli freschi, le carote, le patate peste. Il pane le rlà stantio; Ol'dinariamente proibisce i liquori alcoolici. Se niuno dei cibi mentovati si confà, amlllinistra un estratto di carnt;> o pinttosto una solu:~.io ne di peptone prepat'ata facendo agire. l'acido sulla carne nel vuoto o


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ad un' alta temperatura. Ne risulta una emulsione tli consistenza pultacea grata al g usto, che ha somiglianza con lo estratto di Liebig, ·ma ne differisce per contenere tutti i costituenti della carne. Questo estratto è facilmente digerito cd è tollerato dagli stomachi i più irritabili. I malati di uJGera gastrica perdono il ·dolore dal giòrno che cominciano a fat•ne uso. Né solo esso è indicato nelle malattie dello stomaco, ma ovunque si richiede un .alimento non irritabile, per esempio nella febbre tifoidea, nella dissenteria, nella ulcerazione tubercolare, nèlla péritonite. Il miglio,·e estratto è preparato dal dottor Mirus da J ena, e il prof. Leube vorrebbe che i medici che ne fan no estes0 uso pubblicassero i resultati dei loro esperiment i. (Wolkmann's Icr:mmlung Iflinische1· VoTtage N, 62 e Med. 1'imes and' Gaz., maggio 1871).

Alcuni rilievi sull'anatomia microscopica dei reni, ~el dotto1· HEIDE~HA.L'l.

Il dottor Hèidenh~in confermn. quanto è stat o stabilito da altri "Osservatori, essere il corpo malpighiano nei mammifet•i provveduto di un dop pio strato di cellule epiteliali, uno dc~i quali tappezza la superficie interna della sua cassulà e l'altro cuopre i glomeruli v ascolari e penetra negl' int.erstizi fra i suoi vasi. Sono per& affatto nuove le sue vedute ·sulle cellule epiteliali dei t ubuli contorti. Secondo lui non sono semplici cellule, ma corpi rnolt.o complicati. Una gran parte del loro protoplasma è separato in un ceJ:>to numèro di sotLili bastoncini ·cilindrici che sono situati verlicalmente sulla tunica propria e attraversano, a rno' di raggi, lo straço epitaliale incastrati in una sottile sostanza fondamentale senza struttura. I bastoncini circondano i centri che sono situati a intervalli regolat'i, e sono in volti da una quantità più o meno grande di protoplasma che rimane indistinto nei bastoncini. La maggior parte di cìò che prima era descritto come ·sostanza fina granulare nell·a sostanza fondamentale delle cellule non è altro che la espressione ottica' délla somma dei bastoncini visti in sezione. Vep i telio della parte larga ascendente dei tubi d.i He{rle con'COrda in complesso con la precedente descrizione, ma quello del restante dei tubi uriniferi sembra affatto privo di que.sto cara t te re.


734 Negli uccelli solo l'epitalio della parte dei tubi urin!feri che corri$poncle alla porzione larga ascendente dei tubi di H-:!ule nell'uomo mostra i bastoncini, e' questi sono di struttura più delicata che nei mammiferi. Nella rana e nella salamandra acquatica vi sono tre distinte divisioni di tubuli immediatamente al di là del corpo malpighiano che sono senza i bastoncini. La prima è una _porzione stretta che gradatamente si allarga ed è rivestita di epitelio vibrati le; In seconda ha epitelio cilindrico senza ciglia ma con contenuto granulare ed un nucleo distinto; la terza ha epitelio vibratile come la prima. La quarta divisione mostra la · form~ a bastoncelli, ed in fatto i bastoncelli sono qui più manifestamente visibili allo stato fresco che nei mammiferi. Il restante del tubo ha cellule cubiche o cilindriche. Se confron~iamo le cellule a forma di bastoncino nei mammiferi, uccelli ed antìbi troviamo che sono più sviluppate nella prima di queste tre classi ; nelle altre due non si trovano che nei larghi tubi ascendenti di Henle, e a prima vista potrebbe sembrare esservi qualche· rapporto ft'a la estensione della loro distr·ibuzione e ta funzione delle parti. Còsì il restringersi negli uccelli a un più piccolo tratto di tubulo che nei mammiferi potrebbe essere preso per indizio che i bastoncini ese~itano una azione importante acl eliminare le parti acquose dell'urina negli uitimi'. ·Ma troviamo i batPacidi con urina fluida i quali hanno i bastoncini distribuiti nella stessa limitata estensione degli uccelli. Inoltre vi sono animali con reni privi de' bastoncini, per esempio, la serpe comune in cui sono rimpiazzati da nallide cellule piatte con largo nucleo. Nella tarta-ruga i bastoncini mancano pure. Nella lneertola che, al ·pari della serpe, forma urina solida, i bastoncini esistono come nei batracidi ; e dopo loro viene una divisione del tubulo che è larga e tappezzata da epitelio cilindrico gigante, come si tro.va pure nel serpe prima della ter,. minazione dei tubuli uriniferi nei più larghi tubi collettori. Heidenhain ha pure scoperte cellule con bastoncini (Stiibchenepithelium) nei più sottili dotti della parotide e delle glandole sottol'l')ascel\ari noq che nellE) glandole rac.emose della membrana mucosa del naso. Per contro, sono assenti nella glandula sottolinguale e nelle glandole mucose propriamente dette delle membrane di questo nome, nelle glandole lagr~mali, nel fegato. È imp?ssibile per ora dare una spiegazione plausibile delle loro


735 funzioni sia pei risultati dello sperimento ftsiologico o della istologia comparata. · Secondo l'autore, non è difficile dimostrare l'epitelio a bastoncini. Può prendersi il rene fresco del porcospino o çlel topo, o il rene può essere prima indurito con varii reagenti. Il migliore fra questi per preservare la struttura di bastoncini è una soluzione al 5 per cento di cromato neutro di ammoniaca, in cui si tiene immerso pet' ventiquattro ore il pezzo da esaminarsi e quindi è trasportato nell'acool ; ovvet·o può in ietta~·si un rene fresco con sia una soluzione satura a freddo di cloruro di calcio fincbè completamente imbevuto, e quindi essere indurito nell'alcool. L 'alcool solo non è un buon eeagcnte per indnrire il rene. 'Onde separare gli elementi cellulari della pat'te senza distruggere i bastoncini, Heidenhain raccomanda l'acido nitrico ordinario e la succ~ssiva conservazione nella glicerina diluita, ovvero può usarsi una soluzione di soda caustica al 33 ifa per cento,- o una solu' zione dal 2 al 5 per cento di molibdato eli ammoniaca. Il migliore però di tutti questi liquidi isolatori è la soluzione neutra al 5 per cento eli cromato di ammoniaca. Tutti questi metot;li isolano dall'epitelio dei tubuli contorti: l 0 i bastoncini a uno a uno o in piccolissi mi gruppi ; zo masse di nuclei contenenti protoplasma, la cui fot•ma vat•ia nei diYer.;i animali, il quale giace nel contro dei gruppi di bastoncini. Solo in alcuni mammiferi questo residuo di protopl::sma ha limiti distinti, negli altri si coufonde insensibilmente con la sostanza annessa fra i bastoncini. ( At·ch. fi~~-. Mikt·. Anat., Vol. X o Mecl. T,imes 4nd Gazette, l 0 agosto 1874).

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Nota relativa all'azione della muscarina, del dottor PRÈVOST. In una nota presentata alla Società di Biologia, l'autare rias· sume il resultato dr hna serie di espe:·ienze fatte col princi,pio tossico dell'Aga?·icus musca1·ius estratto dal dottor Monnier preparatore alla Università. di Ginevra. · Nella prima esperienza studiò l'azione della muscarina : ' l 0 Sul cuore che arresta in diastole per eccitazione dei centri nervosi intracardiaci inibitori.


736

2° Sullo intestino e la vessica, su cui ind~ce energiche contrazioni. 3° Sulla pupilla, che contrae. 4° 'B'inalmente sulle secrezioni della saliva, delle lagrime, del mucco intestinate, che eccita energicamente. Le sue esperienze hanno confermato i resultati ottenuti prima di lui da Schmiedeberg e Koppe aggiungendovi qualche nuovo p articolare. Al pari di loro, ha notato l'azione antagonista dell'atropina, che fa cessare immediatamente i fenomeni prodotti d alla m nscarina. ln una n uova ser•ie di esperienze, ha studiato l'azione della muscarina sulle secrezioni pancreatica, ·biliaro ed urinaria, aziono non e;3plorata dà alcuno pl'ima di lui. Esse mostrano che la muscarina produce una ipersecreziono del fegato e del pancreas e diminuisce la secrezione urinaria fmo a soppr·imerla quasi completamente per un certo tempo. Questi fenomeni scompariscono sotto l'azione dell'atropina. L'atropina può dunque sotto questo riguardo, come per gli altri fenomeni di ·avvelenamento con la muscarina, considerarsi come fornita di proprietà antag·oniste alla muscarina. (Gazette méd. de Pat·is, 22 agl)sto 1874).

Trattamento del Diabete ,mellito, del dott. Scaut:rzEN. Il dott. Schultzen porge nel diabete mollito, come alimento combustibile, la glicet'ina, sopprimendo qualunque sostanza amilacea. Esso prescrive: g licerina purissima 20 o 30 grammi, acqua 700 gram., acido ·citrico o ,tartarico, 5 gram., da bevorsi nel COl'SO della giornata. Questa dose può essere continuata per un mQse cirèa ser1za tema di alcun disturbo, ma se si .amministra una maggiore quantità di glicerina può nascere la diarrea. (B e-rlz'n. Klin. Wochenscnft e Indipendente 1874, n. 0 22).


737

Togliamo dall'egregio periodico la Gazzetta Medica delle Catabrie la seguente· interessante -BIBLIOGRAFIA:

Storia medico-chirurgica della guerra dei separatisti·, CO~IPILA.TA. PER OPERA. DEL CoNGRESSO,

sotto la dù·ezione di GrusEPPE K. BAnsEs, Chù·u1·go Genet·ale dell'a1·mata degli Stati Uniti (l).

Quantunque non ancora questo grandioso lavoro sia teTminato, essendosene pubblicati solo i due primi volumi, pure crediamo di do,·erlo portare a conoscenza dei nostri lettori. Fin dallo esordire di questa guerra spaventevole che ha durato cinque anni, 1861-65, che ha posto di fronte una massa enorme di belligeranti, e che ebbe per teatt•o delle vaste contrade, si preparò tutto quanto occorreva acciò i rapporti medicochirurgici pervenissero con grande esattezza al Comitato centrale, riunendo anticipatamente tutte le più feconèle sorgenti d' informazioni, Circolari, istruzioni, quadri riassuntivi, tutto fu preparato, niente fu trascura~o, perchè alla fine della guerra, che si prevedeva dover essere lunga e micidiale, si avessero tutti gli elementi necessarii a poterne scrivere la storia medica e chir·urgica. In questo come in t uW gli altri incontri, ~l Corpo medico dell'armata degli ~tati Uniti si è mostrato all'altezza della sua missione, ed ognuno ha rivalizzato di zelo e .di attaccamento perehè questa carridìcioa umana avesse servito almeno al progresso della scienza. Disegnatot•i, fotografi, incisori furono da pertutto requisiti, acciò i casi medico-chirurgici i più interessanti fossero rappresentati. Una lettera circolare del 24 giugno 1864 invitò tutti i Chirurghi a conservare i pezzi anatomo-patologici più importanti, e per tal modo si è potuto formare a Washington un museo medico dell'armata, una eloquente ed istruttiva istoria medica e chirurgica della guerra di secessione. (l) The Miulical and surgical history of the war of the rebellion, prepared, iu accordu.nce wit.h acts of •Congt·ess, under the ~irection of surgeon .genernl Joseph Barnes, United States Army. Washiugton, 1870 ; in-4°.


738 Questo museo è certamente unico nel suo genere.

Le amputazioni vi sono rappresentate per 1340 preparazioni 1200 ;, Lo escisioni . 1570 ~ Le lesioni delle ossa delle membra . Le lesioni del petto . 210 » Le lesioni della testa. 410 » Il museo possiedo ancora 14 volumi in quarto di fotografie chirurgiche : più, un numero enorme di fotografie della grandezza di una carta da visita. · Questa guerra è stata la più colossale di tutte le guerre conosciute; giacchè non vi furono meno di 2189 b~ttaglie o scontri, e la cifra dei morti conosciuti si elevò a 304,369. Bisogna conoscere che t~n gran numero di soldati si sono dispersi senza saperne come, e senza poterne avere ulteriori notizie. Ciò che toglie certo un notevole contingente alla cifra delle morti. L e truppe formavano due gruppi distinti i trup pe di razza bianca; truppe di razza di colore. I primi ebbero morti 270,124 tra uffiziali e soldati i i secondi 33,380. Del resto crediamo cosa utile di riportare · questa statistica : '-'

Regolari

Volontari bianchi

Volontari di colore

Totale

----Morti sul campo di bat,taglia . . . . . . . . · 1,355 Morti in seguito a ferite . . . . . . . . . 1,174 Suicidi, omicidi, e~ec uzioni . . . . . . . 27 Morti di malattia . 3,009 Cause sconosciute. . . 159

41,369

1,514

44,238

46,271

1,760

l 49,205

442 153,995 931,188

57 29,212 387

l8ò,216

l

526

24,184 1

304,369

Ella è cosa abituale di r ig uardare i Chit·urghi militari come esenti, almeno relativamente, dai danni della guerra, e godere essi delle jmmunità.incompatibili coo la vita dE)l soldato, La guerra di secessio.ne dà una smentita formale a questa credenza. La necrologia medica è là a provarlo. Essendosi contati nel Corpo


n9 medico alla fine Mf conflitto, 48 mancavano allo appello; questi bravi o erano stati uccisi sul campo di battaglia, o assassinati dalle guerriglie e dallo bande, o mot•ti in seguito delle riportate ferite : altri 73 erano stati feriti durante l'azione. Ecco adunque 121 uffiziali di Sanità che non goderono per nulla della pretesa immunità, e che hanno provato una volta di più andar' Mngiunti nelle nostre· fila il coraggio alla scienza ed allo attaccamento al proprio dovere. Una quistione ha singolarmente preoccupato il Governo e fu quella di trovai' modi acconci ad onorare i morti. E noi non crediamo che in nessuna altra nazione, ed in ness)lna altra g·uerra si fosse avuta tanta cura dei resti umani. L'opera che portiamo a conoscenza dei qostri lettori, contiene interessanti particolari su questo proposito; e noi ci contentiamo di rilevare i fatti seguenti: Con un atto del Congresso del 17 luglio 1862, il Presidente degli Stati Uniti fu autorizzato a comperare de' terreni e cingerli di mura onde servire di cimitero ai soldati morti in servizio del paese. Alla fine della guerra, vale a dire nel 1866, venne per dipiù ordinato al Segretario della guerra di prendere tutte le misuro nece$sarie a poter preservare dalla profanazione le tombe doi soldati degli Stati Uniti. In fine esiste un atto del 22 febbraio 1869, che fonda e protegge ,il cimitero nazionale. Nel 1810 il numero dei cimiteri nazionali era di 73, consacrati esclusivamente all'inumazione dei cittadini morti in servizio della Repubblica. Venne inoltre provato che vi erano più éli 376 località di proprietà particolare, che rinserrevano un gran numero di cadaveti, e ohe le tombe raggiungevano la cifra di 315,555. Il vasto paese teatro della guerra fu diviso in numerosi distretti, ciascun d'istretto visitato e ft'ugato da 'Obmmissari'i speciali; si è ottenuto collo spendere 15,000,000 circa di nostra moneta, che quasi tutti i soldati morti per la patria avessero una tomba che li proteggesse dalla violazione e dalla profanazion_e. Le pene inoltre più gravi colpivano i vagabondi, che avessero osato· toccare solo un piccolo fior~ di queste tombe venerate. Pressochè tutte )e grandi guer~e ebber:o le loro storie mediche. La spedizione eli Crimea ebbe : i~ Inghilterra Matthew,


740 La\\l;;on, Blenkins, M11cleod : in Francia, Ohen1~, SQ·J'Ì Vc, Baudens, . Legouest, Sàlleron, Armand, Cazalas, Marroin : in Russia, Pir>ogoff, Fraser. J;.,a guert'a . d'Italia (185.9), ebbe Chenu, Gheriuj, Dern me, L.o]un~iYe r, E iUroth, Berthe<raud, Gnl'Jt, Boudin, Evans, N<\udorfer, Caz1ilas (l:). Ma nessuna pGltè riu.rtire t anto materiale quanto ne prese'n ta la guerra dei sep.aratist.i. Giammai la , scienza ha trovato ùn Governo casì disposto a facilitare i· mezzi· eli ricerca, ad aprirle largamente dei crediti ed a darle tutte le a.gevolezze per potev elevare un monumento degnò di un g-ran popol0. J.J l)rimo volul)le p.reparatp e red·a tto da .J.J. \Voodward ajuto Chirurgo, comprende la sola -parte medica. Consiste in u:na serie di quad:ri s.tatistici, l'a:ppre)~.en.tanti sommariamente i fatti che si trovano menzionat.i nei rapporti mensili forniti dai Chirurghi in capo. Qu e.sti quad ri sono stati disposti io due g rn:PPi seaondo. la razza ·delle trupp'e. Essi so)to. anche divisi in altr(<lttante sezioni per quant9 spnq le L egioni .d~gli Stati Unit i: Atlantico, centrale, paciticp .. In tal modo ognuno pLlò rendersi- oo.nto d~ll' ÌJ').flu.eJ1Za delle diverse J'egionì· geografiche sul là sal \lt~ de.Jl'at'mata. Le malatti~ , soM state classifLeate secondo il metodo eli \Villiam l?aar di Londr·a, metocl'o generalmente adott.ato in .. I 0 ghilter.ra. Il volume è accompagnato da bellissime carte geografiche, indispensabili per far comprend ~ r·e questa .relazione. N,on vi sono ,meno di 288 di queste relazioni, le quali vi sono. o pubblicat e per i.nt~yo, o analiz.zate con senno. Duran~e i c:i,nq'hle mmi che .h a , dqrato la gJ.lilFra, ;vi furono 4,494,024 j311tt'a~i negli. Ospe\lali e ne~le inf~rmerie; S.,8tN,G.70 p ~r l~· t ruppe, bÌ~~che, .629,355 p,er le t.nuppe p.i colore. La mortalita è !~tata per le prime di 100,088, e per le seconde di 29,00.4. Q~este cifre fo:t'm~dahi li pat'lano meglio di qualunque commento. Il s,econdq v.olume, quello ch'è consacratQ alla storia chirurgicq, è tl più interessante ed è .stato.:redatto dall'A,j .uto Chirurgo

(l) Dobbiamo aggiungere per l'Itàlia la. clàssica opera del P1<of. Cortese\ ~ Ja pubblicazione pregevolissi~il del dottO!' Baroffio, iÌìgiilsta' m'ente posté in dispai'te dai bibliog1'a1ì stranieri. La Re'da;ionè della Ga;:e-etta.

e


741

Giorgjo A. Otis. È illustrato ancora da magniqche tavole, sia in nero che in cromo-litografia. Ahbiamo gia detto essere questa la sola prima parte. Le lesioHi vi sono disposte per regioni anatomiche. La seguente tacbella darà m'li idea della feequ cnza relativa eli queste lesioni:

CASI

MOR'J'I

--- - -Colpi di fuoco. Contusioni . Distorsioni . . . F erite per ìstrument,i taglienti Ferite per lacerazione . B••uciature . . . P erite da punta . Frattln'e semplici Avvelenamenti . Lussazioni . Fratture complicate. Fratture. . Com pt•essioni del ce l'vello . Sommersioni . Concussioni dèl cerveilo Altri accidenti e lesioni

235,585 46,972

'fOTAf,E

33,652 172

4'2,704

~

22,74.9 14,748 10,100 5,78<1 4,346

189 467

3,H'>4 3,016

llO · lO

98 199

70

1,~71

3"97

1,287 61 797 922

(53

11,278 .

17 797 215 1,075

408,072

37,531

- - -- - - -

Certamente al metodo segu'tto ne.l primo volume della parte medica, volume che non comprende se non aride tabelle, dalle tjuali è difficile trarre delle deduzioni profittevoli alla praLica, il s~condo volume è stato concepito sòpra un altro piano. Il dottor Otis ha pensato che era utile cosa il fotografare in qualche modo questo immenso e lugubre quadro di una guerra senza nome, pt·esentarlo sotto un punto di luce cltiat•o, illustrare i casi più interessanti, confrontarli con dei c~si analoghi, ricavati da diversi autori, elevare infine UI) monumento che foss.e proficuo ai nostri succes;;ori. Non conosciamo se il dottor Giorgio Otis sia nel dritto di attribuirsi egli solo l'onore di questo lavoro, e se il Chirurgo in Capo dell'armala degli Stati Uniti do ttor G. IC. Burnes non ci avesse una larga parte, come dit•ettore, come animatore; ma


742

si può assicurare che nulla di più completo, di più grandioso, di più soddisfacente è stato fatto fino ad oggi in questo genere, e che la storia chirurgica della guerra di secessione resterà come una delle opere le più importanti di chirurgia militare. Non si può analizzare una tal massa di fatti e di osservazioni, di rapporti redatti ed inviati al dipartimento della guerra da circa 1000 chirurghi milit.ari, fra i quali si leggono nomi che ricordano la nazionalità francese. Non si può dare un'idea del numero considerevole di citazioni bibliografiche posto a contributo. La penna dol bibliografo si arresta d'innanzi ad una tale serie di considerazioni, confronti, deduzioni pratiche, ed è giuocofor-La di contentarsi di qualcha cifra. Prendiamo, per esempio, i colpi di fuoco deJla volta craniale. Essi furono in numero di 4,243, ripartiti nel seguente modo:

.

CASI '

Contusioni del ct·aoio . Fratture della sola tavola est-drnn (1) . . . . . . . . Fratture della sola tavola interna Fessure lineari delle due tavole. Fratture delle due tavole, senza visibile pressione. Fratture con depf·ess ione. Fratture penetranti Fratture perforanti. Sch)acciamenti . Contro-colpi . T OTALE

GlJARLTl

MORTI

328

273

55

138

128

lO

20 19

l 12

19 7

1,001 231 68 14 00 l

1,826 129 402 56 9

1,729

2,514

- ---

l 2,827

360 470 , 70

9 2

- 4,243 --

l

Questi 4,243 colpi di fuoco hanno abbisognato dell' intervento dell'arte operatoria in 905 casi, ripartiti nel modo che segue:

'


743

OASI

.. Estrazione di proiettili Legature. Estrazione di f1·am:nenti di osso, e rialznmento d'osso depresso. Trapanazione. Oper•nzione per ernia del cervello.

.

TOTAL~

l

GUAR.ITl

MOR.'l'l

-----

172 33

21

451

89

83 l

12

275

17()

219

95

124

29

7

22

904

487

417

- -- - --

In seguito a ferite della faccia e del collo, la legatura della carotide comune è stata praticata 75 volte, oon una mortalità del 78 per 100. Il caso più curioso fu quello di un volontario di 17 anni, che fu fel'ito il 5 maggio 1864 da una palla co~1ica , che penetrò a livello de1 lohu1o dell'orecchio sinistl'O, e che portandosi obliquamente dall'alto al basso, dal di dietro in avant.i, uscì un pollice sotto l'articolazione esterna della clavicola destra. Qualche ora dopo il ferimento, ebbe una leggera omor•r·ugia dalla bocca. TI 19 maggio ed i giorni seguenti, altre emOI-ragie egualmente dalla bocca. La legatu 1•a della carotide fu giudicata necessaria e praticata dal dottor William 1rhompson. L'ammalato si ristabilì prontamente : il 10 giugno la piaga era giu cicatrizzata; il 9 dicembre il giovane volontario rientra tra le tìla dell 'esercito. 145 voHe le ossa mnscellari furono lese od abbisognarono 40 volte delle operazioni di blefaroplastia, rinoplastia, cheiloplastia e stafilorafì.a. Questi faLli sono estesamente descritti ed accompagnati da illustrazioni rilevate dal naturale. Si raccomanda in principal modo ai chirul'ghi il capitolo concernente le lesioni della colonna vertebrale. Io non credo che si possa rinvenire altt•ove una massa così imponente .e varia di fatti . Inftne, le lesioni dol petto e dell'addome furono descl'itte con tutta la cura che meritano. Esse principalmente, servirono alle belle cromolitografie che adornano questo volume. I chirurghi francesi conoscono essi l' Hermetically Seeting,


744

(chiusura ei·metica) destinata alla cura delle piaghe penetranti nel torace 1 Ad ogni modo vogliamo fur noto questo metodo la di cui invenzione devesi al dottor Beniamino Howard, ajutochirurgo, e che, dopo essere stato calorosamente preconizzato dal ' suo autore c da altri, è caduto in discredito completo . Il 25 gi ugno 1863 B. Howard dirigeva questa lettera al clùrurgo capo Hammond : « Ho l'onoro di sottopoL't'e alla vostra attenzione il metodo seguente di trattamento dello piaghe penetranti nel petto o nell'addome. prima che la suppurazionc siasi &tnbilita. ~ E stratti i corpi estranei visibili, c ]a ferit.'l avendo cessata di dar aanglle, se si tratta di forita d'armo da fuoco, si ravvivano i bordi della medesima, éome si pratica nello operazioni delle fistole vescico-vaginali; rapprossimate le labbra, si mantengono in contatto col mez:>.o della satura metallica; prosciugata per bene la piaga e lo parti circostanti, vi si mettl)no sopra delle faldo di 6Jaccìo disposte in croce. Si versa sulle filaccie qualche goccia di colloclion, ripetendo ciò fin o çtrl assicurarsi ohe la piaga sin ermeticamente chiusa. L e parti allora sono approssimnLivamenle restaurato; il polmone è sospeso in una carità chiusa; il volume rl'aria che avoa penetrato. nella caRsa toracit'a durante l'apertura della piaga, sarà ben presto assorbito, ed il polmone ri[H'enderà la sua libertà di espansione. Il sintomo più grave, la dispnea &parisce immediatamento..... Abbiate In bontà di o[dr·mi l'occasione di porre in pratica un tale trattamento in un certo numero di casi, cd io vo ne comunicherò il risultato. » Iloward ottenne il permesso dn lui richiesto ed ebbe ben presto l'occasione di applicare ii suo metod0, specialmente nella grande battaglia di Gettysburg . Altri chirurghi adottarono la sua pratica che fu per tal modo attuata un g1·an numero di volte. Il volume in esame riferisce cd analizza tutti i casi conosciuti. Essi sono al numero di 79. li successo sembrò sulle prime incoraggiante. I primi 27 casi furono seguìLi da guarigione, quantunque in ~O di essi i polmoni fosser·ç> lesi, Ma in segnito vi furono 42 insuccessi che ratfredclarono il primo entusiasmo ; comple$sivamento si ebbe a deplorare una mortalità di 688 per tutti i casi trattati con l'occlusione ermetica dello ferite penctrunt.i. L 'ultima parola a questo riguardo è del rlotlor Q. Derby, che in un numero , del Boston J.1f.edical Ira scritto quunto segus: ~


145 .: Nel luglio 1864 ebbi l'occasioné di vedere contemporaneamen te sei casi trattati col m-etodo Howard nolr Ospedale della 18a armata, dinanzi a Poterbourg. Tutti sei p1·ontamente perirono. » 11 verdetto dei chirurghi che hanno sperimentato questo metodo è, io penso, unanime. Dobbiamo noi perciò bandirlo dai nostri libri di chirurgia militare, e relegarlo fra i molti che l'han preceduto~ Nella London L ancet uno scri ttore ha dimostrato chiaramente che questo metodo non era filosofico; l'esperienza ba provato ch'esso era. fatale.

Abbassamento della temperatura nella febbre tifoidea mediante l'elettricità. In 30 casi di tifo addominale, quando la temperatura si eleva a 39 C0 , Glak compCirtossi nel modo seguente. applicò il polo positivo di una pila a corrente costante sulla 6a vertebra cervicale e il polo nega.ti vo in corrispondenza del ganglio cervicàle superiore del gran simpatico. Dopo alcune ore egli osservava un abbassamento notevole di temperatura.

(Ga::::etta delle R~·viste e Ga::::. Med.ltal. Prov. Venetc, N° 42, ottobre 1874).

Sulla dimostrazione dell'albume nell'urina. KUNZE.

Egli è noto come la dimostrazione dell'albume nell'urina· non sempre sia tanto facile. Por certo dove colla bolli tura si producono grandi ammassi di albume coagulato, la cosa non è dubbia. Molto più difficile però da dimostrare sono le piccole quantità, che possono dar luogo a delle illusioni, e siccome il contenère l'urina delralbumina ba grande importanza prognostica e diagnostica, poichè anche le minime quantita di albume nelle urine sono patologiche, e meritano sempre una speciale attenzione, così dobbiamo sforzarci di a vere un metodo semplice e sicuro. Spessissimo avviene uno scambio coi fosfati, se ci limitiamo soltanto al far•e bollire l'urina. I fosfati, colla bollitura, formano un precipitato a fini fiocchi, del tuLto analogo all'albume, e lo si ossen•a Giornale di Medie. milit. 1.874. 4Q


746 spPoialmente nell'urina neu tl•a o debolmente acida. Secondo Ncubauer questo precipitato si distingue dall'albume aggiungendo, dopo raf\'J•edrlato il liqtrido, Ctlcunc goccie di acido nitrico allungato, e agitando la miscela. Se i fiocch i sono fosfati, si sciolgono, ed il liquido diventa chiaro, mentt•e so sono costituiti da albume non Sl!Ompuiono. S i può evitare uno scambio coi fosfati usando la prova dall'albumina di lleller. Questa è preferibi le, ed è atta a dimostrat·c anche piccole quantità di albume; tuttAvia può dare adi to ad illusioni nei meno esperti. La prova di IIelle1· consiste riempit·e per due tet•zi un bicchierino da reazione, alquanto ampio, coll'ut•ina da e;;aminare, poscia nel fare :;correr!' adagio sulla parot;c del bicchiet·o, tenuto fermo e piegato alquan to, dell'acido nitrico put•o e concentrato, per circa una ter-1.a parte dell'urina da esaminare. L 'acido ni trico si raccoglie al fondo ciel bicchiere sotto l'aspetto d'uno strato limpido, e sopra all'acido :;i forma un cerchio hiancastro. opaco, ben limit ato in basso e alquanto sfumato io alto. Un inganno può avP.r luogo solo quando l'urina sia molto ricca di acido. In taio caso si forma nello strato chiar·o di urina. che si trova al di .)Opra del cerchio albuminoso, un secondo ce1•r.hio ugualmente allo, a foggia di riga, dello stesso colore di quello dell'albumina. Questo però non è formato da all>umo, ma bensì da urati. Stante questa possibilità d' illudersi, deve essere bene accetto un nuovo metodo, che non abbia questo difetto. e che da Galippe fu in poche pat·òle descritto. Malgrado la semplicità egli non permette uno scambio nè coi fosfati, nè cogli urati, ed iudica in modo caratteristico anche le minime quantità di albume nell'urina. E ccolo : si riempie per un ter•zo cit·ca un bicchierino da reazione colln ben gialla soluzione di acido picrico, ed in questa soluzione si lascia cadere una o più goccio dell'urina in quistiona. Se esiste albume, nasce tosto un intorbidamento biancastro molto marcato, e se ora si riscalda il liquido, l'albume si doagula in un grumo, che si innalza alla superficie del liquido e quivi ga11'3ggia. La reazione è così chiara che non lascia nulla a desiderare. N el dubbio se anche altri corpi azotaii dell'urina diano questa reazione, l'autore a ggiun:>e ad urina normale, scevra di albume, un' abbondante quantità di acido 11rico disciolto, o con questa urina tentò la prova. Non nocque il minimo intorbiclamento. Allot·a a questa urina ricca di acido urico aggiunse un po' di ul'ioa


7,41 contenente albume, e ritentò Ja pro·va, la quale riuscì. allora car atteristica. Quindi ad urina normale si aggiunse dello zucchero, il !fuale forse avrebbe potuto rendere incerta la prova, e questa si lascip gocciolare nella soluzione di a aido ·pi ccico. Non nacque nè il minimo intot•bidamento, nè alterazione di colore. Si aggiunse :fina:lme nte alla .soluzione zuccherina de1l'urina ~lburpi nosa, e si lasciò cadere a gocce -nella soluzione d'acido picrico, e allova nacque n medesimo intorbidamentc;> come coll'urina albuminosa senza zucchero. P et conseguenza lo zucchero nell'urina non altera la r eazione dell'acido picrico sull'uri{la albuminosa. Questa pro,<a dell'acido picrico è ad ogn:i modo molto adatt-a pei medici prat ici, oltre la prova di Heller, per ralfermare la di<:!gnosi nei casi dubbi. (Deutsche Ztsclw. f. prt;r.ht. Medizin. - A.erztliches Intelli-

genzblatt. N. 34, 1874. - Rivista Clinica di Bologna, Fase. 11°, 18'74).

Sulle dita a scatto, pel do tto1·e AaTURO MENZET., chirtwgo pn'man·o all'Ospedale civile di · 1heste. Fu descritta da Notha e Nélaton una forma particolare di ri.gidità imperfetta delle dita, nella quale il dito, del resto normale, resiste alquanto alla flessione, _per poi scattare repentinamente in flessione con scrosllio doloroso, non altrimenti che scatta la lama d'un temperino (l). L o stesso succede nell'atto dell'estensione. Nélaton crode di aver trovato la causa del male in un corpicciulo rotondeggiante, duro é mobile. N el primo1 tlettersi del dito, il corpicciuolo rotolante s'arresta ai ligamenti fibrosi di rinforzo della guaina del te ndine; se però lo sforzo (di flettere) persiste, il corpicciuolo vince i ligamenti e scatta con impeto al di là di essi. Altri due casi furono osservati da Busch W. (2). Egli non potè

(l) Nélaton usò il termine c: doigt à. ress-ort '> i Tedes9hi quello di < federnder Finger ~ o come io propongo < acbnellende1' Finget·. •

(2) Basch' s Handb1 d. Chirut·gi~.


. 748•

eruire alcuna abnormità sia all'articola~ione, sia alle guaine dei' tendini. Il prof. Pìtha (Chir. di Pitha e Billroth) no!l condsce alcun caso ·per propria intuizione; crede però che l'interpretazione più ovvia dello strano fenomeno, sarebbe quella di ammettel'e dei corpi articolari liberi (muscoli artic.} nelle articolazioni delle dita. • Neppure Hyrtl (Topdgr. Anatomie) ha veduto alcun caso; dice perp che per ragi:oni teoriche non si può spiegare il fenomeno· altrimenti, che ammettendo un ingrossamento circoscritto di un tendine tlessoPio e contemporaneamente una strettura circoscritta· dalla guaina. In fine, il dott. Hahn (Allg. med. Centralztg, 1874, N. 12) pubblicò un caso interessante, per esservi lo scatto bilaterale, ossia ad ambedue le dita anulari. Lo scatto avveniva nell'articplazione inter-falangea la. delle due dita anulari, mentre i punti dolorosi si riscontravano al lato flessorio dell'articolazione metacarpo-falangea; qui vi stesso si toccava al lato ulnare del tendine una prominenza: duretta, immobile, sensibilissima.

.. Il Menzel dietro le proprie osservazioni ed esperienze crede poter trarre le seguenti conclusioni. ·circa questa forma morbosa: · i· l o Lo scatt~re delle dit a è probabilmente ca11sato sempre da un'affezione della guaina dei tendini; quello che esamina ha però , sempre l' impress~one, che lo scatto avvenga in un'articolazione, inter-falangen;: 2° Un tumore del· tenc)ine senz!L strettura della guaina, op-, pure una strettur.a senza tumore, non bastano a produrre Jo. scatto,, che non ma.nca invece, qualora si riscontrino ambedue le condizioni, t anto 'il tumore che la strettl,lra. 3° Lo scatto avviene ugualmente se, presente un tum~re del tendine, la guaina, del tendine sia lacera in qualche punto adatto· (vicino al tumore). 4° Corpi tendinei, se liberi, non producono lo scatto, neppure· se coesiste una strettura ~ella guaina; invece può produrlo 1un corpo non liberò, ma aderente intimamente al tendine, nel qual. caso sarebbe equivalente ad un tumore del tendine.


7.(9

. I tumori tendinei e le. stretture della guaina avvengono probabilmente per prodotti infiammatori solidi.

I o quanto alla natura del male cosi si esprime : Tostoschè sappiamo trattarsi essenzialmente di una tendo-vaginite cronica, circoscritta, con prodotti essudativi solidi, non ci sorprenderà più il . lungo decorso, come in tutti i casi fin q1.1i osservati. (RùJista Clinica di Bologna e Gaz%. Med. Ital. P1·ov. Venete, N° 43, ottobre 1874).


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Furono testè pubblieati gli ATTI DELLA CONFERENZA DI BRUXELLES - 1874; ne estraggo alcuni dati direttamente interessanti ìl servizio sanitario milìtare. · La Confere'nza ténne cinqge Sedute plenarie, e la Commissione speciale, nominata per lç~: redazione del progetto, dichmnove. Oltre al primo progetto presentato alla Conferenza, un secondo ne fu formolato dalla Commissione e diverse modifìcazioni parziali furono pur formulate dalla Presidenza o dai d~?legati nelle sedute generali; una Sotto-Commissione si occupò specialmen.te e presentò un progetto relativo ai malati ed ai feriti. Il barone Jomini, invitando la Conferenza -a fissare l'ordine dei suoi lavori, constatò con molto tatto ·ed opportunità, che l'idea del Progetto di Convenzione fu suggerito da ciÒ che occorse agli Stati Uniti · ail'epoca della guerra di secessione : il regolamento del Presidente Lincoln per addolcire le sofferenze della guerra è presente alla mente di tutti, dice il Jomini, come un ricordo. Nulla disse d'un altro precedente, ma ognuno può facilmente riempire quella lacuna, lasciata per una èl.elicata riserva, 'ricordando come il primo tentativo per applicare ail' Europa i principii del manifesto Lincoln, fu fatto dall'Imperatore di Russia colla dichiarazione di S. Pietroburgo del 1868. Nel primitivo Progetto di Convenzione presentato alla Conferenza come base o meglio repere delle sue deliberazioni era , detto: § 4. - L'autorità militare può esigere dai funzionari lo· cali che si obblighino, con giuramento e sulla parola, ad adempiere i doveri che so n loro imposti pella durata dell'o c-


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cupazione nemica; essa può revocare qu~lli che rifiutano di soddisfare a questa esigenza e processare giudiziariamente quelli che non adempissero gli obblighi da essi accettati. § 12. - Sono interdetti: a) L'impiego d'armi avvelenate, o la propagazione, per un mezzo qualunque, di veleno sul t erritorio nemico; e) L 'impiego di armi occasionanti delle sofferenze inutili, come : projettili riempfti di vetro pesto o di materie proprie a causare dei mali superflui ; f) L'impiego di palle esplodenti d'un peso inferiore a 400 grammi e G<J.ricate di materie infi.a m ~pabili. § 38. - Gli ecclesiastici, medici, farmacisti ed ajuti chirurghi rimasti vicini ai feriti sul campo di battaglia, così. come tutto il servizio personale degli ospedali militari delle ambqlanze di campagna n<>n possono essere fatti prigionieri di guerra; essi godono del diritto di neutralità se essi non prendono una parte attiva alle operazioni della guerra. § 39. - I malati ed i feriti caduti tra le mani del nemico sono considerati come prigionieri di guerra e trattati conformemente alla Convenzione di Ginevra ed agli articoli addizionali seguenti. § 40. - La neutralità degli ospedali ed ambulanze cessa se il nemico ne usa per scopi di g uerra; ma il fatto ch'essi sono protetti da un picchetto o da sentinelle non li priva della neutralità; il picchetto o le sentinelle, se sono catturate, sono sole considerate c.ome prigionieri di guerra. § 41. - Le persone che godono del diritto di neutralità e messe nella necessità rioOn "e1·e alle armi per· l07'Q difesa personale, non perdono punto, per questo fatto, il loro diritto alla n~utralità. § 42. - Le parti belligeranti sono tenute a prestare la loro assistenza alle persone neutralizzate cadute in loro potere, onde ottenere loro il godimento delle competenze che loro sono assegnate dal Governo e, in caso di necessità, di loro accordare dei soccorsi come anticipazione su quelle competenze.

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§ 43. - I feriti appartenenti all'esercito nemico e che, dopo guarigione, sono riconosciuti incapaci di prendere una parte attiva alla guerra, possono essere rinviati nello~o paese. I feriti che non sono in queste condizioni possono essere ri· tenuti come prigionieri di guerra. § 44. - I non-combattenti, fruenti del dit·itto di neutralità, devono portare un segno distintivo accordato dal loro Governo ed. inoltre, un certificato d'identità. Nel PROGE'l'TO D'UNA DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE riguar-dante le Leggi e Costumanze della Guerra, ossia nel Testo modificato della Conferenza, approvato e segnato dai 32 Delegati dei diversi Governi (1) rappresentati alla Conferem~a (2) nella ~eduta plenaria finale del 27 agosto 1824; fu lo schema della Convenione modificato come segue ~ Art. 4. - I funzionari ed impiegati di ogni ordine che consentiranno, sulla sua invitazione (dell'occupante), a continuare le loro funzioni, godranno della sua protezione. Essi ·non saranno revocati o puniti disciplinarmente se non manphino alle obbligazioni accettate da essi e proseguiti in giu.»tizia se non le tradiscono. L'Art. 13 interdice: a) L'impiego di veleno o d'armi avvelenate. e) L'impiego d'armi, di projettili o di materie proprie ad accagionare mali superflui, cosi come l'uso di projettili proibiti dalla dièhiarazione di S. Pietroburgo del 1868.

(l) Germania - Austria-Ungheria - Belgio - Danimarca - Spagna Pra.ucia. - Gran Brettagna - G1·ecia - Italia - Paesi-Bassi - Portogallo - Russia - Svezia e ;Nonegia - Svizzera - Tut·chia. (2) L' Italia era rapp1·esentata da S. E. l'Ambasciatore barone Blanc e dal Tenente-Colonnello conte Lanza. Tra gli illustri delegati dei Governi str~nieri abbiamo dscont1·ato un nost1·o confratello alle Confa.. rem:e di Ginevra del 1864 e 1868 ed al Congresso di Berlino del 1869, il T enente-Colonnello Staatf, delegato di Svezia e Norvegia; carissima persona d.ella quale serbiamo dolcissimo ricordo.


753

f) L'abuso della bandiera parlamentare, della bandiera nazionale o dei segni militari e dell'uniforme del nemico, ~osl come dei segni distintivi della ConvenzioM_di Ginevra:i Art. 11. - Tutte le misure· necessarie devono e!sere prese per risparmiare fin caso di bombardamento) fin dove è possibile, gli edifizi consacrati al culto, alle arti, alle scienze . ed alla beneficenza, gli ospedali ed i luoghi di riunione dei malati e feriti, a condizione ch.e non siàno nello stesso tempo adoperati in un intento militare. Il dovere delli assediati è di designare questi edifizj con segni visibili speciali da indicare in precedenza all'assediante. Art. 35. - Le obbligazioni dei. belligeranti concernenti il servizio dei malati e dei feriti sono regolate dalla Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864, salve le modificazioni delle quali questa potrà. essere l'oggetto. Art. 55. - Lo Stato neutro potrà autorizzare il passaggio sul suo territorio dei feriti o malati appartenenti alle armate belligeranti, sotto la riserva che i treni che li trasporteranno non recheranno nè personale, nè materiale da guerra. Art. 56. - La Convenzione di Ginevra s'applica ai malati ed ai feriti internati sul territorio neutro. Nel Protocollo finale fu stabilito che col progetto di Convenzione adottato dalla Conferenza sarebbero trasmessi'e sott oposti ai diversi Governi unitamente al primitivo progetto, alle modificazioni introdottevi, ai commentarii, riserve e distinte opinioni che i Delegati credettero dover fare inserire ai protocolli dietro le istruzioni ed i punti di vista particolari dei loro Governi, o dietro le loro personali opinioni. Gli atti della Conferenza, mandataria dei Governi, sarebbero quindi come una inchiesta coscienziosa di tal natura da servire di base ad un ulteriore scambio di idee e ad uno svolgimento delle disposizioni della Convenzione di Ginevra del 1864 e della dichiarazione di S. Pietroburgo del 1868......


754

c Ad essi Governi apparterrà l'apprezzare ciò che potrà di« v:entare l'oggetto d'un accordo, e ciò che necessitasse un « più maturo esame. :. La Conferenza espresse finalmente, nel terminare, la convinzione che queste discussioni avrebbero in ogni cosa fatta la luce su queste importanti questioni delle quali il regolamento, se risultasse da un accordo generale, sarebbe un progrèsso reale per l'umanità. Questo sunto dell'opera della Conferenza , . di Bt•uxelles io spero varrà a dare ai Colleghi' un' idea dello stato della questione ...... È tuttora in piena incubazione ed è molto probabile che vi durerà ancora a lungo. '

BAROFFIO.


755

COB.PO MEDICO FRANCESE (1 5 ottobre 1874).

N. Ispettori - Maggiori Generali » Medici Princip. di l a classe (Colonnelli) Colonnelli)» (Ten. 2a id. di Id. » Med. Maggiori di l a id. (Maggiori) . )) (Capitani) . za id. di Id. Ajut. Maggiori di l a. icl. (Tenenti in l o) » di id. (fcnenti in 2°) » Id.

zn

To·rALB oa.GA:Nrco

7 perlOOO - 6 35 » 35 » » - 226 » -261 300 » - 348 400 87 » 100

-

N. 1147

Ajut. Magg. di 211. classe in eccedenza .

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155

TOTALE N. 1302

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J>rincipali di l a classe. Maggiori di l a classe. Id. di 2a classe. AjutanLi Maggiori di l a classe.

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40 40 260

N.» 2}l

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: 182 J EFFETTIVO

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N. 1116

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756

Ili D l, l O GR .<\. F l ~

LEZIONI 0 1

V. Oppoh;er SOPRA U: hfALA'r1'1E DEL CA YO DELLA

BOCCA, DELLE GLA.~DOLE SAL1VAL1 1 DELr,A GOLA E DELL' ESOFAGO, SCTitte e pubblicate dal n. r Emilio Ritter V. Stoffella e tradotte con l'aggiunta di 1wte e di un appendice oTiginale del D. r Gaetano Cozi.

Benché quest'opera sia stata da noi ricevuta alquanto tempo dopo la sua pnbblicnzione, pure non po!$siamo tralasciare una pn·· rolu di lode por l'esattezza di questa traduzione, per la proprietà dello stilo e special mento per lo studio positi vo che si rivela nell'appendice originale del traduttore. La pubblicazione in discorso sar~\ molLo utile tanto ai giovani studenti, quanto al medico pratico ed allo scienziato che vi troveranno con ordine e con precisione quanto può riferirsi allo malattie di cui si tratta nell'opera. Se il traduttore ha mostrato coraggio nell'aggiungere all'opora d~l grande clinico Oppolzer i suoi articoli originali, ha però mosta•ato nel fatto che, se vuole,. sa scrivere senr..a perdersi in ciarle od in inutili ripetizioni, ma andando sempre diritto alla scopo di raggiungere il positivo della scienza. Nell'ultimo Concorso il D.r Gaetano Cozi venne accettato nel Corpo Sanil.ario. Egli comincia quindi sotto i più favorevoli auspici la sua carriera, la quale nello stesso tempo che sarù. di onore (\l Corpo, non mancherà di dargli tutte le soddisfazioni che egli può sperare dal disinteressato culto alla professione e dall'amore allo studio. D.r BELLINA.

CooMPENDlUM

DER

N .&UERBN

MEDICI NlSCBN

WTSSENSCUAFTBI'f

(Compendio delle nuove cognizioni scientifiche della Medicina) pel D.r Bernardo Kraus. - Vienna 1874.

L'erudizione, l'ecòletismo, il senno pratico di uno dei più illustri pubblicisti delle mediche scienze, splendidamente appajono da questa interessantissima pubblicazione.


757 L'importanza di 9.uestCJ bel lavoro emerge dalla semplice esposizione degli argoménti èhe vi sono trattati, che appunto comprendono le più attuali aBplicazioni delle positive scientifiche-speculazioni alla pratica medica. Vi sono invero in modo compiuto esposti i seguenti essenzialissimi argomenti: l 0 la termometria, 2° la sfigmografia, 3° la percus~ione e l'ascoltazione, 4° 1\ott.almoscopia, 5° Ja roicroscopia, 6° l'uroscopia, 7° la laringòscopia. 8° le anomalie della parola, 9° l'otojativa, 10° l'elettroterapia, l l0 l'igiene, 1'2° la tossicologia. Questa enumerazione basta ad indicare la relativa vastità dell'opera; ma a farne apprezzare l'alta pratica importanza, importerebbe poterne dimqstrnwe i meriti egregi che l'adornano. È certo che per la completa erucliz,ione, la succosa modalità dell'esposizione, il prati9ismo squisito, offre allo studioso com.e al pràtico tm ric~o manuale che intero .riassume lo stato attuale della scienza e dell'o.rte e presenta relativamente in poc)le pagine tutto che è opportuno, utile, necessario conoscere e possederé nei limitati ma pur vasti campi degli argomenti dall'egregio autore tratteggiati. Noi facciamo voti perché una buona e degna traduzione jtaliana presto tra noi volgad7llÌ l'opera egregia de}\' esimio scrittore. BAROFFlO.

Pasqualigo-Sacchi - L ONA'fO ;E SUO! CONTORNI. È una elaborata Monogt•atìa Storico- medica-statistica che in modo veramente compiuto e degno tratteggia il passato e le condizioni igienico-sanitarie a~uali della ragguardevole borgata. La Storia è distinta in due periodi, fino cioè al 1516 il primo, sotto il Governo Veneto il secondo. Sono quindi accennate le condizioni t opograilche, la costituzione, le qualità fisiche e naturali del suolo, le condizioni idrografiche, i mezzi di comunicazione. Poscia è discorso delle condizioni climatologiche e meteorologiche, delle produzioni del suolo, della popolazione, condizioni industriali, commerciali, economiche. Sono quindi abbozzate le qualità fisiche e morali della popolazione ; enumerati i monumenti e documenti storici ed artistici. Finalmente, tratteggiato lo stato del P ersonale e degli Stabilimenti Sanitari, sçenàe l'autore a discor-


758 rere delle malattie ordinarie dominanti secondo le stagioni, delle endemiche, delle epidemiche e contagiose colla storia delle loro ripetute invasioni. Chiude iLlavoro la ~iproduzione delle inscri~ioni delle P1·incipali Piet1·e Letterate. Dalla: vastita della tela giudichi il lettore dell'opera laboriosa; del s~ merito ne è quasi sicura arra il voto del Municipio lanaLese di pubblicarla a sua cura e spese. B. Gozzini - l) ASPOltTAZ IONB D' U:-l Glt OSSO

POI.IPO

FIBROSO

COL

ì'tfEZZO DE'LI.A. GALVANO - OAUSTIOA-'l'ERM.ICA.

2) L' ELET'l'l:W'l'.ER.APIA NELLE PARALISI DEGLI OCULO "MO'l'Olti. 2) ASPORTAZIONE DI 1'1\) DELLA METÀ.

SINISTRA. DEI,LA. LINGUA

PER CANCR.OIDE, A l\iEZZO. DELLA. GALVANO- OA.USTICA.-'l'ERMICA..

Sono scelti fatti dell'applicazione del potente ·agente alla cura chirurgica ed alla medica ristorazione di malattie altrimenti ben più difficilmente guaribili; od anzi ribelli agli altri t utti comuni sussidii. L'abile elettro- terapista coll'accurata esposizione dei fatti, col severo logico criterio delle deduzioni fa sot'gere larga e confortevole la fiducia nel nuovo terapeutico compenso, ed incoraggia con valido esempio a tentarne l'applicazione.

B. G. Pintor Pasella - S ·roRIA m uN CASO SINGOLARE DI DISTOCIA PER VASTO 'l'lJ ~WR.E DEL IlAOIN'O t>RODO'l'TO DAI, 'J.'t.tC'' tia Ecla:i.'nococ'u s. È una elabot•ata e compiuta esposiZlone d'un caso veramente singolare, che pet• quantunque superiore onninamente alle risorse dell'arte, non perciò meno la int e!'essa, né meno riesce pregievole ed istruttivo. B.

E. Valle (Capitano Medz"co in ,.z'tù·o) -

DELLE INJEZIONI IPO-

DER.MICHE DI CALOMELANO NELI,E 1\tALA.'l"l'IE SlFILITlCHE.

Sono venti osservazioni raccolte con molta esattezza, esposte con egregio severo metodismo, e commentate con prudente li sav10 pratico CI'iterio, e che saranno con vero utile consultate da chi intende approfondire il non lieve quesito e trarne indicazioni ad esperimentali applicazioni. B.


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Gustavo Moyrier - C.E QUE c'EsT LA. CROlX RouGE. TI benemerito P residente del Comitato intern~ionale di soccorso ai militari feriti,. cerca mettere con questo suo· scritto in chiara luce la missione delle Società di soccorso ; ne precisa lo scopo, i limiti ; ne determina in modo assoluto e quasi matematico l'ampia sì ma pure limitata ·azione. Diradando le oscurità; le dubbiezze, delle quali, t\ella vaghezza dei comuni intendimenti, ancora appare avvolto il mandato delle Società internazionali di soccorso ai malati e feri ti in guerra; il Moyrier rende alla istituzione il più grande servizio. Egli ne precisa il campo, ne delimita la portata, e con ciò giunge a dissipare efficacemente i sospetti come le illusioni che dalle vaghe ed erronee interpretazioni sempre emergono, e sempre alle istituzioni dannose, micidiali. Appassionato coltivatore dell'opera generosa, il Moyrler è ornai notissimo pell'amorosa, abilissima e laboriosissima cura che indefesso adopera a fecondarla, ad estenderla, ad ordinaria e rénderla a tutti ed ovunque accetta e quasi sacra. Con un criterio pratico che altamente risponde del suo senno e dell'affetto suo alla generosa causa che difende e sostiene, egli osa parlat·e quel franco, misurato e prudente linguaggio che solo può togliere di mezzo diffidenze e sospetti, e perciò appunto vale al suo scopo umanitario il più valido e sicuro appoggio. BA.ROFFro.


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CIRCOLARI E NOTE UFFICIALI

GIORNALE MUlTARE- Parte Il (Dctcrminnioni Ministorinli di applicationo attuale e transitoria)

Facoltà di far promozioni fuor di tempo nella truppa. I corpi di t1•uppa sono autorizzati, sino alla fine del corrente anno, a fare promozioni in qualunque giorno del mese per ripianare le vacanze lasciate da' graduati delle classi mandate in congedo illimitato. (Segr. Gen. - Circolare N. 129, (J ottob1·e 1874- pag. 298).

Circa gli impieghi di Scrivano locale e di Scrivano-assistente locale. P er norma degli aspi1•anti agli impieghi di scrivano locale e di scrivano- assistente locale il Ministero crede opportuno di render noto: l ° Che non sono attualmente disponibili posti di scrivano-assistente locale nè presso i distretti militari, nè presso altri corpi od uffici ; e che il numero degli aspiranti a tali impieghi che già vennero presi in nota da questo Ministero, siccome riunenti i requisiti indicati nell'Atto N. 193 del corrente anno, è sufficiente per sopperire alle vacanze che presuroibilinente avverranno a t utto il pros:::imo anno 1875.· 2° Che limitatissimo è il numero dei posti ancora disponibili di scrivano locale. D Ministero invita i comandanti di corpo di notificare quanto sopra ai sottuffioiali che stanno per prendere il congedo assoluto


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~oli' id.~a di aspirare agli impi'eghi .at~:àdetti. Uguale Jto.tiftcazione dovranno fare i comandanti dei distretti mHi tari a coloro che

presentassero domanda -.d'ammissione ad essi impieghi; ciò non di meno ricever·annò e trasmetteranno al ~1iniste'rò le loi•o ist.anze. (Se,cp·. Gen. - Circolare N.131, 7 vttobt·e 1874- pag. 298).

Provvista di carta e di hilançie per la porrispondenza uffici~le. La ·Leggtl 14 giugno 1874, N. 1983, sulla franchigia postale, che andrà fra non molto in v.igor~, prescrive all'art. 2 che il carteggio ufficiale governat i;vo satà assoggettato alle t>elative tasse d'afft•ancamento, alie quali è sottoposto il carteggio privato. ' Il Ministero mentre sta provvedendo per l'emanazione dellé specLali jstru7..ioni che deggiono determinare ]e nol'me a segùi'rsi nella corrispondenza ufficiale in seguito àlla. succitata legg-e, crede opportuno fin_d'ora d'invitare le autorità, corpi, uffici e stabilimenti militari : ·• l 0 A provvedersi, per le lettere d'ufficio, di carta di proto'Collo della misura prescritta, il peso della quale non ol~repassi, per ·ciascur1 foglio, i lO , ~rammi, acciocchè, chiusa nella busta, si mantenga nei limiti della tassa pòst\lle èli IJ. O, 20 fissata per le lettere che non eccedono i 15 grammi. 2° A fare acquist~, ai più mQd~ci" pre~zi, t·so già non ne sono provvisti, del numero. di bilancie indicate a ciascun di essi nell'annessa tabella. I distaccamenti éd uffici, che non sono ·compresi nella tabella oradettà, e che sarann'o sprovvisti di bilancia, potranno; peì.· determinàre l'à:Jfrancazione della loro corrispondenza, rivolgersi a -quelle autorità ed uffici · militari che ne fossero provvisti nelle località in cuqrovansi, ed in-caso diverso ai rispettivi uffici postali. I co;·pi ed istituti ascriveranno la spesa per le bilancia a carico della massa generale uomirii :- I comandi e gli uffici invece, prima di procedere all'acquisto de~ detti oggetti, trasmetteranno per la sua app,rov;~zion~! al :Mini&tero (PJ re.zkme gen o~~le dei servizi ammi nistrativ~) la. not~ della ~pe~ pçcprrente, per il r imborso della qu al~ V8l'l'à yoi provvisto a·al Ministero stesso. N. B . - l per ògni Direzione ili Sanita ) ( ~- · 1'' per 'ogni Su<leilr'sàle · (Circola1·e N. 132, 7 ot!oÒ1·e 187'4 - pa,q. 299). Giornale di Medie. milit. -tiJ74.

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Schiarimenti circa il diritto di capitalizzare le pensioni di riassoldamento con premio. A. scanso d'equivoci, questo ~1ioistero stima opportuno di a>ve•'tire che il limite ,di t)tl• anno, çli cu~ al t.erzo . capoverso dell'articolo 15 della Legge 14 g iugno 1874, pel' chiedere la capitalizr.azione delle pensioni vitalizie di riassoJdarnento con pt•emio. è concessb sbltantb à col0ro Clie 'all'atto delia pròb:Hl)gnzioi~e dell:t legge stessa erano già in god imento della -pensione; mentre per coloro che, cessan9o dal servizio1 entrano in diritto della pensione la dichiarazione di riminciare alla pensione medesima per averne invece il capitalo in rendita insct·itta, non può essere ~atta che all'atto di ottenere il congedo assoluto, o non più tardi. Epperò i corpi, uell'ottemperaee al dispost o con la J:'{ota N. 204, del lO novembro 187! (p~g. 969, Giornale lvfilitat·e), devor.o, con gli elenchi dei riassoldati provv.isti di congedo assolut.o, l['asmcti.ere alla Cassa militare lo dichiarazioni di c.oloro fra essi che alla. pe.nsione vit4lizia preferiscono il capitale in rendita del consolidato. (D~·re:ct'one generale leve e bassa (m·::a - Cù·c. N. 133 9 ottob1·e 1874; - pag . 30~).

Raggiustamento delle giubbe di panno.

n Ministel'O determina che allo giubbe di panno ora in àistJ·ibuzione o ·in magazzino sieno recat e senza ind ugio le segl1enti modificazioni per conformarle n quejle di cui l'Atto N. 198. a), A tutte ~ e "giul)be i~distintamente saranno tolt~ i bottoni sui 'fianchi, chiusi gli occhielli e ricucit~ le aperture Aaterali; (Direzt'one g,enerq,lé dçt' sen;i:;,i ttrmnùt. - Cù·c. N. 1.95 10 ottob1·c 1874- pag. 307).

Altre norme pel concorso alla nomina di sotto-farmacista aggiunto. la aÌnpliazio~e del manife,~to in' datn 8 settembre ulti:no, rel ativo al concorso per la nomina di sotto-farmacista aggìunto nel personale farmaceutico militare, ha c1ucsto Ministero determinato\

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763 che ol tre gl'individui esentaLi dalla leva possano a1tres·L esservi ammessi quei militari di bassa forza che appartengono alla 2a cat egoria o che appnrlenonclo alla P. si trovino in coqgedo illimitato. In conseguenza di ciò stabilisce : l 0 Il tempo utile ulla presentazione delle domande è prorogato sino al 16 prossimo venturo novembre. 2° Gl ~ esami a~·ranno luogo il 2 successivo dicembre in Napoli, il 9 in Roma, il lG in Verona od il 23 in Torino. 3° 1\on è piu d'uopo presentare fra i documenti il certifi.cato dell'esito a\'ulo nella leva.

{Dh·c::ione genc,·ale dei servi::i ammi1~. - Ci1·c. N. 1.16 12 ottobr·e 1874, pag. 307).

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764

B UL LETT11WO OFF I CI .<\.LE

Con Determinazioni .Mini.storiali del 12 ottobre 187 4.

PRETTf Carlo, capitano medico, 16° fantel'ia. Trasferta alla Direzione di Sanità militare di Fi•·enze. BONIT O Giosuè, tenente medico, richiamato dall'aspettativa. Destinato •·eggimento fan teria. al

5oo

Con R. Dec1·eti del 22 ottobre 1.87 4.

COLOMBJ!\1 cav. Flaminio, maggiore medico, Direzione di Sanità di Perugia. Promoar~o tenente- colonnello medico e destinato alla Di· rezi o.;~e di Sanità di Torino. MORZO NE cav. FI'Emcesco, capitano medico, 61 ò fanteria. Promosso. maggiore medico e destinato alln Dir ezione di Sanità di Cbieti. Tenenti Medici promossi Capitani Medici : DE MARTTNO Luigi, 12° cavalleria. De.;;tinato 50° fanteria. LO.MBARDl Cliuseppe, .26° fan teria. Id. 61° id. VERDUZTO Vi n:::enzo, 78° i d, Id. 69° id. 70 id. PERONACCI Rosario, 6° bersagl. Td. GUASCO Carlo, Direzione di Sanità di Alessandl'ia l d. 67° id. 30 id. SECCO Ambrogio, 33° fanteria. Id. AMANTE Orazio, 31° id. Id. 58° id. FOGGETTA Giuseppe, 11° id. Id. id. 40° P ANARA Panfilo, 4° be•·sagl. Continuando stesso t•eggimento. TffURIS Luigi, 61° fanteria . Destinato 6° fante•·ia. MERLI Luigi, 50 id. Id. 49° id. 1 DI FEDE Raffaele, 70° Continuando stelisO reggimento. i~.


765 Medici Chirurghi civili nominati Sottotenenti Medici : Destinato Direz. di Sanità di Bologna. ATZENI Giuseppe. id. di id. Id. ROSSI Giovanni. id. id. di Id. MASSA Giuseppe. di Firenze. id. Id. SFORZA Claudio. di Verona. id. Id. LACE Pie!t·o. di Bologna. id. Id. ORRU' Raffaele. di Verona. id. l d. BUSSONE-CHIATTONE Ant.0 di Bologna. Id. id. CARBONI Raimondo. id. di id. Id. NEVTANI Pio. di Fil·enze. id. Id. COZI Gaetano. di Vet·ona. Id. id. CAVAZ ZONA Giuseppe. di Bologna. id. Id. BOBBIO Eugenio. di Verona. id. Id. }fflCHIELI Luigi. . di Fi t•onze. id. lù. NATALI Salvatore. di Napoli. id. Id. CERl\IELLT Cort·ado. id. di id. Id. FRUSCELLA Giovanni. jd. di. id. Id. ROSSI Francesco. di Verona. Td. id. MARTINAZZI Ludovico. di Firen;~;e. id. Id. SERBOLJSCA Angolo. di Bologna. id. Id. BOGLIACCINI Costanzo. di Vet·ona. id. Id. TEMPO Luigi. di F'irenze. id. Id. ZUNINI Giovanni. di id. id. lù. FEDERICT Domenico. di Bologna. id. Id. MORINO Domenico. di Verona. id. Id. ROSSI Augusto. di id. id. Id. GARRONE Giuseppe. di Fh·en ze. Id. Td. GALLONE Ettore. di Ve1·ooa. id. Id. BASSETTI Antonio. di Bologna. id. Id. PECETTO Gio\'anoi. di id. id. Id. PASQUALI Vittorio. di ~apoli. id. Id. MALERBA Pasquale. di id. id. Id. DE FURIA Ettore. di Firenze. id. Id. BTANCRI Mariano. di Verona. id. Id. STRAOLINO AugustO. di Napoli. id. Id. FRESA Aristodemo. id. ' id. di lcl. CAPORASO Luigi. di id. id. Id. NATALE Ft'I\DCOSCO. id. di id. Id. FEZZA Gennaro. id. di id. Id. RESTA Giuseppe. di Fit••nze. id. Td. GA VASCI Pietço.


'166 PISGOPO Edoa1·do. TINTO Luigi. PESADOfU Egidio.

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De>tinato Direz: di Sanità di Napoli. l d. id! di id. jd. Id. d.i . Ver<,>n\1..

Farmacisti promosf;i Farmacisti principali continuando uella loro attualG posizione .:

FJSSORB G.iovanni. .BOLDRINl cav. Ale~~andt·o. BOGCHWL/\. Luigi. ODERDA Felice. HERMl11TE Gustavo. CARE,ERI Attilio. GUIOA• Miç_hele.

Direzione di Sanità di ;\Ie!J$an'd:nia. Id. di• Chieti . Id. . di Messina. · ld. di Ale;;sandl'ia. Id. q'i Paler..J'no. Id. di Bo~ognu.. Id. rll SgJermo.

Sotto-Farmacisti promossi Farmacisti <:onÌÌnuando nella loro attuale posizione:

S'fANZIANO Giuseppe. GIBELLI Fet·dinandp.. RIALDI Raffaele. SOLIMENE Luigi. SANTELLl Antonio. BEVILACQUA Giosuè.' CALI Francesco. ..• GATTA Sal~•atore. BERSANI-DOSSENA Domenico. GATTI Giuseppè. CASSINELLI Paolo. P.AR:INI C:at~lo. SBJSA. Lu'igi. SCTAR:AFFIA Agostino. P ARiLATI Giovanni.

'!

Direzione di Sanita di Bologna. Gorpo Invalidi Veterani. ' Dil·ezione di Sanità. di Messina. Id. di 'Messina. Id. di Padova. Id. . di ftoma. Id. di ·'l'ol'inò. Id. di S.alerno. Id. di Palermo. Farmacia Centrale milihlre. .Direzione di S·;mità ·~i P'adova.· Id. di Chiéti. Id. di PadMà.. Reclusorio di Gaetit.. Direzione di Sanità di Bari.'

Sotto-Fat·macisti Aggiuh ti pro~oss! Sotto-Farmacisti' l

continuando nella loro attuale posizioue.:

DEL GIUDICE Flaminio. FACEN Au~·elio. CLERICI Saivatore. P ORCELLATI Vincen1io. BENVENUTb Carlo.

Dir·ezione di Sanità: ùl Salemo~ Id. di F irlmze. Id. di Palermo. Id. di Boldgna. Id. di N.i'poli .

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i01 C<m lJetermina::ioni ltfinistet·iali del 26 ottob1·e 1874.

MAJOLA Leone soUo-farmacista, Direzione di Sllnità di Bari. 'frasferto pr·e;;so la Direzione di Sanità di Vet·ona. P.\TRUì'\0 Vincenzo, tenente medi co, 50° fanteria. TrasfCI·to al 29°·reggimento fanteria. OIWÌLE cav. Gio. Battista, maggiot'6 medico, Dir·ezione di Sanità di Torino. T t•asferto presso la Direl,ione di Sanità di Pet·ugia. ZANETTI Giuseppe, capitano mi!dico, 5° fantel'ia. Tt·asferto id. di Perugia. CfAP PEl Carlo, id., 70° fantel'ia. 'frasfet·to id. di Salemo. CANTELLI Adeodato, id., 6° fanteda. Tra~ferto id. di' Roma. BALLE RINI Silvio, id., 40° fan teria. Trasfet.·to id. di Firen7.o. )lARETTI Giovanni Antonio,. id., 67° fanteria. T!'asferto id. di P et•ugia. ROLANDO Gt·egorio, id .. 58° fantel'ia. 'rrasf~rto id. di Torino. SEGRR !sacco, id., Distt·etto ~i ì\facet·ata. Trasfel'to id. di Alessandria. ORUDELI G.iulio, 69° fantel'ia. Trasfel'to al Distretto militare di Ml.\cerata. R.UGGIO Diego, id., 7° fantet•ia. Trasferta presso la Direzione di Sanità di Palermo. MEREU Luigi, id., ,1° )lersagliel'i. 'l'rasferto al 16° fan teria. MOSSA Cado, tenente medico, Dit·ezion~ di Sanità di Mes~iria. Tt·asfe1•to al 70° fanteria. VITA Pietr·o, id., 42° fanteria. 'l'rasferto al 40° fante1·iu. ROSAN!GO Alberto, sotto- tenente medico, Dil·ezioue d\ Sanità di Torino.· Tmsferto al 61° fanteria. ZINGALES Ahtonino, id., id'. di P alet·mo. T•·asferto al 31° fantfwia. STILO Pietro, id., id. di. Firenze. 'frasferto al 33° fanteria.

Con R . Decreto dal 29 ottobre 1874. RI.VA:TO Lucidio, tenente medico in aspettativa. Richiamato in effettivo set·vizio. Defunti.

cgcCARINl cav. Gaetano, capitano medico negli ufficiali di riset·va. Morto it1 Lugo 1'8 luglio 1874. QUAGLIOTTI cav. Aniceto, capit;mo medico, 52° fanteria. Morto in :\apoli il IO ottobt·e 1874.

Il Di1·cttore Il R edattot·e e Ge1·ente

Colonnello Medico Dott. Cav. PAOLO MANAYRA. 'l'enente Colonnello Medico Dott. BAROFFIO Cav. FELICE.


768

NOTA L a Direzione e la Redazione del Giornale di Medicina e Farmacia ll1ilila'r e viene trasferita al lo Gennajo 1875 a Roma presso il Comitato di Sanità Militare. · 'l'ut.ti gli Ufficiali Medici ed i F armacisti militari _ che vorraono inviare Memorie originàli sono pregati trasmetterle alla suddetta R edazione a R01lia. I Giornali di cambio saranno pure inviati dal l o Genn aio alla direzione : Comitato di Sanità Militar·eJ R oMA. IL DIRUTTORE

çotonnello Medico CAv. MANAYRA.


ANNO XXII- Firimze, Novembre-Dicembre 1874- N. H-12.

JlEitiORI "- ORIGiiWALE

DIREZIONE DI SANITÀ MILITA RE DI BOLOGNA

RELAZIONE SANITARIA ANNUALE

BologPa, l ~ febbraio 1874.

Nell'anno 1873 furono curati negli spedali di questa mvisione territoriale di Bologna 8965iindividui, e cioè ne entrarono 8618, ne uscirono 8631 compresi i morti, rimanendone al 1° gennaio 1874 N° 334. Questi curati consumarono giornate di permanenza 17~,370, gli usciti invece giornate 176,509, cioè in media per, ognuno degli usciti giornate 20. Il numero massimo si ebbe il 14 agosto in N° di 663~ eq il minimo si ebbe il 9 dicembre in N° di 315. La mortalità calcolata sopra i curati !di ambedue gli spe~ daÌi, compresi 5 morti accidentali e procurate e due guardie di P ubblica Sicurezza, fu di N° 93, i riformati sommanù a 511, quelli che ottennero licenze di convalescenza di oltre tre mesi 24, quelli che feuirono una licenza di tre mesi o meno 470. Quindi considerata la mortalità in genere ed in complesso fu dell' l, 03 ·per Ofo. Dovendosi poi riguardare come un deficit. reale per l'esercito anche i riformati dei soli soldati, addizionando questi alla mortalità si sono perduti io detti spedali, N° 395 ricoverati. cioè il 4, 40 per Ofo. Del resto nell'anno 1873 in genere riusçirono miti le varie mediche costituzioni dominanti. Gi01-nale di Medie. milit. 1874.

51


770

Nella ~tagione invernale a:vemmo in prevalenza le ~ogosi toraciche, talchè nell'anno raggiunsero la cifra di l l l le polmoniti, di 641 le laringo-bronchiti e di 145 le pleuriti con una mortalità, nella forma la più grave di queste infiammazioni le · polmoniti, in N° di 9 cioè l' 8, 90 Ofo. Nella primavera dominarono di preferenza le effimere, i catarri gastrici, i reumatismi in genere e le malattie eruttive resipola e morbillo. Di questa ultima affezione cutanea, solita alle ':olte ad infierire nelle truppe, si curarono N° 136 individui con una mortalità. di 5, cioè il 3, 80 Ofo. Nella stagione estiva oltr.e alle stesse infermità, accennar ono Ul} predominio più spiegato le febbri tifoidee (Ileotifo), che in qualche modo osservammo in tutto l'anno in N° di 52 con 4 decessi, cioè 7, 60 %, in prova che si debbono questi , gr·avi morbi ripetere a condizioni speciali al paziente anzichè a costituzione tifosa. Nell'autunno invece si notava un aumento nel numero delle febbri periodiche che più o meno si debbono curare in tutto l'anno nei nostri soldati, essendo la conseguenza delle fìsconie addominali e della cachessia palustre che riescono in loro di difficile guarigione, dovendo prestar servizio ove le febbri periodiche sono endemiclie (Bassa Romagna ed Agro Ferrarese). Si constatò ancora un numero maggiore nelle sinoche reumatiche e nei reumatismi. Della epidemia cholerica ehe infestò la provincia di P arma e Reggio i nostl·i soldati rimasero immuni. Invece nel 1873 nel reggimento di stanzi! in Ferrara il 10° cavalleria, nel reggimento di guarnigione a Ravenna 63° fanteria e nel 19° fanteria a Forlì, nel :::W' a Bologna prese· larghe proporzioni una speciale influenza epidemica contagiosa di oftalmia catarrale che in seguito divennero granulose. P er tale influenza di malattie oculari il numero dei soldati curati oftalmici giunse fino a 1466, sui quali avemmo 28 riformati per lesioni oculari più o meno gravi, e 7 per cecità completa dovuta ad oftalmia bellica reclamante pensione vitalizia. La chirurgia non presentò casi gravi de@ni di considera-


771

zione particolare, come nemmeno i venerei che ~,;urammo in W di 1286 e che consumarono 34,251 giornate, e quindi in media per ognuno giornate 26. La mortaHtà classata in due grandi categorie delle malattie lente, cioè di loro natura irrimediabile, e delle acute che rientrano nel dominio dell'arte salutare, presenta il calcolo seguente. Fra i 93 decessi, 32 appartengono alle malattie lente irrimediabili, 56 alle acute, e 5 sonO' accidentali e procurate (suicidio e sommersione). Nel mese di maggio si ebbe il m1mero maggiore di morti per malattie acute dovute a flogosi •toraciche ed addominali non che a febbri perniciose, dalla quale distinzione emerge il corollario, basato sulla cifra des unta dalla mortalità delle malattie acut'e, che le cure furol)o regolari, e che non si ebbe dominio di malattie mediche epidemiche compromettenti la esistenza. , Ma non si può accogliere questo giudizio come completo senza iu pari tempo considerat·e la qualità delle malattie che fui•ono ca~ione. eziandio delle 302 tiforme dei soldati, esclusi gl' inscritti. Perciò occorre che anche queste siano classate in tre grandi categorie e cioè si distinguono : l o Nelle riforme dovute a malattie di debolezza congenita di costituzione in No di 150. 2° Nelle riforme per malattie lente irrimediabili ·congenite .in No di 3. 3" Nelle riforme per malattie di loro natura acute ma diventate lente ed originate in modo acquisito in N° di 149. Soltanto la cifra di quest'ultima è equivalente a quelle della mortalità delle malattie acute rimediabili, e perciò fo1·ma con la stessa un totale di 205 individui che dà una pe1·dita di uomini prima sani , che avevano indubitatamente tutti i requisiti dell'attitudine al servizio del 2, 30 per % sopra i nostri soldati curati. Questa cifra appunto conferma, a quanto sembra allo scrivente, il corollario emesso di sopra di r egolarità di cure e di malattie comuni prevalenti. Invece la mortalità delle ma]attie lente irrimediabilr in N° di 32 con le riforme nei soldati delle 1'nalattie dovute a


772

l

debolezza congenita di costituzione organica in N° di 150 e con le altre dovute a malattie lente irrimediabili e congenite in N° di 3 formano una perdita di W 185 uomini. che sfuggirono affatto alle risorse dell'arte salutare dal' lato cura medicochirurgica, e che avrcLuero potuto o dovuto appartenere agli . scarti di leva se la perfezione fosse .la regola generale delle umane operazioni. Queste distinzioni fatte sulla mortalità e sulle riforme 'porrebbero in grado di rilevare se questa imperfezione nella scelta degli uomini ha ecceduto i confini del normale, ove si estendessero su larga scala non ad una sola Direzione di Sanità militare, e perciò diventa còmpito eccedente la competenza dello scrivente. Così essendo abbastanza ragguardevole la perdita delle riforme nei soldati per malattie acute acquisite in N° di 149, specialmente percbè è dipendente da un numero cospicuo d'infiammazioni degli organi del petto, si dovrebbe indagare se desse stiano in attinenza solo colla costituzione flogistica dominante o se l' igiene del vestiario, del vitto, del casermaggio non abbiano cooperato a tale effetto in modo soverchio, e ciò all'uopo di ritrovare responsi di utili applicazioni per togliere di me?.zo sì potente cagione ad originare effetti tanto perniciosi. Ma anche la completa ricerca di tali indagini essendo devoluta ad Autorità superiore, lo scrivente rititme aver esaurito il suo debito solo con questo semplice accenno di studio statistico. Il Tenente Colonnello Medico Direttore

CosTETTI.


773

Allegato .A.

SPECCHIO z'ndz'cante z'l movimen to degli Spedali di Bologna e Parma, diviso per mesi, nell'anno 1873. l.

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MESl

l

E3i3lenti al 1° Entrati del mese

Uscit i

~Iord

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Rimasti all' ultirao del mese

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Annotazioni

Gennaio

347

700

590

5

452

Febbraio

452

556

565

5

438

Marzo

438

766

666

9

529

Aprile

549

810

773

13

553

Ma,ggio.

553

783

771

16

549

Giugno.

549

894

844

ll

588

IJ

Luglio .

588

1302

1227

4

659

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Agosto.

659

796

938

ll

506

Settembre.

500

619

707

8

410

410

536

587

2

357

357

473

507

5

318

363

4

334

J Ottobre . Novembre . Dicembre .

ì

318

383

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8618

8538

93

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774 SPECIALITA delle malattie più 1·ilevanti, state cu,r ate durante l'anno. 1873.

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Cachessia Palustre . Febbri Perniciose Id.

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2 50 2 104 l 51

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3 1,038 1 1.622 5 1,324 35 13 10,923 2,183 20 2,714 2 3,763

Cbolera. Asiatico .

»

Laringo-Broncbite

13 628 641 623 5 136 131 5 ~ 136 4 141 145 124 l 2 109 III 100 9 838 2 23 25 lO 15 l> 75 930 1005 934 l> 71 ! 6,551 72 433 505 464 ;J> '41 24,859 313 28 28 28 l> l> l>

,

Mo t•billo. Pleurite. Polmonite

l

T isi polmonale

Oftalmici

Comudi. Granulosi

1 Emeralopi .

j

l

~ Bleno~·ragia

.

11 563

.

J Venerei.' t Sifilide' pr imitiva. l d.

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•......" •

Malattie Chirurgiche lente .

'

574 562 867 814 45 43

, 12 8,405

l> 53 24,617 37 830 2 1,129 l> 5 40 15 245 260 243 2 15 9,204

Operazioni di alt a Chirurgia, praticato nell'anno i 873 . . . N° 7 fra le quali un'amputazione di coscia sinistra nel soldato Prati a l 3° supet·iore.


ELENCO NUMERICO diviso per Corpi, degli indivz'dui usciti pe1· r ecarsi z'n Hcenza di Convalescen::a od in Congedo di Rimando nell'anno 1873.

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Reali Carabinieri 9° Reggime.nto .F anteria.

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J80 J90 330 34° 63° 64° 66° 33

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Scuola normale di Cavalleria Scuola di Fanteria e Cavalleria . . Scuola di Tiro . l 0 Reggimento Cavalleria

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Artiglieria 'l> Bersaglieri Consiglio di Leva . Co1·pi diversi . . l)

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37 41 33 22

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Brigata del Genio . . 6° Distretto Militare .

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778

. MORTALITÀ e RIFORME durante l'anno 1873.

MALA'fTIE

Numero Numoro

CBH

CAG!ONARO::-iO LA MORTE O LA RIFORMA.

dei Morti

Otite con cat·io della t•occa petrosa. Idt·otorace. Entet·o pet·itonite . Febbre pet·niciosa . Id. tifoidea. Meningite Morbillo susseguito da bronchite capillare Polmonite . . . . . . . . . . Sommersioue accidentale Tisi polmonale . , Miliare Vizio organico di cuor~ da Artr·ite. Flebite (Pioèmia) . Suicidio . . . . Apoplessia Cerebt·ale. Ascesso lento sintomatico . Atro~a gialla acuta de~ fegato Emptema . . . . . . . . Lariogo-Bt•onchite Pel'i-endo-Cat•dite. . . . . Resipola Jiemmonosa diffusa . Postumi di Pleuro-pneurnonite Cachessia palustre sct·ofolosa . Id. Epilessia. Tigna. Gracilità . Oftalmie . Malattie diverse . . Ascessi linfatici da Sct·ofola

l

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l

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7

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14

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Annotazioni

delle Riforme

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64 19 38 ?:1 li 21 10711)

9-2 19

ToTALE

Mortalità annuale . . . . Mortalità delle polmoniti.

.

l, 03 per% 8,09 per%

Pe~·dite (alte dall' Ese~·cito nell'anno 1873 . Per riforme . . . . . . . . . . . . . 3,36 pet· % Media della pllt'manenza dei venerei usciti giornate . . . . 26.


MALATTIE OllE CAGIONARONO

LA MO·RTE O LA RIFORM'A


778

--

Allegato B.

l

CATEGORIE DEI MORTI

'

INDICAZIONE DELLE MALATTIE

.

p Classe

2a Classe

CRE

l

CAGIONARONO LA MORTE

Mala\tie

lente

Malattie acute

irrimediabili

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Idrotorace .

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Entero-peritonite

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5

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5

Morbillo con bronchite capillare

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Polmonite

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Tisi polmonali

26

Otite con carie della rocca petrosa

Febbre pemiciosa Id.

tifoidea

Meningite

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.

l

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Miliare

,.

Vizio organico di cuore

2

Flebite-Piemia

•

Apoplessia cerebt·ale con focolai apoplettici

l

Ascesso lento sintomatico

l

" •

Atrofia gialla acuta del fegato.

•

l

Empiema

l

Laringo-bronchite

"l

Peri-endo- cardite

• •

Eresipela fiemmonosa .

• ToTALE

32

2

• l

3

l

56


779

CATEGORIE DEI RIFORMATI

lDICAZIONE DELLE MALATTIE

i a Classe

3" Classe

CII~

AGIONARONO LA ~ll~ORJ.IfA

Per debolezm

Per malo.ttie

co ngenita

leo t .;

di Co$lituzione

irrimedit~bili

64

1bercolosi polmonale

Per malattie di loro natura n.cut" ma fattesi Jcn,ti ed originate iu

modo acquisito

l>

" ,

67

~

l>

17

scrofolosa

37

l>

,cessi linfatici da scrofola

18

•

~Hessia

»

2

igna .

l>

izii organici del cuore.

18

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raeilità .

.

13

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katmìa bellica e postumi.

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stumi di pleuro pneumonite e laringo bronchite . achessia palustre.

Id.

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.

.

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"

1

28

comune e postumi

l>

· lattie delle articolazioni .

l>

12

l>

18

diverse.

TOTALE

150

3

149


'780

RIV.JST!l DI GIORrtìllLI

Sulla materia colorante del sangue (ematosina). Nota dei dottori PEQUELIN e JoLLY. In una antecedente memoria gli autori avevano stabilito :. l ° Che il ferro · trovasi nel globulo sanguigno allo stato di fosfato tribasico di protossido. 2° Che la ematosina non contiene ferro, come già era stato detto' da Chevreul; facendo osservare che la composizione di questa rhateria colorante varia, a seconda della natur.a del 'dissolvente usato per la sua estrazione, ma dichiarando nel tempo stesso che non è conosciuto alcun processo che permetta di ottener!a allo stato di purezza. La conclusione che la ematosina non contiene ferro era stat'a d~esunta dal fatto che facen~o macerare glo)?oli sanguigni nell'alcool ammoniaca:le e sottoponendoli ad una serie di· filtrazioni e di distillazioni ne resuJta Un!'\ ematosina impura che Va impoverendosi di principio ferruginoso ad ogni o'peraz'iorie, e non ne contiene più traccia dopo il quarto trattamento. 'Riprendertdo questa questione, gli autori hanno potuto ottenere il pigmento ematico •perfettame,nte pui·o e affatto sce'vro di ferro. Questa ema~osina presenta le proprietà segu~'nti : brucia senza lasciare ceneri, alla maniera delle sostanze resinose. È insolubile nell'acqua pura, si discjoglie in piccolissima proporzione nell'acqua ammoniacale, alla quale impartisce un colore giallo pallido. È alterata dalle soluzioni di potassa e di soda caustiche alle quali comunica una tinta bruna. È leggiermente solubile nell'alcool, e la soluzione è color d'ambra. I dissolventi della emat osina sono l'e,tere, il cloroformio, la benzina, il ..solfuro di carbonio. La 'lor.o soluzione dilùita è color d'ambra; concentrata è ro~sa. (Gazette Mécll'cale de PM·is, 31 ottobre 1874)


781

Nuove esperienze sulla azione fisiologica, tossica e terapeutica del clor ato di potassa, del dott. HAMBERT. In questo scritto destinato a completare quello pubblicato dal medesimo autor e nel 1854 sul medesimo soggetto, ei tratta specialmente della azione del clorato di potassa sulle sostanze albuminoidi e su l sangue, della sua azione fisiologica e tossica, quando si inietta nelle vene o quando si introduce ad alta dose nelle vie digestive o nel tessuto cellulare sottocutaneo. Le conclusioni di questa memor·ia sono le seguenti : Il clorato di potassa è un sale molto fisso che . non si lascia decomporre dalle deboli reazioni dell'organismo. Ai tessuti animali non abbandona, sia nei fènomeni vitali, sia nelle fermentazioni putride, niuna parte di ossigeno o di clot•o. La sua azione antisettica è analoga a quella del sale marino, del nitro ed altri sali stabili al pari di lui. Non esercita sugli umori, tranne che sul sangne, alc1;1na reazione visibile, e si mescola con loro senza esercitare azione chimica. Mescolato col sangue tratto dalla vena, gli comunica un colore r utilante che non è che passeggiero ed è questo sostituito da un colore bruno fuliginoso ; ha luogo la dissoluzione dei globuli rossi. Questa llzione che sembra fisica è analoga a quella dei carbonati alcalini. Introdotto nelle vie digestive o sotto pelle, il clorato è rapidamente assorbito ed è quasi immediatamente elimin,ato in na· tura per la via della maggior parte delle secrezioni, specialmente dell'urina, della saliva, del muco nasale o bronchiale, delle lagrime, del sudore, del latte ; è dubbioso se anche per le altre secrezioni. Nel suo passaggio per l'organismo, il clorato non è punto ridotto e non abbandona alcuna parte di ossigeno ai tessuti. l/analisi chimica fa ritrovAre nelle secrezioni 95 per 100 del sale ingerito. Iniettato nelle vene, a dose debole, il clorato determina la morte istantanea per la cessazione dei battiti del cuore. Se con particolar i precauzioni si può evitare la morte dell'animale in


782 esperimento, esso resta per lo meno in uno stato di grande depressioné. Le esp~r-ienze anterjori di O' Staughnessy secondo le quali, H clorato sareb~e capace di trasformare in arterioso il san-. gue venoso, aumentare lo forze, e risuscitare gli animali costituiti in istato di morte apparente dal gas solfidrico e dall'acido cianidro, il dott.- Hambert le dichiara illusorie. Introdotto ad alta dose nelle vie- digestive, il clot·ato di potassa può determinare la morte. Per l'uomo questa dose tossica può essere di 50 grammi. A dosi reft•atte, il pericolo è nullo, poiché il sale è mano a mano eliminato dalle secrezioni naturali. (Gazette méd. de Paris, 7 novembre 1874).

Sulla cura della sifilide costituzionale, del P1'0f. ZEISSL. Poiché vi ha tanta discrepanza di opinione sui vantaggi relativi dell' jodio e del mercul'io nel trattamento della sifilide costituzionale, mentre alcuni credono il trattamento aspettante con adatto regime l'unico richiesto, il dott. Zeissl crede importante studiare l'argomento in malati non sottoposti ancora ad alcuna cul'a antisifilitica. Lo che pet•ò è accompagnato da molte difficoltà sì negli ospedali che nella pratica privata. La cura met'curiale ha preso tanta radice nel pubblico e nei medici, che alla più piccola dimostrazione di vederne fare a meno cort•oremmo rischio di essere accusati come vaghi soltanto di novità, e di aggravare con pericolo la malattia, mentre avrebbe potuto essere prontamente arrestata. Quando ' i più ardenti antimet'Clli'ialisti debbono confessare che in molti casi non v' è sostanza che produca così rapido miglioramento nelle apparenze morbose come fa il mercurio nella sifilide, non è meraviglia che i r.n alati si stanchino del trattamento aspettante, quando forse per più settimane non ~i accorgono di alcun cambiamento nelle loro condizioni, e queste contr•astano con quelle d'alcuni loro amici che col mezzo di frizion i mercariali continuate per una quindicina di giorni si sono quasi affatto liberati dalla eruzione cutanea. Lo stesso contrasto è osservato negli ospedali, ove diversi chirurghi hanno· casi di sifilide sotto la loro cura. Malgrado queste difficoltà, il prof. Zeissl essendogli venuto


183 fatto per alcuni anni nel}a pratièa privata di trattare diversi rrialati senza mercurio, 'risolvette C1.i provar.e la cJ,lra aspettante ed i'otlièa in alcuni dei casi nel suo reparto kli ospedale. Speci~ fida fra '·questi' d'ue cas~, in cui 'fu seguìta la semplice aspetta- zione, ii 'regime e la dietà essendo stati diligentemente curati, e llattenzione dei malati aivagata con frizioni' di unguent o giallo o di ofio di fegato di merluzzo. Queste frizioni furon<J continunte per quarantacinq'ue giorni senza fare la più picc-o)~ impres~iorre sulla esi's tente eruzione pa·p ulare. A qtieste fu ' perciò sostitqito lp. jòduro di potassio alla dose dÌ venti grani al giorno, ma 'termin~· di una 's ettimana non es,sendosi m,anifestato alcun migliòrament:o, ··e i malati desiderando uscire dallç> speda)e, ·fu ricorso alle frizioni mercurìali. E queste portarono così rapido miglioramento che in circa dieci giorni poterono andarsene guariti. Trai3corsi ·dodici mesi, non ayeva .avuto lu9go ricàduta dì sorta. Questi e· similì casiJ convinsero· il prof. Zeissl che H trattaniente" aspettante nod era praticàbile nègli ospedali. Perciò si decise a sperimentare ' l'jodo, ·e. si,c()olile l'joduro era mo·ito caro, sospituì :la- tint ura di jodo prescrivendone mezza aramm'a in sei oncie di àcltua;da darne una cuèchiajatà da· tavola mattina e sera. Molte affezidilì della pelle e delle membrane mucose ed anche di altri tessuti coJtsecùtive-a:lla sifilide cedettero à questo trattamento nello spazib di. quattordici a quarantotto a cinquanta gio'fni. La forma pustulare· offrì maggiore resistenza·, avendo ,r ichiesto. miti dosi di decotto di Zjttmann. Nelle gravi iritl furon,o pure impiegate friziol)i mercuria\i unitameqte all'qso dell'atropina. I -varii tentativi fatti condussero ali& .conclp;sione che i preparati di jodo, con un regime adattato, disperdono le prime ll)aùifestazioni della sifìlidè o le attenuàuo- talmente che basta un piccolo numero di frizioni mercuriali a completare la cura, che, nòn seguendone ricaduta, può riguardarsi come definitiva. Un pr onto trattame'n'to mércuria'le allontanerà i sintomi iniziali piu rapidamente del~'j'odo·, ma i sintomi consecutivi cederanno prontamente all' jodo.' Le affezioni délla: membrana mucosa della bocca e· della· faringe cedono _molto più rapidamente all'jpdo che a~ mercprio, rich'iedendb ··al piu qualche volta leggere cauterizza' o~tinata .u~ll è dqnne zio ni. L'a sifìli~e è sempre sta~a trovata: più incinte, specialmente quando era stata contratta al tempo d·ella feeòndazione: e i sintomi consecutivi d'ordinario guariscoùo 'coi:n-

al

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784 pletamentate solo dopo che l'utero si è sgravato ,del, suo contenuto .. perciò . f'jodo deve sempr~ essere continuato dopo il P,arto, ~ in alc;mi • casi supplito con poche frizioni. Mer:ita essere, notato che l'l).cne jodica e la corizza sono jncomparabilmente ,,meno frequenti sotto l'uso della tint].lra di jodio Qhe, sotto quello dell' joduro di pota.ssio. . L'jodoforme è~di grande utilit! applif!ato localmente nelle ulcere si:filitiche torpide (~pecialmente nel bubbone indolente) affrettando la lorç> ci,c;1.trizzazione! qual'\dO ·questa non. fu compita o troppo a lungo ritardata sotto l'uso (!el nitrato d'arge,nto. Dato i.nternamente, in dos'e di due o tr~ grani. al giol'DO .(,ridotto, in ·pillole con estratto di genzian;t o di quassia) l' jodoforme è , pure molto utile nella nevralgia sifilitica. . I due nemici pil). p~ticolo.si çhe minacc~ano la cura dei siulitici sono nelle Spedale ,di Vienru'h lo scprbqto e la gangrena di ospedale. Contro · q u~sta gangren!J. \).On ~ molto. 1,1sat() U eauterio att uale, dq. c1,1i non si è trovato gran vantaggio e molto maggiore beJ!efizi? .si trae dal t.enere iL malato in un bagno permanente. Non solo con questo modo .di isolamento si im·pedisce la propagazione della malattia, ma dopo sei od otto giorni ,di ):>a,gno, .s i separanp ·le escare e sorgono le granulaziopi dj buona n.a tura. Jn molti casi il trasportare il ml;llato in ar.ia più pura fn seguito da notevole benefizio. (Wiene1· Med. Woch, e Med. 'l'i'f(tes dncl Gazette).

Il brd'muro di calcio ' nella. . ,cur~ dell~ pevralgia ·sifilitica, d'el dott. HAMMOND.

Questo medicamento è stato di recente raccomah.clato dal..dottor> Ha~moncl da, New York, che lo ha tr:ovato effica,ce a dissiparela nevr~lgia sifilitica là dove l' jod uro di potassio e il mercurio avevano completamente fallito. •La dose u<;ata fu da . quindici a venti gràni tre volte il giorno :· generalmente fa preparare una. soluzione di un oncia in quattro òncie di acqua e ne Ja prendere una cucchiajata da the la I))attina e a mezzog.iornq e. due cqcchiajate alla sera: 'In tre casi la cur~ riuscì in set~e a ve.nti giornit la salut~ ge'ter~l~ migliofl_lndo corrispondeJ;lt emente, e ·in· niun

"


785 caso il dolore ritornò. In due casi eravi nevralgia cervico-occipitalo aggravantesi nella notte, ed uno di questi malati aveva una ecc~ssiva sensibiliM. della pelle della nuca e del cuojo capelluto che riveste l'osso occipit ale ,e.Ja parte posteriore d'ambedue le ossa parietali, .che aumentava ·Co'il l'eserci·zio fisico o mentale od anche col muovere rapidamente la testa innanzi e indietro . 11 dottor Hammond ramm,enta altr~ due casi fortunati : uno di nevralgia dei ;ervi ulnare e radiale del lato sinistro in una donna infetta da sifilide tre anni prima, e l'altra di nevralgia della branca ottalmica del quinto pajo. I n tre altri casi il hromuro non r iuscì. Il dottqr :Henry,' editore d ell'A.mer~can ,jdurnal o{ S.vphi· log1·aphy, aggiunge una nota alla memoria del dottor Harnmond , in cui riferisce che da due anni ha ottenuto dall'uso del bromuro un resultato più che ordinario nel trattamento di più che cinquanta casi di nevralgia sifilitica inveterata, in cui l'joduro di potassio e l'oppio avevano fallito . Egli ha trovato però benefizio dal bromuro di chinina in combinazione col bromuro di potassio. (Americari Journal of Syphdog1·aphy e 'M.edical 1"'imes and Gazette).

Trasmissione ereditar ia dell'atrofia muscolare progressiva, del dott. EICHORST.

'Il d~'tt. ' Éichorst ha riferito la istor.ia di una donna dell'età di settanta ar\ni affetta ·ati 'atrofia muscolare progressiva, il cui bisavolo, av6 ~padre aveva:n'o soffert,o la medesima malattia. Essa aveva dieci fratelli e sorelle, di cui solo una sorella era stata attaccata, ma i fratelli erano tutti morti ad una età comparativamente giovane, lo · che può spiega1'e questa apparente eccezione alla · regola, secondo l~ quale l'atrofia muscolare progressiva ereditaria prende gen'e ralniente l! sesso roas'colino. D'i se'tte ' figli dell'a donna, tre maschi fra 1quattro ed' una femmina fra tre avevano ereditata la· malattia. Due dei suoi nipoti, un figlio di un :figlio ed uno di una figlia erano stati pure attàccatf, i genitori rimanendo incolumi; e di tré nipoti, figlie di una di lei sorella, due erano morte della stèssa malattia. I n quasi tutti quelli che ne avevano sofferto, l'affezione av'e a cominciato sul fìor e della vita, e i primi sintomi erano stati: ·iìivariabilmenth dèbolezza e assottigliamento Uei muGiomale di 'J;[edic. milit. 187 4 .

52


786 scoli delle gambe seguiti, nel maggior numero dei casi da atrofia di quelli delle inani. Lo svilupparsi della malattia nei muscoli delle gambe non sembra che fosse dovuto al loro eccessivo uso. (Be1·lin. Klin. Wochensc·r i{t - e Medz'cal 1'imes and Ga::ette, giugno '1874).

Sopra un caso di Piemia spontanea, del dott. 0GLE. Il dott. Ogle ha descritto un caso di piemia, di cui non si potè scu9prire la causa e che terminò con la trombosi delle vene di una gamba. Il malato della età di venti anni, garzone di scuderia, n011 av~ya, mai avuto sifilide nè gotta., nè reum~tismo, nè altra malattia o lesione di sorta. Quando entrò allo spedale aveva febbre con temperatura di 105° F.t (40, 5 C0 ) con dolore nella testa e nello addome. n giorno seguente la temperatura era salita a 105, ~o (41 C0 ). Nessun organo del torace e dell'addome 'presentava segni di malattia, e solo da quattro o cinque giorni lo individuo si sentiva male ed aveva lasciato di lavorare. Dopo pochi giorni che era allo spedale fu tro,·ata la uri'na albuminosa, mentre non lo era stata fino allora. Dapprima fu sospettato che potesse trattarsi eli una febbre continua, ma siccome i giorni passa\.·ano sen~a che comparil'se la diarrea, nè macchie sulla superficie cle1 corpo, e nello stesso tempo la temperatura si abbassava, cosicché in due giorni fu al di sotto della normale, questo concetto dove1,te essere al)bal)!:lonato. Circa dieci giorni dopo la su~ ammjssione si manifestò un dolore alla spalla destra con gonfiore ma non rossore; e quattro giorni più tardi il dolore seguìto da tumefazione ve~ne al carpo ; il che dette motivo al sospetto che potesse oss~rvi un el~ me.nto reumatico. Non vi era però in questo tempo nè aumento della traspirazi,one, nè odore acido della cute, nè le urine erano di colore carico. Due o tre giorni dopo si manifes,tò copioso sudore, ma non acido, ebbe un forte brivido di freddo, la temperatura si ,elevò a 105; ~o (41 C0 ). Allora il male prese un più deciso carattere. Indi appresso nel corso di tre settimane si ebbero cinque accessi di freddo e si manifestò la effusione nell'artieolazionè del pugno con forte dolore. Durante questo periodo il malato fu· ben sostenuto


con una dieta generosa e prese tre grani di chinina ogni quattt·o ore per lungo tempo; e il dotare ar.ticol;n·e fn mitigato con cataplasmi e appl i ca~ioni anodine. La temperatura fu molto fluttuante, raggiungendo talora i 106, 2o F . (41, 20 C0 ), tal' altra abbassandosi fìno a 96, 4° (35, 8o co). Il polso non era in diretto rapporlo con la temperatu•l'a.• La t emporatuva· non segùiva in alcun modo l'andamento che oi·dinariamente si osset•va nella febbt•e r eumatica o nella tifoidea. Il doloro e la tumefazione nell'articolazione della spalla si dissipò al manifestarsi di quella dell'articolazione del pugno. E questa andava d iminuen ~o~ quando, quattro settimane dOJ)O l'ammissione allo spedale;\ cominciò"a lamentarsi di un dolore nella parte superiore della coscia sinistra-e presso l'ar ticolazione; e il dolore c la t umefazione aumentarono talmente che tosto fu manifesto che un ascesso era •in vi'à di forma~ione. E siccome il d'olore .e ilr gonfiore crescevano sempre piu, e la fluttuazione era evidente si stava a:;pettando di do"rere ricort·ere da un momento all'altro alla operazione. Però in bt·eYe tempo il dolore · calmò, · li). tuinefa7.1io'ne decrebbe, ma·t utto l'arto sinistro, yompresa: la gamba, era man!fcstament:e più 'VÒhiminoso. n malato migliorò, e cominciò a girare per la stanza e peesto mostrò desiderio di tornarsene a casa. Di tanto i u tanto doveva frenare i suoi movimenti perché il dolore e la tumefazione anmcntavanc> stando in piedi o camminando. In complesso 'la ·'convalesce'nza procede senza i-n~onvenienti'. Non rimase che un ingrossamento generale di tt;tta la gamba c della coscia e un certo grado di rigidità nella r egione dci gr ossi vasi sotto il ligamento del puparzio, non che·'un lieve ir\grossamehto e un po' di aumentata sensibilità llellé parti vicine al carpo sinistro che impedivano il libero uso dell'articolazione. Il dott. Ogle si fermò specialmente sul fatto che il malato n<m avèva mai avuto alcuna le!'lione traumatica, non a veva- sofferto ne di qualdhe :>tlppul:'azion~; nè di flebite, nè di alcuna malattia (come la sifilide e la gotta) in alcun organo da cui avesse potuto avere origine la presente affezione. '(Medical Tùn'es and Gazette, g iugno 1874). l'


788

Le paralisi faoiali, 'l

tiez dott. O"Nnru~. l

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.Il òptt. Onimus plilmu;;iet> ,non _ha m;oltp ,·le seg.uC?nti .ossevvazloni sulle differ<}n ~'" ~~~e . presentano }eo,paralisj trau,mi;lltiche di origine .tra~unatica e .le par~lisi ·faciali c~ for,igore' dal lato dei fe-. no meni della! PP.Il.t.l!ttttibilità, elettr.Qìrmuscola:re. ,_ 1 •• " L,a ,differem::a . ~''€Jl\esta: fj eh e,, nel!~ 'paralisi traumatiehe; a ne h e: dopo pare.e chi. giorni i ,m,uscoH ,paralizzati rispondono. alla ,.elettrizzazione faradica., Nell,e paralisi ce- fr~r;.or;e, fiii·o d~i pr:imit gionni, e SpeSf:lO fìn_o·1dal terzo . gio~nQ; tt'py_asi J~t !l),erdita della wntrattilità ,p,e r -le co~r.e,11tL indotta .et nel t.en'lip'P . ste~so , la esagerazione de!la cont.rat~iJi.ta .. p.~p· le corr~nti · continiJe. ,, L:flu.tor~?, 1spiega qu~sta diffe,renza,.ool fatto , che. per .av.el,'e l'abolizio~le ,della COI'\tra,t~ilità faraqo-musflolarfl. e J',aumento delLa contrattqita. , gal1VanO-ll1UJi~Olçtre O,CCOÌ'I:e çbe, Vi ~ja alt~razi oné [çlei fìla,rneq.t~ nerv,<;>,s,i iqtra-rQ\lSCo;l ari.1 P~t·)e ,paralisLrffiHÌl:tli · a frigore, il t}'.eddo 't~~en,q9 ~ui fil~rp()qti, periferiQi,,Jè.; propabile che. i nervi intra-muscolaN. sieno a ttacqati sub,~tq e injm,ediata~.pente, méntre qu.ando la \esioue ,occupfl. .(lire,ttamente,•il .trenco , nervoso.. i filamen"ti ibt!;jl.;Xll UiJC<11~1ìi non S\)f\<il , ,a Herati eh~ COI;l~ecutivll-p:Jente e· per con'8.eg9-enz,a più; l~ntarnentet 1 , 1 ,.. , , ,;,1 L'auto~e ,fa o,sservare, che, malgrado h j}ercl,i.t a 1della .Ci\O.Q.trCJ,ttilità per le correnti, indott~ non vi. ~a nel;lc ,paralisi perif~riçhe: del facl-lJJ,e ~l cuna ilH.era;zi~lle di entit,a :d.ell'\ ;,Q,b p museql~fe , cq_III~· lo climo~tr~t anche, j)Ja~to d~l la yontr<~zioJ~e. ~9-}t ~,,cprr.~n ti cpn-· . tinue. ~ P!lre: cia?:<J~\l~!t!'J-,ne,, s~ .in ~qnsem.wn za . .di ,q1il,~Stl!- par"\4i§i abbifl 1'\Wi LpRgo, y~1a<,~trqfìa dei. mu$cPJi QeUa ;facpia. .I1·A:otto~'fl Opimus ha psse~vat,o ,l,!llfl- Nf.alisi ,d~J"nervo .faci~le , ~he ,,d,u'\'fl-Fa· d ~ sei. anni, \1ella quale le . P?I;!;~l(ti i(lflottç, non prov,qC!J:Y,ttn,o, la minima_cJIWfl-tione e; ~ellf!- _qu,ale, n.pn ?~tante,, le C\6/lltl'A~ioni e,rano, ancora distinte e for.ti, _çon; ly cort•.ent~ . c9ntìn~;~e. , . ,, : , Da qtJesti fatti si ..-.1e,duce che le .co,rrent.~, indotte non deterrni• l .~ ·~.)>l... . \ ,)1' ' nano la c0ntrartione diretta dei muscoli ed agiscono sempre indirettamente con lo intermezzo dei nervi intra-muscolati; !addove le COJ'renti continue hanno una azi.one debolissima sui nervi intra!..muscolari, ed una azione potente invece sulla contrazione idio-muscolare. f'•


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Dalle €)S{la'VÌ9I1Zl3 rfatte, ~ugli animali Vn!pi11.n· è g'iunto ~recente­ mente ad opposti resultati, poicM .Pa vedu.to qqa~i semp.re, operandq q~lle seZI~9Q.~ ,_ne~yos~.. la cqp.tr,attilità: .. cess!).r~ per t utte e .d.ue te: specie 'di,ll9orrenti elj3.ttriphq, e qu~npo le correnti indotte .non agjxano,. più attrlt~ er.so la neUe, prp:ypcay,apo semprE;) le contrazioni s~·i mljscoli post; a nt.J.do. ,. · .• r. M;a q,ue~te esperienze nò.n , pos1;lono ·~ cpntraddi~e· per· niente iti 1 fatti ·clinici che sono .incont.e stapm_, R~rò è da. esservaré :~ V> ·che a,nclìe nelle Ptl;.~.alisi per•iferj,c he dell'-uomot si .osserva.,per la magg~tJ r pa:rt€). del,, t~.mpo una. diminuzione ,della contt•attilità.-,per le correnii continue ,insifm~ El p,er le i.ndotte:.,..Fuori, eli queste pa'ralisi periferiche del nervo faciale, non è che in casi speciali e rélativamente rari che si osserva in modo preciso e persistente

ques~~ d}fterep~~ r:li COJ?.,t ~~~:ilttA , Peç l~ 1 ~?.Jt'~,ntL in9otte e ~er ie

continue. 2èr' Q~1a:nto a1la d1fferenza che Sl osserva.quando s1 mettono i .muscoli a rfu7db Isf ·p6ò 1 obfè'tta:re ~lflr l'itlterazione dei filamenti nervosi non si ,&ffettua per tutti gli elementi alla stessa epo~a~ è chQ Tlma:ngdnd a'naorà ·al'éu.ili•, nervi saili. in mezzo ad ,altri che ·SOn:O alterati; ' ma eli •più• l'azione ·4JeÙè correnti hid'Otte agi,sce " allora( uni'c arnente come irfritp,n te ' loéale,;e non .come correntè·,elettliical Gosì-1 le !contrazioni in questi· casi •sono incomplete e limitato ai , punti di.· applicazione. ,,, :Ma perché, si domanda, vi sono 'delle paralisi J}ePifericb:e in cui' •la per.dita rdeUa c'on.Utattilità '·esiste' pen"'l'.una ' e J 1'-&Jf.ra s pecie ((].j correntè,.omÈm~re in àlt:tri ' la pe11dita tle:Ha' COltbl•a-ttiJitàJn'On. ha lu.ogo cl).e per le correnti dirette~ In que;:;ti ultimi' casi non solq 1-a è'or'renti cò'n\inpe . determinano -l a contrazion·e dei ·nrusqoli paralizzati, ma pel" pro;voeàre q,ueste contraz.i~:>n~ J1a nno . bisogno di t1na corrente meno· forte .•. ch,e per fare co'ri.trarre i muscoli omologhi sani. ., ·• ' Le 'P'aA~alisi periferi~lie 'del nervo f.ahiale•'non sono infatti unicamente caratterizzate dalla perdita ·cl·e lh·corrtratiilitdt. fara'dq-r:nuscplare ma an%itutto dall'aumento della ecc'i:tabilità con re cotr.enti continue, TJmt coqrente (\i trle· o •.quattro el'er:nenti basta a far contra,rre un muscolo paralizzato, 1neritre e· necèSsaria 1una cornente di" d!odici a quindici elementi per far contramt l6 stesso muscol·o , allo statl!>,,sano n· ·' Allo stato -·Mr.ro,a;le.ule c0rrei).ti cohtinue detevmina:n'o di:fficil~ roentè la contrazione diretta del muscolo; e le cont~azio nt si.l'fanno


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più facilmente agendo sul tronco ner\'Oso. Nel caso di paralisi ba luogo precisamente l'inverso. In certi casi lievi di paralisi faciale, ovvero al suo cominciare e al momento della guarigione le correnti indotte inducono cont razione, ed è spesso difficile avoi't' una idoa precisa della diminuzione di questa contrattilità; m1t sempre per quanto la paralisi sia leggiera ed n qualunque epoca della malattia si faccia l'esame, si ha esagerazione de!la eccitabilitA pe!' le corr·enti continuo. Si ha dunque in questi fenomeni un mezzo cct·to per distinguere facilmente le paralisi cenLrali o lo paralisi pot'ifcriohe. ( Ga::ettc méd~'cale de Pans1 2 novembt•o 1874).

Dello stato della pupilla durante l'anestesia prodotta dal cloroformio. Nel l!"boratorio del prof. V ulpian, il dott. Budin, n~sistito dal collega Qoyno ed alla presenza dei dottori Oarville o Ohouppo, institu·r alcuni esperimenti sugli animali, allo· scopo di chiarire l'argomento enunciato per poterna ritrarre delle applicazioni pratiche. Quale risultato di queste esperienze, riportiamo le seguenti 11 conclusioni : · l 0 Nella anestesia chiru rgica prodotta dal cloroformio si osserva un rappovto costante fra lo stato della pupilla ed il peri odo della anestesia . 2° Durante il periodo di eccitamento la pupilla è clilatata. 3° Passato quel periodo, la pupilla si con trae; la sua atresia, molto manifesta è della dul'af.t\ di parecchi minuti, accompagna in generale la anestesia completn. 4° L a dilata::ione della pupilla, che 'sopravviene •dura nte la. opera~ione, addita in generale cho l'anestesia è meno pt·ofoncla, e che è prossimo il ritornfi della sensibilità. 5° Lo stato adunque della pupilla può servire di guida nella amministrazione do! cloroformio. 6° Nelle operazioni di luoga durata, se vuoJsi che l'ammalato sia completamente insensibile ed · immobile, fa d'uopo dirigere l'anest_esia in modo che le pupille rimangano costantemente contratto.


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7° Infine, i conati di -r;omito possono produrre la dilatazione delle pupille, togliere la insensibilità e favorire il risvogliaroento : essi annientano in parte gli effetti della anestesia . (Pt·ogrès mf!d., settembre 1874 e Ga::z. Med. Ital. P1•ov. Venete, N° 42, ottobre 1874).

Sopra un nuovo metodo di operare sulla laringe, del dott. HEYSELL. Tutti coloro che usano il laringoscopio sanno quanto ò difficile raggiungere un tumore cresciuto nella parte inferiore della laringe, il quale non sia sufficientemente mobile da portarsi sopra il livello delle corde vocali con la espirazione forzata. Il dottor Heysell è riuscito ad esportarli nella seguente manie1•a : Mentre sta osservando la laringe col mezzo dellaringoscopio, per cui usa o la luce del giorno o la elettrica, un ago molto elastico è passato attraverso la pelle o la membrana crico- tiroiòca nella laringe precisamente sulla linea mediana e al di sotto immediatamente della cartilagine tiroide. Allora si fa che l'ago tt•apassi il tumore, c deprimendolo all'esterno, il tumore viene spinto nel ventricolo della laringe. Non succede emorragia, e il solo dolore sentito è quello durante la puntura della pelle, nè mai ò seguì to alcun danno locale neppure dopo le frequentemente ripetute operazioni. Se vuolsi cauteriz?.are o remuovet•o il tumore, al malato stesso si fa tenere lo specchio o meglio l'ago. Ed in questa. guisa il dott. IIeysell fino dal passato novembre potè esportare due fibromi dalla parte inferiore della cavità laringea. Da qnPl tempo ha sempre con questo ago operato tumori che non potrebbero convenientemente essere attaccati attraverso la bocca, e a tal uopo adoprò l'ago usato da Schwartz per la par•acentesi del timpano; se non che anche questo deve essere lcggiet•mente scaldato prima cl'usarlo per reoderlo più pieghevole. In un caso in cui le corde vocali erano aderenti r eciprocamente nei due terzi anteriori a cagione di un taglio alla gola per tentato suicidio, onde era derivato grandissimo affanno al minimo esercizio, fu passato uno stretto tenotoroo largo mezzo centimetro attraverso la cicatrice nella laringe. E quando la punta apparve dietro l'aderenza


792 t :.-iangolarc, fu fortemente depresso il manico, e tirando il coltello in .basso, le corde furono divise quasi :fino alla loro origine. Nello st<~sso modo potrebbero anche essere praticate iniezioni nei tumori laringei usando una siringa a punta aghiforme. Nei vecchi è forse impossibile perforare la cartilagine tiroide, per l'avv ell uta calcificazione. (Centr alblatt fu,· CMru1·gie, agosto e 1lfedical Times and Gazette, ottobre 1874).

Sui resultati patologici della trasformazione pectosa dei tessuti colloidi. Lettu1·a del p1·o{ BE~IA:IrtNo RtcrrARnsoN.

' Sotto il nome .di « trasfol'!Uaz,ione pectosa » che .orrt per )a prima volta v iene introdotto nel linguaggio patologico, v.oglio comprendere i n modo generico . una serie di fenomeni morbosi a primo aspetto di caratter e molto d,ifferen1ie, _ma subordinati tutt.i acl un unico .processo che inte1·viena sotto diverse condizioni _per la medesima causa. 1 Questa parola fu usata originariamente da Graham. per indicare il condensamento di tutte le sostar:tze colloidi o gelatiniformi. Sotto .un certo riguar~lo av\ebbe )o stesso sig nificato dei nostì'~ antichi vocaboli « aggluti namento, preci pitazione, coagulazione, rigidità cadaverica. '» Essa è porò molto più comprensiva. Si !lPplica anche ai cambiamenti che han no luogo non solo nelle sostanze colloidi flui de ma anche nelle soli,de e semisolide, per cui queste perclono la loro limpidezza, di.vengono dense cd opache. Una membrana solida translucida come la cassula della lente può subire questo cambiamento, come può pure subirlo la lente cristalljna stessa ch e è samjfluicla, e così l'albumina e ~a ftb:rina del sang ue. Quando io stava iutraprendcndo le mie ricerche sulla sintesi della cateratta . pubblicate or sono alcuni anni nel giornale eH Br own Sequard, ebbi il p iac~re di t'are \lna dimostrazione dj q\1~­ ste ricerche ltl prof. Graham. I n questa occasione appresi dallo scuopritore stesso meglio che dai suoi SCI'itti l'intero significato che egli attribuiva a questa parola. Ei l'applicava ad ogn~ cambiam~nto nella sQstan~a cqlloid~ , pçl quale questa passa dallo


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stato attivo in cui si trova ad uno ·dì maggior condensazione e meno attivo. Questo cambiamento non offre necessariamente la icl,ea immediata di modi:ficazione del :volume o del peso, benché ciò possa essere, ma indica sempre una modificazione molecolare immediata, da cui sono trasformate le proprietà fisiche della sostanza colloide siachè tre visi questa isolata o. i.n combinazione, in massa, come la lente, o stratiticata, come una membrana sierosa. " Una semplice illustrazione o due chiarira nno. meglio il soggetto. Quando si fa bollire un uovo, l'albuma occupa nel guscio lo stesso spazio• ed ha lo stesr;:o .peso tanto prima che dopo ì'operazìone, Ma però lo stato fisico dell'albume è cambiato, esso è divenuto pectoso. La sottile membrana, che circonda l'albume, ha pure subito cambiamenti nelle proprietà fisi che, è divenuta opaca e dura, è divenuta pectosa. Se prendiamo il globo oculare, tolto da un animale subito. dopo la .morte:) _e lo ~ottoponiamo a un moderato calOt'e, la trasfoumazione pectosa scorgesi in serie progressiva attraverso i tessuti. La cornea è vetrosa, appannata, aggrinzata, l'umore 'acqueo cede dei fiocchi pe·ctoidi, la lente cristallina diviene bianca, opaca;densa, e la membrana ialoide del vitreo sì fa pure bianca' ed opaca. Tutte queste parti hanno subito la trasformazione pectosa della materia colloide. La ,parola co~loide. - ~a struttura colloide nel corpo animale appartiene necessariamente alla materia vivente. Il sang ue durante la vita non è una semplice miscela d'acqua e dì materiali che vi scorrono, ma un v~ro liquido colloide in istato attivo. Sono in esso la :fibrina, l'albumina sostanze colloidi, che hanno f unziopi attive, ed; una terza che si separa dal sangue come una pellicola di caseina, quando questo liquido è evaporato. Quivi si agitano pure i corpuscoli semicolloìdi, un misto probabilmente di sostanza cristalloide e colloide. r Fuori del sangue, è sparsa in tutto il corpo una serie infinita di materiali coltoidi: tale il grande in:voglio con nettivo ed aponeuretico ; le membrane che invilupiJano t utte le parti organiche, le lenti cristalline1 le cartilagini, i muscoli, i tendini, la materia organica, dello scheletro, la pelle e le membrane muccose. Nei liquidi separati dalle glandule, a cui può darsi il nome di secrezil)ne, tro\'asi anche la materia colloide. In talune secre-


794 zioni ve ne ha una quant ità piccolissima, in altre, come il latte, una molto grande. In questi casi la saparazione del colloide e la sua manifestazione nel liquido separato si fa per un processo di cui non abbiamo per ora che poca conoscenza. · Finalmente nella: materia nervea tl'ovasi un tl:uido colloide che dopo molti sforzi, sono riuscito finalmente ad ·isolare nel suo stato attivo, V'1.le a dire prima di diventare pectoso. P er quanto io sappia, non era mai stato estratto un tal fluido dalla materia nervosa. Mi fermo perciò un po~ a parlare di esso. In a~cuni esperimenti che eseguii nel 1867 sugli effetti dello e:;trerno freddo sulla funzione nervosa osservai che il cervello di un animale pote·va essere congelato senza altra conseguenza, qunnclo l'azione non fosse portata troppo in basso verso la midolla, di sospendere la funzione cerebrale e cagionare profondo narcotismo. Negli uccelli questo resultato era particolarmente sorprendente. Qualche volta gli uccelli resi così profondamente comatosi, si facevano dormi-re fìno alla morte, e il cervello era tolto da· qtìesto stato di congelazione, o se vuolsi così dire .<Jlaciale) e ' si lascia'Va disgelare. Nel processo dèl disgelamento mi accorsi che la materia cerebrale passava dallo stato di durezza dovuto al fredd o ad uno più molle e quasi potrei dire fiuido, e da questo di nuovo ad uno stato compatto, come quello in cui trovasi ordinariamente il tessuto nervoso nei reperti cadaverici. Questa stessa serie di fenomeni transitori aveva osservati nel processo eli congelamento e disgelamento del sangne. Se il sang ue; è sottoposto al congelamento al momento di uscire dai vasi, può poi digbiacciandosi tornare fluido; e dopo lo stadio eli fluidità passar~ in quello di semisolidità che dicesi coagulazione o in altri termini divenire pectoso. È lo stesso ordine di fenomeni nei due casi, con la differenza che nella materia cerebrale lo stadio di transizione mi sembrava moltv più breve che · nel sangue. Era· infatti così transitorio che io non poteva ottenere alcunà quantità di fluido 'da: esaminarsi isòlatamente. Con un altro procedimento sono però venuto a capo di studiare l'argomento in miglior maniera. Immediatamente dopo essere stata uccisa una pecora, le feci aprire il cranio con un colpo netto, per tirare fuori il cervello dalla sua cavità. e collocarlo in un vaso contenente acqua ~mml)niacale . L'ammoniaca sospende la trasform.artione pectosa, ~ 'se lo sperime'nto riesce ben'e , può


i95 esserne espresso un liquido che può dh·enire pectoso durante la osservazione. Per riescire in• questa dimostrazione; molti tentativi possono essere necessarii, · poiché il cervello può doventare immediatamenté pectoso per la vibraziene del colpo con cui si è aperto il cranio.

Natura e causa delle. trasformazione pectosa. - Dissi già elce per' trasformazione ·pect.osa. ·i ntenòesi l'addensamento c la separa:done delle sostanze e<•lloid"ì da uno stato di· soluzione . . Nei loidi che oi ' rigua.,·danq, la 'separazione,, ogni volta che ::~i .veri fica, ò sempre dal!'acqna, almeno per quanto sì conosde fillo ad ora. Quindi vediamo la materia colloide in due forme : quando ò allo stato solubile e attivo, come nello albume '; e quando è pcctosa e si separa dall'acqua, come è nel sangue aggruma'tò o nella formazione del caglio. Per amore di chiar eztJà parlerò dì qu'e sti duo stati, cioè dello stato acquoso e dello stato pectoso. Nello studiare questi due stati, la cosa che 'còlpìsce }ro'mediàtamente di più è la piccola IJ.uantità di sostanza collo~de vaievole a re'ndere· una massa di acqua semisolida. <' - La causa della trasformazione pcctosa è uno di quei problemi che affaticarono· magg'iormente i ·fisiologi. In ql1esto studio è sempre prevalso un e11rore fondamentale, quello cioè di considerare ogni cit·costanza in cui si verifica il fenomeno ·come causa •eH esso, Così' i :fisiologi greci, osservanrlo il fenomeno nella coagulazione del sangue supposero che fosse•effetto del rafl.Ìreddamento, opinione tenuta anche oggi dal volgo, ma già da lungo tempo rovesciata da He:wson, ··il• qu~\le provò che il freddo sòs11entle. rnYece il processo, mentre il calore lo accelera. Così HeW.Son veclendo che ta fibrina ' chiusa , in una vena o in un' a-rteria nello animale vivente non coagula, ne trasse la conclusione, che ln esposi)lione all'aria è la• causa del fenomeno. Così Lancisi vedendo che in un sacco aneurisrnatico la: fibrina si deposita stratificata a cagione del lento movime~to del liquido in questa cavità, fu 'condotto a pensare che il moto n:fanticne la fl uidità ed i( ripose ò • causa della sua precipitazione. Cosi John Hunter considerando la disposizione della fibrina a coagulare fuori dei vasi' o dentro ancora quando ·trattenuta vi senza moto, argomentò che la coagulazione è uno cieglì eifetti 'delllt vitalità del sangue, è una operazione vitale. Così Scudamore ·seguitando la ricerca originale

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di Bauer sullo svolgimento dell'acido carbonico dal sangue, pensò che questo svolgimento fosse causa del fenomeno pectoso. Così altri più r:ecenti fi~i.ologi osservando questo r esultato proclnrsì col mescolare la :fibrina ad altri liquidi, riguardarono questa mescolanza come causa del medesimo, non considerando .j] fatto che occorre lo stesso in altre circostanze, quando non ci è alcun mescolamepto. Finalmente, per non staocarvi con altri esempii, io .stesso, nei, mj~i pdmi esperimenti avendo Oi\lservato che l'ammoniaca aggiunta al sangue mantiene la flbrina allo stato liquido e che il sangue nell'att0 di congelar&\ lascia andare la ammonjaca, misi in rapporto questi .due fa tt i e quiudi venni àlla , conclusione che il separarsi della ammoniaca è !.a capsa natm•alo della tra.sfo1•mazione pectosa. Ma se ave:;;si ricordato il 'fatto .q).ll\le si verifica quando la caseina del latte od a ltre sostanze divengono pectose non sarei cot>so così preato a questa ipotesi, e(! avrei dett-o, èome dico ora, che sebbene ,l'amn;lOniacar in certa rn·oporziono abbia il potere .di sospendeJ'c il processo con la sua presenza, erl 'il colloide, quando è liberato dall'ammoniaca divenga pectoso, il fatto , utile in sé stesso a· conoscersi, non è la spiegazione del fenomeno. La trasformazione peetosa delle sostanze colloidi che sono capaçi di esistere in sol~t0(o ne hèll'Mqua di;p~nde .da ,un ,clistlH'bo fr·a l'acqua in cu i si sono ·distl'ibuite e la materia solida, ·di cni sono composte. n .colloide esiste di fatto, come già dissi, in· due stati, l'ltcquoso o attivo. ed il pectoso o passivo. Allo stato acquoso In sostanza colloide è saturata di acqua, per· la quale non ha grande affinità. È però una sostanza che possiede una for•te coesione·delle sue ·proprie molecole, e benché, sotto certe speciali circostanze che rafforzano la combinazione, possa di.ll'ondersi peu l'acqua,., è sempre pt·o nta ad ogni momento, per virtù della propria attrazione molecolal"e, a sepa1;arsi dall'acqua, aderire molecolarmente, ed e$pellero . eia sé stessa, quando è incominciata la · coesione, l'acqua che prima tenevala in soluzione. Allo. stato aequoso, l'attrazione di coesione è .contrariata dall'acqua pres~nte , ma questa debole sem pve, è in taluni casi, come nella fibrina del sangue, cosi leggìera che il più pic~olo disturbo basta a Yincerla ed a lasciare libero campo r alla coesione. Date allora le condizioni per la liberazione del colloide, e la tr~sformazione pectosa comincia. , La mente non ha ·che · da


797 ri posare sa questo semplice e primittvo fatto, e tutto il restante del problema è' chiaro. Si 'ha una• solu~ione; in ques'ta è d i stri~ buita una sostanza plastica, che è plastica in virtù della sua propria cdeSÌOIHJ' molecolare·; ponete bstacolo a questa COesione, ed il colloide viene temporaneamente in combinazioné con l'acqua, allontanate la resistenza, e Fattrazione manifesterà con ,tanta sicurezza, con quanta si manifesta l'attrazione fra la terra e qualtinCJll1e'>corpo su eli essa, quando' è ritirato il sostegno' che li separava. Nel tempo' stesso la- semplice dilttzione con l'acqua, a meno che sia portata a tale estremo da essere incbmpatiliile con lo spazi0>non riuscirebbe, e non 'l'iusèirebbe perché, sebbene il pro· cesso pect<.so possa essere ritardato dall'acqua, non n'è imperlito. Ora la rnat.ei·ia colloide finché è •allo sta~o acquoso, è mantenuta in questo stato o per la condensazio'ne dell'acqua o per la ' diffusione , in essa>, in limitata proporzi{)ne, di qualche sostanza che, alla guisa di un 1sale abbia la proprietà di fissare o tratt enere l'acqua. Se questa S(lstanza da una parte é tolta via, o se dall'altra fissa troppa acqu~. comincerà nel éOlloide J!atffra:.. zionc coesiva e quindi la trasformazione pectòsa; ma se il principio ~a li no sia in cosi piccola ~uanti t.à da fìssare saltante racqUà al colloide, il• suo effetto è di produrre la combina?.ione e mantenere. lo stato acquoso della mater·ia eolloidet Uno o dne espérimebti basteranno" a illustrare questo fatto, a prima -vista paradossale. Abbiasi del saNgue liquido; in cui la fìbrina è man•tenuta allo stato acquoso con ·l'ag-giunta del clorùro d'ammoniaca. Un poco di questo sahgue;;'st pone in un dializzàtare : ·dopo· esser~ · stato cosi trattato si trova avere formato un denso coagulo. Il sale che eì:'a l'anello · di còngì uwzione fra 'la fibrina e l'acqua, si è diffuso attraverso la membrana nell'acqua; il sangue nel dializzatol\e è divenuto• quintli' pect.oso. Si prcnde'.·poi nn altro saggio di 1'\angue in cui la fibrina è manténuta' fluida> dali'addi~ion e del nitl'ato di· potassa. In ·questo eseguisco uno sperimento originariamente immaginato da Giilliver; vi aggiung0 delllacqha. Agitandò !'-a cqua col sangue l!a luogo un cambiamento; l'acqua aggiunta ripartisce il safe di combinazione e . a' un drl.to punto lo toglie.;così effloacemcnte che le paPticelle di fibrina dispiegano la loro fona coésiva e il colloide di'venta pectoso. 1

si


798 Inverto il processo. In un saggio dello stesso sangue tenuto fluido dal sale di potassa verso un eccesso di jdrato Ili potassa. Questa sostanza a cagione della sua affinità per l'acqua, assorbe questo liquido con tanta avidità che intorno ad essa la fibrina assume istantaneamente lo stato pectoso. In questi esperimenti è s~ato usato un sale solubile ; ma ciò non è indispensabile. Potrebbe essere un alcali fisso, potrebbe essere anche qualche acido : ciò solo che importa si è che la sostanza agisca sull'acqua alla maniera dei sali solubili. So è impiegato un corpo volatile avido di acqua lo effetto di ,nanteneJ•e il colloide allo stato solubile o acquo8o è lo stesso, solo a grado più mode1'ato, p•>ichè in questo caso il colloide può separarsi dall'acqua non solo per la neutralizzaziono dell'agente intermedio cbo produce la combin11zione o per diluzione di esso nell'acqua, ma anche per la sua elimiuazione allo sl.ato gassoso. Il sangue, in cui la .fibrina è mantenuta allo stato acquoso per l'addizione dell'ammoniaca al momento in cui fu estratto dal corpo, quando sia accuratamente sigilla Lo, , può rimano l'O per de.gli nnni allo stato liquido. Se invoce un altro saggio ddlo stesso sangue tenuto disciolto dall'ammoniaca si distende sopt·a una vasta supel'fìcie ed è espo· sto lilieramente all'aria, sicché l'ammoniaca possa volatizzare, la fibrina in tal caso si separa dall'acqua e diviene pectosn. Ma lo stato acquoso di un liquido colloide, in cui rallinità fra esso e l'acqua è tenuta da un debole nesso, come pe1· esempio nella fibrina del Simguo, può . essere mantenuto da un pt•ocesso 'fisico più semplice anco1·a che non sia l'addizione di un sale o un COI'PO analogo. Trassi del sangue dai ,·asi di un :.~.oimale o chiusolo subito in un tubo lo esposi ad nn ft·eddo intenso secondo il modo divisato dn Huntcr. P rima che fosse possibile la trasfot111ra2iono pectosa il sangue si nongelò, e lo stato pectoso fu sospeso, perché l'acqua di combionzione, che sn1·ebbe andata Yia sotto forma di vapore so il sangue fosse stato esposto liiJet·amente in un'aria cald<~, rimase fisso. Disgelato poi il sangue diYenne fluido, e dallo st.ato 1htido passò a quello pectoso. , In un tratto di vena di nn animale appena morto vi chiusi del sangue con due legature e subito dopo collocai la vena sotto il mercu rio io modo cho il sangue soggiacesse a un a pressione


799 di quindici polUci di mercurio. Cosi lasciai la vena per venti-

quattro ore : ritraendola quindi ed apertala, ne uscì i l sangue in fo1·mo. acquosa. ed osservai che dopo quattro minuti la"fìbrinn di,·enne pectosa. In questo esempio l'acqua era condensata c fissata dalla sola pressione. È cosi, io credo, ohe nello animale vivente la fibrina colloide è tenuta nel sangue in combinazione con l'acqua; ed è cosi, penso pure, che è mantenuta la combinazione nella :>ostanza nervosa. Ma in questi ultimi casi, siccome la pressione è molto minoré di qt~ella che usai nel mio sperimento, la trasformar.ione poctosa si sviluppa molto più presto. Un altro sperimento completa questa parto del mio argomento. Se attraverso una soluzione colloide faccio passare una debole corrente voltaica e cosi decompongo 1'acqua, il colloide assumerà la fo rma pectosa. Vedesi in questa esperienza distendersi poi tubo la materia sotto forma di sottili filamenti, fra cui si infiltrano i gas sprigionati, e assumere aspetto d'una folta tela areolare. Il colloide si separa al polo positi~o. La capacità di un colloido a ritenere lo stato acquoso, in cui soltanto è àtli vo e potrei dire vitale, varia moltissimo nelle differenti fot'mo di colloide. Nella fibrina questa qualitil è cosi debole che il più piccolo accidente può bastare a rompere la adesione dell'acqua e lascim·e libera l'attrazione molecolare di coesione. La semplice evaporazione dell'acqua sarà sufficiente: una agitazione meccanica, un' ngitazione elettr ica, la eccitazione destata dal cnlore, anche in minimo grado, varrà a produn·e lo stesso effetto; la semplice introduzione di un nucleo o punto intorno al quale le particelle del colloide possono cominciare ad uderire, condurrà precisamente allo stesso resultato. Il colloide acquoso della sostanza nervosa è egualmente o forse più aucora sensitivo. In altri colloidi l'ades\one fra l'acqua e il colloide essendo più intima, richiedonsi influenze più decisive per indurre il fenomeno pectoso. L'albume è un esempio di questa condizione nello. mat ot•ia colloide. In altri stati colloidi l'adesione con l'acqua può essere così forte che il colloide può seguire lo stato stesso dell'acqua, divenendo liquido col calore e solido cvi freddo. La gelatina è un esempio di questa condiziope della mater.ia ,colloide.


800 Semplice è la regola, per la quale la materia colloide allo stato acquoso mantiene la ferro:\ attiva nelle condizioni ordinat•ie. Una sostanza solubile agento nIla maniera di un sale mantiene In fluidità. Quindi un ' colloide di viene sempre più proclive ad assumere la fonna pectosa, quanto più compl/o)taroente è dializzato dalla materia cristalloide e si avvicina di più all"assoluto oo•·attere colloiùe. Si abbia per esempio una soluzione di albume, in cui la forma acquosa è perfetta ed è mantenuta dalla presenza di un agente di cambi nazione che agisce come un sale. Se la soluzione si ·peno in un (l ializzatore, la sostam:a che tenea il colloide a llo st.ato acquoso viene ad essere eliminata, cd il result.ato si è ol\e l'alburoiua sulla membrana rimane allo stato pcctoso. Lo stesso avviene per altre simili sostanze. Il carattere fisico della modificazione pcctosa è tuttavia assai o~curamente definito. Ciò che si osserva in un corpo colloide allo stato pectoso si è ch' ei perde la sua flu idità, che si contrae con espulsione dell'acqua, che si solidifica con per•dita di volume e di peso, e che all'ultimo suo periodo eli solidità presenta ciò che può designarsi col nome di stato amorfo della materia. Fino a quale estensione pnò essere portata la espulsione dell'acqua vale a dimostt•arlo il fatto che io una volta trovai duecento grani di fibrina pectosa ridotta a sei g rani. In tutti i casi, col coartarsi e addensarsi della materia pectosa vi è opMità o diroin~1ita elasticità. Le membrane essiccansi rapidamente, d'onde un aggt•inzamento lineare delle altre sostanze che possono trovat•si in contatto con loro. Se ne ha un esempio nella cornea dell'occhio dopo la morte. In presenza dell'ossigeno e dell'acqua è tendenza del colloide allo stato pectoso di passare alia forma cristalloide per decomposizione e nuovo assettamento dei costituenti elementari intorno al Cl'llrbonio basico. In questa maniera qualunque struttura può passare nell'a for>ma salina che allora iìsserà l'acqua, sal'à disciolta e portata Yia. Nel corpo animale è probabile non vi sia primitivamente che una sola forma colloide, Tutto tende a condurre a questa conclusione e fa credere che tutta l'apparente differe:JZa è dovuta sem,pliccmente a un difft!rente modo di combinazione del colloiclo primario con l'acqua. . Ih quelle che possono dirsi' strutture vi-


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venti d.el, cor.po l'acqua ,appartien~ tutta ~l oolloiàe; e.d in forrpa. di colloide esiste in natura tutta la materia cb~ è capace di (llle l movimento organizzato che noi chiamiamo vita. Nel cervello è la materia colloide che è impressionata dalla v~brazione esterna e su cui sono fissa~e le v.iJ;>razioni. Una. struttura colloide conden.. sat.a serve _p er la refrazione delle onde luminose. Nel muscolo il meccanismo motçre è co~titQito d,a m~J.teria colloirle. n sangoe ~ un ser-9.atoio pi m~tetti!! <;oJloido. Vna;-çnembranaJ!on è un sempUce appoggio di- -organi, ma una attiva superficie colloide ch e possiede la proprietà di lasciare passare 1'ncqua e le sostanza che fissano racqua, ma. di jm.peQ.irl.o a tutte quelle chE), come e~sa, sono collpidi. · Ma affinché la materia cosi generalmente sparsa sia suscettibile di rnovim~nto, bisogna ch.e rimanga. allo stato acquoso. Combinata éon la materia. salina o grassosa t l.'ovasi in alc11ne stnttture in uno stato compat'lltlvamento passi vo. AHo stato pectoso è morta, ed aspetta o di essere risoluta o digerita allo stato -ll;CCi\160 o sotto la iptlueo~a dell'ossjgeno di esseue divisà. e disposta sopr a un n.upvo a~setto el ~roep.ta:r~ in fo~J1) a Qrista}.loide e cacciata con l'acqua dall'organismp. Cosi esista nell'elemento sarcoso del muscolo. Es$a h ;t. servito al suo qfficip ed è presta ad essere risoluta in .ur.ea. In pochi ,casi, la- l)lateJ;'ia. ri~ane nel. corpo allo st!lotO pectoso adempiendo un utile ufficio, ancb.e come materia, morta. Così nei cap,el),i, nelle unghie, nella epidermide. Patologia d~lla, trasfo1;mazimi.e pectosa. -Ogni vòltn..che la: materia colloide dalla forma aeqn.osa attiva passa allo stato pectoso ha luogo un immediato cambiamento dj funzione. Il colìoide pectoso è inente, e , tranne che ·a sco p p di pròteziono, come nelle. u nghie, capelli ed epidermide, esso è inutile se non assolutamente nocivo. Se prima della trasformazione era liquido aveva H potere di a~sorbire o di diffonclere ·, l'~cq~ta., ma dopo, questa proprietà "a perduta e la sostanza ,diviene, insolubile, l'acqua invece di es~ere da essa assorbiia, essendone espulsa per la sua contrazione. Se era traslucida diviene ovaca_ ; se ella una membrana, .prima era um~q a e l~cente, §i lajlcjava r~,piçlamente -~ttr~versa~e d_a tQ.tte le sm~tanze salin e r.he le fossero present ate disciolte nell'acqua, e tratt eneva i colloidi suoi pari alla sua super.ticie. Dopo la trasforn;~azione peotosa la$cia passat;.e imperfettament e le sostanze sa:.. 53 Giomale di Medie. milit. 1874.


802' . ' line, e se sostanze ' grasse· o saline sono I'pr.esentate ad' essà· in eccesso Sé le ap-propria, cosicchè il g·casse o i' sa'li 'che non 'sono molto solùbÙi restano iilCorporati ·con Ht ·sùa' propria te~situra. E ·d'i più-, è ·indebolita la siià' fftcoltà di 'ta,fsciàr' pS:sYare1 l'a'cqua, e diviene quindi un ricettacold per l'acqua se formala copertura l di una cavftà chiusa. ' · 1 • 1QuancM da <t'tieste eònSidèraiio·niJ 'Tivolgiamo ' 1 at~enzion·e agli stuél ii patologici e 'rischiariamo ·quantò è · nòto pràticamente in E.siologia 'con la luce di quanto ora sappiamo dei carattere :fisico dei cambiamenti colJoicii, un nuovo monc16 si apre dinanzi 'a noi. Noi, leggiamo allora i·n un semplice· lìnguagg·io fisico le cause di fenomeni che erano anteriormente oscuri, e ciò che è più importante ancora, osserwiamo la unità in ciò che pr~mà: si lcredeva varietà. Questa unitt è sta-bilità eh un lègam•e comune, del quale per ·maggior chiareiza traccio alcuni particolavi. o

r La morté. __:. La merté 'si.a locale o ~ener1ile, di "un~ ·6'rga:'no o di tutti gH · organi d'el borpò è uh probesso péctoso. Nit!n ' animale pt'tò' veràmente dirsi mort;'o. f!rlchè l'àttò :fin alé della ·atttazionè.IPdi còes'ione non '•·na strette: ·insieme tu t'te le strutture colloidi. ·Noi possiamo < so:>p~ndere · qudstd ' ~}wocesso é' qttindi pOSSÌartlO produ'r ré ÌÙI si!laulacro'.di rri brte m'a ·Pin'Ìane ·•anCdra }'·attitudine a muoversi ne!FanimMle, l e :ÌÌMhè qùesta ~·esiste, ' quande fésse - a nche ·Ì 1 ~ltimo atto ~all'attrazione di ce·esiotie ~on vi è m erte. Hunter con tutta la sua oscurftà di · linguaggio intravide con l'occhio del -suo genio· questo fa·tfle, Jq~1an'do clisse che questa ·contrazione :finale 15 l'unione di moH~col<t a 1 tnoleco'la ed è-l'ultimo· at'tQ dellà vita. Permettete èhe ' ad illustr~ozione' di ·q,uesto· ,punto importante, vi :e·sponga il seguente espèri:~ mento: • ' in un bicchiète> pongol'il cadàvet•e· di un rosp<>; 1/ani'maie•'fli ucci'sol pr·on·tamente' facendogli respirare un ,•apore anestetic'ò: Fu immrédiatamente" còngelato con un 'j5etto -di 'étere e quindi colloca'to in• un tu·b·o -cli metallò con•una apertura làterale. fl:''tutlo ben chi-usb fu lJ11mé1'so in una inistura frig6rif@ra, e 'c'osì allo stato•glàciale; '-l'animale ·fu .t &rluto per di'Ve-r'se ore. ' :Apro pos'Cia il :fianco del tubo, e trovo l'ani-male con· tut.te>'I le apparenze 'dlun cdrp'e morto,, e e'osì d'Uro ch'e ar'tatto 'è èome 11 metallo che lo cirébrida, È egl·i·•morto? No. La sha m~te'ria. colloide e! muscolare è ancora .' \ '

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acquosa, ed è quindi capace di passare per l'ùltimo atto della vita, • quello dell'attrazione di coesione. Prima che possa dichiararsi morto, il suo sangue, la sua materia nervosa hanno da coagularsi, i suoi muscoli hanno da coartlwsi. Allora, siccome nulla possiamo fare per ristorare le funzioni che sono state arrestate dà ~qu esti camhiamenti pectosi, possiamo dichiarare i tessuti essere morti, ma ftnò a questo ·momento' no. Attacco a un membro di questo animale apparentemente senza vita un pezzo di filo eli seta e pian pianino annodo l'altro capo àlla leva di una ·sp'ecie di piccolo orologio, del quale ho aggiustato la molla jn modo che qualunque movimento prodotto dalla tensione del filo di seta muoverà la lancetta sul quadrante e se· gnel'à esattamente il grado della tensione. , L'animale tolto dallo estremo freddo e situato all'aria calda, d-isgelar<\ poco a poco; i suoi muscoli saranno intiera~ente liberati dallo stato glaciale, e la loro materia colloide riassumerà p'er un momento la forma acquosa attiva. Da questa forma acquosa passerà alla pcctosa in forza dell'attrazione di coesione. Questa attrazione sarà messa in chiaro dal movimento della l ancett<i sul quadrante, poichè i muscoli contraendosi tireranno sulla corda di seta, la corda sulla molla e la molla sulla lancetta. Dopo, probabilmente,. sarti cessato ogni movimento. È in esperimenti dì questa natura che ho osservato talvolta il sorprendente 'fenomen'o, nei pesci e nelle rane, del ristabilimento dell'attività organica d'urante il processo dèl dlsgelamento e del ristabilimento della vita perfetta. In questi casi gli animali sonosi svegliati come da un letargo ' ed hanno vissuto come se essi fossero stati resi semplicemente insensibili da un vapore narcoticÒ. · Fino ad ora non possiamo in tutti i casi ottenere il ritorno della "Vita di questa materia; po~siamo solo sperarli nei piccoli .ani. mali a sangue freddo. In che sta la difficoltà 1 In questo semplice fatto che meno il caso che tutti i principii collòidi del- corpo dello animale sieno allo stesso momento egualmente fissati allo stato glaciale e che, nel disgelarsi, sieno egualmente restituiti allo stato acquoso attivo, il ristabilimento l)e.ncbè perfetto •nelle parti sarà inutile a ricostituire l'organismo come tutto. Posso ricondurre jl muscolo allo stato di attività. Ma che monta se il sangue è pectosò ~ P osso ristabilire il muscolo e il sangue. Che

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804 vale se i centri nervosi che .,stiroolano il cuore e gli alt11i ml,l;>ooli sono pect osi 1 ,, Presentemente ~bbiam,a 11ella ma;ni gliel~ment~· di una immortale ver:i,tà, ma siamo incapaci- di mandare, ad pf:fetto per ·mancanza di abilità :fisica, ciò che preve(].iaroo doY,~r efisere fatt,o, Ma non FiroarreH10 l'l'lHli)l'e eol:il il:ppotenti .. L.a luce si farà sul problema, e con l'a:>siduo spevime~t.are prqgredire.mç> fermamente. Io mi avventur.o, sostenuto dalla esperienza:, a rredire che verrà giorno in cui l'èssere um.ano. che consideriamo ·,mor.to, ma ,nel quale le parti. organiche . non. sono lese, sarà portato allo 's tato ~i vita sospesa, come è quello dell'animale dell'ultimo esperimento, n.ei: roaggio!ii nostri centri scientiiici per essere curato, come i ciechi per cateratta so,nov.i condotti, per rigtm~:agnare la vista. La .morte è quindi· una trasformazione pectosa del~a m!,lteria c.olloi<le, ma i:n questo a,.Jto rvi ha ·un orelipe, relati~o al tempç>,. Intend.o si'g~ific.aP?. che, date ltà medesime condiziol}i, i di;vensi, organi del corpo 1}.he spoo ·di str!lttpra ·c.ol.lqide subisc9110 il pro· cesso di co"esione in , tem.pi differenti.. Per dim,ostrare qtJesta verità in tutta la sua >~Pienezza, è nec.~ssario ()ss.e~vare l~ fasi del processo negli . aniroali i.nfériori, , nej quali è .stata appo,rta~a la morte, com'e se fosse un s0nnP; rapidamente ma· dolcemente,senza agonia. Perché il metocto di .I,)Sservazig!!e. sJa coll!pleto la temperaturà esterni!- deve esselj!i! coQ.servata eguale, e per ,quanto è possibile, .mantenuto il pi'ù perfetto ri~oso me.cc&nico.<. · Date queste c,ondizioni; J''Ordine .dei fe.r,wmeni pecto,<>i nelle di..., v erse parti degli organi, sembra,. per ·molt e osser,vazoio.ni ' che ho fatto, sueceder~ approssimativamerite riella seguent-e maniera negli ~I,limali a sang,!le caldo : l o 'Nella materia nervosa cerebro-s,pinale. .• ~o Nel sangue, prima néi picco4 V!j.~~. po~· n~i ,v:asi pi~, gr~n,di, nen~ vene, del tronco,, ' iìnalmen ~e n~.lle l c~-:ità. ,del cuore, i . 3°~el tessuto. muscolare del _ventric<!lo jSinisi,ro..~l eJ Cuo~e!, e ·subito dopd nel vent~icolo destr~. ~ 4ò Nella fibra Ìnuscpla.r e involontaria e .nei piccoli yasi d e ll~ circolazione. 5° Nella fìbra musoola~e volontaria~ '6° .Nel ~essuto ..muscol~re della orecqhi~~ta sinistra del cuor~ e quinqi .nella orecchiétta destra. 7° Nelle membrane; .cominciando gene.ralmente dalla cornea,.


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alla quale impartisce (lUell'aspetto appannato così caratteristico della morte, ma subito ·estendendosi a tutta la superficie ·sierosa. 8° Nella lente ove il cambiamento appar entemente non comincia finch é la cassula membranosa con la sua contrazione non dà la spinta al processo. Questi dati relativi• al modo di pr ocedere della t rasformazione pectos1l della materia colloide dopo la morte rapida e tranquilla ci conducon6 alla spiegazione dei fenomen i nella morte per aYanzata età, doi fenomeni cioè di quella che potrebbe chiamarsi la morte naturale. Questa morte è infatti un cambiamento p ectoso indotto gradatamente, e costantemente preceduto da locali e stabili modificazioni in organi non direttamente essenziali alla vita. Poco a poco una parte dopo l' altra perde il suo stato attivo a cquoso, fmchè in ukimo i tessuti semplicemente vegetativi vengono sotto la sua influenza e la combinazione fi nale delle particelle fra loro conduce i principii organici nella inerzia assoluta. Ho già detto che nell'assegnare alle differ ent i par ti del corpo un ordine di progressione verso la forma pectosa o inerte della materia colloide, il modo della morte deve essere dolce e lento . . Se la morte fosse repentina e violenta non potrebbe esservi intervallo fra il manifestarsi· della attrazione molecolare in una 1;essitura o(l in · un' altra. In urta r ana es~osta immedia;tamente dopo il congelamento alla vibrazione del caldre, . il passaggio della materia colloide dalla forma acquosa a quella coesiva ·e istantaneo o generale. Può accadere lo stesso in altri animali per un , colpo meccanico, cfail qualé tulte le parti del corpo sono portate dit·éttamente in attrazione. Ma la pro:va più convincente di questo genere è stata somministrata dagli esperimenti che io sono stato in grado di fare con il grande rocchetto d'i nduzione 'del R. Istituto politecnico. In questi esperimenti, facendo passare una forte cort•ente • attt•averso il corpo di grossi animali, questi erano di un tratto istantaneamente condotti alla coesione colloide. L a sostanza nervosa, il sangue, i muscoli, le membrane, la testa erano ugualment e e nello stesso istante t rasformati dallo stato acquoso nel pectoso della materia colloide. Questa istantanea sol idificazione pectosa può accadere per altre cause. P uò avvenire per un rapido incremento di calore. In un bagno di aria calda a 190° F.t (87, 77 C0 ) in cui io poteva vi vere (l} cagione d·e lla libera evaporazione cutanea, un uccello mor~


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istantaneamente dopo essere rimasto solo tre minuti nella stessa atmosfera, la totalità dei suoi principii colloidi essendo nssata in contrazione, e l'acqua cominciando a separarsi dalle masse contraentisi. Lo stesso caso può intervenire nel tetMo, quando lo incremento del calore è rapido; la rigidità spasmodica può essere cosi portata avanti ohe la fibra muscolare e le altre parti colloidi possono passare dirottamente nella condizione pectosa. Non ha guari fui presente a un caso di morte repentina. per tetano acuto, in cui accadde precisamente così : Un re.pido spasmo genot·ale ecci· tato, per quanto mi •sembrò, dal t entativo ·di inghiottire un li'quido raggiunse in poch i secondi una così solida contrazione muscolare che fui incapace con tutte le mi~ forze di muovere i muscoli del torace per faro la respirazione artificiale. Da questo stnto di rigidità lo individuo passò direttamente nella rigidità della OlOI'te, ftnchè i muscoli cominciarono ad entrare nel nuovo stadio della decqmposizione cristalloide. Ogni volta che la temperatura del corpo sale ed è stabilito quellò incremento di calore che denominiAmo febbre, la tendenza dei più semplici liquidi colloidi è verso lo stato pectoso. Questo può essere generale come in ciò che è chiamato ~ tetano caldo, » ma è pit\ frequentemente locale, ed è invero la causa di tutto quelle separazioni colloidi innammatorie e distruzioni che sono tanto comuni nella nostra pratica giornaliern.

Alterazioni pectose loca.li. - 1° Nel sangue. - In tutta la. serie dei morbi di carattere locale è riconoscibile il fatto della trasformazione colloide dallo stato acquoso al pectoso. Fino dalla pubblicazione della splendida memoria del Gonld sui polipi del cuore fatta nel 1684 è benissimo conosci uta questa alterazion'e del sangue. In seguito è stato pitì volte studiato questo feno.meno; ed ora conosciamo i fatti generali della deposizione pecto!'la della fibrina nel sangue circolante nei vasi e molti degli effetti a cui tali depositi danno luogo nel cuore e in altre parti del torrente circolatorio. Nel sangue la fibrina è così prossima alla pii} pura forma colloide, ed è tenulu in combinazione così debole con l'acqua, che bastano le più piccole cause a produrne la sepallazioniJ. H sangue è influenzato, in una parola, da tutti quei cambi!lmenti ch e ve-


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détnmo disporre alla. soliditìcazion,e pectosa fuori d!ll corpo. Le condizioni che favoriscono questa. tendenza sono le seguent i : l 0 Un ecc~&.so di colloide nella massa del sangue, come è il caso d!'l\.le in'fìammazioni acute. 2.0 Un eccessq di acqu!J. come nell'a,cuta idropisia. 3° Un impedimento alla cort•en.te sanguigna, cpe conduce allo sfregamen·to del sangne contro . l'ostae<~lo. 4° Dna tapida elimlnaziòpe dell'acqua e della mq.teria salina, come è .nel colera. 5° Un indebolimento del mo~ del sangue sopra una superficie allargata cb me ,_nell'aneurisma. JS{erità di es.s ere osservato che in tutte queste forme di alterazione pectosa la fibrina è di regola completamente separata dagli altri costituenti colloidi, l'albumina ed i corpuscoli. n, deposito è molto frequente nella ci.rcola:-:;iooe venosa e molte volte verrA riscontrato, esaminando accuratamente il luogo preciso ov:e ebbe l~wgo la separazionQ. · M~ccanicamente lo sviluppo pect<?SO I').SS~lme. s~i fOtll\e. La, s~p arazione a forma di falsa m.embl'ana, com~ si deposita ,pelle ca vitA del cuore; il cilinclro cavo contenente corpuscoli r ossi, con la quale forma trovasi talvolta nella ~rteria polmonace, nell'ao,rt.a, .nei seni. del cervello ; il cilindro: spiI!ale cqn C!i>rpuscoli ·rossi ·r egli fin·cn.vi, come si riscohtra t alYolta nell'arteria •polmonare; :i1 semt:-1\ce cilindro di varia fo~rma ed estensione, secondo la posizione in cui si trov:a; la forma modellata•so.tto cui si trova nelle cavit.à cardi<éche c~m le impressioni ,delle ripiegature e delle .fibre muscolari ; Ja,forma sferoidale, nel quale stato aderisce ai margini .delle valvule o alle corde tendinee; e finalmente la fibrillare, sotto la quale si separa. negli ultimi vasi come nelle es·t remità çjolla artel'ia polmonnre. L'alterazione pectosa può aver luogo nella materia corpttscolare del i:fangue, e la attrazione di coesione fra i corpuscoli può · essere: tale . da con,.durre alla loro rapida aggr.egazione. Essi giungono cosl ~d in:}ped.i.re il corso del s~nguc uella circolazione dei piccoli vl\$,i e d\vengono ç,attsa frequente dei cambiamenti che t~J;minan o ~oli a -çisQblilion!} o rqmozio:ne della pectosa ,e morta pl.at~rif\. , · 2» Gl.i esSlula.ti. - Appartenendo essi a.j calloidi del sangue, sonovi conj:)izi.oni nqlle qu~li trovano · modo di· .p~ssare anche a trav;erso una membra.M .dializil\rtte. Per, la resistenza dell'acqua


808 ad attraversare una membrana pectosa, può esservi essudazione colloide per semplice rottura meccanica. Vi ha porò una causa meglio determinata di essudazione senza rottura. Se la materia colloide è resa tt•oppo acquosa o per estrema dilazione con l'acqua: o per eccesso di sale, il colloide sarà dializzato fino a un certo punto attraverso la membrana. Un semplice cspet•ìmento illustrerà questo fatto in modo pratico. Prendo una soluzione d'albumina alla quale è st!Lta aggiunta una grande quantità di urea. L'urea, sostanza molto solubile, ha reso. l'albtlme sufficiontement o !ìqnido per essere facilmente dializzato attraverso un~t membrana. Ponendo quindi un poco di questo liquido in un diali<tzatore, la cui · pal'te membranosa sia formata da un pezzo per esempio di peritoneo tratto recentemente dall'addome, e facendo il dializzatore pescare nell'acqua, trovo che qn~st'acqua trattata como si suoi trattare la urina, dimostra la presenza dell'albumina. Ecco un altro esperimento. Prendo un pezzo del polmone e lo sottopongo ai seguenti cspet'imenti: Appena tolto dall;animale morto di fresco, i suoi tubi bronchiali sono vuotati completamente di ada. Quindi nel t1·atto bronchiale è iniettato dolcemente del sangue in modo da riempire le più minute parti senza rottura. Finalmente immergo il polmone nell'açqua contenente una piccola qua ntità di acido clol'oidrico dil11to, cambiaurlo frequentemente la soluzione. Il sol vente del sangue passando atlt'avet-so la stt•uttura ,membranosa del polmone o> attraverso la membrana pleurale ha lasciato la fibrina stravasatn. nel tessuto polmonare e vi è divenuta pectosa. In talune pat•ti la materia colorante àel sangue Ha pure attraversata la membrana, e in queste parti la fibriua rimane a fol'ma di macchie bianche, forma molto caratter~tiea per la sua raS$0miglianza con le recenti essudazioni fibrinose che si riscontrano in àlcuni reperti cadavot'icl. Eccovi dunque una semplice spiegazione del passaggio attraverso una membrana di an fluido colloide. Un colloide separato dal sangne può passare attraverso una membrana con un solvente. Se passasse solo albumina e fosie portata in una cavità aperta come è la vescica, o in una cavità distensibile, eome una ciste, rimarrebbe semplicemente in soluzione. Ma se fosse un fluido colloide più complicato potrebbe divenire pectoso, ' ed in questo stato essere causa di morto a. tutti i te~uti cit•costanti, a menochè non fosse risoluto ed allontanato.

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809 3° La lente. - TI fenomeno della trasformazione pectosa è in piccolo ma molto bene rischiarato dalla infermità della oaterat.ta. Questo esempio in cui la lente ct·istallina (meglio sarebbe a dir8i la lonto colloide) passa ctallo s~ato acquoso allo stato pectoso è singolarmente illustrativo. I nostr•i studii su questo argomento sono molto avanzati, perché possiamo durante la vita e immediatamente dopo la mort.e indurre lo stato calerat.toso ripetendo ~;emplicemente quei processi descritti nella prin)a Jlarte di questd Lettura, che conducono alla mòdifì.onr.ione pectosa di 1111 materiale colloide puro. La cognizione cosl acquistata dei metodi per rendere pectosa la lente colloid c è, a parer mio, una delle più importanti in patologia. Essa spiega nella più semplice maniera fisica la cateratta diabetica ; spiega egualmente la cat.erat.ta, senile, e portata alla sua più grande estensione S?iegherà, non ne dubito, tutte le altre variatA di questa malattia che sono nella pratica doll'oculistica. Qualunque possa .essere la fo rO)a della cateratta, la condizione fisica è la stessa. La lente colloide, o la sua cnssula, h a cessato di Of'sere acquosa, e così disturbata nella sua disposizione molecolare, è rosa opaca e praticamente morta. 4° Mernbrane pectose. - Riferirò molto brevemente gli effetti deUa trasformazione pectosa sulle funzioni delle membrane del corpo. Tutte le cavità chiuse sono fornite di doppia membrana, e quindi di ciò che potrebbe dirsi doppia dialisi. Se qQeste membrane che tappezzano una cavità sono tutte egualmente allo stato acquoso, l'acqua attraversandole è sempre in corrente come se non vi fosse che una membrana. l\Ia se una parte di questa mom· brana diviene pectosa, la corrente è impedita e vi è accumulo di liquido. Se la membrana fosse in forma di ciste carica di un liquido albuminoso, uno stato pect.oso di questa membrana condurrà a llo accumulo del liquido nella ciste a cagione della soppressa dialisi. Se una membrana che circonda strettamente un organo vitale sia resa pect.osa, la sua azione sull'organo, mentre si raggrin1.a e solidifica, è della più segnalata importanza nello arrestare la funzione. Così quando la dura madre è resa pectosa ed è attraverso essa impedita la dialisi, la pressione dil'ef,ta sul cervello po'I't.a ad una proporzi~,male alterazione della struttura del cervello stesso.


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Uguale è l'effetto dell'altera~ion~ della aassula del Glisson nel fegato, e di altri organi ugualmente membranosi. Materia. pectosa. nervea.. - La modificazione pectosa più importante di tutte è forse quella che interviene nella sostanza nervea. La sostanza nervosa può passare dallo stato acquoso al pectoso con la stessa rapidità del sangue e Sotto simi li inftuenr.e. Io penso che il sonno sia lo effetto eli nna temporanea mocliflcaziono pectosa della sostanza nervea; ma per non insistere su questo rammenterò certe alterazioni patologiche nervose che non lasciano alcuna traccia di lesione apparente, le quali derivano da questa Ci\Usa. La rapida insensibilità p·er un colpo o per una scarica elettrica, è dovuta alla modificazione pectosa indotta nella sostanza nervea; varie forme di malattia, di coma, ili paralisi, certi movimenti singolari, la pronta dissoluzione che interviene in certe malattie acute sono attribuibili, io crQdO, alla stessa causa. La paralisi difterica specialmente è da porsi a carico eli questa causa fisica. Nel tempo stesso la sostanza nervosa essendo facilmente ossiclabile ha una facilità a tornare indietro dallo stato pectoso, quale non si osserva in alcuna altra parte dell'organismo animale. La quistione in ordine al trattamento. - Se l'argomento fin qui discorso è importo.t\te dal lato ~si ologico e patologico è certamente non meno importante rispetto al trattamento delle malattie. Il fatto ammesso che la morte non può avvenire nnchè i p~in­ cipi i colloid i del cor•po si mantengono nella nAturale loro condizione acquosa attiva, è sotto questo riguardo un fatto fondamen-tale. Dobbiamo ora considerare se per un progresso speciale della terapia sia possibile impedire l'alterazione pecwsa, od anr.he risolverla <tuando sia avvenuta. Quanto alla questione eli impedirla sinmo gì unti acerbe ve1•ità pratiche di gran momento. È un fatto che eol diffondere nei tessuti certe sostanze chimiche, specialmente l'ammoniaca, che pet• la loro affinità per l'acqua sospendono il processo pectoso, possiamo mettere un ostacolo ai suoi progressi o cosi impedit'C una occlusione letale. Mn occorsa che sia un'a separazione pectosa, la difficoltà aumenta,


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e a risolvere questa difficoltà non siamo giunti nd una esatta ed uniforme conoscenza, perchè in vet•ità non conosciamo in che consista realmente la difficoltà. La natura risolve il problema della rcmozione delln. materia pectosa in due maniere; in taluni casi, come nel processo della digestione delle sostanze pectoidi c nella formazione del pus, riconduce la sostnnz~ alla forma acquosa. J n un altro caso, come nella disposizione del muscolo, essa risolve la massa pectosa in un corpo nuovo e cri;;tallizzabile che può es;;ere t•e mosso 8otto forma di soluzione. Noi talvolta imitiamo empiricamente In natur•a in questo ultimo atto, como quando rendiamo solubile la linfa pectosa etfusa col mezzo della amministrazione del mercurio fino alla salivazione. Recentemente io crodo avere con l'arte imitato la natura nel primo processo, in quello cioè della risoluzione, imperocchè ho avuto la buona fortuna di osservare tre ca.si di malattia, in cui, dopoché la fibrina colloide era divenuta pectosa fu di nuovo risoluta sotto l~ influenza della ammoni.aca, allo s~ato liquido, e circolando col sangue creò solo un imbarazzo passeggiet·o, dal quale i malati ebbero agio di ristabilirsi. (Medical Times and Gazette, 24 ottobre o 7 novembre 1874).

Sulla azione fisiologica delle basi di chinolina e peridina, dei dotto1·i G. M. KENDRICK e G. Dewu.. È noto che la chinina, la cinconina c la stricnina cedono quando sono distillate con la potassa caustica, due serie omologh c di basi che sono nominate serie di peridina e di chinolina. Basi isomeriche a queste possono pure attenersi dalla distillazione distruttiva del carbon fossile o dall'olio di Dippel ottenuto dalle ossa. Greville \Villiams indicò la chinolina ottenuta dal catrame differire sotto alcuni riguardi da quella ricavata dalla cinconina. In queste r icerche gli Autori si studiarono di accertare: l 0 l'azione fisiologica dei varii componenti rlella serie; 2° se vi ha diftèrenza su tal l'apporto ft·a i componenti delle serie ottenuto dalla cinconina e quelle avute dal catt·ame; 3° e 'così. essendo, in qual modo, pel carattere o la estensione, l'azione fisiologica di queste basi differisce ùa quella. degli alcoloidi originali.


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L e basi in ambedue le serie sono difficili a sepavat•si lo une dalle altre; ciò è stato fatto per quanto è possibile, con le ripetute distillazioni [t'azionate. Il sale usato era l' idroclorato. Que· sto disciolto nell'acqua era introdotto mercé unà sottile siringa sotto la pelle dall'animale. L'aziono della chinolina fu provata sulle rane, sorci, porcelli d' [ndia, gatti, cani e sull'uomo; ma poiché gli effetti furono trovati esser simili in t utti questi casi, la maggior pt~rte delle osservazioni furono fatto su conigli. Gli esperimenti con lo altre sostanze furono fatti sui conigli ~ le rane. Fu pl'ima esaminat a l'azione fisiologica dell' idroclorato di chinolina e la sua azione fu qui ndi confr·ontata con quella degli idroclorati delle basi appartenenti nlla serie di cbinolhta ch e distillano alle più alte temperature, come la lepidina, la dispolina, la tetrairolina, ecc. In secondo luogo fu studiata l'azione- fisiolog ica delle serie di periclina, ce>minciando con la peridina stessa e passando allo basi ottenute a più alto grado di ebollizione, come la picolina, la Jatidina, <:cc. Finalmente la investigazione fu diretta alla azione delle bnsi condensate como la dipridina, la par apicolina, ecc., e gli effetti di queste sostan1.e furono paragonati COQ quelli prodotti dai componenti delle serie di chinolina e fra loro stessi. Le conclusioni generali alle quali at•rivat•ono sono le segu enti: 1° Vi è una distinta gradazione neJl!t intensità della azione fisiologica delle di vot~e busi della serie di peridina, ma qu~sta rimane dello stesso genot•e. La doso generale si riduce a misura che ci innalziamo dalle più basse alle più ttlte. 2° f più alti rappresentanti della serio di peridina rassomig liano nella azione fisiologica ai rappresentanti più ùa~:>si deJia serie di chinolina, salvocbè i primi sono più facili a cagionare la morte per asfissia e la doso letale della peri dina è mon o che la metà di quella della chinolina. 3° Procedendo dai più bassi ai più alti componenti della serie di ohinolina, l'a1.ione fisiolog ica cambia di ca ratteré, in quanto che i componenti piu bassi sembrano agire pt'incipalmente Slli centri sensorii dello encefalo e sui centri riftessi della midolla, distruggendo il potere del moviroento "olontario e riftesso, mentre i più elevati agiscono meno su questi centri ma principalmente sui centri motori, dappt•ima come irritanti cagionando vio· lente convulsioni e quindi p1•oducendò completa paT'alisi. Nel tempo


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. stesso, mentre l'attività riilessa dei centri nella colonna spinale." sembra essere spenta, essi possono essere prontamente richi.amati in azione dalla stricnina. 4° Confrontando razione di questi éompesti :. CQ ...lP N (chinolina) con co Hi3 N (parvolina), o G8 Hil N (coUidina) con es Hi5 N (coni_ina dé!.l1a cicuta), o CiO HiO N2 (dipet•\cli.na) con CiO RH- N~ (nicotina. dal taba~co), è da notarsi èbe l'attività fisiologica è p.iù forte in quelle .basi cae contengono le più grandi quantità di idrogeno. !'5° Quelle basi artificiali che si accostano alla composi2ione centesimale delle basi naturali sono molto più deboli flSiologicamente delle basi naturaii, ma il modo di azione ò identico in am· bedue i casi. 6~ Qmmdo le basi della serie peridina sono raddoppiate per condensazione producendo la diperidina, la parapicolina; ecc.; esse non solo divengono fìsiologicamente più attive, ma la loro azione differisce p.el gen~re da quelle della basi semplici, e rassomiglia alla azione delle basi naturali o alcaloidi aventi una simile costituzione chimica. 7~ ·Tutte le sostanze esaminate in queste ricerche hanno questo di particolare che non ·posseggono . alcun ~~ azione speci:tìca paTilizzante sul cuore da produrre la sincope; ma distruggono la vita o por con Yulsioni esallrienti o per. paralisi graduale dei centri della respirazione, cagionando così l'asfissia. 8° Non vj ha azio,he immecliata·'apprezzabile sul sistema.nervoso simpatico. Vi è probabilmente una· azione secondaria, imperocchè 'dopoJe ·grandi dosi, insieme con altri centri, anche U centro vaso-motore resta compromessp. 9° Non v'è differenza, per quanto si può scoprire, fra l'azione :fisiologica delle basi ottenute dalla cinconina e quelte del'ivate dal catrame. (Medical Tùnes and · Gazette, 28 novembre 18'74).

·Dello incrociamento dei nervi ottici e della emiopia, del dott. E. MA-NDEr,sTAMM.

L'autore premette che lo incrociamento parziale dei nervi ottici nel chiasn1a non può spiegare l 0 i casi di EUniopia laterale,


8M 2° H ·fatto cli una amaurosi 'Unilaterale :.nel caso a i tumori di un solo emisfet:o cerebrale. ' l ' ., Le ricet·ch& dello autore si riferiscono l 0 ailo esame anatomico dèl çhiasll).a dell'uomo, 2° ad ~.sperienze fisiologiche sui ' conigli. Le ricerche' anatomklie avrebbero· dim0striltb che lo incroctam ~p.to è completo. 'A dei conigli appena natL,l'aut'oré apre il cranio secondo iJ metoào di Gudden e dis'tr1:1gge il corpo quadrigemello antei'ioJJe e i:l talamo ottico d'un solo lato. Dopa richiuso il cranio l'animale è reso alla madre. È noto. 1 che nel coniglio le fibr.·e· del ner.vo ottico sono pi•ovviste di midolla: al loro ing·PeSSQ nella rétina. Una •alterazione di q,ueste ·fibre• dovrebbe dunque ri:v.elarsi la1l'ottalmol}copio. Dopo quattr'o settimane le· fibre · midollari erano di già scomparse completamt~nte nella retina del ,Jato opposto a. ,quello 'op·e rato. IJ'occhio omonimo rest() normale . . L'esame anatomico eseguito sette settimane dopo venne a con: fermaPe il fatto della atrofia del nerv.o ·opposto a quello del lato operato, allorché. Ha~ltro neho era ):.'estato intatto-. 1 •• ' Ammesso l''incroeiamento1 comp·leto, importa veder~ se esso vale a spiegare i. differenti casi di emiopia. ILchiasma ·essen1o rappresentato .da tu na croce? un ,focolajo, morboso.puo aver •sede nelFangolò·, a n·teriore, "nel posteriore o nel lat.er.ale. . Se •un tumore .. per esempio è ne:lrdngdlo anteriore, aUora 1e due>metà interne delle retine: sono com;prori1essè·. Se il tumor.e risiede nell'angolo posteviore, ··sono le metà esterne eh e ne soffrono. Un ·tumore· posto nell'an~olo laterale (fessura del 'Sfl vius) spiegherebbe la emiopia· laterale che. Festa,tun erlimma: nella ipotesi· dello -incroci-amento parziale, seqonilo )o schema.·di MftHer. L'autore passa in ,seguito in ri:vista i di·ffercnti casi 'di emiopia riferiti dagli autqri e p~rticolarment~ queHt' in ·cui il réperto an~torrrico ha potuto completare il resultato dello e'same du:çante· la vita. Tutti questi casi si pre~tano amm~rabUroente alle esigenze dell'anatomia, ed alcu'ni anche •.noli ammettono. altra spiegazione se non lo incrociamento completo. Tra questi ultimi bisogna citare anzi.tutto i casi di emiopia laterale e l'amaurosi unilaterale , . nei casi d'i afteìioni d1 un" ~i\ lo en1isfero· cerel:lràle. (A1·chiv. ju1· QjJhtalmolog. •e:Annales d'Ocub'stique).


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Studio sulle macchie metalliche della cornea. Trattamento coi dissolventi chixhici, del dott. E. H ECKEL. Questo studio si riaesume nelle seguenti proposizioni:" l 0 ' Se si tratta di un metallo intìltrato e depositato profondamente, bisogna usare un dissolvente che vada a prenderla in ~ehp 1ai tessuti: per il 'piombo è lo acetato di soda, per l'argento è l'iposoltìto della stessa base. 2° Se si tratta di un metallo o di una combinazione depositata . superfìcia·ltn'entè bisogna operm:e la raschiat~tra. Dopo la remozione del corpo estraneo, la eièatrizzazione è sicura: si può afl'rettaPla con la insuffiazione del ca'lomelano, che non determina niun ·deposito. 3° l depositi resinosi sempre riconoscibili per la loro colorazione devono essere trattati con l'alcool i élebole. Tutbi questi katttlmenti richiedono una grande pazienza: 4 9 Gli accidenti dei.erroinati dal gèsso sono della stessa natu'ra di ' quelli •che si osservano dopo la introduzione della cale~ meno la intensità: non vi ha mai altro che una alterazione cellular-e per sottraziÒne forzata di liquido; la penetr•a:.:iono della sostan7.a non può aver luogo a motivo della sua insolubilita: niun trattamento chimico è applicabile a quest,i accidenti. (Journal diJ thé1·apeut. Annàles d' Ocub"stique).

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Del trattamento di alcune malattie oculari con la corrente costante, del dott. DRIVER. L 'autore si é servito della batteria zinco carbm1e del dottoré Stohrer •da Dl'esda. 'friplicc ,è stato il modo d~ ap plicazione: l'anode al collo, il catode sulla gobba frontale destra o :sinistra, l'anode e il catode alle tempié o ai pracessi mastoidei; o la galvanizzazione del simpatico di un lato o d'ambedue contemporaneamente: l '~node al collo, H catode sul ganglio cervicale superiore, o in ap plicazione ' locale l'anode al collo, il catodo sulle palpebre chl_use. L'anode è fisso il catode può essere mobile.


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La durata di ogni SBduta è di uno o due minuti, il numero d'element~ ilnpiegaiti da- 6 ,a_ 8 alla te,~tà, da &a .l4 ,al coll0F Le affezionit su!Jtl rqup.li la ·co.rvente cos~a_nte sj è mostrata moltò efficace sono : l o Neuro-retinite sintomatica per processo cerebrale. Secondo Benedikt, la mag:gior pa11te di quer>ti Qas.i son,o il risultato di una i.nnerva.zione pa.t0logi'ea del simpatico·.. Bene spesso" dopo pochi giorni, l'ottalmoscopio mostra dei cangiatren ~i favore:voli , Taçuità ;yisi:va tanto centrale che PC:lriferiça ~ ~um.enta, le ;v:ertigini, la cefalgia, i subiti ' oscuram~nti, le pa:r;a1i-s i mJ1i>Cglarj si d,j]pg:uano, lìnche la fuo,zione cepebr.a}e, c,lice, l':;tutore, sembra risentire la inftuen -~a favorev9le della g'~lV;;!,nizzazi.one del collo. . ., 2° .Le a'Qlbliopie, J>!3'IlZa man,jf~stazion·e ,;cot;talrooscopichq 1 .q~te!l!'l cM dipendono clal]ò abuso. ~eglt spiFito.sj e. dalla n.ie(4ti..na, Fam-; bliopia ex an:opst'a sono meno modificate da1la g~lvani~.z.azio,ne. attra:verso. la testa Q· al. nerv.o ottil}o. Le j niezioni ,di sti'icnina non s.ono, state pi.ù utiH. ,, 3° Atro:fia del nervo ottico. -Le atnofie stazibl'lat>ie o al).;tiche per pe:v;rite disc~ndente cleJ?O ·m·alattla. d.el cervello o .clellà· midoHa; o c_on ama.ur.osi completa sono , poco o . nulla modificate' Al contravi0 le atro-fie prim!lrie .semplici. hanno. t.rovat,o va•ntaggio dalla co~ren~e attrav;erso lw t,e sta o il ·ner-vQ ottico. La..pJlobabjlitàdel ):lliglioramento o.,dell!arr.esto cl,ella malattia dipenc}e _speeia,lmente dalle v,ariazioni del! 'ucuitfl, .vis iva cent.rale e •p.erife~,i~a. , • ,.4o :Affezioni dei <mus:coli dell' oçchio., ,L ~.appliçflzione diretta della corrente è stata assai favore;vole. Le paralisi sifiliticlre si a-vvantaggiano molto da questo trattamento, le paralisi reumatiche g.ua~iro'no qhasi l'Senza :e.acezi"Oné in 0tténgiorni. I;a! Içlidriasi con o senza paralisi accomoclativa guarì spesso rapidamente. La pito}li generalmente resis~e, e 9osl.pure il blefarospasmo intermit· tente. Al contrario, la insufficienza dél retto int-erno fornisce spesso brillanti resultati. . , 5° La corìriente costante è riuscita a c·a lmare i •dolé:ri·' d'un. caso 'd?.erpete zester•:o:ttaJmico. ' , 6°· Le .macèhie.J e i leucomi dèHa coniea ·non: •nanno d_ato che resultati nega:t.i'vi. (1A1·chiv. fiir .Augen u~d Oli-re'iiheilKundee Annales d'.Oculistiqy,p). '·

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Del tatuaggio della cornea, del dott.· L. DE W.ECKER. Il tatuagg io della cornea · usato dapprima a scopo cosmetico trovò presto una nuova applicazione. Dopo la iridectomia per restituire la visione nel leucoma centrale aderente, il tatuaggio della parte g rigia della cornèa di rimpetto la: pupilla arWìci ah~ migliora la visione. Questa opacità artificiale fa senza dubbio da lente stenopeica ed elimina la luce diffusa, e ciò indusse l'autore a operare il tatuaggio sulle macchio t rànslucide centrali. ,Bencb è il resultato dei casi trattati in questa guisa sia ancora ristretto, il resultato ottico ed anche cosmetico specialmente nelle iridi di cplor cupo, deve fare proseguire questa applicazione del tatuaggio ed è assai probabile che si potrà trasferire sulla cornea l'ufficio delle lenti stenopeiche sì incomode a portarsi. (lvi).

Delle anomalie acquisite e congenite del senso dei colori, del dott. R. ScriiR?-iER. ~

L'autore ha studiato principalmente dei casi di discromatopsia acquisita ed in seconda linea quelli della discromatopsia congenita. Comincia dal rilevare per J'ocç:hio normale il campo dei colori, e completando CIJUanto è conosciuto a tal riguardo, riassu me i fatti seguenti: Di tutti i colori, il v«mle ha il campo il più piccolo, poi il rosso, l'arancio, il porpora, il g iallo ed il bleu. , In una certa estensione intorqo il campo verde gli oggetti verdi sembrano gialli ; in una certa estensione intorno il campo rosso, gli oggetti rossi sono pure veduti gialli. Il campo porpora e il violetto sono circondati da zone identiche, ma i colori conispondenti vi sono veduti di color bleu. Intorno ai campi giallo e bleu, che sono i più estesi non vi sono queste zone nelle quali i colori sono ·pervertiti. Quivi quando il giallo o il bleu non sono più distinti appariscono sempÌicemente chiari. L'opinione di Woinow, sulla indipendenza della estensione dei campi colorati dalla grand ezza dell'oggetto colorato che serve Gio1·nale di Medie. milit. 1.874.

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allo esperimento, sarebbe erronea. Pht è grande l'oggetto colorato e maggiore è la estensione d~l campo dei colori. Il rilievo di un campo colorato non potrebb~ applicarsi che a una data illuminazione o a u11a data grandezza dell'oggetto colorato. La macchia lutea, dice Schirmer, è il punto retinico che possiede la maggior perfezione fun~ionale, tanto per la percezione dei colori quanto per quella della luce in generale. Ora nel caso di atrofia del ner·vo ottico può accadare che dal punto di vista funzionale la macchia lutea divenga assimilabile a una zona retinica pèriferir.a normale, ed un luogo vicino alla macchia lutea a una .zona ancora più periferica della retina normale. I differenti campi dei colori si ristringono successivamente e concentricamente intot•no al punto eli fissazio ne, poi term inano per scompari re del tutto. Scomparir•à prima il campo verde, poi il rosso; nell'ultimo periodo sarebbero ancora rappresentati da dei piccoli campi gialli, espressione delle zone nelle quali questi colori sono normalmente pervertiti. La malattia facendo ancora dei progressi, gli altri campi si riducono ancora, e prima di scomparire, il porpora e il violetto sarebbero rappresentati da dei piccoli campi bleu (pervertimento di questi colori). . Allora si comprende la moltiplicità dei resultat{ che porge lo esame chi mico. La malattia avendo un corso graduale c lento vi saranno una infinita di casi possibili secondochè si esamina ad uno od altro periodo del suo sviluppo. Di più l'affezione può restare stazionaria ed anche retrocedere. In quest'ultimo caso, i campi riappariscono ed ingrandiscono secondo la regola con la quale aveva proceduto la loro diminuzione e la loro disparizionc, ma in senso inverso. L'esperienze che l'autore ha fatto su dei casi di discromatopsia si prestano per-fettamente a questa teoria. I casi riferiti da altri autot'i non fanno che confermarla. Ma come si adatta ai casi di discromatopsia congenita questa teoria? I numerosi casi osservati da Schirmer starebbero tutti in favore della sua maniera di vedere. Anche negli altri casi rac-colti, sempre il bleu e il giallo si trovano meglio riconosciuti ; tutti i colori compòsti nei quali entrano il bleu ed il giallo sono presi per giallo o bleu. Rimane a spiegarsi come nella discromatopia congenita il senso della luce è intatto alla periferia del campo ·visivo, allorché i


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campi dei colori si sono ristretti. Schirmer avrebbe trovato che in questi casi le zon"e nelle quali i colori sono pe:rvertiti sonosi ingrandite a spese dei campi colorati ai quali corrispoudono. Un ultimo punto da esaminarsi è il seguente : Adamiik e Woinow hanno dimostrato che le imm agini accidentali ottenute alla periferia della retina normale ~1ei luoghi in cui i coldt'Ì sono pervertiti si mostrano sotto il còlore complementare di quello che è percepito realmente e non sotto il color e complementare del colore reale dell'oggetto impiegato. Ora Schirmer ha verificato ,il fàtt:o nella discromatopsia congenita, in cui le zone per il pervertimento dei colori si sono ingrandite. (A.1·ch. {u1· Ophtalmol., e Annal. d' Oculistique).

Dell'anestesia della retina con ristringimento concentrico del campo visivo, del dottore S·rEn'AN. L'autore espone alcuni punti nei' quali esso non concorda con De Graefe relativamente a questa forma di ambliopia, a cui questi aveva assegnato il nome di anestesia della retina con ristl'ingirnento concentrico del campo visivo. Anzitutto la denominazione di anestesia della retina non gli sembra pienamente esatta. Infatti uno .dei principali caratteri di questa forma di inettitudine funzionale della retina è la concomitanza di segni manifesti di eccitazione di' questa membrana nervosa:, quali una viva sensibilità alla luce, delle contrazioni r i11esse dei muscoli animati dal nervo faciale, specialmente uno intenso blefarospasmo. Al contrario se si diminuisce lo accesso della luce negli occhi, col mezzo di conserve più o meno fosch e, non solo l'acui.tà visiva del centro della retina aumenta, ma ben anche diminuisce il ristringimento concentrico del campo visivo, tanto più che vi sono dei casi in cui la iperestesia è consociata ad una iperestesia del campo visivo senza diminuzione della visione centrale. Questi casi costituiscono una specie di anello di congiunzione fra la ipercstesia ordinaria della retina senza anomalia del campo nò della acutezza visiva, e quelli nei quali la eccitazione clelia membrana nervosa dell'occhio va accompagnata ad uno oscu-


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ramento centrale della visione e ad un ristringimento progressivo del campo visivo. L'autore ammette tre forme di iperestesia della retina: l o L'iperestesia ordinaria col campo visivo libero e la visione centrale intatta. 2° La. iperegtC>!'i:l della retina con ristringimento concentrico senza diminuzione della acutezza visiva cent1·ale. 3° Quella nella quale al ristringimento del campo visivo sr congiunge una. diminuzione dell'acutezza centt•ale. L a maggior parte dei casi osservati riguardano giovani scolari: da 10 a 15 anni. L'autore ammette che nel medesimo giovanetto la iperestesia possa percorrere queste tre forme dalla prima all'ultima, se seguita ad agire la causa, vale a dire l'esercizio eccessivo della visione. ll dott. Steffao ha osser vato tre casi di iperestesia con ristringimcnto concentrico del campo visivo senza alterazione dell'acutezza centrale. Questi casi si sarebbero potuti confondere con delle semplici iperestc>sie retiniohe, se non si fosse avuta la diligenza di esplorare il campo vjsivo. Io questi casi la iperestesia. si propaga dalla periferia della r etina verso il centro. In altri al cootrarjo comincia dal cent1·o e solo più tardi r aggiunge la periferia. Dopo avere riportato alcune storie cliniche relative a questa affezione, l'autore ne trae la conseguenza che quando nei giovani studenti si incootr~ una ambliopia non si devono essi perdere di vista, poichè sotto qnesta apparenza morbosa può celarsi un pt•incipio di ipercstcsia della retina. con ristringimento concentrico del campo visivo, ed in questi casi un trattamento appropriato restituirà al malato la visione normale. De Graef'.l considera come uno dei cat·atteri di questa affezione· il cominciare subit.amente ed il raggiungere il suo apogeo in poche ore o in pochi giorni. Nei casi osset·vati dal dott. Ste.tran non è accaduto così; nel tet~..:o di essi la affezione ha impiegat<> più mesi a svilupparsi. Anche per la durata della malattia le sue osservazioni non si accordano con q ne!te di Graefe; poiché secondo questi la guarigione sarebbe completa nel lasso di poche settimane, mentre il dott. Steftàn ha veduto cort•ere più c più mesi. Però la guarigione può dirsi sicura. In uu altro punto ei discorda con De Graefe, ed è sul grado massimo dello abbassa-


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mento dell'acutezza visiva, avendolo riscontrato assai maggiore dell'insigne ottalmologo berlinese. L'accomodazione è stata riscontrata dall'autore in 6 dei 16 casi da lui riportati allo stato normale, in 5 allo stato di paralisi e in 5 allo stato di spasmo. (Annales d'Oculistique).

Della discromatopsia congenita, del dott. H OCRECKER• L 'autore stesso è affetto da discromatopsia insieme con altre sette persone della sua famiglia. Il suo laYoro eseguito sotto gli occhi dei professori Lo ber e Listing non si riferisce che alla sua propria persona. Per designare i rlifferenti colori, ei usa le parole bianco, nero, !n-uno, rosso, .Qiallo, grigio e bleu. Non usa le parole verde e violetto, perché non gli è mai riuscito di formarsi una idea di ciò che doveva intendere con questi nomi. Per lui l'cl'ba è rosso-chiara, le foglie degli albcl'i in primavera giallastre. Chiama giallo l'oro ed i l solfo, rosso il colore della ceralacca; i labbri sono grigi ; il cielo o le roso bleu. L'autore ha fatto sopra i suoi occhi delle esperienze coi cliscbi colorati di Ma:s:wcll, d ello spettroscopio e del cromatometro di Rose. Ha fatto inoltre il rilievo del campo dei colori. Da questi ditferentj metodi d'investigazion:e è resultato cbe Hochecl;.er non pet'Cepisce il rosso, ma che inoltre è in esso alterata la pcrcer~:ione del verde. Quanto alle misure perimetriche, l'autore ha trovato che i campi colorati giallo e bleu non sooo ristrt!tti, il che sarebbe contro le idee di Sch irmer. Ecco i resultati che ba ottenuto mediante lo spettroscopio: l 0 Il punto della più grande intensità luminosa è lo stesso che per un occhio normale. Seebeck al contrario aveva trovato che noi casi di discromatopsia (aneritropsia) questo punto è respinto verso la estremità violetta dello spettro per collocarsi tra il verde e hleu. 2° Lo spettro è notevolmente ridotto allo estremo rosso, è normale se .non ampliato, all'estremo opposto. 3° L'autore non vede nello spettro che giallo e bleu separati dalla linea b.

·.


8.22

4° Le linee dj Frauenhotl'er non sono rieonosciute che in parte anche dentro i limiti dello spettro visibile. 5° Tra i due ·colori percepiti non v'è zona· bianca, come pretendono Helmohltz, Seebeck. e Preyer. L'autore sostiene • di vedere realmente del giallo nello spettro e non del vende come lo pretende Helmohlt~. Il giallo darebòe dunque una sensazione semplice; il che sarebbe in opposizione con la teoria Young-He~m.o.hltz., Le.b er ha suggerito a Hochecker la ipotesi seguente: La causa della alterazione del senso dei colori non risiederebbe nella mancanza assoluta di una delle tre ,specie di fibre nervose o di energie specifich~, ma nella insensibHità di i1.na o di più specie di fibre per delle ondulazioni di 'Certe lunghezze. Così nel caso dell'autore, se le :fibre ·rosse e verdi fossero insensibi-li al rosso, ma sensibili al giallo, con ciò si s,piegherebbe e il raccorcìamento dello spettro e il fatto della più grande intensità luminosa nella pat·te gialla . dello spettro e l'assenza di color bianco nel luogò in cui si fa Jl pass~ggio fra i due colorì superstiti dello s.pettro. A ciò è soltanto necessario che la curva delle :fibre verdi sia un pO'co spostata -verso il giano: L'a).ltore ha f<:l,tto inoit;re d~lle esperienze con lo spettro solare poco illuminato tanto sui proprii occhi che sugli occhi nbrmali. A ,una ·debole illuminazione, l'occhio normale si avvic~na nel' suo modo di essere all'occhio atl'etto da discromatopsia, vale a dire che :finisce per non distinguere ·più· che due colori disposti nel modo in cui l'oèchio anormale li vede nello spettro; resta più 'lungo tempo sensibile alla regione del verde e : a una parte di quella del bleu';, finalmente i colori sem.brano semplicemente Ghiari. Ciò spiegasi ,con la ipotesi che ,a una debole illuminazione le fibre nervose divengono insensibili ai raggi luminosi delle ·due elìtremità dello· spettro. Per conseguenza la discromatopsia dìpendepte da una debole illùminaziòne si distinguerebbe dalla discromatopsi~ reàle congenita ·e da quella 'che esiste· norìnalménte àlla periferia della retina. (lvi).


823 Di un me t'odo per scoprire la simulazione o l'esagerazione

dell'ambliopia unilaterale, del dotto1·e ALFREDO Ds GRA.EFE.

Quando si sospetta che un individuo simula una amaurosi unilaterale o che esagera una ambliopia che:> sembra effettivamente esistente in un occhio, si può determinare con una certa precisione il grado dell'acutezza visiva dell'oc-chio· dato per ambliopico, facendo sembiante di non occupat·si che dell'occhio sano. A tale uopo ci si serve per ogget,to di fissazione di alcune parole di una scala tipogt'aftca. Supponiamo cbe la acuità. visiva sia la stessa dai due occhi. Collocando dinanzi l'occhio destro un prisma di 12°, a base diretta in alto, le parole saranne viste doppie e soprapposte. La più distinta delle due immagini sarà la superiore se è l'occhio sinistro che fissa, la infel'iore se è il destro. Di piu, siccome la chiarezza della immagine è oscurata per effetto del prisma, una sola delle due parole sarà leggibile, la superiot'e o la inferiore, secondo l'occhio che fisserà. Se il simulatore si pretende affetto da una grave ambliopia all'occhio sinistro, e riesce a leggero la parola superiore è di già convinto di soperchieria. Ma per avére maggiore certezza gli si faccia indica·r e col dito il punto sulla carta in cui si trova la parola superiore o di scrivere in questo luogo una parola a sua scelta. Se tocca il punto in cui si trova in realtà la parola scelta come oggetto di fissazione, avrà dato da se stesso la prova che sa legger e e scrivere con l'aiuto dell'occhio sinistro. D'altra parte se il malato mentre dichiara che vede due immagini persiste a dire che la inferioro è distinta e leggibile ; e se _pregato di scrivere una parola di contro questa immagine lo fa sempre troppo in basso, vale a dire al disotto del luogo reale della parola fissata, siamo autorizzati a concludere che esiste una ambliopia· tanto più ragguardevole quanto più il numero dei caratteri è elevato. ( Annales d' Ocult"stique).


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Contribuzione alla elettroterapia delle malattie oculari, del dctt. DoR. L'autore ha trattato un certo numero di ambliopie col mezzo della elettricità. Ha esaminato con cura la visione centrale e il campo visivo prima e durante la cura. Da questa relazione risulterebbe che i casi di atrofia bianca progressiva, che iin qui sembravano costituire un noli me tange·re per la terapeutica possono essere combattuti efficacemente con la eleLtJ,'icità. Solo la cor· rente costante fu impiegata dall'autore. Se sono malati entrambi gli occhi, Dor applica gli eleLtrodi alle due tempie ; se un occhio solo, alla apofisi mastoide e al margine sopraorbitario dello stesso lato. In dieci casi di atrofia bianca progressiva, di cui l'autore l'iferisce 'partitamente la istoria, la corrente costante aumentò assai notevolmente l'acutezza visiva centrale, o allargò il campo visivo : il miglioramento pe.rsisteva ordinariamente dopo uno o più anni. L'autore valuta il numero dei casi in cui la elettricità produsse un miglioramento a 40-50 per%· La durata della cura è di più mesi. Ordinariamente fin dalle prime prove si ha una miglioria; tal volta però questa si lascia aspettare per assai lungo tempo. In un caso di retinite pigmentaria, il successo senza essere cosi. ragguardevole come nei casi precedenti non fu meno manifesto. Questa maniera di cura ha avuto un bellissimo resultato in due casi molto antichi di coroidite disseminata in cui si era sviluppata una atrofia del nervo ottico. (ArcMv. (Ur Optalmolog. e Ann. d:Oculistique) .

Della azione della Stricnina sull'occhio normale e sull'occhio malato, . del dottore VoN HIPPEI, L'autore h a sperimentato su sè stesso, determinando prima lo stato normale d'attiyità delle sue propl'ie funzioni visive. La stricoina è stata usata in iniezioni ipodermicbe tre volte alla tempia destra, tre alla siniska ed una volta alla parto anteviore del brac-


825 cio sinistro. Le dosi impiegate variaronb da du·e a quattro milligrammi. Solo i seguenti atti della funzione visiva vennero sensibilmente modificati dallo assorbimento di questa sostanza medicamentosa. l 0 Il campo visivo per il colore bleu si trovò allargato. L'acuit à visiva aumentò in mod.o passeggiero. 3° Il limite in coi è possibile riconoscere distintamente un oggetto nel campo visivo si ritirò verso la periferia di questo campo. 4° Il campo visivo si mostrò durevolmente allargato. Le osservazioni fatte sull'occhio malato si riferiscono alle atfe.zioni seguenti : l o Atrofia ottica. - Fra 33 malati di questo gruppo morboso, 26 manifestarono, taluni un miglioramento notevole, altri un resultato meno perfetto, 7 un resultato nullo. Di questi ultimi 7, 4 non avevano alcuna pevceziooe luminosa, 2 erano, secondo tutte le apparenze, affetti da tumore cerebrale, un altro, un faneiullo di sette anni con amaurosi congenita, presentò dopo l'ottava iniezione, un lievissimo mi~diorame nto che restò stazionario. L'·aut tore· crede, contrariamente alla opinione di Cohu, che noi possediamo nella stricnina, un memo eccellente che in molti casi si oppone al progresso della affezione, in altri innalza straordinariamente l'acuità visiYa abbassata. La sua azione non si paleserebbe soltanto nei casi in cui l'ottalmoscopia non rivela che delle alterazioni anatomiche llOCO apprezzabili, ma anche nelle atrofie manifeste, in cui la percezione luminosa rimane ancora abbastanza buona. Le atrofie da causa cerebrale o speciale, come pure quelle che succedono alle affezioni retina-coroidee sono 11gualmente suscet• f tibili di risentire la influenza della stricnina a condizione che raffezione primordiale sia in via di decrescimento. Se al contr·ario il p'rocesso morboso continuà il suò andamento ascendente, si potrà ottenere con la stricnina nn aumento passeggiero delle acuita visive, ma, non m.ai un miglioramento durevole. D'accor·do còn Nagel l'autore ha trovatC\ che la medicazione stl'icnica non era applicabile ai casi di atrofia che hanno la emiopia ·come sintomo funzrobale, quésti easi essendu natunalme'nte causati da una affezione della reg~o-ne d'el chiasma. Contral'iamente poi alla opinione dello tstesso Nagel crede che la stricnina

zo


826 abbia azione sulle anomalie del senso visivo, avendo nella maggior parte dei casi potuto osservare un notevole allargamento, senza che però la forma o la grandezza degli scotomi fossero modificate. Il numet'O delle iniezioni necessarie per arrecat'e un miglioramento è stato val'iabilo ed è sembrato dipendere dal grado eli infievolimento dell'acuila visiva. In alcuni casi il visus si elevò dopo sei a otto inie;lioni. L'autore è di opinione che il miglioramento sia durevole, imperocchè in una delle sue osservazioni si è mantenuto por quindici mesi. La colorazione bianca della papilla non essendo in alcun modo in rapporto col grado della degenerazione del nervo, non ò possibile giudicare con lo ottalmoscopio dello effetto della cut'a. Ei crede che agisca irritando le fibre nervose non ancora distrutte, ma solo paretiche, come fa la corrente costante sopra un muscolo paralizzato. Se poi la sostanza ner-vosa è degenerata, allora che l'amaurotico non ha più alcuna sensazione luminosa, non si può attendere dalla amministrazione della stricnina alcun effetto. 2° Nev,·ite ottlca. - In tutte le sue osservazioni il resultato fu nullo. 3° Glaucoma. - In un caso di glaucoma, sopra sei casi trattati, ebbe un aumento notevole della acutezza visiva: in qnesto caso una atrofia ottica si e"ra innestata sulla escavazione glaucomatosa. In un lritro caso l'aumento della acutezza fu si lento che l'autore si domanda se fosse da attribuirsi alla strcnina o alla iriclectomia. In altri due casi il miglioramento fu appena sensibile, e negli ultimi due il resultato ~ nullo. 4° Malattie della coroide e della retina. -Nelle infiammazioni acute deJ!a retinll e della coroide, nelle retiniti pigmentarie, l'autore non ha tratto alcuna utilità dall'uso della stricnina, Quando però il processo in1iammatorio è calmato, e si ò sviluppata una atrofia ottica consecutiva, quando anche fossero molto avanzate le alterazioni anatomiche.~ della retina e della coroide, è r egola usare la stricnina, potendosene ottenere buonissimi resultati, 5° Miopia con ambliopia. - Quattro volte in quattordici casi fu notato un lieve aumento dell'acuitA, molto evidente in un caso soltanto. Qul\ndo la miopia era associata a delle lesioni coroideo, la sflricnina si mostr·ò senza efficacia.


827 6° Ip6'rmet1·opi" con ambliopia. - In questa affezione senza lesioni ottnlmoscopich e ln medicazione stricnicn dato rosultati un poco migliori, ma non così favorevoli come quelli ottenuti da Coho. 7° Ambliopie senza lesùmi otta.lmoscopiche e sen~a. disor.de'ni refrat(t'vi. - In queste ambliopie il resuHato sembra dipendere dalla integrità più o meno completa del poter.:~ visivo. Mancando ogni sensazione luminosa, niun miglioramento può aver luogo. Sull'ambliopia isterica nessun rosultato, .Cosl pure sullo. astenopia e sulla cecità doi colori. La conclusione dell'autore è questa: che la stricnina è chiamata a prender·e rispetto al nervo ottico il posto che occupa la comm~e costante relativamente agli altri net·vi. I suoi efc'pLti più ragguardevoli si osservano nei casi in cui i mezzi ter•apoutici ordinarii sono di impossibile applicazione, vale a dire nella atrofia ottica da cause di\·erse. (Annales d' Oculistt'qtee, marzo-aprile 1874).

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Della azione dei medicamenti. Ricerche doi Comitato della A ssociazione Medico. Bri\annica.

Osse1·vazioni del dott. CoYNE.

Da alcuni anni l'a2ione dei medicamenti e specialmente l'antagonismo che si è creduto osset·varo fra molti di questi col)pi è una questione all'ordino del giorno. Un gran numero di ricerche sperimentali dirette continuamente a q11esto scopo, condussero spesso alla ricerca di curiose propl'ictà, e talvolta a dei resultati di pratica importanza. Ma è vero che esistono medicamenti che sono antagonisti di altri medicamenti, che si conoscono sostanze capaci di neutralizzare completamente l'azione di altt•e sostanze 1 Si può dire, con Liebreich , per• esempio che il cloralio sia l'antagonista ed anche l'antidoto della strjcnina ~ Noi non lo crediamo, e le esperienze di Arnould che rinnovò le prime ricerche di Liebreich, banno di fatto provato che se il cloralio fil scomparire per un certo tempo le .manifestazioni esterne dello stricnismo, ordjnariamJmte le con-

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828 vulsiorii ritornano' più tardi, e gli animali sottopost.i alla esperienza soccoinbono quando gli etfetti dèlla stricnina dapprima mascherati, possono manifestarsi liberamente, dopo· .che l'azione della stricnina è cessata. L'esperienze dél prof. Vulpian sono a questo r:iguardo ancora più con:cludenti e .dimostrano decisamente che il -cloralio impedisce soltanto le manifestazioni esterne dello stricnismo, ma non impedisce che l'azione d.eleteria di questo agente si determini o sì continui sulla sostanza grigia della midolla•. È perciò che anirrralì assoggettati allo .esperimento soccombono tutti. Vulpian fa osservare che gli animali muoiono sette od otto ore dopo la intròduzione dell'agente tossico con un ra·ffreddamento che ·può andare :fino ·a l l gradi al di sotto della temperatura iniziale. È raro che la morte possa essere attribuita al ritorno degli acèidentì convulsivi e alla asfissia che è ·la conseguenza ·necessaria di questi accidenti. Le convulsioni possono Spesso mancare assolutamente; e gli animali soccombono alla abolizione progressiva della -attit udine funzionale della sostanza grigia. Come sì vede in questo caso particolare ·che è stato più specialmente studiato in qu~sti ultimi tempi nella occasione della applicazione terapehtìca del cloralio · alla cura · del tetano, noi crediamo che a causa eli questi ultimi fenoml'lni. non si p.ossa riconoscere nel cloralio una sostanza antagonista della stricnina. Al più si può dire che met:t·e l'animale fin tale stàto da essere impedita la produzione di certi fenomeni per loro stessi rapidamente mortali. Questo stato di riposo allp·a rente può permettere è véro la eliminazione di una parte più o meno grande del veleno; e ·se le rriodifìcazion•1 J unzionali della midolla non ;furono n è troppo profonde ne troppo estese, si potrebbe forse sperare d·i vedere ritornare in vita•l'animale. Ma ciò non è tutto, poir.hè se questo esempio sembra in opposizione con la dottrina degli agenti antagonisti, potrebbe sperarsi di trovare altl'i corpi che si prestassero meglio alla dimostraZione di ,qùèsta t'e'oria. Fin-o ·ad oggi bisogna confèssarlo, qualunque'•sieno j . medicamenti che .si sonoJ volut:i. opporre gli urti agli altri, non sonosì trovate prove decisive. Infatti devesi vedere i\ ella atropina un 'agènt e valevolé ad annullare l'azione dell'o estratto della fava- del Calabàd Non lo · crediàmo. Qu!l'ndo si studia la azionè' di questi• •èor!pi, si vede"éhe lo .effetto proì:lotto è lper· così

gli


829 dire illusorio o solo superficiale; è parziale e non combatte che un fenomeno, roinaccevole è vero, continuando a sussistere altre cause di morte. Malgrado queste riserve che noi facciamo sugli agenti antagonisti e le obiezioni che volgiamo ai fatti fin qui conosciuti, crediamo utile far conoscere una: memoria che porge' i r esultati ai quali è giunto il Comit.ato, dalla Associazione medica inglese incaricato di fare delle ricerche sulla azione dei medicamenti". Questo lavoro redatto da Hughes Bennet è consacrato a uno .studio sperimentale della azione fisiologica di un cert-a numero di sostanze medicamentose. Le numerose esperienze che ser.vono di base a questo lavoro furono fatte con lo introdurre sotto la ·pelle ~na soluzione delle sostanze di cui si voleva studiare l'azione e di cui si voleva de-. terminare: l 0 L'ar.ione fisiologica. ' 2° La dose minima 1mortale. 3° La influenza antagonista sopra un altro agente terapeutico, lo due sostanze essendo iniettate sotto la pelle simultaneamente. 4° La influenza dell'agente supposto antagonista, quando era iniettato avanti oppure dopo un altra sostanza capace di produrre la morte. 5° I limiti della azione antagonista. 6° Finalmente tutte queste esperienze terminarono con una pro"a decisiva che era la iniezione, otto o dieci ore dopo, della stessa dose della sostanza attiva sull'animale che era sfuggito alla morte in seguito ad una azione supposta antagonista. La Commissione studiò, seguendo il metodo testè ricordato, le proprietà antagoniste esistenti o che si supponevano esistere fra: l 0 L'idrato di cloralio e la stricnina. 2° Il solfato d'atropina e la fava del Oalabar. 3° L 'idrato di cloralio e la fava del Oalabar. 4° L'idroclorato e il meconato di morfina e la fava del Oalabar. 5° Il solfato di atropina e il meconato di morfina. 6° Il meconato di morfina e la teina. 7° Il meconato di morfina e la caffeina. 8° n meconato di morfina o la guaranina. go n m eco nato di morfina e la infusione di ' the.


'8BO

10° Il ~econato di morfina è la i'nfusione di ca:tfé. 1lò L'estratto della fa va dèl Calabat' e la stricnin'a. 12° L'idrato di brornalio e l'atropin:,a. T utte le esperie1ize "Vennero fatte 'su conigli o su •topi, ·di cui era determinato esattan1ente il 'peso, in modo da :potere .riferire tutte le esperienze a un peso uniforme che .peì'mettesse di compararle fra di loro. l 0 Antagonismo· fra la· stn'cnina e l'idrato di cl01·alio. Si ric'ercò anzifiutto quale era la dos-e minima· mortale di queste due sostanz~. Le prime esperienze dimostrarono che .p er un coniglio del peso di t re libbre, 21 grani di idrato• di èlo'ralio posl'!OllO essere riguarJiat i come la dose minima mortale ; mentrechò le ' esperienze ' consecutive fecero riconoscere che per on animale della stessa specie non oc~orreva che %6 di gr•ano di solfato di stricnina per addorre la morte. Non fu éhe dopo avere determinato esattamente queste nozioni preliminari che si fecero simultaneamente delle iniezioni sottocutanee delle due sostanze. Queste prove ripetute dimostra•rono che s~ venti •casi in cui fu all)ministrata un<J. dose mortale di stricnirra contemporane&mente a delle dosi varl al,;lili di idrato· di cloralio, in cinque la morte arrivò rapidamente ; tuttavia: la dose di stricnina er~ stata ragguardev0le, e la v·ita pareva ess~re stata · pròlungata dallo ' idrato di cloralio. 1La esperien0a dim·éstrò inoltre clire il ristabilirsi da •Una dose mortale di st;ricnina era facilitato dall' uso .d·ei mezzi cM preserv·avano gli animali in esperimento da ogni ~ ccita);ione esterna. Allorachè 'lo idrato' di cloralio era iniettato qualch-e· momento dopo una dose ' mortale di stricnina pr~duceva effetti molto meno manifesti e molto meno sicuri se la stricnina aveva già cominciato a manifestare la sua azione. Liebreich aveva segnalato .che minime dosi d·i· stricnina ' svègliavano i conigli dagli efletti ·del coma prodotti dall' idrato di cloralio. Questa particolare· circostanza è stata studiata e le esperienze dire.tte in questo senso non ·dettero resu1tati così concltrdenti come si sarebbe potuto d.esiderare. Però su 15 esperienze, 8 ·co'nigli si ristabilirono dopo l'amministrazione di d.òsi di .idrato di cloralio che avrebbero potuto cr.edersi mortali. 6-Ii .altri animali che soccorn:bettel'o' restarono nel coma benchè avessero presentato


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!'llcune scosse convulsive. Il resultato annunziato da Liebt•eicb non è dunque· stato confermato. . QuesLi effetti si spiegano perchè l'idrato di cloralio esercita la sua azione tanto sull'encefalo che sulla midolla, mentre la stricnina non agisce che sulla sostanza grigia della midolla. Queste esperienze sono state ripetuta sui topi ed hanno dato analoghi resultamenti, con quest a modificazione però· che tenendo conto della differenza di peso, occorreva maggior dose di stricnina per uccidere u n topo che un coniglio. Da tutte queste indagini si ·possono trarre le conclusioni se' _guenti : l 0 Dopo uno dose mortale di stricnina, si può salvare la vita dello animale ponendolo sotto la influenza · dell'idrato di cloralio. l 2° L 'idrato di cloralio ha contro la stricnina un' azione più certa di quella che h a questa ultima sostanza contro l'idrato di cloralio. r 3° Le· convulsioni che derivano dalla stricnina possono essere diminuite dall'uso dell'idrato di cloralio. 4° L'antagonismo fisiologico fra queste due sostanze è limitatissimo, da ppoiché u:1a forte ·dose di stricnina può uccidere prima -che l' idrato di ..cloralio abbia avuto il tempo di agire, e d'altro canto l~ dose del cloralio può essere eccedente ed apportare da sé stessa la rn?rte. 4° L'idrato di cloralio attutisce gli effetti di uua dose letale di stricni na diminuendo l'azione riflessa sovraeccitata da questa sostanza. La stt·icnina al contrario può correggere gli effetti di una dose mortale d' ·idrato di ·cloralio risvegliando l'azion'e riflessa della midolla. Pare impotente a ridestare dal coma prodotto dall'idrato di cloralio. Qtiesti resultati, come si vede, banno una grande importanza e possono trovar e la loro applicazione non solo nei casi di avvelenamento per la stricnina, ma ancora ne1la cura del tetano. 2° , Antagonismo fra il solfato di at1·opina e la fava dz' Calaba?·. - Questà azione era stata già segnalata da Fraser in una prima pubblicazione, in cui faceva conoscere i resultati delle . sue investigazioni. Più tar di il dott. Fraser pubblicò delle lunghe ricerche; i cui rcsultati generali coincidono con quelli del Comitato.


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La forma in cui fu impiegata la fava del Calabar era lo estratto alcoolico preparato dal dott. Cook nel modo seguente: La fava ridotta in polvere era trattata con l'alcool fino ad esaurimento. Poi la soluzione così ottenuta e chjariftcata era evaporata nel vuoto :finchè l'alcool fosse totalmente eliminato. Al residuo ottenuto in questa ·guisa si aggiungevano tre once di acqua distillata e il tutto era scaldato leggiermente. Il residuo si discioglieva in parte, lasciando galleggiare alla ' superficie un poco di materia grassa oleosa. Dopo filtrazione si otteneva una sostanza fluida, di cui un'oncia rappresentava quattre once e mezzo di fava del Calabar, oppure in altri termini, da ogni oncia di fava. del Calebar si erano ricavati 28 grani di estratto liquido e privo di materia oleosa. Una prima serie di esperimenti fu istituita sui conigli per r icercare la dose mjnima mortale di questo estratto per gli animali di questa specie. Queste esperienze condussero ai seguenti resultati: rjchiedersi tre quarti di grano di estratto di fava del Oalabar come' dose minima mortale per ogni tre libbre de\ peso dello animale in esperimento. Questo re»ultàto è stato anche confermato da ricerche ulteriori . Il dott. Fraser era arrivato ad una conclusione un po' differente. L'estratto da esso preparato uccideva alla dose minima di un grano e mezzo per ogni tre libbre del peso dello animale. Questo estratto era dunque più debole eli quello del dott. Cook. I fenomeni che succedono a un<t iniezione so.ttocutanea di tre quarti di grano erano i seguenti, e si trovano descritti nel racconto di upa delle esperienze. 'rre quarti di grano di estratto di fava del Calabar disciolti in dieci goccie d'acqua sono iniettate sotto la pelle delle estremità posteriori; un minuto e mezzo dopo la iniezione, l'animalo presenta dei leggieri sussulti della pelle. Dopo tre minuti la · respirazione diviene affannosa e l'animale sembra, molto malato; la· sç1.liva si accumula nell~t ca:vità ÌJuccale. Due minuti più tardi l'animale si corica sul ventre ed il petto, e distende le gambe che erano retratte. Fa, ma invano degli sforzi per riprendere la sua posizione normale; le pupille si contraggono, emette delle materie liquide intestinali. Al termine di diciotto minuti, l'animale si corica di fianco e la respirazioné diviene ogni ora più affannosa. R esta in questo stato più di undici minuti . presenta~do delle ,violente contrazioni


833 muscolari, e muore quarant' uno minuti dopo la iniezione sottocutanea. In un a1tro caso l'animale socoom bette agli oJfet1>i èlella ·stessa dose in sei minuti. Ma si osservò che ordina1'iamente la vita era distt•utta fra venticinque e quarantaquattro minuti. Una seconda serie di esperimenti fu intrapprosa per dcterminMo la dose minima mortale del solfato· di atropina in un coniglio. Il resultato ottenuto è che questa dose var·i·a fra 20 a 21 grani. Se in un caso l'animalo morì in diciasette minuti per una dose di sei grani, questo resultato è affatto eccezionale, pet·ché molti conigli guarirono dopo dosi molto più elevate. Si osservarono i fenomeni seguenti: Al di sotto di quattro grani o, quattro· grani e mezzo non .si osserva alcun sinto'mo; da 4 a 6 grani sopraggiunge la dilatazione delle pupille ed un malessere manifestato da dei movimenti e della inquietudine- dello animale; la respirazione si rallenta e i movimenti del . cuore sono accelerati. Da 6 a 14 grani, ai sintomi accennati si aggiungeva la paralisi che diveniva più grave con le forti c)osi, dei leggeri ·tremiti muscolm·i e delle violenti convulsioni; da 14 a 21 grani, dose mortale minima, la paralisi aumenta di intensità. I movimenti respiratori diminuiscono d'ampiezza e d'estensione. Gli animali che perirono, soccombettero in mezzo a crisi di contr·atture ... I battit.i del cuot•c, la estensione e la ft·equenza della r espirazione diminuivano progressivamente fino alla estinzione totale della vita. Non fu che dopo queste ricerche preliminari che potè essere studiata l'azione reciproca di queste sostanze l'una '!>ull'altra. Da due serie di es peri menti istituiti a t ale. scopo, può trarsi la conclusione che la vita è prolungata dall'uso del solfato d'atropina. Nella prima serie fu adoperato l'estratto della fava del Calabar a dose doppia della dose mortale minima; la vita perciò non fu salvata, ma con tutta evidenza prolungata dalla azione del solfato d'atropi na. I n una seconda serie di esperimenti furono usate dosi più deboli d'estratto eli fava del Calabar . -La analisi di questi fatti dimostra che il solfato d'atropina. prolunga la vita e può anche salvarla dopo una dose mortale di estratto ài fava del Calabar. Allorché gli animali sopt·avvissero ad una dose ordinariamente moÌtale, rimasero molto malati per più ore, apparv~ro prostJ•ati ed ebbeJ'O delle· scosse e dei t rem iti. Per ·accrescere la Gi01·nale di Medie. milit. 1874.. 55


834 probabilih\ del ritorno della vita era indispensabile tenerli al caldo. 'fra i faLti che furono così osservati, alcuni dimostrano che la dose dello estratto .era insufficiente, perchà gli animali più tardi guarirono con la stessa dose d'estratto senza che foss e fatto uso del solfato di atro.p.ina,. T re .osservazioni sole sono .convincenti, dappoichò' io . qu~ste gli animali si ristabilil'ono dagli effetti eli unlt dose mortale di estratto di fava del Calabar1, manifestamente $Otto la influenza dél sol(ato eli atropina, dacchè la stessa dose di es,tratto data sola più giorni dopo uccise questi medesimi conigli in dodici minuti. È evidente tuttavia cbe l'antagonismo fra il solfato di atropina, e lo estratto di fava del Calabar non è così spiccato come quello dell'idrato di cloralio verso la stdcnina. Ma anche dopo la introduzione del ,;olfato d'atropina, i sintùmi prodotti d~ll'estratto di fava del Calabar continuano ad essere manifesti. L:animale è malato, ha salivazione, tremiti muscolari ed anche delle leggier e convulsioni ; questo stato può durar~ più oro. L'animale non si ristabilisce che lentamente,. mentre nei casi in cui si è esperimentata l' a~ione antagonista dello idrato di cloralio e della stricnina, se lo animale non è disturbato e non è sotLoposto ad alcuna eccitazione, può non lasciare riconoscere alcuno indizio della azione della stricnina. In conclusione queste esperienze dimostrano che nei conigli il solfato d'atropina combatte gli effetti d'una dose mortale di estt'atto di fava del Calabar· ma in limiti molto ristretti. Queste esperienze furonl) ripetute sui topi e dettero resultati pressoché identici. ,T uttavia· bisogna notare che con le diverse specie di animali sperimentate non si sqno trovate differ enze variabili nella intensità: della azione dell'estratto più volte I'ammentatv. Si può dunque da tutta questa serie di ricerche trarre le seguenti conclusioni: l 0 ,Il solfato d'atropina combatte in certi limiti l'azione mor· tifera della fava del Calabar. ~ o Questo antagonismo è ancora più ristretto che non l'aveva annunziato il ,dott. Fraser, percliè in tutte le esperienze si è trovato che 'questa. azione antagonista non esisteva che in limiti ristrettissimi. La morté non era da temersi' per , una dose troppo forte di ·solfato d'atropina, ma per l'• azione predominante della


835 fava del Calabar. A questo !liguardo ' vi ha. u-n' sorprende'nte contrasto con ciò che hà luogo fr·a l'idrato di cloralio e la stricnirra: In questo caso infatti il pericolo, nello avvelenamento per la stricnina, è di dare 'tma dose 'tro ppo 'f6rte eli idrato di cloralio, mentrechè m'ilio avvèlen'a mento per' lo estratto · di fava dèl' ' Calabarl è oltremodo difficile arrestare g li effetti di qùesta sostanza col mezzo del solfato d 'atl'opina. Da. queste considerazioni l rcsnlta1éhè da..l punto di•vista pratico, l'atropina è senza utilità come antidoto della fava der Calabar e non può essere paragonato agli effetti deli'idrato di cloràlio.

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3° Antagonismo fra l'id1·ato di czo,:alio e la (ava 1del Oalabat·. - Dopo avere det-erminato la dose mortale minitna -di qùeste due sostanze·, il Comìtato istituì una prima seri·e di esperimenti allo fic'o po di studiare ·le modifieazioni che l'idratordj cloralio imprime agli effètti della fava del CalabM. In tutte queste esperienze l'idrato di cloralio era dato prima della ·fava del Ga:lab-ar ad intervalli variati fra sei e venti minuti. Sicc,ome l'idirato di cloralid alla dose di 15 grani produce il sonno in capo a quattordici o venti minuti, è evidente che in tm certo numero di questi esperimenti, lo animale non era completamente sotto la influenza deH'idra:to di cloralio, qùando veniva iniettata la fava del Calaba1'. ' T uttavia, dallo insieme di queste esperienze non può sçaturire la convinzione che l'idrato di cloralio ..modifica ·i fenomeni dovuti allo assorbiment() della fava del Calabar e ne ritarda l'esito letale. Non pertanto in qualche caso la vita è stata salvata. D'a una seconda serie di ricerche sperimentali si ebbero t•esul~ tati più completi:· Si •sottoposero atl espel'imento 'dod>ici coriigli, ad ognuno dei quali si propinaro!lo quindfci grani d' idrato di cloralio, dieci o dodici minuti prima di amministrar loro due ter"'i di gt'ano di ·estratto di fava del Calabar. Sette morirono rapidamente fra quaranta e centoventi minuti; cinqu<? sopravvis.: sero. Ma otto giorni dopo soccombeitero tutti in quindici minuti al maxirnum, ·dopo la stessa dose di estratto di fava del Calabar. IDa queste ricerche· possono dedursi ' le •seguenLi .concliisron<i: " l<> L'idt·ato di clot·alio modifica molto l'azione di· una dose mortifera di estratto di .fava del8alabar, attenuaudone i sintomi e prolu-ngando· ht vita. "· ·!


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2° In alcuni casi l'idrato di cloralio salva la vita dalle conseguenze di una dose mortifera di estratto di fava del Calabar. In tutte ,queste esperienze, l'idrato di cloralio era amministrato per il l'rimo, ed in alcuni casi l'estratto della fava del Calabar non Cll'a somminish1lo all'animalo, se non quando era di già manifestamente sotto la influenza dell'idrat,j di cloJ•alio. Si spiego. facilm ente questo modo di fare, pe1·chè era difficile sperare che l'idrato di cloralio potesse combattere gli effetti funesti dello estrattQ di fava del Calabar, so i sintomi dovuti a una doso mortale di questa sostanza erano già manifesti esterJ'Illmentc. Questo lato della quistione fu però studiato a parte, e in 12 esperiem~e si dette l'estratto di fava del Calabar pc1· il primo, e si amministrO sia uel tempo stesso, sia alcuni minuti dopo l'idrato di cloralio. I resultati di questo studio furono decisivi. Imperciocchè se l'idrato di cloralio è iniettato prima dello llstratto di fava del Calabar, in modo che l'animale in espcl'imm'lio sia iotieramentesotto la influenza del cloralio, allorché riceve l'estt·atto di fav~ del Calabar, si vede che i sintomi dovuti a questa ultima sostanza sono modiiìcati, e l'animule sfugge agli effetti di una dose oho in altre circostanze sarobbt! mortale. Si assicura che lo stesso idrato di cloralio dà ben pochi resultati come antagonista dello estratto di fava del Calabar, quando è amministrato qualche istante dopo questa ultima sostan.:a. ' )Je cause di questi fatti sono facil i a· comprendersi. Lo estt·atto della fava del Calabar pr·od nce i suoi effetti fisiol ogici più accent uati dieci o dodici minuti dopo l'amministrazione deHa dosa mortifera, laddove un coniglio non è· completamente sotto In influenza dell'idrato di cloralio so non dopo quindici o venti minuti. Quale è la natura dell'antagonismo ·fisi ologico fra lo estratto eli fava del Calabar e lo idrato di cloralio~ È probabile che in questo caso si trntti di un vero antagonismo, di una neutralizzazione degli effetti di una sostanza con qnolli dell'altJ•a, con delle J:estrizioni però, dappoichè su dogli animali sottoposti completamente alla influenza dell'idrato di cloralio o che si assoggettano ad un a dose mortifera di f:!J;tJ·atto di favn del Cnlabar, non si ottiene mai l'assenza completa dei fenomeni attribuibili alla azione di questa.


831 ultima sostanza. In questi casi infatti sonosi osservati sussulti muscolari, tr<>.miti, la sali~azion e .ed il ristringimento pupillare. 'ruttavcln furoM impedite le convulsioni come caus!l dL morte. Se si lascia lo animale tranqJJi!lo con. una. aereazion.e sutiicientt' può tornare irt vita. I casi di morte dopo la. introduzione 'dèlle due sostanze possono essere attribuiLi alla congestione polmonare e allo aumento di liquidi nell'albero a ereo . Questa azione antagonista cl1e fa d'uopo ammetteFe è tuttavia limitata da ~lue condizioni : l 0 Dalle d.osi somministrate. Una dose mortale che sorpassa il limite minimo di estratto di fava del Calab:lt' produce sempre la morte malgrado l' id.r ato di cloralio. 20 DaJlo intervallo di tempo tra:sco.rso fro(l l'amministl'azione delle due sostanze. All.o,rchè ,le due s0stanze sono iniettate simultaneamente vi è grande probabilità di salvare la vita dello ~nj­ male. Questa pos~\bili ta diminuisce qunndò l' Weato di clorttlio è dato tardi'Vament~. 4° Antagonismo fra l' idroclai:a'to, t'l meconatd di m'o1'flnO< e la fava del Calaòar. - La ricerca della dose minima mortale dello idi"Oèlot·ato di morfiila , pr·esentava. una elifficoltà., p0ichè questo sale è solubile solo alla dose di un, ventesimo, e doveva te~ersi che la 4ntrod uzioJ!IC eli una quantità cosi grande,, di liquido venisse aa alterare i l'esultati del)a esperienza. F'u n:.eMssità servirsi del meconato di mor.tìna cl~ce è più solllPile. Le soluzioni impiegate erAno al quarto; la d.ose- mortale ,di qu.e sto sale d·i mornn.a fu. in media di 1,2 grani pér un coniglio di tre libbre. ·, · , I fenomeni predominanti di questa int<lssicazione che preceCievano la murne· ·el'ano . d'ella·~ agitazione, la contrazione ,delle pupille, dei sussulti mus.c olari, delle convulsioni p1•ima cloniche, più tardi tonicl).e1! spesso l'~mprostotono e setnpre, immediatamente prima della mor.te-, l'opistotono. Se si confr·ontano fra di loro gli effetti del cloridvato di mor:dna e del m eco nato di moFfina, si arr•iva a questo r•esulta:to·' ch.e dieci grani dell'qltimo sale equivalgono a tredici grani del p11.imo. Dopo ·queste espe~ienze t preliruiMri, .queìle ,d!~ette a ricercare se vi et•a antagonì$mo fra i sali di morfiM e la fava del Calaha~.t dimostrarono che questo antagonismo è assolutamente nullo.


838 5° oAntagoni-smo. fra- z'l solfato di atropip,a •e il meconato· di morfoaa:··- !Laudeterminazione deWantagon:ismo che poteva esistere fra ,.il solfa:to• di •atropina e il •mecona.tc!> di •mo·rfì.na compr.e n1 dev,a tre pùnti da rischÌ'ar.aJre: i'.· l o Rice1'Mré. più 'esattamehte ' che fosse ~possjbi le !'>azione fisiologica del rrìecona:to · di mbrfìna. ' ,, 2° Determinare quella-· del solfato di attlo·p'ì·na. · 3° Studiarre· l'a0ione combinata· eli qaeste' due sostan~e ' alloracbè sono state assorbite sia simultaneamente sih: successivamente.. 'llaHe esperienze fatte a questo i·ntendi:mento si può coUC'lude.re, che il mecçmato di morfì:na •agisce- sull"en.eefalo· e; suJlw,midolla spinale. JY(a n·ei cani Il-azione di questa ·sostanza ·si determina· specialmenté -sul ·cervello, mentre nei conigli gli ' effetbi ·si localiz~a:rro .di' preferet'l'za .sul!tl a miclollà." ' ~ Quia.ndo gli -.1.nimali in 'é~perimento sono• profblidamen'te att<Js!.. sicati, l'eccitazione dei nervi motori produce delle·édntra2ioni muscolari. Dal che si conclùde che il potere conduttore e la sensibilità d'ei nèìwi non sono abo'liti. ·,'\ ,. •La corrtraiziòn'e .deL va:go al' collo produce~·r·àrresto ' del cuore; resulta da ·quésta esperienza che ··le fìrbre vaso-motrici di .questo nervo non -so·~o pal?alizzate dal ' me·eo'nato 'di morfr11a. • La stimolaiione del: siprpatico produce la dBataz!ione .della pupilla : onde.lsii trae •la conseguenza, 1che questo nervo non è paralizzato~ · pe.r chè la costrizione della:'Pupirlla è•dovuta il:lhvir:ritazion·e, d'e'lle origini crani·ensh del terzo pajp cile producono l!l- c<imtraziona, delle<'fibre . cir:colaFi dell"il'ide anima.t e daLqucsto terzo. pa,je~· Da tutti questi f'~tti si può concludere che la morfina interessa Fazione•1di èerti nevv.i paralizzan-do' i centri, d'ond·e ·~meugòno:que­ sti· medm~imi n'erVii•J.-Ma i cordoni nerYosi stessi ·conse.nvano ma-nifestamente la lòro •sensibilìtà'1 e· conçl>ucibilità: · f, Si ave:lllà ·U:nté'cedentemente tJSt'u'diatq l'aiione"':fisiologica.del sol~ fato eli atropina sui conjgli e si. era .v isto cne la: Jpiccoli >dose i fenom eni l osservati érÌl.no: "Ja ailatazione della pupilla;, il rallentamento ,dei battiti del .ouonéi'e la diminuzione~ del nn'mero dei! moVIiroén:ti: ·res-piratorL l Quando la ·çlose"'' è maggiol'e; 'aif sintomirammentati si, aggiunge una leggiera p·ara~ish,delle estremità e un guaii'de •Mceler.aJro·ento dei l;latti-ti del cuore: ~ Quando la dose ' è tpi:ù. forte .ancora, ii cuo~e.' e la !l'espirazione: l


839 sono inceppati. Finalmente quando la quantità iniettata sorpassa 16 grani, ne segue la morte, la quale è preceduta ed accompagnato. da tremiti, spasmi ed anche convulsioni. Da queste indagini che facevano conoscere la dose mortale e l'azione fisiologica del mecorrato di morfina e del solfato d'atro,pina, si poteva partire per determinare l' azione antagonista di queste due sostanze, distinguendo il èaso secondo che il solfato d'atropina era iniettato prima o dopo il meconato di morfina. Allorachè il solfato d'atrop!na e1'a introdotto ad intervalli di tempo variabili' dopo il meconato, nessun· dubbio che :in _q]lesto caso l'esito letale era ritardato, ed è sembrato che il solfato di atropina produceva questo effetto e dava qualche pr6qabilih\ di salvezza cagionando una contrazione dei vasi sanguigni. Infatti la pupilla contratta sotto la io'ftuenza del meconato Idl 1 morfina si dilatava dopo la iniezione del solfato d'atropina e tornava alle proporzioni che aveva prima della esperienza. · Di pi'ù', i vasi dell'oreè~)1io che erano ·divenuti turgidi' dopo una forte dose di meconato di morfina, si contraevano molto dieci minuti dopo la iniezi6ne del solfato· d'atropina. Quando il solfato d'atropina è introddtto prima di una dose mortale di meconato di morfina, si ·vede esservi un nurhero magg'iorè di guarigioni rdi quando · ·lai esperienzQ. è fatta in altro modo. Si può tuttavia obiettare ·che •la dose di meconato di morfina era in alèuni ca~i trbppo debole, p·oichè ~ accaduto che alcuni animali sono sfuggiti alla esperienza terminale. È per evitar e questo rimprovero che si' sono provate dosi an'cdra più e'levate di meconato di morfina. In questi casi niuno animale ha sopravvissuto, benché siasi potuta riconoscere una azione •antagonista fra il solfato d'atropina e il me(:onato di morfina. P raticando la esperienza inversa e dando alte dosi di solfato d'atropina per vedere le modificaziòni che in questO' caso produce il nl'econato di morfina, non si può riconoscere alcuno effetto favorevole, ed anche il momento della morte sembra in alcune esperienze essere stato affL·ettato. In tutti i casi si può notare un grande accelcr•amento dèi battiti del cuore che Ùmecòna'to di morfina non modillcava punto. · Questi sintomi sembrano indicare una paralisi parziale o completa delle diramazioni vaso-motrici del pn'eumo-gastrico o una eccitazione del gran simpatico.


840 Que~te esperienze. cond.ucono,'lUI<\ cons~guenza cl~e s,e . il .sol(ato d.i atl'opina paral·izza sia i tuhi vasp-mpt.pci nel nMvo v ago, sia i gangli motori del c1,10re in relazione · con. qT,~esto n~r.vo, il meco.., nato di morfina non dilegua q~1esta azione paralizzante, e .sotto questo riguardo non è l'antagonista de\ solfato d'atropina. Da tutte queste ricerch,e si può dunque .concludere·: lP Il solfato· d'atropina possiede una J,imitata ,!lZione antago. nista sul ;meconato ' di morfina. 2° n meconat o di mor(ìna n op. ,dà alcun .b~on risultat9 qu~ndo si amministr.a dçpo una (orte dose di so~fato d' atropina,, pojc}lè gli effetti delle due sostanze sembrano sommarsi .p,er affrett;~.re l~ esi~o letale, 3° Il meconçlto· di morfina. nou è , punto r ~ntagonista del .., solfato d'a,tropina nella sua azione sui n,ervi va,so.- motori del Cll(ore.· 4° I buoni resultat~ che si tragg~no dalla azione del solfato d'atropina nello· attossiçamento per · forti dosi di meconatò di monfìna sono dovuti ilW azione che il solfato d'atrppina esercita sui vasi sang,uig~i,. detenmÌn'a ndo la lono contr.azion~ e c)iminuendo conseguentem..ente la· ,probl:\bili tà ,della · morte. per cqngestione cerebro,spin51le. Il clqtt. Ha.r ley . che a:veviJ. speri~entato sui cani non era giunto ag,li stessi, res4ltati: .egli a;veva,"trovato çh,~ .nqn esisteva. alcunç1 azione ant;l.g:onieyt.a e .che,. l',~so c!l'll~p. pellàdonna !lOn ,aff.rett~va lll.ÌJlÌl}lfl'!!~nte . il ti.stabi,lim~nto dagli effe,t ti clelia a~ion g d~ll'!)p­ piQ, c,he l~ stessa sosta.nza •non çorr~ggeya per rtiente j ~ .g-rave pericolo çlell'avv~lenanwnto per oppio vale a dire Ja ,d~pt:es&~one delle funzioJli resp~rat.orie, e ,che gli effetti, .principali, di questo avveleuainento, la sonnoleJ;~za, lo stupore, la narcosi ed 1 il coma sono. al contrario ,prol'ungate ed acc:r~esciute dall'uso della· bellado,nna. Aécanto a qu·esti resu}~§lti, ai.1 quali er~ giunto il dottore Ha,r.ley, · ed un poco in. opposizi~I;\e . con lpro, devon,o m13nzion~rsi le c,onclusioni delle ricerc)le di Mitche.ll, Keen e M,orc4puse. · P oicM se )Il morfina, n_o~;~ impedisce l' azione depressiya,., d~lla atropina sul polso ,e sul cug,r:e, , se l'qppio non impedisce ,i v.<;>p;~iti dovuti all~ atropina, si deve rJ.conoscere in queste due so:;tanze una cert~ a·zione è}.ntagonista;I)elativamente .a -fenomeni ceveb,rali, ma è difficilissimo equilibrare esattamente la, lpro azione.


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Le esperienze del Còmitatq conducono ad analoghe con elusioni e pare resultare che il solfato d'atropina .modifica i sin~omi dello avvelenamento per meconato di morfina, diminuisce la loro in,. tensità e può anche concorrere a salvare la vita dell'animalo in esperimento. Bisogna però riconoscere che questa azione ant,agoni!lta è limitatissima e che sull'uomo l'uso d~l solfato d'atropina sarebbe troppo incerto e tt•oppo pericoloso in un caso di avvelenamento per oppio, e non .sarebbe indicato se non quando la azione del cuore è stata bt•oppo diminuita.

(Gazetie Med. de Pa1·z's, N; 45, 46, 49).

·n el crotoncloralio, del dottore O scARE LIEBREICH. .Il crotoncloralio è pro9otto dall'azione del cloro sulla aldeide; ma questo corpo non ha alcun rapporto coll'olio di crotontiglio; sebbene la sua costituzione chimica provi che esso componesi di aldeid~ cloroica e. di acido crotonico. Nel suo aspetto esteriore il crotonclot•alio diffeì•isce dall' idrato ' di cloralio per essere sotto forma di piccole tav'olette brillanti, cristalline, e non essere che debolmente solubile nell'acqua. La sua azione si avvicina a quella dell'idrato di cloralio, ma differisce nei suoi effétti fisiologici. Liebreich ha amministrato questa sostanza a dei maniaci durant e il parossismo, ed essi furono subito presi da un prl)fondo sonno, sen2a che nè il polso; n'è la respirazione• f9sser~ per parecchie ore alterati. Gli stessi effetti furono osservati anche in individui sani. L'autore dice doversi preferirè il crotoncloralio alla morfina, perché i suoi effetti sono meno nocevoli alla costituzione ; non ha mai osservata azione dannosa ,pel suo uso sullo stomaco e sopra altri organi. anche dopo rjpet.ute pro11e. ,, I . casi in cui principalmente conxiene il crotoncloralio sono quelli nei quali non si può impiegare l'idrato di cloralio a motivo di una alterazioné cardiaca ; i casi eli nevralgia ,del quinto pajo, e i casi nei quali s.ono necessarie cJ.osi fortissi me di cloralio per produrre sanno.


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Liebreich ha scop·erto che nell'a~i6ne dél crotonclo1·alio non è il primo, ma il secondo prodotto eli decomposi~ione che viene messo in attività, perchè il primo è distrutto troppo rapidamente. IL crotoncloralio, quando è sottomesso all' iniluenza di un alcali, forma dapprima dell'allilo.- cloroformio, corpo triclorato, che rapidamente si decomp~e in un corpo biclorato, chiamato biclorallileno. Ora , Liebr>eich è certo che le sostanze biclorurate agisconor.sul cervello, sul cordone spinale della micl.olla allungata, ma non sul cuore; ciò che spiega il fatto che tanto )a respirazione, quanto la circolazione restanu inalterate nell'uomo sotto la influenza di una dose medicinale di idrato di crotoncloralio. Questa sostanza sarà senza dubbio meglio studiata in seguito, soprattutto negli effetti fisiologici e terapeutici. Il do tt. Benson-Baker ha trattato parecchi casi di n e v~algia col crotoncloralio, cioè nevralgie facciali intense, ad un grano ogni ora ; nevralgie facciali di origine dentaria ; contusione della spina, in cui diede l grammo di bromuro di ·potassio e 5 centigr. di idrato di crotoncloralio; diverse nevralgie eh a ' resistettero a tutti i medicamenti, cioè ferro, chinina, aconito, belladonna, j odiil, cloruro di ammonio, galvanismo, vescicanti, iniezioni ipodenmiche, bagni, ecc., nelle iquali: due g rani di croton'Clora'lio .dati ogni ora tolser-O rapidamente ogni dolore. (The British med. Journal, aprile 1874 e Lo Sperimentale, Anno XXVII, Fascicolo 12°).

Dell'urina ammoniacale e dei mezzi di ~I)lpedirne i nocivi· effetti, di RonrN e GossELIN. Era g ià j5rbvato dagli esperimenti del Rosenstein·, Bèhier· e Lionville che- la iniezione sotto la · pelle dei conigli di ona soluzione acquosa dl carbonato di ammoniaca, produce rapidamente la morte •con convulsioni tetaniformi. Robin e Gossel,in, dopo aver ripetuto quèsta esperienza ed averne confermato i 'r esultati, . vollero sperimentare sui conigli gli effetti della soluzione orinosa con carbonato d'ammoniaca e dell'orina umanà normale, ed i risultati furono: che l'orina umana normale non ·ha alcun effetto


843 · sui conigli, mentre la soluzione orinosa induce una febbre gagliarda con elevata termogenesi, e quindi la morte ; ma senza convulsioni, n è tetano. Dietro ' queste esperienze idearono un mezzo di correggere lo stato ao;nnon\acale ?all'orina negli in~ermi, ridonandqle l~ sua acidit-à: e perciq valendosi della proprietà ,dell'aciçlo benzoico, di ~vasformars~ nell'organ).smo in a<;ido ippurico solubile. ed innocuo, vollero amministrat•lo in simili casi. Ad un infermo affetto da orina .,arnmoniacale, da~o giç>rnalmente l'acidq benzoico alla dose di l a 2 grammi, so~peso io un litro di soluzione gommosa, vìddero dopo 9 giorni farsi acida la sua orina . ed ottel),ersi, la guarigione in 15 giorni. In altri malati s.i ottennero gli stessi vantaggi. Le conclusioni pertanto, a cui pervennero gli autori citati colle loro ricerche, sì, riassumono nelle segu en~i ,: l 0 Jì; possib~l'( l'assorbimento dell'orina alcalina ammoniacale, quando esistono soluzioni di continuo nella vescica e nell;uretra, ed è dannosQ,; 2,? Gl,i in· f~Jrm i ~igliorano sopprimendo o. diminuet?-do lo s~to ammoniacale; 3° L'acido beQzoico soddisfa a questa indicar.ipn~; 4~ È'l indicato l'uso dell'acido benzoico negli ~ndividui affetti r!a cistite ammonico- purulenta, e specialmente per quelli che d,evono sotto.stare ,a4. operazioni nelle. vie pl.'inarie . (Annali di CJI.imica; ottobre 1874). 1 \"

Trattamento abortivo della corizza, _ del' cl,otto1· PaoNT; L'autore raccomanda la tiotqra di cloruro di ferro a tale oggetto. Egli assicura che potè spesso arrestare l'affezione sopra di sè stesso ' ·e sopra altri infermi, colla amministrazione di questa tintura, fatta il più presto possibile dòpo l'ar.ione del freddo. E gli osservò che i sintomi di minuiscono ordinariamente 30 mi~ nuti ad un'ora dopo preso il rimedio ; nei casi in cui il miglioramento dura · nor1 ne ·dà 'p iù, ma s·e l'affe~ione non cede dopo 2-3 ore, ne ripete la dosè anche 3-4 volte. L a formala la più conveniente è : ·P.· tintura di cloruro di ferro e glicerina parti eguali, mesci un un bicchiere di acqi.ta. · · cucchiaio da tavola (New-·Yor-k Med. Ree., e Gior. della R . Ace. di M ed~ di Ton·no) .

in


Atropina nei sudori, pei dottori SIDNEY RtNGER, WILSON e FR.A.NTZEL. Il dott. &inde1J Ringer ottenn~ ·ottimi risultati (Ìiille iniezioni sottocutanee di atropina nei sudori. Il dott. Wilson arri-vò ai medesimi risultati in quattro tisici; il sudore colliquativo fu in essi ahèstato 'bol solfato d'atropina alla dose di uri o'ttantesimo di grano. Questo successo indusse il dott. Frantzel a provare questo rimedio in varii casi di sudore sintomatico. Egli preferisce l'atropi na in pillole, di cui da la formola seguente : P. Solfato cl'atrdpina milligr. l '; Estratto di genziana gr. 6 per una pillola. Da prendersene una o due al giorno. L'Autore non passa oltr-e questa dose; tbttavia vide leggierl sintomi di avvelenamento, come : dilatazione ddla pupilla, vertigini, mosche volanti, ecc., éhe però si dileguano in capo ad, 1-2 ore. ln quattro casi l'atràpiòa determinò un. po' di dia'rr'ea, che cessò, soppresso il riméclio. È difficile dire éome agisce l'atr~­ pina : il dott. Frantzel pensa che ' la sua azione cognita sulla contrattilità dei piccoli vasi determina un' ' anemia delle ghiandole sudoripare1 onde arresto della 'loro funziohe, e secchezza délla pelle. Per un simile meccani~mo avrebbe luogo la secchezza delle (Scalpel, e Im) . fauci nell'avvelenamento colla belladonna.

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Esperienze sulla alimentazione rettale. ALBER.1;0NI.

Dalle annotazioni di risultanze sperimentali ottenùte nel Labo· rat-Qrio fisiologico di Padova. dall'assistente dottor Albertoni, togliamo le seguenti, molto interessanti conclusioni: ~~ l 0 Q-li albuminoidi solidi non subiscono nel crass.o alcun processo digestivo, e dimorandovi a lungo sono ridotti a detrito fecale scolorato. 2° Gli albuminoidi liquidi del latte e dell'uovo non vengono modiiì.cati nel crasso, e se mai vi sono assorbiti, passano per: intiero, od in gran parte nello orine, e quindi non vengono utilizzati dall'org!lni&mo anil:ua\e. Ed ~ un inganno il giudic~r.e utile


845 all'alimentazione, come comunemente si crede, un clistere, pel solo fatto · che la materia ne fu raUenuta od assorbita. 3° L'umore del crasso può produrre l'emulsionamento dei grassi, però l'olio introdotto in questo tratto intestinale viene in parte espulso. 4° Lo zucchero cristallizzabile scompare nel crasso, o per itifluenzà del! 'umore in esso séoreto, o con.v ertito in glucoso e poi• forse in acido lattico e butirrico (reazione acida del liquido). 5°;· L'amido Cljttò e crudo è in poca :qua ntità ,nodificato dagli umori del crasso e solo, dopo un contatto prolungato, tenue copia del medesimo è trasformata in , glucosio e poscia forse in acido lattico e butirrico, come dir:QosLrerebbe la reazione prima alcalina, poi acida del liquido. 6° I cibi non digeriti, dimorando nel crasso assumono i caratteri (ecali (eccetto. il colore), più pronunciati, in r agione del tempo maggiore di loro permanenza in C(Uesta porzione intestinale. 7° L'umore del crasso non entra fra quelli che decolorano la tintura di jodio. Fra gli alimenti, che possono essere direttamente assimilati dal crasso, cio'è servire di hutrime'nto senza prev io processo di, gestivo, ne abbiamo a dovizia nelle classi dei calorificanti ; glucosio, des'trina, alcooli e forse gli adtpi naturalmente emulsz·onati. E di questa classe abbiamo poi le solltanze zuccherine, i gr assi, i feculenti, che formano sì larga parte del vitto umano, e che possono per influenza degli umori del Cl'ass_o stesso in cer ta quantità digerirsi ed assimilarsi. L'alimentazione pel retto potendo fornire, risorse pei calo1·ificanti e nessuno per gli albuminoidi, le ricerq_he sulla aHmentazione rettale devono aver di mira pri ncipalmente di supplire a questo gl'ave difetto della apprestazione dì albuminoidi alla nutrizione. Al quale scopo pare all'autore che si ,pot rebbe arrivare per. d ne modi: l 0 I niettando nel retto albuminoidi già digeriti, cioè ridotti ~ peptone. 2° Iniettando nel retto albuminoidi insieme ai succhi , od estratti digeritori, affinché la loro fl.uidifiéazione digestiva si comp~a ·già nel crasso. Dalle esperienze eseguite in questo senso sopra diversi cani, iniettando ova. con succo gastrico ottenut.o per infusione, è por -


846 tato ·ad opinare che con questo m.etod<J di alimentazione rettale, cioè di iniettare all:Juminoiéli insieme a succhi gastrièi ed e!ltratti digeritori, perchè la loro 1iuidificazione digesti va si compia poi nel crasso, non raggiungasi interamente lo scopo. Il difetto sembra consistere nella poca bontà o soverchia diluzione , dei ·succhi di cui si può . 'comunemente dis parve. In conseguen?Ja l'autore e d'avviso che per la pratica potrebbe servire di rrorma, di iniettare 200 gt·ammi di succo gastrico insieme ad un uovo, essendo certo che in questo modo la maggior parte dell'albumina verrà digerita ed assimilata, riservandosi di aurnentave la quantità del succo gastrico usato, ove parte dell'albumina passasse all'esterno non trasformata. :(Gazzetta Medica ital. Prov. Venete, N. 47 e 48, 1873).

Influenza ·dei solfati nella produzione dei gozzo. Il sig. Bergeret attribuisce la formazione del gozzo alla predi solfati nel sist~n~a, Q,uesti pO$SOno introdursi nel sangue o col bere dell'acqua ricca di gesso (solfato di calce) o Iler l'accresciuta metamot·fosi del tessuto muscolare. In un caso citato a prova di ciò, tutti gli abitanti di una città, in cui l'acqua pota~ bile era forte mente ~mpregnata di gesso., erano aft'(:)tti dal go:zzo; ma appena cangiata l'acqtia, la malattia cessò .di prodursi. · L'aoalisi dell'urina di una gran quantità di persone afiètte dal gozzo h a mostrato che la propol"tione di acido solfol:'ico nell'urina er,a c}a due a qua~~ro volte più, grande della propor-zione normale. (Jour. de Phm~ . et de Chim., genn. 1874, e L'f,ndipendenteJ~ ~enza

Modo • di scoprire l'alcool nei fluidi organici. B ER'!'FIELOT. La 'lhbune médicale pubblica il seguente metodo ultimamente · scoperto dal Berthelot per riconoscere la presenza· dell'alcool. Il cloruro benzoico Cf4 l-15 CJ2 in presenza dcll'acqQa fredda o tiepida si decompone molto. len'tamentc. tMa se vi si aggiuhge dell'alcool, si for ma immediatamente dell'etet•e benzoico, che pr·ecipita nel cloruro in eccesso. La presenza dell'etet•e. diviene manifesta, quando poche goccie del liquido siano trattate con potassa caustica ; il cloruro solo ·vierte sciolto, e l'etere rimane intatto.


'847 Questa reazione è assai marcata in un liquido contenente %oo di alçool,. e dispensa il chimico dalla distillazione. (La Nuova Liguria Medica, lO dicembre 187'4).

Di un nuovo cauterizzat ore ed in cisore termo-gal v~nico

contro le isc,urie, ~a ipertrofia prostatica. Studi e Jn-oposta del p1·o(essore BOTTDri ENRICO. L'Autore dopo di aver passato in rassegna i diversi mezzi atti a risolvere glj ingrossamenti prostatici, accennando alla cura risolvènte interna ed esterna, al distendimento eccentrico, alla cauterizzazione potenziale, all'incisione ed escisione: e dopo aver fatto rilevare l'insufficienza degli uni e gl~ inconvenienti • degli altri, propone di vincere l'ostacolo offerto al passaggio dell'urina con la galvanocaustica mediante incisioni. Questo metodo avrebbe secondo l' Auto1'e i vantaggi di tutti gli altr'i metddi chiru.rgici assieme riuniti sem';a averne gl'inconvenienti. Con esso si evita l'emorragia, che si osserva talor grave nella prostatomia interna: in esso si ha 1a formazione di un'escara che impedisce la riunione tlellc parti cli.vise, come su'CCede n elle incisioni pt'oposte e praticate da Leroy d' Etiolles, Ci viale e Mercier: in esso per la presenza dell'escara r esta-ndo obliterati i vasi resta scongiurato il pericolo di assorbimento di sostanze icorose od uremiche; final-_ mente per e~so si raggiungono. effetti meccanici maggiori, poiché si può distruggere ·una porzione più estesa del eontèsto mo'rboso. Oltre agli accennati vantaggi che offre sulla incisione, ne presenta altri sulla cauterizzazione potenziale, e questi sono: delimitazione piil precisa e ristretta depa zona necrotica; spessore dell'escara nella misura, che si desidera, ciò ·che non ·è possibile ottenere col caustico potenziale : immunità dal disseminare lungo 1'uretra sostanze c,austich~ -atte a leclerne la struttura. ' .Ad ottenere gli accennati effetti l'Autore si serve del cauterizzatore e dell' incisore ter.mo-galvanico. Il cautet•izzatore rassomiglia àìla sonda angolare di Mercier ed è composto di due pezzi di rame puro isolati l'uno dall'altro da una 'laminetta· di•' avorio. A 6 mm. dall'angolo v' ha una -doccia occupata da un cilindro di porcellana su cui scorre una l~stricina di platino congiunta con due distinti steli ai duè· p'ezzi di rame.


848 L'ans:a di platino si fa incandescente qna:ndo è dato libero varco alla corrente, e cautenizza i t essuti con cui è a co.ntatto. E:d ' è imP,otitante a notarsi·, come si riscaldi unicamente la parte cauterizzante, mentre tutte le, altre parti dell'asta non si riscaldano, per cui non riescono di nocumento nè alla vescicà, n·è all'uretra. L' in'cisore galVanico· non' è che la: riproduzlòne dell' inc'i'sore di Mercier con armatura di platino in luogo· della lama' di acciaio . . La brao.ca maschio. peli' istrument o armata di platino è composta di due asticelle di ~·ame perfettamente isolate colla int romissione Ili una laminetta di avorio, a ciascun estremo vesc,ic~,J.le :_delle- aste di rame venne saldato ,uno stelo deiF inciso.r e di platino. Nel manubrio tro:vasi una scala a s~zione di mm .. che vale -ad indica.r~ il. tratto. di cammino dall' incisore percorso. L'!lrco 1cadente è interamente isolato (lq,l{a br<\nCa femmina O g4ain1J. dello strumento, onde non àbbia toccandola a1scaric,are sulla medesima l'elettricità di ;cu.i .è carico. L'.A.utore ebbe. .cura di ten.e re la in"c,av:atura scolp)t.a nel ' becco ~leJlo strumento t.anto a mpia, ch e ove mai si piegasse l' inci13.o.re da qna\siasi lato, possa non ostante rientrare nella :pr.opria IJicchia, e così p.e~mettere in qualsiasi fortuito -la estvazi.one dello strumento senza vulnerare il tramite uretrale. A questo 'nuovo metodo destinato a t Pionf:are tleJle ipertrofie prostatiche pare .debba sorridere un lieto <ivvenire. (Il Galvani, .ottobre 1874).

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Sopra

principii co;nt~nuti nèll'urina sotto l' ipflu,enza degli asparagi, " pe1· :NL A. HI.&GER.

L'l\.utore cerca di sapere ciò che diviene l'asparagina nel!:economia. L:pnjna frese!]. non conbieue traccia di questo .. princi·pio, ciò che verrebQe a corroborare l'asserzione ·di .Lehman, .che ha pro. vato· che l'a3paragina e diiStrutta nel .suo pas·saggio attraverso all'organismo. L'urina racchiude per contro una ·quantità pi.u ttosto ragguarde:v:ole di acido. succinico. La quantità di acido ippurico e di acid'o benzoico si trova inoltre in notev:ole aumento, .ciò .che può essere il risultato della natura vegetale dell'alimentazione; (L'Art Midical, 18 otto)Jre 1874, e L'Osservat01·e, (}a,zz. delle. CUnir:he, 22<di.c. 1874).


849

Sulla dilatazione artificiale dell'ano e del. retto a scopo diagnostico e curativo, del pro{. Sn.roN.

Per lungo tempo si usò, nella esplorazione dell'ano e del retto, introdurre il dito indice o tutto al più l'indice e il medio ; sj fece anche uso dello speculum biYalve, che segnò digià un progresso, e rende più facile la esplorazione e le operazioni che si hanno a praticare nel retto. Adesso Simon dimostra che dalla esplorazione si possono ottenere risultati assai più importanti ; egli propone addirittura di introdune tutta la mano nell' intestino retto, ed assicura che vi si possono portare colla màno anche gli strumenti senza produrre nell'intestino lesioni l'iferibi!i alla eccessiva dilatazione., Secondo il Sìmon, hantiosi due metodi di dilatazione dell'ano e del retto. H metodo non c.ruento e il metodo cruento. Nel metodo non cruento si pratica la dilatazione· mentre l'infermo è cloroformizzato, ed è degna di rimarco la facilita con cui _si fa la dilatazione. Si possono così introdurre le dita, la metà. della mano e la mano intier-a, e nell'adulto si p'uò con la mano introdurre parte dell'avantibraccio, alle condizioni che non si abbia restringimento di bacino. In molti casi la mano (la cui circonferenza è al più di 25 centimetei), determina per la introdu· . \ zione una piccola lacerazione dell'ano, e solo eccezionalmente si dovrà fare un leggero sbrigliamento dello sfìntere per introdurre tutta la mano. Quando la mano è penetrak't nel retto sino ai promontorio, si può con t re ed anche quattro dita penetrare nel S. iliaco, per cui, in virtù della mobilità dell'intestino retto, si ppò a troverso le sue pareti palpare tutto l'addome sino alla punta del rene, sino a1l'ombellico, e questa esplorazione non ha. alcun inconveniente. P er mezzo eli questa esplorazione si possono fare diagnostici precisi neUe affezioni d'utero e delle ovaia ; nell'uomo si sentirà con precisione lo stato della vescica, e si potrà riconoscere la esistenza di calcoli, il loro numero, il loro volume ; infine in que sto modo si esplora non solamente il retto ed una parte dei S. iliaco, ma eziandio si possono esplorare i tumori della parete Giornale di Medie. milit. 1874.. 56


850 addominale anteriore, doli e ghiandole mesenteriche, della porzione inferiore dei reni. In due casi di cisti ovariche M. Simon h a potuto determinare, per mezzo della esplorazione co~ì praticata la larghezza e la lun· ghezza del pe duncolo, e la mancanza di aderenza con la cavità polvica, e infine la presenza nel fondo dell'utero di duo corpi fibrosi grossi como un osso di ciliegia. La dilatazione cruenta, la quale si fa con tagli laterali o ai lati del cocige o verso il rafe perineale, conviene soprattutto quando occorrono operazioni nel retto. La dilatazione fatta sotto l'influenza degli anestetici, con quattro dita o con mazza la mano o con la mano intiera è indicata in molte malattie del retto. Essa conviene in primo luogo per la estrazione di corpi stranieri che si possono così facilmente trovare ed estrarre. Nelle piàghe del retto con la dilatazione e con lo sbrigHamento si favorisce la guarigione delle piaghe, e si dà lihero esito alle sostanze focali . od Hi prodotti di suppuraziono: Nello fistole, ·introducendo uno speculum analogo a quello di Sirns, si potranno vedere le lesioni, e si potrà operare con certezza; l'autore ha potuto in questo modo scoprire o guarire fistole situate ad altezze considerevoli, cd egli riporLa osservazioni assai interessanti, le quali provano il valore pt•ntico dci procedimenti impiegati. ( Archiv {ii1· hlinische chit-ut·gie, xv Bd., 1. heft, 1872, Gaz. Mbd., e L' ]t,dipendente, N. 5, 15 febbraio 1873).


851

"V .A. :R. I :E: T

A

LE UOVA NEI GALLINACCI. La gallina ha nel suo ovaio circa 600 uova che può sviluppare e deporre. Nel corso di sua vita essa depone nel primo anno 20 uova, nel secondo 130, nel terzo 135, nel quarto 114. Durante i quattro anni che seguono, questo numero diminuisce costantemente di 20, e il nono anno ne depone solamente 10, ancorché essa sia nelle circostanze le più favorevoli. Chi desidera adunque che i1 prodotto sia in rappol'to con la spesa di nutrizione, non dovrà tenere galline dopo che hanno supernto il quart.o anno, a meno che non si conservino per riprodur1'c la specie. (Jou1-nal de la Société protectrice des animaux).

CONSERVAZIONE DELLE UOVA,

pt·ocedimento del signo1· GoFFARD. Le uova fresche sono tenute, durante trenta o quaranta minuti, in un bacino contenente 5 chilogrammi di allumo e 5 chilogrammi di acqua alla temperatura di 45° o 50°. Dopo si tolgono c si mettono a scolare. Si porta in seguit.o la soluzione di allume alla ebollizione, e a qugsto punto si immergono di nuovo le uova poche per volta e vi si lasciano da dieci a quindici minuti secondi e poi si mettono di nuovo a scolare. Quando esse sono raffreddate si avviluppano in qualche sostanza ine1•te che le allontani dall'azione dell'aria, ad esempio la cenere, il cotone, la segatura di legno, ecc. A detta dell'inventore, le uoYa così preparate si possono conservare per un anno intero. {.fh·t medical).


852

E IB L IOGRll.Fii\.

CENNO STORICO SULL A TR ASFUSIONE · DEL S~GUE, pel cav. dottot•e

A. :Bos. (Firenze).

È un argomento d'attuala'tà.. tratteggiato con erudizione e tatto, e sarà letto con frutto da chiunque voglia occuparsi di questa novella questione, che suscita a speranza da un lato, mentt·e dall'altro fa i più dubbiosi che possa mai essere feconda di risultati applicativi. B.

SuLL'uso DEL CLORALIO co~m RJMEDtO TOPICO, Lettura del Capi-

tano Medico dott. ~· Randa.ccio (Modena). L'autore ricorda fatti altrui e proprii atti ad incoraggiare i pratici nello esperimentare l'azione topica di questo potente farmaco, ed insieme una promessa di più ampìi e più profondi studii in proposito, che noi auguriamo proficui di lode all'autore e di attendibili applicazioni all'arte. B.

SuL :\l'ODO DI ASSICUR.o\.RE LA. POSIZlONE MORALE ED ECONOMICA DEI l\bnrcr CoNDOT'l'I. Rela ~ione del dott. G. :Ber rut i al Con-

gt·esso di Forlì ('l'orino). È un nuovo inno rivolto a placare quel duro destino che pesa su d'una classe sì benemerita della società e dell'umnnità .. . .. Avrà l'eco degli altri 1 Fo1'Se sì anche perché se teoricamente gli invocati compensi sono apprezzevoli e giusti, pt•aticamente sono ancor iuor di data .. .. . Pur d'ottenere noi ci ~ccontentere~sirn o anco di qualche cosa di meno.


853 Acl ogni m·odo il nobile sentimento, il nobilissimo scopo fanno onore al bravo collega che fa sua una sì giusta e derelitta causa. La nostra adesione ed i nostri voti, J?er quel che val&"ono, sono B. identici. '

!STRUZIONÈ SUit SERVIZIO CHE DEVONO PRESTARE GLI I:nfeJ•ntitnoi

Jl.lilitatoi NELL'INTERNO DEGLI SPEDALJ, pel Colonnello Me· dt"co doti. E. Ma.na:yra. È quasi un trattateUo di chir urgia minore,. esJlosto .con ordine e facilità somma sì da essero davvero allattato alla intelligenza delle persone cui è. destinato. Utile çomplemen'to della istruzSone t:l)i)itare delli infermieri, divequto utilissimo, anzi necessario pei nostri ç;he pello scarso numero non possono essere negli :$pedali distratti dal servizio per attendere ad una regolare o compiuta istruzione. È un buon· libriccino ed un' oper('l. buona . .. . . Sarà opportunissima e sicura guid·a per chi ayrà il carico d'impartire agli infermieri la prima speciale loro istruzione di servizio; ma assai .ro&glio ~arebbe Sfl tutt.i lo po~sedessero e costituisse it loro B. libro di lettura nella scuola di compagnia.

DEt:. TRA.'l''l'AMENTO ALIMENTARE DEL SOLDATO NEt MODERNI ESERCITI E UROPEI,

pel Capitano di Stato Maggiore Carlo Ma-

laguzzi. È un lavoro interessantissimo, e che nella sua brevità e con· cisione offre un' ampia serie di dati utilissimi. Inspirato da un :sentiménto onorevolissimo per un soldato, fu svolto in modo da attestare del nno criterio e dei sodi studii fatti dall'autore. . N el Belgio non si potrebbe, senza fat\ graye offesa alla giustizia ed alla scienza, parlare d'alimentazione del soldato senza ricor.dar e il capitano del Genio Sqpillier; in Italia bisognerà ricor dare d'ora innanzi il capitano di Stato Maggiore Malaguzzi, che inl:lpi· randosi agli stessi nobili sentimenti seppe èon egual fortuna raggiungere l'analoga, più !!}Odesta ma egualmente utile, meta. BAROFFIO.


854

' APPUNTI E RE·rnFICAZIONI AL REsocoNTO DEL DoT'l;. AI.ESSANI?RO ANGELUCCI SULL<) .Innesto clel Vaccino NELLA. Paovr::-<ci.\ ROMANA NELL'ANNO 1373, pet· il dott. Luigi Gualdi. Rispettando le convinzioni l'autore discute i fatti, e non ha davvero difficoltà a dimostrare che l' Angelucci è caduto, al certo involontariamente, in grave errore rapporto alla valutazione dei risultati ottenuti dalle vaccinazioni animali ..... Il che equivale precisamente a provare ch e le umanizzate h anno conset•vato intero il lol'o valore assoluto, ed interissimo il relativo o di raffronto. Degna di riota è l'osservazione, che, d'accordo in ciò col Belluzzi e 'Montanari (entrambi pur direttori delle animali vaccinazioni a Bologna e Ravenna), fa circa certi tubi spacciati per linfa animale, e che pella liquidità e fluidità del contenuto fan nascere fondato il sospetto d'una bella e buona mistificazione. , Checché ne sia a Firenze nel Civile e nel Militare i fatti e risultati appoggiano le diffidenze, l'incredulità e le convinzioni del Gualdi ... .. Non ci stancheremo quindi mai dal mettere in rilievo questi giudizi poco favorevoli alla v accinazione animale e dal cercare di fissarvi l'attenzione dei Colleghi. BAROFFIO.

Il R. TJfficio Statistico (Divisione Statistica al Ministero di Agricoltura Indust~ia e Commercio retto dall' illu11tre :Bodio) ha pubblicato un fascicqlo di Prefazione al volume primo del Censimento 31 dicembre 1871, col titòlo: PoPOLAZIONE Pams~NT:& ED ASSENTE PER COMUNI, CBNTR.I E FRAZIONI DI CoMUNE.

È una bella pubblicazione degna di quell' Ufficio e del suo Jabprioso. ed abilis~imo Direttore . . . . . . La additiamo ai Colleghi percbè può essere fonte di non scarsi nè inut1li studii, e può servire a raffronti ed applicazioni. BAROFFIO.


855

CIRCOLARI E NOTE UFFICIALI

GIOUNALE MILITARE - Parte II (Determinazioni ~li nisteria li di applicazione attuale e transitoria)

Partenza degli uomini di 1a categoria della cl'asse 1854, e di quelli della classe 1853, r imasti alle proprie case in licenza illimitata. Nèl Manifesto di chiamata è detto:

. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . ..

6° Gl'infermieri dovranno comprovare l'impossibilità di obbedire colla trasmissione a questo distr~'>tto di apposite attestazioni mediche; confermate dal sindaco. Perdurando l'infermità le attestazioni dovranno essere rioriovate di quindici in quindici giorni. La partenza dei militari di l a categoria della classe 1853, è :fissata pel 7 gennaio. Il contingente eli 1o..categoria della classe 1854 è chianlèlto sotto le armi in due distinte riprese, l'una al 12 gennaio 1875 e l'altra ' al 28 dello stesso mese.

. . . . . . . . . . . . . . . . ·.. . . . . .

Appena arrivate le reclute al distr:etto saranno sottoposte alla rivista sanitaria prescritta dal § 191 del!'Istruzz·one pe1·manente per te operazioni di leva (f8 novembre 1872), e verrann~ assegnate provvisoriamente alle ·varie armi conforme all'attitudine di ciascuna e colle norme qui appresso: L'assegnazione sarà fatta dal comandante del distretto, che ne avrà quindi l'intera · responsabilità. In tale operazione egli può


856 giovarsi del consiglio degli ufficiali delle varie armi mandati al distretto dai corpi. a) Carabinz'en· 1·eali. - Devono avere la stat1,1ra non inferiore a metri l , 66; saper leggere e scrivere, assumere volontariamente la ferm a permanente, e annuire di farne parte. b) Art(qlt'eria. - Ai primi dieci reggimenti, cioè all'artiglieria da campagna, saranno assegnati uomini della statura di metri l, 64 a metri l 75, e agli ultimi quattro reggimenti, cioè quelli da fortezza, uomjni di metri l, 75 a metri l, 82. c) CavalleTia. - Per la cavalleria si richiedono uomini larghi di petto, ma uon corpacciuti, che siano anzi svelti ed agili, e conformati in guisa da poter diventare buoni cavalieri; per il che vuolsi particolarmente avvertire che abbiano lunga inforcatura, largo bacino, coscie piatte e ginocchia punto convergenti. A pari condizioni d'attitudine fisica si preferiscano quelli che hanno pratica nel governo dei quadrupedi da sella e da tiro. Pei primi dieci reggimenti la statura dev'essere tra metri l, 64 e metri l, 72, e per gli altri dieci reggimenti tra metri l, 60 e metri l, 6~. d) Genio. - Gli uomini pei reggimenti del genio devono avere la statura di metri l, 62 a metri l, 78 ed essere scelti come è suggerito dal § 247 del Regolamento sul ·reclutamento. e) Bersaglù!?"i. - La statura può variare fra metri l, 62 e met,ri l, 75 e vi debbono essere assegnati uomini ben aitanti nella persona, ampi dì petto, agili e resistenti alla fatica; come è detto al § 248 del Regolamento sul reclutamento. f) Compagm'e alpine. - Gl'i uomini da assegnarsi alle compagnie alpine saranno presi unicamente nel contingente di leva dei mandamenti di reclntamento . di ciascuna compagnia alpina, scelti ·fra i più robusti, agili e resistenti alle fatiche e che per • la loro professione hanno maggior pratica delle vallate dove stan::donano le compagnie alpille. Possono essere di qualunque statura. g) Corpo fanteria marina. - Gli uomini da assegnarsi a questo corpo saranno scelti unicamente fra quelli appartenenti per fatto di leva ai mandamenti litoranej, idonei a servire nellç1 fanteria di linea ed aventi una statura di metri l , 62 a metri l, 75.


857 '

h) Compagnie di sanità. - Vi devono essere assegnati preferibilmente (qualunqùe sia la loro statura) gli inscritti che banno nozioni di flebotomia, '· di farmacia, i droghieri a gli inservienti d'ospedale. Gli studenti -di medicina potranno pure venire assegl)ati a dette compagnie, ma l'essere ,tali non costituirà un titolo di preferenza rispetto agli ~ltri per ~sservi ammessi. , I comandanti di distretto dovranno però accer tarsi che gli assegnati a queste com,pagnie . annuiscanp volontariamente a tale destinazione. i) l!:anten·a linea. - Fra gl' inscritti disponibili per la fanteria di linea quelli aventi la statura di metri l, 76 o più, saranno senz'altro assegnati al reggimento granatieri che si recluta nel distretto e che è indicato nelle tabelle di assegnazione. l ) Compagnz"e permanenti dei dt"stretti, e' pe,·sonale permanente della Scuola normale di fanten·a, e. dei battaglioni di istruzione. - Vi dovrannp essere assegnati quegli uòmini che pur av<'Jndo la prescritta idoneità al servizio militare, tuttavia sono riconosciuti meno atti a sopportare le fatiche del servizio delle truppe mobili. Vi saranno pure assegnati tutti coloro che, in seguito a rassegna speciale, vengono dichiarati non idonei a servire in altro corpo, come è prescritto dal § 195 d eli 'Istruzione perman-ente più volte citata. Si gli uni come gli altri dovranno computare nella quota da darsi da ciaséun distretto ad altro distretto.

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n) Squadroni palafrenieri. - Vi saranno assegnati uomini aventi la statura di metri l, 60 a metri l, 72, idonei aUa ca:valleria, ma che per imperfezioni fisiche siano ravvisati meno atti a servire nei reggimenti di quest'arma. o) Depositi cavauz· stalloni. - · Vi saranno assegnati uomirii atti a . servi-ce in cav.alleria aven.ti la statura di.metri. l, 64 e più, e che si obblighino alla ferma perinanente. p) Insc?·itti a11enti dt'ti ·a martello ocl accavallati net' piedi od alw·e impm·feziom·. - Gli inscritti di' cui al§ 140"e 142 dell'Ist?'Uzz'one permanente, saranno assegnati, secondo la loro ~>ta­ tura e la particolare loro attitudi.ne, agli squadroni .palafrenieri, ai reggimenti di artiglieria da campagna o ai reggimenti del genio (per servire nelle compagnie del treno) a-vvertendp di dare


898 all'artiglieria e al genio i meno difettosi ; quelli atti· ~o lo .a serv<ire in fanteria saranno asségnati alle compagni e permanenti dei distfetti. Le 'reclute assegnate alle compagni·e di sanità riceveranno presl!o 'il .rispettivò 'distretto di lev-a l'intera istruzione mili:tare elementare di cui l'articolo 48 del Regolamento ·cl'·ish;uzione e di ·servizio interno ' per la fanteria. La loro istruziòne sarà regolata in 'modo éhe esse· possano essere inviate a:llé rispe~tive compagnie verso la metà di aprile. 1'l. queste reclute saranno quirrdi distribuite le armi e le· b'uffetterie, che poi' verranno ·loro .ritirate quando. le suddette reclute saranno avviate alle rispettive. compagnie.

§ 5.

Vacqinrpio~e .e giu1·amento . •

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23; Lé reclute assegnate alle .compagnie_ di sanità, •saranno

vaccinate e prèsteranno il g>iuramento presso H.rispettivo distretto 'di leva. ' ' § (. Parter?za delle reclute P,ei corpi. {'

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33. Pei draptJelli. di reclut-e mandati dal distretto ai corpi,non è necessario. ,siano ca mpilati i ruoli e le carte p~escritte 1dai 1 §§ 266 e 207 del Regolamento sul reclutamento, ma-basterà. un .semplice ruolino nominativo dei .partenti, il quale sarà cons.egnato al comandante del drappello. 34: I comandanti · qi distretto devono avvertir.e. per let'tera i .comandanti,, di co11po d'ogni invio• eli reclute, siano,. o non, indrappellate. _ 35. L>ovr51-nno essere ritenuti in forza al distren.t.o : ".

. . . . .

. . . . . ., . .. . . . . . . .

b) 'rutti coloro che partiti dal dis~retto pei corpi, du.Ilante ·lìf marcia, .. cadrarino ammalati. o diserteranno; coll\avvertenza che i primi., all'uscita dall'ospedale, ove saranno stati ricoverati, . do::vranrro senz'altro ràggiungere il corpo al quale furono assegn·ati; .mentÌ'~ i secondi, sia che< vengano arrestati, sia . che• si costituì~ ·Scano vo~ontariamente, dovranno essere· rimandati ai ' rispettivi distretti.. • · l


' 859 I corpi non devono prendere in forza che gli inscritti effettivamente giunti; e quindi tanto i comandanti di corpo quanto i comandanti di distretto considereranno nulle e come non avvenute tutte le assegnazioni ed incorporazioni degli in~critti che non raggiungeranno i corpi cui fossero stati assegnati.

§ 13. Circa le 1"t{o1·me in seguito a 1·assegne speciali. 63. Questo Ministero ebbe ad osservare che sulla chiamata sotto le armi delle classi 1852 e 1853 di l a categoria le riforme in seguito a rassegna speciale che ebbero luogo ai reggimenti superarono in media sul complesso dell'esercito il t1·e pe·r cento dei giunti, malgrado le visite e l~ riforme in seguito a rassegne spe· ciali già compiute presso i distretti prima del loro invio ai reggimenti. Questi risultati non 9orrispondono ai desirleri del Ministero il quale vorrebbe che la media delle riforme presso "i reggimenti non superassero l'uno e m ézzo pe1· cento, onde diminuire per quanto è possibile le inutili spese di viaggio e quelle provenienti dal ' maggior tempo che sono ~rattenute sotto le armi quello reclute che inviate dai distretti _ai reggimenti sono poi da questi riformate. Per rimediare a questo inconveniente è necessario éhe presso i distretti si usi molta oculatezza e diligenza nella visita delle reclute prima di inviarle ai reggimenti, onde sia ben acccrtàta la loro attitudine al servizio militare in genere, ed a quello speciale dell'arma cui vengono assegnate. D'altra parte se è necessario che nei reggimenti dopo ricevute le nuove leve siano i singoli individui sottoposti a nnova visita sanitaria e proposti a riforma in seguito a rassegm1 speciale o tras~erimento d'arma tluelli non giudicati idonei, tuttavia gli ufficiali rassegnatori non dovranno essere t roppo corrivi noll'ammet.tere queste riforme, avendo presente eh e tali individui furono già ri conosciut} idonei in due visite precedenti q nella cioè ·che ha luogo dinanzi il Cdnsiglio di leva e quella che ha luogo al distretto.


860 ' , SPECOJUO

N. 2 .

. ELENCO degl2'·oggetti dz' cor1·edo dei quali devono esse1·e fornite le reclute come e detto al N. 35 della istr·uzione. ~·~.

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Asciugatoi Bel'l'etto (l) . . . Bo•·raccie con corxeggia . . . . Borse di pulizia complete (2) . . Chepl completo con copertura (l) Camicia Cappotto di fanteria . . . . . Coneggia da pantaloni con fibbia. Cravatta da collo (4) . ' Cucchiaio . . , . •. . Far11etto Fazzoletto. Giubba di tela . Guanti di cotone bianchi Libretto personale . . . Pantalone con panno turchino Pantalone di tela . ... Pezzuole da piedi (paia). . . . Sacchett~ per arnesi usati .di vestiario Scatoletta per il grasso . Spazzole Tascapane con correggia Tazza di latta Uose di tela . Zaino

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(l) l berretti di tela o di panno, senza visiera, d'antico modello, come pure i chepi di antico modello si dovranno distribuire sino ad esaurimento del fondo di magazzino e poi si distribuiranno quelli di nuovo modello. - Alle reclute assegnate alla cavalleria, al genio, all'at·tiglieria, ai battaglioni d'istruzione si dovranno distribuire berretti di nuovo modello con visiera; ai battaglioni d'istruzione si dovranno dare chepi di, nuovQ mpde~lo ..- .I cl,1epl di nuovo .rnodellp sa\'anno sprovvisti .di nappina, dovendo . questa essere somministrata dai corpi rispettivi. (2) Dalle borse di pulizia da somministrarsi alle reclute d'artigliel'ia da campagna e di cavalleria saranno tolti i sottopiedi di cuoio per uose,


861 ' SPECCFIIO

N' 3.

SPECCCHIO indicante il per cento degli uomini della classe 1853,

che (uTono ?'ifo?·rttati ai 1·eggimenti in seguito a r-assegna spec:z'ale prO'Venienti dal contingente somministt·ato dai singoli distretti ~·vi annotati.

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DISTRETTI

Alèssandrin . Ancona Ascoli. Aquila Arezzo. Avellino Bari Benevento Bergamo. Bologna Br·escia Cagliari Caltanissetta

.

·l

Ca~poba.~so .

Caser·ta . Catania Catanzaro Chieti . Como. Cosenza· Cr·emona. Cuneo . Ferrara Firen'te Foggia Forll Genova Girgenti Lecce Livorno Lucca .

. ..

.' ,

'

3

1, 53 2,01

l , 38 2,47 2, 19 1, 79

5,99

3, 55 1,60 4,23 2,04 l, 85 3,09 2,02

-

'

-

..

o$

'"'"" ... ~·-... ::.. ---

,

Macera'ta . Mantova Messina Milano 1, 55 Modena 2,67 Napoli. 8, 75 Novar·a 4, ]5 Padova 1, 63 Palermo Parma. 1, 98 Pavia . 3, 46 Perugia 5, 75 Pesar·o 4,03 Piacenza . 4. 55 4; 41 Poten"-a 4,24. . Ravenna . Reggio Calabria 4,52 2. 7:3 Reggio Emilia . 2:64 Roma. 5;4::! Salemo Sassari ~.52 5, 25 . Siena 2,07 Siracusa . : l , 43 Teramo 3,30 Torino Tr·apani 2, 85 3, 94 Treviso Udine. 3, 79 .Venezia 2,~8 Verona Vicenza 2,29

·;;

"~·c, E

DIST RETTI

3, 05 2,30 3,00 7,71 l, 60 3. 82 0,86 3, ll

5,65 5,63 l, 77 2,20 4,43 4, 90 1,87 l, 02 l, 48

1, 52

2,57 3,41

- -Media generale

3,09

ed i relativi bqttoni gemelli. r iducendo il valoré della borsa completa di . centesimi 20. (4.) Le cravatte da collo da distribuirsi saranno quelle bianche a sciarpa; se non che la seconda cravatta da darsi ai granatièri e bersagliel'i potrà essere azzurra, e agli altri corpi di fanteria · azzut·ra ed anche rossa quando beninteso sé ne abbiano ancor·a in fondo. - Non saranno per alcun motivo distribuite cravatte d'antico modello a ubbia.


862 SPECCHIO

N. 4.

SPECCHIO indicante il per cento degli uomini della classe 1853 che furo no riformati ùt seguito a 7'asse!Jna speciale.

sc REGGIMENTI

~"'~

Q.

l 0 1·egg. g1·anatieri . 2° id. l o regg. fanteria id./ id. id. id. ()O id. 70 id. id. go id. lQO id. no id. id. 12° id. 13° i a. 14° id. 15° id. 16° id. id. 18° id. 19° id. 20° id. 21° id. 22° id. 23° id. 24° id. 25° id. 26° id. 27° id. 28° id. 29° id. 30° id . 31° id. 32° id. 33° id. 34° id. ....?-O o id. 36° id. 37° id. 38° id. 39°

2° 30 40 50

l so no

d

8·; ~

-

3,89 4,00 , 3,39 l, 34 5,83 1,93 O, 72 3,40 3,68 l, 90 3,67

2,41 5. 88 2,40 1,62 2,68 4,48 6,85 l, 17 1,42 1, o:~

6,69 l, 19 6,46 12,42 6, 10

1,22 l, 85 3,41 10,69 8,62 5,46 0,46 0,94 3,70 2,74 l, 71

o,"'71

0,26 4,39

l

s= ·~..

-

REGGIMENTI

40° regg. fanteri11. id. 41° id. 42° id. 43° id. 44° id. 45° id. 46° 470 id. id. 48° id. 49° id. 50° id. 51° id. 02° id. 53° id. 54° id. 55° 560 id. id. 57° id. 58° id. 59° id. 60° i(\. 61° id. 62° id. 63° ()40 id. id. 65° id. 66° id. 67° id. 68° id. 69° id. 70° id. 71° id. 72° 730 id. id. 74° id. 75° 76° id.

no

id. id. Media della fanteria di linea

78°

--

:5~E ~

a...,

·-.s ~

2,86 2,08 3,58 6,39 5,66 5,89 2, 70 2,69 l, 51

3, 12 3.70 4,32 7,37 l, 65 5,56. l , 18 1, 22

10,67 2,63 3,19 5,05 6,23 l , 38 3,53

l, 98 5,92 2,84 6,39 l, 76 4,60 3, 56 3,52 8,0~

1, Si l, 17 l, 47

3,j26

8,96 5,88

3,82

l


863

Segue lo S P ECCHIO N. 4.

-" E"' o

l

HEGGIMEN'rl

REGGIMENTI

~:g

·-....

..

., ·-~...

Il.

l 0 regg. bersaglieri. 2° id. 30 id. 40 id. 50 id. 60 id. 70 id. go id. go id. id. . . Media . n~i reggim. bersaghet•t. . . . . .

l

110°

l 0 regg. genio 2° id. Media nei reggi m. del genio

3, 79 o, 17

0,35

l, 44 l , 37 2,5T 2,81 l, 02 1, 37 1,93

"

l , 68 0,47 l, 88

r, 11

l, 41 l, 82 1, 39 0;22 l, 42 l, 13 0,23 3, 96 1,85 4,02 1,43 1;62

1, 50

l 0 regg. cavalleria . 20 l, 84 id. 30 3, 79 id. 40 2,85 id. 50 4, 11 id. 60 2,45 id. 70 id. 0, 98 gc 0,93 id. go 3,36 id. lQO id. l, 3~ no l , 78 id. l,87t' 12° id. id. )) :r~ 13° id. 3, 3.6 14° 0, 47 id. 15° }60 id. 5,46 ' 1 no id. 11, 88~ id. l, 79 " 18° id. 5, 51 ~ 19° l. 94. id. 20° Media nei reggim. di ca2,79 valleria (

l 0 regg. ariglieria 2° id. 30 id. 40 id. 20 id. 60 id. 70 id. go id. go id. lQO id. uo ': id. id. 12° 130 id. id. 14° Media nei reggim. di··artiglieria .

2,57 O, 4_2

il


865

Istruzione sul serv1z1o di portaferiti agli uomini della classe 1.852 presso i distretti militari.

n Ministet'O rende noto cll,e, a se:conda di quanto è prescritto dal § 79, capo 5°, libro I del Regolamento d'istruzione e di set·-vizio intet•no pet· la (antet·ia, neL pr?ssimo anno dovrà aver 1 luogo un medico insegnamento pratico sul servizio di portaferiti ,ai caporali e soldati in terzo anno di ferma delle compagnie permanenti dei distretti. Questo in$egnamento verrà impartito da ciascun ufficiale medico adrletto acl og ni distretto, e comprenderà : a) metodi i pit1 pronti e spediti per provvedet'é a chi ne è colpito il primo soccorso; o) nor me e manualità sul modo di collocare e di trasportare ferit i e malati, secondo il genere della ferita, lesione, od infermità a braccia, sopra barello, carri di tt•asporto, carri di éampagna, ecc. e con ·tutti quei mezzi di r ipiego ·momentaneo che specialmente possoTJO tornar utili a conosce-r.si in t empo di guerr·a. Tale insegnamento sa'ì'à fat tò in cir'ca quaranttt lezioni, e- nel periodo di tempo d.al mese éli maggio a tutto agosto. Ne sat•anno esenti 1 soli attendenti di ufficiali superiori e i piantoni fiS~>i ai magazzini di vestiario. L' uillciale medico addetto ad ogni distretto preseJtterà nel mese di febbraio il r elativo programma d' istruztone al rispettivo dirett ore di sanità sotto la cui ispezione deve aver luogo tale istruzione. L a presente circolare séi.·ve di preavv'iso ai ·coroandanti di distretto ed ~gli ufficiali medi"ci. Il Ministero si riserva a tempo opportuno di indicare di quali oggetti, apparecchi, attrezzi, ecc. debba essere fornito ciascun ' distretto allo scop'o della pratica della suddetta istruzione. '

( Ci1·coz,we N. 154, 23 novembre 1874 - pag. 386).

Gio1·nale di Medie. milit. 1.874.

57


TABELLA di dparto degli ztarttz'r ed appa1·tenenti alla ta Compagnie e loro sedi

Distretti

la compagnia Alessandria . Be1·gamo 6 Chieti .!a id. Bari. . . Brescia o Campoba! Cuneo 9 Lecce 3n id. Bologna 4a id. Chieti . Ancona ' Arezzo Modena 5 Padova 511 id. Firenze 6a id. Genova. Cosenza 9 Messina . Avellino 7 Cagliari 7a id. Messina sa id. Milano . · 11Aquila 8 Foggia ga id. Napoli . . Catania 10 Firenze 10a id. Padova Caserta 12 Genova 11 n id. Palermo . Bologna 6 Napoli 12a id. Perugia Alessandria 13 Ascoli 13a id. Roma . Caltanisset. 10 Milano 14a id. Salerno(Cava) Catanzaro 7 Forll 15a id. Torino. . . Bari 11 Livorno 16a id. Verona. . . Benevento 4 Cagliari

(Di1'


...

.ssegnati alle Compagnie dz' Sant'tà egoria della classe 1854.

.

-

.

.

devono son1ministrare le reclute e quota rispettiva

-

-

13 Sitacusa

-

6

~

....~ ~

~ ::..~

~ Q)~ ~Q,

C E

-Piacenza

.

p-

-

13 Pesat•o 3,.. Roma Trapani o Salerno l l Sassari . 7 - . Verona 5 •) Ferrara 5 3 Vicenza , 4 ) Macerata 4 Mantova 4 Parma ) 14 \0 Ravenna 4 Torino " Potenza 4 l Novara 11 Reggio 'Cal. 5 Teramo 3 Siena 5 Lucca 1 7 3 Ct·emona. 4 Napoli ) Reggio Em. 4 Venezia 5 ! Udine 8 9 -, 3 Trovi so 3 Como li Palermo 15 ferugia ÌO

-

-

-

.

~

8

:51 13 33 13 31 21 21 25 50 43

26 27

J4 19

28 . 43

.

'

ToTALE

458

me gene1·ale delle leve e bassa fo1'~a .. Cù·c. N. 151 21 novembre 1874 .. pag. 343).


866

B ULLETTI!WO O FFICI -'~LE d

.' Con Determiraazioni Mini$tcriali del 2 novembre 1874. l

BAR.TALmi Emilio, tenente medico, Dil'ezione di Sanità di Firenze. Trasferto al 17° fanteria. P ECCO cav. Alessandro, farmacista principal~, Direzione di Sanità di Verona. Trasferto alla Farmacia centt·ale. OARRER.I Attilio,' id., id. di Bologna. Tra.Uet•to alla Direzione di Sanità di Padova. ODERDA Felice. id., id. <li Alessandria. Trasferto id. di Bad. CERASO Vincéo:>:o, farmacista, id. di Bari. T•·asferto id. di Bologna. S'l'ANZ[,A~O Giuseppe, id., id. di Bologna. Trasferto id. di Genova. GATTA Salvatore, id., id. di Salerno. Trasferto id. di Alessandria. EUSEBIO Giacinto, sotto-far macista aggiunto, Farmacia centmle. Trasferto id. di Torino. .Con R. Decreti del 5 nouenibre 1874.

ZAVATTARO cav. Angelo, maggiore medico, Direzione di Sanità. di Tqrino. Collocato a riposo dal 26 norembre 1874 ed a~critto negli ufficiali di riserva col grado di tenente-colonnello medico con riserva d'anzianità. P APJ Federico e 1 CASTALDI R.."'tfaele, medici chirurghi civili. Nominati sotto-tenenti medici nel Corpo ·Sanitario militare. Con R. Decreto dell' 8 novemb1·e 1874.

VEZZANI cav. Fulgenzo, maggiore médico in aspettativa. Collocato a riposo dal l o dicembre 1874 ed ascritto ne{:"li ufficiali di rise•·va col grado di tenente-colonnello medico con riserva d'anzianità e nominato ufficiale nell'Ordine della Corona d'Italia.


867

Con Dettwmi?la::ioni Mil~isleriali del 9 nouemln-e 1.874. PERONDI Bat·tolòmeo, capitano medico, Distretto d\ Bari. 'rrasferto nrcsso la Direzione Cii Sanità mili\are di Messina. BOTTO Bal'l.olomeo, id., Direzione di Sanità di Messina. T1·asforto al Distretto. di Bat•\. MOSSA Ca1·lo, tenente medico, 70° fanteria. 'Trasfarto a1 47° fantet·ia . •lAì\"DOLO Luigi, id., 47° fanteria. T rasferta al 5° bersaglieri. MOROSSI Giovanni, id., 5° bersaglieri. Trasferta al 70? fanteria . CASSll\'ELLI Paolo, farmacista. Direzione di Sanità di Padova. Trasfet·lo p1·esso la Direzione di Sanità mili tare di Verona. RIVATO Lucidio, teneate medico, richiamato dall'àspettativa. Destinato al 34° fanteria. FARRIS An tioco, id., milizia mobile, Distretto di Sil.ssaJ'i. Trasfet•to al Disti-etto .di Cagliari. · PA'f>I Federico, sGtto.!.tenente medico. Destinato pl'esso la Dir·ezione di Sanità militare di Firenze. CASTALDI Raffaele, id. Destinato id. dl Napoli. Con R. Decreto del 15 ?~ovembre 1.874.

GALLONE Ettore, so~to-tenente medico nel Corpo Sanitario militat·e. Rivocato e considerato come non av venuto il R. Dec~·eto · 22 ·ottobt•e 1874 che 'Io nominò come sopt·a .

Con 'Determina::ione Ministet·ictle app1·ovata da Sua Maestà l • in t,die1~::a .del ~5 nouembrc {874. GRILLO Filippo, tenen.ta medico; 30° fanteria. Amm~sso ~l primo aumento sesseunale di stipendio. Con Determùta.rione Ministeriale, (/,_el 1.6 novem~re 1874.

CIBELLI Ferdi,uandò, farmacista, Corpo invalidi e velerani. 'Trasfert,o p,resso la Direzione di Sanità niilitare di Napoli. J ••

Con R . Dec1·eto del 19 novembre 1874. MARCHB.NDI cav. Pietì·o, tenente-colonnello mètlico, direttot·e di Sanità militare di Chi~ti. Collocato a- rip,llso dal 1° dicembt·e 1874 ed ascritto col suo grado negli ufficiali sanitari di riserva e nominato ufficiale nell'Ordine della Corona d'Italia.


868

Con Dete1·minazioni Ministerialì del 23 novembre 1874.

GINETTAU Cesare, capitano medico, Direzione di Sanità di Padova. Ta·asferto al Distretto di Teramo. MARCOTULLI Costantino, id., Distretto militare di Teramo. Trasferto · al 7° bersaglieri. BREZZI Paolo, id., 2° bea·sagliea•i. Trasfea·to presso la Dire?.ione di Sa. nità di Padova.

Con R. Decreti del 26 1wvembre 1874.

BASSETTI Antonio e . BJANCHI Mari:mo, sotto-tenenti medici nel Corpo Sanitario militare. Revocato e consiàea·ato come non avvenuto il R. Decreto 22 ottobre 1874 che li nominò come sopra.

Can Det~r·minazioni MinisteJ•iali del 30 novembre 1874.

P ARI~I Caa·lo, fat·macista, Direzione di Sanità di Chieti. Trasferlo presso la Direzione di Sanità. di Fia·enze. PARLATI Giovanni, ìd., id.. di Bctri. Trasferto id. di Milano. SANTELLT Antonio, id., id. di Padova. Trasferto presso il Reclusorio militare di Savona. BENNQNE Carlo, sotto·fa,rmacista, Reclu~orio ~ilitare ~i Savona. Trasferta presso la Direzione di Sanità di Chieti. . FERRARI Pio Desiderio, id., Dìrezione di Sanità di Firenze. Trasferto id. di VerCina, , FABBRICATORE Nicola, sotto-farmacista aggiunto, id., di Aless!J:ndda. Ta-asferto id. di Bàri. GIACOMETTO Rosario, id., id. di Veronà. Trasferto id. di Palet·mo. DE MURA Luig'i, id., id. di Napoli. Trasferto· Id. di Padova. SAMUELLI Angelo, capitano medico, 7° cavallel'ia, e GERVASIO Salvatore, tenente medico, 53° fanteria. Ora comandati al Comando del Cor po di Stato maggiore, rienTrano ai loro Cor pi.

Co~ R. ,,Dem;~t,i rlçl 3 diçem~re d87 4.

LAI cav. Gaetano, tenente-colonnello medico di risea·va. Revocato e co siderato come non avvenut.o il R. Decreto 22 mat·zo 1874 che lo ' nominò come sopra.


~

869 GA VASCI Pietro, sotto-tenente metlico nel Corpo Sanitario militare. Revocato e con.!ìider!lto come non avve~uto it lt. Dec!·e~o 2i ' otto- · bi·ii 1874 che lo nominò ~ome sopra. .

'

v

'

PELLEGRINI- TRIESTE Giulio, ténen'te medico 58° 'fanfe1Aa. CÒllocato ,in aspetta~iva per infermità temporar:ie no n pì·ovenienti dal ser1 vizid. ' , •. i:i ' · :• 'NATALE F1·ançesco, sotto-tenen.te medico, Dil·ezio ne· di 'Sanità di Napoli.. Dispensato dal !)ervizio per volontaria dimis;;ione. GOZZANO Francesco e ' " · 1 SEVERA Costantino, 1medici chirurgbi ~ivili. Nominati .sotto-'tenenti ne~ Corpo SanitaÌ·io , militare. : 'l

Cçm R. Decre.t i del 13 <licembre 1874. ;;iORDELISI P·rosperq, ~nimte m~dico in aspet,tl\ti,v.a pet; iQfer~ità tem, pOJì.aria: ~ichia!Jlato in . ~ffet.tiv,o , $~~vizio ,4al l,0 gennaio 1875. GRANCINI Gioacchjno, tenente meP,icfl...,ne,lla ·milizia mobile, Distretto . \}..i Ber,gaJllo. . Di~pens!_ltg dal ·Ser"'iZi.Q per volqnt~ria .dimissio,n~. 1

•Con Determi1~a;;ione ]finisteriale"app~·ovata da IS'~ta 1liaestà in udien.m

dei 13 dir;eftt1J,1e·tsf4. ·

· ·

i\:GNE'l'TI. 'cav.. Mau~·izio, tenente-.c.olonnello med~co, Dinettore di SjtnUà militare a M!lssjna. TJ;asfert~. D_irettore. di 'Sanità, militare a. phi.eti.

Con Detennina:rione Mi?iist~riale. del 14, dicembre '1.87:4. LUVINI cav. Giuseppe, tenente-colonnello medico·, OireziQne 'di Sanìtì1, militare di Palermo. Trasferta Direzione di Sanità militare di Mes: ~nL

~

GOZZANO Francesco, sotto-teoen.té• medìco dh nuov.a'Mmina. Dest~riat& pr'e'sso Ia Direzione di. Sanjtà militare di: Verona. . SEVlERAI Costantino', id. .id. best;inato. id. di Firenze.

.. ,

qm 1R . D~~l'eto, del 20 dic~mb"(e 187;4. .,

P01.ETTI" cav. :t.uigi, maggiore medicd in ' aspettativi )?Jr sospensione dall'impiego. Rièlliamato in eife'ttivo servizio e d~st'i \iato al lìr Dire· zione di Sanità mil~tare di Torino. '


870 MENNITI Michele, me(lico ebi••u•·go civile. Nominato sotto - tenente ma· dico nel Corpo Sanitario militare. TINTO Luigi, sotto-tenente medico nel Cm·po Sanitario militare. Revocato e consitle!'ato come non avvenuto il R. Decreto 22 ottob1·e 1874 che lo nominò come sopra. CABUTTI Vincenzo, sotto-farm acista in aspettativa per sospensione dal l'impiego. Richiamato in effettivo seni zio. l sottooominali Ufficiali sani tari in riforma sono ascri tti nei Ruoli de· gli Ufficiali di riserva col grado ed anzianità a ciascuno indicati :

DE LEO Giuseppe, medico di reggimento di lo. classe. Maggiore medico con riserva di anzianità. CUGUROLLO cav. ~icolò, med ico di fregata di la. classe, LONGBl Carlo, medico di reggimento di 1.. classe e MURATORE Giuseppe, id. id. Maggiol'i medici con anzianità dal 1° gennaio 1874. LOMBARDO-ADRAGKA Giuseppe, medico di battaglione di In classe. Capitano modico con anzianità dal 1° gennaio 1874. MUNDO Vincenzo, medico di reggimento di lo. classo. Capitano medico con anzianità dal 15 maggio 1868. CASO Francesco, medico di fregata di l :L classe. Capitano medico con anzianità dal 5 gennaio 1871. FALCONI Giovanni, modico di battaglione dimissionario. T enen.te me· dico con anzianità dal IO luglio 1870. STROPFA Luigi, medico di battaglione dimissionario. lnscritto bei Ruoli aegli Ufficiali medici di complemento col grado di tenente medico e destinato al Distretto di Milano. DE CHIARA F•·ancesco, tenente medico della Milizia mobile, LA ROSA Antonino, id. id., MORANDI Genesio, id. id., GRILLO Pieh-o, id. id., CONSOLE Davide, id. id., RIVA AmilcMe, capitano medico, id., e ALEMANI Luigi, id. id. Cessano per ragione di età di appartenere alla Milizia mobile e sono trascritti col medesimo grado nei Ruoli de· gli Ufficiali Sanitnri di riserva. ROSSI cav. Leona rdo, tenente medico id., e DE LLA CORTE Alfonso, id. id. Cessano po•· l'agione di età di appar· tenere alla Milizia mobile " sono b·ascritti col grado di capitano medico nei Ruoli degli Ufficiali Sanitari di rise1·va.


871

Con R. Decreto del 24 dicemb1·e 1874. CREMA Gio. Battista, medico cbihrgo civile. Nominato sotto-tenènte medico nel Corpo Sanitario militare e J estinato presso la Direzione di Sanità militare di Verona.

)

Con R. Decr·eti del 27 dicembre t874.

(

GABR.l cav. Michele . medico divisionale in ritiro. Inscritto nei Ruoli .ci egli Ufficiali di riserva co t grado di tnaggiore medico co~ ani i an-ità dal 20 luglio 1872. SASSI Carlo, medico di battaglione divisionario. Inscrit.to id. col grado di tenente medico con anzianità dal 25 settembt•e JS69. SANSALOr-.'E Alfonso, id. id. Inscritto id. id. id. con an1Jan ità d01l 22 ottobre 1'873. ì\'IORSEI,LI Augusto, id. id. Jnscritlo col gt·ado di tenente medico nei Ruoli degli Ufficiali di c~mplemento e destinato al 13° reggimento fa !Jleria con an(-ianità ùal f2 ottobre 1873. CARELLA Angelo. id. id. Tnscritto id. id. id. e destinato al 29° fan, teri~ con anzianità dal 18 u1arzo 1860.

Cnn Dete1·minazioni 1lfinisteriali del 28 dicembre 1874. ORSELLI ~ommend. ·L uigi, colonnello m'edico, Comitato di Sanità miJitaré. D,estinato aJla Dire~ione del l 0 Ufficio d~l Comjtato .(Medicina lega19)· 0FR.ALE corrimend. Jacopo, id. id. id. Destinato id. del 2° Ufficio id. '(sratistica). GROSSI commend. Ga~tano, id. id. id., e MANAYRA. cav. Paolo, id .. id. id. Addetti all'Uffizio di presidenza del Comitato. l• ~'NITI l'l1ichele, sott<>- tenente medico nel 'Co•·po Sanita rio militare. Destinuto press.9, la Direzione di Sanità militat·e di ,Napoli. FIO.RDEi iSI Prosl)erb, tenénte inedico rièhiainato daìl'ispè ttativ'a. Destinato al 26° fanteria. SA.NGJRARDI Ales~andro, sotto -tenente medico, Direzione di Sanità m.i· litare di Bolog na. Tra.sferto al 7° bersaglìed. ' ' J

'

\

.


872 Con R. Dec1·eti del 31, dicembre 1874. çA,~EI1LI .cav, O~rpillo , capitano wedico, PICCHI dott. Cesarei' id. i~:' PEPÈ d~tt. Achille, id. id., e , 1 BRACCO, Michele, f11rmac~sta principale. Nominati cavalieri nell'Ot·diue della Corona d'Italia. GHIGLIONE macomo, tenente medico della Milizia mobile, Disb·etto di Alessandria, PAR~\SSOLE Cat·lo, id. id., id .. e SAMMARTINO ~alvatot·e, id. i~., id. Cessano per ragio~1e di età di appartenere alla Milizia mobile e sono trascritti collo stesso grado nei Ruoli degli Ufficiali di riserva. l

Il Dù·ettore

Colonnello Medico Dott. Cav. PAOLO MANAYRA.

n Redattore e Gerente · Tenente Colonnello Medico Dott. BAROFFIO Cav. FELICE. l

N"C>T..A... La l)irezio:ne e la R edazione del Gim·nale eli llfe,.. dt'cina e Farm.acia JJ!lilitare viene trasferita al Gennajo 1875 a Roma presso il Comitato di San~t~. Militare. Tutti gli Ufficialj Medici ed i Farmacisti militari cQ.e vorranno inviare Memorie originali sono pregati trasr:uetterle alla suddetta· Redazione a Roma. I Giornali di cambio. saranno pure inviati dal l o Gennaio alla direzione : Comitato di Sanità Militare, RoMA.

ro

I L DIRETTORE

Colonnello Me<.l~'co CAY. MANAYRA.


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