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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO 1871

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GIORNALE , DI

Th1ED ICINA ~iiLIT.ARE .· A-N NO XIX.

187t

FIRENZE Tipografia. delln Società dci Compositori Tipograli ~t 871.


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I ND I C E DEGLI AUTOR I E DE LLE MATERIE

1871

MEMORIE ORIGINALI BARROCIUNt. - Caso clinico di febbre perniciosa . Pag. BRtGIDI. Esame anatomo-microscopico d'un occhio affetto da ottaltnia granulo:)a. . . . . . . . » CA!.En't. - Relazione Sanitaria trimestrale (57° Reggimonto Fanteria). . . . . . . . . . » CsRAt,B. - Rapporto sulle cure balnearie praticate nell' anno 1870 . . . . . . . . . . . . . » Cn;FFO. - Ricordi diagnostici sull'apoplessia cerebrale » DAINELr.t. - Sulle pleur•iti osservate nello Spedale militare Divisionario di Firenze . . . . . . . . . » Ftoru. - Cenno storico di Clinica Chirurgica. . . . » MALTBSE. Sull'epidemia morbiUosa nel presidio di Milano nell'nn no 1870 . . . . . . . . . . » MASTRELLI. - Storia clinica di un caso di echinococco dei polmoni. . . . . . . . . . . . . » 477 MAGGtORANt. - SullP condizioni fisico-igieniche di Roma » NliGOLt. - Relazione Sanitaria h·imestrale (650 Reggimento Fanteria). . . . . . . . . . . . » MoNTI. - Caso di oblitoraziono ombolica . . . . . » - - - Rapporto sulla Leva pel Circondario di Pontremoli . . . . . . · . . . . . . » Mosso. - Patologia dello ossa . . . . . . . . . » N.unAs. - Caso di morte per uso di Cloralio . . . » NtcoLET'I'r. - Il nitrato d'argento ne!la cura delle orchiti blennoragicho . . . . . . . . . . . . » PANIZZAR.'DI. Relazione medica sul campo di Somma » PoGTJlA'Nl. - Relazione medica sull'ospedale di Gallarate »

641 317

794 221 125 23 744 381

525 158 798 622 850 53 646

321 781 789


IV

Por.ll'r'l'l. L' idroclorato di Ber·berina nella cura delle ipertro:fio spleniche. Pag. 141 PRE1'1'l. Rendiconto snlla I.;eva' pel Circondariv di Montepulciano . · » 845 RWOIAU:Dt. , ___. Caso di Catèratta rnolle ' •» 828 R oLU'l'l. Stùle affezioni veneree curate nello Spedale :;uccursale del Maglio a Firenze . » 535 SANT1Nl. S ul Cloralio . » 581 - - - - Sul processo dell' in:llammazionc » · 585 - - - - Un ca...<:O di Mog~gratia . ~ 751 S~m.Mh.Nt. - L'età, la. ),n;pf~~sione h il ~esso nella mortalità o

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per apoplessia .

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.D ella Statistica in géllcrale e della Statistica medica in particolare . » 717 -:-,+1 : - - - - .R~ppqrto ~ulljl. L~va per il CircorÌda~·io di San Miniato . . » 863 VIOLINI. Un caso di fcrit~ d:armn da fuoco . .» 420

+r.-'r-- -

RIVISTA (pe1; cura dei signo~·i dottori BAnOFFro 1 SANTtNI 1 Pm''t'!l ).

ANATOMIA. E . FLSJOLOGIA.

Rumore di l'i_gurgito funzionale . Teoria di un' ~tlll'osfera nervosa

••

Pag. 301 » 451 o o

'

CmMICA, F ARMACOLO<:HA, TossiCOLOGIA, MEPTCINA LEGALE.

01io di fegato di merlu7.7.0 sapori:ficato Sulle malattie simu1ate. PomAta contro la. tigna . Conferva. l;l9llosa .eli Linnoo Soluzione . di morfma per i njoùoni . La bcrJ)erina . Efillm() delle or~ne albumiQ.ose J'

·.

»

193

2.?9 » ·290 .» 293 )j

)) 207 » 300 ">>

307

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P ag.

Nuòvo reattivo degli alcali Analisi delle stagnature Bromuri organici. N uovo codice sanitario . 1 . Pr•eparazioni <U'senicali . Solubilità eli alctmi prodotti nella glicerina . Idramilo. I Gaz d~1 pus . dondurango. •

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30S

» 309 » 371 » 469 » 512 » 513

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» 604 » ()09 . ' » 895

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O ouLrs ·rièA.

»

Nuove opet·azioni d'oculistica • V ottalmoscopia nell'al ienazione mental~ . L ' elettricità nell' ottalmia. granulosa ., l

.; . l l

Intèrnationalen Seheproben . Tavola dei reciproci. JnJiuenza dell' alcoolismo sulla visione Sui recenti pi'Ogressi nella· tootlia della v-isione

64

» 103 » 614 » 346 359 >> » 462 ))

876

PATOLOGIA .E ÙLINrp A MEDIGA.

Osservazioni stùla temperatura morbosa . La respirazione t\ella febbre . : Cura Qell' enuresi con un nuovo rimedio .

))

40 104 114 » 75 » 91

Sulle condizioni patologichè che climandano le sottra1.ioni

»

. sa.nguigne .

96 » 196

'l:'rattamento cÌell' epHessia . La digitale nelle cardiopatie ·.

» 285

Snlla cot•ea. . » 305 Uso interno del catt•ame )) 308 Disordini moto-vascolari,. nella pneumq11ia. » 370 ])iagnosi di[eeenziale tl'a la CI:H·ebl•ite generale e parziale » 601 Oura della bron.chite » 603 Corea delJa lingua . » ()H Sulle. f:orme precoci della scrofola . » 654 RestringitPento dell'art-eria polmona_re. » 662 Ricerche spel'im'entn.li sulla difterite 103 Il lat~e nella cura della glucosul'ia . »• 711 1 •

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:ANNO XIX - Firenze, l a 30 gennaio 1871. .

LA PROl~ESS IÒ.NEJ,

L'ETA,

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N. l a 3 ·--·-

IL S•ESSO, E · LA P.RESSlONg HA.RO-

MI!n'It!OA .NELLA. l\fOR'1'ALJ1lA'

APUPLJSSSL\, E PÉR L~

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All1'1Ul AFl?EZIONf ENDOGRANJOHJ,; .

.Saggio di statistica medica, letto ad una conferenza nell'Ospedale Milita1·e di ~irenze.

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(Per il mcd. di batt. Son ~IAIH Gn:sKPPE). .

Nel presente saggio mi propongo di mis1,1r:are colla scorta delle cift'e l'inftuen~a .che alç~me çondizion: interne ed esterne banno su1la produ:zi\!)ne cl ell'apoples::;ia. . Apoplessia, secon'9-o, i vari tempi ed i vari autol'i, indicò afl'ezioui· different i e più precisamente tt:e furo~o gli stati .morbosi, che sotto questo nome si vollero designare. l 0 Dal massimo numero ~egli autori per apoplessia. "S'indicava fin dai tempi remoti (come dice i.~.(i emeyer) una .subitanea invasione cZ'.u na com,pleta sospensione delle j'unfiOn~ cerebrali. Ognuno vedo che, adottando I}Uesto 'significato, quelra p~rola , M n esprime più u,l}a ,entità pa7 tolog ica ben definita, 111a }Jert'sì. un C~\1'1J!l lesso -~ ~ntomatolo­ gico, qn, qna4ro, nosolog~co, e. nulta più. 2" Altri autori all'opposto per apoplessia intendono uno stt'aYa.so di sangue fattosi entro il pp.renchima degli organi; quindi le apoplessie cerebrali, pohnonari, muscolari, ecc. . 3" Alcuni pi tt moclet•ni designano invece sotto questo 1101ne il solo stra,vaso sanguigno del cerv,ello, e d~lle sue ·dipendeJne . I ·prog-ressi dcll'anatom,ia patologica, . ed il hi,sogno di assegnare · u11 signifiqatQ, p i~ ,l?r(:lçis.S1ralle pa.role '

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Giornale di Medie. milit. ·1871.

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hanno condotto a questa ùefinizione, di cui il più valente·propugno.tore 'è certo il Rochoux. (V. nota 1). Ora se ben si considera, che àppunto la causa del fatto patologico, cb e induce la ,.;ospensione grave . delle funzioni cerebrali, r estando superstiti il polsp e la respira7.ione , è il più spesso U<t:ta emorragia endocranica, si troverà faojle e logico_ l'avvicinare i con~tti espressi nelle tre ·definizioni sopraci tate; e si potrà ricondurre l'essenzialità materiale del processo apoplettico in un repentino e grave -rconcerto della circola.t:ione endocranica, caratter.izzato nei varii gradi da stasi, iperemia, anemia, embolia, emorragia: Che l'emorragia cerebrale sia · poi la causa del massimo num~ro di apoplessie,_ in ciò S0}10 tutti d'accçrdo; e qui pot rei cita:re le. testuali parole di moltissim'i autori, e fatti numerosissimi, che per brevità tralascio. Specialmente poi si deve credere all'emorragia cerebrale, quando l'apoplessia è tanto grave da togliere in brevissimo tempo la vita. Epperò quando si dirà apoplessia. si avrà ·in animo di accennare ad ·uno st1·avaso sanguigno, che lace1·i o com~

prima il par enchima cerebrale. Emorragia avviene solamente per' rottura di un vaso. E la r ottura di un vaso è fenomeno meccanico semplici~\Simo che si verifica sempre quando la resistenza della parete di esso vaso fu per tin solo istante inferiore alla forzà di pressione dell'onda sanguig11a. Nei casi di nor,male stru-ttura delle pareti vasali la resistenza delle stesse è sell?pre sufficiente a bilancia1·e l'urto normale del sangue. Perchè avvenga l'a}JOplessia è necessaria la previa alterazione ed indebolimento· di es::;a parete. Epperò i fattori meccanici de}..: l'apoplessia sono due: 1° Aumentata fragilità della parete vasale, o dimi.., nuita resistenza del tessuto circumamhicnte. 2" Aumentata pressione del sangue. La fragilità del vaso riassume in sè tutte le cause preda malattie di lentò disponenti. Essa. è d'ordinario prodotta , decorso, di subdolo sviluppo, e le alterazioni , ·che si· vanno


3

sommando mano mano nelle pareti vasali, diventano tanto più numerose e tanto più pet·icolose, per quanto più la -vita degl'individui si protrae cogli anni. · Si, può quindi riconoscere nell'età degl'individui un fatto sommario e riassuntivo delle condi:doni, che per loro natura conducono ad una maggiore fragilità dei vasi cerebrali, epperciò predispongono all'apoplessia. Aggi\lngerò ancora come il tessuto cerebrale, per quanto sia l'ultimo a risentire gli effetti della involuzione senile, pure progredeildo l'età anch'esso si riassorbe, e si atrofizza, risultanc10116' così una vacuità relativa nella capa:cità crani~na, un sempre più debole appoggìo alle paret~ v~sali , una sempre diminuen te pressione esterna, qu indi riù facile la rottura dei vasi. Ora~ sia che H tes.c;uto perivasale soffra alterazioni nella sua struttura o compattezza, sia che la compage· dei vasi si guasti per patologico processo, ne segue una maggior fragilità i!l un punto qualunque dell'albero sanguigno intracranico. Tale fragilità, che va sempre ·più ere-· scendo, arriva finalmente ad un punto in cui si t rova· yinta dall'neto dei sangue. Allora l'artel'ia si r ompe. I fisiologi dimostrano, che il sangue dell'albero arterioso· è soggetto normalmente ad una forte pressione; e Faivre, ·Che la misurò direttamente nell' artee i ~L omerale di tre amJlUt::tzioni all'Hotel-Dieu,. la trovò eguale a 115. m. m. di wcrcurio . Essa però scema nelle IJiccole arterie e nei can ali caRill ari. L'ondata sistolica, la pressione muscolare, !'-espirazione forzata, la pletora acuta per soverchia ingestione di alimenti e di bevande,- l'abuso di sostanze troppo eccitanti, un accesso di collera, il soverchio funzionar e del cervello, l'improvvisa azione di un freddo intenso sulla cute ecc. ecc.. aumentano tale pressione. È evidente che prese in questo modo si diranno cause predisponenti tutte quelle, che. preparano la fragilità del -vaso, e potranno essere cause occasionali tutte quelle, che valgono ad aumentare temporariamente la pressione del sangue. Io per tanto neJl'ètà riassumerò, per cosl dire,


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.. ' tp.t~e l~ Cf)U.~e p~·~di~poneu ti o.~l'I\P9PJeis~a;

m,a n~p

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scerò di vede.re, se il sesso ed alcun~ professioni vi abbiano relazione. In· ql\alft9 alle cause occasionali , non potendo' sottopo.rr~ a. 1p.,eto~o s,~ati$tico tutte le nu,mero~e e, svariate c,au.s~ ~c­ ciden~nli, che auq~entano la pressione nell 'iJ1 torno dell'albero ttrterioso, mi limitet:Ò a' dire qualche cosa sull ' influenza deUa pressione atmosferica. Per cui q"'csto lavoro verL·à. diviso in quattro capitoli diati~ti.

l o I nfl~en,za d eli'età su,lla morte per apùplessia, .e .per alp;e aU"ezioni c~rpbraiL.

zo Influenza delle professioni.

3• Inftuema del sesso. 4• Influenza, de}la ,prei;~sione atmo'sferiça.

I. A t utti è noto che l'apoplessia è più frequente nei vecchi che nei gionni. .i.\ta qual'è l'ètà, che dà maggiol' numero di vittime? Quale è il contingente fatale, che ·paga ogni gruppo di uomini di una stessa età a questa terr-ibile malattia? - Vediamolo colla scorta delle cifre raccolte e pubblicate dnlla direzione di statistica del nostr.o paese. Nel regno d'Italia (2) negli anni 186G e l fì67, si raccolsero' 3678 casi d'apoplessia fulminante, i quali furono divisi secondo i vari gl'i.1ppi d'età degl'individui colpiti. Rappo,r tando H numero di colpiti alla rispettiva popola'Zione speciale, cioè al la cifr-a · di popola1ione vh·ente di quella età stessa, (.3) si avrà la proporzione di apoplessia in ogni età ossia il gr-ado di peobabili tà. di morire per questa malal.tia nei diversi stadii di vita umana. ' A meglio studiare que~ta l egge, me la sono rappresent ata graficamente, tt·acciando la curva pjana come fùnzione delle aùe variabili .e tà (abscisse) ed apoplèssie (ordinate) -


Da questa curva mi appare chiaralnente che : - dai 4 ai 22 anni à il periodo in cui si è meno soggetti

f

all''apop less ia fulminan te. - Drti -! anni ritor·nando v erso la nascita, la mortalità per apoplessia awnrmta leggier mente. - Dai 22 ai r;(j anni in circa taté mortalità aumenta in ragione dire_tlrt degli antLi èlella vita. - .~.1Ja oltre i 50 anni tale t·appo1·to è sproporz ionatamente piti. grande. Cosicchè, se negli anni anteriori al 20" non muore in med ia che un solo indhiduo p-er 100,000 di 11uello. stcs!Sa età, o dentro il las$0 di temRo di . un anno; ùai iO ai 10 anni ne muoiono già -f; dai •fO ai GO ne muoiono ili media lG; dai ()0 ag li 80 sono 5i; dagli 80 ai 100 sono in media 1 10; a 100 anni la probaùiliti è eli lGO su 100,000 <·entenal'ii . 'l't•a due indiviclui, uno n. 30 e l' u.ltt·o a 40 anni, la probabilità è già doppi-t pel ]>iù vecchio; e chi oltrepassa gli 80 anni ha 100 vol to pi[l di probabilità cl i morire di apopldssia fulminante, che non un giovane ùi 25 anni. ... Su questo al'gomento ho co nsulta.~o anche le pubblica.iioni del nelgio ( 1). Di questo piccolo paese. che si può dire la culla della statistica, come una volta si dice\'a della Grecia la Ctllla. dello :Mnsc, h <J riassunti i dati degli an n i 1864 e 1806 . Qui però ' i casi di apoplessia fulm inairte non sono pi ù raccolti a parte , come per l ' I talia , e queste cifre del Belgio racchiudono sommate insieme tutte le moeti per apoplessia, anche non f ulminante, le mor ti per congestion~ e rammollimento cerebrale, e le altr e affezioni cerebrali acnte. Per cui è ovvio, che tal i cifre del Belgio sono proporzion atamente pit\ gt•andi, compeendendo maggior numoro di malattie mortali. La cifra totale raccolta dei casi successi nei dne anni ·è di 9653 . Aven~o costrutta anche pel Belgio 1a curva di mortalità per apoplessia ed altre affezioni cer·ebral i secondo le diverse età di viventi rapportata, com'è natur ale, a quantità eguale di popolazione per ogni gruppo rl'~>tn, possiamo da essa apprendere: - Che cla 5 a 30 anni è i l periodo ciella

•


6

vita in cm la mor·talild pet' le accennate malattie è la pù.t- tenue. - Che la P''opo?•zione cresce nel primo periodo della vita, ossia dai 5 anni alla nascita. Che dai 30 ai 55 anni ltavvi un aumento prog'res.sivo di tale mor·talitci in ragione degli anni d'età: - Che dai 55 anni in poi la morte pe1• apoplessia, congestione: e 'rammollùnento del cervello cresce p recipitosamente. Se s u 100,000 lJersone ello stanno· al disotto di 40 anni ne muoiono annualmente per le malattie in discorsa .20, su 100,000 invece che stanno tt·a i 40 ed i GO ne IDUOÌOD9 115; Ù3.l 60 agli 80 ne muoiono piÙ di 800. alJ'anJJ O, e dagli ~O ai 100, pit1 di 1700. Se si potes~ero raccoglit!t'e 100,000 centenat·ii Yedremmo elle tutti gli anni ne mon·el.lbet•o circa. 2250 solamente per affezioni cerebrali . Si vede che le due cm·ve dell1talia e. del Belgio hanno molta somiglianza ft·<~ di loro. - Dati, raccolti in paesi diffet•enti, in tempi non eguali, con metodi dissimili , dànno però identici r b.n ltati. Questo è validissimo criterio, che appoggia e sos tiene Ia veridicità di queste mie conclusioni. Riassumo in 1111 solo quadro le cifre proporzionali ora esposte pet· gruppi decennali d'età.. ·

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R•ppO,CO ohe paau tra 14 A!.IOflltuJa r u t Ul .... Apoplcuie luJmin1nti ed 'U :.ro~~~c~f~,~ll~:,:r~ l : Ull.uU: Jlf l' tOO,OOOdl mento eoreh•·a le, •· t. eo ulpltuo doHt affcr.iolli u .1•opaJuloue di cl•· tOO,OOO Jt ''"l"' ' tchra.II, nutc. !Doru,li. l .non~ ..r c :c:ft~ I UD J"IPP. d 'tla. s;napp" d''t't-4 .

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:: 1. : 33 : 9 :. 6 : 6 :

6

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8

43 : ·43

: 4'7 : 46


7

Nella 4a colonna di questa tabella si trovano, quante affezioni cerebrali acute in genere si osser vano su d'u'na. .:apoplessia fulminante di ogni gruppo d'eta. Osservando pertanto il rapporto delle apoplessie fuiminanti, e 1a somma di tutte le altre malattie cerebrali mortali in ciascun gruppo d'età, ossia fra le 'cifre l'icavate dalle statistiche italiane e quelle del Belgio, vediamo, che p1·oporzionatamente aUe altt·e malattie cerebrali l'apoplessia fulminante è re-

lativamente 1nolto scarsa nei dtte estremi .della vita; relativamente m,olto piti frequente nel pe1·iodo di, mas.sima t•obustezza, che sarebbe dai 20 ai 50 anni. Il pl'imo periodo della vita è quell~, che su un egual n umero di morti per affezioni cerebrali, offre il minor numero di morti per apoplessia iulminante ; e ciò non tanto ·pet• l'assoluta scarsità d'apoplessia, quanto piuttosto per la quantità grande delle aH1·e malattie mortali encefaliche. In ,s,e guito crescendo l'~JUt CJ'esce bensi lo. mortali-ti per ambedue 11ueste classi d'affezioni, ma per la somma complessiva d elle affezioni l'accrescimento è più rapido, che per la sola .àpoplessia fulminante. · Una statistièa un pò antica mi offre favorevole campo da un altro confronto. Gli Stati sardi, in un tempo in cui il .piccolo paese appiè dell'Alpi si faceva emulo della gloria del l3elgio, quasi divinando il fu turo, numeravano eli ordinavano fin d'allora le forze che lo costituivauç>, e che -diventarono poi t an ta parte del nostro nazionale risorgimeuto. -Nel decennio 1828-1837la statistica medica degli ex Stati sardi (5) dà p~l comune di Torino 1449 casi di apoplessia, che furono distinti per g t•uppi d'età, e secondo che furono fulminanti o no. Senza riportare httta la serie delle cifre dirò soltanto quale rapporto di frequenza passi ft·a le apoples.'iie fulmin anti e le non fttlminanti. - Su 1.0 apoplessie non fulminanti nell'et'i clai 1. O ai 30 anni so nvi 8 apoples~ie fulminanti. - Dai 30 ai 60 anni non ve ne sono .che 5. - Dai 60 ai 70 anni 4 sole . .....__ Da 70 ad 80


8

anni su 1. O non (utminanti $e ne verificano solfantoB fulmi?'W,nti. - ·Da 80 a 90 solamente 2 ·. - L:l. proporzioile 'Mut1qu'd frt~ il numero :leIle apople~sie )fulrn ind.ntLe quelle non fu1m'i1nauti 'dim?·nu~·sce col crescere dell'eta. Ossia per· q~tantò nei vecchi ~i riscqntra più frequente l'aJ!Oplessia, per tanto è maggiore : la 1H'obabilità, che la loro apoplessia· non ·sia fulminea. - 11 FerrariO' (G) .par1ando dell'in;fttJertz.a dell' et~t è condotto'· a conclusioni alqu-anto é1if· ferenti ed erronee per aver egli trascurato di rapportaTe il numero degli apopletici nel un egual numero di popolazione di quella stessa età. Di fatto egli conc~iude che l'apoplessia ha la · sua massima frequenza nell'eta clai 60 ai 70 'anni, clop'o 'di •ctté rapidamente scem-a. E con lui van'rm pressochè tutti gli autori, i quali sono sempre nella credenza, ch'e per gl'ihchv:dui, che oltrepassl.lno il 70° anno diminuisca di molto· la 1:irobabilità. di morire d'apoplessia. E ciò per'cliè la maggior parte di essi si limitarro alle cifre assolute; nè le 'co11frontano con quelle della popolazione. Il Ferrario petò fa ancora tma tavola numerica in cui rappol'ta i morti alla popolazione, e verifìca la legge da: me sopra espressa, la quale posso ora rin.ssumete in questi termini: La proòàbt~lit(t. di m·O?'·ire per· apoples· sia e per affezioni . C'e'r ebrali i1~ gene~·a'le ((.'alta le clebite- eccezioni J)er il p1·imis'simo periodo della vita) aume-nta in ragione dell'eta, e tanto più rapidamentequanto più l'etei stessa C?'esce. ' '

.u.

INFLIJE::\ZA DELLA ~ PROFESSIO::\E.

Si è dettb anche che b professione abbia varia inf\uenza, sul produrre l'~woplessia. In riguardo all a frequenza llell'~r ­ poplessia nelle varie professio!1Ì poco ho potuto raccogliere. Dalle statistiche italiane t'iportando sempre fa mortalità. ad un'unità fissa di popolazionn speciale, che sarà ancora di lOO,OO.G- indivit1ui, rileviamo la seguente frequenza s.ppro&.-


g-

f3Ìmativa '} içlelJ.e ap.opl E1~sie· immediatamente mortai\• per le sotto i.!JÙÌ5;:ate professioni: - Sl;l 100,000 di pbpòlaz,ione militare rsi · ebbero circa D casi d'apople~sia all'anno. ta proporzione per la popolazione agriaola fu di· l O casi I muratori e minatori ne ebbero . 11 ~ I c\omestici, servitol'i, ecc. 14 » I COITJmel'cianti . 19 » Iu~ ·~ » Il clero regolare e secolare . 35 » ' probabile, che quell'influenza E però,- a mio avviso molto ~he quà apppare dipendere• direttamente dalla professione, non sia. invece da rapportarsi in gran parte all'età st11ssa. Aù ogni .p_rofessioùe corrisponde una longevità differente; e però la ·frequenza dell'apoplessia nelle diverse prof_essioni io credo dipenda più clalle longevità inerenti . a quella tal 1 · profe~sio ne, che da Ul'l'azione diretta della pr.ofessione stess~ . ~Le cifre sopl':'motate conferma!') O questa s1~pposizione ·; péroccbè è ben diversa la. longeYità dei contadini e quella dei preti ;. o d'altt:a parte gi à vedemmo quanto l'età. sia -élemcnto da c.:Llcolaro nello sLnùio delia f'requenza ' d~11'a­ poplessia. Affine di potere studiare con sicurezza rinfluenza delle p rQfessioUi sulla. mort<l;litù speciale, bisognerebbe comp.arare individui di diverse pt·ofessioni, ma di egual età. Oppure anche conoscendo l'età media di una professione pat·agonare la ~ mo\~t0-li tà di quella 1)rofeS.sione Qolla mortalità di ·:qtiella popolazione in gene~:ale, che le corrisponde per età. Così posta l'età. media dei militari dai 20 ai :30 anni, e s~pendo <;llel·a ·questo periodo nfllla popola7.iOJW corrispondòt\O 25 apo' plessie fulminanti su l 00,000, di\'emo che la pt'ofessione mili tare predispone all'apoplessia, avendone in,eç~ 9 casi. Se non ' che qui il quesito è" più complesso, essendo la po'poJaz1one militare composta anche di molti individui vecchi i quali sono appunto qnelli, che pagano il maggicw contingente a que~ta malattia.


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LI ·]2it1 v:olte lodato Ferrario dalla :ma statistica avrebbe per risultato, che l'::tp'oplessia è più· ft:equente in coloro :J l • Che tengono nel loro esercizi0 uaa p0si:.:ione sècluta col capo chino sul petto. 2" Che. abusano di liquori e crapule. ·' 3• Che sono obbligati a: grandi sforzi muscola.ri. 4" Cl~e stanno col eapo vi.èino, a grandi sorgenti di .calorico, e che si ·espongano a forte insolaz-ione. 5° Che lavorano molto col cervello . ·

INFLUENZA DEL SESSO .

Rivolgiamo ora poche parole sull'influenza del sesso. In breve in riguardo al sesso tutti i, risultati numerici raccolti sono d'accordo perfettamente; che l'~popl essia e le ma~attie cerelJrali in genere sono più n:~otr1'1;-erose nell'uomo

che nella donna. ·Sommando insieme tutti i dati simili, che ho potuto ra.c- · cogliere, vi pr·esento le segue n ti cifre·: (

~POPLESSIE

F"ULl\IINANTI . ·

l\! aschi

Femmilie

TOTALE

. ·l\IiJano (6} •1_7150-4 833

649:!

5239

H73•1

Torino ('7) ·1769-·1788

440

~76

7•16

·1670

627.

2~97

Torino (5) 1828-~ 837

2.73

158

431

_ ~· ~Regno d~ltalia (2-) 4865-67

4486

:2<183

6669

'

Pa1·ig'i (8) 479!-•1823

.,

t l

t

-

TOTALI .

~ 336·1

.

•

l

l

~483

~H?44

..

l


H

Il rapporto fra le apoplessie fulmi nanti per sessi è di 63 'femmine p~r 100 maschi. -~-

APOPLESSIE NON FULl\liNANTI

...

l

Torino (5) anni 48:28-37

Il= -~li

l 468 '

j_:_

l

- -·-

l

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TOTA LI

T01' ALI!

l

550

·l. HG

f irenze anno 4869 •

Fen1mine

l\fas('h i

696

=:=s::;,.-

l 56()

~0 118 ~,3

•1!/.M

Il rappporto fra le apoplessie 110 11 fulminanti per sessi è 81 fenimine per 100 maschi .

r:f~Jt ~.:::~,:!AlAlTlg l

l\Ja sch i

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263:1

TALI T

l·Bolglo (4) "'" " " . Id.

4866 TOTALI

._

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l 2G IO

Fenìmine

;

~ ..- - - -- - ~ - ·-:1 4-5-~

Ton.!.E

2346 2 ·19~

&508

9653

Il rapporto fra le malattie cerebrali mor tali per riguardo -ai dui sessi è di 88 volt~ per le femmine su 100 volte per i m~schi . Onde la legg~: alle malattie endocraniche vanno sog-

getti di p1·e{erenza i maschi che non le {emmine; e tale freqttenza nei maschi è di gran lunga m.aggiore . p er le malattie cerebrali acute e f-ulrr.inanti, che per 'le malattie meno acute. Da una recente p ubblicazione periodica, italiana (12) ric:wo le seguenti cifre. Esse sono. ,}e cifre dei pazzi ricoverati nei manicomi ,.di tutta Italia


' 42

dal P gerin!\to 1867 al '3.1 ~iicè1i:b\·e ; 1'869. Nèl trien1iio si -contano· 12565 uomini, 10257 d6flhe. 'La ~i.op·orzione ·~· di 81 donne - sn 100· uomini. Nello stess.o trienno, e neg1ì stessi l?tabilimenti m~rj-ro11o '~B90 maschi .e. 18.88 fenunine1;. 'il ,rapporto è di 79 femmine su 100 maschi. Or bene, _noh è - essa merav.igliosa la -costanza di questi ràpporti? Anche -partendo da yie · d!~erse non siamo seilipre port'ati 'alfe ·ste~s'e conclusioni~ . E n·on vi pare che in ques;te cifte ci ·s ia qùàlche cosa, di ~nesorabil~, ·di fatale?

IV. INFJ,UENZA DELLA. PRESSIONE A'l'MOSF:ÉR!CA . •

l

.

'

Passiamo all'esame delle ·influenze esterne . o'd oçcasioJlaJi ò piuttosto ad una sola di ~se,. alla pressione atmosferica. ·sono poco pilt di due _secoli che sì .conosce .f-Ssere l' at:inosfera 'pesante. A pesare ratmosfera si adopera un'a bilancia speciale, sensibilissim~, prontissima àd ' equilibrarsi, che è il barometro. -Stimanpo la superficie .del corpo umano in media eguale· a 15 mila cèntimetri quadrati, il pf:\SO dèll'atmosf'era sopportato da .tu:Te superftciy a lhrello del mare ed all~- teml_)eratura di zero gradì è d'i chilogranirrti 1 ~ . 500 . L'equilibrio _- -che esiste in tutte le direzioni, fa sì che noi nun ci accorgiamo nemmeno di sopportare .~i enorme pressione. Ogni -volta che la11 pressione atmosferica aume).lta o diminuisce ~1,1 ~. ,s~tp'erficje :d.el , 'n?stro corpo_, l'e.quilibrio ~i_ ris,ta,bilispe in più o meno breve tempo fra la pressione esterna, e l'e, . l lasticità dei fluidi interni; e nelle ç.avjtà chius~ e nella t . \ } . . _\ \ ' .. -coillpàg~ 0ei te~suti npn può essere a].tro che il sa11gne,, che. . ..,._,..,,,, . si fa ··conduttore delle differenze di pressione . e.ssendo. ' \' \ ~ '' . . ' l ' ' . \ ,. \ . ~ e§li la ; parte pi~1- mobile di , tut,~o rorgams.mo, ,t pote,u5\o ~g~i ri~t~qìfir~ pront~mente l'eq~i~i?FiQ yer. lll·. cqnt.in~it~ <Ùella , sua mi1Ssa, ; e per la elasbc1ta de1 cau.alr 1P..tro -C},U eg1'i volta che il barometro sj innalza'o si ab, J 'JJJ ' bassa eli un sol millimetro, sul nostro corpo . cresce o scema •

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scoere. ·ogni

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i l pes,o·rdi 2.01 ,chilogram~li ba.r:ometriéa.. ·, r ,- r1.t:. ..Ma... se l'èscu rsion{l · { l') p i"'.t ·: · oSale a lO millimetri;, (e non è infrec1uente) allora iln.ostro ce'rp~ s'ubìsc~ 'ùna t~riazion~ di.·t.pe:;ol ''f di n,t;: ,.riù 'él1e '.tf....., ?tdò 1chi~ · t ~~ r . , l ,i{').'t'l logrammi. Tutto' questo oisquilibro di'. ,pressionè, che può t. 1k, • . f. , ~ 11Jr , ' . ~t ·Jl r-,.rrtvJ J , t , ,~ , essere mdrfferent<~ all 'uvmo sano, . puo mvece eserpitare una " l J il t ~ ,. q ' lO! ':~ c:; dannosa .influe nza sull'nonio ammalato. . , · r ,'ri C~I'~.~ll0 :è" racchiuso in ,U ~l~ resf~terÙe, sòÙola , osse~,. 1 . -che ·lo: pro t'egge, ed eùtro.''all~ q.ual~ il .,ristaloili~e~t~ , r ·l · r r _. , l'~qqi)ibrio di , P~!lss,tol) e c1~i liquidi o dei s;~z, 'si. d~,ve snecialmente ller , mezzo del sanr"ne arteriòso. 'Quaf'ndo au. 1: \.," ·''\ 'l"J .. \ (',• O , .•v., menta la J?ression ef • su t utto ril corpo,< è anche per• Jìeéessità .,-l T',.~

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•at!nle.qt,~~a , ~l?Jrg 1'.a1}?qr(,\ f.U;;t: riiOS,? • ed,;il, ~~ng~~ Vq a:l ?ei'~'

v~llo sotto 1.ma r)ressione laterale maa:g)·iore. - 9sservazioni •rr . _. r, r-1 JJI' t, 1, .fisiologiche sti'gli effetti delle grandi variazioni della· pres·

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. ·sio.tH:l. ~tm~1fl?r~c;a ~ulf'9f~~pis~g si po~so~o racco&li,~çe:~alT~ ·descnz1om det damu 1 soffertt nella ~mhta .sulle alte ,mon~ •

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i~ne', ·~ · nep1a:, ~i~s:~sa ;9tt9 lB cam.p~n. e déif p~i;n1b~rL Q~~ · 1

:sale le montag·ne .v a .soa·getto acl emodagie esterne . 'In il' ·~ f r '' ' r ess~ rrr l la tanto 'rapida diminuzione di p~ssione es tenia .. fa sì che ( -~~r.;; • ' • '..1 · "'Yi l liquidi e gaz interni hanr}o il predominio e romp'òno la.J!.a.:. l 1 ..-?,.' i' 1f'' ' r%e.1 v~s*l~; . ~eli~~ ~iscesa ,sot~o l'aec~~a ~ntr~ ,}.~1 ·.S~P.:l)a,~e ' d~i palombqri ~tument~ t a.;1to la ~;ess10nè , ~st~~~l~, e S! ~~""· pLda~lent?, ,,Y1le . ~pyssp , ha,nno l up.go emo~r~~~e ; c~r~J?~·ah . , C9} t~dG,l~ (9) , i. n~\em? ' v.O.~ ·\lll ~.uo C0 ~1p,agno e._çon Vftri ?p~:- . r a,i ; ile pl~?rtder·si lo sp!l1~o di. sc~n:~ere _net ~pr:ofoilt~?·. d~l:l D..1{1I'ç· in una. campana det palornbar1, çlur.a nt.e la d1 s~e~a eg~i (1icè.,,, « nous fféssen tìm~s da~ts l es ~?~·~i l les ~t. s ur le.. -« ft·où.t un sentimentde préssioù » inentre i nvéce 11ellà sa.. '' t l . } ! ~, .lit,a,i : ir.i tor.l:~mdo! a g11-lla, pr~va~10 sensaz10n ~ ~p~O-:'> ,a, po~c, 1e sogg1unge, « tl nous sembla1t que nos ~tetes de'~~n.a,;e'Q.t, 'bea~coup' plus grosses. » Di fatto se bene si rigna1~da si. Y') • · . 1 ~ vede, che l~ QJrez,ion.e della pressi,ope nei vasi erf,08p:~r~j c~. .. si ma1;1ife;;ta oppo;;ta a quella di tutti i yasi della .periferià e }.~l .Polmpne,' )~ q.ùestq è dovu to alla />pecialita ' dei( W:~< l ·PQf,ti; .Pet:o«c4è JG1 .s,cat<;la os~~a prot~gge, il conten!l;'to . d~~ ,crani'o dalle yre~~~OJ}f, e$terne. -. .., . . l

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- A ,meglio ch.iarire questo concetto eccnvi il resultato un esperimento fisico :;empl icissi rno. Si prenda un tubo df gomma lungo 1[2 metro circa, e ben chi11so a11esue due estremità, si prenda indi un palloncino d( vetro ad un sol colloe si introduca un capo chiuso del "tubo nel palloncino così, che parte del tubo resti entro e part-e fuori; si chi nda j} collo del vaso di vetro così bene, che non passi irt alcun modo aria fra il tubo ed il collo, e l"at·ià èoutcnuta nel pallone resti assolutamente confinata. Allora sottoposto que:;to apparecchio cosi costrutto acl una maggior p~·essione gasosa esterna ne avv iene, che la porzione rl i tubo r iniasto fuori del pallone diminuisce il suo calibro, e quello che sta nel pa11one lo aumenta. È chiaro che si può paragonare il cranro al pallonci'no, e le due parti di tnbo elastico aUe due gr alldi serie di vasi sanguigni estracranici ed. endocmnici. E pperò ognuno dovrà convenire, che la maggior pressione atmosferica,· che sui vasi perifer ici agisce dall'e::;tem o a.1l'in,tet'no, agisce invece en.tro il cranio in senso opposto, ossia dall'interno 'verso l'esterno del vaso, come se entro it cranio stesso ci fosse un vuoto relativo. Il Lombroso, (1 0) in 1,1na sua memoria premiata dall'isti tuto lombardo di scienze e lettere, tende a provare per osservazioni sue propr ie che; le gl'audi variazioni barometriche le sono causa di freqnenti acçessi maniaci ed epilettici . Non ricordo come l'autore interpreti questo fatto; ma io sarei tentato di spiegarlo colla diversità di pressione che il sangue subisce nella scatola craniana per effetto dellavariante pressione atmosferica. Ora vediamo coi fatti se la pressione atmosferica abbia influenza sulla produzione dell 'apoplessia; e per primo se r andamento delle apoplessiè nel cor~o dell'anno sia o non sia parallelo a quello dell a pressione barometrica. La statistica i nglese. del tr·iennio 1888-1840riportata dal Boudin , (11) darebbe 800 apoplessie d'inverno, e 626 d'estate. Ed è ovvio che la pressione barometrica è sempre m aggiore d'inverno che d'estate. Su questo ·rapporto sonO'


•• -A,a

d'accordo tu tte le statistiche, che raccolgono un numero sufficiente di ca...-;i. - Ecco ne altri esempi. Il conte BalLo (7) r iporta le ci ft·e delle mot•li subitanee avvenute in Torino dall'anno 1760 al 1788 cosi ripartite secondo le stagioni. Inverno 206 P rimavera 188 Estat,e 157

165

.:\..U'lllllTIO

Van Swioden in una sua pubblicazione (13) così ci t ra-

smette le cift'e relati\'e alla mortalità della città di Amsterdam:

l

:1!01\'1'1 SUlllTA ~ll l'

r·

.q•OPLilSS m

l

In·:erno

7H5

702

'PI'imavcra.

308

647

Estate .

307

538

Autunno

344

6611

~1'H

2548

TOTALI • --

-

l

l\Ia facciamo un passo di più, e studiamo mese per mese la pressione barometrica, c le variazioni od oscillazioni di tnle pressione. Pei -tre anni J 865-66 e 67 le statistiche ita·

liane ci dànno 6669 casi di morte per apoplessie fulminanti· secondo i diversi mesi in cui a-n-ennero . Raccogliendoli in un solo anno medio, e riducendo i mesi a 31 giorni, e la· mortalitlt. media a 100 morti al mese, si avranno le ci l're • dell a seguente tabella, accanto alle quali si mettono pure le cifre delle pressioni mensili medie dello stesso triennio, e le medie triennali delle variazioni barometriche mensili. I dati barometrici sono quelli dell'osservatorio di Firenze, e sono benissimo applicabjli u tutta l'Holia, perchè le gra.ndi


~a

onclftte atrnosferiche ·a:b]Jr·ac~iano sémpro immense eslens10ni' d~lla Slll>Crficie del globo . :.IOH'fl\LI1'A,

)lESI

per ~pople~$ÌO

l!'Hi<l)l:'!O~C

l

-- -

UARO:!tU:l'fHICA.

i-.HHA>IO"I

'l

medi& rido\!~~ mare cd t\ xero

barometriche mensili tnedia

11 3

76~ .~

28,8

1-18

76~ ,8

•19,5

109

7(;:;,:1

':li, l

94

76~ ~j

l",. :-,:u

Jlfaggio

!l i

76l ,;;

17,'2

Giugno

8!)

7 GI ,3

•14,8

Luglio

77

760,6

4 1,2

Agosto

82

730,·1

1

Settembre

89

1G3,G

1310

Ottobre .

9"i)

161,4

18,9

Novembre

H:j

'i63,H

:!0, 2

Diccmbt·c

·128

c~u

Gennaio Febbraio l\Iarzo Aprile

:·1 '

E'JO)

12,:j

-j

Il

~

l

::J, 7

l 18,0

·-=-=

,,

-'1

Colle cifl'e di que~to qu~tdro ho co.strutte pel' mio vantagg io, eù o. maggior evidenza della legge che si manifesta, Jo cun'e piane, r appresento.ndo colle abscissa i ulesi e colle ordinate la m rtaliti e la pres~ ione. Esaminando queste cul've così tracciate, opput·e anco le cifre del quatlt·o, ricavi~mo le seguenti dedu2icni : et) La curva della mm·talitd JJCr apoplessie {utmi:Jìa-nti nel periodO> a1imtal e ha ·tm minimum in 'tuglio ed ~m ma:.cimwn in dicemlJ,·e.

b) Le minime mortalitd sono in corr,ispondenza;


n ..dei fnesi in cui si verificano le min.i me pressioni, e le minime · vtii·iazioni barometriche; e pe1· lo f)ontrario ·la massima mortalitd per apoplessia (rttlrninp,nte è in •-· rapporto 1 co'tla m assima al~ezza della co lonn~ del .mm·cu?"ià; e colle maggio,·i escu~·sioni del barometro. c) La curva della mortalità studiatç~. ha però molto ·maggior relazione colla ' curva delle variazioni ha;r·ometriche che non con quella della stessa pressione; per cui ne viene l'indùzione, dhe non tanto z:alta pressior;te, quanto .z~

rapiilità con cui quest'alta pressione sviluppa sia l~ cagione preciptta che lega insieme, questo fatto naturale .col f enomeno J)ato logùJQ. Il' Niemeyer . uel capitolo dell'apoplessia dice: < Le apo.: plessie si ossel'vano in tutte le stagioni dell'anno; ma « qualche volta i casi si accumulano· in modo sorp1·endente « senza clie .se ne sappia tr<>vare la causa. » Dopo avere apprese le cognizioni sopra esposte mi balenò appunto· l'idea · ché questo sotprendente -accumulo di casi di cui parla. .il Niemeyer si Yerificasse durante una rapidissima e grande. salita del barometro, ossia sotto l'infl usso di una enorme.. ondata d'aria feedìia e secca. Pure al pres:® te non avrei. dati sufficienti per provarlo. · A 've1'0 dire pochi sono gli: autori, ehe si occuparono dL ·questo argomento; il più ue passa sotto silen-zio; altri recitano le opinioni di autori abbastanza-antichi per meritar~ troppo pqca fiduc~a . C'è poi la m.assim;l. contraddizione_ Questo passo del dott. Napoleone Massimiliano Sor mani.. ·Ohè nel 1834 colla sua opera Sulle morti r epentine (14} si meritò il premio dell'istituto lombardo 'di scienze, lettere --ed arti, varrà a dimo:;t rare a qual punto .fos$e allora la ·quistioue; pllnto n el quale si trova pùre presentemente . ·« "N iente di positivo, ~osì il mio omonimo, si può infer~re. -« dallo stato barometrico dell'atmosfer'a, i nq11antochè se ·« fu inqolpata la diminui ta pressian~ di quella come una. ·« delle cause, che accrescono il ·numero delle apoplessie da ~ Rezils, Widmann , G. P. Franck; fu pariment e mossa. Giornale eli Medie. mW t. 1874.


.{8

-« colpa di ciò alla soverchia pressione b~rometrica da. Pisone; « e da Horns. Forse il dànno sta negli estremi della scala; « ·barometrica. » Per quanto io abbia. cercato in varie bibliot~che rlO\} mi fu dato di rin.ve'nire·, quelle opere dei c~tati autori; che parlano déll'argomento in discorso, onde resto nel buio sulle r agioni, che determinarono i sullodati nostri padri a pen-· sarla in un modo piuttostochè in un altro . . Ma quel sommo, che fu il più gran propugnatore della statistica medica in Italia, voglio di re Giuseppe FerrariQ,_ tra~tò qu-est'argoir..ento con molta passione e gran criterio." 'E gli nell'opera che presentò all'istituto· lombardo dicev.a: « Il freddo più che il caldo determina tra noi le apoplessie. » Difatto sui 10432 casi da esso raccolti, i mesi che diedero. la maggior mortalità furono dicembre, gennaio e febbraio;, quelli elle diedero la minor mortalità furono gi ugno, lugliO> ed agosto .· Precisamente come abbi aro ve.duto nelle nostre, ci'fre più sopra riportate. Ma in altre parti della pregiatissima opera sua il Ferrario incolpa ambedue gli estremi della scala termometrica, e della scala 'barometrica. Or domando io, con qual ragione se i mesi estivi sono appunro quelli che dànno il minor numero di .apoplessie? E poco differentemente ragiona il sullodato Napoleone Sorroani. Eccovi alcune Qifre prese dall'opep sua. Jforti per apoplessia. in Milano.

Inverno

l

p,;mm"l E•toto

A utuono

:~

l Anni 18·12-~ 3- ~ 4 .

474

473

,1:28

l

430

' Anni •183~ -3~-33 .

l

296

,~ 6

~ ~6

l

197 l

Mi pare che anche · qui siamo sempre sull'istesso tono. n 11umero delle apoplessie è massimo d'invernp l}linifr16.' d'e·l.


49 S~lftfi. - · Eppure ~f:lntite con:iq ·conch:iude)l n~io omonimo,

ÌJ!. onta.,,all'!lvider~:za~ delle éifre_.,, Eglio(d(ce: <f. ·N Q.Ua potensi 1< . av~~zàre . di . ]?en 1 .dimqstr~tq 1 circ:a l-a special~ influenza

..

<5 d~l clima, dell~ st~gioni ~ dell''atnwsfer:a, ~rannet l~ p11e« valente influt'\nza degli equinozi, particol~rJP~nte di q:ue'l.lo

t.

« :Idi,. primav~ra . » E ,, n t_to ClÒ ,pel' tVO)er. ~sser ligio a:lla ~:minione· ~rp ~s~a d~t G, Fr{:l.-~*,. jl ,quale, 1 b~sat.o .su di u~t nw,nepo $Car~,ìs.si rno d.i . fatti, poneva plppunto. negli .equjnqzi la, .r~w.gg.ior frequeg.~a: dell' ap.o,plessiw.~ ,.per giungere p.d, 11na più stringente. so~~:?ione di q1,1esto q.u.esito ·,.bi~>,qgna porrè gior,no per ··giorno e meg~ìo m:a .per ora fl" ri~con tro . <wlrandamento della pressione, .i ~asi qi apo ~ 1?.\e!'l?~a 1pell'is,tes;;o, m,o1p,ento. in cui: es~i suçç.edor~o. Sp~rai . di .poter ·aver questi..:d~ti d~l nnuJ,i6ip1o di Firenze, che~ g;Jte~ ti ultimt . 3:nni organi-zzò una stati stic~ estesissima della popolazi9pe .Ai .quì~sto ço~UJ;J.e_. ·E; pe.rc~p rni , J.;ivols~ a.U~ gen- . tilezza del· sig . segret~rio Mochi .ç.ui deyo anzjtu.tto ,p~b(iliçi · e~ ~entiti- ri1;grazia1!pe·n~i. Egli mi p~rmise di esaminare .gli a;tt_i di mo}:t~ , del,l' ufficio di st1j.~istica del cop.1u_ne di Fire:qr;~ dal l gennaio. 1§69 al 30 ,~prile 1<870. :- J\iii ~o n sobbarG~to ,ad u!l~im.proba: fatica, Ho ~pog,Jiato fo.rse più di set't~­ mila ?çheclin_e · i,ndi,vi~luali, · ed '{w :raccol~o1 il giorno, il .sessç>,;. _]',età:, la condizìon·e degli indiyidui l11()di per ap.oplessia, o altre affezioni cerebrali ·-acute. Ho pt•eso. ·11oi la pressione b ?tro.met rica gim~naliera : .di ~irenze• an notat~t ~n· 9sserv~torio Ximeni.~nò . Uopo es-eguiti ,gJ.i ~ o.pportuni riscontri colla ~a/3 -:;: !>Ìlll~ - es~ttezza . possq)i]e l]>.Ì accç~1si·, ;non senzal c}isp i ~cente go_r;pres.a, _çhe i ·. fatti no.!l :ri~pqnd~vano -~osl ,paJ;e))l;'~~l11~Ute a~ll} mia a~pettazioJ:h~_, e ,così Bloquep,teme,n.te co,me io spell~iVO;; ~~a ~opr,a tutte le .cose .dev-e star la 'verità. Una.con._§t~er.a,zione · però yarr~ ~ ri_schia1:are m~gUo il '<:qlçn:!3 ~j q'\1-E\S.te · ricerch?. flqlla sc(1.ecla .ò~i morti si. _,t rp:va, scpitt<>r; ~ 1vi o1ro. per_ ap9rple~{;ia i? .rjior,~,w e i torcy. tçd 1:<.J ~&..;.n~tt qiç~, ip, gu~} i giornq · ed. ora si pr~st?ntò.', iL cqlp.o ~<mqpJ9.t iqo 1 '$eco, i~ d-iffi~ile. Il caso potè, av:y:eni.r;~ qp:;rante. la ,sal~t~ .c~~ barorpetro, e la morte durante la ~itW~S<h 1 .o -vicEjy,ersf!. .

in

•


20

Quando si ·potrà fare una giusta ed estesa statistica dei colpi apopletici? Allora ·soltanto che sarà instituito nelle grandi città un servizio obbligatorio di tutte le sezioni cadaveriche, ma éiò non è fin ora che un ·pio· desidèrio, e quando ]o sarà ! chissà Ma se le ricerche fatte sulla mortalità di Firenze non giustificarouo pienamente le mie previsioni , devo però affrettarmi d'aggi ungere che non lè furononemmenodel 'tutto ostìli.Nei quindici mesi sopradetti si ebbero 253 morti per apoplessia cerebrale _(fulminante o no) di cui 130 nei giorni di aumentante pressione barorùetrica, e 123 nei ··giorri'i di ·pr essionediminuente. Si sappia ancora che i giorni, in cui· la pres- _ sìone fu aumentante, ossia fu maggiore di quella del giorno antecedente, furono 220 mentre furoÌlo 235 queìli di pressione scemante. Onde paragonando i casi di apoplessia morti in un uguale numero di giorni di aumentante o scemante pressione, si ha: su 100 giorni di barometro che s'innalza vi furono 64 morti per apoplessia, e su 100 giorni di barometro che scende se ne ebbero 52. - Nei quindici mesi , che formano il campo delle mie ricerche, ho scelto il giorno di massima pressione, e quello di mi_nima 'in ciascun mese. Ebbene i 15 giorni di più alto barometro diedero 12 casi di morti per apoplessia, ed i 15 di barometro più basso ne diedero soli 8 casi. Per esser partito da Firenze prima di aver potuto completare la sarie delle mie annotazioni devo limi~are ai soli 12 mesi dell'anno 1869 le osservazioni che segubno. Su 38 congestioni cerebrali ben 23 trovarono la morte in un giorno di aumentante pressione, ossia il6l perOro del totale dei casi. Si ·sa che le gratldi dislocazioni déll'O'ceano ·atmosferico si fanno per mezzo di grandi ondate pit\ o meno alte, più o meno lunghe, e che durano a vario numero di giorni. Ebbene gli apopletici, cb:e morirono nel 1869 - nei giorni di massima pression'e di una ondata atmosferica fùrono 38 mentre non furono che 30 quelli che morirono nei giorni di minima pressione.

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%4'

--- ~~i ,., gioqt}i·ì!!lltSSit;na pression.~ .della ond~ta barometniqa s\ veri ficar,onq pur.e l~ lflor.ti pen c0ngestione cerebral~ . e: q_u a,ttr.o· 1mqr.ti per; ,.id.Tocefalo,;. aèuto; mentre . nei gi0rni ·dir minima p;ressio"ne, ~on v,i ; furollo -~he 7,mo.rti per congestione. · ed mw per idrocefalo. Escl1,1;>~ ·· le · an.o.p-Iessie, le congestioni e l'idrocefalo, tutte le altre malattie encefaliche, che · condus~ero a morte gli abitanti di Firenze, nell'annata in discorso furono 58 casi. Ebbene per 33 di questi successe. ]a. morte dnrante.l'innalzamento del bi:u'ometro,-è per 25 soli durante l'ab'Qassamento. Il Ferr.ario '(6) pubblica le tavole dei 331 casi di apoplessia morti in Milano nelranno 1833 giorno per giorno e. colle relative ar'motazioni me.teorologiche,. Ho approfittato di quel lavoro per farne mio pr.ò. Anche 'per questi ho nu- , merato i casi avvenuti durante la pressione aum~ntante, e durante la pressione diminuente, ebbene i primi , risultano essere 175; ·i secondi 156. Qui non c'è sospetto·, nè tema che la passione mi abbip. fatto velo agli occhi . .Chè anzi posso assicurare coloro, che mi usasser~ la·. gentilezzà' di prendere in q~i!.1clie consi~let·a:dcme questo inio làvoro, éhe per esso non ho r~sp.armih.tp_ nu)Ja ~i. ql;lello scr:upç>lo e ili quel dubbio -scientifico di' cui. ho potuto ,$entirini cap,ace .., Da tutto quello . che ho. detto, ~i par di •poter concludere : a) Che la pressione atmosferica· ha un :injluertJzq '

diretta manifist'a sulle malattie cérebrali in, gen,ere ''• - . . ' ' ' èd''·ìn isp'eciè sulle apoplessie. , b) Che. ,d?,f,ra11:te il dc.corso d'una malat.t,ia encefqlic(k la morte •si ve?·ifìca . più spesso nel pe·riodo 'dell' accrescimento della préssione barometrica, che in quello della diminuzione. ., · · ' · \

Epperò per chi . sia persuaso 'di queste conclusioni l'ispeziçme del . barometm potrà ~orse entrare come un elemento . . da calcolarsi nel formulare la prògno~i. ' . Che se · fosse possibile costruire ca!nere entro cui si po• tesse gèaduare la pressione dell'ambient~, se ne potrebbero anche trarre utili applicazioni nel metodo curativo. Agli


~~

individui poi inclinati all'apoplessia, e che già nè soffersero, se :sara a raccomand~re )a massima riservatezza e

Jlrecaur.ione in ogni tempo, sarà pero da rendere più oculatll e rigoi'Osn. dL1rante J'innalzameuto del barometro. Dott. G. SonMANI.

XOfE (4) Roc ni)UX. dur-ione itnli.ana.

Rice1·chc sop;·o l'apopleuia -

~tilnno ~83:S

tr·a-

(2) Movimonto della popolazione des-Ii nnni 436J e 4866 e mor·LL ,,iolente dt>l 4687. (3) Censimon to del ~ 86 ~. (4) Documents stati~tiqueR 1 et<>. - Tom~ X et XII. (!S) Infoa·mazioni slatistichf' per gli Slati d i lt>r•a·afdi"IIHI. (6) FERRA RIO GwSEI'I'E. - Stàtistica clellc nun-ti imt)I'Ot>IJise. (7) Pnosl'Jmo BAr.no. - Saggio di w·Wnctit:a politica.

(81 F.41.RJo.l". - V. Rochoux. (9) CoL LADON. __.. R élation d'une descentc en mer, etc. {~0) LrmnJteso. - Infittenr.a cle.gli Mt1·i e deUa meteo1'1J sulla mente .~mM cd mmrnzlata. (44 ) BouoiN. - T ,·aité de .~tatistiqttc et de géo_q1·apllie médical11s. (12) Archil'io italirtno per le tnal attio Mrvos~ , • 870. (~::!) Annales d'hygieno publique. To111e lf, p. 5. (i .t) ~'lRlu ~• X- .llonog,·''fi" s ulle mo1·ti Npt:n tine. - Milano 1834.


23 ~lJLLt Pr.EURn:I E VltnS.HIENTt PLEURITICI OSSERVATE NELLA i • SEZIONE

DI àlEDICINA, DELLO Sl'EDALE DlvtSIO~ARlO :JI F inENZE.

Ret~diconto

del medico di reggimento dott. Luigi Dainelli.

Ciascun di voi, colleghi onorevoli, che abbia osservato soldati ':iinfermi nelle sale mediche di questo spedale. o eli altro anqora.. dC\'C essere rimasto al certo sorpreso, al pari di mn del ragf?Uardevolc numero çli alTeziooi pleurap che si presentano sia so ~Lo forma di semplici nogosi, sia, e più specia lmente, sotto forma di versamenti siet·osi. La mia attenzione, essendo stata .anche reçcntemente e nel giro di pochi mesi colpila da questo fatto di essenzial e importauza, e avendo visto che, nella massima parte delle volte, gli ammalali di ques~a inf'ermW•, nef casi eziaQdio di esito soddisfacente, non r iacquistaoo Ja ne.cessarla atl.itudine a sostenere le fatiche del servizio milHare, bo creduto· di qua)c.be . interes~e il toccare questo argome'nto~ · di nostra particolare attinenza, c lo esporre le coso più notevoli che· ~·i si rialtaccanq., sia per la dillgn osi che per la cura llfÌ 'è parso un assunto, Sllp.eri ore sì allo mie Jorze, ·ma .meritevole al certo, di esser praso ad esame in queste nostre esercitazioni ~acca~emiche. 1

~

Non reputo lnulile. il far precedere alla mia narrazion e un breve rendiconto statistico sul subictlo che c'i oLrattieoe: durante ·i l cor~o di un .~e m e~.tre dal mr.s ~ di marzo al mese di agosto .Qì quest'anno, le affez,ìoni d·eila pleuru. curate nell a t• sezione di medicina furono nel numero di 38, 6 pleurilidi semplici, ..;3~ , versam,en U pl ~p.ritiyi. $i quelle, chy queste,, bene accçrt.ato ·~all'esRme ~ompl(:ssivo dei ségni razionali e dire~ti, e non tcnc,ndo conto nel nu!llero. di quelle leggere affezioni reumatiche, c~e vann o con~raòdistinte nel nostro linguaggio sollo il no.me òi pleqrodinie e che per l'accennato periodo fig urerebberQ nelle !J,'lie saJe con Ja r.ifra numerica di i 4. L'i ndivi dui ammalatisi pe ~ pleurJ,tide ,.~crrrplice, uscirono Lutti dallo spedale cpmplcla.mente S(\nat1: nqi 32' casi di pleuJ'ili con versamento, si ebbero invece li esiLj qni sotto iodiçaLi; 2 casi di ~om pleLa guarigione - !k. di: nc,Hcvo\e miglioramento e nei quali fu proposto 'l 'invio al dep'o'siLo di convalescenza ùi m.onlc Oliveto - 20 indi-


u vidni vennero solloposti a rassegna d i rimando, sia per il congedo assoluto1 sia per qua. licenza straordinaria di uo anno 6 cessaro~o di viv0re. L·unilo specchio rappresenterà più ce·lermente le resultauze testè accennale: '·

MALATTIE

i\liglio· Riforma ti rati

Curati Guariti

l\[orti

Totale

Pleuriti

6

6

«

((

«

6

Versamenti plcuritici

32

2

4

2;0

6

32

Totale

l ~ 38

l

8

l

l 6

l 4 l 20 l

l

ll'r

38

Premesse le nozioni slatistichè, di cui· vi ho faLto parola e ché bo credute necessarie, onde colla esposizione sconforLante degli esili, richiamare fin da principio la vostra mente sulla· importanza dell'argomento, enlro in materia e dico brèvemcntedelle cagioni: Non ebtii luogo mai di osscrvarè che' cause spe~iali esercitassero la loro morbosa influenza a produrre le affezioni pleuritiche presenlalisi nei miéi ammalali. Le cause comuni reiH.l;laLizanti, siccome effica cissime $Cmpre a destare, i processi flogistici delle membrane sierose, ne furono, a mio credere, le uniche e costanti cagi6ni, c il numerò eccessivamente gr:inde delle ànzideLLe infermità,. trova quindi uria giusta e ragionevole spiegazione, nella somma facilità con la quale, i nbstri soldati si espongono ,per le e~ig~nze del loro servizio all'aziÒne 'ili u.turod di qo'éste morbose influenze. !\li sia lecito peralll'o dire che pari.e essenzialissima ancora alla determinazione di queste e di altre all'e· zioni viene rappresentata nel nostri inférmi .dalla abitÙale trascuratezza in cui si tengono, di ogni riguardo di ogni regola igienica, che . valg,a ad allontanare ò a diminuir~ l'influepza jelle accennate cagioni: avrete vedute con me, quanto i sòldati, n~mici di ogni igiene, pongano facilmente in non cale, i suggerimenti che a questo oggello vengono loro dale tullo dì, da chi è preposto alla cqoservazione della loro salute, e come con stolta jmpresioenza si espongono più dei dovere all'azione delle cause-


.. 25

morbose ,. nè curino l'osservanza delle· pii! necessarie cautele; e ciascun di voi avrà dovuto egualmen\e verificare, cbe, ~ome questa naturale trascuratezza è causa frequentissima di ammalare, alla 111edcsima pure si devono le frequenti recidive, e l'iosolito prolungursi delle infermità uelle .sale stesse degli ospedali. Il modo col quale sonosi presentate al nostro esame le alTe· zioni p\euraH, ·di cui ci occupiamo, merita di essere brevemente considerato, imperoccllè, mentre non rade volle la flogosi ha preso comincia:nemo con tutto il corredo dei suoi fenomeni classici, si sono visti altresì spessissimi (i nostri ammalati offrire i segni diretti di versamen ti abbasta nza ~m portanti, nel Silenzio quasi assoluto di tolti i sintomi, e senza che essi medesimi si fosser trovati per qualche tempo impediti nel disimpegno ùelle proprie incombenze. li fallo non sfuggito mai ve· raruente all'allenzione dei pratici della singolare predileziqoe che l ~ mal aILi c della pleura addimosll"ano pc l lato destro del pello, si manifc3tò nei nostri infermi in un modo al certo eviden te e SLI'UOrdinario imp.crocchè sui 38 casi di pleuriti c vcrsnmenti pleuritici, soltanto 10 furono del lato siuistro e li allri tutli ap-partennero al destro. Esami nerò rapidamente i sintomi della malattia, oode notare Je morliGGazioni che o!Trirouo alla mia osservazione, c sl:lbilirc il valore diagnostico dei medesimi - Il dolore al torace fu uno dei fenomeni più costanti, e sul quale i malati richiamarono fio da principio la nostra attenzione: >ivissimo pnnlorio, e cir· 'Coscritto a piccolo spazio, nello stadio di acutezza. della Oogu:Ji pleurale, <liminui lcntarocutc in seguito, col formarsi della effusione sierosa, e prese quindi, a versamento compiuto, i ca· rattcri eli. un senso esteso di 1• stringimenLo di oppressione, di peso sul lato affetto. Non rammento di avere osservato un sol Qso, nel quale ogni sensazione di dolore. o di molestia al torace fosso mallC<\l<l lotalmeute. - La tos~c meno cos tante del dolore, sempre secca cd inane, mancò raramente nel primo stadio della malallia, si calmò e cessò eziandio del tuuo negli antichi ver· samcnti, qunsi ad indizio della tolleranza faltasi per l'abituale contano degli organi respiratori col liquido morbosamen te ospitato nella cavilà della pleura. - Anche la lesione fu,nzionale del respiro è un fenom eno che appartiene ai versamen ti sicrosi del petto, e che può mauirtlstarsi con LuLtc le ~radazion i diverse, da!la appena a vver~i ta difficoltà , alla p!ù•straziante ortopnea, nè


~6

sempre ,ir:i properzionet dire'Lta tolla entità od estensi on e della I11ala:Uià; botPI~bbi luogo ·mè\i di' o!>servare n'e-i miei·' ammalali~; neppure ib (ìaelli di vèrs:troento completo utJilalerale, quel modo di. re'spir·a'z·i'one còrta, frequente, ansiosa· <inLd'puri'Ca ,' ·di cui parJan'o li se'riLtoti dl curù ·medielie, rtè quèl decub(t'o ·semieretLo ·Ghe è espression.~ di grao'd issim:.1 ambascia: vidi il respiro mediocrembnte alteratb ne'Ila: più.. parte dei c.asi•, e. io 'alcuni anzi sl poco leso, da non pàrerl'O' alf:llto;.senza speeialè •artènztone, e !.ate· sol... taolo n~i ripetuti o vivaci moviffilenfi della persona, o ·più speèialméhte nel 'J)rolonga:to esercizi•o della l'oqnel:a. - .Piacemi -pur àoche notare; come io' non 'a.bbiai vefitìca~o costante la diHicoltà del dectil.Mo ·sul lato· sano, e con.Ye anche nei · casi di copio-so versamento,~ abbia. visto il più sr esso Wihf~rm) preferire' ìa g:ia: citura oriìzotftate~ d 8ul 't~eno lato, a•·quella' del h'M aJJetto, comech è meno· incomoda, e più fa cilmenté tollera.tà. - 'La febbre. non· accompllgnò sempre la tmlattia : in!.'alcuni ammalati'; l'eli'u• sionc sierosa ·si fece e .f-ompletò ·•nella 'mane;mza ;1ssoluta di quall!,rique fenomeno cl~ reazione generale; e nei casi di versamento pui'ulento, ìl movimento feubrtle prese il caranere di febbre Jenla , con esacerbnioniJ alla ·sera, e con tutti ·i segni indicativi no processo suppur'ativo. - Fra i ,ferwrneni diretl.i, il suono ':lì mali là torncica, · e la dimirmi~one o la mancanza del soffib respil'atori·o. ·costitui'r-ono i segni più 'costanti, più caratteristici dei versam·enli nella cavilà della pleur-a·. -· Dopo questi.' merila tÙ essere anp9verato pe:r i ordine di fr~qucnza e ·d'im.portanza diagnostica,' il Tom'ore· di ·sfregamento, che 'io osservai quasi immànqabilménte, ora,. in un ' p~ri'odo, 01~à nell'altro ·della malattia. Coi caràtteri' èJi•un romore dolce, fugace, o'ppe.na perce,tibile, i$ocr-ooo· agli .àlti ispiratòr,i ·Si prese"htò spessbsimo coi priniì'ségni della pleuriti de, é sumnedC: · del m·aggior ·dorore: ric1)mparve poi in s'e'goito, eliminai tesi il versamento, e nòn ·più éoi caralilerl sop'radescritli, ma: quasi sempre' assai forte, ruvido,' aspro, interroHo, percettibilé talora colla mano applicara al to· r àc-e, molesto 'allo stesso ammalato; esteso a gràn' J)arte del petto, e. còstanle per vari giorni, malgrado la cessazioft Ùdi ogni a!Vro feilomeno di malattia.- Ebbi raramente à òssllrvare fra ·i :segnì {iiretli del versamé1ito il>soffio IJrorìchia,l e è 'la. hrohoo'fon'i:l: in un so~o 'casò di abbonU\tnle e'lftisiooe S'ierosa, udii 'tnanHest:1 J'a i isonanza egefoO:ica della "voce: ·eo•i ' fu~gg:ior· •frequ'énza potei sentire la- dimi tlUz·iohe • dé~\e ' vibr-aziòni toraòic11e:. -Un fenomeno singolare· notato ··.dai· trattatisti e, il suon·o di risonanzà


21' ti'm-panica ché si' pteséntà talVolta >allai·region_e 1sottoclavicolare., -e -èh'e -io hù" ver.ilìcatcr-du:fi volte'in casi 'd'i versarn'Mto completO'~ -ébin'Cidentè ' colla•'tlihii'nuzione èlel versamento stéss:o· e accom:pagoato dàll'infJevolimento~ del mormo.tlo't •vessicolar,e. Questo ,girltem'a 'al.ti'ibtiilò 'a un el1fisema . ' dl~ lla sommità . del polmone: .non ha· duraLo éhe pochi giorni : pe:i- 1essere· s·ostituito dalla .ri-· suohanza norma la, fS •dal normale ritorno del soffio.respiratorio~ --"­

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Ffo'altileritè acceo'rVerò con brevi parale . al ìenomeoo della de• fo'fri1a~ione tlel •péHo, che nei mìeì ,ammala ti 'di versamento ha Iìl'aùcato .rotaltheift13, manife'stanci!ils·i S'olo in aleuòi sotto forma -di 1'una maggiur· è ima facilmente • apprezzabile convessità all'a :patte •la:teNlle •in.f~hor~ cliil tora·c~, ' nè assumeod'O mai i caratteri i:li ·una de'fòtmazion e~'~~s resa a · tutto il là lo, · co.n 3t'OUatione.·d:eHe, .-coste, e cJHataiione e sporgenza degli' spa.z.i .inter.cost.ali. • •' I versa me nti p'leurilici, sia·sussegui ti· -a pr.oc,ts~o acuto d i Oogos i,. §i a· fatlisi.;· a ~ agio · a'dagio, a\1\nsaputa . dei; malati e. nel •sil@zio di ogni sinLomo~ iten.ner-6 pr.~siochè • tutti un l andamento l'ento e un lungo- corso, n~ ~ si rr~·sero rn.inàccj~si pen J'emhrgerìza improvvisa di gra·vi sr,oneerti collega-ti 1illa pf.ese.nza, dèl versamen'to, medesi mo. Nella •r.nagg'ior- par'Le dei oasil.'ririlnsero i ncompleti :~­ sopra :32 v~rsflmè'oli 7 sliltanto divenner 't\o.u1pl-eti, •ossia, ·òcon-· p<ihti l!intera cavit'à pleiih le dalle• bnsé del petto · alli clav.icol~ d·~ un Jàto e alla fdssa sopraspinòsa daWaltro. Iri m01ti amma~ati ; l'infermità ·tiènne·un cot'so<se'mplice; ùon complìéato e sen:za .successidni1 morbose, 1 ch'e non<fo~sero io· relaz·iooe colla natura stessa .del male'-: io ·~Hri mcontrario•si·ebbe,r o gravi ·cumplicanze~ <Come• miliare, èstese f)'u:ssi.oni broochiali ,J. congéstioni al pob n:i6ne; t:ube'rè01osi, pérfòrazioni de'Ila. pHmra: • ·' Sul ,nlnner'o lo!àie dei nostri •ammalati' ' di versaménto,' due: ·sol tan·to usc,i rooo dal1o· spe'da!e perftJt:tamente guariti e in am.bed!ue i éasi d fu dàto se·gul.re il còrso ·ctell'infèrmità ·dal suo prin': cipi.o qlla lì ne: susseguenti ·a processo. acuto di flogosi, ·si •fe-ce'ro. 'rapii.himeo'te completi ,' con as.soluta mall.il:à e' 'COTI· mancanz~ ""di sòfQo respirat.o:rio . dalla elavicola e da'l la fossa . sòpraspin'osa fin() aUa basè de:l petto i'lell:un .dei due, situato a sinistra, si ebbe lo· spostam enM comvleto del' cuore:' tennero un andamento press'a peSco identico, si aecorrrpggJ:1arono con ·poca ·lesione della funzione respira·toria ; dive·nnero ben.-tosto afebhrili e fn un I)Hri·odo-. d'i · tempo ' relalivamente as!:iai ·br-ev-e, :il versamento 'Sieroso' ·.si <l'ia·ssòrbì inilla sua totàli:tà·· senza lascià:re postumi''di sorta alcuna: --.!... al moìnento 'de!l ;liscila dei d:u.e •ammalati 'dallo·spedale, era.


28

tornati b normale sonorilàl i11 tutto l'ambito del torace, il mor-morio respiratorio ripristinato nçJla sua enterezza, cessato ogni qualunque disturbo, ricondobte altresl in condizioni lodevolissimela nu\i'izione e le- for.ze. , , ' In tqb.altro iudivd·iui, uno .dei quali .con versamento comp i ~ Lo.: si o~tenile un ragguardevole miglioramento: .nell' abbanùooare le nostre sale presentando tnllora i segni di qualche lievi:)simo. "çostuino alla parte inferi ore posteriore del petto, come deficenza del soffio vessicolare, e diminuzione .della normale sonorilà, vennero inviati al deposito di convalescenza di monte Qli yeto, coll'intentlimento di fa vori~e la completa risoluzione <.l ei male,, metcè llòpera d'el tempo, e l'influenza benefica dell'aria libera ~ nella speranza di vederli fra breve ridon"li j.n pi ena salute· alle fatiche qei quartieri· c dei campi. La cifra peraltro più co:nsiderevole fra gli, ·esiti <.lei vf?rsamenti, fu ' rappresentata da quella dei riformati, imperocchè, èsconforte.vole il dirlo, sopra 32 individui, 20 più dei 2t3 dovettero abbandonare il servizio in conùizioni· di salute assai Lravagl1'<lte, e •venir proposti t a. rassegna, essendosi per alcuni pronunziato il giudizio eli assoluta inabilità, avendo per altri adottato la misura dell'invio temporaneo in famiglia, quando poteva sperarsi che il tempo e le successive cure, ne avrebbero ricon dotta la guarigione. Nel detto numero di riforme, ugurano. due versamenti completi, ·e nove casi , nei quali la malattia fu complicala da grave atfezione })rop co·polmonare: in .pressochè tutti nell'ullimo periodo di degenza nelle nos~r.e salo, poLev·a dedursi dall'esame dei segni spe'cialmente dir.etti, che il versamento liqui do fosse nella sua quasi totalità riassorbito , rimanendo però, come inevitabili postumi, li ispessimenti pleurali,. le pseudo-membrane, li essudati solili insomma, e le lesiqni . polmonari nate simultaneamente al versamento, o al medesimo. sussegu~nte.

Si ebbero fina lmente sei casi di morte, ccl ·in tal numero. vanno compresi due. \'lersamenti completi, nei quali però l'estremo , esito non accade per efrello della copia del liquido ef-. fuso, essendon e avvenuto il quasi totale riassorbimenlo all'epoca della roor te. In tulli i sei c~si, la malatLia fu complicata da: ~!tre affeziooi, le quali presero importanza preponJerante sul ~ersamento, e si fecero esse · stesse cagione delia deplorevole. fine: si ebbe in tre r.asi una .febbre miliare gravissima· wl cor· ,rcedo di tutti i suoi più importanti' fenomeni; due individui pre-


·t9

<SentarOOO i segni ffiaiJifeS~ÌSi;ÌffiÌ dell'idrcj~pil€llffiO·tOraCe ,perforazione !)ella plcura, si ebirerò iu molLi gravi èd e'sles~·con­ ..gésLi'oni' brouéD-polmooari, in LUL~i ~inaltneoLe' dai car-atteri 'della: fébhl'e 'e dàll'~ndàmento' •cte.J.oitnil?, ·Sif polè a.rgomenlare, che H .liquido etl'Uso •fosse nell' ultimo periodo 'divehtato ·eiii:')iernaLic'o• .., La diaghos( dell'a màlatlia che' ci dc'c\I'p~. 1ftt 'agevo·le' nellà. massima, parte Mi tasì, é·cl iu verò, quàndb ìl"·vèr'samento pleu:. · tiLi'CO 'dCCil(lil la ' totalità, o tuia 'grim paflè {1\,H ''CàVò· tòracìéo, <t5 sempre :fàcil ~ sfa'Bilire uh da tw gi'udrzi'o diagnòstièo, tuttdchè .si '.:p.onga Mentè all'anlrkme'nto'·dél 'rna:t'e'; ài ,fe'o:omeni raziol'!'ali·e <iirett:i che accompagu:uio' l' ir!ferrri ifa, c ;iri fa'p porti ·che esist'ono fJk·% lesione 'lo.càTe, e .le é.ohaizioni 1 'gener'alì" Hell'am'mhlato: :Ca lo~sè asciutta e seuzà eséreaLi, là inteusHà e(lleste·nsioue della IDa1tit~''toi·acica, la'' niallt~rlz<Ì t! el soffi(f' vessicolare.' J} 'ass'étJza di r~n;tdJ: , e 9haimenfe la ~pròporzipne 1fi:'a ' i segni di telti dell~ 1()ca Jilà e quélli ra~p1resen tali .ctàl histurlw d.'elia runzion'e respi1 ratòria 1e CÌ'e ll e, àll.re · •funzioni d'èll'ofga'ni~mo, sa1~3nuo sempre ·<*atteri as:sai c'onclò:hent'i per st.abi lire 'la d'iagnosi di versamento pJeuritii.~o. 'La pneÙrht)nilì'de colla quale p'otrebbe forse cònfon-9érsi 'oitrec.hè ha segni. e andaineoto· suu'i propi'ii ·non giùnge 1 m~ì 'a tanta estensioue, senza pr.oil'urr~ rrotabi'li effetti , a detf'i1 menfo dell'uriive,rsalé delle 'fUTJZÌOiri ' s~esse del respiro e 'd·el ·sirc'olb. C!uandò però il •-versainemo ··lwn occupa che una par~~ -def cavo toracico, od è llmitato' alla bas·e del petto, s'i'ncoptraao J}la.ggiori diffiéoltà a stabilire u,n ·qiaghOstico dilferenzìale fra la detta malaHia, e lJa p1Jrziale epatizzazione . del pofmone. Purn9nostapte, nei ea~i ·che a ' noi s.i presentaronQ dì v-ersap:l'ento ·c,~rçoscrit.to.'. d fu possìbile d'i formulare: uo.a assaì 'complet.a pre·c)$iop~ di diàgnosi, esaminando -partitamente 'ciascun "fenòme.n.q nelle' sue -manifestazioni, nei 'Suoi aécitlentì, e confrontandolo r· ·· ·· ' . , · i .. : .con quelli cl1e sono più ·prop'tl .della par~ial~ pneumoni,tide. Sopra'diçhè, iralasèiando~ per amore di brev,ili1, 'dì enumerare ib differenze ·che esi~tono fra ie 1àu~ 1 malatUé~ ' mi limiterò a far 11 J)ef

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D~ tare, che.. 'ciascun fenomeno' esàmìriaio attenlame'H te ' nei suoi a'ccidcnti di ffequen~a, di' ro'r b e di ·modaÙLà, sominiiiisira'ele-

.-Ìn.enti preziosi per. un diagirostìèo differenziale, e che ' questo ~ serirpre pos$ibile, tutte le volté che il m·ectico· parg'e, la. n'ece's ~~r'ia s·o n~ciludìne a consideràre ·i detti fenomeni p:irti(amente e nèl suo insiemé, tenendo conto àltresi 'del mod'o; di es:ordìre dèlla ·malattia, dél suo antlarqeìnento, Uelle cause cbe rhanno. ,.,.


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30

-prodotta e della relazion'e; esistente fra\·]<\ lesione locale e le con _ _.d.i,zipni uni v.ersali cl ell'organis,mo. . w Il trallamentu cvrativ,Q. ~leH@ •·.pJeurilit;li o, ùei Yt!r,;arnen ~i. ple.lJrilici, r'JOO :fu guarì néHa mia s'ezioue·,di.. ammalal.i Q·i~Ie~;enle da• q.u~Jlo~ c.he., genepalroente.i s~ pr:atica contro tali. .infil~mi,L~~ e ~~he. l'osserv-azione lp ~)mostrato il più 'raz!on,ale e. i,l ,più van~.;lggioso . Combattere. ·n ~l, prjmG, perjodo .,Jeqa m,alàitiit l'etemenl9 Jlurriinariò irritatlvo della ilogùsi, fa~· orini in seguftu éoi me~z i più. aeconcj il ri,assor,biJ?)etiJ\) ,deJ. liquido ,e.lTç~sav:o~ls!erJI~re li~~fmente le, ,Cò)Jdizipni. generali deJt :orga nismo,, Ju~pnq -le ,pJ;iucipaJi io,· dieazi:ouj, sulle, .9\-l111 i Ju bas;~ ta. .~ · a~ozi.o..pc pei pro,vvediment,i, .terapeu~).ei d L eui ci ser v.immo ..tLr ,.sourazio'ni ~angnignc to.calì,. ~0adiuyatc dai P..l:Ù ('O~tlllÌ r~y,di ' jmin'o~a~~vr çostiiuirp?9 "CQ. prezJoso espedi,e.n,te cl ) cqr~. nei .pri~o~,çli èlell~ ma.(~.tt.i ~, /l p~.o.dcR l<).; Jebllfe. , vi (}l ei~ta., il dulpr~ lJ}lntqsio,,J.~l ~9ssc as,C !Jil ~~, )l f!l~lore .di 1 sfrega,merJ;lo· fai~CY~!lQ, manifesta lq .flogosi 1dflii1L:sis rosa plefJ;~}e: S,opra ~ei indiv,idQ.i,, la ·Il\alallia fu. vinL~ j~· b,J;e~ ,?~~.a, ~~),1Z~ success)ol)e ,di , v.ersaD?ento, m~r~è !il pr9nta,, çct ene r~~cp app.ne . ,que~t.~ s.us~iòio. Qu~n~? cp_mp~~vero.•j . ~~g~i· ~l_ell'.~tfus.\9.r~-~­ s~erosa, ~~ adop(\qt\'01},0, 1 I' l q\~?,,t 1 at~1 a l~vprtr~1e ~ Jl. n~~sprP.1~~ mqqLo, ,, col,la artilicia~l} . e,c<(};~~~i.? ~~~ 1e11~ D\llUJ;'aJ,l ! ser:\ezio~.~~ diJp,dp la ; {!l'efCf:C'OZa ,al , ÙI~\'epCJr, SICC\)ID8 q~ ~Jl! ~Jie ,Cl sp m)1f\lq9> sodd\sfap"l a qu~~ka .iP,dìcazior) ~ ?9D ma.ggior~ efficacia,, c.oll.l,{\Pqr di,sttlrp,q. ~e!le., allr,e~ funzioni 9.ell'organismo1, e ,, sQ~Iza çné per essi s'iMlebo,ljp,s.ero sov~\'·c.hiqmente le for~e. d,egli -~rorna la ~i),!;} p9lveri t~rnpe~anti del li~rar1c\(, ).a _ra.diee (l'asparilg_i, . l'ç~c6ni~è -spiposa, le bacch.e ~i ·-~ioe,prp; l'ap,~tato, di -~otas~~~.'. la,, s?J\1~ 1 ~~­ rono i ~çy icameq_ti 1 q~. n.pJ prerçr~ti, e spcci'-tin:lC ~"te qu f}~t; .uly.~_ì, che nelle nostre roani,s.pJegarono un efficacia maggior~ degli aiLr.L 1. _:J ( ' ' ! proy;ve(\i,rnenlo ,yur;a Li v, o l! P!. ,.qup,l~ s.i ,POSe ~a~tì ~9l~r,è :Pl'C~!IRzt_one,, per ja _costa~za de\ &VViì ~~~ h. · ,,,ntaggt: lu ,t;~Pp~~~~zJOp!e dr ~argN , v.essiCatorr fil torp ce,, al.Ja q.u 1sillutar,e tptiuenza ptacem~, 1 ·per ossp9uio ~i 1ycrità;. lo -,attrj;b1uire ;!·1 .P.~ ontp , ri'assor~irsi . di :molti· versamenti .Pley,ri_~i ç i 1 .~d an,cll~ l,e;spennel[ature pi t)ntura iodica, _riesciroqo -"i~rp.men ~ç t~lvolta eli qu~ lch e vantagg!o,,;L_'\.9( duro. d1 pota:>sto ado.perato lungamente <ld alla dose, fLl .,pure l ' ' l un . rimedio .~~ incontr.~slabile n'.ilità, c non :wlo ·PCJ sòllecìfare l.... ' . ' 1 ~ ~ l' ,... t~ ~1' jl r,ìassorJI~ i.mcnto d~Weffusione si.erosa, ma altresì ,ed lanzi più * l H t j !1 ~ ' ( ' J', Im; ti_c?l?rrp~~~e-?> ,per1Jayo_rjr.e _Ja, ~qoll}~~rsa , ùe~Jj e~s?df~i ~ol} ~t d,ç_gJ wspe~?.I,m~ ntt plc,qralr 1 d;e~ PN &t.uqu , m s,o.~m ~p dei vFsame9 ~h .,giacchè soLto l'u59 di questo rimedio, s.i videro ~.dagio adagio di-

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.r.rsi

Lo ~~si& della l1\! Lri.z.io4,1ll ,geJJCral.& c..i ,W:l p;e .c.o)1 ~r.oipdicf).re. l'usorJ_i );1 \1 mcdi cam ~ n,~o, ìa (mi vaplf! La· y,irLù:, rjcp,s;ti~uente .è tuttavia n~o.i to f duiJbia, .[i,çorçempJ0, 1jl)v,ecQ aB' olio ,eli fe.ga ~o di merluzzo,

c .s.Jtto la somm,iuistra;donf} ù,i gu ~.~Jo prc.4ip~o mqdicarue.nlq si

vi der~ lll:igliuliim·In<;i.u.. ~;y i "Q le C9)ldiz,ioni g.e~leç,ili dell' or~~ nismo ma. altresì .farsi luog;y• §l'i.l(Jatamel) Le <~ Q,na noL~ \·pl e g imiu q zio o~ de!Ja atrezione . . locate. . t . I ill!jZZi curiltivi, .pe.Fallr;o ruessi in . opera, se pr,estarono un.. • ' f' . • efficace ,concorso a ..vjnc.er.e.·in 1q,q_alche ·!'Qro Cq~p gQII!p1eta~~n~e Ja !.m<llama, se.potemmo. con e~si migliora,re inalc~1p.i altri le. condizioni locali · e generali dell'organismo, c ~n quasi tutte otte· n.er~c H più o TQ.eùo to.tale riassorl:limento· Ml liquiclo effusò1 nou f,u~ol)o sumdenti in molti casi a togliCt' qi rn,ezzq i vari postumi, successivi aJI'infermHà, ne a combatter,c le varie complicaziòni e;~succ~ssioni. roorbosJ, per le..qua) i. più speoialrpent~ è avvenut~ la• mO't'te dei nòstri ·ammalati . , ,. , • . A q.u~$ !0 punto d.ella mia esposizione, e ..come a rimprO\'CI'O, degli e:;iti cert amente ·nçm lu~inghi er: i tcstè narrati, mi si .po.~ t.rebbe i mover tdomanda sulle ragioni;:che . mi cletermi·,~ar,ono à Fi>J:lnnzinre ·a quell:espedienle· curati y.o· di .,antica· da l.a, ma. r~cen· tem:e.nlc ·salito irJ gran vog11·IH)Ji .opera eli illustri pratici, Ja ·to'. tacentesi,;SulJa,g iusta: ap!)t1ezzazio.ne"{li questo pi;ovvedimeJ!lO ohJrurgrco; ,mi siaJ. permesso jl .ri(l E) ~te-r,e et)!} fca l'ç>pjnione d~ eolor,m che d 'hanno bandito .tota;lrn.ente,, o. ~rdo~ to ahcasi ,estr:e,m,i ,.. e .l'api.nione ;cJ.ehli <~Hri, chp ;p u~tiear lp ':O\Fcb\)er,9 i)~ L.i1 ~,tU c.a~i di versallient0, fur~c, •.la .meo~~ ,dt) i ,pratici_,~rr~ _.tutlo,r.~ .t+!Ol ' o inc~rta ,-nè ess1itlant·potp.t,o- trarre _Qall<l ver:Lenza 1 sqjen.tilìca, le pi"(I ragiòneY.olU wrrne su}.,rno,elo qi con!ertersi: J,.uqgi dalla. .pre.~e$31di ni!\olvere. questa imp'#J;lanlt) ques.t;ionc, ._dove hanno pronu.qi ziato ,Ia, 1-o,ro par.pla ·i , più i.nsigni c~.J,Lori qel~~\rte, sulutare, a mc sembra. clie. l.a pr;ilt.~ip.altl -<} for~e ~;1111!~a indicazione per. la pun tur-a~ mel ;).peuo, .debba - trarsi. ,cla!là quantità qel versa~en to,, cdal·la ' mi oaccia ~ ellO pe·r es.so· .\ì~qe f~l.la ai gi~rp i ù,egl i ,am!Ua ~. la'Li a .causa d.e.llaJ JesiOJWt.de.lle ,funzionj 9e1 re~>P!çg e (~el çil:col,o,. TU:IIt·e.,.te l'V.Ol;te aclu{lque .che tw ,v~r,sa'*.en)] ! c~wple ~P. o,-q~a$i~ ~otll'Q I ~to, minaeqi<t cta yjcino la, vita . p ~lr indi ,v.id Ho ~ y:F in}po·, nenff:l l ~sioòe del\e , ifun.~ioni .·fi nzi detJ:_e, o.,qq.~ J;ld o al t ~est co·n pO.Cfl. o. nessuna lesione ftp'l Z~i,ouale-,. t un y,ers~Q:! ~q~o , abbondan.t,e ·d~~a ~,


32·

da molto tempo, resisl.endo ai mezzi di cura ordinc~rii, e tende evidentemente ad accr!lscersi, si ha in questi casi indicazione manifesta a praticare la puntura del petto. Nel primo caso l'o~ perazione è urgen te, nè può in alcun modo differirsi; il medico . J1a 'l'imperioso dovere eH soècm'rere il suo amm{llato, fòsse a'D'che :pèr prolungarne solo di alcuni giorni la vita; o per' diminuirne le sofferenze. Nell'altro caso, la toracentesi, senza essere urgente, è però reclamata dalla diit·ata della malallta, dall'inutilità dei· rimedi adoperati, e dal pericolo di fulur·e mio:Jcce: in questo la puo_tura del pello è l'ultimo, l'estremo P.spediente, al quale si deve ricorrere dopo aver fatto esperimento degli :-~Itri; in quello, ·la' toracentesi, per l'imponenza dei fenomeni,· diventa ·il · :Solo provvedimento' da mettersi in opera, l'unico, iJ primo fra tutti. Tolti questi due casi, in quali altri meni potrebbe-ricorrersi con gi'usta ragione alla paracentesi toracica? con•quanto seuno, con quali vedute potrebbesi praticare nei versamenti incomplt!ti, che occupano soltllnto una parte del cavo pleuriLico, quando sappiamo ,che la pJintnra del petto non è in fondo che un mezzo di cura palliativo, èhc non combatte radicalm en Lé la malattia, che non impedisce la riproduzione del liquido. che non serve neppure ad evacuare completamente quello che esiste ? con quale giustezza di criterio, si potrebbe eseguire nei casi di versamentJ· completi o quasi completi, accomp~gnati oon piccolo o nessun disturbo funzional e, quando l'individuo gode di un relativo benessere, e appena sènte il male che porta, senza aver prima espet:imcotalo i mezzi di cura · ordinari i, che pur le tante volte riescono a guarire completamente la malattia? l!.a toraceotesi è ella veramente un operar.ione tanto semplice, tanto innocua, da doversi ordinare cosi alla prima, senza preoccuparsene affatto, come si ordinerebbe il più innocente rimedio; una bevanda diuretica, un vessicante can tari dato? Io ho la convizione che oò, e quantunque mi manchino osservazioni comparative su tal proposito, a me sembra che la prinéipa~e indicazione a pr:aticare la tor~­ ceotesi (lebbano essere quelle che ho ora brevemente enumeraLe. La natura purulenta del liquido, non dovrebbe, a mio av· viso , modificare la condotta del medico, al quale peraltro incombere-bbe l'obbligo in tali C.'lsi, di considerare attentamente le maggiori ind icazioni che possano aversi a praticare la puntura 1iel petto, di fronte alle controindicazion i derivanti dallo stato generale dell'individuo, e. dalle complicanze morbose, e


33

di aver riguardo allresi alle rilgioni prognostiche che in tali :emergenze, sono certamente e di gran lun; a più sfavorevoli. Le brevi considerazioni che ho esposte intomo alla para~enl esi toracica coine mezzo di cura dei versamenti pleuritici, tendono auchC a giustificare la mia astensione da questo · espediente chirurgico nei casi, elci quali vi ho tracciata succintamente la storia. Prontissimo a praticare la puntura del petto, -uttochè m'i si offra f1vo r·cvo!e occasione, non vi ho avuto rioor;;o nei 'numerosi versamenti da me osservati, per la mancanza delle necessarie inùicazioni. Ripor terò alla vostra memoria. come sul numero di 32 versamenti, in 7 soltanto il liquido eiTuso giungesse a riempire completamente il cavo pl eut:itico; rico,·derò vure come io alcu n di questi 7 si avessero imponenti disturbi ··delle funzioni del respiro e del circolo, eù anzi il più spesso una singolare mancanza di ogni lesione fuoziouJle; ricorderò finalmente, come in LuLte, mercè l'opera del trattQmenlo curativo e delle naturali risor3e, si avesse la più o meno completa .scomparsa del siero versato, tantocllè due risanarono perfettamente, ed uno con lievissimi postumi, mentre Ot~gli altri quattro la completa guarigione, e la morte avven nero per dalo e falLo di morbose successioni e quando la parte liqu ida del vcrs:~mento si era quasi nella sua totalità riassorbita. Vedete adun·que come in tutLi i casi presentaLisi alla mia osservazione, siano assolutamente mancate le indicazioni a praticare la toracentesi~ ,e come io abbia dovuto necessariamente seguitare il tratta-·~ · _,mento curativo. ordinario di tali infermi là. • .. • Qui porgo terruine al mio rendiconto nel quale vi esorto ari-·conoscere un unico pregio, la verità delle osservazioni raccolte: noo avrei osato presentarvelo, tanto è meschino e imperfeltG se Òon avessi creduto importante H J;ichiamare la vostra atten- · .zione sopra una malattia tao lo comune nei nostri soldati, nè avessi stimato di qualche vantaggio Ja trattaeione di un argomento, che i vostri studii intellige.nti e le vostre assennate os.servazioni potranno grand~meoLe fecondare. Dott. L. DAINELJ.J.

-~io-rnale di Medie. mil-it. ~ 870.


RlTISTA . DEl GIOR.:N~_Ll

SULI,a, DUà.~ITÀ. DELLE ULCElU VENE~.EE

(per MoRGA..v, prof. di chir. e di anatomia descrittiva) È da temersi, scrive Morgan, che la maggior J,>arte delle· nostre teorie· relativamente alla natura delle malattie veneree . sia stata attinta da sorgenti Continentali, e. forse, tropv.o ciecamente segt1ita, senza suffiqiente riflessione sui dati forniti dalla. nostra giornaliera pratica . ed osservazione . In questi paesi, senza dubbio, noi siamo p\ù riservati nel fare ciò che si può dire esQerimenti , che in fondo sono i soli certi criterii; le. inoculazioni compiute da Ricqrd e dn altri sul con tinente condussero a molti importan,ti ris~1ltati , e format·ono la baso 4elJp teoria che s.ono s,tateZdipoi accetta,te e, da noi prof~s1\ate. ; ma· d'altra parte quanto poche .sono state le prove confermative o sistematiche per mezzo dell'inoculazione o per esperimento dìretto in questi paesi; quanto pochi casi comparativamente sonostati esaminati per riscontro, relativamente all'aspetto delle reciproche ulceri e conseguenze . .. Certamente avrebbe un grande avanzamento la no~ tra gJusta.. considerazione eli quest~ l difficile questione se. ogni investigatore si acccostasse al~soggetto senza precedenti · assunti o anticipate coochiusioni, ma fosse un esaminatore affatto impar2iale dei fatti cbe si presentano a lui nel suo speciale distretto, paese o città. Niuno può minimamente dubitare che la Jiotesi e la distribuzione geografica ba qualche influenza ill ogni evento sui progressi della malaWa. Così noi •sappiamo la quasi mancanza dell'affezione nell' Affvica equatoria1e, la sua mo(li:ficm:ione ' Chirurgi dell'Armata, in Irlanda; noi abbiamo~ il rapporto dei dal quale risulta che l'Hindou non è (in alcuni distretti) soggetto all'ulcera dura, mentre ne[è l'Europeo. La testimonianza raccolta dinanzi la Commissione venerea, 1808, prova la grande differenza di opinione rhe ba esistito intorno al carattere~clell'ulcera e del suo rapporto colìa infezione.·


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del sistep1a ; delle autorità quali sono Syme, F ergusson, Acton, Lane, Lon~mo:·o, CJvte, El'ichsen ccc. dànno come risultato · delle loro osservazioni la loro testimonianza in favore della non esistenza di nn doppio virus ; tutt!nia dalla data doli~ Commissione la stampa è stata costantemente impegnata nel pul:ib1icare dei volumi in favore della provata esistenza di un doppio veleno e sul metodo cUl'ativo basato su questa' dottrina. -Prendiamo , dice Morg-an, i fatti come li troviamo qui in Dubliuo, ovo la mala ~tia è piuttosto prevalen te, tarlto che mentre cir<:a 1000 donne sono conosciuto do.lla polizia siccome femmine di mal'affare, circa 850 sono am~nesse nel cor so dell'anno all'ospedale Lock. In tutti i casi ammessi durante il perduto auno potrebbesi soltanto dire che tre ebbero una ulcera in qttalche cosa simile alla vera ulcera tipica così detta infettante; due di questi pazienti presentaL·ono sogni costituzionali molto lievi, mentl'e il terzo no soffrì in modo ostinato , ma dei tre niuno offerse qualche cosa di simile ai gravi turbamen ti costituzionali, e alla cach.essia, che offrirono molti altri, i quali eb· .bel.•o una ulcet'a non avente in alcuna maniera i caratteri della infettante, e che spesso fu accompagnata da l)ub_bone suppurante . Io ho con t utta diligenza notato cinquantaquattro casi di ulcera primitiva in soggetti giovani a:ffcl.ti per la prima volta, cd ho trovato che di questi sei soltanto sfuggirono ai segni costituzionali , anco ad una data molto recente , spesso pL'im:t della completa cicatrizzazione dell' ulcera ; tutti questi furon o infettati entro i diciotto o i dodici mesi. È bene evidente, perciò, dalla osser vazione dei pazie n~ c:he furono interdetti all a possibilità dì nuova infezione , o dii'll'innesto di una ulcera ùura o infett ante sopra una uloer·a 1Ùolle non infettante, che l'ulcera suppurante e aceompagnata da bubbone fu- seg uita da segni costituzionali in un tempo certamente molto breve, potrebbe q uasi dirsi così invariabilmente . Noi possiamo difficilmente spiegare ciò supponendo che tutti i pazienti ebbero ulceri pt·eccdontomente di un genere infettante, La maggior parte di essi erMo giovani r agazze, e solo d a breve tempo dimoranti in città; è impossibile che tutte avess;)ro nYuto un' ulcera infettante che é pe'rsistente e cronica nel suo carattere, senza essersene nceo!'te, o senza averla scoJlerla più ' presto <• più tardi. Io considero l'occorrenza come


36 eccessivamente problematica. Tutti i casi furono esaminati rogolat•monte collo speculum, o niuna seconda ulcera potè essere Jruli scoperta. All•oggt>tto di esamjoare ulteriormente: la dottrina del dualismo , io , conti nua .Morgan , praticai una serie d'inoculazioni dove non sì poterono scoprire ulcerì alì'a.tto, ma da una nuova sorgente, ovo il patiente soffriva per sifilide costituzionale in un grado più o meno marcato, la. materia d'inoculazio:1e eesendo pr~sa da secrezione purulonta vaginnle , o ancora da mucopus molto leggermente marcato. L o inoculazion i ful'ono praticate sui Jlnzienti già sitilizzati, ed il rtsultato fu invariabilmente la pustula specifina, ed il successivo sviluppo dell'ulcera molle ordinaria, e così detta non ~infctt.ao te. Non vi f 11 mai il più leggero indnt•imento, ingt•ossamenti inguinali, o supet•ficio non purulenta che potrebbe esser·e attesa in una indubbiamente pt'odotta da un pazientel intieramente infetto. Ciò è certamente molto notabile, la sola quoslione affatlo ìmbrogliata essendo, quali sarebbero stati gli effetti di queste inoculazioni in nn individuo non infetto '? Qnosto io non posso per anco provare con esperimento diretto, dappoichè naturalmente ho soltanto inoculato quelli già infetti ; ma io non dubito che un individuo sano che riceve una ulcera da tale sorgente possa essat'e tanto Ìf!fotto quanto ricevendola dalla ulcor·a di vera sifilide così dotta. Nello stesso tempo l'ulcera at•t.ificialmente prodotta sarebbe in apparenza un perfetto caccroide. In un cas(l io feci l'inoculaziono colla secreziopo vaginale di un individuo che era stato duo mesi nell'ospedale, e che era stato esaminato collo speculurn tredici volto senza trovare qualsiasi ulcera intravaginale; tuttavia la inocnlazione con una goccia deUa secrezione vaginale produsse una ulcera molle sopra altra '(laziente, che dorò quasi dna mesi, e che produsse su lei e in alcune allre pazienti vere ulceri molli o ulcoroidi. In altro caso inoculai la secrezione vaginale ]di nn a donna • che era affetta da sifilide costituzionale, ma che ::non aveva ulcel'a qualsiasi da quattro mesi, durante tutto il qual tempo essa fu sotto sorveglianza e che non potò avere l'opportunità di l'icevere una n uova infezionG; pur·e il risultato della inoculazione fu la pt'oduzione di una ulcera molle, ben manifesta, di un ..ulceroido.


37

J;n altro caso inoct1lai l a secrezione vaginale di una paziente infetta cos ti~uzi onalroente, usando la medesim a goccia eli materia per sci pazienti e per lei st.essa, una sola essendo segui ta era r·isultato negativo, tutte le altre prodncendo ulceri · moJ!i èd ulceroidi. Ogni inoculaziono· positiva~fatta colla secrezione vaginale di una paziente avente sintomi pur leggermente manifesti d'infezione siflli ttica produsse invariabilmente la vera ulcera molle o ulceroide, e questa fu ca pace d'i'ndefìnita trasmissione in se stessa e nella-sua discenden~a. Nei pochi casi in cui ebbi la opportunità Ji esperimentare U processo d'inoculn.'·tiope col tipo il più comunemen-te . accettato dell'ulcera infettante quando non era irritata, io non riuscii, ma. non sono riuscito pure inoculando la materia pr.esa da una ulcera mol~e ordinaria,.:Poco fa venni in possesso del vei:'Q pus,. che è il risultato d 'i noc u la:~ ione da una ulcera dura in un individuo affof.to da sitilide costituzionale. L'tùcera era in principionon j.noculabile, ma essendo trattata colla polvere di sabina produsse per inoculazione sul portatore pustole lo caratteristich& segtlite da ulcerazioni. Da queste f urono inoctùati altri sifilittici, o successivamente si prod usse un numero di ulceri molli. QLtesta proprietà della inoculabilità un ,ulcera dura sotto· certe circostanze è stata già dimostrata; e la e'·idente dimostrazione data in nanzi la Commissione venerea, 1868, dal prof. Boeck mosirn cho la i~munità 'da un velen,o dì ulcera dnra procura l 'immunità da quello dell'ulcera moli~ o locale. Egli dice -- quando voi avete sifìlizzato una persona colla materia di un\dct:~ra dura, ed avete dato cosi la im munità, e • prendete poi ln matet•ia. da uh'ulcera mollo , voi t~overete che è :pure immune da essa. - Il contrario di cib !andrebbe bene . Questo essendo il caso, io posso difficilmente vedere percb,è noi dovremmo supporre che l'inocu1azione, (diciamo dalla secrezione vnginale dl una paziente costitu~ionalmonte infetta) in un soggetto fino al momento puro, non potesse produrre una ulcera :molle o cancroide, ed eziandio, dal suo modo di origine, che ftt ' indubbiamente si!Uit tic~ , infettare il recipierilo del veleno si:filittico. Di pi1'1 io llo p1·eso, continua Morgan, la sect'ezione di placche

di

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'38

m ucose nei fanciullo, e colla inocnlazione' sul medesimo prodassi una ulcerll molle, che fu riproduci bile. Dalle placche mu_Ct>Se nell'ascella, in eguale maniera, io ho (•ttenut.o difficilmente }lUStole caratterist iche· ed ulceri molli. Il dott. R ichard>on porge, simile illustrazione, l'ulcera molle essendo sempre il risultat.o ò'inoculazione, da vere manif~stazioni. sifilittiche ; e nel fanciullo affetto da sifilide ereditar.ia, senza dubbio l'occorrenza dell'ulcera molle o cancroide fu fuori di questione. Che la mollezza di una ulcera, o la formazione del bubbone suppurante , non sia una garanzia della non successione di segni costituzionali. noi dobbiam<>, io credo, ammettere. Oggi $tesso io ho veduto una fu::~ci'ulla di 16 anni, che non mai et•n stata i nnan'li infetta, avente ora ulceri molli e bu'bbono ~per to , di sei settimane , soffe1·ente per uno. ulcera secondaria della gamba terrjbilmente acuta. Io ho pur veduto maschi e femmine, che io inoculai dall'ulcera (che era eminentemente un cancroide) ed anco dal bubbone, eppure essi soffrono ora di fenomeni costituzionali , nel solito ed o1·dinario corso e tempo; ·e , ù"altt·a part~ 1 pazienti ci.te avevano 1sofrerto di ulcera indur ata aventi ora sequela molto meno costituzionali. Il cloU. B umstead che è il più zelnn te avvocato della teoria d~l dualismo, nel Giornale Americano, agosto 1870, dichiara.-Non fa differe.nza donde fu preso il virus ; i fenomoni che accompagnano il successo di queste inoculazioni sono sempre i me<lesimi. - . · Noi pi.lssiamo corìsirl'erarE>- il seguente sommario come quello che rappre.~enta lo stato della nostra scienza: l •· L'inoculazione sui pazienti sili fittici dalle placche m necose pt·,,dusso pustole caratteristiche ed ulceri molli. 2~ L'!noculazione dalla secreziof!.e vaginale produsse pustole car!_I..Uet'ist_ichc ed ulceri molli. 3° Dai prl)d!)tti della inoculazione della secrezione yagin.ale, iclerl).40 Da una ulcera dura, precedentemente irritata, idem. !)o Dal cancroide ordinario, idem. 6° Dal bubbone suppurante, idem . 7• Dalle placche muccose di sifilide ereditarla, idem . Il punto principale d'interesse, su cui vuolsi ancora decidere, è l'ell'etto della inoculazione da queste varie sorgenti sopra


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<[p1liìenti antecedentemente non infetti. Se fossimo una v6lta._ 1>ersuasi ohc l'infezione del sistema modificasse e p~rtasse sotto ll!1a somiglianza queste ·ulceri inoculate, non vi potrebbe éssére -difficoltà.· ad' ammettore come in'àubit.abile ciò che sembra olia ·'<!Uasi - -pro'vatn - che non vi è che un veleno, in'clipenden·teò'fénte dall'aspetto primitivo èlella sua manifestazione. Coine l'Ì'SUlta.to di una lun·ga espe11ienia e di una ditigénte •l)sservazi'one ed esperimentazione; io, dice Morgan, tal' ei questa 'llt•oposiz.ione . N ella donna l'ul cera in<lurata. è una estrema rat,ri-tà, ma le manifestazioni costi tazionali sono· qtla~i invariabili. Nelle donne: 1• L'u1cera seabra, molle, ''Secernente P,~ts .alla fo1•chetta o d rlle .ninfe è h più frerrucnte, rna i segni costttuziona:li S'Ono :~pur qùa~i in:variabili. . 2• Il bubl:ione suppurante è C01)1parati'VtlffiMte raro. 3° L'inòur itnento delle glan·çlu•le non è in aham modo co"S1 marcato come nell'uomo. 4° L'infeziorre éeinbra frequentementeBaveré orig·hle in ' una ··seàezione yaginale (forse veramente twa g,'m1o rrea), questa-se•guì.ta da placche muccose,ole q.uali pl'ecG>rrrino le mànifé-s:tazioni tiostitui ionali, l'esistenza eli una ulcera nont'e's sendo spesso .sco<.p ribile. ' · {)G Appunto come nel maschio; il tessuto sembra influi'Jle '. sulr!indurimcnto. T!J na ulcera ·nel•)e n in fc può essere 'cl\lra, €li :un tipo itogistioo, ma 'il vero indurime·nto si. trov.a frequent?f:!~imamente sul labbro. Nel masnhio, si può rispondere a<Ùa Jdoma:nda, siccome v'iene fatta così · fJ•cquentet11ent~ dai pazienti, cc J\:.vrb 'fenomeni secondari~ » Se vi fosse indurirnento, io direi probabilissimamente. ·sì' '; ma se v-oi comluéete uri'à, vita rego1tarc; 'e srete sano, voi potete ess-erne immune, bd 'ei3serne ia!ft'etto mol to leg-ger.~cnte. Esistendo una .ukel'a molle od .un Qtl·bbone su.ppm:allte, confesso · che in questo paese, io dnrei cautamente un vrognostico più fau';Sto, tutt'avi'a io non a~rclrei i"n aléu(n ~m'~Elo tant,'é\]()ré tci.J•hle ~i fa al·tro:ve,.con tanta con:fi.derf.za, Msicut·andotilìpaziehte deHa hnmùhif~• .:.Nel te-mpo istMst?, tse PirHli'V'iduo ntralat~ veni8s~ •èa~ <co>lti:nòn'tè, -.còn una tfh~e,r.·a l'à ctmtratta, dell'uHi,mh de.sc'r'ìzi·one, .io 'sono ~1p-e'F ·éSperi.enza persuaso che i~ potz,~i dare a1hllra urN'il <(ffti'cl~ &Z'i.one n~ol.to pi'ù cit'CO'llda,t a da sperahze che pel' unà il'ÌcePa.

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qui contratta. Questo è un punto, eire io ho frequ entemente Jlotnto, e al quale io r ichiamerei t•attcnzione ; come si possa ciò spiegare io non sono esattamente pt•eparato a dire ; sospetto per la continua influenza della legislazione nel rist.ringere l'eccessiva virulenza della malattia. Se la mia esperien~a fosse più oltre sostenuta da q nella degli altri basata sopra l'osservazione pratica, io ere do che noi avremmo i n ciò la più forte testimonianze, per appoggiare l'estensione della legge sulle malfltt ie contagiose, dappoichè il male gt•ande e lagrimevole inflitho . è l'effetto della infe<done costituzionale che si propaga nella innocente prole, e bene spesso, dopo degli anni fors e di do, meslica. felicità, per le sue manifestazioni insidiose e le mise' l'ie inflitte, producendo la rottura di famiglie una volta felici ; mentre lo Stato trova, nella generazione che succede, il danno inflitto, per i peccati-degli avi, cho riempiono le nostre unioni e gli a!lili di tipi di caches~ia e eli abito morboso. Questo punto non può essere troppo diligentemente considerato, ed aiuterebbe a spiegare eziandio le r1ifferenze ne.Hc osseryazioni fatte dagli osservatori Continentali e dagli seri ttori di malattie veneree; l'adesione troppo precipitata e cieca ·data alla loro descrizione della malattia dagli scrittori britanni ci cd altri, sr.nza un dovuto riguardo a!la forma della malattia prevalente nei distretti speciali sotto l'osservazione eli ciascuno scrittore, avendo condotto noi in un'imbroglio da cui non ci possiamo distrigat·e senza l'aiuto e la guida dol delicato filo di una diligente ed imparziale esperimentazione e di una. accurata osservazione pratica. {Medical Tirnes and G,u!letle 3 dicern fn·e 1870). ÙSSERYAZIONI CU_tfiOHE SULLA. TEMPE'RA l 'URA .MORBOSA..

(per Lorw Fox).

Piernia -

CàncTo -

Uso delle osservaz1·oni termomct1·icl!e.

Nella piemia la temperatura è generalmente alta ed irregol at'mente alta. Jl termometro può alzarsi molto rapidamente durante le prime dodici ore e cadere con altrettanta r apidità nelle successive dod ici ore, simulando un attacco di febbre iniermittente ; ma· l'abbassamento è raramente così completo ~iccan"le in essa, ed il corso ulteriore della ·malattia , serve a


-'4 dis'tinguere la febbre intermittente dalla piemla.· 'rutta via questo rc'ò"rso ' ulteripre · è eccessivam ent_e '\;ariabile. Noi possiamo troVare 'estréme elevazioni e remissioni che occorrono varie volte nello stesso giorno; oppure un alto punto massimo è raggiunto liJ.na volta nel giorno, e la temperatura può 4'imanere a questo . punto per una: mezza giorrtata. o più, o può diminuire improvcvi'samente; oppure parte del giorno ed anco rintiera giornata 'j>uò e!!Sere libera da ogni elevazione di temperatura. :Ma qua·luuque sia il corso della febbre- nella pien.ia, J a sua grande 'caratteristica 'sembra .~sscre l'irregolarità, è. ,questa irreg·olarità 1_luò probabilmenle corrispondere ad alternazioni d·i attività eri-poso nella prbduzione dei globuli di pus. - Heubner, citato da Wunderlich, parla di tre ·forme princi·pali dellà cmalattia: i }",::~-in •cui alte elevazioni e basse depres- , . sioni seguono rapidamente l'una all"altra; 2• · in cui gli· attacchi pirettici occbrrono, definitivamente separati l'uno dall'altro da •intervalli non febbrili o debolmente febbrili; 3° in cui la feb'bre è' di lunga durata, ma è marcata da speciali csacerbazior~i -ar •'te n;~pe'rat·ura. Urt grande numero di• casi si richiederebbe per tracciare una corrispondenza accurata fra queste variazio·ni di temperatura e le forme speciali della malattia, ma io . sono disposto a crèdere, dice· Fox, che la terza forma di Heubner s'incon:tra ove la co'ndizio'ne ploemica ' è manifestata n~lla fqrmazione di un singo!o ascesso che va gradatam.e nte aumentando in qualche parte del corpo; la seconda, doYe le raccolte pnru· lente si mostrano un~ dopo, l'altra con lento sviluppo; e. la prima,' ove la> pioemia ha un corso •più rapido,' raramente at. tacca molte parti esterne, ma può formare produzioni di celr lule di pus- specialissimamente nei polmoni, o può distruggere -il pazlènte rapidamente senza mai avanzare alla formazione :dell'ascesso, siccome in .o molti casi di febbre puerperal,E;J. Nella ·pioemia la morte può aver luogo sotto ogni condizione termometrioa. •

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Cancro• i

'·

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l

t.Il carattere prillcip.ale _specifico• è la leggerf!zza della febbre che accompagna lo sviluppo della malattia, eccettuati i casi di ulcerazione decisa esposta direttamente all'aria, o quelli in cui una estrema rap!dità di tumore maligno ha implicato qualche

•


4:2

parte del co·r ·p·o. Un ·grande contrasto .es-~sto fra la· temperatura -del tuber colo e. del éanéro, puri ho, che·sem.bra; più rimarch,evole quando si censidera che la ·mg dificazio ~ e ç~llulare ~ e~ canqre ·sembra tah to meno inperfetta di,· quel. che il S.-i a nel tuber_coli!!. Vautore non crede' che una temper,acura assolutawe<Ute,, po.rmal~ -nel cancro sia Qn s'egno1che !a m.al~J.ttja· non progredisqe.;_., tr;~eptre •una •temperatura chmisamente· alta dimostra o uhe,l'ulcenazi,ene · · di. qualche supm?ficie mucosa, accompagna. 1-a malattia, o eh~ l'ìnfiawma'Zi<me di alcurii tessut~ ciré~_stanti, successh:a aq accideht~le , · eme·ruagfa o · acl altra! simile co'lld-izione, h,a, •avu.to luogo; è fo.rsè . in ca-s-i' · e'ecezionali un· ,-segue d~ produzione cellulare insolitamente · rapida. Un lie:ve ÌHf\lzamento,. .d i te.mperatura del cancro pUò tuttavia , ser-vire• a dis.t inguere questa ioJJma di malattia· da produ'tioni _fìbrwse, fìbr0idi, , adip•ose e da 'a ltri più innocenti tumo.r·i·. · , Nel fare un riassunto degli usi del.- term.Qmetr._o , applicàto · alla clinica 'metlica:, noi! incp.minciamo• col dtr:e c4e j:la ~~~0. non ' dòb15'iar.no trro[>po aspettarci . È spHantq in casi;: molto jecceziq1Ùdi che esso puù· dirci qura lçhe cqsa, ap pul')J'to come.!e .pss,eryf,tz!oni sul polso; snlla respi.razione, sulle escrezio.ni ~.çc.· ecç., sono sottanto vaievol'il qtl'and-o i'JOlW c·embin,ate in ,ui\p s,tu~io clìtliè'o acb.Jlrato. Come· prtelim:inaré cons:ide:razio,ne, è util.e .ramnient'are che l?er' tutte le perso.ne, soit,tp , tutte le condizioQi, .la -tiemperatura ·normale vari·a al-l'incirpa di l" .Fahr. - ·La temperatura morliosa è' compresa éntro i limiti di t civca / 9•-c . (15·,3• -Fahr) e p·er condizioni patologiche che pilt c~)tu,u­ . nemente s'incontrano i ·limiti- sonorconsidèrabi:l!peilte ,più piccoli. In termini generali ,noi possiamo padare di una '(;eJl!per.atura · di e. sopra 100" ç37 7" C.)s siccome indi-21ìò. di febpre, · ed ~ una 'di 96· 4" /5 J(S6• 0 :) come indizio ,di stato algido dovu.to ·~; qu~J~ •cht{ in:truen~a Jdepnimep-te:. Le ultime co(ld-i~ioni so p o state _q{! mprese- bl'ev<emen.te • sotto td-ue capi; uno che; ra.:_op_hiude le ml!]""t~ tie ·c? n diminuzione temporanea di temperatura, l',(!.:l tro ,con permanente diminuzione ~\i t~p'lperatura. Il primo; in cui la diminuzione è temporanea, comprende; l 'l a)' 'EsènipiP' di -temjìeratura•·ab.rtorm'emerite bassa imme'diatam,ente' . dop?' la deférv'escenza dir niMàttial acuta,,·specialm·ente quait}o q'ue·stlt è' sfata rapida!1' i .r. • • ,,~ ' • . o) -Ne>P soggétti intll:iboliti. rr , ..

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43

• , .l e-}, !0omJt co.n~~gU_l31).~,!J..&~g~aqMninjJ>t\aZ ~on,e ,,çti! certi" ~ge_nti ~teì'alle:\!*i~ .sp~-~fi~llll'lJlte, l'an-timgnio~ la.' cpipiqaj la digit.aler .d,) )).qp q, CJrt~ ev~çua~iqni cOP,ÌPs~;, , v&mito, e.morr~gia, al;. cl}.ne 1specie,1di , d.~~r~ea. , ,•r e), Dopo, q p ~ 1;\iet~,, s.~.v:era ~.n -ponval~,scen.~l!· Jl· sçcondo, · in. c,ui .la d~l]linuzione,.. ~ p~~sistente, ,comp1:en,deo: · ' · a) Esempii di disturbata ,diJ;col~zione ..per .malattia or.gan,ic\1 'di cuore. , . , 1 .• · • , : b) Malattie. che offe!ldono la r:es]irazione_e _l'e!Datosi, c01pe l'en:fisema, l'asma, 1 lct dilatazion~ 1 o _la , contrazi~.n~ bronchiale. :c). .L:agppia ·rqi ce;rt~ mal.a~tie. . 1 . ~" d) Certi,-stati· tossici del sanzu,e, 1cP,e ~lter.anç>_, ,l ' ossida~io ne, c~me . l'alcoq\i~ ~p, . .e,l'u~em!,jl C:tl?pica, r S~pb ene . nell'uno e .~rl­ l:altno o~Ì ques_ti r SB_illP,Ì ?Oll !)Ìa UDI\ t emper,a tura 'ab ~Orlp~.m,ep te P!W~a q l\~Ha clfe,,co.muf!~rp.,ente . ~'incç~.7:Ùra. , , ' , J e) 'l~~~te que}le, . 1 cop..d}~ipni che turb~:no l'ine-estiolJe ~el.ttibo, ~iç9op1J ~a. t?O.I}~faz;,ope dell'es,ogllfo, ~l.çu,I~e lll.:f~~t.ti~ organtRP.e -~ello ~tornaco, Te Tla li,e,n•teria ,cronic8:. ' ,: 1 f) La cachessia idro~;Qlicq.t e I:a,n,~mia. , . , , . ~ A• :q~1este si . p.ossono a.ggiungeve, ce{.te . condizioni .morbose ' ' •1 ._ ' 11 1 .'.J f?; t l ~c,r.o J;.liche del, çer v:ellçn sjpcome la m~l~n39niq,; la., d1menzll:, .·~cc. Il te,rmom~tro -pert~nt.o è u ~j.lis,simo n,ell~. ~al.~ tt~e, in ,c pi la tell)penatur;:t ,è, ab.no))memente, j,n1alJata:~. Fp\lo .~u~~t~ .. le .feo~fi, 1\l- ~~bbricula, il tifo, ,la febb,t',e e:lter\ca, ti~o ,ricorrente,, la ~~bbre J_)eri,odica,1 la, scarlatt~n ~,· il, ~morbillo, .il v:l).iu olo<~a 1 Ù lor.o r.oso1ia,r nota _, e l'eresipela ~hanno,• 6L\t.r.o certi limiti, f.,o \, '} ,f .,. 1 H: : . • ..1

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;;~l_ev~iqiH7 ·l pt~R .~iJ?e ll~h:n:r d,~Ha ;C,W,a"?ìit~ det v~ll'lllO 3;.s~p.~bito _dijl, sjste~ a~ ·.'!fl,~, ~ : ~a.ppQ:;.tt\ g;yv.e~,alf 4::~1 ,,peripdi g~l!a m~~fl~ttft, ,,il 1 I\1QP,? , di as.ç!!I\~ion.e , iJ i P!3J:iodo ,S t!J.?;io~arJ.?,, .;~ , la q~J~r"'e­ . sp~,n'f a. ~o~o , s.J!le.yiali Ì.lf1 9g~i l;9filatti~ e. ~~rvir~}?Pe(.'o : ~ .• .}.ì,stinguere l'una dall'altra malattia. Certuni dt . f!U~syi1 . JP~~ioqi v~rLanR r ~~ . qia~cuna. delle L~ftl~}JY.~ sop r~, rtS9fd~t~ ed _i.,l~ro .flca.r~t.~~ r~., . t~rj:pometric+. 1,g,e_.}\e~~li~ ,song, co~~S/>s~anth . c4e ·:·S>.gp.i ~nvi~zi9p.;~. di, 1~sllb ~n,cJh:,fuce&a]llel}k,l'pvr~Ì~J?.Za di 9.~alq4e ,,cpmph. c~Zl ,8 1H\, -.JL • ~ , rr, .,mo.r'hosa , . "r ) , ~mterco.rren.te. r-- .. } p n »-J "11 s; \r,. 1 ~ ').- .. j ,IJ,omy_\\n ~<se.otpi.o c,oxi'l\lrlfì clell'N.~q , diagno~~ico _4el, fr.f.Pt?,m eu~fì9 ~k !,?uò, ?it(\r.y ·Xflsr en~)o,n, e r~g?Jar~; i~ .,P~~;t~dq J?~oh,mg~to

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.u staziona~·!o, e Ja defreves'Clm0a graduata' della febbre enterica , come quelli che ci mettono in ·g·rado- di distitigì.te:re questa mali'itia· da tre altre condizioni morbose almeno, che possono simularla, cioè la tubercolosi generale acuta, la ' meningiti11e tuberMlar.e, e alcune forme 'di pneu'monia. J.,a' te-mperat/:r a della febbre ricorrente si difende da per se stessa e non assomiglia a quella di altro· malore; ed in quei casi oscuri di malattia eruttiva in cui l'er uzione è ~uasi s imile nlla scarlattinia lè i~ morbillo: la defe'r vescenza critica della seconda serve a distinguerla dall'abbassamento graduat o della scarlattina. · Ma lasciando le febbri, noi vediamo in m~lte altre 'nfa1attie certe carntteristich'e term'ometriclie gen'eraH~ sebbene possano mancare le curve regolari delle febbri specifiche. ·n termometro solo è in grado generalmente di dirci se si tratti di cercbrite o di mania, di croup flogistico o 1 sp~smodico, ' tli pne?monia o di bronchite, di eolie~ o di enterite, 1di nefrite actlta'" reumatica o di nefrite cronica, di tubercolosi o Ili malattie consunt ive non tubercolari, d'iste::ia o di alcunn delle 'malattie ntr1 merose da essa così s'pesso simulà-ee·. ' ~" ,,., · Ne~li stati morbosi del puerperio, il t ermometro inèlica la innocenza comparativa dell'eccitamento mentale che può accom.p&gnare l'es'a urimento, e r ichià\na'l'attenzi'one alle min a"Cei ~ le più sollecite della febbre p!Uerperale .' In questi e molti altri esempi le osserva-zioni sulla temperatura della malattiariusciraonu .4el ~iù ,gr~~de aiut o nell'~ssicu~?~e ~na. g1u~t~ di~gnos~; ~ pre~~ in connesst6ne con una p1ena riVISta d1 tlittt gh altri smtomt · servirà a portare in chiarissima luce di certezza punti molto più minuti e delicati. Poco meno utili sono tati ·osset•vaziorli per la prognosi' ; ofrl'a · a questo proposito, anco più che p'e'r la diagnosi, non è conveniente fare delle registrazioni isolate di temperatura non accompagnate <;la osservazioni accurate ,Sttl polso, sulla ·respir azi'one, ecc. J • P er regola generale più alta è la temperatura e più grave è la prognosi; ma questa r egola deve ricevere delle moàifìcazioni di vario ·genere. Così'' l o molti esempi e~istono di morte che segue ad una temperatura comparativamente bassa. La mancanza di' una temperatura alta non è un segno in alcun m odo necessariamente soddisfacente nella pioemia, nellé mS:


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]attie renaJi ;. nella pnenmonite cronica,. nella meningi:te tuberèolare, nella meningite cerebro-spinale, · nella bronchite, e nel c,ancro. 2• Una temperatura, che è quasi invariabilmente un i ndizio fatale in una malattia Ptlò essere.superata impunemente in altra. Così. nel reuma acuto una temperatura piuttòst., sopra 1,.()5• (40. 5• C.) porta alle apprensioni le più 'gravi, mentre ne11a scarlattina e nella eresipela pub guarire un paziente; di cui la te'rrip'e ratura ha · raggiunto 108° (42° C.) 3• Subitanei inalzamenti e abbas's amenti sono spesso di cattiva prognosi i~ molte mal~ttie; per esempio nel tifo esantematico un improvviso ab~assamento di temperatura, qu11ndo t utti gli altri sintomi r.e s.tano immutati, spesso è precursore di un avvenimento fatale . 4• In ·alcuni casi l'altezza della temperatura non è tant o irn· portante per la prognosi q uantò per il periodo in cui essa occorre. Cosi nel tifo la durata del periodo staozionar.io, cioè del periodo in cui la temperatura è al suo massimo, sta in rappor·to diretto colla gravezza dell'attacco. Di più, nella istessa malattia la prognosi è infausta se non vi è remissione di temperatura fra il settimo ed il nono giorno; ed ancor più, nei cas i sem_plici, se la temperatura rimane alta durante la terza settimana. · Nella febbre enterica la prognosi può essere pitt grave, se non vi è diminuzione .temporanea di temperatura nella seconda metà della prima settimana, se durante il periodo stazionario 1a temperatura si mantiene alta, e specialmente se è marcata da remissioni mattutine molto leggere. A questo periodv nn ìmprovviso abbassamento ad una temperatura normale èTilolto grave. Nel .vaiuolo la temperatura sola potrebbe determinarela varietà della malattia; nello stadio di febbre primitiva la temperatura è più alta nel vaiuolo confluente eli quello che n.el vaiuolo distinto, dura una parte di due giorni invece di tre, e la remissione al comparire clell"eruzione è molto meno marcata. N ella pneurnonite l'elevazione della temperatura al di là del terzo giorno, e la .sua elevazione continua al di là del periodo solito, dal quarto al settimo giorno, porge motivo di apprensione, e condurrebbe al timore di vedere compromessa la maggior pa'rte del polmone, o al timore di un termine fatale. Naturalmente in tutte le malattie l'esacerbazione della -temperatura può richiamare l'attenzione alle complicanze morbose-, ognuna delle CJ.Uali può avere g·rancli) influenza sulla pro-


gnosi; e, poichè il fi ne della scienza medica è la sanaz.ione del malato, tutte le osser,r;u..ioni, che conducono a giustezza di diagnosi, e che servono a renderei avvertiti contro i possibili modi di morte, devono avere la più grande influenza sulla cura. Ma la conoscenza degli effett,i degli agenti terapeutici s.ulla temperatura non è ·per a nco suffi cientemente avanJLata per poterr..e qui discorrere. Qualunque possa essere l-a vera spiegazione (1el calore morboso, r imane il fatto che il termometro, rettamente usato può essere del più g••ande utile al P1·atico il più occupato, e in molti casi ( per• quanto possa essere paradossi co) ?'ispa,·mie?·à il suo tempo. (Médical Times and Gazette, 3 dicembre 1870). ~


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Con 11. (lecreto del 1° dù.embre •1870.

ALllERTOLETTI dott. Gittseppe, mr~d ico 1li I'eggim. di 2." classe ncE reggimento cavalh:ggiei'i di ùfonfcrl'a to. Colloc~to in :Hpctt,ativa pet~ infElrmità tcmporarie non provenienti dal sr.rvizio, coll'annua paga di J.-. HOO, a cominciare dal ·16 dicembre 4870 . ] IARTETTI dott. ì\lichelc, medico di battaglione di l" classe addetto allo spcdalc di,·isionar·io di Ahlssandr·ia. Id id. id., coll'a!lnua paga di L. ;1680, a corn im:iare dal ·16 diccmbr·t: ·1070. Co1~ Il.

decreti in data H dicemln-e 11870, c ~:on determina ~·i vnc ministeriale, approvata da S. M. sotto l t stessa da.tà, ftHO)lO concesse le seguenti l'icom]Jcnse ai sotto indicati uffi:.iali s-znitari che maggiormente si distinsero nelle opera:.ioni m ilital'i per l' occupazione del territo1·io Pontificio. ·

•GIAC0METT[ cav. Lorenzo, medico capo - •CJ·oec di uflir.ialc della Co- _ rom d'ltalia. Gl!IDOJ'Tl cav. Cal'lo, medico dir·cttor·e. - 'ì\Iedaglia d'argento al \·alor militare.

•

BOARI S::\'CJ'ino, mcd. di r;Jgg. -

::\frnzioue ·ouorc,·olc :11 valor mili tare-

C011 Il. dec1·eto del 4 diccmbr:: ~ 870. B.AGCIIJNI dott. Ccsuno, med. di 1:cggitncnto di ,,, .. classe adde tto :tl!'(),spcdt\le divisionario di CatanzaJ'O. Collocato in aspethtiva per infermitit t cmpora1·iu non pl'ovcnii\nti clal se1'vizio, coll'annuo assegnamento di L. 4860 a cominciare dal ·16 dicembre ~870. Con R. decreto d ell' t ·! clicembre B70.

DOVO dott. Angelo Antonio, !Uild. eli battaglione di ~" c.lassc addettOt allo spedalc divisionnrio di Perugia. Colloc,atv in aspcttativR IJll\1' motivi di famiglia in seguito .a sua domapda, a datare dal 43 dicembre ·1870. · Co1t deternlinazione ministeriale del 3-1 diccm.bre ~ 870.

DE VITA ca\'. Achille, medico direttore presso lo spedalc militar.e di Catanz:ll'o. Trasfcrto allo spedale divisionario di .l'!Iessina.


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()RDlLE cav. Giov. Battista, id. id. addetto allo spcdaie didsionario dì Napoli c comandato al su-ccursale di CapLta. Hl. id. itl. e t:omaudato al succursale di Catanzar o. J>ANIZZ.ARDl c,,..,., Franct·sco, id. id. addetto allo spedalc divis. di Cava (Salerno), c comandato al succorsalo di Cosenza. Jd. allo spedale divisionario di Torino. 1\I.UZIO cav. Giov. Battista, id. id. addetto allo spedale divis. di ì\Iessina• Id. id. id. di Cava (S:ùm10), c comandato al succur s. di Cosenza. J>ASCALE dott. 'Vincenzo, medico di reggim. di 4j>. classe addetto allo spedute divisionario di Napoli e coma11dato al succurs. di Capua. Rientra allo spedalc di Na poli. J..O:~wm· dott. Carlo, medieo di reggimento di 4" classe addetto allo spcda!e divisio11ario di Aocona. Trasrcrto nel 6Q rcgg. bèrsaglieri. AGOSTJ cav. Giuseppe, id. id. addetto allo spedale di\is. di Padova. Id. 11al 7° id. l.EVESl ca,·. Giovanni, id. id. addetto allo spadalc dhisionario di 1\fcssinv.. Id. nel 8° id. PlCCH[ dott. C-esare, mcd. di r·eggimcnto di •l" classe addetto aUo spedale divisional'io di Bari. Jd. MI 9" id. MIDÀ dott. Luigi, ,id. id., a dispo~iziono del comando generale della divisione militartl di Roma. Id. nel ·J 0° id. .]J.ARCltESI cav. Domenico, id. id. nel 5° rcgg. bersaglieri. Id. allo spcda.le divisionario di Fir·enze, c c(lm~ndnto al snccurs. di Livor·no . .PASCA dott. Camillo, id. id. nel 70° regg. fautcria. Id. ne11'4 l mggim. d'artiglieria.

li'ANTl dott. Guglielmo. id. id. addetto allo spedaJe divisionario di Dari. ld. allo speclalo di1•isionario di 'Parma. SOLA dott. Giuseppe, id. id. MI 4° regg. gran. Jd. nel 9° rcgg. fant3r·ìa. AVOGADRO 110b. Giuseppe, medico di J'eggimento di 2"' classe nel 9° regg. fanteria. Id. nel 4° reg g. gmnaticri. ·CECCARINI cav. Gaetano, id. id. nel soppresso H 0 batt. bersaglieri. Id. nel rcgg. lancieri dì i\Jilano. CRUDELI dott. Giulio, id. id. nel 2° reggimento fant. Id. noi reggim.. c:-~ valleggiori di ìlfonrerrnto. "'VJSSÌO dott. Ludovfco, id. id. nel soppresso ·H o l>att. bcrsagiieri. rd .. nel ~o rcggimetJto fanteria. :DE LJLLO dott. Loigi, medico di reggimento di 2"' classe oel 6° rcgg. granr.tieri. Id. nel 40° rcgg. d'artiglieria. J3ARNABO' dott. Angelo, id. id. nel soppresso 4.1~0 battaglione bersagl. Id. 11el () 0 regg. g1·anatieri . .ZINI dott. Tito, id. id. nel sopprm o 43° hatt. bersaglieri. Id. nel 70o. reggimento fanteria.


-'9 :BO~A.LUJH

dott. Gio,·;~n n i, id. id. addl!tto allo spedalc di,·i;;iouario di Palermo. Jd. allo speiln lc didsiona rio di Pndo\'a. PUTTJ:\1 dott. Luigi, id. id. u.:l sopprc;;so .12° ùaltagliooc ber~aglicri. Id nllo spedalo division al'i ~ di Palol'mo . TAMA~TI dott. Luca, medico di reggimento di 2" classe addetto aUo s]ledalo divisionario di Ancona. ld allo spcdale di visionario di Ilari. IGIII ~A doltor Luigi, id. id. nel .i,• raggimento bersag-lieri. l t!. ncl • 1) 0 rClggimento l>ersaglicll'i . .POGLL\~1 ~:a,·. Luigi, 1d. itl. nel .s.• rcgg. bersaglieri. ld. nel 2° id. 1\IE REU dott. Luigi, iù. id. nel 2° •·cgg. ber5ngli:~•·i. Id. nel 4° id. n.mrA dolt. Ferdinando, id. id. noi 4° rcgg. bcwsag-lieri. Id. nel t.• id. TORRI dott. Teodoro, id. id. nel 1° n•gg. U'r.snglieJ'Ì. ld. allo !ipedale di,·!sionnrio di Firenze. TA'RDl VO r.av. Gio\'. llaltista, id. id. 1121 2" •·cgg. ha•·~agl ieri . Id. di )Jilano. DO~A dott. Calhio, ru:ldico di regg. di !" classe nel 3" regg. borsagL Id. id. tli Napoli. SEGRE dott. !sacco, iù. id. nel ~· rcgg. bersaglieri. Id di Pado,•a. 11EROXDI dott. llartolomeo, id. id. u11l 5° r;:gg. bersaglieri. ld. di Firenze o oom:~ndato al succttrsnle di Li,•urno. :M AR.ANI dol;t. Alossundr·o, id. id. nel 1• r;~gg.' bersaglieri. Id. allo spcdalo divisionario di Bologna. CAO dott. Anto nio, iù. id. ucl ~· rcgg. bersaglieri, ld. allo spedale di\'isionar·io di Geoo\•a, c comundato all'infermeria di Cagliari. ZADEl dott. Luigi, iù. id. nel 3° regg. Lùsagliol'i. ld. allo spcdale di Yisionario di )fils~ina . YALLE dott. Eflisio, id. id. nel 4° r·cgg. bersaglieri. Jd. di Pcr·ugia, e comandato nl succursale di Aocoua . scm AROLl dott. Alessanù•·o, id. id. ucl 5° rcgg. bersaglieri. Destinato a disposizione del comando geo. della divisione militare di Roma . RICCI dott. Vincon1.o, mcd. di batt. di 2" classe addetto allo sr>cdale divisionario di • apoli, c comandato al succursale di Capua. Rient ra allo SJ1Cdalo dirisiooar·io di Napoli. NICOSIA dott. Paolino, id. id, addetto allo spcd11lc rnilit. di Catt111zaro o comandato a Cosenza. Trasfe rto allo spedale divisionario di Cava • (Salerno), continuando a ri manere comandato nl succ. di Cosenza. IRACE dott. Gn bl'il)le, med. di ba.tl. di ,, .. classe, adde tto allo spcdale dh•is1onario di Catanzaro. Jd. nel ~ 3° rcgg. fanteria. FERRAR1S dott. Luigi, id. id. addatlo allo spedale di\·is. di Dologna. Jd. noi 46° id. YIG!.JA'Xl dott. Carlo, mcd. di batt. di ~ .. classe nel corpo tappatori del genio. Id. ncli'H 0 rcgg. d'artiglieria.


··vn,"CI dott. Carlo, ìd. id. addetto allo spedale divis. di Napoli, e ,co-

.

mandato al succurs. dì Casert:J.. l cl. >l 0° id. CÀNNAS dutt Ellìsìo, med. dì batt. di ;"" classe, addetto allo spedale divis. di Parma. I (!. o• r~ggì mento fa.nteria. ,'BRACCO .Michele, farrn. capo dì ,,; classe, addetto .allo spcdalc militar<l l dì Parma. Id. allo spedale divì.s. dì Bologna. ccC4RRERI Al:tilìo, farm; c::po di ~" classe, addetto allo spcdale divìs~ di Bologna. Passa cor)l:mdato al succursale di Parma. -GALLO Gernumo, id. id. addetto allo speda!é milit. di Catanzaro. Trasferta allo ' speciale divisionario di lll'essìna. l3EVILA."CQUA Giosuè, fu•·m. addetto allo spedale divìs. dì Napol.i c comandato al succursale di Capuit..,. Id. id. id. di l\[cssìna e ·comandato al succursale di Catarizaro. · 2UCCOTTI Luigi, f~rm. addetto. allo spcd;~lc divisionario di Torino e , comandato provvisoriamente al labora'torio chimico fat'llH\C ; ll}ilit. Rientra allo speciale. divisionario di Torino. C ERASO Vinc;~nzo, farfr!. addetto allo spcdalc rnilit. di Catam:aro e co~ mandato a Cosem:a. Trasferta allo spçdalc div.is. di Cava (Salerno) continuando a rimaner~ comandato al succurs. di Cosenzri.

Per dettwmin.azione J11i:niste·t ictle dell'8 geima·io 187~. 1

1\fOSCI dott. Fra ncesco, médieo di battaglioni) di f• classr , addetto allo spedalc divi$ionario di Verona e comandato al succursale di Mantova. TraSferto .nel :~6°. regg. fanteria. 1T.ALORANI dott. Filippo, id. .di 2" classe ·nel.36° regg. fantc.ria.ld. allo S})Eldale divisionario ,di Po,dova. · GIACOìliELLI dott. Ai1gusto, id.id, addetto· allo spt~dal e division.di Verona. ld. nel 6° regg. gtrtnatiN'i. · 'l'ETRONJ3 dott. Bcrardino, id. id. nel 6° regg. gi'anatiéri. Itl. allo sped; · division·. di Napoli. :I'UFANO dott. Gaetano, id. id., addetto ·allo sped. di visìon. di Nnpoli. Id~ nel 36° rcgg. .fant'aria (4·0 battagliono}.

Con .R. Decrct'i clel 24 <Uc.embre >1870. ..A:RMELLINI dott. ì\Iarco, medìco ·di battag\. eli ~ (>classe, addet. allo spcd. division. di Alessandria. Concessogli a datare dal •o gelinaìo 187•1, l'aumen to di .stipex1dio di L. 400, onde portal'lo a gode!'e della paga


1).1 ' asse~nata al grado immediamcutc s\•periore ,per

a"'er passato un secondo quinquennio in effettivo S()n-izio nell'attuale suo grado, a:mcntc dell'articolo 4° della legge ~ giugno 4866. :MOSCI dott. Francesco, medico di battoglione di 4° classe addetto allo spedalc di vision. di Ycronn. Id. a datare dal ·1° gcnuaio ~ 8'7 11, l'rmmonto di stipendio..,di L. 400, per aYe t' passato un quinquennio in effettivo servizio nell'attuale suo gru,[•), a 111cnte dell'art. 4° della leggo ~8 giugno ·1866. THtRTOL!NI dott'. Ce)sr,, ii.!. id. nel 21° mgg. fantcri.a. ~d. id. PlTZORNO ca v Giàcomo, ici. id. nP.I' 27° iù. Jd. id. 1\IURA-AGUS dott. Giovanni, id. id. ne l rcgg. g111de. Id. id. PISEDDU dott. Antonio, id. id. noi 6° regg. granatieri. ld. id. GOYERNATORl dott. Vincenzo, id. id. presso lo spedale divisionario di Torino Id. id. GHOSSO dott. 1<ilibcrto, id. id. nel <H" fanteria. Id. Id. LUGARO dott. Emilio, id. id. nel 32° regg. fanteri:~ . Id. id. ROlllA);O dott. Giuseppe, id. id. presso lo sped. division. :li Bari. Id. id. VESPASIANI dott. Giulio, iù. id. id. di Venezia. ~d. id. IMPARATI dott. Mariao(), medico di battn:;l. di ~."' classe nel 4° regg·. artiglieria. Id. id. DE RENZl dott. Giuseppe, id-. id. nel 2° regg. fant. Id. id. GRIMALDI dott. Fraucesco; id. id. nel H " id. hl. id. VASSELLl dott. Aristide, id. id. presso lo sped. disision. di :.\lilano. Id. id. LlBROJA dott. Luigi, id. id. nel 67° regg. fanteria. Id. id. CAJIPOBAS:;O dott. Giovanni, id. id. nel 9° id. ld. id.

, Con R. decteto dell'S .IJCIIIWio •I87L COSTANZO cav. Gioyanni Domenico rnçdico capo nel .cot·po sanitario rnilita t·e collocato a riposo in seguito a sua domanda per· anz.ianit~ di sorvii:io e pel' ragione d'età cd am111esso a far valere i titoli al conseguimcuto di pensione a datare dnl 46 gennaio ·l 87i c promosso u!liziale ucll'onJiuc della Corolla d'Italia.

Coa R. Decreto in dat't rlel ·13 genllaio ·1871 . S. il/. il Re ha. {allo le seguenti nomi 11e tlcll' Ordine dei Ss. ilfauri~io e Lazzaro. A C.l. vAJ.It:RR.

PANIZZARDI caY. Ft·ancesco, mcd. dirett., addetto allo sped. di Torino. PERETTJ cav. Gio. :Mària, id. id. id. di Siena. BINA.GHI cav. Ambrogio, 'ìa. id. in aspcttatira tt :Milano.


Con Il. Decreto del ·13 gennaio 487·1. 'S. M. il Re ha fatto le segu.ent·i pròmo:;Ìon i e nomine nell'Ordine della Coro}la d'Italia. An UFFtctHn.

:CERALE cav G-iacomo, ispettore sanitario.

A CAVALIEIIE. -CIPOLLA cay. G-iuseppe, medico djrettorc, addetto allo spedalc di Bari· 1\[0~T Ah'! Carlo, farmacista capo id. id. di Alessandria.

Per 1!. Decreto del 29 clicen~bn '' 870. PASQUALIGO dott. Pollegrino, modico di battaglione di 2" classe presso lo Spcdale militare di Veae-.da. Collocato in aspcttatin_ per motividi famiglia in seguito a sua domanda, a datare dal 46 gennaio 4874. .ZECCHINI dott. G-erolamo, id. id. nel 36° fantel'ia. DispeJJsatoda! se.rvizio in seguito a dimissione Yolontaria, a datare come sopra.

Il Direttore Merl. Ispc~tt. C ER.I.Lll comm. Giacomo. Il Redattore Mcd. Dirctt. cav. BAROFFJO Yartini Fedele, Gerente.


ANNO XIX -

Firenze, 1 a 28 febbraio 1871. -

N. ,,1 a 6

ME.MOIUE OJ:;[ GIN ,\.:1.-I

..

C ENNo cnr'J'rco suLLA PATOLOGIA nr~LLE OssA PER rL n oT't'OR A:-fGELO Mosso MEDico nr BATI'AGLlONE .

(Lelto i,n nna Gonfarenzcb clrllo Spedalc di'· G(l:Vfl). s ~ riccrcbia•n<> lA stor:a clella Medicina

· ci pert--uU<.h:r~:mn , J ch e i prh~cir.tii torare·J•~icl :;•;at.uri~O~ DI) ò.gtlo r1~od::t.llé OO~ÌO ..

t:i di !lsi<ìlogi" od t:natom iu. patologica,

nssi<L che la pratica dipt:ndes~mprc cJnUa. \.~•li i;.t, come •• fare e ~o ns~gueu,z::\ del pen s:u-~

tJtLI,H<)l'H.

Rintracciando per mio passatempo alcune cogul7.Joni int orno le ossa, erami .sotto molti aspetti sembrato che il periostio fosse. una semplice guaina fibrosa posta intorno le ossa, in quella stessa foggia che altre analoghe involgono molte parti dell'organismo. Studi.audo più a(ldentro tmvai che lo spessore del}'leriostio non era egu ale in lu tta la sua eswnsionc ; ma cl_1e essendo più sottile, dove era più attivo il lavoro della o:;;sificazione, come nelle estremità delle ossa lunghe, si poteva stabilir·e e3sere il suo svi l ~ppo in ragione inversa di quello delle osga, Quindi OS$érvai che le fibre del periostio nelJa superficie intet·na della 'colonna vertobrale, e del cranio, si g(:lttavano come nn ppnte da una. vertebra a.ll'altm; ~ vi~i ragionevolissimo che altt·i cousider:1sse le co.psule a rticolari come una _falda del pel'iostio che si getta sulle articola.,zioni. Fu dopo queste prime csperiem~e che mi invogliai di uno studio S!,!lla generazio.ne dP.lle ossa, e di ed i opera a queJle -ticerche ùi cui pubbÌicài un pl'imo saggio nella mia tesi di laurea,_ pet· dimostrare che il periostio non prendeva parte ai fenonteni del\a ossifieazione. Giornale di llfedic. milit. 1874.


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Sarebbe del più gr·ande interesse per la scienza una storia delle ossa, che raccogliesse fecleli11ente. e nel ìoro ordine cronologico, t utte le o:s:;erva;.:ioui, J.e teortche, e le ipotesi che si produssero intol'no al loro accrescimento. Per quanto sia gl'ande la voglia che ho d'accingerm i a questo lavoro, non ne ho per anco i mezzi ed i materiali necesarii: nè que:sto sarebbe d'altronde tempo opportuno a tentàrlo; tuttavia da che sono nella patria del celebr-e medico n apolitano Troj a, I}On posso tacere, che egli già. fino daJI'ultìma. metà del secolo scorso :weva osset·,·ato: che scalzando una certa porzione di osso in tutta la. sua circonfer enza· del periostio, tromva riempito il canale midollare di un n uovo osso, per tutta qtrclla estensione in cui il periostie era stato toltQ ; e rigonfie superiormente, ed infel·iormente le por;.:ioni clell'antico osso che si erano lasciate intatte. Ora io dom-ando a voi se poteva darsi un'esperienza più felice per dimostrare l'indipendenza dell 'ossitìcazione dal peri ostio; e l'efficacia delle cellule midollar i nelht. ossifi.ca.zione? La prima e la più ovvia di tutte le deduzioni patologiche, che sorgono dalle mie ricerche, è la quistione delle r esczioni sott ope1·io:stee . Questo procedimento operativo che d estò t::tnto entusiasmo, e tante speranze nella chir'urgia moderna, bencbè corra pieno di fiducia sulla bocca di molti; all'occhio del critico, non è più che uno splendido nome, il quale nasr,onde la propria impotenza sotto la veste fant astica di cui l'aveva adornato in Italia fino dalla culla l'ingegno poetico del Larghi. Io ebbi la fol'tu na di poter passar e alcuni nn n i al fb.nco dell'illustre chirurgo il comm . G. B. Bm'elli uno de piit celebri e de' l)ÌÙ a r·diti sostenitori delle resezio.ni sottopf'riostee; e, mentre rumoreggiava ancora per l'Europa la fama . delle sue operazioni, lo vidi, cessato i'l primo entu.siasmo, desistere e rinunciare ai casi più facili, ed eleme1otari di resezioni; quando precisamente tutte le circostanze erano


eosi favorevoli, che sarebbesi 'fatto alcuni anni prima un delitto il non operarli. Il tempo è. gindice supren:o di tutti i t rovat i d ell' u omo~ 11ia solo· a }JOchi eletti è concesso di intendère i suoi prim i, e siùill ini responsi: tne.nt re gli ingegni med iocri consumano invano tu t te l e loro forze sopra di un infruttuoso sentiero . Ollier, dopo aver scritto il suo preg~vole Trattato spe1'imentale e clinico della ?"i,qeneraz?·one delle ossa, ed aver scopet'to lo st•· ato osteogenetieo sottoperiosteo, cercava (l i rattizzare l'ardot·e per le r esezioni sotto periostee, racc,vnanda ndo al cong re~;so di Lione la necessità tli l asciaraderente al periostio lo stl'ato osleogenetico, ed anche lo strato più esterno delrosso·. Il Sedillot scoraggiato di non poter ottenere la. riprodu7.ione delle ossa, e credendo sostenere la virtù osteogenetica del periostio, inventava il suo processo de ll'é~;idement: che a miei occhi, cd h o fondata ragione di sperare, che agli occhi di chiunque non abbia prevenzione di partito, è una pt·ova patente della sua impotenza. Cercai di mostrare nella mia tesi come il periostio sia formato di due stt•ati differenti per l a loro origine, pei loro r appor ti, e specialmente per la natura. degli elementi di cui sono composti. Le preziosissime indagini del Billroth sulle malattie delle ossa, avevano già fatto vedere come sia nello strato superiore, formato da connetti\'o lasso, che hanno sede i processi infLunmatori delle così dette rJeriostiti . Ma questo strato, e lo ammise pure Ollier, n on è parte i. n tegrale del · ve l'O pèriostio : esso è un a parte del tessuto cellulat'e circonvicino, una continuazione delle aponeurosi e df.'legamenti, e del te.ssuto in termnscolare. Il vero periostio gi ace più sotto, ed è per sua natura così res tio alla i nfìammazione, che, a somiglianza dei tendini, dei legamenti, e delle aponeurosi, cade per vasti t rat ti in ne•Crosi, piuttosto che seguire· i processi della infiammazione , t


5{Ì

quando vi si arrechi sopra una contusione. od una f~rita.. Onde, quantunque nella pl'atica volg:we del giorno, nelle scuole, 11e' trn'ttati, non meno che nei libri t'ec·cnli di chirurgia e di anatomia patologica si consideri ancor~~ la pel'Ìostite come la sola, o la più frequcn~o ed essenziale di tutte le malattie delle ossa, io dico (che essendo obbligati a ritenere lo strato di connetti vo las~o peri muscolat·o e pC'l'itendineo, che sta intorno alle ossa, come affatto disti11tn dal periostio, e eH) per no'n cadere nella nccessi~'Ì e nel gr·ossol<Lno errore eli dover chiamare col notne di pcriostil) tutti gli altri tessuti sonapposti alle ossa.~ comp1 esa la pelle stessa, che sta pul'o intoruo di esse) il numer" tlell ~ pr.n'iostiti rle,•e e:-sel'e immensamente scem;lto; c f·he, ~· · non scompat'e affatto, dobbiamo però audare ass.ti cauti nell'inferire tutte le malattie dello ossa :1d un processo 11ogistico che è tanto difficile a de:starsi iu un tessuto fra t.ntti -i.l meno C'apace.

II. Le pi1't attente indagini avendo messo in chiuro d1o l'infiammazione primiti\·a del te::;suto perimuscularn e peritendinen . <'he sta intorno al periostio, è tlll fattn assai raro: noi dobbiamo cercar·e la ragione dei flemruoni profondi, cl1~ sono pul'e cosi frequenti: e ...-edere da qual teS:>uto proceda la fl ogosi. ;\. questo proposito io l'icluaruerò alla vosh·a menrntia ht facilittì. g.raudis.;ima con la quale gl i irt'itamenti sofft•l'ti dalla midolla si pl'opagano alla superficie dell'osso. - Questa facile ,tiffusione della flogo~i alle parti vicine non è punto una JH'•Ipriel.ù specifica dello ossa, o del loro mi.lnllo: poichè voi sa1•f•te come Ja materia flngn3ena accumulata nelle ghiandole pl'uduce assai spesso l'infìammazio11 e ùel tcssulo elle la circonda, senza che vi sia. distruzione della ghiandola stessa. Già da molti anni il Roset· aveva llt)tato che nell' osteomieli te l'adipe e i prodotti dell'i nfiammaz ioue si diJl'ondoJJo per mezzo di canali haver:Siani alla superficie dell'osso. Il Pl'Of.' Billroth diceva recentemente in una lezione Sll


l)~

modi eli ptopogarsi dei processUlogistici. «Molti suppongono, che il periostio nnga sollevato dall'osso in vitti! del pus ·che geme da ll'osso. Tale supposiz·ione non s<1mpre s'avvera. Nei casi di o5t.eomielite di merlia intensità. la sostanza flogogena attraveesa pure il perio.stio ed agisce nel molletes-. suto d'intorno: i n tal caso, praticata !"incisione dell'ascesso, ·non troviamo snuda.to l'osso, ma ricoperto dal periost.io o del t utto o.poco .meno. ». L e osservazioni del Bìllroth sono di grandissimo momento nella scienza, poichè · egli, al merito i neontt·astato di essere· uno dP-i più celebd chirurghi mo !el' ni , aggiunge quello molto piu rat'O di. essere un valcntissimo istologo . I suoi lavori, che seguii fede] mente, recarono grand issi ma luce nelle malattie delle ossa, ed agevolat·ono la stt•ada Jil ritrovamento ·del vct•o: benchè sianò ancora gravi le tenebt'e, e svent;.;.ratamente assai gl'avi gli et•t•ori che portano seco il funesto reta.ggio di nomi illust1·i in questa par te della scienza. Virchow stesso diceva, or non è ancora gran tempo, che il tessuto osseo dava per ultima metamorfosi regressiva H midollo, che era il te~'mi ne fisiologico della formazione orgrunica delle ossa. Ora con buona grazia del Virchow Ja. sola emhciologia bastava · per dimostrare l{!. insussistenza di tale asserzione! 'l o vorrei che la patologia delle, ossa incominciasse collo s tudio d'e lla loro generazione, perchè ~ssa può d~rci il bandolo de' più iutricati fenomeni morbosi. E valga il verq : mentt·e nell'osteogenesi, ad ~sempio , l'os~ifìcazionei ncomin~ eia pel' melle ossa nelle parti più in teme, e si diffonde alla periferia.• tenendo dietro alla presenza dei va~:;i: il ~i­ dollo pr·imitivo è rosseggiante e p1·ivo di grasso: la sostanza. d~lle ossa è sp.ugnosa prima di essere compatta; noi osserviamo l'infiammazione ò.~starsi frequ entemen te nelle parti "Profonde, espandet•::>i alla superficie per ìa via naturale dei vasj, od il gn\sso assorbito e scacci ato scompari re per c~ >der posto al nuovo midollo r osso, che sfoggiatamente cre.scendo invarle i cauali e gli spazii l1aver:>iaui, f<,\tti sempre.


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più grandi, fino a che la sostanza compatta ritorna del tutto. svugnosa e sottile. L'osteomielite è un caN1po p1·esso che inesplorato. e .vastiòsimo in cui non oso inoltraemi per la mia dappocaggine, benchè mi attragga atl"ascinato la sua ri cche~za. It'ritando con vari mezzi le ossa, mi accertai molte volte che il primo fenomeno ad osservarsi è la moltiplicazione delle cellule midollari sotto il periostio, nei canali, e negli spazi l1aversiani . Questo risu ltato di ripetute esperienze, essendo r iconosciuta l'i mpotenza del 1periostio a gener·twe anche le sole cellule che stanno sotto di e:-;so, doveva inclurmi a concedere una pn.Pte essenzialissima all'infiamm a?.ione ed al l'iperplasia del tessuto mi doliare. I o so molto bene di non avere nè osservazioni, nè cognizioni che valgano per discort'cre l'isolutamunte in rnateria tanto difficile: ma, da che non ho alcuna pretenzione di sentenziat·e, i'l pero mi pet·donerete, se dico di aver tro:v ata in quasi tutte lo malattie delle ossa, da ll'osteomielite acuta. al rachitismo, dall'osteomalacia, all'anostosi C'Ccentrica del BJ'nns. non meno che neJl'.osteite e nelJa cal'ie, profonòamente alterato il tessuto midollar·e; e se per molte considerazioni inclino a ' credere, che in quasi tutte le ma· Jattie delle ossa, eccettuati alcuni accidentL ft•a cui ricordo la (]ifferenza nell'attività del processo morboso, e la. gràndezza in cui rimane limitata la· sua sfera dì · azione, risieda l'essenza del processo p~tto~ogico nell'infiammazione del tessutò midollare. · Una lunga esperienza avendo dimostrato che ad una certa epoca si attutisce, e diventa nullo il 1n voro vitale del ·pel'iostio, noi dobbiamo r estare giustamente met·avigliati, nel vedere fino all'ultima decrepiter.za più o meno attivo il midollo, é lo scambio della materia nelle ossa. Bastava a mostra rlo l'atrofia senile, che si manifesta così chial'amente alle arcate alveolari nell e mascelle de' vecchi ; rna Vulpian e Charcot studiando recentemente lo scheletro in età molto .avanzata scopel'sero un affezione che ha molti caratteri del-


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l'osteomielite; e consiste nella rarefazione del tessuto osseo, nella diminuzione e nello svanimeoto del grasso, nell'abbondan te produzione dì midollo rosso, che riempie i canali e e g li ~pnr.ì midollari aumentati . Le co~te si ·l'endono sottili, presentando quasi tutte fratture 1·ecenti, antiche, e cons91idate; mentre le ossa pia tte, qnclle del cranio e del bacino, sono per converso non raru.m en te inr:;pes;,ite, e ripiene di midoll11. rossa, con le cavità midoll al'i assot tigliate e più grandi. Non potendom i fermare in molti particolari volli toccare d'n n salto le ultime fasi delrorga.n ismo, per most1·arvi quanto si conservi attivo ii tessuto midollare, anche allora quando i n tutti gli alti·i organ i va lentamente spegnendosi la vita: ma nell'infanzia le infiammazion i della midolla sono fatti cosi comuni, che io affermerei di buon·a voglia, che quasi tuttè le malattie della ossa devousi all'osteomielite _parziale o diffusa. Ayendo avuto occasione l')ee studiare d\te casi di osteomielite acuta, VlW<tltlento esemph11'Ì, di CllÌ llllO fu SCeltO ad argomento della m ia storia cl1irurgica di laurea, non so restar capace, come il Uarmy, aut01·e di uu libro pl'egevolissimo sulla rigenerazione delle ossa, si sia lasciato sfuggire che egli sarebbe i nclinato a soppri mere dal quadro nosologico questa nuova denominazione : dicendo, chtl tutti i casi che egli ha esaminato non erano altro, che esempi di. necro:si e1l aggfnugenclo per soprappiù ehe sarebbe lo stesso di tutti g li .altri,·, quando potessero perfettamente esaminarsi . I o vi confesso· un' altra Volta ingenuamente di avere 11è i mezzi, nè il tempo per tracciarvi, non dico un quadro deirosteomielite: ma neppure un abbozzo delle sue modalità; però posso accertarvi· di buona coscienza, che l'osteomielite andrà acquistando sempre maggior terreno nelle classificazioni no~o l ogi che e Che la scienza dovrà riconoscere finalmente l a sua grandissima efficacia in ~utte le malattie delle ossa.


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·Noi vediamo ,infatti corhe di giorno in, giot~no vada tenen'dosi minor , conto delle altre parti accessori.e a~lfl ossa; p~t·cui Ja efficacia. stess:;~. gt·andisima çhe ·; tell'osteite er.asi data dal Vircliow alle cellule ossee 11a perdulo dal suo pr:estigio; (~ - chi c_ i·edesse ora chçJ Ja sostanza compatta i:lelle ossa _sia nei fenomeni dc3Ha: -flogosì pur.amente pa:;;siva, non sarebbe lontalio dal vero; ·a·; eud~ dimostrato Fesperienza come. si sciolgane, o si ·corrodano per un ffl.tto .meccanico i bastoncelli d'avorio, ed ··i pemi di osso che Die;l'enbach, cut'ando le pseu~loaetrosi col suo metodo, piantava nelle ossa malate. Gli studii recenti ci hanno mostt·ato quanto siano ancora fi.tte,, le tenebre che ricopt•ono i fenomeni della i nfiammazio. ne. Noi dobbiamo concedere umqiati che la scienza è p.et'· ancora· nelle fascje, - e che oggi appena si incomincia lo studio delle alterazioni.proprie ·ai tessuti. Ft'a tqtte le definizioni,. le leggi·, le teoriche, i concetti che avev!lno dominato questa parte integrale della Patologia, non ve ne ha una sola che abbia -resistito alla prova.,infallibile dell'oculata esperienza; ma si distinsero )e concln::;ioni del di.scorso,' non si negar-oJ.lO i . fenomeni che la osservazione aveva disvelati., siriconobbe l'audaci ~ del gener-alizzat'e l'immaturità .delle' leggi ,_ non si negò .il b,i s~gno di aP.pur·are i f<~-tti, 1a necessita degli scoprimenti novelli.

III. Un fatto del più gL'ande momento r~ella patologia delle ossa, cui nprL, fu .dato il p,eso, che certarnen~e si merihh è la immensa r;icchezza "di ,;asi sanguigni che ha ,la midolla, e la sostanza dell'osso in confl'onto della minim~ di cui va pi'ovveduto il , periostio. Questf). •è una- circostanza da ten~rsi in · gl'andi~simo conto,'poich~ conoscianlo la parte .,attivissima ·che haurio i vasi nella orditnl'a della flogosi; influenza che non fu punto scem~~.t~ dal!e odierne ricerche; eh~ vi appor· tarono invece nuova e più ·splendida con~e~ma. ~bntegazza e Schifi' tag-liando i nerv;i ,vasomotori di un art() r.iscontrai·oao l'i p,e rtrofia ,delle. ossa cagionata dalla pr0·duzione di sostanza. spugnos~, con diminuzione -di peso, ~


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di sali calcarei, Bizzozero o:;seevò dopo il medesimo taglifl, ,che in alcu ni puriti erasi fatta la sostituzione del midollo rosso al midollo adiposo; e finalmente senza, parlare degli studi di Bill rotll e Volkmann, dirò solo che, dopo la scoperta fatta da Conheim e Stricker sulla · migrazione de'corpuscoli bianchi dai v1:1si sangu igni, la loro presenza si deve considerare come un m.omento di grandissimo peso nei processi. ·della infiammazione. · Egli è consid~rando il midollo nelle sue Y::n·ie modalità e nelle sue relazioni col periostio, coll'os.,ificazione e coll'ematopoesi, che noi possiamo renderei ragione di molti fatti patologici, che non hanno per anco una soluzione plausi·bile. Ed è per questa via che giungeremo a comprendet·e, perchè le malattte siano, ad esempio, più comuni nelle ossa corte clH~ nelle lunghe; più ft•equenti nella· sost~nn spugnosa, dtc nella c9mpatta; 'e più ancora nella allolescenza -che nella vir·i lità; negli otgaui:smi denutriti fiacchi e scJ·ocfolosi, che in· tutte le altre,. costituzjoni del corpo. Per umore di brevità 110 11 vi parlerò dell'opinione ò e t~ tatami da alcune indagin i sull'osteomalacia; nè delle r icerche che ho sopra di essa instituite, nè di quelle che ho dovuto tralas~iare; e mi tacerò ezianùio sopra . alcune interessanti ossen'azioni cliniche e necroscopiche, le quali dimostrano come certe malattie del sistema osseo riconoscano per ca l~sa efficiente il depauperament.o dell'otganismo e del sangue . . Tra i fatti clinici studiati, mi sovviene un individuo sui 2 0 anni, di una costituzione primitivamente robu:;;ta; in cui eransi improyvisamente sviluppati i sintomi ' della ; ifilide brziaria, co n un-a gravissima affezione delle· ossa; sen11a che si potesse trovare altra causa di tau'to impt'ovviso accidente (perchè solo un mese prima su~esse l'infezjone sifili tica) tranne il calo, e la denutrizione del sangue prodotta da molti salassi fatti gli poco innanzi, se non erro per ·.una pleurite . Ho ve,duto nell e ossa alcune forme morbose che volgendo


n lent.amente a gnarigtone si inciprignirono e peggiorarono rapidissimamente, p ercl11~ si era cur ata una leggera malatt ia i ntercorrente cqi mezzi ct·eduti antitlogisl:ici, e ~ pe­ cialmente colle sottr azioui sanguigne. In simili ed a ltri accidenti non si cadrà più quando sar anno mPglio stabiliti i rappo1·ti che legano l'ematogene::-i(l ) al midollo; il midollo colle ma lattie delle o~sa. I o ho speranza eh(~ quest'epoca non sia molto lonta na; ma se d ovesse giungere anche assai tardi un ben eficio da queste ricer'che al la pr atica, non dobbiamo spaventarci delledifficoltà, e quel che è peggio d isper3re della scienza: poic hè in essa non vi è altro limite che l'ignoranza dell'uomo. S e ora al l etto dell'ammalato ci riesce per esempio dif-· fìcile il diagnost-icare i diversi processi dell'osteomielil.e, da un flemmone profondo, non dobbiamo desistere dal cercare ogni modo pe,r ren1lere completa la diagnosi : pcichè si incontr ano le stesse difficoltà per il diagnosticò differenziale~ con altri focolai infiatnmntol'ii, che possono trovar:;i in altri parti del corpo. La dilfìeoltà è relativa alle nostre cogn izioni attuali; ma la diffeeenza fra il flemmone profondo, la periostite, e l'osteomiel ite , cireoscl'itt a, o diffusa, è radkale, ed assòluta.. Quindi non d'o bbiamo saLrific::tt'e un cQncetto pat ologico, che ci indica l'essenza di. processi a ffatto distinti, ad un nom(l, che è il portato di un a osscnazione suped1ciale, e elle riesce comodo solo· per chi non voglia darsi altr o pensiet·o . , · La 'nornenclatura, e la classi ficazi one dcllP- malattie, cbme<tue11e ùcgli animali e delle piante, si appoggiano sempee nei loeo principii sopra di un solo carattere esferiMe, cht:- è ('l) Pnrl nnclo delle fuuzioni cmatogNtiche della J~o rz i o nn spu g)l l )~n delle ossa, non crediamo si possa intl'alusr.iar·e di ricorclar·e i concetti, po1· quanto sommarii ed intuitivi, in prnposito abbozzati dal C01icsc iu ulcuni suoi la,•ori ed anco nella sua memorictta sugli organi adenoidi c, gbiandoleJinfatiche, L A HEI'lAZIONE.


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spesso del t ntto acci 'lènt1tle; Gfuesta è l a via che segue na-· tnl'almen te l'i ntelletto um:tno nel suo progresso. Solo più tardi collo sviluppo cieli a scienza, le classificazioni vanno lentamente, c stabilmente fondandosi sopra la esse_nza delle cose, e snl rapporto delle cause agli effetti. · Penlonate , o Signori, se mi trovate incamminato rer tjDa via jn c ui ma.ncanJni le forze pér toccare ]a meta. Io mi lus ingai nella speranza d i poter spigolar e umilmente alcuni , fatti sopra il sentiero dell a scienza; tre p.iclante e tlubbioso-1 di tutto mi arrei:tai tratto tra tlo a meditare• sulla !)OCa. rn.e::;se che tenevo fra le mani; paventando sempre elle h fantasia. e l'imaginazion e mi spingessc!"o involontariamen. te alle calcagna di quei grandi che procedono sicuri dominando col loro ingegno la scienza. Io vi ho parlato con .animo pet·itoso ùei mie i lavori, e "delle mie ricet·che nella speranza di avere il vostro sapien te · consiglio : po ichò in mr. è di gran lunga maggiore il desiderio di impa r a re, che il piacere' di insegnate agli altri: e credo non mi negherete nè i beneficii della vostra bontà nè i favori della vostra a mici~ia; giaccbè se mi fosse stata richiesta una comunicazione invece di uua confidenza mi sa rei fuor eli ogn i dubbio taciuto: essendomi per lungo r icordo stampate indelebilmente nella memo1·ia queste parole di Galileo : « le cose osser vate di nuovo e lontane da comuni e « popolari pareri , ci mettono in necessità di dover asconuere « e tacere qnalsivoglia nuovo concetto, .finchè non se ne « al•bia d imostr azione più che certa e palpabi le; perchè « dagli inimici delle novità, il numero de'quali è infìnito, « og!li errot·e, ancMchè veniale ci sa r eùbe ascritto a fatto· « capi tal issi mo: g iacchè è in valso l'uso cl.Je meg)jo sia cr~·a:· « coll'universale, che esser :>ingolare ~el rettl').mente cliscor« r ere. »


KIVIS'J.' ..\ DIU GIORN ALI

SO PilA ,\ LCUNE NUOVE OPEf\.\ZTO:•Il O' OCULIST ICA

Coulisi. 1J; un'opinione comunemente invalsa che le aderenzl• del bordo pupiì\.1re alla t:apsula del crbtalliuo come po:>Lumi di una irile l

Sltl{.a

predispongano alle recidive di questa llùgosi. Se anche non si vogl ia concedere a taio propo:>izione un wlort' as::-olulo dobbiamo però riconoscere ehe nell:~ granù e ma;;gioranza dei' casi essa è snffrélgala dai falli più in conlesla~>ih . Allo scopo di 311ontannrc lepcrieolose conseguenzeJella sìocc· chia Graetre h:l in lt'OdoLtò l'iridectomia , col ta quo ie operazione egli. l'iuscì quasi sempre a premunia·si contro l'insorgenza di processi llogislici e di far l"t'Lrorcdcre in parte le morl.lose alterazioni ordilcsi iu conseguenza dei mede$imi . Di fr·o nte a questi \;mtaggi bisogna tcuer conto dei piecoli inconvenienti inevitabili dell'aLLo operativo; tali SClno laddorruazionc che solfre r o"cchio, circostanza che J)('t' molli ammal<~ti merita considerazione; inoltre la posizi ol')e eccentrica e la notr·vo lc gt·;n1rkzza t;htl la pupilla acquista in scguilo a li <~ più o mello ahhoruJuute: e:scì.sìone.

Nell'anuo :lS57 Stre~Liì 1~1c1 ha propo~to un metodo opeea tori o. Gfle t;onsi ~ tova ne l hberar·c l'iriù e dalie sue aderenze seoza taglio, metodo che venne lodato da Weher e difeso t:on moltoardore da Hasncr. Il clist.acro era pràticato medi:11lt e cn unctnet.tç> illtror~•>t.to ner p un ~io n n nolla corrì~:a tra l,'trid c H 1:1 l eutc

·

Nella oostr:1 scuolg questo processo non pnteva inspit·arci grande fiducia perchè si temeva di ledere la capsula c di dar origine alla catnr•ttl.t.a tr;,umatica. Questo tirnot·e fu probabilmen te di ostacolo a che mol~lss i mi al!r·i operatori non adottassero H processo Strealflel d- L'anno scorso il c:lot. P3ssa,·ant pubblicava un ;~Jlro processo di corelisi. Egli pratica una pnn t.u ra al borclo della corn ea, afl'erra co n una pinzetta l'iride iu pl'ossimit i• flc ll'ade· renza e sLrappa ndola la allontana dalla capsula. Se vi ~o no più ~i n ccch ie egl i ripete l'operazione tlopo qu ~ l c he giorno ,, cosi di


,, 6,, sc~uito nno a completa lil'H:taziou~ del m:H'gi tll~ pupi:lare. Però am:he que~to meiOdo non va eseulc tb qualche ct'IIICa. Può avveuire che l'iride pt•otru 'a fll'lla !'t!riw e che IH'I' la fu$iOno di questa mumùraua colla cìcalt'itle :;i stalJil i:;ta una sit~ecchta an· teriore, iucuuvcuientc ·che forse si potreUbc e'•ilare pungeu do la curnea in uu punLo dr:;coslo d:dla sua ~criferia. Di m:~ggior peso è la r:ousidt•raziO tll! che l'iriJe reagtsce lacilmentc contro qualunque violl'IIZ:t, c le laccrnioni prodollo dall'op(·razione òauno luogo geue ral10cnt c :Hl un iutcn-su procosso flog1sLi<:O. Ciò nullameuo le csper·ren7C fatte tiuo ati ora hanno portato risullali tali ·la giuslilkarc difficilmt•ute quei timon. l casi operati da p,,ssavant. decorrono felicemente e soltanto un caso Opl'rato eia un ::uo amico chbr: per esit o uua siorcchia ;lnlcriore. Nel gcrruaio eli qnest'anuo il profcs. 'Mauthner rifcri~ec in una sua pregiata me1110ria i f:1vorcvoli risul ati ot1rtmli collo stesso melouo. Recen lernente iì doll. lcfTrics publ.Jiirò le sue espcricuzB sulla nostra oper,I?.IOne. Egli l'ha e:.eguitn tredici volte io quattro occhi su l t'C amm:~lali; anzi in un occhio selle voll1' itl uno ùoe volte. iu due lìu;llro ènte una volla dovn eravi uw1 sola siuecchia. Egli const;~Lò oua ~ola volla i fenomcui it•ritatni, in nn occhio solo, nel qu·lle c::,li attaccò per tre \'Oi le surcrssivc la ~trssa si· necchia 1:hù non voleva distaccarsi, c da que lle l'tpetnte manovre seguì un:• lcl!gcm cmorr:1gia nella camera ant eriore Questo caso erli complicato dalla presenza dr uua line membrlJO:l pupillare la qua le cr·a giil :-:p:.rilu sponlancameull! qu.ontlo si licc11ziò il rualalo senza cito il ùolt. fciTries potesse rcucJcrsi ragione di una tale scompar·:w. ~ell o s.·orso agosto il dolt. Schna ' cl ha praticata la corelisi una volla con esito felice c anch'io ebbi occasione di operare collo slt•sso metodo i n un caso che p.•r alt:unc r:rrcosLauze merita d'e:'sl're r·icordato. Un uomo suì W! auui si pr·esentò alla clinica orulistica del prore:;, Adi, con it·tte doppia reciùrva. All' ucdlio d··sll'o si rileva va no mulle siuccch i c, ma la racollb visi va u'; t t •orltlal e. Ncll 'occhio siui..;tr~ qul'sta facolt!l era alquanto dim iu 1Ì1:1 p l rchè trovav:.hi nella pupilla nnn "P«'Ssa memht'ana che· :.~d• ·rha al margìno pupilta!'e in tre punti 1ra i quali apparivano Il'·· l'i ccoli fori. L' iride~; tomia era indicata, ma per spl·rirot•ntàrl' il pro•;csso di PassavanL mi ri~olvctLi per· la corelisi. Pr·a tirai una puuzione nella c2ruea c.rca a i' ' .uJtlauo d<~ Ila sua pcriftma e all'c:.Lerno superior-


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mente e ciò perchè, tu c:aso di ma la r iuscita, fosl:esempre possibile l'ir.idectomia in luogo opponuno; alrerrai posci<l l' ir-i de con una. pinzeLta unci rlata, ma doveLLi ripetctc'queslo allo due volt e p~r~llè l' iri· dc sr lascia,·a dapprima stirare senza staccarsi; non comparvero dolor·i, e quando visilai l'occhio due giorni dopo, qrwst'orgaoo mi appariva pf!ll iùo c la l'erita cici)lrizzata; illl1arginepupillaec reso libero :3i era reLraLlO sotto l'azione ueì!'<rtr·oviua, !<~ membrana pu!)illare si era raggt•rnzaLa e ritirata iult'marnentc e in basso, dimodoccltè cessal:\ l'atropinazione si forlllò uu.1 gran.le pupilla nel posto normale, che aucora sta l'il nd c::>a i11 uue puuti al!~ cap· sula dt:l cristallino. La facoltà visiva miglwrò scusilJilmente ma non e~:a normale per l'inlorhidamco :o dill'u-o Jel vitr·co stabilitosi in preccdcuz:1. Io in tendeva pràLicarc l:l corel.isi anche in bas:;o m:l mi dv1·et.ti ast.eocre da qualuuquc ullerioi'C opcraziorw in causa della iodvcil ità· del pazienteIl caso ora riferito mi mostrò all'evidenza che la corèlisi può esser·e indieala anche a scopo ollico fJU:J!ldO vi sia da r·rnllloverc u na membrana pupil!are e che in tal c:~so, quando il decorso sia regolare e favoccvo le qu e~:> ta op,erazione pnò essere pref.::r ita alla irid ectomia potendo. essa donare la primitiva Jil)ertil alla pupilla. Se poi il successo dell'operazione fosse infausto non avreuro perduto mtlla e saremo sempre iu tempo di praticare l'iridectoinia . Nun osl<;nle il favor·e voic esito nei casi f.no ad ora conQsciuti non devesi però credere dw l'openaiionc sia scevra a!T;\Llo da l>Cricoli, almeno fiuo a Lauto che non sal'cmo in po.-;scsso di un p iù ricco corredo di fal.li. Cosi pure io non con::;iglierci l'opl·raziooe in quei casi che ci prese ntano una sola si11 CCI'.hia. Se questa è piecola. a seconda della sua ~cd e si lascierà dist~ndere in modo dai midr·ialici o dai mioU:ici da noo impedire in alcun modo i movimenti della pupilla, e secoudo la nostr·a e~ pCI'ienza neppure certe sincecll ie d itiu~e. come per esem pio quell e ehe for· munsi per irite sifilitica, iorlichcr·clJbero l'opet'azionn, polchè non in<~orrouo nel l)er·rcolo di recidiva quando la malattia generale sia conveuientemcule trattata c ci prcsr ntano ormai uu lcs:mLo troppo <lltcrato e uon più susectl.ibilc di CO Jtt r·arsi. L'a llon tanamento dell a meiiJbrana puplllare scn7.a tag-lio non è un processo nuoyo. Il prufes. Arlt tìn dal U355 l1n operato un uomo d1c presenLa\'a una membrana cssuclativa quale postumo -.di un irite specilica e l'l)a operato in q1testo moùo; f;.rlta una


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puntura nella cornea alla distanza di 2'" dal centro atT\!ITÒ la membrana con un unci nett.o e la estrasse. Egli o_però in questo modo rerehè l'aveva edotto l'esperiènza che sitf:Hte rnembnme ù,i soli tu oon éH.Ieriscouo ati;) cap~n l a, ma solta nto si tendono an-tcriormeu.te al la (Hlpilla. Egli fu adtmquc il tH'imo che pri.lttcasse l'operazione che di molto s'avvicir1a alta corctisi. di SltU<Jt.lield. 2• Sul t atuaqyio clelln coruea. Un altra operazione sulla qual<l voglio rivolgere l'aucoziooe vostra <HlCOra per hrcve Lt;mpo è il tatuaggio della cor·m'a. Schuh avf:a giù intrapreso il t<.~luaggio a sçopo cosmetico men~re egli lu un caso tli operazio1w . plasiica alie laLbra nel guale mancava afi"ali.O ii colO!' roseo, GOl lilCZZO di spilli t.inti nel cinabro ~~ piantati nella cute impartiva alla medesima il rolorroseo nella estcnzione che desiderava. Nel marzo scvrso il dott. Weckcr ha pubblicato in un r:rp-porto sulla !>Ua cl io i ca uu processo i)f'r colorire gli otTu.;c:lmenti della cornea. Vi sono non pochi ammalali alfalti da estese ciC:llrici alla conea in forma di rnacchie biànche opache ; eodesli ammalati generalmente domandano ' il soccorso d1~l medico più per essere liberati da una deformi tà che per migliorare la lorovilòla. Il Wecker operava iu questi casi colla pu11la di un ago da cateratta o conqualche a\lro ngo munito di una doccia oppure con una tinissima penna d'acciaio colla punta di un solo pezzo, tiugendo lo strumento nell'io chiostro di china e pungendo poscia replicalamente la cica trice; ogni pun l.m'a si colorava in nero e la macchia acqtiiste~va nel suo comì)lesso nn colora:menlo grigio scuro e un aspeuo mcuo defom~c. · Il tatuaggio è pratica lo in parecchie sedute cd essendo le cicatrici della cornea insensibili l'operàzione non proroca il minimo dolore si che gli ammalati possono auenden! al le loro occup<tzioni. Per cortesia del m·or. Ari l io ho pt•aLicalo il latuaggio quattro V•)jte e per due volte ebbi a loclarrni clei più bei risultati. Irì .uu caso t.raLtavasi di un ' IP.ucorna <.:entrale opaco; l'opera-zione fal:la ill lcrpolal.'l!nc~ute con ,·ari i giorn i di riposo riusd senza provocar!:\ dolore uè irri tò menomamcnlc l'occhio, auzi mi riuscì in moJo da ~03lituire al lcueorna una macchia nera centrale simile alla pnpilla. Nnv;li allri tre casi l'iride era impegoat<t nella cicatrice ; dopo l'operazione, dul'artte la quale il malato aveva accusaLo vhi do-


ts Jod, si stabili una forte inie.ziono clliare che rese ncccssnna un:~ più lunga pàus;1 tra · una s~duta e l'a1tra. Uno dei maiati' eh~ era dotato di tutta la pazienza necessaria fu ric(impensato · da 4 ' un ])uon successo; un altro sospese la cura dopo la prima seduta: nell'ultimo tiualmente UOI'Cll.i io stesso arrestarrhi 'a!l opera in· compiuta potchè trat.tavasi ,di cjcatri'ce per ferila rla taglio che attraversava la cornea {Jer isbieèo ro:;ì che snperticialm entc eravi u nii Jinèa ciea tri iial ~ .::hc !;i colorì bcòissimo ·col tatu;,gg!o, ma il restante ckl l'opaca-rr:ento traspariva sempre dalla sua sede· profb!1da attraverso la sostanza 'pellucida della cornca ..Siccome lJOÌ il ma lato era alfotto altresì da catera tta traumatica ' operài )a mCilesiò::w c lasciai in disparte l'idea di · conlinuar'c nel la · tuaggio. I casi orJ riferiti mi sembrar0110 ahbast~itna intere,santi da m 'è· rilarè uua pub!Jiica nolorielà tanto più elle i medesi mi di mostr:mo)a possiqih là che anche cerl:e ci call'ici della corn~a t1i>n più su· scetLibiii di essere r\assorbile pos30JH} ancora di veluare oggetto dì med iM trjltamcnto. (Wienet Mediz Presse) .. •

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Sulle morli{tcaz?'oni rJ(Itblogiche · llelle superfir:ìe a'rticolah d'o]JO

lh 'parzia'le r esezi01ÙJ àelte medesime del ttolt. NAsu:oFF. Mentre sotto la dir~zione. del prof. Reckli og,h?usc, mi occup<IVa de'n a Ì:w ~ologia del le. o~sa in ge.uer~l e, i r:n iei st udii furono ri- · volti in special . modo suile aller~zioui delle facr.i e arlicolari dopo Ja res ç~jon~ . A taie scopo risecai la tesla dell'omero in parecchi cani di diversa età ·fìno al collo ch irut'gico, riunii con s.utura l'esterna fe rita · e lasciai · a·lla nattrra il compiere la ·gùal'igione. La· frrit~ generalm ente guari va nel periodo di quattordici giorni, }e guar1gioui più lente Si Oltennero d~e sellitnane e mezza'dOP,O 1'operaziune. Alcuni an imali furono uccisi tre settimane dopo l'c$peri inento altri uo mese dovo. · Dall'e,;:une anatomico delle pani, si eonsl.a lò in liHLi .i.ç;casi l'i ns ~,~ essi rne nto .della membrana ca psulat'0 che dalla parte della cavità g1eooidca el'a rimasta ille$a; es-,a membrana si poteva segui t~~~ tino al !i vello de.! la .supcrlici~ di resPzione dove insensibilmente si confondeva · col periostio a il vie.inÒ tessqlo. J villi della membrana sinoviale t't'ano notevo!meuie ipertrofizza ti, SpeCialmente nei dill~OI'IIÌ della Ca Vilil gi.eUOJAfCa; pprò ll!'! ila ·cavjtà. arlh;ùlare .si scorgeva uu fluido sinv~· iale torlJido in· varia rjnantità.


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-•(! che mostr(t"~ conten.e,re globuli s·anguigni raggr!nza.Li e di.;~ratH. ··rre s~ttimanc dopo l'operazione si scorgeva alla superficie di 'l'esezionc· sul lu'Ogo degli spazii 'midollar'i una massa molle~ 'fiiancastra, (li due !inee di spessore nei caoi più \·ecchi, ed al· -qùiuito più grO$Sa nei-' giovan L L l medesima si conl(Jnc)eva i~ -qu ~sli ultim i col p eriostio ~ mentre che quasi dapertutto copriva ì a massa ~ompatta delle ossa; nei vecchi invece la fusione non llra che p_arzla le; nei giovani., la massa si era uni ta col tessuto dJ nuov<;t formpzione che si çra sviluppato dalla cavità gle9oidça. Dopo di aver, segato l'osso nella direzione del suo ass~ lon· g,iludi tHl.le si vede che il tessuto vegetante sulla SUJ)erficie (lel medesimo è una immediata -continunione tkgli elementi con·tepnti negli spazii midollari, i m~desimi ha uno un' cu\ore x:ossa..stro. La massa compatta dell'osso è attraversata rfa larghi canali, Che da uo:), ·p·arle corriupicano cogli spazi i mi du!la ri, . dall'altra .s i estendono per entro il tessuto inspessito de! pei'Ìos.Lio, perciò "la massa oompatla d e ll'OSSO· ha perùuto il SUO ori! inario aspe,Lt,O e non si dtstingue più dal tessuto centrale 'spungioso, a'd eccézione di 'alcuni -punti alla superficie di resezion\l i quali non sono coperti aOCOl"a clal tessuto sviJuppaLosi negli Spazi i midollàri. Il -periostio in conispondcnza delle· ·estremità ·us::;ee segate era equabi lmeote inspessiLo jn tutte le parti, oppure l' inspessimento era limitato ad alcuni p.unti, nel primo caso, l'estremità stava perpendicohl.rr.oenle di contro alla cavità glenoidea, uell'altro essa 1ocçava la cavi là stessa nei punti ìl)grossati. _ "])i mano in mano cl~e sì allontana dall'es.lrcmità segata iL perio:>tio diminuisçc3 dj speSSOt'C fì no a ripre ud ~f'C le S~e normali condizioni. 11 periostio, tra jJ punto del surJ ma!-(giore inspessiment.o ed il suo · passaggi'o alla P.ormale tessi tu l';l , forma un ·nuovo tessut'o osseo distinto per, il suo colore iJll,laslro cb~ si estende in parte anche al pcriostio molto in.>pess;to e attl·a:versato da canali. 1!1 .s eguito, colla · g•·aduat.a fllminu~ione Jell'in• spessi.mento periosteo l'estremità prende b for·ma tlt una pera .(~olla èstremila superiore prù grossa d n'ella verso la cavità glenoidea. Jl tessuto che fa sporgenza dall'estremità o:-;sea risecata si niostra -al microscopio comé composto di Ce.ll,t!l •~ rotonde e fu· . siformi incastra t~ in una sostan.za intercel lulai'e tpsparen~e ; questa so's tanza e ric;ca di capiilar.i non molto com,ulìicanti fra _iarb per anastomosi, i quali ,de.:orrono perpeud:•:olat;mpnte alla ..Sllper.ticie; _le loro pareti sono , costituite da elem.wti fusiformi ~ ~

Gior··nale di Medio,. milit. 4Si l.


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l vasj c il nuovo tessuto pro ,·cngooo immediatamente dagli sp:~zii midollari. Io viciuanza t.li qu,·.>li spazi i ll'ov.. nsi non di rado delle la!llello o:>sec t.li forma vt~ria c corpuscoli ossei, iotorno :t questi li'OViliiSi aocorcl oslcopi<JSli o mieloplnssi. Di raro si riscontrano le I.Hnelle osseo a una maggior· tlislam:a dalla su,perficie di t·ese7.ionc, lalvolt.:l alle lamelle ossee succedono cellule stellalc po,·ere di proloplasUia tra le quali trovansi elcmcoli nuovi, lucenti . j tlini e spc:>So globulusi; nei medesimi si deposi· !ano col tempo i sali, essi si fontlono in!'icme e lo crllulc ùiventano corpuscoli ossei; cou ciò la r. . nmzionc del tessuto osseo è compiuta. A qualche distam:a ùalla sopcrnl'i e 11i resezionc si rilc"a che negl i spazii m1ùollari un certo uumero di elementi t;lollulari sia vici no Ji fu r.iformi; si vede subito che il numero degli ostcoplasli i qua!i souo ricchi di proloplasina, è cresciuto. !.il dove gli osteopla~Li non sono in gran ouut.!t'O c•ssi sl>oo orùina li in serio regolari simili all'api Lel10 , menlr.: stanno :1 coutallo colle trabecole ossee. Da quanto ho osi>et·val.o io duvo snppol're che glì ostcoplns'ti, dopo cho si è depositata la sostanza fonclamentale salina, passino in 1;orpuscoli ossei; ma non potei convincermi \)iC'namenlc nelle wie ricerche del come una parte del prolo· plasma degli ostcoplasli si tr.tsformi •n cotesta soslanza fonda· meutalc. Jn molli preparali si può facilnwute scol'gere la formaziOne degli o:;teoplasLi dalle cellul~ mitlollari; queste uitime s'accrescono dietro aumento del prolopi:ISUl:t e cambiano tosto di forwa. Alcu ni osteoplasli contengono nuclei, akuni altri ne sono pt\ivi e gli osteoplasti non rappresen lano che uu accumulo di proloplasma. In ;llr.uni punti tra una lr •• becola ossea c l'altra si est enùe ono slrato di osleoplasti disposti iu più file, e tra queste si trovano spr·so granuli j:1lini tra i quali gli osleoplasli han no preso la forma slellala, co::; l da congiungersi gli uni agli altri pel' mezzo Lli raggi; in ;rppresso, tra 1/Uesli eleme nti jalioi si depositariO i sali c la lrasfot'tuazionu ù~gli ostcoplasti in corpuscoli ossei ò cosi 11•rminata. Al luogo degli sp1Zi i m1tlollnri e tlci canali deii'Havers dove non si pc1·ccpisce il pao;saggio degli oslt·O(>htsli iu coq>Uscoli ossei oppure dove gli oswop!asti mancano COOIIJIC!amcutc, si iocon· trauo vicino alle traueccole osseo infossamL·uli di varia grandezza e forma r iempiti di protoplasma. In questo prOIOIJiasma si srorge buon uum:cro di OLtCieoli i quull pet•ò talvolta mancano. G1 i in·

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foss11mcnt! rap[ll'C~I' nl ;lno le cosl òcll.c fosSt! c)i Howship oppme. i territorii cell ula1·i di Virchow, ma il protoplasma che li ri,empie è conosl'i nto sollo il nome di mieloplasso di Robin. I mielol>lassi si riscontrano in grao numero tra il tessuto degli spazii midolhll'i e ùei c:m:1 1i clel i' Havei'S. Come essi .si formino non ~} potrebbe con ~ iCUI'c7.za precisai'!!; all'incout ro la loro !)COesi si fit più palese nella mithdla os.;ca trapiantata come in appresso vcdr'cmo. L' ispezioue microscopica del pcl'iostio modil:itato d m9~tra che l'iuspessimt>nto meclosimo proviene da S\'iluppo di te~sulo carlilag neo . La sua sostnnza iulcrcellulare f:'avvi~jna pel suo aspcLto alla curlilagine lìllrosa; ma si LCOI'<tno anche qua e Jà trabc<:ole bblnche simili alla cartilagiotJ omogenea rlclle epif)si nelle ossa giovani. Le trabecolc si ùu·igooo dalla pcrifcna d.clla sostan1.a compatta alla perife1·ia del pcriostio iospessilo, dove gradatamente SV<Iniscono .confondendosi co li n sostanza illlercallulai'C del tessuto unilivo. In mezzo alle trabecolo le cellule ossee stanno ordinate io fila. Ptù volle constatai che i vasi del tessuto cartilagineo com unicavano roi vasi degli spazii midollari. Quanto più si Ya vicino alla p o rife~; ia J ui iWt'io;stio ing t·o~salo lp cellule cartilaginee lliminttiscuno in numc1·o e ''oogouo sostituite da una grande qu:mUtà di ceilulc ùi forma 0\'aie ricche in p•·otoplasma con molle sostanza iotcn;cll ulare. Dove questo cellule sono sl.réttamcnte ado.ssalc Lt'a lo•·o, la moHc sostan~~ iuterc••ll ulaPe non si lascia più vedt·re. Iu alcuni luoghi le cellule si 1nfossar.o a una pr ofondità varia bile nel tessuto cai'Lilagioeo e si tro1 ano perii no tra le libro museolari dove gra!la tamcn~o spariscono. Tali cel lule ricche in protopl ~tsrua giac1:iono in vicinama della superticie della .sostaoza ossea comp:~ll a a piççola clistan1.a dall'e~tre mità risec:~ta; !l'a codeste cellole Lrovasi la sosta nz:t inter·cel lular·e trasparenLC . Tanto qui come alla superficie esterna veclon~i infossamen ll uella sostanza compatta i quali so · mìgliano a quelli sopra~cc nnati p1en i ùi mieloplassi. Il giovaJ)C tessuto che svi1uppasi nei posti sopraind cttll COIJre l'cstrprnilà risecat:• c si coufuode coll'allro tc:>:;uto rhc sot·ge dagli .spuzii mitlollari, in questo modo l'estremità scg;ua resta_complelameoLe copcr·ta. • }>,ù Lardi la soslnnza . int<'rCPllulare si tr·amuta in tes~p, ~o ftr b r illare, ma le cell ole assum'JilO uua forrna augolos:t o a fuso e da questa meL:tmorfosi si scorgt: la luruwzioue di &o:;ta~za fi.· brillat·e per l'immeùiato camiJjamcnto dell'orat.lett9 .tes~\) LQ.1 Q~~~ tj\

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formazione ha luogo in modo che si depositino i sali nel tessuto tìbrillare, le cellule si cambiano in corpu~coli ossei come lungo i tronchi vascol:lri si sv i l up.pau~ gli spazi i rttidollari; dop o ramol· Jimenlo del tessuto circost.ante, le dì cui cell ule costituiscono il contenuto degli spazii medesimi, le cellule si cambiano in osteorlasti, i quali a guisa d'cpttelio si dispongoo o intorno ai ID3rgini degli spazii midollari nuovamente forma ti. L'os· sificazione noo si estende su tlltto il tessnto unit.ivo ma solta nto ad una sua parte o sulla metà che giace immediatamente sopra l'estremità di resezione; il restante tessuto unitivo che si congiunse colla cavità glenoidea subisce la· sclerosi. ln simili c~si io non trovai più i villi, che prob:~bilmeotc si fondono col tessuto che si sviluppa dagli spar.ii :nidollar.i e dal pcriostio in una massa unif,mnc; anzi la membrana capsulare stessa si unisce col nuov() tessuto. Noo mi riuscì mai di trovare gli spazii mìdollari co_ p(~rti da sostanza ossea. Il tessuto sclerosàto, uel caso di formazione di una arl.icòlaziooe anche molto limitata, ha uua superficie liSC ia e non mai cost.i tu ita da tessuto cartilagineo. P iù !ungi dalla periferia del periostio inspessito, dopo il tessuto. che contiene tante cellule con abbondevole proloplasma, segue un tessuto unitivo con sostanza intercell ulare fibrillar e che nellamenle si d i~>lin gue per la scarsità del protoplasm a. Tre settimane dopo l'operazione si trova ·già una buvna parte di car ti lagine convertila in osso. Il proce:>so d'ossilicazi on.e co· mincia dalla sostanza comp:tlla, nel tessuto fondamentale delle cartilagini si depositano sali, ma le cellule delle . cart.ilagini passano a r,orpuscoli 03sei. Contem poraneamt·nte al processo di ossitì cazione della cartilagi ne svìluppansi nella medesima gli alveoli mi dollari, i quali eomi nciano se mpre dove terminan.o i canali deli'Havers dell:t sostanza compaua e proiJriamentc non sono altro che canali modifi cati. Gli spazii midollat'i nuovamente ftlrmati 11elle' cart.ilagiÒi de· corrono in parte luogo i -vasi che van110 a l uor. o<~le. periosLio, come noi scorgemmo nel tessut o che ropriva la sopet·ficie di re·:;ezione, in parLe essi si dirigouo ver.;o nuovi puuli della car· tìlagine. In ambidue i casi procede così la formazione degli spazii midòllari. Il processo co nsiste in un rammoll imento della sostanza fuodamenta!e della carlilagi 11e, cuu p1·ee,,tleute divisione delle cel,lule cartilaginee, che in qut:!sto caso souo abbondevol-


73 ménle prov-veùuli~ di - protoplasnia ; queste cellule t:1nto por Ja Joif0 forma es~èti'Ja con1e per il loro uJtcrio"re ordlnamento .uou si d iiterenziand per nulla dagli osteoplasti e si twuutano in corp\}séoli 1 ossei; in se~uilo al q1iàl pas-saggio le pareti degli alveoli midollari diventano ,Jiscie. Negli spazii midollari nuovamenté fot·mitti si svil'upp,ano unitameh'te a:le cartilagini anche nuovi vàsì l quali sono circondati da una notevole quantità ~i mieloplassi. Q!lesLi mieloplassi ò giaccfòno nel mezzo di uno :S'pilzi:o ,midollare o più verso alla periferia del medesimo. Diffoùd endosi il procc~so di ossifìcaz,ione ·alla periferia del perio~tio ' inspessito; anehe le cellul.e t'icche in protoplasma si ttrasformana hì COl'puscoli _o:;sej; però è da osservarsi che tra le- cellule di ques,t'ultima ·l'orma trovlulsi uM ùi rat16 anehe cellule stellate con .corpnscol i jal i ni. I n quésti C!Jrpu~>coli sono deposi t ati i sal'L Nt tere,mo intanto che. si può osservare il dirello passaggio della cat~tilagi'n é in osso anche in condizioni ndrmali, com'io ho potuto eonslatare in d u!J i Latam,ente qruislò processo nella rocca petrosa 1 (lei bambini, . t • ' Abbiamo detto ·che re.stremilil risecata aderisce alla cavità glenoide:l per· mezzo di giovane tessuto unitivo; questa adesione SÌ jìUÒ •vedere nei• gioran i C;llli tr'C SC.ttimaoe dopo foperazione· n ,g,ipvane tessuto è io alcuni luoghtfermamente adeso.a11asostauza ' catlilaginea, in alli'·i punti io vece ~ta solamente· sovt:apposte alla ' cartìlagioe,.mentre forma delle bt•iglie soll-d le quili.s! può condurre la sonda; qua.tch~ cosa di si:nile sì osserva Lalvolta ·nella l•rtr.ite fungo:,a. Queste bPiglie si .continuano lino all'orto dell::t ciu:plagine,c dove in •parte si confondono' coi vi\li del\',articolazione eimpartono all'ar'ticolaziene un aspetto che ci ricor~a quello della sua iri-fìammifz"ìòne fuugosa. Il tessuto medesimo è identieo pei·" fettamente a quello che si sviluppa • all'estremità di reseziouc. · Là dove il tessuto si confonde Òolla çartilallir\e, noi vediamo ·iu quest'ultima una metamorfosi della s·ostanza fondamentale in sò'st2nza 'interce'llulat·e, •Je· cellule cartilaginee si tramutano ·in ~ell ule dci.· tessùto- unilivo mentre si altèrario più 9 meno nella loro forma. Alla metamorfost della èartilagine nei giovani cani precede raramerHe la sctssione delle cellule carlilagi'nee, all'incòntro \juesto fatto è più costante e più esteso nei vecchi iodivid'ui. -'L~ metamorfosi della cartilagi'iìC in tessuto ùoitivo si diffonde Illolto èquatiilmente dalla superficie alle ·-parti · più profonde,:con 'Che si sl•abil isce· una lineq,.di demarcazione. Nei cani ~vecchi l'uni-


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formi t.i! non 'é così evideute come nei g•ovani, nei prim t il Cè\IUbiamun to della carlilagioe non proceJe così regolarment e come nei sacondi i quali ci presentano l'alterazione ci11Tusa a zig zag, ma iu compenso il ·lavoro di i:uetamorfvsi ci si mostra più chiaJ'<W1tmte . . Cont empOI'aneamctHe alle alterazioni della cartilagin e alla superfic ie hanno luogo quelle della superficie nei punt i opposti. Ju vicinanza degli all'coli mi'd'ollari si fa pure uo rammolli mento <.Iella sostanza fondarne ntllle e una mP.tamorfosi delle ct~ll u le in corpuscoli di tessu to uuilivo, disposti in una rami tìcazione i di' eui rami si estendono fiuo alla puifcria della cavità glenoidea, mentre essi sorgono cla un tronco prio cipale piantato in mezzo alla cartilagine t' t]Ualche volta anche più prol'ondamonle. Nei punti alterati della cat'tilagine si formano conternpot'a nenmenle o anche in seguito al.e all!;!razioni, i vas1 capillari i quali sono una diretta continuazione dei ,..asi delle cavità miùollat'i. Nei canali cart.ilaginei così muniti di vasi si incoutrano non di raùo i mielop\assi. 1\fentre i vasi si estend ono sulla superficie dell:t èavit,a. glenoidea essi si incontrano coi ''asi della estt·eruità ri· secata e danno origine ad una ricca anastomosi. FiualmeoLe, allo scopo di slal.Jilire la patulogi~a importanza del tessuto osseo io trapiantai il medesimo dalla li i.Jia di un vecchio cane solto la pelle della fronte. Dopo 17 giorni l'animale fu ucciso. Sotto l:t cute della fron le trovai un cor·po duro della grossez,za di un pisetJo. Questo corpo si mostrò al microscopio. come un. osso regolar.men.te sviluppato che stava immediattllmente ~01le,g~ L0 col tess.u·to uniti,·o sollocutaneo. ' L'ispe· zioue microscopiea della s·estanza rniJollC!re ci palesò prima dell'innesto una gran ·quantità di cellule adi pose h: quali più tardi .si tr0V:1rono in numc.ro più scarso sollo la pelle della fronte, e solta nto in quei punti do ve l'os.>i !ieaziotte non era per anco ;ncominciata. Esse si llmitavan·o soltn nto a certi punti della so. stanza lìbrillare la quale no)l si dilTereuzia dal tessuto uoil.ivo sdLtocutaneo e t;he rapp•·esenta ..Jl\ conLinuaziorH:l del lll'edcsimo. Intorno e i'n mezzo :.Ile cellule adipose si incontravano eellule t'otond·e ed ovuli con nucleolì Un 'accurato esame del prepara to lili 'cli'ede occasione a coO;viocermi ddla srad uata e uniforme metalliovfnsi della sostanza intercellulare fi l.Jrillare in una massa omogcn ~a . ~Qu esta ha spesso la fuNna d i graouli simili a quelli <lhe 'Sirt>C0r;gòno 'tt';\ g.Ji :es_!efi!plijsti., .nel tes:mto fonùa roenl ale


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giacciono le c,elì ule povere in protoptasma ma .molfo meno ' reg_olarmente ordinate in ~crif·; es~ c .stanno ·h1 rJiaziohe per mezzo d~l canali nULI'itizii. I canali lllllriLizii sorgono· eviòentementc da quella sostanza omogenea ot!lla qu.:t!e .si espaodono i capillari anc_OI'a teneri. · La mia altenzione fu poi trattenuta da un gran numero di c~l.lule rotonde e ovali, che si ta:;cravano scorgere lungo i vasi. ~Icone di loro et·ano rict:he di proto~ l ~sma 6d erano ot·ùinàte in serie o in gn1vpi. lr. atèuni puuti st potè con:;tirta)'e che i ~ieloplassi si fo!'mano d~lla fu srone del proroplasmà' delle' cellule summenzionate. Questi mieloplassi IDuuo in ce!'t.i luoghi la forma di cilindl' i. In alcunb pr-ùparaziuui, Lra le cellule rieche in protoplasma e disposte in ;;m·i c, si potè oonstatare un ramo che nel diametro lougituJioalc c trasversale ci ricorda il lu me dei ~é\pilla ri e dei liufaticl. Anrhtl là ci fu pos:;ibile di seguire coll'osservazione l'origine dei mieloplassi dalla rusiooe delle cellule. lnollre, avendo io ini cllato il cinabi'O prima di uccidere l'animale, mi riu~cì di scoprire la J)l'cseuza ù1 questa sostanza t~nto nei mieloplassi co:ne ndle cellule c11e li form<lho. ~ ~ella sostanza fondameutalc •< tlina si deposiL;t la sostanza sa· , li Qa mentre le cèl!Ul~ si ' can1biar10 in C•>rpu':;c,oli ossei l capillari restano liberi e intorno ai rnede:;imi si rammollis.ce gradatamcntè una parte della so'.;Lanza ialina mentre che non sf depositano sali. Nelle cellule invece il proLOIJiasm~ aumenta; ·le cellule si dispongono come gli osteop'asli, dai quali anzi· non si diffiren ziano in alcun 'moùo; co11 ciò uoi vediamo · un ònoro spazio ~idoJlare osseo, nel quale spesso trovao:;i i mieloplassi. l '

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SuLLA RESPIRAZlO!'ìE Nlt LL.4 l1EllURE.

(pC'r ihùolL. E. LEYUEN). , ~ei feb\ipit.a~li, a1~çhe i!1 ·9uell i c,on ~oll'p,on,i ponnali,, la re.sp}raz,ione ~ acc~lerata, ma nou in ?ensibilè rapp§rto coll'a:te~~l della L•}mperatura. Quale cagione dt~ll'andall1eulu dei movi1iwuti r espit·atori potrebbe con::.iderarsi l'eccitauililà ùei nérvi càrdiaci aum~ ntala e' l'accresciuiÒ scamh10 di materiale organico ver l'elevato calore. Ma hi rr•teMiune più importante per la teoria della febbre è quella di ricer'-'are se coll'aumentata frequenza della respirazione coinci.Ja u·ua più co~io.:~a ~missione d'aciùo cqrpollico, giaccbè .l<l. mJggiore perJita di azoto è incontestata;; o

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])erciò sarebbe dimostrata anche la consunzione e l'aumentala. tcrmogencsi. Per. la soluzione di questo problema non corrispondono gli esperiwenli sugli animali, perdtè non si può provocare io loro un!! febbre dell'intensità e dell<l dur:~ta richiesta: Leyden fece i suoi esperimenti sull' nomç c si va!se del seguente metodo. Un imbuto fu adattato alla bocca, al naso e al mento in modo che la respiraziooç: possa fat·si liberamente da queste due aperture, quesw imbuto fu tenuto .io comunicazione per mezzo di uo canale doppio e 1H due valvole di ~luller con un . :~ppara to di Los:;en, tutt.a l'at'ia emessa dall'espirazione fu misurata da un gassomett·o c la quantità d'aciùo carbonico, determinata da Pettenkofer. Naturalmente fu notata la tempera tura e lo stato barometrico. La resistenza nell'apparuto fu cosi piccola ch,e gl i ammalati poterono respirare per mezz'ora senza grandi sforzi; come faLto obiettivo non vi era una pi-Ccoli.-;simo ralleutamcnto della respirazion e per ciTetLo della l'csisleuza: Dagli esperimenti int1·aprcsi risulta che nei febr icilan li i11 confronto degli apiretici, a condizioni eguali di dieta e di movimento, ha luogo uno sci.unbio organ ico più auivo; siccome poi con un vilto abhondaute o con un maggiore movtrncnto aumenta la produzione dell'acido car-bou ico seuz<t che si elevi' la temperatura cosi si ·deve amil'JOllct·e che nei ft!hrit:itanti anche ' l'ordinat·ia regola di termogenesi venga alterata dalla pelle. Non havvi motivo a supporre che lo fuuzioni del.la pelle sieno iu questo caso sconcertate, perciò non ci n•sta t:he attribuire il ratto alla dimiuuita evaporaziouc dell'acqua. Veramente la secrezione dell'ac(jua dalla pelle non è del tullo abolita, come ciascuno se ne può convincersi coprenuo il corpo con uno strato impermeabile, ma .qucsta funzione ò mollo dirrunuita c nei fc bricitanti s,oggetti a coeiosL suJor-i, corue quelli all'elti da reumatismo, l'elevazione di temperatura è tniuima mentre la produzione d'urea e notevolmente aumeutala. Gli cspcrin:ienli sui cani nei quali si è provocata la febllr~ colla Ìlliezione di pus· nella vena iugulare nou diedero risultati costa n1i.

{Central Btatt).

NOTE DELLA GUERRA Per A. FRE'fEnN NoRTON CMrur,qo aggiunto all'ospedale di Santa .Jl:1arit~ di Londra. .Arrivato sul teatro della guerr:.~ dopo la 1Jallaglia di•Grav~loue,.

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trovai un gran numero di feriti, ·ed anche un gran numero di malati 'coricati sulla paglia; i ~malaLi erano "jwinc.ipalmeute atfelti da·' dissenteri~, e ùa typhus fevu. lo principio questo genere di gìacigli mi parve il colmo della rr.iseria; ma l'esperienza mi. provò presto, che il fi eno e la paglia nòll era no tanto da disprezzarsi; in effetto, dopo qualche tempo, vidi le primitiv& Ielticre essere l'impia?.zatc da saccoai couLcoenti paglia. Questa specie di pagliericci, a capo di qualche giorno, divennero cosi d'uri, e· si appian<trono Lalmcnlc da determinare la produzione di numerose escare. Ona semplice leuiera di paglia può, al con· tra rio, essere facilmente smossa; è facile ancora di rendere la sua supetficie b,en uguale, di separ.are e gettare le parti che· S0110 state spOl'Cale dalle fecci, dal pns ecc. Ma io quel momento, non erano soltanto i letti che facevano· difetto ai p<tzieuli; mancavano inoltre il villo e le vcstiment:l. J soldati il più spesso non avevar10 allra copcrl.ura che il loro uniforme; ciò che è evidcuternenLe insufficiente in un gran numero di casi; sopralullo in quell i nei quali erano state praticate operazioni irnpon~nti, i.o quelli ove esistevano ferile da proietti li o da scoppi d'obici, in cui era govent e neeessa-rio di rinnovare la mcd iratura due o tre volte al giorno. Intanto molli feriti uon a,·evano camicia; il loro uniforme era stato perduto io parte, nè si avevano abbastanza coperte per l'immenso numero d'uomini ferili duranld i h'e giomi tklla battaglia. Ma'ncava a sua volta anche il nutrimento; le prime distribuziolli erano falle agli uomini in istato di combaLLere,; i feriti c glj Hll1.malati veuiviwo in se(~onùa lin c:-1, e ciò si cornprenùe facilmente,. poichè essi erano sparpagliati in numerosi vilhtggi, nelle masserie, in baracche tem poranee, c quindi nei prirpi momenti si ignorava il loro numero, il lo.rù stato, e 11 loro luogo di soggiorno. · Gli ospedali in cui furono posti i'ferili dopo i combattimenti Si componeva-no di baracche. d'ogni specie. 1 vHlaggi• vicini' al' campo di ballaglia fùrouo presto riempiti; di modo che .buon numero di feriti . oovettero essere trasporta li in villaggi più· lontani. Fortunali furono quèlli, come gli avvenimenti lo provarono pìù tardi, che dovellero essere condotti a distanza dal campo d'azione. Le chiese, fra tutti gli edifizii , erano i migli0ri ospedali.


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Esse era.no bene illumil)at~. qene v~nlilate, .e. la loro aHezza dava a ciascun soltlato un numero sul'fit:ieule ùi m•~ lri cubici d'aria. Gli ::tllt'i O$peda li Leql_porar.ii presentavano cqn_dizioni variabilisstme. In uu gran I\lllllCro di essi i. ft!r,Ili crauo amm~n­ ticchia.ti, e' s)cccmw le p,tmcre erano Uii$SC 1 v'era po,:::a al'ia M confronlo alla cifra dc i pnienLi; '~~:;iu,nga..;i a ques.~o. che ruo~~~ feriti si opponevano a elle le 4ucstre fosst.J I'O LenuLc ap et·te. In altci, le granate :~ vendo aume~ttaLo il nutnero ù.elle liuesu:e, la venti lazione era allora completa, e non si potcra desiùcrare niente di meglio per gli ammalaLi, specialmente durant.e il ~e­ riodo del buon tempo. Ma ben presto suv,·en nero ai.JJ,Jondaoti pioggie, .e ne risullò che tuLle le <I[JC~turq Jat!e Lbgli ouic\ davano passaggio al verlLo· ed al)a pioggia, e le çamcre fur9~o­ inondate. I, granai ove era:!SÌ posti dei fe riti offriv:-~oo condizioni analoghe: ce.;ellenti duqotc il huuo tempo, detestabili nella stagione piovo~a. Ma per la conlin uata variabili tà del tempo e della temperatur-a la dcc9m posizione si impadroui dei cachvcri degli uomini e ùei cavalli spttet;rl)li sul cam-po di b~ll:t;.; l ia. Le tqmbe non erano coperte eh c da un )rggiero $tra to d i tCt'ra, C:L si fl)ce l> en~ostq sentire un odore ,iosopponabil e; in mezzo 3 questa meOt.ica atmosfer·a trovav;10si preci ~a m ~ntc gli ospedali i piit ingombri , e con~enrlnli i feriti più grayi. In queste condizioni . la proporzione del!e guarigioui non poteva essCI'C t:onsiderevole, c il risultato delle operazioni noi) ·poteva essere che disastroso. In un piccolo vil.laggio, ad Ano p;t - la - Grange, furono rucc.olli in poco lemp.o più di ~Où ,fcr.i ti, il n,UI'_I)e,ro pei decessi fu im· meuso, e div.e.npe necessario di di,J:aù.ure imm~d i ata,men t.e i pazidnli. MolLi I'Ut'Ou o trasporL3li in allri villaggi, ,od in baracche ùi legno . Si riconobbe presto che un gnul n~mcro di ferili cominciò a migliorare in ,que.>te baracc,he; di~grazia ~ mcnt.e queste costruzi oni presenlara uo gcueralmeule un aspello assai miserabile. Lasciando le por,te apert.e, la v.e~Li)~.zipy,e .Y~& ~uf­ ficicnte; ma i lcLLj essendo. d; tavol.e, \'.interno p~)~~ ,.}1f\_f.3Cça era oscuro. Baracche analpghe fgrpuo c.osLr·u.tle ip Ji,~~ rft_i P~/l,~i. e i medici amavano meglio di ~ura.re qutvi i .f~ti,ti, çhe 1.qç,qe case. Yt·rso la ti ne .di seuembre sorsero nuove òiff; ~9ì4. \iO già parlato ùd la scarsezza delte co p~rte , le numerose 1 gl~p i;) ~"jRpi fatte dai Prussiani, e dalla nosLt·a aml.Julanza ·-!lon ;:,P.A~ç q?!l n


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s oddisfare ai bisogni. ·e la mancanza d'oggetti uecessarìi per i malati si faceva sentire maggiormente di giorno in giorno. I sol· dati si lament.tvano amat·am~nle del freddo; non potevano dormire la nolle, tanto il freddo era i oleoso, c d arante il ~i orno la tem peratura pareva a loro tanto bassa quanto quella delle notte. In queste condizioni, feriti debilitati dalle abbonda nti suppurazioni, atfetli sove:He cla diarree non potevano resistere al freddo; la vitalità auclava abbassandosi in essi, e benpresto soccom bt~ '~a no.

I motivi che l1o fall.o valere, dimostrarono la'riecessità di evacuarù un gran nuq1ero di villaggi; furono dali conseguente mente degl i ordini, c lutti i fer iti leggieri e gravi ùov e tter~ essere trasportati . I feriti che avevano subite, recent~meote o no, amputazioni od altre operazioni d'entità fueoJo trasportalì cogli allri . Le più grandi precauzioni furouo naturalmente prese per e!lettuare questo trasporto; nondimeno ne r isu\l.;,lrono consegu~nzc gravi; più volle si produssero emorragie secood:trie, ed in dne casi che io conost~O , un'emorragia proveniente dall'arteria principale del membt•o, apportò la morte immediata. Jn alcuni amputati .già avviati a guarigione, si v.idcro,dopo il trasporto, i lembi divenire edematosi, formarsi ascessi,. e suppurazioni considet·evoli, e in!ìne venirnc la morte. Ma, d'altra parte lo stato d'un grar1 numero d t feriti migliOrò rapidamente nel loro nuovo soggiorno; e da una varte. si de,•e lamentar~· che \'evacunione dei viliaggi abbia determinato la morte J i certi pazienti, bisogna dall'altra ri conoscere che questo era il solo mezzo per impedire che un grau numéro di. essi foss ero attaccati d<!l tifo e d:~Ua dissenteria. Q.ueste due maiattie sono i V·eri nemici del medico milital'e; attaccano i feriti, egli operati bene spesso q·~ando le piaghe so nG huwe· a,v.viale, e ·rendooo oosì ogni statisLica inutile e senza valove. Nel uosLllO ~spedale 1 di Kriey, ciWì si~uata <èì·rr.a2l chilamctri al Nord-Ovest di Metz, v'eraoo HSO feriti, quasi ,tutti Francesi ; {}ualc.uno soccombette, all.ri furono messi in coo.diziooe d3 essere condolli in Germania; i vuoti 'vennero riempi,1,i dai nuovi arrivati. l feriti provenivano principalmente dal!a batlaglia di Marsla-Tour ; la piu parte delle op ert~zio ni era uo state praticate immediatamente dopo il combattimento; ma int.an to restavano da eseguirsi alcune samputaziooi 1secondarie, e qualche resezi,one. d'articolazioni. .A Kriey trovavansi purè molli tedeschi .ammalati.


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atfetli r)a dissenl.e!'ia, da diarree o dJ febbre tifoidea Quanto at numero esatto di quei malati, è iroposE ibile precìsarli, ma og·nuno se ne può fare un'idea dal fatto che l'ispettore degli ospcù:1li mi dichiarò una matlina di averne ammessi 92 nuovi casi. La t:il.là di Kricy è sanissima, situata !:\OI)ra un'altura che do· J:nina i diutorui, ed a cirmt 7_chilometri dal campo di battaglia; era intpossibile scegli ere un luogo migliore per SIJI.Jilirri un ~speciale chirurgico: di maniera che si vedev11oo i feriLi a'•viarsi .a guarigione In un motlo più spedito elle nella maggiore pal'l.e d'egli altri ospedali; in quP.sli oli imi, m algr:~clo l'arnmirabi\e organizzazione prussiaoa, i pazi enti mancavano sovl!nle delle cose ·piil necessarie, eli nutrimerHO, di mediC<ìmenti, e di disinfewwti. Più d'una volta medici provenienti da lontano, arrivavano alla nostra ambulanza a oirci, che avevano un numero· immenso il 'a mmalaLi a curare, e che C!Vevano il viLlo soll.anto per 1a mol.il e, qualche volta anche per un solo qu<n~to di essi. "In queste <:i1·costanze si diede loro biscollo, estntto di llaroe <.1 ~1 Liebig, l alle conserv:~lo, vino, acquavi te ecc. Riguardo alle ferite, ho fallo qualche osservazi one, che mi sembrava offrire un interesse r ea le. Le palle del fucil e Cbasse· lJOL sono d'uoa form:~ conica, ·la base essen lio la loro parte pi ti l~rga; esse aw·aversano pi ù fa cilmente il corpo cbe le palle del fucil e ad ago, le quali lMnoo la forma d' un uovo, allungato ~ mancan te vérso le sue due estrem ità. La teoria indica una differenza d"azione ft•a qnesLi due proieLLili , ma un gran nnmeroJi circostanze, qualtl sarcblle lil distanza del luogo clontle viene· il colpo · ecc. ecc., agiscono. in modo che in On cle'couLi le Uue palle danno risultati analoghi; presso i tedeschi come presso, francesi si riscontrano molle fratture eomplicàte o commiuutive . . Ho osservato jo modo cerio, che la palla del fucile ad ago la. più spesso una semplice piaga sotLocutan ea ché la palla del chassepol. La palla prussiana si Jasc1a più facilm ente deviare dalle aponeurosi profonde; la palla francese penetra più facilmeute nel tessuto muscolare. Ho dimanualo ad un gt·an num ero di feriLi quale specie di sensazione avessero provato al momcuto io cui erano sta ti colpi ti dal projettile, palla o mitraglia~ mi ri;;posero d'aver sentito un dolore coceot~ intensissimo che partendo cbl punto llOipito sr propagava ad una di:>Laoza considt:revole ·in tulle le direzioni ; jnollre, essi erano st.ati pre:>i da nausea, e si ,eutivam. m:mc~ re..

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La magg\or part~ di quelli che erano stati feriti .al trònco od' alle meml;lra, aggiugnevano che la forza del colpo era stato snffì r.iente p~~·· f;\rli radl'r'0 Ne! ~;;~~i di lesioni leggi ere, m'informai se i soìdati s~n tirono .al morn1mto del colpo di essere ferilt ; o se al conlrar·io' it calore ci Jll'<tzione impedt•a ad essi di accorgersi della ferita ricevuta. Ma tulli mi risposero che il dolore. era troppo intenso per non farsi senLire, c di p'iù che se anche fosse maucala la sensazi one di dolore, sarebbe stato iiumciente l'uno del colpo per a~\'ertirl i della lesion e riportata. Quanto a ciò che ha riguardo all e dimensioni delle aperture d'entrata e ,d'uscita nel caso di ferit e di parti molli prodotta da palla. ho r·imarcato fr·cquenternente che vi era poca o punta differenza. Se !a palla aveça lravel'5alo l'osso, la cosa non era più cosi: l'apertura di u-scita era all ora mollo più larga . In ge,n eral·e, egli è impossibile, esaminando le dimension i dci forì. di dire qual è quello d'entrala, e quale quello d' uscila : vi hanno .molte circ::oi>tanze che fanno va t'i JI'I~ la forma e le dimensioni dci fori. In qu ~lche caso, la palla a'·cva forata obbliquamente la pelle, d t~vrando in seguito e SOl'tendo, a1•eva aLtraver.sa Ll per peodicol:.rmentc i tegumeoti. L'aperLura d'entrata era allora maggiore di quella d'uscita. Qualche giOl'OO ·dopo la ferita, 1 j bordi dei duo orifici si morti ficavano o si esulceravano inva.riabil;nenlc; ne risu!Lava aduoqlle una piaga due o tre volte p rq grande dell.l sol uzione di continuità pt·imiLiva ; la perdita di soslauza era generalmente maggiore al l'oro d'uscit a che a ~nello d' entrala. lo un gran numer·o di casi la palla era stata deviala semplicemeote dalle ;~pon,ocrosi profou11e; esisteva un tragìllo si.nuoso soLLo·cutaoeo d'una estensione v<!riabile; il deviamènto del pro,jettile io mol li altri casi era stato l'alto da prominenza ossea. Pri ma di lasciar l'l nghiiLcna, a"eva intéso dire chè la grande ma!!gioranza dei reri li prese ntava lesioni agli arti inferiot'i; ma io nou ho trovHto ctìe tale l'o..;se realmente la cosa. Le lesioni d'el tronco e dell:l Lesta non erano rorse tanto com uni, QtJ.aoto quelle delle estremità; ma questa cit·cost.anza può spiegarsi pol fatto, che il tronco e la. testa conl ellcndo le p~rti le più vitali •. il maggior numero dei sol dati fel'ili a queste regioni erauo fra i mol'li. Molti militari feriti a Mar~;-\a -Tour presentavano' ferite da sciabola:· qualcuna da colpo di lanvia: io ho visto un sol

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St caso di ferite da baionetta. ln molli r.asi io cui palle di fucile· o frammeQti di granata avevano traversctto i tessuti pr•ofou di, erano state divise molLe fibre nervosl!, c ne er·ano risultato pa· r.al isi d'intensità dilJer.enli. ,Là ove i mu~coli er·ano stati lacerati o div isi. i movimenti non si potevano compiere che coo diilìcollà o dc)Jore, anche dopo la guarigione della ferila. [o non ho osservato che un C\lSO di ferila da mitrailleu.se, in un tedesco ualur·atmente. l\lolle palle avevano tra,ersato i muscoli tlel polpaccio, nei quali avevano tagliato un lembo di cir·ca ·LO centimetri di lunghezza; al di sotto ùi questo lembo esisteva inoltre un'altra fe ril a lacero ·contusa, prodoltà probabi lmon te da cl ue o tr·e pillle . Le pnlle delle rnitraillt~ usc sono più larghe delle ordinario : la carica è ch iusa in una scatola quaurata contenente cinq•Je r~nghi, ciascuno di cinque palle. in tullo adanque venticinque proit!ltili. Si può, 10 credo, muovere cer1c mitr·ailleuse lateral mrnte, iumodo ùa sparpagliare la carica; ma nel C3SO di cui s.i tratta, questo movimento non ha avuto luogo, cd un rango di cinque paHe Ila colpi to il paz iente. Il l.ratlameoto consiste nel neUaTe la piaga coWireigaziollC, e ad applicare in seguito delle tìlaccie jmbevute d'un tlisinl'etlanle. Allorchè d;11la piaga furono deterse le parli mortificate, si svilup parono i bouoni carnosi, cl~e condu;nero a guarigione il malato. I casi seguenti d:10no un'idea delle forme delle ferite soLlo·cu ta· nee pro.:loue da arnesi da fuoco: Ossr•1·vazione ,1" - Un colon ello lhncese era stato ferito aù un ginocchio da una p3ila che era entrata in faccia al centro del condilo interno. La palla pareva avere aura versato l'at'li colazione, ma es$a era sta la deviata dal condilo, ed aveya faLLo uu ci t·cuito solto-cutanea dielo l'articolazione, seuza interessan~ alcuna parte profonda. Osservazione 2" -Un soldato di linea era stato ferilo c1a una palla all'avambraccio, il proiett ile pe11clt'Jndo dalla parL~· radiale dcll'avarnbraccio, dieci cen timetri circa al disouo dell' Ql'bicola zione del cu bito, passò sotto l<l pell e della faccia auteriore ùel· ]'a v omhraccio, e venne ad uscire al lato cubil:lle. Il tragitto fu faci lmente riconosci uto dalla sonda; i lessuLi profondi, quantun.que uon divisi ù:tl pt·oiettile, crauo stati probabilmente contusi, _perchè durante> un certo Lemoo. la fl essione delle dita non po· teva operarsi cb e con difficoltà. Ltl vene supe l'liciali erano state.


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troncate; 1:1 vena mcclfana ili venne rClssa, òoloro$a al taitn ecl indurala . L'int!uramento fu combattuto t111 fomentazioni calde, c piag.t trallata col metodo ordinari o. Osser~a.zione ;30. .~ Un soldato fu fer-ito all'aJr!ome. 'La palla avevà traversat,t la parete adllor.Ùi unle vicino nl bort.in esterno clel muscolo retto ùcll'adclomc, ad un'altezza di cinnne cenlimctri dalla cresta iliaca. La palla so.rli a cilque centim e~ri dalle apotisi delle vertebre; cl In ·are va adunque aLLravcr:;ato le pareti ad do· ru•nali, senz.t peuctrat'O nella cavtlà. lo quèsLo c,Jso ; !u p,11\a deve essere entrat:1 un pò obbliqu::~mcnlo, e sarit stata deviala dallen· d l~e dtll musco!'o obb1iquo esterno. · OsservtJZ'ione fJ:"--: La pilll::tl)enc!.rò presso l'angolo iol'el'iol'e ùel l'omoplata, e scivolò lungo il collo lìno ul livcl lo ùdla quar t:~ ver tebra Ct~rvicale . Arrivata sopra la spina clell'omoplata, la palla aveva pe1·forato i Legumcnli. ma se01.a sortit·ue ; poi si er·a qi nuovo impegnala sotto la pelle, ed aveva continuato il suo tragitto fino al pun !o indicato, ùa dove fu estraila con U!la in ~isione. In questo caso, l'esistenza dei due l'ori poteva far peìJSare al primo momen to che la pal la fosse uscita; ma la durezza caratteristica del tumore silnata ai lati della colonna ve!'tebrahJ reudcva l'or· rore imp?s:;ibile. Osservrzi:>ne5*- Al combattimento d' Assonay, nn soldato fu fe· rito alla spali~; la palla pareva avere trave1·sato l'articolazione scap_olo·omeral e, eutr·ando in avanti cl ella test.a dell'o10ero, e sor• tendo all'infuori della spina dell'omoplata.. Vi fu i nliarnmazione considerevole, e l'edema di Lulla la rogione al'tieolare. Si pra~ ticò una incisione, e si eslrasse una porzione di uniforme che la palla aveva introd otto nella ferila. La cavt tà articolare era complelamPnte intalla. OssPrvazione 6• - Un t.rombella sassone fu ferilo ~d un ginoc· chio. La pulla aveva attraversata la pelle per l'e:;ten<ione di circa l9 centimetri al di ·sopra e al diso l!o del lat.o eSt.•·rno dcll'.ar· ticol;lzioJ1è si·nistra. Si dichiarò ·immediatamen te un fl emmone che terminò colla suppurazione e che richiese mollt! contro-aperture. Tutto il membl'o, d::~ l piede all'aor.a, part.ed t·ò all'iofiam · m:~ zìoue~ la suppurazionc fu dunque molto abbondaute. Il membro era do1oroso al tatto, e nei p1ù piccoli movimeuti; il ginocéhio non mostrava nè maggior dolort, nè maggiot·c gutifiezza delle altre 1 t.~arti; non' vi era accurnttlo di Hquiùo nell'articolazione:' A

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capo !ii poco tempo~ il polso si fè picc~lo ~ rapido, le guancie si tiqsero del rossore etico, ·ò n· paziente $OCcpmbette. All;aulopsia si tròvò che il leGamento bterale esternq ayeva ::>\l ppurato (in seguito, senza dubJ:)io: ct•una lesione prodolla dalla palla).; di maniera che l'articolazione era npet·ta; e che la supp_urazione si era yroilolta eosì ueli'a'rticulazipoe-, cbe nel tessuto cellulare. · ': Alla <:oscia ed al braccio,_bo osservato t~n gra n numero di casi ·in cui. i due fori erano situati 1\uno rimpetto all'altro. in una posiifune tale ùa credet·e che la p:tlla avesse attraversato l'osso; ma <ill'esame si trova.va ·l'osso intaùb, ed il tr';}gitto del proiettile era facilmente riconoscibife ·coila sonch, e col dito. Era ·fa·cile di distinguere i casi, in c\Ji la pait;nweva àtl!'avehwto i mu 7 s~oli ed i tei<Sllli profondi da quelli in imi la palla aveva sem1Jlicemente seguito un tragiLLo sotto-cutan eo; nel pl'imo c:~so, ·il IDUSCOI O OÒ i muscoli Cl'<HIQ l)<ll':tlizzati; ed Ì movimenti iJeternlinavano uf! vivo dolol'e. Ossecrvazione 7• - Un luogotenente sassone fu fel'ito in un sca· ramucéia pre-sso Audun-le-Tiche. Il foro d'enlt'ata della palla era situato alla parte anteriore della coscia, 7 centimetri cirea al disotto del legamento eli Poupart ; la rh ll~~ avt~a aU.r;t Vt~I'Sato il retto anteriore della cosei<l, contornato l'osso senza ftallnt'atlo camminando probabilmente atlravel'so il vasto estertio ed a''eva finito per sortire 2 112 centimet!'i <~irca al disouo · della tu.bet·osità dell'ischia; la guarigione ·della piaga si f,;ce -s•!uza alcun spe'ciale accidente; intanto, a capo di ciùque seHimaoe, il ferito non pote_va sallevare H membro che coli'aiuto (klle mani , e tulli i :mezzi appl'icati · pet· distendere, il membro determinavano un vjvo {loJore. Jn tutti i casi, di çui abbiamo ·fatto nH'n7.i01e, si os~ervò qualch.e sin torna in fiammatorio immetliawmeu te dopo 1a ·produzione della ferita. Il tragitl.o soLto -cutaneo d;una palla era denotato dal . ros~o re, 'dall'edema. e da un dnlor~ int1wso; nella p.iù pa~;te dei casi l'ir,t·i ~;azione trionfava facilmente di questi sintomi. Tutti i fe riti (all'infuori di quello Qlle fa il sog!jelto dell'osservazione 6' J guat•irono; e almeno, es;;i erano~, in Ullo stato tahnente soddisfacente quando li lasciai per tornare in l11~hilterra, che non _potei coosetvare alcun dubbio sull'esito felice CÌr\le loro ferite. Come tràtlamento, ci limitamr.io a net~are le piaghe con uga ·lozione disinfettante d'acido feni 6o. Un piccolo tubo di caout-


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·chouc era inLrodollo in una delle aperture fatte dalla palla, e sì faceva allora colare attraverso la piaga il liquido disinfettante ; in questa maniera, il pus non poteva raccogliersi io nessun p~Jn­ to. Sopr·a gli orifici, si poneva un piumacciolo di filaccia od una pìcco l~1 compressa di tela fina, imbevuta io una soluzione di acido fenico (l par te su 60); la medicatura si completava coll'appli cazione d'una compressa lunga quanto il tragitto della palla, o d'un bendaggio. A c:~po di qualche tempo, a\lorchè la piaga era ben avviata, si sopprimeva l'irrigazione col tubo di caouLchouc. Fet•t"te del collo e della testa. Ho osservato. un gran numero di ferile del cuoiò capelluto, nelle quali le os!>a erano denudate senza essere lese; esse guar irono in poco tempo. A Kriey, hO visto tre casi nei quali una porzione stretta d'osso era stata levata da una palla, di maniera cbe le· membrane del cervello erano messe al nudo, gl i os:;i vicini però non avevano subita frattura alcuna. In ~o numero ahbastanza grande di casi, il cranio presentava delle fra tture comminutive; qualché volla ho dovuto levare dei frammenti ossei, ma non vi è mai stata necessità eli ricorrere al tra.Pano. Osserva-zione 8.. - Ho levato, ad un militare ferito da una palla al parietale destro, un frammento di osso avente due centimetri circa di lunghezza. Tenendo la ferila aperta, si poteva no vedere le pulsazioni del cervello; il pus si raccoglieva nel cranio, e dòpo nettata la ferita, si poterono raccogli ere circa allre due cucchiaiate di pus ordinando al paziente di chinare la testa. La dura madre non erà roua, ma era separata dal cranio, in modo che il pus poteva accumularsi fra l'osso e la membrana. Si iniettò nella ferita, e nella cavità una soluzione d i acido feilico col mezzo d'una siringa. Il ferito non restò mai in camera, e passeg· giava ogni giorno io giardino. Osservazione 9""- Un soldato ricevè un colpo ìii scial1ola attraverso la outura sagillale, es tend~nt.esi principalmente sul parie- ' tale destro; aveva pure ricevuto un colpo di sciabola al braccio sinistro. La dura madre era messa al nudo . Si dichiarò bentoslo una febbre intensa. ed un vivo dolore alla testa ; il feri to non aveva che in parte conservata la conoscenza; egl i non moveva mai il braccio sinistro, nè le gambe; ma egli cacciava frequentemente. Gior11ale di Medie. milit. 187L

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le mosche colla mano destra. Quando gli si parlava, rifuggiva dal r ispondere ; ma quando gli si ordinava di cucciare le mosche, lofaceva subilo colla mano destra. A quesL'epoca, furono applicate sangllisughe alla tempia destra, c gli si somministrò internamente del calomela no La cornea sinistra divenne allora semi· opaca, c la zona corneale dei vasi s'ingrandl. Si formò un ascesso al lato esterno del somito sinistro, ma non commuui cante coll'articolazione; su quasi tuua l'estensione dcll'omoplat:t del lato destro si produsse un escara. Il paziente fu posto sopra un !ello idrostatico, c si dispo3e un cu3cioo ad aria sotLo la S(Jalla de· stra; l'ascesso in vicinanza del gomito fu apeno e trattato con appljcazioni di fomenta calde. La cheratilc fu combaltuta con una soluziouc ùi atropina c di laudaoo; all'interno si l)rcscrissero delle pillole di chinino e ferro. A partii'C da questo momento l'ammalato migliorò; ogl~ ripreso a gradi la sua conoscenza, e l'appetLito riapparvc. Un frammento_ d'osso del cran io fu allora tolLo, e la piaga cominciò a coprir3i di boLloni .camosi. Tale era il suo stato quando io lo lasciai. Osservazione 1.0•- F1·attu1'a dellamasccllttin{eriore.- Emm·ragia seconda7'ia. - L egatura clella cm·otide esterna. - In questo caso la palla pene~rò nella bocca, c fratturò la mascella inferiore al punto di congiunzione del corpo e della branca della mascella. La pa\la segui di poi un tragiLLo sotto-cutaneo in Jiu c:~ reua, e veooe a sortire alla parte posteriore del collo. Nella sera del giorno in cui l'ammalato ne era stato affidato, si prod usse una pie· co)a emorragia arteriosa. Il chirurgo del ''illaggio a"eva ri~mpito !a bocca d'un tampone di fila cciche imbevute di percloruro di ferro; ma l'emmoragia continuava ancora; io mi assicurai del tragitto della palla, e comprimeifortemeote il tampone colle dita; l'emorragia, provenendo dall'arteria dentaria inferiot·e, s'arrestò; ma fu necessario di continuare la compressione per molto tempo . L'emorragia si riprodusse qualche giorno appresso, e fu do!.O.ioat,a, esercitando una compressiono col mezzo (I'LlO lampone di lint imbevuto ùello stiltico colloide di Richarùson. Dorante otto giomi non vi fu più. scolamento sanguigno; ma t•iapparve in seguito r.oo grande violenza, e non potè esser domi nata. Io ora assente io questo momento, Siccome il paziente diveniva pamdissimo, e cominciava a delirare, si venne all'allacciatura della carotide esterna. lo seguito non vi fu allra emorragia, e la guarigione si fè senza accidente.


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Ferite d'at·mn da fuoco della cavità tot·an·ca. Le ferite del· polmone e della pleura non so no state rare. Io non osservai fra esse che un piccolo numero di gu:mgioni. Mi si ò mostrato intanto un buon numero di casi terminali felice· mente; ma nella più parle di essi, il diagnostico mi ptu·ve faLLo i n modo un pò lrO(JJ)O azzarda lo. In alcuui dei pretesi ca:;i di perforazione del polmone, ho trovate le aperLure ui entrala e di uscita si tuate sopra uoa medesima costola non frallural<1; mentre che nei casi io cui il diagnostico non poteva essere messo in dubbio, ho trovato frequentemente i fon io rapporto cou diffe· r enli costole. Osservazione H • - Un soldaLo francese il 18 agosto fu sotto· messo al mio esa.ne dal chirurgo francese che l'avèva in cura. e cbe pt·etendeva che la palla avesse allravcrsa to il polmone. Il pazi ente slava bene, quando io lo vidi, cioò a dire tredici giorni dopo a,·venuta la ferila, e comincia,·a già a mangiare. Non aveva punto tosse, e dichiarò di non avere mai sputato sangue. Feci rimarcat·e che la guarigione era troppo rapida percllè io potessi amrncLtcve una perforazione del pollllono : nondi meno il chir urgo 1'ranccso manteono il suo diagnostico . 11 ferilo mi ,fece uoLare, che egli aveva conservata la palla, che gli ora stata estratta dar dor.>o. Esaminai il proicLLile, e trovai che era appiatito da un lato solo, ciò che prova evidentemente, a mio parere, che ess(} l1a contornato la costola. Nei casi di lesione inconlestabile del polmone, la colorazione !n ro.sso delle guancie, ' il polso piccolo c rapido, la dispne:t, la frequenza della tosso, combi naLi coi segni tlcll'inlialllmazione del polmone e della pleura non facevano prevedere cbe Lt'Oppo chiar amente la terminazione probabile. Ilo incontrato di\•ersi casi iuleressaoti nei quali la cavità pleurale pareYa essere stata aper ta senza proforazione del polmone; in queste circostauze, il seguo il più saliente era questo ; dopo , che io aveva fatto sorlit'e il pns coll'aiuto della pressione del tragitto della fer ila, il paziente poteva tossendo cacciare dalla soluzione di continuità una quantità di pus mollo più consider evole che quella di già uscita . Applicando lo sLetoscopio al petlQ, si percepiva uno sfregamento r uvido, analogo a quello del terzo periodo della pleurile. Osservazione 12a- Un militare era stato colpilo il i 6 agosto da 11na palla al li vello della sesta cartilagine cosLale ; la palla do· (


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vette esser.e es!:ratta; la ferita dava un pm vcrdastro in abbondanza; il tragitto non era fistoloso. penetraqdo la f'erita diretta. mente nel petto. Raccòmandai all'infermiere ùi usare molto garbo nel togliere il ca,taplasma, e di' non permet.lere al ,paziente di · cambiare di posizione quando il C<!taplasma era tolto. Un dopo pranzo~ visita'odo gli altri ammalati, mi si venne a chìaT.)lare per andare a vedere l'infermo., che era. dicevasi, in procinto di mo· rire. Lo trovai coperto d'una traspirazione abbondante; la dispnea era estrema, la faccia ed il restante della superficie del corpo livide. IJ' mormorio vescicol:ire era in debolito, come anche il mmore di sfregamento.:Mi è parso evidente, che, in un movimento fatto durante il tempo che il ca:t.aplasma era levato, una cel'la quantità d'aria erà penetrata nella cavità della pleura, ed aveva. an co . determinato un abbassamento parziale del polmone. Mentre .che io mi trovavo al fianco del malato, escirono dalla ferita delle piccole quantità d'aria senza interruzione, e a capo di qualche tempo il paziente tornò nello stato eli prima. Lesione della cavità '<tddon~inate. Osservazione 13"'-~ Un capitano prussiano fu ferito nell'addome. il 16 .agosto; la pàlla era passata dal fianco sinistro, usc.e.ndo dalla regione lombare sinisLra. Dal foro d'uscita venivano 'fuori delle materie fecali. Una dolce pressione sull'addome non produceva alcun dolore particolare; ·vi era un lievo gradO' di meteorismo. Il polso era debole e rapido. Al ventiduesimo giorno dopo l'accidente, l'aria penetrò n.el tessuto cellulare ed un enfisema investì comple,tamente l'addome, il petto e gl.i arti !nferiori; al venticinque~imo giorno il malato morì. Non ebbi l'autorizz~zione di praticare l'autopshÌ ; ma è probabile che la palla, evitando l'intestino tenue, avesse perforato il colon discendente; le materie fecali uscivano per l'orilicio posteriore. Non si ebbero sintomi indicanti che le !Ilaterie fecali si fossero fatta strada nella cavità del peril.oneo. Lesioni delle artico lazio ni . Le resezioni clell'articolazionC' del ginocchio ~ono state gene_ . ralmente seguite da morte; uon si ebbe c.he un picciol numero di guarigioni. Le resezioni del gomito sono ~t31.e più numerose, ·e si è .avuto un risultato molto più soduisfaceote.,Le porzioni di osso levate dai. chirUl'glri prussiani avev.ano spesso. una grande estensio?e ; non ·è 'che fra qua lche rnr~se chfl sarà possibile di

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conoscere il risultato definitivo di queste operazipni. Citerò, per terminare, le due osservazioni seguenti; che sono due bei esenipif di guavjgione senza operazione. . Osservazione 1.4-" -Frattura corntJlicatcf. dell'art1'colazione tibio tar-s-ea • ..,...-· La .palla aveva colpita la tibia 10 centimetri circa al disopra dell'articolazione del coHo del piede; aveva in seguito attraversato l'astragalo, ed era irrfin~ sortita al di sotto éd al di dietro del malleolo esterno; il peroneo rion era s·tato fratturalo. L'infer-mo non volle essere amputato; la gamba fu allora posta in una specie di doccia di stagno.perfettamente adatta alla forma del membro; le ,porzioni d'osso staccate furono tolte. Feci praticare due o tre volte al giorno, a traverso la ferita, delle irrigazioni con upa soluzione di acido fenico, si svilluparono ben presto dei bo~tooi carnosi che impedirono cosi il passaggio del liquida per la ferita. · I,.a guarigione ~i fè senza alcun acci~ente. Osservq,zione W" - Lesìo'ne della mano: La palla colpì il melacortw dell'indice, e di là passò nell'articolazione del polso. Il proiettile fu estratto; bisognò estrarre dei frammenti del metacarpo, ed alcuni altri del carpo. Il membro fu situato sopra una tl!vola ricoperta-. d'un tes3nto impermeabile, e soltomessa alla ìrri'gazione di una lozione dt~infettante. Si Jorm\) un ascesso-8 centimetri circa al di sopra dell'articolazione. alla faccia pqsteriore dell'avambraccio: la 'raccolta purulenta fu aperta. e. siccome il pus si accumulava nell'artieolazione, feci una contra·apertur~\ al. lalo ~ i~L~rno del polso; il liquido disinfettante fu iniettato in modo da escire da tutte le aperture. II ferito non fu mai obbligato a letto, e passégiava ogni giorno nei dintorni dell'ambulanz~. La ~uppurazione. cessò dopo poco ·tempo, e quando il ferilo mi lasciò, tutto andava bene. , D. BONJNSEGNA. i.Medical Times, Arc/tives mediccil). LE F'ER.t'l'E PRODOTTE DALLE ARMI TEDESCHE.

Nel Lyon ·Médical trovasi una importante comunicaziorre di: due chiri.trghi, M M. G(llljon e .Félizet, sugli effetti prodotti dalle armi prussiane. 'Eglino riferiscono che, in ogni 100 ferite · per· colpo da fuoco, hanno sempre trovato il numero med.io di ·70 ferite d.a schegge di obice e 30 da palle. In ogni 100 fe' :rite prodotte da schegge di obice, essi hanno trovato pure in modo costante 60 ferite nel dorso, o all'unione della spalla e


90 ,d el .c,ollo, e 40. fer~te .nel ,davanti, o ai lati o.agli 'arti .. I fram- • . m~nti di obice estratti sono stati di tutti i pesi, variando da 3 a 500 grammi o più. Talora essi penetrano direttamente, ,producendo le più.. spayf!·n~evoli lesioni, .mentre altra volta strisciano sulla superficie, e passano sotto la pelle all'interno delle parti , promi,n enti, :arrestandosi subito Ji,apo il loro ingresso, o 1quando sorlo penetrati.- alqnanto ,più profondamente. Quando le ossa non aono frantumate, queste ferite d'ordinario cicatrizzano prontamente; e in uno ospedale in cui i pazienti rimasero per due mesi, mancanti di sale, condannati a mangiare carne di cavallo,.. alla razione del pane, privi di acquavite, chinino ecc. ~d abbandonati alla più terribile depressione morale, molte numerose guar igioni si ottennero tuttavia eH ferite per schegge •di obice. A circostanze pari, queste ferite non sono ~ iù pericòlose di quelle prodotte da palla. Le palle tédesnhe, più grosse di quelle dei chassepots, differ iscono ancora da queste nella forma loro, esseado affatto ovoidi, più appuntate da un lato che dall'altro, ed avendo un diametro tr·asverso più grande di tre millìmetri. Nello ferite che esse producono seguono un tragitto regolare, se non toccano un og.g~tto . duro, . gli orifizi di entrata e di uscita appena c}ifferendo in estensione. Un gran numero di queste palle penetrano sol' tanto aù una piccola distanza, e si trovano prontam,en~e sotto la pelle, che ;ta.lo~a Jli~tj\q?ano p el;' una qon~ider:abilp .~st,çns,ipne senza ,p.'1notrar.e nelle parti . più profonde. La loro grandezza rende la loro estrazione più facile e pilì ra-r:.amenlo so,no alterate neqa fo,rma che 1 le lt~lle ch~~~ep~,ts. 1II ,.r.iù,grande .n11m~ro -di quef'ti feriti furon o colpiti dalle palle nelle gambe, il -.che è do-:uto a ciò che i prussiani non portano il fucile alla spalla, ma solo all'anca quando fan no fuocp. Queste ·ferite della gamba sono d'or(linario niente altro clic semplici setoni, che cicatrizzano rapidamente. Le ferite prodotte dai chassep6ts sono in generale nll)ho più gravi, l'orifizio d'ingresf;o essendo molto piccolo, mentre que!lo di .egresso è tre o quattN V<Jlte più gl!ande, indicando mo! ta lacerazione dei tessuti che sono s.tati trav~ r.sati. Le ossa fr.a tturate..sono ridotte ad un gr:ande .IJ.Utnero di fr~tp.m~,J:!ti, in guisa che .p o!sono estrarsi dodici o unco quind\ci frammenti. Le palle .dei cha~sepOts penetrano ancora .plplto , più , profonc1al1lw;tte nei tessuti, e la loro dimensione 1


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"'ElSSendo più pjccola, si estraggono con maggiore difficoltà. Esse:o sono quasi sempr.e deformate e spesso rotte in frammenti, che.possono trovarsi l'un dall'altro separati, o proiettare nelle parti 1molli a grande distanza. Gli autori dalle osservazioni fatte concludono : l o Le ferite di arma bianca prodotte dai Tedeschi non sono nè frequenti, nè gravi. Le loro palle sono infinitamente meno ·micidiali di quelledei chassepOts. 3• È col mezzo delle loro schegge di obice che i tedesclù -'h anno prodotto la più grande strage . 4o Ciò è dipeso meno dal modo loro' di far fuoèo che dalle difettose posizioni che i nostri uop1ini furono costretti a :prende re. 5o A cose pari, le ferite prodotte dalle schegge non sono più gmvi di quelle prodotte. da altri proiettili. L'editore del Lyon Médical, commentando la suddetta comunicazione, riflette che queste osservazioni sono certamente •importanti, ma · sono probabilmente alquanto premature. Noi, egli dice, temiamo, fino ad informazioni miglio~i, che questi :autori abbian~ difficilmente avuto un campo ampio abbastanza ,.di osservazione, e ehe in buona fede abbiano esagerato i formidabili effetti delle nostre armi e la minore gravezza delle desioni prodotte da quelle dei Tedeschi. Tuttavia ciò può essere ··e riconducendo pure alla mente la suddetta riserva, vi è questa consolazione nei rapporti, se qualche <:osa di consolante può esservi in tale materia, che. generalmente parlando, la n ostra arme è pfù micidiale del fucile ad ago-, e che i soldati ·~orrono meno .rischio di essere feriti lanciandosi suj fucili che ;gettandosi al suolo per evitare i proiettili.

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(Médical Times 4nd Ga;;ette 17 dicembt·e 1870). ENURESI E SUA ·CURA CON UN NUOVO RIMEDIO per il Prof. JoHN BARcLA.Y. (Sunto). Piuttosto più comune nei maschi che nelle femmine l'en uresi presenta maggiori difficoltà di guarigione nelle giovinette che nei fanciulli. · ' L a ca::hessia generale, la dispepsia, la scrofola, l'isteria, le ·malattie della spina~ gli ascarid~, le emorroidi. il p:rolasso del


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_:retto, l'eccessiva lunghezza del prepuzio, la vescica contratta,,. la soverchia acidità dell'orina, la soverchia alnalinita di questa secrezione, la mancanza di una condotta propria, lAna viziosa abitudine, l'uso troppo largo dei lit}uidi durante il giorno, l'abuso delle bevanqe alcooliche, la posizione orizzontale dur.ante il .sonno, son.o queste ·edjaltN le cause che sono state messe innanzi ed invocate per dar ragione della esistenza di questa affezione. Bierbaum crede che alla enuresi siatfo soggett,i fa-cilmònte i tigli di genitori gottosi, ma Barclay afferma di averla veduta frequentissimamente in quelli di costituzione scrofolosa. Sembra, dico l'autore, che sia e,reditaria. Nella maggior parte dei casi egli non potè .scoprire causa alcuna. In tre fanciulli vide l'incontinenza coesistere colla impetiggine del capo e della faccia; e fu trattando questa dermatosi in uno di essi mediante il siroppo d'ioduro di ferro nella ignoranza della esistenza di quell'affezione, che Barclay si accorse, per mezzo della madre del paziente, dei buoni effetti del rimedio nella enuresi. Relativamente alla freque nza degli attacchi, talora questi occorrono sol t~mto di notte, e in una notte una volta, due, ed anco più spesso, t alora durante il giorno e la notle. La enu~ r esi diurna e notturna è sempre difficilissima a guarire. Tuttavi a a nco ·i cas~ più seri, dopo tutti i tentativi · di cura, guariscono talvolta alla pubertà. Rispetto al trattamento curativo è corto che la maggio~ parte dei rimedii e de~ metodi di cura proposti ha dato piccola soddisfazione. Essi 'POssono essere descritti sotto quattro capi, rimedii costituzionali , mezzi morali, difl'erenti.spedienti meccanici, specifici . I rfmedii costittdonali abbracciano i mezzi- che &ervono a correggere la eccessiva acidità o alcalinità della orina, la dieta e il regime, la reg'Jla della qu~ntità delle b_evande, i tonici, come la tintura di fer~o , la stricnina , e l'olio di fegato di mer luzzo , _gli antigottosi·, la elim inazione degli ascaridi , le spugne fredde al dorso ed alle regioni lombari, i bagni caldi all'ora d'andare a letto. La cll'ra morale inchiude i tentati-vi per correggere le cattive abitudini, insistendo presso l'inàividuo a vuotare la vescica i otalmente prima di porsi in letto, ad alzarsi due o tre volte,..J.urante. la notte,, e ad osservare regolari periodi nella eva-


93 cuazipn~;d-urante il 'giorno. Il castigo da arcuni praticato vuole· esserè appe na rammentato siccome un metodo di cura e deve essere condannato. ·r mezzi meccanici proposti comprèndono il tappo di collodion di Sir Domenico Corrigan, che ei raccomanda di applicare all'orifizio del prep~lzlo, - con ciò impedendo l' egresso dal-l'orina fìnchè sia esso tolto e che egli dice essere ordinariamente suffi~iente ad effettuare la guarigione -in circa quindici giorni, poi i cuscinetti compressivi di Pluviez; il cinto uretrale di Trousseau applicato al perineo; l'applicazion~ di un nàstro elastico intorno al pene; la legatura di un rocchetto sul dorso in modo da costring-ere l'indivi·duo al decubito laterale ; la circoncisione quando il prepuzio è troppo lungo ; la dilatazione meccanica proposta ~ praticata da Broston Hicl~s colla iniezione di acqua calda in vescica, qmmdo il viscere è contratto; e la pratica raccomandata da alcuni eli -passare un piccolo catetere dì argento ogni sera. Gli' specifici, che hanno ispirat9 maggior confidenza, sono la bella-donna e il suo pl'ìncipi•) attivo l'atropina, il brornur·o di p o-tassio solo è unito al sir·oppo di papavero , le -cantai;idi , l'a"cidç benzoico, quando l'orina è molto co1o.rilta e dì forte odore; lo zlnco, la canfora, la segala cornuta:, la ·luppulina, larghe dosi di nitrato di potassa, l'uni ione di !rnorfinà e ver·atrina al perineo, l'applil)azione di' astringenti, come I a ratap.ia, il tannino e il' ferro al1o sfinte·re della vesrica, raccomandati da Oppolzer,. la tintura d'iodio a goccie ogni due ore, testè raccomandata da Schmi'dt, che sembra avere fatto bene fìnchè fu continuato il medicamento, ma che, sospeso, non lasciò benefizio permanente;· i vescicanti al shcro, _il nitrato di argento all'uretra prostatica e all'oritì~io uretrale. In mezzo a questa folla di mezzi curativi passati in rivista da Barclay ci sorprende di non trovare rammentate le irrigaz-ioni continue dì acquà fredda iwvescica non da molto tempo consigllate e riconosciuté .utili e le applicazioni ~lettrico-faradaiche da noi non raramente usate e talora seguite da · soddisfacenti risaltati. · ·Iri due anni e mezzo Barclay' ha curato ·v enti casi d'inconti'nenza di orina, eìl il rimedio prescrittò è stato invariabilmente· il solo siroppo d'ioduro di ferro, ed il successo è st~to sempre··


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ielice. lMu~ore però &aggiunge di non · .a:v:ere note complete ' che (},j ,undici casi soltanto, nulla avendo più saputo degli altri nove, che egli crede tuttavia guariti. Barclay ricorda pure il dottor qManson e il dottor. .Smith èome ,quelli che hanno trovato .q uesto nimédio.,egualrocnte soddisfacente; l'ultimo dei due dice · di averlo ,e$peri.rnér. ta,to i:n un fanciullo, il q uaie era stato p;er lungo tempo affetto ·dall'incontinenza diurna e notturna, e che aveva -resistito a tutti gli altri riroedii . Somministrato l'ioduro in due o tre giorn-i egli stava benissimo. L'alllto:re ·riferisce poi in brevi parole la storia degli unClici ea,si, che sono tali da richiamare giustame~te l'attenzione dei medici. Un più esteso ,.usç> ;{!.e l rimedio deciderà naturalment: -s ul l'alore de.l medesimo. Rispetto all'azione Barclay dice che .-esso possa agire costibuzionalmente come tonico generale , m_a ·erede che s·erobt'er.e hbe .avere . una qualche iuiluenza spe.cifica .sullo sfintere .della .vescica. L'autore dà termine !i.U'arLicolo notando di ave.r e letto nel Lancet, nel no-vembre .passato, una relazione di due casi d'in·continen.za curati dal dottor 'f.homson coll'idrato di cloralio e -con bùoni r isul.tati. ·Egli -è di ,o.pinione che_ q.u esta .sostanza possa in q,uesta affezione mostrarsi efficace .e promette di espe'rimenta'I'la. N oi nell'Ospe.dale militare di Firenze , abbiamo --avuto· già "opportunità di amministrare il cloralio in al.cuni -casi di enunesi -nottur.na, ma non ·abbi;\ma potuto riconoscere in esso utili tà alcuna. ,'(Médical 'Fimes and Ga.zette, t7 Dicembre 1870). SiFI;r,IDE. DEL SlSTE~fA NERVOSO.

Nell'ottobre , perduto, il dottor Keyes legge.va, sotto <tl,l,esto titolo, all'Associazione del Gio1·nale 1Vfedico di Nuova-J urk, una importantissima meJilloria, de lla quale tro;vi!l;mo utile .r iportare le seguenti g:enevali conclusioni : 1 o I sintomi. nervosi .dipendenti da sifilide possono sprgere entro le pr i\lle ..set.timane. :aopo un'ulcera infettante o a q.ualsiàsi .neri0do pi:ù av-anza t~ d;uran.te Ja vita. dell'individuo,. 2° Per lo studio delle autossie pubblicate è presumibile -che pit} p.r es to · :;i .manifesta ,,un sintomo ,nervqso, men<;> -probabilità v·i è che esi.sta, ,qualche Iesi.one materiale scoprjh).le .dall'autossia; e che, jn un ,dato caso, non vi esiste costl_\nza di


;rapporto fra la natura, la situazi~ne a la gravezza del! a lesiooe,, .e la ,natura, la situazione e la gravezza del sintomo . nervoso,. cui questa lesione può dare o.r igine. 3•. La congestione cerebrale è probabìlmente la patologia :di molti .dei più &oHeciti sintomi nervos'i sifìlittici. 4" La emiplegia sifili ttica, per r egola, occorre senza perdita di co:scienza, ancor quando l'attacco è improvviso; ma la paralisi -d'ordinario avanza a grado a grado, il p!J.Ziente essendo al di sotto dei 40 anni di età, ed avendo avuto fissa, costante ce(alalgia per qualche tempo prima dell'attacco. 5• La midriasi esistendo .s,ola, o con altri sintomi nervosi, ,sen.za. ~alattia posi ti va dell'occhio, è · segno prèsuntivo di sifllide. 6' Le paralisi di un singolo muscolo o di, un sistema di muscoli sono frequentemente si:filittiche. 7• La pa~aplegia si:fil_ittica generalmente procede a grado a. ,grado, spesso senza alcun sintomo locale che ·richiami l'attenzione del paziente alla porzione offesa della spina, e raramente è completa. La vescica soffre quasi sempre più o meno, e r eclama ·u na speciale cura locale. La paraplegia puo svilupparsi come sintomo di sifilide .eredita-ria. s· La epilessia sifilittica ordinariamente avviene dopo la Ptà. d~ 30 anni, i n individui che non avevano avuto epilessia nei primi _anni della :vita. La cefalalgia è facile a precedere l'accesso. Le . .c.o~;v,ulsioni qccorrono spesso, molte volte in rapida successione, .l;intermitt~J,lza fra la serie degli attacchi essendo, comparati-· ·vamente lunga; ma durante questo periodo esistono o si fan,no.più gravi la cefalalgia e i sintomi n~rvos i,. contrarìamente 1). ci~ elle avviene nella epilessia iqiopatica. La epilessia sifilittica è facile ad essere consociata a qualche forma di paralisi o da. ques.ta. esser e seguita. 9• L'afasia s~esso accoll!p~gna i d~stur'Qi intellettuali ·p.r od91tti da sifilide. 10. ~ll:'~er.4it,~ delia -~~m"lri~ è ~pn, si;p t91~10 1per.voso comune dl sifùide, siccome tutte le forme eziandio di turl>amento mentale, dalle semplici allucinazioni ed illusioni alla vera follia, e tutte queste senza necessariamente concomitante paralisi. 11. Le espressiomi disordinate sentimentali sono consociate .spesso colla debolezza mentale ,prodotta da sHì.lide. · 12. Molta diligenza si ricerca p er distinguere certi s intomi


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-prodotti da gotta dagli stessi sintomi cbe al1a sifilide debbono la origine loro. 13. La prognosi, per regola, è più fausta pet' i sintomi nervoRì prodotti da sifilide di quello che, per gli stessi sintomi dipendenti da una lesione, eguale in estensione, prodotta da altra malattia dei centri nervosi. Ma, dopo l'arresto della malattia, una indelebile imprèssione è spesso lasciata sul tessuto nerveo, che si manifesta per alterata fu nzione, e che la cura non può vincere. 14·. L' iod uro di potassio, spinto rapidamente alla tolleranza, :a meno che i sintomi si calmino prima che il punto sia raggiunto, è iJ principale trattamento curativo. n mer curio, usato nel tempo m~desi mo, o al~ernato con esso, è spesso di gran valore nei casi protratti o inveterati. (Mddical Times ancl Gazette, lO dicembre 1870)~ SULt~ CONDlZIONl PA'l.'OLOGtcHE CilE DOMANDANO LA SOTTRAZIONE SANGUIGNA

(per B ENIAllfh~O RJOHA.RDSoN). (Sunto). Fra lo belle lezioni di medicina sperimentale e pratica, dettate daU'insigne Medico Inglese, quella sul salasso è certamente della più alta importanza, oggi cbe il soggetto è grandissimamente controverso, tornando eziandio in modo speciale opportuna. Il perchè ci ha punto l'animo di voglia di farne un breve sunto. Nel1a materin, che si riferisce al salasso, i nostri maggiori, dice R ichardson, furono · grandi in fatti; e per questi la maggioranza del rr.ondo medico, anco una generazione fa, tenne f ermo. AlJa. fine una nuova teoria, molto imperfetta nel suo gener e, e che troppo presume, gettò dei dubbi sopra alcuno dei fatti, e cosl la pratica di levar sangue cadde in discredito, i danni ne furono grandemente esagerati e le virtù ignoi.'ate e dimenticate. Tuttavia noi ritorniamo ancora una volta ai padri nostri : noi siamo costretti a riconoscer e che nel saJasso eglino tennero un potente mez'l.o ·ai cura ; siamo condotti ad accettare che ii rimedio ebbe il fon damento di una giusta osservazion e, e siamo spinti alla convinzione che, coll'omettere di usare questo ri-


97 -medio, noi mede:simi lasciamo spesso morire gl'infermi eh& potrebbero vivere e rit~anare . Nel cou,·eni•·e :;u ciò molti confessano di non sapere com& mettere in pratica l'uso di questo mezzo di cura, lamentando l& mancanza di chiare regole, di ncn·me precise l)er sal11ssare, e di una teoria, su cui appoggiarsi. Mosso da queste lagnanza~ Richa1·dson, si propone di definire più chiai'amente. il soggetto,. non con dommi, ma con ragioni; con ragioni io cui la tevria e la pl'at.ica vànno armoniosamente d~accordo. Volgendo il suo discorso primierament.c sulla teoria della pratica di levar sangne, l'iii ustre Medico Inglese domanda. Quali· cambiamenti fisiologici avvengono nel corpo quando si sottrae sangue'? In qual modo possono quP.s ti cambiamenti in fl.ue nzare la fun;,ione~ · Senza tener dicti'O passo passo all'autore nel suo lungo discorso, chè Ja materia è comnnemonto nota, noi stimiamo piuttosto> maggiormente utile di riassumere gli effetti fisiologici della sottrazione sanguigna in alcuni pochi punti principali, eh~ sono quelli che seguono: l" .Modmcazione dell'eq_uilibrio del sistema circolatorio e respiratoJ•io. 2• AOluenza di fluidi nel seJ•batoio venoso dalle sorgenti tributarie. 3" I drazione della :fibrina colloide, e diluzione delle parti saline del sangue, conducente alla tendenza della sepm·a?,ione "(}ella fibrina. 4" S incope. 5" Stato convulsivo dei muscoli pct' mancanza di controllonervoso, con ritenzione della irritabilità muscolare . . 6" Abbassamento di temperatura animale. Da questi fatti possiamo, continua a dire Richardson, volgere la nostra mente all'applicazione del salasso in casi di malattia o possiamo domandare e tentare di rispondere alle domande; quali sono le condizioni dì malattia che reclamano la sottr azione.· sanguigna~

P1.1ssando a considerare la pratica, il primo ponsicro, dico Richardson, ò cho gli effetti del salass0, dai quali noi possiamo riprometterci l'utilità, sono quelli che si possono chiamare meccanici : a dire chiaramente, ogni volta che il serbatoio


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-venoso è disteso, in modo che il dovuto movimento del sangue c· della .funzi<•ne della parte diper.dente dal movimento del sangueper la funzionu è t urbato , la sottrazione di sangue è il più dinetto rimedio. L'esperienza di molti osser vatori sull'efficacia dell'aper tura. della vena nei casi di colpo per fulmin e è iuLieramente in ap-' poggio del valore dÌ questo espediente terapeutico. Gli antichi,.che ·rn ta li casi apriron o sempre la vena , fur ono ben chiari sull'importanza e succeSS·> della pratica. Negli ultimi anni, afferma Richardson, di avere fatto delle esperienze che confermano nel modo il più singolare questa pratica. L a spiegazione della cura in questi casi è semplicissima. L'effetto del ful mine o della scarica elettrica è quello di pro-· durre espansione del contenuto del serbatoio venoso; dal sanguesono messi in libertà dei gaz; le '~cne sono distese in tutte le IJarti; il cervello soffre pressione nella cavità chiusa del cranio -e come risultato della pressione esiste i nsensibilità ; il lato destro del euore è disteso, in guisa che il tessuto muscolareè paralizzato; ed ha luogo la cessazione t emporanea di ogni movimento e fu nzione. L'apertura di una vena t<>glie tosto t utti questi disordini; il cuore riprende la sua libertà alle contrazioni; i centri nervosi che governano il processo di respirazione sono solleva ti ; e, so lo sconcerto del meccanismo animale noli si estende ad una vera disorganizzazione del sangue, o ad una grave rottura del tessuto organico, in cui niun rimedio potrebbe essere efficace, le funzion i si ristorano e la vita è salva. L'insensibilità dllnque per colpo di ful mine o per scossa elettrica domanda la sottrazione di sangue per la vena. N el colpo di sole le condizioni di malattia sono molto analoghe, S 9 non identiche, a quelle determinate dal fulmine. In casi di g rave co!po di sole, quando il serbatoio venoso è sotto una estt•ema distensione, quando le vene· si presentano grandi e tese, avvi una condizione di malattia che reclama di levare sangue, ed io, scrive Richardson, sollecito l'op eratore~ In America questo fatto sembra ora essere riconosciuto e la IJratica di salassare fondata su di esso è stata ricca di felici risultati. •In Inghilterra oggi la pratica è perduta, e durante i calo11i estivi un caso dopo l'altro si registra nei r endiconti, della mortalità siccome morte per colpo di sole, in cui vir-


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tualmente nulla è stato fatto per p1•omuovere la guarigione,. D~l~nte di ciò che dà. Uni\ probabili·t à di buon successo. Si, applicano dei sonapismi forse alle membra, il (ft•eddo alla testa, un vescicante alla' nuca, un purgativo se il paziente può ingp.iottire, alti•ime!lti nn clistor·e purgante. A che ser·vono queste lente misure insignificanti ~ A canto al g·rande rimedio an~ico . esse sono frivolezze, che non hanno né teoria, né pratica che le sostenga. Gl'insegnamenti degli scrittori eli Yenticinque anni fa, quando incominciò la reazione contro il salassa, fur ono assolutamente con tro la sottrazione sanguigna dopo la commozione. Fu questa una dottrina diametralmente opposta ai precetti ecl alle osservaziotli di secoli, ma ebbe il suo andare e fu generalmente adottata. Forse questa dottrina non è del tutto cattiva ma è certamente troppo s uperficiale . La concussione meccanica diftèrisce dal fulmine e dal colpo del sole in quanto essa non· a11menta la tensiqne del sang-ue -.enoso. La concussione paralizza il sistema muscolare per mezzo del sistema nervoso, ed è proba)jila che dopo tale paralisi sarebbe meglio di sforzarsi a richiamare la vita mediante l'applicazione del caldo e l'amministrazione di un stimolante piuttosto che colla sottrazione di sangue. Io perciò non metterei innanzi il salassa ia casi tali, comunque nel tempo istesso io non possa nascondere· il sospetto che in alcuni casi gli antichi avessero ragione di tentare l'emissione sanguigna. È bastantemente certo per l'istoria della chirurgia che i padri della nostra arte, accostandosi agli individui che per· comune osservazione apparivano in seguito a commozione come morti, furono felici nel ristabilire il movimento · del sangue per i vasi del corpo cacciando sangue mediante l'apertura di una vena. Io non insisto su questo punto, soggiunge l'autore, perC'.hè noi 'non abbiamo in questi giorni prova che ci guidi, fnori che la libera scripta del passato. Ma vi è uno stato di reazi one dopo la cessazione della paralisi eli commozione che può urgentemente richiedere la sottrazione di sangue. In questa condizione il cuore, ristabilendosi primo dalla scossa generale, versa nei capillari debolmente resistenti un pieno volume di ~angue, conducendo a ciò che dicesi congestione degli organi va~ool ari, ed ai. mali secondarii che dalla congestione risultano. I n queste circostanze il polS()


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-<liviene resistente, le vene piene, il respiro laborioso, il corpo caldo; mentre la mancanza di coscienza per paralisi passa in mancanza di t:oscienza per coma. La teoria e l~ pratica mi conducono, dice Richaròson, a concludere che questa condizione è. una di quelle che domaudano il salassa. Nei casi in cui il corpo è stàto esposto a ciò che pnò dirsi giltstame nte colpo di estremo freddo, noi abbiamo, ·egli dice, durante la reazione una serie di sintomi simili a quelli, che seguono alla reazione dopo una scossa per colpo o concussione. Noi abbiamo l'istesso polso duro, la vena tesa, la congestione. Quando questi casi terminano rapidamente, noi ordinariamente li diamo come casi di congestione acuta dei polmoni. Veramente essi souo accompagnati non!icun' congestione dei p<>lmoni soltanto, ma di tutti gli organi vascolarì; e quando non terminano tosto con la morte, ma assu mono il corso loi'O naturale, passano in condizioni di malattia - infiammazione - di qualche organo particolare; polmone, rene, fegato, milzA. Gli antichi erano soliti a salassare in tutti g·li stadii di questa condizione, nella qual pratica essi avevano torto. Ma uvvi un.o stadio in cui, quando levarono sangue,~eglino avevano essenzialmente ragione; lo stadio eli reazione acuta, prima che abbia luogo un qualche organico cambiamento di struttura per congestione ed effusione per i vasi distesi. Cavar sangue francamente in questo stadio è semplicemente medicare sen7.a esitazione . Ricbardson dichiara di avere semprcl seguito qn~ sta pratica e di non averne mai veduto un cattivo risultato, affermando di avere osservato i peg-giori risultati dalla omissione di essa. È in vero degno di pietà. udire, come si è costantemente udito, che individui giovani, forti, attivi, ~ho per accidente od operazione chirurgica avrebbero potuto perdere sang ue senza alcun timore di pericolo siano lasciati morire per acuta congestione perchè ora non è moda di levar sangue (che essi potrebbero perdere per operazion e o per· accidente senza am;ietà) al diretto proposito di salvare loro la vita. Questi sono i casi senza dubbio in cui le condizioni di malaLtia domandano la sottr~tzione sangujgna. Avvi unn classe di casi in cui il lato destro del cuore è dilatato e indebolito, e in cui,_ pe1' qualche speciale circostanza, siccome esposizione al freddo, eccesso di cibo e di bevanda,


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cangiamento barometrico, ha luogo · un improvviso imbarazz&· !}ella circolazione, oppressione di respiro, tensione delle vene, -e ininaccia di morte. In questi casi le vene stesse si mostr·ano così piene che si potrebbe trar sangue benissimo senza il nastro, qu,ando si volesse: il corpo è fosco, gli occhi iniettati, la mente <tgitata, 'l'oppressione. passiva intollerabile. Av:vi~ne spesso in t uesti casi che i pazienti sono avaqzati negli anni, o hanno 1 passato il mezzo della vita, e per ciò si mette innanzi una :speciale obiezione contro la sottrazione di poche oncie di sang ue; così essi sono trattati con stimolanti, con sed~tivi, con ~tere clorioo, con un vescicante, e col tempo possono ottenere sollievo. Essi ottengono sollievo da questo processo, cho, fuori del serbatoio venoso ostrntto, una certa quantità; di fluido passa nel tessuto cellulare di organi differe nti per essudato, e cosi vi·ene nel suo progresso an·estata la condizione morbosa organica. In questi casi è mia pratica, dice Richardson, di sollevare tosto la tensione del serbatoio ve n oso medi an te la sottrazione da una vena di poche oncie di· sangne. Con ciò non vi ha esaurimento, ma un senso di .sollievo dalla incalzante oppressione. Il cuore cessa di sforzarsi contro l'ostacolo che non poteva innanzi superare; lo scuro colore del corpo diminuisce e si dilegua; e i sintomi tutti si mitigano, possiamo dire praticamente, con una spesa non maggiore di quella che terrebbe dietro se al serbatoio '{enoso fosse concesso di vuotarsi da per sè stesso per ti'asudamento passivo di siero, c senza il seguito di mali secondarii che derivr~no dal fi.uido essudato negli organi 'Vitali. La congestione passiva del cuore adunque per debolezza del cuore destro è condizione morbosa che reclama il ·salasso. I nostri predecessori furono condotti a trarre sangue in tutti i casi di apoplessia. Essi fecero su questo punto una legge ferma, e la gente ebbe in essa tal conflden?.a da insistervi sopra. Cento anni fa un chirurgo o un medico che si rifiutasse di levar sangue nell'apoplessia avrebqe perduto la casta e sarebbe stato probabilmente cor.sider.ato colpevole di un misfatto. Amrnesso che i nostri predecessori commettessero con questa linea di condotta alcuni errori, essi furono meno colpevoli di errore di quello che si sia oggi; dappoichè come eglino trattavano l'apoplessia e spesso la guarivano, noi per regola non la cu~amo affatto e lasciamo che faccia il suo corso. abbandonandoGiornale di Medio. milit. f874 .

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-1-0-~·.

il caso . a quel curante ìl p.iù perverso,, la Nat~wa, che in nove · apoplessie in .dieci significa c11e lasciamo morire il paziente. Ma supponiamo che vi sia subitaneo coma, con o senza con>'t;~lsrone, per subitanea pressione sul cervello, q.uali SOJ;JP i mezzi coi quali. possiamo sp.erare di portar sollievo~ se· la -eompressione è l'effetto eli fluido sieEoso essudato nella cavità del cranio, il nostro oggetto dovrebbe es,sere que~lo di far sì che il fluido I'itorrfi in circolo. Se la compressione è çlovuta ·a,. pa:r.a:lisi dei vasi del cervello o ad imped;imento al ri torno de.t: sangue dal cervello, il nostrò oggetto sarebhe di diminuire la. pressione e di limitare il voli.ul}e del san.gu~1 Se la; cpm,pressiore è ancora per vera effusione sanguigna, il nostro ogg~tto. deve es-sere di facilitare la forma?-ione del coagulo,, la separazi0ne del siero dal grumo, e l'assorbimento del siero.separatoCrede alcuno che i senapismi, l'olio di croton, o le iniezioni nel retto siano. rois~ml ragionevoli_ per questi import<intL propositi,, o vede taluno qualche cosa di molto promettente in natura. ùn genere correttivo,? Sotto la semplice n atura, in casi tali, la: mancanza di coscienza rimane·, il corpo diviene molto caldo, l'azione del cuore· aumenta in forza, la P/'lUe e le superficie mucose essudano co·pfosamente, i tubi ·bronchiali si riempiono, di acqua, la respirazione si fa difficile per accumulo eli iluìdo,_ la tempe.Patur.a del corpo si al:> bassa; sopravvepg·ono r içorrenti convulsioni e la morte chiude la scena .. Diciamo pu re che non si gum~isca se m pre col salasso : ebbene! N on ò meglio g.uai:ire qualche vo_lta che . non guarire mai7 Il 1 sal asso nell'apoplessia diminuisce la forza cat•àiaca, diminuisce la massa sanguigna, concluee· a1l'assorbi-mento del siero, se sjero sia esssudato, .e conduce alla formazion e del coagulo, se sangue sia effuso. Questo modo dì cura è .vnzionale, e puramente scieptifico, èd -il più prezioso ~l certp in medicina. Un a d ifficoltù. ·sorgo in alcuni casi per .la sopravvenienza dì convulsioni.' nello stato comatoso; e. nelle eonvuls,ioni puerperalL con coma la difficoltà, a:l dire di Richardson., sull'uso del sala-sso è considerabile. I ,punti affermativi ·dì pratica in Cfl:SÌ di,. coma con convulsione che domandano U sal asso sono: · ' a) Temperatura sostenuta, o. ecçes.so di temperatgra... del: -corpo;

b) Vene tese;


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c) Polso duro; d) Pupilta contratt~; e) Libera essudazione di iluido, senza freddo, sulla pelle e sulle superficie . mucose. Vi sono casi finalmente in cni il comi\ e la convulsione seguono la malattia del rene, ca~i così detti di corna uremico, iu cui la sottrazione di sangue è la più bene1ìca1, · Yi sono dei casi pi emorr·agia, per infl.uem~a meccanica, in cui la rapida emissione di sangue per una vena, fino alla sincope ~arebbe pratica ragionecvole e• felice. Ri.chardson afferma di avere due fatti sui buoni effetti della sottrazione sanguigna nel delirio congestizio del tifv, mll soggiuuge di lasciare questo soggetto sub judice. Io ho, egli dice, alcune consider>~zioni relative ai casi, in , cui il salas~:<o, C(lme fu praticato dai nostri predecessori, fu una pratica cattiva, ma questo soggel.to è tr·oppo ampio per'poterlo trattare qui. La teoria e la pratica mostrano che nelle con,.. dizioni flogistiche eonfermate, in cui alla congestione è sopraggiunto t]ln cambiame:nto di struttui·a di qualche organo \mportanto, in' cui la temperatuPa è persistent.emente alta, la pelle asciutta, la lingua patinosa, TÌ ha pevicolo di levt!re sangu~. Il pericolo consist.e, dice egli, in ciò che durante la vera febbre iniì.ammatoria vi ha s&mpre tenden~ta al deposito di fibrina nel lato venoso del sistema circolatorio, quale aumenta sotto il salasso. (Meàiccù Times mul Gazette, 17 dicembre 1870).

la

L'OT1'AL)IOSC01'TA NELLA ALIENAZIONE MENTALE , ;,ELLA. EPILESSIA, NEU, A PEI.T,AGRA. Osserva~ioni ?·accolte dal ·dottor Augu-

J!.ivista CUnica - 1870 ·- N. 7, 8 e 9. Accennatò allo st;;..to ,attualo della scienza, e principalmente alla difficoltà che presenta questo genere di ricerche .ed allàv precauzioni da aversi, l'A. espone particolarmente i reperti ottalmoscopicì da lui rilevati, particolarmente nella pellagra, nell'epilessia, nella paralisi geMrale a varii stadii, eco. Reperto ottalmoscopico nella epilessia. - L'A. dà in una tabella il sunto delle osservazioni fatte su 20 epilettici; le quali con~orda no tutle nel dimostrare che dopo l'accesso prevalgono l .e alterazioni ,v asali i pere miche: risultati delFosservazione fu~ono negativi in un . . 'caso solo . sto '11eba!di. -

.


In 5 casi riscontr·ò l'iperemia della papilla (dopo l'accesso} e negli altri una ricca· sta:si nelle vene sempre nodose,. tortuose. In tre· casi potè con:>talarc il fa tto g:à accennato da Bouchut della stasi venosa e della esilità delle arterie. dopo l'accesso. - Conclude quindi essere segnalata dall'otta\moscopo come condizioni ce!'ebrale dell'epilessia, una anemia delle arterie con passiva congestione venosa. DELL'ELETTRIClTA'' NELLA CONGIUNTIVITE. GRANULOS-A: ,Lettere del

Dott. R. Rodolfi al Dott. P. ,Schivardi. - ()azz. 'Med. Ital. Lomb. 1870, Numeri 49, 50 e 51. L 'A. si propose eli ·sciogliere il probléma di tr•òvare nello sta t() attuale della scienza un mezzo che nel mentre av~s~e a distruggere le granulazioni della congiuntiva, non avesse in pari tempo ad arrecar danno alla cornea ecl al bulbo oculare. - P-arve a. pri9ri all'A. che un tal mezzo potesse essere 1a galvano-cau~tica. In vero, ~ice l'A., l'elettricità caustica si può dosare · e ridurre a gradi minimi, senza lasciar·e malefica. traccia SOl.)ra gli orgMi vicini; la corrente elettrica èontinua, oltre avere azione termica, ha pure dt\e altt•e virtù che sono la chimica e la dinamica, qualità tutte diverse tra di loro, chè potevano forse invertire !~ordine naturale di quella misteriosa condizione patologica. • 1 In argomento di ta.nta importanza non possiamo ancora dire quel che crediaroò in .modo certo. ·- Però dubitiamo assai che. realmente la cura dell'elettridtà proposta dal dott. Rod~lfi, possa portare reali vantaggi nella cura della congiuntivite g1·anulosa. - Il prof. Arcoleò fece già alcun,e prove, ma . riuscirono affatto infruttuose. - (Gazzetta Clinica dello Spedale civico di Palermo, N. IO, 1870). - Dai pochi tentativi poi fatti dal prof. Quaglino, e che potemmo seguire nel suo Dispensario in Milano ci pare di non poter trarre finora alcuna·conclusione in appoggio alla proposta dell'egregio chil•urgo di Brescia.

F. ÙSSER.VAZIONI CLINICHE SULI.A TEMPER ATURA MÒR.BOSA.

(Per LONG Fox).

Malattie

~el

rene.

Nello studio della temperatura delle malattie repali l'autore

premette di seg~ire la classilìcazione anatomica di Dickeuson.


405

affezioni dei tubi e del loro contenuto, dello stroma lìbroso, o <lei vasi sanguigni; queste condizioni morbose di fferiscono l'una dall'altra nella storia clinica come nelle apparenze cadaveriche, sebbene negli stadi avanzaLi possano coincider e, fino ad un certo punto, nel . rene medesimo. Questa classilicazi one non compre nde l'ascesso renale, in cui possono essere implicati più o meno tutti i tessuti. Questa co ndizione può avere il suo punto di partenza in ognuno degli elernen li del rene, secondo che è prodotto da pressione posteriore per ost.t·uzione di orina, da irritazione di un r.arcolo nell'ilo, da freddo, o da irritazione trasmessa a traverso la ~ corrente sanguigna . Il termometro, non tanto utile quanto il microscopio nella diagnosi fra l'ascesso re!1alc c la nefriLe tubale per costipazione, può nondimeno prestare non lieve soccorso . Le remissioni nel pri mo non sono cosi regolari nè cosl intense come nell' ullima mentre il termometro di r:Hlo gin nge tanto allo, fu orchè forse per breve tem po al principio delln ma lal.lia. La temperatura non è tan to lllta quando il rene è gradatamente distrutto dalla pression e in dietro dell'òrina , che genera lmente soffre il tessuto .renale per pressione semplicemente meccanica , mentre talora. per stato irritativo dell'orin~ !'tesr;il, si stabi lisce una forma k nta di flogosi, e passa materia purolenl<t, se l' ost.ruzione al flugso dell'orma nou è completa Molto dilTerente è pertanto la temperatura nell:J nefrite tubare prodotta da costipazione. L'altezza della temperatura e Il! remissioni mollo intense ricordano più la tem peratura del tubercolo acuto di quello· cbe la temperatura di allra malattia , ma le rem issioni sono più regolari che nell'ultima malattia, e sem· bra che. esista ancora un peri odo stnzionario ed un punto in cui incomincia· la defervescenza, sebbene questo periodo V<H'ii grandemente, a $CConda dell'area renale affetta, della quantità dell'orina escita, e. probabilmente ancora dei rimedi usati. AfTezione renale con questa temperatura può essere diagnosticata da questo sintomo soltan to dall'ascesso per le elevazioni che sono più alfe e le remissioni che sono più basse e più regolari ; dalla nefrite scarlaLLinosa per l':~llezza mollo più gra nde delle elevaiioni nella prima dì quel ch e ~ n ell ' ullìm a , a meno che colla forma scarlattinos:1 coesista qualche complicanza; dalla nefrile crooica, rene grannlos'O piccolo, o rene amiloidc per l'altezza deila temperatura soltanto.


HB · ,•1\ial,~o differente aneqra è la 1Lempcra~una ·nella maggi,e,r; pallt~ -dei easi di ·nefribe .scarlatLimosa; una decisa E:lenzione di temperai:m:a in qucsl·a malaLLia può spe~s11> 'cssà.e i.onsideraLa s'iG· ·~:ome un segn·o td:i .qualahe malattia in.terc.orrente. L'GUI.orc 1:iporta la stempanatura d~ta dal dott. Sidoey Binger eli ·ci.oque casi <li sc;.rlaùbina .jo cui )r'or·ina divenne albumil}os.a e dice essere dililì.cHe ·in tpr.esenza cl i 1questi e· simili casi conmottere l' ele.va·zione <le111l t-emperatura in modo beJL de qn i to colla nefnite. La veri Là sembra 8$SBl'B questa che i tubi dei .r(lni possono essere così ostt·u t ti che solo quattro onoie di orin:a vengono evacuaLe in v.entiquatlro. ore, eppure appe·na esi.sLe moNirmenlo febbri le; che noh diè delinilo rapporto diretto o inverso fJJa tempeF·atura e la quantità del sangue, dell'all~ume ,'() d:ei depositi esistenti nell'orina; ehe una grande quantità tli .albume può o~ e:;sere accCimpagnata con ·una temperatura molto a Ha ed anco cot1 una piul.losto al di solto del punto normaLe: e .che 1la .coesistenza di un'altra temperatura CJ)D nefrite scarlattinasa può talora essere dovuta alla nefrile stessa, ma molto pi:ù spesso a qualche malatti.a intercorrente ·pt:odoHa (.la jnfezione sanguigna per condizione del rene; o per condizione del'sangU;e .stesso, prima che esso aùbia dalo luogo a st~ati morbosi in altro m;ga:no. ' Il dottor Webcr alcuni anni fa richiamò J'aHenzionfl dei me:did. 1:1d una fo11ma :peowliane di ~lbpmir1uria ·croni.ca, the a~viene .qua-lche tempo dopo la sna'rlt~I.Hn.a, e qtJe sotto alcuni ;riguardi diifferisce :dal:la nefrite scarla.Hinosa. ,Egli .crede ·che la natuua deWaiffeiione re naie i.n •Questi casi non ·è •identica a ·queHa neUa - cosi deHà iÌdl'opisìa:scarlttllinosa. ,L'ullima f)vvi énc entro Je 1]n:ime t.re ·o quat.tro se.btimane; ·è generalmente as,so·cìata.a idFQpe; l'lo._ rina in pll'ì·t)JCipio contiene .quasi sem;p11e sangue.; difficilme11te marnca un eerto -movime.nto febbnile; :m&ntre ~ci ·casi .t n -consideraz.ioné J'albumi,nur.i~ ,Il;OD ha ori.gine pitima della· fiBe dre)il.a ·Ses~a settimana .Mpo ,iJ-;pr.inci:pio d.e11'!emzil()ne, 1e probab~lmente tmc.o ,più· t<~rdi, e non 1.è acoo.}njil.agnata (]a rìdrope, da orilila ·.sa·nguinolenta, e da febbre. ·weber -1:itie r ~e che la (:annessione fra. .quest<\ .~al,bcuminuria e 'la !febbr-e scarlatb1.ua pon è una co-m1es.sione ju,tima, ·l'or.s.e n~n ·Più iJJ!.iUHl ,di questa, ,el;re, ,per il !prorcesso ,saar1aL~inoso, l'iu~iero sislema·e jrJ:rnas·tp.~pe.r ·qualche :Lempo 1dqpo 'i!l !lÌi&t•ab.ilimenl.o io salute ~(l,.tti.no state pe,oul ja.re di ,deterioramento, in cui, per inttuem~~ ,sfa.vQreM0,li, noss()no, s.ta.f!lJ l~rsi

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'.Oispo~i'zioni morbose, o disposizioni esistenti possono sv.ilnp-. parsi in vere malattie. In molti casi di nefrite tuba le cronica la temperatura _può es~ sere più alla, mostrando l'esistenza di flogosi di qualcuna ·o piuttosto delle membrane , si erose, a cùi gl'i!lfermi di questa form a di affezione renate sono ~pecialmente soggetti. IL rene grasso. condizione generalmente dovuta a degenera·-zione adiposa dell'epitelio tubale, occorre ordinarissirnamente nel corso della nefrite cronica. Esso non è accompagnato da stato pireuico. L'alpurninuria r isultante dalla gravidanza è dovnta a congestione ·reuale cla pressione meccanica, e spesso si dii egna quando il parlo è eiTeltuato, e tolta la pt·essione uterina. Se la congc · ~tion e è stata tale da produrre moli:~ effusione inle~sti zial e , ·essa può dar luogo ad aumento di produzione fìbroide, susseguente contrazione, ed altri cambiamenti che accompagnano la •degenerazione granulare. Questo stato è accompagnato da un certo ·grado di piressia. Mentre la J)roduzione del tessuto fibroso ·Va progredendo, ·sembra esistere un qualche i.oalzameo lo di tempera tura ; ma non è esso intenso, e col termometro sollan to sarebbe impo&sibile dia-gnosticare questi casi dalla nefrile tubal e cronica, o anco da molti casi di nefrite scarlaltinosa semplice. Nel giudicare la temperatura di questa forml di affezione renalevogl ionsi scegliere dei casi, in cui ·non esiste broncbite o pcrieardite, malattie le più comuni acl intervenire in essa ; e vuolsi osservare che il paziente nun sofl'ra, nel tempo dcll'ossérvaziooe, di golta, causa tanto frequente di questo stato. · (Modica l Times anà Gazette i • ottobre 4870). Cat~sa tJrossin'La deJla emormgia cerebt·ale e 1·etinica nellrt malallùt di BrigM croniéa - Cat·ne cru(la nella dim't·aa e dispepsia- Ji't·attura tras1;ersa dellà t·ot~ìla con riunione ossea, trattata con "ssicelle eli gtblta-71ergct- Paracentesi della sinovite .dell'm't?:colnzione del ginocchio - Cnncro del me'diastino con effusione nella cavità 'pleu.riticrt -Rimozione dei tumori sottocutanei sen;;a em01'ragia o 1Jer'dita di cute - Ftmzioni del sistarn.a. simpat1:co dei nervi - Temperatunt relative~ del lato tlestro e sini.5tro del t1·onco. Negli sladii avanzati dell'albuminuria cronica è un fallo ~ben ·nolo che l'emorragia nel cervello e nella retina è nn comune . ~ccidente. 1Giorgio Johnson ne dà la seguent'e spiegazione! Le.


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. pareti muscolari delle minute arterie, egli dice, nella maggiorparte dei tessuti, compresi quelli del eervello, sono molto ipertiofizzate. L'ipértrofia del tessuto muscolare è una risult:mza fisiologica di un'azione esagerata lungamente con'tinua'La. La contrazione ecce:>siva delle arterie minute i:np.edisce il ,movimento in avanti del sangue e richiede uno sforzo maggiore dalla, par.te del cuore per sostenere. la circolazione. Di qui l'ipertrofia del ventricolo sinistrQ. Un risultato ovvio dello sforzo fra la forza .. cardiaca propellenre eccessiva e lçt. resistenza eccessiva. delle ar-' terie deve es.sere quello di produrre un a~1mento di violenza e di pressione.sulle pareti arteriose, e di aumentare così il rischiodì emorragia, conseguenza di rottura di una o piit arterie piccole. Gli aneurismi piccoli come capi dì spillo delLe piccole arterie del cervello in alcuni ca~i di. emorragia cerebrale, iT)di-· cano che le pareti auteriori hanno ceduto soJLo la violenza, cuìsono state sottoposte, lo che deye renderle . piultoslo soggette alla rouura. L'autore crede che ques.to sia probabil issimamenle la vera ragi()ne di alcune emorragie nel cervello c nell 'occhio nell'albu-. minuria crooica, ma è di parere eziandìo che in altri casi di emorragia debba invocarsi una spiegazione , dil'fererHe. Egli afferma di avere osservato in casi eli malattia cron ica di Brigbt con ipertrolia del ventricolo sinistro, c;he, mentre per regola le arterie minute in tutli ì tessuti esaminàti, r eni, pia madre , tessuto sottocutaneo, muscoli e metnb1'ana muc;cosa J~gli intestini, hanno le pareti loro muscolari ipertro(ìzzate, la ipertrofta delle arterie di differenti tessuti nello stesso sogge'lto è talora in eguale Ora è manifesto che ,1uando l'ipertrolièi del venl.ricolo sinistro rjsulta d3 ecces:;i.va r esistenza alb circolazione pr·oclotta dalla coritrazione delle piccole arterie sistemiche,. se le arterie in qu;ll~ che organo o tessuto. conLraggono e sforzano le pareti loro in un miu.or grado di quelle di altri tessuti i · capillari di questo tessuta od organo saranno soggetti al gr'ado di pr.cssione più cbe ordinario, e saranno net .gra.do medesimo più esposti alla rou.ura. I.a questione quindi da risolversi è questa - Io c~si di emorragia ceretJrale o retinica consociata. a malaLtia di Brigbt cronica e ad ìpertrgfia del ventricolo sinistro, sono le pareti delle arre- . rie mhwle s:lel cervello e deJia re.tina, d'ordinar·io, ipenronzzata in uo grado eguale alle arterie in altri tes.sut.l, per esempio a · quelle del tessuto soLtocutaneo e muccoso? O avvi poca o niuna;


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l'per~ròfia 'delle arterie cerebrali e retiniehe ? La mjlncanza di'

iperl.rofia· delle arterie minute nell'occhio e nel cervello indìcheTebb·e .Ja probabilità Ghe l'emorragia fu un· risullalo della rottura dei capillari ·~uccessiva alla forza eccessiva iniettante ael ventr.i-colo sinistro ipertrofizzato. È ovvio che con eguale iperlrotìa del vent.ricolo sinistro, lo sforzo sui càpillari slà in proporzione inversa alla resistenza arteriosa: -come pure che lo srorzo S'ull.e arterie ba un rapporto· -:Ii rett.o colla resistenza ' offerta dalla chiusura parziale delle valvule .delle picr.ole anerie. Naturalmante è ammesso che la .degenerazione Ù(·lle pareti dei vasi sanguigni, siano o no c~pillar.i, li re.nde facili alla rottura anco ·senza un indcbi t.o sforzo sulle loro pareti. - · · Il doltore Roberto Druill., avendo da lungo tempo esperimentala la efficacia- della carne c'ruda nella dial'l'ea, non crede inoppurtuoo di richiamare l'attenzione dei medici all'uso d(lia medesima a mocio d 'incoraggiament.o. · La carne usata può essere o di castrato o lli bove, cioè un pezzo di lombo di C8.strato o di fil etto o di altra parte tenera di bov~. La carnè deve essere o tritata o gl'attata, in modo cb rendere libera la soslariza muscolar'e rossa tenera ~C da liberarl'a per quanto è possibile da Lntta la sostanza grassa e da.lla fibra . La -s.os~anza muscolare così preparata forma una molle polpa (ii co.lore roseo, ed anco ur1 ·grosso pezzo di carne cri1da semiJra cedere poeo in confronto delle parti che vengono rigettate. Deve essefe tl.D il ·pol(3a, che non da senso eli resistenza quando venga premuta fra le dita . 1\foHi sono i modi eli ammin istrazione. La carne cosi ridotta può essere data qual ' è, e questo è il mig,lior modo di arpministrazione io caso di fanciu lli. f piccoli bambini pos:>ano succhiarla sulla pup_ta delle dita dell'a nutrice e o;10lti di essi la prendono moito bene in tale .maniera. I fanciulli da 2 a 5 anni possono inghioLLirla se ricoperta di zucchero bianco. Quelli di .maggiore età possono prenderla. convenientemente io uua piccola quantità d.i brodo di bave ristretto. Un'altro modo .di amministrazione, molto :usnto dall'autore, è·qtieiiQ che 'consisle nello spargere ,in densa gelatina di caroè la polpa di carne preparata, e nel fare rafJredçlare il tutto io. una stampa. La· si mangia come una confettura, ed ·è mollo gradita a .colpro che hanno ti pre~iu::'lizio della crudilà dei 'cibi. Si può aggiungere ~a discrezione .del sale ed· altri condimenti. '

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I cas1, i o cui la carne cruda b~ una peculiare efficacia, sorto quelli, in cui altro cibo passa indigerito e porta ini tazione inte~tinale e diarrea . Sembra che fornisca il genere di nutrimento il piit efficiente eon il più piccolo disturbo per parte clel volume o di :l ltra qualii.à, e che sia digerila cd arrostita con piccolissimo residuo di materie fecal i. Fra i casi. in cui può la c1.1 rnc cruda essere ut.il,e, l'autore nammenta in pri 1.110 luogo ogni caso acnto di diarrea infantile, mas· simc la rolera inl'anti\c di .esl<lLC, sc.conclariamente le diarree croniche dci bambini pro~cni c nli da sca rso cibo o da ci ho che non può essere digerito e che passa per conseguenza per gli iote· stini come sostanza estranea nociva, in terzo luogo la é!iarrea abituale associata a marasmo. cioè ad ulceraziooe superficiale ùella muccosa intestinale cd ingross;1mcn to delle glandule meser:~iche nei fanciulli scrofvlosi, finalmente i casi di vomito iocoercibil e nella gravidanza, siano o non siano accompaguaLi da diarcca, i casi di atrofia, di oispepsia c ·ai cattiva nutrizion e. In un c.nso eli fràttura trasversale ttclb rolula sinistra in segui lo a ·cadu ta, il dottor Giovnoni Woodman eb'be il 1~cnsicro eli portare il contatto le due porzion i col mezz.o di stri:scie di t:illcl.iJ inglese e median te una fasciatura a otlo in cifra , e di colloca re la gamba l n un pia110 inclinuto, col calcagno del pier! e più <1llo dell'anc9, ma, trovaoùo impossibile di mantcnM!a così in apposizione pcrfeua, egl i modellò un'assicella ùi gutta-percha sulla parte anteriore del ginocchio, fece in essa un foro della 'grandcz;,a esallamente simil e a quel lo della rotula e poi. àpplicò questa imbottita di cotone w lana ed altra assicella di gutta-percha sulla parte posterio1·c Llella gam ba, ·manLenendole mod'eralamenl.e ~irate e st:rctte con una fasciatura, in gui~a da comptimere la rovula per il foro praticato nell'assi.cella, e così ·tenete tferma mc ote insieme le clLw ·porzioni. Ques!·o apparcccllio OOJiri· spose ammil'ab imente al proposito senza ·portare alcun inconveniente. Woodman rivide l'individuo undici mesi dopo l'accidente e trovò l 'osso pel'fetlamente unito con riunione ossoa tanto cho era quasi impossibile scoprire la sede della traltura. l •nìar~n i dcll'os~o sono aff:1lto normali e solo una lieve irregdta:ri1à scopresi sotl.o u·n esame minuto uel mezzo della superficie anteriore tl·ella rotul:J.. 8gli pU'ò 'far uso benissimo della s·ua gamba; 1e 'S ~I)'IYellc non possrt piegarla come l'altra, il rnigl·iorament0 va ttLLl'alV:ìn1#o~


Hi -seguendo. L'individuo dichiara di essersi accorto che il ginocchio frat~urato è più forte dell'altro. '

Nella Gazzetta Jlfediw dell'India 1. 0 giu~no :1869, Fayrnr prof~ di chil~urgia a Calculta pubblicava alcuni casi di s:inovite dell'ar'ticola zio ne del ginot:chio curali mediante la paraceutesi con ri- · sulla li soddisfacenti. Escludcuùo diligentemente l'aria media n le un'accurat~ chiusura della puntura, e assicurando il rip0-50 all'articolazione dopo l'allo operativo, si p•Jò oueoere ùn pronte} sollievo, e con poco pericolo di eccitare una nuova infiammazione,' ancor quando la malattia è di un carattere subacuto. A confermare ciò l'autore riporta oggi un caso, uel quale il risultato finale fu talmen te felice da incoraggiare il chirurgo .ad esperimentare que.>Lo metodo di cura. Al grande Ospedale settentrionale veni~aamm essa nel ge no:.~io del corren te anno una cucitrice di 50 anni con manifesto arco senile, alt3, sottil.e c cachetica. la quale a1'eva tosse secca, orLopnea, dolore alle spalle e al lato sinistro, che si esacerbava dopo il cibo, polso a 86 e febbrile, gra'nde debolezza, talora nausea, decubito leggermente incl·inato a sinistra. I movimenti del lato sinistro del torace appariscono quasi· aboliti. Il suono alla percussione è nell'intiero 'alo assoluLaiJleote Qttuso P- la ottusità si estende a traverso la metà inferiore dello sterno. Il movimento respiratorio si percepisce leggermente nella .fossa i-nfra·èlavicolare e sopra-scapolare; nelle allre parli esso· è assolutamente mao(:bevole ;, il fremito vocale è aumen lato; i suoni cardiaci si sentono sotto la mammella destra c lo sterno.. Il lato deilro toracico mostrasi normale. Cessati i mestrui alla elà di 46 anni, oel 18o7 compar ve nella mammella sinistra un· tumore il quale fu esciso; nel 1860 questa donna subì l'amputazione del seno ; nel 1861 subì l'e!\pOrtazione di 'un ·piccolo L·umore, che poco dopo era compnrso sulla. ·~i'ca trio!l . Nel settembre del ·1'868 ·èssa 'fu a·ssalfta da acuto dolore ~ ~ sinistt·o lalb del ·petto dop~ •essersi espo~ta ·al fre ddo mentre era in sud"Ore. non ebbe br i vi(Ji n è febbre·ell ìJ ·dolore cessò tosto solto l'applicazione <.li un seoapismo. As.>alita circa quindici giorni dopo dal medesimo dolore, domandò l'aiuto dell'arte e fu sollevata da esso, ma divenne emlciata, debole e affannosa. Souoposta, allora ad esame, rimase il dubbio se la olLÙsità si do~osse a co.nsolidazione del polmone per cancro o atl effusione


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pleuritica. Ritornata· due mesi dopo al paese natio essa mori oc t· luglio prossimo passato. La sezione cadaverica mostrò nella cavità pleurilica sinistra , la prcsen·za di un fluid o siero·sauguino1ento nella quaotil<i quasi di tre litri : il polmone sinistro fu trovato solto la r.lavicola e la 1erza costa della grossezza e della forma di un limone : i! cuore era respinto alla destra del mediastino e fu trovato ad iposo : 11 polmone destro era spàrso ·di' punti neri, che si attribuirono a sostanza mel:1norica: il polmon e era alquanto enfisematoso, ma :1lella cavità pleuri tica non esisteva fluido c non eravi assolutaJnente presenza di materia -cancc ro~:~, che in gran copia mostra-vasi nel Ia lo sinistro ; questa materia caneerosa invi luppava J'cso1ago. c:opriva le ossa della colonna vertel.Jrale. form ando lungo la spina una massa dura, cl1e estendevasi luogo le roste e semllrava formare uu'into!')<lCO interno fi no alla quinta o sesl,a costa. TI CA$0 è impo rtanle, rome quello che mostra che talora e in C)Crli sladii della malaUia, parLicolarmeotc come io qocsto caso, in cui era vi una grànde rJccolla di Jluido con maoifeslalioni esterne di cancro, uon ç f<:Jcil cosa il tlirc se il suono ottuso e gli allri sintomi sono da attribuirsi a tluido o a solido. Re lativ~menLc alla toracentesi ové una grande quantità di Ouirlo nella pleura è sospellata durante la vitn, quesw 1:aso proverebbe che essa sarebbe conll'Oiodicata non co llclucendo ad uu geciso bencOzio. In quauto alla sede del tleposito canceroso, sono comuni i casi, comparativamente pat·laodo, in cni la malatlia Lrovasi sotto la forma di una massa nel meùiasLiuo, ma n.on è comune in modo al cuno , di trovarla depositaLa, come io questo caso, formante alle coste un intonaco interno. Riguardo alla causa della pleorisia e della effusione uiu n 1lubbio che l' irri lazio ne della pleura per i! dcposit<? vuolsi considerare siccome J'origine di essa . Alla Società reale Medica e Chirurgica, nella seduta del il.~t giugno, il sig. Enrico Lee leggeva una memoria, nella quale 'egli dice di · avere da qualche tempo la consuetudine eli L;1gliarc i turuor·i piccoli mediante un fìlo di gomma elastica. Egli trova cbe Ja pressione del filo, per un processo di morti fì r,;1zione lineare o Ji: ulcer<.lzione, taglìa rapid~m en i e a tr~1verso la b<~se dr.l tumore. Qttesto principio può essere applicato alla superficie llol -pari che alla base di qualsiasi tumore che possa essere remosso, ed è applica)lile particolarmente ai tumori vascolat·i del collo .e-


Hl della fac,~ia . Uua linea cro çiata di ukerazione si fa dapprima a traverso l<~ pelle per la pressloue continuata del filo di gomma claslka. D..:gli :~ghi sono uipoi inLrodoLLi sollo i lembi della pelle cosi prodoll i, e la cute è di seccata in dietro, dal centro v orso la circostanza, per la pressione della gomma elastica. La basedel tumore è poi tagliata nell'istesso modo, cosi che la tot.:1lilà di esso è sut:chiato ~enza l'aiuto del coltello. Il processo cammina mollo più rapidamente Ji quello che potrebhesi aspettare; ed è coropar:JI.ivamenle sicuro, dappoichè il filo di gomma clastica, a c:~ginne della soa elasticilà, ri mane sempre serrato. La d rcolazioue non può essere conseguentcmeute t'lsta!Jilita io una parte in un wl)ito strangolata, e così il pericolo dell'awelena.mento sanguigoo è allont<Jnato. . In una memoria Iella alla Società reale di Medicina e Chirurgia il clollore Edoardo l\leryon comincia col. mosl.rare clte ogni ganglio simpatico in tutti gli animali è connesso con tre forme di fibre nervcc, cioè motrici, sl!nsorie n simpatiche propriamente. o lìbre di Remak. Che all'e utrarc di un gauglio qu~stc diverse forme di nervi si separano nelle loro fibre componeuti e si uniscono colle cellule ganglioniche caudate. Che ciascun ganglio diviene cosi un cenlro nervoso nella saa propria sfera, ricc"endo~ trasmett.endo, origioando c rifl cllendo le impressioui, da cu i dipendono le funzioni e la nutrizione degli orga!.i. Dovo di ciò Mcryon adduce esperimenti cd osservaziom per provare che il simp:Jtico ha poco o niente che fare coi movimenti dell'iride;. ma che qur.l)te azioni dipendono dal terzo nervo cerebrale e dalle fibre cM procedono dalla regione cilio spinale di \Yagoer c Ruiter. L'autore entra dipoi nella ricerca relativa alla funzione speciale di ciascuna forma dilTt!renLe di fibra ncrvea rcspettivamente, che va o pt·ocede da ogni centro ganglionico; e per molti espe--rimenti e cosi egli mostra r.hc le Hbre motrici le quali procedono da ciascun ganglio, avendo le fibre loro terminali estese alle 1>iir minute art criuzzc, danno un impeto alla correnLe sanguigna, e·· servono alle funzioni dci tessuti secretorii. Che le tibre scnsorie comunicano un senso organiC{) o ' vit.ale ai tessuti grandulari secretorii, appunto come il senso muscolare è conferito e trasmessi): dai m·uscoli ai centri nervosi, per comunicare uno stimolo all'azione muscolare ; cbe infalli i nervi seo~i Livi agiscono sui .tessuti istologici, sensa operare immedialamen(e sui vasi san-


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guigni. Finalmente che le fibre di Rcmak, o le fibre si mpatich~ esclusive, avendo una ramificazione cort·clativa colle fibre motrici, regolano il flusso del liquid,o mitritizio che è trasmessodalle' arteriuzze nel tet•ritorio ·cellulare per la secrezione e nutrizione. • Il dottore Edua1·do Bl ~ k, avendo portata la sua attenzione sulla temperatura relaliva del lato destro e sinistro de l tronco, sulla quale rivolgeva particolarmente i suoi studii, dopo numerose osse1·vazioni ha creduto d\ potere scendere nelle seguenti conclusioni : '1° Che la ~empcratura de-i due lati del tronco sotto circostanze ordinarie, per esem pio, nello sllll.o di salulc e nel riposo; in un clima temperato, è ~gua l e . 2° Che in certe cond izioni la temperatura del Ialo sin istro. del tronco può supm·are quella del dest.ro . .a• Che questo eccesso, durante l'esercizio, in un'ltmosfera fredòa. ascende in media ad un mezzo grado Fabr. 4° Che questo ecce~so giunge al suo massimo di circa un grado Fal.1 r: durante l'esercizio solto un potente sole. ( Médical 1'imcs an(l Ga.zette, 28 agosLo, 'IQ, 1. 7, 24: settembre, 8 ottobre ·J87Q. 0SSERVAZIOé'il CU I'\ICHE SULLA TEMPERA1' URA MORBOSA.

(per L OXG Fox ).

Malattie del canale gast1·o-intestinala e leitcocitemia. La peritonite partecipa alquanto della natura delleflogosi sierose acute, alquanto del carattere di fenomeni toilsemid , se· condo che è acuta, idiopaLica, semplice o consocivla a condizioni piemiche, come in molli casi pu~> •· perali . Essa può essere unita ad enterite, a dissenteria, a tubercolo e a cancro del peritoneo, e naturalmente può formare uno dei risultati sccondarii di traumatismo. L::t temperatura varia secondo le circostanze, sotto cui ha · avuto luogo la pcrilonite, Le temperature le più alte si lrovano gèncratmenle nei casil puerperali con infezione pur:ul eJJ.la, c sono fenomeni di serissima importanz::1. Non che l'altezza sola additi un termine fatale, ma in questi casi una grande elevazione di temperatura pv.ò essere spesso accompagnala da remissioni grandi ed irregolari, e U corso inticro termometrico mostra una g~aode somi"'


glianza con quella i n·cgol~r ità d-i elevazione e remissione, che aptlartiene alla pioemia. La tt}mperatura della 'J)Critoni le che forma complicanza del tubercolo acuto del pcriloneo si· confonde con quella della istcssa regi·onc, la poeitoni tc sembra alzare ruÒlt.o leggeemente la temperatura al di sopra di quella della stessa malatlia maligna. Quando è icliopa tica o unita a fl ogosi di un argano sollostanLe essa può essere accompagnata da un'alta tempcralura -- 104, (40' C.) nella sera, o ~alvolta da una che è normale o anche al di sotto del normale. Ciò sembra essere in parte connesso colla estensione della super-ficie implicata, c in parte forse colla posizione dei prodotti effusi. Una tempcratnra in questH mahJLtia decisamente soLLo lo sta to normal e è' gran demente sospe tta; e quando occorre ove non esiste avvelcnamentu sa nguigno, può dipendere dall' essere il pcritoneo specialmente affetto in vici nanza immediata del plesso solaro. TuUavia questo non è che una semplice ipotesi. Como appunto la forma id iopatica della malattia può aver luogo con gr-arH.le inalzamenlo di temperatura, o senza qualsiasi eJevaZii one al eli sopra del punto noemale, così è impossibil e eli dedurre la prognos i sulla gravezza del caso dalla sola tempera. tura. T~a morte seguo ad ogn i punto fra un alta temperatm·a cd una sotto-normale. il sogno peggiore è un'alternativa molto irregolare di grandi elevazioni e basse remissioni. Il segno il più 0

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soddisfacente è la graduata diminuzi one della temperatura al punto normale entro Clue o tre settimane dal pri ncipi o della malattia. 1\iolto spesso un certo grado di febbre continua per molte setti mane prima che il paztente sia del Lutto convalescente. Il termometro è del più grande- ai uto alla diagnosi in caso di dolore addominale e di sensibilità dopo il parto. In ttli cir. coslanze una temperatura normale è secondo l'autore un segno sicuro che il perilonco non è affetto . La tem peratura è appena sopt'a iJ, punto>normalc quando 'i lerubi del peri mneo son'o ad'erenli per graduata pressione con tro le pareti anteriori degli or• gani sòtlosla-nti che aumentano len tamente in vol ume. Nella dispepsia alonica semplice, o in quei disordini funzionali dello stomaco, che risultano da pervertimenlo d'innervazione non esiste in oalzamento di temperatura. Nel catarro -gastrico acuto e cronico il caso è' diverso. Io al-


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enne forme di c:ttano acuto la temperatura può giungere ad un allo gmdo, sebbene in genet·ale per uu periodo non lungo. Ciò notasi specialmente nella gaslrite acuta per veleni · tanti; ma osservasì <HJCot·a nel catarro acuto connesso a goito ,~ ad esantemi. In tali casi tuttavia è impossibile separare lo stato termomntrico illÙOltO ùal Catarro g~~ll'iCO da quello della ma· lallia gotlosa o OI·uuiva. Anco quando sono escluse altre com· plir.azioni, vi rimane una classe di casi di calano acuto· dello stornar-o dipendeuti o da eccesso alcoo!ico o da iogestiooe di cibi irTitanti, in cui la febbre può essere per un qualche tempo intensa, i02" ( 38° 8 C.) o più nella sera, con rew issioui mattu· tioe mollo leggere, e in cui la febbre sembra dipendere inLie· ramentc da condizione dello stomaco. Il catarro gastrico acuto in generale si riconosce facilmente senza l'aiuto d<:l termometro, ma la diagnosi fra la dispepsia atonica o alcuna delle fot·me di pen•ertimento d'inncrvazione ed il catarro gastrico cronico non è sempre cosi facile, e qui il termomelt'O è di nn servizio essenziale. Nel catarro gastrico semplice la temperatura del corpo si inalza solo leggermente sopra il punto normale. Se oltre l'oppressione cpigastt·ica la distensione tlatulenla, la nausea, la lingua alterala, la sete, e la costipazione, la temperatura persiste da 99" (3 1 2' C. ) a 100· (37 7" C.} con intervalli di completa remission e, in cui si dil e• gmno tulli 1 sintomi mor bosi per ritornare al più lie,•e disot·dine di ùieta , la malallia è catarro gastrico cronico. La durata della pircssia in questa condizione è molto ind efinita. Nella ematemesi il termometro fino aù una certa estensione è la guida per la coudizione patologica. L'esempio il più formidabile di ematemesi che l'autore ba veduto era accompagnata da una Lernpea·atura poco sopra 97" ( 36 1• C.). La emorragia gastrica è sempre accompagnata da una temperatura più o meno elevata se procede da ulcerazione dip1·ndentc da catat'fO acuto o cronico dello stomaco. Una temperatura normale può tuttavia coesistere con ulcerazione piuttosto estesa della membrana mucosa connessa con cancro dello stomaco. Nella colica il termometro aiuta la dit~goosi negativamente. Se la temperatura è sopra il punto normale, allora la malattia non è una colica, ma un'enterite, un ileo, un~ peritonite o allra tlogosi. Il catarro intestinale acuto può involgere la sola membrana


H 'T !•mucosa o insieme gli strati più profondi. Può ·essere soltaot() una ni .. b-cnlerite, che ba per risullalo uno stato congestizio e di ftiat t11li1 della mucosa, con tumidezza delle glandole, o una .-eliminazione di muco tenace, o la formazione di ulccri difteriche superficiali; essa tuttavia nelle sue forme più gravi puè condurre all'ulcerazione. Nei fanciulli la muco-enterite è accompagnata da J'eblire talora molto intensa ed alta ad assumere la forma deci:;amente remiuente. La febb re remiltenLe infantile è sempre, secondo l'autore, una febbre enterica e differisce marcatamente .nelle sue apparenze patologiche dalla presente malattia. Ma la temperatura in questa muco-enterite nei fanciuUi è soggetta a grande regolarità nelle sue remissioni mallutine, tanto che il termometro regi')tra spesso una temperatura tn:lllulina normale, e il piccolo paziente sembra star bene perfettamente, con un -riloroo di sintomi morbosi e con elevazione di temperaLura quando si avvicma la sera. Nelle forme gravi , in c11i sì formano -o ulcere dilJuse o follicolari, la febbre è intensa, e la remissione mattutina è io ge~erale molto minore. Le varietà di enturite e le variazioni conseguenti di tempeTatura sono cosi multiformi, che, sebbene il termometro serva a distinguerle dalla colica, non serve a distinguerle dalla perit.onite. La manca nza dt doloro intenso e di sensibilità in questi ·casi di enterite, la mancanza ancora di vomito, gcnef'\lmente di costipazione, di timpaoite eccessiva, e del polso piccolo e fro· .qucnle di pcritonite deve aiutarci nella diagnosi. Nell'ileo la tcmpe•·atura non è generalmente elevata al yrin·Cipio della malattia. È solo quanùo l'intestino incomincia a sentire il risultato dell'ostruzione cho i sogni di flogosi si man ifestano. Questi appariscono ùopo un periodo più o meno lungo secondo 1.1 natura e la sede dell'ostruzione meccanica. La forma in cui la malallia è prodotta, per un giro rtel colon su ~c stesse, ha sembrato all'autore the fosse più lunga nello sviluppare i sin. tomi pirctticì di quello che quando l'iolìammazione è il risultato d'invagio~zione dell'intestino. Quando la malattia progredisce. il termometro serve a mostrare la complicanza flogistica , ma è utile di per se stesso nel delerminare la forma precisa deUa malatLia. È mestieri ricordare ancora che lo strangolamento in..terno può essere uno dei risultlti di periLonite, c perciò che l'elevazione di temperatura dovuta aJia periLonite precede la febbre~ che risulta dallo strangolamento interno. ' Giorna1e di .Medie. milil. 4874.


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o· d:.sintomì ., eo.ocomitaBti,vp~ùt ilf t.armonielre, 1 barstano .geRei'al-· mi&ilte .per una.; ·di~gnosi ·l!llii'fener.rzia!e! • 1 j ba .dìss.en.t:erìa •!ùm.ta'.;.·,dlii:d '·autove. considerà d~er pari ~~h~ la d eP.br.et enterica . oomelluna ,rrialatlia essenzialnl,eritè gen~l:&le· del. , ~a.ng.u e più,ttos ~0;cl1è 1 WJa lesiane· dl•.uh or.gaho ·speci'à l~ ,. , 'è)4Ml to ~ rara .in ~ ngh~tlerra clie; Lon-g l?ox nomisa che sulla 'sUa Jtem:perlJèralura siano state. pub bl ioat~; delle- osservaìionì. .La .dissenteria ,c;noojea -osserv.asi non •iin f.roquen ~ernente nei;:porti· di .mare •., ·nm caso, che Ja·· temperatura'~ itLtutlo il tempo della .osservaz1one 1fu~ sopra, .i l pU!llò IJ't.onr.pale, !Ja••pìù ,alla ,,tem(Jera tura essendo nn , pnc.u., sopra :10·1• (S8.3o.).t Ìùralh:i casi •.Jut.emperatura ·della sera u OSCi·lla fra L99° • ({37i.2~ 0) é 100?' t37.7° Q).: ~ 'r t . In .un caso· cl it.loue0Gil!:!JUia,la mHza o:ccupavaJquas'i 111na. metà ., ,della caYità acld omìniJl'e~ la .twoporzi'0ne dei glol)uli.iiiJi'antl'H del · •sapgu,e e~a grancl e,>.mdJta er-a la .debolezza dr1ranLe altmne set•utima LJe elle· prec.ét!lettero d e oss.er.v nioni :ter.mònrelticbe. · L'aptrpeJito..·si cons.eFv.ò àllo st.ato'·norniale' e sorto · una die-ta ·r1nutriente e l'amministrazione. della 'china e :doll'ammon·io, la,,tero~:..~eralura dimiiWì;.in, modò notabile, e la forza geo erkl'le migliorò ··,-sodclisfacenLemenle', mentre la grandezza' dulla •milza1 Pimase in~lte rata . . " 1 • ' • {;a febbre, che talora si · s-v~ Joppa. nello· stadio della malat:t3a, negli ·ultimi , periodi dì temporaria sì fa permanente:JUble, che mi·s urò at ~e ntam.ente .in -un. easo la temp.gratur.a, h·ovò un aumento costante di uno ,ad. un ·grado e mezzo durante le'·ul!.irne 1 lSeLtih:l!lne eli vita~ r • ' ' • f • i.; 1 • • ( Méaical t·Tirnes·· andu 'Gazette; nm;emb-,:e 'l-870). .. -

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.~U,IJ.LA Glfll.A , l}l'•DICA~lr, p~LL' W flOCI>LE.. cor;. -S:E'J:ONE

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(.per ENiilco SMi:m). 1' Nel 1·'77'1 Ptlréival ,Poft ,scriveva un trattato sul - J.\oletbdo di 'Ottenere nn:-1' e guari~iol'le ra(lìeale d~JJ'j·r)roc·e]e medfclJlt.ei'i! ~e­ 'tOD'C! Ma questo •metod'o ènra:Liv<o caclcfe 'in' disuso e io 'di' men~Li~anza e·fl.i·1sbsHÌuilÒ da artri iuetodi, ché' sono·'co!l'~i·d 'era-ti sioc0me·· pi'ù semp'lict ed· efficàci: ' ' J<>~ ' Enrico !SmHlt;' èdtica-to ti;considerare la cura defl'idrocé1e col-· l 'iDÌ87.ÌOA'e-'.d~'iodio• l si'<~corile ''J~ miglioré·, si."è1't\·ovll'LÒ.cdritento di 'l'questo piàno OU!'àti·V'6, dof ljtl-a\ef':non si ·è 'jn cÒ~tdtÒl maf 1jn_'an ' solo catti.vo irt:icèess'o, :fino •à' qu'esti''i.lltimit•t'eì:hpì , :i n ·ctìf gh .~v­ 'Venne di oss&Fvar-e1·chet. il •n:i'etOdo·'di '-Pott po'Levà 'é~serì~'l 1 1Ì'3àt~,.


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GOI\otJna modifioa2ioùe con sp-ecialè vantagg io. Egl'i assicur a di ~V~ll~ . Lrall élL9 ,col set:one non ·rifeoo dh·Jren ua· casi•e1con ri'sultati!3 eccell~fl li . In due soli casi si s vllupp~1 ' 1ìolenth ·flogosi da ·ao:l' vere ammettere il paziente nell'ospedale. L~opi!ra z.ion ~ di Poll consisteva pella iotroduzioue di un setorie' coumosw lli, dieci o cloclici fili eh cotòoe,da lucignolo, •il Jiq\ti€1.0. nel. sa.c~o va~ inalc esl'enclo ·Stato •a,ntecedcil(emeote estrat to ·coli'' un trocar r ed u11a cannula.· Egli ' collocava l'infe rmo al letto ,' lo sala.ssa.va, lo pur.g3va e lo soÙoponeva·ad altre misure lerapeùti ch~,J ~h C potevano occorrere durante ll tempo•della cura. Smith puuge se m p li cem~ OLC 'il lUffi<'We COh1 un lago• CO!ÒUOC da l SUtura· armato di un solo lìlo e, dopo avere portalo questo fuori ad u na -distanza di uno o due pollici dal pùnto d'i ngresso, lo di-~ simpegna dall'ago e lega leggermente insieme le due estremità. Smith ·D0l1 nunge pi'i ma, s icc;e)llC I fiiCOon1andava •P'otL; l'idrocel e~ ' dappoichò esse11do un ago pìullosto gmsso il liquido scola prt>n· tamente. L'opera io in generale torna alle sue occupazioni e dopo qu~ra n tot to ote ·in generale ,la parte trovnsi tumcrutta. La; fiogosi .~se· si.a wanchcvok, può essere eccilala movendo di tanto 'in ·lé!.nto· i flli. In alcuni casi il (i lo può essçre fatto in quattr0"0I'' cinque giorni, nella maggior parte dei . casi dopo olto o dieci giorni. . ~ Avverte Smith che egli acloUa questa forma modific ata di setonc per la cura radi1;ale dell 'idrocele prin cipalmente pcrcbè l'operato non è costretto ad allonla narsi dalle sue occupazioni ordjnari e. Egl i nou asserisce tuttavia che l'individuo possa intraprend ere qualsiasi laborioso lavoro duraute i primi giorni, in cui il processo flogistico è molto grave. L'autore crede suo dovere di non ças:>arc soLto sil e n~io che sir Will iam Fergusson nella sua nuova edizi one di chirurgia ·pratica descrive uu metodo mol to simile al suo, aiTerma ndo di .averne trovato che risponde m'olio bene. Tuttavia Fergusson da Ja 'preferenza alla iniezione d'iodio. (llfédical Times and Gazette, novembre 1870).

SULL'USO DEI, VINO DI ALOE NELLA ULCEHAZIONE. (per FEm:mco NATJUN). lJn mezzo di cura di grandissimo valore per qualsiasi specie <li· ulcera, scrive NaLba n, esiste nel vino di aloe, della Farma•'COpea. L'uso del vino applicato alle u!ccri è di antica dala. lp-,.


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()OCrate, GaleoQ e più recentemente Hosak ne parlano coa· 1avore; In quanto all'aloe Ezio lo dice stimolante applicalo alleulceri e Rases e Paolo Eginela lo impiegarono nella cura delle·· piaghe. Teslè Delioux raccomandava la tiutura di aloe nella cm:a delle ferile in base alla pratica velet'inaria. I buoni ef. feLti del vino di aloe non devono essere <~scr i Ui soltanto all e" -proprietà stimolanti del vino, ma bensì a questo e <~ll'aloe . lnfatLi se si med icano due ulceri della medesim a natura nell'istesso-individuo, una con vjno, l'altro con vino di aloe, si vede tosto che questo è in virtù grandemente superiore a quello. La preparazione si applica su del lint coperto di seta cerata e deve·· riroan·ere ve'nliquattro ore: il suo primo effeLto è quello di aument:~re la secrezione, la quale può essere delicatamente suzza~a con spu}. na dal circosta nte integomento, avendo cura di nQn mai toccare la superficie dell'ulcera; e dura nte il processo , di cicatrizzazione niun'altra applicazione deve essere usaLa. Nathan ba usato questo metodo di cura in alcune centi naia- · di casi con grande successo, ed ba esso quasi sempre prodoLLo-rapid~ cicatrizzazione in casi, in cui la maggior pHrte delle applicazioni ordinari e o è stata molto tarda negli c1Jelli, o è stata in questi assolutamente manchevole ~ (MiJd,·cal Times and Gazette, i2 novembre 1870)~

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BOLI..'E'I".riNO UFFièiALE

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Con Determina,;ionc llfinisteriale del ~ 8 gennaio 487 •1.

"BONDI dott. Zeflirino, medico di regg. di 1" classe nel 3° regg. be•·saglieri. Trasferto nel regg. ca,•a!Feggeri di Monferrato. CRUDELI dott. Giulio, id. id. nel regg. cavalleggeri di :Monferrato. ld. nel ·3° rcgg. bersaglieri. Con R. J)ecreto dell'a gennaio ~874.

GUGLIELMI dott. Pietro, medico di battaglioun di 2" classe nel 46° regg. fanteria. Dispensato dal servi1.io in sca-uito a \"Oiontaria dimissione, a data1·e dall'H gennaio 4871. Con detcnninaz·ione Mùiistcrialc del 21 gennaio ~ 87 ~.

CERASO Vincenzo, farma ci s~a , addetto ullo spcdalc divisionario di Cnva (Salerno), e' comandato al succursale di Cosenza. Trasferto allo spcdale dil'isionario di Messina, e comandato al succursale di CatM7.at·o. lllLETT A Alfonso, farmacista aggiunto, id. di Messina, id. di Catanzaro. Id. id. di Cava (Salerno), id. di Cosenza. Con J)eterminazione òlinisteriale del 24 gennaio ~ 87·1.

VIGLIANI dott. Carlo, 1'\ledico di. battaglione ùi ~ .. classe neli'H 0 I'Ogg. l· d'artiglieria. Trasfcrto allo spcdalc di\'isiona1•io di Alessandria o comandato all'iufermcria militare di Casaltl. GIULIANI dott. Alessandro, id. id. addetto all'ospedale divisionario di Verona. Id. neii'H 0 regg. d'artiglieria.

Co1l 1!. Decreto ,del ·13 gennaio 487•1. FERRETTI•~dott. Raffaele,·. medico di battaglione di :2."' classe noi &4° regg. fanteria. Collocato in •aspettativa p<H' infermità temporarie non provenienti dal servizio, coll'annuo assegnamento di L. 'll)8 0, a cominciare dal ~ 0 febbraio ~ 871. Cor~

R. Decreti del 3~ gennaio 487L

CRDILE cav. Giovanni Battista, medico direttore, addetto allo spedale divisionario di Messina o comandato al succursale di Catanta'ro. Col-


locato in aspcttath·a per ridur.ione di corpo, coll'annuo· as.segnamento• di L. 2050 a cq.minç,i\llji, Ila \~ fe~bpio'f18J't. 't ì\[AlNERl dott. \'itforit, lncdìco dT r: gg. idi 4'" cl:tss~ne1'4G 0 regg. fanteria. ld. id di L. ' 11860, -a cominciare come sopra.

V.ALLE dott. E ilisio, nìcdico di wgg. di 2"' classe, addetto allo spedal~ diYis!onario di Perugia e comandato ::t! SLtccursale di .Ancona. Id. id. 1 di L. ·J~iJé, a ·e6Iill\1tliàrè ' <:!on1cli'sbirJ~wj'.. ·>•\ '• 1 \ SALINAS .Luciano, farmacista aggiunto, .addetto allo soedalc diYisionqrio1 ) , .. ·l-•r.t, .. ,2 .... ,t . ~ ' t) Y t: •iJ- . 1-..! ) . !11. f~•;, J ti ~ t U .\ . ·1 d1 t•irenze. Id. id. rh J,1 960 a ~<:I.HnmcJare co,me sopra. • •1

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d·lon :R.A;.Dec1'eto ,u, . ·r• ~.~~ - . . . i t!: '~ clellS gennazo '115-.:J.•

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GIUDICI caY. Vi ttorio, medico diretto!'e, addet to allo speciale divisional·io· d i i\li lano CcHÌ àssVgiJI," a·'l.ldtalrt~\<fàJ! "' ~"'fèb t*ai'ou ~ 87:1, l'aumento di ,stipendio ~i L. .8~.o f per. aver pas~t1to uu quinqn.e nnio in e,!retti:v o . ~ ;._ jl ',. JP r:~~ ll• ~ ,tl J l , ,J( D Il .. d ·1 ; 1 ~,; 1 ~e~;~·n,i2 ,').c}l':)tt,u:i,\c.•~U~l , ll;l'.l}do, ~ nwn~E; ,d~il'art. 4° ;de1l,<).. le~gc 28 H

giugno 1866.

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· Con r:H~"'»e.creà,,3,hge·li.naio ,i.J'S7·1 :. FlORE dott. Ludoyico, 'JU.edi!'!OJ1di ba,t ta'S'.J.ione 'di· 2~ ·.cla-ssc ; ·adtlcbto '<lltor• qpeqaJe diFisignario {li ••l) n !gi))l·c .comund:lto .al' ·sn ccursal~ di rAneona. ',Cr.t1s f~lr1lo; •nel .12" r~Jg-g<.•; fautetù.a·. · 11 , 1 , RODIANELH•pott. Giuseppe:, id.: idl. ~1e[, •1.2°·1r!lg'g.··fanteria .. Id. all<J spcHt dale divisionario di Bolog·a:~·. , il . 1 1 •· • ·o; .Oo1t ·Ji.. lf!.ei!.re/.ir 'd1J4o31 (j'c}. lll'(tiò: -·18:71 , ì\IAI~OHE$11 ·c.av., Don1énìéo, .mcd:ie'ch di •'rcggi..l• nel ·i.i~ • regg\:~ ' MU:tg:lìeiì~

Id.

a l riposbt !)'ér an~iai1ìtii 'Jdi ·l sèJ\\~Ì!L iollc pèr l:r:agi.òne·ldi•;sàluté)J cd

ammesso a (ar valere i S:U.<ii;'tit0Ji' llHQo),)Scg'uimcHt0i'tli pqJJ.$ione1 a. i. datare•;daHI6 U(!bbt:ai òH&7•1.h!· '1 .,, ·.'Il 'lJt lhn. 1 ••

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Con Determùw;,ione 1~lùristerialc del 7 febbraio 1871. , "" · .J..~... ~J· . ~·~'- \ lLJ' t. l .L h. • l ,"'>..\. ,t, . H\, } DECAROLl dott. Emili O, mcd1co d1 oaHaghone d1 2"' classe, addetto ••allo~~ spedalf.l rdi V!i'sioua;lllp . dbUoJ'Ognar,t•·e ncom:ar~da.t'Q <~ol.t-suc(lU!rs\).tend{'>f , , Pat•ma.~ · ;fr.llsfettQ ..neli 4<4?r reg!ll:tfantcri!C , , t ,,, .,;i·l'·til•:1 . J.o'! .'.

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Con R. Decreti clel 4~ •{.ebprt!ie:· ~8)1l ~t !1,!• , 1 '·•:J'n Ai\IETIS cav. l'ietro, med. dirett. addetto allo speciale divis. di Torin() . l i 61 ,·s \.l !l'l{) t J: '.'}j· i 1~·· : •.U ì \ no\\ c comandato presso l'lllwnuena m 1f. 01 :::fàVJg!Jano. l\fUZHihça.vvl<iay,, t.;Hatti~t-u\ .,jg. , i~ l i·i\\Ì{lct.~o:.altq sp)\çlii}PLdi\:·ijl,.,d} r ~~!~A , (Salerno). c comandato àl s~ICC\~J'Stlle , .~i, Co:sCJJZU .'f ;t, 1i·1 111 ; il!


•1!!:1 ili asp!lif.t. por riilu'l.ionc di c6rpo. coll'-annuo nssegdamcnto di lire •IOi.\0. a cominci~rb· dal H) 1fchbr:iio 4&ì1. T CARRiRO rlo'tt Giuseppe, meil. di rcgg. òi 2" cl., addetto allo spcdalc ·' ' dii· i; . di :A lcss': wtria. Id ~ 1itl ,' r.. UOO/ id. l·CANr{AS 'do'fth Carlo, IIH~d ..'dÌ''lJatt. df ~"'- cl. \uidetto allo.spcd.itlc dil'is. di Padol'a. Id. id., L. 11080 . ' • •l Cnllo6ati

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QOTI ' R. J)ecre6> (lr,l ·Ili

gcnaa:io 187•1. ,Jj l

CROSA ca\·. Angcl.o,. mcd. di rE>gg. di ·t" cl. addetto al h) spedale dil'is. di Pado,·n, e comandato al suoc. di VeMzia. G'ollocato in aspctt. por infermità tcmponn·ie non provenienti dal ser,·izito coll'annuo assegnamento di L. 20!i0, a '-cP.rn inciarc dal 16 febbraio 4871. SAVINO dott. Giuseppe, id. id. ndtletto allo spedalc di ,·i~. dì Napoli. Luigi, id. id. aqdetto a.llo sp.~dalc sjjl'i,it•nario..-di Ales1.RUFl'A dott. sandria, , , .. 1 • J.ll LLlT'JiEThl dott.,,Calogo ro, id. i(,l. nel 7'',.rogg. gmnatiPri. Concesso IQro, a d~ tarc d_al 1 febb raio ~87 1., l'_aumonto di s~ipcndio di L. 380, onde portarli a godere della paga asst·~na h al grado immediatatroente supet·iore, per aver passato un scconclo quinquennio in cil'e ttivo servizio nell'attu:~l c loro grado, a mente dell'art. 4 dolla legge 28 giugno 1866. ZATELLI dott. Fortunato, meri di butt. di l" cl. adddto allo spedale divis. di .13olngna. Dispensato dal servizio in segnit() a volontaria dimissione a datar() dal l G febbraio ·1871. Con Determinazione Jlf inisttwiale del ~ 7 febbraio ,1 87·1.

PER.ETTI cn 1•. Gio. :.ìfaria, medico dirllttore addetto allo spedale divisionario di Firrnze e l'omandato al succursale di Sil'na. Trasferte allo spedalc divi~ion. dì :Messina o comandato al succursalr. di Catanzaro. GIORGll\TJ dott. Mattro, medico di regg. di 1°' classe addetto allo spedalc diYisionario di Firenze c comandato al succ ur,~ le di Li,·ot·no. Id. n~l !)0 t'<'gg. bersaglieri. ROSSI dott. lìc1dct·ico Get'olnmo, id. di 2" classe nel 6° reg·g. bersaglicl'i. Id. allo spt1dale division. eli Torino. SClllAROLl dott. Alessandro, id. id. a di.spositi011e drl t·oo1ando ;;encrale_dclla di,·isiooe militare di Ron'la. J d. nel 6° rt.~g. hcrsagl. OPERTl dott. Bnrnardo, id. id. addctt; allo spcdale di' isi .. n. di Genova · •m. ·iàflo 'stlbdaie1 llivlsion. dÌ Pad'ova e\'corrlandato al succ\Irsale di Venezia. · ~ ., .liA!;ETTI dott Antonio, id. id. nel li0 reggim. d'artiglicl'ia. Id. al 46" reg'fi! ft,interia.


42-' :VITTADINI dott. Gerolamo, id. id. nddettp allo spedale, divisionario di Torino. Jd. nel 5° regg. d'artiglieria . .BUONOì\IO dott. Biagio, medico di battaglione di i " classe addetto allo spcdale division. di Firenze e comandato al succursale di Siena. Id. allo spc~ale division. di Cava (Salerno) c comandàto al s~ccursale di Cosenza. CAL VIERJ dott. Giulio, id. id. id. l d. nel 29° regg. fanteria. CASSINELLi Paolo, farmacista, id. id. Id. allo spedale divisionario di Podova.

DEFUNTI. .

·PARISI dott. Antonio, medico di battaglione di P· classe, addetto alli). spedalc divisionario eli Chieti, morto in Chieti il ~5 gennaio 1874 . IlARDACCI dott. Francesco, medico di réggimcnto di 4.. classe nel li" regg. bersaglieri, morto in Li,·orno, il 7 febbraio i 871.

Il Direttore :PriE)d. Ispett. ClmA.LF. comm. Giacomo. Il Redattore 1\Ied. Dirett. cav. BAROFFIO. · llarlini Fedele, Gerer_tt~.


·~NNO XIX ~ Firenze, H}. a 31 l'ùàr.zo·l.S7l, - . N. 7 a 9

M.E ltJORIE 'O itÌOINA.LI

R;èoRDI DIACTNOS';IOI, ÉJ) ANA·TOl\io-I.lA~OLOfÙèr lsULLA ~

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CoNGESpONE, E SULLA APOPLES~IA CJj:REl~R.:\LE.

Uno fr?- ~li accidenti inorl:Jo~i pi~ gravi~ che mi ~bbi.ano .non ·infeequentement~ coipita l'·.l'mma~in~z,ione e .preoccu, pata h mente si è quello della congestione, ecl apoplessia :}

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oer:e bra le ..

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's in da quando com1li~a corso dei ·'miei stud'ii , e poi dopo da quando rn( onoro (Ù ~ppartenere al c.orpo s~ni­ t ario militare, C4ove ebb'i fòrse, a prefèrenza ai m,qlti~ occasione di osservarne in riumei·o, fra i quali anche in due "' 't . • egregi e cari çqlleghi) ~~ vista ~li u~l'inclividuo.• che ,più o weno all'1rnpro'vviso vien le~o neÙ'orgarao, che fra · tutti è il p.iù nobile, come quello è eh~ sede (Ielle splendide facoltà; eh~ ci distinguono dai bruti, questa vista) 'io diceva, ~lÌ u,n individuo, che per ~ongestione fatbsi . nei vasi s~l1€?ui­ gni del cervello, 'o peggio ancora; per stravaso avv.eimto nella sò.stan;;:a ç~rebrale ~ causi\ dÌ rott~p·a ·di U.lJO, o pilì dei predetti vasi, nii ha interèssato ; e confesso franca~ente , m i ha invogliato a studiare colle cause 'l e condizioni arra~ tomo-patologiche, e prop rie a questi due ' stati morbosi, Congestione semplice, cioè, ed apòpl~ssia cei·e br:ak Infatti. spno'- · ormai d'accordo gli .anatomo-:patologici ,nel} \ . ' ,. 1 l'afiermare, c~e la vera apoplessìa cerebrale é sempre acyompag:nata da strava~o di sa~gue in ~na delle p~rti kel1'e'ù.cef€1-lo, e pi~ spedalmente {lel cervello, cui i.n'tenclo limitare questi brevi quanto modesti miei Ilic;~tli, i quali debbo pur bonfessar vi, o signori, che in me ionosi, per così dire, riecçit.l:t-ti doyo che i,l distint~ c,qll!3;SR e.d .amiço .dot-

vera

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Giomale di Medie. milil. ;Ji'R

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126

tore So1;mani, ebbe ad intrattenerci, non à guarì, su di argomento consimile, .per . quan~o ·preso da un altro punta: di vista (l). · Prima pertanto di richiamare la vostra attenzione, della qu~le ho bisogno, grandissima e benevola, vi prego a ricordare co,;e che di cèrto vi sono notissime. Sono queste le cause, d~Ue quali vi parlerò sommariamel;J.te; cause, le quali, a me .Pare, .'~he i recenti studii dei . signori Charcot, e Bouchat·d abbiano diligentemènte fissate in una memoria intorno alla pa,.tog~nesì delle emorragìe c~rebrali, e che, non è· ~\lOlto, abbiamo noi tutti avuto 'occasione di leggere in diversi clei nostri periodici. 1 Finora si supponeva, n è.certo intieramente a torto, come pare voglia.no fa.r credere i succitati signori, che fi·a le càuse delle lesioni morbose in 4isc'orso, si dovesse~o principalmente annoverare: - l o· I,.a tensione aumer1tata del sangue nei vasi dell'encefalo : - 2° La diminuzione di consistenza del tessuto cerebrale preventivamel1te alterato, il quale in talE\ stato ».oh offr:irebbe più, che un appoggio insufficiente ai vasi dilatati - 3" La dimiuuiio1ie di 'resistenza dei vasi stes$i consecutiva .anche questa ad un~ preesistente ~tltet:azione delle loro pareti. Or bene, a queste he eompl~ssiì:re cause, i due brecitatì autori affermano'' non doversi più accordare la gr~vità nè il valore che pr;i~a avevano, poichè nei ca.si molto numerosi di emo1"1"agù;t ce?·ebrale che h'à nno avuto occasione di studiare sulla 'tavola necroscopica, essi hfl,l1ll0 costantemènte incorittàta una lesione cui prima non si . hava l~. meritata importanza. Cotesta: lesione consiste in · un' aite{·azione del siste,m.a arterioso del cervello cori produzione di aneurJstui 11elle arteriuzze intra- cerebrali. Questi tumoretti aneuri'smaÙci sÒgliono trovarsi 'in numero nott?vole nel nobil,e organo ·entro·craniale, hanno uno sviluppo lento, e per lo più sog}io,no (I) Vedi il 1i0 ~ del 1871 del gioi·nale di .Medicina Militc~re.


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di ,non: brev·e .tempo precedere l'a.ttacco apopletico~ il quale appunto accade qu.ando vengo.no a romp.ersi . pel' uu-a caus:t fpa le.• tante' che ponno darvi· occasione. , I signori Charcot e Bouchard. chiamano questi piccoli. aneu~ rismi .coh nòme di ane-u rismi miliari, 1,quali. sonò caus~ dell'emorragìa cè1~ehrale non. solo nei vecchi , ma .benia-nco 11ei gào~anic· ; ed,in quanti moriro;w per detto morbo questi tum~n~e.tti si tm:varono. Tro.vaTono pur.e ·, che ~sistevano t alvolta in numero str.aorclinario, e• indipendentemente da qualu•nque alterazione aieromatosa dre i vasi 8JP.teriosi ce1~ebrali, _mèntre ·d?altra pa..rte può aversi una estesa ' ateromasia, senza che esistano arreuri"smì miliari. Queste due alterazioni affatto sleg.a te fra loro non si escludono :però a "Vicerìda, anzi frequentemente eoincidon.o.· Arnbed~e poi sono il· prodotto di ~na arterite, l'ateroma di una ·e ndo-arterite, e. l'anèurism(!. di una periaf.tér.ite diffusa. Questa uon è. Hmitata al p'Unto' aneurismaticlj, ro:x si este.J)d'e a· tutto il sistema delle pjccole arterie . cereb'l?aLi, e si accom:pagna •talvolta ad una atrofia d-elle ~)a;v etì dei grossi vasi ~ ··delle rrì'eningi che dà loro l~aspetto di:'tlsco-rza eli çip.olla . Sin quL e orev·issi~amente, le principa,li idee· dei ., due a:>sèr-vatoti' franèesì conceunenti un fatto étiologico .,ed ra natomo-patologico nemo :stesso tempo. E, dico ~in qui, per:oechè , ptim~ di entr8Jre in maggiori ragguagli Sil!l ·p~oposito, credo mìo dovere raimmentarvi in te~'mini più ampli le cause, che in •generale gli osservatori han creduto atte a prqd~rre i due «li'vetrsi stat i morbosi denominati congestz~one .od·iperemia cerebra·le., ed· ap.oplessia propriamente eletta. J.nfinito èdl 'ntunero· degl'i ailtori· che. ci hanno più o meno . esattamente annoverato le cause ·che favoriscono Io sviluppo dell'una, e dell'·altra dj, queste fo.rme moybol'j e (comecchè. conosciuta sin dai primi tempi. sia stata l.'essenza fenòn:i·enica di t.ali infermità); ed io non , avrei che l'imbarazzo della-sdelta, cominciando dai piùanti,ehi finora Grisolle, Graves Niemè,yer ed al nostro Cortese, se non rr.idecidessi pel primo r

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us di ·~!ù(esti o.n<fé réndergli in 'tal mod'O i l merit0 giustamente prGtiuratoSi èit1ifJnWtN1fìY.r"'bil!è l'!'e']il~ t'desoti~ro.qe !éziol'Ogie~r cl~i morbi . Difatti all'ar.tiéìJl~ eowuitr· ~élb'"IZl 'ffiJrtf!RJsiirin'e 1 crirebr'dll~ · è)F ·ci ìtice!J 111 ,, ··o~h h l· c ,., ·l ,, ..~< 1 U'lutte te COl'ldiiioni cfl~, auittte'rftrefil:O'Ihl, (j.UreJ.ltità del san: «' gue, 0' chre fann'<J affluire questo li(JU..iào in maggi~re • ab-. « bondan·za verso il cervello, nonchè qu,elle, le quali ost~ilo .« al suo r itorno verso il cuore, sono altrettante caltlse pre«· dispo:nen.~i où ~:ffieienti d'ell'è oo~1:gestioni ·cerebrali. ~(' Ì])~bb0'll0 r·ripubsi \llelle due• 'Pl'Ì~e: ·o.àtegorie la pletora, <r ld.JS'0):lpi>eSsione d11.tn··enr0rriagra ·C'ostiiiuziona:le, L'aneurisma: <~ 'tl~t,ivèntr.ico10· sin.istr0 1deì ·euo;r e,t il mosvimenilo · febhrile, <~~· fuq'émozioni · mora:li~' i· la'Vori :int'ellei(t'uali 0Stiuati è pro<< tN~;tti; !J.1abu~l5 deitli'quoH:rmlcÙ'olici'; una. ~liiùéntazione troppo «;;sutcdlenta;_ una a.rm inu,:~,iÒJle nella pressione atmosferica, « 'iH( caldo' l ed 1Hia Ji:ri'sùla~iorre• .rt;rt'Jllìl0 interna o'd un freddo « tì'Ol)J.'lti' vivo . (!)9~l gl'i iiJ.dtViclui ·Ohe. 1111u:<Jion0 dopo· essere « 'Stati• éspbsti ad' una. temperatu·ra di 30' in 4Q :gradi cen· « tigradi' o ad: 1m ·:fredd@'··dtigli .8 aoi 15 :gradi", présentano « li n princip1tl .inod01, cvme Lesione. caclaveriea 'un;:t vi vwinie« zione della polpa cerebrale ; e dico prinpipà}mente, 'per~< 't'h e egli ·è comune)·aUot'a di vedere :àd un t'empo :una fo-rte ;<Jcongèstìdhe' d'ei' polnron'Ì. IJa qua:t lesione sai1ebbe. ancora <<· la: )sola ln'etloini'naontè, 'S'eaOlìdo il testimonio di'Russe]. Il << '·1 ~h~dclb esercirta11 f01~1>e un'azi0n.e più marcàta sulla •reircola(<•!2:icmeLcerelira.le, èlte non la temperatura opposta. ' Odsì dai «J•iiumenosi t iin'tltati otfel1tLtiftsuccessiva:mente a Banigi ,. To<l r ino, ed jn Olanda; h'anno diìnostrato 'ell:e le congestioni « cerebrali avevano il loì'b · ~aximum di fre!if:uenza in in« vérno .·· I.Questà. "malattia si'bs6bntra pùuedi fi·equeiitè,nelle << case •dégli alienati ,"0Ve attarcca specialmente•i deme~ti pa<(· 1~aHtici'. !te ·principali rca:asl:! che 1n'oE lucono 1l'à • ~peremia z< 'delt~oervello meceanicamen.te; 1iinpedendo il vitornb del '<< sMg&e vel-'8'0 ·Ì:lJ (JUore son0 ; g;'lì sf6éi ividlenbi, le lega:"<:< :''ture, e • t'u~t-e le pressi0Hi èsM!Òitate ·sul···callo,.. .Quelle.pro'« fessioni ~ che· 'cbstvingonO' a t~ne1'è b testa ih · una posf-


!ld29 <~ 1 zione. deo1i-«e, de ·.tnala,iitie del. cuore,

qu:e.l le ' sp.ecialm:en.te del · :ventrieolG~· des.tmv,"'i tu moti dellfaor.t'a, ,dèl ilt'O)l):CO b.tia-· « chio-cefalico e carotidi, q.ua,11Ò:G>· e.st:r~cita.no ,una to.,rnpresi< sioQ~ ~uHe ve,ne ,g i qg;~;\l~tti . ~ ,si)Pa. ça\:a sul?eriore, ,e fì. «,,nalrneJ!l'te iL ,I:fistringim.entò,. o- }C} qpl iter~fiÌOll'~. ,di un§,.ilo ~ più 1 ,~~ni, deJla dumi. madr,e, q p~JI}.;~HW~ sia.).fl& CftgÌ!i>pe., [.)aU>JlO ~ l,qpgo )di frf!qp ~p.tç_ .~d. uq~ ,\ì,qng?~tippe kcen~P.r,q,l~J L~ sG_<) ,~~arrze, n,a1:çpticlw, stupefa~i.ent;i , ,_ ep-r.p e, .)'qp.pi<~; 11 la, ., h,elht1- do,Q.n~a, l'alcoo't il tab,C).cco, la ~lig},t~Je eec.. ·Wf\$!3 il} tj9ppo << grançl.e qu a,Ilj;it~ , pos~Ol}p P\l~~~ d~t~rm~nar~ lfPP.: ~orte J~I\e.• « remÌa cerebrale. ,1 11 ,. 1 r' :.., .,, << Ei·palmeJ,1Fe· h:ann~v.i del~e il"~relìtl~ cerehralL le , q,~wli « sGpra;vi\fel{gbno sqtto }' inf~U.el,lza ,çlj ,Ha,tv;eL il .epi; :O.ìRdo 1~,i ;: azione Ci è. i gn0~0 ;, tali sono a cagion di eserp.pi0, ,_c1;t~-~l~ e .. ~ cp,-Bgrstioni 1,yl!e ~f,-rtt? fr,ElqtJ,elJ,t~pte.J:)t.e ~tt~Rfll;~,~. g~~) h1di-« vidui, l~ d·~ A~~ dig,estiòni ~9W~ ,qifficili, o che, ·fl9t,1,o, tor« mentati daUa costipazione .di ·ventre. A.diver:se ripl'esè le ., 1 , , , , . • ,. 1r « congestioni cerebrali ~ono state vedute infierìre in un ~i ~~. ~ « '_ modo quas~ _epidemico. 'l'utto infine induée a credere ·che ~./J ... • , ~ .,\-<t"-l . ~ . \\, •. '~~'~ · ·· ,\)'1\h' «· qtì'este ---r m~latt1e s1eno p111 spemah agh uormm, che n~ ~l , ~ ( .~ ~ J _, I « . alie doline, e ._«li(;l sop~avveng9non1iiù sp_ess?. n~V'~·~t açt~,~tt « e · n~)la vec.eli1ez.za. ·» " , t 1 Prima• però di pì·Òsegu'ire colla enti~e1"a~ione dellè cau~e • l · r : · ,... · · t') çhe pOi:i~ù.no ptodtm:e la vera apoplessia, ai cui' per le (<

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delle cifre faccia nel suo bel lavoro segtiir.e le osservazioni, ed i corollarii, che può dedurne senza scalzare le basi get-tate suì proposito dalla scienza. Se ilon che, ad evitare la confu·sione che facihnente s'ingenera nella mente di chi legge simili lavori, che in apparenza urterebbero contro i precetti dei sommi 1~ell'arte, e ad alleviare ed autivenire la fatica, che per tal modo ne verrebbe al succitato Sormani, io credo di non errare , nè di pretendere troppo, se vi annunzio di avere intraveduti i punti, pei quali è possibile far riaccostare questi du e giudizii così opposti in apparenza. Abbiamo difatti nello stesso capitolo del Grisolle me)';sa una dopo l'altra ambedue queste cause : un oalclo, , una

insolazione troppo intensa, od un treddo t·roppo vi,v'o. È chiaro, che anche queste due cause sono opposte, e pur nondimeno danno luogo allo stesso risultato. Di più : filosoficamente ragionando, noi vediamo, che nell'ordine fisico, metafisico, e scientifico, gli est1·emi si toccano, o tendono ad avvicina?·si ; l a stricnin a, ed il curaro potentissimi veleni, come ben sapete, uccidono pe.r la medesima causa - l'asfissia - ; benchè la loro azione sia non soltanto differente, ma anche opposta. Ma ve n'ha ancora; le emorragie spontanee, che sopravvennero al celebre Gay-Lussac nelle sue ardite ascension i, nonchè le simili colle quali troppo ad usura pagano l'opima mercede i malcapitati palombari n,elle loro discese sottpmarine; .tutto c'i n~uce a credere, che in natura non è lecito scostarsi impunemente da questa legge suprema, e che l'uomo ~ i ha più che mai assegnati ·i suoi confini. E si è perciò, ehe anche la pressione atmosferica se troppo accresciuta, come pure se t roppo diminuita va alla fine ad in generare la stessa sindrome. di m.ali. " . Questa breve digressione non può che invogliare l'animd di chi si è dedicato a simi)i studiC perchè viemeglio si approfondiscano le. ricerche sul proposito, . ~ercando p.er rtal


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modo di. combina11e)e sane basi dell~ fi~iologìa coi risultat~ finali delle statistiche.. , E qlJ.·i sare}J"Qe pur~ so.mmo pi?egio. dell'operf~:,. coadiuyandoini 4ella,,luce, che il sommo· Stl~iff h~ ::tparso sull,a fì.~t9lo­ gìla del 1$is:tem::). ner;yoso, indagare per ind.u1,ioni quali IJOtrebbero essere i fattori, che ,p_a,~;t<qngo da opposte vie si congiungono: in identico e .finale r.isultato,. se nonrf9sse)a tema di ÌrlJNad~re unecampo. Jroppo vasto, e allontanarmi troppo dall~. meta pr.efissami. , Restf!; però dalle .medesime chiaram.ente addimostrato, e q·u.esto mi sembra un punto da non dovel'si trasc'!lrare, che se 111. morte aVviene nella semplice can,qestiq'(tç, 4eve riferinsi ~l .perchè la par.alisi del cervello o della porzione congesta: si pl'opaga uel midollo allungato sul sistema ner~ vo:;;o della vita vegetativa la quaJe, vo~ ben sapete, .n on può sospende·r~i 1m'punemen.te che al di là di certi liin,iti di tempo tr:o.pp.o imperc~tt~bjlmente limitati. Tale co.nclusione· ha finalmente dato banç!o cpn sommo vantaggio, della scien·za alle sboJastiche divisio~1i e suddi-. v:i~io.o,i, chq_ del morbo Ì'll pavola s'e,~·au fatte e in Italia, ed in Francia, nonchè nella Germania cui si. è fatto .di !lloda far di capp~Ho in tutto. Prq~eguo eoUè enurQ.erazione, qelle c~use, che pqssono pro· durre lçt ve1~ arpoplessia . Desse sono; l'et~ avanzata, il sesso maschile, , il temperamento Bar~ìcwlare da alcuni chiamato pletorico ed anche apopletico, le forzate dig~stioni per prolu'Q.gate e SOJ.?.tuose imband~zioni, il .sonno protratto, l'abuso di Vener.e, del vino, e più. ancora dei liquori, non ch,e alçune ,pro,{essioui, le insolazion.i ed q.lke varie a seconda degli a)ltori, che propendevano p~r l'importanza p1ù d.ell'una;· che dell'altra..di esse. ,Queste ,cause, che son venuto. sin qui ri;1ssumendo sono certament~ più o. me~o indirette, mentr!l sovratutto per la· Y!3ra apop,lessf,a) §.~reb,l)e~9 G~u,se dirett~ immediate, o pcossime, cOJUe si vuole, le· tr~ ,co!)lplessive, di. C!li b.o fa:tto· cenn9 più s0pr~, e ph\ d'ogni altra. lo ~arehbe la rottura '

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h! di quegli ' aheuri'snii notati dai menzio·n ati autm'i in ilrd1vidui morti per emorra,qìa cerebfi•ale. . Etcomi ora a riassumere i principa-li segn·Ìl d~~g?nostici eoi quali autori accrèditatissimi clei 'nostPi .g.i'0lm4, ·q>uali il Racle, ii ·manchei· ecc. stabUisc&no la diagn0si• differen•zi·a!l~ 1 fea i dué morbi, di che imp-1~esi a pa.rlaire. l segni della congestione ce~·ebra le· .sarebber.0 pD~In~i· palm.ente i seguenti, che voi al p~ri• (M me; avrete avuto più volte occasione di notare. In p1~imo luogo · 0sservossi più rrèquen!te il rossore·, e la tm~gescenza del viso,. gli occhi br'Hlanti, ini'ett-à:ti, e l'e pupìll..e orà dilatatet, ed' ora ristrette. Notisi pure·, che la luce offende la vist.a, ed i mal'ati ved'?no gli oggetti, come colori1ti in Posso.: àl qual~ proposito ·sare1Ybe forse il caso dtindagar~, se· la i'sp~ione ott almoscopica può servire a dilucidare la diagnosi, come pal'e · stiasi fa~endo .con molta pazienza· ed :,tl&cttità dai cul, tori di questo nuovo s-ussidio diagnostico neUe altre malàttìecerebrali. fJanno dessi cefalalgìa profonda, SOl'da, generale. Si no'tano pure 'i battiti delle a:rteriè·del• capo più•fi:e.quent i e più forti del ·sQlito, an'zi sensibili allo stesso infermo, -so' 'r:attutto quando il capo· è appoggiato. · Se l'affezione congestiva ha raggiu·n to un alto grado sit ha ri'so1uzione, o coma ; ma questi fen omeni apop}ettici si dissipano· per lo più r apidamente, quamlo od una Hene:Hca em·orragia, ' ad esempio . un' episbassi, o un sa:laflso •abbim10 luogo a 'tempo.· Nella· co1rgesti'one··ih ·cl'iÌscorso vi ha ma11Cahzh d'i' paralls1 1 confermata o dm.;atura, e'd i casi che •si· contano sono ben pochi, e- quasi' sempre han fini'to· con la risolu'Zione completa . . Fra i segni poi della vera emorragia cerebr a-le (cioè non merting•ea, ma nella sostanza s~essa del viscere) 'i s'egtient i . · sarebbero qure1li che· n1eritano più ~ueciale ric0rdo. P1·emetterò, che di rado si hanno pì·odron:.ii ; infatti è· imp.r0vv1sa la perdita ·del Frnt~llig~nza e dé'l moto coli.mmttenimento deiia circd}azièrie, e della· respiraziorre J Si ha


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p'èfà stert0re· con' .faccia• sbalotditaJ espi•imenteol~ i~'fillpOt.é• ; ialVolta Ht fac'cia è ressa, aìtre'1 v;olt9'•pal:aaa. Si; hà~ 'ctist'orsio~e · di 1i11eaù'llmti e· s'olle-vamen:to di •·una> g.u-anG'ila ne Ha espir~zìo·né; fatt o ·. qu,est~ultimo 'b~·iÌ:lahtémént~ ·~J;iègatb' ®gli in;,.eb-nbsi·.esrièrimenti deJ: : roio mMstro·il pPofessort'll.ussana. o .0 : 1:' ! l ' ' ' Si M pure emiplegia 1fi. raramente para1ìsi ' èro'éiatàl: E du. notar;si, éhe maucaino le convu·lsieni;J le !ilUàliB co11~ a:é<less0 rer)e.ntino soaliono invece manifestarsi nei fanciulli pvesir da . o r e:m:or'ragia nello spazio l ara:cnì3iUeo. l Ji ." • ., J 1 'NèlFa e'lltorragia veta · cereà'n~le si btantib 'iirol;trei c0n~ra­ ~'i'Ò'nì', quando 1'<5 stea:va'so ~l:lbia -av-tttù •];uogo~~nei i v:enWiooli'. 1n generale poi gli accidenti e -segni; che ' Sdnd iihd<a-to lirevemente ricordttnd0~ ''du'l"ano ' hnrgo ·te.mpo sen~a ·fehline e senza· fenomeni• di i cutèzià·. La lòro fd:innl'ìuzione si ''0sl. serva accaéleré · i'u modo lento, ·e specialm en.t~ lenta1'e gr.a::.. duata è qùèlla d:al'la ' parali~i, sém'pre qllà:ndo··1'indt:'.'ìduo abbìa la forturra di non soccombere alla prima · emo11r.agia cet·el:irale dia; cui f.u colto. ' • ' · Frequèntr, anzi · dhe noJ s0no"specialluente- in~ <Jerte' età, r'égiÒrfi, e 'eenidb\ioni di Vità le tfnt'o?·~ttg.ÙI ge.1~eb;1a;li. :Ì~~è la frequenza puo punfto sdrprenderci>quaat!&o -si.r;aipn~tenti· col d:rouve1liè'r la flo:sdezz:a: àel' tessut<:> e-ercebPalé, Jli•Tunghezz~, e tettuità: dei suÒi 1vasi a:rf.,el{i:G'lli é• venosi<, latctli merti·1wana ç,e1Jul'osa è 'jjalme11te ' Soii~ile ~he ne · cvenné · ~:n~psi,fi€> ' 1legata l'a EfsiSten:t.a, metitre la memhra1'Jla prdpri'a' !M n rrà l3i ·n'Jletà:, forse fiemnféno il teh0 àeih su~·spessèda consu~ta1; q'uand<!J tutt? dìò &i rammenti, ' dgnl'ltU:0 •di' legMieri i!ilte-11'4:0~ c:orne, 1 e perehè il' cervello <gia'fba:tut-ti gli .Ofga,;rri contenutiJim~a:V!ità '11 pìù e-spdsto' alle ·1 -s<tluziani tH· ·een,tifl:ll:l!t'à ;aet. :vasi · p~rO"pri non solo ·m'a -delle lì.b'rei'Stésse cl:eHws/:Jstanza,y,ispetale!a cahrsa ·e11 ·tflussioll~ sartguign1f:1l ''· ,, , ' , , 11 sangue _stravasato adunque è il carqttere pr,eoipu'ol, éesen'Zhl.Ie\ o ph't •'pl•Misamente piDla-ìrdo, ·i1lr JV:erp .oàrat:t'ere am...toit'ni'è0 àell"apop'l~ssia·.ver~~.bt;a'le. ·, , . :·· "Divet'.{;'a· s-u&l' essère• la quantì·ta ·del" sap·gu'e ~:rxfu'0'ruscito·, èome diverso suol es:s·ere · l~ stMe1'1ib. )cui· rtl\~·v a~i, ota cio'è' f·n l


4'3' .

stato liquido, o~·a Jormato in gr!;lmi} i qu~li soglionsi trova~:~ .ial)ora . sp.ecia:hn, ~nte che si esa!flinano individui _stati col·p.iti da1emoq:agìa: ~tre . o 1,q uattro giorni prima di morire. ' È . ora .tempo, ,o signori~ cl;le io :v-L preghi di seguirmi in a-lcune.. brevi considerazioni di 3jnatomìa patologica, relativi al morb0 ·in ~isçorsq, ,) e qpll}i P,o avuto egra (li sceglier~, e .far~ sovr~y $tl_quni' fatti, ch,e s9110 ancora all'ordine del .giorn.o,,f 1 • '~ • La degenerazione ate1~oll!atosq (gra~so~a) del)e paret~ dei .c.ap;iU.stri cerebrali· ,çhe è freq,ue1,1te sopratutto·-negli individui affetti .da ihtossicp,mento alçpolico, .~ ne~ vecchi, questa de:g~n.~~r,aziqne app.tJnto fu ~·iconos,ciuta .coqH~ u.qa delle frequenti .Pdgini ,di .emorragie mortali, siccome né fan fede i valenti oli111iei Hu'glJeS,Bennet; Pb~?t, Todçl ~ R;oqin. Quest'ultimq anzi P.a diwo~tr.ata· la costar~za della vasformazione gramilo-gi'assosa sui capi·Har:i diflseminati attorno dei fo~olG}ri emorrç~.g~~i... . , . , Il Rochard poi nel Congresso medico. r.h Bordeaux del 1865, ~otava c.ome es~eJ1d{>, sufficiente la ,degene1'azioM v.ascolare p,erchè accada. rottura, delle tonache alt~rate dei vasi cerebrali, e , quind.i ernorrag,ia nel cervello, si potevano· b~n spieg,are i .Jjsordi·l!i ~nat6mici visibili netla polpa cerebl;ale,ed attprno .al fQcolaip emorragico e, pe!'CÌO uegqva ritenendola come ipotesi. inwtile, che causa di clette·emorragie fossero la in:fiammaziony:, o iL I'4\p~nwllim,ep..to, cor~e 1volevano il Lallema.n.d, ed il Rocìw~x. ammetteva invece, che lo stato congestiViò délle meningi, e della sostQ.;nza nervosa cerebrale, stato frequepte· ~egli ·individui che soccombono a .p n ,attacc6 di apoplessia, fo~>se pa~>&ivo, e risult1;tsse da paralisi dei eapiUari.. nei ·quali ,l'elemento contrattile trovasi rimpiazzat o da granulazioni aterom~tose, o da incrostazio:qi calcaree) 11, ·Giò rrpn p.edanto autori rec13ntissi.mi pure qccordando gr~n valore alle lesioni patolpgiche or menzionate, e ritenendole anche, eo.me :lìeequenti cause delle ernorvagie cevel}rali afferma.np, 1ehe ,,_bi~qgpa: aceorqare un po.s~,e · non indifferen.te


·.nru J:tUlfp'ereiriiw attiva·; eEt anehe···allliùfì.aromazioné' n'e·Ha pàto'• genesi di 'cètffe 'émdrr~gìe· CérebhH,' et:specia·lment~·-ihPqùelle, èliési ;ossetV~nb l ifl<'~ i-n'd ih&ui Mult-i ·ct.è'l noh'tlù1n-no ra;g~ giunta' l'età! in ' 'cui soglionsi~ forma're conerez'hnfi:i L vaseoJtar~i e Jl.ei quali là'' sebdelià 'n'elle ·Mvandè a:1'coo1ieli'e ~tnonr ·ha pùtu~o produh~e'la' 'degei.1érazioti.'è 1grassos·a'"déi ·'vasit'énc'èfalieil, 1 1iéUR quale ho stirna:to bene fm.•e· più sopra •lu:n 'èénnd: I 'f'o~ol a.i emorràgici 'd6vl.'àlHiò ·Hl og1\.i caso es:Sère àttèniiar mente e~ami:ot).ti dal medico, sempre quando abbia: di:r:ùiJ1zi u{i ce~velib dJincHviduo'·m0ho' p-er ·a'popJ:es~ià ce'rebi•ale! dovrà è'i0e1'preèisarn& •la s·ede e ··le 'còiuiéssh~n'i' lòro, .spè'eiahn:ente C_Olle J.esÌ'ODÌ ' delle rneÌl~ I)gj ,' è 11leÌ' VaSi'; ~.e l dbvfàq ),.DéOr.a rit. cO'irMcereJse -qnesti fdcolhi -a veé'e' di 1r imanerè1 éornè' 'cl:J!i ufii Mllti sostanza t:erebrale, sonostdapei.;ta 'u'ffà comunicàliiiòn:e coi ventri·coli, o collatpih m~ùlì'è, ed osservare le cliinensioni\ il pé·so o la natura tl~l saflgì.1ti elle li fof!inà, l a qilale 1p11ò val ~re pélì' poter •dire, sè la;,em'oPrà-gi~ è ' o 'ifor reberfté-; f+cicr, <~lt'é non è diffiéile diPe, ,se il' 'sa:nguel'si presenti'~Jmr6 e non gi•ò, conved ito itt 1l'l1'a n1atèr'i:a •granul<%a 'moHe,l od a!Vehie lliasl)etilo di feccì-a di 1vino', -'spGci'ahnehtè' s·e ' vi si' trovino co1b.ni isti dei pèz-zetti:,·dLsostanza c'erebrale a.Jtet~ata. Quanto più p'Oi· l!acèid:ènte sar à &ntieo," il' sangu:è"ffsi 'ti'bV:era ti'as+ fòrm D:t3 iìu una sier0'sità FOS'Sàstr~; ) d " chiarà, " él:mtenénte uno o più coaguli' bt·urnasti-\i, oppttr'e sar~f· corrvertitd'' g•ià in u!I nifcleb fihFinoso ph'ì ti me11h · sc0~~0r~W , <e h1 gene~ l'al e dehs6. • • • .i rn·· , ·i.. Lo statb Ele1le · ìJa'I'éti tl-el f0'cola:io •emorrai ic'0 m èPi t'<i: puré n:6n 1ie;vleJattenziO<ne, 'e'rper 'è_!uesto? riòil~ ,-redrérnò ' tse ._esse ,.,ì tPovino ·làaerate·t eome · ahfràttuosej •o .Wrilehtose1, ' od· i-m'-1 p~egn~te· di sangue o di pus,J o ,rafl.rm'oli}ité' qùa~ì~ sihb' alià co~sisfienza cl-i :tn1ate1~_i à cli&eo~a, 6 1 'ébpefti 'd&''unel stbto d1 p~ltrglìa( clle1"sir lev-a coì' rtianl'co i•déllo ·:Scalpello, 'O''lhi11" tate, e coperte .da una falsa membrana piU: 'oo~ineno ·c0iÌ1}ile'tà ~ e lvi'a dicel14ò.' Vedi'erno ::.ùiéo1'a .:s'e sHivit:siata ditgiàl:ri~afa­ zi0nef ci'ò'è' éioa4wi2lzaziell'è ' dei!jfocol ar·i eMorragici; ·J.tatto3!Sì bene stttdiatò' )dalj G-in.tra;c in· un laV'or~ ,comuN.i'étitb al Con!

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tS.6

(p:rés d.~A Sflçi'tJ.,~,f!.ç,; ay_fl?lftfs n~~ ,1~i~4 ;. p $i nrtr~ v;ede1~e ~~ ' ;y;i 1 e~>tste , .q.\la:Lei~~ pa-y~tà ·P.~Jl}ilte , p.•~opw un~ .pj~ti pie~~ (li

.s~Ar.osit.~nAitrin~ o t.ray;er~fl.ta 4a JHawenti ç~Vu~~-rj a pareti

is.o.Neliltbd~p.ll~s§e , circon&c'F~tte , d~ 111;1 ne,opla~PW· .·qappri,.rna

.e.Qme .c.otemnQl'ì9" 'rosso;. e vascola1·e, :R~\1. tardi sje,rp~o, .fre.q;ljlent$.p;J.6)1t_e fiPJ';q~@,, J;~~i~t~n1te, speJ?~9) td ancl~~ ~n.pr.Qs~atp da p.lae~h~ ça,;lcJ!!wr~• o.p~u;p , t>i Yte9.rà qo,me JPHrci~~tr!c~ l~ag· glJin.z.çJ.t,a;· çoJ@lì$l:~~J ,<;1~.1' tJIUa.tP.idint! Ì J.il grigio ; ..f'd ~n bruno :giaJk4f3tl]o . 11 , o '· ,. 11 • , ,T.ut~o çiq i JJ.1e,~·es!ta, , si~ BQ;>.to bre:v~m;ep,t~, in l{i}i~yo; poir o)lè,, ,s-ign9,1j, ~Mte J.:>~nifìsim-9 .CP!l).e 1..\n fpcoJ!l!ìP , ~.5t]J1g:uign 9 l}fi)n · g·l!~ri sQ!! , ga,vNerp , çhe.yp,er l.a .tJ;'a.$~Qrm;+Z̧Jl1? j~~lll!- mag,gìov pa'rt_e del s,uo cpntel).uto, i.n ematoidi,na. Tutto q,uesto, ~ · u.tj~e ,a· ,P(:t)lOfi.çersi P.e.JI) l a: ~, me~ietn~ legal~, i p,er.!:iOcyhè lEil. èÌ5ti!-Jt.rjpi J.{eJì&̧ìt~n;ti, in.<Jipanp per. lo pi,ù il AU rp.ero de}le ·ll!p pples~?i~ ~~t~riqni;t gjia_c,c~~~ eo,1;1,1e afterJU:a il Gruv~ll ier, la ,J::q;!.tE}ri~ GQ~9vaptf} P,e} 1_SJJ:nguec lasci~ i,n ·tpt~U pu1;1~i o.ve fu deposta, tva:ace- indeleb,Ùi della, sua lmesenza, .ed- un 1 colora-; ro~nt0 gìiallo _:p:o~nçil'!,tç>, o gl'Ullf.lStro, Qh,e, p~uò q.g~i Las,soprigli(!.rsi ad l,l.na spe_yì,e ~ii t~t).laggio .J;t1orbosp, prqya appu11t9 uno .spa-n.dim~ntq, di s~ngu~ 1 g,ià prec.~d uto.. Ma sfor,t una1 .ta:mentB p~r il -m~glJcp qu.f:lsf-qlt!rno ~a,tto PN/il p.op., sqlo es§~Ji~. ·pro.dJ>tt0. ~i un; apQp~ess.(a pr~priame11~e detta, ma àJt.~he,;· q.i un ~fJ/Yrt.mr~lÌimervto cf)rebrale . ..Jcn., q"U::mtp ppj 11.-lRç~. sost,qnza cerepra,l~. c}l,e trqv~~i in,tqr~q ai focolai emorragici, questa si riti'overà .r ammoJlita, s~ :t;.e1~orragiçJ. è di , çlata,..re.cent~, ~ sj :t;voN~rà J>!lre.eo.J},ge.st1oP,at~, . gian~~~. e@. ~~hjm9~ata, tz fu. r~s~Qwig;ljp;(ì~ .taJv:qJ.ta al fnuotto. de.ll@ ,fr.ag~l~ di~semip~~ d~i. '\'i..spettiv~ grani, çi~ , QK~ ~pec.i[\~g.l,&!J.te, ~-i 101'>~~l\~a. ,n~Jl.eì ~JP(wrg.g·!e ~ ~~pjlla11t qjpi}J?,· !;lepM,.. d?r ~.raiJ1Jll~llim,@!ltQ_. lìJ~J' 1'9PIW~to l:wa):l.J}o yi ~1-!:~ g~à ri413~orbif1!~1ltp 1 • la .p,olpa c~rebrale: l'UPStra~i, in , gene11al~, ~~<{JtJw,qJJi!l~P.~ ~nd1,tdt~. , ~ "MRf: _av,~e, Q, lìlgl).ç>J.1Ìt già n.ol;:tta l'.!,mport~n~a çlei fatti cJ,1eu$.i cqll.§g}P."l .~l·· l'{l.~ID0JJ,.iD;leXJ.to,. c~r~br~le,_ ,~ che h~ dato ly.Qg,9 ~~ j~t~ IÀiM:USf.kOfl.Ù ~.d i.Q; Q9) , Mi)mrq p,erm.e.s&o<vocrtl'ei


U11.

ricordare se questo rammollimento prececia l'emorragia, siccorrle vogii'odo Rochoux, Andrai, Louis, ·e 0botard, oppure se esst> sopravvenga in seguito alla stessa emoreagia ~ 1 Bbuillàud, Trousseau, Crouvellier , è Briehetau soll<!> di q'uest'ultima opinione, l'emorrlllgia cioè rr.on sarebl;>e consecutiva all'altef'azione della sostan2a· cerebralè, e l'istantan'eit-à: de~li à:ccidenti apoplettici lo 1jr~vereli>bJe. E ,qjllÌ l;>i,sq~ gna a'ù·cora ricordare, come per rammollimento rpropriamente i prède'tfti autori inténdano <i nello, che visulta, da scOJ?· cet·ti vaseolari e quello, che accompagna così sQventi l,'apopléssia· capillare. quest'ultima poi .eome la: intende g,Qroqve11ièr val quanto dire la forma semplice dell'apoples'sia con focolai, è meno rana. La vera' apopl~ssia) è q<gstit~~it]:l. ~al-­ l'emorragia per t'ottura di vasi cèrebràli, in seguito a:d ob-liter'azione o'd a-ltra a.lterazione degli s~e::;si vasv, Questo è, jl tipo veeo secondo il sullodato autore dell'enwrr"agia ce?·ebr'ale. Quésta può senza• dubbio dete'rm•ìnare. u.n;a p.erdita di consistenza del tessuto ambiente; ma non si tr_atta di ra~­ mollirnento propriamente detto, nè ài encef~lite secondaria;. la ~ inveee una imbibizione, una diffiuenza di prossimità (se cosi posso d'i re, giacchè l'autore adopera la pamla diffiuence de. voisina.qe) caratterizzata da disgregàmenro degli elementi cellula1'i o tubulari con Jaceraiioné, friabilità e sovente infiltramonto grassoso dei vasi capillari. . A questo proposito parmi pure giovi al ·mio lavoro, che q:ui si distingua la Apoplessia dall'infiamm~zione prropriamente detta, od encefalite, o meglio cerebrité, perchè mi limitò al cervello. L'apopléssia capillare, detta pure (la. aléuni emorragia per infiltraì:nento ·o rammollimento rosso non è il principio d'ul}a infiammazione, c~me fu già credute, come non la è il foco~ laio sangiìignò che 'costituisce con essa émon·agia il ~econ­ do grado o periodo di una sola e identica lesione. Tn Segufto all'apoplessia oapiHare, od emorragia con foeo:r lai, Crouvellier assicura non avere mai trovata suppurazione; tibd si fà , egli 'dice, èhe un lavorio riparatore di as.'.lGrbi-

deeto,


4 38'

mento è,-, tti '• e.icatri~zazio~ e. Ma taler mon è il· g>~\HH.zio d.' altri . auto t'i pUti . ·v.afenti e elaS!'iÌCÌ .al pa,ri. del QrQLI. v~llier. In. fatti l:t 'Botlilh:inJI'd .crede, che· il 1 rammollimento rosso, od a~oplessia ·capl1la11e (la quale non o.ffire mai, , an,c~edpel" ,lo stesso Crou<Vè'llier la istantaneità. degli ac<!lidÈmti emor:nagìGi) costituisca la infìamtna:zione,·reale deL cervell0, sia 1la sola atnrh'is~ibile- e . tutt'affatto anàloga alle p:i.ù genuine.. q,ual~ la pnè'i.ihlonite·;l Jn sull'esond;i re vi· ·ha .si poco rammollirn.en,to da 'trovare la polpa .cerebrale indu11ìta come ·HJ tessuto..polmòlàal:e nel• 1• ·graGlo della< .pneumonite; i sintpp3j :r.l0~1 spi).o quell~ 'di tii:i~·ram~olliili_ento, ma 1 quelli di una fl.:ogosi. StordUh'e nto, dolore ; alle m_emb1:a, formicolio, i.perestes~ia, con_, traz'roni. !e·ce. n ramrnola,irnento non è che consecutivo. 'Nell"mner.rag'ia 'v i ha invece perdita subitanea; del moviniento e clefla sensibilit~ ;. levate' vol un mem_b ro, questo tosto · vì \.:ri'c ade. Esiste pertanto un•q'<th1mollimento rosso, ~tcuto, • infì.ammatorìo,. ed. in questo i tvasi sono., è vero, ,eli, lat~ti, · mà ' nbn vi ha degener:azione atè1~0mato.sa, e glielem'eJ1tl nervosi r~stano intatti. •bi. lJÌÙ' non· saprei aggiungere, 1e peÌ· i li,miti che de);lho co'ilservlare', . e · perchè non sarei iri gr:ado eli. maggiorm~?n~~ pronun'cia:rrni sovra una.rquestiot'ie piuttosto, ardmv 1)er .decMere · la qual~ · ;_;h richiedo.no e lunghi studi i ,e l ung~ ~spe. rien~a qual\.t.somo in v,oi. Ma basti però notare come tutti siano d'ae~ordo.-nell'òsse,rval!e:, , ohe la vera infiammazione è sussegu•ita 'il!. più spesso ·da suppuraziOJ\e, e ·il Gintra~ ·soyra 410· éasi afferma in un ·suo lavoro- del IS6.6, citato . d~t d~­ versi autori, che s'olo in 29 casi non constatò la suppura.1 z-ione · e: il rammollimento) esiti ed alterazi_oni, ohe appunto sogliono susseguire il processo vero infiammator.jo orclbtosi ne'll'encefalo·. Aggiunger:ò·.Ainalmente, che l'emòrragia, ~i cli·i ho sin' ora· discorso sefrtbna. risultare più speoiaì men te da rot tura cfei vasi a1(teriosi . anzichè· dei venosi. E Grouvelliers dice, :ehe ciò . s i può :re.rificare;.nel ~a:da,vere ba~tando iniettare :direttamente nella carotide Fl'jmitj;ya prima di aprire il ora n io. Nel magg~or n u1rrero dei QasL . il sangue l


~39

si

stravasato trova nelle parti centrali, e particolarmente a livello dei corpi striati, e dei tn.lami ottici ; più raramente poi alla superficie delle circonvoluzioni. ' · Non dovrei porr·e tet·mine questo'· qualsiasi mio scritto senza sp'enderé alcune righe sulla tét·apia di cl'l:ie morbi, che 'ci hanno occupati sino a:d ora. Ma ol'treché non farei ·che portar vasi a Samo, essendo dessa ristrettissima, semplicissima, e conosciuta da t utti, havvi una ragione-potentissima che posso invocare quando che siasi a mia discolpa, è che la vera apoplessia essendo rarissima ' nei militari pe~· ragioni che non isfuggono a: chi'tien dietro '~Ue' fsue. pa:use; non mi resterebbe che a fare qualche cenno sulla cura della congestione semplice, potendo des:,a, sotto al cune date condizioni-. srilupparsi, e con certo impeto nei nostri giovani soldati. Ma qui ancora, come nella massima parte dei morbi, e nel secolo, ·dove quasi di· altro nqri si muore, 'bhe di lisi polmonare, r esta inutile il miò compito per le stesse ragioni di semplicità e scarsezza di mezzi, che l'arte ci suggerisce. ' E ben sel sapevano i padri nostri, che a tale proposito raccomandavano il pocCo cibo e il nullo affanno, semplice vet'sett6, che faceva loro piu dappresso contemplare .quella età, di cui in oggi non si ha piLL idea. L'igiene, qnesta figlia primogeni ta della . civiltà e del benessere dei popoli, è ancora quella che riempie le lacune di una insufficiente terapia, come è quella cbè potrebbe pitL da vicino stendere una manò all'attuale gioventù., che poca muore di congestione cerebrale, salvandola per contro da que1ia iliade di mali che termina con la tisi o con sp1:nite. Ma in Italia si parla e si scrive molto d'igiene, voi ben sapete, con qual pro. Me ne appello alle centinaia d'inscri tti che :lovete visitare nanli i consigli di leva, e che dovete sottoporre a non leggiera disamina prima di sceglierne quei pochi, che dar potrete al servizio. Eppure siete in un bel paese di collinaJ dove l' aere è puro, dove l'acqua

a

ca


MP. è (),b,b,çp;là~J.p.fe?.r frese~, .e, .;vien 1dal monte; dov:e si ,la:\!.ora,.per sei :~ioPni, :e .~i ya &r mes§la il, s~tti:mç>.. Perchè.p.unque.t anta ,scrofola, tan;to sc(n~Jm:to 1 tantq ratichis.~X~o, .e ta;nte ma,. . ~ttie _ della pelle~ 1Qualcheduno, c}le , non :PJlÒ essere fra voi p,9trehbe forse >Suggerir~ni la mise~ia, l'ignoranz~, · od altre ~~!l1ili ,_; m11 iq mi coatent9 tra~portarli in città, Clove trovera:~n.o dei ,,giov:ani, che .siedono .a Ja11te me~se, e che han s.t{lP,Jp;~o fll-,Uflc fi,e co~a. Se ~o~ che per la~ descrizione dei medesimi è necessar~o mi '<\!).pelli ~d altpa :a~toriità che J;J.On .sia la mia, non vole.p.çlo ÌQC.OrJ;ere nel ·!Pericolo, di esser preso qa loro cfual .~a-­ p.uto 'di ·'·~·uo'!.)a · zeo.e.a., nè da voi qual purìtano; pessimista, .o. pf)ggio \anco.r.a. È il .,.professore ,Generali çhe parla, e che ·a r}WJ1nell:0 descrive i miei soggetti ed il mio asserto. Egli vi dice : << Datl'lv.t! un~pc.qhiata a~t0r:no, ,ecl ,ç>s'>elwate i molti individui, -çhe ~t\Ìla · ironte (V,en.ten~e ham1o le rughe (lei' vecch~o, che in;vec~ di esset,:e ,u,na 1sp.eranza p·e r la patria, una gioia per l~ cffiJ.ll•ÌJ8'lia, l ogona,~o i inutil~n.ente la vita fra le meretrici, e la bisca, o sono le cariatidi maldicenti dei caffè, senza che mai U.J1 pensier,o .cl~onore li. solle;vi ;dal fa.ng0,- seD!U1. 1Chermai .ufL aifettò .fMc~;a pail1),~tare i! larq cuore, sellza eh~ mai un sep,timento dJgn,itoso .lL·i4naJ.zi .nelle sfere deHa scienza. » Io non parlo nè p~f oGlio ,(l'a:ltry1i, n:è per disp1:·e~zo ; ~ t~J;tt<?, In·l 1:SJli,nge til c~side1'Ìo di veçrere il n.0stro pae5'e Te;:Jtjtu.ito. a ,fl\lf'll prim~to, c.he per ,tanti titoli gli conviene, e che .~olo &~ò .~pemFe ,di conquistare, coltivapdO,.rJNella t lìiac\e mipaC,O'JQSf!:, ,che ,cpmppngonq .nljltl'U7iOne, Ìl 1lavoro, e l'igiene.

Dott. CìÙ'FF'o 'Gr'oVAN'NI

M'eiJ,i<:è di b'aìtl'agil!ione·.


SUL RISULTATO 01'TENUTO DAG!.IESPE:UME~'rl FATI'I COLL•rnROçi.OlU.TO

DI BE.R BERJN;\. (l) NELLE IPBRTROFIE SPLENICHE.

'Rela1Jione al signor· Presidente .del Oons.iglif.hsupe~·ione di Sanità milita1·e. Rammento alla S. V. Ill.ma come nella mia prima Relazione in data delli 25 giugno dello spirante anno, rii;gu!'.rdante gli esperime·nti faLti colla berbe~·ina nelle ipertrofie spleniche. io 1 m'astenessi dal pronunciare il mio giudizio sull'azione del!a dett!L sostanza, visto lo scarso numero degli infermi ( n• 4), ai quali venne propinata; ma dacché vennemi part~cipato 'daJ. 'Co­ mando generale della divisione militare che il Ministero della guerra autorizzavami a. prolungare gli esperimenti a tutto dicembre, potei racr.ogliere un numero d'osservazioni tale da poter trarne qualche fond ato corrollario, poichè ammonta a 14 comnresi i quattro contemplati nella l" relazione . · L~ detta berberi1la anzi idroclorato di berberi'na (2), fu coti<

(~ )

La Berberina, BBRDElliS VULGARIS, è il COffil\ne spino santo. {La Redazione.

(~) Sul finire dell'ottobre p0 p0 questo unìcio d,'ammioistraziQne, dietro

mia richiesta, chiase un ctt(lgramma rli iclroclorato di berbtrina onde c~perimen tarlo, visti i buoni risultat i con esso ottenuti dal medico çapo si~OOI' cav. 'l\faechiavelli, come l'ilevasi dalla Memoria stampata nel fascicolo di settembre '1870 degli almali universali di medicina. Non tardò infatti a giungerci la detta sostanza, ma avendo osservato che sul vaso stava scritto semplicemente berberina ed aveYa gli sfussi caràtteri fisici di quella antet·iormcnto spedita riten uta per berberina e lo stesso prezzo, si credette ad uno sbaglio e si domandarono spiegazioni che )lon si fc<:61'0 aspettal'e. - Una lettera dello stesso signor Jobst colla data del 28 novembre, dichiv.r·avn che la sostanza ultimamente spedi.ta cr~ realtn!Jntc idt·oclo1·ato eli berbcrina e {aceva le sr.usc se sull'e.tichetta .stava scritto soltanto berber·ina, 'PI'Omettcngo per l'avvenire maggiore esatte;r.za. lu allora si scrisse di n uovo per chiedere S() anche la sostanza anteriormente spedita pit\ volte era idroclorato di berborina ovvero berberina semplice, e venne risposto che ba sempre sp~d ito l'idroclorato di berberina. l'er la qual cosa devesi rit~nere che gli esperimenti furono fatti COli questo sale, c non col semplice alcaloidu come era mio intendimento, (; iò che d'altronde nulla toglie di valore ai medo~ imi. GiorMle d·i Jfedic. n~itit. ,187·1.

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H stanteq1ente prescritto in pillole ed alla dose di,grammi.0.50-0,75 eccettua~o nun caso in .cui .si portò la d0se a grammi 1?00 continuata per molti giorni di seguito senza che si presentasse verun fenomeno riferibile alla sua azione :fisiologica. La dose <complessiva massima impiegata, ,.p.er ogni !!ingoio caso, si fu di grammi 35,50 e la · minima di grammi 7,50 con · l\pa, ~edi,a. ,di grammi 19,00 circa. Gioyar notare che ond'essere ben certi che le dette pillole tV ', ' -. , • ' ven~ssero :p,re~,e, dall'ammalato, ~i aqotfò la misura eH propinarle durante la visita per ,me~zo della $uora di carità alla ' presenza çlel Capp se~ione. . I;>a~la , dose sopra menzionata, si ottenne, in un t~mpo rela~i;vaqìente l?reve, di ridurre , la m\}za a.l stio volum~ normal_e o pressochè normale in alcuni cas~: !p!l tale risùlt:ato non ebbe's i a v~rificare in p:arecchi altri c.ome puossi riley~pe galle seguenti o$,servaziop,i. ,. Ed è in seguito adun accurato e~ame del volume e dell'in, ~urimento. d,ell ~ .. milza ,eh~ io ~r~cJo d~·. aver trovato la $piegazione dell'incostanza dei risultati ottenuti. Cosi osservai che quando il viscere ingro!!sat.o si manteneva entro i limiti della regione ipocòndriaca o ne superava di poco il li'mite inferi'Ore inv~dep.do la .'sottoposta regione - epicolica e non sentìvasi indùrJ'to. sotto la. palpazione, ih ta1 caso, dopo non lt'ina-o tempo, v diminu\va _gz:ftdatamèbte di volume;, nel maggior numero dei ." ' . , ~ ' casi, so.tto ,l'azione dell idr:oclorato di be-rberina fino a riprenqere ,qqeìlg, primitivo i ma ,non così accadeva quando estende;vasi ·çli tantoJda qccu.parP. tutta r;> la magg\ior Pilr~e delia regione epicoliça' e tanto m~n.o se varcava illim ~te inferiore di questa e · presentava ~ al· t atto· un senso di du•rezza con bordi arrotondaLi ; o se avveniva la diminuzione di volume, :era così poco ·rile·vante da ingenerare ìl sospetto che quel poco, piut tosto che a1l'idròclorato, si .dovesse attribuire alla cessazione della febbre, al riposo ed al regime cui I'infi3rmo veni·va sottopos'tb. . 'F rattanto· mi decisi d'instituir.e degli · espetimetiti di confronto ,~d~topone'ddo parecchi infermi affetti da ttimore. splenico occup,antJ! la sola regione- ipocondriaca., o .tutto .al .P Ì\l una piccola . part~. dell'epicolica, all:uso quot idiano del solfat,q, di chinina raccom,andato dai pratici, fra i quali citerò il G.risolle (l), unito ..

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(4) GI\ISOLLI:. Pathologie interne. Parìs, 185~


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al carbonat~ od al citrat{) di ferro. E veramente i risultati furono dei più soddisfacenti poichè, sotto tale -trattamento, osservassi il viscere di minuire gradatamente di volume in guisa da non essere più reperibile colla palpazione sotto l'arcata delle false coste dopo un tempo variabile tra i 13 e i 25 giorni. Anzi dirò di più: in due casi che, dopo averli presi in nota per sottoporli nd espel'imento, aveva dimenticati, dopo 12 gi0rni circa constatai la sco'rnparsa del tumore splenico, occupante la r egione ·Ìpocondriaca, in individui che non altro avevano preso se non che una o più dosi di solfato di chinina per debellare la febbre . Io mi studi ai dì spiegare il facile dileguarsi del tumore splenico sotto l'azione del sale di berberina ed anche del solfato di chinina quando esso non oltrepassava di molto la regione ipocondriaca ed era pastoso al tatto, e la sua r efrattarietà all'incontro quando estendevasi più in basso ed era duro con bordi arro tondati. E mi pl:l,rve di trovarla nella distinzione che ne fa il citato Grisolle di detti tumori in congestizi ed in ipertro:fici là ove tratta dé l'hypertrophie de la rate; i primi, dice egli, cedono facilmente al solfato di chini na ed i secondi vi resistono. Ed intorno a questi, parlando della cura, dice che - il (-:mt desormais reche,~clie'' si la tlu!rapeutique ne pos-

secl,·ait pas qu.elques agents plus e(ficaces que ceux qui ont ele vainement ernployés Jusqu'it ce jour. - Perciò sarebbe un grande ac:qnisto per la sciem~a ed un gran bene per gli abitaAti dei lnoghi di mnlaria, se quest'agente terapeutico èercr.to dal Griselle, si fosse Jì.nalmente rinven uto · nel berberis

vulgaris. l risultati ottenuti dal signor mecliM capo cav. Macchia· l

vel!'i (l), inspirerebbero molta speranza; poca o nessuna, all'incontro quelli ottenuti da mc . Come spiegar·e risultati così contradditorii ~ Forse che vi ha contribuito la maggior dose de!J'idroclorato somministrata ai malati in esperimento dal prefato signor medico capo T Forso cho v'ha contribuito il divert>o clima sotto di cui vennero intrapresi gli esperimenti~ Io ne }a$CÌO giudice la s. v. nt.ma, ... .. _..._.._._..

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(l) Vcd ansi in particol<\1' modo le ossel'vnzìoni l "'. l 4":' - 5a' 8", '13"', i 6g, , 19"'. ~·1 "', '2~~. 38.. e 4'1'\ ìnserte nella citata Memoria. . l


444 Dirò solo, in quanto alla dose, che ignorando ìo, nell'epoca in cui faceva gli esperimenti, la Memoria del signor dottor M~J-ccb~avell\, nqn credetti di e~e,y,t}rla , vj,~Jl!~ggiW'mqn ~e dal motoento che il meclicp di reg~imento signor Mantineo, che l elibe parte negli esperimenti fatti nell'ospeda~e divisionario di Milano nel 1869, assicurnvami di aver visto 9ttenere ordinariamente degli ottimi risultati colla dose quotidiana di grammi 0,50 del sale, continuata per venti, trenta ed in rari casi anche di qnaranta giorni. ' Nel redigere una 11uccinta storia dei singoli casi sottoposti a sperimento, io m'asterrò, nel descrivere il tumore splenico, da e~pressioni vaghe, tali che: e~norme tumore, tumore pronuncia~o, voluminoso e simili;. mfl. mi studierò di rilevarne il vo· lu~e col precisar e, nel mizlior moao possib,iìe, j punti delia parete addominale S•>tto dei quali sentivasi il viscere ammalato, scegliendo per guida le regioni in cui venne divisa dagli antichi. Dividerò poi in tre serie distinte i casi che furono oggetto dei fatti esperim~nti a seconda non solo della durezza e del volu me della milza, ma purancho dello sostanze espet'imentate. Nella l" serie comprenderò i casi nei qttali Ja milza era dura ed estendevasi a tutta o quasi tutta la regione epicoìica, ed anche più in basso e che furono tt·attati coll'idroclorato di berberina. Nella 2' serie comprenderò quelli altri casi nei quali la milza non~ senLivasi dura sotto la palpàziune ed occupava soltanto la .regione ipocondriaca od oltrepassava di poco il suo Jin:.itc inferiore, ed anch'essi trattati col suddeLto sale. Nella 3' serie infine comprenderò quelli altri nei quali la milza trovavasi pr.essochò nel~e stesse condizioni indi<:ute nena 2' serie e che furono trattati col solfato di chinina unitamente al c~r!:JOnato od al citrato di ferro . <

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r SERIE. Osservazione 1• - Gra•selli ' Giovanni, brig·adier·e nella legione Cagliari, nativo di Como; d'anni 31, di temper-amento sapguigno e robusta costituzione, non ebbe a soffrire, per Io passato, malattie di rilievo. Nel 1866 fu colto dalla febbre periodica in ç:uneo; e nel 1869 in S. Vito (Sardegna), ove trovavasi d! servizio . Dopo essere


145 staio curato sul luogo per lungq tempò ed infruttuod'ìn:ente,_ entrava in questo ospedale alli 29 settembr.e, in ista~o di in'~l­ tr!l-ta cachessia associata a frequenti epistassi e ne usci.J::j. ·n. 21 dicembre, migJio~ato e munitQ di una lic~hza di "qonvalesèebza che non potè fruir~. perché, nuovamente colto ' tlallu f~·bbre, dovette ri·e n'trare alli 9 'gennaio dello ·sJ)il"ànte ànno 1870. La • milza senti vasi inaùrata ecl estendèv'asi ill' bass6 ~fin d ad l ' oc,cupare i 2r3 ·s uperiori della r egione epicolica ra·senta,ndo' la linea alba. Gii antiperivdìd chinacei ed i marziali che' ' furono 1 éoritimu~ti. a· tutto marzo riescirono ad' impedire la facile recidiva della febbre e.cl a migliorare la deperita costituzione·. Al. l" aprile fu sottoposto quotidianamente-· all'azione· del:l'i· droel(lrato di b.e.rberina ~ll a dose di grammi 0,50. .jn ·.pillole, autuentata poscia a grammi 0,75 e. con tinuata fino , al 29 -detto; sicchè ne prese in t u.tto grammi .18,00 senza a1)prezzabile di rpinuzion~ clel volume· della milza. Perciò all 0 maggio esciva claH'osp~d,al~ per fr·uire di un pèemes_so di convalescenza: ·di un anno conce&~qgli in" segui to a rassegna di rimando. ,/

Osser"IXcEione 2• -- Sanguinjni l "-Angelo, vice-brigadiere nella legione Cagliari, na tivo di ·s. Matteo, circonda~·io' di Mantovà, d'ànni 25 1 di temperamento sang uign.o e di."robust,a e~stit~ziooe non ebpe J?rima del ~86 8 a soffrire g,ra:vi pl,alat,ti~ . Nell'agosto ài detto anno, trovandosi di staziçne a ~arumin_i, fu attaccato dalla fe!)bre periodica. p·alustre che, dopo una, i n- , fruttiwsa cura fatta .sul luogo, lo cos-trinse ad enttare ~n questo osP.edale aill di settembre da cul ne csciva dopo non molti giorpi. ;R~eidivava in seguito più volte c nel lìl,arzo del .,1899 , si accorse della presenza di un tumore sotto )'arcata. costale sinistra. Disimp~gnò alla meglio il suo servizio per molti mesi, ma alla periine si decise di nu,avam•mte, en tra r·e nell'ospedale . ~lli 17 'settembre, tanto più perchè alla febbre asso ci ~va?i Ì'itteri.z ia. Alli 26 ottobre esciva per fruire di un ' per!llesso di convalescenza. di tre mesi, il quale però non gli appartb g·ran giovamento e·fu. costretto di nnòvamente ricovera'rs1 all'ospeçale ' il \ l P febb'ra\o 1870, poichè la milza era~i talmente 'ihgr:ossata da impedirgli di stringere la tunica. Essa ep cl1,1ra · ed' esteT).d~vasi a sin.ist11a: tfìno •·alla regione iliaca cd a destra'· 'fino alla

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Ui epicolica rendendo il "ventre multo tumido. l~ t'a inoltre cacLeticò ed evacuava orine ros ~ astre. Alli 14 del detto mese di febbraio si assoggettò alla cura del loduro di potassio per circa un me~o ed alli 9 marzo al· l'uso quotidiano del decotto di china e genziana. Alli 3 aprile s'intraprese la cura del'icl•·oclorato di berberinn; alla dose di grammi 0,50, che continuò pet• tutto il mese consumandone grammi 13,50 senza un sensibile vantaggio rispetto al volume della milza . P erciò alli 30 di detto mese escivn dllll'ospedale munito di un congedo di un anno statogli concesso i n seguito a rassegna. di rimando.

Osservazione 3' . - ~icnssio Michele soldato nel 47o fanteria,. nativo di Canneto, circondario di Bari, d'anni 2ò, di temperamento sanguigno, fu colto da vaiuolo nell'aprìlo del 1870, ma non sa dire d'aver soffert{) le febbri periodiche. Par tito da casa il 23 luglio por recarsi al corpo, fu col tt•, a suo dire, da febbre in Livorno che non l'abbandonò per tutto il viaggio. Due giorni dopo il suo arrivo (alli 2 agosto), entrò i n questo ospedale tuttavia colla febbre che scomparve del tutto dopo due giorni con un semplice purgan te. Esaminati gli ipocondrii si rilevò che la milza era assai c'.ura ed ingrossata tanto da occupare tutta la regione epit~olica sebbene fosse pochissimo appariscente lo stato di cache·.:lsin. Alli 22 dello stesso mese fu sottoposto alla cura dell'idroclorato di berberina alla dose di grammi 0,50, atunent.~tn in progresso fino a grammi 0,75 che preso (lllotidianamen·te fino al!i 16 di ottobre, consumandone grammi 25,50 con poco o nessuno cambiamento nel ,,olume della milza. . Così alli 17 di detto mese si inviò al Corpo con in·carico del medico di battaglione, che vi face>a servizio, ru proporlo per la rassegna onde ottonergii un lungo permesso di conva1escenza. Osse,·va1:ione 4• - Capr·a Enrico soldato n el Cor·po d'ammini strazione, nativo eli Cagliari , d'anni 27, di temperamento sanguigno-nervoso, so:fi'erse nel 1804 di poli artrite, e nel 1867 · di bronchite. Nell'agostq dell869 trovandosi in conged :o ìllimita~~ ~ a Burcei,


H7 circondario di Cagliari, ebbe alcuni accessi di febbre . che cedettero ai chinacei. Nel corso di quest'.anno venne nuovamen t.e travagliato dalla fe.bbre,. per cui, richiamato sotto le armi, entrava in quest'ospedale alli 24 agosto. Quivi si riconobbe pure àffetto da grave ·cachessi>a · e .da ingrossamento ed indurimento della milza, la quale estendevasi in· basso di tanto da oc.!upare tutta la regione epicolica e la m,et.à sinistra dell'ombellicale. Debellata la febbre col bisolfato eli chio:ina alli ;2.6, agosto si sottopose all'azione dell'idroclorato di bet·berina alla dose di g,rammi 0,50 unitamente a grammi 0,15 di solfato di cl\inin~ in pillole che continuò a prendere fin o aHi 2 settembre. All..i .3 detto si prescrisse l'idroclo!'ato da solo alla dose soprindicata tino alli 17 ottobre inclnsivamente, aumentandola fino a grammi 0,75 e consumandone in..,tu t.to grammi 22,70· con, pochissim a diminuzione del volume della milza. Proposto quindi a ral<~eg na per ottenergli una lunga licenza, gli venne dato il congedo di rimando ed esciva il 14 novembre.

Osse1·vatione 5' - Di Gianna Felice, sò1dato nel 47°' fanteria; nativo di Rotondella, provincia di Basilicata, d'anni 25, dì temperamento sanguigno e di robusta costitttzione, fu per lo passato lungaruepte travagliato dalla febbre periodica. Rici:Ua: mato sotto le armi nel corso dell'anno, antrò subito nell'ospedale militare di Caserta e poscia in quello di Napoli. Entrato in questo ospedale di Cagliari alli 26 agosto 1870, si riconobbe affetto da. cachessia e da ·ingrosrsamento ed indu~ rimento della milza la quale occupaya tutta la regione epicolica ed una porzione dell'ili-aca non che la metà sinistr!l, dell'om· bellicale 'e dell'epigastdca. Dal 22 agosto a tutto il 21 ottobre cons.ump grammi 17,70 d'idroclorato di berberina somministratogli alla dose ·ru grammi 0,50 che poscià si aumentò fino a grammi 0,75 e. senza vernna niminuzione del volume della milza; sicchè veniva congedato· èetìnitivamente in seguito a rassegna di rimando ed esciva alli ~O nov.embre. . · Osservazioné 6' - Siciliano Rocco, soldato 'nel 47• fanteria, nttivo di Pietraperzia, circondario di Cartanisetta, d'anni 2'7, · cktato di temperamento sanguigno e di robnsta costituzione, l

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-d! godè· frno al 1865 buona salute. in det to anno, trovanclos.i di guarnigione a Palermo,. fu colto datfebbre periodic·a con dolore atH'ip?ocondvìo sinistrb, e cosi pure negli ànni }8(3~ ' !l 18l'>~ ment't'e i era in di~taccamento n'elle nlaremme tosoane, ove fu cUra to !coi chinacei, colle sanguisughe·, coppette, e vesei,ci!Jlti., En.trate in · quest0' Ò!»pedàle al l-~' settembre 1870 in istato di caèhe'ss1a ptréò' apjlarisce,nte, ·si rr.i:aonobbe essere la milt.~.a dura ed ingr•ossata in guisa da occupare t utta la r .,gione èpico1i.ca e ia uietlf si·n.ìstra dell'epigastrica .ed .ombcilicale. 1 V1n·ta la !febbre periodica• dalla quale eli quando in quando eranWttàvia tra-v.agliat o, ani 5- dett~ mese si sot,tòpose all'az·i Ò~ Éi dé'lliidrocl'or3:to di berberin•ai alla solita dose .di ·gra mmi 0,50. ~hè ..aumèntossi progressi;vamente :fì!no alli .22 ~et.tem hre in éui si. dovet~·e' sospender·e per esserne swr ovvis&i. Alli '12 clii ott0'b<re si riprese la cura amministrandola dappr:ima a grammi 0,75, e 'p@ SCia .ad l gramma quotidian amente ii:no aJli 3 .nò~ vemf~re,.'consum·andone· in tutto g rammi 35,50. DL1Pante •l\>t to bre la milza andò alquanto diminuendo, sicèhè sul fi nire di esso. noil estende-v asi più in là della metà superiore della r egione epicolica. ·Tuttavia disperando di ottenere. un ulteriore miglio~ . ramento, -venne StJttoposto a rassegna di rimando ed esciva congedato alli lO · n6vembre. Osservazione 7'' - Colagiuri SGefan o soldato nel 47" fanteria, nativo di Gioia !f'aur o, l provincia òi Parma, d'anni .28, di :te m~ p'~ràhnerfto ,san1g.uigino e di rob ust a costituzione ·non ebbe a soffrire 'per lo raddietro malattie di .. r ilievo. ·.Duran.t e la campagna d'el 1S(Y6· tròvàndosi a Villaf •'&nca, fu ·colto da fe bbr e periodica e rÌ petutaménte ahclie 1negli . anni successivi. nella stagione estivo-autunnale. Chiamato sotto le anmi nell87'0·e' qni giunto, e h'~r'ava in questo ospedale alli · 8 settembr e pel'''Ì a~ stessa infermìtà. Si ricono9be affetto tla•fìsconia epato-sp1enica. con tihta ittei'ièa:. La milz·a .'èste1lde·vasi ·in haSS0'fÙÌ rtanto da occuifare tutta la- reg.iorte 'epicolica· e'd era indu['it'a.. 'Ailli· 16 sette'rnbr.e •gli venne ·prescritto l'idroclorato di berberina alla solita dose di grammi 0,50 iìno alli . 22· e dalli 8 otto br·.; :fin q al 29 cle'ttv; ~.icpl;lè in. t1,1tto ne consumò ,gr.. 20,25 con.: ppc4issimo, :o neSSilfl campiamento- nel y.oll1p1e, çtella milzz•. Alli ~J_ ~ dello, stes~o mese gli venn,e concesso ,di escire dall'ospc• .d~le per essere stata licenzi!lta la classe cui appartiene.


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•Osservazione 8' - Meloni Seraflno soldato nel 4'1° fanteria, nati\rò di Domusnovas, circon"ùario di Oristano, d'anni 22, di temperamento sangu igno e di robusta costituzione, da molto tempo andava soggetto i n ogni anno alla febbre p~riodica molto infesta nel suo paese. Chiamato sotto le armi nel p,. p. agosto, entrava in questo ospedale a!li 9 del successivo ottobre per malattia dtllla milza la qunle rinvennesi indurita ed ingrossata in guisa da occupare tutta la regione epicoliea no.n , che la metà si::.istr·a dell'epigastica e dell'ombellicale rasentando per tal modo la linea alba. Con tutto ciò, cosa rimarcabile, lo stato di cnchessia era pochissimo ~pparisccnte. Alli 24 ottobre gìi venne prescri!.to l'idroclorato di bet·berina alla dose di gr. 0,50 fino alli 20 novembre aumentandola gradata mente fino a gr. 0,75 e consumandone perciò gr. 19,75 sen1.a ottenere un apprezzabile diminuzivne di vol ume della milz>1 ; sicché venne congedato in seguito a rassegna di rimando ed esciva alli 27 di detto mese. Osst!,·vazione 9' - Laft•ance.schina Nicola sol9ato nel 47• na.t ivo di Trinitopali, circondario di Foggia, d'anni 2G,

fant~t'ia,

ài temperamento sa-nguigno e di robl1ilta costituzione, non soffrì pe'x' lo addietro malattie rilevan tL

Richiamato sotto le armi, partiva da casa ai primi di agosto

1870 e veniva colto dalla febbre periodica quotidiana durante il viaggio (ir) Foggia). Preso il solfato di chinina e continuò alla meglio il viaggio peL' trasferirsi in questa città, ove giunto entl'ò all'infePmeria del reggimento e prese altra doso dell'antiperiodic•J stutagli amministrata. Più tardi, alli 12 agosto, en b!'ava in questo o~pedule affetto da dispepsia, da cachessia marcata e da ingrossamento con 110co indtn'Ìlllento della milza occupante tutta la regione ipocondriaca più lt3 circa dell'epi· colica e la cmetà sinistra dell'epigastt'ica e porzione dell'ombel,licalo. Alli 15 agosto si sottopose all'uso dell'idroclorato di berbe• rina alla dose quotidiana di gr. 0,50 aumentandola fino a gr. 0,'15. Alli 22 settembt>o si sospese por riprenderlo alli 8 ottobre e contii\Uai'Io fino ai giol'no l l inclnsivo 1 •consumandone in tutto gr. 27,30 con }loco rilevante diminuzione del volume della milza. ·


~ISO

Alli 12 ottobre, perdurando lo stato di cachessia, si propone per 3 mesi di congedo di convalescenza che gli venne accordato, ed esce a!li 24 di detto mese.

Osservettione l O.- Distefano Vincenzo soldato nel47° fànt~ria, nativo di Napoli, d'anni 22, di tempet•amento sanguigno e di robusta costitu::io11e, godè per lo addietro buona salute. T1•ovandosi in distaccamento ad Oristano, fu colto nel maggio del 1870 dalla febb re periodica palustre, per la quale entrava all'ospedale civile di quella città c ne esciva dopo 45 giorni migliorato ma non guarito; sicché ebbe altre recidive curate in quartiere col solfat.o di chinina. Entrato in questo alli 6 agosto, si riconobbe affetto da cachessia e da ingrossamento della milza, la di cui area este,ndevasi :fino al 1[3 medio della regione cpicolica. Vinta la febbre colle iniezioni ipodermiche di bisolfato di chinina, alli 24 agosto venivagli amministrato l'idroclorato di be1•berina alla dose di gr. 0,50 che si sospese alli 3 settembre per insorti dolori intestinali , per riprenderne l'uso alli 11 ottobre por·tando la dose Il. gr. 0,75 e continuandola :fino alli 29 detto. Per tal modo consumava gr. 24.,00 dcì detto sale con ' poco o nessun cambiamento pel volume della milza. Perciò nel successivo giorno 30 esciva dall'ospedale per fruire di 00 giorni eli permesso di convalescenza, ' sperando da questo miglior risultato eli quello ottenuto dall'idrocloratu.

n· SEruF.. Osserva11ione 11. - Simoncini 1• Carlo carabiniere nella legione Cagliari, nativo di Pracluro, circondario dj Bologna, d'anni 31, di temperamento sanguigno e di robusta costituzione, non fu mai tocco per lo addietro da malattie rilevanti. Giunto in quest'isola nel giugno del 1869 e trovandosi di itazione a Siniscola, fu colto dalla febbre palustre e costretto a ricoverarsl in quest'ospedale alla metà del successivo settembre da cui ne esciva dopo 15 giorni di cura per rientrat·vi eli nuovo, sul :finire di ottobre, travagliato da ostinata dispepsia e da prostrazione eli forze. Escito poscia sul :finire di dicembre in lodevole condizione, non tardò a recidinre e rientrava perciò per la terza volta sul :finire del marzo 1870. Oltre alla


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febbre si constatarono, quali successioni morbose, la cachessia e )'ing-rossamento della milza (senza indurimento) ln di cui area estendevasi :fino al l t'l superiore della regione epicolica è rasentava la linea alba. Alli 31 marzo si sottopose all'uso dell'idroclorato di barberipa alla dose di gr. 0,50 fino a tutto il 14 aprile, epoca in eu i si dovette sospendere per l'insorgenza di fenomeni gastrocap itali non imputabili al sale, di cui ne consumò g·r. 7,50 in tutto. Da questo momento si constatò una graduata diminuzione del volume della milza, malgrado la sospensione di detto sale, ed alli 16 maggio scorgevasi di poco sporgente al disotto dell'ar~1.ta costalo. Nondimeno, visto che lo st'tto di cachessia, eli voco migliorato, esigeva un lungo trattamento entro l'ospe~ dalè, venne proposto a rassegna ver oLtenergli un lungo permesso di convalescenza, che infatti gli venne concesso pel' un anno, ed esciva alli 21 maggio.

Osservazione 12. -

T<'ranzoui 1• Pietro carabiniere nella Cagliari, nativo di ~:rev i glìo, cl'nnnì 26, di temperamento sanguigno c dì robusta costituzione, godè per lo add ié tro buona salute. · Sì fu SOlt!i.nto nella z• metà di luglio 1869 e daoohè era Yennto in Sardegna, che fu attaccato da febbre periodica alhr stazione di Seniis. Dopo esser:e stato cu1'ato sul luogo con poco vantaggio, entrò in questo ospedale sul :finire del successivo agosto ed una seconda Yolta sul :finire di dicembre e finalmente una terza alli 6 mat•zo del 1870. Aveva il colorito giallo-pallido della cachessia, il ventre tumido e le orine rossastre . La milz~ che offriva, alla palpazione, una consistenza. normale, occupava tutta la regione ipocondriaca. Debellata la febbre quotidiana coi chinacei e cogli amarf,. alli 31 marzo si sottopose all'uso dell'idroclorato alla dose di gr. 0,50 ripetuta quotidianamente fino alli 18 aprile, consnrnandòne per,ciò gr. 9,50. Durante questo tempo la milza andò man mano diminuendo di volume, sicobè in detto giorno appena sopt'avan7.ava l'arcata costale. Nondimeno, atteso il suo _ stato di cachessia tuttavia rilevante, venne proposto a rassegna per ottenergli una lunga Jicen~a che gli venne infatti concessa per1un anno, od esciva nel detto giorno, 18 aprile. l~gìone


~~~ Os~ervazione 13.' .L orenzi Luigi sqlclato nel 47• fànteria, nativo· di Ventimiglia, d'anni 22, di tempe1'ameoto sanguigno e di robusta costituzione, non ebbe a solì't•ire per lo passato (nel 1860) che alcuni accessi di febbre a tipo t erzanario. Nel giugno del 1870 t rovandosi Ìll distaccamento ad Oristano, fu colto ancora dalla detta febbre per la quale entrava all'ospedale civile e ne g uariva in l @giorni; ma avendo recidivato entrava poscia in que~to ospechùe divisionale alli 15 luglio. La milza, pastosa al tatto, occupava soltanto la r()gione ipocondriaca. Lp stato di cMhessia era pronml%-Ìiìto . Vinta la febbre col bisolfato di chinina, alli 29 luglio gli venne amministt'àto quotidianamente l'idroclorato di berberina allQ dose di gr . 0,50 fino alli 8 agosto e<l alli 10 di detto mese alla stessa dose unitamente a centigradi 15 di solfato di chinina quot.id ianamente fino al l o settembl'e. La dose del sale eli berberina amm inistrato ammontò a gr. 15,0 0. Svtto questo trattamento la milza andò gradatamente dimin uendo in volnme, sicchè appena sentivasi sporgente sotto l'arcata. costale. Alìi '$ esciva dall'ospedale monito d'una licenza di convalescenza di 3 mesi onde guarire completamente della c:-whessia da cni era tuttavia affetto .

O:iserva::ione H. - Giorgi Giuseppe soldato del 47• fante t•ia, nativo· di Piama, di anni 2.2, dì temper am<>nto sanguigno e di robusta costituzione, godò sempre per lo acldietro di lodevole salute. Ai primi di luglio del 1870, trovandosi in distaccamen to ad Oristano, fu colto dalla {ebbre periodir a pal ustre ed entrò più volte all'ospedale civile di r1uesta città e :finalmente in questo divisionario alli 3 ag(lsto successivo. Era in istato di cachessia ed aveva la mil~a ingr ossata ma non indut·i ta , la di cui area este ndevasi a tutta la regione ipoconcìriaca. Vinta la febbre col bisolfato di chinina, alli 11 agosto gli si prescrisse l'idr oclorato ùi berberina olia dose quotidiana di g r. 0 150 in pillole, al quale nel g iorno 18 si unirono ceotigr. 15 di solfato di chinina cbo continuò a prendere fino alli 2 settembre incl usivamente, consumando gr . 10,50 d'idl'oclorato di berberinn e g t'. 2,50 del delto solfa lo. I n questo lasso di tempo il tumore splenico andò progresshamente dimL nuendo in guisa che alli 3 settembre più non sentivasi al dis -


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sotto dalle false coste ed alli 4 detto esciva munito d'an permesso di convalescenza di 90 giorni concessogli in considerazione del suo stato cachetico.

III. SERIE.

Osservazione 15. - Faraldi Anto nio soldato nel47° fantct'ia, nativo di Trioco, circondario di S. Remo, d'anni 22, di temperamento saugniguo e di robusta costituzione, non andb soggetto per lo 11ddietL'O a malattie rilevanti . Sul finire di giugno 1870, mentre ora in distaccamento ad Oristano, fu colto dn febbre periodica palustre per la quale entt•ò più volte all'ospedale eh-ile di quellaioPittà. Escitovi e ripetendosi Je recidive, venne infine traslocnLo in questo divisionario alli 19 agosto ove venne riconosciuto affef,to da cachessia e da ingrossament.o della milza occupante tutto la regione ipoconclriacn. Debellata la febbre col bisolfato eli chinina, alli 22 gli Yennero amministrate delle pillole di car·bonato di ferro coll'e~ tratto di genziana uno . al 31 agosto in cui ricomparve la febbre la quale costrinse a ricorrere di nuc.vo al bisolfato nei pl'imi quattro giorni di settembre. · Alli 5- di questo mese g li si preso!'isse coutigradi 15 di solfato di chi nina unitamente a centigt'adi 10 di carbonato di ferro in pillole che prese quotidianarnonte.ftno alli 29 settembre . In questo t.ratto di tempo la· milza nndb progressivamente scomando eli volume in g uisa che pii1 non sentivasi sporgere al dissotto dell'arcata costale; se non che, attes-1 il gno stato di cachessia: migliorato ma non scomparso del tutto, gli venne concesso un congedo rli convalescenza di 3 mesi ed esciva alli 30 settembre. Osservazione '16. - Ctiacomini G. Battista soldato nel 47• fanteria, nativo di Rizzano, circonda!'io eli Ptlllanzn, d'anni 24, di temperamento sanguigno e di r obusta costituzione, godò por lo addietro di buona saluto. ln distaccamento a ~Iandas, ai pl'imi eli luglio Hl70 viene colLo dalla febbre periodica palustre ed inviato a f!u est'ospedale del quale ne esce dopo pochi g iorni per rientrare alli 10 agosto in istato di cachessia avanzata e colla milza ingros~ata occnp•nte tutta la regione ipoconclriacn.


Gli venne prescritto dapprima l'elixir di china ed H decotto -di questa coeteccia e di genziana, indi, alli 29 di cleL~o mese le pillole di carbonato di fer·ro fi n:) al P settembt'e. Alli 2 e 3 eletto soluzione di contigt' 30 di bisolfato di chinino onde sedare un leggier access•> febbrile. Alli 6 centigt'. 15 di solfato di chinino con IO ceutigr. di carbonato di ferro che prende <quotirlianamen te 1n pillole fino al giorno 16. Duran te il qual 'trattamento la milza va gradatamente diminuendo di volume ed in detto giorno (16) più non si sente sporgere al dissotto dell'arcata costale ed esce per fruire di un congedo di , 3 mesi di convalescenza concessogli, visto che lo stato di cacbe~sia era bcnsi migl~ato ma non del tutto scomparso.

Osservazione 17. - 'rargini •riffone sòldato nel 47" fanteria, nativo di Borgotaro, d'anni 23, di temperamento sanguigno e di robusta costituzione non ebbe a s~Jfi'rire per lo addietro malattie di riguardo. Trovandosi in distaccamento acl Orista~o, ammala in luglio 18'70 di febbre periodica palustre ed ontm per· due voHo·all'ospedale civil e di quella cHtà e più tardi, il 6 agosto, in questo divisionario. L!l milza è ingrossata ma non indurita ed occupa quasi tutta la regione ipocol).driaca. Stato di cachessia pronunciato. · Alli 7 agosto è assoggettato alle iniezion i ipoclerrniche di bisolfato di chinina per debellare la febbre e nei giorni successivi all'uso del decotto di china e genziana ed alle pillole di carbonato di ferro . A.lli 28 gli viene amministrata una Roluzione di 75 centigr. di bisolfato di chinina por i:npedi re il ritorno dell'accesso avuto il giorno p rima. Durante questo brGvé in tervallo di tempo, la milza andò man mano diminuen·do di volume in guisa che alli 3 settembre più non si sentiva al dissotto dell'arcata costale. Alli 14 detto esciva. munito di un congedo di convalescenza di giorni 90 concess"gli atteso il suo stato di cachessia non del tutto dileguato. Ò..;servaeione 18. - Dell'Estate Giovanni soldato nel 47• fanteria, nativo di Tortorata, circondario di Teramo, J'anni 24, di temperamento sanguigno e di robusta costitu)lione, non ebbe per lo addietro a soffrit'e malattie di rilievo . In luglio 1.870, trovandosi in disLaccamento a S . Ba1'tolom- ' ~


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meo, ammala di febbre periodica palustre. E ntrato in questo ospedale alli 11 agosto si rieonosce affetto da incipiente cachessia e da ingt•ossamento della milza, Renza indurimento, l& quale occupa tutto. la regione ipocondt•iaca. Viene assoggettato all'uso dell'elixir di chinina onde debellarne gli accessi. Alli 3 settembre gli si amministra quotidianamente il decotto di china e genziana con una pillola di lO centigr. eli carbonato eli di ferro, fino alli 8. Alli 9 solfato di chinino centigr. 15 con centrigr. 10 di carbonato di ferr·o che prende quotidianamente fino alli 2 1. Alli 23 emulsione con olio di ricini per febbre J'ecitli.Va insorta il g iorno innanzi con catarro gastro-in testi naie. Alli 25, 2(?, 27, 28, soluzione di 30 centigr. di bisolfato di chi· nina. Alli 30 settembre più non si sente la milza al dissotto delle false coste. Alli 16 ottobre esce munito di un congedo di convalescenza di 3 mesi concessogli in vista del suo deperimento costituzionale.

Osservazione 19. - ' Milone Marco soldato nel .47• fanteria, nativo di Ostuni, circondario di Brindjsi, d'anni 23, di temperamento sanguigno e di rob usta costituzione, non fu mai affetto da gravi malattie per lo addietro . . T~'ovan<Josi jn distaccamento ad Oristano, ammalò, in luglio 1870, di febbre periodica paiustre per la quale entrava all'ospedale civile di detta città. Escitone e recidivato, venne tt'asloca.to in questi) diVisionario ove entrava li 19 agosto in istato di cachessia c con tumoro splenico occupante tutta la regione ipocondriaca ed il 1[4 superiore della epicolica rasentando la linea alba. Dalli 20 fino al 31 de tto prende decotto di <ihina e genziana. Dal 4 settembre .fino alli 26, soluzione di cenLigr. 10 di citrato di ferro unitamente a centigr. 15 di solfato di chinina quotidianamente, nel quale periodo di tempo constatasi la graduata diminuzione del tumor~ splenico, in guisa che più non sentesi · al dissotto dell'arcata costale. · Alli 26 detto esce per godere di mesi 3 di permesso di con · valescenza statogli concesso in consicleraz..ione di un eerto grado di cachessia di coi era t uttavia affetto. Osservazione 20. - Gialclinotto Pietro soldato nel 47• fanteria, nativo di Virzicci, cil•condario ·di Caltagirone, d'anni 24


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eli ternpor}un~nto sanguigno e di robu~ta co,s~itt~qiçne., ne1186!), a quanti) dice, a1~1roal~ di pne!lrn.opite e nel l~p9 di ris.ipel~t alla faccia, delle qtlali guiJ;l'i perfetta1pente. Sul finire del luglio del- 1870, trov::~.ndosi in distaccamento a To·r tolì, venne colto dalle febbre periodica pal!lstre ed entcava all'infermeria di Lanusei e più tar.di, alli 7 settembre in questo ·ospedale, oTe si riconobbe affet~oJ da tumore sp.lenico, non indurito, occupante l'a regione· ìpocondriaca non che la · ,metà. sinistra dell'epiga~Jtrica ~ da . cach~;ssj a non 11i10lto prommciata. ' • . Alli 18 settembre gli :venne. prescritto centigr. ~5. di solfatq di chinina e centigr. 10 di citrato ~~ f'Brro in soluzione ch.e prese quotidianamente fino al 1• ottobr·e; dnl'anteilqual tempo la milza andò scemt~ndo d) volume al punto ch~.in çletto, giorno più non sentivasi al dissotto dell'arcata cost.nJ.e, ed esci:v!l.. per r e carsi al corpo in lodevole condizion,e di salute.

Osservazione ~?.l.

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:M:inutolo Domenico s0lclatò nel 47" fan teria, ·nativo ·di S. Ma'rco, circondario di Caserta, tl'anni 2'7, di te1hperamento sanguigno e di robusta èos.tituzibne, scifl'I'i per lo passato di bronchite della quale guari. Ne'l 1869,' mentre era in conged·o illimitato, si recò a lavorare a Mondragone (Ter ra di lavoro) luogo di malaria e .vi · contrasse la febbre periodica palustre della quale guarì coll'nso dei chinacei. I n <1uest'anno ven'ne ptfre cdlpito dalla stessa pr·ima di .venire sotto le armi e pil't tardi anc_yra, alli 7 di :SettP.mbre, 20 giorni dopo il suo arrivo al corpo; sicchè alli 8 dett,o en travi\ in questo ospedale ove si riconobbe afì'~rtto da itterizia e da tumore splenico non indurito che esténclcivasi fino· alla regi'one ·epicolica ed alta linea alba. Domata la febbre col bisolfato di chinina ed il decotto eli chinachina, alli 23 settembre venne sottoposto all'azione del solfato' eli chinina e del carbonato di ferro in pillole a lla· dose di 15 centigr. del primo e di 10 centigr. del secondo che p'ese lll.l0t ic1innamente per 12 giornì di segnito, durante i ftuali la milza andò scemando progressivamente di volume in guisa elle alli 3 o ttobr<~ più non sentivas i sot to l'arcata delle false coste ed esciva il succ~ssi vo giorno 4. All( 8 ottobre r-ieni.r ava per un nnovo acc.esso 1iopragi untogF ed esciva c1efiniti~amel)te ill9 deFto.


Osser·vazioue 22. - Yianello P.ietro g'llardia doganale, nativo di Venezia, d'anni 22, di temperamen to sanguigno e di r obusta costituzione, fu colpito per la prima volta dalla febbre neriodica in Orosei nel luglio dé1 1869, per la quale entrav~ in questo ospedale e ne esciva guarito dopo un mese di cura. Nell'agosto .di quest'anno rientrava P,er la stessa fe~~re e ne esciva dopo 31 giorni per rientrare ancora alli 28 t etéembre: Egli era affetto da leggier gràclò M càchessia è J tt{ìPore splenico che occupava tutta la regione ipocondria~a chb la 1 metà sinistra dell'epigàstrica ed 9mbellicale. · Alli 3 ottobre gli venne prescritta una pillola di H) centigrammi di solfato di chinina e di 10 centigr. di carbonato di ferro che prese per 14 giorni di seguito. Durante questo tempo la milza andò man mano diminuendo di volume, sicchè al giorno 16 (in cui esci) più non: sentivasi al dissotto dell'arcata delle false coste. Da queste ossel'vazioAi, sebbene poco numerose, parmi se ne possano trarre i se.gitenti corollari: ' l• 'Nelle vere ipertrdfle della milza caràtterizza'te'da'l rilev'a nte ' volume e dall'indurimento, l'idroclorato di borberina amminlstrtLto alla dose non maggiore di grammi 35, è insufficiente a rirlurre il viscere alle sue normali condizioni . 2• Negl'ingrossamenti ·della milzn per efl'etto di semplice congestione e scevri da indurimento, J'idroclorato di berberina riesce a dissipaeli, ma tale risultato ottiensi puranche coll'uso quotidiano di piccole dosi di solfato di chinino continuato per poco tempo. 3• Lo stato di cach-essia conseguenza dell'alteraztone funzio· nlile della milza, perdura più o mono o:ncl~e dopo il rit~rno' dl detto ViScere al SUO noqnale volume ed esige una CUl:a l'ÌCOS~i~ tuente .Più o meno lunga per dissiparlo completamente.

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CagUari, li 31 dicembre 1870.

n Medico Direttore PoLETTI.

Giornale· eli .Medio. milit. ~S'H.


CoNDiZIONI Frsrco•IGIENICHE Dr RoMA

Può" dirsi che nel centro della no$tra penisola sorga Roma, questa vasta città, che una volta padrona del m0ndo raccoglieva dentro di sè fi no a tre milioni di abitanti. Ora ne contiene, appena 200,000 sparsi sopra una superficie che h~ , ~4 chilometri di circonferenza. Dista,nte 18 chilometri in linea retta d'al mare, si tr.ova situata nel mezzo di una pianura nel versante .-ruediten~aneo degli A.;ppenuini; éirgondata rda uga c'ampftgiÌa, presso che incolt.a, ed insalubre ~ 5,1;, }W gradi di latituctine, 10• e so di longitudine. , ,Roma conosciuta. già da, tutti per la città dei sette colli riòn de';e credersi per questo che sia uosta in località ele' yata. La parte abitata della Roma attuale · si estende in quella · pianura compresa fra i celebri colli e il 'l'ev~re. L.~ .!1-Uure che upa volta racchiudevano le abitazioni più accette dagli antichi romani, ora rintapgon0 pressp che abpandonate, ed apnena il colle Aventino e il Qu:i.rinale vengopo ~bitati da quella parte della popolazione che nol). ha mez.zj, suftlcjeuti ~er vivere nel <)entro del paese. Gli altri colli come il Pincio, il Celio, ,ed in parte il Viminale ed.il Gianicolo non vedono sorgere dal loro seno. che il tralcio d~lla vite, od altre piante ·p iù o n.1eno a,c.c ette all'agricoltore 1 o al giardiniere che se n,e g·iova nella. formàzione di quelle ville che costituiscono uuo dei princjpa.li ornarr;_enti della città. .Oltre dei vigneti e delle ville, si trovano ancora fra le mura stesse. eli Roma delle -vaste prat.erie, e terreni ad orticnltura, che talvolta farebbero dimeoticarè interamente che si càmmina dentro il recinto di una Città se' un qualche rudero di antichi edifizi non ci ra~nm.eut~ss~ ad ogni istante il suolo che calpestiamo. A piccola distanza dalla città dal lato occidentale si eleva all'altezza di circa 150 metri il monte Mario, continuazione del qut:J,le son:o il Vaticano e il Gianicolo. Questi due colli formano il limite della città sulla sponda destra del Tevere mentre sulla sponda sinistra viene chiusa da alcune proiezioni dell'altipiano della campag·na che s'internano dentro di essa. La prima di queste proiezioni si rinviene al lato


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n0rd · s·0 tto.: il nome di monte Pincio; la seconda piu verso. est vien~ detta il Quirinale; e più ·a •sud-est se ne· rinviene U>na· terza chiamata PEsquillno. Queste alture vanno a ~ aongiungersi .alla campagna con un··leggero declivio. IJ~ · ~oFo mlllggiore a:ltezza è di circa 65 m~trr sopra il livello de1 1 Tevere: Più ad Est il monte CeliO' compi'e ques'to semièerehio di proiezioni della' sinistra s'p onda ael Tevere. Fra le· deti:e ·alture, ed il Tevere sorgono altri tre piccoli' colli isolati, il Campidoglio- all'estremità sòd-ovest del Quii·inale, il Palatino e l'A venti no, il quale ultimo è di\liso dal Celio per· mezzo del corso di • uri' acqua. ifl Tevere penetra· nelia città dal lato di nord, e ne esce verso 'il' sud, dopo avervi fatto per cinque chilometri circa un: èammtno serpiginoso, ra:cchiudendo in sè un 'isola, l'isola Sacra' degli antichi, ora detta M S. Bartolomeo. L'eleva~ ?-iene del Tevere al di sopra del livello 1del mare 'è dentro Rohra 5 m. e 80 cent. . L'elevazione della città al di sopra d0l livello del 1'evere è da 45 a 55 in. nelle alture, e di• Hl a 15 n~lla pianura. Il 'territori'ci che la circonda ha il nome ' di . campagna di Roma, che ·corrisponde in gran parte all'antico I..a:.zio. I Sl:l:®i :limiti sono aJ N. O. il Tevere, che la dividé dal già patrimonio di s. Pietro, al nord l'Anìene chè la .sepa,ra dalla Sabina, all'est una diramazione deg·li Appennini, al sud e alfl'ovest il Mediterraneo per l'estensione di '12 chilometri pel Jato fra gli Appennini ed il mu.re, e di 100 per l'altro. F ra la parte montuosa di questa reg·ione entrano i ' monti Allba'nf clìe sòrgono in' mezzo alla pianura, e disgiungono le teJ.'re bas~e dél Tevere dalle paludi Ponti ne. Que's ti monti, l'icot1erti tla una esuberante vegetazione, uniséonb al'la. fertilità del ·terreno, un clima saluberrirno, ed un sogg·iorrio piacevolissimo,• in ni.odo che vennero scèlti' tanto dagli antichi, come dai moderni romani per f:arvi le lòro viUe, i loro luoglii di delizia., dove riposa.rsi durante i calori estivi. Non può dirsi lo stesso del resto della ·campagna di Roma. Qtwsta, tan·to sotto il lato ig·ienico che agPicolo, tròvas'i in .p éssimé con dizioni. É noto a tutti come la malalJ:·ia regni generalmente in tutto l'agro romano . Dalla r:toria di questa ?appiamo che tale flagellò lia esistito ·fino dai tempi antichi


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ma d'altra ·parte l'esser s.òrte un tempo :floride e p.op,olo_se ci t~, ~r l'OOSeJ'V>Ì 'campi eoltivati l_à,_ ìdO"'è G@'g~ .\ljl.ei}SIJJil &gri001~ ~j a~ia:t{].a

1dOI'rtlire l;(lilJfl, SQ'~a ol}.Ot:t~, 9j ~OStta <,ehiara­

I)lel)t~ com~ "~)J9r~ nQn ì esfl,stess~r.Q a qpest_o seg·no l~ pe~if;ifel:~ .emanfl.0i~ni ;e4~ ogg! Mno 11). c_ aus1} tlell'~bbandono

in>pui giacpiono qu~ste campg~.g_ne . l -pl'imi a.bitatori di Roma dov.ettel~O ~ot~ar.e molto- contro il miasma paltJstre. Essi .di wmp() ·in. tellJ.pQ ftJ,C!le:va:rw acconQie bol):jp$}az.ioni, ? s.,e rbaY,ll,U() . g~losa;m~g~ Le fp,reste sp~cj~h.ll~llt~ p,re~so 1i ·lidi de'l Dl~l'$).

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RiconosQ.1ti.ta l'aijt.icbH.à ~e.l mi~s-m_~ palustre, e veduto 09me :l'uomo dov.esse adoperarsi hlC~ss·~ntementé per telf~;t'~.Ql -lontaup; ne. vie,ne per c.G;I)Sf!g).Hn}r;a phe fu per l'abb ~n,€lono ·nel quale .eaqdero i cam:pi dop ç>-~e prime irruzioni dej.,barbari ghe la ,malaria rip~ese il ,suo clomj,nio su gli stessi. , ).t; s~za du,:bbio Ja ca{'l}pagna ·r omana p,e r la fertil ità del· suo su0Jo ·U_l;lil deH© r~;giopi giù ~spenzialrnente agricole . Up.~ proprj et~ .d~ q,uesto suolo .è qJlell~'ì Q:J av:eL'e una ricca ed abbondante vegetazione spontanea., prçm;1çl?~a .!la.:-lle pioggie 4i a~tumlQ. seguìta da un inwerno qu~~i S~Jl1PP~ plite. .{.a vicinan~a · di mont~g-ne off\'e il .comodo di ;un J;~nt rim ento I?UP,ple~iv.o .nekl'eàtate, q·uando j pa-scoji v.e~g.ono ù\i:s:>eccati. Ma; pe·r disgt:azia, sia per le condiz.i.oui sopraàette, sia per altr.e, la sQa coltivazione è in modo t(l.le trascurata che si veggono immen'se eampagn·e quasi arbbandonate, ed i proprietari r.itrag,gono un li mitatissimo reddito da terreni che s.arebbero ,carp~i di uno sviluppo molto maggiore. Si difett.a ,pQ! de}l'agpicoltq.JJa nei m ~ todi di O$)~tiva~i9n~ , la quale ~ ~~qora quella la~piatagli d,agli ~J+tiqhi pa(lri lorq . I nu,ov~ sistfJ!la agri.coH non vi sono s~~ti p~Jr ~neo introçlotti. Il . C!'tPl,pagnolo continua. a solcare la t_errf:!. coU'aratro antico, e .ppèo si pura Q.elle . maccl;line .cl}e l'i,t:~;(Ìustrja )Jlc.::>derpa hq. vol,u~.Q applicare all'ag-ricpltt;tra. .. ,Qui, si difetta,,nella coltivazione dei ce.realt, e d€i legumi i qua:li ·daJ;mo una ass.aì scarsa> pi·oduzione. Lo stesso dicasi dell;;i. cultura della vite, .che peÌ' le felici condizioni del s_uolo, e Q,el clima potrebbe dare un prodotto assai migliore, se vi si aggiuhgE:lsse il progre-sso dell'arte. .Del p~ri trascu·r ata è la coJtivlJ.zione de~ mpro celi9 \3 del baco Q.!l seta,


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la bontà dei Hitti, là lavorazione de'i fotmaggi non si conesce abl:las:tan'z a: ~·e piante tìlaticeie del più·~ poco vengono coltivate, A.d 'e'è'ce:... zione dell'olivo non vi si conoscono altre piante oleagiboso; e l'ol~vo stesso non viene trà:ttato nel modo che si conviene pe.r rrca:vai·ne un frutto migliore, nen a vendo 1m~li-ni per:. fezionat~. Poco 's i conosce la fal:)bri'eazionedella sod'a e 'del% potassa. Cominc~·iasi ora a porl'e 1m pace d~ cur~ · nèll'edti. ~azione . degli, a.lberi da frutta 'elle fino ad Ora' verriYa:no abbandonati alla natura. :ba campagna roman:a prèsen.tando un sùole · molto ·a'c cil dentale, còsì la S USL coltura è varia. La terra elevata, quel'la i.ri pehdìo sono formate talvolta di una créstat' vu1(:ìi:1Hca, talv-olta calcarea, friabile, séeèa., ricoperta 'di un ' s·ott1le strato di lìumus,· e sovente interaa1ent e nuda; poce· atiatto perciò pei ceÌ·eali. questi trovansi spesso abbandemati alla vegetazione spon tanea di catt ive erbe, e di boscag·l-i'e. I t erreni b&ssi, ossia i vailoni ed i piani sono dotaii invece di una grande fertilità, dacchè essi risultano da alluvioni • delfe acqne provenient i da terreni superiori. È in questi temmi solamente _che st esercita l'ii1dustl'ià agraria• 'dei R:0màni. , L'edu~àzione d'e l bestiamB è condotta con poco stUdio, pe:t: il mig.Uoramento dellè razze; e prati'cata ili grandi' propOl'zioni; e con tanto lusso da riuscire di nocuili'entò alla• produzione g·enera.le dei cereali, ·dei legumj, e 1 tli altri generi. Frà >il . bestiame• chè' si alle'!: a nelle campagne c' è' anche il b.ufalo, il quale vive a préferenza nei terreni paludosi · nelte vicinanze- del mare, e fornisce· il latte piiì squisito · per }a t::onfezioné di- alcune qualità di formaggi che si consumano in Roma. Le piante che vi allignano meg~lio sono thtté' g·uelle c-lté ' . posso.no• pr,.O'sperare insieme alla vite. Anche· l'oli'vo ha qui una vita rigòglicqs:a , e fruttifica a~sai bene; ciò· ché costituisce uno dei prilacipali prodatti di· queste campag·ne:- Le piante di agrumi&pu rchè vengano difese ,dai ' venti del, nord co~ apposite spa~ìle,re vi portano ·a maturità· i lbrb frutti i· quali anzi han dò una. fr-ag-ranza · loro particolaref~éi 'pub~ é de1le àpi.• Non ostante ·l'a:J:iborrdaiìza


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blici giardini si vede la palma in piana terra ; ma questa n on resistet·ebbc ai rigori dell'inverno, se non venisse custodita con un involucro di pag·lia. I suoi frutti non giung ono mai a matnrazione. Il commercio dei generi agricoli • consiste nella massima parte in olio, in fieni che ridotti al minimo volume per mezzo di macchine<>i mandano all'estero; anche i vini cominciano ~ mettersi in commet·cio, specialmente ora che si è ,·eduto che que~ti p0ssono navig·at·e come g·li altt·i, dopo avere subito una data lavorazione. Dci formaggi è sopra tutti il così detto pecorino che si spedisce in varie pat-ti d'Italia, e al di fuori. Roma considerata sotto il lato ig·ienico ci fa osservare che mentre da un lato è ricercata da tutti in alcune sta· gioni dell'anno, specialmente dagli oltramontani, i quali vi accorrono in gran numero per godere del ::;uo clima temperato e deJla purezza del suo cielo, d'altra parte poi è fuggita nei mesi estivi per l 'insalubdtà. della sua ca mpagna. Nella città, se si tolga il calore che vi ci so1l're, non maggiore delle altro città della penisola, l'aria poi n on è di • quella perniciosi! ci. che comunemente si crede nella stagione ·estiva. Quelle febbri miasmatiche, per le quali :;i fa da tutti · tanto rumore, non si pl'endono in Roma ello nella sua periferia, e sulle coste del Tevere, e q Ltintli sul monte Pincio, e sulle sue falùe, sul Viminale, e al Foro t·omauo. Nel cen tt·o dell'abitato la mag·gior parte <.lei cittadini 110n ha mai contratto la febbre di periodo. Ciò che costitìusce la salubrità dì questa città, sono il suo clima, la sua pos i~ione topog·raflca. Qui come altrove il clima dipende da alcune proprietà sia dell'atmosfera che del suolo. Quanto alla prima cominceremo dall'esaminarne la temperatura nelle varie stagioni dell'anno. liceo la statistica che ne dà il P . Secchi : Gennaio. 7,6 centigradi )) 8,3 Febbraio 10,3 li Marzo )} Aprile 13,9 li Maggio. 16,9 )) 22,0 Giugno:


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Luglio 24,6 » Ag·osto . . 24,1 » Settembre . 20,'7 » Ottobre. . 16,9 >> Npvembre. 11 ,9 » Dicembre . 8,6 » D,all'osser\ratorio dello stesso astronomo si ha il risultato ili 33 anni di osservazioni, dalle quali risuita che la media ùella temperatura di Roma è 15,6, ciò che la pone accanto per la tem peratura a ·Nizza, a Genova, a Pisa, a Firenze. .Nelle diverse stagioni si 11:1 la temperatura di in inverno 8,2 centigradi . 11,0 » » primavera 23,0 » » estate 16,5 » >> autunno Roma però ha il vantag·gio sulle altre città sndde~te che n on h a i v enti di mare, come avvi ene a Nizza, a Genova, nè gli inconvenienti prodotti dalla vicinanza di montagne come a F irenze; infine che il suo ilw erno, come risulta dal • quadro sopra esposto è assai mite, e si avvicina più ili tutti a qnello di Nizza1 dove si hanno 8,3 centigradi in media. L'estate di Roma si avvicina per la temperàtura a quello delle città del sud d'Italia. . La temperatura vi scende difficilmente al di sotto di O, e ciò avviene solàmente nelle ore del mattino, allo spuntare del s )}e : in un in-verno in tero si potranno contare 30 giorni nei quali la temperatura si abbassa tanto. Si vedono assai di r ado gelarsi le fontane, É vero che leg·giamo in 'l'ito Livio esservi gelato il Tevere lui vivente, ma ciò n on è mai avvenuto nei tempi m9derni. Il massimo grado al quale sia giunta la temperatura fu nel luglio del 1841 che si elevò a 42• centigTadi ed il minimo è stato 8°,2 nel febbraio del 1843. La temperatma nelle varie ore della giornata varia alquanto. Ecco il risultato di osservazioni fatte per molti anni in 4 ore diverse del giorno: 12,1 centigvadi 7 ant. . )) 18,2 12 mer . . 18,4 )) 3 pom . . 13,9 )) 9 id. :


464 D'onde risulta che la variazione massima non è che di 6l2 gradi, mentre dal mezzogiorno fino alle 3 pom. si mantiene sempre una temperatura costante, e .la temperatura della mattina è quasi identica a quella della sera. È da notarsi che in questa città il calore è più o meno sensibile a seconda della pressione dell'aria, e dei suoi movimenti, cosi quando vi predomina il vento di scirocco il calore è più opprimente, e l'aria più pesante. La pressione at mosferica è in Roma, come nelle altre città d'Italia, ossia 757 fll 10. Varia leggermente nelle diverse stagioni. Inverno . . 757m 22 Priì:ìi'l:ivera . '756'" 46 Estate . . 757m 12 Autunno . 757 m 59 Nelle diverse ore del giorno vi sono variazioni piccolissime. '757 m 38 '7 ant. . 757m 10 12l ~er. ' 757 m 10 3 pom. '157m 80 9 id. In una lunga serie di osservazioni si è avuto il massimo 7'76 m O ed il minimo 730 m 4. Il grado di umidità non è tale quale potrebbe immagi· narsi ri~ettendo alla grande quanti~à. di acque che conti.ene. J~a sua temperatura elevata fa sì che l'acqua sv0;porata non si sciolga in bri!).a o in rugiada; e quin9-i, ment1·e v'è un forte grado di umidità assoluta, la relativa i nvece è minore che in altre città d'Italia; ri:mltando dalle osservazioni che il &'rado di umidi,tà è in Roma 57m in :?\filano 75m in Al,e ;;sandria 59 m in ~izza 75/". Nelle varie stagion~ si ha : lnv.et'no . An. 6,3m Rel. 63 iPri va vera » 812 m » 56 Estate . . " 14,0 m » 4'7 Autunno . » 11,0 m » 61 Nelle diverse ore del giorno il grado di umidità. è più forte, la mattina e ~pecialmente la sera al caderC> del sole· Nell'agosto l'umidità assoluta giunge al colmo; la media è 14°3. In gennaio l'umidità relativa s'innalza· a 69•. Il ma.s-


:i65

simo 100~ . non a;vviene 0he raramente, ed il minimo oo si ha peì· un freddo violento ed improvviso. · Il tempo è ordinariamente piovoso nella stagione d'inverno, nella primavera, e nell'autunno. Si contano 122 g-iorni di piogg·ia per anno ripartiti come segue. Inverno Prl,:navera E state. Autunno .

Giorni chiari

Piovosi

Nuvolosi

36 34

27 32 29 34

27 26 12

51 34

155

-·122

23

88

Il massimo dei giorni sereni è in luglio, circa 20; il massimo dei· giorni piovosi è in ottobre, si avvicinano a 12; il massimo dei nuvolo~i è in febbraio che g-iung·e a 10. 11 minimo dei- giorni belli, ll avviene in febbraio. Nell0 stesse\ me:;e· avvi anche il minimo dei giorni piovosi che è di 7. Nel luglio i g1orni nuvolosi n on sono che tre. La quàntità di acque che si r;accoglie in Roma in un anno col pluviometro è di 742mm 56 ripartita ' come segue: Inverno . . . . . . 22tmm 65 Primavera . . . . ·. 18lmm 77 E state . . . . . . 78mm 99 AUtunno . . . . . 260mm 15 In ot tobre si ba la maggior abbondanza di acqua 103m 05. La minor quanti tà se ne ha in luglio 1om H. • I temporali vi :>ono frequenti nelh1 fine dell'estate e nell'autunno. La neve vi cade raramPnte, ogrii 3 o 1 anni in m odo da fermarsi sul terreno. La grandine cade circa 5 volte .l'anno, ma se(opre in piccola quapt\tà. , I venti che dominano in Roma sono per la loro frequenza e forza N.ord. Nord-Est Est

Frequenza.

-Forza

288. 4 172. 3 144. 7

2. 74 l. 08 l. 32 o. 80

~ud-Est.

41. 5

Sud Sud-Ovest . Ovest

284. 8 164. 8

~ord-Ovest

139. 9 30. 8

2. 12 l. '78 1. 32 l. 2.2


466

Il vento più frequente è quello del Nord. Viene in seguito il Sud, li Nord-Est, il Sud-Ovest, il Sud-Est, il Nord-O.vest.

Riguardo all'ozono ancot·a non si ha unt~. media giusta non essendo molto tempo che sono state cominciate le osservazioni sullo stesso. Dai bullettini che si pubblicano mensilmente dalla signora Scarpellini alla !"pecula del Campidoglio si ha in media colla cartolina Schoenbeìn da 3, Oa 6, l. Come si è detto contribuiscono a formare il clima di Roma anche le condizioni del suo suolo, la sua posiziono topografica. Tralasciando la sua posizione geografica., che la pone fra le regioni più temperate, rendono anche hnportante il clima di questa città alcuni altri modificatori dello stesso, ceme la sua vicinanza al mare, la distanza dalle montag·ne, la sua situazione quasi al livello del mare. Sebbene non interamente, pure in gTan parte viene cdifesa dai rig-ori del Nord nella direzione del Monte Pincio, e nella calda stagione viene temperata dal vento occidentale. Per le qiiali circostanze il clima di Roma acquista la sua dolcezza, il suo carattere speciale che lo rende preferibile a tanti altri. Sotto questo clima si è voluto notare da tal uno una long·evità maggiore che altrove. È facile rinvenire uomini avanzati negli auni in uno stato abbastanza florido. Il sesso debole quanto i bambini, e i vecchi vi trovano le condizioni favorevoli per la loro prosperazione. Mentre i decessi in varie popolazioni, come Vienna, Parigi, Londra ascendono a 4 0(0, in Roma si ha la mortalità di 3 OIQ, come risulta dalla statistica di 10 anni qui sottoposta. Anno

Popola•ion&

Nati

Morti

llfortì su 100

1860 184,049 5,907 5,764 3,13 1861 194,587 5,374 5,013 2,57 197;078 5,701 5,402 2,74 1862 1863 201,161 5,323 5,742 2,85 1864 203,896 5,305 6>028 2,95 1865 207.338 5,366 6,4.66 3,11 1866 210;701 6,262 4,997 2,27 1867' 215,573 5,739 6,049 2,81 1868 217,378 5,119 8:489 3,90 1869 220,532 5,276 5,874 2,66 NB. Negli anni 1864-65 e 68 vi fu un'epidemia colerica. Un'opinione molto favorevole rig·uardo all'influenza del


Wi clima di Roma, specialmente sulle affezioni polmonari croniche, l'e:Sterna sir James Clavke nel modo seguente - ho conosciuto molte persone prima di abbandonare l'Inghilterra con sintomi di malattie assai gravi .. . questi sintomi sono scomparsi interamente dopo un soggiorno a Roma di qualche mese. ·- Questa influenza salutare sulle malattie dei polmoni si spicg·a per le propl'ietà di questo clima già dette, o di più per la mancanza di venti impetuosi, per la mancanza di polvere, per la temperatura uniforme, per la facilità di poter fare esercizio del corpo all'aria aperta. Ançhe la qualità degli alimenti contribuisce a rendere questo soggiorno favorevole alla prosperità del nostro org~uismo .

Dalle buone qualità dei cereaii si ha un pane che risulta un ottimo nutrimento. I pascoli nutrono tmmerose serre di grandi e piccoli armenti, d'onde un latte squisito, e in abbondanza, cd ogni specie eli cibi animali. Fra questi si trova una ·varietà immensa ; dacchè oltre dei sopra detti provénienti dalla. pastorizia si ha una g rande quantità di selvagg·ina; ed il fiume appresta un pesce saporiio, mentre Ye se ne pot'ta ancora dalle prossime S!lìaggie del Mediterraneo. Si ha pure in Roma una .v arietà grande di frutta e di erbe. . Nessun'altra città al mondo può vantarsi come Rom a deUa bontà, e dell'abbondanza delle sue acque potabili. Dai soli acquedotti delle acque di 'ft·evi, Felice, e Paola si hanno giornalwente in Roma 180,000 metri cubi di acqua. Vi ~ i aggiunga la n uova acqua Marcia; e le acque corsive nella stessa città di Roma e si avrà. molto più di mille li tri per abitante. Gli acquedotti servono per condurre le acque nella città al coperto, in modo che conservano la loro purezza nativa, ed in gran parte la loro temperatura. Oltre di.queste acque che in Roma ·chiamano perenni si hanno ancora altre acque _p0tabili eccellenti al pari delle prime : tali sono le acque deì pozzi le quali l1anno il vantaggio su~le altre di essere freschissime nell'estate ; è perciò che qui si usa. poco il ghiaccio per le bevande. La quantità di quest'ultime acque si deve alla natura del sotto suolo del bacino di Roma, ed ai suoi strati gelogici come si vedrà appresso.

-r'


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Abbonda anche Roma di acque minerali, tanto salino che so1furee e feerugiooso. A pochi pa:~si fuori della pòrta S. Giovanni si h1J. l'acqna Santa acidulo-salina, utilissima in molte affezioni cutanee, nelle ostruzioni dèi ' 'iscel'i addominali, nelle affezioni dello stomaco ecc. Parimenti poco distante dalla porta del Popolo scaturisce l'acqua acidula detta A.cquacetosa. Sulla via che conduce a Tivoli, a poche miglia lungi dalle mura si lla una s01·gente copiosissima di acque solfuree; conosciute sotto il nome di acque A.lbulc di 'rivoli e in quelle vicinanze rinvengonsi pnre delle aequo fenugiuose molto utili. Ad una distanza un poco maggiore, verso Vicarello si hanno delle acque acidule, diuretiche, purgative, e deo::;truenti, elle si usano specialmente per U>'.O esterno. In qnei contorni si trovano pure le acque acidulcfet·ruginose di Capranica, le acque acidulo-ferruginose di Ba"-sano, le a<:Clue termo-solfuree di Stigliano. Continuando a considet•arc Roma sempre soLto il lato della salubrità dobbiamo parlare della pubblica e privata igiene, . dello malattie che vi dominano, e infine di alcune abitudini e costumi degli abitanti. La. pubblica igiene è piuttosto trascurata in Roma; le strade per la natura del loro lastricato e la cattiva manutenzione dello stes.c:o che lascia stanziare fra i suoi spessi intcrstizii sostanze organiche d'ogni sorta ed acque piovaue e liquidi escermentizi, non può dir~i che soddisfino alle regole dell'igiene; tanto più che queste immondizie prodotte, sia dagli animali che servono al t raLTìco della città, sia dagli uomini stessi per la immunità che vi ha lasciato sempre godere il municipio a chi getta sulle pubbliche vie e a chi lorda. in ogni maniera le mnt·a e gli atri, non vengono poi neppure rimosse con q nella solet·zia e prontezza che si richiederebbe. Alcuni vo1·rebbero trovare difettoso il sistema di spurghi in Roma. Potrà forse dirsi che questi viadotti iiottenanei non soddisfino interamente al bisogno per la loro ampiez2a, e elle non siano eseguiti come i lavori di tal genet·e che si praticano attualmente nelle città moderne; e che le ampie aperture colle quali comunicano all'esterno siano origine di disg·ustose esalazioni ; ma quello che v'è di vantaggio ~n questa c:i.ttà. si è che n0n esistono pozzi


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neri, che in piccolissima. quantità: c Je materie escrete vengono in breve condotte l ungi al mare dalla corrente delle acque. È noto come gli antichi Romaui ponessero moltisSilna cura nel modo di espellere gli avanzi della città con a<la.tti si~ terni di canalizzazione, e sono celebri le loro cloache ol.te servono tutt'ot·a di studio e di ammirazione. In Roma rwn Ri esercita sorveglianza alcuna sulla pro stituzione. Non vi è ospedale appo3ito per le malattie veneree, e non si pratica visita medica. La mancanza di case di tolleranza ing·cncra tutti g l'inconvenienti che porta seco la venere vag·a. L'innesto del vacciuo non è obbligato d o ; il passato governo prometteva nn regalo a quelle madri che avessero innestato i loro figli . Non viene trascurata in Roma l'ispezione dei fu nghi man gerecci prima che questi siano portati nei pubblici mercati. Il popolo che crede di poter distinguere facilmente mercè alcuni indizi le qualità venefiche dalle mangereccie, ci dà qui non di rado lo spettacolo di più indLvidui presi insieme da malore per aver mangiato fu nglù colti da loro stessi nei campi. La quantità che se ne consuma in Roma non è piccola. Nel 1869 furono presentati alla visita 45,785 1t2 libbre romane di funghi; di questi 186 lt2 libbre furono distrutte perchè trovate di llon buona qualità. Le case in generale sono igienicamente costruite, e .spaziose ; sparse sopra una gtande supel'ficie. La popolazione di Hmna che ascende a 200,000 abitanti ::;i estende sop1'a un'area. di 14,160,898 metri quadrati, cioè si hanno 71 metri quadrati per persona. Il ba:;~o popolo abita forse meg·lio che in tutto le altre città d'Italia, e per certo meglio che nelle -provincie meridionali. Vi sono naturalmente delle eccezioni a q~1 esta reg·ola; ed una ne forma l'iu ii ero q ua.rtiere del ghetto, ove fino ad ora rima11evauo chiusi g·li israeliti. Qltesta mir-;era gente ve:;sata in tutte le guise dalle autorità. ecclesiastiche e secolari, em anclle obbligata di vivere stipata in quelle suclicie e malsane abitazioni, erette nel luogo più basso ed in:>alubre della città, sulle sponde d"l Tevere, soggettissimo ad essere inondato dalle acque del fiume appena questo deborda dal suo alveo. Non vi ò


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'i n Roma l'abitudine di accumularsi in gran numero in un piccolo ambiente, come si vede in genere nelle· provincie meridionali, e specialmente nella Sicilia; si ritiene da tutti come assai in::=alubre l'abitare i piani terreni, in modo che anche l'infimo popolo n0n vi alloggia quasi mai. Qua nto alla nettezza. delle case, senza ei},trare nel loro interno, dove si hanno piuttosto costumi di puli zia, . si rimane meravigliati alla trascuranza colla quale si lasciano le pareti esterne, le corti e gl'ingressi, da dove spesso esala un odore non certo g-radito. Sotto l'aspetto dell' ig·iene della città deve anche riguardarsi il Tevere, il quale nella stagione in:vernale sc.rpassa tal volta il livello delle parti basse di Roma penetrando nei sotterranei e nei piani terreni. Dopo alcune di queste inondazioni si sono osservate quasi sempre delle epidemie di febbri in termittenti, di diarree e di altre affezioni reumatocatarrali. La causa di questo debordare delle acque dol fiume si deve allo sciogliersi repentino delle nevi negli Appennini in seg·uito di un vento di scirocco. Il Tevere è d'altra parte fonte di salubrità per l'atmosfera della città, per il movimento in cui la tiene, e perchè tr-asporta via tutte le immondizie, prima che queste abbiano subito un processo di trasformazione r1ello stanziarvi. l\1a l'evaporazione delle sue acque ucl suo lungo corso, il ristagno delle stesse sulle sponde non arginate, rendono l'atmosfera più umida, e provocano delle e:>alazioni non utili pet· la pubblica salute. Le materie organiche raccolte dal Tevere prima del suo ingresso nella città, come gli spt1rg·hi della mattatoia ecc. (che potrebbero con molto vantaggio esser impiegate nell'ingrasso delle terre), venendo in parte, quantunque piccolissima (1), rigettate sulle sponde, rimangono ivi insieme a porzioue di acqua, costituendo oo~ì un fomite d'infezione. Fra le altre cause d'insalubrità v'è l'esistenza di orti, (1) Nella gt·:.mdo massa di p.cqua è appena percettibile la pt·escnza di tali sostanzo organiche rigettate dalla città, come risulta dalla analisi istituita sull'acqua prima dell~ugrosso del fiume nella città, e dopo ché ne è uscito.


f'7f

tanto nell'interno della città, come alla preferia: sia per il concime che vi resta ammassato, sia per i vegetabill che v'imputridiscono, ecc. Ne·U'interno del fabbricato si permette l'esercizio di a lcuni mestieri) reputati altrove dannosi per la igiene pubbli-ca. Così i conciatori dì pelli vivono tutti neUriezzo della cit tà. È però "bene notare come nel quartiere la Reg@la ____,dove r'isiedono tutte .le fabbriche di concie vi si g·ode una salute anche ·migliore che neg·lialtri q-uartiéri della [:.i·t tà; senza poter ciò attribuire alla · sua iubicazione, essendo postà sulle sponde del Tevere, nelle stesse condiiibfii di varli 1altri quartieri. V'è generale n'el popolo 'l 'opinione che rari a proveniente dalle. concie di· pelli non sia dannosa per· la salute. La tumulazione nell'interno deile chiese· si :costuma ancora in Roma in parte, .per alcune corporazioni religiose, e per le famig·lie patrizie. Non è necessario rilevare c~nn:e questa usanza sia riprovevole. - Re~ma non può dirsi affatto città conimerciale, nè manufatturiera, Le famiglie patrizie hanno a disdoro l'ifumiscliia,r.si in qualsiasi intrapresa sia agricola cl1e inçlustriàle. IJ mezzo ceto è amante .piut.tosto dell'impiego; e tutti sanno come lo stesso g.o verno fomentasse -in Roma questa manìa col moltiplicarne il numero, e col · JJender-l o direi quasi xieoessarib, quando ogni altra via di cOmltJercio, d'industria ecc., veniva cl~iusa per mancanza. ~li quell'appoggio governa.tivo ·necessario, ed anzi osteggiata in ogni motto possibile q,ualU!ilque as;;ociazione. Anche il favoritismo, col qnàle venivano ·concessi pri v.ilegi ad alcune famiglie di potei· negozial•e esse sole di a.lcunf. generi, era· di forté incaglio al commercio. In mez.zo 'a questo, bisog~na pur dirlo, lé condizionì eco}1omiche del pae$e non erano le peg·gio:ri~ avvegn.acliè sii av.e vano altre fonti per le quali il necessario veniva ~introclotto. Uno di questi era la dateria apostolica,· e J.:altro il numero immenso di stranieri che si trattiÉme ' in Roma nel1a stagione d'inverno. EppuJ.l.e Roma sarebbe abbastanza dotata dalla natura per noiL aìv.e:r bisogno d,ell'obolo dello stranier.o, vivere dèlle propr~e ri>Oorse e della propria industria. Questa viene agevolata da una campagna cos't facile a prestarsi per la


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produzione di uno svariatissimo numero di materie prime, dalla presenza di molti minerali, dalla forza. motrice di un fium e che cade dall'altezza di 16 metri, e si trova a pochi chilometri dalla cittài dall'abbondanza del combustibile, dalle acque del Tevere che vi penetra, avente un li\ello costante, e che permette la navigazione dì bastimenti della portata di 190 tonnell~te. Anche le abbondanti acque minerali possone ri uscil·e fonti di ricchezza. L'indu$tria dei romani si esel'cita presentemente per la massima parte negli oggetti d'arte, come incisioni in pietra dura> e in conchiglie, pitture, sculture. È speciale di Roma il mosaico. Dopo i lavori d'arte vengono quelli di oreficeria, i quali sono molto apprezzati; q n indi le varie riproduzioni in metallo, in pìetra ecc., dei monumenti antichi, e le così dette perle romane. Poche sono le mauifattrrre chè vi siano diffuse, come fabbriche di cotonine, cartiere, saponerie ecc. Vi è un poco più estega la manifattura delle lane, e delle sete, quali però servono ·a l solo consumo del paese. Sono rinq_mate le .sciarpe romane. La concia delle polli vi si p)·atica bene ma pure una quantità non piccola di cuoi vi è importata dalla Francia. La lavorazione del ferro, e le fonderie non vi sono abbastanza propagate. Pochissime le vetriere, le fabbriche di stoviglie ecc. Fra i prodotti minerali si annoveua l'allume, già noto per la sua purezza, la pozzolana della quale si esporta una grande quantità, il nitro, lo zolfo. Oltre di questi si esporta da Roma anche carbone, lane grezze, e biade. L'importazione è di generi coloniali, di salumi, eli tutti generi di di lusso, dl chincaglierie, drappi, v~tl'i, ecc. Nèlte abitudini e costumi del romano v'è da notare come questi per la massima. parte siano favorevoli · al mantenimento della salute e ali['. prosperità f}sica. Infatti egli più che la pompa e l'apparenza ama i comodi della vita; non cerca il lusso del vestiario o del cocchio, ma una casa spaziosa, ed un vitto abbondante e sostanzioso. Ama assai H vino, del quale abusa non di rado; dalla seguente tabella si vedrà come il Romano faccia molto u~o di sostanze animali, meno di farinacei, e come non indifferente sia il consumo che fa del vino.


Dalle statistiche dell'anno 1865 risulta che ia R~ma fu , consumato per ogni individuo ·Grammi Chi lo grammi 72 1231 Carne . 824 Farinacei 214 Litri Centilitri Vino . 64 158 Perchè IT!eglio risulti tale consumo ne faremo il confrorlto cou altra delle città meridionali, èOn Palermo. 'Nel1'anno 1864 in questa città fu consumato p,er ogni indi vi duo ' ·f ' ' Chilogrammi Grammi Carne 18 411 Farinacej 270 689 Lit?·i Centilitri ,, Vino . 86 20 L'ampiez?a della città, il comodo eli amene nu11J.ero$e Jlasseggiate; molte ville aperte al pubblico, ecc., ecc., fa sì che vi si~ l'abitudine di camminare molto, e questo g·enere di esercizio cot·porale molto u tilP. non venga trascurato dai Romani, i quali amano pure molto le gite in campagna, la caccia per la quale si presta molto il genere di cult,ura dQi campi. Q~1antunquc non riguardi l'igiene d~} corp,Q, ma.. <iJ. uelJa, deUo spirito, dirò pure che ~l Romano ,freq!Jen ~a ;moltq gli ::-JpettMoli, è amante del circolo e della con yersazione., e va apnresso alle novità e al divertimento in !)lodo da essere stato tacciato di curiosità dagli stranieri. L~ ginnastic~ vi è stata poco in uso fino aO. ora, a cagione dell'educazione che riceveva -questo popolo in mano di gente che av~va tl\tta .la cura dell 'anitpa, e nes;;una del corpo. Up. liSO molto saLutare, el·cditato dai loro antenat i ~è quello del Il noto nelleJredde e vorticose acque del Tevere nellft stf!g·ione estiva; uso che si addice a t utte le complessioni sia per la temperatura bassa. delle acque, sia per la forza che richiede. tale e:;ercizio per la velocità del loro corso. Il matrimonio fra consanguinei vi si ptatica come altrove in proporzione. '.Pale uso antigienico a:v,re~be a;:v1uto-in Roma rernor,a nell'obl;lligo che ~ mponev-au o le leggi ,ecclesiastiche Giotitate eli .~1eclk orilit. ·187·1. 4:2


n4 • di chiedere un 'autorizzazi one speciale dal Pont~fice per eseguirlo, se tale dispem11 non venisse accordf\ta a chiunque sborsa una data somma . Il barbaro costume di racchiudere dentro lung·he spire di fa~cie i bari'lbin i dalla loro nascita fino ai 4·5 mesi di età vige ancora in Roma presilo la magg·ior parte delle famig·lie. I bambini vengono allattati per la massima parte dalla 101~0 ,nadre. Nella classe agiata le donne danno ad allattare i loro J ftu·lLaÙe n utrici .sia ' in casa, sia nella cam""'! , ,, pagJ1a; e questo per comodo dachè piccolo sarebbe il numero delle donne c be non può allattare. Da questo co:;tumc si ricava forse più vantaggio elle danno per la prosperità dei bam~ini esseudo prese qua:si tu tte le nutrici da Pale strina, qa(urolo, e dai vicini colli t uscolaui dove v'é una razza di contadi ni di florida salute. Le donne della citta dopo il parto si banno moltissima cura; non fanno lo stesso quelle della campagna, e si deve specialmente a questa trascuranza k i'requeuti inuammazroni delle mammelle, e la loro suppurazione. Riguardo all'esercizio dell'al'te salutare v'è da rimarcara ché in Roma :si disting uono i medici dai chirurgi essendò slato qui fino ad ora sepm'ato l'insegnamen to A del'l a medicina. da quello della chirurgia. La flebotomia viene affidata come altrove ai barbieri, colla differenza che il salassa è praticato per la massima p!ll'te dai chirurghi stessi, i quali uon si tengono punto disonora:ti dall'eséguirc questa operazione. La 1n1ascalcia v 'è piuttosto t rascurata. Le varie b ranche del1a medicina vi trovano abbastan~a cultori, cosi per J'oculistica, per la dermatologia, eco. La penuria ai ostetrici si deve alla mancanza d'insegnamento clinico, fino a questi ultimi tempi, e alle difficolth che frapponevano le autorità ecclesiastiche a tale studio. La medicin'a omeopatica ha trovato jn Roma pochi seguaci, in modo che il sh;tema seguìto genoralmentè è l'allopatico. Le 'nuove dottJ'ine gel'maniche hanno cominciato a penetrarvi pil1 tardi che altrove, sia per l'affe:-:ione che ,;i con· serva per la mcdicir1a tJ'adizionale, sia perchè nelle pub· bliche scuole non poteva insegnar:;i n ulla che av.e:;se il -menomo sentore eli matéria1i::;rno. 11'ra g li altri difetti chu

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porta seco l'antica. >:ouola abbiamo qui l'abn.:;o del salas::;o. Questo però :viene in parte scusato dalla frequenza di ma-· lattic infiammatorie che sembrano esi geme di'più la pratica, e dalla tolleranza che presentano q'ueste costi tuzioni per le deple;doni sang·uigne·. Il Romano 'di 'temperamént<:> piuttosto sui!g·uigno,' e pet' la alimentazione animate che predilige, ya molto soggetto a. malattie infiammatorie. · " Alcuni pregiudizi popolari (l) contro i qual~ deve lottare il .Medico rendono a questo più difficile l 1esercizio dell'a rtc sua, o glt fa seguire alcune pratiche contt·o la su a stessa opini0ne. Co&ì v'è il cattivo cost ume di f1\re 'ad l ògni costo uh salassa' o ·-due nel cot·so a~~ua ' gravidanzà; pregiudizio fomentato dalle ste:;se levatrici, qui ignoranti quanto nell'llali'a meridionale, o guai a quel medico che in un'apoplessia non mettesse mano alla lancetta tre o quattro volte almeno. Queste ed filtro cause, come la presenza delle infiammaz ioni delle siero$e, ecc. r endono qui non i·ari i v er~ samenti nelle varie cavHù,. Si è notato in genere dai medici che hanno esercitato in Roma che i suoi abitanti vi godono migliore s,alnte sotto il ùominio dei venti sciroccali, che con quelll del no t'd· Quando questi iropervet·sano per qualche gioruo sono frequeuti in Roma io g·ravi affezioni actttc di petto, le apoIJle:ssie, le vade ·rnòrti improvvise. ' Lp malattle che s'inconteauo più facilmente in Rdrna sono le steni'ché, ma queste non vi raggiungono (parl9 specialmente dèlle- pn0umoniti, e delle bronchiti) quel gntdo che sogliono .toccare nelle altre città dell'I talia settentr·ionale. Vi sono rare le infiammazioni cercbr<~li, con1e avviene it1 molte delle grn,ndi r.ittà. Fra le malattie della pelle non è infrequente o~'iervare l'erpe~c, le et·u;,ioni for u'nculari ..

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(t) L'idrote•·apia è pochissimo in uso in Roma. Sono invece aoco•·a iu voga i hagni animali, nelle paralisi, nei •·eumatismi, nelle anchilosi nelle rigidità articola1·i, negli i11debolimcnti ne•·,·co-muscolari. Nellt> stabili mento comunale di matta;;ÌOne di Roma nell'anno l 869 vi furt>no alllmessi •1'26 ammalati, ('.d in complesso vi furono fatti 1969 bagni fra g·el\crali c parziali di soshuno. chimacea estt·atltl dllgli st•)tnltchi dol Ù3stiame vaccino. , • ,,


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prp:y;ocate ,s pecia;J me~te dalla qualità dei. pibi molto anima-: liz,f atj e.~1 ,4all'~l(,q-so ~lei salati, di car_!le ìpQl\ci>n-a ·~ce ., .senza e,s.cJ;ulile.re P01~ig,iae e.reditap-ia i!rl rpolt~ ~-a. iJ.!l,el}q;gr~' (l)~. l'el~h!1-~iasi dei ;G,r~ci, e ..q~:~;ella <fleg·U ,àrç1.bi v'i .SOè!il0 sc0nosaiute. ~-E'l ,-J,na1att~~ .erutthvEl_, .(iìalv;e alc:qne ecçezion:i, . non: ;vi &pie'gano alcuna ma.lig·nJtà. La mHiare non si è, mai osser-vata in I-i: oma come J1laJatti:;t essenzii)..le quale la dese l'i v,ono i medi qi della Toscana. 1L vaiuolo .ha fa.tto ·spysso àell:e -stragi fra i ibambin.i,,, no,n os;tante l'uso. abbastanz,a c&mune · dell~ vaccinazione~ P.er tale 0g-gett& si usa seiX\pr.e il pus uman,.iz;.ato.; ,la vaccinazione col pus vacci111o non vii è .pratipata ·?he eta pochi. :P.ari.rnenti infrequent i sono la corea,, ,la pp:r:,alfsi,~. 1 agt:tans, l'atrofi1:} m.~~~cp1 are progTessiva. lJ~ p,az~i_a fQ-F;.sp, .J;ton è così fi·eq.ue:t}te in, ~0ma cqme suql ess~re in t.t~ft~ i gJ.ìal,'l~.Ì ceptri.. La ·vita tranquilla ,eh~ -pi .D?,.ena dal F,orrwnp 1 l~.mancanza di un movim~nto commerciale a,tti~o ~ q,uind~ di tqrti i.mpr,es::.koni potrebbero in. parte esserxw l~ r agione. diabete, e la poliuria si v.edono assai di rado. La m~~attia,. d,i AdcLis.son non v'è medico i.n U0m a. che la ran;1.menti. Fra l~ ffi\1-lattie poco eono~ciute in ·Roma deve ~n,r;10verars:i la. malatti<ù <li Brigth, la febbre · puerperale, Hgozzo. Anche lo s.corbuto e la clorosi non sono molto frequenti in Roma. Si· so1f1:e moLto da questi ' abitanti di vizio emQrroidario legato spesso a~ :~ltera:zio_ni del _feg;ato, d.ei pedignoni, la pro4nzì-on,e dei qualf si deve piuttlils.to che alla (emperatqra, a.l cl}ma in genere, alla, sua umidità, e ad una 9J·r$posi?.ione particolare_che per lo più si coUega coll 'e.rpetisFno. La raohitide non v'è rara. · È dl':l~nÒ ancqe d-ì annota.zione come i Romani, e sp-ecialm~ nte le donrle presentino .molta snscettività q risentire1 · i'jl.ziqne ~eg·li effitlvi odorosi, e ne prov-ino ,effetti nel distu_rùo del sistema nervoso con forme di emicranie, di deliqui, ed anche di convulsioni . Questa. sensi?i lità poi è molt9_ rnaggi'@re• dm•a:n'te la g ravìda:àza c iu '!3-~èci'e nel puerpg_ri·o. -. L~t s-ct·bfola v'è assai meno fi·equente che nelle a)t"re \;'ittà él'lt<tlia,. Non cos.ì può dil'!'li della tì'si,. e ' q\1i:mt'uiique si, n1~4èhi dt sta'tistiche pure ne vediamo ~e&~li osped ali un

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d:elle altre città.. popqlose. Non è ne'cess~trio avvertire che qt1esto non sarebbe -i'll contraddi zione col'l 'aitì·o ' fatto ', che q.Uesto 'clima v-ien prèscelto dag·!i affetti da !lesioni polrnot. na~i, onde passar~·i una stagione dell'anno. È ben noto come da:Il'essere una data regi:one adatta per la •cm·a de~la tisj non possa dèdùrsi che la thì 1:10il debbà i~ì ·SVì.llipp·arsL Si &re'de da q u'alctino che questa nialattià si sia aume.:EJ tataJ Ii n Roma da q ualé'he tempo in guà. La volga.r·e OÌ,)Ìnion e 1}0 attribuisce alla trascuranza delle pratiche san.itarfé' e.sseildo renclato in dimentiCanza it COStume di 'bi'Ueiiare le SU1J'~el~ lettiù dei tisico, e di sanificarne la camera. S uole ·ailChe cnmu n~mente addurseue per causa la maggiort dissol u:tez2a; l'abuso dei •liquori, il f umar soyerchio, il vestir leggicro, "J'tncostanza della st agione, l'esercizio della danz..a, del canto e'cc. Ma t u tto questo ron è s ta;to conferinato dai fat tf,. .ea

à:nzi non è a bbastanza. pr ovato c.h e i padri loro fossevo menO' dissoluti; e gèneralmente le person~t che più v:eng-o.no a,'ffehe dalla tisì sono quelle che rneno si a.bbaridom1nci ai disordini sopracèennati. Il numero noi:t .gl'ancJe di t.isi'ci .elle si osserYt); i n Roma potrebbe da tal uno spieg·arsi· colla:• prevalenza d~lle febbri intermitten ti. Si è sostenuto ebe o·v e prevalgono lè febbri i ntermi-tt~ 1~ ti ivi l.a ti s i s'osse~·va di meno. Oppure dovrà a~tribuir~i alla mahca.nza di scrofòla, ess-endo una teoria molt o accettata presentm_n ente che le ·due malattie soJ)o una conseguenza dell'altra?' Non pul) nemmeno esclude rsi che le condizioni del suo clima, e della sua posi- ' zione v'abbiano la loro ·parte. ' · La febb1'e hitermittente di q ues.to paese è !legna di ri':. marco n on13olo p.e r la frequenza colla qUale si presenta, 1ma ancon:~. per le slie compìicazioni con altre malatti'e , per H~ sue vaJ'ietà, e per il modo molto subdolo col qn afe sbverit& appaTisce. Ve n_e sono palesi e farvate, à tipo regola.i·.e irregolare. La forma delle perniciose che ·p11eclomimi sulle a!tre è la comatosa; su dieci perniciose otto rive;;tono q:u~sta forma. - L~ep,Gç!J, ,.nel.Ja. qu~~ ~ogliono;,,(\Lli"li v.e,<àer~ è clal ;mese; di:r ago'2to al rfi.ne.,d.i. a;Ut!tp.no; sQJpl!.a. Ì 1 lu~glii .d;in,., fezio®è sO. 1Gcimiaciìli,..a '}rlle'lldeve la. feb'Qre fìn; da.l ;mese .~dì g·iugno. Assai più di rado si prendono le febbr ii:neUai·pri"!

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mavera, in qualche inverno piovoso e caldo. ~ Queste però sono assai più benigne, e mcn facili a recidivare. Più facilmente delle al tre recidi vano qu~lle pres.e nell'at\tuuno. Gli .antichi autori~ diecìotto :?ecoli indietro avevano ,fatto anche essi la :stessa osservazione. Il loro sviluppo in g•en,ere si è osservato che è promosso dalle pioggia seg·uite da for ti calori nell'estate; od anche se le pioggia succedono ai forti calori. Quando la stagione corre costantemente asciutl.a è meno ferace di febbri inter mittenti. Sott_o l'influenza delle febbri intermittenti tutte le altre malattie se no complicano, e siccorn~ ~pesso rl re,; te la forma di ernict:ania e di altre. nervalgie, di pn~umpnite ecc.,1 è perciò che sotto questo lato è più pericolosa l<+ l'ebbre in termittente in Roma, potendo iu tal modo rimaner uascost a non solo agli occhi del profano, ma anche alla g·eute ste:lsa dell'arte. La. febbre miasmatica ho. talora andamento s ubcontinuo, ed allora può confondersi colla tifoidea. In questo errore caddeeo i. medici dell'armttta francese çli occnpa11ione che dal- 48 'in poi ha sl.anzi a.to i n Roma, cagionl).ndogli nel pri.ncipio gt·a.vi perdite. Dubi tando allora della convenienza del metodo curativo in quella malattia invocarono l'a<>Sistenza dei medici del paese . La febbre i ntet·mittente qui in Roma quando non viene. trascur,a ta, non è così micidiah~ come si crede comunclflente. La sola perniciosa viene talvolta funesta1 c a. renderla tale vi contl'ibuisce, oltre della gravezza della malattia, anche la ch'costanza che di rado il medico accorre al 1° accesso. Sono speciaìmente i contadini cl~e la con'hrag.Jono nella campagna; si attende il 2° e il 3" accesso prima di condurlo a curar:>i nella lontana città (l); e g·i unti allo spcdalc avviene talora clte non sopravvi vano che poche ore. Giò non ost,mte la mol'talitù delle febbri pemlciose in S. Spil~ ito, come 'risulta da:ll a statistica neg-li anni 18G4-65 non oltrepassa il 10 per 100. Vari sono i pregiudizi che (!) Ove il da notare che quando pure l'accesso si sciolga - quan~ tunquè incompletamentc - tuttavia il rimedio non ha più il valore di troncarlo; forsÒ por le gra'.'i congestioni insorte davànti i parossismi nei ,yj.sceri )lQbili. , ,


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regnano nel popolo rigu~t·do alla, cura delle febbri intermittenti. In molti è l'idea che pri111a di curare la febbre, sia neces~ario farla sfogare, come essi dicono, che .è un résto della tradizione della dottrina ippocratica che aspettava i sette accessi prima di curare la malattia. V'è ,anche molto tim01·e del chinino, e quan do ne banno preso unà certà quantità, ed esistono le conseguenze della febbre prendono quèsto come l'effetto del rimedio. N~lle campagne si ha, fid\ICia in molti timedi empirici, come nel decotto di foglie ··di olivo, della cot·teccia del sal cio ecc. Le persone di caQ:lp_agna cercano di preservarsi dalla malaria coll'accender fuochi intorno ai casolari, bruciando · pol '"ere da cuccia, col tener pen custodita la traspirazione della pelle vestendo sempre di lana, facendo uso di liquori alcoolici (ciò che è piuttosto dannoso elle utile), c ritirando;;i al coperto appena il sole si è nascosto all'occaso. Quanto alla patogqnesi delle fcbbl'i int ermittenti che inf'ettao,o la. campag·nu, romana è da tuLti ammesso se.nza esita-zione il rpiasma palustre come causa prioc1pi1le. Oltre dit questa causa specifica concorvono molte e diverse altre. cause n suscitarle. I11fatti in Roma vedrete anche nell'estate abitanti di buon coìorc, robusli ed alacri di corpo e di spirito; nulla pet·ciò vi autorizza a creùerli immersi in un agente inquina.tore dell'organismo. Pure se alcun cittjl.dirio più molle da luglio ad ottobre commette un grave errore nel vitto, o si abbandoni a collet·a impetuo~a, o col corpo madido di s udore espongasi al re;.:zo mattutino o notturno, invece di una· affezione ga-;-trica, o biliosa, o reumatica, ei p,rende r~ una febb~'e intermittente. Anzi av.verrà in ialuno più povero di resistenza organ ica, od offeso acl uu tempo da più cause morbifere che iucolg·ag-li la s'ub continua, ocl una perniciosa' Se dunque tale indiyiduo circondato da migliaia di cittadini ::;ani ha contratto egli solo la febbre intermittente, senza e~cludere l'influemm del miasma, bisogna però ioferirne che ove questo non sia molto concentJ·ato esso agisce lentamente, e pt'edispone la macchina ·alle affezioni periodiche, ma solo non basterebbe a determinarle; è necessal'io l'intervento di un 'altra causa, come gli sbilai}ci termo-igro-elettrici, i violenti movimenti dell'animo, eçc. •


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Vediamo nelle nostre campagne alcune persone più intelligenti che difendendosi dalle causo esposte riescono a non contrarne la febbre. A l ungo andare manifestaiiO anch'essi nel color terreo, nelle condizioni dispeptiche, ne l turg·ore degìi 1[Jocondri l'azione ìenta del miasma, ma senM. risentimenti febbrili. Accade talora che questi prendono la febbre risaliti nella vetta del monte nativo. La ragione è riposta nelle mutate condizioni di quell'inùiv!duo; ammollita la fìbràl; vi-ziato il sangué, diminuita la .resiste'm: a v itale, egli trov·a nell'aria fredda e vivace del monte quella stessa oc· casione di febbre éhe avrebbe incontrato dormendo a cielo scopérto nel suolo palustre. t·azione di una p otem:a debilitante si è veduta in Ron:Ya Jli'o'duh·e febbri pernidiose anche cl'invetno e di p1'itnavera. Ciò si è verificato specialmente dopo copiosi !'alassi prati- • cati per vincere una pneumonite, o in chi aveva e:3auTite le Ìorze per eccessi venerei, per fatiche smodate. Ancora si disputa sul modo di propag-arsi del miasma nell'ag·i'o Romflno, Tal uni p. e. vorrebbel'o che fosse .la sostab -· za otganiC'l. in cui è riposto il miasma traspor tata dai vehti fin o a 50 - 60 miglia di di.:;tan7.a. Gli stessi porLano in pro·m del loro asserto che le località più alte di Roma, l'A.ventilio e il Palatiho, venenfio battute dai venti eli me~%0gio.rno che attraversano le paludi pontine vallno più soggette alla febbre iiltermittentc delle località basse, le quali souo più tutélate dai venti apportatori del miasma. E così spiegano le epidemie di febbri intermittenti in luoghi prima immuni. È inneg·abile che questa spiegazione vale per la massima parte dei casi, ma non è però buona per t qtti ; ùacchè bene spesso deve ripetersi da poco sui locali l'infezione circoscritta a dati punti della caropag11a romana. Che oltre il fomite già noto delle paludi lungo il littorale possano esservi altre circostanze speciali capaci a produrre il miasma, ce lo prova la Valle Tiberina, clHi un g·iorno come si vedrà, era ·irlteramonte bagnata dalle acque dopo l'epoca terziaria. Coll'abbassa:rvi di queste fino a raccbiùdersi nell'~lveo attuale gran quantità di terreno ineguale, sinuoso, ritenne acque stagnanti, e put\'ide pozzanghere, alimentate dalle loro escrescenze. Dunque queste valli rimase~o luogM pieni


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di umièl..Ità~ e naturalmente d1 ng'oghosa vege'tazwne; e,perè!iò' poc_o attj a c~stitulre'l'u ri'at:Poifc~l:a ' s.aiubre. ~~u~,St:<>;.st~tq d1 cose -esis'teva anéoì:a ali'epocà deila foitcrazione di Romf!.~ ~ ~ ~ ~\, . ,._l. tliJ ·~·- ll\J) } '!l ,f . t Cicerone ci avverte elle Romolo seppe sceghere un luog·o satuhte, peréhè alto,· e friori a~1!a'· ~i~\>that;ca,.·' ail~­ dèMo ~uh ·1~iato ?el ~~Cino ar Romà, e'·à{te .,P.~r~(Ù 'clìe \i,ies1~t'ev'aho, é'omit'-la pàludé Cil;:f:)rea., ,, 1 :Molto si è d'e tto shlle cause cl1e inan~~goi(ò l ZÌ0 1!18 ael mtasbla .p alustre, e.sul.'xno.Jo qi ~ù'loritariah d~lla 'f

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(·l) QlteS~i tel'reni sono divisi in tentite iìl {;'f-11Cre tutte di una g~ande · est~nsionè. Pet· d'al·ne u·n esempio la tenuta di 'Cafùpo i\IaHè'è ·dell'cstcnsi\1ne di 8,400 ettari di terreno. ~ •· '


·t8~

a nche d'altra pa r te che n on pot rà mai trovarsi un campa· · guolo o un cittadino cùe vadu. a piantare Wl albero, o a mettere una pietra sopra u n'altra dove vede l'inevitabile perdita ùella propria salute, solo perchò questa un giorno sarà di vantaggio ai s uoi pt·onipoti. Come si è detto, ,i fomiti d' infezione' non Houo limitati alle !IOle paludi lungo il littorale: vi sono anche paludi formato ùal ristagno delle acque fluviali lungo il loro corso, cagionato dalla mancanza di opportune arg inature del Tevere e dei suoi conflu enti n ella Valle Tiberina. Il diboscamento ùi vasti terren i che pet· favore si accordava spe~so ai proprietarU dal cessato governo, s i è veduto più volte fat•;:;i can ~a di una epidemia di febbri inter·mH.tenti, o di t·incrudire delle s tesse nelle locali\à. prossime. Lo stesso dicasi ùel prosciu gamento eli uno stag·no, dùll'alYeo di un fiume ecc. Fra le princip~tlf pnlttdi eh~ sono il fomite della malattia nella campagna t·oman<\ vanno annoverate 1e pal udi Ponti no. Co:;tituiscouo queste un yasto tratto di t ..!rreno maremmoso, a. 60 chilometri ùa Homa, nella direzione ùi ruezzog-ioruo, aUe falde dei monti Vol::;ci, dell'es tensione tli 48 chilGmetri por lunghezza e 13 di lat·ghezza. È :separato dal mare pe1· mezzo di un'ampia piaua arenosa, coperta di boschi c di stagni. ln questo terreno ba::;so, e seuza scolo s i radunano tutte le acque dei monti vicini ; ,.i confluiscono due fiumi l'Amasseno e l'Ufonte, oltre di altl'i più piccoli, come il Ninfea, e n umerosi rigag·nol i. Il prosci ugamento di questi paludi tentato invano dagli antichi r omani dalla rerJubblicà e dall'impe ro, non è l'iu~cito neppure nell'epoca presente ai Papi Clemente X III e Pio VI che si misero in quest'i mpresa. A quest'ultimo si devono le mi~liorle che vi fu ron o apportate nel :finire del secolo passato. La. quantità di tert•eno palndo:>o di questo grande tt·atto di terreno elle chiamasi palndi pontiue a:;cende a 103,510 etl.al'i, non poténdosi il resto clliaware una \era palude. Nel s uolo agro l'omano cost i tuito ùa 105,000 etta!'i di terre no 2,875 ettari circa sono paludosi; ed ecco in quale proporzione si l'itrovano col tert'eno sano. Terreno col tiva bile . 101,600 ettari. Prat erìe permanenti. . . . . . 18,843 11


483 ~.

Pasçol\ . . . . , . ettari 10~~5 ll Boschi . , . " . , . 38,9~1 l' Viglj.e ed oliveti • 1,787 Spiaggia di mare 3)675 , Pfj>IU~i e :?t\1-gni . . . . , ·, .. 2,~7.? .Roccia, terrp incolte, abitazion-i, , , , strad~~ ppr~o q'Jl.CA u~ . : . . 27,~A% ., » , Che le popolazioni le q ua1i vivono in mezzo a queste p a~ Ludi ~tb'bjano una. vita meno l).UJgilt dell~ altrf:l che ~1e sono lontane, e ·clle fra i fanci ulli vi sia 1111a mortali t~ .lpaggiore )) ))

))

non può e:;ser çonstatato c;la dati statistici dei quali ~i ma~c.a. Le malattie che vediamo pt•eva1ere· in qupsti luoghtl so n p le affeziolli di petto, le os.tl' uzioni addomiuali, la· tigoa, ie ernie, le>utcer'i alle gam be. Gli u omio.i so110 .ger,eralmcute l)~ccol i, deboli, malaticci. Altri danno mostra. del catth' o stato di lor-o salute cogli' edemi, eolie gambe gracilj, ed )mpQtenti a sostenere il co1;po; più che nelle altre paludi, nelle pontine la bruttezza dei suoi su~\r~;i abitanti è est~em~, e maggiore ancora la loro :fiacchezza. A. 1'erracimL (I'aludi pont iM) nel 1812, epoca nell~ quale la Repubblica. Frànce;;e -yi faceva la coscrizione, hn t.orzo dei cosc.r itt i aveva,la .t ig·n.a , un·altr.a terza parte ft1 riformata per rachit iùe e' scrofola, e gli altri 0ssendo quasi , t.qt.ti ~ffetti P.a a.ltl'O impt(~'[e~ioni no_n po t~ courplctar.si il _contingente. I n me'lZO però a queste razze soft'erellti si v~dono sm·g·ere delle '.f:l'ibù pl·ivj,legiate, un alta statu~·o, e di un'ottima costituzione, le quali sembrano t'idersi delta 1'nalaria. Salendo nelle vicine montagne si rimane ancliè più soddisfatti n el vedel'e una I'a7.,7.a di gen te am tni~ revole. Ciò nonoi?ta~te auche fL·a- guesti rinvieiÌsi una mol-

qi

titudine di individni ,c}1e ~ffr qno) car~t~eri ll~lla 1,11~g{Si~r degt:adazione fi.sica . Vi llono fre qu ~11ti la tisi e le.crnie) e la Ntchiti!lel an'e~ta l ~ 1Q,ro cret>,cjiln.za a tu.:~ ·lJu,nto ~h e .tt~l 1811 i n Valle-lor:;u la metà dei giova.ni non arti va ya ad HJ'!.. metro

c 5? ce:t1timetl"i.

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No~ mauoano anch e qui studiosi che si siano occupati di

l'int.r acciat·e l'ag-en(e infettivo della. malat·ia, e le esperienze fatt~ sulle pa.ludt 'pontinè c ili ~l1t1e1le .di Os.tia da:l' Mtto're Balestra pqrteJ•ebbcro a credere all'esistenza di spéci'a li org·anism~ yegetali uell'al'ia delle paludi. Lo stessò autore dic~ '

···,''


f' T 1 • Lt di e:He'ré statèlv~co to per dtle ·volte dà accessi di c'febl5re in' inter-mfttenteJ..llbp'o 8 ore d'a che involonta:rit:tmeb.'tè· 'a veva fi.atato pien~ ' tlarici l'a:rià fetida di una cllra:ifà che stava deposta al sol'éj ' èbn terrente 'acqua palustre in piena f'er.men · tazione; e la ci.ri superficie ·erasi di fresco ricoper.ta da uno spesso stratq di p.Jga. Rhiuardo aHa nat\n'a delle· acque di tali paludi soù8~q\reste nella sta:g·ione 'estivà pfuttO'sto torbide, opàlihe, ·\lòlg'én'ti al i irul16· Vèr(HìsTfJì·o ; 'fil'a:ndan'O un odore slalso pi\ì -o meno cÙrl:·otto~ ed alcune · a:~Mfogeno S'élfo.rato ; v1 '6i·escéno IÙMte piàn-t'e acrl·t:J.a' !JilcliiH. Mmio lecbYera reà:. ~ ~o zWnesùlla eàr'tçttli tornasole, v0lg-én'à ola debbhììente· al rosso:; il ldrò Tjéso''spéèifico è in inedia l,OOS; danno· tnt r esiduo dii l, 40 p'ei· éeri~o 1di S'ostan2e orga:nrc1le 'e sali. Vedute a:l n\·ìcro~co·piò e0nteugon0 una qhantità di varii infLlSOllii (l}. Non" è. abb~i1Sl1i.nza tnlova'to se il bere · di qués'te acque sia sufficente 1per d0Ì1trarre Ja fehl)re, come da taluno viene assèrito .;·1 Ùon ·sappiamo cdn certez.r.a; se lo stesso ..effHto vel1g·a profiottd dàll'acqlue pa:lustri 'di a.ltre localitìi. Fta re malattie enèlem'i~he della cit-tà ·figurano prima di tutto le feb'bri intermit't:éntj, ·quam'tunqùe den.t ro le m 1ir a non vi•sia'u'rdh.T"go·,fòrrìite à.ella malMtia. Se' rtbb r.he quella grande copih ·di· malàti cl'ei· quali r·iboecano gli ospedali di Roma nellà stà~;ione ·estiva ed autuìmale siano per la nYagg'i·or parte 'co~tadini' chè 1lanno contratto la febbre lavo:.. fh:ndo in éaìnpa{sna. Ifa 'febbre· tifoide'lsi vede non rai·amente 11,egli o.Speda:li, èiÒ ch-e' rloJn è ine1'entl:! nelle,condizion.i della c~ttà, ma?a quelle di un grande ·ospedhl'e ove 'Si ,~gglomerano molti 'malati. E ifàcile 'a'd incontrarsi neg·l'i l@Speda1i la cosi detta gangT'e.h a degli ospe'dali in modo endemico; e·per questa mahitt{a: miloi·e ui:l'a parte"'hon })iMola degli dpei'ati 1:1eg·li cìspedàli ' di Roma, db~e' un.. pessiln0 eosMme t;lon,tPib'1rJ::;ce dl.certo suo sviFuppo, v'O'glio ·dire del ri'n n'ova.re' pochis. s-fmo l'ada,'fidil'l.dòsi héH'ampièzza degli a1nb'ienti non sempre . molto igienici'. · 1

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(~) Sulla superficie delle acque si osserva un panno formato da alcuni esser i mic:·oscop{~i, fra i quali 'si trova costantemente, e in proporzione .... 1 "' l \ l. $ 'l'· ' ' dett~ re.rmeittazione aetnlcqua :una pi~nta, lÙÌ n:,ici·ofi!o aelia spec'ie uelle J>l l . • l ' ' ' . < ' I ' ' a.g~e. ·


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Le ultime epidemie contagiose non hanno fatto mai quelle grandi stragi con1e p. e. avvenne a Messina, a Palermo, a Cagliat'i nella prima invasione del colera in Europa. La ragione potrebbe trovat·si in ciò, che la popolazione è sparli a su di una larga superficie. Nelle stagioJli della primavera, e dell'autunno 'i oaiar}'i gastrici ed intestina,J,i ·v1 sono molto fre_que~tì, da· ;prendere quàlche volta l'aspetto eli vera epiderhìa. La: g·1;ippe vi domina alla 'SUQ. vo'lta quando questa· epidemia abbja 'gia vi$itato le regioni limitrofe. P1·ima .di chiudere questi brevi cenni su Roma e la sua campag·nà, diciamo qualche parola della geològìa e paleontologìa del suo suolo. Prima che l 'uomo abbiacàlpe stato questo terreilb varie furono le modificazibni ché vi operò l'opera del tempo. L'aspettb ondulato di qti.esta campagna, la maniera di stratifi cazione dei terreni) le·· conchiglie mrurine che vi si ·rinvengono dimostrano come le acque del .mare un giòrno vi · sovrastassero~ Tale •pr:oscit!lg~tn,ento si <leve all;emersione dalle acque dell'intel~a; ·pehisòla i~ seg·uito a& una subitanea e validissima eruzione di selipentine ope. rata dalle fol'ze. centrali del globo stesso, diretta da N. O. e S. E. qu'ali Tocèie m~sse sotto il dominio atmosferico s'i mostt·arono qu'ale prima orditut·a dell'Italia. Gompiutà questa appat·izione, le dette forze vennero per grad-i snervandosi per produrre sulle lerre ancora sottomarine un sollevamento sempre più lento, g-raélmtle, e ordinato. Qùindi .i depositi di mavne, ciottoli, e sabbie di che vediamo comqJ<trsi i monti sttbap_pennini, 0ons'egilenza .ò.el1e .continue jnteinpcl'ie 'C.he v'~ si opel'avano sòpt•a.: Sia~ poi 1icr i1l clima trop.ica:le 'cbe ·a. qnei tempi riS'caldava queste terre, sia · per una diiVers'a; proporzione de~li eleliienti cotnpone:ò.ti Ilàtrriosfei'ili, e per altre condizioni a noi ignote, il regnb vegetale -éd animale viveva .di una vita. rìgogliosa e dirò es1iber.ante ; di modo che l~ tel'l'è emerse si èoprirono beritosto di quei densi::;simi boschi, e :;i popolarono di quegl i animali speciali, .ora a noi sconosciuti. Questo sollevamento eli terra venne aiutato ed accresciuto dalle spinte eruttive di tutti quei .vulcani che apparvero dal lato del meditel'1'an:eo sotto le acque stesst~ mal'ine. Di più le.:martebe eltuiJtate dwgli ~tessi', le loro lave,


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e ' loro Iapilli, e cenePi parte dèpositat~ intorno ai cmteri, pat•te trasportate dalle acque, ·le fecero emergère colle lot'o sovra}1posizioni. I laghi ' di F'éiscna, di Br'acciano, di Vico, èli A:lbano,'di Nemi érano a:ltrettantle vorag-ini immense daJrl e quali venivano eruttate tali e ta.nte m~ter i e che le aoque tnarine invece di depositare sabbia e ciottoli formarono solo banchi di tufi e pozzolane. ~uesti si vedono ora distesi per la più g1;an parte sui piani della campagna. Romana, additando chiaramente l 'epoca della loro formazione·: Al terminare dell'epoca_terziaria, riempito pe1' tanti depositi il fondo del mate,i.l suolo comparve in secco con nnasnperfidie !arg<'lmep.te ondulata.. Rima·s te asciutte quef3te vaste pianùre,· e giunta l'epoca dilu\dana, le piogge dirotte che ebbero htog·o 1 ·sui monti, delle quali abbiamo p1·ove it-refrag·abilì, do-rettoro fat· p1•ecipitare in ba;;oo da quelle pendici ' .lJlasse immense di acqua che portarono la distruzione di •tutto ciò che incontt·avano l dalla mancanza t degli a:lvei artifìeiali ne -venne che quelle rfìrumaq.e·co·r sero a loro bell'agio :;l!l di',tm teno11o ineguale, e faci le ad GSSer l'Sconvolto é p rima di tiunit·s i alle acque del mare ~i scavarono ampie fosse: dentro le qnnli rimescolando tntto ciò che si offl'i~a al lmo passaggio depositavano uol fondo banchi disordinati dLsabbic, roarne, e materie vulcauiche. Queste. messe di nuovo in movimento dalle stes;,e acq ne, e trasportate al mare. f urono un 'al tra volta da questo depositate. È da tali sabbie ricomposto che o::;servansi oggi formati i confini del mare. La struttur a del suolo romano si .può beu riconoscere dai poggi stessi di Roma, per le evasioni che vi operarono le acque, avendone scoperto i fianchi, e resi manifesti li stn'llti che li com ponevano. Dalle o;;servazioni fatte sug;li stessi dal Pouzi dal Brocchi, et dal ..Hiccioli risulta · appartenere 11i terzi:a·d.i subapr>ennini. Bitcompongono daL basso all'alto di letti d-i ·man1a :figulii1at di sabbia gialla unita a oiottoli di varia grandezza, c di tufi· vulcanici deposti dalle acque mariue che un dì ricuoprirono tutLa. questa carn pa~ uu . 1:: chiaro che le valli attuali furono scaxate dalltL .fiumana di lu viana., ed eccoueda testimonianza. ; la Valle Tibel'i n a è più bassa. della C<Lrnpagna 1;omana eli cil·ctl; 30 mett·J, la sna largher,z,a varia, 1Nno a SnrJ.Derare Ù miglio. ". ·

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Il Tevere la percorre in un alveo speciale piuttosto ristretto. In questa Valle si notano varie formazioni flu viali . Il fondo è r icoperto. eli qnella meséolanza di mater~i~ ricompos te, argille e sabbie mitite a'ciottoli, fi:arnmenti di t ufì vulcanici rotolati, l a ve di tutte le specie, pit iti l conv~rti(e l in fer1'o idrato, pez:d ùi travertino, e lètti di una sabbia puramente calcat·ea. pi tutf.o questo è formato un letto generale colnpt·eso nella estensione del piano. lo q ues to letto poi trovasi frantumi di ossa di elefanti, d'ippopotami, di rinoceronti ecc. Altro testimonio c he ques ta vallata fosse scavata dalla fiumana, ne ~:>ono ' le incros taziòni di, t r ave/t ini 's ulle 'r'oc~ie .élle 'la fiancheggiano. Quindi ne risulta c'Ile n e'l Baq}nò. 'dÌ Roma le cime del m onte Capitolino, quelle del1'Av:entino, · c del Palatino formassero delle i·s ole in mezzo a quelia piena di acque che la scavò. I depositi moderni che si trovano nel suolo romano si rid~tcouo ag·li antichi sediment i dei numi attuali. Anche , fra questi si rinvengono vestigia di vegeLabili. cd ossa fossili fra le quali qu ello del bufalo i taliano, e di una Damma, la Damma ital ianà. Riguardo alla paleoutologìa di queste reg·i0ni, si sono rin venute negli alvei del •revere e dell'Avieue le ossa di grandi pachidermi come si è detto, e gli a vanzi di animali quadt\1mani, come il ~vleles Fossilis e il 1't:lìs Lìnx. Lo schelett·o ùi un elefante compro:>c le mandibole e le difese f u l'inven uto in alcune ma.rne plioceniche n ello vieinauze di Homa, presiio il J\ionte Lov~tte. Nei travertini dell'Anione uniti a denti umani si sono trovati una j ena, un grande orso, ecc, moLte conchiglie terrestri cdi acq uadolce, alcu uc delle quali attuai mente non esistono più. Nella campagna di Roma come nel t•esto d'Italia non sono stati messi allo scoperto ancora quei fossili che caratter izzano l tempi siluriani, ma abbia.mo quelli che caratterizzano il decl inar e del periodo paleozoico. I 1nonti Oorniculhini col prossimo· monte Gennaro presso Roma ci danno chiara pt'Ova di formazioni giuresi, racchiudenti gTan copia di ammoniti, trococcre,e belemniti, ani mali che vissero nel d':!corso di quell'epoca r:nesozoica.. Quella lunga r.ona dì colline e di arenal'ie compatte che attraversano la Comarca o lungo la Vali~ del Sacco si prolung<tno n el paese degli Bt·:nici, contengono grÒssi t ronchi carlJonizzati, e impressioni


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di foglie e frutti di epoca miocena. De}le conchiglie di fìconomia terziaria, e degli innumerevoli zoofiti r~cchiusi nelle roccie del monte Mario pres;:o Roma alcune vivono ~ ncora in q.uesti mari, ?-.! ~re suno estinte eQ em~grat~. Nulla. si conosce <:H positivo sull'epoca n ella quale l'unmo pose piede in queste contrade. Dalle tradizioni storiche mantenute fino ai tempi dell'invasione greca risulta che questo pae.se è rimasto fino ai tempi non remoti in uno stato selvaggio. Le acque dei Velabri e della palude Caprea scolate ùai primi Re di Roma, erano ancora i residui della grande .~ u mana del Tr,yere. Ma J;Jello ste~~q t empo1 deve avvertiv;:i che nella campa.gna di Roma sono stati r invenuti gli utensili di piet1~a ; ciò elle p t•ova essere stati abitati questi lu oghi fio da tempi autichi!ìsimi. Roma, li 20 gennaio 1871.

Il Mectico rJ;i' Battauuone :1\:UGGIORANI.

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Jn una recente pubhlicazione, il professore Derby della universitil della_ Carolina elci Sud, fa una relazione molto favorevole dei risullati ollenuti dall'uso del vetro liquitlo nella formazione degli apparecchi inamovibili. , CoJlcios,siachè la maniera di. applicazione del vetr:o liquido, si.ccorne la insegma il Professore Derby, si . approssima grandissimamente a qt1ella u,sata da r:~oi e partioolarm8nte nel·· nostro ospedale militare di Firenze, e dappoichò ·le felici r-isultanze da lui ottenute concordino pienamente con quello da noi pure ottenute coll'uso di questa sostanza, c'osi è che volent-ieri riproduciamo la descrizione del modo di applicare il vetro nelle fasciaLUl'O qual' è dall'istesso doao profcs"sOre dettata . fl modo di applieaz.ione del vetro liquido come apparecchio r~ ll irurgico è mollo simi le a quello che si usa nella Ì'orma7.iOlfe tlcgli apparecchi inamovibil i con altre sostanze : ma la nettezza, l<t leggerezza, la socl ezza, scrive Derby. la durabilità, e l:J facilità di applicazione rendono quello prefcribile al gesso, esscnclo più leggero e non riecrcando una nuova applicazione per il caso di sct·opolaLurc c rotture. L'applicazione ne è più convenieule di quetlla della vetrina o .della colla; ed in eonfron to all'a!Uirlo ò più Lcn<~ce e sodo, e dissecca più rapidamen te. Uua espericn~a estesa nell'uso di queste sostanze ìnclnce l'autore, dopo favot'avoli prove, a colloeare il vetro liquido al di sopra degli altri m:lloriali per utilità generale . .Nell'applicare questa fasciatut•a, il membro deve essere, dice Derby, iuviluppato di ovatta, onde proteggere le prominenze ossee da in debita pressione, per far si, che i giri di fascia si <Hlatlino collvcnicntemente alle it·rcgolari là di supedicie, per dal"luogo al l'<lssorbimento dell'umidità~ e al tempo ·stesso perchò ceda a quals iasi inlumcscenza. che poLesse occorrere. Applicata dcbitameulo l'()v:~tta, della mossolina senza vetro ·Jiquiùo deve essere usata come fascia, e colla mano o meglio, per economia c n e ttezz;~, coo un pennello da piuore di media grandezza, sopra di es.sa, la prima fascia si applica il silicato di p.oLassa. Dipoi altra, la se00!1da fascia , si adatta immc· dia:Lamonle l>opra la prima, e si applioa un l;wgo. s lra~o.. eli vetro .•

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liquido. Per dare stabilità alle parti mobili-, siccome alla sede di una frattura e all'articolazioni, si pongono l'una sull'altra delle strisce di mossolimi bene inzuppate di vetro liquido alla spessezza che si desidera. e si vuo,le; o si può aggiungere o sostituire del cartone, 'ctel' feltro, del iegno di acagiù, del cedro, del pino, o altro legno. La terza ed ultima fasciatura devé essere fatta per· coprire completamente la seconda e le striscie di tela, di carta, d i legno, o altro materiale, e deve essere saturata di soluzione. Se si reputa necessario, per aggiungere forza e per essere -sic.uri della mobilità, si possono applicare alle parti delle corte striscie immerse nel liquido, senza inviluppare il membroilHèro in una quarta fasciatura. Fàtlo così )'apparecchio, il membro deve essere tennto in perfetto riposo, finc:hè coll'essìcazione. non mostrisi la durezza e la solidità di esso, n ·tempo per ciò dipendendo dalla: c\ensità e qualità dei materiali, e dalla quantità d'ella sostanza applicala. Con due o tre strati di fascia tre o quattro ore bastano ; se si usano cinque o sei strati, con cartone, fe·llro, od un rnateriàle, assorbente, si richiedo no da ouo a dodioi ore. Nell'al'to infèriore di un adu!Lo sono sufficienti libbre 2 1t2 ili liquido e la ·metà di questa quantità basta per l'estremità superiore. Per togliere l'apparecchio esistono delle çlifficoltà, come col gesso, coll'amido ecc. ecc. L' acqua calda giova , ma il tim-ore di produrre delle scot.Latùre non ne permette Puso che colla più grande prudenza. A questo apparecchio, siccome sì usa per la fasciatura amidata, si possono appl icare le cisoie o il coltello . Nel caso ct1e la fasciatura di venga larga per djmìnuzione 'd t congestione, t{lgli andone una porzione e facen dovi dei buch si può allacciare come uno stivale da adattarsi al membro; oppure portando gli orli insieme, e mettendo una striscia longi· tudinalc, e questa stringendo con strisci e corte che circondino parz.ialmcnle o completamente il membro, l'apparecchio torna ad essere solido, duro ecl immobile siccome quando fu applica lo gulla· parte la prima volta Nelle frauure composte o nelle piaghe. facendo un punto sul le fasce sovrapposte corrispondciJle in forma e grandezza alle parti lese o malate e tagliando le parti così segnate, si ·possono medicare le ferite, o lasciando attaccata una porzione, sopra la frattura o la piaga si può fare una porLa da aprirsi o chiudere a volontà. Nell'edema delle estremità, nell'ar· trite cronica, nel piede torto, ed in altre deformità, negli apparecchi .Pe'r lussazioni ridotte, nelle Ji'atture semplici, composte e


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non riunite, nelle distorsioni, ed in vero ovunque si richiede riposo assoluto ,e fa d'uopo mantenere la immobilità, questo me· todo d{ fasciatura, giusta Derby, è a tutli superiore. ( Médical Thnes and Ga.zette, 1.2 no1•embre i 870 ). CASO llUPOI\'J'ANTE DI LESIONI l'ATOLOGlCHE JN COi'>i'>ESSIONE COU.' ARTI. t.OLAZJO~B iLEO FI':MOR.\LE nt.\u·r.\ . (E~TOZOl NELLA TESTA DEL FE ' )tORE) (;on consiàerazioni.

(Per it Chirurgo- Assistente d·i Siato Maggiore J?. P. STA"PLES) Da un .l\led ico pratico veniva inviato all'au~ore un individqo oucl'essero sottoposto a r,ura siccome affetto da reuma éro nico dell'articolazione della coscia sinistra con diarrea . Il paziente era allora moribondo; la diarrea era incessante e tale da richiainat·e tutta qu.aota l'attenzione del dottore Stàples, che perciò non diresse subito il suo esame allo stato morboso dell'anca. Entro qua1·antotto ore dalla prima vi ~ ita il caso terminò in modo fatale. Prima di cominciare l'autossia Staples ebbe ad osservare un tumore alquanto più grosso di una palla da giuoco occupante la r egione iliaca sinistra cd estendentesi in basso soLto il ligamenlo Jel ùuparzio. Rovesciate le pareti addomin:~li e tolti i tenui intestini si notarono nel tumore i seguenti rapporti. - Anteriormen te 'il peritoneo, la fascia iliaca, l'iliaco i utero o ed il nervo muscolo·cutaneo . Superiormente 1a piegatura sigmoidea, lungo il bordo interno della quale correva. il nervo crurale anteriore. Divisò l'iliaco interno si trovò cbe il tumore giace\'a fra i f(lscieoli muscolari del medesimo e l'ala dell'ileo. Esso era costituito da vecchio sangue o piuttosto da un grumo IÌbriuosò della consistenza quasi di cuoio, disposto in strati concentrici di un quarto circa di pollice di spessezza e facilmen te separabili. All'oggct!.o tri trovare il vaso da cui aveva proceduto l'emorragia fu falla una diligente dissezione, ma i tessuti essendo iofìllrati e generalmente malati, la n cerca fù infrnl.tuosa. Tolle le parti molli dall'ala dell'ileo, il tavolato illterno di quest'osso fo trovato estesamente ammalato. Alla sua supcr!ìcie notavasi ulcerazione cariosa, e la pìù lieve prc..;sione era suUiciente per penetrare nella diploe. Con tinuando la dissezione, si trovò che la carLilagine della sincondrosi sacro·iliaca era scompars~, e fra le oss11 in questa urLicolazionc esisteva mobilil(t. Certame nte, dice l'autore, deve Lcs~cre slalo duranle lo stadio attivo della malattia qui cl1e l'arcrJa ileo-lombare ebbe acl ulcerarsi c a dar luogo al tumore emorragico.


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L'aLLenzione fu richiamata dalla presenza eli una apertura della n lerna superficie dell'ileo di contro all'acetaliolo vicino; e tro· vando che1 11 dito potova essere st>into a tt·a1·e'l:'SO t•o·sso nell 'ar· Li.::olazirlh e ù'etlà coS'eia·, SLa)'>ì'ès fd 'ctmdoLlò àd' è'Satìllh:h-e l'articolazione più allenta-mente. Apranùo la cassula, uoa piccola quanlilà tu trovata di liquido del colore del vino di Bordò) di apparenza non purulenla, ma piuuosto consisten te forse di sangue di sorganizzaLo misto <~Ila naturale sinodia. Il ligameolo terete non esisteva più aiTallo, e la Lesta dell'osso e l '~ce tf•~\l lu,m era atTatto privo çli cartilagine. La sezione della testa c della p;H·Le troc;mterjoa del femore presentò Jo stato stliLo ~elle ossa aiTeue da malallia scrofolosa: la parle esterna era abnorme.mente sottile, mostrando scolor;lrnento giallo, il tessuto interno era cosl molle da rom1)ersi sotto la piu lieve pressione clollp dita o le cell ule et·ano piene di maleri<J oleosa. .Immersi io questo fluido oleoso erano da circa otlo a dodici ''CJ'mi parasìti. Al pt•imo vej.lerli Staple:; credette di aver tt·ovato uu uìtlo di vermicciuoli o lai'VC di qualt:he mosca dil)terosn. ma come non orav i apertut·a ncll'inLcgumcnLo o nella mem1H'ana mucosa alimentare, ~li risolvoue ùi fare un esame più diligente. Essi avevano una lunghezza ùi circa selle ottavi di pollice où era oo un poco più g1·ossi di un d1·agoncello maturo. Essi e1·ano in movimento aL~ivo, ma le loro contorsionl nou erauo cosl vigorose come quelle dcllù comuni larve, o eia queste diiieri\·ano io colore, il quale era un giallo pallore. Questi parassiti erano di eguale grossezza da una estremità all'allr' c nou si notava go nn ezza vcntralo od allra· Alla dissc;>.ioue apparivano composti di una membrana cstcrua iovoh·eule, liscia e luccute, c pr1va di uncini o spine. li conlcnuto della membrana era ùi u11 carattere omogeneo o granuhu·c, e solto uu potere di 2ti0 diametri non fu possibile vedere una struttura da potcrsi dC:icrivcro. Il caso n ~u·rato apparisce, rl(lctlo l'autore, di molla importanza per diversi mqdi . Pri mieramcnte il tumore, quale ò stato poco sopl'a descritto ò rm·issi mo, c sarebbe stato in vita di diffiCil issima diagnosi. La sua sede, la sua apparente connessione coll'ileo, e lo stato scrofoloso genCJ'alc dell'inllividuo avrebbe ginslilicalo il giudizio dia~nostico 1li un ascesso jliaco. In secondo luogo esso ro1·ma un hcll'esempio di malattia mollo estesa delle cartilagini <ll'ticolari del l'articolazioni dell'anca e del lig:tmento teretc senza suppurazione. È importante come uu esempio tli


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malattia d~Jl'artico):>,zione sacro-iliaca, di nn carallere eziandio J1ÒQ su ppura·u ~e. Apparis(;e non privo d'importanza siccome un esempio di ulcerazione di una ;meri a in una condizione morbosa delle ossa pelviche. Esso mostra che solto condizioni analomicbc meno favorevoli , ciqè coll'èlpertura di due o tre ~~cessi , tale èmorragj,a avrepbe potuto essere grave, se non fatale.. Spiacente di non potere ù:tre una più deLt:~gliata descrizione degli entozoi tt·ovati nella testa del femore, Slaples avverte solo che rwJ. 'lavoro del dot.tore Cobbalp su,gl}. entozoi si tro~~ Cl1e 1 sono i soli cchinoeocclli i parasit( che abitano nelLe ossa. Egli in''ila quindi gli elmontologhi a dirjget·e J'aL(cnzione loro e ri volge~e i l.oro stl.H;l ii sotto guesto aspetto alle ossa delle articolazioni ma'late di scrofola. (Médica.l Tim.es a.ud Gazetlc, 19 novembre 1870). QJ,JO TJl F'E(:ATO OI ~E!\LUZZO S.\I'ONinCA'I'O.

Il dottore Van ]}~n Corpu l, Professore di Cl,in ica l\Ieclica all'Ospedale S Giovanni di Bt·usselles, ha teslè pubblicato una nola, colla quale egli rende conio dei vantaggi notabili cl1e J1a derivato dall' uso doll'olio eli fegato di merluzzo sapooifica'Lò colla calce nella cura della tisì. Passate 1n rivista le relazioni pubblicate sull'azione benefica dell'olio di feg:Ho di merlttzzo c sui varii mozzi adollaLi per vincere. 1<1 ripugnanza, che molli ssimi pazienti sontouo•pet' esso' egli rifet'isce a!nuoì esperimenti, i quaii 110n sono che poco c.onosciuti, sebbene di un alto ''alore tcrapculico, che furono faLli nel 1.857, all'Osped<~lc degli Artigiaol di Moscou, di curare la tisi colle ossa calcinaLe. Di novauta donne eon esoavaiiooi 'l.nbercolari, veiii.icinquc lasciarono l'ospedale gnarHe, o in condizione almeno di salute relaLivemenLe buona Egli aLll'ilJuisce pure alla presenza de lla medesima sostanza nella · polvere di Jamcs « la sua efficacia riconosci uta in cerLi casi di tjsi, di cu1 Ja reputazione è giustamente mantenuta ai giorui nostri. • La medesima e(licaaia si attTibuisce eziarH.llo a certe acque minerali calcaree. Qome primo risultato dell e sue prime hwestiga~loni in ~ ues la direzione, Van Den Corput tt·ovòche laseguenLeformttlafol'mava U!la preparazione che è più facilmente pre:-a e che è -più efficace dell'olio PL'eso solo, e ne ha fatto molto. uso nel suo Ospedale. R. Olio di fegato di merluzzo 2a0, cloruro di calcio lj, , essenza di mandorle amare o an ice~ 2 partì. Se ne prendono due o tre cucchiaiate nella giornata dopo Hcibo, agilanclo bene ogni volta.la bolliglia:.


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Nel tetnpo eh~ Van Den Corput face\·a uso di que·sta preparazione, egli eQf)C occasione di osservare gli eccellenti rfsuHati ottenuti dal Professore Namias, alt'Ospedale civile dì Venezia, CO!f~ISO simultaneo del! 'acqua tli calce e dell'olio eli . fcgaLO di merluzzo e gli venne l'idea di unire questi due elementi di cu'ra i o U!)a combinazione solida, facilitando la loro ingestione ec1 assimi liazione. Egli entra a conside~are con una qualche esten sione i probabili effetti di questo composto sulla trasforniazione dci tessuti ; ma su ciò Iloi non crediamo ·di doverei fermare, preferendo piuttosto di dare la formula dell'autore t)er il suo jecoro 7c,a.(caire savon. Per ciò si prendono WO grarntni di olio di fegato di merluzzo puro da saponifiearsi in una consistenza pillolare mediante la calee idrata e poi da arom}ltizzarsi con '1 gr-ammo di essenza di mandorla amara o eli essem~a. La massa deve essere divisa in boli di 25 o 30 centigr;;~mmi, che possano essere involti in una miscela di. zucchero e di polvere d'iride, c r icoperti, se si vuole con tintura eterea di tolu. Di questi boU se ne danno da sei a dieci il giorno, due alla volta, immediataruente do-po il pasto. In certi casi col savon si può associare la mor· fina, l'aconito, il giusquiamo, od altra sostanza che sia indieala. Soggiuoge il professore di essersi risoluto a dare pubblicità a questo nuovo modo di trattare la tisi soltanto dopo che ha potuto verificare, per alcuni anni, e sopra alcun~ centinaia di pa~ zienti, la favorevole azione di questo medicamenlo, paragonatò alla cura col semplice olio o con altri agenti terapeutici, e dopo che hl! ricevuro ·Ja favorevole teslimonianza del suo benefizio da quei colleghi, cui egli aveva comunicato le sue idee. 'Senza pretendere in alcuna maniera di riguardarlo siccome uno specifico, e meno ancora come infallibile, l'autore dichiara di essere in una posizione di affe'rmare che questo metodo, aiutato da tH1 convenevole regime e da condizioni igieniche, ha il fondamento del ragionamento teorico razionale e di un sufficiente numero di fatti da permettere di ricavare conchiusi'oni positive. È specialmente al principio della tubercolizzazione che il savon riesce,di reale utilità. Amminis.trato alla prima comparsa déi sintomi della malattia e continuato per un periodo più o meno lungo, ser:onrlo i soggetti e secondo specialmente la natura o il grado della 1esione, Van Den Corput ha quasi sempre trovato che esso ritarda il progresso della malattia, corregge in un modo nota· . bile la degradazione organica e, conseguentemente alla modifi·


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cazionc del processo nut.riLivo, conduce talora ad una guarigione, o almeno ad un arresto più o meno prolungato dèlla evoluzione pa_tologica d.ella tubercolasi. Ad un periodo più~ avanzato, la sua azione, sebbene meno efficace è .paruto che mitighi in una maniera rimarchevole alcuni dei sintomi. Uno degli etfetLi i più evidenti è quello di dimilluire sensibilissimamente la tosse d-'espettorazione, di moderare la febbre etitica, e di ricondurre la forza al suo stato normale favorendo Ja· nutrizìone interstiziale in una maniera notabile. r vantaggi diretti deÌla preparazione come un agente terapeu· tico sono la forma solida ed il gusto leggero e non spiacevole. 1n conseguenza della più facile ingestione ed assimilazione, esso non disturba gli atti digestivi e non da luogo a diarrea tanto spesso cagionala dall'olio di fegato di merluzzo. Tuttavia quando dopo il suo ilso prolungato es:w incomincia ad eecilare lin certo grado 'eli re-pugnanza potrebbe essere sospeso per alcuni gìorni ed in casi tali potrebbero essere associalo al sapone con vantag. gio la pancreatioa o gli ' amari. La preparazione è indicata quando nella tisi molto avanzata lo st:1~0 ellico è grave e gli organ~ di· ·gestivi han già subito serie alterazioni. Es~a vuole essere sosp~sa ezfandìo qlian,do esiste emottisi. Purèaneo ,nel lérzo periodo della malaltia il savon :jeco1·o-cctlcaire produce io molti casi una maI'Iifestissìma sedazione della maggior parte dei sintomi eLiei. Non da capo d'ordinario la diarrea cessa o diminuisce, l'esacerbazione serale della Lempet·atura declina, diminuiscono il sudori colli· • quatiyi, e il peso del corpo aumenta sensibilmente. Talvo]La è sembrato pure che il rimedio dopo un lungo uso abbia condotto alla cicatrizzazione o alla disseccazione delle cavità di media grandezza. È specialmente nella Lisi ~orpida, in quella forma clie ha per base il linfatismo; dice Van Den Corput, che costituisce-i[ suo più comune aspetto, specialmente ·nel nostro clima, e che è solitamente accompagn'ata dalla hypha-emia, che io ho trovat'o il scwon dl v,era ùtililà. A lui è sembrato che no.n esarciti reale ellioacia nella tisi acuta, che fo1·tunatamente è <lliezione mòllo p1ù rara. La dm·ata della cura, che può certamente essere p·roluogata in. modo indelinito, · varia, per regola generale, da sei settimane a tre mesi. Generalmente, dopo due o tre settimane, il gorgoglio diminuisce, la tosse si fa meno frequente, l'espettorazione 'è moJificata, e dopo un certo témpo, la febbre cessa, o almeno diminuisce. L'appetito è quasi sempre conservato od anco aumentato. - (IY!édical Tùnes and Gazette, 26 novembre !870)1


496 CoNTRIBUZIONE AL TRA.TTA.MENTO D:F:r.L' EPU.F.SSIA

(Dottor flmumL) . Dopochè il profc~SQre Oppolzer ha espre~se le sue op1moni sqll'essenza e stilla cura dell\lpilessia, l'arte e la scienza spuo • . ~ensipilqJC nte pl'P{;l'edite rolqth'atp-en.t e a .ques;to morbo:,. Invero dobbiamo ancora una voUa rinunciare colt.: illo l . .s~re clinico alla disamina delle opinioni varie sull'essenza e sulle cause dell'epilessia nè tenteremo di co11fcrmarle o contraddi11le. Ciò nql]ameno . quel gElnerale pripcipi o per li quale si consi~e·ra l'epilessia come una siplQltanea afl'czjpno . del cervellb e del midollo spinale fu messo in tutta evidenza dagli espel'imenti intl'apresi in proposito in q1.1osti ultimi anni; esperimenti che misero ancora fuor di ogni d~;~bll i p esser~ la e pilessia una neurosi vasomatrice del cervr;llo, e c!1c l'aFce&so sia determinato dallo spasmo vascolare, dalla contJ'azione <lei capilJnri e delle nne della metà in:feriol'e del corpo. Pet• ciò che riguarda i moderni progressi nella terapla del mnl oadnco, possiamo dire che ogni gi orno qualche spe.cialista più o meno scientifico si annuncia nei giornali alla folla dei creduli quale scopritore del tanto sospirato rimedio. Cib nulla ostante una raziunale curà di qutsta grave mnlaltìa non ha. mai esistito ftn cllè lo scienziato non acquistò un chiar0 concetto sulla sua natura, sull'essenza e con{lizione di svilnppo; è indnbitato che solo la esatta conoscenza clel processo patologico, come pure una giusta valutazione dell'azione :fisiologica dei mez~i torapeutici pùssono scrvirèi di g uida pella razio nale terapìa òi un morbo. Pertanto fino ai nostri giorni, l'applicazione di mezzi curativi contro l'epilessia dovea restare un atto purament.e empirico senza clto con ciò il medico abbia mai potu to fars i una pit) chiara. idoa s uJ processo dl guur•igione quando ' per llzzardo il' mozzo impiegnto ottene,•a il de-s iderato scopo. Non è nostro disegno di fare una rivista critica dei metodi onratiyi e medicamenti svariatissimi, c veccbi e nuovi che fnr.c;;no ~c ntati nel t~"flttamepto ciel!'epilessil,l. ; c~ p~r~u~ttc.J:emo soltanto di r~ccomandarq la considerazion,e dell1opilessia sotto un punto di vista tutto nuovo, il quale benohè nulla presen t i d'assr,>Jqto ne,i ~uoi effet~i e nel suo valot•e pqtè solta.ri~o in ane@,t.i ultj,mi te.mp,i Mfo~re es,attamente 1)-ppn,ezzato. Cq!l)~ os


·1.97

serva il professore Oppolze~', la terapì11 1causale merita in primCl luogo l'appr ezzamento del medico scienziato, poichè dessa può rallegrarsi dei più felici successi e talvolta anzi rende superflua la cura specifica. Quando si possedono a sufficienza lo causali indicazioni e che ciò nonostante i buoni risultati si facciano a~te~dere ; oppm·e, supposto che la çausa ' prossima da noi conosciuta sia insufficiente; ovvero, come è il caso più feequento, af\atto sconosciuta, il còropito del medico in facci~ alla mala ~tia è 111ello d'intraprendere un processo curativo razionale, e ciò tanto più quando il ca~:~o morboso si presenta accossibilo alla torape~tica . Nell'ini~ì~re nna cura contr:a l'epilessia si presenta al medico razionale il problema seguente; la natul'a dol morbo epilettico, che consistt in un'angioneor•osi del cerve1lo, -può Jqrci qualche indi~\o l per Ja forma della spa r~:.;ionale t~r;~pil~ o qualo sarei.Jbo qulsto indizio ? Lo spasoo vascolare o :togioneurosi consiste in un eccit-amento dei oervi va.scolari, per il quale ha luogo una spasm~dica COQ Ll'ar.ion~ dei rn uscoli vascolnl'i con l'i Lartlo o arresto èjellu circola7.ion sanguigna in una dala parte. La convulsione cpjlettica prG'iene da un'affezione di quei net•vi che animano i vasi coJ•eb~li, la contra~i..mo di ![Uesti vu~i ha per immediato effeLt.o undpiù o meno estesa nnomla del cervello. Lo stato anemico dl cervello non può cct·tamente essere assoluto nel caso d'ep~ssia, perchè a ~alc condizione succederebbe necessariamerit.ela paralisi cerebrale; ma in seguito ad un'anemia circosorittj possono insot•gere disturbi cerebrali di vario grado, como quel che vengono osservati nei casi più- o :nono gravi d'epilessiajLe rece-nti indagini non cl banno ancora spiegato in modo de~ quale organo del sistema nervoso costituisca la immedi~,a.-origin!) dei nervi vasomotori, ma un tal quos ito nqn ba grnnp ·impo rt~l n<~,a per il medico pratico, e le inclica.~ipni ternpeuilùe hmangoot• sempre le stesse sin che si consideri il ~orno Ammone come il focolaio morboso dell'epilessia come pensa iltrofessore Benedikt, sia che l'irritazione angionfljlrotica dee 1opiJaia. abhin ol'igine clallu minnlla oblnngat a çhc ql'organo designnttia R osenthal come il centro del sistema vnsomotoro. In ogncondizione, lo scopo di una razionale terapia è q_uello di rimovÌ per serppre la spasmo vasoolare c,b.e 6 la, c~u sa

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prossima del morbo in questione. Ma la rimozione dello spasmo, come abbiam detto, deve essere duratura, chè il sedare il fenomeno per un certo tempo non equivale a una radicale guarigione, ma piuttosto a troncare un accesso. Pertanto se il medico s'adopra alla ricerca di un mezzo che guarisca durevolmente l'angloneurosi in quella confusa acc:nzaglia dei medicamenti e dei metodi raccomandati, egli deve attenersi alla patologia e terapìa comparata come la più sicura l guida per una scelta felice . Voisin e Lionville riuscir ono con lunghe esparierze colla segala cornuta ·alla convinzione che la febbre derivi da un'an·eziono dai nervi vascolari. Lo stadio iniziale del f1eddo è provocato da contt•azione dei vasi meccanicamente p•odot.ta dalla irri tazione dei nervi vasomotori; il ft•eddo non è cheun o spasmo vascolare, il rilasciamento dei net'vi vascolari co\secutivo al sopt•aeccitamento è la causa prossima delJr, dilataz~ne dei vasi, dalla iperemia e della stasi dei medesimi, dell'am ~i amento ed accelerazion e del polso, del caldo e del sudot•e. hattanto la cosl detta febbre essen~iale della quale 01·a speci al Jente lntendi~m.o parl~re ci offre un singolare fenomeno, il ~~, sulla ~.i cut forrnazwne come ptu•e sull'essenza clelia mal,Uia le piLt rer.enti ricerch e non hanno potuto fino ad ora nula conchiudere, non ostan te che s ull'eziologia dell'affezione libbiano tolto · ogni dubbio. Consideriamo ora il principale momento della 1bbre essen:!i ale in rapporto a quello del morbo epile ttico c ~ si farà manifesta una certa analogia tra le due all'azioni, C\).a differenza che nell'epilessia havvi pr<walenza di fenomeni p~ parte r.lel sistema nervoso, nella febbt•e dominano quelli delsistema vascolare . Nulladimeno si potrebbe, non badando tr~pl> scrupo~losamen te all'esattezza dei limiti, considerare l' ep~rs i a come un'angioneurosi della metà superiore del coPpo, la ~bbre una angioneurosi della metà inferiort?· ComuniJ.Ue si a, vi s\o sempre alcuni p unti d 'analogia fra questi morbi , ambidue lanno origine da una affezione dei nervi vascolari; ambidu1consistono in neurosi vasomotrici e ambidue si manifestano c01parossismi a frequenza più o meno tipica, i quali fin iscono ~l rilascia· mento dei nervi, dei muscoli vascolari e eonsectlvo sudore.

I medòcò di tuW i tempi nono oonoordò nell'artteco che


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il ,sudore, che mette fìne al parossismo febbrile unitamente -a;ll'aumenta;ta secrezione• d'orina· determini la risoluzione e la guarigione d~lla ma1attia quando .questo fenomeno ha t utti i caratteri della crisi. Nelle acute o croniche aft'ezi<rnì il sud6re -\' . .è :r:~tenqto ,quale fe nomeno crit\co specialmente Sf3 insorge dopo unact cer.tà esacerbazione. della malattia, sè viene in tempo, se è generale, ' abbondante, di qualche durata e se lascia dopo di sè _nn mitigamehto dei sintomi morbosi. Per 'rjg uarcb ai punti d' analogia èhe no1 abbiam rimarcatp fra i due morbì, il' medico è indotto a farsi involontariamente la domanda? il 'sud_0re che comparisce alla chìusura d~l parossismo epilettico non potr/ebbe a~sumere sotto certe .condizioni n-caratterè .dèlla di.afol'esi britica, da e-ssere percib conside~ato come sjn tomo 1 eli buon. aug.ur'ib, come a t utto di ni tto ~i C•)nside,r:a nella fe bbre~ La ris-posta/delle mecliche autorità. su questo soggetto è quasi 1 umversa . l men e nega t'1va. Lenti n ed .1 Itri ammettono bensl una crisi · per ogn'i accesso epiiettico, ~ una crisi ' generale in rappor to all'e,sse.nza della affezione è j~ loro n~gat·a . Oppolzer non annette al sudot~e )a men~ma impfrtanza, ment re, a suo parere, _q uest_ o ~en omeno $a:rellbe provrcato da una cam;a tutta meccamca, cioè Il grande ,eccjtamento· ifl cui trovasi l'intei·o orgànismo durante l'accesso. Cer•tamen,tJ che si aLtribuirebbe a torto un carattere . critico l . al sud.ore derepilettieo quando si volesse conside1'are Ja crisi · colle idee d1la patologia umorale, e r !sgu!_trdar e il sudor,e come un j)roeesso d'eli min azione; l'ep ilessia non è certamente l'effe~to del_J 1 prese n~~ di materiali morbosi pe.1.1etrati nel c~r­ colo 1 rruah lolla criSI del)bano essere espulsi , dall'economw, ma noi- ci }ermectiamo eli esprimere la c'onvinzione che il s_ig~iil.~ato dJ'{a ' cri~i t: del criti?o sudore_ sia pre~a .in troppo 1 l~m1 tata c qns~leraz10ne, e che 11 s uo v:alore, prme1palmente nt?lle nevrosi Ìiverse, cl'ebba essere r icercato in un a.ìtro modo d'~zione. La gJnerale esperienza ci ha fatto '17ederé che i cliver.s'i r~1befacenti cutanei, i bagni hanno una potente azione reat· t1va ant.agonis:l ca al sistema nervoso centrale; ora dirnandiarno noi, ~ln ecc'it,dnento dell'attività "cutanea con . sudore critico ~,o n ~i .rip~ :c 1oterà n q u~lche ~ffetto . sui n-ervi .periferici 'é, da quest1 s11 cen tr1 n·e rvosJ? No1 crèdJamo che SI, avèndo più volte sj)J.imenta:to a su_fficien~a, c)i~ il sudoi'e ~_pi;~.t\!~o

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rimane senza effetto sol.t anto quando non assuma tutti i caratteri della diaforesi critica. Dal :fin qui detto emergerebbe il vero compito del medico razionale, che in questo caso sartlbbe impartire alla diaforesi, il più delle v.olte insjgnifìcante nell'epilessia, quella in tensità e quelle rnodifìcazioni che le da!·ebbero l'impronta di una cri si orde po ter contare con Jìducia sui suoi eft'etti nella epilessia nello 's tesso modo con cui si consider'a la sua benefica influenza sulla febbre . Egli è chiaro çhe questo intento si raggiungerebbe con tutia facilii.à se il medico fosse capace di dare all'epilessia il carattere di un p1·occsso febbrile per poscia iniziare la crisi curativa. Il valore di questo attq fu r iconosciuto dai più illusb'i medici di tutti i tempi. Già Ippocr~te , il sagace .osservatore della natura disse, (eb;·ù

spasmos sot'Uit.

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CI-\?Ì s.osteneYa J;!Ure Boerhave «può accadera., egli dice, che la febbr~ abbia un e1Ietto salutare» 'può adunque in certi casi diveniar desiderabile l'insorgenza di questo feno\neno . A que:>ta sentenza Virchow fa . seguire i suoi autorevoli commeuti ; secondo questo sommo patologo, cer·tc secrezioni, principalmente quella del sudore e dell'urina .possono sopravverire quali potenze che ristab ili sc::~ n o l'ecluilib1·io nelle funzioni di;t.urbatc, vale a dire quali ag·onti critici, orpu r'e tmclJe come eqetti del r is ta· bilito e' rirtforzato· equiHbrio cio~ come feti nmeui gnh\gonistici e di rèazione, sot,to il cui inftusso cede il snpraecc taroento e la tensione del sistema nervoso centr•ale; e questa è la oondizione per la quale al d"sordine succede l'equilibrio tri gli atti fun _zionali. Se inoltre Vircbow ci afferma che qualmque affezione può diventare febbrile, come ogni disturbo può' assumere la forma di febbre non ci resta che studiare il come possa mutarsi !_',epilessia in nn processo febbr ile. l ln fatti si t~n~ò da moHi eli cl:n·e la forma di fibbre al morlJo epilettico, m a ùisog·na' 'pur confessnre che a tàe scopo son,o stati consigli ati i lllC%ZÌ più stravaganti e paradlssali. Gr6ssmutterchen raccomanda rli mettc1•e il plzicnte a letto in compagnia d'altro ammalato nffotto da febbre periodica nel tempo del parossismo febbrile. Altr•i consigliato di !JOrtare l'epilettico in un luogo di mal'aria. A questo riguat•clo gioverà ricordare che noi abbiamo osserva~o un epilejtico veni•·e l'ispal•miato dagli: ·accessi del suo nnde durante i/ suo soggiorno dir più mesi in regioni palustri, ma che gli accjssl ritol'narqno colla stessa forza e frequenza çli prima no.n a1pena egli fece r itorno ai suoi patrii ro•mti. Schade facevi\ porre il malato per un'ora e rm~:zo o due in un bagno freddo c subito dopo lo metteva in un lettocaldo allo scopo di eccitare una artificiale febbre a periodo o soltmto por imitarla. D11mas ed nltri tentaronq di d(tre una cert; perioclicità al parossilìroo col regola:çe le sue cause occasionaliper p oi cut•arJo coll'auh'ilinistxlazion'e del chillino: ' ..

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201· Dall'aver noi dimostrato che l'epilessia, benchè priva atf!'.ttQ di forma fèbbrile deve esset·e p~1re 11iguar data como un disturbo del sistema vasomott•re sotto il rapporto patogenetico simile alla febb1•e, ne deriva la giustn conseguenza di dovere equiparar.o l'origine del mal caduco ad nn processo febbrile, e per riguardo alla terapia non ci resta alteo che additare il modo di pl 'OYOèàrè una rèlativa crisi comé in 11na vera piressia. A giustificare qu~sta idea contl'ibuirono già i pratici con mo~te e sv-ariate esperienze. Btirger voleva provocare una diaforesi critica coll'infuso di artemisia vulgaris. Anche Lentin raècomandò <.li coadiuvare coll'uso dei diaforet1ci gli sfor;.:i• èPitici dell~\ natiura. Ma l'esperienza ci ha già insegnato che col prnpinarè bevande così. dette sudorifere di rado e sòlò eccezionaln'lento si ottiene la diafo'l'~si critica;· o ci ha dimostr•ato in vece che ben più facilmente si raggiungo lo scopo con quei mezzi che agiscono come p'epturba'tori dei centri nor vosi . Nel trattamento délla febbre i medici sino ad ora hanno riposta la loro fiducia quasi esclusivamente su due medicamenti, cioè sul chinino e s uJl'.arsenico. Le ricerche farmacologiche di questi ultimi tempi hanno a sufficienza dimostrato il grande potere elett ivo dei s udde tti mezzi sullo spasmo vascolare· E) specialmente sugli organi del sistema nervoso centrale. · Per analogia d'e ffet ti, il medico fu ragionevolmènte indotto a impiegar:e contro l'l:lpilessia quei meni che tanto efficaci si mostrarono contro l'Mgionemosi. Vediamo infahi •in t ut te le opere che tràttano di terapeutica e materia medica raccomandato l'uso del chini no e dell'arsenico. lVI a dobbinm ossèrvare che i medici· sino ad ora nun si sono a tten uti ad un è~atto n:etodo nell'uso di questi mezzi, e noi ci permetteremo di inl.lJèare étuèl ,modo d'arnrninis,trazione che in numerosi casi. della nostra pratica ci è sembrato più vantaggioso. La cura razinnale dell'epilessia si eli vide: 1• in. cura preparatoria o i oiziativa; 2~ cri ti co-specifica; 3'' cura consécn-ti'Va. Prirno cotnplto del médico pratico sta nella: ric~rca ;delle cause,. cioè ~ello svilu pp.o genetico del morbo acciò poter procurarsi uh giusto concetto delle indicazioni casuali. Se si ries~e a so1ldisf~tra a questa prim a indicazione, e se si eb~e riguàrdo a tutte le condi'zioni ìn quanto al regbile diete.tJCo, 'no~ dobbiatYJ.o volgere la nostra attenzione, perdtwando gh access1, al mQd<> più conveniente a mitigare i lUedesimi e provocare la lor o risoiLlzion:e r:ritica. ' ' A quest'uopo corrispondo, a seconda delle individuali indicae zioni l'inl'~ so • di valéiana, gli acidi deboli , i sali purgativi e c?n magg!or vantaggio le acqne l!linerali pLlrgative di Ft>iede!'Jchshall, Kal'!sb~ld, Bitterwassei, i bagni ·alcalini, i bagni ,di mare, la doccia e simili. Coi mezzi ora accennati si ottiene un -à'bbassamento della e'éei'tabilità nervosa e moderazione degli


20! accessi ; alle quali modificazioni il più dellle volte corris p on d~ una rli mi nuzi one di freq uenza e comparsa del carat tere t ipico'. z• Allo scopo d'inir.iat'e un Vè['o, processo critico noi r n.ccomandi amo il seguen te metodo che cvtTispo:Je alla nostt•a pt'atica : Dopo un accesso epilettico il paziente saril. spogliato c messo a letto, ~l i si propinerà una dose di chinina - da lO a 20 grani (per i fanciulli·relativamente minore), sciolto con cinque goccie di arsen iato di potassa in una soluzione acquosa, dopo di che si coprirà bene l'infermo c si aspet.ter à che insorga la diafor esi, la quale incomincia di solito dopo mezz'or a o 3[4 d'ora. Durante il sudore, l'infe rmo dev·essere assistito con ogui cura e per moderargli l a sete gli si amministreranno bevande tepide. Non si per metterà il cambio della biancher ia che quando la diafor esi sarà protr atta pet' parecchie ore ; in tal caso il pa:.~iente sarà provveduto di biancheria asciutta e calda, e poscia t Pasportato in un· al tro letto r iscalda to ; s~ cer cherà i n a ppresso di r istabil irne la diaforesi con the caldo valerianato . Se coi mezzi suacceonati non si ottiene ancora il desiderato sudore critico si provocherà i t medesimo per mezzo di inviluppi idriati'ici. Quando le condizioni speciali dell'in divid uo non permettono F nso di larghe dosi di chinino ed arsenico, potr·e mo ap plicare q uesti medicamenti in dose più piccola c pi ù r ipetuta si no .ad ottenere la diafor esi. Finalmente, allo scopo di prolungare convenientemente la diafor~si già iniziata potrebbe sorger l'indicazione di amministrare due o tre altre piccole dosi di chinino ed arsenico dopo la prima. Nei casi p.iù fav<•revoli, la cri.s i provocata h a pet• elfo t.to una complet.a g uarig ione di questa ostinata malat tia. Nei casi meno felici i parossisroi vengono notev()]monte mitigati, e ritardati ed allora non resta pel metlico indicazione migliore che d i proTocare il processo critico ripetute volte sino ad ottcnel'c una r adicale guarigione. ~1° Se dopo la comparsa tiegli accidenti più g ravi con tinua qualche r esiduo del morbo sotto fo rma dì più legger i fenomeni (peti t-mal) come per esempio, vertigi ni, eccitabilità nervosa, sogni penosi, cardiopalma, tremore e simili, torna giovevole l'applica:.~ione­ interna del bromuro di potassio in dose mediocre (sino a l O gr ammi), nei malati deboli il chi nino, nei robusti l'infuso di digitale con clor ato di potassa ; tali sono i mezzi che secondo Ja nostra esperienza banno il potere eli allontanare presto e per sem pre quei r Jsti eli angioneur0si. Quando affezioni o eomplicazioni del processo criti,lo perdurano, come stitichezza ostinata, dispepsia, disturbi emorr oi darii o menstr uali, discrasie artritiche, sifilitiche ecc, dovr emo rivolgere su di loro la nostra a ttenzione ed opporre loro nn a corrispo nden t,e cura.

·( W iene,· M edi:1. P1·esse).


!03

li.YVIS 'I'A. BIBT.IOG R &.F I (J A . SAGGIO DI UNA ESPOSI?,CONE SOMMAR IA DEI PRIMI RU1H111ENTI D'I· GlENE llflLITARE PER, GLI UFFI GIALl E SOLDATI DELL'E SERC l'IO SV17.ZERO.

{Per il med. divis. dott. ALBERTO WEINM:~NN).

Coll'iuteressan to opuscolo pubblicato sotto questo titolo l' autore non intende toccare gli ardui pro blemi della scienza igienica nè tampoco aggiungere nuovi articoli ai sanitari regolamenti. Egli non arnbisce, con un la voro che modestamente qualifica d'incompleto, contendere in merito coi moderni man uali d'igiene tan to prcgievoli per abbondanza di materie e scientifica trattaziane, ma s uo intento principalissimo è quello di porz•e nelle mani del soldato i me7.zi della propria fìsica e rcorale educazione interessand olo a mettere in pratica i dettami di '}uesta scienza. Merita poi speciale attenzione l'indirizzo tutto nuovo del lavoro e che si scosta alquanto da quello degli usuali trattati ; l'autore vi oròette l'ordinaria connatenazione degli ar· gementi per far risaltare viemmeglio il nesso della ' pratica colla teorht e dettando l'igiene al g enerale, al solclatG, al legislatore a1 cittadioo evoca tutte le forze vive della nazione a quell'operoso concorso senza del quale vien meno al suo scopo qualunque legge, qualun que istituzione per quanto ben i ntesa e opportuna. Cooperazione spontanea dell'individuo a nntaggio del com~me bene, ecco il concetto dominante dell'opera e r:he da se solo basterebbe a renderla pregievole agli occhi del medico e dj quan ti hanno a cuore il benessere del soldato. Per•taoto crediamo opportuno far conoscere il piano di ' questo lavoro riportandolo succintamente nelle principali sue parti e omettenrlo tutti quei precetti e suggerimenti d'un interesse puramente nazionale perché applicabili soltan to alle condizioni politiche e top'~gralìche del paese per il quale il libro fu scritto.

I nt1·oduzione. Igiene e medicina vengono spesso reciprocamente scambiate· Esse invero sono scienze affini e tendono alla stessa meta ma la v~cchia medicin a combatte le affezioni già .stabilite me:1tre la gro"van~ igiene ne i111pedisce lo sviluppo allontanandone le cause . . Ogm osservatore imparziale e spassionat.o si è Mmai conVInto dell'in$ufficienza dei nos tri mezzi curativi: ond'è che l' attività di molti scienziati moderni si è tutta rivolta nel indagare le cause. morbose e ri muoverle o paralizzarle con opportuni pr~nedu~enti. L'igiene militare sorso e si sviluppò in egual m~do. L'1~1portanza dei pt•ecotti igienici era pure apprezzata dal grand1 capitani degli antichi tempi; pur t uttavia. non fu che dopo migliaia d'anni e millioni di vittime che la statistict\


20, colle sue inesovaNli cifre addHò agli ese1•citi H loro più :fiero e insidioso nemico, le malattie. Dopo le g uerre èhe funestat"ono quest'ultimo decennio si eObe finalmente l'irrepugnabile prova cbe v~spettando i principii d'una lluqna igiene, le malattie se non ~e qo rle l t utto vinte sono per· lo meno in,d ebo~ite, c solo da nn ,l tal O{JOCa questo ramo della medicina ebbe veràmentc il pvsto che marita - L'igiene è la scienza dell'avvenire tanto per il cittadino c'he per il soldato ·- Alcuni esempi baste1·anno a mettel' vieppiù,.in luce la verità di flu~sta sentooza. Di :309,268 francesi ·che presero parte alla spetlizione eli Crimea ftll'ono curati alle ambulanze e agli spodali 436,144 (1), morirono in seguito a malattie 75,000 ossia 24,1 p. 0/o, in seguitn a fel'ite .20,600 cio~ 6,4 p. Clfo. Gli stahilirnenti ·sanitari dell'arn)ata inglese in Crimea che C@ni.ava 97,8134 uomini ne curarono in tutto .218,952 cioè 89 p. Ofo ammalati, ll p. O/o fel'iti i morirono per malattie 17,!580 (17,9· o Q), pel' t;erite e tl'anmi djversi 4,002 ossia 4,7 p. o;o. I'na i 200,000 francosi spediti in Ita lia nel 1859 arnrnalat•ono 11'2,476, furono feriti 13,474. ,~ Queste cifl'e ci danno a constatare un f<~tt.Q fnrso a taluni sconosciuto, che le malattie fanno nel!!.) a~niatc 110 numero di 'litt.ime· quadr uplo di (luello che pl\Ò rar·o jl.ferrp nemiç:o. Se d'altra parte vogli!\mo vedere gli effetti dell'igiene mi,Vtat•e consultiamo ancora la statistica. Dall'anno 18.29 al 1838. !a mortalità dell'armata prnssiana et'a di 13,8 per· mille, attualme nte non è che .di 9,19 per ~ilio , ao:Gi nel 1$68 si ridusse a· 4,2 p. 0/00· Ancor più eloq\.òente è la statistica dell'armata inglese in CrimEla- Nei pt·imi sette mesi la mortalità ascese a 60 p. 0/Q. ma dopo che ebbet•.o vigore i pr·ovvedimenti sanitari J:\On attnati al pr·incipio della: campagna la ci f1'a clelia mortp.l i tù. si abbassò a 11,5 O O (Neundorfl). L'igiene militare deve non solo trovare il posto che merita nella patria legtsla7.ione, ma deve essere compresa e rigorosamonte osservata dai capi. Nulla di pit't assurdo il dire, come in questi giorni »i asserisce da talnni, che l'osservanza dell'igiene sia di pregiudizio a una buona tattica militare i non v'ha dubbio che in casi eccezionali il benessere del solù~tto viene giustamen,te posposto alle esigenze della strategia i ciò non esclnde però il dovere nei capi di dare ascolto, quando lo po!;sano, ai suggerimenti dei medici mrlitari e se è un errore lasciarsi cogliere in Ùn agguato 9 affrontare forze nemiche pt -.lpcmderanti, senza forti motivi, sarà un err·ore non m0no deplvrevole occupare un luogo insalubre, estenuare seu:Ga bisogno i (~) Lo stesso soldato entrò ]Jiù volte all'ospedale, ml)ti,·o pet· cui il nm;n~t·o tle$li etltr<tt.i ò \i\lpflrio.~·c a quello rlèlJliyttero esercì to.


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Mi.. ,.~ . l~~ci~r I ~n_gl).!r~ le lP~·? . rp% ali1, ~ ~~i9h; ..fqr;z~ go11

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;:C.pJl~Jtat.o, .~<?ra~e di ~ t;H'ar~.pata ,vQ di',Rar~~ pa~so 'col .n:~ico - :

Rta!~l)re, ) .~.n~rg!a, .morale H) una tr_uppa, z~à stremata , per fi-

~j}J.~ . $.f~il'~f:rn:~e ,è ·~mnr.~§ a, nh\ che ~ifitèFrJ ,di~per~ta.;' l\l;~ ..se avremo provveduto efficacemente al s uo l5en esse::e, 11 coraggw, la fì.ducja e lo spiritb • guerresco! nen le faranno difetto almo· m ~pto/ del!;azio.ne e potr an n,o deçider?, delle sorti ·d'una battaglia. . L~u:'fl.c.\o . dell'igi~(:n.e mHi_tare .~. tuWiltç? ~~e Jacilt ~,;<<'qlD,I_>Ìr&i, ~l ,che ,D)l;n , bastan.o le.. mrcoJ·a n e· g-h orçlun coa~j)..uvatJ an.cl;te d:a. J~_fl'ea , p iscipli l} a, l'Ulf t.uttj, le.gisll\tpr,e , ~ up'eriori. . e ,SUÌ)Ordi­ IJ,att devono , concorrer.e'' colle , prqprìe· forze al consegtJ,i mento 1el cç>;~u~n~. scopç . l!). • qqesto mod:o ~. non altrimen.ti si otte.r raJl:ll~ p.o~itivi risultati. 11

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LA'i.yE'ÒISLA:ZIO;NE IN RAPPORTO ALL'IGIENE MILITARE.'' •

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Abilità ql se-rviz.io.

, ' Da una buon' a conformazione del torace devesi arguire delia 1

ca pacha: , agH sforzi :fì:sici\ og ni di-fetto ·!'l~ll'aréa del torace è s5~m phi' l'esjH'essiO'ne' di ~'efì.'cienté foria c'òrpore'a e impedisce ohe ~o stesso· sviluppo ' J:!lu'scolare·, c.he, si fa in seguito ai rriili .. t ad esefocìzi, raggiunga 'ii gra:do richiesto. L"lisd dei na~tro per la. misur•a del petto non ci dà che dei valori approssimativi ih eatts-a del1a s.u a estens~bili tà, oltrechè le masse muscolari e la sp~ssezza d:eU>.adfpe pos'sarìb in cl urr~ i~ perito in errore. · E n!ecessa'ri6 ' m ettere in rela~ione l'am'piezza toracica colla statura, potendo un uomo presont1J.re 'il perimet.ro toraci'co richìesto ·dalla l;ègge e avere ttittavia: iln petto stretto relatival'\lé·n·te' a1la Xnngliézza ' del suo corpo. In un ~oggetto bé'n confortnl)';t6 quèstirapporti' ri ò'n mancano mai,' e osservasi d'ordinario cbe jfi ]Jerimetro ·s orpassa di 1 a 2 polli'ci la metà della statura . . Non gloval)o gl'i esp~rimen'ti instit~it:i a: dE!termi nare la ldngh:ezza 'de1le re$-pirazioni e la quantità dell'aria i'nspirata poichè !.l loro 'ri~ùlt-ato" è troppo s ubqràinato alla buona volontà dell'i a..diyidno; dicasi Io stesso. per la misura della forza muscolare. E Uli •érfore 'H credere che il servizio nell'arm·a di' fanteria ~i'a·''it "!J}~rlo gravoso; al contrario l' u~mo soppor'ta le maggiori f'ati'cbe ' neÌle ~~marcio e col carico dell'armi e del b'a gaglio, la ~aval~etda, l'artiglieria; il treno ' ed• altri corpi sceiti s6b6 per questo Hguarao in éondizioni morto più vantaggiosé' ; ce lo diJU,ostra chiar\).mente il presente qufl;dro della morffalità media 1 dé!P~rmata piilssi~na nel ' periodo 1846-·]:863. 1 ' ' Fanteri'à: . . . . 9;2!)· p. Oio Cavalleria . 7,98 » Ad igl'i:eria!' . 7,71 >} 'Genio . 1 rr · · ·. 7 'Ji2 » Tr~nò . . . 5~'19 >> Questa J;Jr'eponclerante mortalità neH'a:rm'a" della" fariteria non ' •Jiotnale rÙ l!tedio. milit. 18ì l. H.


2Ò\ 4' éhè 11e:tfett6 di un p'r egiudizio 'invalso tra i nostri. consigli' di

leva, qu9llo , cioè ~li .rit~,nere ~b jJJ, per· 1~ f<int_e,rìa· gllinscrit'ti d! c'apàci ~<l'dHb~bifL e rifìht~ti per gli' àltrf , corpi'. ·: Pettàntp è da 'racèom~n'd'~~sì ' ~h7 -~~~ ::eAlui;aJrtef\~ò d~ita fa,n~é~ia ~ sJ>.eci.~lrn,e~te pei cacCiatori ~ ebba ppovv;ed,ersi con un esame ancor a ~n~ r11?oroso.

IL - Il, Comandante. · A.- tnilla g io;va la milit(lre peri~i a e il genio strategico in chi per trascuranza: dei -precetti igienici abbandona un esercito in m'ano d1el nemico più formidabile, la malattia, nemico contro cn'r si sptinta ògni volontà, si spegne ogni guer r iero entusiasmo. Marc'ie. ·-· Saper resistere -alle lunglie ·e faticose marcie è uno 'dei più invidiabili requisiti del sò'l'dàto in ,gu·erra. N on si prescriveranno marci e nottuooe che in caso d'assoluta necessi'tà, poichè. 1.,Ie,. ,fatiche nelle ore dovute, al sonno spo~Sa.l)-9 pJ;ofondarnente le forze fisiche . Le marcie forzate di lO a 12 non possono a lungo protrarsi senZ.a pericolo della generale salute. I g!arni eH riposq SO.J:to aHrettan~o necessari quan,to,,il vitto giornaliero . ,IL ~vi tto .in I!Jarcia deve èssere ,adattato·.~tlle circos-tanze, dis-tr.ib~ire ci.bi caldi una sola volta al giorno non basta ,; se si1 preve4e uno scontro col . nemico si farà cuocere il rancio a dovuta dis tar~za, acciò il soldato n,on abbia a combattere _a st.omaco digiuno. _ . , Si , e.v ìteranno le località già visitate da ìuor.bi contagiosi; ciò non potendo si occuperanno con r igor ose misure prev~::n­ tì'Y.e; lo, scoppio di una ma~attia ..contagiosa può essere più e siziale-. eli una batt-aglia per:duta. . , , U n err.ore ,in cui spesso incorrono i comandanti si è di radunar e gli uomini. molto tei,Xlpo prima della partenza, special~ rpente, nelle oTe del mattino. In. questo tempo j nutilmente ruba.to a1 UI) sonno · b.enefìco e riparator.:e, il soldato cerca sfuggire allA ,noia consumandE> la sua provvista d,i bevande spirit9se col dop11io danno· di irritare lo, stomaco dig·iuno e di trovarsi p,oi .m_an cjtev9l~ eli pp.e.ziosi s.occorsi al moment o ·del bJsogno. -BJ,vacchi; ·campi e quartie1•i. - Per i bivacchi scelg·ans·i ..\uoghi v:e.ntilati e discosti da. terreno palustre,; h\ s'celta del luogo .per un accampamento deve .essere ancor più rigorosa dovendo il soldato so.ffermarvisi più a lungo. Si proibisca di ,a.ffondar,e le , tende nel terreno o di costt'Ui.re capan.ne sotter.ran.ee, . usanza talora Jlernioiosissima, nemica sempre di una buona igiene. . , Se in un l'uogo .infes.t.ato da contagiose rpalattie si avesse da stabilire un quartier:e si avr·à cura che il m_edesimo sia abitato da trup!Ja già stata altra volta tocca dal · medesimo_ contagio. La libera ~entilazion~ è il più sicuro antido~o )çp.ntro ogni sorta di malattie. La storia della g nerr_a d'Oriente ci ha· tra. mandato delle tristi ma, istruttive, illus,traziqni su)l'i giene de_i ca,.mpi, dacchè vedemmo corpi, i.nteri quasi annientat.i da.l fin gello delle epide mie mentre altri a loro vicini restavano inco-


20'1 hi'rn'i' ik ~p·parenza per t)n prodigio, tna in r'e~ltà p·èrch:è 6b ~. bedien·ti a/ questo j·gìenico pr·ecetto. ·' " Sttl (Jampo di batta,qlia. - Il trasporto dei feriti dura.nta e dopo una ' giorila~il campale non si compie col:\ quenar solfleèit\id•ine che sarebbe desiderabile nell'intéresse di una b'iidna igiene. n personaìe e materiale sanitario disponibile è sempre al Qi sotto dél bisògho. Qnei campi sempre ingombri di cadaveri·; quelle Rrobulanze for r'n icolanti di feriti e d'ammalati anrqnJ le porte allé ·pitt fiere epidemie. n còl'era- e la febbre tifoìàe clb minano incontrastate in quei luoghi eli dolore e P.reparanò nuovi e infiniti guai agli infelici malamente scampati çlalla g~terra. Anche Ì!l queste Juttuose circostanze l'attività intellìgeìlte del capo può rendére immensi servigi. S'impieghi. lil. truppa e il materiale dispon~bile a sgombrare il campo e dare conveniente sepoltura ai cadaveri. Bisogna ·abbandonare il luogo che fu teat;ro (ii una lotta quanto prima si pub, non .solo nell'interesse sanitario ma anché per l'impressione morale tristissima che il soldato prova allo spettacolo di tante miserie. ' 'E da desiderars-i che il soldato p.ossa in ogni èaso comprovare l'identità della: sua pe1• sona col · portare in dosso una'striscia di tèla con s,c rittovi sopr·a il suo nome, cog,nomé e' patria. Ù giorno della !;>attaglia si ricorclèranno alle truppe mediante or dini del: giorno i principali articoli dèlla convenzione di Ginevra e s'imporrà loro il dovere .d 'umanità verso i feriti ne,mi'ci.

III. -

L'utfiziale.

Non è so~o corrìjiito dell'uffiziale comandare nn corpd di so}:. òati, ma altri e importanti doveri gl'incombono se vuoi essere -veramente padre e protettore a coloro che la patria gli affida. Egli pub nelle più comuni emergenze della vita. concorrere efci1:ce'mente al ·b enessere dei suoi snbcit·clinati . Non dimen tichi clie dal suo contegno d!pendé lo stato morale dei suoi inferiori; ·vivèr.e ih mezzo a loro, dividere cbn loT'O lietamente gidie e dolori rihuriciare Jle.ll'interesse eli tut.t.i acl ogni agiat.e:r.za èhe la sua pos!;r.ione gli potesse concerlcre, pensare agli al ~r,i •i n prima, cla. ultimo pHt', sè _st.esso s.<~ranno altrettanti mezzi 1\Ìcuri a toner vivo nel Sfllrlato il sentimento d'onore e lo spirito d'ab. 1 nega7.ione·. J:n marcia egli può scongiurare u,n'infinita di. mali ine'>litabili senza l'intervento della sua vigilanza. Non· saranno mai di troppo raccomandate certe ca•1teÌe : pet> esernph nella stagione e:stiva scegliet·e le strade più <Jmbregg-iate e meno 11ol>veros~ S'?.nza però deviare dal prescritti') itinerario, mantenere l'ordiM dì marcia con incoraggianti discorsi, con alleg~~ can~onL Nelle marcie d'inverno raccomandare al solcrato ' di ungé're le parti scoperte con grasso essend~ questa ' sostanza un· buon còibente del calorico - Le parti del corpo congelate I?.?SSono co1r facoltà gangt·enarsi esposte che sieno a un ra· ynèlo riscaldamento. I:ingoìare neve o ghiaccio i11 marc-ia è as· sai pe1'ic0loèD e ptli) an eh o cagionare una r èpentiìut. m orte.


!08 L'acquavite .nella fredda stagione è un veleno, tutt'al più si permetterà molto allungata con acqua. Il tempo d,elle piccole fermate in marcia deve essere utiljzzato ~Ha !-!ura qei pied.i e a soddisf11re i natl!.rali })isogni, si p~oibi~c,a !Cl ~Rr.<;co dljjla legna 1~ei f~ocbi del bivaccq onde noq manchi il.,. corobqstibile qelle (}Ile fr·edde del mattino, Siano bene aercate le tendp acciò l'a· ria interna non si corr·ornpì\ col f11m.o del tabacco ed altt'e em~nazi,m i danno.s e. QuAste ed altre sono le pr-atiche igieniche, la· di cui e~ecuzione deve essoeo inyigUata dall'uf,fi ~i ale che in massirua avrà crlr a' di all ont,lj\n:;trc dal suoi ogni noci;va intluenza, c ciò tanto per propria iniziativa come per s uggerimento delle persone dell'art~. , !i{elle cqq1p~gnie di ppntonieri è opportuno che ogni Sllperiore Qonosca il modo di praticare la respirazione artificiale in caso di morte apparente. Avendo da soccorrere un asfissiato per sommersione si precede nel mvd~ che segue; D paziente sa_rà situato supino colla testa leggermente elevata; si liberi la bocca da ogni immondi:du e il corpo d'ogni vostito. Col palmo della mano applicata al ventre ~ ~Ile r~ltimo qoste si e;>eguiranno dello pl'essioni all'inùi etro ed in su for· za11do apsì l'aria a uscire dal lo v ie r(!spiratorie. So~pendcndo, l11 pr e'ssiol)e, le coste p,er loro c~astLcità ritnrneranno alla loro no.rmale posizione e l'ariq precipiterà nei pol~o u± . Questa ma· novrq, deve r ipetet1si 15 vo~te in U:l Il']inu to. Altro metodo. Dopo d'aver dato la posizione dovuta, elevare pcrpcdicolarmente le braccia e tenerle in queiJ:1 posizione per tr•e o quattro secondi poi avvicinarle con forr.a al tronco in modo da premere fortemente la cassa toracica, ripetere quest'atto 15 o 16 volte al minuto. Un altro metodo consiste nel mettere l'asfissiato a giacere bvcco~;~e col o;l.po sollevato mentre gli si passa sotto il petti) nn panno esercitMdo sulle due estremità del medesimo le~gere trazioni a destra e a sinistra e facendo in p11:ri tempo ·qualche pr essione sul corpo. Però in qualunque circostanza è indispensabile il ·soccorso del medico. , IV. - l/uffiziale istruttore. l L'importanza dell'igiene mil~tare si fa sentire specialmente nelle scuole, e l'uffìziale istruttore deve professare di questa scienza un vero apostolato col renderla familiare ai più r ozzi intelletti e destarne in loro il più vero interesse colla pnrola e coll'esempi<'. Non si affatichi soverchiamente il soldato con eccessivi esercizi. Ricordino gli istruttori c:he essi banno da fa!'e con organismi di lilla determinata capacità alla fatica, soggetti a leggi fisiche e fisiologiche che npn si violano impunemonte. Lo zelo, phe per se è lodevole, ci spinge a far molto e s.:>llcc)tamente; si V[ll>le n.bìware il soldai.o a tutto e prosto, 1.na si dimen~ica troppo spesso <;hc elemento i;Jdispe nsnb~lc del l'abitttdine è il tempo. Lo starc.lung·amente nella posizione m


209 tare spossa H soldato perchè tutti i muscoli entrano in contrazione . Nelle istruzioni dì cavalleria l'istruttore ponga mente con quali incredibili sforzi ~i e no eseguiti da un novizio i primi esercizi d'equitazione e come conseguentemente a questi sforzi possono derivare incurabili infe rmità como uu'er nia o no ane urisma. Nelle osercitazioni di fan teria non si insisterà trpppo a lungo sull'esercizio della corsa, specialmen te nei ,primi giorni; chè l'atti~i tl'~ del cuore euol'm.emente esagerata" in cotali eser cizi può da' ltJ()go a gravi'ssirt?-o malatti e. ' ' ' Si )n vig ili con tu tto il rigore la notte7:za ' dell.a persima ~ doHa biancher ia ; non sono certamente sèal'pe h1cide e i bot· toni splendenti che' g uarel!tiscono dalle infermità, bensì un cor po • sempre pulito per fr~eq uen ti abluzioni. Nell'insegnare al soldato la costl'u?.ionc delle tende l'istr uttore dovo pel'suaderlo della necessità di una buona aer eaziqne; l'aria si corr()mpe facilmente in un ambiente chiuso e ciò per naturali processi; i prodotti della rcspimzione, i gas in testinali , la traspirazione cutanea, l'ot•ina, i I'Ìmasngli del pasto concorrono tutti a guastare l'atmosfet'a di un luogo chiuso. I l buon vitto in campagna ò importante quanto una buora contabilità, e noi pPoporr c rnmo elle l a. cucina si affidasse permanentemente ad un cor po di uomi ni scelti a questo ufficio ~ da istrniJ•si nell' ar•te eulinar·i a : anzi torn crebbe ài grande ti ~ili tà. che ogni piccola frazione di cot•po possedesse un uomo o più capaci di confe nzionare pane con sempl ice fa rina, acqua e sale. U n uso molto in voga tra gl' istruttori della cavalleria si è quello di castigare spesso colla guardia alle scuderie; questo servizio lungo, gt•avoso e ins,tlubre non ò da comandarsi con troppa leggerezza . Si raccomandi l'uso dei sospensori per guat•entire gli ot•gan i genitali dalle C<)ntusioni e l'uso delle mutande l)C l' impedire che si fo1•mi no piaghe al le gambe: questi mali si p rove ngono f aeilme!ltc coll'appianare le piegùe del vestito dove si " esercita ,maggior pressionç, mediante ,ripetute lavature con a·ceto, acquavite e spalmature éli gra~so e formatasi la piaga si g uar isce col r ipi)SO o la fasciatu ra .

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.,SERVIZIO SANJ'l'ATUO.

V. - Eosùione ed ufficio del pe'!'sonale sanitario. Il medico milit ar e che ha la coscicma della soa missione non solo per la cura degli ammalati ma anche p cl mantenime~ to dell'igiene, sen tesi giustamente orgoglioso della r esponsabJlità che gli incombe; egli sa che adempiendo scrupolosamente i suoi doveri contribuisce alla vittor ia quanto il più esperto capitano. . Ques.te pagine sono dettate con un duplice sc-.~po ; da una pa~te ' far. OO'~p.ne1tdere ai ~ ed ici militari tutta l't mpor tanza del loro. u:ffic10, rtener desta in loro la coscie nza di -u·na grande r~-


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sponsabil\tà e animarli nella ioro nòbile missione, d'altra parte con una generale trattazione dell'argomento facilitar loro il modo 'cli qar disposizioni e consigli, si çhe questi, come accade di so,vent'e, non collidino colle decisioni 'dei capi e pe r~iò n òn si ascoltino o si abbandçminò quali chimere o umariitarle utopie. Pec l'attuazione d' un concetto, Sia questo scòpo 'san'itario oppttre tattico, il comando deve essere concentrato il~lle mani cle'l sol'o capo. Non cerchi il medico di assumersi una parte d'autorità esecutiva che non ne ha il menomo diritto; egli non ha da costituire uno stato n~ll9 stato; all'incontro ~gli è in doveré di far sentire la sua autorevole voce in ogn.i,occòrrenza eh~ int~ressi la salute del soldato; a lui solo e ·a nori ad altri pe11 quanto istrutti e inte\ligenti che· siano, spetta il diritto di applicare le misuxe igienid1e a seconda delle circostanze. · A-dunque 'l'açtr'ibuto del medico militare è puraménte consultivo, e ùi consigli sarà prodigo non solo quando è interpeltato ma anche di pt'opria iniziativa quando lo crede opportuno. Da ,qualche anno la Svizzera ha reso il dovuto oncr·e alla posizione del medièo mettendolo allo stesso rango e graao de,gli altri ufficiali; questo atto di giustizia non fu ancora compiuto · n'e lle altre armate. Il soldato ·sanitario deve non solo prestarsi. coh spirito d'abneg'azione in tutto ciò che. .j!i riferisce al suo !'lervizi'o, ìlhl de\'e !lltresì con una cer-ta previdenza invigilare i h~sog'ni dei soldat.i; portèrà con ee qualche materiale di soccorso che i l regolamento non prescrive, è ;vero, ma che il buon s~nso sugggerisce, come una piccola prov,vista di the o caffè da mescersi coll'acqua, un po' di grasso per ungere i piedi ece. coadiuverà gli ufficiali nel mantenere l'ordine di una marcia. Senza la sua opera çosciénziosa le prescri.,ioni del medico non sono esegujte, perciò sorveglierà sopra tutto la n e~tezza delle infermerie e norr p~rmette-rà che agli infermi c convalescenti si porti vino o bevanda <;he loro non competa, provvederà in somm.a che s~ ottemperi in tutto e per tut;to scrupolosamente alle ordi.na~io ni 1 dei medici. , ·

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Malattie delle a·rmate e rr;-odo di p~·eveni?"le. Un trattato sulle malattia castrer.si; quali il colera, la febbre tifoide, la' dissenteria, lo scorbuto, la febr•re inteÌ;-m ittente e l'ottalmia non può trovar posto conveniente nei ristretti limiti di que~to lavoro; all'incontro non sarà .inopportuno delineare a grandi tratti le r egole principali che si credono più adatte a prevenire le anzidette malattie o per Io meno a limitarne la diffusione·. Due vie diverse conducono egualmente a qnesta meta; colla prima,, q~ediante savie misure igieniche si mantiene il corpo o lo ' spil'i.tq del soldato al suo maX:i mmfl di resistenza · vi tale contro· l'influenza delle cause morbose, colla sec.onùa si apprende ~·


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conoscere le cause medesime e ad allontanarle. Quest'ultima >ia è assai meno battuta e più incerta della prima in quanto che noi p ssediamo cogni1.ioni poco positive s ulla eziologia dei mi>t•bi. ,Il colera è il ·tlagello degli eserciti accampati da lungo tempo - Secondo le più recenti scoperte il principiò con tagioso del colera risi.ederebbe in un parassita vegetale, un fungo microscopico dell'intestino; ond'è che veicolo proprio del veleno è considerata la materia escrementizia. Lo scoppio della !):lalaWa è specialmente favor ito da cattiva acreazione. La comparsa dell'epidemia non deve essere dissimulata, an.zi $arà resa di pubblica notorie tà con apposi ti ordini del giorno. Alt1'e regole da non trascurarsi sono le SE!guE nti : un corpo jn marcia non si f~rme rà nei luoghi infetti da cholern. la truppa prove'n.iente da località infettato dal morbo sarà sequestratà ·e tenuta sotto sorveglianza, la pulizia dci quartieri e disinfezione delle' latrine si ripeteranno più volte a: giorno. , Analoghe misure saranno prescritte contr o la fflbbre tifoidea. Non ostante che il principio d'infezione delle malattie tifoidee ~ia per noi un'incognita, pur tuttavia co.nosciamo abba· stanza i fattori principali che ne favoriscono lo sviluppo; tali sono l'acqua potabile inquinata eli sostanze organicùe in putrefazione, cattivo nutrimento, aria corrotta, abitazioni angt\St~ . Il tifò sotto certi rapporti è più attac.caticcio ·ctèl &blera, ina l'igiene quandò intervenga a tempo opportuno può trionfare di questo flagello più che non possa contro il colera stesso. È più che · mai indispensabile l'isolamento dei malati, poichè il loro soverchio numei'O è fonte perenne d'infezione; una buona aereazione è il mezzo disi nffetf,ante per eccellenz!.). Febbre inte1•mittente. - Lo sviluppo di questa malattia è sempre in rapporto cc•lle condizioni telluriche e topogr afìche della località. Le indagini micpqscopiche avrebbero dimostrato anche' nel miasma palustre la presenza di una 'èt'ittogad!a,. · Essendo i1 miasma più cattivo di notte cùe di giorno sarà prudente consiglio di non prescrivere esercitazioni che in pie11a giorna'.a. I p osti di guardia sieno nel minor numero possibile e si rilevino spesso ; il the, il caffè, la china e il moderato oso d~l · tabacco saranno altrettanti mezzi preventivi contro l'infeZIOne palu~tre. , JJisr~nteria. - Questo terribile morbo suole infestare ài preferenz~ 1 climi meridionali e imperversa maggiormente negli eccesKivi calori della state; l'acqua corrotta e l'aria impura sono le sue principali cagioni . Valgano per la. dissenteria le stesse regole preventive da noi accennale pel tifo e cbolera. Non abbiamo molto da dire sul vaJuolo. -La statistica ha dimostraw all'evidenza l'utilità d~l la vaccin11zione. S iccome la virtù profilal.tica del vaccino è solo temporaria, così ogni militare deve essere vaccinato almeno ·~na volta nel tempo del suo servizio. Lo scorbuto ·.è una delle pjù fastidio~e piag~~:. d~Pli ~·~ ~r·~i~i

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242 belligeranti , sotto la sua influenza le più semplice affezioni assumono un' indole maligna; tutti conoscono la precipua cagione dello scorbuto che consiste in mancanzi~i alimen ti vege~ali,, .perciò ~l mezzo ~iù. acc~nci o per. comlJatterld è l'uso dei legum1 1 delle frutta, de1 hm.onJ o del vmo. ' }nsolétzione. - In questi ultimi tempi si cercò di spiegarla _per l'accumulo soverchio di 'calorico nel cor_èo umano ollre i limiti compatibili colla vita (44• di Celsins) in causa degli eccessiv-i sforzi che ne impedirebbero del medesimo la regolare dispcrS'ione. I casi d'insolazione si verificano più di frequente nelle marcie d'estate e sono favoriti rl a tutte le ordinarie eause at'te a esagera\.•e la termognesi animale, come vestiti troppo gravi, irr1pedita traspir'a'l.ione, la sete ecc. Conoscèndo le 'c ause di -quesL'I,\ccidente sap~ìarl:l9 senz'altl•o Il quafi regole attcner~r per pròvcl!iìrlb. ' OWilmie contagiose.- Il loro principio virulen tO' risiede nel · ,pus segregatç dalla congiuntiva oculnre. Onde oppotsi alla diffusiohe delle ottalmie si userà somma vigilanza nei lavatoi come quelli che danno ricetto al materiale contftgiòso . Per opporsi all' abuso dei piaceri sessuali' e alle loro conseguenze, cioè le malattie veneree e sifìli ti che, gioverà rialzare il senso morale del soldato e meglio anco!'a vauà l1a vigilanza a'elle pr4)stitnte cl1e fanno codazzo alle truppe irt campagna. Non sari), inuti!e 'far ' parola di una malattia che llOII si sviluppa originariamente nell'uomo, ma con gran facjlità pdò essergli trasmessa per contagio, voglio dire il moccio cavallino. Veicolo del contagio non è St>lamen te il muco e il pus che esalà dalle narici del cavallo, ma ben aneo l'orina, il sùdoro e la saliva; queste sostanze conservano la yirnlenza per lunghissimo tempo; la contagio ne si effettua pel contatto eli p!tt•ti denudate d'epidermide . .La m~lattia unft volta scoppiata è ~ssòlu­ ta:nente in'curàbile. Da' ciò ne segue cl\ e;: è inutile curare u'n cavallo affetto da moccio devesi allontanare dal campo j cavalli malati e proibire ogni con tatto d'uomo con cavallì sospetti. Gli attrezzi di stalla vanno soggetti a ripetute disinfezioni. Quando tra un' armata scoppia un epidemia o cbc di questa siavi 8ola minacci!l, è dovere del medico faJ' conoscerl' a tutti risolutamente e senza reticenza il ve1'o stato delle cose, e ciò per due motivi. Primieramente un pericolo che s i corlosce inç:ute tìmOl'G tli Ulla )n'certa roina·ccia'; questa Ò di. SOlito esagerata dall'imdgi.nazioile, ~ il perturbàr.oentb' ru.or·ale che quell'incertezza produce non resta senza una perniciosa' influem>:a sulle forze vitali di un uomo; in secondo luogo quando il pericolo è a tutti noto, ognu'no si sforza a superarlo e il medico troverà. in tutti concorso efficace ai suoi sforzi, obbedienza cieca alle sue prescrizioni. Pertanto !:ufficiale sanitario noh trascurerà di far cono§cere ai soldati la nàtm•a del morbo, a11zi gl'istruirà sui suoi . sintohl) . precursori per tenderìi tutti capaci di soccorrersi al 1 ~l' pr:imo 'irrompere della1 tb.alattia\ '

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Nell<a•scelta delrlo·cale ..p·i%\ acooncìo per. acMgli·e ré glilattaccati iL..nnedfco , a:tten~r-sitl alle lsie&rse norme·'JHi·I' la :sceltru• ~leiAquanti'eri" sen'Z?- dimenj;icare '()he 1'-::\,ria,J lo ' spa~i :o 'Eda 'luce sono i rt'ne.elemÌmti indisperi~&btJi peV }a tC:ta-ra de-i •SUòi amm'a'lati, elemenii• tanto nec~ssa'r.>i quanto lt> )_3u'Ò essere una·,f'armacia:.

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Il lpenesseve di unnarinata d·ipenùe da una b~n .ordim'ato sér· tv.iz.io ,di !Sussistenza. 1 1 • • •h r .. ' Lo stomaco è uh éterno malcontento e guai a .noi se iuYn diamo ascolto ai suoi reclami; un esercito mal nutrito non solo perde la sna attjtudinè' ll1icÌi à resistéle a tante potenze .nocive ltl.a è .àPch.e (cl.estituito d'ogni mmrale _:enengia. 'f' :l) alimetttaziollle, d L tin.a..tnuppa ~irregola se.corido sis•temi di;ver.si . , -qlllo dù questi• con;sisfe neUasci~r -aUsolcbto stesso·!Ja i:lùra di . J?l'OCHrarsi ,il puopri:o · viibto~ pa'SsandDgH ·tla ~sua; co.J:l)petenza in., débal'Oj ~ m.a ·in campagna) e in térreno nemicO! è·doa bandi usi un tale sistema perchè non _si è sicuri che il soldatovcon tutto il suo danaro trovi di che .sf~marsi, oHrechè non si è sempre gMrentiti della buona qualità dei cibi. Anche l'acquat•tiera~errto. èleJ so~dati ·;p_~:~s'sd gli ·apit~nti r:~.n.èi dtri·e sò>li,d~',Rrì·a~rlz\? (i'!Jll'a bnona'làl]menta,zwfie . n sistema pm acb)j:Pçio, ·ma andhe~ plu onero~b ~er J' amministrazioné •è , qn'ello ffi.e-diadte •il" q uà'l\3 si a·fficra •l:ille autorità m'i'lit ari 'éò'm(>etenti' la s'omminis'tra'ziorid in 1 na~t~ril del ptecipU'ò' rriàtetliale· <.l'alime:nt:~-zion~. ' ">· r ' , rputt~i i doveri deH'u:tficialé. di t>rovian'da si pos'sòì:iò é()rripèhtl ~a-r'è in·· qheste poch'e .,pa,rble; sapere apprezbrè g1ì eiierìti.lali bisog-n'i élell(esercito · e 'far '6-h.tng-e're a 1 teinp6 ,e ·-a>lUogo ~ò prbvvisioni. :tvlà' questo· ' 'f.> rece'tltd ·itddi·inàhda in •sé . ·tnJ tal' ·col"r~do di cogn•rziimi', di risorse · e di rattività· chè• i:lifficilinetl'~e-p ~ò .far· Sèn'~• ia~a: 1cli'i'-nOJi1 .ltà p,art~ . attiva' ,irt;?q~}è'sJo .u'ffi?iÙ., "' 1 '• . ncogh:'l.'lio·rce .de,qlt a.l21fYJ.e'lit1..' -'-'- L uffit\Jale' di sussis-tenza ·<'leVe conos_ceré~ !l llwdo eH séoprite le aUul~eràz'ì·o'ni.. degli! alirù~hti , TJ.•,tnoao pi·'· conservarli'; d'eve s~pere • ad eàempio' •ç'he 1'l ·lgra:no ·~i ' cdiliert'i:i" -'J.urìg6. 'tempu ·quando sia' difeso dal'Ftflhidìtà;' che ·l'ot~ò é~ la :se gala 'Son· 'da' usarsi solo per 1 far ·h:rinehra'; che •il pane ~ì sega! a è. difficile."~· ,qi~e~ir~i 1 che, il :nai.s si somP;Jinistr~ per alimento assai opportuno per)a sga facile preparazione ma .p-erliPiuscli'eitdirg e·l-itii·l·e abbi'sogrt'a t:H •tr~ ò q·uattro 'o~'~:·cli J·èottura. ':La farina •l'Hin • s.i conserva .t11.nto facilmente- 1qu1ant o ~·1 -·grano·. ù·n ~icuro' i:ndir.ion eli ·-sofferta 1 a·v aria è J:.'amn'ehto · dì ·peso, Lil 'FJane duta a>rféo~ · rherw ·dé.lla farina te in •poé-Ji.i giorni -~i gu,asta·; per ben dige·Nrsl deve essei•e:rrrangiato ]2 O" 18 ore d6p,o estr'atto dal forno . Di maggior durata è il biscotto, ma -~ò'JitU I'qrresta forma ft}~ pà.n'é'hlJ'<.'lll può ·!fSarS·i· a ltingììl.Sèfi?:iai'Ì)PdVOCÌÌrèLdÌstli\rbi :d1 d.ige~t~one l ' 'b\1; -~ car:nè ·è Falimentò npell •ecce'Ìl'enza diel SO'lddtG tper l~ gr.atl~è ' quahtiltà' d·i- ·p rincipi assimilabili· elle c\Jntiene ··e ~l!c ve usavsi l idi.! lpr-èf~r:en:ta: ra:llo- sta:tQ <fre'sco·J. J1e :~ar·ri1 ~!~te\


affumicate e in conserva hanno l'inconveniente di favorire lo scorbuto, specialmente quando non s'accompagnino a una sufficente quantità di vegetali. Senza prescrivere assolutamente quelle so1•ta di cibi inalterabili inventati in so:>Lituziune della cat•ne fresca, come la conserva e l'estl'atto, noi vorremmo che questi surrogati non si usassero che in casi di estrema riserva. Tra le bevande spiritose il solo vino de>e essere permesso; che abbrutimento fisico e mo11ale sia la i nevi Labile conseguollza dell'uso dei liquori, ce lo dimostrò all'evidenza l' ultima guerra d'America.

VII. - Il soldato. Nou basta cbe in ogni tempo o in ogni luogo sieno dnti provvediment i igienici; ma perchè questi apportino i loro frutti abbisognano d'un fedele e spontaneo adempimento, devono avere la loro pratica sanzione nello. cooperazione dell' individuo senza di che non si speri che l'interesse comune ne risenta il me· nomo beneficio.

PztliEia. Dopo il valore, la qualità che più. onora il soldato è la nettezza. Il sudicio non può essere un valoroso porchè allu sporcizia tien d ietro Ja malattia e colla malattia cessa ògni mili tare virtlÌ . La trascuratezza della personale pl'OPI'ietà attira sul corpo una miriade di malanni; o1t1·e che il vestito e il corpo non puliti danno r icette a inr<ett.i schifosi, favoriscono anche)a corruzjone dell'aria nei locali e perciò lo sviluppo di gravi malattie, senza contare tutte quelle incomodo o rjbolli ntfozioni cutanee che per tan to tempo rendono il soldato inetto al suo sei•vjzio. 11 bagno freddo, olt1·e lavare il corpo dà lena alla fibra, risveglia l'attività nervosa, e rende l'uomo capace di resistere maggiormente alle influenze morbose. Quello stesso male tanto comune del sudorl'l e delle piaghe tìl piedi può essere molto mitigato colle ft•equenti lavature. Il soldnto non devo limitare la sua vigilanza sulla pJ'opria pe1•sona e sui vestiti ma avrà cura che sla allontanata ogni immondizia dal luogo che abita.

Tempe'ranea. Senza moderazione nei cibi e nelle bevande non v'ha salute. I disordini dietetici predjspongono gli organi della digestione alle malattie indammatorio o il co1·po a contrar1•e lo malattie contagiose . I germi de l cholera e della dissenteria trovano un t erreno favorevolissimo al lol'o sviluppo nei visceri travagliati · dalle indigestioni. In marcia l'aumentato appetito spinge talora. il soldato a cibnrsi di frutt,'\ immatm•c. Val meglio che egli sopporti la fame piuttosto che accogliere il fomite di una, malattia che pu(l esseve fatale p<n: llti e pericolosa per gli alt rL Il senso della


:w; sete è rli gran lunga più penoso ed è un vero pregiudizio voler tra t.tenere il soldato da ogn i bavanda pet· tutta una marcia; n on è un sorso d'acqua fresca che possa danneggiare la salute, bensì lo smodato bere specialmente nel tempo _delle !'ermate. Il the freddo o il caffè misti all'acqua sono i migliol'i mezzi per estinguere la sete e da preferi..rsi al vino o all'acquavite.

Modo di contene1·si nelle malattie e nelle di$gra;;ie . .bJ di estrema importanza cho Ja malattia venga curata nei suoi primordi: perciò è dovere del soldato palesare qualunque disturbo di salute che provasse egli stesso non solo, ma che vedesse affliggere un compagno. Sappiamo pur troppo che una semplice raucedine, una leggiera diauea trascurata S·>no spesso n principio della tubercolosi e del cholera. Egli dovrebbe rendersi familiare la conoscenza di alcuni fenomeni morbosi che t~oppo di frequento si verificano in certe critiche circostanze della vita militat•e, a mettersi cosi in stato di gìova1·o ai suoi compn.gni prima ancora cl1e into1'vanga 'i l soccorso del medico; per esempio quando il cPlore interno del corpo in seguito a gravosi sforzi ha sorpassato i limiti nsiologici, la vitsl dell'individuo può essere minacciata molto da vicino (Insolazione). Sin tomi precurso1·i del male sono la palpitazione, il respiro faticoso, 'Vertigini, passo incerto e vacillante, prostrazione ~e­ nerale; mezzi curativi, anzi tutto il riposo. poscia liberare il paziente da ogni carico e dal vestitCI, rinfrescarln con fomenti freddi alla faccia e allo estt·orui tà e t'i animarlo con qualche bevanda eccitauto. Nell'intenso freddo si è talora esposti a nbn ~in ori pericoli; lasciarsi cogliet·e dalla stanchezza e dal sonno 10 nna notte rigida equivale R un snicidio.

Primi soccorsi in caso di fe,·ita. Nella ferita l'emorragia è il fenomeno che pit'l veramente minacci la vita di un individuo. Si }lUO ferma1'e l'emorr~.tgìa col temponamento o fasciatura della ferita, oppure colla compressione dell'arteria corrispondente al membro ferito. n punto da comprimet·si è sempre tra la ferita ed il cuore (beno inteso quando l'emorragia è arteriosa). La compressione può forai colle dita o legando in massa il membro con un panno e sovrapponendo all'arteria un corpo duro. L'arteri~ prjncipale delle estremità superiori può essere compressa al luogo d'uscita dal ventre cioè nel mezzo della piega inguinale. L'at·teria del braccio si comprime faci lm ente nel cavo dell'ascella all'esterno co~tl'o l' osso, quella del collo si può comprimere col pollice ai 1atJ dellu laringe portandola contro la colonna vertevrale. Queste poche nozioni per quanto elementari che siano sono preziose pel Sl>ldato, porchè varranno talora a salvare la vita sua e quella dei suoi èornpagni. Fra lo altre cognizioni che egli ap-


2~6 prese per essere strumento di mor te jTL)_)ari anch~ queste che gli daì'anhb il raro conforto di · salvare là vita al siio simile.

-La c1·oce 1·ossa i1t ca_mpo bianco. Arrclie nel più accanito combatti.menlio è do vere del soldato rispettnre le persone che por·tnno questo distintivo. l>ove.ndo il p erson ale sanitat·io soccorr·ore egtlalmcnte amici e nemici, esso ha tutto il diritto ad una àssoluta. neutrali tà. Dove sven~0l1:1< qrr~lla b.andiera l'utu,an ità. 'r•iprer.de i s~oi dir itti, finisce ogn i odio, ogni inimicizia perchè non vj è più i l n emico da combattere, m_a l'uorno i.n errn'e o sPfrèrentc. VIII. - La popolazione. lfin~Vt~~n.te ~a spontanea co,opera2>ione del citr.adino ptlò e deve esser e valido·.aiuto ii nostri sforzi intenti a proteggere colui che è posto alla t.uteln della sua lìbert~. e clelle sue sostanze. Il cittaclino e~(n:citerà la stta o'p~wa benefica suUa famiglia in· digen te del soldato, e que~ti con(ortatG dal pe n~iet·o che laNazione protégqe.il suo domestico focolare afft•onterà i pet•icoli con animo più lieto. La pop,olazjone tH paese può aiutarci immensamente neJla cura degli ammalati e dei feriti. Siccome il mezzo più, ellica;ce por \Jpporsi alla diffusione dei tMJ'bi corita.giosi è quello di diradare gli amtttalati, così ogni buon ci~tadino si farà) dcrvere di ricevere io s ua casa qualche ferito e di questa pena egli sarà cl'oppiad!,wte compensato, pr imiera:aente in forza del trattato di Ginevra, egli S!l-rà esonerato per buona parte <lagli.acquaptieramentl e dalle requisizioni : in socoudo luogo con questo mezzo gli verrà fatto talora <\i tener lontano dal suo paese il flagello eli un'epidemia, la quale una volta scoppiata non rispetta più nè soJdati -nè cittadiu i. Coll'invenzione delle nuove armi e colla nuova tattica ora in'trodotta éi 'accade di trovat'ci non di rado in 'bisogni 0 0SÌ ina• spettati ed urgenti da non pote·re il go\·erno provvèdervi se non aiutato (l'alla fìlant.ro.pìa. del ci'ttà'di'no ; cos\ il materiale per la. cnra dei feriti è qttasi sempre insuifiéicnte P. talvolta manca affatto; in !)O tali ,emergenze ci sia d'aiuto la donna che rlC<Jttisterà H tholò di patcia bénemerenza se intenderà al pietoso ufficio di provved~re ai bisogni de_ gli ospedali e delle arubula,nze .

un

Conclusione. Mi auguro ébe rqu'eS I.i pochi cenni abbiano ''int im•amente còn'-Mnto il lettore uell'importanza e necessità dell'igiene militare. Facciamo agire concordi ìn questo ter'J~eno tu.the le nostre l't~rze, .i reggi tori 'della pubblica cosa, gli ufficiaH, i sol<lati, la popolazione, t1 potremo nuche. noi hspettat•e gli avvenimenti con auimo fl.clu'ci0so. :F'acch1.mo quanto 1è'in nostt•o potere ·a mitigare gli orrori ùella guerra é affidiart.lo il resto a'B'arbitrio di Golui che· regge le aorti delle' JJ1.1ttaglie e d'elle nattiuni.

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21 7 BOLL~TTINO 'IJFFICJIAI..E

Cou R. Decreto det 11 febbraio 4S'H. SCHlAPPARELLI q,:~ v. E milio, med. di· I'O~g. ~i t 1: ,cjasse 1nGI 59° regljt fanteria Concessogli. a datare dal l 0 marzo llli t, l1:tl}Dleuto di ~l•­ }10ndiq .di L. _389, ondo pp••f,;.u;lil, ~. gpdql'll ~clJq ,p,aga a$su~nl!to.. a~ grado unU).ediatameoto supcrwre, ner aver passato un. secondo (/lllllquennio in effettivo ~e1·viziq oell'alhJalq suo !P'ad9, 1\ mente dp l'articolp 4° delta logge 2'3 giugno 4866. '' DE :BO~IS dott. Sah·atore, med di ba~. di r• çlasse, in aspcttati\·a per infermith temporarie 1100 provenienti dal . Ser\'izio, pOI' R. dceteto <lei 9 febbraio 1870, domiciliato a Napoli. Ammesso, per effetto degli articoli 12 o 32 della legge ':!B maggio '1852, stùlo Sfato degli ufr.c/'uli, a concor~jlre eor orc;uparo gl'impieghi eh~ si facciano vncanti 110 suo grado n cominciat·o dal Ofebbraio 1187•1, e continu:1ndo a godere dell'attuale suo assegnamento, sarit considerato come in aspettàtiva per riduz i on~ çli, como. CASELLA dott. .Angelo France~co, med. di batt. dì ~ .. classe nel 29° .I'CS'S'· f~ntpria. Colloc,nto i/) aspq~tativa ]Cr motiri di fa,mi~lia, in segu'ito a sua dorua•lda, a dàta•·o dal •l'6 fcbJ) r;:~lo ·18~H . ·

CM R. .Decreto del 15 (cbb1·aio 1871 . l scgncnti unìciali sanitari dr.l disciolto esercito pontificio sono collocati a riposo ed ammessi a fa •· valere i titoli nl conseguimento della pensione di giubilazione chs possa loro competere a termine delle le;rgi pontificie, a datare dal Hi febbraio 187~. llACCELLl Antonio, chir:urgo magg., m~jrnbro dçl cpn~igl~9, ~anit~rio. ROCCilf Filippo, id. id. PELAGALLO Gius!l~wo, mcd. magg., r.ol rango di chirurgo maggioro. VALH:"\TI ' l Rugf{ero. medico maggiore. CECCARELLl Alcssnndrot chirurgo maggiore. PARNÈ Alassandro, id. io. · CAPOCGE'IT! Giov:ullli, id. id BARUIFFI Giovanni llattista, chi•·urgo aintanto maggiore · di . ~ ~ classe. BE.LLO~'l Pio, id. id. GIOVA;'iANGELI Pietro, medico aiutantG maggiore di, 2l'l classe. PASCUCCJ Luigi, id. id. PAGAI:\'l Lorenzo, id. id CORNAZZANI Filippo, id. id. RINALDl Gustavo, chil·urgo aiutante maggio1·e dj 2& classe. RANALDl Giuseppe, id. id. DE PEDIS Nicol~, id. id.

Con R. Decreti del 26 febbraio ~871. LOCASCIO dott. Liiterio, m~d. di regg. di 2*' classe, addétto \l.llO spe~lt~le ~ivisional'io di FiJ·en~ce c comandato al ~npcursalc di Siena. Colloc~to_ Ìll aspettativa ~Cl' l'iduziollO di corpo, COll'annuo aS~OgO I\IUClltO d,i hro HQO, a comlllciar'tl dal t• marzo 487i. l)t:O~Oi\JO qott. Biagio, med. <li ~n~taglione di ~" ciQ &~e, ~ddett9, allo


248

spedale divisionario di <.;ava (Salerno}, e comandato al succursale di Cosenza. Collocato in aspettativa per riduzione di corpo, coll'annuo 'assegnamento di li••e 1680, a cominciam dal l'' marzo •l 87•1.

CÒn R . Decreti del 49 febbraio ~ 87•1. DELLA CROCE dott. Tito, medico di regg. di 4.: classe nel 4° regg. d'artiglieria. CAPURlU dott. Lorenzo, id i~ . addetto allo spedale divis. di Firenu. Concesso loro, a datare dal 1° marzo 4871, l'aumento di stipendio di lire 380, onde portarli a godere della paga assegnata al grado immediatamente superiore, per ayer passato un secondo quinquennio in effettivo servizio nel grado attuale, a mente dell'art. 4° della legge 28 giugno ·1866 · .· ' HAYJ;:LER dott. Carlo, chirurgo maggiore del disciolto esercito pontificio, in aspettativa per soppressiono di corpo. Rivocato e considerato come non avven uto il suo collocamento in aspettativa per soppressione di corpo, di cui nel R. decreto del .J3 novembre 4870.

Con Determinazione Ministeriale del 7 mar.zo 1 87 1. PASQUINI. dott. Oreste, mcd. di rcgg. di ~ .. classe addetto allo spedalc diYisioqario di nologna c comandato al succn•·sale di Parma. Trasferto allo spedale divisionario di Cava (Salerno} c comandato al succursale .di Cosem.a.

Con R. Decreto del o marzo {87·1. BORELLI cav. Giorgio, mcd. di I'egg. di ~~ classe, addetto :~ Il o spedale divisionario di Uessina e comandato al succursale di Catanzaro. Collocato in aspettativa per riduzione di corpo, coll'annuo assegoa10ento di lire 2.050, a cominciare dal •l6 marzo ~ 87'1.

Co 11 R. Decreto del 26 {ebb1·aio 4874 . UBERTI5 dott. Pietro, mcd. di •·egg. di , .. classe nel 3° rcgg. bersaglieri. Concessogli, a datare dal ~ 0 marzo ·187-1, l 'a~meuto di stipendio dì lire 380, onde portal'lo a godere della paga assegnata al grado immediatameute sup;,riore, per aver passàto un secondo quinquennio in effettivo servizio ne!l'attllale suo grado, a mente dell'articolo 4° della legge ~ 8 giugno 1866.

Cor1 R. Decreti del 9 ma1·.zo ·1871. l

~fA'RANGIO do tt. Michele, med. di rcgg. di •l"' cl'asse, addetto allo spo-

dale divisionario di Cava (Salerno), e comandato all'informeria di Potenza. Collocnto in aspettativa per riduzione di corpo, coll'annuo assegnamento di L. ~050, a cominciare dal '16 marzo 4871. ~'l NOCCHIARO dott. Giuseppe, med. di battaglione di ~a cla•se, adùett<~ aIlo spedale di\'isionario di Messina, c comandato al succursale di Catanzaro. Collocato in aspcttati,·a pe1· riduzione di oorpo, coll' annuo assegnamento di L. 44-1-0, a comincia t'e dal Hì marzo 487 4. CLERICI Gio. Battista, farmacista aggiunto, addetto allo spcdalc divisionario di Genova, e comandato all'infermeria di Sassarì. Collocàto i1i


249 aspettativa per riduzione di corpo, coll'annuo asseg'!lamento di liro 960, a cominciare dal 16 marzo 487~. , . YERNETTJ dott. Luigi, mcd. di batt. di 2" classe, addetto allo spedale divis. di -verona. Passa comandato allo sped. succursale di :Mantova.

Con R. Decreto ctel ~ 2 m.arzo ~871. ~fAFFEl dott.

Alessandro, med. di regg di ·1" classe addetto allo spedale divisionario di :Milano. Collocato in aspettativa per riduzione di corpo, cou:annuo assegnamento di L. •1860. a cominciare dal ~ 6 marzo ~ 87·1 . Con R. Dec1·cti clel 5 rnct1·zo 4874.

CORSO dott. Michele, med. tli regg. di 2" classe, io aspettativa per infermit~\ temporarie non pr·oYeoienti dal servizio con l'egio dec-reto del 24 febbr·aio ,1870· a Cuneo. Ammesso, per effetto degli .ariieoli 12 c 3 2 1lella leg-ge 25 maggio· •l 852 sullo stato degli uflicìali , a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nel suo gr·ado, n cominciare dal 24 febbraio 1871 , c continuando a godere dell'attuale suo assegnamento sarà considerato col)le in aspettativa pc1' riduzi.onc di corpo.

Cotl R. Decreto del 9 mar.;o 1874. SPROCANI dott. Gerolamo, lllCd. di hatt. di ·1" classe, addetto allo spcdale divisionario ~i Napoli. Conc,essogli, a qatnre idal ~ o nprile 487·1 l'aumento di stipendio di L..J.OO, onde I>ortarlo a godere della paga assegnata al grado immediatamente superiore, per aver passato un secondo quinquennio in eiTcttivo servizio nell'attuale suo grado, a mente dell'articolo 4° delh1 legge 28 giugno 4866.

Con Detet·~ina.ziOIIC Min~;tet·iale del 46 marzo 4874. SANGUI!'\ETTI dotl Alcibiatlc, med. di rcgg. di ·1" classe, addetto allo . sped~le divisionario di :Bologna, e cornanilato al snccursale di Parma. Tr·asferto allo spedale· di\'isionario di .Milano.

Con R. Dec1·cti del ·19 mar.zo ·187 1. BOTTO dott. Bartolomeo, med. di regg. di 2" classe nel 24° regg. fanteria. Collocato in aspettativa· per ridtnione di corpo, coll'annuo assegnamento di l,. HOO, a cominciare dal 4° apri le ·187-1. NICOSIA dott. Paoliuo, mcd. di batt. di ~a èlasse, addetto allo spedale divisionario di Ca"a (Salerno) e comandato al succursale di Cosenza. Collocato ,in aspettativa pel' riduzione di corpo, c9ll'annuo nssègnaOlOl~to di L }HO, a còminciare dal' ·1° aprile 4871. ·. TARENG_HI dott. Antonio, uflizia1e sanitario aggiuntò del disciolto es7rc1to pontificio, in aspettativa per soppressione di corpo a Roma. Drspeosato dal servizio in segui to a \'Olontal'ia dimissione, a datare dal ~ o aprile 487( ' Per Determinazione lllinistcriale det . 20 marzo 187·1. YITTOZZI dott. Tommasò, med. di regg. di 1" classe, addetto allo spe- · dale divi.s~_onario di ~ava (6alcrno). Passa comandato presso l'infermoria nuhtare dì Potenza.


tt420 BONALUMI dott Giovnnnij ined. di 1-egg. di 2"" classe, addetto al sP.edale di visionario di Padova. Trasferto allo osi_}. divis. di :.mano. SBIS.A ,J;.~ìgl 1 farmacista, addetto àllo · spedale divisionario di Padova Trasferta allo •s~eda1e divisionari{) di Genova e comandato pres3o la inferneria militare d~ $assa~i. Ptw, .IJçJcnlf~MI'ione .,Miui~te,..ialc del 2~ nwr:LQ •18"(L

SANTQRO dott. Luigi, med) di J'ègg: (!i ~" classe, presso lo spcdale militar'tl dh·isionario di Perugia. Tr·nsfcrto all'ospedale militar·c divisionario di C<wa (Salerno), e comandato nl suct:ursalc di Co\;enza CAPOZZ[ dott.' Fil il>po, t\l~d . d.i regg. di l" çla~se, presso il 27° regg. fanteri.a. Trasfet•to nell'8° regg fanteria. PASQQkCIGO con ~o dott. Giuseppe, mcd. di regg. di 2" classe, presso 1'8° ~cgg. fant~ria. Tt•asfertll riel 27° t•egg. fanteri~.l · RTCCL. dott:'.Vince'nio, med. di .bat ~. di 2a. classe, prasso· lo spòdHio·militarc divisionario di Napoli. Trasfcl'to allo spcdalll militare divisiorlarfo _d.i Cava (S~ Ierrw), e comandato al sucouJ·sale di Cosonzn.

Con 1!. Decreti ciel ~ 9 marzo •1871. CREMA cav. Gaetano, mcd. di rogg. di·~ a. classe nel corpo sanitario militare. Collocato 'a riposo in· seguito il sua dorvanda per anzianità di ~.ervizio a r.or· ragion.ç d!· et:t ~ol grado di mcc!; direttor·t!, o nominato Jq,valierc ucll'orliine dei Ss. :\faurizio o L\l.z~aJ•o. ') nJ~,sottiirxF(, ·&iaè'otno, medi .~dit'étt 'p're~o· ·l1os1l: Jl:~ilì~!'-tli'v. :w 'Verona. 1 ' Collo~cafo in r'iforma por inabilità al serviziò, eU amrn eSS'O '•a far va' .lcre i titoli ~ t c:onsçgnimcnto del tt·attament!> che gli Còl}lpeta per logge a datare dal ~ • 3,pri~e ~ 811. C1m D~terminazi<>ne .4fi11i$teriale del 24 marzo 4~i L

PA.l\liZZAR.Dl cav: Francesco, medico direttore addetto allo spcdale di. vìsionàrio. di :ç9rino. Dcstinaio prèsso la 2.. divi~ione d i ;stJ'Uiione. LANZA' cav~· Giuc1nto Giu~eiJpé, id. allo spQd;Jie divilii<\J.lai:fo cy Verona . .Destinato presso la ··~ a: dh:i~lon~ di 'istruzione. ''

DEFUNTI.

SCOLARI dott. Licinio, med. di batt~gl jpnq di 2& classe, addetto allo spedafe divisionari(l «Ji V.er(lna, e c;omandato al , succur~a1e (li 1\lan,~Qv~ . ·Mw:to in P,~dova< il ~9 febbraio ·1.874: ' ROSSL dott: Raffao l~, m~'l· d·t bayag(ippe. ..t~i, ·1" claS;S!l addetto, al\o spcdale divisiol)al:\o di ltfitano. J\lorto in niila11o il ~O mapo ·t 87ot. ,

Il Direttore Med. Ispett. C ERALE comm. Giacomo. n Redattore i\Ied. Dirctt. Ca\'. B AROl'FIO. ::;:-:;-:;..-;-:---=-::-:=-;-.. ~,-:r=---:.=---:::.:-:-=..~ -::-=--- =r -=~r=:::r--==--~-=-=r--=

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lrfnr.tini·1fedç1e 1.,q#r.M~·


ANNOXIX. - Firenze, 40, 20, 30 aprile 4S7f - N. t Oa ~2 .

.' RAPPORTO SANI'rARIO SUI RlSULTAli1ENTl DEJ,J~R CURE BALNBARffi l'; !lfiNERAU CO:'.IPIUTE NELL'ANNO

1870 NEGLI STABIL.IMEN'rl

SANf'rARl DEL HBGXO.

(Per il ìVfedico Ispettore Co.MM. CJ~RALE)

Al Sig. Pt·esidente del Consiglio sU)M'io1·e dt' Sauità militare - Fire;~::e.

Ghista l' incarict) che la S. V. 111. si compiacque aifidnl'mi, esaminai con tutta 1' accuratezza per me possibile quella non indifferente mole dì scritti e cifre rifetentisi alle rul'e balneari cui furono sottoposti i no::;tri milita.Pi nella decorsa stagione estiva - E si è appunto· il l'isnltato di tale esame che mi pregio riferirle, semprechè non vi si oppong-a pHl m9rpento altro più serio argomento. · I1 numero de~li ammessi alle suaccenna.Le. cure fu di 1210; ~11' indipresso cioè un terzo in meno delle due precedenti annate. La notevole riduzione dell' Escl'cito e la Circolare ministeriale del 30 marzo 1870 sull'ammissione ai bagni ci rendono, a parer mio, ragione di tale differ~nza numerica. Fra. i 1210 cru·ati intus aut extus cont n:vansi 400 ufficiali O<l 804, indi;v.i dui di bassa forza; lo che è quanto dire che relativamente alla forr.a numerica degli uni e degli altri la proporzione per i primi oltrepassò il 40 per 100 (40,309), mentre per i secondi non raggiunse il 6 (5,946). Per quanto si riferisce al contingente di ciaschedun arma, Nl alla risultan.te. proporzione notai quanto segue: Giornate di Medie. milit. 187J.

15


222

12,846 pér 1000 Reali C<wabinieri . 206 }) F anteria di linea. 482 . 5,881 8,356 )) Bersagliet'i . 89 12,632 )) CavalleJ'in. 160 9,932 >> Artiglieria . 130 )) Genio. 36 14,216 10,366 }) Treno d'Al'mata 15 Corpi diversi . 92 14,079 » Questi 1210 individui vennero l'ipal'titi nel segnentt> modo fra i varii stabilimenti sanitari del Regno : Acqui 386 Ischia 250 ·- MontortOJ1e 197 - Recoaro 196 - Vinadio 57 - Salsomaggiore 34 - Livorno 54 - Venezia 27 -- Genova 11 . Che se queste mie cifre non corrispondono perfettamente a quelle dei quadl'i numerici trasmessici dai medici preposti ''Ila direzione sanitaria dei suaccenna.ti stabilimenti. ciò vuolsi ascrivere a che taluno di essi ci diede 22 dupplicati , F~-lt~·ettanti eioè quanti furono gli indtvidui che r ipeter ono la cura in altra muta; mentre t al' altro riportò in duplicato quegli individui clic erano affetti da due o più malattie. E t-roee questo già stato segnalato negli anni antecedenti dall'egregio prof. Cot'lese. Fra i curati n~lla decorsa stagione ne contai 152 già stati altra volta sottoposti a simil cura, 92 cioè una sol volta, 15 due e 15 tre. Ma questa cifra di 152 non sarà dessa interiore al vero ? Ho tutte le ragioni pee crederlo, poichè di questo importante fatto di pregl'esse cm·e balnear ie da talun medico non si tenne conto, come da altri non si tenne conto delle interruzioni momentanee o definitive della cura, segnalate solo pex· 48 individui. F ra questi ve ne furono 21 che la interruppero definitivamente, mentt•e gli altt-i la sospero solo ·per pochi giorni in grazia di incidenti morbosi di leggier momento. L'interruzione definitiva vuolsi ascrivere a ragioni di servizio per 8 individui, mentre per gli altri ne fu causa od il. r iacutizzarsi di preesistenti malanni, od il sopraggiungere d~ nuove altre morbose manifestazioni. ·'

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2.23

La durata delle tm·e stabilita a 20 giomi venne con piit o rnen felice risultato duplicata o protratta ai 30 per 115 individui. ém esiti ck~lle eu1'e, stando alle r elazioni che ebbi ad esa:minare, furono molto sodclìsfacenti; che anzi in qualche stabilimento furono talmente prodigiosi da la!;ciare qualche club bio ~ltll'esattezza loro. q1ecchè ·ne sia stato, le guai;igioni furono registrate in numei'O di .522 (43,14 per 100), i miglioramenti in numero di 602 (49,75 per 100) e gli esiti nulli in llHmero di 86 (7,10 per 100). Notisi •peJ'ò che fht questi ultimi v i sono compresi due casi di' mort(~ di cui parlerò più sotto . Le malattie cw·ate nei varii nostri :'ltabliimenti ft1rono all'undipresso di natura identica a quelle dell'annata JH'ecedente, e si è appunto per questa ragione che, .:segu0ndo con poche varianti le noJ'me del prof. Cortese le ho io pure nel mio quadro statistico l'aggruppate in 7 ordini, J ei quali i sei prinii cornprenclono mal;;,nni affini t ra di loro o p~.lr genesi o per ent itù morbose, mentre l' nltimo compre11de quelle affezioni che tli:;affini tra loro, e con quelle rlei precedenti ordini non potcano esser comprese in alcuno di essi. Ciò premesso,, 111i permetta signor P residente, che io toeehi eosì di vol o a. eiascuno <li questi g1·uppi dì mri.latti~> . ORDINE 1. 0 - - AppartienB a. quest'ordine quell'estesa famiglia eli rnalanrii eomunemente designati col nome ·di reumatismi. Acl essi spetta il predominio num~>ri~o su ogni alLra categoria di malattie cm·ate nella drcoesa annata : 316 nP fu il numero; cioè 2 43 localizzate in t?-Oa o più aJ'tioola?.ioni. 60 annicchiate nel sistema. muscolare, e 13 nelle ossa o nel lo~·o inv olucro. Dalla. più semplice doglia wuscolare all'atrofia di 1m membro, dall' ingrossamento articolare appena. sensibilr all'artrocare s uppmato, dalle -piÌL leg·gicrr difficoltà. nei movimenti di un' articolazione all'anchilosi eompleta, tutte le graduazioni possibili fra questi estremi ebbero il loro rappresentante in questa classe di malattie. Le cure c-ondotte con quel lodevole tatto pratico tutto p1·oprio a que' Mediei che ne er ano pl·epost.i alla direzione,


224

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diedero risultati tali da confermare "iepiù la meravigliosa efficacia delle nostre acque termo- minerali in tal genere di malanni. In ogni stabilimento e p~ù partioolarn1ente in quello d'Ischia, si ebb~ro favorevolissimi esiti; tan(è che le gua- _ rigioni complete fm·ono 167 (52,84 per 100), i miglioramenti 136 ( ~:3,03 per 100) e solo 13 gli esiti nulli (4,1 1 pe1· cento). L'anna dei Carabinieri fu quella che relativamente alla forza del corpo, somministrò il l\Jaggior contingente di tali affezioni. O IWfNE 2. 0 - I postumi più o men grav i di lesioni traumatiche .sono compresi ii! quest'ordine ; e gli individu i C:he ne erano affetti sommano a 265. Cicatrici dolenti o di ostacolo ai movimenti, retl'azioni tendinee, ingrossamenti ossei o periostei, calli deformi, lesioni più o meno importanti nei movitnenti articolari, artrocaci ·al 1° ed al 2° grado, disarmonia eli rapporti tra le ossa componenti un'articolazione sono in complesso i postumi di traumi stati curati coi bagni o fanghi termo.,.minerali. Dando uno sguardo al quadro statistico gener·ale in cui sono specificati i traumatismi che diedero luogo ai suacennati postumi si J'ileverà come gran parte di questi sia da ascriversi a distorzioni. di più o meno antica data. Quale nesso v i sia tra q ne~ti rnalaug urati fatti, e le osservazioni qaivi in sedu ta a piì_t riprese ripetute dalla S. V. e sull' importanza che il medico deve sempre dare a tal genere di lesioni e sulla necessità di non tl'asandarne mai la cura, i membri di questo Consigliò al par di me lo comprenderanno ricordando le osservazioni da I:.ei fatte ogni qual volta si trattò di pratiche di riforme motivate da postumi di storte. Il ris ultato delle cure balneari per le lesioni di quest' ordine fi.l anzichenò soddisfacente se si tien conto della g~;"avità dì molte fra le medesime - 100 guat·igioni (37,'i:3 per 100) e 148 miglioramenti (55,84 per 100) a fronte dei 17 esiti negativi (6,41 per- 100) sono, a parer mio, tali à sultati da lasciar ben poco a desiderarsi. E notisi ancora che fra gli esiti nulli se ne annoverano varii che si r iferiscono a lesioni per se stesse inamovibili.


225

La Cavalleria e l'Artiglieria ' fnrOnò le armi che diedei:·o il maggior Im.m ero relativo di individui affetti da postumi C1i 'l:esioni tràurnatiche. · 0 ORDINE 3. Le malattie. eli quest' ordine si. riferiscono tutte quante ad affezioni viscerali e a cachessie. Il numero lorò ascese a 202. Nel solo stàbilimento eli Recoaro se ne cnr_a rono 193. La maggioranza di tali affe:~.ioni era composta da re)iquati di febbri rniasmatiche: ingrossamenti cioè · i:>.pato-splenici, cachessie palustri, id1'oemie. Di quanta efficacia ·sia stàto 'l'uso di quelle anque in tal genere di malanni più ehe ogni 'mio di're lo provano i risu'ltati cl:ré se ne ottennero : 73 guarigioni) 56 miglim'amenti e 3 soli esiti negativi. A:ppoggiato a così luminosi fatti il Medico preposto alla direzione sanit~Tia di quello stabilimento lan'lenta lo scarso numero ·di soldati . stati ammessi a fruire di quelle acque, mentre tanti sono gli affetti da inquinamento miasmatico- palustre. Le affezioni. del tubo digerente, dispepsié, cioè, gastriti enteriti lente, ·a ssociàte talvolta ad ostinati vomiti, e tal altra a pe.rtinaci diarree somministt·arono esse pure nn contingente piuttosto rilevante (48). In questi casi come nei precedenti la, prudente e ben r egolata amministrazione di queste acque salutari diede soddisfacenti risultati: 17 guarigioni, 26, mi:glioramenti e 5 esiti nulli. · ·cl!}mpletano poi il mu.nero delle malattie di questo gruppo curate a Recoaro : 8 affe1.ioni delle vie aeree, una cachessia scoroutica, due casi di coliche da calcoli hiliari o renali, ed altrettanti di ipocondriasi. Queste dtie ultime categor ie di morbi' risentirono .'sol\) qualche miglioramento, mentre fra. i primi ne guarirono tre, ne migliorarono tre, e due ·ebbero esito ' negativo, la; cachessia scorbutica ' risanò conipleta.:.. mente. In complesso gli esiti per le malattie di quest'ordine furo~o 100 guarigioni ( 49, 50 per· 100 ), 92 miglioramenti ' (45, 50 per 100) e' lO risultati negativi (4r 95 per 100). TI ':nùmero ·degli Ufficiali · ammessi allo 'stabilimento di. Re-

ea


226 coaro fu relativamente di gran lu~1ga superiore a quello della bal:lsa forza: H valga iì vero la proporzione pei prmu superò il 7 per 100 (7, ,454), mentre p.er la bassa forza nÒn raggiimse r l (9, 939). l 0 ORDINE 4. FigtU'ttllO in quest'ordine 8:3 adeniti: 4 cachessie sc~t·ofolose, 2Q piaghe e :3 ,ascessi lenti! ! La maggioranza di tali affe;~ioni cliatesiche fu ,curata coi bagni di mare o colle acq11e di Sah,;omaggiore. Séomparsa dei tumori in 25 c;asi; diminuzione del loro. volume in 45 e stazionarietà. perfetta in 13 ; eeco i risultati curativi che si ottennero per gli ad.eporni. Alle ten ue d'Ischia vuolsi ascrivere ll maggior numero di gua:l;'ig·ioni; ai bagni di mare la più gran parte degli esiti negativi. Le piaghe risentirono in l generale il benefico inf;lusso delle cure balnear i, tant' è che z· ·r.imarginarono cornpletarnente e 14 si. Pestrinsero di molto rivestendo in pari tempo più lodrcwoli .caratteri .. P er le cachessie si. ottennero sensibili miglioramenti mentr~ fra gli ascessi lenti i risultati furono . o negativi o pressochè. In complesso fra quest'ordine di malattie si ebbero 27 guarigioni (24, 54 per 100), 65 miglioram~nti (59, 09 per 100) e 18 esiti nulli (16,, 36 per 100). ORDINE 5.0 Vennero compresi in , questo gruppo le afJezioni .cutanee le quali furono in numero di 109. La forma vescicolare: erpeti ed eczema: si osset;vò in 80 casi ; la pnstolosa: acne ed imp<'l-tiginH, in lO; la squam- ' mo~a: psodasi; in 3; la papulosa: prurigine, in 3 ; l ~ maculosa : efelidi, in l. Di qual forma fosser:o poi le 12 affezioni designate col norn~ generico d~ d.ermatosi non sono in grado di dirlo. Fra gli affetti da tal genere di malattie se n e curarono 43. alle terrne d'Aqui, :30 a quelle eli lVIontortone, 19 a quelle d'Ischia, 12 a Vinadio, 4 ai bagni di mare ed l a Salsomaggiore!! Le guarigioni furono 51 (48, 44 per 100), i migLioramenti 52 (49, 35 per 100) e gli esiti nulli Ei (5, 50 per 100)'. I risultati più soddisfacenti si ottennero a:}le terme d'A qui ed a q~elle di Vinadio.


227

L'arma dei Carabinieri diede il inaggior runtingentc reativo di affetti da morbi cutanei. ORDINE 6. 0 Appartengono quHst'ordine 92 affeziorli più o meno essenziali del sistema ner~roso. Le ischialgie vi tengono il primato numerico : 41. Le lesioni di senso o di moto per difetto di ine{·va7jone fur ono 89, e dalla semplice anestesia od inerzia muscolare di un membro alla completa privazione di senso o di moto o di entrambo in uno o più membri tutte le graduazioni fra qnesti estremi SJ. ebbero ad osset'V.are. 11 casi d.i 11evralgia ed 1 di spinite r·umpletano la Sllenunciata cifra eli 92. Di tale categoria di malanni se ne cu1·arono 31 in Aqu1, 27 in Ischia, 25 a l\lontortone, 7 .'l. Vinadio, l a Recoaro, ed l ai bag,u di mare. I risu1tati per le ischialgie furono favorevolissimi: tant'è vero che 17 i.n.diviclui affetti dal ta.l malanno lasciarono 1o stabilimento completamente guariti, e 23 in condizioni grandemente migliorate. Rispetto alle lesioni di :;enso o eli moto ' notai che 5 guarirorLO, 27 ottennero un miglioramento pit1 o mcmo r·ilevante, e 7 furono ribelli ad ogni cunt; ehe anz:i per uno la si dovette dopo pochi bagni interrompel'e per lo riacutizzarsi della spinite, e pel farsi piì1 salienti le lesioni di senso e <li moto che di quella erano effetto. Le neuralgio tntssero es:;e pure da questo genere di cura ·i più salutari benefizii: tant'è che 6 sco mparvero intieramente, e 5 migliorarono. In complesso gli esiti per le malattie di questa c~tegoria furono 28 guarigioni ( 30, 43 per l 00) 56 miglioramenti (60j 86 per 100) ed 8 esiti negativi (8, 69 per 100). I risultati più 'soddisfacenti si ebbero nello stabilimento d' !sellia, · ove il solerte medico preposto alla direzione sani~ taria volle associata all'uso delle acque termali l'applicazione dell'elettricità in quelle lesioni di senso o di moto in cui eràno indicati da specia1i condizioni i. piìt attivi sussiclii te-

a.


2t8

rapetiLici di oui disponga la 1'1edicina. E per conto mio fo voti n che tali pnssenti mezr.i curativi siano a disposizione del medico in tutti que' stabilimenti oYc si hanno a cut·ar·o infermità di tal genere. ORDINI:: 7. 0 Quest'ultimo ordine abbraccia. come già notai, ttttti quei rrntlanni chE> per un \'el'so o pPt' l'altro non poteano fru· parte rlei precedenti gruppi. Il numet·o loro fu ùi 116, cioè G2 tra postumi di flemo~ e morbi locali estet•ni di cui per difetto ùi schiarimenti non ))L potè conoscen~ ne la. causa nè la naitn•n: 30 (:1\si ùi sifilirlo a sintomi più o meno ~allenti. più o mcu bene arcerziorati. 19 di congiuntive a cor;;o lento ed as::;ociate in gran parte a gmnular.ioni piì1 o meno recenti, più o meno sporgenti. 3 di çatan•o vescica]c, l di emorroidi fluenti . ecl l di spe1·matorrea di poc·o momento. guarita coi semplici bagni Ili mare. Gli esiti pet· la prima cMegoria di questi malanni furono 2iJ .gtlarigioni, :~1 migliorament i ed 8 osit,i, nulli. L'inctivìtluo affetto da emorroidi non tQIIer·ò, come ora a preYedersi. la cura, pet· lo act·e:wt>rsi del flusso sanguigno ad ogni usar delle acque termali. Due catarri vescicali guarirono alle terme d' Ischia, C' l'altro ebbe esito fatale Iwllo stabilintt'Hto di Recoaro. Dei sifilitid ue flU'ono curati l(; ad lsrhia, G a l\iontortone. 2 a Vinadio, 3 a ~ al::;omaggiol'e ed altrettanti ai bagni di mare. Le acque eli Casamirniola ne guarirono 7, e ne migliorarono O; <1uelle d'Abano diedero due guarigiont, altrett<\nti miglioramenti e dm~ esiti nulli. che aur-i rmo degli affetti cla tal malattia dowtte dopo porhi gio•·ni di cura abbandonare lo stabilimento per lo esacerbarsi dci sintomi che JH'Psentava e pel ricomparire di altri che già taceYano. I due cUJ·ati a Vinadio guarirono entJ·ambo. A Salsomaggiot·e uno risanò rompletamente e dtH' miglior-arono, mentre c~i bagni di mai'C si ottewteJ'O due guarigioni ed un esito nullo. In complesso 16 guarigioni, l J migliornmflnti e 3 tisuJtati negati'\·i. Prescindendo dal far comcnti sui !:>egnalati Jne1•ayigliosi effetti clei bagni miuerali in questo g·onOJ'e di prote(forrne ed

'


229 &stinata malattia, not~rò solo che s~ non vi fu errort7 di diagnosi· per parte di qualche medie<:> , si è oostl'etti a l'espingere l'opinione emessa da eminenti s ifilografi sulla pr oscr.izi~me. n~lla. sifilide delle acque termali mineralir.zate dallo zolfo, a meno che si tratti di r ischiarire diagnosi dubbie. Che i ll simili contingenze,, le acque di tal natur·a avend·o l;l pr oprietà di metter in eYidenza il r econdito virus specifico, o r enderanno più esacerbati i sintomi dubbiosi , o daranno luogo ~t ma~1iJestazioni morbose più caraGterist iohe, e di tal vero fui io stesso più volte testimonio oculare ·durante .i due mesi che nel 1846 trascorsi alle tel'mc d'Aix. in Savoja. Nella decorsa stagione i bagni di mare furono di bel w~:wvo esperimentati in casi (li ottalmic a corso lento; ma tali esperimenti su 19 soli individui lo fnrono su t roppo ristretta sc<ùa per autorizzarci ad emettere un positivo giudizio sulla loro pitt o me}l grande efficacia. Checcilè ne sia però i favorevoli risultati che si ottennero da, simil cuta : 7 g11arigioni ed 11 miglioramenti : dovrebbero a mio avviso indurre i medici che sono preposti alla direzione delle sezioni ottalmicbe a largheggiare nel proporr e pei bagni di mar e quelli. fra i. loro infermi r,he ..si trovano .in condizioni propizie per usutì·uirne. Che dal cant o mio l'itengo elle dall' uso delle acque di mare e per ha.g1ù generali e per lavacri oculari, quali venne1·o raccomandati dal prof. Cortese, si otterrahp,o rimarchevoli risultati in molte affezioni congiuntivali a corso lento ed associale a gran11lazioni. A compimento di questi miei cenni sulle malattie curate nella d«~corsa stagione colle ar que, bagni. n fangh i minerall, l'iferirò Qra sui due casi 1jj, morte dei quali solo eli volo si fè più sopra parola. ·Di. questi due luttnosi eventi l'uno ebbe luogo in Montortone, e l'altro a R ecoaro. Il primo si riferisce qd un cantiniere del 50° fante.ria., ed il secottclo ad un capitaJ10 del 67°. · Il cantiniere veniva ammesso alla l a !Data per dolorj ricorrenti alle ar ticolazioni coxofemorali, e tipio- tarsee; reliq\.l.ati çli artrite generale a piìl riprese sofferta.


.2"JO

Di costituzione afft·anta per le accennate a.flèzioni e pPr diuturne fel1br·i miasmatiche a lungo patite in Barletta, mostrò fin da pt'incipio poca tolleranza alle cure termali, chc> a metà. muta clovette sospendere per· sopraggitmta bron-

chite. Pc>r· tale malanno riparava all'ospedale di P adova, d'onrlP l O gim·ni dopo U s uo ingt'<'S ·o ne nsciva. guarito. Ript·oposw ed ammesso alla seconda muta. f.'\ceva r·itorno allo stabilimento balneario. ma senza nr.mmen potel' riptendere l 'interroi(.a cura. Chr. il dì 8 h1glio fu improvvisa,mente còlto da talP un ac(·esso di perniciosa da averne in breve ora misera~t~ente tronca la. vita. Sul necorso e sintomatologia di questo tereihile accesso, eC"<'<I quanto si legge nC'Ila relazionP del nwdico curante : « Nel primo stadio. P dur·ò cir ca tlu<' ore, nausee e vo« miti di matC'riC' v~>rdastrC' t' freddo inU'JlSO che si protrassc> « si11u alla morto nonostante i molti mc7.zi di riscaldamento « usali. ~el secondo periodo la sindrome che Frimeggiava «·era: rrampi ~ ron\ulsi<iHi tetaniche ft·a cui notevolC' il tri« sma; pobi depressi e picroli, pallore alla facda, pulsa« zioni rardiaehe lente, oseurc; stertore, ambascia estrema; « l' iHlelligenza antlò progt·C'ssivamente r~ tingue ndosi finchè « cessò affatto poco prima della morw la quale fu accoro« pagnata da convt dsioni pit1 e pii1 lorti. « Il chinino ammiuistrato internamente e per metodo jpo« dertnico riusci iufruttuoso al pari di ogni altl'O ::;ussidio « terapeutico )) . P er quanto si riferisce al r apitano ne riporterò pér intero là storia qual fu l'edatta flul medico prAposto alla direzione sanitaria di R~coaro..... « Quello fea gli uffiziali che mori em il Capitnno P iacenti « sig. Giuseppe dol 67° fanteria, di · anni 46, di forme ar(< moniche, ili temperamento' nervoso- epatico, eminentemente « denulr·ito per una cistite purulenta non molto prima sol:.. « ferta c che ridotta allo stato cronico sperava di risolvere « intieramento con quello acque. Al suo ingros~o allo sta-


.231

« bilimento lo esaminai, ed il solo sintoma locale di quella « affezionè che mi segnalò ftt il bisogno molesto di orinare « con fi,·equenza, e9 un leggiero sedimento nell'orina che « roancla,-a un otlore disgu ·toso. Se si I'!CCettui la mag1·ezza « veramente rimarcabile, nessun altro fenomeno morboso « eg·li p~·esentava..... Nel pensiero che la mnccosa vescicale << fosse materialmente alterata, ijebbene non accusa..o;::;c:: alcun « dolore a quella regione. lo consigliai ad usare ('-On circo(< speiione dell' acqna, anzi g·li suggerii c1uella Ù<~ll<~t fo nte « Giuliana perchè meno riç,ca. ~li principii. minera1i7.zatori e << quindi meno attiva; riserbaudomi ad eccitarlo a più larghe « dosi soltanto dopo tentata la sua tolleranza. « Migliòrò sensibilmente nei primi giorni, crebbe nelle << dosi dell'acqua, ed al doc;liccsimo giomo di cura dicevasi « guarito. ~on solo erano scompa1.·se 1~:> solit.e molestie, ma « orinava a lunghi intervalli, e riusciva perfino, anche sen~ « .tenào il bisogno, u. trattener e le orine lung·~uuente senza « soffrirne, ciò che da più anni, secondo asseriva, non gli « era mai riescito di fare. ~< Sia per

un repentino cambiamento di tempera.ttLra, sia l'aumento soverchio dell'acqu a (8 J.ib. al giorno), sia « per qualche altl'O disordine, il quattordicesimo giorno mi « fece chiamare perchè nella notte e la febbre ed il fi·e<,< quente orinare e le molestie neil'emissio!)e lo ~wevano <<' eJJfinentemente abbattuto. L'orina era quasi pultacea, e « già entrando nella stanza un fetido odore rivelava la « gravità dello stato della muccosa vescicale : benchè non « intensa, continuava la febbre, caldissima la pelle, ansioso << if respiro, e, come sempre avviene in simili casi, la pr-o<< strazione era assai più marcata di quanto per poche ore « di febbre sogliasi ordinariamente os::;er vare. Sospese le « acque, e rifiutando, come mi disse di aver sempre fatto, « la C1.u·a locale e perfino le più miti iniezioni che io li pro« posi; t•imase a letto, fece più volte i semicupi, pt'~:>.se qual~ che cartina di polvere del Dower, indi l'acqua di catrame. « Mitigaronsi i sintomi, ed il terzo gior·no, sebbene appena <<. per


--

23 " « potesse regg<'rSt m piedi. e l'orina fosse anc01·a sensibil« mente Jmrulcnta, volle abbandonm·e il letto; mentre e1·a « fu ori dPllo stabilimento Yenne~ cùlto ila straordinario U>m« po•·ale. riparò ad un caffè, nè potè l'ientrm-e che dopo « moJt.e ore, <hwante le quali verifiravasi m1 alJba::;samento « di temperattu·u. eli oltre l O gradi. Si riaercst• la febl.J1'e, « divennero atr'oci i dolori tn·etrali nell'emetter l'ot·ina emi« nentemente pm·uleuta, crebbero qui.udi il ealorc> e l'an« ~;ietà, furono senza effetto i rimP-<ll tutti, e fattosi eli« spnoico dopo molte or·e di strnzia11 te agonla mori alle 1O « antimeridiane del '24 luglio ». .• Esposte in rotai guisa le cose più e:-;senziali elle si riferisrono alle cure iclropaticho cui furono sottoposti i nostl'i militari uella de<·m·:-;a annata, mi pe1·metta signo•· Presidente. che a chiusa di queslo mio J'appotio generale, io Le dia un bre\'e cenno sulle t•elazioni dci 1nerlici preposti alla r!il'ezìoue sani t<tria degli stauilimeuti cl' Isr.hin., H.eeoaro, Montor tone ed Aqtti. Nel suo rapporto il dottor Savù1o t,ocea alla. sfuggita il vagheggiato pt•ogetto di veder sorgeJ'P in Isdtia un \asto fabln·irato ad uso csdusivo <lei militari bisognosi di ~ruell o acque. Esprime la pr~pl·ia soddisfazione per illoclevol modo con cui Ycnnero disimpegnati tutti i se1-vizi atti non ti al :sanital'io. sia l'apporto al vitto che alr igiene. Fa ccnnù del-

l'acrun•ta assistenza prestaL<.l. agli infermi dagli inscrvienl;i ai bagni: approva la scelta degli aml!lnlati che furono a:ssegnati a. quello stabilimentf). Dà spiegazioni sulla compilazione dc>llo stato sinotico pe•· le roalatti<' che ehbe in cura. Si loda dei prodigiosi risultalti ottenuti coli<' arque del Gu•'gitello. e cita qualche interessante fat(o di lesioni di senso e eli moto, da· quali ne emc•·ge rutilità dell'applicazione dell'elettricit<.\ alternA-ta coll'uso dei bagni. Nelr intim·o decorso della sua r·elazione mostra un bel corredo di liOll comune erudizione medica con citazioni a grandi tratti, tutte di classici nomi, non che coll'esposizione di più o meno !-leducenti teorte sull'entità e generi (li varie specie di malattie; teor ie


233 che dà quasi come incon~Jussi veri, come dà per tali anche quelle che, A pal'e.r suo, valgono a metter in e·videBza il modus agendi e la potenza reattiva delle acque termali in questo o quel malanno. Checohè ne sia dei portentosi efl'e tti detle acque d'Ischia; delle toorìe da esso lui svolte con ta.nta · compiacen~:a, sta il fatto che la relazione del dott. Savino lo appa.lesa quale· un distinto e dotto medico militare. · Il dott. Pastro magnifica le virtù lOedicatrici delle acque di ù.Zec~oaro in nn gran numero di malattiè a corso lento, e cita in appoggio un interessante caso di guarigione di una gravissima .cachessia scorbutica. Tocca agli inconvenienti e danni che possono derivare da quelle acque se rrescritte in affezioni associrLte a speciali lesioni materiali eli tessuti: detta assennate not•me sul loro uso, e ci fa avvertiti che per· ottener e risulta.ti completi in malattie di qualche impertanza è per lo piì:l nece~sario r ipeternc' la cura. Nota la sproporzione relativa t ra gli uffi..r.iali e soldati stati ammessi a fruire di quelle acque, e f<1 le meraviglie pel' lo sca1·so numero di questi ultimi, mentre a tutti è uoto quanto elevata si~ nella J'\.ostra armata la cifl'r.t. dei travagliati da 1•eliquati di febbre palustre, cpperciò abbisognasi di accorrere R quelle salutari fonti. Fa voti a che i principii minerali:.::zatori delle acque di Recom:o, le ·loro proprieti~L• medicatr.ici, e. r iliade dt~i morbi in emi sono indicate 1rènghino per mezr.o di una circolare divulgati fra i medici militari. E questi suoi voti li fa palesi con tale e tanta serietà, da fnrci perstli.'tsi che il dott. Pastro, ciò scrivendo, non avesse più presente quanto il professore Cortese ::;ct·isse nel gior·nale di jWedicina· ?nilitare, numeri 24 e ~ pér l'anno 1869. n dott. Radaelli rnostrasi nella sua relazione pitt che mai soddisfatto pei risultati ottet1utì dai lJagni e fanghi minerali di .1\l!ontortone: ne mette in e...-idenza l'efficacia col riferire dattagliate storie di impm·tanti lesioni gual'Ìte mercè il loro uso. Edotto dall'Asporienza. dall'nttenta osservazione, e da-


234

gli assennati consigli che li vennero dati, ne vaeiò l'applicazione, ne restrinse od ampliò l'uso a· seconda delle peculiari circostanze, e riesci in cotal guisa a veder moltiplicati gli esiti fa\orevoli delle cm·e. Nel suo rapporto non spazia nell'ipotetico ca~1po delle teorie, ma si aW.ene ai fatti positivi e li espone con tutt~ seri-tplicità e chiarozr,a. Tuttochè gli occorse osservare durante la stagione balnearia fu da lui scrupolosamente notat~>. n suo stato nominativo pet· gli ammessi ai bagni lascia ben poco a desiderare . .Le malnttie hanno tutte quante il loro proprio appellativo; le cause accerziorate o probabili da cui muovono sono Ùtclicate, come lo sono pure il grado di tolleranza alle Cttl'e termali, e gli incidenti . mo!'bosi che ne motivarono la sospensione. Tocca ai lodevoli effetti tlell' tùtima circolare ministeriale sull'ammissione ai bagni. :'{ota come siasi già provveduto con decoro agli allogg·i degli ufficiali: come la mensa sia stata per ogni verso beu servita : e chiude il suo pl'egevole lavoro col far voti a che si provveda agli altri miglioramenti_da lui accennati nel rapporto generale del 1869. Dal canto mio. tributando a questo diligente e laborioso sanitario i dovuti encomii per l'accurater,za spiegata nel render conto dell'operato suo, e de'suoi infer·mi, gli auguro di cuore che le vagheggiate speranze di prossimi miglior~menti non rimanghino per anni ed anni allo stato di un suo pio desiderio. Il dottor· Bobbn, essendo stato il principale movente della Cir colare ministeriale -del 30 maezo 1870, nou manca eli farne cenno nel suo rapporto, ed asserisce che Le prime prove incominciarono a dare non dubbi risultati. Malgrado quest'asserzione ei soggitlllge di sentire il bisogno di J'ivol- gersi al Ministero della guena ed a que.<>to Consiglio onde non cessino di ìncnlcare la st1:etta osset'vanza. So che, a parer mio, vuol dire che i non .bisognosi di quelle terme f1,1rono bensì in minor numero relativamente agli altl'i anni, ma che ve ne furono pur sempre anche nella decorsa stagione. - · E si è appunto a questa categoria di amma-


235

lati che io credo riferibil.i le seguenti linee del prelodato dottore : « I casi di febbre teemale furono piuttosto rari, e pos\< siamo dire con sicur'ezza che allorquando la osservammo « si fu per lo più in individui sani, od in quelli che essendo <<stati tocchi da. lesioni di poca entità, la cura termale non « valeva a produrre benefico risultato, poichè, nulla avendo a « sanare, essendo !:organismo in perfetto stato fisiolog·ieo. « quello non poteva se non nuocere ». P remesse tali osservazioni, il dottor Bobba ricpiama l'attenzione del Govel'no sulle convenzioni stipulate col 'municipio di Aqui, e fa sentire l'urgente bisogno di esigerne lo stretto e pronto adempimento . Ritorna .alle proposte e sperate migliorie ed ampliamento dello stabilimento; fa caldi voti a che vengano a corrisponder e ai presenti e futul'i bisogni dell'armata; e a tale effetto invoca il patrocinio di questo Consiglio, e rivolge patctiei accenti al direttore generale dei servizi arnministJ·n.tivì. Nella seconda parte della sua relazione l'esperto e provetto idropatico parla delle pr incipali malattie cb.e ebbe .iu cura nelle decorse stagioni, c si mostl'a molto soddisfatto dei risultati che ne ottenne. Tocca a val'ie rilevanti lesioni trattate con pien successo, e di questi easi ne riferisce dettagliate storie, che valgono a mettere ~empre }1iì;l in evidenza l'efficacia di quelle terme che a. giusto titolo godono di fama mondiale. Lo stato n ominativo per gli ammessi a quelle terme fu da lui compilato con tuLta diligenza ed accuratezza . c venne corredato di pregievoli annotazioni che non solo moti>ano il genere di malattia e rendono più esplieita r apprezzamento degli esiti delle cure, ma facilitano pur anc.he il còmpito di chi ha l'incarico di raggruppare in un sol quadro statistico generale le malattie di cui erano affetti i. militari sottoposti a tal genere di cura nei vari stabilimenti del regno. E qui per incidenza mi fia lecito notare che se nella compilazione di tali stati nominat ivi tutti i medici c~ù ne incombeva il


236

debito ;wessero spiegato la diligenza ed accuratezza dei dottori Bobba e Radaelli, avrebbero ris})arrniato allo scrivente non poche ore di perditernp0, e(} il quadro statistico generale che va unito a que-sto 1~appor.to si troverebbe per certo. in maggror arrnonia coi loro quadri statistiei parllia1li. Firenze, il dì 17 mar.zo 1871.

L' IspettorP Sanitario L. CERALE.


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238

Quadro statistico generale delle malattie curate coi b, E!

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240 RIV!iST;~

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Lettere d~l professore Billroth dal campo. (Sunta dei MltO?'i SANTINI o PRETTI.)

Allo scoppiare della guerra f1•a la Francia o la Pt·ussia la Società di soccorso Austriaca aff't>ettavasi di cl1iedere al professore Billl'Oth. l'opera stm cd inviavalo tosto sul luogo dell'azione. L'eminente clinico, visitati non pochi ospedali a Mannheim, a W cissenberg, vV<:it'th, ed altri luoghi, scriveva poi alcune lettere di molta importanza, nelle quali divei'So questioni gravi sono discusso di chirurgia militare. Noi ci pt•oponiamo di sccgUere da queste lettere alcune dello più segnalate opinioni dal dotto professot·c esposte. Rispctw al t rasporto dci feriti -osserva Billroth, serivendo da VI ei!:lSOnberg, che era doloroso di vedere durante b prima settimana i treni letteralmente stivati di feriti e priv i di assistenza medica, per difetto di personale sul campo di battaglia, che non permetteva eli accordarne a quell'oggetto. Egli osserva ell e, qmmdo si t rov:ava in mezzo alla confusione che regnava in una stazione di strada ferrata, a l11i sorgeva in mente sempt'e il pe!.lsiero che, in pt·escn~a di una massa così enoJ'me di feriti, il ~occorso individuale non era che una goccia di acqua nell'Oceano. ·Sul principio egli si :::;entì talmente sopea. fatto che talora domandò a se stesso se fosse mai utile otfrire l'opm•a sua. In p••csenza di tali avvenimenti pare di essere in qualche meraviglioso evento di natura c sembra quasi una ironia di occuparsi di un .individuo mentre migliaia d'uomini sono sacrificat,o! In tali ì:liluazioni fà di mestieri r-accogliere una straordinal'ia energia per non cadere Holl'assolula apatia. Il numero dei feriti pas:;ò di gran lunga qu.ello che si verificò a Koniggrat1. . . Il nurnero dei feriti, che nel corso di alcuni giorni si ebùc a Leipzig, oggi si ha nello spazio di poche ore ; ed è impossibili:>· simo che il numero dei chirurghi ed i mc~:zi di soccorso possanb essere pt•oporzionatamentc aumentati. Aflèrma il prof. Billroth che i feriti non ricev:ouo dalle auto.:. r ità militari prussiane che un piccolo soccorso., Egli crede che


241

l'organizzazione degli ospedali di campo prussiani sia difettosissima, ed osserva che se i chirurghi riùlitari, in vece di intraprendet•o la cura dei feriti, si contentano di dare i primi soc·corsi necessm•i sul campo eli battaglia, essi non possono acquistare esperienza relativamente alla terapia ùelle ferite di arme da fuoco , e niuna pratica nella chirurgia operativa. Nel costante cambiamento di posto e di pazienti, essi non possono prendere interesse per il ferito; polche è ~oltanto l'osservazione dell' intiero corso del caso che può scientifì.camente e moralmente interessare il chirurgo ed insegnargli le risot'i!e della scienza e dell'at•te. Quell'armonia, che Bìlh'oth ebbe luogo di notare a vVeissemòerg in tutti gl' individui, che avevano la missione di assistere i malati, egli non tro~ò più a Marinheim, ove fu sorpreso di vedere una grande irritazione contro i Gioanuiti. Dai r(tpporti gia pubblicati sono noti i mali, che occol•sero per l'accumulamento di persone disoccupate a ~ ancy, che appartenevano alle. società dei Gioanniti e dci voloniari, i quali, invece d.i cooperar(', erano gli uni d'impaccio agli altri. 'fntti qnolli, che non sono richiesti per uffici meccanici di t rasporto ed assistenza dci feriLi, dovrebbero ricevere l'ordine perentorio di porlarsi indietro o di andare in. n anzi, e i Gioanniti pa.gnotiisti di guerra (war-loafìng), delegati, dottori, assistenti, ed intormjere volontarie, sia di alto sia di basso grado, dovrebbero ricevere l'ordine di allontanaro:;i dal comandante Gioannita, invece di essere, come-fu talora il caso, da lui :pt'otett,i. All'ai'J.ivo lo'ro a Niaunheim i Gioannfti non tennerb in sufficiente conto le disposizioni eccellenti che erano state fatte con grande sagt•ifizio, e o furono ignoranti o negligenti di ogni particolarità della Germania del Nord, prendendo per parte del Re eli Prussia controllo su t utte le società volontarie o 'mettendosi in opposizione colle condizioni che trovarono esistenti. Portando il suo esame sulla questione di curare i fer·iti gravi nelle case priYate, Billroth l'ifieite che, ragionando a p1·iori, tutto è in favore di essa, dappoichè in tal modo si possono isola1'e i feriti e proteggerli da quella terribile infezione che si sviluppa p~r la presenza di altri pa;~ienti. Su questo punto la sua opinione ./ subisce tosto un rapido cambiamento, facendo notare come in ciò esistano non lievi inconvenienti, siccome la mancanza di quiete in città per l'andare e venire dj truppe e munizioni, il difetto temporaneo di cibo, la impossibiliM di organizzare gl' infermieri


242 Yolonlari 111 modu con\-enientc, la deficienza eli e;:perimentati chirurghi ll prof. Billroth, citando alcuni casi, che andarono nd t•:;ito fat..'llc, c che avrebbero avuto buon fine in uno ospedale, c cl'opipionc che nelle case prhate po::sono <'s.:.ere utilmem..e cm·ati i fcl'iti k•ggiet·i cd i con>alc::;centi. Molte eli fJneste obiezioni po::-sono del pat•i, egli dice, cssct•e applic<Lte ai piccoli ospedali nollr piccole ciUà. l cb it'ul'ghi vecchi dello piccole citli\. hanno i 11 gl'ucr•alc opportunità tr•oppo mro p<'r curare i casi chirurgici pC't rncttcrli in grado di stabilit·e una 1-\i rr s ~a diognosi c tr intr·np r·cnclc•l'C la cura di gt•a,.-i ferite cr~mni da fuoc•o delle ossa c delle articolarjoni. casi che spc,:so compl'Ondono le più grandi diOìcolLà per i chirurglri i più c::perilllcnta!i. La nett<•zza assoluta, l'li una in1iera applicazionC' di llloclcriH' regole ,:;lnitaric nella j<•rapia di clifficili c:W cbh·ur•gici ,;ono soltanto pos;:ihili con uM c·t•r·ta abboudanza, unà 110:>!'\iamo dil•c profusione, di matel'iali [1<'1' ht cut•a cieli' infermo, che non si lJO!'~ono ottenere con le ri~or·•c lim itato dC'i piccoli ospcduli <lcllo piccole città. Le vi~ite in molr <· 1•ict\olc località pt•csso i enmpi di IJnttaglìa, nel nol'd dcll'Alsn:da r tlcl Pnlatinat{). hanno convinto HiUmth che è una. illusionC' il ~uppol'I'c che là lo ferite gum·iscollo meglio, o che la pioemia i· meno frrqucntc di quello eh<• sia u<•i grandi o:;perlali mili ltwi. A 'llll'.,to punto Bilh·oU1 prC'nd{• la oppodunitù di esp1•imere lu :ma npinione •+·;petto alle capar.ità cbit·ut•giche dei prmid. coi quali t'l!li ò stato in conta.tto. Esso è d'opinione che la p,l\tologia r.hil'lll'gica e la chirur-gia opet'l\toria ha, fatto grandi progt'f'S~i negli ultim i anni fra i pratici ch·ili e militari della Germanià, c quesiu 1wogresso rtLt.ribuisce spe<:ia lh;sil'llttntr ntc aiJn. infiucm:n del ]Jl 'Of<':>"OI'e Langenbeck. Nou amllJiratorejcJegli o:~pcdal i n l.c>nde Billroth allet•ma dl non <WCI'O avuto, mediante l' imhinncnlur:n., la nettezza dci pavimenti, la conveniente Ycntilaziono C' mcdillllte la disinfezione delle lnrtinc, difficoltà alcuna a mantenere l'ospedale militare in un buono ~tato igi<'nico e soggiungc cho fl'll. i chirurghi mililal'i è comun(> opinione cho i vantaggi ~pemti dalle tende non si sono realizzati. . · Rcrivendo da F t'illlkfoti, di 1·itol'llo in pat l·ia, Billroth locca Ù so;;gctio cl elle Bat'acche eli legno ml uso spedali, quali ebbe l a oppor·tunitù di vedere a Cat'lst·uhe, Huidclberg, Dat·mstad e F t·anltfor·f.. TI pii! grandò oslledal<' di tal genere, che siu. stato m·ctt.o


243

ùul'anto la campagna, è quello di Cnr!sl'ubo alla stm:iono della strada ferrata contenente 400 letti. La. vcntiln7.ione cd il riscaldamento erano in rs.'iO operazioni ditricili e co~tose, di<"c Billroth, il .quale l'iguarda la ~ua eretione ~iccome un !'l'l'ore. Le haracchc el'ette. a Berlino, a !Gel e ~{eìdclherg ~OU\J CMe di legno vera.mént.e solide, di mti la ero:t.ione ò tediosa " c·o<>tosa, mentre !01 loro super·ioritit ai piccoli o:spedali di pietm {• prohlomatica: nei freddi inverni esse non possono e:;.~rr r iscaldate sent.a ch iudere i ventilatori e :,;en;:a il mantenimento di gi'<11Hli fuo chi . La co:;a èsseuzialr pe1· \ma Baracca eh~ campagna è cltc puù es~~ore prour.amentc c con mite prezzo inal7.ata, coucio,.siaclle il bisogno ne l t-emporaueo, e poi, o allo ~coppiare ùì malattia coutagiosa, put~ esse1'o tosto dewolitu. Alcumt dollé' BaracciH' a Cal'lt.lrtlltc c Jlnidelberg ora ummil•nhile per la perfc:t.ionP flni suoi ordinament i avendo doppio pat·ol i e pavimcnÌi cou ogni Mnveni<'n?.a c conforto ; ma la spe:;a clelia cosll'uzionc et·a rnoJ'me. Le Baracchi' tutta>ia non po:;sono sofl'rirc• confronto cogli osprclali a ten•Jc con t.ro i quali Billroth ·muove <~n cora pat·ol<• d i. disrwo:t.r.o. La dieta dci feriti, a W ei:;senbm·g e Manh<'im era ahhondantc c· consisteva in caftè mattina e :-;era, del ln·odo nel m art in o, carn('· zupp!t, vogef.abil i a mezzogiorno, e nella ~nm pano o minesf,ra. da mez:.:a n.d una bottiglia di vino ul g iot·n n o tal)acco tt discì·e:t.ioue. Oltrr <t ciò ai feriti Cll'a talora. con!·c:sso salamr, panf' ( bm•r·o. ptoseiutto, cacio, buon porto c del ~>herr·y. Il prof. Billrotb, nel rillettcrc dt(' immf'diatamentc dopo una battaglia, ma~sime ju paese nemico, ò pu1· tt·oppo vero che il numcr·o dei chir urghi è sempre molto dclicicn le, o che l:!tln\ sempr·o così, ere(i t> che nelle g ucrt·c futu1·e sar<\ c;;.c;en?.iale che le Società di soccorsP <' 1 Gioanniti abbiano una organizzazione :;imile a quella del S('J·vir.io medico-militn.l'O, poichò al pre~ente 6 materia voramente di caso $() gli ospedali elle el>"i er·igono Hiano peovvisti di persone· irlonee. Egli ripete ancora. che, massime duranle il me.;;e di seltembrc, una grande ciurma di ùotlori si preRoutò coll'intenzione o col desiderio ili mof.tere, dice Billroth, a nostra disposizione i loro servigii, ma in verit.a la maggior parte di essi erano setnplici pagnoit i:sti di campo, ognuno dei quali desidet·<Wll di Cili:!C I'i> <'hjt·urgo in capo o eli agire senza controllo. Billroth lamenta la rt>lnttanza rlei .dottori ' ·oloutarìi a.d a~sistoJ•c i paz:enti non ferit.i ed ll!>Ret•va che, se iu principio il numero dei fer iti $upcra nn-


244 r.uralmente sempre quello dci malati, dopo nn certo periodo di r~mpo il nuroCJ'O di questi eccede il ~ume••o di quelli. Il prof. Billroth, parlando dci convogli sanitarii disposti per il trasporto dei feriti gravi, avverte di badare bene a noll sospcndcr'ne troppi in nnA- C!'trl'Ozza1 atteso ln grande difficoltà della ventilazione. T 11nzienti i più sensibili, dice egli, non et'ano colol'o che avevano fratturati i membri, ma quelli che erano fol'iti a.l petto, i quali sotto ogni scossa soffrivano le pene le più atroci. Questi pazienti si tt·ovavano in maggior conforto quando erano sdt•aiati sopra un letto collocato su eli un materas::;o o di un ::~accone di pagli~t, o, rruando era posl'ibilc, su di tre o quatteo l'lfatorassi ammassati l'uno sull;altt·o. Allora che .t ale posir.iqno n.on potevasi ottenere, fu trovato meglio di tenerli nei loro letti, di cui i piedi posaV<\no sulla paglia o sulla ptùa. Per mezzo della ::1tampa spesso s'incalzò a1finchè questi conYogli sanitari venissero più generalmente n:;ati, onde i feriti Ycnil;scro t<>sto trasportati col maggior possibile confoPto. Ciò sta tutto bene sulla carta, ma in pratica questi tJ'cni sono talora in nn sito e alt ra volta in un altro, divengono « ?'efjUJri?·t » per :()t'Opositi militari o sono dis_eersi in og·ni di1·ezione. È impossibile che a c1uest i treni vuoti possa essere permesso di stare fermi alle stazioni fcnoviarie presso la sede della guerra, aspettando di essere impiegati pct' l'oggetto loro spocial<>. Essi non sot•virebbero che a imbt•ogliare gl'impiegati delle ferrovie, i qtiali hanno abbastanza da fare per far• ft·~nte alle esigenze militari. La m,agg·ior parte dei treni-ospedali, che nel settembre fm·o no ::;pediti COJI qualche difficoltà sui luoghi 'f\cini ai campi di battaglia,· ritornarono o senza feriti, o pieni S?ltanto di ferit.i leggeri e di malati di tifo. Billroth, entrando nel campo della chirurgia, osserva dapprima che quasi ogni cllirul'go pareva rivolto a verificare i limiti a C\lÌ può essere pol'tata la chirurgia conservativa dei membri. La sua ÌIUllressione, nel lascJa!'e la sede della guer'I'a, fu che gli espe- . rimenti nell'estrema di~ezione conservativa erano stati 1)or.tati t.roppo lungi , massime per le ferite rlel ginocchio, o che in una nuova guerra l'amputazione Yet'l'ehbe praticata più spesso c più presto. Egli non può tacere che le nostt·e inclicazioni all'amputazione sono troppo incerte e che in alcuni casi riposano sopra nqa non fer ma l'ase. Secondo la os~cl'vazi on e sua pro pl'ia, egli crede che dopo una


r

2i5 battaglja in un terzo ~oltanto dei casi le ferite sono di nn. carattere gra:ve e che di questi un tel~to o un tluarto va ad ,esito fatale . Riguardo ai differenti proiettili impiegati, egli osserva che, seb.bene l'aper-tura. fatta dal fucile ad ago devé essere piu larga di quella · fatta dal fucile Chassepot, la di1fel'enza all'occhio è insignincante, fuori che nelle fer•ite sottocutanee delle parti molli,. Le ferite col foro di uscita a fenditura sono talora rimarchevoli pe1'· l'aJ;bondante suppnraz~one che ha luogo nel tessuto cellulare sottoclÌ~neo, esigendo per il suo scolo l~ dilatazione deU'apertura, che t~Jvo.lta, cicatriz.z!1. prima che il pps sia evacuato. In alcuna di queste meclesi~e ferite la seconda pol'zipne del tramite della ferita .cicatrizza senza alcuna secrezione, mentre l'orifizio di entrata è i)'l stato · di suppuraziorie; e questo è ciù che aecade nèlle ferite d:arn>e c).a fuoco che si è supiJosto cic~ttrizzarc per prima. inten,~io.ne, esempi che egli dice di non avere mai ·osservato. ~ej ca$i eli caduta e negli accidenti dovuti alle macchine, le fra,ttur~ s;ono prodotte con n\nnerosi ed estesi framnlcll'~i e le pqr.ti molli sono c'bsì schiacciate che richiedesi tosto la demolì-; zione immediata. :Ma nelle ferite d'arme da fupco la implica:àone delte parti molli è comuar·ativamente lieve, raramente esistendo schiacciamento o laccraz.lono, soltanto le ,ossa essendo schiacciato e fl'al,lt).lrnate in una est.ensiot~e sconosciuta in varie direzioni. li'm gli e~et~i dei1 proiettili francesi e tedeschi si osseì~Va una piccola ditj:èr,enza. Negli U~!Ì ne.gli altri si ~otarono ft'atture semplici e colil<tllSÌ\lllÌ scllZa ferite e in quellj. e in q!lesti enol!mi rotture; e se le lesioni delle ossa s<;mo state trovate meno gravi fra i Tedeschi, ciò vuo!si attribuire meno al volume più: piccolo del proiet.tile fr~ncese qi quE)llo ' che al fatto che il Francese spessissimo faç_e va .fuoco ,ad una tr.oppo grande distanza, ladclove che i Tedesch,i si avanza,~ano molto di più per meglio mirare. Quando l.G: 9ssa ~ono colpite dai proiettili, raramente ri~~mgono esse inalterate ·di forma, divene.ndo piat te o Sl)ez:uandosi in frammenti della - 'fOl'ma, la più irregolare. Esaminando i pezzi di piombo e~gatj;i dalle ferite si potre,bhe sce11dere facilmente· nella concln~ stono che la palla, nel momento che colpì l'osso, dcv~ ess<~re stata l.n una condi~ione di moHezza, dappoichè sembra incredibile che l'osso possa off'rir.q tale resist.en~a da rimanere illeso mentre la. Pl'\J1a stessa. può es;sere cliven uta schiacciata. N iuno dei pro-

e


246

-

iettm, tuttavia. ha presentato qualsiasi segno di fusione del me.tallo. L e ferite prodotte d<ti proiettili lanciati dalle mit ragliatrici non ott'J•ono specialità, fuori cbe sono alquanto più grandi di queHe prodotte dai proiettili dei Chassepòts ed alquanto più picéole di quelle prodotte dai proiettili dci fuciU ad ago .. Le lesioni eli ohice sono gravissime, molto rassomigliando a ·quelle detel·minatc da accidente di meccanica. Ptlr esse fu forza rico.L-1\ere pr·i11~ipalmente all'amputazione pri~itiva. La credenza che le ferite con la presenza della palla vadano ;;pesso a cica.trice ha influito a tenere lontani i chirurghi dai i.enta.t ivi di ricerca subito dopo l'accidente, come una perdita di Lempo' non necessaria : ed e stato dato il consiglio eli non prendcwsi pena di ricerc~e il proietti ~e ne.i tramiti oscuri della ferita, d.appoichè i corpi metallici non impediscono la cìcatri7u.azione per la irritazione che essi determinano. <)\uesto precetto non deve esser e troppo letteralmente seguito, dappoìcl1è se il chi rurgo vince il suo desiderio di estrarre tante palle qùanto è possibile, egli t ro>wrà ltnèora che il soldato esprinìe il clC"siderio il più ansioso c,he gli sia tolta la palla, ch'esso crede che sia ia sola causa delle :me sOfferenze e l'ostacolo aUa sua guarigione. Sebbene all'oggetto di tale estrazione grandi cifre non possono , essere messe sotto il cloroformio , non vi e operazione, di cui egli può così bene giùllicaee )O scopo, e all!L esecuzione della quale egli tanto prontamente acconsente. J.,a sua gioia all'e;;trazione della palla è estrema, nella convinzione che sia stato cosi tolto l'ostacolo alla guarigione. Indipendentemente da questo effetto psichico dell'estrazione, che non deve essere pertanto tennto in poco conto, la presenv.a del proiettile non è in alcun modo così insig·nHicante nei suoi effetti :;ulla cicatrizzazione della ferita siccome è stato affermato. Ad ogni caso i proiettili ora usati. determinano grandi supp·urazion'i. Certamente in tutti i tl'arniti. oscuri delle ferite nelle estr·emità ~ nelle ferite non penetranti del ti•onco e della testa, il dito vuole essere sempre introdotto al.primo esame o alla prim~ medicatura; c quando l'apertm·a di entrata prodotta dal ChasscpOt e troppo piccola, fa ·d' uopo ingrandida mediant<~ unà piccòla incisione, ta1;1to da permettere il P,assaggio del dito con un istrurnento· Ne dobbiamo trascurare la, regola antica di adoperare ogni cura per accertm'si. 'della posizione del soldato quando fu eolpito, lo cb:c pt·est,a spesso un buono indizio della prolJabilc situazione del-pro-


247 icttile. Oltre il tiruore di abbondante suppurazione che succede S\' il proiettile n?n viene estl'atlo, dobbiamo ::w cora ramment.arci che, nel sistem<L attuale di clistribuit•e i feriti, noi non sappiamo quanti giorni e quan te notl'i può il soldato stare in viaggio cd il proi~ttile riman e~·e ancora nella ferita, prima che possa essere praricato nn tentativo di e:::tn1zionc. Se esso comprime .un nct'vo, il clolore cagionato dal traspor·to diviene eccessivo. Se la palla sta irtcastrata neil'osso o fra i fr·ammenti, o è in contatto con l'attieolazionc, il tcrupo necessario r l'assisteu;;:a per ' l'estr111.ione non RUò ottener-si pl'esso il campo di battaglia. Un numero cousidet•abile di palle, cho non si scopL·irono in tWincipio e che si suppose essere spontaneamente uscite o cadute, :;i trova eli poi entro le cavità degli ascessi, ~pesso, il proiettile csse.ndo la _causa meccanica clr o manteneva la flogosi e la suppuraziono. 0 \t.re <l. ciò, quando il p•·oiettile è molto spezzato, noi sappiamo che esso rleve avere colpito un osso, fol'temente eontundendolo c frantumandolo. La :;uçce:-:siva ostoit (~ e periostite traumatica ha una disposizione s pecia le pel' da.r luogo a s uppu1·azionc hel tessuto cellulare circostante, ma::;simc :;c la lesione ò complicata do. una ferita suppumuie. In (lUC:.;lo modo si Yede pcrchè un proiettile si tront così spr:;:;o entro le raccolte marcio:;c. ;\[a ancora quando il proiettile è inallel'éd.o nella forma, non ~i deve concludere che esso non ha colpito un n:>so. Lu scapola, le coste, la. . pelvi, o le porzioni sponglosc delle ossa lungh e po>;souo nssnre fol'n.te dai pl'oiettili e gra!l(lementc schiacciate senza eir e C::>si subiscano alcun <'ambiamento cl1 forma . Rc1ativamento alla scoperta dei proiettili, che hauno sede profonda nelle ferite, · osseeva Billr•oth che la tenta di Nclnton e r-iuscita utilo al certo in certi ca~i dul)biosi, ma che la sua forma r molto più S'l'ande delht Slltì. utiliti~ pral'ica. Per regola generale, i proiettili che non possono esser·e raggiunti dal· dito ·mt·amente possono essere estl'atti, da.ppoichè uoll'uso eli lunghe tanagli~ il senso del tatto è molto imper-fetto, ed il corpo può so ltanto essel·e fermamente nbbracciato, rJnando non è troppo mobile. Egli aveva sperato gmnùi l'isultamcntì dal tirapalle nmeJ·icano; ma, sebbene quello da. lui posseduto fo:;se piuttosto for·te, dappoiche avc::;:;c col medesimo potuto al1.m·e tmo scanno senza ·Che le sue branche si picgassot·o, pure si i t'OVò t•·oppo debole pee la nstrazione delle palle situatH profqndamentc, piegandosi qmmclo veniva .chiuso con forza sul corpo.


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Nella sua dodicesima leLter'a Billroth spende da prima a1cunc parole sulla mortalità dei feriti. Di 220 feriti gravi 79, o il 35-9 per % morirono. È questa una enorme mortalità, ma non più grande di quella che si sarebbe potut-O aspettare secondo l'esper·ien&a della chit•nrgia militare. Le ferite d'armo da fuoco alla testa e a l ventre riescono nella massima pat'to fatali, o molti oasì di lesioni al petto, alle p_elvi ed alle estremità inferiori corrono ad esito infausto, sia. che siano stati, sia che non siano stati messi in esecuzione atti, operativi. Il tm·bamento più g1•ande per i chirutghi mìtitat'i dei primi tempi era quello di vedere i casi più semplici c le ferilo più ieggerc farsi gravi nei loro ospedali, di vedere feriti con semplici lesioni delle parti molli e pazienti in via di cicatrizzazione morire ,per eresipcla, per cangrena nosocomiale, pe1' difteeite. Queste afì'e:.-:ioni ~i facevano endemiche, non solo negli ospedali, ma fra la popolazione delle città, c a grado a grado aumentavano in grayezza. Queste endemie od epidemie non si sono mai verificate in alcuno degli ospedali ispezionati da Billroth, e questo è un progresso, che può solo essel'o apprezzato da coiOt'o che non ignorano le stragi commesse dalla eresipela. c dalla cangrena, di cui ci banno lasciate le descrizioni gli anticl1i chirurghi militari. La necessità di un'aria rinnovata, siccome uno dei più importanti fattori della vita del sano e del malato, la ctuestionc della ventilazione, per ciò. che riguarda o spedali e scuole, l'importanza della fognatura, e molte altre massime sanitarie, sono finalmente penetrate nella mente dei vecchi delle nostre oittù.. Secondo Billroth la eresipela e la cangrena di spedalc ricondscono la origine loro in un miasma contagioso, che si estende da caso a caso. Durante la campagna ft•anco-prussiana egli ha potuto osservare una condizione patologica, che non aveva per l'innan:.~i ved uta, e a eui dà il nome di « flemmone difteritico, o infiltrazione diftetitica ». Egli riporta duo casi in cui questo stàto compane ;;ubito dopo l'atto operativo e fu immediatamente seguito da collasso fntale . Tutto il tessuto muscolhre della parte divenne duro c .... rigido, peP una fìltra~>.ione indurata, la supedì.cie deJJn ferita mostrandosi di un colore grigio pallido. L'affezione si distingue specialmente dalla cang:rena per la mancamm di ogni qualsiasi rapido aumento del processo ulcerativo e del rossore flogistico nelle parti vicine, la superficie della ferita, presentando una bianche;,;za laradacea, o non la mollezza lurida. della cangrena di spedale.


249 Rispetto al trismo o al tetano, il prof. Billroth è d'opinione che questi casi non derivano, come è statQ. supposto, da ncvrite traumatica ascendente. Il fatto che la malattia non è connessa con alcuna particolare condizione dello. ferita, ma che può occorrere in connessione con suppuraziono di buona o cattiva natura, profonda o superficiale, copiosa o poca, o anco con feritte cicatrizzate, rende probabile che essa abbia la sua origine dalla importazione di qualche agente esteriore. ~ella sua 13a lett.e ra l'illustre chirurgo tratta delle complicanze più frequ cnLi delle ferite e si c:3tcndc in particolar modu sulla septicoemia e pioemia. Lamenta l' enorme perdita soiferta negli spedali di \V cissembourg e Mannhoim in causa di pioomia non astante le ottime condi<:ioni igieniche che indubitatamCl\te offrivano i suddetti stabilimenti. 'l're flll'OliO i morti di pura scpticoemia, trentacinque di pioemia; egli peJ'ò assegna a questa complicanza un vastiS8imo campo poichè vi comprende tutti quei casi che con profuse suppurazioni, con cattive condizioni delle piaghe suppuranti, sotto accessi di fcùbec remittente o intcrmittente, con o senza br·ivicJi, con o senza metastasi terminarono colla morte. L'aziono devastatrice di questa tenibile malattia e molto maggiore di quella che ci vien mostrata dalle statistiche, poichè se è ·vero che in molti casi l'emorragia secondat·ia, l'empicma ccc. affrettano il termine fa(alt>., la causa pl'ccipna sta sempre ncll'assor]limcnto pprulento ; così d i tutti i casi tct'minati con esito infansio egli cr.ede che soli se.i non siano morti por septicoomia o pioemia. Non bisogna farsi illusioni, egli soggiunge; confessiamo invoco che• la pìoemia ha intìerit.o colla sua solita forza non ostante i miglioramenti introdotti, non ostante i grandi sacrifìcii fatli da tutti per procurare le migliori condizioni possibili ai nostri feriti . Lo assorbimento purulcnto ha luogo di solito aUa fine del secondo settenario e sembra che la causa sia da riccrcarsi meno nelle condiz.ioni esterne che in certe condizioni delle fer ite e nel modo cou cui le parti furono lese. Ne sia la prova eh~ .in ogni caso ùi piocmia o septicocmia si tr()>'a, se non suL vivo, almeno sul cadavere un focolaio putulento donde partì l'infezione. La tanto diséussa questione delht pioemia merita in questo caso qualche riflessione, tanto più che da non pochi chirurghi si "\<'Orrobbe ammettere l'esistenza di un veleno volaLile capace di prodm:re l'infezione purulonta; ma (\~esta avviene soù1pre c poi


.. 250 ::;empto da. un focol&io in{iamm~t.orin o pmulento; la materia infettante è spinta ller un abnol'me · pressione ·nel circolo linfaticti e venoso, oppure formasi direttamente da un trombo o si mese(' col sangue. La posizione della ferita ha no1i piccola parte .nell'eziologia dell'affe?.ione; un focdlaio purulento sotto masse muscolari e t:ascie aponeurotiche può esser'e con facilità assorllito. altri momenti dì ·secondaria importanza son.o tutt i qLJegli agont.i capaci di far degenerare una piaga· suppurante, insulti meccanici . inoculazioni accidentali, , ecc. La sua origin.e e il suo p:~ odo 1.1.i propagarsi la fa di1fc.rire essenzialmente dalla erisipela, dalla gaHgeena nosocomiale, le quali possono insorgere epidemicamente; l n pioeroia ha la sua causa nelle condizioni puramente individual i e locali della lesione, quindi non si può ammettere la pioemia epidemica, e ne ha la prova chi ha praticato gli ospitali di "Weisseinbourg è di Mannheim. Nulla lasciavano desiderare quei due ospitali, per la ventilazione, per la Ilolizia deilc :;ale, pcn· lo zelo dei più distinti colleghi. Le speranze che si aveva con·çepite dapprima per così felici condizioni furono deluse l)iù ta.nli quando si ebbero a. curare le ferite gravi del bacino, del femorf' . del ginocchio' e del petto, ed- allora cominciarono le stragi del.b pioemia; neppure i feriti situati all'ada libera furono risparroia1,!. Un'istituzione molto . di(fusa nella chirurgia militare è · c1nelb delle baracch e. Si 'credette per lungo tempo che ht buona vent.ila.zione bastasse da sola a scongiurare il flagello della piocmiH e siccome le baracche non corrisposero a. quest'idea si ritennr osser difettoso il sistema di ventilazione; si ricorse alle tende . le quali non dipdero migliori risultati; ora siamo ritornati al sistema delle baracche; per molti riguardi è questa un' ottima in· stitu~ione in guerra, ma non mai da 1)referirsi agli edifizii comuni nelle circostanze ordinarie; diremo infine che esse, sempr:c jncapaei di tener lontana la pioemia, offrono tutti i '' antaggi di una bnon;t ventilazione con tu'tte le sue berwfiche conseguenze sullo stato generale del malato. 1:9rno?·t·'agie secondarie (Lettera XIV e X'V). - Questo accidente avviene in clue· modi, o per un'apertu!'a fl~t.t.a clal proiet,fjj,, pel vaso e che rimase chiusa per un certo tempo, o pel' llrt'apcJ·tura formatasi in seguito al processo di suppurazione. Il prinw modo è il più frequen te ed il meccanismo è a tuf,ti noto. Quando brandelli dei tessuti sch ia~ciati dal proiettile vengono il fìssar;,i


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solidam~nte ane rareti del vaso per concreziofli librinose e non

oadon.o in ca1~grena né si distaccano p(~r s.uppurazione, il foro del vaso rest.a definitivamente chiuso e guarisce, ma l'importante a d; cidersi è se la cicatrice è abbastanza solida da impedire la successiva form~.zione d'aneurisma quando l'arteria !'i~cqu istasse la sua permeabilità. Questi casi fo rtunati sono rarissirni, m[~ non impossibili. Ma se le concrezioni fibrinoso si rammolliscono l'emorragia non può essere evitata se non a. condizione che il vaso si sia in precedenza foggiato a COl'done contraendo le sue :fibre ciTcQlari, e questo è il caso j)iil frequente . pqr' le piccole arierio. oppure che il lume del vaso sia solidamente cl1iuso da un grumo fibrinoso (trombo). In que~;i;o caso il mng·gio·,, o minor pericolo di 1,111' emorrogia secondaria è dipendente dalla consistenza del trombo e dalla energia vital.e del vaso. Se il t.rombo si mantiene :fino a guarigione della ferita non · ha luogo l'emor-ragia, nel caso <iont-rar:io essa è inevitabile. L'emorragia secondaria si verifica a nche quando il. vaso si apre per il processo di suppurazioue, e ciò in tre maniere:' l 0 .La pax;ete <lel vaso e un po' contusa dal proiet tile senza essere distrutta, la suppurazionè in seguito fa cadere l'escara e si apre il vaso. 2° Una schegg:ia d'osso o una sporgenza 'scabrosa del prÒiettile ·giace contro l'arteria, il movimento delle pareti prodottd dalla pulsazione fa strofinare le medesime contro il. corpo estraneo e induce un processo d' ulcerazione: 3° Il processo di suppurazione ass~1me un carattere ulceroso e insieme agli ' altri tessulii intacca: l'arteria. In tutti ·e t re questi casi l'emorragia può essere ~mpedita o per lo meno r itardata mediante il trombo. Il tempo in cui più di frequente. insorgo,no siffatte emorragie e la seconda, terza e quat-ta settim<\na. In qual modo si perviene a .fermare. più sicuramente e stabilmente coteste emorragie? Ecco la questione capitl'!-le. Lasciando da parte le emorragie interne ~ venendo a quelle delle estremitit, gli stittici e la compressione furono per lo passato adoprat i fre.ll'Uelitemente. Ma nella maggior parte dei nostri casi trattavasi di emorragie al collo; si sa d'altronde quanto resti maltrattata una ~erita coll'applicazione degli stit.tici e specialmente del percloruro ·di ferro; non vale riempire il canale della ferita · col per,cloruro di ferro, ma bisogna adattare al punto sanguinante una pallottola imbevuta di questo 1iqu?re per ottenere buoni effetti ;


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òubito poi molto che il liquore mar-1.iale sia capace di provocare la forn1azione di un trombo. La compr-essione non è che un soccorso momentaneo non potendo prolungat•si per molto tempo. La compressione digiLtLle con cui il profesr;. Vanzetti ottenne tanti splendidi risultati ò un ottimo processo per .gli ospitali ordinarii, ma inattuabile negli ospitali di campo perchè vi è sempl'c difetto · di po1>sonale. In quanto agli atti operativi do la préferenut alfopcrazione seconòo Antillo 1)er gli aneurismi traumatici. I chirurghi in generale mostrano una grande avversione ad OpPUre la legaturlt di nn vaso in una cn.vità granulantA perché occ\.rpata da schcggic ossee, da brandelli di tessuto alterato, e questa antipatia ha la sua ragione nella cattiva riuscita che ha molto spesso l'opermdone. Stromeyer, Beck ed altri raccomandano di praticare arditamente e con fiducia le allacciature. Il consiglio di questi uom1m· sperimentati o le sue proprie osservar.ioni nella pratica degli ospitali c·ivili avrebbero tratto l'autore a.ù operare le allacciature :per tempo. Si volle sostenere c1a taluno che la legatura ·ne-lla continuità non sopprima l'emorragia clalla ferita per la ragione che in un sistema di canali, l' ottnramento dell'uno dei medesimi non può impedire la permeabilità in un altro, ma i risultati ottenuti ultimamente in ques-ti ospitali parlano abbastanza contro queste obbie;.;ioni. Uno solo dei casi oper::Lii le sarebbe apparentemonte favol'evolc cd anche-in r1uello l'art.eria era già maltmttata e non r~sì steva all<t legatura. La legatura nella continuità dei grossi vasi fu accusala d'un altro inconveniente, cioè l'cmol'J·agia secondaria nel luogo stesso della legatura per caduta precoce dci fìli, e questa obbiezione è di molto peso o si basa su fatti incontestabili e pur iroppo numerosi. Per lungo tempo si è creduto cho po1' un saggio prov.vedimento della na:turn i fili annodati all'ar ter ia cadessero tt\nto più tardi quanto più grosso fosse ·ii vaso c ciò perché il tl'ombo g uadagnasse témpo onde acquistare l'opportuna sodezza c resistenza; ma è ormai tempo _di abbandonare la puerile idea di una previdente natura giacchè troppo spesso accade che la legatura mor(,ifica le pareti del vaso da per·ruettere una emorragia secondaria ·persino dopo 30 giorni, e come un caso riportato dal Porta, dopo 55-g:iovni. Di t utte le aplacciatm·e opera'té da Billròth 1iei

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253 due spedali lu metà circa diede emorragie :>econdarie ; questo poco consolante r isultato, dice Billroth, ci dovreb!Je sping·ere fJ. indagare ancor più che non si è fatto sino ad ora gli anatomici cambiamenti causati dalla legatura. Consultando i migliori trattati sugli esiti di quesf.a operazione troviamo una grande scon' cordanza. di opinioni; intanto l'cmcacia del tromba contcu la · emorragia è ben lungi (]all'essere r iconosciuta da tutti, e mentre Petit e Morand credono fermamente che il trombo in sostanza sia quello che si oppone all'emorragia, Buteau, Jones, Johon Bell ed altri sostengono· invece eh~ l'ernorragia. é solo vint.a dall'aderenza che incontrano le parti molli circostanti tù vaso e dall'a derenza delle pareti del ya.so medesimo. Più tal'di da W eber, Zuvicky c Vircl1ow fu di nuo,·o Msegnata. al tromba una gl'ande imp<•rtal~zn, la quaÌc3 pm•c è sem1'\ro mesS<'t in dubbio da Roser e da Tschausoif. Port<t attribuisec l'tl;,ione emostatica a due cause insieme combinate, cioè : al tromba e all' inspessimento dci tessuti inviluppanti il vaso. I risultati rlcll<! sue r icerche avrebbet'O indotto Bj))roth a crcrlere ch e il t 1~ombo anch() completamente organizzato 11011 sia rho un prodotto passag·gcr·o e che qualche volta può mancare. - Sulla frequenza dd h•ombo dopo la legatura dj grosse arterie negli animali abbiamo una lunga serie di osservazioni del Porf.a. l n :?50 operazioni egli trovò che 35 volte mancava il tl'ombo. Riflettendo sulle osset'Yf\t:ioni del professore di Pavia, Bi lroth si è persua~o che è possibile la gLuH·igione della ferita del vaso senza l'intervento del tL·ombo. Donde proviene questa ineguaglianza nella formazione dei trombi~ Quesito sino ad OX'a. impossibile a sciog1iersi colle cogn iziorli 1imi ta:t~ che possediamo sulle leggi del coagulamento del sang ue. Che questo succeda pe1' un rallentamento della circolazione o sia favorito dalla quiete, che desso sia provocato dalla ]Jresenza di col'pi stranieri entro il lume del vaso ciò è a tutti noto; bei1cltè dagli impareggiabili lavori di Virchow od altri siena gia popol::u•izzate le espressioni - trombosi pe1' dilatazione, trombo5i per compressione, per mara.smo, t1'ombo_. autoctono, embolia ecc. ecc. r..onfessiamo che le . medesime non hanno portato rnaggior lume di quello che prima si possedeva sul fenomeno di cui Ol'tl ci occupiamo. Tutti conoscono il classico lavol'o di Bri.ike su tale 3.1'gomento ; egli dimost1'a che il riposo del sangue .nei vasi vi- · venti non è punto la cau.sa ,della sua ..coagolazione; tanto meno rtiornale di ·Med·ic. milit. 1871

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254 adunque la pot rù provocm'o un rallentamento di cit•colo. N ei sani venosi , nel le grandi dilatazioni vn.riaose e dove la lenie;~,zn. di circolo è massima il sàngue non si coagula se non inl er-vienc un processo irl'itatiyo o tl0gistico; Pg"li crede pertanto che la parei.e del ·'vaso sia la sola c~he abbia influenza n mantenere liquirlo il f>angu o ~ conclude COI'I que;;tc parole: mi pare di ave.r dimost1·ato ad evidenza che il sangue degli animali a sangue freddo e mantenuto allo stato liquido solo per l'iufluenza delle pareti cardiachn Il vascoltwi, e ;-:e si congula qnanrlo ò fuori rlel corpo ciò avvi eM 11erchè P.i. sottrae da qm~lla influenza. In appre;;so egli fa vcrlere che la dimostrasdonc vale anche per gli animali a sangue <:aldo e cho in questi le pareti rlei vasi contrappongono n n'azione antagonista alla toMlenza cho ho. il snuguo Il COttSularsi. Dopo i bei )a\'ol'i di YiT·r~how, di B1•iicke o di P or·ta su lla, fol'mazionf' dei trombi non rc:;ta che ri,·olgere i J·isullati di quelle os!'lervazioni ad i lluskazione dci ~asi J.Watici occors i. Dnll<t ipotesi che~ il ripo:-;o del . san~u e provochi il congulnmento è sorta l' opinione che il t1·omho pe1' legat.11ra 1lehbasi for'• marr ed estendersi tanto rln raggiungere il r amo collaterale più ~{i ci no; lo più recenti ed c!>:tttr. esperienze ci dimostr-ano in v eco che IJLlesi.o modo di trom bosi non ò una legge o forse nemmeno Lt J'Ogola, e perciò è da rigettarsi l'opinione suddctla. Secondo !ki.ickc il riposo drl sangue in nna. par·t<' clel vaso non può in~~lltl'e il coagulo :se non quando la parto del vaso stesso subb•cn un pal.ologico c:nmhiamcntn; hisogna ammettere cioo c:he la vit.n rlOJ'Il1R.lc del vaM si mantengn soltanto st)f.to una c:ortu condi7,ione, •1uale è quella r,he incessantemrnte cort•n nuovo sangue a bagnm•la: mancando questa condi;don-e, quando il sangue si fermn anc'he le pareti del vaso vcr:rler.chbero la loro normtlle vi talità, o con I'J.Ucsta la proprietà di tnantenerlo allo stato liqu i ~o. Per•ciò il r ipo::<o del sangue non sarehbe che una causa med iata del s uo coagulamento, e pob•ebbe ben issimo accadere che un vaso, non O!'ltHHte la tluietc del sang ue, mantenga per un certo t.empo lo Huc pl'opl'ida. vi tali e contl'asti la formazione del i-rombo. J} influ ,•nza meccanica della lcgl\tura è il più importante momento; ta tunica interna vien lacerata dal nodo, ed i n quel punto la t vi.talit.à del vaso è così modificata da dar origine al tt•ombo. Gli i nrlividui nei quali due giorni dopo l'opel'azionc non !lÌ er a for-


255 roato il trombo erano anemici e colpi ti da pioemia; ma non si comprende come l'anemia e la pivemia influisca in la1 modo sulle pareti -vnscol:ll'i, specialmente quando si rifleHc all'opinione generalmente ncc(lltata cho negli a nemici e piocmici il sangue ~i coaguli con maggior facilità. Da tutte que~te considermdon i possiamo canwne un risultato, sia pul'<' negativo. -·Si può infatti stabilire che. nè colla ele.-;ione elci luogo, nè con alcun nlt.ro mcz1.o, non si polt•à mai csercitnr·e i ntluomm alcuna snlltl formazione di un trombo o .tanto meno sulla sua sla.bilità. L'imporfau~n pmiica che le Jac(•••azioni inevitabili della tunioa interna pet•la legahu·a hanno in •·apporlo nl !1'0mbo fn per tempo riconosriuto dn Jon<'s o a nche dn.I<ocbc1· nrl ~uo pregt•volc l avoro. Parimenti lo stesso autore acccnlHl alhr ngoprc;:sura; pure la piccolez.-;a e la man~anzn del h·omho nelrngoprC'ssura clin Jostt-n che in questa opct•azionl' il ti•ombo medesimo i fòt•rrta in cosi piccolo propor;;ioni da cssct·e appcllù porccttibilc colla lento o col microscopio e come taio incapace di oppol',;i ad una omona~ia.· Chiu.~ura d,~na ji!1·ita dell'm·te1·ia .~enza trorrwo. Anello questo fatto mcr·iin IJualcho consirleraz.ione. Il p1·of. Billt·ollt confessa d'n,·cr dovu1o modifìcm·e l'opinione che !<i <'l'D. da prima fatta ::sul i.1·ombo iJ.uale condizi9no iu<lispensabilc pet' vincere l'f•lnol'J'agia fin dal momento che incominciò ad occupm·~i del l'fi{topl'I'S~ura. Re il trombo non si forma c ciò nulla ostantt' l'emoL't'agia si ar••csta, ciò dipentl u rlalla ciJ•costanza che le estrnmità comp••c:;.::c dall'arti'J'ia rimangono nel m·oclesimo stato di compressione nnche dopo l'irnossi gli aghi ; per Ja quale condizion<• esse si oppongono all'n:>cita del sangue. Kocher ha dimostrato che le pm·rti dell'tU'tct•ia non si fissano per agglutinamento delle parti C'he vengono a contatto, c d'altra parte sappiamo che i picciolissiroi rFumi che si formano non sono capaci di r esistere a ll'impeto de lla cot'l'ente ~anguigna òi una grossa al'teria. L'agopr-essione e l'agotorsione non induce scbiacciamento alcuno nelle pareti eli un vaso, di più lo grandi arterie non hanno tanta fol"t~n muscolal•c da contra••:;i ~>ino a pc•·fctl.a chiusura como si osserva nelle piccole. Pe•· ispiegal'e il fenomono dobbiamo adunque ammetieJ'C che l' orificio di un'at'teria rimasto chiuso dalla pres.'3ione dell'ago, venga fissato dalln fibrina che si separa nei tess uti della Ruperficie ferita. Questa sòstanza molto contrali-


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liiC' r tenace a poco a poco t-~i l'onvertc in iessuto granulante e finalmente in t~<;Suto cicntt•ir.iniC'. il quale comprende in sè la cstremita dell'arteria e si saJdn con quella: cosi il lume del vaso resta definitivament(' chiuso. Riesce un poco più difficile spirgarsi il come a vveuga la chiusum di un'arteria scn1.a tt·ombo dopo la legatura. Koche1· paJ'agona questo processo colla chiusuJ•a di un piccolo foro dell'intostino col metodo dl Cooper, secondo il quale colla pinv.otta vi('ne dalzala 1~ mucosa insicmt> al pcritoneo o si pratica la legni ura sotto la pinzetta; in questo caso si mel! e a contatto mucosa a mucosa, ma la loro adesione non si fa che dopo esser e !>late recise ambedue e dopo avei' aderito alla supc1•ficie pcritonrale. Cotesto metodo di eJHOJ'orafia non è certo dei migliori, ma si é praticato e qualche volta è ri uscito. Nel caso noslt•o ~i potrebbe aggiungere che il tnho clastico dell' at•tCJ·ia, dopo avvenuto il distacco d~ll' escat•a nnularc della legatura. tende indubilaturnente a riprendere la sua forma cilindrica, ed a questa tendenza OjJpongono osta'cOlo la fibrina circostan te o le g t·nnuluziou i. Finalmente anche il procr.~so :nogistico che si può propngm·c· piu o meno alle pareti del vaso in Yicinanza. della legatura sat':l r.apucc di limitare l'elasticiln delle sue pareti. Si conchiud1• adunque ehc è possibile la stabile chiusut•a. di 'Una esn•emità di aJ·leJ'Ìa legata senza il concorso del trombo. Egualmente chC' n(') rnso di mancanza di tromba l'agolorsionc è meno incerta della legatura. Si c tentato di spiegare la s traordinaria rarità dellr cmotTagic secondarie quando la legatura è praticata all'c!!( rcmità d'un membro amputato o in una grande ferita. Dietro i f.J•b;t.i effetti che si eblJcro colle legature nelle cohiinuità si cet·rò di I'onder le medesime più sicut•c, legando in due parf.i divorM c tag-liando l'arteria in un punto intermedio. IJ conft'Onio dci varii risult.ati ottenuti colla legatura delle g rosse arterie nelle fcl'itc d'amputazione e nella continuità, lta fatto credere ancora ehr rolla legatura nelle continuità l'c ·tremita centrale dell'arteria ~i a a-:sicm·ata da un trombo piu re~istente che la periferica; non saprei trovare la ragiono fisiologica. perché la trombosi alla parte pedfe1·ica proceda più lenta che alla parte centrale. La chiusul'a definitiva di un'esiremil.à artel'io!$11 dopo ln legatUJ·a nelle conl inuità deve realmente procedere con maggior lentezza che la. guarigione nell'arteria /l(l un monconc amputato, irnpe.ror.cltò se


257 ciò non fosse nel pl'imo caso non si r ipeterebborQ così :;pei$SO le emorragie secondarie. Se 11e ò J'icercato il moLivo in una difettosa trombosi, ma certamente vi devono concorrere altri momenti d'azione perturbatricc. Tt•a questi momenti, sono da consitlerarsi spccialmcJitc \t\ posiziono clel luogo d' allacciatuea che può essere molto sfaYor·cYole al proce~so di guarigione. Quando, per P:;empio, l'm·teria c eit•condata da tessuti poco mobili o peggio da ossa, il rapporto del!" arteria s uclavia colla pl'ima costa, dell'at·Leria femolarc col legamcuto del JIOparzio o col canale tc ndiuoso del muscolo ftdduttoro; questi rapporti sembrano atti a disporre la 1\rteria all"omorragia sccondar·ia. Egli è fuot• di dubbio cho certi moYimenti disLlll·hano il processo di ciclli.l'izzazione o g li sfoni di tosse, gli starnuti, le profonde inspira?.ioni cd c:opirazioni pol'~;ono dar luogo a lacot•azioni di tenere cicatrici della carotide o della suèlavia ed egualmente i movimenti del bacino possnuo proYocat'è l'cmOI't'agia delfarl<'J'ifl iliac(\ eltc !'ia stata di fl·e>:ru lcgsta all"urco del popa1.io. 11 prof. Rillroth pnssu. in rivisttLi più iOI[!OI'hmti dei ca8i peatici osservati à 'YTannheim n W eisscmbourg t'<'llativi al ~;oggetto cltt• tratta nelle sue lettct·c c conchiudc colle seguenti riJies:;ioni: Se devo e;;porre la ,~u·a opirtiOrU.! sul modo di comportarsi dell'arteria 11ovo la legui.m•a, c1·edo che nellu. mas$ima vrwto dci casi si fcmni nella medesima il tt·omho, <'h<.: però quest:ultimo e molto varh\bile in lunghezza c consistenza, molto più nll'iabilc di que1lo che commwmcntc non ~i creda cla11a rnn.ggioran?.a dei chi'rurghi. Ma l'espot•icnza, ello l)tn· t,roppo spesso si ò fatta sulla insuflicionzn del tromba ésigo eh<' non si IJancliscanò o si dirucntichino alh·i mezzi di emostasia che in CCI'I..c cii'Costanr.e po~sono' diventarci preziosi, ~;enza t.oglicre menomame nte il primato alla legatura deiJ'arleria. che è l'emoRtatico por eccellenza. Convct'J'ù coaaiuvare la formazione del t1•ombo dopo lc.:gata l'arteriu nella sua couUnuilà, e cio si ottiene coll"avvortenza di non legar mai il >aso in vicinanza di un grosso r·amo o in cal)() di necessita legare anche quello; si t'accomanda inoltre di praticm·c la legawra doppia e di recidere l'netoria in un punto intermedio ai due nodi. 8embra cho l'applicazione di so:,;tanzc irritanti into[•no al va::;o. allo scopo di favorit·o la formazione del tromba (ciò che sarebbe dimostrato dalle interPssanti. esperienze di Kocher) Ria un mezzo n1olto pol'ieoloso c po,•cic) da p1·oscth·ersi. - Ecco uu altl'o nHatodn


i58 pc1' favorire il tr-omho ; si pratica la legatura nella continuità; ptw esempio, nell'arteria femorale alla parte media del femore, poscia ~:i prendono quattro aghi da pressura a punta arrotondata e non a fo1·ma di lancetta; e si infiggono kasver~almcnt.e uell'arteJ•ia, due sop1-a e due sotto il laccio alla di:;tanza di 'Ì lince; intorno agli aghi, che dopo 48 ore devono essere ri mossi, formasi induhiLatamcnte il trombo. È difficile il decidere se questo t t•ombo arti(icinlmcnto prodotto sia du revole più o mNto dei tr·ombi S!JOHtanci. In g-enerale è da supporsi cl1 e i kombi spariscono se vengono pr esto e in abbondanza vascolat'i:tzati, e che in easo co n ~1·ari o pcwsistano e s'induriscano. Un a lt•·o ruezzo è quello, ch e, come la energica compressione, ha per iscopo d i produrre il tt•ombo seuza esport•c l'artol'ia al pericolo di una soluzione di continuità; desso consiste in una torsione delrm·tcl'ia non recisa, ma soltanto mess;t allo scoperto, fissandola poi in quella nuoYa posizione. Per· c,:., si scopr·a l'arteria femorale, la si aOèrl'i da un lato con una pinzetta c coll'aiuto di una seconda pinzetta la si faccia girat•c :snl suo pt·oprio asso, in questo caso ln corre n t(~ sang uig na è :,;enza dubbio iu tenotta; si può in segui to fi~sarc l'arteria così tor-tn. pc1• rnez.zo di un ago da pressul'a scnzo. t rn-1)assare le sue pareti. I n seguito <'l questo peocesso I'Mteeia dovrebbe restar fissatrL nella ~ua nuova posizione per mezzo degli essudati fibrinosi della ferita c sia cho si fonni, sia che manchi il b·ombo l'arteria è sempre t•esa impermeabile. Gli cspct•imcnti mancano ancora a dar confer•ma all'efficacia di questo mt>todo il quale però meriterebbe di essere studiato. T utti gli or:1 indicati processi fumno immaginati stt di un solo pt·incipio, quello cioè di favorire la formaz ione elci teom bo. Ma ve ne sono altrl, secondo i quali, fat ta astraz.ione della for:mazione del t.rombo, si mira aHa sollecit a g uarig ione della ferit a e conseguentemente a llfl dHìnitiva. chiusura r1ell'artcria . A tale SCOllO $i r accomanda di t'at•e l'incisione per quantv si può picco li~si ma, ed Hennct• consiglia di lasciare entro la ferita il fi lo che servì a legare l'arteria. A questo pr0110Sito il profe"sorc Billroth fa la pt•oposta di un processo ingegnoso, che meriterebbe di essere ripetutamente sperimentato, e sarebbe il seguente : - vraticare la legatura doppia del vaso, recidere que:t'ultimo fra i due nodi, torcere poscia le due estremità libere ~l va$o risultanti dall'escisione e :fissal'le J:lCr mezzo dell'agopressum . {Si avrebbe con qtwsl:o metodo il vantaggio della legatura


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congiunto a c1uello della torsione). Gli aghi sarebbero levati dopo 48 ol;ei le estremità dell'arteria sarebbero fissate nella loro posic zione mediante la fibrina d~l.lla ferita, e più tardi dalle gran;;~a­ zioni', e nel caso di caduta precoce ,dei lacci l'eroot•ragia sar à impedita'. dallo stato di tensione in cui si· trova l'arte l'la. (Med. Times and Gazette e Be1·Zinm· Med.. vVochenschn'(t). (Continua).

Sulle malattie simulate. (Dott. NEunoRFER medico di Reggimento) .Tncontinen.za d' orùti:'t.

Sembrerà forse sirano a taluno <;he l'incontinenza .d'orina possa. prestare ::n•gornen to a tl'att arsi in t.m giornale di medicina militare non ~ssendo quest'affezione in apparenza di un maggior i ntere_ssc. d~ un'altra qua~sia;,ì per il medico militare; ma in r ealta non è così, chè non di rado' avviene, sia nella visita degli inscritti come nel corso del servizio , che il medico militàre debba decidere, sulla realtà o mancanza di questa patologica condi:done noro che sulle cause che l'hanno prodotta c sulle probabilità di . SU i1. guarlgione. In vero JlOn è d ifficil cosa disimpegnarsi nelle forme l.l~uali e di~hiarare apertap1cnte p~)r simulatore ogni ind~viduo il quale ~ccusando l'e~lllresi non pr·esenti alterazioni riconoscibili ir;· vescica, ma. d'altra parte t,lon è ,sempre tanto fac_ile appoggi.a.:•c il giudizio a scientifiche ragioni perchè in rcaW:~: si· danno casi di. incontinenza periodica.. e permanente nei quali la vescica non ci presenta la menoma al,terazi.one morbosa. Noi distinguiamo tee diverse forme rl' incontinent.'fl,: a) Inca.pacìtà assoluta ai ritenere l'orina; questo liquido sgocciola dall'll·· retra sì di giorno che di notte non appena siasi raccolto in una . certa quantità.; b), L'orina non può essere più trattenuta, !;lotto .1' intiuenza delle emozioni d'animo come nello, spavento e nell'ira, oppure sotto certi movimenti respiratori, come la tosse, lo starn~~oil _H ri~o, nei yiolertti \ forz.i del corpo, ·mentre in, altre 'condnwm essa è posta sotto l'impero della. volontà; c) La perdita in\iolo'ntar'ia ' d'orina avviene durante n so~no soltanto ' mentr e ilello stat,o di veglia .può essere tratt~nuta a v~lontà dell'indiv'iduo. Di queste.. tre forme l'ultima notata in r: è la più ll'<Ì-


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q nenie a ri::;cbutnn·::li nella pratica nwdico-militare; le altre due s' incontrano p iul,tosto di r·ado e la :;:econda è più rara negli uot-aini che nelle donne; perciò credo opportuno cominciare dall'ultima c.omecchA la pi(t i.cytportante per noi, cioè della é~~uresi notnwn_a, detta anche .incontihenza. puerile percltè affetta di prefe r emm .i fanciulli tino all'ef.a di I O·o 12 anni. Quanto sia fréquente l'incontinenza nei eagazzi ci risulta evidentemente clal rapporto di A. Hewson in Filadelfia. Su 29.2 ragazzi detenuti nélia casà di ricovero di 'B'ilaclelfia (lwuse o{ 1·efitges) Hewson ne ba· trovati 7R affetti. cht incontinenza r;otturna, quindi 26 7 per %· È vero che per la maggior parte erano dessi moralmente e fisicamente degradat i e negletti ; con tutto ciò questa malattia non é poi t.anto rara anchç in soggetti g·odenti delle più felici r.oudizioni di vi t,a, cd osservasi perfino negli ud'ult.i. · La causa dell'enul'esi varia ~pessissirno e difficile oltre l'nodo è l' i'ndicai·la . .Non si può mruùettere a questo proposito l'idea di Bawleleben il quale attribuisce l'affezione ad una climinnita capacita di vescica, un'ipotesi che oltre il difetto di nulla spiegar c1 a su'(l:ìcien.z a é anche irrazionale~ L'espressione, diminuita capacità di vesciCa, non é in questo caso che una perifrasi poiché SH !''orina non viene espulsa cresce la ca-paèità dell'organo, oltre di che' l'ipot<~si è ingiusta perché non si può parlare a tutto r,igor·e di .càpacit~t di vescica essendo quest'organo sempre dila.tabilc entro ce1'ti li:miti. L a cagione dell' incorHinenza. é da ricercarsi i n . lÌ ti n altr'e cause. 'La vescica possiede due diversi st1·ati' di fibre muscolari orgauiche, uno stmto longitudìriale posto p'iù ali'esterno ed uno ~trrito circolare situ ato internamente; quest'ultimo é molto più debole del primo e si rinforza al collo della vcscica ,v erso il suo sfintere. U na ::;pr·opor·zione di sviluppo dei due strat~ p uò esser causa di rit'e112iÒne o di incontinenza. Ogni inspessime~to ~ella rn uscolatura d'ella vescica può portare un tenesrqo v escicale e simular•~ nel sonno la forma' dcll''i:lcontinenza. Un'a7lonc analoga deve.· esercitare la presenza di un corpo estr·aneo o eli ùn'orina molto acida o molto àlcalina. Tutte queste condizioni possono considerarsi Come aJteettante causé di più frequente emissione, c daN~ ahche origine alla incontinenza notturna. Anche la cistotomia e capace di t oglieee la forza dello sfintere vescicale e provocm·<~


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l'incontinenza sotto forma di continuo stillicidio oppure la perdita dello orine in certe posizioni del corpo. F'ra le altre cause della stessa infermità possiamo annoverare una caduta, un colpo, i tùmori, le neo-formazioni in vicinanza del collo vescioale. In t utti questi casi l'esame diretto uon lascia alcun dubbio nella cnusa del male, ma ve ne sono molti altri di r eale incontinenza dovo non ci è dato scoprire alcuna materiale alterazione. La vescica è animat<t da due ordini di nervi, la sua parte pitt alta c il muscolo deLrusore trae i suoi nervi dal ples:;o ipogastrico, la parto inferiore e lo sfintere sono innervati dal plessu :;acl'ale. Olt re di che esiste una l'elazione non an.cora bono spiegata tra i nervi della vesoica ed il cervello, relm\ione che ci 1'e nde atti a sentire la pienezza o la vacuità del ,·iscerc, a ti-attenere o evacuare l'ot•ina a volontà, però entro certi limiti. Per conseguenza, do11o una lesione qualunque o uua scossa del cel'vcllo e· 'del midollo ::;pinalo come pure per qualche affezione del sistema ner voso centrale questo rapporto può essere abolito coll'immediato effetto '(li nna involontaria rit;enzione o d! nnrt involonlaria incontinenza.. Le medesime condizioni possono r eali:t.zarsi nelle malattie gPavi d'infezione. Una rtffezione reumatica o artritica può portare l'anestesia o l' ir••itazione dci nervi che animan11 la vescica e consegucnt<•mente l' iscuria o la perdita. Giova inolhc por mente alla grande fi·equcnza di iE·rita'l.ioni e di pat·alisi riflesse capaci di procluere gli- stessi effetti ora menzionati, e pe1· cita\·ne qualcuna dir·emo della presen7.a (li vet·mi intestinali, cl olia costipa'l.ionc abituale, dei cibi indigesti, delle lJevande eccitauii. i bagni caldi o freddi c i diversi eccitanti della pelle. Finalmente ci dimostra l'esperienza che la masturbazione e gli eccessi veuct•ei hanno talora per ellotto l'incontinenza, hencbe non si cono:<ca punto il rapporto causale tm l' inçontinenza c lo smodate pcrdilf' di sperma. In t utti gli oJ·a accennati casl l'esame diretto HOH ni Ùà alcun risultato obiettivo, ciò ~;' in tende pe1' i primi giorni, che -a malattia avanzata esplorando la voscìcA si scopl'ono spesso 11:' alterazioni. Da quanto si è detto ne conseguita che il giudizio di simulazione fd' incontinenza d'orina non può essere basato sul l'isultato 11egativo clell'esplol'azione vescicale. Nerumeuo a priori potrebbP. sost.enersi quel g iudizio. Può benissimo nn individuo venit'e affetto


262 dall'enuresi SOlO dopo intrapreSO il mililat'e serVIZIO. fi cambiato nuirimento, il servizio faticoso, montae la guardia nelle notti fredde e umide, e molte altre coudi:doni poco feli ci inseparabili dalla vita militare possonll esser cansn di incontinen?.a quanto lo può esscl'e un'altera?.ione C}ualsiasi della vescica. Inoltre chi può controlléH'13 nel soldato l'abuso dei piaceri venerei che pure spesso, come si e veduto, è causa di enuresi~ Quanto più di fPcquente trii medico ha o.ppo1·tunitù. di osse•·vai'C l' inconiinon:.:a e quanto più seriamente riflette alle circostanze che l' accompagnano ::;i conv ince sempre piCt che anche quelli individui che dell'incontinenza fanno nn mezzo pel' isfuggil'e al servizio sono affetti pel' lo meno da un certo . torpore o debolezza delle evacuazioni del seme e dell'ol'ìna ;· oppure che altre volte essi hanuo realmente sofft>rlo l'in· continenza. Passiamo Ol'a al trattamento dell'incontinenza notturna. Il rozzo empirismo, tanto nella pratica civile che militare limita tutta la cura a due Jrlomenti; svegliaee il pazit>nle ad ogni ora della notte e applicare il laccio al pene. Ambidue r1uesti mezzi non possono invcro chiamarsi curativi , dessi non giovano che per il tempo in cui vengono <tppli ca.ti, sardhber-o mezzi p:>o· r.ctti vi· p<w ln. pulizia del letto ed avl'ebbero per· conseguenza lo stesso valo1•e terapeutico che ha un pezzo di tela cerata disteso ulles lenzuola. La fiducia che hanno inspil'ato c che inspirano tutwra a molti i10n è che l'effetto di un' illusione perché le enuresi ch e scompaiono dopo la loro applicazione non sono ch e enuresi 1cemporaric frequentissime d'altronde c che sono suscettibili di guarigione sen7.a il soccorso dell'arte. Io mi dichiaro assolutamente conkario a tale sistema di cura. Lo svegliare il paziente ogni ora o mezz'ora ò un tormento pet• lui ed una grande fatica per quello che lo sveglia, con questo mer.r.o non siamo garantiti che per le notti a sonno interi'otto non mai per le uotti tranqpille. Di non maggior efficacia è lo stringere il pene con un laccio; durnn t.c la notte si fanno con facilitiL delle erezioni le quali avranno per· efl'ctto un rilasciamento del uodo, passata l'erezione l'Ut'etra non I'O:>ta. più ·compre3sa quanto bt~stà e l'orinn continua a fuggire. ' Un trattamento razionale dell'incontinenza deve essere (lrececluto dalla ricerca del male nella sua natura e nei momenti eziolog1ci, allontann.ndo inuneòintamentc quelli che }Jer avventura si


203 scoprissero. Cos"t se vi è copt•ostasi, vermi intestinali, pt•oeidenza del retto, un calcolo di vescica devono essct' c risguat•dati come altrettante cause e c.omc tali allontànate lege aTtis. Devesi trattare la malattia stes!Sa sintomaticamente, i mezzi più acconci di cura :-Jarebbero i seguenti : la perrna nemm per un tempo più o meno lungo di un catetere clastico; l'impiego localr di ntwcotici in forma di sttppositot•ii o di iniezioni; gli eccitanti. la s tr icnina, la noce vontica, le cantaridi, in ternamente, la china. il ferPo ed alt ri to nici, le a pplicazioni idropat.iche, le doccie fredd ~· e finalmente la cura coll'elettricihL coad iuvata da una dieta leggera e di cibi facilme nte digeribi li limitando più clte sia possibi!C' la quantità delle bevande, ::;pecialmente alla sera. Un altro elemento itnp()l·tanto di una buona cura è l'influenza morale del medico sull'ammalato . U medico con un contegno al~ fabile ed umano può acqui~tare tutta la fiducia del paziente l' procurar.si molti lumi su llo. natura o ;;u.lle cause del male. Nella maggioe paete de: casi guaribi-li di incontincm:a si prescrivono per uso intemo, l'op pio, la belladona e l'estratto di noCt· v.omica; · per e u t•a locale si consiglitt : il ca teteee di N éla.ton " perma nenza, lavm·e la vescica. con lozioni calde o fredde e finalmente le doccie medicate e l'elettricità. ( Al(qerneine Militii1·li1·ztliche Zeitung .)

Ricerche sulla differenza tra le ferite del Chassepot e quelle del fucile ad ago . (Dottor ÙT'!'o E vvrcu di Colonia)

'l' 1•a le migli aia di Tedeschi e Fr·nnecsi feriLi che fìno clal princi!)fo cl ~lla guerra furono medicati alla stazione sanitat•ia di Colonia. l'autore ne l1a medicato egli stesso qualche centinaio e per il l'estante ha determinato il modo di fasciatura c di trattamento. Da una .tal pratica derivarono osscl'vazioni in ter·essanti che l' autot'<• ba gia pubblicato nel numero 47 del Deutsche J{linih, c che meritano d'e"sserc riportate specialmente nei giornali eli medicina militare. Lo. .maggior parte dei medici curant i che l'autore e bbe ad interpellare personalmente sulle lO!'o opinioni non ammètteva. in generale una specifica differcnr.a tra le lesioni dd ChassepOt ('


264 del fucile ad ago, nè la loro varia suscettibilità di guarigione, mentre, e non del tutto a torto, assegnavano una grande importanza a circostanze w eramente casuali, in special modo alla po"iziohe della parte nel momento della fel'ita e alla costituzionf• dell'individuo ; e nello stesso tempo che alcuni di loi'O ricono,:cevano la maggior ampiezza del canale prodotto dal proiettile tedesco e conseguentemente un più facile sgorgo del pus da quelle ferite, altri invece attribuivano il fat to allo stato di rilassamento in cui trovavasi il membro al momento della ferita. Secondo l'autore però non puossi negare che tra i Francesi siasi osservato il canale della ferila molto più ampio che nei 'l'edeschi e che il gemizio delle marcie nei primi si faceva molto più liberamente. In un soldato francese ferito da palla che aveva trapassata tra::;versalment,c la tibia la suppurazione ebbe un corso singolarmente felice mentre fu osservato in un Prussia no. con una feriw del tutto simile, alterarsi il pus e diventare icoroso. Un solo esempio in veeo non può darci un assoluto criterio ma ci starà sempre a dimostrare il vantaggio di una ferita larga. Anche riguardo al più piccolo foro d' ingresso che produce la palla Chas;;ept>t in conf1'onto del fucile atl ago si attribuiva da alcuni la causa di que;;to fatto alla l.cn:>ione della pelle durante il passaggio del proiettile, mentre non si voleva ascrivere al solo minore calibro del medesimo tutt.i quei fatti che anche l'autore ha così di frequente constatati. Egli stesso ha non di rado osse!'Vato nei feriti tedeschi certi fori ù'ingr·esso prodotti dalla palla Chassepòt i quali guat•dati superficialmente non appal'iYano che come semplici suggellazioni rotondo e rosse ma che dietro una più accuJ'ata. ispe~ io n e mostravano una piccola apertura i di cui bordi si adattavano l'eciproca.mente. All'incontro il foro d'uscita era spalancato in modo che vi' si poteva !ntl'odurre la prima falange rlcll'indice o anche il pollice. Si J'ilevava benissimo una differenza tra i due forj d'entl'ata e d'uscita nelle ferite per fucile aò ago, ma questa uon era mai di grande ent ità. I dottori BiH,t ner e Gleisberg, dietro le loro esporienz,e fatte in Dresda nel 1866 sui fer·iti prussiani ed austriaci, affermano che talvolta i due fori sono d'eguale dimensione, tal' altra il foro cl' u:;cita c più ampio di quello d'ingresso e tal' alt•'a ancora notasi questo ultimo maggiore del primo. Perchè vi sia egu:).le ampiezza delle due apertu!'c si richiede che la forza di propulsione del proiet-


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,tjll') non venga indebolita e che la forza di rcsi~t.enza dei tessuti si mantenga costante. Perciò tutte le ferite muscolari presentano siffatte condizioni. Nelle ferite con frattura in veco si riscontra il foro d'uscita più largo, ma in seguito il foro d'ingresso mostrasi maggiore se ·la pelle resta parzialmente necrosata nel dilatarsi che fa il proiettile. Questa necrosi cutanea, una specie di raggrinzamento pergamenaceo, fu osservato da Vert in ambedue le specie di proiettili, e a suo parcr•c non dipenderebbe menomn.mente dalla più elevata temperatum della palla, ma bensì dall'urto. In ambedue le specie di proiettili le ferite canaliformi del torace che decorrevano soLto la pelle si distinguevano per il poco dolore e per• l•~ scarsa suppurazione mentre davano una suppul'azion<> abbondante quelle delle parti molli delle estremità. L'o- pinionc che le ferite circolari del torace dipendono più dall'elasticità della pelle che dalla devia?.ione che imprime al proiettile l'elasticità delle coste ·troverebbcsi confermata da un <!Sempio riportato da .Bi.ittner c Gleisberg nel quale una palla austriaca entrata a sinistra della linea albo. un pollice sotto allo scorbicolo del cuore si portò a destra, posteriormente e in alto uscendo tr·a la nona e decima costa ; l'ammalato guarì in quattro settimane senza altri fenomeni morbosi che quello di una moderata suppuJ:aziqne. Crede l'autore che la contì.gurar.ione del proiettile non influisca punto sulla forma cil'colare delle fel'ite. Non ostante che qualche caso sia stato da lui osservato di ferita cir·colare alla testa, quello che più appoggerebbe la sua opinione è il caso ri~ fel'i t.o da Bi.itt.nei" e Gleisberg in cui la palla dopo d'aver colpito l'occhio destro, senza lcdeee re palpebre passò sotto l'angolo esterno, girò dietro il capo e si fermò sotto la pelle del dorso. Se le ferite stt·ctte guariscono più presto che la la1•ghe ciò dipenderebbe tanto dalla direzione favoPevole allo sgorgo del pus e dalla posizione del membro quanto dalla costituzione sana del)' ~ndividuo . Ella è cosa evidente che le ferìtc a canale stretto in mezzo a parti moJlj, specialmente se·nella cosci&, dannç> luogo ad infilb•amenLo purulento più facilmente che le ferite più ampie; l'autore ebbe occasione di vedere parecchie di tali ferite sui soldati tedeschi. Però non sostione che anche . nelle ferite pet• rfucile ad ago larghe, lunghe, tragittanti in masse muscolari floscie non possa aver luogo l'infiltrazione purulenta. Nfllle ferite della testC~, del collo c in quelle penetranti cl('l)


26f:ì

·petto e dell'addome sembra che il minor calibr·o del proiettile abbia rrualche parte nel modo di loro formazione· giacchè si osservarono ferite ca.nalifoi'mi passare rasentando cospfcui vasi senza • punto led erli; in realtà però ciò dipende il flÌù delle. volte dal caso. Per entrambj. le specie di proiettile si veritì.carono egualme'nt<~ le ferite striscianti, le ferite per palla morta, e ·quelle di rimbalzo, queste non offeÌldevano che la pelle, di solito :eisvegliavàno una morle1·ata infiammazione, ed erano l)Ìù frequenti quando si ti rava a grande distania. ' Le ferite delle ossa dèlle estremità nel principio della guerra Mn ci appaeivano così frequenti come da tutti si era supposto, m'a in app1;eS$O ci venne 1nn· troppo a toglierei dal nostro inganno l'evacum:ionc cltc in seguito fu fatta dei feriti gravi dalle ambulanze· e dal campo. Immediatamente dopo i primi scontri, si faceva sui feriti leggeri una prima fasciatura e si mandavano ,Poscia più lontano che possibile dal teatro della guerra; le ferite più gravi, e t m queste le lesioni delle ossa non si videro in Germania che molto più ta1'di, quando cioè il ferito a'veYa superato lo stadio- della febbre traumatica ed era reso trasportabile mediante un apparecchio gessato o con ferule di graticcio. Il dott. Demme osservò lo stesso nella campagna d' Itnlia nel . 1859. Egli trovò tra 10,000 ferit.i a Milano e Brèscia 1150 fratt ure ch'e equivale a 11,5 per % mentre cbe nello spedale militare di Pavia M trovò solamente 6 ' per %· All'incontro negli ospitali p!ù vicini al luogo del combàttimento como a Vercelli trovò in frattu1'e il :35 per· %· Secondo' i da~i statistici desunti prinia del 1866 la proporzione de.lle fet•ite del petto, ventre' e bacino è di 17,24 per % e quelle della. testa ed estremità è di 76.83 per %· · Oltre alle ferite della spalla, del cubito, della mano, dell'anca H del piede, l'autOJ'e ebbe più volte occasione di osservare gran num~wo di f1·atture del braccio, dell'avambt;accio, della gamba , della coscia, e di seguirne l'andamento e )a cura. Risulta <ialle sue osservazioni che non è il solo fucile ad ago capace di perforare e sminuzzare le ossa, ma anche il Chassepot può apportare tante e g ravissime lesioni delle quali restarono ~ittime molti sold\ti tedeschi. Non· di rado da quelle ferite veniano rimossi certi frammenti ossei che faceano con tutta 1~agione /sospettare un


21n grave sminuzzamento di ossa lunghe. Si ebbero ancora dci casi i quali da principio non lasciavano appa1·irc che una semplice strisciatura dell'osso mentre che in seguito alla suppura7.ione davarfo a constatare cs.tese fratture. Strohmeyer che Mlla campagna dello Schleswig-Holsteln osservò più di 2000 ferite per arma da fuoco, così si esp1•imc in una sua memoria: « mentre che nt>lle ordinarie fratture avYieue un completo distacco del periostio, nelle frattuee per arma da fuoco questa membrana è spesso conservata parzialmente in modo che i frammenti r estano uniti e non lta luogo la scomposi7.ione; ' così. ho veduto io s1esso uno sminu7.r.amento della estremità superiore dcll'ulna fino all'articolazione cubitale senza che appaJ'issc deformità vcruna dr.l membro il quale pure godeva elci suoi movimenti. » - Nell'esame del canale della feri ta possiamo erroneamente credere l'osso sia rimasto illeso al vedere che il proiettile giunto in conispondenza dell'o~so ha deviato dal suo cammino. Può accnclct•o anche che 1ma palh~ fel'cndo un osso latcralmènte al suo asse longit.uclinalo lo s[>e7.7.Ì senza produ rrc scheggie, e senza subit•c la menoma dcviar.ione opptu•c, senza spena1•e l'osso, porli via da questo un frammento anulare. Fino all'anno scorso si ammetteva in genet•alo che le palle coniche od acuminate cagionas~t·o lesioni più gravi che le rotonde-; ma Strohmeyer confessò di non aver potuto constatare qucsla differenza, crede pet•ciò che entrambi i ge1neri di proiettili agiscn.no in egual modo. 1\ questo proposit.o ,però l'autore fa os~m·vnro che in realtà le palle coniche del Chasscpl)t spiegano un modo ·d'azione tutto cat•atteristico che si scosterebbe da quello delle palle conièhe comuni, come si vedrà più avanti. La pel'fora7.ione delle ossa del cranio, ilel bacino e delle ossa lunghe non si può spiegare, secondo !"autore, che per una piccola dista11za del colpo, ·vale a dire per una forza P''opulsiva immanente e non indebolita. ]nolt.re, u.n a palla Chasseput puù eolpire un osso lungo ad angolo ac\1io è stl'isciarlo senza romperl:o, mentre una palla di un fucile ad ago che ferisca nel modo ora det.to deve necessariamente produrt•c una frattura. Il semplice strisciamento d'un proiettile contt·o un osso senza frattut•a, colle contusioni e commozioni che p l'oduce può essere causa di procèssi infìammnto~1 prima del periost.io, ma in seguito anche del midollo; processi che il Roux de.signò col nome di osteomielite. ·- La palla del fucile ad ago porta il


268

;-;uo centro di gravità anteriormente, la palla Chasscpot invece posteriormente. Ambedue hanno forma oblunga, -percorrono la loro t,t•aiettoria con un moto di rotazione a mo' di fr0ccia, ma la prima. supposto che anche dopo nna notevole diminuzione della sua forza viva (il prodotto della vrlocità colla massa) colpi ·ca un osso lungo, lo romperà prima, indi devierà o a seconda dci casi r esterà conficcata nell'osso o nelle sue vicinan>'-e; all'in con L1'o la palla Chas!;opot l)Ìù legg·era c sparata, come è di solito, acl una rlist.an?.a doppia, quando colpisce una superficie ossea rotonda sotto una velocità diminuita ha la tendcnM di portare in avanti il suo centro di grantà c in molti casi girare verso l'esterno o portare la sua base all'interno strisciando lungo Ja rotondità dell'osso .. •ruttavia anche la palla Chas:scpOt sparata n tiro orizzontale puo in simili circostanze fratttn'<'lr'e l'osso oppure schiacciarvisi sopr·a, fatto più volte osservato c che fece credere ad una maggio1'e mollezza del piombo. Cbo in molti casi la palla ::oi ''olti girando sul suo asse longitud inale è messo fuor di dubbio dall'osservazione di certi fori d'uscita enormemente dilatati. La tendenza cho ha la .palln Chassepòt 11. voltarsi cresce colla distanza alla quale si spara, ma siccome col crescere della distanza il proiettile 11erde maggiormente di forza, quest'ultimo s.arà talora impotente a fratturare nn osso e anche a compire il suo tragitto attraverso il membro. Anche questo fatto si osservò fJ'equentemente. Non intençlo già f:ostcnere che anche la palla del fncile ad ago non pos::;a talora girare attorno un osso, wa ciò succede assai di rado. Da qui a non molto ver!'anno in nostl'o aiuto i rapporti sugli ospitali cd ambulan7,e i quali ci mett.eranno in grado di stabilire coll'esatter.r.a delle cifre la proporzione tra le ferite e le fratture da. una part.e e le ferite ,con strisciamento circolare dell'osso dall'altra; per ora accontentiamoci di giudicare secondo la. generale impl'CS!'ione che se ne ebbe. In molti casi si poteva facilmente constatare che il cannle della ferita girava attorno d'un osso e in questo il più delle volte si sviluppava la osteomielite in conseguenza dello sfeeg.amento provato dal poriostio e dall'osso al passaggio del pr·oiettile; oltre di che non erano infrequenti le estese suppurazioni, le iofìltrazioni di pu:;, complicanze tutte che si doveano combatt-ere colle controa.pct'ture e coi tt\bi da. drena~mio. E qui cade in acconcio di J'ifcrire un'altra osservazione fatta dall'autore, che :::i rife~isce allo strisciare che


2BU

fa V proietttle cit·colarmente all'osso senze. là con.~ecfJtiva ostoo-· mielìte. 'Qna palla Cha~sepòt era penetrata. lateralment e nella pante media della coscia sinistra 'i·n direzione pel'pendicola.re -al femo.re, av~a girato per metà h1tornb a quest 'osso , indi rir1resa la cl'irezione di prima a t traversò. tutta la cosc~a no'n solo ma. p'er' forò anche le parti molli della t•cgi'one poster·iore 'della cosCia destra ~Ila distanza di un pollice e'mc7JZ~; le quaitr·ò fer·ite procedettero' a 'g1tarigione sollecitamente cob· poca siotppurazione, ccm Jlessun fenomel~O' i:nfiàmmatorio. I 1 fori· d'uscita erano ÌJl questo caso di pocp più grandi di quelli d'ingresso, prova che il proie ttile ...non ~i erllr voltato sul suo asse longitudinale ma eho dopo àvm• ' rasentato l'osso ha ripreso la direzione di pr.ima. In quest0 nou si poteva ·supporrè si trattasse eli p~lla" morta quant unque vi fosse stata realmente ·una ·diminuz!one cl' irr:rpulso. In via di pat•agone - patre\>besi anche accennar e un altro caso di fm~ita do1'>pia attra~· verso ambiaue i ·p 6lpacci in un fr::t.ucese che l'autore ebbe in·cut•a. I l Ganale' della ferita klecorrev'a postei·iormente alle ossa della gampa sem·,a toccarle ma aveva due larghissime apertm'e,· come , sj osser:va di freqùente • quando dna palla eli fuc:i.le ad ago fe1'isce J.!arti in stato di rilasciamento. La perforazione delle parti m:olli d'ambiclue Je éoscie si è -}iure osseu'tratà spesso alla stazione sa-· nit*ria iii Colonia. Dal fìn qui det'to' sembi.•a Jl6terùe inferi re che in 'ìlÌO'lti casi la. gravità della 'lesiorw dipenda dalla' for·ma del prdièttilè, é che le palle ( !has:>eput, nel senso uw.aùitario, merit ino 1a }?referenza . La palla Cha.;;;sepùt ha la forma ·di un eilindro ·a supérfi~ie ' légge1'mente r igonfiata iii form~~ di sfera e che tehuina ' supé'l!iarriiante il foggia' di cono, la sua . base' circolare ha il;tl'c.. 12,0 miH. dì diametro, la sua' lunghezza è 25 milì., il limite trn 11 tergo'· posteriore , e medio· ha 1 1 ,~~ ; - 1'1,5 di·' diametro e tra il medie e 'l'•ailt eri'ore ne ha 11. ' lnoltré ' al tei·go poste l'io re .ver.so ta hase1.osser•va:si 1ma scanalati.ira ta.nl:ò léggera superficiàié 'che in. eo.rrispon'den%:aJ1tlell'a mede~im:.d a ·palla. presenta u.n dia:n'iett·o 'm'i.nore dhm rnBlimetrb di quello•de-1l.a ùà~e e non present.a 'ostacÒÌi al passaggie·. lì)'ì due palie-èsamiilate, l'una:'pesava 24,790 grammi; l'àltra: 24;182; il pesò 'specifico' della: 'prima e1'a ll,3l9, fla séc"Onda ll j280 , ·la media; cl'amùl.due 'èrA• 11,209, cioè tluas'i 11,.3 . U piombo -puréÙa uh ' pesò sp·ecillco. €U'U,8- ll;45, cosicchc non e"'fa (Ja su'ppòtsi ùtia 'pi-era'editat a ''m'é'S.c olanza di un met~il)o ph't

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Giornale di Med1:c milit. l871

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18


270 L a forma della palla di un fucile ad ago è approssimativamerl'te quella di Ull UOVO obl ungo. COn IlO apiqe prol ungato 6 tronco circolarmente. La s uperficie CÌJ'colare risu l~nnte daU'apico troncato misura 7 ::> millimetri di diametr·o e forma la base del p1·oiet.tile ; daJla base si no alla punta che finisco in for•1na pii.! di sfera che di cono la pal}a misura :27,3 millimetl'i , !.r~~ il tc1'go posicr iol'e e il medio l 2 millimetri, tJ'a il medio o l'ant eriore 13,6 (ìno a 14 roillimètri che è i l suo diametro maggior•e. ll tergo po~t(lriol'e decorre YCI'$0 la base arrotondata in for ma di COllO. Di dve palle esàrnìnate dall'autore, una pesava 3,2,GL>2, l"al1.ra ?1,37~ grammi; il peso specifico della prima ascendeva a ll,20tl, cruello della seconda 11,216 il medio d'entrambi 11,25!>. L 'autore constatò anche il peso speciflcq di una palla eli fucilo a d ago bavarese che era di 11,0:26 con un peso assoluto di 28,085 gramH1Ì. La palla bavarese ò conica nella meta ant;er·iore, cilindrica nella posteriore, ma lunga solt.l'lnto 2 1,5 millimetri; c:;.<;a prc::;ent.a alla meta post el'ÌOl'O due intn.ccature an ulari , ha . una basè dì 14 milli met ri di diametro e nella medesima un infm;sRmenLo iwùutiforme che si proJunga sino alla metà del suo asse longitudinale. Evidentemente quc,.;ta escavazione se1·~c a portat·o ·il centro di gravita del proiet.~i le vel'$0 la s ua metà anterio1·e •d ove precisamc nt~:~ tt·ovasi.tluollo çlelle. palle prussia ne, ment re che le palle Ch ~..ssepòt aumentano verso la base in poso o in voiuruo. L e due palle di fucile ad ago esaminate pr·esentano un calibro di 14 millimetJ'i ·.mentl'e la palla CbassepoL ha solf<tnto 12 millimetr·i di diametl'o e clevi<L fttcHrnente nel suo corso . por 111 posiziOne pos:tef'iore del s uo centro di gravita. La var•ia graod~zr.a che si ril;con t1•a. nei pt•oiettili di un cerLo sisfem!l si a nel consumarsi che fanno le fot•me, e le piccole differenze del peso s pcclfiço sta nelle accidentalL inqQ~na~.i on.i deJ piotnho del c.omrner:cio il quale per· quanto mi· sembra in nessun.o di questi pi·oiett ili è mescolato appositamente con altri metalli. P ertanto nelle p alle Cbassepot si è osservato una maggiore .mollcz7.a, questa non può dipendere che da uno sta.Lo. di maggior purena del piombo. I noltre .sta il fatto che il piombo puro è molto più ceclevole dell' impuro. Con ciò si spiega perché le palle prussiane si trovarono in tutte le forme noi nost ri fel'iti, dalla forma di fu ngo a quella di lamina, Qppure colle inpronte delle ineguaglianze dell' osso.


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A volct· attribuire la cedevolezza dE'l piomlm ad una ole\'ata remperatut•a, ~i e contradetti dall'c$p01·ionza. FinnlnlE'nte a completare l'e:'nme dilfercnzinJe delle dne specie di pt•oiclliH rnutore ha constatato cbe la palla del fucilo ad ago la di cui portata si calcola da .!)fl(l a 6fl0 pru~Si, per il ~uo calibro maggiol'o tn•ocl uce ferile più nn rpio e J?CI' In giacitura antcriot'O del suo cc•nt.t·o eli gravità , quando è diretto. contro un osso lo colpisce con 1u1ta hL sua fot·zn ;;enza spìl'_gm· tendenza a ::civolm•e intorno nl medesimo. La palla Cha.<.:sep{ìt Ya oltre a 1000 o 1200 passi, rna in grazia del suo cnlibr•o mi nore può faro una piccol!L ferita e pt>t' questo motivo puù accadere che nel suo trngg-itto in parti di'l corpo delicate t•i,:Jlnrmi ossa e gt'(ls8i fasci oct·vcovast:ohwi <.'he un p:-oiettile di dimensione maggiore avl'cbùe CE'rtamen1e fc•rito . Di hon maggiore importanza ò In tendenza che ba questo proiettilC' di por·tare in avanli il centm di ~ra.vilà; specialmente verso il termine della parabola, IJLH~ndo esso ineon tra piani obliqui di corpi duri :::otto una perdita crcscont.c dì forza, allora colla estremita pos(ol'ior~ più pesante si· nvvkinn all'o::;so e g li gira. int.orno. oppur1• pi"go.ndosi v orso l'estet'no dal medesimo s'allontana. Questa tenrleoza pot•ò CJ'esce colla distanza dalla quale >iene il pi•oiettile. Ijo ferite ampie in moJt.i casi hanno mostrato un libet•o scolo delle maleric ed una più sollecit<l guarigione ilelle ferite ~trctle, ma sPconrlo rautore sono sempre da prefc1'ÌI'$i quest'uhiml' pm'Chè porlano con ::;e· guasti minori. Somlll'n pet·t<w to che nell'i ntcrcss() dell' umani tà la palla Chnssepot meriti d' rs:se;we proferita in guerm. La pnlltl delle mitrailleuses ha }(l! stessa forma dc.lla palla ChasscpiJl e pare spieghi anche un uguale modo di azione; soltanto le le:;ioni che essa cagiona sono pitì intense. Due palle esaminàte dall'autot•c prescutnno una lunghezza di 40 millimetri, una base di 13 millimetri; di lA fino alla pat-te media sono porfoUamente cilindriche, sj nssotigliano poscia sino al quarto anteriore, l'ino a 12,5 millimetri e poi decoJ'rono a cono come le palle Chussepùt. Il quarto postct·iore presenta due intaccafuro anulnt·i di 1,5 millimet•·i di larghezza ed l millimetro di profondita. 11 loro centro di gravità g iace nella metà posteriore. Una palla pesava 60,185 .gràmmi, no perdeva nell'acqua 4,4201 perciò


272 aveva un peso specifico di 13,:340; l'altra palla pesava 88,360 grammi, perdeva nell'acqua 4,440 ciò che darebbe un peso specifico di 13,423; ìl peso medio d'amhedue risultava 11,348 e d~­ mostl'ava che alla confezione di quelle palle era stato adoperato un piombo più puro che per le palle Chu:~sepM,. Allgemeine l'vfilitiiTèà:ztlìche Zez'tung.

Sui Lazzaretti a Baracche Per Room.~'O Vmcaow. (Da ltn!\ sua lettura fatta il giol'no 8 febbraio 1870 alla Società mcdicn ùi IjeJ·lino).

La necessità della guerra attuale ha fatto fare a molti di noi una più stretta conoscenza coi Laz?:aretti militari, ed ora è tempo di cercare una. solmdone ai molteplici quesiti che i medesimi hanno suscitati. Una questione della massim.a. importan;m, e chPnon ci interessa dal solo punto di vista militare si è quella di ricercare il morto più accùucio pet• eriger e\ ospitali che meglio corrispondano allo scopo. . " La que.stione ha il merito di un doppio interesse ; indagare da una parte il nostro passato e vedere quanto ci abbia soddisfatti tutto ciò che abbiamo fatto fino acl ora; pensare per l'avv~nir(' poichè il bisogno di un grande stabilimento sanitario si fa sentire sempre più nel! n. nostra città, la di cui popolazione va celerement~> aumentando e rentle insufficienti gli o::;pedali che ora possediar)'Hl. Ella è co:!a tutt'altro che facile constatare se e quanto uno stabilimento sanitario ha :.:oddisfatto alle e::;igenze medico 7 igienichr. Molti in vero son d'opinione che col semplice aiuto della statistica si riesca facilmente a valutare i risultati eli un tale o tal altro (!Spitalc. Si domanda quanti decessi "i ebbero in un dato tempo. Se, ad esempio; non mori alcuno si .vuol ritenc.re quell'ospedale corno un modello ~ se invoco ne 1ì10rirono molti lo si crede iq~perfetto, difettoso o P~'ggio. Io ebbi sempre in grandi' venerazione la statistica, ma non ho mai riconosciuto che la statistica rozza valga a darci utili ri::;ultati, o pct• lo meno sostengo che le nude cifre della m6rtalità senza riguardo alla natura dei casi trattati non ci porgono una sicura gnida per ril:lpondet·c alla di manda se un ospitale &i a stato buono o pur pessimo. .lJa. Matisticn non •"


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..

già una <;Cicnza, ma sqmpliccmcni1c un metodo c come t uW gli altri métodi, solo buono peP chi :>a servir.sene opportunamente. L~ questione càmbia se si vuol analizzar·c la qualità clei casi di morte o rimontare alle cause che li hanno provocati . Ma qui ci si presenta u·na difficolt.à d'altro genere, cioè la scientifica differenq,a in r apporto al modo di considerare certi processi moJ•bosi l)he ai nostri gior•ni si sono fatti tanto frequenti quanto erano t•ari nei tempi scor.>i . A fluesto proposito, mi sia .per.nesso di ricordare un scientifico quesito intorno al quale senza dubbio molti di voi si StlJ'anno occupati ed è quello che si rifc1•i.;ce all' e~i ologia dell'edsipela. Molti pratici insignì considerano ogni ri.sipola come un fatto morboso consecutivo ed ima infezione probabilmente causata Ila contagio. A mio parere sarebbe an~i tu tto opportuno non identificare l'infer.ione col contagio. Coll'avot• dimostr ato che la J'isipola ~ un rMrbo contagioso non ne scgu~ necessariamente che essa provenga sempre da infezione. Egualmente, se si prova che è una malattia d'infezione, non si prova perciò che e!'.sa sht stata Ol'iginariamente suscitata da infezione, por quanto u11 processo semplice fJ locale ~ia <iapace eli g·encrare nel corpo impurità d'ogni sorta e assumere co::;'t un'in::lob infetti va. L e stesse con.;ideO'azioni si potrebbero fare per parecchi altei processi mo•·bosi, ed· io desider erei ~he l'idea delle malattie d'infezione non ci sviasse tanto da farci m•edere che ogn'una eli queste malattie sia per la sua patogcnesi. e per la sua eziologia provocata necessariamente da impurità. Al problema dell' inf~r.ione fa immediatamente se~uito quello della patogcnesi di malat.tie per· la pr esenza. di microscopici organismi. I -r·isultati delle moderne rìcer.che hanno giustificato fìno '' ad un certo punto e còn sempre maggior precisione formulatala teoria che la causa di ogni malnttia d'infezione sia da ricorcarsi in piccoli organismi che si tt•ovano nel corpo : se è giusta l'opinione generalmente invalsa che ogni essere vivo debba la sua origine ad altri esseri anteriormente esistenti; che ogni organ·ismo indipendente sorga dn un organismo generatore, che infine la .f]enerazione equivoca. sia inacett.abile, . ne segue necessariamente ~he ogni malattia d'infeziòue venga dal di fu ori. Io te rno che anche in questo terTeno taluni non si lascino andar t1·oppo oltre, e che laddove si è constatata iu modo non J nbbio la presenza di stranieri organismi, nel giudicare poi .sui loro dannosi effetti , t.r·oppo spesso non si' scambino gli esseri or-


274 ganici colle materie organiche dai medesimi prodotte, materie cbo possono egualmente originar;;i e sviluppar:ll anche scn~a di loro. Egli è certo intanto che se eia tali organism] banno origine sostanze c~imichc non e provato pct' nuUa che queste sostanze sieno pr odotte solt anto in !}UOI modo; esse po.r>sono Ol'ig inatosi anche per aillni processi dai cui esiLi finali risultino g li stessi prodotti che possono provoni r·e da cer ti organismi. · Anche nei caRi in cui gii c~scri organici sono gli essenziali fattori, fa d'uopo distinguere tl'a l"aziouc che quelli or·gan ismi viventi pel' se stessi esercitano c l'azione eser citata dai loro pi'O· dotti. Un esempio assai i,1.1'uttivo di questa duplice azione lo abbiamo nei processi fermentativi. Nessuno dubita che la fermon ta~ione è provocata da funghi mi<'rosoopici ; perciò se in un punto del corpo ci è dato di •·inYon i r~ simili funghi siamo portati naturalmente a concbiudere che in fJUel punto si è fatto un pr ocesso eli fcr·mentazionc. Se anzi si t·iscontruno cl~i dannosi effet.ti si ùieà che qn~>gli effet,ti med<?simi son procl of.t.i dalla presenza st ~ssn , elci funghi fcnnen:tativi. Nessuno però potrà sostenere che la proso n~a eli questi esseri per se stessa o In. loro immediata azione nei t<>ssuti sia la causa dei patologici cambiamenti. Sappiamo piuttosto che i funghi danno luogo alla fet'menta~i ono, che con questo lH'oce;:,so si sviluppano nuove sostanze chimiche e che ciò che è dannoso non è la Cl'ittogaroa per se stPssa, ma bensì il materiale che la· medesima produce. La materia nociva non si trova necessariamente nell'interno del fungo . Il fungo del fermento non è ve'lanoso nell'ordinario significai o della parola come lo sono , certi altri funghi, chè anzi può e~sere inger ito in una certa quantità i.rnpunemonte. Ognuno cono;.ce che nella cul'a del diabete st prescri ve ,il lievito di birra acl 'n.lt.issimc dosi, la qualA sostanza (>. molto bene tollerat a, nè mai fu causa d'avvelenamento. Se ot•a, non ostante le materie zimotiche sono considerato come nocive, se lo medesime talvolta son cagione di morte conchiuderemo a tutta ragione che gli effetti pei'Oiciosi del fermento sono da attribuirsi ai prodotti del fungo, non mai agli elementi che costit uiscono il fungo medesimo, ne alla lot·o immec~iata azione sui tessuti del corpo. Se con quest e considerazioni· cl facciamo ad osserva!'c le ma.' lattio d'infe6ione sar,emo costl'ef.ti a r•iconoscere, che la sola p1•ova


~75

d'ella presenza di un t.Ale o tal'nlt.ro orgarfismo o anche la dostante presenza ·del medesimo in certi punti norl è sufl:ìciente a ' d:iroo'Stl:'arçi qhe· quell'organismo sht la causa itnrnecliàta della malat.ltia. Ne · abbiarno un esempiO'· n:elle ' ''icerch~ instituite in questi ultimi ànnf 'sul processo difterico. Si credeva d'aver tr.ovatd l'ag~·inte mot'boso in tin l!ni'crooocco•, e, dal passaggio d} questo nel sangue si cveclfr~a: àe'i'ivasse la g·e nerale infezione. Con non poca s~wpresa si venne dipoi alla scoperta dello ste'Sso organismo nel sangue con mancanza assol~Jta dr ogtti fenomeno morboso . .&lèro e~empio ctirioso ci è 'Offerto dal colera. Ndle materi·e intestiÙali cle•l colel10SO si trovarono enormi masse di funghi con che tosto si ~isguardò come 1 comprovata la natui'a organica della causa del co1érà:. Non 'è molto tempo eh€ io ricll'iamai la vostra attenzione · su'll~a:v~elenarnento acuto d'arsenico che offre una g rande somiglianza di sintomi col colera ·e vi ·diceva che nel 1·icoreare le differem~e diagnosticl1'e di questa ·• rnalat.t,ia sull'intestino si sono rinvenuti gli stes~ funghi i n gt•indw qua11'tità; la sMpt3rta fu poi confermata rJaHe. rìcerche del clot.tor· Ho:ffmann. Non in1~endo menomamente atti;aversa're la via che lè odierne riberche , hanno itddittata alla sci'enza n:ostra nella ricerca· dei prò'césffi infettivi e che· ·conduce ad arorrì-cttere gli esseri organici. causa costante 'di ogni infe'zione, tna , sostcri•ò sempre che lè esperi'lmze fino ad ·ota fatte s6!1o ben lungi dall'offri:r.e nn<t solida base aJ1a teoria dell'infezione e ca e· è' necessaria una grai1de pru{)en'ta ctuandò si voglia rivolgere siffatta teoria allO' siudio di cet'te co;nd'izioni morbose. Pet' .me la teoria delle sostanze inféttiyé non può &ncora conciliarsi con q_uella di esseri infettivi. Per ciò che in special modo concètnc ai casi. d'ii1fezione . 'Coli-· secutivi 'a ferite io credo che anche in questo punto . ci troviamo vicini ati un'altra fonte él'errori. Considerando re ferite come tanti atrii ape'rti siamo naturalmente portati a credere che l;infezìone , a'vvèt1ga 11er ttn'j urportazione d'aria impura." per quell'e v ie che mettono in c~rnunidt.zione "parti ·più profonde coll'aria at~ mosferica. , ebbi alt1'e volte ·occasione, trattmrdo c1é11e malatltie pWerpera:li, t di avver•tii·vj essersi verificati non pochi casi in cui i processi d'infetionè, cl·'altronde frequentissimi nelle :ferite aperte, si sviluppano altt:esì in: sup~Nici chiuse che no'n h'a nno relazione a:leuna col monaò estét'no. Similmente quel pt·atico spregiudi-cato ; <>'he Sl faccia l.in TÌCCO COTl'edo d'esperienze ·e che hOn SÌ attenga.

Io

le


276

esclusivamente nei casi di ferita non tat•derà a concepire dei serii dul)bi se veramente ogni processo d'infezione provenga da mat.erie impure imr1ort.ate dal di fuor i. Conft•ontiarno, per esempio, attentamente quelle infiammazioni flernrnonose che. svilu ppates~ tr-a superfici inttttte hanno tuttavia lo più tristi eonseguonr.e >1enzu che dall'esLet·no sieuo pertetf'ato impnrita di sorta. Io ebbi ad ossewarc ùuon numero di quc:;ti casi, nei quali esaminando accuratamente la pelle non mi fu dato di scoprire su di es:>a la più leggera soluzione di continuih1. . Il paragone Che OJ'a ho fat.io Ù a mio parere, di Ul'là gl'ande importanza nelrapprez7.amento della teoria in questione, perchè. n no a tanto che c.i !.imitiamo alla crr.Legoria delle fcl'itc ci verrù ro.eno un clomeuto di cont.r•ollo, allora ricorriamo nec.essaria mentn all'i d~a dell'origine esterna d'ogni impurita, e in mancanza d'altre fonti ricorriamo all'aria incolpandola di aver prodotto l'infe1-ionc c.ol suo contatto colla superficie malata. La spiegazione è comoda per attenuare la personale reSJWnSfl.bilità del medico curante ctttando non è pos~ibil e fare un cambiamento di locali; epperò, ,'chi ha fatto una lunga csperiei11.a d'ospitare non dubitet'à punto che l'accuratezza e l'abilita di un medico :.-.iescirà acl ottenere i più hei risultati nelle stesse condizioni di aria e di spazio, nelle guaii un altro non avt•à ;:aputo evitat>e la gangrena e l'eresipela. Ho prémesse qut>ste osservuziotù non per combattere l'importanza che l'aria pul'a può a~rere n('\ i1'attamcnto delle ferite, ma pe~· dimosteal'e· con quanta oculcttezza noi dobbiamo procedere all'esame di un limitato complesso di oa.si morù,osi, r~al quale si voglia far emanare gcne~ali principii, quanta pruçlenza sia necessaria nell'apprezzare il significato doi dati statistici sui casi di malattia e di morte per voler deoidere poi stùle buone condizioni igieniche dei luoghi che a quei casi diedero ricetto. NeH'erigere gli ospedali militari di riserva noi toccbiamo al vivo la questiono, tanto più che ad essa si. connette la difficile r icerca· di quanto sia opportuno scegliere loca~j stati. altre volte. in. condizioni i gi en~che poco fèlici e valersene per ricetl'are i fer iti. In Berlino si sono adoperati molti di questi vecchi locali, cci attualmente io non sono in caso di esprimere giudizio alcuno s.1i medesimi; ma la pubblicazione che sulle esperienze fatte ci venre promessa dalla Direzione generale degli ospitali. verrà appresso in 11,0stro aiuto per sciogliere il quesito. Noi coll'aver occupato da.


277

una parte il vecchio edificio della caserma dogli Ulani, e dall'altra coll'aver tc~tuto sotto la nostt•a direzione un terzo dei lazzaretti-baracche, ci simuo ·posti nell1i f~licfl c;Òndi ~r.ione di far~ un gran numero di ossE-rvazioni coropat•ative. La caserma degli Ulani fu da noi usata ;ia nel 18GG e pt•ovyeduta con speciali apparecclù di acqua e di ventilazione. Da quell'epoca in poi si ele.arono da certi circoli dci sfavorevoli giudizi sulle qualità di · t[ uol locale. In seguito a ciò, ora che si stava pet• riprendcee il luogo per lo stesso u:.:o si sparse un sinistro rumore che salì nelle alte sfet•c governative e che bns~ò per sollevare la qMstiono sulla oppoi'tunità o meno di impiegare .quel luogo pericoloso per ricovero dei feriti. ScmbraYa infatti :;econdo corte reln.~r.ioni che esso non fosse ne più nè meno che una tomba. e noi abbiamo dovuto energicame~t.c reagire per t.ogliore ogni difficoltà che si era opposta alla sua riapert-ura. Frattanto . noi ebb.imo a curnre colà un gran numero di malati. Dall'll agost.o, t'poca in cui si . aptì lo stabilimento, fino al 7 febbraio fuPono rinoverati 1372 uomini, tra i quali 645 fel'iti . Devo però far o::~ser·vitrc che nei primi giorni, quando cioè n~n esistevano ancora lo Baracche ne erano apparocolùati altt·i luoghi dalla città, la caserma degli Lnani accolse molti feriti graYi e parecchi gravis~imi.' Dopo' i corol)att.imenti di Saarbriickcn di ·worth e di Woisscmbnrg noi l'icevemroo . un grandissimo numero di. feriti, fra i' quali anche francesi sì che fin dall'ultima settimana d'agosto la caserma conteneva già 299 ammalati. Questa forza si mantenne ug uale con feggore oscillazioni fino a settembre ; rlùniim't in ott.olll'c per le evacuazioni che si sono operate. Soltant.o negli tù!.imi giorni di oft.obre riasccse il numet•o a 261 ed . at•rivò fìrto a 200 e 300 in no vembre, dicembre e gennaio. Dur ante questo tempo si ebbe a lamentare 21 decessi. Cinljue di qnesti appartenevano alla s::-zione rli medicina. quattro per tifo ~1d· u,no per carcinoma acuta del mediastino anterim·e; adunque Il' roalattie interne ci diedero 87 f'"~' 100 di decessi. Gli altri llN!ici crtsi di morLH appartengono allo malattie chit·urgiche, in' lON lia 2,48 per 100. 'l'ra queste ultitnc sono da annoverarsi : unR mcningite sopravvenuta in seguito a ferita stt•isciante alla testa, un t rismo e tetano consecutivo a fcl'ita con fratture delle ossa della mano, una nefrite diffusa dopo una ferita dei polmoni quasi r·nmplekm•ente guarita, nn ascnsso del l)acino per t rombosi in


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seguito a ferita del tarso, un essudato p1euJ'itico formatosi dopo la resezionc dell'articolazione scapolo-omerale. Una risipola in seguito a frattura del radio; tre moriJ•ono per esaurimento nel corso di una stentata convalescenza; finalm ente 7 appartengono alla così. detta pioemia, ma di questa se ne devono contare tre ~;oli nei quali la pioemia si è sviluppato nell'interno dell'ospitale. Di gang r·ena nosocomiale tre casi furono portat i da t'uori : uno da Novcant presso Metz c 2 da uno degli attuali !az. zm•etti. Di questi tre, uno fu portato nello B"aracche , due guarit~ono nello stab'ilimento. Inoltre si verificarono cinque casi di gangrena nosocomiale nella stessa caserma, cioè 4 nel mese di settembre o l in ottobre. I n tre di loro trattavasi di ferita delle parf:i molli, negli ùltl'i due ferita con frattura dell'avambraccio. Tutti guarirono' M-il' ospitale e fu messa a dispo:::izione per loro una camera sepa1·ata al pt•imo piano dello sta bilimento. La guarig ione -si ott"enne in un tempo relat ivamente corto, e d'allora in poi non si osser vò più alcun caso di gangrena. oi dobbiamo vo~·amente rallegt·arci di q~sto rismltato, e ,se 110n vogliamo essc·re pregiudicati al· punto da ct•edere che si possa evit.'tre ogni complicazione di ferita, ogni caso di gangrena dobbiamo rimettere al suo pristino onore l'ospit-ale di cui ora ci occupiamo. N on dobbiamo di menti caro che i · fe~iti ci arrivarono c1ui dopo un trasporto lçmgo, difficile e peno!'lo, che molti di essi rvcano passato un tempo più o meno lungo in altri ospitali su1 teatro della guerra o nello sue prossimità e giunsero al nostro O$piLalc in condizioni di abbandono e 'maltrattamento tali che ci obbligarono a praticare gravissime operazioni. ' Col primo trasporto sanitario che io stesso diressi nel principio di ottobre rla Met:t fino a qui, giunsero parecchi uffiziali gravemonte feriti che furono ricoverati in came r a separate appositamente aprn·ontate pe1' lot'o nella caserma degli Ulani. Alcuni di loro dovettero pur troppo t;Occorobore alle ferite ; non dubito però che sar ebbero morti molto più presto negli infetti ospitali di Metz. P er la maggior parte g uarirono in brevissimo tempo. (Bet·linet· Medt"ch Wochensclwi(t.) (Continua).


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Le ·Grandi Manovre Autunnali. Dalli elahorati rapporti clelli illustri generali P ianell c P etitti sulle s randi manoVI'C autunnali nell'anno 1870, togliamo i pochi l!eguenti brani c)1e l1anno pet• noi uno specialissimo interesse.

L a Redazione. 20 CoRPo o' EsERCITO. -

S eroi:;io sanitario.

Il servi'zio sanitari!) fu pu1•e disimJ.')egnato in modo soddisfaçente. Sarebbe stato senza dubbio as.;;.'l.i vantaggioso un personale pitì nmnel'OSO, particolarmente presso i corpi, oude evitare la faèilità delle ammissioni agli ost'edali, giacche non poteva eseguit·c Convenientemente le vi;;ite degli ammalati nei corpi un solo medico. Ma si noti che questa deficienza di personale era cagionata dall'essersi dovuto lasciare alcuni modici ai battaglioni stanziati ed agli ospedali dei presidii, laddové in caso di guerra oltre che il ·pPwonale sanitario nei corpi sarebbe accresciuto, tutti i medici pal'tirebbero col cor·po cui sono addeW. Sarebbe fot-:;c opportuno che il medico pre;:so i corpi quando specialmente è solo a prestare :;flrvizio, corrrc avvenne nelle grandi 'manovre di quest'anno, fosse provverluto di cavallo, poichè dovendosi fermare lungo la. marcia per visital'e e soccorrere qualchr malato, non può raggitmgere la colonna, che frattanto avrà continuato a mar·ciare. Inoltl'e il medico giunto al ' campo' dovendo attendere al suo· ufficio, e cot1'ere di qua e di là, non potrà, stanco com'è, compiere facilm ente a dovere il suo servizio. Occorre poi definit•e in modò preciso l'ingércnza dell' intMdenza militm•e nei provvedimenti rt!!lativi al servizio sanitario c '~tudiare so non fosse più vantaggioso che le ambulanze stessero sotto l'immediata dipendenza del medico di rigentè il ser vizio presso la divisione, anziché sotto quella di un personale amministrativo. La quistione è cert.mnentc grave, e fu già agitata nltre v.olt0 presso di noi e presso altri e:;erciti; onde credo o.pportuno accennarla, parendom~ che C!lSa meriti di essere seriamente studiata. Gli uffiziali d'amministrazione addetti alle ambulanze dovrebbero es;ere autorizr.ati a far le l'ichestc di trasporti sulle fenovic.


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··d avere i fondi necessari per )Jagarc le spese di viaggio. Così si eviterebbero i rit.ardi nell'in-viare agli ospedali gli ammalati, , j quali nAllr. sr.orse manovre erano alcune volte costretti acl ttl;pettare nelle stazioni che il corpo in marcia, od occupato in qualche fa:r.ione, inviasse loro il documento e il danaro per 11 viaggio.

Ammalati -

Malattie.

Dal prosvetto generale degli individui che eaddet'O ummalat.i dal 14 al 25 ottobre rifmltn, che il numflt'O complessivo ùi essi fu di 2066, cioè 247 ammalati al giorno. Questa rifra posta a ronfronto con la truppa, che fu in media di 44,836 uomini di l)a.ssa forza presenti, dà nua media giornaliera di 5,50 per.mille. Questa proporzione, che può già dirsi discreta, di vione assai mite ove si rifletta che fhL i 2966 ammalati, ~i furono 772 casi di chirurgia, la maggior pat'te leggierissimi, come a dire delle semplici escoriazioni ai piedi, da curar~i piuttosto all'infermeria che all'ospedale, e 205 vcnet'ei, il cui male non 11oteva cert.o ascriversi né allo magg·iori fat.iche delle manovr·c nè ai disagi dell'accampamento. Occorre itncora notare che per la scarse:-:za eli pet"l'onale, di cui si è fatto cenno, le vi.~ite non si poterono sempt·e praticare con tutta la diligenza de~idc:rabile; d"onde la maggior art·endevolezr.a nei mcclici a mandare agli ospedali gr individui che si dichial'avano ammalat i. Le val'ie malattie concor·sero nella pt'oporzione seguente a for. mare il numero totale delle ammissioni agli ospedali: febbricitanti 1886 , fe_riti 775, oftalmici 98, venerei 205, scabbiosi 2 . . 1 casi di fehbre periodica si vel'ificm•ono esclusivamente ~u individui che no erano giù. stati t.ravag-liati o che · provenivano da luoghi infetti d;:i miasma palustre.

Rancio. N~l mio ordiuc del giorno generale 'l'\. l diedi facoltà ai generali comandanti di divi~;iono di modilìcat'e le prescd:.:ioni emanate riguardo al t'ancia. Furono difatti sperimentati vari sistemi differenti, non senza vaut.aggio, giacchè solo coll'esperien~a e colla p1·atica si può gìun: ge~e più facilmente a sciogliere questioni che tanto intore"sano il regime o il maneggio dolle tl'uppe.


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Ho dovuto persuader!I'...i che la sc~la distt·ibuzione del caffè prima di intraprendere una marcia od una manovra, non è al certo sufficiente, tanto più llllando la manovra o la marcia, com1! d'ordinario accade, si prolung:'Lno per-. parecchie ore. Io credo che il miglior sistema sia quello adottato da qualche comandante generale, cioè eli rlare. al soldato prima di muovet'<' dal campo un t•ancio di riso o di pasi a cotta· nel 1Jrodo ; nel ga·mellino esso conserva la cal'lle che può mangiare al [J?"and' alto. e giunto al campo riceve il caffè. 11 luogotenente genceale Longoni, partend o da importanti considera~ioni, proporrebbe di daee al soldato in campagna e durante le granrli manovre, un solo ranci~, ma intend erebbe modificar<.' la razione di vi veri, ed amhentanclo la carne fino a :100 grammi, toglierebbe interamente dalla razione la pasta o il riso. Il dottot· ~Ianayra, medico capo di questo corpo di esercito, che in·htai a studiaee siffa.tta composizione dj r<I.Ziono, non è di parere che si adotti. La questione del rancio del soldato e senr.a dubbio fra le piiÌ importa nti; essa non tmò eli L'Si mai a.bbastanza studiata e speri• mentata; ed occol're occupal'Sene continuamente e seriamente. T{tup'f·J~ 'OI?.T.r.o· ScOMP Art·rlllfm:no ;.nr, rrARF. u' ALESSAN DRI''·

Se1·ttizio sanitrwio

(Ordinamento) .

Pol servizio sanitario pi'CS:>o il qtttll'tier generale del corpo d'esercito venne destinato un medico capo ed un medico di bat· . taglione, e presso .le nmbulanzo divi:3ionali un medico di reggimento e due medici di battaglione. Alle beigate di cavalléria funzionerà come capo dcll'amùulauza il medico di r eggimento più anziano fr·a ([Uelli di reggimento. Egli anJ. a sua dispo::;i?.ione un modico di bal,taglione per tut'no. Pt•csso le bl.·igate d'artiglieria e colonne del treno, il servi;,io sanitario sarà fatto per le' pl'ime dai corpi p t;ossimiori, c per l<' seconde dai medici delle amb'Ulanze. · Per gli squadroni addetti alle divisioni, dai medici dei corpi più vi~i. Gli' 'ospedali prin<:ipali pc) corpo d' esel'cito S'ono quelli di · ·-·Uessandria e di Milano, dn.i quali gli ammalati traspot·t~tbili saranno diretti su quelli di 'fot•ino e di Piaècnza mano mano eh.:


... 282 ciò occorra. L 'eva<'uazione degli infermi si farà in generale sugli ospedali che sono dit-tm le ba:;i di O}lerazione. Per le truppe della divisione Righin~ il servizio t'ipo:>a sem pre sullo sped ale di Milano e .temporaneamente su Novara. La dir·ezione da daJ;'si agli ammalaW per ogni di~l ocazione ~ara fatta conoscere dal medico capo ai medici capi delle ambulanze. S' inlende che gli ammalati entrano allo spedale con ar·mi e bagaglio. IÙ.~ultati.

Il ser.vizio 'sanitario funzionò con mia piena soddisfazione. :MPdiantc ~reazio n e di ospedali SUCCursali, h concessjone di posti in ospf'ciali civili, e la formazione di alcune infcrmcd c reggimentali, fu provvi:ilo in modo da avere per tutte le truppe del · corpo d'esercito pel periodo delle g1•andi manowe, circa 5000 posti. P ei casi di malattie gravi che non consentivano il t1·asporto dc~l' inferm~, furono fatti cont ratti di ospizio negli ti]JCdali. civili di Valenza, Mortara, Galliate, GallaJ'Ute e Busto Ar; izio. Con ciò si era ottenuto un numcl'O di posti ragg uag liato a più del 10 per lOO sul totale della fo1ozu che non art•ivo ai 50,000 uomini. Non era qpindi cer-tamente a temersi che il ~erviz i o potessE' rimanere scoperto, quand·anche d isgra:~,ialameui<' avvenisse che lo stato sanitario delle truppe fosse pregiudicato dalle probabili intemperie e dalla poca salubrit a dei paesi nei quali conveniva accampar·sj, senza potel' avere soroministranzn. di paglia. F ortunatamente però lo stato sanitario si conservò sempre io modo oltremodo soddisfacente. La media di ammalati che entrarono all'ospedale dal 13, giorno del conccnt1·amento, al 23, giorno dello scioglimento delle di visioni mobilizzatc, fu del 3,77 per mille ; poiche su una forza media di 38,795, vennero ricovel'O.(i all'ospedale 11464 uou1ini. Se non che q_ucsto numero sarebbe stato eli molto inferiore, pcrchè i~ condizioni normali alcur.i alfotLI da malattie di poca ontitu non sarebbero ~>tati ricoverati all'ospedale. Perciò è a ritenersi che la media di permanenza di cadaun ammalato uon avrebbe oltrep~ato il per·iodo di sei gior.ni, e la media effettiva sarebbe stata di non più del 2,06 per mille. Ft•a le varie malattie figurano in certo . numero le chh'UJ'gich~ ; la maggior parte di queste sono pl'odotte da escoriazioni ai piedi


283 '( l per mille). I medici sono concordi nell'attribuire quest' inconveniente alla mal propria forma delle scarpe. Io divido il loro parere. Oltre a ciù l'itengo necessaria una più grande attenzione ~l modo col quale vengono adoperate o tenute le ·pezznolc di tela di cui si sel'vono i soldati. · Lo malattie chiru••giche che possono qualificaJ'SÌ come lesioni violenti, furono in cifra rist••ctta e •·elativamente di poca gravez?.a. 'lì•e di esso furono prodotte da !:Cottature per accidenti ani vnti nel manrggio dell'arma; cinque ver accidenti ai·r•ivati nel ll{ancggio dei carri, o cadendo dai medesimi ; due per accidènti IWt'iva~i col cavallo, ed uno pet' percosse ricevute da un compagno. Per quanto il corpo sanitario abbia collo zelo rimediato al difetto di numero, debbo pe1'ò :lcgnalare la sc~u·:;ità del personale sanitario di cui potei disporre. Il Ministero s'era bensì prestato con pronta sollecitudine ad accordare qud nume1·o di ufficiali sanita•·i che gli ora stato possibile di:stcglicre da aliei servizi, ma questo nu\t)ero nori potè essere tale da permettere di pol:tare le ambulanze al completo del loro 'effettivo al mòmento in cui conveniva lasriarc gli ospedali discr etamente fornili di dottori e si doveva pl'ovvedere al servizio di ospedali succursali. n med.ico capo facendomi giustamente rilevare la speciale posbdone in cui 13i trovano i medici addetti ai corpi, i quali devono ad ogni tratto fermar·si durante le maecio per visitare gli ammalati, e giunti agli flocampamenti spesso sono chiamati a prestar l'opera loro, pl'oporrcbbe per essi la facoltà di essere montati con diritto alla razione di foraggio. Io divido e mi unisco al di lui parere.

Vù;eri e pane -

(Disposizioni).

La razione giornaliera di -viveri è stabilita come segue: .• Carne . . Riso o pasta Lardo Sale Caffè Zucèhero. ViJXo

grammi 200 id. 150 id. 15 id. 20 id. 15 id. 22• centilitri 25


284 Il caftè e lo ;mcchero però non verranno prelevati che a; g.iorni alternati, allo sco-po di non oltrepassare il costò massimo fissato dal Ministero a 45 centesimi per rar.ione, come dalla Nota già citata. I corpi rilas~eranno i r·elativi buoni. Il pane, confezionato dai panifici militari,. verrà distribuito giornalmente presso i . ma.gazzeni vivevi in quei· luoghi che verranno designati. · I panifici .dai qua~i l' intenclenza pot1·à tr1.u:re le necessarie provviste· sono quelli di Torino, Alessandri'a , Vcr·celli, Casale, Pavia, Milano c. Novara. Pel tras1)orto del pane dalle stazioni ferroviarie alla sede dei magazzeni, si proyvederà per mezzo dei ca·n i della colonna h messi a disp0siziàne dell'intendenza·. ·Si avvertono i corpi che il Ministero ?..vendo fatto prepai'arr . del biscotto, potrà occor t' ere d{ fa:rile qualche ,distribuzione. I corpi rilas·cieranno i bztonz· pane a seconda 1 delle norme coi:tsnete,_ avendo presente il disposto dei §§' 13 e 14 dell' istruy.ione ministeriale 21. giugno 1869. Viven~ a

secco. ·

Cadaun soldato ,dovrii ~tyeré nello zaino due razioni: di galettlJ.. I comandanti di corpo e· di lmttap·lionel ma più specialmente i eomaì1danti di squadt•onc, batteria.· é <>nmpagnia rispondono della buona conservazione delle med esi me. L ' intendenr.a militare del corpo d' esel'eito clovri prov'vedeJ'e inaltee i per potere, occorNmdo, effettua;re due· distribu~ioni di gaIetta, di carne· in conserva e delle relative razioni ·di ca:ffè e 'z·u à chero. Magazzini di riserva si stabilit•anno all'uopo ad Alessandtia\ Mortara, Novara. l~ancio,

Per la consumazione del rancip, si tHn'l.mno present.i'le seguerrt.i norme: a) N d giol'lli.. di marcia si darà il b1•odd ·al ma~~ino e :;i farà conservaw~ la carne nel gamellino per essel't':i mangiata al .fJ1·and' alt.

i

'

.

b) Nei ~ giorni di fazione, a seconda della sua ',durata e i mJlOl'taoza, i c'ò martd!:inl;i d'i division'e darannQ quegli ordini speciali

,

'


:285 che credera_nno del r..aso, allo scopo di assicurare il buon nutri-· mento del soldato. c) Il caftè, nei giorni nei quali è distl'ibuito, verrà consumato ' a seconda dello norme che daranno i comandanti. di divisione.

Sull'uso della digitale nelle malattie del cuore. Pochi farmachi hanno come la digitale, richiamato e quasi non dissi aftàticato l'atten%ioue degli stud~osi. Epper•ò continuano le osservazioni, gli studi e gli sperimenti, c noi ne teniamo costan·· téroente diligentissimo conto, 'paghi e soddisfi nello seorget'o come dalle divagazioni e dalle parziali teo:rie o dagli artinziati sperimenti, si l'itorni a que' criteri comprcnsi>i, clinici, da' quali non si dovrebbe mai decampat•e nello studio dei farmacf{i e nella loro applicazibne alla cura delle malattie. Il prof. L. Fallani tradusse dall'inglese e commentò ' 1Ìno scritto in pt;oposito ùel dott. Sydney Rinr.er,1di cui.ci affrettiamo di riprodurre l ~ importanti eonclusioni, le quali formano da un lato la sintesi o opilogo ·d~il 1 intera iVfe-· moria, e'dall'altro forniscono le indicazioni e le controinciicw.ioni al retto uso della digitale nelle malattie di cuore. l o Apparisce in primo luogo che la digitale non com·iene in t.utte, ma solo in alcune malattie del cuore. 2° Che le malattie cardiache, nelle CJuali giova più, sono le ipertrofie, e fra queste in ispecie quella del ventricoln sinistro. 3° Che il mometito· più favore,role rìi som~inistl'are la digitale nell'ipertrofia cardiaca egli è appunto quello· della palpita. zione, e precisamente quando · dall'un lato il cuore batto forf.e e frequentemente, e solleva e quasi S(:uofo il tOrace, e dall' altt•o i polsi son frequenti sì, ma piccoli e deboli: cosicchè appal'isca di leggieri una notabile ::;proporzione di ·I'Ot"l.a fra i battiti cardiaci e la qualii~à dei polsi. · , • 4° Che•'la stessa utilità. può · aversi ' dalla digita.!e ·quando• la pal'pitaziòne, la ·spropor;r..ione di fot"ta fra i battiti 'cardiaci e ' [lo lsi e anche l'irregolarità: di questi ' e di quelli, tiene in t utto o in parte a stato di nevrosi (palpitazione nervosa o cat'dz'opalmo). 5o Che· ia digitale si dà purè con protì'tto ai malati d'iperLrofta Càrdiaca 1con 1 palpitazione, •quando vi si, consocia il Yizio della miur<rle· '(s'tènOSÌ O insufficfeUza« doll' orJf~ciò ·OStio amiéol(• l

Giornale di Medie. milit. 1871

19


286 Yontricolare sini ·tro), o conseguentemente o il regurgi.to del sangue dal ventricolo ncll'orccchietta, o rimpedimento al libero discendere di detto sangue claU'orecchietta nel vehtricolo, pnrchè il cuore batta con forza.; d'onde , ne yien,e tale sproporzione fra i . batti~i · del èuore e le q'lut1ità dei polsi, che mentre i primi sono piuttosto . ; frequenti, violenti, t umultuosi e spe~so altresì irregolari e in teemittenti, i secondi pure sono ft•equcnii, intermittenti, c i1•regolari, ma al tempo stesso piccoli, deboli e quasi vuoti: qualità, che, come ognun vede, sono piuttosto da riferirsi alla condizione id~aulica suddetta, che a~ reale difetto eli potenza contrattile del cuor•e; 6o Che non dee mai perdtii'Si di mente clte talora ~m di più d'azione cardiacA. nelle ipertrofie (compensatrici) e necessario a superare ' l'ostacolo che si oppone alla libertà del circolo sanguigno; perche somministrando la digitalo in tal caso, non solo non se ne avrebbe vantaggio, ma bene spesso danno, e danno non lieYe, e quindi non :::i potrebbe mai usn.ro abbastanza cautamente, e sèmpre pre;vio il calcolo r1igoroso della· prevalenza dòll'indicazionc alla contt>dindicazione. Tale, a crtgion cl'e~empio, è il caso della ipertrofia che si consocia all'al term~ioue delle valvole aortiche e da cui ne derivi o il vizio di stonosi, o insufficenza o l'uno e l'altro insieme. {o Che 'deesi poi con ogni diligenza rifuggire dall'·uso d~lla digitale in t utti quei vizii cardiaci, nei quali e~iste reale difetto di polenza .contrattile del cuore (rlilatazioll·i semr.lici, o con assottigliamento, rarntr1ollimento e degenerazione <).ella sostanza mnsco.lare), perchè allora è assolutamente dannevole e talvolta eziandio pernicioso. :\ · Da tutto ciò viene in chiaro bastevolmente che la digitale spiega effetti utili nelle malattie cardiache che si consociano ad :w mento reale d'azione, molto più se un tale aumento si collega a disordine, come accade fr·equentcmente cl'osse.rvare, e, taU effetti u'tili dispiega rallentando e ritardando i movimenti cardiac.i ; d'onde · a\'Viene che il sangue potendo attraversare più comodamente le diverse parti del cuore, ne rimane grandemente agevolata la liberia della piccola circolazione o pneumo- ca.rdia.ca, e di conseguenza e quasi al 'tempo stesso quello della grande o generale circolazione. ln questa guisa lo squilibvio idraulico si dilegua e insieme con esso· tutti i disordini cbe ne prorompono ·più o meno


281 immediatamente, , e .c he tanto minacciano e rendono angosciosa la 'cvita dei miseri cardiaci~' La digitale adunque nelle malattie sopradette rallenta c ritarda o .indebolisce i moti cardiar.i, nel tempo stesso che rende i polsi meno frequenti , meno piccoli e meno deboli, nonché meno vuoti e più apel'ti, quasi si di l'ebbe che in1ìevolisce il cuore o mfforza i polsi.' Un tale stato, apparentemente contradditorio, forse detie occasione a più d'uno fra i recenti cultori della scienza terapeut.icà d'att.rihuire alla digitale unla~iono tonica· sul cuore. Un tale errore evidcntemento scaturisce da una fàlsa interpretazione 'del fatto, considerando lo st.ato appa'r entemente dei polsi come esattamente significativo dello stato reale della contrattilità cardiaca, o cos't l'effetto primo della digit.alc dispiegato sul cuore confondendo col risultato ultimo apparjsc~,J;lte nello st;ato ,della funzione caròiaco-v;ascolarc; come appunto ~ran soliti i dinamisti browniano- rifot'mati d'argomentare 4 er rqnea1pente l'azione pri~a çlei rimedii dai com\>iamenti da essi ind9tti nello st~to app~r~ntc qelle fun~iqni: l'opp1·ess0 vi?'ZUY/'1-, e il #~fectus . nft~ium. 1 così. bene ç!istinto dai buoni osservatori, fp spesso dimenticato dai neoteorici, con grave danno della pratica melfica. Eq appari$r.e chiaro a~tresì. che la digi.tale per giovare più siçJ,Jramente at; card iaci,.JIDn solo la potenz~ contrattile del cuore cleM~ essere a~.çresciuta, ~ . accresciuta in modo da causare disordine idraulico nella circolazione, ma in~tre è d'uopo cl\e l'azione accresciuta del cuore non sia necessal'ia per superare l'o~t~co'o che ~>.i op.[!pne all,f:!. lib~rt!i. ,,del. circolo sa)lguigno, come si disse già intervenire nelle ipertrofie dette compensatrici. Nel qual caso più specialmente occorre un calcolo diligente del valore prevalente della indicazione e della: còntroindicazione, di cui ab·. biamo pa'rlato più volte. rtE ' dalle ' c'ose dette 'si vierlé ih 'chiaro del pari che la dig iÌa)e 'è fortenlente controindicata in tutte le malattie organiche ' del cuore, a cui per distribuire convenientemente il circolo·sanguigno ba$ta, a mala pena la forza contrattile di cui ò fornito il cuore; l 'J ,. ' ! ' l~ q11al~ ~e f,osse rcal~ente difettiva, la digitale sarehbe allora da fuggirsi comtl un mezzo v eramel\tc pernicioso per la vita del cardiaco. Prima di far ·punto mi giova rile,vane come ultima conclusione, che la digitale, se si vuole attendere -a tutte le fatte conside· f


288

razioni, è di molto circospetto uso nelle malattie del cuore, né si può ·dare ,ai cardiaS)i senza molta ponderazione, daNhè, se talvolta mostrò di giovare ad essi, altre volte cagionò loro gravi ed irreparabili danni, non sempre evitabili malgrado una prudenza e vigilanza da parte del medico; dacché come lo stesso autore avverti\"t , l'azione della digitale riesce talora subdola cd infedele anche ailo aosi ordinarie, e mentre si mostl'a inerte o quasi iner te per vario ~mp~ della su'a somrninistrazione, . tutt'a un tratto e senzà indizio precedente posson p••oromperne effetti convulsivi c quasi venefici che r iescono per lo più micidiali». (1'he Practictioner a rnontly Jmu·nal o( ther·apeutics. .January, 1870, (' Lo 8pe·,.imentale. Gennaio, 1871).

Sulla rarità relativa della incarnazione delle palle. Parecchi mesi fa ad un uomo che martellava un férro sòpra l'incudine accadde che un pezzo ne penetrasse alla. faècia anteriore del braccio sinistro ; ltl ferita guar'l pron'tamente; un p~zzo di ferro lungo %. di pollice si ficcò sotto la pelle; dava poca molestia all'infermo, e fu dal dott. Billrotb estratto molto facilmente. Di simiglianti casi l'autore ha veduto moltissim'i ih cui i corpi stranieri non provocarono che pochissimo disttu•bo -1. Queste esperienzo diedero una forte spinta al' met.odo• delle · suture metalliche e dell'agopre$-Sura; se non ·che, le esperienze dell'anl Recentemente ebbimo a notare du~ fatti di tal genere. [n un caso, da otto anni un giovanotto portava 1m tumoretto mobile sottocutaneo' precisamente sul latò interno del ventre dol bicipite bracchiule sinistro, proprio in corrispondenza del solco tJ·acciato al fa!>éio nngio,ner~ voso: inciso si riscontrò costituito da un ft·ammenLo ;di v(!h·o verde di bottiglia; · otto anni prima appunto nell'aprirla gli era scQBpiata t..a mani una: bo.tÌiglia di acqua gazosa e no aveva riportat9 diverse Jesi~ni alle mani, alla faccia e al braccio sinistro. L'altt·o fatto. è d'un individuo da f! sei mesi ben g uarito d'un asces>;o al lato tle!ltrO del collo, che d'un tratto vidde fot·marsi a.l luògo del primo un seconào asce's.4o' che aprivasi sponta.neamente in alto: sondandolo si avverti qualche cosa d'ins~lito, ruvido, ma elasfico ed alquanto mobile; dilatassi un po' Fa~r­ tura e si potè estrarre un pozzo di tubo elastico da fognatura. clii'rurgica, lungo sei eentimetl'i: nella prima aura s' eri1r infatti impiegato il drenaggio. L'al!Ce!>~O guaì·l rapidamente. BAHOllFIP. , l t

,

~


2.89 tore h1 quest' ultima gMrra gli climoshrarono, cho i moderni proiettili non sono ospiti tanto innocenti: essi, nel maggior nume1·o de1: oasi, OPa più pt·esto ot·a ptù tm·di,p1·oducono supput·azione; 1: irncapsulamento degli stess~· sen:z:a swppurazione e seni[.(, (lolm·i, è un (atto ?'at'O. Qualche volta però avviene cet•tamente un incapsuiamento. L'autore cerca di indicare lo condizioni, sotto etti ciò può accadere, e sotto cui ciò non accade. La maggior parte dei proiettili, che l'autore ha estratti. m'eano talmente m·utata la loro fòrma, che il pìù delle yolk eran diventati dello masse informi con angoli molto acuti. Iudnbitatamente questi angoli di un proiettile agiscono da stimolo meccanico. Se un simile pPoiettilc esisteva, e non era stato trovato, anche le· ripetute incisioni per vuotare la marcia nou riuscivano ad evitare il progressivo flemmone, che d'altra parte cessava 'subito dopo l'estrat.ione del proiettile. A questo modo agiscono anche i pezzi angolosi di granata. Le palio di piombo. coniche divonta1·ono angolose percuotendo contro lo ossa, rom pendolo o fortemente · contundendole. Questa complicanza di una lesione del · pet·iostio e dell'osso è di una grandz'ssima importanza pet· la genesi del p1·ocesso ttemmor11.oso. L'osteomielito e la periostitc acute hanno così spesso per conseguenza una suppurazio~e del tessu'to collulat•e, che quest'ultima, nei casi detti sopra, per lo meno pnò derivare tanto dai primi pl'ocessì, quanto direttamente dai pt•oicttili angolosi. Anche proiettili non mutati ne1la loro fol'ma hanno ordinariamente questa a~ione piogenica, che si manifest-a dopo 2-6-8 settimane. Il capo dell'omero, l'estremo del femore e della tibia sono le localita, da cui . più frequentemente si ha occasiono di estrart·e proiettili immutati, o dL.trovarli nelle amputazioni o nelle r esczioni; incapsulamenti in' quc:>ti siti sono rari~imi; · per lo piu, la parte ossea è staccata, ovvero se ciò non succedo, si genera osteite, periostite, 'flogosi dell'articolazione;' qualche volta ancora molto tardi ed inaspettatamente si (l costretti di ricort•erc ad un processo operativo; se in simile caso riesce di estrat•ee la palla senza ' aprire la articoiazione, l'effct.to sarà straordinariamente rapido e favorevole. ' L'autore rife1•iscc due casi, in cui proiettili non mutat.i ne11a.


290 loro forma provocélrono forti suppura:tioni ; in un soldato. estrasse l'autore u na palla di cltassepot da un grosso ascesso della scapolfl. destra ; nel secondo caso :;;i trovò un'aflC:ir tura d'entrata immediatamente al di sotto del ginocchio, il colpo era eitenuto come colpo di l'i mbalzo, si procl ussero ascessi sopl'a ascessi; finalmente l'autoee eskasse. una palla di chassepot aflittto regolare nella s ua fo rma in v~cinanza del calcagno. Dal gl'ave corpo metallico si produs.se uno stiramento del lasso tessuto connettivo, che probabilmente fu la causa della infiammazione p ur ulen ta. Per la qual cosa, le palle, che ~i possono facil01cnte estrarre, non bisogna la.<>ciarle nel sito senza speciali ragio.ni ; s'intancle da sè, quando st' t1·atta di p roiettili nell'est1·erm"tà. Nelle cavità, al collo, non abbisogna andar ce1•cando i proiettili. P er l'estrazione sono molto oppor tune.le pinzette da polipi o a grano d'OI~to. Le pinzette amot•icanc per cavar le palle sono riuscite troppo deboli. ,.. P er la diagnosi l'aut01•e h a inteso decantare dai suoi colleghi la sonda di Nolaton con bottone di porcellana. Però bisogna che> questo bott one no)) sia , più grosso di un 11isollo .• Dallo ossa l'autore ha estratte diverse palle con sottili leve •) raschiatoi, come si usano per le resczioni subperiostiali. Questi istrumenti sono anche importanti, quando si voglia con essi rivolgere un proiettile tì.ccato nelle pal'ti profonde, per poi meglio pot erlo afferrare colle pinzette ed estrarlo. , (Il Movimento, dicembre 1870.)

Pomata per la cura della tigna. (dj J-L\Ji''<A llT.)

Studiando le piu celebri pomate prop?ste o usate negli spec!ali con successo contro la ti~na, in sostituzi?ue dell'unguento adesivo con depilazione, l'autore compose la seguente formola, che> raccomanda anche contro la lebbra c il psoriasi. Pr. Solfuro di calco po lv. Catrame . P recipitato rosso . Sugna Ess~nza di benzina

.

. ' 250

250 60 410 30 1000

~Jou1·nal· c~e medecine, jnillet 18'70.)


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Salla raccolta di siero nella cavità del timpano. Diagnosi e cura. (per il dottot' Mn.I,IKGE~).

ll catarro della membrana mucosa della ca>ità timpanica c: frequente malattia, cd è stato notato che questa n:f:(ezione dà .luogo in alcuni casi ad una effusione di essudato s.ieroso, che a causa della sua consisténza non può passare nelle fauci a tL·averso la stretta \IÌa della tuba eustachiana. La opacità della membran4 del timpano che l'accompagna può impedire al chiÌ·ul'go di formare una diagnosi col nwz1.o dolla s0mplicc ispezione obiettiva. Tut.tavia se la memllt'ana è nonoale nella· sun, tl'asparenza, non solo può essere il fluido scopeeto, ma i suoi movimenti possono essere facilmente seguiti : fenomeno osservato prr la prima volta dal dott.or Bolitgei•. · L'aspett-o della membrana del timpano dipende dalla quaniità del :fiuido contenuto nella cavità. 1.0 Aspetto della memlmma quando il tlnido non occupa tutto il timpano: ' lspe%ionantlo la membrana del timpano si nota cho il manico e i processi corti del martkllo Rono arrossati, e che una linea scu 1'n . ben marcata incrocia' qualchc parte della membl'ana: questa è la lineil limitante la superficie del fluido. È di per sè ohiar ç> che ia membrana possiede un di.ft'ercnte aspetto sull'uno e l'altro lato della linea, non solo perchè iJ colore del siero può essere veduto a traverso quella parte della membrana che sta ad immediato · contatto ~on esso, ma anco perché lo stesso fluido agisce· oorite nn corpo rifrangente, e tende così ·ad aumentare il contrasto con quella parte della membrana sull'altro lato della Irnea, dietl'é il quale non esiste fluido. I"a li11ea di demarcazione fra i 'du'e spazii può essere paragonata alla Hnea che limita la uperficie di qualche liquido in un vaso t rasparente. Il colore della parte a traver~o il quale si v ede il finirl o è eU un gi·allo grigiastro con una lieve tinta verdeggiante in esso. La ordinaria macchia triangolare può essere più . lucente e più ineguale, e talora una seconda o terza madchia può ·vedersi nella parte supe!'iO'L'e d'ella l'rlèmbrana del timpano. La posizion~ del flnido può essere mutata, mnonndo la testa del paziente. Obbedendo il.llt> leggi di gravità specifica,

l


292 il fluido précipita nelle pal'ti più profonde delta cavità del timpano. Pel' questa ragione può avvenire che il fi~ido, il quale si Tfede chiaramente quando jJ malato t iene la testa diritta, scomt?arisce t.otalmente o parzialmente quando egli inclina la testa in basso e alquanto lateralmente, in modo da permettei'O al siero di eorrerc verso rostio timpanico della tuba eustachiana. 'l'alOL'a a t:raver~o la membrana si vedono delle bolle di aria; ma ciò e più facile dopo che l'aria è stata cacciata con forza nella cavità. Mettendo da parte i cambiamenti "'i~ibili della membrana del timpano, altr-o fenomeno Ìlli]Jortantissimo merita la nol)tra attenzione. In tutti i ca~i di malattia dell'orecchio, quando ,il laberinto e normale, una forchetta vibrante posta sulh~ sutu 1·a sagittale c sentita al cet'to più forte e più distinLamonte nell'orecchio che è meno capace di ricevere suoni estet'ni. Ora in casi di raccolta Hierof'a nel timpano avvieni' spesso che un orologio non viene udito che debolmente f!lH\ndo la t-esta è tenuta diritta..Tosto che la testa è volta in busso, l'ot'ologio viene· subito udito più fortd. Re si pone nel tempo moclesimo un col'ista. vibrante sulla suì uéa ,:;agittàle, si nota che quando l'orologio è uclito dist.int.'lmente, il :-1uono del corista è percepito debolmente, e nell'altro movimento della testa, l'orologio viene st•ntito indistintamente o tticnte affatto, e il corista molto forf.c . Ma pl'endendo in considerazione i varii poteri intellett uali. posseduti dai differenti pazienti che si incontrano nolla pratica, dobbiamo aspettarci che una grandissima parte non sarù competente abbastanza per determinaro tali variazioni leggiere nella delicata percezione dei suoni, Queste va•.•iar.ioni, ~;econdo le leggi del suono devono esistere e geandementP- \ illustrano il fatto che gl' iu1podiment i ai suoni estedo~·i agiscono nel tempo istesso come ostacoli all'uscita delle vibrazioni trasmesse dal di dentro, e che, per questa semplice I'agioue, il corista posto sulla testa è udito meglio con un orecchio malato quando la cavità del t'impano sola è In sede dell'aff<>zione. Gl'individui affetti da . questo male hanno nell'orecchio un senso di pienezza. Eg]jno provano ancora una d~minuzfonc temporanea.o un miglioramento u.el ,potet•e dell'udito, e ciò può spesso dipendere dalla posizione d.ella testa. Alcuni di<;ono di udire meglio quando giacciono in pòsizione dorsale, ed altri quando si piegano in avanti. Alcu~i malati accu13ano un' altra sen.sazione, co~e cioè .di un çorpo che si mo.ve nell'Ol'eccbio. I l'umori non :;ono costan~i.


293

2. 0 Quando t.utto il timpano ò pieno di siero, tutta la membrana ò lucent-e e di un colore verde-bottiglia trasparente : intorno ad essa notasi un particolare aspetto cristallino, _che non può esser~ diment icato appena che sia veduto. I n casi tali i disordini funzionali sono molt o più grandi e gl'inferm i si lamentano più spesso di r umori. Non avviene sempre che i pazienti si presentino quando soffrono , ~otto gli c:lfe tti ·immediati del catarro, ma la.secrezione può tuttavia esistere. La presen7.a di questo essudato ' è grandemento nocevole alla membrana mucosa che riveste il timpano. La iperemia, che è resa manifesta per l'arrossamento del manico del ma-rtello () piJì o meno esistent e, e come essa assu1ne llna form a cronica, conduce alla nuova formazione di tes~uto connettivo nella membrana mucosa, dando così luogo ad ipertrofìa, che si estende ~la membcana mucosa, che r icopre le articolazioni degli ossicini. I loro movimenti sono in tal modo alterati, o una considerabili,), sordità ne è il risultato. Quindi la prognosi non é molto favorevole in casi di lunga durata e dipende dal grado di diso!'dine funzioqale. Ma in sostanza non vi è 1tnillattia: dell'orecchio di' cui i sjntomi sono così. caratteristici. o di cui la cnra è seguita da felici risultati. · (Meclicql Tirr?,es and Gaz[!lfe, 25 marzo 187l.)

Nota sulla conferva bollosa di Linneo adoperata come filac cica: Le dive·l·se vari~ta di conferve, piante acotiledoni, doli' ordinf' delle alghe, e:;pansioni fìlamehtoso o capillal'i, tuholose, molto tenui , intrecciate f1•a ·loro, · colorate in vario modo; cr escono in generale in grandissima abbondanza · in t utti i fi ux'ni , i r uscelli ( specialmente nelle acque stagnMti. - Alcune ft•a le piant-e di questa famiglia sono ,alimentari ; così sono le alghe ; la più partC' dei ce1'Cmium, dei• fttcw;, dei••varechs, di cui il muschio di CoJ'sica è un miscuglio, sono antielmintiche, ma la maggior parte delle eonferve di correnti non servono ad alcunché. Gli esperimcnt.). fatti a più ripeese per servirsenc come sostanze tessili nou giunsero a r isultato di sorta. - Un distinto p1~atico doì Vosgi,• il dott. Chevreuse ebbe la id~ felice di adoperare como filaccica la confer va bollosa (Conferva bollosa Lin.) - Le coufot·ve bol-


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lose e rèticolate si trovano ovunque; esse pullulano in grandissima copia uelle acque così detto mo1·te, cb e s'incontrano lungo il corso , della Mosella. Da più di 6 anni, nella sua numerosa ' clientela, come medico cantonale nello stabilimento della T1·appa, nella casa madre delle · suore di Pot'tieux, la conferva boll()sa venne sostituita con vantaggio ed economia all'uso delle fìla.cciobe. - .J?cr noi, dalle esrerienee che facemmo sopra. un numero grande di feriti, risulta la convinzione che questa pianla dolce al tatto, leggera, soffice, elastica, molto assorbente, può sostituire in tutte le circostanze la _filaccica di qualità superiore (pallottole, schiacciate, penelli, stuelli ecc.) - Si può usare come <1uesta ultima secondo i casi, sia secca; sia ' imbevuta di acqua o di liquidi diffel'enti e. topi ci medicamentosi. In una memoria, pubblicata nel 1866, il dott. Chevreuse cita una serie dì OSSfH'Vazioni molto' concludent i in favore .dell'uso della confot•va come ·filaccica; l'gli le 'attribuisce. inoltre, como topico, virtù CllratJive pCl' alcune malattie degli ·occhi, e disintettanti n_el canoro, la cangrena, l' ozena, ccc. - Molte volte, ci scrive il dott. Chevre1:1se, solda;ti feriti ai piedi di passaggio in questa città, mi dichiat·arono che la mia pianta scemò e combattè pronta.menic •' ' le loro infiamma~:ioni. Calli· dolorosi, occhi di pernice situati al di dentro deJle dita, permisero ai soldati eli correre più liberamente dopo che furono circondaii colla conferva che in questo caso agisce solo come il cotone. Questa pianta, aggiunge il nostro collega pregandoci di esperimentarla cd inviandoccne campioni i più bell_i raccolti per cura sua, questa Ilianta. non é solo una filaccia assorbente, mollifìcantc \ . e disinfettante, è altresì un topico eccellente ,emolliente ed emoftatico nel modo dell'agarico. La conferva verd(i) raccolta di r ecente, seccata all'ombra, gode specialmente di queste proprietà emollienti che noi non ebbimo ancora occasione dì verificare. Havvi qui, t\ nostro avviso, diciamolo pure, un po' di esagerazione. - Jobert dc Laroballe, alcuni anni sono, fece numerosissimc,lesperionze culla conferva bollosa, dopo averla esaminata col microscopio e dopo averla fatta analizzare (le Chatin ; secondo questi la pianta in discorso contiene: Albumina in piccole proporzioni ; Mat-eria estratt-iva solubile nell'acqua e nell'alcool;


295 Sosta'llza ay.otata granulos~ ;, . 1 Clorofilla, specialmente so la ,pi;lnta è giovane ; Amido in grande quantità o traccie di zuccaro; Sol~ti. ossa!ati e cloruri di calce e di potassa; Un po' di, ferro e di silice; Un. ,princip~o. coll'odl.">r<) di muffa di CorsiGa: volatile. « Venni incaricato da S,ua Maestà, dice il celebre chirurgo, dj po r').'~ questa sqsta~;~za al oontt'ollo della espor·ienza . L a impiegaj sopra più , dì 100 ammalati e 1~clle piaghe più svariate, ·ferite, ulceri, cancri, ecc. ; il mio apprer.7.amento per tutti i casi può , rjqs~,umcJ.lSi in alcune parQle: N on ho t rovato differenze notevoli fca questa pianta c la filaccia ordinaria; mi parve tuttavia eS~~erc un po' p1tt assprbeptc chE\ quest'ultima ,». (1\foniteur Univc1·s~l du 1 nov. ~865.) DoJlO qt\esta epoca essa fu oggetto di nuove esperienze da _part.e d~i chi~t;~rghi più commen.devoli. « Mìlle volte grazie per l' invio della con ferva bollosa, scrive il dottor L cgrand du Paul\e; ebbi appunto l'.occas~one di set>virmi di .qu~sfra, ,fil<1:ccia vegetale iu 1 ~ma donna d~ 40 1mnì affetta da una !arga, piaga alla gamba destra e trovai che la vostra conferva er~ un mez7.o dì mçdicazione. sicur-o ed ecootomico ; la vostra sconer ta rìusciJ'i\ ; voi [tvetc immaginato una cosa buona ed utUe ». « La ,conferva .mandata çlal dot.t. Q\J.cvreuse, <\i ~!il il pro f. Chauffard, mi pare i,n un nprnero g ràndc di casi poter sostituire con '<antaggi_o la fìlaccjca orc:linaria » ( Administ1·ation d-e l' As.sistance Puòlfque).

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l dottori Pari1.ot della Scuola di Nancy e Demarquay, nella casa municipale della via Saint- Denis, sono sodd isfatt~ dell'uso freqùente 'ch' essi fann o di q~esta sostanza: - Noi stessi impiegammo col massimo successo la conferva in un marinaio del uostro servizio a Bourbonnp atf~tto da più anni d'ulceri ceoniche della gamba destra. Noi pqtremmo forqire una serie di O$servazioni che ci sono Personali ; ma i,n seguito alle testimonianr.e favorevol i dei chirurghi distinti che abbiamo citati, allungheremmo inutilmente la ~ost'('a nota. ,- Incal'icato ultimamente. dc l servizio dei venerei all'ospedale militaJ•e di L ione, noj ci . siamo serviti della ·confer va bollosa in un numero gl'ande di ammalati . In ragione della sua


296 l;essitura, della sua morbidezza, delle sue proprietà particolari, ci parve, nella cura delle ulceri si!llitiche, doversi prefel'ire alla filaccia ordiMwia. Le confet'Vc si trovano in tanta: abbondanza uegli st11giti' della Mosella, che in .un solo si potè farne raccogliere in un anno più di 25 sporte piene. -Uno stagno di Chamagne ed un altro vicino a Gaumelainceurt JIC ~ono ordinariamente coperti di tale quantità che tre -vett!lre non potrebbero contenerla. --: ~on è a dubitarsi che sulle sponde della Mosélla, due uomini in breve . tempo ne raccoglierebbero abbastanza per approvvigionare tutti gli ospedali della Francia e d'Algeria. - Le sole precauzioni da prendersi per conservare le conferve si è di lavarle bene per togliere loro un odoro eli pesce assai pt·onunciato' e un principio verde putrescibile, e di farlo seccare all'aria nei granai ovvero àl sole. Una esposizione un po' prolung::t.a le rende qu!lsi affatto bianche. - Nell'uso delle conferve come filaccia, si tt'overebbo una economia reale che ha la sua importanza; ma nel tentare di chiamare l'attenzione dei nostri colleglìi sull'uso di questa pianta, i"idetl. economica ci preoccupò' assai meno di quella ·dei servigi che si potrebbero tl'arne in viaggio ed in campagna, se, ciò che non av~ene poi di rado, le :filaccie facessel'O difetto. Non è mestieri di ricordare, che in una cit·costanza eccezionale, in Algeria, per supplire alla filaccia che ci mancava, ci dovemmo servire della stoppa grossolana di canape che set've àd itnbottire le· tuniche dei soldati. Era una risorsa ben debole, in presenza di più che 100 feriti. Xclla corrente in cui noi facevamo lavare quella stoppa per purgarla dal sudo1~0 o farla servire a nuove medica11iOni, le conferve in discorso, che si incontrano ovunque, pullubvMo in abiJoncl:mza (dott. Ca\lasse). . \

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(Revue de Térap'I)

Tracheotomo dell'Oliveti. La ricoreenza di alcnni casi e t utti lUOl'tali di croup in diverse località, ci fa opportuno ricordare con ben meritato elogio il tracheotomo inventato testè dall'Oliveti, atto a rendere l'operazione tanto lesta e sicuea da potet'Si t.entare anche dal medico puro, il quale, come ben disse il 1'rousseau, ha l' obfJligo eU eseguirla, l:ome di allacciat'e la carotide al. bisogno.


'/?.97 Dall'Andrèe, che pel primo l'oseguì a Lo)ldra con esito felice nel 1782, la tracheotomia nel croup acquistò poi riputazione pel Bretonneau e voga pe~ Tho.ll!3s~au, il Maisonneuve ed il nostro Rizzoli. Pella esecujlione dell'atto aporativo la falcetta del Maisonncuve cedeva la palma al tracheotomo a punteruolo e a guaina del Rizzoli: è una specie d'"un tre quarti cm•vo, inguaiuato nella stessa c~­ nula. destinata a rimanere nella trachea, e gt·osso opportunamente secondo l'eta· dell' individuo,. avendogcne perciò dL tre grand~z~e. Per(> ora s'avrebbe t'n mezzo di ancor più facile m~neggio e di maggiormente .sicura efficacia nell' istr•umento deil'Oliveti, cO.. me~c};\è pur;tg;,L, incida e dilati nello stesso tempo; fabbricato dal Lollini di Bol~gna, è Jilod~llato sul ciostotomo nascosto di Fra Cosimo. Dalla tavo1a che ne dà · l' Jppoc>·atico, noi' fummo con.. vinti che con questo meccanico sussi,dio a qualsiasi medico SI\· rebbe dato eseguire spiccio e franco l' operi\zio~e ; e come siam9 pur convinti possa essa ~sser 1ut ile, e specialmente, .~e eseg tdta in tempo, così credemmo opporf,tmo ,richiamal'e con questo cenno sull',al,'gomento, l' att,em:jor1c dei colleghi. B AlWFno .

Soluzioné di niorfin~ perfettamente ·titola~ per le. injezioni ipodermiche. ,. (Del dott. · HAMON.) • l

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E .nota la irnp,erfc.tt·<l: 1solupilita dE:ll' acetato di morfina;•e la

al~r_a.pjlità de~r idr9clorato della rp.~deain:~a base, che in ogni. caso -molE) ~SJl~,rgli preferito. Qu.~t'ultimo· infatti pèrde in breye la sua trasparenza, e si vedono comparire dei fiocchi ~ dei filaro!'lnti, o!le il microscopio riconobbe depositi di vegetali, i quali annunciano una decompost~one del rr:eclicarnento. Si evitano gli iucoR-vtl~ie~~i di far uso, per queste rap;ioni.,,cli 1,1,n}} soluzione a titolo incerto, ,..... ~~ t ,..-~ ~ DJ H •u col seguente processo: ~ella ,..."Catol~ .' çonte11cnte , ( .. f(" . ., 4 la sil'inQ:a di PravaY. si tiene costan~,!)lente .~na · çartolin<a,contenente 5 centigr. di idroclorato di morfina. Qu}.lndo si 1 vuolrfarne uso !ii laséi~no cadere in un_. ampollino ~ goccie di acqua, o. v,i. si aggiugne ,il sale di1 mortìna, Se ne ~pera , la soluzione completa hnm~rgep do Pilr : i'tl~uni mi!lutf l'~rnpol.l\I\O n~J.racqu_a. cald~- ., !Jip,ql.le g\)crie ,1 ~b qpesta sollltione rarwresentano t esat~a,me~to 1'1 ~enti~atp.rpp del sale ipnotico. . , ~B?f.llrtt . .CJ~n. dé thét·ap., septembre 1870.) ~,

~...,.

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La barella Bastien. Il dottor B asiion ba inventato pcl traspo~to dei fo~iti una nuova barella che raccomandiamo vivamente all'attenzione delle amministrat.ioni sanitarie e del corpo mec~ i co. Egli ba l'isolto dci numérosi prob1'emi; solidità, flessibili ti\., scm (Jlicità te buon pPeizo. Questa barella si compone d'una stuoia di paglia analoga a quelle impiegato dai ginrdinieri per ripal'are i ,·egetali dni rigori dell' in'verno. Ciascun fastello eli paglia accoppiato por ta t1 l suo centr•o, come solido scbol ett•o: una' bacchetta di vinco doppia alrinterno. Questa stuoia si rotola come un tappeto ed occupa così un picCòlissimo spa~io. Quando vuolsi usare la si distende sopt•a due lunghi bastoni solidi, su cui si fissa con tlll sempli ci~im o sistema di cordicelle o COl'reggic. La sua lunghezr.n permette di ripiegarla alla tosta per fo••mo.rne ùn guanciale, od !nnalzarla aJla metà per sostenere la gamba a a:cht-tlcs:~i·mc. 11 peso del corpo produce un infossamento nel mezzo della stuoia t1·n i due bastoni che la sopportano, ed il ferito si j,rova cosi in una spcéie di amaca (branda). Delle stuoie più piccole, di cui si rivolgono i capi, formano dei canali dove mantengonsi gli art.i fratturati per mezzo di una correggia. Questo sistema surroga con vantaggio le assicelle del bendonc. Il prezzo poi è modicissimo; una bal'ella completa, invece di costare da 20 a 40 lir<' come le alLI'e, non vale che liro S 50. Questa barella fu già adottata da più ambulanze, e specialmente per quella della stampa stabilita in via Sants-Peres, e dal Comitato medico 'del 5° dipartimento pel sorvi~io di salute della Guardia ndzionale. (Indz'penaant'é.)

Mezzo per riconoscere e misurare l~ umidità di una stanza di nuova costruzione. Si mettono 500 grammi di calce viva appena uscita dal fo.rno, e polverizzata, sopra un piatto, che si lascia nell'àmbiente da esplorarsi per 24 ore, a porte e finestre ben chiuse. Si ripesa la Clllce, e se l'aumento· del suo peso ò piuttosto inferior'e che superiore ad un grammo, si può dire che la stanza è llbitahile. Se l'aumento tocca o oltrepassa i 5 grammi nan potril. essere abitata senza pericolo, o fra questi due estremi la salubl'ifà potrà dichiararsi relativamente maggiore o minore. (Ann. di Chim., Gennaio 1871).


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Della cura della prurtgme nella clinica medica di Genova 1 " ' diretta 'dal' prtfessor e De-Renzi. ~umerosi metodi fm>ono vantati e con diverso successo praticati per la eu l'a di quello. malatLia a clccorso"' cofll eminontemontc cronico, cos'1 l'ibelle ai mezzi dell'a1te e cosi molesta che è la pruriginc; nè solo molestn agli infermi, che talora per aunj interi non hanno pure un'ora di requie, ma al medico ezinndio, che spesso . pc•r quanti gfoni faccia, per quanti mcz;rj ponga in opera non oHiene che minimi cd insignificanti rcsultal.i ~ S'aggiunge che molti di tali met01li di cura, benché raccomandati dalr autori~à di medici va]entissimi, sono spesso assai complicati c difflcili a pratirar-si, specialmente nelln. cura dei pl'ivuti. Non tornerà quindi disume un breve cenno di un metç>do che mentre da un lato ha dato <'CCt>llenti risultali nella no~tra Clinica medica., dall'altro sì raccomanda per la est1•ema semplicità. Tal metodo consiste nell'associare alle unzioni della cute coll'olio di fegato di meL'luzzo, secondo ln. pratica dei n1edici Svedesi adottaLa poi por molte malattia cutanee da quell'insigne dermatologo che è l' Tlebra, l'uso interno del ln·omuro di potassio. Le par·ti cutanee clell' infermo, sede delle papule IJI'uriginose, vengono parecchio volte unte coll'olio di fegato di mef'l~t?.zo . ~el tempo stesso si somministl'a intemamentc il bromut'O di potaSllio in dose varia a seconda dell'età dell'infermo, e del modo con cui il rimedio stesso viene tollerato, ma io media alla dose di ~O ceut. a 2 e più grammi il giorno. Già dopo 3 o 4 giorrù di tal cura il prurito comincia a diminuit·e, e lo papule a farsi meno evidenti• o per lo più dopo 15 o 20 giorni: la mal!ittia è affatto o quasi scomparsa. :Òell'e1Ucacia di tal metodo di cura si ebbero parecchi esempi nel decorso anno, ma sopra tutto se ne ba una bellissima prova nella storia di due ammalati ancora 'a:ttualme'ntc degenti nella nostl'a Clinica medica, ma che l'abbandoneranno tra breve affatto guariti. Non sernbr·a del resto che tali benefici effetti nella cura 'della prnrigine siano esclusivi del solo bromuro di potassio, ma si può dire che 'siano dei bromuri in genere, dacchè Purrlon ha già riferito 3 casi di guarigione della malattia in discorso, oLtenuli coll'uso del bromuro di ammonio. Ad ogni modo non mancherA


300 materia ad ulteriori esperimenti che c<irrlìclo verranno a confermare sempre più l'efficacia del metodo finora prat~cato nella Clinica medica di Genova. (Lt{Jui'ia Medica).

Forniole per l'amministrazione della Berberina. l

L a soluzione. ' Pr. l droclot'ato di bm•berina gr. l » 5·oo Acqua distillata . » 30 . A~cool (a 400) Si fa la soluzione a caldo, ma dtc non intorbida col ra:tfreddamento. Le pillole. grammi l Pr. ldroclorato di berbcrina Estratto eli camomilla ~ ana: q. b. Gomma adragante Per 10 pillole. Per essere il salo alquanto igrometrico, le pillole si ramm'oli:~cono leggermente, ma non perdono d'aziono, nè pare quindi che si alterino. Le /nie:::ioni ijJoderrniche. Pr. Idrocloràto eli berbcrina grammi 10

~Ubool (a 400)

»

2 %

Acqua distillata . » 30 Si fa la soluzione a caldo, . m ~ eh <~ rafl'r•eddando intorbida : (• lascia prècipitarc' histalli eli berberina. ' Il, liquore ana be1·beri~a . Pr. Idro.clorato di berberina centigr. 50 Acqua distillata gra~rni 250 Ellxir1 di) china r .1, » 1• 75 Essenza di menta . centigr. 5 Sciogliere nell'acqua a caldo il sale; raffreddata la soluzione, . aggiungere l'clixh: e ras~enza. ....-. Non· illtorbida, nè precipita. Si ha una specie eli liquore grato, e che si riconobbe 1,1tile nel~e. ato!'JiQ, d ~.• cro.nicq !Catf\rJ;'ç> .. g~:~stricq,, seguito a. feb.,bri 1petlodiche. .,· l ' . ·(Dalla Ltgun·a · , , ., Medt'ca.) ··r , 1


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'Sul. rumore di rigurgito funzionale. (Pet AL~S!ìA.NDRo S1LVE~ docente di fisiologia nella Scuola dì -cytedicì~a

a Lond1;a).

J1 rtU:qlOr.e. en.do.cardico emico, quello cioè che dipende da cana" biamenti nel sangue stesso, è (dice vValshe), .secondo quello che io h~ ossev.v~to, invariabilmente basico di sede e sistolico r~m·, u 'tempo. - Qu.esta asserzione così ardita ed as$oluta sembra av-ere fa'f.to nello spirito della maggior parte degl\ uomini t.'l.n:to v:iva ùnppessione che essi non vogliono aron;tetter~ la possibilità eli 4n llilormprio di regurg1to di origine essenzialmente sanguig~na. N<?n• d.imego nella esper~enza di molti pratici deve essersi verificato che un mormOJ:io, sistolico per il tempo, e (}he finalmente cessa ~ottq l'uso di r ime<;lii, si ode meglio talora nel lato sinistro dcl cor.pp, nel mezzo circa fra la mammella e lo sterno, od anc 0 più . b~so, distintamente sotto ·}'origine dell'aorta o· -dell'arteria pol~onaffl.. In alcuni casi per-tarnente questi r umori T>ossono essere ch;iarawente uditi all'apice del cuore. Quest,i rumo,1'i devono dipenQ.cx-e . daU:una o dall'altra delle due caos~), alterazione del sangue,· o altera?..ion~ del cuore. Che possano occoreer•e rumo~;i temp,ora1).ei dipendenti dall'ultima cagione, il .dotL \Valshc sembl'a bene ap:J.metterlo. }.l{a sembra a me che i rumori' di rigurgito aueicolo- vent.ricol~r:i possono essere p1•odotti almeno in due m9di, sen;:a che nella· .<;ost~za del cuore sia implicato alcun camìJimne.nto · per-

manente. L Molti avrarmo notato che sotto l'influenza di u.n eccitamento un rumore si~tolico temporaneo 1mò prodursi ,all'q.pice del , cuore, e che• in molti cMi di corea ui1 .rumore sistolico dell'apice si Psse,rv~ andare diminuendo di par·i passo colla malattia gen~­ rale. 1,\1 spiegazione che è stata ,d at.a dell' ulL~mo fe nomeno l}Uò esser~ applicata filZi.andio al pl'irno. Nella corea, la innervazione difettiva. determina d'ordinario movimenti irregolari nel sistema muscolare; e vedendo che alcuni dei nervi motori del cuore sono trasme$si d?i gr~nd i centri ' motori col me%zo dei n~rv~ spinaH cervical~ inferiori e do~sal:i superiori, non vi ha ragiOPI( per- ; negare Ghe il cuore. possa essere affetto in egùale maniera cogli altr~ tnl{lscoli. In q~H)sto modo perciò, la contra7.ione ierego}are .o spasmqdica dei muscol-i papillari ave~do luogo, la. chiusura,,èom-' Gi01'rlale di Med·ic. milit. 1871.

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302 pletn e simultanea delle valvule auricolo-vc ntricolari diverr·ebbe impossibile e ne risulterebbe rigurgit.o con rumore. Se rtel primo caso, quello cioè dipendente da eccitame nto, si legge agitazione ner-vosa d urevole solo un momento, in luogo della innerva~ionc !lifet.tiva della corea, si ha tosto una spiega?ione di ciò che a primn vista sembra inesplicabile. Questa condiziono te mporanea dei m n~coli papillari tuttavia può essere eziandio peemanente, o nell'azione loro impropl'ia o insuffirientf> si ha una ~pi egazinnt- dì certi suoni anol'malì, dei quaU non rcude cònfo doJ10 morte ttlcuna importante lesione mater·iale delle ':"alvule. Così, ltella dilatazione con i pertrofin, che risulta corh uneri1erite rln rigurgiLn aortico, in cui l'a!Jice batte n livello delln. sc>sta cosi a e all'esfet•no della mammella, è chiuro che l'apice è ben pi ù allontanato clalla base eli quello che il sia nello stato normale, vale a ilirc, le cor·cle tendi nee devono essere s1iratc, o i muscoli papillal'i allungati, (J gli uni o le altre rimanenclo normaU. le valvule devono chiudere imperfettamente in modo da l3cguire rigm•gito. Che l'ultimo visuhato non ,è incomune, scmlmt indispuh\bile. Una simile spicgm:ionc è stata immaginata peP i rumori evide nte mente anemici, e pur di rigurgito. La fla{!cidila dei tessuli è nell'anemia univc•J'salo; così essendo, naturalmente il cuoJ'e é facile ad e.'>sere aflì>lto come sono ·gli altx•i organi, e in casi di anemia molto gravi la diJn.ta7.ione del CUOre è st,atn notata SÌC(:O mo un() dei fenomrni necroscopici. Ma vi sono casi di rumoee inm·ganico in cui non vi hn ragione di supporJ'o cho abbia rtucst.o avuto luogo. n rhittor Stokes ha notato la esistenza di J·umot·o mitralc d uran te la convalescenza per t.ifo, il qu n.le è scompae.so al ritMnare dcl lt~ salute. Lo stato di rilassa.lezza dd .sistema muscolilt•e dopo il tifo sembra cha possa dare una ra~ion evolc spieg-azioni' di quc.4o suono in armonia delle id ee sopra espresse. 11 tur·bamento quindi delle funzioni dei museoli papillari può senza alcuna le:':ionc permane nte prodt11•re un rumore funzionale sistoUco per il t.empo c avente sua sede a ll'apice. 2 . Ma è della varietà seguente . di suoni che t>siste grandissimo dubbio, e i quali nondimeno sembt·ano essere i più com un i. Ogni s uono è il prodotto di vibrar.ione, come che rwoclott.o. N<'lin ,corrente sanguigna questa vibrazione dove aver luogo o n~l snngue ste.:>so o nelle par eti dei vasi che lo contengono. Nella fot'1 mazione dei rumori di rigurgito siccome di ostru:~ione, ma più


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nel seoondo forse che nel primo caso, la vibrazione del sangue stesso deve ave.re una parte considerabile. Se si prende l'esempio tl più scmpli~e, qnnllo cioè di un palo fìcr.at o nel lP-HO di 110 fìume di ra]Jido corw, è l'acqua che p••oduce il rumore, non il palo ; e così in molt i esempi della corrente sanguign,a. È ammes:::o universalmente che nell'anemia. un run1ore $<'H1Za lesione materia le può occorrere all' ingressq (lell'aorta e dell'arteria polmonare. Questu rumore, clivende nte da cambiamenti del fl uido sanguigno, iroplic;ì o ''ibrazione più fo••te, o colla istessh vi brazione risonanza au)l'l e-ntah~ del sang ue, o ùe' s uoi vasi insieme. La pl'irna !-le(nbra Ja vera SJiiegazione del fGnome no, di t:naniera che un nuovo s uono si produce colrordinnrio grado di ostruzione agli orilìzii aortic~ e polmonm·e ; e non cosi ~oltanlo, ma OfrnÌ alt ra ostruzione che ~'incon tri, là si udr·<\ pure 1111 r•umore. ni fJ.llCSto gon Cl'O è il runro-re cl1e :>i gene r·a negli indi vidui giovani , massjme nelle fanciulle auero iche, pr•cmendo lo stetoscopio noi secondo spazio inter.· costale sinistro e in vitandoli a fare una espirazione profonda. Questo ru ruore è semplicemente ar·tifìciale, o può Ol'rlinariarnente con molto rni ~oi'C di:-;tu l'bo essere prodotto nf'Ha s ucdavil]., precisamente ::;otto la cla vicola, vicino al luogo di unione della medesima coll,1. sca pula. Il punto che viene nel mio argomento, ù ice Silver, è questo. Normalmcote, vale a dire sen..:a lo:;ionc alcuna mateph!le, la valvula tl'icuspiclale agis.co imperfettamente ; coala pr-essione esteraa Ja più lieve, o senza alcu na p1·es:>ione, se le par·ti sono flnccide, ne risulta rigurgito. Nelle (!Ìrcostunze ordinur·ie que:;to rigurgito non prprl uce suono irnpor tan1e, o, se il produce, ~o li tame nte è soft'ocnto, anco in cluei casi in CIIi ::.·incontra puli;aziono delh gingulare. Ma col sangue anemico è difièeento; il rigur·git.o, non implicane] o nece35n.riaruenle alcuna lesione orgilnica, ha l uogo, ed un ruml)re I'Ìsnlta dalla concli7.ione del senguo. P er le suclrlett.e consider·azioni segue pul'C che rum<wi r ealmente dipendenti da lesioni organiche possono avere i caratt.cri loro es:>onzialmen t.c 10odificati da C;J.mbiamenti nello stato del sangue. Questo e senza ùuhbio il caso òelln febbre re um.aticà, di cui una es,;enziale caratteristica è la pr·od uzione dell'anemia, e nel corso della quale vet'.so la éouvalescen~a l'alterazione del tono o la totale scom paT'3fl eli un mormorio eudocarctico non si ogset•va iu alcu n modo infrequr ntemente ; n ~i.r breve le funzioni che compiono d'ordinario senza


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rumore possono néll'anemia produrre un suono, e quelle che danno luogo ad uu suono normalmente possono in simili condizioni avere qu,e sto modificato in guisa dà divenh'e .cìò che noi diciamo l rumore. È stato obiettato che, Sè questo modo di vedere fosse giusto, il mormorio di rigurgito trinuspidale funzionale sarebbe più comunem~''lte riconosciuto. A questa obieiione si può l'ispondcre che . il mormorio di rigurgìto tricuspidale sarebbe più frequentemente scoperto se più venisse ricercato. Abitualmente si ascolta in certi punti del torace, e se là si ode un mormorio alla buon'ora, non .sempre ? pure spesso lo si segue nel suo punto di massima intensità. Se un rumore, ))er esempio, all'apice fosse seguito diligentemente dall'apice allo sterno, non' infrequentemertt.e esso sarebbe udito più forte sulle valvule trieuspi.dali, e così meglio udito nel mezzo dello sterno; dove c.h e i rmnori mitrali non sono infrequet~tement~ meglio uditi indietro, vale a dire alla sinistra del battito della punta del cuore. Due cose, dice f'antore, mi sembrano chiare: ché il rumore di rigrirgito funzion!tle non è raro, e che, quando è dovuto acf anemia, è fr·equènti8simamente t.ricuspidale. Se così è, è chiaram~?nt·e­ importante che il fatto sia generalmente riconosciuto. Si può dire con frariChèzza che il rumore di ostruzione non è di tal c'a ttivo presagio quale è quello di rigurgito, e che, quando ·è accompagnato da stato anemico, la sua importanza è ancor minore. Ciò non pertanto gli studenti ed alcuni .PN~tici eziandicr sono tanto abituati ad attribuire ai rumori normali di ogni genere un c~t­ tivo significato (e si conoscono non poche· esistenzn in questo modo t roncate ·cta una prognosi teJ!leraria) che fatti come questi non possono essere troppo scolpiti nella mente. È dai sintomi cosituzionali del pari éhe dai sintomi locali, dalla totalità del caso e nori dal rumore soltanto, che la diagnosi e la, prognosi, diciamo pur la cura, di un caso di malattia cai•diaca deve essèi-e dedotta. (Medical 1'imes and (;azette, 1 aprile 1871.)


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Esperienze cliniche sulla -corea. (Per il prof. STEtNER di Praga).

9ì.lesto lavoro è il risultato dell'osservazione che l'àui ore ha fatto in cinquantadue cns i di COl'ea curati nell'ospedale dei fanciulli a Praga. Di quest.i casi tr e ebbero esito infausto·: Il primo; 11n fanciullo di otto anni e mezzo fn pr~eso da corea dopo una . caduta, e l'autossia mostrò un tumore di tessuto ~ellulare nella lìostanza del midollo spinale come la causa probabile della malattia. Il secondo, una fmJCiulla di nove anni, fu assalita da corea pochi giorni dopo un esert izio ginnastico, c la necr-oscopia scoprì u:n abbondante s.travaso sieroso nella colonna spinale, con iperemia· della spin.a e delle sue meningi, cambiamenti che apparivano essere il risultato del violento es·ercizio e la causa ~Ila. nevrosi. Questa conclusione fu confermata da altri quattro simili casi che derivarono dalla medesima ,caui'_;a , e che andarono a guarigione. Nel té'rzo ,cas0; un fanciullo di sei anni, la corea fu l'espressione di un essudato :flogistico nel canale spinale ·successivo ad un attacco di reumatismo articolare con consecutiva peri-e-endo-cardite. Il paziente andava migliorando, ,quando sopravvenne in ambedue le pleu1·e una effusionè sierosa con edema acuto polmonare. In. 252 ca.~i l'autore h a veduto quattro casi soltanto occorrere nel corso dì ueuma articolare acuto. Egli riguarda la feequente coincidenza delle due affezioni in Francia come dovuta ad alcune influenze locali, m~ vi;e ne alla condusione che il reuwatis_mo aci1to cori o· senz\). endocardit e può dar luogo a corea in un certo numero di casi. :Ei non conviene con quei scrittori Francesi che considerano il reuma acuto e la corea una sola malattia che si esprime i.n dep;p)a m~miera, sebbene sia facile vedere la connessione fm lPdue malattie. Il suo corso clinico, non meno che le sue appat•enze anatomiche, dimostra che il reumatismo acuto l1a una grande· tend~:mza ad assalire le membl'ane sierose, e i n certi casi la malatt;i:a si localizza non solo nelle articolazioni, ma ancora nelle, membrane s.pin'ali, di eu i l'irritazione produce i sintomi co::-eioi. In, altri casi l'autore crede che la corea dipenda essenzialmente da un t urbamento di nut rizioni e da un aumento di eccitazione· del midollo spi~ale. Nella maggior parte de'i ca~i la causa dì 1 questa·irdtazio_ne spinale è l'tmemia ed un vizio di crasi sanguigna, conçlusione appoggiata sulla considerazione dei fatt i seguenti :


306 l. I fanciulli alfetti òa corea hanno in ge nerala un rapido accrescime nto; sono di costituzione delicata, deboli, o.nomic i. 2. Certr malattie infozio:sc arute, la sco.rla.tHna, il mor billo, il lifo intct•rom pono spesso temporaneamente il cor:lO della rorctL o lo troncano del tutto. 3. Una dieta ricostituente c i to nici hanno s ulla malattia una influenza be néfica. 4. t moJ•morii di sollio s i odono sul cuoa•e e sulle vcn:J, e scompari-scono moutee la mnlatt.ia subi:-:cP delle modific:tiioni i n meglio. Questo stato anemico c frcqueutemento a~;socialo ad it•vegolarità di acct·escimc nto e di svilu ppo. L a coa·ca generalnwnf.e occorr't> fra i cinq ue e gli undici anni, o durante il pet'ioclo della dentizione e dello sviluppo degli Ot'gani se,..suali, e in molti casi potrebbe, dice l'autor·o, chianHtrsi una ma la ttia di sviluppo. In un piccolo numero di casi la ir•·ituzionc spinnlc sembra na;;cere da ca mbiument i nel midollo spinale e nelle suo membrane. siccome nel caso sopra rico1-dato, in cui un tun.or·c d i te._<:Suto ccllulat'C fu 1J•ovnto nella t;Ostanza midollnre. f: po$:<il•ile che in molti casi s imili Lumori di l'ecente dnt1\ abbiano (1:;;h:tito sem.a essCJ'O scoperti; quincli tm esame microscopico com~lcto è esst'nziali:-simo del midollo spinale a bene intendere In vera natura della co,•ra. Jl tumore può essere piccolo, circoscritto o difful'o: può fii'Odurre irritazione meccanica lieve o grave ; (' i sintomi perciò vtwiuno. Insomma, l'autore ri g unt·da la cot·cn come una irritazione dr Ila midolla spinale, detca•minata e mantenuta : l. da anemia, 2. da ipe1·emia, :~. da essudato sieroso ed emorragico, 4. da produzioni di nuova formazione o da cambi amenti organici nella regione del midollo spinale e delle s ue memÙl'anc. QuesU! irritazione spinale può avere una origine traumatica o reumatica, o può C$$Cl'C il risultato di alcune condizioni anoruale di sviluppo e accrescimento. L'autore perciò classifica la corea fra le affezioni del midollo spinale. n corso della corea ò ge neralmente ct•onico. Egli non ha veduti• che un solo caso acut~ fatale. In alc:uni casi la co1'ea è st.aiJI troncata tlallu s opt•avveuienza di una Ù(l!lc malattie infoziose acute. Spe;;so lu corea ritornit. Dci ciuquanLaduc casi, l' autore la vide ritornare in cinque fanciulli due Yoltc, in uno tre volle, in dur 'qUattro volte; f inter,·allo variò da quattro mesi a duo anni. Relativamente alla terapia, sul principio ello la COJ'I'n, nrlla. maggioranza ùei. casi, ò associata ad -anem ia, Steiner annninistt'a il


307 ferro solo , o in combinazjono r.oi tonici sicco\lle l'ossido di zinco. Se è congiunta a reumatismo egl'i prescrive chinina c digitale, ma il l'imcrlio che Mlle sue mani ha veramente trionfato è stato la tintura di Fowlcr, che raramente lta vcrluto egli riuscire inefficace, massime ;:;e venga amministrato da pl'ima i1 ferro. La. dose più alta in un giorno fu di otto goccio, .ma egli incominci!t colla dose di una goccia e va. g1·ado a grado aurocn· tando. s uo uso non è continuato al di là di quattordici giorni, se non si :;piegano honefici effetti. Steiner fa u::;o eziandio in molti oasi dell'acqua fredcla applicata col lenzuolo. (llrfedical 1'imes and Gazette, 8 april~ 1871.)

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Reattivo !;li controllo nell'esame delle urine albuminose (del dott. Lo~ovJCo BouLAND ). Quando un'orina, convenientemente esplorata r..ol calore e coll'acido nzotico, da un precipitato insolubi le in quest'acido, si può dire che essa conlienH allmminn. L'esame microscopico del precipitato, · facéndo vedere del1e lamelle di un'apparenza mernbranosa pal'{icolare, ne caratterizza in seguito la natu ra. Ma vi ba un'altra conttoprova, che si può far e frequentemente con vantaggio e che esige solo sostanze sempre pronte nelle analisi delle orine, cioè la potassa, l'acqua distillata od il liquido di Barreswi\1. Basta lavare il precipitato, per togliere le traccio di orina, elle nuocerebbero alla reazione, c quindi aggiugnere un po' eU 1)otassa che discioglie l'albumina e versare iu quc~ta soluzione una o due goccia del liquido di Ba1·reswill (tartrato di rame e di potassp.), perocch è si ottiene immectiat,amente un bel colore violetto, intenso sopratutto se la soluzione albuminosa è alquan t.o concen· ~ata. In quest'uUitno caso non è neppur necessat·io di riscaldare }ler produrre la rea-tione: ciò che diventa indispensabile al contrario se il liquido non contiene che pocn. albumina. Qtresta reazione è così caratteristica e sensibile, che vale ·a scoprire \'albumina in liquidi che non ne contengano che un.centesinìo, facendo uso dei tubi-provette. (Repertoit·e de Pha1'Ynacie; noli t 1870).

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Nuovo reattivo degli alcali. (Di BoTro&n). I~ l'estratto di radice del cm·thamus tinctm·it~ (òrcattetto) cho costituisce una materia colorante rossa bellissima, la quale viene energ ica.mente fatta azzurra dagli alcali. Questa reazione è molto più sensibile di tutte quelle finora conosciute. lnzuppan_do di una soluzione di quest'estratto delle lh;terellP di carta Berzelius si ha un reattivo squisito. Se si bagna d'acqua questa listerella, si può con essa l'Ìcouoscere nel gas illuminante, . nel fumo del tabacco ecc., delle traccia d'ammoniaca, cbe non sat'ebbet'o per-cetLibili con altro me:~.zo. La medesima carta t'atta cou colore convenientemente azzurrato da un alcali è sensibilissima per riconoscet'e \\Il acido.

Uso interno del catrame in emulsione zuccherata. (Di RoUSSIN).

· Per evitare gli inconvenienti ineeenti all'acqua di catrame, che

c un medicamento eminentemente variabile, Guyot aveva proposto di separal'c per distillazione la parte aromatica del cat rame, d: combinare la parte resinosa col carbonato di soda, e finalmente di riunire il tutto; prepat·azione che Jeaunel ha semplifìcata t rattando il catrauie col earbonaLo eli soda ed emulsionando il miscug-li(} coll'acqua. Queste due pre p ara~iò!\i hanno 'l'inconveniente di fare intervenire la distillazione del cat rame, o almeno la sua associazione ad un carbonato alcalino, ciò che necessariamente deve mocli~car e l11. sua composizione chimica c pet· conseguenza le sue proprietà terapeutiche. Sarebbe preferibile di emulsionare il catt•ame col mezzo d'un corpo neutro. Adrian ha propo:;to il giallo d'uovo, ma .Roussin dà la prefel'enza allo zucchero già proposto fìno dal 1863 per favorh•e l'emulsione del balsamo copaibe. L'emulsione zuccherata di catrame si ottiene facilmente trit ul'ando in un mortaio di porcellana, in modo da ottenere una pasta omogenea: catrame purificato, zucchero poi verizzato, o g(>mma in polvere. Si aggiunge l'acqua à piccola quantità, iu tnodo da ottenere la emulsione: si lascia riposare e si decanta. Quest'emulsione zuccherata non ha il sapore ributtant~ delle


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emulsioni cMmiche semplici; e&sa possiedo l'odore franco di catrame, non meno che il sapore, libero dal principio acre e amaro. Essa è in ogni preparazione miscibile coll'acqua. Con una emulsione perfettamente dosat~ si pot1•anno is~anLan eamente preparare soluzioni che tacchiudano la quanti.tà ÒHsider•ata del principio attivo. ( A1·chiv. méd. belges, juillet 1870).

M:ezzo facile per scoprire se una stagnatura fu fatta con stagno puro o in lega col piombo. (del pt·of. R. BEt.r.r=-t.}

Riposa sulla relazione dell' ioduro di potassio in soluzione, il quale da luogo, in presenza dei comt-~osti solubili di piombo, ad un corpo insolubile, di colore giallo canario earatte1·istico, ed è così sensibile ehe vale a di:~\copri i'O la Pl'esenza di v<l-000 di tale metallo. Si trattiene per lo spazio di 12 a 24 ore entro il vaso s~a­ gnato che si vuol esaminare rlell'acqt~a acidnlata con aceto, con agro di limone o con acido tnrtal'ico; si travasa dopo questo spazio di tempo tùtto il liquido lentament.e o con cautela, onde non si distacchi la polvere biancastra depositatasi sulle pareti o sul fondo; si tocca quindi sia il fondo, sia le pareti del vaso stagnaro con un penne11ino di 11ajo imbevuto nella soluzio~e di ioduro di potassio (soluzione che non essendo venefica altro che ad altissima dose e molto . concentrata, può benissimo ciascun capo .di famiglia tenere presso di sé). Con questo semplice saggio, se sul fondo e sulle pat·cti si manifesterà tosto una macchia giallo-canarina, saremo sicuri che nella stagnatum vi è del piombo; mentre se la macchia gialla non si dichiarerà a'\>-rorno allora la certe?.za oltn nelh stagnatura. non v' ha questo metallo. . Il piombo c atLaccuto hcnissitno dai liquidi acidi, saln.ti e grassi, anche quando è associato allo stagno, ed è ottenuto insieme a quest'ultimo metallo. Solamente vi è una di1fet·euzu, ed è che il eompost o di stagno che si forma è solubile, e passa., disciogliendosi nel liquido ; menke quello del piombo è insolubile, e t;eml)ra un sottosale, che appunto per non potersi disciogliere nel liquido r esta depositato sulle pareti e sul foJl,do del vaso. (Dal T1·attetto, di tossicologia domestica, pag. 15.)


3IO

V 1'-RIET1'-'

Spedali-baracche. L'illustre Lcvy, medico ispettore dell'esercito francese, pubblicò negli Annales d'hygiène at de médem'na legale una interessantissima NoTA. sugli Spedali-baracche del Lussemborgo e del G-iardino delle Jn·ante. Egli ricorda come sull'incalzante parere dell'illustre Vit'Chow siasi costituito a Berlino uno speciale di baracche capace di 1500 malati, direttamente comunicante colla via ferrata. Egli accennn l'esperienza o l' Hsempio davvero con' fortevolbsirno, fattane agli Stati Uniti durante la guona della ribellione, e gli studi del Schatz sugli spedali di tende. Ma, certo per breYità, accennando i primi fentat ivi fatti in Oricnie non ricorda quelli degli Inglesi e dei Sardi in Crimea e sul Bosforo; nè ricm·da le p1•atiche esperienze in proposito iniziatesi ben prima d'ora a Be l'lino, specialmente nei gi<:n·dini della Carità e le relative iHusLrazioni che rendono tanto interessante la bell'opera dell'Esse D ie f{t·ankeniiuset· iht·e eim·ichtung und venoaltung t; nè le belle l'clazioni dell'Ewans, del Balford (Rappm·ti statistici del dipm·tt'rn~nto sanitat·io p1·esso il Ministero della gue,-.,·a del Regno- U?u'to). Ad ogni modo, messo mano sul principio di settembre per la insistenza del Lavy alla costru7.ione di tali ospedali di baracche al Lussemborgo come annesso del Val- de-Gràce, ed al Giardino delle piante, a titolo di saggio, si poterono usufruire nel novembre, nelle conrlizioni quindi di una installazione invernale, ciò che produs~;e il vantaggio per lo meno di dimostrare come queste casine o chalets spedalieri possano essere perfettamente adatti a tutte le stagioni. ' Non è qui possibile dare i dettagli di costruzione e ilcgli essenziali requisiti di esse costruzioni. Indicheremo quindi solo le conclusioni della relazione interessantissima del Levy, perchè susciti anco fra noi il desiderio d' una simile esperienza, c pcrchè nelle condizioni della nostra nuova capitale se ne tenga calcolo Veggansi precipuamente le tavole 28-27 dell'Atlante.


311 prim~ di

prendere un partito pella attuazion e indispensabile di uno spedalc militare. «Io vorrei fi nirla una volta col mcfitismo secolare drgli S,Pe« dali- monumenti; io voJ'rei che le baracche potessero di ve nt ar·e «gli spedali don:avvenire, con una durata di dieci anni ed al «termine di tale periodo, distrutti e sostituit i su altro terreno «con nuove costrur.ioni, colle corr·ezioni che l'esperienza avrà « suggerite ». È questo il voto della medica scienza, è questo il sogno d'ogni medico. istrutto; ma prima che lo si reali7.7.i passcra'nno anco1'a degli anni molti e migliaia di vittime p:tgheranno colla vila la tenace r esistenza degli ingegneri, architetti ed ammjniskatori. Facciamo voti perchè almenÒ in via di saggio si tenti da noi una esperienza, sfa pur Limitata .. .. . I t•isultati di fatto depol'ranno allora in causa. B.

La Tenia. Il prof. Marchi fece alla Socicta medico-fisica fiorentina, di cui è socio conser•vatore, alcune interessantissimo comunicazioni di elmintologia, argoroent.o di cui peculiarmente c con molLo onot'e si occupa. Egli dimostrò la immensa spropot·zione della tenia mcdio-canellata ed inerme, colla tenia solium ocl armata, che ben più rara occorre, sicché la inconfl•ò una sola volta in ben 35 casi ili tenia che ebhe dal· 18Cl8 ad esaminare . Fece notare come la solium abbia il suo cisticerco nelle carni panicate del maiale, la medio-canellaLa in quelle del bave e di altri ruminant i. Ammise esscr·e la forma e numero dello branche utorine il più sicuro e pi'Onto carattere differenziale delle due sp~cie: suggerì quindi un facile modo di rintrn.cciaro questa ben nota con.dizione, schiacciando tt•a due vetri un aneiJo, c così esaminarlo per trasparenza: appaiono allor-a distinti i rami uterini, che nel solium sono da 7 a 10 laterali c disposti dendriticamenie a guisa di pettine, mentre nella mcdio- canellosa son ben 30 a 50 con divisioni dicotome. Finalmente mise fuor di dubbio essere tlall' usò delle carni crud<~ di bue, specialmente a ::.copo tl"r·apeutico oggidì piuttosto diffuso,


312

che devesi ripetere lo sviluppo, c relativamente frequente, del tenia medio- canellato. :pa ciò emerse la necessità di noh abusate di questo mezzo t erapeutico. che se rende dci veri servigi neUa diarrea infantile infì'en!!bile, specialmente nella successiva al divezzamento, in certe incorreggibili dispepsie, non che in alcune diarree croniche apiretiche degli adulti (Trousseau) ecc. put'O presenta un 110n lieve inconveniente nella possibilitù dell'ingestione di cisticerchi e quindi di sviluppo del tenia rncdio-canellato. ll grattare tì.nalrncnte la carne, pe.starla accuratamente in mor· taio, ecc. sono mezzi di prudente profilassi, ma non assoluti, massime se affidati a persone ignare: forse accettevole sarebbe per OÌÒ il riCO!'rcre esclusivamente alla carne dci gallinacei, COme suggerisce il Levi (V. Comunicazione all'AtE.'neo Veneto, Seduta 15 dicembre 1870). B.

Decreto che istituisce nel Ministero della guerra in Francia una sotto-direzione speciale per i servizi medici dell'esercito (26 rlicembr·e 1870). «Considerando che, se il riscontro amministrativo e finanziario «dei servir-i medici dell'esercito può essere utilmente esercitato «dall'Intendenza militare, la direzione tecnica ili questi stessi «servizi deve a.pparteneee a degli uomini ver•sati nell'arte di «guarire ; «Decreta: «Art. l. È formata, nel sono· della Di1·er.ione generale dell'aro« niinistr~lr.ione della guerra, una sotto-direzione speciale in cari-. « cata di tu W i servit i medici dell' esorci1.o. · « L ' ufficio degli spedali e degli invalidi fara parte di questa «sotto-direzione. «Art. 2: Il sig·nor dottore Carlo Robin è collocato alla testa «di questo servizio nella qualità di sotto-direttore».

Fratture spontanee nel feto .

n prof. P ellizzari in una recente ;;eduta della Società medicofisica tì.orentina pt•esentò ed illustrò nn interessantissimo caso di fratture multipli spontanee delle ossa JJnghe del feto verifica-

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tesi all'atto del parto. Esclusa ogni c l}Ualsiasi vh'llenza, escluso i1 processo rachitico (giacchè le ossa erano bensì un po' più esili del giusto, ma ben conformate e ben sode), si notò essere le fratture site alle diafisi di quasi tutte le ossa lunghe degli arti. é fu constatato os~ervi in t utte distacco completo del periostio per tutta l'estensione d'ogni ossa, con r-accolta sotto di esso periostio di un liquido gelatinoso facilmente, all' nopo d'adatta pressi'one, scorrevole fra l'osso ed il periostio. Questo in'solito ed interessantissimo fatto abbiamo voluto ricordare comeccbè abbia un valore medico-legale, che risalterà facilmente all' occhio dei nostri lettori. B. i

BIICLIOGRAFIA Riassu.1ito delle più impÒrta:nti jrnbblu:azioni dell'anno -per i dott01·i P. SCHIVARDI c O. PL.,.J. Anno I, 1 ~70. - l\'lilano, Roma, Napoli e Palct·mo D. F. Vallardi. Le materie sono distribuite in VI Capitoli o Classi: Anatomia-- Patologia medica - Patologia chit·urgica - Matet•ia medica - Terapie speciali - Igiene. Sono pm·e enumerati i dizionari, giomali, almanacchi, i pt·emi ed aggiunte lo più impor4tpti nect·ologie. 'È una felice imitazione del noto Const.att's Jaln·esbel'icht., e se non ne ha la mole, ne realizza pet·ò già buona parte dei pregi e dell'utilità. Spet·iamo quindi non manchet•à agli egregi autori il !IUffbgio dei colleghi, onde met!.et•li in grado cTi mantenere la promessa di continuarlo negli anni avvenire. B. ANNU,u{tO DELLE SCIENZE MEDICHE. -

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Con R . Decn>ti del 30 mw·~o 1871.. CbDEMO Teofilo, fat·macista, capo di 2a classe, addetto allo :;pedala divisionario di Genova c comandato al succiusale di Cagliari. Collocato in aspettativa per riduzione di corpo coll'annuo al\Scgnamento di L. 1250, a cominciare dal 1° aprilo 1871. M'ANCION dott. Giovanni, cbic·urgo ai utante maggiore di 2 11 classe del disciolto esercito. pontificio, in . aspettativa per soppressione dj corpo a Roma. Dispensato dal set·vizio, in seguito a volontada cUmissione a datare dal l 0 aprilo 1871. l>A~EGROSSI cloU.. Romano, id. id. Iù. id.


314 BARTOLI Luigi, farmacist'l. aggiunto, addetto allo' speda.le divisionario di Ve1:ona. Trasfe•·to allo spedale divisionario di ·Genova e comandato pre<:so il ~U<'Cursale di Cagliari. GI~~NI;:TTO Rosario, id. id., addetto allo spedale division ai'Ìo di Ge..., nova comandato pr·esso il sucCUl'Sale di Cagliari. Trasferto allo sped,ùe divisional'io di Verona. Per Dete,·minaz1:one j}finisterù;de del 1° a.prilq 1.87 t. PASCALR dott. Vincenzo, mediro di reggimento di l" classe, addetto allo speciale dìvisionm·io di Napoli, DE MATT EIS Vincenzo, farmacista, addetto allo spcdalo divisionario , dì Verona, Cancellati dai ruòli in forza dello articolo 2, n. 5, della legge su!Jo stato degli ufll:t.iali in data 25 maggio 18:>2, in seguito a sentenza del tribunale militare specJa,le di Verona, in data 13 marzo 1871.

R:·

Con Decreto del 2 apr·ile t 87 t. DE LILLO dott. Giovanni, medico di bat.lnglione di la classe presso il Ho0 regg. fanteria. Collocato in aspet.tativa per infermitìl tern porarie incont.r'<lle per r~tgione di servizio, coll'aunuo assegnamento di li1'c 1440, a datare dal ]() aprile 1871. Pe·r Detlwrm1utzione Minùttwiale del 2 aprile 1871.. GIUDICI cav. Vittorio, medico clir·ettore pres~o lo speciale militare di · visionario di Mil ano. Tras ferto a disposizione del comando gener•a le della divisione mi litare di R.orua. TUNISI cav. Carl o, medico diret.tor·e a disposizione del comando gene' l'ale delht divisione militare di R~ma.1 Id. presso l'ospedale mi litare divisirmal'io d i Milano. P m· Dete1·mina.~ione M!niste1 ·iale del 5 aptile 187t. BERì\AR(}l dott. Ce"m·e, medico di r<>ggi ment.o dì 2" class~: nel 7° reg· gitneuto be1'1<aglied. T 1·asferlo nel 24" reggirnertto fanteritl,. P UTTINT dott. Luigi, id. id. addetto allo s'pedale divisionar·io di Palermo. Tr·asferto nel 7° l'egg.' ber·saglieri. D'ATRI dot.t. Alest<andro, n~edìco di b<ttt:Jglione di 2" classe, addetto allo sp~ldale di visionar·io d i Bal'i. Collocato in Mpettati va per t•idll· zione di corpo coll'annuo assegno di lire 1080, a cominciare dal 16 aprile 1871. Con B.. Decreti del 12 t~p1·ile 187 t . M:\F'FIORETTI dott. Ces!lr·e. medi('O dì reggimento di P clàsse, ad1 ,detto ·al reggimento cav~.tll<Jggel'i d'Alessandr·ia. Collocato i r1 a!;pet' tativa per r·iduzione dì corpo coll'annuo assegnamento di L. 1860, a eoruineiare dal 16 aprile 1871, 1


315 BO).'l'A dott. Oalisto, mèdico di reggimento di 2" classe, addetto alld spèdale div isionat·io di Napoli, BALLERT:\'l dott. Silvio, id. id. nel 9 r egg. bersaglieri, Colloc11ti in aspettativa per riduzionu di cor-po, coll'annuo assegnamento di L. 1400, a cominchwe dal 1() aprile 1871. BOLLINI dott. Pieh·o, ml'dico di t•eggimonto. Collocato in t•iforma in seg uito a sua domanda, pet· infermità non provenienti dal sei'\'ÌZÌO, ed amme~sso a. fat· valéec i titoli al conseguimento del trattamento che gli compete per leggo, a daf.a1·e dal 16 ag_l'ile 187 1. PQFFE dott. Aurelio, mcd. di I'Cgg. di 2'1 classe nel 50 1·cgg. bersngl. ConoP'lf'ogli, a data~·e dal 10 maggio 1871, l'aumento di stipendio di L. 620, per avor pas.<>afo un q\tinqueonio in effettivo sm·vizio nell'·tttuale suo gr.tdo, a mento dell'a1·t. 4 della legge 28 giugno 1886. AMO DIO dott. Vincenzo, rned. di ba t. di P cla.'\se in al;petta\iv<t per infc t·mità ternpot·arie non pl'Ovenicnti dal servizio con R. Dec1'. del6 apt·ile 1870, domiciliato u l'iapoli. Ammesso a. concot·rel'e 1:>01' occupat·e gl' im piP-ghi che si facciano vacanti nel suo gt·udo, n rneut,e degli a rticoli 12 e 32 clelia legge 25 maggio 1852 s ullo sl.ato degli uffiziali, a cominciare dal 6 ap1·ile 1871, e continuando a godet-e dall'attuale suo as~ugmun . , sat·à con"idct·ato come in aspett. per ridur.. di corpo. LIG UORI dott. Vincen;,o, med. (li batbg l. rli P classe !'el ()40 reggim. fanteria. Dispensato dal servi;,io in seguito ~~ volontarilt dimis.~ione, a dat-at·e dal 16 aprile 1871.

P e·r Dr.termina.rione Mini.1·tm·iale del 11 ap,·ile 1871. BINI dott. Giovanni, 111cdico di reggimento di l" cla.'>.':'e, addetto allo sped tle divisionm·io di T orino. Trasfe1·to allo spedale divisionario di Pa'dova. CONTE doLt. Mariano, medico di battagliou~ di l~ classe nel 04" reggimento fantet·ia. Tt·asfe1·~o allo !:<pedale divisionario· di Bologna. GOVRR!'\ATORI doLt. Vincenzo, irl. itl. ndcletto allo speciale divisiOililrio di Tot·in o. T1·asferlo nel 60° t•egg. f.wleria ZAMBELLT dott. Piott·o, mediM di battaglione di 2a classe, addetto nUo speciale divisional'io di Bologna. Tra~forto al 61° id. id. ROOOERO Giacinto, farrmteista, ad1let.to allo sped!lle db•isionario di To· rino. T rasferta allo spedale divisionario di Milano. ' Con R,. n ecn1ti del 16 aprile 1871. FABlANI Antonio, farrnacista aggiunto, addetto allo spedale di\'isional'io di Palet·mo. C:>llo<!.lto io aspettativa per riduzione di corpo, col. l'annu,o assegnamento eli L. 930, a comincim·e dal 1° mngg-io 187 1. VIGLTAN,I dott. Cado, med. di battagl. di l·' classe, adde tto allo spedale divisiou. di Alessandda e comandato presso r infermet•ia. di Casale, AMBROGIO dott. Gio. Battista, id. id. addetto allo speciale divisiOil!ll'ÌO di Verona,


316 PERONDI dott. Qui"ntilio, id. id. nel 400 reggimento fanteria, éoucesso loro, a dauu·e dal 10 maggio 187 1, l'aumento di stipendio di L. 400, onde porta1·1i a goder·e della paga assegnata al grado immediatamente superiot•e per aver passato un secondo quint}Uennio in effettivo servizio· nel grado attualo, a mer~t.e dell'aro(.. 4 della legge 28 giugno 1866. Con Detenllina.Jione iltinisteriale detti 26 aJYrilc 1.871.. PUTTTNI dott.. Luigi, medico di r eggimento di 2a classe nel 7" l'eggimento ber·sa.glieri. T1·asferto ucll'8° ì·eggimonto bersaglieri. SERRATI dott. Giovanni, id. id. nell'S" reggimAOto bersaglieri. T rasferto nel 7° reggi mento ber·saglieri. Con R. D1:cl·eti det 30 "1'1·ite 1871. BONUCCI dotl. Anicio, med. di ·battagl. nel corpo sanitario militare. Collocato in riforma per inabilità al servizio, ed ammesso a far valere i titoli al conseguimento del trattamento che gli spetta, a , datare dal 16 magg-io 1871. TAMANTI dott. Luca, med. di regg. di ~· clas.-;e, addetto allo spedale divisionario di Bari, LUGARO dotL Emilio, med. di batt. di l" classe nel 320 r·egg. <4 fant. Collocati in aspettal-iva per l'idut.ione di cm·po, il primo, coll'annuo assegnamento di. L. 14.00, ed il secondo, di L. 1440, a cominciare dal 16 maggio 1871. .RESTELLI cav. Antonio, medico cRpo nel corpo sanitario rnilitare in a.~pettativa. Rimosso dal g1·ado in seguito r~ parere di un Consiglio di disciplina divisionario, ed ammesso a fm· vale•'e .i titoli all'assegnamento cbe possa compctm·gli -a. tenore rlella legge 25 maggiCt 1852, a fa-1· telllfiO dal l o maggio 1871. Con R. Decn'ti del 3 maggio 1871. PASQUINT dott. Oreste, mcd. di. regg. rli 1~ classe nel corpo sanita••io 1nilitate. Rivocato dall'impiego in seguito a parm·e di Consiglio di disciplina divisionario, ed ammesso a far• valere i titoli all'assegnamento che possa competer·gli giusta la legge 2..'l maggio 1852, a far tempo dalla dala del decr·ew. RAPILLO dott. Raffaele, med. di batt. eli l" e):u;se nel corpo sanitnrio mili tare. Rimosso dal gr·ado in seguito tl parere di Consiglio di disciplina divisionario ed ammesso come sopra.

11 n z·1·ettore Med. !spett. CERALE corom. Giacomo.

n RedattO?'e Med. Dirctt. cav. BAROFFIO. Martini redele, GPI'ente.


ANNO XIX. -Firenze, 40, 20, 30 maggiG f87t - N. 45 a f!S.

JIElUOil.IE · ORIGirtAI.. tl

ESAME A.NA TOM l CO -MICROSCo:PICO Dt UN OC('f!IO :\FFET'l'O DA O'J''l'AL:IIlA GRAN'(,; LOSA A'PPM-l'l'ENE:'-ITE AD I NDlV W UO ~fOR'T'O PER TUJ3ERCOL0S(

POT.MO~ ARE.

(Pel dott. BnrGIDI).

L'occhio avvizzito pe1· lo stato cadaYerico e per razione rlell'alcool, in cui era immerso, internamente noi1 presentava alcuna sensibile alterazione. Rovesciata la palpebra superiore, nella metà esterna di essa vedevasi la. muc;osa alquanto tumefa.tta, di colore gial-

·lognolo. Esaminata con una semplice lente d'ing~·andimento la superficie appariva leggermente granulosa, a g1·anulazioni piccole, pet· lo più di figura conica, del volume di punte di spillo o di granelli eli senapa. Tagliatane una sottiln fettuccia dal lato de.lla mucosa, anco ad.· occhio uudÒ si scorgeva un marg·ine dentato simile a quello di una sega . Con un più forte iJ1grandimento (ob. No 7 e oc. \'0 2 di Arnach) su questo stR.sso margine si notò una se!'ie di papille r ese ipert1·ofi.che, alcune delle quali semplici n. foggia di clava, provviste di corto e stretto peduncolo, alt1·e t'amificate, g·Iobulosc, ristrette, e si dir-ebbe ttuasi strozzate alla' base. Le papille in discorso erano tutte t•ivestite da uno strato di cellule epiteliali, rotonde o poligonali per pressione reciproca, generalmente jnfiltrate di granbli adiposi : non poèhe di esse contenevano inoltre nel loro interno piccole gocciolette di ,grasso. N

Giornalé di Medie. milit.l87l

21

'


:~ 1.8

L'ipergeMsi ' epiteliale sì ést.endeva qlquanto nel 'tessuto connettivo proprio della mucosa. Pe1·ò questo non mostrava avere risentita l'influenza vegetativa di quello; i corpuscoli ·di esso non erano aumentati di volume nè di numero. La produr-ione ~0rbo'Sa era limitath unicarrtente allo strato epiteliale e alla matrice di esso. Alla base delle papille c sotto la matrice epiteliale si vedevano non pochi rami caI}illari dilatati, generalmente ripieni di .sangue. Più in lontananza si scor·geva il t~ssuto connettivp çlella mucosa e quello d,ella sotto-mucosa in condizioni normali, salvo la djlatazione dei ·vasi, che scoùono in queste parti. Più in lontananza ancora si trovano le . glandule del Meibomio, ripiene di materia sebacea e di gocciolett~ di grasso. È da Ìwtarsi che i tagJi vennero praticati sulla parte più alterata della congiuntiva, vale a d'ire in ' un punto intermedio fra la cartilagine tarso e il s~ico di riflessjòne della. c~òngiuùÙ:va stessa. • A. questa relazio1w andava unito il pezzo anatomico. _qentibnente preparato e diligentemente studiato dall' abilissz'-mo dottor Brigidi, aitdo p1·o(ess01"e cilla cattedra di qnatomia patologica 1wUa scuola di jJe?·(ezionamento 'in Firenze. /Dottor Sanl:inzj.

CA&O DI C_ATERATTA 1\fO.CLE (Dott.. RrccJ.ARDl med: di regg. del3° Bei'sag.) l

Massa Marittima, 4 maggio 1871.

Avvegnachè la storia che sto per esporre non offra gran che d' inte~esse nè dal lato fisio-patologico, nè dal iato clinico, nè dal lato terapeutico, raggirandosi semplicemente s9pra un caso di . cateratta molle qua~i .congenita guarita mercè · la remozione . ~ella lente cristallina opacata; non pertinto, non oècorrendo 1tanto frequentemente alla Ilrat ica di noi medici militari• ia opportunit'à di tale operazione, t . e poichè alcune· particolarità ebb~rsi ad incontraré rispetto l


319

alla diagnosi delle esistenti e possibili complicazioni, e qualche dubbio e incertez;m sulla convenienza della opeeazione e sulla scelta del metodo operativo; ho avvisato perciò non indegno farne alla S. V. breve relazione, come a quei da 6Ui, quando per pochi mesi ebl)i l'onore di serv.ite sotto i suoi orèlini, appresi il grande amore per le oculistiche discipline, che formarono sempre da quel tempo mio precipuo diletto. Trovandomi in licenza ordinaria al mio paese natio, mi fu presentata una giovinetta, per nome Iviaria Bastianini figlia di contadini del comune di :Yiassa Marittima, la quale mi si annunciava come , fino dalla età di un anno, quasi del tutto priva della funz.ione visiva; o almeìlO fin d'allora la madre dubitò di qualche alterazione di questa funzione dal modo stral}lbo ed incer to con cui la piccola infante dirigeva lo sguardo. Poco appresso si a.ccOl'se che un vero leggero, come élla si esprime, cuopriva l' una e l'altra. pup'illa. che a destra quindi scomparve, ma che invece a sinistra si fece poco a poco più fitto bianco ed opaco fino ad acquistare l'apparenza che ha attualmente. Cresciuta intanto con gli an~1i, i'l disturbo visivo si rivelò manifesto, perocchè non potea la 'bambina discernere gli oggetti che le si presentavano, nè dirigersi verso un luogo determinato, nè evitare gli ostacoli che le si paravano dinanzi. Quando più gr'artdicella potè dar contezza delle sue sensazioni, fu fatto aperto che cieca del tutto non era, che solo potea scorget'e gli oggetti più grossolani, ma in modo confuso e indeterminato e a molto breve distanza ; e solo per pratica imparò in segùito a riconoscere i pilt visuali, e potè da sola camminare per luoghi conosciuti, ed anche attendere a qualche faccenduola domestica. Ma con ciò era però pei bisogni suoi o della famiglia, di peso a sè ed altr.ui, correva grama e stentata la vita, e le si presagiva un av-venire ben triste e dolor·oso . . Présentemente la fanciulla ha quindici anni, ma ne dimostl'a dodici, non è ancora nlestr~ata, è piccola di statmia,


320

ha scheletro poco sviluppato. masse muscolari esili e fioscie, cute giallincia e sollevabile iri Larghe pieghE', muc:cosc esili pallide, volto affilato cereo, flsonomia e portametlto impromettento una intellige~a poco svegliata. Tiene gli occhi bassi, risponde male ed a stento, vaga qua e là <'OD lo sguardo, non fissandolo sopra alcun oggetto determinato. semhr'a della sua sventura poco curante. Esaminato piit rln ,-iciHu l' organo visivo, non scorgonsi compre~€' da Yeruna alterazione od anomalia nè lo parti circostanti , t tè. le palpebre, nè la eongi Ltntiva oculare nè palpebra}e, no la sdot'otica, nè la rol'nea e neppure l' ir·icle che è di colore castagno chiaro. 11 campo pupillare a destra c nero fosto limpidissimo quale a occhio sano si conviene, •t sinistra è occupato da un corpo opaco bianco-latte che ehiaramentE' si vede t·etrostant.e alla pupilla, o ad essa prossimo; - è in una parola una cat eratta. l' globi oculari sono agitati da. moderato nistagmo, le pupille sono entrambe regolari ·nel loro contorno, moderatamente dilatate, piuttosto ristrette eh<' ampie, e squisitamente impl'essionaùili dalle variazioni dèlla luce, sia che ci si espongano insieme, sia cimentate separatamente. Alla distanza tli due o t ro metri non scorge alcuu oggetto, o, al più, l' ombra; a pochi passi puro discerne i pill voluminosi, eli quei specialmente che ha in pratica usualme11te. Chiudendo L'occhio sinistro, ·il resultato non cambia. Il che prova che quella po' po' di vista che ha è affatto de•oluta all'-occhio destro. Postole un oggetto difaccia in dil'ezione della linea visiva appena lo scorge, lo vede meglio ::;e lo si colloca in. alto in basso o lateealmente. Dal che si rileva essere in quest'occhio quasi abolita la vlsla centrale, rimanere, e forse anch' essa in.fìevolita, la periferica. Co11 l'occhio sinistl'O non distingue alcun oggetto. Rivolto il vi:>O contro tma fin estra, e fatto passare dinanzi a questo occhio un corpo opaco, ad esempio una mano, sa conoscere quando è lasciato libero c quando è intercettato il passaggio alla luce. ·F acendo qi.lesti esperimenti in una camera oscura , ù1 cui si accenda un lumè di moélerato splendore, e pr-esen-


321

taudo q·uesto ora all" occhio sinistro ora al destro si riconosce egualmente che in questo è d'assai indebolita h\ visione centrale, ed in queUo non sussiste che la semplice pe~'cezione della luce. E lo splendore del lnme è scòrto dall'occhio sinistro a considerevol distanza, fìno n cinque , sei metri e piìr. Passando alla osservazione oftalrnoscopica, con la illl\minazione obliqua apparivano alla periferia del cerchio pupillare delle ptinteggiat ure e delle' strie biancastre apparte_Renti evidentemente al ~cristalli no. Con la diretta, col solo specchietto, si vedevano benissimo. in corrispondenza dell' equatore della lente alcuni· piccoli raggi che spiccavann in nero sul fondo roseo dell'occhio, e che dirigevansi verso H centro senza però t'aggiungerlo , essendo questo, al pari ·~èi larghi intervalli fra i raggi ~ perfettamente trasparente. come trasparente era pure il vitreo rekostante. Scot·gevansi sul fondo oculare, non molto distintamente però, i vasi retinici; indizio di deboJe refrazione miopica. Con l' esame a immagine rovesciata veggonsi tratto tratto allo scoperto i vnsi coroidei e la superficie di questa membrana di color rosso chiaro, e qua e là cumtùi di pigmento Irregolarmente adùensati, ('.he ~rendono immagine di una superficie come mannorizzat.a. La pupilla è un po' il'r'egolare. piqttosto pallida, con va::;i arteriosi esili ed è circondata in tutta la sua pe.d feria da nn. brillante stafiloma posteriore, che E>i protende estesamente verso il Jato interno (apparente) invadendo la massima parte del ~~mento corrispondente dell' ernisfero posterior·e- dell'occhio. Molto pigmento limita. il co~tomo di questo stafiloma, su cui pure risaltano alcun<>. chiazze nere. Con eiò si spieg·a quella grande linlitazione della vista centrale, essendo probabile che in corrispondenz~ dello stafìloma invadente la regione della rnacula lutea" siasi effettuata atrofìa non solo della coroide, ma sì ancora della, reiina, o alla men trista, un lieve assottigliemento della medesima. Certo è bene non essere la diminuzione della funzione visiva effetto di semplice miopia, si perchè questa non è grave, come 10 climostra ' la debole re frazione miopica; sì


322

pe17chè non è correggibilé, come io p,r0vai, con lenti divergenti · anche di forza estrem,a. Dal che deriva altra conse,. guenza che cioè non è h miopia sempre proporzionale alla gravezza dello st~filomn p0steriore, e .che l' a,trofìfl, coroìde<L e retinica è dovuta a un proce;:;_so parti~ohre piuttostochè <L meccanica distenzionè. Nè credo potersi attribuire la esistente ambliopia ad atrofia del n.ervo ottico, avv:eg11achè un pot pallida sia lo/ pupilla, daJlpoichè aura sta?ionaria da molti anni, mentre l'atrofia del nervo ottico, t ome di sua natura progressiva, avrebbe cagionato a quest'ora l,a completa cecità, compromettendo in egual. misura la vista centrale e la periferica. A sinistra la illuminazione obliqua che era la sola da potersi usare faceva risaltare a tutta ev~denza l' aspetto dèlla .c ateratta bianco affatto ·ed omoge~1eo. Di tal guisa la diagnosi, di Coroidite at1'o:fica antica o Sclero- coroidite cott cateratta incompleta equatoriale a destra, e cateratta matura a sinistra non ammetteva alcuna .i]lcertezza. Era però dubbioso se la cater.atta fosse semplice o complicata, perocchè nàturale emergeva il sospettp che un processo coroideo simile a q:.:tello di destra avesi')e pure campeggiato a sinistra , e da questo per via indiretta, per alterazione cioè del liquido, in cui pesca il cristallino e onde trae suo nutrimento, fossesi effettu~ta consecut ivamente. la cateratta. Ammessa questa terribile eventualità cadeva di per sè la convenienr.a della operazione·, a cui poteva pu_re ostare il pericolo gravissimo di evacuare l'occhio per la· probabilità di trovare il vitreo fluidificato, e l' altvo non meno grave della possibilità di qualche .distacco retinico, possibilità non punto. irragionevole, vista la rnaggior mollezza di quest'occhio di fronte all'altro. Ma però rifi.ettendo che la percçzione della luce era distintissima, che anche a notevole distanza era d,iscernibìle .la fiamma eli un lunu~, ed era discernibile in qualunque posizione· sia centrale, sia la•tflr ale o vel:'ticale, la concomitanza di gravi complicazioni, , compreso il distacco délla,. retina, non era ammissibile; e la oper azione aveva la sua: pi~na è legittima indicazione. D'al-


323

tronde la differenza di consistenza dei due occhi potea più r~g~onevolmente metter,;i in r,onto 'a maggior durez7.a ùe1J' occhio destro che a rammollimento del sinistro. Un'altra considerazione inte'sessante la scelta del metodo operatorio risgnardava la consistenza della cateratta. La . giovine età della inferma e il colorito della cateratta la dicevano molle. Ma d'altronde l'angustia della pupilla e la sua perfetta mobilità si opponevano non leggiermente c.:ontro questo giudizio. Argomenta.') i forse una cateratta semimolle, o più probabilmente ancora una cateratta molle volgente. al riassorbim<:lnto, sul cammino, · cioè di farsi arido-siliquata. Ad p gni modo, non potendo riposare tranquillo su questo dato, non osai rivoJgermi alla discisione, nè alla estl'azione lineare che sono cosi semplici e facili, lm·chè la fluidità della cateratta è ben con provata; e invece mi appresi all'ordinari(' metodo a lembo, non mi essendo possibile, per mancanza dello appropriato coltellino, porre in opera il taglio schlcrotjcale, tanto preconizzato dal celebre professore di Berlino, di cui la scienza pianse non ha guari la perdita precoce, e che dalla maggior parte degli odierni oculisti è ritenuto come il più sieuro e piit scevro di gtavi pericoli. In seguito a ottenutane permissione l'operanda era stata ricovrata in questo civico spedale di S. Andrea. La operazione ebbe luogo il 9 aprile a ore 9 antimeridiane alla presenza e con l'ajuto del dottor Raffaello Lepri Medico pri11'.\ario e di mio padre dottor Ricciardo chirurgo di questo ' spedale. Già il giorno antecedente e la mattina stessa eli buon'ora era stata instillata nell'occhio da operarsi una forte soluzione di sùlfato neutro di atropina, che non produsse che mediocremente l'effetto midriatico. La ragazza fu adagiata orir.zontalmente <~ol capo alquanto rialzato sopra un letto adattato posto di fr·onte e un po' obliquamente ad una larga finestra. Divaricate le palpebre con elevatori di Pelliec. occluso con fasciatura monocula l'occhio destro, mi accinsi all'atto operat ivo. ' Preso come penna da scrivere u~ cheratotomo di W en:t;el


324

a lama piuttosto stretta, lo infissi presso f estren'lo estePno del diametro trasversale della cornea sul lembo congiuntiYale; e non appena la punta co:r:nparve nella came1'a anieJ·ior·e. abbassai il · .mallic6 del• cheratotomo, acciò la punta . do\·esse . allontarrarsi dall'ir·ide. Indi sospingendo lo in dentl'O lo condussi un poco al òisotto dell'estremità interna 1lel medesimo diametro trasversale, ove feci la cont•·opuntul'a: e seguitando a spingere lo. stt't!mento, intagliai un lembo fii mediocre grandezza, stttdiandomi di sempre rasentare il lembo congiuntivale, essendo questa parte della comea. conte la meglio ir-rorata dal liquido nutritizio, pl'orl.ta pitt d'ogni altra alla riparazione. Allot'a, ritirati i divaricatori palpebra] i, r ben guardandomi da ogni minima pressione sull'occhio. intr·odussi per .}a aper-ta breccia un ago da cate•·atta riGUtTo. non avendo a mia disposizione il cistotomo uncinato. <> lo intl'odussi con la concavità in avanti ossia con la punta verBo la cornea, affi nchè l'i l'ide non corresse rischio di essere offesa: e quanrlo fui presso il margine interno clelia circonferen7.a .Pupillare, volsi la punta indietro e con leggieto movimento di \·a e vi(mi incisi l:n~gamcnte la cassula. Non appena la c~::;sula fu fenduta, rotta, usci una poco densa poltiglia, facendomi accorto che la cateratta era completatnente fluid a, usci direi quasi con impeto e cosi prontamentr che per poco temetti dovesse tenerle dietro il vitl·eo, di cui sospettava scemata la consistenza. Fu per. buona ventura un fabo allarme; il cristallino fluidifi cato venne fuori tutto y_uanto sema aver d'uòpo di uessu11a tllanoun. a•·tifìciale p(·r farnelo uscire, ma neppure tma goccia di vitreo :::i affacciò al varco. Il campo pupiliar9 acquistò tosto il ~uo canlttr>.ristico _aspetto nero lucente ; c. fatta brcw issima prova :-;(' la fanciulla Yedeva. e assicuratomi di si. passai immediatam<>nfR alla occlusione dell'occhio, o a meglio dil'e. degli occhi onde evitare i movimenti combinati che dalla solidarietà dei tnuscoletti d'ambo i lati resultano. L'sai a tal· uopo l~ fasria tura che vidi le tante volte adopei'ata alla cllnica oculi:::tica


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di Bologna 1. che r.onsiste nel dispo1>re due pinmacciuoli di ovatta tagliati a losanga, col lato più . breve verso l'angolo interno dell'occhio, sulle palpebre avvicinate com(>. nell'atto df'l dormire, assicu1'andoveli con solida fa scia circolare. Dopo ciò. feci collocare la operata sul letto destinatole, le ordinai la dieta:, c la raccomartdai alle forze della naturn.. Al primo e secondo giorno nulla si ebbe a notare. La mattina del terzo dic·hiarava avere nella notte sofferto dolot'P all'occhio e alla fr'onte. Stimai prudente lo sfasciarla per ve· dere che vi fosse di nuoYo. Nulla era\i di allarmante. La còngiuntiva bulbare · alquanto injettata, la camera anterio1·e leggietmente intorbiclata, . non alt1·o. Riposi la fasciatura. 11 dolore era cessato nè piìr si rinnovò. Dopo due giorni, vale <l; dire quattro dalla operazione, tolsi di nuovo l'apparecchio. anisandomi che avesse avuto giù luogo la riunione, la qualr nei casi OJ'dinari suole effettuarsi al ter·zo giol'llO. Lasciato l'occhio per breve témpo scoperto , mi accorsi che gemeva. umore acqueo, e la cicatrice non era fatta. Praticai dt bel nuovo 1a ocdusione, e la manteHni per alt.ri tre giorni consecutivi, in c~tpo ai quali la riunione non si era a ncor a operata. P er fada breve. neppure al decimo giomo si era compit~t~ , e solo al dodicesimo potè dirsi assicurata. Allora mantenni la fasciatura solo di notte, e al quindicesimo ln àimis_i onninamente. Durant.e quèsto tempo non si manifest.o aloUrt inconveni(mte. Non èi fu indizio nè di itite, nè di ftogos'i endoculare . nè minaccia di alcun pericolo al lembo corneale. .:ion dolot'e. non injt>zione pericher·at.ica, ut> la cornea fu punto intorbidatu. nè i 'margir)i del lembo minimament e infiltrati. Quale potca essere la cagione di tanta renitenr.a al r'iunirsi della ferita ? Forse la ·costituzione fiacca e slombata della fanciulla? o forse il eoncomitante riistagmo che neppure l Durante tut anno che mi si offrì ltL fortuna di potere frequentare la clinica del p l'o f. Mugui, mi cl; bi ;;l dallo ill.ustre pt·ofe~'<sore come dal suo degno sostituto dott. Gotti e •lal giovine pro- assistente dolt. Aniigouo Raggi ogni maniera. di facilitazioni. di incoraggiamento c di aiuto allo studio r,ratico delle ocul~ri infermità.


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la compressione valesse ad infrenare? Io propendeva per la prima opinione; e già mi era proposto, se tarda\l'a ancora )a cicatrizzazione 1 di toccare legge~Tn,ento, onde eccitarne l'attività nutritiva e formativa, gli orli della ferita colla piett·a lunare. Fui poi ben lieco poterne fare a meno, non essendo agevol ~osa poter misurare la forza della reazione consecutiva. Dopo ciò, cominciai a fare degli sperimenti sul potere visivo acquistato dalla fanciulla. E questo, hò il conforto di dirlo, è non poco soddisfacente. A breve distanza distingue senza occhiali oggetti anche abbastanza minuti; oltre quindici metri scorge una persona, ravvisandone eziandio gli atteggiamenti. P rove di pl'ecisionc non era possibile farne, poichè pochi sono gli oggetti, poche le for·rne qhe essa conosce, limitatissima essendo stata fino ad ora la sua vita di relazione. Certo è bene che meglio assai vedrebbe munita di lenti convergenti atte a corregger-e l'afachia, le quali , del necessario valor e refrattivo , non mi è venuto fatto poter t~·ovare in paese. Grande è poi la difficoltà che si incontra nel farle dirigere convenientemente gli assi visuali. Ordinatole di guardare un oggetto , ella vaga qua e là cpn lo sguardo per tutto il çamJlO superficiale della visione, come se andasse a tentoni cercandolo ; e tanto più difficilmente lo incontra, quanto più è lontano, ossia quanto più larga ed estesa è la superficie di questo campo ;isivo. Una volta poi che lo ha trovato~ presto le sfugge, non potendo lungamente fermarsi su di esso, e l'occhio si vede osciUIJ.X'é rapidamente, quasi che i m usçoli suoi intr·inseci si stancassero in quella tensione. Nè questo effetto è dovuto esclusivamente al nistagmo di cu.i sopra parlai, poichè in stato di riposo questo è lieve; aumenta nell'atto del guardare, e più quanto più si prolunga la prova. Se ·vuolsi che afferri o indichi con la mano un oggetto non scùtanto sbaglia facilmente la dis tam~a o la direzione, ma ben anche lo perde facilmente di vista, imperoechè il fissare un punto determinato costando a lei grave sforzo di fdtem:ione,


327 questa le vien meno quando deve contemporaneamente rivplgerla all'occhio e aUa '(nano. A questi inconvenienti provvederanno il tempo e l'abitudine. Mi è Ilia,ciuto pure~ investigare se l~ l'agazza sapea discernere i colori, ed ho trovato che li distingue passabiJmente bene : e ciò senza dubbio perchè, quantunque confusamente aveva appresi a conoscerli con l'altro occhio non del tutto a<,ciecato. Presentemente la lVIal'ia Bastianini' sta bene, passeggia da sè per lo spedale, ed altro JIOll aspetta per uscirne, se non <'he vengano a. prenderla i suoi genitori. La prego, signor cavaliere, vol~rmi perdonat·e ;a mia indiscreter.za e la vacuità di questa lettera meschinuccia, ~~he buttai giù alla carlona a solo sfogo di animo soddisfatto, e che altro merito non ha che di avermi offerto occasione di protestarmi Di lei devotù;simo

E. R,

DELLA SOLUZIONE DI NITRA'I'O n· ARGENTO !'lELLA CURA DELLE ORCH!'ri BLENORRAGICHE RENDICONTO CLINICO .

.Addetti allo scompartimento venereo di questo nosocomio, assumemmo volent ieri l'incarico dal capo-sezione dottor ~affei affidatoci, eli redigerijl un rendiconto dei casi d'orchiti blenorragiche colla soluzione di nitrato d'argento curate; soluzione non ha gual'i proposta dallo Girard, ed utilissima dai chirurghi militari dello spedale di Gand, e da vat'i dotti r.linici it~liani, sperimentata, fra cui dal primo Ferrari, dall'Occhinì, dal Cristofoli e dal Pellizzari di Firenze. I brillanti successi da questi nosografi ottenuti, che pei primi, la soluzione dello Girard nel trattamento delle orchiti blenorr~giche sperimentarono, la inutilità della piil parte dei t'imeqi.i da,lla scienza registra.ti e da~la pratica contro siffatta


328 morbosa affe1.ioné. ed in :special modo contro i postumi di f':5Sa finora adoperati; i diffetti da ultimo di alcuni altl'i, che tanti vantarono proseliti fra i r.linki negli ultimi tempi. ci foron(• di stimolo nella reda1.ione rli questo bre\e sommar io: inutilità e difetti, che saranno tema d'altro nostro lavoro. attenendoci in qne:sto, sc1·upolosamentr al suo t itolo. Le osser\azioni nel hre,·e periodo d'un me.s<' (k'l. ooi 1'31'· colte, ascendono al 11° eli O (sei), rli ('Ili espor1·emo dettA'\-

gliata is toria uosografìca. La. formola della soluzione adoperata è quE>1hl. del tl'e pe1· cento. ~Oil Yennel'O finora nella. sezione praticati esperimemi con l'alt1·a dello Girard e del Pcllizzari; appena ri sarà dato sperimeutarne l'utilità in piit casi, ~al'anno qu<'Rti soggetto d'altro clinico sommario.

ra Ossen;a:zùme. - c..... l o Vinrenw, carabiniet'e. SCilZ<I a,·e1·e per lo innanzi sofferto altra run.Jattia ,-euerea o sifiliticrt, s'ammalava nei pl'imi di novembr·c dello :spi1·ato aml(l di blenorragia. Curossi da sè con purganti, bt>,·ande dim'(>tiche dapprima, e poscia con balsamici. che se non valsero a combattel'ia interamente furono JHH'Ò cagione eli sensibilissimo miglioJ·amento, non t·estando di essa rhe quaJclw lievissima tmrcia. Dopo un mese dalla contratta, blcnot't;agi1i persistendo tutt.wia la così detta gocrPtta, comitwiò l'infermo ad av,·ertire un senso di peso a l testicolo sinistro, r.he i11 pari tempo piìt g·oniìo. piì1 tlum al tntto, eù nltr·emodo dohmte mostravasi. Consultò per questi nuovi fatti w1 wcdico rì\ile. che gli prescdsse 30 sanB'uisughe al pcrineo 1·on frizioni flU ilo scr•oto di pomata dì l>elladonna e mc1'rurio, tla cui l'ammalato non trasse giovamento alcu!lo. Fu per t.alP affezione inviato :1 questo spedale. dove rico,·erò il O dicembre dello stes~n anno. Alla visita mattinale del 7 l'ilevarnmo il seguente quaù1·o ·nosogralìco : Pellf> dello seroto enormemente tlistesa, gonna, di cplor l'Oseo. c dolenf;G 11. • qualsiasi !Jonchè lieve pt•essionc. Il te-


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:.tioolo sinistro di molto Cl'e.-;ciuto di volume tla eccedere d'un terzo quasi il destro che alla sua volta era alquanto ingorgato : la durezza del primo quasi lapidea, quella clel secondo poco più della normale. _\ tt·ocissitai dolori l'infermo avvet·tiva à~ testicolo sinistro, che si irradiavano lungo la regione del canale inguinale ed al periueo, tali da non permetter-gli qualsiasi movimento della persona. A c•ondannarlo a lett$) conservando sempre la posizione ·upina: il destro era di molw meno dolente. Lo scolo uretrale affatto scomparso. Non febbr·e, nè altro sintomo obbiettivo o subbiettivo generale. La costituzione delrinfernto et•a forte, H suo tentJHJnuclento sanguigno, il suo .sviluppo schelett·ico normale. Gli organi toracici ecl addominali nello stato fisiologi co .. Si bagnò immediatamente la mercè di addatto pennello la peiJc dello se roto colla soluzione di nitrato rr argento: il'!ternamente, meno una bov;tncl~1 eli tamarinclo c l'm;dina.da <lieta, altro non si pt'esct•isse. Dopo poche ore, a detto dcll.iniermo. il dolore sc:oruparve d'incanto, la pelle dello scroto riprese i suoi cal'atteri normali, meno il colorito di lavagna, j)roprio del priucipio atti\·o della soluzione. Alla visita ùella sera l'ammalato era in piedi e più non aceusm;a tanta molestia nell'iucedeJ'e, il goùfiore solo <! la ùtu·ey~za d'entrambi i testicoli non mostrarono miglioramento alcuno, nel potevano per la brevità eccessiva del tempo della incominciata cura. Si riu.pplicò la sera stessa la suddetta soluzione, e negli altri tee giorni successivi, bastat·ooo otto pennellazioni solamente per far del tutto scornpm•ire il gonfiore e la dttl"e%::r.::t doi testicoli: r epìdidimo solamente mostrava ancora lie~.ssinw tt·acce di gonfiore c di durezza. In c1ueste condizioni fu messo l'infermo .in uscita il giorno 11 dicembre, contando perciò soli cinque giorni di cura. La blenorraggia, durante questo brevissimo periodo di cu~a dell'orchite non rìcomparve affatto. za Osser-vazt·on(1. - F....... Galdino, carabiniere, veniva


330 accolto in qu~to nosoconùo, il 20 novembre 1870, per orchiée l!l'l énort·agic·a. Contrasse la blenol'ragia nei primi (ti ottobre, che curò dietro parere d'ttn mèdico civile, CO'n purganti, bevande dìm·eqche e balsamici a dosi piuttosto alte: ne ritrasse marcato miglioramento, non restando dopo 1111 mese circa, che la solita: goccetta. In un bel mattino, e proprio il 17 novernb1·e, esistente tuttavia la goccetta si accinse a dividere della legna; e p et· mancanza di strumenti addatti, credette r aggiungere lo scopo cou s'alti bruschi della persona sovra di essa. Pel momento non risenti di siffatti sforzi, ma dopo poche ore vidde gemere da1l'utetra qualche goccra di sangue, ed il testicolo sinistro farsi dolente. Nel di su ccessh·o per 1:agione di servizio ebbe a pe•·conere a piedi circa 14 chilometri d:i strttda, e fu clo'p'o tale mal'cia, che il dolore del testicolo si esacerbò da rendérsi insopportabile, come pure a crescere questo di vo1ume e di durezza, una colla pelle dello scroLò che mostra>asi distesa, edematosa, ar·rossita ed alquanto dolente. VMne l'infér'mo nel di seguente inviato a questo spedale. La st0r-i'a nosografìca al mattino dél 2 1 r accolta è la seguente: Pelle dell'o scroto distesa, edematosa, di colm' roseo e dolentissima al benchè lieve maneggio: testicolo sinistro cres6iuto oltremodo · di volume da rappresentare il doJipio del destro : che era affatto normale : la sua durezza quasi lap.idea: di molto dol'eDte alla pressione, ed iVdolore s'it'~ r adiava verso l'inguine lungo il co·rdone spermatico: l'epididit\'lo del pari gonfio, duro al tatto e dolente alquanto. La blenorragia affatto scomparsf.J, anche sotto la fo1' ma di goccetta. Altra malattia venerea o sifìlitica l'infermo non sofferse per lo innanzi. Gli organi tutti dell'economia funzionavano fiosiologieamente. La sua costituzione era piuttosto gracile, flemmatico il suo temperamento, normale il suo sviluppo scheletricq.


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Nei primi quattt'O giorni di cura Yennero sullo scroto praticate le frizioni di pomata di belladonna e mercurio senr.a vantaggio di sorta : che anzi i sintomi obbiettiYi Ct'ebbero d'intensità, del pat'i •Che i snbbiettivi, recando il dolore molestia indescrivibile all' infet'rno. Al quinto giorno venne pér la prima volta applicata sullo scroto la soluzione di nitrato d'argento ; dopo poche ore. come asseri l'infermo, il dolor e erasi oltremodo n1itigato, ed affatto scomparso il gonfiore della pelle dello scroto, che aveYa ript'ese le sue grinze not•mali e gli altri caratteri tutti fisiologici, meno il colorito eli lavagna: più esso non era dolente alla pressione. Dòpo la terza arJplica7.loue ùi detta soluzione, il dolore scornpat've del tutto, ed il testicolo sinistro si ridusse ad un terzo quasi del suo Yolume, scemando pure la sua durezza. Nei dì successivi si continuò l'uso di essa soluzione sino al 14 dicembre, in c.ui l'infermo venne messo in uscita perehè completamente guat•ito. Lo scolo uretrale dura11te il periodo della r,ura, che ftl di 24 giorni non diede segno di vita. · 31\ Osservazione. .:._ M....... Antonio del 18° reggimento fanteria, ricoverava in questo speciale il 23 novembt·c 1870 pet· orchite blenorragica, sopravYenuta ad una blenorragia esistente da un mese cit·ca, e di cui si contagiò a Milano sul principio dello stesso mese. Durante i primi stadi dello sc{)lo uretrale, da pet·sone affatto profane dell'arte medica gli vennero somministrate delle pillole, di cui non seppe t'iferirne la composizione, per le quali lo scolo migliorò sensibilmente. Lt'l. sera del 22 dello stesso mese persistendo tutta.Tia qualche traccia della blenorragia 'cominciò l' infermo ad avvertire un Lieve senso cll dolore al testicolo destro. Nella notte successiya il dolore crebbe d' intensità talmente, da condannarlo a letto, dove visitato dal Medico del Corpo, venne da questi nello stesso giorno inYiato a questo spedale. Per lo innanzi l'ammalato asserisce non aver sofferto altra malattia venerea o sifilitica. La sua costituzione era gracile,


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flemmatico il sùo temperamento : .normale il suo sviluppo scheletrico·: gli organi tu~ti dell'economia nello s~ato fisiologico. IJ quadr-o n,osogr~afico registrato al. mattino del 2'3 è il seguente: Pelle ·dello scroto normale e solo in .alcuni punti lievemente arrpssjta: entrambi i t~<sticoli di volume e consistenza normale: affatto mancante ogni sintomo ,di raccqlta siero~a nella vaginale od ln altri punti contigui. L,ieve senso di dolore al testicolò c1es~ro. Flogosi uretrale nello stato eli risoluzione non aecusando più l' infE?rmo senso di brueiore li.lngo il canale, nè stimolo fi.·equente d' urina.re e manifestando il' materiale di seerezione 'i caratteri eli vero e puro muco - affatto mancanti l sintomi generali. Per la niuna gravezza de' sintomi dell'orchite, l'attenzione del Capo Sez.ione alla cur a definii;iva dellç scolo uretrale fu rivolta, thlascianclo , pel moment.o quella clell'orchite. A tal nopo si somministrarono per via internà gli .oi·dinai'i balsamaci. Dopo due giotni di sifl'atto curativo trattame(tto, mentrP da qn l11:to la hlfmorragia scomparve affatto, cominciarono dall'altro i sintomi dell'orchite a rendersi più intensi e manifesti: crebbe smisuratamente il volume del testicolo ·clestrn ' ' e con esso la sua durezza : si fe' lancinant~ .ecl ilitollerabile il dolore dei! o stesso : la pelle dello scroto non più nello stato normale, ma tesa, lucente, arrossita e sensibilissima a qualsiasi benehè lieve manovra. Si bagnò senza frapporre irtdugio di sorta lo scroto colla soluzione di nitrato d'Rrgento, e basta.ro1w dve sole . Jlennellar,ioni per veder scemati ,notevolmente i fa,tti di acuzie. La pelle dello scroto ripre.se i suoi caratteri :fisiologici, meno il colorito nerastro : il testicolo destro il suo volume; la . sua consistenza e la sua forma prirniti'>:a·: il dolore affatto. cessato fin dalla prima applicazione della soluzione. Si continuò nei giorni successivi l' uso del liqqido dello Girard. A\l'ottava pennellaz~one; quando il pro' eesso flogistico del testicolo destro era del tutto . r}solto, l'infermo accusò lieve senso di dolore al testicolo sinistro '


333 >Che 'in par:l tempo erasi fatto . più duro' al tatto e più gonfio. Bastarono poche a.ltl'e pennellazioni per far scomparire questi nuovi e lievi fatti sopraggiunti. ' Nel giorno 13 dicembre si sospese l'uso della soluzione ·dello Giratd per continuare quello dei balsamici per via it'lterna quando ricomparse la blenorragia. . Il trattamento balsamico durò fino al 23 dello stesso mese, in cui l'infermo venne messo in uscita completamente guarito e sem~a postumi di sorta. I giorni di degenza dell'infermo nello spedale furono 30, di cui bastm·ono 18 solamente per guarirlo affatto della òrehite. 411 Osservazione. - P ...... Giovanni, degente al N. 488 çlella sala, si contagiava di blenorragia sul priilcipio di novembre 1870, che cur ò dietro parere d'un farmaeista per 20 giorni · citca col balsah1o a dosi piùttosto esagerate. Tras(.lorsi appena 4 ..giorni dalla completata ed efficace cura antìblenorragica, cominciò l'infermo ad avvertire un senso di aolore e eli peso ai' testicolo sinistro, ìl di cui volume e c'oth sistenza erano in pari temp'o· cresciuti in una colla pelle' dello stw0to, éhe dolente, arrossata ed àdematosa erasi fatta. P er la: manifesta orchite blenorragica 1renne il Paolin inwiato a questo nosocomio, dove r icoverò il 28 dello stesso • mese. Wl mattino del 29 registrammo il seguente quadro ,nosografico : Pelle dello scroto clist~sa, edematosa, arrossata e dolente ai tatto : il testicolo sinistro oltremodo gonfio e duro : il des~ro normale: il primo dolentissimo, il secondo affatto indelente: lo scolo uret1'ale affatto cessato. .P·e r "'lo iriilanzi l'infermo non sofM altra malattia venerea ò sifilitica. La sua costituzione ePa gracilissima, il. suo tem'})eramento flemmatico: poco svilullpato il suo sviluppo scheletrico. Gli organi tutti dell'econon.1ia nello stato -:fisiologico. Applicassi immediatamente la sohtzione delio Girard sullo scro.tO. Alla visita della sera l' iùfermò asseri che il dolore tanto Giornale di Med·ic. milit. 1871.

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molesto al mattino era di molto scemato, benchè non del tutto scomparso. CoJl' ispezione ravvisammo la pelle ~lello scroto ridotta allo stato fisiologico. Si riapplicò la soluzione nei ili successivi e bastarono tre a.lke sole pennellazioni per far del tutto scomparire il dolore, e ridursi il testicolo sinistro d'nn terzo quasi del suo volllme, scemando del pari la sua durezza lapidea. L'uso di detta soluzione si continuò fino al 21 dicembre, in cui >enne affatto sospesa non scorgeudosi pitt alcuna benchè lieve traccia della malattia. Dopo pochi altri giorni eli riposo venne l' infermo mes,so jn sortita il 30 dello stesso mese contando pe•·ciò 32 giorni di degenza, di cui bastarono 23 solamente per guaril'lo delln sua affezione testicolare. 51\ Osservazioue. - G...... Valent ino, degente al N. 652 della sala, ricoverava in questo spedale il 5 dicembre 1870 per orchite blenorragica. Racconta non aver sofferta altra malattia venerea o !ìifiliticQ. pria di contrarre una blenorragia a Napoli sul principio di novembre dello stesso anno, per la quale venne curato in quello spedale divisionario pel' 20 gi'orni circa, e d'onde sorti completamente guarito. Raggiunse il suo battaglione a Como negli ultimi giorni dello stesso mese e dopo che per 4 o 5 giorni ebbe prestato sel'vizio senza incomodo di sorta cominciò ad avvertire un senso di peso e di dolore ad ambo i testicoli , chè cPebbero pure di volume e di durezza. La blenorragia che affatto era scomparsa ricomparve sotto la . forma di goccetta al sopraggiungere di questi nuovi fatti. Alla visita mattinale del 6 dicetnbre rac,cogliemmo la qui appresso deseritta storia nosografica : P e1le dello scroto distesa, edematosa, d'aspetto risipe~aceo e dolentiSSlma al benchè lieve maneggio. Il testicolo sinistro d~ molto cresciuto di volume : la. sua durezza quasi lapidea e clolentissimo alla pressione. ' Il dolore, a detta. dell'infermo s'irradiava da un lato al perineo, e dall'altro al canale inguinale fin quasi alla fossa iliaca corrispondente: la sua intensità e~· a tale da obbligare


335 l'infermo alla posizione supi11a colle cosci e flesse sull'addome. Sintomi gener~tli affatto mancanti. La costituzione dell' infermo era fortè.: il suo temperamento sanguigno, il suo sviluppo scheletrico normale. Gli organi toracici ed addominali nello stato normale. Senza frappor re indugio <li sorta si applic6 sulto scroto la solniione di nitrato d•argento. Alla v~ita della sera l'infermo ci riferi che il dolore era di molto scemato. tanto da permettergli di levarsi dal letto. Coll'ispezione potemmo copstata1'e ello ht pelle dello scroto aveva affatto ripresi i suoi caratteri uorma1i. Si riapplicò la soluzione ed all' iudomani il Gr·illo mostravasi d'aspetto p_ih gaio, per aver potuto nella notte · conciliare il sonno, tanto era scemato d' inteHsità il dolore, benchè non t~el tLttto scomparso. Si continuò ne' di successivi l'uso della medicina con miglioramento sempre piì.t . notevole dell'affezione testicolal'e. e,ssendosi il testicolo e l'epididimo di mollo ridotto di volume, oltremodo scemàta la loro durezza, ed il rlolore affatto scomparso. Nella notte del 12 al 13 per cause del tutto ignote il do'lore al tes ticolo sinistro ricornparve, e con esso r iapparvèro i feuomeni flogistici dello scroto. Sospeso dal capo seziQne, non sapremmo dire per quale clinica veduta, l'uso della soluzione si fecero applicare al pel'inco otto sanguisughe, somministrando internamento gli Ol'dinari bàlsamici. Al mattino del 14 pe1' espresso nostro desiderio si riapplicò la soluzione, di nitrato d'argento s ullo scroto, e se ne continuò l'uso fino al giorno 24, in cui piil non si scorgeva traccia d'orchite : il testicolo e l'epididimo sinistro, a±l'éttto normali: pelle dello scroto fisiologica : lo scolo uretrale del tutto cessato. A maggior tutela del successo favorevole ottenui:o restò l' ~nfermo per parecchi altl'i giomi in sala e proprio fino al l o gennaio 1871 in cui fu mess'o in uscita completamente guarito. I giorni di degenza fnrono 27 di cui soli 19 bastarono per guarirlo affatto dell'affe}:ione testicolare.


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6 11 Osservazione. - Il 16 ottobre dello scorso mese ritot·nando dal campo di Somma G....... Giuseppe, soldato nel 5" battaglione bersaglieri degente al l\. 654 rlella sala, cOnLI'Usse a l\Iilano un 'uretrite blenorragica. P ei primi 10 o 12 giomi dietro parere di up faemacista fè largo uso di <lecotti di rnalva o <li altre bevande, di cui non SOJJpe •·ifel'irne la composizione, le quali tutte ,·alsero a scemare l'intensità del male e principalmente il hl'uciore, r incordazione. lo stimolo feef!uontc d'urinare, ecc. Pel morbo nretrale non resta v n che lit blenorrea detta ordiltariamente goccetta, quando l'infermo cominciò ad 'ay,·eJ·ti•·e un senso di peso e eli dolore al testicolo sinistro. che in pari tempo erasi fatto più 'oluminoso o più duro del d8$tro. Il 13 novembre dello .stesso anno venne per tal morbo dal 11\eilico del corpo inviato a questo spedale. Al mattino drl 1-1: rilevammo Y.uanto appresso <li nosogr-afico: Pelle dello scroto di colol'e e con:sisienza normale : il tAsticolo sinistro !lm·issìmo al tatto, alquanto più voluminoso del destro, ed oltremodo sensi bi le. Il dolore, a detto dell'in1e•·mo, irradiandosi nl perin~o e lungo il cordone spermatico et·a insoprJOrtabile tanto da impedirgli qualsiasi movimento della pe1·sona. Lo scolo uretrale persisteYa tuttavia sotto la forma di blenorrea. Per lo innanzi l'infermo riferì non avere altro morbo sofJet·to o \enereo o sifilitico. La sua costituzione era forte, il suo temperamento sanguigno, lo sviluppo scheletrico normale. Gli organi tutti dell'economia nello stato fisiologico. Si prescrisse immediatamente dal capo sezione la pm· troppo nota pomata di belladonna e met·curio per frizioni sullo scroto. Trascorsero dne giorni di questa cura senza pet·ò Yan~gio alcuno dell' infermo: che anzi il dolore era maggiormente cresciuto d'intensità. A sollevare l'infermo dalle graYi molestie del doloro vennero al terzo giorno applicate al


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periMo G mignaitc, le quali scemando l' iperemia attiYa. degli organi fl.ogosati e quindi l'eccessiva distensione di e~si P principalmente de!Ja. vaginale, prodnsset·o un lieve miglioramento ùel morbo per essere alquanto scemato d' intensitc't il dolore. Si ritoruò noi giorni successivi e pm· circa dicci giorni ancora all'uso della predetta pomata ri::~olYente senza perù marrati Yantaggi, persistendo tuttavia il doloee benchò meno intenso e la dm·czza e gonfier.za del te:;ticolo sinistro. Ftl dopo tante cure infl'uttuose che nel giorno 25 dello ::;tes~o mese venne per l::t pl'ima fiata applicata. stùlo scroto la :soluzione di nitrato 1l'tu·gento. Alla visit.'\ della sera 1' infermo era più gaio e con fisonomia meno abbattuta, per es::H•re del tutto scomparso il clolot>e, e pet' aver potuto conciliare pochP ore di riposo. Si rontinuò ne' giorni sucressin l'uso eli detta soluzione ed al sesto giorno il gonfiore e la durezr.a del tf'sticolo erano q11 nsi scomparse. Pet· cause all'atto ignote nella notte successiva il dolorr. ricompat·vc cosi in tenso come nei primorùi del male. una r.olla ùurezza e gon fìer.za del testicolo sinistro e con lievP resipela dello scroto. Si rinpplicat·ono pe1· siffatte nuovf' drcostanze altre G mignattc al perineo, che come prima non pt•odussero che lievissimo migliot•nmcnf.o, esseudosi il dolot'e r eso meno molesto, restando pel'ò iLumutatc lo ronclizioni del gonfiore e clneezza dell'epididimo e del testicolo, non che della rr--sipela. scrotale. Xel <li susseguente pel' espresso nostro desidct•io si riapplicò la soluzione di nitrat<1 d'argento la quale in poche or e fece aflàtto scornparil'e il dolore, nonchè qnella lieve resipela dello scroto. Nei di seguenti fino al 25 del successivo mese fu continuato l'uso di detta sol~ionc : il gonfiore e la dtwezza. del · testicolo :scomparvero affatto, lo scolo Ut·etl·alc del tutto cessato. Restò l' infermo pet• mera cautela altl'i 6 giorni nella sala donde il l 0 gennaio 1871 sorti complet.'\mente guarito. COROLLARI.

Non ignorando eli quanto valore siano i corollari desunt da pochi. fatti ùovressimo qui far sosta lasdandovi Hber


338 nella interpet1·azione di essi e nell' inferime quelle> pratiche illazioni che ciascuno secondo le idee della scuola che pro-. lessa r.redet•à piì.t opp01·tune. La certezza però di non essere smentiti da ulteriori osservazioni, ed il dosid01·io di esporvi il frutto della nostJ·a pet·sonalc esperienza, n conferma di truella di non pochi nostri maestri ci epcitano ad assel'il'e : l o n dolore compagno indi visibile dell'orchi te blenorragica, in poche ore, ed ordinariamente dopo la prima applit•azione della soluzione di nitt•ato ù' argenLo scema ù' intr.nsità o scompat•e atratto. Finora la scienza altro rimedio capace di tanta benefica azione, se si esclude il Collodion, non r egistrava. 2° La d ttre?.~a ed il gollfìore .del testicolo e dell'epididimo r ibelli }?et' l' orclinat•io come postumi a qualunque altl'o tt·attl\mento curativo, sc.cmano d'intensità fin dalle primo bagtlature dello scroto colla menzionata soluzione por scomparire affatto dopo la sua pii1 o meno protratta applicazione. 3° P uolH la i'30htzione in e~arne seHZn incouveniento di sorta in qualsiMi caso dell' orchite applicat-si, non escluso c1uello d' es'tt'ema acuzie, come indLlhbiamente cla' pochi casi surriferiti si rileva. 1° Il moderate l'eccessivo siato congestivo de' tessuti fio. gosati la merc~ gel sanguisugio locale vnle alcune volt.e a rendet•e piit pronta ed efficace l' azione modificatrice del nit.t•ato d'argento. La prima cd tùtima osservazione valgono a confePmn. dell' as::;et'to. 5° La pelle dello scroto se infiammata anzichè mostt·ar E> ::>egni d' irl'itazione maggiore, riprende i suoi caratteri fisiologici, meno il . colorito ardesiaco, dopo la prima applicazione rl<'lla solu?.ioue dello Girat·d. 6° Lo scolo uretrale concomitante sotto qualsiasi intensità c forma, giammai t'iLrae svantaggio dall'applicazione di •letta soluzione stillo scroto, se non gio\amenf..o. 7° La dmattL della malatti.n in mccl\a fu di 18 giorni , il minimo di 5, il massimo di 21. P temesso ciò puolc dalle poche osservazioni L'accolte de-


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dm·si un apprezzamento assoluto sull'utilità della soluzione di nitrato d'argento nella cura dell' orchiti blenorragiche1..... Puole tl~arsi anche unendole alle altre dello Girard., di Iriedici militari dello spedale di Gand, del Primo F el'rari, del Pellizza.ri. del Oristofoli, e dell' Occbini ili Firenze?..... In modo assoluto no l crediamo; relativautente si, massime ·se si rifletta alla inutilità, come dinanzi enunciavamo, della maggiOJ' pal'te di farmaci a c.omhattere U morbo in esame ed i suoi postnmi irt ·special modo dalla pratica finora adoperati ; ed a' clifettl di alcuni alL1·i, che tanta fama presso i patologi pratici negli ultimi anbi si acquistarono, com.e il Doll.odion del Bonnasont, le liste di diachilon ec. Amessa r utilità della soluzione del nitrato d'ru·gento nella èur•a delle orchi ti blenorragiche , quale azione medicatrice ~ssa spiega sui tessuti del testicolo e peritesticola!'i infiamn1ati ?..... Quali modiflcazimù in essi induco ?..... Hoc opus hic labor est. Importando la soluzione di si a1·clui quesiti, la necessità di invadere il campo della. fisiologia. 1)atologia , ed anntomia patolqgica in un modo più ampio, che non s' addiea ad un <tlinico sommario, e pet'ciò èhe facendo qui sosta promettiamo •eli prenderli ·a tema cl' altro nosko lavoro. . Son 'queste le poclie osservazioni, e le pochissime idee, su ctù richiamavamo la lor o attenzione. Valgano esse di stimolo presso i miei collegi di maggiori e profOL1di studi acciò l'ultimo verdetto all' uopo venga _pronunziato. AGGIUNTA..

A ltre sette osse;·vazz'oni di m·clu'ti 'blpnorì'·agt"clw curate colla soluzione di nitrato d'argento nella sez2·one venerei d-i q·uesto spedale, lette nella conferenza del to aprile 1871. Ad ~ vitare inutili ripetizioni non tracceremo di questi altri pochi casi una de-ttagliata istoria nosogra.fia: diremo solo e brevemente della durat~~ della malattia ; di qnella della praticata cura dell'esito finale, ecc.


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7a. Osse'rvazione. - S...... l 0 Gi0vanni brigadiere nei. R. Carabinieri ricove1'ava in questo nosocomio· il 9 febbraio 1871 per orchite blenorragjca ipe1~acuta. Pelle dello scroto eripelacea, volume del testicolo sinistro Cl'esciuto oltremodo rirnp~tto al destro, sua ·durezza quasi lapidea: dolore insopportabile che dal testicolo affetto si irradiava all' inguine ed al perineo : scolo uretrale affatto c-essato. Mancanza assoluta di siiltomi generali.. La mattina del 10, 's'applicò la soluzione di nitrato d'argento sullo scr oto. Alla visita . serale il dolore era quasi affattç> scomparso: di molto attenuati i fenomeni d'acuzie tanto dello scroto Gome del testicolo. Si riapplleò la soluzione all' Il ed al 12, ed alla mattina del , 13. Bastarono 7 pennellazioni solamente per vedere scomparire affatto ogni traccia del morbo: Venne la rnane del 13, per ripetute istanze l'infermo messç> in uscita contando così soli 4 giorni di cuea. Osservazione. - B ...... Pç~.olo soldato nel 9° Fanteria, veniv~t accolto in questo spedale il 3 gennaio 1871 per orchite blenorragica sinistra .cronica. · · Pelle dello scrotoJ ·affatto normale : testicolo sinistro poco > più voluminoso del destro e di questo più duro : massimo gonfiore e durezza lapiclea dell'epididimo sinistro. Scolo uretr·ale tuttavia esistente sotto forma eli blenorrea. Poco o niun dolore allo stesso' testicolo ammalato. Non febh~·e nè· -altro sintomo obbiettivo o subbiettivo generale. L'anamnesi ci diede a registrare i seguenti dati importanti: Esistenza della blenorragia uretrale da circa -qiiattro mesi contro cui non valse rimedio alcuno. Durante lo. stadio -acuto di essa venne l'infermo assalito dall'orchite, di cui guarì completamente nello spazio di 23 giorni con. ripetuto sanguisugio al perineo, con pomata eli mercurio e belladonna sullo scr oto dapprima, e poscia con bagnatura d'acqua vegeto minerale ; r est{lndo di essa un lieve ingorgo del testicolo, con massimo dell'epididimo e durezza lapidea di questo. Per due mesi circa · l'infermo visse con un. benessere relativo, quando a' primi

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del gennaio 1871 ricomparve qualche ~intorno d'acuzie dell'orchite, peL' cui venne inviato a questo spedale. Nel mentre si somministravano internamente i balsamici per combattere la blenorrea, venne sullo scroto applicata la soluzione dello Girnrd, per ottenere la soluzione completa clell' ingorgo P-pididimico. Bastarono 13 giorni solamente per ravvisare la guarigione completa del testicolo con completa risoluzione dell'ingorgo dell'e})ididimo. Restò l'infermo sino al 16 del s uccessivo febbraio nella sala, sia per l'ostinata blenorragia e sia pÈw essere stato piì.1 volte assalito ,da febhre. ga Osservazione. - D...... Luigi, caporale nel 2° reggimento bersaglieri ricoverava in questo spedale il 22 gp,nnaio 1871 per orchite blenorragica. I sintomi locali che presentava l'infermo erano gli ordinari; vogliam dire: pelle dello scroto edematosa, 1 risipelacea: testicolo sinistro pii.1 gonfio e piò. duro del d~stro affatto normale : dolore insopportabile che dal testicolo ammalato s'irradiava verso l'inguine ed il perineo. Non versamento entrovaginale. Non sintomi di reazione g~neralc. La mattina del 23 s'applicò l' ordinaria soluzione di nitrato d' argento sullo scroto. Bastarono due sole pennella.;~,ioni per vedere scomparire affatto il dolore, e di molto attutirsi i fenomeni d' acuzie del testicolo e rle' tessuti pcritesticolari, e pl'incipalmentc della pelle dello scroto, che riprese i suoi caratteri fisiologici. Si continuò l'uso della solu:.~ione e bastarono 12 giorni di cura per veder guarito rlel tutto l'infermo senza postumo alcuno. Lo scolo uretrale che all' insorgere della orchite era affatto scomparso, diè segno nuovamente di vita ·verso ·gli ultimi tre o quattro giorni di cura, per cessare di bel nuovo e del tutto a cura completa, la mcrcè di qualche boccone balsamico internamente somministrato. L'infermo, non essendovi controindicazioni di sorta ,;enne messo in .uscita il 6 del successivo febbraio.


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lOit Osservazione. - T ...... Giovan Battista, sergente nel .20 r eggimento Bersaglieri, ricoverò in questo nosocomio il 12 gennaio 1871 per vasto ingorgo dell'epidimo sinistro, posttuno di orchite hlenorragica sofferta due mesi prima. L'anamnesi prossima, meno la durata della blenon agia uretrale, l'invasione dell' or chite sofferta, la durata della cw·a di questa c la. sua inèompleta guarigione altro non diede eli notevole a r egistrare. Contrasse la blenorragia verso gli ultimi di novembre del 1870 contro cui adoperò molti rimedi che non valsero a distruggerla completamente, ma solo a mitigarla. Durante il periodo di miglioramento dello scolo uretrale e proprio nella seconda quindicina del successi\'O dicembre, per cause affatto ignote venne r infermo assalito da acutissima infiammazione dei t essuti tcst.icolari e peritesticolari, conteo cui furono praLicati gli ordinari r imedi, non escluso il ripetuto sanguisugio al perineo. Fra i rimedi adoperati a cura inoltrata, è da 1:mno~erar.si il collocj,ion, che applicato per parecchie fiate, valse a scemare oltremodo il volume e r ingorgo del testicolo' affetto. La duratn. della cura fu di 28 giorni, r estando sempJ'e come postumo del morbo un manifesto ingorgo dell'epididimo. P er qualche sintomo d'acuzie manifestatosi nei primi di gennaio 1871 e princi]lalmente pel senso di peso e di dolol'C che l' infermo avvertiva ogni qualvolta era costretto per r ngion di servizio a restar molto teJUpo in piedi, od a camminat' lungamente venne inviato a questo spedale. I sintomi racc.olt i sono i sopraccennati: éioè vasto ingorgo dell'epididimo sinistro, dur ezza lapidc.:1. di questo : senso di peso e di dolore al perineo e lungo il canale inguinale. Non flogosi dello scroto, non versamento entrovaginalo, nè altro sintomo di r eazione generale ci tu dato raccogliere. Venne la mattina del 13 applicata per la prima volta la solur.ione di n itrato cl' argentq. Il dolore, una colla lieve resipela dello scroto scompar vero affatto, ed alla visita della sera l'infermo asseri sentirsi ol· tremodo sollevato. Si continuò l'uso di detta soluzione fino


343 al 12 del successivo febbraio per otteneee la completa ri-· soluzione del vasto ingorgo dell'epididimo : ciò che r ealwente si otte nn~ v enendo messo l'infermo in uscita completamente guarito il 17 dello stesso mese. Contò l'infermo 36 giorni di ospitalità, eli cui 31 solamente valsero a distruggere ogni traccia dell'orchite. V........ Domenico , caporale nel 11 a Osse?•'Vaz1:one. 17° Fanteria, v eniva accolto .in questo speciale il 2 febbraio 1871 pe.l' orchite blenorragica acutissima. I sintomi raccolti al letto dell'infermo fnl'ono gli or dinari, non escluso un lieve ingm'go erisipelaceo della pelle dello scroto. Il dolore che avendo origine dal testicolo sinistro amma'lato s' irradiava lungo il canale inguinale era insopportabile : il gonfiore e la durezza del testicolo affetto di poco sorpassM:a quella del destro ai1'atto normale. Lo scolo uretJ'ale esisteva t uttavia nel periodo però di decrescenza. Si applicò la man e del 3 la solnzione di nitrato d'a1'gento e Rel tempo istesso si somministrarono per via interna pochi bocconi balsamici per combattere la blenorr agia concomitante. Bastarono t re pennellazioni solamente per vedere affatto scomparire la resipela scrotale una col dolor e, che a detto dell' infermo gli aveva procurato l'insonnia per più notti. Si continuò per altri 6 giorni l'uso della solm:ione, ed alla .roane del 12 più non si scorgeva traccia dell' orcbite essendo afl'atto scomparso ogni gonfior e e durezza del t esticolo ed epididimo sinistro. Restò l'infermo fino al 19 febbraio nella sala pcrchè nòn gu arito completamento dello scolo uretrale: I giorni d'ospitalità pe1·ciò furono 17 di cui 9 soli bastarono per la cura dell' orclù te. 12a Osse1·vazione. - l\1 ....... Carlo, soldato nel 6° Reggimento Artiglieria, ricoverò in questo Spedale il 25 febbraio 1871 per or chite blenorragica. Contrasse la blenorrogia un mese prima che curò con decotti di lino con nitro , dietro i quali migliorò sensibilmente. Durante le feste del carnev-alone, e1->sendo suonatore di clarino ebbe a durare molte fatiche del suo mestiere , per

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le quali commcw ad avvertire un senso di peso e di dolore ad ambo i testicoli rhe crescendo d' intensit<ì. l' obbligarono a ricoverare nell' infermeria reggimentale, dove dimorò per 7 giorni circa usando delle bagnatlll·e d'acqua vegeto minerale snllo scroto. I fcuomerù flo·gislir·i anzichè scemare crebbero cl' intensità per cui vrnne inviato a qt1esto spedale. Lo stato attuale che :fll'csentava l' informo alla visita mattinale del 26 è il seguente : Pelle dello sCI'oto rosea, edematosa, sensibile al tatto: testicolo sinistro gonfio e duro al tatto una coll'epididimo, la cui coda mostrava una dur ezza lapidea : il destro affatto nOJ•male: dolori atrocissimi che dal testicolo affetto s' irr<\diavano al perineo e lungo il canale inguinale. ~on febbre, nè alll'O sintomo di reazione generale. Si applicò immediatamente la soluzione di nitrato d'argento : dopo 4 or e circa a. detta dell' infermo, 'n dolore el'a d'incanto scompal'so da perroettergli di levarsi da letto e fare qualche })asso nella sala. Alla sera i fenomeni sceotali erano d.i molto attuzzati: solo la gonfiezza e Yolume del testicolo crP.sciuto erano immutati. Si r·iapplicò la soluzione per altri cinque giorni solamente, che bastarono a guarire il i\1anf1·edi completamente e senza postumo alcuno dell'orchitc. Restò poi' mcra precauzione nella sala· fìno al giorno 12 marzo, in c11i ven ne messo in uscita.. I giorni perciò di degenza all'ospedale furono 15; quelli per la CUI'a dell'orch.ite 6. · 13a Osservazione. - B....... Giuseppe del 17° Fantet·ia, ricoverava in questo spedalc la sera del 22 febbraio 1871 per fehbl'e ed orecchioni. Restò per otto giorni circa nella sala di medicina fino a quando debellatn. la febbre e guariti gli ot•ecchioni non sopraggiunse l' or chlte, per cui fu traslocato nella sala elci venerei. L'anamnesi ci diè a regi.stral'c <li notevole quanto appresso. Contrasse l' inlermo la blenorragia duo mesi circa


345 pria che ricoverasse in questo nosocomio per le affezioni suindicate : Si guarì della stessi\. completamente e senza postumo alcuno nello spazio eli 30 giorni ci1'ca. Visse in un assoluto benessere nel mese successivo, nnchè venne assalito . da febbri d'indole ree.unatica, e dagli oreachioni. Appena scomparsi gli orecchioni, l'infermo asserisce d'ayér immantinenta avvertito un senso di peso e di dolore al testicolo destro, che in pari tempo più gonfio e più duro al tatto dell'altro si rese. · Lo stato attuale dell'in fermo alla visita mattinale del Z marzo è il seguente : Pelle dello scroto distesa alquanto edematosa, di colorito normale, poco dolorosa al tatto. Testicolo destt·o più voluUlU1oso e più duro del sinistt·o affatto normale; il volume cresciuto del primo, eccedeva di poco quello nol'lnale del secondo. Dolore insop])O'rtabile che dal te.sticolo destro s' irradiava al perineo e lungo il canale inguinale. Non scolo uretrale, nè sintomo alcuno di reazione generale. Si applicò immediatamente la soluzione di nitrato d' argento. Alla visita della sern i fenomeni dolorìfici subbiettivi era:p.o del tutto scomparsi : l'infermo come ci disse, piì.l non aven avvertito il dolore poche ore dopo l'applicazione dolla medic~na. .

Si continuò l'uso della soluzione fi110 al giorno 5 marzo, in eui ogni fenomeno d' orchi.te .era scomparso : postumo alquno IJ.on si riavvisava. L'infermo completamente guar.ito venne messo in uscita il 16 m!irzo, contando pet;ciò 22 giorni d'ospitalità, di clji 14 bastarono solamente per guaril'lo dell'ordhite. I l medico eli battaglione

NrcoLETTI VINCEJ:\'ZO.


346 RIVI!ST1\. DEi. G.IORJ\i&LI

Internationale Sehproben. - Prove internazionali della vista. (Pel dottor BtH.JRCHARDT. -

Casse}, 1810).

Il dottor Burchardt pubblicò testè cinque tavole, che giusta la ormai accetta denominazione dovrebbero ben dirsi scale di caratteri (Schriftscalen1, o scale tipogTafiche; ma che, con~tando di . figure (dischi) indipendenti dalle forme speciali dei caratteri, o leltere proprie della scrittura, e perciò utilizzabili nell'esame di quasiasi persona, anche illetterata, e di qualsiasi paese, ben a ragione egli appella p 1·ove interncl:donàli della m'sta. Per qua.ntunque in qnalcho modo si basino su principii. teoretici proprii dell'autore, pure riconoscono, come le scal'e del visus di Snellen, di Giraud-Teulon, di J acger, di Follin, di Perrin ecc.... il principio cardinale del rapporto proporzionale tra la grandezza.. dell'oggetto (cm·aitere, o figtu·a qualsiasi), e la grandezza dell'immagine sua sulla retina. In realtà tre sole di esse tavole sono destinate àlla d ~tcrmi­ nazione della sensibilità speciale della retina; la 4a e la 5" sono a vece particolarmeÌ1te destinate alla dctet•min·azione dell'astigmatismo. Come già dicemmo, le figure sono semplici dischi neri su fondo bianco : la tavola l a presenta i dischi maggiori, cont rassegnati col no .1600, e . di un centilnetro preciso di diametro. L11 tavola za presenta le serie decrescenti contrassegnat e dai numeri 500 (del diametro di 3 millimetri), 300 (2 J.!lillimetri), 150 (l millimetro) e 100 (% di millimetro). La tavola 3a contiene 13 serie pure pro·pqrzionalmente decrescenti, c contrassegnate coi numeri 60, 50, 45, 40, 36, 82, 80, 27 %, 25, 22 V~, 20, 18 e 10. - I dischi nei diversi gruppi presentano tutti una disposizione reciproca diversa, e tal fiata v'ha benanco nel gruppo un numero diverso di dischetti e ciò a scanso di confusio.n e c di equivoci, come vedr>emo. Il numero che contraddistingue i diversi gruppi esprime in centimetri la distam:a, alla quale dovl'ebbcro essere i d!schi facilmente distil1ti, enumerandoli prontarnente, nel caso 'di visione


347 perfetta, cioè; quando S=1(.1, cioè all'unità : la distanza effettiva in ce(ltimetri della visione distinta, divisa pel numero del gl'uppo dei dischi, esprimel'ebbc il grado reale della forza visiva del caso in esame : cosl se il N° 1600 fosse letto ad 800 centimetri, avressimo 800f.r 600 = lf!!, vale a du·e l' individuo avrebbe un visus debolé, e precisamente la metà del naturale, o meglio del · teoricamente perfetto. La tavola 4a presenta. pure sei dischi di un centimetro di diametro, ·non pet•ò pieni, ma si costituiti da 18 linee parallele eli eguale spessore; essi dischi costituiscono tre serio eli sei disclli ciascuna, che a due a due con opposte di rezioni presentano ~utte le più essenziali inclina,ioni possibili dei gradi m.cridiani - cioè: 0°, 10°, ZO<>; 9()o, 100<•, llOo, 30°, 40°, 50°, 120°, l 80o, 140o, 6Qo. ·10o, 80~, 150o, l 60o, 170°. L~t tavola. ;sn presenta finalmente grnppi di linee, costituenti altrettanti quadratelli, formati da linee parallele, di decrescente spessOJ.'e, e divise tra loro da spa;~,ii uguali ad esso spo:>sore delle linee, le quali presentano appunto grossezxa identica ai diametri dei dischcL~i degli ultimi due grnl)TJi della tA.voln ?a, e dci 13 della 3'\ Come è facile vedere esso ripl'oducono in proporzioni ridotte le analoghe figure ùelle t avole dello Schnellen.

Teo1·ia del le p1·m;c eli vz'sta pe1· la deter·minadone della acttità visù;a.

Nell'occhio umano la fnnzione visiva si esercita coll'eccit..'nnento delle fibre nervose che terminano nello sfl>ato a bastoncini della retina. Essendo le estremità nervose ·molto ravvicinate fra loro, in modo però, che tl'a duo fibre vicine trovasi sempre un piccolissimo spazio, la nostt·a vista, propriamente parlando, risulterebbe a mosaico, benché l'immagine capovolta e reale proiettata nel fondo dell'occhio che ecciterebbe il nervo sensorio specifico, sia continua, come sono continui gli oggetti che osserviamo. Ma noi siamo abituati a pércepit·e l'eccitamento di queste fibre separate come una impressione conti'rtua, quando tutte le fìbrille terminali sieno simultaneamente eccitate. La stessa papilla che non è impressionabile alla luce nelle comuni condizioni llon ci dà la senxazione di un punto cieco, che anzi vediamo gli oggetti tra loro separati, come un oggetto continuo se gli spazii che


348 li di>idono appaiono sotto un angolo visuale molto piccolo, cos't piccolo da non formare un interruzione nella sede delle fibrille nervee specifiche eccitate dall'immagine degli oggetti. Ma in queste condizioni non vediamo gli oggetti distintamente, perché non possiamo riconoscerli ad uno ad uno, e tra loro separati, quantunque da ogni oggetto sia proiettata un'immagine distinta. I punti eli 0,1 mm. di diametro e altrettanto distanti l'un dall'altro a 60 cm. dall'occhio appaiono come una linea t•etta.e continuatà. Avvicinando l'occhio fino a 20 cm. si scol'gc la 'linea irregolat•e, a Hi cm. si possono contare i punti; soltanto a quest'ultima distnu:1a si può distinguere un punto dall'altro. Io definisco l'acuità ' visiva (Sehcscbarfe), la facolti~ di dist inguere piccoli oggetti posti a una distanza relativamente grande dall'occhio. Essa si misurerà mettendo in rapporto la distanza, che gli oggetti hanno fra loro, colla distanza degli pggetti stcs:-:i dall'occhio, ossia pc1' mezzo dell'angolo soito il quale ogni distanza è percepitn dall'occhio. P er l'occhio normale ho trovato il l'apporto dl 1:1600, e l'angolo di 2, 15 mm. (coi·rispondente ad un'immagine retinica di 0,0081 rom.). Ìnvero mi accadde di csamlnnl'C alcuni occhi dotati di un visus (%) più potente, e per i quali potcvansi applicare i valori numerici di 1,2666, e 1,29 mro . (immagine retinica 0,00048 mm.). Codesto gl'ado di Yista però non fu da me osservato, che due volte, per ciò cJ•cdo giusto .d i fissare il visus normale (S= l) all'angolo di 2,15 minuti. ' La definizione da me ora data dell'acuita visiva si scosta dall'opinione popolare, secondo la quale sarebbe dotato di visl;a· acut..a quegli, che acl una grande distan;~a scorge un oggetto av· parcntemente piccolo, come un lume, una vela.. Questa opinione deriva in parte da ciò che, ordinariamente vi ·si confonde J"idea della facoltà d'accomodazione per le grand.i distam:c. Infatti un corpo lucente, che apparisca sotto un angolo visuale estremamente picculo potl'h essere veduto in modo distinto, purché l'in· tensità luminosa sia tale da eccitare il ne1•vo 'ottico anche in una sola delle sue fìbbre. Un occhio debole può scorgere una stella fissa, quand" esso sia capace d'accomodar$i alla luce paralella; e RUre in questo caso l'angolo visuale è infi.~itamente piccolo. Esscudo noi incapaci a éogliere e ùlifercnziarc questi angoli visuali infinitamente piccoli, non possiamo neanche utilizzare i medesimi, c


349 conseguentemente con loro i limiti di percettibilita degli oggetti, per la misura del visus) avvegnacchò ci è impossibile paragonarli fra loro. Io credo dover annettere una grande importanza al divario, che emerge dall'opinione popolare, e la mia definizione, poichè queJl'opinione può condurre a stabilire norme inesatte, , ed ert•onee specialmente nei regolamenti per uso militare. Snellen ha giustamente fissato ]_)et criterio del visu,s la facoltà di discerne1·e. lV!a il suo pl'incipio resta. sos~anzialmente pregiudicato in pratica, volendo egli, che le lettere, le quali si .vedono sotto un angolo di 5 minuLi debbano essere distinte da nn occhio normale. Distinguere le letter•e non è un atto visivo immediato, nè per conseguenza può somministrarci un sicuro criterio del visus; ma è invece un giudizio (atto intellett uale), il quale si fonda $Ulla distinzione delle singole parti delle lettere. Queste singole parti però, quando la lettera alla quale esse appartengono è vedut a sot~o l'angolo di, cinque mm. appariscono alle distan:te m~lto ineguali di un minuto (S), ùue minuti, e 3 minuti (0), e per conseguema nel 3o caso sa1'anno vedute tre volto più confusamente che nel primo. · Se, ciò nulla ostante, le lettere di Sncllen o.ffrono una certa utilità nella detcnninay.ione del vt"sus, ciò proviene dacehè quelle irregolarità. in parte si compensano. Le così detto lettere quadrate di Snellen, quelle che Snellen medesimo preferisce ai caratteri composti, sono i saggi meno adatti, e meno sicuri; e a renderli tali vi contribuisce non poco la forma, la quale essendo nuova per l'ammalato, riesce anco meno chiara. Per quanto io so, la maggior parte dei medici, preferiscono loro gli speciali caratteri. Io cercai d'evitare gli accennati f(Vantaggi "inerenti alla pratica .del principio di Snellen, ed a ciò pervenni sostituendo alle lettere eomRiute dei semplici oggetti. Partii dal principio, che un occhio normale discerne chiaramente due o più oggetti quando i medesimi difitano fra loro per lo meno ad un angolo di 2,15 minuti. Per la misurazione del visus in un dato caso non è necessario, cl1e di determinare la distanza alla quale gli oggetti di prova riuniti in un gruppo possono essere sicuramente contati, e il rapporto trovato confrontarlo col normale. (Gli oggetti stanno fra loro ad . una distanza già nota). Riguardo alla grandezza degli oggetti credetti opportuno di fate il diametro dell'oggetto precisamente eguale alla minima diGiornate di Medie. milit. 1.871.

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·350

stanz.a refiproca degli oggetti medesimi, perché così si ottiene una- condizione semplicissima, e il meJJo , che sia possibile arbitraria, e perchè da una parte il diametro degli oggetti superiore alla loto distanza reciproca osteJ•ebbe ag.li svariati e molteplici gruppi richiesti, e dall'altra l'esecuzione di oggetti più piccoli della loro distanza non sarebbe esente da difficolta te~niche. Una grandezza maggiore della: distanza tornerebbe ancora male accon~ia, in croanto oh~ allora le singble·parti di due oggetti vicini devono essel'e di troppo allol}tanate, e gli og·getti ;;tessi apparirebbero troppo facilmente. Riguardo •alla loro forma, la scelta deve limitarsi a :figure·regolari; cioè al .triangolo equilate·ro, al quadrato, a.l pentagono, all'esagono e così di seguito fino al circolo, chè i gruppi risultanti dagli oggetti, e il numero degli oggetti cost.itnenti ciascun gruppo saranno più facilmente composti, quanto minor' numero di lati hanno le ligure. Per questo le punteggiature circolari meritano lit preferenza, perchè elesse si adattano facilmente ·a forrnal'rfii gruppi irregolaJ:i. · n ,numero dei punti da riunirsi in . gruppi ri.sultanti da 2 o ;3 ,~ ppnti sono decifrati COJ;t troppa-facilità. Daltronde diffieilmente, o con poca sicur.ezza si . riesce a contare un . .numero maggiore ' di sei, quando la distanza dei punti sia sott<J un angolo. visuale piecolissimo. Per ciò nei miei saggi ho riuniti ~ gr·uppi preferibilmente di 4, di 5 e eU 6 puntegg~ature, e ne aggiunsi pochi altri di 3 e ili~ • In tutto ho riunitb sulle prime 3 tavole diciotto prove differenti. Il presente quadro dà in millimetri la distanza delle punteggiature delle .singole prove, la distanza alla. qual~ si fanho scorgere i punti di cia.scun g·ruppo dall!occhio , normale, e la ta-, bella su cui tro:vansi i varii numeri delle prove.· Per evitarer ygni scambio di numero,: ogni prova è contrassegnata da una cifra, che sta nell.a seconda colonna della tabella, la quale dà il\· Gen·Umetri la di~tanza alla quale i,gruppi, sono depifrati da un oçchio normale.

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I pr imi nove nume1'i delle prove non concordano nella composizione dei gruppi, c neppure nella ìoro fot·ma . Le ultime tredici pro\"e ( tav. 3) non cliflcrenziano fra loro che pe1' la grttndezzu. Ma in tutti i casi dove le prove sono 101'0 identiche, i loi'O piani giacciono in clire?.ioni diverse, ~ ciò allo scopo di garantirci dalla dissimulaàone della vista debole; con tale disposizione anch e senza coprire le prove più grandi si toglie al dissimulatore la possibilità di r egolarsi su quelle. Per impedil'e ai sim ulatori di indovinare la cifra dalYa ampie?.za delle prove si è disposLo in modo che la graudet?.a del loro campo non diminuisca nella stessa serie, come la distanza dei punti; que::;te due disposizioni sono Specialmente appl'Opriate alla IJratica mi!itar,e. Le graduazioni delle prove sono cos'1 nmuero::;e e così. J'av\'icinate fra loro per le piccole distanze che ci é possibile determinare il vùus non sol~ nell' cmetropia, ma 1:\llChe nella mio pia di ·ogni grado fino a 9 -tG senza l'uso degli opchiali. Coi ilaggi di .fagerx e di Snellen, i quali stanno n ell'estensio11e visuale di l uno l •;~ gradi, per molti miopi è necessario ricorrel'e ag:li occhiali. Questa

u·a


352

circostanza non solo l'onde. più complicato fel'ìperimento, ma pregiudica l'esattezza del risultato. Gli occhiali concavi portando il foco dci raggi più vicino alla l'elina, rimpicciolendo l'angolo vi:male e r imagine retinica, danno un grado di miopia maggiore del reale. I miei saggi ci mettono in grado di determinat'o quasi ::;empre il visus indipendentemcìl tc dalle accennate aberrar.ioni. n uolmi di non aver potuto ridurre le proYC a quella :finezza che -:i richiede per determinare senr.a occhiali r acniià visiva. nei miopi, che hanno il punto rimoto al di qua di 16 c. m. Ma. in cotesti g·radi di miopia in generale anche il visw; è diminuito ; pcnio anche in questo caso colle wie prove si può tralasciare l'uso degli llCChiali. DeYo ancora richiamare rattenzione su di una cau.tela che non deve trascumrsi nell' uso delle mie prove. Le distanze no1'rnali ili tutte le mie· prove i':ono calcolate, partendo dal punto d'incrociamcnto dei raggi e non dalla convessità della cornea. Se, come spesso avviene, si vuoi calcolar e da quest'ultimo punto, fa d'uopo sottrarre circa un centimetro da ogni cifra contenuta nella tabella. Questo errore invero ~di poco rilievo nelle grand i prove fino al N. 60, non così nelle provo 11iù piccole. P ertanto ho stabilito tutte le mie misure col lot'O punto · di partenza al foco dci raggi, cioè un centimetro circa cliott·o il polo anteriore dell'occhio. Re,qole pm· l'uso delle tavole 1. fino a 3 nella cleterminaàone dell'acuità visiva ( Seheschi.irfe). Si esperimentano gli occhi scpamtamcnte. L'ammalato volge le spalle alla luce) e le tavole ricevono la luce obliquamente dall'innanzi. . Il grado del visus (S) di un·occhio sarà espresso dalla ft•azionc il di cui numeratore sia eguale alla distanza (cl), alla quale l'occhio conta con sicurezza i punti costituenti i gruppi delle prove, ed il di cui denominatore rappresenta la normale distanza visuale (D) della prova medesima. Per esempio, se il paziente conta il N . 150 so~tanto sino alla distanza di 100 centimetri sarà S 10%50 = 2j3• Dol1biamo ttni notare che la prova 150 trovasi al di qua del limite della vista dist\nta. Ma non conoscendo noi al principio dell'esperimento il punto rimoto, e l'estensione d'accomodazione dell'occhio faremo meglio a valerci di una ·prova più grande come col N. 500 o 300

=


353 a seconda dell'ampiezza della camera. Se il paziente decifra cort facilita si allontana la prova finchè la medesima è ancora decifrata; mettendo in cquarione i valori d e D , si tPoverà il t:isil;s S = d!D, che in questo caso sar•à maggiore di l. Quando la prova non è letta alla sua normale distanza, la si avvicina gradatamente .fino ad essere decifrata ·con prontezza. Si ripete ln stesso con prove sempre più pi<icole .finché l'aumento della d i- ' stan1..a. reale non sta più in rapp~rto colle distanze normali. Lu equa~ione che per S dà i l maggior valo1·e rappresenta. il r•eulr vi$us dell'occhio. Questo processo ci conduco allo !;copo nella maggior parto dei casi; soltanto se in una miopi<t più di un 1j 1G, il visus ò norrnale, dobbiamo ricorr·erc alle lenti concave, le c1uali sono tanto deboli. che di poco ùlLcrano il risultato, e finalmente per gli occhi, chH banno il punto prossimo, molto al di Iii. ( come nell'afachia) son necessario le lenii convesse. Sospettando di sinmlazione di vista debole, col carnbiat>c le provr sì induce il simnlatore n. contrndirsi . Ho già notato più sopra che> coll'incostanza di rela~iono tra· h~ gmndezzn. del campo e la distanza dei punti riesco facile scoprire la ~Simulazione.

Le prO?;e di vista, quale ,nc;;:::o per detenninare il puato 1·imoto, il punto p1·ossimo e il nume1·o clelle lenti. Se l'acuita visiva ( S) diminuisce coll' allontanamento si tratta di miopia, in caso diverso havvi ommotr>opia o ipet'Jnetropia. Quando un occhio non perde di acuLezza v isiva coll'<~llontanamento, e vellf, ancora a distanza con occhiali convessi, qudl'occhio è ipcropico_; so la lente convessa anche debolissima gli diminuisce la .for~.a visiva, allora è emmetropo. Il riconoscere quesm condizione è co>=a assai semvlicfl (1uando si ponga mente che in una ipcrmetropia latente la sua presenza viene scoperta coll'atropinazione. . Più difficile è la determinazione precisa dei limiti d' accomodazione. Le difficoltà restano molto diminuite colle mie pr-ove, poichè le medesime rendono superfluo l'uso delle lenti. In generale è oppor-tuno, prima di determinare l'acuità visiva, procedere alla. determinazione del puntO pt·ossimo e rimoto. · L t· osscryazioni relativo ci sa.wmno d'aiuto per l'esame dell' apparatn rift>angente. Sia S = l. Il paziente deve òecifrarc le prove alla loro normale distanza numerica fino al limite della propria esten-


354 !\ione accomodativa. Ria S minore di l dobbiamo per una. data distanza prendere una pr-ova più g•·ande di ctuclla che cot•t·ispoudc a. questa distnma. Per esempio so 8 % clovr·emo esperimentare alla lontananza di 150, non colla pt•ova K. 150, ma 150 2ji, cioè il N. 800; alla di8fJinZ.'I. di 30 non colla pt'O\'fl 30, bensì colla provn l'J. 60,. e COf;Ì \' in.

=

Regole speciali per procedere all'esame. A) Dalla Miopia. La de1erminazione del punto prossimo si fa coll'esperimentat-o delle prove sempre piu piccolo alle relativo distanze. La distunza no••roale dell'ultima prova, la quale nell'equazione S - <VD da <tnoot•a il valore normale di S per l'occhio che si esamina, rappr.c~onta il punto prossimo. ru grazia dello piccole dimensioni delle prove minOl'i si può !loterminat·e il punto pro!!8imo fino a 8 centimetri di dislanza senza andare incontt•o n grandi errori. All'incontro i cnt·att.er-i l'i no ad ot•a n::>ati, dei quali i Jliù piccoli sono calcolnti sopra una cli11tanzo. di lettura due, o tre volte ruaggi01·e della mia prova N. t6, in causa della lor.o granqezza; sono lotti molto al di quà lei \' Cl'O punto prossimo, e perciò questi casi reclamano il simultan eo uso delle lenti concave. P oe clotet·mi nat•c il punto rimoto, scegli<'ndo le relative provf". maggiori, doblJiamo a llon tanarci t.anto dall'occhio, finchè il valore, <:Ile risulta da d/n rimano ancor-a mas~imo. La renlo distanza norJIJalC' dell'ultima proYa rappresenta il punto lontane. Al di quà rlollo distanze ùa con.,ideral'5Ì ,p er i miopi , le p1•ove sono così minutamente g1•aduate, che a qu<'lltt di~Lanza nonnale puossi bonìR.c:;imo sostituire il numero dello lenti COtlcavc ricert~ate. Sia pe1' esempio S - %· Se l'<ìcchio decifm il N. 18 n. l2 centimetri, il ~. lO a Il centimctl'i, lo stesso numero meno chiaramente a 10 centimetri, c nulla }liù a 9 ccntiml'tri. e d'altra parte decifra il N.· 30 a 20 centiwctri. il :X. :3~ un JlOCo oltrr a 21 centimetri, il N. '36 a 22 centimetri, il N . fiO a 28 ccntìmott'i, se ne conchludN'a che il puplo p1•ossimo giace a 11 contìmqtri, c il punto lontano a 21 cc:1tinl<Jtri tmter-iormento al focv dci raggi, e che l'estensione d'accomodazione corrisponde da 2 a 911 - 1f~i %:1· ('/9). L'occhio adunque Sltrà ad IIU tempo pre-

=


355 sbiopico, e miopico. Per la distan~a le lenti concave di %1 (%), saranno })er quell'occh io le più adatte. ,

13) Modn d1: 1wocede1·e pm· l'Ernmet1·opz·a> e Ipermet1·opia. Dopo ' eli a>er determinato il punto prossimo (como in un miope) si fa decifrare al pazien te le prove più grandi. Se egli riesce ad un metro, a 3 metri, e più, si arma l'occhio di lente convessa di Vw (%), o di %0 (V1), nelle condizioni eli un'occhio miope, e si determina J>OScia (come nella miopi a ) il punto lontano pet l'occhio munit-o di lente. Non si ha che da sottrarre dal l'ecìproco valore numerico della distam::a di questo punto il valore della lente conve,;sa , che si é adoper ata, e si a-v'"hi lo stato di rifrazione dell'occhio disposto per il punto lontano. · Per l'occhio p. sin 8 l, il punto pl'ossimo giaccia a 13 centimetri lontano. Se p tiumera senza lmrLi i ptmti delle prove 300, e 500, e con lenti convesse di 1; 16 anç!he il 25, 30 e 32, ma non più 36 e 40 alla distanza nor male, sarà 1/p %6 lj3g c il punto lontano rappresentato dall'equazione: 'VP = V:!'.l - V.w = - 1!32 . n punto achmque giace a una distanza negativa. di 32 centimetri ; in altre parole la lperopia e di%~ (%'!) l'estensione di accomodazione è buona poichè e di 1/i 3 + %!! = "/4 (%)· P e1' l'occhio r sia S l , giaccia it punto ]Wossimo a GO centimètri. Se l'occhio r senza lente n umera i pnnti della prova 500 alla distan1.a normale, e decifra con + V10 (i/0) il N. .2.2 % e 25 alle relative dìstanr.e, ma i seguenti numeri maggiori a distanze, che rimangono sempre al di dietro della norm n.le distanza si t rov~eà il punto rimoto dell'occhio r colla seguente equazione : )fr = 1/H. n punto lontano f:)i trovert\ alla distanza %~ - Vw negativa eli 4,1 centimetri e l' ipcropia Sal'à. di %~, l'esienzionc ,cli. ,accomodazione sarebbe di %0 ijtl~ = %5 (ifo). Si tratterebbe di ·Iperopia, e Presbiopia unite insieme. Se 8 v uole detel'minare il numero degli occhiali necessario, si calcolerà j l medesimo sopra 32 centimetl'i ùi ùistanzn, di lettm'a , o con ciò avendo ri-guardo, che un presbite abbisogna della metà rlella sua e:;tensione accomodativa per poter leggere. A.dunque gli occhiali 1jy sar~umo determinati colla seguente e'luazione 1j32 = ijx: + 1fy + metà dell'estensione aceomodativa, 1/~<~- ,.J- Vy e sostituendo i valori· sopra trovati : %2 v~ V2"

=

=

=

=-

+

=

-adunque 1fy = 1fs2 + Vu. -

+

%o= + V3o C

1 11~0 ·

1


356

Si darà perciò al paziente gli occhiali convessi di ifao· In molti casi di lviiopia, e di lpcropia sì ripeteranno, c si controllerauno le esperienze con nuove lenti. Anche qui le numerose graduazioni delle mie pl'OVO torneranno più comode dei caratteri fin.Q ad ol'n usati. C) 1Yre::zo per scop1·ire la siinula::ione deUa miopia.

I piil piccoli numeri delle prove sono i meglio adatti a questo scopo, perchè ncll'esperimcbto le tavole devono essere tenute molto vicine agli occhi, e con questa collllizione le prove più grandi sarebbero decjft·ate anche se si trovassero al di qua del punto prossimo, o al dì hi. del punto lontano. So il paziente accusa il punto lontano per esempio 21 centimetri dall'occhio, la lento convessa di Y16 ( 1(6 ) avvicinerà all' occhio il punto lontano di 9 centimetri, c se con questa lente è Clecift•ata ancora ia prova N: lO a 13 centimetri oppure a l(i l'individuo non sarà miope nel grado preteso, o non lo san\ punto. D'ultra par·te la simulazione di miopla sarà con sicurezza esclusa, S'e l'esaminato, il di cui punto prossimo viene allontanato a V16 ( - %) con una lente concava è capace di decifrare le piccole prove. Atropinando l'occhio non si ha· bisogno di lenti, nemmeno ::;c Il simulatore, il quale pure è. c.'lpacc di decifrare le prove alla distanza dél suo vero punto lontano, cercasse di esagera1'e una miopìa l'Cale in medioct·o grado. In questi casi non molto ral'i le comuni prove fin' Ol'à adoperate ci lasciano spesso in un grande imbarau.o, perché le medesime- mancando delle relative graduazioni di grandezr-a da adattaesi alle ùistanzo dei miopi (50 centimetri, anche meno ) costringono il medico a t·icorrerc alle prove di lettura, c queste collo loro grandi dimensioni compensano o diminuiscono la confusione, che nascer deve dall'immagine diff usa pt•oiettata sulla eetina. Perciò coll' uso di. 'queste prove il simulatore riesce sempre nell'inganno. All'incontro le mie prove oollc 11 gradazioni. che hanno per le distanze di 50 centimetri in più, .ci mettono in grado eli scieglere il numero clJe conViene. Il l)iù sicuro controllçl contro hL simulazione delltt miopìa ci è dato senza dubbio dall'esame oftalmoscopico a imagine diritta, previa airopinazione.


357

D) Dt'agn osi dell' astigmatùnno col soccol·so delle tavole 4 e 5.

La Lavola 4n è presa dal text types {or astigmatt.$rn del Dott. Pray. Ho disposto però le lineette non in forma di lettere; ma in dischi rotondi, e in varie (lirezion~ in numero di 12 a 18. Questa taYola deve esser tenuta. alla distanza di 60 centimetri dall' occhio, nel mentt•e che qnesto viene col'rctto per la vi:;ta alla data distam:a per mezzo di una debolissima lente concaYa, o di una forte lento convessa. (Questa correzione si riferisce al meridiano della più debole r ifrazione dell' occhio , e puossi credere, come ottenuta quando il par.iente con vista normale può distingu.ere i singoli punti della prova 60 della tavola 3; non necessita, per una maggiore esttttezza, ricorrere alle lenti cilindriche). So l'occhio è astigmatico, guardando la tavola tenuta perpendicolarmente egli vede le linee dei dischi non tutte egualmente distinte. Alcuni dischi sono decisamente lineati di bianco, e ner o, alL'ri sembrano come sporchi , e gTigi. Le linee più spiccate, e pitì. nere danno la direzione del mcridiaùo della più forte convessità corneale, se, come eli solito, l' astigrnati.s mo fJrovienc da ineguale couvessita della cornea. Il numero, che si trova vicino al relativo disco rappresenta l'angolo sotto il quale quel meridiano ·taglia il Jliano orizzontale. Se l'astigmatismo è regolat'e, cioè se i meridiani della più forte, c più debole convessita corneale stanno ft•a loro perpetJdicolaPmente, quel disco, che ~ta. coll' altro rcttamei1te cli::;tiu Lo a mo di reticella appm;ìsce molto grigio, c ciò pcrchè le liuce di questi tre dischi decorrono in modo da formare tra loro un'angolo retto. Dopo, che il paziente ha indicato quale disco vede più hero e più spiccato, dando0i così la dit·ezione dell'asse dell' astigmatism o, si porta la tavola 5 al postò della tavola 1 in modo che le due sÙisce lunghe, che stanno a h~lo della tavola 5 decorrano parallele colle lit1ec dapprima Yedute distintamente e coi loro punti spiccati , e neri. Si invita poi il paziente ad os:;ervare successivamente i quadrati format i di lince parallele della tavola 5, e indicare quale dci quadrati gli apparisca rigato, e quale nò. Si fa incominciare il paziente dai quadl'ati a lince più strette. La successione dei quadrati da osset'varsi, cominciando da un' an- · gplo della tavola si fa, avanutndo in una delle due sel'ie lat-erali, retrocedendo nella serie di mczz:o, c tornan do avanti nella ·


358 seco!lcla serie latet•ale. Non vi é bisogno di descrivere con parole all' ammalato la serie da osservarsi, basta semplicemente indicarglielo. Tosto, che l' ammalato accusa che l' nmo quadrato gli appal'isce ancora debolmente r igato ma che l' ( 'rt + l )mo quadrato non gli pet·metta di vedere più la rigatura, non si ba, che da confront\lre la seguente tabella pOI' avere il grado 1icercato dell' astig·matismo. NU!'.U<:RI delle r>~·ovc più piccole le di cui linee sono ancora distinte

GR 1\ D O

di Mtigmtuismo

:3

3 4

()

4

5

2 5 G 7

l

NUMEW

dc Ile prime prove che uon appnriscono più lineatc

8 9 lO

11 12 13

.

5

•

7

8 9

6 7

IO

.8 !)

12

10 11

14 17

12

20 24 30 40 50

l;~

14

14 15

15

»

'

Il resultato che così si ottiene non è esenlc da un' aberra?.ione, di cui ora faremo l) arola : ma è abbastanza preciso da concordare ordmarjarnento coi controlli, che si fanno per mezzo della lente di Stok es, o delle lenti cilinch'iche. Alla costruzione della tavola :N. 5 fui condotto dalle seguenti considera1.ioni. Per d.etCJ~minare il grado d' Astigmatjsmo io desiderava evitat'e le lunghe ricerche colla lente di Stok.es, o colle lenti cilindeiche, e sostituire loro un mezr.o pit'i pt•onto. /;l..nche il processo col quale si stabilisce il punto lontano mentre ·si mette davanti all' ocçhio una piccola fenditura prima in direzione della grande curvatura corneale ; poscia della piccola non mi coi'risposc. Così dovetti adoperare le lince parallele, la cui cl istanza reciproca diminuisce succcssiYarnente. M'accorsi bentosto non essere opportuno far numer-are al paziente le linee l) Cl'Chè


359

egli involontariamente le può indovinat'e dall' ampiezza delle singole prove. . , Non mi restava adunque per la valutazione dell'astigmatismo, che Yalermi delle lince di dift'nsione ( zerstreunglinic) corrispondenti alle singole linee obiettive. Con una sufficiente ampiezza della immagine di diffusione le immagini retiniche delle linee parallele devono rientrare lauto le une nelle altro dti copril•si a vicenda, e rendct' oosl im'(lossibile la perce?.icrne netta delle righe. Cogli oggetti a distanza sempL'C uguale dagli occhi l'ampiezza clelia immagino di diffusione dipende dalla grandezza dell'astigmatismo , c perciò può servirei di misura. Ma l'immagine di diffusione aumenta in r agione della clill\tazionc della pupilla. Credeva dapprima che l'ineguaglianza della pupilla fosse considerevole; ma gli esperi menti fatti colle Ìenti cilindriche mi persuasero del contrario. Ilo trovato piuttosto che la precedente tabella si può usar e in una dilatazione di pupilla di 2 % fino a 4 millimetr·i. Con una dilatazione , o con un ristringimento maggiore la tavola 5 fa vedere un gl'ado d' astigmatismo o t rovpo grande o trovpo piccolo. Kel secondo caso si potrà ricorrere alL' altropina, nel primo al calabar, o si rimedier•à col frapporre un diaframma rotondo del diametro di 3 fino a 4 millimetri, da tenersi esattamente nel _ punto centrale. Riguardo alla costl'uzione delle tavole 4 e 5 farò osservare ancora, che le linee dello. t.avola 5 val'iano <.la Q,l3 tlno a 0,8 millimetl'i. ·

Schobbens -

Tavola dei Reciproci (Annales d' OcutistiqtUJSj.

(St;S'I'O). Reci1woco d'un numel'O dice~i il risultato che si ottiene dividendo l'unità per esso numero : (i,). ll potere, valore od effetto rifrangente (R) d'una lt-nte è noto esprimersi col valore inver:;o della sua lunghcr.za focale pt'incipale

T.

(0: ~ = Buon numero di problemi d'ottica riduconsi a semplicissime operazioni da escguiJ':<i su i valori inver;:i o reciproci ;

r

± =; ±

~. cosl c,omunissimc interced~no le formole Le lenti denominansi con numeri indicanti la distanza focale


360 pt·incipale, e l'unitA di misura di essa distanza ò il pollice (anzi in generale il pollice francese); così lente N. l significa una lente d'un pollice di lunghezza focale principale, N. 2 di due pollici, N. % di 6 linee, ecc. Se questi numeri denominativi riduconsi ad una espt'CS:"ione 1lecimale i calcol·i c lo opot•azioni nece!olsarie nelle divc>J'so applicazioni pratici te ridurraunosi a semplici:;'limo e prontissime somme o sottrazioni. Per riùut're essi numet'i ad ell})ressioni decimali, non si lut che a clividet•o l'unitA (espressione della lente N . l) pct numero della lento t•ichiesta, ::;pingendo ben in{e$0 l'operazione più che possibile (in genet·e alla l()il cifra).

Cosi mentre la lento N . l sarebbe ra.pp1'csentnta dall'espt·essione 1,000000000, quella N . 2 sarebbe 0,500000000 N . 2 11~ » 0,444444444 100 » 0,010000000 A questo modo l'autore costruiva la seguente (avola che dà appnuto l'espressione decimale delle lunghe11zc locali delle lenti piu comuncmento usate qual tlotazione delle più ricche e coropiuLc coUezioni ottiche.

x

n

f.

l l

lf.t

':1ft l

•t..

l l lfz

l '% ~

n

'In

4,000 QOO 000 2,000 000 000

l ,:333 H33 333

,,, 4 1/t 4 1h_

4 3j, l ,000 000 000 0,800 000 000 0,666 ()6(1 007 5 lfl 0,571 428 571 5 'h.

"'

0,500 000 000

5%

v. O,.M4 444 4,14 o 2 lf:, 0,400 000 000 2

n

ljn

1jn

-0,250 000 000 Iii 0,125 000 000 0,.2:~5 204 '>22 1171 ~ 1/t 0.121 212 121 o2'>-) l)')') 8 lfz o, 117 Cl47 0:>8 o;zìò 52o ~~o ~ '% 0,114 285 71-t 0,200 000 000 0, 190 476 19 1 0,181 818 182 0,173 913 0-!4.

D

!) Lj4

9 'h.

9%

o, 166 666 067 •o

0,160 000 00() 10 •;2 2 a;~ 0,363 (i3G 3G4 0,153 844 154 Il 0, 148 1.18 148 Il lf2 6% :r 0,333 333 3:~3 12 0, 142 857 143 12 3 lf.-t 0,~07 G92 307 7 1 3 /z 0.285 714 :285 7 1ft 0.1:37 931 034 13 :J 3j,, 0,266 666 667 7 •A o' 13:~ 3:33 333 13 lf2 7i/; 0,120 032 258 14 6 lf.t 6 lf<>

v..

14 'lt

O,lll 111 111 0,108 108 108 0,105 263 158 0,10.2 5M 103 0,100 000 000 0,005 238 095 0,090 909 091 0,086 95G 521 0,08:3 33:~ 333 0.080 000 000 0.076 9-.2:3 077 0,074 074 074 0,071 428 571 0,068 905 517


36 1

n

1(n

t$

15 lf2 16 16 ll!. 17 17 lf2 18 18 1: 2 19 19 1'., 20

2l

23.

24 25

26

27

28 29

0,02.'5 000 000 0,024 390 244 O,OZ.i 809 5~4. 0.023 255 814 0.022 7Z'i 273 0,022 2'22 222 o,o21 13o 0.021 276 600 0,020 833 333 0,020 408 163

!iO

0,047 6 19 048 51 0,043 454 54.5 52 0,043 478 20 l 53 0,04 l ()66 667 54 0,04.0 000 000 55 0,038 tlfl l !338 50 o.o37 037 o:n 57 0,035 714 28G 58 0,0:34 4.82 759 50

0,020 000 000 0,01 o 007 8<13 0,019 230 769 0,018 807 925 0,0 18 5i8 5 19 0,018 181 818 0,0 17 857 143 0,017 543 860 0,017 241 379 0,016 040 133

0,033 333 333 60 0,032 258 065 6 1 0,031 250 000 62 o,o3o 303 o:~o 6~ 0,029 411 705 64 0,028 571 429 65 0,027 777 778 66 0,027 027 027 67 0,026 315 789 68 0,025 641 026 69

0.016 666 667 0,016 :393 443 0,016 129 032 0,015 873 016 0,015 625 000 0,015 384 615 0,015 151 515 0,014 925 373 0,014 705 882 0,014 492 754

.

ao 31 32

83 34

35 36 37

38 39

a)

. ..

1jn

0,000 666 6<'>0 0.06-1 516 130 41 0,062 500 000 -l2 0.060 606 000 43 0,058 823 529 41 0,0;)7 142 857 15 0.055 555 556 40 0,05-l 054 054 47 0,052 631 579 1l8 0.051 282 0::>1 4~

·- 0,050 000 000

22

1(n

no

n ~o

71 72 73 74 75 76 77

78 79

so 81 8.2 83

84

85 86 87

88 89 90

91 92 93 94 95 96 97 98

..

99

i(n

0,014 285 714 0.014 084 517 0.013 888 889 0,013 698 630 0,013 fil:~ 514 0,013 33.1 333 0,013 157 895 0.012 987 013 0,012 820 513 0,012 658 228 0,012 500 000 0,0 12 345 679 0,012 195 122 0,0~2 048 193 O,Oll 904 762 0.011 764 706 0,01 1 627 907 0,01 1 494. 253 0,011 363 636 0,011 235 955 0,01] 111 111 0,010 989 011 0,010 869 565 0,010 752 688 0,010 638 298 0,0 lO 526 346 0,010 416 667 0,010 309 278 0,010 204 082 0,010 101 010

~

0,0 lO 000 000

108

0,009 259 259

Applica::ioni, pe1· esempio: Equivalenza di due o più lenti ; della stessa specie - p. c. N. I O e N. 6:

=

IO 6

La lente cqttivalentc. tJJ

= 0,100000000

= 0,166666667 = 0,266666667. = 3 %·


.362 b) dz' dive1·sa spec-ie- p. c. N. 7 convergente e N. 21 divergente: si sottrae il minore dal maggiore 7 0,142857143 :> 21 0,047619048 <:

= =

Si ha 0,095238095 c.he saeà = N. 10 1(2 conver,qenta ( perché il numero maggiore spettava alla lente convergente). Con eguale seiniJlicità e pronte>~>~a si risolvono diver•sissimi problc.mi relativi alle lenti ordinarie, alle cilindriche ecc., dci quali l'autore dà appunto degli esempi, che omettiamo per brevità. Egli indica pure j] seguente semplicissimo mezzo per convct'tirc all'uopo i pollici in millimetri: i moltiplicano i pollici per 3 e da} prodotto si sottrae jj prodotto stesso, ma respinto d'un rango ver'So la destra : così 19 pollici = (X 3) 57 57 513 mm , Ognuno vede , che il 3 è qui per ·brevità sostituito a ·so, e che un pollice essendo 27 millimetri poco più, 6 appunto 30 millimetri meno un decimo (27 30 - 3 ). Ricordiamo però che se ciò sta, con un lievissimo el'l'ore (7tnm. per 100 pollici) p cl pollice del piede francese, non sarebbe più abbastanza esatto ed accettevole esso modo di calcolo applicato alle altre mist1re ottiche di uso in alcuni altri paesi; come è facile avvertire dietro il seguente ragguaglio:

=

Parigi = Cent. Vienna » Reno(Prussia)= » )) Inglese

=

Piede

Pollice

L inee

32,48352 31,61088 31,39488 28,47004

2,70696 2,63424 2,61624 2,53992

0,22558 0,21952 0,21802 0,21166

B. Ospitali e baracche. (Rod. Vmcuow.)

Da una lettu~·a (atta alla Società 1nerlicct di Bm·lù?,O. ( Continua.:ione). Paragonando i risultati ottenuti dalle baracche con quelli felicissimi che ci porse la caserma degli ulanì si è costretti a ri-


363

conoscere che i primi furono molto sfavorevoli considerandoli dàl punto di vista mcramente statistico; si ebbe in tutto una mort.alità del O per 100, pure questa cifra non ci appare tanto sfavorevole quando la si confronti con quella degli ospitali di campo in generale. :q risult.ato numerico ci condurrebbe in- questo caso a giudizii erronei IJ.uando fosse disgiunto dalla considerar-ione che le baracche .furono destinate ai feriti gravi. La societù. eli soccorso dovendosi attenere alla regola di non accettare che i feriti gravi e di traslocare prontamente i leggeri si è trovata nella necessità di èrigct•e un certo numero eli baracche cos't elette di tappa (tappen-baracke), destinate acl accogliere i feriti meno gtavi, da1• loro momentaneamente quel soccorso di che abbisogna::;sero o metterli ir1 grado di proseguire il viaggio per gli ospitali; si dovrà pertnnto tenere a calcolo che la mortalih\ nolle baracche fn · data esclusivamente dai casi più gravi. Avvi poi un 'altra circostanza che non deve essere trascurata a questo proposito od è che la slossa società di soccorso ha eretto un' altl'a baracca esclusivamente destinatt~ alla gangrena nosocomiale, c non solo per quei casi che si sviluppavano nel campo delle baracche ma anche per tutti qnelli degli ospit.ali di Berlino. Si può dire che la gangrena d'ospitale in questa campagna non assunse straordinarie proporzioni. D'un esito ancor 'più consolante ci è stata unn esperienza che tocca da vicino il problema dcJl'infezione. Et•a naturale clie l'erezione di nna })aracea per la gangrella nosocomia:le sullo stesso campo delle alt.re baracche avesse a destnr.e serie preoccupazioni pel' lo stato sanitario dei feriti : si temeva insomma che la malattia si propagasse ; ma dopo che si presero le opportune misure di··ubicazione, di preparazione di terreno, di abitazione permanante del personale sanitario ebbimo il piacere di constatare che nessnn caso di gangrena nosocomiale si propagò dalla baracca in questione a quelle dei feriti; c non astante la grande prossimità, non ostantol'inevitabile contatto·dcl·suo personale con quello delle altre baracche, non astante l'indubitata contagiosità della•gangrena nosocomiale non mi venne fatto .di consta.tare un .solo cooo di• contagio che sia uscito da:•quella baracca. Confrontando poi i risultati delle baracche in l rapporto alla gangrena con quelli dati dalla caserma degli Ulani si trova nella necèssità di aj.tenuare lo sfavorevole giudicio che a ·tutta prima si farebbe


364 sui vecchi edifici eli pietra u~ali a ricovero dei ferili. Otto furono le barJ}.cche toccbe da gangl'ona nosocomio.lc ed i casi di questa malattia furono sedici, la baracca destinata ai casi di gangrena ne rico,·erò 72 compre~i quelli Yenuti da luoghi lontani. Togliendo dalla cif'rn della mortalità quelle malattie che cngionanaeono la mor to l)HI' tutt'altra causa che po1' infezione l'isulta che i morhi di quest'ultima categoria non fecero uno Htraordinario numct•o di yittimc. Ciò nulla os.-tante rimane a tenore a calcqlo un non piccolo numero di decessi le di cui cau~e immediate si pott·ebbero comprendere nella piocT)1ia. So adunque l' istitu~i0 1 1 0 delle baracche non fu s ufficio nte acl evilnt'C assolutamente l'insorgenza della pioemia e di altre te1Tibili complicanze delle ferit~, non ostanU> le pii1 diligenti curo c attenzioni per parte dei medici, ci 1'0Hta ad esaminare la questione in (1ual modo vengano modificate le condizioni igieniche delle baracche dalla stagione invernale, in ctù per ragione dell'aumentnto freddo, non è possibile praticaJ'C la ventilazione con quella libertà cd abbondanza che si richiederebbe p et' · In cura <lei ferit i. Calcol.ando }JO J'ò il massimo o il minimo della roortalitt\ in r appol'to ai mesi non ci risulta in alcun modo che la stagione fredda abbia esercitato una perniciosa influenza . Ci tocca ora a trattare sulla qualità dogli stabilimenti da scegliersi, questione di Yitale importam~a e da un esame critiC{) doHa medesima ricaveremo i criteri onde risponde al quesito che si agita tra di noi in qual modo per l'ayvenire si abbia ad erigere ospitali. Già la questione era appena formulata dalle nostre autorità che molti si erano dichiar ati favorevoli al sistema delle. l>tu·accho; si disse che gli edifici in ·legno si erigono con mino1'e spesa, e che una bamcca resa inservibile si può facilmente demolire o abbruciat'e; argomenti che non sono aOàtto privi di valore; una baracca infetta si abbrucia e con una spesa relativamento piccola se no fabbrica una nuova. Si è constatato che la società di soccorso, ad onta delle grandi difficolta incontrate, si procurò le baracche ad un prezzo modestissimo. Tutto calcolato un posto por un infermo costò 90 talieri; conft·ontato questo prezzo con quallo degli spedali stabili esso ci dà una ditferen~a veramente colossale. Ma vi è una circostanza gri»Vissima che da so sola basterebbe a preoccupare seriamente i più caldi fautori degli spadali in legno ed è il pericolo d'incendio che conti ~Hlmente sovrasta a simili edifici. Quando si


365

pensa che ogni infermeria è abbondantemente provveduta di apparecch,i a gas, che il servizio è prest~to da personale il piu delle volte inesperto,. che accade. talvolta di dover accendere in tutta fretta le stufe poi sopravvenire di repentino n·eddo, possiamo ascri:vero a gran fortuna se ruuo ad ora siamo stati rispm·miati cla una simile sventura. Ma se ricordiamo da quali terribili incendi sono spesso devastate le città dei paesi nordici dove non si usano che edifici in legno ci appari1•a un temeral'io proposito quello di scegliere il legno per costruzioni di grandi spedali non solo, ma ancjJ.e delle baracche stabili: giacché coll'aver. invernic:;iato il legno~ col vetro liquido e intonacata la paglia con cret a non si i> tolto già il pericolo di un incendio ma debolmente allontanato. Ques~e sort le ragioni per le quali io avvcrl!ai sempre e decisamente l'.idca delle costruzioni in legno. n medico generale russo Haurow Ltz il quale ha visitato gli ospedali militari americani ci riferisce che anche là dominano Ji stessi timori, ed iu ogui angolo rlel fabbricato è riposta una scure onde poter abbattere prontame~tte la parte attaccata dal fuoco. Anche da noi non si trascurano certe cautele, specialmente quella di t eriere nna stazione ai gu~trdie a fuoco in mezzo al campo delle baracche; di più le comunicazioni telegrafiche ci mettono in caso di aumentnre prontamente il personale di soccor::so a norma del bisogno ; ma confessiamo esser queste regole di natura affatto eccezionale ed incompatibili con instituzioni no1'lDali e stabili. Perciò io mi credo giustificato nel rifiutare il legno per la costl'U7.Ìone di grandi spedali e reputo che la nostra città abbia fatto cosa savia e pmdente col costruire i suoi nosocomiali stabilimenti con materiale di 'Pietra. Fra i vantaggi inerenti alle baracche dopo il mite prezzo è a con~iderarsi la completa ventilazione. Per. questo rigum·do le baracc)l~ us~~e in qncst' ultima campagna non hanno cor1•isposto con q,uella perfezione cl;l.e da simili costruzioni generalmente si aspetta. Alla fine di luglio, quando tra la direzione generale degli spedaH,. le autorità cittadine e la società di soccorso si trattò della dispo~iz.~one complessiva dei lazzaretti-baracohe, il govecno espresse la persuasione che la guerra sarebbe giunta al suo termine ai prim_i di ottobre; perciò si credette inutile prettdere disposizioni• per l'inverno; s.i rifiutarono adunque tutti i provvedimenti lJl'OP.o~ti per la stagione invernale ed ogni cura fn rivolta ad otteGiorn. di Medie. milit. 24

-·


:366 nere spazio sufficiente onde ar;cogliere' un grande num.ero di feriti, tanto più che tem~vasi non accadessero le prime battaglie sul suolo .francese, nella •qual circostanza non poteasi far conto degli ospedali di quei luoghi. Il piano ufficiale fu dunque adottato. solo nella previsione che le. baraccì1e avessero ,a funzionare per il solo estate; i fatti a:vendo smentite le previsioni del governo il piano avrebbe abbisognato di essere modificato sensibil· .mente, ma non ci fu 'ormai possibile ~' 'introdurne che leggieri cambiamenti. · ' Dopo che per ~niziativa del medico gene1'ale dott. Steimberg fu scelto il luogo opportuno per il complessivo impianto dellazzaretto, tratt<tvasi di sceg:liere la j)Osizione · conveniente delle singole baracche: La conferenza acc~ttò la mia poposta nel far ' la quale ebbi speciale riguardo alia direzione dominante clei venti e alla comunicazione con un tronco ferroviario per t utti e tre i gruppi di baracche ( N. l del Governo, N. 2 del Comun~, N. 3 della Società di soccorso ). Le baracche di c~ascim gruppo furono disposte in modo da formare nel loro complesso un angolo acuto coll'apertura diretta verso la ferrovia, i di ·cui lati risiùtassero dalle lla~·acche, e quest'ultime così disposte che dove terminava la: prima cominciava la seconda e così di seguito alla distanza reciproca di venti piedi; l'asse longitudinale di ciascuna è perpendicolare alla linea ddla ferrovia, la quale attraversa il campo da Sud a Nord. Qi.1eàta generale disposizione, eccèttuata qualche piccola menda, è opportuna sott0 molti i·iguardi, ségnataì11ente per la facilità del servizio ~ per la libertà dell'aereazione. ta direzione di ciascuna bax:acca fu scelta appositaniénte da ·Est ad Ovest perché appunto i venti di levante e di 'pdriénte • sono quelli che dominano maggiormente, 'in guisa che da qualmicpie di questi due punti spiri il vento esso circol'a egualmente tra di• loro senza che si abbia a temere l' irifezione di una baracca per l'aria di un'altra; la distanza poi che esiste tra una ba:racca e l'altra è t ale che· nemmeno impedisce il passaggio del vento i di tramontana o di mezzogiorno. .c\.llo scopo di una buona ventilazione 'ci si presenta da st~diare un secondo punto che s1 riferisce alla posizione d'ella bàracca rispettivamente aJ terreno. Siccome era un'opinione generalrriente diffusa che ogni baracca dévesse costruirsi -sopra palafì.tte aa imi· tazione del modellg, américàno, così qualcuno del gruppo N. 2 fu


.,..,,.":\

367 élevata tanto dal' 'terren~ èhè si può passarvi sotto quasi a corpo. diritto. Ognuno 'vede .che ' i~ ql!es~a p·dsizì.one elevata si hanlì,o • dei reali ç,incontra;>htbil~ vantaggi in quèi terreni che 's'ono troppo umiài e minacciati ~a ' innonda~foni, o· in qualsiasi altrà svan'tag;-. giosa con'diiionè; ma non si comprende' ve~ameritè come possa· cader sceltR sopra siffatti terreni· per ì'·èrézi~mr 'di grahdi lazzaretti; destinare tln terreno infetto od· umido a quest'usò bis-o~na esseré' lO~zati dalla IÌecessità ~ome quella . di un assedio -d'una . foì·tezza. ed 1 allcira certamènte coriveÙgo,po le paltt.fitte.' In· hltrè còndizioni una piccola elevazione del ty-rrèn_o,.è .picl che s'U'ffiéiente. ' ' r l La S~9ieta di :r;occorso costruì. le sue baracche piuttosto · -v:r~i1~o· al terrèn~ e soltanto questo elevate un piede. o un -piede e mezzo, soste~utç da J?,iq?ole colo_11ne di m~~toni, questa distanza basta per lasciar circolare l'm'ia di sotto e-rinnovare l'atmosfera deU:.interno. Si può riténerc in massima cl\e c1uando la baracca è fatta · in lnogo puro ~ ~alJlhi!e non. havvi bisogno .di uno spazio sotto la medesima; 'natnralmcnte quando il tavolato presenta delle fessure che lascino penetrar~ l'aria di sotto fa d'uopo aver rigna~do che l'aria medesima non .sia j nfetta. · ' . Per : ~?-l~ tener~ .l~ pure~ZQ.- dell'aml;ienpe si va, Ìl~Con!ro. a~serie ditfkoltà:;. se qp~sto .è 1, libei:amente accessibile all'aria .e~terna- vi. B.Otl~a:u~p _penetl'al'e immondi:lie d'ogni so~:ta, se. il me'desimo non è accessibile l'aria ristagMt.~ e si raccoglie l',uro~dita suL pavimento. Se le ta:vple ,non ~o~~p a co~ttatto si~ intromettono nei loro- spazi le mlteri~ e sp~cialmente l'acqtta' usata per ~e layature ;- acJ- ov.evial\e,molti inco1~venienti noi abbj_am.o ricoeso all'uso ,dell'asfalto e mag~iqr, ·nç~.rte ~l.~!Je nostr~. ])arac,che ft;rono: costruite con doppia ìmp~lct\tura, nella quale ·i d t~ e tavolati staY;ano in. d~r$3zione ,crociata; s~ll ,sqcondo :(u inchiodato uno ~trato di cartone e sn,,qJ.leS0 fu stieso uno strato di asfalto. L'asfalto è prefel'ibile per rri,olti I"Ìgl:Hirdi4 al Celnento,• ma pr~sentà lo SYa1lyl}g-'giq r di .u na mitÌor durat~z . di scro~tars~ al minimo Ul'tO e' di scios·Fersi in ·p arte coll'acido fenico. . , -J ,· .i,\~l ott~11ere ,~r~~)l).eno imperfetta v~).ltilq~ione ci :s\an;w atten,u.ti al modellp: arner~can,o, i t~tti furono ,ll}llllj~t d! va,h ple mobil~ .yhe l!Qil,'>OÌl0 7sserc chins.e _d' inve~nç>, gr~tn 11~m~ro '4i ,fines~~~~ ~u5?.J)lo praticate, in tu~t~ la 1 ~un~he?;Z\1. degl,L e~i11zi e woltç spqrg~nti çt-ll~s'te;;np, e fin,a!.m ~~te alla fine d'ogni bara;cca si P9S~ 1.m~a, gr!fnd~.

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368 porta, innanzi la quale fu tirata una tenda di tela allo scopo eli. moderare l'ingresso di venti troppo forti e di impedire l' illgr esso ai raggi solari quando questi riuscissero mcoroodi. P er mala sorte le ostillate u.ioggie e le battaglie di agosto o di settembre non ci permisero eli godere a lungo del vantagfio di queste roodiftcazionj. La grande porta di cui sopra si ò fatta parola ofiH aucora altri .vantaggi oltre qitella dell'aereazione e del sole, cioè che si poteano con wtta facilita trasportar fuori all'aria libera gli ammalati nel proprio, letto e ·colla stessa facilità e prontezza riftirnrli quando si era colti dalla pioggia o da qualsiasi altro turbamento atmosferico. ( Continua) (Berline1· J9,inische Woch.)

Lettere chirurgiche dagli o~pedali di Weissemburg e Mannheim. (Professore BILLMTB ). (Continua;;ione) .

Dopo le allacciature. il Billroth passa in rivista i varìi processi coi quali"il chiJ•nrgo si propone di ottenére una chiusura temporaria. dell' a~>teria fino a che si organizzi all'apertura dell'artet•ia stessa un trombo abbastanza esteso e resistente da determinare l'obliterazione cleftnitiva. del . vaso sanguinante. Non trattasi di .provocare la trònìbosi ucU'interno del vaso, perciò l'arteria devo essere il meno ;Possibilmente maltrattat-a. La compressione digitale sarebbe a qttesto scopo molto addatta.ta, ma n el nostro caso è inattu'fibilo per le ragioni èhe furono altre volte indicate: Comprimere l'arteria mediante la flessione forzata del membro, come· ba pròposto Ade1mann, è un mozzo molto infedele, oltre di elle impossibile ad àpplicarsi quando vi è fratturò.. Altri metodi sono : la legatura sotto cutanea siroilé a quella del cordone sperroatico, secondo Ric6rd, passare sotto l'arteria un ago d'agopressura é sul medesimo legare l'arte d a , il ftlo cade quando è rimosso l'ago; bavvi inolltre l'aras4 emostatica, proces'so raccomandato d<J. ~an­ getlbeck, la chiusura dell'lii'ter'ia secondo Nendorfer ; tutti questi metodi sono ingegnosi, ma. non salvano l'arteçia dai pericoli stessi che porta con sé ~na èomune legatura. Onde i~ppedire la pressione immediata sul vaso, fu 'propòsta la legatura percutanea e


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l'agopressuva percutanea; a·J7~bidue corl'ispend.ono , benissimo neHe pice<Yle arterie superficia1i ' e sono se'nza effetto per i grt>SSi va'Si eome la carotide, la sucolavia e l'iliaca. Volendo ottenere la temporaria chiusura d'un'arteria, il prof. Billroth crede che cqnvenga imitare pìù che aia possibile la compressione digitale. Da molti fu tentata l'applicazione dci comuni co.ropressori d'aneurisma, introducendo il compressore in una fenestra pt'aticaW. nell'aT!parec<1hio gessato pre\"iamente a:p'j'llicato al membro e fissandolo con una fasèi:ltura attorno all' appa'l'éccbiò stesso. Un tale processo è in,·ero vantaggioso -perchè not1 presenta il pericolo dollo strbmamento del membro, ma ricbjede molta fatica, moltissime cautele. FinaJmente l'èsimio profèssoì:•e, chi.tide la sua rivista colla ]lroposta di uno strumento da ltù imnginato e che merita d'esset'e conosciuto nel suo meccanismo e nel modo d'applicazi<meì Lo strumento offre 1'110lta analogia: col comune ago di ·nec]lamp, colla difrèrenza che i due-pezzi corti che lo costituiscono, cioè l'ago propriamente detto ed il manicp sì possono ftssat>e insieme d stacC1.1-re a volontà del'l'Ciperatore ;• lre congiunzione o disgiunzi.one dei due pezzi si ottiene mediante un semplice congegno che si me& tn azione spingendo in dietro o in avanti il 11ollice della mano che impugna ìt manico ·dello s'tlrt'llhento. 'IJn terzo })bzzo è il C!)nl• puessare ch'e si applica all'àgo quando que13to è situato. Sì opera da -principio come si avesse, n legare l'arteria· coll'ago di Decllamp, perciO si mette' allo S'coperto il vaso e vi si fa passar sotto l'àgo, f'attb' questo si srtlol'l'fia lo strumento, c'ioé col movimento di pollice sopra descritto si libera: ii manico e l'ago proprh'ti11eute detto resta solo in posto abl)racciando nella gua c~ttcavità l'arteria da comprimersi:. Jùlora si · ·applica -il e'orol)ressore, il quale è c-o$iituito ùa. una. piocòla sba11ra le di etti duo estremità si addattano a due fori, di etti son munite le estremità dell'ago; in tal modo l"ago ci r•alffigura t'm ar~o·, la· sbarra la sua dòrda; a meta di questa sb~i'X''ll se né stacca un'altra perp'endicolaì•mente a; qu·est~'l: è ' cli'e discende verso l'arteria temùrtandò con una piàstra arcuata: che <rollìx sua convessità guarda la concavità dell'ago, questa seconda s-barra: si può con un congegno a vite innalzare a.a abbassare quànto abbisogna ed è quella che agisce quale compreMore, perchè tl'a la lamina con cui termina la sua estremità inferiore e la çoncavità dell'ago trovasi l' arteria da comprimersi. Applicato il 1


370 terzo pezzo all'ago mediante un movimento della vite che sta applicata alla sbarra orizzontale si fà discendere l'altra verticale fìiw a tanto che l'arteria t rovasi éomprosa tra l"ago o il compressore, allora con movimenti leggerissimi della vite si co1itinua a comprimere fino ad aver ottenuta una completa chiusura del vaso. L'inventore crede che quello strumento può stare in posto senza inconvenienti due o tre .giorni , tempo abbMtanza 'lungo da poter sperare in una definitiva chiusura dell'arteria ; tuttavia per stabilire il massimo tempg di tolleranza delle parti per l' istrumento, se sotto la sua influenza si formi o no il trombo, se questo trombO> sia permanente o passeggiero, son tutti quesiti la di ~ui soluzione egli affida allo future esperienze.

Sopra i disordini motori-vascolari delle estremità in alcune malattie febbrili, massime nella Pneumonia. (per LE~INEJ

I medici hanno fatto molta attenzione allo stato congestizio eli: una o di un'altra guancia, che occorre Jlella pnemonite, ma poca. comparativamente af disordini mot{)ri-vascolari, che hanno luogo·. nelle. estremità nelle malattie febbrili, massime. nei vecchi., n sintomo principale di questi disordini è un aumento importantissimo della temper-atura delle .estremitt\ eli un lat a del corpo.. La differenza di temperatura può essere percettibile in una parteo su tutta l'estremità, o ancora sull'estremità superiore od inferiore, ma è più frequente nel membro superiore.. Tal volta essa. è· accompagnata con aumento eli rossore della cute. L 'autore ha. trovato che la differenz~ eli t emperatura varia da l 0 a 3° cen-· tigradp. Nei casi in etti gli. estremi superiori presentavano una grande diftèrenìa di temperatura, il termometro nell'ascella sol- · tanto indicava un aumento di alcuni decimi. Per regola l'aumento di temperatura delle ostremita fu trovata sul lato del corpo, • corrispondente alla parte affetta del torace. Non pare che il sintomo abbia grande importanza prognostica;. la causa non è per anco abbastanza manifesta, ma si è conget- · turato.. che dipenda da un turbamento funzionale degli emisferi cerebrali, .ed è analogo alle emiplegie pneumoniche. Sebbene in niun caso sia stc1.to notato alcun sintomo apoplettico, pure qual,


311 che alterazione ò stata rimarcaia nel qervello di quflli che offri~ vano questo fenomeno. L'autore ha veduto più di una volta lieve iperemia d~lla midolla c del simpatie~. Resta alla patologia di spiegare questo importantissimo sintomo. (Med~·cal 'l'imes and Gaz:ette> 8 aprile 1871.)

Bromuri organici, metaclorale, meraptamio. È questa una memoria, che Richarrlson leggeva il 13 marzo prossimo perduto alla Società medica di Londra, e alla quale dava principio col descrivere i metodi di ricerca in terapcutica, che cònsistono nel tener dietro alla modificazione di certi composti · organici per la modifìcazione della composizione elementare del composto. Dipoi l'autore pre$entava alcuni nuovi bromuri per uso medico, cioè ·H bromuro di chinina, il bromuro di worfì.na, ed il bromuro di stricnina. - I bro~m·i sono ·meglio · amroini~trat i · sotto forma di siroppo, ogni dramma di questo contenendo, nel siroppo del bromuro di chinina, un grano eli bromuro di chinina, nel siroppo del bromuro di mo;fina, un ottavo di grano di morfina, e nel siroppo del bromuro di stl'.icnina, un trentaduesimo di grano di bromuro di stricnina. Furono eziandio riconosciuti utili i composti dei .siroppi dei bromuri di chinina o :morfì.n~, e di cbi-. nina, morfina e stricnina. In ogni dramma di questi fu mantenuta la medesima proporzione eli dose, un grano cioè di chinina, un ottavo di grano di morfina, un trentaduosimo di grano di stricnina. Richardson ha trovato il bromm•o di chinina di grande servigio nella ulcera sifilittica, ha ottenuto risultati pregevolissimi da dosi frequentemente ripetute di siroppo di bromuro di chinina e morfina in un caso di nevralgia, o in un caso di elia. bete il sirop110 di ctinina, morfina e stricnina fu seguito da uno splendidissimo successo. Crede Richardson che il bromuro di chinina sia il migliore preparato nella febbre remittente o intermittente. Egli presentava dipoi l'idrato bromalc, che è meno solubile dell' idrato clorate e produce maggiori fenomoni convulsivi. L'autore crede che la prima sostanza non possa rimpiazzare la seconda. Dopo di ciò Richardson mostrò alla Società un esemplare di clorale anidro puro, che coll'aggiunta di pura acqua produsse clorale ·idrato. D clorale istesso è un liquido caustico; esso, sottrae aequo. rapidamente, e potrebbe, al dire di lui, essere


372 usato utilme~te come caustico 'in alcuni cas1 m cui delle pro'dtt• zioni fungose molli comandàno di essere rimosse. Il clorale idrato assorbito sembra che eserciti una influenza :;edativa secondaria. Dall'autore fu' poi presentato un esemplare di metacloi·ale, sostanza ])ianca insolùbile fatta mediante la esposizione dell'idrato clorale all'acido solforico. Questa sostanza è isomerica al clorale e trattata coll'alcali si risolve in cloroformio e in cl01•ato dell'alcali usat o. Amministrato agli animali inferiori, sembra agire come un mite narcotico: essendo con molta probabilità lentamente decomposto nel corpo, può essere .pure utile nella· pratica medica. Finalmente Richaf'dson presentò ai socii un esemplare di meraptamio, alcool zd)fo (C2 H6 S),' in cu'i Io zolfo rimpiazza l'ossigena dell'alcool ordinar io. Egli par~ò in modo cir·èost anziato di un numero di fatti impor:tanti relativi all'azione di questo agente, fermandosi specialme1ite sulla 'tlepressioné mentale che esso produce ancor quando sia preso in piccolissime quantità. L' alcool è esalato mediante la respiràzione e cdmunica all'alito H peculiare odore similé a quello che sì veì·ifì.ca nelle malattie consuntive. Da questo fatto l'autore dà. nn suggerimento per una nuova linea di ricerche diagnostiche, cioè la scoperta di composti organici s ttlfurei derivati dal sangue nell'aria: espil•ata dai polmoni degli individt'ti malati I composti sulfurei liberati nel canale· alimentario è paruto che siano innocui, se non assobiti, ·ma ora è' bene accertato che quando alcuùo di essi e veramente int.rodotto nella circolazione, an co in pjccole quantità, e viene in climi- · nu7.ione per esalazione dai polmoni, essi producond del)olezza muscolare, debolezza di cuore e depressione n1·cntale. Noi possiamo quindi infef'ire che la formazione di composti sulfurei èntro il t orrente della circolazi'one sanguigna per- malattia può darè ragione in alcuni casi della eccessiva prostrazione temporanea, sulla causa della quale non abbiamo ancora una soddisfacente spiegazione. '

(Medical Tùnes and Ga.zette, 8 aprile 1871). •

<


373 "VARI ET.~-'i.'

Un nuovo alimento. -

L' Osseina.

I chimici francesi non istettero inope~·osi ùurp.nte la disastrosa guert·a che la Francia ha sostcnut{) in questi giorni, e non man, carono d'intervenire in tutte quelle gravi ed importanti questioni nelle quali la chimica può apportare degli utili ammaestramenti in tutto ciò che concerne l'ar mamento in generale e spe~ialmente alla fabbricazione dello polveri da guerra. Ma un altro imperioso ed importante tlovere spetta alla chimica ju quçste circostanze, ed è quello di .occuparsi dell'alimentazione non solo col conservare quelle sostanze alimentari facili ad alterarsi, ma ricercare inoltre , nuovi elementi utili alla pubblica alimentazione. -Infatti Payen e Fl6ury dalle ossa ri ~avàrono delle sostanze, che fin'OJ'a non furono utilizzate, e le qnali sembrano chiamate ad aumentare le risorse della pubblica sussistenza. - Payen consiglia di utilizzare la midolla ed il grasso che sono rinchiusi nelle cavità tubulari e nelle parti spugnose delle ossa; l'estra:tiouo si fa coll'acqua .bollente, ma coll'avvertenr.a di eseguirla sopra lo ossa fresche, ed allora si ottiene un eccellente condimento che si presta a tutte le. preparazioni culin~wie . ._, Liberate ie ossa dalle sostanze grasse, somministrano un altt'O pl'od6tto alla nostra alimen~ione, l'osseina, la di. cui importanza fù tìn'ora poco cpnosciuta., e l'onore lo dobbiamo a Fléury e Poyen di avere chiamato l'attenzione sull'utilità di questo ·l)l'ezioso alimento azotato. L'osseina preesiste già nelle ossa ed è quindi una sostanza organiz2ata che si può compararè ai tessuti .tibrino3i dei m u~;coli, L'osseina è isomera alla gelatina, ma non bisogna confonderla con quest'ultima, perché l'osseina gode di proprietà differenti. La gelatina non esiste nell'organismo, ma si forma per ·l'azione dell'acqua bollente sopra i t.essuti ossei ; la gelatina è completamente solubile nell'acqua, mentre l'osseina è un corpo insolubile. P er pro parare l'ossoina, si riduco in minuti ]_1ezzi lo ossa 1wive di grasso, si sottopongono per qualche tempo all'ar.ione dell'acido cl·oroidrico dìluito cùn quattro volte d'acqua, il quale setYe a sciogliere le sostanze minerali delle ossa, lasciando per residuo


374 il tessuto organico alimentare che è l'osseina, la quale deve essere ripetutamente lavata, ed in ultimo anche con una solu:~.ione alcalina, per togliere all'osseina un sensibile odore che sempre ci rimane. Le acque acide che risultano da questa operazione,. non sono senza valore, ma tl'attandole con la calce, c lasciando precipitare il fosfato eli calce, può essere utiliz?:ato con molto profitto nella nc,ooricoltura. L'osseina quale si ottiene per l'azione dell'acido cloroidrico è dura., elastica e col'iacea, e sotto questa forma non è comestibile, ma per rendt~rla tale bisogna fada bollire nell'acqua. L'osseina essendo una sostanza insipida bisogna renderla sopida, onde acquisti le façoltà nutritive, perchè si conosce che un alimento anche molto t•icercato non nutrisce più quando è privo delle sue parti aromatiche. Per aromatizzare l'osseina si può adoperare i metodi impiegati comunemente in cucina, che possono però variare col gusto dei consumatori; ma per l'insipidità clell'osseina. converrà sempre adoperare una for te proporzione di sale, timo, alloro, noce moscata ecc., ecc. Per quindi preparare come alimento l'osseina, bisogna !asciarla gontìarc lentamente nell'acqua fredda, ed in seguito farla bollire, per un'ora circa, coll'acqua salata ed aromatizzata. Durante la cottura, l'osseina si gonfia e )a sua consistenza coriacea si cangia in una sostanza mollo : la quale si deve adoperare in questo stato, altrimenti prolungando l'ebullizione Tosseina si tra.<>forma in gelatina, cd allora perde le sue proprietà alibili. È da riflettere però che l'osseina per se stessa è insufficiente alla nutrizione, perobè non differisce dalla fibrina, dalla caseina o dall'albumina.; ma associata ad altre sostanze ha. il medesimo potere nutritivo di quelle materie azotate che costituiscono la base della nostra nutrizione. TACEN.

Incompatibilità del bracciale di neutralizzazione col porto d'armi. La Convenzione di Ginevra non protegge il personale d'una ambruanza se non c1uand"o sen1.'armi. Nell'esercito prussiano fu dato l'ordine di prendere c ritenere come prigionieri i medici ed infermieri francesi che, per quanj.unqne muniti ·del bracciale re-


375 golarmente contrassegnato e bollato, fossero però trovati muniti d'arrrù qualsiansi. · Da questo fatto off\cialmente constatato, come dalla relativa disposizione della Convenzione del 1864 ed annessi protocolli, ne emerge : primieramenteo la n.ecessità di abolire la carabina di cui erarìo nella passata campagna (con molto loro disagio ed imbarazzo) armati g1'infermieti, secondariamente poi l'obbligo di contrassegnare i bracciali con bollo attestante essèrne stat{) accordato l'uso dalla competente autorità.

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4.

DI BLIOGRA.FI:l .

MANUALI': DELLJ': MALATTIE OUTAJ.'<ER del

cav. dottore PIETRO GAMBERlNl, R. Univer sità di Bologna. - Milano, G. Brigola, Corso Vittorio Emanuele 26, 1861. Ozioso sarebbe tessere un elogio ad un lavoro del Gamberini: il nome dell'autore è la migliore delle garanzie e delle raccomancla7joni. MANUALE Eor.E'nco ; El Rt~IEOI Nuovt 1ii G. RusPtNr. 7~ Edizione rif~sa ecl aumentata. - Bergamo 1871. ' ' Già troppo noto ~ questo importantissimo Manuale, percbè necessiti t'accomandarlo ai nostri lettori: ogni elogio sat·ebbe d'altronde superJluo al nome nella sciemm notissimo dell'illustre suo autore. Esso ma· nuale è poi egualmente prezioso ~~ pol medico nr atico che pel farmacista, ed il fatto d'una scttiJmi. edi?.ione, attesta, massime pelht sua rarità da noi, il vero e meritato successo ottenuto. p r ofessore di S ifìlogt•afi!t e D eJ·matolçgia nella

0. F. BAROFPIO. ENctCLOPED!A. MEDICA lTAI,lANA diretta per le singole specialità. dai

professori ALlli-!H'r iì\'1, A NTONET,u , Blt>'f<'I, Bt.ASI, · C ANTAN I, CANTONI, CntSTIN, DE C.R.EccHro, DE CmsTOFORts, DE MARTIN!, DE SANCTIS, GALLOZZI, GIANNUZZI, LE~IOtGNE, MA YER, MoNTI,. MoRPl.ltGo, OEHL, OnESTE, · 0RosT, P ALADINO, PALMERJ, PAXCERI, PnrmVER.>\, Pt:CCrNOTTI, Q uAGLINO,

SADù'N,. ScHtVARDJ, TAN'l'URRI, TENORE,

To~f~H.SI, UFv'ItEoucct ; Z,\NT, e

redatti colla collabora.zione di valénti medici e chirurghi , illustr ata da parecchie centinaia di figure in gran parte originali. &m.marw del Fascicolo 15 e 16. Alimenti (contin. e fine), Giannuz:zi- Alimenti (Igiene), Sadun - Alimenti e alimentazione degli animali · domestici, C1·istin - Alimenti (alter azione degli), Cristin - Aliptae, Utfi·educci - Alito, Dc Bonis - Allacciament.o, Schilxwdi - Allacciature - Allantoide - Allantoideo liquido - Allantoina - Allattamento, Jlio'nti (di Vienna) Al!at tamcnto ar tificiale, Pini.


376 0~10STRA7.10:-If; DI UNA IMPOR1'Al\TI$SIMA VlRTU' ~IEDJCA,'IENTOSA DELLA CHINA

del dott. A..\'GEI.O MONT!l:VEROI 1 J1Jedico- ChiP,·imario nell'Ospedale maggio1·c d cile di C1·emona. - Crem?na, Tip. Ronzi o Sig-nod, 1870. - !tal. Lire 5.

E DEl SUOI PREPAllATf, J"ll1'!JO

T ale nuovn e importantissima vit·tù della abin& e de' suoi pl'ej).'lrati consiste noi JWOvocat·o prontamente, validamente, effietlcemente le conlt•az:iouj dell'uteJ'O g1·a,ido, meglio che non faccia la segala comma. Quindi tL·ovet•ebbe pn~~ speciale indicazione nol parto sospeso o rallentato per inetozia dell'utero. nella l'itar·datn espul~iooe t!rlln placenta, nelle rneh'Ort•agie, ccc. Questa azione llarebbe stata t·ivelata all'autot-e da una specie di ripulsiono kaùizionaie, c-he le incinte del contado di Ct·llmona manifestano pel chinino, quale temuto ubot·tivo; quindi da una ~<<wio di fatti (15 Stot'ie). in cui il chinino avrebbe ai>punto indotto i1 parto, all'infuori e dapprincipio all'in..••aputa del medico cut·nnto; o finalmente in altri 14 ca~i, ìn cui amminiskaco il chinino coll'inteuto di provocare, agevolare, accelera'l'O il parto cll'cspu:lsl.one della placonta, esso ust·obbe pienamente cOt'l'isposto aTI'uopo. Oltrecchè l'azione del chiniJ10 riuscirebbe più prouta e sicura di IJitclla della. segata (nel pel'ioùo di mczi'.a. n due, ore), cs.-;o, a mento dell'aut01·e. !lf\l'ebb~ ~;c mpt·c a prcl'crirsi alla ~;ega1a mcdositna, anche perchò 110n è intAlt•amente po<~to fuor di quistione. che la scgala non torni qualche volla. di danno alla madre o al feto, men!J•e ciò pel chinino non è neppm-e so~pcttato. La cl0$0 media adoperata fu d\ l grammo in tre o quattro parti, con mezza, una o due ore d' inten·a!lo. Sembra che aggi~tnbrendo,'i 5 ('Hntigrammi di oppio, non si ottenga più il nu:dcStimo efTtllto; eppe1'Ò nelle g t·avide in cui fo:;;se indicato il chinino J)et· t.utt'alt.ro ~;copo, avrebbesi appunto n prellct'iverc con tale correttivo. E~<posto cosl il concetto di talo interessante comunicazione, noi non ci dilungheremo in lutti i pnl'ticolari della diO'usa scJ'Ìttura, che occupa 11011 meno di 277 pt,gine, in cui l'(lutore r:;' industria u flichinrare e spiegat•c il como o il perchù di tale azione non pt·ima avvc1·tita del chinino. e dove tt·o,·et-emmo pu!'ccchie cose n notat-e. A noi basti di avere con tAio cenno illvogllato i lettori ad atlingCI'<l maggiori lumi, o''~ il credt\no, dal libro stesso, e i pratici a sture sull' a\'\'l.'!O, propinando il chinino alle pregnanU, per potere cerziot•are od infOI'Znre la osserva~one dell'autore, che non può negarsi, poh-ebbe aYet-e non poca importanza ncllil pt•o.tica avvenire. :t\lf:MOffiE POUR S~Vffi DE lT.\SE l!. U!'/E SOU\' ELLE ~IÈITHODR DE TR.UT!l)1J'~T

pa?' le doctew· Fo~TAINF.. scolo in SO di pag. 100.

DE LA. OOUTE -

Pari$, 1869. -

Opu- ·


377 La medicazione della diatesi gott.osa si compone.: · a) Di un salo arsenicale; riparatore, ricostituente dei globuli, azione regolatrice delle fun~ioni <li com bu~>tione : · b) Di un clorato ; ~orgente di ossigeno i c) Di u~ benzoato; iliione dis.~olvente sui composti urici; le,o-ger tllurebivo. Contro l'accesso, il cdlchico, solo agente terupeutico sicuro ma pe~·iCÒloso é da maueggiar·si con estrema prudenza.

BOLLETTLIWO UFIFliCit\.LE Coa R. DccJ'eti del i2 ap1·ile 1.871. P0FE'E dott. Am·elio, ·meclico di reggimento di ·2a classe t\el 5° regg. bersaglieri. Concessogli, a datare dal 1o maggio 1871, l'awmento eli !lt.ipendio di L. 620>1 pet• aver passato un quil!.quennio in eJiE~t­ ti.vo servizio nell'attuale suo grado. a mente dell'art. 40 della legge 28 giugno 1866. AMODIO dott. Yinccnzio, medico di battaglione di l a cla,sse il1 aspett!ttiYa per infermità temporarje non provenienti dal servizio con lt. Decreto del O aprile 1870, domicìliaro Napoli. Arhmesso a concon·ere per occupaTe gl'impieghi che si faccii.Ulo vacanti nel suogl•ado, a mente degli articoli 12 e 32 della legge 25 ·maggio 1852. sullo stato ~egli uffiziali, a cominciat·c dal () aprile 1871, e conti.ntlando a godere dell'attuale SlJ.Q ~~~seguawento, sar~ conside1·ato come in aspettativa per riduzione di corpo. UGU0.RI dott. Vincenzo, medico di battaglione {li l'l classe nél 640 regg. fanteria. Dispensato dal ~enizio in seguito a volontaria dimi!:;sione, a datare dal 16 apl'ile 1871 . Con R. Eec'r·ati àel :1!3 ap~·ile 1.8 7 1.

VIGLT.A.t\ì dott. Cnl'lo, meclic.o di b.a tiaglione di ~~ classe, addetto allo spedale divisionario eli Ales.~andria e coma~~datq p~·J~~o l' inferp:teria di Gasale. AMBROGIO dott. Gio. Battista, id. id., addetto allo spedale divisionario di Verona. PERONDI dobt. Quintilio, id. id. nel 400 regg. fanteria. Concesso loro, a datare dal 1.0 maggio i 1871 , l'aumento· (li stipendio di L. •100, onde portal'li !L godet•e della paga assegnata al S'l'ado immediatamente 's uper,iOlrè per a,ve1' passOito un secoui:lo qui n· quennio i.n effettivo servizio nel grado attuale, a menté dell'art. 40 - clella legge 28 giugno 1866.


378 CASELLA dott. Angelo Ft·ancesco, medico di battaglioM di ia clasRo in aspettativa pot· motivi di famiglia a Lazise. Dispensato dal sot·· vizio in seguito a >olontaria dimissione.

Ccm R. Decreto del 23 aprile 1871. TORNAR dott. FrMcesco, medico di reggimento di 1n cla.~e, addeUo alla Casa R. iuvalid,i e compuguie vetera ni di Napoli. Concessogli.

a datat•e dal ] O maggio 1871, l'aumento di stipendio di L. :iOO. onde portarlo a godet'O della paga assegnata al gt·aùo immediatamettte superiore, per aver passato un secondo quinquennio in <'ff<'tlivo servizio nell'attuale suo gt•ado, a mente ùel1'1u·t. 40 della l~gge 28 giugno 1866.

Con R. Dect·cti del 30 ap1·il·· 1371. BENAZZATO doll. Antonio, medico di battagllone di 2·' classe nell' l lO regg. iimteria. Dispensato dal servizio in seguito a volontaria dimissione, a. datat'O dal 16 maggio 1871.

LOCICERO dott. Andrea. modico di battaglione di 1n clnsse nel l l" regg. fantel'ia. Concessogli, a datru'O dal 1° maggio 1871, l'aumento <li stipendio di li re · 400, onde portal'lo n godere della paga a>~S<J­ gnata al grado immediatamente superiore, per a>et· pas.c;ato un secondo quinquennio in effetuvo servi1.io nell' attualo suo grado, .1 mente dell'art. 4 della leggo 28 giugno 1006.

CIUFFO dott. Giovanni, medico di battaglfone di 2a clnsse addetto allo spedale divisionai·io di FironY.e. CAR..I\BBA dott. Raffaele, id. id. nel 150 t-egg. f:mteria.

MORONI dott. P.it'I'O, id. id. nel 430 regg. fantel'ia. AS'l'EGTANO dott. Giovanni, id. id. presso la f!Cuola centrale eli nuoto. fiChet•mo., ginnastica e tiro por la fanteria. l\1ANZONI dott. Giuseppe. id. id. nel 60 regg. fanteria. SALAGm cloU. Domizio, id. i d. nel 740 t'Cgg. fanteria. Concesso loro, a datat'O (!al 10 maggio 1871, l' aumeulo disti pendio di liro 400. per aver passato un quinquennio in cffetth·o set·vi zio nel gt•ndo attuale, n mente dell'at·t. 40 della legge .28 g i11· ,gno 1866.

C<m R . Decroto 8 maggio :187i . MARCHETTI dott. T emistocle, medico di battaglione di l a classe. :t dispol9zione del comando generalo della divisione militare di Roma. Collocato in aspettativa pet· riduzione di corpo; coll'annuo a...<:Segnn· mento di L. 1440, a cominciare dal 16 mnggio 18il.


379 Co~l R. Dcc1·eto del 10 maggio 1.871.

FALCONT dott. Biagio, uffiziale sanitario aggiunto nel già esercito ponlitìcio. Collocato a riposo, ed ntpmesso a far valere i titoli al con· seguim9nto di pensione, a datat'O dal 16 maggio 1871. GAMB!Nl dott. Stefano, medico di battaglione di 1• classe nel 73o t•egg. fan torio.. Concessogli a datare dal l o giugnq 1871, l'aumento di stjpondlo di L. 400, onde portado a godere della paga assegnata al grado immediatamente supct•iot·e, pet· nvet'G passato ml secondo quinquennio in effettivo servizio noli' attuale suo grado, a mento deU'n1·ticolo 4 della legge '28 giugno 1860.

Co!t R. DeCI·eto del 21 maggio 1871.. COLLOTT! dott. Giuseppe, medico di battaglione di l a classe nel corpo sanihll'iO militare. Rirocato dall'impiego in segui a parera di un consiglio di disciplina divisionale, cd amme$.~0 a far valere i titoli all'asRegnameuto che possa compctet·gli giustA la legge 25 maggio 1852 n decot•rct·e dalla data del presente.

Pe1· Determi~ione Ministe1·iale del 2<1 maggio 1871.. R.OSST doU. Federico Gerolamo, modico di reggimeuto•.cli 2n classe, addetto allo spedale divisionario eli Torino. Trasferte nel reggimento cavallcggel'i di Alessandria. DE LORENZO dott. Pasquale, medico di battaglione di P classe, addetto ullo spedale divisionario di Alessandria o comandato al succur!!ale di Piacenza. Trasferto al 6-t 0 regg. fanteria. GRASSI dott. Demeh·io, medico di battaglione di 2:. classe, addetto allo speciale ùh--isionario di Kapoli. Tr·asfe1·to nel 2o regg. fanteria. GILBER.Tl dott. MaLteo, id. id., addetto allo spedale dlvisional'io di Verona, e comandato al succursale di Brescia. Trasferto nell'Ilo reggimento fanteria. BORELLI cav. Giorgio. m.edico di t•eggimento nol corpo sanita t•io militrwe, in aspettativa. Collocato n riposo, in seguito a sua domanda, per anzianità di set·vizio e per mgiouo di età, col grado di medico direttot·e, ed ammesso a far valere i titoli al conseguimento di pen· sione, a datare dal lo giugno 1871. RICCA dott. Antonio, medico di battaglione dl prima classe nell' 8o regg. fanteria. Collocato in aspettativn por riduzione di corpo, coll'annuo assegnamento di L. 1440, a cominciare dal lo giugno 1871. ROMANELL1 dott. Giuseppe, medico di battaglione di 2'l classe, addetto ~llo spedale divisionario di Bologna.


380 · :ù<IEI dott. Vincenzo, id. id. nel 63o regg. fanteria. Collocati .in aspettativa per, riduzione· eU corpo coll'annuo a!isegnamento di L. rOSO, a cominciare dal· ~o giUg-no 1,871.

.

P e'l· Dete17r1,inazi~e Ministe~·iale del 80 mar;gio 1871.. lVIARANI dott. Alessandt!o, medico di reggimento. di. 2a classe, addetto allo spedale divisi'onario di J;lologna. T rasferto allo r;pedale divisionario di Elari. l'VIANCUSI dott. Alitonio, id. ìd. adaetto allo speda.l e divisionario di Napoli e comandato al succursalé· di Caserta. Trasferto nel 32o regg. fanteria. P ARISI dott. Domenico, id. id. nel 32o regg. fan~ria. Trasferto allo . spedale divisionario di Napoli e comandato al succursale di Caserta. ·MidOLI dptt. Giuseppe, ~ec1lco di battaglio'he di 2a classe, addetto allo spedale divisionario di Firenze e comandato al. succùrsale di Livorno: MORI dott. Giovanni, id. id., addetto allo spedale divisionario di Perugia e comandato al succursale di Ancona. Trasferti allo spedale divisionario eli B~ri. MOSSO O:ott. Angelo, içl. id., addetto' allo speclale 'divisionario • Cava (Salerno). Trasferta allo spedale divisionario di Messina.

'DEFUNTI. l

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BONA dott. Calisto,, medie~ dì reggimento dì 1 cl~sse in a~pettativa pe~r rìd,ttzìone;.di corpo. M,orto n~llo spedale militare divisionario dì Napoli, ll npggì6 1811.

r

QER,'I.LE comm.

Gii).como.

Il Redattore :Med. .Dirott. cav.. BAROF.Fro•..


ANNO XIX. - Firenze, 40, 20, 50 giugno ÌSH - N. 46 a18.

i11El'liORIE ORIGI_i\lALI l

SPEDALE MILHARE DrvrsrONARro m MILANO.

RELAZIONE SULL'EPIDEMIA lVIORBILLOSA CHE DOMINÒ NEL PRESIDIO DI MILANO NELL'ANNO

1870:

(del medico ,di reggimento aJdetto al 50o fanteria D. lVlALTESE VINCENZO.)

La costituzione medica dominante in questa città da panecchi anni nella stagione invernale ·e. primaverile, le locali condizioni cosmoteÌluriche, termo-barometriche ed altre circostanze inaccessibili :finora alla osservazione diedero origine arrélre in quest'anno allo sviluppo della epidemia morbiliosa, . la qpale si è manifestata tanto nella popolazione della città, come ·nel presidio. Quali cause, che· favorirono maggiormente lo sviluppo della malattia nei militari, bisogna notare l'arrivo dei coscritti, i quali sono maggiormente predisposti ad essere colpiti dalle cause' morbifere per l'abbandono /delle loro ab-itudini, ·per lo stato di tristezza da cui sono presi nei primi giorni ·della vita militare e per la diversità di condizioni clirnat<;>logiche dietetiche ed igieniche iri cui ad · un tr'atto vengono 'trasportati. L'arr·ivQ di ess.i sotto le bandiere· D;VViene appunto sul principio dell'inverno, lo che per qùantò possa parere utile sotto · il rapporto degli interess,i industrjali ed agricoli . del paese~ altrettanto tièsce fatale alla •salute degli individui, éòme è stato evidentemente dimostrato da accurati lavori statistici ' di distinti medici militari. l

Giornale eli Medie. milit. 1871


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È desiderabile che colle nuove leggi stùl'organizzazione dell'esercito, reclamate da tanti interessi, sia seriamente considerato questo argomento e vedere allontanata una delle .più forti cause di malattie nel militare, fra cui non ultima il morbillo. Edotto dalla esperienza degli anni decorsi il signor medico direttore aveva già con previdente accorgimento fatto disporre e destinato al ricovero dei morbillosi una infermeria nelle migliori condizioni di esposizione ed igiene, per quanto lo permetteva questo non troppo felice stabilimento ; la quale assegnava alla za Sezione di medicina, di cui mi venne affìdata la direzione. Raccomandava nel tempo stesso ai signori medici presso i corpi, e specialmente ai medici di reggimento, tutte l~ misure necessarie di pulizia, di aerazione, acquartieramento nelle casermé ; inculcava la più rigorosa sorveglianza, il pronto isola~~nto e l' invio allo speda.le di qnegl'individui che presentassero sintomi iniz-iali anche sospetti di morbillo. Se queste misure furono insufficienti ad impedire che il morbo si sviluppasse, devesi però allo zelo e solerzia con cui furono attuate se non prese forti e funeste proporzioni. La contagiosità del morbillo è oramai abbastanza· stabilita e viene ammessa dalla pluralità dei medici. La costante uniformità dei suoi sintomi, la maniera di svilupparsi, il periodo d' incubazione che ne precede la manifestazione, la forma particolare· dell'esantema, l'o,dore specifico esalante dagli individui che ne sono affetti, il ritorno sempre simile a se stess;,. della malattia in tuttte le epidemie, meno il grado di violenza: e di gravezza, la sua origine indipendente dalle cause morbifere comuni, quella speciale modificazione, che· induce nell'organismo, per cui, chi ne venne affetto una volta perde la suscettività a contrarla nuov~mente, a somiglianza di quanto avviene nel vaiuolo, ed altre modificarioni diatesiche, come la scrofola c la tubercolosi frequenti a succedere al morbillo in individui, che prima non ne presentavano alcun indizio, sono argomenti abbastanza notevoli

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per non ·poter rigettare la dottrina d'un princ1p10 specifico con,tagioso, di un. virus-morbilloso, il quale agisce sull'universale dell'organismo inquinando il sangue, spiegandovi uila azionè ·chirnico'-organica e stabilendovi la essenziale crotopatia del morbillo. I risultati delle inocnùazioni praticate da valenti sperimenta-tori con sangue, lagrime, secrezioni della mucosa bron- chiale, con il prodotto della eruzione di morbillosi; le pazienti ed accurate osservazioni ·ed indJgini, con cui autorevolissimi pratici hanno potuto constatare la tra.smìssiolie e riproduzione della malattia avvenire per contatto diretto od indìretto, e godere dell'immunità di essa gli individui che poterono premunirsi da ogni contatto, pur continuando a vivere dentro la zona epidemica, sono prove abbastanza dirette a éonferma di eflsa dottrina. Il totale di morbiilosi nella epidemia di quest'anno toccati al presidio fLl di N" 80, compresi N° 5 provenienti dal 6° reg~itnento· artiglìeria di stanza a Vigevano. Il primo caso si manifestò in un soldato del· 17° reggimento fanteria il 2Q gennaio; il secondo in un soldato del 18" reggimento fanteria· il 2 febbraio successivo. Sino al 19 febbraio se ne él:Jberò 10 appartenenti tutti al 17" e 18" fanteria; in se- , guito la malattia si sviluppò negli altri corpi, compì. il suo periodo ascendente nel primo trimestre toCC'ando il mar:m·mu?n N" 25 nel mese di marzo, qnindi nel secondo trimestre decrebbe, e ·terminò la sua parabola· in giugno. L'annesso specchio N" l indiea il contingente che diedero i varii Gorp~ in ordine di mese, notando la-forza media di ognurto d'essi nel semèstre ed illòro quartiere. Da esso risulta che il maggior numero di ammalati si ~bbe dal 17• e 18° fante:ria riuniti neno stesso quartiere· di S. Francesco, òve prima si sviluppò la· malattia. Figurano in seguito la brigQ.ta 'deL 6" reggimeiùo artiglieria ed il 50• reggimento fanteria r1uniti nel · Regio ·Castello, quindi il 49" fanteria ·in S. Prassede, i'l 5• reg'gimento artiglieria a Vigevano, il regghnento _Cava:llèggieri di Lu~ca in S. Semplician6 ed infine


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il 5• battaglione bersaglieri · alla Porta Garibaldi, che ebbe un solo ed ultimo caso. Le proporzioni, ~olia meclia, d'ogni Corpo stanno nell'ordine seguente: Brigata del 5• reggimento Artiglieria 2,84 per % 18° reggimento Fanteria 2,72 .p er % 17'' id. 1,60 per % 19• id. 1,29 per % 50" id. 0,82 per % 6° reggimento artiglieria a Vigevano O,G9 per o;o Complessivamente pei varii Corpi . 1,36 per % Rimasero immw1i il reggimento Lancieri F ogggia acq_uartierato a S. Vittor Grande; i R. Carabinieri legione eli Milano in via Moscovia; il 30" 'battaglione bersaglieri a Porta Ticinese ; il Treno d'Armata a S. Prassede; il Corpo d'Amministrazione pr esso l'ospedale ed al panificio in via Moscovia; compagnia dei Moschettieri nella· Rocchetta del regio .Castello. Fra l'epidemia del 1869 e quella del 1870, esistono molti rapporti di quantità, di sviluppo e di decorso; e le differenze che ne risultano credo possano fino ad un certo punto spiegarsi. Annetto alla presente- uno specchio comparativo dell~ due epidemie (specchio N• 2). Il numero complessivo è lo stesso ; come nella precedente epidemia il morbillo esordisce . nel 1870 verso la fine di g·ennaio e si manifesta pel I)rimo nella medesima caserma, colpendo press' a poco lo stesso numero di· individui, con piccola differenza in più nel 1870. Si manifesta quindi nei çorpi alloggiati nel Regio Castello e si osserva ancora una differenza più . sensibile : questa differenza si fa maggiore negli ammalati avuti ùalla caserma di S. P rassede. Se però si consider a che nel 1870 è un . reggimento intiero eli fanteria che vi sta alloggiato invece di un battaglione bersaglieri _come vi era nel 1869, tale differenza resta ,molto attenuata. Mi mancano i dati esatti della forzt media dei Corpi che occuparono il Castello e S. Francesco per potel' stabilire se la differenza sia. reale od apparflnte. Il reggi-


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mento Cavalleggeri di Lucca pre~en ta. uùa differenza in meno sensibilissima nel 1870. Il Treno d'Armata, il deposito di J.eva e Guardie doganali che ebbero nel . 69 un caso per .ciascheduno, nel 1870 rimasero 'immuni. Rimasero ' anche immuni i Corpi · ehe occÙpavano le caserme '(Jv~ ùel 1869 la malattia non si manifestò ~ Sembranil molto verosimile che il principio contagioso esistel'lte nei luoghi, ove nella precedente epidemia si m~tnifestò la malattfa, spiegando la sua azione sotto .r ir\fluenza della .nuova éostituzione medica abbia dato origine alla epidemia del 1870; per cui la vediamo esordire neHo stesso quartiere ove nel prec.eclentè anno ebbe il maggior sviluppo. Le . differenze in piìl si notano soltanto nei quartieri ove ai Corpi che vi erano negli anni avanti vennero· sostituiti degli altri per ean1bio eli gua.rnigione1; ed il trovarsi questi Corpi per la prima volta sotto l'influenza epidemico-contagio:;;a .dà ragione delle accresciute proporzioni. Nei Cor-pi i~1vece, che non vennero cambiati; la considéevole diminuzione relativamente ·all'anno precedente o la immunità trova spiegazione nella perduta: suscettività degli 1ndiVidui a coÙtrarre la mal~ttia. Alcuni casi di morbillo si manifestano a Vigeva.::p,o J.'l.el 6" reggimento Artiglieria, di cui la brigata. che nel 1869 era stata colpita da morbillo trovandosi di s~anza a. Milano venne in seguito rimpiazzata da altra brigata dello stesso reggimento. Da cio si può dedùrl:'è che il principid contagioso ve1me trasportato a Vigevano da quella brigata, ed abbia dato origine a que1 po·c.hi casi. Da notizie che Jio' potuto_raccogliere rni.risulta che cfliella città non ebbe a patire di epidemia morbillosa, ; mancando quindi la costituzione medica speciale, la mala~tia si limitò ·a . quei soli c.asi sporadici determinati dall'azione dir etta del contagio. , Le provincie contribuirono con meno rilevanti' differenze fra di lo,ro in ({Uesta epidemia, si èbbero :


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Morbillosi appartenenti : Alle provincie meridionali n° 41 Alle id. medie » 18 Alle id. settentrionali » 21 Fra la classi cui appartenevano i morbillosi di quest'anno fu molto minore la differenza fra di loro che nell'anno precedente. Si ebbero: Della classe 1848 . . n° 28 Id. 1847 . » . 25 Id. 1846 » 22 Id. 1845 . >> 4 Id. 1843 . » l Secondo le informazioni· avute dagli ammalati stessi, nessuno di loro aveva ·ancora sofferto il morbillo. Merita frattanto di esser.e notato per la sua eccessiva rarità un caso di recidiva durante la stessa epidemia in un soldato del 18° fanteria. Ritenuta l'immunità nell' organismo umano ad es~ere più volte affetto da morhiÌlo, io p.on saprei addurre altra plausibile ragione della mancata immunità in questo caso. che l'incompleto processo del principio morboso, il quale non potè indurre quella speciale modificazione. La malattia cliffatti in questo individuo ebbe un decorso breve e si presentò con sintomi di poco rilievo. P er quanta attività e ~orveglianza si usasse nel tener e isol!lti nella propria infermeria i morbillosi dagli altri am-· malati dell'ospedale, non si potè impedire che da qualcuno venisse delusa tale misura: ciò mi venne confermato da 5 morbillosi .J:irovenienti 2 dalla sezione venerei, 2 dalla me.." dicina ed uno dagli oftalmici; In essi si sviluppò il morbillo in segu,ito ad essere penetrati nella sala dei morbillosì da 12 a 15 giorni dopo. Un soldato del 50° fantel'.ia che trova vasi nello Stabilimento in esperimento p el servizio eli infermerie, fu comandato di g uardia presso i morh~Ìlos\; alquanti giorni. dopo venne attaccato di morbillo. In altri quafi. t t·o morbillosi ho potuto constatare essersi sviluppato l' e-

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387 santema da 12 a 15 giorni dopo· che erano stati all' ospedale in ser~zio di piantoni ; nella quale circostanza riuscì loro di penetrare nell'infermeria dei morbillosi a visitarvi alcuni loro amici. Le considerazioni ed osservazioni che son venuto esponendo, per quanto siano limitate ed incomplete, pure credo abbiano un qualche valore in appoggio della contagiosità del morbillo. Comunque venga ammesso che durant~ il processo di altre malattie il morbillo non si sviluppi o ·venghi ritardato sino alla scomparsa della prima; }mre ho dovuto notare alcuni oasi in cui il processo v accinico non esercitò alcuna influenza sullo sviluppo e decorso del morbillo. Cinque individui a. cui era stata praticata la vaccinazione con pus di giovenca ricoverarono all'ospedale per esantema morbilloso. 1n tre di eS"!ii si manifestarono prestO le vacciniche ge- • nuine t ipiche, negli altri , due il risultato . fu nullo ; in t utte cinque il processo morbilloso comrli il suo corso regolare. Un morbilloso proveniente dalla prima sezione di medicina durante il decorso dell'esantema fu sempre travagliato da febbr e periodica terzenaria per la quale venne ricoverato all'ospedale e non guarì che dopo aver ammilùstrato il chinino. Generalmente in tutto il corso della epidemia il morbillo si mostrò d'indole benigna con sintomi e corso regolare. Lo specc.;hio n° 3 indica sommariamente il diverso grado di gravezza degli ammalati, il decorso, l'esito della malattia e la durata. Da esso risultano le seguenti proporzion':

Casi leggeri Id. discreti . Id. gravi .

62,50% . . . 22,50 » 15,00 ))

Intendo per discreti quei casi in cui l'assieme dei sintomi, pur r aggiungendo un grado noteYole d'intensità, non mostrarono mai caratteri perniciosi od allarmanti e t ennero un corso regolare.


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Relativamente all'esito della malattia ~e proporzioni fu:r:ono: Guariti . 87,00 Ofo Inviati in licenza 5,00 » Riformati 2,50 >? Morti. . 5,00 » La media della durata della màlattia fu : ' miti giorni . Per i casi 13,50 Id. discreti giorni . 2"1,50 33,29 Id. gravi giorni Per i guarì ti giorni . 14,40 Per gl'inviati in 'licenza 34,00 Per i riformati 47,95 14,00 Per. i morti Il maggior: munei·o degli ammalati ricoverarono ~}ello stadio eli èruzione incipiente od in efflorescenza, quindi mi mancano osservazioni proprie sulla durata e sulla maggiore o minore intensità dello stadio prodromale. Dalle informazioni assunte dagli· argmalati stessi e da quelle favoritemi cl ai signori medici. che disimpegnarono il servizio preSJ:lO 1 i corpi, si può calcolare dai 3 . ai 5 giorni la durat a dei· prodromi. Un senso di mal'essere generale, qualche brivido di .freddo seguìto da calore insolito e quindi pesantezza alla testa; senso di cociore alla congiuntiva ed a:Ile vie aree, con stimolo di tosse furono i prim1 indizii clelia malattia. Quànclo queste sofferenze raggiuJ.1Sero nn gt·aclo notevole e la febbre erasi spiegata ed al cociore delle mucose congiuntivali e hronGhiali era subentrato un vero stato catarrale, allora. soltanto · gli ammalati domandavano la visita del meélico dal quale venivano sollecitamente inviati allo spedale. Nell'or~ della mia visita trovai quasi sempre l'eruz(one manifestata .ed in quei casi in cui non era comparsa oltre il turgore della pelle si notarono le prime traccie dell'esantema. Non potendos.i stabilire dei termini abb~stanza dema.rf;ati fra lo stadio cl' eruzione propriamente detto e quello di ef\ ftorescenza, ho compreso questo nello stadio d'eruzione. ciò ~embrami più razionale, a1tro non essendo la · efflorescenza

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che lo stato di completo sviluppo dell'esantema. Trovo del resto che la diviSione degli stadi del morbillo e la loro denominazione quale è accettata comunemente in pratica sia difettosa, riferendovi soltanto ad uno dei sintomi 1della malattia, che è l'esantema il quale se è il più caratteri~tico ~on è certo il più importante nè assoluto : diffatti ho. osservato con qualche frequenza e nei casi gravi quasi sempre che ad un esantema insignificante parziale, limitato, tardo, incompleto nel suo sviluppo si associavano i sintomi piò importanti e gravissimi. P uò anche manàre completamente l'eruzione come avviene nella febbre morbillosa senza morbillo. In altri casi invece e nel maggior numero h9 potuto notare ad un esantema spiegato florido, g~nerale corrispondere sintomi relativamente miti. In dué casi ho anche visto il morbillo senza la febbre morbillqsa. Troverei quindi più esatto distinguere soltanto nel morbillo un periodo d'incremento ed uno di declinazione. Seguen~o però il lingua~·gio comunemente accettato continuerò a dire qualcosa su quanto mi venne fatto di osservare nella sintomologia dello stadio eli eruzione ed in quello di desquamazione. Dirò prima, dei casi leggeri c discreti complE:ssivamente c quindi dei gt'avi. L'eruzione si manifestò o sviluppò con f~tcilità c prtmtezza in forma di piccole macchie rotondeggianti, per lo più prominenti sul livello della pelle, d'un bel colorito rosso vivo, confluenti e diffuse specialmente . sUlla faccia, collo e petto. n suo corso .fu regolare e deJla durata di 5 a 7 giorni, méno in un caso in cui scomparve rapidamente e fu susseguita da eruzione migliarica senza però che si. agg1'avassero le condizioni generali dell'ammalato. La febbre fu pii1 o meno notevole e tenne la forma sinocale. La termogenesi raggiunse per lo più un alto grado ( + 38° +40° Cent.0). La sete piuttosto viva, la lingua secca, r ossa ed a papille rialzate ~ulla punta e bordi e spo1•ca n~l centro. L'affezione èatar}'ale m-vase la maggior parte delle tuniche mucose prevalendo fra...essi r~ quella delle prime e piil grosse diramazioni del-


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,l'albero bronchiale, ove raggiunse un. considerevole grado di V,iolenza e di resistenza. In questo stadio tal t osse si era fatta più .m.olesta con ~screati più s.olidi ed attaccaticci. Dopo il catarro bronchiale fu qMello delle vie gastro-enteriche che presentò maggiore intensità e.d ostinatezza delle altr-e .mucose. Tale prevalenza poche volte si osservò nella congiuntiva ed in due casi soltanto la corizza raggiunse relativamente la maggior acutezza. . Noto qui tre c.asi in cui si J?lanifèstò la risipola facciale, perchè PGL·rmi .in tali affezioni della pelle esservi molta analogia con. lo stato oatarrale. In d~te amTI\alati' i fenomeni febbrili furono negativi ed in uno ~i essi si notò semplicemente un legger issimo catarro bronchiale che si risolvette prontamente. La po.ca tolleranza· della luce. ed· un certo grado di raucedine fu quasi generale non ostante che il catarro congiuntivale e lariJ1geo non assumesse forti proporzioni: si ebbe generalmente costipazione, ed in alcuni casi, ove . prevalse il catarro gastro-intestinale, diarrea. Le urine generalmente di color carico, si intorbidivano in breve t.empo· e precipit;.wano fiocchi mucosi ed m·ati; gli ammalati esalavano quell;odore specifico che è stato notato ,dai pratici. Dal 5° al 7° giorno l'esantema cominciava a scolorire ed i descritti sintomi febbrili e catarrali dopo avere raggiunto il rnaccùnurn di loro acutezza in· corrispondenza della maggiore effervescenza dell'eruzione comincivano a mitigarsi, ~erminandosi in tal modo il periodo d'incremento -ovvero lo stadio d'eruzione . ., Dal 7o al 9° giorno cominciava il periodo di declina.zione, ossia stadio di desquamazione. A quest'epoca la febbre era molto diminuita o scomparsa, diminuito e qualche volta scomparso anche lo stato catarrale. La de~quama:done dell'esantema si compiva dentro 1,1na giornata raramente in un tempo maggiore. Rit.ornavano le forze, l'appetito, il ben . essere; l' ammalato si avviava alla guarigione. In molti casi si notò una mag·gior~ insis.tenza d~llo stato c~tarrale, specialmente dei bronchi e fu causa che in essi la 'convalescenza procedesse corJ, qualc.he lentezza. In un c1fSO

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tale insistenza fu assunta dal catarro congiuntLvale. Durante questo periodo si manifestò. in 5 ammalati l' otite catarrale, dei quali due appartengono ai casi gravi di cui vado a parlare; negli· altri tre la durata fu piuttosto breve da 5 a 7 giorni; in tutti la malattia terminò con la guarigione. Negli ammalati gravi le cose volsero diversamente. Fin çla1 suo principio la malattia presentò la sua indole maligna procedente con un corso irregolafe, con sù1tomi 1Jiù o meno violenti e p~rnicio si. Il carattere più rimarchevole di gravel!za della malattia fu l'astenia. Nella maggior parte dei casi l'esantema fu tardo, lento a manifestarsi, con macchie piccolissime e sbiadite, circoscritta, meno in pochi casi in cui si diffuse in tutta la superficie del corpo prendendo un colorito rosso-scuro. In tre vi fu retrocessione scomparendo appena manifestata ......:... in cinque casi vi si associò l'eruzioÌ1e migliarica ed in uno petecchiale. Lo $tato febbrile fu violento, la temperatura toccò un grado altissimo - la pelle arida, ùrente, i polsi piccoli, celerissimi da 120 a 130 pulsazioni al minuto, la lingua secca, coperta di patina densa grigiastra ed in tre casi nera, screpolata, sprovvista. d'epitelio in varii punti, presentava quella forma particolare che la rassomiglia ad un pezzo di carne arrostita ; grande abbattimento di forze in tutti, stato comatoso in alcuni con abolizione o diminuzione delle funzioni psichiche o con aberrazione di esse. L'epistassi più o meno copiosa si associò in 3 casi ai precedenti sintomi. La secrezione delle urine ordinariamente divenne scarsa. Lo stato catarrale raggiunse il pilt alto grado di gravezza, specialmente nella mucosa delle vie aeree, prendendo a seconda della sua estensione la forma di br onchite grave acuta - ili bronchite capillare e di bronco-polmonite. La l a forma :$i ebbe in 4 casi - la 2"' in 5, e la 3a in 3. Le sofferenze dispnoiche fnrono proporzionate allo stato di gl'avezza degli ol'gani respiratorii; si ebbe quinòi tosse più o meno violenta con dispnea ed escreato purulento nelle bronchiti g1'avi aèute. Nelle bronchiti capillari e nelle bronco-


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polmoniti la dispnea r aggiunse· il pii1 alto grado ; la respirazione si fece brevissima, insufficiente, 1'escreato difficilissimo ed impossibile; ed in 4 casi terminati colla morte si manifestarono con pitl o meno prontezza i sintomi rlell'asfissia. Alla violenza dello stato catarrale delle vie aeree partecipò il catarro della mucosa gastro-enterica, che in tre casi prese proporzioni fortissime; in uno di e~si si propagò ai condotti biliari causando epatite grave acuta. Questo caso figtu·a fra quelli terrniua.t~ colla morte. Il decorso fn sempre ir·regolm·e, rapido o tardo a seconda delle varie altera1.ioni suhlte dell'organismo e della r esistenza della forza organico- vitale. Quali successioni morbose si ebbe l'otite catarrale; che prese in seguito i caratteri di otorr ea in due casi. In 4 casi uno $tato considerevole di denutrizione e rli cachessia per cui li !ndividui si erano resi temporaneamente inabili a ' continuare nel militare servizio. L'inclurimento ed atrofia poJmonare in uno, la tuberc~olosi po.lrnonare nell'alteo. Nei casi gravi si ebbero i seguenti risultati: Guariti . . N.o 2 In viati in licenza » 4 . N.0 12 Totale Riformati » 2 Morti » 4 Del morbillo come eli tutte le malattie contagiose la scienza non ci ha ancora rilevato la sua speciale essenza. •ulla sappiamo della natura del vz"rus morbilloso, nulla della sua composizione. I trovati anatomo-pa.tologici ed istologici non c» hanno ancora detto in proposito l'ultima parola - ci manca quindi il fonqamento per l'adempimento delle indicazioni causali e la terapia non può che limitarsi a soddisfar e l'indicazione sintomatica. Il metodo curativo che ho seguito in generale è stata la cura aspettante e di osservazione - non nel senso stretto e scoraggiante della parola, essendomi studiato coi mezzi palliativi di vincere o mitigare le maggiori sofferenze. Mi sono quindi limitato nel magiiot• numero de' casi alla prescrizione eli bevande dolcificanti leggermente stibiate o tartarizzate e diaforetiche onde diminuite


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il senso molesto della sete, favorire per la diuresi e diaforesi la eliminazione del principio contagioso e combattere lo stato catarrale acuto delle mucose. L'uso del ghiaccio somministrato a piccoli pezzetti e con fi'equ enza a quei malati it~ cui la temperatura era molto alta, la sete viYissima e le azioni cardiaco-vascolari molto accelerate) è riU:sc.ito di molta utilità ~ refrigerio. Nel periodo avanzato e nel decrescente della malattia in cui il catarTo delle vie aeree specialmente, · prendendo un andamento lento,' offriva maggiore resistenza, mi riuscirono di molta utilità le bevande spettoranti gommose, laudanate, le polveri del Dower, il Kermes minerale unito all'estratto d'aconito o d'oppio. Nei casi miti e discreti bastavano questi compensi coadiuv~ti da una dieta convenientemente nutritiva. Nei gravi si dovette ricorrere ad altri mezzi terap13titici diretti a combattere la forma ed i sintomi che maggiormente imponevano. Resero utili servigi i r evulsivi rubefacienti o vescicatorii applicati secondo i casi al costato od agli arti. Le vesciche di ghiaccio suDa fronte, gli alttispasmodici, gli analettici. Nello forme gravi di bro~lco­ polmoniti mi YaJsi con qualche vantaggio del calomelano coll'oppio a piccole dosi, della digitale ed antimoniale. Nelle forme di grave catarro gastro-intestinale mi Yalsi dell'ipecar quana e del sottonitl'ato di bismuto coll'oppio. Quale trattamento riparatore r icorsi con successo al decotto ed all'elixir di china leggermente acidulati con acido solforico, ai preparati di ferro; concedendo l'uso del vino generoso ed Un trattamento dietetico ricostituente. La temperatura della sala fu mantenuta a+ lO. Si cercò di moderare l'azione della luce, non trascurando il rinnovamento dell'ambiente mercè l'apertura di un numero sufficiente di finestre e dei ventilatoi nelle ore più opportune della giornata; e. si deve all' atti-vità e solerzia della Suora di carità addetta alla sezione se · la pulizia, la nettezza, il cambio d~Jla lingeria si ebbero come era richiesto dalle necessità igieniche. ,. • Le lesioni più rilevanti riscontrate all'autopsia dei 4 morti

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per morbillo furono le seguenti : - Necroscopia del defunto Caro Gio. Battista, soldato del 18° fanteria, entrato il 7 aprile, 'morto il 26 suddetto. ·. ·~ La cavità della pleura clestra r1empita nella massima parte da raccolta · sierosa, giallo-citrina -- aderenze tenacissime della pleura costale colla p-olmonale. - Lobo inferiore del polmone destro affetto da epa.tizzazione grigia, tessuto duro, pil:t pesante dell'acqua; il lobo superiore invece presentava caratteri d'epatizzazione rossa.- Polmone sinistro tutto con~ gesto. - Mucosa bronchiale ipertrofica ed ip'er emica fino alle diramazioni pitt pi'ccole. - Raccolta scarsa eli siero nel per icarclio. - Cuore sinistro con ipertrofìa concentrica. - Insufficienza valvolare. - Fegato-volume doppio del normale, duro, colore noce moscata, privo di sangue. - Milza piccola, molle, colore di 'feccia di vino. Celaschi Serafino, soldato nel50° regg. fanteria, entrato il 9 marzo, morto il 16 eletto. Iperemia in alto grado e stato ipertrofìco della mucosa bronchiale fino ai rami capillari. La, mucos'a coperta eli mucco-pus che nei capillari riempiva il calibro da impedire il passaggio dell'aria. ~ Sostanza polmonare edematosa, congestionata, maggiormente nel polmone sinistro. Varii focolari di suppurazione. - Cuore ipertrofico, fegato molto.ipertrofico, congesto, milza idem. Sa:lidu Francesco, soldato del 18° 'fanteria, entrato l' 11 marzo, morto il 13 aprile. 1 Epatizzazione grigia al lobo superiore del polmone destro, 11aderenze recenti. Al sinistro lato effusione sierbf)a' (un litro circa), aderenze dellà pleura costale colla polmonale. - Cuore leggermente ipertrofico, ventricoli occupati da coaguli fìbrinosi. - Trasudamenti tra l? pagine. del peritoneo. Glandole mesenteriche ipertrofìche. - Mucosa intestinale iperernica, rammollita, ipertrofìca, - Fegato ipertrofico, molle, anemico. Pallotta Michele, soldato nel regg. cavalleggeri ·~cca, entrato il 24 febbraio, morto il 6 marZP . Polmoni voluminosi piu del normale: cellule enfisematose;


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indurimento ed epatizzazione rossa in taluni punti di tutti du~ , più estesi nel destro. Mucosa bronchiale iperemica in alto grado fino ai capillari e c.operta dì secrezione muco-purulenta. - Cavità cardiaca ripiena di grumi. - Stato di iperemia avanzata alla mucosa dell' intestini tenui. - Fegato molto voluminoso. - Consistenza al taglio alquanto maggiore d~l normale. Annetto infine alla presente relazione uno stato indicante le variazioni metcreologiche !vvenute durante il periodo epidemico.


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Reg·io Castello S. Simpliciano Incoronata (Vigevano)

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400

DISCORSO E\ DIFESA ALLA MIGLfARE ESA1II:\TrA ;\"ELLE RVE PERTINE':'iZE :llORBOSE.

(Letiwr·a del mediro di ?'C{J{!imento Dott. SILV.\:>0 SA.XTr~l alle ConfC'i·en~e Scientifiche di Fù·enze).

[n·segna la s~oria della coltura scientifica che le opposir.ioni' dottrinali e sistematich_e hanno una vita lunghissima: <.ìadute sotto il peso delle prove, più tardi si rialzano piene <'li gioYanile ardore, sotto la forma di no,cità, in mezzo alla Jlompa, ai profumi, agli incantesimi, sì che le menti più priYilegiate ne restano talora sol'prese e affascinate: ma :$Ono gli stessi argomenti già confutati, i fatti medesimi omai apTll'ezzati, gli stessi dubbii già rischiarati; non è infine che negare ciò che è stato già affermato, o affermare ciò che è :;_tato già negato. Con questo luminoso doowneuto storico sempre presente al l)ensiero, io non ho potuto mai troppo sorridere ai polen1ici dibattimenti, persuaso che non dal conflitto delle opinion i e dalle controversiE! scientifiche, ma dal conft;onto di . tutte le nostre idee soggettiYe colla realità dei fatti, dal dscontro continuo dei. nostri pensieri coll'ordine di quE>..sti fatti medesimi più limpida e più splendida deve scaturire la ,-el'ità. Ce qtw gagne, scrive,-a Amedeo Latour a Ricord, lu

d.octrine dans ces dùcussions, vatnement je le cherclte . < ;e qu'elle y perd je ·ze vozs tr9p claù"ement. A dileguare i nostri dubbii la f'etta e si'cura via è quella di richi~mare la scienza al paragone dei fatti, che ci fol'lliscono le prime cogni:~.ioni. Tutti i fatti sono veri; non tutt.i sono veracemente esposti e nella schietta verità creduti; le Yerit.à. non son fatti, ma lìne e ragione de' fatti. La yera luce scientifica, scriveva già tm eletto e chiarissimo ingegno. non può emànare dal combattimento delle opinioni, o ma~­ sime g-enerali, o principii, che sono l' ultima conclusioru: . della sintesi, ma solo dall'esame del modo, con cui 'i~nnei'O le sintesi medesime condotte.


401

Sinceramente desideroso di vedete il tenuissimo mio ·uivdto sottopòsto ad un esame ragionato, ad una seria e savht critica, spei·andò ai trarXi.e una salt1tm~e lezione , io aveva pe1'è fatto prop011imento di sfuggire ogni qualunque siasi 'disputa o 'contesa, di · ascoltare e tacere. · Punto da paro l<~ di biasimo, che non mi è sémbrato dì meritare; e fatto · segno in ·certo modo acl a~cuse, di. cui il peso· non mi sentiva' ~lj troppo a lungo · tollerare; i'o rompo il silen.zio' al solo intendimento di portai·e gh séhiarin;1enti mecessarii e le dovute rettificalioni, ben lontano dal mini- · mainente preténde1'e di rendere muti ·col mio discorso i miei onorevolissimi contraddittori. \111 una seduta 'della seconda sessione del Congresso medico di tutte· le naiioni, oh e ebb'e luògo nel ·settembre ·del 18'69 in Fireùr.e, il clii~rissìmo dottor Pantaleoùi, in un élo-

' . quente discorso ·sulle·· febbri ess·enziali in generale e piì1 par·tieola'P niente sulla febbre remittente e miliare, solleVava la cllseassione sulla es~enzl.alità d~ qnesta ultima malattia, di:... chiarànd.o ricisanfente di non credere alla medesima. Je ne· 'c:?·ois pas a la flèv1'e nuliaif'e, esclaltla egli, tancli<; qllie, àc'ins ce pays , on ne 'parle · qtie' de jlè·IJre ?nìlictire. Qu'une erir;ptz'on miliaire existe quetque fois swi· la peau, il (aztcl11ait ét?"e aveugle et meme ·· avoi:r perclu le se'J?;s · .,Powr l~ m·m·. J' en ·ai eu moi mème ' deux ·O'lt trm~~ f m·s pendeva t ·ma vie ltss maù~s i·em;plies, go1{flées ; nér;tmrnoins ;je ne me suis pas apercu méme al~Ìrs cl'ètf'è malq);le. U Dott. ·f>antaleoni ammette la esistenza: alla pelle eli una ermlièffe migliare, che si osserva nel corso· di molte f~bbri, ma:ssi111e in estate e negli infermi sovéchiatnente coper ti, e che si trova quasi sémprè nella febbre tifoide, .non ammette una éruzione mig1iare causa della malattia, uri.a eruzione, che colla febbre sia per rapporti· essem:iali cnhnés'sa, nòn può ritonoscere in essa: alcuna importanza .elinica. Il Dott. Panta;leoni è ·venuto c1u<tttro volte ·a Firenze e 'in Toscana per studiare·.qnesta ìnferroìtà e non ha avnto Ti1ai la f9rh.i:na di vederne un s6l caso. Egli ha letto la monografia di Allioni


402 e niente vi ha tro,ato che possa far modificare la sua opinione. Egli ha indirizzato ai medici i pil1 distinti dei quesiti. ai quali eglino ha:nno risposto con bene>olonza e liberalità, o H dubbio è tutl..wia r imasto nella sua mente della esistellZa della migliat'e, di una malattia, che, al dire di lui, non ha caratteri o sintomi definiti, che non ha un periodo determinato, che no~ ha un segno patognomonico , di una malattia, in cui la causa non sta nè in proporzione cogli effetti, nè pure sempre in rapporto di esistenza con i medesimi. P er tutto ciò il distintissimo medico di Roma crede eli . potet'O concludere : l ° Che la migliare è una eruzione qualolw volta primi· liva e di poca importanza, che può essere apireltica o accompagnata da lll\a febbre sen;t,a grave:r.za, presso a poco come l'orticaria, la rosolia, cd altd esantemi sutlorali;, 2° Che essa può in modo secondario consod ar·si a molte altre malattie, massime zimotiche, di cui la migliare non è che un epifenomeno senza valore. Voler fare la storia, soggiunge egli, della migliare, considerandola in tutti questi rasi come essenziale, sarebbe un smart·ù·si in un caos inestricabile e senza luce , in un laberinto senza filo e senza uscita. Cosi è che il dottor Pantaleoni nega in principio in modo assoluto la essenzialità della migliare, dipoi ne dubita, più tardi l'ammette primitiva. Il commendatore P antaleoni aveva già resa di pubblica ragione la sua monografia sullo febbri essenziali, quando una nuova opera sulla migliare Yeniva alla luce. Io l'ho studiata questa opera, egli dice, del dottor San Lini, ma se non ~n-essi espresso i miei dubbii a r iguardo della migliare, io lo avre\ fatto dopo la lettura di questa opera. È impos· sibile, scrive egli, di trovare niente di più Yago e di più indetenninato. Si accusano gl' Italiani di mnncamm di precisione, e se questo libro è il testo al quale noi dolibiamo formare le nost1'e idee, confesso, continua egli a dire, elle


403 gli stranieri possono ben citarlo siccome una prova della mancanza di questo talento fra gl'Italiani. Niente esiste di definito nella sintomatologi_a , entro la quale si trovano i sintomi di venti malattie; niente eli preciso nel prognostico; niente di più vago del corso morbifico ; inconcludenti sono le risultarlZe necroscopiche, incerta la cura. In questo libro in fine tutto è, al dire del medico Romano , confusione, disordine. incerte·zui.; e dopo di ciò fl:·attanto egli scrive: Et

ne vous en prene::; pas au docleur· Santi'ni. Son ouvrage est éclaù·é, erudit, cosciencieum, tres-biens fait. Quando nella sesta seduta serale, 28 settembre, del Congresso medico internazionale il dottor Pantaleoni, attaccando vivamente di fronte i migliaristi, nella sua, al dire dell'il. lustre 'I'imermans, brillante requisitoria mi fece l'onore non solo di citare il mio libro, ma di discorrervi sopra eziandio, sottoponendolo in certa qual maniera a severa, comunque troppo lat·ga critica, o meglio direbbesi censura, io non era in quel giorno presente, nè mi fu dato di leggere allora la sua monografia. Per la qual cosa nel successivo giorno, non avendo cognizione dell'atto di accusa fatto contro la mia nùgliare, fui costretto a limitarmi a difendere in tet'mini generali la essenzialità della febbre migliarosa. Pubblicata 9ggi la relazione del Congresso, e letto attentamente il discorso di Pantaleoni, posso ora rispondere ai biasimi che da lui mi -furono mossi. L'onorevolissimo dottor Pantaleoni avendo dichiarato nella sua memoria sulle febbri essenziali in generale e più particolarmente sulle febbri l'emittente e migliarica, la quale vedeva la luce innanzi la mia monografia, che una eruzione migliare esiste qualche volta sulla pelle, e avendo aggiunto poi verbalmente nel suo riassw1to dinanzi al Congresso, dopo la pubblicazione della mia opera, che egli pure ammetteva una febbre migliare essenziale, comunque non frequente come si èrede, avendo nel suo discorso negato da prima e in modo assoluto la esistenza di una malattia rnigliare, dichiarando di non et'ederci, ed avendo ammesso poi nelle sue conclu-


4..04

sioni c)le la migliare è 'una eruzione q1,1alche volta primitiva, 11911 è caduto egli in aperta~ e manifesta., contradizione ~ Nè la quest~on~ sollevata da1lui s~ r iferisce alla maggiore o minor.e frequenza e gravezza od entità della miglìare: la questi~me 'vera, la q Llestione · vital.c è se esista o non esis tu una malattia migliare. Una cosa non può al certo ~1on essere ed esaerc al tempo i~tesso; cosi il ,d9ttor Pantaleoni. negando e poi affermando ha abbassato ìe armi troncando da per se stesso la qt.lestionc, e non, potrà più clirH di temer forte cho sia della migliare come del diavolo, il quale non si vede più c.Qmpari).je , dopo che si è r,es13ato di c.;r~Pdere alla sua esistenza. Quattro vo~te il dott. Pantaleoni è ven,uto in Firenze c in Toscana per v~clere la migliare e non un solo. caso si è potuto mar mostrargli di quest~ m~lattia; lo che a;ltrq non prova, si affretta egli a soggiungere, cha j' ai joué de malheur. Dei S. Paoli che sia.no ilh,uninati d'un subito sul ca.m,n1ino di, Damasco, ve ne sono pochi in medicina. L'uomo si affe· ziona grandissimaaH~p.te alle opinioni, eh~ gli cos!ano molto Sl.ldore, e che . eg·li ha per lungo teii:tpo nutrite nell'animo suo, e l'affezione stessa gli chiude poi l'adito a persuasioni d~verse, guell?affer.ione, che con forza prepotente alimenta il proselitismo che tanto vale a tener vive le opinioni, ancor quando sono giù dimostrate erronee. È perciò che 1' errore ha profonda ·radice e che la verità s'insinua nella mente con ctiiJìcol~~t ~ lent.(3Z:t,a. Il . dott. :Pantaleoni ha ,. troJ?.PO tngegno e dottriq.a per non sapore e noJt essere persuaso che una. malattia, qualunque ... es~a si~, massime se nuova, se nqn mai " vista, non conosciuta·, e soprattutto una malattia come la migliare, si psseJ'Va, si stl~d.ia, e che pm~ os,se:rvada, e. studiarla fa di mestieri assistere al corso intiero della medesima, segtù~·ne l'andamento, dal princ~pio fll fiM, illi.lstrarla ,qelle su~ cause, ne' suoi sintomi, nc''suoi espedienti di cura, esaminal'la sotto tutti i rapporti possibili. Si è parlato e tutto giorno si parla di migliare, di eruzione migliare, c quoota ~sta. , alla pelle, si cr~de di aver detto tutto, eli aver tutto


401,) fa,~~o. Ma intendia:moci bene: reruzione mìgliare) eh~ ha dato ii noJP(}' a.lla, IQ..~lattia, non è che unq dei fenor.neJJÌ mo!lbo$i éssenziali di questa: l'e.ruz,ione vescicol~.r;e_ ~irnile .al mig-Ji.o · noi consideriamo come consideriamo · precisamente l'eruzione o .inQl"billosq,, scaJ;lattinp.sa, J.W~~yl~te : una. eruziol).e rnigli().riiorru~ ~t tt'o.va ne~r ;Gorso delle febbr-i t ifoi.dee come si trqyjl. det pari una eruzione morbillifo'rt.ne, scarlatj;iniforme, roesoJifovwe; se pe.r, ciò si deve negate le ~sist.enza ·di · un:a .mal~ttia miglia,re, bisognerà pure negare , la esisten~a di una malattia morbillo, di una :malattia •scarlattina! di nna -malatti~· rosolia : nè ,so .in yero ~e aloqno siasi dato. mac'i la pena cl~ dit11ost1'are che..}e eruzioni migliarif.orrne, .mor billjforn1e, -roseolifopne, scarl~tt.iniforme ; che sì osservam> nelle fehbd ·tifoidee, siano analoghe piuttosto che identiche ç~.lle eruzioni migli-aJ.:e., rno~~illosa, roseolosç~., scarlattinosa, cb:e si oss_ervano,'nel m9rbo migloiarico nella rosolja,: nella scarlattina, nel J)J.Q!.Jb~llo. ·1 · . , l{J·a.f?ruzione è uno d.e( sintomi, 1per-1nezzo dei quali si esprime. la· malattia,.- ma I)on, la !nalattia :stessa: 1' e1mz.ione è ·un. sint'ìmQ, ·e IWl SiUtO)ll~ non ripo·n~amo · ;noi U proCeSSO. morbOsO,· quel pr ocesso morboso speci~co, :esan~e111atieo, che si è denqminatp ,n,1igliar e, e d~e è ~la tutti gli altri p,rocessi p<•tologici manif~stame,nte distinto ~ ~ quandg, _pell'e.spo;rr:~ ,al Q<:>n~ gres:$9 _gli errori della prat_ica giornaliera della medicina,, ·<\t-. • tl1~~ue.ndqli .a t1~e cl~s.si , d~· m,edici, , i f!11Up;risti, i: dis.soluti:s-ti; i •p.at~tralisti; o Cflllul\sti, ·il dott. Gobbi .dichiarò chè la. ' mi~• gJ,i.are"è t\n sempliée epifenome)lG, ,che: si corifonde coll'iclr9a., · <<oll'idrargiria; ~ , cor~ tutti gli ft;antem~ in<lefin~~\; che pro'V()Cano 11 1• sud01~e, .egli -mi, ser!lbr:a che ,ciò çtsserisse cort t trorma :fraL)Che,7.zP,, e leggerez;ta·. cm~tamenté che il clott. G·o,bbil i'ntElfìe di d\re...che l'E]r~lzione n}igliare ~i ;p1,1ò confondere csm qn..ella er uzione vescicolare, che si osservq, negli ~nq-q,in.ati . da. me).'Cuuio . ~ che si disse eczema ìnereuriale , e con ·queJla. el'U;zione ves.c~colm:e , che si è notata in varie malattie,) ~- dt~ $j dis$e .sudam).11a o , eruzione .m,iglia,r.iforme. ·Ti1tta-• ~i~ ,Qaratteri distintivi in tutt~ questi, .diversi èasi esi-.

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stono e pai'ticolari accid·entalità non mancano abbastan-za valevOli per non confondere insieme l'una eoll' a.ltra eruzione, a-bbastanza concludenti per disting·uere r eruzione v escicolare migliarosa esantematica d-all' eruzione vescicolare migliarifornìe. Si Yedè bene che in generale i medici e lo stesso Pantaleoni tion hanno saputò o non hanno voluto inalzare al disopra clèiFeruzione, ··Oltre il sintomo, le loro considerazioni. Se i medici; per esemp.io, avessero nella febbre miasmatica ferrnata la mente soltanto al carattere principale, la intermittenza, siccome all' eruzione nella migliare, vedendo poì la intermittenza medesima mostr.arsi i11 altri casi ed appartenere a varii soggetti morbosi, eglino, seguendo la stessa logica, avrebbero dovuto negare la essenzialìtà della: febbre intermìttente. Il dott. Pantaleoni trova strano che la migliare si presenti sotto fo1~me .diverse e chiama cu1·iosa singolarità· la durata indeterminata della malattia e la mancanza di un rapporto di proporzione fra la g.ravezza della malattia medesima .e reruzio)1e migliare. Questi avvenimenti-chiami pure· quanto v.uole il dott. Pantaleoni cw·iose o strcme singolm~ità, li volga pure;, se gli aggrada e· quanto a lui piace, in ridicolo, ma non potrà mai co' suoi dileggi far sì che essi non siano fatti siccòme fatti sono e bene dimostrati dalla- cliriica osservazione. Se la migliare· presenta questo aspetto singolare, curioso, st1·ano, meraviglioso, incomprensibile, cosa dire, cosa farci? Li!! ' è così, e non sì può dire in altro modo; è un fatto, e contro il fatto bisogna piegare la cervice. Sia pur esso· maravigli0so, incomprensibile e che perciò? Fosse quello il ·solo fatto incomprensibile 1iel corpo umano sano e malato! Confessiamo piuttosto la Jlostra ignoranza, riconosciamo i limiti dell'umano sapére è ·cessìamo una volta dall'aspirare a cognizioni impossibili. · TI ilistintiss!mo dott. Pantaleoni affermava al Congresso di avePe studiata. l'ope1'a sulla mìgliare del dott: Santini, dio.chiarando di. llOn aV8re trovato in essa che c0nfusione, diSOrdine, incertezza, e poneva fine alla sua ·censura, escla-

.

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407

mando - son ouvrage 'est éclaù·é, érudit, cosciencieum,. trèsbien fait. Io non so se un'opera confusa, disordinata, incerta possa essere poi chiara, e dirsi possa ben fatta. La. nÙgliare, dice, il dott. Pantaleoni, non ha alcun carattere, alcun sintomo, alcun segno patagnomonico, che sia valevole annunziarla -prima ~ella compars.a della eruzione alla pelle. Il solo segno, che gli sia stato indicato, e l'odore caratteristico, che, come fondamento diagnostico, gli è paruta cos~ troppo forte. La sintomatologia dell~ migliare, che si legge, continua egli a dire, nell' opera del dott. Santini, è una sintomatologia, che appartiene a quasi tutte le malattie conosciute; la migliare, come in qnesta •medesima opera si dice, si presenta talora con la sinoca infiammatoria, talora con la febbre reumatica, altra volta con la catarrale. o con la febbre gastri~a. e biliosa, poi con la tifoide ed anco con la intermittente, e la eruzione, che può comparire in ventiquattr'ore, può, ritardare fino al quarantaduesimo giorno. Francamente, credete voi, egli esclama, che con simili incertezze si stabilisca la realtà di un quadro morboso~ Lasciamo di notare che queste incerte;~ze del dott. Pantaleoni sono certificate dalla c1inica osservazione, e dichiariamo solennemente che nella migliare esistono specialissimi caratteri, per i quali essa può dalle altre malattie essere distinta, che nella migliare non mancano criterii concludentissimi e fondamentali che ne formano la vera base diagnostica; criterii o norme, che tante volte ho nella mia memoria ripetuti, e da cui non mi sono allontanato mai un sol momento, quando mi toccò di discorrere l' argomento delle ragioni diagnostiche della migliare, quei crit.eri clinici, che conducono la mente del medico a rettamente giudicare al letto dell'infermo della natura del morbo, senza aspettare la comparsa dell'e1'uzion~ alla pelle. Fra i caratteri particolari della febbre migliarica il dottor P antaleoni avrebbe dovuto notare che· i fenom en i essenziali dello stato febbrile della malattia sono tanto diversi da quelli della sinoca, della febbre tifoidea, della remittente ed in ter-

ad


408

mit tente, quanto sono da questi diversi i fenomeni essenziali febbrili del morbillo, della scarlattina, della rosolia, del vaiuolo ; avrebbe dovuto nof;at•e nell'esantema migliar ico uno stato di esaltamento, di concitazione delle azioni cardiacovMcolari, quale non si osserva solitament è in altra malattia · febbrile ed uno stato di notabile espansione del tessuto Ya:;col~re e cutaneo ;. avrebbe dovuto vedere uno stato di molto particolare atassia, siccome l'ostinata, vigilia, il. senso di co:->trizione e di oppressione al torace accompagnato da ansiet.à, la smamiosa inquietudine e l'agitazione, le incalescenze, gl'·interni smaniosi calor i, il senso indefinibile di mall'essere, il triste presentiment o della persona, le sensazioni dolor ose , simulant i uno stato reumatico; avrebbe dovuto notare l'esistenza di abbondevoli, profusi, generali sudori aventi specifico odorè, che simili non appartengono ad altro malore ; avrebbe dovuto vedere ~he nel processo miglial'ico esiste bene u nn. locaUxxa.zione cutanea speciale e caratter istica, che l'er uzione migliarica percon e stadii distinti ed ha caratter i specifici relativi all'eppca della sua coinparsa: , alla sede, al volume, alla forma, che l'eruzione migliarica consiste, giusta il prof. Bur·resi, in una dermatite suppurativa limitat~: alla · parte la più superficiale dello str ato papillare del derma, la quale percorre tre stadi i distinti , iperemia cioè della rete vascolare superficiale del der ma causa di essudato sotto-epidermico formante le vescichette, conversione del contenuto rli ·q_ueste in fl uido purulento, completo disseccamento del fluido intravescicolare seguito dal distacco della epidermide 4e dalla desquamazione, che contrar·iamente alle affermazioni dell' ~llustee Helll'a, è talora veramente copiosa. Il dott. Pantrueoni non avrebbe dovuto poi dimenticar e la grand~ impol'tanza e str ettezza di r apporti esist enti fra la eruzione medesima cd il processo morboso esantematico. La eru?.ione apparisce alla cute ed i fenomeni febbrili subiscono in gener~ùe una notabile mitigazione ; la eliminazione del principio eruttivo si compie in niodo conveniente e perfetto e la rnalatti(l. corre tosto felicemente al suo termine; l'eruzione si

'


409

arresta, o retrocede, o spaeisce, ed il · processo moi·boso imperYersa o precipita rapidamente all'esito fatale. Nè la maggiore o minore gravezza del corso della migliare sta . in proporzio-(lc diretta o inversa della maggiore o minore quantità dell'eruzione, siccome v.or.rebbero' gli onor evolissimi sena e Timermans, suDa · eli cui discrepanza di opinione · in i l dqt~or Pantaleoni le grandi meraviglie. Strasecoli pure, il dottor P.antaleoni a questi accidenti morbosi, trovi pure stranissimo che la malattia non vada sempre a · ris0luzione al- l'apparir e della el'uzione alla, pelle, e che anzi talor;a si r enda essa più g_!'ave, dica pure che questo punto non solo getta una sfida a tutte le nostre· conoscenze mediche, ma sconYolge eziand,io tutte le leggi della logica, trovi pure stranissima. la · incostap.te esistenza di una proporzione ft•a la ~ruzione migliare e 'la gravezza della malattia, e chiami q1.1esto un curioso rapporto di proporzione fra causa ed effetti, dica l1en tutto quello che vuole, ma le pai~ote non empiono il corpo. Non è piuttosto egli che turba le leggi della logica, prendendo per causa cioche è un effetto? Le vescichette migliariche a.lla pelle sono forse ·la causa morbosa o non sono invece un effetto del processo morboso specifico esantematico ? Quella, che influisce in specìal modo all' esito fausto od infausto della malattia, è solo la conveniente e completa o la imperfetta eliminazione del princ~pio morbifico generato nel corpo vi,·ente dal processo febbri le esantematico migliaro::;o. Come nella ~igliare, non si osserva forse nel morbillo, nella scarlattina, nel vaiuolo, eruzione copiosa e confluente e processo mo1·boso ora mite, ora graye, eruzione scars;i., rara e discreta e malnttia ta~o,ra lieve ed altra volta sommamente pericolosa? Come ~ella migliare, 'non si osserva forse nel morbillo, nel vai.uolo, nella scarlattina, ar1·estarsi o scomparire l'er uzione e l'in fermo essere irreparabilmente perduto? Frp. i fenomeni morbosi proprii della migliare il dott. Sapolini di Milano notava pure una speciale pulsazione delle carotidi imperocchè dopo tr e o quattro ondulazioni accelerate ma r egolari ve ne è una come divisa o raddoppiata


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e il chiarissimo prof. Enrico de Renzi, trovando che i caratteri esposti non erano sufficienti per accettare l'essenzialità. della migliar e, che non vi era differenza fra questa malattia e la febbre remittente, dichiarava al Congresso che solo il termometro poteva troncare la questione. A lui faceva saviamente osservare Timermans che H termometro serYe a mostrare la presenza ed il grado della febbre, ma che spesso non ha alcun valo1·e per un 'diagnostico fra le differenti specie di febbri. Fra i caratteri della migliare da me ricordati nell'opera io considerava siccome molto spedale carattel'e di essa la irregolare variabilità della caloriticazione. Nella sua bre>e analisi della mia monografia l'egregio dott. Faralli deplora che il dott. Santini z;n mezzo rt

tante minttle accidentalità, che scr11.0 fuggevolz, facili ad essere t·nalYI.;VJJ·tile, non abbia trovato un luogo pc;· le i'hdicazioni leì"inometJ·iclte che a fa;·ci riconoscere la felil:mJ saranno sempre meno fallaci di quelle sensazioni subbieltive, cui egli sembra acco,·dare tanto valO?'e, dichiara che la calorifìcazione molto variabile, da me indicata, sarebbe un ctwattere di molta importanza e tale quasi cla costitui;·e di per· sè il segno pato[JnO'tnonico clellrr, malattia quando l' autore lo avesse corredato di esatte osservazzoni ternwrnetriche, e con tacito, ma severo rimprovero ricorda che il prof. l3urt·esi, studiando l'andamento della ca1orificazione nella migliare, ha dato delle indicazioni diagnostiche più precise c più attendibili delle no::ioni t1·oppo va,qhe ed zncc,·te che si trovano, scriYe egli, rcgistrdte nell'opera del cl...ott. Sanlini. Le minute accidentalità, che il clott. Faralli dice fu ggevoli, facili ad esser e inavvertite, e che reputa fallaci, troppo vaghe cd in<:C'rte, sono quelle pel' le quali il medico viene condotto a detti giudizi diagnostici. sono quelle, senza le quali è facile cadere in errore. L'abilità del m'edico sta nel sapere raccogliere queste minute accidentalità, che, per quanto possano essere fuggevoli e fa~ citi ad essere non avvertite, non debbono essere mai dimenticate, ogni più piccola inavvertenza, o dimenticanza, o ne-


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gligenza. essendo un errore, una colpa. Il biasimo, o il rimprovero, che il Favalli muove al mio indirizzo· è assolutamente e del tutto ingiusto. La monogl'afia sulla mig#ar·e esami'rtata nelle sue pertinenze morbose fu da me presehtata l'er il concorso al premio militare Riberi 1860-68, il quale chiudevasi col giorno 31 luglio dello stesso anno 1868, e i lunghi studii da me fatti sulla medesima si rifel'iscono ad un'epoca, in cui la termometria era in Italia almeno appena conosciuta od era soltanto nello stato d'infanzia. n distinto dott. Faralli cita l'illustre clinico di Siena come quelli,· che raccolse precise osservazioni termometdcho, ma il Burresi riferiva le risultaoze di alcuni suoi studii sulla temperatura della. migliare soltanto nel novembre del 1868, quando la mia memoria veniva coronata del premio Riberi. Creda pure l'onorevole dott. Faralli che io non solo noll' disprezzo minimamente le indagini termometriche nello stato morboso ma nemmeno le trascu ro. A questi studi io mi sono gi<ì. da qualche tempo in modo particolare consacrato e li coltivo con amore e perseYeranza bramosissimo di raggiungere il vero. La posii:ioue speciale, in cui mi trovo, mi presenta le pii1 favoJ•evoli comodità e la più grande facilità per compiere delle indagini di tale specie, ma sono fermo nel credere che per giungere M' utili e pratiche deùuzio.ni sono necessarie. n~lmerosissime osservazioni. Per ora, affermando ciò che penso, ciò che credo, non posso dire altro che il termometro io genere misura il grado del calore. Dirò solo che in alcuni casi eli migliare, in cui esisteyano apparenr.o tli mite o non grave processo morboso, ho veduto nella sera ùel secondo o del terzo giorno di malattia il termometro segnare 40°, t1 C e In. radiale batter·o 124 volte al minuto, ho veduto nel mn.tt.ino del giorno :-;nccessivo la temperatura diminuita di l () C con pulsazione a' 98, poi nella sera del giorno in cui comparYei'O le _prime Yescichette migliariche ho veduto il calo1·e salire a 4go con pulsazioni a 120. La eruzione compienrlosi in modo couveniente c regolare ho notato il termometro discendere gradatamente a 39°,.9, 39°, 7 , 30°, 38°, 8, 38°, 37°, 8, 37°, l, 36°, 9, 3G0 , 7


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con lievissime differenze :fra la mattina e la sera. Presentemente la migliare, qui in Firenze, corre piuttosto benigna, nè si osservano cosi facilinente come negli anni passati quei disordini di calorlficazione, che tanto richiamano l'attenzione del' medico. È in qùesti oasi , ove sarei veramente curioso di vedere le risultanze delle osservazioni t ermometriche. Dagli studii del prof. Burresi sulle variazioni che subisce la temperatura del corpo durante il corso della migliare risulta che la temperatura durante il primo ed il secondo giorno di .malattia si éleva rapidamente ; che durante lo stadio che precede l'eruzione e nel periodo •'stesso eruttivo sopravvengono d'ordinario lievi remissioni ir1attutine, che. in alcuni rari casi subito dopo l'efflorescenza si Yerifica un r.apido abbassamento di temperatura, da 390, 5- 40° a' 37°, 5 ~ 380y C; che la temperatura, ~uando sopravviene la suppurazione della migliare, aumenta non infrequentcmente di l o - 2° O abbassandosi poi a grado a gl'ado ; che dopo l'eruzione, in certi casi di soppressione di sudol'é, la temperatura subisce un improvviso, rapido e grande inalzamento da giungere perfino a 42° - 42°, 5 C . Per questi caratteri termometrici l' illustre prof. BUDresi dichiara di essersi a:ssicurato che la febbre migliarica differisce dalle altr·e specie di febbri, dalle quali essa diiierisce pure, secondo .il tlotto 'professoì·e, per la. diminùzione della escrezione ·quotidiana dell'urea,' la quale si riduce al di sotto della media normale, discendendo durante la convalescenza della malattia acl un grado molto basso ed assai più inferiore a quello a cui discende nella convalescenza delle altre febbri per ricondursi alla cifra normale in una m<iniera abbastanza lent.:1.. Veda ora il' dottor Pantaleoni se ebbe mai ragione di dire che la migliare non ha alcun carattere, alcun sintomo, alcun segno patognomonico, egli, che mi rimprovera di sei definizioì:ri differenti, facendomi dire che la migliare si presenta ~lora colla sinoca, talora cona febbre reumatica, alth volta colla gastrica e biliosa, colla catai·rale, colla tifo ide ed eziandio colla intermittente. Io preg@ l'onorevole dottor


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Pantaleoni a volere rileggere, a pagiM 67 della mia opera, la sintomatologia della migliare, in cui troverà da me scritto che la febbre da mz"gliare generalmente ofFre, aom,a tutte le febbri eruttz've, nei fmiomeni le semòianze della sinoca, ma non presenta z' ca1·atteri che più solitCI/mente appar·tengono alla d~·ate::;i flogz'st?'ca, che altra voltct all'incontro essa prende fin da principio l'aspetto di febbre di altr·a natw·a, ment1·e poi non è ra~·o nei p;·imordii del morbo di vederla sotto le apparenze di una sinoca e nel progredire o ver·so il flnz'r·e del medesz?no 'veclerla sotto le appar·enze di una ('ebbre l:ifoidea. Altrove io ho scritto ; che la febbre eruttiva migliarica può correre alla maniera di una sinoca, eli una febbre tifoide e miasmatica, di una febbre esantematica di alka specie, e dappoichè può simulare le febbri di altra natura e con queste confondersi, fu mia cura di fissare le norme e di ricercare i criteri.i eliagnostici per di'ltinguere l'una dall'altra. Altro è il dire che la migliare si presenta con la febbre reumatica, con la febbre tifoidea od intermittente, altro è il dire che la migliar·e si presenta sotto l'aspetto di una febbre reumatica, o prende il sembiante di una febbre tifoidea. Dunque il dottor Pantaleoni mi ha fatto dire ciò che io non ho detto. Del vesto poi a che tanta ma1•aviglia che questa malattia vesta la forma di altro febbrile malore! Ma non è ciò che accade pure nel morbillo, nel vaiuolo, nella scarlattina, nella febbre tifoidea? Quanti non sono mai i medici, che nei pvimi momenti di queste malattie trovansi titubanti ed incerti nel giudizio diagnostico! so bene che in t utte esistono caratteri clinici diffetenziali. manifestissimi, fra i q,uali i termometrici, cui si assegna oggi tanto valore ; ma io qui parlo di f<n·ma, di generali . sernbianze, di generali parvenze sintomatiche; del resto anco la migliare ha i suoi caratteri clinici distintivi per poterla riconòscere, come la si è sempre riconosciuta, senza pure l'aiuto del termometro, tanto che lo stesso illu· stre Borsieri, ricercando i fondamenti alla diagnosi della mi· Giomale di .Medie, milit. 187'1.

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4.14

gliare larvala, affermava che non mai mancano i segni particolari clell'esanf.ema migliarico, il quale inganna sotto larva di alb·a affezione. Non si è oggi affetmato e non si scrive t uttavia che la febbre tifoide può cominciare sotto forma di angina tonsillare, dì pneumonitc, di endocat•dite, di . bronch:-::l, di febbre intermittcntc, di febbt·e reumalica? i'fon si è detto che la febbre tifoide si può con fonder e colla tubercolosi migliare acuta, colla meningite t u bercolare, coll'albuminuria, colla pioemia1 In tal modo, come la migliare, la febbt·e tif(lidea avt·cblle i sintomi di venti, al dire del dott. Pantaleoni, di trenta malattie. Qual maraviglia se la migliare può essere confusa nel suo pt•imot•dio colla sinodl. colla catat·rale, colla reumatica, colla tifoidc ! Se la migliaro, pt•end<'ndo l'aspetto, il sembiante, di queste diver~o;e srJecio d'i. febbre, 1mò con tutte essere non difficilmente confusa, essa può essere però da tutte facilmente distinta; nè io ho Lt·ascurnto minimamente di ricordare i crite1·i, d'indicare i segni, che conducono dirittamente aUa cHagnosi. Discorrendo del corso della migliare, io scriveva che esso non offre in genet'P quella unifol'mità, quell'ot'dine, quella certa regolarità, onde va distinto il cot·so degli altJ·i esantemi, e soggiungeva che la migliare cotTe anzi spessissimo irregolarmente, tanto chel' Atassi ebbe a dire: l'ordine e la regolaf'ità essere pe; · l'appunto il dism·dine e Nr·regotarilà. n chiat·issimo dott. Pantaleoni, affermando dinanzi al Congresso che egli stesso il dott. Santini accett-a completamente il detto dell' Atassi, rivolgeva agli onorevoli membri queste enfatiche parole: « È c1nesto il modello che voi mi offrite pe1· la descrizione della migliat·e? Signori, se questA è la vel'itlì in medicina, io mi JUlisco nelle ideo col professore 1\espoli, il quale, insegnando a Firenze la medicina, dichiarava altamente di non crederci. ·o, signori, se è questa. la voska migliare, io non d credo )) . Io non ho detto di accettare, o di non accettare l'opinione o il detto di Atassi, io h~ semplicemente citato le parole di Atassi, e quando ho scritto che la migliaro corre irregolarmente, io ho afl'ermato un


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fattol ho iL:ffermat0 quello che i . medici osser vn.t'ono, ciò che io stesso ho veduto, ho affet'lllato la verità, ~ia o non sia poi iL mio libro un modello eH descrizione, che altri trovava in vero esattissima, bene ordinata e nit ida. e fatta coi colori i piu veri, e come da chi ha .molto nsto ed osservato coi propri occhi. Se nel mio libro vi sono dég·li errori e delle iuesa.ttezze, c~<ri 'ar·e h·w iumum est, 1na no.n è per uiò che il dott. Pantaleoni se ue debba fare un'arma per negaJ'è la verità. n pmgnostico, (licc il dott. Pa:ntaleoni, iwn è nell'opera, rlel ' dott. Santini piì.l preciso della sintomatologia. È un pmgnostico siòilUno e't z'nd,e(initoj nè i11 quella altro s'impara che la malattia è la più perfida, la più m·aligna, la· piLt ingRHnatrìce. E frattanto questo è appunto 'c iò che l'esperiema ha solennemente dimostrato. Cosa vort•cbbe mai impara1'e dal mio libro il dott. Pantaleoni, il quale dice che· il famoso bis rredibis non morieris ~'n bello è a l ui sembrato tanto chiaro quanto lo sono le regol'e stabilite su que:~.to soggetto? Cosa vorrebbe imparare egli 11el mio libro sul pr ogna1stico. della febbre migliauica oltre le regole, le nom1e, i precetti. il modo a hen giudicare del probabile esito della malattia e qtùndi del pericolo che corre r infermo'? QLtella. p,el'ftdia. t(lle11a rna<Hgnità, che non Y<t a genio clel distinto Medico Ronll.l.!'lo. non appartiene soltanto àlla migliare, ma appal'tiene hens\ al morbillo, alla scarlattina, al tifo. àl vaiuolo, alla feblm~ tifoidea: a tutte le malattie epiclemiohe. È troppo 11oto il dominio di epidemie di. tifo, di tebbee tifoide, di mor billo, tli scarlattina, di vaiuolo, in cui la malattia con•e mite, beuigt'la, con esito quasi sempre fa:vorevole e di epidemie tifiche ed esantematiche, in coi la malattia si mostra grave. maligna, pericolosa, micidiale. con esito quasi sempre iflfausto. Dal sentiment o dell'onor evole dott. P nntaleoni, r.he ai rap.presentanti della Scuola F ioréntina pih particolar ment e rivolgeva cop.. tanta. forza e calore le sue parole contro la miglia.re e il mio librq, assai ben diverso è quello dell' autore della rivista JJibliogra:fica pubblicata nello Sperimèn(ale


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ohe cosi scriveva: tvulta r-ivela meglio la mente e l' abilz"tà del medico che la '[';iustezza della prognosi, e questo capitolo (sulla prognosi) sopm d'ogni altro sin qui ?·iassunto mostra la mente del Santz1ti educata e nut? ila a quella scienza, a quel rr~:.etorjo che è il più bel vanto di questa scuota, cui or·a clobbiam.o qttesto libro . . n dottOI' Pantaleoni riconosce dì molta importanza l' alterazione anatomica dei polmoni notata e descritta dal chiarissimo professore Pellizzari, tro;-a nel resto, nella mia opera, lesioJ1i anatomico- patologiche molteplici, varie, incestanti, non vede che risultati necroscopici inconcludenti. Sono forse costanti, uniformi, in rapporto colla condizione morbosa essenziale,. le al ter~zioni materiali del tifo scoperte nel cadaYere? Di grazia, la stessa ruoltiplicìtà, varietà, incostanza di lesioni anatomico- patologiche, la stessa mancanza. di uniformità nei risultati necroscopici, che si osserva nella migliare, non si osserva pure nel ·morbillo, nel vaiuolo, nella scarlattina? Chi ha pensato perciò a negare la essenzialità di queste affezioni mbrbose ? Quantunque la dottrina della localizzazione delle febbri sia già caduta oggi con precipi· tosa rovina, e si eerclri di rimetteJ:tc in onor:e la essenzz"alità dei morbi febbrili, loro accordand,o per prima condizione essenziale una discrasia acuta del fluido sanguigno, ciò nondimeno le locali mutazioni del corpo non possono essere in alcuna maniera , dimenticate, meritando anzi considerazione specialissima. Ora si sa · bene che le loca.lizr.dzioni patologiéhe più proprie della febbre t ifoidea sono quelle della milza e degli intesUni, molto più raramente il processo 1uorboso di essa Localizzandosi sulla pelle, che nella febbre ricorrente esistono localizzazioni epato-spleniche, mentre esse fanno difetto alla cute e agli intestini, che nel tifo esantematico l'esantema è la localizzazione la pi'ù caratteristica, mentre incostante è la tumefazione della milza e il catarro. Il pr.~­ cesso morboso migliarico all' incontro si localizza quasi costantemente alla pelle, non si accompagna a speciali alterazioni del fegato, non si unisce o~le accidentalmente alla


·H7 tu~efazione della milza

e alla ipertrofia dei follicoli intestinal:i. Dunque. be() la migliare si distingue dagli altri morbi febbPili per particolari caratteri anttomici. Dunque una ben grande differenza anatomica esiste fra la migliare e la febbre tifoide e rico~·ren,te, colle quali la si vorrebbe confondere. 11 c~ottor Pantaleon;i. dubita che sia la febbre r emittente miasmatica q71a, 'ohe fa spesso le spese della migliare. Cosa è mai questa. nuova specialità. patologica, che la scuola Toscapa non çonosce, o di cui almeno non fa parola, che il dottor Bole vedeva epidemica nella provincia _di Borcleaqx, e su cui faceva egli una comunicazione al Congresso di Parigi, che il dottor P antaleoni dicl1iara comunissima :in Italia, dominante a Roma? Al dottor Pantaleoni sembra che la febbre remittente; la quale differisce assolutamente dalla febbre tifoide, sia collegata sempre da vicino 'O da lontano al miasma palustre, e il professore TimermallS la considera ~"iccome una entità' morbosa, che tiene il suo posto .fra la febbre continua e la intermittente. Io non so se cosl definita la natura o la patologia della febbre remittente si possa dire . veramente illustrata. Acl ogni modo la cura ~pecifica di q-qesta entità ·morbosa sarebbe, s econdo Pantaleoni, la chinina, che nella epidemia descritta dal dottor Bole non mancò mai 4i spiegare la sua virtù terapeutiea. Pure i sali di china m@str.avansi a Roma cosi poco efficaci che niun medico, dice Pantaleoni, av-rebbe· osato, nel p1·incipio della di lui pratica, arrwriùistrare la chinina nella rernittente gastrica, net'vosa, putrida, come allora chiamavasi. E che bisogna, soggiunge egli, combattere da prima la complicanza, la quale vinta. v:w.olsi poi amministt•are la chinina, •che f1~eguenternente agiscE' come nella intermittente, sebbene alt're volte il rimedio non porti che un miglioramento, e sia necessario continuarne l'uso per 15 o 20 giorni ancora. Il dottor Pantaleoni diqe di avere veduto in Ita:lia quattro o cinque casi di r emittenti, ohe erano state dichiara.te. febbri miglia.ri, e le quali gum'ir.ono quasi immediatamente dopo l'amministrar.ione della chinina, che egli, chiamato a consulto, fece sulla sua soia re-·


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sponsabilità propinare. Si può bene a.mmettere e si può put'e concedere al dottor Pantaleoni che in ciò sia per avYontura acèaàuto errore di diagn9si, ma non vi è logica, che insegni a prendere gli errori per argomenti contrarii ad una proposizione scientifica.. Resterebbe· piuttosto il dubbio che nella epidemia eli Bordeaux, in ..cui i preparati di chinina tr·ionfavano sempre, si trattasse di vere fcbbl'i intermittenti, e che nelle febbri remittenti di Pantaleoni, il\ cui l'uso della chinina doveva es::;ere continuato per 15 o 20 g~orni, la guarigione della malat-tia a tutt'altra causa che al sale di china dovesse essere attribuita. .Comunque sia. certo egli è che la chirta coi stwi preparati non guarisce la migliare, l'una e gli altri trovando in questa speciali indicazioni soltanto di cura. La quale cosa aveva già avvertito il sommo Borsieri, il quale dic.hiarava affatto inutile la china nel primo stadio della malattia sotto la larva d' intermittente, inutile, COllCiossiachè la febbre allora comunque intermittente, · non nasca, scriveva egli, dal fomite delle ver~ miasmatiche. Casi di migliare a cor·so continuo- rcmittenti, presi per febbri intermittenti c oome tali curate, ma inutilmente, coi sali di china, non sono • pochi quelli, che io stesso ho veduto; e qui in questo Ospedale noi ne averrnno un esempio bellissimo, e l'egregio medico di reggimento dottor Dainelli e il chiarissimo medico direttore ca.v. Baroffio debbono ben rkordarselo, •in un ufficiale, in cui lo remissioni e le esaceebazioni febbi1ili erano si manifeste e marcate in guisa da simulare una febbre .in· tcrmittente a tipo quotidiano, per tale essendo · stata. giudieata e per circa un mese coi sali di china curata. Le dosi di chinina si succedevano giornalmente alle dosi di chininà e sempre in propor7.ioni maggiori, ma la febbre continuava e sempre ·continuava, finchè entra:to in questo Ospedale e riconosciuto tosto affetto da migliat'c guariva dopo un piuttosto lungo corso di malattia e soltanto dopo. tre cli~tinte e tliset'ete eruzioni migliariche. Se una febbre remittente esiste veramente, qualr, Pantaleoni e Timermans la descrivono, questa non è al certo Ja rnigliare.


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n a·ottor Pantaleoni dichiara finalmente che ancor nella cura egli non sa tro\are che la stessa incertezza, e che non sa vedervi cosa, la quale vaga non sia, indefinita, sibillina. Nella migliaro la osservazione clinica non ha dimostrata la esistenza di una cura specifica, come non l'ha dimostrata per tante alke malattie, le quali si combattono per ciò con quella medesima cura, che è la cura indiretta, con la quale si combatte la ~Jbt•e miglià.rica. La cur·a indiretta, o razio· naie, o dinamica, essendo t'ivolta allo stato dell'organismo e delle funzioni, essendo sintomatica, non può certamente che variare nei diYersi casi a seconda delle indicazioni, che si presentano durante il corso della malattia. Ecco quali sono le incertene terapeutiche, che lamenta il dottor P antnleoni, quelle incertezze, che s'incontrano per il governo· di non poche infermità, e per Je quali egli dovrebbe allora cancellare dai quadri nosologici il tifo, la febbre tifoide il morbillo, la scarlattina, il ' vaiuolo, che non si curano, nè curare si ~possono fuori che sintomaticamente, in modo indiretto. Sono queste incertezze terapeutiche, che non escono affatto per nulla dall'ordinario, e nelle quali niente Yi ha davvero che ripugni alla pratica medica la più sakgia. È dessa seria questa obiezione del dottor Pantaleoni? Me ne appello a voi stessi onòrevoli colleghi, i quali a_vetc pur dovuto vedere che sono sempre gli stessi argomenti, che si mettono in campo, le i~ tesse obiezioni, che si pongono ·innanzi, gli stessi .attacchi, che si muovono. C'est l' a:rmée, per dirla con le parole stesse di I:.atour, de Francom· passa1it et repassanl des coulù;ses sur le théatre et récip,•oq_uement. No, no; abbandoniamo questa vecchia strat.egia; torniamo a studiare ancora; riprendiamo l'esame clinico; non consumìamo il tempo, le forze e, l' intelligenza in vane dispute; osserviam.o, osserviamo ancora, ma con severità e con giustezza di metodo, con attenzione, con. costanza, con pazienza, con assiduità. Veda dipoi l'illustre dottor Pantaleoni se potrà più continuare a fare il viso delle armi alla rnigliare, contl'o l'essenzialità della quale i suoi colpi non hanno, portato offe::;a.


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SOPRA DI UNA FERITA DI PROJETTILE DA

AR~IA

DA fo'tiOCO

AJ, 30 INFERIORE DEL BRACCIO CO:\ PERFORAZI ONE DELL.Ol!ERO

(Letture (atia da.l medica di 1'eggime11to D. VroLt~n, ai/o Spedalc militare di Pah"T'rrJ.O nella Con(cren::a scientifica del 1° apt·ile 187 i.)

La storia clinica che oggi vi narro accen na o.d un caso a~~ni grave di lesione pe1' 1~1\ da fuoco al braccio sinistl'O e raro non tanto per la qualttà degli organici tessuti ed il 1o.odo con ctù vennet'O colpiti quant{) per la qualità del projettile feritot•e. •rrnf.tasi di una fcl'itn da projetLi lo con perforazione dell' oroot•o nelJa sua dia:fìsi. Che tali lesioni non siano guarì frequenti, ne fà. fede il Ramd che, parlandono in generalo, ammette bensì rhe avvengano nelle ossa spugnose e grosse e nei giovini soggetti, ma le nega quasi nello cliaf!Si a sostanza compatta.' e negli adulti 1• L ' illuslt'e Cortose poi trattando lo stesso argomento dice: « ~if­ fattn. feriLn non può aver luogo che nelle ossa spugnoso, cioè nei capi cpifìsnri delle ossa lunghe, nelle ossa piane e nel crauio medesimo 9 ». È bensì vero che, molto tempo addietro, J . Henucn scrisse eli un Lt'aforo della diafi!:i fèroorale 3 c che il Dupuyt•·cn pubblicò alcune osscrvaziMli 1woprie c degli allievi suoi di pe1'forazioni ossee 4, iua queste tutto o CJUasi riguat•dano la estremità superiore della 'l'ibia che non ò certo pel' sua natura compatta.. Lo Arnnl pure, in quel lol'DO, descrisse una perforazione interessante di Radio che snrebbe guarita dopo lunghissima cum e mediante la estrazione di parecch ie scheggic s, ed il Larrey altra ne puhl RANZr. Lc::U)tli eU Paiologi'a chirw'{lica. . 2 CoRTESE. Gt~ida p1·atica del medico mititw·e ~·n campr,cgna.

3 .T. He:-.'1\"E". Pl'iacipks of milita,·y stwguy. Edimburg, 4.tlt cdition.

Tr<tité the01iqtw et p1·atiqtte de$ bleSS'UI'CS pa•· cwllles tle gucr1•e. B1·uxèlles 1835. 5 An.'\.\L. Jaunwl llelxlor.wdaù·e . .\vril 1831, ?\0 27. 4 OWUYTRE:-<.


421 blicò della testa dell'ome1'o ~enia. frattura, i ma così nell'uno cho n.ell'altro caso, sarebbe sempre la parte cpifisaria e non già, come \:le) nostro, il corpo deU'osso che 'Venne colpita. Passando ora a.Ua qualitit del projettilo, ho potuto verificare essere st-ato il medesimo un cilindro caYo metallico del diametro longitudinale eli centimetri 8 e trasver•so eli 2 circa, avente M tma. estremità, saldata in ~o~o da ottural'la, una -palla comune sferica di piombo. La polvet'G pil•ica contenuta in qnosto cilindro era stata versata U,W.a canno. della ca~abina in cui pure in~'O­ ducevnsi il cilindro istesso per inodo cne la palla in:fitta venisse a contatto della polver-e esplosiva. . Di quanti scrittori di cose chirlll·giclJo emù antiche che moderni io mi abbia potuto con:su.ltare, il solo Cortese, che io sappia, ha parlato speci.fì.catamente di questa. fatta di projettile : «Le cariche, egli scrive, racclliuse in cartocci di latta, sla.nciate a, breve distanza dall'arma, entrano nel corpo intere ; la cartuccia: i vi si rompe e d~\. passaggio alla 1Jal1a la quale percorre il suo tragitto, intanto che quella sformata e la.cera gua.%a e straccia lo parti nelle quali )Jer ultimo l' imano impt•igiouata 2 ». E narra anzi più sotto di uu soldato nel quale la permanenza di un tale cm·toccio (ra i tessuti molli del piede, ha cagionato la morte per tetano, ne1 ment re che altro, in condizione analoga., si è potuto uuica1 mente salvare mctcè il sacriil.zio del piQde. Ma nel caso nostro il 'projettile agiva in modo bene differente in quanto chè il cartoccio, di zinc~ o latta cbe sia, avvece di r~mpersi per dare passaggio alla palla fermandosi nei tessuti, li ha tutti trapassati, ' !!osso compreso, in' uno con la palla che · nulla aggiunse del proprio , limitandosi a percorre il canale dal cilindro istesso

fòrma'to. Esaminati i vestimenti che copl'ivano il braccio nel momento in cui venne colp~to, ho pot uto scorgere sul panno della tunica e sulla tela della• camicia, una soluzione ~i continuo perfettat LA:RREv HvPPOT.n'E.

Relation chi-,·u'"{J1:calc cles Jo~wées de.juillot 1830

ctu G1·os- Oaillon.

2 CoRTES~. Opera .citata, pag. 34-35.


4.22 mente lit;toare in corrispondenza alla ferita d'ingresso, nel mentre cbè e l'uno e l'altra erano alquanto laceri dalla parte della ferita di egresso, il che dimostrerebl)c1 a miO credere che, ad arLo semi:llesso, i panni meno tesi- hanno potuto essere scmplicewente incisi dal margino agu~o del cilindro che, pieno poi di tritume muscolare c di· scheggiatu1·o ossee all' uscita, non p.oteva fnre a meno di lacerare gli indumenti nei quali av,·enivasi . . Premesse questo poche considerazioni sulla specialità della feriLa, vi esporrò in tor.mini çoncisi la storia clinica che la riguar-da, la quale non mi è sembrato priva d'interesse per la sindrome dei fenomeni che si osservarono e per il risultato molto soddisùwen,te che ottenemmo rnercè t!na cma lunga., paziente erl oculata. Amenta Salvatore da Palermo, dell'eh\ di a.nni 21, naLo da genitori piuttosto attempati e cagionevoli di salute, di costituzione delicata e su blinfatica, soffersc nella infanzia ed adolescenza di congiunti viti ·ftictenulari r icorrent,i rtd inter''alli più o meno lunghi, JlOll chè di ~crofolosi, come lo acldimostrano tnttodì alcune cic.1.trici caratteristicl1e del collo. Desideroso di sottrarai comunque alla soggezione paterna, si arruolava, .due mesi innanzi, nelle Guardie doganali dell'Ispettorato di Palermo. Mal pratico. dell'arma che gli venne consegnata la quale era per soprassellÒ anche gunsta non tenendo, a s~10 dire, il punto di sicnret;za, nel pomeriggio delli 23 no>embre 1870, mentl'e che accudiva al suo turno di v.i gilan:~.a fuori cinta di Castellamare, appoggiò sbadatamente al braccio sinistro, ad anti- braccio semi[esso o prono, sulla bocca dclla. carabina ctù obbli$ava al suolo mediant~ la pressione sul calc~o. A vvonne che, in un movimento bru.sco d~ll' at•to, il colpo pm·tisse_ scaricandosi a pieno sul braccio che otturava la bocca dell'arma. Il ferito, di naturale assai timido, si svenne e fu çlai cornpagni, che passeggiavano nelle -vici11anze, trasportato senza indugio allo spedale militare dove fu ~llocato nella Sezio~o chirurgica alle mie cure affidata. Sbarazzato subito dei vestimanti ebbi a riscontrat'e quanto scgne: Al t~l'ZO inferiore ed interno del braccio sinistro e pili esattamente al sno limite con il terzo medio, untt ferita, quolln di on-


423 trata, estremamente contusa a labbt·i nerastri e rientranti, circolat'o di forma o sparsa all'intorno per una distanza considerevole di grani di pol V~?re incoinbusta infltti nella cute e nel cellulare, la quale co~unicava, a mezw di canare quasi retto con un'altra, quella di uscjta del projettile, al terzo inferiore esterno, di forma irreg~lare c~ n marginj sporgenti e laceri; JlOchissimo sangue' e mezzo coagulato esciva dalle ferite an;>.idette. Intt'Odotto nn dit.o per la ferita d' ingt•esso ho trovato l'omero perfettamente 1ltl.cato con foro di entrata rotondo e netto quasi come fosse stato fatto col trar)ano, nel mentre che quello corrispondente alla uscita, era irregolaJ'C di forma ed aspro di scheggic. Duo esilissimi pilastt•i ossei mantenevano ancora la .con~inuità parziale doll'omero, la quale però era scriame'nte compromessa, potendo l'ul'to più lieve determinare una frattura completa e, quello che è peggio, complièata da ·trabecole ossee acute c poco mobili le quali avrebbero forse necessitato in seguito, la loro resecazione. 'Siccome l'articolazione omero- cubitale non appariva lesa ed il fascio nerveo- vascolare, per la esplo1•a;.:ione al carpo, risultava intatto, sostenuto dal parere dell'egregio nostro medico-direttore ~ dei due miei assisfenti dottori Givogro e 'l'omellini, risolvetti di tentare la chirurgia conservativa, non mi dissimulando però che la feei ta di in'gresso avi·ebbe, alla caduta delle escare, assuuto prop~rzioni vistosi e dato origine a suppurazione abbondante }lei· moçlo da .~>over9hial'e le forze assai limitate doli' infermo. Penetrato estrema gravcua della lesione, lavai la ferita liberand.oln del tl'itumc muscolal'e ed osseo che la ingombrava; 1a 'mddiqui di semplici compresse :fini od inumidite tenute a sito da fasciatura rilasciata e, ad· ottenere la maggiore possibile immobilità dell'arto, applicai alcuni te~i di lenzuola arl'otolati ed imbottiti di bombace per rnodo da obbligare non solo l'articolazione del cubito, ma quella della mano e' quella altresì, almeno t ' . in parte, della spalla corrispondente. Siccome poi il fel'Ì.to era abbattuto così nel morale che ncHìsico, gli ho fatto somminlstrat'C, a .centellini od a lunghi intervalli, alcuni ce;1tilitri di· vino di Marsala. ' .

della

l


424

Norem!Jre 28; twlte. - Continua l' abbnttimento delle forze; il polso dn 72 battuto a1 minuto; la. respirazione segna 26 atti ed il termometro animale ~60.4. Poco dolore alle fot•ite che si umettano tratto tratto di acqua fresca attraverso f.'\ fasciatura t'icoprendole <li bombace cardato ad .impedire la troJ'PO rapidp. evaporazione dell'acqua. 24 detto; mattino. - Do1•mì pochissimo nella notte e persistè nello ::;tato di vrostrazione generalo. Polso 76; re::;piro 31 ; temperatura 360.1. roulinuasi la medicazione umida delle ferite o nella considerazione che lo infermo da ~uasi tre giornj nç>n cvncui> l'alvo e p1·esenta la lingua impaniata c sudicia, :;i prescrive una polver•e purgatiVll di Sedlitz. Sem. - Poca reazione con qualche tra(ittura nelle parti lese. Ehhe una scarica alvina. Pols.o 70; respirazione 37; calore 3(}0.4. 25 deuo. - Preceduta dn brividi lungo \a spina dorsale, ebbe principio nella nolte scor'Sa la. febbt>e traumatica. li polso "è a 101, la respirazione a 30 c la fempert\tnra a :no.5. L'infermo accusa dolore grava livo del capo; è acceso io faccia od ha sete. !,a st1a liug ua è sempt·e un po' sporca con margini arroS$at.i ed asciutta 1101' il chè si t•ipete la polvere di Scdli(;r. ~~ si amministra in copia una bevanda idroclorica acl atLutit•ne la sete. ' Ha dolori piuttosto vivi alle ferite le quali, intumidendo coi tessuti vicini, non semlll'ano iollcr•are più oltre la leggera fasciatura contentiva che avevamo applica1a e si procede quind i con la. massima cautela alla vrima medicazione delle medesime, eviTando ogni movimento incomposto dell'arto. L e ferite :;ono copet•tc di escara nerastra screpolata q1rà o lei, dn cui e~e pochi:<simo siero sanguinolento. 'l'utto ali" intorno H tessuto cellulare cutaneo apparisce ingorgato, teso e suffuso di rossore oresipolaceo, nelle vicinanze poi della fer•ita di ingrosso veggonsì grosso bollo contenenti del siet·o. Si continua nella appHcazione di compresso bagnate di acqua fredda non credendo con,·eniente di ricorrere ai cataplasmi cbe,


• 425

come giustamente avverte il Larrey •, aumentano r infiltramento degli OJ'ganici tessuti. All'og·getto poi di ·(,onore 1' ar to H più pos~ibile immoto, lo s~ colloca in apposito ::;erui-cannle di latta, costrutto ad angolo ottuso cd avente una larga apertura nella patte conispondentc ulla ferita rli entrata, affinché vedere la si pos:;a e medicare a piacimento senza rimuovere l'apparecchio. E proferimmo ln cennata piegatura ad angolo ottu::lO affinché l'arto potesse stan·i nella medesima posizione in cui vctmo colpitò 'fhcilitandosi cos\, con il paralcl.lismo delle ferite, lo flgorgo dellà marcia e la eliminazione dP-gli OJ'ganiei detriti c pcrchè inoltre, qualora alla guarigione non si potesse evitare un certo grado di anchilo~i conse1·vassc almeno !"arto una direzione meno incomoda e più nlilizzabile. 26 eletto. - Notte irr.equieta con fol)bro gagliarda. Polso 109; respiro 39; calore 400.1. Lingua suoida, rossa agli Ol'li cd arsiccia; faccia acccf!a con cefalalgia gravativa. 'l'twgorc ere:lipelnceo accresciuto noi contorni delle fet•ite. da cui sgorga in quantità sufficiente della sicrosita torhida con trituroc decomposto. Altt•a polvere di Sedlitz ayendo quella di ieri operato poclùssimo. Localmente la solita medicatur-a umida 2. 27 eletto. - Rvacnò l'alvo due volte; la lingua si ~lcterge ed è meno arida quantunque il polso si mantenga a. 108, la l'Ospirat~ione a 38 e la temperatura a gradi 40. Decozione di frutto di Tamarindi. 28 detto; mattino. - Precorsa da bt•ivicli intensi di ft•eddo ebbe nella notte un accesso nuovo eli febbre che dum anche adesso piuttosto gagliat•da. Polso a 122; respiro a e tempo-

S9

l Lo cataplasmes, com me je P ai déja fai t remarquet· dans ma cam· pagne d"Egypte, augmcnt.ent l'engo1·gement et la htméfaction. Memoil·e.s dc chirurgie militaù·c et campagnes, par J. L:UIREY, tome m campagne d'Espagne. 2 La medicazione umidn tanto raccomandata ~al prof. Cortese nello fet·ite d'arma da fuoco. ot·a da gran tempo pruUcnta dagli Inglesi e spe· cialmcnte dal Gutht·ie (On Gtmslwt "\Votmds).


426 ratura a 400.7. Si osserva un certo grado di esaltazione nervosa che ci dà ragione del vaniloquio della notte l'apportatoci dallo infermi ~ro di guardia. Incomincia la eliminazione delle escare dalle ferite che gemono in copia del pus un po' sciolto. - Si crede conveuiento, per moderare la folJbre, la soruminist.razione del bisolfato di chinino (80 centigrammi) cou lo estratto di aconico (ccntigr. 20) nonché di abbondanti bevande fredde acidulate. - Sullo ferite si :'tpplicanò pezzt,ole bucate. pregne di glicel'ina c ·sovr'csse tìtaccia fini ed asciutte: Sem. - Continua la febbre -non però più forte di stamant~; · un po' minore la sete ed il dolore del capo. Accusa. qualche molestia al ventt•e ch e è alquanto te.;o. Un clistere oleo:;;o. 29 detto. - .J~Iedesimo stato; ebbe una scarica alvina però con poco sollievo. n polso piccolo è a 140 battule il minuto, la respirazione a 41 ed il calore a B90.7. Il turgore erisipelatoso è notevolmente a umentato nella viciilanza dello ferite e si diffonde anzi all'articolazione omero-cubìtale che è .assai gonfia cd intollerante della pressione più leggera. Tale circostanza ci disturba non poco pensando CJ_uanto sia frequente, come accenna il Guthric 1, che le ferite ossee per arma da fuoco, :,;i complichino t\ fessuro penetranti nelle articolazioni vicino. Il Biiiroth 2 però, e questo ne è di confoJ:t.o, fo ndandosi sugli studi e le preparazioni dell'Esmarch e di Stromeyer, sostiene che quanto ò frcqùente la complicamm cennata nelle fel'ite a traforo dello epHisi ossee, altrettanto ò ram l'osservarla nella perforazione, com' è del caso nostJ'O, delle diltfi5fi. Ripctesì il chinino o l'aconito alla istes~a doso e si cont inua nella mcclica:tione di ieri procurando di minorare la pressione sulla feriLa c1 i ing1'csso mediante la sospensione dell'apparecchio. f:JO detto. - Riposò alquanto ·nella notte; febbre più modm•ata. Polso 11::>; I"espira:r.ione 38; tcmporatm•a 390.5. - S'i nsiste nel medesimo trattamento così generale che locale. l Gu•t'I!RIE.

On Gunsiwt Wouncls).

:! Bu.nor e P lTRA. Encicwpedia di Patologia chil-u>'!Jica. Tt•aduzione Napoletana, disp . . 4'.


427

Dice'tnbTe 1°. - Febbre mite; pol~o, respira1.ion~ e temperatura presso a. poco all' istesso livello di ieri. Abbondante suppura1.ione dalle ferite che, essendosi spoglie all'atto delle escare, assumono proporzioni enormi, quella ùi ingresso in ispecialih\, che misura ben dieci centimetri di lunghezza su sette circa eli larghezza. - Tja tu mefa:tione alla piegatura del gomito diminuisce, sebbene la risipola invada g ià l'antibraccio e la mano nonché l'~cella corris})Oi1dente. - Limonea idroclorica; ponuole glicerina te sulle piaghe e freddi bagn noli sulle parti colpite da ri ~ipola. 2 al 4 detto . - Non si è osser vato alcun che di strordinario e si insiste nella medesima cura. 5 detto. - Recrudescenza della febbre; le due .feri te non essendo più in comunicazione ft•a di loro, la marcia minaccia di · in:filt,rasi nei tessuti vicini. Si pa&sa un tubo di g utta-percha bucato ai lati, attraverso il canale già pel'corso dal pr-oiettile. La -risipoln all'antibraccio ed alla mano è in decl'escenza, nel mentre che all'ascella si sta formando nn ascesso. 6 al 1.2 detto. - Dacc}~ si è applicato il tubo da dr·aìnage, il pus esce abbondantemente tlalle piaghe. La febbre è mitissirna, la lingua pulita. Dichiarandosi anche l'appetito nello- infermo gli • si aumenta molto volentieri la dieta. 15 detto. - Si apre lo ascesso del cavo ascellaee e si dà esito a molto pus cremoso e giallastro. Si applica un tubo che ne fa' vorisca lo scolo appena il medesimo siasi formato. 21 detto. - .Manifestatasi una raccolta purulenta al terzo supeJ'iore ed a nteriol'e dell'antibraccio ; si provvede alla evacuazione del medesimo- e, mediante inie?.ioni, si verifica provenire dalla piaga esteriore del braccio dòpo essersi fatto strada lungo le guaine dei muscoli all'cstel'tlo l'articolazione omet·o-cubitale. 25 detto. - La suppurazione essendo ridotta a proporzioni molto limitate, si toglie il t ubo da drainage e si ha il conforto di constatare, nello estrarlo, che il foro osseo è ridotto picc:olis_simo por la forma2.io ne del callo provvisorio tanto da pal'te del veriostro cho della membrana midollare d'ambedue i lati. -Non h avvi più febbre e l'infermo mangia volentieri e si nutrisco a


428 \lista d'occhio. Nessuna cura interna tranne qualche· poco di vino chinato. 27 detto. - Si nà esito ad altt•a ••accolta di marcia fattasi nella parte anteriol'C e media dell'ant..ibt•acci.o, che mostra d'avere .la medesima provenienza dell'antecedente. lVIesse in comunicazione fra loro le due incisioni dell'antibraccio a mezzo di tubo, si inietta lungo il t.r:agitto fistoloso una soluzione leggera di nitrato d' argent.o per determinare nelle parti prossime all'articolazione il coalito. Fassi pure a tale uopo una fasciatura leggermente espulsiva che dalla mano arriva la piegatura del cubito. .1° gennaio .1871. -Sensibile miglioramento; poca marcia esce . dalle varie aperture praticate all'an Libt•accio ecl alla ascella; la piaga esterna .del b••accio è quasi cicatrizzata., e l'interna pure presenta quà c là in vicinanza ai suoi margini qualche isoletta di tessuto eicatriciale. Si sopprimono i t ubi da drenaggio e si · medicano a piatto le diverse piagllc con filaccia asciutta facendo ançlhe ' una modérata pressione sulle medesime a mozzo di fasciatura espulsiva. Permettesi all'infermo cl i levarsi di lett-o, desiderando, come egli dice, di incomin cia~ bene il suo anno. 2 detto. - Sia per nostra colpa, avendo forse troppo presto accondisceso al suo desiderio di alzarsi, sia per colpa di lui, avendone abusato comunque, questa mano lo abbiamo trovato febbricitante con lingua sporca, cefalalgip., disappetenza c sete. Anche all'arto offeso si' osserva una recrudesccnr.a dei fenomeni tutti; dalle varie piaghe esce poco pus prosciolto c la cute all'intorno era tornata eritematosa. Rimesso a dieta leggel'a l'infermo e purgat.olo blandamente, medicammo di nuOYo con pezzuole imbevute di glicerina, r imettendo l'arto nel suo apparecchio sospeso . .'? ~l 6 detto. - Il leggero ecòiWOtico, col riposo più assoluto e con la ripresa sospensione dell'arto, ci fece in pochi giorni riguadagnare il perduto per cui si è potuto ben presto tornare a vitto più sostanzioso.

,

7 eletto. - Dovemmo praticare altra apertura: di a'scesso inferiormente alla prima nel cavo ascellare: in questa occasione met-


429 temmo in coJ_ttunicazione fra loro le due incisioni mediante tubo di drenaggio. 15 detto. - n t ragitto jlossuoso e lungo che partendosi dal terzo inferiore esterno del braccio si portava prima al terzo superiore e quindi al terzo medio anteriol'O dell'avambraccio si è chiuso del tutto mediante le iniezioni alternate di soluzione di nitrato d'argento c di acido fenico, coadiuvtttc cla una moderata pl'essione. 27 detto . - Praticammo un' ultima ll.l)CJ'tnra di ascesso formatosi al te!"..:o superiore interno del braccio in seguito all'infiammazione di un ganglio linfatico. Le varie incisioni fatte antecedentemente conducono oemai pochissimo pus. La piaga corrispondente alla ferita d'ent rata del p1•oiettile è gia ridotta, a meno della meta di quello che era prima. Si applicano listerclle di cerotto embricate alla Baynton per avYiciname j margini in direzione delle :fibre longitudinali del derroa n rcnderne posl::'ibillllente minm·c In retì·azione al formarsi della cicatrice. 31 detto. - Si estrae un sequestro osseo dalla piaga s\tddet.ta che ripara con sorprendente rapidità. Febbraio 5. - Cicatsizzata affatto la ferita di egt'esso e chiuse in gran . parte le incisioni molteplici praticato pet· daee uscita alla marcia, più non rimane che la riparazione, già .bene avviata, della ferita di ingresso. Si cautcriilila tratto tratto con cannello di nitrato d'argento il seno fìstoloso che vi corrisponde e che mette capo forse a qualche altro sequestro osseo che verrà quanto prima eliminato. :Medicazione con Sii!mplici filaccia che si cambiano raùamente per non disturbare al processo di cicatrizzazione. Vitto sostanzioso ed esercizio moderato dell'arto il q_uale, mantenendosi ancora edematoso, richiede l'applicazione eli una fasciatura espulsiva. Non cont.fnueremo a descrivere l'ultet'iMe andamento della cura come che più non ne valga la pena; diremo solo che, merce la moderate cauterizzazioni e le listerelle di einpiastt'O l)yachilon alternate fra loro, anche la piaga fistolosa corrispondente all'ingresso del proiettile, venne in .tempo non lungo condotta a guarigione, dopo averne estratto altro pezzo di Ol>SO nect•otico. Giorn: di Mcdir;. rnilit.

~ 28


-·

430

l\.lli lO del marzo, in cui l'Amenta ci ha doma.nd:Ùo la uscita dallo speciale, non rimaneva che un forellino al terzo infedo.re interno del braccio, che guarirà mediante le bagnat ucc lisciviatc che gli cònsigliammo, qualora non sia l' espre~sione di qualche ultir4o sequestro cl1e verrà col tempo ad eliminarsi. La cura, conJ.e avete sentito, fu lunga e laboriosa : parecchie volte- al;· ·itmo dovuto domandarci, se non fosse stato meglio sacrificare l'arto così gravemente offeso per sostituirgli una ferita semplice che avrebbe potuto guaeire in pocl)i giorni per infiammazione adesiva e ciò anche nel timore non info11dato ehc il soggetto gracile . c cachettieo non avesse potuto sostenere così vasta e prolungata suppura.zione. ·n risultato però molto soddisfacente ha dato ragione anche una volta alla· chirurgia conservativa e noi ne siamo oltremodo contenti. L'Amenta ha il pieno uso dell'arto e, se si eccettua un lcggiero grado eli piegatura sul gomito, dovuto alla cicatriçe delle , ferite, che scompa~·irà poco a poco. mediante la ginnastica ed, all.'occori'enza, mediante la estensione graduale fot·zata, non si direbbe certo che· egli corse un così grave pericolo di p~rderlo.

, Investigaçòes estatisticas sobre as doencas e mortalidade do èxercito portuguez. - Investigazio11i statistiche sulÌe malattie e la mortalità nell'èsercito portoghese. (Pel D. ,1. A. flhRQUEs).

S \i N 'l' O

Il l T:1 L l 0 (} rt A l" l C O.

Nell' abbandonal'c il serviziO sanitario dell'esercito portoghese, il dott. '1'. A. Mart1nes, . sotto il titolo di Investigaçòès estatisticas sobre as doenças e mortalitade do exercito poriuguez, pubblica un diligentissimo lavoro di Statistica :Medico militare, eh(\


431

noi cerchiamo alla meglio di rias:;umer~' bene :'pes~o tt·aducendo quasi letteralmente le conclusioni f' le annotazioni 'òi cni il chiarissimo autore lo correda. Il periodo a cui il l\:farque::; estese k Sl1C ricerche compl'eudo i sei nnni e root.r.o docorsi dnl ]O luglio 1861 a t utto il :31 di:.. cembre 1867. Avver~iamo una volta per tutte che, nominandn ese,·c/to porto,r;llese, egli è della :-;ola orma fò?·::a del medesimo che s· intende parlare, compPcndcndosi facilmente chç lf' ricerche :;t<tti:.tiche mal si possono estenclcr·e agli ufficial i che "Olo ecee?.ioualmento ricorrono allo S]JOclale. I. Lh for·za mcrl ia drll' esercito portoghe;:;o per· ogm1Ho degli anni su cui ::;i aggira il periodo StatisLico fu di 20972 nomini. La media annua rlolla forza della gmu·nigiono di Li.'lbona fu di 3130 uomini o di 11191 in Oportq. IL "Jforùnento dei 11Utlati. In media ogui anno ~ntrarono noi vari speciali 157'.12 ammalat i ossia Ri cbucl'o 745, S ·amrralati pe1 ogn i 1000 uomini Ili fol'za. Di. qnesti ammalati, la cifra di 1445H 1·appr esenta la ruediP. dei curati annualmente negli spodnli milital'i; il684, 8 per 1000 uomini di forza 1289 individtù ossia il GO, O pe1' 1000 eli forza furono in media. curati ogni anno negli spedali civil i r. La media giot'naliot·a dei degenti allo spedale fu di 714. 7 o::.sia il 34, l per ogni 1000 di forza 2 , La durata del tPnLtamento curativo fu in mcdi:< di giorn i 16, 6~ cioé si ebbero 10, 7 giornate di spedalè per' ogni malato cumto negli ::;pedali militari e 15, 7 per quelli r. ul'a~i. negli speda.li r.ivili 4. Mettendo in rola?.ionc la spedalità colla fòJ·:;a dell' ese1·cito ~i avrebbe per ogni ::oldato 12, 6 gioJ•nate di os1Jedale 5, Tl movimento medio annv..o de,qli entrati a,c/li spedali (g c& L isbO'iW di 728, (j per 1000, inferiore cioè al movimento generalo dei malat.i di tutto l'esercito, in Opo1·to fu di 709, :! r1e1 1000, inferiore cioò non solo al movimento generale dell'esercito, · ma a quello st.e~so di Lisbona. L o seguenti cift'e indicano la medi a, per 1000 di forza tlcl con· tingente di rnaJnti dato dallo varie armi nello quali :;i çlivid(~

l' <>,Set•cito l;,

Gonio . Artiglie1·ia Casalleria Cacciatori Fanteria .

Cornpr-tgnia di Sanita Vdot•nni

;-124, l

644, 2 1000, 4 837

855 '.177. 8

105; 5


432 Le 11Utlattie czwate negli spedali milita1·i e che più f>"equenti o pt'ù ,q1·a'Vi. dorninm·ono nell' ese1·cilo . so ~o nei loro vari rapporti rappresentate dal seguente quadro :

SI'ECJPIC!ZIOXE DBUE JI.ILATTIH

10,092 l, 95. 101, l 303 1,206,8 3, 7 1085 l , 89,2 11, 2 1645 l , 58,8 16,9 8582 l , 11,2 88,6 Imbarazzi gastrici 3701 l , 26,1 38" 3612 l , 26,3 a1:ii Reumntisrnj . . . . . . . . Malattie veneree e sillliticho (8) 13,36t l , 7,2 137,9 i\!:~latlie degli occhi (9) . . . ol7il0 l. 20.2 ·IO, 3 \ ' izi organ. del cnoro o grossi Yasi . 301 1,321;7 3, l Vaiuolo (10) . . . . . . . . 460 1,210,5 4,7 Adenill . . . . . . . . . . G. 589 J,HH,4 Scabbie (11) . . . .. . . . . 7670 l. 12,(1 79, l lSlO . 1\f:linttie simula te o p1·otostnto Febbri lntet·minenti . Id. tifoidi . . . . . .. T\l l.Jercol osi polmonnJ•o (7) Polmoniti . . . .. . . . l3 •·oncbiti . . . .

i 2,S 2,5 7, l

ll,S

60,7 26.2 ~5,8

91,6 33.8

38,3

28,3

3, 2 3,2 15,6 11 14, 7 5, 0 59, l 78,8 33 s 46, (l 39;2 31,3 98,9 l IS, ·l 63,6 IS, 7

l, 9

3. 1 3;9 5-1,4

47, 7

62,4

lii. .~.vlo1·talita. L a mortalità media annua nell'esercito pordi 234 individui, cioè di l morto ogni 62, 9 ammalati, l morto per ogni 113, 8 uomini di forza negli ~peclab' 1?'~ilitm·i. Negli Spad.ctli civili fu a nnnalroente in media di 24, 6. Ossia, si ebbe l morto pet• ogni 59, 4 ammalati cul'ati. Sommando insiomo questi' dati, cd aggiungendovi i casi di morte repentina, (lO all'anno in media ) si avrà che : la vera mortalità media annua fu in media di 269, cioè dell2, 7 per ogni 1000 uomini di forza ·12. Nelle ?;etria a1·mt· il contingente ntemcn·at·~·o dei mo1·ti fu eo;:;ì ripartito ·13 : ~ghese fu durante questo' periodo statistico

Genio Ar~i glieria

Cavalleria Cacciatori Comp. Sanit. Veterani

Fanteria

l ogni 35, 8 arom. ossia l O, 8 ogili 1000 uoro. di forza » 48,9 14, ;~ » » )) » 100,8 11,4 »

» »

86,6

»

34,3

»

5,3 81,8

» » »

»

11,3 19,5 19,8

»

10,5

»

))

»


433

n quadro che segue da ragguaglio della 'flt01'talità ·in alcune . malattie più frequenti o più g1·at'i cm·ate negli spedctli militaTi. Considerato nelle varie guarnigioni la mortalità fu del 12, 5 per 1000 di forza in Lisbona, di 17, 2 in Oporto · e di 12,.2 nel complesso delle altre guarnigioni ossia, nel resto dell'esercito 14,

:NJbLA'I' 'I'I E

ANNOTAZIO'II

;)6

1,281,52

21f>5

0, 2'! Compr~se le pel'ni ClO:SC

Id.

Lii'oidj : .

123 l, 2,09 3-12,61

Ò,83 3: 02

-

'l'ubcrcolosi pohnon. e meseirter·iça (15)

4:71

l , ....099 .... •14!), ·12

Po1mMiti

!82

l,

Br·onchiti

:10 l , 8()

Vuiuolo .

.l

l.

S,lll ll2, 13

11,,61

33 1, 13,69 'i3

1, 23 0,20

o, 2·z

IY, Congedi p er inabilità fisica. Nei sei anni e mezzo a cn.ì queste eicerche statistiche si estesero, furono dimessi dal servi~io in seguito a parere delle giunte sanitarie d'ispezione 2337, in media cioè 359, 5 all'anno. La media dei congedati per ri-· forma fu di 17, l per 1000 ogni anno. Le infermità che diedero luogo a maggiori esclusioni dal ser'vi7Iio furono le segùenti: Malattie menk li "13 , anemie 21, ancnìlosi 24', astenia 66, asma 23, bronchiti ·croniche '114 , congiuntiviti granulose 45' .deformita vizi di conformazione 19' epilessia 102, scrofola lO\), gastrite e sue complicanze 25, emottisi 2g, e.rnie 148, cheratite e ;me complicazioni 84, lesioni d~l cuore e grossi vasi 72, lesioni deJÌ! udito medio 85, oftalmie pur ulenti 45, polmoniti croniche 48, reumatismi 66, sifilide 28 , tuhercolos:i pohnçnare 372 , ulceri 60, varici .77. . Somn;mnçlo insieme i congedati per riforma cd i morti nei sei anni e mezao, se ne ricav<t una media dl ()28, 7 che. rappresenta le perdite che approssimativamente viene l' esercito portoghese ogni anno per malattie a subire, le quali così stanno in prop<n•.

e


43 1

:'.ione eli 29, 9 per ogni l 000 uolJ1 iui dell'effettivo della fol'%:U delr esercito iO. 11 numero rlei casi, per cui lu tubercolosi cnt ea in queste pel'dite, è molto considerevole. Colom che pàssarono ai Vete1'ani oppUl·c furo no congedati ancora in grado eli poter raggiungere le lot·o famiglie salirono a 383. Aggiungendo a questi i 471 mo1'ti di t if\i no' sei anni e mozzo, anomo un totale· di · 854, ossia nna mod i a eli 131 all'anno, il che. dà una propor:r.iono eU 6, 25 d i perdite che solamente p<W que~ta 1nalattia si h anno~ soff"r>ire pct ogni l OOb nomini dell' èsen:ito permanente. E, p ur troppo, questa non è M cor tutta ed intera la verità, poichè si sa che molti individui affetti da tubeecolosì furono presentati alle giunte essend1) l.a loro malattia seg:n alqt~t siccome bronchite o polmonite cro-

nica 17. JSr o t e. t Sacondo l'.b·My ·!o1edicat D11pa?·tmcnl Rep o1·t la media del movime11 to dei malati nell'eser cito ing lese a. Lonclm fu di 023 p e1· ogni 1000 uomini

di fo1·1.a dm·ant.e i l periodo tJ·ascorso dal 1860 al 1866. -

In Francia

(Stat1:~tique Médirate de l'ar•mée. ,-olunù relativi al 1864- 65- GG), la. pro-

porzioue media fu di J7-tl7 ammalati per ogni 1000 uou1iui eli fOJ:zu effettiva e per ogni 20.28 vrescnti pe1· og nuno ùegli anni del peri odo 1863-1866. - Per comprendere questo slraordinm·io r isultato, uon basta il S'UPJ!Ol'l'O che diversi solclnti si siono ummalati due o piìt volte all'anno ' - e neanche il dire che la. statistica, comprende i Corpi ;;tazionati in Atfa•ica ed in Italia. - Bisogua t ener presente che la t;UI'!I dei soldati in quesfese•·cito si fa negli OsJ!edali, all'iufcrmel·ia c nei quartieri ,·cnendo così nella statistica a :figm·nt'c come mnlati colot'O a ClÙ unica cura. furono un g'i.orno o du.e eli clis pcnsa dal scrviuio. - Que,~to modo dì rediger e le stati;;ticbe ba anch e l'inconveni ente che quando non sono ,-ettificati i titoli sottraendo i malati che dal quar tiere passamno alla infermeria. e da quel;ta allo spedale, essi figurano varie volte nella statisticA. e le propol'zioJ)i vengono di molto alte1•ate. - Certo, questo sistema di· curar i malati r iduce di molto il nu mer o degli entrati agli !-pedali di modochè il numero loro nel 1866, p. e. nella maggior parte elci Cot·pi di gullrnigiono nelle provincie, fu appena del 60 per l 00 c nou eccedente i 200 pet· 1000 pei Corpi che erano di presirlio in Algeri a. 2 Secondo le ultime statistiche la media del numero pe1·manento dei malati fu giornalmente nell'csenito inglese di 46,5 J!er 1000 nel periodo decor:;o dal 1860-66. -Nell'esercito ·ft-:mcçse fu eli 47 per 1000 uomini effettivi, ossia 54 per og ni 1000 uomltù presenti. '


435 3 Nelle .statistiche inglesi dal 1860 al 1866, la dumta ,media del ~ag­ giorno dei malati agli .ospedali fu eli 18 giomL - Nell'ese1·citò}hzncese Ja.,,media della durata. delle cut·e fatte sl all'ospedale che all'infermeria che. in quartiere fu di giorni 7/0.7, é di 26,3 perq uelli curati. <>scht<;ivamente • agli spedali. 4 Per d~wsi ragiono della minor durata e media nelle cure negli spedali civili, giova saper e che i soldati che in: ·essi vengono a rico~erarsi sono in gener e d~t poco . tempo · distaccati dai propl'ii Corpi, visitati ed . in buono condizi(•ni di salute all'epoca della loro partenza. - Qnelli i.nyece che entrano negli ;,;pedali iuilital'i rappresentano generalmente i casi più gTayi e · t.alvoli.a di malatti1~ di lunghissimo decorso.

5 La statistica delreser·cito ingle:;e, df.rnostra che dal 1860 al 1866 Ja media dei 'gior ni di malat.iia ripartiLi per i utta la. forza dell'esercito fu di · giwni 16,9\J per og ni soldato. - L a statistica francese. assegn:-~. l(d og·ni uomo 18,13 g iorni di presenza nei ranghi ed l di malattia - ciò, che equivale a: l6;9 g·i.om i eli ma-lattia per ogni soldato e per ogni a uno. 6 I ·s oldati del Gen.i o e c\ella compagni re iiifei·miéri figur·ano qui con ùn '"rishltato eccezionale, poichè, molti di t]ue;;t.i soldati per la ·JoJ·o posioione o · per l'indole sp~~cis.Je del scrvi?:io che pr·estano, ebbero agio di curare in quart iere, senza ent r·ar·e agli spedaJi, ak~me loro piccole in<:i,spo'iizioni. Circa ai veteraoi, è anche meno esatto il risultato che ri-' port.iamo ; a;ttesochè, molti di essi si curano nello località. in cui stanno gòdeudosi la loro posiziono, e solo allora r icorrono allo spcdalc quando vè li cost.r·inge la g raVE:7.za del male, come lo prova h proporz.ione cl'elL't mortalità. 1 J.Ja tu}?ercolosi in Lisbona rappresenta quasi il terzo del numero totale delle malattie; ed in Oporto il sesto. Nei tTe anni dal luglio 18?~ al ~uglio 1861, la media minua dei malati -di tubercolosi fu di 1,4

pllt iooo.

Secondo l'Arm.y medica! depcwtment Rep(Yrl, nei 7 anni decorsi ùal 1 8~0 al 18613, la media an~ua dei casi di tuber colosi curati negli speaali militari inglesi fu di 17,5 per 1000. S L 'f?serciio Ing{esti èbbe nel 18()('i1 una. media ili 258,5 soldati affetti ~a malattie veneree per 1000. La Ft·Mtda l)lll'O nel 1866 il 97 per 1000. L'Esercito Italiano nel 1863, 18M, il 121,4 per 100 (..4.nnalitmivel'8: di Stafutica) . . . . L'Es'e?·cito Aust~-iaco il 11.2 per 1000 (The lancet, 29 maggio 1869}. 9 Delle malattie oculari curate durante i sei anni e mezzo della préS!Jnte sbt.istka, le •:ongiùnti'oiti sem.plù:i costituir ono b mètà circa del totale dei casi - le Oh~w;·atiti son() rappresentat e da 316 casi. Le otial??iie puj·ulenli da 210, 167 di emeralopia e l128 ·casi di ottalrnic~ fJ?'a1 _1~~tlos.c~. QuestR malattia ~'e non è completamente estirpata,.p:uossi però du·e in grandissima climinuziotte nell'esercito poi'toghese.

'


436

•

lO La maggiqr parte degli attaccati dal vaiuolo appartennero alle reclute dell'esercito. Il L'autore fa le seguenti considerazioni relativamente alla &abfJù: che. cotanto serpeggia nell'esercito portoghese. « La scabbie dimiuul nell'esercito coll'adozione di migliori provvedimenti di igiene militare c principalmente coll'uso delle lcn7.uola c col far sì che ad ogni soldato fosso destinato un letto per suo uso esclm;ivo..... Tuttavia, clitncilrn ento si atTiverà ad ottenere che ogni soldato abbia in quartiot'O un

letto a sè. 12 Nell'Esercito inglese nella capitale la mortalità nel periodo 1860-60

fu del 0,46 pet· 1000 (Army mcdù:at Depa~·tmcnt Repo;·t). Nell'Esercito francese quinquennio 1866, la media della mortali!<\ per·

tutto l'cset·cito complessivamente fu di 10,92 per ogni 1000 uomini, e deduzione fatta dei morti pet' cholera. ed in combattimento. Pet· l'esercito di guarnigione in fl·ancia fu di 9,91 per 1000. Kel 1846, l' esct·cito francese perdeva il )!.) pet· 1000 ln Francia, il 6-i per 1000 in Algeria. (Rela:.~ione del maresciallo Ranclon ministro della guerra 11el 1864.). Nell'Esm ·cito itcdiano nel 1864 la mortalità. media fu del 15 pet· 1000 (llolazione del generai Tol'l'o 1805 :\?-mali çli Statistica). Noll'Esowcito l{U-$SO la mol'ta.libì. media fu eli 18,7 per 1000 nel CJUh1quennio 1857-1861, e de1 :i7 per 1000 nel decennio 1841-1851, Ncll'Bser·cito della Germania del No1·d la mortalità media nel 1888 fu di 5,3 pet· 100. Nell'Esenito· p1-ussiano la proporzione autorim·e ru (li 7 per 1000 ( Tlw lancet, 24 luglio 1869). / 13 L'A?·tiglie,·i.a benchè non sia l'arma che dia maggior numer·o di malati, è quella che dà una mortaliti1 maggim·e, non tenendo conto della compagnia sanitaria e dei "eteràni per cui si faranno speciali considet·azioni, c ciò è dovut9 molto probabilmente alla geavezz<t cd alla nntma del servizio che questo cot·po accumula ed ai numerosi accident.i J.WOpl'ii alle armi a cavallo. La Cavc~tle1·ict coq. tm movirnonto eli rnalat.i straotxlinarì diodo una mortalità inferiore all'at·tigliel'ia, bonchè superiore a qul,)lla ù,ei cncciator·i o d.3lla fanteria - dimosb·ando con ciò l'influenza della spccialitil del servizio, che assoggetta il soldato n numerosi accidenti tanto per fatto degli animali che dell'equitazione per se stessa. I Ca.cciato1'i e la F'anleda dicdct·o numero minore di modi benchè amenduc i corpi abbiano <\vuto un numero di malati molto supel'iot~' all'at·tigliel'ia. Circa la Compagnia di Sanità, la gt·ave mortalità trovasi spiegata dalla natura del servizio che gli infermieri prestano ed 1.\nche (in '1ualche ca~o almer10) dalla contagiosità dl qualche malat~ia. T Vetarani diede~·o h~ mortali t/i, maggiore, come era preveclibUe. Tralr tasi qui di t{omiui vecchi cd h rfermicci od atl't·anti dal servi~io. B qucstt'


437 statistica ~ !ungi ancora da di1·e l'esatta vel'itù; poichè i vete•·ani, dispensati dal servi?.io vanno ai loro paesi o do,•e hanno un qualche in· teresse e la maggioP parto eli essi muore così fuori dellQ spedale. Consultando i registri di questo corpo 8i può calcolare che la mortalità reale dei veterani sia !tpprossimatintmf;lute del 48,1 per IQOO. ~~ È degno di esser rilevato cbe le guarn_igioni delle provincie, quantunque fornito di case1·me igienicamente molto iu feriori a quelle di Lisbona ed Ù})Orto, diedero una mortnlità minore. L' influenut delle ~P<t>ndi città ~una mortali!<\ è nota a tutti, e se a Lisbo ua e.~s11 fu minore che ad Oporto ciò. deve e.sscre in p!u·to attribuito tt che essendo essa capitale le t'icscl piil facile il far congedare e rinvia re alle famiglie alcuni llla1ati (i tisici in sp<'<'ie) p••iJùa che morisser·o allo specl rtle. 15 L'anno 1866 diede 6G morti per tubercolosi polmonare e mesenterica. I totali dei quattro ~nui. anterim·i a r1uesta staListica çlava una media eli 75 morti all'anno. Nell'esercito Inglese la media annua dei inorti eli lisi fu eli 3,1 per 1000 negli nuni dai 18GO al 1866. (.thmy méclU;al etc.). Nell' ese••cito Fra.ncesc n.,] 1866, sopl"a 1000 uomini vi ebbm·o 2,5 morti di tisi c nel quinquennio tet·ruinato nel 186G 1a tisi figura pe1· 25 casi i.n ogni 100 mo~·t.i ( Statist.ique médicale dclt' A1~,.,~ ée.) Nell'esercito Italiano nel l &H per ogni 100 morti 25 perirono eli tisi (Annali citati)'. Noll'esel·cito Belga. d~1l 1850 al 1857 SLL 1000 morti si c<>ntarono 146 ca~i di ti~<i e n<'ll'esorcito Danimat·chese 111. In questo pel'iodo di stati~;tica Hell" e~erci.to Portoghese, la tubercolosi sta alla. mortalità per tutte le• a1h·e malattie nella proporzione dJ . 269,1 pev 1000 1tvendo dato nella guarnigione eli Lisbona una mortaIii:\ di 5,10 per ogni 1000 uomini di forza nella. guarnigione eli Oporto di 3,04 poe 1000 ed iu tutte le altre gual'rrigioni in generalo eli 2,84. 16 Secondo la Stati.stique m.!dU:ale dc l' A.1w!ée, lo perdite annue per mol'ti e riforme noll"esercito Francesa nel quinquennio 1862-1866, fur·ono di 18,08 per 1000. Lo perdite minori :>offe1·to da questo esercito in confronto do! Port.oghese vanno probabilmente attribuite a ciò che nell' esercito Francese sono permessi e comuni i pa:>saggi dall'una f\1l'a.ltr" arme ciò che permette di utilizr.:ll'e individui affetti da impel'fezioni incompatibili con un :;crvi:.:i.o e non con un altro. Di piì.t l'esercito Francese lm una clas;;e numerosa di individui considerali in non attivitìt per tn!ÙaHicl temt5orarie.


Lette1;a XVI. Nevralgie. - Principii sul trattamento delle fratture per arma da fuoco. Le paralisi 1.>iù ti:equenti osservate da BiUt·oth uoti:,;ccutivé u totale lacerazione del nct:,.o im·ono quelle del nerYo radiale ; ogli ne ho. contai o sci, qMtko delle quali con feattnru dell' ornot•o cul'ate senta effetto. Unn specialità della cltieurgia militare sOth) le nevralgie prodotte da !drisciamento del proiettile s ui ner\'i misti. Riporta d ne storie eli questo genere di lesioni appartenen1 i a due ufficiali; i dolori ahoci continuaron0 p m' mo:;i o mesi non ostantc una cum la più ::;variata ed hanno migliot>ato poi spoutancamente. Egli conchiudc dicendo es..~re pt•obabile che in simili casi si faccia una cou Lusione o lacm'azione del nervo per il passag·gio del proiettile; che questi meccanici insulti dovono avere per effetto una Jlogosi del nervo stesso c forse anche la formazione di nem•omi ; a c1nesta sua opinione egli è condotto dal YedePc che clolol'i così osti llati ed atroci non l'l.i r isveglia.no, nè col metiCL'c allo ~coperto un plesso nervoso, come succede qnan•l•l si esportino i guagli ~ottanellari, e nemmeno sotto la coroprec:siol!B 1li un t umol'c morboso come un carr;i11omn od altro. Stanclo all'esperienza i bagni tetmali agirehbcl'O in questa nevralg·ia conw calmanti c promoYcrcbbero una sollecita fn!'ioue ed nssOI:bimcllt!• del tessuto cicatt·iziale. C71A"a delle fratture pe1· c~nnet dt~ fu oc:o. - Tutti i chiru r~lli convengono che doroinat·e la tlogo:;i e fissare il membro in utt solido appal'ccchio costituiscano in quesO ca~i le più essenziali indicazioni. Billt'oth asserisce di non aver incontmto nei lazzaretti un solo caso che avesse t·ichiesto l'amputazione primat•ia. ma dovette modificare le sue ideo circa l'estra:'.ione delle scheggt'. Nella sua ;>ratica negli spcdali civili egl i :::egu iva i priucipii Ili Stroln:neyer c di Pirogoff che t'accomandano di estrnn·o scheg·gic• il meno che sia possibile. Quando egli riceveva in <:ura i feri ti erano scorsi già sei o sette giot·ni rlelraccaduta lesione e per In maggior.. parte non oruno stati ' accuratamente csplorl'l.ti. Non :;i poteva cet'tarnente risol,·et'e a meLLcre in apparecchio t utti i feriti senr.a una precisa diagnosi s ulla direzione della ft•attura snl suo gJ•ado, uella presenza o meno di Col'pi estranei, ma credette oppot·tuno di tr·attare lo fratt tu•e delle ;wi,icolaz.iolli con solido


-t:!U

apparato ond<' condurln a guat·JgJollc nella maggiot· quiete possibile. T chirurghi sono d' nccot·do ~ u di un principio. cd è rhc in conftonto ad un btwn appatl.'t:Citio ogni altro metodo di cura e insufficiente, Yariano piuttosto le opinjoni sulla preferenza da dal'si 11. qucsln u quella m!l.leria clostino:La u for'madu. Da molti si da la. prcfcr<'nza al gc-.so ; ma rJU:'llunquc :-in il mal<'riale, fiucllo che più imvot•tn è la buona applicaziolll' dell'alJParerchio, ad ottenere la rltlHl tl, come por qurllsiusi altt·a Lccnica, !Si esigo un continuo e falicoso e~ct·cizio. L>agli sfndi l'he iutrapt'e<:e ::-ullc fratture egli eltbt' a notnr;.' como le ft'ai.tnre tli gttCI'J'a pre:-;o11 Lino una crst atrLc rnratterist.ica che lo fa dHl'cr•enzinJ'e eia CLnel l<• anche pitì compliun~o prodof to dai connmi tt-aum i , e flHC:Sta ùiffet•cnzn sta nelle t"•lese lesioni delle o:-:sa con lesioni rli parti molli rclaLivnmeulc leggere twllc JWimo menlm nello secondo si constnterohho flua;,i sempre la condizione opposta. Billl'oth confessa che que~la condizione l.'arattm·isl ica delle ferite di gucrt'a fn per lui una co:a allhuo nuova. Nelle ft·atture prodotte <ln. altri traumi ogli nveva os:;ormto grandi lacerazioui delle parti molli; condiY.ioue g•·:wissima rho di solilo al settimo od oturm ;tio1·no conduceva all' infC'ziont• ~cttica e nlla mo1'h'; ei s'aspettava cl' incon rrm·si in cn~i simili nnchc al lazzaretto. ma non gli v eu ne d' incontnwne aflatto, duo ft'anccsi mo1·irono da lSOJl· ticoemia ma lo loro fN·ite ~·rtHIU Ìllf!'Olllln·e da lllt enorme 4lllnntità di schoggic che si incrocianwo in tutTi i srcsi c neS:;uno 1lei duo presentò quello stato gt'aYc che rla Pirogofl· viPn designato col nome di oclema acuto pm·uiNlto. Iu ne~suuo dei casi c~aminal i egli polo trattenc1~i dal pt·ocedet·e ali c:-frazioue di palle e ::chcggiP, né gli Ycnne mai di constatare caLLi vi effe W poi n ecc~:-ml'i mauoggi. In molti. easi tJ•ovù necessario di arr-otondt\l'e r esll'Cll'\lltiL spor~Ccntc eli unq ::;chc!!gi;ì onùe diminuit·f' i~ sua nzimw liH'l-.:anica sui te~u. i molli. L. clllOl'· ra.gia Chi.' :-o!lpl'aVYC ilÌVtt dio! l'O ]' es! razione fu 1\Cl))]ll't; di poca ent lt.à e "i focmaYa tliotl'O ]a, nture della fol'ita con nct{tHt .tì:rdcla.' Inoltre il clolore e la wrgc.,;cent.a diminni,·ano molto <lupo c:;\mho qualche fmmmento o~>seo c la ,.uppurazione si fat·cYa mi~liorc. Si volle Joiostcnere cl1c l' allonLnnamPnt.o delle :-;clwg-gic cla tali fcl'itc é sc1uprc un· opcl'azionc incompleta C'd inclfil'nce perdtè i ft•ammcnti acnti t'imnlU!ono udla fetitu : che si IIOVI'ebhc o t•t·aticaro la J•osoziono dolio O$tmn1ita o<;sce f' con t1nc:-ota opc•'ilzion<'

,


.

440 si favol'isco indubitatamcnto le pscudoartrosi, oppure lasciar le scheggie in posto e uou estrarle che più tardi quando si sono incapsul a~e, vale a dire quattro o sei mesi dopo. Per quanto logico sembri questo precetto, in pratici~ perde ogni suo Yalore, chèal cerlo non riescirà indifferente le\ar dalla ferita venti o trenta scheggia piuttosto che due; l'osteornielite insorge più facilmente in seguito alla r esezione che l)er causa della fl'attu ra sr.essa. Inoltre siamo edotti dall' csperiell'l.a che i l'rammenti lasciati nelltt ferita per la maggior parte subiscono. la nccrosi, e · siccome la necrosi che an·iene dopo tre, quattro o cinque mesi è sempre pericolosissima, così ·sembra più che ragionevole ~llontanare piLl che si può il pericolo estraendo i frammenti . n pt·incipio della chirurgia conservativa deve esser prR.iicato. in modo cla indurre nelle fel'itc coudizioni tnli che aumentino lA ,probabilità eli gual'igione c ciò si ottiene ap1mnto lihcranclo la ferita da ogni frammento mobile. Lo stesso PirogoJI eì 1·iferisce che in quei casi nei c1uali di malavoglia procedeva all' c:;trnzionc di scheggie l'osso co nt~o ogni sua a::;pettn~ione si consolidava entro un · ordinario periodo eli tempo e l'ade Yolt,c avvenivo. la falsR articola;;ione, e Billroth dichiara di poter confcJ'Jnat'C pienamente r OSSCI'\'azionl' del succHato professore. Colle fratture che egli r iceveva Ìll cura ad nn periodo avanzato Billroth si contenne iu questo mo(lo: egli non esplor ò le fel'ite se non · nel caso che vi fosse st.at~~ una copiosa suppurazione, una notevole turgescenza delle part.i c che si tosso acce;:a la febbre, fuori di questo indicazioni egli non ne ha esaminata alcuna e fece divieto ai suoi subordinati di introdurre le dita nelle ferito. La perniciosa azione dei feamme nti acuti a lle pareti della fer.it<t sèmbrano essere in parto meccanici e in pal'te chimici. Devesi notare che Le parti molli sotto l' az~one delle arterie trovansi continuamente in un movimento snssultorio; un tal moyimento ci si fa palese al cer\·ello ma quantunque non visibile esiste anche nelle altre pat•ti molli. Le arterie comunicano le loro ~ul::;azioni a t utta. la massa. dei tessuti e quando questi .si trovano a contatto di corpi dilri, taglienti o accumioat.i vanno soggetti all'infiammazione con tutte le sue manifestazioni locali c generali; ma v'ha di più, le scheggie, totalmente o par;;ialmente nect•osate secernono umori incompa-tibili coii:'L vita, umori che in contatto delle ,;tipedlce gra11ulant i son capaci eli produrre \


'

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l'infezione della fet·ita. Per tutte qu.este consideeazioni il Prof. Billroth si dichiara partigiano dell' estrazione sollecita di ogni framm.ento osseo mobile che possa essel'o aftèrra:to dal dito o da uno strumento, contrario in ciò alle due più grandi ant~eità della chirLtrgia militaee Strohmeyer e Pirogoff. Sui Lazzaretti e Baracche pel dott. Wirchow. (Contìnuo""'-rione e fine) .

In grazia delle disposizioni sopradescri(,te, l'at•ia dello baracche si mantenne in buone condizioni fi.ntantochè l'esternn t empera- ' tura era· sopportabile. Gli ammalati si el'ano cosl avezzi all'aria fresca da non sentire il minimo incomodo alla temperatura di + 6 e eli + 5. J\lla si pa:J.Sò in seguiLo ad nn disgustoso por·lodo. La temperatura discese n + 2 o non era possibile portare l'ambiente intet·no al grado cli lO - 12 se non chiucléndo tutte le apertLwe dei ventilatoi, ciò cbc port~wa ben presto una sensibil~ cotruzione dell'atmosfera. Restava la scelta per una cattiva aria con calore costante oppnre trn un calore ln·Lerrotto con atmosfera l'lnnovatn.; tra queste due oondiiioni fu scelta l'ultima. Non osf.ante che il tentativo dis,pendio~issimo di convel'tire le baracche d'estate in baracche d' inved10 non abbia mostrato completamente i pregi che in teoria si conoscono nelle vere baracche d'inverno, pet'Ò il risultato complessivo fu abbastanza fel ice, più felice anzi di quello che si poteva spet•are. Pal'lanclo dei metodi di ventilar.ione \Virchow combatte 1' idea <la molti sostenuta che l'aria .debbasi lasciar circolare liberamente e di continuo per quanto bassa sia la sua temperatura, e soltanto procurare che l'ammalato sia coperto a sufficienza. Egli dimostra i notevoli danni elle si arrecano all' informo soprac.aricandolo d i coperte. Quanto più queste aumentano tanto più difficilmente saranncJ allontanati quei materiali impuri che circondano il corpo d'un malato. Se poi trattasi di un ferito con estesa suppura~ione o di uno affetto da diareca o dissenteria, con ogni nuova coperta che si aggiunga non si fa che concentrare quelle scorrevolissime materie che continuamente emanano <lal suo oorpo. In somma non si fa che nascondere l'aria corrotta invece dì purificarla c fa dell' infermo stesso una vera fonte d'infezione. P e1' ottene1•e una buona ventilazione d'inverno fa duopo assolutamente intro-


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durre nel locale l'aria temperat~ acciò :il malato possa sop]_Jortare una copcr'tura moderata, a tale SCOpO si fa j)Cl'Yenìre far-ia già riscaldata combinando cioè la ventilazione col riscaldamento. Il dift'etto fli un buon sistema di ventila~ione ha pe1~ conseguenza, un eccessiYo riscaldamento delle stufe alternato con un troppo rapido abbassamento di temperatura. Secondo \Vit•chow questi cambiamenti sono contrarii aUa buona igiene e diventano causa di. Risipola. Egli insiste, rig·uarclo all'ora rnom:ionata malattia, nel combattere l'opinione di coloro che credono la medesima costantemente prodotta da infezione o da contagio. Tra le malattie intercorrenti a cui soggiacc un infermo esposto a l'apidi sqnilibri i di tempe1•atura deve am1ovc!'arsi :-:pecialmente l'erisipela. Questa Erisipela anche quando attacca. parti ferite non è di naLura infettiva; da qui l'importante distinzione cl1e alcuni chirurghi verame11tc non vogljono ammettere tra lo 1'isipole l'or inf~6ione <' quelle prodotto da altre esterne infiuenz.1 meccaniche o termiche. benchè anche queste ultime possano in via secondaria esercitare nna perniciosa influen:~,a sul generale 01'g-anismo. Le baracche prussiane furono visitate quali più quali meno da buon numero di risipo!e. Stando in att.csa dei rapporti roediei ~ml predominio di questa malattia nelle singole bamcche, il \:ril'chow si limita per Ma a gencr<'li co"nsiùerazioni ed a constatarr. specialmente che in molti casi si ebbero forti moti\i a sospettam l'h e l'infezione fosse stata rordinaria via di diffusione della ri$Ìl)Ola, clic la stagione invemafe portò <~on sè un aumento nel morbo in questione, il quale aumento coincideva con una maggior ft•cqnell7.a di risipole nelle città. ha maggior parte delle r'isipolll . i Yerificava sopra part,i lese sia per foJ'ite ili gucr·ra sia pel' ferite d'ope('azione. La risipola r)el' moUi rigual'di offre molti punti d'analogia colht ùift.erite sulla quarultima malattia non si ·è fatta una precisa distinzione genetica, separando cioè c1uclla che insorge pel' contagio dalla spontanea propriamente detta. Inoltre la risipo!a delle ferite sta in un cert~ rapporto anche con quei g1·asi eMi t'omunemente chiamati col nome di Pioernùt ed a cui 'Virchow crede do've1'si ap,plieare più giustamente l'appellativ-o di Icoremia o infezione icorosa. I cllirnrghi in generale non f~\nno molla attenzione al fatto che certi proces:.i patologici s\olgentisi nei iE'ssut.i più profondi del cotpo come osteomiclite icorosa sono quelli


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stessi ç;he ci si palesano alla superficie in forma di risipola '0 di fjemmono dift'usQ. Come nelle puerpere insorge taloÌ'a parametrite che l''autore ha descritto altrove, così. ncgll amput ati l'osteomielitè è' in sè del tutto identica alle resipole maligne della superficie, di rhbdo che si potrebbe con tntta csatte7.7,a parlare anche di risi"Pola maligna della sostanza. midollare. Se s:i vnol ridnno tutte gnésto condizioni ad un solo grande fatto patologico, quello della pioemia, allora si dovrà co1~fe;;;sare che la pioemia ò veramente ' di natura contagioga:. . In alcuui casi ò assai difficile assegmu'e i precisi cotifìlli tt·a le risipole i nfette e le infì.arnnmzioni risipelatose da uM. pa:e~e e le risi polo semplici dall'altr<i ehe ::;olt anto più tardi assumono natura. infettiva; perciò ogni qualvolta che in ,una baracca si vevilicav.ano casi di risipola sia contemporanemnertte sia suecddont.i~i a piccoli intervalli, fn dato ordine per un sollecito !:'gombro e'd ·una accurata disinfezione. llisguarclare ogni caso di erisipela oome un fatto per sè gf·ave che valga a preoccuparci seriamente e rihe con1e tale si debba tratt.o'l.re è al certo prLHlonte consiglio, ' ma non si deve credere che la pruden:~.a sia un critecio scientifkd( e se saggif~mcnte si opera prendendo delle cautele anche dove non ve J;J.1ha Ì)isogno non si giudicherebbe poi alt!'ettanto saggiamente se· dai ri-sultati pmtici otter\ut,i si volesse tirar~ qualche deduzione sulla ilatma dqlle malattie. (.;'ome in una carrozza che sia chius~L per meUt o pel' tre ·quarti il COl'L)O si rafti~edda più facilmente ehe in uno spa:~.io t otalmente aperto, così per una pelle pit~t seMibjle o per un corpo più eccitabile lo starsene all'aria libera·o in' una hàracca. a.pe1•t a, sia pure · esposta. a forte cot~eente d'aeia, è molto nieno pe1~icoloso che l'e:. -sporsi ad una cor.r ente moderattt che si facci.a per I>iccole aperture di una baracca chiusa; per •questo rig ua.rdo lo baracche ridott.e per r inverno furono indubitatarnente anche le più adatte a favo.i·ire lo sviluppo di 'malattie reumatiche. Fino dai prim.i rigori del vorno si fece copr'ire il lato l'icicidentale delle baracche con ca.rtone, riempire tntte le fessnré e si ,fece persi no chiudere · a pcrmarlenza molte val voi e;. eon qiwste disposizioni l'ammalato fu messo a.l simli'O dal fr-eddo ma d'altra Jlat'te restò pregiudicata la libera v~ntilazione e l'aria fredda p.iomba-va in quegli ambienti a guisa di cascata da solo t re v-a:lvole lasciate libfre. \Virehow dichiara impossil:tile constatare


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statisticamente quanto abbia con~ribuiio alla 'patogene~i delle singole malattie la sv11ntaggiosa influenza di cui ora si è fatta -parola, ma dice che simili condit:i011i tlevono essere bene studiate se si vuol r-ispondere all' importante quesito se con una migliore ventila?::ione, vale a dil'e introducendo ~ella baracca un'aria più pura. e più riscaldata si possa prevenire o per lo meno diminuire in frequenza, la risipola o l' ico.rcmia che da quella proviene. Uno degli incontestabi1i vantaggi che godettero le baracche fu certamente la grande ahbondanza delle acque le quali :filtcate e c~ndotte sul luogo con un perfetto sistema ,di canali erano più che sufficienti t anto ·pe1' la loro copia come })er la loro qualità a soddisfare qualuncrue bisogno. Lo scompa1•tiroento che et'a meglio fornito d'acqua durante il verno fu quello della società di soccorso e ciò per la solerzia· prevident e deìla società medesima la quale ebbe cura di mettere i tubi conduttori ad una certa profonçli ta del terreno onde ·impedire la congelazione. Tutto calcolato gli appat·ecchi d'acqua hanno corrisposto ottimamente. L'illustre professore termina la sua lettura rendendo publ)lico1 omaggio alla operosità eG,. :lntelligente zelo del per~onale sanita1•io, allo spirito ·filantropico delle signore che volontarie. affrontarono le più dure fatiche a sollievo dei ferit i, alla costante almoga:tione delle suore di carit.à che dinna.mi a pel'icoli d'ogni sol'ta non vennero mai meno al loro pietoso ufficio. Riassume finalmente con queste parole i suoi gi udizii sul risultato complessivo delle baracche. Rtfl.ettendo che olt re agli' appareçchi d'acqua le nostre baraccJ1e erano pro'\l'vedute di gaz, di t elegrafo, di posta militare, di guardie al fuoco, chiaro apparisce che tanto nel piano come nell' esecuzione abbiamo] mancato; in una sola cosa, cioè nel non aver preveduto la possibilità che ~a guerra si protraesse a stagione tanto inoltrata e conseguentemente a c'iò nell'aver trascurato di provvedere a tempo debito per la ventilazione àdattata all'in,verno. Confessiamo pur troppo che tutti i nostri sforzi ·non valsero a salvarci dalle ma.lattie d' infezione e che coloro che sperano potersi annientare questo flagello con un sistema furono ancora una volta disingannati. Rallegriamoci però nel constatare che per la prima volta .in Enropa fu da noi improyYisato e com~ito un cosl


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gr andioso stabilimento per la cu1'a dei feriti e che non ostante i suoi difetti esso merita d'essere preso a modello per le future emergenze.

( Be1·l. l{linische TVoche1·schv1[t) . Resultati fin ali d elle resezioni articolar i. (I. NEt·noRFER) P t'ima eli addentrarsi nell' Rrgomento che si è proposto di tt·alt are il dott. Neudorfer racdomancla al lettore di fissare nella sua mente a cosa m i1'a il d tirurgo colla resc:.~ione m•t:icolarc. Questa operazione come ogni altr·a ba pet· oggetto eli .CJWt?'ù·e il ferito o l' ammalato. - Già fin d'ora ci a pparisce tutta la verità del motto clte l'autore ha posto a eapo del suo articolo ; «Dio form, das Wort ist. geblichcn der Geist ist geschwundcn » . La parola guarigione ci cla un concetto complesso cc! abbraccia due idee semplici; 10 Allontanamento di infermità esistenti. ,20 Reintegramento della parto lesa tanto nella sua forma come nello sue funzioni. • Uno che sia affeLto da ferita o da c1ualsiasi lesione articolare può dirsi guarito coll' amputazione 1 No certamente; tutt.' al più potrà esser liberato dai suoi mali. Anche quando l' oporttzione ha sor tito un esito felice si. do·vr ebbo evitare l'espressione guarito e sostituirvisi un'altra che eqni'"l\lessc a se·rbato in vita. Gl'inglesi si cspimono con maggior e~attozza e dicono dei lor o operati , 1·ec:ove1·ed cioè riav uti e non •cunHl g uariti, solo i tedeschi cd i francesi adottano le paeole geheilt e gv,e1·~ ed appongono cosi ad una parte .il conc~to di un tutto. Se la guarigione cosi intesa si consideri in rapporto alle resezioni articolari chiaro apparisce ch e ht seconda pal'te del concetto t1uella cioè che riguarda al r istabilimento anatomico e funzionale del membro non sempre si ott.iene; in molti casi non ci r esta più a sperare nemmeno della. funzione di un intero membro, in altri la. forma e la fun1.ione son solamente ricuperate in parte. Da ciò si vede che il resultato ultimo della resczione articolare diviene l'ideale della ~uarigione solo in pochi casi, in altt·i a questo ideale più o meno s'avvicina, c in altri ancora n e è così lontano che equinle a quello di un· amputazione. Giornale di M~tdic. milit. 187 1. 29

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446 Quali sono lo circostanze nelle quali si è necessitati di procedere alla l'esezione ~ Per rispondere equamente al quesito fa d uopo precisare le duo seguent i condizioni che richiamano l'idea di resezione nelle malattie c lesioni delle cavità articolati l o L'articolazione è costituita da una eaYit.à Ìl't'cgoliu'c sui generis, che solo sotto certe condizioni fuori del contatto dell'aria 'può com•1iere i suoi atti funzionali . In una m~lattia o in una lesione l.na cavità articolare perde più o meno delle sue proprietà caratteristiche e col tempo cessa di essere uno. vera cavità articolare. Ma so l' articolnziono lesa o ammalata non pePruette il movimento e la sua cavi là viene in parte distrutt.a allot·a pq.ò sorgere l'opportunità della resezione, mediante la quale si mira a prevcnil·e quelle secondario altora:àoni morboso. Nello le:;ioni o infermitA delle diafìsi queste condizioni non esistono perciò e meno di frequente indicata la loro resezione. 20 N elle lesioni articolari, ha luogo un totale accorciamento delle parti molli che contornano l'articolazione e ciò per condizioni meccaniche, per effetto di flogosi o per influenze riflesse; siccome poi lo superfici articolari per la loro incomprensibilità. non pos::;ono assecondare, lo stiramento delle parti molli, ne avviene necessariamente che le medesime soffrono notevoli dh;lurbi cioè dolori vivi, logoramenti dello car·tilagini, .ed alterazioni secondarie delle ossa, e qui torna in campo l'idea dello 1·esez.ioni; condizioui simili non si verificano nella continuità delle ossa. Si è notato che nelle suddette le~ioni l'idea <li una rct~ezionc ci si affaccia con un certo carattere di opportunità; ma non si ha da sostenere che l'operazione sia sempre necessar.ia; si danno .in fatti non pochi casi di malattie mticolari guaribili . senza operazione; ma Jlel' un esattn. indicazione di I'esezi!Jne sonvi altre cir· costanze alle quali ogni chirurgo sperimentato annette un grande vàlore, queste si possono comprendere noi tre seguenti gJ'uppi. l 0 È uno speciale carattere dell'articola:àone quello di dare spesso al pus segregato da una sua ferita una cattiva qualità, di I'l'ovocare la febbt•o e di mettere in pericolo la vita colla J?loemia. Queste COilll)licazioni possono essere t{)lte colla resezione. 2° Anche in quelle suppura?.ioni articolari che sono meno esposte alla pioemia il solo dolore che produce il movimento e che non lascia l~mmalato neppure nella notte potrebbe far risolvere il chirurgo a far la resczione. .


44i 3~. Una lesipne articolare può mettere un infermo in condizioni così infelici e disperate da essere per lui la resezione una qu~stione. dÌ vita comé ciò accade nei cM;i di anchil;si ad angolo retto od acuto delle pr·incipali articolazioni, specialmente di quelle del ginocchio e dell'anca fluando nella conservazione di cineste mer:o.l:m~ l'infcrrno trova il sostentamento della propria \'.ita. L'arte chirnrg.ica può disporre d'i certi spedienti per opporsi a cl:ìe una malattia artico'Jaro l'celami d'urgenza ht rese7.ione.; tali sarebbero r assoluto riposo del m.em hro con appropri a~o appal'ccchio a: gesso, l'estensione meccanicìt; e solo quando quest,i me7.zi diventano .inapplicabili si cl'ichiara indicata la rese7.ione. ,L'autore crede che ttue~ me7.zi non siano i soli <t tentnrsi ed ancke qua.nclo l'immobilità e l'estensione riuscirono inefficaci l'm'te nostra può ~al9rsi di q.n altro spedienw col quale talvolta si riesce a, rispavmiare l'infermo da. tlnt\ Pesezione. ' Accade non di rado che tutta l'affezione si riduca. t~lla sola cavità articolare lasciando int.atie .le estremità o,ssee artieolari colle loro cartilagini, e ciò 'non ostante i fenomeni ,possono presen~arsi con tale. acu teu~a (la giustificare una reseY.ione. Un cbirt\.t'$'6 u<lteaconservarjvo es'iterà ad acctngcesi al'l'opera~:ion e, ma colrindug~al'e nulla <Wl'~~ gua~a.g;nitto, che l'afì-c'l.:iqne improvvjsnmente si r)ropaghceà alle ·ossa, alle pm•ti molli non ap,pena la capsula. si sarà. lacet'af.a. Jn questi casi 'l'autor·e è .d'opini9ne che con ur!a metodica ed _appropriata sp<wcatura della ca.vità artiC<olm·e si soddisfino i bisogni del malato e le es igcn:~.e dell'arte. Non è da mettere in discw>sione il consiglio degli. antichi ,di non aprire le articolazioni _ppieltè ness~mo dubita. che un'artico,la.zione a:v erta Ì·!}ppresenta. un fatto gravissimo, ma dohJ;ja.mo por .)11ente che al ..pioartro sì spontaneo che traumat~co non à più un.' articolazione, ma bensì una r accoltn.. di pus da. dovcr,_i. trattare come un ascesso. Anzi il metodo della spaccatma sa.rebbe aneoe più 'g'ellera.li;:zato se noq anda(>se disgiunto dtL ceeti inconvenienti; può accttdere che dopo fntt.a la spaccn.tura, i capi articolari si lussino per la. contrazione secondaria delle paf'ti molli ciccostanii all.'articola~~one. Ma si · può facilmente ovvia.re a,· questi inconvenienti mecliimk l'estensione coadiuvata, quando occol'l'Q, cl.alla miotenotomia. . J?opo di avere trattato i suoi pr·incipii o le sue deduzioni in !llo~1o generale tanto per le le~ioni tra.nmaticho che per le ~lte­ razit>ni organiche, tanto per le piccole che per le geandi arti-


448 eolazioni, l'autore trova necessario studhu•e separatamente le singole affezioni articolari. Egli sostiene che varie volte occorre 'di proccdet•e ad una ref?ezione al solu og·getto di salvare la vit<l e che più spesso il chirurgo è indotto a operare per altro indicazioni . Il ]Jet'icolo di vita . non si manifesta certamente nella suppuJ'azione della cavità articolare,, nella maggior frequenza del polso o nella pi.ù elevata temperatura; quesfi fenomeni continuano anche dopo l'operazione. All'incontro lo malattie d'infezione, l'erisipela, la sep~icoemia costitt.riscono una·vera minaccia per la vita, questa minaccia può essere scongiurata con sicurezza dalla rcse1..i.one. Egli tt·oHt òpportuno attenersi in generale alla chirurgia conserv.à.tiva: fino 11 c.h'è il pericolo non si fa manifesto c di non intraprendere l'opera<~ione se non quando vengono in scena i primi fenomeni della }Jioemia (?) J\•Ta oltre a1 pericolo eli vita egli subordina l'operm~ione anche ad altre indicazioni, il numero delle qua1i va linùtandosi sempre più di mano eho si aumenta l'esperienza, e quanto più si considerano le rcsezi011i nei loro ultimi risultati. Fi ntan Lochè si opera nelln sola mirti eli combattet•e il pericolo estremo si deve osse1~e soddisfatti se l'infermo è serbato in vita ; ma è ben tutt'~lt.ra cosa quando si opera per motivi eli vedi ed allora natmalmente si affaccia la necessità di studial'e i risultati . ultimi delle resezioni articolari. Volendo indagare se per t utte le articolazioni è possibile ottenet•e la guarigione nel senso che ha qnest!\ · parola fu dall'autore assegnato, tanto la teoria che l'esperienr.a -vengono eli accordo ad insegnarci che .soltanto tre articolazioni possono riacquistare Je loro condizioni anatomiche e funzionali colla resezione. Queste articolazioni sono le seguenU, disposte ih ordine di. frequenza delle guarigioni ottenute. l o L'at•ticolazione del cubito in cui la g ual'igione dopo la l'esazione si compie coi completi movimenti di estensione e flessione e dei movimenti norm;1li tra l'ulna o il radio. L'articolazione libro-ta1•sea; la quale può sostenere il peso del corpo; i movimenti in questa articola.zione restano un po' limitati, ma si compensano colla cedevolezza delle articolazioni del piede vicine alla libro-tal'sea. 3° L'articolazione coxg-femorale; l'operato può camminare, salire le scale, sed~rsi. Nelle altre articolazioni, . una reale guai-igione nel senso sopra ìndicato non è· possibile.

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Ordinando ora queste ;wticolazioni secondo il maggioJ'O o minpre esito di guarigione abbiamo i risultati scg·uenti : l 0 L'articolazione della spalla, quando l'e!:'trcmità operata si può alzare fino al liYello della frot1te abbiamo ottenuto ii più felice r isultato; l'omero non può oltrepassare que,;to lim ite al di là del quale l'omrro c obbligato a gira t'e col suo .capo: ne viene da ciò che daìla l'~czione della spalla non è possibile ottenere una g uarigione completa. 2° Il ginocchio, questa l'arte. il più delle volte re:;tn. anchilosata nella sua cstepsione; sulle rcsezioni di questo g<>nct'c si dovrà: nccontentm·.~i dcll'ùncbilosi o tutt'a-l più eli un limitatissimo movimento; una g.um'igionc è impo;;:;ibile. 3° La mano pella sua complicata organizzazione resta sempre più o meno pregiudicata nei suoi moYimenti dopo nna tcsezione. 4° Le m~ticola~ioni dello dita, quest,e si compçwtm10 como il ginocchio, cioè: terminano o coll'archilosi cowpleto con una linùtata libertà di movimnelo. :\e conf'>eguita che anche per le articolazioni delle dita non si può spCJ~m'e iu una completa . guar igione. Om ci si affaccia l'importante queslione, quali sono i l'isulta.ti ultimi delle suppurazioni articolari felicemente decorse colla cura aspettante; a questa cl ima.ncla l'autore risponde che nelle suppura~ioni articolal'i sì t.t·aumatiche ehe spontanee, rarissime volte la parte guarisce colla piena libertà di movimento, ma le resta una anchilosi più o meno completa. Dal Ciu qui dé.tto J~i::mlta che in tuLLe le cavità articolari nelle <1uali la suppurazione è congiunta a pericolo di Yita la. resezionc c indicata, c ;;arA medesimamente indicat;1. anche quando costi• tuisca por se sola un pericolo o che non conduca. ad una guarigione Gompleta. Considerate le indica?.ioni sotto t(uest.o punto di vista., l'autore non ammette l'opportunità delle re~ezioni pl'imarie o preco c~, })erchè nel principio dell'affezione la vita non é Htinacciata. Egli non vnole <tcco1·dare nessun valore alla statistica di mortalità favorevole alle rcsczioni pt•imarie. ~iccome la rese7.ione ùel cubit{) dà risultati così splendidi e completi che questa parte clopo l'operazioue non si (1iifel'enzia più da un membro sano; :;iccome l'operazione non è in se stessa gravissima, e grande ne è la JH'obabilità di guat·igiouc, così la resezio11e può essere in qu esta parte indicata. auche quando vi .sia l'anchilosi.

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450 Non è così dell'articolazione femorale che una volta anchilosata non pcrmeite poi la reserione, e ciò pee la sua posizione pt•ofond~ e per il grave insulto portato alle parti per l'atto operatiYo. All'incontt·o nessuna delle articolazioni del 2° gruppo anchilosaLe o limitate nei l Ol'O movimenti possono prestarci indicazioHe· pet· la resm:ione, giacchè l'esperienza c'insegna che l'uso di quelle articolazioni è meglio mantenuto colla cura cspettaule che colla t•esczione la meglio riusciLa. Per le artico.lazioni rlclla spalla, del ginocchio c della mano non sara nccc:ssaria la J·esczionc che quando sia minacciata la vita dell'in<lividuo. A dar conferma alle sue ovinioni, l' autore· riferisce due casi pratici dalle cui osset•vazioni ·eg-li farebbe emanare il principio che nella re:;czione del cubito il ripristinamento funzionale può csscJ'e completo e dut•aturo e che ·la retra"'ione della cicatrice per se sola nbn è capace eli menomare il r isultato completo tlclJ'opcrazionc. Egli si pt·opone poscia eli dimostrare il poco pericolo ch o trae scco la r esezionc del cubito. A ~ale scopo ogli riferisce un caso in cui egli i ntraprese una disarticolazione · secondaria ~;u eli un cubito g ià opet•ato malamente e con esito nullo da un $ 110 collega. Un' aiLra prova del poco ])ericolo eli questa opera:done st,a in ciò che non Yi è chirurgo un pò' sperimentato iÌ qua.lo non conti buon numet'O di operazioni felieomente t•iuscite. Egli UoYa anco1'è\ necessario di stabilire una esscmr.iale difteTcnzà n-a le resozioni eli articolazioui ferito c quelle delle articolazioni malate per le comuni cause; la differenza ci apparisce evidente Holla cifra della mot·talità; le articolazioni affette da malattie dànno una mo1·talità molto maggiore delle altre. Dove sia ripoqta la causa , di questa differenza egli non savrobbe indicar·la pt'ccisamerrLe; forse si dovrà ricercat'c in una incipiente malattia co.. tituzionale. Fot'se anche perché egli nelle lesioni dello articolazioni ha scmpl'o praticata la 1'esezione intermediaria, secondaria o a nche tardiva. Ad ogni modo la statistica della mortalità riferibile alle rese:t.ioni sopra individui non ancora tocchi da mç>r))i costituzionali è as:;ai 't~wçrevole, come lo dimostra il Bilh·oth, il quale di lo rcsc:t.ioni del cubito dn lui pl'aticate pèr carie non ne osse1•vò che una sola terminar<' colla morte in causa di gangrena.

-: (Con tt'?ma).

(Wiener 111ed. Presse).


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Teoria di una atmosfera nervosa. (Di BE~I.\)fl:\0 RlCHARDSOi:'i).

Sunto del dotto?· Scmtini. Lo :>tudio delle funzioni del sistema nervoso degli animali, dai giorni dell'illustre \Villis a uoi, è stato il più ricco di r icerche fisiologiche e nel tempo istesso il più fallace. Duecento anni già passarono, migliaia. di espCt'imenti sono stati istituiti, quasi si potrelibe dire migliaia d' ipotesi sono -stnte formate e messe innan;:i, e molto lavoeo rimane clinanzi a noi, che, all' infuori del soccorso di qualch e gran(le generalizzazioHc fondata sopra fatti eli osservazione, non po1'siarno lusinga.l"Ci rli. vedere in alcun moélo compit\} sotto la nosi.1'a generazione. Singola1·issima. e ln. questione relaliva alla causa motrice del meccanismo nervoso, la corrente o moto che passa, o "che si e1'ede passare, lungo le :fibre del net'VO dai centri verso la periferia, da questa verso quelli. Cosa è questo 1 B u 11 agente irnpollCleraiJile, o ò un fluido sottile, eli cui ·sono caricati i nervi, un fluido suscettibile di movimento per ogni qualunque i'<>l'?.a, per caloJ'e, e pot' semplice impulso meccanico, per eccitazione elett.ric.'l, per luco, o è derivato da una fot•za che il nervo semplicemente c puramente conduce, come il filo metallico conduce la carica elettrica 1 La questione si trova oggi come si trovava lJl'esso gli antichi :fisiologi, quan<lo Haller si sforzò di ra.gional'e in torno al modo con cu.i una impre;;sione va dal cervello ai muscoli. Noi attendiamo di conoscere come sia trasmesso il movimento, c qual parLe Yi rappresentino i nervi; se essi conservino la forza, la generino, la trasmettano, o compiano tutti questi uffici. Scriveva. nel 178:3 l'anatomico Alessandro Mumo che molti autori a' suoi tempi ;;upponevano che i nervi fossero tubi o condotti che trasmettevan-o un fluido segregato nel cervello, nel cervelletto c nel midollo spinale. l'via, egli aggiunge, più tat•di a lcuni ingegnosi fisiologi opposero che un :fluido secreto sarebbe stato troppo inerte per ~erviee agli ufficii compiuti dai nervi, e supposero quindi che i nct·vi conducessero un fluido come l'elettrico o simile al fluido elettrico. Eglino appoggiavano il modo loro di pensar e su due argomenti, la r apidità del mo>imento a traverso i nervi, la esistenza di alcuni animali, siccome la torpedine e il _gimnoto elettrico che ha nno il .potere di dare una scossa elot-


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irica, e che mostrano alla dis:>ezione una macchinèria particolare, in cui terminano grossi nervi e numerosi. Se i nervi, dice lVIunro, sono costantemente pieni o car ichi eli ftuiclo, un impulso dato a questo ftuido al cervello può essere tosto comunicato agli organi i più distanti, sebbene la velocità del ftuido ffia molto piccola. 'l'agliato trasversalmente un nervo di un muscolo, troviamo infatti. che, irritando il nervo, possono compiersi ripetuti movimenti; laddove che, per la t eoria eli Haller, della gl'ande velocità da un estremo ad un altl'o del net'Yo, come il ner vo ha ora bisogno di provvedere al serbatoio nel cervello, il fluido dovr ebbe essere esqurito per un semplice sforzo del muscolo. Un simile argomento non prova altro che il fluido nervoso corre co~ grande velocità e niente più di quello che lasciando uscire, nello spazio di un rp.inuto, cento goccie eli acqua l'una dopo l'altra dalla estremità di un t,ubo un miglio distantH dal serbatoio che lo riempiva, prover ebbe che l'acqua in questo condotto si m.oveva in ragione di cento miglia al minuto. Relalati vam:ente all'argomento della torpedine e del gimnoto elettrico, Munro dice che t utto quello che si può concludere dai fatt i è che i nervi pongono in grado l'animale di compiere il pyoprio ufficio di raccogliere il fluido eletcrieo, 'ma senza fornire direttamente acl esso alcuna cosa di questo fluido, precisamente como, strofinando un tubo eli vetro, no.i :eccitiamo l'elettricità senza esservi là alénna ragione per sosp.ettare che la materia electrica è· in particolare derivata dai nervi della nostra mano, posciachè la elettricità sar ebbe tanto prontamente eccitata dalla mano di un cadavere come da quella di un vivente con:fi.•icata contro il vetro colla forza medesima. Così Munr o ai suoi tempi sforzavasi di c9mbattere la ipotesi di una corrente elettrica nel nervo, por tando ancora altri stringenti argomenti. Tagliando un ner vo trasversalmente e portando le parti a ~ontatt.o , egli conser va, non ristabilisce gli uffici de~ nervo immediatamente. Dividendo· un nervo in una rana, e lasciando ehe le part.i divise si r iuniscano ancora insieme, l'influenza nel',rea in generale non si ristabilisce .al di là .dell' incisione. Dall'altr11 parte l'effetto ben noto della compressione sui nervi di un animale sano, e resperimento di produr1'e ripetute contra;t;ioni muscolari pr-emendo sopra un ner;vo dopo averlo tagliato per t raverso, indicano che l'energìa dipende da materia ca:pace eli esset·e alterata

peJ· sernplice p?·es!lone.

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453 L'ipotesi è semplice, ma, (lice. l\Iunro, non è dimostrata. Tuttavia, d\re che gli ufficii dei nervi non sono compiuti da un ·fiuido secreto semplicemente perché noi non possiamo cornpr!')ndere come alcuna parte del sangue, o C[Lllllcll'C umore l)reparato da esso, possa rendere lo spit'iLo sensibile di una offesa o mettere nn muscolo in azione, è dire h'oppo; dappoichc neUa generazione degli animali effetti più incomprensibili o mamvigliosi dipendono dalla sccre?.ione c mistione doi !lui di dei testi coli e delle ovaia, il cervello, i nervi, l'encJ'gifl nervosa, c la struttura complessa di altri organi essendo da ciò prodotta. Confesso, riflette Richat•dson, che la lettura di Jfunro manda al mio .spirito una incantevole freschezza di pensiero ed un ÌJtsegnam.ento di molto pregio, mentre in altro capitolo del . suo libro sulla questione - se i nervi portino nutrimento ai nostri organi - io trovo una nuova freschezza di discussione piena di ammaestramenti. Ma, continua egli a dire, al presenf.e io voglio fermarmi sul fatto che pur ora noi siamo i ncerti se Ja teoria originale eli un fluiclo sottile che caric11 la mo.teria neri'OSa è capace di esse1·e (tltentta per semplice 1n·e.~sione, non sin. in sostanza esatta, o se lo studio dci fenomeni eli manifestazioni ele~ triche che istituì prin'cipalmente Galvani c che sono stati ditloi l>eguiti con tanto indefessa m.inulc1.r.a d'industria, non pos:;;a essere tutta una serie di fatt i indipendenti, prodotti spesso dagli stessi esperimentatot-i, o che col't'Oilo solo coiJH:itlentalrncnte1 (IUMclo non prodotti, con i veri ·fenomeni che la nltt ura presenta all' os. servatore. A me sembt'a una pt'Oposi7.ione la più razionale che il sangue, nelle decomposizioni cui .è sog-getto nello estreme parti dell'organismo, in r1uelle parti vitali che sono situato, direi, sugli argini del torrente della circol.a11ione sanguig na, possa dat luogo, siccome insegnarono i p1·imi nostri maestri, ad una vm•a qualità fisica, che il sistema nervoso abbia il potere di att.ribuiJ'si, che penetri la materia nervosa, che tenga r intiero sistema nct•,·oso stretto in un legame, menn·e nel tempo i::;tcsso permetta una locale indipendenza di parti, c che sia sottopostn. ad impt'ossione, non da una specie d'impulso o vis, ma da qualu nque cosa cui pos~a essere soggetta, calorifica, meccanica, elettrica, chimica. A dir breve, è essenziale a tutle le teorie dci moti vibratori di presupporre la esistemm di Ull vero etere, in cui le particelle più solide, atomi, o molecole di materia sono distribuìte, e per cui,


45,1

per mezzo della vibrnr.ione, l e parti eli materia sono me~sc iu moto. Si applichi quesfa teoria al corpo animale : strpponga~i un mcçcanismo come il sistema nervoso, Ocs.-.ihile ove abbisognlt,

protcLto e fìsso ove ù ncccsstwio, centrale, lineare, periferit~o . dovunque costrutto sopra vasi sanguigni o sopra h< corrente Ranguigna, e dovunr1ue capace, ove è Yaso c sangue, rli pr~ncl•'l"' dal i:ltmg ue un prodotto ùella docoutJ)OSizione di esso, h\ risultnnt(' di un chimico cambiamento; supponiamo questo meccanismo poesistcnte, nel corpo >h·ontc, e eli che dotiamo il corpo di meno tli un soLtile spieito, il fLllalc viùt•a acl ogni impulso, e r hc durante la vita. è dipon<'entc dall'organismo per il Rno sYiluppo; cl1c o certamente uno ~p irito, creato cntt•o l'organii'mo, col quale e }ll'r mc~o del quale si 1icevc l'univeJ'llQ cstel'no, con e:::so si comunirn, ed il medesimo si sente e si conosce? A mio crctlerc, dice H.ichard.son, i nervi, _sen,.;n ln. qmtlità flsicu Ofl~O nziale di cui sono es:;i carichi in Yita, sono come le nrtet·ic senza sangue, cannli muti, ....-uoti. A mio ct•edet•c, continua eg!i a 1lire, i nct·ri pos;;onu effettivamente sanguinnrc durantn la vitn, co10c i v~si, non sn.n ~ n o . ma un dcrintth·o di sangue. A mio credere, ciò che comtmemen({• dicc~i esaurime nto ncJ•voso può essere non nn lingua~~o metaforico, ma mH\ !'enltà fisicn, tanto defi nita quanto quelln. emorragia 'fisico. dai Yasi sanguigni, a cui in effetto è sintomaticamente· cotnnto analog-a. Nel 1746 Cnneus di L cyda, tenendo in una mano una bottig lia di vetro, che conteneva acqua, in comunicazione col principale conduttor e eli una macchina elettrica a stl'ofin amenl.o e cliC' senza ~aperl o caricava c allontanando coll'altra che era libera il :filo metallico, pot' la primn volta nella storia clclla scienzil. riceveva una forte scos!'a elettrica. Subito clopo il peofe::;sorc :Mnscllonhoeck della Univcr~ila di Lcyda esso pure prendeva una sco~sn e scrivc,·n a R caumur dichiarando ch e non vi si sottoport·obbc altra volta per il regno intier o della F rancin. Ma dipoi l'espcl'imento da altri ripetuto diveniva la grande mamviglia de'l mondo civilir.r.ato. Circa. l'anno 1750 Beniamino F1·auldin ihu:::trava il singolaec esperimento ùi stramaz:scwe sci uomini , i quali, fatto il circnil o completo, cadevano tutti in~ieme, dichiarando di non avere sentito scossa, di non avere udito rumore, di non avere veduto lu~e. ma si maravigliavan~ perché fossoL'O cndut.i, cd il mondo stupiva ancora.


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Nel 1700 Gah·ani, lavorando con la sua macchina elettrica presso a dello rane, che erano state prcp::u·atc per suo uso particolare, vedeva i muscoli di questi animali gettati in movimt>nto attivo dall'azione indntuva della elettricità del conduttore sui muscoli. IntJ'nprese le convenienti ricerche, i ri~ullati rapirono il mondo in g-uisa che il termine- elettricità animale - passò in una frase familiare, c r iclea che la forza cll'ttrica e la foi•ta vi6ale fosso la. s·Ler,tsa fo·rr.n clivrnne pel' nn momento un at>Licolo accettato eli fede. ' Kell803 Aldini ristabilim in un malfattore -:uppliziato da un·ora ciò che seml.n•a,·a essore il fenomeno del moto yh·cnte, o la maraviglia del genero umano crehhe ancora. La maraviglia si fece mnggio1'e quan(lo ai tempi nostri venne in uso la macchina elcHro-IIHtg-neiica, o la natnra elettrica o elettro- magnetica della forza cho anima l'organismo vivente diYenne un sevl'ro articolo dj fedi'. i!et1anslo nell'ombra tutti i ragionamenti elci vecchi fisiologi. Singolarmente maraviglioso l~ il fatto di potere col con,taLto tlei poli di unn hat.tel'ia mettere in movimento i musco1i di nn animale morto Pccentcmentc simulando il mo,·imeuto deila Yil.n. nè li' ignora che allèrrando colle proprie maui i poli della macchina olottro-magnoLica si l'lente como se la volontà fo:;se dominata da un potere sindlc al pl'Oprio, ma tanto più fol'te che esso è soggetto all'impero estel'iore. Ciò è abbas1nnza ch iaro e semplice : ma è tuUo? Se fosso tutto, la leol'ia elNtl'ica del moio u.nimnle sarebbe cert:unontc completa. roi pon•cmmo mancare di scovrire roriginc della forza entro il corpo : di scoprire il mcccanh;mo animale olot.tdco ne· suoi deltn!!'li, o eU colpire il confPonto fra ttn appar•cccll io auimalo ole(.trico e l'a))pru•ccchio elc'Ltrico che la llUlno dell'uomo cosh'uisce pOI' suo uso; ma 1wtremmo dire con con,~incento Yeritiì. che la fona imptiliim viventi' é elettr·ica. Ma ecco frattanto che la teoria elottrica si J'Ompo. I fenomeni di moto inuscoiare, d i sensn:.done, (]i clolore, non RonQ solamente pt•oducibiJi por motcdi al'tifìciali, col mozzo dclln. elettricità. To ritoJ•no. rlice Ricllnwl!lon, alle sole fo1·ze note ai Jll'e- elettrici e ad altre inlluenze che non sono clettJ·icitt\, di cui eglìno non avevano alcuna nozione; c gli stcs;;i ft'nomeni si presentano alla nost m attenzione col mezzo di que;;t,~ foPze. Io it't'Ìto meccanicamente i muscoli di un animale di t'ccente morto e i Ollt:>coli ~i con-


456 t1'aggono subito; applico ad essi il calore e si contraggono; tl'atto i nervi nel modo istcsso e i fenomeni di moto muscolare si manifestano ancora. Inietto nelle arterie di un animale testè mort-o dell'acqua alla temperatura di 110° Fabr., cd ogni muscolo ri:,;pondc in guisa che per un momento l'animale sembra 1'ivivCJ'e. Io prendo una sostanza organica chimica, cioè la nicotina, ed iniettandola in piccolissima quantità nel corpo di m1 animale vivente, io eccito una con vulsionc muscolare che termina col1't mor1.e. , F o inalare ad un animale inferiore, o ad un uomo, una piccola parte di nitràto d.i amilc e tosto i vasi sanguigni 8i rilasciano c il cuore ba.tte il doppio o ,il triplo della sua misura nnt nrale rispetto al tempo. Per mezr.o dei sensi do al corpo un impulso morale ed immediatamente oiLengo · una risposta nell'azione muscolare dÌsturbata. Sottrag.go una sufficiente quantità. di sangue e la risposta inevitabile é un forte stato convulsivo. Esercito sul dicervello di un animale. una indebita pressione c l'efl'etlo clliara in una rigic]a. contrazione della fibra muscolare, univer:>alc nel suo carattere. Questi fatti :;ono sufficientiissiroi per cliroostt'<ìt'e che né l'elettricita nè ogni altra forza inir.iativa è specialmente e sola neces:::aria nella propag<~zione del movimento muscolare. È chiaro che molte delle infiuenz.o che eccitano il movimento sono fuori del corpo, e .agiscono per contatto ; alcune sono cosi sottil i che noi ablJiamo più diftìcoltà ad intendel'le di quello che ad iniend.etc l'ar.ione della induzione elettrica ; altre appar-iscono di essere entro il corpo, prodotti di una per enne sorgente di movimento, ::;u cui noi non abbiamo determinato controllo, e che, durante la vita, mettono gli organi involontari ù t azione, vivente. Così è che quanto più noi pensiamo ai fenomeni di moto muscolare, tanto meno possiamo riguarda•'e con favore la ipotesi di una forza nell'organismo, e di nervi e centri nervosi come produttori e conduttori di questa forza, mentre ci sentiamo più inclinati ad estendere le nostl'c relazioni vitali all'universo come un t utto, e di ammettere ogni movimento siccome aamrtencnte alla nostra YÌYentc organizzazione ricettiva. Ma per potere ciò concepire è .inclispensahile l'idea di un fluido nerveo. Esso solo presenta il legame di connessione fra la forza e la materia onde la forza può muovere la materia. .Perchè la forza, elettrica :;c si vuole, non può muovere un muscolo che è passato realmente

si

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457

nell' inerzia della morte 1 Non è forse percllè il muscolo, o piuttosto la materia nervea che esso contiene, ha perduto qualche cosa fisica, senz.a la quale, esso è mot•to alla fol""a ~ Pèrchè l'occhiò morto non vede~ Perchè esso ha perduto qualche cosa .fisica, di cui er•a soli to di essere fo rnito, e per me?:zo delle~ quale l'onda cÙ luce poteva estendere la 'l'ibrazione. La ipotesi antica di uno speciale f\uido net•voso racchiudeva un errore ovvio in ciò che i suoi difensori m·edevano il flu ido nervco un vero liquido segregato dal cervello e dai nervi come ' altri fluidi sono segl'cgati dalle glandole Eglino erano condotti in questa opinione, pcrchè niuna conoscenza }10ssedo''ano, che i rnoderni posseggono , dei vapori organici e dei gnz organici com}Josti che hanno punti di bolìore specifici, pesi specifici, tensioni specifiche a diftèrenti temperature e pressiop.i, e poteri speoiftci di conduzione di differ enti specie di forza. Noi siamo oggi famil iari di tutti questi fatti in l'apporto ad un numero innnito di vapori, e sappiamo come l' azione >ivente ò modificata dalla introduzione di alcuni vapori nol corpo. :La ipote~i della esistenza di un' atmo~fera ga1.osa o vaporosa che penetra la materia nervea vuole essere formulata con la probabilità che essa si accosta n1olto al Yero. Si può pen;aro di quc~ta atmosfet'a, por esempio, come di una sosinnza distillata dal sangue, c che contiene carbone, idrogone e fMso nitrogcnc, come parti di essa ; come suscettibile di condensazione sotto il freddo, come suscet,tibilo di spostamento por .semplice pressione ; çome insolubile nel sang ue; come capace di essere scaricata dalle par ti · del sistema nervoso ed anco dall'iniiero sistema sotto una sufficiente commozione, o come perciò esigente di essere perseverantemen te riprodotta. Noi possiamo pensare ad essa siccome avente una precisa tensione normale al natut•ale calore del corpo, como prontamente dift\dbile pet· calore; como ritenuta più lungamente negli animali a sangue frcdùo di r1uello che negli animali a saniliO caldo dopo morte, e più lungamente negli animali a sangue caldo che sono morti sott~ una improvvisa. esposizione al freddo di quello che in quelli che sono morti nel calore-; come avent e · in sè stessa poca coesione, a meno che sia condensata all'intorno della materia che può ritenerla tcmporariamente : e come avente, condensata nella materia organica, il potet'e d'i condurre vibrm:ione elettrica, luce, calore, moto meccanico : si può


458 pensare ad essa conte caricante l' intiero ~istema .net•voso sonza 1uczw rli te ns ione <111ando l'ol'dine naturale della s;tluto è per retto; come ad nna :::oSt.an:ca che p ermette ad altri Yapori di diflòncle~i ntlravcrso di essa ; come ad una sostamm, che può c.:;sere ~;radi­ cata coll'cscl·cizio qmtndo fa d'uopo, clto si accumula nei centri n('rvosi ùurante il sonno finchè sia acquistata una cou-w~ncvole ten-;i01w per il moto nella veglia ; come ad una soManza l'Cmlll'<' ]Jl'osenw nella vita, che clù. non solo capacitù pol' il moto, ma pienezza di fot·m<l e tensione· ai tessuti, e che è lt."-"Cnto nella mo1'to, condcm:;at.a o p<n·dut.tL por ditf~tsionc . La teoria, che io propongo, dice Richnrdson . {u·monizza con vari fenomeni megl io noti delln. vita e clclla malattia. La ilHJle~i rli una matC'ria 1lnida a.-<soluta, di un lirptillo, nel :$Ì~tema net·vo~o dà l'idea di gl'o,~ezza di liHl.teria ÌnCompatilJilC' colla fillCY.Za di moto peculiare agli organhaui animali. La ipote:::i di ~m Hl!Cntc o di una forza imponderabile ò simile a<l una potenza <l i leva ~l'nza la laYa. La ipotesi di un >apore organico o gas che ha un peso srll•cifico cito si avvirinn a c1uello dell' atmosfcwa cstotna eh\ untL semplice o ~odrlis faccntc spiegazione dcll'mdone. 11 l'l'in· cipio di qne~in teoria e bene npplicabile ~11 moto dci ~cnsi quanclu l'nt·ia è mes:l<l in moro per produrre il suono, ln comtmicnzioue del moto dall'ada al timpano è riprodotta nelratmo:>fcm nervo.::1a rlol tl'aito culitivo, o coll'l al cel'vello. Quando la v ibrazione rlel1\:terc dello ~pazio, nell'onda tli luce, percuote la retina condensante, l:l. comunicar.iono del moto è riprodotta nel ~t·atto ut!ico e cosi al cervello. Quando una. impressione meccanica ad alt.rn imprc:;:;ione viene Jlortata. sulla periferia o sopra un cordone di un ner,·o, la <·omunica1.ione del moto, diretto a U'aH!I~o l'atmosfera nervosa al cervol lo, è r ìconosciiJile ~>iccom c flolor·osa o piacicvole, secondo la fOJ'tn primitiva dell'impressione, il doloro non essendo che ecces:>ivo moto o vibrazione, dell'atmosfcr·a nervo1:1a. L 'atmosfcl'a nervosa, domandando matcl'ia e forza per la sua llt'oduzjcme, diviene per noi sorp:ento !'Calma nte d i moto. Come l'a· equa dalla terra si alza in vapore, c ritorna di nUO\O in rugiada, o in pioggia, o in neve, o in grandine, o con quoslo camhiarncnto fa un circuito eli moto, cosi l'atmo:;fcra nervca vapoa·osa eziandio facendo un co~f ante circuito di moto, è pl'oiJabHwente, nel feto, la causa pl'illla cd induttint degli atti t•espiratorii l!UC· ces:;ivi, cd anco di p ttto le m:ioni che sono involont:lric.


459 L'atmQsfer~ nervos!\ diffusa dovunc1ne penetra tì.bra ne~;vott dà

la rnobilitt'l delle par~i r icercata per il moto, evita lo sfregarnent o rlelle particelle, evita l'accumulamenro clella f01'Y.n ed egualiu.a. Nelle cavità cbtuse flcl cranio e del canale spitHLlc l'atmosfera

ne:rvea e lH'obabilmcnte sempre in tensione durante la -vegl'ia, la sua pres.<llone essendo compensata durante il riposo col fluido cerebro-spinale meno attivo. Nelle parti del corpo aperte, nei muscoli, negli organi socer-nenti, ossà carica le parti, mautenoudole nella volutn tensione e disponendole ad essere pronte per il1noto nel disturllo dell'equilil)rio. · Ad una certa estensione, l'atmosfera nervos.1. è inflnenzat.'l. dalle vnriazioni di pressione, è probabilmente dalle variar.ioni ancora <)i condir.ione dell'atmosfera, o;:terna. Noi sentiamc• le va.ria:doni eli tonsicne t.'lnto manifestamente quanto caclesset'O sotto la nostra vista , le s~utiamo negli arti, nelle m•ticolar.ioni, nel cerv-ello, ovunque è iihra nervoa. Se in alcune condizioni. di malattia il vapore nervoso può essere esaut'ito localmente o generalmentt', in altre circostanze esso pM esso'J'O a'mnenta:Lo, siccome in casi dl ganglio nervoso consecutivo ad oper8.1'ioue, o in alcune encefalopatie dando luogo ad apoples;;ia come da compressione. · L'atmosfera nervosa, come l'atmosfera esterna, può essere avvelenata, cioè a traverso di essa possono (lifl:ònrle,J:·si per leggi di semplice diffusione altl'i gaz o vapori che alterano la sua naturale ftmr.ione. Così essa può essere cambiata per la sua e~posi­ 'zi(lne a gn~ ~ .vapori derivati tlal di fuori e che giungono alla medesima a traverso H sangue od anco tlirettnmenie a t1•a:verso il nerç-o, o pwì esset'o cambiata. per espo!lizione a gaz di docom-

l,)O$izione ptod~tti por malattia nel corvo istesso. L'mmo:;fc1•a nervea può essere influenzata: ùa condi:r.ioni elettriche dell'atmosfera esteriore; essa IHlò essere su...<>cettilJile pm'c di decomposizione sotto una grande forza, siccome ·pct' fulmine . Questa teoria, secondo Richardson, 1t1~monizza coll'osservsnjone

n

e colla pratica. collasso nervoso, g1i èftètti di compressione stilla materia nervo~a, là rapida distruzione per veleni organici, l'azione dci rimedii, sono tutti fatti che trteglio per· essa si cornP.l'endono. (.11eclical Times <mel Ga:ette, 6 maggw 187i).


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L' ubriachezza nell'armata Francese. Nella seduta del ù maggio il signor J oannelleg·gova all'Accademia eli Nfcdiciua una importaulo memot•ia sulla R CJ.We.w'onl' dell'ubriache~-.:a nell'armata Frat1cese. Egli osset·,·a che durante il suo lungo soggiorno con le armate Francesi, c specialmente durante la campagna del 1870-71. ha avuto n1czzi ampi":>imi di ossen-arc il fallo spiacevolissimo che la 1lhriacho;~.za ft•n i soldati non è nè riprovaLa né eepref:Ha, ma incoraggiata dnlla pubblica opinione, e con inèlulgenr.a tollcrala dagli ufficiab dal l'ubaltet•no al generale. Al principio delln campagna le tt•uppe passando per le cilh\ o lungo le strade fort·atc dovunque si all'oliavano a bcYct·e, in gtùsa cliC' molli si troYa\ano in uno stato di completa ubriachezza lungo la via. La maggior parte clegli ufficiali riguardano 11uesto i'tnto come una specie di consolar.ione alle miserie, alJo privazioni ealla fatica, cui il soldato è soggetto, e et•odono che sarebbe ing iust.o e Cl'ttdele (li l'eprimorlo finchò egli non ·a ttacca lite od é tuttavia capace eli obbedire ai comandi. La ubriachezza' fu certamente ammessa spes._"<> siccome una scusa nella perpotra?.ione eli molte mancanze in disciplina, c molti ufficiali non ri~uardano r abitudine siccome necessa1'iamente opposla al posscs~o delle qualità e~l'enziali per forouwe un huon ~o ldato. Nella marcia fi'attanto i soldnti acl ogni alto, sotto gli occhi dci loro ufficiali, ufiollati si precipitavano alle bettole, cd ogni baltaglionc e1·a ufllcialmentc accompagnato da un cano (decorato d'insegne su cui leggevasi il nome del cantiniere e del corpo) che contcne,·a barili di spirito, che coll'aggitmla di acqua et'a tosto convertita in cognac. Una folla di bettolieri 1'lomadj trovavasi sempre lungo le stt•ade o in mezzo ai campi, e una vivace gara ern con quelli mantenuta da cenciol:>e ragaz7.c che venivano dalle v icine cittn con canestri pieni eli bottiglie di spil'ito. Oltre a ciò alcuni dei generali facevano assegnamenio meno sul fermo coraggio, sulla duvoziono patriottica, o sull'onore miliLaJ'e. di quello che sop1•o. una larga clistl'ibuzione di acrlutnit.e quando il momento giungeva di attaccare il nemico e di pt•cn-

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461 dero unà. posi:~io u e, sostenendo che la ubriachezza incipiente era uno stimolo altamente utile alla l>ra ntra. Clw sotto queste circostan:t.c l'abitudine d<>lr ubriachc1.za siasi resa più diffusa in tutta l'armata era ciò che dovevasi nspcttarc. E Jennnel mostra oltre a ciò. con citazioni prcl:'o dai regolamenti militari. che l'ubriachezza è da C$Si rignat'data con occhio molto inchùf!cnte, punibile tanto poco quanto è~ possibile. È divenuto a tutti mnnifesio, o:;scrnl. Jeanncl, che l'abitudine dell'ubriachezza resa cosi generalizzata n·a lo nostre lt•uppe, lta • contt•ihuito l>Ct' una grande parte a distruggere la disciplina che è stata accompagnata da tanto disastrose conseguenze. r cl tempo istesi:'O che essa demoralizza 1' armata rovina la sua condizione fisica , diminuendo il potere di resistenza alla fatica, alle YiCisllitudini atmosferiche c alle privazioni, aggravando gli cftctti delle ferito, O})ponendosi al folico successo delle operazioni, c contribuendo alla mortalità derivante da cause epidemiche . . Egli considera quindi la 1·epressiont> dell"ubriachezza come una dello primo condi7.ioni dello. l'igencrnzionc militurc; e non importa quali miglioramenti sotto questo rispetto possano .Procedere fra la popolazione ciYile, es.:si non saranno utili se rautorità e la disciplina non riesco ad arrestare le abitudini della int.cmperan7.a nell'awnata istossa, dappoichè ciò nou è finché egli entra nclr armata che il giovine soldato, p~r regola generale, contrae rabitudiue del deboscia e dell"ubriachezza; ed è la che si recluta la tcl'L·ibile banda degli OJ?crai uhbrinchi e cort·otti che tlisonorano e di~organizzano la indu:>tt·ia oa?.ionale. Ogni diSposizione regolamentare intesa a reprimere l'ubriachezza non sarà efficace tuttavia nell'armata se i cattivi esempi dati dagli ufficiali c dai sotto-ufficiali non siano severamente repressi con pone. A coloro che protestassero contro di ciò, io, scrive Jeanncl, posso soltanto dit•e che durante l'uiUma campagna io conobbi intimamente un capo di squarlrone che frequentemente ~ava un esempio scandaloso di ubl'inchezza, comunque egli fosso decorato. L'autore dà termine alla sua memoria enumerando le vario pene, che dovrebbero essere imposte per opporsi a questo malo, ·mostro cotanto distruttore di ogni virtù militare. L'editore della Gazette M~dicalc, signor Dc Ranse, t•iportando le considerazioni di Jeanncl, osserva: Molte volte noi abbiamo avuto l'occasiono di segnalare in Giomale di Medie. milit. 1871.

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462 queste pagine il tristo c dolo!'o:>o spettacolo che bene spesso si ò a noi prcsentat~ durante l'assedio di Parigi quando abbiamo fatto flelle escursioni al di là delle mura. Uno rimaneva attonito ed angosciato d' inconLrare vicino allé istosso sentinelle avanzato del nemico, un numero cosl. grande di solrlnLi ubriachi , e SJ)OCialmont.c di .osservare la tolleranza che si ora estesa verso di lol'o. ~lontre noi non possiamo faro a meno, tutti certamente con noi, di seriamente ritlettore e gravemente meditare su !]_u~::ti fatti, rlomandiamo ancot•a se questi fatti medesimi non diano pc1' avventura rae;ioue dei disastri toccaLi all'nrmata Ft•nnceso c delle sv<•nf,ure toccaLo alla lfmncia meglio dello cause, cho furono 1'\cgnalntc djnanzi all"A:;somblea di Vor.sailles. (Meclical Tim.es a~ul ()a ;rette, 27 maggio 18ìl ) .

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Influenza dell' alcoolismo sulla visione. (çTALE(;ZWSIU) •

L'ambliopia alcoolicn sveutul't~tnrnc nl·.o è stata r iconosci.ula a PAl'igi frequenU::;!!inia, massime dopo il cominciamento dell'a!:seclio, come può giudicarsi d~ùle seguenti cifre prese dai l'egistri della clinica dell' antol'o: Durante i cinque mc~i, che hanno termine in febbraio, cinquanta individui si presental'ono afletti da qncsta malattia; mcnll'e durante i dodici mesi che precedettero alr assedio, diciannove casi soltanto sì verificavano . Questo anntenlo sembt•erebbo do1•ivaro llnll'ahitudino che prevalse durante l'assedio di bevere liquidi alcoolici nel maUino a digiun o, lo stomaco o<>sendo in generalo vuoto intieramente di qualunque alimento nutritivo. L' affe7.ionc si o>)-scrvò solo negli uomini, un HO l caso eccettuato. Quelli che seguono sono i sintomi caJ'alteristicì : l. Gli individui si accorgono che la vista si è fatta d'un tratto un poco debole, ma questa condizione l':imano llOi sta;:ionaria. per alcune settimane; 2. L'aculcaa della visione è scn::;ibilmente dimjnuita, i vazionti essendo appena in grado di leggere.i caratte••i 8 o lO della scala tipografie.'\. dell'autore, mentre in ·alcuni casi non poMono distinguere anco i più grandi, come il N. 50 ; 3. La visione a distanza è mollo diminuita> la fnccia di nnn

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persona non essendo riconoscibile alln distanza di alcuni pa..,si. Ogni oggett{) semlH·a avviluppato da una specie di bianca nehhia; 4. Questa forma di ambliopia è accompagnata da una specie di nittalopia, i pazionl.i _vedendo più rli RLintamente quando si avvicina la sera, la nebbia e:"sendo allol'a meno appal'ente ; 5. Il pervertimcnto della facoltà Cl'omatica non è meno caratteristico. Il carmino, il l'Osso cd il ,·orde sono spesso in-:iomc confusi; il violetto ò prt'so pet· il ros;;o, o il giallo pe1· ros>tQ. In questi infermi si OSSCI'Ya talo1'a una fo1ma peculiare di diliCI'Omatopsia morbosa, la quale è carattcrizzal~' dalla persistcnza troppo pl'ohmgat<i. di ciascanHL impt'clisione di rolol'O sulla retina che dà luogo ad una confusionn di colori. Cor;l eglino riconoscono hrnc da prima ogni distinto colore. ma fo,;to<·hè dirigono l'occhio :vl allro colot•e, la pl'l'Ct'!zione di,·iene confu~a e pet•cepi~cono o il primitivo colore, o un misto risultante dalla co~ binazione dei due colori ; · G. QnesLi maiali Ycdono frequentcmcnlC doppio o triplo, prohttbilmente per ragiono di contraz.ioni ~pasmodiche dei mul\coli (lell'occlJio. ru gat·zonc di un eaffè pC!'(Irttc il iiuo posto prrrhè, Yedendo ogni tazr.a doppia, egli versava il caif~ al di fuot•i; 7. In alcuni csi~tc la particolarità degli oggetti clte gum·dano eli sembrat·c che ~ono più vicini o piil cli~tanti, a causa di una speric di spa.-;mo del muscolo accomocla1cu•e; 8. L'ambliopia ò f't•cqucntcmente accompagnata da allucinazioni <li vi~ta, che fn\ttanto ::lO I'lO do vuto piuttosto .ad onn. nft'ezionc ceJ'chmle cho oculnre; 9. Lo pupille non sono t'guaii nei due occhi. una c~:-:endo generalmente più lat-ga dcll'nlt1'a e spe:;,;o Ìl'l'cgolm•e. :.\iuna altra alteraziono si osserva n('lle parti estct·no cl('gli occl1i; 10. Pet• regola gcncJ•ale. l'esame o1Utlmeo:;copico non ofi't•e che risulian?:e negative, la papilla del ncr\'O ottico rimanendo del Sllo colore normale. l1\ alcuni cnsi t uttavia si può os:;el'Vai'C tl na :;pccie di suffusione siel'osa, in vi cinnn~n specialmente dci vasi. • Le artet'io in alcuni luoghi pt·c.-sentano contrazioni spasmodiche. mentre le vene sono tortuose c ingorgatc. Qnestà disposizione si fa. pi~ manifesta prolungan<losi la malattia, cd allora la pupilla. del nervo ottico è pallida e bianca, sem~a mo~rare tuttavia quella bianchezza parlata che s· incontra nell' att•utìa progressiva clolln Ili edesima.


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La cl iagnosf diO'crcnziale della malattia non h a bi~ogno di mag::dori illustrazioni dopo la espo~izione poco fa ricordata dci sintomi, i quali dimostrano cJ1e l'ambliopia alcoolica è un'affezione putticolru·e dell' occldo, che può essere simulata soHnnto dall 'alt•of\a incipiente dollu papilla. Ma i dubbi che potrebbero nascere ~i dis:-:ipano poi nt'l cot•:;o delln mnlaWa; poi cb è, menlL'O l'aLrofia aYanza 'progre,:~ivarnente, l'ambliopia rimane stazionaria per settimane o me~i. E~~a può ancom guarirt' per ritornat'e di nuoYO dopo nuovi ecce:>si nel bere. Rispetto alla patol ogia di questa fot'J lHl di ambliopln, Galezowl'1ki dice ch e casa è dovuta ad liiHl svecie di pare~i delle fibre muscolari longitndinali delle arterie che operano a dilatarle, e acl una conh·azione spasn\odi<'a delle fibre circolari di questi 1\te,;;si YMi. il sangue 11011 Ul'l'f\'11. in una sufficiente (!Uantil~\ per le arterie. menlre le vene suhh;cono una specie di stn.si passiva. Conformemente n quesm opinione, un collirio di eserinn o caJaharina è stato u~ato com<~ mezzo d' indm·t·c nn rilassamento della eontt·a~iOl l C spasmodica delle arto1'ic. La <''flicacia di qu o~to agente è incoutestabile, JIOicM i 11ar.ient i ne ricevo no un sollievo immediato, vedendo tn<'glio durante r ÌJltiero pel'iodo in cui conlinua la :::ua azione, ft·allalllochè il suo giornaliero uso conduce ad un !'ensibile migliot•amcmto, che in molti casi è stato ottenuto con gNlndi dosi di bromuro di potassio, confermando le buono opinioni di Giiblet• Au questQ agente terapeutico nella cm•a dell'alcoolismo in genet'alc. L'nlcoolismo ef:et'cita pure un pemicioso effetto s ulle operazioni che si praticano nell 'occhio; c la mancanza di un fe lice successo della operazione per la cataratta nelle classi più poYerc deve ;:pes<:o attribuirsi all'alcool!smo c ad una salute generale deteriorata. L a memoria termina col seguente r iaf>f.òunto: l. Questa mnlnWa appa1•isce come conseguenza di prolungata indulgenza nelle bevande alcooliche, e specialmente quando queste ;:ono prese a cligiuno o avanti pranzo; 2 . Il cibo di cattiva qualità ed una misera oondizione di esistenza predispone al suo sviluppo : 3. L'astine111.a completa dalle bevande alcooliche durante al· cune settimane o mesi è una condizione indispensabile per la • guarigione;


465 4. Il bromuro Ili pota&-io è un r imedio molto efficace; ed il collirio di eserina è uno dci migliori me~~i per combattet"c il disturbo deÌla 'visione; 5. Questa amhliopia è curabile se combattuta ad un pl'imu periodo; ma più tm·di diviene una gl'avo all"ezione che è molto diiTicilc o.d essere g ual'ita.

(Medical 1'imes ancl Ga::rtte, a ;naggio 1871).

Due casi di idrocele della vagiuale del testicolo curati colla iniezione di iodoformio. (D<ll dott. ('ftv. CESARE Bozt.1.) Ca.~o [ Yarni Uiovanni d'anni 67, nat~ e domiciliato in Fascia, cil'cOJidtu·io c1i Bobbio, falegname eli profes:ùonc, ' cnivn accolto nel civico o~pitale di Pavia il ;H agosto ultimo SCO!~.:;(). Egli aveYa sempre jroduto oWma. salut-e fino a nove anni or sono, nel1 n quale epoca V<'niva felicemeufr opernto di idrocele alla vaginale del testicolo do::>tto, colla panturoo. ocl iniezioue di vi no: Da'Ilo scorso d i cembro la stes:;n. malattia o.Ltaccava il te:;ticolo sinistl'o, c da quel tempo lo scr·oto da que to lat~ acquistava il volume e la fol'Illa di nna grossa pera. Riconosciuta J"e<(istcn:r.a di un idi'Ocele semplice, ai giorno quattro successivo lo l:lÌ operavo. colla pun(um ed iniezione di un grammo di iodoformio, sospeso n;tediantc lo scuotimento in diciotto grammi d'aci1ua. Praticata la iniezione, cou appositi maneggi si fJrocnrava il contatto del liquido su tutta la superficiedella cavità, o dopo un minuto, trattandosi de lla prima volta che il iodoformio Teniva Lcntnto nella cura delr'idrocelo, se ne lasciaYt"t uscire attraverso alla canula una metà circa. All'inier.ione tenne dietro una :>cnsaY.ione legge1•a di bruci ore, limito.ta al testicolo; cl essa cessava dopo duo m•e. Nel giorno susseguente, colla comJ)itrila dei sin tomi infìa.m ma• torii leggeri vedeva$i l'idrocele r iprodotto, ma non era più trasparente. Questi sintomi incominciarono t\ diminuire in capo a tre giot•ni, unitamcnto al decrcsoet·e del tnmot'e in ,modo che a l diciasctt.esimo dall'oprrazione, l'idt·occlc era scbmparso. Caso II. - Cristina Fedole da Castelletto P o, d'an ni HO, contadino di sana e robuRta cos-tituzion~ fisica, da circa lt•c mC:>i erasi ·accorto dell'aumento di volume della metà sinisLra dello


460 :;eroto, la quale senza sintomi infìanunatorii raggiungeYa grada1amente la forma cd il volume di un gt•osso limone. Infastidito per il pc!>o e gl'incomodi che gli recava nel cumminm·e, ricorreva a questo Civico Stabilimento il giomo 14 agosto p. p. per essere libel'ato. Quivi l'ÌCOHOSCiutosi i l male CSSel'e una idrocele sempl ice della vaginale del testicolo sinìsko, dopo venti giorni di degenza sem:a che il tumore cangiasse di volume, al 5 tlel seguente settembre venne operato colla evacuazione del liquido e la immediata inie;~ione di un grammo eli iodoformio sol'peso in quindici grammi d'acqua mucilaginosa, la quale m iscela veu iva lasciata nel sacco vaginale. All' ini~zione susseguiva un senso di lieve bruciore che andò aumentando per cieca due ore per poscia diminuire e cessare aftì1tto dopo otto. Al mattino successivo erasi già manifestata la reazione per la quale lo :>croto dalla parie operata si era fatto gonfio e teso per raccolta di teasudamento linfatico plastico entro il sacco; questi fenomeni mantenenmsi in uno stato di poco saliente acuLezza per cinque giorni, incominciavano indi a dccresceec gradatame!:lte, con manifésto riassorbimento del li(Juido, rendendosi anche il tumore di consi;>ten'za pastosa. Al scdicesimo giorno dall'operazione lo si pote \·a dit·e guarito. L'orina del paziente emessa alla notte successi m au·iniezione dava manifest.i segni della reazione iodica. ( Ga;;J. med. di Torino.)

Stoppa incatramata per filaccia (Unio1~ M:édicalc). ll dottor Que:vl'iaux ha indiri7.zata una lettera. al roinistto della guerra in F raacia, nella lluale , cousiderando il prezw elevato delia filaccia, lo sciutùo che nel confezionarla si fa di pezze e lembi di tela che pott•ebbero meglio es!'ere utilizzati come compresse e bende, ecè., propone di utilizzare le vecchie corde incatramate fuori d'uso degli ar~onali ma1·ittimi. Tagliate queste a piccçli pezzi, spiegate e scatYlassate per bene a maccjlina, darebbero la miglior filaccia, d'un bruno luce1,1te e d'odore di catrame. Con rtnesta stoppa così pl'eparata il dotLor Queyriaux ottenne già nella sua pratica eccellenti risultati usandola anche a mo· di cataplasma antisettico.

Clorale nel tetano traumatico. Il signor Bensasson riferisce un ea.:o di tetano traumatico, che .an0nue in un fanci.u llo di 13 anni, c presso il quale egli fu


467 chiamato il terw. giot'no dopo la comparsa dei sintomi. Bens!!sson lo tt:ovò in uno stato di quasi completo opistotono e prese la determinazione di esperimentare gli effetti del clorale, o al tren·tacinquesimo giorno l'infermo oi·a completamente guarito. L' iutiera quantità del cloralc amministrato sali n. 180 grao:uni, cominciando con 4 grammi in 24 ore, che quasi immediatamente gli J.Wocurò il sonno, del quale era da lungo tempo priYo. La dose fu aumentata gradatamente e portata a 8 e lO grammi nelle

24 Ol'C . (PTesse lì{éd. Bel.r;e e Mecl1:cal Times ancl Gazette, 6 maggio 1871).

Il tannino nel sudore dei piedi. Il tannino è un eccellentissitno rimedio contro gl'inconveni01~Li. prodotti dalla eccessiva traspirazione dci piedi. I/epidet•mide, t'ammollita dalla umidità e dal calore, è tosto trasformata dal t annino in un intonaco di cuoio, senza impedire la continuazione della necessaria traspirazione. Come i prodotti della decomposizione ammoniacale della cu te sono immediatamente combinati col tannino, cessa ogni odore. La parte interna degli stivali o delle scarpe dovrebbe essere ogni tre giorni cospersa di una presa di tannino, !a quale impedisce la formazione ezinndio delle vesciche. (P,-esse Belge e M:edical 'l'im,es and Gazette, 6 maggio 1871).

Malattie nervose ; uso dei metalli el ettrici. Il dottor Miergues contro un caso di gastr-algia r enitent e ha applicato nell'epigaskio un disco di 1inco, sotto il quale venne posta una ghiera di panno umettata d'acqua e aceto, e sul dorso fr a le scapole un di~co di rame con sottostantc dr appo acidulato; questi due dischi vennero riuniti con un filo colrtluttore e l' apparecchio tennto a 11osto con una cint ura. Egli i mpiegò questa copia galvanica e sempre con successo nei casi di gastralgia, eli nevralgie bizzarre c ribelli ad ogni cura, contro i crampi degli arti inferiol'i .nelle donne gravide, ecc. Riferisce la storia d'una cantiniera affetta da gastralgia, che da più anni resisteva. ad ogni cura; l'ammalata erasi fatta anemica, il dolore non le lasciava riposo; a capo di otto giorni una eruzione pustolosa si sviluppa sot to il disco di ;:inco e la obbligò di togliere l'apparecchio. Il dolore era scomparso completamente. (L'Indipendente) .

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Cura del croup. del dottor DAGUn,LON (01·:mo Algeri).

Quando H croup è cosi avanzato che minaccia la ;:oftòcazione, o .furono tentati, senza effetto, gli emetici, il dott. Dngtùllon procede nel modo seguente : Jmmergc un pezzo di spugna grosso quanto unn mantlorl:t, montato sopra un bastoncino ll~ibile, nell'ammoniaca liquida puri\; lo spl'omo quindi uno a che non ne cade più alcuna goccia, indi lo porta alla rctrobocca, senza toccare possibilmente le tonsille, e fa in!:pir~we i vapori d'ammoniaca fino a che il malato può sopporlarli. . Alloutana successivamente lu spugna, la lava in acqua fredda, e quell'acqua viene somministrata in bevanda all'ammalato e por gargariRmo. Ripete per due volte lo stesso processo con certi intervalli. L' effetto immediato di questa terapia c un· abbondante secrezione di muco dalla mucosa respiratoria, o lo spurgo di pseudomembrane ; la dispnea diminuisce, la tos:;o diviene meno 1·auca, la voce più distinta. Spesso, due ore dopo, i bambini che erano per morire, sono sah-i. (Gaz. hebdomadaù·e.)

VARIE'Il':\ . ' Amalgamazione degli zinchi delle pile (del dott. ì\I ASS!lfO LF.:vt d<t Vercelli).

Finora pot' amalgamare gli zinghi delle pile si fece quasi sempre uso di mercurio allo stato metallico, ma in questo modo si con· suma inutilmente gran quantità di metallo, o non si ottiene mai nna aroalgamazione unifOtme. Io propongo adunque il metodo seguonto, che mi diede sempre ottimi risultati. Si fn scioglieee del bicloruro. di rucrcurio (Hg Cl=) o snblimato corrosivo, nell'acido cloriùi'ico concentrato, nella propol'7.ione di patti 10 di sale per ìOO d'acido. Poco importa però che la so-

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469 l~10iope sia un po' più

o un po' meno concentrata. Vi s'immerge lo zinco da amalgamarsi e, se è nuovo, basta m e~zo m:b1uto eli illllllersioue; ~ invece è già usato, ci vuole cìr·ca un minuto. Gettasi poi nell'acqua, o dopo avedo estraLLo, come per asciugarlo, confricasi alquanto con 11no stJ:accio un po' ruvido . Quest' tJltima operazione ha per i scopo di fal' aderir·e maggiot'm ente lo ?.in co al meréurio, e di dargli uno splendore rilet.:11lico. :Xon importa. che l'acido cloridrico sia pm'o, ma è necessario che non contenga acido azotico, .altrimenti il mercurio pl'ecipita :;enza unÌl'Si allo zinco, e questo. invece di amalgarsi si ossida.

Nuovo Codice Sanitario. Un progetto di legge molto importante fu presentato al Senato dal Ministro dell' intot•no. Questo progetto è il Codice sanitario pel regno, compilato in es(~cuzione eli un ordine del giorno della Camera dei Deputati, col quale s'.invitava il Mlnistero a voler dotare il pa.cse di una legge sulla sanità. pubblica, che riunisse ~nsieme le disposizioni 1>anitarie sparse nelle diverse 1èggi, c le completasse per le parti ma.ncan'ii, tanto per ciò che concerne la ~anità. interna, quanto per la. marittima. Il l\!inistt•o dell'interno, con decreto del luogotenente del Re, del 12 settembre 1806, nominava una Commissione composta del senatore Cat•lo Bm·ci, ùei deputati Salvagnoli, M.antegazza, Garzoni, Gravina e dei professori Gianelli di Milano, P elli?.zari P~étro di .Fieenze, Angiolo Bò eli Genova, Mariano Semola di Napoli, Sta~lislao Cani~zaro eli Palermo, Ca.r lo De Mar·la di Torino, Pieteo Ziliot:to di V enezia, Gio. Battista Ercolani di Bologna, deL direttore della sanità al Ministero, ~nto nio Scibone, del consigliere France::;co Bicéi,. c del capo sezione per la sal'li'tù, Leopoldo Pont.icelli, incaricato ·anche delle funzioni di scgt•etario della CmnmL<:Sioue. Questa Commissione ha sussistito per la ferma volontà dei commissarii sino al l 0 aprile l S7l, nel tlual giorno lta de'fiu_itiva- • mente compito l"opera sua, dopo aver lavorato per cÌ:IIque anni e mezzo. La Commissione unita discus~e e delibel'ò l'ordine del eoclice ed i principH delle varie parti di quest-o ; la co)'llpilàzione degli articoli stùle massime deliberate fu affidata ad una Sotto- Commissione permanente in Fi1•enze, composta del presidente senatore


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Burci, dei deputati Salvagnoli, Mantegazza e G·ar1.oni, e dei commissarii Scibona, Bicci e Ponticelli. La Commissione con lodevolissimo pensiero determinò fino dal principio di stampare i processi verbali tanto della seduta della Commissione generale, quanto della Sotto-Commissione, per unil'li al codice, come i motivi delle varie disposizioni di quésto. Tale risoluzione era indispensabile, trattandos:i.d.i un argomento così grave, e che rigua1~cla a stnclii particolari, non comuni alla più gran parte dei legislatori. Il codice si divide nei titoli seguenti: l o Della t utela della sanita ·J?ubblica e dei funziona:rii chiamati acl esercitarla. 2o Della composizione dei Consigli sanitarii e delle lOJ'o · attribuzioni. 3o Dell'e.scJ'Cizio dei varii rami dell'arte salutare. 4o Della far.rnacopea. 5o DeJl~ salt~brità delle abitazioni e luoghi abi~ati. 6° Della salubrit a degli alimenti e delle bevande poste in commercio, e delle acque potabili. 7o Degli stabilimenti sanitarj i pubblici .e degli istituti sanitarii privati. so Del lavoro dei fanciulli. 9° Delle fabbriche, mll.nifatture ed industrie insalubri. 10° Delle endemie, epidemie e contagi. lh Della statistica medica. l.2o Dei cimiteri e delle inumazioni. l3o Delle epizoozie. 14° Della sanità marittima. Questo codice, si compone eli . 339 articoli ed è preceduto da una rclti.'tione al Ministero, ct.e dà le ragioni di esso in pagine t):Y, in quarto gl'ande; i proc~ssi verbali. della Commissione generale compongono un volume nelle stesso f<mnato di pagine .27.2 e quelli della Sotto- Commis;:;ione un secondo volume eli pagine 264, sempre nello stesso formato. Noi abbiamo annunziato questo lavoro, lasciando alla Commissione del Senato di esaminarlo e eli giudicarlo, e· ci limitiamo a richiamare p·att.en:done . pubblica .su questo interessante argomento, e. ad ·esternare i nostri sentimenti di stima e di gratitudine per gli egregi nomina che volonterosi si assunsero e portarono ·


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a fine il laborioso e difficile incarico gratuitamente e pel solo interesse della co~Sa pubblic,a . (Ga.<;zetta Piem(mtese).

Studenti in Medicina. Nella seduta del 13 n u l.I'7.0 p. p. il Senato del Regno approvù il seguente articolo : çHi studen ti universitari in medicina, in chirurgia, farmacia (' veterinaria a:scritti alla 2a categ-oria sono dispensati, dietro loro domanda, dell' isl.ruzione militar<:>, ma in tal caso hanno l'obbligo di servire sino al compimento dell'anno 34° di età, sia presso i corpi dell'csercil:o attivo, sia Jlresso la miJizia rn·ovinciale rispettivamente come medici, farmacisti o veterinarii effettivi oppure semplicemente esercenti secondo che abbiano già eon~egnito la laurea od il _diploma oppure non l'abbiano ancora ottenuto.

Analisi d,e! riso pilato in confronto con quella del riso lucidato. È noto che il r iso non brillato e no n lucidato sopporta un•~ cottura maggiot'e ed è più gradevole al gusto che non quello lucidato. Era utile il conoscere ancora se le proprietà nutritivo di queste due sor-ta di rjso fossero diverse e se la preferenza che ham1o nostrani cousumatol'i per il riso non bt•illato e lucidato fosse giustificata anche sotto questo rig uanlo. . P erciò il professore A. Pavcsi intraprese alcune t' icerche col ,concorso dci signori Corncgliani e Rotondi, delle quali diamo qui i risultati :

Riso ]JJ·ovenùmte daì mulino dei frr~trlh Sct!Jlio p1·esso P ctvia. (1870). Riso com un o dn pila uon l ncid~.to

E is o lncid.-to

F:~o·i 111l dell" .Juc illftt ur:o

Ae<tua. . ll ,44 I;t76 11,44 A:7.ot.o· 1,13 1,00 2,11 Cenere . 0,78 0,3-i 8,29 Da qu.esti risultati rimane confermat o che i.l ri:so, come g li altri cereali, contiene maggior copia di materie azotate nella pal'te perifcdca che non nell' intceno del gm no cb(~ ò composto r1uai\i soltanto dall'amido dell'albumine. È notevole ancora la gTandc copia di sostanze minct•ali contenute nella fa l'inn del1'estern6 d~ i grani di riso.


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!&IBLIOt;.R..t.Fill LA Rscu .;sJOI'-"B Mu.annF. t'< SAVO~A pel )ledico di reggimento dott. car.

E. Pc;·so1wli. l~ la relazione trimeslmle a corredo dello ~lalistiche del 1870, redntta in modo compiuto, e nello s<'OJ.IO lod~::volissimo di calmare certo ansie che sulle condizioni di «juello Stabilimento erano state su~ci!ate e tìttiziumente mautel1ltte : e• l il collegn ha perfettamente rnggiunto esso >«'opo. Vi sono pure acconnate alcuno propo~le, che c! sem brarono accettovoli, ulili, o degna nlmeno di o~nme. n. Co:o.-rRJBLZtO:-."E AU.A Cnu OELL.\ Swn.ms cOLLE r.o.mztONl U'(10l::Rw cur: 1)1 CAL()~LE!ANO poi dottori a. F'iot·ani {' c. Maffioretti. Il titolo in dira la oatum a scopo del lavoro, della esattezza e valoJ•e dtllle osservnzioui ci sou arra i nomi dci rcdttUori e J>CI' noi personalrnt~nte t 1uello del braYo coUega, alla rui amicizia ci è qiti g1·ah\ ocraHiono potet•ci l'icorclare. R. -

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TAVOLE Sr'iO'l"TICO STATISTICHE JJRI.I.E MALArru~ CURATE Al B AG:'\1 Ili

Vt:>.ADIO :-.'Ba. VE:>'TBN:'ItO 1851-70 ti(IJ dott. cav. B QI·elli medico ll)ilitarc OllOI"tlt'iO.

l ,~.wot·o improbo, oflHvn uno scopo altamente utile prcstluttlosi n deduzioni atte a stabilire dei criterii direttivi a beneficio della prognoc:i c ctuindi di sicut·a. base pt't" determinare uei !lingoli casi l'opportunità torapeutica. Sgt•az:iatamcnto la clm-~itìcnzioue delle malattie prescolta non si prestn, lauto beno ~~ deduzioni Ili sl fatta natura .... Già le cla!!;:iticazioni sono lo spoglio a cui le >~t.atisticho tn·ove, mnc:.~ime per fa.tt.i modici, han sempt-c ad Ul"tru·e e quu~ sempt·e ad inft·angea"l!i. Ciò non toglie però al lavoro dell'Egregio fior-elli il mct·ito e l'importanza del nnmero dei flltli •·accolti, e dell'ampleilila clol Jllll"iodo pt•oso iu esame; anzi, gioverà il dil·lo. qu!'•te due cia-cost:mzo rendendo impossibili più minuziosi dettngli indicai ivi, spicg:mo e ~cusano il difetto (se pur il taio come a uoi sem brò) sovra accennato. LA ~mDl(;AZIOm,;

tPoomtMteA .

E8posi:::iOiW b!Ot"ico-p1·atica. del dottor Plinio Schivat'<li. -Un

volume in 8,0 di pagine 260, con tavolo. - .MUano, 1871, presso i Fratelli Rechieclci, editori . - !::lçconda edizione migliorata etl aumentata. RESOCO!'òTo DJo:L bER,·rzw o':biBt:I.ANZA NELt.'OSPITALE PoNTIPrc ro or R OMA Nn r. RESEZlONI .

1870, a,;

CON1'tUliUZ10NJo: AlJLA STORlA DEr.r.r-:

l1 dottor Ceccarelli cavnlicP Alessaudro, già chirm·go maggioro nel disciolto esercito pontificio, o capo del ~:>ervizio chirurgico


17:3 delle Ambulanze e deU'osperlalc eli Roma durante le operazioni milHari del settembre 1870, pubblicò it t questi ultimi gio11ni il s uo R esoconto .~ul Sf11'Vù;io d'ambulan::a, ecc. ecc. Questo lavoro ' attinge certamente l' altc~:za a cui l'arte c In scienza nostl•a. Og'gigiot>no pol'venne. Kella sua forma b1•evc c succosa nulla ·" i è però omesso di ciò che parcs~e necessario. ll libro è ricco di tabelle statistiche lodevolmente ordinaLe, c possiede una bolla tavola cromo-Jitografì.cn sulle cottrlizion1 motoorologiclJc clei qnnUt·o ultimi mesi dello scorso anno. Me. non ~ol o que~t'opcra ò un semplic-e resoconto ; chè anzi la parte più imporlam~ del libro è vet·amente quella o>e cnn Yè\Sfitù di erudizione, con abbondanza di cognizioni pt•atiche, c' cQn ~omma rettiludine di gitHlizii :-~i discutono due fhl i più import a ni i argomonti della chirurgia, ~u na Febb,·e d' in(e:ione, e splle RP.~f'::ioni. Di fatto 'non è quest'opet•a, come dice l'autore medesimo, nè un Remplice resoconto, nò un pretto la>OI'O clinico, ma qualcosa dell'uno o dell'altro. ..:__ In,itinmo i chiJ'lll'ghi italiani, c s~;oocialmentc i chirurghi militaJ•i a fì\t' tesoro eli C)Uesta pubhlicnr.ione. So1~MA.Nt. A questo cenno bibliografico crediamo opport.uno far saguire q\tnlehe detwglio, cM il libro del Ceccarelli ben meri ta da\'\'et'O l'attenziono.~ tlei colleghi. Se !!Carsi sono r elativamcntu i fatti. ricca ed nbbondcvole ù in compenso In. dolt•·iua o J'erudiziono, sicchè ben potrcbbesi questo resoconio prendere come progieYolo mollollo di consimili lavori : anzi. rctllmente 1ton è tm semplice 1'csoconto, nè . un JWOito lavoro clinico, ma ron m olta opportunità gualche cosa detl'tmo e clell'altro. Premesso un ntpido cen no del nll\teriale di Arnbulau?.a. e della. di Rl'Osizione del 1·elntivo servizio; dà un quadro compiuto dei feriti J'icoverativi (47) con nlcune considet·azioui generali sulla qualità delle ferite (2 ~ole pet· m·ma da tnglio); passn r1uindi alle cut•e primitive e consecutive, mosh•anllo le J'ngioni per cui si atton ne piuttosto a qltesLo che a quell'altro cbi!·urgico precetto: sul proposito notammo mostl·arsi egli partigiano (moderato e circospetto però) dello sbigliamenf.o preventh o. Nel picciol nume1·o dei feriti, h·o,·ò l'oppm·tunità, stante la gravezza in genere dello lesioni . di attu:wo diversi importantissimi atti d 'n.lta chirurgia, amputazioni e rosezioni. senza pel'Ciò trascurare i razionali tentativi della chit·m·gia consor\'atlva propriau1ent.e dotta che gli diede 1·isultamenti lodevolissimi. Attuò la compressione digitale e con van taggio in Un caso di minacciato llemmono diffuso. Espc1·l come appa•·eccbi di immobilizzazione diversi sistemi (Mayor, Von-de-Loo. Ileister. le ferule metalliche a •·cticeUa) anche nell'intento, già da l Palascinno preconizzato, di successive oppOl'hmissimo so~rituziOJli. .


474 Tenne con diligenza. diet.ro alle fasi della febbre traumatica, fasi che ·tradusse in una taYola graffica dimostrativa. Accordando a.i mezzi dietetici il giusto valor-e, ne porge uno specchietto indicativo della.' misura di essi giusta i regolamenti vigenti 11.ello S.pedale roilita1'e po,ntificio, specchietto che attesta la sapiente larghezr;a con cui quello, Stabilimento era l'etto. Dà quindi 1.ma istoria sornma1'ia di cias~un malato, e fa alcune giustissime riflessioni. sugli esiti e specialmente sulla propOl'>~ione alquanto elevata delle mo1;ti (26 per cento). Segue· un quadro grafìco lineare e pit.tol'.ico indicante i rapporti fra l'andamento giornaliero degli operat.i e dei ferH.i più gravi in ' risontro alle condizioni metereologiche dell'intero pei'iodo ~i cura. Uno Sl)ecchietto descrittivo individuale ha pur tratteggiato per i casi di infezio.ne e su di esso, nonchè sulle precedenti analoghe . osservazioni, formola. l'autore il suo concetto delta malattùt, cioè : l" una mateyia itt decomposizione; 2° 'le varie forme · morbose conosciute coi nomi di infezion e purulenta o putt·icla , pioemh~ o di sci·a~ia traumatica, icorernia o setticoemia, non sono che gradi varii di decadimento della materia 'organica inficiente, della quantità assorbit!t, del modo di riseut.ir;;cne dell'organismo; 3" tre ne .sono le forme essenziali, lenta. o mite, acuta o gl'ave, acutissima o gravissima. Passa quindi a t·apido esame le caww modificat-rici l'andamento dei feriti '(influenze morali, condizioni fisiche, temperamento, età, costituzione, ecc.) e ce ne dà uno 'specchietto l'iassuntivo, che sarebbe l)en p1·etenzioso nella esiguità delle sue cifre, se non fqsse, come c'è, por·t.o come l\U saggio del modo di possibile valutazione eli esse i nfluenze causali. ·• Veng·ono i)oscia alcune succose considerazioni, con rela.t.ivi quadri, sui feriti più gravi e sulle operazi~ni eseguite e princiÌmlment.e sullo resezioni di cui con senno e s~lflì.cie.nte larghezza discorre, aggiungendovi come cont1·ibu.Z'ione istoi·ito: un cenno delle operazioni di st fatto genere in diverse epoche {dal 1859) eseguite, nel non picciol numero di 6~. Finalmente nel b1'eve capitolo con c·ui conchit~de il lavoro, il CeccaJ'elli esprime il dispiacere di dover abbandonare la medico-militare carr iera, dispiacere èhe noi pei suoi meriti reali ed eminenti dobbiamo seco lui condividere , solo confor tati, come a. tagione eg-li pnr· si conforta, col pensie1·o che la sua dottrina, il suo ingegno e la sua clevo~ione all'a.1'te non andranno perciò perduti, ma saranno l'ivolti a beneficio del paese e-·specialmente dei poveri nèlla onorevolissima posizione di esercizio che gli offrono i due egregi stabiliment.i, l'ospedale dei B~tmbini ed il DispeHSal'ÌO delle Zoccolette, di cui è J1ttuahnei1te Direttore .. BAROFFIO.

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Con R . .Dee~·cti del 21. 11W.ggio 187 1. DB VlT A cav. Achille, medico dit·ettot•e nel corpo snnitar io militar e. Concessogli, a da tare dal lO giugno 1871. l'aumento eli stip endio di L. 580, onde pot•tario a godere della. paga assegnata. al gt·ado immediatamente superior e, per aver· passato un secondo quinquennio in effettivo set·vizio nel grado attuale, a mente dell'articolo 40 della IE!gge 28 giugno 1866. TISSOT cavaliere Giuseppe, i<l. COLmmi~I cavaliere Flaminio, id. ' POLETTI cavali0t·e "Luigi, id. VEZZA.'ìi cavaliere Fulgenzio, id. T UNISI cavaliere Carlo, id. Concesso loro, a dàtare dal l O giugno 1871, l'aumento d:i stipendio eli L. 820, pct· avei' pnssato un quinquennio in effettivo servizio nel gt·aclo att uale, a mente dell'articolo 4° delllt legge ,28 giugno 1866. BROGLIA clottm· Antonio, medico eli t•eggi.mento, di la classe. TARDIVO cavalier e Gio. Battista, medico di r eggimento, di 2 tt clas~e. BONDI dott01· Zcffirino,• id. VIOLTN cavaliere Mare' Antonio, id. VITTADI:"ll dottor Gerolamo, id. FRULLI dottor Oscar, id. OPERTJ dottot• Ber narù.o, id. AVOGADRO nobile Giuseppe, id. FERNANDEZ dottor Alessandro, id. OALEFFI dottor Cimbro, id. RAVECCI dottor F'et·dinnnd6, id. GI NETTAU ilottor Cesare, id. GALLE~GA dottOr AntOnio, id. BONALillill dotto1· Gio van ni, id. BREZZI dottot• P aolo, id. PASTORELLO dottor Giuseppe, id. MANTINCO dotto!' Giuseppe, i.d. GIORDANO dottor Giulio Cesare, id. ROLUTI cavaliere Giuseppe, id. ì\•w}; NGONI dottor Fabio, id. Concesso loro, a datare dal l o giugno 1871 , l'aumento di stipendio eli L. 6.20, per avex· passato u n guinquennio in effettivo servi?,io nel gt·aclo attuale, tt mente de!l'arttcolo 4° della legge 28 giugno 1866.


476 GHì'LL.<\.NO dottor Ales...~dt·o, medico di battaglione, di la classe. D'AGOSTmO dottor Venanzio, id. PARIS cavaliere Andrea, id. GRIMALDI dottor Luigi, id. CON'ri dottor Pasquale, id. DE FELICE do ttO!' Leopoldo, id. MORELLI dottor Leopoldo, id. PASCOLO dottor Lorenzo, id. TITOi\""E dottor Get·olamo, id. Concesso loro. a datare dal ) o giugno 1871, l'aumento Ui stipendio di L. 400, onde portarli a godere della paga assegnata al grado immediatamente superiore, pet· aver passato un secondo quinquennio in effettivo servizto no! grado ~uale, a mento dell'ar-t.icolo 4o •Iella legge 28 giugno 186G.

• Con R. Decre,w in data 1° giUfJitO 1871. S Jlf. il Re ha fatto le ~·egwmti nomine nell' Ordine Maw·i:iano . .-\. Ca:caliel'e. PATETTA caYalim· Alfonso, medico clit•cttot·e. Corpo Sanitat·io mili hwe. UBERTONI cavaliet• Vincenzo, id. id. CJGOLINT cavaUec·e Amedeo , medico eli reggimento nel Corpo Sanitario militare.

Con R. Dec1·eto det 13 giugno 1871. FIORDELISI dottor Prospero, medico di battaglione di l a cla.~se nel Qo reggimento fanteria. 06llocato io aspettatiYa per motivi di famiglia, in seguito a sua domanda, a datare dal 16 g iugno l~l.

Pi;· Detc-rmilte1.::ùme Ministeriale del 15 giugno 1.87i. LAl'll)OLFI dottol' Federico, medico di battaglione di P classe addett{) allo speciale clivisìomwio di Napoli. Tt·asferto nell'So regg. fanteria. VITA dottor Pietro, medico di battaglione di 2a classe, addetto allo speciale division:wio di Alessandria e comandato alla succursale di Piacenza. Tt•asfet•lo uel 63o reggimento fanteJ.·ia.

Con R. Decreto del i8 giugno i87i. PALOPOLI Luigi, .vetei·ùtario in 1° nell' llO reggimento d'al'tiglieria. Collocato in aspettativa per infermità temporarie non provetùenti dat servi~io, coll'annuo assegno di L. 1500, a norma della legge 25 maggio 1852, a far tempo dal 16 g iugno. 1871.

Defunti. BIANCO Guglielmo, farmacista, in aspettativa per riduzione di Cot·po. M01·to in Costigliole di Saluzzo il 25 apt·ile 1871.

IL DirettoTe Med. Ispett. CERALE comm. Giacomo. n RedattO?·e Mcd. Dirett. cav. BAROFFIO. Martino Fedeli, gerente.


ANNOXIX.- Firenze, 40, ~20, 30 l~glio 4871 -N. 16 a t S.

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STORIA CLINICA ED ANATOMICA DI UN C':ASO DI ECHINOCOCCO l>EI POLM0).1 E DE!. CUORE, 1!: CONSIDERAZIONI V ARIE

(Letta alle conferen7.c scientifiche de ll' Ospec.lale militare di Paler mo nei giorni ]O dicembre 1870, e l!) mat·r.o 1871.)

Signori!

r. La specialità e la rarità straordinaria deila .malattia che nel novembre scorso çondusse a morte, in questo ospedale militare, il soldato Dicarne Giovanni, del 29° reggimeuto fanteria, mi ·hanno. invogliato a compilarne la storia, ed a comunicarvela in queste nostre conferenze, convinto che voi sarete per accoglierla con vivo interesse, ma al tempo stesso con benigno compatimento. Anamnesi. - Di fronte alla rarità ed importanza del caso, scarsi sono sgraziatamente i dati anamustici che posso referirvi' sul conto del soldato Dicarne; e dico sgraziatamente, perchè questi più n u.merosi e precisi, segnatamente sullo stato di salute dei parenti, sulla coudir.ione, sul genere di abitazione, sul genere di vitto, sulla professione, sulle abitudini, sulle malattie pregresse del soldato stesso, se non. avrebbero valso forse ad avviarci ad una diagnosi precisa della malattia singolare che lo condusse a morte, avrebbero potuto servire fOJ'se di un prer.ioso aiutp per le apprezzazioni sulla causistica e patogeaesi della medesima. · Giornale di Medie. mitit. 1871. 31


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Quello 1che posso . referirvi infatti sulla anamnesi del soldato. in questione, si è solo quanto fu raccolto daJui stesso, allorquando in vita nulla clava a sospettare della vera affezione che ne scalzava l' esistenza, e quanto allora fu creduto sufficiente per sta}Jilire la diagnosi che si f'ec~ dei suoi mali, fondata d'alt.ro.nde piì:t sui segni fisici e r azionali che offriva, che non sni dati storiyi. - Dopo qùa!lto 1iel Dicarne svelò l'autopsia, malgrado indagini accurate, iustituite, null'altro di importante si ,potè raceogliere, da coloro che lo avevano conosciuto piL1 da vicino, che si t•i.ferisse al ·periodo della sua v,ita familiare, e che valesse ad arrichire eli qualche, importante dtLto la seguente storia anamnestica. Il spldato Diearne, contadino ·di professione, domiciliato a Bari delle Puglie sua patria, dell'età di 28 anni, soldato della , classe 1842, allorquando il 24 agosto scorso giunse in Palermo per raggiungere il proprio col'po (290 reggimento fanteria), perchè richiamato dal congedo illimitato, era in buono stato dì salute . .Dopo essere stato al cor11o tutto H mese di settembre senza mai annunziarsi arnii'lalato, e .disimpegnando regolarmente il proprio servizio, il P ottobre partì per il distac~i'nnento di Misilmeri, ove, dominando la mal' aria, fi1 tosto colto da lievi accessi di feb~ri inter·)llittenti consociate· a bronchite, in seguito a che il di 6 dello stesso mese fu inviato à quest'ospedale militare. Qti iv i, ricoverato nella l a sezione di medicina diretta dall'egregio medico di reggimento sig·. vVundo, mentre dopo qualche giorno di cura fu libero dalle febbri accessiona1i, p1·esentò ,pnr thtta.via sintomi: persistenti non lievi di affe~ioni degli organi respiratori diagnosticate dal prelodato capo-sezione: bronchite con SO'spetto di tube_reolosi polmonarè. Per alc;uni segni dubbi offerti dal cuore e dalla circolazione generale si sospettò inoltre l'esistenza di ùna qualche anorma\ità nel centro circolatorio, senza che si potesse giungere a precisarne bi:me la vera na,tl,lra. In seguito a questa diagnosi fu posto sotto cura ade, .quata, e proposto ad una licenza di convalescenza di tre mesi che avrebbe potuto godere in seno della propria ta-


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:miglia, appena fosse tornato in g-rado di poter sopportare il viag;gio per portarsi a Bari. Intanto nel corso di ottoore migliorato non poco, 'il Dicarne fu. messo in sortita il 29 deito stesso mesi'\, percM potesse al corpo attendere la invocata lioenzj. in una vita meno monotona eh~ quella- dell'ospedale e quind.i partire per il paese natale. Rientrato al r.orpo però il Dicarile, malg-racli} il riposo a~' soiuto· che <'L lui veniva concesso. si aggravò di nuovo e pJ•onta,mente, ed anzichè partire in' hcem~a, gli fu cluopo ri.cet-tar~i ancora .in questo ospedale, ove allora fu assegnato ana sezione di HJed.icina diretta dall'egregio medico di r..egg.i-· mento signor Pollir1i. Eswme dell'in/er·rno. - Fu nei primi giotn.i di novem.b:ce ch'io, desthiato alla detta sezioue .in qtùllità eli. assistente del -prelodato dottore, pot~i osservare, unita.mente ad esso, il Dicarne che gi~t <legeva' nella sezione stessa da qualche giorno. All'esame gener1i-le esso presentava una statura media, un corpo armonic,o in tutte le sue forme; una costituzione elle ì'tccennava a J'obustezza, nn lieve colore giallo-terreo della pelle simile a quello deg-li affetti da febbri intel' mittenti re-· ,ejd.ive, un colore subitterieo delle -scleroticlw, umt lìeve edema~ia ai malleoli ed alle ga.mb<~, ed una, tiso1-iomi<t che esprimeva sofler<~nzà, senza; malgrado tutto ciò, esscré moJto clenutrito. Aveva inoltre una termog·enesi in tutto il corpo.o noi·male, o poco aJ clisopra della norma1e-, -eccettuatei1e le gambe ed i . piedi; ove e'I-a un po' dil·etta.nte, accompartnata ' da polsi leggermente frequenti (75-80): esili~ cedevoli, e conqualc-he irregolarità nel 'ritmo; pot-eva dirsi con ciò quasi apirettico. Le maggiori molestie ehe r_inferm~ ci accusava si ernno : una diffic0ltù non lieve eli respirazione, che nella notte s:pecialmentB, <~d in seguito a mu.~vimenti del corpo lo rendeva talora quasi asmatico con 40 e :fino 50 inspirazioni al mi,nuto, ed una tosse ad accessi, insistente, penosa, per dolori diffusi a tutto l'ambito clel petto, aecompagnata da eqcreatt, muceoso-salivare, denso, striato eli sangue spesso l'~tilante;

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quali sofferenze costringev,ano il Dicarne a giacere a testa. molto el'evata, ed a starsene anche seduto lungamente in letto durante il giorno e tut~ la notte, che d' ordinarto passava agitata ed insonne. P1:eso allora ad esaminarne attentamente il torace per rendersi ragione delle affezioni che potevano caus~re simili disturbi, all'ispezione si scorgeva esser esso con gli spazzi intercostali un po depressi, a;llarg·ato alla sua base per aumentato volume degli ipocondri e dell'addome ed in guisa da prendere una forma conoide, ed assai inceppato nei }110vimenti di escursione respiratoria delle sue pare,ti. Alla regione cardiaca., e precisamente nella sua sezione più interna ed inferiore, si avvertiva tma lieve ondulazione, che aveva ·sostituita l'ondulazione più limitata e piì1 marcata che allo stato normale si avv-erte talora nel 5° s pazio intercostale s?nistro, sulla linea parasternale. Con la palpazione si avvettiva nel petto aumentato soltanto il fremito pettorale, e giova avvertire che . non si not ava sensazione speciale di sorta neg-li spazzi intercostali depressi. L'impulso cardiaco si avvertiva più steso e meno robusto del solito. Con la percussione, oltre che. una diminuita elasticità delle par~ti toraciche, sì avvertiva: a destra, sub-mattezza di suono dall'apice sino al livello della 5 11 costa anteriormente, e fino all.' angolo inferiore della scapola posteriormente; la stessa sub-mattezza di 'suono si avverth~a anche a sinistra, ma soltanto dal livello della 3a cartilagine costale, fino in basso, al livello del 6° spazio intercostale anteriormente, e del 7° posteriormente; vale a dire u'n poco più in basso che a destra. Nella parte sinistra del petto, superiormente al livello della 3a cartilagine costale, la sub-mattezza era sostituita da una semplice ottusità di suono, e nella regione cardiaca era rimpiazzata· da un suono matto, che per la sua estensione in alto ed a destra la dimostrava non poco ingrandita. Limitavano inferiormente la regione di sub'nattez~a toracica un suono perfettamente matto in tutto

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l'·'ipocondrio destro e nella metà destra dell' epigastrio, un suono quasi timpani co nella metà sinistra dell'epigastrio e · nella par te più interna delripocondrìo sinistro, e eli nuovo un suono matto nella parte più sterna dell' ipocondrio stesso. Questi snoni. diversi di limite inferiore dell' y.rea· toraci'ca polmonare si dovevano attribuire, eome si vedrà, al fegato, . allo stomaco, alla milza spintisi tutti in alto n~lla alimentata convessità del diaft•amma., il primo e l'ultima per essere aumentati di volume, il secondo per essere occupato da sostan2e gassose, e dai viseeri limitrofi compresso. Ascoltando infine· il petto, fuorchè alla parte superiore à,eLlato . sinistro, si avvertiva ovunquè respirazi.one OSCUi'a, od aspra e(\ interrotta, e nelle parti più. declivi anche nulla;, · soffio bronchiale, tanto nella inspirazione che.nella espirazione aspro, talora sibilante>, e tale da ricuoprire· lo scarso suono' ve:sdcolare; si avvertivano inoltre de' rantoli muccosi (Ii tntte le dimensioni in tutta la estensione di sub-mattezza toracica, ed un crepitio manifesto, segnatamente alla parte superiore del petto a destra, ed alla sezione inferiore del polmone sinistro, nella quale si avvertiva anche posteriormente un gorgoglio non equivoco. Nella parte superiOl'e del polmonec sinis,tro, ove si avvertiva alla percussione sola ottusit<l. di suono, si udiva solamente la respirazione un poco aspra, e - qualche raro rantolo a grosse bolle. Facendo~i ad esaminare poi più speci:llmente il · cuore e le sue dipendenze, si avvertiva, eome ho già accennato, alla percussione, molto aumentata in estensione ed in intensità la rnatezza di suono dell'ar(la cardiaea,- la quale ecoedendo non m,olto i suoi limiti normali a sinistra, si estendeva assai in alto, 'dalla sesta costa cioè sino quasi al secondo spazio intercostale sinistro, ed invadeva verso destra tutta la regione sternale media ed inferiore, evadendo ancora dal bordo destro del.lo sterno. Inoltre, la mano applicata alla regione cardiaca v:i ~vv~rtiva, come già notai, ~m'impulso non molto violento e 'non limitato ad un puntò ben distinto circoscritto nel 5° spazjo intercostale, ma diffuso, come una vibrazione, assai più del l

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comnieto, specialrq.ente nella pàrte destra ed interiore della vasta area cardiaca teste delimitata. -Infine a pplicato l' ot•ecchio alla medesim(;l. si sentiva un manifesto r umore di soffiò: dolce per6, oh~ accompagnava e ric uopriva t utto il pr·imq tuono, o tuono sistolico del cuore, estese. a tutta la a.J~e~t cardiaca, ma col suo massimo d' intensità nella parte di qrtesta ove più si avvertiva l' ~mpulso colla mano, c~ _ pre­ ms:-.tment~ in corris pondenza della parte infer iore del bordo s!ni.steo dello sterno. Il secondo tuono del cuore er a oscuro. ma [ibero da qualunque rumore anorJJ1ale. Nessun tumore di t al fatta si ascoltava sul decorso dei grossi vasi che si spìecano dal c uore, e sulle carotidi. Al eollo :si avvertivan!l lf- vene giugtllari esterne un po' dilatate per r igUJ'gito sangldgno . manifestantesi chiaramente per pulsazioni delle medesime isocrone a qnelle,del cuore ; sintoma che nel linguaggio. clinico prende più specialmente il nome di polso venoso. P er por termine al quadro siùtornatologico che offriva il sol.dato Dir-arne, devo _aggiungere qualcosa sull'esame dell'aqdome. Questo er·a aumentato in volume e convessità, ma più. specialmente nelle regioni ìpocondriache ed epigastrica. c.h.e non in quella centrale ed ìpog·astrica. Alla percussione d~.va suono matto in tutto l' ipoeon.clrio destro .e nella metù destra dell'epigastrio, fino a cirea cll1 dito. od nn dito e mezzo b•asverso oltre l'arco. costale ; dava Io s tesso suono nella tiarte esterna clell'ipocondrio sinistro, fino ad oltre il marginto e.ostale corrispondente. l.\ella metà interna dell'ipocondrio sinistro e nella metù s inistra dell'ep-igast rio, c-:o m ~ pure in qua:si t utto l'ambito del bassoventr.e al Glisotto delle a!'ef• ò.:i mattità sopra delimitate si -avevà s uono più o meno timpanico. Solo nella parte più declive dell'ipogastl'io si ilVvertiva dì nuovo suono matto. Da parte del t.uho g·astro-enterico fuori della disappetenza. della lingua bia.ncastr~~ e di qualche scarica atvina di p~i ù tiel consueto, il Dièarne no.n ofl't'iva aloun altro s int.oma degno di. speciale menzione. Lo stesso. dicasi da part~ del sistenu1 nerv0sq nerveo-musr.olare e nerveo- senziente.


483 Il Dicarne aveva pure le facoltà intellettuali integl'e, che anzi, noto fin d'ora, si mantenner o tali fino agli ulti,mi mo~ . m&nti della vita e valsero certamente a fal'gli avvertit·e tutte le aspr e pene di una lunga agonia, Diagnosi. - L'egregio eapo-sezione in seguito all'apparato sintomale ora re1erito, e Ì.la esso anche p1·ima di me osservato, aveva già diagnosticato : Tubm·coli~~azioni ~ dùxJrsi $tacli disseminate in ambi ,; 110lmoni, eccettuatane con molta probabilità parte superiore del destt·o; catar-ro b?·onchiale lento ed epati::::::a::ione di buorw parte del p(wenchz'm,a polmonare consecutivi a pneumoniti inteestiziali, _che, come il cata"rro stesso, sogliono accompagnar·e in quegli organi i depositi tubercolari, X' i guardo ~1 <more : Ipe?'t?·o(ì.a e.ccenl?·ù:a. segnalamente dal cuo1·e. dest1·o ed insufficien::a della vab.>ula tn'cuspidale; riguardo infine ai v i>: ceri addominali : tj1eremia meccanica del j'egato da reflusso venoso nella cava ascendente pel vizio cardiaco ora. ùetto, Ipen;mfc~plew·ica ecl incipz"ente ?;IJ1'Samento pe1·(toneale da ristagno venoso nella J)Ol'La causato dall' iperemia epatica. Consultato gentilmente dal sullodato capo-sezione, come :sempr e, anche in qùesto interessantissimo easo sulla giusteua, o no c.lei giudizi diagnostici da er:;:-;o formulati, nor1 potei fare a meno che confermarli. Infatti alle tubecodizr.azioni a ·tli..;·et·si stadi disseminate nei polmoni, al catarro bronchiale cd alle epati7.Zazioni polmonari, mi sembrava accennassero troppo bene tutti i sintomi tanto' fisici, eh<>. razionali referentisi agli organi respiratori, quali sopra ho enumerati. Il cl'epitio in special modo che si ascoltava in tutto il polmone destro, e di preferenza alla sua pal'te superiore, nonehè nella: sezione inferiore del polmone :;inistro'. mi semhl'ava carat teristieo della tube1·colosi al primo s tadio; Milo stesso modo che il gorgoglio ehe si avvertiva posteriormente ed in lJasso della parte desti'/\ del torace, e gli sputi muccoso-densi striati di sangue, mi stavano a denotare assai bene la stessa malattia allo stadio più avanr.ato eli f usione.

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Solo lo avvertire nella parte superiore del polmone sinistro la quasi assenza de' segni fisici morbosi che si avver- tivano nel rimanente di questo polmone, ed in tutto il polmone destro, accennandomi che quella sezione sola di organo respiratorio, d'altronde più com_unemente invasa dai tubercoli, se no era serbata quasi illesa, mentre la corrispondente a destra se ne avvertiva .assai infetta, mi destava non poca maraviglia, ma come dato semplicemente negativo non mi distoglieva dalla diagnosi di tubercoliY.r.ar.ioni diffuse negl i organi t'espiratori. - Oltee l'aumentato fremito pettoeale. la submattezza di suono alla percussione e la molta difficoltà di rf)sp iro, . che non potevano essere tutto elt'etto delle sole tubercolizzazioni polownari, parlava chiaramente per le epatizzazioni volmonati l'anamnesi, dalla quale si rilevava: che il Dicarne, prjma di essel' ricoverato nella sezione da me frequentata, era stato curato, e ·di recente, in altra sezione di questo ospedale di affezione acuta degli organi respiratori. Infine, i rantoli di ogni specie, ed il soffio bronchiale aspro sentito in tutto il petto, mi parlavano per t1Jl catarro bronchiale lento, diffuso anche nella sezione superiore del polmonare sinistro, giudicata scarsa di tuherco· lizzazioni. Alla insufficienza della tl'icuspidale accennavano, a parer mio, in modo non dubbio, il polso venoso avvertito nelle g iugulari esterne e stimato dai clinici qual sintomo patognomonico di una tale lesione, nonchè il rumore di soffio anormale avvertito nell'area cardiaca con le particolarità di sé'de, di intensità, di rapporti con i tuoni normali del c'uore, che sopra ho segnalati. Di fronte a questi due segni cosi dhiari e caratteristici di un tal vir.io valvulare cardiaco spariva, per ammetterlo, ogni esitazione coltivata in noi da:JJa cognita della estrema rarità del medesimo. - Nè meno dubbia rimaneva la esistenza della ipertrofia eccentrica del cuore destro in specie: · la diffusione dell'impulso cardiaco a destra, la grande estensione yerso questo lato dell'area di ottusità del cuore, ln. persistente g·agliardin. del suo impulso,


485 la possibile esclusione di una preg1'essa pericardit.e che avesse potuto dar luogo ad un versamento pericardico cui potere. attribuire la aumentata area cardiaca, ed il (atto dell'esistenza, da qualche tempo, nel Dicarne di ispessimenti polmonari che dovevano render più arduo il lavoro del cuore destro, accennavano abbastanza aUa ipertrofia sopra detta. Infine alla iper"emia del fegato da causa rneccanica accennavano, oltrecltè iJ colore subitterico dell'ammalato ed il fatto dell'insufficienza tt'icuspidale (l•astante anche da solo a farl a ammetteee), il semplice aumento di volume di quella gianduia, svelato ~alla accresciuta area di ottusità nella re. gione epatica tanto in alto che in basso e verso sinistra, non accompagnato da dolore, ne da altro segno rilevante <li sorta, che ee lo potesse fttt' eeferire a qualche altro speciale st:'\to mol'boso. Riguardo all' iperern ia splenica ed. allo incipiente versamento peritoneale, non starò .a ·spender parole per giustificat:ne la diagnosi, stan teohè il solo fatto dell' inceppp.mento del cir'colo epatico ci avrebbe autorizzati ad ammetterli, anche quando i segnl fisici c h e li accusano avessero per circostanr.e speciali fatto difetto, ciò che, come accennai nel teacciare il quadro .sintomatologico, nemmeno acc-adeva nel nostro caso. PRoGNosr. - In seguito alla diagnosi testè formulata, non è a dirsi come fosse sconfortante il nostro prognostico sul conto del soldato Dicarne. Trattandosi di lesioni cosi gravi éd inamovibili dei principali organi indispensabili alla vita, quali sono i polmoni ed il cuore, non si concepi speranza di sorta sulla r~dic-alc guarigione dell'infermo, e si ritenne esser solo per esso questione di meglio e di peggio per quel dato tempo, non lungo, che sarebbe durato in vita.

Co;·so, ctwa, esito della malattia. ,Nonostant-e, ad alleviare le sofferenze ecl i disturbi che al paziente procuravano la tosse e la difficoltà ·di resph·o, ed allo scopo eli metter-lo possibilmente in grado di poter, qt~anto

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486 pr_ima. int i'aprendere il viaggio per t•idursi al paese .tlatio; gli fu~ono amministrate ne primi giorni delle emulsioni calmanti, e gli fu applicato uù largo vescicante al petto, allo scopo di provocarvi u.na revulsione cmtanea tapto del sa.nguo, eh~ degli umori affiuenti nei _polmoni a difficoltarne la funzionalità. I11 seguito a questa medicazione in pochi gioJ'ni l'affamw e la tosse si calmarono, i polsi si rialzarono alquanto. lo stato generale dell'infermo si fece meno sconfortante ; tanto che rassicurati un poco sul conto del medesimo gli si concesse maggiore vitto, e s i principiò a prescrivergli l'olio .di fegato di merluzr.o, dando cosi inizia,flento ad una cm·a ricostituente. Non appci1a trascorsi tre giorni in questo mediocre stato, il Dicm·no, nel dì 10 novembre. avverti unu marcata aYYer sione pel' l'olio di fegato di merluzzo, ed allo stesso tempo delle scnsazion i specialissime e penose, come di mille ...-erini, diceya egli, che ne molestassero la supedìcir del corpo; quali sensazioni r esero l'ani malato iroso al punto di tentare di percuoter~ gl'infermieri che, secondo_ esso, non , valevano mai a camhia.do ,di biancheria in modo da liberarlo dai vermi molesti. Dopo queste· nuove e'renienze, il soldato Dicarne peggiorò nor1 poco: la. tossé e l'affanno di respiro. ·i dolori . a tutto l'ambito del pett.o si fecero prontamente più penosi, ch e noJL nei primi giorni, ;i polsi si depressero di nuovo e si fecero anche più {):equenti, le edemazie degli arti inferiori, quasi !';COmparse, pl·incipiaJ·ono ad aumentarsi aneora, e la fisonom ia l:ltcssa accennò a nuove sofferenz~; di modo tale che si credò opportuno di tornare all' uso delle emuls ioni c:almanti, alla dieta. e si sospese l'olio di fegato di met'luzzo. Ma questo non bastò ad arrestare r esacer bazione del male; il di 13 novembre alle strinture sanguigne degli escreati muccosi, subentr ò una emoftisi di sangue..

parte _rutilante c parte gommoso e scuro, che si accrebbe nel giorno 14 e si continuò nei dl consecutivi, accompagnata da una esnsperazirmr mag·giore della tosse e d ell'a·lfrllln~ e dei dolori sparsi in tutto l'ambito del petto, nonchè da una maggio!' ottusità e mni;azione dell' m'ea polmonar-0. da unit


487 maggior frequenr:a di polso- (120 batt. al minuto) unite'\ ad -aumento della tempet·atura del corpo (fino a 39° ~) . A mitigare allora CJUesto insorto stato irritativo flussionaie degli organi del respiro, aecennato chiaramente dai sintomi or a detti, siccome le tubercolizzazioni polmonari, la insufficienza tricuspedale diagnosticate, lo stato dei polsi e stato generale· dell'ammalato ci erano bastanti controindicazioni alle emissioni sanguigne; si dette pt•udenteinente mano all\tso della digitale. allo s~opo di diminuire la maggiore ft·equ enza dAll e contrazioni cardiache, o mitigare cosi indirettamente il pro<·-esso di ingor·go attivo dei polmoni, la effusione emof'toica, e la intensità dello stato fehrile. ~i dette pnre mano all'uso del· ghiaccio pet• bocca come mezzo diretto tanto a modificare il processo stesso d'ingorgo polmopare, quanto a minorare lo :stillicidio sanguig·no che manteneva la emostisi; infine si somministrarono alla mattina piccole dosi di citrato di chinina, onde tentare di climinuirt'l le marcate vemissioni fchrili Yespertine. Esternamente al petto 11011 si trascurò eli fare delle reYulsioni, adoprando le frizioni di olio di croton Lilium. Sotto questo tl·attamento nei giortli 16, 17 e 18 scomparve appoco appoco lo stato febrile, si rnitigarono i dolori al petto. e ln emoftisi si .riclttsse di nuovo n striature sangu igne dell' escreato mucc0so-denso. La dispnea, pero, la tosse e la ottusità delle at•ee })Olmonal'i rimasero quasi allo stesso g1·ado con polsi sempre esili e cedevoli, ciò che dimostrava la nuova irritazion_e dei polmoni aYer lasciato nuovi 'ispessimenti nel pal'enchima dci medesimi, già profoncla1nente rompro111esso . · ed aver r eso wolto piì1 graye lo stato del Diearne. 1 SH solo queste nuove lesion i degli organi del resp il'o sta-. 'vano a comprometteec più da v icino la Yita. del puzieùte; vi concorrevano anche le lesioni cardiache, e specialmente la insufficienza della tricuspidale, aumeutat.csi :-;ollecitameute ~urantc il n;ovo stato irritativo dei polmoni. Infatti non appena i sintomi di questo. che attraevano tutta la nostra attenzione, si furono iu parte rlilHguatì avemmo luog-o di


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notare che la grande area di ottusità della regione cardiaca si era aumentata ancora , che l'impulso del cuore si era fatto anche più diffuso e meno robusto, che il rumore di soffi o t~he si ascoltava al primo tempo, e più specialmente in corrispondenza della parte inferiore 'del bordo sinistro dello sterno, si era fatto plù aspro e pU:t prolungato, e tale da ricuoprire anche il piccolo silenzio. e che infine il polso venoso alle giugulari era divenuto assai piì1 manifesto. Stante qllesto pronto aumento ·di insuflkienza della tricuspidale, p alesa~o chiaramente dai sintomi ora accennati, si dovettero notarf' ancorR i graYi effetti del regurgito maggiol'e veno:-;o che quel vizio dovent procurare. Tufatti le eclcmazie degli arti inferiori si el.'ano aumentate a seg·no da risalire fino agli inguini, e da procurare forti dolo1'i al paziente per lo :>tir amen to della pelle; la faccia e le mani avevano pure principiato à farsi edematose; nella parte inferiore. dell'addome, aumentato in convessità, e fin o ad una linea orizzontale che passasse al liyello dell'ombelico, si aYvcrtiva suono molto spostabile nel suo livello superiore pe1' muovimento dell'ammalato, che accennava ad un abbondante versamento sieroso peritoneale : H fegato infine e la milza si. Cl' ano aumentati ancora di volume e venivano spinti in alto, a sc-apito della capacità. del petto già non pO<'O lin:t1tata, dagl' intestini ~postati ncl'lo stesso senso tlal versamento peritoneale. Contr o questo mlOYo stato di cose veramente sconfortante, si r iprese prudentemente l'uso della digitale, che era sospesa da vari giorni, allo scopo di render piì.1 lento ma più robusto il lavor o del cuore, e t entare così eli diminuire il grande ristagno nel gran circolo venoso, e di favor ire la diuresi ; si somministrò l'azotato di potassa a dosi r efratte, o.nde stimolal'e .i r eni a qttella funzione, e si applicarono due vessicanti alle coscie come Pevulsivi cutanei, e come emuntori diretti contro l'edemazia degli arti inferiori, resasi orrnai tr oppo raggpardevole e dolorosa. Erano perÒ troppo profondi ormai i guasti nel Dicarne,


489 perchè si potesse sperare dai mezzi messi in opera un reale meglioramento. Se ne ebbe uno apparente ed effimero nei giorni 23 e 24 sul quale non fondammo, come il povero paziente, liete speranze. Infatti dopo questi due giorni di calma relativa, il male spiegò di nuovo il suo sollecito andam~nto ascendente, fino a che resa gradatamente quasi impossibile nell'infermo anche una imperfetta ematosi, per· gravissimi impedimenti alla respirazione ed alla circolazione sanguigna, lo condusse a mor·te nel mezzodì del dì 27 novembre.

H.

Necroscopia eseguita 24 ore dopo la morte unitamente agli egregi mec!'ici di reggimento signor Randaccio sopraintendente alla sala anatomica, e signor Po!fini cueanto del Dicarne. EsA:\fE GENERALE DEr. CADA"VERE Cor~o di media statura, ben conformato e poco denutrito; colore della pelle gialloterreo e v-iolaceo alla faccia, e specialmente alle labbra; gt·ande odemazia di tutti gli arti inferio-r·i che risale nno al basso ventre; edemazia, ma in grado minore, delle mani (\ della faccia; torace conoide con spazii intercostali un po' depressi, e collo rigonfio con giugulari esterne visibilmente dilatate ; ventre tumido molto. L a rigidità cadaverica non è scomparsa. Si notano delle rnac.chie aJ·desiache a.lla parte poste· riore del tronco per ipostasi cadaverica. TESTA Aperta la cassa craniense e la dura madre senta trovarvi alcun che di notevole, si avverte una congestione dei seni venosi intracraniensi e delle vene tutte della pia meriinge, nonchè un piccolo versamento sieroso alla base del cet·vello. Si trova pure aumentata la sierositit nelle maglie del )asso tessut.o cellulare sottoaracuoideo. Il Cervello ha l'as petto generale e la consistenza normali; il colore e la consistenza della sua polpa sono pure normali;


-HJO solo !ii avv01·tono delle fini punteggiature poco confluent.i sulle superfici di sezione della sostanza midollare dell'emisfero destro, dalle quali sgo1~a facilmente il sangue in piccolissime stille. Le cavità. ventt-icolnri sono quasi prive di sierosità. I plcssi coroiuei, il resto del cel'vello. il r ervelle tto_ C(l il midollo allungato sono nol'mali PETTO - Allo scopel'chiarnento della cavit;\ tol'acica si trov;.t la capacità totale della medesima molto dirninuita. pet· grande com'<':isità del dioft·rumna, specialmente a destt'a. OY<~ la pat·te pitl culminante di questo cot•rispondo quasi al livello clel quarto spazio intercostale. , i nota inoltL·e il sacco pericaJ•dico molto i ngt·aHdito. specialmC'nte vet•so desil'a, ed il bordo anteriore del polmone sinistro respinto non poco verso sinistt·a a causa di tale in gL·anaimento. DollH aderenze plNiritiche, le piil recenti, le altt·e pii1 o m~>no antiche, estese a tutto l'ambito del petto, retHlono le superfici di ambi i polrno11i nell:t f[ ttas i lot'O totalibì :mldfltA alla supel'fìric interna della raYità toracica. E:;tl'atti i polmoni. non ~enza una quakhe diftir.oltà, dalla loro cavità, a Cl;!.usa delle atlere11 zf' pleurit.ichc antiche, pl'eseutano in generale un colore J'osso- bnJno, pH1 carico però alle basi che agli apiri. e :;ono piì.1 pC's:t.nti d~>ll' orrlinario, stantechè non galleggiano in massa; il loro tcssnto ha a.umen tnLo di c:onsistcn7.a cci ha perso della sua t'lasticità, ma non in modo unifot•me ed oYunque. cd alla p1·essione col dito ò !làppal't.t!tto pochissimo r:1·epitante; alle l1asi non lo è affatto. Comprimenclo i polmoni ancora intatti, si aYYertouo inoltt·e nel lm·o spessore come clello nodosità r·otouclcggianti, resistenti. ma elastiche, eli vm·io volume, aggruppatA> ft•a loro

od isolate, pii1 o mello profondamente seppellite nel parencbima dei polmoni sl.e$si, e talune delle più' piccole molto prossime alla lot'O superficie. Di tali nodo:>ità se ne avve1'tonn molte e per lo più aggruppate in tutto il polmone destro, ma specialmente nel suo lobo supol'iore. c buon numero nella parte media. C(l infedot·e del polmone si 11 istr·o.


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Nella sezione :;uperi.ore <.li quetlto stesso polmone , che meno si scosta dallo stato normale, si possono notare soltanto due o tre di tali nodosità piccole ed isolate. Intaccato il parenchima polmonar~) per accedere all'esamedelle nodosità in discorso: pre:'>e a· primo aspetto per tnberco!izzazioni crude, si ritrova, ' come lo acceuna va l' esame es~erno, ingotgato dì sangue, più. resistente e poco ct·epitante al tagl io, con superaci di sezione rosso-cupo, che per compression~ lasciano sgOJ'gare un liquido rosso-bruno poco o nìeHte spumoso, in~omma inspessito- non poco ed in via di carniflcazione, c1nale, immediatamen,te attorno alle nodosLtà, e fra i gruppi maggiori di esse è quasi completa. La muccosa de' bronchi medi e maggiori apparisce ipeternizzata ecl imbrattata di muccosit:·t. Intaccate col eoltello varie rlellé noil0sità ì>Opra rammentate, spingono fuori con veemenza una sel'iosità liquida, e si detumcfanno 1,.111 poco. Questo fatto è "bastante a tlimostràrci che esse nou sono costituite <la tuberooli~:zaziorti come si }Wesumcva. Aperte allora altre di tali nodosità. con massima diligenza si trovano Gostituite : di una capsula fibrosa 41 torma di sacco chiusa, immedesimata esternamente col parenchima polmonare carnificato che lo attornia, di un colore bianco-perla a,l.ht sua superficie in,terua, pitl o meno spessa e consiste11te a seconda dalla sua maggio r e o miMre cap<H:ità, la qual racchiude, in eapsula più vesciche di :;variato volt,me, rotondeggianti, ma nella massima parte accalcate le une sulle altre e compresse, molte, di un aspetto gelatinoso tremolante, a superficie levigate'\, di un colore opalino giallo-ambea, ripiene di liquido. Gli spazzi che possono ritl'ovl;\rsi fpa le d0tte vesc.iche, <~ fra qu<~s te e la capsula fibrosa che le racchiuclP. :;ono occupati dal liquido sieroso che spilla fuori dalla medesima non appena intaccata. Quanto màggiore è la capa<:ità dell<~ c~tpsule fibro'Se, e tanto maggiore è il volume ed il numero delle vel:!ciche contenut~Vi ;, nelle capsule maggiori, del volume di un uovo dì gal, lina, o li presso, vi sono fino.: a 6, 7 ed 8 vesciche che


492 oscillano fra le dimensioni di un pisello e quelle rli una grossa noce. · Venutoci allora il sospetto che tali vesciche possano e~sere idatidi di echinococco, se ne conservano varie di svariato volumt: ·per esaminarle più accuratamente, e si c;ontinua l' autopsia. Fra mezzo alle cisti idatidee seppellite nel lobo inferiore del p9lmone sinistro, si trova anche una cavita o caverna della capacità di un piccolo uovo cti gallina, a pareti fibrose e consistenti e simili in tutto a quelle di qualunque altra d~lle capsule racchiudenti idatidi sopra esamiriate, occupata qa grumi sanguig·ni e da muccosità, e comunicante per un'apertura oblunga con un bronco di medio calibrio, la quale si ritiene indubbiamente per una ciste idatidea svuotata. Osservate le cisti idatidee ora esaminate in rapporto con gli elerilenti dei polmoni, se ne contano di quelle addossate ai. canali bron chiali che comprimono, di quelle addos::,ate a grosse ramificazioni de'vasi insoffeJ'enti ed efferenti polmonari e d~lle quali diminuiscono il lume. Nessuna idatide vien trovata entro i vasi stessi, o dentro le ramificazioni bi'OIIchiali. Tali nuove produzioni apparisce chiaramente essersi sviluppate nel parenchima polmonare, ed esservi rimaste incapsulate da cisti avventizie simili a quelle che ' incarcerano sovente corpi estranei rimasti nei tessuti. Il Cuore flut tuante liberamente nel vasto sacco pcricardico sano che contiene circa 50 o GO grammi di siero limpido, è in massa notevolmente aumentato di volume, da offrire alla base una circonferenza di ben 39 cent. ed una lunghezza -dalla base all'apice di più che 12 cent. In conseguenza di tale ingrandimento il cuore ha perduta la sua forma conoide normale, e si è avvicinato a quella ovoide. Al)bondante deposizione grassosa, specialmente nella parte destra de1 solco auricolo-ventricolare e nei s61chi interventricolari, contribuisce a dare questa nuova forma al cuore. Non tutte le parti di questo però prendono egualmente parte al suo ingrandimento, che anzi il cuore sinistro vi


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rimane quasi estraneo. L ' ingeandimento stt•aordinario del cuore des tro, segnatamente nella sua sezione veilteicolar e, è qt\ello che rappresenta quasi escl usivnmente. l'aumento totale del volume del centl'o circolatorio. I nfatti, mentre l'atrio car diaco desb·o si mostt·a dilatatissimo fino nella sua appendice auricolare e r ipieno di sangue, m~ntre il ventricolo corrispondente si avvert.e aumeHLato non p oco nella sua consistenza, arrotondato, dilatato ed i ngrandito a segno da giungere a rappresentare i 3f 4 c. più della faccia anteriore ed i 2f 3 della faccia posterior e del cuo1~e, ed a costi-: tuirne la punta larga e smussata, l'atrio cardiaco sinistl:o si vede flaccido con scarso contenuto sanguigno, e(l il v entricolo aor tieo si mostra poco consistente, e di v olume quasi normale, ma assai piccolo roe!ativrunente a.l ventricolo destro. Aperto il venteicolo . aortico o sinistro, si trovano le s ue pa1'eti eli consistenza normale, ma leggermente ipertJ·ofiche, e la sua cavità, occupata da scarsi e fiancidi grmni,.. !;ìang uigni. Esaminate ed esperimentate le valvule semilunari aortiche, si trovano normali e sufficienti, con l'orifizio aortico parimente inalterato. I n simili condizioni si trovano le valvole bicuspidali, e l'orifizio atrio-ventricolare corrispondente. Aperto il vontricolo destro le cose ~i riscontrano assa~ diverse. L e pareti di questa cavità sono più consistenti del solito, e quasi duplicate di :)pessore; sono manifestamente ipertrofiche. La cavità poi del ventricolo in esame, molto ampliata per dilatazione vistosa delle s ue pareti, è occupata: in una limitata sezione piì:t vicina alla base, insieme all'att'io che le c.ort•isponde, da molti gr umi sanguigni fiaccid(; nella rimanente sua gran sezioue, e fi110 all'apice, da un tumore a primo aspetto piriforme impiantato con la sua grossa estremità nel miocardio del setto interventricolare e nella porzione della parete posteriore del ventricolo destro che fa angolo con detto setto. Delle deposizioni fibrino:o su questo tumor e contr ibuiscono a dargli la forma sopradetta, .perchè costituiscono esso una spçcie di cono con la sua . base eonfusa eQl grosso del .tuGiorn. di i'dedit;. milit.

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494 more, e con la-· sua estremità od apice fluttuan te che si" spinge al disotto della lamina della tricuspidale che corri. sponde al setto, fin entro l' infundibulo véntricolal'~ che · precede l'arteria polmonare, in direz~one della corrente sanguigna. Tolte però le dette deposizioni fibrinose il tumore rimane di una forma rotondeggiante ed appare indubbiamente sott "'-endocardiooe germogliante del miocardio del setto. Ora il tumore in esame avendo portato per compl'essione l'atrofia delle colonnette carnose grandi e medie del vent ricolo aestro, e pitl che di tutte tli quelle che si partono dal setto, ed avendo per ciò procurato lo stiragliamento in basso dei tendinetti che da quelle vanno ad attaccarsi alle. lamine della tricuspidale, si riscontra una depressione forzata delle lamine di questa valvola, ~ specialmente di quella che corrisponde al setto, quale depressione dà luogo ad una ins,ufficienza assoluta della valvola stessa. Questa insuffi- · cienza è resa assai pil.l mar cata da un non lieve gr:ado di insu~cienza J'clativa, cagionata d:tll'ampliamento dell'osLio atrio- ventt·icolare destro, con:sec11tivo alla dilatazione gr•anùe del ventricolo dello stesso lato. Enucleato diligentemente il tumore del miocardio del setto e della parete ventrlcolare posterioJ'e, nel quale sta infossato per nn terzo del suo volume, si apre con cir·cospezione. Alla prima apertura si verifica a11che qui il getto eli :;im·o· sità, come nella noclosità dei polmoni; squarciato completamente si trova costituito, come queste da una ciste fibrosa avventizia assai spessa e resistente, entro la quale, oltre al liquido che sgorga, stanno incapsulate 7 od 8 vesciche idatidee di svariatissimo volume, da quello di un pisello a quello di una noce, simili per forma, aspet to, colol'<:l, costruzicne a quelle ritro>ate nei polmoni, r ipiene anch'esse di un liquido trasparente, accalcate le une c011tro l13 altre ed alcune le più perfette e voluminose come compr·esse e con le pareti ripiegate su se stesse. Si conservaM allora le maggiori di queste idatidi per esaminarle con più aecuratez7.a, e si 'dà t ermine aJla autopsia.


Cavità addo,rrànale.

- Alla. apertn~·a <li questa cavità si. trova. una notevole quantità di_ siero limpido giallognolo nel cavo peritoreale che sp~nge a galleggiare gl'intestini discretamente distesi (1a gas verso le regioni epigastica ed ipoconclria6he. · Ilp~ritoneo,. malgrado questo. versamento, toltone un lieve opacamento ' della sua superficie )ibera, si mostra allo stato norrna.le· tanto nella la!Qina p<~rietale, quanto nella viscerale. Lo 'Stomaco, quasi vuoto e retratto· su se stesso, f1 l~ . intestine tenui e grasse discretamente distese per gas, non offrono. nella loro tessitura cosa degna di speciale menzione, se si eccettui una lieve ipcremia della lor·o Ji'J.u.ccosa. 1 Il li'egato. visto in sito si .mostra molto ingrandito, pe:rèhè ment1e s~periormente col punto più culminante della sua convessità spii)ge la volta diaframmatica fin al livello· della 4a cartilagine costale, inferiormente con il suo margin~ acuto .sporge, andando da destr.a a sinistra, p el' un dito e~l un dito e rn~zz9 traverso dall'arco costale , e (:ol su.o lobo sinistro invade gran parte .della regione éJ)igastrica finp a giungere in bq.sso con il bo:t:do acuto di detto :lobo quasi ai due te,rzi della distanza çhe scpa;ra il rnucrone delio ,sterno dall' omb(~lìco, ed a sinistra fino al1à latitudine della. Jinea papillare di f;al liito. Tolto il fegato dalla cavità at'ldominale, ove stava libero da ogni aderenza nwr1Josa, ' :;:i può valutare in wassa ·duplicato di volume. La. consisten~:a ne è am;n,entata. La sua forma è altel'ata a causa della con-· vessità esagerata della sua St:lpedicie s uperiore die. lo rende rdi forma concorde e molto SViluppato nel 'SJ,:lO diar)1e.t ro Vt'A"~ ticale. La sua superficie inferiore non offre alcuna specialità degna di rimarco ed ha la cistifellea assai ripiena di bile. ~a fcmna speciale dE:;l feg~lto .dandoci a sospet~are F.esistenzjl di cisti idatidee volu.minose seppellite nel , suo sp~­ sore, si passa eon circospezione a sezionare il parenchiroa. Con gran sorpresa• per{> .non si h~~ .luogo di incontrarvi a~­ puna ci.S~e, n~ alCltn pun~o eieatriziale ehe ve ne possa 'in-

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dieare la pr-egressa esistenz~.. Si nota invece in ogni parte del. fegato il parenchima piiJ · induri.t o e più resistente al taglio: ·rn'oltre le superfici dì sezione, dalle quali sgorga non : poco saligtfe oscuro che dimostra uno stato di iperernia ve.f,fl:oia: 'del viscere, si mostrano di un aspetto uniformemente •'rnanìwrizzatt\ per una fitta r-ete Ili nolòr bleu-oscuro, costituita · dall'e vene interlobulari ingorgate, che racchiude ' nelle sué maglie delle isolette giallo-chiare formate da cellule epatiche ripiene _di bile. Il Mioroseopio mostra pure • ••all' egreglo Dott. Randaccio alcune cellule ~patiche ricche 1di granu1ar,ioni pigmentaeie. Questi pri11cìpalmente sono i , oaratteri del così detto Fegato noce-nwscata dei tedesr.hL od Hepe1· var·iegatum (fegato v arieg·ato) del J\iorg-agni, che non e altro, che lo stato iperemico, o l o stadio della specia'le forma: di E patite intestinale da causa. meceanica, co( stituìta né~ nostro caso dal sangue regurgitante nella cava ascendéntè per dato e fatto della insufficienza ·della tricnspidalc:. · La ll11:tza si trova quasi duplicata· di volume ,co_n la eapsula distesa e facilmente distaccabile dal parénchima, quale <si \>reser1ta di. colore pii:t scuro e più spappolabile del consueto. La rbilza è per ciò palesemente }peremica. ·I Reni leggermente ingranditi non offrono nulla di spe·. eiale, se si. eceettui un colore pii.t fosco della sostanza tui bu1are, ch e sta a rappresentarvi un discreto' grad(); di ingorgo sanguigno . ' Fuori che nei polmoni e nel cuore, ogni altra ricerca sulle altre parti e tessuti del. eorp·o non ci conduce a scuoprire alka ciste idatidea.

Esa·m e delle Idatidi. r Per cqmpletare il rèp~rto

a.n}xtomieo di questa storia mi rèsta a· riferire adesso i resultati dell' òsseì·vazi0ne speciale detle idatidiltrovate nei polmoni e nel cuore .. Devo avvertil'P. fin rd'ora ch'e questo esame delicato e diffieile, nel quale fui -.Madiuvato dagli egregi dott01'i Pollini e Givogre, ai quali


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poi si aggiunse. anche·il mcdic.o .di reggimento signor •Ran-:'·· ·daccio, fu fatto in èondizioni sfayorevoli, e 5 o 6 giorni dopo 1 che le idatidi'stavano conservate in una soluzione di cloruro • so~o, . od in siero del versamento peritoneale 1 ritrovato riel eadave1'e. i Le idatidi dei polmoni conservate, di V<ìl'io volume, da quello di nna grossa noce a quello di nn pisello, e di una . forma sferoidale, r esultavano: 1. 0 di una. membrana tev.era, ~ elastica, pellucida, di ull colore giallo- perla. simile nella consistenza all' <~lbume dì uovo congulat0. dello spessore., vario di una piccola frazioue dì millimetro ad l, 2 e 3 mil-: limetri in proporzione del yolume delle idatidi; 2.0 -e di: .un, 1xmtennto costituito da tlll umore ;:;ieroso-limpido !traente al ~ gia1l0gnolo, nel quale tfuotavano dei corpiciattoli bianoa.strj., piccolissimi (del diametro forse di l i 8 , lf3 , l j2 , l millimetro) 1 misti a piccoli- stracci di membranelle jaline. Queste iclatidi non er-àno nella loro par ete, nè tutte ~guah . mente pellncide e del colore di chiaro d\wvo sodo, nè . t.9:tte egualmente ripieM del contenuto sierÒso : si avvicinavillo tat~1to piì1 alla t r·aspa.renza, quanto più erano piccol~ e quanto più erano <;.:olumiuose, tanto più erano svuotate ' di siero· e con pareti spessA e. ripiegnte su se stessA, e quasi acc.~r­ toeciate, come che fossero state compres::;e e rintuzzate _per6 dar. luogo allo sviluppo . di quelle più piccole, con le quali· coesistevano incapsulate nella stessa ciste fibrosa. Le pareti · delle idatidi maggiori disgregate si mostravano, anche .ah l'occhio rmdo, costituite di più strati jalilù concentrici. Quest~ stratificazione nelle pareti più sotti).i delle idatidi minori si., faceva meno evidente, tantochè occoreva il micr-oscopio· per, . avver tirle, ed Jin quelle piccolissime nemmeno ; con .q\J.esto~ si avvertiva pli1, e la loro parete sembrava costituita di unll semplice membrana jalina. La superfice interna delle :idatidi pitt_·volumin()se si scorgeva tappezzata da una so~tilissima1':, memhranella con granulazioni fini, biancastr·e, che px:enfl~..é · vano talora l'aspetto vescicolare, come di una finissima· e. più. J l: Jlleno c~nftu ente eruzione .. miliariforme.. Q.u~esta nltiroa,


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speciale f01·ma di gì'anulazioni mi fu dato notare special•nente s ulla s upePfìcie in terna di alcune delle maggiori idatidi · p olmonari. . Ora la fol'ma e r aspetto Cat'atteristico di queste idatidi. )il. maniera co n la quale stavano incapsulate nel parcnchima p:>lmonare che inn~deYano, i caratteri del loro contenuto. i carutt.eri ed in spocial modo la struttul'a stt:atifì cata della l oro pareti, la membr·anelln julina ( n•cmbi·ana geminativa) c.he tappezzava palesemente la supet·fìcie interna di quest<, pareti, almeno nelle idatidi più voluminose, Le speciali grana.lazioni ot·a descritte di tale membrau::t, essendo tutti cal'attel'i designati dagli aut.ori Mme proprii delle idatidi di echinococc.o, a\'rebLero potuto bastare per convincer'ri che anclHl nel nostro caso tt'attavnsi di cis ti idatidee di quel pG.rrasita. Nonostante noi volemmo la c·onferma di ciò dalln cssel'\'azione microscopica. con la qualP avrammo potuto .f>corgere i 'segui pìltognomonici dell' ech inocor.co, gli scolici. "oglio dire, del parl"asita stesso. · Messo infal;ti su l portaoggetto del microscopio un poco del deposito formatosi in fondo al liquillo siet'oso contcmuw n elle idatidi, e formato dn. finissimi corpuscoli biancasf.r' i che nuotavano nel medesimo unitamente agli. straccetti di mem.l1ranelle jal in e, se nella maggio t• pal'f;c di quei corpuscoli. yier lo forme svariate sotto le qtlfl.li c.i si pre,.entavano, non p')temmo notare chiar'e le r·aratteristiche degli scolici di echin ococco, in varii altl'i invece ·vi d scontrarnmo quelle in modo abbastanza palese. Infatti in questi cor·puscoli, la forma vcscicolare tondeggian te o pirìforniC, il sottile picciuolo cou il quale si terminava in varii di essi uno d<'i lor o :sMli. f' la forma globosa che affettaTa l'altro. con striaturc decise d isposte in cor·ona che stavano a rapprcsehtarci gli uncinetti dei generi in <>.samc, sembrarono per' il dottor GiTogl'c e per me, cho più pazientemente osset·vammo, ~egni càr>atteristici degli scolici di echinococco. Non d. fu dato ·però scorgere. fra i corpuscoli ora detti alcuno uncino isolato. Nel conten uto di morte delle idatidi minOJ'i non si potè cons tatare


499 alcuna forma organizzata. Queste al certo rappresentavano le idatidi stet'ili, o non ancora giunte al pUI\tO di maturità. del germogliamento dogli scolici, comunissime d'altronde a ritro\arsi fra le idatidi prolifiche di echinoco<~co. La scarsezza da noi riscontrata di scolici coH caratteri non equivoci: 11on deve però maravigliare, nè men<5marci la convinzione che le idatidi in esame fossero di echinococco, perchè, in primo luogo, nel nostro caso, come già avvertii, r osarno delle medesime fu fatto in condizioni sfavor evoli, cioè a dire, dopo qualche tempo ( 5 o 6 giorni) che si tl'ovavano esse conservate o nel siero, od in una soluzione clorurata, durante il qual tempo for:;e la maggior par-te dei delicati scolici avt·anno m'lltO agio di alterarsi e di prender le forme indecise che a'evano i tanti corpuscoli che osser~ vammo al mir.roscopio · senza poterei render esatta ragione di cosa stasset•Ò a rappresentare; f' perchè, in secondo luogo, si dan no purtroppo do' casi, a testimonianza di vari antori t·ome Davain~>, Mùller, Livois e lo sl.esso nostt·o Roncati (l ), nei quali la osset·vazione microscopica, anzichè scarsi i caratteri dell'ecltinococco. nulla scuopre che nlga a qualificare questo parrasita. n prof. Sangalli Ste::ISO, l'ipor taudo i tre easi di echinococc:o del fegato riscontrati tla esso in 3375 cadaveri autopsiati, determina nel primo caso la specie dell'entozzoo soltanto per i caratteri macroscopici della idatide, non avendo potuto scuoprire col microscopio in essa nessuno elemento organi7.7.ato che potesse ritenet·si come scolice di echinococco (2). Riguardo aJJe idatidi ritro-.;-ate nella ciste del miocardio ù~l setto poco o nulla ho da aggiungere-: esse furono trovate per i loro cm·attcri macroscopici o micr oscopici perfettamente idenLiche a quelle ora esaminate dei polmoni, e furono co_me queste ritenute idatidi di echinococco. (l) Roncati, - Indirizzo alla diagnosi delle malattie del petto, dell'addomo e del sistema nervoso (Al cap. dell'echinococco del fegato). (2) Sangalli. - Dell'echinococco del ft.ll)ato. - Mem. del R.. Jstit. 'Iomb., 1868, fase. VI.


500

I-r1 seguito al trovato anatomico ora referito la diagnosi neèroscopica delle lesion,i del soldato Di~àrne. fu formulata

'.

come segLte : Cisti idatidee m'l&ltiplè eli eckinococco in in ctr;/,oe i polmoni, co?~ ingorgo ed epatizzazione r·ossa d/i 1ran pM>te del lm·o parenckima e ple?wite a,clesiva comp leta. Ciste iclettidea eli ecMnococco nel setto inte?·1Jent?·icolare del c1~o1·e spo1·gente nel ve1~t1·icolo clést1·o e ca'ttsap.,te ~ma insufficienza clellct t?'iC1JSpiclale ed una notevole dila{azione 'con iper·t?·ojla delle pa1·eti del vent1"icolo stesso; fegato, noce-moscata od epa.tite inte?·stiziale ila ccM~sa meccanica, con conseg1~ente iper·Mnia passiva di tutti i visce1~i addomi1wli e ·ve1.•samento pe'ritoneale ctbbonclante. (Continua)

Lettere del professore Billroth dal campo. (Contintta%ione).

[-'{;iservandosi di trattare più tardi dei diversi apparecchi per le. fratture d'arma da fuoco delle estremità il prof. Billroth si lim:i·t a· per ora a comunicare le proprie osservazioni sulle vari~' forme di apparecchi gessati. A suo ]Jarece non si conosce apparecchio che sia stato soggett<J alle più svariate modlfica~ioni come lo fu l'apparecchio gessato. Non si ferma ad accent)are quelle modifìca?.ioni che l'apparecchio successivamente ha ~ubìto nella sua scuola poiche furono gii rese .note dalle dissertazi01ù dei suoi assistenti; vuole però fermare l'attenzione · dei suoi lettori SOJ?l'<'l. due cose, cioè: sull'apparecchio senZI.\ lo strato Sottoposto e su]. t rattamento dei marg·ini delle fenestre per proteggere l'appare-cchio dal contatto col mater iale delle férite. · :ba molÙ, chirurghi si raccomand'a di non mettere strato' alcuno tra l'apparecchio ed n memb'ro o tutt'al più un esile stra't'o dj flanella. · I partigiani di questa pratica OJhettono .ogni. pr;ovia spal-


50 L matura d'olio percha questa sostanza divenendo vancida produCP sulla pel1e incomode eru/\ioni; perciò si accontentano o eli cir-'condare il membro con un getto di flanella finissima, oppure di . applicare dapprim1t nn giro di fascia senr.a gesso e poi stendervi sopra questa sostan;.:a in forma di pastiglia. Cou questo metodo in vero si ottiene un E.lppn:rec.chio cl ella più squisita elegtmza; essa si addatta perfettamente al membro come una maglia ed l1a il vantaggio di impedire lo spostamento dei più l)iccoli ft•ammenti. Però non è a dissi1nular,;i che un apparecci1io così fatto non va immune da qualchP. inconveniente. Solito le scosse del trasporto il gesso si stacca a scaglie dalla fasciatura c le ferite fanno prociden~a dalle fcnest.rc dell'apparecchio, od il membro è talora minacciato da gangrena. L'autore stesso s' iucoutrò in nn o di questi casi. Tn 1111 soldato feri to al bt'accio a emi et'a stato messo un app:wecchio ges$ato 'la gangrena avea già ir11~ominciata la smt opera (li di:>trnzione senza che l'ammalato ~i lamentasse di stl'aol'dinario dolore. e ~olo si ebbe da sospettat•e il g•· àve pel'icolo che lo minacciavn da un leggero edema e raft'redda.mento della mano. L'autore ·condanna apertamente quc:;to metodo pe;icoloso; esso metodo esige un tatto ed una perizia non comune _por pa.ete del chirurgo, e la su~.~;, difettosa applicai\ionc può avere per conse~ guenza la 11erdita il'rimedia'bilo di un intero membro, !Jnò costare la. vita di un individuo. All' incontJ'O il so lo inconveniente a cui si va incontro circondando prcviamente il · membt•o di ovatta si è <1nello che dopo otto o dieci giorni l'appm·cccltio ò t.r-oppo largo e abbisogna d'essere· rimpiazzato da un altro. Rinnovare un appat·ecchio non è ccr·tamento un tt piacevole opera:done per il ferito, ma vi è il compenso di un pericolo incomparabilmente minore. In cer·ti casi poi l'apparecchio munito di ovatta è immensamente preferibile all'aUro e quasi indispensabile; cioè quando si tratta di sapere se là suppurazione della fex·ita. :>,i è fatta stl'ada lungo il membro nell'una o nell'altra. dù·czionc, e questa conoscenza non si acquist<\ che introducendo le dita sotto l'apparecchio stesso, _ed esercitando d'e lle leggere pressioni in tutti i sensi, ed è cotesto un momento di grande v'alore per la cura consecutiva delle ferite. Qualche chirurgo h~ racconHmdato di mettere temporariame~te un corpo duro e convesso, come per esempio, mezza- patata sulla ferita al momento di applicarE' l'apparecchio e ciò allo scopò di


502

marcare il punto dove il merlesimo deve essere fenestrato. Il professore Billroih invece consiglia di valArsi sempre di un cuscinetto di ovatta o di filacc.ia con cui si ottiene medesimamente r intento senza cagionare dolori al pazicni.e. l'":gli inoltre consiglia la massima cura a tenere g iornalménte puliti i margini rlelle fenesh·e, c ciò si ottiene col circondare i m1t1'gini di un manicl1etto di ovatta incollatavi sopra da rinnovarsi t utti i giorni; un altt•o metodo che egregiamente corrisponde si è quello di riempire completamente lo spazio tra la fenestra e la pelle con ovatta previamente imbevuta di _collodio e sovrapporre a questa un manichetto di tela pure inzuppato di collodio. che in patte aderisct> alla pelle, in {!arte alla fcncstra; ìn tal modo l'apparecchio si roant icme pulito per molto tempo, anche soUo una copiosa suppurazionc. Questa Jlratica però porta co11 sè un grande consumo di collodio. Una condiziono indispensabile alla buona J·ìuscita. dell'apparecchio è l'ottima qualità del gesso; un gef'sO non buono ~i consolida assai le!1tamçnte, ciò che ha per consègnonza dei non piccoli inconvenienti, quello per esempio, di non lasciare praticare le fenestre prima di 12-22 ore sotto pena di guastare .t utto lo appare~chio, intanto che le pallottole di ovatta e ,di fila s'imbevono dei materiali socreti delle ferite, bisogna praticar e le foncstre molto grandi onde poter rimove!'e tutta l'ovatta insudiciatusi in quel lungo pet•iodo di tempo, dat•e Ull intonaco di collodion ecc. ecc.. inconvenienti tutti che come Billroth ha egli stesso SfHll'Ìrnentato rubano al chirurgo il tempo e la fatica. Sarebbe un gran vantaggio se il chit'UJ'go fosse lasciato.libe1·o nel ·disporre déi var-ii metodi di applicazione d'apparecchi, ma fosse anche esercitato io tutli, poichè in campo bisog na valersi alla meglio di t utto ciò cho cado tra le mMi per acconciarlo in materiale d'apparecchio. Lo stesso Billroth dovette ricorrere all'uso del martello, della. s<?g!t o della tenaglia. per ridurre ferule o costroire apparecchi adùattati ai va.rii casi. Le ferule di reticella metallica Cl'ano ìe più comol~C da aptJlicarsi ,per .le estPemità: inferiori e supo1•iori; la loro g rande flessibilità fa s'r che _:;i ad· dattino a molti casi. Contro la generale fiducia. sull'azione dell'acido fenico, del permanganato di potassa e d'altri pol'tentosi medicamenti egli apertamente si dichiara un· incredulo; quando era possibile egli non


503 usava alcuna lo1.ione e lasciava fluiro lihcramenLe lo marce in modo da potcrle raccoglierlc e allontanarle, quando non era ciò possibile ricorreva alle lozioni non preferendo più r una che l'altra, adoprando quelle sostanze che trovava in maggior quantità nella fm•macia : creosoto, cloruro fli èalce, acqua vegeto- minerale, spiriti canforat i, ecc. ecc.: nessuna di queste sostanze ha manifestato una speciale virtù terapeulica, nò le ferite si modificavano maggiormente sotto l'applicazione dell'una piuttosto che dell'altra. Si potè dispm'l'O di una discreta quantità di ghiaccio; l'autore lo ebbe ad usare specialmente come calmanle nelle infiammazioni acute, egli creae IH)co alla sua azione antifiogist.iea, nemmeno la sua azione Mtisett.i'ca de ve essere molto rilevante. L'applicazione della vcssica di ghiaccio non e di un g r·andc e:ffctto per lo parti profonde, il freddo sulla. supeelicic della piaga non impedisr.e la decomposizione dci prodotti nelle parti più pr·ofonde, e meno ancora può prevenire l'assorbimento dei veleni settici. Nella sua xvn lettera il prof. Billrotb dichiara che per seguire fedelmente al sno programma, qt;ello ~ioe di non scrivere un trattato di chirurgia m ilitar(;' ~istematica, ma bexHù di riferire e rh~ol gere a pratica utilita quello che ha veduto, è necessaria un'esposizione statistica dei singoli casi avuti in cura. E cco in succinto i più importanti daLi che egli ricava rla q11ei grandi quadri statistici. · I feriti fur·ono 220; il totale delle lesioni '?:77; ~JUf)Ste ultime riguard o alle varie parti del cOl'po si possono divide1'e:

l. Testa faccia e collo. 2 . Petto, ventre, parti genitali c bacino. 3. Estrcmit~ superiori . 4. Estremita inferiori. . Totale

18 72 52 135 '277

Da una pil\ minut~iosa. divisione di quelle quatko grandi categorie, a..vuto riguardo specialmente al ganere ' di tessuti rimasti lesi, risulta che le feri te gravi dominarono in nume1'0, con una prepondeeanr.a maggiore <;hc nelle altt·c guerre come viene attestato dai vari rapporti , sanitari della campagna del 1866 dal prof. Strohmcyer ed altei chirurghi. · · Del massimo inteJ'eS$e è il quadro statistico clte si rife1'isce alle ferite penet.t·a.nti, deducendo da quosto t utti i casi ad esito


,

504 incerto come quelli che furono licenziati allo stato di convalescenza risulta. ~h e di 30 ferite penef l'an ti del petto O furono seguite da morte ciò che equivale ad un11 mortalità di 30 per olo so poi si volesse d:t rruei 9 morti so'Ltt'nrr.e quelli che soccom):Jet. tero non per cau~e immediàte · delhi ferita ma per gravi complicazioni sopravvenute come tisi od altra malattia, resterebbero 5 soli morti sopra 30 feriti cioè 16 p et• %, risultato abbastanza favorevole quando si confronti con quello della guerra Americana nella quale su 1272 fel'ite ]Jenetranti del petto si conta1'ouo 930 esiti infausti cioè tina mortalità di 73 pet' Ofo. Dall'osservazioni di cotali ferite l'autore dovette farai un <OOlh cetto ben diverso sullt\ gt'avità delle medesime da quello che uno potrebbe farsi leggendo le descrizioni sui trattat.i j in generale queste ferite hanno un corso più favorevole di quello che c priori si crederebbe. Egli osservò nu solo caso sui trenta curati che sia stato seguito da copiosa supptll'at.ionc polmonale e bronchiale. L' incapsulamenLo del proiettile nel viscere è più da riguardarsi come uno straordinu.t'io fenomeno che (]uale un esito rcgoltwe, quasi sempre la presenr.a del corpo estraneo pt'OYoca l'ascesso e questo colla infezione purulenta che pt'odnce e cau;a di mol'te più frequente che non lo sia la compressione dei polmoni. Egli osservò inoltre un numero. relativamente piccolo di emorragie complicanti ·le ferite del1)etto. A. suo parere, le seguenti circo"' stanze devono risguardarsi come nltt'ettant.i momenti fa vorovoli al buon esito di detto ferite. l O ta contusione fatta dal p1·oicttilc nel pcl1'enchùna polrnonale è susseguita 1·aramente da pneumotorace. P er ragioni che n. tutti son note una ferita d'arme a fuoco non è seguita ordinariamente da grave emorragia, e quelle stesse 'condizioni della fel'ita che impedirono l' us~ita dei liquidi il più delle volte vale anche per impedire l' uscita. dell'aria.

29 Il canale della f'erz'ta si 1·estringe notevolmente in g?'Ct$iCI. della contt·attilità del tessuto polmonale e manz(esta generalmente poca tendenza at· distacchi· e alla suppurazione. Infatti egli 'non constatò che un :wlo caso con palla rima::;ta in cavità,

il quale dalla natura degli escreati potesse far sospettare la pt·esenza di un focolaio prulento nei polmoni. È questo un fatto veramente meraviglioso vedere il tessuto polmonale comportarsi in !.Q.odo così diverso dallo altve parti lt'l quali, .quando hanno su-


.. 5Ò5 bita una forte contusione, danno luogo a perdit-e -di so~tanza estesissime e ·ad interminabili suppurazioni. .J 30 Finalmente nn' aUra circostanza favorevole a ·tali ferite è senza dubbio la presenza di aderenze pleurali che si osserva tanto spesso, specialmente Mi vecehi soldati. Quando si abbia constatato trovarsi nella cavit.à t oracea una notevole quantità di liquido icoroso, fetido, commisto ad al'ia e che l' apertLlra esterna sia superiot'e al li vello della raccolta in modo da non permettere l'uscita libera del liquido, t'a d uopo apl'Ìl'e la cavità pleuralc con una larga inch;ionc in corrispondenza della 611 o 711 costa alquanto posteriormente alla linea ascellare. 'l'aie è il precetto che il Billroth stabilisce in generale, ma la' sua pratica ò richiesta con maggiore o minore uegcnza e persino controindicata a seconda dci casi. Se· ad esempio: l o l a dispnea è moderata l'oscurità non estesa c lo spostamento del cuore nullo. manifesto il mormorio vescico.l are la paracentesi non è indicata. 20 La dispnea piuttosto grave la percussione, dà in 'Parte ottusità, in parte risonanza con fenomeni indicanti aderenze di'l polmone colle pareti, può essere indico:ta la .paracentesi, coll'avvertenza di fare l'incisione in un punto dove non sia l'aderenza, per quanto è possibile fare questa scelta dietro i l'isultati della stctoscopia. 30 Finalmente abbiamo un grado elevato di dispnea, sudori freddi, polso piccolo, o·Ltusità completa fino alla quarta costa c più in sù , abolizione di mormorio vesci colare, eu oro spostato; 'll.lol dire che il _polmone non è trattenuto da aderenze e che è sospin to in diet.ro; in quest:o caso è indicata la paracentesi con incisione profonda. La sollecita evacuazione dell' icore dalla cavità toracica mediante la par-acentesi oltre ·al vantaggio di liberare i visceri importanti da. una pressione o di procurare un contiuuo scolo alle materie ser rate ci offl'c ancora un' altJ'O importante servi7.ÌO; lo qualita infettantì dell' icore si continuano sui tronchi dci vasi lesi e sugli essudati fìbrinosi; la distruzione dci primi è causa d' emor _ rogie, la decomposizione dei secondi esercita un'azione iri'itativa flogistica, e i nuovi prodotti diventano icorosi. Fe,·ite penet,·anti del ventt·e. - Tutte le ferite di questa categuria osservate dal }3illroht :finirono o colla completa guarigione o colla morte in seguito a processi infiammatori. - Fuvvi un caso qhe ha dimostrato. possibile la guarigione qella peritonite acuta


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traumatica. 1l numero delle fistole gastriche e intestinali fu maggiore di quello che ognuno si snr·e'bbe aspettato. Si è però veduto che l''Udesione del viscere leso colle pareti addominale è un fatto nuovissimo; ot·dinariamcntc le mat.:!rie si sperdono nel · cnvo del IJci·itoneo e provocano la peri!onite acuta mortale. Accenna in $eguit{) a due casi di ferite dei reni uno dei !LU<ÙÌ terminO colla guatigione l'altro colla morto. A <tucsto proposito ricorda. l'opinione che Simon ha esternato piil volte di estirpare il t'ene quando vi fosso grave lesione di questo v1scere scnm altre compli~oni. Billrobt si dichiara in ma..;sima restio nell' ammeLtorc come buono tutte lo curiosità :;cieutifiche e le tcrnc1·ità dell' art.c operatoria clw con troppa leggere1.za da lnlnni si vorr ebbe fnee cntr'<H'C i n moda, ma. meriterebbe d' è$Scr peesa in consider'tlzioue la proposta di Simou percM t•cstando scmpt•c la s.ta operazione umt delle piir grandi at·clite;~,ze chi l'llt'giche, essa è però basata !'Opra vulido fondamento scientifico, ha resistito a lunga t.~erie cl' cspol'ienzo e fu anello cor·onato da buoni successi in pralicn.

Ferite delle estl'emità superiori. - Omett<:ndo di trattare delle lesioni dette dita ù dellu mano le quali per la loro entilà c per il loro decorso nou hanno dato ad os:>or•var<' alcun che di ptu'ticolar·o, l'autore pa'Ssa direunmcntc all' enuweraziouo dettagliata delle lesioni delle• grandi o!1sa c d1•lle gt•andi cnvita articolat•i e fn preot~dere le suo os~ervat.ioni rla un grarHle quadr·o ~tat. islico dPi casi piil note,·oli con annotazioni cit'C<>stanziatl" nel modo di lesione, nell'esito C' sulle opernzioni i ntraprese. qncl quadL'O si rinssume como segue : .Ferili l!') clei <JUttli 3 morti N. O sezioni rl.clla spalla- 4 guariti, 2 ruorti » l resc1.ionò del cubito - guarito » l di:;m•ticolazionc dell' omcro- g uarito » l amputazione dell' omcro - morto. Dal quadro sucspo::;to l'autore ;rico.va alcuno consiclera~ ioni che si riflett.ono a quesiti tuttora insolili o della piu gt•ande iroportan~a. l) primo di quesfi è il seguente: Come dobbiamo contener~i in una le:;ione deila syJnlla nella qunlc sia vi con molta probabilità fruttum òella losl.tt. dell'o mero e la cnvita at'ticolnre sin direttamente o indirettamente aperta.


507 Billroht form ula in questo modo la risposta: Siccome non possiamo prevedere come funzionerà il uracc:io dopo la resezione specialmente se più ossa sono risecate, così è meglio che il malato abbia un anchilosi piuttosto che un membro mobile ma inerte e inse(·vibile. Perciò la rasezione è da evitarsi per quanto è possibile, vale a dire si deve praticare soltanto primariamente quando lo scheggiamento dell' articolazione sia molteplice e faccia temere la fH'Odm::ione d'icore nell'articolazione. Lf\ l'ese;,.ionc si fara nel peiJodo ::;econùario, quando la suppurazione della fet·i tn è profusa e progeessiva, molto noLevolc la t uJ'gesccn'za ,Ielle parti molli c quando la febbt•e assumo il temuto carattere tipico. È della mas.'iima import.anza òiagnostic."'. se l'articola~i oH e e st :;1.ta aperta c se la testa dell'o mero è le:;a, e si arri va {l. cono. scere lo stato delle parti nella seconda o terza settimana mediante l' esplor.ar.ione dig.itale. Se sl rice ve in cura l' ammalato quando la fer·ita ha gi<\ incominciato a suppurm'c si tt•a!ascia di esplorare o :>i aspetta f;c il t,urg tu·e aumenttt se la s-ecrezione sì fa piit profusa, la febbre più risenl ita; se passata la qum·ia settimann la ferita ùecon•e sem:a i suddetti fenomeni si è quasi sicuri che l'articolazione è intatta, se vengono in scena i fe nomeni, si esplor·a accuratamente e si decide sul d r~. fare . Una volta constatata la lesione d~l capo ar(icolat•e e la suppurazione della cav ittì., l' immed iata. clisaJ'Ucola;,ionc e. il m ezzo che offre le maggiori pr·obabilitù per la vita del paziente.

Quanto tempo si può attend.e1·e prima di ac:cùtgeT.~i alla ?·esezione? P er T,Jl'OlH'ia esperienza Billroth inclinerebbe a credere che. anche nell~ piu infelici condizioni de.llo stato generale la resezionc può cssel'e praticata cou spet·anza di successo ; egli dichiara che in nessu1ùtlira. occasione C<ìme in questa guer i'<'t. egli ha veduto l a resezione nrticolare c:osi pl'OntnmeaLc e saJvE-l'e come per miracolo la! vita pericolante dei fel'iti, per ciò non saranno rnai abbastanza, ,;limati i snlutari c!feLLi di questa opot•azione nè sarà m:ti troppa ln gt•ntiturline che noi dobbiamo ag li uomini che l' hn.noo introdotta. nella chit•t!rgia militare. LA necrosi delle superfici resecate è Ull l'atto abbasLauzn fre~ quente e qua;si t•egolo:ro, essa sopravviene OJ,'tl il)ariamente Lt'a la qnart..'l e la sestn. settimana, se le zna!Rr.ie p1'0dotte da <1m~sta nccrosi non hanno libera uscita, cpnverrà praticar~ una contr o apç,rtvra . (Cont~'nua) . ( Berliru;r· J[lin. Wocherscr h :;:(~t).


508

Risultati finali delle resezioni ' articolari. (Pt•of. NEUOORFER). (Continua.zione .e fine).

[/autore passa a tl'attare su lla seconda atticolazione del 1° gruppo, cioè ttll'articolazione tibio-ta1~sea. Egli si stupisce cho ci sia ancol'a qualche chiJ•m•go r estio clall' intrap1'eudere la resezionu di questa parte poicyé dessa offt•e risultati relativamente piil favorevoli clìe l'articolazione cubi1,alc. Anche l'occa$ionc di operare nou sarebbe tanto rarll. l)Otendosi in quasi tutti i casi di amputa?.ione alla Piogasto o di amputazione sopl'amalleola t•c ~ostituirnc la rcsezione, cd tma guarigione nel senso altrove espresso dall:autore sarcbbbe possibile come lo è per l'tu•!. icolazi.ono del cubito·; pcl' compl'ova J'C' questo assCJ·to, l'Mtore riferisce la storia di dnr. casi da lui ope1•ati clai quali risulta che il piede sul quale '\rleo ratia la resezione dell'al'licoJa::r,ione tibro-t<ll'sea può -essere r eintegrato della s ua f1·azi one, e p erciò dover~<i preferi rl) !a rese~ion Q all'amputazione di Piogasto. Egli ci dà una slatistica molto incoraggiante delle sue operazion i; di 11 operati per ferita uno solo morì., e di sei operati per afi:'C:zioni lente si perdcLte la meta. Trattando ht 3a a rticolazione del 1° gl'uppo, eioò l'articolazione coxo-femoralc, confessa che di setto operati di resezione solo uno potè :;al var nc, ricorre ndo ;però alla concentrica d isarticolaziono del femore. TI pii.J ricco materiale statistiCO sulle l'CSC'tioni del femore ci Ò • offel'to dalla g uerr.:a americana nella qualo ~i ebboro dei r isultati feli ci non pochì. Nell'elaborato rapporto di S. A. Otis più conosciuto sotto il nome di Cit•col are n.<~' 2, dell'anno 1869, ai tròvano l e stor•ie di t ul,ti gli opemti pel' rag ione femor·a.le, da t1uesti l'autore sceglie tre casi,' i più felicemente riusciti: uno degli opet ati continui> a guadagnarsi la vita lavorando e portando pesi, gli alki fruirono di movimenti abbastanza estesi della parte operai.a. S iccome poi la guaPigione a nche nei casi più felici è stentata e lunga (da 2 a 3 anni), siccome è anche ra1•issima e l'insulto portato alle parti è della massima gravità, così una simile opeI'azione non dovrebbe essere indicata che mramonte a condj;doni


!;)09

dispewate, La gravità di questa operazione risulta 'trovpo çhiara dal seguente quadr·o della sopracitata Circolare n.o 2. l

Resezioni

l

l

l

Guarl't'1

l 3

Morti l

7

l

o

Secondarie

2

o o

2

Primarie lntermec'liat'il-)

33 22

secondarie

!)

Intermediarie

8

Secondarie

]

Primarie

R esezioni dell'anno

1861

Del femol'e rNu dei mero casi

· Intermedi ~t·ie

Resezioni durante la guerra ame••icana

l

3

2

l

2 l l

Nuove operarjoni

'

30 '

20 8

11

o

7 l

_......_

l

Total~

l

84

l

7

l

77

Prima di passare al secondo gruppo di art.icol:lZioni, l'au tore crede oppot•ttmo di dare uno sguardo l'etrospetti \' O sul gruppo

clte ora ha t rattato. Dall'aver e~li stabilito_in generale eh o la rese1-ionc del cubito è una operazione non molto g •·ave e che lascia. dietro sò una completa integrità di funzione del membro, si dovrebbe conchiu- dere essere egli part,ig.iano d1elle r ese?zioni immedint~ e prirniere, ma egli si esso fa.. a questo rigua1·do delle impol'l.anti restl'izioni, pet·chè si di\n no talvolt.a circostanze tali che controindicano afl'atl.o la l'ese:r.ione del cubito. ' Fatta anche astrazione dalla circostnn:~,a che in guerra: non si ba. sempre tempo sufficiente per operare en.tro le 48 ore, è un fatt_o che nessun chirurgo sarà indotto a far la resezione del cubi ~o qnaodo sen?oa. di essa. può otLencre i medesimi risu!l,nti. E q~ es~a condizione in fatti non è molto mra. So il chi rurgo , si dà prcmui:a di esplorare accm~atameute la parte o ~'esà e di liber•a rla da ogni corpo straniero, di estrarre ogni più piccolfl scheggia, di immoGiornalc di Medie. rnilit. 1.87t , , · l. ' ,3,3 1


510

bilizzare l'arto con un adatto apparecchio fenestrato, con molta probabilità egli ottet'rà una completa guarigione con perfetta funzione del membro. L'estrazione C<)mpleta dei più minuti frantumi (e quest:;t. oper~zion e richiede inv.ero non poca abilità e paziemm) è un momento t.crapeutico della massima importanza; c fa sì che il paziente ha tutto eia guadagnare, nulla da perdere. Pat'rebbe in favot'e della resezionc immediata il fatto che per la medesima è allontanato il pericolo della pioemia e di altre malattie d'infezione; ma come si è veduto altrove, quando si abbia cura di dar libero ingresso all'aria nell'articolazione pronta e libera uscita. idle materi e non succede tma forte reazione; quand'o poi -a questa pt•atica si aggiunga l' altl'a di liberare la parte da ogni frammento ossr.o, ci riescirà a mct,terc la parte nelle stesse condizioni come dopo la resezionc. Riguardo alla at·ticolazione tibio-taesea l'autore si limita. a conchiudcrc contro la reseziono immediata e consiglia l' estrazione immediata delle scheggie, operazione che offre molta f<tci lita e molti vantaggi percbò le ossa sono coperte da pochi tessuti mollì. Al contrario non trova ragionale l'estrazione immerl?:ata delle scheggie dell' articolazione femorale, nel senso però che egli da a quella parola, cioò l' estt·azione delle scheggie anche aderenti ; concede che si debbano estrat're tutti i frammenti mobili c cot•pi stranieri, ma r{lccomanda d' astenersi da ogni violenza verso quelle parti ossee che stanno ancora attaccate o alla capsula o alle parf;i molli. La posizione profonda dell' a1•ticolazione . le potenti masse ' muscolari che la circondano fanno soft'ct·mare Ùpus e l'aria nella ' parte e f.woriscon ò c9sì lo suppurat.ioui articolari della più malvagia natura. Allo scopo di fare esattamente appt·cr.;:are i vari risu!tati delle disarticolazioni ecl evitare ogni" equivoco che sorger potesse dalle parole usate comunemente, a determinarli, l'autore trova neccs· sario dividere i risultati finali delle resezioni articohtri n(c)Jlc se· guenti categot'ie; l .O Articolazioni mobili e funzionanti. 2.0 ArLicolazioni immobili che possono ancora set·vire : a) con adesione r~ ciproca delle estremita resecate; b) con perdita di funzion e delle parti molli : 3.0 articolazioni mobili ma inservibili; a) con eccessiva dis~anza r eciproca delle estremità rcsecate ; b) con atrofia delle parti molli circostanti all' articolazioni; c) con· paralisi delle parti molli; d) con mancanza di. un limitò al movim~to e conseguente iperestensione.


51J Un' articolazione mobile ed uLilo dev~ godct•e dl'llla flessione, dell'estensione e della rotazione come allo stato normale, deve essere cioè una vera articolm·,ione non nel senso anatomico ma nel senso clinico; e per ess<Jre tale J'ichiede: 1.0 che i mu~:>coli non si'ano alterati n è anatomicamente nè fu n7.ionalmcntc; 2.o che le estremità o~e stiano in intimo contatto fra di loro; 3.o che le superfici di rcsezione si siano al'rotondate :s't da potere sco:rl'el'e una sull' altr·a; 4.0 deve svilupparsi nell' m-t.icolazione operata, un apparato limitante atto a formare il ·movimento acl un certo punto. Mancando una di queste condi1.ioni, non si ha più un'al'ticolazione completamente ripristinata. La prima condizione, èioè l' jntegrità dei muscoli dipende molto dal taglio che fa l' operatore. Il taglio longitudinale benché il meno praticato pare sia il più idoneo ad ottenere buoni risultati·. L a scconùa condizione che è quella del ravvicinamento dcHe estremità. ossM è più importante. J~ impossibile stabilire teoTicamento quanto possano le due ossa distare l' uua dall' altl'a pel' avere ancora una buona ar ticolazione ma si può 'segnare H massimo limite a 4 % - 5". Una, terila proprìetà che deve acqtlstare l'articolazione è lo sconnossamento delle superfici osso<', ma questo è un processo tntto s_pontqneo e devoluto alla natnr·a e non abbisogna dell'intervento de l chirurgo, com() si vuò Cl'ederc. anello nel moncone delle ossa amputate alla loro continuità. Finalmente l' articola7.ione abbisogna dell' app:wato modeJ!ltoro che valga a conteMre i suoi movimenti entl'o certi !imiti . Per ottenet•e rjuesta condizione è necessario conset·vare accuratamente il pcl'iostio ; in non pochi casi dopo una resezione sottopcriostalc ben fatta si sviluppano perfino delle epifisi o~see eli nuova fo-rm 3r zione molt'atte a JimitaPC 'il moviment o, L 'autore concbiude che una volta pr·esi iH considerazione cd apprezzati al loro giosto valore gli importanti momenti di cui oua lul. fatto parola, si' compr.encle fac ilmente perchè non semp1•e ;dopo una resezione si ottiene un' 1\rticola:'.ione mobile ed utile. ~asta non aver adempito a una sola di quelle condizioni, a far ' sì che un'articolazione diventi•)mmobilc oppure mobile o in!:!et·>~~bila.

f.'Wt'ener Mcdiz. Presse).


512

Quali sono le preparazioni arsenicali che si devono usare nella cura della tisi polmonare. ' Ge principali preparazioni in uso nella terapia sono l'acido arsehioso, l'ar.seniatQ di :soda, quello di potassa e gli arseniali di ammoniaca, di antimonio e di ferro. L'acido arsenioso si è la prepara;:ione la più comunemente usata, ed è la base delle così. dette pillole asiatiche, della solullione di Boudin ecc. Il Devergie accenna, siccome difet,tosissimo, l'uso dell'acido ar!:lenioso in ·polvere più o meno fina cd impalpabile. Fa d'uopo rimpiazzare cotesto modo con i granuli, i quali conservansi assai bene, possonsi dosare facilmente per milligt·ammi. Si possono unco rimpiazzare i graucllini, con soluzioni di acido arsenioso, ma il dosamento ed il feaziouamento sono più difficili ad operarsi pet· tal!l manieea di ~ucllo che sia coi gl'anellini. L'arsenjàto di soda c più solubile dcll'o.cido arsenioso cd è la · base. del lit}uore di Pearson, che ne contiene 5 centigr. pe1· ogni 30 grammi di acqua; e una buonissima preparazione nclln cu1•a della tisi, ma non può amministt'at•si ad una dose così elevata, né così lungamente, quanto l'acido ar.senioso. L'arseniato di J)Otassa, troppo irritante per le vie digestive, usatissimo nelle affezioni cutanee, sotto il nome di liquore di Fowle11, ha l'inconveniente del dosamento a goccie,. e non può ffirsene uso pee lungo tempo n ella tisi. T.J'at•seniato lli ant imonio è pure una buona prepar azione, b·oppo poco conosciuta nella terapia delle malattie del petto. L'antimonio è una so~tanza sinergica dell'arsenico, è uno stimolante ed un regolaLoec della contrazione dei capillari sanguigni. Lo precauzioni da prender:si, nella cuea della tisi per l'at·.senico, COQsistono nel peopinare .cotesto medicamento, a dosi pl'ogressivé, aggiungendovi un po' d.'oppio, o nel fl'ar.ionamento delle dosi da uno a due milligrammi (siasi qualsivoglia la preparazione), e finalmente nel sospendere di quando in quando la cura, allo scopo di evitare gli effetti temibili del medicamento, i quali po trebbero talfiata verificar.>i nell'organismo. (Giornale Ve~wto di Scienze Mediche).


5t3 Solubilità di alculli prodotti chimici nella glicerina. 100 parti di glicerina disciolgono 50 parti di cloruro 1:incico IO » acetato di rame 27 » cianuro mercm·~co 20 » aMtato di morfina 32 » cianuro potassico , 20 » acetato 'di pìombo 20,5 » idmclorato di morfina 20 » acido arsenioso 40 » ioduro potassico 20 » acido arsenico 40 » iodut·o zincico 12 » acido benzoico 1,9 » iodio 15 acido ossalico 0,45 » morfina 50 » acido tannico l » veratrina 50,5 » arseniato di pota;:;sa 16 » lattn'Lo di ferr·o , 50 » arseniato di soda 4, » nitt'aio di stricnina. 3 » atropina 22,25 » zolfato di stricnina ~O » biborat.o di ;;orla 0,5 » chinina '· . 8 » bicarbonato di soda 33 » solfato di atropina 25 >> bromuro di potassio 30 » solfato di rame 20 >> carbonato di ammon . 25 » solfato ferroso 98 » catbonatosodico 40 » solft\to aeido di allu-, 8 » clorato di pota~sa ' mina e potassa 20 » clorato msoda 0,1 » zolfu ' ~O » clorm·o am~oniaco 5 » solfuro calcico '\ lO » clol'uro baritico 5,5 » tartaro stibiato 7,5 » clururo mercm·ico Questa tavola della solubilità di alcuni medicamenti che abbiàmo tratta dal Boston mcd. and :>U?·gical .Jo·un zal, agevoJerà l'uso della gliceri.na come eccipiente, che pt'e&enta proprietà si favorevoli per l' assorbimento della pelle . .( AnnaZi ~i Chimica, ApTilc 1871.).

»

Esperienze elettr o-terapiche nelle ferite di arme da fuoco. ll dottor Maurizio Meyer su 200 casi ba provato l'influenza· che il galvanismo esercita su queste tre condizioni morbose ·con seguenze di ferite d'arma. da fuoco ; cioè : l CJ Sulle cicatrici che entrano profondamente nei muscoli c ne impediscono la funzi one; 2° St~lle contrattu1·e provocate da fasciatu r·e immobili, o!fese eHrette dei flessori ( specialmente del bicipite del braccio) ovve·ro dipendenti da contusione dei nervi; 3° Finalmente sullo ancht'los7: e tumefazdond ossee.


~ 14

Mef;f;endo il polo ramo s ulla cicatrice mu$Colarc e quello zinco opposta dell'osso, ovvero in un punto lant.ano do! muRcolo, si ottiene un rammollimento notevole della cicatrice i ripetendo sp:lsso r1uc:;ta operazione per 3-5 minuti, adoperando una corrente che si senta ma non produca dolore, gli essudati scompariscono, la euk cicalriziale diventa morbida, cedevole o dj eolorito norrnalo. Le contruttmoe provocate da fasciature immobili cedono sollcritarnent~ sorto l'in nuonza del polo rame; quello deriv~~nti da cicnir-ici wuscolm•i o tendinoo scompaiono lentamento dietro il gradualr rammollimento drlla cicatrice. Quelle provocate dalla contusione di un nervo o congiunto per lo più ad anestesia delln pelle spariscono molto sollecitamente nel seguente modo: il polo zinco vien mantenuto fisso sulla pelle anestetica, mentre la cicatrice e la contrattu1'n. vengono trat.tate col polo rame. L e tumefazioni ossee, che vengono provocato da.lle palle le quali lo ossa stesse perforano, diminuiscono molto sollecitamente e spesso « si ò al éaso di ottenere in pochi minuti nna. visibile e sensibile tlotumefa7.iono » mentre lo periost.osi cr'oniche e le tumeft~?.ioni ·crofolose delle ossu diminuiscono lentamente. Oei casi osservati l' autor-e Mr1'a specialmente il seguente : il nervo mediano destro et'a stato contuso da una palla un pollice al disotto dell' ascrlla, la. faccia interna della mano era inscn'ibile, il braccio non poteva che con difficoltà esser sollevato nella posizione ori?.zont,ale, ai tentativi di chiudere la mnno le tre ultime dita restavano 4 pollici lontani dall'articolazione dello mano éd il pollice e l' iudicc 5 ~ollici. Dopo una cura di sei settimane il paziente poteva sollevm·e completamente il braccio ed cstepderlo, poteYa chiudere le tre ultime dita e solo l'indice era ancora ri~ido o con la sua cute inscr.sibilc, il pollicò era ·ancora alquanto impedito nei suoi movimenti e la forz!\ con cui la mano litningava non molto debole. ~tlla parto

( Eiectrotherapeutisclw E1"(ah,·utl{Jen bei Schussvcrletzungen, Berlin. .Klin. Worlumschr., 1871).

Altr o preparato mercuriale. J l .Pott. Muller di Broslnvia trovò cho il biclorut•o d~ morcurio ed il cloruro di sodio costitu~couo un pl'Qp~rato che non precipita l'albumina.


51!,) Il J;>ott. Hern sperimentò la preparazione medicalmente. Duo o due e mezzo. parti di sul)Jimato, Vl;lntì o ventisei di sale ir~ 1000 pa1'tì d' acqua. Lo zucchero e le bevanda acide, deblJono essere proibite, cb.é possono dist r.urre la combinazio ne, una dieta l)Ìuttosto sallna è a raccomandarsi. Su 54 am malati, solo due eb!)ero salivazione con questo trattamento che il Dott. Stern riconobbe come molto efficace nella sifilide. Si può portare la dose da uno a due centigrammi di sublimato con doppia quantità di sale disciolti in acqua nel corso di due giorni ~e nÌa c~e av vengf\ a l ClUl dist urbo intestinale.

(1'ha JJoctor.)

Sull'amministrazione dell'olio di rjcini. Rjscaldate il rccipicni..e nel quale si contiene 1' oli~ di l'lCJno; .risciacquate con acqua calda, quasi bollente, H bicchiere o la chicchera che deve l'iceverlo. L'olio diventa ftui~o come l'acqua. Bastano alcune goccia di b'·andy o di rhum, o eli vino Malaga, ~e t' togliorgli og·ni odore e ~apore . Lo si inghiotte ~enza accorgersene. È questo il çonsiglio che dà agl~ schifiltosi, il Chemists. and

Druggz:vrs adu;ocate.

Linimento di glicerina, amido e cloroformio: di .T. UA.AX!.lA..'\"N. Ebbi spesso i n vito di prcparaJ'e, per uso esterno, l' -qngue'9to di cloroformio, contenente, sopra 30 gt•amrui di glicerina con ' .amido, 12 g rammi di cloroformio. Questa preparazione mi ha pres<-ntato sul prinçipio molte difficoltà a motivo del calore che bisogna impiegare, e.·che evapora quasi tutta l' acqua. Ma r iuscii non pertanto · ~~ prepararne, colla stessa dòse di cloroformio e anche più, aven'do cura. di aggio ngervi 4 grammi d'acqua per 30 grammi eli glicerina, Bisogna mettervi gran cura affine d' ottenere un unguento uujforme, e di perdere il meno possibile di clorofqrmi~. Io r accomanderò anche di battere bene l'amido colla glicerina e la quant ità d' acqua che dò; di raffreddare il miscuglio in una boccetta a larga apertur a o col turacciolo di vetro. Vi si ag_ginnge allora il cloroformio a piccole por-tioni, aveudo cura di

l

'


516 bene rimescolare e di' non versarvi nuove quantità di clorofor1 mio prima che la precedente non sia perfettamente mescolata colla glicerina. Senza questa precaqzione, si -perderebbe molto cloroformio. ( Jmà-nal de Pha1·macologie, février 1871 ).

',

Pillole disoppilative di DA VIDE BELL.

Aloe ed estratto di giusquiamo aila . 60 centigr.· Solfato di chìnin ~ . . . . '. 30 l » Solfato di ferro . . . . . . : . . . . . . 20 m. f. pillole eguali dodici. Una o due al giorr~o. -Sono princ.ipalment~ utili a vincere· la costipazione ven ~rale .cronica,· che si aggrava coi purganti continuati a lungo.

Polvere trofica. Dopo molti studi, e ricerch e basate sulla compOSIZIOne della' cenere del cadavere di un ~1omo adulto, e in stato fisiologico che occorreva studiare come pt•ototipo per la confezione di una polvere trofica generale, il PoUi espone il progetto di una miscela sal.ina dedotta. dalle cognizioni che al)biamo dei resid ui minerali ottenuti· nelle analisi delle diverse. parti del cot·po umano. Ecco dunque la composizione della polvere minerale nutriente che egli propone: Ipotosfito di calce lOFosfato di calce tribasico . IOFòsfato di soda ·. 15 Carbonato di ' calce . ' . 10 Iposollìto d~ magnesia . 15Cloruro di sodio . lO Bicarbonatò di potàssa. 15 1 ' Ossi.do ferrico . . . lO O.>sido mauganicb 2 5

' Silicato ;potassico .

2 5

100

'-

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51 i

Climatologia italica. -

Mose di gennaio 1871.

Minima assoluta

Medi:<·~-~ l - 3

Il' ALIA

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Massima assoluta

l~o~-:- ....~ g~ l

Gio:no : : : -

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Tem(JCralura in gradi centesimali Sett.;nti·ionnle Centmle . . . . 'Meridionale ..

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Di1·e;rione


51&

La benzina contro la tos,se ferina. È notò che l'inalazione dei vapori, che si sviluppano t{ei Luoghi dove si purifica il gas illuminante ,, ese't;citano un'azione favorevole nella tosse ferina, quando si pr~sentà senz' altre complicazioni. Il Bottari crede che quest'azione sia dipendente dalla presenza della benzina in quei vapori ; e perciò non trova conveniente il trasporto dei bamQil)i ai gazometri, p.otenqoli curare con g1'ande facilità ed a dosi relative a domicilio. Egli trova la bcm:ina il miglior rimedio nella tosse ferina. La si amministra per uso interno alla dose di 10 a 12 goccie in una mucilagine, o sotto forma di sciroppo, associandovi qualche volta l'inspirazione dei suoi vapori sparsi. ad arte nell'ambiente. (Annali dt." Medir;ina pubblica).

Statistica delle Guerre. Togliamo dalla Revue d' economz·e etc. di Ginevra i · seguenti dati: Fmncia dal XIV al XVIII secolo, dalle crociate all'impero, sovra 500 anni, 326 di guerra e 181 battag·lie ordinate. Dal 1791 al 1814 - imposta di vite: 4,556,000, dei quali pelle coscrizioni nopòleor,iche 2,476,000. Crimea : Fr~mcia - uccisi dal nemico 10,320, 10,400 morti per ferite, per altre cause 74,895. Inghilter.I'a morti 22,132 (23 p. %) Piemonte . » 2,194 Turchi, Eghd. . » 35,000 , Russi . ~ 90,000 In totale quasi 800,000 uomi~h;ag('iiicati. Guerra d'Italia 1859 - ·Francesi 17,775 Austriaci 38,650 Italia11i 6,575 d-oerra della ribellione- Amr.r•ica .del Nord: 317,000 morti ( 211,'0 00 feriti) per 2,656,000 armati: Idem Am~r-i.ca:del Sud: 6"30,000 pez: 1,074,000 uom1m. • Guerra Italo-Germanica (1866) 90,000 morti.


IIIULIOGIL4.Fill. ll mù::roscopio e le sue applicazioni agli studi medici. - D&L D01'1'0R VITTORIO Gworc1.- 1\l[anuale co1·1·edato di 338 figure inte1·calate nel testo. - lvlilano, tipografia Vallardi. Dopo aver abbandonata la comoda quanto fallace via dello astrazioni per seguire quella, difficile bensi , ma sicura, dell' osservazione, i medici tosf.o comJW~ero come uno dei principali loro compiti dovesse essere l'indagine accurata dell'intima strufr tura o composi~~one dell'organismo nello stato di sanità, non ch.e dei mut amenti che vi s uccedono nello stato morboso. Necessariamente essi dovettero approfittare eli ogni mezzo che valesse ad aumentare la poLenza del senso visivo, il pit't valido ausiliare per l'indagine fisica. Quindi l'applicazione del microscopio, istruq~ento il quale aperse un nuovo ed assai esteso campo di utilissimi studii; i cui frutti andat·ono poi pT'ogeessivamente accumulandosi per modo da costitu.U·c ormai un ramo molto importante dello scibile medico. A confronto di altri paesi, della Germania in ispecio, pochi per verità furono fra noi quelli che particolarmenLe si dedicarono alla non facile coltivazione di codesto campo; n'ebbimo però alcuni che riescivono assai d~stinti, e f ra questi vuolsi senza esitazione annoverare l'egregio nostro medico direttore cav. Giudice, al quale appunto dobbiamo la sopra enunciata opera di microscopìa applicata alla medicina, la prima che or·iginale e completa, sia stata finora pubblicata in Italia. :Riguardo ~1-l merito di tale scritto basterà il ricordaJ·e che il chiarissimo prof. Bizzozero , git\dice assai c:om1wtc nte nella materia, annunciandone nello scorso anno l'avviata pubblicazione co~l concludeva: « io raccomando caldamente a' miei colleghi, e « specialro~nte ai modici pratici. questo lavoro, il q uale com< pendia i n sé pregi disparati di cui vanno ricche le opere di, « Frey, di Harting, eli Beale e di ·Nagcli e Schwendencr ». E noi vorremmo che tutti quei nostri colleghi dell'eso1·cito ai quali interessa lo stare al corrente dei progressi della scienza, eorredasserQ di quel pre7.ÌQi!O libro la loro biblioteca, conv,in ti,


520

..

come siamo elle in cs.c;o troveranno un'ottima guida, sia per apprendere como si a~-lopcri il tnicroscopio - supposto che ancora abbisognino di uùe istruzione-, come allresl per applicarlo allo studio dell' ist.ologia notmalo o patologica, o quindi all<t diagnosi di molte malattie. Em nostro desiderio di pre::;cntare un:amilisi ragionata di quest'opera; ma la sua nntm'a necessariamente tlesct•itli,·a cd insieme la bellissima forma lcltet•al'ia con cui è <Iettata, ci consigli:ll'ouo poi di !imitarci acl un scmplicè cenno sornmMio delle materie in e.:;::;a trattate: chè altrimenti non potendo esimerci dal soddi~fare al bisogno (\i riprodul'HC te~lunlmcnte lunghi bl'ani, aveessimo anlicipatarnente privato il lettore di una 11nt' le del piacere c dell'utile ch'egli deve rih•m•t•o nell'attingere dit•ettamcnte le nozioni alla loro fonte. L'opcl'a in discorso c molto opportunamente divisa in due parli. Ln prima i>Mte ha lo scopo d' insegnat•c come si mane:rgi il microscopio c come :.i allestiscano le preparazioni da osscrntN>. L'Autore esot•d.iscc quindi coll'espor1'c, brevemente, ma con moll.a. maestria. le no-.ioni gellot·ali relalive all'cS>;enUL ed alla fot•mtl del microscopio, non che al meccanismo della visiont•, sia naturale, siu col su~s idio del mict•o:;copio semplice e del compuslo. Procede egli poi acl uno studio particolaecggiato di tutto quanto concerne llt parte ottica dell' isl"umcnto,·e perciò dice : delle lenti obbictti\""e, dci difetù diottrici che que~tc pos~ono pre:::ent at'''· della correzione almeno appt'Os~ il ll iltiva di tali dil.e tti, della combinazione di dette lenti, del 1110do con cui si può aumentar<> la c)) in t'C~'\ dolio immagini da c&<C fomite; delle lenti oculari i delle qunlitù diot.lt·iche cui deve possedere un buon microscopio; infine della illumin:t~ionc deg li oggetti pet' luce rill cssa oppme tra:;mc~~a. Seguo naturalmente lo studio della parte meccanica del nticroscopio, o qui l'A. ci dà una chiara desct·izione dei più r eputati modelli, ottimamente c:Oi1 diuvatn dai rispettivi disegni. Tn seguito egli fa conoscere come si oltcnga la polariz1.azione della luce, come si disegnino gli oggetti median te la camera lucida, c come si proceda per tnisurare gl'ingrandimenti ottenuti col microscopio. Insegna nltre~ì a pt•oticare il I'iscontt'o del valot·e ottico di un microscopio con oggetti di _proYa artificiali o naturali, non cile il riscontro clell'aplannLhuno, dell'it<\J'òmatisrno e di tutte le altt•e


5.21

qualità diottriol1e dell' istroment.o, aggiungendo pure le norme per il caso s'abbia ad acquistarne urto. Finalmente egli detta le no1'me direttive più importanti per il maneggio del mict>oscopio ( IJ.uali tl\ della luce e St)a gradazione, :progression a cleglì ingrandimenti, aggi usta.mento focale, uso dei reattivi, r:scaldameuto degli oggetti, interpretazione delle immagini microscopiche) e per l'allel'.timento delle prepaPazioni microscopiche,.sia ostempo1'anee che da conserviLl'Si a secco o ad umido (indicando a questo rigm'trdo gl' istromenti necessarii, la composizione delle sostanze c miscelo adesive come pure dei liquidi indifferenti o conservatori, i reagenti cbi miei da adoper:ar.>i, il modo di tingere e di cssiccaro i tes'suti non 0hc di praticare le iniezioni). . Nella seconda parte dell'opera, la quale ha -per oggetto la speciale appli ca:done del microscopio alla mecliciua, l'A. espone tutto che si riferi11ce allo stato n~>rrnale ed al patologico dci singoli umori, tessuti, organi ed apparecclù del corpo umano, procedeado coll'o l'Cline seguente : sangue, Jinfç\, chilo, muco e pus ; ep i t~lii, unghie e peli ; sostanza connettiva ( tel!f'.uti. connetti vi gelatinoso, relicola.re ed ordinm•io, tessuto adiposo, tessuta cartilagineo); tessuto muscolm'e ; lf'ssuto 11ervoso; vasi sanguigni, linfatici c nodi linfatici; glandole; appa.J'OCcllio digestivo, r espit'atorio od ol!inni·io; organi genitali femminei e maschili; OJ'gani dei sensi. Tr·attando dj ciascuno di colali o~~etti di studio, l'A. in generale ne descrive innanzi t uttd la struttura istologiaa normale e, quando occor·re, ne indica a ltl'esì la genesi embl'ioriale non cl1e la composL~ione cbimieil; poscia ne ra conoscere 'le principali nlcerazioni morbose; infine insegna .como si debba procedere nel praticare l' incla~ in o miCJ'oscopica per constatnr·ne lo stato normale ocl il patologico. Per riempiere poi una lacuna a bella posta lasciata in-cotesta trattazione, l'A. ci dà com~ append ice uno studio accuratissimo sui tumol'i r:naligni ( missoma, saJ'coma, cascinoma e t uhercolo ). Tutti codesti argomenti sono S\10lti con pt'ofonda dottri na 1 o la comprensione dei fatti riesce se!I)pre agevolissima., sia per la SOt'(lma semplicità e chiare<\:m d0ll'esposizione, come altresì pel sussid~o delle figul'O, in massima parte ot•iginaH. I cn,pitoli poi SJ.lecialmento pregevoli, a nostro avviso sarebbero quelli che trattq.no : della 'genesi.del pus, delle malattie parassitarie, del decorso


522

o della terminazione dei filamenti nervosi, delle alterazioni patologicbc clello tuniche dei vasi, delln sh•uttura dello molteplici h'Pecie di glanclolc, dell'e.splol'azionè delle orine, della struttura dei singoli organi dei sensi, dei t umo ri maligni. Insomma si può dire francamente che il nostro collega ha, col suo lavoro, assai bene riempita un' impo1•htnte lacuna che esi;;teva nella letr.eratura medica italiana, e co~\, acquistandosi una bella -posizione nella repubblica letteraria, a~ginnse un nuovo ed eminente titolo alla stima che gìà distinta m·agli tributata da quanti

lb conoscevano.

IIJOILLETTirfO l iFJl'IGjJflLE

P(')· R. Dec1·eti del 17 (!Ìllfllto 187 i. QUAGLIOTTI cav. Aniceto, meclico di t•eggilnento di ) G. cln~!IO nel 20<1 1·eggimento funleria. RADAELLI dott. Pericle, id. id. nel IO rcgg. granatieri. Concesso loro, n datare dnJ l" luglio 1871. l'aumento di stipendio di L. 380, oudo portar·li n godere della puga a..o:segnatn al g •·ado immediatamente superior·e, pc•· aver· passat.o un secondo quinquennio in effettivo ~ervizio nell'attuale lo•·o gJ•ado, a menw dell"art .f'' della leggo 28 giugno 1866. DE LORENZO dott. Pasquale, medico di lmllttg~ione di 14 cl. nel fi40 r tgg. fante!'ia. VETERE dott. Marco, id. id. addetto allo spt•dale divi~iOMt'iO di Cavtt (Salerno). SONCI1\I dott. Fabio. id. id. addetto allo spedale divisionario di .\!~­ sina. 13RUNO dott. Vincenzo, id. id. nel IO l'eggiulento gt·analiol'i. Concesso lor·o, n dat.aro dal 10 luglio l 87) , L'aumento ùi stipendio di L. 400. onde pol'tarH a godere della paga asscgnntu al g•-ad.O immediatemento superiore. pet· ave•· passato un secondo quinquennio in elft~ltivo l!et·vizio nell'attualo lot·o ga·.tdo, a mente dell'urt. 40 ùell:. legge 28 gi ugoo 1866. RTGOLI dott. Giuseppe, medico di r·eggirnout.o di 2a classe io aspetts.tiva per sospensione dall' impiego dal 22 maggio 1870, domiciliato a · P àlaio (Pisa). Collocato nolln categoria di aspettativa pet· ridu1-ione· di ool"pO\ a comincial•e dJ'! 22 maggio 18'7.1•, coll'annua pagn


523 di liro 1400, giusta l'art. :)2 delltt legge sullo stato degli uffiziali, a datare dal JO giugno 1871. .MAGGlORANI dott. Ga.~pìu·e, medico di battaglione di 2a classe, il- disposizione del Com:mdo generale della divisione milit. di Roma. CoUoc:\tO in aspettativa pet• l'iduzione di cor·po, co ll'annun paga di L, 1080, a cominci~re çhù IO luglio 1871. FERR.OGLTO dott. Gius<~ppe, id. id,. nel 54() regg. fanteria . Collocato in aspettativa per inftll'mitiL tempot•at·ie non pt·ovenie nti dal sel'vizio, coll'annua paga di L. 1080, 11. cominciare dal JU luglio 1871. Con Detm·mina-tiOJ'te i!-Iinisterùde del 23 [!itt(lno 18/1. .

AGOSTI cnv. Giuseppe, medico di r·eggimento eli P classe nel 70 reggimento bersaglier·i. Tr=fertc.> allo sped<1le divisionat•io di Padova e comandato al succur·sale eli Venezia. PIRAS dott. Anton io, id. lcl. nel reggimento Gotrova cavalleria. Trasferta allo spedale divisional'io di Verona e comandato al succursale di Brescia. PELLEGRlNT cav. Leopoldo, id. id. addetto allo spedale divisionario eli Padova e comandato al St\ccursale di Venezia. Tt-asfet·to al 7° regg. bersa gliéri. LUGLI dott. Car1o, medico di reggimont.o di .2n classe nel 7° reggim. bersaglied. T r·asferto allo speù11le divisionario di Messin Il.. ZADET dott. Luigi, id. id. addetto allo spedale divisionario di Messioa, Tr·Mfet·to nel 7° reggimento bet·.saglieri. CAMPETTT dott. Em·ico, id. id. nel 52" regg. fantet·ia: Tras lìwto nel reggimento GenovA. cavalleria. GIANAZZA dott. C!tdo, id. id. addeLtO allo sped!Ùe divisionario di Veronn o' comandato al s uccursale di' Brescia. Tt'.1sferto oel 52<' reg.: girnento filnteria. ROSSI do l t. Feder·ico Get·olarno, id. id. nel reggimènto c3;và:lleggeri di Alessandria. Tr·asfet·to nel reggimento Janciet·i di Firenr.e. BROSCA dott. Gaetano, id. id. Jtcl t-eggim~nto lancieri eli Fir·enze. Tt-asfarto nel t·eggimant.o cavallegg·et•i di Alessandria. GER.LERl dott. Giovanni Battista, rnedico di batb1glione di 2n classe, addetto 1illo speciale divisiomio di Torino. Trasièrto nel \)O r egg. fanteria.

Con R.. Decreto dr.t 25 git~gno 1871.

RU.MI dott. E~oardo, medico di 1·egg. di 23 clas$e nel reggim. caval leggeri di Lodi. Concessogli, a datare dal 1° giugno 1871, l'aumento di stipendio di lire 620, per· avere al 20 maggio ultimo sç.Ol'$0, passato un ,quinquennio i n effettivo sct·vizio ·nel1'11ttuale suo grado, a mente dell'ar-ticolo 4.0 della legge 28 giugno 1866.


524 Con Deuwmina;;ione Ministeriale app1·ar>ata da S. M. in udiem:a d~l 25 giugno 1871. •l sottonomiuati veterinari in 20 del cot·po veterina•·io militare sono transitati dalla 2n alla l a classe colla paga stabilita dal Reale Dectelo 27 g-iugno 1861, a cominciare dul J(> luglio 1871. TERENGHI Cado, nel reggimPnto Savoia cavallP-ria. CASARI Emanuele, nel 70 reggimento d'm·tiglim·ia. CARROl\l':RO Giuseppe, nel 50 reggimento d'artiglieria. BOGGERO Giuseppe, nell'SO reggimento d'artiglieria. l~EDERICI Pietr·o, nell'IlO reggimento d'artiglieria.

Con R . Decr·eto del '25 !JI:ugno 18,7t.

MANCWN dott. Giovanni. PANEGROSSl dott. Tommaso. Sono collocati a riposo ed ammessi a fm· valere i titoli pc! con· seguimento della pen!<ione di giuhiluzinno che possa lo•·o compctergli a termine delle leggi pontificie, a data1·e dal lG luglio 1871. Per· .Dete1 ·mina:rione Mim:steriate del 30 giu!JnO 1870. l

BERTOLA dott. P iclco, medico di batlllglione di 2a classe addetto allo spedalc di vis iomwio di Genova. Destinato a disposizione del comandante genex-ale della divisione nùlitare tcrrito1' iale di Roma.

Per Detel'lninasione iltinisteriolc tlel 3 luglio t871. SCHRLUNI Gerva$iO, farmac·isfa addetto allo $pedale division.!lt'ÌO di Verona e comandal o presso r infermo r·h< militare di Cr·emona. Cessa di esse r·e com:mclato all'infermeria militare di Cremona. 13ERGANC1NI Lorcn?.o, ft.tr macista addetto allo speciale division:u·io <ti Verona. Comandato all' inferme•·ia milif.!\re di Cremona.

Il Dù·ettm·e Med. Ispett. CERALE comm. Giacomo. Il R edattore Med. Diretl. cav. BAMFFIO. ii'Iartino Fedeli, gerente. ! l


ANNOXIX. - Firenze, IO, 20, 30 agosto 1871 - N. 22 a 24.

(

iUEi1lORIE ORIGiilì:\.1...!1

STORIA CLINICA ED ANATOMICA DI UN CASO DI BCHINOCOCCO DEt POLMONl E DEL CUORE, E CONS1DERAZ10N1 V ARTE

(Letta alle conferenze scientifiche dell'Ospedale militare di Paler·mo nei hriorni 10 dicembre 1870, e 15 marzo 1871.) . (Contimtazione).

Ilf Il caso del quale ho terminato adesso la storia clinica ed anatomica è senza dubbio di un grandissimo interesse. Esso infatti ci ha offm'to non tanto una malattia di per sè rara nel nostro paese quale è l'echinococco, quanto le ubica4ioni rarissime sempre delle idatidi del parassit.a nei polmoni, e molto più che in questo nel. cuore. Diffatto riguardo all' echinococco di questo yiscere, in seguito alle ricerche che ho potuto fare nel breve tempo e nelle poco fu.voi'evoli condizioùi nelle quali ho compilato questa storia, ho ragione di credere non sia stato osservato e descritto fin qui in Italia, ove tal parrasita si riscontra., come dissi, sempre raramente anche nel fegato che è la sua sede di predilezione. Solo fuori d'Italia in Germania, in Inghilterra e specialmente in Irlanda, ove ,questo entozoo domina assai pi\1 -che fra noi, ho potuto rilevare che fu rarissime volte osservato e descritto, od accennato nei trattati di patologia fra. le malattie cardia· che Rokita.nski (l), Griesinger (2), Otto (3) sono fr a i tedes~i (l) RoKll'ANSKr - Lohdmch der PatJl. : Anat. II, pag. 285, e path.: anat.: kal'lat: of Sydenham soc : vol. IV, pag. 208. (2) /Arch.: fiil' phys: Heilk 1846, vol. V, pag. 280. (3) ÙTTO-SELTU.E bcob. II pag. 57.

Giornale di Medie. rn.itit. l87l.

34


526

i soli c.h e a mia saputa che ne riportano, il primo due casi, i secon~i un caso per ciàscuno, Griesinger però riportando

il suo dice di averne rilevati in varie riviste e raccolte cliniche ben 15 casi, dei quali però la maggior parte, a detta di Davaine (l ), non potevamo essere al certo di idatidi di echinor0cco, perchè fra gl,i autori da Griesinger stesso citati, ve ne sono di quelli le di cui osservazioni non concernono i vermi vescicolari. Foester fa pure eccezione dell'echinococco del cuore nella sua bella anatomia patologica; ma assai latamente e come di infermità poco conosciuta ed osservata, e Niemeyer lo enumera appena nella sua p~Ltolo­ gia speciale medica· fra le degenerazioni dél miocardo. Fra gli inglesi Smith (2), Brodesille (3), Evans (4), Word (5), Coote (6), Budù (7) sono forse i soli che ne parlano c ne r iportano rari esempi. In Francia poi sembra. che l' ubicazione dell'echinococco nel cuore sia stata rarissimamente osservata, perchè Davaine nella raccolta di gran numero di osservazioni di echinococco dell'uomo che fa nel suo bel trattato degli entozoari (8), fra gli 8 e 10 casi di idatidi vere del miocardio che ha raccolti, uno solo ne cita che appm·tiene alla Francia, eù è quellò di Postal ; gli altr'i sono per la massima parte gli stessi casi riferiti dagli autori sopra citati. Riguardo poi all'echinococco dei polmoni, sembra che nel nostro paese sia pure oltremodo raro, perchè anche a questo proposito ho fatto delle ricerche c non mi fu dato tro- • var ne alcuna osservaziòne bene appurata e descritta. Solo (l) DAVAINE

-

Traité des entozoaires, ecc., Paris, 1860, (nel cap.

dell'echiJ:).OCCOCO). f (2) Tbe Lancet 1838.

. (3) The Lancet 1838; Ga:r:r. med. septembre 1838. (-l} Med. chir. kaces; 1849 ; . , (5) Land. medie. gaz., oct. 1838. (6) Med ~ Times a, Oazz.; fcbbr. 1854. (7) La stessa, july 1858. (8) DAvAn.l>. Op. cit.


527

mi sovviene di avel'e osservato nel 1862, se non erro, nella clinica del prof. Burresi di Siena un individuo che espett~­ rava dei lacerti di membrane e che mi sembra venisse diohiaràto· affetto di echinococco dei polmoni. Non so come abbià terminato l'infermo e se sia stata o no conler·mata dall'autopsia quc>.,sta ubicazione dell'echinococco. Fuori d'Italia però questa. .spec1alc ubicazione delle idatidi di echinococco non è poi olt remodo rara. In Francia sper,ialmente, piì.t anche che in Germania ed in h1ghilterr·a, $6rt\.bra sia stata osservata.. Da:va.ine infatti nel .suo bel lavoro s ugli entozoi r ipot·ta ben 40 osservazioni di tale malattia, quali per· la maggior parte apparLengono acl osservatori francesi . Laennech ed Andrai vi figurano per i primi per 5 o 6 osservazioni per ciascheduno (Cruveillier. Leber·t, Baron, Simon ed alll'i ne vengono dop~) (l). In Germania., rnalg·rado la maggior ft•equcnza ivi dell' e•chinococco, sembJ~a sia stata rarissimmhente osservato nei

pohrtoni, perchè ·oltre Kùchenmeister (2), Hoering (3), che ne riportano tm caso. per ciascuno di propria osservazione, Rokitanski (4) ed il Foerster (5) che nelle loro respettìvc anatomie patologiche ne parlano, non trovai accennati altri che ne abbiano trattato o donato alla letterattira storie cliniche. Questa. mia osservar-ione sembra poi giustificata quanùo si osserva che il" Niemeyel'~- non ha nemmeno notato nel suo bel trattato d i patologia speciale rnerlica l'echinococco· fra le malattie possibili dei polmoni. Anche in Ingltilterra detta infermità sembra sia stata poco Ol!Servata e descritta pcrchè oltre del Craigie (6). del .John(l) DAVA!NE. - Op. cit. a pag. 409 a seg. (2) ScamoT's Iso: B. (3) Wissenchaflliche .1nnal: de-;· gesewtmltr.l Hulkwarù>, c Ga::-. Med. , Paria, 1836.

(4) Op. cit. (5) Op. cit. (6) Elelll. of path. rma!..

•


528

(l) del Dunca.u (2), del W alls di Ma.nchester (3) non so rli altri che ne abbiamo fatto menzione. Se -il nostro caso considerato dal lato dell'anatomia pa-· tologica. è riuscito di sommo interesse, per averci offerto singolarissimo esempio di tanta rarità di malattia, clinicamente considerandolo però può dirsi sia passato assolutamente infruttuoso, ìnquantochè nulla ~ì offerse che valesse· nè a rischiatarci l'oscura etiologia dell'echinococco, nè ad avv iarci alla diagnosi della ubicazione del medesimo nei polmoni e n<~l cuore, riteJlllta a buon dir~tto fino acl ora come difficilissima ed impossibile. Inf~tti, rigual'do all'etiologia, non è possibile nel nostro caso comprendere in qual modo e da dove il soldato Dica1·ne potè attingere i germi degli echinococchi che ne invas<>ro i polmoni ed il cuore. La storia anamnestica scarsa troppo, non aiuta affatto a pt'ecisare qttesto importante momento causale. Se l'essere <stato il soldato in questione di bassa • condizione conferma quanto il Bucld avrebbe constatato, che cioè l'edùnococco è uno dei tanti tristi retaggi più proprii delle infime che delle elevate classi della Società ; se l' essere stato il Dicame nella giovinezza della vita convalida quanto il Frledreich sostiene, che cioè l'echinococco s'incontra pi\t comunemente nei maschi di Inedia età, che non nelle femmine c negli individui appartenenti alle età estr-eme questi stessi dati non porgono alcun preciso indizio ioLorno alla vera sorgente dalla quale il paziente attinse i germi del let.ale parrasita ed intorno alle precise condizioni che favorirono il lOl'O stanziamento nei suoi organi torar.ici. Il mestiere piuttosto di contadino che esercitava il Dicarne nelle Puglie, se non è un voto di più in appoggio alla OfJinione di Kuchenmcister, che l'echinococco attacchi di gran P.referenza i macellai di professione, non distoglie dal penSOli

(l) Lond. med. and jw:q. Jou1'1w.l, vol. VIT, pag 293.

<;J E_dim. med. and jurg, .Jou?·nal, vol. vrr, pag. ~90.

,, (3) C1tato dal Budd, nel suo lavor.o nel 111ad. Tt'mes, ecc., fe bb. l8o4.


f 529

sier9 che il soldato in questione possa avere ereditato questi gérmi dal cane, riconosciuto ormai l'animale domestico che più di frequente alberga nel suo intestino l'echinococco allo stato di completo sviluppo, allo stato cioè di tenia echinococco, inquantochè, da una parte, è noto nbbastanza quanto i coloni, e segnatamente dei paesi meridionali d'Italia, stmmo facil~ente nelle loto casupole in intima relazione con cani malnutriti e mal custoditi, loro guardie e loro fidi compagni; e dall'altra parte resuJ tano m·rnai come fatti abbastanza ben constatati : l 0 che l'echinococco dell'uomo 110n è altr·o che la larva della tenia echinocco che 'l'ive in compagnia nelL'intestino del cane (Leuckart), e 2° che con questo animale ha pii:L stretta relazione con l'uomo (come per esempio in Irlanda), là appunto l' echinoc.oco è pll1 frequente che al-. trove (I). Anche la via tenuta dai germi dell'entor.oo per giungere fh:w ai visceri toracici onde svolgervisi, rimane nel nostro caso misteriosa. Se avessimo riscoJJtrate delle idatidi nel fegato (come suole comunemente accadere quando, come nel Dicarne, si ritrovano quelle· fLwri di questa glandula loro C6mune ::;ede) potremmo allora immaginarci facilmente questa via. Amn~esso infatti con gli autori lo sviluppo delle idatidi nel fegato, per germi (scolici) di echinococco portati nell'intestino con gli alimenti o con r acql!a potabile e 'trasportati poi fin entro la glandcùa biliat'e per la via della vena porta, si potrchbe immaginare che scolici o germi evasi dalle idatidi epatiche rottcsi, avessero potuto alla lor volta esser trasportati a svilupparsi nel cuoee destro e nei polmoni dalla correl1te sanguignu. delle vellc epatiche, della· cava ascendente e nelle arterie polmonari. !VIa con nostra gran sot'presa trovammo il fegato scevro affatto da cisti idatida o da traccie di loro pregre::;sa esistenza. Per spiegare la via tenuta dai germi delle idatidi che (l) NIEMEYEH . -

Patotagia .rpeciall' medica, 23 edizione, cap. sull'e·

chinQcocco del fegato.

·


530 invase1'0 gli organi tot·n.cici del Dica~·ne, si poteebbe ammettere che i gennì delle cisti dei polmoni fossero ivi penetrate unitamente alraria inspirata per la via dei bronchi; ciononpertauto rimarrebbe sempre enig·matica la via tenuta dal germe che andò ad origina1·e la ciste idatidea nel miocardio del setto inLerventricolare. Per spiegarsi una tale ubicazione di questo germe, credo non rimauga altro che il supporre una emigrazione diretta del medesimo attraverso ai tessuti dal sito del corpo ove prima venne depositato {o dallo stomaco cioè portatovi con gli alimenti e con l'~cqua potab ile > o dai bronchi depositati\~i dall'ada atmosferica) fino al sito di suo svolgimento, al seLto carcliaco. Orbene questo modo di emigTazione dei germi d'entozoi, come appunto le trichine, il cisticerco, l'cclùnococco ecc., è amrne:.;so <tome possibile da quasi tutti gli autori. Si potrebbe affacciat'e da taluno l' idea che nel nostro caso le cisti de' polmoni potessero essere state ol'ig·inate da germi {scolici) eva:)i dalla ci~te del cuore rottasi nel ventricolo destro durante i primordi del suo sviluppo, e trasportati da questa ca:vità fin entro i polmoni dalla coJ'n=mto sang-uig-na delle arterie polruonari; ma l'avere osservato, tln. una parte, la cista idatidea del cuore .crescente nel miocar·dio sotto- endocartlica ed inta.tta, senza traccio di rottuNt nella sezione sua prominente nel ventrlcolo destro; e l'alb'a le cisti idatidee de' polmoni svolte indubbiamente nel parenchima di questi organi, e non ne' loro vasi sanguigni afferenti, non inducono a tene1· ' buona quella idea, e sfav-oriscono i1wece la convinzione che le idatici polmonal'i non ablJiano dovuto ripetere la loro origine da quella del cu~re. Di. })i& il ' grado di svilnppio eli qLtesta osservato eg-uale a quello delle maggiori cisti polmonari, induce a ritene>re che tanto l'una che le altre abbiano avuto contempo1·ai).eO il loJ'O principio. ' Anche l 'osservazione dimica de' disturbi che presentò il Dicarne parla in appoggio di questa convinzione, inquantochè e sintomi tli lesioni polmonari, e :.;intomi di \'lesione cardiaca


531

compàrvero nel soldato in • discors~ quasi contemporaneamente ; anzi quelli molestarono s ul principio più che questi ed attrassero di più l'attenzione de' i11edici la prima volta che fu ricoverato in questo ospedale nell'a l a sezione medica. Orbene avr ebbe dovuto succedere l'inverso se fosse alle cisti polmonari preesistif.a quella del cuor e per esser loro fonte. È cosa degna di speciale menzione nel nostro caso, trattandosi di echinococco, la hreye durata della malattia del Dicarne, di circa due mesi, ed il quasi prec;ìpitoso suo volgere in ultimo a fine sinistro. Ciò accennerebbe ad un p0ssibil(1 rapido sviluppo dell'echinococco negli organi to- · racici, ben diverso dallo sviluppo lento, e talora lentissimo, che Barrié (l) ha J)Otuto constatare dell'echinococco nel fe · gato. P ee conciliare ques to fatto stabilito da Barrié su buon numero di osservazioni bene accertate con la brevità della malattia da mc segnalata, si pob·ebbe ammettere che nel nostro caso le cisti del parrasita . avessero potuto albergare ·lungamente nei visceri che invadevano, senza. arrecare distul'l)i molto sensibili durante la prima epoca del loro svolgimento. Ammessa pure questa latenza del parrasita in un suo prìmo perioùo di vita (latenza ammessa possibile dagli autori -pe1· rari casi osservati di -piccole cisti d'echinococco del fegato, che si ilcuoprirono solo all'autopsia in individui che in -vita non aveyano dato a sospettar e la esistenza) nel nostro ' caso è cl uopo pnrnonostante ammettere anche che negli ultimi due mesi di vita del Dicatne, le idatidee nei polmoni e nel cuore abbianvi avuto in ultimo stadio di rapido incr èmento, che non consona col lento uniforJhc svolgersi delle mede:sime comunemente constatato nel fegato . La storia clinica del caso, che registra meno di due mesi di malattia con pronta progl'essiòne fino al punto di farsi letale, preceduta da un sempre lodevole stato di salute accenna abbastanza ad una tale évenienza. Ora domando io: (l)' Ba1TÙJ. - Dc la tumeur hydatique du foje.- Rhese. Paris, 184.0.


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sar ebbe forse del tutto strano il ritenere che la piit rapida evoluzione delle idatidi del paùasita negli organi toracici · che non nel feg·ato, vi venisse favo rita non tanto dalla maggiore disteaibilità del loro parenchima, quanto dalla maggior quantità di materiale nutritivo che posseggono per· esser irrigati copiosamente da sangue vivo e ricco, in confronto della glandula biliare formata di nn tess~1to forse meno J i. straibile, ed invasa sempre da bile e da sangc1e fosco, poco nutritivo ed impul'o che vi circola lentamente? Io credo che no. In opposi7.ione però a questo modo . di spiegare la cosa potrebbe obiettarsi: cowe è adunqLH1 che l'echinococco se può trovare minori conclizioni favorevoli al suo svi luppo nel parenchima epatico, anziché i11 c1uello de' visceri toracici, si riscont1·a malgrado ciò di gran lunga piì.l sovente in quella glandula~ che non in questi organi? Perchè si risponderebbe i germi del pa:erasita, che è ammesso quasi generalmente si introducano nel corpo per la via del canale digerente con gli alimenti , o con le acque potabili, possono passare da quà pih facilmente nel fegato per la ·via ~ella vena porta, · ~he non migrare, forse dirett~mente attraver so ai tessuti, fino al cuore ed ai polmoni. E .giltnto a tal punto con queste considerazioni cade in acconcio ch'io mi domandi: in qual modo delle idatidi di echinococco sviluppatesi ne' polmoni c nel cuore valsero a condurre a morte i1 Dicame? Esercitando esse forse una azi.one speciJka sinistnt sull'organismo inquinamlolo, o disturbando con la loro presenza la tessitura e la runzionalità degli organi principali fattori della Yita che invasero, ed in modo da render li inatti a servire ad essa più a luugo? Richiamal\do alla memoria la storia clinico-anatomica del caso avanti esposta, non rimane dubbio che la cosa debba esser passata in ~uest'ultimo modo . Il Dicarne infatti, anzichè mancare in seguito ad una malattia che presentasse i caratteri di inquinamento generale, mori in conseguenza di grave impedimento alla respirazione, prodotto da profonde l


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altera;~,ioni nei polmoni' e nel centro circolatorio ritrovate

alla autopsia, ed ingenerate evidentemente in questi organi dalle cisti idatidee sviluppatevisi. Una volta resesi voluminosa quelle de' polmoni compressero, irritarono questi organi e vi si . fecero causa di pneumoniti e di consecutivi vast~ ispessimenti, che li resero inatti a respirar'e, quella del miocardio del setto Sformò il CUOre destr'O e la sua valvola ti'icuspidale e rese questo centl'O inatto a rr.golare la ciecolazione , 9uale una volta profondamente alterata rese più gtàve la condizione de' polmoni·, e si fe' causa eli tutte le gravi altet•aziorù riscontl'ate al ilifuori degli organi toracir.i. L'echinococcG adunque giova ronclndere non è di sua natura noeivo e letale, ma solo lo doventa, quando le sue idatidi, pre::;e vaste propol'zioni, giungono a turbare la t essitura e la funzionalità degli organ i che invadono comprimendoli ed il'eitandoli; esso ha in altri termini una azione tntta mecc~tn ica e niente affatto specifica sulle parti che infetta. Qup,sto modo di compot·tarsi rlell'echinomocco ammesso da tutti gli autori che parlano di questo entozoo nell'uomo, è ben dimostrato dallo stesso prof. Sang·a11i nella sua bella memoria sulla anatomia e clinica dell'ec1linococro d'el fegato ·t, e convaliùato anche dal ratto che talora id atiù~ di ecl.tinococco furono ritrovate in individui .11l'aut'opsia, senza che avessero dato in vita segni di verun malessere, appunto perrhè le modeste proporzioni delle medesime non valsero ancora a disturbar·e la tessitura e la funzione degli organi nei quali si erano sviluppate. La diagnosi dell'echinococco è difficilissima, per non dire impossibile, segnatamente quando alberghi in organi non accessibili al tatto che solo può apprezzare le intumescenze cui possono dar luogo le cisti di tal parrasita, nonchè il fremito idatideo eli esse , caratteristieo, e quando manchi la estrinsecazione dal corpo di memb1~anc che costituiscono le pareti delle i.datidi stesse. Ol'L>ene il nostro caso ha conferl Mem. del R. lstituio lomb.)808, fase. VI.


534 maLo }Jienamente . qu~sta verità che si nota ripetuta da tutti gli autori che trattano di questa malattia. Infatti nessunq sintomo tanto dal lato dei polmoni, quanto dal lato del cuore si avvevtì nel Dicarnc che ci potesse solamente far sospettaee che tutti i disturbi , tutti i guas ti profondi di quegli organi ripetevano a loro causa prima cisti di er.hinococco. Anzi, per rispetto ai' polmoni, i sintomi fisici e razionali tutti quali gli enumerai sul prin c~pio di questa storia, lungi dal farci sospettare la vera condizione, d'altronde rarissi~a, fonte delle profonde nlterazioni che notavamo in quegli organi, si adottav<'l:no così bene, a mio et•edere, ad indicarci come causa di quelle delle estese tubercolizzazioni polrnonal'i, che fummo in~otti a questo riguardo in un completo errore diagnostico. Ed. a rendere JJiù perJett9 l'abbaglio uon mancavano nemmeno nel nostro malato i segni propr·i rlella fusione tubercolare e delle es~vn;~,ioni polmonari, il gorgoglio voglio dit'e in un sito limitato del petto , le striatu1'e sang·uigne degli escl'eati i:nucroso-densi, e l'emoftisi copiosa nell'ul timo tempo della malattia ; sintomi tutti provenienti invece dalla ciste fìbrosa trovata all'autopsia nel lobo inferiore del polmone sirùstro svuJtata delle idatidi che la dovevan~) riempire. n solo fatto della espettor azione delle membrane di queste idatidi oi ayechbe potuto mettere sulla via di una retta diagnosi della strana affezione polmonare, ma tal fatto ~leve essere accaduto avanti che il Dicarne cntt'asse nella se1.ione del dottoL' Pol1ini, perchè fin dalle prime visite si avvertiva già nel medesimo alla ascoltazione il gorgoglio alla })aJ·te posteriore inferiore del petto sinistro, in corrispondenza pt'ecisamente della ciste trovata vuota, e si avevano già gli sputi mucoo::>o-densi mar-chiati di sang·ue rutilante. Rispetto al cuore poi, qual segno di grazia avrebbe potuto farci sospettare la presenza della ciste di echinococco ::>porgente · nel suo vcntricolo destr-o? Forse la rm·ità estJ'EntJa .]el vizio cardiaco valvulare diagnosticato che ossa cagionava? Forse il non esser giunti a scuoprire colle indagini .anamnestiche, e con l'esame fisico accurato dell'infermo una

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oondizione (rualunque cui. potere attribuire la formazione di

un ~tal vizio? Forse lo straordinario aumento del 'volume del cuore palesatocisi dal vistoso aumento alla percussione dell'area cardiaca specialmente verso destra ? No certo. Q.uesti segni speciali, se potevano farci cr edere ad un eccezionale esempio di raro vizi~ di cuore, non valevano al certo a farc.;i nemmeno sospettare la vera condizione che lo manteneva, la presenza della. ciste idatidea in quèl viscere. E questo valga a scusare riguardo alle lesioni dei polmoni l'errore, riguardo alle lesioni carrliache il difetto di diagnosi, nei· quali cademmo, in questo oa::>o eccezion11.lissimo1 l'egreg-io dottor Pollini ed io.

(Dott. M ASTRELLT Med. di Batt.)

CENNI STJLL~ AFF EZIO rr VENEREE Ol;IRA1'E J:<I;;LIJO SPEDAT.)~ :t<liJ,l"l'AR.J> i>UCCURS ATJE DEL MAGLlO lK F lRENZI!:.

(dal medico di 1·egg. ROLUTl OOTT. CAY. VIUSEPPE.}

(Letti nelle confereul\e scientifiche tenulesi Milo spedale cl ivi~ionat·io militare cli F irenze uei giorni ro UllU"ZO e 1° aprile 1871.)

Il IH'Ogresso, :;plendentissimo faro della civiltà moderna, sapiente corrèttOJ'e d'ogni u mano, vieto ·p regiudicio, inoserabile bandltOJ'e d'ogni fut~e prevenzione di falsa e meschina morale, ha condannato inappellabilmente una volta per sempre quei tempi oscuri, in cui si portava credenza, che le affezioni veneree. con tutte le loro })ÌÙ deturpanti forme, colle lor·o prodotte terribili sofferen:1.0, si doves.seJ'Ò rispettare, ab.bandonandone terapeia qualunque, avvegnacchè venivano reputate siccome giuste .pu nizioni riservate dal cielo al colpevole libertinaggio. Venturosamenl;e oggimai, se vi fosse un Gi9bhe in preda ad ulcere spar:se per tutto il corpo, soffrente acuti notturni dolori non più riescirebùe il ludibrio cd il disprezzo degli amici e dei . parent~, ma incontrerebbe per converso Umanità e tìt;ienza,


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che doverosamente gli offrono caritatevole assistenza, congrua, diligente curagione, comunemente susseguita· dal pre-· ziosq ridono clella desiata salute. Fra le tristi. molteplici infermità, che del continuo afliggono il genere umano, il malore sifili tico avvelena la maggioro delle :fisiche voluttà, rende nialangurata l'esistenza de- , gli intctti, fa vittime innocenti, deturpa i prodotti della gestazione, fa appassire le ro:se della giovinezza e la salute degli udnlti, aggrava terribilmente i lllalanni rlclla ca1ùzic, ed introdotto nell'umano OJ'ganismo, non risparmia nè visceri, nè tessuti, nè sistemi, nè apparecchi,.. ovunque penetra, ovunque s'insinua. - Egli r egna e governa. assoluto c prepotente per tutti, e non havvi ceto sociale, che non ne possa essere invaso, per cui il L rmUt't'l•e potè fl•ancamente asserire, q1t/il n: f']Jet?·grw ·ni COU1'0nne, 1ti c1·osse. - Desso ,p er sopravyanzo si veste tal fiata. di tale e tanta intricata ed involuta fenomenologia, che li pìi.1 esperti periti nella siJilografa scienza appena possono pillLtosto supporlo, anzicM con certezt:a diagnostical'lo. Che si triste retaggio ci sia }Jervenuto dalle spiaggie amcr.ieane, o che invece sia desso d'origine europea, non guarì eonta nell'interesse scientifico. Dagli sLoriei ra(fronti per altro pal'e provata ad eviden7.a e l'origin<> moderna della si:filide e l'antichità della malattia venerea; e su cotale argo-· mento il .Bt~;msteacl a rag·ione sog·giunge, che lo spir-ito medico v iaggiò in un circolo, o compiuto il giro, l'itornò al luogo da dove si era dipartito. - La nosogenesi poi dalla sifi~ide, r esta tuttora un mistero per gli uomini dell'arte, pe1' cui egli è d'uopo conchiudcrc ancora col Voltaire : la vth•ole est com1ne les lJfJCt'l6X-a1·ts, on ignor·e q~t,el en a été l'irv'VentewP . .Ma di siffatta t J'iste interlllità mettendo a paraggio le spaventose descrizioni, che ci vonnero tramandate dai medici dei passati tempi colle attuali di lei or dinarie manifestazioni. uoncbè coi fav orevoli pratici finali l'isultamenti, che d'ordinario s usseguono alli m<'!gli.o congrui, potenti compensi te-


537 1~apetttici oggidì attuati,

ne riesce facile l'induzione e della avvenuta di lei progressiva diminuzione d'intensità. dei sin~omi, e degli immensi, splendidi progressi, che czianaio in cddesta morbo~a specie, a sollievo della umanità sofferente ba vittoriosamente raggiunto l'arto sublime del g·uarire ; e se egli è vero ciò, che ebbe ad asserire l'insigne Bufalini. che tutta la scienza nostra non è che la storia di fatti e delle mutue loro telazioni, nutriamo lusinga, che a 1101. pure verrà <:oncesso bre...-emente esporre la pretta storia dei fatti con un rapido cenno sulle malattie venereo alle nostre c-ure affidate, pendenti li prossimi passati mesi di agosto, settembre, ed ottobre nello Spedale militare succursale del Maglio. "Nel giorno 31 del mese di Ìuglio 1870, H r imasti nella sezioné venerei allo spedale Divisionario 1nilitare eli F irenze ascendevano al mm1ero di 80, . dci quali 36 affetti da sifilide primitiva, 8 da sifilide costituzionale, 33 da blennorragia, e 3 da orcltite blennorragica. Nel susseguente mese di agosto, in seguito alla venuta sotto le armi delle classi addimandate, il nover o degli entrati pervenne a 176, per c.;ui fu giuocoforza · aprire uno Spedale succur sale al Maglio, esclusivamente pei venerei; dei quali entrati, 68 affetti da sifilide primitiva, 18 da sifilide costituzionale, 87 da blennorragia, e 3 da or<:h ite b1ennorragica. (Bi usciti nel detto mese di agosto furono 125, dei quali 34 affetti da :;ifilide primitiva, 12 da sifilide costituzionale, 76 da b1ennorragia e 3 da orchite blennorraragica. - Li J'lmasti al 1O di settembre erano 131, dei quali 7(!) aff~tti da sifiiide primitiva, 14 da sifilide costituzionale, 44 da blennorragia e 3 da or,chite blennorragica. - Gli entrati in detto mese ascesero a 131 dei quali 49 affetti da sifilide primitiva, 4 da sifilide costitm~ionalc, 44 da blennorragia e 3 da orchite blennorragica. Gli usciti pendente detto mese furono 116, di cui 54 affetti da sifilide primitiva, 12 da sifilide costituzionale, 49 da blenno1'ragia, l · da orchite blennorragica. Li rimasti al 10 ottobre furono 105, dei quali 65 affetti da sifilide primitiva, 6 da ~ifilide eostituzionate, 30


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da blennorragia, t rhi orchitc blennoragica. Li entrati in detto mese fm·ono a6, di cui 24 affetti da sifilide primitiva, 2 da sifilide costituzionale, lO da blennorragia. - Gli usciti ascesero a 77, dei quali 45 affetti da sifilide primitiva, 6 da sifilide costitur.ionale, 22 da blennorragia, 4 da orcbite blennorragica. - E così pendenti li tre sopra indicati mesi, gli entrati in totale furono 302, e gli usciti ascesero a 318. Fra li 137 osservati affetti da ulcef'i primitivi, 116 li erano da ulceri semplici. molli, 1Jene'l'ei. detti pur anco . _,.ulceri m'l~ltipli, non infettanti, ~dce'l'oicli dal Clerc e dal Bumstead, orl ulceri a 1Jiltb'bone s~tpputt•ante dal nassereau. Altri 19 portavano l'ulcero ctu1'o, denominato eziandio in-

fettante, sijtlitico, 'ltnt'M•iano, isolato a pleiadi 11mltiple, e 2 mostravano l' ulcero ·misto del Rollet, quale risul tato della coincidenza sullo stesso punto dei due contagi, il venereo ed il sifilitico. Dei 116 ~ par.ienti d' ulceri-molli, 54 furono esenti da reazionc'inguinale, 62 ebbero bubboni, dei quali 41 vir•ulenti, detti anche consecutim od ·ulce?·osi, e dat nn mstead buN;(Yni ulce?·oidali, che tutti suppurarono. Gli altri 21 erano bubboni semplici, detti pure simpatici, ir'r1:tativi ed in.ftam1'iJ,ato1·i, dci quali 8 suppurati e 13 ebbero termine colla risoluzione. Gli 19 ulceri-dur[ furono tutti -concomitati o tosto susseguiti da ingol'g·hi glandulari multipli, indolenti, duri, chiamati puranco adeniti ind?t'l'ite, specijiclte, bubboni C(Jr 1·atte'l'~istici, o pleiadi gangtiona?·i. - Dei 2 ulceri 11~isti, uno fu susseguito da pleiadi inguinali bilaterali caratteristiche, e l'altro da pleiade ind~?rita da un inguine, e da bubbone virulento suppnrato all'altro. Tuttochè le statistiche riflettenti la frequenza comparativa dell'ulcero. semplice e dell'ulcere infettante sieno tra dj loro alquanto varianti, e che il 01dle1·ie1· asserisca aver constatato nel 1861 all'Hopital du · Midi, su 414 ulceri, 143 m0Jli, 250 indurati e 21 dubbi, tuttavia il Puclte, il Fmwnie'l', l'illustre Ricm·à ed altri distinti osservatori concorrono a dimo;Jtrare 'la maggiore fr·eguenza dell'ulcere molle,


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come ·aa l a ·3, da l a 4, e persino da l a 5, alla quale U1tima propor.zione meglio s:i aecosterebbe .}a nostra s6pr.a de~linata.

Relativamente alla frequenza, colla quale l' ulcero molle può affettare o n:i.eno la condizione dei ·ganglii vicini, il Rollet ;nel suo esercizio a Lione asserisce di avere osservato,. che di HO casi di tllcCl10idi, 52 furono scevri da reazione ingtunale, e 88 ebber·o bubboni, dei' quali 60 virulenti e suppur.anti. - ' Siffatta proporzione non riescirebbe guari distante da quella, che ·sul proposito ab1liamo sopra accennato. Gli ulceri molli, i · qu,ali non hanno periodo di vera in,pubazione, nella g.r.an mag·gioranza dei casi si presentarono n~l periodo . di progr·ess<>'; parecchi erano prirnitivamentem~Jltiplì, altri singoli .adilivermero molteplici in seguito, altri .p~e,hi si ·mantennero costantemente unici :fino a:lla completa 'foro cieatrizzazione. - Alcuni fra di essi risiedevano sul ghtnde,· ·altri sul frenalo, o ai lati del medesimo, altri sul pnep}lzio, alcmJi al meato m:inario, quakuno sul dorso del · pene, ed in due easì si , ebbero ad osservare. uleeri molte, pliçi . alla regione anale. Gli ulcer~ molli, che sono il prodotto di un contagio localillzato, e eh<~ sono caratterizzati per- la-mollei7.a della loro base, accompagnati per lo più ·da abbondante secrezione pi'l.çulenta, e che allora q;.1ando sono formati, quaJunque ne sia st.ato ·il loro inil:iiamento, mostrano dei caratteri identici, qu.ale la forma più o meno .tondeggiante, profoùdità ed estenZi0ne più o meno variata, margini decisi, netti, tagliati a ptco61 ·dentellati e staccati, circondati da un'a areola più o ffi:en_o arros~ata, con fondo ' il~regolare, il).eguale, grigiastro, sebbene nella grande maggioranza. dei casi abbiano benignam-ente percorso i lorò periodi regolari, ed ablliano Iiiù o men:.o rapidamente raggiunto ·quello della cicatrizzazione, ta:n:t!è alcuni non :mdarono sGevri da complicazi0ni, quali.Ja Jlernrnonosa, il fi.mosi, il parafimosi, e senza contare il fre- · que~te ingorgo glandulare linfati.co agli inguini, che in questa S:PElcie ulcerosa è mono-ganpli{}/re e facilmente suppurante,


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alcuni pochi andarono soggetti ad una leggera complicanza il~jte1·ica, ed altri tre al fageilenismo, il quale anzichè la p~bltacea o la te1·cb?·ante, vestiva la forma sryrpiginosa. La complicanza flemmonosa dell'ulcere molle, segnatàmente quando il sintomo più saliente risiede nell'indurimento fiog1stico alla base del medesimo, può tal fiata mettere in dubbio il criterio diagnostico, per cui in cotali casi ci è grandemente giovato attentamente raffrontaee li caratteri diagnostici differenziali dell' ulcero semplice, molle, e dell' ulcer'o duro infettante; e sebbene l'illustre RÙo1·d asserisca, che le sen~azioni, che dànno al dito le due specie d'indurimcnto sono ta-p.to differenti da non lasciare dubbio alcuno sulla natura e carattere dei medesimi, tuttavia qualchevolta i.n pratica non riesce sempre cosa facilissima potere francamente stabilire cotali differenze, per cui egli è d'uopo d' e:sse.re premuniti delle esatte relative differenziali cognizioni. L'iudurimento tlogistico o fiem.rnonoso dell' ulccro molle non è nettamente circo:scritto .o di una consistenza sui generis, condroide, cartilaginea elastica come nell' ulcero infettante, ma termina invece quasi per sfumatura, diminuendo gradatamente dai punti indui·ati ai tessuti molli e sani. L'indurimento caratteristico dell'ulcero sifilitico assume ezianclio talvolta .la forma come di una mezza sfera al disotto dell'ulcere medesimo, dando la sensazione come di un mezzo ·pisello introdotto sotto gli integumenti istessi. - Altre volte l'indurimento si foggia a sottile strato, che sostiene la base dell'ulcere, e che dà la sensazione di un pezzo ili carta pecora, _pee cui fu detto dal Ricurcl. ind~'rimento pergamenaceo (parcheminé). - 'l'al' altra volta l'induri!\lento manca nel centro dell'ulcero, mentre è spiegatissimo sugli orli, prendendo cosi una disposizione ad anello, costituendo quella forma,, che del Vallace venne chiamata szjilzrle anular·e. Oltre a ciò l'induramento caratteristico nasce a freddo, come dice il Ricord, e senza che il paziente il più delle volte se ne accorga; l'indurimento ftemmonoso invece è sempre il prodotto di un processo irritativo-flogistico più o meno avver-


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tito, o che riesce doloroso ar tatto, mentre per converso il caratteristico r imane ognora affatto indolente, ed è mobile sui tessuti sottoposti, il 'flemnionoso invece si mantiene sempre aderente. - F inalmente, oltre l'esistenza dei sintomi flogistici più o meno apparescenti, ed il ra.fl"tonto deglì altri criteri differenziali delle due specie ulcerosi, ad illumi.nare il concetto diagnostico, potentemente concorre la coesistenza quasi costante coll' tùcero infettante degli ingorghi inguinali pluri-gangliari indurati, indolenti e rarissimamente suppuranti ; nell' ulcero molle invece, l'ingorgo glandulare non è necessariamente esistente, e quanrlo l1avvi, l'iesce monogan glionare, dolente e eli facile suppurazione. - Al postutto egli è oggimai un fatto sperimentalmente constatato, che ogni ulcero molle riesce rii110culabile sull'individuo stesso, che lo porta, dando cosi luogo alla• cosi detta at~to-inoculabilità; mentre l'ulcero infettante va contraddistinto ver la sua n011, a1.do-inoculaòilità, non essendo il me<les.imo inoculabile sulla persona che lo porta, n·~ sopra un'altra affetta da sifilide costituzionale. · Li pochi ukeri molli, che andarano soggetti a lieve complicanza di .Dijterisrno, il qqale in realtà non sarebbe che un primo periodo o l' iniziamento del. Ji'agede.nismo, YCtlivano camtterizzat.i dalla pertinace tendedza, che li medeximi addimostravano, nonostante il meglio adatto terapeutico trattamento, a coprirsi di un leggero strato d' una grigiastra pseudo-membrana, assai aderente all'ulcera, c-on bordi pallidi 'c frastagliati, dolore br uciante e secr'eziope saniosa. Sifratta complicazione si vidde manifestarsi sia in individui di molle linfa tica costituzione, come in altri dotati di. btlona e robusta sal nte; negli uni e negli altri per altro si ebbe costantemente ad osservar·e l' associazione preesist.ente della complicanza gastrica. Tuttochè il .Dijterismo possa diffondersi producendo not evoli guasti, fare faci le passaggio al vero Fagedenismo, e ca usare persino l'infezione generale con es1to fun esto , -come appunto sarebbe il caso citato dal distinto sifìlo3rafù, Gicn'?'lale di Medie. milit. 1871.

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il Rico?•ài, concernente un individuo sotto le sue cure nello speda.le Maggiore di Milano, n ei nostri pazien ti peraltro ebbe ognora a mantenersi mite, circoscritto e senza conseguenza, e mercè congrua cura locale con appropriate càuterizzazionL togliendo in pari tempo affatto completarnente la gastrica complicanza, st pervenne sempre in piì.1 o meno l;reve spazio di tempo a ridurre l'uleero a piaga semplice, c quindi a facile cica.trizzazione. Li tre casi eli Fage.àenisrno SM'j)Ìf!Ì?~oso, che per altro non furono gravi, e non ebber o alcune conseguenze, si manifeswrono in individui di temperamento marcatamente !infatico con anzichenò deteriorata eostituzione; dei quali l'uno portava un ulcero molle al lato destro del frenulo, che copertosi tosto di uno strato pseudo-membranoso grigio-oscuro, fitto cd aderente, con bordi lividi e secrezione saniosa, raIJidamente ascese sino circa la metà del solco balano- prepuziale del Iato corrispondente ; il secondo era affetto cl"ulcero istesso sulla parte dorsale del glande, il quale con identir.i caratteri c seguendo lo ·stesso rapido andamento , ma.ntrnendosi però superficiale, si portò a solcare verticalmente la corona del glande medesimo; nd terzo, con carattere <1 modo istesso , l' ulr.cro percorse buona parte del soko )>alano- prepuziale. I i 1 tutti tre cotali pazienti, atteso l' accennato loro deterioramento · costituzionale, si credette opportuna, contemporaueamen te alla locale, la cura interna ricostituente e tonica con ferro e china , unitamente a ristorante regime alimentare , che riuscì di notevolissimo vantaggio, per cui in non lungo lasso di tempo si raggiunse una completa guc.rig ionP.. l'iella cura degli ulceri primari, il primo precetto, che ci si.amo costantemente imposto, fu sempre la stl'etta osservanza della piu scrupolo$a nettezza. - Nello stato atttialC de!Ja sc\enza è messo oggimai affatto fuori di dubbio, che siffatte lesioni primarie siano capaci di spontanea cicatriz.zazinne senza l'intervento dell'arte, e senz' altra cura lo-


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cale, tranne l' estrema pulitezza. - L' opm·a dell'uomo dell' arte deve quindi tende1·e a limitare-e COITPggere il processo distruttore , ridurre l' ulcero a piaga semplice , preservare per tal modo parti jmport,anti cd affrettare la cicatrizzazione. - La sitì.lografìa moderna meritamente eziandio commenda la semplicità della cura locale, ed ha giu:starnente proscritto l'uso dei corpi grassi, delle pomate, e segnatamente dell'unguento mercuria1e. che còstituiYa una delle principali cause dei frequentissimi e terl'ihili fagcdonisml dei tempi andati. Guidati nell~ nostre cure dai concetti terapeutici sopra ~e-­ clinati , tentammo coi compensi creduti 111eglio idonei raggiungerne I)ossibilmente lo scopo, e tr-nttandos.i i:H'rnpre eli u1ceri già formati, ci tenemmo innanzi tullo alla neLlc;r.za col mezzo di lozioni con acqua semplice. e quindi, secondo i casi, facendo uso di lozioni astringenti e toniche più o meno concentrate, o leggermente cauterir.za.nti e detersive con soluzioni di nitrato d'argento cristallizzato c ron dilu.zioni d'acido Fenico, p1·aticando poscia la sola applicazione di fila secche. Quando gli ulccri presentavano cattivo aspetto, nsan11no con vantaggio il glicerato di clOJ'ato di potassn, come put•c fummo soddisfatti dell'uso dei solfiti di calce o rli magnesia come detersivi, assorbenti ed nntipu.tridi; ricol't'endo eziandio all' uopo alle caute1'izzazioni col nitrato d' m·gento solido. Quando l ' ulcero si appalesava con complicanza .flommonosa. e dolore intenso, oltre degli antiflogistici, ci riesciva vantaggioso sulla località l'uso della canfo1·a commista all' oppio polverato. Negli ulceri affetti da diftcrismo o da. fagedenismo usammo utilmente la cauterizzazione a pre ferenza coll' a;.:otato d' argento fuso. o coll'acido nitrico, o col nitrato acido di mercurio, e trovammo sempre un compenso eccellente nel tal'trato di ferro e eli -pot(lssa, che l' insigne Ricord chiamava il nemico nato del fagedenism o, e ehe gli attribuiSCO ttna influenza quasi specifica SlÙ processi Wcerativi. Dei Fimosi e P Maflmosi, che si p1'esentarono come


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c:omplicnnze flemmonose od edematose degli ulceri, abbiamo sempre ottenuto la r·isoluzione, mercè li mezzi e li noti cong,·ui compensi, senl!:a essere mai stati astretti acl opernzione c•t•uenta. Gli nlceri d'lvri, infettO/ati, :sebbene possano ruanitcstar-si in varie pm·ti del r01·po, quelli pèr noi osservati ,·is iedcvano agli organi geniWi; alcuni dei quali al balano, od alla comna del medesimo, o ai lati del fr·enu lo ; altri ;ti soko balano- prepuziale, al prepuzio. o sulla verga isb•.<;sa. - Dall' amplesso venen1o impum allo sviluppo e manifesbzione rlcgli uleeri medesimi, per confessione istessa dei pazienti :si sar ebbe pel' tutti r<>nstatato un periodo pitt o meno lungo eli incubazione di otLo, dieci, florUci, quindici , diciassette e JHWsino ventidue giorni. - I ::;iAiogratì modcr·ni ammPtlono tutti una ~iffatta piil ll meno lunga incubazione, riguartlandola anr.i rome un carattere dell' ulccro infettante. TI ,JJirllly, sopra un dato numero di ulcerì da esso o::;~W I'­ vati . asserisce d" aver potuto constatare una media d' incubazione di l 4 giorni, Altri la trovarono di 8, alcuni <li l l giomi. - Chabalier·, in 90 casi di ulccri infettanti, riscontrò u na media oscillante tra li 15 c i 18 giorni. - Clet•r riferisce diversi cas'. con un periodo d'incubazione (li 80 giorni. - il Castelneau cita un caso di un ulcero illfettnnte manifestatosi t t·enta giorni dopo un coito impuro. Gli ulrcri infet.tanti, ai quali Bassa1·eau cd il Clerr pei primi aceordarono valore di ente morboso speciale, fonrlaudo <:osi net tamente la teoria del dualismo, e dci quali l'illustre sifilografo Belga, il celebre prof. Thiry l'iguarda l'indurimento cal'atteristico, come l'elemento fattore prinr·ipale della sifilide, il centro rliffuso1·e cd il punto di pa1'tenza d<'11a medesima, e che d'altronde taluni rigUéwdano come una prima manifestazione della sifilide co::;tituzionale, non tutti mostrarQno la s tessa forma, non tutti seg·uirono lo stesso anelamento, ma si. ebbero in essi a riscontrare le diYerse, di già sopraccennate speciali forme dell' inclurimento cal'atter·istico, che costituisce il fenomeno più importante, e che in aicuni


545 e'rasi manifestato s,imultaneamente all'ulecl'o stes~o, in altri fu passeggiero, ed appena avvertito ; in alcuni persistette dall'inir.io Ji nò alla terminazione dell'ulcero, e in taluni peram-ava an·corn dopo la complet~L cicatrizzazione tlell' ulcer•o medesimo . La natura poi di siffatto carattel'istico indxrrimento è stat a soggetto di profondi micrografici studi per par te del R obin, Lebcrt, Acton_. Nfarchal e w~·rchòto, il quale lùtimo afferma, che tale · indurazione ha Httn. natura pedi:rttamen tC\ simile a , quella dei ttlllori gommosi ; vale a dire, una prolìferazione del tessuto connettivo, con ispes::;irttento di esso ed u na distruzione degli elementi convertiti in fiJti grauulazioni grassos'e. Gli ulceri induriti, generalmente singoli, per lo piì.t inclolenl;i e con poca e sierosa suppura7.ione, :si presentarOJìO talvol.t.a ta.nto superfictali da simulare una semplice abrasione, od una erosiOJle ulcerosa sopra base indurata a color rosso-cupo. - La forrna loro non fu sempre circolare, talvolta ovale, tal'altra ìreegolat•e, con fondo il piil. delle volte pia11o e liscio, tç~Jora inea•1ato insensibimente in modo, che gli odi si continuavano sema tà.re la minillta prominenza colle tJarti v i.cine. costituendo cosi la for·rna chiamata cupilif'cwme. e talftata. più ekvato degli integun1enti attorno, pel sottoposto indurimento. dando t:osi luogo a quell'altra V<tt·ietà., detta u lcits e7evatum : li margini r aramente a picco, quasi sempr e jn_d inati ed aderenti. o senza essere circondati cla arJeola alcuna. Di sìffatti. 19 ulceri clu1'i, i1ifet'ta;nii. nessuno venne affetto da difterismo, nè da !ag·edeuismo, uut tutti ebbero la . complicanza delle plejadi inguinal i caratt<wistiche. Nella cura degli ulceri infettanti, li quali come lesioni locali, non ll:tnno ordinariamente alcuna gravezza, poichè si limitano sollecitamente e vanno per lo più scevri da gravi complicazioni, pel' cui in tesi generale si può dire, che gli ulceri duri per se stessi sono una lesione molto più lieve degli stessi ulceri molli, abbiamo 0ostantemente procurato di attuar e gli. stessi concetti terapeutici, dai quali, come dicemmo, ·fummo guidati pcl t rattamento degli ulcero.idi ; e gli


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esiti. non oi negarono eagioni per rimanerne satisfatDi. E sebbene all'ulcero infettante, dopo sci o sette settimane, o tutto al piil tee mesi, siasi convinti susseguieo ordinariarnontB ie prime manifestar-ion i di infe:àone costituzionale, tuttavia, seguendo il concetto dell' illusLJ·e IJiday, riputiamo meglio opportuno e più efficace differit·c la cw·a genemle fino alla comparsn doi fenom eni seconrlarj ; avvcg·nachè abbiamo dovut() renderei persuasi, che la cura specifica generale intrapt·esa innanzi a siffatte manifestazioni, riesce insufficiente ad impedire i sintomi secondari, e non serve, dw a ritardare l'eromper e dei medesim i nl di 11 del tempo or. dinario della loro comparsa. Degli due ulceri rnisti osset•vati, uno risiedcn1. sulht pm·te s uperiore o mediana rlel solco halano-prepuziale; presentava una forma clittica con fondo ineguale, irregolare, maJ•gini tagliati a picco, staccati, feastagliati, e con areola attnmo rosso-c.upa; era moltct dolente con suppurazioue purulcnta abhondante, ed in pari tempo lasciava nettamente distinguere l' indurimento carattrristico, mobile <' sotto forma come eli uu a mezza sfera al di ~o tto d<lll'tùcero. Jandp la sensazi one come di un mezzo pisello, chf' al talto era pC'l' se ::;tc$sO indolt>nte. - Siffatto nlcero sino dal suo esordit•c fu I'Olllplicato da ingorgo poli-ganglionare indolenln all' ing1!Ì1te destro. e nel periodo di stato si sviluppaya un bubbone ulceroso suppurato all'inguine sinistro. - DOj)O la ci~'ltt·iz­ zar.ione dell'ulcero, ed il completo rimarginamenlo della spn<:catura praLicn.tasi al (letto inguine sinistJ·o, il paziente perfctt~'lmentc t•istabilito, portava ::;eco ~mrora, al disotto 1lcl luogo dell'ulcero cicaLrizzato, ~l notato caratteristieo indln·imonto. L 'altro ulrero 'Taisto risieòrn1 alla parte superiore laterale destra del prep11r.io, ed insieme a molti caratteri proprj dell'ulcot'O moll e, che nm1 occorre ripetere, presentava uo indurimenLo a foggia di sottile strato sostenente la base dell'ulcero, dando la sensazione come di un pezzo di carta poco·ra, e che dal Rieord, come già si di::; se w n ne appunto


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chiamato : inclt!/J'i"tnento pergamr}?l;aceo. - Siffatw ulcero ebbe la complicanza della plejade caratteristica indurita all' inguine destro, ftt di facile e sollcdta cicatrizzazione, rna anche dopo la medesima, l' indurimenLo pergamenuceo si manteneva persistente. Gli ulceri 1nisti, che sono il t'esultato della aziouù si, multanea sullo stesso punto dci due contagi, il venet'eo ecl il sifilitico, costituirebbero secondo il Rollct, il N ocl et ed altl'i insignì sifilografi, una specie a parte, uoa entità patologica, capace di riprodursi nella sua !)articolare m\Lura; ma fino a ch e con fatti esperimentali incontf'OVertibiJi noH sara meglio dimostrata la jlgliarione nella specie dell'ulcero, non sarà questo un dogma patologico; c frattaulo ci limi.teremo a constatare l'esistenza ùcll' ulcero misto, conte r isultato del possibile innesto di un virus sopra un altro. come pare assai probabile sia accaduto pei due casi sopra accennat i, avvegnachò li due giovalli pazienti ammisero e:;;si stessi i loro aYrenuti frcque11ti, diversi venerei amplessi . . Delli 21 bubboni semplici osservati, che come ahbiamo sopra accennato, concomitavano gli ulceri molli, 8 passat'ono alla suppuraziono, e senza complicanza alcuna, riesci•·ono di facile guarigione; gli altri 13 petTennero alla risoluzione. e li abbiamo anuovcrati nella classe dei' semplici anche a cat·te oscure, avv<'guachè l i vir ulenti vengono t'epuln.l;i di impossibile risoluzione c di ineYitabilc suppurazione. I bubboni semJJZici, che si potrebbcl'o eziandio appellare semplici adeniti, Ycngono comunemente riguardati siccome semplici infiammar.ioni determinate da mora propagar.ioue di processo filogistico ; c si dicono pur anco sitnpatici, i'ITitativi siccome in·ndiazione eli ,processo irr·ita.tivo - ilog·istico diffusosi pet• 111czzo dei vasi linfatici ai gangli della. regione inguinale corrispondente, e quando finiscono colla suppurazione, la quale per altro non segue. necessariamente, somministrano un pus che non possiede proprietà specifiche, ed inoculato non pr oduce ulceroide. Fr·a li 41 bubùoni virtttZenti od ~~lcerrosi, che, com<l di-


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cemmo, furon o associati agli ulceroidi, e che si mostrano or·dirlariamente mono-gangliari, e che sono il risultato dell'assorbimento del virus dalla superficie ulcerosa tr'asportato al ganglio inguinale più vicino per mezzo dei vasi linfatici, e. che perciò so no, come infatti ci risultarono, di inevitabile suppnrazione, parecehi e nella gran maggioranza dei casi, dopo la praticatasi aperttu'a dei medesimi, seguirono il loro Ol'Ùiuario andamento, e scevri da ogni complicazione, raggiunsero piì.1 o meno sollecitamente il periodo di J'iparazione o cicatrizzazione ; altri invece ebbero la complicanr.a flemmonosa, c ·tre la complicazione fagedenic.:1., la quale in due assumeva la forma. serpiginosa, e nel terzo la pultacea. I bubboni i1ulu1·ati poU,..,r;angliM·i, o adeniti inguinali sifilitlclw, detti pur anco plejadi ganglionari caratteristiche, e elle con molta ragione il Ricord chiama il polso della s~fllide, si associarono costantemente agli ulceri infettanti, e si manifestarono agli inguini, unil::ttetali o bilateJ•ali, cd ordimn·iamente où insieme all'ulcere istcsso, o nel primo, o nel secondo settenalào, t·aramente più tardi. - Siffa.tte plejadi erano generalmente rappresentate da piccoli gangli, duri, indolenti, mobili, ovolari o rotondcggianti, più o meno voluminosi ed elastici. Fta codesti gangli talvolta se ne osservava uno più voluminoso degli alh·i, al quale al Ricord piacqnc dare il nome di gan.r;lio anato1nieo della plejade, e si ritiene qnello, ehe pcl primo abbia ricevuto la maggiore i11finenza del virus dcll'ulcero. - Cotali plejacli ebbero t11tte un corso lento, ed a freddo, senza infiammazione, nè tendenza a suppu.raz.ione; alcune scomparvero contemporaneamente all' indurirnento dell'ulcero infettante, cui erano associati ; altre invece persistettero ancora dopo la scomparsa dell'ulcet'O istesso; le quali d'ordinario non si risolvono r,omplctamente che quando viene instihtita la cura genern le specifica. La natura poi di codeste plejadi ganglionari caratteristiche ci vienC'\ rilevata dall'anatomia patologica e dalla istologia, che hanno in esse rinvenuti gli stessi elementi costitutivi


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dell' indurimento caratteristico della base degli ulceri infettanti; vale a dire, iperplasie con eccesso di tessuti .fibroplastici e dei così detti COfllÌ fusiformi, che a senso òel Virchow costituiscono l'elemento principale delle medesirne.Oltre ai bubboni semplici, ed ai bubboni virulenti associati agli ulceroidi, ed agli ingorghi pluri-gangliart caratteristici SOJJra declinati, abbiamo avuto occasior.e di osservare eziandio due individui affetti da bu):>bone inguinale unilat(>r-ale, e che per guant~. ·attenzione avessimo impiegato, non ci venn-e fatto possibile potere co11statar'e essere stato preceduto da primaria ulcerazione qualunque; non fatto calcolo delle ripetute asserr.ioni degli individui istessi, che francamente afl'ermayano non aveme avttto mai. SHfatti bubboni apparteT"rebbero a quelli rlesign ati coi nome di bubboni JJ1•irniti1)Ì, bubboni d'assalto, bubboni d' embl~e, e che· il Zeissl r.hiamerebbe adeniti idiopaticlte o protopaticke. R ic01·d, Rollet. JJiday, Swediau1·, Vidal de Cassis. Oazenave, Galligo, Gamòerini ed altri, mentre ammettono l'esistenza di codesta specie di bubboni, dìs::;cntono sul modo .di spiegar·ne la genesi. Taluni, e tra qursti segnatamcnte il .Btvrnstectd, li considerano come l'efl'etto di una irritazione diffusasi ed irra.diatasi per· mezzo dei vasi linfa.t id a gangli inguinali, siccome nelle adeniti semplici; altri invece, ed in specie il Oazenave, Vidal de Oassis cd il JJiday sono d'opinione, clw il veleno venereo e sifilitico possa ess~r causa d'adenite, senza avere in p1'cceclenza provocata la formazio rJPdi un focolaio pm·ulento alla eute o alla mucosa. Il Castelneau sullo stesso proposito asserisce, che se--è possibile un'nl·cera encistica e degli asce:ssi virulenti, senza lesioni cutanee o muccose preventive, devesi puranco ammettere il bubbone d'assalto. Dei detti due bubboni o::;servati, l'uno ebbe un corso lento, subacuto, ma passato fin almente alla suppurazione, dopo la praticatasi apertura del medesimo, non si ebbero mai a con~tatare caratteri ulcerosi, _ per cui ·come semplice adenite non

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550 tardò guarì a raggiungere la cicatrizzazione ; l'altro invece mantenendosi sempre poco sensibile e pressochè indolente. guadagnò lentamente la risoluzione. Codesti due casi riuscirebbero in appngg·io alla prima delle emesse •opinioni; ma non ripugna d'altra parte ammettere, che il vir1ts ulceroso possa essere assorbito e trasportato al ganglio, senza che abbia potuto agire sul luogo, ove venne primitivamente ad immediato contatto. Nella c.:ura dei bubboni miravamo allo scopo di soggiogare l'infiammazione, · evitare possibilmente la suppura:done, ed affrettare la cicatrizzazione quando si sia formato ed aperto un'ascesso. L'idea che si aveva una volta, che sia dannoso r espingere in dentro la materia, risolvendo il bubbone, è Ol'a affatto abbandonata, aV>cgnachè manca di fondamento. 'l'ùttochè Hunte1·, Srveétia~w, Vaccà, RicO?·d, .Ba~~mès, Lagnea;u c tutti i buoni pratici odierni abbiano most1'a.to, che la risoluzione devesi sempre tentare, non dobbiamo per aHro dissil'nularci, che quando il bubbone è virulento, quando nel ganglio stà racchiuso del pus specifico, la suppurazione riesce inevitabile, per cui ogni tentativo per raggiungeec la risoluzione andrà certamente fallito; ma siecome in principio non riesce potisiùile distinguere se il bubbone sia tiemplice, oppure virulerJto, viene generalmente adottato il precetto terapeutico di trattare tutti i bubboni infiammatori, come se fosse possibile la risoluzione dei medesimi. Ciò nullameno, allora quando dalla presenza dell'ulceroide ai' genitali · si può facilmente sospctia1·e della vi1·ulenza del bubbone, non troviamo del tutto ·ragionevole incapponi1·si tanto, e con mezzi energici, e eon dannosa perdita di tempo, per volere ad ogni eosto tentare una risoluzione, cbe, dato il carattere virulento dell'ingorgo gaugliona.re, riesce sempre impossibile, essendo inevitabile la suppurazione. Siftà.tti precetti terapeutici, unitamente a quelli di già. sop1·a accennati 'per la ctwa degli ulccri, non obHan<lo mai la stretta osservanza .della pii.t rigorosa nettezza, ci servirono ognora l


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di guida p'el trattamento dei bubboni, e non ne ebbimo ragiòni per esserne pentiti. Ad agevolaee e possibilmente ottener e la risoluzio_ne, u"'samroo le posche fredde o ghiacciate, semplici, o con l'acqua del Goulard; facemmo uso eziaudio della compressione, e sov.enti dei risolventi jodici o mercuriali; e nei casi di più o meno intensa e dolor osa reazione fl ogistica, ci giovatono sempre le applicazioui ammollienti, "risolutive e sedative, non obblianclo in pari temJ)O li r evellenti intestinali, ed il necessario minorativo dietetico r egime. Ma ciò nullameno, quando si inir.iava la suppurazione, appena rendevasi sensibile la fluttuazione, ci siamo sempre curati praticame l'apertura più sollecitamente possibile. E per cotale pratica, al metodo sotto cutaneo posto in opera dal Roua; di J'olone e quindi dal Q~vé1·i1~ e da molti altri; al metodo del L cmdi, a quello del JJ"ai1ne di Marsiglia, a quello del .Bellini con la potassa caustica, a quello del Roòert con la pasta di Vienna, ed a quello di altri ancora, abbiamo d'ordinario creduto bene di preferire, como più agevole e meglio spicciativa, l'incisione semplice col bisturi r etto; e seguendo il precetto del RicMcl di evitare le grandi in- · cisioni, le ptaticammo ognora proporzionate alla estensione del t umore, nel senso longitudinale del medesimo e da essere sempre sufficienti a dare libera usèita alla mated a purulenta dell'ascesso. Aperto il bubbone, evacuato l'ascesso, usavamo per solito :nn'ablut::ione mercè l'iniezione di una diluzione d'acido fenico alla dose di tre grammi in cento d'acqua; o di una soluzione d'azotato d'argento cristallizzato ; quindi poche fila fra i bordi della praticata incisione, medicar-ione a piatto, bendaggio a spica. t\elle successive medicazioni, inoltre alle suaccennate, praticavamo eziandio, e secondo i casi, le iniezioni con soluzioni ni dentocloruro di mercurio, o di percloruro di ferro, o di tint ura alcoolica di jodio, o di tartt'ato di ferJ'O e di potassa; ricort·emmo alle cauterizzazioni, quando n'era d'uopo, col nitrato d'argent•> solido, o col nitr·ato acido di ~uercurio,


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o coll'acido nitrico; tenendo sempre per precetto di tosto aprire e cauterizzare li seni, che per- avventur a si fossero formati. Nelle due sopra accennate complicazioni di fagcdonismo serpiginoso, usammo con van taggio gli stessi compensi di già declinati pél' la cura degli ulceri affetti della complicazionP istessa; avvegnachè il bubbone venereo aperto non è che un' ulcera di dimensioni maggiori di un'ulcera cut.anea. o de}}a muccosa. Nel caso di fagedenismo pultaceo osservato, che per altro ebbe a limitarsi al ganglio affetto ed a poco t essuto connettivo periglandulare, rispettando intatti gli intcgumenti esterni, oltre della Clll'<t locale, nella quale usammo le cautcrir.zazioni con acido nitrico, ed ebbe moltissimo a giovarci l' uso del tartrato di feno e di potassa, siccome tJ·attavasi di un individuo di costitu?.ione affi·anta c d'abito scrofoloso, ahhiamo in pari tempo p·raticata la cura interna ricostituente e tonica col jocluro di ferro e solfato di chinina, eontemporanMmente ad una congrna ristorante alimentazione, ed in non guarì tempo l' esito ci corrispose pe1' eccellenza.. Nella Ctlt'a dei bubboni e loro complicanr.e, gli attuati compensi te•·apeutici ci riescirono ognora sufficienti per donarci favorevoli finali ·risultamenti; e sentimmo la soddisfazione di non avere avuto mai un caso di cangrena. Il dramma della sifilide, giusta l'illustre Ricord, si divide natumlrnente in tre atti o periodi. Il primo atto o periodo è rappresentalo claLl'ulceJ'O duro, infettante, di già sopra accennato, sorgente obbligata della sifUiùe acquisita. - ~cl secon'do periodo hanno luogo gli accidenti secondari i , che aprono la scena della sifilide costituzionale, eù ai quali si riferiscono le plejadi ganglional'i. iu guinali, l' ingorg·o delle glandule cet.·vicali, delle epitrodend e delle ascellari, le eruzioni o dermatosi sifilitiche, le placche muccose, i condiloma, alcune ulcerazioni od erozioni superficiali; l'alopecia e ronichia, e fi·a l• fenomeni stati detti secondari ta,"clivi o di tr·ansazione vengono notati li così detto testicolo venereo, e l' irite sifilitica. - Al ter·zo periodo apparteng·ono .li così


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detti sintomi terziarii che sono manifestazioni di più profonde e più gravi lesioni, quali sono j dolori osteocopi notturni, le gomme, le periostosi, l'esostosi, le ostciti e la carie, e .finalmente le lesioni dei visceri tutti,· non esclusi il cervello ed il cuore, che ·fìniscono per sentire essi pure i malefici effetti del si.filitico into~sicamento. Il quale veleno, una volta che si è introdotto nell'umano organismo,. moclifì.~a ed , agisce sulla fibra vivente in modo da. trasmetterle Ja sua propria esistenza, la qual0 poi viene eziandio trasmessa, nell'atto della generazione, all'innocente frutto dell'amore. Li distin ti si fìlografi italiani, il Galligo ed il Gamberini, già sin(! dall'anno 1849 manifestarono l'opinione, che esistesse la contagiosità rlci f0nomen i sifilìtici serxmdari; e non fu che dopo alcuni anni trascorsi, che il .Lan,qleber·t dotto e perspicace si.filografo Lionese, ignorando o fingendo di ignorare quanto sul proposito si era g ià detto in Italia, gettò le · basi d.i una. nuova dottrim~, in cui enunciò prima, dimostrò e sostenne in seguito, che la sifilide secondaria era contagiosa ; stabilendo inoltre, che il virus attinto da da questa lesione produce costantemente la sifilide, primitiva e così l'ulcero duro. - L'ulccro poi, quando è l'effetto dell'infezione di una lesione secondaria, lo stesso Langlebe1·t ce lo descrive sotto forma di una semplice er osione papulosa superficiale, indolente , con la superlkie rossa più o meno circoscritta, senr.a bordi, pochissima suppurazionc, e con la base •o non apprezzabilmente indurata, o con sottile indurarnento p0rgamenaceo. · -GF affetti da sifilide costituzionale, che abbiamo osservati, si presentarono nella maggioranza dei casi con manifestazioni di f(morncni secondarj ; ed alcuni. pochi con sintomi terziarii; come plejudi indurite inguinali, ingorghi alle glimdule cervicali , segnatamente posteriori, delle epitròcléari, e q,ualche r ara volta anco delle ascellari ; dermatosi si6litiche sotfo fo r·ma papulosa, o di eritema o di roscela, di eczem'a di acne o di ectima ·ed anche ùi varicella ; condilo mi, placche muccose alla bocca, alle fauci, allo scroto e


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all'ano; dolori reumatoidi articolari, dolori osteocopi not-· turni; due casi di orchi te sifilitica, ed uno di gomma sifilitica alla faccia interna della tibia destra. Taluno di cotali pazienti conservava ancora ai geniLali le t.raccie del pregresso soflerto ulcero infettante, sotto forma di una specie di macchia. a colore rosso-cupo con superficie liscia e levigata ed indurimento alla base tuttora persistente, dopo 70, 80, 85 o 90 giorni dall'avvenuta cicatriz;.;:azione. La cura medica della sifilide costituzionale nei tempi andati si è compiuta con più svariaLi sistemi, a seconcta dei concetti, che i pratici si sono fatti di questa infermità. Ma nello stato attuale della sèienza siffatta terapeja è meglio esattamente de-. terminata, ed illUcord, il Roòert, il Dardel, il Dernarquay, il De llferw, il Lèe, c la maggior parte dei fìlografi odierni hanno adottata la così detta cura .mista e 1'icostit~~ente, per la quale si ottengono li meglio favorevoli possibili l'isultamenti. Questo sistema di cura mista e ricostituente, col quale insieme ai preparati mercuriali e jodici si usano pure i f'er·ruginosi, e l' olio di fegato di merluzzo semp l~ce o ferruginoso o j odurato, si fu quello appunto, che nelle nostre cure abbiamo sempre vantaggiosame11 te praticato. Il joduro di potassio, sciolto nell'acqua distillata a dosi crescenti, il protojoduro di mercurio, il protojoduro di ferro sotto forma pillolare, il dento-cloruro di mercurio o sublimato corr osivo sotto forma di liq~wre di Van Swieten, o l' olio èli fegato di merluzr.o semplice o jodu:tato, contemporaneamente a congruo ristorante regime dietetico, ottemperando nella arnministtazione dei detli farmaci ai precetti della cura mista, ci compensarono sempre per ogni forma di sifilitica manifesta.zione, non escluse le dermatosi, per le quali associavamo eziandio li bagni caldi semplici · o medicati, secondo l'esigenza dei casi. Corno pure a siffatta cura mista interna, coadiuvata dalPapplicar.ione locale dell'empiastr·o di Vigo, ed in seguito dalla pomata joclnro-jodurata, prontamente obbedirono li due c.asi di orchite sifilitica, di cui abbiamo più sopra tenuto parola; non occorrendo neanco di accennare la cura locale


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ben nota delle altre surriferite presentatesi forme, che pur desse vennero più o meno p1:ontamente superate. Ma se devesi ammettere la divisione della sifilìde costituzionale in ilebole e forte, stabilita dal .Dirlay, sarebbe giuoco forza confessare, cbe li nostri pazienti .non tr ovavansi, che rle- · bolmente intossicati dal virus sifilitico; avvegnachè in tutti in non guari spazio di tempo, si dileguarono facilmente le loro celtiche manifestazioni. Li costanti favorevo li r isultati ottenuti dalla preaccennata cura mistq, e ricostituente non c' invogliarono di vagar e in cerca di qualche altro nuovo metodo di cura contro la sifilide costituzionale, siocome sarebbe appunto dopo la cura jamis del Winslo1v, modificata e quindi con cer ta fr·cquenza già praticata in Amburgo dal B1-icke, a Berlino dal Kluge, a Vienna dall'E sterle / dopo la sudazione, già tanto in voga nella Germania stessa; dopo la sijtlizzauone o saturazione, già tanto diles~ da.Il'A·uzia1s>-J~~?:enne e dallo ~pe­ rino / dopo la .De?·ivazione, mercè una serie successiva di applicazioni eli vescicanti o di' cer otti con antimonio tartarizzato, piì.1 r ecentemente su larga seala provata nella Norvegia e segnatamente in Cristiania, quello delle iniezioni ipodermiche di data dose di calomelano, o di sublimato corrosiyo , ultimamente p1·oposto e praticato dall'egregio professore Bca1·enzio. - E tuttochè li distinti chirurghi primari deUo spedalc Maggiore di Bergamo, i signori dottori Leone Ragar.zoni e Girolamo Pretivali ce ne abbiano attestato li brillanti risulta.ti ottenuti per la rapidità delle guarigioni, e per l'economia sensibilissima, a loro dire, recata allo St~bilimento, tuttavia non potem1;no obbliare , e seria~e{lte non preoccupar ci del_la protesta contro l'adozione precipitata del nuovo metodo di euraro la sifilide, mediante le iniezioni ipodermiche (li sublimato corrosivo, fatta in una lezione clinica, non è guarì tempo passato, all'ospedale dj S. Pietro in Bruxelles dal celebre professore Thiry, il quale, dopo un attento e diligente '3Same ùi questo metodo , conclude , che esso non agisce nè meglio , n è Jliil rapi.damcnte


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di. quello, che sia allora che viene amministrato con altri metodi ; che gli individui no.n sono gar·antiti con quel mezzo da vari accidenti, che seguono l'uso del mercurio, massime dalla salivazione; 6he desso è causa d'accidenti suoi propri; siecome la suppurazione. e la febbre, che può essere accompagnata da seri-i effetti; che il numero delle iniezioni puÒ occorrere che sia molto numeroso, e che si · debbano continuare pe1~ dei mesi; che in tutti i casi, che furono- curati a S. Pietro, si manifestarono recidive; che finalmente sìffatte iniezioni non IlOSsono rimpiazzare l'uso interno od epidermico del mercurio, che costituisce sempre il metodo il più èerto contro le costituzionali sifilitiche affezioni. La b~enorrttgia, che costituisc~ il malore più frequente· f1~a quelli, che hanno origine dall'amplesso sessuale, ebbe diversi nomi derivati dalla idea prevalente sulla natura della secrezione. Nei primi periodi della storia sulle malattie venel:ee si suppose, ehe la perdita fosse di ' seme, onde venne· ehiamata Gono1·rea, che indica scolo o flussione di sperma. Ma l.' antiquato vocabolo, che deriva da un'idea erronea, e che forse rimonta sino al .fouxwrn sem.inis del pop.olo di Tsraello, eli cui parla Mosè nel capitoÙ> XV del Levitico, fu. seambiato dallo Bweclieazvr con quello di .Bleno?·?·agia; quale denominazione per altro, siccome indica solamente scolo muocoso, e non di pus, o muccopu~ come havvi infatto, e non accenna da d~ve provenga, co~ì da taluni sifilog-rafi volendosi esprimerne la sede ed in pari tempo r in dote morbosa, venne sostituita col ùome di lhet?"ite vene1·ea e dal Ricord con quella di U?·etrite òlenor1·agica.· E pe1· · disting-uerla dall'uretrite semplice ·e dallà ven.e1·ea, si è desig-nata coll'appellativo di Uret?·ite blenO?'a,qica vvr·ulenta, o sijilitUca quella , che ha percausa la presenza dell'ulcero, detto dal Ricord tarvato, nel canale ' dell'uretra. Ciò nullarneno il vocabolo .blenoragia viene comuneUsato per indicare lo Stato acuto O submente riceV)ltO acuto dei sintomi infiammatori , e quello di blenorrea per

ed


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accennare la diminuzione o· la cessazione di questi sintomi, persistendo lo scoln, e così addivenuto cronico ; e quando cqdesto flusso è ridotto ad un semplicissimo gemizio, e per 'lo pii! a qualche ora del giorno, vien detto goccietta, petuina e dai frances i gouttc militairc. P er blenorragia semplice, intendiamo quella cbo è 'reffetto di cause, che agiscono in modo irritante generale e semplice, ·indipendentemente cta. qualunque pr-incipio o virus sui generis; capace di scomparire sotto una cura anii-flogis~ica più o meno cncrgiea e proporzionata all' intensità dei sintQmi. - l/abuso smodato del coito, la masturbazione, gli amplessi sessuali c.on donna in tempo della mestJ·um:ionc, o malata per n ori bianchi, o per affezioni infiammatorie e cancerose dell'uter o, l'uso delle cantaridi, la yermil'lazione, li calcoli vescicali, le affeziopi dell'intestino retto, il catatet·ismo, le affezioni erpetiche ed altre ancora possono essere cause dirette di cotale semplice blenorragia. Li disordini dietetici, i liquori alcoolici, l'abuso del Yino, l'esercir-io gravoso, una mar cia laboriosa, una cavalcatura prolungata, un lungo stare in piedi, le uffer.ioni r eumatiz~anti ed altre consimili cause possono facihnentc provocare la r ecidiva di blenorragia già preesistente. Comprendiamo per blenorragia venerea, o WY! t1~ite blcno'l'ragica quella, che è il risultato della azioue infensa del virus o w leno blennorragico, che ve:1ne a diretto contatb dflla muccosa per coito impuro con donna affetta dallo stesso identico malore. · P er blenorragia virulenta o si(i.!ilica teniamo quella cho è dovuta alla, presenza dell'ulccro nel canale dell' uretra. L'ulcero int'Y'a-uretrale molto spesso è a~compagnab dallo scolo blenort'agico, il quale per al ~ro può essere talora soltanto accagionato dalla irritazione indotta ne11' urétra dai fluidi separati dall'ulcet·o medesimo .. Come pul'e qualche rara volta può darsi l'.ulcero intra-urett'ale sent:a concomitanza della blenorragia, ed in allora la poca materia; che cola

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Giornale di Medie. milit. 187'1.

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dalruretra è sovente mescolata a strisce di sangue, ed alcqne volte completamente n. sangue mischiata. L'ulcero in tr-1-uretrale, che può occupare tutte le parti dell'tu·etra, ma piit di fl'eqnente la fossa navicolare, può esser·e 1nolle o incl1trato, il quale ultimo, che riesce necessar!:l!.lente susseguito dalle manifestazioni di sifHide costituziOnale, pt•escnta al tatto il suo inclurimento cat·atteristico, e viene con comitato cl alle plejadi inguinali caratteristiche, che il Ricor<l g·iustamento chiama il fa1'0 delta diagnosi. - L'ulcero molle invece non somministt·a alla esplorazione alcuna carattcl'istica induraziono, va or·dinariamen tf\ complicato all'ingorgo inguinal H mono-gangliare e suppurante, e produce secrezione piil abbondante. Nell'tUlO e nell'altr·o caso il paziente nell'atto di emettere le urine, prova un dolore fisso, r.ircosct•itto al punto dell'ulcera. e lo scolo· s i mostra a sangue commisto, o soltaulo di sangue striato. La cosi. chiamata blenO'i'1'agia secca non è che il risultato della flogosi delrm·etra 'iolenta al punto di impedit·c alla muccosa ed agli orinzi delle ghiandole, che la ve~tono, di secemere il mucco- pus bleuor1'agico, per cui ogni scolo resta mancante all'aLto; ma appe.na amrnansn.ta. racute:t.r.a dello stato infiammatorio, tosto apparisce la bletJOrragica flussione. Lu cosi detta 1JlenoJ•rctgia inco1·àata dell'Fiunter, per cui il membro viene astretto a stare t·icm·vo, 11on è che l'effetto dell'aumentata flu ssione ed ingt·ossamento dPII'ul'etm. pet' modo che dessa si fa piil gt·ossa, ma più co1·ta, e le> riesce impossibiln di seguit·e l'estensibili.t;ì. dei corpi <:avernosi, li quali si tt·o•.-ano sani. Non sono guari passati, l'illustre Tltiry a\rebbe ammessa una nuova specie di blenorPagia mantenuta da granulazioni analoghe a quelle dell'oftalmia bellica, o che sarebbe sempre cagionata da un vil·us da lui chiamato !J?•annloso, c che a\·rebbe la propi·ietà di csset'e massimamente contagioso e di riprodursi sempre nella sua specie, non però di ingenerar'c il cel tico inguinamento. A 'q uesto dovPebbesi riterire la


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oftalmia blenorragica, nonnhè quelle blenorTagie ribelli, in cui il muco-pus trovasl mischiato a sangne. ' n RicoNt ed il R oùert non ammettono questa val'ietà di vil·us, che anzi negano corno sur erfl.no e non couvalidato .dall'anotom ia patologica. E mentre siffatti si6log1'au, non escludono la possibiliLà di trova retale volta le grmHllat.,ioni nelL'uretr-ite, non possono per altro accordat'e un 'enti~\ speciale a quelle alterazioni, che non sembrano rhc c.onsecutive. ~-pp ena r anno passato, il rlottore E doa1·rlo Villani, già medico della scuola di "Marina mc:r:canti le fti Napoli. <lvrebbe accennato ad nn' altra nuova specie di blenorragia, che desso vorrebbe chiamarla òlen01-ragia navale. L'urnidibì, le flSalazioni di HOstanze saline, che entrano nella composizione dell'acqtHL marina, gli usi inerenti alla vità eli bordo, e i perturbamenti' uet·~rosi di quest'ultima. sarebbero, second.o l'ant m·e, i momenti etiologici, che insieme riuniti possono dar luogo alla blcnon·agia 11 ava.le. Tulti gli individni,. che furono soggetti all'osi;crvaziona dell'autore, avevano però già. avute prrcedenti uretriti bl enorragir..lte da coito impuro. In alc11ni di" essi, dice 'l'm.1tore, la guarigiona èomplet.a dat.ava da. moll:o tempo, e pe1•ò non poteYa sospettarsi si trattasse di una semplice recidiva, ma bensi di una nuova tlretrite. L'autore richiarna perciò l'attenzione dei colleghi sopi'a. una causa, a suo dire, fi n qui sconosciuta, quale è l'influenza della vita. di mare su lla uretrite blenorragica. Noi ci limitiamo ad osser vare, c.he se l' infl.urnza della vita di mare agisse per se sola c bastasse per se médesima a.~ provocare lo sviluppo della Llenorragia in coloro, rhe ~on l'hanno mai per lo inna.mi avuta, riescirebbe certamente allora un argon;ent o degno di-studio e di meglio accurate osservazioni, e si potrebbe anco ammettere la nuova specie della ùlenorragia navale; ma sino a che la vita. eli mat·e si limita ad influenzare la ricomparsa c~ell'uretritre blenorragica in coloro, che l'av~vaM già prececlent<~mente sofferta pet· sessuale


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impuro amplesso, come appunto sono t utti i casi dal dottor Villani declinati, ci si permetta il dirlo, ci J'inveniamo null:l d.i sconosciuto, nulla di straordinario; avn3gnaehè ella è cosa conta, che l'umid ità, le affezioni reumatizzanti, nonchè l'uso alimentare di carni .salate e le bevande alcooliche, come appunto sono di costumanza nella vita di bol'(]o, vengono a nnoverate fr a le cause ordinario delle facili blenorragie recidive. Siffatte osservazioni però possono, se non altro, set'\·ire di salutare avvertimenb per li viggiator i di mare, che furono precedentemente affetti da 1wetrite bl e n ~rr~gi::a, li quali se v dgliono possibilmente evitare la facile ricomp;1t'.Sa (\ella loro blenor ragica :flussion e già innanzi ~o fferb, debbono nella vita di bordo studiat.amente guardat•si dall' \-lmidità e dalle cause reumatizzanti, non chè dalr abuso dei liquori spiritosi, non usare l'alimentazione di car-ni salate, e rigor osamente attenet'.;)i al megli.o congruo possilJile dietetico r0girn e. La blenorragia, r itornando a parlare i!1 genero, segue d'ordlnat•io tre distinti periodi, secondo li quali lo scolo assume diverse modificazioni. Nel p1•imo per iodo, sempre breve, che ùa t aluni vien detto periodo di srih~ppo, e dal .Bwntstea:t periodo prepa1·atorio, lo seolo si mostra mucoso, viscido, s~ol orito, ch e appiccica l'uno all'altro i labbri del meato. - Nel sec:>ndo P.eriodo, o pm·iodo a::ut:>, Infiammatorio, egli si fa più spesso, di colo1·e gi:>,Uo, giallo- ver·ùe, o verde a fl'atto, e cosi ·da muccoso diviene mucco-pus, o pus g enuino. - Nel te1·zo periodo, · detto di declinazione, ò periodo terminale, lo s~ol o ritorna g iallo, p oi bianco, opalino, e quindi muccoso liquido, traspa1'e nte, in colore, o appena lattiginoso. - A sifl'atto terzo periodo, o succede la r•isoluziono, o lo scolo persiste a lung o in istato cronico. Riesce per altro talvolta assai difflc~ile discernere uno scolo semplicemente rnuccoso, da uno ch e sia purulento. l\'fercè il potente aiuto, che r Istologia in ·questi ultimi tempi Ila prestato alla medicina, si può benis:simo distinguere i globuli rnuecosl, granulari e di. volume maggiore dai g lobuli del


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pus, che sono più piccoli, liberi in un fluido sconevole, oppu'r e Llis posti in masse amorfe; ma bene spesso i caratteri fisici, visibili ad occhio nudo, non sono atti a differenziare cotesti due umvri. - La st~n·m anamnestica, la ricerca delle cagioni, che hanno da~0 Ol'igine alla blenorragia, le complicanze, che talora vanno associate alla stessa, riescono di grande gioYamento per illuminare ~ ·stabilire la diagnosi' ditl'erenziale della medesima. La ulcnorr·agia, che f1'11. le ma·lattie vener'cc, è la più comune, t iene una durata variabilissima; da tre. sei, otto, dieci a quindici giomi; da tre, a quattro a ::;ei settimane, e fino a tre mesi. - Dessa manifesta una grande tendenza alle recidive e al pa~saggio allo stato cronico; e talora persiste ribelle, pe1·tinnce e dPlla piì.t difficile guarigione. Distinti s ifilog1•afi asseriscono, che presso· alcun i individui ha· durato pe1· rf.egli anni inteJ'i, cd il Vatcà E erlingltie1·i nota come j n. •1uaJchc raro caso abhia durato per tutta la

vita. Oltr0 eli ciò la blenorragia pnò dar luogo a ristt·ingimcnti uretrali, fistol e ed as~essi; della medesima possono pul'anco essere Rllccessi.oni worbose la disur·ia, la stmnguria, l' iscu- , r ia, là prostité, la cistite, r oftalmia, r it•idite e l'artrf't-e blennorragica, ed Ìll fin e la spcrroatorrea C l' impotAllZà. Dai lavori tld professore E iselt di Praga ris t~lterebbe provato, che nella stessa a ria atmosferica possono troym·si ospitanti cellule pu?·t~lenti, le quali il medesimo asserisce avere rinvenute nell'atmosfera di molte sale, ove ospitavano individui affetti da oft::~lmie blenoeragiche e purttlenti; cosicchè, oltJ'e del1a terribile oftalmia blenorragica, dovnta per contaminazione delle dita o ùei panni. lini, all'azione diretta del macco-pus blenn orragico sull'occhio istesso, opptlte, ginsta il Rico1·cl, il Roòe1·t, i.l C1tll er'Ù!1' ed altri.. dipendente da causa interna, detta metastatica, si avrebbe pur anco per soprammercab, pel solo veicolo dell'aria atnlosferica, una blenor ragia volantf> <lagli occhi dell'uno a quelli dell' altro. - ·


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Taluni reputarono, che dalla bleunorragia potesse eziandio avere luogo l'iniezione generale, o diatesi sifllitica. - L'illustre s.inlogrnfo torinese, il professo t· SperitW, et·edend(l alcune blenorragie dipeudenti dètl contagio delle pustule e tuberroli clei liifilitid, J'iLieM, cl1e tali varietà di blenorragin po:;sano indut·t·e la sifilide rostituzionale. - Oggimai li più d.istinLi silìlograil moderni concordano a ritenere l'uretritc• blenorragir.a, non usso(;iata <lll' ulcero duro intra-Ut'<'tt'ale, ~iccolUe UIL fatto morboso meramente locale. La scuola di Pat·igi già capitanala dal Rico,·à, quella di. Lione rappresPnt~ta dal lJiilay c Roulet; il Lee in InghilletTa. il .Bttmstec~tl iH Amet·ica, E pil.t illustri siiìlogt•afl italillni Pcl altri an~;om, souo unanimi tlel professare sHfaLto palolugich apprcz;r.amen to. 11 Oulle;·ier ed altri distinti siiilogt·afi porrerobben> opinione, che nella bleuor1·na od mitt•it" cronica. qoauùo lo· scolo si <i fatto in rolor·e. mtrccosn tra:.;parente od appena lattiginoso, ce:.si d't•sset·e contagioso. l\Ia una si[atta O)Jinionc noi abbia10o buone ragion i per csot'tare non dHbbn in pl'atica accettarsi c~si di lcgg<'t'i; avvegnachè abhialllo piil rl\ ma Yolta. constatato. tlte uno scolo, anrhe am1tto tl1tfccoso, tlopo un disordine dietetico, una fhtica, un' t~:· cita­ mento sl:'ssuale, una rapida oscillazione di tempenlllll'<l., o pel' altrl' simili cause, può iu brevissitno tempo arldivenirr' pm·olento. e qu indi assolutamente contagioso; co:.i nt>ssuno può asseril'e dove c·essi il contagio, dove rominci l' immunità. - P er il che sino a quaudo ltaY\' Ì s:olo m·etra.le, ne::suno può dire sicuro l'amplesso. -Delli 103 blenorragici, che penùentc l' indir:ato triu1cstre abbiamo avuto campo rli osse~nu·e, 112 si pl'esentarono affetti da. ur-ett·i te bl<'nort·agica di già inoltrata 11el per·iodo acuto; 23 portan\no la blenorragia o blanot't'ca con li . s intomi e li cam ttct•i di croniciU~; ed in alcuni rli <Juc.sti, senza che la medesima fo~se st.a.ta preceduta ùni fenomeni della infiammazione acuta. - Fra li affetti da l>lenol'rea.


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alcuni appartenenti alle classi in allora di J'ccente addimandate, di già l a guardavano . da piì.t o .meno lunga data. -Dalla storia anamnestica risultava, che tntte le blennorragie ac.ute e lente sopra accennate, avev~no avuto Qdgine da impuro venereo amplesso, ed alcune delle medesime erano pe1' sopravanzo associate ad ulcel'i molli al baUno, o al prepuzio, al frenulo, o al meato o~·inal'io , di s:mi tal uni ebbero perciò eziandio la eomp1icanza deU; ingorgo mono- gang:liare inguinale suppctr{:tto; 15 si presentarono concomitate da epididìmite, e 3 tenevano la romplicauza dell'lùcero larvato intra-ureteale. Le 15 epididimiti blenorrag·iehc ebbct·o tnt(e uu periodo flogistico }liù o meno <1CUto, ma. segnarono il loro ordinario anclamento, ed ebbero termine colla completa risoluzione. ·-{)ue soltanto vennero associate a lieve idrocele della va.ginale, che per altro esso pure scon1parve insieme :\lr ingorg.o a.c.uto. Nella cura delle sopraccenntltc epiùidimiti blenorragiche, dopo battnto il r>eriodo acuto infiammatorio, mercò li meglio congrui, noti antiflogistici rompensi, nel susseguente periodo di deçlinaziol'te, oltl'e dalle spalmature locali tU P.Oru.au\ ioduro- iodurata o dalle pennellatm·e di tintura iodica o della soluzione di nitrato d'ar gellto, g·iusta la 11ratit:a ultimamente proposta dallo Gi1:ctrd, abbiamo ottenuto note-vole 'l'antn.ggio dall'applicazione locale, Uletodkamente attuata, del eollodione, seguendo la. pratica del .Bonna,(oncl,· e con siffatto mezzo di compressione, che veniva messo in. atto, hu.ttavolta :-;e nl:l reputava meglio opportuno il caf; o, la l'isoluz~one d'or'dinm·io si manifestava pronta e completa. Nella cura delle balaniti, o bc~lano-postiti, che, come infiammar-io1~e blenorragi.ca clel glande c del prepuzio, o èrano primitive per ùirett.o contagio hlcnorragieo, od erano l'effetto della irritazione prodotto sulla rmwcosa ba!anoprepuziale dal pus, che colava dall' uretr'a affetta da b1enorragia, previe semplici lozioni d'acqua f1'esca, o cl' acqua vegeto- minerale, usavamo leggiere cauterizzazioni o con so-


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luzioni di nitrato d'argento cristallizzato, od usando lo stesso nitrato d'ar·gento solido, portinclolo attorno fra il glande ed il prepuzio; e cou siffatti semplici eompensi, avuto sempl'e il debito riguardo alla ma<:>sima pulitezza,, le medesime ci rluscil'ono ognora a p1·ohtissima guarigione. Delli tre ulceri intra- uretrali assodati allo scolo blenorr agico, clue erano molli ed ambedue avevano la lo1'o serle alla fossa navicolaee, l'er cui rlivaricando le labbra del meato urinario, si poteYano medica1'e quasi come fossero stati ulceri esterni ; eù a tutti e due venne a complical'si il huhbone inguinale, che suppurato ed aperto, ehbe n. manifestarsi di carattere ulceroso. Il te1·zo ulcero intl'a- nrctJ·ale, era indu,rato, rì::;iedeva alla porzione spognosa dell'urctl·a, eù nlla e.splorazione digitale, porgeva la sensazione d' i.ndurìrn1w to pergamenacco; lo scolo era so venti frammisto a. stria sanguigna, ed il paziente nell'emettere le m·i.ne pt'Ovaya dolore circoscritto al punto dcll'ulcero, eui si viddero pur a.nco associate pleia.dì iuguìnuli bilaterali, indurite, e<.<ratLcristichc. -.ella eut'a di cotale ulceeo larvato, associato a scolo blenorragico, dopo vinto lo stato flog·istico acuto, olt.J'e delle iniezioni di soluzione di azotato d'm-gento ('ristalhzzato, ci riescirono ezianùio di granùe vantaggio quelle della rliluzione di tn.r·trato di ferro e di potassa, l\Ia rlopo completarncnte cossato lo scolo, cicatrizzato rulcero, scomparso lo indurimento caratteristico, le plejadi inguinali L'imanenwo ancora. La eura dell' uretrite blenor1·agica. ha per iscopo dì faJ•Ia abortire quando si arriva. a coglierlé:~ nel suo primissimo sviluppo ; lenire e frangere li. sintomi acuti, quando succede il periodo inflammator'io; rendere p i-Lt I.Jrnve possibile il periodo di declinazione. ·evitare lo stato cronico, raggiungel'e unn. completa guarigione. Nella ccn·a dei nostri blenorrag·ici ah biamo procw•ato raggiungcrne lo scopo colle congrue modificazioni della 111e· desima a seconda dei varii periodi, e giusta l'entità dei casi. Nel periodo di sviluppo, primo periodo, o periodo prepa-


565 ' rntorio, a~sai breve, c che non dura cl' ordinario cl1e dalli due a cinque giorni, venne ~tnb commen~atu dal .Bell ed altr·i, la cosi detta cnra aòo~·ti~?a, o sostituti1)a - C~m siffatto metodo abor tivo si ricorre tosta alle itliezioni caustiche, allo scopo di eccitat·e una inCìammazione legittima artificiale in sostituzione della spe::ifica uretr·ale, che tende a prolungar3i per un tempo tndefinito, e ad in coutrare molte complicar.ioni. Cotale metodo peraltro e~ige una saggia prudenr.a per· partA del curante; avvegnacltè abusando del mHdesimo, o attuandolo allora quando si troya di già. inir.iato il periodo infiammatorio, può dar luogo a serie e trist.i conseguenze. Ma siffatt:> trattamento oggimai non è pii.t tanto all'ordine del giorno, come lo era nei tempi andati ; e ciò non pel' la. creduta metastasi ùr-l -virus blenorragico, non per l'erronea credenza, che uno scolo, bt·uscamente aJTestato, esponga. il paziente a gravi cons.cguenze, ma sibbene per l'incet'teua della sua applicazione, della sua t'iuscita, e per le spicevoli conseguenze , che appunto il metlesirno non i nfrequc;mterncnte vale a pt·ovocare. Ella tl' altr·onde non è cosa fa::-ile imbattersi in hlenOJ'ragiei, ehe si trovino ancora nel primo periodo della lor0 affezione; av\·egnachè cotali pazienti non cercano d' ordinm•io i soccorsi dell'arte , che quando si è di già spegiato · lo stadio acuto. E tutti i nostri blenonagici avevano àppunto di giù. oltr·epassab l' a:-:cennato ptimo periodo, per cui n"on fuvvi caso, che potesse pt'estarsi per intraprendere, se si fosse credub conveniente. nello strett? senso del significato. le vet'a cura abortiut. Nel periodo infìammat:-Jr io, dopo ammansati li sintomi acuti, mcreè li noti aHtitlogistici compensi, usavnmo una inie?.ione quotidiona mattina c sel'a, di soHato di zinco, ecl acido tùnnico il à. gnun . quattro, ed acetato di morfina o laudano liquido gram mi due, in 600 gram. d'acqua distillata, contemporaneamente alla propinar.ion~ quotidiana interna del Choppaibe, sotto forma della pozione di G~oppart, alla dose

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da l O a 20, a 30, ed a 40 grammi , secondo i casi , e giusta la varia individuale tolleranza. - 'Siffatta pratica fu quella, che ebbe ognora a somministrarci li meglio favorevoli risultamenti. Nel periodo di cleclinaz'ione, quando lo scolo si mostrava ostinato, con tendenza a farsi cronico, come pure nelle stesse blenol'ree croi1iche. ricorrevamo con marcato vantaggio alle iniezioni eaustiche con soluzioni di azotato d' m·gento cristallizzato. elevandolo all'uopo, fino alla dose di due grammi in cento d' acqua distillata. - Siffatte caHterizzanti iniezioni, modificando la s uperficie muccosasecernente, e convertendo la flogosi lença c <.:ronica in legittima o tt'aumatica, la con ducevano meglio facilmente alla sua. naturale terminazione. ,L' estrema facllit.à, in genere, delle r·ecidive delle uretriti blenor'ragichc, ci indusse, già da tempo, a cerrar modo di prevenire per lo meno quelle, che di tanto facilmente avvengono pel solo faLLo della coneorrenzç1, delle semplici, notn. di già accennate, comuni cause accidentali , col provocare, dopo un determinato lasso di tempo dalla completa ecssaz.iorw dello s~olo , una 1·ecicli'oa a1·tijtciale, a scopo appunto pr·eventivo e JWOjilattico. Dopo r ottavo gior·no, dacdtè lo ~colo, mercè la cura inuam:i declin ata:> è completanrente ces:oato, nel nono, decimo ed· undecimo giorno pratichiamo c co n incontrovertibil i, favorevoli resultati, una iniezione quotidiana con una soluzione di d·tte gJ·aj,~7,~i tl' azotato d'argento cristallizzato in cenb d' acc1ua distillata, in forza della quale, se lo scolo • non el'a che tempor'<l.l'iamente e subdolamente silenzioso. si risveglia e tosto il medesimo apparisce di. bel nuovo; ciò che accade sempre con mitezza e senzn conseguenze, cd allora facendo ritorno al metodo di cura primamente pt'aticato, nello spazio di tre o quattl'O giomi al più. cessa radicalmente ogni scplo l:llenorTagico, con la quasi certezza di uon incorltra!'e una seconda r ecidiva per l' avvenienza di tiemplici comuni cause accidentali., Con un tale t erapeutico tr•n.itamento , entro lo spazio di


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vent' otto giorm m media; i vi compreso il tempo n ecessario

per l'anzidetta p1·ojllat"tica 1·ecidiva artificiale, le blenorr·agio pervengono a piìi o meno radicale guarigione, e tuttavolta che abbiamo avuto agio di poterlo esattamente praticare, ottenemmo il soddisfacimento eli constatare scomparse le frequenti blenorragiche r ecidive pel solo intervento delle semplici comuni cause accidentali ; esclusa, 'hen inteso, la r ecidiva con:secutiva ad una nuova infezione di virus blenol't'agie<>, ·alla quale, come è noto, vanno grandemente predi$posti gli una volttt blenonagici; avvegnachè ella è cosa conta , che la blenorragia riesce causa assai pre !isponente per altri successivi blenorragici scoli. Siffatta projilattica 1·ecicli-ca a1·tifìciale pendente il declinato tl'ì!llestre, dopo gli otto giorni dalla assoluta cessazione d. ogni benchè minimo seolo , v enne sempre metodicamente provocata in tutti li nostri blen01;ragici, e si ebbe la :soddisfa7.ione di non vcdern e pi iL. alcuno a ritornare per blenorragica recidiva; ed il llOstro distinto collega, ed amico, Dottor Giuseppe P a~torelli , medico di reggiment o nei Cavalleggieri di Lucca, che ebbe .a succederei nella sezione venerei, continuando esso pure lo stesso nostro suaccennato t erapeutico ·tt·attamento, ottenne egli pur anco gli stessi'identici faYoreYoli risultamenti; per il che nutl·iamo fondata lusing<L, che se gli altri nostJ·i egregi Colleghi , addetti alla sezione venerei degli altri ospedali militari, vorranno dessi ~ncora mettere in atto un cotale t;erapeutico compenso, esattamente praticato, conseguiranno al certo altt·ettali Yantnggiosi risultati, ed avranno il soddisfa.c.imento di constatare. se, non affatto assolutamente scompa1·se, almeno notevolissimamente scemate le facili frequenti blenorragiche ~·ecidive; ciò, ch e sarà sempre un grandissimo ott enuto vantaggio.


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Lettere chirurgiche dagli ospedali di Weis!:emburg c Mannheim ( Pro{esso1·e BI I. L n. o T n. ) (Continuaziow!.)

L'illustl'e chirurgo continuando la sua rivista sui var·ii casi distinti in t'apporto alle r egioni del col'po s i cstCiHle in alc tine osserva;.-;ion i sulla disnrticolazione della spalla. Egli ebbe o~casionc di praticnl' due >olw c1uesta operw.iono la quale ambedue le volk> ebbe osiio felice. Tn seguito fa tlellc osscrva?.ioni compm•at ive con questa operazione valMdo.;;i della statistica delle a ltro guerre, c rla una tabe tla nclht quale ftgul'ano le guerre di C1·imea, Americana c Dariese e Franco- Prussia!1a si hanno i risultati scguenli: per la disarticola:~~i~ne della spalla fatta sul campo, non avuto rigtHtt'clo al tempo del!' operazione, la mortalità è d i 47,4 pc t' ·cento, è adunque più cospicua che nella resezionc della spall.J. ~3 per cento; h mol'talit<ì nello disarticolazioni primarie è in media 27 per cento, nelle secondarie 47,6 per cento, f•·atture delle diafìsi dell'omcro ne furono CUJ'ati lO, elci quali tre moriro no in seguito a pioemia. La statistica di queste lesioni fatt~t comple.:;sivaincnto s ulle gnerl'c accennate p~ù sopt•a darebbe cl1e di 24:?0 mot'it-;mo 009, cioè 23,1 per cento c la stai istica delle amputazioni dell' omero, d esunta sempt'C dalle guert•e medcsin1e ci dit ctuesto Hnalc c complessivo r isultat:o. Amputazioni p1·imnl'io 160, di cui morti 35 21,0 per cento; ampu tazioni secondar·ie 44 di cui mal'( i l!) 43.1 per cento ; in tutti operÌ.lti 3375 di cui morti 1127, cioè, 33,3 per cento. Ben di rar.o la dism'ticolaz.ione del cubito fa coilcOrl'cnza all'amputazione dell'omcro. P er la pdma di que.;;te operazioni nou hanno molta s impatia i chit'urghi inglesi c tedesch i, ed in ,·ero non si trova menzionato che nel J'appol'to f1·ancese sulla guei'I'U di Crimon e 'i.n q uello della guerea a mericantt, e che clni due rapporti presi as-sieme ci consta un numero complc.s5ivo di 1)8 di disarticolazioni del cubito con 52 mOI'ti, cioè, r..on una mOl'lalih\ di 52 .pct' conto, risultato che non incoraggia il chirurgo :1. cruest.a operazione e tanto meno a p1•eferirla all'amputazione dell'ornero.

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569 La quesf.iono sulla preferenza da darsi nlla chirurgia conscrv::tiva all'amputazione o alla disarlirolazione, non ha valore alcuno, trattandosi di ferito d'arma <.ln fuoco porchè n nes!'iun c:hiruJ'go .viene in mente di stabilire per- principio che ~i debba operare in (•g;ni qualunque caso di tal na.tur·a. Piuttosto si potrebbe ricercare qual sia il massimo grado di fraitura' complicata. dell'osso, che sia ancora compatibile ~olla cldt•urgia. conservativa con s~e­ ranza di buon esito, ma anche per rispondere a questa domanda dobbiamo tenel'ci sulle Jll'obabilila, sulle approssim<.u:ioni perchè appunto non può essere che nppt'ossimath·o il g iudizio che il giuchit•urgo si fa coll' esplorazione digitale sul grado. dalla fr·attura. Non è faci l cosa applicare bene un apparecchio alle fratture d'arma da fuoco dcll'omel'o, difficilissimo poi quando la lesione è molto vicina all'at'ficola:>.iono della spalla o complicat.<l a ferite del petto. Se la frattura è alla l'notiL inferiore dell'ornero il miglior me7.zo è un solidp o st<llJile apparqcchio. Se la f1•attura è superiore e necessario che l'appaeecchio si co;1tioui alla. ~'>palla o comprenda. anche quella articolazione, senza Ili che l'ammalato non ne avrà g iovamento. Jn quanto ai cusr:ini adoperati da Stadmcyen per questo genere di frattut•e il Billroth non ebbe occasione di sperimentarE, pct'· ciò si astiene dal darne un giudizio. Il triangolo di :rdiclveldorgof il quale è costruito sul principio del doppio piano inclinato fu adoperato in un caso a Mannheim, .ma la scomposizione ùei frammenti che si è fatta da questo appat·ecchio e che prima non esisteva fu orl'ibilo. ' varie Il Billroth t•icorre poi alla solita statistica desunta dalle guerre fatte iu questo ultimo décennio per poi ·stabillre a qual trattamento dcbbasi dare la preferenza nelle ferite c fratture del cubito. Le cifee che egli ci mette sott'occbio })ariano decisamente in favore delle resczioni primarie in conft·onto delle secondarie. L'autore crede che if materiale fino acl ora raccolto sia ahcotn troppo esiguo per da1·ci il diritto di ~ccidersi sopra un così gr'a':e soggetto, ma trattimdosi di Tispondcre• al quesito egli si pronunc~rebbe per lo. tei'apia nqn operativa, e stando ai dati finali che ci presentano i t ee quadri statistici che egli annette alla su2. let.teru. Ecco le ultime cifre di quei tr-e quadri: L Mortalità complessiva delle ferite d'arma da fuoco del 23,1 olo; cubito totale dei casi 220, dei quali morti 53

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2. Ferit-e del cubito non sottoposte ad operazioni totale 24 dei quali morti 2 =- 8,3 olo· 3. Resczioni articolari nelle ferite d<ll cubito: primarie totale 33, di cui morti 3 = 1),0 Oz 0• secondarie totale 80, di c~i morti 17 21,2 0[ 0 . Il numero complessivo delle rese:doni articolari del cubito è di gran lunga superiore della somma delle due cifre sopra enunciate perchè in molte di dette resezioni fu trascurata la distin~ione di primarie e secondarie. Totn,lo delle r-esezioni praticato 4Hi, di cui. n~orti S() 20,6 Dzo. Il fe lice decoJ'SO dci casi trattati coll<L cura aspettante dovrebbe essere spiegato dalla circostan?.a. che per· un simile trattamento i moderni chirurghi scelgono quei casi in cui la lesione delle ossa o non esiste, oppur:e è di poca entità. Jn comple;;so paro che la l'esezione del CLlbito in guerra sia meno pericolosa dell'amputazione dell'omero. L'autore perù fa osserv:we che si institnisce il confeonto ft·a 3375• amputabioni dell'omero con 416 rosezioni rlel cubito. Al c:erto la clifl.eren&a sta in favor e delle r esezioni 13 °z 0, è quanto basta pee garantirci 1lall' incorret'c in grave errore. T utto ponderato, il prof. Billroth opina. èhe nelle ferite del cubito il chirurgo debba comportarsi egualmente coro~ nelle ferito della spalla, vale a dire, di pr•ocedere all'opot•azione primat•ia, sia amputazione o r esezionc, soltanto nelle estese e commi.nalive fratture dell'articolazio!le, negli altri casi aspettare invigilando il decorso c da questo decider.:;i poscia!o a continuare la c:::ra. espett[~rrte, ovYero proeedet•c all'operazione. Per ciò cne si t·i feriscc alle ferite Jcll' avambraccio c della mano dominano così poche ùitferen7.c sulla loro prognosi e terapia che !"autore stima inutile trattaee di questi casi. Soltanto le lesioni dcii"articolazione radio-cm•pica avrebbero qualche interesse se il materiale statistico raccolto su tale soggetto' fosse sufficiente f} piu esatto. Una ferita Jl Cl' palla da fucile nell'articola:t.ione clelia mano non esigerebbe mai, secondo l'autore, lt< resezione primaria o l'estirpazione primaria delle os:;a. del carpo; per•ò l'operazione verrebbe subito i ndicata d i necessità se si stabilisse una ecc:)ssiva suppura~ ion e, un esteso t urgore, una febbre t r·oppo risent ita.' Tr·attanto lo esperienze sullo stato funzio nalH della manv dopo questa opeeazione nelle vaeie condizioni sono ancora poco numerose per decidere se il risultato finale della resezione sia migliore della guarigione coll'anchilosi. (Continua) (Ber·Une1· lGim'sche vVoch;)

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Chirurgia militare. (Prof. VJc-rolt BRu~s.)

Crediamo di qualche interesse riportare succintamente· alcuni precetti di chir·urgia milit~tre su ll'estrazione di corpi estranei dallo ferite, precetti. che il dotto professore di Tubingn. appose in forma d'appendice all'ultima dispensa o1' ot'a pubblicata del suo trattato di Te,·apia. chintr,r;ir:a. l o. Estrazione di ]J1'0iettili. Per l'egola generale si lJUò stabilire che i proiettili penetrati nel corpo debbono essere l'imossi. più sollccilamçntc che sia possibile. Ammessa anche la possibilità. che la palla dopo un tempo piu o meno lungo venga incapsulata da uno strato di tessuto cellulare opput'c osseo c che in tali condizioni resti nella parte senza r eeare gl'avi distur-bi, dobbiamo pul' tuttavia confessare che. casi di simil fatta sono rari-;;si mi crl appartengono più all'eccezione che alla regola. · All'incontro ci asterremo dalla pratica suindicata se l'atto operat ivo .necessario per :tspor(are il peoiettile p01'la con sè un pericolo maggiore che non sia quello della. presenza del proiettile stesso nei tessuti. Cos·, acl esempio il caso di pcnetrazione di un proiettile in una delle t re grandi cavitt\ controindica per sè ogni tentativo cii e~t!'ar.ione, a meno che il corpo straniero non sia situato in grande vicinanza delle pareti. Ogni fetita ch e abbia una sola apert.ura d' ingresso e nessuna d'uscita reclama dal chirul'g'O la. ricerca. del proiettile. ~olo in via eccezionale la palla può lJScire dal foro d'entrata oppure i.navvcrtentemcntc può esser trascinata fuor.·i da clt.talche brandello di vestito che vi si sia introdotto al momento della ferita. n momento oppot·tuno per l'esplorazione diagnostica e per la• estrazione è quello che segue immediatamente all'avvenuta le.sione, ma tanto l'una che l'altra possono essere aggiornate quando sin dal pt'incipio sieno insortì tali fenomeni da rendere ògni manovra ditficile o estremamente dolorosa, in ogni modo 6 dovere imprescindibile del chirurgo di procedere quanto più presto possibile all'esame, e trovato il proiettile estr-arlo immediatamente, quando una occezionalc condizione non lo controindichi.


' 572 In nessun caso poi dobbiamo Jusci:w.>i sodurro dnlb spcll':lflztl che l'opl!l'<tzionc ci rir..5ca più facile ad uu periodo [liù avan;.ato. ~i ebbero in vero dri cngi in cui il proiettile ricercato inrlnrno nei primi giorni fu pollcia estratto con tutta f,teilità. medi<tntc un t~cmplice confronto tli altri infiuitamontc più numerosi di estese l!Uppurazioni di devastu.zio:1i iri'Cil:u·abili pi'Oùottc da un pr<>lun· gnto soggiorno del p•·oiettilc nella t'o1'ilu. U1\ alt•'.> incontet~lnlo vantaggio della sollecita. est•·nziono si ò ttucllo c ho unitamen te nl1Jt'Oie1 l ile si estraggono spcs~o alLI·i C\> l'p i :-;lraniei'Ì Ll di cui lii'C:<enz:l ci C l'n dnpp1·ima sconosciuta, como lwanclello ùi vestito, cd allr·i oggetti. La J'Ìc::rcn e l"e3h'<IZionc del corpo es{J'tmeo ò comandata con tanta mn~giorJ urgenza, quanto maggioro è il tempo tra-;ror;;o dal momento delb ferita c quanto 11iil r·isenfiti souo i dnuno<~i effetti del pi'oicttile HII Ì te!'suli, t(Uanto più g1·avi sono i fcuumoai del processo infiammatorio, suppuraiiYo ed icoroso CJuanto pio il paziente si lagna di dolori limit nti tnlvoltn ad un solo punto (la ~Jo de del proiot(i!e) oppure irradianti in pm·li lon1nnc, o quanto più pale.;i sono i disturbi funzionali del membr,) fer'ito. All'i neon t l'.:> no:t ò l'icl!iesla l'c.>trazione quando speciali fcnoméni st,;u·cuber;, ad indicarci un incipientt' lavoro cr incnpwlan•onto, vab n tlire qnundo si constati una prog-r•css.iva cicntriz'l.azionc, CJ.uando l'apenuJ·a :;i r·e.:;tringc c si nllnr•ga invt-cc il lt·s~uto cicatl•iziale, C}uando tliminuisce lll'Ogl'essivnmente In. qunnlihi della socre7.ione purulcnta mediocre è il t urgoro delle pnr•ti molli, limitati i distur·bi fJ•:tr.ionali della rm1·tc. In queste condizioni (~ dovere del chil•urgo di nitendol'~ b completa guarigione coll'incapsulamento della palla, o se In gua· rigionc non a vyi ene, n~pettaro che si l'i sv~gli un nuovo JII'OCe.sso in1bmmntol'io (o quc!ltO jl caso più frequente) per procedere poi immediatamente aU:t rimozione del pl'oieUile. Può accadere ancor•n che dopo una completa cicntriz~aziono venga l'ichiostn. l'estNttiono cruenta della. palla per rimunero i disturbi fu nzionali dovuti nlb sua. presenza. Dopo çhc si ò sottoposta In paJ'tc ad uno accurato esame esterno t·icerca.rtdo col lulto i punti più snlventi c piil dolorosi si procedo alla esplorazione la cui man ualitù si modifica a seconda dci casi ·qui 'sotto enumerati: a) In una. ferita co:1 apertura molto larga e canale corto


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{non al di là di 2-3 poilici) si esplora. col dito indir-e o col mignoli?· ù) Con foro più ristretto e canale più lungo (4 - 6''), gioverà adoperare la nota sonda d'argento mu nita del bastoncino di por·cetÙma la quale l'<' i~troduce dàppl'ima colla sna eskerriitù copcrt:a e dopo rinvenuto il cot'po straniero, -si scopre. s'introduce di bel nuovo imprimendole dei movimenti di conft•icazione contro il corpo stesso. Una maccltia metallica lucente sul cilindretto di pm·ceJim1a ci indica con tutta certezza la presenza di un pezzo di piombo nel canale della fe1·ita. Quando la macchia è piccola 1~ diagnosi può r estare ancora i11 dubbio poichè quel! leggero coioramento può essere stato impartito alla sonda anche da una scbeggia ossea sulla quale la palla sia passatn semplicemente abbandonando qualche piccola tJaccia di metallo. c) Se ln sonda ò insufficiente pel' una. completa esplorazione del canale, o pe'!'chè questo è molto lungo o perché decorre ad angolo acuto si ricorre ad una sonda lunga 25 centimetri, pieghevole ma non elafltica e munita dello Rtesso apparecchio délla prima. Se nei modi indicati in b c non si riesce a scoprire la palla, ~tuesta si rin viene spesso in punti lontani dal foro d'ingresso, sp~­ cialmentc nella pm~te opposta, ed allora è necessario apt•it·si da quélla parte una nuova via mediante un' incision e. d) Se l'apel'lttl'a esterna è già cicatl·izzata si t'iesc.e a con$tat are se il cor-po estraneo imprigionato è di natm·a meh\llica o pt1r Ilo col scguento processo. Si metto ' a contatto ;l corpo estraneo con due fini aghi d'acciaio i quali vengono posti in comunicazione eH una batteria eleLtl'ica; se il corpo è un metallo, per un mezzo viéne a chiudct>si la catena o la corrente che passa ci avvèrte della sua esistcm:a por la deviazione dell'ago magnetico comunicante colla batteria. n noto apparecchio di Liebrcich per la sua set1Iplicità pt•ezzo moderato mcJ•ita d'ess~ ro preferito in questo genere di r icerche. Per l'estrazione del coepo, quando questo trova~i innic~hiato nelle parti molli, si pt'ocecle oo~e segue. a) Attraverso al foro d'ingresso con o senza di tnlazione crnen ta dei me~lcsimo, servendosi all'uot)o degli strumenti acc.e nnaii. b) Attraverso ad un foro che si pratica sotto le seguenti circostanze;

e

Giorn. eli 'Medie. milit.

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574 1.0 Quandq la palla, avendo sede lontana dal foro d'ingt•esso sta adagiata sotto la pelle o sotto una mucosa, (per esempio dietro la trmcosa faringea. In tal ·caso se si può fissare il corpo es.traneo tra le due dita della mano si.nistra in una piega ·rialzata della pelle si incide fino alla palla che si estrae posda colle dite o colle pinze. 2. 0 f:e per la ricerca fu già fatta una nuova apertura si potrà cstrame il proiettile, dalla medesima. 3.0 Può accadere che la palla .venga a:fl'errata dalla pinza int rodotta per l' apertur·a d'ingresso ma che non possa e;;sere estratta per• la ristrett.ezza del tragitto, mentre che .restando sempre tra le branch'e dello stl'umento può essere pç>rtata contro i tegumenti in vicinanza della sua sede; in tal caso gioverà maglio fare una nuova incisione piuttosto che allarl?.'al'e il canale della ferita. " v , ' 4.0 L'estr~tione di proiettili che restarono infissi in ossa spugnose esige come previa operazione una estesa scopert\1ra della parte e l'esportazione della massa ossea. .2.0 -

.Estra.?:z·one d'altri corpz' estranei.

Oltre ai pr·oiettili (fra i quali si comprendono tutti i corpi lanciati da un'esplosione .come scheggia di bombe., di gt•anate) si trovano spesso nelle par~i altri corpi .stranieri trascinati o spinti dentro dai proiettili medèsimi, tali sono : pezzi di vestito, oggetti tascab~li, bottoni, portamonete, ecc., ecc. Per la .ricerca e l'estrazione di questi corpi vale in generale le nor-me date riguardo alle palle. Però abbiatn.o qui una circostanza sfavorevole di cui bisogna tener conto ed è ~he molti di questi. corpi per la materia molle che li costituisce non sono così facilmente reperibili come i preiettili e il più delle volte se ne conosce la loro l)resenza per una for-tuita combinazione. Si ptìò con una certa ragione sospettare la presenza di uno eli questi .corpi estranei quando la suppurazione si protende molto a lungo senza che vi sia il proiettile o schegge d'ossa valevoli a ìntrattenerla. Allora non abbiamo altro mezzo. che di tentarne la · espulsione con un forte getto d'acqua nel canale della ferita. L'esplorazione della sonda non può accertare che la presenza di cot'pi duri o metallici, mentre che gli altri _corpi .meno 4uri.


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non possono essere dis-tinti con' certezza da cartilagini, tendini, legamenti, ecc. come si è constatato a sufficienza nella carnpagn~t del 1866:

3.0 ~ .~.'?st1·a.z:ione di scher;gie. Se in una data ferita d'arma da fuoco v'ha fondato motivo da sospettare che si trovino scheggìe e fral}lmenti d'osso, bisogna 'subito procedere alla esplorazione colla sonda o colle dita onde accertarsi sul gl'ado di, frattura che l'osso ha sofferto. n momento più opportuno per questa ricerca è subito dopo · a.vven\1ta la lesione e quando non sia stato fatto subito l'esame ptlò farsi ancora acl nn periodo più avanzato quando sia d'ostacolo ftnalche speciale contrcoindicazione. L'esam.e poi non deve essere omesso dal chil'urgo che riceve l'ammalat o per una cura definitiva; in t<il caso hi sogn~ csan1inare all'atto d;accettazione ed ' esaminare.in modo elle in una sola·seduta si possa farsi. un concetto adequato della natura ' della le;Jiorm e clietr•o CLUello stabilire il '(Jiarto cut·ativo. · Una simile esp1orazione, la quale ha per ogge·~to non solo eli scoprire la presenza di sehegge in una ferita, ma ancora la lo;eo grandezza, il loro numero, il loro rapporto colle altre ossa, non può essere fatta bene che colle dita. Gli ammalati fuolto sensibili devono essere cloroformizzati durante 'l'operazione. È da condannarsi assolutamente il sistema di far molte esplorazioni superfleiali. e leggere piuttosto ebc nna sola anehe se deve esser e lunga e penosa. Riconoscinto che abbia il chirurgo esservi un cer-to niunero eli schegge in una ferita, ma che la raccolta non sia tale da richiedere l'amputazione o la r esezione; egli (\e ve procedere tosto <;tlJlestrar.ione di tutti i frammenti mobili accessibili a11e dita o allo ·strumento, c non solo i frammenti del tutto liberi, ma anche q,ueJli attaccati all'osso per mezzo del periosùo o pure. ade1'enti a tendini ed aponeurosi. Al contrario si lasceranno in parte quéi frammenti che non hanno c.a rnòiat a posizione r ispetto all' osso e che non. essendo da questo ehe incom1)letamente separati lascian(} sperare in• uJùt perfetta guarigione. Lo seopo dell'estrazione è c1uello di prevenire i danr1osi effetti che le schegge p't'oducono in var-io gt•ado in proporìione de1la loro grandezza, numero, posizione, mobjJità . e forma, e se questi effetti si sono già fatti · sentire, moderarli, limitàrli c t:imuovcl'li.


57() Gli cileW delle scheggie consistono pl'incipalmento in una il•t•it~iour meccanica di una parte che yjen da loro toccata o comprN~a, e conseguentemente all'irritazione in iperemia, sta.<~i, trombosi, infiammazione P suppum:t.ione. Un'altra dannosa 1\?.iono si esct•cita dalle schegge ossee sni nervi motori e st'mmt•i; quindi dolori che SR!'t\nno o inte1·miltenti o continui e esacoJ'I)anti~i sotto i movimenti ; contrazioni muscolari in tutti i gradi c in t nt t !i le c::;Lonzioni, dal più leggero fùJs~;u l to di filmt muscoln fin o all!t più violenta contrazione di quasi t.ut.ti i muscoli del cot•po. Oltre rli che altri g••aYi accidenli possono insorgPro per la penet••a:t.ionr di t~chcgge nell'interno di grosso artel'io ecc. Che la pet•mant•n7.n. di f•·ammenti os: ei nei tessuti pos~a provocare i più g1·avi distu1·hi da mettere ia pericolo la \'ita del paziente è co~a ormai proYala c non abbisogna d'ulteriore dimostra-tione. Pur tuttavia tor·nct•ll qui oppor tuno fare un lwcve cenno delle schegge per metà stucrntc e<l adcmnti in parte all'osso col mc:t;t.O del solo periostio. L'aulot·c con:-;iglia l'estra:.:ione di tali scllcggie contrario in ciò al prt'et't.to dato dal1a maggior 11at·to dei prtlt.iei. Egli ~ostiene cito pflr lunga espcr•icnza fatta. sul vivente, per ••ipetuti esperimen ti fatt i ~nl earln,ret•e è perV'enuto a questa per•suasionc; che cioè i framm••nli cosi incomplctamente separati cl i solito deviano dalla.. nol'm:.llr dit•czionc dell'osso, talora git•a.no intorno al suo asse e mettono un o:;lacolo alla coattazione dci due ft•ammenti principali. s·ammt-lla pure la pos;:;ibilitil. dell'adesione di talunn di queste sche~gic; la gual'igione però non si fa che parzialmente come lo dimostrano i prcJ:Inl'ati. Da ogni singola srhcggia a lcune partice lle cadono nccr•o ·ate, c per mezzo di un lcnt.issimo proéc.;so di as~o•·bi­ mo n to vengono separato dal rcRtanto dello pal'li ossee rimast.c iu vita; queste ulti tne si oopt•ono bon prc:;Lo di 11uova ;;;os·Lnn7.D. osso1t la quale si el>tende sempre Jliù A.bbracciando come in una. cnp<:~u lu anche le par·ti staccate: Ora in questo tessuto di nuova fo•·nutziono trovansi delle lacune che sono molLo addatto a favori1•o il ristagno dello paeticelle necrosate che dovrebbero es:>erc espulse. Avviene in certi casi ancora che il periostio rimasto udeso alln supcrllcic estcJ'na di ccrLe scheggia nei primi giorni, si stacchi in seguito e così quelle scheggia vadano ad accrescere il nume•·o dei corpi estranei liberi e complelamentc mortificati. Si riconoscono facilmente queste scheggie pCl' uno atrato di sostanza osscn di r·ccente forma7.ione e di vario spessor e che ~ccupa la loro snpcrflcic midollare. '


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Por regola generale l'estrazione dei frammenti non si compi<' senza una previa dilatazione cruenta della ferita; quesm operazione si può omettere. quando l'os<:o ò molto superficiale. e il suo frammento ò accessibile alla pinzetat. La dilatazione devo farsi in modo cho la sola ferita estornu doll:t pelle \cnga con due incisioni allargata di tanto da. lm;ciar pus;;are comodamente l'indice della mano sinistra. Se so1 to In, eu t~ trovasi un aponevro~i r·csi:>tente, como Bar ebbc il fascih lab pot' la. cosc.ia, si proceclo nello stesso modo come coi tegumcnti, ma lo' altl'e parti devono C'SSCr(' dilatato dall'indice che s· iuti'Odnco tra le masse muscolari ,. nel te~suto CP!Iulm·e con moviml'nto di rotazione. l n una ferita a canale con doppia npcl'(ura. t,orna opportuno fare i man eggi orn descritti da amhl'due lr parti cioé dall' ape1·tura di ingresso c da quella. rl'uscitn. Si estraggono le scheggic ora con l'tlltO ora con l'altro llri vnt:i stromemi rh e si u~ano a seconda della loro grandezza. L' introcluziono rlegli stromenti riehicdr talvolta di modificm>e la lrcnica, ciò che non si apprende r.l1o c·ollungo c~cr.cizio; ~ un opel'azion(' talvolta fr~ci lhsi ma nHt spesso n.nche fli un'cskema difiìcoll1\. falicosa c lunga. Se il cannle della ferita ò <'O:.ù ampio ~:l permettere l' introduzione dell'indice per guida, si fa · stl'i::;r.iare sulla superficir palmare di quel dito la pinza rhinsa chl' si Sllinge pescia fino a raggiungere rosso, do1Jo di rhr ~i apr·r lo strnmcnlo e coll'aiuto del dit.o l'ima-oto in posto si cerca di all(•rrare la scheggia. ·Se la pinz:L non può esset'C' intt•oclottn che da sola, si cerca dapprima orientarsi sulla po,;izione del frammento spingendo il di to pitl che si può nella fcrit.a, si ritir·a p:1scia o si introduce in suo luogo la pinza chiusa como nna :;onda. In tutti questi movimenti iwvertnsi di ienet·e in mano In pin:~.n. con molta dclicate7~a e licvemc11tc tnstcggiando, altr·imenti [>Uò accadere che ctunlche scheggia che si trovi ai lati (lello stt·omento chluso, all'aprii~ d.i qucst.o, ·venga spinta nei vicini tessuti c sfugga cosi ad ogni ricerc.a. Resta eli molto facilitata la 1•icerca dei frammenti quando il canale presenta due apertur·e, in una delle quali si fa pas~nre lo s~rumento c nell'altra il dito e con elci movimenti combinati si porta la ~cheggia sotto la JWcsa. Quando l'os!'o mobile è nlfcr.•Pato gonot•nlmentc non si ha che


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a ritirare lo strumento p el' compirne l'estrazione; m!). tal volta s' ip,corrtrano delle difficoltà che devo1~o essere rimosse. in modi diversi a. seconda della loro natura. Così si cercherà di estrarre le scheggie adereni;i al perios'tio con delle ' forti trazioni o colla torsione. 'Quando sia fatta lfl. presa sut mezzo di una scheggia lunga, p~uttosto che tirare fa d'uopo strisciar e lungo la medesima fino a raggiungere una delle sue estremità libere. Per liberare le schcggie incuneate si adoj>era pr-ima una sola branca dello strumento operando con quel\a. come con una leva. Se l'ostacolo proviene da una ineguale ampiezza del canale. rclativame'ute alla forma, grandezza e direzione della scheggia, vi rimane facilmente con movimenti combinati d'oscillazionH e di rotazion'e. I descritti maneggi devono continuar.s.i fi no a completa estrazione dei fenmm en~i, fatta t utt'al più eccezione di quei piccoli frantumi ehe possono in :?eguito venire espulsi colle ierigazioni o coila suppurazionc, sì che il dito esploratore non abbi;:t a riscontrare poscia che le due estremità angolose dell'osso fr-atturato ed una cavita ei.rcosoritta da parti immobili. Dopo la completa estrazione ~ei frammenti non resta che il trattamemo locale che ~~ gei•cralmente semplicissimo. Occorre iu primo luogo una. pos.izio11e convenie11ce e stabile del membro offeso possibilmente in modo che la ferita sia facilmente accessibile al tatto e alla vista del 111ed.ico: quindi l'ordinaria fasciatura. Il :Oott. Burns annette una grande importanza all' estrazion e~ delle scl:eggie ossee fatta a tempo oppor-tuno ; questa oper-azione abbrevia sempre il decorso della malattia e benchè sia un' operazione t alvolta lunga e tormento:-:a, rarissime volte eccita una for te rea?.ione. Egualmente egli crede clw praticar-e incisioni vaste e conseguenti denudazioni di tessuti come occorre spesso nei casi di featture .complì.cate a ìnfiltramenti _purolenti ed accessi 6 molto meno p·ei'icoloso che del lasciare a se stesse quelle ,(e?·ite sotto C'Utanee, come egli cl1iama quelle raccolte. L' a:.::ione dell' aL'iu atmosferica comune, cioè quella che non è · inqui11ata a materiali d' il,lfezione, sulle superficie libere delle férite non o per se nociva ed è ben più da temersi l' al'ia che si sofferma nelle. cavitù degli ascessi .e che ristagna assieme alla marcia, condizione c11e favorisce la decomposizione degli umori secreti con tutte le suo conseguenze sull' org·anismo del malato. A prevenir questo mal€> il miglior mezzo è ùi cambiare quegli ascessi in tante superfici suppuranti.


579 D'altra parte sono put' troppo numerosi i casi di sinistri e irreparabili accidenti sopravvenuti per essere stata omessa un' accurata ricerca c l'estrazione dei frammenti ossei. E di quanti esili infausti di amputazioni secondarie, non · deve aceagionarRi f' omissione di C!UCSta pratica che è la sola che C.i dà un giusto criterio della natura dell'offesa c una guida sicura pel frattamento ~ In simili casi uo r~ ci dobiJiamo lìdar troppo delle foJ'zc merlicatrici come vort'ebbero cceti chirurghi ultra-conservativi. Il vero conservativo e quel c])iuruego che ajuta le forze della natura col liberarle a tempo da tutti gli ostacoli che si opporrebbero alla loro azione. 0l'n. i frammenti mob'ili Rono altrettante potenze contrarie a]] a guarigione; essi in propot~.donc della loro gt'Ossezza e numero formano una serie graduata di condizioni morbose dalle più leggere alle più gravi, le quali offrono diverse indica:t.ioni; tali indicazioni si llotrebbero restringere a quattro principali .cioè: - Aspettare- E'3tl'arre frammenti - R isecare- Amputare - Dal modo della fl'atLura, dalla forma dei frammenti, dal loro'11umero, cat•aLteri tutii che si conosc-ono co1t accurata esplorazione, abbiamo la guida per la scelt4 di un dei quattro modi di cura, qra accennati. So si omette l' esplorn:t.ionc, la fel'ita non guarisce colla cu1•a aspettante se non in quei brevissimi casi in cui le ~chcggie molte> piccole possano cs:;ere sgombre cogli umori sccreti. Al contrario nei casi gravi trattati colla cura aspettante 110a ta1•dano a manifc:>tarsi i perniciosi effetti dell' avere tt'ascurata l' impot·tantissima llratica. Nei casi piil fortunati, questi e.trctti si limitano acl un maggioro cf minore ritardo di guarigione, la quale poi si :f\.1 incompiuta con defol'mità. Negli altri ea;;i la diffusa suppurazione c il pericolo che più élavvicùlO manacc.ia la Yita del malato, pericolo che solo in via eccezionale si scongiura talvolta colle incisioni cd estrazioni secondarie, ina che invece al più delle volte non lascia altra via di j;alvamento elle il tentativo ancor esso pericoloso dell' amputa~ione secondaria. (1JM·line1· J(linischer·. W ochensèlw.)


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Discussione sul Cloralio. In una adunan~n tenuta poco fa dall'Accademia di Medicina di N uova York, alcuni membri dettero conto dei risultati da loro ottenuti dall'uso del clòralio. In un caso di delim"um tremens il dotlor Foster dichiarava di avere somministrato quattro grammi e mezzo di questa sostanza. Il dottor Jenkins diceva di avel'C l"abitudine di presct•ivere piccole dosi soltanto di cloralio, cd aveva trovato che trentotto centigrammi producevano un sonno di dodici oro in un mangiatoro .abituale di oppio, vent.icinqt1 c contigmmmi assicura ndo poi un sonno tran(J_uillo. Il dottor Tfnt't riportava un caso di nevralgia, in cui una dose di un grammo produsse la morte in tr('nta minuti. Affermava il dottor Peaslee che egli lo ha usato quotidianamente c non ne hl'!. ossct•vato effetti infelici. Dappl'ima egli in · generale lo prescriveva alla dose di cinquanta a settantacinque centigrammi. l n un ind ivicluo che mang iava abitualmente oppio fu sostitnilo il cloralio , che conciliava ogni notle il sonno alla dose eli un grammo e mezzo, e l'oppio venne diminuito di una

quarta parte. Dal dottor _\.dams veniva ricordato un caso di catarro esti,·o, asma del fìeuo, gual'ito con una dose unica di clora-lio. TI dottor Cal'o nal'l'ava un caso di ernia strangolato, in cui il cloralio parve ésercitar e nn cflct to quasi maravìglioso dopo l'uso inefficace del clor·oformio c del tabacco. Egli assicù1•avt~ dì averlo pure amministL'<lto , alla dose di settantacinque o cento centigrammi. con felicità di successo , in casi di r igidità del collo · dell'utero. In un individuo sofferente per debole7.za cd irritabiliLà car-d iaca il dottor Pooley riferiva eli avet·c pl'CSCritto ogni .notte un g r·ammo ' e mezzo di cloralio senza che no seguisse alcun spiacevole risultato. Egli è r imasto maravigli~lto della efficacia dci le piccole dosi, e, mentre et•a in principio solito di darne tre !Fammi e più ancoi·a, dipoi ne amministrava per dose ordinaria un grammo e mezzo. Il dottor f'ooley diceva di aver not-ato la intcJ•mittcnza rleJ polso sotto l'uso di questa sostanza, ma aftèrrnava che ti fenomeno non fu mai tale da recare il più piccolo allarme. In


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alcuni casi la sua attcm:ione è stata richiamata al prurito delle palpebre. Il doUor Bell os:;e~·vava che il cloralio agisce molto meglio in continuazione col. brom uro di potassio. Nel delthim~ t1·emens egli somministra settantacinqne cent igrammi di cloralìo ogni tre o;re, sospendendolo dopo la terza dose. Dall'.uso eli esso non ebbe mai luogo di lamentare tristi effetti c crede che se spiega una azione benefica la spiega prontamente, entro venti minuti ùopo la prima dose. Il clott.or Pcycr$ fece gli elogi dell'uso vantaggioso del cloralio in un caso d' ipert.rofìa di cuore e di angina pectoris. Finalmente il dotto1' Van K leek r·i.corclaV'It ai membri dell' Acc~demia che il dottoL' Squibb, il Ciuale è un eccellente autorita,. avevn. già annunziato che il cloralio si decompone alloraquando è so~peso nel siroppo. (~viedi<:(~l Tirnes a.lUl Ga::ette, 8 luglio 1871). J~a mancanza delle cit·costanze, sempre importanti e necessarie a conosce esi, relatjvc ai ca~i clinici sopra r-lfcr·iti, in cui f11 • amministrato il cloralio, non ci peemettc in vHro di portare sulla materia paeticolari con~iderazioni . Dalle verbali comunicazioni però fatte in seno dell'Accademia di :Medicina di Kuova York, e dall' in:;ieme ìn gel')et•alc delle oramai numerose esperienze, osservazioni c relazioni rese già di pubblica ragione sul clo1'alio medc:;imo, due filtti abbastam:a g1'avi ehitwamente cn)crgono, la ~ncertezza, la vm•iehì, ln differenza rnoltn. delle dosi, la incet'tezza, la varictu, la diversità, là dilfeeenza gt'ltn~le dci risultati nell'uso di questa sostanza. Quando sentiamo il dotL. Hart raccontare un caso disgraziat.issimo, nel quale un solo grammo di cloralio usato a. combattere una, nevralgi,a fn seguito da morte dopo trenta minuti e Gtmschmann affermare che egli lo amrninistru alla dose ordinar.ia di grammi cinque e tr•enta centigramm i: quando t rò viamo sostenuta rlal clottot' Pooley la molta efficacia . delle piccole dosi, che sono pure raccomandate dal dott. Jen kins, !l quale con soli trentotto centigrammi di cloralio otteneva un placido sonno di dodici oee, e vcggiamo poi Kiebr~ich spingel'lo fino alla close di grammi sei, mentre tma sola dose eli un grammo e mezzo di questo f<irmaco fu bastante eli cagionare la morte, siccome rife-


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risce Needhum, in una isterica di 20 auni t.rent.asci ore dopo la amministraziono del medesimo: quando si legge che una istel'ica di 50 anni perdeva miseramente la vila dopo avet·r nello spazio di h·e giorni trangugiato a pift riprese por giorno la dose complessiva eli oltre lO gl'aromi d' idt•at.o di cloralia e che un fanciullo di lj anni preso da tetano traumatico risanaYa wUo rusu lungamente continuato del cloralio, di cui l' inliera quantità ascese a 180 grammi, alla dolio in pt•incipio di 4 c poi gradatamente di 8 e l~ ~mmroi nellr 24. ore: qua n do veggiamo il dott. P caslee, che rlichiat•a di usare il clot•alio quotidianamente proclamarne in modo solennCl la innocenza, o il dott. Curshmann assicurare la t•arità degli effetti spiacevoli per l'n:;o di esso, mcu ll'O poi l' ultimo dei due• ci a-vvot•(e che la maggior frequenza delle lat•ingiti si clt>ve all'urnministra:.~ionc' di t!llO!'ta sost.'lnza : quando sentiamo parlare eli effetti Yeramcnte maravigliosi, di subitaneo, inaspattalt' guarigioni di mali eziundio dichiarati inllanabili. che <ùit•i cd aliti ancora non cl>l>cro la forruna di roai ottenere iu !;imili casi: quando Hl hri llànt i e felici St~cces,;i veggiumo seg·ui t•o tnlora irreparabili scia:.tm•e, quando, 11011 appena l.o!'minat.a la festa, dohbiaroo assistere ad un lutto: non siamo noi forse antot•ir.zati dopv tntto ciò a dubirarc obe il cloralio non ~ia abbastanza studiato nelle suo pt•oprietà, negl i effetti, nello dosi, nell' ammini:;t.ra.

?

7.10110.

Dobbiamo noi dire for:<c che del cloralio è accaduto t!uPilo che è di tanti c tanti agenti terapeutici accaduto? Dobbiamo tlil'l' rorse eh<> lo aspetta la stessa sot·te 1 Compat•so nppena nel mondo f:cientiiico, t~sw res11it•n un mu·u di fn>orc, incoutra In gonct•alc Rimpatin e non resistr alla volUttà del fnnaLi:<rno, che lo nccom.ragna nei pri mi t)assi, 11rocipitando nr • pm· troppo la corsa. Le lodi, che gli sono state pt'Odigate, lo accuse, che gli ~o1w state mosso contro, In lìducia, che gl i è slnta accorch\ta, l'allarme e i timori cltt• esso hn destato, ::;ouo il risultato dj mHt pa~ ientc osservazione, o sono il fl'uLto acerbo di ~tudi coltivati con poca cu1'a c poca diligenza 7 Uno sguat•clo solo, che si gcf.ti in questo campo, è bastMte pet• pt•eparare la r isposta. Diciamolo subito e in poche parole: la fr'Ctta di concludet•e hn lasciato non l)ocbr incertezr.e recando ]!Ul' confusione. È questo un difetto, clte molto comuuemento incontl'afli. l.o spil'ito umano l'tnanio::\i ~~ imo di CSJ..l e-


583 rim r nt."re è pet·ò estremamente impaziente di comlJOl't>e, di giunget'ù all'ultima sintesi, di formare la opiniouc. Questa facile stMIIhc7.ztl, questa intollc,·anza del laYoro Msiduo. lungo, difficile, c pot•c.iò penoso, ctuest n smunio:;a inquietudinr ch cotTOI'O a }H'CWipixio al fine delle opcl'l\zioni genc1'a unft RCÌ<•nza fiWzia o t J•a<l isca l'allis."imo scopo degli r;tudi sperimentali. Nel cloralio la cspcricm~a e l'osscl'''<t.tionc <'linica, fino a quest.o gior·no almeno, hanno riconosciuto un mezzo prezioso di cura sintomatica, il quale t'a ptwLe di quella cura sintomatica, che dicesi sodaliva. Come rimedio di cura razionale il cloralio può essor11 invocaLo, pet• soccorl'e re <:erti t m·bamonti funzionali, per• L(Jgliet•c o diminuire certi fenomeni mot•bosi, in n\olti e divor·si~ mi casi di malattia. Fornito, secondo lo risultanzc degli csper•imenti a noi no1c, di vit•tl\ eminentemente ipnotica o narcotica, di proprietà anestc(ichc, comunque non molto potenti, o anodine c di azione rilassante energica. o to,'lwntc. r idrato di clot'alio o chiamato in modo hcn chiaro a prestare il l'! tto aiuto nella novro()inPsi. L n veglia, il dolore, lo spasmo, le vcsnuie sono la ve ro (\ pl'incipnli fonti. d' iudicazionc a qt~est.o mczw dì cura. Le indicazi~ni e l<- controindicazioni par•ticolari al clora1io :<ono state bene stabil ite, ben dcterminar.e, ben definite . e sono s1at.e sem11re conveoicntemcnl<' e cou dilige nza ~(·guìte? A noi non Jlai'e di poter•c rispondere in modo ulf~rmativo, t' ce ne app<'lliamo agli :~t~~Si cnsi clinici, 'di c ui è cla lungo tcmvo pieno il giornalismo rucrlico. Non abbiamo veduto tJf;are il cloralio iu rJucllc condizioui ste~so di malattia, che ftu'OHP altamente dich i arai.~> formali rontrcindic.v.ioni all'amministruzione del med<.>simo ~ Rouchut non nt' bandiva l' nso forse noli<' malattie cerebt•ali e cardiache 1 Ma il dottor Pooley non lo hn prescritto ogni nott.e in un individuo malato di debolezza ed irt·itabili(à cardiaca? E il dottor Peyer~ non lo l1a nmruinistt•a Lo in un caso di ipm-trofia di cuoJ•e1 L'uso este:>o c fpoqnontissirno, che 1lel clot•alio si fn. oggi in medicina, le alti:;si mc dosi che con t anta franchezza so ne amministrano, i luttuo i aYYenimenti fatali già seguiti alla somministrwtiono di c1uesta ~ostanza, porgono occasiono e motiYo por non solo richiamar<' i 111edici a maggioro prudenza e savio:~.za, invitandoli a uon ~costar~i dagli insegnarncnti della esperienza, rcu~ per r icordare o:~.i andio lo st1.1 dio delln opvort.unitù dei far·muci,


584 per ricordare che ogni sostanza ha i suoi momenti di ut ilità, ed i suoi istanti c).i disut ilità e di danno, pel' ricordare che i sintomi, le alterazioni dinamiche, uou esigono, non comandano sempre soccorso, il quale .è solo richiesto dalla troppa molestia di alcuni fenomeni e dal pericolo d'importanti successioni morbose, per ricordare che i sedativi i e "per conseguenza il cloralio, sonb agenti di. virtù chimico-organica pervertente, i quali spiegano il loro u~timo effetto, la sedazione, spogliando h fibra di una parte di flOtenza sua propria coll'attitudine o tendenza di annientare le prarogative dell'aggregato c del compost~ organico. Di qui la somma prudenza e la necessità di contenere e circoscrivere in giusti lir~it.i l'uso dei sedativi e del cloralio medesimo, i quali altriment i. anzichè uti.Ji possono riuscire grandemente nocevoli. Le · morti a.vvenute per cloroformio e per l'idrato stesso di cloralio' non ·cJevone essere forse imputate, in parte almeno, ad un troppo leggero abbandonarsi con cieca fiducia a questa maniera di cura, la sedativa, senza il pensiero di un limite deqitamente circospetto~ Conviene seriamente riflettere che nel disord ine ed eccesso del processo dinamico della vita, 'in cui apparisce convenevole l'uso dei sedativi, 6 spesso difettiva la potcnz.a dei tessuti, 'quella potemm, ~he essi spoglia no, distruggono, annientano e che imporf.a sommamente di sostenere, di riparare ; che le funzioni disturbate si rico_nducono le molt.e volte nell'ordine naturale col rendere la fibra più ferma nelle sue condizioni organico-vitali ; che le esorbitanti ed innormali azioni dinamiche non. poche volte si moflerano, si mitigano e si fanno cessare mediante una eccitazione analettica 'diffusiva, cho richiami i· tessuti , od azioni normali. Quante mai vol~e un grave stato atassico, fenomeni di spasmo, movimenti convulsivi, il delir·io, le :smanie, la veglia, la ir·ritabilità., implacidezza, intolleranza dello stomaco, un.a cardialgia, si veggono cessare per· incanto dopo IJoche cucchiaiate di vino generoso~ Perché con tanta. fretta, cori tanta sollecìtudìne ~icor-rere ai narcotici, agli anestetici, a.i Lorpenti, agli. stupefacenti~ Io non so se t utte queste consideraJ!;ioni e riiiessioni si fac- ' ciano mai come si conviene. A me pare che oggi esista per la cum sedativa una pa:rticolari;;sima predilezione. A me pare ehe dei sedativi si fRccia oggi da alcuni con la massima indifferenza nn ver-o abuso, in essi ponendo la principale, l'essenziale parte . curativa, talora l'unica tcrapeut ica della m ~lattia. Calmare, se-


585 dare, 9 divenuta un!! parola d'01•dino nella direzione cu~ati va dei morbi. Dopo tanti esami, tante ricerche e minute indagini si finisce col far dormire iJ malato colla :.;peranza di a.ddormentai·e la malattia. In sostanza i fatti che rig uat'dauo il clol'alio sono oggi di tale natura da r ichiamm·e scm:a indugio l'attenzione sopm di E'SSi degli esercenti l'ar·te salutare. Noi pensiamo essere nacessm•io d.i sottoporre ancora a nuo,•i st~tdii il cloralio, mentre · raccomandìamo p~wUcolarmentc uno stud io severo e diligente delle indicazioni e coriteoindica;.:ioni all'uso del medesimo, quel lato il più scien'bifico ò il più importante in terapeuticn, che troppo si è tl'?l~>curato c se mpt'e >:i trascura, o molto leggermente si tratta.; negligenza questa, che diviene poi causa gravissima d'inutili dispute, di spiaco~oli risultati, e per cui tanti rimedii levati in grandissima celebJ•ità caddero d'un trat.to nell'oblio, nel nulla. SAN'riNL

Sul processo dell'Infiammazione. ( Dott.o r SAl\DEnSoN ). ( Suntn serruìto da considerazioni critiche del dottot· SAN1'1Nt ).

Negli ultimi anni è stato tanto deLto e fatto into•·no al soggetto della flogosi, sono così materialmente cambiate le nostre idee dai giot'ni della vecchia teoria dell'essudato, che non è molto facile di stabilire, anco in sostanza, quale ·possa chiamarsi la fede ortodossa al ,Presente giorno. Dapprima si ebbero i ·pensam_enti di Virchow che :,;url'ogarono potremmo dil'c quelli délla scuola Francese, insegnando che tutti i prodotti flogistici erano il l'isultato diretto di altérazioni nella locale nutl'i;~,ione o formazione delle cellule. Vennero dipoi le idee di vVallcr, ritornate in V•i ta da CQhneim, mostrando come i prodol;t.i dell'infiammazione ·erano per una considerabile estensione, almeno, il . l'isulta{o di metamorfosi negli elementi stravasati del sangue. È perciò che noi stimiamo opera utile di dare un estratto de1 pensameuti, che su questo m•gomento ha messo innanzi il dottor Burdon-Sauderson, persona autorevolissima per esperienza élinicn o per studii spe.rimentali. Sa1iderson definisce il processo dell'infiammazione - una successione di cambiamenti cho av,·engono in un tessuto vivenl.o


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quando 0 offeso, pul'ch~ la lesione nbn sia di tal graclo da distl'uggere subito la sua struttura e vitalità. L'origine delle infìaroma~oni è estrinseca o intrinseca; l'una c l'ttltra giungendo alla parte dircttament,c, e direttamente modificando la sua :;trutt m·a e fum:ion i, o soltan to giungendo acl essa per mezzo dei Jinfatici e dei vm'i sanguigni. All'ultima di queste maniere 'di al'igini egli. ha dato il nome cl'in(ettivrt. 11a sono soltanto le infiammazioni estrinseche q uello che vengono sottOJlOSte alla discussione, è ::-olo quella varietà eli quelle ù1 cui una lesione locale dà luogo a cambiamonli nella stessa località. l n altre parole è solo degli effetti della irritazione eccessivn sui t 0ssuti che noi dol.Jhia.mo ora occuparci. Essi secondo l'O.l'dlne con cui si manifestano so no: l. disordine di circolazione; 2 . trasudamento dei costituenti del ::;angue ; 3 . alterazioni nella nutriv.ione della parto o tessuto inr. a mrnato, testi ficat e da a.llerazionì nella forma:dono degli clementi di c::;so. Nel pt•occsso flogistico il passo i l più difficile ad intendersi è quello cl1 c si rifer isco ai caml>inmenti nei vas i sang uigni s~ossi, massime nella produzione della così detta stasi. A perfettamente intendere ciò è assolutamente necessaria la eonoscerw.a delle :;coperto che in questi ultimi tempi sono f;t.nte fatte intorno alla influenza 'eli certi _nm•vi .sui vasi stessi, o su questo punt.o si tW:>sono consultare le lezioni medesime dell'autore. Pt·endendo t utti i fatti in considerazione, noi dobbiamo concludere che r it•t•itazione dei n()rvi sensorii di una par-te Ùù. l uogo, per riflessione col mezzo di certi ccntrì , a contrazio ne, nel primo caso, delle minute at'terie con aumento di rapidità in . c1uasi ogni caso della cort•onte sangu igiJa. Ma questo fenomeno· n. sua ·volLa cede il posto alla clilatazioue e ritardo, o a L'ilardo senza dilatazione. ~e si espone sotto il microscopio una port ione di mesentcrio di una l'ana conveniente mente preparata, per un ct>..rto tempo si o:>SCJ'VI.l. flliOSi;a aumerÌtata rapidità della COl'l'ente sanguigna ; ma a j)OGO a poco sopravviene un cambiamento; d' improvviso la corrente, invece di essere accelerata, si r itarda in notabile maniel'a. Si osserva pm·e che lacldo ve la ponione contl'ale òel canale vascolal'e è picllll. di una affluenza di corpnscol i r•ossi, le parti late••ali di esso si fan no ognora più affollate di corpuscoli bia nchi o leucocit.J~ ì c1uali h a nno in vita il potere di una 1ocomozione inclipendente. Essi si vedono perforare ovunque le p<m~ti delle vene

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ed accurnnhmsi nei tc!lsuti. Nel medesimo tempo la parte liquida del sangue trapela a traverso le pareti doi vasi, porgendo nutrimento ai lcucociti, e dando luogo, in parlo almeno, a quel tumore che ò uno dei caratteri distintivi dell'infiammazione. In tutto questo tempo la corrente si è fatta ognora più lenta e sempre più rit.nt'dala; indi la cot·rcn,te sembra ince1·ta nella sua direzione; ,;ogne l'oscillazione del contenuto va->colare; finalu1ente ogni movimento del sangue cessa, la stasi <~ complctn. In queste Jlln'ti i corpu1-1coli sanguigni l'Ono cos'L affollati che essi appariscono deformati, e pn'r c che nei vasi non esista pitì liquore del sangue. T ut.tavia. sembra che C[nesti cambiamenti non siano prodoL~i da mlltamenti nel sangue stesso, ma piuttosto nelle pm'eti vascohll'i. Cosi è st.ato mostrato che la medesima serie di cnmbinrncnl i può csse!e determinala dalla il·ritazione di una po.rle di cui i v n::; i contengono non sangue malato; ma se i vMi stellsi sono altet•at.i por la inkodttziono ai un reagent-e como l'nciclo cromico~ anco per un momento, la stasi non :;uccede. Ciò si spiega meglio colla considerazione della struk.ur·a di un minuto capillare. 1 fhiologi non aderiscono oggi all' a11tica dimostrazione anatomica dello tonache artet·iosc, dappoichè Frey ha ben mostrato la ecceilentc varietà di quc$le tonache, dalla sostanza sen:-:n. struUu1·a di un lino capillare ai tessuti complicati di un' artet·ia di morlia grandezza. Di più la eccessiva proutezza di riparazione offerta dai capillari stessi è stata studiata cd è stata t•iconosciuta. inerente alla natura loro. Essi non souo rigidi condotti :,;omi-vitalizzati, ma canali di vi vento }li'Otoplasma; e come a?punto una parte di errante amoeùa si combina con altra o da essa 11i separa a volontà, cos't .tm leucocito ''ivenl.o può cntl'are nello pareti vh ·enti di un oapillat•e o uscire dalle medesime. Si tolga la viLa alle pareti dol capillm•c, o tutto è cambiato. l vasi snnguigni adunque sono qualche cosa più che semplici portatori di sangue nel passo iniziale dell'atto iufiammaLorio: la stessa loro sostanza ò modificata rlallo stimolo o.t'ìginalo, qualunque esso sia, e il cambiamento così. indotto Jacilitn b. trasmissione dci leucociti n traverso le pareti loro. Quc$ti costituiscono i primi elementi pmiformi al eli fuori dei vasi. :Ma questo cam. biamento nei vasi stessi permette c:-:iandio il tmsudamento di tluidi in quantità insolita per la nutrizione dei tessuti; c dai lot'O elementi, così stimolati e nutriti, viene prodotta la grande massa dci corpuscoli così detti di ]JUS.


588 I c~tbbiamenti, che ·inaugurano Ì'atto infiammatorio in un tessuto stesso, non ·sono ·i n alcun mt>do sempre identici: essi posso ti o essere meglio studiati in . lin tessùto c'he riceve sangue da va~i a distan7.a, t essuti comnnemet'ite detti non vascolai·i, fra i quali la co~'­ nea è quella che meglio si adat,ta alla osservazione. Se non che alcuni dci fenomeni della flogosi in que,sto tessuto sono soggef.ti a doppia interpretazione, e hanno datò origine ad una non piccola controversia fl'a Cohnbeim e Strifer 'con i tispettivi loro guaci. Nel suo stìlto normale la cornea vivente è pedettam.ente trasparente, cìascuÌ1o dei suoi elementi rifrangendo la luce esattamente nella misura stessa come g~i alt1•i. Dopo la morte, pertanto, la relativa trasparcn<~a dei suoi differenti costituenti è alterata, c così essi divengono visibili : gli s-trati epitèlia.li ~i vcggono distinti dalla sua SO$tan~a, e questa si vede non essere pi,ù · lungam<.1nte omogenea, ma contenere ùn numero grandissimo di canali anastomi7,zanti, che contengong masse stellate di pratoplasma. La ir•r•itazione ·applicata alla cornea vivente, secondo Strike~ porta dei cambiamenti in· queste masse; le lol"o p1•oiezioni stellate sono rit.il'a.te, e nel loro interno nuovi corpi che rassomigliano ai leucoci·t i si formano in abbondanza; per la loro formazione offuscando la cornea e dando luogo ai segni tangibili, a t utti ben noti clèlla cheratide. Laonde questò modo di vedere implica il ricouòscirttento de.i cambiamenti int.erstiziali nella cornea stessa, sicco'nie il i·isultato dello stimolo applicato ad essa, in altri detti, che i tessuti normali della cornea sono 1 genitori immediati di alcuni, almeno, dei leucociti che· oscurano o ob'Jitel'ano la sua. trasparenza. Ma dall'altro canto è stato provato da Cohnheim che molti eli· qnest i leucociti sono emigranti dai vasi margir,ali; quest~ ossr;wvatore facendo doll'e~igrazioue ~a ;,:ola SO.l'gcnte di queste nuove produzioni. estravascolari. Ma in faccia .di tutti i fi.1.tti pa:rtico1ari positivamente .accertati, questa opinione può essere sostenuta difflcihnente. Che un certo numero dei lcucociti aecumulati sono ·emigrant i dai vasi sanguigni Cohnheim ha dimostrato concludentemente, c in niun modo più soddisfacentemente ·che ·coll'introduzione dell'anilina o altro colore nel sangue. Delle particelle dì: questo agenLe colorante sono inge·rite dai corpuscoli bianchi det sangue, che, giungendo al mar·gine dell'a corliea, foranò. le pareti dei vasi che li contengano in 'tal ·numeto da produl're.una distinta: coloraz.ibne di quella· pàrte della cornea irritata che è la più prossima ai vasi nutritizj.

se-


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Che pertanto i vasi stessi ecl il loro contenuto non sono le sole sorgenti dei col'puscoli' purulenti è ancora meglio mostrato dai cambiamenli che si osserYano nelle cartilagini infiammate; conciossinché nella cartilagine noi non abbiamo canali pcrmeabili, come nella col'llea, così che i corpuscoli cartilaginei o le masse protopl~miche devono essc1'e i proct'catori della massa di leucociti çhe alla fine usut'pano i loro posti, il pus cioè devo risultare da locali cambiamenti, non da migr-a:-:ione dai vasi sanguigni . Riguardo alla infiammazione dci tessuti vuscolat'Ì, sono stati certificati certi fnf.li molto curiosi. Primi fra questi sono stati i risulta!i di osservazioni fatte sulla lingua irritaLa della rana. ì\ei tessuti di essa. sono stat i osservati per delle ore certi co•·pi tìssi di forma peculiare simili, apparentemente, in ogni guisa ai corpuscoli stazionari del tessuto connetti 1·o. Dci cambiamenti sono sfati notat i nella. loro for-ma, ma nien te di simile alla. fissione o a.d ogni altro modo di riproduzione. Ciò non TJCrlan1 o durante lo stesso periodo corpuscoli migratori che Ycnguno dai va~i sanguigni hanno avuto tem po di l'acc.ogliersi in numero enorme. Questo tenderebbe a mostrare che in tali tess uti i pcoclot.ti primitivi dell'in!in.mma~ione sono det'ivati direttamente dal sangue piuttosto che dalla ipernutJ'izione delle masse locali protopln.smiche. Di t utti i tessuti sì potr·cbhe supporre ch e l'epiteliale fosso quello che fornisse le illustrazioni le pi ù manifeste di pus siccome il prodotto delle cellule stesse, e pure dai seguaci di Cohnheim sono statl raccolti alcuni faLLi molto eloquenti, che tenderebbero a mostrare che in molti casi, se non nella mnggior parte di questi, gl i strati d i Jeucocili che si formano con tanta rapidi tù sopra uno. superficie epiteliale irritata sono corpi migratori che vengono dai va:;i sotlostanti alla supadieic. O~scr vaz ioni fatte tuttavia sull'epitelio ad una distanza dai vasi, come nella cornea, hanno mostrato che. dopo una i~:riLazione i contenuti protopl~smici delle cellule epiteliali possono dat' luogo a leucociLi, che sono stati osservati nell'atto di forare la parete del corpo genitore. Sia dunque concesso che i lcucociti, i prodotti d:JIIo. irritazione , .banno una doppht origine, vascolat•e ed esb'a-vascolm·e, i cambiamenti essenziali sono in tutti i casi identici; non così gli apparenti t'isultati dell'i rri tazione. Si applichi per esempio calore in eq_cesso in una parte, esso può produrre mo rte istantanea o può GioJ·nale di Medie. 'milit. 1871. 38


590 soltanto produrre vescicazione'. Questa serp.bra comprendere stasì istantanea del sanftue nella parte cui l'irritante è applicato, con trapelamento· del liquor sangninis dai vasi> e da questi nei loro dintorni stimolati ad eccessiva attività. Dall' altro canto nella suppul'azione sembrerebbe che si avesse un processo più lento, ma nel qua1e i leucociti sono prodotti i n abbondanza. L'accumulamento loro in un sito, determinato in q,ualche modo dall&loro ' qualità amoeboidi, congiunto colla fusione del tessuto normale della parte, da luogo a ciò che dicesi ascesso ; ma il perchè un ìrrit::mto p'rodt1ca un ascesso ed altro dia origine ad una vesci-· cazione noi non possiamo dire. Indaghiarnu infine la natura dello st.imolo che induce questa attività ntltr itiva straordinaria nei leucociti estravascolal'i , o masse protoplasmiche. Basta il sempl ice trasudamento del liquor sanguinis, o dobbiamo credere necessario q nalche stimolo nervoso, diretto, o r iflesso? A questo riguardo Stricker ha fatto un esp'erimento molt.o soddisface.nte. Essendo intieramer.te infiammata la cornea dì un occhio ~n una rana, P altra cornea è immediatamente escisa, introdotta sotto la membrarm nittitani,e 'del lato infiammato , e là fjssata. In ventiquattro' ore questa · cornea è t olta e si t rova che essa presenta tutti i' segni già ricordati d' infiamma?:ione corneale. Ma. per· rendere la cosa meno ancora dubbiòsa, possono essere istituiti altri esperimenti; così> per mostrare che ciò non è una semplice invasione dell'occhio tra: piantato per parte· degli emigranti leucociti dal'la cornea in:fìammat<1., r esperimento può essere fatto in m1a ra.na egualmente preparata, ma con la cornea escisa divisa in due parti. Una parte essendo stata privata di vita còlla sua immersione nell'acqua, ambe-. due sono introdotte nell'·occhio infiammato, mentre l'altr-a Jl1età è ancora vivente. A tempo .opportuno esse sono esaminate , la cornea. priva di vita trovasi inalterata, la cornea vivente è in stato di inflnmmazione. E per mostrare ancora che l' irrita?:ione della cornHa è necessaria prima della introduzione della parte escisa , l' esperimento IlUò esser.e ripetuto senza questa precauzione antecedente, o la cornea verra tolta immutata oltre a ciò che è necessario per una dimostrazione ammi·ra.bile della sua struttura. È dunque illiquor sanguinis quello che sembra. essere l' unica condizione indispensabile per determinare eccesso di nutrizione in una parte: in n i un modo consegue che la ·forza nervea.


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non ha influenza nell'infiammazione, ma solo che il processo può procedere senza che tal fol'7.a sia chiamata in atto. Il Dott. Sanderson conchiude colle seguenti parole : « l. In ogni flogosi che giunge al suo pieno sviluppo i cambiamenti che si manifestano nella parte infiammata sono di. trespecie, distinti l' uno dall'altro secondo gli organi che sono interessati nella loro produ;;ione. Essi sono o l) effetti di disordine dci nervi vaseolari e clol centro, 2) effetti d i altera;;ione delle proprietl1. delle pare.ti viventi dei ca.pillari, o 3) elf~tti della stimolazione delle cellule vi venti per trasudamento di liquor sanguinis. « 2 . Di questi tre ordini di fenomeni il secondo solo può essere r iguardato come assolutamente es~enzial e alla esistenza dell' infiammazione, che può perciò nel più stretoo senso dirsi ave1·e sna sede entro e all' in.torno dcUc vene e dei capillari, qui essendo che si manifestano i prim i e. i più costanti efl'oLU dell' irritazione o della lesione. « 3. Gli e1t'otti nervosi e vascolari di locale initar.ione non possono essct•o dirotl.amentc descr•itti come staclii successivi di un proce:;:so; conciossiachè la determinazione del sangue nella sede della lesione, che è il solo risultato, e per• così dire, lo scopo del disturbo vaso-motore, non ha rapporoo coi locali cambiamenti vascolari, all'infuori di ciò che tende a fare l'essudato più abbondante. L' essudazione del liquore del sangue, se-bbene favorita. dall'afflusso artet•ioso aumentato, può occorrere senza di questo, e cl' ordinario continua dopochò l'afflusso è cessato. I cambi<)-menti vascolari e dei tessuti al contrario possono essere r iguardati come stadii successivi di un processo, poiché essi sono connessi per un rapporto casuale, l'essmla:done del liquot•o del sangue, in cui termina il primo , essendo la causa determinante del secondo. « 4. Il· modo nel quale una lesione cambia la sostanr,a vivente· delle pareti vascolari; d!'l. rcndel'le permeabili al sangue , -è sconosciuto. Anco ln natura del cambiamento stesso è sconosciuta, il solo filo che noi abbiamo del suo carattere essendo quello offerto dalle altcra~ioni di struttura cui esso conduce in certi oega.ni, e particolarmente da quelle che si osservano quando il. processo di riparazione, accompagnate colla formazione di nuovi capillari, incomincia. Da queste apparenze noi siamo condotti ad

'


592 infcrire che il primo cambiamento consisto o,ella transizione del materiale dalla condizione formata alla plastica; da uno stato in cui e3-<~0 è r esi·t.entl>, perchè inattivo, ad uno in cui è più vivente e perciò più labile. « 5. l n tutti i tessuti viventi l' eflctto dell'infiammazione si manifesta in una modificazione dell'aziono delle pl'oprieL!\ delle individuo cellul~. Nelle cellule che formano parte della struttura perm:tnentc il t>l'otoplasma aumenta in quantità o diviene piil o meno contrattile. SussegucntC'mentn esso è co1tverlito intiernmcnto o' in pat'Lc in giovani cellule, o po1' divisione o per germinazione endogena. (1'Yfedi. Times and Ga:., 3 o l O giugno 1871). Co)<SJDERAZIONI

Il concdlo della in1ìammazione cos't esprasso dal dott. Sandcr.>on s' infot·rna, n mio credet•o, nientemeno cho sulla doppin. origino dci lcucocili. Egli annneU.c che questi, al dit•c di lui, prodotti d'i••ritn.zione llunno una origine vascolarc ed cstravascolare. Egli iicne pot• dilno::;tl·ato che i leucociti mig rano dai vasi c che leucociti si formano nel protoplasma celi ulat•c. Noli 'uno e nell' allro caso il dottor Sanclerson muove i suoi primi passi dalla irriln~ion o. La irrita.7.ionc ò it primo fatto, al qunlo tengono dietro cambiatncnti essenziali, che egli dice c.sset·e in tutti i ClSi identici. Mn so identici sono in tuLti i casi i cambinmenli c:~scnziali, non itlant.ici sono gli apparenti risultati della irritazione, nè sempre identici sono in alcun modo i cambiamenti che jnaugurano in un tessuto \'ntto infiammatorio. Applicato uno stimolo ad un tessuto vivente, alla it•ritazione suc(ledono sostanziali modifica/\ioni nello par·eti dei vasi o cambiamenti nella corrente sanguigna, che sono (Juclli che seguono, contrazione delle minut,a arterie, aumento di cclot·ilù del corso del sangue, d ipoi dii n ta:.~ ion o o rittwdamento, o ritarclame nto sem.a dilatazione, atlluenza dei corpuscoli rossi nel centro del canal va~nlc, aflè>llamento alla periferia del medesimo dei corpuscoli bianchi, uscita di questi dai vasi, trapelamento del liquore del oanguc a tra.vc••so le pat•cli vusali, rallentamento ognor crescente della corrtmto sanguigntt, incertezza di quesf.n. nella sua d i ret~ iono, oscillazione del conlcnulo vascolarc, cessazione di ogni movimento del sangue, 'sLa:si. F in (Jui i carn biamAutl appartengono t utii nl vasi ed al


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:fin

sangue ; qui è il sistem:-t vascolar~ cho prende parte essenziale n el processo infiammatorio. Fraf.tanto i loucociti emigrati dall' intet•no dei vasi in grande abbondanza si ac.:nmulauo nei circost.'\nti te..'Suti. costituendo, dice So.nder·son, i primi elementi purifoL·mi o.l el i fuori dei vasi. Ma con i leucociti ha luogo pure tma eccessin1. effusione di liquore> del- s::t.ngue. Cos:1. avviene di questo tra<;u'd amento tli fluidi in ~raord in:l.!'Ì!\ quantit.ù? fi liqllOI'e del sangue CCCa!>:;ivamente esS'ttdato stimola a maggiore attività gli elementi dei tessuti, i quali at tirando ed assorbendo copia maggior e di materiale nutr·ilizio sono invitati acl atti ttl!l~giori di nu trizione c di formar.ioné, onde ha luogo la produzione in abbon1lanza dei cosl <lotti corpuscoli dì pus. Ed ecco un'altra serie di materiali cambiamenti, che avvengono nel l)rocc3.;o flogistico, o che sor.o eli pertineu;,;a degli atti nutl'itivi e di for·rri,tzione organica. 1\fa, il pus è Veramente Ufl LlUOVO prodottO, ChC de1•iva da CaiDÙÌ tiiTI 0 11ti locali, che ha la sua sorgente od ol'igine negli elementi istolo~ici, che si forma dal protoplasma delle cellole~ P er il dott. E:andel'son, che negli espel'i.menti tentati su i tessuti comunemcn1.<> delti non Vt\:scolari t rova fatti <> prove in favore, il queiiito è r isoluto in senso ns~o;ol utamllnte afl·er mnlivo. Egli ammette chè alcuni fenomeni ~n fiammatori, che seguono ad una i rritazione applicata al tessuto ·corneale, w no soggetti n riceverl'l unn doppia inte t>pretazione ; ùp prezza gli espel'imenti di Striker ; teom giuste le obbiezioni di Colmheim; e riconosce la ver itù dei fntti da Coh nh.cim stesso e dai seg·uaci di lui esposti, pur convenendo essere hen conclmlenti le osservazioni e le pPovc. Con tutt<> ciò Sander.son ùichiaea in mor!o assoluto che i cor·puscoli di pns o lencociti non han no solamcnfe nei vasi c net contenutq di questi la loro mgione di essere; che i C<ltnbiameilti ' osscrvrtti nella cal'ti l agin ~ inf<ammata. dimostt·nno la gener azione dei lencociti nei corpuscoli cartilaginei; che le osserya.zioni fatte ~ull'epitelio distante dai vasi dimostrano la origin<l dci leucocit i, in segui to ud irl·itazione, nel contenuto }lrotoplasmieo delle cellule epiteliali, essendo stati sorpresi nell'atto di forar-e la paretn della cellula rnaclr<>. · In una comunicazione verbale sulla r·elazione esistent-e ft•a la patologi'a cellularH e la inuammazione f<ttta dinanzi alla Società medico-fisica Fiorentina, nella seduta pubblica del 18 gihgno del


594 corrente anno, l'illustre socio prof. Schi[ affermava solennemente che la (lottrina eli Cohnheim poteva oramai considerat':>i siccome assicurata alla scicn~a, adducendo eziandio esperimenti e fatti particolal'i suoi proprii, e molto importanti, viemmaggiorrucnte comprovanti la medesima. Egli aHot•tiva che i fatti notati nelle cartilagini infiammate non hanno ricevuto una giusta inlet'pt·etazione, che perciò non htt11no quel valore che si è loro voluto concedere, e che non poswno formare una seria opposizione alla dottrina di Cohnhcim. I corpuscoli di pus là notati sono gli 8tes:;i lcucociti emigrati dai distanti vasi dilntaLi. In breve sararu\o rese di pubblica ragione le i<lcc del pro r. Schiff, il qultle ha puro l' in1·,enYione di pubblicare sul soggetto alcune sue lezioni. È perciò che io non mi estendo di più pot' la ragion'.l ancora clHl in una lunga comunicazione verbale non pochò cose sfuggono, od io non voglio cot'J'CI'e il pericolo di mt~le, .o non hene, o non intierarocnte riprodu rt•e il concetto del dotto pt•of. .Bnstimi contestat'O per ora al dott. Sauderson i fatti da lui allegati a sostegno della sua opinione. Egli é V<'I'O che in appoggio di qucllta cita le;> o~:>Cl'Va­ zioni faLtc sull'epitelio della COJ'nea e pone innanzi il fatto della uscita 1lei leucoeiti a 1.ravcrw le pareti cellula••i; ma questo fatto, che. co:;ì cvnsiderato come ~i presenta, o come lo espone r illustre fisiologo inglese, apparisce conclud.entis::;iroo, lascia sempre un gran dublJio che vuole essere eliminato. Questo dubbio tolto, esso potrebbe divenire òi gl'andi::;sima prova, come il pl'ofessore di fisiologia sperimentale a Londra vorrebbe. Siccome il dott. Sanderson dice che i lencociti :;ono stati S01'presi nell'atto di forare la pareto della collula, domanderei se i leucociti sono stati osservati nell'aLto di foral'O la cellula per entt•at·o anzi ch è prr uscire. I leucocili uscivano verament.c dalla cellula, o piuttosto Yi entravano 1 :Non è pet•mcsso forse di dubitare che quei c~rpuscoli, che si è creduto di aver visto fomre la parete ed uscire dalla cellula, non crRno ch e leucociti emigrati clai vasi stessi, i quali, come ·hanno l'attitudine e la proprietà di uscire a 1raverw le pareti vnsali, possono avet'e benissimo l' att.itudinc di penetrare entro la. cellula. fornndone le p:woti ~ Dei. tre ot•dini di fenomeni mOJ'bosi, che si manifestano in seguito ad una irritazione portata sui tessuti, sola la serie degli effetti di alterazione delle proprietà delle pareti dei capillari consirlern Sanderson come assolutamente esse11ziale alla esistenza


595 della flogosi. Se gli eftètti delle sostanziali modificazioni dello pareti vascolo.ri sono la sola parte essenziale all' osistcmm dell' iuiì.ammazionc, se ciò che è nssolutamen te· necessario per costituire la flogosi ò il solo trnsudamento dei costituenti del sangue, lo altre due sot•ie di e/retti, i disordini di circolazione cd i turbamenti di nutri;done c di formazione degli elementi anatomici, sono dunque accidentali o casuali, non sono che part.c aècessoria o contingente. Pare dunque che per Sanderson non possa esistere in:fiammaziono senza essudazione del liquore del sangue, e che possa esistere infiammazione senza gli cll'ctti nervosi e vascolari <li locale il'rit.azionc, senza flussione sanguigna, senza i graduali cambiamenti della cor1'e11te Qcl sangue cho terminano nella stasi, senza gli effetti dello stimolo delle cellule ''iYenti. Così l'essenza delln. flogosi è nclr essudato. Tuttavia dichiara. Sanderson che in tutti i tessuti viventi l' effeLto della infiammazione si manifesta per una modificazione dell'azione c delle proprietà delle cellule. Quindi egli viene a l'iconoscere nel llrocesso flogistico il disturbo degli ani nuiriùvi c formati,-i del tessuto ccllulnt'e, e in tal rnauiera conviene che in ·esso prende parte c l' elemr>nto vascolat·o e l'clemente cellulare. A mo apparisce manifesto chC' il fisiologo di Londra nella dot.tl'ina della flogosi si è tl'ovato col>tl'etto ad ammehct'C due modi diver~ i eli formazion e della flogosi medesima, l'uno pot' i tessuti vascolat·i, l' alh•o per i tessuti non vnscolari. Nel primo caso egli ammette in una parte in!ìammatn. e cambiamC'nti relativi alla cort'entc sanguigna e cambiamenti relativi al tessuto vascolare c cambiamenti relativi agli clementi cellulari; nel secondo caso ammette in uua parte infiammata o e<tml)io.monLi eli alterate proprietit dei vasi e cambiamenti di alterata azione e proprietà delle cellule. Nello. prima maniera di fortnn?.ione di flogosi, noll' iuiì.ammazione cioè dei cosl detti tessul.i vascolari, a me pat•e che Sander~on rappresenti in fino un concetto, che riassume per cosl dire le diverse ideo, gr insegnamenti diversi, che in diveriD tempi coi-set·o intorno a f!Ll csto gravissimo soggetto. Paro a mè che il pròfeS.'IOI'e di Lond1·a abbia insieme sposato la dottrina vascolat•e, la dottrina dell' essudaLo, la dottrina celluJn.rc, la dottrina della migrazione dei leucociti. Io auguro a questo matr•imonio dottrinale elci dottor Sandcrson buona fortuna, e vorrei cho buoni frutti


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nascessero da questa unione, ma io ne temo una separazione, o nn diVO!'ZÌO. Nella. seconda maniera di formazion e del pl'ocesso flogistico, nell'infiammazione cioè dei così detti tessuti non vascolnri, l'illustre fisiologo di Londra. accetta in pm'te la dottrina cellulare, che egli particolarmente modifica maritanclola alla dottrina del trasudament.o dei costituenti del sangue per· cambiamento delle pareti vusali. Nella dottrina di Vircho\v gli clementi dei tessuti in grm-:ia dell' acct'esciutn. loro attività. attirano dai vasi cd asso1'bono magg ior copia eli rnnte!'ialo nutritizio, che poi trasformano: i vasi sonq inatl ivi, non prendono parte, cedono soltanto materia. Nella dottrina di Sander.>on i vasi non sono semplici eondoHi, che pOl't.ano sangue; es~i prendono pnrte attivissima, essenziale, permettendo per ope1'a di un cambiamento avvenuto nelle loro pareti l'uscita dei leucocili e del liquore del sangue, che stimola le cellule a maggiore attività, nutrizione c fo rmazione. Nella teoria vascolare la corrente sanguigna è nella parte aumentata; il magginl'e a:ffiusso del sangue detcl'rnina una maggio l'C esalazione di liquidi, che costituisce l'essudato. Nella dotb'ina della. Scuola Yiennese essenziale elemento è l'essudato, che dalla pressione del snogue vioue espresso dai vasi. Nella dottrina del dottore Sanderson non è l' ipcremia, non la flussione, non la prcs-. si one del sangue la- •Jausa immediata, necessaria del trasudamento di Ouidi in insolità qua:1tità ; l'essudazione del .liquor del sangne è l'effetto immediato, necl'ssario delle mutate proprietà dci vasi. In conclusione due grandi fatti si presentano evidenti dinanzi alla mente nostra. Vediamo nell'uuÒ una serie di gt'aduati, successivi cambiamenti nel torrente della circolazione sanguigna:, che terminano nella stasi; vediamo dall'interno dei vasi la migrazione doi leueocili; vediamo il trasuda mento eccessivo del liquor del ·sangue; Yediamo questo stimolare eli soverchio gli clementi dei tessut i, che rimangono modificati nella loro azione e nelle lo1'0 proprietà.; vediamo un'alterazione di locale nutrizione e formn:-t.ione; vediamo una ricca p:ooduzione di corpuse9li così detti di pus, di corpi che rassomigliano ai globuli bianchi del sangue, di leucociti. Vediamo nell'altro il liquore del sangue iPapelare dai vasi per mutamenti avvenuti nelle loro- pareti;· vediamo le cellule viventi


597 stjmolato dal fluido essudato; vediamo per effetto di questo stimolo avere luogo in esse una s uccessione di cambiamenti funzionali, nutrìti\'Ì c formativi; vediamo una pr:Jduzione di globuli di pus, di corpi simili ai :;lobuli linfatici, di lcucociti. Noi concediamo benissimo tutto ciò, ma domandiamo se questi due faW s iano veramente fra loro ide ntici. l\'oi domanclia mo se questi cluc fatti appartengano ad un ::;oggetto istesso avente la medesi~nn natura essenziale e se meritino di tilSsere consider·ati e compresi sotto i l nome ambe.due eli flogosi. Gli ultimi prodotti, i prodotti finali, anatomicamente parlando, giusta le cognizioni che oggi possediamo, sòno identici nèi due casi, per dir meglio non appariscono differenti. Sono globuli linfatici, So!lO globuli bianchi, scolorati del sang-ue. sono leucodli, sono corpi cl1e rassomigliano a leucociti, sono globuli eli pus~ Se all'uno e all'altro fatto sono comuni i disordini degli atti dell'aggregazione e della compos izione organica, le altcrar.ioni di nutrizione e di l'ot'mazione, quelli, che Sa~der3on dice cambiamenti esscn?.iali cd in t,utti i casi idcnr.ici, troviamo noi identica in essi tutta la scPio degli atti che compongono il pl'ocesso morboso 1 LP- aziodi, c he hanno preceduto gli ultimi effetti, le modifìcuzion i ini;,.iatorie 7 e che hanno preso parte nel lavoro patologico, conducenti in iinc all'ult.imo risultato, il mutamento della nuit'it.ione e formazione>, sono esse identiche nei due oasi, o sono differenti~ Le altera- ' zioni delle metamorfosi organicbo, attributo comune ai due fatti sopt•a esposti, succedono nei due casi per modi diversi, nell'uno procedono per una serie di fenomeni, nell'alti-o procedono per un diver.:>o ot·dine di mutamenti. In un caso si ammettono cambiamenti eli circolazione sanguigna, cambimnenti eli sostamm nelle paret i dei vasi, flussione sanguig na, sta-:;i, m.ig ea?.ione di leucociti, trasurlamento del Jiquor del sangue, modificar.ioni di ag:geegato A eli composto, nuove formazioni c tl':tsfol'mazioni oPganiche: nell'a1tro caso si ammettono cambiamenti di attività e pr·oprieta negli olemcn( i dei te,suti, cambiamenti di sostanza nelle pareti vasali, c:::sudazìone del liquor del sangue, causa determinante delle altGrazioni di locale nutrizione e formazione : in un caso si riconosce essenzialissima la flussione sanguigna, nell'altro si reputa questa non necessaria. Dunque i due fatti identici per alcuni attl'ibuti sono fra loro differenti per iutli gli al Lri. Ma l'identità di oJcurti attributi di diversi subiotti non può es'let'A mai

o


598 cons~derata siccome

identità dei ·subiett:i ~ede,si.mi. I due fatti adunque non · possono formare e non formano un solo identico essere di malattia; essi rappresentano èluo ~ntità morbose ben diverse, delle quali solo la prima m~rita il giusto nome o titolo d'infiammazione. Ostinarsi ~ denominare flogosi · pnr la seconda e come tale considerarla e l'ispettarla sarebbe un confuso agitarsi in inesatte nozioni,, sarebbe un. rendere discorde il linguaggio colla natura dei fatti, un travisare il vero concetto essenziale nosologico, un incontrat'si ad ogni passo in fatti, che si consider ebbero per qu'ello che realmente non sono, con quale e quanto danno gravissimo ogmino comprende per la umanità sofferente. Si è creduto che la scienza coll'acquisto di grandi tesori abbia portato alla patologia dell'infiammazione un tale contributo da ' scoprirne i più recondit.i penetrati. Grande soddi<>fa<~ione è cluesta ! Ma non c' illudiam6 di t roppo; la scienza si è voltata indieÙo e ·con benevolo sorriso dà un amichevole saluto alla vecchia dottrinn.

Rammollimento esteso del cervello per malattia sifilittica, comprendente le carotidi. (per vV,U.TER MoxcN Il'fedico assistente all'Ospedale di San Guido).

Gli effett i della sifilide sulle arterie forma qggi una grave ed importante questione. Alcune autorità credono che l'aorta sia frequentemente assalita in modo diretto dalla sifilide i. altre ciò mettono in dubbio. L'autore dichiara di non avere. mai t rovato un deposito prob<!bilmente sifilittico lungo una grossa arteria con formazioni sifilitiche depositate in altre parti; e dice che le ap· paren%e; le quali sono state messe innanzi come sifilit.tiche dal. dottor A.ithen eçl al1;,ri) sono troppo simili alla comnne arte1~ite deformante per permettere una conchiusione cer.ta de~la natura loro sifilittica. Non vi ha dubbio però della occorrenza di ma- • lat tia sifìlitt.ica dclie arterie di media grandezza, siccome la carotide e la basilare. n caso cl1e segu,e iwn è di malattia ·primitiva artel'iosa, ma mostr~ bene quali terribili risultati possono seguire a malattia sifi1ittica, ·Che assale un'arteria cerebrtile. Un individuo di 30 anni bene costituit o e bei1 nutrito. nel dieembre del Ù370 presentavasi all!Owedale di San Guido a:ftètto


599

da intensa cefalalgia. Non esisteva paralisi locale, ma il dolore era così intenso che era diffic!le di fermare la sua attenzione. Invece di rispondere egli si poneva in disparte, mettendo la testa fra le mani. Cio non pertanto il pazie11te faceva comprenclere di avere avuto varie volte delle ulceri negli ultimi setto anni, negando di avere avuto sintomi secondari. Egli non presentava cachessia sifilitica apparente, ma venne sottoposto all'uso dell'ioduro di potassio alla dose di una dramma al giorno, il quale produsge buoni effetti, la cofalalgia diminuendo prontamente in modo meraYiglioso, da rimanere jn pochi giorni afìatto libero. :N:el periodo di tre settimane \'individuo lasciava l'Ospedale perfettam ente ristabilì ho in salute. Dopo quattro mesi egli veniva di nuovo ammesso nell'Ospedale. per intensa cefalalgia con decisa sonnolenza e debole:tza mentale, accompagnata talora da vomito e senza locale p1.walisi. Venne amministtato l'ioduro di potassio, ma non fu tollerato. L'infermo andava sempre peggiorando, ebbe un attacco epilel.tiforme, c dopo quindici giorni circa soccombette con sintomj di rammollimento cerebrale. L'ispezione del corpo mo;:trò una massa situata nella sella turcica della grossezza di una mez7.a noce circa, costituita ·di mate;ria carnosa e caseosa, come la gomma sifìlittica. La dura madre, la glandula pituitaria e le parli del pavimento del terzo 'Ventricolo adiacente erano insieme confuse nella massa, e l'osso era supel'ficialmente malato. I nervi ottici c le carotidi erano prese da malattia. La èaroi.icle sinistra era quasi in1;icraJnente obliterata, le pareti di ambedue le arterie mostravansi aggl'inzate in senso longituclinale per intumescienza e pressione al di fuori. Il cer·vello sinistro era per la massima parte rammollito, alcune parti irl'egolarmente defirùte rimanendo comparativamente deye. Tl cervello destt·o presentava un grado minore dell'istcsso cambiamento : Il ccr·velletto ·e il ponte erano normali . Lo stato degli altri visceri dava lll'l impor tante aiuto· per identificare la malattia. I testicoli erano un chiaro esempio di sarcocelc si..filittico ed il fegato e la mil:ta pr·esentavano rooltepl,ici deposizioni I!Ìfil~ttiche caratter-istiche, cioè cicatrici prOfonde aderenti alle parti circostanti, cd aventi nella loro profondità dei po;\Zi caseosi circondati da :tone di tessuto fibroso in dissoluzione. È degno di considerazione che, mentre la sifilide è cos'1 prodi-


èoo gamMte generale ne' suoi attacchi agli organi, pure essa spiega molto la sua azione sulla istessa serie di organi come le altre malattie. Vale o dire che · gli organi vulnerabili o molto offesi, i qual.i soffrono sp1:oporzionatamente per cause comuni di malattia, soifr·ono ancot'a molto nella iste:>sa proporzione di. sifilide, mentre la glandula tiroide, la milza, le cassule, le ossa che hanno sede profonda~ e in generale quelle parti, c.he non sono soggette alle altre malattie comuni, sfuggono ancora alla sifilide. Cio fà cre·cfere che la sifilide agisce siccome un fattore cumulativo con 1 ··altri fattori di malattia. Una parte indebolita in un sifi\ittico è più soggetta ad accidenti. sifilit.tici, appunto come in una persona non infetta quelln. parte cade sotto gli acci~lenti cornuni. Apparisce certamente che l'infezione sifilittica iùduce circostanze di poca importanzn. intrinseca per determinare un locale sviluppo di malattia. Sia di ciò esempio, che facilmente si osserva, la comune occorreùza di macchie nelle parti cutanee che sono soggette a pressione di bottoni, ec. Certamente, come alferma Hilton. nelle sue lezioni, si possono così trovar•e ·spesso prove valevoli d'infezione sifilittica, che, nelle parti della cute che non s1;biscono lievi pressioni, non si trovano. Da questi fatti si ricavar-o indizi.i su'ggestivi intorno alla importanza di sollevare gli organi 11itali dagli sforzi troppo violenti , o da cause simili , in persone che sono sifilittiche. Il caso nat'rato è significant e come quello che mostra l' efretto di grandi d_osi d' ioduro in confronto a quello prodotto da dosi piccole, (Med1:cal. Times and Gazette 24 Gi,ugno 187.1) .

. Idramilo..

n nuovo anestetico; l'idramilo, è stato _già usato dal Dottore Richardson éon risultanze sempre felici nelle piecole operaziO'ni. Il vapore è così rapido nella sua azione che, in un caso di e~tra­ zione di un dente molare, il paziente fù reso insen:;;ibile, l' operazione fù. compiuta, e l'anestesia si dissipò completamente nello spazio dl cin(1uanta secondi. Per 1' estrazione c}ei denti, RiclHLl'dson fn inalare per venti o venticinque secondi il vapore, ritirandolo abbenchè esista tuttavia la coscienza. Dipoi sopragg-iunge un profondo ma breve stato cl' insensibilità, durante la quale viene prat icato l'atto operatorio. La t ardànza nella produzione dell' ane-


601

stesia è dov·uta alla insolubilita dell' idram ilo, cioè dopoché i polmoni sono cut'icati di v apore, è necessario del tempo affinché il sangue prenda i~ narcotico e lo -porti ai cenir·i nervosi . In un grado minore lo stesso fenomeno può osservar.si pr~r il bicloruro di m etilene e per l' et.ere m etilico. Per le oper~nio n i di breve durata, siccome pel' l'estrazione dei denti, l' occorrenza di più profonda iusensibilità, dopo la cessazione dell'inalazione è un va ntaggio , ~d il fatto della maggio t'C intensità dell'anestesia per· un breve pel'iodo sarà in moflo ::;pecialo ricordato dai pr·ntici. (J:Vledical 'Pùnes and Gazette i Luglio 1871). Diagnosi differenziale fra la cerebrite ge11era le e la cerebr ite parziale acuta idiopatica. Nella seduta del 23 maggio prossimo caduto 'il Dott. Carlo Élam leggeva nna memoria sulla cerebrite parziale acuta idiopatica dinanzi alla R. Società Medica o Chirurgica di Londra, e coglieva questa circosian~a pe1' mostrare i punti di dilfc!'em~a i più i mportanti, che esistono fra la medesima e la cercùritc generale. Ci e par·uto di non poca utilità ùi far conoscer e i caratteri distintivi delle due affezioni, quali sono dal Dott. Elam stabiliti, presentandoli pct' maggior comodo c facilità di memoria in forma di tavola prospettiva, come quelli che possono agcvolar·e alletto dell'infermo un giudizio diugnostic.o , che bene spesso presenta non lievi difftcoltà.

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1. Complicanze

La infìaminazione occupa la

Non mai limitata alla sola sostanza del cer·vello. Esiste sernpre meningile locale o generale. 2. Estensione Si esteude a tutta la sostan;~a È parziale: generalmente è dell' enwfalo, le meningi cccetun p iccolo punto limitato a? tuato. una porzione di un lato : ordi~ nariamente è superficiale. 3. Periodo della vita. Solitamente occorre fr•a gli Raramente, se pur mai, oce i 30 ·anni, non mai dopo 36. corre pri ma di 40 .anni. sola sostanza cerebrale : le meniugi sono allo stato normale.

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602 4. Modo d'invasione

Per vomito.

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P cl' òeliqujo, o a modo·di un nt,. tacco lievissimo apovlettiformo.

5. Termine

È molto leta le ma non quanto la forma generale. 6. Sintomi ,generali: durata o progresso l sintomi sono comparativaI sintomi sono i piit svariati e mente miti o manche voli eli un gravi. Il progresso non è mai unisignificato gencrnle. ·Il pr·oformo, ma interrotto da r emi:;grcsso è uniforme e continuo sioni cosi complete da simulare dal principio fino alla morto, un pet'fotto I'itorno alla salute. che o.ddi viene fra il secondo e La durata è eli tt·e a sci settiil dodicesimo giorno. man c. 7. Pt•odromi N i uno. E si!';tc sempr<' preludio; talora di ordine somatico, talvolta di. ordino fisi co, o dell'uno o dell' altro. Sompre colla morte.

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8. Paralisi

In generale niuna.

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Qualche manifesta debolctza, ma vnl'iabile e dubbia.

9. Convulsioni

Niuna, fi n pre~o alla fine.

Lo ~:tat.o convulsivo esiste sempro nel un llttalcho periodo della malattia, c in generale al primo periodo, e persiste fino a l termine.

1.0. Coma

Non si manifesta che al chiu-~ Occot•t·e di buon ora; talora dersj della vita. è uno elci sintomi i più precoci: si dilegua e fa ritorno in modo irregolar·c. H. Delirio L ieve ed incostante. Più ir••iiabilc c violento di carattct•c : spesso brontolio ; non costante.

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(Medical Times and Gazette 10. Giugno 1871).


603

Formule per la cura della bronchite

del Dottor DELIOux. DE SAV!GNAC . (Bull. génér. de Thér., 30 marzo lsil ).

Prima di riferire lo formule che, da un<~ lunga espericnza, .ha riscontrate le più utili nelle diver;;e graduu.zioni della llronchite, il dottor Delioux richiama l'attcn;:ione su questa forma più lieve e tan to frequente della rnede:;ima, conosciuta, nel linguaggio volgàre, sotto il nome eli costipo. D'ordinario, osserva egli giustamente, molti dei malati di CùSiipo, almeno all'esordire dell'affezione, si sotb·aggono ad ogni pl'CSCI'izionc medica ed usano poche o ness~wa pr·ecauzione; altei invéce, e sono i più numerosi, pongono la lol'O codiclcnz.a in certi. confett.i, in certi sil•oppi, in certe pastigl ie di pretesi specialisti che, vendendo i loro prodotti, hanno più cura di guadagnare danaro, che della guarigione dei loro clienti. Qne' pituitosi, soggiunge l' auto1·e, que' catarrosi che si risco nirn.uo in gran numero, e talvolta ezinndio quegli individui to.r mentati da u.1a tosse incessante di carattere sospetto, specie di CCù di una tisi imminente, non sono per la più parte che le vittime di un pl'imo costipo trascurato, o di una serie d'irritazioni del tubo bronclriale che non venne razionalmente cUI·ato. L a nost.rtt intenzione, dice l'autore, uon'è eli p~esentùc la cura della bronchite, ma semplicemente di stabilir·e alcune indicazioni generali e di Yolga!'izzare alcune formule, delle quali l'esperienza ci ha mostrato l'utilità. L 'ert·or-e del pubblico e q uello di alcuni U1eclici è di credere che un solo rimedio possa essere bastevole per ogni specie di bronchite e per ogni periodo del morbo. :'{on è così: secondo i casi e secondo i momenti in cui s'interviene, un fflrmaco è pref~ribi!e all'altro. · All'esordire della maggior parte delle br·onchlti, la tossa è secca e capricciosa, spesso ncCùmpagntlta da più o meno di ?ispnea, c ciò per.>istc fino al periodo di cozione, secondo l' espressjon,e di Ippocr'i1to; in a ltre })nrole, :fino alla prod.uzione di un essudato del quale i bronchi ùcvonsi sbarazzare coll' espettorazione. Vi è dunque, all'esordire di queste bJ•onchiti, l'indicazione di fm•rnaci espettoranti, alla testa dei qnali si raccomandano, dice l'autore, il cllet·ttiCS, l' ipecaquana e la scilla.


60-1

Il chermes e l' ipccaquana favoriscono non solo l'espettora:t.ionc, ma eziandio la secrezione delle mucositù e del muco-pus che costituiscono la maf.ct•in degli sputi; accelerano dunque il periodo critico desiderato, fucilifnndone l'eliminazione del suo prodotto. È C)nando questo prodotto, in seg·uito di un eccesso di viscosità o di aderenza alla mucosa, c difficile eli eliminare, che la scilla interviene con vantaggio, giustificando allora le proprietà incisive che {!;li antichi lo attribuivano. Gli oppiacei non hanno bisogno di essere invoca'!i che pet' far tollerare uno dei tre farmici mentovati, quando questi non riescano a calmare la tosse. A questo scopo, suggerisce eziandio .l'autore, gli. idi'olati eli laurocet·aso e eli fiori cl', urttncio. Ecco, in conseguenza, per la cura iniziale della bronchite acuta, febbrile, con tosse secca dolorosa, esempi di p ozioni espetto1·anl1: addiitati dall'autore: . N. l. Chermes . Grammi 0,20 » Idrolato di lauro-ceraso 10,00 Siroppo di, Tolu. » ao,oo Mucillag·gine di gomma » 1·20;00 N. 2. Chermes . Grammi 0,10 30,00 rdrolato eli fiori d'arancio » lVIucillaggi ne di gomma » 100,00 15,00 Siroppo cl' ipecaquana . » )) Siroppo d'oppio . 15,00 N. 3. Chermes Grammi 0,15 » 30,00 Ossimele scilliLico Mucillaggine di gomma 100,00 » )) Sieoppo d'oppio . 15 ,00 Siroppo di capilvenere » 15,00" In tutte le pozioni che1·metiche, suggceisce l'autore, di prender·o per ;veicolo una mucillaggine alquanto densa di go01ma arabica o ad r·agnnte, onde sospendere il chermes, ciò che non devo dispensare d'agitare la po7.ione prima di amministrm·la. Il miscuglio di chermes o di ipecaquana è più suscettibile di pro-= vocare nausee ed anche vo-roitì che impiegando isolatamente l'una e l'altra di queste sostanze, è per questo che l'autore indica di preferenza, per la pozione N. 2, l'aggiunta del siroppo d'oppio. !:acqua di' lauro-ceraso ed il siroppo di Toln favoriscono la


605 toH~ranza del cher.mes; se non fosse tollerato, dice d'a~giLt ùgere sirop,po d!oppio o· di morfina. Nel serl'izio ospi taliero e d'ambulanza, ho sovente impiegato, soggiunge ra:utol'e, come applicabile ~d un gran numero di malati, onde semplificat'e. le préscritioni, il ,giulebbe p ettm·ale seguef1te, calmaute· ed c::>pettorante, contro le bronchiti ili media intensità. · ·

N. 4. Siroppo d' ipecaquana. Grammi 15,00 Siroppo d'oppio. » 15,00 Siropp6 di capii venero » 15,00 Inl'usioae di tilia gommosa » 100,00 Sogginnge che t utte le pozioni che possono ' determinare nausea non devono 'essere amministrate che ::t. tli;,tauza dal cibo; se abbisogna, si può provocarla senza però abusarne ; e si può, ove sia urgente, provocare anche il vomito. Cosi in certe bronchiti catart·afi, nella grip})e, sopratutto con complicazione di stato sal)Ut'rale dello stomaco, di stn.to bilioso, e quando specialmente, dopo il riposo della notte, sopraggiungono il mattino violenti colpi di tosse con difficilissirm.t-espettol'aziòne delle ~ucosità ammassate nei bronchi, l'atto del vomitc sbarazza i bronchi e lo stomaco nello stesso tempo che l'agente vomitivo modifica vantaggiosamente le muccose digestive e respiratot'ie.' Per far vomitat'e allora, si puÒ ammini~trare a riprese mQlte cucphiajate di una ,Pozione più sicul'arnente vomitiv&, sostituend~) il tartaro stibiato al Cl1ermes. ~l ,caso, soggiunge l'autore, in cui è più urgente di provocare il vomito, è c1uando l'ingorgo bronchiale si pr·opùga fino alle ulti~e ramificazioni dei bronchi, in una parola nella bronchi te capillare. Allora non è più una pozione espeLtoranté, )'Ua una pozione vomt'ti?Ja, che dov'essere formulata, come la seg~wntc: ' N. 5. Tartaro stibi,tto : Siroppo d' ipccaquarl'a . Acqua distillata .

Grammi 0,20 }) 40,00 )), 120,00

Pa darsi a cucchiaiate, di quarto d'ora in quarto d'ora, fino al ';omito; sospendere un poco dopo ottenuto questo effetto e ripren'(lere- per ottenerlo di nuovo, quanto è giudicato necessario. Si 1devc ta:1to più afeettarsi cl' agire co:>ì nella bt~onchite caPillare, t\ella quale quanto più si aspetta ta11to più riesce diffiGioru.· di Medie. milit.

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606 cile di determinare sin l'espettorazione, sia il vomito ; per .modo che arriva un momcuto in cui i nervi pneumo-gasLrici, compressi· dai bPonchi distesi, semLr·ano pat'aliq,zursi c cessano di L'Ì spondcrc all' eccitamento degli emetici. In un'epidemia <l i bt-oncltiti capillari, ove il tartaro stibiato, .mostravasi di spesso impotente, l'autore lo rimpia?.zò, con qualche sur f' ' :5SO, col solf<ìto eli eamA alle dosi di 20, 30, 40 centigrammi. Ln pozione ?·ornitiva col sol(ato di TMne, che si ammini,;tt•erebbe in l uo~o di quella al N. 5, si formola come segue, mascherando con dei col'!'ettivi il sapol'e disaggradcvole del rame. N. 6. Solf<lto di rame . Grammi O,aO Idt,olato rli fiot•i d' arancio. » 20,00 Siroppo di ca.pilveneee . » 30,00 Acqua di..,iillata . » 100,00 Si può anche tenl:u·e di combinat'c l' mr.!one emetica del solfato di rame con quella del siroppo d' ipccaquana. Segnala brevemente il solfo dm·ato d'antirnO'Itio, fat•maco Lroppo negletto oggi, che a;.dsce presso a poco nello stt:>sso !>enso del chermes, c clte semht•tL, meglio di questo, agire come diafor etico; quest' uliimo cff,•t.lo ; ch' e sempre vantaggioso di ))t'avocare nelle malatlie acute di petto, è una specie di decentl'amento tutto a .profitto degli o~·gani respil'atorj primi ti \'a mente con gesti. Ad un dato mom cuto, rli.ce Delioux, la gomma ammoniaca riuscirà più pt•oficu :J. degli antimoniali e dell' ipeca(]_uana pel' is}lar a?.r.al'e i bronchi con un ultimo sfot•zo di espettot·a;:ionc e far cessat·c la loro secrer.i!)ne patologica. Es~a è particola!'mente indicata, secondq l' a utore, nei catarl'i umidi pet·.;;istenti dopo la bronchite <tcuta, nella bt·onch ite cronic::t, nella ht•oncot'l'ea. Egli la raccomanda sotto lo due forme, che dice cl' aver fatto conoscere in al(t•i suoi scl'itti, sia in pozione, sia in siroppo. Ecco un' altra pozione che r autore ha SO\'Cnte prescritta con· tro la tosse Lroncltittle, secca, dolor·osa, con espettot·n;:ione nulla o difficile, sibilante e con oppressione : N. 1. 8esquicar·bonato d'ammoni aca . Grammi l a 2,00 30,00 Rhu m o acquavite. . . . » 10,00 Idrolato di fio1·i d'ac;-tncio . » 20,00 }) Siroppo di gomma. 20,00 Sit·oppo di Tolu » 15,00 Siroppo di mol'fìna. »


607 Questa po%ione, soggiunge, calma lo spasmo ed il dolore dei bronchi, li umetta, e facilita l' espettorazion<' fluidificando gli sputi. · L· elemento alcoolico agisce specialmente contro lo (ossi nervose, come lo prova la sua efficacia contro la pertosse ; esso conviene cziandio iu ca~o di l'I.Htcedine, e meglio ancot·a in caso di afonia. Contuttociò l'autore, in caso d' afonia, con o senza tosse, pt·eferi ~ce l' etere. Tale è, per e3cmpio, la seguente pozione contro l' afònict. N. 8. Etere Grammi 4,00 )) ::10,00 Idrvlato di menta )) I(lt•olato di !lori d'nrancio 3'),00 Idrolato di melissa GO.OO Siroppo di gomma » :?5,00 » 2::>,0(). Siroppo di •rolu L'aconito è stato applicato in una maniera impropt•ia da certi ,specialisti in t uLte le ÌT'ritazionì dci bronch i. Esso non con viene, secondo l'au1·ol'e, in iutte iudilferenternl)nte. Lo ha i.I'OYato in p:trt~colare utile e lQ ha impirgato nel principio eli una lll'onr:hite o di una lar.ingite dovuta acl un. violento ed i mproHi~o t'afih!d(lnmcnlo, con pericolo :simultaneo di col'izza, od anco nl pri ncipio dj corizza, :::pccialn•cnte se l' individuo nell' infiamtn~io:1 e rl<•lln pituituria t ende a propngat':>i più o meno in vici nanza alla mucosa bronchiale. È utile aiu tarne l' n~ionc con infusiotti aromtttiche bevute calde. quelle di cde•·a terrestre, di tig:i,,, di salvia. La pt·eparazione cJ,'cs'à_o im piega è l"alcoolaturn : onde rendcrne l'efl'ctto piu calmante, vi si pof;souo aggiunge1·o gli elementi comprest nella formula seguente: N . 9. A.lcooln.t.urn. d'aconito Gramn1i .2,00 Idrolato di lauro- ceraso . )} 8,00 Idrolato di fiori d"al'ancio » ~0,00 lfll'olato 1li latt uga o di tiglio » GO,OO ~it·oppo di rtere » l;J,OO Siroppo di codeina » 15,00 Sir·oppo eli capii vertere )) , 20,00 Questa pozione ò detta dall'autor e utilissima per is<'ongiurare gli effetti di un raft'reòdore, per· impedire l'invasianc infiamma-:toriu della· porzione superioro della mucosa delle vie aree, ed ~


608 anche molto calmante e che conviene egualmente cont,1·o le tossi secche, nervose o dn ir·ritazione senza essudato dei l.ll'onchi; essa eccita il sonno, lo pro prietà ipnotiche della codeina cssend..., l'inforzato da gue~le rlcll'etere, e r·eciprocamentc. Ricorda ai vrntici che la belladonna, il iosciamo, il bromuro <li potassio sono oi\iandio sostanze da invocare come bechiche o sadaLi ve, contt·o gli clementi nctTosi delle malattie del lari nge e dei lu•onclri. 1\la, dice Delioux , il farmaco più impirgato, e spesso con ra.gione, come bechico, cioè com<~ calmante dr l sistema uer voso, 6 r oppio. N on devo uullameno venil'e impicgato inconsidc1•atamento ed in tutt i i casi. Da principio nei lntrubini è'd'uopo usarne tanto pili modc r·atamento quan to sono pi ù g iovani. Succe:;si>amcntc, n el pcr·iodo iuizialo clcl catai' I'O brondtialo, non è r·azionale di J'i. corre r·,·i che conro coadiuvante d'altri r·imedi allOJ'ù meglio indicati c che furnno citati. L 'ufticio suo è quando è venuto il mom ento eli sopp1'i mc1·o le ~ecr·rzioni bronchiali; e!'so vi concot'l'c molto o sovente lJasta ancl1 e da solo. Con1ribuisee t'gualmcnte n calmare gli ult.imi eccitament i che infJ•att.r ngono la tosse. Al contl'ario, se la tosse non ha per movente che una ne,•t·o:;i od una irritazione che non Ira tende nza naturale ad alcuna sect•czione critica, gli oppiacei possono CSSC l'O tentati ti11o da principio. L'est ratto· eli oppio e le sue rn•rpm·m~i oni convC'ngono meglio nei casi in cui ad un tempo è d'uopo calmare la tosse e soptwimere le secrezioni bronchiali : la mor fin a e la codeina, riescono ]Jiul1osto contro le irritazioni secche dei b1'oncl1i, onde por re fine agli spasmi indotti dai fl'e([uenti acce::;si della tosse. Quando essa assumo propOI"!.ioni eccessi vo nel cor.-o delle flogosi toraciche, turba erl impedi:>ce il sonno; alloJ'a Dclionx so:;pende, cl lll'antc la noUe, lo cure che credette di dovc>r applicare nella giornata alla tHtlura ed al pePiodo della flogosi , pet• non usare nno al mattino che siroppo di mor·fina o di codeina, talvolta associaio al sii'Oppo di etere, a cucchiai da caTc, am mini3trati tanto sovente quando l'insonnia o la tosso lo r endo no n ecc~sari o. T erminando, segnala i buonissimi eft'cW d·ella dieta latt ea. Il latte, dice egli, Ira delle 111'0iwielà bechiche e pettorali che io non spiego, ma che la espet•ionza mi ba dimostt·ate in molti in· dividui attaccati da ùronc!riti, tanto acute che ct•oniclic, le quali, (Ìopo avere ricavata poco o nessun vantaggio da diver:>i mezzi,


609 sono g uarite colla dieta lattea strettamente oc;servata, od almeno coll'impiego del 1<1tto a gt•nndi du..:i. Questa cura, e si pot t•ebbe dire questo rPgime, eonvicna spcciil.lmcnte allo IJt'onchi ti cremiche, che sembl'ano e~sct'e a n-iatc alla ti.:i. I n !\imili casi, ct•ede l'autore di avere talvolta completato. non Renza vantag~io,qtwst{) metodo coll'a~giunta di ova f•·csrhr, crude, sbaltut.e o mescolate col latte, c di una tfo-;o giornaliera di 4 a1l 8 g r·amrn i di cloruro di sodio. L'uovo. in 1ltt'c, ha propt·ietà alibi li che de\·e ai ~uoi elementi pl'vl.c'ici, o:l't•c nella sut\ màt.eria gr.1~sa un equivalente di olio di fegato di mct•luzzo. Quanto al c!Ot' llr() di so<lio, lo ritiene da molto tempo per uno d<'!di agenti i me:10 in ~et•ti da opporre r\lla tubercolizìltlzionc imrnittente od anche di<' il iuro.t.a. Si comprencll'l'n dunqul', dice l'autore, ciò che qncsto m':ltodo ha di razionalo i~ p•·iucipio e quali rrwtlificuzioni fttvot•evoli può a t'recat•e nella nutt·izionc.

l Gaz del Pus. TI prof. Mafh ieu de-ll'ospedale di Yal-rle-Gr:\r>e ha tost6 pnbhlioato i risultat i rll alcune in v c~ ti ~azioni a J'ig nardo t!oi g:\'1 del pus. T t•a quelli che SClOO estt·atti è l' itlt'Ogcne, in suffì,.ic-nte quantità da produt'J'e il l'luono caral!Rrisl ico al suo infiamnHlN;i, ancor quando l'op~raziono hn avuto luogtl su pochi centimntri cubi di pus. Olt ro l' id1·ogrno di pus con tiene acido carbonico, un n. piccola quantità di nitl·ogen''• c alcune tmccie d' idr·ogone solfor..tto, ma non mai ossigeno. Speeifieate io t·isullnnì\e eli alcune anali~i di pus derivate dn Yat·io sorg:ent i , il p1•of. ?llalh iou dici' : «Da qut'stc analisi si ricava li\ seguente r.onclusiono. T prorlott.i delln suppLWn'lione hanuo una tnlo affinità per l'nssigenc che es.~ i decompongono le sostan7.P organirh" per assimilare questo gaz, c pCt' metteJ'O in libcrtfl. aci lo carbonico c un <'Ccesso d'iùrogenr. Le noslt·e l'icet•che sono state estese al pus non venuto a contatto dell'aria, c al pus cspo:-;to per un periodo d i t<'mpo più o meno l ungo all'ar·ia lihet·a. Corno conse:turmm di qut'sii esperimenti comparativi risulta che il pu::; di 1wr se stesso può subir·e una deCOltlJ)OSiziont> , dappoichè f;O vengtt tonuto ail'<'stot' no del corpo la quantità d' ir!I•ogeno o di acido rat•bonico può div<>nire' doppia. li pus di n:;cessi glandulari contirne una pt•opm•t.ione molto piu piccola eli acido c.·u·boniC'o di qu<'llil che si r·invicne in pus de1·ivai.o da altre sot•gcuti, ma contie ne una sensiùi lo qu:mtità

.

'


61.0

d'idrogena. n pus d' inclivi4ui affetti da pioemia. c.o ntiene una grandissima quan tità di gaz, indizio della operazion<~ di energici elementi di disorg-aniuazione. L e proprietà tossiche del pus, supposto che sieno di pendenti dal fenomeno di ossidazione, sono così mol to variabili.; ma io no:~ mi sono ·mai incontra to in alcuna, ancora quando esso è stato raccolto libero dal. contatto cle ll"aria, che non ha contcnul·o jdrogene, <~ che èra per.ciò capace di produrre una decomposizione delle mate!'ie animali, che Hntr'ano ne lla sua composizione. Le analisi dci ga:.~ del sangue non offrono traccia d' idrogene. A compleme nto di queste analisi dei gaz del pus io ho istitui to al tri espel'irnent.i consistenti nella r itenzione di una dat a q uanti ta di liquido purulento in contatto con un determinato volume di aria. Q ua'nùo la temperatura di questo liquido è alz.ata all'equivalente di quella di una feJ' ita, una quant ità d i ossige ne . scomparL-;cc in due o tt'e ore, mentÌ•e allo temperatura ordinaria per que;:;to effet to si richiederebbero t re o. quatt ro g iorni. n calore è pe rciò un eleme nto primario nella produzione del camb.Ìa' mento nel pu:>. ·L'agitazione dell'aria è una seconda causa di pmnta dccompositione de l pus ; dap p0ichè, me ntre ne llo stato dL quiete per· t.Pe ore l'as::> orbimento non fu che di 2·95 cc., do·po solo due ore esso fu di 3·22 cc. quando il liqtiido venne sot t:oposto ad una momentanM a,gititzione. Il cambiamento si effettua ancora più rapidame nte se al liquido si aggiunga poca materia purulcnta di:'>se ccn.ta, la proporz.ione dell'ossigene assorbito dal pus co~:Ù contaminato e.s:>endo quas i doppia della quant.itù deri v.ata dalla stessa sorge nte, e tenuta l' istesso tempo, ma sem~a ricevere questa aggiunta. L'addizione pure di un liquitÌo putrido accelera l' assoJ'bimento dJL'o33ig-eno da un liquido purulento, ma in una proport ione min:H'e. 'Q,1indi è che il pus disseccato s piega la parte . di ferme nto in un pus lode vole . . . . . Il pus, e spe cialment e il pus che ha subito un'alter azione, è certamente una causa di mortali tà dopo le l esioni traumatiche; e dappoiche la mater-ia purulenta secca ha mostrato di rende l'O Faltct'aziOfle del pus mplto più rapida, noi possiamo cosi compre ndet•e n pel'ieolo del soverchio affollame nto e della insufficiente ventilazione delle sale che contengono individui feriti. Gli esperime nti sop1·a esposti spiegano a11co.r a l'utilità delle applicazioni fredde nelle f erite in stato di suppurazione, e la necessità della i mmobilità dut'aut.e la cura delle ferite delle articolazioni o delle ossa sottoposte alla cura conseevativa.


611

Quando si distilla un pus avente forti s~ìmo odore ad nn!l. te mperatura media di 45° C., lo che · è possibile col mezzo eli una pompa mercuriale, si ottiene un liquido fetido o molto alcalino. n mio assistente h c\ mostl'ato che questa alcalinità è dovuta a sali aromoniacn.li (carlJonato c solfo-id1·ato) ed è stato in gr.tdo eziandio di scpar·a1'e coll'etere una piccola quantità di olio volatile, a cui il pus in procinto di diveni1•c · decompost·o deve il suo orloee. Ceedendo che questo liquido potesse cssc!'e dotato di proprietà delotcl'ie, io lo iniettai nella trachea c nel tessuto cellulare, ma senza svegliare serii accidenti. Questi faLLi corroborano la teor-ia sostenuta dal prof. VeL"neuil, che atti'ibui.:;ce dd ·una sostanza fissa t utti i fenomeni di septicocmia. l prodotti volatili del pus non diveri'ebbei'O mai causa 'di avvelenamento o d'infezione putrida propaga ntesi a di:>tanzn. Ciò può al cerlo dedursi a pn'on~ concios.-;iachè l'infezione purulcnta non a $sume mai. forma epiùcmica fuori che in individu i in cu i e::;i:;tc una lesione degli integumenLi. La polvcl'e di materia pueulcnta disseccaia sospesa nell'aria, c che si dct>o;;ita nelle ferite, sollecita l'ossidazionc del pus, aumenta le sue proprieUt perniciose e moltiplica i casi. di piocmia )), (Ga z:. Jlebd.> luglio 14 e Medical Tùncs and Gazette 22 luglio 1871). Co~ea

della lingua per emozione.

n sig. Amedeo LntOUI', descri'iCfl.clO il bombardamento di Chatillon, così pada degli efretti di esso su se mqde.~i mo . « Durante i primi giorni io h'em·wa a~l ogni colpo di cannone · con forti c f1·cqucnti palpitazioni di cuo1'e e t1·ernorc delle mani. La mia lingua era presa ùa una specie d' insoppoi'tabile cortJa, cbe certamente io ho provato S})esso noll'occort'e n;~,a di vive emozioni, di cu i ebhi, durante lft vita, l<t mio. parte. f.: uno strano fenomeno, che io non ho trovato in alcun luogo descritto. I muscoli della lingua sono presi da convulsioni, le quali fan sì che l'organo eseguisce movimenti irt'egolai·i a dcstt'a o siuistl·a, 11i fissa eontt'O il palato, o si rovescia sul f1·enulo, mantenendosi in costante movimento e dando luogo ad una spiacevo lis~ima senparlat'e è impedito, e l' articolar.ionc tlosazione cd i critante. . lorosa, così cile è impossibile di leggere ad alta voce, c il con-

n


612 ver~m·e è

cosa molto difficile. Questi movimenti lingunli l'ono inricramente in lipendent i dalla volontà, che non può n1·rostarli nè modifie:wli JH'J' qualnnrrue sfo1·zo essa faccia. ll sonno li sospende; ma ricompari,cono tosto nello stato di Ycglin. Questo distmline tlnrù la LWimo. ~;etiim a na, ma. dopo tlue:;to tempo, como io cli\·enni abituato al rumore, i muscoli lingnali e caediaci riJll'est>I'O - In loi'ci azione normale. ( Uttion ·M !rl., O luglio e M..1dical Times and Ga::ette, ~ luglio 18ì 1).

L" aceomodazionr er:~. perfett:vnenfe nota nelle ~cuol" italiane fin dal principio elci secolo XVH 0 ; nel libi'O infatti d0l :resuit.a On ol'1~to Fabri, pubblicato in Livot•no nel 16!37, col lit.>lo di S·y~ol'sts O?TIGA, in qua· illa omnia qurw aLl opticam dior111·icarn catoptricam pertùwnt, id est a(l tripliéf!m 1·adizHn visurtl•m, dir ectwn, r~>{}·actum, 1·efl •xutrt, Ò1"CN.lf'1" quiclem, accur al" lamon Llem')nstrantur, se no parla esattissimamente c con quella franra semplicit:i. che pntente aimostr:t lt•attnrsi di cosa nota, ncceUa, i nel iscu1i bilo. E cco com'egli fa cenno del muscolo ciliare (che oggidì amac;i appellare di Brùke o Bowmann),. clella sua aziond Hnlla tonte cristaliin:t e delh infi·1enr.a diottrie:~. rli essa : « crystallinu~ etia,n « op<>~·d tnvtissimi nunculi, rzt~i in P1'0Ccssu.~ ciliat·es pnrtinatim. « abil, m?do ùL rom;e.cim·em sup ·t·firiem sese contrahit, u~Jde « ta1ttulus 1·etituuJ acc."ssu~ sequitur, modo in plmtiot·eln sese « e..cplicat, wule t·ececla t~ntulwn ,.z'lina: Quo mollier est cry« stallinu.~, eo {ctcilùH sese contrallit, !Jel explicat : di!ficilitts « vm·o qzeo clw·ior ; dtt1('1"sa autem fìfJw·a cr·ysta.llino indudtur, « u t rlistincta itnfl(JO, sPU basis a t·adfjs risztalibtu fòt"lltafa, in « r .>tinam, seu acuti {l.mclwn p1·ojiciatm·; illa pon·o distinr.ta c est, si omnes t·adij ab codem objecti puncto pro(acti, ad idem « r etùtar. pu,wtwn terminentu1·. Ctmcta haec ex 7mra Physica, « quae lmitts loci non est, manifesta sunt. » (Fundamcn tum I. opti.:um - Oculi fabrica).


. 613

Ed altrove : <~; Ilr.too,

SEU BA.SIS PROJECTTONIS AT.rQ~I\.Xl>o

or-

« STINCTA EST, A.l.lQUA.N OO CO:SFUSA; Distinctn est, cum 1·ad1J.~ ab « eod '1n obJecti pzmcto pro{ecti in codem. 1·itinac puncto colli« gwttm·; con{u.sa vc1·o si p1·ar{ati 1·adij col/i!Juntu1·, antequam

« ad 1·etinam }JP?·tinetmt ; t•el ad r etinam p:trtincant, ant.?quan~ « colligantur. llaec ulteriore probatione non illdigetlt, qzeia (P t'OposiLio II.) « :\s ~I L'"LTI R.tDIJ, EX TIS SC'ILICET QUT OBLIQl"IOTtES Sl::"T « CRYSTAl,LI:-<0 lLY,APSI, BAS I~I DIS1'l:'<CT.UI CO"'l' U~DA:-<T, E T QUA.Sl

~ stmt p c1· se nota

1

1

« EXI'Ut\O A~T, OCULUS UYF. ,\.~l EXi'I.ICA.T 1 AC PROI:-IDE PUPH.LAll « CO:'<TRAIIIT; • • . • . • (Prop. Ilf.) « UT R.\DIJ ~tAOts n:r. MI:-<us I:o.C:URVB'ITU R, AD f'Ro.rr;:cTro:-;-s~t « BASlS DISTl:'<CT.tf:, OCULGS C'R.YSTALI,fXu:\1 CO:STR.\f!IT, YEL EXPLI-

« CAT; Nempe quando cont1·ahitw·, (li convexiot·; wule mn,jot· « 1'C{ractio, vel ùu:urvatio illapsi 1·ad{j , qua certe opl(,.~ est, si. « alioqui 1·adij risuales ad eodem o'{jecti puncto p1·o(ecti, ad « t·etinam perveniant, ant•qu1.m coeant; tfuando ve1·o explica« tu1·, fi.t planior, tende mitwr re(ractio , val Ù1eten·atio, qua « opzes est, si alioqzei 1·adtj visu'tl:.:s coeant, antequam ad ?·eli« nam perveniant. ~ (Propos. IV.) « llinc psrspiciliot·tem tesus , co;wcxm·zem, ca!lol·um, . . . . . (Coro li.)

« Obser11abis crystallinttm contraht' et explicari, adhibita « opera musculi terueissimi de qteo suPIU L'l I. Fc:so.\~ • . • •• (Schol). E di ben altt•e nozioni esattissime di ottica fisica o fìsiolPgica è cenno nel libro del Fabri, r.l.te testimonia come già a quell'l'poca fioris::;et•o io Hulia e.;si l:itudii e como ingi usto sia il tr·oppo Mscgnare, come è vezzo og-gid't, ai recenti e l agli stranieri dt•ll' attuale loro pCJ•fczione : Il lat·go cammino che i modern i ct•cclono aver r apiùamcnte percorso nelle oUi<:lto conoscenze, io quanta parte era già c profondamente tracciato. ll,tJtOFF lO .


614

Climatologia italica. -

Mese dì febbraio 1871.

~------~--~------------~----------~~ Minima assoluta 11' ALlA

;\I cd in

.:5_,-~ " ':::N

l

Massima assoluta ~

;~ è·;; jG·torno e 1-] uogo ._

Giorno e luo-c"O

-3

i:S

Pt·essionc almosftll'ica a 0" ed al mare clim. eli mill. 700 m

m

61 36 49 2G

Settentrional e

l' 11 a Gcnovr1

Centrale . .. .

:>1 03 42 4~ l' Il a Livorno

){eridionale ..

56 32

ssoo il 12 a Pa.lcmuo

Iii

m 76 15 il 25 :J.<l AOSllt

m

~l 41

00 il 26 n Uow" . , 31 17 76 G~ il 26 a YcUotri. 3~ ()()

Temperatura in gradi centesimali O. 4 il13 a Volpeglino I l() 5 il 2S a. s. R omo

Scttentt•ionale

a 26 -

C,)ntralo . . . .

5 7S - S. 7 il 14 a Modoua ,

liti 7

Meridionale . .

9 ()7 -

2. 2 il 14 a Na~oli .

IS 2

25 9

il 27 a Catania.

l •l 7

-17

91 a Uenov!\ . . . .

17 9

40

~l

Acq::a caduta io millimetri nl

Centrale . . . . Meridionale ..

m

o o in varie stazioni 24 o lO o a Peru gi~t . . . . 42 3 o o a Cataniu. . . .. G 8

S<•ttentrionale

l

media . . 00 57 Pre.ssionB . .

'l'UTTA IT.\LIA

)

)

lll

82

lll

a lesi

. .....

u. Locorotondo

_l media . .

so o 82 o

G.21

massima 77 00 Temput·atura

m~s~iln:.

9. ·l

minima . -13 30

lll10LOl3

)6. 9

(Dal Jl1inistei'O d' :lgt·icoltur;a, Industria e Commercio. di Statistica.

Di1·c.z·ione


615

Con Determina:ione M.iniste1·iale del 1.9 luglio 1871..

ALLIANA cav. Pietro, med ico di reg-gimento di 2 11 clac;se addetto allo spedale di visionaeio di Milano. Trasferta nel 9° l'eggimento bei:·saglict'i. Con R. Dec1·eti del 19 lu,qlio 1871. MANCINI dott. Romeo. · DE CADILHAC dott. Alessandro, uffiziali sanitari aggiun(i, appartenenti al già ese1·cito pont ificio, in aspe~tativa per riduzione di corpo. Collocati a riposo ed ammessi a fat· valere i titoli pel conseguim ento della pensione che possa loro competere a; tct•mini delle leggi pontificie a datare dal l 0 agosto 1871.. E stat('l concesso, a datare dal 1° agosto 1871. l'aumento di stipendio annotato a cadauno dei sottodesCJ•it.ti ufficiali sanitari per aver vassato un secondo quinquennio in effettivo servi2io nel loro grado, a mente dell'art. 4° della legge 28. giugno l86G. MON ASTrEH. cav. Alberto, medico direttore, L. 5RO. GANlBA dott. Domenico, medico di reggimento tli J.U classe, L. 380. BRAMBILT..H\. <lott. Giovanni Battista, id. L. 380. FURITANO cav. Giovanni Battista, id. 380. BOLLA dott. Giuseppe, medico di reggimento di 2a classe, L. 620. CON'rl dott. Orlor·ico, id. L. 620. BOARI dott. Scvceino, id. L. 020. LAJ-:.VHGLIOR dott. Luigi, medico di battaglione di P classe, L. 400. SACCONT dott. Jl,·farco, id. J,. 400. TOMl\'IASINl dott.. Giovanni, irl. J.. 400. . 'MOSSA dott. Carlo, id. L. 400. CORTI dott. Achille, id. L. 400. LONGO rlott. Giuseppe, id. L. 400. PIETRASANTA, dott. Giacomo, id. L. 400. D'ANTONA dot.t.. Giuseppe, id. L. <100. ROSSI NI dott. Defenclino, med ico di bnt tag:lione di P classe, a disposizione del comando genei'ale della divisione -milita1'e di Roma. Collocato in aspettativa per· ridu~ione di COJ'[)O coll'annua paga di L. 1440 a cominciare dal l 0 ag6sto 1871. Con R. Decn;ti ilel 27 lu!Jlio 1871.

PANSECCHI Carlo, veterinario in 2.0 di 2a classe nel corpo veterinario militare in aspet;tativa per infermità tempol'at•ie non ·provenienti dal servizio, con R. Decrelo del 24 luglio 1870, domiciliato a lodi. AmmcssQ a concot•rrète per occupare i due


616

terzi deglj impieghi che si facciano vacanti nei qnadr•i del suo grado a cominci<lre dnl 24 luglio 1871, continuando a godere dell'annuo assegnamtmtw di L. 10.20, a nOI·ma dell'art. 32 della legge 25 maggio 1802, ed in tal~ po:.:izione sarti considerato come in aspettnti,·a per riduzione di corpo. PASCUCC[ dott. Luig·i, medico ailr ~a nte l)'laggioJ•e in 2° nel cor·po ·sanitario del f!'Ìà esercito pontificio. Cnllocnto a ripo!<O (}d ammesso a far valer•e i titoli pel conseguimento drlla pensione che possa coii\petcr·gli a termini delle leggi pontificie, a datare dal 16 ago:;to 187 L Con R. Decreti del 23 lu,qlio 1871.

È stato concesso, a datare dal 10 agosto 1871 , l'aument-o di supendjO annotato a cadauno dei sotrodcscritti ufficiali sanital'i, onde portnrli a godere della pag·a assegnata al grado immed iatamente supcr•ior·c, pel' aver pa· sato un secondo qwnquennio in eftèttivo ser vizio neJrattuale IOI'O grado, u mente dell'art. 40 della legge in data 2S giug no 1800. MANAYRA. cav. Paolo, medico capo L. 400 . . MANTESE cav. Federico, medico dit'ehot·c, L . 580. MANGIANTE dott . Gaetano, medico di battaglione ili ln classe, · L. 400. TRAINA dott. Giuseppe, id., L . 400. CO.RSINI dott. Salvaiore, id. L. 400. MAR'l'OGLIO dott~ Fer•dinando, id. L. 400. PANDOLFlNI dott.. Pietro, id. L. 400. SEVERINO dott. Vincenzo, id. L. 400. L OCASCIO-LAZZARETTO dott. Salvatore, id. L. 400. FUSCO dot,t.. Giovanni, id. L. 400. MANO.RACCHlO dott. Giuseppe, id. L. 400. TRIONE dott. Vincenzo, iù. L. 400. COGLITORE dott. Antonio, id. L. 400. È stato concesso, n datare dal 10 agosto 1871, l'aument-o di stipendio annotaLo a cadauno dei sottodescritti ufficiali sanitat·i, t)er ave t· passato nn qujnquennio in effettivo servizio nell'attuale lor•o grado, a mente dell'art. ;{o della legge in data 28 giugno 1860. PLAlSANT cav. Giuseppe, medico dÌl'ettore, L. 820. GUIOOT'rr cav. Car'lo. id. L. 820. PESCARMONA cav. Filippo, medico di reggimento di 2a classò, L . 620. · SERUGHI rlott. Augusto, id. L . 6?0. A'l'Tf dott. Gio. Battisht, id. L. 6?0. ZANE1'T[ dott. Giuseppe, id. L . 620. CA.:VIPETT! dott. Enrico. id. L. 6:20. MO NSELESAN dott. Gaetano, id. L. 620. VACCA dott. Costantino, id. L. 6.20.


617 ~AMUELLl dott.. Angrlo, id.

L. 620. ClAPPEI dott.. Cm·lo, irl. L. 620. MALT!.'1'TI dott. Antonio, id. L. 620. TEOOE dott. Pietro. id. L. 6-tO. CANTELLl dott. Adeodat o, mcd. di reggim. di 23 cl. L. 620. ROLA~DO dott. Gr<'godo, ici. L. 6:20. ANGO:'iOA cav. Pierro, i1l. 6:?0. BECCHI-~'IIGL-lELr dott. Gavino Antonio, id. L. 620. CA8U dott. Nicolò. id. L. 6'.!0. RANOA CCIO dott. ·Luigi, id. L . 6:?0. GAUBERTI dott. Giovanni, iù. L. G20. ORUOELI dott. Giulio. iù. L. 6:?0. PASQUALTGO conte Giu~eppe, id. L. 6~0. · MUNOO dott. Vincenzo, id. L. 6:!0. MA~CUS l dott. Antouio, id. L. 620. RUGGIO dott.. Oicgo, id. L. 6.?0. BALLARA.TI dott. Pietro, id. L. G20. RO~SI dott. Giovanni, irl. L. 620. ZINI dott. Tito, irl. L. 020. PUTTINI dott. Lui~i, id. L. 620. POJ.A dott. Carlo, id. L. G:?O. IGIIINA dott. Luil!i, id. L. 020. RlCCL\RDr clot.t. Etlot·c, id. L. 620. TADOEI dott. Yincenzo. itl. L. 620. PASTRO dolt Luizi, i!!. L. 6:?0. GIANAZZA dott. C':\l'Jo, in. L. 6:.>0. BRO~CA dott. Gaeinno. id. L. 0'20. . CANELLES dott. Fl'df>t·ico, id. L. 620. SIRACURA dott. ì\li<'h~>le, id. L. 6:?0. RO~IA dott. Ferdinando, irl. L. 620. FOS~I dott. Lui~ri, id. L. 6:!0. CA\IPU~ dott. Antonio, itl. L. G?O. MARCOTULLI ùoft. Costanlino, id. L. 020. MONTAN[ dott. Lui;:i, id. L. 620. CARA~~O dott. Anlonio. id. L. G?O. SCHIAROLI dott. Alo,.;:,;unrlt'O irl. L. 620. TAGLIERO cloH. Bern:u·do, irl. L. 0~0. PfCCA-PICCON8 dott. cPfcstino, tned. di batt. di 2• cl. L. 400 CORIO rlntt. Alreste. id. L. 400. ' OT'l'OLENG rrr dott. Davide, id. L. 400. GIACOl\IELLI rlott. Au~u )of o , id. L. 400. MONTRUCCIIIO dott. llct·nnl'flo, id. L. 400. FANTIN I dott. r.iovanni, i,J. L. 400. ATZENf dott. Pietro. id. L. 400. 1YANDR8A dott. 1\icola, meJico di battaglione di 2a clnss~. L. 400. FALCONE doit. Nicola, id. L. 400 .

..


618

SANGTORGIO dott.. Placido, id. L. 400. CA NNAS dott. Efisio, id. L. 400. FIORE dott. Ludoviro, id. L . 400. BARTALINI dott.. Emilio F elice, id . L. 400. FRAKCOLINI. dott. Giuseppe, ici. L. 400. DE-PARJS doH. Oliviet'o Alfouso, ièl. L. 400. · COR.VA dott. Gio. Battista, id. L. 400. GBfU,ER I dott. Gio. B~tttista, id. L. 400. 1VLUSI7.ZA NO dott. Luigi, içl. .L. 400. BORGHESE dott.. Gaetano, ici. L. 400. R ICCA dot t. Rohet·to. ici. h 400. ZA NN INI dott. Ercole, itl. L. 400. 1\'IETC:LLI dott. Giovanni, i<i . L. 400. VALORA JI dolt. Filippo, id. L. 400. ASTE~IAì\0 dott. E milio, id. L. 400. MANESCA LCHI dott. Ludo,·ico, itl. L . 400. GOTTARDL dott. Luigi, id. L . 400. RIGACCINI dott. Gio. Battista, id. L. 400. SORi\IANI doit. Giusep.re, id . JJ. 400. BO:RG I rlott. Gi-o. Dante, id. L. 400. M l NGTIETTI dott. Alfonso, id. J.. "00. RANDONE dott. Francf"sco, id. L. 400. · ALVARO dott. Giuseppe Ant·oroio, id. L . '100. BF.:SIA cloU.. Vincenzo, id. L . 400. DEL GROSSO dott. Stefano. iù. L. 400. sgRPAGLT dott. Car·lo. id . h 400. SALVALAGLIO dott. Gaetano, iù. L. 400. PJ NTO dott. Antonio, id. L. 400. PELO~L'\ l dott. France;;co, id. L . 400. ALLOCCHlO dott .. Leopoldo, id . L. 400. SEi\! P L ICI ()ott. Ottavio, irl. L . 100. VALL il'\0 dott. Giovanni, id . L . 100. BATO l ,O dott. Luigi, id. L. 400. SANTUL LI dott. Sabato, id. L. 410. NIOIU dott. Sergio, id. L. 400. LOMBARDO dott. Michele, id . L. 400. MAESTRELLI dott. Domenico, id . L. 400. F l NZl dott. E nrico, id. L . 400. BROGLIO dott. Enrico, id. L . 400. LUPOTTI dott. Fiot•enzo, id. L. 400. VA NAZZI dott. Antonio, id. L. '!00. BERTOLA dott. Pietr·o, id. L. 400. DECAROLI dott. Emilio, id. L. 400. .FAVRE dott. Giovanni, itl. L . 400. MIGNECO dott. Sebast iano, id. L. 400. BONANNO dott. Paolo· F!'ancrsco, id. h 400. ADfU,ASJO dott. Federico, id. J,, 4(;0.


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BARONE dott. Donato id. L. 400. FODICE dott. Gius<' ppe, id. h 400. . FORT[ dott. Giuseppe, id. L. 400. NICOLET'l'l dott. Vincenzo, id. L. 400. AYMASSO Alessandro, farmacista capo di 9~ classe in aspettativa per motivi di famiglia con R. Decreio drl 18 lu,;lìo 1870, a Cafasse (Torino). Ammesso per effetto dell'articolo 12 della legge 25 maggio 185.2 sullo stato clf•gli ufficiali, a concorr·ere pet· occupare i 2(3 degli impieghi che si f:\ccìano vacanti nel suo grado, a cominchwe dal 18 luglio 1871, in un coll' annuo asscg:namc nto dì lìt•e 12:50, a not•ma dell'articolo :34 della leg-ge suddetta, a fa t• tempo · dal l o ag-osto 1871> éd in tale posizione sar·à considerato come in aspettativa per· riclu:~ion e di C01·po. COSCIA cav. Cado, veterinario in 1° nel cot•po veterinario niilitat•e (:20 regg. d'aPtig-Jiel'ia). Collocato in a:;pct.tali va per infe.rmitù temporarie non prov·enienti dal servizio, coll'annuo assegnamento d i L. 1500, a norma della leggè 25 maggio. 1852, a f<w tempo dal 16 agosto 1871. · Con Determinazione Ministe1•iale dell' 11 agosto 1871.. OGNIBENI~

dott . .Andrea, medico di battaglione di l a classe, addetto allo spedalc mili tare divisionat•io di Tot·ino e comandato all'infermeria. del l'o rte di Exilles. T rasferto allo speciale mi litare divi;;ionario di Padova e comandato al succut'Sale di Udine. ARD UI NI - D. .Iacopo, medico di battag lione eli 1a classe, addetto allo speciale rnilitatc divisionario di Padova c comanrlato al succur.;ale di Ud ine. Id . id. di Torino o comandato all' infermeria del forte di Exilles. Con Detm·mjnctzione llfirtisteriale d!?l 1.8 agosto i87·l . Vcnnc,·o destinal,i presso i Corpi d' E3ercito o le divi !lioni di istt•uzione nel perio:lo delle gt•andi mn.nov r e nella di visione milital'e territoriale di Verona li seg uenti Utliziali sanita1·i. MANA YRA cav. P aolo, medico capo. Incaricato della direzione supct·ior·e del ser vizio sanitar·io. SORMAN I dott. Giuseppe, medico di battaglione di P classe. De:>t!nato a di:;po:;izione del medico capo llrcdctto. ELIA cav. 'Giovanni, medico diratt . BELTRA.MlNl rlott. L uigi , medico di battaglione ili 11~ classe. Dc:;tinati al quartiet• gen!lrale del 1" Corpo d'esercito. PIZZORNO cav. Giu:;eppe, me lico dirJt,tot•e. · STODU'l'I ilott. Federico, medico di regg. di P classe. RAFFO Giovanni Battista, farmaci:;ta aggiunto. ne~tinati pres~o il comando delle truppe di riserva di lo Corpo d'e:;erci to.


620 LANZA cav. Ghcinto, medico direttore. T \Rf)IVO cav. Giovanni B,1ttista. meJico di r egg. di classe. CO.:\TE Angelo, farmacista aggiunto. Do;tin"tti al quartior generale dalla 111 divisione. A G~ETTr cav. iMauri;-:io, medico dit·ettot•e. 'l'ù ~ [ dutt. Fetlct·ico, medico di I'Cgg. di 1a classe. PARG'il Cado, t'm·macista. Desti nati al quartier generale della 30. divisione. MARClliAN DI dott. Piet1·o, medico dil'ettore. F.·\.\TI.)i[ dott. Giova:1ni, m 2Jic..> di battagliqne di za classe. Do:Stinati al quar·tier genemle del 2° Corpo d' O.ierciLo. FRO~I :'-<f cav. Al rlobranclo, medico diretlore. REGRB dott. h;acco, med ico di rcgg. di za classe. ZUCCOTl'f Luigi, farmaci..,ta. De~Lin ~tti presso il comando delle truppe di riserva dcl2o CorJ>O d'esercito. PANIZZAROI cav. Francesco, medico direttore. BREZZI dott. Paolo, medico di rof!g. di 211 clàsse. SAL0~10~8 Giuseppe, farmacista aggiunto. D estinati al quartier g"nerale della 2a divis. d'istruzione. TUNlSI cav. Carlo, medico JireUoro. R i:':"ASCO dottor Adolfo F•·ancesco, medico di rcgg. di 2a classe. C.\.SSL\ELL[ Paolo, Farmacista. Destinati al quar·licr ~;eneralo della 4a di visione d'istruzione. PLAI~ANT cav. Giuseppe, mndieo direttore. RUFFA. dott. Luigi, medico di rc{?g. di la classe. P JRCELLATI Vineeo7.o, fur.n a~i sta aggiunto. Destinati al quartier generale della 5a. di visione d'istruzione.

za.

De(unti.

FANTI doft. Gugliel mo. medico di regg. di l" classe. Morto in P urma, l' ll agosto 1871.

Il Dù·ettm·e Mcd. Is pctt. CERALE comm. Giacomo. Il R edattore hlcd. Diret.t. cav. BAaOFFIO. 1\Iartino Fedeli, get·ente.


Ai~NO XIX- Fil'enze, tO, 20, SO settembre f87t - N. 23 a27.

!tlE!tlORIE ORIGI~ALII

CASO DI OBLITEHAZIONE EMBOLICA DELJ)AR'l'ERIA DELLA ,SCISSURA DEL SILVIO DESTRA RISCONTRATO ALT.'OSPEDALE l\lli1ITARE DI FIRENZE NEL GIUG:'!O

1871.

(Lettu1·a (att« alla confei·en~a scientifica de.l 16 giugno 1.871.) J,a. questiono dell'embo lismo, O$~ia dei corpi stl'anieri circolanì.i ne l sangue, è unn. delle p il\ \'Ute della patologia. YPJ.PF:"u·.

Ln ,·it:L è l" tonno)n. piu complicata dellu mec.cD..nica. VtRCIJOW.

SIGNORI.

Una verità, che splenda sul terreno di fatti palpanti, è tale un avvenimento per il mondo scientifico, che, a sottrarnelo, sarebbe un'·ingiustizia verso i sommi, éhe ci pl'Odigarono tanti tesori per 1' inves,tigazione delle cause morbifì.che. Questo concetto è . il movente, che mi porta ad : in tratte.:. nervi oggi, onorevoli Colleghi, sopra un fatto, ùel quale . foste pressochè tuttl testimoni, e che ricevette la sua san2iioue dal reperto cadaver~co, di cui vi presento la sintesi nel preparato contenuto in questo alberello. È un embolo partito dal cuore sinistro, e precisamente da una ripiegatura delle seminùla.ri aortiche, che si è fermato aJla prima biforcazione dell'arteria della scissura del silvio destra, portando la morte del corazziere Villa 2° Giacomo d'anni 34, la sera del 5 corrente; 54 ore dopo la comparsa dell'emiplegia sinistr·a. Aionuuc di ;l;(edic. miUt. 1871.

40


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Prima di ·passare alla descrizione dettagliàt<i del caso, che d'altronde fu un dramma che si svolse, e terminò in cosi. breve momento, permetteten:~i di Jire due parole di storia . di questa incommensut'àbile sorgente di mali dell'Em·bolia; di compendiare, nel tempo che mi è concesso, quanto di. più positivo venne accettato dai clinici, e dag-li anatomopatologici,. da' Virchow, da Niemeyer, ·da Jaccoucl, da Velpeai1, da Broc;a, da Bamberger, e ·da altri, non senza aggiung·eré qualche considerazione e qualéhe fatto, che ebbi il vantaggio di rilevare alla tavola ' anatomica dell'illustre professore G. Pelizzari, verso il quale mi sento in debito di porgere un attestato ai gratitudine per -la ·s quisita cortesia addimostratami tanto nella interpretazione del caso in discorso, che per l' interesse, eh~ ha saputo inspirarmi in questo genere di ricerche. Sono tre seco.li, che si sparano cadaveri, e fn. érecluto, èhe i coaguli ehe si trovano nei vasi sanguigni fossero lombricoidi: ma non è, nemmeno• ai giorni nostri ehe i disorclini portati dai coaguli abbiano risvegliato l' attenzione dei medici. Come tutte le idee complesse, o d'una applicazione generale questa dell' embolia è preparata da lunga rnano. Nel 1684 Guillaume Goud (Philosophical Transaction) l';weva già presentita, e formalmente espressa si trova da. VanSvieten nei· su.oi Corwmentai?YJS. Non eveva il primo osserv~zioni ~liniche a sua disposizione:; ,ma e'gli si era già libra~o a delle esperienze, che non lasciano alcun dubbio sulle sue convinzioni. Tuttavia come le. dottrine di VanSwieten, di Se~ac, di Bartholet sui polipi del cuore, sulle concrezioni sanguigne durante la vita, combattute élalfa scuola del Morgagni, caddero, pure nell'oblio anche questi primi alòori eli un-a sconerta, che si' può dire una vera conquista per la scienza. Malgrado le esperienze di Oruvellier, cl'elle iniezioni di sostanze eterogenee nei vasi, malgrado qualehe esempio ·d! Bouiilaud, la questione non f.l.Vanzò guarì, e lo ·stesso Andrall era ç~..ncora ridotto a don1anclarsi, se l' avve-


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nire non avrebbe dato ragione a queUo c.he aveYa parlato di coaguli mobili nei vasi. Qualche esempio d' embolia in Inghilterra, in Germania, in Francia ed in Italia non aveva 'pnnto commosso gli spiriti, sebbene un Malpighi con le esperienze sulla coagulazione della fibrina, un Mox·gagni in molti punti dell'immortale sua opera, ed un Lancisi sulle rnorti subitcmee avessero fatt0 int ravedere quanto grande come altrettanto modesto fosse il tributo portato dagli italian[ in questa luminosa scoperta. È d'uopo arrivare al 1856 a Virchow per veder prendere alla quistione una fìsonomia set•ia, un corpo determinato. È Virchow, che ha per il primo ben conosciuta, e ben espressa la natura, ed il meccani,smo di questo stato morboso. L'esperienze variate nelle quali si è spinto, le osservazioni numerose, cht3 ha raccolte, gli scritti diversi, sopra il soggetto non lasciano alcun ·~he a desiderare. Ebbene, non ostantc gli sforr.i, e le ricerche di questo autore, dei lavori di Charcot (1858), di Dumont-Pallier, di Trosseau, di Lancercau, (1862) malgrado i fatti r~ccolti nelle opere di Cohn. l' esistenza dei veri emboli, e delle succes"' sioni morbose, che gli si attribuiscono, trovano ancora ai nostri giorni dei co,ntraddittori, che pel' buona sorte però appartengono alla schiera dei nemici dell' oggi, sol perchè non combaciano le nuove idee, con quelle attinte negli anni della loro giovinez?.a. La tl'oppa credulità in verba rnagistri, come la sistematica opposizione, e la gelosia di priorità furono in ogni tempo la bareiera al progresso della scienza, e la causa dell' oblio di grandiose scoperte, perckè

?wn Se?npre l' oizestà scientifica, è come dovrebbe esse1·e, la fedele campctgna dei f atti, clte la c01•roòoran o, e clte la innalzano ad w~ gNtclo indismttibile. Cos~ ognuno troverà. riprovevole la condotta dell' argomentazione di Goubert, quando nella nota a pag. 345 del suo Manuale delle autopsie (1867) volfmdo stabilire che la scoperta della trombosi e dell' embolia non è di Ol'igine germanica, si esprime con l~L seguente ironia: << Il solo merito dei Ted~schi. (Vir-


624 « chow) è di av.ere sviluppato le viste della Scuola di Pa« rigi col dar loro dei nomi nuovi, e sopr atutto di aver « l' idea di far viaggiare delle concrezioni suscettibili di

« arrec.are da lontano gli stessi disordini dei coaguli svilup« patisi nef luogo. Essi hanno cosi oper ata una rivoluzione, « che sente un po' tt·oppo di questa fantasia romantica dei « compatrioti di Sciller, di Goethe, e p_er la quale la ge« rierazione attuale nel suo entusiasmo germanico s'è troppo «. accesa. » I fatti d'oggigiorno rispondono abbastanza chiaramente, se vi sia piì1 romanticismo in Francia, o piì1 positivismo in Germania !!! P erdonatemi la digressione, ritorno all' argomento.

lv.feccanismo dell' en ~bo ha. L' interpetrazione di questo fatt o, semplice da tm lato, e complèsso dall' altro, perchè apre un campo vastissimo alla patologia, raggiunge l'evidenza ric:hiamando alla memoria il circolo sanguigno, che dalla periferia con movimento centripeto, porta il liquido vitale per due grosse vene all'orecchietta destra, poi nel ventricolo destro, e spinto di là per l' arteria polmonare nei polmoni, ove t raversa ·i capillari, per tor nare colle vene polmonar i all' orecchietta, e ventricolo sinistro ; e qui incomincia il secondo movimento, centrifugo, che slancia il sangue per l' aorta fin o alle ultime reti capillari dei diversi or gani, e tessuti, apportatore dell' equilibrio vitale. Da questi due movimenti. ne nascono due ordini di fatti riferentisi all' embolia venosa cioè, ed all'embolia arteriosa. I. Embolt"a venosa.

Per spiegare questa, si supponga, che in ~a vari'ce ad es., siasi for mato un coagulo, se questo r esta fisso, non può portare, che delle . perturbazioni leggiere ; per una vena così otturata se ne svilupperanno dieci nelle adiacenze, e la corrente sanguigna sarà mantenuta. - Che un pezzo di eoagulo, od un f1·ammento qualunque veng~ a staccarsi dal


625

luogo dell'obliterazione, divenuto liber:o, egli sarà ber\ tosto trascinato per il sangue liquido, come in un fiume ; dalla vena femorale ad esempio, guadagner à la vena Iliaca, poi la cava, poi il cuore. I disordini, che produrrà saranno relati-v\ al sno volume, ed alla sua forma.· S'egli si arresta tra le. ineguaglianze delle pareti ventri!.. colari cardiache, i disordini potranno essere leggieri; s'egli è assai piccolo per impegnarsi in qualcuna delle divisioni secondarie dell'arteria polmonare, il polmone ne soffrirà senza dubbio, ma la morto non av1·à luogo. E quando è assai voluminoso, per chiudere d'un tratto le due branche principali delle grosse arterie, e segnatamente per riempire il tronco, che gli tog·lie la vita., sopprimendo d'un colpo l'ematosi, e la respirazione. 1'ale è in poche parole il mec.canismo degli accidenti ~'lusati per l'embolia Yenosa. Citerò un fatto osservato nello spedale di Santa Mada NuoYa. Un uomo di 50 anni subisce l'estirpazione di tin tumore benigno allo sterno, dopo 30 ore si tolgono-gli aghi; al 2° giorno i punti erano in suppurazione, i bordi tumidi erisipelacci. Si allarga il rossore, si manifesta la gangrena d'ospedale. - Al 4° giorno della comparsa della gangrena si presenta un dolore alla spalla sinistra poi un livido dole~te alla pressione lungo la vena cefalica. S.ubentr ano i fenomeni generali eli freddo, e sudore ad accessi, mentre nel braccio quel cordone duro si andava facendo sempre più molle, all'incontro della edemazia sempre crescente. - All'ottavo giorno il paziente è preso d'un tratto da deliquio, respiro affannoso, escreato sanguigno, ed avviene la morte eoi 'fenomeni della cianosi. - ~<\ll'autopsia si risconb·a la vèna cefalica coi caratteri dell' infiammazione passata a esito, e nella· succlavia sinistra un grumo tronco, de~ quale il resto era impegnatt) nel troneo sinistro della arjeria polmonale, ed il polmone corrispondente echimotico. ' Altro fatto. Una primipara nel parto, riporta lacer·azione del perineo, e quindi suppurazione, febbre ad eccessi, morte, clopQ otto giorni. - L'esame necroscopico rìleva dei grumi


():.."()

di sangue misto a pus nelle vene del piccolo bacino, e Mila vena ipogastrica il gtt•wmo seq1~estrante di Ott'WVellie'J•, che impedisce l'ulteriore trasporto del pus, ma non tanto benefico questo grumo da impedire 1a setticoemia. Pa1·ve per altro, che del pus sia stato portato in circolo prima della obliterazione, perchè si trovò. pus nei varii .focolai dei polmoni, _ della milza, e persino nel seno longitudinale superim·e. Si ebbe pertanto cmbolìa, e trasporto di pus. li. Embolia a1·teriosa.

Le vene non sono solo soggetto all'embolia, ed i coaguli emigratori non convengono tutti Yerso il cuore. n sistema arterioso vi è purA esposto. Per render conto tlella loro presenza nelle arterie bisogna ammettere del resto, che gli P-m boli non sono unicamente formati , come nelle vene, da. sangue concreto; che dovrà intendersi di tutti i oorpi stranieri circolanti nel sangue. Da un polmone por esempio può distaccarsi un grumo, un frammento sia di tubercoJo. sia di pus, sia di cancro, ossia vero di sangue concreto, c.he una volta incamminato nelle vene polmonari sarà trasportato verso l' orecchietta sinistra , poi nel ventricolo corrispondente, c spinto quindi nell'aorta, ed il grumo Yiaggerà come corpo strn.niero, fino a che incontra una arteria, che per la ristrettezza del lume gli rifiuta il passaggio, e che lo ferma. Le embolie arteriose non espongono però agli stessi disordini, che le embolie venose. Trasportati i grumi, cd i frammenti per le arterie essi .possono occasionare delle infiammazioni, dei rammollimenti, delle gangrene più, o meno estese secondo il volume, e secmtdo il numero delle arterie otturate, ma mai la morte subitanea dell'individuo. Pel'chè i fluidi droolatorii traYersino senza inceppo r organismo. bisogna, che nulla d'inerte vi sia mischiato; i globuli clel sangue sono obbligati di attraversare dei c-apillari di un diametro determinato Se rlunque il sangue contiene delll' particelle eterologhe, delle mollecole inassimilabili di nn alti'O vQlnmo, orli un'altra fol'ma, esse sl\l'anno ;m·estate nAl pas-

,


6'27 saggio, dh·euendo cosi. altrettante spine per l'organismo_; esse sconvolgeranno meccanicamente, come pel' la loro nahll'a le funzioni del tessuto , o dell' Ol'gano , che le racchiude. Ohi non sa, che tutto può diventare corpo straniero nel san_glte? U11a concrezione calcarea, una. particella epiteliale, un ye,zzettino di membrana, o di tessuto libero, il pus ec. ec., m1A. volta liberi nel torrente circolatorio, dive;<Ut i cot·pi inerti, snranno trasportati ovunque finchè il calibro dei vasi jJOtrà prestarsi, ma nel parenchima d' un viscere , arrestati dai capillari, come da m1 cribro, essi non 'possono a il~eno di divGntare la sorgente rl' innmnerevoli disordini, che

'ltna Ò'ltana pwrte dei ·1nedici tigi ai dettami, d' aU,ronde 1·ispettabili di ce1·tc scuole, SO(Jl'iono attrib·ui?"e a cm~se ..ipotetiche pe'r 1wn scendere S'/..l·l tertJ·e,w (tella 1neccan,ica. cl~e der/ esse1·e quella., clbe çi, cla?-à la v~'l'a, la (ìlqsojica ~'apio-ne dei fatti mo1·bosi. 'Nel mn.rzo 1870 venne ricoverato allo spedale di S. Màl'la ~uora una donna di 54 anni emiplegica dal lato sinistro da

poche ore; sube~1tra bentosto il coma, e mnore al 2° giorno. Alla sezione si trova rammollimento del talamo ottico dèstl'o. senza indizii di pregressa emorragia . La car:otidc interna destra ai lati della Sella turgica ara otturata da un grumo, e la primiti~a dallo stesso lato vuota sino all'arco aortico, ove un altro g1·umo s'era fissato nel tronco bronchio-cefulieo. Era vi restring.imento dell' ori.fìcio aortico per concrezioni ater omatose, .che aderivano alle'valvule semilunari, .origine della formazione dei grumi otturanti. Un caso di embolia dei vasi cerebrali osservato da Oppolk nella sua Clinica, combacia perfettamente con quello. 0he. ebbimo ora. il vantaggio di constatare nel nostrq Ospedale, colla sola differenza, che le concl'ezionì dell'aorta tenevano alla diatesi artritica anzichè all'effetto dell'alcolismo. Era un giovane di 22 anni degente per reumatismo .articolare acuto, recidivo; d'nn tratto cade senza, conos<>çnza, e da questo momento resta em iplegico dal lato sinistro, e muore dopo 48 ore. Dall'insiemP. dei sintomi si attendP;


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r.he l'autopsia confermi la diagnosi di embolia dell'al'teria della :-;cissura del Silvio destra, essendosi precedentemente ammesso, che l'esiste11u\ di rumori anormali vm·so le valvol~ aortiche potesset·o giustificare ]'esclusione fatta di semplice emorragia. Si riscontrò infatti, che dalle semilunari era partito l'embolo, e che l' arteria otturata era quella del Silvio. Kella illustrazione di questo caso l' Oppoker soggiungeva, che il pronostico è sempre grave, e che il trattamento è in gene•·ale inefficace. Finalmente per completare il quadro delle due varietà di embolie citerò un l>elissimo esempio di doppia embolia, venosa, ed arteriosa, illustrato dal Professar P elizzari, e pubblicato dal Dottor Filippi nel 68 nel .D1lllettino rlel M·u,seo di Anatomia-Patològica. - U11a donna rli 40 anni, r,he pe1' nove volte fu madr e, volgendo il puerperio della sesta gravidanza le si risvegliarono i doloro artritici sofferti altra volta, accompagnati ' da turbe cordiache, che crescevano per numero e per grado sino all'ortopnea. Scampata da questa malattia, al 70 mese dell'ultima gestazione un .dolore yivo punt.orio le si svegliò nella fossa Iliaca clestra, e l'arto addominale corrispondente si tumefece pet· ingorgo edematoso; s' aggiunse ostinata diarrea con moto febbrile sub continuo. Convenientemente curata, ne ottenne sollieYo, ed arrh·ò al tet·mine della graYidanza dando alla luce un bambino. 20 giorni dopo, essendo la convalescente desiosa di levarsi, postasi a sedere sul letto, mentre parlava scher· r.evolmente con un'amica, ad un tratto balbettò, ricadde sul fianco destro per l'avven:uta emiplegi.a, quindi subdolirio, pallore, sguardo errabondo, afasia. Il Medico accorso ordinò i revellenti, e si astenne dalle sottrazioni sanguigne, dichiarando apet·tamente non essere quelli fenomeni che richiedessero il salasso. Inta.nto l' ammalata riacquistava l'intelligenza; ma l'emiplegia per'Sistcva. t> durò f:ìncbè con una Jnnga agonia si spense la vHa dopo un mese in questo gra\·e stato. 1-t utopsla. Nel seno lrmg·itudinn.le st tpm·ior-e nn grumn ;;ftn·


o2fl

guigno di recente foi·mal\ione. Siero-pus negli spazii sotlo aracnoidei specialmente a sinistra. Rammollimento, ed ab'ofia del lobo metlio sinisti'O, contornato da punteggiature rosse prodotte da apoplessie capillar i recenti. Nel petto si riscontra l'occlusione dell' tu'teria polmonare del destro lato, congestione del polmone, con echimosi sottopleur ali. Nelle duè orec:chiette sangue di recente coagulato. Le valvole aortiche indurite a11a lor base, e sul tubercolo d' Aranzio, vi è una concrezione fìbrinosa adesa tenacemente. La carotide primitiva sinistra perfettamente ripiena di grUJ)'lO fibrinoso antico, che si prolnnga sino all'esagono del Villis. L'ovaia destra pres'3nta un ascesso cil·condato dal pe1~toneo notevolmente iniettato. Tutte le vene dall'Iliaca esterna destra in giil verso r estremità, sono piene di grumi antichi adesi alle pareti. Il grumo esistente nell'iliaca prende la (orma di m1, cono tronco rammollito alla superficie, da far credere con molta probabilità, che do. esso ::;i sia staccato l'embolo, che otturò la polmonale. « Sia pel criterio eziologko « c pel criterio sPmjotico, sia per l'es<une diretto anato« mico, conclude il Dottor Filippi, sembra si possa am« mettere in questo caso, l'embolia, come il principale fatto « morboso intervenuto a reggere tutta la malattia che con<< dusse a mor te lo. donna ». Ho creduto indispensabile di citare alcune delle molte osservazioni, che mi portarono al covvincimento di questa grande teoria, e di t•iferire le più complesse, onde risulti maggiormente il valore dell'indirizzo da ·darsi n. simili t'icei'Che. Esaminata la meccanica dell'embolia, e trattandosi nel r-aso nostro di · unn. lesione cerebrale, non sarà superfl uo un cenno stù due fenomeni, che in ordine cronologico succedono all'interruzione del corso del sangue nel cervello, Yale a dire dell'Anemia parziale e del 'i'a'm'lnollirnonto J181' necrosi delle regioni encefatiche. Anemia parziale, dke Jaccond. Ischiemia o rammolimentn


(}:~

necrosico, è l'esp;•essione :contJisa delle altera'llioni P''Otlotte nel tess·uto tnervoso per l' oblite?·azione arteriosct, postumo di · altera;,ioni croniche delle pareti dei vasi, o di debolezza dell' impul'so cardiaco, che dispone la fibrina a coagularsi nelle piccole arterie 1 ma principalmente per l'embolia. Ma la trombosi autoctona non è possibile che nelle arterie già malate, quindi rara. Su 51 casi di oblitet·azione di arterie encef~tliche riuniti da Meissner, non si teovarono che 9 casi di trombosi; e sopra questi ve ne sarebbero tre suscettibili di un'altra interpretazione. L'embolia all' incontro è frequentemente trovata nei giovani, e l'abuso degli alcoolici è eli tutte le condir.ioui eziologiche 'quella la eli cui potenza è 'meglio stabilita, come altrettanto accertata è la frequenza delle ateromazie pet• simile abuso, dte porge il massimo tributo all'embolismo. Se dei 51 casi ora citati, eli Meissner, dettragono i 9 fatti dalla trombosi, r estano 42 di embolia cerebrale, sui quali non si teova che nna sola volta il cuore sano, cioè nell'ossernzione di Peacoc~ e Brìstowe. Infatti Virchow padaud0 della possibilità •dell'ery1bolismo delle arterie intracraniche, soggiunge ; « Io mi t.engo autorizzato a sostenere, che mai questi ~< coaguli si formino in luco, ma distaccati da un punto piì1 « lontano della circolazione vengano spinti dalla corrente «. sanguigna fin dove possono andare. Il luogo di forma- · << zione di questi corpi deYe natUJ·alm'ent.e tro;·arsi sul lato « sinistro del cuore, e vi appartengono le vene polmonali, << l' aor.ta, ed i grossi trçmchi arteriosi ». Il grado di colorazione delle parti drcostanti al luogo anemizzato, può essere masch<watg da diverse circostanze, ma specialmente dal tempo, che passò dalla obliteraziono alla mor.te. Il rammollimento, astrazion fatta dai casi rarissimi nei quali la morte è talmente rapida, e che il centro del focolaio necr·obiotico è trovato bianco ed esangue, pre·senta b·e starlii, il t'osso, il gwllo, <>tl il bin.nco.

si


6:sJ

Il rosso non si presenta, che 3/j a 48 ore dopo l'occlusione; e durante questo .intervallo, se la ch·colazìone laterale ·. si stabilisce, essa sufficiente per prevenire la morte del tessuto, e tutti gli accidenti ulteriori possono _essere scon'giurati. Questo stadio è caratterizzato dalla diminuzione di consistenza della polpa, e di una colorazione del rosso al rosso carico; la tinta è piu intensa alla periferia del focol~io per piccole emorragie puntiformi. Nello stadio di rammollimento giallo il contenuto del focolaio ha già l'aspetto di una pap,Pae più, o meno spessa, le cellule nervose sono rotte, disaggregate, granulose. le pareti dei vasi sono' copet•te di granulazioni grassose , e di ematina lihera, che è quella che dà la colorazione. gialla caratteristica. Il rammollimento bianco non ha luogo che dopo diversi mesi, la polpa è .divennt~ più liquida che solida, quasi lattiginosa, c contiene dei fiocchi biancastri. Gli elementi nervosi, i gl'obuli sanguigni, i capillari, sono scomparsi. Se i focolai non sono considere\'oli, il riassorbimento è possile, e questo è il modo di risoluzione p i~ C·ompleto; nelle altre circostanze il riassorbimento non è totale, ma si forma ~ila cisti, che isola il focolaio dal tessuto sano, e r appresenterebbe cosi un 4.0 stadio del rammo~limento necrobiotico. In alcuni casi l'esame dell'encefalo, presenta un focolaio necrosato: ma il coagulo 9tturatore non può essere trovato. Siccome questa difficoltà non si presenta, che nei casi antichi, si può an;1mettere con Bamberger, ed Hasse un riassorbimento completo del coagulo, od un'att·ofla totale dell'arteria secondo l'opinione di Meissner. Questo pel' ciò che riguarda l'anatOJnìa patologica.

e

Sùltomatolo,qia. .

Due forme devono essere distinte nel quadro fenomeno logico - L'emboU'a a fm·ma graduale, e quella a feynna -apopletica - La prima appartiene alla trombosi, la seconda


ti:ii

ali" Embolia, e ronscgu<>ntemente la forma lenta è piil 1·ara che l'altra. Questa forma lenta ò sopratutto os~ervata in indivi1lui già avanzati io età, ed è caratterizzata da un'alternativa di fenomeni di eccitamento, e di depressione coi diversi cpisodii, delle contratture, delle vertigini, delle paralisi circoscritte ; talvolta da attacchi quasi apopletici, e tal'alt1'a da uno stato star.ionario, del quale sarebbe arditezza il volergli assegnare una durata approssimativa. La forma apopletica appartiene alla obliterazione embolica; fl.no al momento, in cui riceve l'embolo, l'encefalo è perfettamente sano. Dunque non vi sono prodromi. L'ostruzione istantanea...d'una òrnnca arteriosa importante, modifica. bruscamente la circolazione di tutto il cer,ello; cosichè gli accidenti iniziali non sono limitati alla regione, che riceve il sangue dell'arteria obliterata ; -questa modificazione improvvisa, o gènerale dell'afflusso sanguigno, attutisce per un momento l'eccitabilit;.\ cerebt'ale, ma la cir·colazione non tarda ad equilibrarsi~ gli effetti generali odi questo priniO colpo si dissipano, e resta una paralisi di forma emiplegica, che ha ~ede dal lato opposto dell'embolia, e che è il risultato diretto dell'anemia parziale. Fa d'uopo quindi r'iconoscere, che l'insulto apopletico non è punto il fatto della lesione 1ocale del cervello, è un colpo generale, che non può essere causato, che dall'annichilimento pure generale dell' innervaziono dell'er)cefalo, per l' istantaneit.:ì. della séossa..l criteri sintomatologici, ora detti, si riferiscono sopratutto all'embol\a dell'arteria della scissura rlel Silvio, siccome la più fi·equente, lesione che interessa direttamente la nutJ·izione dei corpi striati, c degli emisfel'i, ~1a nel dominio delle vertebrali, ed in ispecie nell'obliteraziono della basilare, i sintomi sono differenti, vale a dire l'ostl1 Uzione del ,-aso è senza effetto diretto sugli emisferi cerebrali, cosi non vi ha perdita di coscienza, ed i di~o rdi n i frequentissimi della loquela, non tengono all'abolizione (permettetcmi il vocabolo) della ùleaz;ione della parola, o della


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memoria; ma sono il r isultato della paralisi, o della atassia dei muscoli della lingua. In un caso citato da Chon, l'embolo risiedeva e nella r.erebrale posteriore, ed il rammollimento nel solo talanro ottico non produsse che la paralisi persistente di movimento. ' P are, che non possano r imanere lat~nti, che le lesioni poco estese, ed esattamente limitate alla massa bianca. Lct diagnosi dtff"erenziale clell'obliterazione embolica e cebrale è bas~ta sulla esclusione di due malattie, che potrebber o esser confuse colla necrobiosi dell'enc-efalo cioè : L'Encefalite, e l'Emorragia od Apoplessia sanguigna cerebrale volgarmente detta. Questo compito, che a prima giunta sembra difficile, divenk1. meno arduo, se si considera che nella necrobiosi la mancanza della febbre è il segno più fedele, ed il più costante, che si possa invocare. Al pari della trombosi l'emorragia è frequente negli individui avanzati in età quando cioè lo st1Lto delle a1•terie

pe,rijericke è prediwosto tanto allct- 1·ott~6ra, clte alla olJlite7·azione. Quello che è positivo si è, che l'apoplessia d'emblée è ra~·ll>sima nella trombosi, e cile i fenomeni di paralisi non presentano nè la distribur.ione, nè il corso regolare, che la caratterizzano come la ripetizione degli attacchi a èerti intervalli è un .segno favorevole ad ammettere la trombosi sia autoctona, ehe embolica. Riassumendo, il diagnostico eli queste due malattie apoplettiformi per eecellenza l'erribolia, e 1'emorragia riposerebbe sulle considerazioni seguenti: l 0 La embolia è propria di indìvidui giovani, senz' essere tuttavia il loro appan~aggio esclu~ivo. - 2° Essa coincide nell' ·immensa maggiorità dei casi con una lesione apprezzabile del cuore sinistro. - 3° Essa colpisce repentinamente senza prodromi. - 4° La paralisi è di forma emiplegica. Un segno, ma di poco valor e, è anche quello della predilezione dell'embolia per il lato sinistr o del cervello, mentre l'e}.11orragia non pr~dilige nè l'uno, nè rq,ltro lato, eppPrò


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054 l'emiplegia sini.stra sarebbe nna pt·esunzione in faYOJ'C de.ll'emorragìa. Ma se sì considera, che nei 42 casi di Meissner sopra citati; uno solo era esente da alterazioni del cuore sinistro, e che gli emboli trovano piì.t facile la Yia della carotide sinistra perchè si stacca dall'arco dell'aorta in direzione rettilinea coll'asse di questo gr·osso vaso, si comprende come la questione si r iduca 'piuttosto ad una tesi di meccanica, che non distrugg·e punto il val,ore dell'e~bolia l'impetto al"l'emorragta riferendola ad un lato piuttosto che all'altro. Oppolzer, ne1 citare il fatto sovraccennato di endocardite susseguita da emiplegia destra, diagnosticava un'embolia dell'arteria della scissura del Silvio sinistra aggiungendo queste parole, che calzano perfettamente a scemare il valore della predilezione a sinistra. « In tutti i casi, che fin'ora « incantrammo di embolia cerebrale, la sede era l'emi.sféro « destro, mentre . nel presente caso è a sinistra. - :tl'la ri« peto, fatta · questa eccezicne, abbiamo sempre constatato << in questa clinica, che l'embolia era a destra : sarà questo « forse un caso fortuito, ma per certo non è· il primo in « cui la teoria trovasi in contraddizione colla pratica ». Altri non pochi casì di embolia dell' arteria della sc.issura del Silvio destra si trovano sui 57 casi di embolia, e di trombosi cerebrale, che vennero con rara diligElnza l'accolti da Lance1·ea~tx . .

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Cura.

Traube ha formulato il precetto seguente per -il trattamento della trombosi embolica. « Non emissioni sang·uigne, medicamenti stimolanti pe1' favorire lo sviluppo della circolazione collaterale ». Ma in questi termini assoluti la l'Cgola non è accettabile. Che non si facciano sottrazioni generali, che al principio non Sfil ne pratichino delle loca1i, niente di meglio, dice Jaccoucl. Levare del sangue sarebbe nuocere direttament~ al malato, come la cura stimolante non può convenire in tutti i casi. - Non vi è dunque una


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indicazione assoluta, e siccome noi non possiamo agire direttamente sull'ostacolo per timuoverlo, c9si dobbiamo sem· plicemente prol5orci di metter e il malato in stato di attendere la fo1'mazionc d'Una cireolazione collaterale. È questo il vero easo1 nel quale fa (l'uopo attenerci alla legge del prirnum 1W17- noce?·e. Una volta. però, che la scienza si fosse impossessata dclrorigjne preval~nte, per non dire assoluta, nei casi di apoplessia, del fatto dell' embolia, e della trombosi chi non travcde quale sconvolgimento verrebbe portato all' iùdirizzo del metodo cur ativo, e profilattico? Chi oserebbe aprire la vena per togliere l'unica risorsa alla circolazione collaterale ? Chi troverebbe razionale l'applicare il revulsivo alle estremità per divergere il benefico influsso della corrente centrifuga, che alimenta l'encefalo? Dunque il nichilismo~ .. .. Ma nel cancro, che porta la inevitabile distruzione di chi lo eredita, si può forse tacciar~ d'inoperoso il chirurgo, che si astiene dall'operarlo. Ebbene sia pure astensiva la terapeut;ica nell'ambolia, si accetti questo nichilismo benefico, che è quello stesso, che ha inaugurato la reazione alla scuola del contrastimolo, e che ha sottratto l'umanità dal vampirismo. Passo senz' altro alla descrizione del caso, che formò oggetto 'della nostra osservazione. Risulta dagli anamnestici raccolti, che il Corazzierè Villa Giacomo, nativo del CJroondario d' Ivrea, nei quattordici anni di servizio, non ~~bbia mai avuto un giorno di degen~a agli spedali militari, nè che abbia sofferto disordini della inner:.. vazione o dell' apparato circ'olatorio in rapporto a quelli, che vennero in iscena così. repentinamente alle 11 antimeridiane del giorno 3 corrente Giugno. Era però uomo dedito al vino, ed ai liquori. Mentre era in rango per restituirsi al quartiere dopo la parata della guardia al palazzo lfeale, fa cenno ai compagni di sentirsi venir meno, e riparata in tempo la caduta sul lato sinistro , viene trasportato privo di sensi alla ra-


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serma. Riavutosi dopo un· ora circa dello sconcerto mentale, si accorge, che il braccio, c la gamba sinistra si rifiutavane ai movimenti, intatta rimanendo la sensibiJità. Non appanna il medico di servizio giunse a ·constatare l 'emiplegia fu inviato all'ospedale, ove io stesso lo ricevetti, essendo di guardia, e rilevai quanto appresso : È un'uomo di statura e forme colossali, d'un _eccellente impasto organico, risponde con abbastanza prontezza alle domande, è inquieto del suo stato , che presentisce grave, ed accenna a forte dolore di capo. La pupilla. dell'occhio sinistt·o è più ·dilatata del destro, la bocca leggiermente stirata a destra, l'emiplegia si..: nistra è completa, ma senza la paresi. Il calore normale, il polso tc·1.rdo, profondo-it·regolare. L'esame dell' aja cardiaca fa notare una estensione maggiore dell' ottusità, ed all'ascoltazione un rumore di soffio aspro prolungato si rileva nel primo tempo, e più dolce nel secondo, tanto, che i ' due suoni abnormi si alternavano tra di loro quasi senza pausa. ~ L'·essere stato il soggetto dedito al vino, ed alle bevande alcooliche, l' aver riscontrata un'affezione cardiaca fece nascere immediatamente l'idea, ché dovesse trattarsi d' embolismo, anzichè di emorragia, e non fu che per soddisfare a certe esigenze della consuetudine , di attenersi .piuttosto al vecchio ed infallibile classicismo, che venne pre::;critto il sa"'" lasso generale , poi locale ai mastoidei , ed il ghiaccio alla testa ; internamente il calomelano a dose .purgativa con la scialappa, clisteri purgativi, revulsivi all'estremità. n giorno successivo, che era di domenica, anzichè volgere a miglioria, l'ammalato si fa sempre più inquieto, non trova posa nel letto, ha delle contrazioni sussultorie dal lato sano, e nelle ore pomeridiane s'incammina la febbre, con calore sempre c.rescente, polso celere, leggiero sub-delirio. - Il lunedì mattina i sintomi si aggravano, verso mezzogiorno comincia il coma, il respiro stertor oso, ed alle 6 pomeridiane cessa di vivere con lenta agonia..


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Au,topsia. Venti ore dopo la morte si passa alla necroscopia. La ca11otta ossea è ùi spessore proporzionato. Le meningi offrono ade1·enze cogli emi:>feri per granulazioni del Pacchioni, , p10lto sviluppate. Turgidi di sangue, e seni venosi. Messo alla scoperto il cervello, balza immediatamente all'occhio r assimetria tra l' uno; e l'altro emisfero, tanto che la sc.i:>sura longituùinale si è portata più di un centi!tletro verso il lato' sinistro. L'irrigazione :sanguigna venosa s\iluppatissima sull'emisfero sinistro è prcssochè mancante sul destro, che ha raggiunto un volume visibilmente accresciuto, e presenta la raccolta di siero torbido sotto aracnoideo più abbondante, che nel sinistro, senz' essere eccessiva. L a polpa cerebrale della parte superiore degli emisferi ad eccezione dì una piccola differenza di consistenza in sfavore del destro, nulla · ùi anormale. Sollevata la volta a .tre pilastri, e rnesso allo scoperto il 3.0 ventric'olo si scorge il talamo olfatorio clestt•o, doppio in volume del sinistro, d'una consistenza poltacea senza indi:t.io marcato di sottoposta fluttuazione, con qualche punto di rammollimento bianco spappolato. · Si attendeva da alcuni presenti aU' autopsia, che quel voluminoso talamo olfa.torio racchiudesse tra le sue coltri il presunto focolaio cmorragir.o ; ma invece la lama del coltello di\·ideva una sostanza cerebrale molle rl' un colore l'Osso- vino sbiadito a punteggiature minutissime d' un rosso più vivo, ma senza il minimo tndizio di stra&aso sa11r

guigno, clte 110n .fosse. capillare. Il rammollimento apparteneva in massima al primo grado, cioè al ~osso, ed invadeva tutto lo spessore del talamo olfatorio quasi sino alla base del cervello per l'estensione di due centimetri quadrati, mostrando in diversi punti il raminolHmento bianco molto manifesto . Nessun coloramento giallognolo fece sospettare, che fùssero avvenute prima di quest' epoca delle em~rrag:e cerebrali. Giornale di Medie. milit. 1871.

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Tolto. il cervello dalla_base del cranio, l'esame del circolo del Villis, ci fece toccar con .mano la presenza di un corpo otturante l'arteria della scissura del Si! vio destra; rappresentato da un noccioletto bislungo del cliarnetro massimo di 3 millimetri, duro, che messo allo scoperto, colla ser.ione dell'arteria si vidde . incuneato alla prima biforcazione, occludente il lume dei due rami, cit•oondato da sangue aggrumito di recente, che si continuava (usiforme per un piccolo tratto dell'ambito delle due porzioni otturate, normali essendo le condizioni dell'e tonache t anto sopra, che sotto il punto trombotico. An·che la carotide dello stesso lato (destro) non offriva anomalia alcuna. Fu d'uopo arrivare al .cuore per darsi r agione di questa obliterazione embolica. Esso è ai volume aumentato per ipertrofia eccentrica del ventricolo sinistro. Alla pt·ova coll' acqua 1' aortét dimostra nn discteto gra:do cl' insufficienza, ed aperta pet mettere allo scoperto "le valvole semilunari, eccovi la nicchia, da dove probabilmente è partito l'embolo, in una delle ripiegature intervalvolari, cost!tuita da pareti res!stenti, per placca atèromotosa impiantatasi in quella località, e _limita.nte uno spazio conico, coll' apice VCJ'SO la connessùra valvolare, ed il vnoto ve1·so il lume dell' aorta, n ella quale nicchia l'embolo dell'arteria del Silvio trova il suo perfetto incastro, come se fosse in uno stampo. Di\·erse placche ateromatose traspariscono sulla superficie interna dell'arco aortico appena sopra le valvole semilunn.ri. L' àzione dell'alcool sul preparato ha fatto rimpicciolire il pezzo otturante, e variare le proporzioni da prima esatte tra il con tEmente, ed il contenuto; pur tuttavia mi sembra che possa bastare per la dimostrazione del caso altrettanto singolare, quanto prezioso dal lato della chiarezza· per convincere l'uomo anche il più scettico,· e ricalcitran te alle nuove dottrine; cd a quella dell' embo'!isrno in particolare. Considera::ionz·.

L'er.unciato sull'embolia in genere, che preced'e la storia

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del caso, e che stimai opportuno di tr·atteggiarlo sulle }Jasi, e sui concetti degli uomini, elle dettarono in questa rrateria, onde più chiara si riverberi la luce, che emana dalla conferma della diagnosi alla tavola necroscopica , mi dispensérebbe quasi dal dove!e di mettere in r apporto i singoli dettagli del fatto colle diverse ·fasi di questa malattia tanto sotto il rapporto eziologico, che sintomatico e n~cr~sco pico. Pur tuttavia; siccome un' obbiezione, ed è il professor Pelizzari, che trova prudente di scongiurarla, potrebbe esser mqssa al riguardo della emiplegia, se cioè questa sia in ràpporto diretto colla tromhosi dell'arteria della scissura del Silvio, oppure l'effetto del rammollimento cerebrale avvenuto sempre per effettQ dell'embolismo, ma in una data molto anteriore alla compatsa dell'emiplegia; così mi pare acconcio di respingerla pet' le considérazìoni seguenti: l O Avanti l'insulto emiplegico l'individuo non diede segno di disordini funzionali nell'ordine dei movimenti, nè in quello delrintelligenza. 2° L'embolo partito dal cuore non ha che meccanicamente intercettato 'il circolo sanguigno, senza . destare nel lu~go dell'obliterazione alcun fen omeno ' infiammatorio; ma soltanto un . disturbo di nutrizione. 30 Esclusa la lunga permanenza dell'embolo alla bifo'rcazione delrarLe'ria della scissura· del Sil vio, è giustificato pure lo stato normale del .vaso dopo l' obliterazione, e la presenza del coagulo di recentissima fo:·mazione, che si continuava dopo il trornbo. 40 Il rammollimento rosso, al grado che venne osservato, lascia la convinzione, che esso sia il postumo rapido citato dai var·ii autori; avvenuto cioè dopo un dato spazio di tempo (dalle 36 alle 50 ore). - Dunque, il distacco dell'embolo, la ·trombosi dell'arteria della scissura del Silvio, l'emiplegia, il rammollimento rosso, e la morte è l' orçiine cronologico di questo dramma in cinq11e atti, che io sottometto al vostro giudizio, onorevoli Colleghi, e che ha per iscopo di vincere (per servirmi di una espressione del Vel-


640 peau) le ultime resistenze, di }mrtare alla scienza, ~~d alla pratica medica un altro esempio, che non lascia alcuna presa, o dubbio alla contestazione sulla grande scoperta di Virchow, dei coPpi stranieri, ossia degli emboli, o coaguli migt·atorH nel sistema vascoiare, come causa di malattie diverse. E qui non mi so. trattenere dall·emettere una mia congettut·a, se vogliamo un po'avanr.ata ; ma che rinosa su dati, che meritano di essere studiati ancora, e che perciò offr·ono ' un addentellato alla giustificazione del mio asserto. Le morti

1•eperdine p_e1··la cos't 1 detta apoplessia ce?·e"b?·ale, e lè emiplegie, ast1·azion fatta ·d a quelle da causa sifilitica e traunwtica. non, sa?·ehbe?'O esse il portato della t?·om,bosi au,toctona ed emboliea ~l Si è sempre andato in traccia nei reperti cadaverici degli apoplctici della causa prossimù o remota della rottura di questo, o di qu1~ll'altro vaso? O si ammette i.n certi soggetti una facilità delle tonar~he dei vasi in generale a lacerarsi, ed in questo caso non so comprendere come col mirabile ìntreecio tortuoso del sistema circolatorio del cervello, la p l'essi one aumentata ma ·uniforme debba rompere la cerebrale anteriore piuttrstochè la Silviana o la Basilare! . . . Ma se mi ammettete, che in quel dato punto le tonache erano alterate, smagliate, e qJ.Iindi nelle condizioni favorevoli al soffermarsi di fibrina ed alla costituzione del trombo, fa dnopo convenire, che quel vaso si attegia.va a portare gli stessi sconcerti ùella trombosi per embolia, cioè la necrobiosi, se le tonache resistono alla pressione aumentata del circolo collaterale, o la emorragia, ed il solito focolaio apopletico invocato dai detraUori ùell' embolismo. Procuriamo adunque di precisare meglio la parte degli emboli nella produzione delle malattw, le circostanze, e le condizion i che li fanno nascere, nel medesimo tempo, che i mezzi per pre venirli. È però confortante il potere affermare fin d'ora, che la conoscenza dei corpi stranieri, o d'emboli nel sangue .ha


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'fatto fare alla ~cienza un vero .progresso, ravvicinandola di un grado dippiù alle scienze fisiche, alle scienze esatte. Firenze, 16 Giugno 1871. Il Medico di Battaglione MoNTI.

CASO CMNICO DI PERNICIOSA COLERI~ORME VINTA CO'LLJJ;

IN!EZIO~l

TPODER!IUCHE

Dl SOLJ?NJ'O Dl CHI~A.

( Pe1· il medico di battaglione dottot· BARROCLmr).

Colla esposizione della seguente stol'ia che raccolsi nei pochi giorni in cui mi venne affidata la direzione della seconda Sezione di medicina in questo Stabilimento all'epoca delle grandi manovre autunnali dell'anno passato, non intendo già, Colleghi prest:-Lntissimi,_porvi sott'occhio un fatto clinico nuovo, nè, tanto meno, nar·rarvi prvdigi. Il mio proposito è ben più modesto in quanto è solo rivolto a rendel.' sempre pi.i1 sòda ed incrollabile in voi la convinzione intorno- agli effetti altamente benefici dovuti, in determinati morbi, alla medicazione ipodermica, Sento pur l'obbligo, onorevoli Colleghi, far presente <;be avrei tralasciato dall' intr·attenervi sovra un fatto morboso col qua1e voi pure, non v'ha dubbio, già vi sarete trovati alle prese, se alcuni casi di rerniciosa osservatisi in questo nosocomio per infe~ioni miasmatiche contratte in paesi paludosi, di cui questa nostra Italia non ha pur troppo .penuria, e la stagione, che a gran passi si avvicina, propizia àlla comparsa di tal genere di crotopatie, non mi vi avessero stimolato. Pia~za Ignazio, soldato nel 49° Reggiment€> fanteria, classe 1843, di temperamento epatico, d'abito venosa, di costituzione buona, nato a Mazzarino su quel di Terranova di Sicilia, fin da ragazzo ebbe a provare la malefica azione dèl miasmo palustre. Sembra però che il suo orga~isroo non


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ne rimanesse gran fatto jnfiuenzato, chè .all'epoca della coscrizione fu r iconosciuto idoneo alla milizia, o incorporato ne1l'ese,·cito, vi prestò servizio sino all'invio io congedo illimitato della propria classe. Durante il tempo in cui nell'occidente d'Europa strepitosi ~vvenimcnti andavansi succedendo, emanato dal Goyerno il decreto di richjamo delle classi che tJ·ovavansi alle loro case, il P ia7.za, tuttoche febbricitante, il 28 settembre decorso lasciava il patJ·io suolo per cMrere sotto lò regie bandiere. Colto lungo il viaggio ed io quartiere da accessi febbrili piui.tosto ·dolenti, la sera del 13 ottobre r·icovcrava. a questo Stabilimento. Alla visita del successivo mattino, narrava, l'infezione essersi estrinsecata verso i primi di agosto ultimo con febbre a forma inter·mittente, a tipo terzanariò dapprima, in seguito con tipo quartanario. L'accesso esordire con freddo intenso, a cui tener dietro il calore e finire con sudol'i profusi. patria aver prese alquante dosi di chinino. Le quali valsero a render! o libero per alcuni giorni dall'accesso, ma furono insufficienti a combattere l'infezione : dj qui la ricomparsa dei parossismi. All'atto della visita, all'infuori di un catarro gastrico insorto da pochi giorni, della milza alquanto tumefatta e dolente al tatto e di lieve doglia all' ipocondrio destro manifestantesi nei profondi atti inspiratorii e alla palpazione, nessun altro fenomeno morboso presentava. Era perfettamente apiretico. P ropinatogli un purgante salino (20 grammi di solfato di magnesia in 100 d'acqua) allo scopo di sbarazzare le prime vie, per quindi somministJ'al'gli in buone condizioni di assorbimento l'alcaloide ch.inoideo, lo si lasciava senz'<ùtro, tenendolo a tenue dieta. Alle ore 11 antimeridiane circa, secondo quanto riferimmi il medico di guardia dott . Atzeni, il Piaua fu assalito da intensissimi brividi di ft•eddo accompagnati ùa moti com·u lsi~i, da stiramcnti e crampi alle membra inferiori, da oppressione al petto e da scariche alvine precedute da nausee e dolori ventrali.

In


643 Il mio collega, non <:<>noscendo gli antecedenti del sofferente e non potendo 'ricavare alcun costrutto dalle sue risposte difficil i c in forma di monosillabi, concep·, il sospetto che tali sintomi potesseJ'O forse essere l' espressione di qualche sostanza narcotica, maliziosamente o per ignm·anza, inghiottita. FPugato il suo letto, si rinvenne sot to il materasso un rotolo di tabacco in foglia avente la forma di due piccoli coni riuniti colla loro base, della lunghezza di cit·ca 13 centimetri e del dit'l.metro, verso la ltletà, di 4 l / 2, da cui mancava buono. pal'te dell' apice di uno dei co ni. Ciò fin o ad un certo punto diede alimento al concepito dubbio e lasciò tendenza a ct·edere che le manifestazioni mol'bose osservate nell'infermo fossero assai probabilmente da attribuirsi a nicozi~na. Non essendo però sicuro del fatto, il medico di guardia si limitò alla prescrizione di un calmante ed a prov,:edere L'infermo di qualche eoperta di lana. Con tali ragguagli, avuti pochi momenti prima della visita del pomeriggio, mi recai alletto del paziente la cui sindrome fenomenologica era : Fisionomia noteyolmente alterata; occhi infossa ti nelle orbite con marcate occhiaie ; pup.illa normale e contrattile; naso affilato; guance un po' incavate; labbra cerulee; alito fl'eddo; non difficile la parola; voce fioca, fl'~dda e tendente al cianotico la cute; polsi frequenti, piccoli e duri; mov imP-nti del cuore poco pe1·cettibili; respirazione fì:equente; moti automatici delle ùraccia; cr.ampi alle estremità inferiori; dejezioni sierose; soppressione delle orine; abbattimento. Raffl'ontati tali' sintomi con quelli che in generale clù il tabacco, quall «vertigini, ubbriat:hezza, alter azione nella facoltà visiva. nausee, vomiti, ec. »; e basandomi, ciò che ancor piu monta, sngli antecedenti dell'ammalato, cioè sulle pregresse febbri mias matiche, come pure sull'esistente tumore splenico, credei appormi al vero escludendo il supposto avvelenamento colla niçoziana e facendo diagnosi invece di accesso di

perniciosa coleri(orme.

Ciononostanté e por maggiore mia tranquillità e pcrchè pa-


641 revami che il caso fosse abbal:itanzn grave dn richiederlo, ne riferii tosto al signor .Medico Direttore il quale, yisitato attùntamente l'infermo e riscontràio il sopradcscritto quadr'o nasografico, convenne egli puPe nella diagnosi da me fatta. In tale stato eli cose era necessario a_gire con sollecitudine onde scongiuraPe un secondo par-o:ssismo che .fol'se avrebbe troncata la vita. all' infer'mo. - La prontezza con cui ha luogo 1' assorbimento <lei rimedii per la via del cellulare sotto-cutaneo, prontezza assai maggiore di quella elle si ver-ifica colla loro amministrazione interna, sia per il 1;'entricolo elle per il r·etto, non Jaseia\a luogo a titubanza. 11 metodo ipodermico d'altra pm'te offl'ivasi quasi come una necessità, tanto più petchè csistcwa In. compli::azione del catarro gal:ilt•ico. Perciò si pratirat'ono immediatam<>nte quattro iniezioni ipodermi<'he di Rolfato di chinino alle regioni sotto-clavicolari, servendosi della l:ioluzione adottata dal signor Medico Capo Cav. Machia-.;-elli (1). Si ordinò per beYanùa una limonata citrica laudanizzata, non tralascianrlo di pr·oceclere a ft'izioni secche alle membra, applicare fomenti caldi ai piecii e tenere moderatamente coperto il malato. Il médico eli .guardia venne incar-icato eli osscl'varlo di tanto in tanto e di ripet.ere le iniezioni e la bevanda alla contro visita serale; il che venne puntualmente eseguito. Il 15 mattina asseriva l'infet·mo aver passata discretamente la notte e ti·ovaJ'si al momento molto solle-.;-ato. Infatti calmo · appariva n ~lla fh;onomia, rialzati era110 i polsi arnpii e cedevoli, chiuso rimane\ a l' alvo da sette ore circa, erano ricompar·se le orine, quasi normale si riscontrava la termogenesi. 1\lalgrado un tanto miglioramento, si credette necessario insistere ancora nelle iniezioni ipodermiche col praticarne altre quattt·o e ripetere la limonata citrica Jaudanizzata. La sera i polsi ~rano diventati ancora migliori del mattino, la cute trovavasi leggermeute in traspirazione, ed all'infuol'i ùi . . grammi 4,00 . . .,. 50,00 Acet.ato di mol'fiun. centig•·ammi O, 05 'l> 0,50 Acido solforico . .

(l) Pr-. Solfato eli chinina. Acqua distillata .


045 doglie al tron.co ed alle membra e di prostrazione delle forze, nulla appat'iva di rimarchevole. Prescrizione del mattino e du.e iniezioni ipoùermiehe. La mattina del 16, il Piazza, affatto apirettico, presentava l

la fisionomia completamente ricomposta e solo accLlsava spossamento ed anoressia. Si attual'ono ancora dlle iniezioni di solfatò, amministrandone in pari tempo, sembrando allor a permetterlo le vie digerent i, cinquanta centigrammi in soluzione per uso interno e concedendo il qum·to pollo senza pane con un quarto v ino barbèra c caffè nero alto scopo dì rianimare le affrante forze. La sera l'infermo era d'animo tranquillo. Aveva ma.ng iato se non con gusto senza ripugnanza certo. La cute toc:cavasi in leggera traspir' azione e le funzion-i della ,respirazione e del cie~olo sembravario aver riacqu ist..<tto il loro ritprl)o fisiologicq. Tutto c,iò stava a dimostral'e che il n uovo pat'ossismo eea ~tato felicemente prevenuto. Nel mattino del 17, più marcato manifestandosi il miglio- · ramento, ria.vutosi alquanto nelle forze fi siche l'infermo ed all'inappetenza cominciando a succedere il desiderio di cibo, si concedeva la medesima dleta' del giorno antecedente, aggiugnendo il quarto pane di semola. n 18 lè condizioni di avviamento a convalescenza essendo progressive e le forze digerenti l'iattivate, si passò alla mezza pollo, continuando però, come il giorno innanzi, nell'uso interno dei solfato allu dose di cinquanta centigrammi. Da tal· ~poca si poteva ragionevolmente inferire che la febbre perniciosa era stata vittoriosamente combattuta e che l'infermo, il quale aveva destato tanto dubbio s ulla sua sorte, avrgbbe ben rwesto ricupet'aLa tu.tta intera la sua salute. Il 19, nel b r· la consegna d ella sezieneall'egregio cav . Alliana, glielo. raccomandava calùamente ma.nifestandogli l'opinione che convenisse continuare anr.ora nei .chinacei associati a vitto tonico-ricostituente onde completamente v incere l'intossir.azione palustre e torn are allo sta:o fis iologico i turbati 'p rocessi nutriti vi.


646 Il 2 novembre seppi che il Piazza abbandonava lo stabilimento, pieno ùi riconoscenl'.a per le cure l' icevute, in buone condizioni generali e C'O} tumore splenico assai ridotto. Al riferito potrei aggiungere altri due fatti clinici pure di perniciosa, egualmente superata colle iniexioni ipodermicho di solfato di chinina.. In uno, che vidi assieme al medico di rcgg. dott. Mura, i fenomeni più salienti erano cefalici; nell'altro, che osservai col medico di reggimento dott. Pontorieri, l'imponenza del quadro fenomenico riguar·dava pur ess[l. il capo, ma concomitavauo sintomi di paraplcgia e di . adinamia a grado notevolissimo. Ora me ne astengo solo bastandomi averveli accennati.

RI''JS TA ltEI GIO ilt"llt~LI

Casi di morte per l'uso medico dell'idrato di cloralio. Il favor·e che trovò e trova sempre maggiore presso il pubblico medico l'idrato di cloralio, pei buoni effetti che se ne osservano o Yantano in tante forme di mali nervosi , sval'iati ed anche gravissimi (nevralgie, attacchi di epilessia ed eclampsia, convulsioni e trisma infantili, tetano, asma , pertosse ecc.), ci persuadono e quasi ci fnnno un dovere d'informare i !cUori del nostro Giornale dei seguenti casi di morte, conseguerrti all'uso med ico di tale farmaco, riferiti daj dottoJ•i Morri c Nocdham, nel Lancet e nel Medical Times and Gaz. del 1871. Una signora, in sui 46 anni, dedita nJI' abuso degli alcoolici, sofferente da anni di attacchi isterici e veglia pertinace, prendeva l'idraLo di cloralio , in dosi crescenti, ancl1e superiori a quelle orclinatelc o concedutclo dal medico, a ll'insaputa di quesli. Quali fossero questo dosi non è precisamente indicnto; accennandosi solo che le fUJ•ono ~usa di morte improvvisa, preceduta solo da senso di nausea, e che negli ultimi 9 g iorni di sua vita preso 35 gcarnmi d'idrato di cloralio (che col'l'isponderobbcre a circa


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3 e mezzo g rammi al g iorno; doso questa che non si potrebbe dire molto arrischiatn): nelle ultime 35 Ol'o ne preso 18 gron:mi (dose questa in v;;ro esorbitante c peggio che arrischiatn). Alla dissezione del cadavere, fatta soltanto 100 ore dopo In morte, si trovò mn.ncare ogni odore di putrefazione, all' infuori d10 nell' aria, In quale usciva dai polmoni , e il corpo pel'fettani<'nte conservato, scn;~a che tt•amandasse odore di cloroformio. Il cervello i polmoni, il cuore normali, nelle sue orecchiette san~ue nero, coagulato, iperemico, e voluminoso il fegato. L 'esame chimico confermò l' anesto dello. decomposizione orgnuic~t e lo. mancanza assoluta di putl'ofazione, e dal contenuto dello stomaco, mescolato colla Soda a. 1600 F., distiiJuto a bagnomaria, diri~endo i vapori nell' acqua, ottenne che si preci pitas~cro goccio di clorofarmio pul'O. Tale contenuto dello stoma.co non aveva odor-e di cloroformio, bensì ne dava coll'aggiunta. drgli alcali; lo si notò però anche nel fegato; nel cuore no , che era affatto vuoto di sangue, il sangue non fu esaminalo. Un ecclesiastico cho s.offerendo di veglia prendeva abitualmente l' idrato di cloralio, in , dosi da lui stesso determinate o non ben note, fu trovato morto una mattina nel suo letto. Altro caso di morte dopo 1' uso del cloralio dato in gran dose (non ò dotLo quale), s'ebbe in uno degli ospedali eli Londra; si trattava però di un soggetto assui indebolito da 'una vreceduto. grave opera:tione chirurgica. Una signora di 50 anni, isterica, prese in 3 giorni, a j)Ìù riprese pet· giùrno, complessivamente olt re 10 grammi di cloralio; per cni passò dal sonno a. un profondo letnrgo, dal quale non fu possibile destarla, e morl due giorni dopo, tentata anche inutilmente la ripetuta injezione sottocutanea d i lf'!o di gra'lo di str-icnina. Allo. dissez.iono del cadavet·e non si scoprì nessunn morbosa alterazione. Il dott. Needham opina che l' a~ione fun esta de.l cloralio sia stata prepara.ta e como facilitata dalle grandi dosi di bromuro di potassio che l'ammalata aveva preso prima. In una signora di 20 anni, pure isterica, una sola dose di nn grammo c mezzo di cloralio (30 grani inglesi), datale per calmare l' eccitazione ner vosa , fu bastante a produrre la morte. Presala il 31 deccmbre di sera alle 10 , ne fu tosto molto eccitata e si lagnò di forti dolori al petto, ma dopo un: ora s· addormentò e dormi fino al mattino seguente così profondamente,


648 cd era al tempo stesso così pallida che la famiglia spaventatasi richiese il consiglio medico. Si tentò invano di de.;tarla.; il polso era appena percettibile, le estr·emità et•ano fredcte, H respieo affannoso a sospiri; poteva inghiotti l'e a ncora aubastanza be no , e le si dié quindi a cucch iai .un intiero ùicchieré ·di (J1"0(J, continuando poi la cura stimolante; ma tutto riuscì inutile, c morì 36 ore dopo l' ingestionc del farmaco, senza esser mai tornata in sè, nò aver potuto muoversi. . Questi esempi e l'ultimo specialmente, tale invero da incutere più che timore spavento , devono renderei assai prudenti neJia somministrazione d' un rimedio, certo giovevole e in alcuni casi benefìco, ma pericoloso e arrischiato , assai più che non si credesse fin ora da. molti. Considerando che la sua azione è identica a quella del cloroformio, perché non op'lra come sonnifero c calmante i dolori c le convulsioni, se non trasform andosi nel sangue in cloroformio, non si ha. ragione di meravig~iarsi di tali suoi possibili, non rari, gravissimi effetti : e giova per tnnto aver se~npre a mente che dare il cloralio gli .e presso a poco, salvo la differenza del modo di somministrat.ione e delle dosi , il medesimo che il dare il clorofor mio; c che se il cloroformio è il , più delle volte innocuo, come anestetico, esso conta pure ogni anno buon numero di vittime, massime in America, dove più comunemente è in uso,; checché si dica o affermi in contrario dai suoi fanatici adoratori e propugnatori. Vnolsi dunque raccomandare 'molta prudenr.a anche nella somministrazione del cloralio , ad evitare conseguenti facili danni o rericoli. A queste notizie, molto opportunamente ripor tate da un egregio nostro collaboratore, aggiungo che nella Gaz::etta. if..elle r.liniche di Todno dello scorso maggio si leggono pure intot•no allo stesso argomento quelle di Cbrichton Brownc relative a sinistri, attribuiti al cloralio, ed osservazioni dimostranti l'effetto suo eli arrossare la faccia, del quale io medesimo ho veduti due esempii. 1 Una giovanetta, gentile, delicata, d'anni 15, presa dalla pertosse, fu da me curata col cloralio, Jncominciato ad un grammo, cresciuto fino a tre. Durante l'uso di quello l'ammalata spesso veniva colta da fugaci accensioni della faccia senz'alcuna conseguenza, c i colpi della tosse facevansi rari e più miti. Tentai altri espedienti, nessuno coll'evidente vantaggio del cloralio; pure la conoscenza delle sopraccennate storio rn' impr <:ssionò e diminuii a poco a poco l

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649' il f<}rmaco, persisten do il vantag~io ottenuto nella pertosse, il cui cor3o riuscì. meuo grave e più rapido di quello che soglia esserle comweto. P ure ,mi mancò il coraggio di applicare questo espediente al f1'atellino di quattro mesi eli codesta ammalata, in riguardo alla troppo tenera di lui età, temendo più i pericoli d~I farmaco che quelli della grave pertosse. Al tempo stesso curai eli tale morbo in ospedale due tagazzi di circa dieci anni, nei quali due grammi gio1'nalie1'Ì d'idrato di cloralio p1·odussoro gli. stessi egregi rìsult:Ìmenti che eli sopra ho narrato. Ad uno cl i loro si arrossò improvvisamente , la fac cia con notev-ole assopimento, laonde ho fatto inte1'rompere la medicina, che venne ripig llata il d't appr·esso. E qui pure gr·adatamento abbandonai il clora-lio senza che per questo la malattia non continuasse a scemare siuo alla piena guarigione. Nel cloralio atluhque · può · spertH',;i un efficace soccol':'o a frenat'e l'impeto della tosse caninu, ma i simstri conseguiti a l suo uso prolungato o soverr~h io esigono una speciale vigilanza durante la cura, sopratutto negli infermi deiJOli, delicati o di troppo tenera età. · NA11UAS.

· Riorganizzazione militare in Francia. L'organizzazione dcll'arl)'lata in Francia ,è un soggetto vitale del giorno, e il signor Lagneau, in una memoria letta all'Acca-· demia di Medicina nell'adunanza del 18 luglio prossimo caduto, determinava ciò cl1e egli chiama le Considerazioni lVIecliche od Ant ropologiche del . soggetto, Égli le riassume nel modo che segue: l." L a mancanza di ' stat ura non dovrebbe essere più ammessa come fond amento di esenzione dal militare servizio. Le esenzioni di questa natura, imputabili principalmente alle~ di'l:e?·silà de.r;li elementi etnici, prentlgono molto ineguabilmcnte. nei differenti dlparti men~i, 'in alcuni dci quali, se gl'individui venissero sotto· posti ad accurata misurazione, un undecimo (!egli esaminati sarebbe libero dal servizio. Boudin, L arrey hanno dimostrato che, rispetto all'attitudine militare, questi uomini sono spesso di una conformazione miglio1'0 di quello che presentano gl'individuj di. p~ù atta statura.


l ,

65@ 2.0 In egu-al modo, i lievi ·difetti' dovrebbero cessare di formar motivo di esenzione, come i piedi piatt:i, le varici: il vaeicocele, la cn.ttiva _denti<,ione, la balbuzie, il labbro leporino, la mio pia, lo strabi.3mo·, la tigna ecc., ecc. Queste li evi infermità non rendono gl' iadivitlui inetti per ' certi servizii militari, me'ntre s~t­ traggono dal servizio del paese _un numero più grande ancora di uomini di c1uel che faccia . la statura difettiva. Riguardando queste esenzioni in rapporto alla loro ineguale distribuzione geografica, che è spesso dovuta alle differenti condizioni etnologiche della popolazione, si trova che. esse favoriscono la trasmissione delle in fermitil (spesso ereditari~) che essp produc.ono facilitando i ma~rimoni degli individui così esenti, che sono fasciati alle case lor(l, mentre gli uomini validi sono mandati all'armata . 3.<> Dispense lcgaliz;r,ate da.l servizio dovrebbero essere acc.o rdate soltanto quando la importanza dei doveri sociali, ' pet· cui sono esse ·domandate, supera il dovere di ogni uomo di unirsi alla difesà comune. 4.0 Il servi~io militare dovrebbe essere reso obbligatorio per tutti coll'abolizione del sorteggio e della sostituzione; ma esso dovrebbe essere limitato in tempo . di pace al periodo strettame nte nece;sario per l'acquisto e 'p er la conservaziolie della istruzione militare. Non solo è ciò un'obbligazione equa, e, sotto un punto di' vista militare, indi:::pensabile, ma. è a ncora vantaggiosi nei suoi rapporti antropologici, accordando una riduziorie nel tempo del servL·:io, al qual fine a.nco la disciplina proposta nei licei e nelle scuole contribuiranno. La importanza di questa riduzione si vede_dal fatto che in tempo di pace la mortalità qqa~i doppia di quella, che i cittadini della istessa fra i solcht.ti età pre;;entano. Oltre a ciò, quanto più la. du rata del servi~io militar<) può essere abbreviata, tanto minori saranno gli ostacoli al ma.trimonio dei giovani, mentre il numero delìe nascite illegittime (che sono seguite da gr·ande mortalità) sarà ancora minore. Onde favorire la .contrazione del. matrimonio, gl'inclivid uiJ dopo avere acquistata la istruzione militare, potrebbero essot·e .clt iamati nelle lev.e su·ccessi ve, secondo la. posizione loro sociale, i celibi essendo mèssi nella leva avanti · agli . ammogliati della mede.sima età. · 5.0 Gl'individui avMti affinità o relatione comune geograf'ìca ed etnog-t·afica dovrebbero essere incorporati negli stessi r eggi-

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menti, battaglioni e compagnie. Questa regola, come hanno osservato Colin e Behier, influirebbe molto ad impedire la nostalgia, mentt'c permetter ebbe l'applicazione ai soldati dei 'd iffer•ent ì corpi de~le regole igieniche in armonia colle loro' primiero abitudbi e colle loro speciili peculiarità etniche. 6.o I soldati dovrebbero essere tenuti in campi rurali d' Jstruzione e non in baracche in città. Boudin, Levy ed altr'c molte autorità hanno mostrato che l'affollamento dci soldati favorisce lo sviluppo della tisi e tlelle febbri tifoidee ed eruttive. N ei campi la. modalità diminuisce e le malattie veneree (dalle quali in alcuni anni è ' preso· un ottavo dalla forza totale) sono meno frequenli . . In questi pure, quando siano distribuiti su clilfcrcnti regioni del paese, le r egole eli regime e d'igiene conformi alle primiere abitudini e alle esistenti attitudini possono essere effei,Luate; mentre si evita l'allettamento cb e la città presenta ai giovani con la sua serie di cattive conseguenze. In tempo eli guerra pure sono molto preferibili alle baracche di città i campi rurali, l'affollarnento in quelle favorendo lo sviluppo di gravi malattie epidemiche, come il tifo, il colera, ecc. 7.0 Il corpo medico militare deve essere reso indipendente dall'Intendenza militare. Come Chenu ed altri hanno ampiamente , mostrato, la conservazione dello stato sanitario dell'armata comanda che i medici militari, i quali sono i soli competenti della bisogna, siano unicamente ed esclusivamente incaricati delle proposte c della esecuzione dello misur e igieniche stimate necessar·ie per la salute del soldato, l'Intendenza non avendo potere di mettere opposizione o indugio all'applicazione di esse. In mpporto a ques.to ultimo punto, è opportuno di mettere in vista una importante lettera che è stat.a pubblicata nel Journal des Ddbats dal sig. Legouest, il distintissimo chirurgo militare, e ristampata nella Gazette Ilebdomadai1·e, luglio 21. In questa lettera egli richiama gli uomini di Stato della Francia a prendere l'opportunità del passaggio della nuova legge per rirneùi<l.re a questo alto lamento del servizio Medico, il qun.lc non solo mutila e abbatte le sue energie, ferisce la sua dign ità, e· sp~rpera il suò potere, ma influisce potentemente ad impedire ai giovani medici di tenersi stretti al servizio, di cui il r eclutamento diviene ogni giorno pitl difficile. Quanto il pubblico soffra per questa prcdominaw..:a dell'Intendenza e annichilamento ò' ogni


652 ' potere Medico iniziatìvo ed esecutivo, egli lo fa vedere col numero grandissimo delle malattje e delle morti delle Armate Francesi in confronto delle Americane ed Inglesi, nella prima delle quali l'elemento Medico è intieramente libero e nella seconda possierle molta liber·tà di suggerimento, di dìre?:ione, e di azione. Egli dice ebe, illuminati da numerose pubblicazioni, e dall'opera di recenti avvenimenti, gli ufficiali comandanti e il pubbli'co hanno grandemente e in sev~ro modo condannato il presente sistema. Egl.i crede esse1.1ziale che questa p u.bblica opinione si ridesti intieramente; dappoichè, come egli soggiunge, da lungo tem po è stato ricon~sciuto che qualche cosa doveva farsi, 's i. è fatto vedere che le migliori intenzioni esistevano di far·e ; ma i Ministri della Guerra, uno , dopo l'altro, fino all'epoca presente si sono lasciati scuoter'e nelle loro convinzioni dalla routine dei regolamenti, e, sta ncb i. piuLtl)Sto che persuasi, hanno lasciatQ · ai lo~·o , successori il compito di render•e i\ senso comune tl'ion fante. (M:edical Times and Gazette, 2fJ luglio 1871).

L'arsenico e le acque arsenicali nella terapeutica dell'erpete.

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Dottor BAzr:-~. Il Sig. Bazin intende per erpete una malattia costituzionale non inoculabile e non contagiosa della quale egli ignora In causa èorrie della scrofiJla, della sifilide e dell'artrit.e, ma che in fatti si manifesta con delle affezioni tegumentali, nervose e viscerali e che- è specialmente caratterizzata daìl' invasione progressi va, dalla t~nacità c dalla freqnen:.:a 'delle manifestazioni cutanee. , Il Sìg,nor Bazin Jia ripudiato là parola serpigine (da.r~re) perchè tanto nel liqguaggio volgare ~ che nello scientifico ha un si·gnificato troppo ind,efinito, Egli non ammette che s~ano da dirsi erp(:)tiche le affezioni della pelle che sono inoculabi!i e che vanno collocate tra le affezioni cutanee ·p'arassitar2·e. Le cosidette erl)etidi possono èssere anche di origine scrofolo:>a od artl'itica. La così detta serpigine (dartre) è esclusivamente di or·igine erpetica ed essa sola, secondo il Bazin, merita la qualifica di el'pele. Ora. _['.erpete possiede un carattere p-eculiare, éhe consiste nellt resistenza ai rimedi ed una tendenza grandissima alla recidiva. Il Bazin aggiunge clie nelrerpetc3 l'intensità delle manifestazioni della pelle, che sono le s ue localizzazioni speciali, va· sempre crescendo o cl1e questa guadagnando in esten,sione, la lesione


653 elementare che da princi pio era I>crfe~tamcnto · distinta, finisce per divenire confusa, e d'unica ch' essa era, a1•riva ad un grado di polimorfia che rias;ume in sè i principali caratte1~ dei di1fel'enti erpeticli, come lo si osserva nell' erpetide {o,r;liacea (pemphigus foliace us, Ilnrdy). Dalle considerazioni che p1•ecedono si desume che l'erpete non ha specificità prop•·inmente ,d etta. Si credette però, cd ancora gl' idrologisti credono, ad una s pecificità dello zolfo per 'l'erpete. Il Ba:tin opina che negli erpetidi' come negli sàofulidi, nelle sifilidi, negli artritidi lo zolfo possa essere ufile, spccia:mente nelle affezio ni urniùe ed atoniche come nell' eczema ; ma la sua azione ~a••ebbe pul'amente sostitutiva e non ha nulla di s pecifico. Se' v'ba un rimedio che meriti ques~ nome è l' arsenico e solo l'aJ'.::>cnico. Ammini:>trato con metodo, questo rimedio aggiorna le l'ecirli ve e talora le impedisce. Ricordati l'A. itlcuni.rimcrli meno di recente proposti in questa malattia, si ferma sulla tin tura di cantaridi riconosciuta utile dal Devergie nella psoriasi nella donna e da lui stesso, dopo che le am malate si erano saturaLe invano di arse nico alla stazione balnearia di Bourboule. Il Bazin Ila potuto riscontrar e che l' arsenico nell'erpete agisce meno bene nell'uomo che nèlla don na. l n prat,ica ,la poca solul.Jilità dell'acido arsenioso fa dare la preferenza agli arseniati di soda o di potassa.: la dose sta tra 5 millig. c 5 centigr., quest' ultima già molto elevata c che non bisogna olt eepassare nelle 211 oee. Negli erpcLi umidi il Bazin non va generalmente olt re i 2 ccntigr. c mezzo c nei secclìi IlOll sorpassa i 4. - Alle soluzioni del Fowlcr e del P earson che presentano degli inconvenienti, preferisce quella più allungata del Cazin la quale si dà a cucchiaiate e perciò olft'o meno possibilità di errore. P . Arseni:lto di sorla gr. O, 05 a lO centigt·. Acqua stillattt gr. 800. . Entrambe le sol uzioni (distinte coll'appellat ivo numerico eli l a e di 2") sono amministrate a cucchiaiate da taYola o da caffè secondp le età, do. una a quattro al giorno. - GcnCTa.\mente un: om prima di mangiar-c in una tazza di tisana. di sapomu·ia. ~e il soggetto erpetico è di temperamento linfatico, il . Bazin trova prcfet•ibile un arseniato meno solubile; per esempio quello di :t'erro, che arnministea in pillole alla dose progressiva di lO Gior-u. di Medie. milit. 42


654 15 e 30 centigr. aumentando un centigr. ogni tre o quattro giorni. S' impiegl'.no pure le acque mineràli arsenifere distinte d·al Bazin in due classi,: le une. mineralizzate dall' arseniato di soda J (~a Bourboule, Mont-D.o re, Plombières, Avesues ecc.); le altre minerajizzate dall'ar.>eniàto di ferro (Vichy, pozzo Haedy, ValsDòminicru.e, Bussaug ecc.). . Il Ba:·.in crede di essere stato il primo che agbia fatto conoscer~ i buoni effetti delle acque <Ìella Bourboule ·(Puy-de- Dòme) nelle affezioni erpetiche e specialmente nelle squamose, come le· p$oriasi. Questé acque cont!3ngono 12 rnillig. di arseniato eli soda per litro. Le acque del'l a Bourbo!lle possono essere anche prescritte nei casi di erpet.isrni volgari umidi (eczema melitigine); ma contro questi il Bazin prefel'isce le acque di Plombières o di A vene (Hérault) che sono molto meno arsenicali. Le acque di P lomb.ières ·stanno egu~llmente· in prima linea per la cura delle gastralgie degli erpetici, nelle emicrauic1 nelle ·nevralgie ed 1;11t~e hevropatie. . All'esterno :finalmente, il 'Bàzin lo prescrive non come speèifico ma come agente fi~ico-chimico e sostitutivo che· inHuisce direttamente s~Tla. lesione in complesso o sopra uno de' suoi elementi ' molesti, il prurito. - Nel primo caso l'arseniato si impiega alla dose di 10, 15 e 20 grammi in un bagno; nel secondo la dose è di soli ~ a 5, ~rarnri:d . Il Bazin impiega lo stesso sale in lozione da 15 a 20 ,centigr; ogni 500 d'acqua stillata. ' (Jour-rtal de J.fédecine et Chirurgie Pratiques).

Dott.. Du-J~RDIN.

Sulle fqr me . precoci della scrofdla. . DOTT. J'i\AGE[..

Per quanto limitate sieno l~ nostre cogni7.ioni sull'essenza deila scrofola, per quanto oscure ci sieno quelle condizioni per le quali questo morbo colpisce un solo individuo in una, famigl ia di spggetti sani e robusti e -sia sempre per noi misteriosa quella speciale ten:denza al.la vuJnerabilita dei ,tessuti di 'certi giovani individui', tenden~~ ~eh el poi,.scomparisc6 col maturar degli anni; per quanto denso sia àncora il velo che cinconda la comparsa di tali morbosev~anifestazioni, tuttavia le esperienze di Lebert


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e più di tutto il prineipio Vircowi'ano tanto fecondo per le sue conseguenze sulla teoria cellulare patologica hanno messo in evidenzn. che nella scrofola l'affezione dei visceri e delle glandule non è mai pri'maria, ma piuttosto consecutiva a processi morbosi deÌ!a cute o delle mucose. T ali morbosi processi possono essere eczemi 'o i per plasic, o infiltrazioni ~ierose, longiuntiviti où altri, che passano spes:;o inosservati , ma che eserci tano una patente azi9nc ir•ritativa sulle glandulc, fauno esagerare la proliferazione de1le cell ule linfatich e, ciò che ha per effetto una specie eli infezione, una dilfusìone della !Yl:tlaitìa da una gianduia all'altra e finalmente la lcucocitosi. Questa solidarietà che Virchow ha stabilita tra i processi morbosi della superficie corporea e quelli delle gland ule non ci conduce soltanto te pratiche conseguenze utilissimo nella tC1'apia dello stadio primordiale della sérofola, ma ci marca la distinzione importantissima tra le gfand ule tubcrcolose c le scrofolose perché le prime non han!'o _rapporto alcuno còlle irritazioni degli es'tern i tegumenti. D' altra parte la pr ecedenza degli eczemi, delle iper plasie, catarri cc., affezioni tutte che difficilmente assumono for;me suppurative in confronto delle affezioni tardive che invadono i tessuti profondi e che passano quasi sompre a s uppurazione ed allupus suppurante, ci fa rièonoscere una certa analogia con· altt'C dermatosi e iri special modo colla sifilide, passata a scrofoln; cosic, ' chè con tutta ragione si potra parlare di affezioni primarie e secondarie e tulottarc )n denominaziòno di Scrofitlide usata da Ba'iih. Queste forrrtè consecutive devono considerarsi come processi di degenerazione i quali quanto pilì sono tardivi tanto maggìor tendenza offrono alle suppurazioni ed esercitano un' azione plh deleteria sull'organismo. P erciò molto giustame nte osserva il 'Dott. Rabl che un r itardo nella guàrigione di una dermatosi scrofolosa porta scco· le . piu gravi forme della malattia e. Virctré:W nel suo trattato s ui tu'mori sostiene che << quando non si trascuri di gum•ire l'affezione l ocale~ se la gual'Ìgione è ancora possibile, si previene i n tal modo la caches:sia. Per la scrofohl in generale nulla s'ha di più importante che un sollecito tr·attamento locale non sol() delle ghmù uÌe 'ammalate ma anche della pelle c delle mucose cl•e sono il pun to di partéfiza della• affd ione glandulare. Vircho\v considera ogni glan-


056 dula come un focolnjo d' infezione capace d' infettato le glnndule vicin'e, l'i ntero organismo e di portare la leucocitosi. Egli crrùo molto problcmaticn la trasmis~ionc della scrofola da uu individuo ad un altro. Sembra all'aurore , giustificato ed importante dal lato pratico il riconoscet·e le forme precoci o primarie e di segnalare le :~c­ condarie col nome di degencl'ativc allo quali ultime dohhiamo opp01·ci non solo col trattamento dietetico ma anche· colla cura locale specialmente nel tempo in cui lo. influenza delle poienzo igieniche (ttria fresca, bagni miner ali cc.) non può esset-e utiliz. zata : forme che ci si palesano anche coll'infiltrazione della faccia o con quei rcnomcni elle costituiscono l' impt"Opriamenfo detto abito !;Crofoloso. De.>esi però notare che quantu nque le forme pia) Jegge1'0 e più facilmente guat"ibili come congiuntiYiti, cabr·ro nn· t<ale cc., abbiano la loro se~e alla" superficie e alla metà superioa'C del 1:orpo, puro fJueste pnrLi possono csset·e colpite nncho dalle formo più gravi secondarie (come lupo ance rosacca, ozcnn) prima ancora che sicno coro p ar~o le form e leggiere ·o i l 'cos't dALlo abito scrofolo,;o, il quale altro non è che la malattia nella prima evoluzione. Da questo punto di vista Ai comprende lo. rari! t\ dell'abito scrofoloso, in confro'lto della frequenza delle afl'czioni sct·ofolosc. (Leber t l' uv rebiJe r1scontJ•ato su .di 1; 7 tr·rL tutli i <'asi di scr·ofola dn lui osser\·uti) e l'autore crede che primo dovere del medico in ·questa malaii ia è ùi curare energicamente le primissime manifestaZioni; egli vede l'abito scrofoloso anche nella fot•ma di unn bCmplice congiuntiviti) ~<Ct'o ro losa. la quale deve t,ratt!ll•si non solo 'cogli antiscrofolosi ma anche localmente per oppor:;i all' entrata nell'organ is mo degli essudati flogi stici cd impedire così la fvt·mazione di focolai morbosi, di degenerazioni an\iloidi della milza, del fegato ec., insomma il tt·attament.o locale comprendorebbo quasi lutta la cura , il generalo a vrehbo una importanza tutt' affatto secondaria. Virchow per questo riguardo vo. più oltro o crede che coll' cstit•paziono di una glnndula cervicale infiammata !-li possn provenit·c l'infezione sct•ofolosa; ciò che veramente sa rebbo un proco·clere molto azzardato nello stnlo a t tua le dc\ltl llCienza diagnostica montro p~ssiamo valerci con effetto d' altri mo;r.zi forniliui e dalla medicina e dall' igiene. Omettendo di trattare della cut·a generale perchè da tutLi conosciuLn. e venendo diro ttamontc nl trattamento locale, l' nutoro,


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pttrlando dei mer.zi più adatti a t::~.le tr.:~ttamPnto, incomincia dal nitrato d'IU'gcnto fuso che se(~o ndo lui è un m(~7.7.0 altrci.tanto effìcttce quanto poco apprez~ato dalla generalità dei pratici. Veramente, la pietra infer·nnle è adoperata da lungo t.cmpo per distruggere i tubercoli suppur·anti del lupus; pure sembra che principalmente il nitrato d'l~rgento sia d'immenso vantaggio nel catarro nasale e congiuntivite scrofolosn. perchè spesso (.ronca la malattia, sempre poi l'accorcia e la fa prontamente risolvere. n prof. Nagel assicura che il n(lmero degli oUalroici da lui trattati in questa maniera in un pubblico stabilimento fu ragguardcvj)le e brillanti' ne furono i risulta\.i. E gli usava introduene nelle vie nasali la pietra mfernale t.:mto dalla parte am maln ta come dalla sana anche a sco110 profdattico onde distruggere l'epitelio e provocar•e il sollecito asso.rbimento d' infill.razìone; con che egli sopra due terzi dei casi curati riusciva. n porre un ostacolo alla diffnsione della malattia dalla mucosa· nasale alla congiuntiva. Semb1'a il cannello di nitrato d' nrgento agisca. in due modi, c~oè, che da una parte s'approprii l' accrua dei tessuti e coag~tli l'albumina, drul'.al~ra agisca come astl'ingente. In moltissimi casi l'au tore potè fae scompari~e totalmente delle glandole infiltr•ate della grossezza d'una noce toccando ripetutamente le glandulc stesse, 1,1mettandone previamente )a pelle e tutto ciò nel periodo di poche settimane; cosl ptÙ'e otten ne l:.l. scompa.rsa di in'tìltramenti del labbro superiore e delle glanchtle roeiboniane. I tocchi non ernno molto forti ma tauto da rendere ln parte coperta da un intonaco grigio-metallico, distaccato il quale, si ripeteva l'applicazione del caustico senza dar luogo ad u1cerazione. Non è a dubitare che sotto l' influen;,a eli quest.o esterno trattamento il materiale essudato negli interstizii della glandula non s~:~bisse una linquefaziono e poscia un riassorbimento. L'operazione è così leggera e superficiale che non lascia dietro sè alcuna cicatrice. n potere risolvente di quest.o me~o non sfuggì all'osservazione di Astlcy Cooper riguardo al trattamento dei bubboni venerei, e , procedendo in çgual modo anche coi soggetti sc1'ofolosi si toglie loro in poco tEJmpo .quell'aspetto caratteristico proprio della serefola e molto più presto che con la cura intema; le recidive poi della' malattia che è la causa delle tumefazioni ghiandolari si -verificano molto ·ph~ di raro e in grado più mite.


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In ogni caso che ci si presenta di abito scrofoloso l' a.utor~ cor1siglia d' ispezionare accuratamente la bocca, le fauci od il naso; attenendosi a questo precetto ci incontreremo con sommo. nostra meraviglia in una straordinaria quantità di ipcrpla.<~ie tonsillari; e siccome egli considera rin~t·ossamento delle tonsille come un puuto di ptwtenza della infl.!zione scrofolosa, essendo le tonsillo oggigiorno considet•ate come glandule linfo.tichc, cosi non esita puuto in ·questo caso ad applicare il nitrato d' at•gcnto su quella parto aggiungendo poscia una soluzione di sal marino per attutire il cattivo sapot·e. I'onsanùo quanto spesso nn' ipertrolìa tonsillare siu ilreliqualo di una infiammazione cronica e quanto l' ipet•lrofia tonsillare agisca malamente sullo sviluppo del tor·ace, si tt·overà più che giusti(ìcato necessario questo energico trattamento. Dalla cauterizr.a~ione dollo .flittene o.ll'ol'lo' congiuntiva1e o su l'la cornea rautorc ebbe degli esiti felici~simi limitandosi però ad• applicat·e jl caustico alle vescicole isolato cd avanzate nel loro 'sviluppo ed alle uJccri mentt•c che in quelle forme Jhttenose cho s' appalesavano con efflorescenze effimere' o chè carfl.Ucrizzano il così detto stadio d' h•ritazione egli adoperava il calomelano como mezzo abot'tivo. calomelano il quale soUo l'azione delle lagrimo si converte in sublimato, incontra una maggior superficie c cau· tcrizr.a anche quelle flittene cho non ·si potevano· scopT'ire; ed in ciò veramente consiste la potente azione del calomelano contro l' ipotetico eretismo scrofoloso. Questo stadio eretistico il quale va di pa1•i passo colla fotofob!a e blefat·ospR$Jno, non ha rapporto alcuno con una iHU'ticolare condizione d.cl sistema nervoso, per cui tornano inutili gli oppiati c i calmantati. Resta poi nntm•a1mento spiegata anche l'esacerbazione del mattino perché le flittene col riposo nell'oscul'ità, e nel calot·o del letto !:li ri11roducono c si sviluppano come ~anti germi. Taio è il decot•so esantematico o subepiteliale; ma manifesta altrimenti l'epiteliale o catarrale. In questo caso ha luogo un est~so distacco di cellule epiteliali cho in parto si trasformano in cellule purolente. Succede una secrezione superficiale e copiosa ed uno. macerazione delle pal.'ti anteriori delle lamelle corneali, specialmente sui punti che offrono minore resistenza o che por qualche condizione sfavorevole facilitano il ristagno dol materiale segr·egato c perciò sono soggeLL,i a rammollimento; condizio.ni Qhe

n

si


659 si verificano spesso al bordo congiuntivnlc della cornea è che

hannq per conseguenze la rapida formazione di ulceri che presto s'approfondano con perfornziona o procide nza dell'iride. I n individui cosi affetti, non ostante le aderenze. che incontra l'iride, la fotofobia o il blefarospasmo non ragg!ungono mai fJuell' alto grado di eLJi fu parola pit\ so}n'!~ e siccome i fenomeni obbiettivi sono piuttosto .impononii si è detta questa forma mor•bosa scrofola torpida da conil'apporsi alla. scro(ola eretistica sopra dcscritta. In questa terminologia veramente si è più seguito un· impressione 'fisionomica piuttosto ,cbo Ul;l chiaro concetto scicn1ifìco. Ma ò n oto elle dm;e manca l' idea molto opportunamente viene a int1·omett~.si la pm·ola. Jn· ultima analisi sia la forma torpida od erelistica il fatto costar.te tipico e capito.le ò uno solo cioè l'essudato. E tanto m.eno si potl'à parlare con proprietà di ulcori corneali erctisiicho o torpido perchè in un caso v i sono ulceri dolorose in altri indolenti. Quando l'esulcerazione si diffonde, lo ulceri sono sempre dolorose. laonde colla stessa ragione si dovrebbe riconoscere u na sifilide cretistica quando, p. e~. , si stabilisce al frem:lo un ulcera di carattere fagedenico con acuti dolori, certamente che puossi dire l'ulcera o il processo essudativo produrre in quel luogo a quello stadio o per il suo decorso tutto speciale un più vivo doloro e fenomeni l'itlessi ; ma senza ripetere quelle manifestazioni cla una specificit:\. o dn nna particolare dif$posizione del sistema · nervoso. T processi <>ssu_dativi scrofolosi che hanno fatto passaggio alla congiuntiva (blenorrea .scrofolo$a) e alla cornea (panno) assumono s~m vre i l caratter e torpido. L a 1>iù ·frequento affezione SCl'ofolosa primitiva è l'i porplasia. delle glandule cervicali. Questa può insorgere senza essere preceduta dti u.na locale irritazione della pelle o delle mucose del capo, ma è questo il caso più raro. L e iperplasic delle glanciule costituiscono il primo fenomeno della scrofoln o può c:;isterè anche senza. il cosi detto abito scrofoloso. L'antica. denominazione, affezione ghiandolare (struma) fu presa dalla frequenza grandissimn d~ questo sintoma. Il loco.lizzarsi dell' u•:•itaziono scrofolosa nelle glnnclule in casi indivioua.li potrebbe avot' la SU!L ragione in nn n ·condizione istologica specifica : pure non tutti gl'infiltramenti gbiando~ari hanno un çarattore scrofoloso. Ma so la gian-


660 dula è la sede di una neoformazione scrofolosa la capsula va mano mano djlataodosi, si assottiglia o si lacera; l'essudato depostovi nel suo tessuto subisce la degenerazione caseosa, vien poi macerato c riassorbito oppure cambiato in p us. V autore ebbe spesso occasione di estit•pare g landule .indurite su g iovani e sopea ragazr.e in causa del grave deturpamento che cagionavano colla loro pt'c-senza e s' incontrò più volte in focolari purulenti nell'interno di masse caseose, i quali non si manifestavano all' estet'no coll' Ol'dinat·io fenomeno della fluttuazi oçc. Se il pus ha rotto il suo involucro allora si manifesta sotto la pelle un ascesso il quale no11 può mai assumere il carattere degli ascessi freddi poiché questi ultimi non provengono mai dalle glandule ma mollo di frequente dai muscoli , il loro contenuto è sier·oso e fiocculento; non è ma~ pus caseoso. Se la costi tu~ ione del pazie~tte è migliorata prima che avvenga la degenerazione caseosa può aver luogo o.ncot'a una iperplasia riparatrice; sì .opera cioè una copiosa formazione di nuovo lessuto connettivo specialmente per parte della capsula glt:tndulurc diventata ipee~1'o:fica o questa prod uce quel complesso d'clementi che comunemente vien chiamato ipcrlrofìca e da Langenbeck sarcoma glandulaee. Una glanclula in corso eli degenerazione ca~eosa o di incluriroento sarcomatoso oppure diventata tubcr·colosa non è più capace di ripristinar;,i. Le glamlule così alterate rimangono come residui morti di un processo spento, sepolti nel tessuto cellulare del collo c se passano a suppurazione non ùannfilggiano l'ot·ganismo se non colla perdita di materia che esse cagionano. Ma se grande è ,il pericolo di una cachessia nello stad io di eruditi\ e se il consiglio eli Vircow di estirpare le glaridule affet te cJebbe essere accolto colla massima riserva, tuttavia gli sfot'zi del medico devono anzitutto esser e r ivolti a conoscere coll' aiuto dell' analisi microscopica e microchimica Ja natyra degli essudati e neutt'alizzaro i medesimi alla loro sede onde renderli innocui. Come per la sifilide il metodo preventivo ha la premint>nza sul metodo curativo, così nella malattia in questione la vigil::tn;~,a del medico deve essere r ivolta ai primi sogni di una incipiente scrofola, non tanto per curare una discrasia primario. che realmente non esiste, quanto pe~ opporsi alle cachessie secondarie


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che solo si stabiliscono per l'infezione .proveniente dallo affezioni locali, sia che queste abbiano sede alla mucosa nasale, alla congiunti v~, agli cstel'ni tcgumenti o alle glandule irritate. Quanto benigna . sia la scrof,lla 'in questo primo stadio sotto forma eli dermatosi lo dico il Lebert nel seguente passo : L a de,·rnatosi è la più semplice (orrfl/), della sc1·o(ola; anche le più gravi (o1·ma della rn':tlattia mi sem!n·ò che asszemessero un corso più favor·avole quando accompagnate da affe zioni cutanee; alt' incontro la scompa1·sa o spfJntanea o provocatct della <len~ta­ tosi ·mi parve semp1·e un triste se.qno poichè d' m·dinar·io è una minaccia delle piìt pgn'colose complicazioni. Ma siccome il Lebert omette di fare la diffJronza tea gli stadii primitivi e secondari, C03Ì egH si mette in aperta contradizione col principio del pa.sso citato quando prosegue a dire: La. progno si del Lupo è sqmp1·e se?'ia 'poichè non solo è u n ·afl·'.Jzione ostinata ma produce g uasti ecc. ecc. AccettAndo la teoria svolta dall'autore sulla sct·ofola, anche la terapi~ deve seguir·e un indir izzo alquanto diverso da quello seguito comunemente. Do.Ua ma;sgior parte èlci me dici si crede, ed anche il Lebert ò- della stessa opinione, che non si debba affrettar:>i a guarire le affezioni cutanee, in spacial modo le erur.ioni alla testa; quando gueste siano associat e a gravi manifestazioni di tubercolosi alia gla ndule, osteiti profon:le ed estese. Ora non è in alcun modo giustificato in questo senso il concetto di una condizione vicaria, e quantunrtuc voglia ammettc rsi che dopo curate le affezioni locali non ci siamo garantiti con tutta certezza dalle forme secondarie e da un'infezione genel'ale, pure il solle. cito t rattamento locale è il miglior mezzo che 1' arte possieda per provenire la propagazione _d i get•mi. morbosi, che per tali debbono risguardarsi le cellule linfoiòi di nuova formazione. La sct·ofola suole irrompere in quella età nella quale i f~n­ ciulli fre(juentano le scuole ed i collegi. Ora se quelle località sara~no \)ene .aereate, bene illuminato e rivolte o a mezzo·giornq o a. sud-est si avrà un buon correttivo contro lo sviluppo del morbo incipiente nei raga;:zi delle classi povere le quali danno a questa malattia il più grosso contingente. I ge nitori prudenti e cbe possedono mezzi non indugino a ricoreerc al consiglio del medico quanclo scot•gono i primi segni della malattia; la turgescenza del labbro superiore e del naso, la suffusioné della faccia,


662 le ostinate· corizze- daranno moliivo al m~dico di sospettare un fondo scl'ofoloso; si pr.ocurerà di far risolvere le glandnle con mezzi appropriati e nel caso di irritazione ftit.t.enosa degli occhi si ricorrer'à all' insuflazione del calomelano, ai tocchi·col cannello di JJitrato d' argento, alle frizioni colla poma>ta di Pagenstécher q coll''ul}guento comune di precipitato, coadiuvando la cura locale coi medicamenti antiscrofolosi ·prescritti internamente. L'autore però confida · tutto il ·successo qu:a~i esclus.ivamente ' a,d ·1m energico trattamento loctLle e perciò prescrive bagni freddi ' alht , FçJ,coia tutti i gior.ni, ·frizioni oleose, cauterizzazione della pa.r ti atfet'te, del labbro, del naso, delle ·tonsille, delle glandule, fino a distacco dell'epidermide, o ·dell'epitelio e le continua per una settimana; egli assi'cura c)1e con tal metodo non solo -si previene la suppurazione, la tnbercoliz.zazione o l' ii1durimento sarcomatoso dello glamlule cervicali, come pure l' atrtofia delle tonsille e la loro degenerazione adiposa, ma gli vien ·fatto di poree un potente ostacolo alla cachessia pro.vocata dai focol(\j d' infezione quanto più sollecitamente questi saranno spenti. Le glandule ingorg·ate a permanenza, quelle ·che sono rimaste stazionarie per incapacità a risolvet·si, quando deturp.ano le·for•me o comprimono gn·ossi vasi e la trachea, esigono talvolta di es~e~e ·distrutte col .çoltello, e ciò si ottiene spaccando la capsula della. glandu'a e· vuotandola del suo contenuto col dito o col manico ùe)lo strumento; in questa ope.rnzione non si ha da temere nè in una eroorr~gia pericolosa nè in una recisione di nerv-i importanti. Le piccole glandule dispqste a coroncina si opereranno meglio, separandol_e dalla pelle e .stirandole fuori per mezzo di UJl uncino acuto ~d. enucleandole dal· 'tessuto correttivo . che le circonda. L' ipertrofia delle tonsille richiede la tonsillotomia che può e.sset·e sostituita .dalla tonsillotlipsia pro.posta· dall'autore in un'. altra s.ua memoria. ( Wiener ..111ed. Pre~se.).

Ristringimento dell' arteria polmonaFe. (Per Cos.TA.NTINO PAl!IJ.

È questa una memoria lett~ alla Società Medica degli Ospe-' dali di Bari§i, ·e n_ella quale l' auiore scen,de ·alle seguenti conclusioni:


6Q3 1.0 L' aderia polmonare non è la sede soltanto eli af;fezioni ~<;mgen:tc, nìa · può divenire ancora la sede di malattia acquistata durante la vita extra- utePina. 2.0 Fra queste lesioni avvene una di grande importanza, cioè il ristrlngimento dell'arteria pol monare successivo alla na~cita. 3.0 Esso si trova talom al livello dell'orifizio sigmoideo, essendo prodotto da aderenza delle valvule, unitamente ad un ' ristringimento dell' orifizio e talora an co del calibro dell'ar teria a qùesto li vello. In generale è il risultato di endocardite. 4.0 Il ristringimento può occorrere al livello dell'infUndibulum, e forma un ristringim~ntp pro-arterioso. Questa è più comunemente la conseguenza di ur,a miocarditc. 5.0 J1 ristringimento può avere sua sede in una delle branche rlella biforcazione dell' m'teria; ma il sig: Paul non l'ha xnai oss_er.vato nel tronco dell' arteria, siccome si osserv.a nel ristri~.:, gimento ch<t avviene durante i primi mesi della vita intrauterina. 6.0 Al di. là del ristringiment.o, l' arteria . è in generille d!latata. 7.0 Quasi sempre esiste ipertrofia consecutiva del ventricolo destro. 8.0 Il ristying.imento valvular~ pt!ò es_sere accompagnato da insufficienza delle stesse valvule. 9.0 Nel tempo medesimo può coesistere una lesione della tricuspidale e dell'apparecchio valvulare del cuore sinistro. · lO. O Il sintomo il· più caratt eristiòo della s'tenosi dell' apterja polmonare è un rumqre di soffio sist{)lico) che è più o meno aspro, di raspa, e che si estende sulla regione cat•clia~a, ma che ha il suo maa;imum cl; intensità ~l Hvello dell' ori:fizto polmorw)7~, m~y.dando un prolungamcoto caratteristico nel corso del vaso. u .o n ristringimento non dà luogo a cianosi. 120. Nel ristringimento acquisito il foram e ov,alc è chiu.so. ~3!>. Tuttavia la rniocardit.e sv.iluppata durante la vi·ta e~trauterina può dàr luogo nel tempo istcsso ad un ristringimento polmonare c ad una comunieaziqne ft•a i due cuori. i4.0, Un rist,rJngi01e~to dell'.artct~if.]. p9l,monare, a.Qcompagnato da un persistente forarne ovale, nofl è, necessal'io che sia con_genj.to, !IO si sviluppò in un individuo avente l'orifizio aperto. Tutt\\W.l\ lfl. . pr~l;>~,\>,i4tà §Q.r~bpc eh~ il ristringjmento -fQ~e congenito.

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15.0 La prova che il ristringimento è surto durante la vita extra-uterina può essere derivata dal fatto 'che le lesioni sono recenti. 16.0 La tuberco!izzazione consecutiva è complicanza frequente del ristringimento polmonare. (Medical Times and Gazetté, 19 agosto 1871).

Classificazione . anatomo-patologica di Hebra delle malattie cutanee. Semplificata da J. NEUMAN DI VIENNA.

La classificazione concisa delle malattie cutanee è ' di molta importanza per lo studente, ta_nto più se fondata non già su basi matematiche, ma piuttosto sull'esatta osservaz,io.ne clinica dci fenomeni mor~osi. Qc:p.çr1almente parlando, sarà migliore c1uella classificazione che disporr'à ' le;:;ioni simili e cli.ssimili in gruppi convenienti. Nelle classificazioni di Alibe1·t, Duchesne-Dupm·c, lVilson, Chausit, Har·dy, ' . . Béirensp1·ung, Buchanan, IIeb1·a ed altri, troviamo nomi diversi per le .stesse malattie. ,il sist ema di Hebra, che insiéme ad altre sue produzioni, ebbe il maggior numero di seguaci, si sa, è fo.:Jdato sulla divisione di Rakitansky. La .I classe: Jperemia ed .anemia non .la troviamo che nella III classe di BarenSJ.J1'W2,q: Disordini di nutrizione: La III classe : Anomalie degli òrgani di sHcrezione, la troviamo quale divisione sepa·rata anche in Wilson e Biirenspnthg . La IV classe : Essudati, la troviamo in altri autori sotto il titolo : Infiammazioni ; Alibert: Dermatosi eczematose ed esantematiche; Wilson; HaTdy èd altri. La V classe : Emot>ragie, c'è in Wilson : Anomalie dei vasi sanguigni, neyo, purpura; jn Chausit, Buchanan, BarenspTung ed altri serha il home di emorl·agia. · La · èlasse delle ipertrofie c'è anche in Duchesne-DupaTC e Bèirenspmmg. · Quella · delle atrofie in nessun altro autore. Sotto i titoli di Omoplasia ed Eteroplasia non troviamo che i nomi delle diverse malattie. • t La .classe: Ulcerazione, non c'è che in Plench,e BarenspTung• Quella delle malattie' pa1·asitarìe, solo in Chausit e Hardy.


665 Veùcsi quindi che molte delle divisioni di H ebra le tt'ovja~o in altri autori. P artendo dalle osservazioni mie di introduzione, presento la mia classificazione quale semplificazione di quella ùi Ileòra, ammettendo alcune classi (fpercmia, Anemia, Ulcerazioni) e condensando altri gruppi. Volli in questa dare tutto il peso alle moderne ricet'cho istologiche, senza però intendere che l' istologia sia un _punto di eartcnza esclusivo, riconoscendo quali basi di divisione l'eziologia e le fo rme cliniche. Per esem pio, ,ho messo In prurigine, il lichen, In psol'iasi nell'infiammazione mentre sarebbero meglio collocato colle ipertrofi.c e i ncoplasmi. Classe l. - A.nomalie di secrczio:-~ c.

A. Dei follicoli sebacci. a. Aumento di secrezione: Seborr<Hl; b. Ritcnzione di !'!ebo : Colnedone, migli i visilo; goidca, mollusco corttagioso, lupi n, concrezioni ; c. Diminuzione di sect·ezioni : Xeroder rnn. B . Anomalie di secrezione delle glandole sudorifere; I peridrosi, · anidrosi, bromidrosi, crorniclrosi.

Classe TL - Infiammazioni. A . Contagiose. , a. Con andamento acutO tipico : l. Vaiuolo; 2. I1'ebbre .scarlattina; 3. Mor·billo. '· b. Infezione da animali velenosi: Pustola maligna, punture cadaveriche, morsicatura di serpenti, morva. c. Infiammazione difterici}. B. Infiammazioni non contagiose. a. Et·itematiche : 'Eritema papulato, girato, annulare, iride, nodoso, urti canto ; ros.eola vaccinai e; urticaria ; lichen urticato; pellagra; erisipelatoso. b. Ftemmonose: Furuncolo, antrace, nseudo-eri:sipela. c. Vescicoùtt·i : Herpes labiale, prepuziale, zooster, iride, circinato, sndamina, eczema. d. Bollose : Pemfìgo. e. Pustolose : Acne, acne rosacea, sicosi, iropetiggine, ectima. f. Sqz~amose : Psoriasi, pilittia~ i rossa. g . Papulose: Prurigine, lichcn degli scrofolosi, llchen rosso.


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66{) A. Iniìamma:!.ioni t.raumaticlfe.

a. ·Da caU'se meccaniche< Eritema traumatiéo, escòtiaziohi·. ò. Da cause chimiche: Ga'uterizzazione, vescicazione. c. Da caloricò: ·Scòttature, geloni.

Glasse III ___! Emorragie. Purpura sempli'ce, rèumatica, papuròSit:; ebhin'osi scor'liuÙea; inorbq macchiato di Werlhoj:

G(asse I ·V. -

Ipertrofl.e.

A : Da proliférazioil.'e dell'epidé1'mite. Ljèhèn peloso, tilonià; ' callo, itiosi, verruca, corno cutaneo, i per trofia dei peli ( politrichia, t.dcossi), ipert.rofìa delle unghie (onigrifosi). B. Da proliferazio ne ~egli elementi del tesstlto congiuntivo. L Circoscritta: Conélil6ma acuminato, fr·ambo·esia. 2. Diffusa: Elefiàntia:§Ì de~li Ara):! i, scleroderrn:a.

Classe V. -

Atrofie.

Atrofia senile, alopécia arcata, at rofia della · éute, at1•ofia lineare da gravidanza, atrofia da p~eceduta dermati'tè, cicatrici, atrofia dei .peli (alopecia).

Classe VL l

Nepolasmi.

a: Depositi 'diffusi : Luptts': sifilide, elefant'iasi dei Greci. b. Tumoi'i: Fibtoma mollusco, ipertrofie papillari, cheloide, angioma, lipoma, adenoma, sarcoma, Mréinoma.

Classe., VI.{. -

Anomalie di pigmento.

A. Mancanza di pigmento: A:lbinismo, viWigo (leucopatia ac.~uisita ).

B. Ecèesso di pìgiil.ento; N evo, efelide, lexite, cloasina, nìelasma, malattia di Addison, argiria, ecc. Cla.~se

VIIL '-

Nevrosi.

Disordini di senso e ~i locomozioni. AngionevrbSi. Cla-sse IX. -

Parasiti.

A. Parasiti animali.

i. Che hanriò sede nella cute: Acrtro <Iella s'èabbià, ticaro


667

dei follicoli , filaria di Medi na, pulce penetrante, ixodes ricinus. 2. ' Che vivono temporariamente sulla cute : Cimex lectula·rius, culex-papiens, leptus autumna.lis, pidocchio _del pube, d~l capo, de~li abiti. n. Parasiti vegetali. Favo, erpete ton3urante, pitiriasi vescico!are, eczema marginate, onicomicosi, sicosi parasitica. (fluUet. delle Scien::e Mediche).

Modo di rend"Sre insensibile una parte nella quale devesi praticare qualche atto operatorio. (del dottot' AuGUSTO SPESSA.)

A'flpoggiato alrincontestabilc fatto che le inie7.ioni sottocutanee di sostanze narcoticbe valgono ad ottunder.c localtncnte il doloi'e, il dott. Rpessa, non conoscendo ancora i tentativi di Ravoth, traeva la m azionè che dovessero valere a dimihuire la addolorahil ità provocata, sul quale proposito le metteva in opera nei due casi che qui brevemente accenniamo: In un uomo sui 45 anni avente un seno fistoloso lungo 7 centimetri alla regione media dello ster·no, praticava due iniezioni jpoder01icbe, una per parte del seno, composte di solur.ione abbastanza satura di solfato di morfina (3 centigrammi di questo in 4 grammi di acqua distilhta) e ~uìndi passava all'apertura coL tagliente. L' incisione non venne punto avvertita dall.'operato. Le iniezioni in, discorw riesci vano del p:tri proficue nelb àpplicazione dei caustici'. , Un giovanetto di 12 anni era da qualche me.;e affetto da coxite sinistra, e trovata la indicazione per lui di' un emuntorio ·alla r egione ammalata, il dottor Spessa, premessa una sola iniezione ipodermica nel punto in cui intendeva porre b pasta di Vienna , ve l'applicava lascianclovela per otto minuti circa, senza che il paziente sentisse la benché mini ma sensazione molesta e 'COlla. ·formazion e deH'éscara. (Bull. delle &ien::c M:ed. d~ B ologna, marzo l8ìl , pag. 224)


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Le iniezioni ipodermiche come anestetico locale nelle operezioni chirurgiche. (ùel dott. D OMIZIO CoSTA.) Impressionnl.o il dottor Costa dai fatti narrati da RaToth, ritentava l'esperimento c riferisce due casi, l'uno di semicnstraziono, di erniotomia l'altro, e che incoraggiar e dovono gli operatori a. studiare un tale sussidio. Nel primo caso il tumore cosLituito dal testicolo sinistro dcgcnm·ato, in un individuo di 41 anni, aveva raggiunto un discreto volume, arrecandogli molestia nel camminnre e dolori lanrinanti alla parte offesa. P rima che si passasse all'operazione, il dott. Costa praticava una i nicziono sottocutanca di solfato di morfina suU'nndamento del COI'done od una seconda al icrw superiore ed in avanti dello scroto; consuwando centigrammi cinque di morfina in quaranta goccie d'aN)tia distillata. Quindici minuti dopo all'in· circa V<'niva dal dotL. Lepori praticata la prima incisione della cute che il pa:dcnte avverO lPgge,·menta, quindi di!lsecrato il tumore e fatta l'alla~dntu ra in ma.c:sa del funicolo, lo si recideva al disotto senza che il malato in questo tomr)o, con gt•ancle sorpre3a degli nslnnti, emettesse un sol grido affermando ~li nulla avere sofferto. Senti con qualche pe na 1' infissione degli :1glii, la r iunione della ferita succedeva pct' coalito immediato, c l'operato dopo ventiquattro giorni era completamento guarilo. L'nlt1·o caso venne nl dott. Costn oiJerto da un con ladino di 15 anni alfclto da ernia ingu i nale sinistra strozzata; anche qui praticava prevcn1ivamente aUa località ed a non molta di:stnnza fra loro duo ini ezioni di rooriìna alla stessa dose di cinque centigrammi ed il malato sostenne con incredibile indilferesw.a per mano ancora elci dott. Lepo1·i una si lunga e penosa ope:azionc, la quale se· r·i useiva inutile lo fu per le gravi alterazioni gia subile dall'intest ino fuoJ•uscito; anche quest'individuo mostrò di :;offrire dolore soltantp alle infissione di'gli spilli per In sutura. Questi operati, al pari di ,quelli di R avcth e di Spessa, non diedero a conoscere cl' avere sentita l'azione narcoìicn generale, a ciò forse contribui l'essersi incisa · o cauterizzata la pal'le poco dopo la seqonda iniezione uscendono col sangue porzione del medicamento tuttora in sito o v enendo quivi annie-ntata. E forse da


669 questo fatto pot.rebbo ven irne il consiglio di. incidere o di cauteriz~at:e la parte iniettata nei casi di minacciato uvvo\enamonLo nelle applicazioni terapeutiche oonsimiJi. L'esperienza giudicherà in proposito. • (TpPocr-atico, 1,811, N. l l.)

AL DOl'T. ALBERTO BURCKITARD'r C<~pitano nello Stato m<~r;giore

sanit<trio eletta Confedera::iom: SIJiz::era. UASÌ LÉA.

Eg1·egio Collega, R isponrl'? come meglio posso alla gentilezza che mi usaste inviadomi il vostro pre~ievolc libro: « riz·e?· Manate bei einem p,·eussisclum Feldlazm·eth wdh1·end des J(riPg es ton 1870 (') ~ dandone nel Giomale di Medicin:\ militare un esfrntto compilato da l bravo collega Dott. Pretti, cui è fam igliare la vostra 1ingua e g1•aiissimo lo appr'ez7.are qual meritano i vost••i lavori. I leUori vi sm·anno riconoscenti <l'avére emù per vostro merito un' jdea compiuta dell" ordinamento sa!litar-io pruS)':iano i n guerra; i dea che difficile era foJ'mat'si esatta dalle di ver•:;>e Ol'tli nanze organiche c da quelle che in diverse epoche ne modificMono più o meno profondamente lo spirito e l'applicazione. P l'ezioso sarù. pur lor·o il vostt·o libcl'O, franco cd imparziale apprc7.zamento di quelle istitu7.iùni che hanno sì altn. elevata la fama degli attuali ordinamen(i sanital'i dell'Esercilo prussiano. Gratissimo m i f tt vedere ricordati pegli a micho,·oti contntt,i secoloro avuti gli egrogi miei colleghi ed amici Dott.. Lbffier o Roth, medico generale il 10 della 2a armata, medico generale di . tappa il secondo ...... l o mi sento o1•goglioso di vedcrli •·ammentati accennando .i distinli servig i da loro resi alla patria ecl alla scienza. Ricordatemi al ben degno vostro capo, l'ottimo Dott. Lebmann la cui oper·osit·à e dist.inta capacita e l'impareggiabile cuore av ranno n ei du ri g iorni trascorsi o.vulo tanto Jar·go campo d'azione; rammentatemi pur anche al bravo medico divisionale Rriére: dite loro che si ricordiuo di mc, massimo quando v edono la l uce dei Jnvori del benemerito vostro Cor po; hanno per me, il pr·cgio (') Basilea, 1872. Giornale di Meclic. milit. 1871.

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670

di un gentile ricordo, E~d il merito di una lealtà e libertà di d'un positivismo pt'<ttico che devo rendcrli a tutti cari e preziosi. Credetemi Dott. F. BAROFFto

giudi~i,

.Jfedico Direttore.

Le istituzi:mi sanitarie dell' Es~rcito prussiano in campo ('). Colla campagna del 180G fu abolita una volta pct• scmpt>e la denominazione di t'(ficiali non combattenti con cui si qualificavano i medici militat'i J>russiani, e venne nnalment.e a~segnato loro il ben meritato rango di ufficiali. A confer•marc poi la giusio;,zn ed opl)ortuni t<'l. di questa modificazione contribuirono non poco gl'incomparabili servigi che il corpo sanitario ha reso all' eser'Cito prus.5iano nell'ultima guerra. Basti l'icordare quei tanti medici morti sul campo menti'O prodigavano lo lor·o curo ai feriti, basti ricordare colo•'o che, guidati solo dalla scienza c dall' u1no.n ità n lenir·e i mn.li dei loro simili là dove più inperversavano le epidemie, furono vittime volontario del contagio: ed ognuno si fat~a pcrsua:;o che per uomini capaci di simili abnegazioni non ci àddiva più quella ecceziouale e quasi umiliante condizione. L e antiche ist.it.uzioni snni~nrie dell'esercito prussiano (compagnie d i por·tn-nu.lati, ospedali leggeri con se7.iono amhulanto e depo ~ito e spe !ali p9santi) subirono l}llnlche modificazione doJpo la guerra del 1866. Effetto di questa modificazione fu In creazione dei diitlcc:unenli sanitari e degli ospedali di c:tmpo, due istituzioni le quali pei ri ~ultnti splondidissimi dati in quest'ultima guerra hanno g ià so 1'po.ssato ogni aspettazione e si sono assicurati qna vita inperitut·a. n loro principio riposa sulla divisione del lavoro o su di un piu ·giusto appl'czza.mento ddlc forze disponiùili.

Di$taccamento sanitario a Ospedale dz· campo. Ogni corpo d'armata (circa 30,000 uomini) ha t1·e dist<.tccamenti sanitari e l2 ospedali di campo capaci in totale di 2400 \) E~ tratto dnll'opu~colo del Dott. Burckhardt intitolato: Quattro mesi in un Ospedale prussiano.


671 letti, cioè possono contenere 8 % della forza dell' ibteJ'O corpo· Ogni corpo d'armata dunqno, indipendentemente dai di'Stacca-

menti sanitari, che prestano i loro pr·irni socco rsi sul carnpo di bat~taglia e seguono imm~diatamente ogn i suo movimeuto, possiede ancora 12 spedali completi, mobili, che marciano colle t1•uppe 0 solo tomp~rU'riamente e in Via eccezionale pel'dODO Ì loro strett.i rapporti col corpo a cni appa1•tengono.

Posti o Piazze· di JWinw soccm·so (NÒtlwarband p la~). Nei piccoli combatt imenti i medici di corpo stabiliscono nel luogo che cmdono più opportuno i cosl detti Nothverhand platz (Posto o P ia?.?:a di primo soccorso). T port:J.-ferif,i d<'i corpi (ogni compagnia n o ha qtmttro) i..olgono le léttig he che si trovano nei carri dei me<licinali e con qnt•lle portano i fe1·iti clal luogo del combattimento al Posto di primo soccorso. Le altre trnppo uoh impegnate nel comba.U i mento mandano in ojuto i 'loro portaferiti non che il matcr'iale da trasporto e qualora vengano richiesti anche i medici. n perl:'onale med ico dci qnnl't.ieri di primo soccorso è formato dalla metà dei medici dei corpi combattenti. AL quartiere di primo soccor-so si o;:;plorano diligentemente le ferite, Si Ut'l'Cstano le emorr·a.gie e SÌ ajJpl i ca no le fasciature; anche le tabelle diagnostiche vengonC' riempite. Quandq il corobaUimento è finito i fer iti si teasport.ano rl al Posto eli nrimo socco~w al più vicino ospedale c1i campo ~ dove d'ordinario s' intraprendono le 11it\ importanti operazion i.

Grande Po:çto o Piazzct sanitm·ia (Hmpt'<,er·òand plat:).

Tosto che il combatlimento ~ccenn:t arl assumere .più g ravi propor-tìoni, come p. es. quando nna inwra brigata ed anche piu et>rpi prendono paete alla battaglia il gencr•ale di divisione dà ot•dine che si eriga il grande posto &'lnitario (Hauptverband plat1.).

A qncsto grande Posto sanitario convergono tosto i singoli Posti di primo soccor>so, con feriti, medici, porta- feriti e car1'i di medicinali. n grande quartiere sanitar·io è f ormato dal distaccamento di sanità.


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Distaccamento :sanitario. Al distaccamento sanitario sono addetti 2 medici maggiori (stabsaerzte), 5 -medici assistent i, l farmacista, 2 capo-ajuti di ospl)dale, 6 ~juti d:ospcdale, 1.24 porta- malati, 8 infermieri militari, oltre il personale dd treno, contabile ecc. La fo ,·za totnlo' del distaccamento è di 206 uomini, a cui si aggiungono 6 cart•i da feriti a due cavalli con 7 lettighe per ciascuno, 2 carri sanitari (medicinali, strumenti ecc.) e due carri di bagaglio. Fun::ioni del distaccamento sanitm·io. Ogni corpo d'al'mata (2 divisioni) possiede tre distaccamenti cioè uno ·per· divi:>ione più un t.er~o éhe rnal'cia col corpo d'artiglieria e resta a dìsposizione del generale. Benchè in P1·ussia le menti si siano già emanci'pate dall'antica t.rad i'tione secondo la quale i medici come ufficiali non combattenti sarct,bero. incapaci di condurre un cor·po san itario, pu!'o troviamo una certa reminiscen~a dei vecchi temvi nella organizzazione del distaccam~m~o sanitario. Capo del ùh;taccamcnto non è giù un medico ma un capitano del treno, ai cui cenni ognuno deve ol>bcdire ; egli destina persino il luogo dove il clistucèamento deve stabilirsi.' l::i è più Yolte constatato nell'ultima guet•ra che :una .simile disposizjonc· non fa cho ingcnerare un conflitto continuo fra le duo autor•ilù, contese ozio-c c perdite di tempo a scapito di tutti; ma anche l'e.sperienza fatta g iover·à almeno a liberat'e del tutto i meclici da quella dannosa t ut;ela e da qui a. non molto, la dit·ezionc cd il eomnntlo d~ tutto ciò che spetta a cose sanital'ie sar·à concentrato in mano del medjco cnpo e , anche gl'ufficiali del treno addetti al di.;lacCf.unento diventet'anno suoi subordinati. l distaccamenti sanitari sono così costituiti che possono quanrlo che sia di vidersi in due sezioni se Ja natura del terreno 'o il genere di combattimento e:>igc che ogni diYision~ abbia due gral)ùi Posti sanital'Ì. ln tal caso il capitano del treno prende il comando della prima sezione c il luogotenente quello della seconda. Il capitano del treno riceve tutti gli ordini della divisione p(W m e~7.o del medico ·divisionale. Quando ogni ritardo riescisse p er.ico'o3) il .medico divisionale può, sotto la sua I'espon~abilità, d1tr ordino di movimenti.


673

Tostocchè il distaccamento ha cretto il suo grande Posto sanitario, ciò che ' è r eso visibile a grande distapzo. coll' issare un ::~. grande ban'dicr•a di Ginevra, i singoli Post,i ili primo soccor3o si mettono wlà in aziòne e si aggt·egano al distaccamento col loro personale e rnateeiule. n medico dirigente ri part.isco le vario funzioni. Manda dapprima i porta-feriti jn due file muniLi clelloro materiale di trasporto e lli soccorso sul campo di battaglia. ed i sotto-ufiici;.tli assumono ~il comando dello singole pattuglie. In vicinanza del combattimento, n1a al coperto dai projettili più che sia possibile, si sping·o{lO i carri da feriti ognuno dei quali accoglie duo feriti gravi sulle lettighe mentre da 3, 4 feriti lrggcri si siedono nel coupé. Quando una ca~rozza è piena retrocede rapidamente verso il grande quartiere san itario. Colà gli ajuti d ' ospit~le c guartht-malat.i tolgono dalle carrozze i feriti ;• i feriti leggeri, a piedi, appoggiati ai porta-feriti, raggiungono il d;staccamento. . Frattanto il distaccamento sanitario si è costituito in posto o piazza ed ha diviso ~utto il suo r, ersonal~ modico, tra cui si conta anche la metà dei medici dci corpi, in tre sezioni. La prima sezione s'incarica di ricevere i feri t i, provvede per un'add atta posir.ione e specialmontc a ristorarne le fo!'7.e, a togliere il ve::;tiario, pulire ed esplorare le fer·ite, riempire le tabelle diagnostiche dietro un determinato modello fìssanclole poi al primo occhiello della giubba. I casi leggeri (ferite muscolari e cutanee) sono subito medicati ed evacuati; la prima _seziqne non pratica che piccole operazioni. I mor·ibondi so n t rasportati in luogo appartato do,ve per mezzo di narcotici ~i lenisce loro gli estremi dolori. Alla seconda sezione incombe il trattament o delle ferite complicate a fl'atture e di esegltire le fasciatt1re piit lunghe c difficili ; applica gli apparati a gesso e quelli con ferule per addattarc i feriti ad un ulteriore trasporto. · Finalmente la terza sezione pratica le necessarie operazioni chirurgiche ; apparecchiata la l:!Ua tavola d'operazioni e bim disposti gli istrumenti 'e il cloroformio, lavora in perfetta c<tlrna c silenzio senza punto inquietarsi di ciò che succede di fuori e così continua fino a tanto che vi ~ono operazioni urgenti da praticare.


674 A questa· sezione sono addetti naturalmente i più abili operatori o a ciasçuno vien assegnata quella parte nella quale può spiegare maggior abilitA. Tra le opeeazioni che si praticano in ctuesta sezione sonda notarsi specialmente : estrazione di prqjettili, leg·atura, tr"echeotomia o amputazioni immediate. Tutte le altre operazioni, in special modo le amputazioni primarie, spettano all'ospedale di campo più vicino. Anche le resczioni appartengono all'ospcclulc di campo e non al grande Posto sanital'io. Appena che il distaccamento sa11itario sotto la direzione del medico divisionale incomincia a fuitl.ional'c, il medico generale ~lt\ ordine ad uno o più ospec:lali di campo di stabilirsi in vicinan:ca del Posto_ e in direzione c:lclla prossima tappa, in pari tempo dà le oppo1•tune disposizioni p er effettuarne il più sollecitamente llOSsibilo l'evacuazione dci feriti. I feriti leggeri, dopo medicati si raccolgono in dt•apello o sotto scorta militare ~i dir·i gono alla vicina tappa dove rimangono fino a completa g uarigione per essere pescia rinviati ai ri~pettivi corpi. Per· il trasporto dci feriti gravi set•vono le colonne del treno di cui ogni corpo d'armrtta possiede 5 frazioni con 80 carrì a clue cavalli; queste colonne che sono dirette dalla provianda. per il {!•asporto di foraggi, quando s'impegna la. battaglia passano a disposizione del· medico generale pel trasporto dei feriti dal g1·ande Posto sanitario all'ospedale di campo. Anche i cani requisit,i ,(due o tre ~er battaglione) possono essere utilizzati dal medico generale per il trasporto dei for·iti. I feriti gravi come pure gli operati, appena si l'endone disponibili i carri da fo1'ili del distaccamento, sono adagiati sopra lettighe e messi dentro a quei carri, due· per carro e traspoi'tati a quei lazza.retti che ~ono meno ingombri d i fcJ'iti. Quando la divisione s'avanza, .il terzo distaccamento la segue. I l medico generale provvede che gli altl'i dista~Ca\')lenti evMuino i lor·o feriti più sollecitamente che possono per seguit•e la divisione nei suoi movimenti. Nei movimenti di ritirata egli destina quali medici dehbonQ rimanere ad assistere i feriti col restante segue le truppe. In tempo di quiete i medici e il p ersonale infermiet'i possono al biso$no essere comandati ad ajutare il per.~onale degli ospedali di campo.

e


675 Corzsidemzioni sui distaccamenti sant'fari.

I distaccamenti sanitari colla loro perfetta organi~znzione hanno dato a verlere d'a.ver sciolto completamente il problema intomo al quale in~larno si era affaticatn la Prussia in alt1•i tempi colle ant icùe forme delle compagnie di porta- malati, compagnie di sanità, ospedali l<>ggeri, ambulanze ecc. Provvedendo così al traSporto dQj feriti dal campo eli battaglia agli . ospeflali di campo formano il nat urale intermediario tra questi ultimi ed i ;ned.ici dei corpi. Fu già detto cd ora giova rip ~te1•lo che il comando del distaccamento elevo essere quanto prima tolto dal capitano del treno e messo in mano al medico capo. I porta-feriti son tutti giovani istruitissimi che hanno fatto un compleLo corso teorico pratico e cl1e si disimpègnano egregiamento in fasciature molte volte difficili. Esamimwe i feriti, ristorarli, fet'l}lare le emorragie, addattare i fcl'iti per· il tl'asporto, sono i loro JWincipali ufficii, ~ra i quali il più difficile ed importante è quello dell'emostasi. Non t1•oppo addatto sembra il loro arwamento , g~acchè una enorme pistola che portano alla cintura fa un singolare c poco piacevole contr'asio col carattere d' inviolabilità personale che loro imparte il bracciale di Ginevra. Se pure qualche porta-feriti fu colpito da scheggia o da qualche palla sviata non si è però mai dato il caso che un di loro si trovasse obbligato di combatter corpo a corpo colla pistola in pugno, per . lo ·che C'J.Uell' arma. è affatto inutile. L'ufficio degli ajuti dell'ospedale od infermieri al ·granCle quar·tiere sanitario è il medesimo che negli ospedali di campo.

Ospedale di Campo (Feld lctzareth). Il loro personale è così composto: l primo medico maggiore (medico capo) (Oberstabsarztz) con ~ cavalli, ' 1 med ico maggiore con l cnvallo, 3 med ici assistenti con 3 cavalli, 3 capi-ajuti di ospedale, 6 ajuti d'ospedale, l far·macista di campo, 12 infermieri militari,


67G che unitamonto al por,..onule d'amministrar-ione, treno, cucina, cc. fot'mano la fort.n di 5!i uomini; il loro equipaggio è di 4 carri d'utensili a due c.1valli c due C.'\t't'i sanHari pure a due cavalli.

Organi:::::a:::ione degli spedati di campo. • Ognuno dci dodici !:pedali di campo appartenenti nel un corpo d'armata ò co::;i costiruilo da pof.ersi dividere sempr·e in due sezioni, ognuna dello quali può su.::~isierc colla stessa indipendenza come fosso un int.cro !>pPdale, cd è susccLtibile di rinforzo pcll'aggiunta del pt'r.sonalc medico volontario. Nella marcia avanti nn ospedale 'di campo segue immediatamente una eli v bione, in qualità di ospedale divisionale per riunire i primi ferili. C:li altri dicci .1·estano di riserva fino a che il comando generalo ot·din11 loro di stabilirsi o di aggl'cgm·si come ospedali divisionali. • L'i::;pcttore gcncraln eli tappa é responsabile del sollecito avnn:tamenlo di fJuci ospedali che dovono se{;u it·c i coPpi. Quando gli ospedali si st:tl!il iseo no il m ed ico capo è rosponsahi lo della lor·o sollecita c comtllct.a. oq~nnizzazionc. Gli ammalati di cllirurgia c fcbbricitanli, come put·o i convale~cienti, sono posti in sczitJni sepat•atc, e por• le ronlo.tlio contagioso si erigono apposite baracche. Gli ospedali di campo hanno cut•a dei fct•iti e ammalati nei movimenti dclln. truppa in avanti c in ritir•nta. Se si h·alta di far ritirat·e un ospedale, il medico capo destina il per.sonale che devo rimanct•o pet' la necessaria cut•a ai fct•iti, tutti gli altt•i .;;pecialmento i carri cd i cavalli si ritirano colla truppa. ::\'ella marcia avanti e nelle fermate, il medico capo deve sempre mirm·e ad un solo int<>nto di rendersi quanto pitl presto può disponibile per il suo corpo evacuando il suo ospeda le. Per tutto quel tempo che l'ospedale di campo si tiene in contatto col suo corpo d'm·mn.la, il comando generale s'accorda coll'ispettore gcncmle di tappa verso qual luogo debbono dirigersi gli uomini evacuati dall'ospgdalc. Ma una volì..'l che l'ospedale non à più in mp'porto col corpo d'armata esso cado sotto la giurisdizione ùoll'i::~ [lettoro di tappa. I rapporti gerarchici dci medici nell'esercito pmssiano sono i seguenti: lL capo del servizio sanitario di tutto l'esercito è il medico


6T1 generalo in capo; nel s uo ufficio si rannodano tutti fili dell' inter•a br•anra; sotto di lui stanno dirottamente. Pr·esso l'armata: l medici generali d'armaLa. Alle spalle dell'armata in paese nemico: I m ed ici generali di tappa, i delegati per• il culto c servi:tio fnr·m :1.ceutico. Ai medici generali di tappa o d'armaLa soit.ostanno i chirtJ rghi cqnsulcnti, la di cui autoeità si esercita in tutii gli stabilimenti ~ani hu·i di campo. Ogni corpo d'arm~t.n ha il Sl!O medico ~en eral e di corpo, egli ha solto di sè due medici divisionali, i qunii dil'igono !;pecinlmentc i r!istaccamcnti sanitar•ii e i medici di tl•uppa, me n tr·e il medico generale del corpo è il dit•ettor•e ùci dodici ospedali di campo. Se l'ospt>dale di campo collo :>tabilit·si in un luogo ha perduto il suo contatto col cor•po a cui appartiene, il direttore detrospcdalc, snbor·dinato al medico gc nor·nle di tappa, div:,enta il cnpo dell'ospedale che si è Ul't'oslato entro il raggio della propr'ia tappa, c quell"ospitale pt•encle nllora il nome di ospitale di gucrt•a (K t·icgspital). TI pcl'sonnlo di riserva d 'o~pitulo, e il tlcposito di risel'va sommi nistt•nno il pct·sonale e materiale che t'asia disponibile dagli ospitali di campo stali sciolti. Osset·va~ioni sugli ospitali di campo:

L 'orgnnnmcnto intet·no dell'ospitale di campo ha fatto ottima riuscita; c nonostante che oltre i tanti utensili l'ol'lpeclale ahbia da portnt·e seco vettovaglie per mantenere due giorni dugenta malati, godo tuttavia di una sufficente mobilità.

Personale di t•ise,·va d'o~;1n'tale. Lo 'scioglimento dcll'ospit.alo di campo si fa pet· mezzo del personale di risel'va che pet' un corpo d'armaLa c così formnto: 3 Medici maggiori, 9 Medici assi:;tcnti, 3 Farmacisti di campo, 3 Contabili, 3 Sotto- ufficiali. 9 Capi- aiuti d'ospedale, 18 Aiuti d'ospedale,

,


'678

36 Ipfermieri militari, 3 Cuochi, 17 Soldati del tveno. In tutto 107 uomini.

l

,

L'ospedale di campo che si muove lasciando indietro una parto del màterial(!l, completa il 'materiale medesimo per mezzo del de,posito di riserva trovandosi così di nuovo in per(etto cor1'edo, ed atto a nuovamente fllnr.ionare. A questo deposito sono addetti: Un luogotenente, ·un ispettore d'ospitale, Un farmacista di caT))po, Due. fabbricatori .d'istrumenti chirurgici, Dùe sott.o-ufficiali, · Due soldati del treno. Possiede ·inoltr·e una grande quantità di biancheria, oggetti di vestiario, medicinali, · apparecchi, strumenti. . Tanto il deposito comf) il personale di riserva sottostanno agli ordì ni delrisp_ezione generale di tappi:t; ambi due seguono o in ferrovia, o con car l'i il corpo d'armata, il primo per sciogliere gli ospitali eli campo, e renderli mobili, l'altro ·per riprisl;inarli nel loro stato completo dopo una grande battaglia. I medici dei corpi e i ·distaccament i sanitari fanno richiesta . dei · necessarii medicinali ed apparecchi al più v~cino ospitale di campo, quest,o a;l , deposito di riserva. Il personale di riserva può al bisogno essere rinforzat o da medici civÙi ma solo in via transitoria deve essere utilizzato pcl 1 trasporto dei fe.r.iti. • Ospedale di tappa. • In tutti i grandi centri di tappa, i quali hanno sede sulle linee ferroviaeie, l'ispezione generale el'ige il così detto ospedale di tappa (Etappen lazzareth), per {l quale vengono impi'egati il personale di riserva, e il deposito. dÌ riserva. Sui principali punti di comunicazione si stabiliscono i comitati d'evacuazione, i t1uali hanno l'incari~o cÌ~ sorvegliare e regolare il trasporto dei feriti.


679

Per ogni trasporto di 100 fetiti sono destinati ord inariamente da uno a due medici, dilc aiuti d'ospedale, 13 infermieri. Ospedal~ nell'interno.

Nell'interno i feriti sono accettati dagli ospedali di riserva, i quali devono stabilirsi in tutte le grantli cittù, e stanno· sotto la direzione di medici militari, ai quali sono associali infermiet·i c medici bo\·glwsi. Tutti i feriti appartengono alla guarnig ione. Il ris11etti v o comando determina quali di loro si possono cedere a cure private. Una sitnile concèssione però non può farsi che IJ.Uando vi siano alloggi in buone condizioni sanitarie, che si posSà conta1·e su di una adatta cura, e che un medico militat•e eli grado cleYato sorvegli a' che i guariti siano rinviati a tempo opportuno presso il deposito del presidio. , Tali sono le sanitarie istituzioni che lo stato prussiano ba · crea~o in pro dei suoi feriti e malati. Indipendentemente dal soccorso volon tario il soldato ferito vien curato successivamente : al CJ.Uadiere di primo soccorso, al distaccamento sanitai'io, all'ospitale di campo, all'ospitale di guerl'a permanente, ull'ospilale di tappa, all'ospitale di riserva in patria, l e fin almente dai llrivati. · Il piano c~ i c1ueste istituzioni ·può dirsi perfetto, e quel che è più corrisponde ottimamente in pratiéi. lL SOCCORSO YOI,O~TARIO I N CA>MPAGNA .

Il servizio sanitat•io dell'esercito per la sua llenintesa e compléta organizza;~ionc trbvasi già per se solo in condizioni tali da corri~pondc i'O pienamente ai bisogul di un a guc.rra. Ma le sue risorse sor.o immensamente aumentate dai membri delle Società, di volontario soccorso, i CJuali 'in tutti i punt i dello stato spiegano la loro umanitaria attivita. Un commissario regio ed ispettore militare è capo di quel serv~zio, egli risiede sempre al quartier goner·ale, ed ha sotto di sè • un g1•an numero di delegati quasi t utti confratelli dell'ordine dei Gioanniti e eli Malta_.

Gioanniti e cctva7ieri di Malta .

•

Ben poco si può ùit·e dcll'opero:3ik'\ dci Gioanniti, molti di loro f:lÌ l'CM.vano a visiLnre g"li osp·edali, e COSÌ On passant, come dice


680 l'autore, li scorreYano in rivista, ma nn serio interesse per i bisogni degli ospedali, fa duopo confessarlo, non l'hanno mai mo-. strato. Sembrava .che costoro schivassero ogni occa!"ione di interpellare un medico, che ò pure il solo capace di far conoscere lo stato dello cose, e credessero di essere gifl: ~•l corrente di tutto dopo di una brove conversazione colle sor·elle di carità. Bello e consolante spettacolo è invero il vedere la nobiltà adoperat'<>.Ì coll'abnegazione personale c coi ricchi doni a lenire le calamita clie la guerra accumula s.uHa patria. Ma no'n e giusto che al solo nobile sia r iservato il dil'itto di . monopolio delle offerte di u ~a intera .nazione. Chi ha veduto il dépo:;iLo di Courcelles può far.si un'ide:t dell~irisipienza e del disordine con cui venivano amministrate le offerte na?.ionali. Fuvvi un tempo ' in cui Por\t-a-JVJousson form icolava di Gioanniti e cavalieri, di Malta, eppure nessuno di lot'o si e mai ,intéressato dei fer·iti, nessuno si è rm~so la pena di mantener·e la corrispondenza tra i feriti e le loro f<lmiglie, ciò che avrebbe costato poca fatica e avi.•et)be por tat9 incalcolabili vantaggi. La stazione dei Gioanniti e ca'valieri di '\Vfa1ta ha ·sede in tutte le grandi città poste sulla str·ada dr tappa élove téngono a nche il loro deposito. Lt1.loro missione e quella specialmente·di infor·marsi dei bisogni degli ospedali, soddisfarli per quanto è possibile, e dirigere il traspol'to dei feriti nell'interno del paose, utilizzando anche i mezri di trasporto che sono a loro disposizione: .J.l1edicz' volontan·. I medici bo1•ghesi che a Berlìno 'offl'i·vano il loro servJZJO volontal'io ricevevano la famosa fascia ·di Ginevra, ed una carta per il gratuito mantenimento, ed -qn'altra per' il libero accesso nei teeni di 2.11 classe, liberi di recarsi in qualsiasi punto del teatro della guerra. Sotto l'egida delle fasce di Ginevra si sono commessi innumerevoli abusi; si son veduti venditori di si.gal'i, co l'rispondenti di giornali, nego?.i'anti ebrei, e perfino un gran num(~ro di donne avventuriere servirsi di quel segno come di un salvo condotto per dar libero sfogo al loro. più o meno lecito commercio. Ad 'alcuni medici veniva assegnato fin dal J?t'inci pio della guerra, un determinato incarico negli ospedali dell'interno.


681 Altri .medici, o questi ngiva.no meg·lio, ~i loro propria iniziativa si portavano sul teatr·o della guerra, e si associavano ai Gioannitl, e la loro opera fu veramente giovevole, in special modo pel trasporto dei feriti .· Ma i più segnalati servigi ci furono t•esi dai colleghi che pol'tatisi al campo si mettevano a disposizione del medico generale della tappa, il quale li assegnava al servizio degli stabilimenti posti nel territor·io a: lui sog·gotto. Questi ricevevano un11 dieta giornaliera di 2 a 3 tallcri al giorno.

In(ermie?'i votonta1·i. Sugl'infermieri volontari, o diar.oni come sbn chiamati colà, rautore non può emettere un giudi~i o fondato su esperienza propria. Le diaconesse e sorelle di carità. dei divc~si ordini spiegavano ovunque un'altività ed un'abnegazione superiore ad ògni elogio, dimostrando una volta di più quanto benefica $in l'opera della donna negli ospitali.

Società di soccorso. In tutti i paesi dell'interno si sono costituite società per la cura dei malnli e feriti in guerra. Non è qui il luogo d'esaminare in qual modo si siano costituite de società, e quali serviti abbiano ·resi alla nazione; basti notare che in loro mano sta va una cnor·me quantità di offerte nazionali di -tui.li gli oggetti, i quali . erano raccolti in g t·andi depositi (a Berlino, Lipsin, Amburgo, Colonia, Mnnnheim, ccc.), ammini!ltrati dai Oioanniti e cavalieri di Malta. Ma l'amministrazione non -si mostrò mai all'altezza del suo ufficio. Quegli oggeili dovevano rip.trare le perdite fa tte dagli ospitali e depositi tli riserva dopo le grandi bn~taglie sostenute, ma quasi dappertutto si dovette rinunciare ad una tale risorsa.

La fèts(:ia di Ginevm. · Nonostante i segnalati servigi che i volontari hanno pt·estato a beueflzio dci feriti in guerra non sarebbe fuor di proposito sottomctt.er'e alla decisione delle autorità il seguente quesito: si dovrà per l'avvenire permettcJ'O ai borghesi di portare la fascia di Ginevra1 I,o scopo principale di quel distintivo è senza dubbio quello di far distinguere a prima visia le pel'sone addette a~ servizio


682 sanitario. dai combattenti, e così tenere i medici e'd i p~rta feriti al ripa'ro di qua~sia.si volontaria offesa; ora per ì borghesi questo scopo manca affatto, non trovandosi essi d'ordinario sul campo d'azione. Per tutti gli altri casi sarebbe forse più opportuno l.ma patente legalizzata da tenersi in tasca piuttosto che ht fascia, la quale, do:vo gli abusi che se ne sono fatti, non si IHtò guardare non senz~ un èerto sospetto sttl braccio delle persone non militari. D'altra parte la sorveglianza e il conteol!o per il porto della fascia ,richiederebbe un numero troppo grande di gendarmi. esclusi varnente .comandati a quel servizio.

L'assistenza volontaria e le autorità militcwi. I volontari non possono efficacemente operare in pro· dei feriti in g uerra che dietro un perfetto accordo collo aut.o rità militari, essi non devon6 far a questa la concol'renzà ma invece consultarle, onde a seconda degli avvonime,nti cònosceré meglio la loro sfera d'azione. Essi debbono lasciaf l'autorità militaee nel suo llieno potere eli assegnare e distribuire i rncdiei sul campo, e cosi il mediqo volontario · che offre l'opera sua nèll'atto di prender servizio non si troverà nell'incertezza di mettersi a disposizione del comando generale, oppure dei Gioanniti. Anche in pa~ria dove l'<tssistenza volontari<t può megli.o che · altrove sp ie~ar·e la sua filantropica attività, essa. deve pure consigliarsi dall'autorità mili(a.re. come quella che consci<t veramente dei bisogni dell'esercito può mettel'e sull~L retta via, c 1:endere più efficace la liberalità dei patriotti. Perciò necessita che anche il soccorso volontario sia suborqinato alle autor·ità militari,

Soccorso ù~te?·nazionale. Da ultimo è da notarsi che anche néi paesi neutrali non si accontentarono di restare muti spett1ttori di quella sl).ng u inos~t guerra, ma aiutarono in modo prodigioso gli sforzi delle società patriottiche delle ·due nazioni. Non solo a:iiluirono da ogni parte medici, ilifermieri, materiale, danarù, llHl l'Olanda o l'Inghiltel'ra inviarono al campo ambulanze' iri completo cori'edo, sull'opera delle quali saremo informati da speciali. rapport.i che t.ra br·eve saranno pubblicati. DR. PRET1'r.


683

Un nuovo toracimetro. Ci. è a caso capitato tro. mani un opuscolctto del collega dottore Supcrchi Vincenzo, med i co di battaglione nel 370 fanteria, nel quale è descritto e raffigurato un tor·acimeb·o ... «ossia istru« mento di nuova invenr.ione per l'esatta misurazione del petto « degli inscritti di leva per chiaJ'ire l'a. diagnosi o la prognosi « ed apprezzare l'effetto delle cure di molte malo.ttie mediche e « chÌI'Ul'gÌChe (~!) ». Ess0 opuscolo è JJ,·op,.ietà Zette~·ar·ia, non la -violeremo quindi se non ,POr quel tanto che la legge acconsente e cbe basta a dare un'idea dell' instyumento e delle speranze che l'autore vi fonda. Eccede un po' il vero il concetto ~he l' autore ha del s_uo istrumento; diremo meglio : non è esatto il modo con cui si esprime, quando dice : « Toracimet1·o è il nome d'un istnt« rnento da me 'inventato pm·la misura~ione del petto, cc. ec. ». Toeacimetro è invece nome e co.:;o. antica, antica, cl\è tale dcnomi n~?.ione fu semp,·e aùopeL'ata appunto aù indicare i mezu di mlSUl'llZÌOl}C del petto. L a primitiva cordicella o feLuccia. che ogni medico avrà usata, il nastro eli tessuto vegetale, matallico, od il regolamentare vegeto-metallico, sono veri toracimcLr·i; ver-i Loracimctri meccanicamente commendevolissimi sono i me?.zi divcl'.>i da lunghi anni usati pei volontari ingaggi nell'esercite. inglese ; ecl anco1'a veri toraci metri, e così denominati, sono tra i tanti quello complicato che vedevasi all'Esposizione di Parigi nel 1807, (e di cui ii GiirLh dà nel suo magni:fico atlo..r..te la fìg ura), e quelli del nostro collega Monti (a compasso), del collega li't•anchini, ecc. che, son già alcuni anni, p r•oponevanli nello stesso scopo dal Superchi vagheggiato. Nè il nome adunque nè lo :scopo sono nuovi, nè sono di possibile invenzione .... Inventata, se pure, è la nuova foggia del toracimctro. Dirà l'egregio collega che la è que~ta nel fo ndo una di lana caprina . . . . Sì, ma discussione oziosa ed una tlt1cstione l l'abbiamo fatta pet•chè i profani, a cui forse capiterà tra mani, se' non foL's' an co è destinato, l' opuscol.etto, non siano presi del tutto alla sprovvista. Essenzialmente l' istrumento consta çlel nastro misuratorc che

o

.t


68-t applicasi nel ~ol ito modo al torace, ma cho in un punto del petto non vi si a-ldatta imme:.liatamontc, ma sì coll'intermezzo di una molla metallica ebslicn ad an:~a: la resistenza dclln In·anca libera di e$ll molla, che è dal nnstro acca\'allata, determina la tensione melqdica, o rostante del nastro stesso, dovendo il nustro abbassarla contro la bl'nnca flssa alla pinstrella applicata al torace fino acl un dalo punto segnato su d'un indice a e<>loncina. 01·a veniamo alla questione principale . .Lo scopo delle J'icerche dell'autore è giuslo : otttnun·e pe>· la.

costan::a dei (atton· t·isultati costanti, ~·uscettù·i di esatti ra((1'onli . ... Ma i tre fattori. invocati (posizione del corpo - determinazione preci;;a dci punti di orizzonlnzione dclln mi:;ura applicala al petto - tensione coslanLe del mezzo misurante) sono llUfficienli pc l' una assoluta esattezza~ Non manca un a!Lt'O fattore e sgraziaf.amente un fattore compos i o 1 Per noi la c:;nttezza maternatina, lasciando da par·Lo la que3tione se una sola (•tualsiasi) misura. del torace possa valere di indizio sicuro, e lanto meno assoluto, della capacità reale elci 'loJ'aco, non ò pos:>ibile so non si riesce a flssrn·e il momento dil~ taio>·io, pel quale Slt•ebbe . neceS$Urio il concorso della determinazione:

a) dell'istante delta 1·espir·a:::ionc: b) della cncr~ia. d'impulso o di estensione del movimento rl'spira(OJ'io (.~ullhiotti\'0, volontario). c) della t'esistenza rehlt i va dello parli molli .... çho imporla invero c he In misura ttbbia una tcmiono co31aule, se non poss iamo avere co~tanza di resistenza, od almeno non possiamo dotel'minarla~

Dunque p or nm· tJ 1ttopia la ?·z·cat·cata matemcttica csattez:~:a nella loracomet,·ia: cd aggiungcrc;;simo ancora, è un es.'\gerarsenc l'imporlan~:l il protender la. c ricercarlu massime vista l' impossibile determinazione nel vivente dell' inl:luenza della volta muwbile diaf•·ammatica, tanto 'i nfluente che da sè sola bast.'\ a mantenel'c una· respirazione · compali bile colla vita, mentre essa annichilita la respirazione è profondis~imamcnlo lesa. Ma noi po:~si amo anche ingannarci, non è vero eg••cgio collcg;t?. Da1o dunque (e non 'concesso però), che lo scopo sin non solo attendibile ma raggiungibile: il rnezzo d.tll' autore iromnginllo per raggiungerlo 'è buono?


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!l principio SU CUÌ &i basa 'l'invenzione del collega, p OI' ottenere una tensione sempre cquabilc, melodica o not·male del nastro, certamente è esatto. Non è nuovo, perché non è che nna applicazione del dinamometro (o pl)ecisamente è un dinamometro basato su ll'G!lasticìlci d' inilessione), ma In modalilà però clcll'applicazionc è nuova. Se poi non può tutto dare, devesi, ptn' ammcttcl'O che fa fare un passo VCl'SO la vaghegginl.n, ma non ottanz'bile pel' noi, esattezza del computo. Lo stesso risultato (ne ciò menoma il merito dell'applicazione 1ltlova del principio), ~> i potrebbe ottenm·c con mezzi di identica od analoga natura, con \lltre foggie cioè di dinamometri, meccanicamente assai più semplici o me~lio più opportuni. comccchè più manoggievoli. Cosi p. es. in adatto punto della lunghezza del nastro bastct•cllbc !nncsLM·e un cli'namomelro. a) ad elasticità di trazione o è. i pressione (un nastro o cilindro cavo di gomma clastica vnlcanizznta); ò) nd olasticitù di torsione (uno. :;pit•nle mctalllcn n tempra fissa da estendere o compt·i mct•c) ; c) ad elasticità di infie:"ione (un anello metallico chulico t'cagen te nllrt forza di dcfon:na:~.i onc- pel' ~dlun gamen to o schiacciamento, con tm lim'itatol'C ftsso, clcLcrminanle l'effetto da ottenere. Questi divcr:;i mez:t.i. essendo di applicazione immeliala e diratt:l col nastro misu1'alo1·c, r•cndcrcbbero la manualita ricldesta più facile e spieein. Ci compati::ca l'egregio collega. ... è colpa sua se ci è nato il ticchio di invcntarn anche noi. L'applicazione di un poso come livellatore della clu~ticitù. della molla se non è éosa nuova, ciò nou toglie pot·ò sia giu.;La' e1 accettevole comccchè rigoro:>amente scientifica. Conchiudotcmo: Non è quella del collega una scoperta, una invenzione ; sì. nna applicazione appt' O:t.7.cvolc, chr. potr·ebbc assero accettala, for;;c più opporlunnmcnto modificata nell' ntlun:t.ione, o riescire co~ì pmticn cd utile .... Nt:l si adonti il rollo[ra di questa nostr·a idea, pcrchò possagli sombr·ac·o tenda n domol tl'..! il suo merito. No ! il morito di occupnr3i dell' m·Lc ::;ua nc!ssuno può nè glie lo 1-"UUle contestm·c, cd li tale merito abbttstJ.cn:;a prcgiet,ole mas:;ime ai di che COI'I'ono ; il 1n·intipio è pur Ruo, cJ è commendevole; Gio,.·u. di Medie. milit.

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686 finalmente rifletta che NESSU::"A p1·atica applicazione fu rn ni il risultato dell' i n ven~iono nel vero senso della· paro~a, ma s'1 della utili:::::azione <lei materiali. che 1a scienza già possedeva. Ciò ammesso, vorrà far buon v.iso alla franca critica del collega BA.ROFFlO.

A comp1Atnre l'esposizione delle nostre idf!c int~ rn o alla.·, questiona della tot·acometria come coefficiente della buona scielta dei giovani nostri soldati, riprodu::iamo un articolo pubblicato ?ià nell'Italia 1Vf_ilitare, col titolo: La misura del petto. Il lo~levole cle;;iderio cll i n~erprctaro i momenti causali delle recenti vittorie alom:lune, ha messo oggidi. in quest.ione tutto che ha tratto ni milital'i ot·dinamcnti. Tutti ne di$eutono e su tutto, non sempre per'ò con quella prudenza cb e è il pm'tato delh piena conoscenza teorica e della pratica esperienza dell'al'· gomento di cui si imprende a t rattar e. In un giol'nole politico fu, così, agitata oostè la questione im- portante, ma non meno spinosa, della !'1isttra dell' a mpic;r,za del torace per determinarne il limite mioimo ancora compatibile colla buon:l scelta del soldn.to. Tutti am me~tono esset'c l'ampie;~r.a del tomce fattore necessario di una org-anizzazione fisica, sana, robusta, valida, resistente : lo divcr·genv.e sorgono C(llando vuoh;i deftnirc e delimitare quella sufficiente ampiezza; e sot•gono appunto perchè la questio ne è in se stessa o per se stessa diffic.ilissima, anzi non è suscettiva di !Soluzione assoluta. P ossono invocat>si crilerii saviissimi cd eminentemente scieniifici, mn. impo:>sibilc sarà sempre attenerne la r elati va materiale e matematica dimostrazione. P rova ne sia che in nessun paese si osò rid urla ad una espressione numerica .... Solo da noi lo si è fatto, ma le t'e lati ve t'ego la-. mcntari disposizioni, modificate, alterate, invertite in b1•eve volger di tempo ne attestano appunto la difficoltà di dare alln proposta formola una base indiscutibile. N on sempre in vero r ampiezza apparente od esteriore risponde alla vera ed utile interna capacita. La capienza d' un to1'ace, di forme in coropleSl!o r egolari, può essere profondament e modificata.


687 dall' irrcgolnrit:l dei rapporti fra i diversi diametri, s icchò· il perimetro da solo non potrà darci c}) c una convenzionala c quasi ipotet.ica misura dell'ampiezza sua r e:spiratoria. l muscoli, la fodern. ccllulo-adiposn. della cute·, eli ben di verso spessore nei divet•si individui, tolgono di poter con esattezza. desumersi dall' esteriore :l'ampiozzn del cavo interno. Finaltncnte l' ampia cavità di un largo torace può essere occuplta in troppa porzione eia allri Yisccri in s u respi':~ti rlnlla rinscrmta (eome p. e. in molti sardi) o relutivamcnle insufficiente cavit•\ addominale : ne sarà allora direttamento diminuita. la capacita utile, r.ome s.wnnno inceppati i movimenti, e spec ~alme n t!E! quello importantissimo del muscoloso sepimento che dal ventre il torace divide, con grave limiiadone delb capacit.t\ respiratoria di q uc.~to. -xè a questi inconvenienti rip:lt'a la determinazione complicata di più diaroetl'i da alcuni pr·oposta.... Aggiungi che ad ogni modo la cubat1wa non ppt,rebbe~i desumere che con un calcolo trigJnomctrico (!). Dunque devesi rinunciare alla delimitazione ft:;;sa d<Jlh minim:t capacità i.oracic!l. come b:tse della idoneità fisica al militar·o sct•vizio 1 N o.... Benché di semplice pt'c::;un;,ione è un dato tr•oppo essenziale p2r pot01·lo la~cint·e in disparte. Nell' or>dinc scientifico sarebbe ben piil uti le !asciarne r apprezzamento al ct·i lorio clel pcrito; ma in pr'.ttico., io credo ciò nò utile, nò de.>idoravole, almeno per ora. Ma se vuolsi conscr·varo tale misur•a, come s i potm determinarla? S i può a ciò arrivare 'Con cl'iterii indireUi e precipuamen to coi seguonU: · 10 Nei gi1>vani ben costituiti il per•imetro toracico ò in media, superiore ad 80 ccntimetr·i; inftl.tti: Su 15,8:!5 ::;oldati de.l nostro escrciLo per ciò stabilire misurati, ho rilevato le scgucuLi medie: Oranutieri ce n timctri Ql

Funtcl'ia .

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Bcrsn:;lieri Artiglieria Cavalleria eli linea Id. leggera

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88 00 80 88

Treno

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83

Media generale centimetri 87.

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688 Su ~000 so~dati dai 20 ai 2 1 anni ottenni una media di 86 centimet ri. Su 39 defunti per tisi polmonare di corso acuto 83 ccnlimett'i ; e la stessa media riscontrai in 79 r iformati per malattia di petto. IJ Bernnrd in Francia su 400 soldati trovò la massima di 91, la media di 88, la minima di 87. ' iO Il perimeti'O toracico normale calcolasi di alquanto superiore alla metà dell' altezza èlell' individuo. Nei miei 16 mila circa. soldati misurati la statura media mi risuUò di centimetri 167, ed il pcrimett'o t oracico, come già dis;;i, di 87; il Bcmat'<l trovò il rappotto medio di 88 a lG9. A.gginngi che sui 16 mila, mille appena riscontrai inferiori a 160 cenlimc"lri di statura . Sui 1000 giovani di 20 a 21 anni sette soli se ne t•invennero di statura inferiore a 100 centimetri che twesseJ'o un perimott·o toracìco minore di 80 ccntimet!'i , mentre il limite minimo di tal misura era nUora stabilito a 78 soli centimetri. :~o L'esperienza l1a matcmatiéament e dimostrato pcl nostro esercito, che elevando ad 80 centimctt·i la misura del perimetro toracico, climinuit•ono le morti · i n genere, diminuirono poi in modç significante i decessi e le riforme per tisi e malattie di petto. Ke esse 111oeti e riforme pella sola t isi polrnonare sono tenue cosa.... Negli spedali militari raggiungono anco1'a l' elevato rapporto del sosto delle morti e riforme ' in ~~ompl csso . Alcuni non e pe1'ò il principio. della misu ,•azionc, nò il limite. di so· centimetri che oppugn:tno j è piuttosto il modo di pt•,tlicare e;,sa misura : il nnstdno regolamentare sarebbe 1111 mezw infedele inaccct tabile. E propongono sostituirvi un compasso di spessezt a, col quale 'rilevare almeno tutti i diametri del piano medio orizzontale. del petto. )fa se ad essi cliametl•i dat·etc tut valor•e numerico, come vi accomoderete, dico io, quando l'uno fosse deficiente, l'altro eccedente ~ Assegnerete loro un Yaloro r.eci pr·oco proporzionale? D'altra par•te anche il compa:;;;o, e pii;." che il rilievo JW·imetrico, sal'à influenzato dallo spessore dello pareti ; rimarrebbe poi ancor sempre il problema della determinazione in caso di occitpa:.ione indebita pei visceri ndrlominali. Pct· certi altt'i il nastro ha il difetto d' essere per Rè muta~


689 bile, e di poter ancora tcndersi sulle pareti in clinrsa rpisura. In senso assoluto ciò sta; ma è una questione sottile e meticolosa... . L'csperienz<t mi ha provato che le di!fcrenze sono ap- , pena avvertibili. Che si possa poi stringere da suscitar dolori (lo si è in un giomalc da un medico asserito !.. ..) è un concetto propriamente fantastico . Che dirò poi del criterio limitativo dedotto dal dolo1'c .(È una proposta eli quello stesso TI\ Celico a cui sopl'a si accennò .... !!) provocato n"ella mis urazione ~ Non ha proprio pratica delle cose eli leva cb i ciò pl'opose. ... Dolore non suscitasi, non può suscitar.:;i col nastrino; e se la tensione potesse esset'3 spinta fin là, non sarebbe ad ogni modo mai all' individuo i nteressato che poti•cbbesi prestar fede e lasciar che elica betstcc il meno furbo gridet•cbbe ahi ! al sot vcderlo .il na~trin o . \ Ma, dicesi ancora, è nell'atto della inspit•azione o della espirazione che vuolsi la. misura determinare~ È vero cb c il ca.<;:so toracico muta crall'\piezza nei due atti; ma la mutazione non ha una grande innuenr.a sul perimetro totalf', simt~ltaneetmente

p1·eso sulle clue ccwità cilind1·iche tangenziali costituenti colla lo1·o Tiunione la Cavità to?·acfcet CO?nplessit•a, a menO che ;;i 'esageri, si forzi ad arte l'estensione dci due movimenti : lo si comprende meccanicamente e lo si comprova sperimentalmente. L'ignoranza, d'altronde, e la mala fede impediscono di affidarsi alla scielta dell'uno o dell' altro atto ; già non si avrebbe la def'iderata esattezza, come nelle esperienze di Gabinetto può ottenersi. 'l'enendo il perito a sufficienza il (nast••o in posto s' avra, cbecchè faccia !"individuo, la po~il!ilità di formulare un giudizio attendibile. Conchiudo: « Sta d.ifatto che una dol imit.azione matel'iale matematica del« l'ampiezza del torace per i::;tabilire ridoneit à al militare servizio « non è scientificamente possibile; le p1·opor:::z"onalità, l'euritmia di «sviluppo, ecc., sarebbero una, salvaguardia 'ben più sicura per . « un giuùizio ; ma sta pur di fatto che, volendo stabilire una « mism·a positiva, 80 centimetri np n saranno eccessivi . L' ap« prezzamcnto dell' armonico e ~olidale sviluppo eli parti sl im« portanti dell' organismo o vuoi essere lasciato intero al me« dico giudizio, o vuol essere, se designato positivamente, stabi« lito nel limito relativamente più elevato, colle viste più ge« n erose ».


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Stnhilito poi il princ1pto, sarebbe il peggiore dci metodi lo acccnnaro dci casi generici di eccezione. Gli 80 centimetri cd il nastrino hanno al postutto fatto buona provn ; perché muteremo dqnquo1 n' meglio da faro, per ora al-meno, è la~cinl' le cose come stanno. )fn quel benedetto nastrtn~ suscita speSSQ delle contestazioni noi Consigli ? Ma como è una questiono di fatto puO anche r isolvo1·la da ~ò il Consiglio ... 11 perito avrà intinto inscriLlo sul registro per conto proprio il suo giudizio ; ciò deve bastargli.

13.\ROFFl~. "Togliamo dall'Italia Militare del 17 sc.orso settembre, il seguenLe r esoconto delle esperienze d' ordiue di S. E. il

ìYiinistro della a uerl'a attuate intorno alla :

Riserva alimentare pel soldato in campagna. Vettovagliare un e~crcito in campo è un p1'oblcma ccrtarncnto sempre difficile di cui lutti comprendono l'importanza e la grnvc~za . Non tutti però fan nosi capaci degli ostacoli che, nelle diVC, l'.~r falli dell' urciLH\- opera n ciò nocessnt'in, manda no talora l\ vuoto i calcoli più intelligenti c l' opero~ità la più meritoria. Qnnrrdo l'amministrazione ha dietro le sch iere r•accolto tutlo ciò che pttò necessitar•o al loro t1ostentamcnto, non è risolta che in ptwte la questione; i viveri clcùhono nncom giungere fino al l'olclato, st•guir·lo nello sue mo:<'le, intatti o nlmcna non profondamont.e alterati. ed è poi ancMn necess:u•io che 'luesti abbia il tempo e l' opportunità di apprc~t.arli , ammanirli, smahir·li. Or·n qnest.e divcr.sc, costanti cd imperiose esigenze formano spes~o in gucrra il più grave pensiero dci comandante supremo. (l nt'ccssitnno ben anco ch' cgli vi subordini il concetto di decisivi movimenti e di ~wdi tc strategiche combinazioni, con sommo rianno delle sue operazioni c tal Jìat.a colla perdiln eli quella fot'· tundta opportunità che ò in guerra il srgreto òella riuscita, In rngione della vittoria,..... ed essn perditn risolvesi poi sempre in nuovi sact'Hici di danaro e di umane vito. Oggidi colle subite o rapide mosse degli cserciti, difficilissimo ò sempre prov,redere alla materivJc lo1'0 esistenza : nei grnnd i movimenti s~ro.legici poi (eli concentl'mncnto alla vigilia tl' una


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azione decisiva, negli accentu?ti cambiamenti delle ba~i di operazione, più ancora nel giorno d'una gt'Ossa battaglia e dopo di questa, si<l c:he ncce:>siti usufruire lll. vittoria con vigorosi inseguimenti, o riparat•c ad un infortunio con una rit.it·ata), l' esercito il 'IIU!.(Jlio amminùtrativamente m·dinato dii'Ctlcrù, mancluwa anco

assolutumonlc· dei viveri...... In tutte quelle svariate coutingen?.e hanno tanta parte 1' impr evisto o l'i rnprevedibile cl1e è impossibile anrlnrvi ·al riparo, tanto più ehe vi si oppone la stessa suprema necessità di opc- · rare c di vincere. Qua:;i sempre i viveri son la al>bondevoli, accumulati dietro le schiere; ma è imp?ssibile far·li giungere al\o truppe, ·queste non possono apprestarli, c tal fiata nel ment,l'e li apprestano è giocoforza farne goito pet· raccogliere g)i utensil.ì ·culinaei, marciare o combalte1·e digiuni. Giu::;tamellie aprrezzando la ineluttabile necessità di simili fatti e le gra.vi lo:'o conseguem et desideroso di liberare possibil mente il generale coma.ndante da tali gravissime preocè.up<\zioni, col rendOt'e lo truppe nei liberi l01·o mov'imenti quasi indipendenti, almeno nei momenti supremi dell'azione, dagli ostacoli che rendono per l'amministrazione arduo o quasi impossibile il compito del loro vett.ovaglinmento, r attuale ministro della· guerra inspi·candosi all'esperienza della g uerra stessa, maturò il concetto di fornire ai solrlati una individuale ra1..ione di riserva, una razione, diremo più esattamente per :precisare esso concetto, çb: battaglia , che ,ne assicurasse la sussistenza ed il vigore nello eccezionali, e per verita tran:;itorie contingenze sovra I'ÌCOl'Ùate, che pur possono tanla i1npor tanza avere sulle sorll d'una battaglia e per l' e;;ito stesso cl' una guerra. . Non è quindi uru1 razione oJ•dinal'Ìa di guerra, ne1)purc una razione di riserva nel senso lato e comune ùella parola, eli cui S. E. desiderasse dotare le noslre truppe; ma sì una r~ione eccc?.ìonale, pejle straordinat'Ìe impro-vviso ed impcriosissin1c nocessi!:.\ di dato conlingonze, tma 1'et.done pel campo di battaglia. S. E. formulava sì fatto preciso concetto cd indicava con esat!;o praticisrno i requisili di ossa l'azione. Doveva cioè sotto il minor volume e p2so contenere intct'i gli elementi necessari, indispensabili pella nutl'izione normale del soldato e pollo sviluppo efficace della sun organica resistenza e forza. Doveva es-, sere apprestata per modo da potersi utilizzare, senza la benchò

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•,

692 menoma ulteriore culinaria preparazione. Doveva potersi conservare abbastanza lungamente senza parti~olari ed imbarazzanti cure, sen:r.a pericolo di spontan:ea alterazione, di deperimento o dispersione. Finalmente doveva ess~re individuale, della q uantità richiesta per un giorno, di facile t rasporto pel soldato, onde l' avesse così sempre sotto mano' ed adatta ad essere adoperata all' istante del bisogno, offrendo ancora in qualche modo un argine all' iniprevvidente sna consumazione. n medico direttore D. Bat•offio invitato a tentare la solm.ione del complesso prob.l ema, assqciavasi il far macista capo D. Romei:onorati della fiducia in loro riposta, studiarono e reit.eratamente esperimentaro no, l'iescendo a quanto sembra, ad un risultaio pratico che risponde al concetto e sembra capace eli feconda ap··plicazione. · L'accurato studio della questione teoret.ica o meglio fLsiologica, ie diligenti analisi instit.uite sui proçlotti proposti cd adoperati 1 fin' ora come riserve alimentari pegli eserciti, li convinsè potcrsi solo in una. giusta recipro~a proporzione di carne e biscotto riitvenire la desiderata razione: queste sole sostanze infatti possono, sotto il minor volume e peso, fornii'e un alimento fisiolog.ica' mente ed economicamente norr_nale e compiuto. La carne· da loro preparata è cotta a vapore in modo che ' nella forma più' densa. c succosa interi contiene i snoi· prinei pii nutriGivi. È rinchiusa in scatolette metaUiche capaci d'una razione individuale e giornalierà; e comecchè, all'uopo d ell't~levata temperatura combinata con un'alta pressione, ne fll rono cornpiu·tamentc distrutti i .germi di corruzione ((ermentt) e colla ermetida chiusura viene sottratta ad ogni ulteriore esterna azione alterante, può lungamente conservarsi senza che punto perda delle sue C[ualità sapide ed alibili. Le scatole hanno forma cilindrica, 7 cent.imeki di diametro per 6 di altezza, e contengono circa 220 gt'. di. eccellente carne cotta, ·monda dalle ossR c tendini ; sicchè rappresentano 480 gr. circa di carne normale cruda. È così, che (coll'aggiunta di 400 ' gr. di buon biscotto che il soldato deve pure ave1·e con se) vengono interamente appagati i desiderata igienico-fisiologici, rinvenendovisi appunto le quantità di. azoto e di carbonio strettamente necessarie al mantenimento della vita. ed allo sviluppo della forza.


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Egregia e davve1'0 concludente fu l'esperienza già fatta, in proposito dal 430 reggimento fanteria di sranza in Firenze, con tutte le minuzioso e diligenti cautele che pcrrnett.essero ·Cormu, larc un giudizio attendibile c scientjfìcamcntc esatto. I soldati del 3° battaglione di esso reggimento furono provveduti di 2 ra?:ioni ciascuna di biscotto eli 400 gr. ognuna, cl1iuse in appositi sacchetti eli tela-coto~c, e di due l;Catole di carne st~1fatn i n conserva; segnando sui picco l~ sac chetti e sca.tole il numero matricolare di ciascun soldato c con formale ingiunzione di non toccarvi senza ordine superiore. Opportunamente e studiosamente collocate tali razioni nei rispettivi zaini onde sottraessero minor spa11io agli oggetti di correcl.o, 11on venissero deteriorate e minore l)Ul' fosse pel soldato la tentazione eli consumarle improvviClamente, furono in i.al modo· conser·vate per hcn 45 giorni fino cioè al 29 scorso luglio. In tal dì due battaglioni di esso reggimento, della forza complessiva di 593 uomini, lasciati alle 2 antiro. i quartieri int.rapt>cscro una faticosa marcia militare nella direzione di Val di Pòstt. A .'ciascun soldato fu di:>tribuita una m~ione , di hiscotto c , carne d i quella già negli zaini conservata pci 45 giol'ni: ed a breve distanza da Fir~n:r.e fatto un alt, furono tuUi sottoposti a rigorosa visita per rit.irarne ogni sostanza commestibile che potessero in più ritenere. Alle 6 e meizo le truppe pe1'corsi ·circa 16 kilornetri di continue ascese, e discese, si accampm•ono in luogo riposto cd isolato e dopo un'ora furono autorizzati a consumare la riserva alimentare. La carn~ tornò ai soldati gradita ed unanimi dichiararono essern'c anco m atc~rialmente soddis~atti ; al17.i alcuni alle due pomeridian~ ne avevano ancora in serbo Cfualcho-por:tione. Alle G pomeJ•idiane mossèro verso la città cd alle 10 ent.ra'rono le ù•uppe in quartiere, non battendo pet•ò i colpi del silenzio che · alla roczzan~tte, onde lasciare che chi ne sentisse il bis.ogno potesse trattener.>i nelle vivandcrie. Pochissimi però usufruirqno di tale libertà, e benché l'egregio Colonnello ·non avesse obliato di ·dispol'l'c le antecedenti distribuzioni per modo cb c nessun avanzo di pane, nessun cibo OL'dinario lasciassero i soldati nelle camerate nell' intrnprendet·e la ricordata marcia, pure pocldssi'mi commestibili f~t>:>ono quella sera consumati alle ·vivanderie. Fino ad un certo punto la stanchezza, come bene osserva


09 l esso colonnello nel dctlagliato r•clativo rapporto, avrà a ciò contribuito; è però certo che se i ><oldati :wessero sentiti Yet•i l;t.imoli di fame sarebbet'Si recati nelle vivanderie a rifocillar,i. All' indomani s'ebbero a lasciare n riposo diversi individui, ma nessuno fu realmente malato, n'ossuno fu iuviato all'ospedale ed al postuito nessun fenomeno sorse da poter·~i aUribujre o sospcllat•c it1 l'apporto coll'influenza dell'esperito alimento. Si può quindi ben dil'e che eone cautele da cui fLt contornato r esperimento o 1' esattezza con cui fu condotto fn reso d'u n' import.Mza assoluta o decisiva. P ar•ve che le droghe aggiunte alla carne fossero un po' cecodoni i e potessero aver· avuto parto nel pl'OtO.uoveJ·o la vi va solo del soldato nella giornata riseniHa. Ma il caldo sotfocanto, la fatica e più clte tutto l1 biscotto spieghel·ebbero r intensità di quella sensazione e di quel bisogno anche all' infuori della causa sospettata. D' nltronde le droghe in giusta misura, olb'O COl1COT'I'Ol'9 alla conservazione della carne, valgono n corr·eggm·e l' insipiclil:\ roltt~iva del uiscotto, a fat• colat·e più abbo ndevole la saliva e rendere così la masticazione òol biscotto J..l iù facile od ut ile, uol mentre attivano la digestione eccitando gratamente, bencficamenle specialmente nella calda stagiono, il ventrièolo ; so poi doYe~;so la carne conservarsi 1101' molli mesi le di·eghe maschererebbero u1ilrnente quel lie,•e ~;apore o(ficinale che, con 'JUUlzmque ,prepara::;ione conset'tatil:a, le carni a lungo andare :1.:<sumono...... Ad ogni modo nel propararne ulteriormente si tcrr·ii calcolo e si farà all'uopo ragione a t alo appunto. Per esattamente apprczzm·e il valore della conserva' alim<'ntnl'C jn questione,non bi:50gna porderne di vista lo scopo spccialo : .' Non· va cousiùerata esclu.sivanwnte dal punto dj vista cl' llnn. i>pccinlità di preparazione, d'una jnuovazionc o pcl'l'czionamonLo induslrinle; ma sl, e piuttosto, come una applicazione di copitale importanza nel camJJO m1litm•e a cui è esclu$ivamont.o destinata. Non bisogner<\ quindi scordarsi cM la migliore, ln più sicura cd cconom.ica ri~erYa ulimentarc ordinaria tli guerra fu e ::ur<\ sempre il bi.;;corto cd i buoi al seguito; o che le scalolo indi vi duali di carne conservata ~>ono (non ci stanchel'cmo di l'ipetcrlo) una l'i;,erva eccezionale, una risorsa pel campo di bt\ttaglia. Nò ci s.i obbietti che di conserve più o meno buono, tal /lata


695 egregie, s'è sempre fatto uso in g uerra, ..... No, nessuna iii1 ora ne ftl proposta od esperim~ntata in pratica capace di immediata consumazione senza Jn. benchè minima culinaria pt•eparazione, da soppe1;ire individualmente alle necessità d'un sol giomo. · Il biscotto-cm-ne di T01·onto, usato dagli eserciti americani. - li F leisch-gt•ies dell'esercito Austro- Ungarico. - Il preparato dello Schroder di Berlino, noto solto la denomi nazione di ~alcicciotto prussiano. Gli analoghi preparati della fabbrica privilegiata di Fiume e della casa Gìerlings Kup di Francofol'te (Erbsumrt, salame ai pisel!.i). - Tutti esigono una culinaria preparazione, quasi sempre facile e semplicissima in 'verità, ma che pur necessita fuoco, recipienti cd al postut to un certo t empo e date comodità........ Cose tutte che appullto nelle circostanze supreme difettano. D' aUra parte sotto il t•apporto fìsio'logico, non p<;>ssono di certo; a pa1·ità · di JJeso e volume, avere il vnlpre • alibile dello. carne. Le s!.esse egregie preparazioni di carne in consen·a del KHmkc~t- di Brandeburgo, superiori senza alcun dubbio a tutte qu~lle :liu ora conosciul:e, e di molto poi a. quelle già di dotazione del nostro esercito, non rispoudc••ebbero all'intento da S. E. il Minis~ro giustamente prefìssosi; stupende come ·vera e grande ri:serva a1irnentare, le sèatole Klimkeit p,cr la loro mole necessit~no d'essere teasportate al seguito e non possono quindi costituire razioni individuaH, come pcl modo di preJ,>arazione non sono la nostra razione di lmttaglia . Nè nei •·am~o nti sono da t.'ascurarsi onninamente l e abitudini e costumanze dei diversi pae:::i: quasi tutti i sovra accennàti prodotti valgono a preparare della bL~ona c nutl'iente pappa o pu?·ea; ora tal gen ero eli manicaretto confacente cd abituale a certi popoli, p. e. ai tedeschi, pel nostro soldato non lo sarebbe · egualmente; se non se ne risltlccherebbe, non al certo, e por lo meno, ne av •·ebbe quel senso di ripie.nezza e sazieh\ che è complemento ù' upa cornpiula nutrizione. Notisi poi che aggiungendo a<f un mezzo ga111ellino d'acqua bollente tm po' di sale cd immergendovi per pochi minuti lu. no.-! stra carne si otterrebbe aH' uopo un discreto sapido bro(lo, ed immollandovi il biscotto potrebbe farsi cosl una zuppa abbastanza buona e gustosa. Finalmente gioverù. accennare che1 app unto come razione di


696. battaglia, la proposta razione in conser va non dovendo costituire un alimento d' uso abituale o protratto, ma sì eccezionale, transitorio, per due o tre giorni al più, il lato economico della IJ.Uestionc, gìà pet· sè stesso secondario in guerra, lo ùi vc nta tutt' aftàtto di fronte ai vantaggi igienici, tattici o strategici elle la pt•oposta può 1'ealizztu·e. Ad ogtù rooùo per ò le spese di preparazione, tu tto compr·Hso, non eccedono i tre deci mi del costo commerciale della rarnc da prepamre, no n sono quindi di cot•to eccessive. Ancl1e da questo ' lato la pt•econizzatà prc{larazione r eggo dunque Ùl conft'()nlo delle sovt•a indicate ...... Anzi tutte (tt•anne le conserve Kli mkeiL) le vince, se si mello appunto in riscontr o il co:sto col reale v~lorc ulibib. Conchiud.,ercmo accennando come la razione individuale di carne in co nserva in guerTa sia giù. stata proposta in J.i'rnncia r.c da una Commissione mista medico- militare si st essero att uando delle esperienze, quando sgrn:d atamente la guerra le intet•ruplle pri ma cho se ne t r·acsse una collclusione ; come recentissimmnento siasi colù. L'i sollevata la questione fnLta. vitale ocl urge nte dalle ri:>ultan~o della g uerra stessa ; o come in massima le scalolette ÌJidiviclua li furono accettate COlliO appunto il migliore, più ·certo, facile e semplice mezzo ad assi curaro nelle p iù dHficili ' èonlingertzo l.a sussistenza al soldato..... È una sanzione po:>tuma, ma pront.a c compiuta di quanto si è da noi già fatto. :'{oi; f01-tunatamcnte, siamo già inoltrati nella v ia sperimentale, e le GO mila c più r azioni distt•ibnile alle tr uppe che or·a si raeeolgono nei campi di manovra n. Ver·ona, a Napoli, ecc., renderann-o possibile un · pronto giudizio positivo c pratico cd una rormale soluzione. che tutto induce a sp~rnre torni a seconda dell'egreg-io desiderio del Minisieo e sanzioni l' opera volonterosa di chi ebbo l'onorevole mandato di r.ttnai'D.è il fecondo concetto........ N oi lo augur iamo, convinti cha l'esercito ne tr~wre bbe ina.pprezzevole beneficio e vanLaggio.

Peste Bovina. Nella R evw: des detta: Mondes - F:tscicolo d 'apt'ile 1871 lcggesi un ri":"arcllevole articolo del N~agn o sulla JlCStc bovina: crediamo intcro~ri Le farne conoscet•c le idee e le ded uzioni più impor·lanti, trattandosi di un aq;omenlo che tocca cla vicino e pOI' diversi rapporti all'igiene.


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S inon:imin.. -

Ln peste bovina (R inderpest dei tccloschi degli inglesi) fu pm·c appellata 11esta di.ç.~cn­ tcrica, p3stc tmga,·ica, peste vaiualosa, fi•bln·e maligna, fehb?·e acuta pestilen:::iale, (ebbr·e ardente, putrida e gang1·eno.~a, tifo con tagioso degli nnitnttli coennti.... Quostc ùenorni nazioni l:r·nssoro la loro J'agione dalle forme principali tal nata pt•edominanti. La denominazione di Ufo contagio~o non è giustificata, di raffronto alle analoghe roalaltie dell'uomo, nè da analoght di sint~ mi nè dallo lesioni anatomiche... P iuf tosto, secondo Victld'Azyr, e non ha torto, anobbe patènli analogie colla poste or ientale od umana, nMlogi:1, che rori~inat•e dall'Oriente rli entrambe, rcn ùe an cot· rneglio accettevolo. So è piti facilmcuto contratta non attacca però solo i bovini, ma sì anco le allra bc$lie cornute, le specie tutte dei ruminanti, come capre, pecore, montoni, gazelle, i ze.bu (Bos inclicns), il yack (Bo~ grnnniens), l'aut•och (Bos bosanus), l'antilope, il corvo, il capriolo, il pecari, il cameJlo, il dromt!dnrio, il buflhlo, ecc. Ch·ccchè s~ ne sin detto l'uomo vi è roft•attario. Nei nost1•i paesi ò t:o~tanteroc~ nte il portato del contagi·o, lo stabilirono poi primi i nost•·i Rnmazzini c Lancisi : in Persia. e nelle stoppe della Rus:;ia asiatita cd europea s~olgesi a vece spontanea... Il suo mlt,urale. suolo sono i piani bagnati dal Dniestet•, il Dnieper rei il Don, come la febÙJ'C gialla nasce sul Mississip't, il colèra sulle t•ive del Gangc, la peste sul Nilo. In Unghr t•ia nort è che svolgnsi, ma sì pe1· ragio ne di vicinanr.a e • commercio è più fiLc ilJncate impo:·tnta. l~ ;;pecialmentc al ~<'guito delle grandi guerre elle scm[WC pcnrtrò c si dilfuse nell'Europa centralo rd occidentale. La guerra doi 7 anni ne appoì'lò la pesto del 1774, la guerra del 1807 h·a la Francia e la Pt•u s:~in desolò pella peste l'Allcmar;na, c l':n•mata prussiana la portò in Francia nel 1814; la guerra clelia R ussi:J. conLro la 'l'ut·chi a la cli!l'nse nei' Principafi; come vi si di/fuso durante la. g ttOl't;a di Cr·imca ; od ora fu spnl'sa nel centro cl'.F:Ul'O)lu tutta pelln guerra f••anco-alemnnna. P<'rò da Stato a ~tnto limilrofo fu cd ~ il commercio cho ÙC'n piil frectucntemcnte la comunica. È malattia eccessiva mente contagio~a cd il C(>mmercio dci se nsali che acquistano le' bestie minacciato da sinto:ni o sospette per contatti occ., vcr t• i venderle altrove ond' essere macellate, e un mezzo efficacissimo '<li difi'usione. -

Cntll~plngue


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Il germe ha vita tenace, ed i veterinari russi avrebbero elimostrato che nelle stalle <:dacuate, conservasi attivo per oltre ' l un mese. La conoscenza della storia della peste è più utile a coìnbat.terla che tutti i rjmedi proposti. 'ruttì i mezzi di cura riescirono infrutt-uosi sempre, anzi dannosissimi, mantenendo, allargando Ja cliff'LlSÌOlle de} male ; l'acido ' fenico non val riù degli altri in numeri rimedi propost{ La , stessa inoculazione, anche come ~cmp1ice modificatore o mitigatore, ha compiutamente fallito alla. prova. , Le quaraiìtene d:'o~servazionç per essere e~caci davvero bispgnerabbe fossero protrafte a 20 giorni, giacehè il periodo di incubazione se è o·rdinariamente di 4 ad 8 g iorni; tal :fiata si e~tcnde a 12, a 15, ed .-in qualche raro caso :fino a 20, come lo provano le inoculnzioni. I lazzarettj non furono a nulla utili pelle cure · e tornarono micicliali !luali focolai d'infezi0ne. Il decorso è rapidissimo negli animali estenuati, logori, in cattive condizioni di salute, e · ctuesti soccombono in 24, 48 ore; se no vi v ono fìno ad 8 clì. Non è sempre identica, ma può rivestire diverse (o1·me: ma. se la diagnosi è per ciò difficilissima in un caso isolato diventa facilissima ed evidente sgr<'Lziatamentc' ben presto, pella diffusione simulfanea, r..apidissima, gravissima che tosto no segue il primo svolgimento. ~essu n mezzo preservativo proprimnente detto vale a scon- · giurarne i danni : le sole misztre amministrative possono gio' ' v are. Una misura che ttttte le vale e senza della ·quale l'altre tutte sono i nut.ìli è 'l' i.ço[amento dà sam·: s' hanno fatti patenti, palmari chJ ciò provano ; ma l'isolamento vuol essere efficace, assòlui:o, a nche l'apporto ai custodi, ecc. . L~ahba:ttimento delle bestie appena attaccate, e delle conYiventi è il solo mezzo utile... purchè si faccia g·enerale e contemporaneo in t utto il pae;;;e: se no al danno della distruzione morbosa s'aggiungerà qu'lllo dell'artificiale. · • Non è necessario distruggere' gli animali abbattuti: la Cfd.rne è m~ngiabile _senza "alcun pericolo dall'uomo; le pelli possono oggidì efficacemente disinfettarsi ; gli an.imali sospetti possono trasportarsi


699 ai centri di consumazione con date cautelo senza pericolo di danni. Viaggio di 24 ore al più solo lecito in paesi colpiti ; vietato se deve attraversare pae~i di ampie pasture. Più prudente è abbattere gli animali sul luogo e trasportarne lo carni: oggidi è facile ti'OVat' modo ovunque per apprestarle per una anche. protratta conservazione. Con questi mezzi naturalmente devono attuarsi oppo'rtuni cordorÌi sanitari da villaggio a villaggi~, d:l. .comune a comune, ecc. Sparita l'epizoozia bisogno. attuare largamente, scrupolosamente, le misure di disinfoziope. Nel ripopqb:n·e, con nuovi acc1uisti, con. int roduzi9ni dal di fuori, il paese bi.:;ogncrà aver ~oroma cura di sorveglianza sugli animali importati, esigendo rigorosi e formali attestali di sanità ·coustat..'l.nti la provenienza, quindi instìtuendo quara•)tene di osservazione· protratta fino a 3 set~imane. I v agoni devono essere rigorosame nte disinfettati, escludendo ancora pel trasporto degli animali sani quelli che servirono ai malati o solo in paese infetto, esigendo all'uopo opportuni trasbordi. Così dicasi pel trasporto dci foraggi, cuoiami, ecc. Anche gli oggetti di imballaggio non devono essere di natul'a da poter tornare dannosi: p. e. , la paglia. Noteremo finalmen te che l'autore riconosce che in Italia come in Austria, in S vizzer~ e nell'Allcmagna oricn~ale si fece c si fa buona guardia, per cui da questi lati la Fra::cia ha. una sicura barriera. B.illOFFIO.

Precetti igienici alle truppe. Non perchè vi si rinvenga alcun che di nuovo e peregrino ; ma sì per da.r e un'idea dei rncz?.i inv?cai;_i onrle inculcare duran te la guet'ra alle truppe delle buono massime igieniche, riportiamo ~radotta l'ùtntzione cl{e, col consenso dell'autorità militare superiore, la Società di socCOt'3o di Berlino clistr ibuiva a t;utti i soldati dcll'esot·cito germanico che presero parte alla campagna di guet'ra. L'esperienza di tutte le gucrr.> ha insegnato che g li eserciti oltre ogni proporzioue som·ono più perdite per malattia an'zichè per fcl'i te e mo rtalità sul camp? ùi battaglia. Una geàn parte


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delle malattie si puO evitare colla cura c l'nttem~ion e che ognuno deve avet· per so stesso. Niente è più p.wicoloso dell'incuria o troppa fiducia in !lO stesso, pella quale il giovine soldato l'i credo capace a soppol'lat'O qualsiMi fatica. Una gt·nn 'parto dci !\Oltlati si procut•ano da so sl.cssi le malattie per mancanza di pt•cvidenzn per eccessi nel cibo c nelle bevande c per tt·ascuran:m della polizia. La patria pct•tlo così tal,·olta inutilmente qualche <'I'Oe, che Ja spada o la palla del nemico ha risparmiato - qualche cittadino che in tempo di pace le poteva rent~crG forse i più grandi servizi. 'l'rovi no adunque buona accoglienza lo seguenti regole, le quali rign1u'dano alcune d;lle principali cause delle malattie dci soldati in guerra, o che dovrebbero essere osservate non solo dai soldati, ma bens'1 cc,nsigliate o ripetute continuamonlo dagli ufftciaH. l o L'acqua frc~cn pulita è per se st.cssa la più buona bevanda ; può essere ingoiata in larga quantità, solo però quando il soltlat.o si è ripo::~ato e non sia pit\ r iscaldato. tn rnnrcin o specialmente m•i g iol'ni caldi :si consiglia di bevei'O l'acqua fresca in piccola quantità, anzi bisognerà prima empit•o la bocca clivcrsc n>lle con n'equa frcsr.a, e dopo cho questa si ò sculdata sputarla fuori . 20 Maggior 1)rocauzione è necessaria quando uou si trova acqua di fontana o pozzo, ma si acqua di fiume, di ruscello c persino acqua ferma di fossi. _ Quest'acqua dovo essere ftltt·atn quando si posson.o nvct•e i n<'cessm·i mczà. Alh·imenti dev'es:;erc colla c dopo cho si è raffreddata si pot1·à boverla mescolandovi però insieme un po' di tbè, cntf.:, acquavite od altro, ccc. 30 li bever.:l acquavite, rhum o liquori ò nn assai cattivo mezzo peT' rlomar la sot.e. Queste bevn.nùo cccif.ano anzi nuovamente :1 bevcrc o sono piit ri~caldanti che r inft·oscanti. 40 J,a b~n fct'lll<'nl.aLa e fresca birra in piccola quanti!:\ è invece da rac:::om:mdar.;;i. Ma appunto qui il soldato dovrebbe abituarsi alla morlct·azione tanto più cho gli Yieu oflol'!n quasi sempre birra giovine, non l>en fermentala od acida, la quale poi è cau'a di cvlichc, djarrea, ccc. 5° Così pure non si raccomanda il vino o sidro ordi nnriarnentc acido, cito ~Lncora il più delle volte è roescolaLo con in-

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gradienti nocivi, e quindi ne provengono malatt.ie intestinali, massimame nte in quelli che non vi sono abituati a bevol,'e. 60 Comrnendevolo invece anche in alto quanLita ò il t ltè , quando anche al soldato non tornasse piacc,·ole. Anche in marcia un po' di tbc freddo perO ò un eccellente mezzo per distruggere la sete. IL Lhè dovrà essere preparato alla sera nel quaetiere oppm·c nell'accam pamento, e quindi messo in fia:;ch i o, meglio ancora, nelle boraccie d'ogn i solùat.o, e può css<•t'C mcScolato, nei giorni di gran caloee, cwn :sugo di limone o con qualche goccia d'aceto. 70 Anche il caffè è una buona bevanda; però nsandolo freddo non SC\'V!' h'oppo a h·anquill~u·c la sete. • 80 'l'ah•oltn vion volontà al soldato' d' acrtuietare la sete e la fam e col mangiare l'rutta acerbo c speciftlme nte uva non matura. Si dovt•à sempt'e proibit•e ciò, giacchò anche la frulla matura !"i de,·e mangiare con precauzione cd in minima quantità. 90 Quando al solclato si dovc.:sse prescnluro del pane ncchio, que:;ti elevo con pazienza tnglinr ne c gettar via le pat•ti cattive cd ammnlfil:e. Anche una buona ricattu ra che renùe n.ucor abbast.·mza gustoso il pane, non pnò impedire che le pat•li atnmuffì.te tornino nocive alla s:1.lute. 10° La verdura fresca c) cucinata, in i~pecial modo le patate, è un :;ano ed cccellcnLe p n!>Lo poi. soldaLo. 11 o La curno ft•esca dov t·ehbc essere possibilmenLe arrostita, oppure cotta pet• bt·cve tempo. Nell' ultimo caso bisogna osservare che l'Mq un sia già calda prima. di mettervi enu•o 1:1 cat'ne. L a carne salata o preparata si . dovrà, pr·irna di mangin.l'la, lavaria superfìcialrnonte con acq_1m per farlo perdere r1uolla sostanza salala eli conservazione. 120 J"n pulizia tanto del cot•po come della bi.anchcl'ia e vestiario, è una dello maggiori precauzioni pella salute. Però è da evitare che il soldato si ìavi gli occhi cd i picrii quando è riscaldato, poichò quest'operailione denl cst>guiP3i soltanto alla. sera oppure a lla mattina dopo :sufficiente t·iposo, 130 Una gran cura csigouo :;pecialmeuto i j>icdi. Pl'ima d'ogni altt'a cosa bisogn:t t'endcre morbidi gli :>tivalini, merlinnto untura col gt·as.so. Se :sono stretti bisogner<\ internamente uogct'li con sapone o sego. Se i piedi dolgono bisogna ave!' la pt-ecauGiO?·nale di 1l!Iodic. milit. 1871.. 4.5


702 zione, in marcia durante un ri poso, di cambiar . le calze oppure di rivolt~rle . Alle calze, le quali difficilmente si lasciano lavare bene, sono da pl'eferix•si le. pezze da piedi la cui parte tomentosa rivolgesi intemarùentc. Possìbilmente i piedi si dovranno lavare ogni giorno. Se i pied i soifeono per bolle o vesciche, si dovranno quesi.i ungere alla sera cou un po' d'acquavite ove s'avrà però ' lasciato cohwe qualche g(>Ccia di sego. 140 Anche altre parti del corpo sono da lavarsi talvolta, ed ungorli con sego. 150 Gran pt:l'te delle malattie p1•ov~ngono da raffl'erlllamento. Bisogna ricordarsi che la gioventù e la forza fisie.a talyolta non valgono a scansat•e raifl'edature. Un improyviso cambiamento di temperatur·a è molto . pericoloso. Sono quindi da preferir.si le camicie di lana (Shirting) o ilanella a quelle di tela, e gli uomini di petto debole dovranno sempt•e portaee le camicie di flanella od almeno do,vranno usare un panciotto di tal~­ tessuto. È da vi0tare il cambio della camicia quando il co1'po è sudato. 160 Quando il soldato ritorna in quarti.ere dopo una fati cosa marcia o manovra, si dovranno chiùclere le . finestre ed impedire cos) i r iscontri d'aria. 170 Nelle marcie in giorni C(l.lcli si dovrà possibilmente coprire la testa od almeno il collo con un fazzoletto od altro. Il coprire' le labbi·a con un sottile fazzoletto• è un eccellente rimedio per la sete~. 180 Una vHra indisposizione devesi accusare al pjù presto . possibile aL medico. La presunzione , o falso ritegno impedisce t alvolta il soldato già malato di far-.si medicàre in tempo ;. è quindi già qualche volta troppo ~ardi pcl medico lo apprnstargli utile soccor:>o. Vi s?-rebbèro così meno ammalati, e t ante malattie si risparmierebbero, come tosse, ed altre mn.lattie di petto, stitichezza, diarrea,, colerina, ecc., se l'opera del medico venisse richiesta, in tempo.


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Ricerche sperimentali sulla difterite. D. ÙERTEL.

Per il fatto dell'ottenuta. trasmissione della d ift.erite sugli animali il patologo si e git.t procurata ·qualche luce sul cara~tere di .questa malattia, c sull'andamento del suo sviluppo. Stando alle esperie-r:ze parrebbe che la clift.erite esordisca localmente ~ si diffonda rnan mano in più o meno lungo iempo sul corpo che ha attaccato, · distrugga fl ~rti sempre 'più estese. dei suoi tessuti :finché acquistata la pt>oporzic.ne di un vero stato infettivo generale toglie all'organismo la pÒ~sibiliUt di ~ante­ ner.>i in vita.. La. rnaluWa attacca dapprima un dato punto c11e può chia,marsi il focolaJo dell'infezione e da qu;lìo s'irradia in t utto iJ corpo. Questa condizione sta in opJio~izione a quella teoria secondo la 'quale il mor·b·o 'v ien risguaedato orig·irHH'Ìitmente come un proce~so d'infezione il cui venefico prodotto trD.sportn.to per una via qu,alunque, sia ftuest a lo .stomaco, i polmoni o l'intestino compenetra. l' ìrrtiero organismo e iJ,nalmente in direzione centripeta si concentra c si localizza in certe par·ti. Dove il contagio difterico s'attacca al corpo si produce dapprima un'affezione locale e <.i·alle concJizioni anatomiche della parte prin:w.riame1~te affetta, dalla sua più facile compenetrabiljtà e dal suo potere assorbente dipende il più rapido diffondersi del contagio- e l'irrompere della generale infezione. . Ciò deve succedere naturalmente e più spess-o quando il difterismo attacca le ferite nelle quaìi i vasi lìnfatici e sauguig·ni apel'ti porgono fàcile accesso al veleno e favoriscono la sua ràpid~t intromissione nell' economia. Così nd periodo di 30 Ol'C accade nei .conigli ai quali sia stata innestata qtialche particella d' e:-;surlato difterico nd te~suto cellulare sotto cutaneo.. Da questa esperienza \'ien fatto di spiegar·e lo st!'aordinal'io P.ericolo per le férite quando queste sono att.a ccate dal contagio ·difterico; in esse si opera lo stesso processo e la morte avviene 'nelle identiche condizioni che nei conigli così inoculati. In simili casi il processo patologico che si sviluppa dalle ferite infette è perfetta-


704 mente lo stesso di quello .che vediamo · insorg~re nella infezione <}elle fauci c _della la_ringe mentre che la diffcre.m1a dei fenomeni così parlicolari e spiccati· pro'pri dell' affezione difterica di quelle parti, deve unicamente ripetersi. dalla diversità anatomica · delle ,parti colpite, dalla reazione e dal modo particolare · col quale il processo morboso si ·ripercuote uell' intero ·organismo: Potendo il contagio difterico indubitatumentc essere t rasportato. tla ll' aria atmosf~rica ed aderi t'e ai d i ver si oggetti coi quali ha rapporto il no.stro corpo non v'ha bisogno di consìdeJ'aJ'e necessario per l'avvelenamento di~terico di una ferita: il diretto trasporto 'di un'angina difterica . e la comparsa epidemica di co' desto morbo.· F u g ià dimo.~trato per mezzo dell' egperienze fatte coll' atmoniaca ch e coll' ist illarè poche goccie eli questo liquido nella trachea dei conigli si ]Hlò suscitate un processo che ha molti ca- . t aUeri com~m i coll' iniìarnmazione eruposa; e produco negli essudati elementi analoghi quelli che si rinvengono in una tJ:achea affe;ttn. da difterismo. All' incontJ~o mancava set'Ylpl'C in questi espe~·imenti ogni t mccia di quelle terribili manjfestazìoni che caratterizzano la difteri te quale un processo d' infezione; dimoclochè diet,ro tali esperienze Sbamo pntorizzali ad ese1udere affatto la identicità dei due p Poces'>Ì. La difter-ite pnò provocare una in·fiammazione. cruposa, il croup può mai oltrepassare i limiti di \lmt flogosi loct1le. Fin0 ad ora noi non sia mo autorizzati ad ammeLtere .che soltanto il contagio difterico possa suscitaJ'C questa infiammazjone nell'uomo e che altre dannose i nJluenze di natura, co.ndizioni ·atmosferiche ecc., non possano esercitare la medesima azione sù , di una mucosa sensibile. L e altl}razion~ proprie del processo dirtel'ico fu rono attribuite in t utti gli esperimenti alla vegetazione di organismi vegetali o funghi t raspor l:abili su corpi diversi animali; funghi che popolano a milioni un organismo, quando la malaWa è al ,sno culmine, producono sempre gli stessi accidenti e spariscono o moio!JO quando si stabilisce il processo di guarigione. L'autore ba segnalato questi esseri come fermenti putridi, come micl'Oc'occili ed egli si è astenuto di tocca1'e la questione sulla .loro natul'a e provenienza.. Essi ;lppartengono ad un gruppo sui quale non possediamo ancora eS<lttc cognizioni. Dessi furono distinti coi nomi genel'ici di Vibrioni, Bacteri, Zooglce (Cohn), Naegelli appellò Schizorniceti

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705 i quali nosologicnmcnte considerati si scosterebbero dai fun ghi. c si.avvicincl'cbbero alle oscillarie benché il proces:;o di vegetazione sia eguale a quello dei funghi. Finalmente Hallier considera questi organ ismi come tante forme zimotiche di determinati fun ghi aerofit ici ed anerofìtici, dai quali le dette forme si svilupperebbero sotto certe condi:;ioni, cosicché da quelle piccolissi mc cellule che spesso non si distinguono le une dalle nltrc, colla coltura si possono tramo tanti. micl'ofiti specifici e così ad ogni microfito corrisponderebbe uno speciale determ inato fermento. L'ultima parola sulla insoluta ques(ione si aspetta dallo ulteriot'i ri~crdhe dei botanici, per noi non han no importanza che i fatti rivelatici dalle suindicaie esperienze. Noi abbiamo per ora cognizioni t1-oppo limitate sulla vegetazione ,dei parassiti vegetali nell'animale economia e siamo ancora lontani dal poter <lare una spiegazione anche probabile delle diverse alte!'azioni patologiche che s'incontrano in un ot'ganismo affetto da parassiti e me.no ancora saremo in grado di determinare le alterazioni di nutrizione, i fenomeni di reazione di quei tessuti che invasi da milioni di pm•assiti l'esi·a no 'l'l re da di un proce:>so dissolutivo. Egli è perciò che noi dobbiamo }imitarci, dietro la guida di 'quei pochi fenomeni conosciuti tra i quali .si manifesta la fisiologia attiv<tta dei microfì t.i, dare un'idea npprossimativa sulla loro possibile azione sull'organismo animale. Negli animali inoculati colla materia difLerica estese pt-olificazioni di funghi s i diffondevano sulla mucosa clr lla tt·acltea, invadevano le cellule, l)enetravauo specialmente nelle giovani cellule dell' es.<>udato e producevano colla loro vegetar.ione un distacco delle cellule medesime. Nel tessuto connettivo sottomucoso e sottocutaneo si t rovavano notevoli drpositi di ,micro:fiti cl1C ri e mpi ~ vano i canali linfatici e meccanicamente im pedivano il reflusso dei liquidi lo che aveva per effetto un ùllìltramcn(o sie1'oso; e questa è forse la causa. di quel fenomeno tanto car~tteristico e , co3tante in tntti gli cspel'imcnti, quello ciòè di un esteso infiltramento sieroso del tessuto cellulare soitocutaneo. Gli stessi cumuli di vegetazioni di funghi non mancano alle pareti dei vasi capillari, nel lot•o interno e all'esterno dei med esimi, cosl che qpci parassiti in pat•le meccanicamente colla loro pJ:esenza ca~iona­ vano un arresto di circolazione, e in parte per la loro aWvilà vegetativa altct•avano la n utrizione ùi quei piccoli vasi o ne r om-


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pevano le · pareti . Anche nei vasellini sierosi e linfatici del tessuto muscola\•e si troval'Ono cumuli di micrococchi c le stesse :fibrille vascolari pe1' Ja perdita di mateda nutriente che anrla·va ad aliment are j parassiti erano in 11:1odo singolare c caratteristico degener ate. Quando la malattia era nel suo acme, straorrlinarie masso di funghi si trovaeono nei canali, ur-iniferi e nei ~;lomen.di del :Malpighi, invase lo cellule dei canali stessi, emorragie capillar i nel plt'encb ima con tut.ti i segni di nna nefl'ite acuta consecut iva àlla stasi ed al processo nutritivo di codesti parassiti. lnoltre l' i.spc<>ione delle ori ne ·ha fatto constatare che nei r eni avvi.efle una secrezione dei parassiti t rasportati dal sang ue( In causa dei poco adat ti metodi <l'investigazione usati fino ad ora non si potè const<ttat·e nel sangue appariscenti altera%ioni, ma è da. supporsi che cjò nullame~o esist0no c anche di qualche imporl:anza, specialmente avuto riguardò all' impor tanza fisiologica del sangue arlerios~ ricco in ' ossigeno e del venoso carico di acido carbonico e all'azione osservata dai botanici dei funghi sui luquid.i nu1rit izii. Nei casi più. gl'avi il. numero dei fu nghi oltr-epassò. certamente il sestuplo di qìtello dei globuli rossi; È un ,fatto messo fu(,)r di dubbio che in t utti gli esperimenti, la fel'ita d'innesto e la reazione iniìammatoria della parte fer ita, oft'eirono sempre uri terreno favorevole all'attecchiee del contagio difler.ico e aL suo assorbimen to. Sotto questo riguardo l'organismo umano si comporta . in egual maniera clell~organismo a nimale. Gia Trencleleenbueg ha instituito una serie di esperimenti nei quali egli si sforzò di far attecchire il contagio difterico· su di una m.uc?sa sana ma sempre con esito negativo. Anche l'autore ba tel).tato di trasportar~c la malattia sopra diverse mucose sane di · undici animali, egli l'aggiu nse il suo inte!J,tO solo in uno, nella vagina di un eoniglio inti'Oducendovi un pezzo di membra na difterica , con che ottenne infiammazione difteÌ'iC:ì con formazione di . membrane, inf'ìltramcnto' del tessuto sottoepitelìal~, infiltra- ' mento sieroso e numerose emorragie capillari. L'a ni male fu ucciso • al terr.o giol'no dopo l'operazione. Nell' nomo si è ripetutamente veri'ficato il fatto che Vi SOI10 individ ui i quali Con \' LVOnO libel'U· mento e n elle migliori condizioni con · ammalati da difterite, vengono ' con loro ad intimo contatto e ciò nullamono sono risparmiati cla!la inalattia; mentre altri ye1' lo stesso ni'orbo mostrano una es ~rema suscettipilità e restano iufetti. al prinio con-


707 tatto. L'autore ha trattato, tre anni or sono, un bambino per difterite il quale pe1' una stenosi laringea repentinamente sopravvenuta dovette operar:si di t1·acheotomia.. La ferita della trachea restò inoculaltt çlal contagio "difterico il quale da quel punto si ' diffuse per il corpo, prod usse l'infezione generale e finalmente la morte. Molto persone che assistettero al fan ciullo ammalarono di difterite, cioè il padre, la madre, una zia, due infeemiere, non ostantc la più scrupolosa p1•at ica delle regole igieniche e profìlattiche, mentre fu salva una donna la quale dopo 1' operazione 'della trncheotomia poso alla bocca la cannula c vi soffiò dentro per pulirla, essa eseguì questa op~razione per quatt •·o giorni c più volte nella giornata. In simili casi siamo forzati ad ammettere che la materia (]ifterica venga in contatto cun una mucosa pet' se stessa r efrattaria e che non offre ai parassiti, causa della difterite, quelle condizioni che sono necessarie al loro sviluppo e alla loro propagazione. A cotesta mucosa refrattaria ad ogni contagio vi sono da contraporre altre mucose sulle quali sogliano formarsi processi catarrali e fiemmonosi, le quali mucose trovandosi in una stato di irritazione catarrale posseggano, in uno stato di rammollimento, di una più o meno pronuncjata condizione catarrale cronico sono "Più di spesso e ripeLutamenLe attaccate da dH"terbmo. È ormai noto il fatto che le condizioni climatologiche dci paesi, gli improvvisi salti di temperatura, il tempo fl·eddo , umido, f01'ti venti di Nord-Est pro~ ucono con faci lità i processi ca-tarrali della mucosa delle fauci e della laringe che poi predispongono alla difterite, c ad ogni 'sopravvenire della difterite in un luogo .troviamo pn,l'e aumentati in numero i casi delle a ngine catarrb.)i, del catarro nasale, o faring~o ccc. Sembra che sulla mucosa sana dci conigli c eli i11Lri animali, il contagio difterico non t:•ovi favoPevole terreno. Fino a qual grado poi clobb::~. essere portata l' irritazione infiammatoria di . quelle mucose per promuovere la prolifernzione dei microfiti resta a decidel'.:;r con altre c •·eplicatc espel'lcnze_ da farsi in avvenire. . Non possiamo porci allo studio di certi quesiti relativi all'aziono dei funghi' parassiti sull'animale organismo come si ò fatto colla patologia vegetale. In questo ramo di scienze natl\rali·sonvi ancora r a i bo~anici dc\[e grand i questioni eli principio da risolver:>i, cost


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le varie for me di fermento, il f!mnento ptÌtl'ido, il micrococco,. gli schizzoiniceti ecc. il loro rapporto con deterrr.inate forme di funghi o la loro jndividualità indipendente e le condillioni del processo vegetativo devono essere studiati ancorn. 'nel modo più , completo prima che . noi ci troviamo nella possibil ità di tentare qualche ~perit;nento· e:mtto patologico per mezzo dell'innesto delle spore. Gli esperimenti dell'autore tendevano a far .conoscere il carattePe morboso della difter-ite e il modo di contagio; egli crede però fin d'ora_ di dover rinunciare alla determi nazione bO'tanica di ogni parassita .vegetale mediante coltura nonché al suo innesto col materiale in tal modo ottenuto. Egualmente egli non si crede in g t·ado eli rischiarare cert.i altri punti oscuri ·che sono insorti durante le esperienze, tali sarebbero specialmente quelli re] at i vi alle malattie omologhe, sulla r icetti vita delle val'ie n:i u.cose per i parassiti vegetalì, sulle condizioni di vegetaziol)e dei medesimi.

(Wz'ener .1Vfed. Presse).

Il metodo del,l a distrazione nel trattame.nto delle malattie articolari. (Di ,NEiiDORFER).

Tra i .ta,nti serv1g1 che R iccardo Volkman rese alla scienza devesi annoverm•c anche quello non piccolo d i a ver difeso c popolari6zat.o il metodo della distrazione per la cura delle infc!'mità e lesioni articolari e delle frattuee alle estremità inferiori. Se consu l ti amo" ~ migliori e più recenti trattati di chi rurgia sulla cura. delle articolazioni e delle fratture t roviamo l'estensione appena accennata, non mai menzionata quale metodo speciale. Per co(\segucnza questo speciale trattamento non ebbe uu gl'ande , impiego nelle cliniche nè, nella, pratica. Non fu che nel 1868, epoca in cui il Volkmann lo raccomandò e lo descrisse accurat amente additandone i va ntaggi, che questo metodo atti1'ò l'a ttenzione dei pratici sen6a però clifftlnder.si quanto meritava.. Nell'ultima dis])ensa degli Archivi di Langenbeck ; iÌ dottor Schede, assist ente di Volkrna nn ha portato una nuova contribuzione al trattamento delle roalattie articolari ' basata sopra 63 osservazioni. La leWwa di c1uel l~voro non potrebbe essere di


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troppo raccomandata ai chirurghi. Auche il dottor re i.iùorfer, intimamente persuaso che questo nuovo metodo è una grande riso~ (l\ chirurgo e un beneficio pel malato, si crede in dovere di co.nt.ribuire alla diffusione eli questo ritrovato. Egli non vuol basm'e po1'ò le sue considerazioni sulla casuistica, poiché i casi da ltù trattati furono in picciol numero , infinitamente piccOlo in confronto delle grosse cifro che emergono dai rencllçonti clinici clegli ·ospitali amot'.icani; piuttosto egli v nol tentar.e di rappresentarci questo metodo . sotto altri punti cl i vista. L'idea di applicare la distrazione quale m<•zzo terapeutico in chirurgia è vecchia quanto la chirurgia stessa c fu anzi raccomandata per le fratture prima ancora che por le lussazior!i perchè le fratture erano osservate e trattate più di frequente che le 1ussazioni. Nulla di più naturale infatti che l'idea di togliere lo spostamento <li due frammenti nel ~enso clelli lunghcz7.a mediante un'estensione permanente; o gia Ippocrate ebho occapionc di biasimare come inopportuno il metodo allora' in uso che era quello di fissare un grave peso al piéde corrispondente al membro fratturato senr.a cm·arsi della fissazione o con 1;roestcn~ione del · fram mento supet'iore. L'estensione permanente, in SP<'"ial modo per le fratture del femore, andò soggetta alle più svm·iatc modifìcazioni . Dessnult e i suoi imita:tori hanno tentato Ili ottenere l'estensione permanente mediante lunghe ferule, Hagedorn medianto appoggio sul membro sano. Pott, Beli, Cooper e i loro successorj si sono sforzati allo stesso scopo col loro piano inclinato. Smith, Sauter e Mayor col nòto metodo equili brale. Soltanto il dott. Gout'don Buck e Swiburne hanno usato l'estensione permanente come metodo esch1sivo nel trattamento delle fratture del fernore . Il dott. Swibul'Ue nell'anno 1865 aveva già curato 40 fratture con questo metodo. Egli praticava l' est.cnsione permanente nel modo stesso in uso presso gli Arabi. Ma se da una parto vedia mo l'estensione j)ermanent<" usata e sémpre migliot•ata per una serie non interrotta di anni, sin dalla più remota antichità, dobbiamo d'altra parte t'ivendicare ad un età am"ltto moclCl' UU il trattamento (Ielle affezioni articolari mediante la distrazione. Gli Americani furono quelli che ebbero la iniziativa anche di questo tcrapeutico compenso. n dott. H. G. Davi~ e il dott. Sayre hanno costruito degli apparecchi che ap-

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plicnLi ad un'articolazione femorale affetta da coxalgin hanno la proprietà di lirar il capo del fcmot·c fu ori lloll'acet tauolo e quando furono conosciuti i grandi vantaggi ·che portava la distra~ione all'articolazione coxo-femoralc ammalata allora fu impie;rata la distruzione pct' mez~o elci gravi, precisamente como si u;;ava por lll frattlU'c del femore. Volkmnnn ci dà una spiega~ionc molto ovvia dell' utilità della òistca;done; cioò che essendo il dolore prodotto dalla pt•essionc reciproca che esercitano tt·n di lot'O le due superficie articolari affette, il dolore stesso vione tolto immcdiatamcrltc quan~lo si stabilisca un'estensione ecl una controestem>ione le quali impediscono che le superfici articolnt·i si compdrnano. St'mbra all'autore che senza rivocarc mrnomamenl<' in dubbio la spiegazio:1e di Volkmann si debba riconoscere che l'abolita pl'Cssionc non costituisca l'unico momento tct•npeutico del mclodo, ma che oltracciò un allt•o momento di non piccola importanza o che fiuora sfuggi all'osservaziont' contribuisca ad ottoncre retrctfo desiderato. AmmeUiamo, che il peso estcuSOl'c, dopo nver :;uporato J:attrito cd altr·i ostacoli, nbbin ancora tanta gravih\ da tenct• disco..,ta la testa del femore dalla cavità coUloidea alla di~tanr.a di % - l centimetro, ciò che con un sufficiente JH~:>o si può facilmente ottencl'c; t r·a la cavità coliloidcn o la testo. del fernot•o si fa un vuoto nel quale tenderà a preripit.nre l' aria esterna, c siccome ciò non pm) avverar::i, l'aria medesima premerà equ:lbilmcnte su di ogni parte dcJ.l'at·ticolaziono colla prc~siouc di unn atmosfer·a. Ognuno può convincersi di questa vet•itlt con un esperimento semplicissimo; si faccia una trnzione ~u di un' articola~ione mctacat•po-f<tlangea, si l'onf irà un rumore eli scoppio e si vedt•à la pelle infossar;;i nello ~pazio intct·articolarc. Lo stesso de.-c accadet·e in seguito ad una energica traziono sopra untt gt•ande cavii:i. at•ticolarc e l' m•.ia esterna all' iotoPno della medesima promel'à in modo su w W i punti da far lo stesso ufficio d' tnt appat•ccchio compressoi•e; ed infatti questo modo di pressionr pct• In, sua uniformità l) così pctofctto da doversi J'isgmwtlaJ'C come l' iclcalq di tutte le pt·essioni rnl!loùiche. ::\fa non si è ancora detto lutto sugli effetti di questa prc~­ siono; fino ad ora si HOno considerati i vantaggi eh<' no venivano allontanando le duo superfici tìl'~i colnei c facC'ndo esercitare dal-


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r esterno. atmosfera una quabilc pt•cssione di a11ione decisamente an tiflogi::~ticn. Onde appt·e~zare in tutto c pet' tutto gli effetti della pressione l'i supponga per poco cosn accaderebbe se la pr·essione su una cavità articolare si facesse io uno ,.pazio vuoto d'aria. In tal caso i Yasi sanguigni della superficie interna dell' articolazione rli ~katt a privati della resistcn:-:a delle loro pareti prod urranno un' ernor·ragia. Jtcll' intem o della stessa cavità m•Licolare ; ma nelle ordinarie condizioni l' nt•ia atmosferica compr·imc i vasi o diminuisce l'afflusso del sangue alla parte, e dacché l' ~s1 erna atmosfera non può completamento sospingr•1•e lo parti molli cit'CO!itanti 1' articolazione fmmc:~.zo ai capi articobri allontanati, fra questi ultimi devo sempre e:;istcre un vuoto che però non potrà per sempre sus~istere come tale. In causa della pressione l' afflusso del sangue o di minuito togliendo cos't ogni pericolo di emorragia interna, mn lo spnzin vuoto formato dalla distrazione non può restare a lungo cd i liquid i dei tessuti flui.. ranno in osso grado grado per trusudamento. Questo vet-samento di liquido, s~1 lla di cui natura o costituziOni) nul!a ancoen si può dire, prolJabil mente contieiw gli elementi necessari per con<lun e a definitiv1t gnarigionc la co:xalgin. Gli dfetti della distl'nzionc si potrchbcro pert.a.nlo riassumere come segue : 1.0 Allontanamento reciproco delle due superfici articolari. 2.0 A;done antiilogistica dèlla pt·essione atmosferica esterna. 3.0 lntet'posizione di una sostanza plastica tra le due superfici articolari ammalat~. (Wict~1· Mediz.

Presse).

Trattamento del diabete mellito col latte. Dorkin professore di medicina legato nell' un iversità di Durham pubblira nel L ancet G maggio duo casi <l i grave diabete mellit o guariti completamente colla dieta lattea. Ritcrcnclo poi sui molti casi pubblicati nell'anno precedente egli ricorda l!he le c:<perienze falt.e in Edimburgo col suo metodo sortirono egualmente risultati ìelici::;simi. In uno dci due casi da lui citati fu mante nu to pel corso di quattro mc!>i un rigol'OSO trattamrnto clicll'lico senza il piit piccolo roigliommcnto, dimodochò il paziente era già r it<>nulo como incu\'nbilo. Amhccluc RO n g'uariti nello spazio eli due :'letti mano o


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da sei o setto mesi trovansi liberi affatto dalla malattia. Il primo cnso appartiene ad un negoziante di 58 anni, di complessione robusta e moderato nelle sue abitudini. Da rluc anni cominciava a diventar corpulento, in pari tempo egli si stancava con facilità, dormiva male nella notte · e nel giorno trovavasi debole e sfibmto. ~rutti questi sintomi s' aggravm·ono fìno al . marzo del 1870 alla qual epoca egli sentivasi cosi sfin ito da non poter camminare che pochi minuti; egli soffriva di .dolori ottusi alla fronte, sii ramenti allo guancie, freddo e diminuita sensibilità alle gambe, non senti,·a straordinaria fame nè viYa sete, la pelle ora asciutta, le gengive eran tumide e i denti vacillava110. Non si riscontrava nlcuna organica lesione. La quantità giornaliera dell'orina o~cillav'a tra i quattro e cinquo quarti , il so o peso specifico tra 1,0~~5 (' 1,040 , l'analisi cl1imica fece scoprire una notevole quantità. di zucchero . . Al 15 di giugno fu iniziata la cura lattea; il paziente prende:va da quaiil'O a cinque quarti di latte al gioeno. Il latte era sempre ed accuratamente sfior·ato · e all' ordinaria temperatut'a; proscritto' qualunque altro cibo, nessuna med icina. Quest1t dieta fu mantenuta. rigorosamente per cinque settimane. Alla fin e della pl'ima settimana la rtuantità dell'orina era di::;cesa a tre quarti, il suo peso spccifìco a 1,015: c la quantità dello zucchero notc;olmente diminuita. Alla fine . della seconda settimana lo zucchero era completamente spar1to dalle orine. A n che i fenomeni relativi al sistema nervoso sparirono gradatamente, ritornarono le fo l'zc cd il sonno. J)opo la quarta settima.nn il paziente ricominciò a mangiar carne; nè al- · lora ne in appresso si vide ritornare lo zucchero nelle ot•ine. IL secondo caso è pure interessante. 'I'rattavasi di un uomo robusto che godette sempre buona salute fino al gennaio 1811. A quell'epoca si manif.?starono gli stessi sintomi che nel primo caso, più una viv i ~sima sete. Il paziente fu assoggettato alla cura, lattea che fu protratta per tre mesi ; durante la cura diminuì l' orina in quantità ed in peso specifico, i sintomi generali, migliorarono; tre mesi dopo ricadde infermo come prima; ripresa la cura, in 14 gio•·ni spari lo zucchero dalle orine, ritot•narono le fol"l.e. Dopo 12 giorni il malato ripecse il vitto animale e da sette mesi, egli non provò recidive. (Berliner J[linisch. Wòch.)

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Con R. Dec1·eto del 10 agosto 1871. BIAMONTE dott. Achille, medico di batfag1ionc di 2a classe, addetto allo Spedale divisiona1·io di Messina e comandato al succut•,;ale ùi Catanzaro. Conccs~ogli, a dattat•o dal l O agosto 187 1, l' aumenlo di stipendio di L. 4.00, per aver passato un quinquennio in eflottivo servizio nell'attuale suo grado a mente dell'ar-ticolo 40 della leggo 28 giugno 1866. Con R. JJecr·eti del 14 agosto 1871. TOSO Giuseppe, velerinm·io in 20 di 2a classe nel corpo veterinario militare, in aspettativa pet• motivi di famiglia con f{. Dect·cto dell'li agosto 1870. a 'l'orino. Ammesso a concort·erc per occupat·o i 213 degli impieghi che si f..~cciano vacanti 'nei quadri del suo g1·ado e corpo a comincia re dall'll agosto 1871, coll'annuo assegnamento di lire 1020 a norma dell'art. 32 della legge 25 maggio 1852, a fat· tempo del 16 ago~to 1871, cd io tale posizione sarà considet•ato come in aspettativa per ,t•iduzione di corpo. Con Determina-Zione Ministm·iale del 18 a(/osto 187-t. GfUOLI dott. Litterio, medico di b:lltaglione di 2~ classe, addetto allo Spedalc •divisionario di Vet·ona. Tt·asfet·to nel 510 t•egg. f:tnteria. Con Determinazione M.inister'iale del iO agosto 1871. POLLERA doti. Giot·gio, medico di battaglione di 2" classe, a~ldcttè) allo Spedale clivisiouario di Perugia e comandnto al succut·sale di Ancona. Trasfct·to nel 130 regg. fautel'ia. Con R. Decreti del 23 agosto 187l. MANGANO dott. Giuseppe, modico d i battaglione d i P classe nel 130 reggimento fanteria. Dispensato dal servi;r.io, in i'iCguito a volontaria çlimissione, a datare ùul 10 settembre 187 1. CROSA cav. Angelo, medico di reggimento di 1n classe nel cot·po sanitario milihwe, in aspettativa, per infet•mità temporarie non pt·ovenienti dal sen·izio. Collocato n riposo pet• anzianità di sm·vizio c per ragi0n i di etù col grado di medico direttot•e cd ammesso a far vale t·c i titoli al conseguimento del!:~ pensiooe d i glttb'ilazione che possa competel'gli a l.crminc di legge, a datare <.la! l(:j settembre 1871; e nominato cavaliere dell'ordine della Corona d'T tali a.. Con R . Decretn det 23 aposto 1871. È stato concesso a datare dal 1° settembre 1871, l'aumento di , stipendio annotato a cadauno dei sottodescrit,ti uffieiali sanita1·i,


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pet' aver passato un qinquennio in effettivo servizio nell'attuale loro g t•ado, a mente dell'articolo 40 della legge 28 giugno 1866. ALLlANA cav. Pictt·o, medico di regg. di 2" classe L. 620 BERTOLT~I dott. Giuseppe, id. » 620 » 620 RESASCO dott. Adolfo Francesco, id. . GIGLIO dott. Gioachino, medico di battaglione di classe » 400 ,lANDOLI dott. Costantino, id. >> 400

za

Co" R. DecreU> del 26 agosU> 1871. RIALDI Raffaele, f.trmacista addetto alla Spedale divisionario di Perugia 1 e com11ndato al succursale eli Anco na. Collocato in aspe ttativa pAr riduzione di corpo, coll'annuo assegnamcmtò di L. 1080, .a cominciare dal 16 settcmbt·e 1871. C<rrt R. Recreto del 26 agosto 1871. HAYLER Cm·lo, chirurgo maggiore. . Ullìciale esterò' del disciolto esercito· pontificio collocato a riposo ed ammesso a far valet·e i titoli al COt'seguimento delht. pensione che gli possa competere a let·mini delle leggi pontificie, a datare dal 21 settembre 1870. Con R. Dec;·eto del 26 a.gosto 187.1. MURA-AGUS dott.. Giovanni, medico di battaglione di P cla.o;se nel reggimento guide Collocato in aspettativa pct• riduzione di corpo, coll'annuo assegnamento di Lit>e 1440, a cominciare dal 16 set.t.c:nbre 1871. · Con Date1·mina::ione Ministeriale del 30 agosto 1871. RAPETTT dott. Giusep)>e, medico di reggimento di P classe nel ()80 rcgg. fanteria. Trasferta allo Spedale divisionario di Pet'oJgja e corn antlato al 'succul'sale di Ancona. P ANCEH.ASI dott.. Virginio, medico di reggimento di 2n clussCl, addetto allo Spedale divisionario di Perugia c comandato al succut•sale di Ancona. T1-asferto nel 680 t•egg. fanteria.

Con R . Dec;·eto de! 2 settembre 1871.

VACHIER Domenico, farmaaista aggiuoto nel corpo farmaceutico militat·e, iu aspettativa per riduzione di cot·po. Collocato a riposo per anzianità di set'VÌlliO e pet· ragione di età col gt-ado di fanna cista ed ammesso a far valere i titoli al cor.seguimento della pen$ione di giubilazioite che possa competergli a termino di legge, a datare dal 16 settembre 1871. · Con R. Decreto 2 settembre 1871. P ACE Giovanni, veterinario aggiu nto del corpo veterinario militare (già nel corpo del treno di armatu) in aspettativa per riduzione di corpo


'' 715 a Guarene (Alba). Richiamato in attività di servirio' nel corpo stesso col1a paga stabilita dal R. dcct•cto 27 giugno ' 186 1, a far temp.o dal 16 settembre 1871, desti1iato n! reggimento cavalleg·geri di Monfen·ato. Con Regi Decreti del 1 O settembre 1871.. I sottonotati vetet•inar·i in 20 nel corpo veterinario militar·e sono promos~i a veteri nari in l O nel corpo stes.<so colla p:1gu stabilita dal R. decreto 27 giugno 1861, a far tompo dal 1° ottobre 1871, e sono clestina(;i al reggimento a ciascuno eli essi indicato. OLGIATI Dcfendente, del 50 r eggimento d'artiglic1·ia. Destinato al reggiment.o lanciCJ·i di Nova1;a. , CARRERI Clemente, del 7° reggimento d'artiglieria. Destinato al reggimento Genova cavalle1·ia. MI CELLONE Igna?.io, del 6° reggimento d'artig liet·ia. Destinato all' 11 o reggimento d'arUgliet•ia. · ' VIMERCAT~ Vittore, del reggimento cavallegger·i di Monfen·a lo. Destinato nel 1·cggimento slesso. MORESCHI Cm·lo, del reggimento Piemonte reale cavalleria. Destinato al reggimento l'iizza cavallel'ia. ' PACE Giovanni , veterinat•io aggiunto nel corpo veterinat•io militare (regg. cavall.eggeri di :MonfCJ't'ato). Promosso al g1·ado di vetel'inario in 2° nel r.o•·ro stesso, colla pll.ga stabilita dal R. decreto 27 g iugno 1861 , !1. f..Ll' tempO cJal 1° Otlobre J87J. I sotlonotati vetei'inari del corpo veterinario militare in aspettativa. per riduzione di cor po sono richiamati in attività di l091'Vizio nel corpo stesso colla paga fissata dal H., decreto 27 giugno 186 1, a f~u· tempo dal 16 settemb1·e 1871. ' STOCCO Primo, veterinario in 2° di 2" classe, domiciliato a Caerano (Treviso). TREì'\TI Arcangelo, veterin. in 20 di l" classe, domiciliato a Piacen1.a. BOTTAU Franccs:co, veter. in 20 di 23 classe, domicil. a Ventimiglia. VALLA Nio!lndro, veter. in 20 di l n classe, domiciliato a Cortemaggiore (Piacen?.u). · Con Determinazioni Ministeriali ilel 1O settemb;·e 1871 . CORRADJ Carlo, veterinario in IO nel regg, Ni1.1.a cavalleria. Trasfe•·to alla scuola no'rmale di cavalleria, a datare dal 16 settembre 1871. DE SIMONE Giuseppe, veterinario in 1° nel r egg. lancier i di Novara. Tt•asfe•·to al 20 rcgg. d'arti glieria, a datare dal 16 settembt'o 187 1. FOGLIATA-PEZZOLO Bartolomeo, veterinario in lO nel reggimento cavalleggeri di Monferrato. T rasfe1·to al 40 regg. d'artiglieria, a datare dal 16 settembJ'C 1871. Con R. Decreto del :10 settemb1·e :1871. BOVENZI dott. Angelo, e


716 GIRONE cav. Diego, medici di reggimento di l" clas.~e, addetti allo spedale divisionario di :'fapoli. Collocati in aspettativa pet' riduzione di corpo, coll'annuo assegnamento a caduno di L. 2050, a cominciare dal l O ottobre 1871. IMBlUACO dott. Pietro, medico di batt. di 2n classe nel 30 t·egg. fantel'ia. Concessogli, a datare dal l o settembre 1871, l'aumento di stipendio di L. 400, per aver passato un qu inquennio in etrettivo sct·vizio nell'attuale suo grado a mente dell' 'ar·t. 4 della legge 28 giugno 1866. BEH.TELLI Alessandro, veterinario aggiunto nel corpo veteri mu•io militare (giil. nel corpo del treno d'ar·mata) in aspettativa per riduzione ·di corpo a Bologna. Richiamnio in attività. Ji set·vizio nel corpo stesso colla paga stabilita. dal R. Dect·eto 27 g iugno 1861, a far tempo dal 16 settembre 1871; destinato al t·egg. Piemonte Reale cavalleria.

. Con Regi Decreti del 17 settembre 1871. FUGA dott. Luigi. medico di t•eggimento di 2~ clas~e in aspettn tivn per SOl!pensione dD.ll' impiego a Fori\. Richiamato in effettivo ~crv izio. con anzianità dal 7 giugno 1867. e colla paga e vantagg i fissaLi dallt• legge 28 giugno JSGG, a cominciare dal 1° ottobre 1871. TGHTNA clot.t. Lui gi, medico di r cgg. di 2'' classe nel 1° t'Agg. bct·suglict'i. Collocato iu uE;pettativa per riduzione di co'tpo. coll'annuo ass(lgnamento ùi L. 171 0, a cominciar e dal ·lO ottobt·e 1871. SIL VESTRI dott. Giovac.ni, medi co 'di batt. di 2a cÙts~c. addef to allo speùule divisionario di Napoli c comandato al succursale di C.tsel'l.a. Collocato in a~pettativa pee r iduzione di corpo. coll' annuo assegnamento di L. l 080, a cominciare dal l O ott.obre 1871. BRRTELLI Alessandro, veterinario aggiunto nel col'po ,-etl't'inai'Ìo mi-; litut·e (t·eggimento Piemonte Reale c11valleria). Promosso al gt'<H!O ÙL veterinario in :ZO nel corpo stesso, colla pttga stabili ta dal R. Derreto 27 giugno 1861, a far tempo dal l 0 ottobre 1871. Ri mane nello stesso reggim ento. • RO S A Carlo, vetel·inario in l 0 nel corpo veterinar·io milit~1t·c (40 r·cgg. d'artiglieria). Còllocato in aspettativa per inferrnità tcmpnr:trie nOti JWoveni·c nti dal set'vizio cnn· annuo ussegòaHleutn c\i .L. '1500. a not•ma della legge .25 maggio 1852, a far tempo ?al JO ottobre 1871.

De(1.mti. CATALANO dott. Giuseppe, medico di regg. di l" classe , in aspettativa per riduzione di corpo. Morto in Ot·sogna (Chieti) addì 22 agosto 1871. · VACCAlU Giovanni, veterinat·io in 20 nel 100 regg. d'artiglieria. Mot·to in Napoli il 2 settembre 187 1.

n DiretlO?'e Mcd . !spett. CEl~AJ.E comm . Giacomo. Il Redattore Mcd. Dirctl. cav. BAROFFIO. Martini Fedf!le, ger ente.


ANNO XIX- Firenze, IO, 20, 30 ottobre i874 ·_ N. 28 a 30. \

HEJIORIE OR!Gi~!lLI DEL~A STATIS1'ICA IN GENERE

E DELLA

STATISTICA MEDICA MILITARE IN ISPECIAL MODO per Somu!'r GIUSEPPE, madico di battaglione. (Disse?·l<t:ione letta ad una conferen:a scientifica -nell'ospedale militare di Vet·ona). • La Statistic:< medica è la sicura per giungoro

< "Tia !!,ili

< alla tllosolla della medicina. > Dott. HoJ.t,AND. Medica. l •w tes M td

refteclio•ts.

§I. D ELLA SClE::\ZA STATISTICA E DEL METODO STATISTICO.

Che cos'è ·Ja statistica? - Il signor Lampertico nella sua recente eruditissima pubblicazione Sulla Statistica teorica ù~ generale, ecc. (l), ne a,:vertc, che la Ga~zetta dell' Ufficio Statistico dz' Berlino raccolse 263 definizioni diverse di questa novella branca dell'umano sapere. Onde a prima vista si résta' sgomenti ·sulla speranza di una risposta sicura, c si dispererebbe di poter venire a capo di alcunchè di . positivo. Io veramente non ho potuto avere l~ Gazzetta dz' BerUno, nè ho potuto analizzare se non una quarantina di definizioni di autori rinomati (2). Tuttavia di qui venni nella .

(l) &tlla statistica teo1·ica in gene1·ale, e su JJfelchiorre Gioja in particola,·e. Studj pr esentati al. R. Istituto veneto d{ll .M. E. Fedole Lampertico. Venezia 1870. (2) E sono quelle di: Achenwal, Ales.<>io, Balbi, Butte, Cagnazzi, Caporale, Do Luca, Dufau, Dupin, Ferrara, Garnier, Gatterer, Gioia, Guerry, Guillard, F!assel, Heuschling, Làvallée, Legoyt, 1\·fannel·t, Mohl, Moreau de Jonnés, Napoleone, Nardi, P cuchet, Playilair, Quetelet, Racioppi, Rameri, R emer, Romagnol'i, Say, Schlozer, Schnabel, Schubert, Sinclair, Toze, Vanneschi, Zamb~lli. Zuccagui-Orla.ndini, Worl. Gt'o1·nale di 1W:edic. milit. 1.8i1. 46


718

convinzione, che esse definizioni, per quanto sembrino disparate e varie, pure si possano quasi tutte aggruppare in due sole classi, e riunire sotto due soli grandi concetti sintetici. La massima parte degli autori, per statistica intendono quel1a scienza che tratta l'Esposizione sistematica delle condizioni · econonuche; sooz'ali e politiche JJ?'esso ·un dato popolò civile. E difatto parlano del ter~itorio e dei suoi prodotti, de~li uomini ,e del , lo.ro svilupp9 economioo, politico e mo;ale, e del Governo. Cosi la intesero, il 11rimate AschenwaU, e poi tutti gli economisti, specialmente gli inglesi, e fra noi Gioz'a, Romagnosi e. le loro 'scuole. , Un'altra.. parte di scienziati invece s'attennero _più pgrticolarmente al lato rri.atematico; e poggiando di FHferenza sul cilcolo d~?fle. probabilità, inventato éla Pascal, e perfezionato da Laplace· (l), poi esteso, diffuso ed app,liçato da Huyghens, Halley, da Bernouilli, dà Poisson, e da cento altri insigni, .guardar ono 1iella statistica piuttpsto . la forma che la sostanza, il modo di s'tndio piuttostochè· la cosa che si studia, raocògliendo sotto. il nome di statistica ,t utte le osserv-azionz·· suscettibili cl'.esser.e esp?·esse con numeri, e rz'rlotte in te?•mz'nz' mèclii. Questa scuola è più moderna, ,creata ·dai ·matematici, e seguita specialmente dai francesi, da Dwoillarcl, da (}uitla?Yl, Dufau, da Guer1·y e dal sommo Queteld Sotto que, sto nuovo punto di vista ,la statistica, a vero dire, non è più una séienza. (~1el senso in cui comunemente s'impiega questa parola), ma &"arebbe piuttosto a considerare come un semplice kfetodo sdentz(ico eli studz'o. Questo metodo sc.ientifico sarebbe veramente un metodo di logica matematica, applìdabile a .tutte q~1elle diverse scienze positiye, in cui le osservazioni si possono numerar·e e ridurre a termini medii (2). Ecco dunque la grande evolu(l) Laplace. Thé,orie anatytique des prof:mbib'téfi - Esoai philosophiqu,e su?· les p1·obabilités. · (2) ·Achille Ouillard. Élé:ments de st<ttistique humaine 01,1 dé11wg1·aphie çomparée. T>m·is;, 1855.


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zione che ha fatto questa parola; n el cui uso ormai c'è anch.e un po' di confusione. Ad evitare la quale parmi basti accennare all'esistenza di due cose separato e distinte : alla Scienza statistica, che si occupa delle condizioni degli Stati; ed al Metodo statz'stico che è una forma. speciale e rigorosa di ragionamento applicabile a diverse sci.enze, e fra le altre anche alla scienza statistica, da cui anzi prese origine, e di cui porta il nome. Questa distinzione parvemi utile far precedere, 'perchè sembrami buona e chiara, ~ dalla maggioranza degli autori non peranco accennata. Lasciamo da banda la scienza statistica, che è di speciale comrJetenza degli economisti. Dopo le famo se Qu,estz'oni sull' ordinamento delle statistiche, scritte da Romagnosi, e dopo le opere del Gioia (l ), e di tanti altri, non se ne p~­ trebbe parlare senza commettere un atto di temerarietà. Parliamo· invece del metodo statz'stico. Ho già detto che cosa se no debba intendere, ma lo ripeterò : 11fetodo statistico è quel metodo scie-ntifico di studio per cui dalla enumerazione preclz'sposta ecl ordinata dez' fatti su cui verte l'indagine, si deducono le nor1ne e le le,qgi alle quali i fatti stessi obbechscono. È questo metodo ormai applicato ad un gran numero di scienze, e valse immensamente a farle progredire ; anzi alcune senza il metodo prediletto non .avrebbero mai potuto aver vita, come non si sarebbe mai avuta l'istologt'a se non si fosse prima posseduto il microscopio. E come per mezzo del microscopio siano andati a studiare la compage intima del corpo degli animali, dei vegetali, dei min erali, e ne sono nati numer osi rami di novelle scienze ; cosi c-oll'introduzione del metodo statistico nacquero e crebbero altre scienze d'osservazione, e si ebbero la meteo?·olo,CJÙ1, la demografia, la statistica morale, la giudiziaria, la statisti.ca comme-rciale, ecc., ecc. (l) Melchione Gioia: Filosofia della statistica. Milano, 1826.


720

Del resto anche il metod.o statistico, considerato in sè, e per sè, quando si voglia, può ben chiamarsi una scienza; essendo che fra scienza e metodo scientifico non ci sia essenziale differenza. Egli è come il metodo sperimentale, che ha le sue leggi, il suo corpo di dottrina, e su cui furono scritti molti volumi,· ma quando poi tale metodo viene applicato, si ha la fisiologia o la fisica studiate col metodo sperimentale. Così è della microscopia, che come scienza <:i insegna le leggi generali su cui basa il micr oscopio; e come metodo di studio ci serve di buon uso in questa o in quella speciale contingenza. E cosi di molti altri rami scientifici a volta a volta scienze e metodi ; perocchè i concetti di scienza e di metodo scientifico sono fra di loro così incerti nei limiti e nell'essenzialità, come i concetti di lingua e di dialetto, di nazione e di provincia, di generi e di specie, ecc. . So che il Vissering al Congresso dell'Aja presentò una dotta relazione sUll'essenza e sui limiti dellà statistica, ma a me non fu possibile fin'ora averla fra mani. (l ). § II. DE LLA STATISTICA MEDICA.

Nello studio delle mediche scienze è supremo bisogno, e reale progresso l'introduzione del metodo statistico. Se vogliamo un po' emancipare noi stessi e la medicina dalle tante incerter..ze che la ingombrano ; se vogliamo sloggiare il ciarlatanismo che .la deturpa ; se ci sta a cuore il tt·ionfo della verità, e l'avvenire di una scienza all'umanità tanto cara e tanto necessaria, anche noi dobbiamo seguire le orme delle altre scienze d'osservazione, che abbandonate le futili declamazioni si attennero allo studio dei fatti, facendo anzitutto di questi una minuta, estesissima, profondissima ·analisi. (6) Giov. Anziani. Relazione into1·no ai latori eseguiti nella 7.a adunan.z-a del Congr8sso internaziottale di statistica all'Aja. Fh·enze, 1870.


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Per STA'rrsTICA li'IEDICA adqnque non s'intende altro se nonchè l'applicazione di l metodo statistico et quelle pét,r,·ti

dello scibile medico-chirurgico, che appunto . tale applicazione comp01·tano. E colla statistica medica si possono studiare numero::?i quesiti, che senza di essa r imarrebbero eternamente insoluti. Già molti uoinini insigni hanno trattato questo argomento, onde io entro nella via incerto c peritoso: pur se non mi arresto egli è perchè veggo che, acl onta del molto detto, resta ancora moltLssimo a dire ; e che d'altra parte, se si è parlato molto, non si è pur molto fatto. E qui prenderò inspiràzione da quel sommo che fu il più grande cultore della statistica medica in Italia, da Giuseppe Ferrarz·o, troppo presto alla scienza rapito. Egli, or son' più di venti anni, così scriveva : La statistica si associa ad ogni scienza

ponendosi a mutuo contatto, ne abbraccia il positivo e lo dispone per i s~toi fini di comparazz'one e di deduzioni. Giovi riflettere che la stalistica non è lavo1·o della fer~ vida ùnnutginazione, ma sibbene del freddo gi·udizio. E l'~ttfìcio della statistica non è quello cl't'nventare, ma di raccoglùJr·e fedelmente i (attz' ov·unque si tt·omno, qualora li creda oppor·tuni ed esattz~ ordinandoli in modo da fO?"'mcwe un tutto omogeneo, ed atto a lascim· dedun·e le verz'tà ricercate per norma universale (l ). Ad onta di questi precetti, se mal non mi appongo, io veggo che un po' incerto e vago è ancora il modo di applicazione del metodo statistico alle mediche scienze. Pensando e ripensando su questo argomento io sarei pervenuto a formular·e le mie idee nel modo seguente : Sotto t?·e punti ' eli vista speciali, io son d'avviso ' si possa e si debba applicare il metodo statistico nello studio deU~ medicina e della chirurgia, e siano dessi i segt;~enti: I. Per approfondz're l'Eziologia delle malattie ossia i (l) Statistica medica di Milano dal secolo XV fino ai nostri giorni, del cavaliet·e dottore Giuseppe Ferrario. 1'lilano, 1850.


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rapporti che passano tra le rna~attlC c le cause che le produssero; e questa parte la chiarnc~·ei STATISTICA EzroLOGIC.-\.

n. Per studt"a:re la Nosologt'a o l'andamento delle malattie in rapporto ar;li ·individui che ne vengono c6lti; e si dirà STA'l'ISTICA ~osoLOGICA. UI. Per giudicare la 'l'empia, ossia i ?'apporti tra l'andamento delle malattie ed i metodi cttrativi; e po';" tremo nomarla S·rATISTICA TERAPEUTICA. t nvito i lettori a porre mente se la suesposta trina divisione sia o non sia chiara, tompleta e per sè naturalissima; ed eziandio utile arl eYitare <'onfusioni ed equivoci. Perocchè chi lo 'voglia può studiru:e un solo o due o tutti tre i rami sopra enumerati; i quali giova per chiarezza tener separati e non confondere, dovendo ciascun d'essi seguire un indirizzo differente e speciale: n primo punto, ossia la STA'l'IS'rlCA EzroLOOTCA, può essere coltiYato su vasta scala, e promette · molti e buoni frutti. Oggidi sono innumerevoli quegli studiosi che si occupMo per esempio di trovare i rapporti che passano fra ·le condizioni meteo1·ologiche o f1·a le climatiche e le malattie, il loro andamento ed il loro esito. Appartengono a questo ramo anche le ricerche della eredità delle affe:doni ; le indagini sull'influcm·.a. dei miru;mi, dei contagi, dei virus-epidemici; gli studi sui rapporti che passano tra il vitto, il vestito, la professione, la costt·uzione delle case, la pulizia pubblica ecc., e lo svolgimento dei 1norbi. I n questo studio si possono seguh·e ùue vie; il che equivale alla soluzione di uno di questi due problem i: l 0 Data

una o più condi::ioni esterne, quali sono le malattie che si sviluppano sotto la lm·o influenza; oppure: 2° Dala

una malattia, quali sono le condizionz· estet·ne sotto le quali essa si modifica nella sua frequenza e r;t·avità, sia in aumento che Ùl di'minu::ione. Questo ramo della statistica medica verrà in g1·ande aiuto alla igiene, e da esso si trarranno i più diretti ed i più


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reali vantaggi. Dallo sviluppo maggioro di questa b1·anca di cognizioni l'igiene aspetta non solo luce e vigore novello, ma, sono per dire, la sua propria base. E l'igiene è scienza dell'avvenire. Il secondo punto, ossia la S·rA'l'ISTICA NosoLOGlCA, studia le malattie in rapporto all'intli"viduo. Anche qui il prc,hlema si può porre in due modi: I. Data

la tal classe cl' individ;ui, quali sono le malattie a cui essi ·vanno soggetti; · oppure: II. Data la. tal malattz'a con quale gravità e f~·equ.enza 1•elativa assale essa le dz"ve·rse classi di persone t•ipartite per sessi, per età, pc,· agiatezza, pe1· p;·o(essione, per tempe;·amento, ecc. Ad esaurire questo ramo importantissimo di :;tatistica medica bisognel·ebbe avere sciolti ambedue questi problemi in tutte le loro modalità concrete possibili. Invece finor a si è fatto cosi poco, che non merita quasi la ·pena ~be ne fosse tenuto conto. E qui si hanno perciò campi inesplo1·ati e fertilissimi di grandi verità; verità non sterili e di puro lusso scientifico, come laluno per ignoranza o per malyagio animo osa subillare, ma verità gencratl'ici di grandi vantaggi avvenire alla povera schiatta umana, cho vegeta qui sulla terra in balia di innumerevoli inftuenr.e nemiche, le quali essa nella sua lotta per l'esistenza e pet· il progresso non può vincere, se non colla sola potenza della proprla mente. La statistica Nosologica però per potere prendere buono indirizzo e buona voga ha bisogno d'esser preceduta dai pl'ogt·essi della scienza Demog?·afica. Io direi che la Demo-

grafia sta alla statù;tica Nosologica, come la Fisiologia sta alla Patologia. Bisogna conoscere 'prima il fatto sommario, per scendere poi ad analizzarlo man mano nelle singole sue manifestazioni e modalità. E d'altra parto anchè la Statistica Nosologica, come la Demografica, ha bisogno del concorso del Governo centrale; ha bisogno deUa attiva elaborazione in un lavoro associato di funzionari e eli Commissioni ; e d'una Direzione unica, generale e preordinante. Senza di ciò n·on si farà


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gran.lavoro, poichè l'occupazione dei privati, per quanto volonterosa .ed attivà, abbraccia sempre t roppo poco. Di questo genere di capitale scientifico si mise insieme qualche cosa in Inghilterra e nel :Selgio. Ed in Italia, a cura della soierte ed attiyissima nostra Direzione di Statistica generale, s'è pure g·ià tracciata anche .fra noi qualche buona linea nelle Statistiche delle morti violente, ed in quelle delle :tre Epidemie eli Choler·a (l). . . La S·r.~TISTlCA TERAPEU'rlCA, ossia .l'applicazione del Metodo in · discorso allo studio del valore Terapeutico delle' diverse medicazioni, è certamente il ramo più difficile, ed è qu~llo eziandio cJ.le per natura ~ua deve venire per u ltimo; e che anzi non si dovrebbe nemmeno incomiÌ1eiare a stu'diare, se non quando fosse ben avantì lo studio della seconda parte, ossia della Nosolog'ia Statistica. Perocchè altrimenti manca ogni punto eli part~nza, ogni termine di confronto, ogni guida dl r etto giudizio. Ebbene : vedete erroMità dell'umano criterio! 'Anche nella spassionata e sincera ricerca dellà verità, troppo spesso si dà di cozzo nell'errore; e si rimarcò quasi sempre che uria. sdenza nel suo esordire, invece di attenerst all'umile posizione di neonata, volle spingere voli icarici e tentar la spiegazione di quei problemi dai quali poi la stessa scienza , fRtta pii:t adulta con molta prudenza si a~?tenne. Cosi si è fattQ qui. I p1;imi saggi di statistica medica furono quasi tutti diretti a constatare il va~ore delle rispettive medicazioni ; e siccome ciò non si poteva ancora fare (nè si può ora), ne nacque una farragine di pro e contrt·o, una sequela di diatribe, e c,ifre opposte a cifre, e caos, e scredito agli scienziati ed alla scie~za ! Sono tante le influenze. dirette ed indirette, che decidono sull'andamento e sull'esito di una malattia, che a volerne trascurare alcune sì cade certamente nell' errore, ed a voler '

(1) Statistic~ ~~el regno d: Italia. Ved.i i volumi rifer~ntisi a.I Movimento dello Stato Civile, alle :Morti violente, ed alla Sanità pubblica


125

tener conto di tutte c'e da far un lavoro lunghissimo e difficilissimo. Tanto più che iì.nora, come ho detto, mancano perfino le buone condizioni di studio. Apprendiamo bene dal Lami (il quale cogli altr i Grandi in S. Croce aNta eterno), che : Tutto ciò che si può (are nei pri"m,i stv,cli, è di mettersi nello stato di studiare. )) Questo precetto è sì vero, che l' Heusch#ng non sdegnò di prenderlo come epigr·afe d' una sua . grande opera (l ). - E ciò e appunto tutto quello che a noi su questO argomento è per ora· concesso. E qui voglio pigliare occasione ad una digressione, che mi sembra oppor tuna. P armi giusto asserire, che nelle indagini statistiche, quando s( ~·zcerchi l' z'nfiuenza di una condz'zione sull'andamento d:i un ( atto, il numero delle

osse-rvaziom· necessario a constatare la legge di cui si ·va in traccia, debba csser·e tanto maggio1"e quanto minor-e, o quanto più indù ·etta è l'influenza stessa di quella tal condizione sull' andamento di quel tal fatto; e vicever·sa. Mi spiegherò meglio con un esempio preso dalla Meteorologia. Per constatare l' influenza dei vent~ sulla pioggia bastano anche poche osservazioni, mentt·e per indagare qual . r apporto passi tra le fasi lunari e la piog-gia si esige uri grandissimo numero di osservazioni; perché i rappor ti che passano tra le fasi hmari e la caduta di acqua sono molto più indiretti e lontani, che non quelli che &tanno fra la direzione dei venti ed il fen0meno della pioggia. - Vediamo d'applicare questa cognizione alla statistica medica. ·Bisogna ritenere o sospettare g·ià a priqri, che l'influenza delle medicazioni sull' andamento e sull'esito delle malattie sia nel massimo numero dei casi assai piccola, lontana, indiretta, e talora quasi 'impercettibile ; e che per ciò, affine eli essere prqvata e dimostrata convenientemente con cifre, occorrano numeri molto grandi, e t ali quali fin ora da nessuno furono ancora raccolti. ·Mi destano il sogghigno dello scettic{) quei (l) Xavier Heuschling. .iJfanuel de Statistique etlmOf!''aphique unwerselle. Bt'Uxelles, 1847.

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726 medici statistici, che scendono a tenzone armati di cinquanta o cento casi di malattia, laddoye forse non baste1·ebbero le migliaia. Quando a ciò si ponga mente non sarà più a maravigllarsi se colla statistica medica se ne sono dette e provate tante, qum1te mai con altro sofisma. P erocchè se il · ragionamento statistico è una formola della logica come ,il dilemma ed il siliogismo, così anche di esso si può abusare o mnl usare per ignoranza o per malignità.: ed allora si giunge per esempio a provare. che nella polmonite il :;alasso salva la vita, e nello stesso tempo l n uccide; e cile fr·a. gli ammalati di febbre tifoide p. es.: può esserci una mortalità media cosi elastica da essere compresa fra l' infinito positivo e r infinito negativo. Ed è per questo ragioni che 111. Quetelct (l) quando parla della statistica medica, riesce piuttosto a farci un quadro dello stato deploreyole in cui presentemente si trova questo ramo clelia scienza. Ma su questo argomento bastino per ora le esposte considerazioni.

§ III. DELLA. STATISTICA MED ICA :!lf[Ll'l'ARE.

Scopo della presente dissertazione è veramente quello di discorrere della Statistica m(){lica militare; e perciò scenderò ora ad analizzare più partitamc>ute qu<'..sta branca spHciale della statistica medica, c mi terrò di preferenr.a sul lato t cotico, non escludendo però del tutto qualche pl'A.tica considerazione, OYC si presenti l' opportunitit. Saggia opera e di molto sudato fatiche, e frutto eli lunghi e sapienti studi fu al certo l'organizzazione e l'impianto della Statistica medica militare italiana; e gli studiosi debbono lodi c gratitudine Yerso il nostro Consiglio Supel'iore, che la or dinò ; e verso tutLi queg1i uomini eminenti che vi posero mano; nè alcuno potrebbe mostrarsi irriconoscente (l) Ad. Quetclet. Physique socìale. V. chapitt-e vn. Do l'emploi de la Statistiquc cùms les Scicnccs médicalcs. Bt-uxollos 1869.


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verso il personale sanitario militar!!, che tutto quanto c~n grande amore e solerzia, già da molti anni incessantemente vi si dedica. Ed io nutro fiducia, che il risultato sarà conforme ai desideri, ai bisogni, ·ed alla generale aspettazione.

L' appl~'cazione del metodo statistt'co allo studio delle malattùJ e della m<YI'talità, che a(flz'ggono gli eserciti, è éz'ò che costit~tisce la Sta#stica med2'ca militar·e. A porre solide ed ~stese fondamenta all' ediO.cio statistico, che si vuole imu\lzare è necessario antitutto stabilire come pl'ima base, la vera e grande Idea info?·mat?·ice sulla quale tutte le altre si appoggino, e si informino. Sarebbe insensato colui il quale cominciasse un edificio, senza aver prima il concetto, che intende di concretare. Ancor prima di r~J.c­ cogliere i materiali bisogna ben ~w ere l'idea od il disegno della costruzione, che si vuole innalzare; acciò sia tutto prestabilito ed ordinato, e nitma cosa inuti1mente si rechi, e nessuna manchi eli quelle, che son reputate neceSS1'U"ie. Che se nella compilazione eli una Statistica, c' insegna il Prof. Caporale, sz dimentica l' ùttenzione finale, si devia, si aggzra nel ·vueto, si perde tempo e fatica (l). Qual' è adunque nella Statistic..'\ medico-militare l' intenzione finale che bisogna sempre aver presente ? Quale è l' idea informatrice ?

Ricercare quali r·elazioni passino tra la vita militare e le condizz'oni di salute degti z'ndivùl;ui che t-i si assoggettano; e per ciò muovere inchiesta su quanto la vita delle arm,i pe1· sè, e le condizioni di essa vita sz'ano in rappor·to colle malattie e colla mo1·te; e più specificatamente scendendo giù, indagcvre quanto le dive'r se armi, i gradi, l'età, gli anni dz' vita m,ilitare, le localz'td occupate, la P''ovenienza degli uomini, i dù;ersi sert-'Z'zi, le operazioni milita'f"l~ le condizioni del nutrimento, dell'alloggio, del vestù·e, le influenze meteorologiche, le stagioni, certe condt'zioni i1ulivicluali di costit~tzz'one, di st, ·utc (l) Gaetano Caporale. Lezioni di Statistica. Napoli, 1863.


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turà, di ,robustezza, di educa%ione, ecc., znfluiscono sulla natura, dur ata, gra1Jità, es'iti delle malattie, e sulla na1 tura e quantità della rnortalitd. · Questo è precisamente, se . non prendo abbag-lio, lo scopo che la Statistica medico-militare deve proporsi di rag·g-iungere. Ebbene, ché cos'è quest'idea ordinatrice della nostT~ Sta- tistica ora enunciata? Essa non è altro che nna domanda espressa sotto le forme le più g·enerali. Ebbene bisogna scomporla, srnu~uzzarla in tante piccole domande, alle quali ma!l mano si possa rispondere cpncretamente. Alla domanda g·eneriça ? Quale z"njì·uenza esercita la vit(} militare' sulla mortalità? Bisogna sostituire una serie di domande più specificate ; cosl, per esempio : Quale influenza esercita il servizio delle diverse armi sulla mortalità? è quale quella d~i diversi g-eadì? e qt:tale quella dei diversi anni di servizio ? ecc., ecc.: .... Eppoi ancora: P er quali malattie si muòre di preferenza nelle diverse armi, gradi ed anni di servizio ? e poi : Quali individui muoiono (~i preferenza di quelle tali malattie nelle tali armi, gradi ed anni di servizio ? ecc.. ecc. E così deve farsi per ogni domanda generale che deve essere, per così esprimermi, divisa e suddivisa fino allo estremo ; e ne pullula una lung-a serie di domande tutte in senso dubitativ.:o, tutte senza 1·isposta, ' tutte coordinate ad uno scopò, tutte' preparate ad ottenere le risposte loro per mezzo di cifre.... Ebbene in qual maniera si espongono tutte queste. domq.nde? Esse si esprimono precisamente sotto la forma di tabellz"ne statistiche. Quindi è che le tabelline od i quadri statistici da, riempirsi si possono definire: Inte'i"i'Ogazioni esposte sotto forma speciale, espresse con matematica p1·ecisione, ed esigenti 1"zsposte assolutamente esatte, e sc?·itte in cifre. Di qui emerge quanto sia necessario un sagg-io ed ocu.Iato preordin~mento di tali tabelle. G.nai se le tabelle o le domande sono male concepite, incerte, jncomplete~, male


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espresse, erronee... Come saranno esse le risposte? Guai se manchi qualcuna delle interrogazioni necessari~, o se siansi dimenticate inchieste importanti! È tutta questione di tracciamento delle tabelle. Domande erronee ed incomplete recano e\identemente .come conseguenza risposte erronee, incomplete, impossibili. Ed allora pericolo di risultati falsi, ed almeno pericolo di tempo e lavoro sprecati. Fa raccapricciare H solo tim0re ..che in qualche statistica · male ordinata si potrebb~ lavorar~ molti anni da molte persqne, per venire poi in ultimo a tristamente persuadersi, che si è tanto faticato invano! Qual acerba sensazione non ·vi farebbe la notizia che un picchetto di soldati montò la sentinella incessantemente per molti lung4i anni continui davanti ad ·una porta murata in una via deserta!?... (1). Mi affretto a dirvi che questo pericolo non si può temere, nemmeno col più lontano dubbio, nella nostra Statistica medlco-militare, che fu bene ordinata da uomini molto a:bili, e versati nella materia. Tuttavia più avanti intendo di esporre umilmente alcune mie proposte di qualche leg- • gera modificazione alle tabelle che, secondo il mio ~ebole criterio, mi parrebbe vantaggioso introdurre. Non saranno che umili proposte; ed a scanso di pericoli mi faccio scudo ·dell'antico proverbio: Propositio non est zniuria. Ma intanto tiriamo avanti. Dato il concetto padre, e dato l'indirizzo al quale debbono attenersi i concetti filiali, a quali esigenze dovranno rispondere le tabelle statistiche, per essere tracciate a dovere, e per sfuggire con certezza ai pericoli minacciati, e raggiungere colla massima precisione ed economia lo sc.opo prefisso? Gli scrittori di cose statistiche c'insegnano dovere esse essere formulate dietro le seguenti regole: L Le domande siano chiare, espresse con precisione di linguaggio. (l) Si1r}ilitudine del Radau. zione prima.

V. Boccardo. Fisica del Globo. Se-


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II. Non domandare se non quello a eu[ chi è interrogato possa rispondere con cognizione di causa e con serietà. ID. Non far ùomaude o ricerche inutili. IV. Noll trascurare alcuna delle domande necessarie ed utili. V. Fa1·e le doJ"!lande con tutta quella latitudine per cui le risposte possano adattarsi ai più numerosi studi e com· binazioni possibili. VI. Dirigere le operazi0ni di maniera che i risultati riescano confrontabili con altre statistiche affini, o con -simili statistiche straniere. VII. Togliere la possibilità di ogni· equivoco con adatte osservazioni. vm, Raccogliére i documenti per modo che siano sempre possibili le vetificazioni di errori nei quali si fosse incorso. A ben applicar e le otto regole ora esposte vuolsi <Ùquanto eli studio e di pratica, cd in talune cose,· direi quasi, persino fosse necessaria una speciale attitucUne. Ad ogni modo bisogna ben persuadersi, che questa è forse - la. parte piit difficile e delic.ata di tutta l'applicazione del metodo; e quella che pucr anda1' soggett.'l. a continue rnodificazioni tendenti ad un sempre maggior perfezionam~nto, e ad una sempre maggior latitudine man mano che i progressi della scienza li rendano necessari. Esposta l'idea (tnale e pubblicate le tabelle colle rispettive isbru ~ioni, comincia un nuovo laYot o, quello della raccolta dei materiali. · Le c.olonne delle tabelle .debono essere riempite di cif1·e nel maggior numero dei casi :J talora però invece che con cifre s i può rispondere con segni o con parole, secondo che l'indole d'og·ni tabella lo richiede. Fin qui dunque l'ordìtura; ora comincia il lavoro. E lo centinaia di collaboratori si mettono all'apra. L'attività, la pazienza, l'istruzione nec'e13saria, la r ettiti.Hline, r onestà, devono essere le doti di coloro che sono incaricati di riempire i quadri statistici. Difatti, se essi sono onorati· della pubblica fiducia, non la


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debbono tradire. Ignoranza e non curanza sono i due più grandi nemici della statistica, come sono i due più gt•andi nemici della vel'ità. Ma nella nostra statistica militare non il difetto di saper e, nè d'onestà, bensi la trascuranza è da temersi. Eppure se sono da stigmatizzare e da segnalare alla pubblica ripr ovazione coloro cho scientemento forniscoHo all'alJ.torità dati ert'Onei o falsi, non lo son meno anche coloro che falsi ed et'ronei li forniscono per mancanza eli attenzione e di buona volontà. E qni dovr ei sfoder-are la mia fru st<.t oratoria, e sciorinare una sonora filippica contro quei medici militari che si accontentassero di firmar e e trasmettere gli statiHi faW dal capor ale dell'informeria, o dall'esercente della sezione......., c contm quelli cbe per comodità. facessero delle sorprendenti invenzioni o della poesia pìndarlca. !..... Ma. col1a speranza, che le mie parole fossero gett.'lte al deserto, per non tl'oYarsi alcuno cui possano venir indirizzate, risparmio al lettore questa. inutile disgressione. Si ricordino pertanto ognuno eli colot•oJ che tengono la responsabilità di riempire gli statini, si ricordino bene. dico, che essi sono per debito di rotta coscienza obbligati a metteJ'e in quest'operazione tutto quello scrupolo ed esattezza, che ben >i applicherebbero, 6Ve si trattasse di un proprio particolare interesse. Imperoccbè se si raccoglie male, se le cifre trasmesse sono erronee, tutta la fabbt•ica di ragionamenti che poi vi si costruisce sòpl'/\, diventa nulla più che un castello in arin.. Onde si comprende quanta debba essere l'onestà dei compilatori di statistiche, alla cui buona fede c sana coscienza è commesso il compito di osservare, annota 1·e, e numerare i fatti. I quadri statistici debitamente n empiti, ossia date le risposte alle domande fatte, si trasmettono alle autorità super iori per via gerarchica, e colle norme dai regolamenti prescritte. Cosi di gradino in gradino salgono fino al Consiglio superiore, dal quale po1 vengono consegnati ad una Commissione appositamente creata, a fine di esaminare, ac-


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cettare, o respingere l'operato trasmesso dalle singole sezioni; ed a fine di sommare, ordinare, elaborare i materiali raccolti. I dati raccolti ed ordinati, non alterati, nè mutilati, devono essere poi fatti di pubbli~a ragione, perchè il dominio della opinione pubblica possa stabilirvi una libera concorrenza di esami, di discussioni, di studi, da cui scaturisca intera, lirnipida, e sovrana la verità. E qui faccio voti perchè venisse al più presto pubblicato per esteso quel tesoro di materiali già raccolti dalla nostra statistica medico-militare per la serie di quattro buoni anni, e che, forse per ragioni di economia finanziaria, non potè ancora vedere la luce. Epperò si sappia che l'economia c.he si fa nel campo della scienza, è una economia fallace e r ovinosa; non è risparmio ma sciupio di attività o di forze ; non rende prospere, ma intisichisce le fonti della pubblica prosperità. E s'avverta ancora che pubblicando le statistiche raccolte si aggiunge lena e coraggio in coloro che vi lavorano. Che bella consolazione, dopo tante fatiche non vcderne mai il ft·utto! E come façcio voti p erch~ la statistica medico-militare raccolta, venisse fatta al più presto di pubblica ragione, faccio altresì voti, perchè nello imprimerla si tenesse sott' océhio l'esempio splendidisslmo delle statistiche demografiche e sanitarie, già pubblicate dalla nostra direzione generale di statistica presso il Ministero d'agricolttrra e commercio, fondata con tanto profondo sapere dal compianto dottor Pietro M~aestri, e presentemente con tanto amore diretta dal benemerito cavaliere Gio. Aziani. · Una volta raccolti, e fatti pubblici i dati statistici, specialmente se si riferiscono ad una numerosa serie di anni, allora comincia, sia per parte delle autorità, sia per parte degli studiosi, una lunga serie di 'esami e di indagini, per cui se ne deducono le .cognizioni utili e pratiche, che costituiscono veramente la parte più importante e preiiosa di ogni statistica. E dalla statistica medico- militare quattro


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speciali sono i punti di vista da cui si debbano trafre le' seguenti utili cognizioni: I. La cognizione bene definita dell'esistenza dei mali che affliggono l'esercito, siano essi gi·andi o piccoli, più o meno noti, od anche tali che nòn si fossero mai preveduti, e dove e come esistono questi mali; ed entro quali limiti di tempo e di spazio siano localizzati p. e. : La grande speclalità e

mortalità per rnalattie dell'apparato respiratM·io. II. La cognizione di speciali tendenze verso un migliore od un peggiore avvenire di alcune condizioni sanitarie d'una parte, o dello intero esercito; per esempio : Se il nume?'O

dei suicicla vada aumentando o dz'mùtuendo, ed in quali armi o g1·adi, ecc. III. La cognizione degli effetti buoni, cattivi, o nulli, arrecati da nuove leggi o regolamenti, o dalle modincazioni delle leggi vecchie. Per esempio: Indagare quali sieno gli effetti p01•tatz' dalle· varie modzficazioni all'elenco B. IV. La cognizione delle leggi generali, alle quali obbedisce l'andamento dei fatti sociali dell'esercito stesso, sotto il rapporto dello stato igienico, sanitario · ed anche morale. P er esempio : La legge eli spedalità e di mo'rtalità nell'esercito, secondo le stagioni, le località, i servizi, i

gradi, ecc., ecc.

·

Giunti a questo punto l'albero statz'stico che aveva l~ . .sue prime radici nei numerosi specchietti, che riceve·va il' ·suo primo nutrimento dalle piccole cifre parziali, andrebbe m an mano crescendo; o comincierebbe a portar e così. i suoi migliori frutti. Difatto la cognizione delle leggi fisico-sociali, alle quali la condizione sanitaria dell'esercito ubbidisce sarebbe utilissima luce, che rischiari ed istruisca, ed insegùi a prevedere e ad agire con tutta quella energia, e quella giusta dire;done, che può dar solamente un'illuminata chiarezza di concetto preordinatore. .La cognizione degli effetti dei nu ovi rego1amenti e disposizioni, servirà di bussola al legislatore stesso, affinchè Giorn. di Medù:. m ilit. 47


734 egli~ per diria con lingua'ggio romagnosiano: possa prender norma per giudicare co11 verità ed operare con et(etto (l). La cognizione poi dei mali e della loro grandezza c'invoglierà. a cercarne e trovarne le ·cause, obbligherà a curarli, e a(). occuparci di quelle piaghe. occulte . di cui prima se. ne ignorasse 'perfino l'f3sistenza. A tru~'r:e le deduzioni da quadri statistici, . anche compilati col rispetto dj tutte le regole sopra accennate, non bisogna essere. però molto facili. Anche qui sonvi delle avver tenze, che bisogna aver presenti, se non si vuoi concludere a torto. Sono insomma le stesse norme; che c' insegnano la logica ed il buon senso, e che il nostro Quetelet formulav'a nel seguente modo (2): I. Non avere idee preçoncette circa il risultato. II. Non trascurar;e nessun ·dato senza giustificato motivo. III. 'Enumerare tutte le cause e condizioni influenti. IV. Non comparare se non dati perfettamente compara):Jili. Si aggiunga ancora questa avvertenza generale e fonda- • mentale nelle cose st:;ttistiche; ed è che primp. di mettersi a trarre deduzioni, bisogna porre ben attenzione che il numero dei fatti osservati sia relativamente z'l più g1·cmde possibile. E ciò per neutralizzare le iufinenze d! erroneità; e perchè il grado di probabilità dei risultati aumenta in ragione diretta della radice quadrata del numero delle osservazioni (3). Qu~sti principii non sono altro che i capi saldi clt una logica assiomatica, che reggono il ragionamento statistico, come reggono il matematico, ed ogni altro ragion:;tmento scientifico. Seguendo i quali da buoni quadri statistici non si possono dedurre che buone, rette, giuste conclusioni. (l) Giandomenico Romagnosi. Quistioni sull' or·dinamenfo delle statistiche. (2) Quetelet. Lellres ' st~,. la théorie des probabilités appliquée auo:; sciences 1nor ales et pòlitiq~tes. Bruxelles, l8Mi. (3) Quetelet et Heu~chling Statistique. universelle. V. Introduction.


73;>

. P erocchè ce lo dice anche il J.Vfessedaglz"a (I): « Le cifre « quando siano dì _buona fonte non parlano che w1 sol lin« guaggio, la vel'ità ; bisogna però saperle leggere, e non « fraintenderle. » · E qtù devo ricordar e come la statistica si nutr~~ veramente di cifre medie, e soltanto si valgà delle cifre assolu te in quanto servono a dedurre le medie. Senza medie non c'è statistica. La rnedia sola prova qualche cosa (2). Ma per avere una media ci vogliono appunto due cifre. T utti sanno quali debbano essere queste due cifre, c come si, debbano trattar e. L'argomento però è molto più difficile di quello che si creda, e troppo spesso anche uomini celebri eaddero in errore. Io non voglio entrare in questo labirinto, ehe mi fal'ebbe uscire dal mio atgomeuto, e mi condur1·ebbe troppo lontano. Voglio solamente r accomandare a chi tratta eli cose. statistiche, che J)On si dimentichi di questa verità che : senza medie non 1;i ha statistica. Epperò non si dimentichi mai di raccogliere sempre ambedue quelle cifre, che gli debbono da.re la media che cerca. Da tutto ciò che di sopra si è detto chiaramente appare quale debba adunque essete l' indirizzo .SJ)CCia.Je, .che deve tenere Ja 1:10st ra statistica medico-militare. Essa dev'essere specialmente una Statistica Eziologica, ossia deve tendere a raggiungere più che alt ro lo scopo igienico. Noi colla' nostra statistica non ci rroponiamo veramente di studiare la Patologia, nè di far progredire la 'l'CJ·apia ; ma bensi di migliorare le condizioni igieniche dell' Eser cito, di scerrtarne la sp·edalità e la mot·talità, di render meno doloroso c meno grave il tributo di sangue, che le popola7.ioni pagano alla patria, di conservare alla Nazione il maggiot• nmuero possibìle di individualità valido ed attive. - Ci sono implicate quistioni di scienr.a, di giustizia, di economia, di umanità, di amor patrio, di gloria nazionale ! (l) Angelo Mcssedaglia. Esposi;;ione e~·itica delle Statistiche crimt._ nati dello Impero aust1··iaco, ccc. Atti dell' Istitnto . Veneto. Tomo XI. . (2) Guillard. Op. cit. Jntl·oducticm. ·


736 Ma io per non divagare troppo lontano -farò per tempo ritorno entro i confini che mi sono prefisso. La statistica medir.o- militare, ho detto, deve essere essenzialmente Eziologica, ossia igienica. Vediamo di svolgere più ampiamente questo concetto. Se è vero che per causa eli una malattia, si debba. propriamente intendere il modo con cui l' organismo risponde all'influenza degli agenti esterio1·i noci'Vi, è pur vero eziandio, che senza U concorso degli agenti esteriori influenti r organismo non ammalerebbe. Ecco perehè date le rondizioni esteriori nocive, non tutti gli organismi ammalano ; e come alcuni organismi fragili in qualche lato speciale, essi pur restano sani, se non si espongono all'influenza (li quegli agenti, che loro sarebbero nocivi. Quando noi adunque stt1diamo l'influenza delle occupazioni e delle fatiche militari, o l' influenza delle condizioni atmosferiche od altre, non studiamo t:he una sola di quelle due serie di fatti, dalla cui combinazione nasce poi la vera causa della malattia. L'altra di quello due serie è lo stato dell'organismo in cui una o più malattie esistano soltanto in potenza, mercè la sventurata esistenza di uno o più loci minoris resislenlice; i quali aspettano solamente l' azione esterna per t radurle in atto. Orbene noi colle buone operazion,i di leva tentiamo già di eliminare il più possibile questi organismi fragili e poco resistenti; e perciò ove a noi fosse dato prevenire anche il più ed il meglio possibile l' azione della influenze esterne dannose, avremmo già fatto un altro gran passo verso lo scopo, che l' Igiene si propone, cioè verso l' idea di antivenire le malattie istesse. Ed il metodo statistico qui giova certamente. Bisogna raccogliere bene i fatti, o raccoglierne molti, e non trascurare le eircostanze utili; poi bisog·na confrontare minutamente e con giusto criterio tutte le sede di fatti fra di loro, per modo che ne emergano i contatti ed i dissensi ; o più tardi da un accurato parallello delle prime deduzioni analitiche risalire alle ultime induzioni st·ntetiche, ossia alle


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Leg·gi generali .dei fenomeni. Ed è specialmente sotto questo punto di vista che devono le tabelle essere così or(Unate che possano mettersi in rapporto i fatti demografico-militari con } ratti meteol'ologici, colle principali operazioni milit ari, e ' con tutte le altre serie di condizioni, su cui si vogliano stabilit'e delle minute indagini. Ed è partendo da queste idee, e dalle altre sovra espresse nel testo della dissertazione, che ho ~vol ta nella mia mente un:a spassionata critica · delle tabelle o quadri della nostra Statistica medico-militare ; e che or tni fo cora.ggio ad esporre CJ_nQ1le poche mocli:ficazioni, che mi sembra di poter consigliare. Premetto di nuovo, che nou intendo con 'ciò di far appunti a quello eh e fu decretato dai superior i: ma siccome anche la scienxa si muove, cosi io mi Yalgo di. quel diritto alla libertà di discussione, che nel campo della scienza stessa è supremo palladio a tutela della verità, e sorgente vera del progresso. Eccomi dunque a concretare alcune proposte di riforrtne, che io vedrei volentieri intl'odotte nelle tabelle della nostra statistica medico - nlilitare. Tali riforme sarebbel'O le se-

guenti: I. Riforme relative al tempo : Io domando l' abolizione delle forme deca:diche, e del1e forme trimestrali. - In riguardo al t empo, io non vorr-ei che tre sole forme : giornaliera, me-nsile, annuale. - E Yorrei che si elesse uno sviluppo molto più ampio, e molto più d ~ffuso alla forma giorraaliera. Q ue~ poi è compatibile anche con una trasmissione qecadica o mensile. - Basta che in una tabella statistica i fatti siano divisi per giorni, e non aggruppati. - È inutile che io mi estenda a dimostrare quanto la divisione per giorni, dci fatti riguardanti lo stato sanitario

delle truppe sia assolutamente necessario per poter stabilire le indagini r elative alla statistica eziologica. G~i effetti di un freddo eccessivo o di un caldo eccessivo, di un ur agano, di una marcia forzata, di una tappa fatta sotto pioggia dirotta, ec. ec., sono fatti di un giorno, che in uno statino


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mensile o trimestrale scompaiono. Ciò è tanto evidente, che non oqcorre spender\ri tante parole· (l). II. Riforme relative ai luogki. Due sono i luoghi di cui si tiene conto: primo, quello di provenienza degli uomini; secondo, quello di sta:donç. Su quest'ultimo non c' è nulla a ridire. l\1a su~ luogo di provenienza degli uomini in quegli stati in cui è richiesta quest'indicazione c'è sempre la colonna del Circondario e quella del Comune. Or bene sernbrarni utile sostituire una sola colonna, quella deVa p1·ovinàa. Quest' indicazione è più. chiara, più sen~pNoe, più nota, in confronto delle altre due. Si può però, nel caso dei morti e riformati, ,mantenere anche le colonne del Circondario e del Comune. ·Ma nelle indicazioni ordinarie la provincia deve hastare ; con essa si divide già 1' Italia in settanta parti, e p'armi un' an<'\-lisi sufficiente. III. Relative agli anni di età e di servizio. Invece · degli anni di età e di servizio vorrei che si mettesse in una sola colonna la classe . alla quale gli incliv1dui appartengono, ossia quella alla .q]lale sono stati ascritti, anchè se furono disertori o renitenti.. Con ciò noi ottt;lniamo i seguenti va:n.taggi : a) Una sola colonna invece di due.; b) ·È d'ordinario più facile sapere la classe alla quale r individuo appartiene, che l' età SIJa e gli anni di servizio. c) t· istesso incliv ~cluo appartiene alla stessa classe in tutto il tempo del suo servizio, almeno nei qasi ordinari ; e le çliverse fasi d-elle classi si pos13o~o legg·ere nei decreti reali e ministeriali, e nelle pubblicazioni del Sig. Gene~·al Torr~ (2). Così dalla data dello statino e dalla classe si O) Sarebbe opportunissimo che in ogni st.atino a fonna giornaliera, (trasmissibile anche mensilmente), fo.ssero aggiunl;c due grandi colonne verticali, nell' una delle quali si notassero sommariamente le principali occupazioni delle truppe giorno per giorno ; e nell'altra i fattori piì1 irnportanti delle giornaliere condizioni meteorologiche. (2) Federico Torre. 'Della leva sui nati dell' anno . . .. e delle ?Yicende dell' Ese?·cito, ec. Relazioni a S. E. il Ministro della G.uer.ra.


739 può con preciSiOne sapere, quando si voglia, quanti anni e ' mesi di servizio gli individui abbiano. L' età importa meno e là dove Lmporta, come nei morti c riformati, p. es. : vi si, può aggiungere questa colonna. r1) L' età ~ gli anni di servizio di un individuo sono in continuo cambiamento; non così la classe. Un soldato entra all'Ospedale all'età di 21 anno e ne esce all'età di 22; oppure s' ammala· nel :30 anno di servizio, e muore nel 10. :E ciò induce poi errori nei risultati. IV. Relative ai g'l·acli. Dividere assolutamente ogni stato che si riferisca ad ufficiali, da quelli che si riferiscano a bassa forza. Gli ufficiali si curano quasi tutti in casa loro ed iv:i muoiono (l ); non è giusto che le loro cifte, da cui non si può quasi dedurre nessuna media, ,vengano ad alterm·e quelle della bassa forza, che devono essere esatte. Reclamo inoltl'e una ·colonna individuata anche per quel pover o grado che si chiama il Oaporale. Mi pare che la meriti. V. Relative al numero cl'indica:::ioni. Ogni statino deve portare un numero di indicazioni, ossia di colonne, tanto maggioro e tanto pitl m..inute, quanto maggiore è l' inwortanza dell' qggetto, cui lo statino si riferisce. Ed è per ciò ' che ogni quadr o, che si riferisca, p. es.: ai morti, deve contenero molto più estese indagini, che non un quadro, che si riferisca solamente àd individui ricover ati all'Ospedale. E sotto questo riguardo mi pare che molti statini potrebbero essere alquanto semplificati, mentre altri dovr ebber o essere anche un po' più complicati. VI. Relative all'Elenco. B. Anche gli articoli dell' Elenco B possono servire alla statistica, s1 nelle operazioni di leva, che in quelle di riforma. Sarebbe molto giovevole che (l) Noti::ie sulla S tatistica medica dell' E sercito, ec. Relazione a S. E·

H Minisb·o della Guerra. Firenze, 1370. Vedi inoltre : Marques. ·Investi,qa:1ioni sulle malattie e la 1no1·talità nell'esercito p01'lO(Jhese. Sunto del dottot• Ando- Giannor1e. Dal Giot·nale di Med. Milt't. t 871..


74.0

gli articoli dell' El~nco B fossero alquanto meno numerosi, ed aggruppati per modo che, pm· rispettartdo l' ordine anatomico, si prestassero agli usi della statistica sanitaria un p o· meglio di quello che non avvenga pr~sentem ente . S~rebhe inoltre desiderabile che tutte le pubblicazioni statistiche che si facciano dal Ministero della Guèrra, avessero tm ·medesimo Ind:irzzzo, affinchè fossero confrontabi li, e potessero essere messe a m.utuo r apporto. Termjnata cosi la non lunga serie delle mie proposte, dirò schiettamente cheì per quanto gt·a'Ude sia in me il desiderio che venissero discusse, acce~te ed applicate, altrettanto 11e è piccola la sper anza. E davvero la rirorma del sistema statistico ora vigente imiJorterebbe lavoro e spesa non indifferenti. Onde io resto pago d'aver contribuito c.olla mia piccola pietra al gl'ande edificio secondo i dettami della mia coscienza; nè chiedo , altr'esca cb e h\ pura annuenza morale degli uomini competenti, e quella dei miei superJori, se me la sarò meritata. Del resto la Statistica medico-militare, quando ci s1 mfonderà quella scintilla di vita, che ancor<,1. non ha, voglio dire la pubblica~ libera e generale discussione, allora solo acquister;\ quell'importan:r.a che ben si merita, o ci porterà tutti que! lumi che le si chiedono. E noi, corpo sanitm'iO militare, possz·amo fado questo lavoro, perchè organizzati in modo utile; noi dobbiamo farlo, .e bene, perchè ragioni di responsabilità, di umanità, eli moralità, da noi Jo esigono; nc;>i dtmque, conchiudo io per tutti, vogliamo farlo. *

§IV. CONCLUSIONE.

Ho detto che cosa sia il Metodo Statistico, o come esso si possa applicare a diverse scienze. Ed assumendo un caso pratico d'opportunità, esposi distesamente la teoria di essa applicazione alla Medicina Militare. Tale Teoria però, am-·


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messe poche varianti, vale per l'applicazione del metodo in discorso anche ad altri rami dello scibile. Essa si ria.ssume nei cinque punti seguenti: I. Fot•mula re eon ponderatezza l'idea finale, preord.ina.trice; e designarne precisamente lo scopo ecl i limiti. TI. Scomporre con abilità il eoncr.tto sintetico in tanti r,oncetti analitici quanti bastino, cù esprimerli ·sotto forma ùi apposite Tahelle. III. R accogliere i matet·iali , ossia riempire le rolonne delle 'tabelle secondo le norme p1·escritte. IV. Dispot·re i ma.tel'iali raccolti secondo un ordi ne armonico, c pubblicati nella loro t otalità. ed integt•ità. V. Elahorat·e i materiali raccolti, studiarli, confrontarli, e dedurt·c le leggi generali, e le ultime conrlusioni pratiche a pnùbJica utilità e vantaggio. TI Roccarrlo in una sua opòra monumentale (l) propone di chiamare m·te quell'operazione statistica che consiste nella r accolta degli elementi di fhtto, e nella lol'o metodica esposizione : e srien:;a le ultime operazioni della me nte per cui si inducono dai fenomeni i principii che li govornano. Arte insomma la terr.a e qttnrta delle operazioni da noi sopra enumerato, scien::a le altro tre. 1~-: questa una distinr.ione d'importanza. puramente teorica. Sui vantag-gi dell'applicazione del metodo statistico alla medicina in genere ho già detto abbastanza. Aggiungerò che quanto pitl si progl'edisce e tanto pilt ta.li >antaggi si fanno manifesti. Lo stesso Herschell (2) dichiara di non dividet·e t utti i Umori o 1o diffidenze di' Quetelet in t•iguardo alla statistica medica. Del resto se è vero che i f<ttti debbono sempre costituire la base d'ogni ragionamento scientifico, noi fat·emo plaus o alla statistica, che appunto arricchisce di fatti accertati il patJ•imonio della scienza. (l) Gil·olamo Boccardo. Diziona1-io dell'ccoi!O'mia politica e del Commercio. V. articolo &ati$tica. (2) John He•·schcll. Sw · la thtfo-,.ia cl•?s p1·obabilités et sas applications auz Scùmces pliysiques et socio.tes, 1850.


742

Il metodo statistico è analisi profor1da é sintesi sublime; è la stessa induzione baconiana ridotta a sistema ; costringe alrimpotenza una inesauribile fonte di guai qual è quella delle conclusioni a priori; la statistica è dunque verità e progr·es!:>o; e se taluno ei'rò nel fatne nso non dovremo accagional:e la scienza di quei mali. che sono frutto dell'ignoranza individuale. Non cnmen artis quocl pro(essoris est.

L' Eg~·egio collega Dott. Sormp.nni appassionato ed abile cultore dello statistiche disciplino a conclusione del suo k'l.\'Oro S!)()CUlati\'0 sllllil statistica medica militare fece alcuni appunt.i au· attuale suo ordinamento appo noi. PrGmel>Se alcu_ne generali considerazioui. che (per diJ•lo addirittura onde non si sospettino le mie intenzioni) io ho molto apprezzale, il bravo collega formula le ?'i{OJ'11M che volentiel'i vedrebbe i.nh·odotte nelle tabelle d()lia nostra statistica militare ; e cioè : l. - Riforme r elative aJ lf!mpo: l'abolizione delle forme decadiche-e trirnesil·ali e ,. orrebbe vi fossero !;Ostituite le .'liornalie1·c. mensili, an· nuali. La forma giornaliera, egli dice, è compatibile anche colla t t·asmissiono decadica .o mensile. O:<set·vel·ò che nello schema di Statistica militare lja me proposto ul Congresso di Firenze le indicazioni gwrnalicre erano la. base del mio piano statistico ; cbe essa base ~ largamente rappresentatn nella Statistica medica mili tare italiana clai Registri A, B, C e dallo Stato rnodello N. 8, da t enersi dai Medici dei Corpi ; vegli Spedali poi valgono quali t·egistri giornali eri quelli delle ordina?. ioni (pari e dispari); gli Stati ruodeJlo N. ·l bis, 5 bis, 6 bis, 7 bis, 8 bis, IO bis; che a facilitate l' andamento dei t·ilievi. genet·ali. r opera eli compilnzione in ispecchi più. comprensivi fu affidata ai singoli .Me(,lici dei Corpi ed Ospedali capi di scl'ViJ:io, che ne hanno tutti gli elementi e dovrebbero aver·ue tutta la capacità, e, quando .si compenett·~sero della imp01·tanz~ dell'operi! !oro l'ichiesta li compilet·ebbet'O con tutta la. esattezza e t!ompitezr.a. necessaria. I t·iassunti à ecadicr non sono che.Ia forma di guerra.... L' esperiemr,~ avt·ebbe dimostrato che per om almeno nell'Esercito nosko pretendere di più sarebbe ottenet·e di meno. n. - Relative a i lttor;hi: la tn-oveniema a vece d' essere annotata coll'indicazione clol Circ·oudario c del Comune, lo si dovrebbbe colla sola della Provincia.


743 Ma se noi Libretti militari, alla matricoht sono proscritto quelle indicazioni ~ L'indicazione della Provincia non ha poi quasi nulla a fare colle Divi$iotai militari. m. - Relati...e alli anni: dovrebbe l:iOStituirsi Ja classe. Statebbe la propostn semplifìca'l.ione, se non vi fossero i ~ott' ufficiali .... la ci!Utse o?·dùum;-a è tl'oppo ampia; d' altt'll parto 110 si riconosce neeoMnt·io annotare r età negli specchi delle l'i forme o moa·tnlità. la proposl3 semplificazione ~arebbo in fondo una complica,zione. L'ostacolo poi dci pea·iodi toccanti due anni è una sottigliezza. IV. - 1\olalive ai m·ccdi: La divisione degli ufficit~li dalla bassa-forza che ùc:Udem, è pel"fcit:mlcJlte stabilita (Stati l\foù. N. 2, 3, t[, G, 3 bi!>, 4 bis, 5 biq, 6 bis, 7 bis, IO bis) massime e&o;endo prescritto che gii ufficiali siano sempr e t"<lggt·uppati n parte in test~. Sa gli ufficiali non possono tutti assere in essi Rtati compmsi, vi supplisce pella rnort::~lità almeno, il Hull13ttil10 ufficiale. n gt•ado eli caporale ò troppo mutabile pe1· esser J"cpulato sl importante, acl ogni modo è accennato dis~iut.amcnte in tutti i nume,·osi ~<lati 80vra rico!·clati. V. - Tnclicazioni numet·òse, ecc..\nzitnrto cs;:e l'i an-ebbero desumenclnle dalle di verso che in o:;aù stato ~;i hanno, con Lo mplando~i in os~i. spesso uno stesso fatto da. divet'8i punti di vista. Non è p1·oi\>ito ai Medici aggiungere tutto qunnt~ mai vogliono nello. colonna annotazioni : le relazioni trimeslt·ali olft•irebbero ai volentct·osi il mezzo di fade ed in campo illimitato. Cot·to si potrebbe semplificMe o r.omplicat·c ma ~;ull' inizio di sl ardua faconda (]UJ\l è la. sLatist.ica, sarebbe conveniente ciò fare'!.. .. ì.\'lontl"e non s'è giunti ad ottenct· ancora molto da\"VCI'O, con,-e;rebbe innovare 1 VI. - Elenco B: - Gli articoli ~-ono troppo numerosi. )[a l'Blenco B ha .ben altro scopo cho 'Ja statisti cn., non può ad essa. subordinarsi; gli articoli di c~o Elenco de\'ono essca•o tanto famiglinri ai modici militari che deve r1cscire loro facilissimo il eita.di nel compilare gli Stati modello N. 3 (Colonna. 9 o 12), N. 6 bis (Colonna 11 o 13 o 15), N. 7bis (Col. 13 o 15). N. 8 bis (Col. 12 o 14). I rnggruppament.i poi esser debbono operati dallo. Commissione contralo. fl Collega ha appen'\t•icordato j) Sag!JW statistiCO del b-iennio 1867-69; forse non l' ha soddisfatto.... Rifletta però che, dei ben piit numerosi e dettagliati Specchi e Quadri presentati dalla Commissione, osso non è che quel 1·iassu11to che si potò ott.enore compittto, dalli incompiutissimi lavori kn~ancssi al Consiglio ; che è quel piccolo l'iassunto che li Ministero l1a. autorizzato di pubblicare per 1·agioni di eco,wmù&. Ora anche a mc ~ia lecito fur dei voti : l ° Che lutti i colleghi adempiano volenteJ'Oili o coscenziosi i loro .doveri sotto il rappo1·to della Statistica ùell' E sercito.... Creda il dottor Sormanni che ciò fìn'ora non ò sempre.


744 2° Che gli nbili e voleuterosi si llCconteutino almeno lìnc·bè le f'Ose vadnn bene, del poco o non confondano il po!<~ibile col desiderabile. Gioverà pensa L'O che In statistica come la musica e la poesia non il se non che ad un cert-O g•'ndO pau per tutti.. .. Son pochi, ma. ve n'anno che non no vogliono intendere. An:ci, r espcl'ie= mi nn·ebbe provato che pct• riescire ad oltenet·e qualche buon frutto, pel princi pio Ltlmcno (o pCl' principio intendo u n doccrmio). sarebbe nec(••sario .w:mplifìcarc c d' n•sai la bisogna.... E convengo clte lo si potrebbe e molto, ~tenza alcun clanno, anzi con vtmtaggio : eutraltt l' at·dua (!1) mansione nella cercltia. delle nbitudini sal-ebbe, solo allot·a, fo•'l3o possibile imprimergli un movimento più com-

plicato.

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P~rchè vale o la stimo ho creduto ri~pondet·lc.

Prenda, se non le o~~en•azioni lo intenzioni, in buona parte... Sarò poi felice se la discussione avesse valso a f;u· meglio compt-endero a qualche collega l' imp01·tnuza dell'argomento e del nosrro comuno dovct·o dal punto di vista della staiistica.

CE~l\0 STORICO

DI CLL\ìCA CHIRURGICA.

Dott. C. FJORI. ConfmJ• tz·a del 1 ottobre 1 b'7l.

Ho poca cosa da na.rrard: è un fatto di clinica chirurgica, c forse, fra tanti da mc osservati nello scorso anno, quello che meno soddisfece il mio amor proprio. Ma. quando non fummo solleciti come put• .-orremmo nello stabilire una diagnosi; quando questa non appagò l'animo, non no acquietò t utti i dubbi ; quando gli esiti sono infatLSti è allora elle la mente del mc~dico resta. maggiormente impressionata: si torna per cosi dire istintivamente piì.t volte col pensiero sulle circostanze che accompagnarono l'avvenimento, se ne parla cogli amici, <' non eli rado an-iene che se ne imbastisce da alcuno dimandata - una storiella che a quando a quando assttme i caratteri di una dilesa. Eccovi il bandolo del come vi discorra solo oggi di un caso avvenuto venti mesi or sono. Sarò bre,issimo. Il 20 febbraio 184G nasceva nel connme di Donacz· (Brindisi) un tal Vincenzo Del Prete che nel 18G8. seguendo le

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74.5

$orti della sua classe fu soldato nella 13.a compagnia del 44.0 reggimento fanteria. Il 16 gennaio 1870 egli entrava per la prima volta in g_1,1esto spedale militare di Firenze - Sezione chirurgia presentando 'nel mezzo della gota sinistra un pic\Colo asyesso che a suo dire spontaneamente esordì : era .già aperto nel centro per tm forellino donde a stento ne gemeva un pus l:>ene elaborato. · P er non ritornarvi dopo dirò fin d'ora che il De~ Prete era eli bassa statura, costituzione fisica mediocre, impianto scheletrico da non dare appigli all' elenco B del nost;ro regolamento di leva, ma ben lontano dal presentare quell~ eleganza ed armonia di forme, quell' assieme sul quale l' occhio., umano senY.a render~ene pii.\ che tanto ragione si ferma con piacere: temJJeramento linfatico, stato di nutrizione discreto, fisonomia languida, colorito pallido e in questo pallido figuratevi qualche cosa eli terreo che conveniva mirabilmente col s uò animo melanconico, taciturno. Non ebbe mai un. lamento per le sue lunghe sofferenze; non vi fu stimolo fra i t anti che la natura è l'arte gli procurarono eapace di sovraeccìtare in lui un risentimento mo~ale :.prop rio uno di quegli esseri per cui la vita è un fardello portato senza scopo. Le pareti esterne dell'ascesso della gota, siccome mo]Jo assottigliate, furono ascisse : rimase così una piaga semplice che nel periodo di due settimane circa regolarl)lente guarl lasciando per stigma una specie di rimenclo da parer e una congerie di due o tre butteri di vaiuolo. Giunse il mattino che vedendolo completamente ristabilito gli' staccai il biglietto di sala per, metter lo in uscita: e q~ti comz'ncian le dolenti note, chè quell'anima ineccitabile, per poco, ma pur si scosse; e con aria eH rimpl'overo - come io n.vessi dovuto sapere ciò ch'egli non m'aveva mai detto « ma a me, disse, duole sempre questa s palla, » e accennò la sinistra. La palpai, l'osservai in tutti i sensi, e non mi fu dato rilevare alcun fatto materiale che fisiolo-gico n on

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746 fosse. Il volume, la forma, il colorito, la temperatura erano normali: i movimenti dell'omero senza attriti, dolci, liberi in tutta la loro estensione e per ogni direzione, eccetto però l'abduttiva. In questa, se un poco forzata, avvertiva un senso di molestia sordo, profondo che egli non sapeva nemmeno bene precisare d'onde partisse e vagamente riferiva alla spalla, Seppi allora che queste sofferenze nate così alla stessa sua insaputa, lo molestavano già da qualche tempo, e ne aveva una lontana reminiscenza, associata ai ricordi dci più faticosi esercizi della vita militare. Nello ·stato di quiete spesso le dimenticava, e se talrolta era costretto rammentarsene <:iò avveniva sempre nelle ore della notte. Supposi un lento reumartr'lte, una reumatalgia. Ricoprii la parte con ovatta e tentai successivamente alcuni dei piì.L usita.ti mezzi esterni che in s.iffatLi casi sono nella pr-atica dell'arte, ma sempre con niun profitto. Che anzi i dolori . crebbero e in pochi giorni giunsero a tale da molestarlo seriamente e senza differenza di ore. Accusava un senso di torpore in tutto rarto, delle trafi.tture intense, vive che di tratto in tratto sentiva scoLTel'e approssimativamente lungo

la doccia bicipitale. Cercai allora nell'anamnettico qualche lume, ma rimasi al buio ; conciossiachè i suoi genitori erano già morti, egli è vero, ma di q~elle malattie che uccidono in pochi giorni senza bisogno dk antecedenti causali nella fisica costituzione çleU'individuo : e in vita par che godessero di una invidiabile salute. Nè quel poco che potei rintraccia.re degli altri suoi consanguinei mi autorizzò ad ammettere un germe g·entilizio, un addentellato qualunque che valesse aù unire il suo passato remoto col presente. Si noti di più. ch'era questa la prima yolta ch'egli malava gravemente. Intanto il ventre del bicipite cominciò ad ingrossarsi, e giunse presto a protuberare come se le sue fibre fossero in un violento stato di contrazione. Tutta la spalla si fece


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dolente, un poehino più toncleggiante; il cavo ascellare diminuì ; comparve la febbre ; le difficoltà acl eseguire alcul}i movimenti divennero generali e giunsero all'assoluta impotenza. Il colorito della pelle si mantenne lo stesso. In questo frattempo vi fu un istante che l'aspetto generale delle cose mi fecero vagheggiare l'idea di una miosite - malattia che nella vita delle armi può .facilmente trovare le cause l)redisponenti c le determinanti, e che non sconcordava colla primitiva diagnosi : 'ne sat•ebbe stata una fìgliazione. - l\Ia questa non fu che la preoccupazione di un momento, e la riferisco solo per rendere senza r eticenze la· successività delle mie idee. Del resto non crediate ch' io abbia assistito a cotesto rapido aggeavarsi della malattia senza reagire con altrettanta ene1'gia. Non appena: si presentarono i sopraccennati fenomeni - eravamo agli ultimi di febbraio - prevalenclomi dei consigli de' miei colleghi della Sezione, e particolarmente di quelli del nostro chiarissimo Direttore, ~rn mo­ bilizzai l'arto mercè ùn part.icolat·e apparecchio che mentre raggiungeva in modo assoluto lo scopo lasciava libera ~utta la spalla e le parti anteriore esterna e posteriore de! braccio. Feci una larga sanguettar.ione , · soprapposizioni emolienti ecc. ecc.: se n' ebbe un sensibile miglioramento, tutti i sintorni morbosi aHcgg·edrono, meno 1'irnpotenzà 'dei mo...-irnonti che si mantenne assoluta. La febbre accennava a scomparire quando ad un tratto tutto andò di male in peggio. Si ripe~ il sanguisuggio, ma quest~L volta senza sur..cesso. I dolori lungo la. doccia bicipitale divenneeo violenti, pulsativi: il eavo ascel~are scompar·ve, i due terzi superiori del ventre del bicipite presero la forma e la molle consistenza di tm tumore; di un ascesso che il 20 marzo fu aper·to e donde usci una quantità di fetidissirna marcia che atfiu!va da tutti i pL1nti della spalla portando 'seco detriti cancrenosi . . . . . . insomma un vero sfacelo. Sei gio~·ni dopo con tutti i fenomeni de l riassorbimento


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purulento il soldato Del Prete moriva. Dal di che mi aveva accusato un primo dolore non erano trascorsi due mesi. Alla Sezione cadnvel'ica noi visceri ùel petto vi fu solo da rimarcare i polmoni alquanto edematosi, sceni però da patologici prodotti; in quei del ventre il fegato ipertt'ofico - il suo volume era circa aumentato di un terzo. Nella spalla e braccio sinistro si veJeva la met.à. superiore del bicipite e le fibre pii.t profonde e centrali del deltoide cancrenate e fuse. Il tendin~ del coraco-brachiale, gli attacchi al tubercolo maggiore o minore dell' omero dei muscoli sopra c sotto spinosi, del piccolo rotondo e del :;otto scapolaro quasi interamente scomparsi per necrosi. I legamenti fra l' omoplata e l' omero completamente distrutti: una poltiglia nera riempiva tutti gl' in terstizi lasciati da questa el'osa, o meglio, distrutta articolazione che fu indubbiamente ove il male mise la sua prima J'adice. Le co:nsegtlen?.e potete ancora in gran parte osservarle nello ossa che vi offre il l\0 25 della nostra piccola r accolta di pezzi patologici. I guasti ml).ggiori sono al capo dell' omero e precisamente nella sua parte più alta: non v' è più traccia della lamina esterna o compatta, talchè ò agevolo vederne tutta l'interna tessitura reticolare. Altrettanto è accaduto nella cavità , glenoido, nell' acromio e nell' apofisi coracoide dell' omoplata. I rapporti di contiguità fra quest'osso e la clavicola serbavano tutte le apparenze dello stato normale: però il pel'iostio più non aderiva a queste estremità ossee, che, como può constatarsi, la carie non risparmiò. Le rispettive superficie articolari della clavicola sono affatto perdute. Nè i guasti si fermavano qui, ma discendevano neJla fossa sotto-seapolare, sopra e sotto spinosa. Le fibre più vicine all'osso dci muscoli di queste r egioni erano parimenti cancrenate : il periostio, e specialmente quello ~ella faccia anteriore della scapola, più non conserva...-a le sue aderenze e l'osso stesso, dove più e dove meno, 1ùa ovunque


749 assottigliato. In qualche punto la lamina esterna era .ridotta così sottile che - come vedete - non mi fu possibile conservarla. Queste parti e1'ano visilJilmente state comprese nell' ambito del vastissimo e degenerato ascesso. Capisco benissimo che giunti a questo punto ognuno di voi già mi ha condannato pee non avere proferito un nome che sarà venuto più volte alla mente di tutti. Ma le diagnosi di tumo?" bianco, di ar·tr·ocace, di lussazione spontanea. non mi soddisfano mai completamente: non mi seduce l'idea di essere il primo a sentenziarle : amo meglio subirle come una necessità, giungervi, per così dire, condotto dàlla impossibilità di essere più preciso. Sono denominar-ioni quanto comode, altrettanto indeterminate: complesse sotto tutti gli aspetti, che accennano appena uno' c certo no il primo, no il più interessante dei tanti fenomeni che gli appartengono : che forse - e senza forse - abbracciano essenzialità diverse. Sono vecchi appellati\ri di tutte le malattie d~lle articolazioni che per· ultimo alterano la pelle e per primi i tessuti più profondi. Il tumore che vi , ho descritto per bianco fu bianco, tanto vero ehe la pelle non se !le diede . mai per intesa; 111a quante e svariatissime n on possono essere lo cause morbose che acct~ulano i loro effetti nei tessuti più re, conditi di una articolazione e che richiederebùero - se a tempo conosciute --:- un ben diverso trattamento ter<1.peutico? E il caso uarratovi - bisogna convenirne - non eta nemmeno dei più comuni: in tutti i suoi stadi offri · qualche cosa che non si legge negli autori. Tutta-via non ·sapendo e non volendo rihellarm.i alle consuetudini èlell'art.e accetto questa espressione diagnostica, ma assumendola nella ristrettiva signifìcazione che le danno i più moderni patologi, eioè di una infiammazione articolare, di una ·osteite scrofolosa che nel caso nostro avanzò in breve tempo sino al così detto omartrocace. Quando per il procedere dei sintomi dovetti convincermi "Giornale di Medie. nulit. 1871.

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750 trattarsi di un fatto grave che si svolgeva nel fondo dell'articolazione, mi feci un dovere di consultare in proposito alcuni fra i più accreditati trattati di queste materie. Mi avvidi allora che il tumor bianco della spalla era il più raro acl incontrarsi. V' è chi non lo nomina nemmeno : qLlei che· ne parlano convengono innanzi tutto nel dirlo r arissimo. Nelaton e Bonnet di tale rarità ne adducono anche la ragione anatomica nell' avere riscontrato la sinoviale di quest'articolazione motto estesa, ma non rivestita che da t~ssuto fibroso poco provvisto di vasi, e conseguentemente poco suscettivo a t ratteneJ'e e prolungare una fl ogosi nata in sè o nelle ossa che avvolge. Per .di più, sembrami ci sarebbe da riflettere che il capo dell' omero è pure il meno suscettivo al tubercolo cistico dell'osso che quando avviene - e ciò sia detto senza offendere la scienza di alcuno - molto facilmente va a far numero fra i tumori bianchi. In genere le descrizioni che ne ho lette mi hanno l'aria di essere più una deduzione logica di ciò che in simili casi fu veduto in altre articolazioni che non l' effetto della osservazione diretta. Tutti, ad esempio, convengono nel dire che i dolori sì fanno sentire da principio e spesso con maggiore intensità al cuhito, come nella coxalgia al ginocchio :- sintomo elle nel caso nostro mancò sempre. Come pure nulla ossorvamm.o <·ìi quel' sollevamento del deltoide che p_cr alcuni costit uisce quasi un segno speciale. Bonnet - nome chiarissimo nelle malattie articolari d1ce, come noi vedemmo, che in alcune circosta nze il pus possa infiltrarsi per la doccia bicipitale dell' omero sino al mezzo del braccio ; e dall'altra parte, seguendo la capsula sinoviale che circonda il tendine del sotto-scapolare, -scendere nella fossa dello stesso nome. Nè lui, nè alt•'i però, ch' io mi sappia, pad a di ciò c,he in questo nostro caso fu osservato a carico del bicipi te, il guale comunemente si r itiene appiattisca, mentre lo vedemmo pro tuberare conteatto,.


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indurato a segno da indurci per un momento nell' ingahno di cr~dere ad una consegu~nziale m,iosite: niuno acc.e nna ad un corso così ra_p~do e ad u~o sfacelo così-esteso e. pFofòrido. Il fatto adunque per sè non me;ritav:a andare interameJ)te perduto nella tomba dell' infe)ice ·Del Prete, sia pér la rarità della specie ct~i appartien.e, sia p\'\rchè offerente alcune interessanti particolarità fenomenologiche, ed una :fine quale n<;m si sarebb.e potuta tanto ·facilmente pre~edere nella stoda .<Jeritta dell'arte.

UN CASO DI .MOGJGB,AFIA. (Per· il medico di regg!:'mento Dott. Su.v,\:o;o SA.xmu.)

Il cervello pensa, la mano esegi1isce. Cosi ha seritto: e bene a ragione, upo dei più .illustr·i filosofi della Francia. La mano, continuazione dell'l; testa, qrgano intellettuale a disposizione eselusiva dei pensiero, linguàggiq del cuore, la mano può es.s ere clistnrhata, miseramente colpita in' urto dGgli atti suoi i pih sublimi. Spettacolo della natura veramente stupendo, o signori, è al certo l'armonia che esiste f.ra il, c~rvello, potenza cleÙberativa, e la mano, potenza di esecuzione, Con lo svilu1~po de}Ja intel~igenza noi veggiamo la mano acquistare gray,ia e leggiadria} nel cretino veggiawo che ~S$a perde la sua f~rma, e in certi particolari .statl morbosi della medesima, 'quando' nega il st~o ufficio,' Q 'nòn più nuò servine all'altezza della intelligenza,, cui è destinata,, ess.a prende l'a7 spetto di. una mano' eli scimmia. Questo fatto pa~ologico può essere forse prezioso per co1orq che 'credono di potere so9tenere ia idea di una stretta p~rentela fra l'uomo e la scimmia de:tta antrop·oide. Se non che l'anatomia normale e p,atolpg~ca non presta alcun fon- ' "darnento .a questa. ipot~si oggi da non p9chi accarezzata, Anzi Gratiolet dimostrava già una disposizione anatomica dèl lungo flessore del ~ollice, che rivela una ditf~renr-a pro~


fonda c veramente tipica U'a l'uomo e le scimmie degli ordini i più elevati. Gratiolet ha notato che le scimmie sono prive di tm muscolo, del lungo nessorc del pollice, di cui ò dotata la mano dell'uomo, ed hn quindi concluso che esse niente hanno nella organiJ:Zazionc della loro mano che inrlichi un passaggio alle forme umane. La pretesa mano della scimmia, dice Duchenne, non è che una zampa e non è stata mai che una zampa. I caratteri principali, che distinguono la mano dell'uomo, osservateli nell'attitudine del pollice, il quale durante il riposo muscolare si mantiene in lui in tar posizione da trovarsi sempre pronto a tenere o la penna, scrive Duchenne. rhe traduce il suo pensiero, o l'istrumento col qualo egli eseguisce le maraviglie di abilità. manuale çreate dalla sua immaginazione. L'attitudine del pollice in riposo indica dunque, soggiunge l' ill11stre elettricista F rancese, che nell 'nome la mano è destinata a servire la sua alta intelligenza. Nella scimmia all'incontro la mano in riposo rammenta la bestia: essa presenta tale attitudine da essere sempre pronta a stl'isciare la terra e indica che è destinata aUa deambulazione e ad arrampicarsi sugli alberi. La mancanza del lungo flessore del pollice nella scimmia è abbastanza giustificata. Questo museolo, cho di per sè solo non può essere di alcuna utilità, col concorso di altri muscoli è nell'uomo principalmente destinato, al dire di Duchenne, agli usi ma.nuali i più delicati ed all' altczr.a della sua intelligenza, a tenere e dirigere la penna, il pennello. il bulino, l'ago. Nella scimmia quale sarebbe stata, riflette esso, l'utilità. per la mano di un muscolo che è destinato alla esecuzione di lavori manuali che esigono la intelligenza umana? Voi vedete di quale e quanta nobiltà di usi sia dotata la mano dell'uomo, e comprendete d'un subito come il disturbo, o l'annientamento o abolizione di essi o di alcuni di essi per malattia lo possa far discendere dall'alto aella Cl'eazione in cui lo ha collocato la natura.


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Ben vale dunque la pena che ci occupiamo alquanto delle aberrazioni fisiologiche alle quali può andare incontro questo nobile organo esecutore dol pen~icro ; nè condannarne i relativi fatti al silenzio snrcbbe un non defraudarci di veri tesori scientifici. Per difetto di azione di alcuni muscoli della mano la facoltà di scrivere, di disegnare, di dipioget·e, di scolpire, di suonat'C, di cucire, si turba, si altera, :>i perde, si annulla. Siccome un fatto clinico di molta importanza, non al eert0 frequente ad os!:leevarsi, io mi era proposto di mostrarvi un caso di paresi della mano destra, nel desiderio cl'i!lustrarlo con il vostro concorso ; ma, dappoichè il soggetto ha dovuto esset'c dim<'sso dall'ospedale IlOr particolal'i prov\·edimenti, io rni ti·oYo cosi costretto a faryeue una semplice esposizione o descrizione, sempt'e sicuro che non sarà pct' tornarYi sgl'adita. Sul p1·incipi.are del passato giugno entrava ' nella nostra sala di osservazione un Maresciallo dci Reali Carabinieri, in sulla et:L di -H anni, sano, forte, rob'usto, allegando di non potere ~crivere. Fatl.ane la prova egli scl'ive con difiicoJtà, con imperfezione, con sforzo, con stent.atezza, con pena. B il crampo degli scrittori : è la mogigr(,l.fia. Si è creduto che la impossibililù. di :>Crivere dipe11<lesse da contrazioni spasmodiche dei {IE>..ssori, che Zuradclli affermò esser e un semplice epifenomeno, facendo consistere la difficoltà della scrittura nel1a pat•alisi di tutti o di alcuni muscoli inservienti a questo atto. Zuradelli pensava che per questa funzione fossero in uso i fl essori delle dita c gli n.b duttori del braccio, che soverchiamento eccitati venissero presi da contJ·a.zioni spasmodiche, mentre gH antagonisti restati sempre in riposo andassero colpiti da pat·alisi. In un caso di mogigraUa il Dott. Seccamani di Brescia trovava nel gt'an pettorale diminuita la contrattilità e sensibilità elettro-muscolare. 'rutte queste sono le nozionj, troppo poche e molto imperfette invero, che si trovano nel pregevolissimo libro


754 dell' egregio dott. Schivardi into,rno alla paralisi o crampo funzionale degli scrittori, altrimenti de~~o Mogigrafia. Con gli studii elettro-fisiologici fù aperta alla scienza sa- , lutare una larga via al progresso. La fisiologia dei movimenti dimostrata coll' aiuto della esperimentazione elettrica e della. clinica osservazione insieme ha illustrato immensamente quest~L particolare in'f(mnità, che vuolsi limitare soltan~o alla difficoltà od impossibilità di scrivere 'per difetto di azione dei muscoli che servono peculiarmente a questo atto. Se non che i muscoli destinati a ques.ta fun zi.onè non sono i flessori, non sono gli es tensori, 1~on gli aLduttori del braccio, non il gran pronatorl', come erroneamente affermare si volle. La paralisi può colpire l' estensore comune dèlle dita, l' estensore proprio dell' indice e del piccolo, gli estensori proprii della manb, può colpire il fless01'e sublime e profondo dei di ti, i flessori della mano, gli estensori e i flessori dell' avambraccio, e !'.atto ddlo scrivere non è turbato, è conservato. La fisiologia e la clinica hanno concordemente dim ~strato e compr0vato questi fatti funzionali. Localizr.ata nel nostro paziente la elettricità indotta sul tricipite brachiale, sul bicipite e brachiale anteriore, nell' estensore comune delle dita, negli estensori proprii di queste, nel flessore .sublime, nel cubitalè anteriore, nei palmari, nei ml;lscoli della mano, io tr ovava che tutti quanti i. muscoli rispondevano meno prontamente e con più lentezza allo stimolo elettrico eli quello che fosse nell' alteo membro. La contrattilità elettro-muscolare era dunque diminuita nell' arto destro, ma ciò non bastava pet• spiegare la difficoltà d ello scrivere. P er• potere esattamente loealizzare il fluido elettrico ai singoli muscoli piccoli e profondi, all' oggetto di accertarsi in quali fosse piì.t specialmentè diminuita la tonicità, sarebbe stato necessario in vero di possedere degli eccitatori piccoli ad oliva : in mancanza di questi io studiai la fun. zione della mano malata nei s uoi atti particolari.


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Esaminando con attenzione il nostro individuo, io veniva a scoprire un primo fatto di molta importanza, la impossibilità cioè -in lui di opporre il polpaccio del pollice al polpaccio degli ultimi due diti, e di portare il primo dito alla base della prima falange del quinto dito.· Un secondo fatto che appari ra in ll1odo manifesto è eh~ il nostro infermo · non poteva inclinare il suo pollice fortemente in avanti, movi.t-nento questo necessario nell' .atto dello scrivere. Un terzo fatto non meno degli altl•i importante è che il pollice non poteva esser e condotto con .forza verso l' indice, siccome è necessario per tenere solidamente la penna, e il Maresciallo, mentre lamentavasi di non poteJ'e mantenere strettamente la medesima, nello sforzo provava non lieve dolore all' attacco inferiore del ·bicipite. Un qual'to faito finalmente che io osservava è che l' individuo . trovavasi nella iri1possibilità di flettere le ultime falangi per andare · ad incontrare coi suoi diti il 'pollice. Quale il significato patoll)gico di questi fatt.i? Il primo fatto io spiegava per il difetto di · azione della porzione esterna del corto flessore del pollice,. il quale serve appunto ad opporre il primo alle ultime due dita. La ragione di essere del secondo fatto io riponeva nel difetto di potenza del corto abduttore, il quale è destinato ad ·opporre il pollice all' indice e al medio, ad inclinarlo in avanti con energia, a servire al movimento di dietro in avanti. La perdita di quel muscolo turba grandemente il tratto di dietro in avanti, e il nostro paziente mostravasi appunto goffo molto· in questo movimento. A Jlersuadersi d'i ciò bastava gettare un solo sguardo alle linee che egli tracciava scrh·endo dal di dietro in avanti, c le quali apparivano stentate, scontorte, insomma male dirette. Per la paralisi del corto abduttore ed opponente del pollice del lato destro, una giovine, narra Duchenne, aveva perduto i principali usi della sua mano : essa non poteva pitl tener l'ago, la penna, il pennello. Il terzo fatto io iuterpetrava coÌla dimiDuzìone di tonicità degli adduttori, adduttore propriamente detto, e


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porzione interna del corto flessore del pollice, i quali servono a condurlo verso l'indice, t irando in fuori il primo metacarpo, e collocandolo un poco in avanti del secondo, imprimendo un movimento di lateralità alla prima falange, ' che inclina sul suo bordo interno, e mantenendo stesa la seconda falange. Por questi movimenti combinati sono solidamente tenuti gli· oggetti" posti fra il pollice c l'indice e gli allri diti. Turbata questa combinazione di movimenti gli oggetti, come la penna, sfuggono di ruallo. L'ultimo fatto non può essere spiegato che in parte per la limitazione dèl movimento d'inclinar.ione in avanti del pollice dovuto all'abduttore, e in parte per il difetto di azione dei flessori dei diti, massime del flessore profondo, che è più specialmente incaricato (li piegare le ultime falangi. È i1 dolore alla estremità inferiore del bicipite nell'atto dello scrivere? Io credo che il dolore non fosse altro che l'espressione di stanchezza del bicipite, il quale ven iva dall'individuo ehiamato ad eccessiva azione in aiuto per il difetto di potere dei flessori. Concludo col dichiarare diminuita nel nostro paziente in osservazione la contrattilità elettro-muscolare di tt1tti i muscoli dell'arto superiore destro, siccome lo ha dimostrato la faradizzazione localizzata, e coll'ammettere nel medesimo la esistenza della vera mogigrafia per difetto di azione dei muscoli della eminenza tenare, e nominatamente per or dine del grado di lesione, del cor-to abduttore, del fascio esterno del corto flessoJ·e, dell;adduttore e del fascio interno del corto flessore. Probabilmente l'opponente pure era leso nel suo potere, dappo.ichè se il corto a'bduttore è il solo muscolo, che serve alla opposizione necessaria ai principali usi della mano, fra i quali la facoltà di scrivere, l'opponente p_erò è un suo forte ausiliare, piegando fortemente il primo metacarpo sul carpo e tirandolo in dentro unchè la estremità sua inferiore non corrisponda al secondo metacarpo, e così concorrendo ntihnente insieme coll'abduttore corto medesimo per mettere il pollice in rapporto con la estremità


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dell'indice e del medio. Penso che fosse integra o quasi integra l'azione del lungo flessore del pollice, dappoichè era conservata la flessione della seeonda falange, roentt·e limitata non poco presentavasi la flessionè della prima, e dap'poichè noli mi sembrò che fosse veramente alten1t0 il tratto d'avanti in òietJ'O, al di cui meccanismo appunto è incaricata la flessione daÌla seconda falange. Mi affretto a dichiarare che nel nostro soggetto non trattavasi di abolizione, di una paralisi, ma di una semplice deficienza di potere muscolare, chè altrimenti noi avremmo dovuto assistere a ben altri t urbamenti funzionali .dinamici, a ben altri fenomeni morbosi meccanici, determinati clar muscoli antagonisti dai mu~coli motori posteriori del. pollice, il lungo e corto estensore e il lungo abduttore, i quali essi pure d'altra parte si t1·ovavano colpiti da una qualche de- · bolezza. Sedici applicazi0ni elettriche non cambiarono o modificarono in alcuna maniera lo stato dell'individuo, il quale ft~ perciò proposto per altl'i provvedimenti te1·apeutici c dimesso dall'ospedale. Queste le poche deduzioni pratiche che io ho saputo, nel caso che vi ho narrato, rica.vare mercè la scorta, e coll'aiuto della 1ìsiologra dei movimenti perfezionata e salita a tanta altezza per gli studi elettrici, per la esplorazione elettro-muscolare, al dire dell'illustre Duchenne,. vera anatomia vivente.

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Vaccinazione e sifilide. Alla società reale medica di Londra il prof. Hu tchin~on tenne una lettura sulla inoculazione c.lolla sifilide pot' rooz1.o dell'innesto vaccinico. I fatti che egli rifet•isce sono i Regnanti : Un medico vaècinò undici fanciulli togliendo il pus da un l>ambino robosto in apparenza e di florido aspetto. Pot· l' operazionr fu1•ono utilizzate qunf.tro pustole ;· fu osservato ch e esse :;auguinavano e che il sangue veniva inne:>tato col pus. Su dieci individui le p Llstule si svilupparo}lQ con normale deco1'so. Quo.ttord ici giorni dopo lo stadio d'c,;gicazione le cicatrici cominciarono a diventa•• dut'e e ad ulcerarsi le glc\ndulo ascellm'Ì si gonfì.aro11o o si fecero dolenti c comparì finalmente una roseola alla pelle. ln seguito a questi fatti fu iniziato un C$nme. llutchinson trovò che il bambino dal quale fu tolta la linfa ern in npparenza sano. nessun fenomeno morboso appat•iva alla pelle c :soltanto cinque piccolissimo pbccho »i tt•ovavano into••no all'nno. La maclJ•c aveva tutte le apparenze della salute ed era quello il primo frutto di un matrimonio di cliciotlo mesi. Il padl'c fu in altri lompi infetto da sifi1ide; altri più dettagliati ragguagli furono diniegati. Devesi inolt re aggiunger~ che noi bambino h~ pustole ùccor•scro tlel tutto normali e non .}asciarono induramen t~ alcuno e che le due persone che per le prime furono innestate non roauifeshu'Ono la bencltè menoma traccia di ~ifùidc. Gli altri nove ebbero t utti ulcer-i ;;i.filitichc, ma uno lo ebbe senza pu ·tolo vaccinicltc. Gli c::;iti adunque di questa disgraziata vaccinazione furono i seguenti:

Vaccina senza sifilide . SiLìliùc senza vaccina . Vaccina c sifilide .

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Del numero complessivo delle punture d'innesto una metA risultarono cicatrici vaccini che, l'altra metà ulceri; queste ultime erano rotonde indumtc, con fondo lardaceo. Alcuni tt·a gli inoculati provarono cofalalgia e dolori alle membra.

(Bet·li?1. Klin. Woch.)


Contribuzione allo studio dell'atrofia muscolare lipomatosa.

Il dott. Barth, r•iportando due casi traLtati da lui mede&,imo n ell'osqitalc çli S. Giacomo a Lipsia arricchisce la scienza medica di una pregie,'ole illustrazione di questa malattia poco uota dalla genel'alitc't. dci modici, ma per for tun.a anche molt o rara. Questa malattia, chiamata pcima dal Duchenne paraplegia ipcrtro:lìca · congenita, da molti ali,l'i autOl'i Ipert,t'o·fia muscolare, da Heller Lipomatosi lussureggiante progressiva dei muscoli e finalmente da Seidel Atrofia lipomatosa Ilei muscoli, fu stucliata e fatta conoscere nella sua natut·a primìeramente da Gl'i.esinger. L ' atrofia lipOJnatosa dei muscoli sopravviene pil:t di frequeni,e nell'età dell'infanzia e colpisce di pr efei:·enza i fnr1cinllì. L'affezione consiste in una graduata scomparsa della funzimte di certi muscoli, specialmen te delle estrem ità con enorme aumento del loro volullle. Essa esordisce con indebolimento delle estremità inJ:eriori, l'ammalato inchina il tronco lateralmente e si puntella sul1c gambe, la musculatura c Jn ispecie quella delle gambe aumenta di volume e diminuisce nella sua funzione fino a completa.. paralisi. FrattanLo altre parti vengono cbl])itc tra qttestc le . estremità ~;uperiori, sopraviene la lordosi della. colonna vertebrale e, lo dita dei piedi si contraggono a gui$a di <Wtigli. I muscoli reagiscono poco o nulla alla corrente faradica. Re~ta ancora a stabilirsi so con ~t·azioni. ftbrillari, dolori o parestesie appartengono al complesso fenomenologico del mot·bo. La gual'igione si può" ottenere coll' eletirlcità, ma soltant? allora che s' int i·aprende la ctira nei primordi della malattia. La morte av viene ot•dina-· riamente in seguito a pneuroonite. La musculatura degli individui a(fetti da questo mor.bo e molto pallida, ha un aspetto striato cd offre una lucentezza gt·assosa caratteristica. Il muscolo ·sm)Ituzzato ed esaminato al microscopio fa vedere fibre normali, alcune impicciolite, rnolte rigonfiatè con striatura indistinta e induramento lardaceo. Non astant e 1' aumentato volume dei muscoli il numero delle singole fibre rnusèotari è diminuito ed esse sono l'impiéCiolitc molto piu dei fascotti del t essuto connettivo. Oltre la rouscolatura, anche il midollo spinale è anatomicamente interessato nell' aftèzione. Cosi nello. sostanza bianca pra-

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760 ticàndo dei tagli trasversali a varie al~ezze. si vedono ben dis~irtte alcune parti d'aspetto gelati'noso cuneiformi o rotonde, le guali però hon corrispondono a tutte le colonne ma· appaiono irregolarmente dìstribu.ite. Le colonne posteriori dell'ingrossamento cenicale sono singolarmente allargate. Trattando il midollo spinale con cromato doppio di potassa ed acido cromico scomparisce subitaneamente il coloramento oscuro in alcuni punti dei cordoni lat er::.li; questi contengono una sostanza ricca di .corpi amilacei, la quale all'esterno è coperta da 'una zona di fibrille ner,; ee delio spessore di un .millimetro circa. I COJ'doui anteriori contengono poche cellule gangliari, i loro vasi sono molto dilatati. Alla regione dor::;ale e all'ingrossament o lombare i ' cordoni anteriori presentano pm•è delle patologiche osservazioni e la clegenerazione dei cordoni laterali si es ~endé agli anteriori fino alla periferia. La: str>aordinaria raccolta di gr·asso ci accusa una profonda altera7.ione di nutrizione- quale i:uomento eziologico del morbo. L'autore rit iene l'alterazione del midollo spinale come primaria ed è indotto a credere cosi per la scomparsa delle fibre nervee nei cordoni ant eriori nei quali sta la sede dei nervi vasomotori ; pei'ciò nella alterazione di questì nervi egli opina consistere la malattia e e questa sua ipotesi concorda precisamente eoll quella di Griesinger. (Be1·line1· IOin. Wochen.) l

Il fumo del tabacco. Alcune nuove ricerche della più alta importan7.a sul tabacco e sul fumo del tabacco sono stat e testè fatte dai dottori Vohl ed Eulembcrg, le quali, se confertilat e da a~tri osservatori, tendono a mettere iÌh rivolu'J.ione molte çlelle idee t enute pt'esentemente intorno alla. influenza del fumo sull'animale economia. l Dopo un sunto elaborato di tutto ciò che già conoscevasi sulla chimica composi7.ione del t~bacco, delle · varie sue forme, c èléi prodotti generati dal fumo di esso, la .mernor•ia si divide in tre parti: la prima t ratta della composÌ7.10ne chimica del tabacco da fumo, da masticare e da naso, del commercio; la seconda c,ontiene i risultati cl\ un;;t investigazione dei prodotti generati dalla combustione del tabacco durante il fumo; la te.rr.a descrive gli effetti fisiologici delle basi estratte dal fumo del tabacco. Il tabacco da fumo del commercio fu tr·ovato contenere invariabilmentE.) nicotina, che talora sale al 4 per cento, o più, mentre

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il tàbacco usato per masticare e per :fiutare fu trovato contener'e soltanto pochissime traccio di questo alcaloide; così che l'avvelenamento da nicotina per t abacco da naso e da masticare apparirebbe molto problematico. Gli autori affermano che fatti simili non si trovano veramente registrati. F ra i prodott.i gazosi svolti durante il fumo di bnon tabacco o di buoni sigari si trovarono ossigeno, nitrogeno, gnz palustri, ed ossido di carbonio, oltre i gaz e vapori i più prontamente · condensabili - idrogeno, solforato o acido idrocianico ; e talora acido solfocianico, questo ultimo essendo prodotto ad uno statlio più avanzato per 1\w.ione deil'idrogeno solforato sull\'tcido idrocianico. Gli acidi e i prodotti non basici formati sono l'acido formico, acetico, mci acetico, butirrico, valerico e carbolico: il creoroto ; forse anco l'acido caprìlico e succinico; l'ultimo per fermentazione dell'acido malico, che ben. si sa esistere nella pianta verde del t abacco. Si ritrovarono pure un idrocarbonio solido della formula C 19, H 18, ed un idrocarbonio liquido della serie benzilica. I pitt i mportanti tuttavia furono i prodo.tti basici dell<\ distillazione. Fra essi n on (u possibt'le scopri?·e nicotina. Così gli esperimenti di J_,eise sono confermati, e gli effetti del fumo di tabacco non possono essere attribuiti alla nicotina. Oltre all'a"mmoniaca, le basi trovato appartenevano c1uasi tutte alla serie picolinn o pit•idina, che ben si sa essere pl'Odotti durante la dis~illazion e distruttiva del legno, e di molti altri .prodotti vegotabili. Queste basi formano una ser·ic omologa ben definita. Le seguenti· furono trovate, e identificate per la loro analisi, l'analisi dci lot'o sali di platino, è per la determinazione dei loro.rispetti dì punti bollenti : - Pivid ina, C 5 H 5 N; picolina, C 6 H 7 N ; lutidina, C 7 H 9 K; collid ina, C 8 H 11 N. In più piccola quantità: - Parralina, C 9 H 13 N ; coridina, C lO H 15 N; rutidina, C 11 H 17 N; cd altre di più alto punto bollente - quale la vividina, C 12 H 19 N.' La metilamina non fu trovata, e l'etilaroina solo in piccolissima quantità. Nell'investigare l'azione di quest.i alcoJoicli della serie piridina, furono dapprima esperimentate sui piccioni le basi miste che bollono sotto 160° C. Questi animali soccombettero sotto gli spaslni t etonici seguiti da convulsioni. Le basi -bollenti a 160° 2500 C, furono di poi esperimentate sui piccioni e sui porcellini d'India. I risultati furono : azione car diaca irregolare, spasmi


762 tonici e clonici, convulsioni o morte. Le basi picolina da altre sorgenti all'infuori del tabacco furono pure trov~te produl'l'C simili effetti. La picolinn pura ebbe e~~;iandio un risultato quasi precisamente simile. La sola differenza appal've essere questa che, cioè, questo alcoloide dette luogo a dilntazione dell'a pupilla, mentre le basi miste pr ovenienti da tabacco detter o luogo a contrazione della pupilla. Gli effetti del fumo <li tabacco debbono essere riferit i r1uindi alle basi pirìdina e non alla nicotina, di cui i sintomi sono di(l'erenti . In pari modo, fra i prodotti della distillazione semi- distruttiva dello st.rancouio non fu trovaln dat urina. Si sa bene nncor a che le stesse basi pirldina sono fra i prodotti della distillazione dell:oppio, e i dottori Eulcmberg e Vohl sono incli nati nel attribuire gli effetti prodotti dal fnmo eli questa droga, non alla morfina, ma alla serio picolina di alcoloidi. n tal modo è aperta una importante linea di stuùii fisiolo~ici, t.osp.icologici o chimici. (The medical Tirnrs cmd Oa:::ette, 2 settembt·e 1871).

Il drenaggio nelle ferite d'arme da fuoco. Il do(.tor Christot ha di recente pubhlicaLo nel l/f;on Médical, una serie d'impoi·tanti articoli stù D1·enaggio nelle (l•rite d'anna d((, fuoco, in cui illustra, mediade molt.i casi dettagliati, la grande nti.lità <l i qttef;tO mezzo sotto circostanze ben poco 'Promettenti. Le conchiusioni generali sono le seguenti : 1.0 11 d~·em1.ggio oo~tituisco nn processo ch irurg ico prezioso per allontanare gli ·accidenti che seguono nelle ferite d'armn da fuoco delle parti molli. Esso fprnisce risultati favorevoli i11 quelle fel'ito rn nscolnPi cd aponourn.Liche o. J~eto ue, che troppo spo11so sono comillicate da infiammazione diffusa ed estesa suppuràzionc. In ragione delle facilità che p1·csenta pel' lo sgorg() del pus, e di ogni sorta di liquidi ·seWci, costituisce un mezzo eccellente per arec:;tare la febbre tJ•aumatica, e preveni•·o, o far cessare gli accidenti di setti.coemia . L 'applicazione di questo e~,Pcdiente curat.ivo serobr·a cssc••e specialmente necessaria in quei casi, in cui l'atto infiammatorio ò stato indotto dalla presenza prolungata di corpi estranei fra i tessuti, siccome,p••oiettili, frammenti di VC'St i, scheggie, ocr., ccc. · !!.O P er la. rapida limitazione della estensione della flogosi che il drenaggio me~te in forza, esso agisce cflicacemcntc ~n casi di


763 diffusa pcriastrite suppurativa proteggendo la pericolante articolazione. In casi tali vuolsi ricorrere ad esso più prontamente che sia possibile. Questo è certamente uno dei casi più importanti in cui può essere usato il dr enaggio: 3.0 In quei casi, in cui le ferite d'arma da fuoco presentano più profonda estensione, è in cui sono offese le ossa c le articolazioni, il drenaggio dòve essere .usatq con maggiore riservatezza. Sembra essere esso insufficiente a far fronte ai formidabili accidenti di artrite traumatica, ed ò appena più efficace in quei casi in cui sono interessate le diafisi delle ossa. È forse più ·dannoso che utile ovunque la lesione occupa una cavità midollare del primo rango (come nella diafisi del femore, del!a tibia, e dell'omcro), dappoichè il tubo elastico che è così bene tollerato dalle parti molli diviene un agente d'irritazione, tanto più pericoloso, in quanto che nel si ~;tcma osseo i fenomeni di infiammazione o di assorbimento presentano condizioni speciali che non spiegano che t roppo bene le complicanze . serie generali che risultano. Il drenaggio riprende tutta la sua efficacia nelle lesioni scheletl'ichc dello "estremità (come nelle mani e nel piede, nel polso e nel collo del piede), qualuuque possa essere la estensione e moltiplicità loro. (Med·icc~l Times and Ga::ette, 2 settembr.e 1871). /

Piocianina- albuminuria nel vaiuolo . Esper imenti sulla refrigerazione. È stato talora notato elle il pus fo!'mato sulle superficie granulanti ha una tinta azzur·rognola o azzurro- ve!'dastra, e la colorazione è stata generalmente attribuita alla presenza di una modificazione della materia colorante verde della bile, o degli ingredienti blaustri che si trovano talvolta nella orina. Il dott. Gibb riporta un caso in cui una secr·e~:~ione purulenta di questo colore fn osservattt nel seno malato di una femmina. Si è .eletto la materia colorante esserÒ ·dovuta al cianuro di ferro . F ordas a!Tcema tuttavia che la materia colorante nonha rapporto nè colla bile, nò colla OI'Ìna. Per un processo chimico, che consist.e ncl l'irnmeJ'gere un pannolino impregnato di pus nell'acqua "contenente una piccola quantità di soluzione di ammoniaca, si ottiene· un liquido avente una tinta azzurragnola, oppure verda.:


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stra. Il cloroformio aggiunto a questo, e il principio a:.:zurro, con uua materia estranea giallastra producente la tinta verde, è estratto ònll'acquft. Mediante un ulteriore procc~so il principio bleu si ottiene in cristalli prismatici di un bol colot•e blou. Fordas chiama questo pt•incipio piocianina. 11 dottor FayL'es crode che in genera~e sia stato osservato negli individui cachettici, ed aflcrma di averne talora veduti degli esempi. ln una memoria sull'albuminueia do! vaiuolo, letta alla Società Medica di Lione, Carlay è disceso nella seguente conclusione : 1.0 L·albuminuria s·incontl•a nel vaiuolo confluente della proporzione circa di uno in cinque cn.si. 2.0 P uò diL'Si, siccome è al certo ordinariamente il caso, fenomeno soltanto it•ansil.orio, o che non eSCL'cita alcuna influenza sul progresso del vaiuolo, o permanente, cd accompagnato da tutte le conseguenze che sono inerenti alla malattia di Bt•ight. 3.0 Quando pure è affeziono soltanto passeggion1., essa può in alcuni casi dare luogo n serii accidenti, siccome nelle forme ecclarupt.iche della malattia. 4.° Kella forma emorrogiea del vaiuolo l'albuminuria è di co· stante evenienza, sia che sorga da una lesione dol reno, da una unRtione del sangue, o dalle due cause r iunite insieme. Durante la discussione che seguì alla lettura di questa roemoria, il signor. Berraud fece osservare che l'albuminuria può mostrarsi, o durante il periodo di eruzione, o eli desquammaziono. Nel priro6 caso ordinariamente apparisce durante lo stadio di disseccazione, niente ha in sè eU speciiìco, ed è probabilmente un risultato di una aziune nervosa riflessa sul rene, come l'al· buroinuria nell'et'e$ipela, o nell'cestioni, ron cui cs!!a. può essere classata. Nel secondo caso l'albuminuria è speciiìca, e veramente vaiuolica, riconoscendo per sua causa l'aziono del virus vaiuoloso s ul rene, come la pustola del vaiuolo risulta dalr aziene del virus sulla pelle. Come questa.., è un accidente vaiuolico, ma meno pre· cace, appartenendo al periodo terziario o Yisceralo della malattia, mentre l'eruzione appartiene a l periodo secondario o tegnmentario. Sotto questo t'ispotto P erroud noto.va che l'istot•in natut•ale del ''aiuolo può essere paragonata con quella deJJa sifilide. Come ·questa, esso ha il suo pet'iodo secondario caratterizzato da mul-


765 tiple e successive manifestazioni sugli integumeuti (come la eruzione cutanea, le pustole, l'angina, la congiuntivite); il suo periodo terziario o viscerale caratterizzato da orcltite, nefrite o pneumouia; o il suo periodo intermedi(), cutite profonda, ascerro, irite. Finalmente, come la f'fiilide, H vaiuolo può essere inoculato, e aUora ha il suo accidente primitivo (la pustola inoculante); o si sviluppa p~r infezione, ed allora., .come nella sifilide eredif.arja, manca de!l'accidente i'prirrùtivo. Il cambiamento nel sangue non è che la çausa remota dell'albuminuria nel vaiuolo, la lesione renale essendo la causa prossima. Nella maggior parte elci casi la lesione non è profonda, e la malattia cede facilmente. ai tonici generali e locali, come la chinina, il tannino, ecc. Mayet considera un cambiamento nella crasi sanguigna essere la ipotesi la più t'azionale per spiegare l'avv~mento dell'affezione, sì. nel periodo precoce, sì. nel periodo tardivo del vniuolo. Soulier riguarda all'incontro l'ipotesi della lesione renale come la più preferibile; e certamente in una autossia. in un caso dì vaiuolo con albmrunnria, egli trovò nel rene le lesioni propi•ie della malattia di Bright. Se l'albuminuria dipendesse tia alterazione del sangue, sarebbe più frequento e più fatale . Uno dei migliori mezzi di trattare questa albuminuria è l'unzione con olio caldo, e l'in viluppo del corpo in una coperta di lana. In tal modo segue abbon, dante diaforesi. fu un recente numero del Centr.alblatt il dottor Horrath di Kièff dferisce alcuni importanti ristùtati, che egli ha dai suoi esp~ri­ menti sulla. refrigerazione degli animali a sangué caldo ottenuto. 1.0 Il raffreddamento fu pot•tato a tal grado in un giovane cane, che la temperatm·a del retto discese a 6. 60 5. 8°, cd an co a 4. 8° C (44° a 40° Fahs), e pure l'animale all'applicazione del calore ritol'Dò in vita, presentando poi apparentamento le medesime condizioni che.presentava avanti il raffreddamento. Per quanto sa il dottor Rorrath, niuno ha fino ad or-a veduto un animale a sangue caldo richiamato in vita dopo questa diminuzione eli temperatura. 2.0 In altri esperimenti egli ha abbassato la temperatura (nel retto) di nn coniglio a 7° C (450 Fa h), e di un gatto a 950 C (490 Fahs), ed ha trovato che non potevansi discernere né gli atti cardiaci, nè i movimenti respiratoeii. A.nco la corrente elet-trica la più f1>rte non esercitava il più leggiero effetto sui muscoli Giorn. di Med. mil. milit. 40


766 dello scheletro, o direttamente sui nervi. Al ristabilimento del calore, versa:ndo acqua calda sopra questi animali, i quali erano rimas~i per un'ora in uno stato di morte apparente, si asservarono contrazioni spontanee del cuor e, che erano cessate per un'ora. La correl)te elettrica pure applicata direttamente ai muscoli determinava contrm~ioni energiche negli stessi muscoli, che prima dell'applicazione del calore erano insensibili alla più forte azione elettrica. · 3.0 Un terzo fatto interessante c non meno importante é, che, in un animale il quale fu prima r efrigerato e poi riscaldato, non fu · possibile eccitare l'a<~ione dei muscoli dello scheletro mediante lo stimolo elett~·ico anco il più forLe applicato sui loro nel'vi, mentre questi ste.ssi muscoli coll'applica:r.ione cHr etta della cor1'ente si contraevano energicamente. Il fatto che si può separare l'energia ne1'Vosa e muscolare l'una dall'altra COJ1 questo mezzo, cbe fino ad ora è stato soltanto possibile .di fare coll'uso del curaro, prol-nette essere di buon servigio nelle ricerche fu ture concernenti la :fisiologia del sistema muscolare e nervoso. (Medù:al Times and Getzette, 16 settemb1·e .1ò71). Sulla patogenia e cura della tisi polmonare. Il Dott. \Vade Minor Logan di Cincinnati nel Cincinrwti Médical Lancet and Observer emette giudiziose osservazioni sulla . patogenia e cu1·a della tisi polmonarc, le quali meritano d'essere ammesse alla strcgtln delht clinica o so fossero .giustificate dall' espc·ricnza potr·ebbero mutare affatto la cura delle affezion i t ubercolose. _':.r.ottando particolarmente le idee del prof. \ Villiams nei suoi principii di medicina, il dott. W ade constata: Che i sali calcari pt>erlominano nel sangue dei tisici quanto nelle loro ossa, cartilagine e produzioni tubercolose, rnent1·e la sostanza organica a~t.otata. in essi diminuisce ~~empre maggiormente ; eh e l' ossigenazione del sang ue, sem pre meno completa, nei soggetti in via di tisi, non tal'da a viziat>e jl sangue !asciandovi materiali non combusti, e che in accordo con IJ.UCl;ti fatti è in assai frequente il trovare in essi il fegato grasso. Basata sopra questi dati, una buona tcrapeutica prcscr·i verà per prevenire o combattere le etisie, medicamenti ossidauti, un regime essenzialmente azotato : si eviteranno gli alimcoLi che


76'1

'Contengono g1·andi proporzioni dr·fosfati é di carbonati di •càl'ce . ' i cibi e le bevande troppo ricche di carbone (alcool, olii, gTassi, ècé)) (

Come medicamenti vVade .raccomanda in modo 11a~ticolare 1' acido nitrico amministrato du·e volte al giorno dopo il pa~t0

a:lla dose di 10-12 goccie in .alcune cucchiaiate d' acqua zucchera~a; ovvero ncUo st,essç modo 15 goccie d'acido cloridrico sostituite in alcuni casi da lO goccie dL l)erteloruro di ferro· liquido. Noi siamo disposti a credere alla efficacia, in certi casi, .di questa terapeutica i11telligentemente e prudentemente impiegata. (L' Union mécl. de la Gz·ronde..)

Il Toraci,metro. Il nostro inedico ·direètore cavaliere Bat·ò:ffio ha onorato di una sua crit ica quest'istrnmento da me ultimì1rnente pubblicato. .'La sùa critica è saggià, inspirata élal solo amore· del vero, ed ìd l'aeèett.o eon riconoscenza'; ma ciò però non 'togHe èbe io possa passare in disamina i -suoi apprezza-menti e di dire francamente quali accetto c quali no. "" ~' · Osserya avant~ tutto che non è un'invenzione, una scoperta:, ma soltanto l'applicazione, un'utilizzazione dei .materiali che la scienza gi·a possedeva. A ,tale osservazione 1io però soggiungo che si può scoprire1 tr ovare, ÌUVCi1tal~C 'le proprietà dei corpi, come SÌ -può scopr·ire le modalità di e.sse proprieta e come si :può scoprire l'uso dì esse proprietà e modalità. Nel linguaggio comune eél in buonà lingua. per scopritm·e s'intende eh i l:i.vela la · proprietà dei corpi o una legge qualunque; per r·itrovato1·e chi rivela una cosa, una proprietà o una legge gii.t perduta o disconosciuta, e per il'iventore, quegli che applica le· proprietà d.ci' corpi od una legge qualunque alla scienza, all'arte 'e·d aWinélustria. Partendo da tali principii io mi so110 creduto in di~'itto "di (li::' è11iararmi inventor e del Toracimetro, inventore ci.oè de.lruso' di tUr<:t var·iétà della molla pet' Fesat~a misura·zione dei' corJ?i cedevoli a forma cilindrica, rettangolare o' conica.


768 Ma n è il nome ·nè l'uso dell'istrumento sono nuovi, osserva 'l'illustre critico. A questa oss_ervazione non altro posso rispondere che non sapeva che .altri avessero denominati Toraciroetri istrumenti <lesti· nati a misurare il petto, nè sapeva che il nastro ordinario, un compasso, per a-vventura applicati alla misurazione del torace, si potòssero chiamare 'l'oracimetri. So però che in quanto al nome, aggiungendo la parola met1·o al nome sostantivo dell'oggetto che si vuole misurare, si ponno fabbricare nomi a piacimento : nè mi sot'prende che altri abbia chiamato Toracimetro un istrumento cho ha ideato per misurare il tor•ace, como non mi sorprenderebbe che altri chimnasse c?·aniometro nn istrumento per la misura del cratùo, e così di seguito. Conviene il cavaliere Baroffio che precisando io ogni ca::;o la posizipne che deve avere l'inscritto da misurarsi, i punti di oriz· zontazione della mis11ra applicata al petto e la tcnziono che deve avere il nastro si avranno risultati invariabili suscctLivi di esatti confronti. Ma npn conviene che in un torace eur·itroico e simetrico (di cui è soltanto quistione perohè se m~l conformato o non in a:monia col resto dell'organismo, è sempre, quantunque ampio, motivo di riforma), non conviene che si possa fìssa1'0 il momento dilatatorio, allorchè si pratica la misurazione. E ciò è necessario perchè gli arcbi costali si elevano e si abbassano nei due atti della respirazione rendendo con ciò più o meno ampio il torace. lo rispondo che a ciò si è provveduto nel mio istrt1mento stabilendo che l'indice della molla segnerà il conv~nuto · grado di t-ensione, allorch'e ' so-tto gli atti della respirazione oscillerà egua.l~ente da una parte e dall'altra del punto parimenti convenzionale che si legge sull'asta. Bisognerebbe anche determinare, dice il cavaliere Baroffio, la energia d'impulso e di estensione del movimento t'espiratorio che è volontat'io subbiettivo. Questa difiicoltà mi aiuta a to<~'lierla lo stesso cavaliere Bao ro·ffio in un suo articolo critico inserto noll'Jtah'a ll{ilitm·a. Mi servirò delle stesse sue parole : « Ma dicesi ancora è nell'atto della inspirazione o della espi· . ~ ' « rnzwne ·ch.e vuolsi la misura determinare~ E vero che il casso « ioracico muta a•ampiezza nei due atti ; ma la mutazione non


769 ,« ha una grande influenza sul perimetro totale, simultaneamente « p1·eso sulle due cavità cilind,·ic!te, tangen::iali, costituenti « colla lm·o '"Ùttlione la cavità to1·acica r.omplesszi•a, a· meno

« che si osagot·i, si forzi ad arto l'estensione dci due movi« monti: lo si comprenùe meccanicamente e lo si comprova spe« rimentalmentc. L'ignoranza, d'altronde, c la mala fede impe-

« discono di afilda~i alla .scelta dell'uno o dell'altro atto; già « non si aYrchhc la desiderata est\ttezza. come nello esperienze « el i gabinetto può ottenersi. Tenendo · il perito a sufTìcienza il « nastro in posto s'avrà., checchò faccia l'individuo, la possibi« litt\ di fot•muhn·e un giudizio attendibile ». Io poi aggiungo che è facile coll' inspi1·azione fo!·zata di ampliare il torace, il che non è mai nell'interesse dell' inscJ'itto, ma non è del JHU'i fucilo il restl'ingerne il perimontro coll'espirazione fo1•zata. Sotto uno sfor-t.o di quest'atto ~i po'!Sono soltrarTe alcun i milliroet.J•i alla untumlo perimetria, ma tenendo a sufficienza il nastro in posto cessa lo sforzo c si ha la vet'a misura. Sempre nell' int<Snto di clhnostt•are che l'esattezza assoluta, matematica della misura del petto non è possibile, il Cav. Barotno osserva che la resistenza dello pa1'ii molli non è sempre eguale. L'osservazione é giustn, ma assai, assai t'Jottile e non atten dibile. · A. Yent" anui di età ~i può asserire con una certezza che si avvicina a cm•t.ozza rnuleroatica che le parti molli sono in t utti egualmente resistenti. n Dott. Bnrollìo converrà che questa cliffet·~nza di resist<'nza non può essere che minima e che cl' altronde questo inconveniente non si è evitato nè si eviterà da qualunque rnoz~o s' impieghi per misurare il torace. Egli dopo aver affacciate le acesnnate difficoltà per ottenere con matematica esattezza la misurazione del petto, si chiedo, .se il mio toracimett'O abbia fatto fare un passo verso la vaghoggiah~ ma non attendibile esatte<~za matematica del computo. Esso risponde affermalivamonte e di questo- suo giudizio me ne com.pinccio attosso ln. profonda stima che gli professo. Esso giustamente nola che non "llo fati.o che applicare un Dinamometro al nastro basato sulla elasticità d' inflessione; ma


770 crede che lo scopo sarebbe forse meglio raggiunto inastando in un punto della lunghezl:a del nastro uno elci seguenti dinamometri. L.O Ad elasticità di trazione o di pressione, (un nastro o un cilindro cavo di gomma elastica Yulcaniz?.ata..) Io pure ho pensato a questo mez1.o ma pcrchò la gomma clastica comunque vulcnniz1.ata, non offre sempre la stessa forza di ~lasticit<\ e porchè si altera coll'uso e col tempo non mc ne sono valso. D'altronde so H nnstt•o o tubo elastico si guasta, come correggerli'? Ed ammesso anche che sia correggibile; non si può negare che qucsLa contingouza fa perder tempo e rendo necessario delle spese. 20. Acl ola.<;ticità di tor.tioue (una spirale a tem1wa. fissa da estoudo!'o o comprimere). Non ho l'icorso ad una spirale perchè è impoRsihilo darle una tcmprn. che le im:rwima una forr.a O:::sa costante; pet·chè qualunque sia il melnlio di cui consti t\ impos_ sibilo clw atteso il ('aLto 1loll' isomcria o della mistio110 sia in ogui caso eguale: e perché è un· assioma. in meccani<'a che l<' molle sono infedeli e r.he quelle a Sl)ieale sono infedelissime. Una spirale poi facihncnie si rompe, si deforma c malamon te si presta pet' l' applica?.iono di nn comparatore. 30. Ad elasticità di intlessione, (un anello metallico clastico reagente alla foJ'?.a di deformazione). Ho pensato anche a questo mezzo ma non vi ricoNo perché si infosserebbe uelle ].J<Lt'ti molli, por•cbè di incomoda applicazione e di difficile graduazione delia sua forza. Eliminate questo p1·opostc, la mia molla ad an1.a fissata ad una placca mi scmb1'a il mezzo, il runamometro miglioro per l'aggiungere lo scopo in questiont> cho però può rendersi vioppiù preCil4o aggiungendo alla molla un Modamto1·e della sua forza che .-al~a cioè a diminuirla o ad accrescerla a. volontà, e, nel caso nostro, che valga sempre a datle una forte. corrispondente ad un }Jeso di grammi 335. Questo moderatore che intendo di aggiungere al mio strumento consiste in un dado che si fa scor1'ere fra le branche della molla. mediante ntH\ vite che passa nel gomito risultante dalle stesso; questa vite poi viene fusata col rispettivo dado mediante. altra vite nd osso. pet·pendicolarè che scorre iu un grosso anellu per cui passa la \ite portante il dado. I_l dado vieno fermato in

ho


771

un punto che permetta all'indice della molla di ar rivare al N. l dell'asta quundo le vengn applicato un peso di grammi 335. Ma nell'ipotesi che applicando detto peso l'indice avan1.asse o non -ra:ggiungesse il numero l, si :fosse cioè indebolit a od a.ccrasciuta la sua forza, non si ha che a far rett·ocedere od avanzare il dado onde rldonarle la stabilita forza. n mio istl•tunento coll'aggittnta del moderatore offre la proprietù di essere semplice, preciso, eli facil_e applicazione; e non soggetto a guasti j O S8 Ì fili t.anto Yegetali che rnetalJici ael D<\:;Lro fo:;sero un po' più grossi dell' atLuale regolamentare, non v a dubbio che può servire ad Consiglio di leva per parecchi lustri sen>~a bisogno di ripa:raziçmi. 1\Ia non dà una misura che si possa dichiarare eli un'esat,tezza matemat icp..... Ciò è vero, ma all'esattezza matematica .del compula non si può riuscire, e non è attendibile, dice il cav. Baroffio, ed io ne convengo pienamente ; non senza però soggiungere che praticamente la matematica non dà mai C]uell'esattezza di risultati cbe si hn dal calcolo razionale tutte le volte che que&-to abbia per computo la materia cbe di sua nat.llra è varia e muto.hile. Alla critica del cavaliere Baroffio ho risposto con r ispetto e f(·anchezza ; io, come hù, non al>biamo altro scopo clw di ren<lci'ci possibilmente utili all'esercito, al paese od alla. ~;cienza che professiamo. Tal.>anto, 14 ottobre 1871. Il medico di battaglione.

uu

V. SuPERCH!.

Grazie, egregio collega, dell'aver prese in buona parte le mie o:<s~rvazio ni. ... È cosa tanto x·ara che clev'esset' e dilllcile davvero, e quindi di qualche merito. .Sono lieto cl' altrondo3 che la mia critica le abbia suggerito un perfezionamento cl1e a.pprezzo, giacché rendendo costante la resistenze\ elastica r enderà similal'i i risultati. N ella: pratica il suo t oracimetro non riescira scomodo e di maneggio imbarazzante~ L 'idea di sostitnirvi altri mezzi innestati oe1la. lunghezza stessa del nastro misuratore mi fu s uggerita Solo da C iUelia pau~a. il prinèipio pCl'Ò non l'ho contestato. Anzi mi ·parve acceLtevolissimo ... .. La modalità, dirò meglio 'i dettagli d"attuazione e ùi applicazione solo non mi lasciano perfittamente soddisfatto. , BAROFFlO .

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772 li Corpo Sanitario Militare in Francia. Ciò che equitA e ragione non aveYano potuto, lo potà la dura scuola della svent.ura: Il P ersonale Medico militare costittù finalmente anche in Francia, nella cla~ica tert•a dell' autocratisnw amministrntiYo, un Corpo autonomo. indipendente nella sua esistenza c nella sua azione. Hanno così compimento i voti at'flent.i. le giuste aspirazioni dei più illustri memlwi di quel -benomeritu Corpo, come degli illuminati capi dell' Iui.ondenza stessa, twt i quali l'autonomia e l'indipendenza del Corpo e del Servizio l'anital'io trovò eli tt'atto in tratto caldi e sapicnti pr·opugnaLori. Libertà d' a::ioJW ed cquù·ispon~nte 1·esponsabilità, ecco ch" agognava il Cot'po Sanitario militare; ..... e l' otteune, ed i risul· tati saranno quali ragione od espet·ienza li assicul'ano officnci, fecondi. Ciò vaticinando, diremo meglio assicmanrlo, noi non intonfliamo però scagliare all' fntendenza militare ingiuste accuse : no, noi riconosciamo cd altamente aprn·czziamo ln. missione dell' Tnt<'ndem,a militare in un esercito; noi francamente attestiamo della azione sua impodantis~ima, efficacissima; i piu gravi intero,:~i, i più vitali birogni dell'esercito, la sm1. maLorialo esistenz n g}j (· per vcritA affidata. Non è questa una missione nbba.stantn nobile, abbastanza difficile, da apprrgaro le più elevato aspira:t:loni di qualsiasi Corpo 1 Perché dovt•cbbe dibattersi ancora impotenH• in me:t.zo nllo necossitù d' un servizio che non gli ò famigl iat'l', che non può abbastan1.a conoscere, condannando avecc nll' iulmobililà cd all' inct'il.ia ehi solo ha mezzi o potenza di ::;abbarcarvisi, chi l>olo può essct'ne chiamato realmente responsabile? Ogni t•uotn }>Cl' quanlo minima del complesso c complicalO meccanismo che cflot•cito s' appolltt, ha la sun importanza, il suo scopo, il suo ufficio, e non può ·ost.are, incagliarsi, senza cl:c so::.li, s' ~ncngli e dnnnoggi l'intero meccanismo. Ora il Corpo medico come incaricato e l'csponsabilo del Servizio sanitario militare non è né sì minima ruota, nò d'importanza tanto secondat·ia, da riescirc indill'erente al meccanh;mo d'un esercito c massime oggiclì. Fatela adunque libera, indipcn'dente e responsabile : subordinatcla invece ed elln. agir!\ solo in modo secoudat'io, attende rà forza cd impulso e da chi uon può imprimerglielo ampio, libero, sicuro cd istantaneo quan to il rnovimenLo generalo della macchina ri-


173 cbjede; agirà a scosse, a soprassalti, aù urti....... ag irà m ale e danneggiorà il g1·ande mcc.canismo, di cui pure ò parte uecessaria. Ma la liber ta e la respo11sabilit'à non sottrarranno al Corpo Medico un tempo prezioso, una parte preziosissima d'azione nel suo campo esclusivo~ L'azione amministrat iva non andrà a discapito della pl'O(cssionale? Non si ammanti l' ingiusti:r,ia e l'egoismo della maschera della umanità ! ...... .. In fin de.i cont i non era ancora al medico che in via secondaria, all'ombra· altt-ui, i ncombeva ptn· sempre il provvede1·e ? Teìnpo cd azione non erangli cosl l'ichieste per un ordine di COi$0 di cQi poi altri assumeva il vanto ed il mel'ito, declinando all' Ltopo la responsabilita ~ Meno male so una st ingiusta !JOSiziono fosse soltanto ricaçlut a sul medico, solo fet•endone la p.i ù giusta suscetti,TiLa ed il più ben loca.Lo amor propt•io ! )11'11. il medico uon poLcva così intai·ve. nire se non ricl1iesto ........ e la richiesta cx·a spesso inoppor tuna, tarda e l' opet•a rJ.uindi infruttuosa ed ormai inadequa.ta, impotente. Libero, indipendente e responsabile il. Qorpo Sanitario .tnilitare francese potri~ ora i:ìualmeute elevarsi all' alt.ezza. del nobilissimo mamlato" all' altezza dci bisogni : potrà pvovvedet•e efflcacementè, e, quel che più monta, efficacemente prevedere. E ne è capace

davvero! E perché n essuno ~lbbia i l diJ'itto di ft•aintondere j voti che noi puro caldissimi facciamo c di :>ospettare che patrocinando l' emauCÌ}laZiono del Corpo Sani tal'io possiamo ll.VOI'e lcL meschina intenzione di accusare o di abbassar·e qualsiasi Cerpo integrante dell'Esercito ; vogliamo precisar e o formulare intero s nl pr•opol'lito il nostro concetto .... I~ibero, inclipendentc e responsabile nella gestione stessa economica dello Stabilirnento a cui è preposto il Medico milit~re, dell'osservanza stret'...'\ dei ·l'egol~menti abbia appunto sotto il rappo1·to ecoqomico censore il ftmzionario dell' Int endenza militar e, al quale dov1·ebbe essere affidata la delicatissima e nobilis;;'irna .roansi9ne delle p et•iodighe ispezioni amministrativ-e. Ciò è giusto, l ogico, pratico c dovr e bbe togliere ogni screzio, ogni suscettibilità, e distruggere ogni falsa supposizione sulla emancipazione che il Corpo Sanitario agogna.... Al l)ostutto il benemerito Corpo della militare Intendenza non poLrebbo vedere allora in tnl voto e nel suo compiment o nLùla che ne menom.i i dil'itti e ne oft'onda il decoro. BAROI~FIO.


774

·r utt i i medici di divisione dell'armata federale svizzera sono stati convocati a Berna per l' ll ottobre, affine di partecirmre ad una Conferenza sulle migliorie da introdut't'e nell'organi?.zazione del servizio sanitario militare. f:; otto l'abile direzione del suo medico C~lpO il dottot· J_,chmann, la SviZzera ha giù ottenuto di realizzare nel ramo sanitario militare tutte le migliorìc ed i progressi che, collo studio indefesso qclle estere istituzioni e dei bisogui speciali della Confedera7.iono, erano l)OSSibili e desicler cv-oli sì relativi al materiale che al perso~ale superiore ed inferiore, cd alla sua più compiuta istituzione. Ora trarrà profitto dagli ammaestralJlent i dell 'ultima guert•a (pella quale il servizio sanitario svizzero trovò put•e l'opportunità di mettere alla prova le sue istituzioni) e dal concorso dell'esperi.onze e delle cogni!lioni dei più eletti membri del corpo, otterrà di poter rlàrc l'ultima mano ·al perfezionamento dei. suoi san.itarii ordinamenti: Lo spi1•ito eccletico e pratico, e sì sviluppato ed efficace in quel paese, che gio''a attendersene egrE>gio ristùtato.

B.

Des maladz'es .simulées e des moycms de les ?·~·connm't?·e. - Lcçons p.rofessécs au Val-dc- Gràcc pl\1' le doctcur Eo:~r. BorssEAU, mé<lccin- mayor, professeur agrégé à l'école d'application dr médccine militaire. en Paris, 1870. l vol. (pag. 510). Lavoro abile, accurato, et·uclito, offre pei medici mi litari un interesseveramenteeccezionale. I nspirato ai più sani principiidclla scienza, della: filosofia e della morale, é sotto ciascuno di· quest.i aspetti un vero segno del progresso fatto dalla medicina. legale militare dal Isfonding a noi. All'erudito ed imparziale scl'ittorc nulla é sfuggito , neppure il più umile lavoro, chè all'ampio c gr:avissimo argomento avesse attinenza. È, dil·ò per no1~ entrare in ulte1•iori par~icolm1i, un libro indispensabile nella modesta biblioteca del medico militare, che senta la delicatezza e la nobiltà della difficile sua missione, e che desideri potersi dire con diritto leso dalla grettezza ed ingiustizia con cui la civile società .ue rimunera e gr·atifìca l'opera difficile, ono!'Osa, eppure sì utile, e spesso tanto gene1'osa, bencl1è prestata nell'umile c quasi oscura cerchia ove il dovere spesso lo rilega. D. F. BAROFFIO.


7i5

Con R. Decreti del t7 settembre 187t. GERONAZZO Gaetano, veterinal"io in 2° nell'SO regg. artiglieria. Collocato in riforma in seguito a fattane domanda per infermità non provenienti dal servizio, cd ammesso ~ far valet·e i titoli al conseguimento di quel trattamento che possa' compete1·gli a tet·rni11i di legge, a datare dal l o ottobre 1871. LONGHI cav. Antotùo, medico direttore nel corpo sanitario militare, in aspettlltiva per riduzione di corpo. MAL VEZZI BARBIERI cav. Lorenzo . .medico di regg. eli prima classe presso l'ospedale militare di Parma. RUSSO dottor Fl':tncesco, id, di seconda classe, presso l'ospedale militare di Ca.."Crta. PLJ\.ZZA cav. Giacomo, medico direttore nel corpo sanitario militare, in aspettativa pol' r~duzione di co1110. MOYNE cav. Giuseppe, medico di regg. di· prima classe, presso lo spedale divisioni\rio di Napoli. GOZZANO cavaliere Car lo, id. id. presso ,l'ospedale militare di P iacenza. 1\IURATORE cav. Giuseppe, id. id. presso l'ospedale divisionario di Perugia. OPERTI dottor Bernardo, id. di seconda classe, pre~so l'ospedale militare èli Venezia. SILVIO dottor Vincenzo, 1d. id. presso l'ospedale militare di Livorno. FARINA dottor Pietro, id. id. presso l'ospedale divisionario di Chieti. COCOLA dott. Domenico, id. di primf!. classe, in aspettativa per infermità t~mporar·ie non pt·ovenienti dal servizio. FENICE dott. Sebastiano, id. id. id. DE LEO dott. Giuseppe, id. id. id. ALBANO Nicola, farmacista capo di seconda d asse, presso l'ospedale milit1u·e di Torino. VJT ALE Giacomo, id. nel corpo farmaceutico militare, i n aspettativa per riduzione di corpo. MANFREDONIA Nicola, id. id. id. Al~GIONO Costantino, farmacist.a: nel corpo farmaceutico militare, id. BEATRTCE Pasquale, id. id. presso l'ospedale divisionario di Chieti. S~SSA Gaetano, id. id. in aspettativa per riduzione di còrpo.


776 F'ATTORE Francesco, Cat·mncista uggiunto, id. id. Collocati in riforma ed ammessi a. far valere i titoli al conseguimento della. pensione che possa loro competet·o a tet·mini della legge 3 luglio 1871, a 'datare dal }O ottobre 1871.

Con R. Decreti del 17 settembre 1871.. DE LILLO dotL. Luigi, medico di reggimento di !<econda classe. Concessogli n datare dal 1° oi.l.obre 1871 l'aumento di stipendio di lit•e 6;20, ve•· aver pnssato un ~o~ccomlo quinquennio in elfetth·o set·vit.io nelrattunle suo grado, a mente dcll)rticolo quar!.o delh leggo 28 giugno 1861. BELTRAMTi'ìT dottor I.-uigi, medico di bnttngliouo di prima classe. FANTOLINO dott. Odoardo, id. id. BUCCALOI\E dott. Luigi, id. id. EI.TAJ\'TONTO dott. Domenico, id.- id. AMORIELLO dott. Pietro, id. id. CA1'11POLI ()ott. Alesllrtndro, id. id. PISANO dott. Giovanni, id. id. LAK7.A dott. Pieli'O, id. id. MONTI ùott. Roberto, id. itl. DAMELE dott. Pien'O. id. id. BELLINA dott. Eugenio, id. id. LEVA.N'Tl dott. Carlo, id. id. Conce.<;.<;<) 101'0, a dmat·e dal l O ottobre 1871, l'aumento di stipendio di lit•o 400 a caduuo, oude porl.nt·gli a goùrre della p.'lgn. assegnata nJ gt':ldo immediat'lmenlo supet·iore, per an•re pnssato un secondo quinquennio in otreLtjvo soJ•vizio nel grado rtLtuale, a mente dell'at·t. 4 della legge' 28 giugno 1800. MARONE dott. Raffaele, id. in aspettath-a per infermità tcmpot·at·ie non provonieuti dnl se rvizio, con R. Decreto dell'l l ~~eltembee 1810. Ammes.<so per effetto dell'art. 12 della leggo 25 maggio 1852, sullo stato degli ufficiali. a concot·rere pot· occupare gli impieghi che &i ral'ciano vacanti noi suo grado, a cominciare dall'l l qeltombt·o 1871. e confumnuclo a godere doll'nttuale suo assegnmnento, sat•it consi<lot•ato como in aspettativa pet· riduzione <li COI'}>O.

·Con U. Decl't'IÌ del 20 scttcmbJ•c 18'7i . VIALE cav. Carlo, medico di t•egg. di prima clas~e nel corpo sanitario militare, in aspettativa. CAH.RARO Oiw;eppe, id. di seconda classe nel coJ·po smti!.at•io militare, in aspettativa. Collocati in riforma ed ammessi a far wllore i titoli al conse-


- 777 guimento della pensione che possa lot·o competergli a tet•mini della legge 3 luglio 1871, a datare dal 1° ottobre 1871. Con R. Decreto del 27 settembre 1.871. . MANCUSI dott. A.ntonio, medico di reggimento di seconda classe nel :320 reggimento fautei•ia. Collpcato in aspettativa per sospensione dall'impiego coll'annuo assegnamento di lire 1368, a cominciare dal )0 ottobre 1871.

Con. R. Dee1·eto detti 27 settemb1·c 1.87t. TARENGHI Ant~nio. uffiziale sanitario aggiunto del già esercito pontificio, in aspettativa per soppressione di corpo. Collocato a riposo od ammesso a far valere i titoli pel conseguimento della pensione che possa compete1·gli a. termini delle leggi pontificie, a datare dal lG ottob1·e 1871.

R. Decreti del 27 settembre 187 t .

FIMlANI dott. Luigi, medico di battaglione di prima classe, addotto allo spedulo divisionario di Napoli e coroanda.to al succursale èli OaSOI'Ul. Conce.."SSgli. a datare ùal lO ottobre 1871, l'aumento di stipendio di lire 400. onde po1·tarlo a godere della paga assegnata al grado immediatamente supel'iore, per aver passato un secondo quin · quennio in effettivo servizio nell'attunle suo grado, a mente dell'm•ticolo 40 della legge 28 giugno 1866. RAVELLI cav. Carlo, medico di battaglione di seconda. classe, addetto allo spedalo divisionario di Firenze e comandato al succursale di Livorno. Concessogli, n datare dal 1° ottobre 1871, l'aumento di stinondio di lire 400, per aver passato un quinquennio in effettivo set·vizio nell'ntluale suo grado, a mente dell'articolo 4 della legge 28 giugno 1866. Pc~· dete·r-minazioni M'iniste~·iali del 4 ottobre 187t.

MIGLIOR cav. Luigi, medico di reggimento di prima classe presso il 6o reggimento di cavalleria (Aosta). Tro.sferto allo spedale divisionario di Genova. FUGA dott. Luigi, medico di reggimento di seconda classe, stato richiamato dall'aspettativa con R. Decreto del 17 settemb1·e 1871, bollettino numero 56. Destinato nel Qo t·eggimenlo di cavallel'ia (Aosta). VETERE dott. Marco, medico di battoglione di prima. classe, addetto allo spodale divisionario di Cava (Salet•no). Trasferta nel 250 reggi. mento fanteria.


778 NlCOLETTI dott. Vincenzo, medico di battaglione di seconda classe nel 180 •·eggimonto di fanteria. Tt•asferto nol 19° reggimottto di cavalleria (guide). SCRETI dott. Emanuele, id. id. nol 250 rc.:,ag. fantetia. T rasferto noi 180 regg. fanteda.

Con deter·minet::-ione Ministel'iale del- 7 ottobre i87i. BERTI dott. Alessandt'O, medico di reggimento eli pt-ima cla..c;!Je, addetto allo spcdale divisionario di Bologna. Trasferto nel 66° reggi mento fantedn. BTLLA cav. Domenico, id. id· nel ()()V regg. fantot·in. Trasfat·to alto spo" dale di,·i~ionario di Nupoli. PASTRO dott. Luigi, medico di regg. <li seconda classe, addetto allo spcòale <lhisionario di Verona. Tra:~ferto nel 320 t·eggimento ùl fanteria. ' TARDIVO cav. Giovanni, id. id., addetto allo spedale divisionat·io di Milano. Tl'tU'ferto nello spcdale di'"isionanio di Bologna, o <'Omandato al su ecu t'lmlc di Pat·ma. TORRI dott. Teod<wo, ici. id. addetto allo speflnlo divisional'io eli Firenze. Tt·asforto all'ospedale divisionario di Pct·ugia. PARrNT Carlo, fm·maci~<tn., addetto allo spedn1o divisionario di Alessandria. Trasferte allo spedale divbionario eli Chieti.

R. Decreto del 7 ottobre 1871. JIIARCfUSIO .Marco, vetcr·inm·io in 2• ùel corpo veterinario militare, in ll3p<llt~ti'"a per riduzione di corro a Fagnano-Olona (Gallorate). Richiamato in attività eli ~:ervizio ttPl cot•po steS<liO colla paga fissata dalreu lo decreto 27 gi ugnq 186 1, a far tentpo dal l6 oHObl'e 1871 , e de~tinalo al 6" regg. d'ariigliel"ia. MAi'ICTON dolt. Giovanni, P Al\"EGROSSI dott. T01nmn.so, chirut·ghi aiutr~nti maggiori in 2" nel cot•po 1mnitnrio del di""iolto escr·cito pontificio, in aspell!ltiva pet· soppre~~iono di COI'po. Collocati a riposo ed ammessi a uw valere i titoli pel conse,ouimento della pen!<ione di giubilazione che poss~ loro competet-e a tet·mini delle leggi pontificie, a dat.u-e dal 16 Olt. 1871. A:\lODTO Viocer•7.0, DE BONTS Snlvatot·e, TRAlì\.4. Giuseppe, medici ùi battag lione nel corpo sanitario militare. Collocali in riforma eù amme.~si a far valere i titoli pel consegnimento lleUa pensione cho possa lot·o competere a termini della legge 3 luglio 1871, a datm•e dal l " novombt•o 1871.


779 militare. Collocato in riforma ed ammesso a fm· valere i titoli al conseguimento della pensione che pos~a competere a termini della legge 3 luglio 1871, a dntat'C dal t• novembt·c 1871.

TREVTSAL~ Girolamo, medico di battaglione nel corpo sanitario

R. Decreto dell'B ottobre 1871.

GALLIGAitZIA dott. Albo1·to, medico di battaglioue, PA..~DOLI'INl Pielt·o, mcùico di battagHone di l" classe presso l'ospedale milil:tre succm"Mlc di Casel'la, SPROCANI Gerolamo, id. presso l'o~pcdale militat·e di Napoli, BELLI~! Gaetano, itl. pt•osso l'ospetlnle militare snccursale di Gaeta, TONl:'{J 1'110lo, id. in aspettativa pet· infermità temporarie non pt·ovenienti dal semzio, AUSILIO Gct·olamo, ARDUT~l Iacopo, medici dì batlaglione nel cot·po sanitario militare. Collocati i n riforma, ed ammessi a flw 'l'nl.et·c i titoli pel conseguimento delln. pensione che possa loro competere a termini della legge 3 luglio J87l,u datnt'C dal )"novembre 1871. Detrmnina.Jioni 111inistm·iali del 12 ottobre 1871.

DOCI:\10 1lott. Michele, medico di battaglione di prima. classe, addetto allo •pedale di\'isionario di 'l'ot·ino. Trasfet•to nel 570 reggimento fant.et·ia. OLIOLl clol.t. Et-cole, id. id. nel 57° regg. fanlcl'ia. Tra.....forto aUo spedalc divi~iouario di Bologna. Co11 R. DeC'T'eli del 15 ottobl'e 1871... SEVBR.lNO Vinceuzo, modico di battagli ono eli l" classe nel corpo sanital'io 1uilitare. Collocato in rifOt'L lH:t ed :tmme.'iso a far vulel'e i ti-

toli nl com•cguimcnf.o della pcnRione che pog,;n. competergli a lct•mini della lrgge 3 luglio 1871, adalat•o dal 1° novembre 1871 e nominato cavnli(·t·o dell'ordine della Cm·om~ d'Italia. TRENTI At-cangelo, veterinario in 2", nel 6o t•oggimeJ\ to l' artiglierin. Collocnto in riform.:a. ed ammesso n far valct'O i titoli pcl conseguimento tlf"lla pensione che pos~a competet·gli a 'tet·mini di legge, a datm·<' dal t• novembre 1871. CRTCOL.l Nicola, veterinario in 2", nel corpo veterinario militare in aspettativa. pet· riduzione di corpo. Id. 3 luglio 1811, id. RICCI Vincenzo, medico di battaglione nel corpo san ilario militare. Id. id.


780

Rcttifica::~oni.

STOCCO Primo, veterinario in secondo, ecc., aggiungasi : già nel corpo dei carabinieri reali, legione Cagliari. Destinato al 100 reggimento d'artiglieria. TRENTI Arcangelo, id. id. aggiun,r;asi: già nel regg. cavalleggeri di Lucca. Destinato al 60 regg, d'artiglieria. BOTTAU Feancesco, id. id. aggiungasi: già ne~ 30 regg. d':wtiglioria. Destinato al 50 regg. d'artiglieria. VALLA Nicandro, id. id. aggiungasi: già nel corpo del treno d'.armata.. Destinato al 70 regg. d'artiglieria.

Il Di1·ett01·e Med. Ispott. CERALE comm. Giacomo.

n Redatto?·e Mcd. Dirett. cav. BAROFFIO. Martini Fedele, gerente.


ANNO XIX- F-irenze, IO, 20, 50 novembre 187i - N. 31 a 35.

IIEMORI~ ORIGINALI

RELAZIOl'fE ' MEDICA

sulle condizt"oni sanitarie delle Truppe componenti la :28. Divisione cl' lst:l't~zione al Campo di Somma,, e delle malattie che hanno clomùzato nello Spedale succursale di. Gallarate durante il primo trimestre çlel campo, che comp1·ende l' ulti'nia diepina del mese d'· apr·ile a tutto giugno (l). L' intiera Divisione costituita da due Brigate, una formata dal go e 77° Reggimento, r altra dal 57° e 65°, da un Regginientò Bersaglieri, con alcune frazioni del Treno, Genio e Sussistenze militari formante in complesso la cifra approssimativa· di o2GO uomini, tenne i seguenti alloggin:menti. I due Reggimenti go e 77° ebbero stanza in Gallarate, dando il primo un Battaglione accampato in Uf!a landa chiamata Piano d;ella · Costa, ed il 77° Reggimento dtie Battaglioni pure accampati nella stessa località. Questi due Reggimenti ebbero distribuito il rimanente della forza neg·li adia<:enti paesi, così che il go ebbe due Compagnie staccate a Canau Ma,qn~go, ed una ~n Crdnna, t=ld un'altra in una ,(l) Giusta il disposto della Nota IO marzo 1866, prevengono rego1armetlte ·al Cons~g·lio pregievolissime l'~lazioni sùllo con(li~ioni igienicosanitat·ie dei diversi f?pedali, presidii e corpi di truppa, che raccolte in una adatta pubblica'l..ione costitnirebber·o una pl'eziosissima e completissima cronaca sanitaria dell' inte~·o pMse. Sgrnziat~tmente e$sendo pet· ora impossibile il pubblicarle, ci pan •e dovere per/) fai' ec~zione per alcune cl)e riflettono le tr·up~ raccolte nei campi d'istruzione, istituzione ch'e nell\l sua novità ,solleva discussioni o.lle quali. non è male ofihl'e pur l' appoggiò delle influenze sanitarie da essi campi esercitate sulle tr·uppe raccolte:ri. 1

Giornale di ìlf.edic. milit. 1871.

5o


782 v:astà chies11. 'Jl 77.0 ebbe alcune Compagnie ne' paesi dì Cedrate, Arnate, Verghera, Cardano, ed u'n• altra" h1 -una Cascina di campagna. ·Il 57° Reggimento· tenne gli alloggiamenti ·in Somma qon un Battaglione a Mezzana, ed uno accampato. Il 65° vepile acc,antonato a Golasecca con frazioni staccate a Vergiate. Il l o Reggimento Bersaglieri ebbe _ stapza in Bnsto .Arsizio çon un B_attaglione accampato, e la rimat~eilte fona sparsa nè' paes.i di Olgiate, Lonate, Samarate e Ferno. ·r -*vendo percorso ad uno ad unp quasi tutti i luoghi qve furono alloggiate le truppe,_ do-yéndo re~>tringermi 'in b1{evi parole; ùir9 c~e ho dovuto ,convincerm.i dì quanto av,ea presupposto; .v ale a dire c~e non avrei provato, come medico militare, tutta la soddisfazione sulle condiz·ioni ìgienìche delle loçalità conces~e all.e.• t'rbppe: / · In generaLe quelle. che stan~ia~ono in paésì ragg'uardevoli (Gallarate, Somma, Busto Arsizio) · èbbero alloggi più conveniéntì, p el priyilegio , inerente alle lÒc.aHtà stesse di maggior ampiezza di a)iitato : quelle che furono frazionate ne' piccoli pàesi non poterono· certo appagarsi de' luoghi loro assegnati. '·0iò no~ pstante no~ tutti. i locali occupati dalle truppe si potevano ·dire, inabitabili ; ecc~ttuatipe alcuni che asSO'lutàmente 'difettavano ·dell'ampiezza richiesta per una. sufficiente aerazione; il . qual 4ifettct peré v~niva . talvolta compensato da;lle ,inevitabili correnti d'ari~ che ovunque trovavano adito p'er manèanza. di opportuni ripari. . Debbp pevò . qui sùbitò notare ehe le più solleGite ricercjle v.ennero ,p er tempo ~atte onde le truppe fossero, per guanto era possibile, ,bene alloggiate : l' esito non potè talvolta corFi~pond.ere al desiderio atteso la specialità qi luoghi tutto dediti all' allevan_1.ento 4e' bachi, per cui a niun conto si avrebbe-- potùto pretendere la colicessiop:e di migliori abi'tati. Ogni solleeitl1dine 'però la meglio intesa fu messa in opera onde· i luQghi meno adatti ·a ricettare.soldati, riescisseio almeno piu sopportabili la roercè di una s'crt,po}osa pulizia ed una con_v~nien,te aereazione., .Non devesi tr-alasciare .

l


788

che le autorità municipali, alle richieste loro fatte onde migliori alloggiamenti fossero apprestati alle truppe, se nonpoterono subito concederli, per non urtare la popolazione, cui grande risorsa è in questi luoglù il raccolto de' bozzoli, promisero tosto che ·la stagione fosse terminata di provvedere a tal bisogna, ed è ciò. che sembra vada effettuandosi in questi giorni. Tre furono i luoghi ove si stabilirono gli attendamenti : furono scelti certamente quelli chd per postura e terreno fossero acconci, ed anchè che meglio rispondessero, per l' ubicazione, alle esigenze del servizio militare campale. Uno fu già accennato, cioè"· il Piano della Costa; luogo a ·terreno leggermente ondeggiato, arenoso, ed in prossimità vantag- , giosa d'un tratto boschivo: l' e-ltro attendamento fu quello de' Bersaglieri in una brughiera, tra Gallarate e Busto Arsizio. Questo sito naturalJpente eccellente ad accampar truppa per la sua posizione e gualità del terreno ed adiacente bosco, fu poi reso dalla mano industre di que' soldati un campo di delizie per ogn:l- maniera di abbellimenti. 'L'ultimo campo , venne posto sulle brughiere di Golasecca in prossimità di questo paese. Ogni Corpo ebbe una infermerta. Due veramente fornite eli tutte 1e qualità richieste da una buona igiene ; costituite da due soli locali, ampii, ben aereati, coll'apparenza insomma di due sale d' Ospedale ; le aHre mediocri:, divise in diverse stanze, e talvolta non convenientemente aer<!ate. Una infermeria venne pure stabilita in modo provvisorio a Vergiate per una frazione di truppa del· 650 Reggiment? colà stan-· ziato; come un'altra a tenda venne eretta negli accam.p amenti de' Bersaglieri per ricettare gli ammalati di lievissime affezioni, o chi, venendo da Ospedali, abbisognasse di qualebe giorno di riposo. . Esposto in -breve quanto riguarda gli a.lloggia~enti, dir& qualche parola degli altri agenti che hanno il maggior influsso nella genesi delle malattie, come il vitto e le condizioni admosferiche. Per quanto io mi sappia, riguardo a generi


'•7·8 4

_alimenil;:t:ri, non vi fu n;t·ai luogq a dchiami.' Venne una tal volta 0sservato, come la distribuzione del vino nel 770 Reg, gìmento nor fusse della qualit,ìl v0lutp. ; la qual cosa agevohne,nie .ri~onosciuta ·:vi si provvide, autorevolmente Jnvi/ tando a chi J?petta'\la dì SRmll1i11istrarne del migUore, e che per lo. innanzi s.i rinnoYassero simili abusi. Sarebbe stato f]:esiaerio generale, come lo fu in ogni tempo, . c.he ìl caffè fo&l'e cli,stribuito , giorna)men~e, sia per la· maggror appeten;~,a che · desta in tutti t&l bevanda> a preferenza di mines~re in ore disusate, come pel profitto organico che arre.ca ; ma tal pri~ìlegìo g~ornaliero fll concesso che ' a quelli che tengono il eampo; ·per. gli 'a ltri .ta~ concessione , non è che a ' giorni alterni. In 'quanto alle condizioni atmosferiche ésse furono favo., ' 1 revoJi in eomp.le~so dal principio d~?l campo :fino· ai primi di gi~1grJO : Je giomate furono belle, con riloderato ~aloi·e, nè 'turbate , da temporali o forti venti ~ nél prii1cìpi9 di tal mese però, il tempo si rupp~ a piogg·ia che continuò p.e r . dieci o dodici-,gi0rni con forte abbas.sa'mento di tempera tpra che durò per molti giorni. Passando ora a discorrere delle malattie avutesi all' Qspedfl.le, fermer:ò solo l' .a:ttenzio~e ~u g,.uelle che ebbero t1)1 relativo pr edominto, sembra11domi che di tal guisa· 'possa risultar-ne quakhe çlEiduziqne l!ratìGa, almel'lo per .quanto sp~tta all'e caus~ .che ~lossox1o ~'~er. influ.it~ sulla ~alute .g~nerale ' de soldati 111 qu~to pèr~edo ·oampaJe : e pruna d1ro delle, , in;t,ermittenti cJ1e' !)()le rappresentano un quinto qirca del ~n­ mero totale delle ma1attie ~l). I,)t1ò sémbrar strano che 'in q-t:testì luoghi priv:ìleg.ìati d' aria salubre, si:asi manifestato uu. numero cos1 ra,gguardev'0lé ·a~ J)eriodiclie : verrà 1)e'r,ò in chiaro .}a ra:gion~ ai tal fatto, qtiando sì consideri che la. massima par'te di q1,1elli' ·che ne furono col})tti, eraml prov.e-. nienti da h~ogli~ ,dj malaria .(rl)mana, calahrEJse) e g'!à: topchi

non

~

r

(l) Qui si parla di ieb):>ri, schiettamelit~ acc~ssio~ali, ''legittime, essenziali, •e non delle çoncomit:anti' alti·è·atfeziqn1 che furono poco pr:esso in nun;\ero pa:ili a; qul5lle. ' '

)


785

di febbre, quando non ne abbiano portato con loro il germe latflnte ; le altré poche febbri, furono a fondo reumatico di cui è ovvio rinvenirne lo sviluppo pel soggiorno delle truppe io accampamenti. Furono visti anche parecchi orecchioni, massime St;!l priri_cipio del periodo campale, causati essi pure dall' impressione del freddo e dalle vicende atmosferichfl : tutti questi si risolsero facilmente colla semplice cautela d'i mantenere la località difesa dall' aria e con qualche topico emolliente ; le febbri poi, massime quelle' non inveter ate, furono agevolmente fugate co' preparati chinodei. Le risipole furono esse pure abbastanza numerose ed alcune anche di carattere grave ·da richiamare la più seria attenzione : tutte ebber o sede alla faccia con inclole erratica. Si osservò che i ~olpiti ~rano tutti di buon temperamento : non si potè certo fissare una cagione peculiare allo sviluppo di tal malattia, se non si volesse accagionarne l' impressione atmosferica, l' azione de' raggi solari, le quali caus~ per avventura abbiano maggiormente influito in individui a costituzione robusta e sanguigna, e dediti a bevande eccitanti. Tale malattia fu accompagnà.ta s~mpre da· uno stato gastrico ben marcato, con lingua arida, aspra e come fuliginosa, da polso febbrile, e molta agitazione. In ta~uni ·vi fu un vero delirio. fosse o per•l' intensità stessa del movimento febbrile, o per diffusione flogistica alle membrane cerebrali ; in uno si !10tò aiwhe una abbondante eruzione migliarosa cristallina. La cuta consistette generallnente in topici emollienti alta località, -pell' uso del ghiaccio internamente, di purgativi, del tarta~·o stil:iiato, Ùnitamente ad· una rigorosa dieta e qualche revellente cutaneo. Eccessivamente numerose ful'ono le affezioni dell' app~lrato respiratorio, sia a ragguaglio del compl8$sivo numero degli ammalati, come della stagione in cui si manifestarono, solendosi a tali malattie assegnare per causa efficiente l' azione del freddo umido: però ove si voglia tener conto della yita eccezionale del campo, per la quale il soldato spesso affaticato ed in grande traspirazione più funestamente risente


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le impressioni delle correnti d'aria che tanto dominano in questa località, si avrà la ragione della iì·eguenza di tali affezioni : credo però doversi ammettere anche .una particolare predjsposizione la quale può consistere, sia in un non sufficiente, sviluppo e vigoria degli organi respiratorii, come nella non abbastanza valida costit~zione di quelli che furone colpiti, o debilitata per pregresse malattie; e difatti in molti si constatarono simili circostanze. Il carattere delle polmoniti si presentò frequentem ente a fondo adinamico dappoichè, se caratteristici si mostrarono ~ sintomi morbosi consistenti h1 ambaseia eli respiro, nel dolOl'e puntorio, ne' sputi sanguigni ; la reazione generale fu sempre mite e l' apparenza degli ammalati tale che a prima giunta si sarebbe giudicato non potersi loro applicare una cura tanto eneJ·gica. Infatti in nessuno si ricorse alle deplezioni sanguigne generali : qualche volta si usarono esigue mignattazioni. Il progresso della malattia ci fece poi scorgere qual sarebbe stato il danno ove si fosse ab1.1sato di salassi per la depressione organicà ognora mostrata dai malati. Si usò invece largamente delle tisane diaforetiche associate opportunamente all' emetico, all' aconito, all' oppio, al kermes, all' ipecacuana e talvolta ai chinacei, anche col metodo ipodermico, in ·quelle d'apparenza tifica o larvate di perloùicità. Le broncorrce, le bronchiti o semplici o diffuse vennero çurate spesso anche con rimedii tonici unitamente alla rivulsione cutanea. pelle numerose polmoniti curate una sola fu causa di morte, la quale malattia era forse irrefrenabile. perchè colJ:lì un soggetto cachettico deteriorato per pregresse febbri periodiche ; essa presentò il carattere delle ipostatiche, con forma difterica a causa di brandelli eli pseudo membrane quasi modellate su tronchi bronchiali, che talvolta venivano espulse sotto la tosse : la necroscopia fece poi ragione della gravità delle lesioni che erano superiori all' efficacia di qualsiasi cura. ' Malgrado l' immunità che le truppe accampate avrebbero , dovuto godere contro il contagio vaiuolos.o, mer cè l~ rigo-


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rose rivaccinazioni imposte all' esercito, le quali non furono ~~curate nè anéhe nelle preseilti contingenze in coloro che non poterono precedentemente subirle ; tuttavia non venne fatto d'evitare che , alcuni non ne sentissero l' influenza in que' luoghi che da qualche tempo erano infestati dall' epidemia : e come patente fu tale influsso nelle loèalità ove quella maggiormènte si diffus~, per il che -le truppe vennero tosto messe in accampamento, in non minore evidenza fu posta l' efficacia della rivaccinazione, siccome quella che rese l' esantema tanto mite, che forse altrimenti ben serio pericolo avrebberQ dovuto correre quelli · che ne furpno attaccati. Infatti di nove casi che s' ebbero, un solo si presentò di vaiuolo ben esplicato anzi confluente, che, sebbene, superato il l)ericolo d'eruzione, e già presso quello d' essicagione, dovette il paziente soccomberne per va~ti ascessi gangrenosi, e le conseguenze della pioemia. Merita d'essere menzionato un (ìaso d'.apoplessia spiriale in un sergente de, Bersaglieri testè ricoverato all'Ospedale. Vegeto questi e di florido aspetto, senza esser mai stato tocco da alcuna labe, venne colto quasi improv-visamente da paraplegia completa dalle ultime vertebre dorsali a tutti gli arti inferiori; dopo una marcia manovra, nella quale essen.dosi affaticato. e reso molle di sudore, credè forse schermirsi de' cattivi effetti della soppressione eli sudore,. tenendo lo zaino •in ispalla durante una lunga fermata. La paralisi è completa sia del' senso che del moto,.diffusa anche a tutti i visceri sottostanti alla presunta .affezione. Fin ora di tutti i meglio indicati mezzi curativi se J1e trasse ·poco vantaggiu. ' Si spera ancora nell' applicazione di altri più energici. l

Gli ammal~ti di chirurgia, gli ottalmici ed i venere\poco offersero di rimarchevole; giacchè per ,i primi mancando presentemente al campo i Reggimenti di cavalleria ed artiglieria, vengono a mancare le occasioni di traumi; quanto agli altri ammalati per norma generale vengono inviati all' O~pedale d~ Milano. Venne operata dal capo sezione si-


788 gnor Dott. P ogliani una fistola all'ano ed un fai'O alla nuca di cui gfi ammalati son già pros;;iroi a gparigione. · Un cadavere venne por tato dal campo all'Ospedale di un individuo appartenente al 77° Reggimento che si suicidò con un colp,o di fucile alla testa. Fu guarita una congestione retinica con sintomi di nittambliopia coll'uso interno dell' olio di fegato di merluzzo, l' oscurità. ed un opportuno vitto ricostituente. Si presentò pure un caso di retinlte emorragica ton essudati papillari e r etinici, di cui l' ammalato subisce attualmente una appropriata cura. Vennero trasferiti all' -Ospedale di Milano N° 34 aromalati non atti a continuare il servizio di campo, ed affetti da maJattie a decorso lento e cronico. Cinque ammalati furono inviati in congedo di convalescenza. Riassumendo il fin qui detto, massime rispetto alle malattie interne ed alle loro cause, si può conchiudere che nulla vi fu di veramente eccezionale nel gerìere di malattie pr csentatesi in questo primo trimestre di periodo campale ; che anzi desse si appalesarono cort quell' indole che sta appunto in rapporto colla natura delle cause che ~ hanno signoreggiato, le renmatizzanti cioè, cause_inevitabili per le esigen~e ·del servizio campale. Del resto la condizione sanitaria fu eccellente fin ora, malgrado le necessarie fatiche sostenute dalle trnppe : parr ebbe anzi che q\1esta vita attiva contenuta però ne' limiti della resistenza organica, giovi nou poco alla pr.osperità fisica, la quale non si potrebbe c.erto mantenere, quando questa non fosse so1·retta anche da un appagamento morale. l

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Il medico lJirettore del Serviz·io sanita1·io ~l campo eli Somma PANIZZARDI .


789

OSPEDALE MILITARE SUCCURSALE DI GAL:UARATE · RELAZIONE CLINICA DELL A SEZIONE .MISTA DEL SUDDETTO OSPEDALE PEL 2° TRnMESTRE

1871.

(23 Divi$ione d' 1$truzione al Campo di Somma.)

·Gallarate, li 5 luglio 1871. A~ 8zgnor

Medzco Dù,·ettore . del Servizi9 sanitar·io clel Campo di Somma e dell' Ospedale militare succursale in Galla1:•ate.

L'Ospedale militGtre suddetto venne aperto al princ1p1o del Campo, cioè il giorno 20 aprile 1871. Sebbene il detto fabbricato non sia 's tato eretto allo scopo di Ospedale, pq.re fra tutti gli altri ~ella città di Gallarate, venne assennata-; mente scelto ad uso di nosocomio succursale, prestandovisi abbastanza in modo soddisfacente : desso è al centro della città ; il lato suo postel'iore, è posto a levante e guarda ve·rso giardino, la facciata trovasi a ponente ed è prospiciente verso la piazza; il piano terreno è occupato dalla cuch1a, dagli Uffici,. d' Amministrazione, d~l magazzeno, dall a, farmacia, dormitorio I,nferroieri ed altri locali ad uso ripostigli. Tutto il piano superiore è montato a sale d' Ospedale pel rivovero dei malati del Campo. Le sale tra grandi e piccole sono diciassett-e, quelle occupate dagli infermi : diciottesima serve pèr alloggio di due .~sercenti e di due sergenti dell'Ufficio di Amministrazione. Tali locali sono ca- paci 'di oltre cento letti, ma per ' ora non sono attivati che cento, stante la calda stagione e le ordinarie circostanze sanita~ie clominanti. L' acreazione delle camere è piì1 che suffi ci~nte, sia dal lato della cubatura loro, che per la disposizi\Jle e numero delle -apertl.lre esterne che vi esistono. Il n u rn'~ro totale degli ammalati entrati nel secondo trimestre or~ spirato (dal 20 aprile a tutto il 30 giugno) fu di 291 !, di cui 242 febbrir.itanti; 9 vaiuolosi ; 28 di chirurgia, da caus.a traumati?_a e da causa comune ; 8 ottal"i

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fi!ici, di cui due granulosi, 5 comuni ed uno Eroeralopo; 4 venerei d cui una blenoraggia e tre sifilidi costituzionali. A vvel'tesi che il pièciol numero degli ottalmici, venerei e 'scabbiosi in confronto agli altri generi di malattia ed in rapporto alla forza media delle truppe componenti il Campo attuale (4978 indiYidui) è legittimato dall'essere, per ordine antto, stati diretti tali ammalati allo Spedale militare Divisionale di Milano invece che a questa succursale. Le malattie più importanti a>utesi, per non parlare delle numei'Ose sinoche gastro-reumatiche entrate e sortite guarite coi mezzi più semplici, dieta, evacuanti, diaforetici ; o delle febbri periodiche che tanto travagliano al presente il nosko esercito, e che ,·ennero curate col chinino amministrato per le vie gastrkhe e pel tramite ipodermico; nè volendo accennare ad altre molte- di minor momento; le pit1 degne di menzione, ripetesi furono le seguenti : Di specialità rnedica: ~uatLro casi di vaiuolo> di cui uno -confluentissimo e. gravissimo ; allo stadio della essiccazione, essendosi formati vasti ascessi allo scroto, al cubito sinistro ed alla cornea sinistra, mori eli pioemia, rendendo frustaHei tutti i mezzi della scienza e dell' arte. Gli altri tre casi sortirono esito felice, curandoli col sistema di aspettazione e solo sintomaticamente con bibite indifferenti, subacide, gommose, cccoprotici e del resto ut si va?·iole non essent. I casi dJ vaiuoloide curati furono cinque e guarirono tutti colla stessa curfl, come sopra dicemmo pel vaiuolo. Ricoverarono : fra polmoniti fì·anche t\.0 15 ; polmoniti 0 tifiche ~. i ; bronchiti semplici N.0 20; bronchiti èiffuse 0 N. 5; e bronchiti lenti con broncorrea ì\. 0 2; un complesso di N.O 1.6 ammalati di cui ne guarirono Jl!:tfettamente N. 0 41. Furono traslocate a Milano tre bronchié lente con sospetto di incipiente tubercolosi polmonale, ed wa polmonite in soggetto cachettico ; un solo pneumoni1o mori essendosi dichiarata la polmonite ipostatica, o tific~ in soggetto già deperito per pregresse febbri periodic~·e, ed a combatter la quale non. valsero tutti i mezzi pi/ efficaci


791 suggeri~i

daU' arte, non tralasciata l' amministrazione dei cbinacei ed altri. La autopsia svelò la causa mortis nel tessuto polmonale reso alla lettera totalmente impermeabile ~all' epatizzazione a varii stadii già ad esiti. La cura di tutte le accennate malattie dell' apparato respiratorio di cui non poche si presentarono gravissime, con sintomi imponenti di emoftoe, dispnea, febbre violenta e dolori puntorii per p'llrtecipazione anche delle pleure, eù alcuhe anche' doppie, consistette sempre in nessun salassa, nella scarsissima applicazione di esiguo numero di mignatte, in tisane diaforetiche largamente amministrate, a cui si accoppiava secondo i casi l' emetico epicraticamente, l' aconito, l' oppio, l' ipecaquana, i chermetici, e non raramente i chinacei, come nei casi larvati da tifo, o da periodiche, sia in sal~ per la via gastrica o per iniezione ipodermica, sia in decotti atti a correggere od i sudori abbondanti, o le consecutive esagerate bronco1'ree, o solo come rimedio tonico ; topicaroente poi non vennero omesse le applicazioni di fomenti torpenti, di emollienti, di rubefacenti, ed anche una o due volte di , vescica:torii, e nelle brOI\Chiti talvolta le frizioni di olio di crotontiglio, con notevole vantaggio a risolvere più prontamente i postumi della malattia. Di due febbri tifoidee una guarì, l'altra invece ebbe esito funesto dopo pochi giorni di degenza; la cura consistette nel ghiaccio intel'namente ed esternamente, in senapismi volanti agli arti, bibite subacide, sale di chinina per bocca e por inìe;r.ione sotto pelle, e più di tutto nella cura aspettativa. Un caso di tifo dei più imponenti entrò negli ultimi giorni del t~·imestre, dege tuttora, e se no parler<,i in altra relazione. Una gastro-entero-peritonite non volse ad esito felice, il pazientQ mori in pochissimi giorni; giunse ùal campo già di molto aggravato ed og11i cura riuscì inefficace ; alla autopsia si rilevat•ono i guast.i piit foi'ti e letali della peritonite a.~­ n ociata alla gastro-enterite diffusa, e pas,sata ad e:sito


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suppurazione pcritoneale, alterazioni intestinali e miliare peritoneale. Uno dei casi piiL importanti, e non meno gravi fece ingresso il giorno 29 giugno in questo Ospedale ; si tratta di un sergente ùei Bersaglieri, d'aspetto vegeto e robusto affetto da apoplessia spinale. Si prP,senta il paziente sotto i sintomi più allar·manti di pnr·alisi completa di senso e di moto degli arti inferiori, paralisi della •escica orinaria con iscuria paradossa, ed insensibilità tattile dell' uretra sotto il cateterismo ; paralisi di senso e moto del retto, e parte del crasso, essendovi emissioni senza coscenza, e solo pro,·ocate dai clisteri, i pilr attivi con olio di crotontiglio, e dai purgativi pure i piu drastici; la sensibilità e motilità cominciano posteriol'mente alla Yertebra di co.n1ìne tra le dorsali e le lombari, anteriormente al disopra della linea trasversa sopra umhelicale ; nel restante del corpo tutto funziona fisiologicamente compreso il cervello ~ e non ultima l' intelligenza. Dalla anamnesi si raccolse che il paziente non ebbe mai malattie tranne del vaiuolo naturale sofferto molti anni addietro, la malattia presente daterebbe da tre giorni avanti la sua cntt•ata in questo Spedale avendo in una marcia manovra di molto sudato, ed al grand' alto sentendosi tutto mutl~ese licenza di tenersi in ispalla lo zaino, ma ciò non valse chè poco tempo dopo fu preso da vivi dolori lancinanti ai lombi e gradatamente giunse a presentar·e i sintomi in oggi osservati. Al suo entr·are nell' Ospedale furono tosto apphcate mignattc dal signol' Medico di guardia e ventose scarificate, consigliate dal signor Medico Direttore; all' indomani mattina il sottoscritto iniziò la cm·a idrargirica interna, mediante il calomelano, ed esterna ai lombi, doYe semùra essere avvenuta la lesione del midollo spinale, mediante feizioni di linimento mercuriale. Tt•e volte al gim.'no si pratiaa il ~atetcrismo e furono applicati cJisteri drastici con poco effetto ; fino ad ora nessun miglior amento si è notato. In prossima relazione sarà esposto ciò che si osserverà nel seguito della cura.


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703 N.O 11 risipole erratiche alla faccia da fondo r eumatico gastrico vennero curate; tutte furono dal più o meno gravi ed il trattamento non yariò anche per due casi in cui avvenne irradiazione alle meningi-cerebrali, con delirio e per un terzo in cui oltre al delit•io si notò pure abb<?.ndante eruzione miliarosa cristallina : guarit•ono tutte, meno due tuttora in cura e da poco tempo entrate, cci sistema antico ùell' isolamento dall'aria, a mezr.o di unzioni di olio di ulivo, e maschera di falde di cotone '; internamente poi sì prodigaroi~O i purgativi salini, il tartaro stibiato nell'infuso di fiol'i di tiglip, la dieta rigorosamente negativa, ed in un caso non vescicante alla nuca, e due senapismi alle braccia. 1 Sì la chirurgia che gli ottalrnici ed i venerei diedero poco di interessante, la prima perchè mancano al Campo i Reggimenti di cavalleria e di artiglieria, ove i casi cj1irurgici da causa , traumatica sono assai frequenti: i due ultimi generi di ammalati dil'ettarono, poichè dai corpi vengono questi direttamente inviati a ~filano. Però vennero operati dal sottoscritto, varii ascessi in località piì.t o meno importanti, l una fistola anale ed un faYo al collo che tutti guarirono, o sono prossimi a g tHlrigione. Un cadavere venne port~to dal Campo del 770 fanteria appartenente ad un soldato, che si suicidò, esplodendosi il pt•oprio fucile sotto al mento. Fu guarita una congestione retinica, con sintomi di nittatnbliop i ~, coll' uso interno dell' olio' di fegato di merluzr.o, l' oscurità, e ragionata dieta saggiamente riparatl'ice. Un alko caso di retinite emorragica, cou essudati papillari e r etitlici, entrò, e ne Yerrà traslocato il pazien~e a Milano come individuo di troppa lunga ed incerta cura. Vennero traslocati a Milano N.O 34 ammalati }Jerchè inetti a continuare il campo, od affetti da morbi a decot·so lento o croni<·o. Gli spediti in licenza eH convalescenza di novanta giot·ui fnrono cinque. I rimasti in cura sono 49. Null' altro eli rimarchevole s' ebbe a notare in detto Ospedale. .Il 11iatlico capo sa:ìonll Dòtt. L uiGI PoGLTANJ.


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RELAZIONE SA1\1TARL\. PEL SECONDO TRJMEST.RE i871. (Bngata Ab1·uz:i -

570 Reggimento fanteria.)

Somma, 7 luglio 1871. Nel mattino del 18 aprile u. s. il 57° Reggimento Fanteria lasciò Roma dirigendosi in ferrovia a Somma Lombarda, nuova sua destinazione; pernottò il 18 stesso in Ancona, il l9 in Parma e raggiunse la meta. nella sera del 20. Somma è un paese agricolo-industriale del Circondario di Gallarate, Provincia di Milano, di circa 3000 abitanti. Collocato sull'altipiano della sponda sinistra del Ticino, di cui è pii:l elevato di circa 70 metri, dista dal medesimo due chilometri nel suo punto più vicino, cioè nel gomito fatto dallo stesso al confluente clelia Strona. È attra•versato dalla magnifica via del Sempione, ed ha una stazione della fer•rovia che da Milano -va. al Lago Maggiore. n territorio di questo Comune è quasi interamente coltivato a campi, viti e gelsi, e vi abbondano frutta di ogni genere. Soltanto una parte relativamente piccola è lasciata incolta - la cosi detta Brughiera, che serve di luogo per le esercitazioni delle truppe e dove per turno le medesime stanno attendato. La BrUghiera travasi in parte sulla riva destra del torrente Strona e precisamente sulla sinistra della strada del Sempione andando da Somma a Sesto, ed in parte sulla sinistra della strada da Somma a Golasecca. È terreno di alluvione arenoso, porosissimo, cosparso di sassi e ghiaia che costituiscono a poca profondità lo strato sottoposto: l'acqua vi è scarsa e poco saporita essendo perla massima parte conservata in cisterne. Gli abitanti sono quasi tutti contadini che hanno in comune l'abitazione col loro bestiame. Le case sono mal tenute, i cortili sempre ingombri di concime, le camere piccole. sucide, malaereate ed umide se a pian terreno, pericolose se in alto pel cattivo stato delle scale e terrazze in legno allo scoperto, per le quali vi si arriva. - Nella stagione


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dell'allevamento dei bachi da seta .i coloni destinano a q~nesto uso i migliori locali, riservando i bugigattoli per sè e per le tFup,pe, se (Mme accadde in quest' an;no) v.~ngono ~ f~rvi dim,ora durante tàle epoca. - Vi sono molte fabbtiche di tesstrti in ·cotone. -I Sommensi (generalmente parlando) non s~no cosi prospetosi come la salubrità ò.~l clima farebbe credere ·a -ptiori: le accennate catthre condizioni dei fabbricati, il difetto di pulitezza delle case e ~elle persone, le emanazioni delle stalle bovine contigue o troppo prossime all' abitato, 1' accumulo 1delle materie escrementizie in ogni cortile, il parco e non quotidiano uso deila carne, la scarsezza della buona 1 acqua, il vivere le donne rinchiuse tutto l' .anno i~ angusti locali e sedute al telaio per tessere, sono cagioni dell-a , scrofola, 1infatismo,. cloro- anemia e loro conseguenze, che formano r inqole e la natura delle predominanti loro :ma-' lattie. Gli uomini perché passano le giornate per otto mesi del1'\anno all' aria aperta nei campi, hanno meno mareatfl. sul viso l' impronta della emò-discr asia ereditata od acqùistata nell'infanzia; ma i bambini. e le donne, le ·giovani ragazze . in speclai m.odo, al pallore del viso, alle grosse labbra, alle tumide nariCi, alla floscezza del tessut0 eellulare, ai denti ca~iati1 alle adeno-blefariti, agli accessi isterici , mi sembrano di quelle monache tra il giallo e il verde che s' incontrano in eérti monasterì nel centro delle popòlose città. I pochi che vivono di censo e si cibano di carne irorata da buon vino, che abitano case costrutte e tenute a seconda déi. precetti d' Igea e danno ai muscoli !fUella parte moderata di lavoro che li · stimola e rafforza, rendo,no giustizia ~11a pretensione çl,ei Sommensi che a ,squarcia-:gola proclamano l' eccellenza del clima del loro paese. Il nostro soldato quantunque agglomerato in piccole e mal ventilate cameruccie emittepti in luridi cortili, sebbene affaticato dalle quotidiane esercitazioni, tutt,ocliè gli accada sovente di essere sv~gliato un' ora prima dell' a}zata del sole 4


19.6

e talvolta anche due, ad onta del mon·otono .e non.. lautissimo pastq di cui è alimen.tatp ; essendo .m~no strett;:tmente SG>rvegliato, tro:Vandosi quasi in fa:mjglia co' propri osplti che presso a poco hanno lè stesse sue al;>itudini.; ·e molto pi-ù per .}e tante or·e che fortunatamente rest~ fuori d?ll' abitato; d.ove può pien,amente godere della benefì-c.a e salutare i1)iiuenza di un· aria p'llra ed ossig.e nata, del ~o~e, e della sorprendente varietà degli a!lleni panorami .che tutt' attOPilO e dovunque gli re.ndono piuevole la vjsta, go.de di una salute che nelLe ' ordinarie guarnigioni -sarebb'e follia spenare. Il ·510 •fanteri~ . partendo da Roma lasciava in q-qell' Ospedale oltre 90 malati per la . massima parte di febbri periodiche .o da r.ostumi e conseguenzé~'di ess·e. " ·· · Disgr~ziatamen;te da qualyhe .anno questo ·:Reggimento è .bersagliato da siffatta malefic·a infìuenia, e p<w· tale riguardo. fu grinde ventura per esso che fosse allontanato da Roma ' e chiamato a far par>te di questa Divisione d.' Istru;;:ione ' , a~ Campo. dj S0mma. Infatti dando /una .semplice .<'>cchiata all'unito Rendicontò; del mqvirnento dei n1alati avve~tutb ne,l 2° .trimestre, rie..sèirà fa.cile a chiu.;nque·.d] persù.ader si della verit~ dell' enunciato asserto. EJ:ano 93 i· ,degenti all' Ospedale. al l ~ 'del trimestre., ~'SOno ora ·35. · · Eppure· an eh~- a queste cifre,~ ;omunq\{e confortantissime bisogna fare d~1Ìe.,; modi'ficazioni che tornano a vantaggio d~l , mio argomentO': . J •Conviene dividere il movim~nto avvenuto- nella compa-,. gnia Deposito, da , quell(:) , dei Eat.taglioni. attiv,i e stabilire così il vero stat0 · delle M ndizioni sanitarie ·del Reggìmento' éhe trovasi in Somrq:a; la .C.ompagnia ·Deposito e~sen do in Milano. Dunq_ue pei Battag1i0n,i atti:vi ecG<:> le gi~{lte oìfre. Erano all' Ospedal'e al l 0 aprtle N. 0 SL ' · Sono in rimanenll'a al 1° lugl'io :N.O 12-. · Inoltre p.iaoerni far notare: ançhe la diffe.ren2Ja ·degli e).ltnati 41.lF Ospeda:lè 'nei primi .1 '7 ' giorni del trimestré in cui

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eravamo nei sue, tuttavia in Roma, -con quello degli ~ntrati ' cessivi settantaquàttro giorni passati in Somma. Entrarono (Bf}tf,aglioni at,tivi) in Roma dall' l al 17 aprile N. 0 66, dal 18 detto a. tutto giugno in Sùroma N.O 57', la forza media effettiva del Reggimento, esclusa la 'Compagnia Deposito, essendo di individui N.~ 947. In questi tre mesi si ebbero quattro · decessi. -Uno appartiene alla Compagnia Depos~to, tre ai Battaglioni attivi. Due soldati morirono nell' Ospedàle di B,oma per tubercolosi, un caporale in quello di Gallarate per gravissima pleuro-polmonite. ~ Quello del Deposito perdette la vita in conseguenza di morbillo. Se però fu relativamente tanto esiguo, il numero dei ricoverati all' Ospedale durante questo soggiorno, vero è però che furono cllrati all' Infermeria molti infermi di febbre miasmaiica recidiva, ciò che non ~arebbe accaduto. se vi fos~e stato sul luogo l' Ospedale, e figurerebbero invece fra gli ' entrati in questo; ma se si pohe oc~hio alle giornate di cura, '(936 per 215 curati) (l) ben si vede che in complesso non furono oltrepassati i limiti stabiliti dalle prescrizioni regolamentari. Ciascun malato COl'l.SuÌnò in medià giornate <! lf2 circa. In riposo negli ·alloggiamenti si ebbero in media dai 10 agli 11 per giorno; ID!i nei dì successivi alle marce di resistenza e di celerità furono sempre almeno in doppio numero gl'individui che si dovettero esen·tare dal servizio per escoriazitmi ai piedi, specialmente nella parte posteriore superiore del calcagno. Dploro~a evenienza che nei momenti più importantirdopo tre o qliattro marèie consecutive mette fuori di linea '\luona. parte di combattenti, e che· solo potrà attenuarsi modificando la nostruzione dell'attuale calzatura, avendo l' opportunità e la pazzenza di scegliere per ciascun soldato la (l) l1 movimento dell'Infermeria l'iguarda solamonte i Bat.taglioni attivi, il Deposito non ha Infermeria essendo in costl'nzione. ' Gior·n.. di Medie. milit. 51


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798 S,Cfl-11p~ Jçh.ç,..gH. ,c,al~fi, a, ' p,er , 'tirr!.tis1;~ima,n!?~J.nte ' \ e o~[/li\i( 'J10n dis tribuzrTf' l• J1l l , f·l >)f[ ( f!1V11 'l l gliela, se altrime'IJ,ti, prpyve?e~o .,fm.Riamep..te i Corpi ed a Jiroprio caricp ~lla periodica dist'ribuziorre delle pebe da J l Xl~edi ed , insist,enç.~ tena,cem~,1;lte ~d efficacemente p,er la 'to~ 1 ~ H J -i 1. Il)·,, ' • f' t.d "Il o~~( l l tale sc,qppp.rsa qelle c~z~,. .1 .. , , 1~, , " . Senza di ciò avremo sen;tpr~; a ~piangere le stesse 9agioni,) 1 rn!3.desiiJ;l,iArisM~~~W,\ e~~Hi~> ;, , · ,, "''!l , r . Ifinalm~A~(}, a par1 co,nto,;di ~u.Wlto,: ~i riXerispe ~l se}:vi~i9 s.anitario duran~ . r 9f;i. scaduto! trpn.estre, accennerò come ~J?P~Ra g~~nt9.1 j~ . ,d,iedi iWa~m .. r~a 1 ;va,cRi~r,ziqne e ri~~.c. CÌJFfZÌ9,ne .~i 219 ;~~~iyiqp~l cq~. ,a tale .5W~l',a~i~r-~- J nop., erano stati assoggettati dopo la loro incorporazione, 1 e che l fino ,a.~ ç>rçL , ebpqa ,for~upa di v~~HF.r ~sen~e,)l Re~gpn~nto da,:)1a~i ,di, ,vl}iRl9~ Ytal1to 11,pi~ }ef!il~R~H 1~n. ~u,a,~t? c)1~ irL.~~~;­ ziom di .questo s,t~sso çmp.1,me non mancaroh9 e non mancano df ,wanifest~{$Ì, vestend,o 1t~~op~. caratter,e d~ spegiale @~flVft~. T' n P'f''·'t t'• , l"cd 1'-,{ .o:ueaiCO :.J•·;<.F.rr.r ,r .nf ·' , ,, , . ' at ReggtmenfO ' 1 , CALEFFI. ' · '1 n

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~~ <MCfJ.UJ.PaNW..r.~lllle ~vu_gl}~t;.r"~ •P.d~Ua ,~~\Pr_~,.~l ,.t o ,gi.lJKPQ per un accantonamento di un mese. Vergiate è un buon · p·aeS-e salubrer e1IConfonta~i:l€ll: ndeUe!!Bru~hiere della Str.ona, si può dìrgo~Hé1 f·ffòrli ~1· 1 sf'1tct~rWp~r't\,oppo"CJ>èn~~'sé 1 sveHtu~ t<J .\i\'11" .')m\)\ f. i\, .wtO.'' '


799 rata.n:-ep~ $', :fficontra un tern;po , piovoso: 1diversamente non rie~c~ ,a~cantonaJUen to

tpopp.o disagevole .., , 11 .. IL . ~6 , g~ugpg Jfl. sç>,de 1tllll1 ~eggimentd ·col 30 .Battaglione ~~ 1tr,a~l(>.'c,?i ,a, . #I~~.za~~~, pae.~~ q~j~:vat~..e' 1 ·salubre,.l il~ a-. ·scarso dLco~qdi~ìt peg,~1 ac,çan~olìawe~tr~.l ,,, ·\ 11'i)Jrl ~H· ;le,·~ • , Alla •fin~ ql. ,giugno i~ Batt~grli(j)n~1 :cbe·.. ,era.;.. a •iVergiate andò a rilevar:e , il l 0 Ba~aglione.-: che er~ aecampato sulla Stço;na, i). qualèl ultimo poi s~ è r~cç}to ad r.Arnago, paese <l:~b,~~W.nza salu,bre, , con discret!h accantonamento. ·Durante ~~est.i,. ~u!'l lf}e$i è.JI))f-lZl(O ~~:s ofl<mlpo,..la .sa1gte del ,soldato si ~qqi1pqstr.ò,: .S9ftdis'f'fl.ç.f)n1li~~i~a,11 .e;.1non 1 ~i $0ll o ~ aNutè a1:negistrar:e ;ma\a~t}.e nè gravi, ' lJ.~ •. 1d,j.. carattere endemièb-oontagioso. Fybbri gastricç-reumat.i~he, Hevi però_, .e uulla piil furono le malattie predominanti.. È in dubitato cl;!e· uno stato così prospero di $ah\te, }o si deve alla vita aJtiva; v.ivifìo~ta da un'aria pura e scevra di quei funesti f(J();'m~ntir.cb.e inevi~biJJ:n,~l'\r~.. syilup,pl}.n9,, ,,ne~t~ ~fl:sempe, ."1e ~o \ s;i,~~de.v~ : agli ese~,ci~i. del corpo,., ~l').Of,3r ,n•.f cqe4enti, l~ ior~e di4 j}latura~ e~ alla m.ite tempf3ratura dei mesi traso9rsi. Ora· pe:r;ò il calore estivo, non potrà a meno di non affievo~ine la. nbra, e se le esercitazioni o le marcie non saranno moderate, (c?,Tr;te non 1.è, !~oitq dpbitarn,e)_1 ,ax.;remo,. a lamentare lé tristi , fO~s~gt~~n~~' \~p~viUJ.Ji~li ~n,/t:~·\}Jl~ 1 ~tagione . ca\d~, cl\è . è !SBJ!I1Pre f~rìer~. di,1 p.on, woc4i .malorj .....· .'""l 1: \ , ,\ ,. • • ,'}' 1 > Lo accennare ad alcuni inc.on:venienti che da ~ tutti .(l.~ al:... J tron<le si soli potuti os~erv;are?: non mi sembra co,sa disdicevole, e quindi . dirq: ~. ,, , 1..o Ch.!3 il rm~to, del ~oldS;.t~ l è :~car~o; l e ,..cb~ perii \O·; II)eno s~~e9~e des~i~~{l-bil_e 1h~ o,\tf:~>i~~a ;çlistribp,.z~ol}e , deL 1~affè in q~ni, m~~~inp?.,~V.~~s~ 1 ?S~\o-~ gjòr~? ~:-P 1!1~~ jl viJ?.9,-J n dl.PJ?oggi0, di .~up.ntq: qicg, 1 J~eF ~~s~:r br~ye 1 . ,rpi ~i a lecitRJ,.d~ ,mo~epni basare sul seg).lente dilemma: - o bisognerà convenire che in tempi ·n~rmali il vitto è troppo abbondante, o che il s?~dato ' ~,l . ~mpo d'1serci~zion.~ .n~~ è sufficie~~~~e~t~. ~f.ltQ.II W ,,~·?.:.."1'z··' .fl il ·r • ·-, ',. ·r H t. :.~ r-.-~· , ' · ~,~J·2. o, TJill. 1 al~rorr inèonrvenie:nt'eb clie' "· è ·· di' ~rah " ~é.So,' 'e~ ·· a.1

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quali mi sia permesso dirlo ·ci si attacoa po()4issima attenzione, •~d o~ta èhe sia )amentato da tùtti, si è la calzatura · del .soldato, la quale è assolutam~te incomoda, e per essa. un tt?rzo d_ei soldati nelle marciEÌ ·soffrono, e rìempono poi essi soli -le Infermerie. La forma della scarpa non corri.- ' sponde, in generale, alla forma; del piede, perchè ha il difetto di esser.e sempre corta, e se >'ien data lunga riesce sproporzionatamente ,larga. Non c' è bisogrro di enumerare .le ,con- c segueuze dannQse di. una simile foggia di calzatura, e basta osservarla per rendersene convinti. Il soldato che è ços\retto a porre . il ·piede su un terreno. acciclentato, sia per,chè cammina sulla brughi,era, sia perchè' percarte terreno d' ·alluvione1ingombro di ciottoli ·ad ogni passò, se non ha una ' scarpa che gli abbrà:é-éi il pie<le giustame~te, dovrà a~lagi.arsi ~ mezzo cammino, addolorato, escoriato, e pieno. di vescieàzioni ·nei piedi. Lo stivaletto cosidetto mezzct polàvca o tronchetto volgarmeilte, oso cre~ere _che potrà ~iescire 'la migliore· delle c)alza.tnre da adot tarsi pel soldato, potendosi ser~are ed al'Jènta:re colla massima fac1lità e prontezza a seconda' delle . r-i r~ostanze . . Lo stivaletto di cm w intendo parlare assomiglia molto a quello che, v.ìen dàto ai musicanti, co!la qifferenza che il coside.t to ~contr·afl_orte debbe esser messo aÌlo estèrno e le ~inguette · ché v~ngono allacciate sul dorso del piede debbo'no essere una continuazione della par te postetiore della scarpa e non rappezzate come negli attuali stìvaletti, ayrando l' inconveniente eli scucirsi ad ogni momentb." Il· tacco deve esser basso· e l~rgo, già s' ·'intende, e pos.sibi]lt1èn:t~ la.scarpa deve avere doppia sola.tura (l), e soprattutto deve abbondare, proporzionatamente, in lungl}ezza ed in laJ?ghezza alla punta· Il medico di reggimento ULISSE M rGOLI.

(l) La nostra· 6onvinziqne è. contraria all~ doppia suola .... .limit~, pe.x rioù dit'e abolisce, ogni elasticità clelia volta plantat'e del p~ede e .P~; ciò stesso rende meno &icuro l'!appoggio al suolo e necessanamente pm afticosi i mqvime'nt,i compeMativi della .totalità dél pied,e nella tro.clea itbio-tarsea. BAROF~'ro.


801

RIVIST.tt.. DEl GIORl'tl'i\:LI •

L' igiene della marcia.

1't•atf.atq, del medico-capo dott. Jrhu?·n ad uso degli uffi$iàli e medici miZitat·i. (Tradotto dal tedesco dal Sottotenente sz'(Jno?· GaGGIA). lNTJ;tODUZIONE.

L' elemento più prezioso in guerra è senza dubbio il soldato stesso, e però la sua conservazione deve formare una delle principali cure d'un Comandante di truppa. Per raggiungere tale scopo è necessario che quest'ultimo abbia esatta· t:ognizione ciel modo di marciare secondo natura e di regolare la mm•cia, conyenientcmente. Le disposizioni regolamentari non bastano all'uopo e.§ in campagna non sono sempl'c applicabili, offrendosi .ivj ogni giorno 1\.uove e non previste difficoltà. Così accade sovente di dover percorrere un _corto tratto di cammino in un tempo determinato, comunque sfavorevoli siano il t erreno e le condizioni atmosferiche, ed appunto in simile caso e di somma importanza il sapere ordinar.e la inl}rcia secondo principj ben definiti ed in maniera veramente razionale. - Questi principj devono esS'ere del, tutto fan:iigliari al Coinandan.t e d'h na. truppa perchè il me(tesimo possa formarsene un giudizio· esatto; d'altronde . il meccaniS'IDO dél moto naturale, il funzionamento dei muscoli ccc.... sono cose facllis~ime a comprendersi per chiunque abbia qualche nozione tli matematica e di chimica, quindi anche per l' uificia.le al quale poi siifatte cognizioni sono indispensabili quanto lo studio delle armi da fuoco e dell' eifetto della polvere ecc.... Il Comandante stabilisce il ,modo eli marciare, ed il medico non può fal' valere ·i suoi consigli se quegli non è intimamente compreso dei principj fondamentali per ben marcbre. L'ignoranza dello regole più ovvie riguarqo alla marcia. ha avuto non di rado le più tristi conseguenze, persino nelle marcie ordinarie in· tempi 1,1ormali. Quanto è stato scritto finora nello opere d'igiene militare relativamente alle marcie non fu· che un cenno superficiale di cose dette altrove, le quali non partendo da una base un~ca e distratte totalmente dal campo scientifico non potevano nò destare, nè molto meno fìssare l'interesse del lettore. I principj riescono veramente utili tJuando sono basati strettamente sulla scienza, o solo per l


802 mezzo. di questi il Comandante d' t~:na trup..P.a .J!Uò esser in gmdo di giudicare 16- regole empiriche dal lato dcll'upportunitA e di modìficarlo a norma dei casi e oei bisogni. Egli è in questo senso cl\o v~'nno compilato il presente -libretto, it di coi materiale in parto era gjà. pronto ed in parte è stato riunito appaRa ora, massime per ci~ ch11 . rizuarda il capitolo « sull' effetto utile dell'azione muscolare» il qu..alé è frutto di recenti esperienze.

•

l. ANDATURA NA.l'URALE. Considerato matematicamente il moto dell'uomo che cammina, osservasi cho il corpo (tronco) viene spinto A.vanti in linea orizzontale e con velocit.A uniforme dall~ membra inferiori, rim'anòndo costante la distanza. verticale del medesimo dal· suolo. Ques~ esame ha 'J1el:' ba~o l' andnturà ·più semplice', cioè sòvra Ufl piano Ol.1.ÌI"'ZOOtalo j ' tutt~ ]e altl'e pòssono· dedurSi ' da qui!Sto tij>O originale. - Il moto nat~rale, come' è dettO ora, abbisogna quind1 · di 2 forze•: ' 1 1 .,. :· , 1' • ·' • • l) Uno. forzn che sostieM •'vei•ticalmente il centro di ' grayità del tronco ì questo punto giace secondo Hol'nér nella parte posteriore : dol pia11o 0~7.zòntalè cho pàssa pel confine superiore vertob'ra, rlella bucn dello s~omaco, precisamente ilin'anzi alla e la forza ~>he lo mantiene sempre alla ,stessa distanza da torra deye essere uguale alla forza di gravità del corpo sl<:!sso. 2) Un a forza che muove il corpo in direzione oriz.,onUile: questa deve riceYCl'e tm aumenti) costant~ uguale alla perdita che subisce in causa della resistenza dell'aria, altrimenti il moto non potrebbe essere uniforme. n ~entro eli gravità non resta però sempre nello stesso piano orizzontale, durante l'andatura or(linaria, ma descrive un arco ti all'alto al basso verso la linea di met?.o del corpo. Il tronco nel muo,·cre appoggiasi sopra una <le-Ile due · gambe col :suo contl'O di gravità cd inclina perciò dalla parte dalla ~amba medesima la quale si stende gradatamcntè in tutte le sue giunture c s'appuntella conti'O il suolo; il tr'onqo portat.o in avanti per effetto clL .questo movrimento t.e'nd~ acl abbassm•si seguentlo lo leggi di gravità, viene però mantennto press' a poco alla medesima altC'tzn mediante il successivo prolungamento della gamba ,,, in .azione. ' •l ' 1\ '

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803

-• ''ta i6rza che ~giSc6 oblicfùàmorl~~ eclntro il 'suolò può scomporsi ÌJl due fot"Le, l'una vè'rticale; l'altra orizzontale, le quali corrispondon(/ appunto 'a ' qtièlle aé~è'rinate in principio. Tosto che la gaiilba su ènì gra'Vita il 'corpo ha raggiunto la massima tensione; 1 Subentra l'altra' gamlla• ~A quale intanto s'è portata. innanzi con un movimen~ di pebdolò (oscillazione) ed all~ st'la volta si .stendo s' ap\)untellà 1 spin9e avanti il' corpo e OOSÌ Via di seguito. -La1 "gàmba' libera sr\inuò~è''effettivamente çome un p~n.dolo senza aiuto musèolare di sorta e perciò si spiega 1 dé~1i uomi!H \ral'ia cl1d il passo nàtuhile lunghezza e ·celerità 1 in( ragione délla l1lnghezza dclJel~Jtlro Qùesto fattb d:el movimento oscillatorio è importantissimo perchò ci apprende che l'a11 gathba' l)eJHl'énre 1ripdsà' rrio11Wd'WJ!b~~ata ih'nanzi,1 'cio che non avrebbe luogo se m tale movimento ~~~ro· lo fò&é mu'scola'ri. Néll' anclat11ra ordinaria v ha semp-re un· istante in cui ambeduo le gaml)e l)Osano a terra o cioéitOl' lnteilti·e ' èS!sEi1 scaW15iansi gli uffizi di fona. movente; -per quest~ distinguesi i1 pksso dalla corsa nella quale al contrario v''ha un istante m cui ambedue le· 1gaM'fie sonò ·s~s'pèM: 11 t' andatura' pit) veloce YnH' dunque '1q·ùella i ~ cui r llUa gamba s'alza da terra nell' istesso tlempb cb e ralttà vì posa! És!l.minando ora il 'moto naturalC'' dell' u9mo che cammina nelle sue particol(ùlità.. e secondo i precetti gerierali sovra 1 esposti.' sì osservano distintamente lo sc~uenli fasi : l) ì; uomo sta di"J.Iitto. n piede' sirìistl'o si alza è thùovesi in avanti, il centro di gravità si trasporta egilalmento innanzi ed alquanto in alto per modo che nél momento in cui il piede è messo a terra il tronco forma colla gatnba destra una linea rettà · ·' · ~n ~)'li tro11co' pe't $Uà incl'ZU\ sègub la direzione iltrplh'tità :il suo centro di graviti c mentre il corpo s'appoggia sulla gamba sii11strA, la pianta del piede do'sh·~· Si distacca' dal suolo sping~rido il .tronco In avanti; ' ' , ..• ' r..,_ • • •lnl.r• ·... , sill m, 3) La g&.mba destra è nella massima tensione1 si 1lette nel ginobèltiò'\ pÒ1' ''coinpfbtè li tl:l.bvirrlénta ~!sciilatd\1 io! 11,.dopo il"' . . quale stèndési ai nuovo· pet cui il tton&> vièn spin'tb ali:éora 1iniia'nzi e s., appog.,.ia infì.:l')e sulla gamba déstra; ' · 1

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gambe.

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... -lHIIJ~) ~ista'6~H" 1 'td'éllDt : ~ra\it~)'P a~~ ]ih'èri{J·sihist't!W sterld'ifillo'ntbdellc giuntnre della gaml:ìa ~~ede$ima e consegliénte movìme~to del troncb ; )


804 5) Movimento oscillatorio della gamba sinistra. Interrompendo questa oscillazione nell' .istante in cui le gambo sono fra di loro parallele, l'uomo si troverà precisamente nella posizione l a) solo donà piegare il tronco alquanto indietro per annullare l'impulso che il suo corpo ha ricevuto nel movimento. Da quanto è detto preceqentemente rilcvasi che la velocità dell'andatura naturale dipende dal tempo in cni compiesi l'oscillazione ossia dalla lunghezza delle gambe; poi dal tempo durante il quale le gambe stanno simultaneamente a terra; infine dalla lunghezza (della pianta) del piede, ed a parità di gambe dalla distanza dei capi articolari del femore dol suolo nel momento in cui comincia lo stendimento della gamba, siccome il movimento del corpo in direzione orizzontale è tanto maggioro quanto minore è 1' altezza dei capi medesimi. In breve la velocità dell'anlòlatura é pr•opOl'zionatn alla durata ed alla lunghezza del passo. Riassumendo le cose sovra esposte egli è chiaro che nstesso individuo dev~ camminare tanto più rapidamente quanto meglio s'appuntella,. quanto più raccorcia la gamba oscillante e più basso porta i capi del femore. L'uomo corto di gambe dovrà piegarle meno di un'altro che le abbia lunghe por ottenere una determihata velocità di oscillazione, ma il maggio1·e raccorciarnento va a vantaggio del movimento orizzontale del corpo; per cui quell'ultimo farà passi più lunghi. Muovendo quindi entrambi con passo naturale, e con pari velocità il primo farà pas::~i più brevi e più ft'oquonti (rapidi) che non il secondo. A parità di condizi6ni camminerà più veloce colui che ha i piedi più lunghi. Colla velocità dell'andatura cresce la r esistepza dell'aria c perciò l'uomo s'inclina avanti in ragiono della velocità stessa. Camminando comodamente la gamba s'al~a di poco sulla orizzonta1e ed oscilla soltanto per una metà dell'arco che corrispoltde all'oscilla-tione d'un pendolo della lunghezza della gamba, ciò che per un uomo di media statura equivale a 76 passi per minuto. Lasciando compiere alla gamba rintera sua oscillazione si avrebbe invece un movimento eli 100 passi al minuto. L'andatura viene accelerata gradatamente dapprima coll'appuntellarsi più energicamente, indi raccorciando maggiormente le gambe. In generale può dirsi che l'andatura stanca in ragione


805

della sua velocità, dovesi però notare che nelle marcie eli qualche durata un'andatlll'a troppo lenta non è punto indicata e piuttosto non dovrebbcsi in simili crusi far meno di 100 passi per minuto ( = Metri 65 al minuto ossia chilometri 4 all'ora) aumentando idvece le formate. - Questa massima è basata sul fatto che adottando una cadenza minore di 100 passi per minuf..) la ganiba libera non compie l'intera oscillazione, mentre quella su cui gravita il corpo impiega _presso a poco l'egual forza come in una andatura più celere e però si perde inutilmente una parte della lunghezza del passo. La cadenza di 100 passi al minuto è quella che produce il maggior effetto col minor possibile consumo di for~e. Aumentando la spinta delle gambe raggiungesi facilmente una cadenza di 112 pa~si al minuto, la quale rwlle marcie di qualche durata non devo essere oUrepassata salvo in caso di urgente necessità. - P01• scopi tattici si usano natùralmente cadenze di gran lunga maggiori (120 - 150 passi); così. nell'esercito ledosco ò !ìss~Lta pel passo di carica la cadenza di 120 al minuto. All'infuovi di qttesti co.si non v'ha. cadenza determinata e la velocità di marcia viene indicata mediante il tempo in cui deve essere percorsa una tappa. In condizioni normali la fanteria può fare chilometri 22 ih di strada in 6, 7 oro compresa un'ora di rip.oso. . Negli esperimenti fatti nel 18(32 allo scopo di accelerare la marcia col passo di corsa venne raggiunta una cadenza di 136 p~-i per minuto nell'andatura ordinaria e di 230 nella corsa. n maggiore spazio percorso in un minuto fu di 152 passi nell'andatura ordinaria e di 311 nella corsa (l passo = metri 075). Dal complesso delle prove risultò che per brevi distanze si ottiene bensì un acceleramento della marcia, ma che oltre chilometri 15 la medesima viene ritar·data in causa della stancl1ezza deìla truppa, ciò che concorda precisamente coi principii svolti sinora. A completare le pt'Ccedenti osservazioni sull'andatura naturale è d'uopo aggiu~gere una considet•ar.ione st1l movimento del tronco · e delle braccia. Venne stabilito in principio che il trvnco deve essere roanten.uto sempre alla medesima distanza dal suolo ; il meccanismo del moto naturale t ende infatti a perpetuare questa massima,


"so1 Mentre che la gamba oscilla in. Ì:i'anti e s'abbassa col tronco, 1:\?estq .deve,._es~cl'e. tenuto ipdi~tr:g •IXIed_i,an,teJensiol')e d~e anche .iR~.~ ~rt,Jf.c..rppo ç~~ ~Il: , g~mba SH Rq~ gravi~!l ~ (1orpo si. flette nel gipo,cchio~ ~ q·ual~ movimep.t,i riescono ~~~ fati~qsr massime, sopra t.l?fìflP,~lJ.Z~ ,lfl9h~o, fo;çti. n! , T 11 t. 1 r 1 • •-. l l . ' ; ' •.• •·irì'l (J,Jt u·1 ' l ,>, po?;Sft,l~ f.tMtl TI Gqr~fl' ye.??c~:,

,.;-~è~ ,;~~l.~p ~~~ton~\ q~~pr~~~ ~e. ft-a.ll\b,lf!~)p.,?i ~ten,~on~i Sl;l~itaneamente ver cui il corpo viene slanciato in alto, ossia avanti i l'l 5Vr,eziqVe o7l,i~~1t, seq?tn~O....l~. ~9s~F~pne 11~~1 1 ,çentrs ~i gravf~à. ~a corsa a salti. consi,ste in una serie di salti che -l'una . e l'altra ( ! ·~ • , z~mpa <ap~cc~pq ~ltern3;V,J.e~~~· ll'!~ntte ,, ph ~ fHttç.rpp..nq de, , ~~r~ n~!, tnQYim~n~ oscillat.Qrio I?er pç-çtarsi avanti: , -~\ C~I1JO ~~~V8I1Sf1-,, tl)>pt!f ro~gg;ior-., sp,a~}o : fi~H\nf1GJJ •,~ · ~aggiqp~ · À~ SI!-.~ o~~i9pit~, e la ~pinta; (impulso) p~tecipatagli dali~ gambe. La gamba libera r.ÒO'[?~ ·p:y~~.,. qqmP,htt<;> .ql~ ~JH 1 ,, qspillftZ;\9ne.... J1Ql\l p~~a a , ~~'~a , ~uqj}o , ~!DEf ~Eill'andatgra ordinaria, ma 1:itorna pri_ma ~l\a 1 ,po,sizi~n,e1 ve~~jça~~ J.J'Ile11tre il tro11q? ,lJ~!Pa:n l'l.li o1e l~l}a~q. Nella corsa veloce irp•ece la gamba oscillante tocca a terra senza fa re quel movimento retr.ogrado. I noltre distinguesi ln. corsa veloce ~alla c~~~ ,a ~aJt,i,( p~ciò che. in quella,il corpo s'innalza e s'abbassa molto meno, siccome in essa il meccanismo del ~o­ vimento ' &'avvicina" assai all'anelatora orainaria. La d tirata del pàsso ttàdértza) rrifillìt coi·sa ~;èlb'cè~>\3 ·pi~ 1'tirév& 'clh~ •n'el1a'IC'orsll. a •salti~' è '(le-r aumentare la velocità: della prima fa d'uopo al-, lung.are":ii plissb inveee tlhatlb ' pini raPido '1cikne '~{'praticd Wet:. 11andatura , ordinar-ia. ·Da tale-diversità ch'e passa tra l'una c l'altra specie di Còrsa•ben si comprend'e bhe' :ld 1'prèfcrJnz!.t lv'ìeù. tlìiid alh, corsa•·vélt>ee,' mentre che la seconda non viene impiegata se non• iÌJ' ()asi ccéezibnali quandd H tei'reno!,i lb richil:ide~' 'Ne1l~ cor:sa il tronco non vienJ irlclinato ricll;'istessa proporzione èOme nell'andare, cioè in t•agio~e Jaellb ·ris pettive velocit-à, àltl'irfl.Jnti riurscil'ebbe tboppo• dHlicHc-· ili conservare l'equilibrio del corpo, oltt•ecllè.· ne verrebbe aggra.Yà:ta la r e·spirazione; le 'ga~be 'ri'n1ahg<()'rto rfil.ésse còrttinuamentò ontl& 11facilitare rdscillazi(n~e 'ed 'i piedi devono mettersi a t erra- coll'intbrà pianta più presto che po~i- · bile l_1ev Sèl''Ì"Ìréii Wappòggib "iil' cbtpo l senza p~~ù,;urtarlci 'in ' _u-iodo troppo violento. · · ' '


808

Star fe7'"mi. Rimane ancora a diJ'O alcune parole sul moda di stare in piedi. - In questa lJOSizione il centro di groYità cade nello spazio compr~so fra i piedi mentre lo giunture restano tese. - La tensione delle giunture viene attuala. in diversa maniera, secondo che è prodotta principalmente dall'azione dei muscoli o piuttosto dalla reazione dei legamenti e ùal peso del corpo (gravità). Chiamasi stare comodamente quando nello star ritti i muscoli agiscono il meno che po~ibilé. Cionullameno lo stat•c fermo affatica più del camminare, poiché richiede un'azione costante c non interroLtn dei muscoli delle duo gambo senza che niuntt di esse possa mai riposare. Questa è la ragione per cui dopo lunghe mm•cie 1o stare fermi in piedi, massime ::~c nei ranghi, stanca por modo che gli uomini stessi i quali à.vovano facilmente sopportato le fatiche della marcia non di rado cadono spossati. Ogni comandante però dovrebbe pigliarsela a cuore di far rompere i ranghi quanto prima dopo una marcia faticosa. Durante le parate gli sv~nimenti sono ft•eqncn:ti, ciò che certamente non può attribuirsi ad altro che allo stare lungo tempo in piedi.

Fasso di scuola. Passo di prtrata. Colla scorta dci principii sona enunciati t'iesce facile di formulare un giudizio sop,•a. r una q l' altra andatura. Esaminando, per esempio , il passo di scuola prescritto dal regolamento, bisogna dire ch'esso non corrisponde alle esigenze dell'andatura naturnle. La gamba pendente non ha tempo di compiet·e l'oscil· lazionc, viene levata di troppo e slanciata avanti con grave rlispendio di foroo muscolari. P erò non può servire di scuola p1•e- , paratoria a ben marciare, tanto poco quanto il passo di parata, il quale ha pressoché i medesimi difetti. , / Tttli andatm·e sono piuttosto esércizi ginnastici atti acl atforzare i muscoli delle gambe ed a promuovere l' agilità dell' art.ico}nl!;ione. - Resta dunque a sapere se questi vantaggi non si possono ottenct'e del pari mediante il passo natut·ale, o se tali movimenti, i quali nott concordano col meccanismo 1di quest' ultimo, debbono essere considerati come mezzi buoni a formare un'andatura elegante.


809 Il. EFFETTO UTILE DELT) AT'fl\ l'rÀ i.\1USOOLA.RE. 1

Nelle disamine fisiologiche dclt' attività muscolare si è posto sempre l)Oca attenzione all' effetto utile della medesima; cionondimeno i principj sinora trovati vcrmettono di approfondire sufficientemente la materia, massime per ciò che rifiette le esperienze della vita giornaliera. llla,oro di un muscolo, come moto, è proporzionale al p1•odotto della sua lunghezza pella grossezza. , la qual ultima può aumentare coll' esercizio ed accrescere quindi la capacità di lavoro del muscolo. La meccanica ci apprende che gli spazi pe:rcor& da corpi di massa eguale spinti da for-te parimenti eguali sono l)rol)orzionali al quadrato del tempo impiegato ; e sappiamo inoltre che gli spazi percorsi da mas~e eguali in tempi eguali sono proporzionali agli impulsi ricevuti. Segniamo con ma il prodot,to della massa pella velocità (a -velocitl\ finalo nel primo spazio di tempo = ~T) ; sia la fol'Za ::::;: J' o lo spM.io percc;n:-so = s, j } teorema sovracitato sap t~ rebbe così formulato: m .s = --r-

=

Quincli se un muscolo alza m1 peso ad una data altezza esso abbisogna di una forza tanto maggiore quanto più il peso s' innalza, ed infine dovrà impiegare una for-t.a eguale a quella con cui il peso cadrebb!' <la quell' altezza. Quanto più alto un musco)o può alzare un dato peso, qnanto più grande è questo peso, e quant.o maggiore P la >elocità con cui viene elevato, altrettanto maggiore sarà ll lavoro elle quel muscolo produce. mh Supponendo m sia il peso, h l'altezza e t il tempo, la formula : - t esprime la forza impiegata dal muscolo. Premesse qu este considtlra?.ioni possiamo enunciare il seguente importantissimo principio stabilito in via di esperimento, il quale come media di un numero grandi3simo d' osservazioni deve ritenersi _pressochè esatto: l. Un muscolo (contratto p. e. dtt corrente elettrica) alza uno stesso poso con velocità molto maggiore a piccole altezze che non ad altezze maggiori. Se alziamo, p. o., una garobt~ ,ad un' altezza determinata con


SlO impulso uniforme, lo sforzo necessario per muoverla sarà molto minore in principio che in fine <lel movimentò, c cioè sta nel

p;

2

rapporto indicato dalla formola: m.s =

Perciò è chiaro

.

che impiegando sempt•é la stessa forza la velocità. iniziale della gamba che viene alzata sarà maggiore d'i quella COl} cui muove negti spazi successivi, e questo è appnnto ciò che riseontrasi in un singolo muscolo contratto da uha eertente elettrica di forza. costante. :(>el'ò possiamo' conohiuderne che un muscolo ottiene più vantaggiosrunentc un datò effetto alzando lo stesso peso piti volte ad altezze minori che non più raramente ad àlt.cZ.zc magSiori: In via di esperimento venne inòlt rè stabilito: 2. Cho . un mu~colo si stanca tanto più presto quanto più a lungo il medesimo laV'ora senza interl'Uziono, si che riesce pilt proficuo farlo lavorare ~pesse volte por breve tempo con bt·evi intervalli di riposo, che far' lavorare lo stesso muscolo per spazi di tempo maggiori con intervalli di ripo~ proportionatamento ma,agiori. Applicando . quest' esperienza all' attivita muscolare durante il camminare possiamo ronderla vieppiù evideot.e nel seguent~ modo: }l

11

} , -lb ·l

l

Il

l

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•

-'lIbl

Un inqivid uo p.ercorrej il , aanunino C0fl velbcita uniforme dividendolo in spazi eguali l, 2, 3 e 4, e riposando per un intervallo di t~ropo H fra uno sp~,tzio e l'altro, di: cammino; una seconda volta lo stesso individuo percol'l'e la meclcsima strada dividendola negp spazi .1' = (l 2) e 2' (3 + 4) con intervalli H' di riposo eguali a (H+ H). - Or bene ; nel se-

+

=


~\t qgpgo. 1 ct).~>Q ,, ~', içfliy}d~tP. f,ll'G~verà in.. ,~ , pitlt. ~i(anco çhe; ~el. pr:ir,no

~Q , Q§~'lJ.n aJv.l'à :.iJt>-pi~gatq , JD,~gi~ f.qrza, e con g~~sur f9rza. 1s~-

reb1ie. gj;\urto PjP lontano $egqe.n49 ~l pximo siste~a. , l' 1 ' rEgli: è- : du~fiue .più vantaggipso-r dì ... cliyide~e un ea.mmip.o ..,jn.

sp~j minori cau b,rev;i in"terv~Ùl\.,dis rip;eso, che. divjde,J,'Jqjitl ~paz~ maggiori con· interv~l;li· di ;dpo~o !I\IIOP<.\~2liq natalljlen~"pi.ù, ~~ngN_. Ciò. vale hen lir\teso... ;Q,ilò. ·a<l ~l~ .qertQ ;D\-1~to il Ji:WalR ,ud~y~ ••~~~ sére suggérìto ~ da~ _prati.ca,; , o~nuuo, perp eh,ç ,pa! OAc:i~~9N~ltiU ' fare <delle' mal?ce ·fatieese., pp!rà CQJlF~c~tW q~ll~tgA~lìt}3~.('a,,cJ;i 1q.u,e .: std!p:r.jncipi0 ,fcm~lam~n,talE} , çheL~I),$~P..e~~lP.J;vi\>.I,W ~a;rwljeu_am~l~c<t~ nei, 'Vf!ri torrHni. ,P,.i ,l m~rcja,), ,_ , H ,.,. , ; 1 1 .. .... ~ , . È:impos;li}lili}.-\Ìi :l,ital?i~i,J;e r1;1gole,, Qçp· 4.efiJlj.~ per ogni singolo caso,:,:ml!n st&;,,nel ,,c9,m!lhçhlAt~ QA ,.ql_pdpicarle opport~amellte· spcondo,. le, vari~ ~igeoze ~he si .pr!il!>enta.no in . ma cci~. ., 1 .J?,-er le mavp~e - o~çlj'tarie in: ten;tpo di •BaC.Y. e lell.~.. t~q.!IJoJ:at,~JF9 mod,ellat~ bastano. a mjo avviso. le ,nçrme ~!'lgoqe~ti·: 1• 1 .. ,, , Pru·tenl;a a .one .l: ant., Dopo pt5 ,.m.ipuJ}11 \ma,Je-cma,t~ Qj ,*O.·'Aii nu.t i) decorren~i :d;ù mom~nt,ç cui. •lai,çoga..•d,~)}P. I ,<<.OJgp,q~ ~a..\j.-. preso l.a · distan7Jat ~POrlx\~le i In. seg~~j ~o 1 p.ef. 1 qg"i ~r,q.,.W, .plf\fC~,q. .P, miriuti· di ,fetmat!l· l A.çpte~~o 1 camm~nA - f.~rç,ta.~~ 1cl.\ 1Jmt'lp;'_,?rll: ~ger

dn..

las<?iar,· tewp§>,.,a~ soWaffit q~ , JP\\fgi~r~ 1a . ca~qe ;(\el,J,a !(Ol~ziqné) indi si rt.pjgl~a la: w~rem.,.fA!Jep,dQ, ,c;qr,u,e pril,lla ,lm~vi .ferru.a,te, d'?ra ihr ora. ,Gltll\3 r• q.u,~.sto , limit~ ~i t.ew.po pon devesi. giammai p~~­ trarro la fel'roata ammenochè mar~iando ancora; ,pochi p:tÌJ~i s~ possa .giun!j\'e.r~ al luqgo <,l.el -gran' alt. oppure alla t~]pa definiti;~a~<' Ìll. og;Oi m od? tale •proroga:.o nc;in· Q.ey~ oltrepassa'/ì~ · l,Z, m~nuy,~. Galcplando. che una. , colonna ,faccia,. 4 k.iloPl. all' ox;p. cowp r,~~e le picaole fermata essai . arr~v!3rà . !\ f.~ V2,.pom. , alJ.~ i-~l}P,Ea , 1m~ çpi. le·l'.'iJ:nane tem}lO ,SUfficient~~~r rip(JSat"~ QW~e. ,prq~e&'Q,re, l~,.pjlf?-~~jaj

all'ind0roalti. ''f ·Il\ •)1 <·•01 r. 11 J!·f, 11 " r ,, , .~. 1r ~ ,.,N.ei §iar·~j di - gra~M; c~10fi~~~ ~, ,lW,O~l-mgtlflq ~l!ffill)l,i~ ~~ - fep~~~ oppua1e de:sse. ~i,~f~p~o ,b,~e,~i. "e , pii) J.r~U\lt:~~ d' a~orpo , ,eo} J?l'i~;" CÌpÌO fisiologico SVolto poc' anzi, e si pratiche\:'aJl1lO le IDÌSU1'8 a[clitate nel capitolo -seguente. Resta ancora da esaminare l' utilità pratica del principio enun" ciato sub l. Secondo il medesimo sarebbe vantaggioso cli non alzat·e .molto le gambe nel camminare, ma solamente qu~l tanto pet:ché possano compiere comodamente l'intera oscillazione. Nel I capitolo

'


812

venno stabilito che J' andatura di 100 passi al minuto è relativamente la più rapida, siccome quella che esige il minor consumo di forza muscolare; aumentando di poco quest'ultima si raggiunge facilmente la cadenza di 112 passi per minuto che in pratica non. dovrebbe mai essere oltrepassata. Ent,ro questo limite di cadenza (80-112 passi) le gambe s'alzano pochissimo; una velocii.A maggiore si ottiene principalmente col fat•e passi più rapidi, però nello andature ancor più veloci non basta la spinta più energica dei pi~di ma si abbas...~no involontariamente i capi dei femori e ilettonsi ben anche le ginocchia onde accelerare l'oscillazione delle gambe. In pat·i tempo il tronco s'inclina sempre piu jn avanti per vincere più facilmente la resistenza crescente dell'at·ia. Confot•me allo leggi della meccanica la resistem.a dei mez;~,i sta in ;•apporto quadrato colla velocità del corpo che in essi muove, vale a dire cho divenendo la velocità doppia, tripla, quadrupla, ecc.... la resistenza sarà a sua volta quattro, nove e sedici volte maggiore e c. v. - Inoltre cresce colla resistenza dell' aria anche l'attrito, il quale è di d1,1e specie nel camminare; e cioè attrito di rotazione nel mentre che il piede si distacca dal suolo, e di fl'izione quando il medesimo viene posato_ a tert·a. n primo di questi attriti è naturalmente assai piceélo in confronto dell'ultimo il r1uale cresce modo considerevole coll'aumentare della velocità e perciò costituisce l' impedimento più ri· levante nel movimento celere. Pertanto si può dire che le resistenze ct•cscono in proporzione molto maggiore che la velocità, e nell'iste~>sn propot•r.ione dovono . aumentare le forze pot• >incere queste resistenze. Però è evidente che una ;elocit.t eccessiva nelle marcia di qualche durata deve produ rro tn,t o (fo~to dannoso · sulla tt•uppa. Qnalora fosse inclispen· sabile di adottare un' andatura molto Hloce per arrivate io un dato fumpo ad un punto stabilito le fet•mate dovt•anno esser brevi in principio e prolnngarsi in seguito gradatamente in'ragione della stanchezza.

in

..


813

•

Ili. FuNZlONA.11:lliNTO DELL'ATTIVITÀ Mt1SOOI;A.RE1 EFFETTO DI ECCESSIVA T.ER?o!OGENESt E DI nQC.SSSÌVA AT'('lVITÀ ~1USCOLARE 1 lt:E-

GOLA.TORI DELLA. ACQUA IN

TER.MO.G.El\'ESl NEL

MARCIA.

C0R1'0

U:\lANO .

MARCIE .NEL GALDO SECCO E

IL flERE

NEL

CALDO

UMIDO.

Si è paragonato il muscolo alla maooll)na a vapoi'e, ed jnvero il cmrfronto èc proprj.amente 'atto a mettere in èvidenza il modo con cui fUllziona l'attività muscolare. Non a torto venne t~ciato codesto sistema di essere. scorretto in alcune pm'ti ; cionostante la verità dell'insieme non ne so:fl're punto e pet'ò le ~c·cuse e le apprensioni manifestate in proposito non hanno per noj, importanza di sorta. Figuriamoci una caldaia -J>iena d'.a cqua messa in comunicazione con un cilindro (stantuffo); riscaHl~ndo la medésima, l'a'cqua si dilata e cambia il suo stato di aggregazione, cioè il calore prodotto dalla combustione del materiale da fuoco 1_)artecipa le sue v.ibt'azioni all'acqua per mezr.w della caldaia. Il calore secondo le teorie mo'darne Mri è altro che una vibrazione di atomi. Per tal modo le molecole acquose si disgregano sempre maggiormente, iinchè giunte allo st~to di vapore cessando atf~tto l!.a,zione mqlecolare si spandono per ogni senso seguendo appena le leggi di gt'avità, dell'urto, ecc. Mediante la vibrazione delle molecole acqt1ose si es~rcita sulle pareti della cald~ia e del cilindro ·una certa pressione la q.uale può tradursL'ad ogni istante in forza viva (lavot'o). Il calore si trasforma quindi in laYoro, ed inversamente il lavoro può cambiarsi nuovamen~e in calore (equivalente meccanico del calore). Se nella macchina esiste una quantità stragrande di vapore, sicchè ad onta. del lavoro prodotto rimanga tuttavia un . eccesso di tens~one 1 può accadere facilmente lo scoppio della cal<lai.a. Per evitare questo pericolo· sono applicate alla ca1daia delle valvole di sicurezza attraverso le quali può sfuggire l'eccesse• di vapore (provvigione ùi lavoro). Quando la macchina ha ·ser'rito pe1' un cer~o tempo, !3Ssa si guasta: da sè e deve essere acca- , madata. Il muscolo offre una gr-ande analogia colla macehina a vaGic»-nale di Medie. milit. 1.87~.

52


814

pore. -

Egli stesso rappresenta le parti d(\lla macchina le quali in questo caso di albumina, e viene riscaldato mediante sostanze grasse ed idrocarbonate che essendo a contatto coll'ossigeno soggiaciono ad un continuo processo di combustione. Nel m1,1scolo esiste sempre una certa provvigione di forza, la quale si manifesta in parte como calore animale cd in parte traducesi in lavoro meccanico. Simili alle valvole di sicurezza delle macchine a vapore riscontransi nel!"vrg_anismo animale dci regolatori che hanno lo · scopo di mantenere il calore- animale ad una temperatura pressappoco ·costante. , Questi Fegolatori trovansi anzitutto nel sistema nervoso centrale, donde vengono regolate le valvole propriamente dette fra le qu~ la pe1le è la più importante (in t'Wlor grado i polmoni). L'esperienza insegna che il calore animale non può oltrepasare una certa temperatura senza produrre notevoli disturbi nell'organismo ed altrettanto dicasi riguardo al lavoro meccanico. L'eccesso delFuno sì che dell'altro cagiona ·la distruzione, rapida dei tessuti per cui cessa infine qualsiasi lavoro. Se si distacca p. e. un muscolo dal corpo e lo si pone in continua contrazione, la' sua forza si esaurirà ben presto per effetto della formazione e secrezione continua di nuove combinazioni Ìe quali da ultimo non potranno più essere sostituite da altre sostanze ; infipe ,Ja contrazione non avrà luogo che a spese del muscolo stesso, il quale però si distrugge. Precisamente così dobbiamo ;raffigurarci i processi cho Sllccedonsi nel nostro organismo quando l'attività muscolare oppure la te.rmogenesi sono spint'e oltre certi limiti. Ad un elevato caiore l'albumina si altera fì.aicamente : si solidifica; egualmente sotto un potente sf01'zo ha luogo la separazione dell'albumina allo stato solido, della ì\'Iiosina cbe si decompone per una metamorfosi regressiva; si form~ una grande quantità di acido inosico j' la sostanza muscolare stessa sL consuma e non potehdosi -reintegrare · le perdite durante lleccessiva fatica ne segu,e da ultimo lo spossamento. • ' Vediamo pertanto che il risultato finale dell'azione del calore, agisca esso come calor proprio o come lavoro meccanico, riesce tutt'uno. Questo fatto è della più grande importanza se si vuol darsi ragione di molti proce~i nel corpo umano. con~tano

.

'


' 815

Al postutto deve trovarsi colla misurazione un rapporto tra la termogenesi e il lavoro meccanico. W underlich dice : « Stando alla teoria di I: R. ~Iayer (Legge sul mantenimento della foria) è dà 'riténersi ch'e durante la quiete le forze chimiche che. vengono messe in attività colla combinazione della materia ossiclabile .sicno mutate completamente in calore, mentre nel lavoro una parte di quest:a som"tna di forze si trad uce in lavoro meccanico per mezzo dell'apparecchio muscolare. Per conseguenza nello stato di quiete la produzione di calore deve essere })iù attiva, cui aggiungesi che il perfrigeramento per mezzo della re$pirazione e traspirazione allo stato di quiete è minimo ». Douville trovò 40, 20 C. di calore in un uomo che giaceva pigro ed inoperoso al sole, e 39, 750 nel medesimo individuo quando lavorava pure al sole ("Wunderlich). Anch'io constatai in un uomò la cui normale temperatura nel mattino era 36, so C. (al cavo dell'ascella) un'elevazione di éalore sino a 38, 50 C. quando il medesimo se ne stàva tl'anquillamente al sole (4110); ed invece t rovai un abbassamento di temperatura sino a 37; 50 ' C dopo elle lo stesso aveva lavoraio moderatamente per un quarto d'ora. Facendo escg~ire ad un' inpividuo dei violenti sforzi ritorna in breve un aumento di terroogenesj; cos\. ·osservai nell'iiomo' suddetto che in seguito ad nn ~ marcia di un'ora e dopo una corsa di 5 minuti la sna tempera, tura era giunta a 39, 20 C. P er ragioni che ora non è opportùno di dire non vi è d'nbbio che il sistema nervoso sia propriamente il regolatore tanto della pr6d u~ione come della IJ~rdita di calore e che dal medesimo dipenda l'attività termotassica del sisteina vascol~re. Più 'elevati gradi di temperatura hanno per immediati e necessari effetti la dilatazione dei vasi capillari, acceleramento del polso e della respi'ra.ziorìe. Qu_esto ci conduce a1Jiattività reg<?latri:cc della superficie del corpo e dei polmoni. La ' prima serve di apparato regolatore che risulta dal comunicare che fanno i vasi sanguigni muniti di pareti contrattili con un buon conduttore di calorico, ·cioè la pelle ed il tessuto cellulare sottocutaneo (Bergmann). Sotto l'azione del freddo i vasi~ si contraggono, 'sotto l'azione del calore essi si dilatano; in arabo i casi. agisce il corpo buon conduttore. Se i vasi sanguigni sono contratti il circolq della pelle e il passaggio di calo-

•

,


816

rico dagli organi interni diminuiscono ed in seguito n ciò quella grande differenza che risultava nei primi momenti tra la temperatura della pello e quella dei mezzi cil'costanti ò i.n_ breve tempo l'esa minore, moderandosi in tal guisa la perdita di calore dapprincipio eccessiva; tutto r opposto incedo colla dilatazione dci vasi sanguigni per mezzo della quale si attiva maggiormente il sudore. Lo scopo del sudol'c è quello principalmente di eliminare una gran parle del calore superfluo per mezzo di una secrezione acquosa; cioè reg<!_lare lo. termogonesi. La perdita di calore mediante irradiazione, secrezioni $'ar.oso e passaggio da corpo a co:-po è minima in confronto della diaforesi. Se il corpo contiene si poca acqua da pregiudicare la secrezione del sudore ne soffre necessariamente la funzione moderatrice del calore. La u'ledesima funzione della pelle banno i polmoni, però in grado minore. Nei faticosi e !unghi sforzi corporei, specialmente se fatti ad alta temperatura si genera una notevole quantità di calore. Il cuore raddoppia di attività.. onde caccia.'!' sangue alla pelle, per regolare il calore ed ai polmoni per operare un più attivo scambio di gaz con cui si soddisfa all'aumentato processo d'ossidazionc. Fintantochè i regolatori della temperatura e l'attività del cuore non fanno difotto l'organismo animale potrà ' facilmente mantenersi all'incirca nella sua temperatura normale (370 C nel cavo dell'ascella) c sarà soddisfatto l'aumentato bisogno di ossigeno. Quanto meno a,cqua conten•à il corpo, tanto più scarso sarà il sudore, tanto più difficilmente si farà il pt•ocesso d' ossidazione, ma con tanto maggior for11a il sangue vert•à spinto in tutte le parti del corpo sia per mandare ai polmoni una sufficiente quantità d'acqua, sia per fornire ai muscoli il necessario ossigeno ; allora tanto più facili saranno le congestioni cerebrali o si paralizzerà la funzione del cuore. Condensandosi il sangue ha luogo dunque anzi tutto un aumento di calore interno oltre ad un accresciuto lavoro del cuore quantitativo o qualitativo, Poco a poco sopravviene l'irritazione cerebrale, la funzione termotassica dei centri è sconcerlal.a, l' attività del cuore paralizzata e la nutrizione dol ."tot•po intero soffre in modo tale che infine in un còl progressivo deperimento di

r

'


an tutt{3 le funzioni ha luogo un abbassamento di tempetatura a cui succede la mor te. Una grande quantita di esempi ci attestano che nelle marcie faticose e sotto nntt temperatura di 450 C. l' uso abbondante di acqua per bevanda non fu mai causa di malattie péricolose, mentre ò provato che in condizioni eguali la m~ncanza d'acqua ha prodotto gravissimi accidenti. Fino ad ora in taluni eserciti si considerava come csh•emamcntc pericoloso l' uso eli beYande in marcia, senza :sapere addurre altro moti>o che quello di g_ualclto caso di mot·to repentina avvenilta in un individuo ri scaldato dopo aver bevnto in copia dell' acqua fredda. Confesso che nella campagna del 1866 ebbi migliaia eli volte occasione di vedere a bere nei gt•au calol'i d<'lla -st."tte senza che ne seguissero quei funesti effcLti. Se si volesse esamittare un po' più da vicino i casi di mOL'Lo o di malattia attl•ibuiti all' \ISO di bevande · in marcia od alt l'imenti a corpo riscaldato si rieonosccrébbe in loro un significato ben diverso. Ammesso anche che uomini sani si <'u:nmnlino bcvcn1lo acqua . ftcdçb a corpo risèa1dato, ciò che 'd' altr()lltle non ò ilnpossibile quantunque accàda ben di t•ado, non pcl·ò può conseguirne la. morte repentina; ~i ­ mili casi ponno boni'lì avvenire negli infermi , in uomini affetti da \'Ìzii cardiaci, ecc.... , ma fJUCRti individui non dovrebbero mai fare delle 111arcic fai~icoso molio meno poi nei grandi ca1oti dell' estate. O!tracciò :-i llossono evitare pericoli di questa sot•ta solo che si impedisca ni ~oldati di bere durante il riposo agc-volru)do loro in,•ecc l'uso sufficiente d" acqua mentre camminano, di;;ponendo in modo che possano raccoglierla di passaggio nelle borraccie. )ion vogliamo con ragioni tcoretiche rifìu ~ are di riconoscere come causa di malattie r acqua fredda be>nta a corpo riscaldato, tutiavia sosteniamo che questo pericolo é nullo a paragone di quello cui si va incontro in condizioni opposte, cioè l'inspcssimcnto del sangue. Chiunque è in grado di fare un confronto tra le mat•cie nello quaU il soldato deve astenersi dal ber e acqua e quelle in cui ne fa uso regolato, permetterà di certo che il soldato beva, e ],)["Cndèrà tranquillamen-te sulla coscienza qua\chè malattia che por avventura si fosse verifica~ in segttito a tale misul'a. Per:;ioo l'iguardo alle precauzioni da noi additate potremo tt·an~igerc in corte circostanze, e nei calori


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vet·amente straordinari devo essere permesso l'uso dell'acqua per bevanda in qualsiasi modo. Che l'acqua mista ad aceto, vino, acquavite, caffè sia da l'accomandarsi ncgsudo no dubit<,, ma sopra ogni cosa in un' atmosfera molto riscaldata, quello che più importa è di portare acqua al sangue ed ai tessuti. Qui cade in acconcio di richiamare l'attenzione sulla differenza che passa t ra le marcio nel caltlo asciutto e quelle nel caldo umid~. Nel primo l' ev:aporaziono della pelle si opera più facilmente perchè l'aria. secca é avida di >apori ed as~orbe rapidamento quelli della cute; in vece quant o più è umitla l' atmosfera tanto meno ,è disposta ad appropriarsi altr•i umori, c perciò è d' uopo metter<! il nostro corpo in condizioni favorevoli alla traspirazione speoiaJmente sbottonando il vestito. Attenendosi a queste precauzioni difficilmente twverrà (massimo nella nostt'a latitudine) cht;l si abbia a softriro nella traspirazione. L' at·ia in Gcr·m.ania è ordinar:iament~ asciutta dm·ante la state, pojchè, nonostante che in questa stagione l' atmosfera abb~a una quantità 1tssoluta d'acr1tta maggior•e cho nelle altro, l'acqua stessa che contiene in grazia dell'alta temperatura viene disp6rsa in uno spazio maggiore per modo che la quantità relativa ~li acqua diventa minima. Nei giorni sciroccali dcvonsi attuare con più zelo tutte le misuro c precauzioni atto a favorire la traspirazione e in un'atmosfera sopraccarica di vapori tor'na oppor·tuna una sottrazione di calore col lavarsi spesso la faccia e le mnni. · Per ciò che rigt;ardn. l'influenza dei cambiamenti indotti dal tempo sciroccale nell' elettricità atmosferica e conseguentemente ancho nello stato dell'ossigeno, le idee degli scienzati non, sono ancora chiarite a sufficienza onde potere qui praticarne,nte valutarie. Si è già do~t.o che nel sistema nervoso centrale sono da riceroat'Si i :cegolatori del calore animale. Tscheschichin crede che il midollo spinale sia il centro produttore, e il cervello, il centro moderatore della ter·mogcnesi. Se si fa un taglio fra quo$ti duo centri o se si paralizza acl esempio il centro moderatore devo succedere una elevazione di te1'rlporatur a. Quest'ipotesi è ooufel'mata merCé le nltit!!e esperienze di Fischcr, Xaunyn e Quinko secondo le quali sembrerebbe più che mai probabile che nel mi-


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dol16 spinale decorrauo fibre nervose pronnienti dal cervello, per le quali si eserciterebbe sugli. organi del corpo un'influenza moderatrice del processo d'ossidazione e della termogenesi, e che perciò in seguito alla lot'O divisione si sviluppa un attivissimo processo cnloeifico (Rcichcl'l,s c nuhois). Altre osservazioni fatte in tempi più •·cmoti da Brodie, Scbill ecè. han no dimostrato alr evidenza l' innui)So del sislema nervoso centrale swla termogenesi degli orgal)ismi animali. Inoltre la paete superiot·e del midollo spinale contiene i centri della r espirazione c della circolazione; immaginiamoci adunque il cranio e lo ::;palle esposte a cocenti ardori è per sè e>idente cho l'attivilà.,,di questi due centl'i ne sarà danneggiata. n cranio e 'l'involucro os.~eo rlclln parte superiore del midollo spinale sono catti vi condutto••i del calorico ed banno perciò facoltà di riscaldarsj molto od a lungo. Se si espone la te~ta di un individuo al sole si riconos~c col tcl'mometro che quella parte acquista ben presto una. tompcrnt.ura. 2 - 30 più elevata di quella osser vata nel cavo dell'ascella. Si comvrende ora quella tendenza instintiva che hanno · gli - uomini di clifende1'e ·11~ testa cd il collo centro l'intensa n~iort.e dei raggi solari. Cos't gli Europei nelle I ndio usano portare dei cappelli ben ovntt.nti n larghe te~e , i Turchi H turbante e pe•• l'istessa r agione nei paesi caldi i soldati portano dei copl'Ìnuca ecc. Sat•ebbc a dcsideJ•ar~i che si instituisscro opportune rir-erche circa l'inJ:l.ucnY.a del gL'allde calore sopra il capo e le spall". Noi sino ud ora ci siamo occupati dell'azione dell'alta temp!}ratura dell'organi;;mo um'tno, rimane qwndi da esaminare l'azione opposta, qnrlla cioò drl frerldn intenso. Dal fìn qui detto chiaro emerge che la perdita di calore nelle marcie in giornate ft·esche si opera con facilitA, o per conseguenza l'attività del cuore non vione tanto interessata come in un atmosfera caldissima. :\fa in mo1.zo ad uno. tempe1'atm·a molto bassa i vasi della pelle si contraggono fortemente c durevolmente, in modo che protraendosi molto quello stato rli contrazione ne soffl'e la nutt•izione dei merl~simi, nonchll d'altro vart~ più interne (congelazione); oltracciò pet il r iflusso de! sangue verso l'interno del corpo si. formano congestjoni cerebrali e spinali, con iroJndso cardiaco pl'ima aument ato, poscia indebolito. ~.


820 Fin~lmente per, un considerevole affievolimento del calore proprio Ììè può s eguire un.'abolizione completa di tutte ~e funzioni. del corpo. È ~ingola:r.e e peranco-;1on compreso il fat~o che la ~op­ pressione artiiicial~ ~ella fml,Zione cutanea (stendendo sulla ;pelle, esernpligrazia, nno. stra:to di -v:ernice), produce ug. ~bbassamento di temperatura ·interna; ur\ silnile processo sembra compartecipate al fenomeno gella 'perfrigeraziot).e: ·Ad un 1atmosfera molto fteclda g1o:va invoJgere il corpo con nìateria eh~ sia un cattivo. cond'Ut.-t.ore del calorico, opporsi alla cont razione dei :vasi ct1tanei e stabilire. un energico processo d'ossidal'tione cen celeri 'movimenti e 'colla scelta di alimenti idroca1'bonati e .eli sostanze grasse. Si racc.omarrda l'uso moderato. di acqu~wite e degli alcoolici in geI}ere, mentre uno . sm0clato consumo di queste bevande porta i fll;Msti effetti. che t utt.i conosciamo. Le più recenti i1~dagini avrebbeì·o fatto constatare che gli alcoolici special,mente 'ad alba dose · ha:nilo la proprietà eU .-abbassa t'e il calore animale;. presi ,l); :pie- cole dosi invece l'abbassan{ento di calore che produc~mo è minore, per contro esercitan0 un'azione eccitante sul cervello e sul cuo~B' (Binz, B0uvier'). , JJa depressione dt?l calore interno non è cosi rilevante da farsi 1:1entire quando iL capo si ·muova e si faccia uso eli uni adatta al~mentazione: però noi possiamo 1 servirci deg}i alcoolici, ta;t o in · marcia sotto "im'alt1.1s, tempera~ura, come sotto un gran freddo. P.~r mantenere l'attività c~ella 'pelle dobbiamo introdurre nel ·. corpo vna. certa quan;tità clL acqua, è ciò tanto n~lle marcie d'inverno, come in quelle dell'estate, ma non convìeue 'llerla tr:oppo f1•edda ; iro.piegando una grande celevità..' cli mai•cia si fara evaporare upa maggiore quantità eli acqua in ~eguit.o all'aumentato processo. eli ossidazlone, e però se ne .dovrà bere- in maggior co•pia. Se sl sforza la marcia, . questa non può pr0hÌngarsi tanto guarito ad una tempe:uiitura moderata. È dannoso eli tenere i ~ sol~lati lungo tempo· nelle :file un'a volta gitm~i al quartiere; an~he in c1uesj9 caso H troppo rapido ·raffre-ddamento può divenire causa di malatti_e, e per lo stesso motivo .si deve· .pure evit~;tre per quanto · è possibile di far -riposare le trqppe all'~ria· aperta. o

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Iv'. ABBIGLIAMEtj''rO

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i\fARçiA.

Le prescri;~ioni gener•ali sul rood9 di vestir:e in marcia ,emergono chiare dal suesposto e d'altra par,~e sono .talmente note-che.. \.

,


821

,non fa d'uopo certo eli discuterle in dettaglio. Però acce1miamo in breve appena lo seguenti: n petto non, deve esser stretto dall'abito, perché rimanga libera l'azione dèi polmoni e del cuore; del pari non forzato il ventre altrimenti ne sarebbe impedita ia r espirazione o l'esercizio dell'attività intestinale. La cavratta deve serrare il collo leggermente; una forte pressione sui vasi e sui nervi produr -', r ebbe facilmente congestioni cerelJ:rali. od aUri gravi disturbi nell'attività respiratoria e cardiaca. Infine l'abbigliamento deve uniformarsi alla stagione, al clima ed alla temper atura.

va

Crtlzatwra delle gambe. Soprattutto è importante il rivestimento delle gambe, dei piedi e del corpo. Lo gambe devono essere pienamente libere nei loro movimenti, nè devonb esser e strette da -legacci, éhe non di rado cagionano gionftamento, delle vene e trasudamento di umori nella membrana cellulosa e sottocutanea, paralizzaùdo con ciò in sommo gro.rlo l'attitucline a marciare. Il medico di reggimento francese, dott. A.roriso'n, parla molto in favore delle uose. Tutti coloro che debbono fare dello maNie lunghe e faticoso, . dice egli, adoprano calzature fatte per modo che esercitano una pressione uniforme sull'intero polpaccio; pe:r contro in Oriente le donne che sono condau_nate alla vjta sedentaria portano tutte pantaloni abbottati che giungono sino alla noce del piede. Ciò si comprende, riflettendo che i muscoli aiutati da tale pì:'essione es·terna po::;sono contrarsi più energicamente; inoltre quella calzatura che stringe uniformemente la su1Jerficie della gamba imped·isce il soverc!ii6 r iempimento dei vasi, preser'va quindi dalle vaticosita, e· d'altra parte favorisce la circolazione e mantiene la muscolatura iJl un certo grado di sensibilità. , I Zuav.i ed i •rurcos ·dell'Esercito francese vestono pantaloni larghi all',ot·iéntale c'he rassomigliano ad una sottana cucita in fondo salvo dtle aperture per cui passano le gambe. Questa specie di vestito lascia all'uomo perfet.t a libertà· di movimento nel marciaJ•e. La parte di- vestimento che copre la gamba deve cahare -strettamente, mentre l'altra che corrisponde alla coscia deve essere possibilmente larga e comoda vnde non cagioni attrito. Siccome le ~tl'emi~a inferiori si compongono di parecchi membri,

"


8.22 è naturale che anche il vestito che le ricopre debba constal'e di · altrettanti pezzi separati, e cioè pei piedi l~ scarpe, per le gambe le uose e per le eoscie brache larghe che dal basso ventre giungano f1no ai ginocchi. Nel vestire il busto devono prevalere le stesse considerazioni. . Isfol'dink invece si dichiara contral'io alle uose. Egli dibc: « Se i medici sono sfavorevoli all'adozione delle uose perché desse st.ringono per lo pili troppo fortemente i 'vasi linfat ici, cagionano moltiplici mali e J)aralizzano l'attività muscolat'e, non debbono porciò essere accusati di eccessiva timidezza inquantochè uno dei l.lligliori gener ali, Comtc de Sa~se, le abolì come non convenienti. Quapclo anche ;;i potessero sopp'fimere gli svantaggi suaccennati vi sono alérl motivi ben più decisivi che sconsigliano l'adozione delle uose. Spesse volte in marcia si lacerano le· correggiuole, massime in tempo umido e camminando sopra strade fangose; per conseguenZa la scaepa non è più fermata sufficienteme11te ed il fango la toglie facilmente dal piede. Le uose non essendo rit enute dalle cor1'eggiuolc montano su oltre la noce del piede, producono fregamento ed aggra,:ano con ci0 il marciare. Inoltre le uose nen difendono la gamba dall'umiclitù ç dopo essere st ate bagnaLe non possono calzarsi che con grande difficoltà ». Ponderati bene questi inconYenienti e messi a confl'onto coi vantaggi più sopra accennati non si pùò a meno di associal'~<i ad Isfordink 11el rigettare l'uso di questa specie di calzatura quantunque non' vi sia dubiJio ch'essa c.orrjsponda perf~ttamen tc alle esigenze per una èalzatura razionale· i'(ua.ndo ch'c, . fat.ta esattamente giusta i principii esposti dal' Dott. Aronson. Però essa raccomandasi pcl privato il quale può ten<wsene varie mute Ja.:. vorate con diligenza, e portare eziantlio stivaletti da allacciare invece delle scarpe a:;sai meno costose.' Un' operetta stampata a Berlino, 1855, cosi si esprime intorno alla calzatura della gamba : « L'uosa comunque di[ferentc nella fo~ma e nella stolTa è tuttavi<t, la calzat~n·n piÌ\ usitata. Il suo scopo è di l'iparare viemeglio la gamba dal1' influsso del tempo. È pet•ò notevole che i veri montagnuoli' come i Tit•olcsi, gli Svizzeri nè fanno sl poco uso e che piùttosto si riscontra negli ab'it.anti delle pianure e delle. bassure. 'l'roviamo . quindi le brache corte ed aderenti con scarpe alte o stivali da .alJacciare p~esso quasi t utte le popolazioni e.ssenzialment~ pedest.L·i, tanto nelle


823 mont'agne ,della Svizzera quanto nelle baSse della Germanìa settentrionale, S\)lo <(he , gli abjtanti di queste ultime regi~ni vi agg iungono per regola le uose ». •1 Infine vogliousi prendere in eonsiderazione le s eguenti proposte: 1.0 Si innalzi fino al polpaccio il gamhale dei mezzi stivali e sia fatto in modo da poter contenere l'estremità dei pantaloni; 2.0 Invece del mezzo stivale si adotti la 'vecchia scarpa tedesca aggiungendovi l'uosa. Noi non abbiamo esperienze proprie da consultar e intorno alla convenienza delPuQsa, bensì possiamo essere contenti dello stivale a mezza gamba cacciandovi dent ro' all'uop:> i pantaloni di media largllezza; questi ultimi senza avere gli ·s,rantaggi dell'uo~a laSfiano alla gamba sufficiente mobilita. \

Tttnièa. L a t unica usata presso di noi quando sia fornita largamente . di ,falde p~r ben ripat•are il ventre, corrisppnde pienament e allo · scopo. Secondo A.ronson sarebbe préferibile 1a: tunl.ca aperta con sottostante gilot ; senza dubbio questo modo di Yestire sarebbe assai più comodo r ispetto al libero movimento deÙ~ braccia ma il corpo r esta· più esposto che non sotto la tunica abbot~onata. Cal:atura del piede. l

Riesce facile di formulare lo qualità Clio deve avere una calzat ura razionale, como a dire: comodità, durabilità, impenetrabilità, leggerezza, ccc., ma più diifìcilc assai gli é il soddisfare ' a tai requisiti. Pietro Camper nel suo trattato sul modo di vestire fu il pr imo ad esigere che la scat•pa venif;lse modellat,a secondo,ogni singolo piede, e· cercò d i stabilire scienti.fìcamente la forma più giusta, opponendosi in special l1lodo all'uso dei tacchi moderni i quali non solo vìziano il piede c l'andatura, ma sono causa precipua di gene1•ale malessere. (Malat.tie generaJi). Un calzo~aio ingletìe, , certo James Donnie ha messo ad effetto l'idea di Camper, masSime , per ciò che riftette la flessibilità della suola. Una snola rigida rende pressoché inutiÌe .l'elasticità del piede nella quale sta appunto la sicurezza del ·'passo. Unà calzatura difettosa produce un infinità di mali fra i quali segnaliamo como più frequenti: Callosità, V/flgMe incarnite, dita storpiate. ,


824 Il pioi!e stesso col tempo ai st'ot•mn, l'al"ticolazione clolle dita viene para:li1.zatn, il metatarso perde la sua elasticità o ne soffre rintero movimento del piede. La circolazione immiserisce, per con.seguenza. il piede è sempre freddo oppure suda eccessivamente, va soggetto a geloni e si stracea. facilmente; infine la rilassatezza dei legamenti può generax·o i piedi schiacciati (pio.t.t.i). :rystrom dice: « L. abbattim~:nto fisico c morale spesse YO!te non proviene da altro che da cattiva calzatura. Qum1do una parte del piede ò stretta dolorosamente noi ci sforziamo di liberai'la da tale prossioue muovendo questo o que'l muscolo, l'uno e l'altro dei legamenti ossia tra:;porf.'Ulclo il peso del corpo da una parte all'altra. Or bene tutto questo lavoro va perduto ed è innegabile ch·esso ci faccia subire non pochi momenLi di ior' tura, di rabbia o di malumore ». I magazzini militari che contengono nppcna 3 sorta (grandezze) di scaqie fanno bensì l'interesse dell'Amministrazione, ma non pcn~a.no affatto all'igiene clelia cah:utura. (Fonssagrives, Ga.zette cle medicine). Secondo costui sarebbe falso e cnLtivo il modo con cui generalmente preudesi la misura della calzatura. D ut•anto questa operazione il peso del cot•po deve gravitare sui piedi ciò che non può certo aver•e luogo se si sta :seduti col piede sLeso in aria. Talo idea l'iscontrasi anche in altri autori e Hartyl nel suo Manuale di Anatomia topografìca, così ne parla: « Tarso e Metatal'so formano una specie di volta 1a quale nellp stare in piedi appoggia a terra soltanto col calcagno e colle estt·emita. delle ossa più lunghe del metatarso. n peso dol corpo gravitando su questa volla per mezzo dello stinco tende a deprimel'la. Tale depressione ha luogo infaLti dall' avanti alr indietro, e dall'estet•no verso l'intorno ossia il piede diviene più lungo e più largo qnando posa a Lerra. Ora nel prendere la misura bisogna pur tener conto di qu~'ia modificazione nella forma del piede, allrimenli lo stivale riuscirà evidentemente troppo piccolo e quand' anche la vanità abbia fatto !lalcolo sulla compre:;sibilità del piede, 4lucsto sarà LuLtavia imprigionato in uno. gabbia tauto più resistente quant.o piu forte e gt'Ossa è la pelle della ca.lzaiul'a (l) ».

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(l) Ben mi ricorda ebe. il prof. Pnnizza nello mnmirabill sue lezioni, trcnt' anni fa insegnavami che la misura clel piedtl, pella Junghozza della

l


825

I..'arte di formare una calzatura razionale sta principalmente nel ·sfrper prendere la giust.~ misura del piede. La p:6ma condizione di una. buon!!-· ~a.lzatul'à è ~ttQnne quella di essere fatta precisamente secondo 1a forma (l.el piede, senza. però aderirvi ,troppo strattamente ; inoltre essa non deve a-vere tacchì o tutf.'a.l 'J?it'l bassissimi. Portflnc;lo tacchi alti il peso del cc:irJ?o -vjene addossàto alla . parte a:nteriol'e del l)iedo per eu~ questo rimane impegnato colle dita contro lo stivale, ciò che è causa dei mali -più sopra citati. Quanto sia svantaggioso iL camminare su t acchi alti emerge l . · anche da ,quel che SÌ· è detto nel I Gapitolo, siccome essendo relativamente piccola la parte del piede che tocca terra fa d'~opo impiegare maggior forza di muscoli e movimento piu energico delle gambe, onde s~1pp1ire all'iml?ulso naturale ed insieme poco faticoso che .iD: altre condizioni derive~ebbe dal' distacco (d~llo svoJgersi) della pianta del piede dal suolo. Qual terza condiziqne di una calzatura razion.ale richiedesi che la suola. sia. su:fficient~mente flessibile, la q,ual cosa s' ac,corda strettamente coi fatti fisio}ogict; la. natura non ha ce~'tam.enta èlota.to 'il piede umano di una mobilità marav:igliosa perché noi lo l'iducia'mo ad un tronco inerte. Però de'\'e rigettarsi totalmente l'uso delle suole doppie. Hartyl nell'opera surriferita soggiLmge: (1: Pietro Camper no11 ha stimato indegno di sc:11i:vere un trattato stdla ~o~:ma migliore della scarpa, trattA-to che ye,nne tradotto in quaSì t11tte le lingue d'Europa. Ciò nondimeno oggidì nel -secolo illuminato e del progresso si preferisce di fare delle lezioni sul modo lllÌgliore di ferratura 'inyece che di occuparsi dell'igiene del piede umano. Solo i grandi geuerall . si sono sempre ricordati che anche quest'ultimo meritava bene qualehe considerazione ». Copertu1·a del ca:po. I capelli s(_)no u~ dparo· nat~ale · co~tro l'influenia del caldo e del .freddo; essi non coprono il capo in )nodo compatto, bensì' forman o una "massa leggera ed ariosa per mezzo della quale r evaporazione succede ra_pida e s'im_pedisce un soverchio riscald~rriento del cran~ò (l). p'iàntà. specialmente e la la:rg:liezza n'eu~ · liuea dei capi antél'ior~ metaBARoFi'!to.

tars~, dovea prendersi stando l' indìvìduo 1n J.?iedi.

(l) Non solo, ma l' arìa imprigionata fra 1 capelli è 1·elativamente cosl immobiliz~ata costituisce un egregio ed impareggiabile strato coi·

q_ente.

'

BAROFFm.


• 826 Questo ci è indizio sufficiente che la copertura del capo non deve avvolgerlo slretlnment.c, onde rimanga libera la traspirazione della cute. L'Orientale raclesi i cnpèlli per controbilanciat•e possibilmente gli inconvenienti del grosso turbante che gli abbraccia tutto il capo ; laddove la copertura del capo sia fornita di sufficiente ventilazione, la capigliatura folta non può clul giovare. I cappelli moderni mancano di ventilazione epperò d'estate ci facciamo tagliar cot•ti i capelli. La copertura del capo deve regolarsi a seconda della stagione oppure devo ossot• tale che vi si possa facilmente adattare. Gli Inglesi in India avvolgono il keppì con fazzoletti biancl1i a guisa di turbante, portano dei coprinuca e riparano gli occhi dal sole e dalla polvere mediante altri apparecchi fra cui il velo è uno dei più semplici. Una copertura t'azionale non deve formare intorno al capo un cerchio stringente, ma posaro sul medesimo con una lmperticie JlÌù ampia, put' •·imanendo libero uno spazio arioso e ventilato. Nelle coperture leggere H difetto d'aria è meno sentito, ma sàrebbo un gr:tve inconveniente nelle coperture militari le quali sono quasi sempre pesanti. Del tutto sbagliate sono poi quelle cui fa d'uopo tenere in'equilibrio sulla testa. Tra le copor·ture del capo in uso presso i militari l'eln:w basso, leggero, a doppia tesa è senza dubbio la più conveniente. In tempo froclclo è però preferibile di sostituirvi il berretto sopra il quale poi Ya tit·ato il cappuccio. V. CoEFFICTBNTt DtH.LA MARCLa.

Igiene deUa pelle. Da quanto ò stat.o dotto nel Capitoio III intorno all' attività della pelle, chiaro emergo che il soldaro deve rivolgere una speciale attenzione all'igiene della medesima. Se per l'addietro crasi riconosciuto esserà ciò un mezzo efficace por evitare ralfredori e l'infori'are il corpo in generale, dopo i motivi sovra esposti è più eh~ mai provata l'importanza e la necessità di regolare la cura della pelle in wodo veramente razionale. I bagni generali dovrebbero aver luogo non solo nella stagione estiv~, ma tutto l'anno colla stessa regolarità e però le caserme


821 '

dovrebbero essere fornite dei comodi relativi ; le spese rill' uepo ocqorrcnti verrebber o dj. ' gran l unga compon;;ate dal JieYe numero di ammalati che si avr ebbero ai corpi. Pur prescindendo dall'impianto eh bagni irlando~i (l) (I?oma)li e turchi) ed alla rnssa~ è pet•O assolutamente indispensabile di avet·e degli sta-bilimenti per bagni freddi c cal(li.'~ In mancanza di questi devesi pe~· lo meno esigérc che il solda~o si lavi ogni giorno tutto i l corpo con acqua' fre'dda, cosa che pur t roppo si pratica assai poco dal basso popolo in Germania. Anche i piedi vengono lavati troppo raramf!nte eppure sarebbe tanto necessario di fare ripete~e sò- · vente •codo:o;t,a operazione che è un ottimo mezzo per rende1•e la pelle più resistente, fatta astrazione c'la altri ben noti vantaggi. Mediante bagni freddi e lavarnent i continuati si raggiungono due cose essenziali. Anzitutto si accresce sommamente la resistenza ~el corpo contro· 'l e intl.uenze che i11gen,erano malattie, ed in srcopdo luogo promuovesi un' attività molto energica •della pelle ciò_ che ,pe~ casb· nostro, (qrn~ di spe,ciale interes.~e. La pelle che è il principale regolatore d.ella termogenesi adempirà t&nto meglio a questo scpp.o q\tanto più normalmente e§sa funziona. Nel mentre rinforziamo codesto organo importante, noi r endiamo il corpo vieppiù atto a soppor tare le fatiche del!a marcia mettendalo in grado di el~m inare prontamente ogni eccesso di calore ed indir-ettamente operiamo anche sull?attivitù .c ardiaca, 'la quale per tal guisa viene ~lquanto risparmìata. Mm·cie d'ese1·cizio.

L a ginnastica e gli es~rci?.ii militari possono essere consideraf.i come roeZ.J;Ì effica,cì per migliorare la disposizione iì.sica alla mar~ia, inquantochè il soldato acqujsta cçn essi maggior vigore, agi1i:t4 e :fiducia; ma il miglior modD per accrescere· la r esist.enza del goldato alle fatiehe sta s~nza dub.bio nelle marcie d' esercizio .quando che sono es~guite giusta un sistema razionale. Egli è ch ìaro ch' esse non debbtmo essere fatte a caso, di quando in quando; con intervalli tlloppo lunghi i:lall'ùna ·airal.tra, altrimenti lo scopo .andrebbe pe1•dùto. . , .Pos~ibilmet1te 4,evono intraprendersi parecchi mesi av.anti il princjpio d' una manovra ossia campagna e vanno reg~la.te in (l) Furono introdotti dapprima in Irlanda dal Dott. Bar ter.


828 maniera che non solo crescano gradatamente in durata ma che da ultimo succedansi l'una all'altra senza interruzione (Bivacchi). ' In principio si faranno di sole 5 ore circa e successivamente, la loro durata potrà estendersi sino a 10 ore e più. È questa una ottimal scuola pè'r àbituare il soldato alle marcie e m~diante la quale osservando giustamente le misure di precauzione suaccennate si guarentisce la tr~ppa da stanchezza intempestiva e da fatali accidenti (colpi di sole). Negli ultimi anni in cui il nostro soldato ebbe a subire maggiori strapazzi che per lo addietro, il vero colpo di sole non verifl.cossì nemmanco nelle giornate estremamente calde, avendo avuto la pr~cauzione . di pèrmettère l'uso sufficiente di acqua per bevanda, di fàre aprire la parte superiore della tunica e sopratut.to regolando oppor•tunatamente le fermate. , L'esperienza ci apprende in modo irrefutabile che col favorire l'attività cutanea o polmonare e coll'accrescere vigore alla muscolatura ed al sistema nervoso (cardiaco) l'uomo giunge a sopp.ortare lfn grado elevatissimo di temperatuea, po~chè siccome fu già detto, per tal guisa si ovvia all'eccèssiva termogenesi ed in pari tempo si supplisce al difetto di attività cardiaca. Usando debitamente di acqua per bevanda, l'uomo può benissimo resistere per breve tempo ftno a 40 gradi di calore animale e benché in tai casi si manifestino bruciore, mal di capo e giramenti, sangue dal naso, zufolamento d"orecchi,(conseguenze di un'attività cardiaca violenta), non è però :QecessarLo che ne .consegua la pa- , ralis~ del cùore. D'altronde simili eccèssi di termogertesi [(39 ~ 40° C) non si verificano che in singolì casi rarissimi !nelle nostre latitudini, mentre chè elevazioni al eli là di questa temperatura non si riscontrano affatto.

,

VI. -

REGOLE GE NERA.TJI IN MARCIA..

Nelle -temperature moderate, semprechè le circostanze il consentano, giova attenersi quanto si può alle abitudini della guarnigione e cioè iroprendere le marcie nell'ora in cui per solito incomincia il servizio. Mediante tale Rrecauzione si risparmiano assai le forze del soldato il quale così può fare un cammino ben più lungo che non quando si. toglie al medesimo parte del sonno


829 l notturno il quale ben inteso non può mai venir compensato col r,i.poso du,r ante il giorno. Pur troppo J?Cl'ò la stagione , il clima, ed inoltre ragioni tattiche e strategiche permettono di rado di attuare siffatta prescrizione. Nell'epoca della sìate oisogna approfìttare delle priine ore del mattino od anche tralasciare affatto di· marciare di giorno, regolandosi secondo il vècchio adagio : Dalla notte verso il 'giorno e non dal giorno '~rso la notte: - Nelle marcie in giornate molto calde devesi anzitutto mantenere una· conveniente distanza - fra le Yarie sezioni di truppa e fra lo fìle stesse , nonchè lasciare libero lo spazio in mezzo alla' strada. Marciando con distanze serrate la temperatura aumenta di parecchi gradi nelle fùe della ~ t ruppa ; ' la respirazione rendesi pesante· in causa della grande quantità di acido carbonico ivi ·accumulato e si faYorisce )o sviluppo di malattie (accidenti, e colpi di sole). Per evitare, possibilmente questi malanni, come pure per accrescere l'attitudine a marciat•e della truppa giovà asl:lai il sollevare i soldati dal peso dello zaino. Egli è certo un falso 'sistema eli sopraccat'icat'c il soldat0 senza necessità ma::>sime sotto una temperatura molto elevata. Façcndo trasportare gli zaini sui carri si impedirà che rimanga addietro un soverchio numero di soldati aft'dmti dalla fati ca ed in generale scemerà il numero degli ammalati in marcia. 'Nei gt'andi calori è specialmente importante di non adottare una caden:::a troppo lenta, si~ pei motivi esposti nei primi capitoli, sia perchè i soldati non marcino alla sciamannata e senza energ'1a. Il medico port~rà speciale attenzione agli eventuali casi di malore per poter suggerire in tempo le misure meglio atte a prevcnirli. Nelle marcie sotto ' gran freddo le sezioni di truppa serrano più ·strettamente tra di loro e la cadenza viene accelerata onde tener !ungi la sonnolenza. Deve essere vietato assolutamente l'1.1so eccessivo di bevande spiritose, concedendo tuttavia di prenderno in piccdle dosi ciò clie non può tornnre che vantaggioso. A vanti di inettersi in marcia è bene che il soldato abbia ben mangiato come 'pure deve esser fornito di cibo anche per la durata della marcia. Tanto nei giorni caldi come ancor più nei giorni. freddi è prudente di moderare alquanto la velocità di m~rcia lO minuti avanti ciascuna fermata, per evitare raffred-

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Giorn. di Medie. mait.

53


830

damenti l)erniciosi. Nel gran caldo le fermate non devon<;> aver luogo nè al sole> nè in luoghi umidi, bensi terreno secco ec1 omdeve evitare quanto breggiato. Per regola i~ giornate fredd e si può di fermare la truppa all'aria apel'ta, se però nou si può fare di meno le fermate saranno brevi, scegliendo all"uopo dei siti protetti dal vento. Dopo le marcie nei giorni caldi bisogna prqcurare che i soldati si lavino i piecl~ e possibilrncnte anche tutt{) il corpo <;<>n acqua fredda (bagni l:luviali). Credo opportuno di aggiungere qui ancora un passo dell'opera del cav. J. P ringles sullo malattie nell'esercito : « Tutti sanno guanto sia necessario di mantenere la traf;lpirafione, e come la man canza eli pulitezza nel corpo contribuisca a sopprimerla interamente. Quando un ammalato di febbre veniva portato allo speciale di campo, nulla giovava meglio che una buona lavata a mani e piedi, ed anche di 'tutto il corpo cbn acqua calda ed aceto, o eli .dargli della biancheria pulita. Gli ufficiali hanno quindi ragione di insistere t.'lnto sulla pulizia del!a persona e degli abiti non solo per rapporto al buon aspetto, ma sovrattutto per rapporto all'igiene. » In caso di marcie forzate e di marcie in terreno sfavorevole· (montagna, paludi) H soldato deve essere meglio nutrito del solito, e specialmente gli si deve fomire vino e t abacco s4f!ìcientc in .marcia; Isfol,"dink dice in proposito : « Volendo fm·e derìe marcie forzate, ossia doppie, si otterrà ~i ei tist\lt.ati Jnolto soddisfacenti se giunti alla prima tappa si avrà cura di somrillnistrare ai soldati del vino, della birra o acquavite, e pane, mentre .che intanto nella stazione definitiva verrà provveduto al , rancio regolare. » I n tal guisa rinscì possibile al m·aresciallo Bassompierre di fare marcie giornaUere e continuate di 9 - 10 miglia (42 - 47 chil.). Ogni reggimento che si era messo il1, marcia. a 3 o 4 ore d~l mattino, trovava dopo 5 miglia (23 chil.) di strada un carro di pane ed uno di vino 'in vicinanza di un fiume. o di altra acqua; dopo essersi rifocillato riposava sino alle 3 pomeridiane, indi proseguiva la marcia sino a 8 o 9 ore di sera, ed appena giunto alla tappa di riposo poteva rnangiat·e il rancio che già era &tato preparato. Lo stesso, sistema era segL1ito da Napoleone negli anni 1805, 1806 e 1809; più tardi anche dagli austriaci sotto Wrede nella loro marcia a Hanau. Le marcie in tempo piovoso abbattono moltissimo la troppa

si


831 massime se continua per vari giorni in cui per di pit\ è d'uopo bivaccare. In tali emergenze si sviluppano facilmente le più. g1•avi malattie, epperò si deve portare somma cura che i soldati asciughino ben bene i propri vestiti, appena cpe loro ne è data occasione; l'uso dei panciotti è un ottimo preservativo contro le dissenterie, il chdle!'a, ecc. Per tenere la tt•uppn di buon umore è bene distribuire ogni tanto vino, acquavit~, tabacco e simili, ma 10oprattutto la musica è un mezzo efficacissimo po1• rianimare tma truppa spossata; essa viene raccomandata dai migliori scrittori miHtal'i ed anche recentemente se ne tt•asso grandissimo vantaggio. Arrivati alla tappa si rompono tosto i ranghi, come già fu detto. Nel 1860 fui io stesso testimone dì parecchi casi d" accidente (colpi di sole) verificatisi nella truppa in seguito a lungo star fermi dopo una marcia assai faticosa, durante la quale pet' altro non s'era manifestato :ùcun grave m:ùore; ò certo eh<> tali accidenti si sarebbero evitati so la tt·uppa si fosse messa subito in dposo.

DIBLIOGR.'tlFii\.. l

l. Della causa prùna da cui pt·ocede la· differenza del Braccio e della GamlJa dz"t·itti. - Pel Prof. F. Pacini. 2. Sull't,ltimo stadio del Colera Asiatico, o stadio di morte ap-_ pm·ente dei colerosi ..e s1'l modo dz" farli risorget·e - P ello stesso. 3. Ricet·che Chimiche .su l' acqua (et•ro-manganesi(era delle Pia:::uole. - Pel Prof. E. Bechi. 4. A lcuni cenni per im"ziare una Statistica medica dello Spedale eli Arezzo . ...... Pel DoLt. F. Sfol.'2i. 5. Dello Zuccaro (e1·ruginoso liquido. - FUrst. 6. Il Matrimonio. - Lettere del Dott. G. Pini. 7. S ul Catarro pur1elento dei òroncM nell'Ospedale Militare di R oma. - Pel Dott. L. G-ualdi. 8. L'etiogenesi dell'Albumt"nw·ia. - Pelle stesso. 9. Nuove ricerche Chimiche sull'acqua salso-jodica di Castrocaro. - Pel P1•of. E. Bechi.


832 10. Notizie Gèalogiche e Cliniche z'nt01·no alle acqv,e acidule e ferruginose di S . Qltirico. - Pei Prof. Ca>. P . Savi e G.

.

~~ .

ll. Rz'cord~· storia,i della Cattedra e del Gabinetto di Materia· medica nellct Università a~· Padova. - Ber F . Caletti. l 12. Società di socco1·so agli asfitici costit:uita i11. Livonw. - Per il Dott. G. Ancona. ' 13. Elisù·e di Sanità. - :J;>el Farmacista in Giamberì G. Bonjean. 14. Anatomia ed Igz·ene applièate alla Ginna$(ica. - Conferenze tenute alla Scuola mJ.litarc centrale pèr la fanteria in Parma dal Dott. G. Astegiano. 15. Studi A.nalz'tico-chimici intomo all'Acqua di lvfontione. - ' Pel Farmacista G. Baldi. 16. L'Epidemia vajuolosa del 1.871 in Ca1pi di Modena.- Pel Dott. G. Grosoli.

,

L'acqua delle Piazzuole è una delle più ricche in ferro o manganese ... .è di natura simile alla ·celebre di Cransac (Aveyron). Un litro pesa gr. 1004 ed è costituita da :

.

O, 1502 ~ Azoto . '. . . . . . . O, 0123 Acqua pura . . . . 995, 8062

995,9687

o, 0123 l, 3310 o, 0817 o, 6523 l, 0868. o, 1455 o, 1807 o, 1431 o, 0022

4,0313

Sostanze volatili: Aordoite Carbonico

. Sostanze fisse :

(

'

Cloruro di magnesia Solfato di magnesia Solfato di potassa Solfato di Soda . . Solfato ferroso . . . Solf.O di 'manganese Solfato di calce . . Carbonato di calce Silice . . . . . . . .

1000,0000 I Cenni dello 's forzi si riferiscono al 10 trimestre 1871, nel quale egli ebbe la direzione dello Stabilimento. È una statisca de· scrittiva pregievolissima. . . . . Solo avremmo desiderato uno o più specchi riepilogativi onde fosse all'uopo possibile instituire diretti raffronti e !!Ompilare dei riassunti, quando, cosa davvero desidere-volissima, il bell'esempio fosse imitato.


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833 Ii Pini tratteggia. ll aelieato argomeJ.?.to con facile e brillante parola.... Peccato che nell' inteeesse dell'-igiene accenni a desiclerii ' che rimarranno pur troppo sempre nel campo sterile dei voti, che gli interessi sociali hanno le dur~ ed inviolabili loro necessità .... .Accadrà dello aspira~~,ioui dello spiritoso collega, ciò che accadde agli amici della pace : non cbl)ero di meglio a fare che occuparsi di medicare le piaghe della guerra. L'acqua salso-jodica di Castrocaro è una delle più ricche di bromo e di jodio; in un litro, del peso di gr. 1032, 3 a 4.0 , l, contiene: .Jocluro di magoiesia. Bromuro . . . . . . Cloruro . . . . . . '· eli potassio di calcio: . di soclio . . Solfato di calce. . . . . 1\cìto silicico . . . . . . . . . . . 1\>Iateria .org:tnica. ' .. .. . .. .

0,195 0,117 3,164 0,069 2,789 43,443 36.859 . 0,143 . 0,014 '

. 0,093 i

D'acqua di S. Quirico è già ampiamente in uso e presenta veramente. qualità presi.ovolissime: è al ferro e specialmei1te a]] a ricchezza sua in acido carbonico e in biéarbonato magnies.iaco, ·che essa deve le preziose sue qualità medicamentose. L'acqua di Montiano in mille parti in peso co11tiene: Acidocarbonico 4,2276-0ssigone0,0015- A.zoto 0,0049 - Cloro 0,1064 -Calci 0,4760- Magniesia 0,6558-Soda 0,7422 - Perro 0,0150 - Manganese O,OOll - Silice 0,0250 - Sito e materie organiche tTaccie, Dei lavori del Pacini, del Gualdì, del C-oletti, dell'A.ncona, del Crosoli ci è impossibile dare una degna analisi .... Sono d'altronde già noti e diffusi ed il pubblico medico ha già loro tributata la ben d_ovuta considerazione. Del bel libro del collega A.stegiano siamo pur dolenti noa poter dare un adeguato cennò : pella natura della materia tanto abilmente tuattata sarebbe necessario discendere a particolari in: compatibili co[\ un cenno bibliografico.' Diremo solo eh~ il suo lavoro a~t.esta nell' Astegiano una compiuta conosce,nza della branca di cui gli è affidato l' insegnamento, ed una attitudine veramente pregievole acl esso; sia pella ordinata e semplice maniera di tra t-

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834 tarla, sia pell' elegante ed erudita veste che senza ledere appunto l ' ' la :fluente esposizione vale a renderla meglio accettevole e gradita.

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B~ROFFIO.

scadutd il .30 novembre 1871 sul tema

Della vaccinazione e r.iva.ceinazio:ne. l

« Sull' au~ori~à degli Uom~ni più eornpetenti, ·noll che in base· « a fatt'i n.umerosi accuratamente e senza prevenzibne ihves~gati, « lì" concorr enti con una ragionata atmlisi critica ì delle contr;:t.rie << o,pinioni attualmente dominanti, dovranno principalmente dimo« strace: se, allo stato attuale de!Ìa scjenza é dei risult~ti speri« mentali, conv~nga, o no, abbandonare ìl metodo di vacciiJ?.azione « più ge.ne1'alment.e ora in usò, per abbracciare eschi'sivamente « quello della vaccimi.z~one ahimMe ». Quali conconénti a cotesto premio .J?ervennero in tempo utile al Consiglio Superiore militare dJ Sanità due memorie colle epigrafi seguent i:

)}f emoria 1a

{Je dqll'umcma vaccina è fattìbil'e ~essm·e la sto7'ìa, dell' animale è appena 1Jossibile abbozza1·e una aronaca,

'1\II~moria 2a -

Feli'x qui potuit 1'tJ?'Um cognoscen f çausas. \


835

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!BOLILE'!"I'li!WO UFFICI."lLE

Con R . Decreti dei .15 ottoo1·e. 1.87 i. CARUSO dotL Domenico, e SANTORO dott. Luigi, medici di reggimento di 13 classe. Concesso loro a clat.are dal l'O novembr·e 1871, l'aumento di stipendio di L. 380 onde port:ll·gli a godere della paga assegnata al grado 'immediatnmonte superiore per aver passato un secondo quinquennio in effettivo set·vizio nell'attualo loro grado, a mertte dell'art. 4 della legge 28 giugno 1860. CECCARTì\ì ca,-. Gaetano, medico di reggimento di 2" classe. Concessogli, a dat!l.re dal 10 novembre 1871 l'aumento di stipendio di L. 620, pet' aver passato un quinquennio in effettivo servizio nell'attuale suo gt·ado, a-mente dell'art. 4 d'ella legge 28 giugno 1866. ALLTANA cav. Pietro, medico di reggimento di ~3 classe nel 90 regg. be1·sagl!eri. Collocato in aspettativa per riduzione di corpo, coll'an. nuo a%egnamcnto di L. 1710, a comincia1·e dal IO novembre 1871. l

Con R . Decreto del 22 ottobre 1871.

CASA'f)LA Giuseppe, far!'naeista aggiùnto nel corpo farmaceutico militare. Collocato in riforma ed ammesso a far valere i titoli pel conseguimento della ,pensione che possa competergli a. termini di legge, a datare dal 1° novembre 1871.

Con R . Dec1·ew del 25 ottobre 1871. TAJ.\'If:'ELLINI dott. Cado, medico di battaglione addetto allo speciale militare divisionario di 'Perugia. Collocato in~ riforma cd arnmesso a far valere i titoli al conseguimento di pensione, a datare dal 16 novembre 181 1. Con Detet•minaz-ioni Minùt'eriaU del 27 ot.to7ife t 871 .

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i\lOlU dott. Giovanni, medico di battaglione di classe, addetto allo spedale mi'litare divisionario ' eli Bari. Trasferito allo speciale mili tare divlsiona~io di Salerno e comàndato al.sucèul·salo di Co~cmza, T ANGO Giuseppe, farmacista presso lo spedale divisional'iO di l\1ilano. Trasferte all'ospedale divisiona1·io _di Bari. DI GREGORIO Luigi, farmacista aggiunto presso lo s.pedale divJsional'io di Bari. 'l'rasferto all'ospedale divisionario di Perugia e coman- • dato al succursale di Ancona. Determ inaz ione Ministeriale del $ novembre 1871. BELLINO dott. Gioacchino, medico di bnttaglio'ne di P classe, addetto allo spedale militare divisionario di T orino. Comandato presso l'infermeria militare di Exilles. .

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Con R. Decreto del 5 no~Jemòre 1.87j. LO CASCIO- LA,ZZARETTO dott. Salvatore, medico di battaglione di la classe nel Corpo sanitario militare. Rimosso dal grado B dall' impiego in seguito a par'ere eli un Consiglio di disciplina divisionario ed amme~so a far Ylller·e · i titoli pe!! conseguire _quell' assegnamento che posEa competer·gli a termini dé!la logge 25 ~aggio 1852 sullo stato degli uffiziali a decorrerfi! dall' l l COI't•ente mese.

Con R. Decr·ett:~ del 5 novemln·e 1.871. FORMIGLI do'tt. CamH!o, medico eli 'reggimento di F classe in aspettativa per i nfermitù ten:tporarie non provenienti dal servizio, con R. Decreto del l novembre 1870. Ammesso, per effetto doll':lrticolo' 12 della legge 25 magg·ìo 1852 sullo stato degli ufficiali a concprreN per occupare gli impieghi che si facciano vacanti nel suo grado, a cominciare dal l novdmbré 1871, e conlinuand'o a godere dell'attuale suo assegnamento, sarà considerato come in aspettativa pct• riduzione di corpo.

Dete1·mina:io1ti Ministe;ialf del 16 novembre 1.8'T 1.. MOJARES nobile Vincenzo, medico eli regg~mcnto di l :• clas&c M l 48 reggimento fa nteria. (Fenara). Trasfet·to allo spedale div'isionario di Alessandria e comandato al succursale di Piacenza. STODUTI dott. Federico, id. id. adcleeto allo spedale divisionario di Ge· nova. Tt·asferto a disposizione del comando generale della divisione militare di Roma. BERGAMO dott. Fet·dinando, id,. id. addetto allo spedale divisionario di Napoli e comandato t\l succursale di Caserta. Trasferto nel 67 regg. ' fant. Waiermo). ALgMAGNA dott. Antonio, id. id. addetLo allo spedale divisionario di Messlna e comandato al succursale di Catanzaro. Trasfedo nel 3 regg. fant. (Piemonte). . GARDINI cav. Vincenr.o, id. ià. addetto allo spedale dÌvisioru~rio di Alessandria. e com9.ndato al succut·salc di Piacenza. Trasferto nel 75 regg. fant. (Napoli). SILVE8TRI dott. Pasquale', id. id. addetto ullo spedale divisionario di Napoli e comandato al succursale di Case1·ta. Trasferto nel 71 regg. fant. (Puglie). VITTOZZI dott. Tommaso, id. id. arlcletto allo spedale di>isionario di_, Cava (Salerno) e comandato presso l'infermeria militare di Potenza. Trasferto nel 42 regg. fant. (Modena). SANTORO dott. Luig·i, medico di reggimento di 13 ' classe, addetto allo spedale divi~iona1·io di Cava (Salerno) o comandato al succul'Sale di Cosenza. Trasfetto nel 50 regg. fant. (.Qal'ma).


837 ROVERE cav. Tito, id~ id. addetto allo spedale divisionario di Verona e comandato presso l'infermeria roilitat·e eli Cremona. Trasferto nel 17 regg. fn-nt. (Acqui). · 'GADDO' dott. Giacomo, id. id. nel 15 regg. fanteria (Savona). Trasforto allo spednle divisionario di Napoli e camandato al succursale di Caserta. ' BOLLA dott. Giuseppe, medico di reggimento di 2a classe a disposizione del comando generale della divisione militare di Roma. TI·asfcrto nel •lO I'egg. funt. (Bologna). ZADEI dott. Luigi, id. id. nel 7 reggimento bersaglieri. T rasferto nel 18 ' regg. cavali. (Piacenza). _ COCCHI dott. Domenico, icl. id. nel 9 reggimento bersaglieri. Trasferto nel 26 regg. faot. (Be1•gamo). BELLO~E dott. Giovanni, id. id. nel 4 regg. bersaglieri. Trasferto nel 16 regg. fant. (Savona). QICOGNA dott. Eodco, id. id. nel lO reggimento fanteria (Savona). Tra~ferto aUo speciale divisionario di Chieti. ARRIGONT dott. Ercole, modico di regg. di 2a ol. nel 7 1~eg'g. bersag. Trasferto nel 20 regg. cavall. (Roma). l ZANETTI dott. Giuseppe , medico ~i reggimento eli 2a çlÒ.sse addetto , 'allo spedalo clivis~onal'io eli Verona è comandat9. presso l' infermeria t militlwc eli Vicenza. Trasfe,r to nel 5 regg. fant. (Aosta). CIA.PPEI dott. Cado, id. id. addetto allo spedale divisionario di Chieti. Trasferto nel 70 regg. fant. (Anco11a). · NARETTI ùott: Giovanni, icl. id. nel 2 regg.' bersaglieri,. Trasferto allo spedale divisional'io di Veron a e comandato presso l'infermeria militare ili Vicenza. CRUDELI dott. Giulio, id. id. nel 3 regg. bersaglieri. Trasferto nel 69 regg. fant. (Ancona). MUNDO dott. Vincenzo, icl. iJ. addetto allo spedale divisionario ili Palermo. Trasferto nel l regg. fant. (Re). ZINl dott. Tito, id. id. nel 70 regg. fanteria (Ancona). T t·asfei'to nel 43 regg. fant. (Forll). RlCCIARDI dott. Ettore, icl. id. "DCI 3 regg. bei·sagliel'i. Trasferto nel 44 regg. fant. (Forl\). TADDEI ,dott. Vincenzo, id. id. nall'8 regg. bersaglieri. Trasferto nel21 rcgg. farrt. (Cremona). · ~OGGI dott. Giovanni, icl. id. nel 3 regg. bersaglieri. Trasferto nel 68 regg. fant. (Palermo). ROMA dott. Ferdinando, ìd. id. nel 4 regg. bersagliar~. T1·asferto allo , spedalo divisionario di Messina. FOSSI <\Ott. Luigi, id. id. nel 6 t;egg. bersaglieri. Tra')!ferto allo speaale division~trio di Perugia e comandatO al succursale çli Ancona.


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838 CA:\1PUS dott. Antonio, id. id. nel 2 regg. bersaglieri. Trasferto nel 48 regg. faut. (Ferrara). CARASSO dott . Antonio, id. id. nel 6 regg. bersaglieri. , Traf!ferto allo speciale divisionario di Pa~ermo. SCI-HARÒLI dott. Alessandro, id. id. nel 6 •regg. bersag·lieri. Tra's fe\'to nel 63 regg. fant. (Cagliari). TAGLIERO dott. Bemardo, id. ìd. nel IO ~·egg. bersaglieri. Trasferte allo spedale di•isiona.rio di Napoli o comandato al succursale di Caserta. BUIZA dott.• Evaristo, id. id. nell'8 regg. bersaglieri. Trasferte nel 30 regg. fanteria (P isa). _ SF&ISO dott-,!Luigi, ici. id. nel 10 reg;g. bersaglieri. Trasfert.o nol 3 regg. eli cavalleria (Savona)! GUERRIERO dott. Francesco, id. id. nell Oregg. bersaglieri. T1·asferto nel 15 regg. fanteria (Savoia). MONARI dott. Etto1·e, medico di battaglione di l a classe, addetto allo speda.le divisionario di Bologna. T 1·asforto nel 5 regg. di Cl\vallcria (Novara). VITA <lott. Felice, id. id. addetto allo speùale divisionario di Cava (Salet;no). Trasferte nel 66 ' regg. faut. (VaUelliùa). VIGLIANI dott. Car·lo,' medico di batt.aglione di l :t classe, addotto allo speciale divisionario d'Alessandria, e comandato pr esso lu. infe1·mcria militare eli Casale. Trasferte nel Corpo Zaypat01-i •del genio. CORSINI dott. Salvatore, id. id. addetto allo speciale divisiomwio di Palermo. Trasferto nel 73 reggimento fanteria (Lombardià). BELLINA dott. Eugenio, id. id. nel 16 rcgg. di cavalleria (Lucca). Tras~erto allo spedalo divisio~1ario di Firen?.e. DELLA CORTE dott. Alfonso, i,cl. id. addetto allo 'speciale' divisionario di Napoli e comandato al succursale eli Caserta. Trasferte nei ~8 reggimento fantel'ia Fe1·ral'a). · GAMBC'H dott. Stefano, id. id. nel 73 regg. fanteria (Lomba1·dia) Trasfort<> nel 2 reggimento granatieri tSardegna). ' LAI-MIGLIOR dott. Luigi id. id. addetto allo spedale divisionario di Ge-nova e comandato alla succursale di Cagliari. Trasfer to a disposizione del comando g;ene1·ale della divisione militare di Roma. MOSSA dott. Carlo. id. id. liel 73 regg-. fanteria (Lombawlia). Trasfl:lrto ~Ilo speciale divisionario clj Padova. LACAVERA dott. Onofrio, id. id. a disposizione del Comando generale della. divisione militare di Roma. Trasferto allo speciale divisionario di ~apoli e comandato al succursale di Caserta. DELLACHA dott. F1·ancesco, id. id. addetto allo sp~clale divisionario di Alcssandl'ia o comandato al succursale di Piacenza. Trasferte nel l r~ggimerìto d'nl'tiglieria.


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RICCA dott, Roberto, medico di battaglione di 2"- classe nel l. reggimento granatieri (Sardegna). Trasfet•to allo spodale divisiona-rio di Verona. A.STESIANO dott. Emilio id. id. nel ji8 regg. fanteria (Ferrara). Tra· sfet·to neT l reggimento granatieri (Sardegna). • ' VALLINO dott. Giov~;~.nni, id. id. .addetto allo spedale divisionario di Firenze. Trasferto nel 16 regg. di cavallet·ia (Lucca). LUPOTTI dott. Fioren<~o, id. id. nel Co1'po zappatori del genio. T.rasfet't'O nel 46 reggimento fantet·ia (Reggio). CERVASIO dott. Salvatore, id. id. nei l regg. d'artigl).eria. Tt•asferto ' nel 33 t·eggimento fanteria (Livorno). ' ' VERNETT[ dott. Luigi, id, id. addetto allo sped~!o. divisionario di Verona e comandato al succursale di Manfova. Tt·asferto allo spedale divisionario di Torino. PETRONE dott. Pieiro, id. id. addetto allo spedale divisionario di Perugia. Trasferto nel 73 reggimento fanteria (Lombardia). LA TORRE dott. Felice, id. id. addetto allo spedale divisionario di Verona. Trasferta nel 20 reggimento di cavalleria (Rom~). VITT ADINI dott. Luigi, medic.o di battaglione _di zn classe,' àddetto allo spedale divisionario di Verona e éomandato al succursale di Brescia. · -TrasferLo nel 28 reggimento fanteria (Pavia). VALORANI dott. Filippo, id. id. addetto allo spedale divisionario di Padovp.. Tmsferto allo spedale divisionario di Cava (Salerno) e coman9~to al succursale di Cosenza. BA.fSSO-AR.NOUX dott. Giuseppe, medico di batt. · di l a classe, addetto allo spedale dìvisionario di Torino. F AN'l'INI dott. Giovanni, medico di batt. di 2" classe, addetto allo spedale divisionario ~i T01•ino. T,t·asferlti al l regg·. bersaglieri. BAROCCI-Tiì.'II dott. Enrico, medico di batt. di 1a classe, addetto allo spedàle divisionario di Milano. GOVER~ATORi dott. 'Vincenzo id. id. nel 66 regg. fanteria (Valtellina). , Tt•asferiF al 2 regg. bersaglieri. VESP ASIANI dott. Giulio, medico di b(,\tt. di l a cla...o.se, addetto allo spedalo divisionario di Padova e comfltldato al succursale di Venèzia. CIUFFO dott. Giovanni, medico di batt. di 2} classa addetto allo spedale divisional'io di Firenze.. Tt·asferiti ~l 3 regg. bet"Saglieri. P ANARA dott. Panfijo, medico. di batt. di P classe, addetto allo spedale divisionario di Chieti. PINTO dott. 0iovanni, med. di batt. di classe, nel 33 regg. fant.oria (Livorno). Trasferiti al 4 regg. bersagliar~.

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AMORIELLO dott. P ietro, rnediéo di batta.glione- eli I a cla,sse, e RAVELLI cav. Carlo, medico di battaglione di 2a classe addeÙ·i ano spedàle divisionario di Firenze, e comandati al succursale.diLil•orno." Trfl~feritf al 5 reg-g. be1>saglieri. PER0NACCI' doté. Rosario, medicÒ di batt. di P classe, a<ldetto allo .• ,l ~pedale division.arib di· Milano. . CARr\.DONNA' ciott. Antonio, medico di bait. di ~, classe, addetto allo spedalé divis. di P erugia e comandato al succu:r~~le di Ancona. Trasfedti al 6 regg. bersag lieri. · ASQJJINI do~t. Enrico, medico di ba~t, eli là 'clas,s~, addetto allo spedale divisionario cl,i Padova e comandato al succu~·sale di Treviso. GOTTARDI dott. Luigi, medico cÙ batt. di 2a cla.<:1se, addetto allo spe-1 . dàl,e , divisionario di Padovq.. Trasferiti · al 7 regg. ~ersaglieri. PRANZATARO, dott. Ca\'min·e, medico rli bat.t. di P classe, aclgettq ·allo spedale ~'ivlsionario. di Pf~lermo. · PIRONTI .clotto1'e Gaetano. id. id. addetto allo spedale divisionario eli Vet•ona, . Trasferiti 'all'8 ·~·egg. bersaglieri , MA.TOL'I dott. Giuseppe, mecliço ç!i bat.t. di classe, addetto ~Ilo spedale -divisionario di Bari. . l ROSSI' dott. Francesco, id. m. addetto allo SJ}edale divisionario di Firenze. Tr~sferiti al 9 regg. bers>~glierj. PISANO dott. Giovanni, 1 medico di batt. 9i P classe; nel 2 regg. gra. natieri (Sardegna). . ' • AUDO-GL;iNNONB do~t. Pietro, id. id. -addetto allo spedale divisionario di. .F irenìe. Trasferiti al lO regg. bersaglieri. RESASCO dott. Adolfo, medico di i·eggi.mento d.i 2a cla;;sl ac~detto allo spedale divisi'Q_nario eli Alessandria.. ~Destinato presso il l distretto militare (Ales$àùdria). ' QBAUDI dott. Pletr9, medico eli reggimento di i~ d;:~ss~ nel 17 reggim,ente eli faqteria, Acqui. Destinato presso il 2 distt'ettò miliÙtre (Piacer1Za). ATTI, dott. Gio. Battista, medico di reggimento di èlasse addetto allo $pedaTe divisionario . eli: Bari. Destinato presso il 3 distretto rnilitare (Bari). · . , CANELLES 'dott. Federico, id. id. nel 3 regg. dL cavalleria (Savoia). De.<>tinato presso il 4. distretto militare (Foggia). DE MARTINO dott. Luigi, medico di battaglione di l;_classé nel 5 reg- . gimento d.i . cava.llcria. (Novarà). Destinato presso il 5 distl'ctw militare (Lecce).

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841 - FIORI dott.• C~snre, medico di reggimento di l') classe nel 43 reggimento fanteri<> (Forll). Destinato presso il 6 distretto milit. (Bologna). MONTANARI dott. Luigi, medico di reggimento di P classe nel5 reggimento fanteria (Aosta). Destinato presso il 7· distretto militare (Pa1·ma). CATT.Ai'ffiO dott. Antonio, medie<> di reggimento di 2a classe nel l reg~ giment~ bérsaglieri. Destinato presso l' 8 dis.tretto militare (Ra.venna). SARNO dott. Vincenzo, medico di reggimento di P classe nel 26 reg- • gimento fanteria lBet·gamo). Destinato presso il 9 distretto militare (Chieti). MARCOTULLI dott. Costatltino, medico di reggimento di 2'1 classe nel 44 reggimento fanteria (Forll). Destinato presso il l O distretto militare (Teramo) ' ROT.:UTI cav. Giuseppe, id. id. addetto allo spedale di•isionario di Firenze. Destinato presso l'l l distretto militare (Firenze). ANGONOA 1cav. Pietro, id. id. nel 75 t•eggimento fimteria (Napoli). Destinato presso il 12 distretto militare (Siena). GIORG:lNI dott. Matleo, medico eli reggimento di pt classe nel 5 reg. -gimer1to 'bersag-lieri. Destinato pl'esso il 13 distretto militare (Livorno). FERRAl'-lS dott. Luigi, medico di battaglione di 1a c1asse nel 46 reggimento fanteria (Reggio). DestinMo presso il 14 distretto militare (Lucca). èAO dott. Antonio, medico di reggimento ·di' classe, àddetto allo spedale divisiot;ario eli Genova e comandato al succursale di Cagliari. Destinato pt·csso il 15 ùistretto militare (Cagliari}. ~ GEV ASCO cav. Alessandt·o, rnedico di reggimento di la classe nel 3 reggimento fanteria (Piemonte). Destinato presso il 16 distrétto militare (Genova). P ANZANO dott. Gluseppe, id. , id. · addetto allo spedale divisionario di Genova e comandalo all' infermeria militare di Sassari. Destinato presso il 17 distretto militare (Sassari). FRÈREJEAN-JOLIDOIS dott. Giuseppe, medico di battaglione di la classe, addetto allo spedale divisionario di Verona. Destinato presso il 18 distt·etto militat·e (Catania). FURITA1'{0 cav. Giovanni Battista, medico di reggimento di l' cla;se nel l reggimento fanteria (Re). Destinato presso il 19 distretto militare (Catanzaro). · PONTORIER' dott. Agostino, id. id. nel 21 reggimento fanteria (Cremona). Destinato pt·esso il 20 distl'ftto militare (Messina). DI FEDE dott. H.a\Taele, medico di battaglione di' P classe, addetto allo spedale di'iisional'io di Firenze. Destinato presso il 2 1 distretto militare (Reggio Calabria). CA;MEI_l.ONI cav. Antonio, medico di regg:. di l a classe, addetto allo

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842 spedale divisionario di Milano. Destinato presso il 22 di~tretto mìlit. (C.omo). _ , POGf_,IAN l cav:·Luigi, medico di regg·. di classe nel 2· i·egg. b.et:saglieri. DB'stiriatO' presso il 23 disft·~tto miiit. .(Milano). · BELTRAMINJ dqtt. Luigi, medicò di batt.aghone di l" classe, addetto allo spedale divisionar io di Bologna e ~omandato al succursale di P.arma. Destinato pr.esso il 24 distre~to milif (Novm·a). " ' SIRACUSA dott. Michele, ,medico ·di regg. di zn classe à~l 71 regg. fanteria (Priglie). Destinato pl' esso il 25• distretto mìlit. (Benevent,o). QORCIONE .dot~. Achille, medico di tegg. di l ~ classe nel '6:'3 regg. fanteria (Cagliari). Destinato presso il '2t distretto milit. (Caserta). BILLA cav. Domenico, id. id.., addetto allo spedale dìvisionario di ~a­ poli. Destinato presso il Z7 distretto milit. (Napoli). $0ST,ERO dott. Gi\lseppe, i~. id. add'etto allo speda\e' divisiooai·io di Padova e coma11dato al .sucçursale di Treviso, Destinato presso il 28 d.istretto mÌlit. (Treviso). BINÌ dott. Giovanni, id, id. , addetto allo spedalt< di.cvìsionario di Pàdova. Destinato press9 il 29 "distretto railit. (B,!).dova). TRUFJ<'I dott.. E'r<:ole, } d. id. id. id. e coman.d·ato al succursale d'Ucline. Destinàto presso. il • 30 cii stretto mitit.' (Udip e'): · POLLINI dòtt. Evaristo, medtco cii regg. eli 2a classe nel 30 reg.g. fan t (Pisa). Destina~o presso il 3~ distretto milit. (Qaltanissetta). T ITÒNE • dott.'· Ger olaìno, medico di battaglione di l" classe nel 28 regg. fànteril:i: (P;wia). Destin<tto pr·e ssò iH32 distretto mili:t. ('fr•apa,ni). DE MARç3HIS dott. Vincenw, medico di . regg. di l" classe nel 69 ·regg. fimteria (Ancona). Destinato presso il 33 ·distretto milit. ('rì.tlermo). EAPINI dott. Antero, id. id< nel' 18 regg: di ca.valleria (Piacenza). Destin.ato presso ·il 34 distret~o milit. (.\.ncona). · V.ANZI dott. Lamberto, ~edico di ' regg. di 1'1 ·-dasse, adçletto al~o spedale divisiona~o dì Fit!enze. Destinato presso il 35··distretto milit. (Perugia), . ·, . . · . . B.OARELLl dott. •.Giiheppe,. ict .id. nel 40 regg. fante1'ia (Bolog!la). Destinato presso il . 36 cljsh·etto n:iilit. (Roi'na). .' . ' LANCIA cav. Giuseppe, medicò di regg. di 2~ ' classe nel . JP regg. bersaglieri. Destinato pres~o it 37 distr etto rnili t. (Cosenza). $AT TA èìott. Giuseppe, id. id·. nel 9 regg. bersaglieri: Destinato presso ' ' il 38 dìstretio milit. (Potenz!)). PEPJi; dott: Achille, medic6 di regg. dì ]a classe, addetto allo spedale divisionario eli Nap9li, e comi).ndat.o ~l succursale ' di ·aaeta. Desti. natO presso ii 39 distretto mili t. (Salerno).· . . LEVESI cav. Giovanni, -id. id. nell'8tegg. bersaglieri. Destinato presso · il 40 distl·etto milit. (Cuneo).

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&


843 .

REGIS dott. Stefano, id. id. nel 67 regg. fanteria (Palermo). Destinato presso il 41 distretto milit. (Torino). MADASCHI dott. Gio. Batt., id. il. nel 5 regg. bersaglieri. Destinato presso il 42 distretto milit. (Bergamo)t PIRAS dott. Antonio, medico di regg. di la classe, addetto allo spedale divisionario di Verona e comandato al succursale di Bte~cia. De, stinato presso il 43 distretto milit. (Brescia). MAì'\ZI dott. Baldas..,are id. id. nel 42 regg. funt. (Modena). Destinato presso il 44 distretto milit. (Cremona). POFFE dott.- Aut·elio. medico di regg . . di 2:. classe nel 5 regg. bersaglieri. Destinato presso il 45 distretto milit. (Verona). MEREU dott. Luigi, id. id. nel 4 regg. bersaglieri. Destinato presso il 46 distretto milit. (Campobasso). RAPETTI dolt. Giuseppe, medico di regg. di 1a classe presso lo spedale divisionario di Pet·ugia e comandato al ~!UC<mrsa1e eli Ancona. Destinato presso il 47 distt·etto milit. (Modena). CAPRA dott. Giu~cppe, id. id. presso lo speciale divisionario di Firenze. Destinato presso il 48 distretto milit. (Aquila). ' M:ARRI dott. Loùovico, medico di batt. di l • classe presso lo spedale divisionario di Padova. Destinato presso U 49 dìstrett.q inilit. (Arezzo). MALTESE dott. Vincenzo, medico di 'regg. di 2" classe presso il' 50 q·egg. fanteria (Parma), Destinato presso il 50 distretto milit.. (AvelJino). PELLEGRINI c..w. Leopoldo, medico di regg. di P cla~se nel 7 -regg. 1 bersAglieri. Destinato presso ' il 51 distl'etto milit. (Venezia). SEGRE dott. !sacco, medico di regg. di 2a. classe presso lo spedale divisionario di Padova. Destinato presso il 52 distrett.o milit. (Macerat..'t). • PA.t~CERASI dott. Vil·ginio, id. id. presso il 68 regg. fanteria (Palermo). Destinato presso il 53 distretto milit. (Pesaro) .

Con R. Dee~·eti del 15 novemln·e 1871. FRESA dott. Pasquale, medico di reggimento di l a classe nel corpo ·sanitario militare, in aspettativa per riduzione di corpo. Collocato· a riposo per anzianità di servizio e per ragione di età, ed ammesso a fa:- · valere i titoli pel conseguimento della pensione di giubilazione che possa competergli a termini di legge, a datare dal l dicembre 1871.

Con R. Decreti del 19, novemb-re 1871. VARRIALE- Giuseppe, farmacista di 2a classe nel personale farmaceutico militar~. Collocato in riforma ed ammesso a far valere i titoli pel


844 conseguimento della pensione che possa competergli a teJ·mini di legge, a datare dal l dioempre 1871. Con R. Decreti del 1.7 nc!>embre 1.871.. MURA dott. Giuseppe, medico di· reggimento di P classe. Rivocato dalI'impieg·o in ~eguito a parere di un consiglio di disciplina divisio, nale, ed ammesso a far valere i titoli all' assegnamento che possa competergli, a tenore- della legge 25 maggio l.S52, a decorrere dal 21 corl'ente mese. P ASQUALIGO dott. Pellegrino, medico di battaglione di 2" classe, in aspettativa per motivi di famiglia a Venezia.. Dispensato dal se~·vizio in seguito a volontaria dimissione. MORI dott. Giovanni, id id. addetto allo !>pedale divisionario di Cava (Salerno), ·e comandato al succursale di Cosenza. DispcnsR.to dal servizio in seguito a volontaria dimissione, a datare dal 1 dicembre 1871.

R. Dect•eto 'tl.el 12 1wvcmbre 1871. in seguito a rn·oposta del Ministei'O della Ma~·iM. DELLA CROCE cav. Giuseppe, farmacist..'t capo di l a; classe presso l'ospedale divisionario militare di G~n ova. Nominato cavaliere dell'ordine equestt-e della Col.'ona d'Italia.

R. Decreti del 22 novembre 1871. FOR.MIGLT dottor Camillo, medico di reggimento di la classe, in aspettativa. REZZENTE dott. Giovanni, medico di battaglione di 2a cla.Ssfil'!>resso l'ospedale.milital'e di Brescia. Collocati in riforma ed ammessi a far val'ere i titoli pel conseguimento della pension~ che possa loro competere a.termini di lQgge, a datare dal l 0 dicembre 1871,. \

Il Dù·etto1·e Med. Ispctt. CERALE comm. Giacomo.

n lleàattO?·e Med. Dirett. cav. BAROFFIO. Martlni Fedele, gerente.

'·

•


ANNO XIX- Firenze, ·IO, 20, 50 .~icembre 487~1 -N. 34 a 56. ,, ,j

,. RELAZIONÉ SULLA LEVA DELL'ANNO 1870 PEL CIRCONDARIO DI llfON1'EPULCIANO.

Firenze, li ~} marzo 1870.

Nel 'rassegnare il resoconto sulle opera.zioni di leva testè compiute nel C.irco,nda~·io di Montepulciano, il sottoscritto crede oppoì·tuno far precedere ai'· quadri dimostrativi unà succipta esposiriQne di quelle Ioca~i condizioni che esercitando una. diretta infl.uenza suilo svill1ppo fisic'o e morale deg·Ii i-ndi-yidui possono avete uì1 causale rapporto sull'esito delle opt razioni rnede'sitne. ' b: ' Cinque' mandamenti custituiscono il C.il;condario di Montepulciano, i.l quale. è situato nelle tre valli dì Chiana, d' Orcia : e di Paglia, . è limitato al nor~l dal tei-ritorio d'Arezzo, all' ovest da q<ueilo di Siena e confina al. sud ed ali' est colle pr'Ovincie Umbre di Perugia ed Orvreto. La popolazione; che secondo l'ultimo censimento ascenderehbè a 45 mila abitanti. è 'varil}mente riparti nei cinque mandamenti di ~i enza, Ra~ dicofani, Chit1si, Sìnalunga e Montepùlciai.lo, dei quali i tr~ ulthni rappresentano 'le . parti più importanti del CircondaJ'iò riguardo ,.a popolazìone e risorse industriali. ' · 'La grande differenza che' si riscoritra nelle condizioni fìsic·o· geografiche dei· paesi costitnenti il Circondario e la disparitàdi stato economico- industriaie -e ~sanitario che clomina tra quelle po})olaziorii ci obbliga di considerare tutto il territorio diviso in due grandi ,regioni, da una parte :cioe la valle eli Chiana, - Chiusi, Sinalunga e Montepulciano - · dall'altra i ,paesi !Uontuosi che forrhano·.parte 'delle piccole valli d'Orcia e di Paglio - Pienza e Radicofani. Giornale di :Meclic. milit. 1871. 54

t;·


845 Geog~~afìa fiSica

e Geologia.

I tre popolosi mandamenti di Chiusi, Sinalunga e Montepulciano fanno parte della valle di Chiana. Essa forma un vasto tratto di terreno più esteso da sud-est a nord-ovest che da nord a sud, limitato allé due estremità da Chiusi ed Arezzo, cinto a trarootana dai monti d'Arezzo, Curtona e Perugia, a mezzogiorno da Sinalunga, Torrita, Montepulciano e Chianciano. Tutti gli ora menzionati paesi coi loro comuni di Sarteano, Cetona, Trequanda giacèiono sul ,;er&ante settentrionale degli ameni e fertilissimi colli, che fanno corona alla valle medesima; la loro elevatezza è varia; notevole è quella eli Montepulciano, che non è minore di 995 metri sul livello del mare, minima è quella di Chiusi che giace in piccola altura di poco elevata dal piano della Chiana. La valle è provveduta di due piccoli laghi, cioè, il lago di Chiusi ed il Chiaro di Monte-Pulciano, situati l'un dall' altro a poca distanza, comunicanti tra loro per mezzo del canal principale della Chiana e ricchi di pescagioue. La storia di tutti quei paesi rimonta ai secol~ più remoti e dà principio alla storia stessa d' Italia. Infatti i primi popoli civili che abitarono la penisola aveano fatto di Chiusi uno dei grandi centri della loro attività industriale e commerciale e ciò è dimostrato dagl'innumerevoli oggetti di arte scoperti e r.he si vanno scoprendo tuttora in Chiusi, monumenti tutti della grandezza e civiltà Etrnsca. L'epoca terziaria è quella che ha contribuito .alla formazione della maggior parte del terreno della valle di Chiana ; i suoi strati profondi sono costituiti da tufo calcare, ricco in molti luoghi di conchiglie marine, fossili, e commisto a massi di terreni ghiaiosi di trasporto appaJ1,enenti ad un'epoca 'alluvionale più recente. In alcuni punti la massa ca1care che . forma lo strato profondo è sepolta. sotto grosse stratificazioni di torba e di lignite, come a .Sinalunga e Torrita, la di cui


84'{

presenza starebbe da sola ad attestare che quel terreno anticamente era palustre. In altri punti la stessa m~ssa calcare è attraversata da filoni di ferro ossidato e solforato ; questo minerale veniva una volta utilizzato dagli abitanti per la confezione del vetriolo verde o solfato di ferro. Sotto la roccia calcare trovansi le marne argillose, quelle stesse che sotto il nome di crete rivestono i monti dei dintorni di Siena. · Fra le fonti minerali e termali di cui natura ha largamente provveduti quei paesi meritano S!Jeciale menzione le t erme di Chianciano . e le moffette di Sant'Albino; sono som- . ministrate le prime da-lla fonte così detta dell'Acqua Santa, la loro temperatura è di 33 gradi centigradi e tra i minerali ch'esse tengono in soluzione abbondano i cloruri ed i solfuri alcalini, questi ultimi in maggior quantità ; sono sature ancora di. acido solfìdrico, il quale svolgendosi in abbondanza alla superficie impartisce loro il suo odore caratteristico. Le terme ÙL Chianciano sono utilizzate a scopo terapeutico contro le dermatosi e le affezioni glandulari croniche; un grande stabilimento balneario, eretto già da antichissimo tempo in ·vicinanza. della fonte, accoglie tutt.i gli anni un di&ereto numero di bagnanti. Sembra però che la riputazione di quelle acqué sia stata maggiore nei tempi antichi e che ora vada sempre più decadendo. Le moffette eli Sant'Albino consistono in un numero estraordinario di getti di gas acido solfidrico che la terra tramanda sotto un'acqua limacciosa ed inquinata di sali di ferro per un'estensione di terreno di circa 3QO metri quadrati ; è un curioso fenomeno che può interessare il naturalista, ma che non può essere rivolto a veruna utilità.

Cnndizioni indusl'rz·azi. Le antiche carte geografiche ci rappresentano la regione che forma attualmente la valle di Chiana come un vasto . tratto di terreno incolto e intersecato da innumerevoli sta-

•


848 gni ; tale era infatti questa terra Jl(:li tempi scorsi, o per meglio dire essa non forma\a che un'immensa palude dalla cui micidiale atmosfera sfug-giva ogni essere vivente. Non furono però le naturali vicende c1aelle che operaron o una cosi felice metamorfosi la quale anzi è dovuta in tutto alla potenza dell'arte idraulica; tutti quei terreni furono bonifkati col sistema della colmazione, operazione che consisteya nel trattenere per u~ certo .tempo le acque che i torrenti portavano alla valle in grandi bacini costruiti con la:vori cl'arginat.tu·a, !asciandole poi sgorgare per aperture praticate dopo che aveano deposto le terre che aveano seco loro trascinato. Con questa opera lru1ga e dispendiosa si riuscì a rialzare a poco a poco i tet'reni ed impartendo a tutta la valle una stabilita peudenza si obbligò il canale prin c.ipale della Chiana ad invertire il s uo corso, di modo che, se dapprima sboccava nel TeYere ora mette foce clil'ettamente nell~Arno sotto Al'ezzo. In . gra;-lia di quest'opera maravigliosa si ottenne un prosciHgamento quasi completo della valle che da infetta palude si cambiò in una ubertosa e ridente campagna. Nelle attuali condizioni poi la valle di Chiana è una delle più felici terre dell' agro toscano : abbonda eli ogni sorta di prodotti agl'icoli super-iori in qualit~ a quelli delle altre pro'lincie : primeggiano fra questi i suoi vini squisiti i suoi superbi bestiami ; ainùiùue questi generi di pl'odotti sono ricercatissimi anche all' cst~ro e se n ' esercita l' esportazione in una pro.:. porzione annuale nòn indiflèl'ente. V cngm10 in secondo luogo i grani e l'olio, quest'ultimo specialmente }lel comune di Cetona e di Montepu lciano. Anticamente la cultura dello zafferano formava un' altra lucrosa industria di quegli abitanti, attualm.ente è del tutto ·abbandonata. L 'arte di coltivare la te1·ra e di allevare il bestiame è spinta alla • perfezione, ogni angolo di quel suolo ci appare lavorato con la massima accuratezza; tutta la campagna è popolatissima, i contadini in generale godono d'una certa agiatezza perchè la proprietà. è mol to divisa, si nutrono bene e possiedono dimore comode e bene ripa.r ate.

e

#


849

Non farà meraviglia se, tra una popolazione eminentemente agricola che da un' estl'aordinaria feracità del suolo tt•ova largo compenso alle sue fatiche, 1' industria manufatturiera non trovi condizioni a svilupparsi e prosperare ; e~sa infatti • è ancora ben lungi dal sopperire ai bisogni degli abitanti e tutto si riduce a qualche fabbrica di vetro ed una conceria. di pelli. La sola industria agricola assorbe ogni attiYità, occupa tutte le braccia e costituisce la Yera r icchezza del paese. 8 taL() sanitario.

Se con quelle opere idrauliche di cui si è fatta parola si giunse a dare alla valle di Chiana la feJ•tilità meravigliosa che possiede, non si riuscì però a rimuovere affatto dalla sua atmosfera la malefica influenza dei miasmi generati dalle acque stagnanti. I due laghi di Chiusi c ~i Montepulciano, poco profondi, non bene circoscl·ltti nel loro bacino, straripano con la massima facilità sotto le grandi piogge, sommergono buon tratto di terreno e di\enta.no fomite di malaria; pertanto nelle stagioni molto piovose svlluppasi spesso endemicamente. la febbre peribdica benigna e qualche r ara volta con caratteri perniclosi; si è osservato però che contraggono più facilmente la malattia i contadini che ritornano dalla vicina maremma, dopo cioè d'essersi esposti per lungo tempo a più potenti cause d'infezione. Frattanto sembra che la natura stessa voglia rimediare a queste spiacevoli condizioni compiendo ciò che l'arte avea cominciato, i due laghi vanno sempre più restringendosi spontaneamente e in un tempo più o meno hmgo si prosciugheranno completamente ·1iberanù" il paese da ogni miasmatica influenza. Altre malattie d'infezione come febb!'i tifoide si bsservarono di rado; il colera stesso è colà una malattia sconosciuta. Alquanto diverso è lo stato sanitario dei paesi situati sul!~ alture che circondano la Yalle, specialmente di quelli che giacciono a notevole altezza come Montepulciano. I \'enti che colà dominano ·impetuosi e continui, le nebbie. ricorrenti, la


85U

instabilità della temperatura sono altrettante condizioni favoreli allo stiluppo di malattie d' indole reumatica e nervosa, hanno poi una singolare predominanza le morosi nelle loro più svariate forme, cioè isterismo, catalessi, convulsioni _ nelle donne e nevralgie varie nei maschi, affezioni tutte di carattere piuttosto ribelle alla. terapeutica. Un'indole buona e pacifica, benevolenza verso lo straniero, l'amore al lavoro ed alla famiglia form ano le dotr morali precipue di quella popolazione, inoltt·e il rispetto della J)l'Oprietà si riconosce dal piccol numero di furti che succedono e l'obbedienza alle leggi dello Stato da trovarsi in media nella leva d'un anno uno o due renitenti, dalla mancanza di simulatori e dalla rarità delle mutilazioni f1·audolenti. Al contrario l'istruzione lascia non poco a desiderare e non osta.nte che tutti i più meschini vHlaggi sieno p110vveduti di maestri il numero degli analfabeti è maggiore di quello che non si ·addic'a ad un popolo civile. Condizioni fisiche economiche e sanitarie affatto diverse si riscontrano nella seconda parte del circondario, cioè nella regione montuosa che fot'ma ·le due valli Paglia e d'Orcia, ed 'a cui a.pparte.Qgono i due mandamenti di Radioòfani e Pienza. · Radicofani, c,oi suoi comuni di Pian Castagnaio, S. Cassiano dei Bagni e Abadia S. Salvadore, constituisce la parte più elevata del circondario. Radicofani giace ad un' elevatezza di 1320 metri dal livello del mare, sopra un terre no di natura evidentemente vulcanica; i t\1fi basaltici, le lave ed altre roccie d'eruzione si trovano in abbondanza ed estese per un raggio di un chilometro e mezzo, la roccia. vulcanica di Radicofani è coperta in molte parti da uno skato d'alluvione~ nel quale predomina la marna conchiglia.re. n suolo non somministra abbondanti prodotti, anzi nella parte più altq. non crescono che pascoli naturali e soltanto verso la pianura si coltiva con qualche profitlo il g1·ano. Anche il suo clima non è molto salubre, l'atmosfera è umida per le continue nebbie che vi dominano, la stagione inver-


851 1

nale è molto rigida ; se a queste condizioni s'aggiunge l'indigenza degli abitanti del contado che sono male nutriti e peggio r iparati, c non escludendo anche qualche potente causa ereditaria, avremo più che giustificata la presenza in quel territorio di malattie sconosciute agli altri; vi dmninal)o infatti le affezioni ghiandolari nell'infanzia e la febbre periodica nell'età adulta. ' ' Condizioni poco diss·imili di Radicofani troviamo nei comuni di Pian Castagnaio, S. Cassiano e Abadia S. Salyadore. . P ian Castagnaio giace sul fianco orientale del monte Amiata su di un terreno appartenente a formazioni geologiche di..;rèrse secondo le varie élévatezze ; si trova cioè la r occia calcare stratiforme dal letto del fiume Paglia sino alle mura della città; da quel punto incomincia a scoprirsi la r occia vulcanica, cioè 'l'rachiti e Basalti, che verso Ia cima coprono da soli .la superficie del monte. 'l'utto il terreno è coperto da boschi foltissimi tra le cui piante primeggiano i colossali castagni che diedero il nome al paese, inoltre i faggi e gli oliveti. La terra non dà che pochi prodotti dei quali piil importanti sono le castag1ie e le legnà; gli abitanti, non avendo ad occuparsi gran fatto d'agricoltura, si danno alla piccola· industria del lavoro del legname per la confezione degli utensili domestici ed ·agricoli. Altro prodotto del territorio con-' siste in pascoli naturali. Lo stesso puossi dire riguardo ai due comuni cl'Abadia S. Salvadore e S. Cassiano dei Bagni; ambedue paesi montuosi giacenti su terreni simili ai precedenti e senza altri prodotti che quelli dei terreni puramente boschivi; è da notarsi solt~nto che ambedue possedono fonti termali e minerali d'acque··calcareo- slilfuree rinomate·molto all'epoca romana e celebrate dal poeta Venosino sotto nome di bagni Chiusini. Abadia possiede ancora delle cave di gesso dalle quali traggono la giornaliera sussistenza buon numero di lavoranti. L'industria man)lfatturiera si riduce al lavoro del legname. Lo sviluppo intellettuale o mo~'ale fa· più difetto colà che altrove. Gli abitanti hanno un carattere piuttosto violento, sono prope?si alle risse, la statistica dei


852

tribunali ha da registr·are annualmente non piccol numero di reati ed alla leva di questo anno si verificò una mutilazione fraudol~nta. L'istruzione è pure difettosa. Non resta che a fa.r parola del piccolo mamlameuto eli Pienza situato in Val d'Orcia coi suoi due comuni di S. QuiricO e Castiglione, paesi ancho questi montuosi ma ad una elevatezza minore dei precedenti e che pure godono di una mediocre fertilità, i terreni vi ~ono abbastanza coltivati e con sufficiente profitto, i prodotti sono i medesimi che dà la Valle di Chiana benchè in qualità ed nbbondanza a quelli molto inferiori. Il torrono dominante è la marna conchigliare e l'argillosa ricca di sorgenti minerali che però non sono utilizzate a scopo veruno. Industria quasi nulla. Le condizioni sanitarie in generale sono eccellenti, l'aria è salubre ùeuchè la temperatura sia ordinariamente rigida. Le nevrosi ed i reumatismi sono i morbi predominanti, e gl'individui offrono ur~ fisico sviluppo molto superiore a quel~o che si è osservato negli altri mandamenti.

Riept.'logo della leva sui nati nel 184.8 nel Ci1·condario di Montepulciano.

Totale

lnscriui

Visiuui

Riforml\u

Rivedi bili

in OSSOrYilTÌOne

Abili

648 .

472

166

21

2

283

Dall'ora esposto quadro restùta che sopra 472 visitati si ebbero 166 riforme, cifra piuttosto ragguardevole che darebbe in media il 35 per % circa.

Quadro delle malattie ed imperfezioni che motivarono le·riforme sui natz' del 1848.. J.v.J:a1attte :

26

Deficienza di statura . . . . . Deficienza <~i perimetro torncico . · Gracilità f•

48

17

Da ?'tj1ortare l

91


853

91 3

Riporto Cicatrici . . Varici . . . Spina ventosa Scrofola . . . Cachessia palustre . Epilessia ·. . . . Strabismo. . . . Ectropion . . . . . Malattie ot>ganicbe degli occhi Gozzo . . . . · Vizio organico di. cuore . . . Viziosa conformazione del torace . Ernia inguinalo. . . . . I drocole . . . . . . . . Cirsocele . . . . . . . . . . . A.1lt·o malattie organiche dei testicoli . Testicoli contenuti nel canale inguinale Deformità dei piedi, dita accavallate ecc. F ra.ttnre mal cousolid ~te . . . . . . Mancanza di falangi allo mani . . Tumore cistico al collo . . . . .

4

3 l l l

3 l 4 l l

, 5 13 5

lO l 3

lO l 3 l

TOTALE

166

= Malattie dei rinviati alla fi,tura lèta : lO

Deficienza di statura . . . Gt'acili tà . . . . . P ostumi di febbri periodiche » eli polmoniti. . » d' ottalroia . . .

6 ·3 l l T OTALE

21

Malattie degli inscritti in, osse,~va::ione : Idrocele . . . F istola ut-oiralo .

l l

. . . '• TOTALE

2

Si rileva da questi prospetti che il massimo ·delle riforme si verificò per il mnndamento di Sinalunga, il minimo per quello di Pienza. Perciò che spetta al genere di malattie ·'


854

che diedero occasione a maggior numero di ~iforme abbiamo la deficienza di perimeteo toracico che diede una media del lO per Ofo, la deficenza di statura col 5 per % e la gracilità col 3 per Ofo, circa. Vengono in ordine di frequenza le ernie inguinali, le deformità dei piedi e il cirsocele. I due iscritti ·inviati in osservazione furono riconosciuti abili giacchè .nel primo fu costatato un idrocele di qarattere acuto dipendente- da orchite.e percìò guaribile; nell'altro non · venne r iconosciuta la fistola uretrale. Àllo scopo di un esame comparativo delle leve tenute in questi due ultimi anni nel circondario di.Montepulciano aggiungerò ai suesposti quadri un riassunto dellà ·leva praticata lo scorso a~o 1869.

R iassunto delle qperazioni di leva praticate pei nati del 1847 in illontepulciano. Abili

Pien~a. . Radicofani Chiusi . . Sinalunga. Montepulciano

42

59 62

.. , ·. 16 6'7

TOTALE

300

Dei quattro ritlviati in osservazione tre furono riformati, per cui il numero complessivo delle riforme è 109. Malattie che 'Y(I,Otz'varono la r.iforrna nella leva

dell' anno 1869: Gracilità . . . . . . . . Defl.cienza di statura . . . . Cirsocele . . . . . . . . Ernja inguinale. . . . . . Viziosa r:onformazione di petto

113 18 12 11 1

Da npo1·tm·e

64


8:55

64

Riporto

5

Lesioni organiche agli occhi. . Otorrea cronica. ·. . . Malattie organiche dei testicoli Gozzo . . . . . . . . . Mancanza di denti. . . . . . Sproporzione c deformità degli arti . Ozena . . . . . Tigna . . . . . Mancanza di falangi Anchilosi . . . . Deformità dei piedi Scrofola . . . . ì\lliopia. . . . . Calvizie . . . . Atrofia degli arti e paralisi Varici . Vizi orl?'~mici di cuore Deform1tà e cicatrici . Strabismo. Sordità. .

l

3 2 2

5 l 1 .L

5 l 4 l l l

2 2 l 3 l ' 3 TOT)>.LE

.

109

-~ -

n numero dei riformati dell'anno scorso fu di 109 mentre quello di quest'ultima leva arrivò sino a 166. La grande differenza che si rileva fra queste due cifre non devesi at~ tribuire ad altro che al maggior rigore con cui si è proceduto alla scelta degl' inscrìtti attenendosi alla ministeriale disposizione ultimamente emessa secondo la quale deve dichiararsi per sempre inabile quell' inscritto che non raggiunge gli ottanta c-entimetri d'ampiezza toracica. , Il medico di battagliqne PR.ETTI CARLO.


856

RAPPORTO SUL RISULTATO DELLA LEVA DEI NATI NEL 1849 NEL ClRCONDORIO Dl PONTREMOLI e chiamati nel gennaio 1871

p eZ Medico di Battaglt'one del 45o Fantet·t·'a

ltloulti.

l. Considerazioni sul tipo del contingente. È fuor d'ogni dubbio che il buon sviluppo fisico di una popolazione· sta in rapporto .diretto colle condizioni del suolo, rispettivamente' alla salubrità dell'aria, alla elevazione dal livello del mare, alla lontanaza dai miasmi paludosi, ma vi concorre in gran parte l'antitesi del progresso, ossia, quella gradazione inv~rsa del vivere sociale, che, mentre si allontana dalla ricerca delle più minute cose per circondare l'esistenza ·fisica di ciò che v'ha di più comodo, di più peregrino, di piil illusorio, si avvicina mano m~no ai costumi ed· ai • tipi primitivi ove si conservano le traccie della storia di un popolo. Cosi è degli' abitanti delle alpestri ma ubertose località del cireondario di P ontr emoli, che nei loro vestimenti e nei loro usi portano J'impronta dei popoli dei Cesari, e vi dicono « Siamo colonie della Roma Antica. » Tipi di statura piuttosto alta, con ben proporzionato sviluppo scheletrico e saliente apparato muscolare nutrito da ,un eccellente impasto organico ; non ostruzioni dei visceri addominali, non predominio del sistema venoso, rarissime stigme di scrofola; sono i caratteri che ha tnosteato in complesso il contingente di questo circondario, da 11011 paragonarsi a quello dei' centri popolosi, ove, la pt·o.miscuità dei cibi, l'inerzia muscolare ed il molleggiar~i nelle aure del progresso, costituisce la fonte precipua del deterioramento


857 ,

della popolazione. Chi paga il 'tributo di leva nelle città è il manovale, l'artista, ed il ticco che almeno dovrebbe essere utile allo Stato col sagrificio di denaro, ha in suo favore ' l'articolo 62, che ment•·c da un lato segna il termometro de' prop1:i vizii, ma la gar anzia del suo blasorte, dall'altra lo sottrae da un onere che le altre classi pagano iJl una proporzione dieci volte maggiore.

II. Dati topografici ò.JJl circondario. Alla confluenza di due fiumi-torrenti la Magra ed il Verde è posta la città di P ontremoli all'elevazione di 300 metri sul livello del Meditenaneo. Situata in quell'unica gola cl~ dà adito al piì1 facile passaggio dell'appennino Lunense, in un clima temperato e salubre, tanto che non si ricorda abbia mai segnato il termometro un freddo più intenso di quattro gradi sotto lo zero, si trova circondata da un territorio che offre poco piano, molte colline, facienti spalliera ai monti più o meno alti che circondano l'area bislunga sulla quale risiede la città. Vi sono borgate riunite nei punti più scoscesi e tali a un dipresso come al tempo dei Liguri Apuani alle sorg·enti della Magra.. nell'l.dentico modo che fu la contrada stessa descritta da Livio, fino a che Yinti quei montanari, furono trasportati dai vincitori nel Sannio per r ipartire questo suolo alle colonie Romane dedotte a Lucca. La struttura :fisica del terreno spetta in generale alle tre roccie stratifqrmi dell'appennino ed ai loro detritus. - Non .ostante che la parte montuosa del Pontremolese per vari mesi dell'anno sia coperta dalle nevi, pure nella l)Uona stagi.one tutte quelle montuosità si smaltano di erbe e di piante, che forniscono una riccmpensa sufficiente alla colonica industria. - L'alveo dei due fiumi poi e quello estesissimo, dopo che il V ~rde si è fuso nella Magra, somministra al popolo che non possiede terreno di suo, uno stimolo ad usufrutt.are di tutte le risorse della vegetazione·, trasformando in tanti campicelli quelle aree di terreno meno ghiajoso uti-


858

lizzabili colla seminagione e mettendole al riparo dalle .fiumane con dei muricciuoli, costruiti coi ciottoli dello stesso .fiume, i quali ogni anno l'impeto della corrente abbatte, ma che l'opera indefessa del sedicente proprietario rifà con una costanza veramente ammirabile. - Fra gli opificii messi in giuoco dall'acqua, vi sono due fabbriche di polvet·e pirica, due cartiere, fabbriche di cera, rosolii, di paste, concie di pelli, e nella campa.gna moltissimi telai pel lino che forniscono i tessuti a nastrino, noti pel loro smercio nel Parmense. Dal lato amministrativo il circondario è ripartito in tre mandamenti: - l 0 di Bagnone, composto di tre ~m uni Bagnone, Filattiera e Villafranca, con una popolazione complessiy-a di 10,000 abitanti, divisa sul pendio d<'i contraforti fertilissimi che spalleggiano la sponda sinistra della Magra al di sotto di Pontremoli. - 2° di Jfulazzo che c.ont.a poco più di 4,000 abitanti, i quali occupano i villaggi adiacenti e sovrastanti alla riva destra di detto fiume, con esposizione di levante, rimpetto a Bagnone. - SO dl Pont;·emolt", rappresentato dal comune proprio e da quello di Zeri con tul totale di quasi 15,000 abitanti, dei quali i 3,300 del comune di Zeri vivono in numerose e spar·se villate tra monti elevati da 600 a 1000 metri sul livello del }[editerranco. Onesta, frugale ed ospitaliera popolazione, la di cui terra provvede ad ogni necessità, talchè son soliti dire che « Zel'i mangia il .Proprio pane e veste del suo pelo ». - Ma questa rigidità alle tradizioni secolari, che messa in rapporto colla media delle riforme, sarebbe in antagonismo coi principii enunciati, viene giustificata dal poco uso di cibi carnei, e dalla consuetudine di emigrare in paesi eli mal aria, in certe epoche dell' anno. Cosi dicasi di Mulazr.o che se figura ln prima linea per il numero delle riforme_(51, 42 per Of0) lo si deve forse alla proclività chq hanno le donne di questi paraggi di darsi alla prostituzione, limitando cosi alle deboli e malaticcie l'ufficio di madre.

,.


859

I mancanti alla chiamata, che vennero dichiarati renitenti, sono quasi tutti giovani che emigrarono in cerca di lavoro in C{)rsica o nella America del Sud, la di cui renitenza non si trova sempre in rapporto coll'idea di sottrarsi al debito di leva.

III. .ilfotivi delle riforme. Nel dare uno sguardo allo specchietto B, ove sono segnate le medie sui Riformati, per deficiente statura, per condizioni generali complesse, per difetto di perimetro toracico e per lo altre d.iverse imperfezioni, si se'orge come queste due ultime si contendono la palma tra di loro colle cifre dell'll al 12 per %, J'iducendo ai minimi termini quelle della gt'acilit.à, rappresentata. dal 2 l f 2 per Ofo, il che tlimostra, quanto ebbi già notato in altra circostanza, il cessato valore della parola gracilità di f1·onte all'influenza del perimetro toracico sulle condizioni generali doli' organismo e quindi sulla capacità al militare servizio. Ricorderò al proposito come le misurazioni periferiche del casso toracico messe al confronto colla somma dei diametri conf~rmi anche questa volta che un torace di 80 centimetri è rappresentato dalla somma de' suoi diameki (18 centimetri antero-posteriore e 26 bilatorale) cioè dal n° 44, e che le anomalie quando giungono al punto di presentare meno di 16 centimetri nel diametro sterno- spinale, offrendo tuttavia una cifra superiore al 44 e quindi anche agli 80 centimetri pe;·iferici, sono solidali dell'incompatibilità del coscritto al servir.io . militare. - Non trover ei quindi superfluo l'insistere sulla preferem~a della misurazione del petto col toracimotro anzi cho col nastrino, perchè nei casi dubbii, dovendosi pronunziar~ il perito in un modo assoluto, giacchè l' art. 62 si esprime in guisa tale da non ammettere eccer.ione di sorta, l' assimetria messa in evidenza <lal toracimetro, viene a corroborare il giudizio, ad esempio di riforma, il quale nel caso in discorso viene d'ordinario subordinato alla conferm<L dei membri del Consiglio come quando trattasi di determinare


860 la mancanza di statura ·di un inscritto, che ·non è di spettanza del medico militare. - E qui mi pare acconcio di riportare le parole di un nostro collega dell'esercito svizzero, il dottore Alberto \i\Teinmann, nel suo Saggio dei primi 1"U.dimenti d'igiene militare (testè pubblicato), che all'art. l 0 dell'Abz'litd al Ser'l/i:do, vengono in appoggio al mio assunto: « Da una buona conformazione del torace devesi arguire della « capaci t{!, agli sforzi fisi~i ; ogni difetto nell'arco del torace « è sempre l'espressione di 'deficiente forza corporea e im« peclisce che 101 stesso sviluppo muscolare che si fa, in se« guito ai militari e.sercizii, raggiunga il grado richiesto. « L'uso del nastro per la misura del petto non· ci dà che « dei valori approssimativi in causa della sua estensibilità, « oltre che le masse muscolari e la spessezza dell'adipe pos« sono indurre il perito in errore ». Al difetto dell' estensibilità del na~trino, venne provvisto coi fili metallici intessuti,, ma senza tenel· cal~o lo che l'appuntabilità del giudizio offre il suq lato vttlnerabile nelle condizioni delle parti molli che rivestono la periferia del torace al luogo dell' applic!lzione della misura. Colla proposta da me fatta della mism·azione dei diametri veniva scemata, per non dire scvngiorata- l'erroneità. di giudizio, perchè i quattro punti di contatto dello stromento, quali lo sterno, la spina e· gli archi costali sulla linea dell'ascella, non offrono mai, nè cuscinetti adiposi, nè masse muscolari che possano alterare il valore di'_tma c_ifra, come succede)nv,ece nella ;misur azione periferica1 colla qtiale, sopra sei periti alla visita di un inscritto, se trovano di rado due (qu<J.l ora la visita sia passata separatamente) che si accorciino nel numero dei centimetri osservati alla sovrapposizione del nastrino ; difetto che emergerà con qualunque mer.zo il più perfezionato, come s'è andato fin' ora fantasticando per l'esatta misura perife?•ica del casso toracico.

ne

Delle imperfezioni diverse che motivarono le r iforme non occorre parlarne fn modo speciale, ' poichè si mantennero nei

,


861

limiti più ristretti e senza il predominio di questa o di quell'altra infermità che si riscontra nei luoghi ove spèsseg:già ad esempio, ·il gozzo, la scrofola, iL eretinismo, ecc. Sulle norme tracciate 'daJl' i~truzione çhe, precede l'elenco, fu mia cura di restringere al' minimo F invio dLinscritti in osser·vazione negli spedali. - Dei 'Cinque sottoposti all'esame, due furono dichiarati iJÌabili, il · primo per malattia del fondo oculare, il secondo per nubecola centrale all'occhio destro. - Le. malattie allegate dag·li altri tre, cioè una piaga al piede, un' atorrea ed una palpitazione :vennero dichiarate gum~ibi)i od insussi~te1~ti, _ e gl' ins,critti . gi~dic<~t\ idql1ei. Se le cifi:'e deg~i ins~ritti ·a·ogJ?.i ~o~~ne, che ha pagato il suo tributo di -leva, ·non fossero così tenui, s·arebbe stato pre:r.zo dell'opera di metterle in 1 nn rappòrto più dettagliato • r. , colle hspettive C()nclizìont fisìco-tol~ogJ~afi.cl').e . e con - quegli eleme1~ti che offrono i materiali per l':indagine dello squilibrio eli robustézza :fisica da p<:rese a: paese; ·et)però nell'aver dato uno sguardq som.rnf.!:rio, cre~erei ·di aver relativamente esaurito questo tema, ~he d'altronde merita di essere preso nella più seria· considerazione, ogni· qualvolt.a si . presenti la opportunità di raccoglier~ aei çlqt! sopra un D'!lmero più grande d' inscritti, per veder dì lim-itare la cifra strabocchevole degli i'netti al mestièi'e delle armi, specialmente in alcune provinc_l.e :del r~g~10, .·provocando norme ,d.' igiene, sospendendo certe 'emigrazioni nei luoghi eli mal' aria, col richiamare l'opérbsità agricola e industriale nel terreno nativo ed in fine posticipando di qualche anno, se o,ccm;~, la leva, per dar tempo allo sviluppo fisico tardivo della g·ioventù di alcune contrade - come la Sardegna, la Sicilia e le 'Calabrie. •

1

•

Gio~:nale di J.'Iedù:. milit. 1871..

55


862

Pl.'ospetto generico del risultato della leva dei nati nel 1849

del Ù 'rcondario di PoN'l'REl\IOLI: Visitati

Mc,lia per 0(

Rirn nnda.ti

273 0 71, 48

14 5,' 12

Rifor•nnti In osso•·vazione Idonei

97

5 1,83

35, 53

157 57,.52

Elenco delle clù:m·se Imperfezioni che mot~'varono le 'riforme. :tv.I:aJ.a t't:i.e:

Gracilità . . Abito scrofoloso. Cicatrice estesa all'inguine . Tumore al collo Alopecie . . . . . Strabismo convergente defoamante Congiuntivite cronica. Alterazioni organiche dell'apparato visivo. Miopia grave . Carie clelia maggior parte dci denti. Balbuzie . Gozzo voluminoso . Torace difettante d'ampiezza . Palpitazione da vizio organico manifesto . Ernie inguinali . Testicolo nel canale inguinale . Idrocele cistico del cordone Cirsocelc . . . . Una estremità superiot'e atrofica . Tur:nor bianco del cubito . Claudicazione c·vidente . .

7 2 l l

2 l

2 2 2 4 2 4 32 l 2 2 2 .l l

2 3

TOTALE

=

Firenze, aprile 1871,

16

Il Medico eli Battaglione del 45o Fcmte'r ia

:Mo:-;TI.


863

R APP OR:rO RIASSUN'l'IVO CI RCA L E OP ERAZ I ONI DI LEVA P RATICATE )<EL ClRCONDARlO DI S. }.fll\IATO il gennaio e febbraio 1870

per· il Medico eli B attaglione Sormanni Giuseppe.

Il Circondario di San Miniato sta nel cuore della Toscana. Egli ha, sotto un cielo ridente, un suolo vario ed ubertoso, solcato da due flumi, attraversato da due ferrovie, popolato da abitanti robusti ed intelligenti. Chi bramasse godere di uno spettacolo pittor esco, ed avere sotto lo sguardo la maggiore ·e la più bella parte eli tutto il Circondario dovrebbe salire l'antica Roeca di San Miniato dove sta. la torre di Barbar ossa, vecchia: di sei secoli e mezzo. Quivi la vista si bea nel contempla1'e quel mer aviglioso panorama ohe è il Val d'Arno di Sotto. La pianura è spaziosa ed aperta, limitata quasi ad anfiteatro da gr,:tziose collinette, succedentisi varie di for ma, di postura, di colore, di altezza; e tutte con speciale grazia in isvariata simmetria collocate. Il piano è solcato dal tortuoso incedere dell'Arno gentil, che volge al mar e lento e quasi r itroso. La pianura e le colline son tutte sparse di case e di paesetti ; non c'è quasi tratto di terreno senza la sua casuccia; cosicchè si direbbe esser tutta questa vallata non alti'O che una grande disseminata città fatta di case e di giardini. E per verità il terreno è coltivato come giardino, e le viti e l'ulivo sono le principali prodnzioJ?i. Quà e là le abitazioni si vedono più fittamente aggruppate: sono altrettanti paesetti situati o lungo le sponde del .fiume, o sul dolce pendio di un'altura. È questo il lato più vivace dello spettacolo. Chiude la scena ii1 distanza, a. destra, e per va<.;ta semicirconferenza l'Appennino; ed a sinistra dell' os-


86<1

-servatore, tra l'Appennino e l' immensa pianura del mare, si alza come scoglio isolato la montagna di San Giuliano, quella stessa P erchè i Pisan \·eder Lucca non ponno.

Volgendosi verso mezzogiorno l' occhio di cima in cima giunge a distinguere di lontano fin le medioevali torri di San Gemignano, ed il temuto Maschio di Volterra. li clima quivi è dolce e temperato simile a quello eli Firenze; e per di pii1 le stagioni estreme vi sono meno eccessive. La pioggia vi cade abbondante, perocchè la catena Appennina arresta e r affredda le correnti d'aria calda ed umida che vengono dal Sud-Ovest, o ne precipita l'abbondante vapor acqueo. (Comunicazioni clc;l Dott. Pieragnoli). Il Cir.::ondario è diviso in quattro mandamenti, ed in quattordici comuni. I mandamenti di San Miniato e di Castelfiorentino sono quelli la cui superficie sta di preferenza sulle alture; mantre i mandamenti di Empoli e di Fucecchio hanno quasi tutto il loro territorio nel piano; anzi una parte notevole di quest'ultimo mandamento è una vera palude. E com'.è il suolo ed il cielo, come il clima e la vegetazione, tale è la natura degli abitanti di questa locali tà. Fisicamente robusti e di belle forme, si possono prese11tare come i veri discendenti degli Etruschi, e dei Latini. L' indole poi è dolce, gioviale, alla buona, fratellevole ; l' intelligenza svegliata, l'ingegno versatile. La popolazione ,tutta ha i.n sè qualche cosa di grazioso c di poetico. E di fatto chi nasce od abita in _questo paese, che è uno spetta.colo continuo di grazia e di poesia, non può a meno che ritrarre dalla natur'a circumambionte l' istessa consonanza nel sentimento, l' istessa armonia nen:anima. n nostro interno è lo specchio fedele delle cose esteriori; lo idee ed i concetti si generano e si nutrono dai sensi e dalle impressioni; il cer vello trasmuta in armon ia poetica 'queste poetiche sensazioni della vista. Difatto qu\ ogni piccolo pa~se ha i suoi scrittori, i suoi pittori, i suoi poeti.


865 Il Saccenti di Cerreto- Guidi; e Neri, Bottoni, Bagnoli, Cigoli e Bonfanti eli San Miniato ; il Lami ed il Genovesi di Santa Croce ; il F ilicaia da Montaione; e Leonardo da Vinci ; e Bdccaccio da Cer taldo, ed altri a~cora. Chi vede questi paesi, perfettamente intende come tutti questi uomini quivi potessero e dovessero nascere; perocchè anche l' uomo è un fiore della terra, e ht storia degli uomini è legata a quella del suolo. fll1oleschott- We1·ner). La superficie di tutto il circondario è di chilometri quadrati 834. La popolazione è di 102,299 abitanti (censimento 1861). Laonde la popolazione specifica è di' 123 abitanti per chilometro quadrato. Questa cifra è di molto superiore alle cifre medie dì popolazione specifica dell'Italia (84) della Toscana (82) e della provincia di Firenze (119). Quando su di una superficie, la popolazione specifica è grande ciò vuol dire che abbondanti vi sono i prodotti dell'agricoltura, dell' i~dus tria, e del commercio, che la civiltà vi è inoltrata; ciò vuol dire insomma che quel paese è ricco, e che quegli abitanti sono laboriosi. Comandato il sottoscritto a compiere l'ufficio ·di P erito Sanitario presso il Consiglio di San Miniato nelle operazioni di leva della classe del 1848, tr ovava adunque molto f~vore­ voli condizioni nel descritto stato di cose. Gli inscritti sulle liste di leva erano 1116, le sedute ordinarie furono IO, le supplettive 3. - Ecco il quadro numerico sommario c1elle operazioni eseguite, diviso per Mandamenti. lSi omette).

Da questo quadro ricaviamo le seguenti quantità: Individui nè misurati nè visitati 308 + 2 volontari 310 · Individui misurati . . . . . . . . . . . 806 I ndividui visitati . . . . . . . · . . . . . 777 Individui riformati o rinviati per difetto di st.atura . 39 Individui riformati o rinviati p. malattie od infermità 374


866

Da cui i seguenti rapporti : $n 100 indi vidui misurati 4. 9 deficienti di statura Su 100 ìndividtù vi::;itaLi 48. 2 inabili o rinviati Su 100 individui visitati 50. 5 abili al servizio immediatamente Su 100 individui misurati o visitati . . . 48. 5 abili. Per meglio valutare l'operato di quest' anno sarà utile eonfrontarlo r.ol risultato degli anni anteriori. Ho consultati i registri che si trovano nell'Archivio della Sottoprefettur a, ed ho ricercate le pubblicazioni del Generale Torre. Ecco in un alteo quadro il risultato di queste indagilli, messo a confronto coll'esito attenutosi quest'anno - In questo quadro espongo di preferenza le cifre proporzionali, come quelle che sono suscettibili di immediato confronto. Classi di leva

l\11}dia

del sessennio

1842-47

T otale in:;critti Defì.cicnti di statura su 100 incristti

1106 6,1

Inabili per malattia.sn 100 visitati Fatti abili sn 100 inscritti o visitati

60,0

35,7

1848 1116 4, g . 48,2 48,5

Da questo quadro s'apprende che in quest'anno si fec-e un _numero propòrzionale di abili molto minore che non in tutti gli altri anni antecedenti. Ciò vuol dire, mi sembra, che quest'anno la scelta del soldato fu fatta. con molto maggior rig01·e. A questo scopo miravano appunto i nuovi regolamenti sulla leva, il nuovo elenco delle malattie pubblicato nell'ottobre 1868, e le numerose circolari del Ministero ' della Guerra ai Consigli di Leva. La miglior scelta del soldato era appunto uno dei più grandi e dei più urgenti bisogni del nostro esercito. Lo Elenco B del 1868 che presiedette già alla leva ùei nati


867

•

nel 1847, facilita ·al Consiglio le riforme per gracilità, })er disarmonica struttura dello scheletro, per diffettosa conformazione del torace ecc.; infermità appunto che· prima fornivano il maggior contingente alle riforme dei soldati ed alla mortalità dell' Eserci.to. Fin dall'anno scorso si vede che nel Circondario di S. Miniato il nuovo regolamento fruttò ottimi frutti. lDifatto mentre nelle leve dei cinque anni anteriori (1842-46) la media dei riformati su 100 visitati non era che di individui 34, 3 11ella leva dei nati 11el 1847, essa fu di ben 43 individui ossia su 100 visitati furono riconosciuti inabili 9, di piu che gli anni antecedenti. In quest'anno la proporzione fu di circa 48, 0ssia la cifra degli inabili s'accrebbe ancora di cinque su quella dell'anno s corso; ed. oltrepassa di l ~ la cifra media d.el sessennio antecedente. Queste cifre dicono al legislatore che egli ha raggiunto lo scopo che si era prefisso; almeno per questo Circondario. Le dfre dell'anno scorso poi tornano in piena lode del dott. Vanzi, e del Consiglio presso cui egli era perito. · Dall'esame di questé cifre soprariportate veniamo ancora ad altre considerazioni. Si adopera generalmente la proporzione per % di fatti abili per misurare l'attitudine fisica· al milita:re servizio delle popolazioni di una provincia, di una regione, di una o pii:t nazioni. Ot' bene, nessuno vorrà dire che da due anni in quà la popolazione Sammin iatese sia tanto decaduta dalla sua attitudine fisica degli anni anteriori. Eppure le cifre sono molto differenti Anni l 842- t13- 44-45-46 fatti abili su 100 visitati 66 Anni 18<17-f.l8.. . 55 Da 'cui si vede quanta difficoltà attraversi questi confronti e ne infemli le conclusioni, quando non sia: ·con grande e scrupolosa sollecitudine rispettata la somma necessità dei nonfronti statistici, « Caete1·is parib.us » ·- Eà è perciò


868

che il professore Cortese con sommo criterio fece precedere il suo lavoro sull'attitudine degli Italiani ecc., dagli Elenchi delle infermità dei diversi stati Europei; come si farebbe precedere un Jibro che parli dei prezzi delle cose nelle divei·se nazioni da llll'!l chiar a esposizione ~ei r elativi pesi e misure. Ritorniamo al Quadro A ,Per passarvi una più minuta analisi. In osser vazione furono inviati 10 individui, di cui sei per affezioni oculari - Di questi, 7 furono fatti inabili, 3 abili. I rinviati alla ventura leva furono 18; di questi, 11 per statura, 7 per gracHità . I rinviati per statura furO)lO tutti visitati affinchè non portassero altro difetto. Forse è questa la r agione per cui i rinviati di quest' anno sono. in molto minor numero che negli anni anteriori. In questo punto dirò dell'esito della visita passata quest'anno ai ..rinviati dell'anno scorso, o!>sia ai capilist~. Essi erano 46 . I capilista visitati furono 37. Di questi, 3~ furono inabili pel' malattia, e 5 soli abili. La cifra. totale dei riformati dal Consiglio fu di 367 (compreso quello che ancora sta in osservazione all'Ospedale). Questa cifra va decomposta in questo modo : Riformati riel 1 1° esame (Elf)nco A) . '· . 6 Riformati per atti di notorietà ( § 382 ). . 6 Rifor mati por visita avanti il Consiglio (Elenco B) 352 Riformati dal Consiglio ( § 373 ) . . . . 3 TOTALE .

•

367

Gli atti di notorietà furono ammesst due volte per l'Epilessia, una volta per il Sordo- mutismo, la Balbuzie, l'Imbecillità, la Lipemania. L'Articolo 373 della Jegge fu invocato dal .Consiglio tre volte, a dichiarare inabili individui che il sottoscritto nel suo


869

parere riconosceva abili. - Non si verificò mai il caso che il Consiglio facesse abile chi il mio giudizio non dichiarava idoneo. Facc.iamo.ci ora a considerare· questi nostri inscritti. sotto tutti i differenti aspetf:i e ~ai diversi lati, coi quali la scelta del soldato ha qualche attinenza. Ed in primo luogo l'altezza. ·Ho già riportato nel Quadro [3 le cifre proporzionali degli inabili per deficenza di statura. La media dei 7 anni non giunge al 6· per % se consùltiamo le preziose pubblicazioni del Generale Torre vediamo ch'e nella leva degli anni 1843, '44, 45. il numero di riformati per altezza in tutta Italia su 100 misurati fu rispettivamente di 14, 13, Il. - Sempre maggiore che in questo Circondàrio. -L'Italia centrale è quella parte del nostro paese che ha il minimo numero di esentati per statura. Da una pubblicazione del Chenu ricavo che la media di tutta la Francia p&r lo spazio di 34 anni di osservazione non è che di 7 riformati per statura su 100 misurati. , I9 ~o raccolte le altezze di 794 inscritti misurati, e le ho divise in gruppi di due in due centimetri. Ma le cifre effettive trovate es!';.enc.lo il risultato di troppo scarso numero d'osservazioni· lasdano qualche piccola it·r·egolarità nell~ distribuzione loro, ciò ,phe io mi sono arbit~ato . di correggere, aggiungendo le cifre d~lla s~conda colonna al Quadro D. Nella terza colonna di q~esto q'-'adro, le cifre corrette ~ella s~conda colonna sono. ridotte ad aJtrettante quantità prop~rzionalì a 1000 misurati. Da quest'ultima furono elirçinate nel calco~o le a~tezze minori di metri l. 54 e maggiori di metri l. 81. · Colle cifre poi della, terza çolonna di questo quadro ho c~ostrui ta la curva, segnata nella Figura I, della Tavola grafica. l

'


BiO .A.l.-t; e zz e

Cirro Jli'Oporzionali n 1000 iurlivìdul m.i.furati

L'altc;(.t:a minoee di metei l, 5'.1. da 1,54 li> l, 56 . » » » 1,50 » l, 57. » l. 58 » 1,59 . >> » » 1,00 )) 1.01. » » 1,02 li> l, G3 . » » 1,04 » l, fi5 . » » l. 06 » 1, o7. » » 1,68 » J . 69 . )) » l , 70 » l, 7 1 . » » l , 72 » l , 73. » » 1,74 » l, 75. » » 1,76 » l, 77. » l, 78 )) l, '70 . » » ' » l. so » l. 81. » oltre l, 82

23

44 68 . 94

1:?5 140

135 116

93 08 49

~()

14 (i

Tout,E

1000

Dalle cifre quiYi esposte e dalla curva sona esse costruttal noi apprencli~mo : che il massimo numero d'individui ha l'alte?.za da l. 05 ad l. 66; che partendo òa questo pun to il nu mero d'individui che sono di un'altezza maggiore o minore va sempre diminuendo, e sceòltì precisamente in ragione diretta. ilella distanza da questo punto culminante. La discesa dell~ curva è pi~ rapida verso le minori clte verso le !llaggiori al tezze. Onde ne viene che il centt·o di fìgut·a di tale curva è portato più verso destra che non s!a l'apice clella curva stessa. n centro di figura rappresenta geométricamente la media altezza di tutti gl'individui. L'altez:;m nf_c(lia dei 766 ind ividui superiori ad 1. 54 è di metri l. 661 '(sommà delle loro altezze di metri 1272. 29). Sembt•a che l'altezza degl'individui òi qnesto Citcondario toccasse il suo estremo massimo normale a metri l. 8 1. l Alla presente l'ela:tione era annessa una ta\'Ola gt·afica che non si è potuta Jmbblicare.


871

Pure furonvi tro soli individui. che ebbero altezze straordinarie, e furono di metri l. 88, l. 89, l. 92. - Queste altezze sono piuttosto estremi assoluti, deviazioni accidentali. Veniamo in secondo luogo ad esaminare le malattie od infermità per le quali ebbero luogo le esenzioni degl'inscritti. Ecco il quadro 11 umerico. sommal'io: ì'\umero

d' individui riformMi

Gt•acilità .

.

66

.

4 6 7

Polisat·cia . . . Cachessia scrofolosa . Mania, Epilessia. Sordomutismo, ccc. Affezioni oculari . . . . .

13 4.

Cario dei denti . . . . . . Altre alfc~ìoni della regione del capo o del collo DeformiLà toracica. . . . Difetto di perimetro toracico

Vizi card iaci.

,_

f)

93

36 11 8

. . .

Affezioni polmonari

Ernie . . . . . . Cir.socelo ed Idrocele . Altt•i vi)li ai testicoli . . . . . . Catti "a confonna~ione dello scheletro e delle gambe . . . . . . . . . Mancanza delle dita alle mani . . . . Altro deformità delle braccia o delle mani . Vene ,·aricoso . . . . . . . . . . . Difetti nei piedi . . . . . . Altre affezioni delle articolazioni e delle o:;:sa Altro m:tlattio in generale . . . . ToTALE

5,

14 8 8 6 13 9 5 364

3

Riformati per l' .Art. :.353 . 'ro1'ALE

16 27

t•iformati

. 367

Gioverà dit·e qualche parola. su due sole di queste cifre; cioè sulla mancanza delle dita delle mani, e sulla..deformità toracica. Il pt'imo di questi due casi di riforma si presento otto volte, al grado Yoluto dal Regolamento, quantunque


8ì2

fossero più di 30 gl'individui che offrirono amputazioni parQuesto -rovinìo delle falangi ~ causato da una pratica agricola, di tagliare la paglia per mezzo del falcione a gramola. Spesso per inavvertenza le dita restano troncate dal tagliente. Non si potè constatare che alcuno si fosse appositamente procurata quella lesione allo scòpo di frodare la legge. La deformità toracica figura per 93 esem:ioni. Se si sommano le esenzioni cui diedero luogo le infer mità della regione toracica, abbiamo 148 riformati. È quasi la metà del totale delle riforme. Nello eseguimento della delicata missione affidatami posi mente sopratutto· agli organi della respirazione. Mi è· sempre fisso nella mente il miserevole spettacolo che offrono in genere gli ospedali militari, i quali . riùoccano di, gio,rentù, pal~ida, ansante, sparuta, votata alia morte, per malattie gravi, inguaribili, fatali, degli organi toracici. Nelle dure ed aspre fatiche militari, di quei poveri polmoni si fa strazio e rovina; f~1 mia cura e sollecitucline il non esporvi possibilmente nessuno di coloro che sarebbero troppo facilnaeute rimasti vittima. · A raggiungere lo stesso scopo miravano anche le riforme per gracilità. - _D'altt·a parte dove c'è ùifetto di perimetro toracico la gracilità stessa non può mancare. Per avere dati più positivi sul rapporto che passa tra il perimetro toracico e l'attitudine al servizio, ho misurato il torace di un gran numero d'inscritti. Più ~vanti esporrò il risultato di quèste misurazioni. Farò prima nn confronto sulla quantità di riforme cui diedero l uogo alcune principali malattie, negli anni antecedenti, nello stesso Circondario. Da questo quadro sarà facile trovare a qual gruppo di affezione si debba il maggior numero di scarti fatti quest'anno. Dalle pubblicazioni del Generale Torre ho desunte le cifre di quattro classi e ne ho formate le medie:

ziali alle dica delle mani. -


873

:tv.~:a:l.a~e

Modì:l delle ri rormo delle classi IS13, 41, 4:>, <l6

Classe

29

70 93

Gracilità Deformità toracica. Malo.ttie dei polmoni . Vhi. del cuoro

i 848

lO 2

3 11 16

' 10 20 35 13

Ernie Idt·occlc e Cirsocelo IvlutHazioni

27 10

Di qui si \Cde che la costitw.ion'e dell'individuo e la conformazione del tot·ace furono i. due obbietti verso di cui specialmente si fissò l'attenzione, e si usò giusto r igor e. Sul torace adunque, come dissi. studiai n pcrimett•o orizzontale a li\ello dci capezzoli. Le misure furono prese su 741 inscri t ti. Gli inscritti furono ezianclio clivisi secondo la loro idoneitù al servizio militare. Questo quadro racchiude appunto quanti inscritti corrisdondessero nella periferia toracica ad ogni gruppo di eguali dimensioni. Centimetri Centimetri Centimetri Centimetri dì porì futh Jn~critli ùi Jlùrifcrin. lnserit\i di pel'ifcl'in lnscrilti di periferia lnscritli torncicn · toracica tomciCt\ torncicn.

72

73 74 75 7(}

77 78 79

l 2

80 81

20 30

2

82 83 84

29

88

89 00 91

85

36 50 31

13

86

71

03 94

12

·87

77

95

5 ' 4

92

76 57

90 97

4

41

98

2 l

33 48 19 lO 7

99

5

100 104

3

Sull:.t base delle cifre qtùvi riporta~, che non sono altro che l' espressione dei fatti, ed avendo previamente separati gli idonei dai non idonei, ho qui pure corrette quelle anor-


874

rnalità clie derivano dallo scarso numero di elementi sommati, indi ho ricondotto al denominatore comune di 1000, tutte le cifre risultanti. Per semplificare ho trascurato quelle dimensioni ('he fossero minori di 74 centimetri o maggiori rli 100. I ndi bo dedotte altre due serie di numeri proporzionali_ indicanLi su cento individui aventi un torace dell' istessa graudezza qual sia la proporzione di abili e di inabili. Quest' ultime due colonne di cifre nella loro suc~ssione progressiva ci esprimono una logge. Ecco intanto il quadro:

Su 1.00 Toraci eli ciascuna clz'mensione quanti sono znabili e quanti abz'lz'. Centimetri

74 75 70 77 '78

70 80 81

82 83 84 85 80 87 88 80 00

91

02 03 94

05 {)6

07 98 09

100

Joabìli

100 100 100 100 100

Abili

....

96

4

93 90

7 10

32

18

64 57

39 43

40 37

55 63

34

66

33 31 30' 29 28

67 69 70 71 72

28

72

24 8

76 92

100 100

100

na

Colle cifre di questo quadro fur ono costruite le figure e Ilio.. La fig ura u a consta di tre curve. La curva ner a è


875

la funziono delle dnc variabili. Nurnero totale dei misurati e quantità di petimetro toracico espressa in centimetri. La curva rossa punteggiata si riferisce agli inabili, la rossa co'ntinua ai soli abili. Da queste tec CUl'\"C si desume cue anche nella gt·aodezza della periferia. toracka Yi ha un punto medio intomo a cui afiluisce il massimo numet·o degli abit.1.nti. Questa media o questo termine il quale si riscontra colla massima frequenza sarebbe nelle indagini della fisica sociale uno degli elementi per la determinazione dell' IJomrne moyen di Quetelet. Al di là ed al di quà del punto culminante l'affluenza diminuisce mnno mano, ed in ragione direttn. della distanza. Fra il totalo rlcgl' insctitti il massimo numer o si aggruppa intoeno agli 86 centimetri; mentre tra i soli iuahili l'apice sta sugli 85 centimetri, e tra i fatti abili esso stà sugli 87 . Si Jtoti émco•·a come la cm·va degli abili si estenda di preferenza verso le maggiori ùimen.sioni, mentre r opposto succede per l' altra. Vediamo eziandio che gli abili si aggruppano di preferenza su piccola base, ossia entro più stJ'etti limiti, ciocchè obbliga la loro curva ~l salire più alto. La media periferia toracica nei 748 individui misurati risulta di centimetl'i 86. 5 - mentre la media dei 359 inabili è di centimetri 81. 7, e cruella dei 389 abili misurati ò di centi-

metri 88. 2. La figura Ilfll. esprime il rapporto che passa tra le due curYe rosse. Se ùato un numero eguale (l 000) di abili e eli inabili, per uno stesso perimetro toracico gli abili e gli inabili vi contribuiscono . in modo differente, supponendo ora costante la cifra totale corl'isponclente a ciaspuna misura torarica, determinare quanti di essi sarebbero abili e qnanti inabili. Le (lue ultime colonne del quadro H esprimono questi rapporti numericamente; la figura nrn li esprime graficamente. La linea rossa ab sarebbe la media corretrice d~lle solite oscillazioni risultant i dalle piccole cifre. Pal'lando in genere c rifet'endosi al Cot·po sociale questa figura senz'altro 'ci esprime la segu.c nte legge·:


816

L 'attitudine al rnilz'ta?·e ser'Vizio è in 'ragion.e di,·etta c~ l pedmelJ'O loracico. V'ha però anche qui un limite. Noi potremmo stahilirlo ai 99 centimetri circa. Ma le nostre cifre sono t1·oppo esigue per darci qu~sto diritto ..\d ogni modo a 99 contimctt·i cessò la manifestazione, direi normale del fenomeno; oltre il quale limite si verificarono tre toraci a 104 centimetri, di individui tutti tre riformati per obesità. Questa cifra di 101 è un estremo fenomenale, una apparizione morbosa, è un fatto patologico; esso non altera la legge. La legge or ora espressa è in armonia coi pl'incipii della scienza. e poteva anche essere indonnata:. Però rigorosamente parlando essa non è vera se non per gli inscritti cui si riferisce. L'influenza della località, dell' attitudiuo, della natura del · suolo ecc. , q ni diffl èilmento si potè studiar e, pel' quello che ho detto, esser questa vallata non altro, che una non interl'Otta successione di case a}J itate. Non è facil'e porre dei limiti; tanto piu che quasi ogni comune si esLende sia sul colle che sul pio.n~. Però a. fine eli non tralasciare affatto quest'argomento dirò che i due mandamenti di Samrniniato e di Castelfiorentino sono i più alti e si estendono di prelerenza in luoghi alpestri ed asciutti, mentre i mandamenti di Empoli e ùi Fucecchio stanno lungo l'Ar no e sul piano. :tv.~: a::n.d.a:m.e:n.tt

Castelfiorentino . Empoli. . Fucecchio .

S:tmmininto

Abili

su 100 visi\.'lli c rnhsnr~Li

52, 7 48,8 48,8

50,7

E sarebbe cosl provata una volta di più la già notissima proposizione, che : Gli abitanti dei luoghi . alti sono più robusti e meno difettosi che gli abitanti dei luoghi bassi. Dirò ancora due parole s u qualche argomento accessorio.


8Ti

Dai 394 inscritti fatti abili, 11 si sottraggono perché liberati. Gli altri fur ono distribuiti così : 177 alla l a Categoria e partenza immediata, l O alla l u. Categoria, ma partenza Categoria. sospesa, 196 di Di 159 partiti conobbi il corpo cui li destinò la Commissione assegnatrice. Ess~ furono destinati 60 alla Fanteria, 38 alla Cavalleria, 31 all'Artiglieria, 11 ai Bersaglieri, 6 ai Granat ieri, 4 al Genio, - insomma più del 56 per % ai corpi speciali. Anche sul gea.do d' istruzione ho raccolto dei dati. F u esaminato il grado d' istruzione di 370 individui. 227 di essi si professarono illetterati; ciò, che r~dotto a cifre propotzionali, darebbe :

za

Su 100 esaminati lln~tfe~~~i ~I. Così sl compirono le operazioni di Leva in S. Miniato. Il Consiglio presso il quale il sottoscritto disimpegnava la carica di perito era informato alle più giuste e progressiste idee su un buon reclutamenti). Io, che per la prima volta mi trovava a quest' ufficio, devo confessar e · d' avere incontrato persone gentilissime, ed informate ag1i alti principii della scienza e della giustizia. - li medico innanzi al Consiglio non è, e non dev'essere nulla più che un Perito. I 91 ar ticoli dell'Elenco B sono la norma alla quale si deve attenere ne' suoi giudizi. Questo è prescritto dalla Legge. Pure mi accorsi che nella massima parte dei casi, l'Elenco non consta in realtà. che di un solo articolo formulato in una domanda: Quest' inscritto ha tutti i requisiti fisici necessari per essere buon soldato? Quest'ar ticolo unico però quantunque non sia scritto è quello al quale dovrebbero in r eàltà attenersi con ponderata e scrupolosa coscienza i medici ed i consigli. - Imperocchè con questo criterio l' abilità o l'attitudine al servizio mìlit a,re sarebbe considerata come una vir tù positiva ; ne verrebbe logicamente, che per essere chiamati idonei bisognerebbe r,ealmente possedere t utte Gion1ale di llfedic.. milit. 1871.

56


878 qu~lle qualità di conformazione, che all'idoneità danno diritto. P er l'opposto dalle parole (se non forse dallo spirito) del regolamento, appare doversi dichiarare idonei tutti coloro sui quali non si trova nessuno · di quei difetti che lo Elenco B enumera. Epperò esse're idoneo non è ivi considerato come un complesso. di qualità positivamente esistenti, ma ~emplicemente come un'assenza dei difetti enumerati. Dall'assenza dei difetti, alla presenza delle virtù c'è un salto che la logica non permette . ....:... D'altraparte il legislatore non potrebbe seguire una via differente; poichè ne nascerebbe l'incertezza, l'equivoco, il disordine. Questo, che non può fare la legge, lo possono e lo devono fare il medico ed il consiglio, se 'si vuoi da essi interpretare e seguire il nuovo indirizzo, che guidava gli alti legislatori ad una Buona scelta del Soldato.

Firenze, 28 febbraio 1870.

RIVIS'I'A BU GIOR!lJ.!\.LII

Lettere chirurgiche dagli ospitali di Weissernbourg e Mannheim (Prof. BrLLROTa). (Contirma.zionc e fine).

.

Ferite dell'anca - Statistica - Metodi di resezione - Fratture della. diatìsi del femore - Statistica - Nuovo trattamento con apparecchio gessato - Trattameuto coll'esteusiono forzata.

Nella sua XIX lettera il professore Billroth ci porge una estesa statistica sullo varie fcJ'ite dell'anca e sugli esiti ottenuti dietro i diversi ·processi curativi ed allo scopo di t rarre qualche utile insegnamento pratico dal linguaggio di quelle cift•e si ferma sulle seguenti considerazioni. - L'operazione primaria sulla ar-


879,

ticolazione cotiloidea non sarebbe mai indicata. Se anche più tardi non si opera si ha una mortalità di 93, 6 per cento. Se in seguito si abbandona alla cura aspeWtnte per att cnet•::;i alla operativa, la mortalità non è minore di 86 per cento, cioè in seguito a disarticolazione 87 per cento, in seguito a resezionc 91 per cento. È adunque più favorevole l'operazione intermediaria o Ia :$Ccondaria? la rcsezionc intermediaria ha per effetto il 90,9 per cento di mortalità, la disarticolazione intermediaria 01, 5 per cento. La reRezione secondaria 91 , 6, la disarticolazione secondaria 8~~ per cento. Il risultato del calcolo sarebbe, che quando il canale della ferita è nell'articolar-ione si avesse a far la disarticolnùono secondaria. Se quelle cifre, sog·gi unge Billroth, fossero dicci o cento volte maggiori, godrebbero eli una grande importanza pratica. Benchè· un femore anchilosato è nella maggior parte d<''i ~i indubitatamente miglior di un femore risecato, non devesi tuttavia, secondo Billroth, rigettarnc del t utto la resezione secondaria ; anzi un capo di femore corroso e mezzo consunto da diu· turna suppurazionc deve essere estratto c quantunque in questo caso l'operazione non sia a rigor di termine una vera rcsezione tuttavia richiedendo la medesima tecnica l'utorc ne tratta a lungo, accennando ai vnrii emendamenti che egli dovette fare al processo in casi spcciali. Indubit atamente una laTga incisione sulle parti molli facilil;a dì molto l'uscita del capo articolare, ma quando si ha da operare in individui robusti, e dotati di muscoli: voluminosi come non pochi tra i militari, il pro,~esso a larga incisione incontrr. due grandi svantagg·i : l O considerevole emorragia ; la profondità della ferita fa sl che in appresso le materie non trovino libero scolo. Altri momenti che mettono ostacolo all'uscita delle maraie sono i seguenti: l o Il malato giace sulla parte ferita ; per ovviare a questo inconveniente si provveder!\ con una buona posizione. 20 Quando il capo è risecato rasente al t rocantcro come ò ·il caso orclinal'ÌO quando vi è carie, in allora il tracantere turo. la ferita a guisa di valvola, il tracantere può venire allontanato col mettpre il membro in perfetta. estensione. A correggere gli inconvenienti sopra descritti si può attenersi secondo le circostanze a qualche modificazione ; si può faro la

zo


880

resezione per mezzo di un laglio praticato anteriormente (Roser), ma il luogo è molto limitato dai nervi e dai nsi. n più gt•avc inconveniente cho si addebiti ttlla roscziono è cet·tamente quello del ristagno dello mm•eie nell'ampia ferita. Billroth crede che ciò sia verissimo l'iguardo alle rel>ezioni primarie, nelle secondarie invece, nelle quali la cassula e i dintorni dell'articolazione sono molto in:fì.ltrati, ogni imbibizione marciosa è impossibile. Egli ha esperimentato l'estl'azione della testa del femore dalla parte del pol'ineo con un taglio in direzione parallela al femore, ma anche in quel modo si r ichiede unn incisione troppo larga. Langenbeck recontomento ba t•nccomandato un nuovo metodo (taglio longitudinala in direzione dell'a:<se prolungato rlel femore) metodo che sembra non sfornito di qualche >antaggio. Billt'Oth l'ha sperimentato sul cadavere cd ha potuto convincersi che il metodo è mollo adatto tanto per la resezionc del solo capo come per quella del capo unitò al trocantere, e in ou caso sul vi vente tr ovò che col'J'Ì!;poncle nncho per le r esezioni sottoperiostee. F1·atture della diafìs'l del {em01·e . - Qnesto getlere di lesioni è del massimo interesse per la chirurgia militare come quello che tocca molto da vicino la questione della chit•urgia conservativa. Stromeyer uni in un solo gruppo le ft·atture deUa diafisi del femore e le fe••ite del ginocchio. n Billroth ct•ecle doYer trattare separatamente eli ciascuna perchè l'ultima è molto più grave dell~ prima. Egli con Czerny hanno trattato in tutto 44 individui con 45 fratture della dialisi del temorc ; di questi morirono 23 : si ebbe adunque una mortalità del 52 per %. Sommando insieme tutte le cifro riguardanti i risultati ottenut i dal t rattamento di questa lesione nelle varie guerre si ha che : l 0 Non te nendo a calcolo il modo di trattamento in 2021 fratture di diafisi, 1229 60, 8 per o/0 finirono coUa morte. ZO In seguito a trattamento non operativo, in 1339 morirono 949 = 70, 9 per Ofo. Per ciò che riguarda alla speciale influenza delle amputazioni secondarie sul risultato statistico della cura conservativa eli c1ueste frattm•e, t ale influenza sombt·a al B illroth minima come

=


881

lo è per tut~ le fratture ; pcrchè ordinariamente i medici hanno orrore delle imputazioni secondarie della porzione superiore del femore come pure delle disarticolazioni ; sicchè il piu delle volte si lascia morh•e il pal(iente già picmico e mcr.zo dissanguato ; nè si può dar loro tutto il torto. Questa operazione è sotto certe circostanze così infelice da n'O n pote.rst nemmeno chiamare un rimedio ; molti in vel"o ne parlano e scrivono, ma ciò avviene . perchè si è più arditi stùla cattedra e allo scrittoio • che alla tavola operatoria. . La cura conservativa dello fratture del femore ha da superare non lievi difficoltà, come per- esempio, l) l'esteso sminuzzamento dell' osso, 2) le emorragie sccondn.rie, 3) la posizione del membro, 4) lo scolo delle marcie, 5) la posizione del malato, O) impedire il grande spostament{) ed accorciamento, 1) l'estesa nccrosi delle estremità do[ frammenti; casi tutti éh0 si possono verificare in ognifrattura, ma che per questa in particolare assumono una speciale importanza. In quanto ai due pr)mi punti il Billroth si att iene in massima alla sollecita estrazione di tutte le scheggie mobili e por le gravi emorragie, quando è diventat a int'rnttuosa la. compressione digitale, raccomanda eli sopprimere la circolazione nell'arteria femorale oppure iliaca, secondo le p1'oposte modifi.cazioni delia legatura, tensione od agotorsione strumentale del vaso. Che la posizione del tnombro e la fissazione delle du6l, estremità dei framm enti non possa essere mjgliore di un apparecchio a gesso è già messo fuor 'di dubbio. Con una gt·ande cura, con un assid uo esercizio, con una lunga esperienza nella tecnica degli apparecchi a gesso si riuscirà ad ottenere apparecchi scevri dai soliti inconvenient i, tra cui il principale è quello della loro difficjle pulitura pel continuo soffermarsi delle materie, l'appareccl1io a g~sso diventct·à il metodo più perfetto di trattamento, ma sarà sempre di difficile esecpzione, difficilissimo poi per le fratture del femore. Disgraziatament e la statistica sui risultati ottenuti dalla cm•a conservativa coll'apparecchio a gesso non è in tali proporzioni da potorvi annettere una grande signi.fìcanza, per ora é la statistica di nn tentativo cl1e merita d'essere continuato ed esteso su più grande scala d'applicazione. Se l'apparecchio a gesso abbia da trovar applicanione sempre e costantemente tanto per le fratture della di.afisi co;rne della porzione superiore del femore il Professore Billroth non sapre~be


882 decidet·o ; per parte sua dichiara di essersi attenuto per regola generale all' apparecchio u gesso trattandosi di frattu1'a della diafisi cd all' apparecchio estensiYo per' le frattm·o in punti più elevati. Poco resta d'aggiungere sul trattamento dello fratture della metà inferiore della diafisi; tutt'al piu meriln qualche osservazione il modo ~n cui fu facilitata l' uscita delle marcia. La secrezione purnlenta era· alJbondanti:;:>ima nelle fet•ite situate posteriormente; le ferite in vece alla superficie anteriore della gamba (superiore !'ispctto alla posiziono del paziente) davano uì1a scm·sa suppurazione; come si debba rivesti t'e la fencstJ·a dell'apparecchio per proteggere quest'ultimo dall'insudiciarsi, fu già fatta parola altJ'O\'C. P el' i casi ·da lui veduti il BiJlroth crede bastare che l'ap · parecchio perfcLto giunga sino al pcrineo senza involgere il bacino, ma soggiungo che è meglio forse fasciare anche il bacino e gctr tare qualche git·o anche sul membro sano. Ondo meglio c più speditamente applicare l'apparecchio gessato, ogni Chll·ut-go si è costruiLo una speciale tavola in forma e pt'oporzioni addnttc alla persona e alla tecnica propria dell'operatore; anch'egli ha fatto costruire la sua. Sotto certe circostanze di grande tendenza alla scomposizione dei frammenti bi~ogna tenere l'arto offeso in abduzione ed un poco in flessione; quest'ultima si ottieno colla ordinaria sospensione ; la posizione ilessa dipende dal motlo d'applicare l'apparecchio al perinco e dal rimctterlo a posto tutti · i giorni. Volendo fare sgorgar·e liber•amonte le marcie da una ferita situata molto all' indielt'O, fa d'uopo tenere il membro tutto in una posizione elevata, oppur~ sospeso. '1'-l·attamanto dalle f;·atture per arma da fuoco del femore mediante restensione coi pesi. - La tecnica di questo metodo curativo richiede una gt·ande esperienza, più gt·ando che per i metodi so,nesposti. Volkroann il quale ha dedicato molti anni di studio e eli esperienze su questo metodo di cura per le fratture fino dal pl'incipio della guerra inviò un modello del suo apparecchio al pl·ofessol'e Billroth ; il quale l'ha trovato molto diffettoso o molto malo adatto per i suoi casi. Una migliore modificaz.iono che ha fatto fare un reale pt'ogresso al metodo dell'estensione fu quella intl'odottu dagli Ame-


883

r icani, col porre cioè al piede una staffa di diachilonno e portando questa alla gamba con anso dello stesso empiastro. In questo modo si è trovato un apparecchio capace di ;;astenere una. forte tensione evitando in pari tempo gli spiacevoli effetti dell'azione compressiva. Nell'anno 1870 ·furono trattate dal Billt•oth sci fratture semplici con questo metodo e no riassume il risultato con le seguenti parole: « Il mciodo è di comoda c facile npvlicuzione più che qualunque altro, anche dal paziente è tollerato benissimo :1). La consoladizionc della frattura non è mai ritardata ma piuttosto accelerata. La scomposizione dei frammenti sparisce in poco t empo e l'nccorciamento è molto minore che coll'aparcccchio a gesso. Naturalmente dietro queste buone impressioni il Prof. Billroth non potè dispensarsi dall'esperiment.aro il nuovo metodo anche negli ospitali di campo; tanto più che esso metodo dovca pre-: sentare un vantaggio immenso e incalcolabile per la specialità delle lesioni alle quali si doveva applicare (fratture con ferite) con esso si otteneva cioè quella condizione che forma uno scoglio nell'arte degli apparecchi cioè di tenero esteso il membro e in pari tempo lasciare libera la ferita. Sgraziatamente non fu possibile trovare empiastro di aquilon di buona qualità e si dovetw renunciare al metodo americano cd in,1)2t'ovvisare un appm•ccchio col silicato, con bende, assicelle ec. , ~ tutto ciò di cui si poteva disporre. Il gt·ande vantaggio dell'apparecchio ad estensione è quello secondo Billrotb, di permctlet•e all'ammalato di eseguire qualche movimento senza scomporne la fi•attura, e non è questo un piccolo sollievo pcl malato di cambiare posi;done, mutare letto, lavarsi, senza essere tormen Lo.t o dagli orribili dolori che simili lesioni provocano sotto il minimo movimento. P erò questi incontestabili vantaggi eli che si godette fin dalla prima applicazione dell'apparecchio ad estensione gessato furono ben tosto paralizzati da non lievi inconvcnienU.- Accadde cioè che l'estensione esercitata· dall'apparecchio a gtlsso non fosse tollerata a lungo, gli ammalati alla ter-ta o quarta settimana cominciavano a lag11arsi di dolori ora al calcagno, ora al dorso del piode, ora ai malleoli, e levate a grande stento quelle porzioni di apparecchio ehe corrispondevano al dolore si scopriva qualche lividut•a di decubito, di più, si è osservato che esportata una


884 porzione d'appareccJ1io, la pt'essione .si faceva più forte in altri punti e diventava dolorosa, mentre clapprim~ e.ra tollerata. Il rrof. Heinecker.~di Erlangen al qualf'l Billroth aveva comunicato le grandi difficoltà che s'incontravano con quell'apparecchio, consigl~ò di applicare la fasciatura gessata direttamente sulla pelle senza strato~molle intermedio cercando di far pressionè equabile su tutt.a la superficie del membro. Così fu fatto, ma dopo la quinta s.e ttìmana siimaifestarono egualmente piaghe di decubito nella maggioranza deçcasi. Onde .ovviare graYi complicanze ed accidenti funesti, il BiUroth, appoggiato a questa esperienza, ra~co ­ manda caldamente di togliere l'apparecchio al 140 giorno in tutti. i casi ~enza eccezione, perchè è noto che la compressione. può produrre guasti irl'eparabili alle parti, gangrene profonde senza che. l'infermo ne risenta dolore. Per ciò che· spetta al risultato della cura conservativa avuto riguardo alla sede dEllla lesione si rileva: ))

7

))

= 60,. O.% morÙ 3 = 70, o » »

»

2

>>

4 = ~3, 3 »

l) ·al terzo superiore 5, di cui morti 3, guariti 2

2) al terzo medio:. lO ' 3) al terzo inferiore 6 o

»

Altro l'esultato relativanwnte al metodo di cura: l) senza apparecchio .•• 3 morti 3, guariti O = 100, O % morti 2) con appa.recchio a 'g esso l O » 5 » 5 ~ 50, O » » 3) coll'estensione . . . . . lO >) 6 >>. 4 60, O » »

=

Come anche- altri ,Chirurghi hanno fatto osservare vj ha una grande differenza di d~corso tra la frattura con scheggia e quella senza scheggia. A questo proposito ecco cosa avrebbe trovato il BJllroth nei casi uHimanente osservati. çon nn notevole sminuzzamento del femore, che di solito era anche complicato alla presenza d~l proiettile nella ferita, morirono lO su 13 (76, 9 %). Il numero di queste osservazioni è in vero troppo piccolo cla permettere una ragionevole deduzione sulla via da teq.ere. Ìll avvenire. . Una cosa merita d'essere riievata nel decorso di quelle fratture, ed è che in molti casi di gi.tarigione, la consolidazione ebbe luogo


885 anche quando erano estratte lunghissime scheggia. Si è veduto che l'accm•ciamento del membro dipende dalla gt•andezza del frammento perduto, ma non dipende esclusivamente c in tutto da fjuesta perdita e l'accorciamento molte volte si effettua soltanto per obliquità di frattura senza perdita di schcggie. Il Prof. Billroth conchiude riassumendo le impressioni sue proprie sulla cura conservativa delle fratture · del femore colle seguenti pm•ole : . « Benché i risultati del trattamento conservativo delle ft'atture del femore sicno pur- troppo ancora sfavoi•evoli, non è tuttavia statisticamente comprovato che colle amputazioni e disarticolazioni primarie si siano ottenuti risult:'lti molto migliori quad vitam. Il t1•attamento conservativo mi ·sembra permesso in tutti i casi di lesione per arma da fuoco. Tuttavil,l non è da rimproverarsi quel Chirurgo che in tutti i casi di gravissima frattura comminativa del fem ore pratica l'amputazione primaria. Io però non la farei immediatamente, ma aspétterci la prima od anche la seconda settimana per amputare soltanto allora che si stabilisce la febbre consecutiva, che il turgore delle parti molli è molto pronunciato e che la marcia resta sempre tenue c fetida non ostaute che dapprima sia stata rimossa ogni scheggia ».

LETTERA XX. Ferite del ginocchio - S tatistica - Cura conservativa ed operativa Ferite con ft·atture delle epifisi delle ossa della gamba - Stastica ....,. Ft·attur·a del piede - Statistica.

Le ferite che trattato coll<~ cura conservativa fecero sull' autore la più trista impressione furono quelle del gin occhio. A dispetto di tutti i set•ii ammonimenti dati dagli antichi chirurghi ci si credeva autorizzati di tentar molto, sperando anche m9lto nella progredita tecnica degli apparecchi, nelle migilorate condizioni igieniche delle baracche, ma prima di venire a speciali considerazioni nei risultati medesimi meritano d' e;;sere osservati i seguenti quadri di mortalità che l'autor e ci mette sotto occhio.


886

Mot·talitcì 1·elativa alle ferite del ginoccMo. Inghilterra, guerra di Crimea 29 feriti dol ginocchio di cui morti 6 F'ranein •. S7 llM " " " America. Ro.p. Circolnro O. 770 598 Strorneyer. Lnngensnlsa. 41 l{> Biefel. . . . . . 17 11 MAas • • • . • • 5 6 " Billrotb e Czerny . IS • lO

1005 f•n·iti del ginocchio di' cui morti 706 = 73, 2 11er 0 [o

Mot·talitiL diett·o cura consen;ativa. Circoiaro Il • . Stromeyer, guerra di Dnnlmnrea. Lo.ngens:ùza Biefel. . . . . . l\{aas • • • • • •

Billrolh o Czeroy •

. 30S di cui morirono 258 2-1 " 19 11 11 13

8 ~

4 12

2

10

371 di cui morirono 308 := S:l, O per 0! 0

Mo1·talità dopo t·esezione del ginocchio pct· ferita cl' arme da fw;co. InghiJterrn, go1orrn d'Oriento Circolare () . . . . . . Stromeyer, guerro. Daneso . Biefel . . . • . • • • • . Billroth • . . . . . . . • Casi o.nteriorl raccolti dn Ourlt

. l di cul morti l . 18 " H l . l l

l L l

. 16

13

.

"

38 di cui morti 31

= S7 per

0(

0

Dai quadri qui sopra si scorgo che la resezione del ginocchio in guerra fino ad ora fu praticata assai di rado e che i risullati di questa operazione, per la piccolezza delle loro cifre non autorizzano. i chirurghi a risolversi decisamente piuttosto per l'uno che per l'altro trattamento. Ma questi pochi risultati dimostrano anche troppo chiaramente che l'operazione della resezione al ginocchio non é seguita da frutti migliori di quello che per lo passato. Osservando poi la mort.alita complessiva delle ferite del ginocchio trattate coi varii metodi curativi(= 73,2 %) oppuro col metodo conservativo (= 83, O %) la medesima ci si appalesa molto maggiore che per le ft•atture doHa diafisi del femore la di cui


887

mortalità risulta di 70, 9 %· Ma la cifra 83, O % indicante la mortalità dopo cura conservativa non è, come giustamente osserva il Billroth, del tutto esatta, è an~i al t.li sotto clelia vera; infall.i vi furono individui nei quali fu ilùziatu la cura conservativa che poi fu interrotta per complicazione sopraggiunta per dar luogo all'operazione. Molti di questi morh'ono; quello aggiun te sono tante morti che non dovrebbero essere eliminate dalla mor-: talità dopo cura conser,·ativa. L'autore conchiude che a voler essere impat~tiali bisogna riconoscere che il modo di trattamento non ha esercita.to ancora un' apparente iuflueuza sul decorso di questa lesione. Tutte le ferite del ginocchio furono esplorate per tempo e subito dopo fasciate a gesso. Fino alla secondo. settimana tutti andavano bene. Quando si stabiliva una febbre remittentc molto forte era quello il ~;egno di vicino pet'icolo. In simili casi introducendo una mano sotto l' appat·ecchio, se scivolando sulla supcrftce antet'i ore della coscia si fa sgorgare dalla ferita la marcia, trattasi di caso gravissimo. Qlltmdo si conosce il modo di progrèssione dell' infìltramento marcioso, ~i scopre le presenza del pus senza levare l'apparecchio, se non ba questa esperienza il chit•urgo troverà con sua grande meraviglia all'autopsia delle immense raccolte marciose di cui non avrebbe sospettata l'esistenza. n Prof. Billroih confessa di essersi lusingato di reagire contro queste raccolte con larghe incisioni trasversali sopra e sotto la rotula, tanto più sperava vantaggio da quest..'\. pratica in quanto che aveva da fare con soggetti sani, giovani e ben costituiti; ma fu disingannato perchè tuUi i casi in tal modo complicati :finirono senza eccezione colla morto; e ciò non ostante le più assidue cure, non astante che si fosse sollecitamente rimosso l'apparecchio, irrigate due o tre volte al giorno le ferite, provvedute questo di tubi da drenaggio; fu tutto lavoro sprecato, il paziento restava. poi sempre vittima della setticoemia. P ertanto aspettando che sieno fatti conoscere i risultati dei tratt:unenti diversi adusati dagli altri chirurghi, ecco i precetti che il Prof. Billroth crede dover inculcare nei casi di che si tratta secondo la propria esperienza. Quando l'articolazione del ginocchlo è aperta senza lesioni di ossa o con semplici fissurc o depressioni noi condili, si inizierà la cur·a col m~todo conservativo ; se però dopo qualche giorno il


888:

pus comincia a farsi strada sopra e sotto la ferita, fa d'uopo J?rocedere all'amputazione. Le lesioni del ginocchio con istdtolamento delle ossa sono da trattarsi colla resezione primaria o colla primaria amputazione a seconda dell'estensione delle parti òffese, tuttavia a norma dei' casi l'operazione pùò essere ritardata fino al principio della seconda settimana. Questo ritaeclo non pregiudica per nnlla poichè tanto la reazione locale che generale sopravve~gono ordinariamente più tardi. Per la t>esezione del ginocchio, questi casi presentano delte speci11li difficoltà in ·riguardo all'app1icazione dell'apparecchio, e ciò in causa della estesa suppurazione la quale richiede si f\].cèi!!no molti tagli; se la cattiva suppurazione si mostra in seguito alla reseziol\.e si procederà sollecitamente all'amputazione secondaria. Non si possiede ancora un .sufficiente m1mero d'osservazioni per condannare assolutamente la rese~ione primaria del ginocchio. Tutti amméttono che per le fratture della diafisi ·_delle ossa della gamba' conviensi la cura conservativa più spesso che per quelle del femore. Alla gamba non sarebbe indicata l'amputazione p_rimaria se non in una frattura molto comminutiva. Le amputazioni secondarie che sotto certe circostanze si rendessero indi-; spensabili devono farsi, secondo l'altezza della frattura e il grado di suppurazione delle parti molli, ora alla gamba, ora al ginocchio, ora al femore; perciò un paralello tra le ferite della gamba E! le amp~ttazioni della gamba sarebbe 'poco concludente e di nessun valore pratico. Tu.ttavia. per essere completo il Prof. Billroth porta anche per queste ferite la sua statistica, il cui risultato fin ale di · mortalità è di 41, 6' %· 'l'utte le fratture della gamba fur:mo trattate coll'apparecchio a gesso, in due casi non a:vvenne la consolidazione e probabilmente, le fratture si saranno in appresso convertite in pseudo· artrosi. Delle 4 ferite dell'artic.~lazione tibio-tarsea trattate da lui e da Czerny du.e guarirono senza operazione, una co1Ia resezione, una coll'amputazione secondaria. Talvolta l_a supì_)urazione si diffonde d;1 un'articolazione all'altra .del piede con straordinaria rapidita. senza che di questo fatto si possa rendersi soddisfacente ragione.


889

L'autore confessa di aver poco da aggiungere a quanto si conosce circa le fratture della gamba c del piede, ma per essere complèLO ed or·dinaLo Lrova qui opportuno di porgere la sua piccola statistjca relativa a codeste lesioni:

della gamba non avuto 'f'igtem·do al m odo di trattamento.

~Mortalità nelle {rattu1·e

= = =

Rapporto inglese (guerra d'Oriente) 224 morti 37 16, 5 per% » francese ( » » ) 617 » 194 24, 9 » Circolare 6 . . . . . 696 » 169 24, 2 » Strobmcyer (Langensalza) 81 » 21 = 27, l )) Biefe1 . . . . . 32 » 4 = 12, 5 » Maas . .' . . . 27 » 8 = 29, G » Billt·oth e Czerny . 22 1 = 31, 3 » » ToTALE

1699 morti 401 = 23, 6 per %

.11 !01·talità diet1·o curd conse1-vatt'va. · Strohmeyer (guerra di Danimarca) . Biefe1 . . . . Maas . . . . Billr·oth e Czerny ToTALE

58

morti

29 23

»

»

14

»

124 morti

= = =

O lO, 3 per % 2 = 6, 8 » 5 2 1, 7 » 2 14, 4 »

15 = 12, O per %

Nlortalità z'n seg~eito a clisarticola:done del ginocchio. Rappor to inglese (guerra d'Oriente) 7 » francese ( » » ) 69 Circolare 6 . . . . . . 116 ToTALE

morti » »

4 63 52

192 morti 119 = 81 , O per %

lYiortalttà z'n seguito acl amptetazt'one della gariÙJa. Rapporto inglese (guerra d'Oriente) 154 morti 51 » francese ( » · » ) 1255 » 903 Circolare 6 . . . . 2348 » 611 Strohmeyet· (guerra Danese) 46 » 18 Biefcl . . . . . l Maas . . . . 3 l> l 6 Billroth e Czerny . » 3

.,

ToTALE

3813 morti 1587 = 41, O per %


890

Sullo ora esposte tabelle statistiche il Billroth fa le seguenti considerazioni; La prima tabella dà un risultato straordinariamente felice se si confronti cci risultati ottenuti negli ospitali regolari cd in tempi ordiuarii; donde la conseguenza che pelle ferite della gamba la Chirurgia militare anebbe il vantaggio sulla Chirurgia ordinaria. A scanso però di erronee conclusioni egli fa notare che al buon andamento di molte di quello fo1•ite deve avere influito immensamente l'eta e la buona costituzione dei soggetti che come ognuno sa è un elemento importnnt~ssimo pel decorso di ogni malattia. Il secondo qm\dro, quello cioè relativo alla cura conservativa presenta un complesso numerico troppo esiguo; però colle sue poche cifro basta a farci vedere, le non infrequenti cause d'err ore che possono derivare da Ai1fatte tabelle statisfjcbe. infatti 12 per 0;0 di mortali~\ con cura conservativa è tanto splendido resultato che. non si dovrebbe mai più operare. Ma se si riflette bene si vedJ'à che il reale risultato . sarebbe quello nel cui assieme fossero compresi anche feriti prima trattati con cura conserva-

tiva e poscia oper•ati. M o?·talità pe1· (e1·1'tc delle ar-ticolazioni del pt'ede no1~ at·uto 1'1'guardo al modo

Rappo rtQ inglese (guerra d'Oriente)

,.

ft·anccso ( )) Strohmeyer (Langensai7At) Biefel ' Mnas Bill)-oth e Czerny

,.

ToTALE

)

di cw·a.

8 morti 38

l 16

15 5 5 4

3 3

,.

,. ,. ,. 'l)

2

75 morti 25

= 34. 6 per %

Mm·talità nelle lesiom· dell'articola::ione tibio-tarsea dopo ctwa consen:ati?:a. St.'obmeyer (gue1'ra Danese). 21 morti 5 .Mans 3 » 2 Billroth . . . . . . . 2 » TOTALE

26 morti

7

= 26, 9 per %


891

Mo1·talità nelle lesioni del tc"·so e del metatarso non a~;-uto n'guardo al genet·e di cura. Rapporto inglese (guerra d'Oriente) 135 li>

fl'aUCOSO (

1>

))

) 204

Strohmeyor (guerra Danese) Biefcl

18

Billroth.

3

lO T OTALE

morti »

8

26

•

2

'J)

•

370 morti

37

= 10, 0 pel' Ofo

Mm·ta.lità nelle t·esezioni secondarie dell' articola::ione del piede. Ch·colare 6 . Langenbeck . Czerny. . . T OTALE

18 morti 11 • l »

2

6

30 morli

8

= 26, 6 per %

Mo1·talità nelle amputa~ioni dell'articola;ione del piede secondo Syme e PJJ1'0gotf. 13 morti

Rapporto inglese (guerra d'Oriente) francese ( ) Circolare 6 Strohmeyer (gner1·a Dane.~e)

68 67

•

52

4

"

2

T OTALE

152

•

"

,

•

2

58

morti 1 14 = 75, 0 per Ofo

Mortalità nelle amputa::ioni al metatm·so. Rapporto inglese (guerra d'Oriente) 14 morti francese ( ) 98 Circolare 6 119 l> )) Strohmeycr (guerra Danese) 3

•

•

•

T oTAr.E

•

2 65 ll l

234 morti 79

= 33 per %

L a xxra ed ultima lettera contiene le osservazioni sul modo di trattamento delle .ferite d'amputazione e fini sce con una statistica cl elle operazioni praticate in W eissomburg. In quanto al trattamento dello ferite d'amputazione, l'autore confessa d'essersi attenuto ai principii che da molto tempo si professano.


892 Gli esiti infausti delle ferite d'amputazione sono cagionati più di frequente da scpticoenia, pioenia, ecc.; le quali non solo sopravvengono ai rloboli cd esausti, ma anche agli oper ati sani e robusti. V 'é una grande lacuna, che soffre ancora la chirurgica terapia, quella eli non poter paclro,neggiare gli esiti di operazioni molte volte semplicissime fatte su me-mbri non indispensabili alla vita. I felici risultati delle amputazioni qood vitam dipendono il più delle volte dalla natura dei casi, che si scelgono da operare. Il chirurgo che omette un' amputa.:ione troverà sempre modo di difendersi, specialmente in questi tempi in cui la couserva?.ione dei membri é t enuta in gran pregio. Quel medico godl'à sempre H favore del pubblico. Se da un tl'attamento non operativo sieno avvenute delle croniche affezi.oni delle ossa, delle articolazioni, tali fatti non è sempre possibile constatarli e meno ancom apprezzarne la gravezza, l'entità, come conseguenze di un metodo terapeutico. L'affare è tutt'ait.ro per gli esiti delle operazioni su di cui la critica può fat•si con bastante chiar e7.za, aiutata validamente dalla esattezza delle · cifre ; si può con queste Vlldcre quanti un chirurgo ha operati, e quanti ne ha perduti. Questa circostanza ha determinato molti chinll'ghi ad astenersi dalle operazioni, anche quando si offriva, loro una grande probabilità di riuscita. Altri all'opposto operano arditamente perfino nelle più deplore'mli condizioni del loro infermo. Jn ultima analisi bisogna persuader:':'i pur troppo che l'apprezzamento sull'indicazioni delle operazioni si basa meno su di un fondamento scientifico che sulla indole e sul carattere dell'operatore. Della più alta importamr.a c, a parere dell'autore, il trattamento del monconé, trattamento che ha principio immediatamente dopo l'operazione. Ogni contatto del midollo dell'osso colle superfici ossee segate deve essere per quanto é })Ossibile evitato. Le emorragie del midollo devono essere combattute colle sole iniezioni d'acqua fredda, poiché le applicazioni di J)crcloruro di ferro cagionano delle osteo- mieliti spesse volte mortali. Le emorragie delle altre artèrie si fermano meglio coll'agotorsione come da 5 anni a questa parte pratica l'autore. Non è da rigettarsi affatto la legatur a, come vorrebbe il dott. Simpson, che ha fatto a questo .metodo dei rimproveri, che sembrano esagerati; ma l'agotorsione è preferibile in massima perchè più comotla.


893 Come si deve fare la riunione della ferita al mon,cone? Anche questo momento terapeut.ico ha la. sua importanza. Il chiudere esattamente la ferita _con aghi COJlrondola poscia. con fasciatura compressiva non ha mai soddisfatto l'autore, perchè non gli occorse mai eli constatare la guarigione per p1·imam. Egli s'attenne per regola generale al seguente metodo: riunire la ferita in modo da copr-ire completamente l'osso e da lasciare nello stesso tempo un libero scolo alle roarcic, e questo fu il metodo di cui ebbe pi\\ a lodarsi per i suoi àuoni risultati. , Per ciò che riguarda il genere di fasciatura della ferita, l'autore SO!>f.iene che il miglior mezzo ò f!Uello rli non farne alcuna. Ed infatti egli da molto tempo non usa più fa.<;ciarc le 1ferite rl'amputazLone. A qt~esto suo procedere sarebbe stato condotto dalle sue o~crYazioni sui casi di pioemja e sctticoemia. Il trattenere i fluidi eskavasati in seno alla ferita è lo stesso che favorire le >;uddctte g1•avissime. complicazioni. Due metorli estremi sono ancora adoperati nel trattamento delle fe1•ite d'amputazione : iD'll)ediro cioè l'adesione prn· pn"mam , col t occare la ferita con mezzi caustici; favorire l'arlc:;:ione prp· primam colla occlusione dci lembi e colla fascia~ura co.nsecutiva. Ambidue i metodi sono attualmente in uso. I fautori del primo sostengono le loro ragioni coll'osservare il fatto che le ferite cauterizzate guariscono meglio e con minore rca:~.ione che quelle di puro taglio. Senza mel.tere in questione il fatto, l'autore non crede r1i aceordare la sua confidenza al metodo eli cui è parola; stando specialmen te ai risultati infelicis'>irni, degli op erat~ nelle ambulanzo francesi, dove si soleva_c9prirc tutta la superficie del monconc con allume polverizzato; quasi tutti gli ,operati trl}ttati in quel modo morirono. L'autore tesse qui la storia sommaria del soggetto, cominciando da Ambrogio Pareo fino ai nostri gior·ni, r~portando le tanto diverse e contntddicenti ooinioni dei più' sperimentati chirurrthi. J: • ' ' ' ~ t t:> Venendo poi ai tempi attua.~i, egli conchiuùe che i chirurghi di adesso si trovano_ nelle stesse _divE}rsita d·oP;iniqp~? n~l}.? ~t~sse incertezze, come noi tempi passati; vi. ha eh\ J?arteggia .per la acclusione completa della ferita , ~i ha chi crede invece ,perni~iosa ogni fasciatura. Riassumendo in poche parole t utto ciò che di nuovo l' autore ha introdotto nella pratica operatòria in quel periodo di tempo, Giornale di 11fed·ic. m ilit. 1871. 57

•


894 troviamo che egli premette d'essersi trovato contento dei risultati ottenuti dalle amputazioni, più soddisfatto anziché in qualsiasi altra occasione. Non saprebbe però riconoscere precisamente • quale causa abbia tanto felicemente influenzato le sue operazioni. I ntanto come mezzo enostatico egli ha preferito l'agotorsione alla legatura; tra i metodi d'amputazione egli prescelse il taglio eu- taneo t\ l~mb i piuttosto che il circolare. - Cura consecutiva. Nessuna fasciatura con ch~usura parzialç della ferita invece della. occlusione completa con· fasciatura compressiva. Finalmente allo scopo di mettere i suoi lettori nella possibilità di confrontare i resultati da lui ottenuti con quelli di altri o;pitali di campo, presenta loro nei seguenti due quadri il riassunto delle operazioni, che egli e Czerny hanno praticatp in W eisemburg. Operazioni prima1·ie. Rcsezione totale del cubito Amputazione del femot·e · Amputa~ione della gamba . T oTALE

l guariti )) 2 » 3

l 2

6 guariti

4

morti ))

l

))

morti

2

6 mor ti » » » » 2 » » 2 »

2

5

4

3

Operazioni secondarie. Resezione del capo dell'omero Resezione totale del cubito Resezione del capo del femore . Resezione del ginocchio :Rksezione dei piede . Disarticolazione dell'omero Amputazione dell'omero Amputazione del femore Disar ticolazione del ginocchio Amputazione della gamba . T OTALE

8 guariti 1 3

» »

» l 2

7 l 7

» » » »

..

..

l>

»

»

3

l

a2 guariti • 16 morti 16


895 Conduraiigo nel Cancro. Il giornale Britisch Medz'cal fu il primo che cominciò a parlare del Conduraogo. Giusta la relazione del Console d'Olanda, il Condurango è un arbusto inclig~no delle provincie meridionali dell'Equatore (Loja) nell'America del Sud . Il fru tto di questa pianta è velenoso c l'uso del nocciuolo opera come. la stricnina. L'efficacia medicinale di questa pianta e principalmente della corteccia venne fatta palese dal caso. Si narra, che un'indiana colse alcune parti di questa pianta, ne fece un infuso che diede a suo marito, il quale istant ementè lo richiedeva por togliersi di vita con tale veleno, essendo travagliato dagli att'oci spasimi di un cancro intorno. Contro l'aspettazione invece, dopo qualche tempo l'ammalato vide guarire tutti i suoi incomodi. Divulgatasi la novella, eccitò le prove e queste ebbero buon risultato. Il 5 genna~o del corrente anno (1871) l'ambasciatore degli Stati Uniti a Quito (Capoluogo dell'Equatore) dopo essere stato copvinto dell'efficacia di questo r imedio, dietl'o vari esperimenti, con dispaccio ufficiale ne scrisse calorosamente al suo Governo, proclamandolo portentoso contro il cancro, le malattie veneree e la scrofola. Dietro-istruzione dei dottori Casares ed Equigusen, il Condurango viene usato nel seguente modo. Si contunde una porzione di radi,ce di questa pianta, e si mette a macerazione nell'acqua per qualche giorno, indi si concentra il liquido al punto da ridurlo ad una metà, sicchè offra il colore dell'infuso concentrato del thè. Di questo se ne amministrano alcune cucchiaiate ri partitamont,e nel corso della giornata (100 grammi in tutto), medicando esternamente le piaghe con lo stesso rimedio. L'uso interno vuol essere interrotto frequentemente con qualche giorno d'intervallo.

M.


RI'\'IS T A. S CI~'J'I FIC/l.

Una lezione popolar e di Helmoltz sui r ecenti progressi nella teorica della visione. Se vi ha una parte delle scienze naturali che oggigiorno abbia attirato in modo tutto speciale l'attenzione dci medici e doi fisiologi non solo, ma di qualunque scienziato è cet•tamentc la fisiologia dci sensi. Essa infatti si ò or mai costituita intermediati:t fra due ordini di osservazioni che si tennero sino ad ora disgiunti, cioè, la scien1.a. dci fatti corporei e la scion1.a dci fatti psichici e morali. Le sue mirabili scoperte ogni qual volta ci rivelarono una verità sulla vita dci sensi non mancarono di gettare qualche spnrazzo di luce n<:'gli oscuri cd intricati pl'oblemi dello. vita intelle!.l.uale, felice pl'Cl'ogativa che valso a .guada· gnarle il culto degli ingegni più potenti, dei più profondi osservatori di cui possA onorarsi r epoca nostra. La sua missione è ormai assicurata; la fiisiologia dei sensi SUI'à d'ot·a in poi la sola guida del psicologo, solo con quella noi potremo veder qualche cosn in quell'abisso cbe si chiama mondo intellettuale. vna prova del bisogno che tutto il mondo scientifico sente d'impossessarsi delle nuove verità attin enti a questo studio l'a.b· biamo nella pubblicazione delle lezioni popolari che Hclmoltz tenne recentemente in .P'rancoforte ed Heidelberga sui pt•ogrcssi nella teoria della visione; sembra mi che i fatti che egli espone m e~itino d'essere ricordati non p01· se stessi perchò non sono nuovi, ma per il punto di ',"ista sotto cui egli li oon,idera. Sono in parte minute particolarità conosciute du ogni medico anche non spccialistt\, particolarità che vedute in dettaglio non ci rivelano una grande impor tanza, ma studiate nell'assieme e in quell'assieme subordinato al concetto dell'autore diventano qual· che cosa più che semplici curiositù. scientifiche, fanno anzi meditare sct•iumente sulla loro immensa pot·tata nel campo della filosofia naturale. Cosi nello studio dell'occhio come strumento d'ottica il grande tìsiologo fa rilevare quei fatti che per logica necessità co nd~-

;


897 cono la mente ad un concetto abbastanza nuovo ; che cioè le opere della natut·a non sono così perfette come si potrebbe crede1·e a tutta prima. Nel considerare poi le modalità. delle nostre sensazioni visuali egli viene a quest'altra arditissima conclusione; che quella prcte:)a armonia prestabilita tra l'interno organismo e il mondo esterno non esiste. :O.Ia pregio principalissimo di quel lavoro è il grande insegnamento pratico che no emana, insegnamento eli cui ogni studioso deve far tesoro cioè di diffidare continuamente della nostra coscienza nella ricerca del vero. Questo senso interno a cui la mente nostra sempre ricorre quasi por· istinto non è piu infallibile, è anch'esso un'autorita che ha fatto il suo t~mpo, l'essersi tenut i i suoi rcl;ponsi come sempre veridici in fatto di scienza fu causa di grandi erl'Ori nei tempi passati e di non pochi pregiudizii del presente. Sarà un ottimo senso per far ci ammirare il bello, amare il buono, vivere da galantuomini, ma no n certamente per farci conoscere il vero in tutta sua nudità. È un senso troppo complesso che colle sue allucinazioni non ci mostra le coso veramente come sono, che ha bisogno di essere incessantemente oorretlo e rettificato dall'esperienza. Son queste d'altl'ondo ver ità g ià prcseni.ito ed ann'unciato in altri tempi e che cominciarono già a turbare i sonni di qualche vecchia scuola ma non ebbero n paret· mio più :splendida sanzione come da uno studio csscnziahncnte sperimentate e così validamente sussidìate dalle scienze esatte quale è quello dell'ottica fisiologica. Tali sono gli appre;:zamenti che m'indussero a riportare in breve le par ti di quol laYoro piu interessanti omettendo tutto quelle descrizioni anatomo-tìsiologiche, a che l' autore dovette dare ampio svilu.ppo onde mettere le sue riflessioni alla portata di ogni intelligenza. Seguiamo intanto il nostro fisiologo nelle sue considerazioni

sull'occhio com~> strumento d'ottica. « Tra tutti i sensi l'occhio fu sempre riguardato come il piti prezioso dono, l'opera più mera·vigliosa. della sapiente nat ura. In ogni tempo lo cantarono i poeti, lo celebrarono i fùosofi, lo ammirarono i fisici quale incomparabile modello d'ottico strumento. Nè è difl1cile comprendere l'entusiastica meraviglia per quest'organo, quando si rifletta agli immensi set·vizi che ci presta, alla sua forza di penetrazione nello spazio, alla rapidità colla quale


898 passando da un' imagine all'altra, da un colore all'altro ci procura percezioni e intuizioni in tale prodigiosa moltiplicità che appena si può comprendere. I suoi dominii non hanno confine, egli misura l'infinito spazio e numera i mondi luminosi che lo popolano, la sua perdita è ]a più• grande delle sventure. Ma ciò che forma il maggiore dei suoi pregi è certament·e la sua pratica utilità, r1uell'attitudiue cioè di valutare con precisione la granddzza, posiziono c distanza degli oggetti che ci attorniano. Tale conoscienza infatti è l'essenziale e necessario fondamento delle nostre azioni dalle più indifferenti alle più arrischiato, sia che si ·voglia infilare la CJ'tma d'un ago, sia che si abbia a spiccare un salto da un sasso al l'altro, la. cui giusta misuPa può decidere dolla vita. Coll'esperienza poi somministrataci dai movimenti cd azioni che prendono per guida le percezioni visuali, noi controlliamo l'aggiu;;tatezza e precisiono delle percezioni medesime; ed è appunto con questa continua pr ova e controprova alla quale senza avvedercene sottomettiamo le percezioni della vista che noi ci facciamo quell'abituale c irremovibile convinzione sulla fedeltà delle imagini retiniche. Nessuna meraviglia adunque se di fronte a tali fatti si t'adicasso sempre più in noi la credenza che l'occhio sia un apparato di costruzione tanto perfetta da dtsgradarne ogni tl~Hma fattura. Pure le diligentissime ricer che che in questo decennio !lÌ sono fatte sulle ottiche proprietà dell'organo ci hanno condotti ad una singolare disillusione, una delle tante disillusioni ch E' la critica seria e posWva r-iserba a suo tempo per molte altt'e Cl'edcnze. Se conft>ontiamo l'occhio umano cogli istrum:?nti artificiali non ci abbisogna un 1)rofondo esame per rilevare il grande vantaggio che il primo gode sui secondi riguardo all'estensione del cam)?o visuale. Tale estensione può calcolarsi per og ni occh io di 160 gradi da destra a sini:stra, di 120 dall'alto al basso c per ambidue presi insieme più di due angoli retti in estensione Ot'ÌZzonl.ale. Il campo visuale degli strumenti d'ottica e molto più limitato e tanto minore quanto più forte é l'ingrandimento delle imagiui. Giova però osservare .che cogli strumenti noi ottepinmo una irnagine nett issima in t utta l'estensione del campo, mentre


. 899 il,, la retina non gode di una nitidezza d'imagini che nel luogo d'ella fovea centrale; il diametro di quest'ultima corrisponde a circa un grado del campo visuale, vale a dit·e tutto quel tratto che può apparirci coperto dall'unghia del dito indi'ce, tanendo la mano alla maggior possibile distanza. In quel piccolissimo tratto l'acutezza della visione è tale che due punti distanti fra loro un minu t.o possono essere Rncora ·nettamente percepiti; questa distanza corrisponde alla larghezza di un cono retinico. Tutte le altre parti dell'imagine si disegnano pi~ o meno sfumate e sono tanto meno chiaro quanto ·più lontano dal centro è il loro punto d'incidenza. ' P er lo che l'imngine della retina potrebbesi benissimo paragonare ad un disegno condotto a perfezione riel centro ed abozzato grossolanarriente verso la periferia. Ma se noi vediamo chiaramente solo una piccola parte de l -campo visuale, la vediamo per.ò in co'nnessione collo suo adia • cénze e di queste noi vediamo quel tanto che basta per avvertirci della prcs~nza di qualche oggetto o di qualche cambiamento degno della nostra attenzione. Egli è certo però che i piccolissimi oggetti o quelli che tali ci appariscono per la loro grande distariza non sono percepiti dalle parti periferiche della retina ; se vogliamo far l'esperimento di qnc~o fatto osserviamo l'allodola che spiccato il suo volo 'dirÙ.t.o si perde nell'aero a .smisurata altozr.a, noi non la possiamo ritrovare coll'occhio se non quando la sua imagine simile ad un punto nero cade sulla fovea . di vista, ci .Centrale; fuori di là noi la perdiamo qompletamente è impossibile scorgerla colla visione laterale. L a grande mobilità dell'occhio è quella che Sltpplisce ·alla .piccola estensione della vjsione netta, alla poca chiarezza del " l campo visuale ed in tale facoltà il nostro organo è di gt>an lunga superiore agli strumenti dell'arte. Noteremo anzi che considerando l'occhio non più come un semplice apparàto, ma ' come strumento di lavoro per l'ìntolletto, la limitazione del suo camRo visuale piuttosto , che un' imperfezione cost-ituisce una qualità' indispensabile. Se badiamo al riwdo 'tutto speciale con cui si spiega l'attività dello spirito quello cioè di :fissarsi su di una sola idéa od imaginc e compresa quella rivolgersi ad un altra, ci facciamo persuasi che l'imperfezione della imagine retinica sta in armonia collo svolgimento degli atti psichici ; ciò che attrae la nostra

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attenzione osserviamo c vediamo chiaramente, ciò che non vediamo chiaramente è appunto quella cosa che pel momento non c'interessa grai1 fatto, anzi c'interessa tanto poco che non ci accorgiamo nemmeno di vederla male. Al co.ntrario non è facile 1 e richiede anzi un lungo esercizio, dirigere l'attenzione su di un oggetto veduto indirettamente senza rivolgervi lo sguardo; tanto tenacemente unita per diuturna abitudine trovasi l'attenzione dello spirito col movimento degli occhi ; come d'altra parte non· è facile tenere fisso lo sguardo su di un oggetto anche per pochi secondi; per questa operazione pure si richied~ .un certo esercizio. . . Da sifatti rapporti noi po~~iarno trovare la fisica ragione 1)erchè l'occhio esprima così bene lo stato dell'intelletto. Il suo movimento è uno dei pili diretti segni del moviment.Q d'attenzione e per conseguenza della mobilità di spirito di colui che guarda. Colla stessa celerità dei movimenti del globo oculare si succedono anche i cambiam,enti interni dell'al)parato diottrico ; col rapido loro avvicendarsi l'organo si aclclatta ora per gli oggetti vicini, ora per gli oggettì lontani, e procura alla retinn una imagine sempre nitida. Anche in queste modifìcazioni esso gode di una immensa. superiorit.'\ sugli appar·ati artificiali che s'addattano con estrema lentezza alle varie distanze. Ma inoltriamoci ancor più nell'indagare le ottiche pròprietà del nostro appal'ato. Uno dei J)l'incìpali requisiti che noi vogliamo trovare in un buon istruroento è quello di essere esente dalla dispet·siono dei colori, in una parola che sia acromatico. La dispersione dci co-· lori attraverso le len~i dipende da ciò che i varii raggi colorati componenti la luce bianca non possedono lo stesso grado di rifrangi~ilità, il raggio violetto , per esempio , che si rifrange di più degli altri, cade su di un· fuoco più vicino alla lente che i raggi rossi; con una lente biconvessa noi otteniamo in realtà ! ' tante iruagini quanti sono i raggi elementari, i quali non si sovrappongono completamente che nel centro dandoci la Juce bianca, mentre alla periferia sporgono più o meno gli uni dagli altri, impartendo così all'imagine dell'oggetto un contorno i1'idescente. È noto quale singolarissima parte abbia esercitata nella scoperta dei cannocchiali acromatici la questione sulla dispersione dei col0ri nell'occhio umano, avendoci fornito un raro e paradossale


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esempio che da due false premesse si può giungcrè talvolta ad una giusta conseguenza. Newton credendo d'aver trovato un costante rapporto tra il potere rifrangente e il potere dispersivo delle sostanze tt•asparenti, opinava che non si potesse nvere rift·azioue senza dispersione, impossibile quindi uno strumento acromatico. E uler, pcrsua:;o che l'occhio fosse un vet'O apparatu acromatico, mise in dubbio l'esattezza del principio newtoniano e in pari tempo formulò le prime regole teoretiche per ottenere l'acromatismo , regole che furono poi messe in pratica con perfetta riuscita dall'çttico Dollond. Ma Dollond alla sua volta attaccò l'idea di Enler per la semplicissima ragione che lo strumento acromatico da lui fabbricato non corrispondeva colla sua struttura alla anatomica conformazione dell'occhio. Finalmente Traunhofet' riuscì a detet·minare con esatte misure la grandezza della dispersione. Il fatto sta che un· oèchio adattato per la luce rossa alla distanza infinita non ha che un potere visuale di due piedi per il raggio violetto. Nella luce bianca la dispersione dei colori non ci si appalesa, pcrchò i raggi speUrali più esterni sono anche i meno intensi c restano annichiliti dai raggi centrali più forti . Ma possiamo t•endere chiaro il fenomeno coll' aiuto dei vetri colorati. Il vetro t into coll' ossido di cobalto dà passaggio al rosso e al bleu, respingo invece il giallo ed il verde, che sono i raggi più intensi e centrali dello _spettro. Ora, guardando noi di notte una lanterna provveduta di questo vetro · ci accadrà di osservare una fiamma rossa circondata da un' aureola di color bleu-violetto. Quell'aureola non è alLro che l'imagino dispersiva della fiamma che proietia. i soli due raggi ora menzionati. Ecco adunque un semplicissimo fenomenò che ci prova nel modo il più positivo, che l'occhio umano e soggetto alla dispersione dci colori. Sifatta dispersione , giova notarlo , è di poco momento nelle ordinarie condizoni e minore in realtà eli quella degli istruru'enti; ma ciò avviene perchè i mezzi diottrici naturali sono in massima parte costituiti d'acqua, sostanza, come si sa, dotata di un potere dispersivo minore del cristallo. Tale è il motivo pcrchè sotto la azione dell'ordinaria luce biarica la dispersione non disturba gran fatto la vista. Gli strumenti ottici , specialmente quelli a forte ingrandimento,


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vanno soggetti ad un altro errore, ed ò la così detta deviazione dovu ta allo. forma sfcl'ica. Lo s uperfici rifrnngenti sferiche riuniscono i raggi che emanano da un oggetto in un punto soltanto allora che tutti i raggi cadono perpendicolarmente alle superfici medesime; perchò questi raggi siano completamente riuniti almeno nel mezzo dell'imagine, bisognerebbe adoperaro superfici di curvatura alquanto divei'Sa dalla sferica; tali condizioni per ostacoli meccanici non si son potute ancora realizzare completamente. La curvatura delle superfici rifrangenti dell'occhio è in parte elittica, o quelranatomica particolarità favorì sempre più il pregiudizio che l'occhio sia completamente _immune dagli er••ori di sfericità. Ebbene, le moderne ricerche hanno fatto constatare verificarsi nell'occhio umano deviazioni di raggi molto maggiori che quel)e prodotte dnlla forma sferica, e tanto gravi che qucsb ultime in lot•o confrouto perdono ogni loro importanza e diventano inaprezzahili. Infatti le esatto misurazioni della curvatura della cornea fatte da Senff, do. Tielmolb:, çlu Donde••s, da Knapp, han no Ù\tto Yedere che la cornea dell'occh io umano è variamente incun<ata in l'apporto ai diversi merjdinni. Inoltre lo 'stesso ·H elmoltz ha stabilito il metodo po1· deLorminn•·o la cent?·a:ione dell'occhio, cioè constatare se la cornea ed il cristallino siano così disposte da far cadcro l'imagino s u di un medesimù asse; e con quel metodo appunto si riuscì a mettere in evidenza un piccolo ma reale difetto di centrazionc. Dall'errore di sfericit.à e dal difetto di centraziono •·isulta l'astigmatismo, difetto che in minore o maggior gt•ado esiste in t utti gli occhi. Ma so uno strumento con imperfetta curvatura di su1>erficie e male centrnto ci rappresenta nn punto luminoso ora come un circolo, ora come un'olisse, ora come una striscia, l'imagine che di esso punto ricevo il fondo dell'occhio, è ancora più deforme, ovverossia è più ir•·cgolarmente raggiata. Cagione dell'crl'ore è il cristallino la di cui struttura ci si appalesa in :.:ci strati di fi.bbre ed i raggi che .noi vediamo emanare da una stella o da un lume in distanza sono altrettante imagini della struttura raggiata del cl'istallino. È anche por quesi.a ragio ne che noi usiamo disegnare un punto luminoso come una sl.ella, nè l o possiamo concepire altrimenti, essondo l'errore senza eccezione comune a tutti gl i occhi.


903 Po85iamo fin d'ora far notare, che noi gindicller emmo molto severamente qucll"arlefice che volesse venderei uno strumento otLico coi (lifett i che ora abbiamo enum erati, anzi gli si rimanderebbe lo sh·umen{o con una solenne protesta. ~essuno ceJ•tamentc >ort•cbbe far lo stesso riguardo ai propri occhi, ripntandosi am~i ben felice eli adopeJ•ar•li più a lungo che sia possibile con tutti i lot·o ert•ori; ma considerando l'occhio dal punto di vista puramente ottico l'esserci quest'organo indispensabile non toglie nulla ai suoi l'cali difetti. ~fa vi ha di più. Noi vogliamo elle l'ottico ci co~trui sea la !onte col) vett•o puri~simo, rli perfetta trasparenza. Ebbene, la cornea ed il cristallino neppu1•e sotto questo rapporto hanno i requisiti cho noi pretendiamo trovare in una lente artificiale. Se noi illuminiamo .Q.Uclle pat•li colla viYa luce di una lampada concentrata da una. lente, vC(linmo la lot•o sostanza un poco torbida, più torllilla degli umori che le circondano. L'opacamente poi è manifest{) illuminando colla luce bleu o violetta dello spettro solare. Un'altra imperfezione della cornea c del cristallino ò la fltto ,·escen:::a. Con questo nome vicn designata quella facoltà che hanno certi corpi di diventare debolmente c temporariamente lumino;;i per sè sotto l'azione della luce violetta e b.Jeu. La tinta cerulea che manifesta la soluzione di solfato di chinina è dovuta a questo fenomeno e la iluoJ•escenza della cornea e del cristallino sembra pro,•enire appunto da una sostanza simile al chinino, che troverebbesi nel loro tessuto. n fenomeno della tluorcscenzo. del cristallino e prezioso t>Cr i fisiologi, poiché . illuminando quella parte colla l uco bleu ci possiamo accertare del suo intimo contatto colla superficie posteriore dell'iride, s ui quali rapporti dominaYano una Yolta lo più erronee opinioni; ma sta sempt·e H fatto che per la visione la fluot•e::;cenza della cornea e del cl'istullino non ò altro che di danno. • Nè d'altra parla possiamo dissimularci che la lente dell'occhio umano, pot' quanto ci sembri limpida o chiar·a, a scopo ottico è di un'l. tes~itura ben poco omogenea; difatti i piccoli opncmnenti e ·corpi oscm·i, che stanno nel suo interno, formano i così detti oggetti cntottici, ch e si vedono chiaramente anche jn condizioni normali guo.ì·daudo il ciclt> aUraverso una piccola apertura. Aggiungasi a questi tutte quelle fibril\e, gt•anuli e laJ~telle, di cui è


90tl pieno il corpo vitreo. E:>Si pos:>ono rendersi Yisibili in certe circostanze anche in stato fisiologico producendosi il fenomeno delle mosche volanti , poichè movendo l'occhio per dirigervi sopra lo sgt1ardo quei corpicciuoli seguono il movimento d<'l bulbo, l'occhio li insegue ed essi si allontanano ancor più simulando l' imagine di nn inset.~o che vola. Tali cot·puscoli non mancano anche negli occhi i più normali; di solito nuotano fuori del campo visuale nei ponti più alti del globo, ma se l'occhio fa un movimento abbastanza rapido da scuotere il vitreo, si sparpagliano nell'umore, molti pervengono dinanzi alla macula lutea ed nllora imbarazzano la vista. Per il modo poi con cui si suole osservare le perco'l.ioui dei nostri sensi, merita d'esc;ere notata la circostanza, che certuni nel principio di una affezione oculare crualunque avvertono solo allora il fenomeno delle mosche volanti, lo credono affatto nuovo e se ne preoccupano seriamente , mentre non è a dubitarsi che quegli oggetti trovavansi già nel vitreo prima che l'occlùo si ammalasse. Se d'altra parte consultiamo la storia dell'evoluzione embrionale delrorgano nell'uomo e noi vertebrati, ci verrà fatto rli spiogare in parte la ir1•egolaro st ruttura doi due umori cristallino e vitreo. Ambidue hanno origine mentre nell'embrione una parte della membrana esterna si r itira indontro, s'infossa e si rigonfia in forma di bottiglia, il di cui collo resta più tardi stroz11ato e finalmente reciso. Lo cellule superiori del sacchetto reciso vanno a formare la lente e la sua membrana la capsula, mentre le cellule sottostanti alla membrana si cambiano nella massa gelatinosa del corpo vitreo. La cicatrice dello strozzamento resta qualche volta in forma d'imagine entottica anche nell'occhio dell'adulto. F inalmente non possiamo lasciare iMsservatc corte irregolarità ri.:teribili al fondo oculare. Prima di tutto la retina non molto lungi rlal centro del campo visuale presenta una interruzione, una lacuna; mancano in quel punto gli elementi capaci di sentir e la luco; ò qnella insomma la sede della cosi dotta m.accMa cieca del campo visuale, perchè in quel punto la luce non è percepita. L'estensione della macchia cieca non è di poco momento, perchè non è minore di sei gradi nel diametro orizzontale e di otto nel


905 diamett'O verticale, il suo margine interno dista dal punto di fissazione di circa 12 gradi in direzione orizzontale. Si riconosce il punto cieco del campo visuale con un semplicissimo esperimento : si segnino su di una carta bianca a sini~tra una piccola croce, a dcsb'a alla distanza di tre pollici una macchia nera circolare del diametro di mezzo pollice, tenendo le due figure a qualche distanza ed in linea Ol'izzontnle, si chiuda l'occhio sinistro e si .fi.<:si col destro la croce, nell'avvicinare gt·adatamente la carta Vllrt·~~ un momento in cui il disco nero ci scomparisce affatto per comparire di bel nuovo quando si portet•à la carta in maggiore prossimità dell'occhio. La macchia cieca ò co~ì grande, cbe entro di essa può scompm1re un volto umano alla distam.a di sei o sette piedi. Mariotte, lo !'<Copritore del fenomeno, diverti il re Carlo Il d'Inghilterra e tutta la sua corte, insegnando loro il modo di vedersi l'un l'altro senza tosta. A c{)desta ampia interruzione del campo visuale fanno seguito nlcr·c minori lacune in forma di fessuro entro le quali possono spm•ire dei piccoli punti luminosi come certe stelle fisse. Tali fessure rorrispondono ai gt•ossi tronchi Yascolnri della retina. I vasi giacciono sullo strato anteriore di questa membrana e pt'Oieftano la loro ombra ~>ull' ultimo strato, che è il mosaico doi coni. Anche l'ombra dei vasi retinici può rendersi sensibile all'occ}Jio guardando, per e;:cmpio, il cielo in pieno e sereno giorno attt·nver;;o una carta forata da uno spillo cd eseguendo colla medesima dei movimenti, o meglio ancora concentranilo con una lente positiva i raggi solari sulla solerotica all' an gol o esterno dell'occhio, mentre Ri dirige lo sguardo verso il naso; allora si veggono i vasi ramificati come ncll'imagine otialmoscopica, ma in maggiori proporzioni. Egli è anzi di questo fenomeno, che il ~itiller si è servito pct' ...-a)uf.are la distanza tra lo strato sensibilo e lo strato vascolare della r etina. "Ma perfino il punto della più nitida visione, la macchia lutea non va esento da qualche svantaggio. Essa infatti è meno sensibile per la luce debole cho tutto le alke patti della l'atina. Gli ;:.stronomi già da ter.po avevano ronstatato che un certo n umero di piccolissime stelle come, ad c1'1cmpio, la Chioma di Berenice e le Pleiadi si vcggono meglio gual'dandolc lateralmente piuttosto che colla visione diretta; ciò proviene al certo dal coloramento


906 in giallo della macchi~t lutea, per cui la luce bleu resta di t roppo affievolita ed in parte potrebbe anche dipendere dalla grande sèarsità dei vasi. 'rutte le anormali condizioni che ora abbiamo studiate sarebbero bene imbarazzanti per una camera oscura artificiale e in- · fluirebbero molto svantaggiosamente sulla nettezza dell'imagine fo tograficà. All'occhio inTece danno ben poco disturbo e t anto poco che n~:m fu sempre facile lo ·scoprirle. Nè si deve credere che ciò avvenga perché le imperfezioni di un occhio sieno compensate dall'altro ; la ragione capitale deve ricercarsi piuttosto nei movimenti cont inui dell'organo, per i quali gli errori ·inerenti al suo apparato cadono in quei punti del campo visuale, che per il momento non attirano la sua attenzione. La grande difficoltà poi che noi proviamo a renderei coscienza di certi fenomeni inerenti all'attività fisiologica dei nostei occhi, mette in evidenzi1 un fatto CUI'ÌOso che tuttogiorno si r-ipete non solo per la vista, ma anche per tutti gli alt!'i sensi, fatto di cui la storia delle varie scoperte ci offre numerosi esempi. Così la macchia éieca fu scoperta per via di sola induzione teoretica, mentl'e milioni e milioni d'uomini prima di Mariotte aveano sperimentato i loro occhi senza avvedersi che il loro campo visuale era interrott o. N~lla gcande e controversa questione dei tempi scorsi se. alla rètì na oppure alÌ a coroidea si .dovesse assegnare la facoltà di sentire la luée, Ma:riotte si domandò come la sensazione potesse avveni1'e là dove ]a coroidea era forata per dar passaggio al nervo ottico e gli esperimenti che intraprese per la solu:tione dèl suo é[uesito lo condussero alla scoperta dèlla macchiw deca. Altri fènomeni invece fut'OnO· SCoperti' a caso, ma da uomini dotaf.i di nòn comulie perspicacia e di uno straordinario spirit o di osservazione. Frattanto dalla conoscenza di tali fatti ed ·altri consimili noi siamo indo't ti per logica necessità a stabilire una legge costante e generale sul mddo di reagire dei nost.H organi agli stimoli del• mondo esterno; ed è clic éerte ·modalità d'eccitamento nervoso, che abbiano 'una esistenia monotona, regolare, incessante per tutta la vita, non sono d'a noi percipite, ma ci avverton'o immancabilmente clelia loro esistenza, quando entrino in gioco stimoìi nuovi e condiiioni stl'aordinade. .


907 L'occhio considerato sotto questi nuovi rapporti ci permette di vedere molto addentro nel carattere dell'adattamento m·gam·co e tanto più interessante è una tale riflessione , sè la mettiamo in rapporto al grande ed ardito pe~siero di Darwin !3ul perfezionamento or~<anico per cont inua e lenta. evoluzione. In tutte le formo vive noi t roviamo sempre lo stesso ed identico carattere di pr atica opp o1·tum'tà ; ma questo carattere noi non lo possiamo meglio aromil'are che nello studio dell'ottica :fisiologica. L'occhio non va esente d'alcun errore degli artificiali strumenti, anzi alcune sue superfezioni noi non le tolleriamo in quest'ultimi perchè l'arte ha saputo evitarle ; ma esse sono contenute in tali confini, che nelle ordinarie condizioni non oltrepassano quella misura che alla acutezza delle percezioni è assegnata dalla :finezza dei C(•ui. Cambiando invece le abituali condizioni si osservano la dispersione, l'astigmatismo, le lacune, l'ombra dei vasi, l'imperfetta trasparenza dei mezzi, e così via. La legge dell'adattamento organico , giova r ipeterlo, trova nell'occhio uno splendido esempio , una espressione "Veramente tipica. Vi vediamo il mirabile risultato di un lavoro lento, non interrotto, tra una infinita serie di genera;r,ioni sotto l'influenza dell'tn·edz'tà, lavoro tanto più sorprendente , se si consideri che la natura deve compierlo con tessuti molli, inibevuti d'acqua, con materiali insomma poco adatti alla costruzione di fisici strumenti. (Continua.)

D. PRE'l'TI.'


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V !UUET.I\.'

• Nell'ultima guerra francesi e prnssiam Sl accusarono reciproc.'lmente 'H violazione ai trattati pell'uso di proiettili csploshri colle armi lJort.atiJi. Dei fatti però ad appoggiare una tanta accusa non se ne :pote'eono constata~·ç nè da Lma parte nè dall'altra. Come una prova invero llOn ·puossi ammettere il caso dal Burchardt ricordato rl'un p1'ussiano che ferito al polpaccio, con impc~no del proiettile tra le masse muscolari, avrebbe dopo breve istante ùaJla ferita risentito como un nuovo colpo nell'arto SU!lseguito dn intenso doloro e dopo poco un altro colpo vur da dolore intensissimo accompagnato. A ragione l'egregio scrittore dice che qucst.'unico caso sospetto nulla prova; e noi soggiungiamo che i rapporti del proiettile, massime se deformato, con qualche considerevole tronco nervoso, e l'influenza clol movimento, della contrazione dei lacerti muscolari ricettanH possono egt'egiamente spiegare quelle sensazioni senza che necessiti ricort'ere ad una supposizione tanto offensiva nel una nazione civilizzatn. I chirurghi è vero t rovarono talllata negli organi o' tessuti dei frammenti di palla sì piccoli, da essere indotti a sos~1ett<we potessero essere appunto gli schianti prodotti dalla esplosione d'una Mt;ica rinchiusa nella . palla. Ma H fenomeno può benissimo spiegarsi all' uopo delle considerazioni che testè t t•asmise all'Accademia delle Scienze~ coll'interme:.~r.o del barone Larrey, un sapiente professore della Facolta di Medicina di Strasburgo, il dottore Coze. Coze c diversi chll•urghi tedeschi t rovarono più volte in vicinanza d'una ferita un gran numero di framment i di palla e la palla stessa, ma sminuzzata o notevolmente diminuita di peso. I Ìninuzzoli avrebbero {a(,l.o supporre, ad nn esame superficiale, che di fat to provenissero dallo scoppio del proiettile, ma la palla r itrovata non permetteva di accetto.re una tale ipotesi. Divent ava per contro evidente che il proiettile poteva esser.>i ridotto in frammenti da se stesso a contatto d'un corpo duro e ridursi parzialmente in ischeggie.


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n professore Coze non esita ad ammettere, per rendere conto dei singolari effetti che ebbe occasione di osservare, che quando una palla incontra un osso duro, una moneta, un bottone del vestito, in una parola un corpo sufficientemente resistente, la sua velocità è istantaneamente distrutta ed il movimento del proiettile si trasforma in calore. La temperatura prodotta è abbastanza elevata per fondere una porzione della palla. Delle particelle di piombo fuso penetrano nelle carni, si raffreddano e si solidificano. Si comprenderebbe l>cnissimo così la presenza nei tessuti di questi piccoli pezzetti di piombo che fuvono creduti veri schianti d'un proiettile esplosivo. È noto come il calore sviluppato dall'abolizione della velocità di una palla da cannone che colpisce un bersaglio è enorme. Corti proiettili di marina si riscaldano colpendo il segno al punto di arroventarsi e da scoppiare senza capsula di percussione i si comprenderà dunque perfettamente come una palla di piombo lanciata colla velocità che gli comunicano le nuove armi possa riscaldarsi al punto di fondersi quando ut1i un osso resistente, c ln. spiegazione ò perfettamente accettevole. L'osso, essendo durissimo, non si deforma che difficilissim'amcnte; il proiettile non produce lavoro, e tutta la sua potenza attiva o viva può trasformarsi in calore sensibile. Il dottore Coze hn verificato che pesando i frammenti rinvenuti si ricostituil•ebbe presso a poco il peso della palla. Per appoggiare la sua spiegazione domanda l'egregio professore che facciansi delle esperienze lanciando delle palle da fucile a convenienti distanze contro sostanze dure, ossa per esempio, e che si verifichi se realmente la trasformazione della. velocità del proiettile in calorico basti realmente per inalzare la temperatura del piombo al punto di fonderlo pnr-.::ialmentc. La sua opillione sarebbe così effettivamente riscontrata. ' Fortunatamente si può dire all'abile professore Qhe l'esperienza è già stata fatta, ed anche recent issimamcntc ripetuta, e che non lascia alcun dubbio sulla fusione del piombo c benanco sulla proiezione delle goccioline metalliche entro un certo raggio. ~on pocl1i mesi al più, dei ris1,1ltati altamente comprovanti si ottennero a Basilea e confermano egregiamente le viste del signore Coze. L e esperienze non erano immaginate per questo scopo, ma perciò stesso non sono meno chiare; furono accennate da Hagcnbac~1. Giorn. di Medie. milit. 1871. 58


910 Sl erano so~tituiti per gli ~t't'Cizi di tiro d~>lla fanteria li antichi bersagli in legno, con scopi in feno. Si tirò contro della >:pes'Se piastre di lamiera di ferro od a piccole dh;tanze, circa n. 100 pa.'!Si. Le palle c1wicbo colpendo la piastra, producevano aUa sua superficie uua deformazione appena visibile c cudevnno <juindi vicinissime :.ù ber;:;agÙo. Nello <;fo~~o tempo una por-tione notevolissima della pnlla si distaccu.·,a per· fusione dalla restante raus:;a, o si vedeva Ll.ltfalr into;no del llUnto colpito :;ul bersaglio una grande quautita di goccioletlo di piombo ragginnti in tutti i senl>i. n pc;;o normale del proiettile, t!O grammi, era ridotto n 13 grammi. Ciò, a noi pare, sia ln t·.ipt•oduzione fedele di qttel che osservò il Coze in molti soldati gravemente colpiti. piombo :l.l'l'estalo dall'osso ;:;i sch iacciava fondendosi o "irrnggiandosi i ft'tmunenti nelle padi molli, como la pella si schiacciaYa sulla lamiera nelle esperienze di Ba~ilea; ò quindi patente che, secondo la db"tanza. del tiro, variar òo,evano li effetti della fusione e la penett·azione cleì pezzeWni nello carni. Ammesso il pt'incipio :,i può facilroento rendersi ragiono dei diilcrenti casi che furono osservati nello ambulanze francesi c prus:;ianc. L a teoria meccanica del calore permetteva d'alt1·onde di pToveclere la fusione della palla dei fucili ad ago o dci cha-.:;epots arrestata nel suo movimento da un ostacolo :fisso. La vclocitl\ d'una palla di 40 grammi nell'escire dal fucilo s'izzet•o è tli circa 320 metri. La sua forza viva è conseguentemente di ~09 kilogrammetl'i (l ), il che equivale, in caso di istantaneo arre,to, alla metà allo incirca del calore che sarebbe necol:lsario per elevare di un grado un chilograroma di acqua, o piit esaltamento O. 49 centesimi di calorìa (2). È fucile il vedc1·c come CJuesta (],lmntiM. di calore è sufficiente per produrt·e la fusione della 1>alla. All'atto di abbMdonare la bocca dell'arme il projcttilc riscaldato dall'accen:;ione della polvere e l'attrito contro lo pareti della

n

(1) Il kilogt·ammeiro ò runit.à meccanic.'l.: una for1.a ~<i clllcoln. dal peso olcvnto ud u na altezza dato. in una unità di tempo; il kilogrnmmetro esprime il laYoro neccss:wio per innol.uiro un kilogt·ammt\ ad un meh·o ed in un secondo. n cavallo- vapore COt'J'isponde a 75 kilogrammctri e svill9!pa In fot'7.1~ ncceli~:wia per elevare in un S(lcoodo l kilogramma a 7o metri, o 75 kilogrammi ad un metro. (2) Caloria è la qu antità di calore necessario per elevare di un grado centig'l'aùo uu kilogramma d'acqua.


911 canna, dev' essere già ad una elevata temperatura, cltc può ben • calcola t'SÌ almeno n ) 00 gradi . J1 piombo fonde a 335 gradi; il suo calore specifico è di O. 031 cd il suo calore di fusione di 5. 37. Da ciò deducesi che per riscaldarsi da 100 n 335 gradi, la palla ha assot'llito O. 29 calot·le; poscia, per fondere le 27 gt•nmme distaccate dalla pctlb, necessitarono ancora O. 15 calorle; in totale, O. 4-i calorie. Ot•a, potevasi disporre di O. -19 c~lorie. )~ dunque naturalisi'imo che perdendo la sua velocità, il projettilc siasi l'iscalùato al punto di fondersi in gt•an parto.

Se il bct·saglio fosse stato più lontano, il ris1.1ltato, benchè meno deci;:o. non anehbo co~at~ d'essere lo stesso; una pat·t.c del piombo si sarebbe 'uttavh\ fusa. L' os~ern\zione ed il calcolo concorrono quindi a farci attribuire ' ad una bea divm·'Sa cagione da quella f:ìn'ora ammessa, la frammentazione delle pnllc nell'organismo cd i disordini che vi. si collegano. Sarebbe dcsiderc>ole che questa spiegazione fosse la vera.. e fosse così perfettamente !>k"'bili to c dimostl'ato che nessun Corpo delle due armate ha fatto uso di palle esplo;;i,-o (l). (Et;mco DI PAR\'lLLE- Débats, 25 novembre).

(l) S i ohbietti'l. a questa rul\iounli~sima, scientifica e positiv:1 spiegazione. como non ~<iansi m.ai prima ùell'attualo gnerra rinvenuto simili scaglie, come almeno non se ne ~<in mai Calta parola. ... La legge fisica, domnnd11110 gli opponenti, è mutata 1 La lega metallica è di,ersa.~ La ,·elel~tà è di tanto mnggiore? Dci fnunmenti, dello scaglie staccate dal p1•ojoltile cd inzeccate nelle catni se n'erano viste, l'i~pon(liamo noi, anche prima o più o più volte. In un fel'imeoto accidentale a bt·ovo distanza con fucilo ridotto a l'Ctroc:u·ica, c che ncce."!>itò la di!iarricolaziono della ~tpalla de.slra, ''edemmo dei r,•ummouti mune1·o~i spat•pagliali nelle mc.s.<<c mnscolat i, di dh·erso volume ed alcuni sì tondeggiauti almeno in ce1·ti punti eli loro supertìcio o sl lisci che oggicll non esitiamo a l'iteucrli come il 1·i~ultaU> del distn.cco o ùelle projcr.iooi di part.i fuse. Ma allora l'attenzione noi\ era allarmali~ dal sospetto del possibile uso di palle esplodenti, c ciò b'a sta a. spit~gal-e come ben altl'a spiegazione si desse al fenomeno: supponevasi la semplice frammenhll\ione mcccnuica del projcttile. Questo, lo si ricono><C<' o•·n. uon vale nd app11g:u~e per sè; ma ammeflSO il fatto dolh possibilo fusione 1>arziale si ~;piega ora il fatto nel modo più compiuto, e si escludo nn tlul)bio doloro~o ed oifen ~ivo al ~ontimento civile di duo nazioni, che fino a p1'0Va in contral'io nBSSuno ha il diritw di sospettare ed otrend.Jre. L:.t velocità delle palle col fucilo a roh·oc:.wica è d'altronde accresciuta, ao tiensi conto della velocilà iniziale e drJUa successiva in rapporw alla distanza percorsa.


912

All'epoca dell'occupazione di Roma furono, se non erriaJl!o, nelle cartucciere degli . Zuavi _8ontifì:cii rinvenute delle ,palle ogivali allungate, o conico'-cilindriche, la cui porzione cilindrica, o corpo, era scavata e la cavita riempita da una sostanza speciale, dura; essi projettili nell'opinione d'alcuni, anzi di moltissimi, furono sospettati esplosivi, da altri furono ritenuti avvelenati, ec. Noi esaminammo quelle palle e fu facile natura}mente il dimostrare che nolt contenevano sostanza qualsiasi piro,qem:ca, e fu quindi esclusa onninamente I.a: possibilità si..trattasse di projettili esplodenti. Dimostrammo pure non contenervisi sostanza alcuna venefica, nè organica, nè minerale, escludendo così ogni dubbio .s'avesse a fare con projettili avvelenati. E l'abile nostro collega Dott. Romei, Farmacista capo, ottenne la prova materiale che la sostanza riémpiente la intera cavità del projettile era semplice e grossolana carta azzurrognola foggiata in lunghissima strettissima striscià 'arrotolata strettissiro~­ mente su sè stessa e riunita a mezzo di ordinaria matel'ia coll~nte, costituita da gomma ed amido, introdotta forzatissimamante ad occupare compiutamente il vano scavato nella palla : all'esterno essa spira di carta era intonacata con sostanza idrofuga,. co.stituita da cera resa molliccia coll'a&giunta di sego depurato. Ciò chiarito risultava evidente lo scopo 'di tale maniera di co· struzione di essi projettili essere stato pt,ramente ballistico..... Trasportare cioè il centro di gravità delprojettile e quindi il suo ipomoclio più innanzi che possibile verso la parte anteriore accuminata, verso la punta; rençlere così la trajettoria meglio e pit'l dure,volmente concordante collà ·linea di mira pel fatto che il moto composto sarebbe la risultante dei soli due movimenti di traslazione e di ràazione sull'asse antera-posteriore, minorate così le influenze perturbanti, escluso quasi onr.ùnamente il movimento · sull'asse trasverso, pel quale il movimento risulterebbe complicato e necessariamente irregolarissimo, ineluttaqile cagione di gravi, disordinate e quindi non calcolabili deviazioni. Accenniamo questo fatto per d}mostrare cou quanta facilità, e quanto a torto si possa sospettare nel nemico un colpevole abuso, e possa diffondersene e ra~icarse~e l'opinione, con patente ingiustizia. BAROJl'FIO.


913'

BULLETTI!'WO OFFI(:;Ill.LE

Con R. Dee1·eto del 26 novemln·e 1.871.

DE CESARE dott. Francesco , medico di battaglione di l n classe nel 66" reggimento fante1'ia (Valtellina). Concessogli, a datare dal l 0 dicembro 1871, l'aumento di stipendio di lire 400, onde pOt·tar1o a godere della paga assegnata al g1-ado immediatamente superiore, per aver passat-o un secondo quinquennio in effettivo servizio nell'attu;:tle suo grado, a mente dell'art. 4° della legge in data ~8 giugno 1866. Con R. Decreto del 3 dicembre 1.871.. ANTON~I dott. Felice, me~ico

di reggimento di l a classe p1·esso il 4° r eggimehio bersaglieri. Collocato in riforma ed ammesso a far .valere i titoli pel conseguimento della pensione che gli possa competere a termini della legge 3 luglio 1871, a datare dal 16 dicembre 1871. FERRETTI dott. Luca, medico -di ba ttaglione di 2n classe ·in aspettativa per infermità temporarie non provenienti dal servizio con R. decreto del Z7 novembre 1870, domiciliato a Orvieto (Pemgia). Ammesso, per effetto dell'ar t. 12 della legge 25 maggio 1852 sullo stato degli ufficiali, a conconere per occupare gl'impieghi che si facciano vacauti nel suo grado, a cominciare dal 27 novembre 1871, .e continuando a godere dell'attuale suo assegnamento, sarà considerato come in aspettativa per riduzione di Corpo. éon R , Decreto ·d'el 9 d1'cemòre 1.871. FERRETTI dott. Raffaele, medico di battaglione di 2" classe in aspettativa per infermità tempol'arie non provenienti dal servizio ad Avetrana (Lecce). Dispensato' dal servizio in· segui~ a volontaria dimis~ione a dutare dal l~ dicembre 1871. ·BACCHINI dottor Cesare, medico di reggimento dl l • classe in aspettativa per infermità tempomrie non provenienti dal servizio con regio dect-eto del 4 dicembre 1870, domiciliato a Parma. Ammesso, per effetto dell'art. 12 della legge 25 mag§io 1 85~ sullo s~to degli


914. ufficiali, n conrorrere p4"r orcupare gr impieghi che si facciano vacanti nel fl UO g t·ndo, !l rominciarc dnl 4 clicrmbre 1871, e continuando n ~odetoe dell'attuale suo.a,.c:..~egnnmento sara considerato come in aspettnlivn pet· riduzione di cor·po. ALBERTOLl':TTI dollot· Gin~cppe. medico di reggimento di 2" classe, in aspettai h-a per infermità t4'mporarie non pro"l"'e nienti dal servizio, con R. decreto del 1° dicembt·o 1870, domiciliato ad Orte (~ov!lra) . .MARIETTI dottot· 1\Tirhele, medico di battnglioue di l" cla..«se in a..~t­ tativa p~ t· . in.fet·mit.à rcmporarie non. pt'O>eoienri d :ti sernzio. con R. dect·eto del 1° (licembre 1870, domici liato in. Ale~sandt·ia. Ammc~!;i, pet· effetto den·ln·t 12 ilella legge 2.1 maggio 1852 sullo stato degli ufficiu.li, a concorrere per occupare gli impieghi che si farciru~o \'ltcilllti nél lot·o grado, a cominciare dal 1~ dicembre 1871 , o continunnc1o a. godere dPil'atrnale l oro assegnnmenlo saranno cousiùemti cém'le in aspettativa' pe1• t•iduzioHO di corpo. l

Con Dctcru1Ì11a:::ionc Mimstc1·iale dell' 11 dicemb,·l) 1871. ' COCCO dott. .\.goslino, modico di reggimento di l" classe addelto allo 1 spedalo clivislonAt·io di Verona <l 1bom·::mclàt0' àl S"ttcc-nrsale di 'B r·escla. Tmsferto nel 4.0° reggintonto fanteria (Parma). '

Coll R. DcC?·ctf del 13 dicembre 1871..

BERGAMO dotto t· Fot·diuando, mcelico d i reggimento di l • clos~e nol 67° reggimcntn fttntel'in. SILVESTRI doltot' Pasquale, medico di reggimento di l" classe del 71° reggimento f:mtel'ia. DELLA CORTE Alfonso, medico di battagtione <li l" classe nel -180 reggimento fanteria. Collocati in riforma ed ammessi a far valere i titoli pel conseguimento di quel trntt.amenlo che possa loro competet-e a termini della leggo 3 luglio 1871, a dal.'lt'e dal 1° mat·zo 1872. SPIAGGIA Cado, chit·urgo, aiutAnte maggiore di 1• clasl!o nel già esarcit~ pontificio. Collocalo a riposo, ed 11mmesso a fat• valere i titoli pel conSPguimeuto della pensione di giubbilazione che possa cdm)Jetergli a termini dello leggi pontificie, a datare dall 0 gennaio 1872. :MAJONB cav. Luigi, mec1 ièo di battaglionò di 1n cla.<;so nel 2° t•eggimonto d'at·ligliet·ia. Collocato in aspettativa pet· molivi di fmniglia, in seguito n su::t domnnda, a dntare dnl 1° gennaio 1872. LAURA dotto1· Cl:io. Rnltisf.t.l., me1lico \ii battaglionò di 2" cla.sso ùél 3° reggimeuto fantel'i1t (Piemonte). Dispensato dal ~ervL1io in segui to i:J. Vl}lon tnri a. dimissione,' n d'a tà\o<) dal 1° gennaio 1872.


915 Jlii)UTi cl~ fanùBOVO doJ;to~: ApgAlO Antonio id. i.!. in m!pP.ttl\t.iv:t gliA cou R. .d~><·1·eto dell' Ù dice~bre 1870, domi<:iliato a. Rossiglione (Genov.~)· Amtr)Csso per; qffet~p ~~gli, artip9li 12 e 3-! dulia le~ge .25 maggio 1852 sullo staw degli ufficiali, a concorrere per occupare gli iwpieglri cho si faccia,n9, vaç,a nti nel suo gt·ado, ~~ cominchwe dall'l l c.licemb1·o 1871, coll'annuo as~ognamcHtO di lire .) OSO, ~ dccOI't'ere dal 16 tliccmbl'Q 1871 , ed in tale posizione l:U.trà con- · sidcra~ come iu -aspettativ~ per riduzione di coqJO.

rN·

ço,, R . DcCJ·eto del 17 clicefnbrc 1871.

PRATO cav. Stef no An~clmo, medico di t·eggimen to eli P CÙl~$0 p'resso il l 0 reg~;imeuto becsagliol'i. Collocato .n. ripo~o pe1· anzianità di servizio, c !)Cl' t·.tgione di età, col gt•aclo di medico diretto•·c, ed nmmes~o u tru: valere i titoli pel conseguimento dello. JlCMione di giubilazione ch!J possa competergli a termini di lèggt>, a datare dal 1° ma1-w 1872. ·

Co;t R. Decreti del 22 dicembre 1871. MORELLI dottor Lcopoh1o, medico di ùatta.gliorte di l a classe nel corpo sanitario mili t..'lt·e. Collocalo a riposo in sugtùto a fatlan o domanda, l per infermità iucou!r·at.a per 1-a~ioni di se•·vizio, ed ammesso a far val<li'O i tiloll pel conseguimento della pem•ione di g iubilazione che poss,t compct••r·gli a termini di ·legge, a datare d:~1 lO gennaio 1872. T ACCHEO dottor Emilio, m~dico di battaglione di t~ classe presso lo ospedale ruilitru:c clivlsion:u·io 'di 1\frlano: Collocato iu 1·iforma: ed ammesso a far valero i titoli pel cousegtùmento della pensione che possa compolet·gli a termini della legge 3 luglio 1871, a datare dal l 0 marw 187.2. 9 Co1~ Dclermùtazioltc _'i\linistet·ialc del 2!) dicemiJ,·a 1871..

BADARELLI doitor Giuseppe, medico di reggimento di 1~ classe nolr l l 0 reggimento fanteria (Casale). Tra.sfes·to nel l 0 reggimento ber~ sagliori. CAltASSO dottor Antonio, medico di reggimento di 2a classe, addetto allo Kpedale dh·isiouario dl P.alermo T.rasferto neu· ll 0 reggimento fan tol'ia (Casale), RO!\LI\ dottor F(n-dinando , rneùico di raggirnento di 2" classe, addetto allo spedale divisiOll(lt•io di l\lessiAa . T:rasftn·to nel 22" reggimento fanter·ia (C••emoua), · ' ' ' MONSELESA..l'{ dottor Gaetano, medico eli reggimento di 2" classe, ad-


916 detto allo spe.dal'e divisionario di Verona. Trasfedo nel 71° reggimento fanteriu (Puglie). NARETTI dottor Giovanni, medico di reggimento di 2• classe, addetto allo spedale dìYisionarro di Verona. e comandato presso l'infermeria , ' militare di Vicenza. Trasferfo nel 67° 1·eggimento fanteria (Pale1'mo). PARISI dottor Domenico, medico ·di reggimento di za classe, addetto allo spedale divisionario di Napoli e comandato al succursale di Caserta. Trasferto nel l1° reggiménto b~rsaglieri. FUSco· dottor Giuseppe, medico di battaglione di l a classe, addetto allo · spedii.le divisionario di Napoli. ,Trasferta nel 3° r eggimento fanteria (P iemonte). "MAR.T OGLJO dottor Ferdinando, medico d~ battaglione di 1n classe, addetto allo spedale divisionario ai Napoli. Trasferta nel 2° reggimento d'artiglieria. eo.~J R.

Dec-reti del 30 àicemb'l"e 187 t.

CLARA cav. F rancesco, medico di reggimento allo spedale di Alessandria. Collocat-a in riforma (legge 3 luglio 1871) dal 1° marzo 1872, e nominato cavaijare della Cor~ona d'Italia. L QNGI·:II Cado1 medico di reggiìne~to al 6° bersaglieri. Collocato in r iforma (legge 3 luglio 1811) dal 1° marzo 1872.

Con Determina:ione Ministeriale del 30 dicembre 1871. CONTE dottor Mariano, medico allo spedale divisionario di Bologna. T rasferto nel 48° reggimento fanteria.

Defunti. SANGUlNETTI dottor Alcibiade, medico di reggimento di l n classe, addetto allo spedale divisional'io di 1\lilnM. Morto in Reggio (Emilia) il 6 ottobre 1871. VACCA dottor Costantino, medico di l'eggimento di 2~ classe nel 2Z> reggimeD to fanteria (Cremona). Morto in Messina. il 3 dicembre lS7l.

Il Dt'?·etto?·e Mcd. I~pett. C:rm.:,u.:e comm. Giacomo. Il R edattore :Med. Dirett. cav. B~ROFPIO. Martini Fedele, gerente·.


Q UADRO D' ANZIANITÀ

DEL CORPO SANITARIO )IJ LITAUE a l IO gennaio 1872

. Consiglio Superiore militare di Sanità. Pru:sro&..'\"TE. di u:II. r.fl:t, 1862 fobb. 16. ZannetH prof. cav. Ferdinando, uif. com. =§o, aspettativa (!!Ematore do! t·egno). 1800 dicembre 13. Com\~actti cav. Gio. Antonio, com.

*,*:Il +,

ISPETTORI.

Orselli CAv. Luigi uff. *' o di =§o, 1859 dicembr e 13. Gt·ossi cav. Gaetano, uil'. e di" 1859 dicembre 13. Cortese cav. F't·nncesco, com. ufi . ..jj:. e di 1860 maggio 2. Cerale c.-w. Giacomo, com. uff. 6, 180{) maggio 30.

* +, *, +, '* . +, +,

K" 'o

d'ol'd.

CASATO E NOME

OBS~AZlONE

DATA

o

di ANZLo\NIT.\

POSIZIONE •

-

l\lBolcl CAPI. Ma nayra cav. Puolo uff.

zfi:, =§o

•

•

•

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•

*· +. . . +.

Osped. Vm•ona

1861 lugl. 28

Id. Firenze

1863 giug. 28

l d. Milano

1866 lugL 31

2 Vai1,ena cav. Giacomino, >@>. ulf.

3 Machiavelli cav. Paolo, uff. 'l!&,

+. . . .

4 Marian o cav. Francesco, oj!o, 6

*·

Aspettativa (31 gennaio 1867)

»

id.

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Ic.l. (id.)

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3 1.

5 Giacometti cav. Lorenzo, uff.

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<{lo,

6 .

S.PI20A 7.10:-\B o•:1 SB0:\'1 1ND1Ctu"'Tt L8 DBCORAtJO:'\t.

Cn,·alicre doll'Ordine do' SS. Mnurizio e Lazzaro. Cavaliore Llull'Ordino mllltnre eli St~voin. ~ CAvaliere dell'Ordinll della Corona. d'Italia. O Mednglil.\ d':trgento nl vnlor milit:u-e. @ Meda~lia. d'argento al ' 'nlor civi'1e. ® .Mndaglia cl'3rgcnto dorMo pei booemeriti.de113 saluto pubblica. di Medaglia ò':u"gento Id. @ Jl!ednglin di bronro Id. L'nstol'isco nccompngnt~to ai nomi i ncUcn !11 1• Classe uel rispettivo grndo.


2 CASATO E NOìY1E

N• {'

d'

DESTINAZIONE

POSIZIONE ~rd. ·-_ - - - - - -- - - - _ _ _ __ o_ _ _

DATA di A'NZIANITi

f

MEDICI CAPI.

6 Arena-Macelli cav. Gaetano uffizia.le *'• t!P, .W, O

Ospedale Torino

1869 mag. 30

MEDICI DIRETTORl.

*•

l Peluso cav. Antonio. c{!>. 2 Elia cav. Gio., uff. <{!o, è). 3 Marchiaridi cav. Pietro,*'' c{!>. 4 Pecco cav. Giacomo,*, r.§o,è). 5 Tapparicav. Giov., *• <{!o, è). 6 Zavattaro cav. Angelo, *• c{!> . 7 l\·fantese ca.v. Feder., *'.§>, d>. 8. Giud~ci cav. Vittorio, * ' 'c{!>. (deputato) . . .

*•

9 Mantelli cav. Nicola, *• <{!o . lO Costetticav.Petronio,*,r.l!o,® . 11 Baroffio cav. Felice, uff. *• c{!>. 12 Solaro cav. Pietro, uff. <{!o . , 13 Aj mecav. Giacomo Pietro Paolo, uff. *• c{!>. . . . . 14 Frosinicav.Aldobrando,* 1 c{!o.

*.

*·

l

'

15 Agnetti cav. .Maur., uff. <{!o. 16 Bogetti cav. Gio .. Lui,gi,*•'*'· 17 Luvini cav. Giuseppe, *• c{!>. 18 ~cannerini cav'. Esmera.ldo u:ff. o§o, d> . . . . . 19 Berto1otti cav. Gius., *• + .

*·

Osped.Padova(Trev.) 1859 lugl. 2 Id~Verona(Mantova) 1860 aprile, l Id. Torino .» agos. 30 Id. Alessandria » id. 30 Id. Padova >> id. 30 Id. Verona (Brescia) ,» sett. 22 Id. Napoli 1861 lugl. 28 .A disp. Com, Div. di Roma · 18,62 mar. 27 Segret. del Cons. Sup. » id. 27 Ospedale Bologna » id. 27 » id. 27 Id. Firenze · » id. 27 Id. Genova Id. Napoli (Caserta) • >> Id. Alessandria(Pia» cenza) Id. Bologna (Par ma) » » Id. Milano Id. Padova(Venezia) .»

id. 27

Id. Perugia (Ancona) » A$pettativa (ll novemb, 1868) »

id. 27

20 Monastier cav. Alberto, *' c§>,

o . . . . . . . Ospedale Palermo

21 Cipolla cav. Giuseppe, * • c§>, è) . . . . . • . . . . 22 De Vita cav. Achille, *• <{lo, @,

d>, 6 . . . . . .

23 Ordile cav. Gio. Battista, *· 24 Tissot cav. Giuseppe, <{lo. 25 Colombini,c av.Flaminio, ;;.~, +

*•

' '

Id. Bari

id. id. id. id.

27 27 27

27

id. 27

»

id. 27

))

id. 27

Id. Messina » id. 27 Aspett.(31 gen. 1871) 1862 agos.24 Ospedale Chieti 1866 mag. 20· Perugia 1> id. 20 · Id.


3 N.•

<l'ord.

DESTP.I i\ZIONB

CASATO E N011E

o POSIZ!ONJ1:

--

26 Poletti cav. Luigi, 'J!t', +

DATA di ANZIANI'!'À

Ospedale Genova (Cagliari) 1866 mag. 20

Z7 Paniz7.at·dicav. Francesco, * •

+, 6

28 Vezr.aJti cav.Fulgenzio,'J!t', c§o. 29 P eretti cav. Gio. iY1al'ia, +·

*' 30 Ametis cav. Pietro, *•c§o, 6. 31 Binaghi cav. Ambrogio, c§o, 6

*•

l a. Torino » Id. Cava (Salerno) >> Id. ll·fessina · (Catanzaro) » Aspettativa (12 febbt-. 1871)

id. 20 id. 20 id.

20

»

id.

.20

}) »

id. id.

20 20

Aspcttttti va

(25 giugno 1870)

32 Tunisi cav. Carlo, * , + ,6, cP· 33 Fadda cav. Stefano, :§o, 6

84 P laisant cav. Giuseppe, *•

+, 6

35 :Mu7io cav.Gio.Dattista.,+,6 . 36 Guidotticav.Carlo,* ,tl!-,6,6 37 Pizzorno cav. Giuseppe,

*•

Osped. Milano Aspettath·a (li nov. 1868)

» lugl. 31

Ospe<l. Firenze (Livorno)» Aspettativa (12 febb. 1871) » Ospedale di Firenze »

icl. 31 id. 31 id. 31

Osp. Verona (Cr·ernona) >) id. 3L Aspettativa ' '(31 genn. 18137) » id. $1 Osped. Napoli (Gaeta) » id. 31 39 Patetta.cav.Alfonso, 6. Id. di Napoli » id. 31 4Q {Th,ertonicav. Vincenzo, c§o. Aspettativa 41 Grossi Filippo (31 genn: 1867) >) id. 31 Id. (id.) » id. 31 42 Santonì Giorgio . Id. (id.) » id. 31 43 Cherie-Liguierescav.Luigi,c§o Id. (id.) » id. 31 t14 Bacca1·ani Ottavio Augusto Id. (id.) » id. 31 45 Gavazzi cav. Pietro Id. (id.) » id. 31 46 Magistt·etti Giulio . Id. (id.) >) id. 31 47 Gallo cav. · Cesarè,+ Td. (id.) » id. 31 48 Santanera cav. Giov., c§o. 49 Lanza. cav. Giacinto GiusepOspedale di Vel'Ona. » id. 31 pe, e1<'. Aspettativa 50 Quagliotti Alessandro . (31 genn. 1867) 18661ugl. 31 r.§o, 6

'

38 Riva cav. Cado, c§o.

*•'*• *'

+

*•

+


4. ~.o

CASATO E :-<D:IIE . -- --

DESTINAZIO:\E

DATA

o

d' ord.

POSIZtO:->&

o. o

di A~'ZL\\'ITÀ.

-~~peu,ati>a

~l

genn. 18tii) Id. (id.)

1866 lugl. 31 » id. 31

\lEmcr or REGGn!E~ì'o.

•1 Cigolinr c:~v.A1HI'olt>o uf. *·+· ' 2 Bouino ra1·. \nuihalo;. $. >§o, O +:~ Taroui nob.

· · · · t'Il i ',

Giu~eppe.

*'· o

,..5 Morct.ti Fr·ant\·~co •6 P ellegrini c:o\'. Leopoldu. li P im·i Epi fD t•io llat Listn

*·

8 Poff'e Am·elio. 0 Capur•t•i Lor•unJ.t).

Id.

Ver ona

18--19 mn1·. 8

1855 giug. 25

Id. Genova • id. 25 4° Regg. ;\r-tiglierin 1859 mng. 14 Casa R. In val .o Veter.

l Delln. Cr·oco; Tito

111

Ospedale Torino

. .

•tO Cianchi Fer!liu:mdo. . *l l t.evesi crw. Ui!nononi. +. . '12 Pamdi"i cav. Paol~l, +. O. 113 Pauzano fJiutteppi: . . . . '" 14 Camm·oni ca,·. Antonio. o§•, O. +15 Tt·uflì Er·cole. O "'16 Bel'li Alessandro O '-li Personali cav. Er·cole. ~ 18 Catclli ca,·. C.'lrniUo.

*

*• <f>.

-19 Picchi Cel!..<rre. . . "'20 Cavallo cav. GhtAcppe, +, o. "21 Migliot· ca''· Luigi. +. O i .22 Peracca Luigi . "'23 Mariano i.\fauri1.io *2-1 Rippa cav. Giovanni. "'25 Zavalbtro Giuscppo

+

*26 Agosti cav. Giusoppe, +, 6-

(Napoli) » id. l 4 51° Dim·ett.o (Venezia) » id. 14 1) 0 Regg. Artigliel'in » id. 14 45° Distretto (Verona) » id. Z1 Ospedale Fit·euze » giug. 16 Td. Vot·ona » id. 16 40° Distretto (Cuneo) » lugl. 2 2° Regg. Bersaglieri »

id.

2

17° Di~h·etto (Sassari) » id. 2 22° Id. (Como) » id. 30 30° Distretto (Udine) • id. 28 66° Regg. Fanteria » ottob. 8 Corpo i\Ioschettieri 1860 mar. 12 Ospedale Napoli (col-

legio militare) » mnr. 12 go Regg. Bersaglieri » id. 12 3° id. Artiglieria » aprile Ospedale Genova » mag. Scuola normale di Cltvallerin » id. 6° Regg. Artiglieria » id. 20 id. Cavalleria » id. Aspettativa id. (30 giug. 1870) Ospedale Padova(Venezin) id.

9 2

2 2 2

2 2


5 N."

d' ord.

CASATO E :-10ME

.DE"TI:\'AZ!!J:o;E: o

DATA di

P(l$17,{0:>!::

,\:o;Z[,\.:'\Q:À.

- -- 1

*27 Boat·elli Gi useppe . *28 1\ro,jares nob. \'inccmw '"'29 Ma:fl'ci Alessandro . *30 Gaddò Giacomo, è) ~3} Dadarelli Giuseppe . *32 Mf.J:jne\'i \'ilto!'io *33 Robb;t Emilio *3-1 Regis Stef~no.

·*35 Cocco Agostino, è). *36 Santiui cav. Silvano. ~

*37 Cugusi Giuseppe. d> . *38 Bovenzi Angelo, ®. • *39 Girone cav. Diego, o§- • "N10 BiLia cav. Domenico. $ '~41 Ptu·isi Edoardo, d> . ·*42 Pasca Ccl11lillo *43 Stoduii Fedet·ico. *44 Pontot~ict'i Agostino *45 Mnra.ngio Michele . *46 Sarno Vincenzo, 0 *47 ;\>Itijà Luigi ·:ir48 Corcione Achille. *49 De Marchis Vincenzo. *50 Alemagun .\nt.Onio . *5 1 Sìl'iati Giuseppe. *52 Manzi Baldassare *53 Prato Domenico, è),- d> ·'-'5<1 Cttpra Gitt~cppe . *55 Cevasco càv. Alessànclro, <1}>. *56 Arri cav. Enrico, =§. , è) . *57 Morzone cav Francesco, *58 Gttrdini cnv. Vincenzo, ~ *59 Savino Giuseppe, ® .

*'

*60 Rulfa Luigi . *61 Scbiapparclli cav. Emilio, <§>. *62 Ubet·tis Pietro ~63 Bacchini Cesare. . *64 Dal Vesco C.'l,l' . Ale~saudro, :§>

36° f\i~t1·etto IRo:ua) 1850 mag. 2 OspeJ. Alei'~. (l'i.v•enza) >> id. 2 Aspe t. ( 12 marl\(l l R7l) » id. T4. Osped. Napoli (Cfl<.erta) » agos. 1() l 0 Regg. Bel'.>•t;:!l!m·i » id. lG A!!petbtil•n )) (31 genn. 1871) id . .2:) Corpo Zappnt. g·enio 'l> id. 2.') 41° Distr.n (To1·iun) id. .:25 >> )) 49° ·Iteg·g. Fanteria id. ~5 )) id. 25 Ospeclale Fil'en?..e 25(1 R.egg. J:!'·mtel'ia Il id. 25 Aspet. (lO set1.em. 1871) >) set t. 2 )) Id. (id.) id. 2 •) 27° Uh;h·cno ((Xa poli) » id. 2° Rcg-g. Arl.iglieria » id. ~ u o l'cl. id. » id. 2 Adis. Com.Div.di Roma" id. 2 20(1 Distretto (:.\Ie:,;." ina) >> id. 2 Aspe L (9 mar·zo 1871} )) id. 2 9° Disketto (Chieti) )) id. 9 100 R"gg. Bi!I"'nglieri )) i~l. 2 260 Distr." (Co.r,erl.a) )) id. ;!. a3° ra. (Pulcrmò) )} id. ~ 1t 3° Regg. F.autcwb id. 2 i1. Ca l'alleria l) id. 2'.2 44° Dislt·.'' (C1·omona) » id. 22 )) id. 2:! 53° Regg. Panteri;t )) id . 22 48° Distt'.0 (Ar1nila) )) id. 22 16° Id. (f~enovtl.) Casa R. Tnv. e'\'et. in Asti» itt 22 61° Regg. Fanteria » id. 2.? )) id. id. 22 75° id. Ospedale Napoli 1861 gem1. 2 Id. Ale"SSandria 'l> id. 20 59° Regg. Fantet·ia » febb. 7 id. Be~·suglieri }) iù. 28 Aspet. (-! dicem. 1811) '!> mArzo 12 10° H.egg. Fanteri..-'1 » mag. 2-1

.

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no

so


6 N.n

-

d' orù.

DA'l'A

o

di A..'\ZLL'iiT~

POSI7.10NE

*65 Vitlozzi T ommaso "6/) Caruso Domenico --67 Santoro Luigi •68 Da,·ico cav. Vit·ginio, • 69 Betti Domenico '"70 Fiori Cesm-e . • 71 Dajnelli Luigi T72 Ubaudi Pictt•o, ® ll7:3 Pabis cav. Emilio o§-, 0, O. i"7-l Montanari Luigi. . . *1;) Seghieri-Bizzarri cav. Leopoldo, ·:t< . . . • *'16 Saggini Francesco . . 1'1i C1·escenlino ca". Costantino,

*.

*· o

. .... ®. "'70 Borrono cnv. Daniele, '* . ~178 Pepè Achille,

+SO Gio1·gini Mnttco . ,. *81 Broglia Antonio. ·:Yfl.2 Tosi F eded co, O *83 l\figoli Ulissc . -~'8l Goria Ft-ancesco, O ,f85 Bianches.c;i Annibale *86 Borella Silvio, O ·•87 Bini Giovanni. . *88 Maffio1-etti Cesat-e *80 Pi1·as Antonio 90 T ardivo cav. Giovanni Battista, 9 1 Bondi Zcffit•ino . ~2 Vanzi Lambet•lo . ~3 Rovere cav. Tito. *94 Sola Giuseppe *95 Marini Fmncesco, ® ·»96 Capozzi Filippo . '*97 Sostero Giuseppe, O *98 Pillitter i Calogero . *99 Rndaelli Pericle O . Rapetti Giuseppe

+ o..

'*

-.wo

DESTINA ZlO~E

CASATO E ::"{OME

42° Regg . Fanteria 1861 sett. I l 14° id. id. » ottob. 12 5()0 id. id. id. 17 Cons.sup. m.il.disanità 1862mar. 27 )) 73° Regg. Fanteria id. 27 6° Distretto (Bologna),. id. 27

..

,.

Ospedale Firenze 2° Di~tretto (Piaeenza)11 l 9° Regg. Cavalleria )} 7° Distretto (Parma) »

id. 27 id. 27 id. 27 id. 27

35° Regg. lo'anteria

id. 27 id. 27

so

id.

Artiglieria

1) )}

)} 33° Regg. Fanteria id. :?:l H9° Distretto (Saler no) » mar. 27 28° Regg. Fanteria » id. 27 13° Distt•elto (Livorno) • id. 27 55° Regg. l~anteria » id. 27

Ospedale Bologna

55° Rogg. Fanteria 130 id. id. 120 id. Cavalletia

1> ))

) ))

50

)} id. id. 29° Distretto (Padova) » Aspet. (12 aprile 1871) • 43° Distretto (Brescia) -.

Osped. Bologna. (Parma)•

13° Regg. Cavalleria )) 35° Distretto (Perugia) l'l )7° Regg. Fanteria

go

id. id. Ospedale Bologna

•

!)

,.

8° Regg. Fanteria ~ 28° Distl'etLo (Treviso)» )) 17° Regg . Fantet·ia JO id. Granatieri !) 47° Distretto (Modena) >)

id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id.

27 27

27 27

27 27 27 27 27 27 27 27

27 ':l7

27

27 ;!7

21

id. 27


7 N.•

d 'ord.

DES'l'IKAZWNE

CASATO E NOME

*101 Quagliotti cav. Aniceto,

cb . . . . . . .

DATA.

o

di

I>OSIZIONE

ANZIANI'I'À.

'*•

*102 Gamba Domenico, O . *103 Brambilla Gio. Battista *104 Papi.ni Antero "• 105 Tornar Francesco 106 Gallucci Gaetano 107 Satta Giuseppe . 108 I','fadaschi Gio. Battista, O 109 Furitano cav. Gio. Batt 11 O Bolla Ginseppe . ll1 Maltese Vincenzo 112 Zadei Luigi . 113 De Lillo Luigi 114 Conti Odorico 115 Boari Severino, cb . 116 Cesaro Nicola 117 l\1artini Leopoldo . 118 Gra.menclola Gio. Battista Il 9 Cattaneo Antonio . . . 120 Ximenes Dionisio, O, cb ,cb 121 VioliJli ca.... Marco Antonio, + 122 Vittacliui Gerolamo, ® 123 Frulli Oscar . . . . . . 124 Avogadro nob. Giuseppe, ® . 125 Fernandez Alessandro, O. 126 Rumi Edoardo . 127 Mancosu Anionio . 128 Zanetti Ottavio . . 129 Pollini Evaristo, O 130 Cocchi Domenico 13 1 Caleffi Cimbro . . 132 Torri Teodoro . . 133 Alliana. cav. Pietro; ~ O 134 Raveggi Ferdinando 135 Pe1·ondi Bartolomeo 136 Ginettau Cesare . . 137 Marani Alessandro .

*

20°.Regg. Fanteria 1862 mar. Z7 Ospedale Milano » id. Z7 12° Regg. Fantet·ia » id. 27 ~)4° Disti-otto (Ancona) » id. Z7 Cesa R. Inval. e Com. Veterani di Napoli » id. 27 64° Regg. Fanteria » id. Z1 38° Distr. 0 (Potenza) )) id. 27 42° id. (Berg·amo ')) id. 27 l go id. (Catanzaro} " id. 27 40? Regg. Fanteda.. )) id. Z1 50° Disk.!' (Avellino) ,)) id. 27 18° Regg. Cavalleria j). id. 27 100 id. Artiglieria :!i id. 27 so id. Cavallel'ia . 1> id. 27 » id. Z7 39° id. Fanteria Osped. Ca.va(Salerno) 1863 febb. 22 41° Regg. Fantetia. 7i mar. 27 38° id. id. » mag. 3 8° Distl·.0 (Raverma.) 1864 febb. 23 )) 62° Regg. Fanteria mar. 13 Osped. Palermo 1866 mag. 20 5° Regg. Artiglieria » id. 20 10 id. id. » id. 20 74° Regg. Fantel'ia » id. 20 70 id. Artiglie,ria » id. 20 15° Regg. Cavalleria )} id. 20 ?J70 id. Fante1•ia )) id. 20 560 id. id. » id. 2o 31° Dist. (Caltanissetta)» id. 20 }) 26° Regg. Fanteria id. 20 57° R:egg. Fanteria )} id. 20 Ospedale Perugia » id. 20 Aspet. (15 ottob . 1871) » id. 20 id. 20 18° Regg. J;<'anteria )} Osped.Fi\'enze(Livorno)» id. 20 id. 20 Id. Pado,·a :!i ')) id. 20 Id. Bari


8 ~.o

DES'l'l~A7. 10XI;:

CASA'l'O E ~01\JE

d' or• l.

DATA

o

eli

POSIZIO:\è:

138 Oe1!achil Lorenzo 130 Gallengn. Antonio 140 Bonalurni Gio,·anni, O l-11 Bt•ezzi P;lolo . J.t.t Pastoretlo Giuseppe 143 .M antineo Giuseppe, O 141 Giordano Giulio Ce;.m·c 143 Roluti cnv. GiusE~ppo, utr.

*·

d> Fabio H G Mengoni 147 &Uone mo,·anni 148 Pcscarmorm c1w. Filippo 140 SeL"ughi Augusto 150 l'aucel'il~i Virginio, O 151 Atli Giovanni BattiRI.a. 152 Scanabissi Massimo. 153 ~>ogliani cnv. Luigi, 15.! A•·t·igoni Et·cole . 155 Zanetti Giusoppe 156 Cn.mpett.i Enl'ico. 157 Monselesan Ga.etano 158 Tamanti Luca 159 Samuoli Angelo, O. 160 Cinppei Carlo 161 Mnlctti Antonio, 6 162 Tedde Pietro. O 163 Cantclli Adcodato HH Ballerini Silvio 165 Viaroli Gaot.ano, 6 166 ~aretti Giovanni .\.ntouio 167 Rolando Gregorio, d> . 168 Angonoa cav. Pietro, 6. 169 Sechi-i\1ighcli Gavino Antonio . 6 l 70 Cnsu Nicolò 171 Randaccio Luigi. 172 G:mbc•·ti Giovanni 173 Segre Isacco, d> . 17-1 Lugli Cado

*·

*·

+,

.!..'il!A::-IIT.\

78° Rcgg. Fanteria ISOG màg. 20 l 0 id. Cavallet·in " id. 20

o~pedale :\Iilano

,.

Id. Torino ,. 16° Regg. Ca,·allet·ia ,. .no id. Fanteria ~ Com. sup. mil. dì san. "

id. id. id. id. id.

Il 0 Distr.0 (Firenze) » 51° Regg. Fanteria »

id. id.

IG0

id.

19°

id.

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20

20 20 Q()

20

20

» luglio 31

id. id.

»

id.

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id. » id. 5:3° Distr'Gllo (Pesar·o) 11 id. 3° id. (Bari) » · id.

:31 31

23°

id.

31° Reggo. l Fanteria. » 23° Distretto (Milano)» 20° Reg-g. Cavalleria ,.

31

id.

:~ l

ici. id.

3)

5° Regg. F!Ulterk ~ id. 4° id. Cavalleria » ' id. 71° id. l"anteri.a » id. Aspet. (30 npt'ile 1871) » id.

al

:31 31 31 :~l

34° Regg. Fanteria

»

70°

id.

»

id.

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id. id.

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id.

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id. id. id.

31 31

4Q0 ·l0

6°

id. id. id. id.

id.

31

31

Aspet. (12 apt•ilo 1871) » 45° Regg. Fanteria » 07° id. id. » oso id. id. 1> 12° Distt·ctto (Siena) >)

id. id.

20 Re,og. Gt':lnatieri »

id.

id. C:walieria » Ospedale PaleJ·mo » 17° Regg. Cavalleria »

icl. id. id. id.

31 31 31 :31 31

id.

al

10°

5!!0 Dist. (Macet·ata) » Ospedale MeSlina »

id. id.

31 31 31 31


9

CASATO B NOME

DEH'L' LNAZIO).E

o,~:r,~

o

[Il -~NZL,\.;'IT.Ì.

POSIZf0'(8

Aspcttali,·a

175 Vallo Effi::;io 176 Cao Antonio . l i7 Crurloli Giulio 178 P asq ualigo conto Gino;eppe . 179 Muudo Vincell7.0. . . . . 180 Cccc:wini cav. Gt•otnuo,~, O, 181 Botto Bartolomeo 182·Ruggio Diego. . 183 BaUttmti P ietro . 184· RM;~i Giovanni. <!» 185 Bet'llnrdi Ces.'l.I'O, O. 186 Zini '1'ilo . . 187 Puttini Luigi. .

188 Poln Ca1·lo. . . 181) }.lerNL Luigi 6 .

(31 gennaio 1871 186G lugllo 31 l 5° Dislt·otto (Cagliat•i)» id. 31 690 Regg. Fanteria id. 31 270 id. id: id . 31 10 id. id. !> id. 31

.. ..

jO

id.

Cavalleria »

Aspot. (19 m:mo 1&71)»

..

7° Rcgg. Fantol'i:t 290 id l • id. 54° id. 240 .id. id. » id. 43° id. id Bcr..,aglieri » id. Fantel'in 46° Dist. (Campobas::;o)»

,,

,.

so ooo

,

..

id. id. id . id. id. id. id. id. iù. id.

31 31 31

31 ~H

31 31 31 31

31

190 Ighinn. Luigi GiuRcppe, 0 ,~

6

....

191 Ric(·iardi E ùot·o. 10.2 Tadtld Vincenzo 193 P Mi ro Luigi . . 194 Pog-gi Giowmni . 195 Giami7.Ul Carlo, O. ~ . 196 Giandolini Gim•eppe 197 Cicogna Enrico . 198 B1'0St'IL Gaetano . 199 Canclles Federico 200 Sir<ICU!Ia Michele 201 Rom n. Ferdin:mdo 202 Fos.~i Luigi, 0 . 203 Lnncin cav. Giuseppe, 204 Campus Antonio. O . . 205 .Mat·coltùli Cost:mtino. 6 206 Ro~si Federico ÙCI'Ola mo. 207 Montani Luigi, 6, ®· 208 Ca1'fiSBO Antonio. ® 209 Schi:woli Ales9nndt·o 210 T agli\!t'O Bernardo . 211 Bertolini Giuscppo .

*·

Aspet. (17 sett. 1&71) » id. 31 W0 Regg. Fantet·ia id . 31 id. » 2 1° id. id. 31 32° it l. id. » id. 31 id. 31 08° id. » id. id. 31 5:20 id. ili. id. 720 id. » id. 31 Ospedale Chieti » id. 31 l4° RPgg. Cavullel'i n. » id . . 31 4° Dìqlrctto (Foggia)» id. 31 31 25° Dì~t. (Benevenlo) " id. 22° Regg-. Fanteria id. 31 Osp. Pe1·ugia (Ancona)» id. 31 37° Oislrello(Cosenza)~ id. 31 48° Regg. Fantei•ia id. 31 10° Distretto(T emmo)» ici. 31 9° Regg. Cavalleria » id. 31 .o- o id. Bersuglier_i » id . 31 ~20 31 id. Fautel'i:~ )) id. 31 63° Regg. Fanteria » id. id. 31 Osp. Napoli {Ca;;crta) " Id. Messina » agosto 15

..

,.

,

..


l

lO N.• d' oxd.

CASAT O E NOME

DESTINAZIONE

--------------------~' _____Po_s_~_•o_~_~

212 Serrati Gi useppe 213 Bufza Evaristo . 214 Locascio Littedo 215 Parisi Domenico 216 Nico1etti Vincenzo 217 Sfriso Luigi . . 218 Resasco Adolfo Francesco 219 Rigoli Giuseppe . 220 Fuga Luig i 221 Vissio Loclovico . 222 Corso Michele . 223 Albertoletti Giuseppe 224 Porillo cav. Francesco, o)J(o 225'Barnabò Angelo, 0 226 Marcellino Giuseppe . . 227 Guerr rier o Francesco . .

DA.'.DA di ANZLI.NITÀ.

7° Regg. Bersagl. 1866 agos. 15 30° id. Fanteria ~ id. 15 Aspet. (26 febb. 1871) » id. 15 4° Regg. Bersaglieri >) id. 15 36° id. Fanteria » id. 15 3° id. Cavalleria » id. 15 l 0 Dist. (Alessandria)» id. 15 Aspet. (17 giu.l871) 1867 mag. 20 6° Regg. Cavalleria >> giugno 7 2° id. .Fanteria » luglio 31 20 id. id. )} id. 31 Aspe t. (4. dic. 1871) >> id. 31 Ospedale T ol'ino 1870 ap•'ile 10 76° Regg. Fanteria » id. 10 Cons.sup.mil.disanith id. 10 15° Regg. Fanteria » id. 10

MEDICI DI B A'l'TAGr,l O:>"E.

*l ~arietti Michele *2 Fusco Giuseppe . *3 Camuri Gaetano "'4 Monari Ettore . *5 Bugamelli Napoleone, <il . *6 Campri~ni Astore . . '*7 Bellino Gioachino, 5 *8· Dellanegra Luigi *9 Azzi Pietro , * lO Carutti Enrico, () . , * ll Frèreje!ln-Jolibois Giuseppe, () .

. . . . .

*12 Brancaccio Giuseppe *13 Buonomo Biagio. . *14 Vita Felice, <il . • . * 15 Armellini Marco, O ·l>l6 Vigliani Carlo . . *17 Ambrogio Gio. Battista *18 Perondi Quintilio, () . *19 Giuliani Alessandro *20 ·Mangiante Gaetano.

'

.

Aspet. (1° dic. 1871) 1858novem.24 3° Regg. Fanteria 1859 febb . 20 Osp. Aless. (Piacenza) » agos. 29 5° Regg. Cavalleria » dic. 14 » id. 14 Ospedale Genova 6° Regg. Cavalleria 1860 gen. 7 Osp. Torino (Exilles) » magg. 24 Id. T orino (Bard) » id. 24 Id. Padova (Venezia)» id. 24 Casa R. InYalidi Asti » id. 24 18° Distretto(Catania)» id. 24 Ospedale Bologna » sett. 2 2 Aspot. (26 febb. 1871) » id. 2 66° Regg. Fanteria '» id. Osped. Alessandria. » novem. ll Corpo Zap. del Genio 1861 apt'. 14 id. 14 )} Ospedale Verona 14 40° Regg. Fanteria » id. n o id. Artiglieria » id. 14 Osp. Padova (Venezia) » magg. }.9


11 N.• d' ord.

DESTINA.ZlONE

CASAT O E NOME

o POSIZIONE

*21 De Lot·enzo Pasquale . *22 Vetere Marco. *23 Co~·sini Salvatore, ® ~24 Martoglio Ferdinando . *25 D'Agostino Venanzio *26 P aris cav. Andrea 1 , *27 F.u!'CO Giovanni . '*28 Grimaldi L~igi *29 11-landt·acchio Giuseppe. *30 Tt·ione Vincenzo. *31 Coglitol'O Antonio *32 Conti Pasquale, ~ . +33 De Felice Leopoldo. *34 Pascolo Lorenzo *35 Soncini Fabio. *36 Fjmia.ni Luigi *37 De Cesare Francesco *38 Beltrami ni Luigi *39 Fantolino Edoardo . *40 Boccalone Luigi . *41 Eliantonio Domenico *42 Amoriello Pietro Pasquale, è -*43 Campoli Alessandro Enrico . *44 Pisano Giovanni, O *45 'Lanza Pietro . *40 Monti Roberto .• *47 Damele Pietro *48 Bellina. Eugenio . *49 Levanti Carlo. *50 Ma1•chesini Eugenio *51 Docimo Michele. *5.2 Gambini Stefano *53 Pisani Rocco . ~54 Porcelli Baldassarre lll55 Laj-Miglior Luigi, O .

*·

*56 Sacconi Marco " *57 T ommasini Giovanni *58 Mossa Carlo .

DATI\ di ANZ!A.NITÀ

640 Regg. F antet·ia 1861 mag. 19 id. 25° id. » id. ·19 )) id. id. id. 19 id. Artigliet•ia » id. . )9 55° id. Fanteria )) id. · 19 19 Ospedale Chieti » id. Id. Padova (Treviso)>> id. 19 Id. Napoli » id. ·19 19° Regg. Fanteria » id. 19 62° id. id. » id. 19 Osp. Peru~>ia (Ancona)» id. .}9 53° Regg. Fanteria » id. ·19 Osped. Cava (Salerno) » i cl. ·19 44° Regg. Fantel'ia. )) id. ·19 Ospedale Messina » id. 24 Id. Napoli (Caserta)» agosto 28 66° Regg. Fanteria )) settem. 7 8 24° Distrelto (Nov~·a) » id. 8 12° Regg. Cavalleria » id. }40 id. 8 id. » id. 8 28° id. Fanteria. » id. 60 id. Bersaglieri » id. 8 8 52° id. Fanteria » id. 8 100 id. Bet-saglieri » id. 8 24° id. Fanteria » id. )) 8 id. id. 45° id. go id. Cavallecia ~ id. 8 )) id. , 8 Osped. Firenze 8 go Regg. Artiglieria 'l> id. 40° id. Fantel'ia » di c. 29 id. 1862 febb . 17 57° id. 20 ìd. Granatieri » rnar. Z7 290 id. Fanteria » id. 27 » id. 27 id. 68° id. A disp. com. Div. di 27 » id. Roma 56° Regg. Fanteria )) id. 27 )) 230 id. id. 27 id. )> id. 27 Osped. Padova

no zo


1.2 ~.., ~

N.n

d'ord.

· CASATO E NOME

*39 Ricca Antonio *60- Corti Achille . *61 Titone Gerolamo *62 Bruno Vincenzo . *63 Longo Giuseppe, 6> ® *64 Locicero Andt'ea *65 Pietrasanta Giacomo, 6 *66 D'Antona Giuseppe . '"67 .i'!Ian·i Luclovico . •*68 Lombardo- Ad1·agna Gius. *69 Basso-i u·noux Giuseppe *70 Ma,jocchi 'l'iJ'Si Terzo . *71 Lolli Alessandro . ·*""f2 Alessandri ni Giovanni . *73 De Lozzo Luigi . *74 Audo-Giannone Pietro, 0 '"75 P utzu Pietro, 0· . . · , *76 Papotti Domenico, 6 . *77 Ravicini Alessandro, 6

DESTINAZIO::'<E

l) A'{',\

POSIZIONE

ANZ !AN[Tl

o

di

Aspet. (21 mag.l811) 1862 nìar. 27 77° Reg-g. Fanteria » id. 27 32° Distretto (T1·apaui) >> id. 27 10 Regg. Granatieri )) id. 27 18° id. Gavalleria )) id. 27 )) 1.4° i,d. Fanteria .id. 27 30 id. Cavalleria » id. 27 <:>-o id. Fant eria )) id. 27 49° Distretto (Arezzo) >> aprile l4 )) Osped. Palermo magg. 19 l:o R.egg. Bersaglieri » sett. 8 60 id. Artigl. 1863 apr. 14 61° id. Fanteria » giug·. 28 >) . id. 12° id. id. 28 no id. Cavalleria )) id. 28 lO O id. Bersaglieri » id. 28 59° id. Fanteria . )) id. 28 >) 20° id. id. lugl. 19 Osped. Ver ona (Rocca >) id. 19 d'Anfo) '*78 Ì.aca.vera Onofrio Osped. Napoli (Caserta)» set.tem. 8 *79 Cottini Domenico Corpo Moschettieri » dicem. 31 *80 Cabàssi Piet ro 31 23° Régg·. Fanteria » id. *'81 T'l'ari Ale.;;sandro.. d> 59° id. id. » id. 3 1 ll'8$ Cavigloli Amedeo 31 Ospedale Genova » id. *83 Nicosia Paolino ; <t Aspet. (19 marzo 1871)» id. 31 "'84 Pra.nzataro Catmine, 6 . 8° Regg. Bersaglieri » id. 31 JOO id. At·tig1ierla >) id. 31 *85 Vinci Carlo . . 31 *86 D'Onofrio AntDnio, 0 . . . . 68° id. Fanteria ' » id. id.· 31 )) *87 Vicoli Filippo. . . id. 34° id. 31 *88 De Martino Luigi Fìlomeno . 5° Distretto (Lecce) )) id. )) id. 31 *89 Lombardi Giuseppe. 26° id. Fanteria *90 Conte Mariano . » id. 31 48° Regg. Fanteria 31 *91 Carparel li Giuseppe id. » id. 47° ·id. go id. 31 *92 Landol lì Federico id. » id. id. 31 *93 Verduzio Vincenzo . » id. 78° id. )) id. 31 *94 Gurlino Annibale . id. 52° ·id. "'0 id. Al'tiglier·ia )) id. 31 '~95 Franchini Eugenio . ' Cavàlleria )) id.· 31 '"96 Cm·asso Michele, <t 15° id.

-·'


13

,.,.

''·

d'ord.

CASATO E NOME

""'1:)7 P e1:onacci Rosario

*98 Guasco Cado :VIaurizio *99 Secco Ambr·ogio .

*lOO Prctt.i Carlo, d>. . •101 Amante Orazio . . * 102 Barrago Francesco . • 103 Lombardo Antonio . *10,! Ferrara Cele;;tino . (1105 Ros;:ini Defendino, O . *106 MarchetLi Ternistocle, 6. ,_.107 Andreis Costanzo . . '-~ 108

Gi.vogt·e Gio. Battista.

lliJ09 Dellachà Francesco . . ~ 110 Suporchi Vincenzo, d> '*ll1 Caldorini Ferdinando, d> . "112 De Lillo Gioauni *113 Foggetta Giuseppe, ® *114 Iraco Gabl'iele *ll5 P anara P:mfilo ·~ 116 Thud.s Luigi. * 117 Merli Luigi . ·:1>1 18 Di Fede Raffaele, ~

ii-119 Citanna Ferdinando

*120 Colli Ermenegildo· . •121 Gargano Carlo, ® . *122 Rossi F ederico . . *123 Cosimato Giuseppe . • 12-1 Germani Alfonso *125 Viceutini Eugenio . *126 Volpe Giacomo . . •127 P etrella Michelangelo . •128 Guiùa Salvatore, ® * 129 Pironti Gaetano . '"'130 Ilarocchini Em·ico *131 Sappa Domenico

<il}32 Rovati Casare, ®

DESTlNAZIO~i

DATA

o POSIZIONE

A:-IZIANl'tÀ

di

6° Rcgg. Bersagl. 1863 di c. 31 Ospcd. Alessandria )) id. 3 1 33° Regg. Fanteria » id . . 31 )) id. 31 Osped. Firenze 31° Regg. Fanteria » id. 31 Osped. Genova (Ca1864 giug. 5 glittri) 3go Rcgg. Fanteria. » luglio 30 Ca~a R In v. e Vet. Na})Oli » id. 30 30 Aspet. (19 lug. 18'71) » id. Id. (3 mag. 1871) )) id. 30 Leg. allievi Carab. id. 30 9°. Regg. Cavalleria' » id. 30 10 id. . Artiglieria» id. 30 ';)IO jd, Fanteria » id. 30 çoo. jd. id. » i.ù. 30 30 .(\sp.et (2 aprile 1871) » id. )7° Regg. Fauteda » id. 30 30 id. » id. 13° id. 4° Regg. Bet-sagliel'i » iù. 30 q}O id. Fanteria » id. 30 30 id. » id. 49° id. 21° Dish'etto (Reggio Calabria.) » id. 30 7° Regg. Cavalleria » id. 30 75° id. Fa rtteria )) id. 30 id. » id. 30 53° id. 710 id. id. » id. 30 !-350 id. id » iù. 30 i cl. 30 72P id. » id. id. » id. ·so 41° id. 40 id. )} id. id. 30 )) id. id. 30 43° . id. )) 4 id. clic. 5.8° . id.' 8° .Rcgg. Bersaglieri» id. 31 id. .1865 genn. 5 id. )} mar. 14 Osped. Torino 21° .Regg.. Fanteria » ap1·. 27

"

zo


14 N .•

d' Ol'd.

CASATO E NOl\1E

o POSIZ!O::\E

-*133 Orrù Salvatore *134 Olioli Ercole, 5 . *135 Geloso Bonave~tura *1313 Asquini Enrico *137 Vinai Giacomo *138 Ferraris Luigi *139 Calvieri Giulio •140 Gatti FerdÌnando *141 Rivato Lucidio *142 De-Fabritiis Frane. Nicola *143 Boninsegna Clemente *144 Chiaiso Alfonso . *145 Ognibene Andrea *146 Finocchial'O Giuseppe . *147 Galli Vitaliano * 148 Marone Raffaele . *149 Mosci l<~raucesco, $ " 150 Bertolini Celso * 151 P itzorno cav. Giacomo, *152 Mura.-Agus Gioanni, ® * 153 P iseddu Antonio *154 Governatori Vincenzo, 5 *155 Grosso Filiberto. *156 Lugaro Emilio *157 Romano Giuseppe *158 Vespasiani Giulio, ® 159 Imparati Mariano 1~0 D~ Renzi Giuseppe. 161 G!'imaldi Fn1ncesco 162 Vasselli Al'istide . 163 Libroia Luigi, 5. $ 164 CampobM•w Gioanni, @. 165 Ciuffo Gioanni 166 Carabba Raffaele, ® 167 Moroni Pin·o . 168 Astegia.no Gioanni .

*'

109 Manzo:ai. · tHuseppe,. 5

DESTINA7.!0NE

DATA rli L"Z{A..'ilTÀ.

go · id. Artiglieria 18135 apr. Z7 }) Osped. Bologna id. Z7 go Regg. Fanteria )} id. ' Z7 70 id. Bersaglieri » id. 27 63° id. Fanteria id. 27 >> 14° Distretto (Lucca) » id. Z7 29° Regg. Fanj;eria » id. 27 10° id. Cavalleria )} id. 27 )) id. 27 34° id. Fanteria )) id. id. Z7 39° id. Ospedale Firenze » id. Z7 5° Regg. Artiglieria >> id. 27 Osped. Padova. (Udine)» lugl. 30 Aspet. (9 marzo 1871) » id. 30 30 l 0 Regg. Cavalleria » id. Aspet. (Il sett. 1871) » id. 30 36° Regg. Fanteria )) di c. 23 )) 2 1° id. id. id. 23 i cl. » id. 23 27° id. Aspet. (26 agos. 1871) » id. 23 76° Regg. F anteria )) id. 23 20 id. Bersaglieri )) id. 23 41° id. Fanter·ia » id. 23 Aspet. (30 apt'. 1871) )) id. 23 )) id. 23 Ospedale Bari 3° Regg. Bersaglieri » id. ' 23 40 id. Artiglieria )) id. 23 20 id. Fanteria » id. 23 id. 23 14° id. » id. 23 Ospedale Milano » id. 67° Regg. Fanteria » id. 23 id. » id. 23 90 id. 30 id. Bersagl. 1866 ap1·. 20 29 » id. 15° id. Fanteria. )) id. 29 id. 43° id. Scuola centrale di tiro, schet:ma, ginnastica )) id. 29 e nuoto 29 6-> kegg. F antéria » id.


15 N.•

d' ord.

DESTINAZIONE o

CASATO E NOME

POSIZIONE

170 Salaghf 'Domizio ·. 171 R'avelli cav. Carlo '*',.5, ~ , 0 172 Pièca-Piccone Celestino 173 Col·io Alceste . l74 Ottolenghi Da'vide 17.5 Giacomellì /iugusto, (5,.:®" . 176 Montrucchiell Bernardo177 Fantini Gioanni . 178 Atzeni -Pietro·. 179 D'Andrea Nicola, ® 180 F'alcone Nicola. 181 Sangiorgio Placido . 182 Cannas Effisio, ® 183 Fiore Lodovic'o, 5 . • 184 Bartalini Emilio Felice 185 Erancolini Giuseppe 186 De Paris O.liverio Alfonso L87 Corva Gio. Battista . 188 Gei·leri Gio. ·Battista 189 Mùsizzano Luigi. 190 Borghese Gaetano 191 Ricca Roberto 192 Zannini. El.·cole Antohio, ci> , 193 Metelli· Giovanni 194 Valorani _FilippO' 195 Astesia,no Emilio 196 Manesca1chi Ludovico . 197 Gottardi Luigi, ® 198 Rigaccini Gio. Battista 199 Sormani Giuseppe 200 Borgi Gio. Dante 201 Minghetti Alfonso 202 Randone l~rancesco, ~ 203 Alvaro Giuseppe A~tonio 204 Besia Vincenzo 205 Del Grosso ·Stefano 206 Serpagli Carlo •

..

di> ANZIA.NITÀ.

74° Regg. Fanteria 1866 apr. 29 5° id. Bersaglieri» mag. 20 48° id. id:. » l\lgl. 21 17° id. Cavalleria )) id. 21 55° id. id. » id. 21 76. id. id. » id. 2l 42° id. id. )) id. 21 l 0 id. Bersaglietli » i cl. 2'1 50° id. Fanteria » id. 21 60° id. id. l )) id. 2i 65° id. id. » id. 21 2° Regg. Gra:a~tieri >)' id. 21 5° -id. Fanteria )) id. 21 12°· id.. id. )) id. 21 Osp. Firenze (Livorno) >~ id. · 21 20° Regg. Fanteria » id. 21 51 o id. id. » )d. 21 38° id. id. )) id. 21 9° . id. · id. )) ~d. 21 18°· id. id. )) id. 21 5° id. id. )) id. 21 Osped. Verona ~ id. 21 22° Regg. Fanteria » id. 21 , 37° . id. id. )) id. 21 Osped. Cava Salerno (Cosenza) )) id. 21 l 0 Regg. Granatieri >) id. 21 21 7° id. Fanteria )) id. 7° id. Bersaglied» id. 21 21 71° id. Fantevia » id. Osped. Verona » i.d. 21 2° Regg. Fanteria )) id. 21 31o id. id. )) id. 21 3° id. Artiglieria» id. 2i 38° id. Fanteria » id. 21 65° id. id. » id. 21 )) id. 21 7° id. id. Osped.. Bologna · id. . 21 )) (Par.ma)


16 N.•

d' 01'(1.

CASATO E .t\0:\'lE

207 Salvalaglio Gaetano 208 Pinto. Antonio 200 Pelosini Ft•ancesco, ® 21.0 Allor.chio Lcopoldo . 21l Semplici Ottavio . 212 Romanelll Giuseppe 2 13 V<11liuo Giovanni 214 Batolo Luigi. ® 215 Santulli Sabato 2 16 Nigri Sct'gio 217 Lombardo Michele, ® 218 :.\faestr-elli Domenico 210 Finzi Em·ico 220 Broglio Enrico, ~ . 221 "Lupolti Fiorenzo 222 Vau~t:-~7.i Antonio, ~, ~ 223 Bertola Pietro 2.24 Dccaroli Emilio . 225 Favt'O Giovanni . 226 Migneco Sebastiano, ® 227 Bonanno Pt.olo Francesco 228 Adelasio Federico 220 Barone Donato . 230 BiamonLc Achille

231 Jodicc Giuseppe 232 Foùi Giusf1ppe ' . 233 Gol'i Felice 23<1 Muzzioli Druso 235 Nicolelti Vincenzo, ® 236 Albcrtelli Antonio 237 Imbt·iaco Pietro . 238 Giglio Gioachino 239 Jandoli Costantino . 240 Cannas Carlo 241 De-Prati Giacomo 242 D'Atri Alessandro 243 Bovo Angelo .

DESTINA.ZiOt'o.'E

o

1

POSIZIONE

VA'l'A

di

ANZIM'\ll'À

l

70" Regg. Fanteria 1866 lug. 21 4° id. id. » id. 21 }@0 id. id. » id. 21 }0 id. id. }) id. 2 1 10° id. id. » id. 2 1 Aspet. (21 mag . 1871) >} id. 21 16° Regg. Cavalleria » id. 2 1 50° id. FanteJ'ia » id. 21 1° id. id. » id. 21 8° id. id. » id. 21 10° id. id. » id. 21 30° Regg. Fanteria » id. 21 6° id. id. )} id. 21 68° id. id. }} id. 21 46° id. id. }} id. 21 67° id. id. » id. 21 A disp. com. div. di Roma » .id. 21 44° Rcgg. Fanteria >> id. 21 id. 21 5 1° id. id. » id. 21 17° id. id. )} 57° id. id. » id. 21 56° id. id. )} id. 21 24° id. id. )} id. 21 Osped. Messina (Catanzaro) >~ id. 21 ll 0 . R cgg. Fanteria >> id. 2 1 16° id. id. » id. 21 13° id. Cavalleria » id. 2 1 42° id. Fanteria » iù. . 2 1 19° id. Cavalleria» id. 31 2° id. ' id. )} id. 31 3° Regg. Fanteria » ugos. 23 45° id. id. » id. 23 id. 23 5° id. id. )} .ò.spett. (12 febb.l871) » dicero . 5 35°. Regg. Fanteria » id. 23 Asp.et..(4 ~pòle 1871) » id. 23 23 Id. (Il clic. l 871) >> ,diy. o


11 NO

d;o;·d.

DESTINAZIO~

C-i\SATO E NOME t'

244 Screti Emanuele 245 Casaburi Ft·ancesco . 2<16 Turi na Luigi . . 247 Intcrlandi G-iovanni . . 248 Maggiorani Gaspare 249 Mei Vincenzo 250 V~lino Carmine . 251 Leone Giacomo . 252 Audiberti Angelo 253 Orlando Vi to Luigi 254 Baruifaldi Liborio . 255 P etrona Bet•ardino . 256 Gervasio Salvatore . 257 Crespi Cesare 258 D'Andrea Gennaro . 259 .Magliano Giuseppe . 260 Iandolo L\ùgi . . 261 Bonito Giosuè 262 Faraglia Donato . 263 Bianchi Leopoldo 264 Po!"lezza Luigi Pietro . 265 SilYestri Giovanni ® 266 Pinto Giovanni 267 Grillo Filippo . 268 F enotti Luca. 269 Cer to Giuseppe 270 Mez~adri Giuseppe Anto nio . 271 Bocchia Enrico . 272 Vernetti Luigi . . 273 Neglia· Francesco 274 Caradonna Antonio. 275 Vertone Eugenio. . 276 P etrona Piett·o Paolo 277 Gilberti Matteo . . 278 Tomcllini Leopoldo . 279 Tufauo Gaetano . 280 Mosso Angelo 281 Pollcra Giorgio . 282 Gt·assi Demetrio .

i

DATA

o

di

POSIZIONE

AN::\lANITJÌ.

18° Regg. Fanteria 1866 dic. 30 69°· id.· id. ' 1867 genn. 21 0spedale Alessandria » id. 27 58° Regg. Fanteria » id. 31 Aspet.-(17 giug. l87l):t luglio 21 Id. (21 mag. 1871)» id. 21 77° Regg. Fanterìil: » tlic. H 16° id. id. » id. 2 1 4° id. Cavalier. · 1868 genn.16 49° id. Fanteria >> marzo l 32° id. id. )) id l Ospedale Napoli. >> ·id. 26 33° Regg. Fanteria 1868 mar. 2~ 62° id. id. )) id. 26 Ospedale Perugia » id. 26 74° Regg. Fanteria » id. 26 470 icl. id. » magg . 29 70° id. id. )) id. 29 22° id. id. » luglio 29 15° id. id. » settern. 13 25° id. id. » id. 24 Aspet. (17 sett. 1871) » ott. 19 4° Rt>gg. Bet·saglieri » uovem. 8 30° id. Fanteria » id. 8 Aspet. (29 nov. 1871) » dic. 15 12° Regg. Fanteria 1869 gen. 10 46° id. id. » aprile l 54° id. id. » · sett. 8 Ospedale Torino 1870 agos. 25 26° Rcgg. Fanteria » id. 25 6° id. Bersagliet·i » id. 25 Ospedale Palermo » id. 25 73° Regg. Fanteria » id. 25 ll 0 id. id. )} id. 25 Ospedale Pale\'mo >> sett. 7 36° Regg. Fanteria » id. 7 Ospedale Messina >> id. 7 13° Regg. F anteria » icl. 7 320 id. id. )) id. 7


18 . N.•

d' ord.

CASATO E NOME

283 Majoli Giuseppe . 284 Vita Pietro 285 Grioli Litterio. . 286 Rossi Francesco . 287 Morossi Giov. Gaspare. 288 Vittadini Luigi . 289 Zambelli Pietro . 290 La T ot·rc Felice.

OESTINAZIOl\E

DATA

POSIZIO!\E

ANZIANITÀ

o

go

di

id. Bersagl. 1870 sett. id. Fanteria » id. 540 id. id. 1> id. go id. Bersagliod » id. Osp. Bari (T remiti) )) id. 28° Regg. Fanteria )) id. )} id. id. 64° id. 200 id. Cavalleria » id. 63°

7 7 7 7 7 7 7 7


QUADRO D'ANZIANITÀ

DEL CORPO FAIUIACEUTICO )IILITARE al 10 gennaio 1872

FAR1>f ACISTA. DIR.ET'l'OR.E DI LABORA.TORTO

Derossi cav. Carlo,

'*', =l!- • • •

Lab. chim. fa•·m . mil. 1863 sett. Z1

b'ARMACISTA CAP I OI

N.O cl'ord.

CASATO E NOME

- l Barovero Felice . .·

'*'

2 Leone cav. Guseppe, 3 Monaca Silvestro .

4 Della Croce cav. Giusep. oli«,<§>. 5 Dompè Luigi . . . . 6 Pecco Alessandro . . 7 Piolati cav. Natale, 8 Montani cav. Cat·lo, 9 Ab rate Giacomo. 10 Maggioni Piet•·o. p Reali cav. Luigi, 12 Romeì Giuseppe 13 Sfondrìnì Giuseppe. 14 B•·acco Michele . .

'*+

+

p CLA.SSR . DESTINAZIO:.'E

DATA

o

di

POSIZIONE

ANZIANITÀ

Osped. Napoli 1861 giug. 30 Id. Torino » id. 30 Id. Milano » id. 30 Id. ' Genova 1863 id. 28 Lab. chim. farro. mi!. » dic. 31 Ospedale Verona » id. 31 Lab. chim. farro. mi!. 1866 magg. 20 Osped. Alessandria » id. 20 Id. Palermo » id. 20 Id. Padova(Venez.)» agos. 20 Id. Padova » Id. 20 Id. Firenze >) id. 20 Id. Bari » id. 20 Id. Bolog!la » sett. 12

t''ARI>lACISTl CAPI 01 2n CLASSE.

i\Iussi Giuseppe 2 Gallo Germano 3 Cadetti Em·ico 4 Valchierotti Leandro 5 Aymasso Alessandro 6 Bagliano Stefano, ® 7 Douhet Giulio 8 Codcmo Teofilo . 9 Fissore Giovanni

Ospedale Perugia 1862 mar. Zi• ' Id. Messina >} id. Zi Lab. chim. farro. mil. >} id. 27 Osp. Padova (Treviso)» id. 27 Aspet. (18 lug. 1871) 1863 marz. 27 Osp. Firen.(Livorno) 1864 dic. 28 28 Id. Napoli (Caser t..'1.) » id. A.c;pet. (30 mar.1871) 1866 magg. 18 Osp. Aless. (Piacenza)» id. 20 /


.. 20 N.o

d'ol'd.

CASJ\.'1'0 E NOME

OESTINA?.IOXE

o POSI1.10~&

IO Boldrini c:w. AlesRendro 1 <{P. Il òm·giulo Fct·rlinanùo . . . 12 Ooccbiol:t Luigi. 0 13 Oderd:t Felice l ·! Hcrmitle Gusta,·o H3 Can·eri Ai tilio . 16 D'Amorn Giosuè 17 Guida ~icltele 18 Onllo Luig i. . .

l) A'l'A

di AXZ!.L"ITÀ

Osp. Chieti

l ROfl magg. 20 Id. Perugia (Ancona)~> id. 20 Id. Verona (Brescia) ,. id. 20 Id. Firenze " id. 20 Aspet. (24 genn. 1~69) » id. 20 Osp. Bolognt~(Parma)».,. id. 20 Aspet. (6 giug. 18137) ., id. 20 Osp. Cava (&ùet•no) » ~ett. 12 A~p. (13 npL 1808) 1807 mngg. 20

f'ARlLI.CI 'TI.

l Stnnziano (Husoppe . 2 Cihelli Fet·<linamlo

23 Vallo Luigi. 24 Scngani SimoM, 0 . 25 Pal'lnti Gioanni. ®

Ol!pedale Bologna 1859 Cebu. :20 Casa R. Inv. o Vetel-ani di Xnpoli 18132 mar. ~ Mpet. (2G a~o~. 1871) ,. id. 23 Ospod. Napoli (Caserta)» id. 2:1 Id. id. {Gaeta) ., id, 2:.~ ·Id. Padov11 (Udine) ., id. 2.~ Id. Mo~~ina (Cawnz.) » id. 23 Osp~d. Todno » id. i3 Ospedale Bari » id. 23 Corpo mosch. (Gaeta/ ,. id. 23 lnfe•·m. eli Pot.'nza 1> id. 23 Oap. Messina (Catanz.) >) id. 27 AJ>t}()lt. (30 giug. 1870)., id. 27 O.sped. Palet·mo • id. Zi Aspett. giug. 1870) » id. 27 Ospedale Padova » id. 27 id. :.\Iilano 1> id. 27 Id. Bnl'i .,. id. ZT Id. Chieti » id. Z7 Aspe~t. giug. 1870) » id. 21 Osp. Genova (Sa~~ari) » id. :!;1 Id. f\apoli (Ca...""erta) 1863 id. l Id. Padova (T ro,·iso) » id. lO Asp. (22 nov. IRG8) 1804. lugl. 30 Id. (22 nov. 1868) ,. dic. 28

26 Gt·az7Jni Gioanni . Z1 Abeille Antonio .

Osp. Firenze (Livo••no) IHOO febb. 25 Td. Aless. (Piact~uza) » id. · 2i5

3 Rhldi Rafinole.

4 Solimene Luigi. 5 Vltllesi Sih·c~lt·o 6 Snntelli Antonio 7 Be,·ilacqua. Giosuè 8 Cali Fràncesco. 9 Cnt•:tffo. H.alrAele 10 Palli ~ch<'lo . 11 Gal la S:ùvntot·e 12 Cot•aso Vincenzo 13 Bc•·sani-Doqseua Domenico 14 Grillo Nicolò . 15 Gatti Giuseppe. 1G Ca!lsinelli Paolo 17 Fili ppi Giacomo

18 Tango Giu:;eppc 19 Pal'ini Ca•·Lo . 20 PnClloLLi Luigi . 21 Sbi!<à. Luigi . .

22 Scint-affia •.\gostino

no

no


21 N.o d' ord.

CASATO E NOME

28 Murò Carmelo.

29 Calv:mese Giu~cppe . 30 Buouunno Giov. Bntr. 0 31 Zuecotti Luigi . . . 32 Cabutti Vincento, 0 3:~ GraneLti Vittot•io . 34 SchcUini Gen-asio 35 Gnglitwdi Bomm·clo

36 P:u·igi l<'ranceilCO 37 Bot·sotto Cesare

38 Dormono Cal'lo 39 .Ferrnria Pio Desidet·io .

40 Roggct·o Giacinto 41 Castelli ni Ft·ancesco 42 Nogl'i-Oagna Gion()bJno 43 AnsinGlli Vincenzo 44 Gaglitu•done Lu.igi 45 1\Iaiola LeoM . . 46 Rabino Placido 47 Bcl'gl.tllcini L01-enzo .

OESTINAZTONE o POSIZ!O:>.'E

Osped. 1\1essina 1866 ;tpr. 19 Aspett. (22 nov. 1868) • id. 19 Osped. Napoli • ntag. 20 Id. Tol'ino -, id. 20 Id. Verona. (Mantova) » id. 20 Labot·. clùm. farmac. militare id. 20 Jnfe•·m. di Cremona )} id. 20 Labor. chim. fm·mac. militare » id. 20 Id. id. l> id. 20 Infel'm. di Casale » id. 20 )) Cot·po moschettieri id. 20 Aspott. (l l uov. 1868) » id. 20 00 Ospedale Tol'ino itl )} !ti Pruet'lllV » id. • 20 AspG~. (11 nov. 1868) » agos. 20 Ospedale Perugia » id. 20 Aspetto (ll nov. 1868) )) id. 20 Casa R. Inv.e Vet. d'Asti» se t t. 12 Aspott. (6 ott. 1868) 1867 agos. 20 Ospeù. Verona 1870 mag. 19

,

FARMACISTI AG<llUI'<"J'I.

l Ravclli Pietro . . , 2 Del Giudice Flaminio 3 Faceu Au•·elio . . · . 4 Vettori Cesaro 5 Clel'ici Gio'l". Battista 6 RatTo Giov. Battista.. 7 Porcellati Vincenzo 8 Linguiti Enrico . . 9 Benvenuto Cado . . 10 Fabbricatore Nicola . 11 Capono Ignazio

12 Conte A11gelo . .

13 Parziale Alfonso . 14• Giordano Giovanni

Inferm. di Vicenza 1859 agos. 29 Osped. Cava (Salerno) » sett. 26 Id. Firenze 1860 mar. 12 Aspett. (ll nov. 1868) » id. 13 Aspettativa ,. id. 26 Osped. Torino » lugl. 12 Id. Bologna " sett. 2 Aspett. (22nov.1868) 1862 febb. 20 Osp. Padova (Venezia) » id. 20 A disp. div. di Roma » .id. 20 Ospedale :Messina )) ,id. 20 Id. Verona (Brescia) » id. 20 Aspett. (l l nov. 1868) » id. 20 Osped. Ales.<;and•·ia » id. 20


22 N.o d' ord.

CASATO E NOME

15 Tullio Pasquale . 16 De Lisi Francesco · 17 Giannetto Rosario . 18 Rohenheiser Giuseppe. 19 Leo Giacomo. . 20 Salinas Luciano . . 21 Bartoli Luigi . . . 22 Rodriquez Domenico 23 Consolandi· Pietro . 24 Salomone Giuseppe . 25 Miletta Alfonso . . 26 Marzullo Saverio. -. 27 Di G1•egorio Luigi . 28 Dc Mura, Luigi . ~o '~<':.,zi. Giuseppe . 30 Granucci Michele 31 Fabiani Ant.onio. 32 Ri~oletti Sossic . 33 J\·f ors Riccardo 34 Bm·toldi Giuseppe 35 Eusebio Giacinto 36 Dc Fusco Fededco .

l

l

l

DESTlliAZIONE

DATA

o

di

POSIZIONE

ANZIANITÀ

Aspet. (l l nov. 1868) 1862 {ebb. 2ò Id. (14 genn. 1869) » id. 20 Osped. Verona » mat•. 27 Aspet. (ì4 genn. 1869) » id. 27 Osped. Napoli » id, 27 Aspet. (31 genn. 1871) » id. 27 Osped. Genova(Cagliari)» id. 27 Aspett. (11 no~. 1868) » id. 27 Osped. Torino » id. 27 Id. Firenze • id. 27 Id. Cava dtSal.(Cosen .)>) id. 27 Id. Bologna. (Parma) » id. 27 Id. Perugia (Ancona) >> id. 27 Id. Napoli » id. 27 Aspet. (2 dic. 1868) » nov. 2 Id. (21 dic. 1868) 1863 mar. 27 Id. (Hì a~r. 1871) » id. 27 Id. (Il nov. 1868) 1866 agos. 20 Osped. Genova » iù. 23 Co ns. sup. mil. di san. » id. 23 Aspet. (11 nov. 1868) » id. 23 Id. (25 apr. 1868) 1867 id. 20


23

UFFI Z IALI SANI T ARI l' anzianità dei quali è sospesa . N.• d'oro!.

l

DATA

CASATO, NOl\iE E GRADO

---·---------l

D~! collo~:u~euto w

asp.,~lnt•vn

di

rwziani1~

l Mancusi Antonio (medico di reggimento di _2a clas..c:e). • . . . 1871 sett. 27 1866 1ugl. 31 2 Fiordalisi Prospero (medico di battaglioM di 1• classe). . . . . » giug. 13 1861 mag. 19 3 Ferroglio Giuseppe (medico di battaglione di 2a classe). . . . . 4 Majone cav. Luigi (medico di battaglione di l" classe). . _ .

» »

id.

17 1868 ottob. 13

rlicem. lO l 60;s mllg. 19

UFFIZlALI SANITARI E FARMACEUTICI del disciolto esercito pontificio. N.•

d'oro!.

CASATO E NOME

GRM>O

POSIZlONE

--

Chir. aiut. mag. d.i 2n cl. l Villetti Cesare. Id. Id. 2 Delvescovo Leonardo Id. Id. 3 Toriani Rafiae1o. 4 Casali Alessandro Uffi.z. sanitario aggiunto 5 1\loroni Ercole Id. Id.· 6 Leonardi Francesco. Id. Id. Id. 7 Lolli-Ghetti Stanislao . Id. 8 Mosconi Anton io. Farmacista

Aspettativa Id.

Td. Id. Id. Id. Id. Id.


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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO 1871 by Biblioteca Militare - Issuu