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MEMORIE STORICHE 1978

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UfflCIO ITOIUCO

MEMORIE STORICHE MILITARI 1978

ROMA 1978


,.OPltlETA' LE'ITELUIA Tulli I dirilh tl·,•·•vntl. Vietala la riproduàoae anche panlale wma M1lorina11Uf~


PRESENTAZIONE

col"""'

Ndlll 4i w,l,,,,.i lfliscdlonei • Memorie storielle militori • wn,o,eo re«olti stu4i e ricff'clee el.borflli "4 stu4iosi militori e civili PNd qllllllro da compiti istit,aio,eali ddl'Uffido. Si lrfllto 4i stu4i e 4i riurclN settorillli CM non 1,0. wato s,-d/a collocavo,w m o,-re 4i p,iJ, tllftpio respiro op,.,,e di l,n,ori pi PIOii m ..,, .,,.,n,o ristretto di specu,listi tt chtt meriI'"' ,,,,.,. 4iwllflVOIN.

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SOMMARIO

PARTE PRIMA: Saggi

Pag. -

Vincenzo Gallinari: Le riforme militari di Cesare Ricotli

11

-

Salvatore Loi: Gli ideali del Risorgimento italiano nella indipendenza latino-americana

3S

Massimo Mau.etti: L'armistjzio con l'Italia in base alle relazioni ufficiali anglo-americane .

61

-

-

Mario Montanari: Sul campo di battaglia di Waterloo .

169

PARTE SECONDA: Profili biografici -

Oreste Bovio: Il Principe Eugenio Gabrio Lombardi: Il Generale Umberto Utili nella Guerra di Liberazione .

233

261

PARTE TERZA: Testimoniante rw -

Dal Fondo coloniale

ÂŤ

Umberto Salvatores •: Un ciclo operativo

313

PARTE QUARTA: R icerche ~:.... Antonello F.M. Biagini : La questione d'Oriente del 187S1878 nei documenti dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito .

353

-

Oreste Bovio: Note di araldica e di vessillologia militari.

387

-

Patrizio Flavio Guinzio - Roberto Pertici: La biblioteca di Ana&)ieria e Genio .

,15


PARTE PRIMA

SAGGI


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VINCENZO GALLINARI LE RIFORMI: MILITARI DI CESARE RJCO'ITI

Con l'anno 187 1 si apriva nell'Europa Occidentale un periodo di pace straordinariamente lungo. Eppure, dopo il conflitto fra la Prussia, ·ostcnuta dai suoi aUeati gerrnaruci, e la Francia, un conflitto combattuto con rapide mosse e violenta energia da due eserciti assai numerosi, tulli i paesi europei erano convinti di trovarsi di fronte all'inizio di una lunga serie di guerre che li avrebbe tutti coinvolti fino allo stabilirsi di un nuovo equilibrio. Mentre l'esercito francese compiva un grande sfono per riconquistare rapidamente una posizione di primo piano nel quadro delle potenze europee, anche gli altri stati del continente diedero inizio ad una affannosa ricerca della propria sicurezza attraverso il rafforzamento degli eserciti e delle flotte, in una gara senza traguardo che avrebbe trovato in se stessa il proprio incentivo. Gravava ancora sull'Italia il ricordo di Custo7.a e di Lissa, ma l'esigenza preminente di raggiungere l'equilibrio finanziario, problema né eludibile, né rinviabile, unita al senso di sicurezza che dava al nuovo Regno la tutela talvolta ingombrante esercitata dal Secondo Impero, aveva indotto l'Italia a rinviare il rafforzamento delle sue for1.e armate. Negli anni precedenti il 1870, i limitati progetti di riforme predisposti dai Ministri della Guerra Genova di Revcl, Ettore Bertolè Viale e Giuseppe Govone non avevano perciò trovato appoggio in Parlamento e ncll'opi· nione pubblica. La parziale mobilitazione dell'estate 1870 e le operazioni successive che avrebbero portato alla liberazione di Roma, con le incertezze, la confusione e gli sprechi che le avevano accompagnate, non mancarono di suscitare preoccupazioni e allarmi negli ambienti più attenti alla vita e all'efficienza dell'Esercito. Proprio nel corso di questi agitati avvenimenti, la gravissi-


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Vinc~Plto

C'4/Jitlllri

ma malattia mentale che aveva improvvisamente colpito il Generale Govone, Ministro della Guerra, rendeva necessaria la sua immediata sostituzione. La scelta di Giovanni Lanza, Presidente del Consiglio, sembra su segnalazione di Alfonso La Marmora, tuttora il più influente personaggio neU'ambicnle militare (I), col consenso assai riluttante di Vittorio Emanuele Il (2), cadde il 7 settembre 1870 sul Tenente Generale Cesare Ricotti Magnani, un novarese quaranlol tenne che aveva comballuto tutte le guerre del Risorgimento e aveva già fatto esperienza di attività ministeriale ricoprendo la carica di Direttore Generale delle armi speciali (cioè Artiglieria e Genio). L'Esercito che Ri otti era chiamalo a dirigere aveva una struttura di gran lunga più ampia di quella che sarebbe stata adeguata alla sua dfetti va forza, sia in pace, sia in guerra. L'intelaiatura territoriale era ba ·ata su 23 Divisioni, più i due comandi autonomi dì « città e fortc1.za • a Venezia e a Mantova, mentre durante la guerra del 1866, nonostante la lunga preparaz_ionc, non e ra stato possibile mobilitare più di venti Divisioni attive. Esistevano inoltre un comando militare in ogni provincia e un gran numero di comandi di piazza, affidati quasi sempre a uf fi iali anziani o ritenuti non adatti al comando di reparti attivi . La struttura organica fondamentale dell 'Esercito di campagna era rappresentata da 80 reggimenti fra fanteria d i linea e granatieri, tutti su quattro battaglioni, riuniti in 40 brigate permanenti; 19 reggimenti di cavaJleria su sei squadroni; 45 battaglioni d i bersaglieri riuniti in cinque reggimenti; cinque reggimenti di artiglieria da campagna su 16 batterie; tre reggimenti di artiglieria da piazza su 17 compagnie; un reggimento di pontieri inserito nell'Arma di artiglieria. Inoltre, circa 20.000 carabinieri riuniti in legioni terri toriali, il corpo del Genio, il corpo d 'Amministrazione, che comprendeva infermieri e panettieri, il corpo del Treno. Poiché la difficilissima situazione finanziaria dello Stato non consentiva di tenere sotto le armi più di 160.000 uomini fra sottufficiali e truppa, esclusi i carabinieri, ne derivava una estrema debolezza delle unità tattiche fondamentali . Si pensi che la com( I ) Fortunato Minniti. Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Allean1.a. Storia con1emporanea, a. 111 , 1972, pag, 467. (2) Amedeo Museali. I minislri del Regno d ' Italia. Voi. III, Napoli, 1961 , pag. 259.


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pagnia di fanteria aveva una forza teorica di n uomm1, ridotti daJle inevitabili assenze a meno di 60, chiaramente troppo pochi per un addestramento che conservasse un minimo di realismo. Prima ancora c he si potessero trarre dalla guerra francoprussiana, sia sul piano tattico sia su quelJo organico, utili insegnamenti , purtroppo accompagnati da un'eccessiva tendenza all'imitazione delle istituzioni militari del vincitore (3), apparve immediatamente l'esigenza per ogni esercito di poter mobilitare in breve tempo forze mollo numerose da avviare rapidamente nei luoghi di radunata. L'esperienza della guerra del '66 era per noi particolarmente dolorosa. Nonostante il lungo tempo utilizzabile per la mobililazione, l'Esercito italiano era riuscito a portare in linea soltanto 176.032 combattenti (4), affidando la protezione del territorio nazionale esclusivamente agli improvvisati quinti bauaglioni dei reggimenti di fantcria ed alla Guardia Nazionale, quasi priva di efficacia bt!llica. Era perciò assolutamente necessario giungere al più pre to ad una organizzazione efficiente e adeguata alla nuova situazione militare e politica inkrnazionale, senza però mettere a repentaglio l'equilibrio finanziario dello Stato che si veniva faticosamente con eguendo. Aderivano oramai a que ta impostazione praticamente tutte le forze politiche, salvo chi sulla destra, come ad esempio La Marmora, considerava l'organizzazione vigente la migli,ore po 'Si bile e chi , sulla sinistra, riteneva il problema militare completamente ··vincolato daJJe esigenze economiche e dai limiti di bilancio. Que ta qua,i totale unanimità sui fini nascondeva tuttavia un ampio ventaglio di opinioni diverse sugli s trumenti da adottare, come avrebbero dimostrato sia i lunghi ed elevati dibattiti parlamentari, densi di contenuto tecnico, sulle leggi di riforma, sia l'eccezionale fioritura fra il 1871 e il 1873 di pubblicazioni riguardanti l'ordinamento dell 'E!-crcito e la difesa del territorio nuionale. Il 13 novembre, a poche settimane dalla sua nomma, il (3) Fra i primi a recepire le novità che la guerra franco-pru iana oveva apportatu alla scienza militare ( alla politica c.•umpea fu Niccola Marsclli con il suo libro • Gli avvenimenti del 1870 •, scrit 10 e pubblicato quando il conflitto non i era ancora concluso. ( 4) Alberto Pollio. Custo7..a (1866). 4A cd., Ministero tiella Guerra Ufficio Storico dello S.M.R.E., Roma, 1935, pag. 7:97.


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Ministro Ricotti fu in grado di presentare alla firma reale un primo gruppo di cinque decreti che avviavano riforme di grande importanza, quelle che era possibile attuare senza il ricorso a provvedimenti legislativi. Si è già visto come la rapidità della mobilitazione germanica, che avveniva su basi territoriali, cioè con J'afflusso dei riservisti al reparto più vicino alla loro residenza, fosse considerala uno degli elementi determinanti delle prime decisive vittorie sull'esercito francese, più lento ad entrare in campagna con tulle le sue forze proprio per la macchinosità di un sistema di mobilitazione cui quello italiano si ispirava. D'altra parte, timori politici connessi all'ancora incompleta fusione degli clementi regionali nel nuovo Stato unitario e al frequente impiego dell'Esercito in opcra1.ioni di ordine pubblico sconsigliavano l'adozione del s iste ma prussiano di rcclulamento e di mobilitazione. La soluzione adottata da Ricotti con l'is tituzione dei Distretti Militari (5) ri pondcva pie name nte alle esigenze del Paese ad ai limiti impos ti dalla sua i,toria e dalla sua ~eografia. I nuovi enti, cui ci si sfor/.Ò di dare un cara ttere più operativo che burocratico, na conu con una I orse cece ' siva molteplicità di compiti e divengono il cardine d1 tulle le upcraz1oni di reclutamento e di mobilitazione . Le funzioni affidate ai 45 comandi di Distretto erano al tempo '>lC~~o logis tic he, addcstrativc ed amministrative e consentivano di ottenere un notevole decongestionamento delle attività dea reggimenti, c he potevano concentrare l'attenzione sui propri fini operativi e di addestramento avanzato. I Distretti dovevano infatti provvedere alla prima tase di addestramento delle reclute di 1• catcg<>ria, che venivano così gradualmente acclimatate, sen za bruschi a llontaoamenu dai luoghi d'origine, all'ambiente militare e avviate poi ai corpi già equipaggiate e fornite di alcune no:.doni di base. A questa preziosa collaborazione alJ 'attività addestrativa dei reggimenti si univa l'intiera responsabilità dell 'addestrramento dei militari di 2a categoria, limitato come è noto a qualche settimana, ma possibile fonte di gravi intralci aJla normale vita reggimentale. Nel campo logistico, i Distretti dovevano assicurare l'approvvigionamento del vestiario, del carreggio e di attrezzature varie per i reparti di fanteria e di cavalleria di stanza nella loro

(5) Giornale Militare, 1870, pag. 913 e segg.


LII -

MlUTMI DI CBAllt1 IICIJITI

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zona di giurisdizione. ln caso di mobilitazione, essi dovevano provvedere all'armamento dei richiamati ed al loro diretto avviamento ai reggimenti già trasferiti io zona di radunata. I corpi erano così esonerali dalla conservazione presso i propri Depositi delle armi individuali per i militari in congedo e dalla relativa manutenzione. lo questo metodo operativo era racchiusa la carica innovatrice che i Distretti apportavano alla complessa e difficile attività di mobilitazione dell'Esercito. Si pensi, per valutare pienamente i vantaggi del nuovo sistema, che quello precedentemente adottato prevedeva la partenza immediata dei corpi dalla sede stanziale, nella quale lasciavano un Deposito costituito all'atto della mobilitazione, per raggiungere in zona di radunata la Divisione attiva cui erano assegnati. Nel contempo, i richiamati di 1• e di 2• categoria venivano avviati a cura del Comando Mii itare Provinciale al Deposito del reggimento presso cui erano iscritti a ruolo. Qui venivano armati, anche vestiti ed addestrati se di 2• categoria (6), e avviati a scaglioni a completare i battaglioni mobilitati. Poteva verificarsi il caso di un militare in congedo che dalla natìa Lombardia doveva raggiungere un deposito reggimentale in Sicilia per essere poi inviato a raggiun· gere il. proprio reparto nel Veneto. Tutto questo in un Paese in cui Le ferrovie erano ancora scarse e con una configurazione geografica assai allungata. Con le nuove disposizioni, venivano affidate ai Distretti anche l'amministrazione dei militari in licenza o in congedo e, in guerra, il controllo amministrativo dei Depositi lasciati dai reggimenti nel loro territorio. La variabilità delle dimensioni di questo e del numero degli ahitanti consigliò di suddividere i Distretti in tre classi, con organici diversi in funzione dei predetti parametri geografici. La complessità dei compiti affidati ai nuovi enti avrebbe indotto il Ministero negli anni successivi ad aumentare a più riprese il loro numero. Lo stesso decreto, oltre ad abolire i 65 Comandi Provinciali e i numerosi Comandi di Piazza, affidando i compiti di presidio ai comandi dei reparti di stanza nelle varie località, riduceva a sedici il numero dei Comandi di Divisione Territo(6) I militari di 1• categoria dovevano conservare, finch6 non veni· vano collocati in congedo assoluto, gli oggetti di vestiario presso le pro1>• ÌI.: cai.e.


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V inc:tnw c;,,Jllnor,

riale (7) ed affiancava ad essi quattro Comandi di Divisione attiva, in modo da avere in pace tanti Comandi di Divisione quanti ne erano previsti in guerra, alleggerendo contemporaneamente la struttura territoriale, e affidando ai comandi attivi compiti di addestramento dei quadri e di sperimentazione tattica, oltre alla predisposizione di una prima copertura in caso di improvviso scoppio delle o tililà. Con un altro contemporaneo provvedimento, mentre veniva ridotto il numero degli ufficiali generali da 153 a 126, si assicurava ai comandanti di Divisione in tempo di pace che lo sarebbero stati anche in tempo di guerra. Nella relazione al Re unita al decreto che istituiva i Distretti, c'è già un primo accenno al progetto di fame il perno di quel secondo esercito, destinato alla sicurezza del territorio nazionale ed al rinforzo del primo, di cui i sentiva, almeno negli ambienti militari e politici più accorti , l'impellente necessità. E · questo uno dei tanti segni della chiare7.za delle idee di Ricotti e dell'ampiezza del suo di egno iniziale, che sarebbe venuto attuando con e trema coerenza nel corso del suo primo sessennio di governo. Gli altri decreti reali che portano la data del 13 novembre 1870 riguardano la nuova organizzazione dei bersaglieri , una riforma che avrebbe attirato sul nuovo Ministro una quantità di ingiustificate critiche e trasformava i cinque reggimenti a nove battaglioni , troppo grandi per essere qualcosa di diverso da enti puramente amministrativi e disci plinari, in dicci reggimenti a quattro battaglioni , e la strutturazione dell'artiglieria su dieci reggimenti misti composti di otto batterie da campagna, cinque compagnie da piazza e tre compagnie del treno provenienti dal disciolto Treno d 'Annata (8). In questo modo era prefigurata l'assegnazione ad ognuno dei dieci Corpi d 'armata perfetLamente identici, nei quali Ricotti già pensava che dovesse essere suddiviso l'E ercito al mo mento d ella mobilitazione, di un reggimento di artiglieria e dj uno di bersaglieri, quest 'ultimo con compiti tattici diversi da quelli tradizionali (9). Particolare attenzione Ricotti rivolgeva contemporaneamen(7) Erano quelli di Alessandria, Bari. Bologna, Chieti, Firenze, Genova, Messina , Milano, Napoli, Padova. Palermo, Perugia, Roma, Salerno, Torino, Verona. (8) Due batterie del s• reggimento erano però <li artiglieria a cavallo. (9) Ricotti pensava <li utilizzare i bersaglieri in compiti di ann·


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te a lla costituzion · di un vero e proprio s rvizio d i san ità. Con un altro dei decreti del novembre 1870 si aboliva il Corpo di Amministrazione ( 10) e mentre si istituivano sed ici Direzio n i degli ospedali militari. una per ogni Divisione territoriale, si ponevano alle loro dipendenze altrettante compagnie di • infcr. mieli militari • . Alle Dirc,ioni, che di Il a poco avrebbero acquis ito ulteriore rilievo con l'inserimento dei mcdi i militari Ira gli ufficiali, era al ridato anche l' incarico di predisporre uomini e materiali per le ambulanze da a segnare a1 corpi mobilitati. Nel diccmhrc s ucce sivo veniva is lituiLO il Comitato delle armi di linea, stabilite le drcoscrizioni ten itoriali dei tre Corpi d'esercito. non es tese però a tutto il terri torio na'lionale, e ridolfo in relazione alle I iforme g ia attuate l'organico del Corpo di Stato Maggiore . L'esercito numeroso. bene arllculato e capace di scendere in ca mpo ~cn/.a abbandonare a se s tes e I r..::g1oni dell'interno, auspicato un po' da tutti e c he Rko1ti ha gia in m en te nelle linee generali , richiede pao una dra ti<:n riforma delle ha~i giuridiche dd reclutamc11l0 e dd . . crvi.1.m militare, ancora fondati s ulla legge 20 mari.o 1854 . n . 1676, valida per il piccolo Ret:,'110 di Sardegna ma rnadau.1 . bencht· il Gcnt>rak L..1 Marmora la pt:'nsa..;..;c diffL·rcntcmt'nte, ad u11 grand e Stato moderno . A poc hi g iorn i dall 'apertura ddla nuova lcgi latura, il Mt· ni~tro Ricolti. pn·...,l.'nta al Se nato il ~uo progetto ulle « ba1.ì generali per l'oq.?.,tn.1 1111.:nto ddl'Esen:ilo ,. c he <lowva co. lituire il fondamento di tutta la co truzione c he egli veniva attuando. Elementi es t!nz1ali del progetto \ 11 }. al quale il Parlamento avrebbe appoirtato mo<l il 1c he non so tan1iali , erano : la ridu.1ionc della ferma ~otto le armi dei militari d1 leva, in modo da poter aumenturc da 40 .000 a 60-65.000 uom1111 il contmg..:nlc annuo di 1· categoria sc,v.a aggi avio d1 ~pc5a ; l'i ' tiLuJ:ionc della M ilizia Provinciale . un econdo csc1'ci to con çumpiti s ia di rincal.1.0 per l'E er ito Permanente, . ia d i icurezza della 1.ona territoriale; l'i tituzione del volontariato d1 un anno, <li imitazione

~ua rdia l. di lianthcgg.i..imcnlo alfm1 n quelli dcll..i t,l\a llcri~1 e in t·oope· razione ron Cl> a . A11i Pa ilam., ·nato. Xl Lcg1 lat., wc;,_ 1870-71, cJbcu'lc:ioni . tornala dcll ' l I mar-111 1871. ( 10) Contranamcnu: a quel che fa pcnl>arc la i.ua dc11onuna1ionc. comprendeva inkmucn ~· pancllit·ri. (iiw tMlc Militare . I 70. pag. 961. ( 11 ) J\111 Parlam .. &nato, Xl Lcgtsl., M: ' !>. 1870-71. <locuml:1111 , ,t..imp Il

(,


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V,nc,mto Collinon

prussiana, volto a generalizzare il servizio militare in concomitanza con l'abolizione della surrogazione fra estranei e soprattutto, nell'intenzione di Ricotti, ad attirare verso l'Esercito la gioventù colla dalla quale si sarebbero potuti trarre ufficiali di complemento (11-bis), una categoria fino ad allora inesistc:ntc. La nuova legge sul reclutamento corrispondeva esattamente: ai termini del problema che Ricotti era chiamato a risolvere ( 12): ottenere senza aumento ensibile di spesa , attraverso la riduzjone della fermu ·otto le armi, salvo che per la cavalleria, a non più di quattro anni, un aumento dei ri ervisti bene addestrati tale da consentire di formare in guerra un esercito di prima linea di 300.000 uomini (pari a venti Divisioni di 15.000 uomini) ; costituire con i soldati di 2• categoria, addestrati in pace sommariamente, un rincalzo di J00-120.000 uomini rxr ripianare le perdite dell' E ercito Permanente e, con l'ausilio delle classi più anziane di J• categoria, un esercito di 2· linèa , o secondo t!Sercito come si diceva allora, des tinato alla difo!>a territoriale cd eventualmente a rinforLare l'Esercito Permant>ntt'. Per ottenere questi risultati era nl.·C'-''- ario avere a molo, considerati gli immancabili sfridi, un compk!> ·o di circa 750.000 uomini fra 1~ e 2" categoria . La costituzione di un e ercito di s1.·conda linea era la logica risposta al mutamento della si lu,v1onc poliLico-strategica italiana che faceva con ·iderare pos~ihilc avvcr aria an he la Francia, un Paese che con la sua nol\.'\olc potenza navale poteva mettere in pericolo le coste lirrc nichc. Mcnlrt:: il Parlamento attravcn.o un impegnativo diballito procedeva all'approvazione della legge ( 13 ). il r.cncrale Ricotti continuava per mezzo di decreti reali o minis teriali ad alluare il uo programma di riforme. I reggimenti di tanteria vengono contratti , senza perdita di fona complessiva, da quattro a tre battaglioni, che possono così giungere ad aver1:: 404 uomini in

(Il bis) Ricotti dichiarò in Parlamento che aveva ammesso il volontari:110 di un anno • semplicemente per produrre degli ufficiali all'Eser cito ... Attì Parlam., Senato, XI lcgisl. scss. 1870-71 , discussioni, tornata del 16 marzo 1871. ( 12) Nel suo discorso al Senato del B marzo 1871 , Ricotti mcllcva in rela,ione, come termini di un teorema, il contingente. la ferma e i fondj di bilancio. 0,1ti due valori , il tel7.o era definito esattamente e in<.',•i tabilmcntc. Atti Parlam., Sconto, XI legi I., se,;~. 1870-71. discussioni. (13) Sarà la legge 24 lugJìo 1871 , n. 200.


U; IIRJIMli MILl1AIII DI a;Ma IUCOTTI

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pace e 993 in guerra, con risparmio di ufficiali da destinare ai Distrelli e una possibilità di addestramento più realistico, e vengono contemporaneameolc dotati di un Deposito permanente. I reggimenti di granatieri, salvo i primi due, vengono trasformati in altrettanti reggimenti di fanteria che ne conservano parzialmente il nome ( 14). Nello stesso tempo, le compagnie distrclluali vengono portate a 160, in modo che ciascuna po sa costituire il nucleo di un battaglione di Milizia Provinciale appena questa sarà costituita. Intanto, con la legge 31 marlo 1871 , n. 136, era stata approvata la chiamata contemporanea di due classi di leva, 1850 e 1851 , riportando l'inizio del ervizio sotto le armi al ventesimo anno d'età. Il contingente annuo di I" categoria era ri sa lo a 50.000 uomini, ma essi andavano alle armi, per il momento, solo entro il limite di 30.000 unità . Si realizzava cosl un contingente complessivo pari a 60.000 uomini , quello sksso che Ricotti contava di raggiungere in segui to ognj anno grazie alla nuova legge sul reclutamento. Non olo per ciò che si è visto l'anno 1871 fu quello in cui più intensa si sviluppò l'attività riformatrice di Ricotti. Oltre a presentare di ·egni di legge riguardanti la giurisdizione dei tribunali militari , il collocamento a riposo degli ufficiali e i relativi limiti di età (ritirato poi per l'opposizione del Senato ma ripresentato con modifich e) e lo spinoso argomento dei matrimoni. Ricotti dispone per decreto il riordinamento del· la cavalleria, costi tuendo un nuovo reggirr ..,to, il 2<J' « Roma • . e disponendo di aumentarne gradualmente la fon.a di altri 4.500 cavalli , l'istituzione dei reparti a llievi sottufficiali e la soppressione delle brigate permanenti di fanteria . Quest 'ultimo provvedimento sarebbe stato annullato, pur senza ritornare alla precedente solu7ionc delle brigate binarie di modello piemontese, dallo stesso Ricotti con decreto ministeriale del 20 dicembre 1874. (1 4 ) Regio Decreto del 5 marzo 1871. Giornale Militare, 1871 , pag. 157 e segg. Un'idea della mentalìlà pratica e senza sentimentalismi di Ricotti

si ha dalla gim,lifkazione da lui fornita riguardo al mantenimento dei due reggimenti ili • Granatieri dì Sardegna •. Non si tratta di rispettare una tradizione-. ma di raccogliere in soli due reggimenti tutti i soldati più alti di 178 cm . al fine di evitare di • disa rmonizzarc • i ranghi dcgU altri e di creare problemi per la vesti.Lione.


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V(11cmto Cffl/i,tttri

Era slala approvata da appena sci mesi, grazie anche alle e nergiche ollecitaziooi del Ministro e alla sua insospettata abili tà ne l far fronte brillantemente ai dilbattiti parlamentari, la legge s ulle « basi generali • quando il Generale Ricolti pre ·entò al Parlamento un nuovo disegno di legge che stabiliva la struttura organica dell ' Esercito ( 15). Contemporaneamente, altri di!>egni di legge definivano la c irco c rizione territoriale militare, i nuovi s tipe ndi degli ufficia li e alcune modi fic he alle norme di a vanzamento. La dcterminaJ.io nc di fa r approvare con un provvedimento l.egislativo l'articola/ione definitiva dell 'Eserci to fino a l livello compagnia- quadrone-batteria derivava dall 'accoglimento, forse al di là del richie 10, di un ordi ne del g iorno approvato daHa Came ra de i Deputat i, u propo la di Domenico .F arini , il 21 dicembre 1870 ( 16). on esso si voleva sottolineare il caratLcrc politico de lle princ ipali dcc. i~ioni riguardanti l'Esercito ed C\'i la rc lo s tillicidio di ril orm • pan,iali • spes o contradditt~rie c he O!:!ni nuovo minbtro della Guerra era solito alluare per decreto rea le. 11 progcllo pcrcorrcra un lun~o iter parlamentare, a nc he a cau~a ddlc modific he ap port a te dal e nato, e diverrà legge solo nel scttemb, e 1873 ( 17 ). La legge non fa che confcrmart· nl'lla -.o-.ta n,a le riforme d i carattere organico gia adottate nei primi nw-;i de lla gcstion • Ricotti. Unica variante di un certo nlil.',o la , uddivi~iunc dcll'artigli~ria in dieci reggimenti da camp agna c._• quattro da fortc:1.:,a , da co titujr ·i que ti in te mpi succc ivi E ' importante notare come la SI rut I ura centrale dc ll ' Eserci lu compre nda una serie di comitati , primo fra gli altri il nuovo Comitato di Stato Maggiore Gc n ·ra ie , • corpo consultivo del Governo nelle grandi quistioni militari • . Il ,;is tcma dei Comitali d 'Arma gii1 es isteva, come si e i~to, ma l'is tiluLionc di ques to nuovo o rganis mo pone al cen tro della vi ta ddl'E!.cr ilo un collegio che i occupa di politica m ilitare gene rale enza costituire un corpo a sé, come il Grande Stato Maggiore pru iano, ma anzi tabilendo un punto di collegamento e di confronto tra gli alti comandi , i Comita ti d 'Arma e il Mini tero della Guerra . La circo-

CIS) Atti Parh,m., Camera, XI lcgi!>I.,

SC!>!>.

187 1-73, document i, ,;t.1mp.

53. ( l ò) L'o.d .g. diceva c he "fis ato per legge l'inquadramento militare, i no tri ordini militari o.equi teranno mal?J!iore autorità e maggiore '>la· bilità •. ( 17) Legge 30 ~llemb re J8ì3, n. 1591.


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MI LIT.lll 01 f'UAat: lllCOTil

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)azione delle idee è facililata , mentre metodi e mentalità diversi possono divenire omogenei . Dalla f usionc dei Comi La Li già esislcnli nascono il Comitato delle Armi di linea e il Comitato di Artiglieria e Genio. Si aggiungono il Comitato dell 'Arma dei Carabinieri ReaJi e il Comitato di Sanità, soluzione riduttiva rispetto al progetto ministc· riale c he prevedeva un Consiglio Superiore competente per l'Esercito e per la Marina. L'articolo 25 della legge stabilisce che « In alcuni Distretti vi saranno delle speciali compagnie alpine nd numero da fissarsi secondo le esigenze di servizio». Anc he in que to caso si tratta della sanzione legislativa di un provvt!di mento già adol· lato in sordina con decreto. ma con un e ·plic ilo rii eri mento nella rdazione che lo accompagnava , fin dal 15 ottobre 1872 (19 ). Una dbpoi.i1.ionc della legge « assimila • agli altri ufficiali i medici , i veterinari , i comm issari d'intendcnLa cd i con tabili , c llcgoric fino ad allora tenute in uno stato intermedio fra il civile e il mili tare. Si trulla di u11 prov vedimento lungimirante che a !>icurerà all'E ·crcito una maggiori:' com paltcna e migliore funzionalità ai divcr i ' crvi7i , <.: hl· potranno cs,cn: più agevolmente articola li ·u ba ·i territoriali in cornspomkr11.a dei Comitati di Divi!>ione. E' la prcmc!>-.a m:ccssaria per lar fru11tc al crcsccn lc ..viluppo eh · in ogni cscr c1lu rnodc111u avranno i compiti logi))tici l ' amrni11btrntivi. Ma qu ·~ta • as!)i111il..11iunc "· c he as~egna a gradi r<lenlii.:i a quelli degli ufficiali delle varie Armi e l.oncedeva un traila men lo t?i uridicu e di carriera analug:o, ..,,a pure con aku11c limitaLi<mi, incontrò in Parlamcntu viva oppo::.iLione e provocò un C!)tC o malumore Ira gli ulfii.:iali. /\nc h • uno studioso del valon.· <l ·I Genaalc Carlo Corsi nel suo lihru « Italia 1870- 1895 •, edito nel I 96, ancora rimprovererà Ricolli , a dii.tani.a di un quarto dr. !>ccolo, per la !>Ua prupo. la. Accompagnano la legge ull 'or<linamcnto dcll'Escr ilo le tabelle organiL:hc dei comandi e dei reparti , approvale con decreto ministeriale, dalle quali emerge l'estrema limitateu.a degli organici dei comandi , ristretti a pochìs!>imu pcrMmalc (2 1). Giomah: Militare. 1872, rag. 520. (2 1) I Comandi Generali, corri!>ponde nti 111 tempo di P•''-'° a qudll di Corpo d 'armata, si compongono di 7 ufli ·iah, 3 , c nvani t: ~ 0 1 cJina111t:. quelli cJi Oivi..,iune contano da 9 a 6 ufficiali e da 13 a 7 Ira ''"nvani e ordimmzc. I comandi di Brigala erano CO!>lituill ,oltanlo d.11 Cum.,ndantc. da un Capitano aiutanlc di o mpo t: da uno ,cnvano ( 19)


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Vìnan:o Gal/.,,.,.

Sotto la stessa data del 30 settembre 1873. viene promulgata un 'altra legge che stabilisce la circoscrizione militare territoriale confermando le sedki Divisioni già previste con decreto, ma aumentando i Comandi Generali da tre a sette (22) e i Distretti Militari a 62 (23). Sono state appt:na approvate queste leggi fondamentali , che confortano con un ampio con ·e nso parlamentare tutta la prima fase delle riforme ricol tian ·. quando il Minis tro presenta un nuovo disegno di legge su l reclutamento e il servizio militare che modifica le norme vi~cnti dal 187 1 ne l senso di una più accentuata generalizzazione de l servi1.io. Su que · to progetto, però. il Parlamento è a!.sai le nto a decidere poiché s i tratta di una legge che turba ta nt e idee preconcclle ed e limina privilegi da troppo tempo consolida I i. • ara ncccs!.ario riproporre il progetto dopo le elezioni del novembre 1874 . Dopo un vivace dibattito, verrà finalme nte approvata la lq!fC 7 giugno 1875. n . 2532. Principali e lemen ti di nuvitit ~uno I\: tcm,io nc del servizio militare fino al compim ·n to dd 11 cn 1anuvl.!simu a nno, in modo da aver dis ponibili venti d:t!->!-.1 di leva, e k, dl e ttiva generalizzazione di esso . con la i~litu1 ionc ddla 3' ca tc1{oria <.: h • comprende gli uomini fis icamcnlc 1du11l-·i c,0111.: ni li in te mpo di pace per motivi familia ri e l'aboli1.1u1K' dt.:I pa!->.,aggiu a pagamen to dalla l" alla 2 categoria, ultamu rl''>tduo ddla ve chia aff rancazione. Si istituisce anche una Mil wa Tl'1-r1tunall'. compos ta dalle classi più anziane e dai militari di 3· ca ll'~oria e ~i rende ufficiale la riduzione del servizio o lio le armi a tre anni (24), di fatto già raggiunta e superat a con l'anti<.:ipo dei congcdamcnti. Per l'organizzazione de lla Mili1ia Tcrritorial ·. che è il coronamento della nuova struttura dt·ll'E..,erci to, il Generale Ricotti aveva presentalo un progetto a l Pc1darn ·nlo fin dal dicembre J8i4, ma esso potrà mutar ·i in legge, con qua k hc variante, soltanto dopo che la « rivoluzione parlamen tare» del 18 mano 1876 avrà portato al Ministero de lla Guerra , nel primo Gabinetto Depre tis, il Generale Luigi Meuacapo. In sintesi, si può _d ire <.:he l'articolazione fondamentale del3

(22) I Comandi Generali hanno sede a Torino, Mila no, Verona, Fi· renze, Roma, Napoli e Palermo. (23) Legge 30 scllcmbre 1873, n. 159:!. (24 ) Il servizio sotto le anni in cavaJlcria rc!>La ~rò fissato a cinque

anni.


LE - - . ".. Mn IT.ull DJ CDAU ucona

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l'Esercito, destinata a durare, pur con accrescimenti success1v1, fino al 1915, nasce dalle leggi organiche proposte da Ricotti nel suo sessennato ministeriale nei Gabinetti Lanza e Minghetti, un lungo periodo percorso con eccezionale coerenza di pensiero e di azione. L'E ercito del primo incerto decennio unitario, trascurato per motivi di finanza, ma anche per la prevalente contrarietà a distaccarsi dal modello piemontese, diviene nelle mani sicure di Ce ·are Ricotti Magnani. che grazie ad una consumata abilità parlamentare rie ce sempre ad ottenere un largo consenso nella clas ·e politica, uno s trumento modernamente concepito. L'esigenza di portare in campo un'armata numero a quanto consente la popolazione dello Stato non viene accolta attraver ·o una co to ·a dilatazione dell'organizzazione di pace. Lasciata ques ta quasi immutata per quanto riguarda l'intelaiatura in divisioni, brigate e reggimenti delle armi di linea e senza incrementi ·osLanziali di pc. a, i costruisce un rapido meccanismo di mobilitazione che consentirà di sfruttare m pieno le risorse demografiche italiane. Si ha così un Esercito Permanente che diverra a ai superiore ai 300.000 uomini preventivati nel 1871 , eh · pur rappresentavano una crescita del 50°0 rispetto alla itua,,.ione prece dente. Lo sviluppo numerico e organico della Milizia Mobile. fino all 'ordinamento del 1875 (25) che accentua l'a simi lazione delle sue unita di bai.e a quelle dell 'Esercito Permanente, rende facilmente realizzabi le la costituzione di altre nove o dicci divisioni in tutto uguali alle prime venti e composte di . oldati sia di 1• sia di 2'" catcgmia. La sicurezza immediata del territorio e la libertà di manovra della massa dell'E. crcito è affidata, oltre che ai 14 battaglioni alpini dell'E ·crcito Permanente e di Milizia Mobile che garantii.cono la copertura alla frontiera, ai battaglioni di Mili,.ia Territoriale che in numero ere cente col tempo sarà pos ibile inserire nei piani di mobili1.a1.ione. Una forza in tempo di pace inferiore ai 200.000 uomini, compresi gli ufficiali e i ottufficiali, darà luogo dopo la necessaria rota1.ione delle classi ad una forza a ruolo di 640.000 uomini per l'Esercito Permanente (500.000 di l · catego ria e 140.000 di 2•), 260.000 uomini per la Milizia Mobile (200.000 di t• cate-

(25) Giornale Militare, 1875, pag. 9.


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gorìa e 60.000 di 2•) e 1.000.000 di uomini per la Milizia Territoriale (26). Anche se si deve tener conto della diffcrenza fra forza a ruolo e forza cffeuivamenle mobilitabile (deceduti, e ·patriati , ammalati, ecc.), non fugge che si tratta di un c. en.:ito adeguato aJl'entità della popolazione italiana. Gii.l al 30 settembre 1875 il Generale Federico Torre, Direttore Generale delle leve e bassa for~a. nella sua relazione annuale ( 27 ), poteva valutare la forza a ruolo in 6 11.039 uomini <ldl'E ·ercito Permanente e 280.858 uomini della Milizia Mobile. Sarebbe rcrò riduttivo considerare l'opera di Ricotti limjtata a queste pur importantissime riforme di struttura . Ad e ·se si accompagnò un allivi~mo cd una s pinta 1enace verso l'ammodernamento dcll'Esc,·cilo c he c i rendono la personalità di Ricotti nella ua compici ·u.a . Va sottolineato tuttavia che nel periodo ricottiano, che pure vick un notl'vole aumento del livello generale dei prcni , I'fa,crciLU co~tò al Pac~c meno che in altri anni as ai meno ricchi di risult.11i Il Giornale M,litan::, i-otto la dat;1 del 14 marzo 1876 e quasi a presentare un con ·untivo della g.c..,11unc R1co1ti, riportava la ~cgu ·nte tabella con i fondi ~1an11,1ll 1x:1 il M1ni'>lcro della Gucrrn dal 1871 al 1875. Anno

Bilancio orcliltluw

81/a11no ,traordi,wrio

1871 1872 1873 1874 1875

L. 142.992.222 L. ISJ.959.820 L. J56.030.0l7 L. 170 .11 4 .239 L. 171.979.6 O

9 .274.690 L 15.152.245 L. 21 .154.450 L. 17.505.000 I.. 14.992 .000 L.

Secondo i dati pubblicat i da Luigi Dc Rosa. è ques to il quinquennio di minor incidenza delle spc e militari s ul bilancio dello Stato nei primi cinquanta anni di vita unitaria . Anche da altra autorevole fonte (29) i.appiamo c he fu proprio il 1872 (26) Atti Parlam., Camera, Xl lcµ ,,I.. e,... 1871 -73, documcnll, ,tomp. 158.

(271 Rivii.ta Militare Italiana, anna1a 1875, \'ol. 1, pag. 293. (28) Atti t.lt>I primo convegno di ,tona mmhtarc, Roma, 1969, p.ag. 214 e ,cgg. (29) Atti Parlam., C.imcrn. Xl lcgi,I.. ,c,s. 1873-74 , documenti , :.tamp 21 A, rcla1iune Farini.


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l'anno in cui il rapporto fra le spese per l'Eserdto e le uscite totali tocco un minimo assoluto nella storia del Regno d'Italia, cendcndo al livello del 12% . Va anche rilevato che nel periodo considerato le spese militari erano nott-:volmenlc inferiori a quelle cht: complessivamente ostenevano i vari Stati italiani prima dell 'Uni tà (30) La ncccs ità di rispettare rigidi limiti finanziari fu sempre presente in tutte le dcci ·ioni del Ministro Ricotti , anche quando ciò gli allir·ò aspre critiche. e anche in questioni apparentemente secondarie, come la ostitu1Jone della giuhha al cappotto nella stagione nacno fredda, c ht: oltre a rendere più s iolti i movimenti del ,;;oldato con entiva un risparmio di i.toffa . Egli valutò con compiaciula preci ione tale risparmio di I rontc alla Camera dei Deputati (3 1) e non csi1ù a cambiare da turchino a nero il colore dei guanti dei bcrsaglil-ri quando si accon,-; che quelli neri costavano di m ·no e duravano di più (32). Lo s pirito pratico del Gc11ernlc Ricot11 urtò più di una volta antiche tradrzioni c he ave,·a110 numero i e illustri cultori. Cosl le uniformi di taglio an. logo pt:r tul ll' le Armi, l'abolizione delle mu!>trinc dcli\.' brigale di f an1c::ria , ).IJ::-.tiluilc <lalk telle11e, a loro volta dc!>tinate a divenire e ·olarc t1·adi/.iom: (33), e la ostituziont-: delle mo~treggiatu,·e variamentt' colorate dt:1 reggimenti di cavalleria con fiamme bian('he a tre pu11Lè. denu1ano una eccessiva tenden1.a all'uniformità. Per rci.tan.: in questo cam po, non fu neppure gradita la nurnera1.io11c dea reggimenti di cavalleria, che però con crvavano scnaplifil:ati i ve chi nomi , mentre sollevò non poche cri I id1 · il nuovo chepi { 4) cun copri nuca P'!f le Armi a piedi, de ·tinalo a hrcvc vita. Un provvcc.Ji111 ·11Lo c he provò addirittura riscntirnc11LO ncll'A,·ma di c~wallcria lu l'aboliL.iune degli i.tendardi , motivata on i nuovi criteri tali ici c he prevedevano l'impiego della cava lleria a ·quadroni isolati con compiti di e:.plorazionc e di sicurezza (35).

(]O) mlla del (31) nata del (32) (J3) (34) a chcp1. (35)

A11i Parlarn . Camera, Xl lcgi:-.1. , ,e,:-.. 1871-73 , discussioni, tor4 ma,·111 1873. in1crvcn10 Farini. Atll PJrl,1m .. Camera. Xl lc~isl. , scs~. 1870-71 , di.cus'iioni , tor19 maggio 1871 Giornale Militare, 1874, pag. 80. Giornale Mililan:, 1872, pag. 13. Fu Ricolti a disporre il mutamento di denominazione da kt'py

Qualche anno dopo Ricotti dirà alla C.:tmcra che motivo fon,


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Vìncet1w Calltrran

Ingiustificata fu però l'opinione, esposta più volle nei dibatt1L1 parlamentari e anche dal Còrsi nel libro citato, che Ricotti trascurasse la cavalleria. AJ contrario. egli si rendeva conto della sua inadeguatezza numerica e cercò di rafforzarla, non solo con l'aumento di un reggimento, ma anche con l'acquisto straordinario di 4.500 cavalli e con l'is tituzione di due allevamenti di cavalli a Pcrsano cd a Grosseto ( 36 ). L'Arma era però assai costosa in pace e non poteva accrescersi in guerra come le altre per la mancanza in ltalia di cavalli adatti (37). Pur con qucsci limiti, che t:rano ben chiari nella mente di Ricolli , egli crn canto solJecito dell'armamento della cavalleria da posporre !'a lle timcnto dei nuovi fucili Vetterli per la fanteria a lla fornitura di 12 .000 pistole a rota1.ione per i primi dicci reggimenti , armati di lancia, e di 28.000 sciabole (38). Le c ritic he piu a~pre furono Lullavia rivolte al Generale Ricolti, poco dopo k· ~uc <limi sioni da Ministro , proprio per una sua pretc~a ~car,a al lc nzione all 'ammodernamento e all'approvvigioname nlo dei mal<.'riali . In particolare, gli furono rimproverati i ritardi n~·ll'allcstimento dei nuovi fucili Vetterli calibro 10,5 mm . l.' la :,,t·arsi1;1 dei materiali di mobilita1.ione accanconati (39 ). i I .-:11 lt1 va di una lentca.a di realizza1.ione già prevista quando !', i diluiv.uw in molti esercizi finanziari i fondi occorrenti. Tuttavia , dal conr ronto con la tempestività e la concinua inistenza u~atc da Rico11i per sollccilare l'approvazione dei progetti di riforme organiche, potrebbe sembrare che egli mirasse più alle dime m,iuni dello s trumento militare da creare che alla qualità e quantità dcli · sue dotazioni di malcriale. Co ì , non era. l.' Riculli fu sempre assai lontano da questo pens iero. Lo si compre nde se si considera la sua costante attenzione all'<.>quipaggiamcntu della truppa, dalle nuovt: più funziodame ntalc della s ua dc<·i,;ionc era staia In personale constatazione, nella guerra del '66, che o~ni rc,zj!imento di rnva llcria lasci.:.va, prat icamcntc inuttli:uato, uno squadrone a guardia dello stendardo. All i Parlam .. Ca· mera, XIV lcgisl., di scus~ioni. tornata de l 13 maggio 1882. (36) Giornale Militare, 1870, pa~. 1098. (37) Nelle tabelle allegate alla ICf!J?è 30 setlernbrc 1813, n. 1591 , l'organico dei reggi menti di cavalleria prevede\·,• ocr i sci squadroni ed escluso il deposito, 960 uomini di truppa e solo 732 e-avalli. (38) Alli Parlam., Camera, XIII lcgisl.. scss. 1876-78, documenti, stamp. 43A. (39) Atti Parlam., Camera, Xlii leµ-1sl., se~s. 1876-78, discussioni, tor· na1c 19 marzo 1877 e scgg.


U. 6"laM

MILITAIII DI lDiMU!

a1wn1

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nali uniformi all 'adozione delle scarpe « anatomiche •, dei pacchetti individuali di medicazione e delle razioni di carne in conserva. Tullo ciò in un ambiente politico-militare attratto più dal numero dei soldati che dalla qualità dell'armamento e dell'equipaggiamento. Del resto l'esercito prussiano, considerato il migliore d'Europa, non aveva vinto la guerra con un fucile, il Dreyse, assai meno moderno di quello francese? Anche per le artiglierie non si può dimenticare che proprio in quegli stessi anni l'esercito britannico era tornato ai pezzi ad avancarica ( 40). Nel campo dei materiali di armamento, gli anni dell'amministrazione Ricotti furono fra i più positivi. Fu infalli dal 1872 al 1875 che avvenne l'allestimento di 60 batterie su otto pezzi da cm. 7,5 di bronzo a retrocarica, le prime artiglierie da campagna di ques to tipo adottate in Italia. Per le re tanti 40 batterie furono provvi oriamente conservati i pezzi da 12 e da 9 centimetri ad avancarica. Non si insistelle per dotare tutte le batterie da campagna del peo.o da 7,5 BR , leggero e manovriero ma con proietti poco efficac i. Il Ministro Ricotti presentò al Parlamento all'inizio del 1875 un nuovo progetto per l'approvvigionamento di 400 bocche da fuoco in acciafo da cm. 8,7 a retrocarica , da incavalcare sui vecchi affu ti da 9 e da 12. La commes ·a , che fu approvata con legge del 29 giugno 1875, n. 2574, dovette essere affidata all'industria gea·manica per hé in Italia non esistevano fonderie capaci di getti in acciaio delle dimensioni volute (42). E' da notare che per vedere l'adozione nell 'Esercito italiano di un altro pezzo da campagna in acciaio occorrerà attendere gli ultimissimi anni del secolo XIX e la ormai tardiva realizzazione del 75 A. Anche il problema delle grandi artiglierie, destinate prioritariamente alla dife a costiera, questione divenuta grave e urgente daJ 1871 in poi , fu affrontato alla base partendo dal progetto di alle timento della nuova fonderia necessaria per la co-

(40) Att i Parla m ., Camer-.i, Xl lcgisl., sess. 1871-73, documenti, stamp. 67A. (41) Lo riconoscerà lo tesso Ricotti qualche anno dopo, au ·pican· done la ..o. ti turione. Atti Parla m., Camcrcl, XllJ lcgisl., . ess. 187~78, discussioni, tornate e.lei 21 marzo 18n. (42) Per tutto quc to: Atti Parlam., Camera, Xli legi I., se . 1874-75, documenti, stamp. 74 e 48A.


2S

struzionc dei pezzi da 32 cm. GRC in ghisa a retrocarica, desti· nati all'armamento delle opere difensive, mentre già dal 1872 si era avviata la produzione di 40 complessi da 24 cm. GRC. Per quanto riguarda le armi da fuoco portatili di tipo moderno, vale a dire i fucili e i mo chetti Vetterli caL 10,5. è vero c he l'allestimento delle 270.000 armi previste dalla legge del 26 aprile 1872 subi un notevole ritardo, anche per la precedenza accordata alJ 'armamcnLo della cavalleria, di cui si è già dct to, e per le difficoltà incontrate nella costru/.ione della nuova fabbrica d 'armi di Terni ( la prima gara d 'appalto andò deserta). E · vero anche. però, che nel 1875 Ricotti prcscn tò un progetto di legge (43) per l'.t1k .. 11mcnto di altre 300.000 armi Vctterli, c he avrebbero a,!)icurato sia all'Eserc ito Permanente s ia alla Milizia Mohilc un armamento moderno, accantonando congrue ·corte pc, og111 cvcnic1va , e cum,cntito di dotare la Milizia Territoriale utilì uam.lo le 625 .000 armi cal. 17 ,5 mm . tra formate a retrocari ::, dopo il 1866 Il Parlamento, ucll'approvare la legge del 29 giugno 1875, n. 2575, dccbl.' plTo cli limitare la !>pesa a sedici milio ni di lire, :.ulficic11ti ,olt.mto 1x-1 176.000 fudli e mol>chetti . In tal modo, le armi p111 mode, ne potevano e ere distribuii · ·olo a ll 'Eserc ito Permanent e 1:d a1 l>UOI complementi e "i creava una disparità di armamento e di muni/ionamcn to rispetto alla Milizia Mobile. Un'altra , p<.><:hil>!-,imo nota . prova della lungimirante a ttcn1.iom-: dell 'ammini,tr~uionc Ri ·otti verl>o i materiali moderni di ogni genere ci e fornita dal primo avvio della e motorizzazione • ddl'E ercitu . Già nel 1873 (44 ). nd curl>o del campo d 'armi a Ca~tiglione Jelle Stivicre , ·ra <,lata '>pcrimcntJta con 'iucces o una locomobile a vapore il 11eli11~ l'm te, , aLq uis tata qualche mese pnma e utiliu.ata per il tra!-.porto di viveri e di a mmalati fra Castiglione e Verona. Altre c..licd m.,n: hmc . da 4 ~ da 6 HP, erano state com~ratc fra il 1873 e il 1875. Nd cor o di qucst 'ultimo anno fu inserita nel progetto di s pcs' 'i traordinarie per la provvista di materiali di mobilita1.1onc, approvato con la legge del 29 giugno 1875. n . 2576, per un imporlo lolale di ei milioni, l'acquisto di

(43 ) Alfi Parla m., Camera, Xli lcg1'>l.. scss. 1874-75, documenti, ·tamp. 75 e 48A. (44) L' EM:rcito italiano nel 1873. Ri \'i~1a Militare It a liana. :mn~ta 1874, \'OI. I. pag. 5.


U:: lllRllMI MILIT&II Df CF..sAIIE llWTII

ben 60 locomobili , con le quali si pensava di sostituire quasi completamente il « treno borghese• (45). L'introduzione in servizio nei reggimenti d~I Genio delle locomotive tradali per i « grossi trasporti sulle vie ordinarie ,. fu ufficialmente tabilita con circolare del IO marzo 1875 (46). 11 grosso problema delle fortificazioni, già a lungo e aminato dalla « Commissione permanente per la difesa generale dcllll Stato ,. cosl'ituita fin dal 1862, non trovò una soluzione in tempi brevi, né poteva trovarla ove si consideri che il primo progcllo comportava una spesa di 313 milioni, mentre quello ridotto alle opere considerate più urgenti prevedeva pur scmprt> una spesa di 183 milioni (47), anche questa evidentemente troppo superiore ai meui finanziari disponibili. Per vaJutare l'atteggiamento del Generale Ricotti nei con fronti delle fortificazioni permanenti non basta però riferirsi alla sua chiara e ferma vi ione delle possibilità finanziarie dello lato, né alla sua fiducia nella fortificazione campale, te timoniata anche dallo viluppo del Genio durante il uo periodo di governo (il (icn10 mutò la sua denominazione da «Corpo " ad « Arma • proprio in quegli anni , costituendosi u due reggimenti e dando vi ta a nuove pccialità) e dall'i tituzione di reparti di zappatori nei reggimenti di fanteria e di cavalleria. Occorre nnche tener con io deH'enorme divario cunccllualc tra coloro. ed erano la grande maggioranza degli esperti di cu,;c mihtari e dei politici, che i attardavano sulla vecchia conce1.ionc delle fortezze interne al territorio. ba~c <li manovra delle armak per incontrare in battaglia il nemico già penetrato profondamente al di qua dei confini , e chi, come Ricotti. intuiva lo stret tissimo collegamento che si era ormai staL1lito fra gli e erciti e le risorse di uomini e da mezzi da trarre dal territorio di ogni singolo sta to. E ' perciò nece ario, affinché il Pae e poshl! dare all'Esercito tutto l'apporto di cui lo rendono capace la sua <lL· mografia e la ua economia, che l'ovver ·a rio sin trattenuto in prossimità della frontiera .

(45) Alli Parlam .. Camera, Xli h..-i; 1!>l. , scss. 1874-7,. <locumcnl i, sta mp.

76 e 48A. (46) Giornale Mili tare, 1117',, pap. 65. La circolare prc crhcrn c he uno o <luc wl<lali dovc,nno J)IL'CCdcre le locomobili d1 50 me!ri J)\:r trat· tenere i cavalli • ,hc si adomb ra ,ero•. (47) Atti Parlam .. Carnei-a, Xl kgisl., se· . 1871-73, documenti. ~tamp. 31.


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VincC'u~o Ga.1/rnan

Specie l'Italia, che ha le sue regioni più popolose e più ricche! situate a limitata distanza dai conrini , non può ulteriormente pcrmclle rsi di far penetrare le truppe nemiche alJ'interno della Valle del Po, ma deve affrontarle alla loro prima apparizione alla frontiera, avvalendosi dell'ostacolo natutrale rappresentato dalle Alpi, rese impraticabili con lo c hieramento degli uomini, fra questi anzitutto gli appartenenti ai reparti alpini, costituiti proprio in base a questa logica , e con la fortificazione dei passi e delle valli . Entrambi i progett i della Commissione pe rmanente prevede\lano una di<:semina11onc d, forle/./.e lungo la Valle del Po, sull 'Appennino e perfino nell 'It alia Meridionale, addirittura a Lucera. Dal la ripet ut a p1cM.:nt:vionc di progclli dj fortificazione sempre più limitali. dai 11 7 milioni stralciati dalla prima proposta di au tori//a11011c di ~pese straordinarie, in totale 152 milioni , prc~entata da Ru.:otti l.' Sella alla fine del 1871 , ai circa 79 milioni chies ti dal M1111,1cro nel 1873 , quando la Commissione parlamentare vokva darne di più, fino all 'ultimo progetto del gennaio 187<; d,l.. la Camera volle invece ridurre da 33 milioni e m '//.O a 21 900000 lin·. -.i ha l'impressione di una gara al ribasso che deriva da 11110 ,cun lru di idee fra il Ministro, che vuole !-ipt·nder\' lll'lla Iuri il ica.1ionc delle Alpi tutto il poco c he è disponibile, e il Pa1 lamento c he insegue vasti, irrealizzabi li e tutto somma lo i11111ili piani di difc a dell 'intero Paec (48). Le sole cose concrete rcal,natc a qu ·~Lo proposito, almeno

sul piano legislativo, nel pcriudu I iwt tiano o no la fortificazione della base principale della fl I ta a La J)t!Zia, avviala fin da l 1872, e le spese previste d..illa ll."~ge 29 giugno 1875, n. 2577 , c he riguardavano per 13 milioni opere fortil1Lalorie da costruirsi sulle Alpi, ripartite qua~i ugualmente fra f ronticra NordEst e frontiera Nord-Ovest, per due milioni · mc:,.zo il loro armamento con artiglierie moderne e per il rimane nte magazzini logistici centrali da stabilire nella Vall • del Po (49). La te naci! e chiaroveggente a7.ione del Generale Ricotti ave-

(48) Per tutta la vicenda si vedano: Atti Parlam., Camera, Xl legisl.. se s. 1873-74, documenti. stamp. 20. 20A. 48 e 48A. (49) A Ve runa, Mantova, Piacenza e Bolc,gna. Si \·cda la relazione dcll'On. Bcrlolè Viale al disegno di legge. Att i Parlam., Camera, Xli lcgjsl .. !>Css. 1874-75, documenti, stamp. 48A.


LI! IIIUIML MIUI\IJ lii Cf.S4llF IICOTTI

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va oLLcnuto che il non molto che i fondi a disposizione consentivano di fare lo si facesse in una direzione della quale i decenni successivi avrebbero dimostrato la piena rispondenza alle esigenze difensive dcll'llalia. Non sarebbe possibile concludere queslo rapido disegno dell'azione politica di Cesare Ricotti Magnani dal 1870 al 1876 senz.a sottolineare la sua co tante e operosa attenzione allo sviluppo dell'adde~tramen to, dell 'istru:1ione e piu in generale della cultura dei miliLari di ogni grado. Resteranno fondamentali per molti anni la « Istruzione per l'a mmaestramento tattico • del 1871, che meriterebbe uno studio a sé, il « Regolamento di manovra per la f antcria » del 1875 e soprattutto la « l struzioni • del 1872 sull 'ordinamento dei servi:,,.i in campagna e sulle norme di mobililazio ne (50). Su questa normativa erano chiamati a s tudiare, specie nei mesi invernali , gli ufficiali di ogni Arma , mentre gran parte dei militari di truppa e ra impegnala ad iniziare o a completare la propria istruzione elementare nell'ambito delle scuo le r~ggimenLali , c ui Rico tti diede notevolissimo impulso, giungendo fino a ritardare il congcdamento di qut!i soldati. giunti a lle armi analfabe ti, c he no n riu cis ero a dimostrare di aver impar·ato almeno a leggere e a crivere. Nel quadro dello sviluppo della cultura professionale fra gli ufficiali acquisì grande importanza la « Rivista Militare Italiana », posla sotto il diretto controllo del Ministero e arricchita di un supple mento di cronaca mrntare estera, me ntre veniva introdotta, incoraggiata e regolamentata la pratica del • gioco di guerra• di ispirazione prussiana. L'Accademia Militare di Torino, la Scuola Militare di Modena , la Sc uola di applicazione, le Scuole Normali Militari, videro durante la gestione Ricotti un ammodernamento dei pro!!rammi di studio t:: furono ricostiLuiLi i Collegi Militari di Milano e di Fire nze . Si iniziò in quegli stessi anni la pratica di far prcccdcn: le promozioni degli ufficiali da corsi di aggiornamento, me ntre alla Scuola di Parma ebbèro inizio regolari corsi di gi nnas tica

(50) Il Giornale Milit:ire riporta sotto la data del I~ mano 1872, a pro po~ito di quctc • Is truzioni •. la disposizione eh· • ogni uflici:ile se ne dovrà provvedere a proprie . pese ».


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riservali agli ufficinli. Inoltre, per incrementare la preparazione dei souufficiali, dei quali fu anche migliorato il trattamento giuridico ed economico, si costituirono appositi reparti di h,truzione per allievi sollufficiali, nei quali l'addestramento poteva essere particolarmente curato. Le grandi manovre con la partecipazione di interi Corpi d'armata, i lunghi campi d'arma per ~pca..are la kndl:!nza dei comandi a fossilizzarsi nelle abitudinarie manovre di piazza d'armi, ]a cura per l'addestramento de i militari di 2• categoria, sono s tati portati da Ricolti , pronto ad arf rontare per questo gli inevitabili oneri finanziari , a livelli mai prima raggiunti . Si può dire con fondamento che l'Esercito italiano, pur I ispellando il limilc rappre entato dall'esigenza di non rompere un difficile equilibrio finanziario, che era condizione inderogabile per la soprawivenza della s truttura politica dello Stato unitario, si è dccisamenlt: ,wviato ad essere grande e moderno sotto la guida coeren te, intelligente e attiva di Cesare Ricotti Magnani. Carlo Còrsi defin1 Ricolti « piutto ·to riformatore che novatore • e for e questa opinione poti ebbe ...cmbra,·c corrispondente al vero, visto che molte dL·llc priml' riforme da lui allua1e erano gia in nuce nei prugl'tt1 Ri.·,d I.' Bcrtulc Viale. Perù, nel cor o degli anni dal I 70 al 1876, la vi'>iunc cli Ricolti. illuminala dagli dfctli po::.itivi dei primi provvedimenti , ccrtamenle si allargò fino a considernn.· ormai a oh i dalla va · ta Mili/ia TcrriLoriaJe che si andav" co tituendo i compili di pre idio e di eventuale concor ·o con l'E ercito Permanen te , inizialmente a ffidali alla Mili,da Mohilc, mentre quc~ta diveniva csscnzial menlc l'arca predisposta per l\:spansionc dell'esercito d i campagna, ciot> il vero raccordo fra l'esercito di pace e quello di guerra . Si intui cc così la rinuncia al vano e co~toso inseguimt:nto delle reali1.zazionc di un fa,crcito Permanente in grado fin dal tempo di pace, con il solo ausilio dd completamen to della forza dei. reparti e dei complementi di truppa nei;cssari a tenerne a livello di effettivi, di far fronte alle esigènze belliche in una situazione politico-militare radicalmente mutata. L'Esercito Permanente t' invece, alla fine del periodo ricottiano, deci amente avviato a divenire la • scuola di guerra della na1ione • , come dict!vo l'articolo I dd progetto tli kgµc ::,ull'o1 dinamento prc enta10 nd 1872, e un olido nucleo prnnto a svi lupparsi , in caso di guerra, in un grande organismo militan: di qua. i <lui: milioni di uomini c.:hc, ::.e non è la nazione armata


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auspicata dalle correnti democratiche durante il Risorgimento, è certamente l'espressione piÚ valida e concreta della nazione in armi. Questa sua concezione, gradualmente maturata, guidò la politica militare del Ministro Ricotti e fece di lui un vero novatore, non soltanto teorico, ma operoso realizzatore.


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SALVATORE LOI GLI IDEALI DEL RISORGIMENTO ITALIANO NELLA INDIPENDENZA LATINO-AMERICANA

Sommario: Sbarca a Rio de Janeiro un marinaio sconosciuto: è Giuseppe Garibaldi - Il mazziniano Giovanni Battista Cuneo e la Congrega della Giovine Jtalia nella capitale brasiliana Garibaldi si batte per la libertà del Rio Grande do Sul L'Eroe dei due Mondi si schiera a d ifesa dell'Uruguay contro la potente Argentina - L'apporto di liberali italiani alla causa delle giovani repubbliche sudamericane - Giovanni Bali ist1.1 Cambiaso, genovese, fondatore e comandante della marina da guerra dominicana - IA prima donna del Messico indipendente: Margherita Ma za, figlia di un ligure, moglie esemplare di Benito Juarez - li ti/lesso della tradizione garibaldina nella lotta per la libertà di Cuba.

Rio de Janeiro, in una limpida giornata del gennaio 1836: da una nave appena giunta dall 'Europa sbarcava un giovane atletico, il viso incornicialo da una folta barba bionda. Era Giuseppe Garibaldi, l'uomo destinato a lasciare una traccia incancellabile nella storia delle terre in cui cercava temporaneo asilo ( l ). Inseguito da una condanna per avere partecipato nel 1834 al fallito disegno insurrezionale mazziniano di Genova , il futuro ( l) Sul contributo di idee, di eroismo e dì sacrificio degli italia ni - primo fra tulli Giuseppe Garibaldi - aJla causa della indipenden1_a delle repubbliche dell 'America latina vedasi la serie di articoli dell'Autore di questa monografia, pubblicati in • Quadrante - Rivi ta delle Forze Armate • Roma , nn . dal 20/ 1976 all'B-9/1977, e qui in parte ripropo li.


Safrow,,. IA>t

Eroe dd due Mondi aveva preso la via dell'America del sud, mela prescelta da molti no tri connazionali (2). « Sulle coste dell'Atlantico, cd in particolare modo in Brnilc, Argentina ed Uruguay, si venivano costituendo. già nel econdo decennio del secolo (XIX ), collettività italiane numeroe formate prevalentemente da emigrati provenienti dalle regioni etlentrionali della Penisola, soprattutto dalle coste, che la tradizione marinara spingeva lungo le rotte atlantiche già percorse, fin dai primi anni del '500, da illustri navigatori italiani. Fra Ge nova . Savona , Nizza e d i porti importanti dell'Atlant i o ( Rio de Janl'iro, Monte video , Buenos Aires) i intrecciano ben prc!.lO ( non a ppena quc ·ti paesi raggiungono la loro indipendc n,.... dalla dominazione s pagnola e portoghese che rende libe ri quei mari prima vietati a navi c he non battessero bandiera ihc rica) fn·qul·111issimi i rapporti commerciali: la feracila di qud k terre , la possibilità di trovarvi mezzi agevoli di vita e fa ilita c.Ji a, ricchi mento f avori!'>cono, in primo luogo, la dicr1.ionc <l1 membri degli equipaggi dei legni mercantili sardi c ui '>l'~uu nu presto, in gran numero, interi nuclei familiari e -.un :c, ,i aml'ntc, numerosi, anche gli esuli e profughi politici » . Coi,,1 , i k !,?!,?l' in un saggio di Salvatore Candido, che è tra i più a llc11t1 ~,udio,i della emigrazione politica italiana nell'America del i,u<l (3). dia cupitalc brasiliana Garibaldi pre ·e immediato contJ llo con Giovanni Ballista Cuneo, cui era latore di un messag' io di Mauini. Fu quello il loro primo rin 011tro, anche e taluni afl c rmano he i due si erano già conosciuti a Tangarog nel 1833 ( 4 ). Cur1l.'O e ra l'ispiratore cd il coordinatore della attivilà wolta dai nostri immigrati politici del luogo che, associati in un pa tto segreto nella CongreRa della Giovine Italia , alimenta vano il .-icordo della patria lontana cd il sogno di riprendere a crnnhnt h-rt:' per la ua unità e indipcndcn7~. con maggior for-

(2) Garibald i viaj!j!io &ulla nave fra ncese N aiammier , nella qua le si e ra a 1ruob to -.utto il lob.o no me d i Joscph Pane. (3 ) Cl 1 . · S. Ca nd ido , /,'azio ne m<1u.i n ian a in Bras ile e il flÌOrnal t! • / ,a ( ;iu,•i 11c· I tal ia • t/1 Rio dc Janeiro ( 1836) a /tra ver so doc umenti i nediti e pom noti, '-' t ratlo da • Il Bolle ttino della Do mus Ma7.ziniana "• Pisa , Il . 2/ 1968, pp. 3-4. 14 ) L'im·o nt ro di Tairanrog è d ato per certo da Ja-;pcr Ridlcy. che , i rich iama a s ritti di a lari h io gra ri . Cfr.: J. Ridlev. Garihaldt, trad. di M . M ilan i . M ondadori , Milano, 1975, p. 45 e no t a 1clativa a p. 761.


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Luna che nei moti del 1821 e 183 1, ai quali molti di essi avevano preso pane ; inoltre diffondevano idee repubblicane tra la popolazione. Da una delle tante pagine che Salvatore Candido ha dedicato alla figura di Giovanni Battista Cuneo riportiamo: « Nato ad Oneglia nel 1809. aveva partecipato alle prime cos pirazioni ma:r.zinianc. Colpito da mandato di cattura, cercò campo ncl1' America latina . in Bra~ile prima, poi in Urugay ed in Argentina. 11 Cuneo fu il ma. simo esponente del giornalismo liberale italiano in ques ti Paesi . Fra i giornali da lui fondati , in una con la Giovine /w/ia di Rio, ricordiamo e 11aliano ( 1841-42) cd li legionario (1844-46) di Montevideo e ln le,<iolle agricola (1856) di Bueno · Aircs»{S). Lo s tudio. o sottolinea l'importanza dell 'opera• di que lo gr:indc e ulc che ru, per tutti gli anni della permanenza in Sud Amcri a, attivo corrispondente di Maaini di cui condivi e il pt!ns icro politico, e compagno di Garibaldi • in tante imprese. Cuneo nella ua a ttività cospirativa si celava sotto l'appellativo '-Onven,donalc di Farinata de~li Ul,erti. La Coll~rexa di Rio ampliò la s ua sfera di azione, estendendola I ino a Montevideo e Buenos Aire~ . e tenendo ~trelli rapporti con quella di New York . 1 d iplomatici e gli agenli dei gowrni dell 'Italia divisa dell'epoca sq~uiv::mo con prcoccupazion ·. diffidenza e Lalora con acrimonia le mo e e le iniziative <lei no tri profughi politici . Nello « Slatino degli individui addetti alla ongrega della Giovine Italia in Rio dc fan ·iro •. che si conserva nell'Archivio Segrclo Vaticano ( 6 ), si elencavano gli affiliati alla organizzazione. Garibaldi prestò giuramento alla Con~reiu nel gennaio 1836, con lo s h:s o nome di copertura - Giu · •ppc Borel - che aveva a:-.:-.unto tre anni prima a Mar iglia, all'atto della ua in11.1azionc alla Gioviue / 1aliu. A Rio nacquero la sua amicizia con Cuneo e quella , altrettanto fraterna , con Luigi Ro e tti , nobile figura di ideali ·ta di cui diremo più avanti . I l primo anno trascor o in te rra americana la sciò insoddisfatto Garihaldi, che non poteva ritener ·i pago di svolgere comro Carlo Alberto, cui non perdonava di avere « tradito i li-

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5) Cfr. Candido, l'Ìt., p ..10. (6) li documento è lVllM:nato in qucll 'Ard1ivio, nel Fondo • SeJ?Tl' tcria di Stato · E<itcri •. fa,dc:olo I, bu!>la 452, .-ubrica 251. E ' riportalo in: r.. acl'I dote, u, ,•ita di Cimcppe Ca, ilwldi, Mo ndadori, Milano, 1933, r . 325.


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bcrali italiani •, una violenta propaganda, aperta con la pubblicazione di un duro articolo sul periodico Paquete du Rio. Egli voleva operare ad ogni costo e presto: inviò quindi una lettera a Ma7.zini dicendosi pronto a iniziare la « guerra di corsa » contro le navi nustriache e piemontesi che numerose solcavano la acque brasiliane, se la Giovine F.uropa lo avesse fornito di regolari lettere dì marca. Le norme internazionali dell'epoca (abrogate una venUna d'anni più tardi) legittimavano quel tipo di lotta sul mare tra Stati in connitto, purchè a condurla fossero battelli autori:1.zati dai risrcttivi governi. E' chiaro tuttavia che la Giovine Europa non possedeva la veste giuridica per rilasciar credenziali di tal sorta: pertanto Garibaldi sarebbe stato considerato non corsaro, bensl pirata, e molte marine gli avrel>bt!ro dato la caccia. Mazzini, con innegabile saggezza e con grande realismo, lasciò cadere la richiesta, Secondo Jasper Ridley, autore di un accurato e interessante saggio, ciò fu un bene: in caso coni rario, egli afferma, Garibaldi probabilmente « avrebbe avuto vita <:urta • (7). Senza soffermarsi sugli aspetti pericolosi. e forze pa:,,;,.eschi del progello - ma bisogna pur dare credito alla ipotesi che Garibaldi avrebbe potuto anche cavarsela egregiamente - è opportuno sottolineare invece che fu imporaantc, e addirittura provvidenziale nei riflessi del nostro Riorgimcnlo, il fatto che il silenzio di Mazzini dissuase lo scalpitante confratello di fede dall'avventurarsi in una prova per ua natum aperta ad episodi ingrati e impopolari. Garibaldi non sarebbe mai venulo meno alle sue regole di generosità e cavalleria: questo è certo. Però, vicende imponderabili avrebbero potuto scavare un solco di rancore troppo profondo tra i patrioti esuli e iJ Piemonte, con ripercussioni non difficili a immaginarsi sulle ormai imminenti battaglie per l'unilà d'Italia.

* * • Fu la situazione politica interna del Brasile a chiamare all'azione Garibaldi e i più animosi affiliati alla Congrega. Quello Stato, distaccatosi dalla madre patria, aveva conservato la forma di monarchia costituzionale: data la minore età dell'imperatore Pedro II, governava un reggente. La amministrazione era àbbastan1.a liberale e accomodante, tuttavia nelle aree più periferiche, e specialmente in quelle ad economia agricola, serpeggiava un malcontento profondo contro l'eccessivo fiscali(7) Cfr.: J. Ridley, op. cit., p. 60.


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smo della autorità centrale. Si ribellarono due province, Parà a nord, e Rio grande do Sul nel meridione. I mazziniani, che alla vocazione nazionalista della Giovine Italia univano quella, universale, propria della Giovine Europa, simpatizzarono ubito per La causa riograndcse. Fu Tito Livio Zambeccari, il patriota bolognese impegnato nella lotta fin dai primi giorni, a conferire un sottofondo ideologico a quella che inizialmente si presentava come una classica guerra civile. Non si contrapponevano infatti due Stati sovrani nemici, e nemmeno due opposte concezioni politiche, bensl due schieramenti di uomini, da un lato i legalisti, e dall'altro gli insorti, chiamati farrapos, straccioni, con un termine di cui andavano fieri. Il 20 settembre 1835 il colonnello Bento Gonçalves da Silva, brillante figura di ufficiaJc, proclamò a Porto Alegre la secesione del Rio grande do Sul, singolarmente riaffermando però la fedeltà sua e deUa provincia al monarca fanciullo. Nel 1836 i rivoltosi trionfarono a Piratini ed al Rio Pardo, ma a Capanc vennero sconfitti da Manuel Ribeiro. Un contingente di forze imperiali il 15 giugno dello stesso anno fece il suo ingresso a Porte Alcgrc, che in seguito i ribelli tentarono ripetutamente, ma invano, di riconquistare. Guidati da Antonio de Sou a Neto, i secessionisti conseguirono una grande vittoria a Sciv.J il 16 settembre 1836. Il giorno dopo venne emanata la costituzione che conferiva al Rio grande do Sul la forma di repubblica indipendente: nel documento era agevole scorgere la « mano » di Zambeccari. Il 4 ot· tobre però le forze di Manuel Ribeiro sconfissero a Fanfa l'cscrci to degli insorti; lo sws:o Gonçalves fu catturato insieme a Zambeccari. Intanto maturavano nuovi eventi, in cui ebbe il suo peso anche l'attività segreta dalla Congrega di Rio. Fu guadagnato alla cau a secessionista il colonneUo Manuel Ribeiro (il quale in seguito ripassò nelle file imperiali). Venne organizzata con successo l'evasione di Gonçalves dalla fortezza di Bahia, mentre falll quella di Zambeccari, costretto ancora in prigionia, finchè ottenne la liberazione a patto che facesse immediato rientro in ItaJia (8). (8 ) Tito Livio 1.ambeccari, in patria, combatté valorosamente nei reparti garibaldini. Nel 1860 ebbe l'incarico di ispettore generale dell'escr· cjto per l'Italia meridionale. li padre, Francesco, era stato un pioniere del volo.


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Luigi Rosseui procurò a Garibaldi le agognate lettere di marca, per consentirgli di condurre la guerra corsara sotto la bandiera rossa, verde e gialla della repubblica riograndese. Una sottoscri.tione tra gli italiani permise l'acquisto di una piccola nave, battezzata Mazzini, con La quaJe Garibaldi prese il mare nel maggio J837 avendo ai suoi ordini un equipaggio di otto uomini, ei italiani (tra cui Rossetti, il nostromo Luigi Camiglia, il timoniere Edoardo Mutru, suo amico di cospirazione a Genova) e due locali . Pur disponendo di un mezzo fragile e dotato di scarso armamento, Garibaldi assalì e costrin e alla resa un grosso bastimento brasiliano. Nella impossibilità di mantenere due legni, ~i trasfcri con l'equipaggio sulla nave catturata, che ribattezzo Mazzini, come il suo primo natante <.:he dovette, con rammarico, affondare. Mentre incrociava lungo le coste, minacciando le rotte commerciali nemiche, fu inseguito, riuscendo però a sganciarsi, dalla nave da guerra brasiliana Imperia/ Pedro. Per rifornirsi fu costretto a raggiungere al porlo uruguayano di Maldonado, da cui si allontanò velocemente quando ·e ppe che vi si dirigeva l'Imperia/ Pedro. Sostenne poi uno scontro con un lancione uruguayano di fronte a Montevideo, e rimase ferito alla gola, mentre al suo fianco cadeva, colpito a morte, il suo bravo timoniere, il sardo Giacomo Fiorentino. Con la Ma zzini risali il Paranà e gettò le ancore nell'approdo argentino di Gualeguay, dove gli ru confiscata la nave, per e ser · restituita al governo brasiliano. L'equipaggio venne lasciato libero, ma Garibaldi , pur assistito e curato con ogni attenzione, fu trattenuto sulla parola in quella città. Tentò la fuga, ma venne riprc o e torturato. Dopo due mesi trascorsi in carcere, fu rimesso in libertà e potè raggiungere il Rio do Sul. Gonçalves mise Garibaldi a capo della minuscola flotta repubblicana: due navi in tutto, affidale una al comandante e l'altra al tenente John Grigg, un giovanotto nordamericano di famiglia ricchissima, accorso a combattere nella provincia brasiliana insorta per spirito di generosità e di avventura. Operando nella Laguna dos Patos, i due focero miracoli: affondarono un gran numero di mercantili e tennero in scacco la forte marina da guerra del Brasile. Garibaldi riportò un trionfo sulla terraferma, quando nell'aprile 1839 rcspin e un nemico dieci volte superiore di numero che aveva attaccalo di sorpresa la sua ba. ecantiere di Camaqua. E' impo sibile, in questa sede, anche soltanto elencare tut-


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te le imprese dj cui fu protagonista il futuro condot tit:ro dei Mille. Sensazionale, e fece epoca, fu il trasferimento via terra delle due navi , su carri trainati da centinaia di buoi, dalla Laguna dos Patos bloccata dalle cannoniere imperiali fino all'Atlantico. Perduta in una tempesta la Rio Pardo, Garibaldi la sostituì prontamente con un altro legno e prese parte alle opcr.uioni che conJus~cro , nd luglio 1839, alla conqui~ta di Villa da Laguna, capituie della provincia di Santa Catarina. Fu citato all'Ordine del giorno, come uno dei principali artefici del trionfo. Am;hc la provincia catarincnse fu eretta in libera repubblica : alla pre idcnza venne chiamato un prelato, Vicente Ferreira dos Santos, che volle come segretario di stato Luigi Ro setti. Du ran te la permanenza a Villa da Laguna, Garibaldi accrebbe di una unità la sua nona . Vi conobbe Anita, ua prima moglie, le cui vi ·ende a fianco dell'Eroe avrebbero presto infiammato la fantasia popolare. La repubblica catarincnse ebbe vita effimera . Gli imperiali rioccuparono Laguna in novembre, assalendola dal mare con ventidue navi bene armate e da terra con truppe scelte. Nei duri combattiml'nl i c.i.ddc il prode John Grigg; Anita, che Garibaldi tentò invano di allontanare dalla linea del fuoco, si distinse manovrando un cannone. Gonçalves replicò trionfando a Santa Vitoria in dicembre e impadronendo i di Lagos nel gennaio 1840. In quelle azioni si segnalò ancora Anita, la cui fama di eroina si diffuse in tutta l'America e varco pure gli oceani. Il 5 magg:io, a Tarquari, si combattè la più grande battaglia dell'intero conflitto: ebbero la meglio i repubblicani, nelle cui fi le si distinse ancora una volta Garibaldi, al comando di fantcrie. In novembre cndde Luigi Rossetti: • morì , irreparabi le perdita ... combattendo va loro ·a mente. Caduto da cavallo gli fu impo to di arrendersi . Egli rispose a sciabolate e vcndè caramente una vita ben prcLiosa per J'rtalia • . Con que ' tc parole Garibaldi ricordò la morte dt·I compagno di tante bauaglic (9). Intanto era nato Mcnolli , primo figlio di Garibaldi e Anita. L'Eroe chic e a Gonçalvcs il congedo, che gli fu concesso nel1'aprilc 1841. Poche settimane dopo Garibaldi si trasferiva con la famiglia a Montevideo. (9 ) Cl r.: l.e ,\fo11wrie di Carihaltli, in E<li1ionc na1.ionale degli scritti di Giuseppe Garihaldi , Cappelli . Bologna, 1932, tomo 11 , p . 119.


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5.inJ.tore Lai

La guerra riograndesc si protrasse fino al 1845, e si chiuse con la Pace di Poncho Verde. Non si ebbero, in pratica, né vincitori né vinti. La provincia rinunciava alla indipendenza riconoscendo la sovranità dell'impero, che a sua volta offriva le più ampie e solenni garanzie !>Ui diritti individuali e collettivi. Veniva ufficialmente confermato lo status di cittadini liberi concesso dalla repubblica riograndcsc agli schiavi che avevano militalo nel suo esercito. In quella lunga, complessa cd esaltante esperienza, conclusasi apparentemente con un nulla di fatto, qualcosa aveva trionfato : erano i nuovi principi di fratellanza universale che il secolo de, lumi aveva donato alla Umanità. Palestra di quegli ideali, rinvigoriti nella formulazione mazziniana, fu O Povo (Il Popolo ), bisettimanale dircllo da Luigi Rossetti. Dal 1• seuembre 1839 al 23 maggio 1840 uscirono 160 numeri nd periodo, che fu anche la voce ufficiale del governo riograndese. Significativamente vi compariva, nella testata, un postulato della Giovine Italia. Il n. 155 recava pure la vistosa intestazione « Liberdade, l gualdade, Il umanidade •. Garibaldi, Zambeccari, Rossetti, Cuneo, Carniglia, .F iorentino, Mutru e numerosi altri diedero un nobile contributo di idee e di eroismi alla storia della nazione brasiliana. Jl loro ricordo è vivo ancor ogbri in quelle regioni che li videro protagonisti di affascinanti avvenimenti, al servizio di una causa giusta.

* * * Giunto in Uruguay dai campi di battaglia riograndc. i, Garibaldi vi trascorse quasi selle anni, che non si identificarono di certo in quello che suole chiamarsi • il riposo del guerriero• . Infatti pochi mesi dopo il suo arrivo, nel gennaio 1842, il governo di Montevideo lo nominò colonnello di marina. L'Uruguay combaueva da tre anni contro la più polente Argentina una dura guerra, in cui si inseriva un complicato gioco di influenze economiche e commerciali che contrapponeva Francia e Inghilterra, le quali però alla fine si adoperarono per il componimento del conflitto. La guerra in atto presentava, per taluni aspetti, pure la matrice e la connotazione di una vera e propria contesa civile: a Montevideo la corrente popolare e democratica aveva rovesciato il dispotico presidente Oribe, c he con molti seguaci si era rifugiato presso il dittatore argentino Juan Manuel Rosas, schierandosi al suo fianco nella lotta contro la patria di origine.


JIJFAI I DF.1. l lSOM:I MEN'l'O ITALI \.,o Xl'l.U 1NJIIPf'.NDF..N7.A UTil'òO-Allllll!"\SA

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A loro volta, nelle file uruguayane servivano molti liberali argentini sfuggiti aUa tirannia rosista. Combattere per l'Uruguay significava difendere il più debole dei contendenti e · batwrsj per un ideale di giustizia: vi erano i presupposti perché l'animo generoso di Garibaldi si infiammasse d 'un colpo. Le fasi iniziali della guerra erano state decisamente sfavorevoli alla piccola • repubblica orientale • ( 10). Nel 1840 un esercito argentino al comando dello stesso Oribe aveva duramente sconfitto le forte del generale Lavalle penetrate in territorio nemico, mentre l'anno successivo l'ammiraglio Brown, un eccellente marinaio di origine irlandese cui il governo di Buenos Aires aveva affidato la sua armata navale, aveva pressoché distrutto la flolla uruguayana guidata da John H . Coc. Fu allora che a Garibalw venne offerto quell'alto grado il terz'ultimo - della gerarchia militare, con un compito difficile e impegnativo. Egli doveva ricostituire una piccola flotta e, percorrendo centinaia di miglia per via fluviale, ricongiungersi con le forze di Ferré, che resisteva a nord nella regione di Corrientes e nell'Entre Rios. rl mattino del 23 giugno 1843 Garibaldi salpò da Montevideo con tre battelli, l'ammiraglia Consrirucion ( 18 cannoni). il Pereyra (2 cannoni) e il Procida, riballezzato Libertad, privo di cannoni e adibito a nave ospedale e da carico. Il giorno 26, dopo un violento duello di artiglieria nel corso del quale rimase ucciso un suo caro amico, l'ufficiale italiano Pocaroba, superò la stretta di Martin Garcia, dominata da una fortezza argentina, e si addentrò nel Mar de la Plata, inseguito vanamente da Brown, che si era messo alla ua caccia con una flotta di sette navi munite di ben 78 cannoni. Dopo pochi giorni Garibaldi iniziò a risalire il Paranà, mentre l'ammiraglio nemico seguiva la rotta dell 'Uruguay, wetro e rrale segnalazioni delle s pie rosiste, che il nostro Eroe aveva ingannato reclutando a bella posta, e con una studiata evide nza. piloti pratici di quest'ullimo fiume. La navigazione si svolse in mezzo a gravi difficoltà, soprattutto per l'atteggiamento ostile di gran parte delle popolazioni rivierasc he, che negavano i rifornimenti. Il 19 luglio, all'altezza del porlo di Paranà Garibaldi mise in rotta una flottiglia argentina comandata dal maggiore Segul, forte di sci navi e 22 cannoni , e sostenuta da artiglierie costiere. Il 27, a El Cerrito, cat·

( 10 ) Cosi era c hiamata la repubblica dell'Uruguay.


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Sah·a:ur l!

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turò diversi ballclli mercantili; quindi proseguì per Caballù Quatià (l'odierna La Paz) dove si ricongiunse con quattro navi corrkntcsi guidate da Alberto Villegas, inviategli incontro da Fcrré. A questo punto una grave circo tanza, che l'inefficiente ·erviLio informazioni di Montevideo non aveva saputo nlevare, compromise irrimediabilmente l'esito della spedizione, pur intrapresa con risultati tanto brillanti. In quella stagione infatti all'altcn.a di Costa Brava, distante circa 250 miglia da Corrientès, il Parnnà era profondo non più di sette metri, e diveniva quindi impercorribile daJla Constitucion. A Garibaldi non rimase che attendere lo scontro con Brown il quale nel frattempo si era re o conto dell'errore iniziale e risaliva il Paranà. La battaglia fu combattuta il 15 e 16 agosto. La disparità delle furLe, già enorme numericamente, era accentuata dal fatto che i cannoni di Brown avevano una gittata maggiore, per cui l'abile ammiraglio si attestò ad una distanza c he gJi permetteva di centrare l'avver ario scn,.a esserne colpito. li peso della lotta fu sostenuto principalmente dalla Co11stituci611, anche pcrch ' Villegas dopo la prima giornata abbandonò il teatro della lotta dirigendosi in salvo verso Corrientc . Garihaldi compì autentici prodigi di valore pen,onalc; diede inoltre prova delle sue virtù di comandante, tcn •do saldo il morale dei suoi uomini in una siluazione c he non prc entava a lternative a quella di battersi con onore, infliggl·ndo al nemico quante più perdite possibili. Egli a:-.salì due volte da terra le navi di Brown , contro le quali lanciò anche diver e scialuf)pè C.!· riche di esplosivo, riuscendo a danneggiarle seriamente. E1,aurile le munizioni, usò rottami di ferro, ricavati frantumando pnfino le catene, per continuare a sparare sull'avvcr ario. Alla fine, sbarcati i feriti cd i superstiti, fece saltare le navi e pre"l' la via dei t><rchi sulla riva sinistra del fiume. Brown lanciò all 'inseguimento una robusta colonna , la quale non raggiun e il suo intento. Se a Buenos Aires si esultò per il successo di osta Bra a . non minore entusiasmo fu suscitato in UnJguay dal comportamento di Garibaldi in quella sfortunata, ma gloriosa hattaglia. Il giovane condottiero italiano aveva insegnato c he non s i d ·ve mai venire meno all'impegno di lottare, anche quando vi c la ClT· tezza di soccombere. La stampa argentina non si lasciò sf uggirc l'occasione per coprire di insulti il « pirata », ma l'ammiraglio Brown, molto cavallerescamente, rese invece omaggio al valore di Garibaldi . Nel dicembre 1842 l'esercito argentino sconfi e all'Arroyo


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Grande le truppe comandate dal presidente uruguayano Rivera, e puntò su MvnLcvidco. Ebbe inizio il lungo assedio della città, completato dal blocco per mare messo in atto da Brown. L'as edio durò nove anni e fu tolto quando in Argentina i liberali posero fine alla dittatura di IRosas, e il conflitto venne composto. Alessandro Dumas ha lasciato una suggestiva rievocazione dell'assedio nella celebre opera « Montevideo, ou une nouvelle Troia »: nelle ue pagim: il generale Pachcco è il simbolo della rcsiMcnza, ma Garibaldi non gli è da meno per audacia. La popolarità e il prestigio di Garibaldi dopo le imprese sul fiume Parana crebbero enormemente. li governo di Montevideo gli affidò il comando di tutte le forze navali e contemporaneamente lo incaricò di co tituire la « legione italiana • a somiglianza di quella che i francesi residenti nella repubblica avevano formato. Per ma re Garibaldi 110n lasciò tregua alle unilà di Brown, e appoggiò i mercantili che fu11.avano il blo<:cu. Catturò e di ·tru · i:.c un numero imprccibalo di battelli nemici. E' rimac;fa c-f>l~hre la villoria che, con due agi li natanti , riportò '>U due navi da battaglia argentine , la ClwcapLIL'O e la Palma,, i11 uno scontro c he aveva il sapore de lla • :-.fida • cavalleresca avvenu to otto lo guardo della popolazio ne di Monlcvidco che , perval>a da un gius to ent u:-.iasmo, s1 accalcava su lle terraa.e e nei lungomare della <.:ittà . Il 2 giugno 1843 la legione italiana ebbe il battesimo del ruc.x:u. Si comporto mollo bene il battaglione guidalO da DanuLio, men1re la prova degli altri due fu ddudenLc. Garibaldi, che non aveva parledpalo al fati<> d'anne, rima1>c profondamente co · o e giurò <li I ipril,timu i: 11clla i:.ua più alta immagine l'onore <ld combattente italiano. Quakhe g10rno dopo ne ebbe l'occasione . Era in cor ·o, al Cerro, una Jzionc contro for,e avversarie. Garibaldi abbandonò per poche ore il comando della marina e po... tosi alla te ·ta <lei i:.uo1 legionari :-.baragliò il 11cmico. Il reparto italiano fu c itato all'Or <liue dd giorno, è 11 2 luglio s i ilò per Monlcvidco, unitamente alla legione I ranc.:ese. tra gli applausi della folla . Ah re vi llorie la legione riportò nel 1843 in vari scontri , tra i quali va men.donato 4ucllo di Tre~ C, ucc . Si copriva di gloria , alla te ta dei conna1.iu11ali , am:he Francesco An1,ani , che ricnt rò in Italia con Garibaldi nd I R48 : mori prcmaturame11lc, e il comandante e amico ne onorò la memoria intiLolan<lo al ~uo nome un battaglione. Purtroppo s i vel'ificò un <loluro-


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so episodio di tradimento: passarono al nemico Danuzio e Mancini, con una trentina di uomini. Nel 1845 si ebbe la famo ·a spediLione di Salto, conclusasi con un nuovo trionfo di Garibaldi. In quell'occasione i suoi uomini indos!'.arono, per la µrima volta, la camida rossa. Forse perc hé la cdcbrilà del nostro Eroe aumentava venigino amente, e dilagava in tutti i Paesi , la stampa argentina scatenù contro di lui una odio a campagna di denigrazione : lo si accu ò fal amen te di crudcllà nei confronti degli avversari . Era una voce del tutto menzognera, che ribaltava la verità. Se e ·istette un uomo generoso. quegli fu Garibaldi. D'altra parte, da quale pulpito giungeva la predica ? Da Ro as e Oribc, i due spietati comandanti che nell'organico del loro staff comprendevano un sinistro individuo, il « degollador •. che aveva il compito di sg01.zare i prigionieri. Purtroppo la crcscenk popolarità di Garibaldi dava un certo fastidio anche a taluni c!'>pon •n ti del governo di Montevideo, che non mancarono di creargli difficoltà . Ma il nostro Eroe poco se ne curava, sa lvo lt: volte in cui reagì da per !'.uo. Durante la campagna di Salto egli ebbe il dolore di perdere la secondogenita Ro ita. Nonostante gli allori che mieteva ininterrottamente, conlinuù a vivere con la moglie e i I ig,liolctti in cn alloggio modcsti)>simo. Anita i adoperava negli ospedali , in una a!'.sidua assistcn/~ ai feriti. Me ntre la legione francese disponeva di un ~iornalc che usciva regolarmente, e dava il g ius to risalto ai meriti dcJ!li uomini di Thie baul che ne era il bravo comandante, gli italiani contavano u un foglio redatto da Cuneo, t.hc veniva pubblicato saltuariamente. Ma Cuneo trasmeueva frequenti e dcttas:diatc relazioni a Mauini , allora esule a Lond ra, ulle g ta d1 Garibaldi ; Mazzini a sua volta le narrava , con ampicua di particolari, nel uo Apos tolato popolare, diffuso clandeslinamcntc anche in Italia. Citiamo ora alcuni dei nostri connazionali che si di1>I insero -;ui campi di battaglia uruguayani nd ranghi della legione ( 11 ). Abbiamo già menzionato Francesco Am.ani ; pro egu iamo con 1 nomi di Giacomo Medici e Felice Origoni, che tenevano i con tatti tra Garibaldi e Mazzini, del quale ultimo erano, in un certo ( 11 ) Cfr. S. Candido, ltal,am tlcll'Urnl{uay ed Uruguayarii ull<i dife," di Ru mu , in Atti del Xl Il Conflfes'in Na7ionalc dell 'A sociazionc Mazzi· ni:ma Italiana, Roma, 6-7 febbraio 1971.


I.I I llll'.AU 00. aUJOIII-IMLNTO llAJ.J U.0 IJ1l.4 "'1>1Pl'.-'lll',H7J. LATI.MO-AMt:11.IUllA

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senso , i fiduciari in Lerra sudamericana . Ed ancora: il colonnello Marocchetti, il maggiore Pigurina, i subalterni Luigi Coccclli, Bueno, Cugliolo, Sacchi, De Maestri , unitamenle ai guaii è doveroso ricordare pure due graduati nativi del luogo, Emanuele Caballeros e il negro Andrea Aguiar. Tutti quei bravi combattenti furono tra i 63 che vennero in Italia aJ segu ito di Garibaldi, segnalando~i per audacia nella dife a di Roma del 1849. c he vide l'olocausto di molti reduci di Montevideo, tra cui il già c itato Aguiar, l'aiutante maggiore Bernardo Peralta, i capitani Aie sandro Montaldi e Paolo Ramorino, il tenente Giacomo Minuto, detto Brusco. Riportiamoci agli eventi dell 'Uruguay. Garibaldi ottenne un clamoroso trionfo suglj argentini a San Antonio. Non è possibile descrivere in poche righe l'andamento di quella battaglia in cui, 1'8 febbraio 1846 - nel pieno dell'est.ate americana - 186 legionari e 100 cavalieri del colonnello Baez affrontarono J .200 nemici comandati dal pur abile generale G6mez. I cavalieri di Bacz rimasero travolti ben presto, e solo l 7 si unirono alle camice ros ·e. Si combattè accanitamente da meuogiomo fino a tarda sera. A un certo punto G6mez, sicuro della sua superiorità, intimò la resa a Garibaldi, che rispo e intonando l'inno della legione e trascinando i suoi all'assalto. L'avversario fu sbaragliato e volto in fuga . La legione perse, tra caduti e reri ti, oltre la metà degli effettivi ; vuoti ben più gravi si registrarono nelle file nemiche. Nella stessa giornata un reparto argentino aveva inve · tito Salto. presidiata da An:,ani con una piccola guarnigione. fnvitato a cedere le armi, il bravo ufficiale rispose: « gli italiani non si arrendono • . e con un deci ·o contrattacco respinse l'avversario. Garibaldi, come era nel suo stile. rese gli onori militari ai caduti nemici, che furono sepolti in una fossa comune con i morti ddla legione ; riconobbe anche l'eroismo di G6mcz. A Montevideo si esultò per la grande vittoria : tra i numcros~ riconoscimenti ufficiali fu significativa la istituzione di uno scudo da portarsi suJ braccio sinistro, con la scritta « invincibili combauerono 1'8 febbraio 1846 •.peri superstiti dei legionari e i 17 cavalieri c he erano rimasti al loro fianco sulla linea di fuoco . Il governo di Montevideo nominò Garibaldi generale e gli offrì il comando di tulle le forze armate della Repubblica . Ma Garibaldi rifiutò. Secondo le istruzioni ricevute da Mazzini, Giacoma Medici rinnovò le sue insistenze pen.:hè Garibaldi rientra se in Patria, dove stava per scoccare l'ora del Risorgimento .


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GaribaJdj che nel frattempo aveva riportato altri successi, nun rimase insensibile a quel richiamo. Preceduto di alcune settimane da Anita e dai figlioletti Menott i, Tercsila e Riccioui , si imbarcò nella notte del 15 aprile 1848 sul brigantino sardo Bi/ ronle, ribattez7.ato Speranza, diretto in Europa. Recava con sé la bar..t della pi cola Rosita, trafugata clandestinamente con la compii ita del din.·ttorc del cimitero, uo «confratello »: commovente rnanifesta.lione della grandcv.a spirituale dell'Uomo. Lo accompagnavano il fedclc Arv.ani e 63 legionari. La nave mos e da quella dltà in cui il nobile popolo urnguayano ha cretto all'Eroe un monumento che n·ca inciso nel piedistallo: « Montevideo a Garibaldi , Jde dc la fuerzas navales de la Re publica 1842-1848 " ·

* * * La statua di Sim6n Bolivar che si ammira a Roma, nella incomparahile cornice di Valle Giulia. non vuole essere soltanto un omaggio reso alla più illustre figura della indipcnden1.a dell"America Latina. E' anche la te timonianLa del soggiorno, tra i ruderi degli antichi Fori, di quegli che dovevano guidare alla lihcrta il Venezuela e altri Stati del nuovo continente. uno dt:i quali, in uo onore, ne perpetua il nome. Seguendo una tradizione diffusa trn i giovani delle famiglie piu ragguardevoli , il giovane Bolivar, che era nato a Carncas nel 1787, venne in Europa nei primi anni dcll'olloccnlo accompagnato da un douo precettore per completarvi i suoi studi. Fu a Roma , dove si dedicò con fervore alla lettura di autori lai i11i e italiani, soprallullo Virgi lio, Livio, Dante e Machiavelli. Egli era a ttratto specialmente dalle pagine in cui erano narrate le gc,La dei condottieri che fecero la grandezza di Roma. Divcn,i i.aggili (V. Briani, C. Massa, J. Dìuz Gonza/es e altri) rifcnscono c he un giorno, mirando affascinato le vestigia dell'Urbe antica dall'alto di Monte Sacro, Bolìvar giurasse di aff rancarc il ))UU popolo dai ecolari dominatori. Leggenda o verità, l'episodio ben i addicc a quel personaggio che seppe incarnare le virtù di un lontano passato nel rinnovato clima romantico. TI periodo Lrai.cor!,o nel no'>lro pac e lo arricchì culturalmente, ma fece suprattullu soq.?c1·c in lui quel forte spirito di libertà c he nel solco del rubu~to e appassiona to insegnamento alfierano, rinvigorito da, versi di Ugo ru~..:olo, nndava conquistando le coscienze più nobili . Rientrando in patria. Sim6n Bolìvar partecipò ai primi moti ,m,urrczionali . Divenuto, per le sue doti di combatten te e di tra-


\.I.I IIILW U0. IIS(a(;lMENTO ITALIA"ffl NUU I llll'OIIUUA UTlNO-AMl!IIICA'<A

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-cinatorc, capo d ell'esercito indipendentista, ingaggiò una dura lotta conLro gli spagnoli che sconfisse ripetutamente. Riunì Venezuela, Ecuador e Colombia in un unico grande Stato, e rintuzzò il ritorno offensivo degli imperiali, sbaragliandoli definì· tivamcntc nella battaglia di Carabobo (21 giugno 1821). Quindi, con l'appog~io del condottiero argentino José de San Martin, liberò il Perù e l'Alto Peru, l'odierna Bolivia. 1n quelle vicende non furono presenti soltanto gli ideali che Bolìvar aveva recato con ·é dall ' llalia. Mo lti nostri connazionali s i ba tte rono e roica mcnle ai suoi ordini. Ne diamo un rapido elenco, tratto da o~rc hcn documentate. Citiamo per primo Luigi Ca telli, già ·ubaltcrno nell'c. crcito napoleonico, c he in America raggiunse il grad o di gene rale e fu insignito di pres tigiose dt.-corazioni: oggi ~ !..epolto nel Pantheon nazionale di Caracas. Altri valorosi f uronu il colonnello Bartolomeo Chavez Gandolfo, il mag.gion: Luigi cntinell i. napole ta no, che cost ituì il fa. moso ballagliunc « ca datori a rditi • , il tcncnlc Carlo Cavalli, il tamburo magµiorc Dernardo Paner, il commissario di guerra Dalla Co ta . Caddero comballe ndo per la loro ·econda patria il generale Neri, i colonnell i Giacosa e Ces tari, i tenenti colonnelli Lan:1..ani , Bcrtolan e Passoni , il capitano Pen::go , il tenente Savino, e due bravi o t i ufficiali, Giuseppe I .orcmi e Nicola Bicenchi ( 12). Ma il per -unaggio di maggiore fascino e enza dubbio Agostino Codazzi. Nativo di Lugo di Romagna, già combathmte nei reparti napoleonici , si scgnalè> in Venezuela in diver i fatti d 'arme, e ·oprallutto nel condurre a termine numero ·e rischiosissime mi ·sioni segrete nei vasti lerrilori in cui infuria va una gue rra senza quartiere. Fu chiamato tra l'altro all'importante incarico di governa tore della provincia di Barinas. A ostilità conclu ·e depose !' uniforme e si dedicò agli studi , lasciandoci una serie di opere tra c ui par ticolarme nte eccdle nti sono quelle di geografia e di cartografia. Il paese per il quale profuse le sue energie e le sue doti di coraggio e di cultura lo ha meritatamente onoralo. Non vi t: città venczolana in cui non esista una via, una pia7,za , u na scuola a lui intiLOlata, o un monumento eretto in sua me moria. E ' sepolto nel Pantheon di Caracas. Anche la

(12) Per una elencazione più comple ta deì nom i vedan. i di S. Candido, V. Rrian i, G. Mas a.

vari saggi


.so Colombia ne ha degnamente pcrpcluato il ricordo ncll'« lnstituto Geografico Agustìn Coda7.zi • (13). Un posto d'onore neJla storia del Perù ha guadagnato Antonio Raimondi, insigne naturalista, esule in quella terra dopo avere partecipato eroicamente alle • 5 giornate • e alla difesa di Roma nel 1849. In Perù emigrò anche Emanuele Solari, cugino di Giuseppe Mazzini, che fu costretto all'esilio pcrchè soggetto a continue per ·ecuzioni come affiliato alla Giovine Italia. Gli venne affidalo un insegnamento nella facoltà di medici11a; ma al pari del Raimondi alternò l'attività scientifica alla pur cauta propaganda degli ideali di libertà. Un edificante esempio di attaccamento al paese che l'aveva accolto fu offerto dal colonnello Francesco Bolognese, arruolato nell 'esercito peruviano. Durante un conflitto col Cile, assediato da un nemico soverchiante, fu invitato ad arrendersi con l'onore delle armi. Rispose : « brucerò anche l'ultima cartuccia • . La sua f crmena è ·tata esaltata in un poema epico di Josè Santos Chocano e in una delle • Tradizioni • di Ricardo Palma. li Cile a sua volta annovera t ra gli eroi nazionali il generai~ Giuseppe Rendizzoni, che aveva combauuto valorosamen te a Waterloo nelle file di Napoleone, prima di emig:1 are oltre oceano e di ·tinguer ·i nella battaglia di Cancha Re ada . Fa ciamo un rapido ritorno aµli avvenimenti ar·gcnlini, riallacciandoci alla narrazione precedente. Il tiranno Rosas fu ah bauuto da un moto liberale interno, cui ahhiantu gia accc11nato . Alla sua caduta contrihul non poco l'attività di una società segreta che derivava i postulati e la forLa morale delle idee maz.zj. niane, propagale nel paese dalla Congre~a della Giovine Italia, sezione di Buenos Aires. Qui , nel 1837, era !.tata costitui ta la Joven Generaci6n Argentina, meglio conosciuta sotto il nome di Asociaci6n de Mayo, a ricordo di quel mese del I 8 IO <'h, aveva visto la prima rivolta contro gli spagnoli. Un esponente della sci · ta, Esteban Echeverria, nel 1846 rievocò il solenne momento del la fondazione: • Chi scrive lesse le " parole simbolic he " che i11 troducevano il nostro credo. Una esplosione clcllrica di entusiasmo e di gioia salutò quelle parole di associazione e di f ralcr-

(l.l) Gai:tano Massa, per lunghi anni consulente bigliografico dello htitutf) Italo Latino Americano, in Roma, cura attualmente la rcdazion~ di una este a biografia di Agostino Codazzi.


I.LI llllAU OU. Mll>UIIGJMUiTO I IAI.J.ANO ll<LUA u.oaPL,ULNU LA11NO-AMllllCA.'la

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nità ( ... ) Chi scrive sottopose una formula di giuramento simile a quella della Giovine Italia• (14). Nella Argentina affrancata dal dispotismo rosista gli italiani strinsero le fila, soprattutto quando a Buenos Aires giunse Silvio Olivieri , che aveva combattutto valorosamente nella prima guerra d'indipendenza e a Venezia. Egli costitui la Legione llaliana, a somiglianza di quella di Montevideo, e la guidò nella lolla contro il nuovo dittatore Urquiza. Dopo un fallito tentativo di far rientro in Italia, Olivieri si stabilì definitivamente in Argentina, dando vita ad un secondo efficientissimo reparto, la Legic,nc agricola militare di. Bahia Bianca, che resse con mano salda. Mazzini affidò a lui cd a Cuneo il compito di tenere desto tra gli immigrati l'amor di patria, perché fossero pronti ad accorrere in Italia non appena gli eventi lo avessero richiesto.

• •• Una amara orpresa colse la flotta di Haiti che nell'aprile del 1844 navigava a tutta fon.a verso le coste del territorio dominicano, per appoggiare dal mare le truppe inviate a sorrocarvi la rivolta . Si trovò assalita, con violen7.a , da tre battelli a vela che ·embravano usciti da una stampa dell'era dei bucanieri, in cima ai cui pennoni sventolava però non un drappo di predatori, bensì un vcs~illo di libertà: la giovane bandiera di anto Domin· go. Il popolo dominicano, che abitava la parte occidentale dell'isola di Hispaniola, era insorto contro gli oppre sori guidati da Juan Pablo Duarte, la cui nobile figura è descritta in saggi di Pedro Troncoso Sanchez, Emilio Rodrigucz Demorizi e altri. Poche ·ettimane dopo l'inizio delle ostilità i dominicani possedevano dunque una marina da guerra. Autore del • miracolo » era un genovese, Giovanni Battista Cambiaso, che dopo avere armato di artiglieria tre velieri era mosso contro la più potente flotta haitiana. In quella che è pas~ata alla toria come la battaglia di Tortugut:ro, i dominicani riportarono una netta vittoria che ebbe ripercussioni enormi non soltanto militari ma anche psicologiche. Dopo qualche giorno essi • ufficializ7.arono » la loro lotta con un documento che si concludeva col detto • Guerra fino alla morte" · Cambiaso, dal posto di comando della sua nave, che aveva (14) Cfr.: S. Candido, L'a,ione matztntana nel nuovo mondo, ne • Il Veltro •. Roma , nn. 4-{,/1973, p. 609.


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Salwto,c Loi

simbolicamente baueuato Separacion dominicana, e sulla quale garriva al vento l'insegna ammiraglia, pose in atto una manovra temeraria ed abile. Nello scontro, che fu duro e sanguinoso. si distinsero su Lulli il dominicano Acosta e un altro italiano. Giovanni Battista Maggiolo. Il successo entu iasmò gli insorti , che nominarono Cambiaso colonnello e comandante della flotta . Il bravo genovese si dedicò con passione e capacità al raffonamento della sua Marina, curando la preparazione dei quadri e l'addestramento degli equipaggi: giunse a disporre di quindici navi , tutte velocissime e dotate di. un grande potenziale di fuoco. Durante la lunga guerra fronteggiò spavaldamente nei mari settentrionali e in quelli del sud gli haitiani che gli furono degni e valorosi avversari . Il 27 ottobre 1845 Cambiaso incrociava con una piccola flotta nelle acque di Mari-Baru. Intercettò una potente squadra nemica, e la distrusse dopo un combatti men to particolarmente as pro, nel quale emersero le ue doti di s tratega . Con quel u cesso impedl lo sbarco di forti contingenti hailiani , e contribuì in tal modo alla vittoria che l'cs ~rci to dominicano riportò a Beler. Cambiaso affrontò, nel 1849 a l larga di Ot:oa, una robu ta formazione avversaria, e fu ancora una volta trionfatore. Era la vigilia della battaglia dc Las Carreras: s onfi{?g ·ndo gli haitiani per mare, il valente ammiraglio apr'i la via al su cesso che le fonc di terra dominicane con ·eguirono in quel fatto d'arme. Tra le navi di Cambiaso si allineava la Cibao, costruita con i fondi che le madri di famiglia della omonima provinc.:ia, con ommovente iniziativa, avevano raccolto a prezzo di scv ·re e onomie. Durante la quarta e ultima campagna della indipcndcm.a , l'audace marinaio genovese prese parte alla famosa battaglia di El Can, conclusasi con la vittoria dei dominicani. Vi combatti:' a ppiedato: infatti si trovava a colloquio col colonn •Ilo P dro Valverde y Lara quando si accesero i primi scon tri. Non esitò ad accorrere in prima linea e si segnalò per il suo coraggio . Per le benemerenze acquisite senza interruzione, Cambia o fu nominato generale divisionario. Abbiamo già detto di Giovanni Battista Maggiolo. no tro connazionale, che alla guida della Maria Chica fu tra i protagonisti della bauaglia di Tortu1!lJero. Il suo contributo alla vittorio sa lotta per la libertà dominicana lu mohu importnntc anclw in seguito, ed è degnamente ricordato dagli s toriografi. Di lui ha scritto il saggista Garcia: « italiano di nascita, e dominicano di


GLI IDEAU IIU. IUSOa)IMENTO ITALIA-.0 NEI..U ll(JIIP'EldlOIU UTl~AMDIJC.UIA

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cuore, egli po e al servizio della Repubblica non solo la persona, ma anche una goleua di cui era proprietario • . Due allri nostri connazionali si fecero molto onore: Sirn~ ne Corso, ligure, che si distinse in numerosi scontri navali e nel 1857 fu promosso generale di Marina, a Gaetano Barbaro, secondo di bordo del brigantino San José, noto per la simpatia e la spregiudicatezza. Di quest'ultimo il saggista dominicano Penson ha descritto, con pochi tratti, l'aspetto fisico : • basso, robusto, copt:rto il viso da una folta barba • . Ad essi va accomunato, nel ricordo, José Demorizi, coraggioso navigatore, i cui avi avevano ahbandonato la natia Corsica per trasferirsi in Liguria, dopo che l'i ola, col trattato di Versailles del 1768, era pa sala da Genova alla Francia. Giovanni Battista Cambiaso, che è ricordato nei testi di st~ ria come • fondatore• della marina da guerra dominicana, non csaurl la ua opera nelle vicende belliche. Egli fu uno degli artefici del Trattalo di amicizia, commercio e navigazione, stipulato a Torino il 22 marzo 1854 tra il Regno di Sardegna e la Repubblica dominicana. Nominato console sabaudo a Santo Domingo, si dimise dal grado di generale di divisione per assolvere, in nome della patria di origine, il nuovo incarico. Ad una n~ bile iniziativa di Cambiaso si devono le riunioni di Consoli che portarono allo scambio di prigionieri con Haiti, avvenuto nel 1856. Biovanni Battista Cambiaso morì nella capitale dominicana il 22 luJ?lio 1886. Gli furono resi onori solenni, degni di chi era entrato nella tradizione come • Eccelso Eroe e Primo Ammfraglio della Repubblica Dominicana • .

* * * L'America latina ha donato alla nostra s toria patria Anita Garibaldi ; l'Italia ha donato alla causa della libertà messicana una figura femminile altrcuanto nobile. E' Margherita Mv,a, figlia di un genovese liberale, che fu moglie e compagna di lotta di Benito Juarez, l'uomo che guidò all'indipendtmza i suoi conmu.ionali . TI 197:?, ricorrendo il centenario della morte del grande staLi:. t..1, \\..Jua~ p1 ud,rn iato • Anno di J uarez • . Ebbene, le celebra7inni ufficiali furono aperte con la pubblicazione di una biografia di Margherita Maza • prima donna della Repubblica Messicana •. Nel saggio, opera di Angeles Mendieta Alatorre, si legge: • Negli anni durissimi e luminosi nei quali la nazione, guidata


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Safrator<t loc

dal Presidente Juarez, dovette difendere con coraggio la sua integrilà dal minaccioso intervento s traniero e lottare per la libertà e l'indipendenza, emer e la personalità di una donna eccezionale : Margherita Maza, mogJie di Benito Juarez. ·Diversi anni prima si era unita in matri monio all'uomo cui la Patria affidò la gloriosa missione della sua salvezza . Margherita riassunse, nella sua vita, le virtù più elette delle nostre donne: costantemente a fianco del suo sposo, gli diede coraggio nelle dolorose vicende che dovette affrontare, e raffor/.ò in lui gli ideali repubblicani e la fede nel destino di un Messico libero. Margherita condivise stoicamente le persecuzioni cui fu soggetto il. marito, vincendo anche lo s trazio causatole dalla morte di alcuni adorati figliol i. Quando la Re pubblica trionfò definitivamente, Margherita svolse una azione a ppassionata nella ricostruzione del paese esausto ». Margherita nacque il 28 marLO 1826 a Oaxaca, capoluogu della omonima odierna provincia del sud che si affaccia suJl'Oceano Pacifico, da An tonio Maza (evidente corruzione, nella trascrizione anagrafica 11.K:alc, ddl'ori 1:,rinale Mazza, o Massa) e donna Pe tra Parada . JI padre t.hc, come abbiamo dello, era genovese, aveva raggiunto da quakhc anno l'America , avviando una norida attività imprend itoriale. Era un fervente liberale e mazziniano, come dimo trono i fotti cui accenneremo, anche prescindendo da riscontri documentali . La sorella maggiore di Juarc1., Maria Josefa, prestava servizio nelle cucine di casa Maza , quando un giorno ricevette una visita inattesa: era il fratello 8 ·nito, poco più che dodicenne, giunto a piedi dal natio paese di an Pablo Guelatao . Antonio Maza rimase colpito nel vedere quel raganct lo smunto e coperto di pochi stracci, ma vivacissimo. Gli i rivolse con fare affelluoso e si accorse, sorpreso e diverlito, che non conosceva una parola di spagnolo, e si esprimeva nel suo dialetto di indio 7.apoteca: decise d i tenerlo in famiglia, e provvide a farlo studiare. Juarez si laureò in legge e fu nominato giudice del distreuo di Oaxaca; vide Margherita nella culla, nei giochi da bambina, riel divenm: donna, e se ne innamorò. Quando i due i sposa rono. nel 1843, Margherita aveva diciassette anni, Benito venti di più . Il fatto destò scalpore nell'alta società messicana, le cui regole severe non ammettevano i matrimoni misti, tra bianchi ed indigeni. I duri commenti lasciarono impenurbati gli sposi, e soprallullo Antonio Ma7..a, indicato quale maggiore responsabile dello • scan-


lil.J llll'AI I DF1. I l ~ I TALIAMI Hw...l I ,ca/I l'EIDIXU IATI IIO-AM l!lllc::Al!IA

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dalo • che era di idee troppo aperte in tema di eguaglianza tra gli uomini per farsi cruccio di taJj chiacchiere. Ci asteruamo dal ricostrufre le fasi della lunga lotta combaltuta con accarumento e passione da Juarez per la dignità e la indipendenza del suo popolo. In quelle dure ed estenuanti vicende si distinsero diversi italiani. Vincenzo Filisola raggiunse iJ grado di generale; di lui va pure ricordato il contributo offerto alla causa della libertà del Guatemala. Giuseppe Avezzana, prima di vivere la sfortunata ma esaltante esperieni.a di mirustro della difesa della Repubblica romana dt:I 1849, aveva combauuto in Messico, egnalandosi ne lla presa di San Louis Potosl, e venendo promo so colonnello sul campo. Alcuni anni dopo ne scgul l'esempio Luigi Ghilardi , già garibaldino sul Giarucolo; catturato dai francesi fu passato per le armi: ripo a nel Sacrario degli Eroi della patria messicana. Capo del governo provvisorio di Veracruz nel 1858, Juarcz ebbe la meglio nella guerra detta • della riforma •, intrapresa pe r l'affermazione dei diritti civili, ed entrò vincitore a Città del Messico il 22 dicembre 1861. Nuove nubi si addensavano però sul paese, contro il quale Francia, Ingrulterra e Spagna inviarono corpi di peilizione, col pretesto del recupero di crediti. TI 5 maggio 1862 i mes ·icani sconfissero i francesi a Puebla , dove emer e la bravura di molti italiani. Pochi giorni prima Luigi Ghilardi aveva consegnato a Juarez un messaggio, rivelato i ben augurale, di Garibaldi . Inghilterra e Spagna ritirarono le loro truppe, per l'intermediazione degli Stati Uniti; Napoleone III invece intensificò l'offensiva con ventimila uomini guidati dal generale Bazaine. I messicani lottarono disperatamente, ma i francè ·i nel 1863 occuparono Città del Messico. Poche ore prima del loro ingresso, Juarez, riunito il Parlamento aveva fallo ammainare la bandiera nazionale e baciandola l'aveva presa in consegna « per custodirla fino alla morte •. li presidente si ritirò con i suoi nelle province del nord per proseguire la resistenza armata. I francesi collocarono . ul trono Massimiliano d'Austria. Ancora anni di lotte sanguinose, finchè al Querctaro i messicani ottennero la vittoria decisiva. Juarez rientrò trionfalmente nella capitale e venne rieletto alla massima carica dello Stato, che ri coprì fino a quando la morte lo raggiunse, nel 1872. L'anno prima Margherila, ancor giovane, l'aveva preceduto nella tomba . I due riposano, accanto, nel Pantheon nazionale di Santo Ferdinando. L'attività di Margherita Ma1,.a in quegli storici eventi ru in-


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s..Jvator~ Loi

tensa e determinante. Essa non solo diede allo sposo un incessante sostegno morale, ma gli fu anche prodiga di suggerimenti in delicate questioni politiche. Ad esempio, teorizzò con lucidità la esigenza di una netta separazione Lra le prerogative dello Stato e quelle della Chiesa. Mise al mondo dodici figli, tre maschi e nove femmine. Trascorse alla macchia lunghi periodi tra disagi inenarrabili. Istitul o pedali e centri di assistenza per feriti e bisognosi. Condusse a termine con successo una importante e impegnativa missione a Washington, nel vivo della guerra contro i francesi , nel 1866. Fu ricevuta alla Casa Bianca dal segretario di Stato, mentre il generale Grant organizzò in suo onore un ballo al quale intervenne anche il presidente A.H. Johnson. Margherita affascinò tutti i presenti. Quella donna s traordinaria fu empre schiva di onori. Ma oggi , sulle pare ti de lla Camera di Città del Messico, il suo nome campeggia a lettere d 'oro, vi ino a quello di Benito Juarez.

* * * li grande vento della libertà aveva sconvolto, nel secolo XIX, il quadro polilico ddl 'Amcri a latina, facendo na. cere sulle rovine degli immensi imperi coloniali le 'nuove repubblic he indipendenti. Ne lla seconda m · tà d ell'Ottocento, la Spagna difendeva a ncora il possesso di Cuba , ultima cilttadella dell'ormai dissolto suo dominio coloniale d 'oltre aceano. Trascorsero anni in tentativi insurrczionaJi cpi odic i, tutti offocati duramente. Jn. tellettuali e artisti furono il prin i pale bersaglio della azione repressiva dei dominatori : tra i tanti , morirono sul patibolo o stroncati dal piombo dell'esecuzione i poeti Gabriel de la Concepci6n Valdes, Pedro Figucrcdo ( 15) e Zcnca, il cui sacrificio fu di esempio in seguito a Gonzalo Marin e .!José Marti y Pcrez, caduti sul campo. La guerra aperta contro gli s pagnoli fu scate nala nel 1868, e si protrasse con alterne vicende per ben trent 'anni . La prima fase si apri con la rivolta di Yara, e si con lusc nel 1878 con il successo momentaneo degli spagnoli . Le ostilità , mai del tutto sopile, furono riprese nel 1880, con un tentativo effimero ma ( 15) Pedro Figueredo fu autore del :famoso Himno d · B:ivama , uno dei canti degli insorti cubani. Eccone la traduzione italiana: • Alla guerra corriam, Bayamcsi, / ché la Patria ci guarda orgoglio-.:-. .' ~ 0 11 1c111iamo una morte gloriosa. / per la Patria è . ublime morir. / Questa \'ila in catene è un o ltraggio, / tal vergogna soffrir non dobbiamo. / già la tromba ha squillato, corriam / aJlc armi, da forti marciarn ...


QI IUUII l;CI. 11-J.\IL,m IUlU-.U "LIJ 4 U,Dl.,-'IOCSZA 1.ATI ..O· . .UltllA'l4

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contrassegnalo da grandi prove di audacia da parte degli insorti. La terza e decisiva fase della lotta ebbe inizio nel 1895, doJX> che il poera Marti y Percz, il quale - come i e detto - lasciò la vita in battaglia, aveva fondato negli Stati Uniti il partito rivoluzionario cubano. Il ve siJlo pagnolo, dopo tre anni , veniva ammainalo a L'Avana. Anche alla indipendenza di Cuba diedero un generoso contributo di eroismo e di angue numerosi italiani c he citeremo più avanti. Ma è doveroso ricordare anzitutto c he in quella lotta, come dovunque . i comballc per la libat à , ru avvertito • il cale.lo riflesso della tradizione garibaldina • . Giu eppc Garibaldi infatti , intorno agli anni cinquan ta. si cm recato egrctamente nella grande i!-.ola caraibica per crearvi le ba!-.i della insurrezione. Perché un episodio tanto scn~azionalc l' rima~to praticamente conos iuto? La ~picgat.ionc e ~cmplice. Quando Garibaldi compì quella pt:ricolo~a mb!)1011e, Cuba !)i trovava sotto il ferreo controllo dc •li ~pagnoli , e v1 rimase finchè il nos tro Eroe fu in vita : un solo a cenno avrt:bbe potuto compromettere i patrioti cubani an ora opcranll nella clande~t inilù . Per tale motivo egli non ne parlo nelle ~ue Memorie c in nessuna altra occasione: i biografi, che alle uc pagine i riferirono, ne furono quindi all 'o ·curo. Negli ultimi anni del e olo, divenuta realtà l'indipendenza di Cuba, l'episodio venne JX>rlato alla lucc. Una prcci~a descri.1.ione figura in una raccolta di ~critti di Francesco Federico Falco, a cura di Fo~caro J . Das ·ori , pubblicata nel 1897 eri tampata con integrazioni nel 1900, a New York, destinala alla divulgazione in un ri lrctto numero di iniziali. L' incontro di Garibaldi con i cospiratori locali avvenne nel reI ro di una farmaci a, in via San lo lgnacio a L'Avana. Tra i presenti era Giovanni Arnau, che ne rilascio una indi cu tibile testimonianza t:inquant'anni dopo, quando era assunto al rango di • decano • dei patrioti cubani. Sulla data dell 'avvenimento manca una indicaziont: precisa; e ·sa ·, tuttavia riconducibile a due ipote i: dicembre 1847, oppure fine gennaio · febbraio 1848, nel periodo c ioè, in quc 10 secondo ca o, intcrcor o tra la partenza da Mu11tcvideo di Anita con i figlioletti, e quella di Garibaldi. Fernando Ortiz, illustre cattedratico cubano, in un saggio edito nel 1909 ( 16), fa anch'egli menzione dell 'e pisodio, collocan( 16) Cfr. : F. Orti~. / ,m mamb,~e~ (rivoluzionJ ri) itulianos · Apuntes para la histor,a cubana, Imprentn • Cuba y America •. 1lahnna, 1909,


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S.lwitore I.Di

dolo però nd 1851, in coincidenza coo un viaggio • commercialt: .. compiuto in quell'anno da Garibaldi, sotto l'antico falso nome di Joseph Pane, nel centro America, con scalo anche a L'Avana. Che la missione abbia avuto luogo non esistono dubbi, prescindendo dalla incertezza sulla data. Non va dimenticato che quanti ne diedero notizia lo fecero sul piano rievocativo passionale e in circostanze di entusiasmo, e non intesero fornire un documento storico in senso stretto. Ci sarebbe grato, ragionando per assurdo, poter affermare che si sia trattato di una notizia « inventala »: ne verrebbe dimostrata la necessità imperiosa di ricollegare ogni esaltante vicenda di libertà, per renderla ancor più luminosa , a l nostro Garibaldi, a riprova del fascino inarrivabile sempre e dovunque eserc itato dal Cavaliere della Umanit à. Tra i più noti condouieri politici e militari dei cubani menzioniamo: dc Céspedes, Maso, Agramonte, Calisto Garcia, Maceo. Ed ora, gli eroi : i già ricordati poeti, e Matco Casanova, .Serafino Sanchcz, Geronimo Gutierrcz. Pio Rosado, Bctancourt e, altrettante « croci •, i sette f ratclli Aguirre. Ndle file degli insorti si batterono molli stranieri. Tt a essi primeggia la figura del dominicano Maximo Gomez; l'elenco comprende lo statunitense O' R an, il polacco Roloff, diversi inglesi, francesi, ungheresi, ci leni, e anche spagnoli. La rappresentanza più numerosa fu però quella italiana. Durante la guerra dei dieci anni si distinsero il giornalista Gallcnga, giunto a Cuba come corrispondente del Times di Londra, e il siciliano Achille Avilés, caduto a Las Tunas nel 1870. Nel corso della breve campagna del 1880 emerse l'eroismo di un garibaldino poeta, Natalio Argenta. Era costui un be rgamasco dal carattere allegro e dalla forza erculea: smontava da solo un cannone di grosso calibro . li comandante Garrcia era solito affidargli le missioni più rischiose, sempre condotte a termine con suepp. 16-23. E' interessante riportare al riguardo anche questo brano: • Essendo partito Garibaldi il 28 apri le 1851 a bordo del vapore Prometlu:us diretto al Nicaragua, l'incaricato dcJ ReKJ)O sardo a Washington, Luigi Mossa, informa il ministro degli esteri piemontese che "J'irripruvvisa partenza di lui (Garibaldi ) aveva fotto sorgere nel ministro di Spa· gna a Washington la preoccupazione che Garibaldi fosse d 'accordo col rivulu;, ioaado venczolano Narciso Lopez, di cui si sapeva il proposito di attaccare Cuba"•. In: G. Arornalo, Garibaldi negli Stati Uniti tl'Amcric«, Intercontinentale editrice, Napoli. 1961. p . 45. Come è noto, Narciso Lont·L ,barcò nell 'il-Ola con esuli cubani e volontari stranieri, tra i quali erano pure alcuni itafomi.


Q .J 1111:AU at. RHIOICIMll!HTII rTALUMI llftJ.A ISlll,0,UUVA l.AllPft>.AM.DJCAJU

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cesso. Un giorno, per procurare il cibo al reparto, si spinse fih sotto le line avversarie; non trovando di meglio ucci e con la m.1vaja quattro grossi serpenti: non era carne certamente di prima scelta, ma gli affamati commilitoni la divorarono con entusiasmo. A capo di un drappello di sei uomini fu assalito da una compagnia di spagnoli ; cauurato dopo una strenua resistenza venn~ fucilato il 7 giugno 1880. Il capitano Saracho, del comando nemico, che era presente alla esecuzione, rimase colpito dall'allcggiamento sprezzante con cui il valoroso Argenta affrontò la morte. La notizia, diffusasi nel mondo all'inizio del 1895, che i cubani si accingevano a insorgere ancora, su ·citò in Italia una grande emozione. Venne costituito il Comitato • Pro Cuba •, del quale furono autorevoli e prestigiosi animatori insigni uomini politici e di cultura, come Giovanni Bovio, Ettore Ferrari, Federico Zuccari . alvatore Bar1.ilai, Federico Gattorno, Felice Cavallolli , Antonio Fratti - che doveva cadere nel 1897 a Domokos, in Grecia, nelle filP. della legione di Ricciotti Garibaldi - l'ir redentista Ferruccio Tolomei, Felice Albani . Aderirono con entusiasmo i reduci delle patrie battaglie. Si adoperarono nella propaganda e nella raccolta di mezzi per la causa cubana anche diverse nobili figure femminili , quali Adele Tondi Albani , Maria Montessori, la futura grande pcdagogi ta, Debora Gorga , Paolina Fontana Mauro. Numerosi italiani varcarono l'Oceano singolarmente per unir i agli insorti cubani. Furono organi7.7atc anche due spedizioni colJeuive: una non potè partire, l'altra sbarcò a New York dove si sciolse J>t!' mancanza di appoggio, ma non pochi dei componenti raggiunsero egualmente Cuba con e pedicnti avventurosi. Nei duri combattimenti del periodo 1895-1898 i comportarono in maniera egregia il colonnello Guglielmo Petriccione, napoletano, FranccM:o Pagliucchi di Livorno, Ugo Ricci di Mantova, France co Lenci di Lucca . Si segnalarono pure tre nostri connazionali ignoti caduti sul campo: di uno si sapeva che era di Parma, del secondo che era cremonese, del terzo che ricopriva il grado di sergente. Su ognuna delle tre croci i cubani scrissero • Italia •. Oreste Ferrara, di Napoli , non aveva ancora vent'anni qWin do accor. e ad arruolarsi tra gli im,orti . Si fece molto onore· e<> Jcnncllo deU'csercito, fondatore e direttore di giornali , as~unse


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la cittadinanza della giovane repubblica, divenendone diplomatico di rango e presidente del Parlamento. Fu però Francesco Federico FaJco quegli che raggiunse la maggiore notorietà fra i nostri connazionali che si batterono per Cuba. Medico, venne nominalo comandante del corpo di sanità dell'e ercito di liberazione. Quando, alla fine della guerra, ripartl per l'Italia. gli furono tributati altissimi onori, anche a Livello ufficiale. L'Assemblea nazionale da L'Avana inviò alla Camera dei Deputati in Roma l'Album slorico della Rivoluzione Cubana. Vi figura , tra le bandiere italiaha e cubana incrociate, il ritratto di Francesco Federico Falco del quale è dello: « Egli fu ardente iniziatore del concorso morale prestato dall'Italia agli insorti. Fu un comballente valoroso nelle forze di Maso e di Maximo Gomez. Que te annotazioni servano ed esprimere la gratitudine dei cubani alla gloriosa nazione dell 'Arte• . La lolla per l'indipendenza di Cuba fu estenuante e dura . Si concluse - lo abbiamo ricordato - nel 1898. Ma l'alba della libertà in quell'isola era spuntata cinquant'anni prima, quando a dare l'avvio alla lunga marcia della riscossa vi era giunto il più amato degli Eroi. Del quale il poeta José Marti y Perez scrisse: « Dalla patria, come da una madre, nascono gli uomini. La libertà, madre del genere umano, ebbe un figlio: quegli fu Giuseppe Garibaldi •.


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MASS IMO MAZZETT I

L'ARMISTIZIO CON L'ITALIA IN BASE ALLE RELAZIONI UFFICIALI ANGLO-AMERICA.'1E ( I )

La politica degli Stali Unili nei confronti dell'Italia nel corso della seconda guerra mondiale fu cosl riassunla dal Ministro degli e!>Lcri americano Corder Hull : • Fin dal momento in cui, quattro giorni dopo Pearl Harbor, Mu olini dichiarò la guerra agli Stali Uniti, il Prc idcnle Roosevelt ed io rilcnemmo di do-

(I) Il pre ente studio è ha.'iato principalmente ullc ,c:guc111i pubbli, ·.11ioni urlìc iali anglo-a mericane: Harold Ate,ander, fl,e Allied Am11e in ltalv /rum 3rd , l! pll!mher 1943 · tu 11th clccember /944, Supplemento a • The London G,u c uc • del 6 g iuJ,?no 1950 Andrcw 8 . Cun11in1?h3m, Operarions in cum1l!ctiu11 w11 '1 t ht! la11t/111 ~l in rhc G11lf of Salt!rnu on 9th ,eptembcr 1943, Supplemento a • Thc London Cazl·lle • del 28 aprile 1950. Unilcd KinKdom military scries. History ol the Secund World War: Grand Suategv, voi. IV. a cura di M. Ho ward , Londra, 1972, citato .:ome Cra11tl ~trOlt!/!.)', tV. Grand Strate.l!V, voi. V, a cura di J . Ehrman, Londra, 1956, c itato come Grand Stratt!gv, V. The M ed1tcrrant!a11 and Mtddle h wa . voi V, a cura di CJ.C. Mulunv, Londnt 1973, citato cume Tlte M edirerrun ea11. L Woodward, Bnt i ,h Fort!ig11 Pulicy i11 tlte Secuncl Wurld Wur, voi. Il, Londra 1971. AA.VV., F,fth Arm.v Hi~torv, Parte I. Firenze, S .d . <ma 1945). Si I ratta della toria uffìc.iale pubblicala a c ura del comando della S,, armata americana. Il fatto che fu stampata a Firenze non de\e trarre in inganno, non i tratta di uo opus olo divulgativo, ma di un 'opera c:.tremamentc seria c he fino al 1951 fu cla'isificata • riservali ima •. Citala come Fiftlt

Army H i ,turv. Unitcd lalei. Arm~ in World War Il : Strategie Plan11i11g fur Cualit1on Warfure 1943-J'J.U, a cura di M. Mallofr, W:-,.-.hmJ,?to n . 1959, c itato cume Stratt!gic Planmng r ;,,,1 Al{a11 >· "ltltcn bccome Cuvernor.(, a c ura da H.L. Cute e A.K. Wcinbcry, Yfd:.l11ng11111, 1964, citato come Civ,/ Alfuirs.


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ver fare una distinzione tra gli Italiani da un lato e i Tedeschi ed i Giapponesi dall'altro. Nelle discussioni avute su questo argomento, nel 1942, il Presidente cd io giungemmo a due conclusioni. La prima, che noi americani eravamo stati sempre amici degli Italiani, a dispeLto della nostra opposizione al regime fascista, e che Mussolini aveva condotto gli Italiani ad una guerra impoj>olare senza consultarli minimamente. La seconda, che era possibile far riti ra re l'Italia dalla guerra prima della resa d --Ua Germania e del Giappone; il ritiro dell'Italia avrebbe accelerato la resa delle altre due nazioni » (2). Le ragioni di queto orientamen to vanno ricercate, oltre che in quelle esposte dal Segretario di Stato americano, nella importantissima considerazione che gli Stati Uniti non avevano permanenti conflitti d'interessi con l'Italia e nel fatto, non meno importante, che la comunità italo-americana era una delle maggiori della repubblica stellata. Va considerato inoltre che il voto degli italo-americani era tradizionalmente orientato verso il partito democratico ed il Presidente Roo~evelt era particolarmente sensibile agli umori del suo elettorato; un suo duro discorso di commento all'entrata in guerra dell'Italia gli era costato non pochi voti nd 1940 (3) e questo precedente contribuì indubbiamente a fargli assumere un atteggiamento più cau to. Agli effetti interni quc::Global LoJ{i:.tic., ami Stralc!l(V: /940-1943, a cura di R.W. Coarlcv e

R.M. Lei9hton, Washington, 1955. citato come G/Qbal logisti<.'!, I . Clohal Logi., tics ancl Strate;.:v: 1943-/945, a cura di R.W. Coarlcy e R.M. Leìghton, Wc1l>hinglon, 1968, citato 1:omc Glohal Loti!islic.~ Il. The Medilerranean Thcatcr of Opertllio,I\ : icil,,· and tlié S11rre11der o/ ltalv, a cura di A.N. Garland c H .M . Smyth, Wa:o.hing lon, 1965, citato come S11rrcmder. Tlre Mediterrancun Th e<1ter uf Operatin11, · S<1l t!rnO 10 Cassino, a cura di M. Blumenson, Wao;hington, 1969, c itato come Salerno to Ca.,sino.

Hislory of United Slalcs naval oper:ition:o. in World War 11: Voi. IX Sicil_v. Salemn, Anz.io ( 1am,ory ]')43-fwte 1944), a cura di S.E. Morrison, Bo:.ton, 1965, l'italo come Sic1lv, Salerno, Anzio. Thc Army Air rorces i11 Wurld War I I : Voi. Il , a c ura di W.F. Cr:wen e J.L. Cale, Chicago, 1949, citato come Tlre Armv Air Furces. U.S.A.F. ll istorical S1udy· N. 74. Airbome Mi.,.,itJ11::. i11 Metl,terranccm 1942-1945, a cura dì J .C. Warn..:n, Ma.~well Air Furcc Base, Alabama, 1955, c italo come Airl>orne

Mi,:.ions. (2) C. H ull, Memorie di pace e di guerra, Mil:mo, 1950, ,,01. Il , p. 334 (3) Clr. L.L. Gt:rson, Tl1e 1-1,v phenate ;,, Recem American Politics 011d Diplomuc;y, Lawrence, Kansas, 1964, pp. 136 s.


L'.uM1 nuo 0011 1,'nu u ,,. IIASl. MUl llll.AZAOHI llll lUAU A.._Q.O,.\MIJIKANE

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~ta politica si dimostrò tutt'altro che errata; infatti la comunità italiana negli Stati Uniti non creò problemi a differenza dei lcdeschi o dei giapponesi. • ln conseguenza di codesto atteggiamento, J'Attorney Generai (Procuratore Generale) Biddle, iJ giorno di Colombo, il 12 ottobre 1942, annunciò che i sudditi italiani residenti negli Stati Uniti non sarebbero stati più classificati come "st ranieri nemici". 11 giorno seguente l'assistente Segretario di Stato Berle, ricordando in un pubblico discorso l'impegno pre.. o dai firmatari della Carta Atlantica che tutti i popoJi avessero liberlà di scegliersi la forma di Governo da e~ i fovorit::i . disse che tale impegno sarebbe slato assolto quando l'llalia si fosse liberala dal Governo fascisla. Berle aggiunse che non s: pensava affauo di imporre all'Italia una pace punitiva e che gli Americani non avevano alcun desiderio di distruggere la nazione italiana • ( 4) . L'8 novembre 1942 le truppe americane intrapn..·sero l'occupazione dell'Algeria e del Marocco, dopo pochi giorni iniziarono gli scontri con le forze italiane. A un anno dalla dichiarazione di guerra il conflitto tra Italia e Stati Unili diveniva reale. Nonostar,te c.:iò, e nonostante le polemiche che l'accordo con l'ammiraglio Da rlan aveva su ·dtato nell'opinione pubbliUt ·taluniLcnsc, l'orientamento del Governo americano riruaneva favorevole all'Italia , comi! dimo ·trano le vicendt: dt>lla conferenza di Casablam:a del gennaio 1943. In quell'o casionc Roosevelt, per assicurare ai diri~cnti ·ovietici che gli orientamt!nl i <1'lglo-americani non prt!vt!devano la cooclusiont! di una pace separata con la Germania , aveva deciso di richiedere la resa ir,cundi.~ionala delle potenze avversari\!, era disposto però a fare questa dichiarazione omettendo l'Italia come dimostm il SCl!lJCnle messaggio inviato il 20 gennaio da Churchill a Londra: arei lieto di sapere che co. a ne pensa il Gabinello di Guerra dell 'inclusione in tale comunicato d'una frase che attesti la ferma intenzione degli Stati Uniti e dell 'Impero britannico d1 continuare la guerra sinchè non avremmo ottenuto la "resa incondizionat&" della Germania e del Giappone. L'omissione dell'Italia servirebbe ad alimentare in questo paese le tendenze favorevoli a una pace separata. TI Presidente approva questa idea che suonerebbe d 'incoraggiamento ai nostri amici d'ogni Paese • (5). Con ciò l'ultima decisione sulla sorte (4) C. Hull , op. cit., p. 334. (5) W. Churchill, lA Sec!)11da Gilerr11 Afond,ale, Milano. 1970. n1l.

VIII , p. 332.


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da ri,l.·rvu,c all'Italia veniva in pmtica delegata al Governo britanni ·u in base al premim:nt" interesse inglese per lo scacchiere mediterraneo. La po!.i/ionc del Regno Unito sul problema italiano era ben divcr~a da quella americana. Infatti i conflitti d'interessi italo inj!k·~i. ia per la questione coloniale, sia per il dominio del Mcd11crraneo, erano vivissimi. Per di più da oltre due anni l'uniu> rronlt! terrestre tenuto dagli inglesi in Europa era qudlo l hc 11 opponeva agli italiani. Non deve quindi orprendac ,1.· tra ~li obiettivi di guerra britannici ci fosse anche quello tkll't.:liminazione dell'Italia dal novero delle grandi potenze Pl.·t di p1u il Minis tro degli esteri inglese Anthony Eden non an·va dirl·rito lo scacco subito in occasione della conquista ddl'Et1op1.1 cc.J era ben deciso ad umiliare gli italiani. Egli avevJ p, l' p,11 alo un promemoria sulla possibilità di fare uscire I I 1.il,,1 d.d connillo. Questo documento fu approvato come ba'•l' ddla politica britannica dal Gabinetto di Guerra il 20 noveml)ll" 1942. In es ·o si prendeva prima in esame la possibilità di 1111,1 pn1.·c crarata con l'Jtali:l, sostcnencio che aJ momento nè la Ch1c,a. nè la Monarchia, nè l'esercito e"lbravano avere la capal ita e la voglia di liberarsi di Mussolini. Sarebbe stato certo po..,~ibile, proseguiva il documento, incoraggiare il distacco del1'1 t•.dia dalla Germania promettendo il mantenimento dei conIini prebellici <lei territorio metropolitano iLaJiano, ma ciò veniva ritenuto inopportuno pcrchè a guerra finita sarebbe lato utile effettuare rettifiche di frontiera in favore della Jugoslavia e for ·e anche dell 'Austria. Un rovesciamento del fronte avrebbe poi comportato una collaborazione militare italiana con gli alleali e ciò, a giudizio di Eden, sarebbe stato inutile anzi dannoso. In questo punto il ragionamento del Ministro degli esteri britannico mostrava chiaramente la corda, infatti per poco che si volesse valut.tre la collaborazione militare italiana, essa non poteva certo considerarsi inutile. In realtà il discor ·o sottin te o in questo brano è il . eguenle: ·e gli italiani collaborano militarmente con noi sarà difficile se non impossibile imporre alla fine della guerra le no. tre condizioni , quindi la collaborazione militare italiana risulterebbe troppo onero a. Esclusa la via della pace separata non restava altra s trada che quella della disgregazione interna da realizzarsi ;;er mezw di massicci bombardamenti aerei: ciò avrebbe costretto • i lt'dcschi ad assumere la difesa dell ' Italia e degli impegni italiani nei Balcani • . Si sarebbe con ciò attuato un continuo logo-


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ramento della potenza militare germanica (6). L'orientamento espresso da questa nota non era però totalmente condiviso da Churchill che riconsiderò il problema in un suo memorandum del 25 novembre: I. « E ' secondo mc prematuro ritenere che ne suna convul ·ione interna possa suscitare in I taJia un Governo di!>posto a una pace eparata . e aumenteremo il rigore della nostra pre ione ·ull'flalia ... il desiderio, anzi , l'urgente nece ·sità di uscir dalla guerra ·'imporrà a tutti gli italiani compreso il gro ·so del partito fascista . Qualora l'Italia non fo~sc in grado di resistere ai continui attacchi cui verrà sottoposta dall'aviazione e ·ubito poi, confido, da opera1.ioni anfibie , il popolo italiano dovrà scegliere tra un Governo sotto qualcuno come Grandi , per nego1.iare una pace eparata, o l'occupa1.ione Lede ca, che aggraverebbe ·oltanto le durcue della guerra. 2. Non ondivido l'opinione che sia nel nostro intere~ ·e una Italia occupata dai tede!>chi . Possiamo non e t.re capaci d 'impedirlo. Nutro ancora la speranza che aranno gli italiani !>LC -;i ad impedirlo, e noi dovremo certamente fa1 t: quanto sara possibile per facilitarne il loro compilo. Se dovesse !>COppiarc la rivolu7icmc in Italia e !>ali re a l poluc un Governo armi ·ti1.ialc, è almeno o~tenibi le che gli interessi germanici arebbcro crvili dal mon tare di guardia al Brennero almeno altrettanto hcn • quanto dal dover i as!>umere la difesa particolareggiata dell'Italia contro il de iderio del · uo popolo e probabilmente di un Governo provvi orio. 3. Quando una naJ.ionc viene completamente sconfitta fa ogni specic. d\ co e che avremmo creduto impossibili prima. JI modo bru ' to , fo co, universale , s imultaneo onde la Bulgaria Governo, e ·crci to e popolo - si tol e di meuo nel 1918 è rimas to impre!>!'.O nella mia memoria. Sen1.a preoccupar i di provvedere in qualche modo al proprio futuro o alla loro sicurezza, le truppe :-.cmplicement'c abbandonarono il fronte e se ne tornarono a casa , e re Ferdinando t uggl. Un Governo capeggiato da un contadino rimas(! ad attendere il giudizio dei vim:itori. 4. Pertanto non escluderci la possibilità di una richiesta <li pace improvvi. amen te avan1.ata dall'Italia e concordo con la tattica degli Lati Uniti di cercar di ·cpararc il popolo italiano daJ suo Governo. La caduta di Mussolini, anche e po sano e sere state prese in preceden~a misure contro questa even-

(6)

t:tr. L.

Woodward , op.

cit., pp. 462-463.


66

M assimo MGULIII

tualità, potrebbe avere un effeuo decisivo sull'opinione pubblica italiana. Il capitolo fascista si chiuderebbe. Finito un racconto, ne comincerebbe un altro. Ritengo che sarebbe bene lanciare volantini su tutte le città italiane ·ottoposte a bombardamenti, suJ tema : "Un solo uomo è la causa delle vostre sofferenze: Mussolini ". 5. Va notato che non siamo affatto tenuti a offrire condizioni ai vinti, qualora le volessero. Questa decisione va presa quando e se ci venga offerta da loro la resa e nel frattempo noi certo non dobbiamo fare promesse, come certi manifestini della propaga nda americana hanno avuto l'aria di fare • (7) . La nota del Primo Ministro è sen7.a dubbio un documento interessante pcrche chiarisce i suoi orientamenti ed i limiti del suo disaccordo con gli altri membri del Gabinetto di Guerra. Churchill non si pone problemi sulle qualificazioni politiche dei possibiJi interlocutori italiani , fa infatti il nome di Grandi, quanto alla sostanza non s i di co ta mo lto dalle vedute del Minis tro degli esteri negando l'opportunità di promesse agli italiani per separarli dai tedcs hi . Date ques te premes e la ri~posta di Lo ndra alla richiesta di Churchill era scontata; inlatt1 11 21 gennaio fu spedito daJla capitaJe britannica il seguent e mes~aggio: • Il vice-Primo Ministro e il Ministro degli Esteri al Primo Mini tro. 11 Gabinello. valutati tutti i pro e i contro, è sta to unanime nel ritenere che non sia opportuna l'esclusione dell'l talia, f!iacché darcbh • luogo ineviLabilmente a preoccupazioni in Tu rchia, nei Balcani e altrove. Non siamo convinti neppure che l'esclu ione s.usci terehhc reazioni favorevoli in Italia. E' assai più prob:ibi lc ottenere l'cffetto desiderato dagli italiani facendo cono cere lutti i guai ai quali stanno per andare incontro • (8). Anche l'Italia fu quindi compresa tra i paesi a cui richiedere la • resa incondizionata •. Questa decisione fu presa pochi giorni dopo che i comandi angloamericani avevano stabilito, nel corso della s tes.sa conferenza di Casablanca, di invadere la Sicilia al termine della campagna di Tunisia. Il 18 gennaio infatti gli inglesi erano riusciti ad aver ragione della resistenza americana all'impresa. Le ragioni che avevano condotto i militari statunitensi a recedere dal loro primitivo atteggiamento negativo erano molteplici: l'operazione pro-

(7) W. Churchill, La St!COnda Guerra Mondiale cii., voi. IX, pp. 65-66. (8) Cfr. Ibidem .' voi. VIII, p. 324.


L' oi.unn.10 CON L 'IT.IUA IN IA5I! Al.UI IONJO"II UfflCUU ANQ.O.AMDIICAlffi

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posta era l'unico modo ~j !"}Piegare rapidamente l'eccedenza di forze aJleatc concentrate in Nòrd Africa; la conquista delJa Sicilia avrebbe consentito il traffico attraverso il Mediterraneo evitando ai convogli il lungo periplo dell 'Africa (9); infine vi era la possibiJità di determinare il crollo dell'Italia e di costringere la Germania' a subentrare agli impegni italiani (JO). Vi era, come si vede, una certa discrezione tra i fini ed i mezzi della strategia britannica: la richiesta della 41 resa incondizionata • non era infatti il mezzo più adatto a favorire l'uscita dell'Italia dal conflitto. Il generale Eisenhower, che come comandante supremo alleato aveva il compito di tradurre m pratica queste divergenti direttive, non si mostrò molto entusiasta della cosa (11). Tra gli alleati vi era inoltre una profonda divergenza di orientamenti. Gli inglesi ritenevano che il modo più economico per logorare la Germania e metterla in condizione di non poter reggere all'attacco attraverso la Manica, era quello di continuare ad esercitare una pressione sul membro più debole dell'Asse. Questa strategia, che gli americani chia,narono 41 periferica •. assomigliava troppo a quella adottata ai tempi di Napoleone (blocco del continente, operazioni limitate con la sola, ma importante, variante dell 'offensiva aerea) per no n preoccupare i politici e i militari tatunitensi. In effelli gli interessi americani divergevano profondamente da quelli britannici. Mentre per gli inglesi i nemici principali erano nel teatro di guerra europeo (nell'ordine i tede chi e gli ita'iani) e l'estremo oriente aveva un'importam.a mjnore, per gli statunitensi la situazione era diametralmente inversa; i loro interessi principali erano infatti nell'area del Pacifico e si erano la.c;ciati convincere a fatica da Churchill della necessità di batLcre la Germania per prima. In quest'ottica ogni ulteriore iniziativa mediterranea veniva guardata con sospetto perchè avrebbe potuto ritardare la grande offen iva attraverso la Manica e quindi la liquidazione finale della Germania. L'orientamento

(9) Secondo il generale Somcrwell, comandante gene rale dei servizi di rifornimento americani, la possibilità di utilizzare le rotte mediterranee avrebbe consentito una maggiore disponibilità di naviglio pari a 1.825.000 t onncllale per i soli primi cinque mesl ( 10) Sulla confcrc n1.a di Casablanca si vedano: Clobal loRistics I, r ap. XXV, S trategie Plonning, cap. I e Grand Strategy IV, capp. XI11 e XIV. ( II) H.C. Bulc her, Tre anni con Eisenhower, Milano, 1948, p . 379.


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americano era quindi favorevole a condurre al massimo qualche operazione Jimitata io Mediterraneo e poi concentrare tutte le for/,e disponibili in Inghilterra: e I britannici desideravano mellcre nel teatro d'operazioni del Mediterraneo tutte le risorse disponibili nel 1943 e forzare l'Italia ad uscire dalla guerra invadtmdo la Calabria, estremità del territorio continentale italiano, nel suo punto più vicino alla Sicilia, e alla fine a -,icurarsi gli aeroporti dell'Italia centrale e quelli del nord. Ma e ' Si non prevedevano il movimento di grossi eserciti alleati dal Mediterraneo nel cuore del Continente per affrontare direttamente i tedeschi. Gli americani desideravano precisamente ciò che veniva evitato dai progetti britannici: un ritorno in grande "cala ul continente, ciò che significava effettuare lo sforw prin ipale allraverso il canale della Manica e la Francia scttentriunal •. Ess i non d ·sidcravano vincere il comhattimento ai pun.i. voh!vano invece un knockout. Gli americani, contrari all'occupazione dell'l talia pcrch • l'Italia non era una zona vitale e pcrchè un'invasione d •IJ 'ft.ilia avrebbe comportalo un pesante :mpcgno di naviplio mercantile, vedevano alcune operazioni nel Mcdilt!rranco dopo la campagna di ici lia , ma inerenti a obiettivi limitati e sostenuti da n-.or e limitate• ( 12). Per Lrovarc una compo izione tra le po~i1.ioni ameri anc e quelle briLannichc si riunì tra il 12 e il 25 maggio 1943 a Wa!>hington una conferenza denominata convenzionalmente • Trident • . Ne ri-,ultù un comproniesso tra le vedute degli alleati, infatti : a) fu fi1-1-ata la dala per lo sbarco oltre il canale della Manica il I maggio 1944 come desideravano gli americani ; b) lu convenuto di eliminare l'ILalia dal conflitto come chiedevano gli inglesi. Che questi due obiettivi non fossero del tutto conciliabili lo si vide allorl'. hi si passò alla individuazione dei mcui ; ri uho allora, che, per indurre l'Italia ad uscire dal conflitto, Ei cnhower poteva Jisporre solo delle forze in loco e doveva anche far pre to perché entro il I novembre sette divisioni avrebbero dovuto trasferirsi nel Regno Unito. Il comando supremo alleato veniva lasciato lihcro di scegliere come e dove impegnare le u · forze dopo la conquista della Sicilia. Churchill fu solo pan:ialmcntc soddi"fallu dei risultati della conferenza (13) e dc isc di andare ad Algeri portandosi dietro il capo di Stato Maggiore ddl'E erc ito

( 12 ) Surrender, p. 18. ll3) W. Churchill. op. cit., voi. Vili , p . 460.


L 'AIIMUTI710 COii L ' n ,11.u IN U$li Al.LI: lllULIOM UWl<:IAI.I A>(QJ)-UIJ:alCA.'U

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americano generale Marshall, sperando di convincere sia lui che Eisenhower ad attaccare direttamente l'Italia dopo la conquista della Siicilia. Il Primo Ministro britannico temeva che prevalesse l'orientamento americano favorevole alla conquista della Sardegna e della Corsica: ciò a suo giudizio avrebbe potuto compromettere definitivamente l'inizio delle operazioni contro l'Italia. Ad Algeri Churchill, nonostante il suo indubbio prestigio e la sua grande abilità, non riuscì ad avere ragione della resistenza dei militari americani i quali rinviarono saggiamente ogni decisione sull 'azione da svolgere all'andamento delle operazioni in Sicilia: se l'azione alleata incontrava debole resistenza si sarebbe portato avanti il progetto di invasione della penisola italiana, altrimenti l'obiettivo successivo sarebbe stato la Sardegna ( I 4 ). Frattanto l'estensione della formula della « resa incondizionata » all'Italia avt!va provocato un mutamento nell 'atteggiamento del Presiden te americano. Se dapprima Roosevelt si era mos trato possibilista, una vo.l ta che la decisione fu presa, divenne estremamente intransigente. n 22 marzo, parlando con Eden e con llull « il presidente dichiarò che dopo il crollo non avrebbe voluto nessuna trattativa d'armistizio. Avremmo dovuto insistere sulla resa incondizionata senza nessun impegno col nemico, per quel che si sarebbe fatto a meno dopo la resa » (15). Qualche tempo dopo. esaminando, con il suo consigliere Hopkins, un memoriale del Dipartimento di Stato sulle misure da adottare una volta occupato il territorio italiano, lo modificò nel senso seguente: « In base alla resa incondizionata, tutti gli appartenenti al panitu fa ·cista, dai più alti ai più bassi gradi , dovranno essere rimossi da qualsiasi incarico a carattere governativo. Ci si potrà valere dei servizi di carattere tecnico e professionalc di funzionari locali liberi da legami con le organizzazioni fasciste . ( 16). A proposito di questo brano Elena Aga Ros ·i ha scritto: « Le correzioni apportate da Roosevelt motrano una scarsa conoscenza della realtà del regime fasci sta ed erano chiaramente inattuahili » ( 17). ( 14 ) Ibidem, p . 468 s.

( 15 ) R .E . Shcrwood, La Seconda Guerra Mondiale nei clocw11c11ti ., egreti della Cw,u Biunc.:u, Ceru co sul Naviglio, 1949, voi. li , p. 305. ( 16) Ibidem . p. 311. ( 17) E. Aga Rossi. La 110/iticu tlegli Alleati verso l' talia n el 1943, in AA.VV., l 'ltctlia fra tedt:.c/1i ecl ulleuti. la politica estera fasc~ta e la S, i:u11tla G11erru Mu m liule, Bologna, 1973, p. 200.


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Massimo lil~lli

Per quanto sia fuori dubbio che nell'Italia del 1943 era alquanto difficile trovare funzionari non • compromessi •. non biogna limitare l'esame alla sola prima parte del documento e concludere che esso sia conseguenza dell'orientamento antifascista del Presidente americano come fa l'Aga Rossi (18). Una più attenta analisi rivela infatti che anche agli eventuali funzionari non compromessi venivano riservate mansioni limitate e circoscritte. In realtà il documento nel suo complesso dimostra il chiaro intendimento di Roosevelt , non solo di non riconoscere alcuna autorità italiana (nel promemoria era tra l'altro sancito che le prerogative della Corona dovevano essere sospese) (19) ma anche di non servirsi della collaborazione degli italiani, quali che fossero le loro opinion i politiche, che per compiti meramente esecutivi a lle dipendenze degli ufficiali alleati. Il 16 giugno 1943 gli inglesi presentarono ai loro alleati d'oltre oceano un document o contenente 45 clausqle che gli italiani avrebbero dovulo acccllare in ca.so di armistizio; era la base di cii, che sarebbe poi divenut.o più nolo come « annisti1io lungo• (20) . Il Comando uprcmo americano trasmise il documento alla Civil Affairs Division per un esame (21). La e .A.O., seguendo fedelmente le dircttiv · pres idenziali , rispose il 24 giugno raccomandando di non accettare il documento perchè non costituiva una resa incondiziona ta . « La C.A.O. propose che, dopo la resa, il Governo italiano cessasse di csist.cre, almeno per il periodo della guerra contro l'Asse, e che veniva sostituito da un governo miJitarc alleato f unzionantc su tutto il territorio italiano, fatta eccezione per la Città del Vaticano. I Capi di Stato Maggiore congiunti degli Stati Uniti accettarono la raccomandazione (dopo l'approvazione del Dipartimento di Stato e di quello del Tesoro) il 29 giugno e la presentarono, con lievi modifiche , come un'alternativa alla proposta britannica ,. (22). I Capi di Stato Maggiore combinati anglo-americani quando, il 2 lu~lio affrontarono il problema, non riuscirono ad accordarsi e finirono per deferire la questione ad un 1 apposito comitato (23). (18) Ibidem , p. 201.

(19)

crr.

R.E. SheTWOOd, op. cit., voi. Il, p. 305.

(20) Surrender, pp. 25-26. (21) La Civil Affairs Division (C.A.D.) era i.tata costituita il

t• marm 1943 per formulare e coordinare Ja politica degli Stati Uniti relativa alla amministrazione cd al governo dei territori conquis tati o liberati. (22) Surrendcr, p. 26. (23) Ibidem.


L "A&MllrlZIO WH 1.'ITAUA lH l4SII Al.LI: ID.,V IOIO 1/fflCIALI ANICU>-o\MD:KA.'OI

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Frattanto fu c hiesto ad Eisenhower di approntare un piano per me ttere sotto controllo alleato l'ltaUa centro meridionale. li coma ndante upremo alleato in Mediterraneo non era, come si è de tto, un en tusiasta della politica della resa incondizionata : già alla fine di maggio aveva chiesto al Ministro della Guerra se poteva promettere agli italiani una pace onorevole in caso di capito lvJone ed il 31 maggio gli era stato risposto c he ciò era impossibile perchè il principio della resa incondizionata era stato a pprovato dal Presidente e condiviso dal Primo Minis tro (24 ). La nuova richiesta non fu quindi at=colta con e ntusiasmo. Il capo ufficio operazioni precisò « mollo categoricamente• che se l'Italia si fosse arre a ed i tedeschi avessero lasciato la peni ola gli alleati non avrebbero avuto abbastanza personale per « amministrare tutto il territorio italiano e al tempo stesso per controllare il rimpatrio e la smobilitazione delle forze annate italiane. St:, viceversa, la ca mpagna d 'Jtalia si fosse rivelata dura, prolungata e devastatrice, essi si sarebbero trovati perfino a corto del personale per il governo militare necessario per amministrare l'Italia fino a Roma • (25). lo base a queste considerazioni fu elaborato un piano che prevedeva un'occupazione totale del territorio o, in alternativa, il governo militare della « combat zone • coordinato con il controllo armistiziale della restante parte di tenitorio (26). Presentando questi documenti ai Capi di Stato Maggiore combinati, il 19 luglio Eisenhow{'r rilevò c he gli obiettivi alleati erano: sul piano miHtare l'eliminazione dell'Italia dal conflitto, su quello politico la liquid;)zione del regime fascista. Entrambi potevano essere ottenuti anche mediante trattative, perciò egli chiedeva di essere lascia to ,. lihcro, in relazione agli sviluppi della s ituazione, di giudicare se importanti vantaggi potevano essere ottenuti att raverso contatti con gruppi civili o militari oppure con membri della famiglia Reale • . essendo implicito che non sarebbe stata utiliZ7.ata nessuna personalità che fosse rimasta fedele alJ'idoologia fascista . Ad ogni buon conto il Governo italiano sart!bbc stato mes o sotto tutela della commissione di controllo (27). 11 25 luglio il Capo di S.M . dell'esercito americano Marshall gli rispose che, in base agli ordini del Presidente, egli non ave(2·0 Civil A(lairs. pp. 218, 222. (25) Ibidem , p. 217. (26) I bidem, p. 222. (27) I bidem, p. 223.


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. Massimo Mlru,~tti

va autorità per discutere con gli italiani dei problemi relativi al governo ·militare, poteva solo richiedere la resa incondizionata (28). Mentre queste discussioni erano ancora in corso la situazjonc del teatro di guerra mediterraneo si stava rapidamente modificando. li 10 luglio gli aJleati sbarcarono in più punti sulle coste meridionale ed orientale della Sicilia. Le ondate delle truppe da sbarco sopraffecero rapidamente la debole difesa costiera italiana. Nel ~cttore della 8· armata britannica gli artaccanli poterono procedere ver o l'interno, ma nel e ttorc della 7 ' armata americana furono contrattaccati dalla divi ·ione « Livorno • che li rigellò sulle spiagge . Gli americani furono salvati dal podcro o concentramento di fuoco delle loro unità navali e dal mancato arrivo della divbione corazzata tedesca • Gocring • . Il giorno seguente, giunte finalmente le trup~ tedesche, i contrattacchi ripre ero mc l tendo in erbi la 7a armata che dovette nuovamente la s ua ~alvc.ua , più che ai rinforzi affluiti nel frattempo , alla podt:ro a azione di fuoco della flolla . Da quel momento i rapporti di fui 1.a si modificarono rapidamente a favore degli anglo-americani per cui in hreve non restò al generale Gu:a.oni , comand,tnte della difc,a, c he tentare <li ritirare le proprie forze mobil i dalla ic ,ha occidenta le per ce rcare di arroccarsi nella parte orienta le dcll'i~ola. La manovra in comolcsso riuscì, ma per effettuarla ~i dov ·ttero sac.:ril icarc le divisioni crn,liere italiane che non avevano i mè11.i per muovcr~i . La 7• armata americana potè quindi marciare ,cn,a incontrare troppe difficoltà su Palermo, cauurando o mcl 1cndo f uuri cumhattimento poco meno di 56.000 uomini qua"' lutti italiani i quali però disponevano in tutto di 359 autoVt.·icol, (29). Le c ifre dei priJ!ionicri provocarono comprcnsibilme11h.: cntm,ia~mu nel quartier generale di Eisenhower dove però, non com,iderando la particolan: si tuazione che le aveva provocale, f u1·ono assunte come pro\la della scarsa combattivita dei re parti italiani. Altri e più gravi avvenimenti stavano maturando ;1 Roma : nell'incontro di Fcltre del 19 luglio Mussolini non !>e la ,entì di dire a Hitler, come aveva convenuto con i capi militari italiani, che l' Italia non poteva più continuare la guerra; quc lo fatto determinò la sua caduta. lnfalli , fin dal maggio, Vittorio Emanuele I rr aveva prospettato a Mussolini la neccs~ità dell 'Jtalia di por (28) Ibidem, pp. 223-224. (29) S11rrl!ndcr, p. 255.


L'MlMIUlLJO 00"1 L' ITAUA IN I.Ull Alt.li 111,.UION I l!H ICUI I A>H.l.0-A.\U]UU'd.

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fine alla guerra {30). Agli occhi dd Re il « duce • era l'unica perona in grado di poter ottenere da Hitler l'u cita dell'Italia dal conflitto JI convegno di Feltrc chiarì inequivocabilmente c he Mussolini non era in grado di influire in questo senso sul dittalorc tedesco. Da tutto ciò derivava la necessità di rimuovere il • duce • al più presto ed in effetti il 24 il Gran Consiglio mettt:va in minoranza Mus olini c he veniva dime!,SO ed arrt:stato il giorno succe~sivo. La noti.1.ia della caduta del e duce • provocò grande animazione al quartier generale di Eisenhower; il 26 ettli !,Ottopo e ai !-.uoi s uperiori il tes to di un proclama agli italiani c he intendeva radio-diffondere . Il giorno ·el!uente ord inò al generale Clark di te ner pronta una divi ·ione da inviare direttamente a apoli in ca o di armi tizio; contemporaneame nte Eisenhower tra., rnisc ai Capi di S.M . combinati quelle che a suo avviso e rano le condizioni armistiziaJi da proporre all'l 1alia, eccone il testo: • I ) Cc~!>azione immediata di ogni attività O)o.lilc da parte ddlc Fone Armate italiane con disarmo r n,;1 come ordinato dal Comandante in Capo e una garanzia, da parte del Governo italiano, c he le fo r1.e tedes he ora in territorio italiano i.i conformeranno immediatamente a tutte le di,po iz1oni <l1 que lo documento. 2) Tutti i prigionieri o internati delle a/ioni Unite saranno immediatamente re tiluili al Comandan te in Capo e ne · suno di e si pot rà, dall 'ini7io di questi nego/ia ti , essere evacualo in Germania. 3) Tra~forimento immediato de lla Flotta italiana m.·i punt i che verranno de,.ignati dal Comandante in Capo dd Mediterraneo con dct ta{!li di disarmo cd esccu~ione delle clausole da lui indicati. 4) Immediata eva cuazione da tullo il territorio italiano dell'avia/ionc tede ca. 5) Inizio immediato dell'evacuazione delle forze terrestri tede~chc dal territorio italiano, da effettuare per fa ·i e linee successive presc ritte dal Comandante in Capo alleato, in modo

(.10) E . Galbiati. Il 15 /11~/io e le, M.V.S .N .. Milano. 1950. alle pp. lllO. IS3 1 iporta i due promemoria eh · ,t Re t:011..cj!no a Mu solim per dimo~lr.11 g li rimpo'>!>ibilità di continuare il confhllu.


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che l'evacuazione da tutto il territorio italiano sia completata in un mese. Le forte tedesche in Sicilia non rientrano in questo armistiYJo e si arrendono incondizionatamente o verranno distrutte. 6) Immediata resa agli alleati della Corsica e di tutto il territorio italiano, sia isole che territorio continentale, per l'utiliuazione come base di operazioni ,e per gli altri scopi, a giudizio degli Alleati. 7) Immediato riconoscimento dell'indiscussa autorità del Comandante in Capo alleato di stabilire un governo militare con il diritto non discutibile di effettuare, attraverso quegli organi che egli stabilisca, qualsiasi cambio nel personale che possa sembrargli desiderabile. 8) Garanzia immediata del libero uso, da parte degli Alleati, di tutti gli aeroporti e i porti marittimi nel territorio italiano, indipendentemente dal ritmo di evacuazione del ·territorio italiano da parte delle forze tedesche. Questi porti e questi aeroporti dovranno essere protetti da parte delle forze armate italiane fino a che tale compito sarà assunto dagli Alleati. 9) Immediato ritiro delle Forze Armale italiane da ogni partecipazione alla presente guerra in qualsiasi zona nella quale possano ora essere impegnate . . 10) Garanzia da parte del Governo italiano c he, se necessario, impiegherà tutte le sue forze armate disponibili per assicurare un pronto ed esatto adempimento di tutte le disposizioni di questo armistizio • (31 ). Questo testo, secondo il comandante in capo del Mediterraneo, avrebbe dovuto essere comunicato agli italiani. Il generale Eisenhower non riteneva possibile, riferisce la relazione ufficiale americana, indurre le truppe italiane a prendere le armi contro i tedeschi poichè riteneva che « esse avrebbero ritenuto completamente disonorevole cercare di volgersi in modo deciso contro i loro precedenti alleati • (32). Il massimo che si poteva ottenere a suo giudizio dall'esercito italiano era che inducesse i tedeschi ad andarsene (33).

(31) Surrender, pp. 27~271. (32) Ibidem, p. 271. Telegramma di Eisenhower ai Capi di Stato Maggiore Combinati del 27 luglio 1943. (33) Ibidem.


L'AaMIST12JO UHi L' mu.u IN 11U1! AU.loI lll1A7IONI UfFICleUJ A1'Q,0-AMEIIICAKI!

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La caduta di Mussolini aveva prodotto notevole sensazione anche oltre Atlantico. Lo stesso 25 luglio Roosevelt inviava a Churchill un telegramma nel quale s i diceva tra l'altro: • Se dovessero esserci elementi favorevoli per noi, dobbiamo assicurarci l'uso di tutti i mC7.zi di trasporto e del territorio italiano contro i tedeschi nel Nord e contro l'intera Penisola Balcanica, oltre che l'uso di lulli gli aeropor ti di ogni genere. Secondo me, dovremmo arrivare il più vicino possibile a una resa incondizionata, seguita a un buon trattamento nei riguardi della popolazione italiana. Ma penso che il Diavolo Gro so dovrebbe esserci consegnalo insieme con i suoi principali complici criminali . In nessun caso i no ·tri comandanti di prima linea dovranno fissare condizioni generali senza avere la sua e la mia approvazione. Mi faccia sapere le sue idee in merito » (34). La cosa più notevole del messaggio, oltre che la preoccupazione dj tenere bene io pugno la situa/.ione, è che sotto la pressione degli avvenimenti, il Preside nte a mericano non faceva più un dogma della richiesta di • resa incondizionata ». Non dovette a tte ndere molto la risposta di Churchill , infatti il 26 luglio il Primo Ministro gli inviava un mem orandwn in 12 punti preceduto da una breve nota in ui si comunicava che il documento era stato approvato dal Gabinetto d i Guerra e si aggiungeva : • Ora che Mussolini se n'è andalo lrattcn:i con qualsiasi Governo italiano non fascista che fosse in grado di consegnare la merce ». Il promemoria metteva in risalto i vantaggi che sarebbero derivati agli alleati dall'uscita dell'I talia dal conflitto e, in quanto alle condizioni militari propos te per un eventuale armistizio, esse nel complesso non erano molto dissimili da quelle indicate da Eisenhower. La differenza maggiore consisteva nel fatto che il Primo Ministro ipotizzava scontri tra la popolazio ne e l'esercito italiani e le truppe tedesche (35) . Il 27 luglio, scrivendo ai Capi di S.M . Combinati per illustrare i pregi del proprio documento rispetto a quello di Churchill, il Comandante Supremo alleato in Mediterraneo sottolineò che gli italiani non erano particolannenle bellicosi e che quello che voleva il popolo era la pace non un cambiamen 10 di fronte; il suo les to dell'armislizio aveva poi il pregio di poter essere trasmesso direttamente al popolo italiano.

(34) Roosevelt - Chui-chill, Corlcggio segreto di guerra , a cura di F.L Locwenhcim, H.D. Langley e M. Jonas, Milano, 1977, p. 403. (35) W. Churchill, I.A Seconda Guerra Mondiale, voi. IX, pp. 67-70.


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M1nsimo MIIU~lli

" Egli pensava che la speranza, tra le popolazioni. di una pace onorevole avrebbe reso impossibile a qualsiasi governo in Italia di restare al potere se esso avesse rifiutato di fare la pace • (36). Il parere che il popolo italiano fosse interessato a una • pace purchessia » era molto diffuso al comando di Eisenhower, Harold Macmi llan, che vi rappresentava il Governo hrilannico, crisse a questo proposito: « Eppure, come nel 1917 il popolo ru so voleva la pace, e soltanto la pace, cosi aJlora agli italiani poco importava del fascismo , del re o di Badoglio. Tutto ciò che volevano era la pace. Povera genie! Per quasi due anni ancora avrebbero dovuto patire gli strazi crudeli della guerra. (37). Lo stesso Macmillan ricorda come in quei giorni Eisenhower ro e sottopo to ad un vero e proprio « bombardamento •: gli arrivarono telegrammi • privati, personali e urgentissimi • da ben sei diver e autorità alleate con istruzioni e consigli in contrasto tra loro. Il Capo di SLato maggiore Bedcll Smith e lo stesso Mtu..:millan cercavano di filtrare questa valanga di carta ma, nonostante l'umorismo con cui avevano affrontato il non g rato compito , a lungo andare la co a divenne e un pò estenuante • (38). In realtà , Vt!r o la fine di luglio, non si può certo dire che la chiarc:1.za fosse la principale virtù degli alleati. Il 28 luglio infalti in un discorso radiotrasmesso, Roosevelt affermò : « Le nostre condizioni all 'Italia sono ancora le stesse condizioni che facciamo alla Germania e al Giappone: " resa incondizionata ". Non tratteremo col fascismo in alcun modo. sotto qualsiasi forma o sistema. Non consentiremo il permanere di alcuna traccia di fasci smo • (39). Sembrava un nuovo brusco cambiamento rispetto a quanto era stato telegrafato a Churchill il 25 luglio. Ma il giorno successivo il Presidente scrisse al Primo Ministro caldeggiando l'approvazione del testo armistiziale proposto da Eisen hower (40). Il 30 fece ritrasmettere a Churchill il memorandum del 26 al quale aveva apportato solo piccole modifiche con una premessa in cui si diceva che il documento cosl ritoccato esprimeva in linea generale il suo • attuale pensiero sul modo di trallare la situazione italiana• (41). Subito dopo il (36) Surrender. p. 272. (37) H. Macmillan, Vent 'a11ni di pace e di guerra. Memorie 1923-/945, Milano, 1969, p . 475. (38 ) Ibidem , p. 476. (39) R.E. Shcrwood, op. cii ., \'OI . .Il , pp. 334-335. (40) S11rret1der, p . 274. (41 ) Roose\elt . Churchill, up. cit .. pp. 4()4..l4()6.


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Presidente americano inviava al Primo Ministro un altro mes-.aggio in cui ven iva chiarita la causa del suo atteggiamento a pparentemente contraddiuorio : • C'è sempre qualcuno di cara ttere litigioso di posto a provocare guai non appena mostriamo l'intenzione di ri ono. cere Casa Savoia o Badoglio. Sono le s tes t! pcri,,one che hanno fatto tanto fraca ·so a proposito del Nord Africa. H o dichiarato oggi alla s tampa c he no i dobbiamo trallarc con qualunque per ona o gruppo di persone in Ila· lia che meglio po ·a garantirci prima il di armo e poi l'ordine , e credo anche c he lei cd io, dopo l'armisti1.jo , potremo dire q ualche cosa in merito all'autodeci. ione del l' Italia al momento o pportuno• (42). on vi era Malo quindi alcun cambiamento nell 'ordinanK·nto di Roo evc lt ; le dichiarazion i de l 28 luglio era110 dettale da csigen7e di politica interna , a nzi, benché questa deci~iune signifi ·aM,c un ribaltamento del s uo preced ente atte •giume nto, il Presidente americano · tava s pingendo audacemente avanti ullc1 via della duttilità . QueMo nuovo orientamento di Roosev ·lt viene così illustrato dalla relazione ufficiale <lcll'csercito degli tati U11i ti : • Egli sembrava fortemente colpito dall'argomento di Ebenhowcr c he gra ndi vantaggi militari potevano c.-.i,cre co11~cguiti con r oca fa tica se un sem plice te~10 d i condi/ioni di re~a poteva e-.scrc u ato per ot ten ·re la rap ida eliminazione dell ' Italia da lla guerra . Coi-1, sebbene egli avesM! pubhlican,cnte proclamato la l>U a a desione a lla resa incond11.ionala, e cbb ·ne ave se lasciato i membri americani del CCAC con l'imprc,~iunc che egli sostenesse quella lormula, non menziono la frase ndla ua corrispondenza con Churchill. Ed inoltre riconobbe c he insil>tcndo ulla con:.cgna d, Mu solini come criminale di ~ucrra i poteva pregiudicare l'obie ttivo essenziale che era quel lo di portare rapidamente l'Italia fuori d a lla gue rra, e non raccomandò una modi! icaziont! dello :.chcma di Ei ·cnhower u quc to punto• (43). Anche l'atteggiamento inglese era tutt 'a ltro c he univoco. Il Foreign Office il 27 luglio comunico a l Dipartimento di talo americano, ch e nulla costava ad intrarrendere Lrattative con il ( 42 ) I bidem, pp. 406-407. (43 ) Surrcndu, l'l· 274. Il CCAC: Combir1ed Civ,/ Affuin Cummilt't!

(Comitato combinato per ~li nffor i Civili) che aveva 11 comrito di cl,1horarc la politi a anglo-:11nericana nei confronti dei territori occup:lli, lu

co tituito, come jtÌà i e accennato. nel giugno 1943 proprio per aHron1:11c il problema italiano.


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Mas.,ìmo MOllltti

Re d'Italia o con Badoglio (44). Quasi contemporaneamente, parlando alla Camera dei Comuni, Churchill disse: « Noi, per usare una frase corrente, dovremmo lasciar cuocere per un poco gli italiani nel loro brodo e accendere al massimo il fuoco allo scopo di accelerare il corso degli eventi, fino a che otterremo dal loro Governo, o da chiunque possieda la necessaria autorità, soddisfazione a tulle le nostre indispensabili richieste per condurre la guerra contro il nostro principale e capitale nemico, che non è l'Italia, ma la Germania » (45). · Due giorni dopo, scrivendo aJ Presidente statunitense, il Primo Ministro prospettò in questo modo la ques tione delle trattative : e Il Gabinetto di Guerra è decisamente dell'opinione che non s i debbano radiocomunicare condizioni d'armistizio al nemico. Tocca a quel governo responsabiJe chiedere formalmente un armistizio sulla base del nos tro principio della resa incondizionata. Solo allora. immagino, si faranno i nomi degli inviati e si fisserà un incontro. La nos tra versione è già nelle vostre mani. Come potete vcd · re, cgue le linee principali del testo di Eisenhower, ma è più precisa e formulata in modo adallo a una discussione fra p)enipolcn1.iari piullo~lo che a un appello al popolo. Riteniamo inoltre che le condizioni debbano riguardare le esigenze civili oltre che quelle militari , e che arebbe molto meglio che venissero stabilite e inviate ai nostri due Governi, anzichè dal generale sul campo. Questo potrà naturalmente esaminare qualsiasi proposta sia stata avanzata dalle truppe del suo fronte immediato per una resa locale • (46). In definitiva se gli inglesi non avevano difficoltà a tratta re con il Governo ila· Jiano, non avevano però alcuna voglia di en l rare imml!dialamente in contatto (di qui la richiesta che le condizioni non f ossero trasmesse) nè desideravano che Je trattat ive fossero condotte da una persona come Eisenhower che loro non controllavano a pieno (di qui il richiamo all'azione dei governi). TI motivo di quest'atteggiamento era abbastanza chiaro: non essendo stato approvato dagli americani il testo del loro « strumento di resa • gli inglesi non ritenevano abbastanza ga rantiti i loro in-

(44) Cfr. Ibidem, p. 273. (45 J Onwar,Js tu Victory: War Speecl1es by the Righi hon. Winston S. Churchill. a cura di E. Eade, Bo ton, 1944, pp. 186-187. (46) W. Churchill, La Seco11da Guerra Mondiale cit., voi. IX. pp. n -73. .


L' A&IIISTW(I CION L' IT.U IA r.. l4U AIJ.JI IDAZIOl!II IJl'l<IC:tAU ANQ..0-AMF.alCA'(F.

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teressi e avevano bisogno di tempo per fare accettare il loro punto di vistai agli alleati, temevano quindi che un accordo prematuro avrebbe potuto compromettere i loro scopi di guerra. RooM:velt convenne sull'opportunità di non trasmettere per radio le condizioni d'armistizio (47) ma, come si ~ visto, insistè perchè fosse accettalo il documento di Eisenhower. Il 30 luglio si riunl il Gabinetto inglese che • dopo molto discutere • fin} per accettare con qualche emendamento il documento proposto dal Comandante in capo del Mediterraneo, con un'importante limitazione: esso doveva servire solo temporaneamente in attesa che fossero concluse le discussioni sullo • strumento di resa • britannico (48). Questo risultato era il frullo di un compromes· so tra le pressioni dd Presidente americano e la preoccupazione di Churchill di non • perdere l'autobus • da un lato, cd il desiderio di imporre una linea politica che tutelasse completamen· te gli intere si egemonici britannici in Mediterraneo. Tale desiderio era impersonato in quel momento soprattutto da Eden, m:l nel esso era tutt'altro che insensibile lo stesso Primo Ministro, il quale il giorno seguente telegrafò a Roosevelt per comunicargli l'accellazione (e le modifiche) del testo di armistizio preparato da Eisenhower ed aggiunse : • Que to per il caso di immediata emergenza. Noi speriamo tuttavia che anche voi fa. rete urgentemennte esaminare il nostro Strumento di Resa , cosl che si possa raggiungere un accordo completo su esso. Ci sono parecchi punti in questo che non sono stati trattati nei termini di emergenza, ed espressi in forma precisa e legale che ha richies to non poca fatica mentale. Noi saremmo curiosi di sapere perchè non menzionate mai questo documento, dato che a noi esso sembra una versione più attenta cd estesa dei termini di armistizio d'emergenza. Vi saremmo davvero grati se voleste farci sapere il vostro parere in merito. Ne abbiamo davvero bisogno, e nel più breve tempo possibile • (49). Quello stesso giorno Churchill scrisse anche ad Eden proponendo, non enza un certo cinismo, una mediazione tra la sua posizione e quella americana: • Molte cose nella vita vengono ri ohe col sistema del two-stage; per esempio un uomo non è impedito di dire "vuoi sposarmi, carina? " perch~ non ha in tasca il contratto

(47 ) Ibidem, p. 73. (48) Ibidem, pp. 73-74. (49) Ibidem, pp. 74-75.


Ma....uno Mt1:u.,1i

matrimoniale stilato dagli avvocati di famiglia. Personalmente ritengo che le condizioni che Eisenhower può ora offrire sono molto più suscettibili d'essere capite da un rappresentante del Governo italiano, e pertanto suscettibili di immediata acccllazione, della stesura legale dellq Strumento di Resa, e faranno inoltre più bella figura se saranno pubblicate. Se riusciremo ad imporrt: condirioni d'emergenza, questo significa che gli italiani saranno dati a noi a mani e piedi legati. Non ci sarebbe nulla di im · proprio da parte nostra se in un periodo successivo chiedessimo loro di darci la spazzatrice e le altre macchine di pulizia• (50) . Quindi nella visione che si andava formando nella mente del Primo Ministro le « condirioni d 'emergenza • avrebbero avuto la funzione di esca per attirare gli italiani nella tagliola dello « Strumento di Resa • . Non si vede in verità in tutto ciò una particolare benevolen1,a, che è stata attribuita a Churchill , nei confronti del Governo italiano dell'epoca. Quanto fosse strumentale il rapporto che il Primo Ministro britannico voleva instaurare con le autorità italiane lo si evince chiaramente dal messaggio che quello ' tcso;o 31 luglio inviò a Roosevelt : « Il mio criterio è che, liquidati Mussolini e il fascismo, io sono disposto a traitare con qual. iasi autorità italiana sia in grado di consegnare la merce. Non ho la minima paura, a questo scopo, d'aver l'aria di voler riconoscere Casa Savoia o Badoglio, sempre che costoro siano gli uomini capaci di far fare agli italiani ciò che a noi serve per i nostri scopi di guerra: scopi che certamente verrebbero ostacolati dal caos, dalla holscevizzazione del Paese, dalla guerra civile. Non abbiamo dirillo di imporre fardelli eccessivi alle nostre truppe. Può anch • darsi che dopo l'accettazione delle condizio11i di armistizio tanto il Re quanto Badoglio sprofondino nell 'avversione provocata dalla stessa resa; e possano e!>scre scelti il Principe Ereditario e un nuovo Capo di Governo. lo sarei contrario a ogni dichiarazione di autodecisione, nel momento attuale, al di là di ciò che e implicito nella Carta Atlantica. Sono d'accordo con voi che si debba andar molto cauti per non fare una gran conrusione • (SJ ) . Questo documento chiarisce non solo che l'atteggiamento di Churchill nei confronti dei governanti italiani era, coml! s i è detto, estremamente strumentale, ma anche che tipo di • ar-

(SO) /b ulem, p . 76. (51) Ibidem, pp. 75 76.


L' AOIIITtl.10 00N 1.'JTWA 1-H &A.V

.U..1.11 m.AZIONI W'f'ICU&J ANGLl>-.UU:aKA>i

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mistizio • voleva imporre all'Italia quello che era senza dubbio il meno anti-i.taliano dei dirigenti inglesi: un « accordo • la ottoscrizione del quale avrebbe necessariamente comportato la pubblica esecrazione. Evidentemente « l'onorevole capitolazione • promessa al popolo italiano da Roosevelt e dallo stesso Churchill nel radiomessaggio del 17 luglio era svanita tra le nebbie della Manica. Secondo la relazione Ufficiale dell'esercito americano il Foreign Office non fece una grande accoglienza alla proposta di Churchill perchè Eden preferiva la resa incondizionata (52). In realtà il Ministro degli Esteri britannico aveva già espresso precedentemente la propria avversione alla proposta di ottenere una resa iniziale sulla ba, e delle sole condizioni militari, cui sarebbe seguita l'accettazione di condizioni economiche e politi· che. Cosa sarebbe infalli accaduto se il Governo italiano avesse rifiutato di firmare il secondo documento? A giudizio di Eden erano necessari fin dall 'inizio termini precisi comprendenti sia le condizioni militari sia quelle politiche ( 53). Agli occhi del Ministro degli esteri britannico il programma in « two-stage • (due tempi) proposto dal Primo Ministro, avrebbe potuto anche non realizzarsi. Per essere sicuri infatti che un simile piano avesse successo era indi ·pensabile che gli italiani fossero consegnati agli anglo-americani « mani e piedi legati ,. come aveva scritto Churchill, ma pcrchè ciò avvenisse non era opportuno aiutare l'Italia a sganciars i rapidamente dalla Germania. Frattanto il Comitato Combinato per gli Affari Civili (CCAC) aveva preso in e ame il 29 luglio lo • Strumento di Resa • britannico. Da parte inglese se ne propose l'approvarione in modo da permettere ad Eisenho wer di poter disporre di un testo comprendente sia condizioni civili che militari. Gli americani fecero la solita obiezione sull'assènza dell'accettazione formale della resa incondizionala e la riunione si chiuse con un nulla di fatto (54). li 3 agosto il Presidente americano rispose alla richiesta di tre giornj prima: • Ho )etto lo Strumento di Re a e, mentre il suo linguaggio mi sembra in complesso buono, dubito seriamente dell'opportunità di utilizzarlo. Dopotutto, le condizioni di resa

Surrender, p. 1:16. (53) Cfr. Surrender, p . 274. Si tratta di una sintc.si del telegramma 4994 del 28 luglio 1943 del Ministro Eden al visconte Halifax. (54) Ibidem, pp. 273-274. (52)


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Massimo Mazuttl

già approvale e mandate ad Eisenhower potrebbero essere tutto

quello che occorre. Perchè legargli le mani con uno Strumento che potrebbe essere o troppo impegnativo o inadeguato? Perché non lasciarlo libero di agire a seconda delle circostanze? • (55). Lo stesso giorno gli Stati Maggiori americani esaminarono anch'essi lo • Strumento di Re a •, notarono che mancava qualsiasi riferimento alla • resa incondizionata •. che ci si rifaceva a un inesistente • Comando Supremo delle Nazioni Unite •. che il documento non trattava delle truppe tedesche in Italia. Si espressero inoltre a favore di una delega di potere ad Eisenhower e non ad una eventuale Commissione di Controllo. Convennero altresl col Presidente che era meglio non vincolare troppo il Comandante del Mediterraneo, ma conclusero affermando che, con opportuni ritocchi che recepissero le richieste americane, il testo britannico • poteva rappresentare un'utile deliberazione per ulteriori fasi della situazione italiana • (56). Da parte inglese si apportarono alcune modifiche al testo per venire incontro alle richieste americane, tra cui l'inclusione del termine relativo alla • resa incondizionata • . Così ritocca to lo • Strumento di. Resa • fu riportato all'esame del CCAC, il 5 agosto, senza maggior fortuna che nelle precedenti riunioni . Americani cd inglesi convennero solo sull'opportunità di in ludcrc nell'armistizio • d'emergen;,.a • una clausola di garanzia che consentisse la successiva imposizione di clausole politiche ed economiche oltre che militari . Il giorno successivo i Capi di S.M . Combinali accolsero questo suggerimento (57). La ded -ione per l'accettazione dello • Strumento di Resa • veniva quindi rimandata alla ormai imminente conferem.a di Quebec. JI 31 luglio intanto, rispondendo ad una richiesta pontificia , il Governo italiano comunicò alla Segreteria di Stato vaticana che era stata presa la decisione di dichiarare Roma città aperta . Il 2 agosto il delegato apostolico a Washington chiese al sottosegretario di Stato americano q!,lali erano le condizioni che gli a lleati ritenevano necessarie per il riconoscimento di Roma come città aperta. Il Dipartimento della Guerra americano indicò al Presidente sette condizioni che a giudizio dei suoi esperti, erano considerate essenziaJi per questo riconoscimento (58). Roosc(55) W. Churchill, La Seconda Guerra Mo1tdiale cii., voi. IX, p.76. (56) Surrender, p .

m.

(57) Ibidem, pp. 2Tl-278. (58) Ibidem, p. m .


L' AU11STUJO (O', L' ITALIA lii IIA!I' ilU! IIF.I.A7l0 'il un IUAU A.'ICU>-AM1J11CA.,

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vclt telegrafò a ChurchiJl il 3 agosto: • Credo che ci troveremmo in una difficile situazione se dovessimo respingere la richiesta di proclamare Roma città aperta• (59). La risposta del Primo Ministro britannico non si fece attendere; infaui il giorno seguente telegrafò: • lJ Gabinetto di Guerra ha studiato con estrema attenzione le proposte di fare di Roma una città aperta a determinate condizioni. Siamo sicuri che l'effetto sull'opionione pubblica di qui sarà e ·tremamentc sgradevole. Che cosa diranno i russi? Verrebbe presa come una prova che noi stiamo cercando di combinare in un modo o nell'altro una pace col re e con Badof?:lio, abbandonando il principio della resa incondizionata. Sarà considerato, in tutto il mondo, e in tutta Italia, un succes ·o del nuovo governo italiano che avrà salvato Roma da ogni ulteriore pericolo. Indubbiamente la loro speranza è che l'Italia ia ricono ciula come territorio neutrale e Roma potrebhe e · ·ere la prima rala . Tenendo presente che Badoglio, stando a tutte le no!-t1·e informazioni, soprattutto le più segrete, continua a ripetere ai tedeschi t> -ti giapponesi che la guerra continuerà e che si krrà fede ai patU , e che addirittura ripete que re dichiara;,ioni aUa radio, noi non dovremmo a mio parere, dare loro il minimo incoraggiamento •. Il telegramma proseguiva sostenendo che in conseguenza della probabile occupazfonc alleata di Roma in breve tempo, non era conveniente rinunciare a priori ad usare delle « sue linee di comunicazione e dei suoi aeroporti • (60) . Questo documento merita un attento esame: desta infatti una certa meraviglia il fatto che Churchill si ricordi improvvisamente dei russi e tiri fuori il problema delle reazioni dell 'opinione pubblica dopo il telegramma del 31 luglio allo . lesso Presidente a mericano. Alquanto orprcndenle appare anche la ricomparsa del principio della • resa incondi7iona la • che non era mai sta to richiamato nei precedenti telegrammi nè da Roosevelt nè dallo stesso Primo Ministro britannico, nè meno presuntuosa sembra la confusione tra la città di Roma e gli aeroporti attorno alla stessa. Sorprendenti sono poi le affermazioni sull'orientamento del Governo italiano visto che, già dal giorno prima. Churchill sapeva che un emissario autorizzato di Badoglio aveva preso con-

(59) Rooscvch - Churchill, op. cit., p. 408 o . (60) Ibidem, pp. 407-408.


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Ma.uimo Mauelli

tatto con l'ambasciata britannica di Lisbona (61 ). Da questo complesso di circostanze chiaramente emerge la volontà del. Primo Ministro di impedire la prosecuzione delle trattative per il riconoscimento di Roma come città aperta. Un intervento cosl duro e, come si è visto, basato su argomenti presuntuosi era indubbiamente causato dal fatto che i contatti Italia-Vaticano-Stati Uniti comportavano il palese pericolo che le trattative di pace sfuggissero di mano agli inglesi e si concretizzassero troppo presto, pcrchè gli interessi britannici fossero convenientemente garantiti . Ciò è ammesso dallo stesso Churchill che, riferendosi al deliberato del Gabinetto di Guer ra del 3 agosto, scrive: • Dc ' ideravamo aver tempo per trattare attraverso le vie politiche e diplomatiche, anziché tramite il Comando militare alleato • (62). Gli avvenimenti successivi si incaricarono di dimostrare quanto fosse in realtà vivo il desiderio del Governo britannico di • trattare •. Il 3 agosto, come già si è detto, l'emissario italiano, il marchese d'Ajcta, aveva raggiunto Lisbona e si era subito me.<.so in contatto con l'ambasciatore inglese; il giorno seguente fu ricevuto dall'ambasciatore Campbcll a cui espose la sit uazione io cui si erano venuti a trovare l'Italia e il suo Governo a causa dell'immediato invio di truppe tedesche subito dopo la caduta di Mussolini. Il 5 agosto Churchill ne informò Roo. evcl L facendo una sommaria relazione della situazione italiana risultante dai colloqui d 'Ajeta-Campbell e concludendo: • Dalla prima parola all'ultima d 'Ajeta non ha mai minimamente alluso a termini di pace, e tutta la sua esposizione, come avete notato, non è stata che la preghiera che noi si salvi l'Italia • dai tedeschi e da se stessa e al più presto possibile» (63) . Dal rapporto di d'Ajeta risulta invece che egli aveva ammesso che il conflitto era • decisamente perduto per l'Italia• e che aveva ripetutamente dichiarato di essere in grado di ,c omunicare a Roma qualsiasi messaggio gli alleati volessero trasmettere. Ancora più sorprendente è il fatto che nel telegramma del Primo Ministro inglese non si facesse alcun accenno a due informazioni di capitale importanza che d'Ajcla aveva trasmesso a Campbell. Il delegato italiano, per comprovare l'avvenuta invasione tedesca, aveva fornito l'or-

(6 1) W. Churchill, La. Seconda Guerra Mondiale cii ., voi. IX, pp.107. 108. (62 ) Ibi dem, p. 107. (63) ll,idem, pp. 108-109.


L'A&MISTIZW OlN L' ITWA lN .u.U1 IIEUZJOJO UfflCUU ~ -

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dine di battaglia completo delle truppe germaniche in Italia, aveva poi dichiarato che, per prevenire un'azione tedesca su Roma, i comandi italiani vi avevano richiamato tutte le forze mobili per cui le coste dell 'Italia centrale erano tenute solo dalle debolissime unità costiere (64). Si trattava di informazioni di grande importanza dal punto di vista militare, ma esse non furono comunicate nè al Presidente degli Stati Uniti nè al generale Eisenhower (65) . Il motivo di questa • dimenticanza • è facilmente comprensibile ove si consideri che trasmettere simili informazioni equivaleva a far entrare in gioco il Comandante alleato in Mediterraneo, cosa che, per espressa ammissione di Churchill, il Gabinetto britannico non desiderava. In quanto poi al desiderio di condurre trattative per vie diplomatiche esso non doveva essere molto vivo visto che, pur avendo la possibilità di comunicare tra· mite d 'Ajeta con Roma, questa fu lasciata cadere dal Governo bri· tannico. La dura presa di posizione del Primo Ministro inglese sul problema di Roma città aperta ottenne anch'essa l'effetto desiderato: i capi di S.M . americani investiti. del problema, accelta· rono la posiz:ione inglese pur raccomandando che si evitasse • di dare una diretta risposta negativa alla richiesta dalla Santa Sede •. In accordo con tale suggerimento, Summcr Wcllcs il 5 agosto disse al Delegato Apostolico che la questfone formava oggclto della maggiore considerazione da parte delle più alte autorità americane. Egli concluse: • Sono autorizzato dal Presidente a ·dichiarare che, in accordo con i principi accettati del diritto internazionale e degli accordi internazionali pertinenti, non vi è nulla che impedisce al Governo italiano di effettuare unilateralmente la dichiarazione che Roma è una città aperta • (66). Si trattava, nel complesso, di una formula ambigua, infatti • alla conferenza di Quebec, due settimane dopo, il segretario di Stato Cordel Hull disse al ministro degli Esteri Eden che gli Stati Uniti non avevano preso aJcun impegno sulla proposta di città aperta, e che non intendevano prenderne• (67). Alla luce di questi fatti non deve sorprendere se il 15 ago-

(64) Il rapporto di d 'Ajeta è riprodotto in R. Guariglia, Ricordi, Napoli, 1950, pp. S89-599. (65) S11rrendcr, p . 444. (66) Ibidem, p. 279. (67) Roosevelt . Churchill, op. cit., p. 408.


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Ma.osimo M~r111

-;to, all'indomani della proclamazione di Roma città aperta fatta dal Governo italiano, Eisenhower ricevette dai Capi di S.M. Combinati l'autorizzazione a far « bombardare nella zona di Roma quegli obiettivi militari che ritenesse opportuno dis truggere .. (68). Intanto il 5 agosto il nuovo Console GeneraJe italiano a Tangeri Alberto Bcrio aveva preso contatto con il Console bri tannico esponendogli la situazione italiana. Benchè il tenore del discorso di Berio fosse molto simile a quello di d'Ajeta (69), quando ne fu informato, Eden si rese con to che non si poteva lasciare cadere sistematicamente tulle le aperture italiane. li Minis tro degli esteri inglese telegrafò quindi a Churchill, che era già in viaggio per il Canada, proponendo che si desse questa volta seguilo all'apertura italiana rispondendo però che gli italiani dovevano accettare preliminarmel!lte la resa incondizfonata (70). TI Primo Ministro, bepchè annotasse in margine al mesaggio • non perdiamo l'autobus », telegrafò il 7 agosto: • Concordiamo suJla linea di condotta da voi tenuta ». Due giorni dopo, giunto io Canada, fc e seguire istruzioni più precise per il Ministro degli esteri: « l. Badoglio deve dichiarare d'essere pronto a porsi seni.a riserve nelle mani dei governi alleali, che hanno già reso manifesto il loro desiderio che l'Italia abbia un posto onorevole nella Nuova Europa. Si dovrà anche accennare all'offerta di Eisenhower di restituire i prigionieri di guerra italiani fatti in Tunisia e in Sicilia, purché quelli alleati vengano rapidamente messi in libertà. 2. Scopo di quanto sopra è dare al Governo italiano la sensazione che, e da una parte dovrà fare atto di formale sottomissione, è nostro desiderio trattarlo con considerazione, compatibilmente con le esigenze di carattere militare. Il semplice insistere sulla "resa incondizio nata " enza prospettiva alcuna di indulgenza concessa almeno come grazia potrebbe portare addirillura a urì'assoluta mancan:,.a di resa. L'e pressione " honourable capitulation " è stata ufficialmente usata dal Pre-

(68) Surrender, p . 280. (69) Si confronti il rapporto di d'Ajcla in R. Guanglia, op. cii., pp. 589-S99 con le istruzioni date a Berio ed il teslo del suo colloquio con

il vice console Wathinson in: A. Berlo, Missione Segreta, Varese, 1947, pp. 35-42, 62-63. (70) W. ChurchilJ, Lll Seconda Guerra Mondiale cii., voi. IX, p. tlO.


t.'MMlSTll.JO CON t.'JTAUA UI Mli! AU.11 IEUZIONI Ut'l'lClAU A.NQ.0-AMDICAHI!

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s idenle, e non credo che vada omessa dal linguaggio che dobbiamo ora usare • (71 ). Sulla base di queste islruzioni Eden compilò un messaggio da trasmettere a Berio. Ricevutolo il Primo Ministro lo comunicò al Presidente americano il 12 agosto com: mentando: • Tutto ciò è già contenuto nelle nostre precedenti dichiarazioni. Se lo approvate in linea di massima vogliate tclegrafare d ircltamente a Eden al Foreign Office • (72). Churchill, che conosceva bene Roosevelt , sapeva che l'accenno alle precedenti dichiarazioni sarebbe stato sufficiente ad ottenere il consenso. Il Presidente telcgrafò infatti nel senso desiderato al Ministro degli esteri britannico ed il giorno successivo venne rimessa a Bcrio la seguente dichiarazione: • 11 messaggio che segue è inviato da parte dei Governi Britannico e degli Stati Uniti . E ' necessario che il Mare ·eia Ilo Badoglio comprenda che noi non possiamo negoziare , ma esigiamo una capitolazione senza condizioni . Ciò vuol dire che il Governo italiano dovrebbe mettersi nelle mani dei due Governi Alleati che in seguito gli faranno conoscere i loro termini. Quest i termini forniranno condizioni onorevoli. Ric hiamate l'attenzione. del signor Berlo sul fatto che i Capi dei due Governi hanno già manifestato il loro desiderio che l'Italia occupi un posto rispettabile nella nuova Europa appena sarà finito il conflitto e che il Generale Eisenhower ha già annunciato che i prigionieri italiani in Tunisia e in Sicilia saranno rilasciati a condizione che lo siano tutti i prigionieri alleati • (73). Era evidente che sulla base di un simile documento non si sarebbe giunti rapidamente ad un accordo, ed infatti le trattative a Tangeri procedettero stentatamente (74) Bcnchè nel presentarlo a Roosevelt Churchill si fosse richiamato, ben sapendo la preoccupazione del suo interlocutore di apparire coerente, alle precedenti dichiarazioni, non vi è dubbio che la nota rappresentasse invece un ulteriore cambiamento rispetto alle posizioni assunte dal Presidente americano e dallo stesso Primo Ministro inglese alla fine del mese di luglio. I motivi che spingevano il Governo inglese su questa strada sono abbastanza chiari, meno comprensibile appare l'adesio-

(71) Ibidem, pp. 110-111. (72) lbid~m. p . 11 I. (73) A. Berio, op. cii., p. 73. (74) / hitlem . p. 74 ss.


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Massimo lll-1tl

ne di Roosevelt, è probabile c he l'imminenza dell'incontro di Quebec abbia fatto ritenere inutile aprire una nuova questione; degno di nota è comunque il fatto c he neppure di questa iniziativa italiana fu informalo Eisenhower (75); la circo. lanza c he dal 12 al 14 agosto Churchill fu ospite del Pre idente potrebbe non essere del tutto estranea a questa omissione . Qualche giorno dopo, c~attamcnte il 16 agosto, il Primo Ministro inglese trasmise al Presidente americano alcuni telegrammi relativi a l nuovo contatto da parte italiana cd aggiungeva: • Prendiamo buona norma delle dichiarazioni dell 'inviato italiano, e cioè che l'Italia non è in grado dj porre tcrmiru e che accetterà la resa incondi1,ionata purchè le ia dato di combauerc come aJleata contro i tedeschi . Noi Alleati, per parte nostra , non possiamo trattare in nessun modo sul mutarnenlo dell 'Italia nè, in que la fase, fare piani in comune • . Seguivano un elenco di a.I.ioni he g li italiani avrebbero potuto comunque fare per sfavorire gli alleati e la comunicazione che i capi mili tari stavano studiando il IDC7J".O per trnrre il maggior profitto possibile dalla proposta italiana (76). Il nuovo inviato italiano era il generale Castellano c he il 15 agosto si era incontrato con l'amba ciatorc britannico a Madrid, Samuel Ho:ire. Nel corso di questi colloqui erano forse emersi nuovi elementi sul problema della resa incondizionata tali da indurre Churchill a mutare atteggiamento? In verità non sembra. Castellano avrebbe dichiarato che l'Italia sare bbe stata disposta ad arrendersi se fosse stata accettata come alleata contro i tedeschi. Il c he non era proprio quello c he il Governo inglese desiderava. Eppure dopo aver ricevuti questi telegrammi Churchill mandò a chìamare iJ Capo di S.M . Imperiale Alan Brooks a cui espose il contenuto dell'offerta italiana. Il generale Brooks .scrisse nel uo diario: • L'intera questione deve essere trattata ,c on la massima attenzione. Bisogna infatti stabilire quale sia l'uso migliore che si può fare di questa offerta • (77). Circa la • resa incondizionata • neanche una parola. Che essa non fosse per il momento in discussione è provato dal fatto che nelle successive trattative con

(75) Surrender, p. 444. (76) W. Churchill, lA Seconda Guerra Wo ndiale cii., voi. IX, pp. 112-

113.

cn) A. Bryant, All'attacco, I diari e le note autobiografiche del fieldmare!>ciallo visconte Alan Broolce, voi. li, Milano, 1966, p . tHT.


L'A.U&U'TlLIO CON l.'JTWA l"i 114$11 ALUi IIDAZ.10.NI Utl'ICUU Ai.c;u)-A'l,IC.JC\,

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Castellano non fu in nessun modo accennato alla dichiarazione preliminare che fino a qualche giorno prima si era pretesa da Berio. Che cosa era dunque successo? Giunti a Quebec gli inglesi avevano trovato gli americani decisi a dare battaglia. Gli statunitensi si erano convinti che i loro alleati non credevano seriamente all'attacco oltre la Manica, ed ottennero iJ primo successo concordando che l'operazione sarebbe stata diretta da un loro generale e non da un inglese come fino ad aJlora era stato stabilito. L'esercito americano temeva poi che le operazioni in Mediterraneo sottraessero forze all'attacco attraverso il Canale e la marina desiderava impiegare in Pacifico buona parte delle forze navali messe alle dipendenze <li Eisenhower. Sotto questa duplice pressione la strategia mediterranea britannica rischiò di venire travolta. li curatore dei diari di Brooks ha osservato: « La notizia dell'incaricato a trattare la pace proveniente dall'Italia era arrivata nel momento più drammatico della conferenza. Essa giunse appena in tempo a impedire che la strategia mediterranea di Brooks , e proprio quando si poteva incominciare a raccogliere i frutti. fosse abbandonata • {78). Churchill aveva barattato il comando dell'attacco oltre la Manica con due comandi minori che sarebbero spettati agli inglesi: quello ddl'Asia sud orientale e quello del Mediterraneo. Con ciò veniva implicitamente riconosciuta la supremazia britannica in quest'ultimo teatro d'operazione. Tutto ciò non avrebbe avuto un gran valore se però i programmi fossero stati ridimensionati. Il Primo Ministro inglese, vista in pericolo la linea strategica c he sosleneva da anni, non esitò un istante a « valorizzare • i telegrammi di Hoare servendosene per far prevalere la sua tesi. Ct!rlo cos\ facendo Churchill apeva di dare un di ·piacere ad Eden ed a molti altri ministri del suo Governo, ma se la strategia mediterranea fosse stata abbandonata l'Inghilterra avrebbe subito un danno ben maggiore. A questo punto Roo ·cvclt chiese ed ottenne che il delegato italiano fosse messo in contatto con Eisenhower (79). Quando i tecnici militari ebbero definito i particolari, i due statisti occidentali inviarono a Stalin un lungo messaggio per informarlo (78) Ibidem, p . 608. (79) Churchill scrive, La. Seconda Guerra Mondiale cit., voi. IX , p . 113, c he la decisione fu preS4 di comune accordo rra lui e Roosevelt e ciò è indubbiamente esat to ma, dati i precedenti, l'ini1.iativa fu sen7.a dubbio presa dal Presidente americano.


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degli sviluppi che slava prendendo la vicenda italiana e delle risoluzioni adottate dagli anglo-americani: • Il 15 agosto l'ambasciatore britannico a Madrid ha comunicato l'arrivo del generale Castellano, inviato da Badoglio con una lettera di presentaJ.ione dell'inviato britannico presso il Vaticano. J I generale ha dichiaralo di essere autorizzato da Badoglio a comunicare che l'J talia è disposta a capitolare incondizionatamente purchc pos a unir i agli alleati. In seguito, il rappresentante britannico pres ·o il Vaticano ha ricevuto dal maresciallo Badoglio una dichiarazione scritta con la quaJe egli autorizza debitamente il generale Castellano. E ' questa una proposta precisa. Noi non intendiamo concludere aJcun compromesso col governo Badoglio per indurre l'Italia a passare dall'altra parte; tuttavia ciò avrebbe come conseguenza una serie di vantaggi e que to accelercrehb ' i11 misura notevole lo svolgimento della campagna . Noi invaderemo l'ILalia continentale probabilmente prim~ d("lla fine <lei mc&c e una settimana dopo i.utraprendcrcmo la no~lra vasta offcn-.iva " A,alanche ". E' molto probabile che il governo Badof:!lio non regga co ·ì a lungo. I tedeschi dispongono fuori Roma di una o più divi ioni corazzate e, non appena si accorgeranno che il governo Badoglio li inganna, saran· no pienamente in grado di rovesciarlo e di creare un governo fantocdo composto da clementi fascisti e presieduto, per esempio, da Farinacci. Oppure Badoglio stesso può fallire e tutta l'Italia verrebbe così a trovarsi io preda al caos. In vista di questa si tuazione, i capi dello Stato Maggiore Unito hanno preparato, e il Presidente e il Primo Ministro hanno approvato come mi ura <li diplomazia militare, le seguenti istruzioni, che sono state inviate al generale Eisenhower a titolo di orientamento: • Con l'approvazione del Presidente e del primo mini tro, i capi dello Stato Maggiore Unito vi ordinano di inviare immediatamente a Lisbona due ufficiali di Stato Maggiore, uno americano e uno britannico. Arrivati a Lisbona, essi devono rivolger. i all'ambasciatore britannico. Es i devono avere con sè le condizioni d'armistizio concordale che sono già state inviate. L'ambasciatore britannico a Lisbona, agendo secondo le istruzioni di cui è già in posses o, organizzerà un incontro col generale Castellano. J Vostri ufficiali di Stato Maggiore parteciperanno a questo incontro.


L \UClffl7IO CON &.' IT.U.U IN 11.•Y AU.11 llU..V.JO'II l,fl'ICIAI.I ANQA),.UIUUU"r

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" In questo incontro il generale Castellano verrà informato su quanto segue: "1.a) La capitola.t.ione incondizionata dell 'Italia viene acccllata secondo le clausole indicate nel documento che gli deve essere consegnato (Gli devono poi essere consegnale le condizioni di armistizio per l'Italia, già concordate e che Vi sono state precedentemente inviate. Gli deve essere comunicato che queste condizioni non comprendono le clausole politiche, economiche o finanziarie che saranno consegnate più tardi per altre vie). " b) Queste condizioni non prevedono l'aiuto attivo dell'Italia nella lotta contro i tedeschi . Il grado in cui le clausole saranno modifi<.:atc a favore dell'Italia dipenderà dalle misure dell'aiuto dlcllivo che sarà dato dal governo italiano e dalla popolazione alle Nazioni Unite contro la Germania nel periodo rimanente della guerra. Tuttavia le Nazioni Unite dichiarano senza ri erva che dovunque le truppe italiane o gli italiani ·i hattano contro i tedeschi, dovunque essi distruggano i beni dei Lede chi, ostacolino gli spostamenti dei tedeschi , riceveranno Lutto il po!)!)ibilc appoggio delle truppe delle Na7Joni Unite. Frattanto, se le informazioni sul nemico saranno fornite immediatamente e con regolarità, i bombardamenti degli alleati saranno direlli poss ibilmente sugli obicllivi che hanno importanza per lo spu~Lamento e le operazioni delle truppe germaniche. "e) Le operazioni belliche fra le Nazioni Unite e l'Italia saranno ·ospcse il giorno e l'ora che saranno comunicali dal generale Ei~cnhower. "(Nola: il generale Eisenhower deve fare questa comunicazione akune ore prima che le truppe degli alleati sbarchino in I Lalia). "d) 11 governo italiano deve assumersi l'impegno di proclamare l'armistizio subito dopo che esso sarà comunicato dal gcneraJe Eisenhower, e ordinare alle sue truppe e alla popolazione di collaborare da quel momento con gli alleati e di opporre resistenza ai tedeschi. "(Nota: Come risulta dal paragrafo l c) surriportalo, al governo italiano sarà fissato il termine di alcune ore). "e) Il governo italiano, al momento in cui sarà pronunciato l'armistizio, dovrà djsporre che tutti i prigionieri di guerra appartenenti alle forze armate delle Nazioni Unite che corro-


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Mtuslmo lilllUl!tt l

no pericolo di essere catturati dai tedeschi, vengano immediatamente liberati . .. f) li governo italiano, al momento dell'annuncio dell'armistizio, deve disporre che la marina militare italiana e il maggior numero possibile di navi mercantili salpino per raggiungere i porti alleali. Il maggior numero possibile di aeroplani militari deve raggiungere le basi degli alleati. Tutte le navi o gJi aerei che corrono pericolo di essere catturati devono e sere distrutti.

" 2. Al generale Castellano deve essere comunicato che frattanto Badoglio può fare molto affinchè i tedeschi non vengano a conos cnw di ciò che si sta preparando. La definizione del carntterc preciso e dell 'ampiezza del suo operato deve essere rimessa al suo giudizio . Ma bisogna consigliargli di attenersi alla seguente linea genera le: "a) Resistcn/a passiva generale in tutto il paese, se la disposizione relativa può essere comunicata alle autorilà locali in modo che non divenga nota ai tedeschi.

"b) Piccoli atti di sabotaggio in tutto il paese, in particolare sulle lince di comunicazione e negli aeroporti adoperati dai tedeschi. "e) Protezione dei prigionieri di guerra alleati. Se i tedeschi faranno ricorso a una pressione molto forte per ottenerne la consegna, essi devono essere liberati.

" d ) Non una sola nave da guerra italiana deve cadere nelle mani dei tedeschi. Devono essere prese misure che assicurino a tutte queste navi la possibilità di salpare per raggiungere i porti indicati dal generale Eisenhower subito dopo che egli avrà impartito disposizioni in merito. I sottomarini italiani non devono essere richiamati dalle loro operazioni di pattuglia, perche ciò rivelerebbe al nemico le nostre intenzioni comuni. "e) Non una sola nave mercantile deve cadere nelle mani dei tedeschi. I mercantili che si trovano nei porti del nord devono essere possibilmente inviati nei porti situati a sud della linea Venezia-Livorno. ln caso estremo devono essere affondati. Tutte le navi devono essere pronte a salpare per raggiungere i porti indicati dal generale Eisenhower. " f) Ai tedeschi non si deve consentire di prendere sotto controllo la difesa costiera italiana.


l "AllMl!iTl7.IO COM l ' ITWA IJi MSI: AU.1! IIO»JOtill c,rmCtAl.t ANQ.C>-illl!lllCA. Il

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"g) Al momento opportuno devono essere attuate le istruzioni riguardanti le truppe italiane nei Balcani affinchè e se raggiungano la co · ta. per essere trasportate in· Italia con i mez~i delle Nazioni Unite.

" 3. 1 rappresentanti del generale Eisenhower insieme col generale Castellano devono organizzare un collegamento sicuro fra il generale Eisenhower e lo Stato Maggiore italiano » (80). li documento, passato alla storia come il « Memorandum di Quebec •, merita qualche commento, non tanto per quello che veniva richiesto agli italiani, poichè si trattava di clausole già inserite nell'armistizio d'emergenza o manjfestamente impossibili, ( passare infatti alla resistenza passiva nei confronti dei tedeschi su tutto il territorio nazionale avrebbe equivalso in pratica a rompere l'alleanza}, quanto per le istruzioni impartite da Eisenhower. Con esse si tornava infatti al progetto in due tempi che Churchill aveva proposto a Eden il 31 luglio e lo si pe1 fozionava con la promessa di modjficare le clausole a favore dell 'Italia in base all'aiuto prestato. Che questa dichiarazione avesse un valore . trumentale risulta chiaramente dalle istruzioni impartite ad Eisenhower per i punti e) e d) da cui appare evidente che gli alleati desideravano che gli italiani finissero « mani e piedi legati • come aveva scritto il Primo Mirustro inglese, il quale non voleva evidentemente correre il rischio di un successivo rifiuto italiano deJlo • Strumento di Resa • come aveva paventato il Mjnistro degli esteri. Ma al momento non era questa la preoccupazione maggiore dei governanti alleati, come risulta dal telegramma inviato a Stalin e si temevano che il Governo italiano non riuscisse a fronteggiare i tedeschi fino a che gli alleati fossero in grado di sbarcare in forza in Italia. Questa preoccupazione era talmente viva da indurre il 18 agosto Churchill a telegrafare al generale Alcxander per esporre ques ti timori e sollecitare l'attuazione di « Avalanchc • come veniva convenzionalmente definito lo sbarco della forza principale alleata sul continente italiano (81 ). li 20 agosto Alcxander rispose: « Stiamo facendo il possibile perchè l' " Avalanche" ab-

(80) Stalin, Churchill, Roosevelt, Attk-c, Truman, Carteggi 1941-/ 945, Roma , 1968, pp. 513-516. (81) W. Churchill , IA Seconda Guerra M ondiale cit., voi. IX, pp. 115116.


bia luogo ~l più presto. Ci rendiamo conto molto chiaramente, qui, che ogni ora dà al nemico il tempo di prepararsi e organizzarsi contro di noi • (82). La pianificazione dell'operazione di sbarco sul territorio continentale italiano aveva già avuto una lunga e tormentata storia. Essa aveva preso l'avvio il 3 giugno quando il capo ufficio operazioni di Eisenhower aveva delineato i piani realizzabili dopo la conquista della Sicilia. Le operazioni proposte comprendevano: a) un attacco alla punta dello stivale (denominato « Buttress •), b) uno sbarco a Crotone ( • Goblet •), c) l'invasione della Sardegna, d) la riconquista della Corsica. I primi due attacchi dovevano essere coordinati e miravano alla conquista della Calabria (83). « L'operazione contro la Sardegna (operazione " Bristonc ") doveva essere intrapresa solo se il successo sulla parte continentale appariva improbabile e doveva essere affidata alla V armata americana agli ordini del generale Mark W . Clark. Il IO agosto egli ricevette l'ordine di preparare il piano per quest'operazione impiegando il VI corpo d'armata statunitense su due divisioni di fanteria ed il s· corpo britannico compo Lo come per lo sbarco a Crotone. Al generale Giraud , il 15 giugno venne chiesto, cd accettò, di nominare un comandante cd uno Stato Maggiore per pre parare un piano per l'occupa· zione della Corsica (opera1.ionc " Firebrand ") • (84). Gli sbarchi • Buttress • e • Goblet • e rano stati assegnati rispettivamente al 10· ed al s· corpo d'armata britannici. Per effettuare queste opera/ioni, sia che fosse deciso di in vadere il continente italiano s ia che si preferisse attaccare le isole, Eisenhower domandò, il 29 giugno ai Capi di S.M . Combinati, di poter trattenere 13 navi da barco e chiese che gli fos. ero inviati 15 cacciatorpcdinic ri americani {85) . Il 16 luglio i Capi di S.M . Combinati accettarono le quattro ipotesi formulate dal Comandante in Capo dello scacchiere mediterraneo e suggerirono, sia pure a • fine di studio•. la preparazione di un piano di sbarco a Napoli in caso di collasso italiano, ma • decisero di differire la decisione sulle richieste dei mezzi • ( 86 ). (82) Ibidem, p. 116. (83) Surunder, p. 68. (84) E . Alcxander, op. cii ., p. 2883. (85) Surrcndu, p. 258. (86) Ibidem. p. 259.


L' AtiUSTIZIO <:UN L' ITAUA IN -

AUJJ m.AZIOHI Uft'ICIA&.1 AHQ.0-AMl:RICMl'II

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Oueìlo stesso giorno, in considerazione del buon andamento delle operazionj in SiciHa, Eisenhower informò iJ generale Clark c he, se gli alleati avessero invaso la peni ola, le sue truppe avrebbero torse dovuto sbarcare a Napoli . (87). Il 17 luglio si svolse un incontro tra il comandante in Capo dello scacchiere mediterraneo, il comandante delle forze terrestri generale Alexander, iJ comandante dell'aviazione Tedder e l'ammiraglio Cuningham. Questo • incontro al vertice ,. era indispensabile ogni qualvolta si dovevano prendere decisioni importanti. Infatti gli inglesi, nel corso della conferenza dj Casablanca, per cedere agli americani il comando supremo, avevano preteso che i comandanti delle tre armi, tutti inglesi. avessero voce in capitolo nelle decisioni principali. Eisenhower quando fu informalo non restò per nulla soddisfatto della decisione adottata che considerava come l'estensione • del sistema dei comitali britannici ,. al comando delle forze alleate, ma fu calmato dai suoi collaboratori. • In tal modo ,. commenta la relazione ufficiale americana • il generale Eisenhower si trovò inna17.ato a un comando supn:mo, mentre le operazi.oni effettive, sa rchbcro s tate condolte da un comitato di comandanti da lui presieduto ,. (88). Il •Summit,. del 17 luglio decise che • la parte continentale dell'Italia è la migliore zona per lo sfruttamento del successo tenendo presente il nostro obiettivo di costringere l'Italia ad uscire dalla guerra e di tenere impegnato il maggior numero possibile di forze tedesche ,. (89). Da ciò derivò, oltre ad un accurato esame delle possibilità di svolgere opcrazjoni in Calabria, il riemergere di un vecchio progetto di ·barco nella zona di Taranto (operazione • Musket • ) c he era stato abbandonalo fin Ja maggio ad una nuova operazione anfibia • Gan~vy ,. avente per scopo il rinforzare clementi di punta delle armate alleate che avessero occupato la zona di Napoli (90). Lo studio di entrambe queste nuove operazioni , che erano alternative tra loro, fu affidato il 22 luglio alla s· armata (91 ).

(87) Ibidem, p. 260. (88) Surrender, p . 11. (89) C[r. E . Alexandcr, op. cit., p . 2884. (90) Surremkr, p . 260. (91) E. Alexandcr, op. cit., p. 2884.


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Il 20 luglio intanto i Capi di S.M. Combinati, che, come si ricorderà, comprendevano rappresentanti sia americani che inglesi, giunsero ad un • accordo parziale • approvando • la decisione del generale Eisenhower di invadere la penisola italiana e poi gli diedero come direttiva di estendere le sue operazioni anfibie verso nord "sin dove polcva es ·ere efficace la copertura della caccia di base ulla costa ". Gli inglesi tuttavia non erano soddisfatti . Il giorno seguente, il 21 luglio, i capi di Stato Maggiore britannici radiotelegrafarono ai loro rappre~entanti a Washington che • la volontà italiana di continuare la guerra può essere molto vicina al collasso • , sollecitarono quindi un'immediata audace azione, in modo ·pecifico un attacco anfibio contro la zona di Napoli . Un giorno dopo i Capi di , lato Maggiore britannici andarono più lontano. Essi fornirono un piano denominato in codice • Avalanche •. per della invasione e l>uggcrirono l'ultima settimana di agosto come un momento favorevole . La possibilità di successo, essi ammettevano, dipendeva largamente dall'adeguatezza della copertura aerea , proponevano quindi di assegnare ad Eisenhower quattro portaerei di corta convogli e una grande porlaert!i britannica, più circa quaranta navi da carico al di sopra e al di U, delle assegnazioni Trident. [ Capi di Stato Maggiore britannici ~ollecitarono che, fino a quando il generale Eisenhower non aves e avanzato le sue richieste per un attacco nella zona di Napoli, venissero emanati ordini di fermare ogni trasferimento di forze dallo scacchjere mediterraneo • (92). Gli americani, dal canto loro, ritennero che il comandante in capo del settore diSp(>nesse di mezzi sufficienti per l'operazione su Napoli e proposero che si ordinasse ad Eisenhower di preparare un piano per effettuare l'operazione con le forze disponibili (93). Era evidente nell'atteggiamento degli statunitensi la preoccupazione che le operazioni in Italia non sottraessero unità alla preparazione dell'attacco attraverso la Manica. In conseguenza di ciò Eisenhower ebbe i rinforzi navali promessi dagli inglesi ma il piano per il ritiro delle divisioni restò invariato (94). Cl Comandante in Capo delle fonc alleate in Mediterraneo

(92) Surrender, pp. 261-262. (93) Ibidem, pp. 298-299. (9,1) Crand Stratcgy IV , pp. 506-507 e Surrender, pp. 269-270.


I ' HMtnu:IO COM L' RALIA IH -

MIL J0A7JO'il I ffiC.IALI AHCl.0-,UtftlU.,'.I

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il 26 luglio diede ordine alla s• armata britannica di preparare lo sbarco in Calabria per la fine di agosto (95). Il giorno egucnte, sulla base delle direttive dei Capi di S.M. Combinati fu incaricato il generale Clark di studiare i piani esecutivi per « Avalanche •. Benchè i comandanti alleati sperassero di pt)ter disporre dei mezzi per intraprendere al più pres to l'attacco, il capo ufficio operazioni, generale Brooks, informò che la disponibilità di me7.7.i da sbarco impediva nuove azioni prima del 7 ·ettembre (96). Poichè, per la scarsezza di mezzi da -barco nel teatro d'operazioni, alcune navi usate dall'S• annata per attraversare lo s trelto, avrebbero dovuto essere impiegate per e Avalanche •. era perciò necessario un ragionevole spazio di tempo tra le due operazioni (97). La data proposta coincideva con una favort'!vole fase lunare e fu quindi indicata nelle direttive a Clark come probabile giorno dell'operazione (98). Nel rapporto del generale Alexandcr si legge che e La direttiva del 27 l~glio specificava il Golfo di Salerno come il punto degli sbarchi iniziali per l'attacco contro Napoli • (99) . In realtà non si trattava di un ordine, come vuol far credere il generale inglese; il 24 luglio l'ufficio operazioni di Eisenhower aveva dato l'indicazione di Salerno come suggerimento ( 100) e Clark attesta c he il dispaccio gli ordinava di preparare e un attacco anfibio nelle vici· nanzc di Napoli , possibilmente nel golfo di Salerno • ( 101 ) . TI comando incaricato di studiare il piano di sbarco cartò subito l'ipotesi di una azione direttamente nel golfo di Napoli e concentrò la sua attenzione su due ipotesi alternative: il golfo di Salerno o la zona tra Napoli ed il Volturno. Benchè le acque di quest 'ultimo settore fos ero meno profonde di quelle del Golfo di Salerno esso attirò ben presto l'attenzione dei pianificatori dcUa s• annata. Infatti mentre la breve piana a sud di Salerno è dominata dalle montagne, e a nord di Napoli il terreno era aperto e piano e si prestava quindi a quel genere di guerra che Montgomery aveva sviluppato in Africa • (102) . Que(95) Sicily, Salento, Anzio, p . 256. (96) Salerno 10 Cassino, p . 23. (97) / bidem.

(98) Ibidem, vedi anche E. Alexander, op. ci, .. p. 2885. (99) E . Alexander, op. cii., p. 2885. ( 100) Surrender , p. 262. (101) M.W. Clar k, ~ Armata americana, Milano, 1952, p . 174. (102) Ibidem , p . 176.


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sto settore si prestava anche al lancio di paracadutisti oltre il Volturno per bloccare le vie provenienti da nord ed impedi-

re l'affluenza di eventuali rinforzi tedeschi. lnfine « un altro argomento per lo sbarco nella zona di Gaeta era la considerazione tattica che sicuramente avrebbe tagliato fuori Napoli dalle forze tedesche in Italia. centrale e settenlrionaJe • (103). Esaminate le alternative, Clark si convinse dell 'opportunità di attaccare nel golfo di Gaeta nella zona tra Napoli e la foce del Volturno. Poiché però tutto dipendeva dall'appoggio aereo, il comandante della s• armata si recò ben due volte ad Algeri per discutere il problema ()04). I risuJtati di questi viaggi furono così narrati dal protagonista: • Quando io consultai gli esperti americani, essi dissero che tanto a Gaeta quanto a Salerno si poteva assicurare una protezione aerea ugualmente buona, ma gli esperti britannici non furono d 'accordo. Il maresciallo dell 'aria Sir Arthur Tcdder, comandante dell'aviazione nel Mediterraneo, era assente da Algeri, ma quando, finalmente, potei mettermi in contatto con lui, egli disse che a Gaeta non si sarebbe potuta assicurare una protezione aerea conveniente. Dopo di che ci concentrammo su Salerno• (105). La discussione sulla possibile zona di sbarco si protrasse per molto tempo, infatti Ja relazione lilfficiale americana informa che il 12 agosto « i Comandanti ed i pianificatori stavano ancora discutendo suJla possibilità di un'invasione a Gaeta• ·(106). Era veramente impossibile garantire la copertura aerea sulla zona a nord di Napoli? Questo problema merita un esame più accurato anche perchè è strettamente collegato al luogo comune che, in base al raggio d'azione della caccia alleata, sarebbe stato facile sia .per gli italiani che per i tedeschi determinare la località dello sbarco. Poichè in passatlo anche lo scrivente ha prestato fede a questo luogo comune ( 107) penso sia opportuno esaminare prima questa questione. L'allegato L della relazione del generale Alcxander è co-

(103) Fifth Army History, Parte I , p. 20. (104) Ibidem, p. 21. (105)° M.W. Clark, op. cit., pp. 17~1n. (106) Salerno lo Cassino, p . 25. ( 107) M. Mazzetti, Salerno Capitale d'Italia, Salerno, 1971 , p. 21 n.


L'MIMISTWO CON L' ITALIA IN 11,\,M; AUJI IIEUZIONI UfflCIAI..I ~utflllCA""'

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stituito da uno studio dal titolo: « Note sulle misure aeree a proposito di un attacco contro la penisola italiana - zona Napoli ». Da esso si apprende che l'autonomia (compresi 10 minuti di combattimento) dei caccia a disposizione degli alleati era ]a seguente: P - 38 ( Lightning) con un serbatoio per il volo a largo raggio km. 563;

A - 36 (Mustang) con un serbatoio per il volo a largo raggio km. 321 ;

Spitfire con un serbatoio per il volo a largo raggio km . 290; P 39 e P 40 con un serbatoio per iJ volo a largo raggio km. 241. La direzione « nel raggio d'azione della caccia te rrestre » significa quindi ben poco, se infatti gli alleati avessero avuto un buon numero di P 38 Lightning avrebbero potuto benissimo sbarcare a Civitavecchia. Sgombrato il campo dalla prima questione, veniamo ora ad e aminare le disponibilità effettive degli alleati alla data del 25-7-1943 quando il documento fu trasmesso al maresciallo dell'aria Tcdder: P · 38 Lightning (U.S.A.) 3 gruppi ; 9 squadriglie 9 X 18= 162

aerei ; A - 36 .Mustang (U.S.A.) 2 gruppi; 6 squadriglie 6 X 18 = 108

aerei ; Spitfire (G.B.) 18 squadriglie 18 X 12 = 216 aerei. Gli a ltn velivoli non potevano essere utilmente impiegati ( 108). Si calcolava c he i velivoli potessero effettuare due sortite al giorno. Pe r la zona di Salerno il tempo previsto di pattugliamento sull'area di sbarco era per i P 38: un'ora; per gli A-36: 30 minuti; per gli Spitfire: 20 minuti. Questi tempi assicurnvano la presenza continua di 36 velivoli sulla zona di combatUmento per 16 ore. Passiamo ora ad

(108) Nel documento la cifrn degli Spit/ire è indicata in 210, abbiamo corretto trattandosi di un evidente errore materiale.


100

Mas.simo M 4U.ttlli

esaminare l'ipotesi di uno sbarco nella zona a sud del Volturno. DaU'ordinc di battaglia delle forze aeree alleate del • O-day Avalanche • pubblicato nella relazione ufficiale inglese, risulta che, mentre gli Spitfire erano concentrati nella zona di Milazzo, i P-36, che disponevano di una maggiore autonomia, erano schierati nella piana di Catania. (109). Rinunciando all'impiego degli Spitfire, il loro posto nella zona di Mila7.zo sarebbe stato preso naturalmente dai P. 38, che sarebbero stati più vicini al nuovo obiettivo di quanto non fossero al vecchio stando a Catania. Avrebbero quindi potuto fare non I ora ma 70 minuti di pattugliamento. Quando agli A. 36 Mustang essi avrebbero potuto pattugliare la zona di sbarco per non più di dieci minuti; il che sulla base di due sortite giornaliere dava una presenza continua di ci rca 25 velivoli nell'arco di 16 ore. In una visione pessimistica questa disponibilità può essere giudicata insufficiente ad a sicurare il successo. Vi è però da considerare una cosa: quando il piano fu steso non era previsto l'arrivo de1le portaerei offerte dagli inglesi il 22 luglio ai Capi di S .M. Combinati ed accettate il 26; nel documento si legge infatti: • Le portaerei ausiliarie non sono ancora considerate adatte per le operazioni aeree di questa natura in quanto non sono in grado di contenere caccia moderni della classe Seafire •. In realtà le portaerei di rinforzo furono assegnate in numero ancora superiore a quanto stabilito il 26 luglio, poichè fu inviata anche la portaerei leggera Unicorn. Le due navi maggiori (quella già presentala nel Mediterraneo e quella appena arrivata) furono assegnate alla for,.a H con il compito di asicurare protezione aerea alla flotta, mentre le cinque unità minori, riunite nella Task Force 88, avevano il compito di sostenere le truppe sbarcate ( 110). A proposito di questo rinforzo Alcxander ha scritto: « Gli aerei supplementari forniti in questo modo daJl'aviazione della. flotta arrecarono un valido contributo aUa nostra copertura aerea, però non si poteva contare su di essi escludendo i caccia di base a terra, in quanto essi potevano garantire solo 80 sortite il primo giorno diminuendo rapidamente il numero successivamente, e lo sforzo poteva essere ostenuto per poco più di tre giorni • ( 111 ). E' esatto che le

(109) Tlte Mediterranean, p. 252. (I IO) S i veda l'appendice Il di Sicily, Salerno, Anzio. (I I J) E . Alcxandcr, op. cit .. p. 2887 n.


L'A&Ml!!Tl7.10 fON L' fULIA IN &UE M.U,

IU.UJ0,'1 l/lTICIAI.J AMCLO-.UH:aJCA.,'1!

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portaerei avevano una modesta autonomia, infatti dovevano abbandonare le operazioni il giorno D + 3 per rifornirsi, mentre assolutamente imprecisa è l'informazione circa la consistenza dei velivoli imbarcati. Dalla relazione ufficiale britannica risulta che l'Unicorn aveva 30 Seafire, la Stalker 20 come l'Hunter e l'Atracker mentre la Dartler ne aveva solo 18: in totale 108 Seafirc ( 112). Si trattava di una forza considerevole in grado, data la vicinanza dagli obiettivi, di svolgere in una missione oltre due ore di pattugliamento ed in grado qujndi di assicurare da sola la costante presenza di 27 caccia, nell'arco di 16 ore, sulla testa di sbarco. Alexander concluse le sue argomentazioni affermando: « E' chiaro quindi che gli aerei di base su portaerei, da oli.sarebbero stati inadeguati ad appoggiare uno sbarco più a nord • ( I 13). In verità, come si è visto nel caso di uno sbarco nel Golfo di Gaeta, si sarebbe trattato solo di integrare una già consjstcnLe potenzialità aerea e non si vede come un'azione programmata come fattibile con una copertura media di 36 caccia per Salerno, non sia stata realizzata con una disponibilità media di 52 velivoli per Gaeta. C'era, è vero, il problema del rientro delle portaerei , ma, ad una decina di chilometri dalla piaggia, c 'era un buon aeroporto che era un po' meno vicino alla zona di sbarco di quello di Montecorvino nei pressi di Salerno, molto consideralo da Aie ander, ma rispetto a questo aveva un grosso pregio: non era dominato dalle montagne circostanti. In quattro giorni c'era tutto il tempo per prendere e mettere in funzione l'aeroporto senza il pericolo, come invece avvenne a Salerno, che il tiro dell'artiglieria nemica lo rendesse inutili:r.zabile. Alla luce di un'attenta analisi delle disponibilità aeree alleate il parere degli esperti aeronautici statunitensi appare confermato: lo sbarco a nord di Napoli era fattibile con buoni margini di sicurezza. La vicenda presenta curiosi controsensi; il maresciallo dell'aria Tedder era stato il più famo o sostenitore della necessità di intraprendere la conquista dell'Italia per la grande importanza ~trategica delle basi aeree che si trovano nel nord del paese (114). Rinunciando all'operazione del Golfo di Gaeta il comandante dell'aviazione alleata, oltre che rimandare la conquista di

( 112) The M edìterranean, p . 263. op. cit., p. 2887 n. (114 ) Surrendcr, p. 13.

(l 13) E. Alc!xander,


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Musinw Mautttti

obiettivi da lui ritenuti essenziali sembrò non tener conto dell'indicazione che lo Stato Maggiore britannico aveva dato inviando le portaerei di rinforzo. Come si ricorderà infatti il 22 luglio gli inglesi avevano offerto queste nuove forze proprio perchè non erano contenti delle direttive impartite qualche giorno prima ad Eisenhower di « estendere- le sue operazioni anfibie vcr o nord sin dove poteva essere efficace la copertura della caccia • . I capi dello Stato Maggiore imperiale britannico sapevano che ciò avrebbe voluto dire che l'azione sarebbe stata impostata in base alla media delle autonomie dei vari tipi di caccia, assegnarono quindi le portaerei di rinforzo pcrchè volevano che le potenzialità strategiche che la situazione offriva venissero sfrullate a fondo. Infatti la pianificazione in base alla quale era stato concesso questo rinforzo, prevedeva proprio • uno sbarco di sorpresa nel Golfo di Gaeta per prendere Napoli e avanzare su Roma • ( 115). fn realtà la propensione dei comandi britannici per le risoluzioni audaci, vivissima alla fine di luglio, nei primi di agosto era quasi completamente caduta. li l 0 agosto, in uno dei soliti incontri tra Comandan.li i11 Capo, fu convenuto di considerare lo sbarco in Calabria come operazione prin ipale: Montgomery richiedeva l'impiego di due corpi d'armala, si trattò di una decisione provvisoria; infatti il 9 agosto il problema fu riesaminalo e fu stabilito che l'azione auraverso lo stretto di Messina sarebbe stata svolta dal 13° corpo britannico; il 10" corpo doveva tenersi pronto ad operare in Calabria o a Salerno (I 16). Il giorno seguente Eisenhower andò oltre dicendo al comandante del IO" corpo d 'armata britannico di continuare lo studio dello sbarco sulla punta dello stivale solo nel caso che fosse impossibile auuare « Avalanche • (117). In realtà la situazione era tutt'altro che definitiva; per le operazioni di sharco sul litorale campano non erano infalli state ancora stabilite nè le forze disponibili nè la località dello sbarco, mentre emergeva chiaramente l'ostilità britannica a spostare verso nord lo sforw principale. A questo proposito il generale Clark ha osservato: e Tanto Alexandcr quanto Montgomery sollecitarono Eisenhower perché la Butlress o la Goblet che erano operazioni e elusivamente britanniche divenissero l'attacco principa-

(115) Grand Strategy, IV, p. 503. ( 116) E. Alcxander, op. cit., p . 2886. ( 117) Salerno to Cassino, pp. 22-23.


L'AIMl•"Tl:UO Cl0'1 L' ITALlA I N IMI! AU.ll llfL\DOli I lffflCIAU ,Ulc;U)o~'OI

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le contro l'Italia • {118). In verità non sembra che i motivi che muovevano i capi militari ingle i possano ridursi a quelli meramente na1.ionalistici indicati da Clark. Proprio mentre si stavano elaborando i piani era in corso la conferenza di Quebec che me tte va in discussione l'intera strategia mediterranea britannica : era quindi interesse degli ingle i vaJoriz,_..are il più possibile l'apporto americano in questo teatro di operazio ni. Vi dovevano es ere motivi ben più gravi del semplice orgoglio nazionale per portare avanti una propo ta che, se accettata, avrebbe compro messo l'intera operazione • Avalanche •. Il comando dell '8• annata britannica aveva s tudiato un attacco diretto attra verso lo trctto di Messina (operazione • Baytown • ) per cui era prevista una forte resistenza (119). la necessità di rinforzi era quindi una valida ragione ma non era sufficiente, da sola, a giustificare lo sconvolgimento dei piani alJeat i. D'altra parte la campagna di Sicilia stava volge ndo al termine. Dopo il ripiegamento dalla Sicilia orientale le forze italotedesche avevano condotto una tenace re istenza nella parte o rientale dell'isola favoriti dal terreno scosceso. I tedest:hi avevano inviato nell'isola consistenti rinforzi a differenza degli italiani che invece avevano ritiralo qualche loro divisione fortemente logorata. JI deteriorarsi doi rapporti italo-tedeschi dopo la caduta di Mussolini aveva però indotto il generale germanico Hubc, che comandava le truppe impegnate, a predisporre una evacuazione ripiegando su linee succes ive; l'operazione si concluse il 17 agosto. Il giorno prima Eisenhowe r aveva tenuto la solita • conferenza al vertice • a seguito della quale furono prt!se importanti decisioni: 1'8· annata avrebbe dovuto lanciare • Bay town • il più presto possibile, cercando di impiegare sollanto il 13° corpo d 'armata . Clark sarebbe sbarcalo a Salerno. Il 10· corpo d'annata britannico sarebbe s tato appron· tato in modo da potere essere impiegato a Salerno od in Calabria. L'operazione • Goblet » veniva per il momento sospesa (120). JI gen ·raie Clark si rifcri pro babilmente a queste decisioni quando sc risse: • Si finl per raggiungere il solito compromes-

( 118) M.W. Clark , op. ci i ., p . 176. ( I 19) BL. Mo ntgomery, Da El Alam ein al f iunu Sa11gr o, Milano, 19.50, p . 155. ( 120) Crr. E. Alexandc r, op. cii., p. 2886; B.L. Mo ntgomery, op. ci i ., pp. 153-154 e W.G.F. Jac kson, La ballaglia d'Italia, Milano, 1970, p. 108.


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Ma.1_s1mu Maz.i1tt1

so, ma l'attacco delJa s• armata fu l'operazione principale • ( 121 ). In effetti « Avalanche • si sarebbe svolta dove volevano gli inglesi (a SaJerno anzichè Gaela) ma avrebbe prohabilmenle potulo disporre delle tmppc necessarie a renderla possibile. Quanto alla dala delle due operazioni per • Baytown • AJexander conlava di attuarla « prima della f rne di agosto o all'inizio di settembre • (122) e Montgomery era dello stesso avviso (123) . Eisenhower scrivendo ai Capi di S.M . Co mbinati non volle correre rischi e accennò ad una data tra il t· e il 4 settembre ( 124) . Quanto a • Avalanche • si contava di attuarla verso il 9 dello stesso mc e . Con Lutto ciò l'assegnazione del 10· gruppo all'armata di Clark era tuu'altro che contata. Solo il 19 ago Lo infatti Eisenhower annullò l'operazione « Buttrcss • e diede priorità all'allacco della s• armata ( 125 ) . Con ciò le resistenze degli inglesi non vennero completamente meno. Fu infatti soltanto nella ri,.mio ne del 23 agosto in cui i comandanti delle due arniatc esposero i loro piani , che Alexander informò Montgomery _« che era quasi certo che egli dovesse intraprendere )'operazione con le risorse esistenti • ( 126). Si manifestò un ultimo contrattempo : Montgomery dichiarò di non e sere in grado di intraprendere l'operazione « Baytown • alla fine di agosto c.:ome era s tato convenuto in precedenza , ~i stabili allora che l'operazione sarebbe iniziata la notte del 3 settembre { 127). Ciò comportava inevitabilmente un ritardo per « Avalanche • visto che, come si è detto, parte dei me1.zi da sbarco dovevano essere reimpiegati per quella che era ormai riconosciuta come l'azione principale. Ma la tendenza britannica ad osteggiare le operazioni nella zona di Napoli era dura a morire, infatti il 24 agosto fu riproposto il piano « Musket • in alternativa ad « Avalanche • ( 128). A proposito di questo piano bi og;na tener presente che, come riconosce lo stesso Alexander. anche Taranto era fuori dal raggio d 'azione degli Spitfire basati in Sicilia ( 129), quindi per effettuare questo attacco con le stesse possibilità di successo M.W. Clark, op. cit., p . 176. Salerno to Cassino, p . 2.l. B.L. Montgomery, op. cit., p. 154. Salerno 10 Cassino, p. 23. ( 125) Ibidem, pp. 24, 38. ( 126) E. Alexandcr, op. cii .. p . 2886.

(121) ( 122) (123) (124J

( 127) B.L. Montgomery, op. cii., JlJl. 15S.156. '128) Grami S1ra1egy, V , p. 65. (129) E. Alexander, op. cit., p . 2884.


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I 'ilMISllZJO Wf, L' I TALIA lN "51' lll'UZIO"II \ffl'IClW ANGl.0-AMl:&ICA."lt

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dello sbarco a alemo era necessario disporre degli aeroporti calabresi. L'operazione quindi, a meno di non voler correre gli s tessi rischi che i erano rifiutati per lo sbarco a nord di Napoli, non poteva essere intrapresa prima del 21 ettembre ( 130). La presentazione di questo piano costituiva invero un ben s trano modo di corrispondere ai desideri dello stes o Primo Ministro britannico che, come si ricorderà, aveva chiesto il 19 agos to al gencnile Alexander di affrettare i tempi per « AvaJanche •. Come si vede il passaggio dei miJitari britannici ùal sostenere i piani più audaci alla più totale prudenza strategica è troppo repentino nel tempo perchè non abbia a ll'origine profonde e motivate ragioni. Che cosa era mutato nei primi di agosto rispetto agli ultimi giorni del mese precedente? Ben poco. la novità più importante era senza dubbio quella relativa al morale dei soldati italiani che, dopo la non brillante prova delle divisioni costiere al momento dello sbarco e b caduta di Mussolini. veniva dato da tutti i comandanti alleati come un'inevitabile e totale di ·gregazione. Questni previsione non si verificò, uno stretto collaboratore di Eisenhower scrisse infatti nel suo dia rio a lla data del 12 agosto: " La speranza di un rapido collasso in ItaJia è svanila ora che ·i è accertato che gli italiani resistono con maggiore energia e si battono duramente • ( 131 ). Che influema poteva avere que. to fatto sui piani degli alleati ? Ben poca poichè come scrisse il generale Clark « La data della Avala11che dipendeva dalla conclusione della campagna di Sicilia e dalla possibilità di negoziati per la resa dell 'Italia, re a che aveva una importanza enorme perchè speravamo di orprcndcrc la Germania fuori guardia e di sferrare il nostro attacco in modo da approfittare della fine della resistenza italiana,. (132). Sulle ragioni che potevano indurre gli italiani a chiedere un armistizio il generale Alexander aveva idee ben precise: « La resistenza era certamente ancora possibile. Gli avvenimenti dei successivi 21 mesi dimostrarono che le forze tedesche da sole furono sufficienti per imporre un scrio arresto all'occupazione dell'Italia da parte deg)j alleati e l'esperienza del Governo fa. scista repubblicano dimostrò che un Governo italiano avrebbe

( 130) / hi,lcm . p . 2890. (13 1) k .C. Butcher, op. cit., p. 379. ( 132) M.W. Clark, op. cit., p . 174.


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Ma.uimo MAUut,

potuto continuare a funzionare e ad esercitare la sua autorità sulla maggior parte dell'Italia ancora per lungo tempo. Nè era vero che la capitolazione venne imposta da disordini interni od in seguito a desiderio popolare. Vi furono invero continui rapporti durante questo periodo di disordini nelle città industriali dell 'Jtalia settentrionale, rapporti diffusi per la maggior parte da uomini politici italiani in esilio i quali avevano anche reclamato il merito di aver provocato la caduta di Mussolini con simili disordini; ma queste notizie, come le precedenti, si sapeva che era no eoonnemente esagerate. Un altro riferimento agli avvenimenti successivi dimostrerà la irrilevanza di questo fattore : nessun di sordine tra la popolazione civile ebbe una parte signiricativa nel diminuire la capacità dei tedeschi di resistere in Italia; non può quindi essere stato il fattore principale nell'indurre il Regio Governo a capitolare nè - se esso avesse deciso di combattere a fianco dei suoi alleati tedeschi - i disordini popolari avrebbero costituito un imbaraT--20 maggiore di quello costituito per il Governo repubblicano suo succes ore. Il fatto è che il Governo i tali ano non i decise a capitolare perchè si vide nell'incapacità di offrire un'ulteriore resistenza, nè perchè vi fu un muta mento sentimentale od una convinzione intellettuale della bonlà della causa alleata e democratica ; ma esso decise, come i governanti italiani avevano follo in passato, che era giunto il momento di • correre in aiuto dei vincitori ». Fu soprattutto una decisione dello Stato Maggiore Generale. Le autorhà militari, basandosi su un f rcddo calcolo ispirato da quel « sacro egoismo ,. raccomandato da SaJandra nel 1914, si erano accorte che le fortune della guerra si erano alfa fine volte contro l'Asse. Un simile calcolo, falso come si rivelò successivamente, li aveva spinti in guen-a nel giugno 1940. Allora il momento era stato attentamente scelto; anche ora essi speravano che, mutando schieramento in quella congiuntura, avrebbero potuto combattere abbastanza da giustificare la richiesta, quando la guerra fosse giunta al termine, di un posto tra gli alleati vincitori. Ciò avrebbe comportato per il momento il sacrificio delle loro truppe nei Balcani e nella Francia meridionale, però speravano che le loro Armate in Italia sarebbero rimaste ragionevolmente intatte ... Il minimo che sperassero era che i tedeschi sarebbero stati costretti ad evacuare tutta l'Italia a sud degli Appennini, la successiva « Linea Gotica » . In tal caso, l'autorità del Regio Governo sarebbe continuata nella maggior parte del paese, la capitale sarebbe stata garantita, le forze arma-


Al.LII IID•?IONI IIFYl<.IALI ANQ.0-AMDICANI!

L'A&MI STJ7JO OIN l.'ITAUA IN 1AS1!

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te italiane, bcnchè ridotte, 'art:bbcro rimaste in piedi, la posizione del Comando Supremo impregiudicata e .l'Italia sarebbe stata in grado di occupare il suo posto fra le Nazioni Unjte • (133). L'unica incognita di questo quadro era data dall'atteggiamento dei tedeschi. Hitler appena appresa la notizia della caduta di Mussolini, aveva riunito i suoi consiglieri militari ed aveva disposto che la 3a divisione panzergranadieren marciasse su Roma per arre• stare il Re cd il nuovo governo {134). Se questo progetto non fu immediatamente messo in pratica lo dovè alle resistenze dei capi militari i quali non ritenevano che i 42 semoventi dj cui disponeva in quel momento la 3• pam.ergranadieren ba · tas ·ero ad aver ragione degli italiani tanto più che non vi erano truppe tedesche impiegabili in combattimento fra La Toscana ed il Brennero. I comandi militari germanici ritennero che prima di agire fosse opportuno rinfor,.arc le truppe tedesche in Italia . « L'alto comando della Wehrmacht diede l'ordine di iniziare comun· c1ue il. movimento di marcia dcll'Hceresgruppe B verso l'Italia settentrionale • ()35). La divisione paracadutisti venne inviata a sud di Roma mcntrc le unjlà carristi della 3" divisione granatieri corazzati venivano convenientemente rinfor,.atc. A giudizio del Comando Supremo tedesco la situazione sarebbe stata c:-.Lremanacnte pericolosa fino a che le truppe di Rommel non si fossero stan.z iate nell 'Italia settentrionale; fino a quell'epoca si riteneva che il « tradimento• italiano poteva isolare tutte le t.ruppe tedesche nell'Italia centrale e meridionale, come pure quelle che combattevano in Sicilia. Hitler, Rommel e l'OKW temevano che le forze alleate potessero tentare un'operazione anfibia contro l'Italia del nord, mentre forti contingenti italiani nella zona )X)Levano tentare di bloccare i passi alpini ed appenninici. Ancor più probabile scm· brava uno sbarco vicino Roma dove cinque divisioni italiane po-

(133) E. Alcxander, op. cit., pp. 2888-2889. (134) Cfr. H . lleib..!r. Hitler StrateRa, Milano, 1966, pp. 212-293. (135) J . Schn.x.lcr, La cadula di Mussolini e le contromisure tedesche nell'Italia centrale fi110 ulla forma;:.iu11e tiella R.S .I., in AA.VV., L' Italia tra ledcschi ed alleati cit., p. 147.


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tevano fornire un aiuto alle operazioni alleate tagliando fuori tutte le truppe tedesche a sud della capitale» ( 136). Il primo agosto comunque il Comando Supremo dclJe Forze Armate germaniche dirama una nuova versione del piano (denominato « Axis • ) già da tempo preparato, per il caso che l' Italia cercasse di uscire dalla guerra. Le truppe di Rommel dovevano impadronirsi dell'Italia settentrionale, le divisioni che si trovavano in Italia meridionale, agli ordini di Kesselring dovevano ripiegare verso nord disarmando l'esercito italiano e pezzando ogni resistenza (137). Oggi sappiamo che questi piani erano perfettamente a conoscenza degli anglo-americani che erano entrati in possesso della segretissima macchina cifrante che i tedeschi utilizzavano per i collegamenti tra gli alti comandi. Recentemente il colonnello Wintcrbotham, che come ufficiale del ·ervizio informazioni britannico aveva avuto un ruolo di primo piano nell'intera vicenda, ha pubblicato un volume in cui viene illustrato il contributo che questo sistema di decifrazione ha dato alla vittoria alleata. l'apparato di intercettazioni alleato decifrò il mes aggio contenente le disposizioni per il piano « Axi~ • , scrive infatti Winterbotham: « Ai primi di agosto Hitler ordinò a Kesselring, nell 'eventualità di una capitolazione italiana , di spostare verso Nord tutte le truppe germaniche e di riunirsi col Gruppo di nrmate di Rommel per tentare la linea lungo gli Appennini etlentrionali e il fiume Po; aggiunse che Rommel avrebbe assunto il comando » ( 138). I comandanti

(136 ) AA.VV., Decisioni «Ji Comando, lloma, 11/74, pp. 57-58. Si tratta della traduzione italiana, a cura de ll'Ulfic io torico dell'Aeronautica, di uno s1 1 1dio dell'Ufficio Storico ùcll 'l.-scrcito ·tatunitcnsc sulle più imix,rtanti dccisjoni di comantlo della Seconda Guerra Mondiale. Lo studio sulla risoluzione di Hitler di difendere l'ltalia centrale, da cui è trauo il brano ci tato, si fonda principalmente c;u documenti tedeschi catturati. O.K.W. sl l'.I per Ober Kommando der Wehrmacht (Comando Supremo delle Fonc Armate). (137) Cfr. Ibidem, pp. 57-59. {138) r .W. Wintcrbotham, Ultra Secret , Milano, 1976, p. 126. Recentemente vi è stato un tentativo di svalutare l'importanza di questo apparato (vedi C. De Ri!lio, G,nuali serviz.i segreti e fascismo. La guerra nella guerra 1940-1943, Mila no. 1978, in particol3rc le pp. 250-252). A tal propc> silo occonc precisare che l'a~pcllo saJjcnte del progetto britanml.'O • Ultra• non e ra costituito tanto dal por.sesso cft>lla macchina cifrante tt>desca • Enigma • , quanto d:ill'uso del calcolatore elettronico per le dec.rillazioni. E' chiaro hc non tutte le tr...smi ~ioni ge rmaniche veni vano


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alleati, Alexander e Tedder in particolare (139), erano quindi perfettamente informali i,ulle intenzioni del nemico. li loro comportamento n Ila prepara.1.ione dd piani per la campagna d'J talla può semh1ate allora ancor più inspiegabile. Per renJcrlo però comprensibile basta con iderare qual • era la linea adottata dal Governo britannico nella vicenda delle trattative per La re ·a italiana , che le autori Là militari in loco dovevano sm,lcncrc. i è già vi to quale era la valutazione che faceva Ale:~ander degli intendimenti italiani, se essi si fossero rcaliaati sarebbe svanila ogni speranza di imporre la rirrna dello « Lrumento di Re. a • come temeva Eden. I piani dei tede chi che, cume si e visto, erano perfettamente noti ai comandanti britannici, fugavano que to pericolo, avrebbero provvedu10 loro, ritirandosi verso nord , a liquidare l'esercito italiano: e ra quindi inopportuno disturharli in quc ta operai.ione visto c he avrebhcro lavoralo per il • Re di Pru ~ia • o più precisamente in questo ca o per Sua Mae~tà Britannica. Lo sbarco nel Golfo di Gaeta era quindi as olutamente da evitare poichè, come abbiamo visto, aveva la gravissima colpa di chiudere le vie di acce ·so a Roma per le divisioni germaniche che si trovavano a ud di Napoli . Queste truppe sarebbero state costrette quindi a ri piegare ver o la costa adriatica. Si sarebbe determinata una ituazione difficilissima per le unità tedesche che si trovavano tra il Volturno e Roma : la incompleta 151 divisione motocoraz1.ata, che sarebbe stata in gran parte subito impegnata dagli americani, e la poco mobile 2~ divisione aviotrasportata. Benchè i comandanti britannici fossero convinti al pari di Eisenhower dell'impossibilità morale per gli italiani di prendere l'iniziativa contro quelli che fino ad un attimo prima erano tali i loro alleati ( 140) era agevole prevedere che , data la itua,ionc in cui

intercettate e dc.-cifrale. Se i voles-.e forl' una casistica degli avvenimcnlt nei quali il ,sterna • Ultra • non v><.:cor:.c i comanda britannici, l'elenco SdrelJbe indubbiamente molto lunro, il che ovviamente non valuta i ca i di decrittazioni a cui fa e~plicito rifc1 i mento 11 colonne llo Wintcrbotham nel uo libro. (139) F.W. Winterbotham. u11. c,r .. pp. 113, 121-122. ( 140) Alexa.nJt"r nel uo r-ap110rto a propos ito della dcci io ne di Badoglio di non attuare i piani pr.:dispo:;ti r,cr l'attacco alle: for,.e gcrmankh • cd all'ultima fa:.c del \UO rudiome. llaguio, in cua dopo aver ordinato alle fon.e armate italiane d1 ,'C sarc le ostilità coltro gli anglo-ameriumi aggiungeva che e:-.se avrcblxro reagito se attan:ate, scrisse: • fu solo


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~i sarebbero venule a trovare le sue truppe stan/.iate tra Roma e ]a testa di sbarco alleata, Kesse]ring avrebbe con ogni probabilità concluso un accordo con gli italiani per ottenere il pas aggio di queste fonc verso nord . Anche lo sbarco d1 Salerno, in concomitan.1.a con l'armi tizio poteva forse indurre i tede chi ad una troppo precipitosa ritirata . Meglio quindi sbarcare a TardlllO guadagnando tempo per pcrmcllcrc al Governo britannico di far accettare il suo « Strunwnlo di Rc~a ,. agli americani cd imporlo agli italiani e poi tallonare i tcdc~chi in ritirata. Questo modo di valutare la situazione era cosl radicato nei comandi britannici c he trent'anni dorx, Winterbotham scriveva: « s i com,idcra la quantità di no1i1 ic s ulla forza, la dislocazione e le intenzioni d ·I m.mico c he erano a di~posizionc del comando alleato a quel tempo, non si può fare a me no di riconu cere c he e i piani alleati fo,scro tali più flessibili e fossimo stati in grado di tenere gli i1.il1ani atta cati all'amo un po' più a lungo, Kes clring avrebbe potuto aver il tempo di ritir;irsi a Nord e le di,avventurc di Cas,rno e d1 An.110 avrebbero potuto essere evitate• ( 141). Probabilmente c.1llc vicende della piamfica.lionc si riferiva il generale Badel Smith, wpo d1 S .M. di Ei enhowcr quando, parlando nel 1946 con l'amba!'ociat orc Ouaroni , affermò che il suo capo « si preoccupava di ti!'o:-.ut.iai !'oi l'aiuto ddl'c crcito italiano per una ca mpagna pt:r la qual · ~af)'•va di non avere sufficienti forze, cd era pronto a venirci molto incontro per questo: ma no n ha potuto far niente contro l'innucnza inglese, che erano pronti sì a mandare al diavolo il piano an1•loarnericano ( lui accenna a gelosia di Alexandcr vcr,o E, 1:11 l1owe1 an he) pur di mettere knock-out l'ltalia • ( 142 ). Dal comples o della documentazione alleata disponibile sembra tuttora che, verso la fine di ago!>to Alexandcr, premuto dai ollcc,ti dd Primo Minist ro da un lato e da Eisenhower daJl'altro, in considerazione dell'avan,.atissimo tadio in cui erano giunti i piani , ·i era convinto della necessità di effettuare I'« Avalan-

all'ultimo minuto che Badoolio si accorse che non poteva onorevolmcnll" orilinare direttamente al i-uo popùlo di inrranrcndere azioni contro 1 11.:dcschi •. E. A!cxande1 , op cii., p. 2a9S. (141) F W. Wintertx,lham, op. c1t ., p . 127. ( 142) Cfr. G. Castellano. La Rucrra com inua, Milano, 1963, p . 224.


1.'.~MIJTUJC) t:011 I ' IULIA IN Ma AUA lll'l.AZIONI Urt'ICUI.J A°''Q.0-iltBJCA

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che ». Non cosl i capi dello Stato Maggiore britannico i quali, esaminando il 2 settembre i piani definitivi approntati da Eisenhower, li considerarono come basali su considenv.ioni ottimistiche e riportarono le loro perplessità ai Capi di S.M . Combinati chiedendo che fos. e ripreso in esame il piano d 'attacco a Taranto ( 143). La posi.1ione delle autorità militari inglesi, influenzate dal Foreign Office, era in totale contrasto con quella che sul finire d'agosto aveva assunto il Primo Ministro. Churchill si trovava in quel periodo in America e quindi poteva poco influire su quello che si diceva o si faceva a Londra ; il 26 ago Lo telegrafò nuovamente ad Alexandcr per spingerlo all'azione ( 144). Il Primo Ministro britannko,come abbiamo visto . non amava gli italiani ma non era disposto a far correre rischi mortali alla sua str.:tlegia mediterranea, per cui aveva pazientemente lavorato per anni , per avere la soddisfazione di vederli in ginocchio. Comunque il 24 agosto il comando <li Eisenhower aveva ultimato il suo lavoro, i piani di massima erano pronti per essere solloposti ai Capi di Stato Maggiore Combinati (145). ln base al progetto dcrinitivo il 13• corpo britannico su due divisioni avrebbe varcato lo stretto di Mes ina nella notte del 3 settembre, mentre il giorno D di • Avalanchc ,. tre divisioni ed una brigata cos tituenti lo s aglione di sbarco della s• armata avrebbero preso d'assalto le spiagge del Golfo di Salerno. Per quanto riguardava questa operazione, nella riunione del 23 agosto, fu introdotta un 'importante novità. L'armata aveva a disposizjone la 82• divisione aviotrasportata statun iten 'e ; inizialmente si era pen ato di lanciare questa unità tra SaJcmo e apoli e 'altamente nella piana tra il Vesuvio ed i monti che cingono il Golfo di alemo. Gli esperti ac!ronautici considc-rarono però troppo rischiosa l'impre a ( 146). Reparti di Ranger americani e di comm<mdos britannici si assunsero quindi il compito principale eh ' era stato assegnato ai paracadutisti : la conquista dei valichi di Chiunzi e <li Molina di Vietri (147).

(l43) Grand Strategy, IV. pp. Sl~S1 l. (144) Ibi d em , p. 510. (145) Ibidem , p. 509. (146 ) M .W. Clark , op. cii., p. 178. ( 147) f'if t h Army History, p . 23.


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Clark pensò allora di lanciare i suoi paracadutisti nella valle del Volturno e per occupare i ponti di Triflisco, Capua e Cancello ed impedire l'arrivo di rinforzi nemici da nord» (148). Questo progetto ottenne il consenso <li Alexander ed il relativo piano dettagliato fu djscusso cd approvato nella riunione del 23 agoslo ( 149) . J paracadutisti sarebbero stati lanciati alle ore 21 ,30 del giorno D-1 ( ISO). Circa l'ora di sbarco delle prime formazioni della ror,1,a principale, all'inizio era stata prevista p r le 4 del g iorno D, il 24 agosto però il Generale Clark volle anticipare l'azione di Lrcnta minuti obbligando i propri pianificatori ad un intenso lavorn supplemcn Lare ( 151). Non resta che precisare qua le fos ·e il giorno e D • dell'operazione • Avalanchc • . Si tratta di una d elle più tormentate questioni dell'intera vicenda. A tal proposito nella Relazione Ufficiale dell'esercito degli Stati Uniti si legge: e Gli alleati decisero sul momento dell'invasione dcll 'Ilalia prima che gli italiani prendessero con essi un conlallo ·ignificativo. Il 9 agosto, l'AFHQ previde l'Avalundtc per il 7 se ttembre. Il 16 agosto, tre giorni prima del primo incon tro a Lisbona con Castellano, l'AFHQ programmò l'invasione a Salerno Ava/anche, per il 9 settembre. Nessuna improvvisa modificazione nel programma fu mai effettuata per sorprendere gli italiani o trarre beneficio da essi • ( 152). La questione va forse esaminata più dettagliatamente, si è g ià de tto c he .l'attacco delJa punta dello stivale e lo sbarco a Salerno erano collegati tra loro. • Giacché un inlcrvallo di 10 giorni tra i due assalti avrebbe grandemente alleviato la mancanza di mezzi da sbarco permettendo infine l'uso di alcuni di questi in entrambe )e operazioni • ( 153) . La data del 9 settembre, stabilita nella riunione de) 16, era fissata appunto in conscguen7..a all 'azione dell'VIII armata e non era tassativa come la Rela7Jone vuol far credere; scrive infatti il Fenerale Alexander riferendosi ai deliberati di queUa riunione : e L'attacco contro Salerno doveva essere sferrato il 9 settembre.

( 148) E. Alcxandcr, op. cii ., p. 2887. (149) M.W. Clnrk, op. cit .. pp. 178-179. (150) Cfr. H .C. Butc her, o p. cit., p. 393. ( 151) Salerno io Cas ino, p. 40. (152 ) Surremler, p. 521. AFHQ, sta per Allied Force Headq11artien, (Comando delle Fort.c Alleate). (153) Strategie Platìnin~. p. 246.


1.'Aa\A[STIZIO CDl!I L'mu.u 1Jol USI! ALLE IO.Al.lONI UfflCIALI AN<iU>-illl:alC.Vffl

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Questa data, se necessario, poteva essere rinviata di non più di 48 ore • (154) . Ma la data dello sbarco in Calabria subì un ulteriore rinvio. Un altro insospettabile testimone, Montgomery, scrive che nella riunione del 23 agosto egli espose che « era troppo tardi perché l'operazione 'Baytown' potesse essere varata , come s'era progettala in origine, la fine di agosto. La data venne quindi fissata alla notte tra il 2 e il 3 settembre• (155) . Da questa decisione ne conseguiva fatalmente uno slittamento anche dell 'operazione • Avalanchc •. La stessa Relazione Ufficiale britannica informa che nel piano definitivo del 24 agosto si prevedeva lo sbarco del 13° corpo oltre lo stretto d i Messina per il 3 settembre, e « una settimana più tardi, fra il 9 e 1'11 settembre, sarebbe seguita l'opèrazionc • Avalanchc • ( 156) . Un margine d'incertc;zza a così breve di tanza dall'operazion(' appare invero ·orprcndcnte. E ' quindi un gran peccato che il verbale della riunione del 23 e il piano definitivo non siano consultabili; è assai più probabile infatti che da e si ri ulti qualche indicazione più preci!>a circa la data dello sbarco· il 10 o più probabilmente I' I I, ( da quello che si sa della riunione del 16 agosto e daUe dichiarazioni di Montgomer cd Alcxander sembrerebbe che per quella data lo sbarco in Calabria fo e previsto per la notte tra il 31 luglio cd il 1· agosto, per cui, e scndo ora l'attacco previsto per il 3, • A alanche • si arebbe dovuta lanciare 1'11) . Lo sviluppo della pianificazione alleata è infatti chiari ssi mo: il 26 luglio l'attacco in Calabria venne previ to per il 30-31 agosto ( 157); le direttive a Clark del 27 luglio prevedevano« Avalanche • per il 7 settembre ( 158 ) . Nella riunione del 16 vi fu un primo post.!mcnto: 31 agosto . 1° ·cttcmbrc « Baytown &, 9 settembre « Avalanchc ». Il 23 agosto lo barco in Calabria fu rinviato al 2-3 ~cllcrnbrc e quello di Salerno ovviamente all'l l . E' tato autorevolmente affcrmato ( 159) che la data del 9 scllcmhrc i imponeva a causa della favorevole fa ·e lunare. La stessa Rcl.uionc Ufficiale dell'eserci to ameri ano chiarisce a (fUC·

( 154 l L \h.:xandcr, up. cii., p. 2886. ( 155) 8.L. Montgotnt'I"\', 11p. di ., pp. 155-156. (IS6) (:rami . rralt!J!..V , IV , p . 509. ( 157) cdi ·;d/v, Salerno, A11z1C1, p. 256. ( 158) E. Alc'(andcr, up. cii ., p . 2885. (159) / b•<le111 , p. 2889 n.


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sto proposito, in rapporto alle vicende della pianificazione della campagna di Sicilia, che le esigenze da contemperare erano due : l'oscurità per l'ultimo tratto dell'avvicinamento per permettere ai mezzi da barco di raggiungere la costa senza essere troppo facili bersagli del fuoco nemico, e quella della luce lunare per permettere alla marina e aU'aviazione di individuare i bersagli e di effettuare con precisione i lanci dei paracadutisti (160) . Queste esigenze non sono facilmente conciliabili; la migliore combinazione è senza dubbio quella di attuare la fase finale dell'avvicinamento dei meui non appena la luna tramonta. Benché le fasi lunari andassero tutte abbastanza bene tra il 7 e 1'11 settembre ( 161 ) questa condizione si realizzava a pieno il giorno 11 quando, nonostante l'anticipo voluto da Clark, i mezzi da sbarco avrebbero potuto disporre di oltre quaranta minuti di oscurità totale per raggiungere la riva. JI Primo Ministro britannico, parlando alla Camera dei Comuni il 21 settembre 1943, disse testualmente: • La data, stabilita originariamente per il 15. venne, tutravia, anticipata in effetti al 9 • (162). Non è chiaro perché ChurchilJ parlasse del 15 anziché dell'l I settembre, tuttavia questa costituisce un'autorevolissima cd incontrovertibile testimonianw dell'anticipo dell'operazione • Avalanche •. Per conoscere i motivi che determinarono l'anticipo dello sbarco è necessario esaminare l'andamento deJle trattative armistiziali con l'Italia poichè, come già si è visto, i due avvenimenti erano strettamente collegati. Si è già fatto cenno alla missione del generalè Castellano e del suo incontro con l'ambasciatore inglese a Madrid. E' necessario però illustrare un antefatto. Il generale italiano aveva aU'inizio istruzioni non sostanzialmente dissimili da quelle che avevano ricevuto d'Ajeta e Berio, la sua missione quindi non era che una presa di contatto (163) . Castellano aveva altre idee: era convinto che i tedeschi avrebbero reagito attaccando nel caso

( 160) Surrcnder, pp. 88-89. 061) Fil th Army History, p. 20, Salerno to Cassino, p . 23. ( 162) W.S. Churchill, Onwards to Vlctory: War Spt!eches cit .. p. 259. ( 163) C. Castellano, Come firmai l'nrmisti.:.io di Cassibile, Milano,

1945, pp. 82-86. Si veda anche la rela1.ionc di Ca,;tellano ad Ambrosio con le note del Capo cli Stato Maggiore Generale pubblicata in I. Palermo, Storia di un Armisti1.io, Milano, 1967,' pp. 1~123.


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che l'Italia avesse cercato di uscire dal conflitto; bisognava quindi prendere l'iniziativa: accordarsi con gli alleati per attaccare i tedeschi. Era senza dubbio un ragionamento non privo di logica, se Mussolini non era riuscito ad ottenere da Hitler l'uscita « indolore» dell'Italia dal conflitto nessun altro ci sarebbe riuscito e non si potevano nutrire speran7,e su quelle che avrebbero potuto essere le reazioni del dittatore tedesco, una volta messo di fronte al ratto compiuto di un armistizio fra l'Italia e gli anglo-americani. Alla luce di queste considerazioni Castellano scrisse un promemoria sulla necessità di rovesciare l'alleanza che al momento di partire diede a leggere al Capo di Stato Maggiore Generale Ambrosio chiedendo se ne condivideva il contenuto, ricevutane risposta affermativa le considerò istruzioni a tutti gli crrcui. Indubbiamente è una situazione vantaggiosa quella di chi riesce a deuarc i compiti della propria missione, vantaggiosa ma pericolosa poiché . rischia di agire solo in ba. e alla propria visione della situazione creando fraintendimenti e malintesi. Dell'incontro di CasLcllauu ~011 l'ambasciatore britannico a Madrid si è già fallo cenno; il generale prosegui poi per Lisbona dove prese contatto con l'ambasciatore inglese Campbell che l'accolse alquanto freddamente (164) . Il 19 agosto giunsero però a Lisbona il generale Bedell Smilh capo di Stato Maggiore di Eisenhower cd il generale Strong comandante del scrvi7io informazioni. Fu quindi combinato un incontro a tarda noue nell'alloggio dell'ambasciatore britannico. All'inizio della riunione Smith lesse ed ìllustrò le condizioni d'armistizio. Castellano dichiarò di non essere autorizzalo a trauare ma di dover prendere contatto con gli alleati per coordinare una comune azione contro i tedeschi . I I generale americano replicò di avere istruzioni che lo autorizzavano a « discutere solamente le condizioni in base alle quali le fort.e aJleate sono disposte a cessare le ostilità contro le for.re italiane. La questione della forma della partecipazione dell'Esercito e del Governo italiano nella lotta contro la Germania è una questione di alta politica che riguarda i Governi alleati e che deve quindi essere decisa dai capi dei due Governi inter~ssati. Aggiunge che in ogni modo, le forze alleate sono pronte ad assistere e ad aiutare tutte le forze italiane o quegli italiani che combattessero o comunque tentassero di osta-

(164) G. Castellano, Come firmai c.:it., pp. 9~100.


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M,usimo Mozutt,

colare lo sforzo militare tedesco, come sarebbe stato chiarito nelle spiegazioni aggiuntive alle condizioni d'armistizio. Egli poi legge ad alta voce paragrafo per paragrafo le condizioni di armistizio e commenta, come è autorizzato a fare, vari punti. Questi documenti vengono tradotti punto per punto al gcneraJe Castellano • (165). Dopo aver dato lettura di una parte del « Memorandum di Quebec • (166) gli anglo-americani si ritirarono per permettere a Castellano cd all'intcrprele Montanari di esaminare i due documenti con calma. Dopo poco la riunione riprese ed i] delegato italiano chiese chiarimenti riguardo alcuni punti dell 'armistizio breve, cercando fra l'altro di oucncrc garanzie circa il destino della flotta italiana. Il generale Smhh, pur mostrando comprensione per la situazione italiana, insisté per l'accettazione integrale del documento, evitando. in ·ostanza, di fo:rnire ulteriori garanzie ( J67) . Furono poi toccati problemi politici. e Il generale Castellano riferendosi al paragrafo IO domanda chiarimenti cfrca la questione della conservazione della sovranità da parte del Governo italiano. Il generale Smith risponde che le sue istruzioni si riferiscono solamente ai termini dell 'armistizio militare e che egli non ha quindi il potere d i di ulere questioni riguar· danti il futuro Governo dell 'Italia. Un Governo militare sotto il Comandante in Capo allealo sarà senza dubbio neces ario su parte del territorio italiano. Richiama quindi l'attenzione del generale Caslellano sul fallo che un Governo militare alleato si e già stabilito e funziona attualmente in maniera umana e giusta in Sicilia . Il generale Castellano accenna poi al pericolo per la persona del Re d'Italia che deriverebbe per l'accettazione delle condizioni ed esprime il timore che i tedeschi possano trattenere il Re come ·os taggio o che la sua vita potrebbe persino essere in

(165) Ibidem , pp. 211-212. Si tratta degli a ppunti presi dagli ufficiali anglo-amer icani; la corrispondenza del testo pubblicato da Castellano dcll'origmalc è confermata in Surrender, p. 455. ( 166) Venne omessa la parte che :.i rireriva alle istruzioni impartite ad Eisenhower e che nel testo da noi pubblicato è riportata tra parentesi. ( 167) Surrender, pp. 456-457; G. Castellano, Cume firmai ..., cit., pp. 106-109, 212-213. ( 168 ) Cfr. G. Castellano, Come firmai ... , cìt., p. 213.


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L'AIIMIATll-'O l.V L' ITAI IA lN MSll at:ULIIKI I Fl'IUAU ~ "lt

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pericolo. Viene suggerito che il Re lasci l'Italia su una nave da guerra italiana. Il generale Castellano viene assicurato che 11 Re ·arà trattato con tutta la dovuta consideraiione personale -> ( 168). Il rappre ·entante italiano prospettò il pericolo di rappreaglie tedesche nei confronti della popolazione italiana ed il suo interlocutore si sforzò di ras icurarlo su questo punto. li generale Castellano • aggiun e che sarebbe tato molto utile per il suo Governo conoscere dove e quando l'invasione alleata si sarebbe effettuata, specialmente dato che la reazione tedesca obbJigherehbc una parte del Governo ad allontanarsi da Roma al momento dell'annunzio della cessazione delle o tilità . Egli fa presente che vi sono diverse migliaia di S.S. a Roma in abiti civili oltre ad una divisione di paracadutisti nelle vicinanze immediate della cillà . Gli italiani hanno tolto la maggior parte ddle loro truppe da Roma , dopo la dichiarazione della capitale come città aperta e il loro ritorno avrebbe destato i sospetti dei ted l'"chi .

Il generale mith ri ·pondc che , come soldato, il generale Ca tdlano poteva capire i motivi che impedi cono al Comando alleato d1 dare in quel momento informazioni dettagliate dei piani. n a ordo verrebbe raggiunto per stabilire un mevo diretto di comunicazione con il Governo italiano e propone che ·e il mare ·ciallo Badoglio accetta le condi7ioni d ell'armisti.lio, il generale Ei ·enhower annuncerebbe la conclu ·ione cinque o sei ore prima d ello sharco principale alleato "in fune" . L'ann uncio del generai~ Eisenhower dovrebbe essere eguito immediatamcnlt! da un proclama del mare ciallo Badoglio annunziante la cc sazione delle ostilit à . li generale Ca tellano fa presente che un preavviso di cinque on' non è sufficiente a pt!rmettere di condurre a termine l pn!parativi necc~ ari in previsione di uno sbarco alleato e per permettere una effettiva collaborazione. Egli è del parere c he , ia necc sario un prcavvi o molto più lungo, preferibilmente di due settimane. Il generale Smith dice che ciò potrebbe essere accordato e promette di consu ltare il Comandante in Capo allo scopo di poter raggiungere i neccs ari accordi • ( 169) . Furono affrontati poi i problemi più strettamente militari , ( 169) Cfr /btdem . pp. 214-215. Jagli 1nglo-amencani.

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su richiesta del generale Strong, Castellano fornl indicazioni sulle forze tedesche in Italia. Consigliò come località migliore per un eventuale sbarco la • zona di Livorno tra Grosseto e Spezia •. I delegati anglo-americani, si informarono am.:he delle necessità delle fon~e armate italiane in caso di cooperazione militare ( 170). Al generale Castellano fu poi consegnata una radio ed un cifrario che dovevano servire per notificare l'accettazione delle con· dizioni d'armistizio. si convennero inoltre le procedure per u n nuovo incontro il 31 agosto. L'accettazio ne delle condizioni imposte dagli alleati avrebbe dovuto essere comunicata via radio dal governo italiano entro il giorno 30 (171 ) . Alla fine del lungo incontro gli anglo-americani chiesero OPtizie sulla caduta di Mussolini. Castellano menzionò la parte che vi aveva avuto e raccontò • come Grandi fosse stato indotto a prendere l'iniziativa nel Gran Consiglio del Fascismo solo per essere giocato quando Badoglio venne nominato successore di Mussolini • ( 172) . La preoccupazione del delegato italiano di apparire abi le cd astuto lo indusse a presentare le vicende in modo che non entusiasmò gli alleati: « Castellano e gli altri delegati italiani hanno parlato molto diffusamente dcli' "onore" dell'Italia, benché nello stesso momento in cui parlavano di onore si compiacessero a descrivere scn7,a vergogna come avessero dato lo sgambetto a Grandi e come aspirassero a fare un completo voltafaccia a bbandonando l'Asse e diventando alleati delle Na7ioni Unite• ( 173). Tutto ciò servì indubbiamente ai comandanti anglo-americani da a uto-giustificazione - sul piano morale - delle misure che stavano adouando. li comando di Eisenhower valutava che la for/.a di c ui potevano disporre i tcd ·schi nella zona di sbarco era considerevole • se anche gU italiani avessero combattuto fianco a fianco con i tedeschi, un totale di 35 divis ioni nemiche si sarebbero opposte agli a nglo-americani, sarebbe quindi stata messa in campo una forza di gran lunga superiore a quella degli alleati• (174) . La capitolazione italiana era quindi indispen-

(170) (171) (172) ( 173)

Cfr. Ibidem, pp. 116, 217. I bidem, pp. 217-218. S urrender, p. 460.

11.C. Butc her, op. cit., p. 388. Per valutazioni sostanziaJmente identiche vedi Surrender, p. 460. (174) Salerno tu Cassino, p. 24.


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sabile per permettere il successo dell'operazione. Quanto ad un eventuale aiuto delle forze annate italiane i comandi alleati non vi facevano durevole assegnamento. Scrisse infatti il 22 agosto il generale Bedel Smith che Eisenhower sperava • che se l'Italia fosse giunta ad un armistizio l'esercito italiano per quanto demoralizzato e a corto di equipaggiamento, potrebbe contrastare il movimento di alcune divisioni tedesche per uno o due giorni, tempo critico per lo sbarco • Avalanche • (175) . Alla luce di queste valutazioni non deve sorprendere se non fu fatto alcun tentativo da parte americana dj modificare i piani. La decisione di sbarcare a Salerno era frutto di un laborioso compromesso raggiunto con gli inglesi, una nuova proposta avrebbe potuto mettere nuovamente tutto in discussione, non valeva neppure la pena avanzarla. La posizione britannica era infatti estremamente negativa: • Da parte nostra non potevamo permetterci di essere lusingati dalla proposta italiana d'invadere l'Italia con l'aiuto italiano. Ero scettico circa l'ampiezza dell'aiuto che avremmo effettivamente ricevuto e decisi di non tentare nessuna operazione arrischiata, come ad esempio cercare di barcare le nostre tre divisioni oltre il raggio di copertura aerea, basandomi su tale aiuto • ( 176) . I colloqui di Lisbona non portarono quindi alcuna modificazione nella pianificazione alleata. L'unico fatto nuovo deciso nella riunione dei comandanti del 23 agosto fu l'avio-sbarco della 82• divisione lungo il Volturno. Questo però era già stato studiato da tempo e il piano relativo era stato presentato da Clark ad Alexander il 18 agosto, il giorno prima dell'incontro di Lisbona ( 177). li Comando Supremo Alleato del Mediterraneo riteneva concluse le trattative con l'incontro tra i propri delegati e Castellano. Per quanto po a sembrare incredibile, i militari anglo-americani ritennero che il Governo italiano potesse sottoscrivere l'armistizio, che, stante il diritto alleato di stabilire la data della proclamazione e la forte presen:,,a delle forze tedesche in Italia, poteva equivalere ad autorizzare la propria condanna a morte

(175) Ibidem.

(176) E. AJcxander. op. cit., r. 2889. Le tre divisioni a cui accenna il generale inglese sono quelle di prima schiera nello sbarco di Salerno. (In) Salerno to Cassino, p . 44.


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Ma.srmo Ma:tr/11

senza ottenere alcuna garanria. Che questo fosse l'att.eggiam nto di Eisenhower e dei suoi collaboratori è provato dal fotto che. allorquando il 25 agosto comparve a Lisbona un nuovo emissario del Comando Supremo italiano (il gencmlc Zanussi in compagnia di Carton dc Wiart, un generale inglese che era prigioniero d i guerra in llalia), Eisenhower cd i suoi collaboratori non ritennero utile inviare qualcuno ad incontrarlo. La m issione di Zanussi apparve ' ubito destinata all'insuccesso, tan to che Carton dc Wiarl si offrì di tornare aJ suo posto di prigioniero v1~to il fallimento dell 'iniziativa. Al che il generale italia no replicò che egli doveva ritenersi libero. Riferendo l'episodio Churchill seri se: • Fu un e pisodio anglo-italiano c he può essere ricordato cou simpatia dalle due nazioni ,. ( 178) . Ciò è tanto più ve ro in quanto simili c.\vallereschi avvenimenti non costituirono ceno la norma de i rapporti anglo-italiani di quel periodo. Un accadimcntc improvviso e ra destinato però a far mutare l'atteggiamento dd comando alleato. JI 18 agosto, giungendo a Que bec, il Minislru Eden si e ra trovato di fronte al fait acco mp/i delle jstruzioni date ad Eisenhower ( 179) . Come si può facilmenLe comprendere questa realtà non lo cntu iasmò, he nché b dec i~ione fosse stata prc~a per salvare la strategia hritannica 11cl Mediterraneo, e~,a c:ompromettcva il paziente lavoro svolto per imporre all'Italia lo • Strumento di Resa •. Non restava altr.i possibili tà di m.,inuvra :11 Mi11 i~tro britannico c he cercare di fare a pprovare agli am,:rican i il ~uu documento per sostituirlo a que llo preparato da Eisenhower, e su questa strada si mosse con notevole dcc i ione. Nei suoi l:olloqui con Cordell Hull appre e che il Segretario di Stato americano • non aveva nè raccomanda.1.ioni nè obic.lioni da fare sui termini lunghi . Per quanto concerm:va le quc~tiuni non militari , il Dipartimento dj Stato concordava con l'ultima stesura del testo • ( 180) . Eden apprese però dal uo collega americano che Roo ·evelt non desiderava che si ahcrn~!->c il programma st~hilito ( 181 ). Gli avvcnimenli successivi non si cono cono con p recisione, l'unica cosa certa è c he • il 23 ago ·to il. Fore ig11 Office britannico informò il Dipartimento di Stato c he il Primo Mini-

(178 ) W. Churchill , La Sewmla G11erra Monrliule cii . vd . IX, ( 179 ) Crmrd Strutc~v. IV, p. 254. ( 180 ) Surrender, pp. 448449. (181 ) lbitlem , fl. 449.

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'> tro e il Presidente avevano raggiunto un accordo e che gli inglesi stavano dando istruzioni al loro ambasciatore a Lisbona di usare i termini lunghi al posto di quelli corti in qualsiasi futura trattativa con gli emis ·ari italiani. Tuttavia, poiché il Foreign Office non era completamente sicuro della concordanza di vedute da parte del Presidente, gli ingl~si chiedevano al Dipartimento di Stato di chiarire la qucstior..: con il Presiden te e di ottenere che i Capi di Stato Maggiore Combinati comunicas~ero ad Eisl'nhower di usare i termini lunghi • ( 182 ) . La comunicazione britannica tendeva palesemente a fori.are la mano agli americani. Infatti Roosevelt, solo il 26 agosto, ordinò ai militari americani di uniformarsi alle richie~I·.: inglesi. e, -econdo la relaLione ufficiale americana, quello stesso giorno Eden ordinò all'ambasciatore a Lisbona di consegnare il testo dello « t rumento di Resa • agli emi ·sari italiani ( 183 ). u.i tendenza del Gabinetto di Guerra ingle e a mettere g li americani (e forse non olo loro) di fronte al fatto compiuto è attestata dal telegramma di Attlec del 26 agosto in cui ~i annunciava all'ambasciatore l'accettazione americana dello • Strumento di Re~a •. in esso infatti si ordinava a Campbell di consigliare Zanw.s i di torilarc « immediatamente in volo a Roma con il testo dt!i termini lunghi • ( 184 ) . Né è ·enz,'l ~ignificato il fatto che il documento fosse già stato consegnato al generale italiano prima che pervenisse la disposizione di impartirgli questo autorevole consiglio ( 185 ) e quindi prima della <:onfcrma dell'accellazionc americana. La reazione del comando di Ei enhower a quanto s tava accadendo a Lisbona fu rapida cd efficace: « Ciò c he il generale Smith temeva di più era che Zanus i facesse immediato uso dei canali diplomatici dell'Ambasciata di Lisbona per informare Roatta dei termini lunghi e in conseguenza rendere nulli i ncgot.iati di Castt!llano. Smith combinò le cose in modo da sollrnrrc Zanussi alle mani dei diplomatici e di metterlo nelle mani dei militari prima che Z::rnussi potesse arrecare alcun danno. Mentre Carton dc Wiart veniva tenuto nascosto e più tardi restituito a Londra, Zanus i venne invitato a visi tare il campo alleato. Zanus-

(181) Ibidem.

( 110) Jhitlem. ( 1~4) lhidem , p. 461.

( 185) G. Zanui.-,,i , Guerra e ca1astru/e 11'(111/i.1, vul. Il , Roma , 1946, p. % .


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Musimo Mtll.U-ttl

si accettò. Alleggerito della sua copia dei termini lunghi e dopo aver volato in primo tempo fino a Gibilterra sotto il falso nome di Henri Lamartinc, Zanussi, accompagnalo dal suo interprete, lasciò Gibilterra nel primo pomeriggio del 28 agosto; con sua sorpresa egli si trovò qudla sera ad Algeri • (186) . Eliminato così il pericolo della comunicazione di notizie atte a far fallire il negoziato si cercò di ottenere da Zanussi il maggior numero possibile di informazioni sui tedeschi. L'emissario italiano fu messo anche in contatto con i rappresentanti dei Governi inglese e americano presso il comando di Eisenhower: Macmillan e Murphy che si intrattennero a lungo in sua compagnia. I diplomatici anglo-americani iniziarono un'intensa serie di conversazioni miranti a convincere il generale italiano della necessità per l'Italia di concludere un accordo con gli alleati. Zanussi replicava sostenendo l'inutilità. e la pericolosità della « resa incondizionata •. A giudicare dalle memorie di. tutti e tre i protagonisti, l'opera di convincimento ebbe successo per entrambe le parti ( 187). Se, con il trasporto del nuovo emissario italiano in Algeria, Eisenhower aveva scongiurato il pericolo di una intempestiva comunicazione dello « Strumento di Resa• al. Governo italiano con ciò non aveva che guadagnato un po' di tempo, infatti prima o poi avrebbe dovuto comunicare egli stesso questo documento agli c::missari italiani. Allo scopo di cvilare di trovarsi in questa scomoda situazione il 28 agosto, dopo aver riunito il solito consiglio dei comandanti, telegrafò ai Capi di Stato Maggiore Combinati esponendo i ri chi che un irrigidimento alleato comportava e chiedendo che la decisione fosse modificata ( 188). Di fronlc alle continue notizie deU'incremento delle forze tedesche in Italia, anche gli orientamenti dei comandanti britannici neJ Mediterraneo avevano ubìLo un notevole mutamento. Harold Macmillan cc ne dà una precisa testim~nianza: « Tutti i comandanti interessati, inglesi e americani, condividevano la opinione che i problemi militari comportati dagli sbarchi proposti nel Napoletano erano cosl grossi da rendere impossibile che si esagerasse il valore di un armistizio concluso prima del

( 186) Surrender, pp. 462-463. ( 187 ) H. Macmillan, op. cit., pp. 484-488: R. Murphy, Un diplomatico i11 prima linea, Milano, 1967, pp. 27~278; G. Zanuss.i, op.cii., pp. 107-116. C188) Crand Strategy, IV, p. 256; Su"ender, p. 462.


L' ADUITIUO ODN L' ITALIA lN I.Ull AUJ! IIElAZJIIHJ IJFf'ICJ ALI - l C A K I I

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varo della spedizione. Perciò erano tutti favorevoli alle "condizioni a breve scadenza". Di conseguen7.a insistei con Londra sull'importanza di quella po izione. Se l'introduzione delle condizioni generali (quelle a lunga scadenza) causava difficoltà tali da precludere la firma dell'armistizio, dovevamo accontentarci delle " condizioni a breve scaden7.a " già tra1>messe a Castellano. Mi arrivò una risposta molto confusa da Attlee a nome del Minfatero della Guerra, essendo Churchill ancora via. Sia il ministero che i suoi consiglieri insistevano per le condizioni a lunga scadenza, che erano il risultato di mesi di accurata preparazione. Se lo imponevano esigero.e militari, potevamo firmare il documento più breve, ma con la chiara intesa che questa doveva considernrsi una convenzione militare, da sostituirsi al più presto con le condizioni generali e complete di resa. Eisenhower, in modo caratteristico, disse che era" una trurfa" (189) . Quasi contemporaneamente il 29 agosto il Presidente degli Stati Uniti fece telegrafare al comandante alleato che era autorizzato a procedere con l'armi:.tizio breve, l'armistizio lungo arebbe stato firmato uccessivamente ( 190) . Il Gabinetto di Guerra inglese protestò (191 ) . Il che può apparire sorprendente in considerazione del telegramma di Attlt:t:; in realtà , per quanto è dato capire dai documenti disponibiJi, b differenza tra le due posizioni era notevole. Mentre il Preidcnte amcrkano autorizzava a rinviare la firma dello • Strumento di Resa • ad un momento successivo, il massimo che il Gabincllo inglese era disposto a concedere era che prima si. ottenesse la firma del • corto armistizio • e che subito dopo, in forza dell'articolo 12 del documento stesso, si esigesse dal delegato italiano la sotto crizione dei termini lunghi . Questa presa di posizione era motivata daJ timore che se la firma dello • Strumento di Re a • fosse stata rinviata essa avrebbe anche potuto non avvenire mai più. La preoccupazione del Governo britannico non era del tutto fuori luogo visto che, nella stretta finale delle trattative, stava palesandosi una notevole divaricazfone di posizioni tra le autorità alleate interessate. In primo luogo lo stesso Churchill, per quanto d'accordo sul documento preparato daJ

{189) H. Ma millan, op. cii ., p. 485. ( 190) Surrender, p. 462. ( 191) Gra,uJ Stralegy, IV, p. 527.


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Toreign Office, si mostrava particolarmente sensibile alle esigcn1.e militari e fors'anche disposto ad una modi(icazione par.tiale delle condizioni imposte all'Italia per bvorire un rapido sviluppo delle operazioni, come dimostra il telegramma che inviò a Attlcc il 1· settembre per sostenere la posizione di Eisenhower ( 192). Il Presidente americano poi non aveva cc salo di considerare inutile l'armistizio lungo ( 193). Quanto ad Eisenhower, egli considerava il documento non solo inutile, ma anche danno ·o e non era .,er nulla soddisfatto della parte che nella vicenda era costretto a rcciLan:: e non fece mistero di questo suo modo di vedere con coloro c he gli furono vicini in quei giorni : con Macmi llan definl il patto offerto agli italiani « una truffa •; al . uo aiutante Butcher disse che l'inte ra vicenda era uno « porco affare• (194). Con Murphy, l'inviato del Presidente, protestò dicendo che si trattava di un « accordo disonc lo• e che qud documenti segreti non sarebbero stati resi pubblici neppure a dieci anni di disLan1.a daJla fine della guerra » ( 195) . La situazione in campo alleato era quindi tutt'altro che definita mentre si avvicinava la data fissata per l'accclla1ione da parte italiana. JI 29 ago:,lo Zanussi chiese a Roma l'inviv di un aereo per spedire lo « Strumento di Resa•. ma fu invece indotto ad inviare solu due lettere in cui raccomandava l'acc.:oglimcnto dell'armistizio ( 196) . Non senza sfrontalcua Macm illan giustificò la mancata spedizione dei termini lunghi affermando: « Non volevamo che se ne servissero come di un prctc:,to per temporeggiare • ( 197). La tensiouc cresceva al quartier generale allea-

( '92 ) Cfr. fhidem , p . 528. ( 193) Akuni mesi dopo, il 29 febbraio 1944, Roosevelt ricord in quc,;ti termini la vicenda dell'armbtizio: • Il testo america no era brc,·c c._-d e !>enziale, e fu alla fine adollato e presentato. Ma più tardi condizioni la nµhc e onnkomprcnsivc elaborale daj tuoi u,Jh1boratori , furono presentate a Hadog lio. Non mi piacquero perc hé cercavano di prcvc.de,·e ogni pos..,ihililà i11 un documento •. cri . E. AJ!a Ro:..si. op. cli., p . 21 I n. ( 194 ) H .C. Butc.her, np. cit ., p. 398. ( 195) R. Murph • òt .. p. 279. Eisenhower <;j riforiva non al tl':..to dell'.irmistizio lungo, 111a ai rctro5,cena Jei r.ippuni tra gli alleati che. s 1a ntc l'impo5,5,jbilità a tut1 'oggi di consultare i relativi documenti angloamericani, pre:-.c111a110 ,mcora non puchc :ronc d 'ombra. (196) Surr~mlC'r , p. 465. ( 197 l H . Macmillan. op. cit., p . 487.

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1 ' dMISTlZIO t.'ON L'ITAUA IN 11451! Al U , lfl.AUON I l.ffTICIALl A!IQJ)-AMfJllCANI!

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to, « 11 30 agosto fu un giorno carico di suspense • riferisce lo stesso Macmillan. Nel pomeriggio il diplomatico inglese, Murphy, Bedell Smilh e Zanussi si trasferirono in Sicilia dove il giorno eguente avrebbero dovuto incontrarsi con Caste11ano di ritorno da Roma (198) . La sera i due diplomatici furono ospiti del generale Alexander il quale, dopo cena, illustrò loro la situazione e concluse: « in un modo o nell'altro, bisogna ottenere immediatamente la cooperazione italiana• (199) . L'incontro con CasteJlano il giorno seguente era però destinato a gettare acqua gelida sulle ·pcranze degli alleati. Infatti, alla ricruesta di Smith se era fornito dei pieni poteri, il del~gato italiano rispose presentando una serie di richieste del suo governo; in intesi veniva richiesto da parte italiana: che gli alleati sbarcassero non meno di 15 divisioni la maggior parte delle quali a nord di Roma , solo dopo questo sbarco l'Italia avrebbe proclamato l'armistizio. Per gli alleati si trattava di condizioni inaccettabili, le 15, divisioni non erano disponibili , lu sbarco principale doveva avvenire a Salerno e la capitolazione italiana era indispcn ·abile all'effettuazione dello stesso. In conseguenza la di cussione non poteva dare un esito fa. vorevole, anzi ·ul rinire divenne quasi tempestosa. In risposta all'osservazione di Ca tellano che la marina italiana era ancora efficiente e disposta a battersi, Smith replicò che le principali città italiane sarebbero state rase al suolo e che e eventuali bombardamenti di Roma verranno eset,,TUiti cnza tenere alcun conto dell'opinione pubblica cattolica (il generale Smith stesso è un cattolico). Se necessario distruggeranno la città • (200) . La riunione si sciolse con un nulla di f auo. Sia Castellano che Zanussi rilt:nncro che non ci fosse più nulla da fare (201). Senonché Smith, che doveva in ogni caso concludere, li invitò

(198) Ibidem . pp. 487-488. (199) Ibidem , p. 488 (200) Cfr. G. Castcllanu, Come firmai ... , cit., p. 222. Si lrntta c.lclla trac.lu1.iunc degli appunti prc i e.lai generale Strong nel corso c.lclla riunione e ricono!!ciuta conforme all 'originale dalla Rt:la1.ione Ufficiale :1mcricana, Surre11der, p. 478 n. Per l'incontro nel s uo complesso i vedano G. Cas tellano, Come firmai ...• cit., pp. 135-141 , 219-223; S11rrcmder, pp. 474-476. (201) G. Castellano, Come firmai ... , cii ., p. 141 ; G. Zanu i, op. cit .. p. 1.18.


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M4ssimo /,ICl,Ultl

a pranzo e inevitabilmenLe la discussione venne ripresa e si fo. calizzò sul problema della difesa della Capitale. A questo punto si verificò un fatto nuovo: South chiese a Castellano « di fare una richiesta specifica, tenendo presente che gli alleati non potevano cambiare il loro piano generale di operazioni, a causa della lunga e minuta preparazione richiesLa per uno sbarco anfibio. In. risposta, Castellano chiese che una divisione corazzata sbarcasse ad Ostia, il vecchio porto di Roma alla foce del Tevere, e che una divisione aviotrasportata venisse lanciata nei pressi• (202). Dopo aver ascoltato questa richiesta Smith lasciò alle cure dei diplomatici i delegati italiani e si allontanò per riforire. « Macmillan cd io • racconta Murphy « conversammo brevemente con i capi della delegazione italiana. Facemmo osservare che questa era la loro ultima occasione, utile soltanto se l'avessero colta subilo. Dicemmo che qualora non si fosse arrivati immediatamente a un accordo sulla resa, si sarebbero avuLe tre gravi conseguenze: re Vittorio Emanuele non sarebbe più stato tenuto in alcuna considerazione; gli alleati avrebbero dovuto, come misura militare, incitare all'anarchia tutla l'Italia; saremmo stati inoltre costretti a bombardare tutte le città italiane, Roma compresa. Gli inviati italiani avevano potuto constatare, dalle macerie delle città s iciliane, quali erano gli effetti dei bombardamenti in grande tile. Alle cilllque di quel pomeriggio del 31 agosLo, gli italiani tornarono in aereo a Roma con un nostro ultimatum: se il governo del re non avesse accettato, entro mezzanotte del giorno seguente, le condjzioni alleate, Roma sarebbe stata bombardata • (203) . Le minacce da sole non erano però evidentemente sufficienti ad indurre gli italiani a prendere gravi decisioni, i comandanti alleati ritennero che fosse necessaria anche qualcht: offerta in positivo. I delegati anglo-americani partecipanti alle trattative si formarono l'opinione che le richieste italiane fossero soprattutto dovute al timore che a Roma si aveva in considerazione dell 'aumcn la La pressione tedesca ( 204) . La posizione del negoziatore italiano appariva irrigidita ri· spetto all'incontro di Lisbona, il che a loro avviso non poteva di-

(202) Surrender, p. 476. (203) R. Murphy, up. cii., p . 281. (204) E. Alcxander, op. cii., p . 2889; Surrender, p. 4TI.


L 'AII.Mlnl2JO CON L'ffAUA LN AU.8 llfUZIOKI UtYIClAU AMGl.0-AM lllllCAMI!

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pendere da altro che dal conlinuo afflusso di forze germaniche in nana che i loro servizi di informazione stavano registrando. Ciò era vero ma solo in parte, essi non volevano prendere allo che la missione Castellano a Lisbona si era svolta « a] buio • cioè senza avere alcuna indicazione sugli orienlamcnti degli alleati e che anzi il delegalo italiano era stato un po' • l'ambasciatore di se stesso • andando di fatto oltre le istruzioni ricevute. D'altra parte, rispetto all'incontro di Lisbona, i negoziatori alleati avevano colto una maggiore preoccupazione per la sorte della Capi LaJc italiana. La richiesta dello sbarco principale a Nord di Roma, la comunicazione che il Re cd il Governo non avrebbero abbandonato la città come invece era stato prospettato dagli alleati nel precedente incontro e le preoccupazioni per la sorte della Santa Sede, lulli temi che nel corso della conferenza della mattina Castellano aveva avanzato per esplicito ordine di Badoglio (205), convinsero Smilh che se si fosse riusciti a fornire una qualche assi.c urazione agli italiani per la Capitale essi avrebbero accettato l'armistizio, perciò aveva portato il discorso su Roma alla fine de] pranzo. Ottenula la proposta di Castellano si recò a conferire con i suoi superiori. li generale Alexander illustrò cosi il suo atteggiamento di fronte alla richiesta italiana: • Lo scoprire le nostre carte era ovviamente impossibile, il "bluff " doveva essere sostenuto fino a1la fine in quanto anche noi eravamo profondamente preoccupati di un rafforzamento dei tedeschi in flalia; però se non potevamo fare qualcosa per frontcg· giare questa paura dei lcdcschi, tutto poteva essere perduto. Venne quindi fatta un'offerta: noi avremmo trasportato per via aerea una divisione aviotrasportata nella zona dì Roma • (206) . La posizione del generale Eisenhower appare invece mag· giormente articolata • Destinata ad indurre gli Italiani ad arrendersi, un prerequisito dal quale sembrava dipendere l'i ntera invasione della penisola italiana, la progettata operazione di aviolancio ofrriva, dal punto di vista militare, alcuni vantaggi. In congiunzione con le divisioni italiane riunite intorno a Roma, gli alleati avrebbero, con qucslO mezzo, guadagnato il controllo della capitale italiana e taglialo i rifarnimenti alle unità h::dc eh\!

(205) Il testo dell'appunto del maresciallo è riportalo in G. Castellano, Come firmai ..., cit., p. 131.

(206) E. Alcxander, op. cit., p . 2890.


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Mauimo Ma:u:tti

a sud di Roma. L'effetto psicologico di un rapido colpo contro la città poteva essere così stimolante da far sì che gli italiani si voltassero contro i tedeschi. Presi di sorpresa i tedeschi potevano ritirarsi subito dall 'Italia meridionale e centrale. Tutto ciò fu alla base della decisione presa dal generale Ei e nhowcr, in accordo con i generali A]exander e Smith il 31 agosto, di accedere alla richiesta di Castellano per una protezione del governo di Roma » (207) . OLLcnuLa l'autoriuazione dai suoi superiori Smith si recò dai delegati italiani comunicando loro e c he sarebbe stato molto difficile portare una divisione cora7,1,ata a Roma, ma del Lutto possibile ottenere una divisione aviotra portata, se gli italiani potevano mettere a disposizione alcuni aer<?porti. Castellano non vedeva difri ollà nel rendere disponibih degli aeroporti. ma egli pensava che delle unità corazzate fossero necessarie per dare all'intera operazione ciò che egli definiva consistenza. Se un'intera divisione corazzata non poteva essere impiegata presso Roma subi to. almeno alcuni cannoni controcarro alla foce del Tevere erano indispensabili. mith assicurò Castellano che egli studierebbe la fouibililà c.lcl pro{!Cllo; forse un'intera divisione cora/J.ata poteva e sere ba, cata a una data un po' più lontana • (208) . Impostata in ques ti nuovi termini, la discussione riprese e fece rapidi progressi . JI generale trong registrò nel verbale • Procedura in caso di dcci ione favorevole : I ) conclusione accordo segreto; 2) sbarchi secondari (5 o 6 divisioni) con opposizione italiana. Dopo un breve periodo di tempo ( una o due settimane?): sbarco prin ipalc in forze a sud di Roma ; azione della divisione paracadutisti a Roma e contemporaneamente annuncio dell'armistizio » (209). Alla fin~ dell'incontro Smith riepilogò le intese raggiunte . Eccole ·t:condo la versione fornita dalla relazione ufficiale statunitense : • 1) Il Governo italiano poteva accettare o rifiutare le condizioni di armistizio, ma se esso accettava doveva accedere al modo indicato dagli alleati per la dichiarazione ufficiale ; 2) GJi alleati dovevano effettuare uno sbarco sussidiario sulla penisola , e contro questa operazione le truppe italiane non potevano evitare di offrire resistenza ; 3) ubito dopo, gli alleati cffcttue(207) Surremler, pp. 477-478. (208) Ibidem, p . 478.

(209) Cfr. G. Ca!,tellano, Come fimwi .. ., cit., p . 223.


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rebbcro i loro sbarchi principali a sud dj Roma, portando il tolale delle forze impiegate in entrambi gli sbarchi ad almeno quindici divisioni, entità ritenuta essenziale da Badoglio; nello stes ·o tempo, gli alleati lancerebbero una divisione aviotrasportata presso Roma e sbarcherebbero un centinaio di cannoni controcarro alla foce del Tevere; 4) Il Governo italiano doveva far conoscere la sua accettazione dell'armistizio per radio entro le ore ventiquattro del 2 ettembre; se rifiutava, nessuna comunicazione doveva essere fatta» (210). Il testo è pressoché identico a quello pubblicato da Castellano (21 1) con due omissioni: manca infatti al punto 2 l'accenno alla forza ddlo sbarco secondario (5 o 6 divi ioni) cd al punto 3 il periodo di tempo intercorrente tra i due barchi ( una o due settimane) . li testo riportato da Castellano è però indubbiamente quello autentico visto che la entità. del primo attacco e l'intervallo di tempo tra la due operazioni sono chiaramente indicati nel verhalt- rt-òntto dal eenerale Strong che abbiamo riportato più innanzi e che la relazione statunitense riconosce esplicilamcntc come autentico (2 12) . li fatto dà compiutamente la misura del rigore scientifico dei curatori della Relazione Ufficiale dell'esercito americano. Quella sera , rientrando in volo a Roma, i delegati italiani erano stanchi per la giornata campale ma abbastanza soddisfatti (213) . Non erano riusciti ad ottenere lo sbarco a nord di Roma, ma erano state promesse loro 15 divisioni richieste da Badoglio la maggior parte delle quali sarebbero sbarcate « il più a nord possibile, per quanto sarà consentito dalla possibilità di avere la protezione della caccia • (214), come aveva dichiarato Smith e Strong diligentemente annotato nel verbale, mentre una diviione aviotrasportata, rinforzata da artiglierie anticarro, avrebbe preso parte din:ttamcnte alla difesa della capitale italiana. Quanto alla località dell'azione principale, i due generali, esaminando

(210) Surrender, p. 478. (2tl) G. Cas1e lla no, Cnmc firmai cit ., p . 144. (212) Surrender, p. 478 n. (213 ) C . lanussi, up. cit., pp. 120, 124-125; G. Castellano, Come firmai . .. , p. 145. (214) Cfr. C . Castellano, Come firmai ..., cit., p. 222.


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le varie possibilità, conclusero a fil di logica che probabilmente gli alleati sarebbero sbarcati nella zona di Gaeta (215). Uno sbarco nel golfo di Napoli presentava molteplici difficoltà, un'azione su Salerno era tatticamente infelice e strategicamente insignificante. Solo sbarcando a Gaeta gli anglo-americani avevano la possibilità di tagliare le comunicazioni della 10- armata germanica e di intervenire, sia pw·e non subito, nei combattimenti che si sarebbero svolti attorno a Roma; il terreno era , nel complesso, il più favorevole ed infine la dichiarazione di Smith sullo sbarco il più a nord possibile, in relazione della copertura aerea, faceva, anch'essa, pensare al golfo di Gaela se non a Terracina. Cìrca il tempo gli italiani ritenevano di averne a sufficienza (da una o due settimane dopo il primo sbarco) per definire i particolari per una buona cooperazione. Questa visione abbastanza otlimistica della situazione era basata su di un'inesatta valutazione delle intenzioni degli anglo-americani nei confronti deg.li italiani: « Anche che non ci amino, anche che ci diprezzino • os ·ervò Zanussi « i loro interessi e i nostri convergono. E' questa convergenza che costituisce la nostra grande carta, cd è perché abbiamo questa carta in mano che il gioco non può fallire• (216) . In rea)Là la convergenza di intere si tra l'Italia e gli angloamericani era quantomeno dubbia. Per la grande maggioranza dei dirigenti inglesi la liquidazione dell 'Italia dal novero delle grandi potenze era un obiettivo di primaria importanza e. in base alle informazioni di cui disponevano sugli intendimenti tedeschi, perfettamente conciliabile con le operazioni alleate. Per gli americani quello italiano non era che un teatro di guerra secondario che non doveva as. orhire molte for,,e nè richiedl'rc un particolare impegno. L'unico che poleva vedere una reale convcrgcn;,.a di interessi, Churchill, o non comprese che, in vista dei suoi obieu ivi balcanici· sempre negati ma sempre tenaa!mente per eguiti, e in considerazione della riduzione delle forze nel teatro di guerra mediterraneo, l'apporto delle forze armate italiane era indispensabile, o non riusci ad imporsi ai suoi collaboratori. Non deve quindi sorprendere se con questa situazione politica

(215) G. Zanussì, op. cii., p. 124. (216) Ibidem, p. 125.


L'A1V,11SnL10 CON &.'UAUA J!ot IIASll AU.1! RlilLIO•U lfF~I IW A1'~AMIJlK:AJUI

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alk spalle, Eisenhower cd i suoi consiglieri scelsero la via di ingannare sistematicamente gli italiani temendo che essi si sarcbhcro rifiutati di sottoscrivere l'armistizio se avessero conosciuto quali erano i reali orientamenti degli alleati e di ·guanto modesti m1:-;zzi e · ·i di ·pones ·ero in realtà. In effetti il primo sbarco sarc bb~ s tato effettuato con due divisioni anziché con cinque o sci come era stato assicurato agli italiani ed il secondo con sette anziché con nove o dieci . Le « almeno 15 divisioni • non erano in realtà che 9 ( Le divisioni alleate disponibili erano in realtà 10, ma poiché una doveva essere lanciata su Roma, oltre alle altre 15 · vedi la nota riassuntiva di Smith . non se ne è tenuto conto nel calcolo delle for.t.c che dovevano barcare). Lo sbarco non sar bbc avvenuto al limite dell'autonomia della caccia, ma ben all'inh::rnu di questo. Infine l'inizio dell'azione principale annunciato di una o due cttimane dopo lo sbarco secondario, stava per aver~ un antit..ipo. Lo stesso giorno 31, subito dopo aver dato il suo consenso per l'invio della divisione aviotrasportata a Roma, Eisenhower prese un'altra grave decisione c si recò personalmente a comunicarla a Clark. Cos:i il comandante della 5a armata am.:ricana riferLce la comunicazione: « Tutto era stabilito: il giorno D, per Salerno, sarebbe stato il 9 novembre. All'ultimo minuto vi furono alcuni mutamenti dovuti in parte alla premura degli italiani di togliersi dalla situazione in cui erano prima del nostro sbarl:O • (217) . I mutamenti all 'ultimo minuto si riferivano evidentemen te all'anticipo dell'azione che fu presentato a Clark come conseguenza delle richieste avan:r.ate dagli italiani. Esattamente il contrario di quanto stava avvenendo. Il rapido ritmo di riparazione dei mezzi da sbarco danneggiati in Sicilia e la po sibilità, in considerazione della situazione, di togliere qualche unità navale all'azione ddl'S• armata, facilitarono indubbiamente la decisione (218). In quanto alle motivazioni che indussero il comandante alleato ad anticipare l'attuazione dello sbarco principale, pensiamo sia da escludere che ciò fos ·e motivato dal desiderio di liquidare gli italiani , come è stato talvolta sostenuto; a nostro avviso le considerazioni che spinsero Eisenhower a prendere questa decisione furono essenzialmente di natura militare. Egli doveva infatti sapere, dalle intercettazioni,

(217 ) M.W. Clark , op. cit., p. 179. (218) Salerno to Cassinn, p. 39.


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che le disposizioni tedesche per agire contro gli italiani erano ormai ultimate, essi avrebbero potuto in breve tempo rovesciare il Governo italiano. I contatti di quel giorno avevano evidenziato quello c he era apparso come un irrigidimento italiano dovuto essenzialmente all'aumentata tensione esistente a Roma per la crescente pressione tedesca. In base a questi fattori, il Comandante alleato decise di accelerare i tempi dell'operazione; egli non dubitava che si potesse indurre gli italiani a firmare l'armistizio, si preoccupava invece che vi fosse ancora in piedi, al momento dello sbarco, un Governo italiano in grado di ordinare alle sue truppe di cessare il combattimento. Contemporaneamente Eisenhower prese un'altra importante decisione: avrebbe consegnato ai delegali italiani lo • Strumento di Resa » dopo la firma del primo documento, ma non avrebbe insistito per la firma immediata. Il r settembre il comandante alleato ricevé un telegramma di Churchill e Roosevelt (il Primo Ministro britannico era ancora in America) che copriva, almeno in parte, la responsabilità di una simile decisione: • Approviamo incondizionatamente la vostra decisione di procedere con l'Ava/anche e di sbarcare una divisione presso Roma alle condizioni indicate. Riconosciamo pienamente che le considerazioni militari devono avere il sopravve nto in questa congiuntura • (219) . La conferma dell'invio della divisione aviotrasportata a Roma fu subito trasmessa al Governo italiano (220). Un secondo messaggio invitava Castellano a recarsi in Sicilia il giorno seb,uente. In giornata fu trasmessa l'accettazione italiana delle condizioni di armistizio (221) . Castellano, con alcuni ufficiali, giunse a Cassibile, nei pressi del comando di Alexandcr, nella mattinala del 2 agosto. La scelta della località venne descritta dal generale britannico in un modo che non lascia dubbi sulle sue reali inlcnzioni nei confronti degli italiani. • La scena dello storico disastro del 4J3 a.C., che contrassegnò la caduta dell'impero ateniese, era ora destinata ad essere la scena della firma di un armistizio che suggellava la dis-

(219) W. Churchill, I.a Seconda Guerra Mondiale, vol. JX, p. 118. La dnta del disnac<:io è desumibile dalla citazione che ne fa Alexander a p. 2890 del suo • Rapporto •. (220) Cfr. V. Vailati, L'armistitio e il Regno del sud, Milano, 1969, p. 201. (22 1) Cfr. E. Alexander, op. cit., p. 2889.


L'AUUSTJZ.IO CON L' ITALIA lH ALIA 111!1..UIWU UTl'ICUU ANQ.0-AWRIC-.A'{

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soluzione dell'impero italiano e la scomparsa dell'Italia dal novero delle grandi potenze• (222). Un ultimo di guido si era verificato: Castellano riteneva di dover trattare i termini della e~ perazione militare cd aveva ricewto ordine da Ambrosio di accertare la data e la località dello sbarco principale (223); essendo l'armistizio già accettato dal Governo italiano con il precedente telegnimma. Gli alleati ritenevano necessario invece un atto formale, e per prima cosa Smilh chiese all'emissario italiano se aveva i pieni poteri. « Rispondo che non ho quei poteri, che non li ho perché non mi era stato detto nulla al riguardo, altrimenti il mio Governo mi avrebbe dato le istruzioni del caso o avrebbe inviato un apposito delegato. Srnith, probabilmente anche lui colto alla sprovvista da questa nuova necessità che i Governi alleati avevano preteso, sa benissimo di non averne mai parlato; tuttavia mi dice che è indispensabile la firma senza di che devono considerarsi nulle le discussioni precedenti: il telegramma Badoglio non ha che un valore informativo • (224). Gli alleati consideravano ovvia la necessità della firma e si rifiutarono di comprendere il malinteso sorto in buona parte anche per colpa loro; pensarono ad un machiavcllo da parte italiana o ad una nuova indecisione dovuta alla paura dei tedeschi (225) . La firma dell'armistizio era urgente per gli alleati , quello stesso giorno Churchill e Roosevelt avevano telegrafato a Stalin: • Il generale Castellano ci ha comunicato che gli italiani accettano e che egli verrà a firmare, ma non sappiamo con certezza se questo si riferisce alle brevi clausole militari di cui avete già preso conoscenza, o a più comprensive e complete clau ole in merito alle quali era specificamente indicata la vostra adesione alla firma • (226). Se le ragioni politiche erano importanti, quelle militari erano determinanti; infatti se gli italiani i fossero aC'· corti del • bluff • e tirati indietro al momento della proclamazione, una acceuazione telegrafica era troppo poco come strumento di pressione. I capi militari ed i diplomatici presenti decisero di fare intervenire il generale AJexander per impressionare i

(222) Crr. Ibidem , p. 202. (223) Cfr. I. Palermo, op. cii., p . 134. (224) G. Castellano, Come firmai cii., p. 153. (225) R. Murphy, op. cii., p. 282. (226) W. Churchill, I.a Seconda Guerra M ondiale cit., voi. IX, pp. 1IS. 119.


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delegati italiani. Il ruolo di Castellano nell'intera vicenda era stato evidentemente alquanto sopravvalutato. Comunque il generale britannico si presentò agli itaJiani in pompa magna circondato da uno stuolo di aiutanti : « Vennero fatte le presentazioni cd Alexander salutò gli italiani cordialmente, ma con un certo riserbo. Disse di essere lieto di sapere ch'erano tornati da Roma pronti a firmare l'armistizio. Con loquaci prole te, e ·si si dichiararono rammaricati di non poterlo firmare . Dopodiché il generale si csibl in un esempio di perfetto .i strionismo, dichiarando che la nostra pazienza si era esaurita e che dubitavamo della loro buona fede. Con tutte le apparenze esteriori di una gelida furia, Alexander annunciò che se gli italiani non avessero firmato entro ventiquattr'ore, gli alleati sarebbero stati costretti a bombardare Roma. li suo scopo era .queUo di convincere la delegazione del fallo che gli alleati potevano arrecare all' Italia più danni dei tcdcsc,hi ed erano decisi ad arrecarli. L'esibizione di Alexander fu convincente perché non si trattava affatto di una finzione. Egli ci disse di essere deciso a ricorrere a qualsiasi astuzia o sotterfugio potessero rendersi ncces ari per costringere gli italiani a firmare immediatamente, in quanto riteneva che fosse in giuoco l'esito s tesso della guerra. E ordinò che agli inviati non si doveva in nessuna circostanza consentire di andarsene finché non avessero firmato. Decidemmo che il modo migJiore per convincere gli italiani del nostro scontcnlo cunsisLcva nell'ignorarli per tutto ìl giorno ,. (227) . A proposito di quesL'episodio Alexander scrisse di aver comunicalo agli italiani che « qualunque fosse stata la loro deci.sionc, avremmo procedulo al nostro piano per portare la guerra . ulla parte continenlale dell'Italia. Mi sono chiesto da allor.i se noi avremmo potuto tradurre in realtà quelle ardite parole se la decisione italiana fosse sJata negativa, però in quel momento non avevo alcun dubbio che avrebbero accettato• (228). In realtà il generale inglese non doveva essere così sicuro, come affermò poi, visto che raggiunse di nascosto la tenda dei due diplomatici, che era accanto a quella degli italiani, e non se nt: andò se non dopo aver appreso che Castellano aveva inviato un

(227) R. Murphy, op. cit., rr>- 282-283. (228) E. Alexander, up. cii ., p. 2890.


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messaggio a Roma per chiedere l'au torizzazione a firmare (229) . I delegai i italiani furono isolati, ricevettero solo due brevi visite del generale Smi th ( 230) iI quale fu cortesissimo ( 231). Era lo sperimentato si tema della « doccia scozze e •, gli alleati alter· navano la rudezza alla dolce1.za . Apparentemente il sistema die· dc i suoi frulli perché durante la prima visita fu concordato il telegramma per chiedere J'autori1.zazione a firmart:. Ma poiché l'autorizzazione non giungeva, a notte alta, Smith si recò nuovamente alla tenda degli italiani e poco dopo un nuovo dispaccio veniva trasmesso a Roma. Esso conteneva con tutta probabilità, oltre che un sollecito, }mche una nuova promessa alleata: se gli italiani avessero accettato lo sbarco principale arebbe avvenuto a • portata di Roma• (232). li giorno seguente l'autorizzazione viene finalmente concessa nei tt:rmini desiderati dagli alleati. Poco prima della firma Eisenhower ricevette Castellano e lo trattò con molta cortesia (233) . Alle 17,45 avvenne la firma . Dopo cena iniziarono final(229) H . Macmillan, up. cli., p . 491. (230) Surr1'11tll!r, p . 483. (23 1) G. Ca:,lellano, Come firmai . .. , cit ., pp. 154-155. (232) l'lld s1~0 colloquio con Quaroni alla fine della guerra , Smith af. fermo di • :were tlclihera1amet11e, ingannato Castellano sulla erricicn1.a delle fune america ne e inglesi pronte a ::.barcare in Italia e sulJa possibilita di cCfclluare uno sbarco nelle vicinanre di Roma• (Cfr. G. Castellano. La guerru comi.mia, cit. p. 222). Il 3 settembre il Comando Supremo il;iliano comunicò allo S1ato Maggiore dell'esercito che lo sbarco sarebbe ;iv\'enuto a • portata di Roma • (M. Roatta, 0110 milioni di baionetle. Milano 1946. p . 302). u questa questione r.astellano è stato e tremamentc l a1110. Ne accenna solo nel secondo dei suoi tre libri, lA g11uru cuntinua, flJl. 142-143, st,,1cncmlo d1e 11.-lla s ua lcllera inviata il 5 ad Ambrosio aveva st·dtto: • Per quanto abbia fallo l'impossibile per riuscirvi , non ho potuto avere alcuna noti1.1:.1 sulla precisa località di sbarco• (G. Castellano. Cume fi r,11,,i .. ., dt .. p. 172) argomento questo alquanlo sofistico in qu.lnlo il non conoscere la • prcc,,.a locali1à di sbarco • non e eludeva affatto ,.:he cssa fossc a • port~1 La d i Roma •. L'alteggiamcnto di Castellano può essere compreso ow si com,ideri c he eyli fu '-'Cns11 nill> dalla Commissione di inchiesla J')t'r a\·cr indic:ato • una data che non aveva serio fondamcnlu • (Cfr. I. Palermo, op. <."il., p. STI). E' comprensibile quindi che cercas!>c di non incorrere in ahri guai. Comunque solu quando sarà noto il diario di Ambi osio sarà poss ibile Jirc l'ultima parola sulla vicenda. (233) G. Cas tellano, Come firmai ..., cit., pp. 151-155. Ca Lellano riferisce l'episodio come avvenuto il 2 settembre .ma c iò è manifestamente im· p.i::.sihik per h\! Eisenhower giunse in Sicilia solo la mattina. del 3; dr. H C. Butcher ,up. cit ., p. 398. 0


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/llauimo /lla:.f#III

mente i colloqui militari su cui gli italiani avevano fatto molto assegnamento: Zanussi rientrando in Italia aveva riassunto l'atteggiamento alleato nel modo seguente: • Dite s\ e po ivcdrele che passeremo senza indugio a quelle intese d'ordine militare che voi avreste preteso definire per prime. E' tutta una questione di forma, insomma, ma nella sostanza state pur certi che si arriverà a quel che preme a voi, perché fa comodo anche a noi • (234) .

Nel verbale inglese redatto dal maggiore Archibald l'inizio della riunione è riportato nel modo seguente: • Il generale Alexandcr apri la riunione spiegando la posizione. L'ar")i Lirio è stato firmato stabilendo che il combattimento cesserà. Non si stabilisce che c'è un accordo fra l'Italia e le Nazioni Unite. Ma più l'Italia può assistere le forze alleate contro il cormme nemico, più po sono e ere favorevoli i termini finali • (235). Questa era in realtà la s iate i conclusiva di un incidente alquanto significativo. Alcxander aveva infatti afrcrmato che l'Jtalia non avrebbe mai potuto essere a llea ta delle azioni Unite. Castellano aveva protestalo ed il ri. uhato era stato la formula lievemente attenuata che si legge nel verbale (236) . La ·ostanza però del rc'-lO dd di corso di Alc:o<ander era in piena sintonia con la sua prima affermazione ; l'escr ·ito italiano doveva svolgere prevalente me nte compiti di guerrigJia, le sole azioni di una qualche importanza c he , e nivano richieste e rano: I ) la difesa di Roma . 2 ) la conqui sta dei porti di : Taranto, Brind bi , Bari, Napoli e Foggia (sic!); 3) impedire la rilirata alle forze tedesche in Calabria; 4) impedire c he le unità tedesche a nord di Roma affluis ero a sud; 5) prendere gli aeroporti di Foggia (237) . Come si vede, ad eccezione della difc. a di Roma, che veniva considerata una conditio sine qua nun italiana alJ'armistizio, sono tulle azioni strettamente connc. e ag li obiettivi dello sbarco alleato nelJ'Italia meridfonale, il che fa comprendere c he gli alleat i ritenevano che il resto deJl'esercito non avrebbe retto all'urto e !.i sarebbe liquefatto. Anche per quanto si riferiva alle arioni nel

(234) G. Zanussi, op. cii., p. J20. (235) cr, . V. Vaifati, op. cii., pp. 214-215. (236) G. Castellano, Come firmai . .., cit., pp. 158-159; L Marchesi, Come )iomo arrivati a Brindisi, Cremona, 1969, pp. 72-73. (237) Clr. V. Vailati, op. cii ., p. 215.


L'MIIUillZJO 00N l ' nAl.lA lN MSI! AUJ! IDAZJO!O Ufl'ICJAI I 111,CU>-AMWCA!

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sud della penisola il comandante alleato fu estremamente cauto. Quando Castellano insisté per « coordinare piani integrati con gli AIJeati • « il generale Alexander disse che quando gH italiani e gli Alleati si fossero conosciuti meglio rispettivamente si sarebbe potuta conseguire l'integrazione e ciò per il meglio. Nel frattempo gli italiani dovevano combattere per il loro Paese. I contadini italiani armati combatterono bravamente con la guerriglia organizzata • (238) . Era evidente che se l'esercito fosse stato disfatto e la collaborazione italiana si fo se ridotta ad azioni di guerriglia ci sarebbe stato ben poco da e integrare • . I delegati italian i rimasero sbalorditi, si erano aspettati un ben altro atteggiamento dopo la firma dell'armistizio (239). La discussione continuò con minore aspreua sui problemi navali ed aerei. Quando si parlò della proclamazione dell'armistizio apparve chiaro che gli anglo-americani si aspettavano da un momento all 'altro che il Re ed il Governo fossero catturati dai tedeschi. Infine Castellano ripropose la necessità, già sollevata a Lisbona , di un « preavviso di parecchj giorni • sulla data dell 'armistizio. Alexander rispose negativamente per ragioni di sicurezza e ·u richiesta di Castellano s i rifiutò di precisare se lo sbarco intrapreso quella mattina dall'8· armata era quello secondario annunciato in precedenza (240) . Gli italiani erano costernati: si erano attesi che dopo la firma dell 'armistizio si sarebbe instaurata un'attiva collaborazione, si trovarono invece di fronte alla palese ostilità del comandante del gruppo di armate alleate. Smith si rese conto della situazione e cercò di Lranquillizzare gli italiani (241). Il Capo di S.M . di Eisenhower fece anche di più. Poiché le due divisioni sbarcate in Calabria, anche tenendo conto della brigata corazzata di rinforzo, non potevano in alcun modo apparire come le 5 o le 6 divisioni dello sbarco secondario comunicato agli italiani, « accennò ad uno sbarco di secondaria importan:za - che lasciò capire avrebbe avuto luogo fra il Golfo di S.

(238) Cfr. Ibidem , p. 216. (239) G. Castellano, Come firmai .. ., cii., pp. 159-160; L. Marchesi, op. cit., p . 73. (240) Cfr. V. Vailati. op. cit ., p. 220. (241) G. Castellano, Come firmai ..., cit., p. 159; l. Marchesi, op. cii., p . 73.


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Mouimo Mo:.ze111

Eufemia e Taranto - da effettuarsi con una forza che valutammo di circa 3 divisioni • (242) . Si sarebbe trattalo in definitiva di un nuovo sbarco in a~ poggio all 'azione delle truppe di Montgomery in Calabria ed in effetti uno sbarco era previsto per la notte del 5 settembre a Gioia Tauro, ma a prendervi parte doveva essere la sola 23)• brigata di fanteria britannica (243) . Il generale americano, di fronte alle preoccupazioni degli italiani, non aveva esitato disinvoltamente a far quadrare i conti con quanto era stato in precedenza ufficialmente assicurato. Né deve e sergli sfuggho che il promettere nuovi sbarchi secondari avrebbe tranquillizzalo gli italiani per quanto atteneva a1 tempi dell'operazione principale. 11 valore che i delegati italiani diedero alle dichiarazioni del generale arn~ricano venne così illustrato dal maggiore Marchesi: • Il chiarime!lto di Smith fu in ogni modo molto opportuno: era il capo di Stato Maggiore del comando alleato e la sua autorità era ai nostri effetti determinante• (244). Indubbiamente la posizione di Smith, come firmatario dell'armistizio e fiduciario di Eisenhower non era da sottovalutare, tuttavia l'aucggiamcnto di Alexander che era il comandante delle truppe impegnate nella operazione doveva suonare come un sinistro campanello d'allarme agli orecchi dei delegati italiani. Per comprendere come ciò non sia avvenuto bisogna tener presente l'alta opinione che Castellano aveva delle sue capacità diplomatiche. Egli, ignorando i retroscena dei rapporti anglo-americani, si era convinto di aver determinato, con il suo incontro con l'ambasciatore britannico a Mad,-id, la compilazione del • Memorandum di Quebec,. (245) . J rapporti cordiali che aveva poi stabilito con Smith l'avevano definitivamente convinto della sua possibilità di influire sugli orientamenti degli alleati. Indubbiamente il Capo di S.M. di Eisenhower mostrava una notevole considerazione per il negoziatore italiano, ciò era però conseguenza, più che della personalità di Castellano o della sua abilità diplomatica, dcll 'opi-

(242) Testimonianza del maggiore Marc hesi alla Commissione d 'inchiesta. riportata in I. Palermo, "''· cii., p. 148. (243) B.L. Montgomery, op. d i ., p. 160. (244) L Marc hesi, op. cii., p. 73. (245) G. Caslcllano, Come firmai ...• rit .. pp. 120-121. Si veda anche il 11,e 111orialc ·critto da Castellano per Ambrosiu e riportato ia I. Palermo . op. cii ., p . 139.


L'MlMI STl1 f0 Q,IH L' fTALJA IH A1.Ut IILIALl°"'J 1.fff'l!'l,\I.J A-.GU).,\,'llfltlCA~

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nione che i comandanti alleati si erano fatti della sua posizione all'interno del Comando Supremo italiano. Come si è visto Castellano non aveva fatto mistero del ruolo che aveva avuto nella caduta di Mus olini ed e estremamente probabile che non abbia taciulo sul suo convincimento di essere il « cervello • del Comando Supremo. E ' certo comunque che gli anglo-americani considera rono importantissima la posi:l ione di CastelJano all'interno deilo Stato Maggiore italiano, tanto importante da indurre AJexander ad inscenare il 2 settembre la commedia che abbiamo illustrato. I fatti ·embrarono confermare que ·to appre.1..zamento poiché poco dopo, in base ai sollecili del delegato italiano, giunse la dc ·iderata autorizzazione a firmare . In base a tulto ciò non deve sorprendere la decisione di Eisenhower di costituire una missione militare italiana presso il suo comando con a capo il Castellano. Questa decisione, che fu comunicala agli italiani nella riunione tenutasi la sera del 3 settembre (246), è stata valutala dal delegato italiano come • un atto amichevole del generale Ei. cnhower ... Amichevole, in quanto poteva sembrare non neces aria, essendo già stabilito dalle norme armistiziali che presso il governo italiano dovesse risiedere una missione alleata di controllo idonea e sufficiente, per la natura politicomilitare e per i poteri che le sarebbero stati conferiti , ad attuare anche quella collaborazione ,. (246 bis) . Castellano ha indubbiamente ragione quando afferma la non necessità della missione poiché anche le informazioni di cui gli alleati abbisognavano puLevano essere raccolte senza la creazione di un organismo cos\ complesso . 1n realtà la costituzione di questo organismo non era che una lustra per trattenere presso il comando alleato il negoziatore italiano, infalti Smith avanzò l'esplicita richiesta che Cai.tellano fosse incaricato di dirigere la missione ( 247) . E' evid::nte che Ei ·cnhower, in considerazione delle modalità con cui era s tato trattato quello che definiva lo • sporco affare • dell'armistizio con l'Italia, desiderava avere a portala di mano una persona considerata influentissima come Castellano per aver rag ione di eventuali resistenze italiane all'atto ddla proclamazione. La richiesta della costituzione della missione fu invece consi-

(246) Cfr. V. Va1lati. np. cit., p. 217. (2~6 bi'>) G. Ca ·tcll ano, /..a gtwrru co11tirrva cit., p. 171 n. (247) C . Castellano. Come firmai ..., cit., p. 171


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Mauimo ltl11Utt1i

derata dagli italiani come una dimostrazione della disponibilità degli alleati alla collaborazione militare e dell'alta considerazi~ ne che Castellano aveva saputo conseguire presso di loro. Poco prima della mezzanotte del 3 settembre Bedell Smith consegnò finalmente al generale itaJiano il testo dell'armistizio lungo. • Castellano, c he era riuscilo in tutti i suoi negoziati ad evitare l'uso dell'umiliante frase d ella resa incondizionata e che era re ·ponsabile di aver avviato un'operazione congiunta ital~ alleata per difendere Roma, fu dolorosamente sorpreso di leggere la clausola iniziale dei termini lunghi»: "Le Forze italiane d i terra, di mare e dell'aria, dovunque dislocate, per questo mezzo si arrendono incondizionatamente". Quando Castellano pr~ testò, Smith di sse che Zanussi aveva ricevuto il documento a Lisbona; il Governo italiano conosceva certamente le condizioni dei termini lunghi. Castellano non ne era così sicuro. Egli dubitava che il , uo governo avrebbe accettato le clausole addizionali. Quando Smith gli ricordò le possibilità di modificazioni insite nel Memorandum di Quebec, Castellano disse che esso conteneva solo p romesse genera li e che il ·uo governo non aveva a che cosa ricorrere se gli Alleati non mettevano per iscritto le loro pro mes ·e. In conseguenza il genera le Smith s i edeu c e le mise per iscritto: " Le clausole addizionali " egli scris!'> · a be neficio di Badoglio " hanno solo un valore re lativo fintantoché l'Italia collabori nella guerra contro i tedeschi" (248) . Quest'ultimo documento ha notevole importanza per compre ndere l'atteggiamento in quel momento prevalente nel c~ mando di Eise nhowe r . Evidentemente 1·ostilità verso le condizioni elaborate dal ministero degli esteri britannico era tutt'aJtro c he sopita ed il Comandante in Capo alleato si impegnava in pratica, attraverso la dichiarazione scriua e firmata da Smith, che è bene ricordare era, come firmatario de ll'armistizio, il delegato ufficiale di Eisenhower, ad assecondare e sostenere una azione italiana di rigetto dei « termini lunghi ». Quest'azione sarebbe stata però possibile solo nel caso che il Governo italiano fosse riuscito a mantenere un proprio auton~ mo peso contrattuale anche dopo la proclamazione dell'armistizio. Lo sbarco alleato, la reazione tedesca e la data dell'annuncio del-

(248 ) Surrender, p. 4M.


L'AIIMlfflT.ff) C:OH L' ITWA rN IAR AU'1 IIO.UJONJ UfflCIAU ANGU)-AMElllCA~L

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l'armistizio continuavano quindi ad essere i problemi principali. Per dare una risposta, almeno parziale a questi problemi, fu iniziato a tarda notte lo studio per la pianificazione dell'invio della 82• divisione paracadutisti a Roma. Già prima della firma dell'arm istizio Castellano aveva avuto un incontro con il generale Rooh, capo ufficio operazioni di Eisenhower, e aJcuni ufficiali dei paracadutisti. La definizione del piano era complicata dall 'ostilità che sia il comandante de]la divisione generale Rjdgway sia il suo vice Taylor avevano mostrato per l'inizfativa non appena erano stati messi a conoscenza del progetto (249). Queste diffidenze emersero chiarnmcnte nelle discussioni per la stesura del piano. In un primo tempo fu infatti stabilito che i reparti americani avrebbero impiegato gli aeroporti di Centocelle, del Littorio e di Guidonia. Succe , ivamente la preoccupazio ne del generale Ridgway per i possibili effc ui del fuoco delle batterie contraeree tedesche sugli aerei da trasporlo nell'ultima e più del icata fase dell'avvicinamento provocarono un~ ridiscussione dell 'intera operazione. Castt!llano indicò allora gli aeroporti di Furbara e di Cerveteri che a differenza di quelli del Littorio e di Centocelle erano fuori del djspositivo contraereo della Capitale e totalmente in mano italiana. Sulla base di queste indicazioni fu steso il piano definitivo (250) . Esso prevedeva numerosi compili che dovevano essere svoli i dalle truppe ita liane, due dei quali , eliminare le batterie conI racrce tede 'che e con ebruire il controllo delle due rive del Tevere dalla foce a Roma , presentavano molteplici difficoltà. Il piano prevedeva anche l'arrivo, un giorno dopo il lancio dei primi reparti , di un centinaio di caccia che sarehbero atterrati nell'aeroporto di Centocclle ( 251 ). L'operazfone di aviosbarco si sarebbe protratta per tre o quattro giorni. Durante le discussioni per l'approntamento del piano per l'operazione della 82• divisione su Roma , ormai designato ufficialmente come « Giant-two •, Ca tellano avvicinò mith e gli chiese notizie più precise circa la data dello sbarco

(249) R. Murphy, op. cit., p. 284 ; Il. Macmillan, op. cii., p. 489. Surrcnder, pp. 48S-488.

(250)

(25 1) Vedi la rclaLione del maggiore Vassallo, che, com e ufficiale dello .M. della aereonaulica segui tutte le fasi della pianificazione, in C Ca~tcllano, I.a Rt1crra continua cit., pp. 112-115.


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Ma_,_,,,mo Mau,ttri

principale. Secondo quanto scris e nel 1945 il generale italiano la risposta sarebbe stata la seguente: • Posso dirle soltanto che lo sbarco avverrà entro due settimane» (252) . In ba e a questa dichiarazione e ad una serie di calcoli Castellano avrebbe concluso c he lo sbarco sarebbe avvenuto probabilmente il 12 (253). Smith non avrebbe quindi detto molto di più di quanto aveva comunicato il 31 ago to. Oltre a qucl)tO discor o generico vi fu qualcosa di più specifico: testimoniò infatti il maggiore Marchesi, persona non o tile a Ca tellano, dinan1:i alla Commis ione d'inchiesta: • Tale data venne fuori in seguito alle conversazioni che il Castellano faceva allo Smith; diceva Castellano: "Domani il Governo Badoglio sarà informa lo dei no tri accordi in base ai quali occorrono 7 giorni per preparare il ricevimento a terra della div. paracadutisti ". Ed il G ' n. ' mith aveva finito con annuire. Ecco come sorse quindi la famo a data del 12 settembre• (254) . Può desta re meraviglia che Cal)tellano ahbia taciuto l'episodio. Bisogna però ricordare c he, al momento della ste ·ura del suo primo libro, egli era sottopo to all'esame di una Commisionc d 'inchic. La ui fatti dcll'8 ettembre e che contava, per uscire dal malpasso, più ,ull'ami i,ia e la protcLione di Ei enhower e dello !'.lesso mith l hc ulla di 1cacia della propria testimonianza. Solo molti anni dopo . nel suo secondo libro, cri se: • Beddl Smith ha dichiarato che non avn:bbc comunicato Ja data nemmeno a suo padre. Ma altro e non voler comunicare una notizia, altro è comunicare una notizia fai a• (255). La data del 12 ellembrc era cmer a in conseguenza non oltanto di un calcolo fatto su generi h ' affermazioni del Capo di S.M . di Ei enhowcr, ma era anche uff ra •ata dall 'a,;,;t'n..;o dato dallo stt:s ·o alla valutazione del generale italiano sui tempi occorrenti per i preparativi. CastelJano era quindi convinto del fatto l)UO quando crissc in una lettera ad Ambrosio che lo sbarco principale arebbe avvenuto con ogni probabilità il 12 settembre.

(252) G. Castellano, Come I irmai .. .• cii.. p. 171. Questo episodio è :iota· lo ~011fcrma to dal generale Smith, vedi Surrender, p. 489 n. (253) G. Castellano, Come firmai . .. cit., pp. 171-173. (254) Clr. r. Palermo, op. cit., p . 149. (255) G. Castellano, la Rllerra co11ti11ua cii., p . 104.


t.' \llMl\fl7Ml CO!ol L' ITAU• l'i llilE Mn! 11.LVJO"II I fFICIAl.l A,;Q.O- ,MUIICA,,J!

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Mal'chesi , l'.he ritornò in aereo nella capitale italiana nella mattina del giorno 5 portava, oltre alla citata lettera, numerosi documenti : iJ testo dell'armistizio firmato; le clausole aggiuntive nn il bigliett3 di Smilh per Badoglio; le istruzioni per la flotta ( promemoria « D1ck •); le istruzioni per l'aeronautica ( promemoria ~ Cannun •); il promemoria « Alexandcr • per l'esercito; un d ocumento, per il S.l.M., (promemoria •Strong•); tre copie dell 'ordine di operazioni per la divisione paracadutisti (256). Ricevuti i documc-nti , dopo averli rapidamente esaminati, il (';lpO dello S.M. Ge nerale italiano si recò da Badoglio per metterlo al corrente. Nel sottoporre al Capo del Governo l'ordine di 01>era"1.io11c della 82· divisione aviotrasportala osservò che sarebbero stati necessari almeno ette giorni per ultimare i preparativi da parte italiana e da ciò anch'egli concluse « che era da ri1..!ner.;i come sicu ra la data del 12 •. (257) Nella stessa sera del ~ settembre, come si kgge nella relazione della Commissione di inchiesta, Ambrusio riun} i Capi di Stato Maggiore delle FF.AA . per le comunicaLioni e le rlisposizioni del caso. In un primo luo:•o ordinò al Capo di Stato Maggiore dcll'aereonautica di prendelT i provvedimenti di sua compelcnza per l'approntamento degli .icroporti, ui quali quella divisione doveva prendere terra. Dopo la di cu sionc seguitane, avendo il generale Sandalli concluso c.: hc arebbero occorsi almeno 7 giorni per attuarli , Ambrosio lo im ilò a ridurli al minimo possibile aumentando il personale e fa. c..:11dolo lavorare intensamente. I campi di aviazione sui quali si dowvano eseguire i preparativi erano gomberi dai tedeschi, e pt.·11a nto probabilmente quel lavoro sarebbe sfuggito•. (258) l parai dei capj militari italiani erano unanimi : sarebbero occor< '5d! c giorni per dfettuare i preparativi per l'avio<;harco, ciò 11 0 11 poteva c he consolidare il convinci mento che l'a1.ione anglo,11m·rica11a non potes·e e ·~ere intraprc a prima del 12 cllcmhrc. Sulla base ddlc richieste alleate il 6 settembre il Comando Supremo italiano emanò aJle tre armj il • promemoria n. 1 •

(256) G. Castellano, Cume firmai . . ., dr., p. 177; L. Marches i, op. cit., 78. (257) P. Badoglio, L ' l lltlio nella ecun<la Guerra Mo11di<1le., Milano, 111~t,. ,,, 103. (2'itl) UC:.i:.1011c della Comrnission · d ' im:hiesta per la mancata difesa 111 K11111a , pa1 te 11 , p . 58, citala in G. Caslcllano, Roma Kllplll , Bolotpla, 1%7, p. 77. Si vcùa a11che Surret1der, p. 492. r,


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Muslmo Mau~ttl

(259) cd in giornata lo Stato Maggiore dell'esercito spedl la • memoria 45 ,. che integrava, con quanto richiesto dal promemoria del generale Alexander, le disposizioni già impartite con la • memoria 44 ,. per il caso di un auacco tedesco. (260) Il generale Ambro io olLre che compilare un « promemoria n . 2,. per le unità direttamente dipendenti dal Comando Supremo (che per le vicende sopravvenute non giunse ai destinatari) dfode istruzioni agli ufficiali in partenza per costituire la missione militare italiana presso il comando alleato, perchè fossero avanzate alcune richieste al generale Eisenhower. • Vi erano tre proposte relativamente di minore importanza - una modificazione del testo del contemplato annuncio dcll'armistjzio da parte di Badoglio; una richiesta perché venisse permesso alla flotta italiana di porl arsi in Sardegna piuttosto che a Malta; e una richiesta che il massimo supporlo aereo venisse inviato negli aeroporti di Roma immediatamente dopo l'annuncio dell'armistizio. Ma un quarto punlo era più importante: gli italiani desideravano che l'operazione di aviotrasporto venisse eseguita due giorni dopo lo sbarco principale piuttosto che nello stesso tempo » . (261) Contemporaneamente a queste mi ure dì carattere militare le massime autorità italiane prc ero un'importante decis ione politica. Come si ricorderà, il 3 I agosto Badoglio aveva fatto comunicare agli Alleati che il Re cd il Gove rno sarehhcro restali a Roma; ma nella riunione del 3 settembre a Cassibile gli anglo-americani non fecero mistero del loro convincimento che i tedeschi potessero impadronirsi da un momento all'altro dei dirigenti italiani , fu quindi discusso un « piano per porre Ambrosio come alternaliva a Badoglio ,. (262). E fu convenuto che in caso di complicazioni il Capo di Stat o Maf?giorc Generale italiano avrebbe abbandonato Roma per co tiluirc un gove rno in un • libero Lerrilorio italiano • come telcgraf,ò il generale Rooks il

(259) Per il testo integrale del documento \<edi: Mfo istcro della Oj. fesa, S.M.E. Ufficio Storico, /.,e 011era;.iuni delle uniti} italia11e nel seltembre-cttobre 1943, Roma, 1975, pp. ~7. (260) Ibidem pp. 68-69. Per la rispondenza del documento italiano a quanto richiesto da Alexandcr si veda il verbale della riunione del 3 settembre a Cassìbile in V. Vailati, op. cit., pp. 214-220. (261) Surrentler, p. 494. (262) I bidem, p . 506 n.


l 'AIII\IISlLUO f.(l'I I ' IT.tUA IN 11.L AIJ.F IIEUZlONI UH JCIAU A,.C,U'I AMl':alCASE

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4 scLLcmhre (263) . La cosa non poteva ovviamente essere prc-

sen la la a Roma cosl come era stata concepita. Si pensò quind i ad un ingegnoso espediente, come riferì in una relazione il generaJe Mc Clurc, capo del servizio di sicurezza americano: Ambrosio doveva essere inviato a PaJermo per fungere da radjocommentatore autorizzato del messaggio di Badoglio (264). Gli Alleati si <:arcbbcro così assicurati anche contro eventuali sorprese tede ·che a Roma. Castellano iuformò il suo uperiore diretto dei progetti anglo-americani che lo riguardavano nella lettera che gli inviò il 5. Non è possibile stabilire e accennò anche alle intenzionj recondite degli alleati, comunque l'intera operazione assomigliava troppo ad una ripetizione delJ'affare Girau<l per -.f uggirc alla comprensione di Ambrosio, il quale dal canto suo non aveva alcuna voglia di atteggiarsi a dc Gaulle. Il problema era ovviamente politico e collegato alla preoccupazione degli anglo-americani per la sorte del Governo italiano Il Capo di Stato Maggiore Generale sollevò quindi la quc._, ione nel cor o di 11n '11òiPn7.a r~:-ilc, a cui parteciparono anche Badoglio ed Acquarone, nella mallinata del 6 settembre (265) . A cguito di questo colloquio fu stahilito che, nel caso non fosse ~lato possibile continuare a far funzjonare il Governo a Roma, quei.Lo, il Re e i capi militari si sarebbero trasferiti in Sardegna (266) . La preocc up:v.ione che i tedeschi si impadronì 'ero dei dirigenti italiani e ddla Capitale era vivi sima tra i comandanti alleati i quali studiarono anche la possibilità di mandare in onda il mcs aggio di Badoglio annuncianlc l'armistizio tramite la radio vaticana (267 ) . Il generale R1dbrway, dal auto suo, convinto

, c he ogni operazione di aviolancio neUa zona di Roma sarebbe

(263 ) Cfr. V. Vailati . op. cii ., p. 229. ( 264 ) La rrla,. io11c di Mc Clurc è quanto mai e plicita su qu(·sto pun10 : • Si e provveduto per annuocialorc militare in caso di impedimento ( l'cn. Ambro io ). Egli andrebbe a Pakrmo e diramerebbe di là istruzioni, o a h e rnati vamcnte, e si trova a Biscrta presso il generale Alexander, può fare a Tunisi le registrazioni che saranno portate in volo a Palermo. La , ,. ,.ione rodio può essere chiamata radio Palermo e considerata stazione 11,,liana •. Cfr. V. Vailatì , op. cit., p. 233. (265) P. Puntoni, Parla Vittorio Emanuele lii, Milano, 1958, p. 160 (266 ) Ufficio Storico della Marina Milita re, /,a Marina italiana nellu \ n 1m 1lti Guerra Mumliale , voi. XV, p . 9. (267 ) Clr. V. Vailatì, op. cii., p. 233.


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Massimo Ma~:.dti

,tata un tragico errore, protestò energicamente con i generali Smith cd Alexander. L'oppo ·izione di Ridgway spinse gli alleati a mandare due ufficiali americani a Roma per conferire con i capi delle forze italiane che erano intorno aJla capitale in merito ai dettagli finali della cooperazione italo-americana. Lo scopo eff.:ttivo della loro missione era quello di valutare la possibilità o meno dell'operazione di aviotrasporto» (268) . Per questo deli ·atissimo incarico vennero scelti il generale Ta lor cd il colonnello Gardiner. E' invero sorprendente che a dirigere una imilc mi ·sione sia stato scelto un ufficiale che non aveva fatto mistero della sua ostilità per l'intera operazione. Tn qualsiasi altro esercito un simile atteggiamento arcbbc stato motivo sufriccnlc per escluderlo da un incarico di questo tipo. onostanlc Lutto, i preparativi per la cooperazione tra gli alleali e gli italiani progredi vano, e il giorno 7 settembre giun·ero a Tunis i gli ufficiali della missione italiana. Castellano ru informalo delle richieste di Amhrosio e si recò a conferire con il generale Eisenhower· • Il comandante alleato apportò una modirica nella dicitura dell'ultimo paragrafo del problema di Badoglio per incoraggiare l'oppo.-.i:1iunc militare italiana ai tedeschi ,. ( 269) . Eisenhower assicurù poi che sarebbe stato fornilo il massimo appoggio aereo subito dopo lo ..harco, ma !'ti rifiutò di considerare le altre richieste italiane. • E-.sc erano state oggcllo di discussione ed erano state defini te a as-.ibi lc prima della firma dell'armistizio» (270) . Nella notte i risultati di questo colloquio furono trasmessi a Roma (271 ). Frattanto Ta lor aveva fortunosamente raggiunto la capitale italiana. L'operazione di aviosbarco della divisione paracadutisti aveva sollevato perplessità anche tra i capi militari italiani. Quando il Capo di S.M . dell'esercito Roatta esam inò il documento non ne rimase entusiasta; tra le molte cose che lo lasciarono perple~ so, osservò che, per alluare le misure richieste dall'ordine di ope-

(268) Surrene/e, , p. 489. (269) Ibidem, p. 506. Risulterebbe quindi che il testo del messaggio del maresciallo Badoglio sia stato compil.1Lo a Cassibilc tra il 4 e il 5 -.cl lcmbre e poi portato a Roma da Marchc.-si. Ambrosio avrebbe poi ril.hicsl o una modifica dell'ultima parte (Surreniler, p. 494) ed Eiscnhuwc, l',l\'rcbbc accettala. (270) C. Castellano, Come firmai . .., cii., p. 182. (271) Surrender, p . 506


~

l.'AAMISTIZ.IU Cli", I ' ITALU I" 9' IDAZIOMI llHIUA.U A'ICl.0-AMCalt\.'ll,

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ra;:ionc, si arebbc dovuto sconvolgere tutto il piano difcnsivo della capitale ed impegnare gran parte delle truppe italiane nelle mi ·ur.: di prote.1.ionc dirette cd indirelle (eliminazione delle batterie tcdcsch , ~gombcro delle rive del Tevere) dell 'aviolancio. Nel docum~nto non vi era alcun accenno ad una eventuale prel'>a di contatto con le fori.e alleate che si riteneva dovessero !'.>har are nei prc. si di Roma. Per di più in mattinata la ricog11i1i,mc aerea aveva avvi ·Lato i convogli da sbarco alleati al !argo della Sicilia occidentale (272) . Da ciu Roatta concluse che si trattava di un nuovo sbarco secondario o gli alleati stavano approntando lo . barco principale prima ddla previ ·ta data del 12 settembre. Il Capo di S.M . dell'esercito si recò quindi da Ambrosio ad e ternargli i suoi dubbi. L'attt•j!giamento d ·I Capo di S.M . Generale era alquanto diverso, Castellano era il suo fiduciario ed Ambro io aveva una lvtalc fiducia ncll'ahilità diplomatica del suo dipendente (273) . Non , i era pcaltro a lcuna ragione di dubitare della veridicità ddle sue affermazioni, lo sbarco se<.:ondario c-nn una forza d1 5 u 6 divisioni e ra stato ufficia lmente annuncialo dai negoziatod allea I i e il \ Crbale relativo debitamente firmato si trovava nelle mani dt:I Capo di S.M . Generale. Il concentramento di mezzi n~vali :iò ovc-.t della Sicilia non implicava nccessariame11lc uno :,harco in 1or.1.c s111la costa tirrenica, probabilmente i doveva trattai e delì'a1ionc d'appoggio al!e operazioni in Calabria annunciala da Smith a Ca. tcllario. Non c.: 'era quindi da preoccuparsi; pcrc hè mai gli ,rnglo americani avrehhcro dovute, anticipare la loro a.f.ionc scnm ness un prcavv.i.;o c->mpromettendo la po. sibilità di c~scre appogg:at1 dallc forze armale italiane? Per quanto riguarc!.n a l'r, 1t ru probkm:i sollt.:v· lo da Rc,a tta , Amhrosio convenne rnn le preoccupa.doni dd Capo di S.M . dell'esercito (274) . Jn<;crì quindi Ira le btruzioni, c he i membri della missionL militar\! italiana dovevano portare a Castellano, la richie!'.>ta eh:! l'a violando della 82• divisione fosse posticipato di due giorni . Imparti to que ·t 'ordinc, )I Capo di S.M . Generale si recò a Tor ino per .ilettere in salvo importanti documenti e Roatta, !-.olo

(272) M. Roalla, op. cit., pp. 305-306; G. Zanussi, op. cii., pp. 169-170. (2ì3J L'ampieoa di que ta fiduda la si può rilevare dal fatto che

Ca,•cll:m,., cm ~lato proposto al Re come Ministro degli esteri 11:ipo il 25 luglio.

(274 )

n

Roatla, op. dt. , p. 3CT7.

ubito


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M,ns,mo AIIIUtlti

parzialmente rassicurato da quanto gli era stato detto da Ambrosio, ~i recò in compagrua di Zanussi dal generaJe Carboni che, (;Ome comandante del Corpo d'Armata Motocoraz7.alo, aveva la responsabilità della difesa delJa Capita.le. Carboni aveva avuto una parle notevole nelle vicende che portarono al 25 luglio e godeva della fiducia rii Badoglio (275). Aveva per questo partecipato alla riunione del J settembre in cui i e:-a deciso di accettare l'armistizio. In quella sede Carboni si era vivacemente opposto aJla conclusione delle Lrattative poichè riteneva che non si potesse fare affidamento sulla parola degli anglo-americani. N ei giorni seguenti non aveva mutato parere e nella larda sera d el sci ettembre era • di pessimo umore », il motivo di questo stato d'animo era che riteneva « assurdo » l'ordine di oocrazionc per la divisione aviotrasportata. Carboni affermò poi che se fossero iniziati i combattimenti prima che lo schieramento difensivo attorno alla Capitale fo ·. se ultimato con le divisioni in afflucn7.a, essi si areb' t!ro rapidamPnfe c-onrl11si in un disastro ( 276) . Roatta ritenne a que~to punto necessario formali1.&rc il suo punto di vi stn in ,m d uc umento: scrisse allora una noia in n 1i vcnin\ cspo ta l'opportunità di ritardare il giorno X al 15 scltcmbrc; la proclamazione non avrebbe dovuto avvcnin• prima del 12 per non cumpromt:ttere i preparativi italiani ; si rcnd ·va inoltn· indi:.pen~abile al più presto uno sbarco in forL.t: ndla zona di Ruma; le modalità dello sbarco della 82• divisione avi, traspor tata andavano riviste per adeguarle alle possibilità italiane. li documento fu consegnato a Carboni che lo fece p:.!rvenirc a Badoglio scavalcando il Coma nJo Supremo (277). Il vil:c di Ambrosiu prese visione dell'appunto nella tarda mattinata del giorno 7 e fu convinto dell'opportunità di intendersi perfettame:1te con gli alleati sui problemi esposti. In attesa del rientro di Ambro io fu inviato a Castellano l'avviso dell'imminente arrivo di una comunicazione di • importanza fondamentale » (278) . Questa era la situazione dei comandi italiani quando Taylor

(275) Il mnresciallo lo aveva infatti proposto per la carica di Mini· s tro della cultura popolare nel '§UO GoYemo. (276 ) G Zanussi, op. cit., pp. 170-171. (277 ) l lùlem, p. 1.71 . (27 ) F Rossi, Come arrivammo all'armistizio, Cernusco sul Naviglio, JQ.16, p. 1.ç2,


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cd il suo compagno giunsero nella Capitale; poichè venivano a prendere accordi per l'impiego della divisione aviotrasporlata furono mes ·i in contatto con Carboni . Si trovarono così di fronte due uomini che per motivi diversis simi erano entrambi contrari all'operazione « Giant two »; un simile incontro, date le premesse, non pote va avere un esito molto diverso da quello che ebbe. Sull'andamento dd colloquio le vers ioni di Carboni e di Taylor divergono sostanzialmente. Il primo sostenne che il gene rale americano lo informò che • gli Alleati avrebbero iniziato uno sbarco nella zona co tiera di Napoli ed avrebbero annunziato l'armistizio » (279) . Taylor affermò invece che Carboni gli comunicò il proprio convinci me nto che il principale sbarco alleato non sarebbe stato pro simo a Roma (280). La verità sta probabilmente nel mezzo: Carboni e ternò la propria convin1.ione c he non sarebbe stato possibile difendere la ci tt à senza un consistente e rapido aiuto Jlleatn di c..ui molto dubitava e Taylor, messo alle strette, dovette ammettere c he non era ip()tin.obile un celere congiungi111c nto con il gro so delle forze alleate . Il generale italiano affermò anche che non r,otcva te,wn· g li aeroporti con le for1.e dispo11ibili. A quc~lo punto fu deciso di prendere immed iato contatto con Badoglio per studiare il da farsi cd eventualmente c hiedere a g li alleali di proroga re l'opcra1.iu11c (281 ). Non fu molto d ifficile a Carboni indurre il vecchio ma resciallo a chiedere una proroga dell'operazione a iotrasportata e dell'armis tizio. li messaggio che fu inviato nel la notte al comando allealo era il egut>nt e: " A cau ·a di modifin t:1ion i nella siluv.ione c reata dalla disloca1.1one e dalla forza d •Ile truppe Lcdc"iche nella zona di Ro ma, non ~ piu po s::.ibilc a cettare un rmi tizio immediato in quanto que') fO potrebbe provocare l'occupazione della Capi tale e la violenta assun1.ionc del governo da parte dei tedeschi. L'operazione (;iant iwu non è più poss ihile causa la mancanza di forza per 1.wran tirt' g:li aeroporti. li generale Ta lor è dis ponibile per tornare in Sicilia a presentare le vedute del governo ed &Ltc nde ordini ? Badoglio • ( 282 ). Vannna Vailati, la biografa di Bado-

1,rno,

( 2791 Lc11cra ùi Carboni .illa Commi~sioni: d 'inchiesta. Cfr. G. Ca tdRumo Kaput . p . 90. (280) S11rre11der, p . SO i. (28 1) F. Ros., i. op. cii., p 152. (21!2) S11rremda, p . 502.


1.50

Massimo Mau.11-111

g lio, ha recentemente puhl>licato alcuni documenti, tra cui una lettera dello stesso Taylor, secondo i quali nel messaggio ste o dal marcs ·ia llo non sarebbe slalo chjes to l'::mnullamcnlo, bensì il rinvio dell'operazione di aviosbarco. Ella ritiene che il tcleg rmnrna sia stato modificato da Taylor e Carboni quando lo riccvcuero per la trasmi ·sione (283) . E' probabile che, una volta Lanlo, abbia colto nel ,cgno visto che rbulta , da altre fonti, che furono apportale modifiche al mcs~agg io cli Badoglio. Due giornalisti americani, che compilarono un articolo su quesLa vicenda, sulla base d i un'intervista con Gan.li11cr hanno infalli critto: « Il maresciallo abbozzò un mc _.,aggio e vi infilò una frase dalla quale risultava che il generale Taylor era d'accordo con lui. Taylor ordinò che questa fra e fo..,~ cancella la » (284) . 11 genera le am ·ricano fu allcnlissimo nel non as umer ·i nes, u na rc!'.pon,;abilita i11 rch.11.ionc alla decisi1one iLaliana, infatti egli ldcgrafo ad Algeri : « Jn vb.La dt·Ua dichiarazione de l Maresciallo Badoglio l'irca l'in apacilf1 n dic hia~1re l'armistizio e a g~1ranti1 c gli aeroporti. Cit1111 tw" t! impossibile. Ragioni date per il cambiamento Mmo manca111..1 irrimcdiab,ilc di b ·nzina e mu11i:1ioni e nuove dispu~izioni ll·dcs<:hc. Ba<loglio chiede che 'favlur torn i pt·r prc cnlan· le vedute dd governo. Tavlo.- c Gar<lincr attendono i-;1 ruzioni . Accusare riCl.'Vula. Taylor » (285) . Il Ldegramma nmtcncva un 'informaJ.ionc falsa, quella dd la • irrimediabi le » care11/.a di benzina. A.nchc in qu · ·to caso è <lift i<:ilc s tabilire se si trattò di una voluta disinfo1 maziunc di Carboni u di una « pennellala di colore » a µµ iunla da Taylor per convincc.-c i suoi superiori che l'opcrn,.ionc l'ra impos,ihilc. I a prcoccupa:1 iont' di annullare l'opcra,.ion"· di aviolancio dominava in quel momento il pensiero del gcncra h.: americano che a qul.·· to scopo fece trasmettere un altro mc~,aggio a llt• 8.20 dcli' scllcmbrc cd un terzo alle 11 ,35 (286) . ParaJu~salancnlc, mentre Ta.v lor si affannava per far cancellare l'op •razioni: di aviolra~porto, Roalla , messo a , conoscenza ddl 'imminc11za dell'armi ·ti-

mm

V. Vail.11i. op. di .. pp. 275-276. ( 284) R Thru,.'l~on, A. Elliot , Secret M issio11 10 Rome, in • lfaqx:r·, Ma1ctU7Ìrll' • ottobre 1944, ri1,rot.Jot10 in • Politic a E,ll·ro •. gcnnaiu 19~5 . p . 100. (185) S11rn•,ider, p . 5112. (2116) I bidem.


L' Ml\1"11,UO l'O"' t ' ITAI H IN 11.\.'il Alih IU].\/10~1 I ffltlAIJ •"<.tO.AAIIJIKU<f

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,io, dava ordini per il rimaneggiamento dello schieramento difc11s1vu de lla Capilalc disponendo tra l'altro che la divisione « Lupi ùi To~nrna "• ancora in affluenza , as umcsse la difcsa degli aeroporti di Cerveteri e Furbara . 11 possesso degli aeroporti, prec isava l'ordine , dove,·a c:.scre mantenuto a • qualunque costo • ( 287) . e qucMo fu l'ultimo equivoco d1e si determinò tra alleati cd itali..ini nella g iurna1a dcll'8 ~ettembrc. Era "Lato convenuto ,·11:, p1.•r arinuncian: l'armistizio, radio Lond ra avrebbe tras mesu uri •crvi;,io sull • al tività nazil>Le in Argentina, ma per qualche 111is tcriosa rag ione, che nemmeno i compilatori della Rcla1.ionc Uf1id a lc ddl'e,a iw amcri anv sono riusciti a coprire (288) , qu ·:-ta trasm il>!>1onc non ehhc luogo. Ciò fece c redere aJle autorilà militari italiane che I messaggi della notte a evano provocalo una d ila7ion · dcll'arn1is1izio. • 11 giorno 8 • te timoniò il maggiore M:.rchc'>i d3vanti alla Commi..,siune d 'im:hicsta • appena \.cimi a conu!'.ccma del bombardamento di Frascati ne av, e rti i 'iuoito S.E . Arnhrosio al quale ricordai che tale hombarda 1rn:nlu !)Otcva t'l>'>crc uno dei i,,einali convenuti per il giorno J1 Jcnunc ia ddl'a rmis1 i1.iu. Pre~t:nle era pure il Gcn. Roatta, ~ E. Amb.-u, iu ri pm,c c he non aveva av uto comunica1ionc del ,c~m~h· w n, cnLionalc di Radio l..omlra • ( 289) . Gli italiani aveano tl•l::grafoto ne lla mattinata c hiedendo il permesso pcrc hè una .,113 pc•·v,nalita militare accompagnasse Taylo r a Bi~crta rn illu~lran· 11 punto di vista italiano. Quando ver~o le 15 pervc1111c quella d1c !'. : mbrava una risposla affcrmativa (290) semlu u ~cvnlalo che C:.be·1hower aveva accettato di rinviare l'armi, li., iu . L'attc~1~ian1'·nt,, an~lo-amcrica110 era ben altro: alle J 5,30 pri111a di parl irc Tnvlor mardò a chiamare Carboni e « confermi) l·hc l'.mnunciu ddl'an11 i!'.ti,do non poteva assolulamc11Lc ess •re po~po~to f.' c he doveva e~scrc fatto alle 18,30 - fra tre ore - come gli itali.mi a cvano convenuto da principio. Carboni alzò le '> pa lle. !lilon eia una cosa che poteva dl.-cidere lui, disse, ma ulu il Mai esciall,.J 8aduglio poteva stabilirlo• (291 ). 1

(787) Cfr. I. Palermo, op. cii., pp. 446-448. (288) S11rrrnder, p . 504 n . l289) Cft. J. Palermo, op. cii., p. 150. (290) Surrimder, p . 504. ( 291) R. I hrudi,on-A. Elliot, ari . cit., p . 192.


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e questa dichiarazione fosse stata fatta nella notte precc<lc:nte avrd be evitato scn;,.a d11bbio una M:ric d1 equivoci e la perdita da p3rle italiana ddle ultime preziosissime 20 or':!, ma avrebbe evitato anche la cosa che a Taylor premeva di più: il rncs ·aggio che chiedeva l'annullamento della • Giant two •. 11 t<.>lc:gramma <li Badoglio tra me~so da Roma dopo mezzanolle fu rice,•uto completamente alle 5,30 dal comando delle forLc .!llcate in Mediterraneo. La decifrazione si conclu e solo alle 8 (292). « Quando il contenuto del mcs. aggio di Badoglio, che rinu:,ciava all'armi. ti,io, divenne noto ad Algeri, lo St;., to M.aµ~ior..dell 'ArHQ pc,<letle il controllo. Lo Stato Maggiore inoltri, ad Ei. cnhowe, il mc -.a!!gio di Badoglio e nello le so tempo invio un mt.·<, ·aggio ai Capi di Lato Maggiore Combinati domandando e i doveva o no dar corso all'annuncio ddi'armi stizio I.! dichiarando il proprio convincimen to che l'operazione di aviotrasporto av i ·bbc dovuto c~sere annullata. Forse Ambru io, cht: l'a!-.tdlano e 7.anw,,i avevano citato come il ,olo po~...,hilc ~ucceswrc di Badoj!lio, avrebbe potuto essere inc..louo a partire da Roma. annunciare l'armi,ti;,io da un'altra città , for ·e Palermo, e por-. ta re ad C!-.c ·uzione le di,po'>i/.iuni dcll'accur<lo. In ogni caso e ,i fan·.a110 prc ente clic il 1•ovcrno di Oac..logliu in e ,1c-. o non mt.ritava com,ideraz,oni perchc Badorlio stava ntrnllan<lo un documento firmato completamente in buona lede dal ·uo rappre cntautc autorizzato• (293) . Questo me saggio rivela compiutamente in che morto era intc o l'armi,tizio con l'Italia dal comando aJlcato. Appare chiaro an,:'.>ra una volta hc tutto era concepito ii, fun,do.1e ùcllo sba rco e ch,· non i contava in alcun aiuto ailivo da parte italiana. L'allribuirc a Badoglio lu denur,.:ia dell'armi ti.1.io mt·nlrc era staio richic~to soltanto il rinvio dcil'annu:1do va valutato in questo quad1·0 . Agli anglo-americani infalt I serviva che l'annunci<J fos~e contemporaneo con lo sbarco , ciò c he sarebbe avvenu to dell'Italia, del suo esercito a cguito della proclamazione era a~solutamcnle irrilevante, anzi ndl'otti a d!!gli inglesi peigio fo<,sero andate I · cose agli italiani e piu facilmente sarebbe stato imposto loro • l'armi ·tizio lungo •. Ei enhower non fu mol-

(29~) Sllrrender, p. 506. (293) / b1de•11.


l ' &a\41~TILIO UIS 1.' nAI.U ....... r ,u U. IILI.A7t0"11 trlTICIALI AM,1.0·~'4.Jt l (A',f

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to soddi fatto dell'i niziativa dei suoi dipendenti (294) . Si affrct· tò a comunicare ai Capi di S.M . Combinati che intendeva indurre il Go\'erno ita liano ad annunciare l'armistizio alle 18,30 come ave a stabilito in precedenza (295) . Decise quindi di ripetere con Casccllano la rappresentazione che così fruttuosamente, almeno in apparenw , aveva recitato Alexander qualche giorno prima , mandò a ch i:imare il generale italiano, che, pe:- altro, era stato g:ià convenientemente terrorizzato da Strong ed indotto a scrivere un telegramma richiedente l'immediata accettazione delle ri h ieste alleate (296) . « Castellano, dopo aver atteso p~r mezz'ora in un cortile dove fu completamenle ignorato, fu condotto in una tanza . Ad un cavolo sedeva Ei ·enhowcr, fiancheggiato da Alexander e dall 'Ammiraglio Cunningham e da un impressionante ·piegamento di all1 i ufficiali aìlcati di grado elevato. Castellano salt:1<). cssuno r ii dtornò il aiuto. Egli ebbe la scn. azione di trovar ·i di f mntl· ad una cormc marziale. Eiscnhu\, c r fece ct>nno a Castellano di ,cd1.·r i I t.>'-'-" poi il messaggio di Badoglio. Alla fine il comandante alleato Ieee un:.t uichiarazione . Se Badoglio non annunciava l'armi tizio qudla -.era come concordato (297 ) . egli di<.:hiarò, la deduzione sarehbe , lata incontc~tabilc - il Governo icaliano e Ca~h.:llano ste so .,vcvario giocato un ruolo moralmente ripugnantt: nei negoziati di armi~ti,.io. Castellano, a queste parole, si alzò per replicare. Nè lui nè il il suo g:ovcr:10 egli disse, erano colpevoli di mala fede. Oualco,a di straordinario doveva e ere accaduto a Roma. Egli prepò il <,cncralc Ei!-euhuwcr di astenersi dal giudicare fino a che Ba-

(294) Ibidem.

(295l /h iclcm, p. 507; O.O. Eisenhower, Crociata in Europa, Milano 19 9. p . 241.

(296) G. Ca tcllano, Come firma, ...• c:it., p. 183. (297) EiM:nhower -cri!>SC (Cruciata i11 f:.uropa , p . 241) • avrei ann11n11.110 la resa alle 18.30 sc.-condo i pn.:ccdcnt i accordi •. In realtà, come si è , "lo. non vi erano ,tati accordi e non era sta to concordalo alcun hé. I ·. 1l ll"(!!! iamt:nto dei militari alleati era t.onsegu nza degli ordini loro 11111M1 t;I i 1·011 i! • Memvrandum di Quebec • che impone\'a di avvc·rtirc gli 11 .111:ini ,ulu ·111'ul1i1110 m inuto. Che gli autori nmericani i ~entano a <lisa· ~· 111 1x·1 la brulallta di quc ·to atlcggiumc,110 e co:n1>rens1hilc, non i! im•e<.·c 1 ,11 rdto ti tcr.tativo dì presentare i tatti in maniera di•·e, sa da quella in , 111 ,i ,\olc;cao in realtà. Cfr. C.. Ca~tcllan<', Com,· {1r111m .. ., c,t., pp. 183- 184.


l,f,us1m u

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M a:uè/11

doglio non rispondesse al messaggio di Castellano che chiedeva l'ade~ione alle disposizioni di armistizio. Il Generale Eisenhower disse che conosceva il contcnutu del messaggio di Castellano, ma che egli stesso stava inviandu una replica a Badoglio. Lesse quindi a Castellano il proprio messaggio, che era in corso di cifratura per la trasmissione : « Parte 1. - Intendo comunicare via radio l'esistenza dello armistizio all'ora originariamente programmata . Se Voi o qualsiasi parte della vostra fori.a armata mancale di cooperare come precedenteme nte concordato , io renderò nola all'opinione pubblica mondiale l'intera storia di questo affare. Parte 2. - Non a cetto il vostro messaggio di questa mattina che c hied e di po porre l'armistizio. rl vostro rappresentante accr ditato ha firmato un accordo con me e la sola sperar11:a della ftalia è legata al fatto che Voi vi conformiate a quell'accordo. In ba~c alla vostra accurata esposizione ( della situazione) le opc1-aL.ioni di aviotrasporto sono temporaneamente sospc e. Parte 3. - ,\vele truppe ufficicnli prcs o Roma per g.arant ire la alvcu.a temporanea della città ma richie<.lo complete informazioni ·u cui progettare al piu prc!-.tO l'upera.donc di aviotra porto. Mandate suhito il Generale Ta lor a Bi erta in aereo. Comunicale in anticipo l'ora di arrivo e la rutt a dell'aereo. Parte 4. - I piani sono tati fatti ndla convinzione che Voi agiste i11 buona fe<.le e noi eravamo p1·,cparati a svolgere le future opera.doni su quella base. Ora il manc.:ato adempimento dn parte vostra delle piene ohhligazioni a~sun tc con l'accordo firmato avrà la più seria conseguenza per il vostro pac. . Nessun., rutura azione da parte vo ·tra poi rà poi ri tabilirc una qualsia~i fiducia nella vostra buona fede e con-.eg11c ntcmente ne dcrivcra la di soluzione del vostro governo e della vostra Nazione ,. ( 298) . Terminata la lellura il generale america no congedo Castel !ano, t·hc c.:orse a fare un nuovo tclcp.ramma di sollecito a Roma , e, poco dopo , ricevette un messagj!io dd generale Marshall che approva va la sua linea di condotta . • I Capi di Stato Maggiore Combinati sollecitarono Eise nhower ad cffc uuarc qualsiasi annun io pubblico che potesse maggiormen te racili tare le opera :,io11i militari , senza riguardo per possibili imbarazzi che sorgcrchhcru per il Governo italiano » ( 299 ). (298) S11rrendcr, p . 507. (29'>) lhitl,•m, pp, 507-508.


L' 4&..M1,"'JI/IO l'O I •IT\LJ.\ I~ USI M J.f' ICLVIOM Hl1,, .. . 4'(4,U1-•ura1CAHr

15~

Secondo le fonti americane, nono tanlc il sollievo provocalo da que1'la comunica,.ione, il Comandante in Capo alleato prc~1.· uhito t!l,po un., grave risolu1i,,nc. La Relazione Ufficiale dello esercito americano afferma infall i che ~olo dopo il colloquio con Castt::llano, Ei enhowcr decise di rinviare l'operazione Ciani two pre , i~ta per quella sera (300) . lln altro studio dell'aviazione d ·gli S1 ·1l i Uniti prccihll c he l'ordine fu dato ver o le due (301 ). Poichè si tcmev.1 che il messagg io non arrivasse in tempo fu invia to in vulu in Sicilia il generale LemniLLcr. Secondo la relazione « Eisenhower aveva prugl!ltato di radiotra mettere J'annunc 1u dcll'ar111btizio alle 18,30, Badog lio doveva fare il suo annuntiu 1'uhito <lopo Qu ·st 'ultimo doveva essere il egnalc per l'avvio <lcll 'opcra.1ione Giant Il • (302). l.'acn!ù di Lcmnit1.er atterrò quasi contemporaneamente all'annuncio di E i, c11hu\\er : « Sessantadue aerei con a bordo i paracad u ti!\ti erano gia in movimento in cerchio, per mettersi in formazl!Jfh.: e prepararsi ad andare su Roma, quando arrivò la nuti:ria <lcll 'an n ullamcnto dell'operazione • (303) . Mac mill:rn ha !\Cl'itlo c he • quella de lla divisione aerotrasportata è una 'itoria v,•;·am ...·nt<.: trbtc • (304) . Tutta la vicenda oltre che « tri te• co.., , co m, · v=cnc pr<.: enlnta appare alquanto strana. Sappiamo infatt i qual'era l'opin ione ia di Eisenhower ia di Alexander sulla impo!\sibili tà « murale • per gli italiani di prendere le armi per primi contro i tedeschi. Nulla fa ritenere che i colloqui del 31 ngm,h> e dei primi di sctlembre l'ahbiano in qualche modo modifkala, é\1Vi . · ~i deve g iudicare dalle ric.:hic~tc di Alexander e dal suo atlcggiam ·nto, si d•·ve dedurre che permanesse f ermis ima. l due comandanti alleati erano d I parere che il mas!->imo c li.: g li itJliani pote ·scru fai--, i11 quella situazione, era resis tere ; ,j tcJ l' chi. Ouanlo a lungo avrchbc potuto protrarsi quella re,i,tcn.1,41 nllorno a Roma ? Il 4 sci lcmbrc il capo dcll'utrìcio opc1,1.1ioni, g,:ncrale Rooks, informò Eisenhower che Cas tellano, in1,·n·i,1. to in prnpm,ito, aveva affermato che da oli, gli italiani 11 .11 ;1 v1cbb1.·rn potuto tenere la Capitale per più di 36 ore (305) :

( JùO) / l>itft•m, p . 508. ) Atrlmrn.: Mt H iun.'i, p. 61.

1 '\01

002 l S 11rn•111l.:r, p . 508. , ,.,,, l h1t1, ,,,. p . <;09. 111'4 , h l\i.,l 111i:!an, 011. cit., p . 489. n11.r;1 C.. 11. V Vaila1i, ,,p. nt . p. 229.


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ld11Ss1mo M u:.tflì

una valutazione sostanzialmente analoga a quella formulata da Eisenhow.::r il 22 agosto. Appare quindi alquanto strano che i prudentissimi generali anglo-americani abbiano voluto rischiare una intera di\.isione in situa,,.1oni simili. E' ragionevole attribuire ai comandanti alleati la co11vinzione che bastasse l'arrivo di qualche battaglione paracadutisti, per chiarire la sit1m1iune e capovolge re i rapporti di forza? C'c di piìi: l'occ upazione di Taranto da parte della 1a divisione paracadulisti britannica fu fissata per la sera del 9 settembre in c.om,idcrazione della necessità che la situazione si chiarisse . Si noti e h(' .i portata della piazzaforte pugliese non vi erano unit à ledcl:>chc di una qualche consistenza mentre la situazione di Rum.-. era ben altra. Se si cc11d ad csa01i11Jre in dettaglio l'operazione Giarlt rwo si scoprunu dltrì inquit·lan ti interrogativi. Abbiamo vi to quali erano le conJizioni richic~lc agli italiani perchè !'operazioni.'. ~i effc1tuas!-e e quanl a importanza anneUessc Ridgway all'climina1.ione dclld contrnerca : e, quindi , po~sibile c he l'upcra/.ione venisse intrnprc~.1 !.cr11.n avcn-' avuto nessuna assic urazione da parte italiana s ul sodd b lalimcnto ddb richiesta? S n1.a awr ricevulo un se~nu d 'as cn~o da parte di Tay lor inviato appositamente sul posto? Perchc ·e il mc~!-ag~io <li Badof!lio ed il p rimo telegramma di Taylor erano Mal i dcdfrati lìnu dc:11le S d,~I mallino, come risulta dalla Rcl:.v.ìurtt• uffki.1lc a mericana (306). Eisenhower attese sino alle 2 del porne, iggio pe r fcrmal'c la divisione aviotrasportata? Se.: come sustcngonu gli americani era il messaggio d1 Badoglio che duvt:, a dar·c il via all'operazione pcrchc inviare in g ran fretta 11n ufficiale gcnc·rn lc a frrrnan• tutto? Il Ma rc~ciallu lel:> ·e il suo proclama a lla rn:.lio nlle 19,45, perché mai i velivoli cominciarono a muover. i più di un'ora prima? Dove stavano andando? Tulle queste ragioni e contraddi7ioni nt'll'atteggiamento alleato, tutte q1testc domande rimaste finora senza risposta hanno fatto credere a più <li un autore che quello della divisione aviotrasportala non fosse che un piccolo bluff nel grande bluff alleato dell 'armistizio con l'Italia . La realtà è più semplice e più. complessa ad un tempo: Butcher, l'aiutante navaJe di Eisenhower, notò nel suo diario a lla data del 6 settembre un dialu •o col

(306) Surret1der, Jl. SiJ6.


0

I ' \II\UCTl7IO CV,, L 1lAI IA I" ll.UI: \t t,. ...., • , •n111i11 , f , 1("1 •• • A!\~"...C , ,1,t.l..\"11.

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comandante della s• armata americana. Clark « ha affermato che ove gli italiani non dovt>sscro eseguire in buona fede l'armitizio che è stato ora firmato, egli sarcbl>c stato autoriuato a far lanciare i paracaduti ti presso Napoli • (307) . E co dove stava andando j) primo caglione della 82• aviotrasportala prima che il generale Lerr:nil/cr la fermasse! arà bene a questo punto riesamin:i:c tutta la storia delle opcra1.ioni dei paracadutisti collegate con l'operazione • Avalanche • . Si è già detto come l'azione ddl'82• lungo il Volturno fosse tata a pprovata nella riunione dei comandanti alleali del 23 agosto. Secondo il piano emanalo dalla s• armata il 26 agoi.to, com· pilo dell'attacco G,ant doveva essen· quello di di!.truggcre i pon· I i ,ul Volturno da Triflisco al mare. Dopo di ciò le unit~ aviolanl'iatc, con i tt!nft in un raggruppamento tattico reJtµimcntale rin for1ato. avrebbero dovuto trattenere il nemico e te ner i in mi· s,1ra di dirigersi o verso i monti o verso Napol i. Que,tc unita avrebbero potuto ci.-.ere poi rhfor1.:ik via mare rla un altro ragi•ruppamcnto tattico rc12giml.'ntale della 82• divi ione che coi.tiluiva la • Forza li • Jclla ri crva imbarcata della 5" armata ( 308) . Il I " cttcmbre il piano fu modificato: invece di un gruppo d1 1.:ombattimenlo rcggimcnt.>lc rinfor,.ato, si tabili di lanl'inre un gruppo di combattimento rcµgimcntale meno un battaglione. La caui.a Ji que ·ta riduzione fu l'affiorare dell'impoi. ibilità di ri fornire I..! rinfor,.are onvenientementc una unila piu numero ·a per via aerea . • Con una forza ridotta di un battaglione una magl!ior quantità di rifornimenti poteva cs!.erc assicurata col lanl'iu ini1.ialc • (309) . A seµuito della riduzione delle unita lu !>lahilito che i punti fos ero distrutti da Capua al mare e c he i paral ,1du1 i,Li non i attardassero a contrastare il nc1111co ( IO) . (]07) H .C. Butcher, up. r,t., p . 400. (308) l-1/ th Arnl\• HiHun·, pp. 78-79. Che il compito della • For,u Il • fu,,e qudlo di intervenire a sostegno de i reparti paracadutali e provato Jal t.11to thc am.:h·essa era agli ordini del comandante della divi iom.· e dtl' I., parte lo~i!',tica fo. se • da n-aliuar i ,;ulle spiagge fino a che il l'lflrlu dt NJpoli non <,arà o peratÌ\'O • meni~ per le altre unita d 'armata " l.1n·\a rikrimcnto ul porto di SaJcmo.

( 309 I I hul,•m . p 24. (3l01 lh11lcm . p 83.


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M iuHmo MoU cl/1

Con te mporaneamente il 1° settembre fu deciso di inviare u na di\ b,ionc aviotrasportata a Roma, ma mentre Smith, in con tatto con Alcxander, proponeva la 82a ( 311 ), Eisenhower intendeva impiegare la t• britannica (312) . Alexander insisté per impiegare la divisione americana e ebbe partita vinta (313 ) . Il generale ingle. e avt.>va valide ragioni dalla s ua : anzitutto vi erano veli"'oli da trasporlo per una sola grande unità, seconda r iamente intendern impiegare la d ivisione britannica in un 'altra opcrvione suggeri ta dall'ammiraglio Cunningham : l'occ upazione di Taran to. Il 3 !>Cllcmbrc E.i!>cnhowcr comunicò a Clark che 1'82,. avrebbe f at to J'opcra/ion · ~u Roma e gli disse anche che, una volta atterrala , la divi,ionc ~arehhc tornata a lle su e dipendenze, cw,a ch e, da1a la di, tan1a , non e ntusiasmò molto il coma ndante de lla sa armata 0 14) . Quc~t 'ultima affermazione ci offre lo spunto per fan: u11 po' di luce ),U d i un'a ltra questione molt o controve rsa : da c hi dm. cva dipcndl·rc 1'82·' divbione aviotrasportata a Ro ma ? A que),lO p, opo),ito si 11.:gge nella Relazione Ufficia le s tatuniten),e : • Ca),tellano f>ll'tl'!>C piu lardi, non correttamente, di aver ragg mnto un accordo in bm,e al quale la divisione a mericana doveva e,,e rc po),ta agli ordini dd gcncrak· Carbu11i •. L'82a divisione .iviotra),portata doveva piut lO!>lO • a~!>I urar-;i la citLà e.li Roma e gli a •roporti adian·nti e impedire la loro occupa1ionc da parte delle forze Lcdc-;çhc •. a,),olvcndo q11e to cu111pito • in cooperazione con le for1(' italiane •. o,i il 1•cncralc Taylor dc ri, '>e i rap porti fra Lali lrupp ·: • 1..c lluppc av1011..1~po1t.1tc, al loro arrivo, coopercrarmo con gli italiani nl'lla d1fc,a d i Roma ~ si conformeranno alle raccomanda1.ioni del Comando uprcino ila· liano senza rinunciare alla loro lib ·,·tit di azione e senza intraprendere alcuna operazione o effettuare qualsiasi di),posizionc com,iderata non opportuna • (3 15). Che l'accordo a cui accennò Castellano esiste se vcramenlc è provato dal fatto che lo s tesso Taylor, quando si incontro con Carboni, . i presento • correttame nte !->Ull'attcn ti » dichiarando di

(311) 0 12l (313) (3 14 ) (.1 15)

Cfr. V. Vajlati, up. cii ., pp. 223-224. Cfr. Ibidem, pp. 224-225. lhitlem , pp. 226-227. M.W. Clark, up. cli., p. 180. S11,-render, p . 489


I ' u,1141n1zio ('O!', I ' 11411• '"' IIASE

4U.f 1:1 LVIII.. , I fflUAI I A'ff,Ul-A \IFllnsr

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essere .. agli ordini diretti• del generale italiano (316); che poi g li americani lo considerassero t!ffimero e intendessero circoscriverlo il più po sibile comi! dimostra il brano sopra riportato è un altro conlo. Comunque è fuor di dubbio che ove a Roma si fosse lungamente combattuto era tecnicamente impensabile che la divisione non agisse alle strette dipendenze dei comandi italiani . C'è però il fatto che la 82a veniva lasciata alle dipendenze di Clark; ciò, data la di. tanza, polcvd avere un ''-!nso solo se si pensava che le unHà potessero presto ricongiungersi, e questo era po ·sibile solo nel caso di una rapida ritirala tedesca . Il 4 scuemhrc, sulla base delle indicazioni fornite da Castellano, iniziò la piani ·icazionc di quello che veniva chiamalo Giant two. La prima operazione non era s tata però abbandonala, aveva assunto la denominazione di Gianl one e co ·tituiva, come chiar:.11nentc si evinci! dal!a denominazione, l'alternativa alla precedl'nle nel ca v che, per una qualsia ·i ragione, l'armistizio non Io~,;e andaw Ìln porto. L'approfondimento dd piano fu portato in breve a termi11c. Prevedeva che un raggruppamento Lallico reggimentale compo:.Lo da dut.· battaglioni, una compagnia contraerea (però con pl'ui anticarro), una compagnia genio, unità minori ddlt! Lra, rni~sic,11i da ricognizione e di sanità prendes!-.c terra nella prima 11otk sugli aeroporti di Cerveteri e Furbara (317) . Come si vede ,i 1ralla di un raggrnppamenlu Lallico reggimentale meno un bat''-'!!lionc. l pianificatori americani non avevano fatto altro che riv,·1·!-.~•n: -.u Gia11t two le forze previste per il primo « ~iganle • il eh..:, Lullo -.onimato, era naturale visto che le due operazioni era110 a! tt:rnativc. l'ipote i di impiegare l'intera divisione a Roma ll'n:' perì> venir meno la « Forza rI • i cui membri furono fatti ,n:nden! il 3 '>\!llcmbrc dai mezzi da sbarco in cui già si trova,ra.,o per ,:,·sere tenuti pronti per l'aviotrasporto (3 18) . TI 5 setlt·mbrc fu invcl'.e approntala in tutta fretta una nuova spcdiziom.· via mare ; t·omprt:ndcva un gruppo d'artiglieria paracadutista, tre batteri~ ontraeree ( ·· n pezzi anticarro). tre plotoni di semo-

(31o} Lo ,Hnmi ·c lo l>ll'S~u Carboni rmir,rio nel mentre cercava di l'ci,istcnza dcll'm:cordo; crr. L. Marche'ii, op. cit., p . 171 cd . 111~ h\.' G. Ca rbom. Più che il dovere, Roma, 1952. p. 279. (3 17) Surrcnder, p . 498. 018) lbiJe.m.

~1111 tc~tar<.'


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Ma~mw Ma:u1ti

vcnli cacciacarro e una cc,mpagnia lii paracadutisti (3 19). Si trattava evidentemente delle unità destinate a sbarcare alla foce del Tevere. L'invio di una compagnia di paracadutisti col convoglio delle artiglic1 ic appare alquanto sorprendente poichè si trallava di una for7..a troppo esigua per a sicurare da sob, una volta sbarcati, la difesa vicina ali..: altre unità. Essa aveva però un compito ben preciso nl'I quadn.1 dell 'operazione« Gia r.t I •. Nel piano del· la 5" armata del 26 agosto era prevista un'.v.ione diversiva « Nat ,. che a, . :-va il compito di far credere ai te<leschi che gli alleali ~tese, u ~oarrn11do a nord-ovest di Napoli. Nell 'ordine di opera1ionc on!!tnario non era previsto ne · uno barco (310) . Negli ul1imi giorn i fu invece previ ·t;, un'vi1~nl.! c<.,ntru la stazione radar tcdn J ddl'i ola di Ventotene, azione che doveva essere condotta d.1 ~ u,1 pil:culo di~tac , mento della 82• divisione• (321 ). Il ch · fa subito pl·nsan· alla compagnia M.11 indicata. Quando il piano dell'intera opcra1.iune fu inviato a Roma prnvoo, nolt• oli perptc,,i1à nello Stato Maggiore dell'eserci to italia110 l·u111e ·i t· gia dl"I I<.,. Le richie ·te contemplale : tornitura di 1;11.1 notc, o k qua111ita -.li m~ teriali (367 autoveicoli, 120 tonnellate di bcruina l TC J; l'dirnina:tione d e lle po tazioni antiaeree tcde!>chc, la can.:i.ita ddlc unita germaniche da una larga ~nscia attorno .,, Tevere, ft'cct0 condu<lerf" al gencralc Roa lta che chi lo aveva com pilato « non cr a mc !>o e auamcn lc al corrl'ntc della situationc,. csi!>lentc a l torno alla Capitai,·. Ri<.ulta invece dai documenti americani eh, Ca~tdlano .ncva a ff ermato che J:!li italiar,i da ·oli non sarcbh ·ro stat i i11 grado di rl.''>Ì'>lcrc ai tedeschi per più di 36 ore. Eppure i pianilicatori americani avevano pre•1isto che lo sbarco ·~rebbc durato tre o quattro notti e non è nem meno pensabile che abbiano potuto credere c he la presenza dei primi nuclei aviotrasportali avrcbbt· l.'.apo oho la situazione, i'ilO che cm s tahilito che la divi ione i.arcbbe en trata in a1.ionc riuni ta (322) . La c hiave d'interprcta7.ione dell 'ir1tcra operazione la forni-sce il genera le Roatta quando nota c he, nel uo insieme, I i,1ter ventc, della divisione :tviotraspor!ata piu che un aiuto alla difc-

(H9) lb1de111, pp. 498-499. 020) Fil 111 Arrny H iwor)". p . 78. (321 l Suler,w lù Cas:.i110, p. 54.

(322 ì M. Roatt.i, op. cit .• p . 3"3.


L'.MlMffTl'ZJO CON L' ITAUA 1H &La aEI.AZJOHI \IPlCrALI ANCLO-.udllc.u.t

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sa di Roma « costituiva un concorso ad ulteriori operazioni partenti daJJa regione della capitale• (323). In quest'ottica tutte le contraddizioni si chiariscono e tutte le domande ottengono ]a ]oro logica risposta. In realtà l'operazione di aviosbarco a Roma non dipendeva da quello che gli italiani avrebbero potuto fare per difendere la Capitale o per accogliere le unità americane, ma da altri fattori. Come si è già visto, per Alexander l'offerta della divisione aviotrasportata era poco più di un espediente diretto ad indurre gli italiani a firmare l'armistizio. Fin dal primo momento l'atteggiamento di Eisenhower fu diverso, egJi ritenne che il contemporaneo annuncio dell'armistizio e dello sbarco alleato avrebbe potuto mettere in crisi il comando germanico: • Presi di sorpresa i tedeschi potevano ritirarsi subito dall'Ita)ia meridionale e centrale• (324). L'attuazione di « Giant two » era quindi connessa non a quanto potevano fare gli italiani, ma a come avrebbero reagito i tedeschi. Se le truppe germaniche avessero dato ~eBnO di indecisione o avessero iniziato a ritirarsi verso nord l'operazione di aviotrasporto avrebbe avuto inizio. Solo in quest'ottica la capacità di resistenza italiana era secondaria, mentre il problema delle batterie con traeree tedesche e della presenza di unità germaniche lungo il Tevere si sarebbe risolto da sé. Soltanto in questa visione la questione degli incomj)iuti preparativi italiani per accogliere 1'82a divisione diveniva irrilevante (325). L'attuazione del piano « Giant two » era stata fissata nella notte del giorno

(323) Ibidem , p. 306. (324 ) Surrender, p. 478. E' poco p robabile che, come so tengono gli autori della Relazione Ufficiale statunitense, il Comandante Supremo alleato si aspettasse un simile risultato dalla comparsa delle truppe aerco1rasportate a Roma, data la modesta consistenza delle unità impiegabili nel primo giorno. D'altronde se il generale americanq si fosse, in contrasto con quanto pensava in precedenza, veramente convinto di poter ottenere un rapido risult ato agendo in direzione della Capitale italiana, sa•ebbe stato ancora in grado di rinviare di una setti.mana l'azione della 5- armata per preparare lo sbarco in fon.e nei pressi di Roma. (325) I comandi anglo-americani erano perfettamente in grado di calcolare per proprio conto che il periodo di tempo dal 5 al 9 settembre non sarebbe stato ufficiente a permettere agli italiani di ultimare i preparai ivi. D'altro canto Castellano aveva cc;plicitamente detto a Smith che ,;arcbbcro occorsi 7 p-iomi.


162

Massimo M ar.urti

0-1 perché era collegata all'attuazione di « Giant one •. Infatti il primo « gigante • doveva per fon.a avere attuazione nella notte precedente lo sbarco; se si rinunciava ad effettuarlo entrava automaticamente in funzione il piano alternativo. In quanto all'inizio dell'azione il maggiore Vassallo dello S.M. dell'aeronautica, che fu l'unico ufficiale italiano che partecipò a tutte le fasi della pianificazione della « Giant two •, ha scritto nella sua relazione che gli americani si erano riservati la piena libertà « di fissare la data e l'ora di inizio dell'operazione• (326). L'aviosbarco a Roma poteva quindi iniziare in qualsiasi momento della notte del giorno D-1 a seconda dell'evolversi della situazione. Resta da risolvere un ultimo quesito; il comando alleato aveva previsto l'azione di aviotrasporto nella notte dello sbarco principale? Dalle cosiderazioni che precedono si sarebbe portati a creder di no, stante la necessità di accertare quale sarebbe stato l'atteggiamento tedesco. Vi sono poi due fatti che portano ad escludere che il comando alleato volesse iniziare l'operazione quella stessa noue. Murphy e MacmHlan, che avevano vivacemente caldeggiato l'invio della divisione aviotrasportata, avevano dccio di recarsi con le truppe nella Capitale italiana in vista degli importanti risultali politici che potevano essere conseguiti (327 ). A questo scopo com unicarono ad Eisenhower che « sarebbero stati nel primo aereo • (328) . l due diplomatici 1'8 settembre non erano in Sicilia, come sarebbe s tato necessario se loro, e la 82• divisione, avessero dovuto raggiungere Roma in nottata; si trovavano invece presso il quartier generale alleato di Algeri dove alle 11 Macmillan apprese della richiesta italiana di po ticiparc l'armistizio (329). Si è già accennato al fat~o che Lra i probabili compiti delle unità di rinforzo inviate via mare vi era l'occupazione dell'isola Ventotene. Il presidio tedesco di que t'isola si arrese a mezzanotte del giorno 8 (330) . Poichè i reparti di rincalzo viaggiavano su tre LCI (battelli da sbarco per fanteria) ed una LST (nave da

(326) Cfr. G. Castellano, La guerra conlinua cii., p. 114. (327) R. Murphy, op. cii., pp. 284-285; H. Macmitlan, op. cit., pp. 489490.

(328) R. Murphy, op. cii., p. 285. (329) H. Macrnillan, op. cii., p. 493. (330) Salerno lo Cassino, p. 54.


&.'A&J,IISmJO 00N &.' ffAUA IN ALLI m.AXJOIU 1.IfFIOAU A"IQ.0-UIDICANI!

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sbarco per carri armati) {331) ed i LCI avevano una velocità di 15 miglia orarie ( 332) è da escludere che fosse previsto che potessero raggiungere O tia nel corso della notte. Siccome l'aviolancio e lo sbarco dei rinfoni doveva avvenire contemporaneamente non rc:,ta che concludere che per la notte tra 1'8 ed il 9 settembre non era previsto l'inizio dell'operazione« Giant two • . Evidentemente il Comandante in Capo intendeva attendere, come nel caso dell'invio della t • divisione paracadutisti britannica a Taranto, che la situazione si chìarisse, prima di lanciare i reparti della 82• su Roma. Con ogni probabilità gli avvenimenti del1'8 settembre al Comando alleato di Algeri si svolsero nel modo seguente. Nella mattinata Eisenhower era molto preoccupato a causa del telegramma di Badoglio. Per quanto riguardava la 82• divisione non aveva però ord ini da impartire; infatti , non andando in onda la trasmissione del proclama di Badoglio, avrebbe avuto attuazione il piano « Giant one • e il primo raggruppamento tattico sarebbe pa rtito per il Volturno. Successivamente, dopo l'incontro con Castellano, il sollecito inviato da questi a Roma, cd il telegramma dei Capi di S.M. Combinali, che approvava il suo modo di procedere, s i convinse che gli italiani, sia pure tergiversando, a vrebbero fin ito per accettare l'imposizione alleata come era già a v\enulo per la firma dell'armistizio. Ritenne quindi che fosse oppor tuno conservare 1'82:a divisione aviotrasportata per il compi lo s trategicamente più importante; a questo scopo inviò d'urg ·nza il generale Lemnil7.er per impedire che, non andando in o nda a lle 18,30 il messaggio di Badoglio, si desse corso al piano « Giant one •. J!I calcolo del generale americano si rivelò fondalo : alle 19,45 Badoglio lesse alla radio il suo messaggio. Che i progc·tti amer kani in relazione all'aviosbarco a Roma non fossero per nulla basati su queJlo che potevano fare o non fare gli italbn i i. provalo dal fatto che nonos tante la dichiarazione italiana dc ll'incseguibililà dell'operazione, i reparti dell '82• divisione fu rono lenuli pronti a parti re anche il giorno 9 (333) fino a quando fu chiaro che i tedeschi non avevano alcuna intenzione di ri-

(331) Surretrder, p . 499. (332) G A. Shcppcrd , La campagna d'Italia, Milano, 1970, p. 494. (333 ) Airbort,e Missìons, p . 72.


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Massimo M~tl

tirarsi verso nord (334). Solo allora l'operazione « Giant two • fu annullata (335). Mentre Eisenhower metteva in atto il suo piano per indurre gli ilaliani a proclamare l'armistizio, il più grande sconforto regnava a Roma dopo che, verso le 17, era stato completamente decifrato il miJ1accioso messaggio del generale americano. Fu tenuto d'urgenza un consiglio della Corona, nel corso del qual.: fu discusso concitatamente se sconfessare l'armistizio o meno. Alla fine, quando già radio Algeri stava trasmettendo il proclama del Comandante supremo alleato, il Re prese la decisione di proclamare l'armistizio e, come già si è detto, alle 19,45 Badoglio lesse alla radio il suo messaggio. La situazione delle forze italiane attorno a Roma era disperata. C'erano, è vero, sei divisioni italiane attorno aJla città contro appena due germaniche, ma per quanto si riferiva alle unità corazzate i tedeschi godevano di una leggera superiorità quantitativa e di una netta superiorità qualitativa per !'eccellenza <lei loro materiali. Per di più, sia per la convinzione che lo sbarco alleato sarebbe avvenuto il 12, sia per l'incuria del loro comandante, le unità motorizzate italiane erano a corto di carburante. Se la situazione era tatticamente difficile, dal punto di vista strategico era addirittura disperata. Roma era infatti sulla linea di ritirata della 10- armata germanica che gravitava con due divisioni motocorazzate e ben tre corazzate sul versante tirrenico. Se anche i tedeschi avessero dcci o di ritirarsi dall'Italia meridionale, le loro unità, per trasferirsi a nord, avrebbero dovuto necessariamente passare per Roma. Anche nel caso che le due divisioni germaniche stanziate nei pressi c!ella Capitale, sorpre e dnll'annuncio dell'armistizio, si fossero subito ritirate v~rso nor d , tale da avere inerestava pur sempre a sud di Roma una vitabilmente ragione delle unità italiane. Ciò spiega 1a c!ecidssima ostilità di Ridgway e di Taylor all'ioperazione « Giant two •. Quale che potesse essere Ja reazione iniziale dei tedeschi era evidente che una volta riavutisi dalla sorpresa non avrebbero esitato ad attuare l'ordine di Hitler che imponeva la distrutiooe dell'esercito italiano. Se i rapporti di forza erano disastrosi la situazione psicolo-

ro·rza

(334) F.W. Winterbotbam, op. cii., pp. 127-128. (335) Airborne Missions, p. 72.


L'AIIMIITIZIO CON L'ITWA lN M&l! ALLIS llf.UZlON1 IJfTICULI Al!IGLO-AMDJCAMI

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gica del Comando italiano era ancora peggiore. Montgomery commentando una frase di Foch ha scritto: « Sarei d'accordo sul fatto che una battaglia è perduta solo quando il comandante in capo sj è formato questa convinzione, ma un giudizio eqwlibrato è essenziale• (336). Nel settembre del 1943 da parte degli anglo-americani era stato fatto di tutto perchè questo « giudizio equilibrato • mancasse ai comandanti italiani. Era stato infatti ufficialmente assicurato un primo sbarco di 5 o 6 divisioni e dopo un intervallo da una a due settimane lo sbarco principale con 9 divisioni. Confidenzialmente era stato fatto intendere che l'attacco sarebbe avvenuto il 12 e sarebbe stato a « portata di Roma •. In realtà furono sbarcate in Calabria solo due divisioni e mentre gli italiani attendevano il completamento dell'azione secondaria, a solo sei giorni dal primo sbarco, fu imposto l'annuncio dell'armistizio. Se gli alleati sorpresero iJ comando germanico abbinando lo sbarco e la proclamazione dell'armistizio è doveroso riconoscere che il maggior sut,;t,;cssu lo ulle1uu:ro ud confronti degli italiani; infatti il Comando Supremo entrà in crisi, e data la situazione, non poteva avvenire altrimenti. I. comandanti italiani riposero le loro ultime speranze in due eventualità alquanto difficiJi da realizzarsi; spt!rarono cioè che i tedeschi sbombrassero senza combattere o che gli anglo-ame:-icani sbarcassero nei pressi di Roma. L'ultima ,;pcranza era alquanto peregrina dopo quanto aveva dichiarato Taylor, ma la prima sembrò che all'inizio stesse, incredibilmente, per realizzarsi: i tedeschi sgombravano in gran fretta dalla apitalc italiana. La situazione fu chiarita dalla 2• divisione paracadutisti gcnnanica che passò all'azione sopraffacendo agevolmente la « Piacenza • con le cui unità era frammischiata. Quando però l'at_tacco urtò contro la seconda linea di capisaldi tenuta dalla • Granatieri di Sardegna • si arrestò. Il tentativo di entrare in Roma con un attacco di sorpresa e ra fallito, ma l'ultima speranza del Comando italiano era ormai caduta. Non restava che ordinare il ripiegamento delle truppe mobili ver o l'Abruzzo sgombero da truppe tedesche. Sul verl!>ante tfrrenico vi era solo una divisione germanica, la 1• paracadutisti; se una poderosa forza corazzata italiana fosse compar~a su questo versante non sarebbe rimasto altro da fare ai rcpar· 1i tedeschi che ritirarsi verso Potenza ed Avellino per coprire le (336) B.L Montgomery, Storia delle guerre, Milano, 1970, p. 495.


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Massimo /,MuA,/11

spaJle alle unità della 10- armata impegnate a Salerno. La situazione di confusione che si era determinata a Roma non prometteva però nulla di buono per il successo di questa difficile operazione. C'è da chiedersi perchè mai gli anglo-americani seguirono una linea di condotta che non permise che in minima parte lo sfruttamento dell'armistizio con l'Italia. Castellano, nelle sue opere, ha ripetutamente accennato alla sfiducia degli alleati nei confronti degli italiani; una rrase detta da Eisenhower al generale Rossi durante l'incontro che ebbero a Tunisi la sera dell'8 settembre sembra confermare questa ipotesi: « Ma eravamo nemici fino a due ore fa, come potevamo aver fiducia in voi?• (337) . Non bisogna però sopravvalutare quella che dopo tutto non era altro che una battuta polemica in una conversazione piuttosto vivace. E' sul piano dei fatti che va verificata la supposta sfiducia alleata. Dal più volte citato rapporto di Alexander, che come abbiamo visto era molto più prevenuto di Eisenhower nei confronti degli italiani, si possono trarre sjgnificntivi elementi al riguardo: « Ci eravamo già preparati ad attaccare la Sardegna e la Corsica · come ho già esposto - ed il compito del generale Giraud sarebbe stato facilitato dalla resa italiana in quanto vi erano quattro divisioni italiane contro una tedesca in Sardegna e tre divisioni italiane contro una brigata in Corsica; questi erano elementi incoraggianti in quanto in queste isole gli italiani si sarebbero trovati in stretto contatto con le forze navali alleate. Però oltre cd al di fuori delle forze che i francesi avrebbero potuto mettere insieme per la liberazione della Corsica (e che non sarebbero state impegnate altrove) vi era disponibile una formazione alleata: la 1• divisione paracadutisti britannica. Era disponibile in quanto vi erano nel teatro di operazioni solo i mezzi necessari per il trasporto di una divisione e la 82• divisione americana e~ appunto prescelta per appoggiare la s• armata. Naturalmente non vi erano i mezzi da sbarco disponibili per tale divisione cd in conseguenza non poteva effettuare un'operazione anfibia: però, se gli italiani avessero garantito uno sbarco scn7.a resistenza in un porto adatto, la divisione poteva essere trasportata co)à a bordo di navi da guerra. . . Decisi quindi di impiegare la t• divisione paracadutisti per l'occupazione di Ta-

(337) F. Rossi, op. cit., p . 161.


L'.UMlfflZIO aJN L'ITAUA lH IIAA! A1U ICL.lUONI UfflCUU AMQ.C>-.AMDICAMI!

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ranlo » (338). Quindi non solo il comandante del gruppo di armata anglo-americana aveva previsto che gli italiani sarebbero stati in grado, quasi da soli, di far sloggiare i tedeschi dalla Sardegna e dalla Corsica, ma aveva arrischiato una operazione cosl tt!mcraria come l'occupazione di Taranto. Bisognerà ricordare a questo proposito che anche Taranto era fuori del raggio d'azione di gran parte della caccia alleata, che i velivoli a maggiore autonomia, Lightning e Mustang, erano tutti impegnati per l'azione di Saleme, e che, data l'assenza dj mezzi da sbarco, l'operazione avrebbe dovuto essere condotta sotto le bocche dei cannoni italiani, anzi per aver succe so, lo sbarco doveva avvenire sotto la protezione dei cannoni della maggior piazzaforte navale italiana. Certo Alexander attese un giorno per veder come si delineava la si tuazion~. ma restò comunque un notevole rischio. In pre· senza di questi fatti che provano come in realtà perfino gli inglesi facevano sicuro affidamento sull'atteggiamento degli italiani, e difficile credere che la tanto sbandierata fiducia sia qualr-osa di diverso da un alibi per il comportamento degli anglo-americani. Non fu Ct!rto a causa della sfiducia nei confronti del possibile atteggiamento delle forze armate itaJiane che non si volle sbarcare tra Livorno e Terracina correndo rischi nel complesso minori di quelli affrontati con l'operazione di Taranto. (Bisogna considerare che gli sb.irchi s:trebbcro avvenuti fuori della portata è'immediato intervento di consistenti forze germaniche, su spiagge aperte e non dentro una grande piazzaforte e con il considerevole a ppoggio fornito dai caccia delle portaerei). Per comprendere le ragioni di fondo della • timidezza stra1cg.ica • degli alleati bisogna considerare che a determinare i parametri entro i quali furono pianificate le operazioni erano i politici ed i militari britannici: quanto agli americani essi non erano in grado di eserdtare un'influcm.a determinante, e, d'altra parte, non apparivano intenzionati a fare grandi sforzi in questa direzione. Al comando alleato bastava che l'Italia uscisse dal conrtitto e che l'esercito italiano si dissolvesse creando un vuoto di f 017.c tale da permettere il successo delle operazioni anglo-america11e. In quanto dll'ipclcsi di un attivo concorso italiano contro i terlcschi né Eisenhm,er né Alexander lo presero mai in seria con-

CU8) E. 4•ex nd •r, up. cii., p. 28?3.


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siderazione. Si è già visto qual'era la loro opinione sull'impossibilità e morale• per gli italiani di iniziare per primi le ostilità contro i tedeschi. Lo stesso Castellano, che fu il più ardente propugnatore del rovesciamento di fronte, durante la riunione della notte del 3 settembre a Cassibile, dichiarò e che il popolo italiano odia i tedeschi ma non potrebbe passare in un momento a uno stato di ostilità attiva. Questa si dovrebbe sviluppare • (339). Ciò era ancora più vero per i soldati che, come scrisse lo stesso Castellano e da tre anni avevano vissuto assieme ai tedeschi, combattuto assieme ai tedeschi, sofferto assieme ai tedeschi • (340) . In questa situazione e sarebbe stato indispensabile che la inevitabile crisi di coscieD7,a si fosse potuta affrontare e risolvere, nell'intimo di ogni soldato italiano, prima che i tedeschi aves,. sero preso l'iniziativa deJJa reazione »(341) . Ora perchè ciò fosse possibile era necessario che gli alleati sbarcassero tra Roma e Livorno richiamando su di sé l'azione delle forze tedesche. La linea di condotta adottata dal comando anglo-americano fu esattamente opposta. Si consentì-ai tedeschi di fare a pezzi l'esercito italiano per permettere alla s• armata di sbarcare senza troppe difficoltà. Con ciò entrambi gli alleati ottennero ciò che desideravano : gli americani il successo dell 'offensiva nonostante l'errala scelta tattica e strategica della zona di sbarco, gli inglesi 11 venir meno di ogni potere contrauuale da parte italian.a e con eguentemente la sottoscrizione deU'armisthio lungo. Risultati entrambi, che sul momento poterono apparire senza dubbio notevoli, ma le bianche lapidi dei cimiteri di guerra aJlcati tra Salerno e la « linea gotica ,. testimoniano ancor oggi quanto alto fu il prezzo che, in eguito, fu pagato per essi.

(339) crr. V. Va.ilati, op. cit., p. 216. (340) G. Castella_r,o, La g14erra continua cit., p. ÌS3. (341) G. Pronetti, L'Italia per la guerra, Roma, 1.d. (ma 194S), p. 6.


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MARIO MONTANARI SUL CAMPO DI BATTAGLIA DI WATERLOO

Waterloo! Waterloo! Waterloo! rnome plaine! Comme une onde qui bout dans une urne trop pleine, dat1s ton cirque de bois, de coteaux, de vallons, la pdle mort mélait /es sombres bataillons. D'un coté c'est l'Europe et de l'autre la France! Cltoc sanglant! des héros Dieu trompait l'espérance. Tu désertais, vistoire, et le sort était las, o Waterloo! jc pleure et je m 'arrete, hllas! car ces dernius soldats de la dernière guerre furent grands; ils avaient vaincu toute la terre... (Victor Hugo)

Premessa Il 18 giugno 1815, Chatcaubriand - come racconta nclJe sue Memorie d'Oltretomba - usd da Gand verso mezzogiorno per fare una passeggiatina. Camminava lentamente sulla strada per Bruxelles, assorto nella lettura <lei Commentari di Cesare, quando, percorsi pochi chilometri, gli parve di udire un sordo brontolio di tuono. Data una occhiata alle nuvole che ingombravano il cielo. ritenne di non dover temere un n uovo violento acquazzone come quello della notte precedente e si accinse a riprendere la passeggiata. Ma di nuovo il brontolio si ripeté, quc' la volta più nitido; era un susscgwrsi di rombi lontani, a volte raggruppati ed a volte distanziati da pause irregolari, trasmessi anche da un vago tremore de! suolo. Si appoggiò ad un albero, scrutando in lontananza ed ascoltando il vento che spirava da ~ud. e nor. ebbe più dubbi : il cupo rimbombo che giungeva fino a Gand, alla ,;orte dell'esule Luigi XVIIT, era quelio del cannone. • La grande battaglia, ancora senza nome, di cui ascoltavo gli


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echi ai piedi di un pioppo e per la quale un orologio di villaggio aveva suonato Je ignote esequie, era la battaglia di Water-

loo•.

Sbarcato il r marzo a Golfo Juan, il 20 Napoleone entrava alle Tuileries. Le tappe lungo quella che fu chiamata route Napoléon sono riportate dalla stampa ufficiale: • Il mostro è fuggito dal suo esilio ... L'orco di Corsica è sbarcato presso Cannes ... La belva sta avanzando ma truppe si dirigono contro di essa, éhe finirà la sua miserevole avventura fra le montagne ... Lo sciagurato è giunto realmente, favorito dal tradimento, sino a Grenoble ... Il tiranno è a Lione, )'orrore ha paralizzato tutti... L'usurpatore ha osato giungere a sessanta ore dalla capitale... Bonaparte avanza rapidamente, ma non raggiungerà mai Parigi... Napoleone sarà domani in città ... L'Imperatore è giunto a Fontainebleau... Ieri Sua Maestà è entrata nel suo palazzo delle Tuileries ... •. Vcramen.te l'aquila dai colori nazionali aveva volato di campanile in campanile sino alle torri di Notre-Oame! Il ritorno di Napoleone aveva gettato il panico e ]'allarme in tutte le Corti europee. GH alleati, che erano stati sul punto di marciare l'un contro l'altro, ritrovarono istantaneamente la concordia e non esitarono a mobilitare tutte le loro forre per rovesciare, e definitivamente, l'uomo che avevano additato alla vendetta pubblica. Queste forze erano enormi , poiché soltanto con le truppe già disponibili raggiungevano Ja cifra globale di circa 700.000 uomini. Esistevano infatti (fig. t): - l'esercito anglo-olandese, di quasi 95.000 u . senza contare le guarnigioni delle piazze, al comando del duca di Wellington, dislocato in Belgio; - l'esercito prussiano, di 145.000 u. agli ordini del mar. Blticher, diviso in due aliquote: la maggiore, sotto lo stesso Blticher, era destinata a coprire il regno dei Paesi Bassi insieme con Wellington; la minore, un corpo di 26.000 u. comandato dal gen . Kleist, doveva proteggere la Westfalia e collegare Bliichcr con il principe di Schwarzenberg; - l'esercito austro - bavarese - wiirtemberghcse - assiano, di oltre 210.000 u. sotto il principe di Schwarzenberg, sull'alto Reno; - l'esercito austriaco d 'Italia, articolato in due corpi: quello del gcn. Frimont (50.000 u .) in Piemonte e quello del gen. Bianchi (25.000 u.) in Liguria;


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- )'esercito russo, di 150.000 u . agli ordini del gen . Barclay de Tolly, in Germania. Parecchj piani furono elaborati, almeno nelle linee generali; tutti comunque basati sull'enorme superiorità numerica. A Vienna premeva essenzialmente fare una guerra che non presentasse rischi, vincere selon le.s r~gles de la mécanique et les lois de la gravitation; perciò occorreva non precipitare i tempi ed attendere i Russi. Il piano adottato dal generalissimo Schwarzenbcrg, ed accettato dai Sovrani della coalizione, prevedeva la marcia concentrica delle quattro grandi annate su Parigi, mentre l'esercito d'Italia doveva fiancheggiare l'invasione entrando in Provenza e puntando su Lione. L'inizio delle operazioni era previsto fra il 27 giugno ed il 2 luglio. Napoleone era sufficientemente informato di quanto si preparava in campo avverso e delle forze che si stavano radunando. Il suo lavoro per la riorganizza7..ionc militare della Francia era s tato gigantesco, tale da . uperare gli sforzi compiuti a suo tempo per ricostituire le annate dissoltesi in Russia nel 1812 ed in Germania nel 1813. Al ritorno dall'isola d'Elba, aveva trovato in Francia quasi 200.000 uomini alle armi, ma non certo in condilioni di entrare in campagna. Le sole possibilità immediate non osando ricorrere alla coscrizione - erano offerte dai volont.ari, dai congedati semestrali (33.000), dai disertori ( 85.000) e dalla guardia nazionale. I primi non superarono i 23.000, compre i gli ufficiali già a mezza paga, mentre dei congedati e disertori fu possibile recuperare soltanto 60.000 uomini, talché l'armata attiva fu portata a 285.000 uomini. La guardia nazionale, con l'innesto di veterani, gendarmi, doganieri e marinai, foml un complesso ausiliario di oltre 220.000 u .. In totale, dunque, Napoleone poteva contare su mezzo miJione di soldati che, al r ottobre - per effetto dello incorporamento dei contingenti del 1815, di ulteriori richiami e della mobilitazione di altro contingente di guardie nazionali - avrebbe raggiunto la cifra di quasi 800.000 uomini. I primi di giugno le forze francesi assunsero l'ordinamento con cui doveva essere iniziata la guerra. - L'Armata del Nord, agli ordini diretti di r.:apoleone, con ci corpi di fanteria, 4 di cavalleria e la Guardia llllperiale (circa 125.000 uomini) ; l'Armata del Reno con 23.000 u ., aJ comando del geo. Rapp;


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l'Armata delle Alpi con 24.000 u., al comando del mar. Suchet; - il Corpo del Giura con oltre 8.000 u. sotto il gen Lecourbe, destinata a cooperare con Suchct; - il Corpo del Varo con circa 6.000 u. sotto il mar. Brune; - i due Corpi dei Pirenei, Occidentale (7.000 u. con il gen. Clausel) e Orientale (8.000 u . con il geo. Decaen); - il Corpo dell'Ovest con 10.000 u., al comando del gcn. Lamarque, per reprimere i moti rivoltosi di Vandea. L'Armata del Nord - l'unica sufficientemente pronta raggruppava le migliori energie e con essa l'Imperatore intendeva prendere l'offensiva, alla quaJe si sentiva obbligato per considerazioni forse più politiche che militari ( 1) . I nemici più vicini erano Wellington e Blucher; ne derivava la necessità e la possibilità di rinnovare la manovra di Carcare, gettandosi sulla linea di demarcazione fra i due eserciti, provocando il distacr-0 fra le due masse e hallendole separatamente: prima i Prussiani poi gli Inglesi.

Le prime operazioni In Belglo

La radunala fu compiuta in una dcdna di giorni a ridosso

della frontiera belga, fra Maubeuge e Philippcvilie, prima ancora che gli alleati avessc•·o preso analoghe misure; pt!rciò il 14 giugno, mentre l'Annata del Noi d s i Lrovava concentrata in una

( I) L'Annata del Nord era costituita come segue (vds. aJlcgato A):

-

-

I co1po (Drouet d' Erlon ), dì 20.000 u.; II corpo (Reille), di 25.000 u.: III corpo (Vnndamme) di 19.000 u.; IV corpo (Gérard), di 15.500 u .; VI corpo (Mouton), di 10.500 u.; riserva d i cavalleria (Grouchy), su: • I corpo (Pajol), dì 3.000 cavalleggeri; • Il corpo (Exelmans), di 3.600 dragoni; • Hl corpo (Kellermnnn), di 3..500 dragoni e corazzieri; • IV corpo (Milhaud), di 3.200 corazzieri;


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zona di 40x30 km di estensione, Inglesi (2) e Prussiani (3) erano disseminati in una area ampia oltre 140 km e profonda una cinquantina (fig. 1) . Non solo, ma, come se non bastasse, non avevano esattamente percepito la portata delJ'uragano che stava approssimandosi; il mattino del 15 Wellington scriveva tranquillamente allo Zar: « Siamo troppo forti per essere attaccati qui •. Entrambi i generali, in realtà, avevano preso in considerazione la possibilità dj un attacco francese, tutLavia a puro titolo di ipotesi improbabile. D'altronde il clima mondano di Bruxelles era veramente ad alto livello. Probabilmente in quel periodo di lungo carnevale iniziato con Ja caduta di Napoleone, e brev~ mente interrotto dalla notizia della fuga dall'Elba, era la ci ttà più brillante d'Europa . dopo Vienna e Parigi. E quel concentrarsi intorno ad essa delle forze inglesi, belghe, olandesi e prussiane per la nuova lotta - anzi per la nuova vittoria - aveva aggiunto quel tanto di pepe e di precarietà da giustificare larghe evasioni a lla monotonia familiare. Concerti, spettacoli. balli, corse a cavallo, passeggiate erano altrettan te occasioni da non perdere per i fortunati militari alleati che risiedevano a Bruxelles o nelle immediate vi inanzc ( 4) . In siffatto quadro non c'è <la meravigliarsi se Napoleone entrò in Belgio come la volpe nel pollaio (5). L'Impe ratore, pensando che se gli alleati volevano congiun-

(2) Le fon.e anglo-olandesi era no ordinale come segue (vds. nJlegato 0 ):

-

l corpo ( Pr. d'Or,11P<'), di 30.000 u.;

-

JI corpo ( Lord Hill ). di 27.000 u .;

- corpo di cavalleria (Lorct U'<bridg(·). di 10.000 u .; - riserva ( Lord Wcllinglon ). di 26.000 u .. (3) Le forl'.e prus!>iane erano ordinate come segue (vds. allegato C): - I corpo (Zic1hcn). di 31.000 u .; - Il corpo ( Pirch). di 3 1.000 u .; - lii corpo (Thiclmann). di 24.000 u .; - IV corpo ( BUlow), di 30.000 u .. (4) Per obic ltivilà bisogna dire che il maggior s uccesso era riservato agli Hixl,lattder:. : am:hc nei primi dell'ottocento, il secolo romantico per l'Ccellenz.a, era fortissima la curiosità femminile per quello che gli Scoz1.csi portano sotto i variopinti kilts. (5) • Milurd - gl i c hiese una ignora parecchi anni dopo - è vero d 1c foste sorpreso da Napoleone?• • Codclam - rispose Wellington 110n tanto quanto lo sono adesso, milady ».


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lllllnO M on,.,,.ri

gersi dovevano muovere con i grossi a cavaliere rispettivamente degJi assi Bruxelles-Ouatre Bras e Namur-Sombreffe, aveva deciso di puntare su Charleroi e da qui raggiungere i Ouatre Bra con l'ala sinistra e Sombrcffe con l'ala destra (6) . In tal modo avrebbe reso impossibile la temuta riunione e, con la massa delle sue forze, sarebbe stato in condizioni di portarsi sull'ala che, per prima avesse dovuto affrontare il nemico (fig. 3). Qualora poi, ipotesi ben plausibile. i suoi due avversari avessero ripiegato suJle rispettive basi di Anversa e Ostenda e di Liegi, la strada per Bruxellc:> si sarebbe aperta senza alcuno sforzo e ciò avrebbe probabilmente significato il ritorno del Belgio in mano francese ed un nuovo contributo di truppe. La limitata resistenza ad opera del corpo di Ziethen durante la giornata del 15 e le notizie ricevute durante la notte convinsero Napoleone che gli Anglo-olandesi erano ancora sparsi e che i Prussiani, bcn<.:hé raccolti , non potevano al momento opporgli più di 40 o 50.000 uomini , p\!rciò egli dispose per un'avanzata verso nord respingendo i Pru siani, con l'ala destra, verso est. Ma ai primi e ·em,ibili errori di 1.·. secuzione da parte dei uoi luogotenenti si aggiun ero purtroppo la inizfativa dei collabora tori ùi Wellington e la 11.:nacia di Bli.ichcr. La prima fece sì che all'alba del 16 i Ouatre Bras fossero occupati dalla divisione Perponcher quando avrebbe dovuto trovarvi'ii il mar. Ney; la seconda che il mar. Grouchy, diretto per Sombrcffe-Gembloux, si trovasse la strada sbarrata da Biti hcr con i tre quarti della sua Armata. Ne derivarono la vana battaglia dei Quatre Bras e la incompleta e sanguinosa vi llo ria di Ligny (fig. 2) .

(6) In base a tale decìsione, il 15 giugno Napoleone aveva articolato le sue for;,.e nel modo seguente: - afa sinist ra (mar. Ney ), di c irca 50.000 u., su : I e Il corpo d'armata; · III corpo di cavalleria; • div. cavalleria leggera della Guardia; - ala destra (mar. Grouchy), di 33.000 u . su: • III e IV corpo d'armata; · I. Il e IV corpo di ~vallcria; - riserva (Napoleone), di 30.000 u. su: • Guardia Imperiale; • VI corpo d'armata.


SUL C&MPO O& MTTMlLIA DI WAtaLCIO

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L'avanguardia d i Ney (7) aveva incontrato, nel pomeriggio dd 15, sulle posizioni dei Quatre Bras la brigata del principe di SW1.e-Wcimar, da questi spinta in avanti non appena informato che i Francesi avevano passato la Sambre e prima ancora di ricevere ordini. Ncy, accorso subito, per la prima volta in vita sua esitò, poi rinunciò a far accorrere il Il corpo di Reille e rimandò la questione aJl'indomani (8) . Ma nella notte accaddero due cose: il gen. Perponcher si precipitò d'iniziativa a soccorrere il principe di Saxe-Weimar con la brigata Bylandt (mentre avrebbe dovuto raccogliere la djvisione a Nivelles) e Wellington , saputo durante il celebre ballo della duchessa di Richmond che i Francesi si erano mostrati ai Quatre Bras, avviò verso sud tutte le forze dislocate intorno a Bruxelles (9). All'alba, ver o le 6,30, Ney ricevette il primo dei nove messaggi che l'Imperatore gli avrebbe mandato nel corso della giornata. Era una semplice richiesta di novità e non fu sufficiente a scuotere il maresciallo dall'inerzia nella quale embrava piombato; probabilmente riteneva di avere di fronte pochi elementi \.:h.! sarcbhc stato in grado di travolgere quando l'avesse voluto, fatto si è che a metà mattinata le sue forze si trovavano ancora scaglionate su di una trentina di chilometri. Finalmente, alle 11 ,30, ricevuto un nuovo ordine che gli prescriveva tassativamente di occupare i Quatrc Bras, si decise ad ordinare al II corpo di avanzare v~n,o il quadrivio; tuttavia solo alle 14 le truppe

(7 ) Co.,;tit uita, contrariamente agli ordini di Napoleone, dalla divisione Ji ravalleria leggera ddla Guard ia ( la ncieri e cacciatori ) agli ordini di Léfe bvre- 0 :'lnocftt:s. (8) Cvmmenta Houssaye (Waterloo, 18 15): • Se fin dalle 5 d i pomeriggio, da Go selies ove si trovavano, ave se messo in marcia sulla strada per Bruxelles solo un quarto delle truppe c he l' Imperatore gli aveva affiJato aie a dir..: duo.: d ivisioni di cavalleria, due divisioni di fanteria e qua ttro barterie - prima delle 9 con que. ti 14.000 uomini avrebbe sterminato ai ()uatre Bras i 4.500 fanti del principe di Saxe-Weimar, la maggior parte dei quali non aveva che dic:.-ci car1ucce •. (9) Nel frattempo: - il crosso del I corJ)O ( Pr. Orange) - divisioni Cooke, Alten. Cha,;sé e Collaert - al quale apparteneva la divi ione belga-Olandese Pc:-ponche, , riceveva ordine di muovere su Nivelles ; - il II corpo (lord Hill ) doveva raggiungere Enghien con le di ,risio11i Cl in ton e Col\'ille; - il piccolo corpo del Pr. Federico d'Olanda - divisione Steedman n e brigata indiana - si raccoglieva f!Clla wna di Hai.


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di Rcillc cd una brigata di corazzieri raggiungevano Ney e si schieravano in colonne d 'attacco. Il Principe d'Orange, che disponeva della sola divisione Perponcher (meno di 8.000 uomini) , non si illudeva di poter resistere a lungo ma gli bastava guadagnare tempo, beo sapendo che ormai l'armata anglo-olandese stava accorrendo. In un'ora infatti caddero le posizioni avan.z ate ed i Quatre Bras furono addirittura minacciati di accerchiamento. Lo stesso Wellington, testé giunto, giudicò la situazione pressoché disperata. Partito all'alba da Bruxelles e vista la situazione caJma ai Ouatre Bras, aveva raggiunto Bliicher a Brye, presso Ligny, ove il maresciallo prussiano aveva l'osservatorio, e dopo una vaga promessa di aiuto ( 100) era ritornato indietro. I rinforzi che stavano afnuendo non apparivano ancora sufficienti : Ney, finalmente compresa l'importani.a dell'obiettivo da raggiungere, aveva lanciato un nuovo attacco e sollecitato l'arrivo del I corpo del generale d'Erlon. Però era destino che quel giorno d 'Erlon fosse assente da entrambi i campi di ballaglia (li), e mentre nuove unità arrivavano in . occorso di Wellington, Ney riceveva un dispaccio elettri1..zante: • 11 destino della Francia è nelle vos tre mani. .. • (12) . Per un momento egli perde la tesla io una collera impotente. TI nemico cresce ed egli, che poteva stravincere sol che avesse attaccato un paio d'ore prima, si trova esattamente con la metà delle fone di cui dispone (13)! Lan( 10) Murning, Aus meinem lchen : • Ebbene. verrò se non sarò al laccato io sle ·so •. &.-condo alcuni a utori inglesi, Wellington avrebbe invece sconsiglialo Bliicher dall'accettare bai taglia, pronosticando tranquillamente : • Vous serez alfrcu.'H!menl buttu •. ( 11 ) Pe r brevità i,i ome tte la na rrazione del movimento a VU'lto di Orouet d 'Erlon fra i Quatre Bras e Ligny. Mancò ai Ouatre Bras e le forze anglo-olandesi poterono resistere. Non raggiunse Ligny ed i Prussiani non furono annientati. Continuava la serie di errori, di incomprensioni e di fatalità. (12) • Vnus devez manoevrer sur-le-champ de manière à envelopper

la droite de l'ennemi et à tomber à bras raccourcis sur ses derrières. Ct1tte Année est perdue .~i vous agissez vigourewement. Le sori de la France est dans vo.ç mains. Ainsi n'hesitez. pas un instant pour faire le mouvement que l'Empere11r vous ordonne et dirigez-vous sur les lu:mteur de St. Amand et de Brye •. (13) Hanno combattuto ai Ouatrc Bras il Il corpo e la I• brigata di cura1.zieri (22.000 uomini e 56 pezzi). Sono rimasti assenti il I corpo, il resto del corpo di cavalleria di Kellermann e la divisione di cavalleria lef?gCrJ dcUa Guardia (25.000 uomini e 52 pezzi).


SUI. CAVf'O DI UTT.v.LIA DI WAfflWIO

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eia la brigata di cavalleria pesante in una carica disperata (14), ma presto i corazzieri, ridotti a 500, con i cavalli esausti, si tr~ vano soli in mezzo ai quadrati nemici; non sorretti - come ancora accadrà due giorni dopo - debbono ripiegare sotto un fu~ co micidiale. KelJermann ha il cavallo ucciso, si rialza e cerca di riordinare gli squadroni, ma è molto se riesce a salvarsi correndo aggrappato alle selle di due corazzieri. Sono circa le 18; arrivano le due brigate Guardie della divisione Cookc, il fior fiore dt:I· l'esercito inglese: Wellington ora può contrattaccnrc e Ney deve limitarsi a contenere. Alle 21 gli avversari si ritrovano sulle ~ sizioni iniziali (15). Più o meno a quell'ora Blucher era travolto dalla caduta del proprio cavallo, colpito da un proiettile, e per miracolo il vecchio maresciallo, emisvenuto, poteva essere soccorso dall'aiutante di campo cd allontanato da Ligny in mezzo ad un torrente di fuggia chi. Si è detto che Napoleone voleva occupare con le sue ali i Quatre B ras e Sombreffe per incunearsi fra i due eserciti alleati, ma l'incontro col nemico avvenne prima che la destra potesse raggiungere l'obiettivo. JI focoso Bliicher a tutto pensava fuorché a ripiegare e, con più <:oraggio e ardore ( 16) che cautela, si era precipitato a Sombreffe, chiamandovi tutti i suoi corpi d 'annata . Somb reffe era al vertice dj un ampio rientrante dai lati costellati di nume~ rosi villaggi, disloca i spesso senza soluzione di continuità, lungo un corso d'acqua profondamente incassato e largo quattro o cinque metri : il torrente Ligne. TI cuore di tale sistema era costi-

•

( 14) Sotto il fuoco nemico, Nev gridò: • Ah. queste palle inglei,i, vorrei che mi entrassero wuc nel ventre! •, po; chiamò Kellermann: • Mio caro generale, si tratta della salvezza della Francia. Ci vuole uno ,fo170 supremo. Prende te la vo tra cavalleria, gcttatc\·i in mezzo agli Tut•I ·si. Schiacciatelì. passate sui loro .:orpi ! •. Kellennann aveva con ~ <;oltanto 1'8• e I'! I• corazzieri; in colonru1 di squadroni, al gran trotto, -;i JlO,tò davanti alle linee delle 11iubbc rosse e subito, per non dare ai uoi uomini il tempo cli rendersi conto della follia della carica, ordinò: • Po11r clwrger .... au galop.' • lanciando i, solo, "enti passi avanti allo squadron(• di testa. ( 15) Perdite france, i: 4.300, fra morti e Cerili. Perdite anj!lo-olandc,i: 4.700. ( 16) • Con i miei 120.000 Pmssiani prenderei Trif)<Jli, Tunisi ed Alr<·ri. se non ci fosse da passare il mare! • aveva scritto, una decina di f,!io mi prima, alla moglie.


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Mario Mom111U1r1

Luilo dall'abitalo di Ligny, ad un chilomet ro circa a sud ovest di ombrerfe. Ancora più a sud, ad un paio di chi lometri, sorgeva il villaggio di Fleurus, il vecchio campo di battaglia del 1690 e del 1794. Alle 11 del 16 giugno soltanto Zicthen sbarrava il passo a Grouchy ; alle 12 anche il Il corpo di Pirch; alle 13, quasi contemporaneamente all'afflusso delle ultime truppe francesi (17) , arrivava il IIJ corpo d i Thielman ( 18) . Ormai, s i trovavano di fronte 82 .000 Prussiani e 76.000 Francesi: era battaglia. Dapprima contrariato, Napoleone si consolò presto intravedendo la possibilitft di eliminare subito i Prussiani dal teatro d'opcrazfoni. e Può essere che in tre ore si decidano le ·orti della guerra - disse a Gérard -. Se Ney esegue bene gli ordini che gli ho mandato non ci sfuggirà un cannone di questa armata•. Alle 15, tre colpi di cannone lirati da una batteria della Guardia segnarono l'inizio della battaglia , di una battaglia fra le più dure, accanite e feroci della storia. Non è tacile tracciarne le lince: sino alle 18 i Francesi attaccarono con il Ili corpo a l centro ( Lign ) ; poi vi tu una serie di contrallacchi locali da parte dei difen ·ori; infine, verso I · 19.30 l'attacco determ inante della Guardia e del co r po di cavalleria pesante di Milhaud a Ligny. Il centro prussiano, o rmai logorato, cedette. Blu ·h ·r, unitosi a<l un'ultima carica di cavalleria , veniva trascina to a terra tramort ito dalla cadu ta del cavallo, mentre il suo e crci to si s bandava. Era stata una lotta tremenda; dura sin dall 'inizio, s i era presto trasformata in una mischia primordiale: 1 :-.oldati si battevano casa per casa, strada per ·tracia . in continui selvaggi corpo a corpo in mezzo alle macerie ed al le fiamme, fra i rovi e fra le tombe dei ci miteri , nei fienili e nelle angu ·te piazzette. Moltc strade erano lettera lmente ostruite dai corpi dei feriti e dai cadaveri. e Gli

(17) Il IV corpo d i C.ér:ml, coloevole ::li 11n lungo ritardo si n dal giorno precedente. ( 18) Mancava il corro di BiiJow, la cui assenza da Ligny è staLa crit icata da parecchi scrirtori teleschi quasi quanto quella di Crouchy da Waterloo da parte franct>se. Verso le 13.30 We llington arrivò a Brye, a qualche centinaio di metri J a l.igny, e s i abboccò con Bliicher. Osservò le masse francesi che stavano disponendo::;i alla lotta e lo schierdtncnto prussiano in atto, pui arriccio il naso, osservando con sufficien1.a che i suoi alleati proprio non sapc,•ano :.fruttare il te rreno e ~li abitati. Blucher, invelenito, ribatté che i suoi widat i volevano guardare bene in faccia il nemico. Dopo un generico e diplomatico acco,·do Wellington tornò ai Quatre Bros.


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uomm1 si scannavano - scrisse un ufficiale prussiano - come ·e fossero stati animati da un odio personale. Sembrava che ciascuno vede · ·e in chi gli stava di fronte un nemico mortale e fosse felice di aver finalmente l'occasione di vendicarsi. Nessuno J>t!nS;tva a fuggire né a chiedere misericordia • . Ligny era l'epicentro. Fu presa e ripresa quattro volte; Saint Amand cinque volte. Da tulle le parti non era che un grido furente: « Senza quartiere! •, il grido c ht:: due.: giorni dopo sart:bbe risuonato ancora I ragicamenle. Perfino i feriti gravi, soccorsi e caricati sulla paglia , accorgendosi di avere accanto un nemico si trascinavano gemendo ma ebbri di odio fuori dal loro giaciglio di dolore per la<:erarsi con le mani e con i denti . Dubi tando c he N cy non fosi-.c riuscito a battere gli Ing lesi - diversamente sarebbe apparso a Ligny per co mpletare la rollé.l prus,.iana Napoll.'.0111· ùcci,e di e vita re l'alt:a Ji un in eguimcnto notturno. Nella tarda mattinala, ragguaglialo ~u quanto era occorso all'ala ·ini ·tra e apendo gli Inglesi a ncora sulle posizioni del giorno oreccdcntc t:d i P russ iani in ritirata - prohahilmenle anche ~e non ~erta mc:ntc su Namur e Liegi - ordinò a Gruuch , di c1m<.:cnlrarc le 'iue forze ( 19) a Gembloux , località intermedia fra r..iamur e W:l\ 1 ~. cd inseguire Blu~her cercando di compre" -:lere le sue intenzioni e oprattutto di chiarire se intcndl.•va riun irsi a Wellington . Poi con la riserva e la cava lleria tolta a Grow_hy si a, i~ verso i Oual re Rras (:!O) . Il contatto .;on gli Anglo-olandesi ·,cnr,c preso dalla t·avallaia lcJ!gCra verso le 14. Napoleone, g-ià poco soddisfatto degli avvenimenti della vi.,ilia (2 1). ,constatò che Ney non aveva ancora impegnato il m:rnic-o (conlraria:.-enlc agli ordini espliciti dd mattino) temendone la forza; 'it'nza accorr-:rsi che sin dalle 10 Wellington , ve-

(19) lii CtDrr<', m.:no la dh i.,ionc Ji '-·avalleria ()()mon : I\' corpo; I corpo di cavallena, n1cno Ja dh i,;ionc Suhc1 \ it', 11 corro di cavalleria; dh i,iunc Ti::slc dd VI <"u1 flV. (20) Le rcrdi:c pni-.,ian~· :1111rnu11r ·1\:tno a drca 15.00(l fra mon: e kri1i e I0.000 :.banda ti. qudlc france:-, a 10-1~.000 complessivamente. (21) Aveva follo scrhen: n !\!cv, pod1c ore r• ima: • .... L'I rnr,cr.1lurc: ha , isto con amare7J.7a che it•1 i m111 ;.1\ ..:1'-· 1cnu1u riunire le divisioni ... Sc i due corp, <lei co11ti Ll ' r.rlun l. Rdllc fu,;sl·ro stati iri icmc, non "Orcbbc ,tug~ito un Inglese del .:orpo che ci mcva a11occa10. Se il c:on le d' Erlun ave-....: e cguilo csattamcnh: il movimento u, d i nato dall ' l mpcratore ,;u Saint Amand, l'arm :-ta p1u.<;.,ian.1 :-.an.:hhc l>l.tla lol..ilmcnlc distrutta e noi avremmo fatto un 1r.!11la111ila prigiunil·ri ... •.


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Mario 1•fonttm11.rl

nuto a conoscenza della sconfitta subita dal suo alleato (22), aveva iniziato il ripiegamento su Mont Saint Jean - forte posizione difensiva, individuata l'anno precedente - lasciando in posto la cavalJeria di Uxbridge quale retroguardia. Si trattava di un ennesimo, e purtroppo non ultimo, contratlcmpo dovuto ad inspiegabile negligenza o mancanza di perspicacia. 11 16 era sfumata la vittoria ai Quatre Bras ed era svanito il trionfo a Ligny, ora si dileguava una seconda volta la \'ittoria ai Quatre Bras! Non celando iJ suo djspello (23) , Napoleone dispose per un immediato attacco, nel tentativo di riagganciare gli Inglesi , e da quel momento ebbe luogo una marcia frenetica . il cui tempo era bauuto dai sei pezzi dell'artiglieria a cavallo della Guardia che. in prima linea, sparavano a mitraglia non appena la cavalleria inglese tentava di fermarsi, sfruttando qulche piega del terreno. in dall'inizio i grossi nuvoloni che oscuravano il ciclo si erano aperti cd una pioggia torrenziale sferzava gli avversari ; la marcia - che aveva addirittura assunto aspcLti da <.-accia alla volpe (24) - divenne presto peno a. ma non si arrestò che vero le 18.30. quando l'avanguardia francese giunse ad una bicocca chiamata La Belle Alliance. Napoleone, che cor. gli quadroni di se,·vizio i era portato in testa, crcdclle di distinguere attraverso il grigio velo piovoso al une masse di fanteria di fronte a lui , in posi,donc sul pianoro di Mont St. Jean . Si trattava ancora della rclroguar<lia nemica? Fece subito aprire il fuoco da quattrò batterie leggere; l'orizzonte si illuminò di vampe su un fronte di almeno un paio di chilometri : era l'intera armala di Wellington che lo aspettava. Occorre adesso fare un pa,;so indietro, alla notte fra il 16 e il 17. La caduta ed il fortunoso salvataggio di Blilchcr sul campo di battaglia di Ligny, non erano stati avvertiti .A Br e, verso mez•d11uuc, u11 gruppo d1 generali a c.>vallo s1 con ullavano con an: sietà e costernazione; ignoravano la sorte del mar sciallo: po

(22) Verso le 7.30 e.lei 17 un aiutante di campo di Wellington, inviato per noti:r.ie, era tornato ai Ouatrc Bras, riferendo ,li aver saputo da Ziethen che l'armata pru iana era stata bauuta e che muove"a in ritirata su Wavrc. (23) • On a perdu la France!. avrebbe es !amato amaramente. (24) Mercer. Jo11rnal of Wuterloo Campaign. Wellington invece, imperterrito, crisi.e nel suo rapporto in data 19 giugno che • il nemico non tentò di inquietare la nostra ritirata ».


IIIJ

teva essere morto o ferito o prigioniero o in fuga. Gneisenau, il Capo di Stato Maggiore, il più anziano dei presenti, studiata brevemente la carta, si raddrizzò alfine e decise: « Ruck1.ug nach Tilly und Wavre » (25) . La ritirata cominciò all'alba del 17, dapprima piuttosto confusa, quindi più ordinata. Bliicher, trovato in una capanna isolata, benché assai malconcio aveva ripreso il comando. A mezzogiorno Ziethen e Pirch erano a Wavrc, entro la tarda serata vi giungevano anche il gran parco, poi Thiclmann, poi anche Biilow. Le ore erano trascorse con impazie07_.a: Wellington, aveva scritto dal suo Quartier Generale di Waterloo una modesta locanda funzionante da sta7Jone di posta di fronte alla chiesa, al centro di un piccolo abitato destinato a diventare celeberrimo - che se fosse stato certo di poter contare almeno su un corpo prussiano avrebbe accettato la battaglia; altrimenti avrebbe continuato la ritirata su Bruxelles cd oltre. Ma Bliicher doveva attendere il gran parco per il rifornimento di viveri e di munizioni, doveva essere sicuro che i Francesi non incalzassero troppo da vicino, s\ da l:o:-.lrinKt:rt: ad un nuovo combattimento. Finalmente poté scrivere: « li corpo di Biilow si metterà in marcia domattina sul far del giorno nella vostra direzione. Sarà immediaLamenlc seguito dal corpo di Pirch. Il I e III corpo 'i terranno anch'es i pronti ad accorrere. La spossatezza delle truppe, una parte delle quali non è ancora arrivata, non mi permette d'iniziare prima il movimento•. La lettera pervenne a Waterloo (25) verso le 2 del 18 giugno. Wellington stabilì di accettare la battaglia (fig. 3) . Nello stesso momento, Napoleone rientrava al Caillou, una casetta a meno di tre chilometri dalla Belle Alliancc, ove aveva posto iJ proprio Quartier Generale (27), dopo un giro degli avam· posti. La pio,ggia aveva ripreso a cadere fredda e fitta; le truppe all'addiaccio. sen7.a mangiare, soffrivano maledicendo i generali e gli Inglesi e, non potendo prendersela con i primi, giuravano

(25) « In ritirata su Tilly e Wavre •. Wellington commentò in una sua lettera al Pr. d'Orange: • Fu il momento decisivo del secolo! •. (26) Da Wavre a Waterloo corrono una ventina di chilometri su strada. (27) Oggi al Caillou è sistemato un piccolo museo, con ricordi della vigilia e della giornata del 18 giugno. Nella st8Jl7.etta ove l'Imperatore dormì qualche ora è istemato U lettino da campo utilizzato in parecchie campagne ed a S. Elena.


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Mario M ontanari

di rar pagare cara quella notte d'inferno alle giubbe rosse, che invece avevano potuto riposarsi, mangiare ed accendere il fuoco del bivacco. Tornato, dunque, al Caillou , Napoleone vi aveva trovato una lettera di Grouchy, il quale comunicava che se la ritirata dei Prussiani su Wavre fosse stata confermata egli li avrebbe seguiti « a/in de !es séparer da W ellington ». Tranquillizzato, si dispose anch'egli alla bauagl ia. Nel frutteto bivaccava il I battaglione del 1· cacciatori a piedi della Vecchia Guardia (28) .

Il campo dJ battaglJa " Chi voglia farsi un'idea precisa della battaglia di Waterloo non ha che da tracciare in terra, con l'immaginazione, una grande A miuscola. La gamba sinistra dell 'A rappresenta la strada di Nivelles, la gamba destra la strada di Gc nappc, la linea trasversa le dell'A è il sentiero incassato fra Ohain e Braine l'Alleud. Al vertice dell'A è Mont St. Jean e vi sta We llington; l'estremità sinistra inferiore è Hougoumont. .. , l'estremità destra è la Belle AJliance. lvi è Napoleone. Un poco al di sotto del punto in cui la linea trasversale dcll'A incontra e taglia la gamba destra v'è la Haye Sainte, e proprio in mezzo a quella linea è il punto preciso in cui si decise la batt aglia . E' qui (. he hanno posto il leone, simbolo involontario del supremo eroismo della Guardia Imperiale. li triangolo compreso, alla sommità dell'A, fra le due aste .:: la corda è il pianoro di Monl St. Jcan .Nella lotta per questo poggio consistè tutta la hallaglia » (29). A colui che provenendo dal Caillou, sosti a poco più d i duecento metri dalla Belle Alliancc, sulla destra della strada che adduce a Bruxelles, ove una t::ibclla cd una do;.zina di gradini di pietra adducono all'osservatorio pomeridiano di Napoleone, il tern:no antistante appare come una grande pianura dolccmt!nte ondulata, qua e là segnata da macchie boschive e

(28) Come ricorda una lapide murata in un piccolo monumento d i pietre, il battaglione ·i era illustri ù Marengo , l llm, Austerlitt., Jtma f 'ril'dland, Es~ling, Wa,:ram, Smolensk , la Mnslwll'a, Hanau, Mommirail.

Rim ase al Caillou per tutta la durata della battaglia. (29) V. Hugo · I miserabili.


$ CL CAMPO 01 IIAlUCU A DI WUCJIUXI

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da villaggi o gruppi di fabbricati, chiusa all'orizzonte dalla grande fort!sla di Soignes. Le forme naturali appaiono oggi alquanto to differenti da quelle del 1815, nel senso che alcuni dislivelli erano più marcati. Due pianori sono individuabili abbastanza bene: quello della Belle AJliance (30) e quello di Mont St. Jcan . Dal primo si sale verso il secondo superando una pendenza lieve, ma soltanto in un piccolo tratto ad occidente della strada, fra una grossa falloria dalle mura candide, la Haye Sainte, ed una rohusta costru7ione un tempo costituita da un castello oggi distrutto e dalle sue dipendenze, Hougoumont o Goumonl. Ai lati di Lale:: tratto il terreno scende più nettamente. Verso nord-est, a partire dalla Haye Sainte e dalla Belle Alliance, perde emprc più quota e percorribilità a causa dell'incisione di un torrentello sassoso, il Rio di Smohain, lungo il quale sorge una linea di piccoli abitati: il primo, a poco più di 1200 metri dalla Haye Sainlc, è Papelotte; seguono la Haye, Smohain e .Fichermont (o Frichcrmont), poi altri gruppi di case sempre più sepolte nei boschi sino ad Ohain. Onlla parle opposta, il terreno declina verso occidcnt e, verso il fiume Hain. li pianoro di Mont St. Jean delimitato lateralmente dallo abitato di Merbe Braine e dal bosco di Ohain, mentre a sud un ciglio rialzato provocava un cenno di contropendenza, tale da nascondere parte di uno schieramento difensivo a chi avesse risalito il pendio verso Mont St. kan. Suoi avancorpi : Hougoumont , la Haye Sainte e Papelotte. Quasi ovunque il ciglio rialzalo era costeggiato da una vera e propria linea di ostacolo: la carrareccia che Ohain condU<.e sino a Braine l'Alleud. Ad orienl • della strada di Charleroi, essa era a livello del terreno cir1.:<.1~la11k, ma. le fitte cd alte siepi che sorgevano ai suoi lati la re ndevano J iifficilmenlc superabile dalla cavalleria. Ad occidente, cioè a partire dal quadrivio sopr<' alla Hayc Sainte, il suolo si a lzava e, pt:r circa quattrocento mclri, la rotabile si infilava in : 11 1,1 trincea profonda ·ino a oltrè due metri il famoso clre-

(30) Il nome di Belle Alliancc sembra dovuto all'i ronico commento , uM:italo d::il matrimonio del primo proprietario, bruti" e vecchio, con u11:-1 giovane e graziosa contadina. Una la rga d i murmo sopra la porta ricorda in le:tcre dorate che qui ,i inl-on trarono Wellington e Bliichcr al termine della m ém o rable bataille du XVIII juin MOCCCXV se saluant 11111tuellem e11t vai11q11e11rs.


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Mario Monum11,1

min creux di Victor Hugo), poi tornava a livello (31). Il pianoro della BelJe A liance fronteggia tutte queste posizioni ma non ha una vera e propda fisionomia; scende anch'esso ai lati: ad oriente è coperto da un paese, Planccnoìt, presso il quale nasce il Lasne, un corso d 'acqua che si dirige, fra boschi e macchie, verso nord est sino a congiungersi con il Rio di Smohain, appena sopra a Chapc1le Sl. Lambert. Chapelle St. Lambcrt e Oh· am si scorgono - o si intuiscono - sulla destra in lontananza; appaiono un pò fuori dal campo di battaglia, ma sono importanti : vi si arriva da Wavre. Billow sbucò d aChapelle St. Lamberl aJlc 14 puntando su Plancenoit, Zicthcin giunse a Oha1n alle 18 e proseguì vcr ·o Fichcnnont. Qualche parola ancora suJle avanstrutture di Mont St. Jean . Hougoamont rn un ampio complesso di edifici: a nord un castdlo di cui restava l'aJa principale, poi l'abitazione del fattore, la casa del giardiniere (ancor oggi qua<;i intatta), il granaio, le rimesse cd una cappella. Un muro di mattoni - nel quale gli Inglesi si affrettarono a praticare numerose feritoie - chiudeva in un rettangolo irregolare i fabbricati; a ' ud un parco, ad e · t un frutteto. Ad Hougoumunt morirono eimila uomini. Chi sta per entrare nel c.0.-1 dl. scorge sul muro, a dc tra del cancello, una pietra con lo stemma delle Fool Guards c.hc vi si itnmortalarono. L:\ crippclletta è gra:,.iosa , il tetto con una torretta è clegan· te; ma la brutta porla di legno, con una finL''il rclla che consente cli getta. e tino sgu.:-rdo nell'interno, stona: l'originale è stata sfond.;La per ui:ciderc i difensori asser.-agliati dentro; nel piccolo locale si vede subi• ·> un crocifisso bruciacchiato e, sopra un altare d i pietra, c'è ancora una statua lig nea del cinquecento raffigurante S. Anna, mutilala da u na palla. Sul muro esterno della cappelletta una !a piJe trilingue, po ta dalla brigata

(31 ) Fra il 1824 ed il 11126 furono eseguiti i l.ivori per la costnuione dellc:1 bmte du lion - una collinetta alta 4~ metri ulla cui sommità un k."Onc di ghisa, rappresentante i Paesi Bas.~i (di aJlora) e l'Inghilterra, guarJ:i la Fra,... ::ia - voluta nel punto in cui, nel tardo pQmcriggio di quel 18 ~iugno, fu fclito il Pn:icipc Gu!ll ielmo d'Orange, futuro Re dei P3e5i Bassi; in tale occasione il terreno intornu fu spianato per una quindicina di ettari cd il cl,emin crewc scomparve. Già nel 1825 Wellington, tornalo !-ul posto, aveva esclamato: • Mi hanno cambiato il mio campo di battaglia! ».


51.!L CAM10 Dt Mn.v.LIA lll WATal.00

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delle Guardie nel 1907, rende omaggio ai difensori ; nel frutteto, una stele ricorda gli atlaccanti. Anche la Haye Saintc era una solida masseria di notevoli dimensioni; oggi manca il lato meridionale, ma gli edifici hanno in buona parte conservato il loro aspetto originario. Dopo poco più di quattro ore di lotta, il magg. Baring, comandante del distaccamento, ripiegò con 42 superstiti ( u un migliaio di difensori) su Mont St. Jean, aprendo i il pa ·so alla baionetta fra gli attaccanti. Tremila Francesi giacevano intorno alla fattoria. La strada era un sanguino o e informe ammas o di corpi schiacciati e stritolati dai cavalli e dalle ruote de icannoni. L'anno seguente il grano raggiunM! l'altezza di due metri. Infine Papelottc e la Haye: fabbricati dalla aJte e ·pc. se mura come frequentemente si usava, semidistrutti durante la battaglia e più tardi ripri'Stinaati. A differenza di Hougoumont e della Ha e Sainte si trovavano piuttosto avan7.ati rispetto alla fronte inglese (circa mille metri) . Co tituirono l'e trcmità orientale della battaglia, insieme con il castello di Fichcrmont oggi scompar o. Qui unità delJa brigata hannoveriana Wincke e della brigata del Pr. di a e-Weimar ~i difc ero contro la divisione Dumttc. Qui verso le 19,30 arrivò Ziethen. • In so tanza - riepiloga Huussaye - una vasta terrazza ( iI pianoro di l\1on t t. Jean) c.:he si elevava sopra i . olchi di Smohain e di Braine l'Alleud; due rile di !.iepi, poi un doppio argine simile ad un parapetto (la strada di Ohain) da dove si può battere con l'inclina7ione dr una scarpa ogni approccio; ei opere avanzate (llougoumont. la llaye Sainte, la cava di sabbia (32) Papelotte, la Haye, Smohain); degli sbocchi agevoli per i contrattacchi; Jit:tro il parapetto un lcrrcno in decl ivio, na~o-.to

(32) La ablonnière era quasi di fronte alla Ha e Sainte, .id est della rotabile di harlt:rui. OIU!i vi si trova il mo11umcnto eietto nel 1818 ai caduti della Legione reale tcdl.'-.,.:a t:he difese la fattoria Ducx·ento metri a nord di quest'ultima, una colonna u di un alto zoccolo, circo ndata da una cancellata quadrata, ricorda il punto dove cadde il tcn. col. delle Scots Cuards sir Alexander Gordon, aiutante dj campo di Wellington (morl poi a Waterlc..-o, in una stanu al primo piano del O. G. inglese). Da 11otarc che il monumento ~ t:ollocato u di un r,oggio alla t.-ui altezza sembra rosse il livello del terrei.o circostante nel 181 5. Sopra il quadrivir,, ancora ad oriente della tra.da, nel 1914 ~ lato co tru ito il monumento • '4u.T Belges morts le XVII/ juin MDCCCXV t-n combattant pour la déft-use du clrapeau et l'hotmeur des armes •.


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Marw Mu,w,na,1

all'os crvazionc del nemico. attraversato da due grandi rotabili e idoneo a rapidi spostamenti delle riserve e dell'artiglieria; questa era la posizione scelta da Wellington » (33) .

Cli opposti schieramenti Verso le 6 gli alleati cominciarono ad occupare le pos1z10ni loro assegnate. In prima linea. lungo la carrareccia di Ohain, si trovavano due gruppi di hrigate, costituenti - secondo una espressione di Wellington nel suo rapporto ufficiale - rispettivamente il centro-destra ecl il centro- inistra del dispositivo (allegato E) : - a partire dalla trada di Nivclles e sino a quella di Charleroi, nell'ordine: le brigate inglesi Byng e Mait]and del1a division · Cooke (8 btg.), la brigala inglese C. Halkctt, la brigata hannovcriana Kiclmannscgge e la brigata OmpLeda della Legione reale lede ca inquadrale nella divi ione Alleo ( 12 btg.) ; - ad est della strada di Churleroi: la brigata ingle e lCempt della divh.ionc Piclun , la brigata bdgo-olandt..!sc 8 landt della divisione Pcrponchcr, 1~1 brigata ingle e Pa k della divisione Piclon, la brigata hannovcriana Bcst della d ivi~iunc Cole ( 17 btg. in totale) . Lo schieramen to era t.:umplctalo dalle due ali e dalla ri ·erva. L'ala destra era lievemente ~1rrctra1a, fra Mcrhc Braine e la rotabile di Nivelles: la brg. htde ca Grant e, più indietro, la brigata inglc ·e Adam, la brigata Duplat della Legione reale tedesca e la brigata hannoveriana H . Halh:ll, tulle della divisione ClinLon, infine la brigata inglese Milt·ht"II ddla divisione Colville ( t6 btg. complessivamente) . All 'cst1·ema de-.cra, davanti a Braine le Allcud, si trovava, isolata , la i11h.!ni divisione bclgo-olandese Cha é ( 12 htg.). L'ala siuistra, costituira dalla brigata del Pr. di Sax.e-Weimar della div isione Perponchcr e dalla brigata hannovcriana Winckc della divi~ionc Picton (9 blg.). nonchè delle brigale inglesi di cavaJleria Vh ian e Vandeleur, prolungava la p rima linea si110 a Chapclle Sl. Jacqucs . Le avanstrullure erano difese da distaccamenti, talvolta assai eterogenei. Hougoumont era tenuta dalle Guardie e da clementi di Nassau ; la Hayc Sain-

(33)

Houssave, or,. cit.


5UL U\U<O DI 11.UfAU..H DI ,.ArUWO

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te dalla Legione reale; alla sab/01111ière c'era un battaglione della brigata Kcmpt ; alla Papclottc , la Hayc e Smohain elementi di Nassau e <li Hannover. La riserva era M.:hicrata !\U due lince. In corrispondcn1.a del centro-òcstra ciano il contingente di Brun wick e la hrigata Krus . di Nas au ( IO btg.) . poi le brigate cav. Arcnschild, Dornhe rg e omcrsct ; dietro ad e s · la di\. bclg0-0lanc.Jesc Collacrt (brigate Trip, van Mc rlen e Ghigny). Ac.J est della strada di Charleroi, l>i trova\'ano la brigata mv . Pon'ionb e la brigata di fanteria ingles Lambc rt (4 btg.) . In tutto We llington ctisponcva di c..irca 68.000 uomini di c ui 24 .00 Inglesi, 26.000 Tede. c hi e 18.000 Bclgo-olande~i. Lord Hill coma ndava l'ala àcstra, il Principe di Orange il ccnlro-<lcstra e Picton il cc11 tro-sini. tra e l'ala . inistr:i. La cavalleria di ri!\crva era agli orJini di Lord Uxbridg ·. Da rik are d1c ben 17.000 uomini e 30 bocdie da ruoc.:o erano stati lasc iati con il principe r cdcril'o d •i Pac!\i Ba i verso Hai e non pa, Led parono alla ballag lia. L'esen:il o anglo-uland..:se era un es ·rcito di cui Well. .. n,vu non and.,wa al fatto uq!ugli, ,~u . alme no ~ino al 18 giugno. Il suo Jilcllo pnnlipale 1.·on~bh:va nella compo~i1.ione plurinazionale; il ::.e~o11Jo capo di ~h.l ll'>a, per il Duca, era rapprc~cntato dal fatto cht: qua i due lerzi dei 1,ol<lati non erano britannici; il lcrzo che i lw itanni i erano di quJlilà s~dcnt c: infatti vi e ra un buon numc r1.• di .\ ecm:c!i o ter" i battaglioni. il c he, econdu il sistema di arruvla111 ·11 to inglc!\c, denotava qualità inferiore rispetto ai primi (34 ). Ouandu Sua G, a1ia assunse il comando. non risparmiò le l>UL lagnJ11.1-c a LolllJr.i : • Chl· 11rn1 ci ,i ,11 tenda che io mi dichiari soddislallc, finché gli uffinali Lc.Ji Stato Maggiore] che mi sono !\lati mandal i non ~i dimo trino capaci quanto quelli chl: lio ritenuto di Jovcr raccomandJrc a Vo tra Altcu.a .. .. • e ancora: • Ho t rov~to un'armata orrenda (a11 i11/u111uus armv). debole e male equipaggiata, con uno Stato Magg iore senza es pt:·

(3-.) Mc 11tn: per i parltcolan ,i rima nda all'all1·1•ato B, si rico,da che , rct:ij!imcnt: in!,!lc,i cn1ra\'a110 in campagna con uno o d ue b a llHglioni : ~·.111,c~ucn tcmc11tc, quando si pa, In di reggimento si intende, di wlito, la .,u:1 nlìquotr. prc-.cn1c. Le imlic~11ioni 'lOno talvolta complic'1le dal nume ddl'u11i1a. Per esempio, lt: Cold:.lreum:, Guards (tlcnominntionc auualc ) l'1,11,o il 2- reggi mento dclld Guardia , •. più prccisamc111e, il Cold~l1t·u111:, U1'J'.t1t1e11t of F,><,I <:uanls. e par1cdpa1ono col solo Il b .ittaglione.


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Mario NOfltmarl

ricm.a . . . . •. Beninteso, il suo termine di confronto erano le vccchje truppe d ella gue, ra nella penisola iberica; in real Là i generaJi di cui dic.pone\.a erano quasi tulli veterani di Spagna ed i reparti inglesi, soprattutto la ranteria, di solidi là giustamente rinomata. Per gli alleati il discorso si faceva alquanto differente. Prima di tutto c'era la King's German Legion, la Legione Reale Tedesca, costituita da uom ini di differenti nazionalità (eccetto la francese, l'taliana e la spagnola) arruolatisi per combattere contro Napoleone, inquadrati da ufficiaJi inglesi e tedeschi (35); in gran maggioranza erano di origine lede ca e si dimostrarono ccclienti combattenti. Poi gli Hannoveriani, soldati tedeschi del Re di Jnghilterra in quanto anche Re dcll'Hannover, buone truppe ma per lo più inncspcrte; lo stcs o dicasi per i contingenti di Brunswick e di Nassau. Infine le unità del nuovo regno dei Paesi Ba i, belghe e o landesi: in parte si trattava di soldati giovani e, come tali, poco addestrati, ma in elevata percentuale - 'oprattutto gli uffiri::tli cd i sottufficiali - erano elementi che per anni ave\.·anu combattuto sotto le aquile napoleoniche od a fianco ad esse. Alcuni generali belgi si erano prodigati durante la campagna di Francia dell'anno precedente. Logico dunque, che, se Napoleone con una vittoria si attendeva un pronto e cospicuo rinfor,o di truppe, WelJington consideras e queste unità crin una certa riserva. ·10 effetti, esse si batterono lealmente. JI ,:?en. Chassé, u no degli eroi di Arcis-sur-Aubc, darà il primo mortale colpo all'estremo attacco della Guardia lmperiak. li gen. van Merlcn era stato comandante in ·econda del 2• cavalleggeri-lancieri della Guardia e morirà a Waterloo. Ad ogni buon conto, Wellington pensò bene di limitare i ri chi, inserendo nell'ordinamento delle divisioni brigate inglesi e brigate alleate, cd anche nello s hieramcnto :.ul terreno a Waterloo tenne fede a questo principio. Verso le 8, Napoleone aveva fatto colazione al Caillou con i suoi principali collaboratori. Voleva auend~re che il terreno,

(35) Nella K.G.L i gradj venivano concessi, ma non venduti come accadeva in Gran Bretagn.i. Ne derivava che gli ufficiali inglesi che scr' ivanu ndla Legione non erano consjderati - dagli Inglesi - ecntiluomi.ni. Essi infatti non avevano potuto comperare un grado nei rcgaimenti bnt:mnici perché privi di denaro e cio dimo trava che non erano veri gentiluomini.


Sl'L UMl'O DI unACI.IA DI WATm.00

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pantanoso per la pioggia continua delle ventiquattro ore prece· denti, si asciugasse almeno di quel tanto che consentisse alle ar· tiglierie di muoversi fuori strada. Tuui consideravano i Prussiani fuori causa per qualche giorno, ma c'era della perples ità nell'aria; i generali che avevano combattuto in Spagna non nascondevano di ritenere molto duro l'imminente scontro. e . . . .Considero la fanteria inglese, se attaccata frontalmente, pressochè invincibile. . . . Prima di giungere alla baionetta, si può essere certi che metà degli assalitori arà caduta - rispose Reille ad una domanda dell' Imperatore - ma l'armata inglese è meno agile, meno duttile, meno manovrabile della nostra. Se non è possibile vincerla con un attacco frontale, lo si può fare con la manovra •. Napoleone non mostrò di dare importanza a tale avviso. Forse per mancan7.a di diretta esperienza nei confronti degli Inglesi, più probabilmente per rimuovere i possibili complessi d'inferiorità. « Ce sera l'alfllire d'un déjeuner » disse a Soult, il Maggior Generale, il quale, poco persuaso, replicò a meu,a voce: e Spe• I nnmo. •· Finalmente, verso le 9, Napoleone lasciò il Caillou e si portò avanti alla Belle Alliancc per osservare bene le linee nemiche, poi tornò indietro , fermandosi ·u di un piccolo poggio ad est deJJa fattoria di Ros omme e diramò gli ordini per la battaglia (36) . Lo schieramento ebbe luogo quasi come una rivista. Le musiche, il rullo dei tamburi , le bandiere spiegate, i continui Vive l'Empereur! avevano cam:cllato di colpo le fatiche, i disagi , la fame degli ultimi giorni . • Era come un delirio - disse un ufficiale del I corpo - e la cena era resa più solenne cd emozionante dal fatto che di fronte a noi, fur ·e a mille passi , si scorgeva nitidamente la ura linea rossa dell'armata inglese » . Napoleone, nei Commentaires, ha lasciato una vivace dcscri· ,ione ddl'c crcito che ent rava in campo su undici colonne: e Que·

(~) Nel 1.untempo fece crivcre anche a Crouchv per renderlo edotto ddl ' irnm incntc combat1ime11 10 e per darg li direttive s ul comportam.:nto Ja tenere : • .... Sua Mac tà d ·sidcra quindi che dirigiate il vostro movimento su Wavre per avvicinarvi a noi , mcttl"rvi in raprorto opera tivo kon noi) e s tabili re il collepamento, spingendo avanti i corpi ddla armata pt lN,iana che hanno preso quella direzione e c he possano formar i a W,t\ ,e, dove dovete arrharc il più pre to possibile .... Non trascurate: il ~o lll-µamcnto con noi ; l'Imperatore desidera avere continuamente vo,1re 11,,111ic •.


IQO

ste undici colonne erano de~tinate a formare: quattro la prima linea. quatlro la seconda, tre la terza. . . . Alle nove le teste delle 4uallro colonne costituenti la prima linea arrivarono ove dovevano aprirsi. Nello stesso tempo aprarvero le altre sette colonne che sboccavano dalle altt,re . . . . Le undici colonne si spkgarono con tanta precisione che non vi fu alcun disordine e eia scuua occupò esattamente il posto che le era stato assegnato nel pensiero del Capo; mai così grandi masse si erano mosse con tanta facilità . . . . Alle dieci e mezzo, il che sembrerebbe incred ibile, ogni movimento era ultimato e tutte le truppe erano pronte. li p1u profondo siltmzio regnava sul campo d i battaglia. L'armata si trovava schierata su sei lince formanti il segno di sci V ; le due prime di fanteria , con la cavalleria leggera alle ali ; la tcr7,a e quarta di coranicri la quinta e la se ' la dalla cavalleria della Guardia , con sci lince di fanteria della Guardia disposte normalmente rispetto alla sommità delle sei V; ed il VI corpo in colonna serrala, perpendicolarmente alla Guardia: la fanteria a sini ·tra ddla s t rada e la cavalleria a destra. Le s trade di Charleroi e Ni\ellcs e rano libere affinchè l'artiglieria di riserva potesse giungere rapidamente sui diversi punti della linea ». In realtà le CO· !>c andarono piuttrn,tu diver~amc11tc, in qua11to akune divisioni presero il loro posto nel dispositivo solo a combattimento inizialo. Del resto, a lle 11 circa , Napoleone dettò a SouJt il seguente ordine e Quando tutta l'armata arà schierata in bauaglia, wr!>o l'una pomeridiana, cd aJJorchè l'Imperatore ne darà l'ordine al mar. Ncy, l'attacco tendcri, ad impadronirsi di Mont SI. Jean , dov'è l'intersezione delle strade . . . . Il conte c.J'Erlon inizierà l'azione portando avanti la sua divbione di !-.inistrn e sostenendola ~condo le circostanze . .:un ali n .! d1\'isioni del 1 <..orpo. li II corpo avauzcrà tenc11dosi all'allena dd con te di Erlon. Le compagnie Lappatori del I t.:orpo siano pronte a n:ali:aarc i.I consolidamento a Mont St. Jean » . Come a Ligny, Napolcnonl' vuole ·fon dare il cen tro nemico; ottenuto questo ri ·ultato si regolerà di conscguc~a: l«ntu, la villoria sarà già virtualmente raggiunta. In prima linea si spiegarono (allegato E) : - Il 1J corpo di Reille ( 37) con le divisioni Gcl'Olamo, Fuy e Bat:hclu ( 40 btg. ) all 'a llt'z7,a della Belle Alliancc, fra la strada <l i (J7) Il li corpo era pri\'O cJclla ùid!>iom: G1rard, lasciata a Ligny p.: 1 pn,tcggt. ic le linee di comunica1.ionc.


SLL CAMPO 01 IATIM.I IA DI WATI'JIUlO

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Nivclles e quella di Charleroi; all 'estrl!ma sinistra , la div. Piré ( 15 sqd ); - il I corpo di d'Erlon, con le divisioni Allix, Donzclot, Marcognet e Durutte (33 btg.) , dalla strada di Charleroi in poi, con la dc,;tra di fronte a Papelott e: all'estrema destra la d iv. JacquinoL ( Il sqd.). In i:cconda linea: a sinistra, le divisioni Lhéritiér (dragoni e cora.aic ri) e Rousscl ( corazzieri e carabinieri) di Kcllermann, con 25 sqd. 1\I centro, a cavaliere della strada di Charleroi, le divisioni J cannin e Simmer (12 btg.) del VI corpo di Lobau {38) e le divisioni cavalleria leggera Domon e Subervie (26 spd.). A destra, le divisioni. corazzieri Wathier e Dclort di Milhaud, con 24 sq<l ..

In risen1a la Guardia I mperialc : dietro a Kdlcrmann la divisione pesante di Gou. ot (grnnaticri a cava llo e dragoni) ; dietro a Lobau le tre d ivisioni di fanteria della Vecch ia e Giovane Guardia, comandate ri pcllivamcntc d a Fria nt, Morand e Duhe~me: in lutto 22 hattarion i; infim·, dietro a Milhaud , la divisione leggera di Léfe bvrc-Desuclle. ( lancieri e cacciatori a cavallo ). Erano, dunque , di fronte, ad una di ·tan1..1 di 1.300 metri cirLa, 74.000 fra n ·csi (58.000 fanti e 16.000 cavalieri) con 246 pezzi e 68.000 anglo-olandesi (55.000 fanti e 13.000 cava lieri) con 184 pezzi, ·u una fronte di poco più di tre chilometri cd una profondità complessiva J i qua ttro c hilometri e mc:au, dalla fattoria di Mont St. Jcan. ove e ra stata p,,st a l'a mbula nza inglese , al Caillou , ove eran(, state lasciale le impedimenta impt!riali. M ai , sino ad allora, i era vista una ·imil~ ù..:nsi tà su un ram po di batlaglin ; ma - come ~crissc Vic tor Hugo - Waterloo non è una battaglia l' un cambiamento di fronte dcll 'u11iverso. L'armata francese appariva uno s trumento di guerra temibi:i,~ imo ed insieme fra giliss inH>. Arn bcdue qm_··te caratteristiche derivavano dai rapporti di fiducia fra i soldal i cd i capi. Nei confronti ddl'Impcratore c-sistt:va un'esaltazione furiosa, un attaccamento fe bbrile, parossistico. A fi·ne maggio una spia scriveva a Wellington : • Per dare un'iòea esatta dcll 'cntusiasrno dcll'Escr("i lo, non devo, c he fare un parallelo fra il 1792 e quest 'anno. Ebbene, fa bilancia pende ancora a favore di Buonaparte, perchè og~·i 11011 è più cnt u iasmo, è frenesia . La cau ·a dei soldati . . . . è

nR) 11 VI crn po era privo della divi1.ionc Te!>le, asscgn al:i a Grouchy.


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inseparabile dalla sua .. .. •. Il gen. Foy annotò: « Le truppe provano non del patriottismo, non deU'entusiasmo, ma una vera e propria rabbia per l'Imperatore contro i suoi nemici • . Un altro disertore scrisse al ministro Clarke, fuggito con Luigi XVIII a Gand: « il Re, al suo ritorno, dovrà sciogliere l'esercito e costituirne uno nuovo. I soldati sono forsennati; il loro morale è mostruosamente alto •. La questione era completamente differente per i generali e, talvolta, anche per i colonnelli. Gli avvenimenti del 1814 e del ritorno dall'EJba avevano fatto assistere a troppi disinvoJti mutamenti d 'opinione. Tre soli erano i marescialli presenti Soult, il Maggior Generale, già Ministro della Guerra di Luigi XVIII, era addirittura esecrato; poco dopo lo sbarco a Golfo Juan aveva scritto al mar. Mortjer: « Ho saputo che il conte Drouet - quello stesso che ora comandava il II corpo! - cerca di sollevare i soldati del Re in nome dell'infame usurpatore Buonaparte. Vi ordino d i prendere le misure per l'arresto di Drouet. Non appena questo miserabile sarà arrestato, lo farete tradurre davanti ad un consiglio di guerra e provvederete affinchè sia fucilato entro ventiquattro ore• (39) . Ney, comandante dell 'ala sinistra, aveva promesso a Luigi XVHI di riportargli la bète fauve in una gabbia di ferro. Grouchy, comandante dell 'ala destra, era apertamente considerato inferiore al compito da Vandamme e Gérard, i capi dei suoi due corpi d 'armala . Ruty, comandan te dell 'artiglieria, disse il 10 giugno ad un colonnello: « Bona parte è irrimediabilmente perduto. Cosa succederà di noi ? Miserabile armata che tre mesi fa non ha voluto tirare un colpo di fucile! • . Bourmont, comandante di una divisione di Gérard, disertò pas ando a i Prussiani il giorno prima della battaglia di U gny! Bastano questi pochi cenni per far comprendere come fos e molto appro priato il rapporto compilalo da un generale per Davout, nuovo Ministro della Guerra: « I legami disciplinari sono assolutamente distrutti fra i soldati e gli ufficiali, fra gli ufficiali cd i generali : ci si considera crociati imbarca ti per una stessa avventura, ma ·enza doveri degli uni nei confronti degli altri • (40) . Tuttavia, questi crociati erano quasi tut(39) Soult aveva anc he dererito alla corte marziale Exelmans, ora wmandante del Il corpo di cavalleria. e l.tfebvre-Oesnoettes. ora comandante della divisione di cavalleria leggera della Guardia!. (40) Se poi si guarda la condotta di molli generali sin dal J:Ìnmo dopu Waterloo, bisogna convenire che istintlÌvamentc ìl soldato se11ti11u che l'Imperatore era mal servito.


IO'I. C:.UUO 01 IATTAQ.IA lii WA1DLOO

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ti vecchi soldati e l'eroico coraggio: ohe dimostrarono a Waterloo rimarrà difficilmente superabile. Wellington commentò a Mr. Creevey, un membro del Parlamento che l'aveva seguito a Bruxelles e che si congratulava per la vittoria: • Goddam, non credo che l'avremmo spuntala se non ci fossi Lato io! • (41) .

L'attacco ad Hougownont ed al Centro allealo ( dalle ore 11,30 alle 15)

Hougoumont ebbe un notevole peso sull'economia della lotta, eppure Napoleonne non gli aveva attribuito grande importanza: non ne aveva accennato nell'ordine delle 11 ; in quello verbale impartito poco dopo a Reille chiarì il significato semplicemente dimostrativo della mo.. a cd, infine. nel bollettino della batta· glia non ne fece alcuna meni.ione. Al primo colpo di cannone parecchi ufficiali inglesi guardarono l'orologio: le 11,30 di quel pallido mattino domenicale. Il prc idio di Hougoumonl nun ent molto consistente, però ben ·istemato: nel bosco a sud deì fabbricati, un battaglione di Nas au ed una compagnia di cacciatori hannoveriani ; nei caseggiati sette compagnie delle Guardie, parte a difesa delle entrale, parte alle finestre, parte alle numerose feritoie praticate nei muri esterni e nei tetti. Occor e un'ora pcrchè la brigata Bauduin, della divisione Gerolamo, si impadronisse del parco e si trovasse di fronte alle feritoie; qui giunta non poté reggere al fuoco che la fulminava a bruciapelo e , in disordine, fu costretta a cercare rifugio nel bosco. Sarebbero stati sufficienti pochi pezzi per risolvere la situazione. ma Gerolamo non vi pensò. Intestardito. chiamò anche la sua seconda brigata, Soye, e, mentre questa ubentrava alla prima, con i resti di Bauduin avvolse da nord il castl!llo. Ma anche i difensori avevano ricevuto rinforzi - altre quattro compagnie di Guardie - e per di più le batterie di Monl St. Jean erano intervenute dircttamcn-

(41) Lo stesso parlamentare gli aveva domandato, qualche tempo f)rima: • Contate su eventuali discr.t.ioni nell'esercito di Buonapartc? •. • Neppure un uomo dei reggimenti - rispose il Duca - dal colonnello .il soldato semplice inclusi. Potremmo pigliare un maresciallo o dut, for ·e, ma non servirebbero proprio a niente• (Crecvcy, The Creevey l'opus).


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Mario Mont111ttuf

te, cosicchè dopo molti tentativi la divisione dovette momentaneamente desistere. Nel frattempo veniva preparato il grande attacco centrale: una immensa batteria di 80 pezzi si era formata avanti alla Belle Alliance, sulla destra della strada. Ma prima cU dare il via, Napoleone volle ancora gettare un'occhiata sul campo di battaglia Lontano, ad otto-dieci chilometri, dalla parte di Chapelle St. Lambert, appariva una specie cU nuvola scura. Immediatamente comprese: truppe! Ma di chi? Un ussero nero di Slesia, catturato vicino a Lasne e condotto a Rossomme, non ebbe difficoltà a sciogJiere il dubbio, informando che si trattava dell'avanguardia di Bulow. Contrariato, anche se non molto preoccupato, Napoleone prese alcuni provvedimenti cautelativi. Prima di tutto un messaggio a Grouchy: • . . . .Non perdete dunque un istante per avvicinarvi e congiungervi con noi e per schiacciare Btilow, che coglierete in flagrante delitto » ( 42). Quindi, ad ogni buon conto, spedì le divisioni di cavalleria leggera Domon e Subervie ad interdire gli sbocchi dai boschi cd VI corpo a loro sostegno arretrato. Poi - si erano falle le l3,30 :- ritornò con la men te agli Inglesi e mandò a Ney l'ordine cU attaccare e sfondare il centro di Wellington. Dopo una preparazione cU circa mezz'ora, le quattro divisioni di d'Erlon - 16.000 uomini - mossero in colonnne, a 400 metri di intervallo l'una dall'altra. Secondo i Commentaires - che peraltro offrono diversi punti d i contras to con altre affermazioni napoleoniche e con relazioni di testimonj ocuJari - l'attacco originariamente avrebbe dovuto seguire due direzioni: a cavaliere della principale, Haye Sainte-Mont St. Jc:in, dovevano agire due divisioni del I corpo, con il VI corpo in seconda schiera ed il sostegno di Milhaud e di Kcllerrnann ; più ad oriente, le altre due divisioni del I corpo, appoggiate dalla cavalleria leggera del I e VI corpo, dovevano puntare sulla Haye. Ma il VI corpo e la cavaJleria di Domon e Subervie si erano resi indisporubili sin dall'inizio e, per di più, se ad Hougoumont c'era già stato un sensi-

(42) Poco prima, a Sart-à-Walhain, Groucby era stato interrotto, mentre con le fragole terminava la sua colazione, da Gérard ed altri ufficiali a causa di un cupo rimbombo proveniente da ovest . • La battaglia è a Moot St. Jean - disse una guida locale - vi si può arrivare in quattro o cinque ore •. E' nota la violenla discussione che ne derivò. Grouchy non ma.r ciò al cannone.


11ll. C.UU0 DI MTT.ICUA DI WA..._,..,

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bile errore - l'eccessivo impegno del Principe Gerolamo - alla destra fece il paio un errore ancora peggiore: la formazione di attacco. Premesso che il dispositivo tattico delle divisioni e delle bri· gate non aveva mai avuto alcunchè di tassativo, e che sulla sua scelta avevano sempre inOuito molti fattori - quali il nmero dei battaglioni, le forme del terreno, la sistemazione del nemico solitamente veniva adottata una formazione in cui la pedina fondamentale, il battaglione, era ordinata in colonne par division (43), ordinanza particolarmente flessibile pcrchè consentiva il rapido passaggio al quadrato di battaglione, necessario contro la cavalleria. A Waterloo, invece - per errore di trasmissione di ordine? - le divisioni del I corpo, eccc,r.ion f alta per Durutte che agi di testa propria, si formarono in calonnes de divis ion ( 4) , falangi di 160-200 uomini di fronte e 24 io profondità, praticamente senza dhtanzc, pesanti, vulnerabili, suscetti.bili di confusione in terreno rotto od anche semplicemente mo so (fig. 4 e 5) . Durante il movimento, poi, le cose :.i complicarono maggiormcn·

te: Ja brigata Quiot, testa della divisione Allix, scendendo dalla BclJe AJliance obJiquò a sinistra dirigendc,si direttamente sul frutteto della Haye Sainte; la seconda brigata, Bourgeois, invece continuò verso il pianoro di Mont St. Jean rimanendo, cosl, sola alla sinistra del I corpo (allegato F) . Alla Hayc Sainte le cose andarono più o meno come ad Hougoumont. Era difesa da un battaglione della Legione Reale Tedesca , bene :ippo tato dietro le spesse mura e le siepi del frutteto e che accolse con un nutrito fuoco di fucileria la brigata Quiot. Il veemente assalto costrinse in brevissimo tempo i difensori ad asserragliarsi nei cascinali, però si smorzò contro le muraglie. Wellington osservava l'azione; suJ suo cavallo Copcnhagen, in una tenuta mezzo borghese e mezzo militare, sostava nei pressi

(43) 11 termine divi.,;ion era attribuito anche al complesso di due compagnie affiancate, perciò il battaglione in colo11ne par division presenlava quallro coppie di compagnie, una dietro l'altra. (44) In questo caso la division era h intera grande unità cd i suoi battaglioni procedevano in linea - cioè con tutte le compagnie affiancale - uno dietro l'altro, in una unica grossa colonna di otto battaglioni in media (due per reggimento). Si trattava di una formazione, in genere, di parata.


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di un grande olmo (45) all'angolo sud-ovest del crocevia formato dalla strada di Charleroi con la carrareccia di Ohain; attorno a lui il suo Stato Maggiore ed i commissari alleati. Quando vide la Haye Sainte circondata, ordinò ad Ompteda di ripristinare la situazione, ma il battaglione hannoveriano inviato era appena giunto a contatto con gli uomini di Quiot che veniva travolto dalla brigata corazzieri di Travers, incaricata di seguire d'Erlon, ]a quale sulla slancio proseguiva ino ai cacciatori della brigata .Kielmansegge. L'azione verso il pianoro fu un susseguirsi di colpi d'ambo le parti. Avanzavano: la brigata Bourgeois, le divisioni Donzelot e Marcognel e, alla destra, la divi ione Durutte, impadronitasi sen1.a troppe difficoltà della Papelotte. Il battaglione inglese della sablonnière venne sloggiato subito; la brigata Bylandt, più" avanzata e più esposta delle altre truppe di prima linea, già. duramente provata dal fuoco del I corpo, non resse a lungo e si sfasciò. A questo punto, quando già Donzclot e Marcognet gridavano villoria, Picton fece avan7.are IP. hrigate Kempt e Pack , prima arretrate a 150 metri dalla strada di Ohain e coricate a terra per evitare i colpi della grande batteria, e dopo un fuoco di fila a venti metri le lanciò al contrattacco. La lotta si accese accanita alla baionetta, mentre Picton cadeva colpilo morlalmente (46), ma l'urto era stato fermato e adesso toccava alla cavalleria inglese. Lord Uxbridge aveva, al centro, due brigate: Sornerset e Ponsonby; la prima doveva eliminare i corazzieri, la seconda la fanteria. La Household Cavalry di Somerset era su quattro famosi reggimenti: le Life Guards ( r e 2· reggimento), le Royal Horse Guards (i Blues) ed ìl r Tlte King's Dragoon Guards, in tutto circa 1.300 cavalieri. Scesero rapidi verso i corazzieri e, dopo uno scontro breve ma fragoroso (47), li costrinsero ad infilarsi nel cltemin creux (48) cd a sfuggire oltre la sablonnière, sempre tal-

(45) Sembra che poco tempo dopo la battaglia un inglese abbia comperato l'albero, e, fattolo seg:ire, l'abbia portato in Inghilterra per ricavarne bastoni da passeggio e tabacchiere. (46) Pìcton ero giunto da poco in Belgio. Dopo un breve scambio di scortesie con Wellington, aveva assunto il comando della S• divisione. Il 16, ai Ouatre Br.ts, aveva riportato la frattura di due costole. (47) Somcrsct poi raccontò: e colpivano sulle corazze come calderai ulle pentole •. (48) Molto probabilmente questa ~ l'origine della leggendaria tragica caduta dei corv..zjeri nel fosso rappresentato dal chemin creux.


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lonandoli. Contemporaneamente, Ponsonby si portava al ga]oppo contro d'Erlon con la sua Union Brigade, composta dai Royal Dragoons, inglesi; dai Royal Scots Greys (allora Royal North British Dragoons), scozzesi, e dai Royal lnniskilling Dragoon Guards, irlandesi. I primi sboccarono dalla strada di Charleroi, travolsero la brigata Bourgeois e costrinsero la brigata Quiot a mollare la presa alla Haye Sainte. Gli lnniskillings, trafilandosi fra. gli intervalli della brigata Kempt ed uscendo dalle predisposte aperture nelle siepi, irruppero sulla collonna Donzelot; mentre gli Scots Grey, passando in mu,;zo ai battaglioni di Pack, si avventavano sulla colonna Marcognet. I Greys rappresentavano l'unico reggimento di cavalleria regolare scozzese e la brigata Pack era co tituita per tre quarti da scozzesi: i Royal Scots, il Black Watclt ed i Gordon Higlilanders (49). Facile dunque immaginare l'entusiasmo selvaggio provocato dai dragoni dai grandi cavalli grigi in mezzo alle variopinte tarlane. Scots e Highlanders si salutarono come impazziti inneggiando alla loro pa· tria: « Scotland f or ever! • ed a11o stridulo suono delle cornamuse si rovesciarono, i secondi tentando di seguire i primi , sui Francesi. Donzclot e Marcognct furono colti di sorpre ·a; i gridi di al· 1armc furono quasi contemporanei all'irrompere dei dragoni rossi: venivano come il vento e discesero fra le colonne travolgendo tutti co]oro che si erano allontanati daJle formazioni . Le due divisioni, sempre più raffittite dal paraJiz.zante momento d'arresto, con i fianchi insanguinati dalla sciabolate dei dragoni indietreggiarono, poi si ruppero in tronconi, poi rotolarono giù per il pendio come un gregge sbandato e indifeso. Sul bordo del pianoro di Mont St. Jean non c'era più un Francese. Anche Durutte infatti aveva dovuto retrocedere, per quanto in ordine e senza molte perdite: attaccatò dalla brigata di dragoni leggeri di Vandeleur e da quella belg0-0landese di Ghigny, era riuscito ad opporre una resistenza organizzata grazie al dispositivo assunto. Per la cavalleria inglese era un inebriante momento di trionfo. Eccitati, vittoriosi, i dragoni scesero « come una nube di ca-

(49) Gli Hightanders avevano impressionato parecchi ai Ouatre Bras. Dopo la battaglia, un giovane uf6cialc inglese, capitato per caso fra i Cordons, vide quaJcuno che cuoceva lo stufato in una mezza corazza france c. Fuggi inorridito: • Ghastly barbarious, that's what they ere!•

(orribili selvagj, ecco cosa sono!)».


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vallette • nel solco di Ohain e risalirono al galoppo il successivo costone, quello della grande batteria; non udivano più nulla, non sentivano le trombe che, adesso, disperatamente suonavano la ritirata. Uxbridge si era accorto che stava per perdere la sua migliore cavalleria e cercava invano di fermarla, Anche Ponsonby, che galoppava in testa ai Greys, cercò di arrestare la carica; anch'egli non vi riuscì. La mano passava ai Francesi. Già le Li/e Guards erano state decimate dal fuoco della divisione Bachcleu, all'estrema destra del II corpo, quando la Union Brigade si vide piombare addosso contemporaneamente due reggimenti di lancieri di Jacquinot ed altrettanti corazzieri di Milhaud. Fu un massacro. I resti di d'Erlon, dietro la batteria, vedevano le lunghe lance dalle banderuole svolazzanti salire e scendere, i larghi sciaboloni diritti dei corazzieri, rossi di sangue sino all'elsa, allungarsi per colpire di sotto in su; vedevano gli splendidi cavalli grigi sfiancati e feriti inciampare in uno 1..aino od in un fucile abbandonato, li vedevano traballare e scivolare sui quarti posteriori sedendosi come i c;1ni, mentre il cavaliere si ahhatteva all'indietro con la gola squarciata o il petto trafitto. In dieci minuti ottocento dragoni veni.vano messi fuori combattimento, Ponsonby fra i primi. Lancieri e corazzieri scesero, a loro volta, nel vallone di Ohain e lo risalirono inseguendo .i resti di quella bella cavalleria sino quasi alla strada di Ohain, poi ripiegarono (50) . Il grande attacco al pianoro di Mont St. Jean ( dalle ore 15 alle 19)

Visto che il I corpo si slava riprendendo e considerando che il tempo giocava a favore del nemico, Napoleone decise di rinno-

(50) Fra i tanti resoconti immaginosi su Waterloo, uno dei più esemplari è dovuto al Michelet e concerne proprio questo episodio. Evitlcntcmcnlc attingendo a fonte francese che citava la drammatica carica deali Ecossais gris (Scots Greys), stranamente non sembra ave.r pensato che gri.s in francese significa grigio, oltre che ubriaco, taJché ha narrato: • E Wellington .... fece un sacrificio tremendo. Il grisa un de ses plus bea.wc régim ents de dragn11s, ubriacò uno dei suoi più brillanti reggiment i di dra~oni e, sans bride ne mors, senza briglia né morso, li lanciò dall'alto [del pianoro] sui nostri, certo che sarebbero stati massacrali ma altrettanto sicuro che con questa strage avrebbe guadagnato qualche altro minuto (!) per l'arrivo dei Prussiani ·-· • (Michelet, Hi.stoire du XIX siècle, voi. lii ).


&111. CAMl'O OJ IIATIMIIJA Dl WAT9LOO

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vare subito i) tentativo di sfondamento al centro. Occorreva perciò far cadere la Haye Saintc e servirsene come punto d'appoggio. Fu Ney, in persona, a guidare la brigata Quiot contro la fattoria, mentre una intera brigata di Donzelot si apriva sulla destra en tirailleurs, arrivando a venti passi dalla carrareccia di Ohain. Nel frattempo, la grande batteria appoggiava l'azione sparando sul centro-sinistra inglese ed i pezzi di Reille, rinforzati da parte di quelli della Guardia, iniziavano un furioso cannoneggiamento contro il centro-destra. Per l'attacco tutto questo fuoco non fu sufficiente, tuttavia la prima linea del Principe d'Orange, particolarmente esposta, soffrl a tal punto che WeUington ordinò di arretrarla dietro il ciglio del pianoro (come prima aveva fallo Pictoo sulla sinistra), lasciando avanti soltanto i cannoni. Il movimento fu visto ma frainteso da Ney, anche a causa dei numerosi carriaggi e convogli di feriti che si affolJavano confusamente sulla strada per Bruxelles; credette ad un accenno di ritirata e chiese della cavalleria. Milhaud tentò di resistere, ma quando il brave des braves, allegando ordini dell'Imperatore, lo incitò: « Avanti, si tralla della salvezza della Francia •, non osò più replicare ed obbedì. • Je vu.is charger, $Outiens-moi! •. sembra abbia detto a Léfebvre-l)csnoclles e le due divisioni cora7..zieri , seguite dai cacciatori della Guardia e dai lancieri rossi, si mossero al gran trotto per fermarsi sulla sinistra della strada (allegato G) . Wellington non pensava affatto a cedere. Oltre a mettere al riparo, almeno parzialmente, le sue truppe più avamale, aveva proceduto a riordinare lo schieramento attingendo alla riserva: il contingente di Brunswick si era portalo a ridosso della divisione Cooke; le brigate Adam e Mitchell si erano disposte fra la s trada di Nivelles e Hougoumont, proprio davanti al cl1emin creta. Non appena, poi. vide il ntovimento della cavalleria fece formare i quadrati. Con stupore gli Inglesi considerorono quello allacco con~ro una fanteria che aveva, s}, subito danni. ma che ancora era solida e, per giunta, chiaramente favorita da un terr •no del quale le pioggie avevano reso più ripida la pendenza l'd il fango più difficile la salita. T cannonieri, soli rimasti accanto ai pezzi. ricevettero l'ordine di tirare sino all'ultimo momento e poi salvarsi dentro i quadrati più vicini. Milhaud era pronto; Ney guardò la sua cavalleria. « Erano 1rcmHacinquecento e formavano un fronte d'un quarto di lega


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Mo.rio MOftt11111trl

( 51): uomini giganteschi su cavalli colossali. Erano ventisei squadroni ed avevano alle spalle, di rincalzo, la Divisione LéfebvreDesnoettes, i centosei gendarmi scelti, i cacciatori della Guardia, millecentonvantasette uomini, ed i lancieri della Guardia, ottocentottanta lance. Portavano l'elmo con la criniera e la corazza di ferro battuto, avevano le pistole all'arcione e lunghe sciabole diritte . . .. Ney, sguainata la spada, si mise alla loro testa e gli enormi squadroni si mossero. Allora si vide uno spettacolo formidabile. Tutta quella cavalleria, con le sciabole sguainate, gli stendardi e le trombe al. vento, incolonnata per divisioni, con un movimento uniforme e come un sol uomo, con la precisione di un ariete di bronw che apre una breccia, scese la collina della Belle Amance, si addentrò in quel fondu spavento o dove tanti uomini erano già caduti e vi disparve avvolta nel fumo. Poi, usct:ndo da quell'ombra, riapparve dall'altra parte della valle, sempre compatta e serrata, salendo al gran trotto, attraverso una nuvola di mitraglia che le scoppiava addosso, la spaventevole china fangosa del piano di Mont St. Jcan. Salivano gravi, minacciosi, imperturbabili; a trattj, ncJJc pause della fucileria e dell'artiglieria, si udiva un immane scalpitio. Erano due divisioni e quindi due colonne: la divisione Wathier a destra, quella Delort a sinistra; e da lontano apparivano come due enormi bisce d'acciaio che si allungassero verso la cresta del pianoro. Attraver arono il campo di battaglia come un prodigio. Nulla di simile si era veduto dopo l'espugnazione della grande ridotta della Moskowa ad opera della cavalleria pesante, e se ora mancava Murat c'era in compenso Ney. Sembrava che quella massa, ingigantitasi, avcs e un'anima sola. Ogni squadrone ondeggiava e si gonfiava come l'anello di un polipo e si scorgeva, attraverso un'ampia nuvola di fumo che si squarciava qua e là, una confusione di elmi, di sciabole, un sobbalzare turbinoso di gruppi di cavalli, fra i cannoni e le fanfare, un tumulto disciplinato ed immane; e, su tutto, le corazze rilucenti, come le squame dell'Idra... . Bizzarra coincidenza numerica: ventisei

(51) Lo spazio esistente fra la Haye Sainte ed Hougoumont era di un quarto di lega ( = poco più di un chilometro), ma il fronte d'attacco era ridotto a circa 600 metri in corrispondenz.a dei due baluardi, per evitare che le ali ne sueisscro l'offesa.


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battaglioni (52) erano pronti a ricevere quei ventisei squadroni. Dietro la cresta del pianoro, all'ombra della batteria mascheratta, la fanteria inglese, disposta in tredici quadrati di due battagioni ciascuno, schierati su due linee, sette nella prima e sci nella seconda, col fucile puntato, prendendo di mira quel che stava per sopraggiungere, aspettava caJma muta immobile. Non poteva scorgere i corazzieri e questi, a loro volta, non la vedevano. Essa udiva solamente quella marca di uomini che montava, il crescente rumore di tremila cavalli, iJ battere cadenzato degli zoccoli al gran trotto, il risuonare delle corazze percosse, il tintinnio delle sciabole ed una specie di ansito selvaggio. Vi fu un silenzio spavento o; poi, improvvisamente, una lunga fila di braccia levate, brandenti le sciabole, apparve sulla cresta, ed infine gli elmi. le trombe. le bandiere e tremila volti dai baffi grigi, che gridavano: « Vive l'Empereur! ». Tutta la cavalleria straripò sul pianoro e fu come l'esplosione di un movimento tellurico. . . . • (53).

Ad un ufficiale di artiglieria inglese, l'effetto della prima salve a doppia carica, palla e mitraglia, sembrò e simile al gesto di un bambino capriccioso che con una m:rnata spazza intere file di soldatini a cavallo •. Ma le trombe francesi uonavano imperiose la carica ed i corazzieri rovinavano sui cannoni, li superavano e si avventavano contro i battaglioni ros i e neri. Gli Inglesi attendevano freddi e impas ibili; la prima linea in ginocchio, con il calcio dei fucili ben piantato sul terreno e le anni inclinate in avanti a braccio teso per formare una siepe d'acciaio, al cui riparo la seconda e la terza linea erano pronte a sparare a comando. Allorchè superarono le abbandonate batterie i corazzieri e chinarono le teste in maniera che la ommità degli elmi sembrava una visiera; parevano vestiti d'acciaio dal cimforo

(52) In realtà, fra la straùa di NiveUcs e quella di Charleroi sembra i trovassero 23 battaglioni su due ordini di quadrati, a scacchiera, tutti di un battaglione meno quelli di C. HaJkett ognuno dei quali era di due btg. a causa delle perdite ubite ai Oua tre Bras. E precisamente: due di Adam (gli altri in riserva), uno di Byng (gli altri ad Hougoumont), i due di Maitland, i quattro di C. Halkett, i c inque di Kiclmannses,c, due di Omptcda (gli altri alla Hayc Sainte), quattro di Bru.n swick ( gli altri in riserva), ed i tre di Kruse. In totale, 21 quadrati. Più tardi si auiunsero i quattro btg . di Duplat. (53) V. Huio - / miserabili.


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alla sella• - scrisse un ufficiale del J<r di linea, un reggimento che già ai Ouatre Bras aveva conosciuto e provato l'eroico impeto dei cavaJieri di Kellermann - poi inondarono la piana infrangendosi sui quadrati come le onde del mare sugli scogli. Le centinaja di cavalli caduti ai primi fuochi di fila avevano frenato la furia della carica già impedita neUo slancio dalla troppo breve dislanza fra il ciglio e le fanterie. {ln turbine di sciabole e di lance assall gli Inglesi, ma anche se numerose breccie si aprirono, prontamente altre giubbe rosse le richiusero « gettando fuori i morti e tirando dentro i feriti • . I tiri incrociati aumenmentavano lo scempio. I cavalli erano atterrili dalla baionette; colpiti, indietreggiavano e cadevano trascinando il cavaliere o lanciandolo sulle lunghe baionette. Era giunlo il momento del contrattacco e Uxbridgc lanciò Dornberg, Arenschild, Brunswick, Collaert: tutta la cavalleria ancora non impiegata, circa 5000 uomini. Soverchiati, i corazzieri discesero al galoppo il triste pendio ed i cannonieri inglesi uscirono dai quadrati e corsero ai loro pezzi, che nessuno aveva inchiodato o rovesciato. Erano le 16,20. Ma il canto dcJ cigno della cavalleria pesante della Grande Armée era soltanto cominciato. Appena giunti in fondo al solco, Milhaud e Léfcbvre-Desnoclles riordinarono in un momento gli squadroni e di nuovo li ricondussero contro le linee nemiche sotto un torrente di fuoco che apriva corridoi e breccie sanguinose nei quadrati inglesi, contro un torrente di fuoco che abbatteva intere righe francesi. Di nuovo le ballerie furono superate, di nuovo i quadrati furono assaliti da lampi di sciabole. « / /ear all is over - disse un colonnello inglese - temo che tutto sia finito• (54). Dalla Belle Alliance, ove si era portato Napoleone, ·i scorgeva la piana di Mont St. Jean occupata da Ney, ma l'Tmperatore era malcontento. Non si era accorto a tempo, a causa delle pieghe del terreno, che tutta la cavalleria di destra era partita nella prima carica dietro a Ney e perciò non aveva potuto intervenire. • Ecco una mossa prematura - aveva commentato rivo)-

(54) Poco dopo alcuna sbandati fuggivano a Bruxelles - che squiva prcocc:upata il tuonar dei cannoni - annunciando che Napoleone aveva disfatto gli Inglesi e che slava per arrivare. li duca di Berry, allarmatisimo, si afrrcttò a raggiungere la Corte a Gand dove si iniziarono febbrili preparativi per un nuovo trasloco ad Anversa.


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gendosi a Soult - che potrebbe avere riflessi funesti per la giornata ». E Soull, di rimando: « Ci comprometterà tutti come a Jenal • (55) . Comunque le cose ormai erano avviate e vedendo gli sforzi disperati di Milhaud, Napoleone ordinò a Kcllermann di alimentare l'attacco. Anche Kellermann aveva compreso l'intempestività dell'impegno della cavalleria ed a malincuore dette il via alle sue divisioni. All'allezza di Hougoumont ebbe, tuttavia, un pentimento e fermò la brigata carabinieri in una piega del terreno con il formale divieto di muoversi senza un suo personale ordine. Fece bene perchè gJi ottocento carabinieri diventavano l'ultima riserva di cavalleria: infaui anche la divisione pesante della Guardia di Guyot si era messa al trullo. E intanto i 30.000 Prussiani di Bi.ilow, uscendo dal Bois de Paris aprivano il fuoco contro la destra dell'Armata del Nord! J I secondo attacco di Milhaud s i era conduso come il primo cd i suoi squadroni ridiscendevano il pendio quando videro avanzare Kellermann. Riformarsi, accodarsi e risalire per la terza volta fu tutt'uno, mentre le batterie francesi spazzavano intere compagnie dal crinale di Mont St. Jean (allegato H) . Era una marca di acciaio che montava. Prima erano stati circa quauromila cavalieri; ora salivano più di settemila corazzieri, dragoni , cacciatori, lancieri, gendarmi scelti, granatieri a cavallo. Tutto lo spazio fra Hougoumont e la Haye Saiote era coperto. I cavalli di centro venivano letteralmente sollevati dalla pressione di quelli vicini. Ney, in Lesta a tuui, con l'uniforme lacera, senza cappello, agitava la spada contro il nemico (56) . Gli Inglesi erano attoniti cd ammirati. Mai nessuno aveva vista una sjmile carica! (57). l quadrati si riformarono in fretta, spesso mescolando reparti

(55) Anche a Jena, Ney aveva - e per ben due volte - attaccato d'iniziativa cd intempestivamente, costringendo Napoleone ad intervenire con altre truppe, mentre avrebbe voluto attendere l'arrivo e lo spiegamento delle ali. (56) Questo momento è riprodotto nel Panorama di Mont St. Jean. L'ussaro rosso che si scorge a fianco del mar. Ncy ~ il col. Hcym~. suo aiutante di campo. (57) Napoleone a S. Elena rimpianse tuttavia Mural, l'uomo che ad Eylau aveva guidato oli.anta squadroni, circa quattordicimila cavalieri, in una unica enorme colonna che ricacciò di colpo tutto il centro russo e la cui coda, i granatieri a cavallo della Guardia, sfondò quattro linee successive l da dover caricare nuovamente a Cronte rovesciato per tornare indietro.


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Mario Montaltl&rl

vari ed attesero fermamente la tempesta. • Le cariche si succedevano senza interruzione. Alcuni quadrati subi cono cinque, sette, dieci, fino a tredici assalti. Molti sono scompigliati, intaccati, se non sfondati e rotti. . . . ma la maggior parte rimane inattaccabile. Da un momento all'altro sembrano sommersi dai flutti della cavalleria, poi riappaiono attraverso iJ fumo, irti di baionelle scintillanti, mentre gli squadronì si rompevano tullo intorno come onde che si frantumano contro una diga. l corazzieri di Lhéritier piombano attraverso un labirinto di fuoco sui quadrati della seconda linea, li sueprano, sono folgorali dalle batterie di riserva. Un intero reggimento piega a sinistra, infila al gran galoppo la strada di Nivelles, sciabola i cacciatori di Mitchell appostati presso la strada di Braine l'Alleud, gira intorno ad Hougoumont e torna ul pianoro di Mont St. Jean .... I granatieri a cavallo, giganti montati su enormi cavalli resi anche più grandi dagli alti bcrettoni d'orso, avanzano al trotto, in linea. Sembrano un muro in movimento. Sollo le salve a mitraglia della batteria di Mercer (58). che si incrociano con il fuoco di fila di due quadrati di Brunswick, questo muro crolla, coprendo il terreno dei suoi resti insanguinati .. .. » (59). Ma, ormai , tdtto era diventato ancora più difficile per gli eroici cavaUeri. I cadaveri, i feriti qua e là gementi od agonizzanti, i corpi dei cavalli uccisi, i cavalli scossi, gli uomini appiedati, tutto contribuiva a rendere lo spazio sempre più ristretto e lo for10 sempre più vano. Quasi tulli i generali erano feriti o morti; Ncy aveva perduto il uo terzo cavallo. Quando Wellington chiama la sua cavalleria, per la ten.a volta bisogna abbandonare .il maledetto plateau. E per la quarta volta gli eroici corazzieri risalgono il pendio, ebhFi di rabbia, gridando: • Vive l'Empereur! ». Ney è ancora in testa a tutti; ha visto i carabinieri da lontano e nonostante le obiezjoni del loro comandante se li tra cina dietro. Il coraggio tuttavia non basta più, neanche quando supera i limiti umani : disperati, io pezzi, gli squadroni sono respinti per la quarta volta (60) . Durante le tragiche cariche, almeno 6.000 uomini assistevano con le armi al piede sen7.a che nessuno desse l'ordine di inter-

(58) Uno dei testimoni più ricchi di informazioni. (S9) Houssaye, op. clt.. (60) Al Congresso di Verona, nel 1822, Wellington disse al gen. Jominl che mai, in vita sua, aveva visto nulla di più ammirevole delle

cariche dcl corazzieri francesi.


SUL CAMPO N IIAffAQ.U.

a

WAI9LOO

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venire. Le divisioni Bachelu e Foy ( di questa solo una brigata, perchè l'altra era ormai impegnata nella fornace di Hougoumont) furono completamente trascurate, quando il loro impiego al seguito della cavalleria pesante sarebbe stato decisivo: le batterie sarebbero rimaste in mano francese ed i quadrati non avrebbero retto a lungo. Ma - come disse Napoleone a S. Elena - Ney dimenticava ciò che non aveva sott'occhio. E si era dimenticato sia delle truppe di Reille · sia dell 'assalto alla Haye Sainte, suo primo obiettivo. Dopo il quarto insucresso, corse a quella fanteria e la mandò contro le linee inglesi. Troppo tardi. Queste erano state rinsanguate da due brigale fresche, la t• della legione reale di Duplat e la 3• hannoveriana di H. Halkett, ed ora attendevano in un immenso semicerchio da Hougoumont al quadrivio della Haye Sainte. I sei regimenli caddero sollo il fuoco convergente dello schieramento avversario: in pochi minuti una grandine mortale falciò 1.500 uomini; un breve contrattaéco compì l'opera ed anche le fanterie di Reille furono ricacciate. Ney, spronato da Napoleone, si era intanto posto alla testa delle truppe che as ediavano la Hayc Sainte per p renderl~ a qualunque costo. Una corsa a testa bassa le riportò sotto le mura della masseria. Il mare ciallo, sulla strada, davanti alla porta carraia, in mezzo a mucchi di cadaveri e di macerie, incitava a sfondarla . Sembrava invulnerabile. L'assalto fu furente e finalmente, poco dopo le 18, un grido di trionfo nelle file francesi: « La Haye Sainte è caduta! • ( 61) , superando il tuono del cannone, il crepitio della fucileria, le urla dei feriti. Immediatamente tutto ciò che restava delle divisioni Allix, Donzelot e Marcognet si precipitò avanti. I pe7.Zi erano a 300 metri dagli inglesi, i voltigeurs a meno di 80 metri. La Haye Sainte era veramente la chiave del successo: le brigate Ompteda, Kielmannsegge e Kruse cedettero; molti cannoni erano smontatj, molti cannonieri morti; il Principe d'Orange e il gen. Alten avevano lasciato il campo di battaglia feriti ; le munizioni scarseggiavano; Ponsonby e Somerset potevano mettere insieme a stento un paio di squadroni, dovunque era la morte; il bosco di Soignes brulicava di sbandati; gli usseri di Cumberland, con il colonnello in testa, avevano pre(61) Nella gran maggioranza, i rapporti ed i resocontj dei testimoni preci~no che la Haye Sainte cadde fra le 18 e le 18,30. Se ne distacc~ Wellington. secondo il quale la fattoria sarebbe caduta alle 14 (!), e Gourgaud, che indica le 16.


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so a gran trotto la slrada per Bruxelles. Il centro jnglese era rotto. WeJJington sentiva che tutto stava crollandogli intorno ma si irrigidiva in una glaciale freddezza. Gli furono chiesti ordini; rispose: « Tener duro sino all'ultimo uomo». Gli aiutanti di campo partivano uno dopo l'altro per accelerare l'arrivo dei Prussiani. Ney avvertl l'auimo fuggente, ma i resti dei suoi reggimenti erano in uno stato miserevole, assolutamente Incapaci di uno forzo decisivo. Occorreva della fanteria fresca. La chiese allo Imperatore. « Della fanteria? - esclamò Napoleonne - e dove volete che Ja prenda? volete che la faccia? . . . . ». Dove sei ore prima erano schierate le sei grandi V, adesso esisteva il vuoto o quasi : le divisioni di Reille e d'Erlon erano stremate, la splendida cavalleria di linea era più che dimezzata; la cavalleria della Guardia si era fusa; il VI corpo, la cavalleria leggera, la Giovane Gardia trattenevano a stento un altro esercito: i Prussiani. Ave• vano in quel momenlo occupato Plancenoit!

L'Intervento prussiano (dalle ore 13 alle 19)

Secondo la maggioranza degli storici, se Grouchy fosse accor ·o al cannone. come aveva insistito con tanta veemen7.a Gérard, Waterloo sarebbe stata villoria francese. Grouchy, dal canto suo, portò per tutta la vita il peso della sciagura, nonostante i continui sforzi - talora anche assai maldestri - per scrollarsi di dosso la pesante accusa. Certo si è che al comandante dell'ala destra dell'Armée du Nord sono da addebitare molti errori e difetti: lentezza di movimento, indecisione, mancanza di sensibililà tattica. Tuttavia si sarebbe seriamente tentati di attribuire la responsabilità maggiore a chi gli aveva affidato un incarico per il quale non solo non era adatto, ma che neppure aveva dimostra in precedenu di sapere assolvere, se il generale incapace ed irresoluto del 17 e del 18 non fosse di colpo diventalo, nei tre giorni seguenti, un capo intelligente, attivo ed energico. La ritirata di Grouchy da Wavre, in mezzo a due eserciti vittoriosi ed in qual misura! - ed allo scoramento unanime, fu sempliccmcnle esemplare; alla sua luce appare allora più comprensibile


RII. CUO'O DI UffAGU.l DI WAtaLOD

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l'errore di giudizio di Napoleone (62). E' noto che alle caJorose considerazioni di Gérard, Grouchy trovatosi a corto di argomenti, finì per obiettare che l'Imperatore gli aveva ordinato de pour-

suivre les Prussiens, sans jamais les perdre de vue et de les attaquer dès qu'ils les aurait rejoints. Quando gli pervenne il primo dispaccio inviatogli da Soult alle 10 antimeridiane dette dispo izioni per il passaggio della Dyle e per mettersi in collegamento con l'Tmpératore, ma si trattava di un provvedimento ormai tardivo. Vandamme, il suo corpo più avanzato, era già alle prese con Thielmann, la retroguardia di Bliicher. Bllicher rappresentava qualcosa di più del patriottismo e dello spirito militare prussiani; impersonificava addirittura il desiderio di rivincita della giornata di Jena-Auerstaedt e della disfatta della Pruss ia nel 1806. Energico, pieno di fede, aveva inoltre l'immensa fortuna di essere coadiuvato - in quello che fu definito • un matrimonio di ragione » - da un Capo di Stato Maggiore deDa levatura del gen. Gneisenau. Disponeva di un'armata molto solida, soprattutto nella fanteria, articolata in corpi d'annata di forza s.imile e di costruzione uguale: ciascuno su quattro brigate di fanteria, alcuni squadroni di cavalleria ed una batteria. Non esisteva il gradino divisionale, ma la maggior parte de lle hrigate era su tre reggimenti .di tre battaglioni, perciò esse potevano venir poste sullo stesso piano delle divisioni francesi. Il maresciallo Vorwiirts, piuttosto scosso nel fisico, era arrivato a Wavre nella serata del 17 (63) con l'esercito recuperato grazie a Gneiscnau. All'alba del giorno successivo aveva subito mandato Biilow in soccorso dell'alleato, disponendosi a difendere il passaggio della Dy)c con gli altri tre corpi contro Grouchy, che sapeva a) suo inseguimento; più tardi però, non vedendo segno dei Francesi, decise di lasciare in posto il solo III corpo, di circa 25.000 uomini. Alle 11 anch'egli era partito da Wavre per

(62) Disse Napoleone a S. Elena: • Grouchy trovò il segreto, apparentemente impos ibile a trovarsi, di non essere - il 18 - né a Wavre né a Mont St. Jcan. La sua condotta ~ stata imprevedibile, tanto quanto un improvviso baratro che avesse inghiottito la sua armata •. (63) Appena giunto, aveva bevuto - per riprendersi - un tremendo e gagliardo miscuglio di gin e rabarbaro. Rinvigorito ed intenerito, abbrae> dò Sir Henry Hardinge, ufficiale di colk•gamcnto mandatogli da Wellington, poi, a ccortosi dell'espressione indefinibile dell'inglese, ammise confi. dcnzialmcnte: e lch stinlce etwas! Puzzo un po'! •.


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raggiungere Billow (64) e verso mezzogiorno si univa al suo luogotenente nei pressi di Chapelle St. Lambert. La marcia del IV corpo era stata durissima; il fango, il dover trascinare le artiglierie, l'incolonnamento di numerose truppe su di una strada in pessime condizioni, tutto ciò non poteva non influire (65). Per sua buona sorte il passaggio del Lasne non risultò contrastato ed il Bois dc Paris potè accogliere le brigate, a mano a mano che arrivavano. Verso le 16 un lontano cannoneggiamento ad oriente fece comprendere che Grouchy aveva preso contatto con Thielmann, più o meno mentre Ney assaliva il pianoro di Mont St. Jean con Milhaud. Bliicher, che fremeva, sentì l'urgenza di dare respiro agli Anglo-olandesi e, rompendo gli indugi, ordinò a BUlow di avan:zare con le unità già disponibili: due brigate e la cavalleria. · Il conte di Lobau aveva schierato le due divisioni del VI corpo tra Fichermont ed Hanotelet, dietro alla cortina della cavalleria leggera di Domon e Subervie. Allorchè questa ripiegò, sotto la pressione nemica, egli cominciò una lenta ritirata ravvivata da continue azioni di conlraltacco, unica linea di condotta da tenere in siffatte condizioni di inferiorità: 10.000 uomini contro 30.000, in quanto presto erano sopraggiunte anche le rimanenti unità prussiane. Dopo quasi due ore di lenta avanzala, Bliicher decise di esercitare uno sforzo massiccio avvolgendo la destra di Lobau. L'azione fu affidata alla brigata Hillcr, sos tenuta dalla brigata Rysscl e dalla cavalleria del Pr. Guglielmo, ed in breve portò all'occupazione di Plancenoit. Adesso la situazione diveni-

(64) Piu tardi commentò : « Mi sarei fatto legare al cavallo, nonostante i dolori per la mia caduta, piuttosto eh.e mancare alla battaglia! •. (65) I movimenti dei Prussiani si svolsero lentamente a causa della stanchev,a delle truppe e delle difficoltà opposte dall'Impercorribilità della scar i sima rete stradale. Per fissare alcuni punti di riferimento, si riportano i tempi: - IV corpo (Billow): partito da Wavrc verso Je S, arrivò a f;bapelle St. Lambert con l'avanguardia alle ore 10, con il grosso a mezzo. ; iomo e con la retroguardia alle 15; - II corpo (Pirch I): partito da Wavre dopo le 13, arrivò a ·P ia& cenoit verso le 19 con la brigata d'avanguardia. sola ad essere impegnata; - I corpo (Ziethen): ricevuto a mezzogiorno l'ordine di muovere su Ohain vi giunse dopo le 18 con la sola brigata di testa. Le altre non parteciparono alla battaglia. n III corpo (ThlcJ mann ) rimase a Wavrc per fermare Grouchy.


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va gravissima per i Francesi, perchè appariva in pericolo perfino la linea di ritirata. Occorreva attingere nuovamente alla scarna riservai. Napoleone chiamò Ouhesme, comandante della Giovane Guardia, e lo incaricò di riprendere i] paese. Gli otto battaglioni di voltigeurs e di tirailleurs, ardenti di entusiasmo, entrarono in Plancenoit impetuosamente cacciandone casa per casa l'occupante, dopo una lotta che rapidamente aveva assunto toni asperrimil. Hiller non si sgomentò: formò sei battaglioni in colonna e, crivellate le case di colpi di cannone, li riportò aU'attacco una e due volte nonostante le molte perdite poi, immettendo nella lotta altri otto battaglioni, superò la profonda incisione del Lasne, il ravin, lasciandovi centinaia di caduti e finalmente riuscì ad entrare nel villaggio. La Giovane Guardia, già duramente provata a Ligny, non resse ed indietreggiò in disordine e di nuovo i colpi di cannone ripresero a grandinare attorn.o alla Belle Alliance. Tutto il corpo di Bulow premeva ormai furiosamente e Lobau faceva fronte con sempre maggiore difficoltà. Ancora Napoleone si volse alla riserva. Gli rimanevano quattordici battaglioni della Vecchia Guardia ( 66) , di l:ui u110 al Caillou. Ne dispose undici lungo la strada di Charleroi, fronte ai Prussiani, dalla Belle Alliancc a Rossommc ed affidò al gen. Pelet gli altri due, il I del 2· granatieri ed il I del r cacciatori, poco più di un migliaio di uomini complessivamente. Pelet, comandante titolare del 2· cacciatori, si pose alla loro testa e fece battere la carica dai tamburi. Sotto una pioggia di proiettili, senza neanche degnarsi di rispondere con un colpo di fucile , i grognards entrarono in Plancenoit con la baionetta in canna aff rontando i Prussiani con tanta foga che in venti minuti il villaggio era ripulito, poi, trascinati dallo slancio, si precipitarono nel ravin , risalirono dalla parte opposta e cacciarono i Prussiani alla rinfusa, oltre il Lasne sino a Maransart. La Giovane Guardia, riordinatasi, occupò di nuovo il paese trincerandosi alla sua periferia orientale e, per naturale riflesso, anche Lobau si riportò avanti. Bruxelles, già piena di feriti dei Quatre Bras, stava ricevendo ad ondate quelli di Mont St. Jean ; le locande, le abitazioni private, le chiese erano diventate ospedali, la Grande Piace era af-

(66) Il ,4• cacciatori a piedi era ridotto ad un solo batlaglionc per le perdile subile a Ligny.


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follata di feriti sdraiati sulla paglia; le voci, m genere, erano pessimistiche; gli umori depressi. Ma a venti chilometri più a sud , il Duca di Ferro rimaneva impassibile (67); aveva proceduto ad un riodinamento delle sue forze portando parte della sinistra - la brigata Wincke ed i sei reggimenti di cavalleria di Vivian e VandeJeur, quasi intatti - dietro il centro-destra, ora dall'estrema destra giungeva la divisione Chassé. Si trattava di aspettare e Bliicher o la notte • . Intanto Ziethen, lasciata Wavrc, si era infilato in una strada secondaria, obbligato anch'egli ad una faticosa marcia. Arrivato ad Ohain verso le 18. era stato raggiunto dal col. Freemantlee e dal cap. Schamhost. Il primo, aiutante di. campo di Wellington, sollecitava per conto del Duca una più celere progressione per prendere contatto con la sinistra anglo-olandese; il secondo, dello Stato Maggiore di Blilcher, portava l'ordine di dirigersi su Plancenoit a sostegno di Bi..ilow. Ziethen ebbe un momento di penosa incertezza, anche perchè un ufficiale mandato avanti per farsi un 'idea della situazione era ritornato con un quadro allarmante: gli .inglesi erano in rotta! Cambiare direzione diventava, dunque, l'unica cosa sensata da fare. Per fortuna di Wellington, gen. prussiano Miiffling di collegamento, da qualche tempo in ansiosa allcsa a nord di Papelotte. si accorse subito del nuovo movimento e si precipitò al galoppo da Ziethen, informandolo più esattamente degli avvenimenti e scongiurandolo: « La battaglia è perduta se il I corpo non va immediatamente a soccorrere gli Inglesi! •. Ziethen riprese la marcia verso Fichermont.

La Guardia muore ( dalle ore 19 alle 22)

Poco dopo le 19 la situazione risultava la seguente (allegato I) . Ad Hougoumont: il castello cd i fabbricati, avvolti da un'immensa nuvola di fumo dalla quale si sprigionavano qua e là aJte fiamme, erano circondatai dai battaglioni di Gerolamo mentre la cavalleria leggera di Piré, quasi intatta, si spingeva verso la estrema destra inglese a sostegno di un paio di compagnie di voi-

(67) Quando gli ru comunicato che la divisione Picton. la quale il giorno prima contava oltre 7.000 uomini, era ridotta a 1.500 comballenti, repljcò: « Restino al loro posto fino all'ultimo •.


&1/1. CAMPO DI IIAffAI.LLI DI WATDLOO

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tigeurs. A nord della Haye Sainte, a cavallo della strada di Charleroi, tre divisioni d'Erlon (Allix, Donzelot e Marcognet) avevano raggiunto la carrareccia di Ohain ed il ciglio del pianoro. Fra la Haye Sainte ed Hougoumont si stavano riordinando i battaglioni di Bachclu e Foy, nonchè riformandosi alla meglio i resti della cavalleria pesante. A destra, Durutte, che aveva continuato il suo combattimento solitario sostenuto dalla cavalleria leggera di Jaquinot, si sera impadronito di Papclotte e della Haye e proseguiva verso il plaleau. Più indietro, sul fianco destro, Plancenoit era in mano alla Giovane Guardia e Lobau conteneva validamente Billow. Situazione, dunque, in equilibrio; ma un equilibrio instabile ancora a favore dei Francesi - pensò Napoleone - perchè Wellington doveva aver dato fondo a tutte le sue riserve ed il suo centro appariva chiaramente in via di collasso. Egli invece disponeva ancora della Vecchia Guardia . . . . . L'homme inquiet sentit que la bataille, entre ses mains pliail. Derrière un mamellon, la garde était massée, - Allons, faites donner la garde, ·cria-t-il!. ... SuUa Guardia occorre aprire una parentesi intesa a trattegiare lo spirito di questa famosa unità. Sin dall'abdicazione di Pontainebleu, rutto l'esercito in genere aveva morso il f rcno. Le compagnie della nuova Guardia del Corpo comandate da Berthier (colui che era stato il Capo di Stato Maggiore di Napoleone per diciotto anni : dal 1796 al 1814) e da Marmont (colui che aveva condotto il pro·p rio corpo d'armata agl i alleati, determinando l'abdicazione) venivano con disprezzo chiamate rispettivamente la compagnia di S. Pietro e la compagnia di Giuda. Le cocca rde triu,lori erano state gdo arncnle conserva te; il ritornello nelle camerate era: « Il reviendra! ». Per mesi il contrappello serale al a·cacciatori a cavallo (reggimento del Re) si concludeva regolarmente con un Vive l'Empereur!. Il 15 agosto del ' 14 dappertutto nelle caserme era festeggiato ... . S. Napoleone. Ovunque e per qualunque motivo si. brindava Au Tondu! o, nella migliore delle ipotesi à sa santé!. I più accesi, poi, erano i reduci dalle varie prigionie; il gen. Langeron, al servizio della Russia, scrisse un giorno • Vi rimandiamo dei prigionieri infernali. Sono una vera peste! » (68) . Ebbene tutti questi sentimenti erano esasperati (68) Gli incidenti erano sempre più caldeggiati dall'opinione pubblica. E' nel 1814, infatti, che nasce il culto domestico per Napoleone.


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Mario Mmrt-ri

nella Vecchia Guardia, sopravvissuta all'abdicazione. La Restaurazione, infatti, aveva sciolto soltanto la Giovane Guardia. Non avendo il coraggio dj mandare a casa la Vecchia Guardia e desiderando accattivarsela, l'aveva conservata riducendola negli organici e cambiandone il nome: i Granatieri e Cacciatori a piedi erano diventati rispettivamente • Corpo Reale dei Granatieri di Francia ,. e dei • Cacciatori di Francia • . La cavalleria, era stata ordinala in Corazzieri (ex Granatieri a cavallo), Cacciatori a cavallo e Cavalleggeri-lancieri di Francia (69) . Continui erano stati gli altetta~enti, ma il risultato assolutamente negativo. Ricorda Chateaubriand: « Ho ancora vivo nella memoria, come se lo vedessi ora, lo spettacolo di etti fui testimone quando Luigi XVIII, entrando a Parigi il 3 maggio, discese a Notre-Dame; si era voluto risparmiare al Re Ja vista delle truppe straniere; era un reggimento della Vecchia Guardia a piedi che formava il cordone dal Ponte Nuovo a Notre-Dame lungo il Quais des Orfèvres. Non creco che visi umani abbiano Qlai espresso qualcosa di più minaccioso e di più terribile. Quei granatieri che avevano visto tante migliaia di palle di cannone passare sulle ]oro teste, che mandavano sentore cli polvere da sparo, questi medesimi uomini, privi del loro Capo, erano costretti a salutare un vecchio Re, invalido per )'età e non per la guerra, sorvegliati come erano da un esercito di Russi, di Austriaci , di Pru!> iani, nella capitale invasa cli Napoleone. Alcuni, corrugando la pelle della fronte, si facevano calar sugli occhi il berrettone cli pelo come per non vedere; altri abbassavano gli angoli della bocca col dispre.zzo della rabbia; altri attraverso i baffi, scoprivano i denti come tigri. Quando presentavano le armi era con un movimento di furore, ed il rumore cli quelle armi faceva tremare. . .. . Se in quel momento fossero stati chiamati alla vendetta, sarebbe stato necessario sterminarli sino all'ulLimo o avrebbero divorato la terra •. / Vieux de la Vielle erano quasi tutti contadini di prima deUa Rivoluzione, avevano combattuto nelle armate repubblicane, poi avevano costituito la Guardia consolare, poi la Guardia Imperiale. Avevano percorso tutta l'Europa; erano entrati in quasi tutte le capitaJi. Non conoscevano più né parenti né compaesani: conoscevano solo l'Imperatore, il loro Dio ed il loro Universo. Jls grognaient et le sui-

(69) Le sedi di guarnizione, però, erano state Parigi .... : Metz, Nancy, ecc..

tabilitc lontano da


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vaient toujours. Prima della battaglia si mettevano la grande uniforme, unico corpo della Grande Armée. Con i loro berrettoni d'orso - les oursins, come venivano scherzosamente chiamati - i panciolti bianchi, le alte ghette bianche, quando avanzavano compatti sembravano tutti uguali. Entravano nel vivo del combattimento soltanto se e quando necessario e comunque su ordine diretto di Napoleone (70) . Se il bollettino si concludeva con.la frase: • La Garde n'a pas donné • significava che la vittoria era stata... ordinaria amministrazione. Essa vibrava il colpo risolutivo e nel momento decisivo. Tutti i testimoni hanno concordemente affermato che l'arrivo dei bonnets à poi/ sul campo di battaglia era imponente, minaccioso, elettrizzante. Scrisse il Davidov, notissimo capo di bande cosacche, a proposito della ritirata della Grande Armée nel 1812: • Sopraggiunse infine la Vecchia Guardia . .. .Per quanto cercassimo di staccare anche un $0lo soldato da quelle colonne serrate, esse rimanevano intatte, sdegnando tutti i nostri sforzi, come se fossero state cli granito. . . . . Napoleone e la sua Guardia passarono attraverso la moltitudine dei nostri cosacchi come un vascello da cento cannoni in mcao ad una flottiglia di pesche recci • . Dopo il ritorno dall'Elba, Ja Guardia Imperiale era stata immediatamente ripristinala e potenziata. All'entrata in campagna essa contava: - due divisioni della Vecchia Guardia. La t• (gen. Friant) su quattro reggimenti di granatieri a piedi, per un totale di 7 battaglioni (71 ). La 2• (gen . Morand) su quauro reggimenti di cacciatori a piedi, per un totale di 8 battaglioni. I reggimenti 3• e 4• granatieri e 3• e 4• cacciatori erano comunemente chiamati Moyenne Garde pcrchè di recente costituzione; - una divisione ddla Giovane Guardìa (gcn. Duhcsme), quasi tutta di volontari di Parigi e di Lione appena arruolati, su due reggimenti di voltigeurs ( i- e .3•) e due di tirailleurs ( r e 3•), per complessivi 8 battaglioni. Erano ordinati in due brigate: la 1• riuniva li r voltigeurs cd il 1• tirailleurs; la 2- gli altri due reggimenti. Il 2° voltigeurs ed iJ 2° tiralleurs erano stati L"lviati in Van-

(70) Non per niente i soldati della Licca, che li detestavano e.... avrebbero dato un occhio per entrare nelle loro file, li chiamavaao gli Jmmonali!. (71) Il ,.. grnnatieri disponeva di un aolo battaglione.


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dea all'Arma ta dell'Ovest. A nessun reggimento della Giovane Guardia era stata consegnata l'Aquila; - una divisione di cavalleria pesante (geo. Guyot), su un reggimento di granatier i a cavallo (4 squadroni) ed un reggimento di dragoni ( 4 squadroni); - una divisione di cavalleria leggera (gen. Léfeb~Desnoc tcs), su un reggimento di cacciatori a cavallo (S squadroni di 1 .. cciaton ed 1 di mamelucchi) ed uno di cavalleggeri-lancieri {4 :-o,, roni di lancieri francesi - i famosi Lanciers rouges - ed 1 d1 lancieri polacchi); - uno squadrone di gendarmi scelti; - due reggimenti di artiglieria (uno a piedi ed uno a cavallo) con uno squadrone del treno ed una compagnia di operai. AJle 19 dj sera di quel 18 giugno rimanevano ancora itatti, a portala di mano dell'Imperatore , solo undici battaglioni. l due del 1· granatieri vennero lasciati a sud della Belle Allinace, al casale Decoster, oggi scomparso; quattro costituivano rincalzo, tre presso la Haye Sainte ed uno all'incirca a metà strada fra Hougoumont e la Haye Sainte; gli altri cinque furono destinati allo attacco del centro inglese. Tutti i comandanti di corpo ricevettero ordine di secondare l'azione della Guardia; ufficiali furono mandati a percorrere la linea annunciando l'arrivo di Grouchy; le batterie ripresero a tuonare con maggiore intensità. Mentre questi preparativi venivano effettuati, un capitano dei carabinieri disertò: attraversato il solco della Haye Saiote al galoppo, con la sciabola nel fodero ed una mano alzata abbordò Il 1/52° della brigata Adam annunciando: « Preparatevi! Bonaparte vi sarà addosso con la Guardia fra mezz'ora! » (72) . Wellington percorse a cavallo il suo schieramento: la brigata Byng o meglio i suoi resti erano tutti ad Hougownont; le brigate Duplat e H. Halkett raccordavano questo insanguinato caposaldo con la linea delle brigate Adam, Maitland, C. HaJkett, Brunswick ed Ompteda, distese in un arco dietro al quale erano disposte le due brigate di Chassé e quelle di cavalleria Vivian e Vandeleur nonchè i resti della rimanente fanteria e cavalleria del centro-destra. I cannonieri ricevettero ordini di sparare esclusivamente sulla Guardia Imperiale. Ad oriente della strada di Charleroi erano

(72) Da rimarcare che l'ufficiale aveva già caricato due volte contro i quadrati inglesi.


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disposte: in prima linea le brigate Lambcrt, Kempt, Pack e Best, con la brigata Saxe-Weimar a monte di Papelotte; in seconda linnea la brigata Wincke ed i resti di Bylandt. Wellington era più tranquillo adesso: sapeva che era Ziethen quello che arrivava da Ohain, non Grouchy! Ney guidava l'attacco (73). I cinque battaglioni lasciarono la strada di Charleroi aprendosi a sinistra a ventaglio e salendo il pianoro in cinque colonne distinte, scaglionate con la destra in avanti, sia per l'ordine di uscita dalla rotatbile sia per l'andamento delle forme del terreno (74) . Il più avanzato era il I btg. del 3• granatieri; seguiva un pò indietro a sinistra, l'unico btg. del 4° granatieri; poi ancora il I ed il li btg. del 3° cacciatori, presto ravvicinatisi e formanti colonna unica; poi infine, all'estrema sinistra, il solo btg. del 4• cacciatori. In testa ad ogni battaglione muoveva il generale comandante del reggimento (75); davanti al primo Ney - che quasi subito era caduto con il quinto cavallo della giornata - ed il vecchio Friant (76). Il dispositivo era per lo meno strano; molto più semplice e probabilmente più conveniente sarebbe stato costituire una colonna d'attacco uni-

(73) L'attacco della Guardia è slalo descriuo in modo discordante. Le dilfcicnze in a.l cuni casi derivano dalla imperfetta visjbililà del campo di battaglia in quell 'ora, in altri dalla posizione dell'osservatore rispetto all'avvenimento, a volle da un certo atteggiamento critico, a volte infine dal desiderio di! poter clire ... di aver sconfitto la Vecchia Guardia. La presente narrazione è basata c:ssenz.ialmentc sulla relazione del gen. Petit. (74) t::' tuttavia da osservare che la tattica dell'epoca prevedeva auche un djspositivo d 'attacco a scaglioni - una specie di ordin~ obliquo che tendeva a produrre una successione di sforzi ed a raccogliere, eventualmente, unità che stessero ripiegando. (75) A parte il fortissimo inquadramento della Guardia che ne esaltava il vaJore intrinseco di unità selezionata, i reggimenti erano comandati da generali d i brigata, con colonnelli quali comandanti in 2-. Inoltre tutti i graai portati nella Guardia erano parificati al grado superiore nella linea; perciò, aJ esempio, tm capitano tras rcrito nella Guardia, pur rimanendo capitano a veva in realtà una promozione, e per converso un capilano della Guardia trasferito nella Linea automaticamente metteva i gr'ddi di chef de bataillon o d'escadron. Talvolta, poi, Napoleone - che sapeva spleudidamente utilizzare il premio quanto la p!.lllizione - promuoveva sc.1J campo un ufficiale e contemporaneamente lo trasferiva nella Guardia, cosicché quell'ufficiale riceveva due promozjoni in una volta. (76) Friant era uno dei tre celebri divis.:onari di Aucrstadt. Degli altri due, Morand stava battendosi a Plancenolt e Gudin era caduto a Valoutina

nd 1812.


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Mario Mont-.i

ca, lanciata dalla Haye Sainte verso Mont St. Jean, anzichè nel tratto d'arco pronto ad accogliere lo sforzo prima di tutto con la convergenza dei fuochi. Il secondo appunto concerne la formazione adottata: H quadrato, anzkhè la colonna; ma evidentementeil provvedimento fu causato dalla previsione di dover subire contrattacchi di cavalleria. infine, non risulta ben chiaro il motivo per cui quattro battaglioni rimasero indietro anzichè unirsi ai primi cir.que (allegato L). Quel che significava l'attacco della Guardia appariva evidente per tutti, Francesi ed Anglo-olandesi. Non appena si erano vi ti sboccare dalla grande strada i berrettoni d'orso, un nuovo soffio di vitaHtà sembrava aver percorso il campo di battaglia da Hougoumont a Papelotte; prinu ancora che giungessero gli ordini i reparti avevano preso a riordinarsi, i feriti meno gravi ad afferrare un fucile e rientrare nei ranghi. Ma laddove altre volte si diffondeva la sicurezza che il combattimento volgesse al termine con la vittoria, adesso, dopo sei ore di strage e di vari sforzi, ognuno comprendevo che si trnttovn della carta decisiva. Adesso non c'era uca sicurezza, bensl un dubbio. Lo stesso sentimento che albergava !'lclle file inglesi, dove un vecchio soldato, strappando cor. i denti una cartuc-:ia, mormorò: • Tutto sta in cru uccide di p!ù! •

Tous, ceux de Friedland et ceux de Rivoli, comprenant qu'ils allaient mourir dans celte féte saluèrer.t leur Dieu debout dans la tempete, leur bouche, d'un seul cri, dit • Vive l'Empereur! » Puis, à pas lents, mu.sique en téte, sans fureur, tranquille sourient à la mitraille anglai e, la garde impériale entra da.ns la fournaise . ... Se le divisioni di d'Erlon si erano anch'esse posle in movimento, le forze residue di Rcille non fecero a tempo a sostenere la Guardia. Essa dunque mosse da sola contro il nemico. Tremila uomini contro ventimila. SaJiv'a no tranquilli, allineati, sicuri, al passo, con il fucile al fianco come in una rivista, al rullo dei tamburi. Il 1/3° granatieri fu il primo a giungere sul nemico: due battaglioni di Brunswick e due di C. Halk:ett, quelli furono travolti questi spinti indietro in disordine. L'inizio era brillante e Friant, ferito ad una mano, tornò alla Haye Sainte assicurando Napoleone che sul pianoro tutto andava bene. Purtroppo si trattava d'una breve illusione, percbè il geo. belga Chassé proprio ìn quel


5Ul. C.UUO N Uff.lGLI.& N

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momento interveniva con lucida iniziativa e tempestività lanciando la brigata Ditmer (3.000 uomini) nel varco creatosi alla sinistra di Halkett conntro i seicento granatieri. Il piccolo quadrato venne schiacciato e si disintegrò, mentre il 4• granatieri, sopraggiunto a sua volta, si gettava sulla destra di Halkeu, resistendo miracolosamente aggrappato agli Inglesi in un tremendo corpo a corpo. Ancor più a sinistra, i due battaglioni del 3• cacciatori risalivano la china sotto il fuoco dei pezzi inglesi • ondeggiando come messi colpiti da raffiche improvvise di vento• (TI). Giunti alla carrareccia di Ohain videro irnprovvi amente alzarsi a venti metri, un muro rosso: le 2.000 Foot Guards di Maitland su ben quattro righe. • Stand up, Guards! •, aveva ordinato Wellington. La prima raffica falciò un terzo delle colonne; per parecchi eterni minuti esse rimasero sotto il fuoco incrociato senza reagire: invece di precipitarsi alla baionetta gli ufficiali superstiti avevano cercato di cambiare la formazione dal quadrato alla linea! Il tragico momento di incertezza fu fatale ed i cacciatori, ributtati da un contrattacco, trascinarono con sè il 1/4• granatieri ed il 1/ 4· cacciatori, colonna di estrema inistra. Ripresisi stoicamente e tornati ancora contro Maitland, i quattro battaglioni si trovarono repentinamente in un vortice di morte. Davanti le Guardie di Maitland, sul fianco sini tro la brigata Adam , sul tergo gli Hannoveriani di H. HaJkett provenienti da Hougoumont. L'attacco non era durato venti minuti. Il grido • La Garde reculel I • si propagò sul campo di battaglia da sinistra a destra, come la fiamma di una miccia. Non si era mai udito. Reille e la cavalleria si fermarono come paralizzati; d'Erlon, che lottava contro Kruse, Lambert, Kempt, Pack, senti che era finita e lentamente cominciò a lasciare la presa ul pianoro. AJl'cstema destra era timasto Durutte, padrone di Papelotte; ma la miccia era ormai bruciata per intero e non più trattenuto Ziethen irruppe da Smohain con le sue truppe di testa. Tutto cedeva .

. . . . C'est alors qu'elevant tout Il coup sa voix désespérée,

(n) E. Cotton · A Voice fTom Waterloo. Il serg. maa. Cotton quando fu conacdato volle tornare dove aveva combattuto. La sua tomba, sulla quale è scritto un luogo epitaffio, ~ una delle due del frutteto di Houi()U-

mont.


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la Déroute, géante à la face aflarée, qui, pdle, épouvantanl les plus /iers bataillons, changeant subitemenl les drapeaux en haillons, a de certains moments, spectre fait de fumées, se lève grandissant au milieu des armées, la Déroute apparut au soldat qui s'émeut et se lordant /es bras, cria: Sauve qui peut! Et celle plaine, hélas! où l'on reve aujourd'hui vit fuir ceux d•vant qui l'univers avait fui! Wellington comprese e, spinto il cavallo sin davanti alle batterie, si tolse iJ cappello piumato e lo agitò in aria: un immenso Urrah! gli rispose ed un torrente di quarantamila uomini dalle uniformi rosse, verdi, nere, marroni discese concentricamente verso la Belle Alliance, tutto travolgendo, tutto schiacciando, tutto portando con sé. Da poco erano passate le 20 (78).

Et celte plaine, hélas! où /'on reve aujourd'hui vit fuir ceux devant qui l'univers avait fui! L' Imperatore vide l'improvviso croUo e sperò di salvare almeno la ritirala con gli ultimi battaglioni della Vecchia Guardia. Li dispose a cento metri a sud della Hayc Sainte, sul bordo del pianoro della Belle Alliancc; il quadrato di destra vicino alla strada. Erano il 11/2° granatieri ( gen. Rouget), il ll/ 1° cacciatori (gen. Carnbronne), il ll/2° cacciatori (gen. Christiani); più lontano, si batteva il 11/3° granatieri. Respinsero senza difficoltà la cavalleria, ma di fronte all'onda dcli fanteria che tentava di sommergerli dovettero retrocedere passo a passo, attraverso il mare di fuggiaschi e di vincitori. • In quell'eroica ritirata, la Guardia marciava letteralmente circondata dai nemici, come il cinghiale dalla muta al suono dell'hallalì • (79). Ney, stravolta, irriconoscibile,

(78) Una delle ultime cannonate .francesi sfracellò una pmba di Lord Uxbridge. e Me l'hanno fatta! • esclamò. e Goddam, davvero?• (ecc Wellington che gli stava vicino. Uxbridae fu trasportato a Waterloo e sub\ l'amputazione; la gamba fu seppellita in un ~ delle vicinanze. Oggi una tarp indica la tomba d 'Uxbridge. Da rilevare che dopo qualche anno la gamba fu dissotterrata e nuovamente scppeUita, ma questa volta in un cimitero presso Bruxelles - un pozzo era poco dignitoso! - tuttavia le sue peregrinazioni non erano finite perché alla morte di Lord Uxbrid&e la vedova fece portare la gamba a Londra. (79) Houssaye, op. cit ..


IIUI. e.uno DI IIAffAGUA Df WAtal.CIO

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H volto nero di polvere, la giubba strappata, una spallina tagliata da una sciabolata, un troncone d i spada ancora n mano, cercava di arrestare i fuggitivi. Aveva compiuto queUo che nessun uomo ha mai fatto su di un campo di battaglia: per due volte aveva guidato fa fanteria all'assalto deUa Haye Sainte, per quattro volte aveva caricato con la cavaUeria pesante, per due volte v~ va condotto la Guardia. Ben cinque cavalli erano morti sotto di lui! Fermò una brigata di Durutte, che ancora appariva in ordine e la portò un'ennesima volta contro i Prussiani gridando: « Venite a vedere come muore un maresciallo di Francia •I A Plancenoit i svolgeva una lotta selvaggia. La Giovane Guardia ed i due battaglioni di Morand e Pelet asserragliati fra le rovine delle case in fiamme si battevano col furore della disperazione, uno contro cinque. Un battaglione di voltigeurs si fece sterminare nel cimitero. Ligny era superata. Nessun quartiere! Sopraffatti, semidistrutti, i loro resti vennero letteralmente sospinti fuori del paese e qui travolti dalla cavaUeria inglese e prus:,iana (80) . Allora Napoleone, che aveva raggiunto i due battaglioni del r granatieri, rinunciò ad ogni ulteriore difesa. Al rullo dei tamburi , che battevano la grenadiére per chiamare a sé i resti della Guardia, quei grognards cominciarono la ritirata. E~o i più vecchi cd i più duri : l'età media dei soldati si aggirava sui 35 anni, queJla dei sottufficiali sui 40; i tre quarti avevano la Légion; quasi tutti aJmeno dicci campagne. Benché circondati, assaliti, cannoneggiati, caricati, riuscirono a portarsi compatti al Caillou e insieme con il I /r cacciatori a piedi, a proseguire per Genappe e Charleroi. Poco dopo le 21 WeUington e Blilcher si incontravano alla Belle Alliance in mezzo a quasi cinquantamila caduti. Gli Inglesi supnarono il God Save the King; i Prussiani intonarono l'inno di Lutero, quello stesso che i soldati del vecchio Fritz avevano cantato a Lcuthen (81).

(80) A Plancenoit un monumento costruito da una guglia nero e oro di stile neo-gotico, sormontata dalla Crooc di Ferro del 11113, ricorda la vittoriosa lotta prussiana. Sul piedistallo è un'incisione: • 11 Re e la Patria. onorano riconoscenti gli eroi caduti : ripo.~ino in pace • . (81) I Prussiani chiamarono la battaglia • della Belle AlUance • pn> prio per questo incontro. Napoleone, di Mont St. Jfan, più significativo perché la battaglia toccò il vertice per il possesso di quel pianoro. WeJ. lington le attribul il nome di Waterloo, perché ~ dal uo O.G. che inviò il di paccio che annunciava al mondo la grande vittoria.


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Mario Mont-'

• Alcuni quadrati della Guardia Imperiale, immobili come scogli nel gorgo della sconfitta, resistettero sino a notte. Scendendo la notte e con essa la morte, attesero questa duplice ombra e irremovibili se ne lasciarono avvolgere. Ogni battaglione, isolato dagli altri e senza più alcun legame con l'esercito in rotda tutte le parli, cadde per ·proprio conto. Per questo supremo cimento avevano preso posizione alcuni sulle alture di Rossomme, altri nella pianura di Mont St. Jean. Cosi, abbandonati, vinti , terribili, i tetri quadrati agoniu.avano;"' simili a giganti. Ulma, Wagram, Jena, Friedland morivano con loro. AJ crepuscolo, verso le nove di sera, a piè del poggio di Mont St. Jean non ne rimanenva che uno. In quella funesta vallata, ai piedi di quell'erta, salita dai corazzieri e inondata ora dalle truppe inglesi, sotto i fuochi convergenti dclJ'artiglieria nemica vittoriosa, sotto un'orrenda tempesta di proiettili, quel quadrato si batteva ancora. Era comandato da un oscuro ufficiale chiamalo Cambronnc..... AJJorchè questa legione fu ridotta ad un pugno di uomini, quando il loro vessillo non fu più che un cencio, quando i loro fucili , finite le cartucce, non furono che bastoni, allorchè il mucchio dei cadaveri fu divenuto più gr.mde del gruppo dei vivi, si sparse fra i vincitori una specie di sacro terrore per quei sublimi moribondi e l'artiglieria inglese, quasi per riprendere fiato, tacque. Fu una specie di respiro. Quei combattenti vedevano intorno a loro un brulichio di spettri, ombre di uomini a cavaJJo, il nero profilo dei cannoni contro un cielo pallido intravisto attraverso ruote ed affusti. Nel grande silenzio, in quell'oscurità crepuscolare, es i potevano udire caricare i pezzi e scorgere le micce accese, simili ad occhi di tigre nella notte, far cerchio intorno a loro ed accostarsi ai cannoni. AJJora , commosso, Lenendo sospeso sulla testa di quegli uomini l'istante supremo, un generale inglese - Colville secondo alcuni, Maitland secondo altri - gridò loro: • Braves Français, rendez-vous! • . Cambronne rispose: • Merde! » • • • • Alla parola di Cambronne, la voce inglese ordinò: • Fire •. Le batterie lampeggiarono, la collina tremò, da tutte quelle bocche di bronzo use} un ultimo, spaventoso vomito di mitragJia ed una grande nube di fumo, vagamente imbiancata dal sogere della luna, si addensò e trascorse. Quando il fumo si fu dileguato non c'era più nulla. Quel manipolo di eroi era stato annientato, i quattro muri del fortino vivente giacevano a terra, ed


221

appena si distingueva, qua e lĂ , ur sussulto in mezzo ai cadaveri â&#x20AC;˘ (82). Duecento metri a sud della Belle Alliance, d~ve caddero les derniers combattants del la Grande ArmĂŠe, un'Aquila morente di bronzo alza, ancora minacciosa, il rostro e gli artigli di una zam. pa per difendere la bandiera dai colori nazionali. Sulle ali infrante e lacerate dalle pallottole si leggono alcuni nomi: Austerlitz . . . Wagram. . . . .

(82) V. Rugo, op. cit.. Vicino all'Aquila morente, dall'liltra parte della strada, sorge la colonna in pietra dedicata allo scrittore per la sua commossa ed epica rievocazione della battaglia.


222

PRINCIPALE BIBLIOGRAFIA.

ALDINGTON BRIALMONT COTTON CREEVEY v. DAMITZ HOUSSAYE HUGO LACHOUQUE MERCER MUFFLING

-

NAPOLEON POLLIO PONTECOULANT

-

SUTHERLAND

-

-

-

Il duca cli Wellington. Histoire du due de Wellington. A voice from Waterloo. The Creevey Papers. Histoire de la campagne de 1815. Waterloo, 1815:. I miserabili. NapoJéon et la Garde Imperiale. Journal of Waterloo campaign. Aus meinem leben. Commentaires. Waterloo (1815). Souvenirs miJitaires • Napoléon a Waterloo. Men of Waterloo.


SUL

e.uno

N

223

l&n.llll.lA DI WATSLOO

Allegato A

QUADRO DI BATTAGLIA DELL'ARMATA DEL NORD

Comandante in Capo: Napoleone Maggiore Generale: mar. Soult Capo dello SMG: gcn. Bailly de Monthion Comandante dell'artiglieria. gen. Ruty Comandante del genio: gen. Rogniat I ntcndcntc Generale: Daure

Guardia Imperiale (mar. MorLicr) : -

1• D. Vecchia Guardia (gen. Friant): 8 btg. 2• D. Vecchia Guardia (gcn. Morand) : 7 btg. D. Giovane Guardia (gen. Duhesme): 8 btg. D. c. pesante (gen. Guyot): 9 sqd. D. c. leggera (gen. Léfebvre-Desnoettes) : 11 sqd. artigJieria (gen. de St. Maurice) : 16 btr. (96 pezzi)

I corpo (gen. d 'Erlon) : -

-

D. f. Allix (brigate Quiot e Bourgeois): 9 btg. ,. Donzclot (Schmitz e Aulard ): 8 btg. ,. Marcognet ( Noguéz e Grcnier): 8 btg. • Duruue ( Pégot e Brue) : 8 btg. D. c. Jacquinot (Bruno e Gobrecht) : 11 sqd. artiglieria: 6 btr. (48 pezzi)

Il corpo (geo. Reille) : -

-

D. f. Bachelu (brigate Husson e Campy): 10 btg. • Gerolamo Bonaparte (Bauduin e Soye) : 10 btg. • Girard (Dcvilliers e Piat): 10 btg.

• Foy (Gauthicr e Jamin): 10 btg. D. c. Piré ( Hubert e Wathiez): 16 sqd. artiglieria: 6 btr. (48 pezzi)


224

Muio M_,_,.

segue Allegato A

lll corpo (geo. Vandamme):

-

-

D. f. Lefot (brigate Billard e Corsin): 12 btg. • Habert (Gengoux e Dupeyroux): 12 btg. • Berthezéne (Dufour e Lagarde): 10 btg. D. c. Domon (Dommangct e Vinot): 14 sqd. artiglieria: 5 btr. ( 40 pezzi)

IV corpo (gen. Gérard): -

-

D. f. Pécheux (brigate Romme e Schoeffer): 8 btg. • Vichery (Le Capitainc e Desprez): 8 btg. • Bourmont (Hulot e Toussaint): 10 htg. D. c. Maurin (Vallin e Bcrruyer): 14 sqd. artiglieria: 5 btr. (40 pezzi)

VI corpo (geo. Mouton de Lobau): -

-

D. f . Simmer (brigate Bellair e Jamin): 6 htg. • Jannin (Bony e Tromelin ): 6 btg. • Teste (Laffitte e Penne) : 8 btg. artiglieria: 4 btr. (32 pezzi)

I corpo di ca"valleria (gen. PajoJ):

-

D. c. Souh (brigate St. Laurent e Amcil): 12 sqd. • Subervie (A. Colbert e Merlin) : 12 sqd. artiglieria a cavallo: 2 btr. ( 12 pezzi)

li corpo di cavalleria (gen. Exelmans):

-

D. c. Stroltz (brigate Burthe e Vincent): 16 sqd. • Chastel (Bonnemains e Berton) : 15 sqd. artiglieria a · cavaJJo: 2 btr. (12 pezzi)


225

IUL OMIO DI l,ITJ.IQ.IA DI WAiml.00

segue Allegato A

III corpo di cavalleria (gen. Ke11ermann): -

D. c. Lhéritier (brigate Picquet e Guiton): 12 sqd. • Roussel d'Urbal (Blancard e Donop) : 13 sqd. artiglieria a cavallo: 2 btr. ( 12 pezzi)

TV corpo di cavalleria (gen. Milhaud) : -

D. c. Watier (brigate Dubois e Travers): 12 sqd. • Delort (Farine e Via)) : 12 sqd. artiglieria a cavallo: 2 btr. ( 12 pezzi)

Riepi-1ogo I corpo d'armata Il corpo d'armata n I corpo d'armata lV corpo d'armata VI corpo d 'armata I corpo cavalleria II corpo cavalleria III corpo cavalleria IV corpo cavalleria Guardia Imperiale

btg.

sqd.

btr.

uomini

33 40 34 26 20

li 15 14 14

23

24 31 25 24 20

6 5 5 5 4 2 2 2 2 16

20.000 25.000 19.000 15.000 10.500 3.000 3.600 3.500 3.200 21 .000

176

178

so

124.000


226

MIU'ÌO llontlllWri

Allegato B QUADRO DI BATTAGLIA DELL'ARMATA ANGLO-OLANDESE

Comandante in capo: Lord Wellington Aiutante generale: gen. Barnes Ourtiermastro generale: col. Delancey

I corpo ( Pr . d'Orange): -

1• D. inglese Cooke:

. t• B. Guardie Maitland: 2 btg. . 2• B. Guardie Byng: 2 btg. -

3• D. anglo-hannoveriana Alten : s• B. inglese C. HaJkett: 4 btg. . 2• B. Legione reale tedesca Ompteda: 4 htg. . t • B. hannovcriana Kielmansegge: 6 btg.

-

2• D. belo-olandese Perponcher: . 2a B. di Nassau Pr. Saxe-Weimar: 5 btg. . J• B. belo-olandese van Bylandt: 5 btg.

-

3• D. belo-olandese Chassé: . B. dragoni leggeri van Merlen: 2 rgt. . 1• B . Ditmer: 6 btg. . 21 B. d'Aubremé: 6 btg.

-

D.c. bclgo-olandese Collaert: . B. carabinieri Trip: 2 rgt . . B. ussari Ghigny: 2 rgt. artiglieria: 9 batterie

-

11 corpo (Lord Hill) :

-

2• D. anglo-hannoveriana Clinton: 3• B. inglese Adam: 4 btg. t • B. Legione reale · tedesca Duplat: 4 btg. J• B. hannoveriana H. Halkett: 4 btg.


'121

-

-

4• D. anglo-bannoveriana Colville: 4• B. inglese Mitchell: 3 btg. . 6· B. inglese Jobnstone: 4 btg. . t,a B. hannoveriana Lyon: 5 btg. 1• D. bclgo-olandese Stcdman: J• B. Hauw: 6 btg. 2• B. Eerens: 5 btg.

. .

-

brigata indiana Anthing: 5 btg.

-

brigata c. hannoveriana Estorff

-

artiglieria: 4 batterie

Riserva:

- s•

D. anglo-hannoveriana Picton:

s•

B. inglese Kempt : 4 btg.

9" B . inglese Pack: 4 btg.

s• B.

hannovcriana Wincke: 4 btg.

1 batteria

-

6· D. anglo-hannoveriana Cole: 10- B. ignlese Lambert: 4 btg. . 4• B. hannoveriana Best: 4 btg. 1 batteria

-

contingente di Brunswick: 8 btg., 5 sqd. e 2 btr.

-

contingente di Nassau (Gen. Kruse) : 3 btg.

Corpo di cav.alleria (Lord Uxbridge): -

Household Cavalry (Somcrset): 4 rgt. Union Brigade (Ponsonby ) : 3 rgt. B. anglo-tedesca Domberg: 3 rgt. • inglese Vandeleur: 3 rgt. » anglo-tedesca Grant: 3 rgt. » anglo-tedesca Vivian: 3 rgt. » Legione reale tedesca Arenschild: 2 rgt. e 5 btr.

Artiglieria di riserva: 12 batterie, di cui una di razzi Congrève.


228

segue Allegato B Riepilogo

I corpo II corpo Risenra corpo cavalleria riserva artiglieria

btg.

rgt.

btr.

uomini

40 40

6 2 l 21

9 4

12

30.000 27.000 26.000 9.000 3.000

32

95.000

31

111

30

3 5


229

IUL C&IOO N MTnGLIA N W.l1aUO

Allegato

QUADRO DI BATTAGLIA DELL'ARMATA PRUSSIANA

Comandante in capo: mar. BIU.cher Capo di SM: gen. v. Gneisenau Quartiermastro generale: gen. v. Grolmann 1 corpo (gen. Ziethen):

-

1• B.f. Steinmctz: 9 blg., 4 sqd. e 1 btr. 2• • Pirch II : 9 btg., 4 sqd. e 1 btr. J• • Jacow: 9 btg. e e btr. 4• • Henckel : 6 btg. e 1 btr. O.e. Roder: 24 sqd. artiglieria: 8 batterie

11 corpo (gen. Pireh I):

- s• -

-

B.f. Reckow: 9 btg., 2 sqd. e 1 btr. 6· • Krafft: 9 btg., 2 sqd. e l btr. .,. • Brause: 9 btg., 2 sqd. e 1 btr. s• • 1..angcn: 9 btg., 2 sqd. e 1 btr. O.e. Ji.irgass: 28 sqd. artiglieria: 6 btr.

111 corpo (gen. Thielmann):

-

-

-

9'8 B.f. Borcke: 9 btg., 2 sqd. e 1 btr. • Kemphen: 6 btg., 2 sqd. e 1 btr. 11• • Uiek: 6 btg. e 2 sqd. 12- • Stiilpnagel: 9 btg., 2 sqd. O.e. Hobe: 16 sqd. artiglieria: 4 btr. 10'

e


230

segue Allegato C IV corpo (gen. BUlow): -

13• B.f. Hacke: 9 btg., 2 sqd. e 1 btr. 14• • Ryssel: 9 btg., 6 sqd. e 1 btr. 15• • Losthin: 9 btg. 2 sqd. e 1 btr. 16· • Hiller: 9 btg., 2 sqd. e 1 btr-. O.e. Pr. Gugliemo: 31 sqd. artiglieria: 7 btr.

Riepilogo

I corpo Il corpo III corpo IV corpo

btg.

sqd.

btr.

uomini

34

32 36

12

36 30

24

36 136

43 135

6 11 39

31.000 31 .000 24.000 30.000 116.000

sqd.

btr.

10

-- -- btg.

-

-

-

uor,1ini


tato Maggiore ddl'Escrcito U ffìcio Stori o

MEMORIE STORICHE MILITARI 1978

Ma rio Montanari: S"/ ,a,,,po Ji ba1tag/ia Ji W attrloo

SCHIZZI e CARTE

figura figura figura figura figura

l : L, forv co•tr11ppo11,

2: 3: 4: 1:

Allegato Allcg-~to Allegato AJlcgato AJlcgato Atlt'gato Allt'gato Allt'gato

L4 sit1111vo•t alla Stra dtl 14 !,Ì"!,110 La sit"az.ione alla Jtra del 1 J t,i"t,"o

Lt fom,azio•i J,I batta1,lione L, fo,.,,,azio•i J,lla brigat11 D : 1 ricordi del (41'1po Ji ba1taglia E : Sit1'azio•e alle on 11,30 F: Sit1111vo•1 allt orr 14,00 rirca G : Sit11az.iont ali, ort 1/,JO drra H : Situzio•t allt ort 17,J O drca l : Jit1111zio•t a/u Ort 1J ,00 arca L : Si11111zio•t 111/t on 20,00 A-8-C: 11Js. pagi"" "4 22) 11 2JO


PARTE SECONDA PROFILI BIOGRAFICI


·I

I


233

Colonnello ORESTE BOVIO IL PRINCIPE EUGENIO

Il generale Carlo Cor i nel primo volume del suo Sommario di Storia Militare scrisse: « Eugenio di Savoia sovrastò agli altri capitani dei uoi tempi per l'ingegno strategico e la severa o ervanza della militare disciplina. Tolse regola ai suoi al· li dalle qualità del terreno e del nemico, e fu altrettanto pronto e vigoroso nello eseguire quanto audace nello immaginare, sicchè potè condurre a buon e ilo impre ·e che parvero temernrie ... Lo si addita come sommo nel condurre le marce e oeUo scegliere il punto e il momento opportuno per gli assalti decisivi. Oltre la nobiltà del sangue e dei modi, concorsero a procacciargli il rispetto e la devozione dei capi e delle milizie la severità dei costumi, la maestà della parola ed un freddo coraggio veramente meraviglioso ch'era attestato dalle ferite toccategli in tredici battaglie». In un 'epoca come quella odierna, nella quale usa rimettere in discu · ione anche ciò che per ecoli è stato considerato definitivamente acquisito, il giudizio del Corsi può ·embrare encomiastico, ma non è così. TI principe Eugenio emerge senza dubbio alcuno tra i più fa. mosi capitani del suo tempo - Catinat, Vendome, ViJlars, Marlbrough - e lo studio delle sue campagne può ancora offrirc utili ammaestramenti perchè esse furono condotte alla luce di una strategia rapida e ri olutricc, insofferente a rigidi schemi precostituiti, ma non avventata, anzi attenta a mantenere in ogni momento impregiudicata la propria libertà d'azione. Un modo di condurre le operazioni che anticipò veramente la nota massima napoleonica: • tutta l'arte della guerra consiste in una difensiva bene ordinata e condotla con prudenza, seguita da una rapida ed audace offensiva » .


234

Colonndlo O,u1c /Jovio

L'amara giovlnaza

Eugenio Francesco di Savoia-Carignano-Soissons nacque il 18 ottobre 1663 a Parigi, quintogenito di Eugenio Maurizio e di Olimpia Mancini. Il padre, comandante degli Svizzeri al servizio del re di Francia e governatore del Borbonese e della Champagne, morl improvvisamente nel 1673 ed il piccolo Eugenio fu educato dalla madre e, dopo l'esilio di questa (I). dalla nonna, Maria di Borbone-Soissons. La famiglia, secondo le usanze del tempo, aveva deciso di farne un ecclesiastico, Lanto che era già stato soprannominato e le petit abbé • dal pettegolo ambiente di corte. La passione per la vita militare fu però più forte delle decisioni prese dalla famiglia . Non ancora ventenne Eugenio si fece ricevere in udienza da Luigi XIV, al quale chiese un reggimento. Il re lo congedò senza una parola ed allora il giovane principe partl per Vienna, dove era appena deceduto per ferite il fratello Luigi Giulio, comandante di un reggimento della cavalleria imperiale. Nell'agosto del 1683 Vienna era assediata dai Turchi e l'esercito imperiale altendeva l'arrivo delle truppe del re di Polonia Sobieski per ingaggiare la battaglia risolutiva . Eugen io fu accolto benevolmente dall 'elettore Mas irniliano di Baviera e dal margravio Luigi di Baden, generali imperiali e suoi cugini perchè entrambi figli di principesse sabaude. Partecipò cosl, in qualità di volontario, alla battaglia per la liberazione di Vienna del 12 settembre ed a quella di Parkan del 9 ottobre. Il 12 dicembre dello stesso anno ricevette il grado di colonnello cd il comando del reggimento dragoni del colonnello Kufstein, deceduto poco prima per ferite , reggimento che da allora si chiamò Savoia e che costitul sempre la sua guardia personale. Indubbiamente la nascita principesca favori l'iniziale carriE> ra di Eugenio - nello stesso esercito imperiale Raimondo Mon-

(I) Olimpia Mancini - nipote del cardinale Mazz.arino, l'onnipotente ministro di Lui&i XI II e tutore di Luigi XIV - fu donna di notevole intelligenza e di grande bellezza. Oggetto di una pas ione &i<>vanile di Luigi

XIV, seppe mantenere a lungo una grande influenza negli ambienti di corte, ma, di carallcre intrigante, fu coinvolta in parecchi scandali e, per ultimo, nel cosiddetto processo dei veleni per cui nel 1680 dovette lasciare la Francia.


Il. ,.INCIIII EUGQlfO

235

tccuccoli ebbe il grado di colonnello soltanto dopo tredici anni di servizio - ma gli avvenimenti successivi djmostrarono a sufficienza che la fiducia imperiale era stata ben riposta. E' necessario aggiungere che la carriera iniziale di Eugenio fu anche ruutata da sottili considerazioni politiche. Ha scritto, infoltì, un attento biografo tedesco del principe, l'Ameth: • Eul!Cnio trovò alla Corte di Vienna la migliore accoglienza. Leopol· do I eppe apprezzare la sua serietà, il uo desiderio di emerger,. la sua avversione per ogni leggerezza, e lo trattò fin dai primi momenti con riguardi cui il giovanetto non era certo stato assuefatto a Versailles. Nè furono le sole qualità personali che valsero a raccomandare Eugenio all'imperatore. Questo vide anc.:hc con piacere pas. are dalla Corte di Francia sotto le sue inse•nc un altro congiunto di quel Duca di Savoia (Vittorio Amedeo Il), il quale cresceva ogni giorno di reputazione e di importanza. La pace tra Austria e Francia era ancora troppo recente e I roppo malsicura, perchè non si apprezzasse di avere nelle file dell'esercito imperiale un Principe che, in caso di rottura, avrebbe potuto esercitare un grande influsso nelle risoluzioni del Duca di Savoia •.

L'arte militare tra li XVII ed Il XVIII secolo

Una valutazione delle qualità di un capitano può essere c1,prcssa soltanto quando si conoscano le condizioni nelle quali ba operato e lo strumento del quale poteva disporre. E' necessario accennare, pertanto, alle condizioni. dell'arte militare all'epoca (k·l condottiero sabaudo. La rovina e la desolazione, nelle quali la guerra dei trenta anni lasciò gran parte dell'Europa, avevano determinato nella ,ociclà più evoluta una benefica reazione morale e la consapevolcu.a che occorreva limitare il modo di combattere e gli obiet1ivi della guerra, altrimenti le conseguenze dei conOitti sulle ri,ors · umane e materiali degli Stati sarebbero state disastrose tanto per i vinti quanto per i vincitori. Gli obiettivi della guerra, dinastici o commerciali, non inll·rc-.,avano, inoltre, la maggior parte della popolazione, priva «li diritti politici cd ancora dedita ad un'agricoltura di tipo feutlalc . La guerra divenne perciò una questione personale del so"' .,no e, come tale, non poteva necessariamente coinvolgere tut-


236

Colonndlo Orute IJOlrio

ta la popolazione dello Stato, ma soltanto quella parte che attingeva direttamente dal sovrano onori e mezzi di sostentamento. Niente coscrizione, quindi, ma volontariato e, di conseguenza, utili7.1,azione solo parziale delle risorse umane dello Stato. In questo senso le guerre dell'epoca sono state definite guerre limitate, limitate per la partecipazione e limitate negli obiettivi in quanto non era necessario per giungere alla vittoria perseguire la totale distruzione del nemico, er.1 sufficiente conseguire un succes o militare che influisse sui successivi negoziati diplomatici. Guerre perciò da condurre più attraverso marce e dimostrazioni che mediante decise azioni belliche. Esaminiamo ora lo strumento operativo. Gli eserciti dell 'epoca, proprietà personale del sovrano, erano costituiti da soldati di mestiere, assoldati in gran parte con il sistema del raculage e che, pur non potendo essere animati da un vero e proprio sentimento nazionale e pur non essendo direttamente interessati alla causa per la quale combattevano, non erano però del tutto privi di qualit à militari. La dura disciplina e le lunghe guerre eliminavano inesorabilmente, infaui, gli dementi peggiori o più deboli e lo sprito di corpo contribuiva a formare reparti agguerriti. spesso capaci di riorganizzarsi rapidamente anche dopo una sconfitta. Certo, quando il soldo non cm pa~ato con regolarità o scarseggiavano i viveri, le diserzioni ed i saccheggi erano frequenti (2), ma , nell 'i nsieme, si trattava di truppe solide, non prive di orgoglio e fedeli al proprio comandante.

(2) Al riguardo è significativo un ordine del giorno rivolto dal principe Eugenio alle sue truppe il 4 agosto 1706, cioè nella imminenza di iniziare la marcia lungo la d est ra del Po per accorrere in soccorso del duca di Savoia. Premesso che dopo il passaggiu dell'Adige e del Po egli ha constatalo che • il buon contegno dei solda ti e la consueta disciplina militare sono scaduti e trascurati in gui,;a che quasi lutto il paese senza diiitim:ione è stato spc,gliato, sacche~ato e cosl devastalo e maltrattalo come si avrebbe potuto trattare, rovinare e devastare un lerrilorio nemico •. egli prosegue osservando che simili eccessi, oltre a compromettere la buona riputazione dell'armata, costringerebbero gli abitanti a fuggire • lasciando vuote le case e le masserie per cui l'armala incontrerebbe grande penuria e carestia ». • Perciò - conclude - non posso più tollerare questa cosa, e a


.U.

NlNCTPI [UC;U(IO

237

Quanto ai quadri, quelli inferiori provenivano dalla truppa e n · avevano le quaJjtà migliori, quelli più elevati erano costituii i da nobili, non tutti intelligenti e capaci, ma tutti Jegati da devoto affetto a] sovrano e sempre pronti a dare ai dipendenti lo c,empio del loro coraggio. Naturalmente eserciti di questo tipo erano molto costo i, era quindi necessario risparmiarli il più a lungo possibiJe, con il conseguente risultato di preferire la manovra alla battagHa. • La scienza della guerra non consiste nel apcr combattere, ma ancora più nell 'evitare il combattimento • scriveva allora Jo1 de Maizeroy nella sua Théorie de la guerre ed un celebre conc.lottiero, Maurizfo di Sassonia, gli faceva eco • io non sono parI iriano della battaglia, soprattutto al principio della guerra. Io ,ono persino convinto che un abile generale potrà fare la guerra tutta la sua vita erua che sia costretto a dare battaglia •. Al riguardo è sintomatico un passo di una le ttera di Lt1igi X I V al Turenne: « Benchè vi abbia de tto che vi lascio libertà di .111dare ad attaccare il nemico, reputo sia sempe meglio non cerrnrc l'occasione di llD combattimento •. Più che aJla distruzione del nemico, la guerra mirava alla oc upazione ed alla difesa del territorio. La necessità di risparm iare l'esercito ed il sistema di rifornire le truppe mediante una t a lena di magazzini comportavano come logica conseguenza ]a ado1ionc d i una strategia mirante non a battere iJ nemico ma a lo~•orarlo, in netto contrasto con i principi dell'offe nsiva, della , iccrca della battaglia , della massa. Anche la tattica era poco brillante. Nel 1681 il Vauban aprii "<> al fucile la baionella a ghiera, re ndendo po ibile alla fanIl I i., l'azione lontana col fuoco e quella vicna con l'urto. L'in-

111.1l111n1otc sono costretto a nolilicare e bandire mediante quc"lta pu~ hlh ., pal~nle a t utti i signori generali ed ufficiali, che questi cece "livi m.1llra11amenli, i.accheggi e rapine. non po sono più farsi cessare e "lll' lll'rt' a ltrimcnli che col massimo rigur , e perciò da ora in avanti

111'111ano deve tenere rac<.-olu cd uniti i s uoi dipendenti tanto nelle marce, 1111,11110 nerli accampamenti, nelle r,edi7.ioni e presso i bagagli, poiché in 1 ·"11 , onl rario c hiunque si apparterà e i renderà con ciò sospetto tU • .,pma (' di accheggio, dovrà eo ipso. e scn,,a badare chi e ,;o sia, essere 11111111 iJ11picca10 i.ema il minimo el{ard ovunque capiti e perciò da ora in ,1\,11111 dcwranno andare in giro, non uno o due , ben,;\ parecchi prevosti 111 11 n,c w n preti e giu tizicri, in traccia degli sbandali, ladri e predoni e 111 \ 11 tu di que. lo pubblico mandat fame cffeuuare la uectltion •.


Colonndlo Orate Bovio

troduz.ione, inoltre, del fucile con l'accensione a pietra focaia ridusse notevolmente il numero dei colpi mancati e rese possibile una magiore celerità di tiro. Si assottigliano allora le formazioni nel senso della profondità, nella convinzione che il miglior sviluppo dell'vJone di fuoco potesse risolvere il combattimento, e si arrivò cosl all'ordine lineare, costituito da due linee di battagJioni, distanti una dall'altra 200 metri e protette sui fianchi dalla cavalleria. Disporre l'esercito in ordine di battaglia era perciò una operazione complessa e soprattutto lunga e la grande estensione frontale di un esercito in linea richiedeva per dare battaglia la disponibilità di un terreno ampio e pianeggiante. Era perciò molto difficile obbligare alla battaglia un avversario riluttante. Il battaglione in linea, su tre righe, si articolava di solito in otto plotoni. I plotoni aprivano il fuoco a comando, una dopo lo altro ma alternativamente: il primo, il terzo, il quinto, il settimo; il secondo, il quarto, il esto e l'ottavo. In ogni plotone fa. ceva ruoco la prima riga, poi la seconda , infine la terza. I baLLagJioni avanzavano molto lentamente, specie quando il terreno rotto rendeva difficile mantenere l'allineamento, a 200 metri cd anche meno dal nemico effelluavano l'azione di fuoco, poi allaccavano alla baionetta. Occorrevano due anni per addestrare il soldato a compiere corre ttamente tutti i movimenti prescritti ed i risultati, molto brillanti in piazza d'armi, sul campo erano naturalmente piuttosto deludenti. La cavalleria, dalla quale si pretendeva l'urto sfondante, attaccava al galoppo con la sciabola, ma, opposta ad una fanteria ormai tutta di fucilieri , non sempre poteva essere impiegata con efficacia. Quanto all'artiglieria, essa apriva il fuoco sulla fanteria avversaria, suo unico obiettivo, a circa 400 metri di distanza. Era molto difficile, infine, che la vittoria fosse completata perchè il rigido schieramento lineare non consentiva un inseguimento vigoroso, accuratamente evitalo, del resto, da molti generali pcrchè la confusione provocata da un inseguimento avrebbe favorito le diserlioni. La mancam.a di riserve subito disponibili, dato che di norma tutto l'esercito veniva schierato, non consentiva al comandante nè i1 tempestivo sfruttamento di una breccia aperta nel dispositivo avversario nè la tempestiva chiusura di una falla verificatasi nel proprio dispositivo.


IL l'UNCl.l'II li\JGIINJO

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Una tattica dunque che priviJegiava la difesa, specie se ques ta era appoggiata ad un ostacolo di un certo valore impeditivo, spesso sufficiente da solo a scompaginare le rigide formazioni dell'attaccante. Gli unici progressi dell'epoca furono quelli compiuti nel campo della fortificazione, per merito del Vauban. Ma anche il nuovo sistema fortificatorio, nel quale l'ingegnere prevaleva sul comandante, finì per rendere più lenta la condotta delle opera1.ioni. In sintesi: b'llerre lunghe, condotte fiaccamente da comandanti tenuti a redine corta da lontani gabinetti ministeriali e timorosi di venire a battaglia.

Le prime esperienze di guerra

Dal 1684 al 1689 Eugenio partecipò alla guerra contro i Turchi, agli ordini del margravio del Badcn, del duca di Lorena, di MassimiUano di Baviera. Tre volte ferito, sempre intrepido alla tc-.ta dei suoi dragoni, dette buone prove di coraggio e di accorll.·u..a tatLica, acquistando rapidamente una conoscenza approfondita dello strumento militare di quei tempi, come abbiamo vi!\Lo rigido e farraginoso. Approfittando delle soste invernali, in quegli anni fu a Torino, in visita al cugino Vittorio Amedeo II, t·aro della Famiglia, che lo rifornì di soldi e cavalli, ed a Madrid, dove rifiutò un ricco partito procuratogli dalla madre e ricevette il Toson d'Oro, iniziandosi così alla vita di corte ed alla diploma.da, arte ne lla quale in seguito ·eppe eccellere. Nel 1690, promosso generale di cavalleria, fu inviato in Piemonte al comando di cinque reggimenti, in aiuto a Vittorio Ametko [I. passato dal campo francese a quello imperiale. Eugenio non fu es traneo a quella decisione e così più tardi la commentò: " Ventimila scudi al mese dall'Inghilterra, altri ventimila dalla Olanda , quattrn milioni per le spese della guerra, una specie di ,ultoscrizione fra tutti i piccoli principi d 'Italia, fecero più della 111ia eloquenza; ed ecco il Duca di Savoia, per qualche tempo, il 111igliorc austriaco del mondo. La sua condotta mi ricorda quel1., , hc i duchi di Lorena hanno tenuta altre volte, come i duchi di lt1 vicra. La geografia impedisce loro di essere gente onesta». Commento giudizioso, che chiarisce io poche parole l'essenza


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dell'unica politica possibile ad uno Stato piccolo e povero, circondato da vicini potenti. Come ha osservato il Bobbio, questo periodo della vita del principe Eugenio è stranamente poco conosciuto, bcnchè rivesta una grande importanza perché è proprio durante la guerra della lega di Augusta che la preparazione militare del giovane generale si consolidò e le sue innate capacità strategiche si affinarono. La sera del 18 agosto 1690, alla Staffarda, Vittorio Amedeo II, sconfitto, dovette ritirarsi ed incaricò il cugino di proteggere la ritirata. Il comandante francese, Catinat, contrariamente alle abitudini del tempo si lanciò all'inseguimento con energia ma, di fronte ai violenti e reiterati contrattacchi di Eugenio, dovette presto arrestarsi. Al suo primo comando isolato, una retroguardia dopo una sconfitta, il principe dette quindi buona prova e lo stesso Catinat, comunicando a Luigi XIV l'esito della battaglia scrisse: « La rétraite parut etre bien conduite et avec fcrmeté. On dit que c'était le prince Eugène •. Per tutto il resto della guerra il principe Eugenio, sempre al comando di poca cavalleria austro-piemontese, seppe condurre con vigore indomabile una lotta continua e senza quartiere, più simile alla guerriglia che alla guerra, che tuttavia logorò e disoriento l'esercito francese. La crescente fama del principe cominciò ad impensierire. Nel 1691 il Bulonde as ediava Cuneo ma, al solo sentore dell'arrivo di un esercito di soccorso comandato dal principe Eugenio, neJla notte dal 28 al 29 giugno abbandonò l'assedio e si ritirò precipito amcnte, nonostante sapesse che la città era ormai ridotta allo stremo. Nel 1692, sempre agli ordini di Vittorio Amedeo II . Eugenio varcò le Alpi e raggiunse Gap; nel 1693, dopo la battaglia della Marsaglia, quando il Catinat ancora vincitore in campo aperto era convinto di aver finalmente prostrato il Piemonte, Eugenio protesse nuovamente con successo la ritirata dell'esercito e salvò Torino. La promozione a feld-mare ciallo, concessagli appunto nel 1693, dimostra quanto fosse apprezzata la sua condotta e come egli fosse ritenuto dal gabinetto imperiale ormai in grado di assumere un comando autonomo. E l'occasione venne molto presto.


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Il Condottiero Approfittando degli impegni di guerra dell'Impero, i Turchi si erano ripresi rapidamente dopo la sconfitta subita alle porte di Vienna nel 1683 e premevano in modo pericoloso ai confini dell'Austria . Il compito di ricacciarli fu affidato dall'imperatore Leopoldo I al trentaquattrenne fcld-marcsciallo principe Eugenio, che iniziò la campagna nell'agosto del l697. I Turchi , raccolti attorno a Belgrado, si mossero il 21 dello stesso mese di agosto sulla sinistra del Danubio, con l'intenzione di conquistare l'Ungheria. Appena venutone a conoscen1.a, Eugenio affrettò la radunata delle proprie forze, ancora frazionate tra Kollut, Kcc ke met e Arad, e si mise in movimento per intercettare l'armata nemica. Il sultano Mustafà Il però non voleva lo scontro e perciò risalì il Tibisco sulla destra, con l'intenzione di invadere la Tran"i lvania . Eugenio, che mP-cliante un ace-orto impiego della cavalleria era sempre informalo sui movimen ti del nemico, si diresse allora su Zenta, dove il sultano intendeva passare il fiume. L' l l sett,embre, nel pomeriggio, l'armata imperiale ( 70.000 uomini) raggiunse quella turca (100.000 uomini) che aveva già iniziato il passaggio del Tibisco su un ponte di barche. A difesa del ponte i Turchi avevano co ·truito un robusto trinceramento e semicerchio, a sua volta protetto, a circa 800 metri di distanza, da un'altra trincea non ancora però del tutto omplctata. Eugenio non ebbe esitazioni, passò rapidamente - davanti a l nemico - dal di po itivo di marcia a quello di battaglia ed iniLiò l'attacco su tutta la fronte, premendo con azione concentri aver.o il ponte. La lotta fu molto dura e cruenta, perchè sulle prime i Turchi re istettero vigorosamente, ma un distaccamento della cavalleria imperiale riu ·ci sulla sini ' tra a pa · are tra il fiume ed i trinceramenti, premendo alle loro ·palle. Eugenio, con un nuovo attacco, riuscl allora a rovesciare l'ala de ·tra nemica e , al calar del sole, l'armata turca era annientata, anche il Gran Visir era caduto in combattimento. Riorganizzato l'esercito cd avuto il necessario consenso da Vienna , il 5 ottobre il principe effettuò una puntata offensiva I ino a Sarajevo, che occupò il 23 ottobre. I Turchi non poterono riprendersi dalla tremenda sconfit-


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ta e, dopo un anno di guerra fiacca e timorosa, il 26 gennaio 1699 firmarono la « pace• di Carlowitz, trattato che rappresentò il primo grave colpo alla .supremazia ottomana nei paesi balcanici. La vittoria cli Zenta fu quindi risolutiva e consolidò il prc,tigio del principe Eugenio, per la prima volta comandante in capo di un grosso esercito. Eppure non mancarono critiche e ri, ·ntimenti, i vecchi generali di corte trovarono troppo spericolata la condotta di Eugenio. Il margravio del Baden parlò addirittura di « guerra all'ussara • , tanto era estranea al consueto moJo di condurre le operazioni l'idea che la guerra si dovesse risolvere con la battaglia. Nel novembre del 1700 il passaggio dclJa corona di Spagna da un Asburgo ad un Borbone, nipote del re di Francia, venne a rompere il precario equilibrio europeo instaurato con la pace di Wcstfalia ed originò la lunga guerra ( 1701-1713) detta appunto di successione spagnola, che vide schierati da una parte Spagna, Francia , Piemonte, Baviera e Lorena, dall'altra Austria , lnghil11.·rra, Olanda e Portogallo. Al principe Eugenio, comandante supremo imperiale nel teatro di operazioni italiano, si presentò subito il problema della via da seguire per scendere neJla pianura padana. dato che il coinandantc franco-spagnolo, il Catinat, si era già schierato fra A· di~c e Garda . Con manovra molto ardita ed abile, egli allora fece passare 1\·,crcito altraver o impervie strade di montagna , frettolosamente allargate da lavoratori civili , dividendolo in più colonne: il izrosso da Ala per Val Fredda a Brconio cd a S . Martino presso Vl.'rnna; altre due aliquote, con un più ampio giro, per la Vallar,a e per le Valli Fredda e Terragnolo. Giunse cos, inaspettato sul 111L·dio Adige, obbligando il Catinat a spostarsi con il grosso dello l·,cr<.:ito franco-spagnolo tra Verona e Legnago. Per circa un mc' l ' i due eserciti si fronteggiarono, separati dall'Adige , tentando di ingannarsi reciprocamente con marce e contromarce. Ai pri1111 di luglio Eugenio riuscl a passare il fiume a sud di Legnago ko111bat1imento di Carpi), prcndcn<lo lo schieramento francc!->c .ilk- ,palle. Il Catinat non potè far altro che retrocedere in fret1. 1 dil'lro l'Oglio cd allora l'indignato Luigi XIV lo sostituì con 1111 ,uo favorito, il Villcroy. Questi, dcevuti cospicui rinfor1.i, passò alJ'offensiva, ma Eul'l'llio rnn la battaglia di Chiari ( 1• seltembre) lo obbligò a retrol l'dcrc ancora dietro l'Oglio. Alla fine di dicembre entrambi i


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contendenti presero i quartieri d'inverno. La nolle suJ r febbraio 1702 il principe Eugenio effettuò un colpo di mano su Cremona, quartier generale del nemico, catturandovi lo stesso Villeroy cd ottenendo che i Francesi ripiegassero dietro l'Adda. In primavera l'esercito francese, forte di circa 60.000 uomini e questa volta al comando dell'esperto Vendome (3), riprese l'offensiva. Eugenio, che disponeva di soli 30.000 uomini, riunl le sue forze su una buona posizione difensiva, il Serraglio mantovano nel basso Mincio. Alla fine di luglio i Francesi tentarono di bloccarlo, agendo con due colonne a cavaliere del Po . Egli si portò allora sulla riva destra, contro la colonna più forte, e con la battaglia di Luu.ara ( 15 agosto), riusd a fermarli. La vittoria non fu però risolutiva, nè poteva esserlo, data la di ' parità delle forze. lmperiali e Franco-Spagnoli continuarono a fronteggiarsi per tutto l'anno senza concludere nulla, anche se Eugenio dette prova, ancora una volta, del suo indomabile spirito offensivo: fece compiere alla sua cavalleria due memorabili scorrerie, una fino a Pavia e l'altra fino a Milano, che provocarono grande scompiglio nelle retrovie avversarie. AJla fine dell'anno il principe andò a Vienna, per sollecitare i rinforzi sempre richiesti e mai pervenuti. Nel giugno successivo fu nominato Presidente del Con" iglio Aulico di Guerra, nomina che gli dette la possibilità di imprimere nuovo slancio alla pesante e burocratica macchina di guerra asburgica. Il 1703 fu, comunque, un anno difficHe per gli Austriaci, anche se riuscirono a resish!re alla duplice minaccia francese, che dalla Baviera e dalla Lombardia li serrava pericolosamente, ed a per uadere il duca di Sàvoia a pas an: nuovamente dalla loro parte. Gli alleati (Inghilterra, Olanda ed Austria) decisero nel 1704 di agire energicamente in Baviera ed il principe Eugenio prese il comando dell'esercito austriaco. Nel mese di giugno si effettuò la congiunzione tra l'esercito inglese, comandato dal Marlbrough, e quello di Eugenio. Nacque allora tra i due condottieri « quello splendido cameratismo che né la vittoria né la sventura poté

(3) Il Vendome, figlio di Laura Mancini, sarella di Olimpia, ero cugino del principe Eugenio.


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turbare, dinnazi al quale gelosia ed incomprensione furono impotenti , e dì cui la storia militare non conosce eguali ,. (4). Il 13 ago to gli eserciti coJlegati colsero a Hochstadt una completa vittoria che mutò completamente la situazione: l'imperatore vide cessare la minaccia diretta sui suoi Stati ereditari e la Baviera scomparve dalla lotta come nazione belligerante. Ancora oggi gli Inglesi ricordano quella battaglia - che preferiono chiamare di Ble nheim - tra le maggiori della loro storia. L'anno seguente il principe Eugenio ritornò in Italia, dove i Francesi avevano inviato due e ·ercili, uno, aJ comando del La Feuillade, per soverchiare il duca di Savoia, l'altro, comandato dal Vendòme, per tenere a bada le forze imperiali ormai ridotte alla sola difesa della linea Garda-Adige. Manovrando con la consueta abilità , il principe riuscì a far retrocedere il pur bravo Vendòme fino all'Adda, ma le forze a ,;11a disposizione erano insufficienti ed il tentativo di passare il fiume Adda in presenza del nemico a Cassano, effettuato il 16 agosto. non riusd . Sulle conseguenze dello scontro il principe Eugenio scrisse: «Rinunciai al pas aggio dell 'Adda e andai a ituarmi in una eccel le nte po. izione a Treviglio. I edicenti vincitori erano in maggior confusione che non i vi nti perchè nessuno m 'inseguì. Quei vincitori perde ttero più •t·nlt' di me; mi la ciarono bandiere e pri gionieri ( ... . ) Quantunque Ve ndòme si fosse congiunto con il fratello, aveva chiesto rinforzi al La Feuillade credendo che io lo attaccassi ,,n ora. Non potei, è vero, andare a riunirmi aJ Duca di Savoia rnmc volevo, ma per i rinforzi che obbligai Vendòme a esigere d .11 La Feuilla d , feci a ndare a vuoto il progetto dell'assedia di Torino. I lo perduto la battaglia? Non lo so. In ogni modo non mi pcnlo di averla data •. rn effetti il Vcndome rimase «i ncatenato ,. in Lombardia e 110n ll<)l é recare aiuto a La Feuillade che, dal canto suo, non ,cppc aver ragione delle poche forze di Vittorio Amedeo Il. La decisione fu rimandata quindi all'anno successivo. La campagna del 1706, che Napoleone dcfinl un« capolavoro d1 audacia , dit celerità, di attività», iniziò con un insuccesso. (4) Win'ilon S . Churchill, Marlbroull,11. La vita ed i tempi del duca ,/, /c1111 , (l rad. il. ), Milano, 1973.


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Mentre il principe era ancora a Rovereto, occupato a radunare le forze ed i materiali occorrenti, sul Chiese, tra Montechiari e Calcinato, stazionava già un piccolo corpo austriaco che doveva permettere lo sbocco in piano dell'esercito. Il Vendome, comandante come l'anno precedente dell'esercito franco-spagnolo di manovra (44.000 uomini) - l'altro esercito france e in Italia, M.:mpre sotto il comando del La Feuillade, era immobilv,;,,ato in Piemonte - con l'intento di impedire la discesa dell'esercito im1,criale, il 19 aprile attaccò risolutamente a Calcinato, ributtando gli Austriaci oltre l'Adige. Quando, aJla fine di giugno, l'armata imperiale (31.000 uomini) fu finalmente pronta, ad Eugenio si ripresentò il problema di scegliere dove sboccare in pianura, ed ancora una volta la , ua dccisionl! fu al tempo stc so spregiudicata e geniale. Lasciato un distaccamento al comando del Wetzel tra il Garda e Verona , il 16 luglio sfilò con il grosso dell'esercito lungo la riva sini, 1r~ dell'Adige verso il Po, che attraversò il 16 nei pressi di Pok,clla e si diresse a Finale Emilia. JI duca d 'Orléans, subentrato al Vendome (5) , mandò a conI ,ollare il Wetzel un grosso corpo ( 13.00 uomini) comandato dal Mcdavi, e pa. sò a sua volta il Po, schierandosi a Guastalla, con la ,pcranza di bloccare il principe Eugenio con la ola presem.a. Ma il principe era un troppo abile manovratore per il giovane du\ a e riuscl molto presto a riacquistare la libertà d'azione. Alla 111\· là di agosto rinforzò il Wetzel con ottomila uomini giunti dal l'irnlo e gli ordinò di attaccare il Médavi. Questi, sconfitto a Goi111 . ~i ritirò in direzione del Chiese. Il duca d'Orléans subito rip...,,ò ·ulla sinistra del Po, in aiuto al suo luogotenente, ed allo• . 1 Eugenio iniziò quella rapidissima marcia che per Reggio, Par111,1 , Piacenza, Stradella, Isola, lo portò a congiungersi il 31 a Villao;tcllone con il piccolo esercito di Vittorio Amedeo TT . Il du' " d'Orléans aveva progettato di intercettare la marcia di Euge11 io a Ila ~trelta di Stradella o al passaggio del Tanaro ad Alessand 11.1 . ma poichè il La Feuillade, ansioso di concludere villorio,.111u: 11tc l'assedio di Torino, non aveva voluto cedere le truppe tt\·u·"aric, non potè far altro che ripiegare su quella città, dove

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Il Vendòme, indubbiamente il miglior generale francese di quel

111 , 1odo, fu inviato da Luigi XIV nelle Fiandre, dove il Mar lbrough aveva

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giunse il 28. La situazione franco-spagnola non era ancora compromessa, un deciso attacco dei due esercitj riuniti avrebbe potuto avere facilmente ragione degli Austro-Piemontesi. I Francesi si iJlusero però che Torino stesse per cadere e continuarono l'as edio, contando di poter respingere un eventuale attacco sulla linea di circonvallazione, costruita a protezione degli assediati. Ma, tra la Dora Riparia e la Stura di Lanzo, la linea di ostamio non era stata completata cd Eugenio decise di attaccare in quel tratto, accettando il ri chio di combattere a fronte rovesciai a e senza una linea di ripiegamento. Con un'audace marcia di fianco per Orbassano, Rjvalta, Rivoli, l'esercito austro-piemontese - in realtà le truppe del duca cli Savoia erano ben poca cosa - si portò a Venaria Reale e la mattina del 7 settembre inizjò l'avvicinamento. Lo schieramento a battaglia, rusturbato peraltro dall'artiglieria francese, fu mollo difficoltoso e terminò soJtanto alle nove perchè Eugenio volle -.chierare le compagnie granatieri dei reggimenti davanti alla r,rima linea dei battaglionj cd i granatieri delle singole compaJ~nic davanti alla seconda linea. In pratica schierò l'esercito su quattro linee per dargli una maggiore capacità di penetrazione. Malgrado iJ fuoco di distruzione dell'artiglieria imperiale riuscisse poco efficace, il principe Eugenio verso le 10 ordinò lo attacco. Le prime tre ondate d'assalto erano state respinte quando Villoria Amedeo 11, che comandava l'ala sinistra dello schieramento, alla testa di quattro squadroni di cavalleria e di alcune compagnie di granatieri, trovato un passaggio lungo un ramo della tura. si lanciò alle spalle dell'ala destra franco-spagnola, -.compaginandola. Un quarto attacco frontale ebbe allora sucl è'> o: la destra ed il centro dei franco-spagnoli ripiegarono; la , mb.tra, invece, appoggiala al castello di Lucento, re istette. Si ~ 1 ·ò così una pericolosa soJuzfone di continuità sul fronte di at1:u:i·o, nella quale subito si lanciò la cavalleria francese. Con altrettanta tempestività, il principe Eugenio fece interwnirc truppe della seconda linea ed il contrattacco fu respinto, 11rn-.1ituendo subillo la continuità della fronte. La lolla si protrasse cruenta per circa due ore, con nuovi l unlrattacchi della seconda linea e della cavalleria francese e 11110 i a ttacchi degli Austro-Piemontesi. 11 duca d'Orléans fu ferito due volte, iJ maresciallo francc._l. Marsin ucciso, il principe Eugenio vide cadere al suo fianco


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un paggio e un domestico cd ebbe ucciso anche il cavallo che montava. Alla fine, le forze franco-spagnole tra Dora e Stura furono sconfille ed incominciarono a ritirarsi. Ma la battaglia non era ancora vinta: l'esercito del La Feuillade, infatti, schierato in parte tra Dora e Po, cd in parte sulla collina, non era stato battuto, ad eccezione di pochi battaglioni inviati in rinforzo al duca d'Orléan ·. Secondo gli ordini di Eugenio il presidio di Torino però, dopo mezzogiorno, effettuò una vigorosa sortita con tulle le forze di. ponibili ed allora i Franco-Spagnoli non resistettero più e cominciarono a sbandarsi, ritirando, i in disordine verso Pinerolo. Gli Austro-Piemontesi, anch'e ·si duramente provati, non inseguirono. La vittoria di Torino ebbe grandi conseguenze politiche: la dominazione f ranco-spUbrnola in ftalia fu annullata, il Monferrato pac;sò al ducato di Savoia cd il Milanese all'Austria. Il principe Eugenio fu nominalo Luogotenente Generale dell'Impero, carica che era stata già ricoperta da Raimondo Montecuccoli e che in seguito nessun altro italiano ottenne. Anche sollo il profilo militare la campagna del 1706 merita di essere meditala ·on attenzione. Nella sua condotta ritroviamo le più belle caratteristiche della slalegia del principe Eeugenio, audace, s pregiudicata talora, mai avventata. Pur premuto dall'an~ia di soccorrere il cugino, egli aspetta pazientemente che il lento governo imperiale gli mandi i mezzi necessari, poi, con mossa rapida e felice, esce in pianura, attraversa il Po, si ferma a Finale Emilia in attesa delle mosse dello avversario e per riorganizzare l'esercito. Il duca d'Orléans, con una bella contromanovra , si porta a Guastalla ma il principe riesce a fargli ripassare il Po e quindi, con estrema decisione, senza più curarsi di alJungare troppo le lince di rifornimento, marcia con grande rapidità fino a congiungersi all'esercito piemontese. Individuato il punto debole dello schieramento nemico, effettua in quel punto l'attacco, convinto di poter compensare solo con l'audacia l'inferiorità deJle forze e per nulla preoccupato di non avere una via di ritirata. Ormai conosce il valore dei suoi avversari, sa di poterli battere, rischia dunque, pcrchè « la bataillc c. t toujours chanceusc », ma rischia a ragion veduta. Nel 1707 la coalizione volle portare l'auacco nel territorio francese e fu deciso di conquistare Tolone, obiettivo che molto


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interessava l'Inghilterra. Giuseppe I , il nuovo imperatore, volle però conquistare anche il Napoletano e così Eugenio fu costretto ad inviare parte dell'esercito in Campania. La suddivisione delle forze - come il principe aveva invano rappresentato a Vienna - ebbe per conseguenza che il Napoletano fu conquistato ma l'assedio di Tolone non potè essere concluso prima dello arrivo di un esercito di soccorso e venne quindi abbandonato. Dal 1708 al 1710 il principe Eugenio guerreggiò nelle Fiandre, ancora accanto al Marlbrough e con lui ottenne le grandi vittorie di Audenarde ( 11 luglio 1708), di Malplaquct ( 11 settembre 1709) e la resa di numero e piazzaforti: Tournai, Mons, Douai , Béthune, Aire, Lilla. Nell'aprile del 1711 morì improvvi amcnte l'imperatore Giuseppe I e gli succes ·e il fratello Carlo, pretendente al trono spagnolo, e l'avvenimento creò una situa7ione nuova. L'Inghilterra non voleva una Francia troppo polente ma non desiderava neppure ingrandire troppo l'Austria. Cominciarono allora trallative segrete tra Francia ed Inghilterra e il Marlbrough fu richiamato. Un tentativo di Eugenio, recatosi a Londra come ambasciatore speciale dell 'imperatore, non riuscl a far mutare indirizzo alla politica ingle e, cosl come non ebbero successo le sue premure per la riabilitazione dell'amico Marlbrough, caduto in digrazia. Le lettere indiriu.atc a Vienna in quel periodo, conservale ancora negli archivi austriaci , ono una precisa testimonianza del suo acume politico e della ua equilibrata condotta anche in un 'attività cosi lontana da quella bellica. Reso i conto che l'lnghilterra non avrebbe più combaltuto, il principe allora, convinto che la Francia potesse essere sconfitta solo penetrando profondamente • dans l'intérieur de son Royaume • - come un secolo dopo dovranno fare gli avversari di Napoleone e nel 1870 i Prus iani - volle continuare l'offensiva con l'aiuto dei soli Olandc i, per la verità non troppo entusiasti. E proprio una sconfitta di costoro a Denain (24 luglio 1712) mentre il principe Eugenio assediava Laudrecics, affrettò la conclu ione della lunga guerra, sanzionata dai trattati di Utrecht e di Rastadt. Quest'ultimo trallato fu negoziato e firmato per conto dell'imperatore da Eugenio e per conto di Luigi XTV dal mare· sciallo de Villars, il comandante avversario di Malplaquet e di Denain. Terminata finalmente la lunga guerra, il principe fu nomina-


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to governatore generale delle Fiandre, assegnate dai. trattati di pace all'Austria, ma non ebbe il tempo di recarvisi. Chiusa, almeno per il momento, la partita con la Francia, lo Impero fu subito costretto a scendere nuovamente in campo, questa volta contro i Turchi, imbaldanziti per la vittoria riportata l'anno precedente sul Prut, contro i Russi di Pietro il Grande, e per avere strappato la Morea ai Veneziani. L'armata imperiale, forte di 60.000 uomini, fu pronta soltanto nel luglio 1716 e perciò il principe Eugenio si trovò costretto ad aspettare l'urto nemico in territorio austriaco, davanti alla fortezza di Pctervaradino, obiettivo ottomano della campagna. Oui il principe si ancorò saldamente: spalle aJla fortezza, le ali appoggiate al Danubio, una linea di trinceramenti ul davanti. li 12 agosto arrivò l'esercito turco, 100.000 uomini al comando del ran Visir HaJì, che immediatamente assediò il campo imperiale. Ma Eugenio era deciso ad imporre la propria iniziativa e il 5 mattina attaccò con risolutezza. Ben presto la sinistra imperiale travolse la destra ottomana, avanzando con slancio ma, sulla d~ ,tra, furono i giannizzeri del sultano ad avere la meglio, respinf•l'ndo le truppe di Eugenio fino al la seconda linea dei trinceramenti. li condouicro sabaudo non si perse d'animo, richiamò purtc della cavalleria dall'ala sinistra e la lanciò sul fianco de1-t ro cd alle spalle dei Turchi avanzati, ora sotto il fuoco dei cannoni della fortezza. Attaccati di fianco ed alle spalle, mitragliati ,ul davanti, i pur valorosi giannizzeri si dettero alla fuga e la , olla ru irreparabile. ll Gran Visir tentò di persona un contrattacco con la cavalleria, ma fu colpito a morte. Un grande bollino d1 armi e materiali di ogni genere cadde nelle mani degli imperia1, -:normé fu la ri ·onanza della vittoria a Vienna cd in tutta Eurnpa. Eugenio non si lasciò distrarre: il 16 agosto si diresse su r l·mc var, presidiata da 18.000 Turchi, ed il 12 ouobre ne ottenttt· la capitolazione, riconqui tando ·all'impero tutto il territorio ., nord del Danubio. Occupate poi le località di Ujpalanca e Pan1, -.ova, quali basi di partenza per future operazioni, il principe ritornò a Vienna per organizzare la campagna dell'anno successivo. Nel giugno del 1717 Eugenio, infatti, varcò il Danubio nei p, l''-'ii di Pancsova con circa 60.000 uomini, deciso ad espugnare Hd!! rado ed a metter fine alla uprcmazia ottomana nei Balca"' Giunto a Belgrado il principe vi trovò un fortissimo continl'l'lll l' turco schierato tra la cittadella ed il Danubio, intenzionato ., d,l cndcrc la piazzaforte fino all'arrivo dell'esercito di soccorso.


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Colonndto Orate Bmiio

Eugenio, deciso a riservare le sue forze per la battaglia decisiva, si limitò a sottoporre Belgrado ad un vigoroso bombardamento e si schierò a sud della città, tra il Danubio e la Sava. A fine luglio arrivò l'esercito turco di soccorso, forte di 150.000 uomini. La situazione per gli imperiali era molto pericolosa, analoga a quella in cui si era trovato Cesare ad Alesia, stretto tra l'oppidum e l'esercito dei Galli. Ma i Turchi erano più valorosi che abili; invece di attaccare contemporaneamente ad una sortita degli assediati, tergiversarono. Eugenio allora ruppe ogni indugio. Alla mezzanote tra il 15 e il 16 ago to l'esercito imperiale si mosse in ' ilenzio dagli accampamenti, dirigendosi sulle posizioni turche. La nebbia favorì la sorpresa, ma impedì sulle prime il coordinamento dell'azione. Alle otto del mattino, quando finalmente la visibilità fu completa, Eugenio si accorse che l'ala sinistra imperiale era avanzata tanto da creare al centro una interruzione ampia e pericolosa. Fece allora serrare sotto subito la seconda linea e si lanciò nella mischia. « Fu là che buscai una sciabolata; credo sia stata la mia tredicesima e, verosimilmente, la mia ultima ferita •. Così scrisse Eugenio. Lo sfondamento del centro, subito sfruttato con rinnovati attacchi - fu una costante tipica della tattica del principe Eugenio per porre rimedio all 'intrinseca debolezza deJlo schieramento su due linee mediante attacchi ad ondate successive - provocò il crollo di tutta la fronte nemica. Tre giorni dopo anche Belgrado si arrese e 1'11 settembre i plenipotenziari turchi si prc entarono al campo imperiale per negoziare la pace. Le trattative, al solito lunghe e laboriose, si conclu ·ero soltato il 21 luglio dell'anno successivo a Passarowitz e diedero alla Austria il possesso del Banato. di Belgrado · e della Serbia settentrionale. Caratteristica comune alla due campagne del 1716 e del 1717 è la rapidità. Entrambe durarono pochi mesi ed entrambe furono decise da una grande battaglia campale, nella quale Eugenio sconfisse forze più che doppie grazie alle sue superiori capacità di manovra. La battaglia di Belgrado segnò, inoltre, il tramonto definitivo delle velleità turche di espandersi a nord e l'inizio della decadenza dell 'impero ottomano. Dopo Passarowitz l'impero ottoma-


Tl. ,.I NCIN EI.GOiJO

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110 non costitul più una minaccia per l'Europa cristiana, solo le alchimie della politka internazionale riuscirono a tenere in vita ancora per due secoli « iJ grande ammalato•.

Il sereno tramonto

Te rminata la guerra, il principe Eugenio trascorse qualche .enno in relativa tranquilJità. Pu r occupato da numerose incomh ·n1.c di Stato - ricoprì le cariche di presidente del Consiglio ~\.'j!reto delle Conferenze, comandante delle armate imperiali, prl·sidente del Consiglio Aulico di Guerra, governatore e capitano generale delle Fiandre, vicario generale dell 'Imperatore in I 1a lia. luogotenente dell'Impero - egli potè dedicarsi al complelamcnlo cd al riordino delle sue collezioni d'arte ed all'arrcda1111:nto d elle ue dimore, prima fra tutte il Belvedere, alla perikria di Vienna. In contrasto, infatti , con l'estrema semplicità del vestire,

l~1t~l·nio prediles ·e le co ·e beJle, le residenze fastose, i giardini .,<lorni di statue e di fontane, ricordo forse della giovinezza tra,cursa nella dorata Versailles del Re Sole (6) . Alieno dai pe ttegolezzi e dalle banalità della vita di corte, 111antcnne rari contatti di società e rrequentò con assiduità sol1:11110 il pala;,.zo della contessa Batthyàny. E poichè la nobildon11.1 \.'ra molto più giovane del principe, non mancarono in propo..,,o c hiacchiere malevole, delle quali Eugenio non sembrò mai , 11 r:1rsi. Nell'ottobre 1733 la guerra per la successione al trono polact u nella quale Carlo VI , contro l'assennato pare re di Eugenio, , , la-, iò coinvolgere - richiamò il principe alla prediletta alli, 11a bel lica. A etlant'anni compiuti assunse il comando dell'ar111,11a del Reno e si trovò a conlrastare con 30.000 uomini l'impelo tki 60.000 Francesi del maresciallo Berwick. La grande disparità delle forze contrapposte non permetteva

Alla morie del principe, la nipote Anna Villoria , unica erede, rapidamente il grande patrimonio. Il palazzo del Belvedere di\1 11111· la wdc del Ministero degli Esteri a us triaco. La pinacoteca fu , 11 1111"1.,1 ,1 da re Carlo Emanuele nr e poi donata da re Carlo AJbcrto ,11., 1111a di Torino. (t,)

,1...

,w, ,e


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ColCHtntllo Oreste Bovio

certo ad Eugenio di ricercare la battaglia risolutiva ed egli allora si rassegnò a condurre una serie di marce e contromarce, a compiere finte e diversioni, a far mostra di voler combattere e sottrarsi invece aJ contatto, ad operare, insomma, secondo quelle norme che aveva sempre spregiato. La bravura dell'anziano vincitore di tante campagne non si era però appannata con il trascorrere degli anni. I Francesi, pur tanto superiori di numero, rimasero inchiodati sul Reno ed il giovane Federico di Prussia, inviato dal padre ad imparare l'arte della guerra al seguito del principe, fu entusiasmato da tanta abilità. Finalmente, un più ponderato esame della situazione e le continue esortazioni di Eugenio convinsero Carlo VI a concludere la pace nel dicembre del 1735 ed il vecchio condottiero potè così tornare alla tranquillità del suo amatissimo Belvedere. Ma la alute, già scossa, peggiorò rapidamente e nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1736 il principe Eugenio spirò nel suo letto, senza che alcuno se ne avvedes e.

* * • Nel 1865 nel piazzale esterno al Pala7..zo Reale di Vienna fu collocato un monumento equestre al Principe Eugenio. Nelle targhe di bron:,.o apposte aJ basamento si leggeva: « Al savio consigliere di tre Imperatori; al glorioso vincitore dei nemici della Austria; al principe Eugenio, il nobile cavaliere». Ed è proprio con un accenno alla mobiltà d'animo del principe Eugenio che si copcl ude questo breve profilo, accettando il rischio che qualche lettore non benevolo possa parlare di agiogafia. Le quaJità morali del principe, del iresto, erano state apprezzate anche dai contemporanei. Un gentiluomo della corte viennese, il conte di AJthaum , così si esprimeva in · una lettera confidenziale: « ( . . •. ) Dicasi ciò che si vuole, il Principe è un uomo tutto d'un pezzo, ma è signore dal capo ai piedi, è una personalità di maestosa impronta dei tempi classici. Primi a comprendere questo rurono i nostri soldati, in virtù dell'infallibile intuizione, inerentt: alle semplici menti del popolo, di riconoscere a prima vista i veri grandi personaggi. La popolarità che il Principe gode nello esercito imperiale si è radicata tanto profondamente, e si è diffusa attraverso tutte le file, i ranghi e le cariche, in modo che


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essa costituisce un fallo che dovrà essere preso in piena considerazione • se di nuovo si dovranno affrontare decisioni di massima importanza. Anche la semplicità e la modestia veramente e emplari del Principe incontrano l'incondizionato plauso e la confinata ammirazione dei soldati. A tutto ciò si aggiunge la sua bonarietà nel. contatto con essi. appiamo anche che egli, aJJorchè redarguisce un ufficiale, o an· che un gregario, si leva sempre il cappello, tenendolo in alto, in posizione di saJuto, durante il rimprovero. Il P rincipe non ha personali bisogni ; egli si accontenta del cibo più frugale, dell'alloggio più primitivo. Ciò non sfugge al più umile gregario, e perciò il Principe è idolatrato daHe truppe, , da queste innalzato ai sette cieli. Tutti nell'esercito, dai generali supremj agli ultimi soldati, can tano sempre e sempre più soltanto ]'inno: P rinz Eugenius, dl'r e del Ritter ,. (7 ). Tra i tanti che possono attestare il carattere del Nostro, ri· ordiamo alcuni epi odi Quando i1 Villcroy , liberato dopo alcuni mesi di prigionia in Austria, inviò al principe 50.000 lire, somma stabilita come ri'><:atto dalle convenzioni per un prigioniero del suo rango, Euge11 io gliela restitul. All'assedio di Lilla, altra testimonianza di cavalleria. Dopo quattro mesi di duro assedio, la guarnigione, comandata dall'ottantenne maresciallo Boufflers, era agli estremi ma continuava a battersi con dura determinazione. Allora il principe Eugenio scrisse al maresciallo: « L'Armata francese non può darvi soccorso ( .... ) risparmiate voi stesso e la vostra valorosa guarnigione. Ho cosl alta stima della vostra persona che vi prometto di firmare le condizioni che vi piacerà propormi perchè ,ono sicuro che un galantuomo come voi iete non ne abuserà. Vi felicito per la vostra bella difesa •. Il Boufflers capitolò soltanto dopo aver ricevuto l'ordine es~ plicito di Luigi XIV ed allora Eugenio si recò a fargli visita, rendendo co ·ì pubblica la sua grande considerazione per la valoro,a condotta del vecchio generaJe. Ma l'episodio più significativo ci sembra quest'ultimo. Nell'agosto del 1706, alla vigilia di avvenimenti che avrebbe-

(7) Principe Eugenio, il nobile cavaliere.


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C-Olon.mllo Orwe Bovio

ro deciso della sorte della guerra e della sopravvivenza o meno del ducato di Savoia, quando tutto dipendeva dalla sua prodigiosa e geniale attività, il pricipe Eugenio trovò il tempo per scrivere al Consiglio Aulico di Guerra: • L'annesso originale fa vedere ciò che mi ha scritto la vedova del colonnello Leinnigen, rimasto morto nella presente guerra a Cremona. Debbo confessare che è una vera vergogna il lasciare così in abbandono ed in miseria le povere vedove, i mariti delle quali hanno con tanta fedeltà sacrificato la vita in servizio di S.M . l'Imperatore. Non dimenticate che ciò produce in. tutti ripugnanza anzich~ incoraggiamento ».


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BIBLIOGRAFIA D,e Feldtiige des Prinzen Eugen von Savoyen, Vienna, 1876-1899. Traduzione italiana, Torino, 1888-1902. ARNETH von A. , Prinz Eugen von Savoyen, Vienna, 1858-1864.

A SUM Clemente, Eugenio di Savoia, Torino, 1933. 008810 Emilio, Il Principe Eugenio di Savoia condottiero, in Militare • , n . VI 11, 1932.

«

Rivista

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«

Rivista Militare •,


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GABRIO LOMBARDI

IL GENERALE UMBERTO UTILI NELI.A GUERRA DI LIBERAZIONE

"Ragazzi, in piedi: perché questa è l'aurora di un giorno migliore." Chi ha vissuto le vicende di quei mesi - e sono trascorsi trentaquattro anni - risente il brivido che lo percorse, nell'ascoltare quelle parole: quasi un improvviso festoso squillo di tromba in una grigia mattina piovosa. Era il 24 gennaio 1944. La frase conclude il primo ordine del giorno diramato dal Generale Umberto Utili, nuovo Comandante del I Raggruppamento Motorizzato. e Nell'assumere oggi l'effettivo Comando del I Raggruppamento porgo ai miei soldati ed ai miei collaboratori d'ogni grado il mio primo caldo saluto ed il rratcmo saluto dei fanti, dei bersaglieri e dei paracadutisti in approntamento nelle Puglie e che, ormai pronti anch'essi a combattere, non attendono che gli automezzi per rag· giungere i camerali che li hanno preceduti. Valorosi veterani del I Raggruppamento! Sono fiero di essere stato destinato a comandarvi. Nell'ora più amara e più difficile, quella dello smarrimento e dello sconforto, voi avete dato l'esempio generoso dell'azione ed avete versato il vostro sangue, che è sempre qualcosa di più prezioso delle chiacchiere, nella santa ri cossa contro i tedeschi. Onore ai vostri Caduti, onore ai vostri feriti, ma onore anche al più umile di voi! Nella battaglia che s i è accesa da due giorni, Roma risplende fulgida in fondo, come una gemma ed è la nostra meta. Guardate a Roma. ragazzi, con gli occhi dello spirito. Guardate alle vostre famiglie lontane, straziate ed oppre se, quelli di voi che, come me, l'hanno al d i là. Ragau.i, in piedi: perché questa è l'aurora dì un giorno migliore. •


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Gabrio Lombllrdi

Alcuni giorni prima, presentando il nuovo Comandante a un reparto di Bersaglieri in approntamento in Puglia, il Maresciallo Messe. che aveva assunto il 18 novembre 1943 la funzione di Capo di Stato Maggiore Generale · così aveva concluso: "vi affido a un uomo che sarà avaro del vostro sangue; che certo lo spenderà quando sarà necessario, ma mai invano e mai leggermente." A distanza di anni, a guerra finita, Utili poteva commentare: "Io trasalii a quelle parole che mi fecero riflettere profondamente; e non le dimenticai. Oggi penso di aver tenuto fode a quel1'impcgno che il Maresciallo aveva preso per mc." Non aveva cinquant'anni. AJlc spalJe una vita dedicata al servizio della Patria: dal quel lontano 1• settembre 1912, quando, appena diciassettenne · nato a Roma il 18 luglio 1895 • era entrato nell'Accademia MWtare di Torino, sognando di diventare ufficiale di Artiglieria. 'Soldato di undici campagne di guerra', sottolineerà nell'ordine del giorno del Gruppo di combattimento 'Legnano', il 4 giugno 1945. Questa, degli ordini del giorno, era sua cura particolare: li scriveva personalmente, con uno stile inconfondibile, nel desiderio di trasmellere . anche con la parola scritta . la carica di entusiasmo e di generosità che sapeva indispensabile per affrontare il rischio mortale. Giovanissimo aveva partecipalo, dal primo all'ultimo giorno, alla guerra 1915-1918. Amava ricordare, negli ordini del giorno per le varie ricorrenze, i precedenti gloriosi di quella guerra. Ricollegava alla generosa epopea dei padri la ripresa della guerra di liberazione, dei figli, contro i tedeschi. 24 maggio 1944: • 24 maggio · ventinovesimo annuale dell'inizio di una guerra, ormai avvolta in un alone di leggenda, che ci costò ~nguc e lacrime. lutti e rovine ma che non di meno fu benedetta perché esaltò la coscien7,a della Nazione e ci diede i confini della Patria. Oggi, che questi confini sono violati, che Ja coscien7.a della Nvfone è percossa, che i beni del no~tro lavoro paziente c sereno di più generazioni sono devastati e distrutti; oggi, che angoscia, amarezza e disgusto gonfiano i nostri cuori eppure la salda virtù della rv.7..a non cede e ci comanda di tener duro, di aver fiducia nella risurrezione e di combattere per realiu.arla;


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noi sentiamo la continuità fatale del nostro sforzo per lo stesso obiettivo e contro lo stesso nemico; noi ci rendiamo conto che il Fante Italiano del '15 ed il Fante Italiano del '44, che il padre e il figlio idealmente si identificano; noi salutiamo ancora in quel lontano 24 maggio un'aurora radiosa cui seguirono bensì la grandine e la tempesta ma senza fiaccare la nostra onesta, fedele c paziente volontà di costruire; noi c hiediamo a Dio - perché sappiamo di meritarcelo · che il tramonto sereno d 'una travagliata giornata assolva le promesse dell'aurora. •

4 novembre 1944: • Oggi, 4 novembre, anniversario della Vittoria che nel 1918 coronò, completandolo, il ciclo delle nostre guerre dell 'indipenden,.a. Dopo una triste parentesi di errori, iamo ancora in campo contro lo stesso nemico; che mai ci foce cos\ gran danno come quando lo prendemmo per amico. Soldati della riscossa, onorate oggi i Caduti per quella Vittoria che fu augusta anche se parve limitala e fin meschina ai nostri sogni ambiziosi. Ricordate che quella Vii toria non fu ottenuta con l'enfasi, con la retorica e con le declamazioni; ma con la dura pazienza e con l'umile sacrificio della carne e degli affetti, senza di cui non si realiv,;a nessun uccesso duraturo. Quei caduti furono l'olocausto di un1talia più modesta, ma più sincera; la quale, senza dar fiato alle trombe, sanguinò da tante ferite; ma vinse. Soldati della risco sa, traetene esempio ed au.c;picio. •

Remini cenze dannunziane affioravano a volte. Dovevano essere sedimentati nella memoria i due versi del Poeta, per la conquista del Sabotino - "fu come l'ala che non lascia impronte/il primo grido avea già preso il monle" - quando scriveva il 17 luglio 1945, ricordando il primo anniversario del passaggio deJ fiume Musone: "Passò come un'ala oltre il fiume." • ( ... ) Nel tardo pomeriggio un'ampia testa di ponte era stata guadagnata; ma i bordi tenevano e i fanti erano esausti; la lotta ancora era indecisa e tuttavia si doveva sfondare. AJlora fu lanciato il IX Reparto d'Assalto. Freschissimo, sebbene rientrasse da una brillantissima azione. Sa1do, gioioso, sicuro. Passò come un'ala oltre il fiume. Irruppe come una molla com· pressa, spezzò, travolse le resistenze ancora ostinate, ma già vacillanti per lo sforro accanito di un'intera giornata. Sù sù per i dos:.i nell'aria che imbruniva, incalzò il gregge dei fuggenti come una muta latrante con le gole del mitra. E alle dieci di sera, da Rustico, si affacciò sul crinale conquistato.


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C11brio Lombcrdi

Cosi abbiamo vinto al Musone; il 68- martellando ostinato, il

IX pa7.zando fulmineo. Pari nel merito, i Morti de&li uni e degli altri distesi sull'erba guardavano le stelle sena vederle più. Riverenti li ricordiamo, oai che tutta l'Italia è liberata.•

Non sarà facile dimenticare la struggente poesia di quei Morti: « distesi sull'erba guardavano le stelle senza vederle più • . Alla data dell'8 settembre J 943 era .Capo Reparto Operazioni presso lo Stato Maggiore dell'Esercito. Subito dopo il 25 luglio aveva sostenuto - "appassionatamente, ma cnza fortuna" - "il progetto di entrare in aperto conflitto coi tedeschi prima di cercare qual ·iasi contatto cogli alleati". La prospettiva seguita era stata diversa. Riportandosi alle settimane uccessive all 'armistizio, e richiamando quel suo 'progetto', annotava sobriamente, più tardi : "Era un progetto pericoloo e può darsi che aves i torto, ma ora i fatti sembravano darmi ragione, perlomeno nel risultato dclusivo della linea dj condotta che era stala invece adottata.'' Ritrovandosi aJ sud, con gli ufficiali che avevano eguito le supreme autorità delJo Stato nel trasferimento da Roma a Brindii. era stato presto investito di un compito delicato: la responsabilità della 'Missione Militare Italiana di Collegamento' costituita presso il Comando del XV Gruppo Armate angloamericane operanti in Italia agli ordini del generale AJexander. Una esperienza difficile, spesso amara. Su quel periodo - e sulla prima fase dj comando del I Raggruppamento Motorizzato, trasformato i il 22 mano in "Corpo Italiano di Liberazione'' - rimangono 149 cartelle dattiloscritte: costituiscono la prima parte di una 'storia' che Utili intendeva scrivere a testimonianza di quanto compiuto, dall'Esercito, per la rinascita dell'Italia. La 'storia' è rimasta a mezzo: la morte è giunta improvvisa. Ma quelle 149 cartelle sono preziose. Lasciate dalla Vedova alla "Associazione nazionale combattenti della Guerra di Libcra7Jone inquadrati nei reparti regolari delle FF.AA.'', verranno pubblicate nei pro simi mesi a cura di chi scrive queste pagine *: le ave(•) Umberto Utili, « RaRau.i in piedi....!• (La ripresa dell'Esercito italiano dopo /'8 settembre), Mursia, Mi lano 1979.


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va lette a mano a mano che il GeneNJc le preparava, e subito aveva avvertito quanto sarebbero risultate significative. Qui vengono utilizzate, non per la ricostruzione dei fatti militari, che sono ormai largamente noli ( l ), ma per la prospettiva che le sottende e che è quella per cui l 'Autore ha scritto. Nella vicenda della ripresa dell'Esercito italiano, dopo 1'8 settembre, si riOette l'esperienza tragica di un popolo che per l'inettitudine dei suoi capi - impari Lutti a circostanze più grandi di loro - ha toccato il fondo della disfatta e del quasi-dissolvimento: ma sull'orlo del baratro sa ritrovare antiche virtù sopite, di pazienu, di abnegazione, di generosità, di dignità, per cui riesce a trarsi a saJvamento e ad affrontare con rinnovata energ ia il suo compito di partecipe attivo nel con -esso dei popoli civili. Dalla sterminata letteratura sull'armistizio deU'8 settembre, e sugli avvenimenti successivi, un dato emerge ormai sicuro: le trattative furono pessimamente avviate e com.lolle da parte italiana, ma la vicenda costituì, da parte angloamericana, una eccezionale 'occasione perduta.' Chi ·crive queste pagine ha esposto in altra sede la ua prospettiva interpretativa, in proposito, e si limita pertanto ad alcuni richiami (2) . Dinanzi ai primi approcci di armistizio da parte degli italiani , che subito si verificano sino dagli inizi del mese di agosto, gli ang loamericani si muovono essenzialmente nei termini di 'resa incondizionata' - la formula pronunciata a Casablanca nel gennaio di quell'anno - cercando di ottenere, dalla resa deU'Italia , i massimi possibili vantaggi.

( I ) Chi scri \'c queste pagine ha pubblicato. nel 1945, un volume: Il Corpo Italiano di Liherazinne, Magi-Spinetti, Roma, pp. 138. (Era stato rc tlalto, per desiderio del Generale Utili, nei mesi di ottobre e novembre 1944, in Piedimonte d'AliCc - presso il Comando del Gruppo di combattimento 'Legnano' - ·ulla base del 'diario storico' e di tutti i documenti orip 111a li del I Raggruppamento Motorizzato e del Corpo Italiano di Llbcra11u11t'. c he il Comando del Gruppo 'Legnano' aveva ancora presso di sé.) Sono 'itat i ooi nubblicati, a cura dell'Ufficio torico dello Stato M.ll'piurc dell'Esercito, i due volumi: Il I Raggruppamento Motorizzato / 111/111110 ( 1943-1944), Roma 1949; I/ Corpo Italiano di Liberazione (aprile"'llcmhre 1944), Roma 1950 (ristampa 1971 ). (2) /,'8 settembre fu<Jri d'Italia, 4• ed., Mursia, Milano 1969.


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Conclusa, il 18 agosto, la occupazione della Sicilia, la immensa macchina politico-militare • indipendentemente dalle trattative di armistizio - è tutta in movimento verso la nuova fase, tendente ad agganciare il maggior numero possibile di divisioni tedesche. Churchill, politico e insieme stratega finissimo, avverte che l'armistizio può offrire prospettive nuove. Eisenhower, capo militare di buon senso, avverte che l'armistizio può facilitare il suo compito, risparmiando molte vite americane. Ma l'immensa macchina che è in movimento - con la sua programmazione estremamente complessa, con le sue scadenze di anni, di mesi, di settimane - continua imperterrita a girare, senza che si voglia (o for. e si possa?) apportare modifiche significative. E' vero che ad un c-erto momento - nelle trattative con il rappresentante italiano Generale Castellano - gli angloamericani si sentono dire che gli italiani non solamente sono pronti all'armistizio, ma sono anche disposti a collaborare con le armi alla liberazione del loro Paese dai tedeschi. La dichianaiu11e 1i colpisce, ma non muta ostanzialmente l'atteggiamento di fondo che rimane orientato secondo lo schema già formulato. L'essenziale è trarre dalla resa degli italiani i massimi possibili vantaggi immediati , ai fini di quello schema, imponendo condizioni durissime, non senza determinare l'equivoco dei due armistizi, il corto e il lungo: per cui il Generale Castellano, quale rappresentante del Maresciallo Badoglio, il 3 sellembre firma a Cassibilc il corto armi tizio, con il rimando dell'art. 12 che contiene, a scatola chiusa, il lungo, che egli - Castellano - non conosce, e dietro di lui non conoscono Je autorità italiane di Roma. Si parla di due sbarchi: il secondario, diversivo, all'estremo ud; e il principale più a nord. Ma si c.-.clude nel modo più assoluto di precisare luoghi e date: perché si ha sempre un dubbio sulJa buona fede degli italiani, e perché si teme che, comunque, la notizia possa pervenire ai tedeschi. Si impone agli italiani di annunziare l'armistizio subito prima dell'inizio dello sbarco principale: le famose sci ore. Su ciò si è irremovibili, perché - si dice - la opinione pubblica americana non potrebbe perdonare che anche un solo soldato americano cadesse combattendo contro italiani, dopo la avvenuta firma dell'armi tizio. (In verità lo sbarco secondario ha inizio di là dallo stretto di Messina, sulJa punta della Calabria, il 3 settembre • il giorno stesso della firma segreta dell'armistizio • e sino al giorno


IL CEffJIAU UMIUITO VTIU KllLU llUlaA Ili ~J()!~,J!

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8 ·oldati alleati si trovano a combattere contro italiani, oltre che contro tedeschi. Ma iJ problema forse risulta irrilevante per la opinione pub bi ica americana, dato che le truppe sbarcate appartengono alla s• Armata, e precisamente alla 5a Divisione britannica e alla t• Divisione canadese.) L'immensa macchina continua intanto a girare, imperterrita. (L'unica modifica consiste nella programmazione dello sbarco, a Roma, della divisione aviotrasportata.) Anzi - sembra accertato - si stringono i tempi, nel timore, infondato ma latente, di un ripensamento da parte italiana; ma sor,rattutto nel timore che i tedeschi compiano un atto di fo17,a sul Re, ·ul Governo, ul Comando Supremo, togliendo cosi agli angloamericani , con un colpo di spugna, gran parte dei vantaggi dell 'armistizio. La grande flotta da sbarco, per Salerno, prende il mare. Gli italiani , che per effetto di una serie di equivoci sono orientati verso la data del 12, apprendono la imminenza deHo sbarco - e conscbruentcmente dell 'annunzio dell'armistizio - nel tardo pomeriggio del 7, con preavviso quindi di sole ventiquattr'ore. Nella totale incomprensione della 'immensa macchina' credono - soprattutto a iniziativa del Generale arboni, - di potere ;,, extremis raddrizzare la . ituazionc, ollenendo la sospensione dello sbarco dei paracadutisti a Roma e insieme la sospensione dell'annuncio dell'armistizio. Si perdono così le ultime ore preziosissime, decisive. La 'immensa macchina' continua a girare. Eisenhower risponde, duris. imo, al telegramma <li Badoglio che chiede un rimando. Lo sbarco dei paracadutisti, a Roma, viene annullato. Nel tardo pomeriggio dell 'S le radio angloamericane trasmettono l'annuncio del generale Eisenhower. Segue alle 19,45 il proclama di Badoglio. Una forma che polremmo chiamare di assoluta anclasLici1ti

- nel non sapere ritoccare i tempi e i modi nel procedere della

'immensa macchina' - fece perdere agli angloamericani gran parI l' dei vantaggi impliciti nella accettazione dell'armistizio da parIl' dell'Italia. (Per non parlare dei tragici sacrifici che costò, in piu d ·I necessario, agli italiani.)


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Ca.brio Lomhr41

Forse possiamo anche ricono cere che solamente una simile 'immensa macchina' sarebbe stata in . condizione di. vincere la Germania. E la vinse, in effetti: e questo era l'essenziale. Ma gli errori rimangono: e la vittoria finale non vale a cancellarli dalla storia. Un errore, grave, fu la totale anelasticità con cui si. affrontò la novità costituita dall'armistizio offerto dall'Italia nell'agosto del 1943. Di questo errore . abbiamo detto . gli angloamericani portarono gravi conseguenze: materiali e spirituali. Materiali, in un di più di sacrifici, in uomini, in mezzi, in tempo. Spirituali, nella profonda delusione che ingenerarono nei popoli oppressi d'Europa, dimostrando di non mantenere fede a molti tra i motivi quotidianamente ricorrenti della loro propaganda. Ma dell'errore furono gli italiani . naturalmente · a portare le conseguenze più gravi: sommandosi l'errore degli angloamericani ai molti errori compiuti, prima e durante, dai loro massimi capi, politici e mHitnri. Nel 'Regno del sud', come è stato chiamato, il Maresciallo Badoglio e le autorità militari subito si preoccupano di predisporre una partecipazione dell 'Esercito italiano alla liberazione della penisola. La Marina . dopo avere e emplarmente compiuto il sacrificio di adempiere le clausole de1l 'anni tizio. collabora attivamente sino dai primi giorni alla guerra contro la Germania . La poca Aviazione residua va riorganizzandosi come meglio può. Ma per l'Esercito le difficoltà sembrano insuperabili, soprattutto perché la 'grande macchina' angloamericana , non avendo previsto una partecipazione italiana, mostra chiaramente di non gradirla . Tn verità ci ono difficoltà obiettive , dopo quanto accaduto aH'indomani dell'S settembre, per approntare nel sud grandi unità combattenti: ma se si volesse, da parte angloamericana, basterebbe aderire aHa offerta italiana di trasferire daUa Sardegna divisioni in piena cffìccn1.a, senza accampare la pretestuosa indisponibilità di navi da tra porto. Esclusa tale eventualità, per il fatto mollo semplice, anche se non confes ·alo, che gli angloamericani non vogliono, almeno per il momento, una significativa partecipazione degli italiani alla guerra, le autorità militari italiane si orientano - d'accordo con le autoriLà angloamericane. per l'approntamento di una pie-


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mia unità che avrà un compilo poco più che imbolico, e dovrà essere integralmenle motorizzala. Sussiste ancora l'illusione che l'avanzata delle forze angloamericane sarà rapida, nella penisola. Si riliene quindi indispeni.a bile che tutt,o il conlingente italiano sia motorizzato. Dato il numero limitatissimo di aulomezzi recuperabili nell'Italia liberala - e dalo che gli angloamericani escludono di potere mettere a disposizione automezzi - questa pregiudiziale, della integrale molorizzazione, fa contenere il quadro della nuova unilà enlro limiti ridouissimi. Essenzialmente un reggimento di fanteria e un n:l!gimento di artiglieria. Così, sotto la data del 28 settembre 1943 - a venti giorni dall'annunzio dell'armistizio - si costituisce in Brindisi, per ordine Jl'llo Stato Maggiore dell'Esercito, il I Raggruppamento Moto, 11--Lalo. L'armamento rimane essenzialmente quello precedente; inlcgralo da un maggior numero di armi automatiche. Come ve, 1iario viene distribuita a tutti i militari del Raggruppamento, n ,mpresi gli ufficiali, la serie coloniale con bustina e senza elmo. Al vettovagliamento avrebbe provveduto la Sussistenza italiana: fino a quando, con il trasferimenlo nella zona di impiego, 110n sa rebbero ubc nlrale le Sussistenze angloamericane. J I prqblema degli aulome1.zi si sarebbe dovuto risolvere rer upcrandone dapertutlo, ovunque ve ne fossero . Completata, nel corso del me ·e di ouobre la preparazione in Puµlia, il Raggruppamento, costituito da una forza complessiva di drca cinquemila uomini , viene trasferito ai primi di novembre ,wlla zona di Avellino per essere impicJ,;alo, lra breve, sul fronte tll·lln sa Armata americana: viene assegnato, nelle settimane sucl l'"" ivc, alle dipendenze del 11 Corpo d'Armata e ai primi di dil l' tnhr • è pronto per entrare in linea. In quel periodo il Generale Utili si trova a Santo Spirito,

rn·..,..u Bari , quale

Capo della Mi sione italiana di collegamento , un il XV Gruppo Armate angloamericane. Dalle pagine che si pubblicheranno tra breve (3), risulterà l',,lll·~i:,!iamento costantemente defatigatorio delle autorità an1• loamcricane nei confronti di ogni. proposta italiana per allar1•,111c· il contributo militare sul fronte di combattimento. Il) Vedi pag. 264 e noia •.


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C.brlo Lombcrdi

Significativo, in questo senso, il rapporto in data 28 ottobre: Utili informa lo Stato Maggiore circa un suo colloquio presso gli organi del Comando Gruppo Annate. « Ho conferito stamane col gener.tle Martin in a,tomento ai due unitj dispacci del O. G. di Eisenhower comunicati aJla Mi sjonc per conoscema. Ho avuto subito l'i mpressione che i rispettivi punti dj vista si fossero tutt'altro che avvicinati. In sintesi: a) per il momento è previsto soltanto l'impiego del raggruppamento Dapino; nel caso che l'esperienza dimostri che si tratta veramente di truppe 'buonissime' i potrà pensare a fare entrare in linea anche il raggruppamento da montagna (ili cw ho notificato la composizione); è comunque escluso l'impiego di qualcosa di più d'una ruvisione italiana nel ciclo operativo in corso; la questione potrà essere - se mai - riesaminata più tardi, cioè dopo l'occupazione di Roma, Firenze, ecc.; b) declinata l'offerta del battaglione ardili di cw non hanno bisogno; e) escluso qualunque trasporto di truppe e mezzi dalla Sardegna dovt'ndo il tonneUaggio disponibile avere altra dcstinnzione; d) neppure interes~no unità costiere non essendo prevedibili attacchi aJle coste nella presente shuazione; e) le forze italiane inviate a Napoli sono sufficcnti e non si vede la necessità di farvi affluire il resto della divisione 'Mantov1( (come avevo proposto). Nel complesso l'impressione lascialami dal colloqujo non è slata gradevole. Il senso crudo del discorso mi è sembrato il seguente: fate ciò che di volta in volta vi chiediamo sem.a lenlare di estendere il vostro concorso; un atteggiamento collaborativo è per lo meno prematuro e per ora ci infastidisce. •

Tipici della personalità di Utili , gli ultimi due capoversi. Proprio a seguito di tale promemoria, il Generale Ambrosia, Capo di Stato Maggiore Generale, scrive tre giorni dopo, il 31 ottobre, al Maresciallo Badoglio: « Nell'atteggiamento anglo-americano si conrerma sempre p1u la tenden1..a, da un lato (propaganda) ad invitarci a combattere ccJ a far dipendere la nostra sorte futura dalla entità del noslro apporlo bclJico, dall'altro (fatti) a cercare di ridurre al minimo tale apporto. Mentre il Comando in capo alleato ha ammesso l'impiego di una nostra divisione da montagna, magari in più del noto Raggruppamento motorizzato, il gen. Alexandcr subordina l'impiego di tale divisione alla prova che darà in combattimento il suddetto Raggruppamento ed esclude sin dopo la conquista di Roma, Firenze, ccc.


271 l'impiego di fo17,e superiori alla divisione non~ il trasporto nella penisola delle truppe dalla Sardegna. Contemporaneamente, alle nostre truppe che devono lasciare la Cor ica dopo aver dato il loro efficace concorso alla cacciata dei Tedeschi dall'isola, viene imposto di lasciare ai Francesi il meglio del loro armamento e materiale. Di fronte a tale stato di cose ritengo sia necessario da parte nostra, per rimanere nella realtà: - mettere da parte decisamente ogni rela1.ione tra il nostro contributo bellico ctl il trattamento che ci sarà riservato a fine guerra, sostituendovi il concetto della collaborazione disinteressala, basata unicamente su concetti morali e su concetti di diritto; - affermare recisamente il nostro diritto e dovere di combattere per liberare il nostro Paese, senza far dipendere la nostra collaborazione operativa dagli aiuti materiali anglo-americani e tanto meno da compensi futuri. Il nostro diritto a combattere, oltreché su considerazioni mc.>rali (impossibilità di assistere da spettatori alla liberazione del nostro Paese), è basato sui fatti seguenti: - sarebbe illogico ed antipolitico che da parte degli angloamericani (fautori della libertà e del diritto) si impedisse agli Italiani di collaborare allo redenzione del loro Paese, quando nel campo opposto si sollecitano in tutti i modi gli Italiani a ricostituire un esercito da far collaborare attivamente coll'oppressore tedesco; - assurdo ostacolare gli llaliani del territorio libero ad esercitare un'attività bellica che viene poi esaltata ed additata ad esempio dagli alleati per i reparti e civili italiani tuttora in azione contro i germanici nei territori occupati; - assurdo im(>Orre alle truppe regolari di rimanere con le armi al piede quando si accellano volontari (Pavone, ecc.) per combattere nelle file degli alleati. Si tratta di questione fondamentale e con conseguenze Importantissime : " il diritto a batterci, indipendentemente dagli aiuti mate riali anglo-americani." Questione quindi di Governo, che ritengo sarebbe opportuno ros~ trattata al più presto, all'infuori delle Mi sioni o Comandi alleati locali, con chi possa decidere. •

Jn effetti gli angloamericani desiderano soprattutto che gli servizi di retrovia (4). Sotto questo proI ilo rimangono esemplari alcune pagine in cui il Generale Utili italia ni collaborino nei

(4 ) Sull'ampio contributo - spesso ignorato o sottovalutato - dato .,Ila 1•11c rr·a di liberazione dalle Unità non combattenti dell'Esercito, è , 1. 110 , cccntemcntc pubblicato, dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore ,tl'll'F,crd to, un significativo volume: u Uniti¼. ausiliarie dell'Esercito / 111/ 111110 nella Guerra di Liberaz.ione, Roma tm.


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CMno LomlHlr-dJ

racconta la vi ita ad un reparto salmerie, a rido so della linea del fuoco, oltre Lanciano, a fine dicembre 1943, quando ancora era Capo della Mi ione presso il XV Gruppo Armate. • O pile del Comando della 209", mi ero fatto indicare la dislocazione di uno di quc ti Reparti salmerie, e mi recai a vi ilarlo. All 'accampamento i accedeva dalla trada Lanciano-Castelfrentano. Qualche centinaio di metri dallo sbocco orientale di questo abitato, la strada correva in cresta ad un lungo spcr~ ne ad arco, concavo ver o le posizioni nemiche. Le tende erano sistemate a mezza co la, a rido o dai tiri; più in giù, regolarmente a sicurati a paletti di fortuna o a brevi filoni, Lavano i muli : nel sottostante burrone correva un ruscello fangoso che ·erviva per la bcverata. In alto e al centro, sotto la ere ·ta appena quel tanto che era necessario per restare defilata, una casetta ru tica dominava tutto il pendio ; una po izione eccellente per la dimora del maggiore inglese a cui era alfidato il reparto. Oue · to maggiore avrebbe dovuto affiancare il comandante titolare per rc,:olarc con le truprw in linea i particolari d'impie go. Tale impiego, nel caso concreto, dovendo svolger i capillarmente e in condizioni di sicurc:o.a quanto mai delicate fin sotto le po izioni più avan1.ate da rifornire, richiedeva accordi assai minuzio i. La pre. cnza di un uffì ialc alleato, era quindi giusti· ficata e importante; più tardi vidi a ·olvere questa funzione da qualche ufficiale ingle in modo degno di ammir.vione e con un raro senso di responsabilità e quindi di giusta ed energica tutela nei confronti dei no tri oldati. Ma questo non era il caso. li nostro maggiore non affiancava il titolare, che era un emplice Lenente di complemento giovane e poco sicuro di sé, ma lo . ~ vcrchiava fino ad annullarlo; prima col grado poi colla maturità degli anni e dcll'espericn.1.a , e infine con una incontrollata e dipotica prepotenza. Era un omino magro e di tinta bilio a , dallo sguardo freddo e dalle labbra ottili; i pavoneggiava nelJ'uniforme, non i separava mai dal frustino che u ava battersi nervo arnente ·ugli tivali e seppi che era u o ad alzarlo non oltanto sopra i quadrupedi. Informato della mia presen1.a. mi venne incontro con impeto astioso deciso a respingere qualunque velleit di controllo. Ma io po sedevo autoriv.al'ioni abba tan.1a g nerichc per volgerle con naturalezza ai miei fini; potevo c. ibire documenti alleati, nei quali la mia qualità di Capo Mis ione prc so il Generale Alexander non era taciuta, e credo, Dio mi perdoni, di averne io


D

CF'flJW.J' \!MllfllTO UTILI llllU C\/tJIIIA 01 UIE&AZIOSE

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, tl''>SO nella conversazione esagerato alquanto il significato. Ciò dovette impressionarlo più del dovuto sicché volle farmi con i'rnssolana ratuità gli onori di casa. L'alcool lo incoraggiò alla <<1nfidcnza, divenne espansivo, si lamentò con me della mollezza dl·g li ufficiali e dei fa ' tidi c he gli procuravano gli uomini, tuttav,., riconobbe benignamente che avevano anche delle qualità ; lu-.ognava soltanto tenerli in pugno, ma fortunatamente lui, che 1.,n~va il piantatore e il commerciante di thè a Ceylon , sapeva co1m: cavarsela. Il brav'uomo non immaginava che io dominavo a , 1l·11to lo sdegno e il disgusto; come non immaginava che non è , un quei metodi che si fa rendere i] soldato italiano. Era sol tani o compiaciuto di e stes. o e divenne così ben disposto c he, scblwnc visibilmente contrariato, non azzardò di opporsi quando gli 111anifcstai con sicurezza l'intenzione di parlare con gli uomini tld reparto e aggiunsi che era preferibile egli non partecipasse 1wr hé la sua presenza avrebbe polulo turbare l'opera di persua, ,onc c he mi pToponevo di svolgere. Gli ufficial i e rano cinque, tutti subnlterni , tutti di compie llll' lllu, ed apparivano a bba ·tan;,,a diso rie ntali sul servlZlo e sui p1 opri doveri, compre o il veterinario ; sbucarono da varie dire11oni in strani abbigliamenti. e il maggiore inglese intendeva dire che questi giovanotti ,·1.1110 abbastanza lontani dal possedere la maturità necessaria 1w1 governare degli uomini in un ambiente spirituale cosl ingrato l' diffic ile, può darsi che non avesse torlo; avevano bisogno es, , , ,c~~i di una guida e certo non era lui che poteva offrirgliela. M i dissero c he nessuno era pratico di salmerie e, come lo, 11 . la maggior parte dei conducenti ; questo ci voleva poco a cap11 lo , basi ava d are un'occhiata ai quadrupedi, allo stato dei ba· -.11 1..· alle ferrature. 11 servizio era duro e rischioso : si compiva e ·elusivamente cl, nollc, per ore e ore di percorso, con itinerari erti e sdrucciolt·,oli, nell 'oscurità fonda e , otto la frusta di subi tanei, rabbiosi ,. '-Pl'""o pesanti tiri di interdizione; l'egoistica pigrizia degli indi.mi pre tendeva c he lo carico dei muli avvenisse sulle pos tanoni piu avanzate, dove l'i mprudcma si pagava spesso a caro p1t•110; l'impossibilità di c9mprendersi con loro dava frequente u, 1 .,,iunc ad equivoci . litigi, ed a brutali maltrattamenti. Questi 111I 1l 1ali erano tutti carichi li risentimento verso l'inglese, ma fl", I, oppo a nche di timore; ~nvece che trarre da ciò motivo di "1 111 cua e di coscienza del dovere per dare autorità morale ad 1


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C.brio Lombardi

un'energica reazione. facilmente s i avvilivano e forse se ne facevano una ·cusa per diventare neghitlosi e disinteressati del servizio. Cosi gli uomini restavano senza indirizzo e senza efficace protezione. Era quasi l'om del secondo rancio, quando arrivai, e i soldati oziavano qua e là. Erano trascurati, avevano ispida la harba e lo spirito, rispondevano con malavoglia e con una specie di ostentato dispregio alla subordinazione che si supponeva ancora dovuta ad un generale italiano; anche lo sguardo era torbido, misto di os tilità e di diffidenza. Ora la mia visita, prolungandosi , diventava oggetto di curiosità e di eccitazione; la gente ·i avvicinava, formava gruppi e capanndli , compiva una rustica e trasparente manovra per attirare la mia al le nzionc. Io lo compresi, tanto più che era proprio quello cht: mi attendevo. Mi avvicinai ad una grossa pietra isolata e vi ·edelli , feci cenno di prendere posto attorno a me sulle zolle in lieve pendio, gli uomini si affollarono, si strinsero per essermi vicini e il nostro colloquio incominciò. Parla vano prima l'uno, poi l'altro e spesso tulli insieme; ma un ·emplice gesto della mano bastava a riportare l'ordine e la calma in quella miagolante assemblea che diventava sempre più docile mentre si roteva crede re che sarebbe stata tempestosa. Era soltanto una triste storia di s0Heren1.c e di disagi. Mi mostravano le scarpe rotte e le unifor mi a brandelli; mi denunciavano la mancanza di biancheria, di ·apone, di generi di conforto; mi invitavano a constatare come fossero bucate o lacerate le loro miserabili tende sotto la sferza del vento e la gelida pioggia ai piedi. della Maiella incappucciata di neve. Gravemente irregolare la posta ed irrisoria la quota di conces ·ione delle licenze per coloro che avevano le famiglie nel sud; per gli altri , ed erano la maggioram.a, angosciosa l'ansietà e struggente la nostalgia, tanto più acuta in questi giorni di festa che non erano valsi neppure essi a di · ·olverc l'opaca atmo fcra di indifferenza da cui si sentivano avviluppati. Poi alto proruppe lo sdegno per la loro avvilente situazione di servi : servi dei Gurkhas e dei Sikhs da cui spesso erano sta· ti insultati, presi a calci e bastonati. Si ribellava in loro l'istinto di una civiltà superiore. la fierezza di antichi soldati che si era· no battuti lealmente e che adesso le sfortune della Patria mettevano in balia del vincitore, oggetto indifeso di scherno e di ingenerosi rancori. Dateci dunque le armi se dobbiamo cooperare, di-


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cevano con ingenua esaltazione: faremo loro vedere se merttla· 1110 di es. ere ridotti a questo livello di bestie da soma. E si inlc· rcssavano del I Raggruppamento di cui vagamente avevano inlc· so parlare cd ansiosamenlc mi chiedevano e avrebbero potuto essere trasferiti. Ora anch'io parlavo loro, dominando l'interno tumulto <lei miei sentimenti , prima oltanto per incoraggiarli a sfogarsi, poi per spiegare loro tante cose dolorose; ora appas!>ionato cd ora schcr-1.oso, perché bisogna diffidare della retorica con gente che soffre. E vedevo spianarsi le rughe dalla fronte , gli occhi inlent i farsi più sereni, sparire dalle labbra la piega amara e tornarvi il sorriso. Quando mi alzai parevano trasformati , avevo guadagnato con poco la loro fiducia ed eravamo diventali amici; spontaneo rinasceva in loro il senso antico della disciplina e :.i rendeva manife Lo nell'evidente volontà di riru.:.umcrc sotto i poveri panni un portamento militare, nello !>Calto con c ui prendevano la posi 1ionc di attenti e la mano ~i fermava nel saluto. Ma se spiritualmente avevo tatto loro del bene. e si ignoravano quanto bene avevano fatto a mc. Partivo pieno di collera e di amore come una molla caricata. Aveva messo radici profonde la rnia fede nella riscos'ia morale del soldato italiano, per quanto scoraggianti pote sero e!> 'ere le apparenze contrarie; di questa fcde avrei avuto gran bisogno tra poco. Misuravo le difficoltà di aiutarli in questa risco sa e insieme !.cntivo c he questo era l'unico compito degno. Gli eventi dovevano venire incontro in maniera improvvisa a tale mia aspira7Jone. • Alcune Sl.'ttimane prima, 1'8 dicembre, il I Raggruppamento aveva affrontato il combattimento per la conqui:.ta di Monte I.ungo, di11a111.i a Cas1>ino. Gli americani ù ·Ila s• Armata avevano voluto offrire agli ila· liani , sinceramente, una buona occasione per un !>ucccsso. Sbagliarono, nel ottovalutare le difrìcohà dell'a.d one: µli italiani funmo !>pinti ad incunearsi nel dispo~itivo nl.!mico ancora saldamente tenuto, . cnza che ai loro fianchi !.i fos ero volte o alme110 si stessero svolgendo quelle azioni ortensi e che erano !>late prl·annum:iatc e c he sole avrebbero potuto giu:-.t ificare una fondata spcn11m.1 di successo, su di un obbiettivo parlicularml'nt e difficile, quale Monte Lungo.


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Gabrio ln,nbardi

Questa, la ricostruzione del Generale Utili, nel discorso che due anni dopo - 1'8 dicembre 1945 - terrà, in Bergamo, alle truppe della Divisione 'Legnano': « Monte Lungo è una dorsale isolata, a tre gobbe, orientata nel senso dei meridiani; ha il vago aspetto generale di un enorme cetaceo in emersione. Uscendo in faccia ad esso daJ profondo della stretta di Mignano, la via Casilina e la ferrovia l'abbracciano dai due lati. E' una spina che s'investe con la punta nella tretta, come il tappo nel collo di una bottiglia. Bisognava sloggiare di là i Panzergrenadicre, dopo di che sembrava non ci fossero più ostacoli per dilagare neUa pianura e investire lo sbarramento di Cassino. Fu detto agli italiani che le posizioni già conquistate serravano Monte Lungo in una morsa: in altre parole, che il collo della bottiglia era già tutto nelle mani degli Alleati. Questo non era esatto; come poi si vide e costò piuttosto caro. D'altronde gli italiani non ebbero il tempo né l'opportuniL~ di assic-ur:ir~f'ne perché, a garanzia che i tedeschi non si accorgessero del cambio, fu. rono portati in linea all 'ultimo momento. Nell'alba incerta dell'8 dicembre una formidabile preparazione dell'artiglieria americana percosse le posizioni nemiche; dopo, improvviso, opravvenne il silenzio. Ed ora, Italiani, a voi! Quaranta pezzi deU'undicc imo artiglieria apersero contemporaneamente e a celere cadenza il loro tiro d 'appoggio. li primo battaglione del 67" cd una compagnia bersaglieri si avventarono all'attacco con impelo garibaldino; gli uni direttamente per la cresta, gli altri.' avvolgendo da ovest, lungo la ferrovia per la valle del Peccia. Fu come gente che chiudesse gli occhi e si gettasse risolutamente nel rogo a purificarvi col sacrificio proprio la Patria umiliata; molti con ingenuità eroica sventolavano il tricolore. Dagli osservatori circost~ti i soldati americani ne scguiv~no con febbrile interesse i progres i ammirando quel romantico ardore; i fanti giunsero sull'obiettivo. Proprio allora, per disdetta, certe cortine di nebbia che avevano fiancheggiato e mascherato l'attacco si diradarono aJl'improvvi o; e da tre lati: da nord, da est e da ovest, dalla profondità della posizione e dai fianchi che si ritenevano sicuri proruppe inattesa e violentissima la reazione. Su in cresta le sagome degli assalitori si stagliavano scure contro il ciclo; sui due versanti si proiettavano contro lo


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s operto pendio; sotto il fuoco concentrico non c'era possibilità di riparo. Gli attaccanti doveuero arrestarsi; poi tennero duro con eroica ostinazione; ma alla fine, sotto minaccia di distruzione totale, i superstiti furono costretti a ripiegare. Dopo pochi giorni l'attacco venne ripetuto ma, questa volta, nel quadro di una azione generale. Com'era logico, riuscì; il tricolore sventolò sulla vetta più alta e più in là ; cd ebbero pace i nostri morti. Questo, senza l'enfasi della retorica , è stato il combattimento di Monte Lungo. on è un modello d'arte militare e nemmeno ~i potrebbe sostenere che abbia avuto un peso di qualche rilievo suJ complesso delle operazioni. Impegnò direttamente poco più di mille uomini e di essi quasi la metà non tornarono: per no i che vedemmo ben altre ecatombi il suo significato materiale no n trascende il valore di un episodio. Tuttavia, per il suo valore ideale io sono convinto che il combattimento di Monte Lungo appartenga non alla cronaca ma alla storia d'Italia e che perciò non sarà più dimenticato. Poiché esso permise che si diffondcs,c nel mondo la notizia che per la prima volta nella seconda guer· ,·a mondiale i soldati italiani si battevano a fianco d ei soldati a llea ti, i ballevano con impelo e con saldezza; i primi che fos,(' ro tornati in piedi , vincendo l'amarena e lo sconforto, offrendo lo s trazio delle proprie carni all'espiazione di errori funesti di cui non i entivano colpevoli; con una e altazione romantica di cui ,olta nto chi ha letto brani di diari prima della battaglia e testame nti spirituali di alcuni di quei Caduti può rendersi conto con 1.·mozione sincera. Molti di questi giovani non avevano maturato lentamente nuove convinzioni politiche, erano stati davvero sorpresi e diso, icntati dalla crisi tragica del loro Paese; ma senza indugiare ad indagarne le cause non ne constatavano che gli effetti e cioè una I 1alia divisa, straziata, umiliata , una realtà fisicamente insopportahilc contro la quale bisognava insorgere subito, in qualunque modo e a qualunque prezzo. Perché questa Italia potesse risorl'l'rc. rigenerarsi e rinnovarsi, non per loro ma per quelli che sa, d)bcro sopravvissuti , degnando perfino di riOeuere a quali meh.· avrebbe poi dovuto indirizzarsi, questi giovani, nell'impul o rc ncroso di un cuore di vent'anni, nell'istinto elementare di una 11.11io nalità plurimillenaria, compresero una cosa sola: che bi,01•11ava battersi e morire. Che battersi e morire non fosse una cosa inutile per uno sco-


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Go.brio l..ombardl

po assai più importante che non )a quota 343 di Monle Lungo, presa, perduta e poi riconquistata, cc lo dice iJ messaggio del Generale Clark , comandante della s• Armata americana, con queste parole:

"Questa azione dimostra la determinazione dei soldati italiani di liberare il loro paese dalla dominazione tedesca, determinazione che può ben servire d'esempio a tutti i popoli oppressi d.'Europa." Il combattimento può non aver avuto un'importanza militare; ma questo commento aveva invece una chiara e confortante significazione politica. » Anche coronata di successo. il giorno 16, la prova era stata complessivamente troppo dura. Su esplicita richiesta del Coman· dante, il Raggruppamento veniva ritirato dalla linea del fuoco : era avviato, a fine dicembre, in una zona lontana dal fronte S . Agata dei Goti , Airola, Solopaca - per riordinamento. Il Comandante scriveva , ai primi di gennaio, in una relazione ''Sullo spirito delle truppe": • Le cau se del disagio morale, che trovano la loro origine nelle attuali condizioni del Paese e che dovrebbero quindi in astratto e sS\!re comuni a tu tti i reparti, possono essere neutralizzate dal sentime nto della disci1llina e dall'azione dei comandanti fino a che i sacrific i richiesti alle lruppc sono conte nuti io certi limiti, ma pro<lucono il loro irrepa rabile effetto d isgregatore su uomini che si sentono esposti alla prova suprema: la prova del sacrificio della vita. Tale è a ppunto lo talo d 'a nimo delle fone di fanteria di questo Raggruppa me nto che, per la <lul'C7'.J.a delle perdite subite, sono porta te a conside rarsi, esagerando i pericoli cui sono esposte, desti· na te ad un sicuro sa crificio. "

In effetti, mentre il morale dell'artiglieria, del batlaglionc controcarri, del battaglione genio e dei vari servizi poteva considerar i sufficentemente buono, il morale della fanteria non sembrava ripre ndersi. Ai motivi intimi di depressione e di scoramen· Lo, che ciascun soldato Lrovava in se tesso, si aggiungevano le varie correnti esterne - disgregatrici - in pieno rigoglio. Non poteva chieder ·i a cinquemila uomini , riuniti sulla base di circos tanze quasi casuali , di essere tutti eroi: proprio, si badi bene, perché erano solamente cinquemila. Veniva troppo fa. cile e troppo spontanea la domanda: e gli altri? pcrchè noi soli?


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E dato che erano tanto pochi, d'altra parte, in mc1..zo alla marca degli eserciti angloamericani, inutile poteva appari re iJ loro sacrificio, ai fini dell'andamento delle operazioni militari: l'Italia sarebbe stata liberata egualmente, anche senza il concorso del I Raggruppamento Motori1..7,ato. Per quale ideale, allora, dovevano combattere e morire? Per l'ideale della democrazfa? Ma la prima esperienza di vita democratica era tragicamente dolorosa e scoraggiante. Per ottenere dagli angloamericani un diverso atteggiamento nei riguardi dcll'ltaJia? Ma la realtà dei fatti, se non le parole, lasciava intendere come nessuna concreta intenzione gli angloamericani ave ero di migliorare le condizioni dell'armistizio. Correvano voci intanto che imminente fosse l'entrata in Ji. nea, accanto ai tedeschi, di reparti italiani - orrore di una lotta, fratelli contro frateJli - ; che i soldati del Raggruppamento sarebbero stati considerali, dall'altra parte, quaJi traditori - orrore di una fine per fucilazione nella schiena, o peggio -; che, contro le famiglie, gravi rappresaglie sarebbero state compiute - orrore di essere causa di atti di inumana barbarie contro i propri cari. Sarebbe occorso, intorno, un caldo ambiente di incoraggiamento e di simpatia: una stampa concorde che aves~c sollulinca10 la bellezza del sacrifido di questi pochi, la generosità di chi, affrontando il combattimento, riaffermava - per tutti - la volontà di risorgere dell'Italia. L'ambiente immediato · dove liberamente circolavano gli 'sbandati' del1'8 settembre - non faceva che incoraggiare alla dis ·rzione; direttamente e indirettamente. Direttamente: perché chi i sentiva in difetto vedeva con timore il ricostituirsi di un ..-scrcito e di una gerarchia che domani avrebbe potuto chiedere .::onto dell'operato o, quanto meno, avrebbe potuto 'richiamare'. Indirettamente: perché ogni sbandato che ave se un minimo di buona volontà riu ·civa · nel crescente disordine economico · a fare, più o meno oncsiamente, lauti guadagni: e non rischiava la vita. La tampa, proprio in quei giorni, era l'eco della campagna eh · i partiti politici avevano scatenato contro la monarchia e conI .-o il governo. Si andava preparando, in quelle se tti mane, il con~rcs~o di Bari (28-29 gennaio 1944), che avrebbe dovuto portare nella intenzione di vari partii i - alla immediata abdicazion~ del Re.


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C11brio Lonrllcrdi

Ogni soldato del Raggruppamento poleva leggere, sul primo giornale che gl' capitava Lra mani, i più volgari insulti alla persona del Sovrano, i più violenti attacchi alla autorità costituita. Poteva leggere che i giovani delle zone liberale non avrebbero combaltulo, in massa, contro i tedeschi, sino a che il Re non avesse abdicato. Poteva leggere che era una ignominia i pochi reparti già organizzati combattessero portando su] petto lo 'scudetto'. li I Raggruppameno Motorizzato veniva apertamente tacciato di essere strumento - per il presente e per l'avvenire - nelle mani della rcazìone. A Brindisi il nuovo Capo di Stato Maggiore Generale, MaresciaUo Messe, mandò a chiamare Umberto Utili: lo conosceva bene, da quando Utili era stato Capo Ufficio del Comando di Artiglieria del C.S .l.R.

Il racconto è di Utili: • L'otto gennaio tornai a Brindisi pe1· cot1S(:gua1 e akuni dettagliati promemoria sui ·i ultati del mio recente viaggio. Il Maresciallo Messe mi fece sedere e s'immerse nella lettura; ad un tratto levò il capo e tendendomi un fascicolo attraverso la scrivania : "Deh ! · mi disse - intanto leggi questo e poi mi dirai che cosa ne pen_ i.'' Era una relazione del Generale Dapino sull'attuale efficen1,a morale del I Raggruppamento Motori1..7.ato. S 'era già spar. a la voce di una seria crisi seguita al combattimento, per quanto le nostre truppe si foi.sero impegnate con slancio e valore. Ma io non immaginavo che essa fosse co ì preoccupante come nel documento veniva descritta: il generale si mostrava profondamente a corcilo e le sue previsioni non erano affatto incoraggianti. - "Ebbene?" - mi domandò il Mare cialJo quando ebbi finito. · Mi strinsi nelle spalle. "Sarà un affar serio" - risposi. · "Hum! Tu prenderai queste truppe. Quando credi di es~ re pronto a partire?.'' - "Anche subito.'' Cosl il dado era tratto. Sentii passare in me stesso una scnazionc di gelo e di calore. L'idea di combattere mi esaltava. Ma per la prima volta nella mia vita ero indotto a riflettere quale pesante responsabilità mi assumessi. Non. si trattava soltanto di obbedire, di compiere con lealtà e sicurezza come altre volte un


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semplice dovere di guerra; sarei stato solo, in un ambiente estraneo, diffidente e sostanzialmente mal prevenuto, a difendere gli interes i del mio Pae e. Questo Paese non aveva bisogno di altri errori, e lo strumento di c ui avrei dovuto servirmi dava motivo in quel momento a serie perplcs, ità . Che Dio mi aiuti! invocai mentalmente e ripresi dopo un attimo la mia tranquillità. La natura non mi ha dato il carn ttere di un Bcnedcck che ~i avvia con rasscgna1.ionc sul cammino di una confittta già scon· tata. Nobile è il consapevole sacrificio dell'uomo, se non si tralla che di se ste so; ma il capo deve aver fede per poter infonderla agli altri. Abbia ragione, o abbia torto, ono convinto che non sa· prei adauarmi ad accettare una responsabilità di comando alla quale non mi senti si di attribuire sia pur modeste probabilità di successo. Tn quc. to caso esse mi apparivano deboli e compromesse, ma tullavia esi. tenti; una specie di pianticella che bisognava proteggere perché irrobustisse e diventa ·se rigogliosa. Questo era un compito che mi appassionava immediatamente ed al quale sapevo che avrei dedicato tutti i miei sfor1.i ed ogni fa. coltà di e cogitare mi sure e rimedi. L'ottimismo, dopo un momento di panico, riprendeva il sopravvento cd a ciò non erano estranee le riflessioni che avevo fatte a contatto cogli uomini del Re parto salmerie di Castelfrentano. • L'indomani, 9 gennaio, veniva disposta la sostituzione del Generale Dapino con il Generale Utili, nel Comando del I Raggruppamento: " . . . .una specie di pianticella che bi ·ognava proteggere perché irrobustisse e <liventasse rigogliosa." D'accordo con le autorità angloamericane si andava preparando un riordinamento del T Raggruppamento: nuovi reparti venivano approntati in Puglia. Utili volle visitarli uno per uno: tastarne il polso e caricarli, se possibile, della volontà di combat· tere. « A Villa Castelli resi omaggio una mattina alla bandiera del 68• Reggimento e passai in rivista il II Battaglione in armi; poi pronunciai un breve discorso non preparato cercando di giungere al cuore dei miei soldati. Quando si ruppero le righe feci avvertire che avrei ascoltato uno per uno chiunque avesse voluto espor· mi un suo caso particolare; ebbi però la sorpresa di una vera processione e per farmela sfilare davanti non mi ci vollero me-


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Cabno ùm1bard1

no di tre ore. Naturalmente i casi particolari a cui c'era modo di provvedere erano ben rari; gli altri si potevano ricondurre tutti ad un unico caso e cioè l'obbiezione che es i non erano dei volontari. Questi ragazzi ci tenevano a spiegarmi perché, quasi sentissero il bisogno di un consenso morale: chi aveva pesanti carichi di famiglia , chi era stato già ferito o gravemente ammalato, dù semplicemente non si sentiva l'animo di ricominciare. La guerra c'era e sta bene; ma si aveva bisogno di pochi uomini ed essi avevano già fatto la loro parte; non era forse giusto che quelli che non avevano mai fatto nulla prendessero il loro posto? Notavo con interesse che essi esponevano diligentemente i propri argomenti con sericta e con rispello, in generaJe senza l'ombra di eccitazione o di indi ·ciplina; chiedevano semplicemente di deporre il fucile come avrebbero deposto il martello o la vanga al termine del loro turno di lavoro, magari disposti a riprenderlo a tempo debito. Mi appariva formidabile l'efficacia dialettica di questa posi1.ione di pensiero che non spkc-;1va voli epici, che si atteneva all'umile buon senso quotidiano, che ignorava ingenuamente le doppiezze della politica e le esigenze della storia. Provavo la bizzarra sensazione <li ascoltare la voce collettiva della massa che avevo arringato la quale mi rispondesse candidamente: "signor gen ·ra ie, I.ci ha parlato bene e noi La consideriamo con simpatia; La seguiremmo anche con fiducia se la guerra la dovessimo fare, ma questo non è il caso; la faccia dunque Lei e i nostri sinceri auguri La accompagnino.'' Non era incoraggiante, ma non mi lasciai impressionare. Mi vennero in mente i fanti della "Se ta " il dieci ottobre 1916 prima dell'attacco a l fortino triangolare di Oppachiasella. Ricordavo i loro volti pallidi e scavati, mentre addossati al muretto della trincea spiegavano sulle ginocchia i tesori dei loro poveri portafogli sdruciti: vecchie lettere da palpare un'ultima volta, sbiadite immagini e fotografie da rimirare e da badare tristemente un'ultima volta, Allora ero giovanissimo e naturalmente imbevuto di pregiudizi romantici che costituivano una gran forza per me e per altri come me, ma che non sono tutto; mi sentii perciò indignato di quella dimostrazione di debole7.7.a e giudicai che una cosl miscrahile umanità angosciata e dolorosa non dovesse possederl.'


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un briciolo di spirito guerriero; l'allacco sarebbe certo fallito. Poi scoccò l'ora H e con immensa sorpresa li vidi balzar fuori dal riparo con mirabile contemporaneità, trottar curvi e infagollati su per l'erta come l'onda della risacca che ' i frange ulla scogliera, traboccare irresistibili oltre la cresta; molti giacquero irrigiditi ; ma la brigata penetri> profondamente ed attestò a Kostanjevica. Allora vitli quegli uominj sullo un'altra Juce ed imparai come la ma!ssa grigia anonima e u11iforme degli uomini comuni sia pur essa capace di eroi!srno sebbene, o forse purché, ignori di cumpicrlo; una ma~!sa che detes ta la retorica, per cui non è che un lusso la poesia del sacrifi io sollo il cui r,cso vacillano le povere spalle grava le ininterrottamente, ma c he ha una fori.a di sopportazione in finita cd obbedisce silenziosamente. Essa ha bisogno soltanto di essere compresa. Così mentre mi parlavano, io li guardavo negli occhi con la ombra di un sorriso benevolo: senti ano in quello sguardo il calore di una simpatia eù i11!sic1m: ~i I i:.H.:gliava spontaneamente la voce profonda del dovere; ci capivamo cn,.a parole. A11ora battevo loro una mano ~ulla spalla cd essi si allontanavano con andatura un pò incerta, a capo hino e come vergognosi. Quegli uomini mi hanno seguito fedelmente durante sedici mesi ed hanno combattuto con molto onore, fino alla valle del Po. • In quei &?iorni Utili rifletteva, tra sé, sul progetto di riordi· namento preparalo dallo Stato Maggiore : « ( . . . . ) Tutto ~i poteva accomodare ·e gli americani ci avessero lascialo fan: ; noi soltanto conoscevamo i nostri soldati. Non bisogna ·orprcn<lerci se gli alti e bassi della nostra psicologia riuscirono loro incomprensibili; essi ci giudicavano col loro metro. Gli stranieri non po ono comprendere come sia fluido e complesso lo spirito del soldato italiano, sia c he sottovalutino l'efficacia di ceri i riguardi di poca spc a che bj ogna avere per esso e che talvolta bastano a rendl'rlo meraviglioso, sia che sopravvalutino le sue flessioni acute e repentine, c he sfiorano il disastro e poi se ne risoJJcvano con un colpo d'ala. • « ( . . . . ) Queste riflessioni mi confermavano sempre più nell'idea che la cosa più imporla11tc da fare, pur nello spirito di una pcrfella lealtà , sarebbe s ta la quella di collocarmi come un diaframma, elastico ma impermeabile, tra gli , tranicri compc-


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Ga:brit, IA.1tn/Hmli

tenti ad impartire questi ordini e i soldati della mia razza che Ji avrebbero dovuti tradurre in fatti concreti.• Lo chema del diaframma, 'clastico ma impermeabile', risultò singolarmente valido anche perché "le stesse autorità militari alleate colJe quali fui in direlli rapporti mostrarono generalmente di apprezzare questa linea di condotta e mi consentirono una considerevole libertà d'azione, ispirata d'altronde a fini d'ir:iLeresse comune." Mentre in Puglia si andavano approntando i nuovi reparti, in Campania il Comando della s• Armata sembrava intenzionato a demolire il Raggruppamento, quale unità combattente. In data 11 gennaio la 5a Armata aveva richiesto, d'urgenza, 250 autisti : per condurre autocarri del Quartier generale dell'armata stessa. L'ordine lasciàva intendere che gli autisti sarebbero stati re ·tituiti, più tardi. Partirono il giorno 13. TI 12, su analoga richiesta, la compagnia artieri del Ll Battaglione misto genio si era trasferita nella wna di Venafro, passando alle dipendenze del li Corpo d'Annata americano: per lavori s tradali. Il 23 era pervenuto l'ordine, per il giorno 24, che una compagnia del 67· fanteria passasse temporaneamente alle dipendenze del 21 • Gruppo 'Spiaggia': nella zona di Teano. Partì, il 24, la s• compagnia. Quel medesimo giorno, 24 gennaio, giungeva l'ordine di movimento per tutto il 6T fanteria ; meno la 5a compagnia che era già stata avviata. Doveva es er·c aggregato - il 6T - aJ II Corpo. Era chiaro, dalla successione sempre più ·errata di questi ordini - e gli ufficiali di collegamento lo confermarono espressamente - che il Comando s• Armata, di. illu o per il troppo tempo trascorso, era giunto nelJa determinazione di impiegare tutti i reparti del Raggruppamento quali unità lavoratori. Giungendo in zona, dalla Puglia, il nuovo Comandante trovava una situazione che poteva apparire senza speranze: o si riusciva a fare ritornare il Comando della s• Armala sulla decisione già presa: o si rinunciava - for e per sempre - alla partecipazione diretta di reparti italiani alla guerra contro la Germania. All'indomani del suo arrivo - il 24 gcnru1io - Utili chiede e ottiene, in giornata, un colloquio con il Comandante della s• Armata, Generale Clark.


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Questo era iJ colloquio decisivo.

li Comandante dell'Armata mi accolse sorridendo con quella franca e semplice familiarità che già mi aveva ispirato simpatia. L'istinto mi suggeriva di avere fiducia . GH di ·i che quattro battaglioni erano sostanzialmente pronti a raggiungermi e gli esposi i particolari delJa loro formaL.ionc; lo assicurai che l'approntamento era stato una co ·a seria e che prendevo su di me che queste truppe non avrebbero sfigurato. Non potevo credere che i suoi sentimenti verso di noi fo sero cambiati; combauerc aveva per il nostro pac. e un significato vitale. Ma egli era troppo grande . oldato per non rendersi conto che io dovevo ·uperare gros e difficoltà. Bisognava darmi il tempo ragionevole perché potessi raccogliere e rendere omogenea la mia unità e perciu occorreva affrettare il trasporto della gente che avevo in Puglia e la restituzione di quelle aliquote del vecchio Raggruppamento che erano state impiegate fuori di es o ; altrimenti ogni buona intenzione sarebbe risultata inoperante. Parlando nella mia lingua pucu a pucu 111i al.:caluravu lasdaudo istintivamente trabo care la mia pas1,ionc ; Cicogna traduceva pacato frase per frase ; Clark mi J:..'Uarc.Java negli occhi cd approvava col capo. Quando ebbi terminato c.Ji parlare mi c.Ji1,se : "Generale, la comprendo cd apprezzo la sua e ·posizione . I suoi oldati combatteranno con noi e ono certo che combatteranno bene. Darò gli ordini per quanto mi chiede. Lei attenda ercnamente a mettersi la sua gente alla mano; mi dirà Lei ste so quando sarà pronto." • I giorni successivi sono dedicati alla riurganizza1.iune delle unità. l reparti che risultano troppo provati vengono allontanati; altri giungono in zona, a sostituirli ed a incrementare il Raggruppamento. Utili visita i reparti : parla individualmente con quanti desiderano avvicinarlo. La mia seconda visita fu per l'ospedale militare di Maddaloni che accoglieva i feriti delle recenti azioni, parecchi dei quali dovevano avere da mc le ricompense al valore loro concesse. «

Poiché il Raggruppamento era rimasto in linea dal 7 al 20 dicembre il periodo di degenza durava per tutti da più di un


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C,.J,nn l .rmtbordi

mese e quindi e si erano nella grande maggioranza in via di guarigione, a parte per molti di loro le fatali conseguenze di gravi mutilazioni. L'ospedale era ordinato e lindo cd i feriti vi erano ben trat· tati . Trovai uno spirito elevato cd in certi casi commovente. Ciascuno teneva a raccontarmi le sue vicende, cd a me era caro ascoltarli non soltanto per il conforto che sapevo di dar loro ma anche per ricostruire con un lavoro di mo aico la realtà della drammatica vicenda che essi avevano vissuta. Si trattava, è vero, di episodi parliali e non di rado deformati da una serie discontinua di circosaiLLi ricordi individuali, ma ne nasceva un quadro mollo più vivo di quello che sarebbe derivato da un 'arida consultazione di documenti elaborati . D'altronde il lato umano mi interessava assai più di quello tattico . Mi premeva di percepire la fluidità degli stati d 'animo attraverso i quali la massa era passata: lo smarrimento iniziale, poi il provvisorio e labile assestamento degli spiriti ; indi i dubbi dell'attesa, l'esaltazione subitanea del comhauimento percorsa da lampi di autentico eroi· smo; ed infine l'amaro disinganno dell'in uccesso. TI materiale umano di c ui avrei dovuto servirmi era questo, se1:.rnato nelle carni e tuttavia f rcme nte a ncora di giustificata fierezza; ed era d 'altmnde lo stesso dei ba ttaglioni che avevo avvicinato il giorno prima. paleseme nte disgustati da una lotta c he giudicavano senza scopo e senza speranza ; cd era lo stesso ancora degli uomini che avevo la ciato in Puglia, i quali si avviavano alla medesima esperie nza in uno stato d 'animo sospensivo, suscettibile di con olidarsi ta nt o in un senso quanto nell'altro. Sconcertante diversità che hiso~ava spiegare risalendo indul · tivamente alle cause che avevano pro vocato questi fenomeni , per evitare che certi errori si ripc tcs e ro. Indugiandomi presso a quei le ttucci di O!-.pcdale raccolsi preziosi ammaestramenti. Potevo contare, a ·olutamente come prima. sulla capacità di sacrificio d ei miei soldati; anche quando pareva . penta, faville covavano ·otto le cene ri. Ma forse mai il rischio di una eclissc era s tato più grave di ora per le torbide ombre che incombevano; e questa eclis e poteva avere un formidabilc valore storico. Lo strumento e ra frag ile e lo sarebbe stato fino a quando non avesse trovato la fiducia in se stesso e, a poco a poco, uno stabile e sereno equilibrio della coscienza; nel frattempo era sommamente imprudente esporlo ad un rovescio.


IL CE.,E1\U' l ' MIIJITI> UTIU

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WOIIIA DI LIIEIAZJO!(E

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Anc he a costo di temporeggiare con prete li che aJ mio carattere ripugnavano, avrei dovuto adoperarmi per portare in linea le mie forze in un settore tranquillo, per assuefarle gradualmente in una atmosfera di moderato pericolo, per impegnarle in colpi d 'assaggio di rischio cd ampiezza crescente ma mai sfortunati. Soltanto dopo che esse avessero co. ì riprc. o sicurcn,a e vigore sarei 5lalo in grado di affrontare il alore ardente della ballaglia ·cm.a Lema che si liquefacessero. Questo divenne il mio programma e fui co ·l forluoalo che non dovetti punto sforzarmi per attuarlo; le circostanze mi secondarono per conto loro. • In un ambiente che si va purificando e si orienta ormai al rientro in linea, viene inaspettato e sconcertante - il 3 febbraio l'ordine del Comando sa Armata di inviare al più presto 650 uomini da impiegare quali lavoratori. • Stentavo a credere ciò che leggevo . Il Comandante della Armata mi aveva rassicurato personalmente sulle . ue intenzioni; i succcs. ivi contalli col suo Stato Maggiore erano stati sos tanzialmente in annonia colle direllivl.! date.! in mia presenza. Ora, senza una ragione apparente, tutto cambiava. E cambiava in modo irreparabile giacch · non avrei potuto ottemperare a quell'ordine enza con nettere tutte le unità già assai striminzite, e senza praticamente annullare il reggimento d 'artiglieria ovvero i due battaglioni testé gi unti; in tutti i ca i si trattava d'infliggere al Raggruppamento un colpo mortale. Non mi sentivo di _cooperare a que t 'opera nefasta che, secondo il mio giudizio, avrebbe avuto consegucn:t.c rovino. e per il mio Paese. L'indignuionc mi soffocava, anche pcn:hé si sentiva ingannata la mia buona fede. Allorno a me non vedevo c he facce costernate nelle quali si riflet le vano previsioni catastrofiche del tutto analoghe alle mie; lungi dal simpatizzare, ciò mi indispctliva ed infiammava in mc un islinlo di ribellione. Per intanto, sospesi l'esecuzione dell'ordine. Afferrato il telefono, chiesi concitatamente all'Armala di essere autorizzato a conferire. (. . .. ) Piovigginava. A Presenzano, dove si era trasferito il Comando dell'Armata, ci aggirammo a lungo. nel fango e nel buio, nel dedalo delle grandi tende da c ui filtrava un filo di luce.


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Gabrio l..ombard,

Ad intervalli, bagliori si accendevano dietro i monti facendone risaltare per un istante il nero profilo; e H accompagnava il rombo ·ordo del cannone verso Cas ino, richiamo per noi acutamente doloroso ora che ci si voleva negare, anche in misura simbolica, il nostro diritto di essere pre ·enti llà dove si lacerava la patria e si decideva il suo destino. Finalmente potei essere ammesso alla presenza del generale capo ufficio operazioni: Brisach era con lui. Esposi obbiettivamente la mia situazione. Se l'ordine fosse stato confermato non avrei potuto più riparare al danno che ne sarebbe stata la con eguenza. L'Armata avrebbe potuto ottenere facilmente altrettanta forza dal Governo italiano che disponeva di molle altre unità poco o punto utilizzate; per me invece quei eicentocinquanta uomini erano inso tituibili perché costituivano la vera. ossatura di tutto l'organismo. Tanto valeva rinunciare al principio di una forza italiana combattente; ma questo non mi sembrava il proposito del generale Clark che con me si era espresso in tutt 'altro modo e col quale, e mai, chiedevo di parlare direttamente. Il mio interlocutore ascoltava la traduzione dell'interprete con volto impenetrabile; gli argomenti non embravano aver presa su quella liscia parete. Egli mi f ccc annunziare gelidamente che si trattava di una necessità improrogabile e che per intanto bisognava che l'ordine avesse e ecuzione. "Sta bene" replicai. " rt mio Governo mi ha destinato a comandare queste truppe per combattere; ora mi dite che il loro impiego sarà diverso. In tal ca ~o . il mio mandato è esaurito. Non ho competenza a trasmettere simili ordini ; non posso che attendere una pronta ostituzione." Il viso del generale espresse un sincero stupore. Egli non si attendeva questa resistcn7.a che giudicava molto sconveniente. Volle farmi notare che e ·sa era contro tutte le regole e rammentarmi che non potevo sottrarmi agli obblighi della disciplina. "Sono venuto da voi come soldato" risposi con calore "e non mancherò ai miei doveri di soldato. Ma ciò che mi chiedete equivale ad abdicare da questa mia qualità di combattente che mi ·tringe, con lealtà reciproca, al vostro fianco ; è su questo punto che non vi posso obbedire. Soltanto il mio Governo può, se lo crede, sottoscrivere ad una simile rinuncia. Voi detenete ancora ianti miei compagni come prigionieri di guerra ; alla peggio, capirete che voglio essere trattalo come uno di loro, che le conven-


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zioni internazionali a ·sicurano da ogni violenza al loro entimcnto di fedeltà verso il proprio Paese." Un imbarazzato ~ilenzio fece eguito a queste mie dichiarazioni; evidentemente il caso non era prevbto cd il generale e itava ad assumersi la responsahilità delle <leci ioni. Gli americani si ritirarono. Non sapevo come fosse andata a finire, ma non mi pentivo affauo di aver obbedito all'impul ·o. Seppi abbastan1.a presto di aver avuto partita vinta. J I generale rientrò e mi comunicò a ciuttamcnte che l'ordine arcbbc stato ritirato: (. . . . ). Pero il generale mi aggiun e, fì .,andumi con intenzione, che le mie truppe avrebbero · dovuto rientrare prestissimo in linea . lo non ero pronto, ma mi inchinai in segno di assenso. » L'indomani , 4 fcbbraio - a coni erma · un dispaccio a firma del Generale Clark: « Per le previste oix:raLioni della 5· Armata non i dpeterà come ix:r il pa!>~alo l'impie!IO del I Raggruppamento italianu per guardie ed altri . ervizi. i ritiene che f?li elemcnt i del Raggruppamento ammontanti a circa 6000 saranno pronti per l'impiego pe1 11 10 febbraio: ,ia fornito il previsto trnsporlo pe1 ferrovia da R1 incli<;i alla wna della 5' Armai.i del 68• Reggimento fanter ia. Si raccomanda che l'auuazione di qu1•o;10 I, asporto sia celere.,.

Il medesimo giorno giunge notizia che ..,embra gli italiani debbano entrare in linea sul fronte tenuto dalle truppe f ran e i. "Acuto come una lancia mi balenò davanti il ricordo del dicci giugno, l'immagine delle umiliazioni che volendo ci avr ·hhcro poluto infliggere. L'umiliazione era poco; avrebbero potuto facilmente, bastava qualche ordine, mandare in frantumi uno strumento cos1 fragile sul quale si concentravano Lullc le nostre appassionate speranze; proprio perché era prt!zio~o. Fui chiamato all'Armata ; la notiLia era vera . Tuttavia la conf crcnza prese un andamento ina p ttato. Si trattava sollanlo di cedac i due battaglioni disponibili perché si dislocassero di rincal1.0 sul rove ·cio di po izioni debolmente occupate. "Va bene" obbiettai "ma chi li comanda ?". Al quesito non parvero preparati; mi proposero di affidarli ad un colonnello americano. Tacevo. Mi aggiunsero che a questo colonnello avrebbero assegnato loro carri armati di ·u Legno; non ·o a che ·crvisscro in quel terreno che, dopo, conobbi molto bene. Fin dal p,r incipio non ero affatto per ua!'.o; volevo 'Oltanto


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veder chiaro nelle loro intenzioni e mi accorsi che non sapevano come superare il punto morto delle nostre relazioni coi francesi di cui intuivano l'estrema delicatezza. Allora dissi: "Il Governo itaUano ha affidato a mc e non ad altri le truppe italiane combattenti . Che esse siano impiegate tutte, o in parte, e magari in una minima proporzione, le truppe che si bauono non le affiderò a nessuno. Finché sarò a questo posto i: necessario che gli ordini alleati passino per il mio tramite." Mi fecero osservare che il settore era probabilmente comandato da un colonnello. "Non ho nessuna dirfil.:oltà" risposi "a ricevere ordini da un colonnello o magari da un maggiore o quello che sia; purché le truppe italiane in linea non siano frazionale e combattano esclusivamente sotto il mio comando." I miei amici americani debbono avermi giudicato un cavillatore e probabilmente avevano fretta di sbarazzarsi di mc e della mia gente. Si consultarono collo sguardo e si strinsero nelle spalle. "Allora" mi dissero "metteremo il Raggruppamento a disposizione del C.E.F. e la questione sarà ri alta dai france -i." "D'accordo'' conclusi "mc la vedrò coi f ranccsi." Mi accorsi poi che, prima che mj preSt:nta.<;si, avevano informato quel Comando dd nostro colloquio e delle mie strane pretese. » Lo scopo verso cui erano stati orientati tutti gli sforzi, nelle uJtime scuimane, era raggiunto. JI Raggruppamento tornava in linea quale unità combattente. E vi tornava, elemento essenziale, in un settore montano - quello delle sorgenti del Volturno · dove i reparti avrebbero potuto mostrare sino dal primo giorno le qualità. di resistenw del soldato italiano. La collaborazione con i francesi risultò buona, sollo ogni riguardo. Durò un mese e me:r.zo, sino al 26 marzo. • E' per mc un debito di coscienza sciogliere un omaggio alla generosità cavalleresca colla quale ci trallarono i francesi . Poiché eravamo gli uni e gli aJlri dei soldati, può darsi che abbia contribuito una specie di solidarietà professionale, un'istintiva simpatia di combattenti che onorano la stretta fedeltà alla bandiera. Un giorno il generale Guillame mi esortava a convincermi che il ricordo del dicci giugno non era tale da turbare mcnomarnente i nostri rapporti. "Noi militari dobbiamo obbedire" mi disse "sa iJ cielo dove ci porta la politica. I miei camerati cd io stesso abbiamo accolto a schioppettate gli americani al Maroc-


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co q uando sono sbarcati. Quello era l'ordine; eppure il nostro cu ore era con loro." I comandj francesi compresero più di tutti gli altri la complessa natu ra della crisi morale che travagliava le nostre truppe e ne rendeva delicalis!>imo il maneggio; ben lungi dal profittarne e bbero ogni riguardo per quesla situazione e non mi chiesero mai nulla più di quanlo fo!> ·i in grado di dare. Eppure mostravano d i aver fiducia in esso e di attendere che il nostro Corpo "si facesse le ossa" per potergli affidare compiti di responsabilità semp re maggiore; for e erano passati anche loro per la slc sa crisi e le affini là p ·icologichc di ra7.7..a li rendevano giudici eccellenti della malattia e dei rimedi. lo non mi illudo che nel loro intimo non conserva sero uno sdegno ben naturale per la "pugnalata aJle spalle", ma come per una parola d'ordine (e for e effcttivamente fu così ) si astennero lulli, e rigorosamcnlc, dal manifestarlo. Credo anzi che il gelo di questo ri enlimenlo si sdoglies ·e poco per volta in modo spon taneo in seguilo all'intcm,ificarsi dei nm,lri contatti ed all'ap profondirsi delle rchu.ioni pcr1'onali. Si può dire che ci scop rivamo giorno per giorno e molle inveterate prcvcrvioni svanivano nel quotidiano confronto con una realtà umana mu1to diversa. C'era qualcosa di piu profondo di una cortesia convcn,.ionalc nel riconoscimento di certi torti reciproci , nell 'avvicinamento spirituale che nasceva in noi co!>tatando le analogie dello sciagu rato travaglio delle nostre patrie; forse era l'istinto oscuro di un destino comune delle due na/.ioni che la natura aveva preparato ma che gli uomini non riescono a realizzare. Con tribuiva molto ad affiatarci anche la !>ostanziale idcnlità della dottrina militare, del metodo di lavoro e della preparazione degli Stati Maggiori. li processo logico di s,riluppo delle idee, l'elasticità delle vedute, lo sforzo di armonizzazione tra i principi tcodci cd i riflessi degli individui e delle ma~!'>e co:.lituivano u n patrimonio comune del le <luc ra/./.c; onde sul piano tecnico l'intesa fu sempre pronla , focilissima e perfetta .,. Pas ando iii ponte dei 25 archi, sul Volturno, i reparti avevano rit rovato,. nel cornplcl\so, lo spirito antico di gcnerol\ilà e d i dovere. Rimaneva alle spalle l'ambiente malsano - alime ntalo d i sfiducia astratta e di immoralità concreta - nel quale si dibal-


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Cobrio Lomkrdi

leva l'Italia liberata. Oltre il fiume si respirava l'aria pura della guerra: dinanzi il nemico di sempre. Il morale delle truppe andava, di giorno in giorno, decisamente migliorando. Contribuivano, oltre l'opera dt:i comandanti di ogni grado, le condizioni particolarmente favorevoli del settore che permeueva un progressivo lento avvicinarsi del singolo ai rischi della guerra. Gradualmente ciascuno riprendeva familiarità con il pericolo; mentre le contin ue .v.ioni di pattuglia nelle quali particolarmente si distinguono le qualità individuali del combattente - alimentavano il sentime111to di emulazione fra i reparti e ne stimolavano lo spirito combattivo. Eppure i disagi materiali erano molti, e gravi; soprattutto a causa dell'equipaggiamento assoluLamente insufficentc e speso 'fuori uso'. Non poche volte ·oldati che montavano dalla prima linea dovevano dare, a chi subentrava, le carpe che avevano ai piedi: perché erano un poco meno 'fuori uso'. Eppure ai disagi materiali si aggiungeva l'intimo struggimento per la lontananza dalle famiglie - quasi tutte al dilà -, per la incertezza sulla sorte dei propri cari. Dopo taluni casi verificatisi all'atto della partenza per la linea, da S. Agata dei Goti , sporadiche erano divenute le assenze arbitrarie. Efficace era risultalo il pronto intervento - finalmente - delle autorità ~uperiori : il rastrellamento della zona S. Agata dei Goti, richiesto dal Comandante il Raggruppamento; il rapido funzionamento - a carico dei 'recuperati' - del Tribunale militare <li guerra di Napoli, appositamente trasferitosi nella sede del Comando del Raggruppamento. Nonostante la mite:,.:,,a delle pene inflitte, il soldato aveva compreso che ritornava a vigere il principio della responsabilità individuale: aveva avvertito che si stava avviando - sia pure lentamente - una ripresa della organizzazione amministrativa e autoritativa dello Stato: Con ciò ritrovava la fiducia per il" domani : confortava il senso di giustizia e di dovere che aveva innato in sé.

Il IO marzo il Generale Utili i incontra con il Generale Guillaumc: viene informato che i1 Corpo di Spedizione Francese lascerà la attuale dislocazione. Il Raggruppamento, rimanendo in posto, amplierà il proprio settore: pas erà alle dipendenze del Corpo d'Armata Polacco, e quindi dell 'S• Armata Britannica.


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In previsione di una nuova grande azione offensiva lungo il Tirreno, la s• Armata americana restringeva il suo fronte : per disporre di una maggiore massa di rottura. Il Corpo di Spedizione Francese avrebbe dovuto costituire, con la irruenza primitiva delle truppe marocchine e aJgerine, elemento essenziale in questo tentativo di sfondamento. Il Raggruppamento italiano rimaneva in posto. Sarebbe venuto a trovarsi inquadrato nella 811 Armata, che stendeva la sua ala si nistra a colmare il vuoto lasciato dalla s• Armala. In effetti il passaggio di dipendenza avviene alle ore 12 del 26 marzo: i compiti e lo schieramento del Raggruppamento italiano rimangono sostanzialmente immutati (salvo ad allargar i nei giorni succc sivi), ma la s• Divisione polacca 'Kresowa' sostituisce in linea la 2• Divisione marocchina. Ad una lettera di aiuto, indirizzatagli daJ Generale Utili, il Generale Ciarle risponde: « (. • • • ) Il I Raggruppamento Motorizzato ha materialmente contribuito al successo delle nostre operazioni O' lacolato dalle difficoltà del terreno, dal tempo sfavorevole e da un nemico implacabile. Sono lietissimo di avere avuto il I Raggruppamento Motorizzato alle dipendenze della s• Armata, ed esprimo a voi ed al vostro Stato Maggiore i migliori voti di successo per l'avvenire.» A sottolineare la maggiore portata materiale che di giorno in giorno andava assumendo il contributo italiano alla guerra e soprattutto a sottolineare il valore spirituale che questo con tributo rappresentava, il complesso delle unità italiane combattenti assumeva ufficialmente - in data 22 marto - la denominazione di "Corpo ItaJiano di Liberazione". Non è possibile, in questa sede, seguire le vicende militari del C.I.L. Ciò c he appariva importante era sottolineare (e risulta chiaramente d'alle pagine precedenti), come alla personalità eccezionale di Umberto Utili - alla sua competenza tecnica , aila sua capacità di dire no, all'occorrenza, ai 'superiori' (ed erano superiori ex-nemici!). alla sua umanissima sensibilità nei confronti degli 'inferiori ' . si debba in gran parte se una unità dell'Esercito italiano è potuta tornare in linea nelJ'invcrno del 1944 e ha parteci pato valorosamente a tutta la campagna della primavera e dell'estate, ponendo cosl le premesse indispensabili per un più


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Gabrio Lombardi

vasto concorso di divisioni italiane alla campagna dell'inverno 1944 - 1945 e allo sfondamento della 'linea gotica' nell'aprile 1945. Qui si ricordano solo alcuni episodi della guerra dì posizione nel settore di Colli al Volturno, e della successiva guerra di movimento, sino a Urbania e a Urbino, raggiunte a fine agosto. L'a1.ione più bella, esemplare nella preparazione e nella attuazione - nel periodo di stasi invernale alle sorgenti del Volturno - fu la occupazione di Monte Marrone, il 31 mar1.o, e la difesa delle posizioni occupate, contro la immediata reazione tedesca. Quando, il 31 gennaio 1946, il Battaglione alpino 'Piemonte' lascerà la Divisione 'Legnano', il Generale Utili vorrà ricordare nel commosso commiato - la 'gemma' di Monte Marrone: Ai margini del Parco Nazionale d'Abruzzo, il gradino di Monte Marrone, incombeva con un ·alto di settecento metri di ripida parete giudicala inaccessibile, sul fianco delle nostre fragili linee della Valle di Mezzo. NeJ duro inverno il nemico vi si affacciava ad intervalli; ma sapevamo tutti che a primavera. quando le nevi si fossero disciolte, di lassù ci avrebbe reso la vita impossibile. Prevenirlo, affacciarsi di sorpresa all'orlo del gradino e mantenervisi per vie d'accesso e di rifornimento di fantastica difficoltà, era un'impresa che soltanto da alpini italiani ·poteva essere tentala; e perci<> attendevamo trepidanti il vostro arrivo. Voi vcuivate dalla Puglia pialla , cosÌI dissimile dalle natie valli maestose; dopo l'irritante accidia dm lunghi mesi di inerzia, di scarso vitto, di scarpe rotte e di laceri indu menti, giungevate diffidenti e scontrosi. Ma quando gli automezzi si arrampicarono per gli ultimi tornanti della strada dell'alto Volturno, e al vostro sguardo si aperse il fa miliare ·pettacolo di una chiostra di guglie e di cupole, scintillanti sotto il bianco mantello, voi, alpini del 'Piemonte' comprenùest\! senza necessi•à di parole la vostra missiont:. Col naso all'insù verso le vette aprivate i polmoni al tonico dell'aria gelida, vi rideva negli occhi la rinata fi. duciosa fierc~.7..a in voi stessi, ommcssamente valutaste tra voi con giudizioso calcolo di montanari le difficoltà e le insidie dell'impresa . Voi soli calmi , pacati, sicuri in tanta febbrile ansietà dei comandi Alleati , nella quale si mescolavano l'acuto interesse per una prova ritenuta pazzescamente ardua e la preoccupazione per un insuccesso che poteva avere chissà quali sgradevoli conseguenze. E non avete soltanto sorpreso cd entusiasmato loro, ma ave«


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le giocato gli alpini bavaresi. Tenaci, silenziosi e intrepidi avete scalato la parete con regolarità cronometrica; a gran forza di muscoli agili e saldi, aiutandovi col gioco delle dita esperte, coi chiodi da roccia e colla corda Manila; sotto il peso di carichi schiaccianti per l'immediato rafforzamento della posizione. Il nemico se ne è accorto soltanto quando eravate pronti a riceverlo. Ha reagito con rabbia impotente; il suo fuoco apriva nella neve neri crateri, la rigava di rosso col sangue delle vostre ferite ma non poteva sloggiarvi. Sciatori scivolarono nella notte a tasteggiarvi e voi U avete respinti . Si preparava l'attacco ma voi intanto vi organizzavate; con improba fatica di portatori in rotazione continua giungevano su per accessi, di ora in ora migliorali, grovigli di filo spinato e mine e munizioni; il ferro del piccone batteva accanito sul sasso e scavava senza posa piazzole. Passai con voi il giorno di Pasqua; eravate stanchi ma sorridenti e sereni. Nella notte successiva il frastuono di un aspro combauimcnto ruppe d'improvviso il silenzio della notte fredda e stellata; i bavaresi, vostri emuli alpini, si misuravano direttamenLC con voi. A esigui gruppi distanziati, guernivate l'orlo del gradino, così sottilmente che a pochi passi djetro s'apriva il precipizio, e davanti avevate invece il falso piano e l'insidia di un nero bosco d'abeti sino a lambire le postazioni incomplete. Eppure avete tt:nuto. Le mine non hanno funzionato, il reticolato era troppo basso, qualche arma si è inceppala, salve d'artiglieria vi sono arrivate addosso troppo corte, la posizione è stata violata a bombe a mano, a bombe a mano è stata ripresa. Avete tenuto, e il nemico ha rinunciato a Monte Marrone. Prenderlo e difenderlo è stato motivo di grande prestigio per le armi italiane; dopo di allora gli alleati guardarono a noi con alto rispetto. » Con il mese di maggio si respiravano nuove speranze. Tutti sentivano che si era, finalmente, alla vigilia di una ripresa offensiva. I Polacchi erano stati spostati altrove, e il C.l.L. dipendeva ora dal X Corpo d'Armala britannico: ma il 29 maggio veniva trasferito alle dipend enze del V Corpo d'Armata britannico, di slocato nel settore adriatico: avrebbe dovuto sostituire la 4" Divisione indiana entro le ore 12 del 3 giugno. Giungevano cordiali e lusinghieri, i rallegramenti dei co-


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mandanti inglesi per le operazioni degli ultimi giorni. Ma i oldati del C.l.L. partivano verso nod-est con una grande amarezza: ver o nord-est, proprio ora che Roma stava per es ere liberata. Perché non avrebbero potuto entrare in Roma essi pure, accanto alle truppe delle Nazioni Unite? Erano otto mesi che ·offrivano, combattevano, morivano: con questo sogno nel cuore. Liberata Roma, il 4 giugno, incal,..ati i tede chi dalle unità della s• Armala vcr ·o Firenze, tutto il fronte era in movimento, dal Tirreno all'Adriatico. Il giorno 8 giugno, anche per il C.l.L. ormai forte di oltre ventimila uomini - ini,iava la spinta ver~o nord. Momenti particolarmente significativi : il combattimento di Filottrano, il forzamento del Musone. Am.:he qui, in retrospetli· va, gli ordini del giorno 'commemorativi' - del qcneralc Utili alla Divi-.ione e Legnano » - un anno dopo. Per Filottrano, 1'8 luglio 1945: Cade oggi l'anniver ario dell'aspro combattimento di Filottrano. Furono le fanterie della "Nembo" che ne sostennero il peso da sole. Ma erano del C.LL. e anche noi siamo del C.I .L.; e pochi giorni più tardi l'oneroso forzamento del Mu. onc ad opera del 68" e del lX Reparto d'AssalLo non fu che il secondo episodio di una tessa battaglia. Perciò, con palpito f ratemo, rievochiamo quei prodi. J battaglioni paracaduti ·ti, mano a mano che scendevano dall'autocarro, i lanciavano nella mi-.chia c;cma preparazione. fu un combattimento garibaldino, tutto d'impeto, tutto di di pas ione, aettanle e spregiudicato: a sera non c'era più una ri erva. ui verdi do ·si che in lieve pendio ascendente concorrono fi. no al paese s'aprivano nel sole ardente di luglio i plumbei fiori delle bombe e delle granate a falciare le giovani vite. Ma le squadre progredivano correndo, esili linee cachi allineate le une dietro le altre. come le strofe di una canzone. E un'epica can1.0ne era davvero nel cuore di quei ragazzi, gioiosi e terribili, e forse fu essa, più del cannone o del mitra, a sgominare il nemico. As· scrragliati nell 'ospedale, aggrappati all'orlo del conteso obbiettivo tennero duro alla puntala dei carri, ai soprassalti dei con· e


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traltacchi ; tenacemente mantennero la presa, scoraggiarono ogni velleità di risco a; cd al mattino seguente il tricolore sventolava sull'alta mole del serbatoio dell'acqua e tutta la linea su largo fronte aveva piegato. Fu una lotta molto cruenta. 1 polacchi, cavallereschi spettatori, abbassarono il cappello. Onore ai morti ed ai vivi di Filottrano! • Per il Musone il 17 luglio 1945: « Oggi è un anno ci siamo duramente battuti al Musone estendendo verso sinistra lo sfor.w di rottura del Corpo Polacco. Questo sforzo lo pronunziavano i carri con diet ro pochi. sima fanteria . Per contro lo sforzo nostro lo faceva la fanteria e davanti non c'era nessun carro; più a sinistra la "Nembo", seriamente provata a Filollranu, guardava il fianco senza impegnarsi. Il guado è facile ma su di esso il nemico aveva un eccellente campo di tiro; per raggiungere il guado bisognava discendere un ripido ciglione in genera le ·copcrtissimo; solo in piccolo tratto era alberato e si doveva obbligatoriamente sboccare di Il. Il I Battaglione del 68° scattò alle 7,15 e passò in buona parte; sulla destra i carri passarono, deviarono, non si videro più; da noi il combattimento si spezzò in lotte accanite di piccoli gruppi tra le insidie dei canneti , delle siepi , delle coltivazioni ; i progrediva molto lcntam ·n te con troppe perdite. Allora i cercò di aggirare la dc!-.Lra dove ci attendeva una couante orpresa. Il uneo dei arri eia J>t!Ot!I rato sc1ua forzo ma alle sue spalle la breccia s'era richiusa; e i tede chi tornati alle loro buche ra,o terra, ci falciavano con fuochi micidiali . Si dovcuc in i ·tere nell 'azione frontale; battutissimo era il i•uado da cannoni e da mortai, e tra le salve fitte piccoli g ruppi cachi si avventuravano correndo, sostavano ansanti sull'altra ,ponda , sparivano nel verde. Cosl passò il resto del r Battagliorw, così pa · ·ò il IJ ; per ore, incredibilmente lente nel ole torrido. Più avanti le squadre, i plotoni, le compagnie s'aprivano a , <.· 11taglio, i insii11uava110 strisciando nelle maglie dei fuochi della dii e ·a, rade, puntiformi, inidentificabili, efficacissime; logo, .,vano inesorabilmente questa rete, ma insieme ne erano dura1111.· ntc logorate.


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Gahrw Lombardi

Nel tardo pomeriggio un'ampia testa di ponte era stata guadagnata; ma i bordi tenevano e i fanti erano esausti; la lotta ancora era indecisa e tuttavia si doveva ·fondare. Allora fu lanciato il IX Reparto d'Assalto. Freschissimo, sebbene rientrasse da una brillantissima azione. Saldo, gioioso, sicuro. Passò come un'ala oltre il fiume. Irruppe come una molla compressa, spezzò, travolse le resistenze ancora ostinate, ma già vacillanti pur lo sforzo accanito di un'intera giornata. Sù sù per i dossi nell'aria che imbruniva . incal,.ò il gregge dei fuggenti come una muta latrante con le gole del mitra. E alle dieci di sera da Rustico, si affacciò sul crinale conquistato. Cosi abbiamo vinto al Musone: il 68• martellando ostinato, il IX spezzando fulmineo. Pari nel merito, i Morti degli uni e degli altri distesi sull 'erba guardavano le stelle senza vederle più. Riverenti li ricordiamo. oggi che tutta l'Italia è liberala. • Dal Musone al Metauro, sino a Urbino e a Urbania. Ma il 30 agosto una notizia che da alcuni giorni era nell'aria: il C.I .L. sarebbe stato ritirato dal fronte per riequipaggiarsi e riarmarsi: sarebbe stato disciolto per dare vita a due 'Gruppi di combattimento': 'Legnano' e 'Folgore'. Quel giorno reparti del C.I.L. che erano stati dislocati nella zona a sud di Macerata, per un periodo di avvicendamento, ascoltavano le parole del Generale Browning: • Io vi parlo nella mia qualità di rappresentante del generale Alexander, comandante in capo delle armate aJl~te in Italia, essendo il responsabile della esecuzione dei suoi ordini per quanto riguarda l'esercito italiano. Durante gli ultimi quattro mes i sono venuto a conoscere molli aspetti dell'esercito italiano cd a sapere quello che ne pensano gli a lleati. Posso dirvi da parte degli alleati che l'esercito italiano è stato di grande aiuto alla causa alleala, tanto per i servizi resi ]ungo I ' linee di comunicazione, quanto in battaglia contro i tedeschi. Voi <lei C.J.L. avete combattuto bene cd avete suhilo delle perdite. So bene che vi sono state deficenze di molte cose: ve tiario, equipaggiamento, trasporti, ecc., e mi rincresce che finora non sia stato possibile fornirvi tutto l'occorncnte. Ma la guerra è scm· pre guerra, e noi soldati dobbiamo fare del nostro meglio con quello che c'è alla mano. Comunque sono lieto di potervi informare che il generale Alexanc.lcr ha richiesto del materiale inglese (cannoni, mortai, automezzi, ecc.) per riarmare e riequipaggiarc una più grande aliquota


IL ( ; l . . ~ 111.aaonv l.n lU hTJ.U CIJOM DJ LJalllALIO',

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dell'esercito italiano. E' già auualmente in corso la preparazione delle divi ioni 'Friuli' e 'Cremona.' Pro~imamcnte speriamo di prendere voi del C .I.L.. Sarete adunati nella wna di Benevento dove [arclc il vostro addestramento e lì sarete pure riequipaggiati ed imparerete a maneggiare armi inglesi. Vi trovate da molto tempo in linea, ed è ora po ibjle, come per altro accade t:on le divisioni inglesi, di ritirarvi temporanea· mente dalla linea per concedervi un ben meritato riposo. Sono certo che sia durante il periodo di riposo, come durante il periodo di addestramento continuerete a mantenere la vostra disciplina e la tradizione acquisita sul campo di battaglia. Avete reso un gran servizio all' halia. Se voi non aveste com· ballulo bene, il generale Alexamler non avrebbe mai chiesto ai governi alleati di costituire una piu numerosa forza combattente italiana. Ciò è una bello soddisfazione per voi e per l'Italia. Pertanto vi saluto. Vi ringrazio di ciò che avete compiuto. E vi auguro molta buona lortuna nell'avvenire.•

Concordando con le autorità italiane una più vasta partecipazione dell'Esercito alla liberazione della penisola, le autorità angloamericane erano risultale irremovibili su due punti: le nuove grandi unità non avrcbhero potuto costituire un Corpo unitario, sollo comando italiano, ma si sarebbero dovute inserire singolarmente in Corpi d'Armata, inglesi o americani; non avrebbero potuto chiamarsi 'Divisioni', pur avendone tutti i caratteri, ma 'Gruppi di combattimento'. Era la · tessa pro. pcttiva per cui non si era voluto che reparti italiani entrassero in Roma liberata, il 4 giugno. Probabilmente quel singolare allargamento · a fine marzo · dell'ala sinistra del1'83 Armata britannica , operante sul versante adriatico, a ricomprendere anche il Corpo Italiano di Liberazione, sino allora inquadrato nella s• Armata americana, operante sul versante tirrenico, aveva anche per scopo non confossato di rendere apparentemente 'non odiosa' l'esclusione degli italiani dall'ingresso in Roma . Come i sarebbe potuto decentemente dire loro di no, se fos. ero stati ancora inseriti nella s• Armala che, dopo avere sfondato il fronte di Cassino ed essersi ricongiunta con le fur,.e americane della te. ta di sbarco di Anzio, entrava in Roma? TI Generale Utili, tenacissimo e irremovibile · a volte, come si è visto, non proprio 'ortodosso' . nell'opporsi a disposizioni degli alti comandi angloamericani in tutto ciò che poteva meno-


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mare l'esistenza e la migliore eflicenw del contributo italiano, sulla linea del fuoco, rimaneva indifferente ai problemi. 'politici': non rientravano nella sua competenza. Egli era un oldato, e voleva combattere, impegnando tutto se stes o, per la completa liberazione d 'Italia. Così non batté ciglio quando i 'politici' disposero lo scioglimento del C.I.L. e la predisposizione dei 'Gruppi di combattimento': due, da approntare con le truppe del C.T.L. For ·e altri si sarebbe tratto sdegnosamente in disparte : già Comandante del Corpo Italiano di Liberazione, forte di circa venticinquemila uomini - vittorioso, nel quadro delle armate angloamericane, nella lunga campagna d'inverno, di primavera e di estate - come accettare il comando di un 'Gruppo di combattimento', costituito da circa novemila uomini? Ma i 'gesti ' di Umberto Utili, si è visto, erano in altra direzione. Acceuato con emplicità il comando dt!l Gruppo di combattimento 'Legnano', si pose con impegno totale all'approntamento e all'addestramento della nuova unità. Dei sci 'Gruppi di comba ttimento' previsti, quattro entrarono in linea - frammi sti tra le di, i~ioni angloamericane - e parteciparono alle operazioni che, dopo il lungo periodo di guerra di posizione dell 'inverno 1944-1945, portarono allo sfondamento della 'linea gotica' e alla completa liberazione d'Italia: 'Cremona ', 'Folgore', 'Friuli', 'Legnano'. Per il 'Gruppo Legnano', la presenza in linea durò circa un mese: dal 18 marzo al 21 aprile. Furono giorni decisivi, nei quali i manife Lò l'cfficcni'.a Lecnica e la generosità umana che il Comandante aveva apulo sollecitare. Già si è riportato un passo delJ'o.d.g. del 31 gennaio 1946, emanalo dal Generale Utili, Comandante la Divisione 'Legnano', per salutare il Battaglione aJpino 'Piemonte', che lascia la Divisione. Dopo avere ricordato la 'gemma' dj Monte Marrone, Utili ricorda l'altra 'gemma' di "Quota 383 di Valle !dice". L'azione si era svolta il 19 aprile 1945: • Un contrafforte dell'Appennino, d iscendendo verso nordest a perdersi nella pianura emiliana, scp,a ra Valle di Zena e Valle I dice. Ad un certo punto la cresta si as ·ottiglia; poi si allarga, si sopraeleva e si gonfia in tre grossi maimmelloni uno dei quali


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è la quota 383. In questa posizione spaziosa cd articolata, os. er-

vatorio eccellente, aperta sul davanti ad un unico accesso angusto e dominante, protetta ai lati da fianchi ripidi e franosi e dal fuoco incrociato degli opposti pendii deHe due valli, pas ava la linea principale di resistenza dt:i tedeschi. Anzi, in ragione della sua intrinseca robustezza e della sua singolare importanza, era s tata stabilila colà la sutura e la cerniera di due Corpi d'Armata. L'organizzazione del terreno l'aveva trasformata in un caposaldo munitissimo, irto di mitragliatrici e scavato di buchi e di ricoveri , mentre neHe pieghe dei rovesci s'annidavano in gran numero i mortai. Voi, alpini del 'Piemonte' siete stati di fronte a questa quota per un me 'e, nelle macerie e nel le7.zo dei ruderi di collina, a un chilometro circa di distanza dal caposaldo ma a pochi passi dai suoi tentacoli avan1.ati. Il settore era particolarmente dt:licato cd inquieto. Ad ogni menomo indizio di movimento le raffiche d 'arma automatica radevano rabhiosamente il ciglio delle huche. salve di bombe e di granate si abbattevano con schianto lacerante sulla terra feti da e smossa , ugli alberi mozzi e ischeletriti , sullo sfasciume delle case distrutte. Durante la notte pattuglie insidiose scivolavano nell'ombra a sorprendere le vostre scolte e i pil:coli posti in un sopras alto mortale; e di rimando le pattuglie vostre s'insinuavano carponi nelle maglie dello schieramento avversario, riconoscevano guardinghe le future lince di penetrazione , saltavano spesso sui campi minati. Stillicidio giornaliero di perdite penose. Mai un'ora di vero riposo. Estenuante logorio di nervi in una incombente atmosfera di angoscia, di pericolo e di desolazione. Quando l'uffcn~iva di Bologna fu dcci ·a il voi.tro Reggimento doveva conquistare la quota 383. Nes uno ignorava quale duro compito fos e quc · to e l'attacco era stato minuzio:.amcnlc pre· di posto nei d~ttagli d ' una preparazione di artiglieria furmidahilc, nel gioco combinato di una metodica cooperazione con l'at · tigua 3411 Divisione Americana, nella designazione d 'un battaglio· ne fresco ed espressamente allenato che era stato destinato a scavai arvi. Invece nella esecuzione tutto cambiò. Imperiose necessità :.upcriori imponevano che l'attacco fos ·e sferralo subito nello ,tc:,so giorno dicia11novc di aprile . Impossibile portare tempc,tivamcntc a pié d'opera il battaglione bersaglieri. Jrrealiaabilc la cooperazione !>lrella colle unità alleate, chiamate a far massa 111 altra direzione. Indisponibile il promesso concorso di impo-


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G•brio Lombardi

nenli aliquote dell'arliglieria americana, che risultavano altrimenli impegnale. FaLalmcntc, data l'urgenza, bisognava affidare la mjssione alle truppe già in linea; non si poteva tener conto che eravate logori e stanchi, impreparati nello spirito e nelle predisposizioni tecniche e costretti a improvvisarle. La seconda compagnia, pre· celta come scaglione avanzato, fu immediatamente aJJarmata. orpresi, perplessi. mormorando, ma istintivamente adattandosi, gli alpini sortivano dalle tane e dai ricoveri, si radunavano con calma, ispezionavano le armi con serietà e con lentezza; controllavano l'equipaggiamenlo e lacevano provvisla di cartucce e di bombe a mano. Sui fili del Ldefono si andavano intanto allacciando in lese f rcllolose con l'artiglieria divisionale. Le sole condizioni favorevoli per il successo consistevano nell'affiatamento inti mo e di lunga data tra alpini cd artiglieri e nella conoscenza minuziosamente perfetta del terreno e degli obbiettivi da parle degli uni e degli altri. Tutto ciò richiese del tempo. Le ore passavano. Da un pezzo il cannonne tonava. La quota 383 era avvolta dagli scoppi, cortine f umogcne pigramente indugiavano sulla strctla dorsale di accesso e gli osservatori non erano più in grado di riferire che cosa ·uccedesse. Si sapeva soltanlo che la compagnia era là dentro. Raffiche di mitragliatrici echeggiavano a intervalli. Qualche rara monca notizia ogni tanto. che allontanava per qualche minuto la tensione degli spiri ti : "superata Casa Carrera; esploratori a contatto; compagnia ferma; reazione intensa; la compagnia si riordina per l'attacco." Giù in valle, al Comando. l'impazienza diventava spasmodica perché dalla riuscita o meno della azione dipendevano decisioni generali ormai improrogahili. A qualunque prc;,.zo bisognava uscire da questa angosciosa incertezza, ma le insistenze, gli ordini pcrcnlori rimanevano senza successo e pareva a chi era lontano che il lungo indugio non avesse altro motivo che la mancanza di decisione e di mordente. rntine la compagnia chiese dicci minuti di fuoco celere e poi l'allungamento del tiro. La richiesta fu soddisfatta, ma non era la prima volta che veniva avanzata e fu accolta con alquanto scct licismo. La successiva notizia fu che la posi.1.ionc era presa, che il presidio era stato annientato e che al Comando di battagliont: comi nciavano ad affluire i prigionieri. Il fatto è che gli alpini erano stati meravigliosamente tempisti partendo all'assalto quando le finte ripelule avevano indotto il


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nemico a rintanarsi tutto nei ricoveri per sfuggire agli effetti di un fuoco potente e preciso. Erano scattati in sincroni mo per. fctto con il gioco delle traiettorie, coronando il ciglio della po ·i1.ione colle ultime granate; compatti, decisi, sicuri. Erano piombali sui tede.:: chi di sorpresa con impeto veemente, li avevano ·opraffatti nel corpo a corpo. Avevano spea_.ato con slancio fulmineo tutta la profondità della posizione. Avevano stroncato sul margine nord deboli conati di co11traltacco. In forse mezz'ora il caposaldo di quota 383 che appariva cosi formidabile era crollato, lasciando nelle nostre mani una settantina di prigionieri, tra cui il comandante della posizione, ed abbondantissimo bottino, tra cui quattordici mitragliatrici. Questo combattimento fu un piccolo capolavoro. Miei vecchi alpini del battaglione ' Piemonte'! Io vi saluto, la 'Legnano' vi saluta. Ci riconosceremo fratelli ovunque ci incontreremo. Nel reggimento di cui entrate a far parte siete de · tinati a costituire il nocciolo delle autentiche fiamme verdi, per ridar vita novella all'antica gloriosa specialità: assolverete degnamente questo compito. Ma portate là dentro anche il lievito del piccolo esercito della riscossa e custoditene le memorie con giustificata fierca.a . » Sfondata La linc.a, reparti italiani entrarono in Bologna, la mattina del 21 aprile. Con loro Umberto Utili Dirà un anno dopo, il 21 aprile 1946, in un di corso a Bologna in occasione della consegna di un labaro d'onore alla Divisione 'Legnano': « Il 21 aprile 1945 rimarrà una ùata indimenticabile per noi, come per voi . In una vila di. oltre cinquant'annj ho vissuto. potere immaginare, tante vi<.:ende liete e doloro~e: le umili vicende private che ·ono comuni a tutti gli uomini e le vicende ben altrimenti alte e drammatiche che appartengono alla storia della Patria. Al servizio del mio paese ho combattuto in undici campagne ed ho conosciuto quindi più volte l'ebrezza della vittoria e anche l'amaro sapore che ha la vittoria di coloro che ci stanno di fronte . Orhcne, io voglio dirvi che forse nessuna emozione mai della mia vita è stata paragonabile a quella che provai in quel gior110. Ouando. in piedi sulla jeep che proccdt:va più lenta che a


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(;abrw LomtHlrd,

pas o d'uomo in testa al battaglione arditi della mia 'Legnano', ri alivo fino al palazzo di Re Enzo le vostre arterie della strada Maggiore e di via Rizzoli tra due ali fittis ime d'una folla in delirio. Una folla che avvampava tutta d'una gioia esaltata e febbrile, manifesta negli occhi brillanti e velati di pianto, nell'agitazione deJ viso e del gesto, nella ·trctta delle mani convu] e, nella difficoltà di articolar parole e di rendere queste parole coerenti. Questi fenomeni erano ben naturali. Quel giorno ignificava per voi la fine di un incubo orribile, e per noi ~ignificava la ri ·alita definitiva da] buio gorgo delJa disfatta, dell'umiliazione cocente, dell'incertezza di ·pcrata contro il quale avevamo lottato con tutte le energie dell'i tinto per non lasciarci inghiottire. Eppure, ulla violenza co ì giustificata di questo cntimento agli uni e agli altri comune di sollievo e di liberazione, ovrastava e traboccava qualcosa ancora di più inatteso e di più commovente: cd era la gioia tenera e stupefatta, per voi e per noi, di ritrovarci dopo che per diciannove mesi la barriera impenetrahilc del fronte ci aveva mostruosamente cparati fino a renderci come stranieri gli uni agli altri . Ma quando palpitarono i piumetti per le vostre strade, segno inconfondibile dei soldati del vostro sangue per quanto poco famigliari vi fos t'ro la foggia cd il colore delle uniformi, allora alta e subitanea divampò la fiamma fraterna latente e per lungo tempo sopila e si levò irresistibile il \ o~tro grido d 'amore e di fierezza . Spettacolo cosl schietto e naturale e commovente che gli stessi soldati alleati, l'americano benevolo cd il polacco cavaliere co, pur così degni di richiamare la vu. tra riconoscenza , lo compresero e si trassero spontaneamente da parte con di crc.l.Ìone rispellosa; anzi si associarono all'applau'-O e fcccro cattarc le loro macchine fotografiche. Siate hencdctti Bolognesi, per quell'accoglienza che ci ripagò di tante amarezze, di tanli sforzi intrepidi e tenaci, di tanta abnegazione che pur ci volle, credetemi, per avere fede anconi e resistere quando tutto pareva perduto. Ora il prc1--2.o di questa delirante letizia sembrava ben lieve ad ognuno; ed i miei oldati ai quali pas avo d'accanto mi ripetevano eccitati e commos i: signor ge11e1 aie, valeva la pena. Era con quc ta promes a che io li avevo rinfrancati e sorretti nei momenti spiritualmente più difficili e nel corso delle prove più dure. Sì , en,.a dubbio, ora si capiva che;: aver , i chiato e aver soffcrto valeva la pena.


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Signor Sindaco! Io le parlo non soltanto a nome della mia 'Legnano', ma di tutti i Gruppi di combattimento che parteciparono alla grande battaglia per lo sfondamento della linea gotica, la battaglia a cui Bologna e tutta la valle padana dovettero la liberazione; quindi per la 'Friuli' e la 'Folgore' che sono presenti e anche per la 'Cremona' che non c'è perché puntò verso nord-est e non ebbe la ventura di passare per la vostra città. Questo privilegio di parlare a nome di tutti mi viene da circostanze sostanzialmente fortuite e non da una graduatoria di benemerenze; però forse trova anche una certa giustificazione nel fatto che la 'Legnano' è la primogenita delle formazioni ila· liane che entrarono nei ranghi delle armate alleate, tanto che raccoglie ancora dei veterani di Monte Lungo, e colla 'Folgore', dei veterani del C.I.L. lo mi faccio portavoce anche loro, quindi un pò di tutti i combattenti regolari della guerra di liberazione. E' a questi combattenti regolari che idealmente, a parer mio, è dovuto t'omaggio del labaro d'onore che Lei , Signor Sindaco, ha testé con cgnato nelle mani del mio alfiere . Essi lo meritano. E non tanto perché siano stati i primi o i secondi a entrare in Bologna, questa è mera fortuna, quanto perché furono i primi a scuotersi di dosso l'avvilimento di un tragico crollo, raccolsero in pochi le armi cadute nella polvere e si avventarono con veemenza alla risco sa. Con commossa esultanza noi siamo qui nell'anniversario che è iJ più caro al nostro cuore e partecipiamo ad una cerimonia che onora con noi i partigiani bolognesi ed i soldati polacchi. Partigiani ardenti ed indomiti di cui in Valle ldice accogliemmo un nucleo nelle nostre file, la formazione 'Gianni Palmieri', intitolata a un martire della vo tra libertà. Soldati polacchi, strenui assaltatori dell'Abbazia di Montecassino e delle difese di Ancona, coi quali noi del C.I.L. combattemmo spalla a spalla nel 1944 in gagliardo, fecondo e generoso cameratismo d'armi. Dall'eroica città che attende e che ben merita la sua medaglia d'oro al va)or militare, noi riceviamo questo labaro con gratitudine e con fierezza. Voglia essere un segno che l'esercito di Vittorio Veneto ritorna nel cuore degli italiani. Voglia essere un auspicio che, specchio fedele delJa coscienza e delle aspirazioni nazionaJi, questo esercito rinato dalle ceneri non i allontanerà mai più dal loro cuore. •


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Gabrio Lombartl.i

Poco prima di lasciare il comando della Divisione 'Legnano', il Generale Ulili pubblica un articolo su un giornale di Bergamo: « Io ho avuta la venlura di comandare i nostri soldati nella guerra di liberazione. Questi soldati provenivano un pò da tulle le regioni d'lLalia e da tuui gli strati sociali; erano anche di tutte le tendenze. Costituivano quindi nel loro insieme uno specchio presumibilmente fedele della nostra razza con i suoi difetti e con le sue qualità. Non sono sLate certo le risorse normali della disciplina che li hanno tenuti insieme; chi voleva aveva la possibilità di andarsene rimanendo pralicamente impunito. Non sono state nemmeno le promesse di futuri segni tangibili della riconoscenza nazionale, effeuivamente poi non mantenute; poiché siamo un popolo vecchio e , come tale, disincantato. Ciò che li ha tenuti insieme è stato una specie di i tinto interiore a cui nemmeno sapevano di obbedire. Naturalmente brontolavano; anche i veterani di Napoleone hrontolavano, tanto è vero che li chiamavano 'grognards'. Lo spirito di questa gente era fluido, mutevole come i cieli di aprile. Nell 'azione collettiva ci vuole pazienza e tenacia, moderazione dello spirito critico ed un illimitato sacrificio dell'io: altri popoli posseggono più di noi queste doti; perciò è cosl difficile guidare gli italiani nella guerra e, credo io, nella politica. Ma un compito può essere difficile e tuttavia altamente redditizio; e questo credo io sia il caso. L'italiano è come una pila di energie nervose che rapidamente si scarica e continuamente deve essere ricaricata; bisogna sempre occuparsi di lui. Ma se gli i dà modo di applicare utilmente slancio e passione, realizza con mezzi minimi sorprendenti risultati. E' con un senso di inesprimibile fierezza che io ricordo i miei soldati a lato o di contro, comunque a confronto, di soldati di tutte )e razze. Li ricordo soprattutto quando erano laceri e scalzi, marciavano a piedi con le armi pesanti a spalla sotto il sole d'agosto, combattevano senza carri e senza altri appog· gi adeguati. Li ricordo quando alla vigilia mi apparivano stanchi ed amari, irosi o depressi; e poi nell 'azione si rivelavano inaspettatamente superbi di decisione e di ardimento. Perciò ho imparato ad avere fiducia in una misteriosa forza della nostra razza, intima e nascosta, mentre i difetti sono cosl evidenti in superfice. Forse è il sedimento di umanità e di sag-


IL

~

U..-ro IJTlU NELLA cutaA DT UIIDW'.JOO.

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gezza di una storia millenaria. La generazione che mi prèeedette lo chiamava lo :stellone d'Italia, ma non può essere mera fortuna.•

E viene il giorno del distacco: 'dopo oltre ventisette mesi.' C'è - nell'o.d .g. del 2 maggio 1946 - una esplicita 'fìen:zza', tratta , con antica cavalleria, dalla con apevolezza di avere comandato quei soldati: "sono fiero di avervi comandato: è stata la maggior fortuna morale della mia lunga carriera.'' Ma c'è, non nascosta , una sottile malinconia, soprattutto nel ricordo di quando "eravamo così pochi! e l'avvenire era tanto buio": "forse, ora che sono passate, ness un ricordo mi è più caro delle lancinanti ansietà di quei giorni." Miei Soldati, questa è l'ultima volta che io vi parlo da comandante e mi :rivolgo a voi come se idealmente foste tutti raccolti nei ranghi innanzi a me. Per quanto siate nella maggior parte cambiati , lasciale che io veda ancora in voi i miei veterani del Volturno, del Musone e dell'ldice; lasciate che io creda che lo spirito dei Morti e degli antichi combattenti gia tornati alle loro case, rivive in voi più giovani per qud miracolo della tradizione militare in virtù della quale le vecchie glorio e formazioni mantengono, col passare degli uomini, la propria inconfondibile individualità collettiva. Dopo oltre ventisette mesi prendo commiato da voi; ben consapevole che quest'ora doveva giungere e pur non sapendo vincere una certa emozione velata di tristeua. Poiché so bene che non potrò più rivivere giornate cosl intense come queJlc c he abbiamo insieme vissute e non saprò più ritrovare con altri uomini quella generosa virile fraternità che fu tra noi e c he appartiene alla singolarità drammatica della nostra comune vicenda; specialmente quando eravamo cosl pochi e l'avvenire era tanto buio. Forse, ora che sono passate, nessun ricordo mi è più caro delle lancinanti ansietà di quei giorni. Sono fiero d.i avervi comandalo: è stata la maggior fortuna morale, soprattutto, della mia lunga carrierl!, Mi duole separarmi da voi, vorrei seguirvi sempre da vicino e palpiterò sempre per i vostri colori. D'altronde che io ci sia o mi allontani non imJX)rta. Viva la 'Legnano' che il destino portò nella Puglia ai primi di settembre del quarantatre perché rialzasse, sola, il vessillo della riscossa . A questa 'Legnano' cui ebbi l'onore di appartenere offro oggi , e


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G,ibrio Lomkrdi

in umiltà di gregario, il mio atto d'amore e di gratitudine infinita.•

Si poteva prevedere che, con un simile passalo, fosse destinalo ad avere, subito, le maggiori responsabilità militari. Non fu così. Eppure non perse la consueta serenità: un superiore distacco dai 'riconoscimenti'. Sapeva di avere fauo, nel momento più tragico della storia d'Italia, tutto il suo dovere, concorrendo in maniera decisiva alla ripresa dell'Esercito. "Il patrimonio che non si può mai perdere - aveva scritto nell'o.d.g. del 22 maggio 1945 - è ciò che si è dato, non ciò che si è avuto. Il mondo sarà finalmente libero dall'ingiustizia e dalla paura quando tutti faranno proprio questo concetto generoso." E conservò l'entusiasmo della giovinezza. Comandante il III Comando Militare Territoriale di Milano, partecipava spesso a esercitazioni delle sue truppe. Un giorno, in alta montagna, ebbe un grave malore. I soldati predisposero una barella e iniziarono a tra portarlo a valle. Dopo un poco si ripre e e saltò giù dalla barella , nella persuasione che lo spirito ba ·tasse a sostem:re le forze fisiche. Scgul un nuovo più grave malore. Mori il 27 ottobre 1952, a cinquantasette anni. Riposa nel Cimitero di Monte Lungo, dinanzi a Cassino, tra i caduti del I Raggruppamento Motorizzato, del C.I.L., dei Gruppi di Combattimento.

A egregie cose il forte animo accendono L'urne dei forti, ... : (Foscolo, Dei Sepolcri) C'è un coro sommesso, tra le tombe:

"Quand'era per i frat elli smarriti vanità sperare follia combattere - primizia di credenti noi soli quassù accorremmo - invitti per te cadendo Italia - se più della vita ti amammo - il monte della nostra fede - dove sepolti eloquenti restiamo - alfida tu con i nostri nomi - ai fratelli rinati - per sempre."* (*)

Lapide nel Cimitero di Monte Lungo.


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Più alta si leva la voce del Comandante: « Ringrazio e rivolgo un caldo saluto alle formazioni partigiane deUa terra bergamasca cd al loro valoroso comandante, colonnello Buttaro, di cui il quattro novembre scorso ascoltammo con fiera emozione la nuda, scolpita parola rievocatrice. Ci sia lecito di rendere oggi pubblicamente omaggio di ammirazione, di riconoscenza, di fraterno amore ai loro valorosi Caduti che, al di qua della linea dei Goti come i nostri compagni al di là, eroicamente donarono il sangue e la vita per una causa comune. Sulla base delJa sicura conoscenza che io ho dei moventi spirituali della mia gente, sulla base ancor più eloquente e concreta delle cifre ( tremila dei miei uomini tra morti, mutilati e feriti che ho lasciato lungo la strada da Cassino a Ponti sul Mfocio) io sono convinto che, partigiani e soldati, siamo stati degni gli uni degli altri : nella severità del sacrificio come nella purezza degli intenti. La quale purezza si riassume, praticamente, in un concetto: servire in umiltà e in abnegazione la Patria cosl in pace come in guerra. •


PARTE TERZA TESTIMONIANZE


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Dal Fondo • UMBERTO SALVATORES • UN CICLO OPERATIVO COLONIALE

La data del 5 maggio 1936 segnò la conclusione utficiale della guerra italo-etiopica, ma non la fine delle o,;tilita nel paese conquistato. Qui sorse infatti un movimento di genti ribelli, sostenuto anche da correnti straniere, per cui alla campagna vera e propria seguì un ciclo di operazioni di polizia, tendenti a s pegnere i focolai insurrezionali. Nel 1938 il Comando del Seltore Occidentale .ç;rinn, retto dal generale Agostino Martini, esegu} con successo una manovra offensiva a largo raggio, per ripristinare l'ordine e la legalità nel territorio, seriamente minacciato da robuste formazioni di rivoltosi. La prima fase di quel ciclo è qui de crilla m ediante la pubblicazione di alti custoditi da/l'Ufficio torico dello SME, nel « Fondo • intitolato al generale Umberto Salvatores. Umberto Sa/valores, all'epoca degli avvenimenti narrati, era Aiutante di campo del generale Martini, con funzioni - come emerge dalla motivazione con cui gli venne conferito il Cavalierato dell'Ordine Militare d'Italia - di Capo di S.M . di grande Unità. Dopo il rientro dall'A/rica, Umberto Salvatores comandò in Balcania nel 1941 e sul fronte russo nel /942 il (j reggimento bersaglieri, che sotto la sua guida m eritò la Medaglia d'oro alla bandiera. Come generale di brigata fu vicecomandante della Divisione f. • Legnano ». Nel • cu rriculum • di UmlJcrto Salvatores, che in ausiliaria raggitmse il grado di generale di Corpo d'Armata, figurano una ferita sul Car o e dieci ricomper1 e al valore. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1974, i familiari hanno donato a/l'Ufficio Storico dello SME il carteggio che Egli raccolse nel corso della lunga carriera. Da quella interessante documentazione sono tratti i documenti che vengono presentati al lettore, ad immagine di una guerra i cui aspetti sono ancor oggi praticamente sconosciuti.


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COMANDO SETl'ORE OCCIDENTALE SCIOA (Ufficio Op. e Serv.)

Ciclo del Cltelià - Gltindcbcra/ -

Gl,edù - Cmnbo (Gimma Guem,eti) Riva dcslra del Nilo Azzurro.

H orro -

Gudrù

Dalla Rela1.ione del Ce11. Agostino Ma r1i11i.

Ambò, lì 24 maggjo 1938

La situazione

. Alla fine del gennaio 1938 erano , egnalali , nello Scioa Occidentale, considerevoli nuclei ribelli alle dipendenze del grasmac Zeudé Asfrau, irriducibile no ·Lro avver ario, di Atò Mesfin Sillassì , già ist ruttore dei cadcui della s::uolu di Olclla, imparentato con l'ex famiglia imperiale e perlanto naturalmente ostile alla nostra occupazione, del degiac De ·tà Iscctié che, come capo della recente ribellione galla, poteva contare sull'ampio consenso delle popolazioni loca li , e di Atò Taclc Uoldchauariate, cui la fama degJi <;ludi compiuti in Europa creava una reputazjone di uomo ben adatto a poter controbilanciare l'abilità dei comandanti italiani. A questi quallro capi Amara, che, avendo al proprio seguito non meno di duemila fucili con un congruo numero di anni automatiche, potevano ampiamente contare sulla connivenza più o meno spontanea della gente del luogo, si aggiungevano le bande, pure numerose ed efficienti, dei capi galla Galletà Uosenc, Olonà Dimsà, Rundasà Igghl ed Averrà Begnà. Mentre il gruppo dei ribelli amara opcrav:i nella parte settentrionale, gli altri facevano campo delle loro gesta la parte sud del territorio. La camionabile Addis Abeba - Lcchemti, come linea djvisoria


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dei loro campi d 'azione; era quella che, di volta in volta, doveva s ubire gli atti brigante ·chi dell'uno e d e ll 'altro gruppo. ln tali condizioni , non soltanto dive niva sempre più peri· coloso il traffico su questa importante arteria , ma si veniva via via manife tando b inclfo:ic nz.:1 de i \ J:-i pr..:sidi d i protc1.ionc che - attaccai i spesso da forze preponderanti - erano lati più volle costretti a rinch iudersi nella cinta delle loro difese.

Le operazioni A s pezzare un simi le stato di cose, il Com:indo S uperiore d e l· le Forze Armale autoria.ò c he io conducessi una operazione in forze, intc ·a ad e liminare in primo te mpo i gruppi ribelli della zona noni e, successivamente, a momento ritenuto opportuno, ad annientare que lli delle regioni meridionali. Mio concetto d'azione fu quello di rinchiudere il territorio del Chdlià . C.imm:t Guc nncté - Gudrù - Horro · Amorrò e Ghind e rbcrat , ove aveva buon gioco il primo nucleo di ribeJli, fra quatt ro punti di a ppoggio, dai quali quattro poderose colonne, agendo contemporaneamente in direzione concentrica potessero p ro vedere ad una min11:1iosa cd d[icac.:! ca.:da d egli a .rvcrsari. Poic hè le sole forze del mio settore non erano sufficienti alla formazione di così ingenti nuclei, fu rono mt:ssc a mia disposizione, dal Comando Superiore delle Forze Armale, la X e l'XI brigata coloniale, Ja XVII brigata a .s., il battaglione Alpini « Uork Amba • ed uno squadrone di cavalleria. Potevo così costiture (allegalo o . 1) : a) · una colonna al comando de l Ten. Col. Lorcnzini, formata dalla Xl brigata coloniale su <tue btg., dal Il Gruppo del I raggruppamen to bande di Ambò, una ezione cannone da 65/17 ed una sezione bombarde da 81 , co) compito di portarsi, in primo tempo, da Ficcè a Caccisi nt:I Ghindebe ral; b) · una colonna al nmrndo ckl Colonne llo Tabellini, formata dalla X brigata coloniale su tre btg., una sezione artiglieria da 75/ 13 e dal gruppo bande Uollega, col compito di portarsi da Lechemti a Dirrè nc ll 'Amorrò; e) · una colonna al comando del Colonnello Gaibi , formata dalla VTT Brigala coloniale su due btg., dal gruppo bande Altopiano, una btr. da 65/ 17 ed una sezione bombarde da 81, dislocata nella zona Bacò. Tibè.


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Dal Fondo • Umberto Sol~Wlar u •

Avrebbero completata l'azione di questa colonna: il XLII btg. a .s. che da Talò per Giarrè e m. Balbalà doveva avvolgere la destra delle formazioni nemiche c precludere ogni via di sfuggita verso iJ Sibù; il I Raggruppamento Bande con una ·ezione da 65/ 17, al comando del Tcn. Col. Rocco, che da Ghedò per m. Amara e rive meridionali del Ciomman doveva precludere la via che, a sud di quelle paludi, conduce nel Gudrù; d) - una colonna al comando del Colonnello Focanti , formata dalla XVU brigata a .s. su tre bLg. con un gruppo di artiglieria da 65/ 17 col compito di scMerarsi sui monti del Chelià; e) - a questi quattro principali elementi di manovra venivano aggiunti : il btg. alpini • Uork Amba • lo squadrone di cavalleria che, riuniti a Ghedò, dovevano costituire elementi di riserva. Ai reparti cc.nn. dislocati lungo Ja camionabile veniva affidato il compito, insieme acJ un htg. cc.nn . a utocarrato, di vigilare lungo la strada, mentre al gruppo bande Rolle veniva assegnata la vigilanza dei movimenti dei gmppi ri belli operanti nella zona sud. Alle bande irregolari, al comando dei capi locali sottomessi, veniva dato l'incarico di cooperare alle operazionj che si sarebbero svolte nel loro territorio. Raggiunta la dislocazio'n e iniziale, mentre le colonne Lorenzini e TabelHni disposte rispettivamente ai lati nord est e nord ovest delJo schieramento, avrebbero dovuto limHarsi ad estendere la loro vigilanza lungo le vie che polcvano offrire una eventuale via di scampo verso i passaggi del ilo Azzurro, le colonne Focanti e Gaibi, quest'ultima in concomitanza col XLII Btg. e col gruppo handc, di ·po ' te rispettivamente sui lati sud est e sud ovest deUo schjeramento, avrebbero dovuto agganciare e premere il nemico, in modo da costringerlo al combattimcnlo. Prevista la eventualità che i ribelli avessero poi tentato il ripiegamento verso nord, le colonne meridionali avrebbero dovuto incab,arli lungo le direttrici di marcia obbligate, gettandoli contro le colonne Lorenzini e Tabellini che, strclto rapidamente il cerchio, si sarebbero serrate addosso all'avversario per annientarlo. Per raggiungere in tempo le basi del movimento, che dove-


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va essere iniziato il 15 febbraio, le diverse colonne iniziarono in tempo utile le marce e gli spostamenti. Il nemico si mostrò subito assai preoccupato della minaccia e già col giorno 14, mentre la colonna Lorenzini era impegnala a guadagnare il guado del Guder, ad ovest di Kacci i, costrella dalle difficoltà del terreno ad attardarsi lungo maJagevoli pa saggi obbligati , sferrava contro di e sa una violenta azione che causava, fra le altre, la perdita di un ufficiale. La rapida azione dell'avanguardia riu ·civa però presto a trionfare dell'in idia, scacciando il nemico dalle sue posizioni, occupando tutti i punti dominanti ed assicurando lo sbarramento della valle del Guder cd il controllo delle vie di accesso al Nilo azzurro nelle regioni Gudrù e Ghindeberat. Un tentativo più fortunato poteva tentare il nemico contro le bande irregolari che. al comando di capi locali, erano state inviate in esplorazione dalla colonna Gaibi . Ma nell'attaccare in forze quei pochi nuclei nostri f cdcli il nemico aveva rivelato come uno dei capisaldi della sua difesa fosse il m. Carra, presidiato dalle fon_.e del degiac Destà lsceliè e del grasmac Zeudè Asfau. Come primo obiettivo la colonna Gaibi fu spinta alla conquista di quella montag-na per indi co. tringere il nemico a ripiegare entro la sottile triscia di terra chiu a ad est dalle paludi Giomman e ad ovest dall'erto ciglione dei monti Gorokcn , ove egli sarebbe rimasto serrato a nord della colonna Tabellini e ad est dalle colonne Lorenzini e Focanti, chiamate ad accorrere allo sbocco ettentrionalc della regione. Vennero date pertanto tulle le dbposizioni per un perfetto coordinamento dei vari reparti concorrenti all'opera,done, coordinamento che venne eseguito sul posto dal mio aiutante dj campo. La brillante azione delle avanguardie rc~c regolare e sicura la marcia del grosso dei reparti. li Ten . Col. Salvatore che marciava con le bande di avanguardia del gruppo Altopiano. accortosi che l'avversario tentava di sottrarsi al contallo con le nostre truppe, faceva muovere allo attacco, superando felicemente il ciglione del m . Carrà, trionfando della insidfa dei passaggi obbligati, dilagando ne l pianoro sottostante, travolgendo - nel breve ed intenso comballimcnto - i gruppi nemici annidati in tutti gli anfratti della va ·tissima fronte.


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Dal Fondo • Umberto SakaJo r rJ •

Col fulmineo balz9 effettualo dalle avanguardie e voluto dalla pronta intuizione del Ten . Col. Salvatores, veniva spezzata completamente la resistenza nemica, permettendo cosl al grosso delJa colonna di poter occupare nella giornata l'intero massiccio montano. Frattanto, mentre disponevo che il XLI I btg. a.s . si portas e con mossa rapidissima da Talò a Giarrè, per chiudere al nemico quella via di scampo. ordinavo al Colonnello Lorenzini di spostarsi lungo la diretl rice Anarò-Scirbà pe r tampona re lo !\bocco che si apriva a nord est delle paludi del Ciomman. Contemprancamcntc, alla te ta della colonna Focanti, mi portavo a m . Amara - dove lasciavo il btg. alpini • Uork Amba • di presidfo e proseguendo per Cobhò. lungo il lato orientale delle paludi, mi dirigevo su Scirbà per operare il congiungimento con la colonna Lorenzini. TI movimento, cffelluato con celerità ammirevole, tamponava ncuamente la via di scampo a nord est delle paludi del Ciornman. Kimancva da prccludcrt: la via di nord ovest, compito riservato alle colonne Gaibi proveniente da ·ud e Tabellini da nord ovest: il nemico però ~gominato dalla decisione di attacco e dalla celerità di movimento del le no~l I e colon.i, , rinu,ziav:1 decisamente ad ogni velleità di resistenza e si dileguava a piccoli nuclei attraverso la boscaglia. Sul lato nord ovest dello ·chieramento la colonna Tabellini riusciva però a sorprendere, presso Lagamsà, un forte nucleo nemico, ad impegnarlo e ad i11I liggc.:.rbli ..,~.,.-.:bil i p ·rdiLe insieme a quelle di alcuni dei più importanti capi. ll nemico era stato dovunque totalmente battuto. Alcuni capi, st:guiti da pochi fedeli, tenta a no di g.1adagnar · a l più presto i passaggi del Nilo per mettersi al sic.uro nei territori del Goggbm.

Da Sciambò, dov'ero neJ f rauempo giunto, intuito tale disordinato ripiegamento, spingevo all'inseguimento verso nord il I gruppo hà n<le Altipiano e, a lla tcs,a della colonn:.i l...orcnzini, rinforzata dal LXVI btg. a.s. proseguivo rapidamente per Alibò per giungere in pochissimi giorni. attraverso terreno irto di os~ tacoli e di insidie sul Nilo Azzurro, in prossimità di Malca Saitana. U disegno di manovra era così pienamente attuato e le operazioni si concludevano con risultati imponenti: - la compagine degli clementi ribem disorganizzata;


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la loro tracotante sicurezza fiaccata; le popolazioni svincolate dal giogo dei riottosi , collaboravano fiduciose con le truppe. Le cifre di seguito indicate sono un'affermazione tangibile del successo con eguito in questo primo vittorioso periodo operativo: -

Perdite nostre

-

n. 1

ufficiali morti ufficiali feriti na7Jonali morti coloniali morti coloniali feriti coloniali dispersi

•

2

• 1 • 45

• n •

1

Perdite rlbeOJ

-

n. 671

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•

so

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149

Anni catturate e ritirate

-

fucili fucili mitragliatori mitragliatrici pistole

n . 2356 12

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•

4

•

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Dal DIARIO STOR JCO

3 FEBBRAIO: Sono impartiti gli ordini nece ' sari perché le truppe, che in questi giorni dovranno transit;ire da Addis Alem - Ambò - Ghedò, possano trovare il luogo ove accamparsi, i viveri e le eventuali guide per il proseguimento della loro marcia. E' istituito in Ambò un centro servizi dell'Intcndcn~ A.O.I ., con a capo il maggiore Reisoli. Ha il compito di dirigere il movimento dei vari reparti, fornendo loro gli automezzi necessari, il. munizionamento e vettovagliamento. Sono impart iti i primi ordini per il concentramento delle truppe 01,1eranti.


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Fondo • Umberto s.Jvotoru •

Il comando raggruppamento bande ed il II gruppo effettuano i prelevamenti del materiale necessario per il loro allestimento e la completa efficienza. Il I gruppo è giunto, senza nulla di importante da segnalare, a tre ore di marcia da Busa. li sig. generale è ancora ad Addis Abeba per conferire con S.E. il comandante superiore delle Forze Armate. Cielo sereno. FEBBRAIO: Continua la diramazione degli ordini. Viene portato a conoscenza dei comandanti dei reparti che dovranno operare, la situazione aLtualc del settore, in cui due gruppi di ribelli composti a loro volla da nuclei più o meno numerosi, al comando di vari capi, dei quali solo alcuni hanno importanza e notorietà, sono venuti formandosi in questi ultimi tempi, per ragioni varie, uno a nord, poco importante, ed uno a sud del la camionabile. E' fatto conoscere il loro sistema di combattimento ed il nostro concetto d'azione. Ai reparti che per primi dovranno iniziare il movimento: X brigala coloniale di Lechemli e colonna Lorenzini di Ficcè, sono date le disposizioni per l'assunzione della dislocazione iniziale e ono fissati i loro compiti. li sig. generale è tuttora ad Addis Abeba, il raggruppamento bande continua iJ lavoro di organizzazione, con aumento di un ufficiale, s.c.rn. Montresor. e di nuovi arruolati; il I gruppo bande continua scll7.a alcuna novità la sua marcia per rientrare ad

4

Ambò.

Cielo sereno. 5 FEBBRAIO:

Informatori riferiscono che il giorno 4, pre so Dirrè, è avvenuto uno scontro fra bande locali e nuclei ribelli. Questi capeggiati da Zeudè Asfau e da capi minori sarebbero concentrati a Giarti, per dirigersi poi in direzione Giddà. Altri nuclei sono segnalali fra il Gimma Guenneté e lo Borro. Il Joro movimento fa pensare che i ribelli si vogliano sottrarre verso n9rd ovest. Il sig. generale decide perciò di anticipare i tempi. Vengono impartiti ordini al colonnello Gaibi, perchè tenga


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pronta la VII brigata coloniale fra Bacò e Tibé ed agli altri comandanti perchè accelerino la partenza e la marcia dì trasferimento. A Dirré sono falle concentrare tulle le bande irregolari con compiti di sorveglianza della carovaniera del Limmu. Il XXXVIII btg. con la sezione di artiglieria giunge a Gimmi. TI XLII btg. è al 60" km. da Addis Abeba . 11 comando raggruppamento cd il lf gruppo bande accelerano l'allestimento dei reparti. Giungono nuovi ufficiali . 11 I gruppo bande è a breve distanza da Ambò. Il sig. generale sempre ad Addis Abeba. Cielo sereno. 6 FEBBRAJO:

Secondo informazioni concordi i ribelli del nord sarebbero dislocati in due masse principnli : unn a monlc Carrà (Cimma Guenneté}, e l'altra nello Horro. Gruppi isolati e staccati dal grosso compirebbero razzie allo sc.:opo di fare pressione su lle popolazioni da loro dissenzie nti. Da Addis Abeba è partito il comando della Xl brigata - colonna ten. col. Lorcnzini - con nucleo sanità, re parto salmerie cd il LII btg. col., proveniente da Ficcé. Ha forza complessiva di : 21 ufficiali - 3 sottuficiali - 4 nazionali - 704 coloniali - 223 quadrupedi - 18 mitragliatrici - 6 fucili mitragliatori. Due giornate di fuoco. In serata giunge ad Addis Alem. La i:.ezionc artiglieria del raggruppamento bande di Ambò, al comando del tenente Ricchiardi, è partita stamane al completo, diretta a Ghedò ove giunge alle ore 17. Il XXXVIII btg. ha raggiunto alle 12,30 Bacò e pro ·egue per Lcchemti. Il XLII btg. è giunto a Gudella. Dovrà raggiungere Siré.

Ad Ambò giunge il comando del Xlll gruppo con una balle-ria da 65/ 17, partito stamane da Addis Abeba al comando del ten. col. Spinolli. La sua fon.a complessiva è: 11 ufficiali - 6 sottufficiali - 2 nazionali - 330 ascari - 148 muli nazionali - 34 muli abissini - 8 pezzi da 65/ 17 con duemi la colpi - 4 mitragliatrici e 4 fucili mitragliatori. Giunge pure la sezione artiglieria della colonna Lorenzini


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Dtll Fondo • Umberto Salwucwu •

a Chingi (Auasc), il LXVIII btg. a .s.; ad Addis Alem il XXXI btg. con balleria da 65/17. Sono assegnati gli indkativi per il collegamento aereo terrestre delle varie colonne. Si interessa lo Stato Maggiore dell'Intendenza A.O.I. perchè provveda per il sollecito accantonamento di munizioni di riserva per le truppe operanti nelle seguenti località: Addis Alcm Cettù - Ambò - Ghedò. Data la deficienza di quadrupedi si autorizza l'acquisto sul posto di muli . Il sig. generale è rientrato stamane da Addis Abeba, accompagnalo dal Lcn. col. dei bersaglieri Umberto Salvatores che lo coadiuverà nell'organizzazionee e nello svolgimento delle operazioni. Domani rientrerà ad Ambò nella mattinata il I gruppo bande. Cielo sereno. 7 FEBBRAIO:

I noti gruppi ribelli di Agolufà e Farà Galadù sarebbero concentrali, in numero di 2.500 uomini a Dabis sul confine fra l'Horro e l'Amorro. Fervono i preparativi per l'inizio delle operazioni. Rientra il I gruppo bande dalla ricognizione effettuata nel Berber Midir e nel Busa. Nulla di importante da segnalare. Ha coadiuvato il capitano Nicheli, residente di Addis Alem, nell'opera di propaganda e pacificazione delle popolazioni dei territori attraversati; soprattutto ha sorvegliato il mercato di Busa ove era segnalato attivo con:nnercio d'armi. E' partito da Addis Abeba il comando della XVU brigata a .s. - colonna Colonnello Focanti - composto da: 60 ufficiali - 30 sottufficiali e nazionali - 2552 coloniali - 56 fucili mitragliatori 20 mitragliatrici - 4 pezzi di artiglieria. E' giunta a Lechemti la colonna Tabellini che proseguirà per Dirré. Il XV btg. col. è partito da Gimmi diretto a Tibé. La VII brigata col. (colonna Gaibi) è concentrata a Bacò con il gruppo bande Altipiano. sezione artiglieria e batterie bambarde, con una for.ta totale di : 57 ufficiali - 24 sottufficiali - 23 nazionali - 3397 coloniali - 594 muli - 54 fucili mitragliatori - 16 mitragliatrici . 4 pezzi d'artiglieria.


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La colonna Lorenzini è riunita ad Addis Alem. E' forte di : SO ufficiali - IO nazionali - 2005 coloniali - 54 fucili mitragliatori - 24 mitragliatrici. Ad Ambò, con il rientro del I gruppo bande è al completo il raggruppamento con 11 ufficiali - 9 sottufficiali e nazionali - 1098 coloniali - 11 fucili mitragliatori - 6 mitragliatrici - 2 pezzi d'artiglieria. Con il raggruppamento è pure la IV compagnia coloniale del I btg. eritreo. La sezione artiglieria è a Ghedò. E' di passaggio per Amt:,ò il LXI btg. a .s., mentre il LVIII btg. è ad una tappa e mezzo. Sono portali a conoscenza dei comandanti delle varie colonne i nominativi e le frequenze d'onda per il collegamento a mezzo radio, nominativi e frequenze che entreranno in vigore alle ore 24 di domani. Cielo sereno.

8 FEBBRAIO: Alle ore 7 partono da Ambò gli ufficiali del comando con i servizi e le salmerie. Sono: 1° capitano Truci, s. tenente BulferetLi, s. tenente Pasquinelli, s. tenente Di Silvestro, quattro sottufficiali, ci nazionali compresi i radiotelegrafisti e 75 colonial i. Alle ore 12 parte pure da Ambò il sig. generale che si è fermato per attendere l'arrivo da Addis Abeba di S.E . Cavallero, comandante superiore dellé Forze Armate, con il quale prosegue per Ghedò. E' con il sig. generale il ten. col. Salvatores. Le due colonne giungono quasi contemporaneamente a Ghedò e si stabiliscono nel fortino del comando presidio. Con la prima colonna è partito pure da Ambò un reparto della VIII compagnia genio con: 2 ufficiali - 1 sottufficiale - 70 genieri. Durante l'assen7_.a dalla sede del sig. generale, assumerà il comando di tuuele forze armate dislocate nel settore e non operanti, il comandante la 185• legione console Di Rorà. Vengono fissati i suoi compiti e le direttive per l'opera da svolgere. La situazione nemica alle ore 24 è la seguente: informatore riferisce che Zeudé, Destà, Blattà e Mesfin con i loro armati si trovano a Ciabir (Horro), in zona boscosa. Zeudé ha dato incarico al fitaurari Ailé Amensisà, che trovasi a Gimrna Guenneté, di avvisarlo dell'arrivo delle nostre truppe. E' confermata la notizia che il balambaras Gherarsù Duchi si trova con 350 armati nella zona del monte Gibatti.


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Dal Fondo • Umberto So1w1te,ru •

Nuclei galla ribelli di forza approssimativa di circa 700 uomini, dei quali poco più della metà armati, comandati da Gamasciù Urghé, residente a Siré, Faierà Bociò, residente a Samber;. di Rafisò, cercano di razziare i nostri sollomessi. In questi ultimi giorni si sono unti ad Abebé Uoldeanna, in zona Rafisò, Digosù e Bultumà parente di Befecadu. Un centinaio o poco più di armati, capeggiati da Ragasà Futà, sono segnalali presso Gimmi. Presso il fortino di Lemscià lavorc1lori della ditta Astaldi sono falli segno a colpi di arma da fuoco; gli aggressori vengono mc si in fuga dalla banda de11a ditta che causa ad essi due morti . Situazione nostra: colonna Lorenzini giunta a Meccià Coriccià - colonna Gaibi raggiunto Bacò pronla a muoversi - colonna Tabellini partita da quallro ore di marcia a nord di Ongar XXXVIII btg. e sezione artiglieria giunti a Lcchemti a disposizione del colonnello Tabellini - XLII btg. giunto a Siré - battaglione Alpini • Uork Amba • partito da Addis Abeba per Ambò - LXVI btg. giunto a Ghedò - LXIT btg. giunto ad Ambò. Condizioni a tmosferiche: cielo sereno, verso sera coperto e forte vento. 9 FEBBRAIO:

SltuazJone nemica alle ore 24 del giorno 9:

Informatori riferiscono che il gros o d ei ribelli capeggiato da Zeudé Asfau, avrebbe intenzione di attaccare le nostre truppe a monte Carrà (due ore a sud d el Gimma Guenneté ) , di sera, approfittando del momento in cui esse porranno il campo. Nel suddelto nucleo di ribelli vi sarebbero molti armati ammalati, a cau· sa della lunga permanenza nelle paludi del Ciumman. La formazione ribelle capeggiata da Mcsfin Sc:.!!ascl sarebbe, con Blatà Taclé, presso Giarti, mentre Zeudé Asfau e capi minori sarebbero: - cagnasmac Dugasà con ducento annati appostato nel bosco Boché in regione Cellià, a nord di Gimmi, presso la direttrice Ghedò - Tullù Amara; - la nota formazione ribelle capcggiiata da Olonà, Galletà e Rundasà, in regione Dannò, a sud di Gimmi, pendici del monte Gibatti. Nel territorio delle residenze di Cettù e Nonno la dislocazione ribelle è la seguente:


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-

a Kobbò 60 armati con I fucile mitragliatore;

-

in regione Dullele (est di Cettù) 50 armati; in regione Ciabò 50 armati con l fucile mitragliatore.

Questi gruppi non sono riuniti fra di loro e si staccarono tempo fa da Gherarsù. In regione Ammajà circa 400 armati comandati da Lindi Baiù che, da promesse fatte, dovrebbe pre entarsi al ten. col. Rolle. A sud di Ammajà, in regione Bilò, 50 armati. In regione Darghié (ovest di Ammajà) , un centinaio di armati di Ligg Ghisau, che ha già inviato lettere per la sottomissione. In regione a nord di Darghié una cinquantina di armati Bantì Gorò. In regione Marù (sud del Gibatti), Gherarsù con 20 armati e due mitragliatrici. In regione Dorcnni un centinaio di armati. Situazione nostra:

Giunti a Ghedò nella giornata il btg. Alpini • Uork Amba •, il comando delJa XVTT brigata a . s . con il LXU btg. a .s., iJ comando del raggruppamento bande di Ambò con il Il gruppo e la compa• gnia coloniale. TI colonnello Gaibi a Bacò: nessuna nonvità. Il ten. col. Rolle a Cettù: nessuna novità. 11 colonnello Lorenzini giunto presso Geldù prenderà collegamento con il I gruppo bande di Ambò. Il colonnello Tabellini giunto a 3 ore di marcia a sud ovest di Dirré, mentre il XXXVIII btg. con la sezione di artiglieria lo raggiungerà da Lechemti. Una compagnia del LXII btg. a .s. da Ghedò, dopo aver scortato nella zona di Gimmi - Tibé un drappello del genio, inviato per riparare la linea telefonica, e dopo aver controllato notizie secondo cui circa un centinaio di armali, guidati da Ragasà Futà si sarebbero aggirati nella zona, è rientrata a sera, senza nulla da segnalare. S.E. CavaUero cd il generale Martini hanno paralto ai capi presso la residema di Ghedò cd elargito talleri. Il s. tente Bertolissi nell1Jodessa svolge con successo opera di attrazione politica verso le popolazioni. Presso la colnna Gaibi raccoltisi circa 600 nativi, in parte armati, per concorrere all'azione delle nostre truppe. I depositi! di munizioni di riserva per le truppe operanti sono stati oggi fomiti del 11ecessario per poter essere in piena cf-


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DoJ F°"do • Umbeno Salwuoru •

ficien,..a . Sono dislocati, come nolo, ad Addis Alem - Cettù - Ambò - Ghedò. Condizioni atmosferiche: cielo sereno, vento. Nel pomeriggio minaccia temporale. 10 FEBBRAIO: Situazione dei ribelli

Settore nord: il nucleo ribelle capeggiato da Zcudé Asfau embra cresciuto nella zona dell'Horro. Notizia in corso di accertamento. I ribelli capeggiati da Ragasà Gutà e balambaras Gutamà, che si trovavano l'altro ieri nelle vicinan7.e di Gimmi, si sarebbero divisi. Balambaras Gutamà si sarebbe diretto a Rafisò con cento armati e Ragasà Gutà a Dannò. Ieri notte è avvenuto uno contro fra il fedele grasmac Cumsà che aveva preparato un appostamento ed il balambaras Gherarsù, in zona tr aCuttaié e Ciabò, a cinque ore di marcia da Ghedò. I ribelli vennero fugati e dieci di essi catturati con due fucili . Seuure sud: risulta che il giorno 7 un centinaio di armati, capeggiati da lndebrl Iiades ·à, Atmasù Mcllissié, Legasà Mammù Calò e certo Dincà, disertore della banda di Uolisò, abbiano razziato al mercato di Caffadò, sulla riva destra del fiume Ualga. In combattimento avvenuto ieri tra Cuttaié e Tucur è stato ucciso noto capo ribelle Balcià Tolé. Piccolo nucleo ribelli è segnalato oltre Ciarré Boré (nord di Bacò), scopo razzia. Gherarsù sembra essersi spostato con venti armati da Marù a Dorenni; avrebbe assicurato le popolazioni di Nonno e l)o. renni che non molesterà più nessuno. Bantì Gorò invece, che si trova con sessanta armati nell'alt.o All, svolge attiva propaganda contro il Governo. Lindi Baiù con tutti i balabat dell'Amrnajà si è presentato al ten. col. RoUe, promettendo di versare entro pochi giorni tutti i fucili della zona. Situazione nostra:

La colonna Tabellini è giunta a Dirré. lasciando a tre ore a sud di questa località la banda Alboreto per riattivare lo scosceso sentiero e sorvegliare l'angusta stretta dalla quale dovrebbero passare il XXXVIII btg. col. e la sezione d'artiglieria. Considerato però che questi ultimi sono partiti da Lechemti solo alle ore 14 di


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ieri, sulla base del movimento effettuato dalla colonna Tabellini , s deduce che non potranno essere a Dirré che nella giornata del 23 corrente. Si ritiene perciò opportuno fare accelerare il loro movimento. La colona Lorenzini pre so Geldù ha presso collegamento con il li gruppo bande di Ambò (capitano De Martino) che partito nella mattinata diretto ad Abebé è giunto in località Batatin . Pochi pae ani incontrati nella regione quasi completamente spopolata. La colonna Gaibi ha distaccato da Bacò la banda irregolare con gli armati dei capi locali per compiere un colpo di mano contro i ribelli di Dugasà; alle ore 19 la formazione ha preso contatto con elementi nemici e l'operazione è tuttora in corso. Il XV btg. col. ha effcttuato una ricognizione sulle alture di Sciobocà, fra Bacò e Tibé. La banda locale del s. tenente Bertolissi è giunta nella zona a nord di monte Beftì, fatta segno a qualche colpo d'arma da fuoco; un rastrellamento prontamente eseguito nelle vicinanze non ha perme so di rintracciare alcuno degli sparatori. Presentatisi docjci indigeni e versati cinque fucili . Sono giunti a Ghedò il comando del raggruppamento bande di Ambò con il I gruppo bande e la IV compagnia autocarrata, lo squadrone di cavalleria che, per un incidente automobilistico, ha perso tre quadrupedi, due autosczioni di manovra. La dislocazione delle varie truppe alle ore 24 e la seguente: · - colonna Lorcnzini a Batatin; - colonna Tabellini a Dirré (XXXVIII btg. e sezione 75/13 due tappe a nord di Lechemti); - colonna Gaibi a Bacò (con le bande irregolari in wna Gimmj); - bande locali Bertolissi a nord di monte Befti; - colonna Rolle a Cettù; - colonna Focanti a Ghedò; - raggruppamento bande di Ambò a Ghedò; - battaglione Alpini « Uork Amba • a Ghedò; - squadrone di cavalleria a Gbedò; - battaglione e compagnia autocarrata a Ghedò; - due autosezioni di manovra a Ghedò. In mattinata è partito per Addis Alem il c.m. Marcellctti, in un primo tempo assegnato al raggruppamento bande, ed ora in-


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Dal Fondo •

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Sal~wtorci •

caricato delJa costiluzione della banda che formerà il presidio cii Geldù dove deve essere costituita una vice residenza. Sono stati as egnati al comando settore, e da questo passati al raggruppamento bande cd alla VII brigata, tre ufficiali subalterni medici. Il T seniore Pescatori è arrivato oggi a Ghedò ove assumerà la direzione del servizio sanitario. Condizioni atmosferiche: cielo sereno al mauino, coperto nel pomeriggio.

11 FEBBRAIO:

Situazione rlbelh alla data odlerna:

Settore nord: il gruppo ribelle dc ll'Horrò, capeggiato da Zeudé Asfau, non avrebbe effettuato spostamenti, menlre Mesfin ScilJascl si troverebbe al passaggio del t. Laga Gimma, fra Gudaia e monte Carrà. La forza del gruppo nord, secondo notizie non controlJate, verrebe ancora segnaJata su i tremila armati i quali difelterebbero però di munizioni, specialmente per le anni automatiche. Altre informazioni ridurrebbero ad un migliaio di uomini la forza di questo gruppo. Sono in corso accertamenti allo scopo di stabilire in modo sufficientemente approssimativo l'effettiva forza di queste formazioni ribelli. Un capo sottomesso ha consegnato alle nostre autorità due lettere provenienti dal ribelle fitaurari lmer per conto del dcgiac Ncgasc. Tn tali lettere il no lro capo viene esortato a passare nelle file dei ribelli con tutta la popolazione. Il fitaurari lmer, atualmente accampato sulle rive del Nilo, si proJX>rrebbe di pa sare iJ fiume e riversare qualche migliaio di armati, dotati di armi automatiche nell'Amorro. Chiede gli siano preparate vettovaglie e che vengano riattate le strade che conducono ai guadi del Nilo. In un'altra lettera, pure intercettata, lo stesso fitaurari lmer esorta i ribelli a resistere sino al suo arrivo. E' da ritenersi che queste notizie, già diffuse nelle regioni dell'Horro e dell'Amorro, siano i] motivo dc11a immobilità dei ribelli che risultano, anche in data odierna, fermi sulle stesse posizioni. Settore sud: viene riferito che i capi Abadulla Medità e Admasù Mellissié, con forte nucleo di armati, sono giunti in regio-


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ne Rogda, località a due ore a nord del ts• cantiere s ulla trada Uolchitté - Omo Bottego. Nessun altro spostamento è segnalato in altre zone del settore.

Situazione nostra: La colonna Tabellini ha ostato a Dirré cd ha richiesto nuove munizioni in . ostituziont: di altrettante precedentemente inviate con aereo e deformate i per ccces iva altezza di lancio; richiede pure il riforn imento di materiale radio. Viene e ollccitato il movimento dt:I XXXVI II btg. e de lla sezione di artiglieria c he si prevede saranno a Dirré per il giorno 13. La colonna Lorenzini è partila alle ore 7 da Batatin diretta a Caccisi dove è giun ta alle 18,30. La popolazione sembra ia accogliente; i capi si sono presentati assicurando che tutti i fuggitivi rientreranno presto ai villaggi. La colonna Gaihi è empre ferma a Bacò. Alle ore 10 sono rientrate a Gim111i le bande irregolari di Gimmi e Bacò che nello nulle scorsa hanno avuto uno scontro con gli armati di Dugasà; hanno s ubito un morto ed un ferito cd ha nno inflitto perdite tre morti cd alcuni feriti - ai ribelli c he sono stati messi in fuga. Sono state cffettuate ricognizioni sulle alture Scioloccà e verso nord oltre Giarré, da dove sono stati avvistati nuclei ribelli su monte Carrà . Il tcn. col. RolJe da Cettù non segnala alcuna novità . Le bande irregolari del s. tenente Bertolissi partite alle ore 7 da nord di monte Bchi sono giunte alla confluenza del fiume Chilé col Guder; ad e ·se si sono recati incontro dal bassopiano i balabat dell'Uodessa e del Cagni. La fori.a attuale delle bande raggiunge i trecento uomini. Vengono impartiti ordini per il recupero degli autocarri carichi di materiali e quadrupedi della XVII brigata, rimasti nei fortini lungo la rotabile per avaria. Nell 'incidente segnalato ieri sono rimasti feriti un muntaz ed un ascari dello squadrone cavalleria e tre quadrupedi sono morti in seguito a ribaltamento dell'automezzo. Per un altro incidente stradale al 7" 1cm. da Ambò ver o Addis Abeba sono rimaste ferite tre camicie nere, di cui due gravemente. Alla sede del comando settore è stato tenuto rapporto ai comandanti di colonna e reparti operanti dislocati nella wna di


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DoJ Fondo • Umberto s.Jvetcwu •

Ghcdò. Sono stati trattati i scguepti argomenti: situazione della regione - situazione dei ribelli - compito dei reparti - concetto di azione · mezzi a disposizione - atLeggiamento verso la popolazione e verso i ribelU · razzie - organiz.zazione dei servizi. Il rapporto venne chiuso rivolgendo il pensiero a S.A.R. il Viceré e con l'as~ sicurazione di stretta osservanza alle direttive da Lui impartite. Cielo sereno cd a sera forte vento.

12 FEBBRAIO:

Situazione deJ ribellJ:

Settore nord: viene riferito che i ribelli di questo gruppo non hanno effettuato alcun s postamento. Zeudé Asfau con i suoi capi disporrebbe di un forte numero cli armati e di numerose armi automatiche. Le informa.I.ioni più recenti smenti. cono la notizia di un preteso dissidio sorln fra 7P.udé Asfau e Mesfin Scillascì; essi opererebbero in pieno accordo. Fitaurari Imer sembra accampato a nord dell'Abbai, presso Malca Lokam . A Giar ò si trova il balambaras Gutamà con circa duecento ar mati . La regione del Ghindeberat è preda di fazioni che, combattendo i continuamente, hanno impoverito la regione un tempo ricchi sima. L'azione del Governo verrebbe favorevolmente accolta dai dis identi stessi. Esistono nella zona vari gruppi di riottosi. I più importanti sono quelli di Gherbì Bultò con Zeudé Abbafarclà nel basso Cacciamà e <li fituarari Jnsarrunt sul costone nord est del Mughcr. Ciascun gruppo è cos tituito da circa 200 armati con qualche mitragliatrice. Settore sud: il balambaras Gherarsù si trova sempre a Dorenni ; si dice che abbia proibito ai uoi armati di razziare e tanto meno di combattere i sottomessi. Banlì Gorò si trova sempre nell'alto All dove continua la sua propaganda contro il Governo. Nel Dannò il fitaurari Olonà ha ordinato alle popolazioni di stare tranquille durante il passaggio delle nostre truppe e durante le operazioni , ma di nasconder·c viveri e cereali. Nel Ccllià viene riferito da ollomessi che parte della popolazione si è allontanata dalla wna con il bestiame in direzione est della strada di Ambò.


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Situazione nostra:

La colonna Tabellini a Dirré è slata rifornita per via aerea di settemila cartacce e di maLeriale radio. Il XXX.V I li btg. e la sezione di artiglieria ono giunti a cinque ore di marcia a ~ud di Dirré; domatlina pro cguiranno per qucsla località. La colonna Lorenzini in so La a Caccisi raggiungerà quanto prima Imbabò; alle ore 9,45 un aereo ha sorvolato il uo campo lanciando viveri. La colonna Gaibi sempre a Bacò. E' avvenuto uno con tro fra le nostre bande ed i ribelli , già egnalato, nei pressi di Giarré ove è la casa del balambaras Gutamà, già dipendente del defunto fitaurari Befecadu. Il paese si Lrova a nord di Gimmi in regione Ccllià, sulle pendici della montagna bosco a visibile da Ghedò. Il ten. col. Rolle empre a Ccttù; domani invierà due gruppi bande, unitamente ad clementi della colonna Molinero, per sorvegliare il mercato di Bidò. Il nucleo bande locali del s. tenente Bcrtolissi uscito stamani per rastrellare il distretto del Nibber ove erano segnalati clementi briganteschi, ha preso collegamento radio con il XLI I btg. a Talò; nulla di notevole da segnalare. L'aereo che ha rifornito le colonne Lorenzini e Tabellini ha lanciato un messaggio a Ghedò dando notizie. Ha sorvolato le zone di : Caccisi, Dirré, la pista Alibé · Giartl · Guenneté, la zona tra il monte Tukò cd il monte Zadì. Le regioni sono stale trovate popolate e tranquille ed i paesani intenti ai lavori agricoli. S.E . Cavallero e rientrato in giornata a Ghedò. S .E . il Vice Governatore è giunto aile ore 17 in vi ila a Ghcdò. La dislocazione dei reparti di Ghedò rimane invariata. S .E . il comandante superiore delle Forze Armate ha as unto la direzione delle operazioni nel territorio a nord della rotabile Ambò . Lechcmti. Passano alle sue dirette dipendenze per l'impiego: la brigata Tabellini e )a riserva (btg. cc.no. autocarrato · btg. Alpini e Uork Amba • · raggruppamento bande Ambò, m~ no IV gruppo squadroni cavalleria). S.E. lancia un messaggio alle truppe invitandole alla azione fulminea che deve basarsi non tanto su) fuoco di fucileria quanto sulle bombe a mano e le baionette, in modo da baragliare lo avversario ed inseguirlo a fondo. Ciò in ollemperanza agli ordini del Duce.


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Dtll Fondo • Umbuto S4J,._'Wlloru •

Forza complessiva dei reparti operanti alle ore 24: 279 ufficiali - 840 nazionali - 15.038 coloniali - 298 fucili mitragliatori 118 mitragliatrici - 16 pezzi di artiglieria. Condizioni atmosferiche: cielo sereno, leggero vento. 13 FEBBRAIO:

Situazione ribelli:

Settore nord: Zeudé Asfau e Mesfin Scillascì sarebbero riuniti in regione Dongorò presso la casa del fitaurari Aberrà UirLù . Blallà Taclé e degfac Des tà risulterebbero trovarsi pre · ·o la casa del fitaurari Gutì nel Gimma Guenneté. Altre funti di informazione segnalerebbero Mesfin Scillascì con i suoi armati, che costituiscono il gros o del gruppo Zeudé, ancora nell'Horro. E ' ancora riportata la notizia che il gruppo nord avrebbe circa tremila uomini, paesani compresi, forniti di armi automatiche. Cagnasmac Dugasà è segnalato a Giarsò con molti armati. Informazioni contraddittorie darebbero la popolazione di Giarsò passata in massa ai ribelli, mentre altre segnalerebbero la tranquillità in tutto il paese. l prigionieri catturati nello scontro di Lago Gimma confermano che i ribelli sono nella massima parte dislocati netla zona di Giarré. Nel Ciomman, verso monte Amara , si troverebbe il cagnasmac Filé Mandaré con pochi armati. Nella zona di Cacciamà e nel bassopiano dei Gherassù, Gherbl Bultò acquisterebbe fucili e munizioni, facendo pure incetta di granaglie dei terreni demaniali. I noti ribelli Chebbedé Colobò e Tesemmà Uoldemarian sarebbero morti di malattia. Ne) Ghindeberat, ad Tnabò, le notizie darebbero presenti nuclei di ribelli che, a seguito di ordini di Zc udé Asfau, avrebbero tratto in arresto il fitaurari Undcmmà, perchè sospetto di simpatizzare per il Governo. Viene pure segnalata l'intenzione d i Zeudé Asfau di trasferirsi nel Ghindeberat dal Gimma Guenneté, e precisamente da Tibbé Uolegà; in questa regione è grande la aUivilà brigantesca. Seltore sud: la situazione è invariata.


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Le bande irregolari della colonna Gaibi uscile ieri in ricognizione nella zona di Giarré sono rientrate stamani dopo aver sostenuto uno scontro a Laga Gimma con un gruppo ribelle infiiggcndogH un morto e catturando cinque prigionieri con un fucile . Nello scontro avvenuto ieri fra sottomessi e ribelli di Dugasà, in zona Tibbé - Arià, questi ultimi hanno la cialo sul terreno undici morti e parecchi feriti. Da parte dei sottomessi otto morti. AJlo scopo di eliminare i gruppi ribelli che esercitano azione di disturbo sulla camionabile, viene progettata un'operazione con il concorso del gruppo bande di Ambò, della compagnia coloniale e della sezione di artigLieria. Oggi sono partiti per Gimmi, alle ore 13,45, questi reparti ed il colonnello Ga.ibi che è giunto a Tibé alle 14,40 seguito dalle bande Criniti. Per misura prudenziale è stato sospeso il transito di autocolonne civili nel tratto Ghedò - Bacò. La colonna Lorcnzini ha sostato sul ciglione della riva destra del Guder, aill'alte1.za di Imbabò, dopo lenta marcia in terreno fittamente boscoso dove piccoli nuclei di ribelli hanno tentato di molestarla. Ha avuto tre morti, due feriti e due muletti uccisi. Ha callurat,o e passalo per le armi cinque razziatori. Vengono impartite disposizioni per evitare la fuga dei ribelli oltre il Nilo e per la sorveglianza delle Malche. In uno scontro con alcuni ribelli due bande del gruppo Rolle, in zona Bidò, ne uccidono tre catturando delle armi. Rientrano le bande locali del s. tenente Bcrtolissi. Con l'assunzfone da parte di S.E. Cavallero del comando diretto della colonna Tabellini e della riserva, le truppe operanti alle dipendenze del seltore timangono: colonna Gaibi - colonna Lorenzini - colonna Focanti · bande Rolle - bande locali Bertolissi e XLII btg. dislocato a Talò. In mattinata parte per Addis Abeba S.E. Cerulli. Viene disposto per l'ampliamento pronto e celere del campo di aviazione di Ambò. Condizioni atmosferiche: cielo sereno e vento.


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DoJ Fondo • UmfH:rto SGIV1ALor1tS •

14 FEBBRAIO:

Situazione rlbelU:

Sei/ore nord: giungono le notizie più disparate nei riguardi del gruppo capeggiato da Zeudé Asfau. In sostan/,a è da ritenersi invariata la forza e la dislocaLionc de lle formazioni ribelli che risulterebbero pertanto costituite e dispo te come segue: Zcudé Asfau e fitaurari Aberrà nclllforro a due ore a sud di Giarti; fon.a 600 uomini e 7 fu ci li mitragHatori - Meslin ScilJascl, Taclé Awariate con il seguito dei balabat galla, neU'Horro a tre ore a sud di Garti; forza 700 fucili e 14 mitragliatrici - degiac Destà nei pressi di Ciabir; for~a 600 armati e 15 fucili mitragliatori. Le informazfoni darebbero inoltre la presenza a Middà ( località a cinque ore di marcia a nord est del torrente Chilé), di circa m ille armati . Si ignorano i nomi dei capi. Il ribelle Airé Cialé proveniente dall'Horro si troverebbe presso il guado del fiume Angar con cento armati per assalire ]e carovane di rifornimento. Nel Guenneté stazionerebbe il fitaurari Guté con la sua gente per guardare la zona. Il cagnasmac Dugasà Gutù ed Ailé Sellassié Gassesé si troverebbero nel Mulù : forza 150 fucili e due mitraglitrici. I1 balambaras Gutamà ed Aberrà Gabremariam sono segnalati nel Collimu : forza 80 fucili eù I mitragliatore. S ettore sud: il gruppo dei fitaurari Olonà e Rundasà, al quale si attribuisce una forza di 800 fucili e JO mitragliatrici, viene empre segnalato nelle vicinanze del monte Giballi. Situazione nostra:

Stamani la colonna Lorenzini, duran te il guado del Guder e mentre l'avanguardia aveva già raggiunto l'altra sponda, veniva falla segno ad intenso fuoco di nuclei appostati nella folta boscaglia. Le azioni di disturbo continuano nei punti di obbligato passaggio. La pos izione della colonna ( riferita alla carta ad I milione) è, grosso modo, al centro del triangolo Abuillé - Imbabò - Anafò, a cavallo del (juder, in zona bosco a . Essa continuerà a tenere atteggiamento offensivo, pur essendo impossibile risalire gli impervi roccioni della riva sinistra del Guder senza il concorso della colonna proveniente da Anafò. Ne1la giornata si deve registrare: un ufficiale morto ed una diecina tra morti e feriti nella truppa.


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Due nuclei della colonna Gaibi in ricognizione nella zona di Giarsò hanno avvistato elementi ribelli, volti in fuga dopo breve cambio di fucilate. In serata un nucleo è rientrato a Tibé e lo altro si è diretto su Gredò ponendo il campo ad un'ora a nord di Gimmi. Armati dei capi, al comando del grasmac Tullù di Tibé, si sono scontrati, ieri ed oggi, in zona Tibé - Arià con elementi di Dugasà, obbligandoli alla fuga dopo aver lasciato tredici morti sul terreno. In serata sono partiti da Ghedò due battaglioni della colonna Focanti, diretti a monte Amara. Vengono impartiti ordini per l'inizio del movimento verso nord che avrà luogo domattina. S.E. Cavallero ha passato in rivista la XVII brigata a .s. Condizioni atmosferiche: cielo sereno e vento.

15 FEBBRAJO:

Sitwwone ribelli:

Settore nord: Zeudé A fau emprc nell'Horro. E ' ripetuta con insistenza la notizia che i ribelli, in caso di attacco in forze da parte nostra, tenteranno di sntare verso il Goggiam. E ' da presumere che i gruppi rigelli dell'Horro, suddivisi in vari nuclei, si siano dislocati nella zona compresa tra Giarti ed il Gimrna Guenneté; secondo altre informazioni e si avrebbero assunto una dislocazione molto più arretrata verso il Nilo, per tema di non poter contare sulle popolazioni della regione. Settore sud; Olonà, Rundasà e Galletà segnalati in regione Dannò, dove si sarebbero fortificati. Da parte nostra viene svolta attiva opera d i propaganda che da ottimi frutti . Nel1a giornata si ono presentati: Nemerrà Deresà, balabat di Babò Cagni con 75 sollomes i . balambaras Uocassà Cobé, balabat d i Checù · Tibé con 100 sottomessi . fitaurari Dugasà Sciogò di Giarrà con 200 sottomessi · fitaurari Gherbabà con 40 armati. E ' stata ad essi illustrata l'azione del Governo tesa alla valorizzazione dell'Impero ed alla tutela degli interessi indigeni: giustizia resa legalmente attraverso i tribunali, punizione dei predoni e prepotenti; aiuto per il miglior sfruttamento dei terreni e del bestiame; facilitazioni delle sottomissioni con consegna delle armi.


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Dal Fondo • Umberto S4hwtoru •

Situazione nostra:

La colonna Lorenzini dopo una notte abbastanza tranquilla ha reso sicure le comunicazioni con il gruppo bande e chiesto lo intervento degli aerei per ricognizione e bombardamento. Nella mattinala la colonna è stata rifornita , via aerea, di viveri. La colonna Gaibi ha iniziato il movimento, raggiungendo la dorsale ad est di Girré e, successivamente, la località Noradi a circa dieci chilometri in linea d'aria da monte Carrà. Non ha trovalo traccia di ribelli, mentre capi e popolazioni hanno accolto favorevolmente le truppe. La colonna Focanti in marcia verso monte Amara, comunica da Giarsò che la zona è priva di ribelli e che la popolazione festeggia l'arrivo della colonna. La colonna Rocco, rientrata a Ghedò, si è portata nelle vicinanze del fortino « Duca d'Aosta •, pronta allo spostamento. Il ten. col. Rolle da notizia di una tentata razzia nella zona di Cettù, prontamente sventata per l'intervento delle sue bande; oggi egli ha eseguito il rastrellamento del territorio del Ciabò con esito negativo. Ligg Ghisau ha dato assicurazione della sua prossima pre entazione. Viene ordinalo al gruppo bande ed al btg. Alpini • Uork Amba • di raggiungere monte Amara rispettivamente il giorno 16 e 17. 11 comando settore partirà con gli Alpini. Dislocazione dei reparti alle ore 24 : - colonna Lorenzini al centro del triangolo Alibò · Abuillé · Anafò a fondo valle a cavallo d~J Guder, con banda a Caccisi ed clementi alle Malche del Nilo; - colonna Gaibi a dieci chilometri in linea d'aria da monte Carrà; - XLII btg. a Talò; - colonna Focanti a Giarsò Dclassié; - colonna Rocco e ballagJione Alpini1 ad-Alitò nelle vicinanze del fortino « Duca d'Aosta »; - bande locaJi Bertolissi alla confluenza del Chilé col Guder; - btg. cc. nn. autocarrato e squadrone cavalleria a Ghedò; - due autosezioni di manovra - centro servizi Intendenza A.O.J. e ufficio sanità a Ghcdò. S .E . Cavallero ha passato in rivista in mattinata il battaglione Alpini e lo squadrone di cavalleria; mcl r,.omeriggio il raggruppamento bande. Condizioni almòsfcriche: cielo sereno e vento.


I.li CICU> OPDATJYO QJl_,()"{U LII

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16 FEBBRAIO :

Alle ore 10 il comando St!llore composto dal ig. gl'nl'I aie, 5 ufficiali addetti al coma1,do, J ufficiale addetto ai t.0lll't:7a11rnti , I ufficiale topografo del Comando Superiore Forze Arrnatl' . I ufficiale dei CC.RR., 6 ouufficiali e 98 ascari e zaptic, paa lL con ìl bauaglione Alpini dal forlino « Duca d'Aosta •. Per a,pra salita giunge a piana llarrò, !)ulla quale lavorano na.1-ion i p · 1 la t·o struzione della pi la che unirà Ghedò con montce A ra. La marcia prosegue su terreno collinoso, alt raverso la regiònc Ro1,tj!hil'. Durante una sosta effettuata alle ore 12.40 nella piana otam viene preso collcgam ·nto radio con le colonne Focanti, Lor n,ini e Gaibi che non , egnalano alcuna novità. La marcia pro~cgue attra verso le regioni Giarson e Gimma Guenncté. Att raversando le proprietà del ribelle cagnal>mac Dugasà Gut, vengono ri parmiate le case, le granaglie ed il be. tiame. Chiamati i dip ndenti del ribelle il sig. gcncrnlc dà loro incarico di rifcri re al padrone l'ano di benevolenza comp iuto dal Governo il quale e pronto ad accettare la sottomissione del Duga à clif>trn versamento delle ar• mi. Alle ore 16,45 la colonna i ferma in località Tullù · Tuté (Tihé Lomiccià) a circa dodici chilometr i a sud · sud e!:>t in linea di aria da monte Amara. Mentre la colonna sta ponendo il campo, un aereo lancia il seguente messaggio: « ore 16,45 - bombardato secondo r ipetu te richieste della colon na Gaibi , accampata circa quindici chilometri nord ovest colonna Focanti. Colonna Focan ti vi precede per vostra carovaniera a circa dieci chilometri. Nella zona bomhardata notati pochi indigeni ai guadi e bestiame intorno ai paesi. Zona è stata incendiata da colonna Gaibi. Colonna Focanti è seguita da I gruppo bande. » Condizioni atmosferiche: ciclo sereno. 17 FEBBRAIO :

Si telegrafa al Comando Superiore Forze Armate che dovendo la colonna Gaibi con la cooperazione del XLII btg. da Talò s u Giarré e del raggruppamento bande Rocco da monte Amara in direzione nord ovest, attaccare verso le 12 i ribelli del Gimma Guenneté verso monte Carr:1, necessita l'intervento dell'aviai'ione per ricognizione, collegamento e bombardamento. Si ordina al tcn. col. Rocco con la radio che gli arà ceduta dal colonneJlo Focanti dj partire per le pendici orientali di Monte Carrà , mettendo i in comunicazione diretta col colonnello


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OGJ Fondo • Umberto 5'11\lllllorn •

Gaibi. Ad operazione ultimata il raggrup,p amento bande ritornerà a diposizione del comando settore. Alle ore 7,40 un aereo sorvola il campo ed alle ore 8,20 lancia il seguente messaggio: « ore 8 colonna Gaibi. ha iniziato movimento verso nord. A cavallo direttrice non notato alcun movimento sospetto. Colonna segnala di non aver bisogno di nulla. Colonna Focanti è accampata sulle pendici di monte Amara. • In una nota riservata l'aereo annuncia che tra poco S.E. Cavallero sorvolerà le colonne. Alle ore 8,10 si parte da Tullù Tuté; si sale e scende ripidamente in terreno percorso da numero -i torrenti tutti facilmente guadabili. Attraverso le regioni Tibé Lomiccià · Tullù Gutà - Gungurà · Combolcià, tutte tranquille e rassicurate ancor più dal fatto che i loro balabat e capi sono al nostro seguito, si giunge alle ore 11 alle pendki di monte Amara ove la colonna Focanti è già pronta per iniziar,e la marcia. Il sig. generale prende accordi con il comandante del btg. Alpini che dovrà restare di presidio a Monte Amara e costituirvi una base logistica. Si riparte alle ore 13 e, costeggiando le paludi del Ciomman , si scende in località Concerrò ove alle 16,45 si pone il campo. Situazione rlbelll alle ore 24:

Settore nord: il gruppo di Zeudé Asfau è sempre segnalato nell'Horro tra Giarti e Ciabir. Viene pure ripetuta la notiza che Mesfin Scillasd opera da solo mantenendo carsi contatti con gli altri capi. La zona attraversata dalle nostre truppe nella regione Amara è perfettamente tranquilla e la popolazione rende omaggio offrendo doni. Settore sud: nulla da segnalare. Situazione noatra: Secondo gli ordini nelle prime ore di oggi il battaglione Alpini con il comando settore si è trasferito a monte Amara. Di qui alle ore 13 è partita la colonna Focanti, nella quale si è inserito il comando del settore, diretta a Gudrù . Scirbà. Ha sostalo alle ore 17 in località Conccrrò. La colonna Gaibi ha occupato alle ore 14 monte Carrà dopo breve scambio di fucilate.


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Le bande locali Bertolissj hanno continuato l'azione di pro-

paganda e dj sorveglianza nella nota zona e verso nord ovest e sendosi spostate a Lotu nei pressi del torrente Cbilé. La colonna Lorenzini dalle posizioni già occupate sulla riva sinistra del Guder ha eseguito ricognizioni nella regione riscontrando le popolazioni non prerusposte a nostro favore. La colonna Rocco a causa della lunghezza del percorso e delle difficoltà pvesentate dai guadi deJla palude del Ciomman. ha dovuto sostare in località Comà. Dalla colonna Rolle nulla di nuovo da segnalare. Dislocazione reparti: comando settore con la colonna Focanti a Concerrò; domani proseguirà per Gudrù. Colonna Lorenzini dalla riva sinistra del Guder punterà doman i su Imbabò. Colonna Gaibi in so ta a monte Carrà. Colonna Rocco a Comà con il XLH btg. a Talò: passerà domani a disposizione dj S.E. il comandante superiore delle Forze Armate. Bande locali Bertolissi a Lotu. Bande Rolle a Cettù. Condizioni atmosferiche: ciclo sereno, giornata afosa, piccola pioggia verso sera.

18 FEBBRAIO: Alle ore 7,45 si parte da Conccrrò e, attraverso la regione del Gudrù, si giunge alle ore 11,45 a Gallò ove si pone il"campo essendo questa località, a detta delle guide, l'ultima ove si possa trovare l'acqua prima di giungere a Kobbò. AIJc ore 8,30, un aereo dopo aver compiuto una esplorazione nelle zone adiacenti, sorvola la colonna lanciando il seguente messaggio: « alle ore 8,25 la colonna Gaibi in so ta a 25 chilometri da monte Amara in direzione 33<r e precisamente sulla pista che va verso nord, a sud est di monte Balbalà. Indigeni affluivano verso la colonna. Prego segnalare se avete bisogno dj assistenza. La zona davanti a voi sembra deserta. • L'aereo viene fatto rientrare. Si telegrafa al comando Fone Armale affinché appronti i viveri da lanciare, in giorno e località che verranno prccisatj; si chiedono pure talleri necessari per le regalie la distribuire ai sottomessi. La nostra marcia è stata regolare. Abbiamo costeC1:,11ato terreno acquitrinoso, in zone per lo più disabitate ma ricche di selvaggina. Condizioni atmosferiche: cielo sereno, caldo.


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Dal rundu • Umbt'rtO Saliwl,1res •

19 FEBBRAIO: Si parte da Gallò alle ore 6,45. Si costeggia per più di un'ora l'acquitrino di zona Carrà e poi, deviando verso nord ovest, si sale a Kobbò, per giungere alle ore 17,30 all'alteaa dcli'« S . » di Scirbà (carta 1:750.C)OO). La poca popolazione delle regioni si presenta a fare atto di omaggio. Alle ore 9,15 ed alJe ore 10,30 un aereo ci ha orvolati, lanciando il seguente messaggio: « ore 10,30 - colonna Gaibi marcia in d irezione nord nord ovest, verso monte Dingi (carta 1: m milione) . E' ancora a sud ove ·t della palude Ciomman e brucia tutti i paesi. Battaglione « Uork Amba » ancora a sud ovest di monte Amara. Parte d i una autocolonna (sedici autocarri) lcnna a circa sei chilometri a sud ovest di monte Amara. Altri quindici sono in marcia verso i primi.» La notizia c he la colonna Gaibi fa opera di devastazione provoca un telegramma al Comando Superiore delle Forze Annate in cui si prega di ordinare alla colonna suddetta d i allcncrsi agli ordini ricevuti e nun bruciare i paesi . Situazione del. rlbelJJ alle ore 24:

Settore nord: rnform~tori delle regioni attraversate dalle t ruppe affermano che Zeudé Asfau COJl i s uoi seguaci si sarebbe trasferito nella selva Handak. L'allontanamento dei ribelli dallo Horro avrebbe dato luogo a manifestazioni di giubilo da parte delle popolazioni. La notizia però non solo non è confermata ma smentita da altre che assicurano la presen7.a di Zeudé Asfau ancora ncll'Horro tra Giartì - Dongorò e Ciabir. Nella regione di Scirbà, il fitaurari Jadetà, con un centinaio di armati, forl>e per la presenza delle truppe, sembra voglia sottomettersi. Viene anche riferito che Dugasà e Gutamà cht. si erano trasferiti ne l Dannò siano precipitosamente tornati a Ghembò. Mesfin ScilJascì con trecento o quattrocento armati viene segnalato nell'alto Horro, a Gidda. Settore sud: niente da segnalare. Situazione nostra: Comando settore con la colonna Focanti partito alle ore 6,45 da Gallò, giunto a lle 17,30 a ll 'altc7.za della « I. ,. di Scirbà (carta 1:750.000), trovando le regioni quasi di abitate; i pochi presenti hanno fatto atto di omaggio. Alle ore 9 ,15 e 10,30 un aereo ha sor-


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volato la colonna lanciando un messaggio egnalantc la colonna Gaibi in marcia in direzione nord - nord ovest verso monte Dingi . U btg. « Uork Amba » a sud ovcsL di monte Amara . La colonna Lorenzini giunta. in re8ione Scirbà a circa un'ora di marcia dalla colonna FocanLi; la popolazione è fuggita al sopraggiunge re delle truppe. Bande locali Bertolissi sempre a l confine t ra Middà e Cagni. La popolazione che all'arrivo della colonna era fuggita i •ri , è rientrata oggi; tulti i capi e notabili della regione si sono presentati a fare atto di o maggio assicurando che non perme tteranno il passaggio dei ribelli. Dislocazione dei reparti: comando settore e colonna Focanti all'alLC7.za di Scirbà. Colonna Lorenzi ni in regione Scirbà . Bande Bertolissi tra Middà e Cagni. Colonna RoJJe a Cettù. Condizioni atmosferiche: cielo sereno al mattino, coperto nel pomeriggio.

20 FEBBRAIO : Sosta all'altezza della « I. » di Scirbà (Demì Gorò ). Alle ore 8 un aereo lancia il seguente messaggio: « In d irezione 330° tutto calmo per un raggio di ci nquanta chilometri; dal più vicino paese sono in marcia verso di voi degli abitanti con besliame (evidentemente per fare atto di sottomissione) ». Alle ore 8,30 tre aerei ci riforniscono di viveri. Alle ore 12,30 un altro aereo lancia il seguente messaggio: « Colonna Gaibi trovasi sulla dorsale di monte Goroken e precisamente ad ovest di Aratù. I tucul della zona vicina e cioè sulle pendici est della dorsale bruciano. La colonna alle ore 12,10 era fe rma. Nei pressi dell'indicativo vi erano due pez.zi in postazione ma non sparavano. Effettuata una ricognizione senza rilevare nulla di notevole ». Segue un altro aereo che deve effettuare il lancio dei viveri. E' rimandato perchè la colonna è in procinto di partire. AlJe ore l2,30 infatti si parte e alle 18 ci si fe rma al fiume Richiccià. Le regioni attraversate dal fiume Fingiar, ampio ed abbondante di limpida acqua . sono spopolate. In qualche sparso tucul si trovano solamente donne, vecchi e bambini; abbondante bestiame pascola indisturbato. Faticosissimo è il guado dell'Uagellò e del Richiccià affluenti del Fingiar. Condizioni atmosferiche: cielo sereno; a sera minaccia temporale.


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o.I Fondo • Umb~rto s.J\l'/Uuru •

21 FEBBRAIO: Situazione ribelli:

Settore nord: Notizie varie raccolte nella giornata concordano nel ritenere che Zeudé Asfau, con pochi armali .le famiglie cd i bagagli, si sia diretto vcr. o nord fin da ieri, dopo la sconfitta subita. Il rimanente gruppo, a piccoli scaglioni, si sarebbe sparso in tutto il territorio dcll'Horro sperando di sfuggire al controllo delle nostre truppe. Mesfin Scillascl si troverebbe nel nord dello Amorro presso il Nilo. Nelle regioni attraversate parte d!elle popolazioni si sono presentate offrendo doni e rendendo omaggio. Si accentua il movimento di rivolta dei na.t ivi verso i capi ribelli che hanno indignato le popolazioni con le loro razzie. Particolarmente efficace si dimostra l'opera di propaganda politica esplicata trattando le popolazioni con benevolenza e giustizia. Settore sud: Abba Bi ' Ò si troverebbe. nei pressi di Ciabò; alcuni - non si sa con quale fondamento - farebbero con Jui Zcudé A fau . Gherarsù pare si trovi a Gamò con una trentina di ruciJi. Situazione nostra:

Tn eguito ad ordini del Comando Superiore -delle Forze Armate le colonne Lorenzini e Focanti, quest'ultima con il comando ·ettore, sono partite accelerando i tempi, con obicllivo Cobaia. onostante qualche guado difficile la marcia è proseguita veloce fino alJe ore 15 circa, ora in Clli, senza nlllla da segnalare, si verifica l'arrivo a Sciambo. Alle ore 9 llO aereo ha sorvolato la colonna eseguendo una ricognizione nei territori vicini, senza lanciare messaggi. Nella zona occupta dalle colonne Lorenzioi e Focanti e dal comando del settore, nel tardo pomeriggio si e avuto qualche scambio di fucilate con elementi r ibelli non i::idividuati. La lunga e faticosa marcia di oggi ha provato la resistenza di uomini e di quadrupedi. Le bande locali Bertolissi sono giunte a Didibé (Cagni) ecomunicano che la situazione delle regioni attraversate è buona. La colonna RoUe sempre a Ceuù: non ha novità degne di nota. Dislocazione dei reparti: comando settore, colonne Focanti


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e Lorcnzini a Sciambo. Bande locali Bertolissi a Didibé (Cagni) . Colonna Rolle a Celtù. Condizioni atmosferiche: sereno durante il giorno ed alla sera cielo coperto. 22 FEBBRAIO: Sosta a Sciambo con le colonne Focanti e Lorenzini. Aerei nella mattinata e nel pomeriggio hanno lanciato viveri per il rifornimento dei reparti. Per un errore di manovra un carico e caduto sulle tende della colonna Lorenzini provocando il ferimento non grave di due gregari. Un paracadute - quello contenente i talleri - non si è aperto provocando un sensibile ammaccamento e deformazione del materiale. AIJe ore I 8 è giunta la colonna Gaibi con il gruppo bande Altipiano ed H gru ppo bande di Ambò. Ha rastrellato le zone attraver ate da monte Gorokan a Sciambo, senza trovare nulla di notevole. Poco dopo il suo arrivo si è verificato un grave incidente. Alle ore 18,20 alcune centinaia di paesani, alcuni locali e gli altri giunti con la suddetta colonna, al termine della riunione tenuta dal sig. generale, ncll'attraver ·are in fantasia il campo della colonna Focanti, sono stati fatti segno al fuoco degli ascari del LVIII btg. a.s. e successivamente a quello degli ascari del XLII btg., propagatosi alla linea tenuta dal LXVI btg. Il fuoco sembra abbia avuto origine dal desiderio degli ascari del LVUI di vendicare un loro compagno ucciso e non ha avuto termine che dopo gli interventi reiterati di tuui gli ufficiali . I paesani morti ascendono a quindici. Sono presi immediatamente provvedimenti a carico dei re ·ponsabili e viene disposto per il pronto pagamento del prezzo dd sangue, riuscendo cosi a scongiurare le gravi conseguenze politiche che avrebbero potuto nascere dal gesto inconsulLo. L'opera di chiarificazione, di persuasione e tranquillizzazione verso i superstiti consegue il suo effetto. Condizioni atmosferiche: cielo sereno; a sera breve pioggia. 23 FEBBRAIO:

Situazione ribelli:

Settore nord: sembra accertato che Zeudé Asfau si trovi con un centinaio di armali e le famiglie presso Ja casa del fitaurari Aiauà Dibabà a Nebas neU'Horro l&,nù. Mesfin Scillascle Taclé Awariate si troverebbero nei monti


Dal Fondo • Umbt!rto &ifw,tore$ •

Deggà, con limitato numero di armati. I dissidenti di detta regione hanno però manifestato per lettera, al colonnello Tabellini, ]'intenzione di soltomellersi. Viene segnalato un distacco degli altri capi, inclini aJJa sottomissione, da Zeudé Asfau il quale inoltre difetterebbe di munizioni . Dalle regioni attraversate dalle colonne è segnalato il rientro delle popolazioni liete per il ritorno alla normalità ed alla giustizia. Si regi trano sottomissioni numerose e cospicue offerte di doni. Settore sud: i capi ribelli della zona sono segnalati attualmente verso Tibé. Situazione nostra:

Comando de] settore e colonna Lorcnzini con il LXVI btg. a.s. partiti alle 8 da Sciambo, giunti aUe 16,30, dopo edere marcia, ad Acciò, nell'Horro, a11.:. confluenza dello Aburna con i] torrente Oca. La marcia è stata regolare. AUe ore .12 e 17 aerei hanno rifornito la colonna di viveri. Le bande Rocco cd Altipiano partite a1le 9,30 da Sciambo sono giunte all'Abuna dove sostano in attesa di ordini per eventuale azione da svolgere a nord est della direttrice di marcia. La colonna TabeJlini si è riportata suJle pendici nord est di monte Deggà. Sono state eseguite perlustrazioni negli anfratti montani della sponda sinistra del Nilo. La colonna Gai.bi in sosta a Sciambo. Si registrano numerose sottomissioni: 105 indigeni presentatisi nel Gimma Guenneté e 250 ne11'Horro Abul. Le bande locali Bertolissi guinte a Mugnò; sono stati inviati messi per fare opera di pacificazione fra le tribù del Tochié in lotta fra loro. Colonna RoUe sempre a Cettù. Dislocazione dei reparti: comando settore, colonna Lorenzini e LXVI btg. a.s. ad Acciò. Bande Rocco e Criniti ad un'ora e mezzo circa a sud di detti reparti. Colonna Tabellini sulle pendici nord est di monte Dcggà. Colonna Gaibi a Sciarnbò. Bande locali Bertolissi a Mugoò. Colonna Ro1le a Cellù. Condizioni atmosferiche: cielo sereno.


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24 FEBBRAIO: Essendo segnalata la presenza di Zeudé Asfau in regione Nebas (Horro - lggù) viene dato ordine aJ ten. col. Roc o che con il suo gruppo bande e con le bande Criniti si diriga verso quella direzione per tentare la cattura o l'eliminazione del ribelle. Alle ore 7 ,30 si parte da Acciò; mentre la colonna iniziava la marcia aerei sopraggiunti chiedevano la di locazione della colonna Focanli dovendola rifornire di viveri e lanciavano con la posta, che cadeva in una lontana boscaglia il eguente messaggio : « Colonna Focanti non individuala. Gruppi bande Rocco e Criniti in sosta si accingono ad iniziare la marcia. Ga!bi fermo nella po ·izione di ieri ». Alle ore 9,40. durante una sosta obbligata per permettere alle salmerie ostacolate dal terreno e da guadi difficili, di serrare sulla testa della colonna , si presentano al sig. generale diver ·i baJabat, capi, clero e popolazioni portando doni e riferendo noli~ic sui ribelli. Si riparte alle ore 10,20, e si giunge alle ore 14 ad AJibò. Il paese è spopolato e la maggior parte dei tucul è stata precedentemente bruciata. Situazione rtbelll: Settore nord: la situazione arebbe maturata come segue: Mesfin Scillascì e Taclé Awariate con seguito molto assottigliato avrebbero passato il Nilo in kcalità imprecisata nella 'notte di martedì 22 corrente. Zeudé Aslau con qualche sottocapo e pochi armati si troverebbe sempre in casa del fitaurari Aiané nell'Horro lggù ; inten/.ione di Zcudé sarehhc di portarsi nei pressi dd Nilo per poter passare nel Goggiam con l'aiuto del degiac Ncgasc, il quale avrebbe già agevolato Mesfin nel suo passaggio. Molti capi e sottocapi avrebbero abbandonato le formazioni ribelli. Numerosissime le sottomissioni. Settore sud : ituazione invariata. La dislocazione dei dissidenti è sempre locaJizzata alla regione del Gibatti. Situazione nostra: Comando settore, colonna Lorenzini e LXVT btg. a .s. ad Alibò. Colonna Gaibi a Sciambo. XIII btg. col. partito per Becciò. Colonna Tabellini sempre sulle pendici nord e t di monte Dcggà. Nel combattimento del giorno 20 presso Lagamsa i ribelli


348

Dal F""'1o • Omkrto s.lwloru •

hanno sublLo circa trecento perdite tra morti e feriti . Morti i balabat Gurié Negussé e Negas Abomà ed altri due di cui si ignora il nome. Taclé Awariata è dato per gravemente ferito. S . tenente Bertolissi presso monte Gibatti. Bande Rocco e Criniti incaricate del rastrellamento contro Zeudé sono giunte in località Ansciaià presso il fiume Babbù ..Bande Rolle sempre a Cettù. Dislocazione reparti: comando settore con colonna Lorenzini e LXVI btg. a.s. ad Alibò. Colonna Tabellini sulle pendici nord est del monte Deggà. Colonna Gaibi a Sciambo. Bande Rocco e Criniti ad Ansciaià. Bande Rolle a Cettù. S. tenente Bertolissi presso monte Gibatti. Condizioni atmosferiche : cielo sereno al mattino, coperto nel pomeriggio ed a sera pioggia. 25 FEBBRA10:

Alle ore 8 con la colonna Lorenzini ed il LXVI btg. a .s. si parte da Alibò, marciando in direzione nord fra il torrente Angar ed il fiume Abuna, giungendo verso le ore 14 ad Iliddé a circa una giornata di marcia da malca Saitana sul Nilo. Marcia regolare benché ritardata da guadi difficili e da terreno un poco fangoso per la pioggia deUa notte precedente. Le regioni attraversate sono poco popolate. Alle ore 16,30 selle aerei hanno rifornito di viveri i reparti ; a causa del cattivo lancio si è dovuto deplorare un ascari ucciso ed uno fcriLo. E' giunto, a firma S.E . Cavallero, il seguente telegramma: • Mi compiaccio celerità marcia alt Ho fiducia che ordine Duce sarà pienamente seguito alt S.A.R. mi ha espresso Sua soddisfazione per sforzi compiuti da comandanti et truppe alt », che viene portato a conoscenza della colonna Gaibi , delle bande Rocco, della colonna Lorenzini e del LXVI btg. a .s. Situazione ribelli: Sellore nord: viene segnalalo che Zeudé Asfau si sarebbe da ieri spostalo nel Gudrù per passare nel Ghindeberat. Egli avrebbe un centinaio di armati, nove fucili mitragliatori ed una mitragliatrice. Altri informatori riferiscono che Zeudé avrebbe raggiunto Agullà nel Gudrù intenzionato di portarsi sul Nilo per passarlo a Malca Mejù, e congiungersi con i ribelli del Goggiam. Nessuna segnalazione del gruppo capeggiato da Mcsfin Scillascl e sulla sua dislocazione; voci non controllate darebbero questa formazione ancora nell'Amorro. Nelle zone attraversate la popolazione rien-


Ulf CIO.O

-.anvo

CXILONUUI

349

tra sempre più numerosa e rende omaggi.o al Governo. L'opera di propaganda svolta dà ottimi risultati portando a numero e sottomissioni di notabili e di capi. Particolarmente accentuato è il movimento di reazione delle popolazioni verso i ribelli ed i predoni; vienen rife ritu da diverse fonti che lo stesso Zcudé avrebbe dovu· to fuggire travestito per sottrar i alla reazione dei paesani lggù . Settore sud: situazione invariata. SJtuazlone nostra: Comando tattico con colonna Lorenzini e LXVI btg. a.s. sono partiti stamani alle ore 8 da Alibò e giunti verso le 14 al llid· dé, dove in giornata è avvenuta la presentazione di 235 paesani. Il XIII btg. col. controlla la zona del Ciomman. La colonna Ta· bellini dalla sua djslocazione ha distaccato il XXX.Vlll btg. a Combo Ghergbis presso Darù, per effettuare da sud il rastrella· mento del mont,e Deggà; a causa dell'assoluta impossibilità per le salmerie di risalire i ripidi versanti nord e nord est di monte Deggà, ha scalato il monte una compagnia rinforzata del XXVIII btg. col. l e Bande Rocco e Criniti hanno avuto rifornimento ae· reo; esse in serata hanno raggiunto la sede del fitaurari Aianà l)e.. banà nel Gudrù , trovata deserta. Colonna RolJc sempre a Ccltù. Dislocazione reparti: comando settore, colonna Lorenzini e LXVI btg. sempre ad Jliddé. Gli altri reparti dislocazione inva· riata. Condizioni atmosferiche: cielo sereno al mattino e coperto nel pomeriggio.


COMANDO SETTORE OCCIDENTALE DELLO SCIOA Ufficio Operazioni e Servizi ELENCO DELLA FORZA E DISLOCAZIONE DELLE COLONNE

COLONNA LORENZJNJ a Caccisi X1 brigata Il gruppo bande

46

COLONNA FOCANTl a Chcdò

60

46

-

-

-

COLONNA GA.IBI a Bacò VH brigata gruppo bande Altipiano r reggimento bande XLII btg. a .s .

-

-

COLONNA TABEU..lNI - a Dirrè

-

-

RISERVA

-

aGbedò Btg. Alpini • Uorlt Amba • Squadrone cavalleria Btg. CC.NN. Autocarrato

Coloniali

Na7Jonali

Uff.

REPARTO

si 5

Fuc. Mjtr.

I Pezzi

I

Mitr.

art.

1281

51

19

4

724

3

5

=

10

2552

56

20

4

41 4

2384 992

36

12

6

10

18

4

Il

9

1098

11

15

1

671

18

6 6

=2

60

12

2943

66

20

2

4

J 3 13

I

=

=

15

6

146

4

'Z97

=

18

=

15

= = =

425

2

GRUPPO BANDE ROLLE a Ccttù

7

2

1350

12

=

2

BANDE IRREGOLARI rispettivi tcrri tori

3

2

800

2

5

=

COMANDO TATI'ICO a Ghedò

9

6

98

=

-

-

-

TOTALE

297 1

841

I

15039

I

310

I

= = 118 1 20


PARTE QUARTA RICERCHE


353

ANTO ELLO F.M. BIAGlNT LA QUESTIONE D'ORIENTE DEL 1875-'78 NEI DOCUMENTI DELL'ARCHIVIO DELL'UFFICIO STORICO DELLO STATO MAGGIORE ESERCITO

Le insurrezioni contro i turchi in En.egovina nel luglio 1875 riaprivano fatalmente la questione d 'oriente mentre nei primi mesi del 1876 le insurrezioni in Bulgaria, la dichiarazione di guerra della Serbia e del Montenegro al governo di Costantinopoli (3 luglio 1876) determinando la pesante reazione ottomana offrivano, nel 1877 , il pretesto alla Ru ·sia per intervenire direttamente. Tornava così a riproporsi quella questione che sembrava essersi chiu ·a con il Congres o di Parigi del 1856 dove era stato ribadito il principio ddl'integrità dell'Impero ottomano e la neutralizzazione dei Mar Nero. E' pur vero che la situazione balcanica non aveva mai cessato di es ·ere al centro delle attenzioni e delle analisi poli tiche delle varie potenze europee: l'insofferenza verso il dominio ottomano particolarmente viva in quelle zone dove l'elemento cristiano incontrava maggiori difficoltà a convivere con l'elemento turco, la presenza di un ccolare e insurrezionismo », )'asce a nazionale dei ari popoli balcanici, g li interventi delle potenze europee per far valere i propri interessi a sostegno dei movimenti nazionali o preoccupate dell'integrità dell'Impero ottomano, avevano caratterizzato il ventennio tra le due crisi ( 1) . La diplomazia zarista, ben pre ·ente nello svolgersi degli avvenimenti , aveva concluso con successo, nel marzo 187 1, una convenzione per l'abrogazione delle norme sulla neutralità del Mar Nero e alla politica ufficiale accompagnava in quegli anni un intenso lavoro propagandistico inteso a cementare i vinco(I) A. TAMBORRA, L'Europa centro-oriet1tale nei secoli XIX-XX (1800-1920), in Storia Universale diret.ta da E. PONTIERI , Milano 1973, voi. VII, tomo IV, pp. 424 e ss.


354

Antondlo F.M . Bi~/n{

li di fraLernHà slava e di comunione nella stessa fede, quella ortodossa, di cui lo zar era il centro e il capo. La stessa scena intenazionale europea era del resto sensibilmente mutata con la realizzata unità italiana che aveva posto all 'Austria-Ungheria il problema di un orientamento verso i Balcani contrastala in ciò dalla Russia 7.arista (2). Era proprio l'Ttalia. come ha recentemente souolineato lo storico jugoslavo Scpié, a godere di grande prestigio morale. « [ paladini dell 'unit à ju~uslava - ricorda Se pié - ritenevano che il modo in cui era stata raggiunta l'unilà di Italia, sotto la guida del Piemonte, rappresentava un modello che meritava di essere seguito; per loro l'Italia era il difcnsore più convincente del principio di nazionalità, al quale gli Slavi del sud i richiamavano nelle loro rivendicazioni nazionali; ed inoltre era noto che in Italia, dal Risorgimento in poi, le aspirazioni degli Slavi del sud per la loro unità nazionale, erano considerate con grande simpatia ,. (3) . E all'interno stesso de ll'ltaJfa, nella opinione pubblica, si manifestarono simpatie per gli insorti e si svi luppò una campagna per la liberazione dei popoli cristiani dai turchi. Fu questo il periodo in cui fiorirono le pubblicazioni « a metà fra il giornalismo e la mer.iorialistica ,. ricche di « sincera partecipazione alle vicende dei popoli slavi in lotta per la loro indipendenza nazionale, o llre tutto si tratta di una partecipazione molto spesso diretta degli autori che si trovarono essi stessi a combattere per quella causa negli anni della crisi del

(2) Per la bibliografia su questo periodo cfr. W. N. M EDLICOTI, The co·ngress of Rerlin and after: a diploma/ic history of the Near Eastem Settlement ( 1878-1880), Londra 1938; F. COGNASSO, Storia della Questione d 'Oriente, Torino 1948; D. DJORDJEVIt, Revolutìons 11atìonales dL'S pe11ples balcaniques 1804-19/4, Belgrado 1965; A. BRECCIA, ù fonti per lo swdio della storia delle relazioni i11temaziomtli dei pae,;i iugoslavi nel periodo 18701945, in • Storia e politica•, 1970, fasl~. IV e 1971, fase. 1-2; A. TAM BORRA. Gli s tudi di storia dell'Europa Orientale in Italia nell'ultimo ventennio in Atti del I Congresso nazionale di Scienze Storiche (Perugia 1967), Mjlano 1970; ID.; Europa Orientale in Bibliografia dell'età del Risorgimento in onore di Alberto M. Chisalberti, vol. III, Firenze 1974; A. PITASSIO, Problema slavo e questione d'Oriente nella storiografia italiana, relazione tenuta al convegno degli storici italiani e jugoslavi (Fircne IO.I I giugno 19TI ). (3) D. SEPlt, /,a politica dell'Italia nella crisi d'Oriente del 187>1878 e gli Slavi del sud, relazione tenuta al Convegno degli. storici italianj e jugoslavi ( Firene, 10.11 giugno 1977), p. 12 e relativa bibliografi.a.


U oU:.Sll0'-1. l>OlttL,11 IJU 187~. '711 "'" l•~t " ' " ' Dn I 'AIN'"III\ IO IJCU. "Ul'l'ICIO nUlltlU DLU.O ~fA1U """"''.. I , ... I lii

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1875-1878 »(4) . Ma se la posizione dell 'opinione pubblica fu di slancio verso la causa slava e dei rivoltosi i circoli politki italiani si mostrarono più cauti. Vi!.conli Vcnosta, mini!-tlro dcµli E.,. Lcri nel governo Lanza, aveva appoggiato le propo~tc di I iformc varate dal mini. tro degli E tcri austriaco Andras -} il chl' i.ignificava appoggiare il manlcnirnento dello status quo nella pcni·ola balcanica. il governo della Destra deluse in que to scn!-to non di meno avvenne per il govenro Dcprctis, coslituito'ii nel marzo 1876, che vanificù ogni speranza di azione italia11a nelle questioni orientali. L'eco di queste delusioni si rinviene dd re~to negli stc.:s~i rapporti dei delegati italiani nelle commi ·sioni intcrna;,ionali t:m,lituilc dopo il Congrci.so di Berlino per la delimitazione dei confini : molto l,flCS ·o laml:nlavano la mancanza di dispO'sÌ/.ioni prccbc di f rontc ai problemi politici che da quelle delimitazioni nascevano. Il governo della 'inistra condivise in prati a l'indirin.o prc cdcntc c ht: si basava sul dbintcrcsse dell'Italia per le questioni d'O rit:ntc mentre l'impegno t:hc l'Austria-Ungheria andava -emprc piu aS!-tUllll:llUU 11ci Bai ani avrebbe reso meno gravosa la ri11unzia alle zone italiane la c:ui acqui,i,.ionc era in connclo il motivo t:cntralc della politica I.' tera italiana dell'epoca. Calcolo, mmc si v ·tira, infondato poichc proprio in 4ucl momento la munarchia asburgica, divenuta l'ago della bila ncia della situazione balcanic:a , godeva di una posizione dipl~ mali<.:a estremamente solida e l'idea di una t:ontro partita alla Italia era totalmente dcsLiLuita di fondamento. e l mar-1.0 1878 Luigi Corti , ndl'an:ellare la carica di ministro degli Esteri in sostituzione di Amedeo Mclegari nel j!abinctto Cairoli, aveva imposto l'abbandono della prete ·a ~ulu,.ionc del problema na,ionale altravcr o l'opposizione all'oc:c:upa;,iont· au ... 1.-iaca della Ro·nia (5). Sollo il profilo militare la questione orientale venne seguita, sin dall'io ·urgere , es. c11zialmcntc dall'addetto militare a Vienna e da quello a Berli no. Ncll'a1?,osto 1875 Mainoni informa-

(4) A. PlTASSIO, PruMemC1 ) fC1vu... . , cit., p . 38. (5) F. CHABOD, SlurÌCI cfr//(1 polilirn e~lt'rll italwna dal 1870 lii /89fl, Bari 1951 ; F. CATAI. CCIO, l'rohlemi e .wiluppi d ella politic:a e~ter,, it11lia11a dal 1861 u1 1918 in N11m'I' Oueç1im1i di Swria dd Risor~i111t·11to t' tl,•I l'Unità d 'Italia, Milano 1961 ; I.A politica estera ila/umll ne,:li alfi, doctt· 111e11ti e discussioni parlame11tari dal 1861 al 1914, voi. li . tomo I ( 18761883), a cura ùl G. PERTICONE, Roma 1973.


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Amondlo F.M. 8i"6ì»I

va il capo di Stato Maggiore sui particoJari della mobilitazione in atto in Austria-Ungheria sin dall'inverno precedente, poichè i moti in Bosnia-Erzegovina avevano coinvolto l'auenzione della diplomazia « per le complicazioni che ne potrebbero na ' Cere • e le mi ure adottate dal ministero della Guerra austriaco mettevano l'esercito in grado di intervenire e occupare la Bosnia « qualora se ne presenti il de tro • . Elencate le divisioni mobilitate ricordava come « la sola arma che . arà in gran parte sostituita in siffalla mobilitazione sarà l'artiglieria la quale sarà di montagna e sarà raccolta dalla Dalmazia, dal Tirolo e da Vienna • (6). Sempre al Mainoni si deve un lungo rapporto redatto nel dicembre 1876 al ritorno dalla missione in Serbia e Turchia per la delimila7Jonc della linea d'arm i ·ticio tra i due contendenti. In quell'occasione l'ufficia le italiano si era proposto di « determinare quale fosse la forza, che nelle cixco ' lan.1.e auuali scriveva nella breve preme ,;a - l'Impero ottomano potrebbe opporre a propria difesa , nel ca o possibile di un attacco per parte della Russia ». Descritto particolaircggiatamcnte l'ordinamento e la consistenza dell'eserc.:ilo turco, ne tratteggiava i limiti operativi per la scar a preparazione de i quadri e l'insufficiente armamento cd equipaggiamento dei soldati che, se non aveva influemalo lo scontro con la Serbia , conclusosi appunto f avorcvolmente per la Turchia , arebbe tato elemento determinante nel caso di lotta contro un esercito europeo: « ammesso pertanto. - scriveva Mainoni - che le doti individuali e naturali del soldato tuxco fra le quali primeggia il coraggio, la fedeltà, la frugalità, la pazienza e la costanza nel sopportare le privazioni e le fatiche , po. sano in parte compensare l'insapiem.a dei generali, l'ignoranza dc~li ufficiali , la cattiva ammini trazione e la mancanza di servizi organizzali, pure è tale il divario che si os ·erva fra l'esercito- ottomano ed un altro qualunque. europeo, che anche a parità di forze, oso predire il risultato favorevole al secondo •. Prevedendo l'inizio dell'azione militare contemporaneamente in Asia e in Europa ricordava gli accordi che si stavano prendendo con il governo romeno, la mobilitazione dell'e ·ercit.o valacco, la riunione di materiali da ponte sulle due sponde del

(6) Mainoni a Bertolé Viale, Vienna 2 ago ·to 1875, Slato Maggiore Esercito-Archivio Ufficio Storico (d'ora in avanti SME-AUS), b. 9, Addelti Mili lari.


u Ol.F.STIO!'."Jl 1f.-1L'illl ID llllS-71 ,u OOll \l l '<11 ucu."dCtnno ll(U U'tlllO .-IOIJ.W llf'UJl ST4TO i1"""1~ l '-llkllO

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Danubio a Kladona e Thurn-Sceverin e concludeva indicando la probabile linea che l'esercito russo avrebbe cguito: in quattro giorni avrebbe concentrato sul Danubio una divisione e un reggimento di Cavalleria da far marciare poi. su Cuprija per arrestare l'eventuale avanzata turca lungo la Morava (7) . Gli avvenimenti militari della guerra russo-turca nel loro svolgersi ono sufficientemente noti . Assicuratasi la neutralità dell'Austria, la Rus. ia dichiarò guerra alla Turchia il 24 aprile 1877 e ricevuto il permesso dalla Romania, auraversò il confine del Principato. Mentre la flottiglia turca del Danubio tentava inutilmente il pa saggio del fiume la Romania radunava il proprio esercito ad Occidente dell'Alula . A metà giµgno l'armala russa era pronta ad agire lungo il cor o dell'Alula. T Turchi tenevano pronto il grosso delle loro truppe a Sciumla, avevano occupato Turtukai, Ru ·èuk, Sislovo, Nicopoli ed avevano spinto un piccolo corpo nella Dobrugia. TI comandan te russo foce approntare un ponte sull'Aiuta per il pa ·saggio dei quattro corpi d'armata mentre un'avanguardia, comandata dal generale Gurko. doveva superare i Balcani e portarsi in Bulgaria per sollevarla contro i turchi . In giugno il XIV corpo d'armata russo passò il Danubio a Macin mentre il XII e XJTJ si dirigevano su Jantra e il IX su Nicopoli. Sotto la pressione delle forze russe il comando turco richiamò dal Montenegro le truppe di Suleiman pascià e da Viddino quelle di Osman pascià inviandole sul teatro di guerra hulgaro. Durante la marcia Osman pascià giunse, tra il 17 e il 19 luglio, a Plcvna dove si attestò fortificandosi. Per due volte i russi condussero l'offensiva e dopo il 31 luglio lo 1,ar chiese al principe Carlo di Romania la f usionc dei due eserciti e solo nell'agosto le forze congiunte russo-romene ebbero ragione della res is tenza turca.

(7) A. MAJNONI , Calcolo delle forte militari di terra clte la Turchia poi rel>be opporre alla Russta rn una prossrma gue"a, Vìenna 20 dicembre 1876, SME-AUS, b. 48, Addetto militare a Vienna. Corrisponden;;,a. ui problemi connessi alla guerra, la va.lutazione che ne veniva fatta nei circoli politici e militari viennesi cfr. i dispacci di Mainoni a Be rto!(: Viale, Vienna 21 aprile 18n, n. 34, SME-AUS, b. IO, Maìnoni (187S.77 ) ; IO., Vienna 3 maggio 18n, n . 44, ivi; ID., 10 maggio 18T, n . 50, ii•i; IO .. Il maggio 1877, n. 51 ; ID., 30 luglio 18TI; n. 99, ivi informa che l'opinione pubhlica austriaca è ostile alla Russia; ID., I agosto 18TI, n. 100, ,vi; IO., 7 a o<,10, 1877, ivi, considerazioni sull'esercito russo e sulla battaglia d i Plevna.


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Antondlo F.M . Biqina

Luchino del Mayno, assegnato all'ambasciata italiana a Berlino nel 1875, fin dal 1876 aveva pre o a ·eguire la mobilitazione dell'e ercito russo e gli avvcnjmenti che si svolgevano in Oriente considerandoli soprattutto attraverso le valutazione e le opinioni degli ufficiali prussiani (8) . Al centro del suo interesse si collocano le osservazioni sull'organizzazione della campagna da parte dei russi e dei turch.i. Nell'aprile del 1877 sottolineava come fosse ncces ario per i russi occupare la zona della Dobrugia: una azione turca su Ga]atz avrebbe infatti tagliato le comunicazioni forroviarie (9) . Informazioni ricevute da ufficiali russi conferma vano nell'addetto militare italiano la convin.1.ione che la Ru ·sia, soverchiante per fone, non avrebbe incontrato difficoltà nell'attraversare il Danubio, ma queste si sarebbero manifestate nel provvedere al vettovagliamento di oltre duecento mila uomini in Bulgaria. Era opinione diffusa a Berlino che lo zar ricercasse la collaborazione delle popolazioni per il sostegno logistico ma intendesse rifiutare l'aiuto militare romeno: l'atteggiamento russo rimase infatti tale fino agli avvenimenti di Plevna quando infine la collabora1.ione dell'esercito romeno venne richici,la e sollecitata ( 10) . Caratteristica dei primi mesi di campagna, ripetutamente soLtolinata da del Mayno nelle sue lettere a Bcrtolé Viale, comandante del Corpo di Stato Maggiore, fu l'inazione turca da un lato e la disorgani:t.zazione russa dall'altro: i] ventilato passaggio del Danubio, studiato e programmalo, veniva continuamente rimandato con grave pregiudi:tio per il futuro svolgimento della campagna ( 11 ). Nell' agosto 1877, registrrando le conseguenze dell'insuccei,so russo nel primo combattimento di Plevna, ricor(Il) Oc! Mayno a Bcrtolé Viale, Berlino 31 gennaio 1876, n. 157, SME AUS, b. 26, Adtletti militari. Cnrri~rxmdenza con L del M nyno, addetto militare a Berlinu; 10., 12 giugno 1876, n. 115, ivi; ID., Herlino 9 gennaio

1877, n . IS4, ivi. (9) fkl Mayno a Bertolé Viale. Berlino 2J aprile 1877. n. 186, SMEAUS, b. 26, Addefli miUtari. Corrhpcmdenza cnn /,. del Mayno, addetto militare a Berlino; ID., 25 aprile 1877, n. 187; ID.• 29 aprile 1877, n. 190, rvt. (IO) Ocl Mayno a Rertolé Viale, Berlino 6 maizgio 1877, n. 192, SMEAUS, b. 26, Addelli militari. Corrispo11de11.,a con l . Del Maynn, addelfo militare a Rcr/ino; ID., 20 maggio 1877, n. 196; ID., 27 maggio 1877, n. 197, ivi. ( 11 ) Del Mayno a Bcrtolé Viale, Berlino 9 giugno 1877, n. 201, SME· AUS, b. 26, Addelli militari. Corrispnndem.a con f _ Del Mayno, addetto mi/tiare a Berlino; ID., 13 giuguo 1877, n. 204; IO., 18 giugno 1877, n. 213;


0

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dava come questo fosse stato il risultato « di soverc h ia fiducia in se stessi e soverchio dispre7.7.o per le attitudinj militari <l ·1 nemico • ( 12). La successiva mancanza di qualsiasi attività sul teatro di guerra di Bulgaria dimostrava, a giudizio dell'ufficiale italiano, che gli avvenimenti avevano preso una piega dcci amcnle negativa per i russi e che questi non erano ancora in grado di riprendere l'iniziativa: olo dopo la caduta di Plevna, con il contributo delle armi romene, si ebbe la certezza della vittoria ( 13) . Componente della commissione militare che preparava i lavori cartografici per le missioni dei plenipotenziari al Congresso di Berlino in una lettera del luglio 1878 ricordava come i lavori cartografici fossero stati eseguiti con strumenti inadatti in tempi eccessivamente brevi aggravando gli inevitabili conflitti che sui tracciati di confine si sarebbero accesi una volta che le commissioni internazionaH fossero passate alla realizzazione concreta (14) . Facile prnfczia come si vedrà dalle relazioni dei delegati italiani nelle commissioni per la delimitazione <ldla Romania, Bulgaria, Rumeha, Montenegro e Serbia. Contrariamente ad altri eserciti europei quello italiano non inviò osservatori propri durante lo svolgimento del conflillo: uno studio sulle operazioni militari fu condotto con ricognizioni sul teatro di guerra dal colonnello Celestino Rossi e dal capitano Tanfani . Il 6 novembre 1878 i due ufficiali italiani furono messi a Costantinopoli in contatto <lai marchese Galvagna, ambasciatore italiano in loco, « con quelle notabilità ouomanc e forestiere che potevano maggiormente facilitare la missione loro affidata • (15). Al termine delle ricognizioni e sulla base delJe osserva:doni effettuale e della documentazione raccolta, fu stilata una relazione riguardante la difesa di Constantinopoli, del Bosforo, dei Dardanelli e della penisola Ji Gallipoli. In una nota sulla DoIO., 9 lugliu 1877, n. 218; 10., 14 luglio 1877, n. 219, Idee s,•olte dagli 11ff1c.wli elci [I.rande stato magxiore prussiano rnllo guerra russo-lllrc:u; I O .. 22 luf!l1u 1877, n. l i; ID., 29 luglio 1877, n. 223, ivi. ( 12) Del Mayno a Bcrtolé Viale, Berlino 6 agosto 1877, n . 226, SMEAUS, b. 26, ci t. ( 13) Del Mayno a BerLolé Viale, Berlino 13 agosto 1877, n. 227; ID., 20 agosto 1877, n. 231; ID., 29 agosto 1877, n. 233; ID., J8 dicembre 1877; n. 251 ; ID., 17 mnn.o 1878, n. 279; ID., 25 aprile 1878, n. 293. SME-AUS, b . 26, c ii. (14) Del Mnyno a Berlolé Viale, Berlino 9 agosto 1878, n. 332, MEAUS, b. 26, ciL. ( 15) Galvagna a Corti, Costantinopoli 8 novembre 1878, Mini tero Af.

fari Esteri · Archivio Storico, Rapporti in arrivo. Turchia, b . 1462.


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brugia, in quel momento al centro del dibattito tra Bulbraria e Romania, i due ufficiali indicavano le tre possibili linee di delimitazione tenendo conto delle molivazioni economiche, politiche, ,•tniche e militari che erano alla base delle a · pirazioni dei due paesi. Particolare cura era poi dedicata aJla descrizione della pian.a militare di Silistria posta sulla riva destra del Danubio e al centro delle comunicazioni con Varna e Rusfok. A Silistria e alle sue fortificazioni gli ouomani avevano dedicato particolari cur~ costruendo tre diversi gruppi di ope.re: due laterali, più importanti, appoggiati al Danubio, denominati Arab Tabia, quello orientale, e Abdul Wedsgit e Ku<'.':uk Mustafà quello occidentale; uno centrale, più ristretto e di collegamento, chiamato Ordu Tabia ( 16) . IJ teatro d 'Asia con la formazione e la disloca/.ione delle truppe dei due eserciti , le operazioni militari per la presa di Ardgian e di Kars, la consistenza delle forze turche, serbe e montenegrine co Lituiscono altrettanti punti della lunga relazipne, redatta tra il 1879 e il 1880, dai due ufficiali ( 17) . Nel novembre 1879 Ouolenghi, delegato :taliano nella Commissione per la dcl:mitaziune del Montenegro nella sua relazione al capo di Stato Maggiore riassumeva il lavoro svolto. Ricordata brevemente la partecipazione del paese agli avvenimenti bellici, sottolineava come la Commissione avesse preliminarmente deciso di prendere le dcci ·ioni a maggioranza di voti contrariamente al voto esoresso dal delegato russo relativamente all'unanimità sulle questioni di principio. Base dei lavori doveva essere quella carta austriaca al 300.000 sulla quale si erano svolte le discussioni al Congresso di Berlino: « Il commissario turco - scriveva a questo proposito il delegato italiano - vi si oppose, probabilmente perchè non ignorava che tutti gli errori materiali del trattato ridondavano a vantaggio della Port:1 •. TI commissario turco, alla prima decisione presa contro il suo !')arcrc e contrariamente al voto già espresso sulla validità delle dedsiuni prese a maggioranza, abbandonò i lavori éondannando la Commissione aJl'inoperosità dal maggio al luglio 1879. I lavori ripresero, ri-

(16) Guerra d'Oriente (IKTl-78). Relazioni, SMF.-AUS, b. 189. Studi particolari. (17 ) Difesa di Odessa contro evem,ali attacchi della flotta turca, SME-AUS, h. 190, Studi particolari; Guerra d'Oriente ( 1877-78). Teatru cli Asia, b. 201, ivi; Guerra d'Orie11te ( 1877-78). Teatri di guerra sec:undari di C:11ropa, b. 202, tvr; Teatro aanubtano, b. 203, rvr.


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cordava ancora l'ufficiale italiano, quando le potenze aderirono alla proposta italiana di tracciare te mporaneamente lince di frontiera contraddilloric. Le difficoltà, in . ostanza, na~ccvano dall'estrema labilità del Lesto scaturito dal Congrcs!\o di Berlino il quale, eccettuate le disposizioni tassative d i la~ciarc alla Turchia il territorio d elle tribù alhanesi, non offriva quale criterio direttivo principi di nazionalità, di razza o di rdigio11c. Lo !iltcsso governo ottomano pur mostrandosi ufficialmente favorevole ai lavori della Commissione cercava di impedire le ricognizioni sul terreno, rendeva difficile l'accesso ad alcune localita mentre il suo rappresentante abbandonava i lavori ogni qualvo lta si pre ndevano decisioni sfavorevoli alla Turchia . La Rw,~ia, commentava Ouolenghi , • favoriva in tutto e per tutto il Montenegro, anche patrocinando in suo vantaggio concession i non accordate od e ·du ·e tassativamente dal testo del t rattato », l'Inghilterra la Turchia , la Francia e l'ltaJia • sempre imparziali. si si trovarono qua ·i ·cmprc d'accordo • mentre la Germania e la Austria avevano tenuto un contegno mute vole ma sostanzialmente favorevole agli intere si ottomani. La Turc hia - scriveva ancora Ottolcnghi - finì quindi per es. ere favorita poichè, nella peggiore d elle ipotesi , poteva sempre contare su quattro (Turchia, Austria , Ge rmania , Inghilte rra ) degli ollo voti della Commissione. Questa, riunitasi il 30 aprile 1879, ini1.iò i lavori ver.i e propri il 25 luglio con l'esa me del tratto di frontiera Ira lo Adriatico e Gusinje-Plav, proponendo tracciati contraddittori . La Commissione, ricordava ancora Ouolenghi, non potè recarsi nei territori ad est e ovest di Gusinje-Plav , in quei teffitori cioè che la Turchia aveva abbandonato ma c he si era rifiutata d i consegnare al Montenegro. La tribù della zona • in i · tato di anarchia e retta da Aly bey, il quale fece disarmare e spogliare dei loro beni gli slavi ortodossi del pae ·e, si legò con gli altri paci.i dell'Alt a Albania : lpcck [Pec], Djakovo, Pri. rcnd [Prizre nl. Dihra per respingere qualunque tentativo di anncs. ione al Montenegro• ( 18). Il problema della frontiera <.:on l'Albania venne poi risolto nel 1880 dopo lunghe trattative con la rinuncia del Montenegro alle zone

(18) C. OTTOLENGHI, Rapporto della Commissione per la delimitat.fone llel Motttenegro, 25 novembre 1879, SME-AUS, b. 36, Reparto operu-

zionl. Ufficio coloniale. Stoli esteri, pp. 16.


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Anwtu1lu F.M . Bia,i:ni

circostanti Gusinje e Plav in cambio di Ulcinij . Questa città sul mare Adriatico era stata precedentemente restituita alla Turchia mentre Bar era rimasta al Montenegro con il vincolo di non costruire una propria flotta da guerra e il suo porto, per evitare che divcnis. e una base militare russa , chiuso alle navi da guerra di ogni paese. Un'altra relazione, di ben 135 fogli, è quella redalta dal colonnello Velini sulla <lclimiLazione della Serbia. Tralasciando i pur ampi particolari sulle vicende della Commissione, la relazioni:: è soslanzialmentc divisa in quallro parti riguardanti la delimit.azionc vera e propria, le conseguenze politiche, le istituzioni serbe e le wodizioni militari del paese. Ricordalo come la dclimjtazione fosse stata eseguita in circa quattro mesi (giugno-settembre 1879) sottolineava come questo tempo avrebbe potuto essere molto più breve se ogni commissario avesse avuto a sua disposizione qualche topografo e ·e si fosse seguito un processo più semplice, come qu<?llu di limitarsi a rilt!vare solu la linea di confine fissando capi-saldi hcn determinati. Alla Serbia erano stati annessi l2.000 chilometri quadrati di terrilorio cd una popolazione di circa 300.000 abilanti . li nuovo confine della erbia, sottolineava Velini, e tracciato sommariamente a Berlino nun rispondeva che incompletamente al conccllo delle nazionalità, di gui. a che la tranquillità della fruntit!ra in alcuni punti è compromessa, in causa appunto di questo difello, potrebbe dare appiglio a nuove complicazioni •. Altro grave problt::ma era costituito dal rimpatrio degli albanesi e sarehhe stato utile, a giudizio del delegato italiano, che la Serbia, la Turchia e le potenze europee avessero risolto il problema per scongiurare futuri pericoli . AILre difficoltà potevano nascere dalle convenzioni ferroviarie tra la Scrhia e l'Austria-lJ ngheria . L'Italia di fronte ai molteplici interessi che si collegavano alla questione ferroviaria nei Balcani, non doveva rimanere indiffcrenlc per la tutela dei propri interessi commerciali . Riguardo poi alle istitu:1ioni politiche della Serhiu, particolareggiatamente descritte, l'ufficiale italiano sottolineava come fos ·ero tra le più liberali d'Europa; curata l'istruzione pubblica, vivo il sentimento religioso, i vincoli familiari , l'attaccamento alla patria e alle tradizioni storiche. Erano questi elementi che facevano « di quel piccolo popolo un nucleo potente attorno al quale, dati certi eventi, si verranno raccogliendo tutti gli Slavi dd sud •. Ponendosi nella prospettiva risorgimentale, comune del resto come si è detto a larga parte della


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opinione pubbl ica italiana , sottolineava come « il panslavismo c he come uno pauracchio si fa balenare agli occhi dell'Europa dalle potcn/.e interessale ogni volta c he il loro tornaconto lo domandi, a quanto sembra, non è che un fantasma. TuLLi . cnliamo che la domina1.ionc turca nei Balcani è vicina a finire; e tra i ~uperbi e potenti colossi che si contrastano la supremazia in Oriente, Lra i succei-sori di Caterina I J e gli ert:di della politica del principe di Metternich che tendono ad avere uo piede sull'Egeo cd uno sul liwrale adriatico. cd il cuore a Vienna e la te La sulle Alpi, parrni più logico e più umanitario e patriottico ed anche più utile assecondare le popolazioni della peni. ola nella conquista della loro n.v.ionalità » . Proseguendo nella sua descrizione Velini ouolincava come lo stato dell'industria, del commercio e dell'ag ricoltura fosse an· cura del tutto inadeguato a causa delle continue lolle che il pae"c a,·..-va dovulo sostenere per conquistare la propria indipcn· dcn/.a, della in ufficicntc viabilità e dcll'esiguiLà num..:: ica cklla popolazione: • Una colonia di agricoltori italiani - scriveva gioverebbe allo sviluppo agrirnlo del prim:ipato cd accrt!scereb· be la nostra inrluenLa in quelle regioni; e coll'aprirsi delle ferrovie progettate. le industrie e il traffico saranno indubbiamente assai avvantaggiati •. Dal punto di vista militare ri ordava come l'e ercito fosse relativamente ben ordinalo e in progressivo miglioramento: il soldato serbo con le sue ottime qualità militari aveva dato nella ultima campagna indubbie prove del proprio valore. A questo proposito suggeriva che gli ufficiali italiani addetti alle legazioni ·tudias ero l'ordinamento degli eserciti c.Ji grande numero con un bilancio relativamente hasso. Oesc riLLt: le condizioni difom,ive cd offensive concludeva ]a sua lunga relazione deli,neando quelli c he sarebbero stati i compiti della Serbia. Questa, infatti, avrebbe dovuto affermare le proprie istituzioni, promuovere e diffondere l'istruzione, raffor· 7.are l'esercito, « essere d 'c ·empio ai figli dispersi della grande fa. miglia serba, e senza provocare direllamente la trasformazione dell'Europa orientale, tener. i parati ad ogni evento, e mc1tcrsi a livello della fortuna , cd usufruire calmi e risoluti dei momenti propizii. E ' cotesta, a quanto pare, una condotta saggia e fe. conda. Che l'Europa civile assecondi le aspirazioni della libera Serbia e che i voti degli italiani accompagnino nel compi mento della sua nobile missione la valente avanguardia degli Slavi del


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sud, è l'augurio ch'io faccio a quella degna nazione nel suo interesse e nell'interesse dell'equilibrio d'Europa• ( 19) . L'azione del rappresentante italiano, colonnello Baldassarre Alessandro Orero, in seno alla Commissione europea per la delimitazione dei confini, costituita dopo il congre · ·o di Berlino, è nota alla storiografia dei rapporti italo-romeni. Se ne sono occupali infatti, studiando il problema del nuovo as ·etto balcanico, G. Bibc ' CO, Hi:.toire d 'une f rontière, Parigi 1883 e B. Cialdca, LA politica estera della Romania nel quarantennio prebellico, Bologna 1933, pp. 102-103. La docume ntazione conosciuta è essenzialmente quella contenuta in Ducumente oficiale din cores pondita diplomaJicii . . . . presentate corpurilor legiitoare in ~esiunea anului 1880 - 1881 , Bucure,ti 1880, pp. 203-204 (due rapporti del rappresentante romeno a Cos.tantinopoli, 22 e 29 agosto 1879) e in Politica extema a Rnnuìrtiei intre anii 1873-1880 prività dela a~enJia diplumatica din Roma, a cura di R.V . Bossy, Buc urefli 1928, pp. 181. 185-188 (due rapporti del rappresentante romeno in Italia, 29 ottobre 1878, IO febbraio 1879; un dis paccio del ministro degli E teri Campineano al rappresentante romeno in Italia, 5 febbraio 1879). Ma l'azione del colonnello Orero può essere meglio determinala grazie alla documentazione offerla da~li an:hivi italiani; in particolare seguendo i rapporti che egli inoltrava al ministero degli Esteri tramite la legazione a Costantinopoli e ai protocolli ufficiali de lle sessioni della Commissione per la delimitazione dei confini. Si tratta di sette rapporti , redatti a Costantinopoli e a Silistria in un periodo dal 4 ottobre al 17 dicembre 1878, contenuti nell'Archivio Storico del ministero degli Affari Esteri, Rapporti in arrivo, Turcltia, buste 1462 e 1463; i protocolli, invece, si trovano ne lla busta 1463 dello stesso fondo. Si con ·erva, inoltre, nell'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'E ·ercito, Ufficio Coloniale, Reparto operazioni, Stati esteri, busta 32, fase. 3; busta 25, fase. 11 (po izione M 611-617) , la relazione finale di Orero, composta di due quaderni rispettivamente di 40 ~ 108 fogli. La prima parte della relazione riguarda il periodo settembre-dicembre 1878, durante il quale la Commissione europea condusse a termine i lavori per

(19) A. VELINI , Note sulla delimitaz.ione della Serbia, Roma gennaio 1880, SME-AUS, b. 36. Reparto operazioni. Ufficio coloniale. Stati esteri, pp. 135.


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la delimitazione del confine Lra Romania e Bulgaria; la econda, invece, riguarda il periodo mano-luglio 1879 impi ·irato per delimiLarc il confine della Rumelia , per creare cioè, giu to il dettato del congresso di Berlino, una linea difensiva che pcrmcllc5.se all'Impero ottomano una reale capacità di difc a del proprio territorio e quindi della propria autonomia politica . Successivamente. nel 1881 , il colonnello Orero pubblicò le proprit: memorie, fermandosi p,i uttosto ugli aspetti di colore che su quelli politici, col titolo Not e di viaggio nella penisola dei Balcani ( Novara 1881 ). Il colonnello Orero (Novara 1841 -1914 ), ufficiale di formazione piemontese e ri orgimcntale , fu attore non secondario di alcune vicende di storia italiana, mostrando costantemente una piccata per ,onalità. Entrato nell'Accademia militare di Torino nel 1865 e nominato sollotcnente dei bersaglieri, partecipò alla seconda guerra d 'indipendcn,.a, alla campaj!na del 1860-1861 dove collaborò con il generale Cialdini e alla pre,a di Rom.a nel 1870 (20). Trasferito allu Stato Maggiore nel 1872, fu invialo, tre anni dopo, quale os ervatore italiano alle grandi manovre russe a Piet rohurgo. Dopo aver lavorato alla delimitazione dei confini in Dobrugia e in Rumclia, ebbe nel 1889 il suo incarico di magg ior rilievo, quando fu c hia mato a sostitui re il generale Baldis~cra in Africa . Si t rovò allora, partito ·cm.a prec i e istruzioni, a organizzare J'ammini ·trazione della colonia Eritrea e a svolj!e· re, di fatto , le funzioni di governatore. A~ crtore della necessità di pacificare il Ti,grè e di estendere l'influenza italiana su quelle popolazioni per sottrarle alla propaganda dei due ra · ribelli Manga ·cià e Alula, eluse gli inviti alla prudcn/.a forniti da Crispi alla sua partenza dall'Italia e si po-.t' in contra · 10 col rappre en-

(20) Sulle e ·pcricn:,c fatte durante le guerre per il Ri orgimento e l'U nità Orero ha lasciato una vivace testi monianza nd volume Da Pew1rn a Messina (Torino 1905 ), ullc or,era,.ioni nell'Ital ia centrale e l'assedio di Gaeta. Conclu a l'esperien7a in Africa. Orero comandò la brigata Parma ( 1890-1892 ), la divisione militare di Bn: e ia ( 1892-1895) e infine, promO'i"iO tenente generale nel 1896, quella di Roma. Nel 1898 fu nominato cumand:rntc del corpo d 'armata di Bari e nel 1902. lasciato il scrvi7.io attivo per limiti d'età rientrò nella na1 i,a Novara dove prese parte attiva alla vita e alla amministrazione della ciua. Cfr. Enciclopedia militare, \'01. V. Milano 1933, p . 666; E . SARTORIS, Cenernle Baldas arre Alessandro Orero, • Bol· lcllino Storico per la provincia di Parma •, UV, 1963, pp. 1-30.


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tante italiano, conte Antonelli. Promosse quindi una spedizione ver o Adua per non lasciare alle truppe di Menelik il compito di pacificare il Tigrè; ma il risultato militarmente e strategicamente positivo della spedizione non sanò il contrasto, ormai aperto, con Crispi e soprattutto con il conte Antonclli, alla cui politica Orero era dichiaratamente contrario. Nell'aprile 1890 l'ufficiale italiano rinunciò all'incarico, sottolineando polemicamente come fosse • necessario che il governo si pronunci chiaramente, riponendo tutta la sua fiducia nel Comando superiore o tutta nel conte Antonclli .... ». (21 ). Vico Mantegazw. nella sua narrazione delle guerre africane, contrappose le virtù militari e civili di Orero alle incertezze governative e ai maneggi della diplomazia, incarnala dal conLe Anlonelli . • La storia del periodo breve nel quale Orero rimase nell'Eritrea » , concludeva perentoriamente, • non è che storia di questo dissenso• (22) . Nominato nell'agosto 1878 delegato italiano nella Commissione europea per la tldirnitazione dei confini (23) fu convocato al ministero degli Esteri dove il conte Corti, giusto alla vigilia della sua uscita dal ministero Cairoli, aveva raccomandalo allo ufficiale -una condolla equa e una fedele applicazione degli accordi di Berlino e lo aveva infonnato particolareggiatamente intorno ai problemi, in materia di confini. che già dall'andamento del congresso era facile intuire si sarebbero posti alla Commis-

(21) E. SARTORIS, art. r-it., p. 27. Sull 'attività di Orero in Africa cfr. Storia politic~militare delle culunie italia11c, Roma 1928 e Storia militare della. colonia 1:ritreo , Roma 1936. voi. 2. entrambe a cura dell'Ufficio Storico del Corpo di Stato Maggiore, Minislero della Guerra. Anche dell'esperierlld afril:l.ma l'ufficiale italiano ha la.<iciato urra efficace memoria, Ricordi d'Africa, • Nuova Antologia • . 1901 , XCL, fnsc. 61Jll-699, pp. 193-210 ~522.

(22) V. MANTEGAZZA. LA guerra in Africa, Fircn7.c 1896, p. 97. (23) 11 ministero della Guerra al ministero dt.-g}i Esteri, 24 agosto 1878, n. 293, Minislcro Affari Esteri-Archivio torico (d'ora in vanti MAEAS ), Rapporti ili arrivo. Turchia, b . 1462. Oltre a Orero il ministero della Guerra aveva nominato il capitano Felice Gola per la commissione spccinle della Serbia e Giu'-eppc Ollolcnghi per quella del Montenegro. Il Gola ru poi al centro di un singolare caso: dichiarato disperso il suo bagaglio ru poi ritrovato in tal 10 escluso il pacco di documenti che avrehht! dovuto inviare a Roma, MAE-AS, Rapporti in arrivo. Romanfa, b. 1396. Sulla presenza di Orero a Costantinopoli cfr. Galvagna a Corti, Costantinop0li 8 sellcmbre 1878, n. 1261 , MAE-AS, Rapporti in arrivo. T11rcl,ia, b. 1462.


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sione nominata all'uopo soprattutto riguardo il confine romenobulgaro e la città cli Silistria (24). Ricevuta una lettera di istruzioni Orero ·i imbarcò a Brindisi il 3 setlcmhrc e , i•iunto a Costantinopoli il 9, fu il primo fra i delegali a raggiungere il suo posto. A causa della prolungata a · ·en7.a dei suoi colleghi, rappresentanti delle ahre potenze, e del rìtardo con cui la Porta nominò il proprio rappresntante, i lavori iniziarono nel pala7.zo di Galata Scrai solo il 21 ouobrc 1878 con un ritardo di trentasc uc giorni rispetto alla data uffidale di inÌi''ÌO. Tnutilmente Orero se ne stupì e, come altri suoi colleghi, se ne dol e con il plenipotenziario italiano presso la Sublime porta , conte Galvagna : questi gli confermò che il ritardo era dovuto a una precisa tatti a della diplorna1fa ollornana , volta a far de<.:anlare la ·ituazione. Jnfalti nelle riunioni informali che i rappre entanti europei avevano tenuto a Co ·tantinopoli, presso l'Hotel Royal, residenza dei rappresentanti inglc i , si era p..:rfcttamcntc delineata la posizione del delegato russo il quale, in sintonia con le istruzioni ricevute da Pietroburgo, tendl'va a favorirP l:t Rulenria n cfnnno della Romania, mentre si di hiarava auloriualo a trattare per i soli confini ddla Dubrugia, escludendo il problema della Rumelia (25) . li periodo di forzata inattività fu usato da Orero per prepararsi ulteriormente ai lavori e per cono cere la capitale ottomana. Lo stato di povertà e di abbandono in cui vcr ava Costantinopoli, gi ustifi calo in parte dalla pn: ·enza delle truppe russe ancora accampale alle porte della città, delu~e profondamente l'ufficiale italiano. Definito il solda to ottomano per le sue qualità come la • • mig lior cosa dcll'Jmpero •, egli dedicò numerose pagine della sua relazione a d escri vere le caratteri tiche peculiari dell'organizzazione militare turca, esprimendo giudizi ncp:ativi soprattutto ulla formazione del corpo degli ufficiali, sullo addestramento e la disciplina. La crisi di qudl'csercito, <.:he pure aveva contalo nella guerra contro la Russia oltre 740 mila uomini , non poteva essere arrestata dall'immissione di ufficiali st ranieri.

(24) Orero a Corti, Co. rantipopoli 4 ottobre 1878, rapporto n . I: ID .. Costa11linopoli 22 ottobre 1878, rapporto n. 2, MAF.-AS. Rapporti in arri vo. Turchia, b. 1462. (25) Galvagna a Corti, Costantinopoli 23 settembre 1878, n. 1268; 10.. 26 settembre 1878, n . 1270; ID., I ottobre 1878, n. 1277, MAE-A , Rappo, ti i11 arrivo. Turchia. b . 1462.


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Antontdlo F.Af. Bia1ini

Nelle prime pagine della sua lunga relazione il colonnello Orero ricordava come il congresso di Berlino avesse voluto creare in Europa una pace stabile e duratura, affidando alle tre potenze estranee (Germania, Francia e Italia) un compito di mediazione tra le parti interessate. Tuttavia il bilancio del congresso sembrava deludente: l'Europa, in definitiva, aveva sanzionato esigenze derivanti dall'interesse particolare di alcune potenze e con ciò aveva costruito una pace precaria. Riferendosi in particolare alla Romania scriveva: « La Francia e l'Italia fecero allora la proposta di comprendere Silistria nel territorio da assegnarsi alla Romania. Que ·ta proposta, probabilmente, sarchbc stata accettata qualora avesse avuto l'appoggio delle altre poten.,.e. Ma l'Inghilterra e l'Austria che in quel congre so dominavano la situazione erano troppo soddisfatte dei uccc i ottenuti nel loro interesse per non essere conci lianti verso la Russia in una questione che non le riguardava. La prima difatti non ·i intromi e e la seconda si limitò ad esprimere il desiderio di veder este ·o d'alquanto il territorio da conceder i alla Rumenia. La Germania fu lieta di poter afferrare questo punto in cui non erano interessate le due potenze da cui pendeva la pace o la guerra, per mostrare un'altitudine completamente favorevole alla Russia. Così avvenne che l'idea di dare ili1 ria alla Rumcnia, idea che avrebbe allora sciolto ogni quc!>tio11c cd evitate quelle che !>Ì produs ero in seguito, non fu nt:anche di ·cus ·a • . Quando il 21 ottobre 1878 ]a Commissione potè per la nomina del delegato ottomano nella persona di Tahir pascià, generale di brigata, riunirsi per la prima volta in seduta ufficiale, i commissari delle altre sci potenze avevano già discusso in conferen7.C preparatorie il metodo e l'ordine da seguire nel lavoro di delimitazione. Bastarono dunque due edule a Costantinopoli per tabilire le questioni di procedura e definire tutti i preliminari che potevano agevolare e rendere più spedito il lavoro sul terreno. Secondo gli articoli 2 e 46 del trattato di Berli no la Commissione europea aveva il compito di fissare il confine del nuovo principato di Bulgaria: a Nord vcr o la Romania , a Ovest verso la erbia, a Sud verso la Turchia e la Rumclia orientale. Per un a<.:rordo intervenuto posteriormente fra le potenze, era stato aggiunto a questo compito quello di fissare la frontiera Sud della Rumelia orientale, cioè la linea di demarcazione tra quella provincia e il territorio rimasto sotto il dominio diretto del sultano.


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Anche facendo astrazione dei tratti di confine che, per essere determinati dal trattato in modo jncontestabile, non richiedevano una speciale ricognizione dei luoghi, il lavoro deJJa Commi,~io ne veniva ad abbracciare un'estensione di circa duemila chilometri cli frontiera ( 26) . « Il tempo necessario per compiere l'opera no tra - scriveva a questo proposito l'ufficiaie italiano - non era lecito di calcolarlo a meno d i t re anni. Penetrati nell'interes e urgentissimo per l'Europa d i definire nel minor tempo possibile le molte ques tioni che tutt'ora pendevano legate a quella delimita/ione, fummo d 'accordo nel promuovere dai nostri governi la costituzione di una comm issione speciale per la delimi tazione della frontiera Sud della Rumelia orientale. Questa nuova commi sione formatasi in Costantitnopoli verso la fine di ottobre. fu composta in massima con gli ufficiali che erano dapprima stati aggiunti ai vari delegati della Commissione europea . Come rappresentante l'Italia fu così designato il capitano Tornaghi arrivato a Co · tantinopoli da pochi eiorni in c:eg11ito a mia domanda di avere un compagno. A questa ridu.lione del nostro lavoro ne potemmo in seguito aggiunJ!cre un'altra. l governi avevano già riconosciuto l'opportunità di affidare a commissioni interna1.ionali i1 tracciamen to dei nuo\·i confini sia della Serbia come del Montenegro e ciò a similitudine di quanto il trallato stabiJiva per la delimitazione del nuovo principato di Bu lgaria . Era quindi naturale che alla commis ione per i confini erbi, cui non sarebbe spettato aJtro lavoro che quello di tracdarc il piccolo tratto di nuovo confine tra la Serbia e l'Albania venisse affidato anche il tratto di nostra spettanza, quello cioè tra la Serbia e la Bulgaria. Oue5ta propo ta avendo anch'essa rict!vuta la sanzione dei gabinetti firmatari il trattato di Berlino il lavoro della nostra Commissione veniva ristretto a poco più di 1.200 chilometri di frontiera e mettendoci all'o pera con tutta alacrilit come era nostra intenzione e desiderio, s i aveva speranza di poter finire nell'autunno del 1879. E così fu .. . La Commissione decise di iniziare le o perazioni col determinare La frontiera romeno-bulgara tra Silistria e il Mar Nero (27). Stabiliti alcuni giorni per i preparativi , i. commissari fis arono

(26) Orero a Corti, rapporti on. 1 e 2. cii. (27) Orero a Corti, rapporto n. 1, cit.


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A"wuel/o F.M. Bùi,cin.i

il 2 novembre quale data di riunione a Silistria. Il 28 ottobre 1878 la Commissione, preceduta dal delegato russo e dagli ufficial i topografi inglesi, si imbarcò per Varna, ove giunse il mattino del 29. Da Varna raggiunse Ruscuk in ferrovia, e da Ruè uk scese per il Danubio fino a Silistria. Durante il viaggio l'ufficiale italiano fu urtato dal comportamento degli ufficiali russi che, come scrisse più tardi, « poteva p redisporre l'animo ad una o pinione non troppo favorevole sul conto loro ». Particolarmente significativo fu un episodio accaduto alla stazione di Varna sotto gli occhi della Commissione. Il delegato russo, colonnello Bogoljubov, era partito per Silis tria akuni giorni prima d ella Commissione pe r predisporre alla sta· ziune di Varna una carrozza pcciale. Il servizio ferroviario era ancora regolato come in tempo di guerra e il comandante la stazione di Varna era un maggiore russo, che aveva concesso ad alcuni suoi compagni il vagone · sala già destinalo alla Commissione. Quando vari commissari fecero per prendere posto nel vagone lo trovarono occupato d a tre ufficiali russi che stavano bevendo allegramente in compagnia di una signora. Viaggiava con la Commissione un segretario dell'ambasciata russa a Vienna, tenente degli ussari, che si mostrò indignato di questo fatto e si presentò al comandante deJJa stazione e richiese insistentemente al maggiore suo compatriota il vagone riservato ai commissari. Ma questi non ne fu persua o e quasi rispose con insolenza. Il segretario dell'ambasciata rus a promise una punizione esemplare, tanto che gli ufficiali europei pensavano • che questa riparazione doveva essere la fucilazione di quel povero maggiore, forse di cattivo umore per nostalgia od altra causa irresistibile ». Timore infondato, giacchè la 1C ommissione, ripas ando per la stazione di Varna un mese dopo, rivide l'antico comandante al suo posto tranquillo e indifferente come prima. Dopo dodici ore di ferrovia impiegate a percorrere duecento chilometri, la Commissione giunse a Ruscuk, prima della guerra capoluogo del vilayet del Danubio, sede di vari consolati. All'arrivo degli ufficiali europei il trasferimento dei consolati a Sofia, capitale del nuovo principato, non era ancora stato eseguito ed il colonnelJo Orero potè incontrare il console italiano Dc Gubernatis. « Per un viaggiatore italiano all'estero - notava l'ufficiale italiano - sono così poche le soddisfazioni concesse al suo amor proprio nazionale che io sentii moltissimo quella di veder il mio paese rappresentato da una persona quale il De Gu-


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bcrnatis, distinta per studio e cultura, per la sua conosccrua delle co e d'Oriente e per il modo esemplare con cui Sl'ppc '>tan.· al suo posto durante il bombardamento, cui fu soggetta la città pc, tutto il tempo della guerra •. Rusèuk, come molte città orientali, non era che un villag~io di capanne e pi~ole case in legno con circa ventitre mila ahi1anti, per la maggior parte musulmani . Con l'evacuazione delle lnippe ottomane i bulgari erano entrati in città in gran numero divenendo maggioranza. Descritta l'imporlan/.a strategica d e l villaggio dove affluiva quasi tutto il movimento dalla Russia e dall'interno della penisola balcanica e l'importanza che aveva avuto durante la guerra, Orero sottolineava come la città fosse ancora punto di incontro dei reggimenti russi che tornavano in patria con quelli che arrivavano a dar loro il cambio: • Le vie della città erano piene di soldati mal vestiti e laceri da far compassione. Ind ividui ubriachi, spesso al punto di essere ·orretti dai compagni, passavaJlO avanti ai loro superiori con una indifferenza da parte degli uni e degli altri cht- dimoo:;trava essere quella una cosa abituale non meritevole di provvt!dimenti. Il signor Dc Guhernatis mi disse inolLre non e · ·ere raro il caso di ufficiali in quello stato cd aggiunse che il contegno loro dal generale al sottote· nente, per ciò ch e si riferi ·ce alla convenienza con donne, era soggetto di pubblico candalo. Il particolare però che più d'ogni altro mi colpì fu il vedere soldati russi veslili della loro uniforme attaccarsi al mio bagaglio in concorrenza con i kamali facendomi segno con le dita che si accontentavano di 20 copechi {70 centesimi) per il tra porlo "· Poichè si trattava di fissare la frontiera di un principato indipendente, quale era la Romania, la Commissione, conforme alle consuetudini diplomatiche invitava il gabinetto di Bucarest a voler inviare a Silistria alcuni ufficiali per seguire la Commissione durante le ricognizionj. Il governo romeno, interpretando l'invito in senso largo, designò quali suoi rappresentanti al seguito della Commissione europea tre colonnelli e un deputato, più un capitano per i lavori topografici. Fin dai primi scambi di opinione con il delegalo russo, colonnello Bogoljubov. O rero in· lravide il disaccordo assai pronunciato c he si sarebbe verificato nella scelta del punto sulla riva destra del Danubio da cui doveva partire la frontiera che assegnava alla Romania quel territorio che le era stato assegnato a compenso della Bessarabia .Questo disaccordo si fece palese fin dal primo giorno in cui la Com-


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mi sione si riuni a Silistria in seduta ufficiale. Le indicazioni fornite dall'articolo II del trattato di Berlino per la scelta di quel punlo, come in genere per i] tracciato di tutta la linea di frontiera dal Danubio al Mar Nero, erano alquanto indeterminate. Il testo riferentesi a quella parte di confine, affermava che la f rontiera doveva lasciare la riva destra del Danubio • a un punto da determinare dalla Commissione europea all'est di Silistria • e di là diriger i verso il Mar Nero a ud di Mangalia. In astratto qualunque punto scelto dalla Commi ione sulla riva destra del Danubio e all'e l di Silistria avrebbe soddisfatto la condizione fi ,_ sala nel testo, tuttavia, era necessario ai commissari ricercare nelle discussioni del congresso di Berlino i criteri che dovevano guidarli nelle deliberazioni. Que tione non ccondaria che diede luogo ad una ]unga vertenza dipolmatica. Già con le stipulazioni di S . Stefano era stato stabilito in linea di massima di assegnare alla Romania il delta del Danubio. Con ciò, secondo Orero, il principato, da un lalo. prendeva piede sulla riva de.stra del Danubio, enlrando iin possesso di imporlanLi sbocchi ' uHa costa del Mar Nero, e dalJ'altro, portava il suo confine al Prut e al Danubio, pre enLando così il vantaggio di ottenere una lunga linea di frontiera tracciata in modo certo. Orero, tuttavia, valutava pienamcnlc i motivi di carattere nazionale che suscitavano la reazione della Romania : questa perdeva, infatti , una provincia abitata da una popolazione in maggioranza romena, in cambio di una dove l'elemento etnico era meno cospicuo (28), avendo stabilito appro simativamente i confini. Il congre so, giusto la testimonianza del colonncnllo Del Mayno (29), aveva • riconsciuto Ja necessità per la Romania di costruire un ponte sul Danubio cd ammessa la dichiarazione del barone Haimcrlc, secondo plenipotenziario austro-ungarico, "essere avviso degli esperti esistervi un sol punto in vicinanza di Silislria, pro-

(28) Su questo particolare problema l'ufficiale italiano esponc.-va il proprio punto di vista affermando che la Romania avrebbe dovuto fare del problema Dobrugia-Bessarabia una questione nazionale • ~nza tener conto della probabilità di vittoria disporsi a so tenere colle armi i suoi dfritti ,. soprattutto se riteneva inaccettabile il baratto tra la Bessatàbia e la Dobrugia. (29) Del Mayno a Bertolè Viale, Berlino 14 luglio 1878, n . 323, SMEAUS, Addetti militari. CarteRgio con l'addelto militare a Berlino (1874-78), b. 22, fase. 19.


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p1z10 a tale-costruzione " rimandava alla Commis ione ·urorca la designazione della frontiera nei suoi particolari. e dunqu • il testo del trallato usava l'espressione vaga di un punto al/'est di Silistria, la Commissione aveva però nelle deliberazioni del ongresso, registrate nei protocolli n. 10 e n. 15, i dati necessari per procedere nella sua scelta. Ricercare a valle di Silistria ed in vicinanza della città la località cui il barone Haimerle alludeva r iferendosi "all'avviso degli esperti", riconoscere se questa località soddisfaceva alla condizione prescritta, doveva essere, come difaui fu, il primo compito nostro .. La Commissione riconobbe sul posto che il punto cui il secondo plenipotenziario austro-ungarico intendeva di accennare era evidentemente quello ste so che si legge descritto nelle memorie del capitano Moltke. Esso corrispondeva inoltre al sito che una carta dei dintorni di Silistria , eseguita nel 1854 dal capitano Govone dell'esercito sardo, indicava come il più favorevole per la gettata di un ponte. Il solo ad opporsi a tale scella fu il commissario russo. Egli trovò e/te il punto era troppo vicino a Silistria. In causa di questa vicinanza - 800 metri dalla cinta della piazza - si veniva difatti a separare la città da una parte considerevole del suo territorio, e conseguentemente ad assegnare alla Rumenia le posizioni militari situate a sud-est della fortezza fra cui, con tutta probabilità , anche quella importantissima ove sta il forte dell'Arabo (Arab-Tabia) . Quest'ultima conseguenza era senza alcun dubbio quella che il delegato russo, senza che osasse dirlo, temeva maggiormente• . Per poter prendere in considerazione l'opposizione del colonnello Bogoljubov era indispensabile per la Commi sione trovare una altra località a non troppa distanza da Silistria, la quale rispondesse anch'essa alla condizione tassativa per i delegati europei di essere propizia alla costruzione di un ponte. Il rappresentante russo indicò allora sulla carta una località pre so Dckisceni a circa 20 chilometri all'est di Silistria. Benchè la distanza paresse a molti eccessiva, la Commissione non si oppose all'e ame della cosa. Il 4 novembre 1878 discendendo un ramo del Danubio, denominato Borcia, che si distacca da Silistria per ricongiungersi al braccio principale ad lrsova dopo cento chilometri di percorso, la Commissione si recò dunque a visitare il luogo designato dal colonnello russo. L'opinione della maggioranza dopo una attenta ricognizione del terreno, fu che oè la località indicata, nè altre scelte all'infuori di quella presso Silistria, risponde-


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Anlond lo F.M . Bùi,cini

vano alla condizione stabilita dal congresso o risultante dai protoco lli . Questo avviso d el resto venne confermato circa un anno d opo da una Commissione internazionale di ingegneri militari nom inata espressamente per soddjsfare le istanze del gabinetto di Pietroburgo. « Un batte llo de lla flottiglia rumena - ricordava ancora nella sua relazione il delegato italiano - era slato messo a disposi,fone dalla Commissione per la ricognizione eseguita il 4 novembre. La Commissione fu ricevuta a bordo dal signor Cogaln iceano, ministro degli affari esteri di Rumenia. A mc e certamente a qualche altro dei miei colleghi, il signor Cogalruceano fece l'impressione di essere un ministro degli Esteri molto cortese e molto espansivo. rn faccia a Silistria e sulla riva sinis tra della Borcia sta la città rumena di Kalarasci. Per quanto arretrata sia tuttora la civiltà in Rurncnia però è sensibile la differenza che sotto questo rapporto esiste tra la riva destra e la riva s inis tra del Danubio. Kalarasci è inferiore a Silistria per estensione, ~a ha nel suo insieme un aspetto meno triste e meno povero; le sue vie, a differenza di quelle di Silbtria quasi impraticabili, fanno testimonianza esistere ivi un'autorità comunale che presiede alla loro manutenzione. Le sue abitazioni, i suoi negozj, il suo traffico fanno accorto un viaggiatore europeo che la terra su cui si trova comincia a d essere un lembo del suo contintmtc. Ne lla breve sosta che la Commissione fece a Kalarasci fu ricevuta dal signor Bra tiano presidente del gabincllo rumeno venuto espressamente da Bucarest. E' sollo l'amministrazione d e l signor Bratiano che la Rumenia si era messa ne lJ'allcam.,a russa contro la Turchia ed i frutti ch e da quella campagna vittoriosa ne aveva tratto i1 suo paese gli devono essere sembrati troppo aJ di sotto dei sogni di grandezza che forse egli aveva fatto. lo non vorrei asserirlo, ma ho in mente che il signor Bratia no, il quale, per il rr.~mento, rappresenta ufficialmente il partito liberale, alla cui avanguardia e direnone sta il s ignor Rosselli, si sia c ullato nell'idea di poter trarre dalla guerra del 1877, qualche ~osa di simile a ciò che Cavour trasse da quella del 1859. Ma evidentemente i dati del problema erano troppo diversi perchè i risultati potessero riuscire conformi. TI signor Bratiano ha un fare e una fisionomia simpatici. Nel breve discorso che tenne alla Commissione non seppe o non volle Lrattenersi dall 'accennare al modo con cui era stato imposto dalla Russia e sanzionato dalJe altre potcnre il cambio territoriale che la Rumenia subiva e dicendo ciò pareva volesse met-


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tere in impegno noi di rendere meno dura l'ingi u t i/ia comm ·~,a dall'Europa • (30) . E .. endo riuscito al commissario ru so vano o gni tenta i ivo di persuadere i colleghi ad accetlare il punto di frontiera da lui proposto, assunse da quel momento un atteggiamento ùi prolesta e di dispetto. Orero, principale artefice della decis ion · favo rcvole alla Romania presa dalla Commissione il 6 novembre e che fissava la parten/.a del confine a 800 metri a valle di Silislria , tentò tuttavia di appianare i contrasti e le diffiéoltà, non na condendo al colonnello Bogoljubov che il suo sistema non era certamente il migliore ne ll'interesse della causa che egli difendeva con tanto calore. J 1 delegato russo non volle seni ire ragioni, o tutto o nulla fu la sua risposta e valendosi di una deliberazione presa dalla Commii.s io ne e registrata nel protocollo n. I ( 31) , per la quale si era stabililo che nei lavori si sarebbe proceduto a maggioranza di vo li e posò in Achille che si ritira nella sua tenda •. Risultato di questa condotta del commissario ru. so fu quello di stringere sempre più l'accordo tra gli altri suoi colleghi. E co l il giorno il cui s i iniziò a tracciare la linea di frontiera da Silistria ve rso Mangalia , la proposta dj includere nel territorio romeno la posizione di Arab-Tabia non trovò contraddittori. La decisione. presa a maggiurnnza di sei voli, toglieva a Silistria la sua importanza come piaa.afortè e sanzionava di fatto quanto era detto nel lratlato, e cioè che tutte le fortezze situate nel territorio del nuovo principato bulgaro dovevano essere mstrutte. In realLà nessuna delle antiche pia.t.J.c forti turche, poi bulgare, venne distrutta. Nelle sedute lenute a Coslantinopoli prima della partenza della Commissione per la Dobrugia era stata dibattuta la questione se coll'espressione del trattato e fissare sui luoghi la linea frontiera • dovesse intendersi compito della Commi ione europea di tracciare del La linea sul terreno con termini fissi posti ad una determinata djstam.a fra di loro. La maggioranza ritenne e

(30) Orero a Cairoti, Silistria 6 novembre 1878, rapporto n. 3 e pro, tocollo n. 3 del 24 ottobre 1878; protocollo n . 4 del 23 novembre 1878; n . 5 del 4 novembre 1878; n . 6 del 5 novembre 1878; n. 7 del 6 novembre 1878; MAE-AS, Rapporti in arr-lvo. Turchia, b . 1463. (31) Protocollo n . l , 21 ollobre 1878, pp. 7, MAE-AS, Rapporlf fn arrivo. Turchia , b . 1463.


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1<,11onc-llo F.M. Bia~i

la Commissione intera accettò l'interpretazione della parola fissare nel senso di dare una descrizione esatta e incontestabile della frontiera, usando solo segnali o termini in quei punti ove una tale descrizione, riferita alle accidentalità topografiche, potesse ritenersi in ufficiente ad evitare qualunque dubbio e contestazione. Fu tabilito inoltre che la descrizione dovesse essere accompagnala da un carta topografica dd 1:30.000 (scala questa dicci volte più grande della primitiva carta austriaca a disposi,.ione dei delegati) fotta dalla Commissione stessa durante la sua marcia lungo la frontiera . Al tracciamento della linea con termini di confine si opponevano de) resto due considerazioni: la prima era che un lavoro di tal genere esteso a tutta la frontiera a vrebbe richiesto almeno quattro anni con grave scapito di quegli interessi che era compito della Commissione definire con massima sollecitudine; la econda con~idcr.v.ionc s i basava sul fatto che l'operato de lla Commissione doveva prima essere ratificato dai governi delle selle potenze e non sembrava quindi opportuno collocare segni e termini , i quali avrebbero, in caso di mutamento, creato delle perturbazioni di interes e privato e di na:,ionalilà dj non lieve entità . Il 7 novembre 1878 la Commissione aveva con lavori geodetici e topografici fissalo sul terreno il punto considerato come i) più importante, quello cioè di partenza della frontiera sulla riva destra dc) Danubio, e tracciato su dii un piano costruito espre samcntc l'andamento della linea di confine nel suo primo tratto in vic inanza d i Sili ·tria. I commissari si misero quindi in ma rcia per de terminare iJ resto della rronticra nno al Mar Nero. I cavalli da sella erano stati fomiti dal governo romeno ed un distaccamento di cosacchi aveva il compi to di cortare la Commi sione .. L'itinerario era stato stah ilito in precedenza nella direzione approssimativa della linea di f ronticra. La scelta rii questa linea, a termini di trattato, doveva e ere indipendente da qualunque considerazione militare. « Dc) resto - notava Orero la natura del terreno ci vietava in modo assoluto di fare altrimenti. La sola linea che militarmente poteva avere qualche importanza è quella segnata dal vallo traiano lungo il quale si svolge oggidì la ferrovia Custendie - Cemavoda; ma essa è situata a 50 chilometri più a nord della retta Sìlistria - Mangalia che doveva essere, e fu di fatti , )a nostra linea direttrice. L'idea che io t!d altri miei colleghi avevamo della Dobrugia era di un paese piano e paludoso, povero ed insalubre, senza strade e senza vii-


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!aggi, abitato da una popolazione di djverse razze, rada e nomade in gran parte. Le cose vedute nei 12 giorni che durò il nosLro viaggio attraverso la parte meridionale di quella regione, ci convinsero essere il nostro concetto conforme solo in parte alla realtà ». La Dobrugia era ben lungi dall'essere un paese piano e paludoso. Era povero, perchè non coltivalo, ma la fertilità del suo suolo non poteva essere posta in dubbio. Ne f accvano testimonianza , secondo Orero, i resti di antiche e superbe foreste, che in altre epoche avevano coperto gran parte del paes •. La vegetazione era visibile in molti pascoli naturali cd in quei luoghi dove era intervenuta la mano dell'uomo. « Un immenso altopiano, intersecato in tutti i sensi da borri e piccole valli, è quale si presentò ai nostri occhi la Dobrugia nel suo insieme. Lungo il Danubio i tre elementi bulgaro, rumeno. turco sono rappresentati in modo quasi eguale. Le tre razze quando, come a SiJistria, abitano in uno stesso luogo hanno ciascuna il proprio quartiere e rimanendo estranee l'una :ill'nltrn, vissero sin qui in sufficiente buona armonia . La popolazione poco inten a nella regione occidentale, va diradansosi ancor più verso il Mar Nero, ove i pochi abitanti ono riuniti in tre o quattro punti della costa. Appena lasciata la riva del Danubio per internarci, non abbiamo più, nei pochi villaggi incontrati sul nostro cammino, trovato tracce dell'elemento rumeno. el raggio di una trentina di c hilometri da Silistria questi villaggi sono generalmente di popolazione mista bulgara e turca, più in là scompare quasi affatto l'elemento bulgaro e la razza turca è frammista alla raz7.a tartara. L'elemento bulgaro. unitamente ad un pò di greco, ricompare nei piccoli centri situati sulla riva del mare. I tartari , di religione musulmana , che la Dobrugia conta in numero approssimativo di 10 mHa. provengono per la massima parte da una colonia emigrata dalla Crimea dal 1854 al 1856. Le luride catapecchie di terra che ervono loro di abitazione sono circondate da un muro a secco ed è singolare la mancanza di qualunque accesso. Gli abitanti rientrano in casa saltando quei muri. E' un esercizio di ginnastica nel quale sj di tinguono in particolare modo le donne. Esse al nostro apparire si davano alla fuga e come ombre nere - perché nero nell'insieme il colore dei loro abiti - sparivano dietro quei piccoJi muri e non c'era verso di poterne vedere una da vicino. Una volta intanate rimanevano nascoste come bestie selvagge tutto il tempo della nostra permanenza».


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Antondlo F.M . BÌd6ini

Descritti efficacemente costumi, usanze e modi di vita delle popolazioni incontrate, l'ufficiale italiano ricordava come la Commissione avesse dovuto provvedersi di tullo non potendo fare affidamento sulle risorse locali . J conducenti (arabagi) dei carri si erano piegali con rilullan/.a a seguire la Commis ·ione, perchè il prezzo fissato di 3 franchi al giorno sembrava loro insufficiente; e in realtà così doveva essere, poiché gli ufficiali romeni che avevano dovuto provvedersi di carri non requisiti , non poterono trovarli se non al prezzo di 8 franchi . • Ho accennato a questo particolare - ·criveva Orero - perché fu a metà del nostro itinerario causa di uno sciopero degli arabagi per rimediare al quale la Commissione dovette ricorrere a mezzi coercitivi, che io e altri deplorammo assai. Questi mezzi si sarebbero evitati con l'adozione fin dal principio della proposta, accettata in seguito, di aumentare la retribuzione degli arabagi ». Per il vitto la Commissione si era divisa in quattro gruppi. Uno composto dal commissario turco Tahir pascià, _con i suoi tre ufficiali aggiunti, più uo segretario non militare, una mensa russa tenuta dal colonnello Bogoljubov • tutto solo», una mensa romena composta dai c.:olonoelli Falcojano, Ario e dal signor Ferichidcs, della quale facevano parte i commissari tedesco e austriaco colonnelli Scheriff e Ripp, una mensa inglese diretta dal commissario britannico colonnello Home della quale facevano parte il commissario italiano e il commissario francese Lemoyne. Il terreno, intersecato in tutti i sensi da piccole valli, rendeva impossibile trovare delle lunghe linee di demarcazione naturali e ben definite, che si mantenessero nella direzione stabilita dal trattato. Perciò la Commissione, spostandosi verso sud o verso nord, rispetto alla linea direttrice Silistria-Mangalia tentò di ovviare nel miglior modo all'accidentalità del terreno e, nei limiti che il trattato concedeva, di soddisfare i desideri delle popolazioni, cercando sempre di compensare i vantaggi e gli svantaggi che per questo modo venivano a risultare ora da una parte ora dalJ'altra. Poichè il commissario russo fin dall'inizio dei lavori sul terreno si era separato dai colleghi, astenendosi dal prendere parte alle deliberazioni della Commissione, gli accordi sull'andamento da darsi alla frontiera erano presi senza il suo concorso. Tuttavia ogni qual volta la sua opinione era contraria all'assegnazione alla Romania di un villaggio o di una valle; egli esponeva le sue ragioni accompagnando queste ragioni con prote-


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ste ed accu ·e alle quali la Commissione non dava eccessiva considerazione. « E sendomi io proposto di dire qui la verità pura e semplice - noi.ava il colonnello On:ro - non potrei in tulla coscienza affermare che un pò di sentimento ostile alla Russia non ·erpcggiassc nella maggioranza della Commissione conseguentemente non potrei affermare che nella delimitazione ddla nuova frontiera rumeno-bulgara, gli interessi della Bulgaria. di cui era caldo patrocinatore il colonnello Bogoljubov, sia no stati trattati alla stcs1-oa guisa colla quale furono trattati gl i interessi della Rumania , ma ciò che in tutta coscienza pos ·o aflcrmare è che le simpatie della maggioranza non fecero vdo al s ·n li· mento di imparzialW, al punto da concederne alla Rumania vanLagb,j superiori a quelli che era nella intenzione dei plenipol ·nziari dd congre so di accordarle ». La Commissione, a suo giudizio, diede numerose prove di imparzialità, respingendo non solo la proposta fatta dai rappresentanti romeni di assegnare al principato la cilla di Silistria, co a questa contraria allo spirito e alla lettera del trattato, ma respingendo varie aJtre rettifiche di frontiera , che pure poteva accettare, rimanendo nei limiti che le erano imposti dal trattato. Descrivendo poi i luoghi dove la Commissione aveva operato Orero sottolineava come la Dobrugia presentasse nelle rovine dei suoi villaggi distrutti e abbandonali tracce di una vita e di una auività che sarebbero rifiorite una volta pacificata la regione. Favoriti dalJa stagione e dal lavoro costante dei topografi che eguivano la Commissione il compito degli ufficiali europei potè procedere regolarmente e senza interruzione; fissando in media dieci chilomerti di frontiera al giorno in dodici giorni furono completati i lavori nei 120 chHometri tra Silistria e Mangalia. Le divergenze di vedute esistenti tia il commissario russo e la maggioranza della Commissione non aJterarono visibilmente i rapporti che intercorrevano tra gli ufficiali europei, sopratutto tra iJ rappresentante italiano e quello inglese e francese con i quali, ricordava Orero, aveva fatto praticamente vita comune come durante .. l'alleanza di Crimea •. Alcune pagine della relazione registrano le impressioni riportate dall'ufficiale italiano nei rapporti con le popolazioni. incontrate durante i )avori. Queste, « cui altra cosa fu sempre i1,,rnota ad eccezione della guerra », osservavano il passaggio della Commissione e della loro scorta con la convinzione che la guerra fosse ben lontana dal concludersi. Informate dello scopo pa-


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cifico e interrogate sulle loro preferenze rispetto alla Romania o alla Bulgaria rispondevano, musulmani o bulgari che fossero, non aver altro desiderio che quello di poter vivere tranquillamente. E' comunque indubbio che fra quelle popolazioni miste la Romania rappresentava uno Stato neutro al quale i turchi si otlomettevano volentieri pcrchè evitavano di divenire sudditi di quella stessa gente • che avevano sempre considerato e trattato come loro schiava•, mentre i bulgari manifestavano apertamente ]a propria ~oddisfazione nell'essere sottratti al dominio ottomano. Narrati altri episodi della vita in comune con gli altri ufficiali europei il delegato italiano descriveva sinteticamente le · caratteristiche dell'esercito romeno, esprimeva giudizi po itivi sulla cavaJJeria cosacca che costituiva la scorta della Commissione (32) . Dopo dodici giorni di lavori sul terreno la Commissione giun e a Mangalia sul Mar Nero ultimando cosl la ricognizfonc di quel tratto di confine che essa stessa aveva stabilito di definire prima che l'inwrno sopraggiungesse ad interrompere i lavori. Uomo di formazione tipicamente risorgimentale Orero ottolincava come Mangalia risveglias ·e • in un cuore italiano ricordj di una gloria e di una potenza che il Risorgimento poJitico e l'unità d'ltaJia furono ben lungi dal ridonarci » (33). Sinteti:a.a(32) ;..•cscrcHo romeno era costituito da due reggimenti su quattro squadroni di cavalleria regolare (ussari) e otto di cavalleria tcrritoriarè o irl"Ct.lola n .. I cavalieri erano contadini aventi l'obbligo di tenere in tempo d i pace un cavallo con il quale presentarsi in caso dì chiamata alle armi. E primcva poi giudizi positivi sulla cavalleria cosacca personalmente ammirata già nel 1875 durante le grandi manovre svoltesi a Pietroburgo. Meno posilivu era invece il giudi1.io ugli ufficiali russi. (33) Interessanti considcraziortl sulla presenza italiana in quelle re· gioni furono registrate da Orero che r improverava al governo italiano di disinteressarsi delle possibilità economico-commerciali che quelle regioni offrivano. La decrescente presenza italiana derivava, a suo giudizio, dalla concorrenza vittoriosa della navigvionc a vapore su quella a vela de!J 'antico Piemonte e delle Due Sicilie e , soprattutto, dalla inallivilà del governo. Orero delineava quelle lince dì penetrazione economica nel mondo balcanico ricostruite recentemente da A. TAMBORRA, The Rise of ltaliatt lndustry a11d the Balkans ( 1900-1914) , • Joumal of Economie History •, voi. 3, n. I, 1974, pp. 87-120. crr. anche RA WEBSTER, L'imperialismo industriale italiano ( 1908-1915). Studio sul prefascismn, Torino 1974 e M . VERNASSA, Opinione puhblica e politica t!Slera. L'ittlert!Ssamento italiano nei confronti dell'area balcanica ( /897-1903), • Rassegna Storica del Rlsorglmcnto •, LXTII, III, 1976, pp. 338-364.


LA OUESTIOM o 'OITF.HTE DEL 1175-'71 MLI llOCl " n"' ..-.U.'.\K111VIO DCLL' umao STOel(J) llfUO ITATO MMlC.IOIL I I JICITO

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ta la storia della città riferiva come fosse stata distrutta dalla gut!r· ra del 1877. Incendiata e saccheggiata, per tre volte la popolazione era fuggita in massa e solo con l'arrivo dell'esercito ru o gli abitanti bulgari insieme ad altri connazionali erano tornati a prendere possesso di ciò che i musulmani avevano abbandonato. Sul finire del novembre 1878, quando cioè la Commission · i trovava a Mangalia, la città si presentava come un centro importante di commerci e di affari. Ultimati i lavori la Commissione si sciolse dandosi appuntamento a Costantinopoli entro otto giorni, tempo necessario per la preparazione degli atti o documenti da firmare e da inviare ai rispettivi governi. La maggior parte della Commissione si diresse a Varna per imbarcarsi sul postale austriaco e rientrare co l a Costantinopoli per la via più breve. Orero e il commissario tede ·co , colonnello Scheriff, preferirono usare gli otto giorni per recarsi a Bucarest. Insieme ai rappresentanti romeni partirono da Mangalia per Custendic a cavallo. qufodi con la ferrovia da Custendie a Cernavoda, da Cemavoda a Braila discesero il Danubio con un batteHo messo a disposizione dal governo romeno e da Braila a Bucarest nuovamente in ferrovia . In merito ai rapporti russo-romeni l'ufficiale italiano ·c riveva : « Indipendentemente dai dissapori creati dalla condotta poco generosa della Rus ·ia vcr. o la Rumania, esistcra un'altra causa, la quale rendeva sempre sensibile l'avversione reciproca tra i due eserciti russo e rumeno. Cuoceva all 'amor proprio degli ufficiali russi la parte abbastanza considerevole avuta dall'esercito rumeno nella vittoria finale; epperciò si valsero del malcontento e delle proteste del loro alleato per la retrocessione della Bessarabia come di un pretesto plausibile a liberarsi del peso deHa riconoscenui e dar sfogo al ferito sentimento di alterigia che era in loro •. Giunto a Bucarest Orero non mancò di o ervarc come la città fosse un « misto bizzarro • di lusso, comodità e conforto delle più grandi città europee insieme a vie fangose e povere abitazioni in legno: « La civiltà che si incontra a Bucarest - scriveva- non è frutto indigeno, non è il ri ·ullato di un progrc so graduato e armonico, è un semplice frullo di importazio.n c e di importazione francese •. Deprecando tale sudditan7..a psicologica e di costumi affermava essere tanto più grave in quanto si manifestava in una minoranza di ufficiali « bellimbusti cui il me-


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A11-to11dlo F.M . Biqlni

sticrc delle armi anzi che uno scopo, si dfrebbe un pretesto per portare una sfarzosa uniforme • e in un momento in cui avrebbe dovuto prevalere su tulli gli altri il sentimento nazionale. Presentatosi al console italiano, barone Fava, ottenne di essere ricevuto dal principe Carlo il quale, informato delle vertenze avvenute in seno alla Commis ·ione,, mostrò la propria riconoscenza per le eque deliberazioni prese daJla Commissione aggiungendo ringraziamenti particolari per l'opera svolta dal colonnello Orero in sostegno dei diritti della Romania (34 ). Sulla fj. gura e sulla politica del principe Carlo l'ufficiale italiano aveva idee ben precise che manifestò nella sua relazione con chiarezza. Ricordalo che i rapporti tra un popolo e un principe straniero, quale il principe Carlo in effetti era, erano stati sempre difficili, individuava la causa della frattura che esisteva in Romania tra il popolo e il regnante nelle idee importate dalla Francia. Scriveva a questo proposito: e Idee importate in Rumania dalla Francia da tribuni e cospiratori che vissero colà molto tempo, miste al più grande epicureismo alimentato da una ibrida educazione che i giovani signori vanno ad attingere a Parigi, sono i capisaldi della civiltà di Bucarest , città che per disgrazia dei rumeni comincia ad assorbire tulla la vita nazionale del paese. Pregiudizio il sentimento religioso, pregiudizio il sentimento di devozione al sovrano, pregiudizio il sentilmento di rispetto alle persone che rappresentano l'autorità e la legge, il patriottismo messo in bilancia col tornaconto individuale, la politica una arena di vanità e mezzo per ottenere ciò che il merito non può dare, le maggiori cariche dello Stato un paJio dal quale non sono esclusi gli intriganti, il parlamento non un organismo di governo ma un teatro di commedia e di declamazione e negli at· tori tutto il fare degli istrioni, è il plauso del momento, è il proprio utile che cercano e non il bene della patria. A queste piaghe che la Rumania ha tulle e che rodono con maggiore o minore intensità altre nazioni si potrebbe aggiungere, volendo prestar fe. dc ai discorsi che sentii come eco di voci a tutti note, atti di corruzione incredibile per parte dei ministri di cui mi si declinarono i nomi. Ora è evidente, che in queste condizioni un paese non

(34) E . SARTORIS, arr. crt., scrive che a m1ss1onc compiuta il governo romeno dimostrò la propria riconoscen7.a al colonnello Orero dedicandogli una delle maggiori vie di Bucarest.


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U 0t r:5TlllNf D'Clalf. .TI! Dll. 1875- 78 MI IJII{ I UO.l.'UClll~IO DOJ 'lf'FlrlO STilllC-0 IU I.I) •,n m M 4('.(,llm ' " . . 11,1

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può formare col capo dello Stato un insieme mollo olido. ome vidi più t.ardj in Atene, così potei riconoscere a Bucarest. c he tanto ip Grecia come in Rumania il governo parlamen tar~ l' fonte più di guai che di vana.aggi. La salvezza di questi due paes i non credo quindi po ·a spcrdr i senza un cataclisma ociale. Dal quale venendo a galla il buon elemento, che pure esi le in grande maggioranza nella campagna, dia vii.a ad un governo meno gonfio di grosse parole ma onesto e forte. T rumeni contano con molta compiacenza il numero dei fralclli irredenti che popolano la Transilvania o il Banato e parte della Bessarabia e coi loro calcoli li fanno ammontare a circa 5 milioni . Per dire la veri Là, anzichè prevedere il giorno in cui il principato assorbirà questi elementi della stessa razza, formando un solo regno di 10 o 11 milioni di abitanti, mi pare sarebbe più utile dirigesse ro i propri sforzi a mostrarsi , colla modestia e col lavoro e non con uno sfarzo di lihcrLà mal intesa , degni di conservare l'indipendenza che già venne loro concessa» (35) . Dopo una sosta di tre giorni, sempre in compagnia del colonnello Scheriff, Orero partì da Bucarest per rientrare a Cost.antinopoli . TI 26 novembre la Commisisone riprese le sue sedute in Costant inopoli , con la speranza che il gabinetto di Pietroburgo avrebbe finito per dare al proprio commissario istruzioni di non persistere nella opposizione contro tutti gli altri colleghi . o che, quanto meno, gli avrebbe ordinato di non spingere le cose fino al rifiuto della sua firma all'atto finale. Cos\ non fu . Il colonnello Bogoljubov si mostrò non solo irremovibile nella sua protesta, ma gettale da parte le stesse forme nelle quali si era fino ad allora più o meno mantenuto, attaccò la Commissione con termini talmenti violenti da mettere a dura prova la cortesia dei suoi colleghi (36), in particolare del colonnello Home. rappresentante inglese e del colonnello Scheriff, rappresentante tedesco. Il 17 dicembre 1878 l'atto diplomatico, le carte e i documenti che descrivevano la linea di frontiera tra Silistria e Mangalia vennero firmati da sci commissan e inviati ai rispet-

(35) Orero a Caimli, Costantinopoli 26 novembre 1878, rapporto n. 4; I D., 4 dicembre 1878, rapporto n. 5; ID.• 11 dicembre 1878, rapporto n. 6; MAE-AS, Rapporti ln arrivo. Turchia, b. 1463. (36) Orero a. Cairoli, Co tantinopoli 17 dkcmbre 1878, rapporto n. 7, MAE-AS, Rapporti in arrivo. Turchia, b. 1463.


Antondlo F.M. BiaK{nl

tivi governi senza la firma del commissario russo. Dopo ciò, la Commissione sospendeva le sue sedute e fissava di riunirsi nuovamente a Coslantinopoli il 15 aprile 1879 per la ripresa dei suoi lavori». Il contrasto tra l'ufficiale italiano e quello russo, in sintonia del resto con la politica dei propri governi costituì, in pratica, una costante per tutto il periodo dei lavori della Commissione. L'oggetto della vertenza, se comprendere o meno Silistria nel territorio romeno, era di estrema importanza politica e militare, come si vide nel gennnaio 1879. L'importanza strategica di Arab Tabia, e quindi di Silistria, era fuori discussione. Fortificazione avanzata di Silistria, possederla rendeva possibile il controllo delle comunicazioni con )a Dobrugia. Per questo fu aJ centro delle vertenze dei primi mesi del 1879 (37). In gennaio i romeni avevano occupato il forte Arab Tabia e premevano affinché le potenze europee risolvessero senza indugio il problema. Dcpretis riteneva, e cosl si era espresso in un coUoquio diretto con il rappresentante romeno a Roma, Obedenaru, che la vertenza dovesse essere risolta con un accordo dircuo tra la Russia e la Romania mentre « il governo italiano, sin-

(37) Dcprctisa Fava, Roma IO febbraio 1879, MAE-AS, Reglstro copfale1ure t11 pa.rtenza, n. 1202, pp. 146-148. Depretis informava il console italiano a Bucarest dell'incontro avuto con il console di Romania a Roma. Il governo ila tiano, scriveva allora Dcprct is, di fronte agli avvenimenti di Arab Tabia, non poteva nascondere all'amica Romania la propria preoccupazione per la piega pre a dagli avvenimenti. L'agente romeno aveva comunque precisato non essere intenzione della Romania occupare più territori di quelli attribuiti dal Congresso <li Berlino. L'occupazione del forte era slalo un passo necessario in quanto la Romania si era vista minacciata dalla Russia. Questo punto in Deprctis a Fava, 14 febbr.ùo 1879, MAE-AS, Registro copialeltere In po.rtenza, n. 1202, pp. 149-149. Sulla presenza russa in Dobrugia e sui difficili rapporti russo-romeni cfr. anche Ma[fci a Fava, 25 novembre 1878, n . 194, Registro copialettere In po.rten za, n. 1202, pp. 117-118; Fava a Cairoli, Bucarest 6 dicembre 1878, n. 928, MAE-AS, Rapporti In arrivo. Romani.a, b. 1396; Depretis a Fava, I febbraio 1879, n. 205, MAE-AS, Registro copialettere In po.rtenza, n. 1202, pp. 135136 e 140-142; Tomiclli a Fava, 3 febbraio 1879, n. 208, MAE·AS, Regtstro copialettere fn partenza, n. 1202, pp. 140-142. Tomielli informava Fava dei passi compiuti a Roma dall'agente romeno in vista della nuova convoca· zione della Commissione per la delimitazione dei confini. Fava a Depretis, 21 febbraio 1879, n . %5, MAE-AS, Rapporti in arrivo. Romanfa, b. 1396.


1A QUCSTION11 D'OIID!T1! DEL 117S- '7S ' El IXU "40.TI 110.1: AKlUVTO llf'U.'1,T f'ICIO tmalCO WlJJl IITATO M.C:CKE' i-»:a1ro

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cero amico della Rumania, non può dispensarsi da) farle pre. ·nte la gravità delle conseguenze di quello stato di Len ione che sembra sempre più manifestarsi nei reciproci rapporti tra il principato e la Ru,s ia • . TI rappresentante italiano a Bucarest. Fava, aveva comunicato ai dirigenti romeni il pensiero del proprio governo ma non mancava di sottolineare come l'azione romena si fosse svolta econdo i canoni della dimostrazione simbolica: « Procedendo da Mangalia in sù, eguendo il tracciato dc11a Commissione europea, i rumeni presero posse so di Arab Tabia cnza alcun contrasto e senza nemmeno una protesta da parte del comandante russo di Silistria • (38) . Le truppe romene di ritirarono da Arab Tabia sul finire del febbraio 1879; il governo di Bucarest voUe tuttavia precisare essere quello un atto di buona volontà nei confronti delle potenze e non una rinuncia al diriuo. Gli inviti alla prudenza espressi al governo romeno durante gli avvenimenti di Arab Tabia non modificarono le posizioni assunte dall'Italia al congresso di Berlino e nei lavori di delimitazione. li 13 aprile 1879, alla vigilia della convocazione della Commissione, Dcpretis, ministro degli Esteri, nell'inviare precise istruzioni al colonnello Orero sul comportamento da tenere nei lavori relativi alla delimitazione della Rumelia ricordava aJJ'ufficiale essere ferma intenzione dc] governo italiano mantenere la linea politica e laborala al congresso di Berlino dove « l'accordo unanime dei plenipotenziari poté conseguirsi mercè l'ades ione del plenipotenziario russo, conte Schouvalow [Suvalov ]. a che, conformemente al volo della Commissione tecnica, il confine abbia a dipartirsi dal Danubio in tale località dove sia possibile la costruzione del ponte• (39) . Che questa località fosse un

(38) Fava a Dcprctis, 20 febbraio 1879, o. 963, MAE-AS, Rapporti In arrivo. Romania, b. 1396. Cfr. inoltre Fava a Dcprclis. 22 febbraio 1879, n. 967, MAE-AS, Rapporti in arrivo. Romania, b . 1396. Informava che da un punto di vista strategico il possesso di Arab Tabia era necessario per le comunicazioni con la Dobrugia. Con il possesso di quella fortezza i bulgari avrebbero potuto im~dire ogni transito verso la regione. Fava concludeva scrivendo che es endo Arab Tabia una fortificazione avanzala di ifo,tria, le potenze firmatarie degli accordi di Berlino avrebbero potuto c·igcrn<- lo smantellamento. Fava a Deprctis 26 febbraio 1879, n . 980, MAE-AS, Rapporti in arrivo. Romania, b . 1396. (39) Dcprctis a Orero, 13 aprile 1879, n. 220, MAE-AS, Ret:istro cop,a lettere in partenza. Turcl,ia, n. 1234, pp. 233-244.


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Antonello F.M. si..ini

punto vicino a Silistria era, a giudizio di Depretis, un fatto incontestabile: se opposizione doveva esserci questa doveva manifestarsi nella sede idonea e cioè nella riunione dei plenipotenziari prima delle decisioni definitive. La Commissione di delimitazione, organo essenzialmente tecnico, non aveva il potere di modificare le decisioni di Berlino e bene aveva fatto il delegato italiano ad attenersi fedelmente alle istruzioni ricevute a suo tempo dal ministero degli Esteri. Il problema della frontiera bulgaro-romena fu risolto comunque solo nel 1880 dopo una trattativa tra Austria-Ungheria e Russia: il forte di Arab Tabia fu assegnato aUa Romania mentre la Bulgaria fu compensata con una rettifica della frontiera che pas ava in prossimità di Silistria (40).

(40) B. ClALDEA, la politica estera della Romania nel quarantennio prebellico, Bologna 1933, p . 110.


COLONNELLO ORESTE BOVIO

NOTE DI ARALDICA E VESSILLOLOGIA MILITARI

Araldica Il termine • araldica • deriva, come è noto, da araldo. Era compito degli araldi, infaui , durante Je giostre d'armi ed i tornei cavallere ·chi identificare le insegne dipinte sugli scudi e ricamate su1le vesti dei cavalieri. in mdo di poter annunciare correttamente i partecipanti, anche se questi si fossero presentati con la celata dell'elmo abbassata sul viso. L'araldica, quindi, è l'arte di conoscere e di interpretare gli stemmi. Ma questa definii.ione è troppo restrittiva e gli studiosi moderni ( l) allargano il significato del termine intendolo come: studio dello stemma araldico (forma dello scudo, figure e smalti che vi compaiono, ornamenti esteriori) ; metodo di interpretazione e di de ' crizione degli stemmi; indagine sugli usi , sulle consuetudini, sulle leggi che regolano l'assunzione e la variazione degli stemmi. Con questa più larga interpretazione, l'araldica diventa veramente una scienza , sussidiaria della storia come la diplomatica, la medaglistica, )a sigillografia e la numismatica. AJ di là del significato strettamente lessicale, possiamo dire che l'araldica è soprattutto un linguaggio figurato, è il modo di rappresentare un' idea o un concetto o un fauo mediante ·imboJi che, posti entro uno scudo, divei:igono il contrassegno tipico, inconfondibile di una famiglia o di una città o di un ente. (I) Vedasi per tutti, G.C. Bascapè: • Araldica - Il termine il concetto - Le fonti• in Rvista Araldica, n. 4 - 5 - 6. Anno LXXIII. Confronta, inoltre, il saggio • AraJdica militare • di Alberto Ge nnnro, a1lparso nel n. 2/l974 della Rivi la Militare, del quale mi sono saltuariamente avvalso.


Stemmi araldld Lo stemma araJdico di un reparto militare è dunque la rappresentazione simbolica deJle gesta compiute da quel reparto, la traduzione figurata della sua storia e può quindi servire ad iden· tificarlo alla stessa stregua del numero ordinativo, della denominazione e delle mostrine. La costituzione repubblicana (art. XIV deJle disposizioni fi. nali e transitorie) ha soppresso la R. Consulta Araldica e non riconosce i titoli nobiliari, tuttavia dà mandato al Presidente della Repubblica di concedere stemmi araldici, riservati però soltanto agli Enti , pubblici o morali . Ai Corpi dell'Esercito, forniti di bandiera, possono essere concessi stemmi araldici perchè considerali Enti morali. Non si è interrotta, quindi, a causa della radicale trasformazione istituzionale dello Stato, un'antica tradizione. L'uso di stemmi araldici da parte di Corpi militari è assai antico, risale infatti aJ Medioevo, quando i reparti armati erano soliti portare, prima sulle bandiere e poi sugli cudi, gli stessi simboli del Signore al quale avevano giurato fedeltà . Autorevoli LU· diosi di araldica (Strohl, Gritzner, De Vevey) concordano, infal· li, nel ritenere che gli stemmi derivino dai vessilli e non viceversa. Naturalmente quando, in epoca moderna, solo il Sovrano ebbe il diritto di arruolare truppe, fu il Sovrano soltanto a concedere ai suoi reggimenti uno stemma araldico. Per quanto riguarda l'esercito italiano, che affonda inequivocabilmente le sue radici nel forte humus di quello piemonte e, la prima concessione ufficiale risale al 1692. In quelJ'anno Vittorio Amedeo li assegnò un 'arme a ciascu· no dei suoi reggimenti, prendendo gli stemmi prevalentemente delJ'araldica dei po essi :

- per il regimento •Guardie• (ora • Granatieri di Sar· degna •) l'arme di Savoia moderna coronata alla reale; - per il reggimento • Savoia • ( • Re •, da quando la Sa· voia fu ceduta a11a Francia ed ora • San Giusto •) lo stemma di Savoia propria, inquartato di Savoia antica e di Savoia moderna; - per il reggimento • Aosta • (reggimento d'ordinanza distrutto all'assedio di Verrua nel 1705) )'arme d'Aosta, di nero al leone d'argento armato e linguato di rosso;


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Colonn,_llo Oritst~ BO\lio

- per il reggimento e Monferrato • (ora e Casale •) quella del marchesato omonimo, d'argento a\ capo di rosso; - per il reggimento e Piemonte • (ora • Guastalla •) l'arme di Pie monte, di rosso alla croce d'argento spezzata da un lambcllo di tre pendenti d 'azzurro; - per il reggimento • Croce Bianca• ( reggimento scompar o, del quale tutti i capitani erano cavalieri dell'Ordine d i Maha) la croce d 'argen to in campo rosso e col collare dello ordine; - per il reggimento • Saluzzo • (poi • Pinerolo • ed ora « Valbella •) l'armc del marchesato, d'argento al capo d'azzurro; - per il reggimento • Chiablcsc • (reggimento scomparso) quello d el ducato, d'argento semin~to di plinti di nero in palo e caricato da un leone dello stesso lampassato cd armato di rosso; - per il reggimento • Fucilieri • (poi • Aosta • ed ora • Col della Berre tta • ) lo stemma di Sassonia, fasciato di dicci peni d'oro e di nero attraversati dal crancellino di verde fiorito di rosso posto in banda . Motivo di taie assegnazione - una delle pezze d'origine - l'essere il reggimento non riferibile ad un luogo, essendo stato cost ituito per fornire la scorta alle artiglierie, articolato in reparti e drappeJli. Seguono i tre reggimenti di Dragoni : di « Sua Ahe7.za •. di « Genevese •, di • Piemonte • gli Azzurri, i Verdi, i Gialli , come furono chiamati dal colore d el giustacorpo - c he portarono, nell'ordine, gli stemmi di Gerusalemme coronato alla reale (pezza di pretesa), di Genevese (cinque punti d 'oro equipollenti a quattro d 'azzurro), di Susa ( partito di rosso e d'argento, ciascun punto con una torre dell'uno nell'altro) . La concessione di. stemmi araldici ad Enti Militari, divenuta consuetudine negli Stati pre-unitari, non fu però .-egolamentaLa in maniera organica dopo l'Unità d 'Italia. A partire dal 1860, infolli , solo a pochi reparti fu riconosciuto o concesso lo stemma araldico: bisogna arrivare al 1917 per ritrovare una prima disposizione di legge in mate ria araldica, il decreto reale n. 1391 del 18 agosto con il quale venne istituita una onorificenza per premiare i reparti che stavano eroicamente combattendo contro lo Impero Asburgico. L'articolo 1 di tale decreto stabiliva: « E ' istituito uno speciale attestato di onore per quei Corpi del nostro Esercito i quali, sui campi di battaglia, si siano ripetutamente segnalati con pre-


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dari azioni di valore collellivo. Tale attestato con i tcrt, n ·ll'au· torizzare i detti Corpi a servirsi ufficialmente, e a fregia re le loro bandiere o stendardi, di un motto che si ritenga meglio adatto . testimoniare l'essenza dei fatti che danno motivo all'onorifica distinzione .... • . Nel 1932 un altro decreto (2) regolò meglio l'intera materia. sanzionando in forma definitiva i motti fino ad allora concessi. L'uso di molli araldici da parte di Corpi militari ha, peraltro, origini molto antiche. Secondo alcuni studiosi i molli deriverebbero addirittura dai cosiddetti • gridi di guerra o d 'armc ... risalenti al primo Medioevo. C.F. Ménéstder (•Origine des ornements des arrooirics •) suddivise, un pò artificiosamente a dire il vero, tali gridi in otto categorie: a) • di decisione e di risoluzione •, inteso ad esaltare lo slancio di chi si accinge a compiere una impresa rischiosa , come il mollo del 6• btg. b • Palestro •: • e vincere bisogna! •, tratto dal grido tamoso attribuito ad Alberto da Giussano. b) • di invocazione•. rivolto normalmente alla Vergine e ai Santi, il grido faceva leva sul sentimento religioso, come quel· lo delle truppe della Repubblica di Venezia: • San Marco! •; c) • di sfida •, con il quale il cavaliere antico cercava di intimorire l'avversario prima del combattimento. Rientrano in questa categoria il motto del 30- rgt . • CavaJleggcri Palermo •: e Mora! Mora! •, tratto dalle parole che la tradizione narra si accompagnassero all'eccidio dei soldati francesi durante l'insurrezione dei Vespri: ed il motto del s· rgt. a. di C.A. •: • Meam vocem time •; d) • di combattimento•, di difficile definizione e, ad ogni modo, simile a quelli di • raccolta • e di • sfida •; e) • di esortazione•, per ricordare la via del dovere, come il mollo « Avanti! Avanti! • del 9T rgt. f. «Genova• o quello del 2T rgt. a. • Semper audere •; f) • di gioia •, che vuole essere una palese dimostrazione di esultanza degli appartenenti allo stesso Corpo, come il molto del 53• rgt. f. • Umbria •: e Sento in cor l'antica Patria •. o quello del lT rgt. b. e Nomen meum in altwn •, o quello del 33• gr. a. • Terni •: e Alto l'onor tenemmo •;

(2) n. 293 dd 24-3-1932.


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Colonrullo Oriu1c Bovio

g) « di avvenimento •, adottato per ricordare un fatto straordinario compiuto da un appartenente al Corpo, come ìl famoso « Savoye bonnes nouvelles •, motto del gr. sqd. c. « Savoia •, che si racconta sia stato pronunciato nel 1706 da un porta ordini dello stesso reggimento, inviato per comunicare al Sovrano l'esito favorevole del combattimento e come il motto del 5T btg. f. « Alpi »: • Obbedisco•. a ricordo del famoso telegramma di Garibaldi; h) « di raccolta », il grido di guerra cioè con il quale il Comandante radunava il reparto vicino alla insegna. Tale può essere considerato il motto del r btg. granatieri « Assietta •: • A me le guardie», che ancora oggi ricorda l'ordine di Carlo Emanuele II: • A moi les gardes ». Nel 1938 il Ministero della Guerra, constatando che alcuni reggimenti avevano ottenuto dalla Consulta Araldica iJ R. Assenso a far uso di uno stemma araldico, ritenne opportuno di impartire « precise istruzioni circa la formulazione delle domande tesse e circa la configurazione dei bon.eui da sottoporre all'approvazione.... ». Tali istruzioni, emanate il 4-7-1939 con circolare n. 55619 e chiaramente ispirate aJ Regolamento Tecnico Araldico del 1905 ed all'Ordinamento dello Stato Nobiliare· llaliano del 1929, stabilirono: « •••• tutti gli stemmi dovranno essere cimati dalla corona Reale; i trofei delle anni e specialità e le mostrine possono e ere assunti nello stemma , ma non come parti di esse, benì come fregio o motivo decorativo sotto lo scudo. Per le onorificienze dell'ordine miltare di Savoia di cui il reggimento fosse decorato, potrà darsi apposita indicazione accollando aUo scudo il nastro dell 'ordine suddetto con la decorazione pendente al centro, sotto la punta dello scudv, due onorificenze dell'ordine saranno rappresentate con un solo nastro e con due decorazioni . Analogamente un nastro, azzurro pure in accollo, esternamente all'altro, indicherà le ricompense al valore militare, portando pendenti al centro le medaglie d'oro, d'argento o di bronzo. La croce di guerra al valor militare sarà indicata da un piccolo fiocco di nastro azzurro e bianco appuntato alla spigolo sinistro dello scudo. Le eventuali ricompense al valor civile saranno rappresentate con nastro verde, bianco e rosso, pure accollato allo scudo es-


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ternamente ai nastri predetti, con le medaglie d'oro, d'argento o di bronzo disposte come indicato per le ricompense al valor miJitare. Forma parte integrante dello stemma il motto del reggimento, che sarà riportato su di una targa o lista sollo lo cudo • . Alcuni mesi dopo il Ministero ritornò sull 'argomento, con la circolare n. 92060 in data 7-10-39: « •• • • 1· ) - La parte preponderante dello stemma deve consistere nello scudo (di foggia sannitica) ; in esso saranno i critti i motivi inerenti alle tradiz.ioni,ai fasti ed ai legami territoriali degli enti. Lo scudo non dovrà essere circoscritto da aquile, cimieri, teste di cavallo, ecc. 2·) - Lo scudo può contenere più motivi ripetuti o meno, ispirati alle vicende storiche degli enti. .. . La tendenza ad inserire nel proprio scudo, .come moUvo predominante, la croce sabauda, è da bandirsi, perchè tale simbolo, in quanto volto ad attestare il sentimento di fedeltà e di devozione verso Casa Savoia, è attribuibile a tutti gli enti, senza essere di particolare pertinen7.a di alcuno di essi. . .. 3•) - La corona reale di cui tutti gli stemmi devono es ere cimati, non deve essere associata a emblemi o adorni di sorta.... •. In conseguen7.a delle citate disposizioni molti reggimenti dettero corso alle pratiche necessarie per ottenere un regolare stemma araldico e,c novo o per fare approvare quello tradizionalmente in uso. Questa « ripresa • araldica, tuttavia, non durò a lungo. Il 30 -11-1942, con circolare n. 160170, il Ministero della Guerra decretava: « Vari corpi inoltrarono a questo Gabinetto domande di concessione di stemmi e motti araldici. Si rileva, generalmente, povertà di motivi simbolici negli stemmi proposti; ciò ha luogo specialmente per quei corpi che o sono di recente formazione, e quindi privi di una ricca tradizione cui attingere, o si trovano nell'impossibilità di avvalersi dell'opera di competenti in materia araldica, perchè dislocati in zona di operazioni. In considerazioni che gli eventi ai quali i reggimenti prendono parte potranno fornire ricca me se di elementi, per la modificazione degli stemmi esistenti e per la concessione di nuovi, si determina che i corpi, per tutta la durata dell'attuale


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Colonndlo O,u i, Bovfo

conflitto, s iastengano dall'inollrare richieste per la concessione di stemmi e motti araldici •. Dopo la 2• Guerra Mondiale . i pose il problema di un generale riordino di tutto il settore araldico, anche per effetto della avvenuta trasformazione istituzionale dello Stato. Era necessario, infatti, rendere compatibili con il nuovo ordinamento repubblicano gli stemmi gia concessi e tener conto degli eventi bellici appena terminati, che offrivano tanti nuovi eicmenti di rilevanza araldica, per blasonare in modo adeguato sia gli stemmi già concessi e da modmcare, sia quelli da concedere cx novo. Dopo una prima circolare. pubblicata con il n. 523 in data 11-1148 ·ul Giornale Militare, l'intera materia venne regolata più compiutamente con la circolare n. 210 del 13-2-1950 (3). tuttora valida e che si riporta in amplio stralcio: • ... Ili - Perché i nuovi stemmi risultino corretti ed esatti dal punto di visla araldico e pcrchç rispondano a necessari requisiti di uniformità di linee e di motivi, si prescdve quanto segue: 1·) nel loro complesso e nei loro particolari costitutivi es-

si dovranno porre in giusta eviden7.a i fattori storici che hanno nobilitato il Corpo; Z-) lo stemma sarà composto di quattro parti: a) scudo, b) elmo, c) f rcgio, d) ornamenti; sarà pertanto escluso l'impiego delle corone, dei cimieri, dei manti e delle dislinzioni di dignità; a} - lo scudo sadt appuntato (foggia detta sannitca}: non saranno tollerate foggie diverse. Le uc armi potranno essere forma te da tulle le figure (araldiche, nalurali ed ideali}; per la loro blasonatura basarsi principalmente sulle origini, sulle tradizioni, sui legami territoriali e sulle più salienti giurie militari (fatti d'arme che hanno comportato la concessione di decorazioni aJ Volar Militare) o glorie di eventuale al tra natura dei Corpi; b) - l'elmo sormonterà il fregio negli stemmi. Sarà, nei vari casi, del tipo riprodotto nella tavola allegata; c) · il fregio sarà indicativo dell'Anna, della specialità e del Servizio cui il Corpo appartiene.

(3) La circolare fu elaborata con la determinante collaborazione del Collegio Araldico Romano.


\'>"i

Sarà nei singoli casi, del tipo riprodotto nella tavola .1llt·1•.1l .1 ,. sormonterà lo cudo. Gli I tituti o Scuole militari, nelle quali esi te pluralita di A, 1111 , useranno un trofeo comprensivo dei fregi relativi alle A, 1111 i11 essi rappresentate; d ) . gli ornamenti comprenderanno i nastri cd il motto .. •. Rispetto al passato, le maggiori innovazioni apportate d a lla circolare riguardano l'elmo ed il fregio, gli clementi c ioè che sormontano lo scudo ed ai quali è stata assegnata la 'ola f unzion • di distinzione categoriale, pur costituendo e i parte integrante e non ornamentale dello stemma, anche se fuori scudo. Sono stati perciò adottati tre tipi diversi di cimo, tutti di foggia romana. Per i n :parti operativi si è scelto l'elmo legionario, costituito da una caJoua di acciaio con paranuca, frontale e due barbozza. li a cerniera , ormontato dal pennacchio tipico dei • tribuni militum • e dei • centurione · •. Il pennacchio è rappresentato con tre foglie di quercia, che ripetono i colori tradizionali delle Ar· m i. Specialità e Servizi cui appartengono gli intestatari degli stemmi: ro · ·o per la Fanteria, oro per l'Artiglieria, porpora e nero per il Genio, verde per gli Alpini, azzurro e rosso per i carristi e così via. Per l'Accademia Militare e per le Scuole si è adottato l'elmo di Minerva, dea della sapien1_.a e della guerra, sprovvisto di pennacchio e, quindi , di colori indicativi, in quanto gli Istituti d'istruzione sono per lo più pluriarma. Allo Stato Maggiore dell'Esercito, per la sua suprema f unzione di comando, è stato riservato l'elmo consolare, in oro, posto in maestà. Gli altri cimi sono, invece, in argento e po ti di profilo. La necessità di collocare sotto l'elmo un fregio c he fosse SJ>C· cificamente indicativo dell'Arma, della Specialità o del Servizio cui appartiene l'Ente titolare dello stemma, ha fatto sì che i fregi adottati siano mollo numerosi {4) e c he essi abbiano una derivasiano molto numerosi {4 ) e che essi abbiano una derivazione più

(4) Inizialmente, con la tessa circolare o. 210, furono elabora ti 21 fregi : I per l'Academia Militare e le Scuole pluriarma; 5 (motivo p redo minanle due fucili in decusse) per l'Arma di fanteria e Speciali! (Gra-

nnaticri, Bersaglieri, Carristi, Alpini); 3 per l'Arma di Cavalleria (drn •oni, lancieri, cavalleggeri ); 7 (motivo dominante due bocche da fuoco m decusse) per l'Arma di Artiglieria (da campagna, a cavallo, da monta na, pesante campale, controcarri, contraerei, corazzata); I per l'Anna del C •·


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ColoNNdlo Orcutc .9owo

zione pau unifonnologica che araldica, in quanto ripresi direttamente dai [regi dei capricapi. Per l'Accademia Militare e per tutte le Scuole pluriarma fu scelto un fregio particolare, costituito da un trofeo d 'armi uscente dal busto di una corazza romana. Altra innovazione introdotta dalla circ. n. 210 nel campo dell'araldica militare riguarda gli ornamenti esteriori, limitati ai soli motti e nastri collocati, in ossequio alla consuetudine araldica, sotto e sopra lo scudo. Sui motti si è già detto, per quanto riguarda i nastri è neces~ sario dire che e si simboleggiano le ricompense al valore (militare e civile) conseguite dall'Ente e ne ripetono i colori tradizionali : azzurro con fascia centrale rossa per l'Ordine Militare d'Italia; azzurro per le decorazioni al valor militare (5); verde, bianco e rosso per le ricompense al valor civile. I nastri si dipartono daJ fregio, a mò di svolazzi, e sono diposti in numero uguale, a de tra e da sinistra dello scudo. Quàndo le decorazioni non sono in numero pari, .il nastro in più viene inserito sulla destra dello scudo. Infine, lo scudo, la parte più importante dello stemma. Al riguardo, la circolare ministeriale è molto e. plicita circa i motivi (storici, tradizionali e di gloria) ai qual ispirarsi per la blasonatura. La g rande libertà, concessa da lla nonna per quanto riguarda la scelta degli elementi da blasonare e delle figure da usare. permette nella realizzazione degli stemmi araldici dei reparti infinite soluzioni. Tuttavia , dal 1950 ad oggi, si sono venute consolidando alcune tendenze di massima che sembra opportuno ricordare.

nio, specialità pontieri; I per ciascuno dei seg11.1enti Servizi: Sanità, Commissariato, Amministrazione, Automobilistico. A questi fregi se ne aggiunsero in seguito altri; si citano i principali: - 2 per l'Arma del Genio (pionieri e coUcpmcnti), circ. 186 del ~1951 ; - I per l'Artiglieria pesante, circ. n. 239 del 30-4-1953; - I per i reparti paracadutisti, circ. n . 583 del 27-12-1967; - I per i reparti lai,,unari, circ. n. 534 dd 29-12-1967; - I per i reparti Genio guastatori, circ. n . 327 del 31-12-1970; - I per l'Anna dei Carabinieri, circ. n . 641 del 25-6-1975; - 1 per i reparti NBC, circ. n. 742 del 2541975; - 1 per i reparti logistici, circ. n. 87 dell'l l-12-1976. (S) A seconda della classe di decorazione ii nastri sono: azzurro filettato d 'argento (medaglia d 'argento), azzurro (medaglia di brol\7.0), v.zurro con due filetti centrali d'argento (croce di guerra).


STEMMI CONCESSI FINO Al 19'2

â&#x20AC;¢ 1' rgt. artiglieria celere

CavalleggP.ri di Sal11110

STEMMI CONCESSI DOPO IL 1950

72' btg. f. Pughe

Scuola di Guerra

btg. log Tridentina


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li Capo, pe1,za onorevole di r ordine, è sempre riservato alla blasonatura della più alta ricompensa al valor militare cd è, quindi, sempre d'oro. Quando il reparto è decorato di più medaglie d'oro al valor militare, nel Capo vengono inclusi uno o più pali d'a1.ZUIT0; in funzione di pcae onorevoli aggiunte, dato che il Capo non può essere partito. Per ricordare la località nella quale la massima ricompensa fu conseguiLa, talvolta il Capo viene carica to d, un quartier franco, blasonato di un significativo ricordo della località. Per quegli Enti che, essendo di recente costituzione, non hanno nella loro storia clementi di rilevanza araldica tale da essere elevati sullo scudo, viene adottata la tavola di aspettazione, cioè lo . cudo pieno (ad unico campo), quasi sempre d 'argento. E ciò nel rispello di una consuetudine cavalleresca, secondo la quale i cavalieri di nuova inve~Lilura, e quindi senza imprese da poter ascrivere a loro e ·elusivo merito, non potevano blasonare il proprio scudo, ma adollavano per e so il solo smalto d'argento. Ad evitare, rer<>, una mohcplic.:ilà di scudi perfettamente analoghi , il criterio di base è attenuato mediante la inclusione di una pezza che ricorda la sede s tan.1.iale del reparto o la sua appartenen1.a ad una Grande Unità. Le campagne combattute nel corso delJa seconda guerra mondiale vengono blasonate ricorrendo ad emblemi già recepiti dalla tradizione storica oppure a1Je bandiere degli stessi Paesi nei quali si è combattuto (6). I simboli più usali sono: l'elmo di Scanderbeg, il silfio d'oro reciso di Cirenaica, il tridente bizantino di oro d'Ucraina, i colori della Grecia, dell'Albania, della Francia. E' doveroso ricordare che, dopo il 1950, per alcuni anni lo esercito si giovò della preziosa collaborazione del Collegio Araldico Romano per la reaJi1..zazione di un cen tinaio e più di nuovi stemmi araldici che • pur nella totale loro rispondenza ad esigen1e di piena aderenza alle regole scientifiche e tecniche della araldica, sono fedele espressione della interpretazione di una sostaza storica. raggiunta attraverso processi deduttivi che hanno portato, in pratica e nella sostanz.a, a tradurre )a storia in araldica •. (7) (6) Il diritto internazionale, infatti, non vieta di utiliZ7.are colori e figure araldiche caratterisliche di uno Stato estero. (7) Ferdinando di Lauro: e Note di araldica militare. Ragguagli su-

gli attuali stemmi dei Corpi dell'Esercito•. Rivista Araldica, N. 4 . S - 6, anno LXXJ Il.


Da molti anni la realizzazione degli stemmi arale.I id t' ,,I f 11!.1 La esclusivamente all'Ufficio Storico dello Staio Maggior• tkllo Esercito. li suo lavoro si esplica nella compilazion • 1x-r ov111 stemma di una apposita monografia storico-araldica (8) dw, ac compagnata dalla miniatura a colori dello stemma, viene inoll mia al Gabinetto della Presidenza del Consigbo dei Minisl ri per la promozione del relativo decreto di concessione. li Capo delJo Stato concede lo stemma, su proposta del Presidente del ConsigJio che controfirma il relativo decreto. Il provvedimento viene poi registrato dalla Corte dei Conti e dall'Archivio Centrale dello Stato, ove i aggiunge alle decretazioni araldiche dei tempi pas ·ati (9).

Drappelle

In passato gli stemmi araldici furono largamente usati, anche in ambito militare, a scopo decorativo. Molto spesso la gualdrappa del cavallo, la coccia della sciabola, la culatta della bocca da fuoco erano adornate con lo stemma araldico del regimento o con quello gentilizio del proprietario. Nel Mueso Nazionale dell'Arma di Artiglieria di Torino si soncervano preziosi cannnoni del XVI e XVTI secolo che recano impressi gli stemmi dei Savoia, dei Gonzaga, degli Estensi. Lo stemma del reggimento era poi ornamento tradizionale dei timballi o timpani di cavalleria e dei tamburi di fanteria . Poco è rimasto oggi di tali consuetudini, tuttavia lo stemma araldico del Corpo viene ancora riprodotto sulle medaglie ricordo, sui cartoncini d'invito o di auguri, sui calendari e usato sempre come decoro della posateria e dei servizi di proprietà delle sale convegno uffidali. L'ultimo impiego, ufficialmente sanzionato, dello stemma araldico è quello di adornare le drappelle. L'usanza di appendere alle Lrombc dei reparti militari insegne di stoffa, rettangolari o quadrate, è molto antica.

(8) E' suddivisa in tre parti: Origini e vicende (sinLesi torica delle vicende del Corpo); Deduzioni per la blasonatura (rilevamento degli elementi aventi rilevanza araldica e loro razionale traduzione in linguaggio araldico). Descrizione dello stemma (vera e propria blasonatura). (9) Una sezione dell'Archivio Centrale dello Stato ha assorbito lo intero carteggio della disciolta R. Con ulta Araldica.


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Colonnt.llo Ore.rie BO\/ÌO

Per quanto riguarda l'Esercito italiano una curiosa disposizione in materia è quella n. 208, in data 9 luglio 1803, con la quale si comunica che « S.M. il Re, nella fausta ricorrenza del nono centenario della origine storica della ua casa, concede ai reggimenti della brigata « Re• ed al reggimento Savoia cavalleria speciali distintivi per i tamburi e le trombe •. Tali distintivi, da usarsi solo quando veniva indossata la grande uniforme, erano per le trombe appunto cordoni e drappelle, che la citata disposizione chiamava banderuole. Le norme attuali (circ. 400970-JV-412.I.I . del 20-3-1948) prevedono che le drappelle, in seta, siano di cm. 25 x 30, con frange in oro lunghe 5 cm. , e del colore dell'Arma o Specialità, almeno da un lato. 11 diritto della drappella deve portare il fregio deJl'Anna o Specialità oppure lo stemma araldico del reparto, il rove cio lo stemma dello Stato oppure della città o della associazione donatrice o altro. I cordoni ed i fiocchi , unificati nel 1929 per tutte le Armi, sono di lana bianca e ros a, lunghi m. 2,70 e di mm . 7 di diametro.

(mepe e bandiere

Anche e non originata da esigenze belliche, l'utilità delle insegne nel campo militare fu presto coperta e largamente diffu. sa. Ecco come un nostro scrittore (10) ne descrive l'impiego presso l'esercito romano: « una funzione· tattica dunque capitale, quella delle insegne, per il controllo da posto adatto dello sviluppo della battaglia: rilevabile ad occhio, mercè le insegne, dove si avanzava e dove si era in so ta, dove, indice di crisi, si era ammassai i e dove i arretrava o si era in ritirata, e la disfatta della unità quasi certa ove l'Insegna più non apparisse. Richiesti perciò in grado notevole l'abilità, il coraggio, l'abnegazione dei signiferi : era soprattutto con la m~novra dell'.l nsegna, tenuta il più possibile visibile a tutti, che centurioni e Legati davano gli ordini». L'elevato grado di organizzazione raggiunto dagli eserciti ro-

(10) Giuseppe Moscardellì: • Cesare dìce. . .. • Stato Maggiore dello Esercito . Ufficio Storico, 1973.


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mani produ e i suoi effetti anche nel campo ve sillolotYico. L'c, voluzione progressiva che, specie dopo il Mille, Lra-.formcra l'in segna in bandiera era, infatti, già presente, almeno in nuCl', odia insegna romana. P robabilmente, per distinguere le aquile delle varie coorti nell'ambito di una stessa legione, i Romani u<,avano apporre sotto l'aquila un piccolo drappo coloralo, il vcxillum . La cavalleria romana, inoltre, ebbe una propria in Tgna , la p1 ima del genere in Occidente: un drappo quadrato, di solito ro,!:>o . con frange, attaccato ad una sbarra fissata orizzontalmc nlc, a guisa di croce. in ci ma ad un 'alta asta terminante a lancia . 11 classico stendardo di cavalleria, quindi , nato dalla necc ~ila di non portare a cavallo emblemi ingombranti o pc anti. L'u ·o sempre maggiore, a partire daJ medioevo, dell · bandiere da parte di reparti militari, è documentalo abbondatcm ·nte da alcune e.c;pressioni, usalt: ancora oggi si può dire in tutto il mondo : • abbandonare le bandiere • per • disertare »; « alzar • bandiera bianca ,. per « arrendersi •, « mutar bandiera • per " cambiare opinione •. • portare la bandiera • per esere il primo in qualche cosa ,. e molte altre ancora . Nel mediovco, inoltre , si denominò bandiera un numero determinalo di soldati raccolti sotto la stessa insegna ; negli archivi dei grandi Comuni italiani sono custodite ancora le convenzioni stipulate per a soldare bandiere di fanti o di baie trieri o d i cavalieri cd in tutte i fa menzione di un ragazzo, destinato a portare l'in cgna o bandiera del reparto. Sempre al medioevo risale la consuetudine del reparti militari di portare in battaglia stendardi e bandiere raffiguranti immagini sacre. Un esempio italiano di tale usanza è la grande bandiera detta di Lepanto. ora conservata presso la Casa dei Domenicani di Torino. Si tratta de lla bandiera di seta v..zurra dipinta e ricamata, alzata dalla galera capitana del duca di Savoia appunto alla battaglia di Lepanto (1571) e che raffigura nel tondo centrale la Vergine Maria in mezzo agli Angeli. Alla fine del 1600, quando tutti gli Stati cominciarono a riordinare i loro eserciti su basi razionali ed a curare anche l'uniformità dell'equipaggimento e delle divise, le bandiere militari vennero regolamentate. Solitamente le bandiere dei reggimenti di fanteria erano quadrate o rettangolari mentre, per la cavalleria, erano u,ati drappi di dimensioni ridotte - a due punte, cornette, oppure


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Cdonndlo Oreste Bcwio

quasi quadrati, stendardi - perchè, dovendo sventolare al galoppo non coprissero con i lembi svolazzanti il volto del cavaliere porta insegna. Tutti i drappi erano attaccati ad un'asta che terminava con un apice a forma di lancia in modo che, all'occorren7.a, anche la bandiera potesse essere usata a mò di picca.

BandJere piemontesi

In Piemonte, durante il regno di Carlo Emanuele II (16431675) , ad ogni compagnia di fanteria dell'Eserci to ducale fu assegnala una bandiera, detta « di ordinanza•; alla prima compagnia di ogni reggimento, c he aveva il privilegio di avere come comandante titolare lo stesso colonnello comandante del reggimento, fu assegnata una bandiera particolare, la « colonnella •. Le bandiere « colonnelJe • erano uguali per tutti i reggimenti : drappo di seta azzurra recante al centro l'aquila nera al volo spiegato, unghiata ed imoou:ala di giallo e linguata di rosso, caricata in cuore dell'arme di Savoia mode rna (di rosso alla croce d 'argento) al bordo barocco di giallo, sormontata dalla corona reale di Cipro e Gerusalemme ( 11 ). Il bordo della bandiera era generalmente bianco: cordoni e rivestimenti dell'asta erano di colore azzurro. Il reggimento « Guardie • costituiva un'eccezione, la sua « colonnella •, sempre di seta azzurra con bordatura bianca, recava aJ centro lo stemma del duca di Savoia sormontato dalla corona reale. Le bandiere « d 'ordinanza • differivano da reggimento a reggimento. Viene qui descritta, come e empio, quella del reggimento « Savoia • (12) : di seta rossa attraversata da una croce bianca dal cui centro partivano verso ciascun cantone tre fiamme, bianca la centrale ed v.zurre le laterali; nel cantone all'asta l'armc di Savoia moderna aJ bordo ba rocco di giallo sormontata dalla corona reale. Cordoni e rivestimenti dell'asta di colore rosso.

( 11) Sono note le pretese dei Savoia aHa corona di Cipro, avan7.ate ~r la prima volt., da Vittorio Ameclt-o I. ()2) Si tralla del più an lico reggi men to italiano, costituito nel 1624 e le cui tradizioni sono ora passate al 1• btg. r. mot. • San Giu lo ».


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Tanto le « colonnelle • quanto le bandiere « d'ordin::rn7a • erano di grandi dimensioni, circa metri 2,50 x 2,50. La cavalleria, analogamente, aveva stendardi ( cava lh:ria pesante) e cornette ( dragoni) . T primi uguali alle « colo nn1:lk •. Il• seconde a coda di rondine, frangiale d'oro ed avevano il drappo color carminio, caricato da uno stemma. Nei decenni successivi, le bandiere di compagnia ~cu111pa1 w ro cd ogni rcgimcnto ebbe due bandiere soltanto: la • colonncl la •, affidata al t• battaglione, e quella « d'ordinanza •, custodita dal 2·. Anche se il reggimento era su un solo battaglione aveva le due bandiere. Quanto alla foggia, le • colonnelle • non variarono, mentre quelle • d'ordinanza • ebbero una caratteristica comune, la croce sabauda bianca che campeggiava al centro e le cui braccia toccavano i quattro lati. Anche il • Reale Battaglione d'Art iglicria • ricevette le bandiere. La « colonnella » era uguale a quella dei reggimenti dj fanteria , quella .. d'ordinan1.a • aveva una grande croce bianca che toccava gli orli del drappo, bordato di bianco. Tl i- ed il 4• cantone color a7.zurro chiaro, il 2· cd il 3" carminio. Tn ciascuno di essi una bomba ansata e vomitante tre fiamme , al naturale. Nel 1• cantone vi erano inoltre due bocche da fuoco d'oro, incrociate e pendenti da un nastro gial1o-rosso. Sotto il regno di Vittorio Amedeo IIT ( 1773-1796), le bandiere e gli stendardi acquistarono simboli e significati di ancora maggior rilievo in quanto sempre più indicativi delle tradizioni di ogni singolo reggimento. Le bandiere, infatti, ancora divise in « colonnelle ,. e « d'ordinanza •. recavano entrambe i colori distintivi del rispettivo reggimento. La « colonnclla • recava al centro sempre l'aquila nera ma caricala in petto dallo stemma del reggimento inquartato con quello reale. Una g rande croce bianca, i cui bracci giungevano ai bordi del drappo, divideva in cantoni quest'ultimo. 11 primo cd il quarto cantone erano azzurri per tutti i reggimenti, il 'c<.:ondo ed il ten.o avevano il colore delle mostreggiature dell'uniforme del reggimento; dal centro del drappo, in tutti i quattro ea nloni , partivano verso i bordi tre fiamme di colore uguale a quello della fodera dell'uniforme. Le fiamme erano puntate e listate da un filo d'oro o d'argento, secondo che lo fossero i bottoni dell'uni-


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forme e così pure il bordo del drappo era interamente circondato da analoga filettatura . La bandiera • d'ordinan7.a • portava invece al centro il solo stemma del reggimento; le aste erano ricoperte di velluto rosso e le cravatte erano sempre azzurre. Le dimensioni del drappo, uguali per entrambe le bandiere, furono ridolle, m . 1,80 per Jato. La cavalleria pesante conservò lo stendardo, i dragoni , la cornetta cd i cavalleggeri ebbero la fiamma. Anche il « Corpo Reale d'Artiglieria •· ebbe le sue nuove bandiere. La • colonnella »: croce bianca al primo e quarto cantone d 'azzurro, con tre fiamme , partenti dal bordo del drappo, di nero li 'tate d'oro ; al secondo ed al terzo di nero, con le fiamme v.zurre listate pure d'oro ; al centro l'aquila di Savoia caricata in cuore dallo stemma sabaudo e sollo di essa due bocche da fuoco poste in croce di Sant'Andrea, bordo azzurro con nodi e rosette di Savoia. La bandiera «d 'ordinanza» aveva gli stessi colori nei cantoni ma le fiamme partivano dal centro della croce e non dai bordi del drappo; al centro, poi , anzichè l'aquila, una granata d i ferro con fiamma rossa e gialla quasi poggiante su due bocche da fuoco dorate e legate con un nastro pure d 'oro; il bordo, infine, era bianco listalo d'oro e percorso interamente da un nastro erpeggiante azzurro. Passata la bufera napoleonica, appena rientrato in possesso degli stati di terraferma, Vittorio Emanuele 1 ( I 802-1821) riorgani7J.Ò l'esercito e, in tale quadro, emanò nuove disposizioni anche per le bandiere. Ogni reggimento ebbe ancora due bandiere entrambe quadrate di m . 1.30 per lato: la prima di • reggimento » o e reale • e la econda di • battaglione »; in tempo di pace esse venivano portate rispcllivamente dal 1· e dal 2· battaglione di ogni reggimento. La bandiera • reale • aveva il drappo a7..zurro, sul cui centro campeggiava l'aquila nera recante in pcllo l'anne di Savoia moderna. Negli angoli inferiori del drappo erano poste delle stelle, del colore del colletto e delle manopole dell'uniforme del reggimento, sormontate da fiamme del colore dell 'uniforme stessa; inoltre nel t• cantone, contornato da identiche fiamme, vi era lo stemma de] reggimento e nel 3", sempre su fiamma, uno scudo bianco, detto • mandorla •. con il nome del reggimento stesso. L'asta era ricoperta di vcluto rosso, la freccia era d'ottone con )e cifre del Re; La cravatta v.zurra era a ventaglio, ciò che rappr~ enta una caratteristica delle bandjere dal l815 al 1831.


NOTI! DI AIALDICA I VESSllJ.OUIGIA MWTAIU

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La bandiera di « battaglione • aveva,invece, il drappo rosso con la grande croce di Savoia al centro, le cui braccia toccavano quasi i quattro lati del drappo. Stelle, fiamme e scudi com • per la bandiera « reale •. La filettatura dell'orlo intorno al drappo era, per entrambe le bandiere, bianca ondata. Pe il reggimento « Granatieri Guardie• e per quello « La Regina •, l'aquila di Savoia nella bandiera « reale • portava i npetto scudi particolari. I reggimenti di cavalleria avevano le seguenti in egne: quelli di cavalleria pesante lo «stendardo•, il cui drappo (m. 0,51 di lunghezza e m. 0,59 di larghezza) era quasi quadrato; i dragoni avevano la « cornetta », con il drappo uguale allo stendardo, ma con due punte lunghe m. 0,38 rientranti al centro; infine i cavalleggeri la «fiamma•. con una sola punta lunga m. 0,38. Anche la cavalleria aveva due bandiere, cioè quella di « reggimento » o « reale » e quella « di divisione • (gruppo di due squadroni) , rispetivamente azzurra e rossa e con le stesse caratteristiche di quelle di fanteria . Le ultime importanti riforme in campo vessillologico si ebbero sotto il regno di re Carlo Alberto ( 1831-1849). Nel 1832, infatti, vennero adollali nuovi modelli : drappo interamente rosso, con grande croce bianca, le cui braccia toccavano gli orli del drappo tesso, quadrato ( m. 1,28 per lato )per la fanteria, a forma di stendardo (m. 0,59 di altezza per m . 0,51 di lunghezza) per la cavalleria, asta ricoperta di velluto 37.zurro nella parte presso il drappo e di velluto rosso nella re · tante, freccia d'ottone, cordoni e fiocchi di filo misto d 'argento e azzurro, ed ampia cravatta azzurra frangiata d'argento u cui, per la fanteria, era rie-amato in bianco il nome della brigata cd il numero del reggimento. Con tali nuove disposizioni tutti i battaglioni di fanteria ebbero bandiera uguale, ma quella del primo era considerata del reggimento, per cui veniva fregiata delle onorificienzc eventualmente concesse al corpo stesso. La cavalleria ebbe solo lo stendardo di reggimento.

Bancllere Italiane Queste ultime bandiere sabaude ebbero breve vita. li 25 mar.to 1848 le truppe che entravano in Lombardia, per partecipare alla 1• guerra d'lodjpendenza, ebbero l'ordine di innalzare


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C:Q/.1mmllo Orutc Bovw

la nuova ed allesa bandiera: un drappo quadrato a tre bande verticaJj con i colori nazionali, verde, bianco e rosso; il bianco recante ne) mezzo lo scudo abaudo a forma sannitica, bordato di azzurro (colore tradizionale dei Savoia e del Piemonte) e con gli orli laterali sovrapposti alle altre due bande. Tale sovrapposizi<r ne doveva simboleggiare l'unione delle idee e delle speranze italiane sotto la guida dei Savoia. I nastri della cravatta erano pure t ricolori. Quanto alle dimensioni : m. 1,35 di lato pe i reggimenti di fanteria ; m. 0,60 di lato per i reggimenti di cavalleria. L 'asLa era r icoperla di velluto auurro, con bullelle gialle poste a spirnle. Nella prima quindicina del maggio 1848 furono soppresse le bandiere di battaglione ed ogni reggimento ebbe una sola band iera , che doveva portarsi al centro del secondo battaglione. La bandieratricolore, conordine del 4 giugno 1848, fu poi. adottata per tutti i reparti rimasti nei territori dello Stato e per le fortezze. Sotto un profilo strettamente araldico , fu indubbiamente un errore bordare lo ·cudo sabaudo in quanto la bordura è indicativa. dei rami cade tti e collaterali. Nel 1792, infatti , il Duca de) Monferrato aveva assunto come insegna proprio lo cudo abaudo bordato d'azzurro. Ma occorreva in qualche modo la sistemazione deJlo scudo che, se posto in centro al campo bianco, vi avrebbe disperso le braccia bianche della croce, se posto a ridosso delle liste estreme, vi avrebbe confuso il rosso dello scudo con il rosso della banda bauente. L'orlo azzurro fu rimesso in discussione per l'ultima volta nel marzo 1857 al Parlamento subalpino, discussione chiusa definitivamente dalle parole di Cavour: « In questo Slalo, o sign<r ri , il colore azzurro non è nuovo; è un colore al quale una gran parte dei nostri concittadini associa antiche, sacre ~ gloriose memorie. No, non si può dire nuovo un colore che risveglia cosl nobili rimembranze, e nel quale sono pure riposte grandi speranze; giacchè a rendere fruttifera la gloriosa bandiera italiana, è necessario, è indispensabile, che sia strettamente associata alle glorie dell'eterna e valorosa monarchia sabauda, rappresentata da questo colore tradizionale • . Nel 1851 fu introdotta una piccola mòdmca, lo scudo fu s taccato dalle bande laterali. Poco prima della proclamazione de) Regno d'Italia, il 25-31860, re Vittorio Emanuele II fissò con apposito decreto la fog:.


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gia e le dimensioni delle bandiere militari. Riportiamo gli articoli più significativi : e . ..... .

Art. 2 - La bandiera si comporrà di: un'asta, un drappo, una fascia , un cordone, una freccia . Art. 3 - La r rcccia deve essere considerata come la parte importante e morale della bandiera; su di essa saranno scolpiti il nome del reggimento, l'epoca di sua creazione, delle successive sue formazioni ed ordinamenti.i fatti d'arme cui prese parte il corpo .... Art. 5 - Le bandiere dei reggime nti di fanteria saranno di storra di seta e di forma quadrata , delle dimensioni cioè di me tri 1,20 di lato, scompartibili in t re bande uguali portanti i colori nazionali verde, bianco e rosso, ciascuna della larghezza di me tri 0,40. La parte bianca sarà nel mezzo. Art. 6 - Le bandiere pei corpi di cavalleria saranno pure di seta , quadrate, d e lla dimensione di metri 0,60 di lato e scompartite come sovra in tre bande uguali verde, bianco e rosso, caduna di metri 0,20. Art. 7 - .•. .le bandiere . . . . porteranno improntate sul centro del campo hianco, ad uguale distanza dai lembi inferiori e superiori , lo scudo di Savoia con croce bianca in campo rosso con contorno azzurro e sormontato dalla corona reale ricamata in seta . .. . Art. 8 - Le as te della bandiera per la fanteria sono della alte1,;,,.a di metri 2,50 compreso il calcio (0,10) e la parte che si conficca nella rrcccia (0,10). Quelle per la cavalleria, 1,38. Art. 9 - Le aste delle bandiere saranno fasciate di velluto turchino azzurro, ornate di bulette di ottone poste a linea spirale. Art. JO - Le aste saranno sormontate dalla freccia, )a quale ha nel centro lo s temma reale, e portante le iscrizioni indicate al precedente art. 3. Art . 11 - Alla parte inferiore della freccia è avvolta una fascia di seta di colore turchino a1-2urro a nodo con due striscie. Art . 12 - Saranno così pure avvolti due cordoni in argento della dimensione di mm. 4 e ddla lunghcu.a totale di m . I ,SO terminanti con fiocchi . .. . » Poichè il Corpo Reale d'Artiglieria aveva consegnato le sue bandiere all'Armeria Reale fin dal 1850, solo ai reggimenti di


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Cdmmtllo Oreste

Bowo

Fanteria e di Cavalleria era quindi concesso l'ambito privilegio dell'uso della bandiera. Il fauo non deve stupire, qualora si pensi che una tradizione antica di secoli ri ervava alla bandiera una funzione prettamente militare e che, quindi, solo ai reparti che combattevano riuniti si riconosceva la rnecessità. di usare un vessillo. Con R.D. del 10-9-1871, infatti, nell'ambito di un generale riordinamento della Cavalleria, ai reggimenti dell'Arma fu tolto lo stendardo. Nella relazione a] Re che precedeva il decreto, il Ministro della Guerra, Gen . Ricolli , così giustificava il provvedimento: « ....Si è visto nelle ullime guerre quali importantissimi servizi possa e debba rendere la cavalleria per le ricognizioni, per rischiarare le marce, per i soprassalti e per altri simili uffici nella guerra minuta. Per i reggimenti cosi adoperati coi reparti spicciolati, lo stendardo diverrà evidentemente un impaccio.. •. Poco alla volta, però, si com prese che il vessillo nazionale rappresentava un simbolo unificante, necessario anche al di fuori del campo di battaglia e gaa nel 1891 fu concessa alla Scuola Mililare di Modena - così era denominato allora l'istituto che reclutava gli Ufficiali effettivi delle Armi di Fanteria e Cavalleria - la bandiera, di foggia uguale a quella dei reggimenti di Fanteria. Nel 1894, con R.D. del 25 f cbbrio, fu concessa la bandiera anche alla Legione Allievi Carabinieri ( 13) . La rehv.ione al Sovrano del Ministro Bertolè-Viale è molto diversa da quella, citata precedentemente, del Ricotti. In essa il riconoscimento del valore morale della bandiera è esplicito: « Il magnanimo Vostro Avo Re Carlo Alberto dava nel 1840 la bandiera all'Accademia MiHtare . ...acciocchè i giovani allievi appre ndessero.fin dai primordi della loro educaziPne militare, ad amare quel glorioso, altissimo simbolo . . .. Eguale sentimenti ispirò la M .V. quando nel 1891 degnavasi concedere la bandiera alla Scuola Militare.... Queste stesse ragioni mi consigliano ....concedere la bandiera alla Legione Allievi Carabinieri. Sarà questo nuovo argomento di onore e di nobile orgoglio per un corpo che incarna un elevato concetto militare... .il suo ( della ban-

(13) Nel 1932 (R.D. del 7 luglio) sarà concessa la bandiera all'Arma dei Carabinieri Reali.• .. . .data in consegna al Comandante Generale della Arma e cmilntlita dalla Legione Allievi Carabinieri•.


N01l. DI AIW.DlC\ Il YUSIIJ,(JLOCU M IUTAal

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diera) ricordo raffermerà quei sentimenti di culto verso la pa· tria . ...di rispetto e di obbedienza alla legge . .. . • . Il 3-12-1896 un altro R.D. ripristinava l'uso dello stendardo per i reggimenti di Cavalleria e, finalmente, il 23-12-1900, con due distinti decreti, Vittorio Emanuele III restituì la bandiera alla Arma di Artiglieria e la conce se per la prima volta all'Arma del Genio. Entrambi i ves illi furono affidati all'Ispettore Generale de lla rispettiva Arma, ma , due anni dopo, si preferì darli in con· segna al reggimento di artiglieria da fortezza e alla brigata zappatori , di stan7..a nella Capitale. Dopo la t• guerra mondiale, • per dar modo ai corpi e reparti sprovvisti di bandiera d iavere una speciale insegna destinata a raccogliere le onorificieD7..e e le ricompense attribuite ad essi ,. (14), fu istituito il labaro per i reggimenti Bersaglieri e Alpini, i reparti d'assalto, il X gruppo quadroni cavaJleria, il 6• gruppo aeroplani, il Corpo Sanitario Militare. La nuva insegna era costituita da un drappo rettangolare ( cm. 59 x 41) fran giato d'oro o d 'argento per tre lati , da un'asta, lunga cm. 182, terminante con una aquila romana, circoscritta da una corona d'alloro e poggiante su una targhetta rettangolare (15) . Il drappo - di colore cremisi per i bersaglieri, verde per gli alpini, nero per i reparti d'assalto, celeste chiaro per il gruppo aeroplani, rosso con striscia bianca per il gruppo squadroni, bianco per il Corpo Sanitario - era caricato dal f rcgio, d'oro (bersaglieri, gruppo aeroplani) oppure d'argento (alpini, reparti d 'assalto, gruppo squadroni) , dell 'Arma o Specialità. Il fregio del Corpo Sanitario consisteva, invece in una croce rossa cimata de lla corona reale ricamata in oro. Una fascia tricolore, annodata all'asta, completava il labaro. Alla Croce Ro " a Italiana ( R.D. n. 1474 del 17- 10-1920) ed all'Associazione dei Cavalieri Italiani del S.M .O. di Malta ( R.D. n. 539 del 23-10-1921) fu concesso un labaro come quello del Corpo Sanitario, privo però della corona reale. Nel 1935 ( R .D. n . 736 del 9 agosto) ai gruppi carri veloci delle Divisioni celeri fu concesso un gagliardetto costituito da: una

(14) Co l si esprimeva il R.D. in data 17-10.1920. (15) Su questa targhetta veniva.no incisi i fatti d"arme cui aveva partecipalo il reparto in anal~ alle frecce delle bandiere.


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ColOflndlo Orate BOYlo

asta, con freccia, come per le bandiere; un drappo tricolore quadrato cm. 60 per lato) , frangiato d'oro su tre lati e recante al centro la sagoma stilizzata di un carro vel'oce e di un cavaliere e sollo di essa il nome della Divisione ed il numero del gruppo. L'insegna era completala da una fascia di seta azzurra e dal relativo cordone. Sempre nel 1935, i reggimenti di Artiglieria ebbero uno stendardo, di foggia identica a quello in uso fin dal 1860 ai reggimenti di Cavalleria (R.D. n. 2043 del 14 novembre) ed i reggimenti del Genio un labaro, analogo a quello concesso nel 1920 ai reggimenti Bersaglieri (R.D. ri. 2042 del 14 novembre) . L'S- rgl. a . di Corpo d'Armata , invece dello stendardo, ebbe in consegna la bandiera dell'Arma ; altrettanto fu stabiljto per l'Srgt. Genio. L'anno successivo (R.D. n. 421 del 16 aprile 1936) anche i battaglioni carri armati e quelli carri d'assalto ricevettero il gaj!Jiardetto, ma di colore rosso e di forma triangolare ( cm. 60 x 60 x 45), bordato di frangia di seta nera e portante, nella parte centrale, su una faccia il numero del. battaglione sormontalo dalla sagoma stilizzata di un carro armato o di un carro di assalto e sull'altra il nominativo del. battaglione (R.D. del 16 aprile 1936) . Fu poi la volta delle Scuole Militari ad ottenere l'uso dcJ ·labaro ( R.D. del r ottobre 1936). li labaro, della foggia consueta, aveva !Ìl drappo • in colore a7.zurro Savoia nella faccia anteriore e nero in quella posteriore, portante, nel mezzo della faccia in azzurro, un pugnale con corona di alloro ed iJ numero distintivo della scuola scritto sulJ'elsa in cifre romane: sotto il pugnale sarà scritto il nominativo della scuola•. Nel 1938 (R.D. 7 giugno) si procedette ad un generale riassetto di tutte le insegne concesse in precedenza ai Corpi dell'Esercito e fu, pertanto, stabilito l'uso: - della bandiera drappo cm. 120 x 120, asta cm. 250, freccia esclusa) per le Accademie militari, le Scuole allievi ufficiali di complemento, la Scuola sottufficiali dell'Arma dei. Carabinieri,, .i reggimenti di Fanteria e Granatieri; - della bandiera ridotta (drappo cm. 90 x 90, asta cm. 210, freccia esclusa) per i reggimenti Bersaglieri, Alpini e del Genio; - del labaro per le Scuole Militari di Roma, Napoli e Milano, il Corpo Sanitario, il Corpo AutomobiUstico, le Associazio-


-l

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ni della Croce Rossa Italiana e del Sovrano Militare Ordine di Malta; - del gagliardetto per i gruppi carri veloci delle Divisi~ ni celeri. Il R.D. stabiliva, inoltre, la nuova foggia delle frecce che • recheranno, in luogo del solo stemma Reale, l'aquila imperiale ad esaltazione delJa nuova dignità a cui, dal 9 maggio 1936 XIV, è as urta la M.V. • come affermava il Ministro per la guerra presentatore del provvedimento al Sovrano. Quanto al labaro concesso al Corpo Automobilistico, esso aveva il drappo • di colore azzurro nella faccia anteriore, con quattro fiamme nere agli angoli, e di colore nero nella parte posteriore; portante nel mezzo della faccia anteriore in oro, il fregio del Corpo Automobilistico; sotto al fregio, anche in oro, la iscrizione: • Corpo Automobilis tico •. Il labaro fu affidato in custodia all'S- Centro Automobilistico. Sempre nello tesso anno (R.D. 25 settembre), venne concesso anche al Corpo di Commissariato un labaro, il cui drappo era • di color viola nella parte cen trale della faccia anteriore, con due striscie laterali longitudinali (larghe cm. 8,5) di colore azzurro scuro e di colore altre l viola nella faccia posteriore, portante nel viola della faccia anteriore, in oro, il fregio del corpo di commissariato, con la iscrizione sotto al fregio, anche in oro, • Corpo di Commissarialo• e, sempre nella faccia anteriore, nel mcao di ognuna delle due striscie di colore azzurro scuro, anche in oro, il fregio del ruolo ufficiali di su sistenza •. li labaro fu affidato in cu todia alla Direzione di Commissariato militari del C.A. di Roma. Nel 1947, a causa del cambio istituzionale, le bandiere, gli stendardi cd i labari vennero riuniti nel Vittoriano e sostituiti da una bandiera di foggia unica per l'Esercito, l'Aeronautica ed i reparti a terra della Marina Militare. Quc la bandiera, con recentissimo provvedimento conces, a anche ai battaglioni ed ai gruppi ( D.P.R. n. 845 del 14-12-1976) è costituita da: a) freccia in ottone dorato, lunga cm. 35, su cui sono incisi il nominativo dell'Ente concessionario, la data della sua costituzione, dei successivi ordinamenti, i fatti d'arme cui ha preso parte, le ricompense al valore meritate e tutte quelle altre onorifiche indicazioni stabilite con speciali decreti dal Ministro della Difesa;


Mod.1860 Mod.1938

Mod.1947


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Colunndt,:, Oreste Savio

b) asta in legno, rivcstitadi velluto color verdccd ornata con bulle tte d'ottone poste a Linea spirale, lunga m. 2,20 compresi il codolo (cm. 10) che si conficca nella freccia ed il calcio (cm. 10) ; c) drappo i nlessuto in seta narurale, quadrato (cm . 99 per ogni lato) , suddiviso nei colori verde, bianco e rosso ,ciascu¡ no della larghcZ7.a di cm. 33; d) fascia di seta nautraJedi colore turchino azzurro, fer¡ mala, a nodo, sulla parte inferiore della frecciain modo che le due stri cie che ne risultano siano della lunghcu.a di cm. 66 ciascuna: dette strisce sono completate, all'estremità libera, da una frangia argentala di cm. 8 x 8; e) cordone argentato, annodato alla base della freccia; i tratti liberi che ne risultano hanno una lunghezza di cm. 67 e terminano ciascuno con un fiocco argentalo della lunghezza di cm. IO.


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COL. PATRIZIO FLAVIO GUINZIO · ROBERTO PERTI l

LA BIBLIOTECA DI ARTIGLIERIA E GENIO

« •..• Esiste in Italia una « Biblioteca d'artiglieria e genio •, la quale ha 40.000 volumi e 200 riviste nazionali e straniere, ha tesori di pubblicazioni, cd è tra le più anziane .... Ma quanti ufficiali e quanti studiosi italiani 1_, sanno? •: un redattore della « Rivista d'artiiglieria e genio» si poneva questo interrogativo gia nel lontano 1925 ed oggi noi potremmo far nostra questa domanda, sottolineando, adesso come allora, una risposta fortemente limitativa: sono pochi , troppo pochi. Eppure la B.A.G. è certamente una delJe più ricche fra le bibliotec he militari , e, pur contenendo in larga misura materiale specialistico, tuttavia riesce ad offrire allo studio. o , militare o civile, una vasta gamma di pubblicazioni, italiane e s traniere, di argomento ed impostazioni diversi. Nel novero delle biblioteche militari, la B.A .G. è certamente una delle più antiche. Un primo nucleo, con funzioni di « Biblioteca d'artiglieria e fortificazione •, venne infatti formandosi a partire dal 1729 in concomita111.a con le famose « Scuole teoriche di artiglieria e fortificazione •. istituite nel Regno di Sardegna sotto il regno di Carlo Emanue le Ili ed affidate ad illus tri uomini d'armi e di scienza come il Bertola, il Papacino d'Antoni , il Dulacq . Si g iunse, tuttavia, al riconoscimento ufficiale dell'autonomia dell'ente, con la denominazione di « Libreria de lla S uola tecnica dei cadetti d'artiglieria •, solo nel 1822, tramite un re gio biglietto di re Carlo Felice. Essendosi ravvisata l'opporl11nilà di estendere all'arma del genio le disposizioni riguardanti la biblioteca d 'artiglieria, il IO ottobre 1836 si istituì anche la Biblioteca del genio, con s truttura e statuto analoghi. Nei decenni succe sivi, le due biblioteche, insi •mc a qu ·Ila dcJio Stato Maggiore che i era venuta formando nello s ic ~o la~-


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Col Patr,::io

1'14Vlu

Gu1111w • Rabt!rlO Puti,ci

so di tempo, ebbero un notevole sviluppo, quando mini tri. come il Lamarmora ed il Durando, dedicarono particolare attenzione all'incremento degli studi militari, con l'istituzione di scuole, corsi speciali, biblioteche divis ionali ccc. Fu proprio il Lamarmora, con una dispo ·izionc del 16 marzo 1854, a ordinare la fusione delle tre biblioteche suddette. Dal i- aprile dello ste so anno questa biblioteca unica, con la denominazione di Biblioteca delle Armi Speciali, ebbe sede nell 'arsenale di Torino, cioè nei locali ampliati della vecchia Biblioteca d'artiglieria, il cui direttore passò a dirigere l'intero complesso. L'anno successivo, il Durando, nuovo ministro della Guerra, costituì la BibUoteca delle Armi speciali in Biblioteca militare, creando così un organismo culturale, aperto a tutte le branche della scienza militare. Il raggiungimento dell'unità nazionale e l'esigenza conseguente di dar vita ad un esercito all'altezza di quelli delle grandi potenze europee e dotato di armamenti complessi, impose, fra l'altro. la necessità di raccolte tattico-scientffiche speciali, che offrissero materiale adeguato all'apprufo11ùi111t:11lo ùt:i p10blemi delle ingole armi , problemi sempre più legati alla continua evoluzione della tecnica e della scienza. Cosl, nel L860, con la costituzione dei due Comitati delle Armi d'artiglieria e genio, si cominciò a raccogliere pre ·so ciascuno di essi un primo nucleo di pubblicazioni riguardanti i servizi e gli studi sulle due Armi. Nel 1873, il R.D. del 4 dicembre costituì il • Comitato delle armi d'artiglieria e genio • e le due piccole biblioteche furono riunite in una sola con la denominazione di • Biblioteca del Comitato d'artiglieria e genio» : secondo la relativa istruzione sul servizio del Comitato, la nuova Biblioteca doveva avere un carattere e senzialmente militare cd arricchirsi soprattutto con le pubblicazioni relative alle due Armi. Nel 1887, per disposizione della legge 23 giugno sul riordinamento dell 'Esercito, il predetto Comitato veniva soppress.9 e la relativa B,ibliotcca passava ( 1 luglio 1888) alle dipendenze del Ministero della guerra : mutava anche la denominazione diventando • Biblioteca d'artiglieria e genio •. sezione terza della Biblioteca militare centrale; la direzione veniva affidata al direttore dell'omonima rivista. Infine, nel 1912, la B.A.G . veniva posta, insieme alla rivista, sotto la sorveglianza dell'Ispettorato generale d 'artiglieria, seguendo il principio, che resterà immutato negli anni successivi, di affidare il governo della biblioteca ad autorità dell'artiglieria e genio: tale


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principio venne sancito neJl'edizione del 1914 delle « Norme per il servizio delle biblioteche militari • . Intanto, nel primo cinquantennio post-unitario, sebbene n allora né adesso disponesse cli fondi cospicui, grande era stato lo sviluppo anche quantitativo della B.A.G.: nel 1874 contava circa 4.000 volumi, ma erano già 18.000 nel 1900, 25.000 nel 1910, 30.000 nel 1914, 40.000 nel 1925; mole bibliografica notevole, a cui va aggiunta uqa collezione di circa 200 riviste militari e t · nico-scientifiche e topografiche, dalle più antiche alle più recenti ( 1). Oggi la Biblioteca contiene oltre 60.000 volumi ; questo ingente materiale librario, è bene premetterlo, non riguarda esclusivamente gli argomenti cd i problemi dell 'artiglieria e del genio: accanto a testi, spesso di grjlnde valore, di balistica, tiro, fortificazione ecc., si trovano anche opere dj matematica, chimica, fi. sica, elettrotecnica, ed anche di storia, geografia, filosofia, letteratura, pedagogia, linguistica , economia. Numerosi gli atlanti e le carte geo-topografiche. Il patrimonio bibJiografico deJla B.A.G. è distinto secondo il formato e suddiviso in XXIX sezioni, corrispondenti ad altrettante branche di studi; già il cap. Italo Zanotti , che diresse la Biblioteca negli anni '20, avvertiva giustamente che « tale classificazione per materia, indubbiamente antiquata, presenta inconvenienti e lacune, essendo impossibile praticare divisioni nette nello scibile »; tuttavia altrcllanto giustamente, soggiungeva che « trattandosi di una biblioteca di mole limitata e con scopi ben definiti, tali inconvenienti vengono mitigati dal vantaggio di una più facile ricerca • (2) : osservazione che non esclude la poss ibilità di un cambiamento profondo e di una ristrutturazione intc· grale della biblioteca. Collocati in que te sezioni, si trovano « libri rari ed a ni ichi • di pregio veramente notevole. Alludfamo, ad esempio, alla raccolta delle quattro fondamentali opere del grande materna I i-

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(1) • biblioteche italiluu • in « Rivi ta (64a annata), voi. IV, p. 383.

d'Arti&}ieria e Genio •,

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(2) Cap. Italo Zanotti, La Biblioteca d'artiglieria e genio. Cenni e ri· cordi, in • Rivista d 'artiglieria e genio•. XU (65· annata), voi. Il , pp. 20S. 206.


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Col. 1'41riz.lo Ft.vw Cuintio • Rotnrto ,-e,tici

co bresciano Niccolò Tartaglia, conservate gelosamente nella sala A della Biblioleca: « Della Nova Scientia • ( 1537), in cui il Tartaglia poneva i fondamenti di una teoria del moto dei proiettili, applicando per primo a tale studio la geometria; « Quesiti cd inventioni diverse • (1537) , nel quale il bre ciano esponeva le sue ragioni nella famosa polemica che lo contrappose ad un altro grande matematico del suo tempo, il Cardano (di cui la B.A.G. conserva la « Pratica arithmeticae c l mensurandi singularis • del 1539) , sulla priorità della scoperta delle equazioni cubiche; e La travagliata inventionc • (1551), nel quale si spiegava « la regola generale da sulevare con ragione e misura non solamente ogni affondata Nave ma Torre Solida di metallo •; infine i « Ragionamenti opra la travagliata inventione • (1551), in cui il Tartaglia pubblicò la traduzione latina dell 'opera di Archimede • De insidentibus aquae •. Di altri scienziati e scrittori d'artigUeria si conservano le edizioni originali delJe opere: del romano Pietro Sardi è presente il « Chapo dei Bombardieri • (IMt) e soprattutto l'edizione del 1689 de « L'Artiglieria • che • gli co tò trent'anni di fatica, fu elogiata in tutta Europa e in parte utili7..7.ata da Surirey di Saint Remy, nella sua opera, del resto magnifica e monumentale, Mémoires d 'Artillerie pubblicate a Parigi nel 1697 • (3); mentre di Tommaso Moretti • nobile del Sacro Romano Impero, ingegnere pdma della Sacra Cesarea Maestà, hor.:a della Serenissima Repubblica di Venetia • è consultabile in Biblioteca il « Trattato delle Artiglierie• del 1665, in cinque parti, che pur con sobri~ tà e brevità, offre un quadro abbastanza completo dei problemi dell'artiglieria alla fine del '600. Nel materiale bibliografico della B.A.G. non poteva mancare l'opera della maggior figura dell'artiglieria italiana, come scien1..a e come organi1.7.az:ione, del sec. XVII1 : Alessandro Vittorio Papacino d'Antoni. Egli, nato nel 1714, successe nel 1739 all'ing. Giuseppe Bertola, come direttore delle Scuole Tecniche d'Artiglieria: • fu allora che, rendendosi conto della necessità di offrire agli allievi un materiale di studio sicuro, organico, omogeneo, iniziò la compilazione di quei trattati che dovevano ben presto dargli fama europea• (4). Di queste opere abbiamo: « L'esame

(3) Gen. Carlo Montù, Storia dell'artiglieria italiana, Roma Xli, voi. I , p . 891. ( 4) Gen. Carlo Montù, op. cit., vol. Il, p. 1261.


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IIIJLIOTJICA Df AfffCI.IEIIU Il ClDUO

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della polvere • (1765), lavoro di non grande mole, in du • parti : ebbe a suo tempo un enorme successo e fu tradotto nelle prin ipali lingue europee; « Dell'uso delle armi da fuoco » ( 1780), tradotto in francese da] Marchese di St. Auban , tenente generale di artiglieria, che non esitava a giudicare il Papacino • il migliore ed H più dotto artigliere d'Europa »; « Dell'artiglieria prati per le regie scuole teoriche d'artiglieria e fortificazione • ( 1775) , « Del maneggiamento delle macchine d'artiglieria• ( 1816). La B .A.G. offre al ricercatore anche un'altra importante opera del '700 italiano: la • Theorie nouvelle sur le mecanisme de l'arlillcrie » ( 1741) del savoiardo Giuseppe DuJacq, che fu definito allora « il GribeauvaJ italiano». Nel settore dedicato all'arma del genio, grandeggia l'opera del famoso Maresciallo di Francia de Vauban, di cui si conservano due edizioni settecentesche del « Traité dc l'attaque et dc la défcnse dcs placcs • (1742 e 1795) cd un'edizione de 1829, oltre che della suddetta opera, anche del « Traité des sièges • . Vauban fu il primo, nel uo volume « La dime royaJe • del 1707, a intuire l'esige nza della pianificazione economica e delJa progettazione del territorio quale elemento portante della fo17,a politica, economica e ociale dello Stato. La B.A.G. contiene anche opere meno antiche ma altrettanto basilari per il progresso delle due armi: sono presenti. tutte le opere del gen. Giovanni Cavalli nell'edizione nazionale del 1910, approntata per il centenario della nascita dell'artigliere subalpino, ma di alcune si trovano anche le edizioni originali o per lo meno le prime ristampe; basti pensare al celebre • Sunto dello equipaggiamento da ponti di barche e barchettine », che, presentato come memoria nel 1831, fu subito adottalo dal Corpo d'Artiglieria del Re di Sardegna; o la « Mémoire sur Je équipage de ponts militaires • (ediz. •del 1843), in cui il Cavalli sosteneva la superiorità del nuovo equipaggiamento sardo, partendo da un paragone con quelli degli altri eserciti europei. Ma accanto a queste opere, compaiono sugli scaffali della B.A.G. importanti volumi dedicati a problemi ed argomenti meno specialistici: basti pensare, solo per fare un esempio, all'edizion toscana del 1718 delle opere di GaJileo Galilei, all'edizione nazionale delle opere di Alessandro Volta, aJla prima edizione italiana delle opere dell'archeologo e storico deU'arte tedesco G.G. Winkelmann. Ma non possiamo qui, ora, trascrivere e commentare l'intero catalogo della biblioteca: nei limiti impo Li dalla tirannia


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Col. PtUnvo Fltwlo Gumvo • ltobuto l'utld

del danaro e ancor più dello spazio, la direzione segue con attenzione quanto cli più qualificalo e più aggiornato viene pubblicalo in Italia ed all'estero, specie nelle branche cli pertinenza. Particolarmente ricche sono anche le raccolto delle riviste, specialistiche e non; riviste d'artiglieria e genio americane, inglesi, francesi, spagnole e tedesche in collezioni complete che vanno dalla metà del secolo scorso fino verso il l 940. Non mancano le più celebri riviste di strategia, di ingegneria aeronautica, di balistica, come forte è anche la presenza delle riviste scientifiche in generale, dalle e Annales de Chimie et de Phisique », alla • Revue Générale des Scienccs », dal « Monileur Scientifique » al « Bulletin des Scienccs », ali'« American Journal of Mathematics ». Fra le riviste italiane, la B.A.G. contiene le collezioni della • Rivi ta Militare • , della • Rivista d'Artigrieria e Genio • ( 18841943). del e Giornale d'Artiglieria • (1861 -1873), della e Nuova Antologia » (fino al 1947), della « Rivista Marittima• (fino al 1942). Oltre a queste, numerose sono le annate della • Rassegna Storica del · Risorgimento », della e Rcvue dcs deux mondes », di numerose importanti rassegne di storia locale, fra cui spicca il famoso • Archivio storico delle provincie napoletane•, -su cui comparvero alcuni memorabili saggi storico-eruditi del Croce. Nella sala C sono cotenutc le raccolte complete degli « Atti del governo di Sua Maestà il Re di Sardegna», delle e Leggi e decreti del Regno d'Italia», delle « Leggi e Decreti della Repubblica haliana •, oltre ali'• Annuario Militare • ed a numerosi volumi di Atti del Parlamento Italiano. La Biblioteca è anche custode della monumentale • Storia dell'Artiglieria italiana • del Montù i cui volumi possono essere acquistati tramite richiesta fatta alla Biblioteca stessa. Tutta questa ricchezza bibliografica è a disposizione dello studioso attraverso due cataloghi, uno per autore cd un altro per materia; manca, invece, per ora, uno schedario delle riviste. Non ci pare azzardato concludere queste note con l'affermazione: per il militare che voglia perfezionare la propria specializzazione- e per Jo studioso civile che intenda approfondire la propria cultura storico-scientifica, Ja B.A.G. può dimostrarsi uno strumento di non piccolo pregio.


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LE SEZIONI DELLA B.A.G.

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!>elioni. in numero di 29, sono distinte ne] modo seguente:

- Stratc~ia, tattica, logistica: circa 300 titoli . - Orgamca e ordinamenti: circa 380 titoli . - Amministrazione e contabilità: circa 340 titoli . - Sanità e igiene militare: circa 150 titoli . V - Giustizia e disciplina militare: circa 200 titoli . V.I - Stato Maggiore: circa 100 litoJi . VII - Fanteria, Alpini, Truppe Cora1.7.atc: circa 400 titoli . VIII . Cavalleria: circa 150 titoli . IX - Artiglieria: questa sezione si suddjvide a sua volta in sei sottosezioni: IXa . istruzioni, regolamenti ed opere riflettenti l'arliglieria italiana in generale: circa 620 titoli . JXb . id. dell 'artiglieria dei principali eserciti stranieri : circa 610 titoli . IXc - balbtica , tiro, armamento, lattica e storia dell'artiglieria : circa 1520 titoli . IXd • malt:riale: circa 720 titoli . IXe . polveri, esplosivi, munizioni, stabilimenti d'artiglieria : circa 170 titoli . lXf - miscellanea d'artiglieria : circa 100 titoli . X - Genio; sezione suddivisa nelle seguenti sollosczioni: Xa . Istruzioni, regolamenti ed opere riflettenti il genio militare, l'automobilismo e l'aviazione italiani : circa 470 titoli . Xb . id. per gli eserciti stranieri: circa 500 titoli . Xc · storia, ordinamento del genio militare, composti esplosivi, esperienze: circa 120 titoli . Xd . costruzione e stabilità degli edifici militari; stabilimenti del genio militare: circa 50 titoli . Xe · fortificazione: circa 330 titoli . xr . miscellanea del genio militare: circa 30 titoli . XI · Marina: circa 540 titoli . XII . Dizionari, enciclopedie militari, attività sportive, varie: circa 350 titoli . XIII · Geografia militare : 170 titoli . XIV - Colonie itaJiane: circa 140 titoli . XV . Vicende storico-politico-militari: circa 7flJ titoli . XVI · Storia generale: circa 1200 titoli . XVII · Mate~tica (calcolo, ieometria descrittiva ed analitica, proiet· t1va), astronomia, geodesia, topografia: 1200 titoli . XVIII · Questa sezione è cosl suddivisa: XVIIIa · Chimica:circa 360 titoli . XVII lb . Fisica: circa 640 titoli . XVIIJc - Elettronica, calcolatori, ricerca operativa: circa 760 titoli . XVI lfd • Miscellanea chimico-fisica: circa 100 titoli . XIX · Tecnologia, ingegneria meccanica ed elettrotecnica: circa 760 utoli . XX · Ingegneria civile, architettura ed urbanistica: circa 1250 titoli . I li III IV


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MEMORIE STORICHE 1978 by Biblioteca Militare - Issuu