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MEMORIE STORICHE 1977

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO

umcto

STORJOO

MEMORIE STORICHE MILITARI 1977

ROMA 1977


PROPRIETA' LETIERARIA

Tutti i diritti riservat i. Vie tata la riproduzione am:h autoriuaLione.

parziale senta


PRESENTAZIONE

Riprendendo un'antica consuetudine dell'Ufficio Storico, s~ no stati raccolti in questo volume miscellaneo • Memorie storiche militari 19n • alcuni studi e ricerche elaborati per lo più nell'ambito dell'Ufficio e nel quadro dei suoi compiti istit~ nali. Si tratta di studi e di ricerche settoriali che non hanno tr~ valo specifica cullucai.ione in opere di più ampio respiro e che, tuttavia, rivestono un interesse particolare oppure di lavori già noti in un ambito ristretto di specialisti e che meritano una più ampia divulgazione. IL

CAPo Dm.L'UPPICIO STORICO


'

SOMMARIO

..... 5 PARTE PRIMA: Saggi

-

Rinaldo Cruccu: L'Italia e la Corsica nella seconda ,uerra mondiale

9

Salvatore Loi : I prodromj di tante sucrrc: mezzo secolo dj politica balcanica .

29

Mario Montanari: La battaglia del Trasimeno .

57

PARTE SECONDA: Profili biografici -

Oreste Bovio: Raimondo Montec:uccoli

91

l'J/J. Vincen7.0 Gallinari: Il Generale Alfredo Dallolio nella prima guerra mondiale

109

.

PARTE TERZA: TutilnonMnu -

143

Uao Branca: Riconli d'Albania

PARTE QUARTA: Ricerche -

Armando Beatrice: La biblioteca presidiaria dj Napoli

-

Antonello F.M. Bialinf: Italia e Turchia (19fM.1911): sii Ufficiali italiani e la riorpoluerione della ,eodarmeria

'1111

macedone

-

Franco Dcl11Jomo: La Divisione d 'Africa

199

•

229


PARTE PRIMA SAGGI


Generale R INALDO CRUCCU L'ITALIA E LA CORSICA NELLA S ECONDA GUERRA MONDIALE ( *)

I precedend Allo scopo di coUocare in un corrclto quadro storico le relazioni intercorse tra l'rtalia e la Corsica nel secondo conflitto mondiale, occorre prendere in considerazione due aspetti fondamentali del problema: quello politico e quello militare, anche se - come sempre - i due a! pelli non possono e sere delimitati con assoluta chiare:zza. Malgrado occasionali e del tutto strumentali rivendicazioni , come quelle avanzale dal fascismo a partire dal 1938, da tempo gli Italiani considerano la Corsica una provincia francese, anche se la posizione dell'isola, la sua struttura geologica, il carattere e la lingua degli abitanti la pongono incontestabilmente nell'area geografica italiana. Una rapida scorsa nel tempo sarà, infatti, sufficiente a dimostrare che da parte del nostro Paese non vi furono mai reali aspirazioni anne ionistiche. All'epoca del terzo trattato di Compiègne del 1768, con il quale Genova praticamente cedette la Cor ica alla Francia (1}, J'J:alia non era ancora unita in un unico stato nazionale, ed il fatto pa~ ò pressochè inosservato. Solo poche voci isolate notarono la questione; tra gli altri Pietro Verri - tipico esponente de) riformismo settecentesco - ne scrisse al fratello Alessandro in ( *) Rielaborazione di due relazioni presentate rispettivamente al Colloquio Internazionale di Storia dello 2" Guerra Mondiale ( Parigi, 28 ottobre 1974) e all'Incontro Internazionale di Storia contemporanea (Ajaccio, 28-29 giugno 1975). (I) li trattato in questione prevedeva che Ja sovranità sull'isola restasse, • de iure», a Genova. Fu solo il 30-2-1789 che l'Assemblea Costituente fTancese, unilateralmente, decretò l'annessione definitiva della Corsica.


IO

Cd-trr•lt Rintlldo Cru.: u

quc-.ti term1m : « Temo disordini grandi per tutta l'Italia .... Padroni dell'i ·ola, i francesi saranno padroni del commercio di Genova, e con Genova domineranno il commercio di Milano. Nelle mani della Francia, (la Corsica) è una posizione c he decide dell'equilibrio dell'Italia ..... •. Si trattava , evidentemente, di preoccupazioni di aratterc e enzialmentc economico. ne lle qu~li non compariva alcun sentimento patriottico, nè alcuna istanza di carattere irredenti ·tico. Altrettanto può dirsi delle preoccupu ioni del ministro borbonico Tanucci e dell'abate Galliani, che pure si interessarono al prohlema; Alfieri invece, ben noto per il suo astio verso la Franc.ia, con!.idcrò le battaglie di Pasquale Paoli come le prime del no tro rhcatlo. Durante il Risorgimen to, I· i'>tan/.c di carattere irredentistico comparvero !.olo poradicamcnte. cl 1931 Giust•ppc Mazzini, giunto in Corsica esule da Mars iglia, scrisse che l'i o la « e ra italiana d~vvcro; italiana non olo per aere, natura e favella , ma per tendenze e spiriti generosi di Patria ... ». Molteplici potrebbero essere le interpretazioni di tale affermazione; è da ritenere che Maz;,ini, allora molto giovane, andava formandosi determinate convinzion i, che sarebbero poi sfociate in quel progetto di riassetto europeo da lui preconizzato in moltc plki scrilti della sua maturità: un rias etto c he considerava 13 lati fondamentali , individuati dalle diverse nazionalità, affratellati nella superiore « Associarione dei popoli •. Jnoltre, Mazzini fu icuramenle impressionato dalla calda ospitalità trovata Lra i Corsi assieme a nume rosi altri esuli, vittime delle perccu1.ioni austriache, piemonte i, pontffi ·ie, borboniche. fra quesLi, Tommaseo e Guerrazzi in particolare, credettero di riconoscere tra i Corsi « lingua, canti, usi e tempera italiani •. Ma vi è tanta differen7_.a tra usi , canti e sentimenti e diciamo anche lingua dei Francesi e degli Italiani? Durante tutto il periodo d el Risorgimento, i Corsi del resto seguirono affettuosamente e con generosità i problemi italiani. A Ba.,tfa si stamparono manifcs tini e testi di propaganda, e a tal proposito si rese benemerita la tipografia Fabiani; gli esuli furono sempre ospitali con simpatia; numerosi Corsi vollero addirittura offrire il loro sangue alla causa dell'unità italiana. Per tutti , basta ricordare Leonetto Cipriani, che combattè nel 1848 con g li studenti toscani a Montanara, e Desiderato Pelri, che, partito con i Mille di Garibaldi , fu il primo ad irrorare con il suo


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punss,mo angue le aspre balze di CalatafimL Per contro, i patrioti italiani non fecero più questione dell'italianità della Corsica. Tutte le forze, le energie, i sentimenti di coloro che volevano l'unjtà d'Italia erano rivolti contro l'oppressione austriaca; la Francia era amica; • )'isola bella • era divenuta sicuramente francese, non vi era quindi luogo ad alcuna passione popolar.: che ne rivendicasse l'appartenenza all'It alia. Nessuna ini1.iativa, nessun'aspirazionc. nessun accenno dunque da parte d 11'1 talia, durante il periodo di formaz ione della sua unità, ad un irreden tismo corso: neanche nel 1870, dopo Scdan, quando pure la Francia era così gravemen te prostrata (2). Lo stesso France co Crispi - che tanta parte ebbe nelJa politica antifrancese dell 'epoca - fece mai accenni ad una questione corsa (3). Poi la Grande Guerra, l'al1eanza con la Francia. la vittoria contro gli I mperi Centrali e la politica dell'immediato dopoguerra; la principa le preoccupazione di tutte le nc.tZioni dell'Intesa durante questo periodo fu costituita dalla Germania. Ne suna qucstion corsa comparve neanche durante i primi anni Jcl regime mussoliniano. Solo nel 1938, come abbiamo gH.t detto. la Cor ica appare tra le regioni rivendicate dall 'Italia , ma , occorre ripeterlo , rivendicate dal governo non dal popolo italiano. E' quindi pol),;;ihìle concludere che l'Italia non nutriva reali e sentite a~pira7ioni di annettere la Corsica. già da tempo profondamente france:-.e. Diverso J'aspello miliLare d Ila questione. Uno studio del 1927, dovuto ad un ufficiale della nostra Marina Militare, già metteva in evidenza la polcn1.ialc minaccia costituita dall'isola che, in caso di conflitto con la Francia, avrebbe potuto costituire una base aerea per ofrese contro quac;i tutta la penisola italiana e contro la Sardegna, oppure una base intermedia nel cao di sbarclli sulle coste toscane e laziali. (2) E' noto, im•cn'. che il re Vittorio Emanuele II avrebbe voluto accorrere in aiuto di NapolCOfl{' I 11 nell'ora della disfatta e che ne fu trattenuto dai suoi mini:.lri, ben con<.ci della debolezza italiana. (3) Solo Garibaldi alla vigilia della sua morte, reclamò, in un appello rivolto nJla gioventù, l'i1alianità della Corsica. Forse perdurava in lui il risentimento per l'ingratitudine dimostratagli nel 1871 dall'Asscmhlea Nazionale francese; o forse era stato gravemente impressionato dai recenti fatti di sangue vcrificati,i a Marsiglia, in occasione dcì quali alcuni operai italiani erano rimasti uccisi.


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GmLralr_ RimwJo Cru«M

Una visione strategica di ben più ampia portata, nei riguardi della Corsica, compare in uno studio geo-politico, compilato dalla Commissione itaJiana di anni tizio con la Francia nel luglio del 1941. Il documento considerava la Corsica, insieme con la Sardegna, quaJe elemento di una grande diga che separa il mar Tirreno dal Mediterraneo occidentale. A qut ,ta diga era attribuita una duplice funzione strategica: una funzione difensiva, di bastione protettivo di tutto l'arco co tiero italiano (ligure e tirrenico) ed una runzione offe ns iva di trampolino di lancio verso le terre, i mari , i cicl i eh · allorniano la diga stessa. Lo st udio pro!.Cguiva os~l'rvando che la Corsica, in mano francese, spezzava il valon.· slratcgi o militare della diga, e creava una minaccio a pedana offcn. iva ad immediata portata dell'Ttalia, con distanze medie di 130 Km. da Livo rno, 210 da Genova e 260 da Roma. Nei primi mesi del 1940, peraltro, l'attacco e l'occupazione della Cor ·ica sarebbero risultati troppo onerosi per le Fone Armate italiane, che forse. nelle condizioni precarie in cui si trovavano, non sarebbero state in grado di concludere l'operazione con successo. Tale considerazione traspare, infatti , dalla memoria operativa compilata da Mussolin i cd inviata al Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Badog Uo, in data 31 marzo 1940: in essa il Duce, nel riaffermare il concetto che in caso di guerra doveva e ere assunto ovunque atteggiamento strettamente difensivo, scriveva testualmente: « una occupazione della Corsica può essere contemplata, ma fur e il giuoco non vale la candela: bisognerà però neutralizzare le basi aeree di quest'isola •. Ecco dunque il punto · sarebbe stato auspicabile occupare la Corsica subito all 'inizio d elle operazioni ; ma ciò sarebbe stato eccessivamente dispendioso otto tutti i punti di vista. Meglio dunque, nelle condizioni del particolare momento, provvedere alla ne utralizzazione dei numerosi aeroporti dislocati nell'isola, per evitare che ne potessero provenire massicce offese aeree contro l'Italia. Che un attacco itaJiano aJla Corsica fosse un gioco che non valeva la candela - per usare la frase di Mussolini - dovette pensarlo anche iJ Capo di Stato Maggiore Generale francese, Ga· mclin.


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In un promemoria compilato nell'inverno 1939-1940, riguardante le operazioni previste per ]a primavera. del 1940 (rinvenuto dalla Commi iore italiana di armistizio del novembre di quello stesso anno). 11 Generale Gamelin non prendeva in considerazione - nel caso in cui l'Ita lia fosse entrata in guerra a fianco della Germania - alcuna operazione che muoves e dalla Corsica contro le coste della nostra Penisola. Egli prospettava, invece, la possibilità di un attacco dalla Tunisia contro la Sicil.ia. In ostanza, sembra che si possa concludere che nel 1940 nè l' lta]ia nè gli alleati franco-britannici ritennero di sfruttare l'importa111a trategica della Corsica. Probabilmente nessuna delle due parti aveva i mezzi per utiHzzare le grandi possibilità potenziali di offcsa dell'isola.

L'ltalta entra ln guerra La memoria operativa del 31 mJ i-1.0 venne presto superata dai fatti : e la vi ione della Fra ncia battuta dalle armate tede, che indusse il Duce ad entrare precipitosamente in guerra, nell'illusione che quc ta fosse ormai prossima alla fine. Nel giugno del 1940 la Corsica non poteva e ercitare più alcuna minaccia di rilievo nei riguardi della Penisola. La Francia , infatti, era ormai prostrata e la Gran Bretagna non aveva nel Mediterraneo fon.e sufficienti per occupare l'isola. L'atteggiamento preso dal Comando Supremo italiano nei riguardi della Corsica appare dunque logico e coerente. Meglio non spendere troppe forze per un'impresa praticamente improduttiva , ma comunque dall'e ilo difficile fino a che La Francia non si fosse ritirala dal conflitto: perchè nell'isola erano tuttora stanziate consistenti forze fran e i; i suoi porti e le zone di sbarco apparivano insufficienti per un'operazione in grande stile; il terreno era particolarmente difficile ed, infine, era da presumere un'accoglienza molto ostile da parte dei uoi abitanti. Sembrò dunque preferibile attendere il definitivo collasso della Francia, prevedibile a non lontana scadenza. Un analogo atteggiamento era stato del resto previsto anche per le altre fronti italo-france i: non si doveva, infatti, compiere alcun atto offensivo contro la Francia in grave difficoltà nè in cielo, nè in terra, nè in mare, se non in caso di provocazione. Un fatto invero unico nella storia: si dichiara una guerra e si dà ordine di non premere il grilletto; e per di più ci si attende un analogo atteggiamento anche da un nemico che quella


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Gc11l'.ral r Rinaldo C,ua:u

guerra non aveva voluto e che non poteva non. nutrire risentimcn ti nei riguardi deJJ'Italia. Era una situazione insostenibile; la tregua d'armi fu presto infranta; i francesi inviarono una loro squadra navale a bombardare, in verità con scarsi risultati, Genova e Savona; Mussolini ordinò l'effe ttuazione di piccole operazioni offensive sulle Alpi e bombardamenti aerei altrove. Ecco dunque le offese sferrate dall'aria contro tutti i porti e gli aeroporti della Corsica, in coerenza con i primitivi piani operativi. Pochi giorni dopo la Francia doveue richiedere l'armistizio. Nelle condizioni pos te dall'Italia alla Francia, per quanto concerne in parti olar • la Cor ica, non fu prevista alcuna occupazione da parte italiana. Ve nnero impo1-ti solo i segue nti provvedimenti : la smobilitazione <li g ran parte clc llc tnippc <ldl'e ercito ( furono tenuti in vita soltanto alcuni reparti privi di armi automatiche pesanti e di mortai , tra i quali un battaglione a Bast ia, un reparto di artiglieri contro-aerei ad Aiaccio, una comp::1gnia per la guardia delle opere in varie località, due batterie cm,tiere); la limitazione delle forze della marina militare a tre dragamine, un rimorchiatore, un piroscafo; lo smantellamento di tutti gli aeroporti, salvo quelli di Aiaccio e di Calvi e l'idrocalo di Aiaccio: la limitazione delle for,.e di polizia ad una compa1rnia di gendarmi ripartita tra Bastia cd Aiaccio e quattro squadroni di guardie ad Aiaccio (naturalmente con il compito di as!>icurnre l'ordine pubblico in tutta l'isola). I materiali esuberanti , in particolare le artiglierie, vennero resi inefficienti o scminefficienti ed accantonati in appositi depo iti. Molti studio i si sono chiesti il pcrchè di questa mitezza di condizioni armis tiziali da parte dell'Italia. Le risposte date sono varie, in genere tutte basate su ipotc i. Non esiste, che si sapp ia , alcun documento scritto che d ia una spiegazione se non sicu ra ed esauriente, almeno appro ' imata. Pertanto tutte le ipotc ·j falte (rimor o di Mussolini per aver dichiarato guerra ad una nazione morente, a noi legata da tanti vincoli storici cd affetti vi; pressioni tedesche - naturalmente verbali - sul Duce, perchè facesse accelerare la stipulazione dell'armistizio, in vista della ripresa delle operazioni contro Ja Gran Bretagna; timore che la Francia potesse respingere condizioni più dure e che conseguentemente ]'Italia dovesse rimanere a fronteggiarla da sola) conservano la loro validità e la scelta resta alle preferenze dei ·ingoli. Ci si può limitare a rilevare che, probabilmente, c'è del


I&

vero io tulle e tre le ipotesi, con una leggera preferenza per la prima, in considerazione del temperamento estremamente emotiivo del Duce. Dopo l'armistizio delle Potenze deU'Asse con la Francia e fi-

no allo sbarco nord-americano suUe coste deU'Africa Settentrionale francese, la Corsica, come accennato, ebbe vita tranquilla. Nell'economia generale delle operazioni, l'alto Tirreno ed il mar Ugurc risultavano troppo periferici rispetto al principale teatro di operazioni mediterraneo, la Libia e l'Egitto; tutta l'attenzione delle flotte italiana e britannica, e conseguentemente delle due aviazioni, era rivolta a quel settore ed ai convogli di navi che lo alimentavano. In pratica l'epiccnlro delle azioni delle due opposte forze aereo-navali era costituito dal Canale di Sicilia, dal1' Egeo, daJ tratto di Mediterraneo compreso tra Sicilia e Tunisia. Gioverà forse ripetere che per l'Italia la Corsica non aveva , conseguentemente, alcuna importanza dal punto di vL ta strategico: i suoi aeroporti erano lontani dall'Africa Settentrionale cd altrettanto deve dirsi per i suoi porti, i quali per di più non consentivano l'attracco ed il ricovero di grosse navi. D'altra parte l'Italia aveva basi di ben maggiore potenzialità per operazioni aereo-navali nella Sicilia, nella stessa Peni.ola, in Grecia, a Rodi ed a Creta. Quanto ai Britannici, l'occupazione della Corsica avrebbe consentito di avvicinare all'Italia le loro offe. e aeree ( non quelle navali, stante la scarsa potenzialità dei porti corsi). Ma nel 1940, nel 1941 e fino all'autunno del 1942, l'occupazione della Corsica sarebbe costata troppo all'Inghilterra: perchè non solamente avrebbe comportato perdile in uomini , mezzi terrestri, navali ed aerei, sicuramente forti e forse addirittura sproporzionate alla posta. ben l avrebbe anche imposto la sottrazione di molte forze dal fronte dell'Africa Settentrionale, e ciò a tutto vantaggio dell'annata italo-tedesca, con conseguenze forse incalcolabili. Lo sbarco statunitense nell'Africa Settentrionale francese mulò completamente la situazione: si trattava, infatti, di nuove forze che dall'Algeria avrebbero potuto non soltanto prendere aJle spalle l'annata motocoran.ata di Rommel in ripiegamento dall'Egitto e dalla Libia, ma puntare addirittura a11'occupazione della Sardegna e soprattutto della Corsica, completamente sguarnita di forze dell'Asse e dove avrebbe trovato favorevole acco~licn1.a.


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Gimtral~ Rinaldo Cm«u

Donde la tempestiva occupazione italiana, che consentì di tenere lontane daUe coste tirreniche le offensive aeree del nemico e condizionò fortemente le sue velleità di sbarco nella Penisola cd in Provenza.

L'occupazione Italiana

Lo Stato Maggiore dc ll 'E .,cn.: it o italiano, aveva preparato da tempo un uo piano operai ivo in , i ta <.li un eventuale sbarco in or ica . La primitiva pianif 1(:a1ione c,pt.,iak " C • fu di!>trulta l'J 16-1941 ( presso l'.1rd11vio dell'lf fiuo ~turin, dell'Esercito es iste olo il relativo vcrhall' di di,1ru1101tl'. l ' pv, do non l' po~~il,ilc c;offcrmar,i ~u di c,-,a ) e SO!>lll u ila lUn 11110w d 11l·Lti\"l· upcrnli\ e, daJ tit olo e E i!!cn1a (2 •. dw il l.umando dl·I VI I Cui po d 'Arma· ta di Fi rcn1e tcnrn.· nggiornatl' I ino al moml·nto ddl't:ffcttiva occu paLionc ddl'1sola ( 11 no\crnhrc 1942 ). Vale la pena di Ja, e un rapido cc11110 di qt1e!>ta pianificazione, t hc ndla , ua attu..vio11c ~arc hhc i.taca pt·rò in l!ran part e disattesa per l'inrnlzarc dc~ li eventi . L'c-<,cn11iom' dei piani 1r1 parola l'ra prev1<;la nell'ipotesi di uno ,harco ncll'bola d i for·tl' britannichl· o anp lo-dcµo llistc, o, comunque, qualora una minat-cia del ~encrc 'ii lossc profilata . La cconda ipotc.,i fu a ppunto quella l hc prc~c concrctc1.za nel novembre del 1942. a '>C[!uito dello ~bar o i11 Marocco cd in Algeria degli ~la lunitensi. l.'l'!>igenza « C2 ,. co11-,i<lcrava un aucg!!iarncn to o,lil · ali ' [. ta lia, sia de lle for,c I ranl·csi r iti'1a le 111 Cor-,ica, ~ia ,opraUutto della popola1ionc bolana: ed e notevolL' il fallo , nettamente ~ontra~tante con la ca mpagna irrcdc111i-.1irn montata in quegli ultimi anni dal Governo l' dal rcp irne la,ci,ta . !n,;om ma . di fronte a lle illusioni propagandi~ tic hc rnus-.ulinianl' lo Stato Maggiore italiano aveva tenuto i piedi h ' n ....aldnmcnte a tcr·ra. Le oper:.izion, prc , btc J ·ti niani dovf'vano tcn c.lcrc a creare al più presto due « te te di s harco • , rbpettivamentc sulle coste oçcidcntali (ad Afo.ccio) e ~u qudlc orientali (a Bast ia) ; di qui, procedere ad una rapida occupazione di tutta la Corsica. Un eventuale sbarco nemico doveva essere contenuto sul ver ante occidl·ntalc dell 'isola e, quindi. ricacciato a mare. All 'a ttuazione dcli '« e igenza C2 • l'ra de tinato il V II Corpo d'Armala su due divi ioni («Friuli ,. e e Cremona • ). tntppc


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e servizi di corpo d'annata ed, eventualmente, una legione di camicie nere. Tali forze si sarebbero ripartite in quattro colonne, due delle quali si sarebbero imbarcate a Livorno (ed eventualmente a Portoferraio) cd altre due in Sardegna (nei porli di 01bia, della Maddalena ed a Porto degli Aranci) . La mutala situa,done del novembre 1942 impose che l'occupazione della Corsi a fosse effettuata con grande rapidità, per questo, come già si e fatto cenno, non fu possibile dare fedele attuazione alla pianificazione « C2 » . Al momt:nto dell'imbarco a Livorno dei primi caglioni, i piroscafi previsti dalla pianificazione stessa non si trovavano in quel porto. La marina mercantile italiana, nel novembre 1942, poteva contare ormai su poche navi. a causa delle forti perdite subite durante tutto il corso della guerra. Quelle superstiti inoltre erano permanentemente in mare per fare fronte , per quanto possibile, alle esiµc,u.e dell'Africa Settentrionale. La nccc~sità di fare pre to (tra l'altro circolavano notizie vere o presunte - di convogli a lleati in na\/igd.f.iurn: \/Cl!>U la Sardegna e la Corsica) indusse il umandante del VII Corpo d 'Armala ad imbarcare i primi sca{!lioni ul naviglio lej?J!ero presen· te a Livorno : una relazione inviala da tale Comapdante allo Stato Maggiore dell'Esercito d;) noti1.ia di una gra11dc confusione prodottasi in quel porlo all'atto dell'imbarco. Comunque, da Li vorno e dalla Sardcpna, tutte le forze imbarca te navigarono indi turbate verso la ursica e vi barcarono senza trovarvi rci,.istenza alcuna: vi f uronu, infatti , olo protes te formali da parte del Prefetto di Aia cio e d I Vice Prcfcllo di Ba tia , che peraltro as icurarono la loro collaborazione per il mantcnimc11lo ddl'u1 dine pubblico . D'altra parte le trnppc italiane avevano ricevuto ordini everis imi di o,~n,arc un contegno corretto nei riguardi della popola1ionc n ,r a. Rc itcrnti ordini. in data 10. 11 e 16 nuvcrnhre , del Comando Supremo e dello Lato Magµion.:: d e ll'Eserci to a\'evano , infatti, pn.. ,critto tra l'altro l'a,i,.oluta aslcn io11c di qual ia i accenno irrcdt:'nti li o o di , iv\.'ndicazioni territoriali. ' i dava , inoltre, notificazione a lle aulorita francesi cd ai <.:ivili che lo sba rco era avvenuto olta11tu per preservare l'isola <la po ibili offe e angloamericane; hc le clau ole d 'armistii'io con ervavano pieno valore, ivi compreso il divieto per le for1c italiane di compiere unilateralmente requi izioni; ancora, si assicuravano i Corsi c he Jc


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Cmerole Rinaldo Cruttu

truppe iLaliane non si presentavano come nemiche, bcnsl come amiche de1la Francia ed in particolare dei Corsi stessi. Jn effetti, i primi venti giorni di occupazione trascorsero senza particolari incidenti (un primo attentato ad un deposito militare si registrò soltanto il 4 dicembre) . con , cambi di cortesie tra autorità militari italiane cd autorità civili f ran<.:csi, che diedero tutta la collaborazione possibile per il soddisfacimento delle esigenze proprie di un'occupazione militare. Poi , a fine novembre, pervennero al comandante deUe truppe italiane successive disposizioni da Roma che, progressivamente, limitarono l'autonomia dclk autorità francesi, e l'atmosfera cominciò a guastarsi. Dapprima il comandant · ddlc truppe f ranccsi, generale Humberl, ricevette l'ordine di smobilitare lutti i militari alle armi e di restituirli alle loro case (30 novembre) ; quindi fu impo to al Prefetto di consegnare ai comandi di presidio italiani tutte le persone notoriamente contrarie all'Asse (12 dicembre); infine ( I gennaio 1943) la j!estionc dell 'i ntera rete radio fu assunta in proprio dal comando g·nio dd VII Corpo d'Armata. Il 18 gennaio il Governo italiano comunicò al Governo di Vichy di avere assunto in Provenza cd in Corsi a tutti i diritti di nazione occupante. Ma l'andamento della guerra diveniva ogni giorno più sfavorevole alle Polenze dell'Asse: i Cor~i, oltre alle notizie che potevano atLing •re dalla stampa ul fidale e dalle interccLLazioni delle emittenti inglesi e della Francia libera, toccavano la nuova situa1jone con mano, si può dire, attraverso i quotidiani sorvoli dell'isola da parte di formazioni nemi~he del tutto incontrastate (la contraerea italiana era in condizioni di efficienza molto relativa e l'aviazione da caccia, quella poca che ancora esisteva, era impegnata altrove) . Quasi ciò non bastasse, anche sul mare gli Anglo-americani cominciarono a manifestare, all'inizio della primavera, Ja loro prescn1.a: alle azioni di . ostegno dei patrioti svolte dal sommergibile francese • Casablanca •. si unirono affondamenti di navi italiane nello stretto braccio di mare che separa l'isola d'Elba dalJa Corsica. Tutto ciò valse, da un lato, ad aumentare la tensione e le preoccupazioni delle autorità italiane, dall'altro a risvegliare il patriottismo, apparentemente sopito, dei Corsi. Ebbero così inizio i. primi attentati di un certo rilievo ed i primi conflitti a fuoco. Le rappresaglie che seguirono, anche se


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meno dure che altrove, alimentarono il rancore delle popolazioni nei riguardi deJle nostre truppe. Tra l'altro, ad Aiaccio, dove avvenne a giugno un grave incidenle, fu disposta la chiusura dei locali pubblici, dei negozi (salvo quelli alimentari e Il' farmacie) nonchi: l'anticipo del coprifuoco. Tali dispo izioni rcslrillive furono mantenute in vigore per una decina di l!iomi . I responsabili corsi dell'incidente furono catturati ed inviati in ltalia, in campi di concentramento. Ma oltre a questi tristi eventi, del resto inevitabili in guerra, occorre pur ricordare gesti di buona volontà c he da <'ntrambc le parti non mancarono. Per quanto concerne gli Italiani, è sufficiente ricordare la fornitura di farina alla popolazione civile; da parte francese, la partecipazione della popolaz.ione di Bastia ai funerali di 13 militari ilalian i, periti in mare il 19 aprile a seguito del siluramento del Piro~cafo Crispi. L'annistWo

L'8 scuemhre 1943, era pre ·ente nell 'sola il VII Corpo d'Armata italiano con le Divisioni di fanteria « Friuli • e « Cremona •, le Divisioni costiere 225. e 226., il 182. reggimento costiero non indivisionato, i raggruppamenti granatieri , bersaglieri e alpini, unità di artiglieria , del genio, dei ervizi e della mili:d a, oltre a distaccamenti di carabinieri, unità della Marina cd clementi dell'Aeronautica e deJla Guardia di Finanza. Il contingente italiano era « affiancato • dalla Brigata motocoraa.ata tedesca rinfor,,a· ta SS Rcichsfuhn:r. Le forze italiane, desti nale per lo più alla difo a della fascia costiera e dell'immediato interno, erano disseminale su tutta l'isola, mentre quelle tede ·che, costituenti massa di manovra, erano invece conccnlratc; per la loro spiccata mobilità e se però erano in grado di raggiungere in poche ore qualsia i punto del litorale e deJJ'intemo. Le forze italiane non erano motorizzate e non avevano i11 duL.u.iune <.:arri armati di potenza tale da poter validamente contrapporre a quelli di cui erano dotati i reparti tedeschi della Brigata motocora1.7.ala SS Rcichsf uhrcr e della 90. Divisione Panzer Grenadiere sbarcata nell'isola dopo l'armistizio. Essi infatti disponevano solo di qualche plotone di carri leggeri da tre tonnelJate e non avevano mc;,.zi blindati. All'annunzio delJ 'armistizio, il Comandante delle forze italiane confermò gli ordini già impartiti nella mattinata del 5 settem-


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Ctnual, Rmaldo Crucc:u

brc (4) di riunire le unità per blocchi di battaglione e di incrementare le misure di vigilanza e di icurezza. Nel contempo re tituì i poteri civili alle autorità locali e ordinò la liberazione degli internati politici. Lo stesso 8 settembre, verso mezzanotte, con azione improvvisa, i tedeschi effettuarono un colpo di mano sulle in tallazioni portuali della città, presidiate da soldati dell'Esercito e da unità. della Marina italiani. Approfittando del momentaneo disorientamento causato tra gli rtaliani dall'annunzio dcll'annistizio, i tedeschi occuparono il porto, incendiarono il piroscafo • Humanita. ». tentarono di impadronir i del cacciatorpediniert: italiano « Ardito • ed assalirono il MA.S • 541 » . La reazione delle unità italiane ubiw afl iancatc da, patrioti - fu però decisa e il porto rio upato dopo aspro combaUi111cnlu: il mattino del giorno 9, alle ore selle, la situazione eia completamente ristabilita. L'operazione era CO!>tata agli italiani 57 ,uldati dcll'E erci· to e 70 marinai del cacciatorpediniere « Ardito•, fuori combattimento tra morti e feriti . Nel rraltcmpo la torpediniera « Ali·eo ,. al largo di Bastia attaccava e colava a picco, con la collaborazione delle batterie co tiere, due caccia-sommergibili e sette motozattere Ledesche. Altri scontri a fuoco con i tede ·chi i ebbero poi nei giorni 9 , 10 e 11 . etlembre in varie località ddl'i ola . tra le quali Porlo Vecchio. Sarteoa e Bonifacio. Intanto era iniziato a Bonifacio. otto la protezione di reparti della brigata corauata SS Reic h fuhrcr, lo ·barco della ~ Di\'isfone Panzer Grenadierc. rinforzata da un reggimento da fortc1.1.a e da reparti dell 'aeronautica. Unità della stessa divisione tedesca affluirono in Corsica per via aerea, prendendo terra a Chisonaccia ed a Borgo. Lo sbarco in Corsica della potente divisione di fanteria corav.ata tede ca veniva a turbare il rapporto delle forze in campo non già nel numero degli uomini bensì nella potenza e nella mobilità dei mcui. Le unità italiane comprendevano in quanto a personale, for.1.e ·uperiori ai tedeschi. ma tali forze, come si è già detto, erano disseminate io tutta l'isola e non erano motori:;,.zate, nè meccani:;,..:;,.ate, nè corau.ate. Mentre si verificavano tali avvenimenti, i partigian i cor. i (4) Sulla scorta delle direttive dello SMRE contenute ne lla • Memo ria 44 Or,. • ricevuta la . era del 4 settembre 1943, ad intt:gra,ionc del· l'online 111 C.T. del 10 agoi.to in base al quale i Comandanti delle Grandi Unità erano stati <;ubito debitamente attivati.


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avevano polulo constatare la reazione degli Italiani agli attacchi dei tedeschi cd il pomeriggio del 9 il comandante delle forze ila· liane dcll 'i ola, generale Magli, riceveva nella sede del suo comando il capo dei patrioti corsi, ten. col. Paolo Colonna d'Istria. Durante il colJoquio che ne segul furono presi accordi circa le azioni di sabotaggio e di guerriglia contro i tede chi da compiere, in parallelo con le operazioni delle unità italiane, dalle formazioni partigiane dell 'isola, riarmate dagli 1Laliani con le armi recuperate in rastrellamenti precedenti nelle zone di lancio o in depm,iti. L'ordine di considerare i tedeschi quali nemici , pervenuto in Corsica l' l J settembre, t rovò quindi le forze mobili del VII Corpo d 'Armata pronte ad agire contro le unità tede che. Queste erano raggrup pate in hlocchi nelle zone di Bonifacio, Porto Vecchio, Ghisonaccia, Bastia e aeroporto di Borgo. Da tale situazione caturì il piano operativo dd generale Magli , basato u un conccllo d 'a,ione chiaro e razionale: contenere il nemico a sud e impedire il ·uo movimento nell'isola ; eliminare le forze dislocate nella zona di Bast ia. Borgo e Ghisonaccia , mentre le unità co tiere dovevano ~barrnre la via a qualsiasi movimento di tedeschi verso nord ; altre unità, affian ·ate dalle formazioni partigiane cor e, dovevano compiere azioni di sabotaggio e di disturbo (a quella data no n era ancora sbarcata in Cor ica alcuna unità regolare france e) . A ohi tali compiti . il grosso delle forze italiane avrebbe dovuto riunirsi nella zona dì Porto Vecchio-Bonifacio per eliminarvi le forLc corazzate germaniche. Il piano di operazioni , che comportava moviment i di unità estremamente complcs. i, avrebbe dovuto avere inizio all 'alba del 13 settembre 1.· le orwnvioni e.li alla co dovevano -wilupparc;i -.imultaneamente a Bastia e a Ghisonaccia. Ma l'allc!,!giamcn to dei tedeschi , favoriti dalla totale motorinazione delle loro unità e dalla polcn1a dei loro meai corazzati e meccanizza ti , impre ·se agli avvenimenti un coro diverso da quello pianifica to del generale Mà{!li . Ehbe co. ì ini;,io una seconda fase delle operazioni he può suddividersi in due tempi. Il primo tempo, 12-18 settembre, è ca ratterizzato da una erie di combattimenti affrontati dagli Italiani per impedire ai tedeschi ogni movimento nell 'isola . Alcuni di tali combattimenti vennero affiancati dalle azioni dei partigiani corsi. TI secondo tempo, 1828 c;ettembre, si distinse invece come stasi difensiva, di po la dal generale Magli in attesa che l'arrivo di unità e di mezzi degli alle.ati consentisse una valida ripresa offensiva.


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ALLA SERA DEL 7 SETTEMBRE 1943

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rn sintesi, i combatlimeoti sostenuti dagli Italiani dal 12 al 18 settembre:

CombattfmentJ di Casamoz:za.Bastla del 12-13 settembre Alle 18,30 del 12 settembre una consjstente colonna tedesca di mezzi corazzati, semoventi e artiglierie in movimento verso nord lungo la rotabile costiera orientale, si presenta dinanzi alle posizioni italiane di Casamozza (circa 20 Km. a sud di Bastia) ancora in via di alle timento e, in parte, a fronte rovesciata, chiedendo di avere libero il passo. Il presidio italiano, consapevole della importanza yitaJc di quelle posizioni, poichè la perdita di Casamozza avrebbe dato il via libera ai tedeschi verso Bastia e Borgo, a ord, e vcr ·o Ponte Vecchio, ad Ovest, respingono l 'invito dei tedeschi ed ingaggiano un furioso combattimento; è una lotta impari del fucile da una parte contro il carro. i mc.1.zi meccanizzati , i proiettili incendiari cd i Lanciafiamme dall 'altTa. Così invcs1j1i, gli 1tnliani debbono abbandonare le posizioni. Sempre ne l pome riggio del giorno 12, un reparto di bersaglieri motociclis ti , col concorso di tutte le artiglierie delJa difesa italiana del po rto cli Bastia, effettua un ardito colpo di mano che porta all 'annientnme nto di due batterie tedesche da 88 e alla cauura di 500 prigionieri tedeschi. Nella mauinata del 13 settembre una robusta colonna avversaria, formata da due battaglioni autoportatj , due baLLaglioni di carri armati , tre gruppi di artiglieria motorizzata e emoventc, forte ddla si urezza che le veniva dal posscs o di Casamo;,.7,a ormai in mano tede. ca, si dirige dall'aeroporto di Borgo verso Bastia. Si scontra con gruppi tattici della divisione • Friuli • , in crisi di movimento per raggiungere le po ·izioni presta· biliLc. Ne nasce, anche qui, un 'ai pra lotta caratte rizzata, come la precedente di Casamov.a , dall'uomo col fucile contro il carrc e il mezzo hlindato. Gli italiani contendono il terreno ai t~ deschi palmo a palmo, ma dopo cruenta lotta protrattasi per tutto il pomeriggio del giorno 13 debbono ahban<lonare la città, la cui riconquista era coslala Lanto sangue nelJa notte tra I '8 e il 9 settembre. Tn queste azioni caddero in combattimento 134 uomini, tra ufficiali, souufficiali e soldati e molti altri rimasero feriti o mutilati.


Gmuale Rm•ldo Cr&KCI.I

Combattimenti di Chlsonl-Vezzan1 del 12 settembre Nel pomeriggio del giorno 12, nella zona ad est di Ghisoni e a sud-e t di Veu.ani rcpa11i del 10. rag!!rLIPP?mt:nto celere si scontrano con una forte colonna motocorazzata tede · a diretta al oleo centrale. ella lolla che ne consegue cadono combattend o 13 uomini , tra bcr ·aglicri e artiglieri.

Combattlmentl In zona Aullene-Zonza del 13 settembre Jn combattimenti protratti i dalle 8.30 alle 13 del 13 set· tcmbn: unita italiane stroncano dopo vivaci combaL11menti il tentatho di una colonna tede <.:a d1 !'•ungere a Poi tu Vccc h10, la colonna nemica deve ritirar i u Oucnza da dove era partita. 1 Caduti italiani :,uno 4. Altn 4 mort, :,1 hanno l' indomani. 14 eltcmbrc. tn eguito al iolento in~cnùiu di un bo co causato da pia:.tnnc al losfo10 lanciate da ac,ci tedeschi u ,cparti della 266. 01vi ·ione costiera, po:,ti a prc,idio del capo. aldo di Bellavalle.

Combattlmeoll In Valle Colo ( 14-18 settembre)

La pol.1/ion • di rc!'>i h .>111..a italiana ,1abilita in v~,llc ·oto, in corril.pondcn/a della ,;fre tta di Ponte uu, o, viene ripetutamente ottopo ta a puntate tede c he <:hc non ric'i 0110 mai a superare la linea difensiva In quc:.tc a,".ioni cadono 8 :,oldati ila· li ani. Combatllmentl di Pledlcroce (17 settembre) Il pH:'i1d1u italiano di Picdicroce vcr,o le ore 13 riceve dai tede chi I., ri<.-hic,1a di li bero trarn,ilu per una consistc!nte c<r tonna mo1ocora,,1ala c hè, t.un mortai e artiglierie, punla u Corte. Al nello rifi uto del comandante italiano le unita Lc des hc al· laccano il presidio il quale, prima di ripiegar· sulla predisposta posizione di Colle di Prato, premuto dalle i.upcriori forze dell'avversario, infligge ad es o ingenti perdite. I soldati italiani caduti in questo com hauimento ono JS.

Combattimenti al ponte dJ Plnzalone e alla stretta delJ'lnze.cca ( 15-17 settembre) Nei giorni 15-17 settembre i tede c hi tentarono con varie puntate offensive di fo17.are la stretta dell' Jnzecca ad est di GhisoniVe:zzani. Ve nnero respinti con perdite. Caduti italiani : 5.


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ComballlmentJ di Zonza e Levle ( 15-16 settembre) Poichè un presidio tedesco si è instalJato a Quenza, il generale Magli di pone che, con un attacco convergente da Aullene e da Zonza, esso venga annientato. L'azione è affidata al Raggruppamento Granatieri e aJ Battaglione Alpini « M . Granero • . li presidio tedesco è battuto e lascia in mani italiane 200 prigionieri. Il giorno 16 sellcmbre, i tedeschi puntano con una fort e colonna motocorau.ata su Levie, scontrando i con i difensori italiani . L'attacco viene respinto e i tede chi ripiegano verso Porto Vecchio. I Caduti italiani sono IO. c l ccondo tempo, dal 18 al 28, caratterizzato come detto da atteggiamento essenzialmente difensivo, il contatto con il nemico fu comunque mantenuto a mezzo di Corti ed attive pattuglie di combattime nto. Ne conseguirono vari scontri che ebbero particolare vivacità in Valle Colo. Er.t intanto inizJato (notte tra 13 e 14 settembre) , lo sbarco nella protetta conca di Ajaccio delle prime aliquote del l Corpo d 'Armata francese . Il 17 arrivò sull'isola anche il Comandante Generale Henri Martin, che pre ·e immediati contatti col Generale Magli per concretare, su un piano di totale collaborazione, le operazioni combinate franco-italiane per la liberazione dell'isola. Il disegno operativo, completato il 21 settembre, prevedeva l'occupazione di alcune località del sud (gli italiani occuparono Bonifacio e Porto Vecchio) ed un attacco convergente su Bastia. Questa opcraziont: combinata franco-italiana , che concluse il ciclo operativo in Cor ·ica, consisteva: - in un 'a,f.ione diretta sulla città da nord per il colle di S . Leonardo e da sud per il colle di S. Antonio e zona Turiani , mentre frontalmente poche compagnie dovevano tenere agganciate le unità tedesche nella zona del colle di Tcghjme; - in un 'azione indiretta nella valle del Colo, tendente ad impedire l'afnu ·so verso nord di rinforzi tedeschi. Le due azioni dovevano essere appoggiate da tulle ]e artiglierie italiane disponibili, precedute e appoggiate da interventi acirci . Quella principale, diretta sulla città, fu affidata ad un bloc-


C"nuale Rmaldo Crucn.1

co di for1.e del quale facevano parte unità francesi ed italiane al comando del Generale france e Louchet. Quella indiretta, invece fu assegnata esclusivamente ad unità italiane, comandate dal Generale Ped roui. Nel complesso Je forze italiane impegnate nell'operazione ammonlavano a 4 battaglioni di fanteria, 2 battaglioni di MVSN, 1 battaglione e 1 compagnia mortai da 81 , 2 battaglioni semoventi da 47 / 32, I compagnia bersaglieri motociclisti, I compagnia carri L35, reparti vari mjtraglieri e lanciafiamme, 16 batterie di artiglieria con complessivi 64 pezzi di ario calibro, reparti del genio, uniti, dei servizi anitario, au to mobilistico, etc .. un reparto ·alm ·rie. Le operazioni preliminari ebbero inizio il 29 settembre e si conclu ero il 30 con l'occupazione del bivio di Non1.a, dell'abitato di St:17.zona e del colle di lefano, ciò che consentì lo sviluppo nei giorni successivi dell'allacco italo-francese su Bastia. La sem del 2 ottobre, dopo aspra lotta, le unità italiane occuparono la 7.ona di Barbaggju, la ~lrclla di S . Leonardo e raggiunsero la periferia di Casamozza . Le unità francesi occu· parono il Colle di Teghime e il Colle di S. Antonio. La via di Bastia era ormai aperta e i tedeschi , incalzati da ogni pa rte, ripiegarono mantenendo il contatto con tenace azione ritardatrice, cercando di imharcar i nel porto di Bastia. Ma all'alba del 4 ottobre un reparto del LXXXI battaglione bersaglieri entrò in Ba. lia incalzando da presso i tede chi , mentre altre unità italiane operavano in valle Golo per sostenere quelle direttamente impegnate.

Quest'ultima impresa era ormai compiuta ed era co. lata agli Italiani 38 Caduti sul campo. Per mantenere fede all'impegno assunto dal generale Magli verso il. generale Martin, second o il quale per ragioni di prestigio Bastia doveva essere materia lmente occupata solo da truppe francesi, il comandante italiano fece ri tirare nei pressi di Biguglia il reparto di bersaglieri di avan* guardia entrato per primo in città. Ma l'apporlo italiano alla causa comune della lotta contro la Ge1mania non si concluse con la conqub:ta .:!i Bastia. A parte la cessione di preziosi materiali e di quadrupedi al Corpo d'Armata francese - effettuata disciplinatamente dalle unità italiane che, versato generosamente e senza alcuna contropa rtita il proprio sangue per la liberazione dell'isola , furono


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sgomberate in Sardegna (5) - il lavoro di oltre 7000 soldati itaJianj rimasti in Corsica fu dcLerminante per la riorganizzazione ddla re te rotabile e per il ripristino degli aeroporti danneggiati dalle preceden ti operazioni. La Cor ·ica poté cosl assumere pienamente, nelle operazioni degli Alleati contro le forze tedesche impegnale in Italia e nella Francia meridionale. qu Ila funzione di nao4urale base aero-nava'"· c he gli Stati Maggiori italiani le avevano allribuito negli stud i prehcllici. Conclus ione

L'interesse italiano per la Corsi a durante la seconda guerra mondiale fu d ettato e dusivamcn lc d a motivi tra tegici. Alla fine de l 1942, infatti , l'Italia occupò la Corsica al solo copo d i ristabilire l'equ ilibrio nel hat:ino del Mediterraneo. turbato dallo sbarco anglo-americano in Marocco. e di garantirsi la preponderanza almeno n ll'allo T irreno, a protezione dei porti ddla Liguria e de lla To cana . L'azione ·volta dal VI l Corpo d 'Armata italiano nell'isola durante dieci mesi di occupazione è, del resto, testimonianza sicura che il no tro Paese non nutriva mire annessiorusliche. And1e i rapporti con Ja popolazione civile furono. nel com· plcs.'-o, corrcui . E ' chiaro che la prt:scn,.a dei soldat i italiani non era gradiLa, perché ne suo popolo, µcloso d ella propria li bertà e della propria indipende nza, ama vede rt' il proprio paese occupato da un eserci to s traniero. Sarebbe pero ~cn.t'al tro fuori luogo parlare di « oppi" ·ssionc ,. dei Cor i da parte degli Italiani come di e odio • d a parte dei or,;i verso gli It aliani. TI comportamento genero:,,o de lle Unit~1 italiane dopo 1'8 settembre è poi stato ricono ·iuto dagli :.tcs~i France i, che pure tendono a presen tare la libera1ionc della Corsica dai Tedeschi come una vittoria esclusivamente loro. TI tributo d i 245 Caduti sul campo e di 557 feriti, pagato d alle nostre Forze Armate in quegli eventi. è titolo più e h " bastevole ad inserire coo pieno merito nella storia militare italiana il ciclo operativo e Corsica • . (5) Esse forniranno unità di bersaglieri e alpini per il Corpo Italiano di Liberazione (pa sate poi al gruppo di comhattimen to • Legnano•) e costituiranno i gruppi di combattimento •Cremona• e • Friuli • che parteciparono con riconosciuto valore alla Guerra di Liberazione a fianco delle Armate alleate opera nti nella Penisola.


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SALVATORE LOI I PRODROMI DI TANTE GUERRE: MEZZO S ECOLO DI POLITICA BALCANICA

Sommario: li contrasto bulgaro serbo del 1884, episodio emblematico di una continua tensione - Indietro nella storia - I popoli sla,·i del sud anelano alla libertà - L'in ,;urrezione nella Bosnia Er:::egovina del 1875 - L'Austria-Ungheria e la sua politica egemonica nei Balcani - La questione d'Oriente, una bat1aglìa sen:a quartiere - Sarajevo 1914 - 1 popoli balcanici nella prima f!,Hettu ,r,umliule - Il fronte di Macedonia la Con renw di VersaJ!.lia e la sistema:.1one del bacino da· 1111hiano - Nuove nubi nel cielo della Ba/conia. Dopo I.i recente insurrezione di Serbia , i più compromesofia, e sconfinavano spcs o mantenendo l'agitazione nel principato. Il governo di Belgrado mandò a quello di Sofia l'intimazione di internare codesti emigrati , tra cui l'arcivecovo metropolita, e non essendo ascoltato richiamò il suo Agenlc, che chiu e l'ufficio e se ne andò. Ma ewi la probabilità che la Rus ia, grande amica dei Bulµari, e l'Au tria , ·he protegge il re Milano ( l) , troveranno modo di comporre la lite •. Questa corri pondenza compari,a nel numero del 16 giugno 1884 d l nostro più autorevole periodico dell'epoca, Cll/ustraz.ione Italiana, '-Otto il titolo « Di apori fra Bul~aria e 'erbia •. A dire il \·ero accadeva spesso che la stampa europea di fine Ottocento desse notizia di aspri contrasti tra le capitali balcanihe. Nè si ometteva di accennare alle grandi Potenze che in varie forme assumevano po ·i1.ionc a favore di quella tra le parti in causa che rientrava nella linea dei rispettivi interessi politici e militari. «

~i emigrarono in

( I ) Milnn OhrenO\ ic.'. che rcenù sulla Serbia dal 1872 al 1885.


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La tcn~ionc del I 884 fra Belgrado e Sofia rispecchiava la logica tessa del colossale gioco diplomatico che da tempo teneva impegnate le maggiori Cancellerie del vecchio continente intorno alla posta della inf1uen1,a nella penisola balcanica, nel quadro di quella che la storiografia comunemente chiama e questione d'Orìente » . L'episodio che abbiamo ricordato, e sul quale torneremo in seguilo, fu una delle tante crìsi che travagliarono praticamente senza interruzione l'area che dall'Adriatico si protende fino al bacino del Danubio, dove a partire dalla metà del secolo scorso fu combattuta una lotta sen1,a e elusione di colpi, contrassegna· ta da non rari mutamenti - sarebbe più esatto dire capovolgimenti - di alleanze e di tutele. E difatti la Bulgaria che si schierò a fianco degli Imperi centrali nella guerra 19 14-1918 non era certamente la ste sa che nel 1884 solleci tava l'appoggio de lla Ru-"s ia. E l'Austria che, a seguito di un attentato compiuto in un suo territorio, da suoi sudditi , indiri1.zò a Belgrado il famoso ultimatum del 23 luglio 19 14, aveva evidentemente deposto il ruolo di ostenitricc della Serbia. Ma è bene precisare fin d'ora che gli Absburgo per un certo periodo furono tutori non g ià della na/ iOne serba, bensì della dinastia degli Ob rcnovié che governava a Belgrado: gli torici sono concordi nell'affcrmare che proprio l'accesa rivalità tra Vienna e il popolo serbo costitul il motivo dominante della intricata contesa per la supremazia nei Balcani. SconCitta duramente a Sadowa dalla Prussia, caccia ta da quasi lutti i territori che occupava o comunque contro llava in Italia , l'Austria - Ungheria si era rivolta al l'area balcanica per cer care nuovo spazio alle sue mire egemoniche, e r iguadagnare prestigio suJ piano internazionale. Riu. cì a soddisfare le ~uc arnhizioni a spese soprattutto del popolo erbo, non certo meritevole di tale sorte. Ma a questo punto occorre rifarsi indietro nel tempo. A Kossovo Po lje, il 28 giugno 1389, il piccolo esercito crbo guidato da La7.zaro H reveljanovic affrontò le soverchiant i, agguerrite e fanatizzate armate turche. Il sultano Marad I aveva chiesto il libero transito verso Budapest e Vienna, ma il principe Lazzaro glielo aveva rifiutato, accettando di battersi in difesa del mondo cristiano in una battaglia il cui esito era sconlato in partenza data l'enorme sproporzione tra le forze in campo. I turchi , pagando un altissimo tributo di sangue, ebbero la meglio sui


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lo ro avversari che i erano difesi con accanimento. Lazzaro cercò invano la morte in battaglia: fatto prigioniero, venne decapitato accanto al corpo di Marad, caduto nello scontro. La Chiesa serba ortodossa lo ba onorato come martire. (2) Quel fatto d'arme non segnò tuttavia la vittoria definitiva dei turchi, che impiegarono altri settant'anni ad avere ragione della re ·istenza dd serbi. Ma questi, pur sottoposti ad una dura dominazione, riuscirono a mantenere nei secoli inalterata la propria identità etnica e spirituale. L'elemento di coesione fu la Chiesa indipendente ortodossa, fondata col permesso degli stessi sultani da Sokolovié (3), il cui patriarcato ebbe influenza dal· la Macedonia alla Voivodina, cioè su quelle che nella precisa nomenclatura amministrativa della Sublime Porta furono chiamaIe « province serbe •. Mentre la mezzaluna avanzava nel cuore dell'Europa, intere popolazioni della Croazia, della Slavonia e del Banato si ritirarono nelle regioni più a nord. Nei territori da loro abbandonati si vennero insediando diver e comunità serbe, che si sollraevano anch'esse ai turchi, e alle quali i monarchi di Austria e d'Ungheria affidarono per secoli la difesa delle frontiere militari. Le benemerenze acquisite nella lunga e sanguinosa lotta contro le forze ottomane non evitarono però ai erbi le più assurde mortificazioni da parte di quei r€gnanti a favore dei quali si battevano. Nei momenti di maggior pericolo le autorità di Vienna e di Budapest facevano loro qualche concess,one, poi sisternaticamcn te annullata. ( 4) Soltanto Maria Teresa, che ne ammirava l'croi mo, decretò alcuni durevoli, ma pur sempre modesti, miglioramenti nei riguardi di quei bravi difensori del suo impero. Mo lli secoli prima gli arabi, impugnando il vessillo dell 'Islam, erano mos i aJl'assaJto dell'Europa cristiana. Arrestati dai Carolingi, avevano poi perso di vigore nel lungo pre~idio della incantevole terra di Spagna, per essere infine debellati dai so-

(2) Il giovane condottiero fu sepolto nella piana di Kosc;ovo. rn ~ l!Uilo il suo corpo venne tumulato nella cripta del Monastero di Ravanlca, in Serbia. Un ignoto frate , cri. se in lìUO onore una ingenua e commovente poes ia, c he è tata tradoua in italiano da D. Atchimovitc h e G.C. Maliana. (3) Costui , di nazfonalità serha, fu clcllu Gran Visir di Belg rado, sono il nome, in versione turca, di Mohammed Soqolli. (4 ) Cfr.: B. Milju , I.e:. 1/absbourg, L'Eglise et les S/aves du Sud, Pichon cl Durand-Auzias, Paris, 1970, p . 16 e passim.

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S./w,Jo r e / ,o(

vrani cattolici. L'ancor più minaccio o attacco portato alla stes~a Europa dai turchi attraverso la penisola balcanica, fu contenuto e logorato soprattutto dai serbi in battaglie campali e in frequenti ribcJlioni interne, prima che Raimondo Montccuccoli a S . Gottardo sulla Raab, ed Eugenio di Savoia a lenta lo stroncassero definitivamente. (5) Carlo Magno e i suoi paladini sono stati glorifìcati nelle Clzansons de gestes, presenti nei testi letterari di ogni paese. Non altrettanto può dirsi, invece, dei serbi le cui imprese sono ricordate in ballate popolari loc.ali pres ochè sconosciute, sebbene magnifiche le giudicassero Goethe, Lamartine e il nostro Tommaseo, il quale, pur cattolico osse rvante, predilesse tra le genti slave quella nazione ortodossa . ( 6) I serbi si sottrassero al giogo ottomano nel ·ecolo scor o. Riacquistarono anzitutto l'indipendenza nella regione c he da loro prende il nome, lottando tra il 1804 e il 1815 otto la guida di Giorgio detto il • Nero•, cioè Karageorge, fondatore della dinastia assurta negli anni a grande fama. Ma i turchi, più per vendetta che per rivincita, aiutarono l'altro potente ca ato serbo, quello degli Obrenovié, ad assassinare Karagcorgc e salire ul trono del nuovo principato. (7) L'e~empio dt:i M::rbi fu imitato da altri popoli. All'impero ottomano si ribellarono nel 1820 i gr eci e gli albanesi, nel 1821 i valacchi ( nucleo principale della futura Romania). e tra il 1836 cd il 1851 i bulgari. Nel 1860 i m o n· tenegrini, trascinati da Danilo I J. confi sera i turchi a Gra hovo. Di quella grande ventata di libertà, i se rbi erano stati g li a ntesignani. Sotto l'impulso degli ideali proclamati da Maaini . che infiammavano la gioventù di tutto il mondo, anche i ~e rhi dl'lla Bosnia-Erzegovina si ribellarono ai secolari dominatori tu rchi .

(5) Il grande generale modenese trio nfò nel 1664, e il principt: Sabaudo nel 1697. (6) Goethe, dopo aver letto quelle poe.c;ie dis~e: • Sono maimif,ctle. Alcune me ritano il paragone con i Canti d i Salomooe •. Lamar tinc vi<;i tò la Serbia all'epoca di Milos, e descrisse le sue impressioni nelle pagine più belle di Voyage en Orient. Tommaseo ha curato una suµp-cs tiva raccolta di Canti ll1irici. (7) Ad un Obrenovié, Milos, i turchi conferirono il titolo di principe, nel 1830. Ad un altro Obrenovìé, Milan, il Congresso di Berlino del 1878 riconobbe la dignità di re.


Era il 1875. Molti connazionali di altre province, e volontari di diversi paesi, accorsero a schierarsi al loro fianco. Garibaldi - è necessario dirlo? - sostenne apertamente la causa degli insorti. Avanti negli anni e minato nel fisico, non potè recarsi di persona nel teatro della lotta: vi inviò il genero Stefano Canzio, con un reparto di camicie ro e che si comportò egregiamente. La medaglia d 'oro della Bezzecca fu il capo riconosciuto degli italiani che si batterono sui monti e nei bo chi dinarici. No n mancò tuttavia chi, forzando la verità, si attribul tale ruolo, nelle pagine però di libri memorialistici: il che è tutt' aJtra cosa del campo di battaglia. Nei versi dei cantastorie e nelJa tradizione orale del luogo sono stati celebrati gli eroi di quella insurrezione. Viene ricordata con accenti d i commozione l'audacia dei frate lli Òmcikuz. Il maggiore, poco più che ventenne, fu un condottiero abile e coraggioso : si chiamava Pajo e il suo valore rivis ·e nell'omonimo nipote, il prestigioso capo cetnico che operò nella Lika nell'estate de l 1941 , e fu un leale a mico degli italfani. T1 secondo, Nikola , aveva appena sedici anni quando scoppiò la ribellione: ciò non gli impcd\ di parteciparvi , e di segnalarsi per ardimento. L'impero ottomano tentò di reprimere l'insurrezione facen· do ricorso alla maniera forte : invitò truppe scelte nella BosniaErt.egovina , e concentrò una armata sui confini delJa Serbia. Belgrado dichfarò guerra a Costantinopoli nel luglio del 1876, ma l'e ercito di Milan Obrenovié rima e scon fitto. La lotta continuò a divampare con immutata violcn7..a nella provincia in rivolta ed i turchi , impegnati nel frattempo anche nel . ccondo conflillo con la Ru, sia, finirono per cedere u tutta la linea. Ma al congres o di Berlino, convocato dalle grandi Potem.e per concordare la nuova . L tcmazione dell'area balcanico-danubiana, si verificò un colpo di scena: la Bosnia-Erzegovina venne affidata in amministrazione all 'Austria - Ungheria , anzichè essere congiunta alla Serbia, come gli in orti avevano sognato. A imporre quella soluzione fu il primo ministro britannico Benjamin Disracli, più sollecito degli inte ressi del suo paese che d!ei sentimenti e delle legittime aspirazioni dei patrioti serbi. Autentico protagoni ·ta del convegno berlinese, egli procurò agli Absburgo un cospicuo « dono • territoriale, avendone in compenso l'appoggio per costringere la Sublime Porta a ced ere Cipro all'Inghilterra con la singolare formula dell'affitto. Riuscì a taci-


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tare, con Kara e Ardahan, le pretese dello Zar vittorioso, il quale mirava a ben altro, addirittura a Costantinopoli. (8) Gli Obrenovié si dimostrarono paghi di vedere ufficialmente riconosciuta a Berlino l'indipendenza della Serbia, sul cui. trono ora sedevano col titolo di re. Non rivendicarono la BosniaErzegovina, deludendo le attese dei circoli nazionalisti. del loro paese, ma rendendosi in tal modo graditi a Vienna, del cui appoggio avevano bisogno per consolidare la propria posizione dinastica. Furono ben lieti di non dovere incorporare una regione troppo irrequieta ed aperta alle moderne istanze di giustizia, e che per giunta non faceva mistero della sua simpatia per i Karageorgevié. Allargare i confini del loro stato a quelle condizioni, sarebbe stato come dare nuovo impulso e a sicurarc nuovi al· leati aJla opposizione interna , che e si riuscivano a stento a controllare: gli Obrenovié evitarono volutamente di introdurre ulteriori motivi di instabililà nel loro vacillante regime. A Berlino non fu soltanto la Serbia ad ottenere la ratifica internazionale della sua indipendenza. Analoga risoluzione venne adouata nei confronti di Montenegro e Romania , allora principato di Valacchia e Moldavia. Per complete7./.a va detto c he l'indipendenza della Grecia era stata consacrata nel protocollo di Londra del 1830. Sempre a Berlino, la Bulgaria fu riconosciuta come principato autonomo. (9) Quando la confcrcnza si concluse, Disraeli aveva raJ!l!iunto tutti gli obiettivi che si era prefis ati , compreso quello per lui prioritario e irrinunciabile, ma che rientrava pure nei fini di altre Potenze, di arrestare la preoccupante espansione ru<.-.a vcr o il Mediterraneo. Chi pagò iJ prezzo più alto del succc-.-.o diplomatico dello statista britannico fu il popolo serbo, dovunque insediato o di seminato, che non a torto s1 ntcnne brutalmencc e freddamente tradito. Garibaldi indirizzò a Disracli roventi parole di biasimo, non molto protocollari. Delle tante micce che nel corso degli anni fecero c-.plodcre la e polveriera ,. balcanica, quella accesa a Berlino nel 1878 era destinata a rivelarsi, a lungo andare, la più micidiale.

(8) Pe r i::vilare che i russi occupassero Costantinopoli, nd 1878

Disraeli inviò nei Dardanelli la Ootta inglese. (9) La Dulgaria si procJamò inùipcndcnte nel 1908, quando a capo ùcl paese venne e letto il principe Fe rdinando di Sassonia Coburgo-Gotha.


Molti storici hanno affermato che a causa della molteplicità di popoli e di religionj che coabitavano nel loro vasto impero, i monarchi austro-ungarici furono « condannati » a ricorrere ad una crudele oppressione per imporre e conservare il proprio dominio. Branko Miljus ha scrillo: « La sola nomenclatura dei crimini commessi dagli Absburgo sarebbe materia sufficiente alla compilazione di un volumino. o Libro Nero. Limitiamoci a citare le loro vittime più illustri; i conti Egmont e Horn, difen ori della libertà. fiamminga; la nobiltà ceca massacrata dopo la bauaglia della Montagna Bianca; i patrizi croati Zrinsky e Frankopan; gli innumerevoli martiri sacrificati in Italia e allo Spielbcrg, in Moravia; i ve. covi serbi ortodos i Mijakjé, Kijuk, Segedinac e la lunga lista dei loro compatrioti uccisi sul patibolo durante la prima guerra mondiale, nella Sirmia, nella Bosnia-Er.1.cgovina, in Croazia; i 30.000 serbi morti di tortu re e di stenti nelle carceri di Arad e di. Teresiensladt tra il 1914 e il 1918. Con le loro masskce mura daj lugubri colori, quelle due prigioni furono la testimonianza della « missione civilizzatrice e liberale » degli Asburgo a favore dei popoli slavi dei quali si erano proclamati protettori •. ( 10) TI noslro Mazzini vide nell'Austria la per. onificazione del dispotismo in Europa. « Eliminate l'impero absburgico, e il dispotismo cesserà»: fu questo il messaggio che egli rivolse ai popoli del vecchio continente. Nell'ambito del loro vasto ma non omogeneo impero, i monarchi viennesi crearono una nella distinzione tra austriaci e ungheresi da un lato, e popoli slavi dall'altro. Privilegiarono pale ·emente e grettamente i primi, per farsene dei sudditi fedeli . Non paghi di ciò, applicarono sistematicamente la formula del divide et impera: si opposero con la forza o con l'astuzia a qualsiasi tentativo di accordo tra le diverse comunità slave ( 11) . che anzi mantennero ad arte in uno stato di pcrmanente, reciproca ostilità. Scatenarono i cechi contro gli lovacchi, i croati contro i serbi. Incoraggiati e sostenuti dalle autorità di Vienna, i croati

(10) Cfr.: B. Miljus, op. cit., pp. 25-26. (11) ibidem, p. 26. L'A. ricorda che nel 1848 fu convocato a Praga un congresso delle comunità slave dell'impero : la manifestazione si concluse con un bagno di sangue.


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commisero ogni sorta di violenze fiskhe e morali a danno dei serbi residenti nella provincia di Zagabria. (12) Uno scrittore croato, Vatroslav Jagié, condannò severamente gli eccessi compiuti dai suoi connazionaU contro le comunità serbe nei primi anni del secolo. Forse perchè erano i più temuti a causa della fama di ottimi soldati, i serbi furono il bersaglio principale della politica persecutoria degli Absburgo. Questi - lo hanno rilevato alcuni saggisti - pretesero perfino di conferire una veste di moralità al loro crudele disegno oppressivo, ricordando con calcolata insistenza che quella comunità etnica era di religione ortodossa ed aveva sempre rifiutato di convertirsi al cattolicesimo. (13) Il loro discorso uon era di certo conforme ai principi evangelici. Il primo problema che gli Absburgo affrontarono nell 'assumere la amministrazione della Bo nia-Erzegovina, fu quello di promulgare nonne duramente restrittive destinate ai serbi, per inasprire lo stato di soggezione, e scoraggiare in )oro ogni vcl lcità di indipendenza o anche di semplice autonomia. In pratica, ai serbi che pur costituivano la maggioranui della popolazione venivano negati i più elementari diritti civili. Un attento studioso di storia balcanica, il già menzionato Branko Miljus, ci fornisce una descrizione efficace della atmosfera ancor più pesante che prese a gravare sulla provincia quando i militari ed i funzionari austro-ungarici sì avvicendarono a quellj turchi, che non erano stati un modello di mitezza. • Nella Bosnia-Erzegovina - annota il saggista - all'inizio del secolo i posti nella amministrazione pubblica erano occupati per il 42% da croati cattolici e per il 25% da polacchi pure cattolici. mentre i musulmani ed i serbi ortodossi .coprivano rispettivamente il 5 cd il 3% di tali impieghi Eppure la popolazione della provincia era composta come segue: 23% tra croati e polacchi, 32% musulmani, 44% serbi ( ..... ). Nel 1905, la Bosnia-Erzegovina contava solamente 239 scuote primarie di poche classi, con 568 insegnanti, per un territorio di. 51 .000 chilometri qua(12) Cfr.: B. Lavergne et Il. l..aurièrc, LA réalité yougoslave, estratto dalla Rivista • L'Annéc polìtique et economìquc • , n. 226-21:'/, Juillel 1972, Paris, p . 5. (13) Sul tema delle conversioni cfr.: B. Miljus, op. cii.; E . Paris, Genocidio nella Croazia satel.lite, 1941-1945, traduzione e Note storiche di S. Loi, Club degli Editori, MJlano, 1976, pa.ssim.


drati e una popolazione di 1.800.000 abitanti. Nel 1910, dopo trent 'anni di amministrazione austro-ungarica, nella provincia esistevano cinque istituti di istruzione secondaria, mentre 1'87% della popolazione era formata da analfabeti ( ..... ). Nello stesso periodo, la Bosnia-Erzegovina poleva andare orgogliosa delle 200 caserme in cui erano alloggiati 2.500 gendarmi. el bilancio pubblico deUa provincia figuravano, tra le altre, queste cifre: 1. milione 300.000 corone per La istruzione, 3.750.000 corone per la gendarmeria. La Bo nia-Erzegovina non aveva rappresentanti nel parlamento di Vienna, e poteva far ntirc la sua voce oltanto sulle questioni di importanza secondaria e strettamente locale ( ..... ). La giustizia militare funzionava in manfora dispotica e parziale nelJ'impcro austro-ungarico; le sentenze pronunziate contro udditi serbi erano veri e propri insulti al diritto. Quanto ai tribunali di prima istanza, nella Bosnia-E"2egovina essi furono a lungo sottopo ·ti al controllo diretto dei prefeui di polizia, zelanti servitori del potere centrale •. (14) Quella era la condizione dei serbi nella provincia che il congresso di Berlino aveva affidato agli Absburgo. Venivano trattati come schiavi nella loro terra, di cui i dominatori sfruttavano le ricche risor e agricole e minerarie. Non valse. ai serbi, il fatto di di scendere dagli antichi, eroici difensori di Vienna e di Budapest. Il popolo serbo preparò la sua rivincita contro i dispotici monarchi austro-ungarici e contro gli Obrenovié che, interessati a con ervare il trono di Belgrado, s i erano legati servilmente alla politica viennese. li contrasto tra Belgrado e Sofia del 1884, al quale abbiamo accennato all'inizio di que ' La nota, sfociò in un breve conflitto armato che i concluse con la vittoria della Bulgaria. Pressato dalla oppo izione che aveva il suo leader nell'allora giovanissimo Nikola Pasié, un uomo destinalo a Lasciare una traccia profonda nelle vicende poUtiche del suo popolo, Milan Obrenovié rinunziò al trono a favore del figlio Alessandro. Ma questi prosegul, forse anche perchè non aveva altra scelta, sulla strada della completa soggezione a Vienna; per giunta irritò i sudditi con una condotta non certo irreprensibile e con una serie di atti inconsulti, tra cui la revoca di una costituzione appena concessa ( 14) B. Miljus, op. cit., pp. J0.3J.


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s.J,wtore IAA

e il ritorno a quella, meno liberale, promulgata dal padre nel 1868. Tanto in Serbia quanto in Bosnia-Erzegovina tra la fine del secolo scorso e gli inizi del Novecento sorsero numerose società segrete che rinverdirono la tradizione dei decenni precedenti, ricalcando i modelli della Giovine Italia mazziniana cui si era ispirata in passato la Omladina. Come tante altre nazioni anelanti alle libertà politiche e civiche, anche i serbi adottarono l'immagine del nostro Risorgimento a vessillo ideale di riscalto. IJ 29 maggio 1903 un colpo di stato condotto a Belgrado da un gruppo di ufficiali dell 'esercito depose Alessandro, che fu ucciso insieme alla moglie Draga. La dinastia degli Obrcnovié ( 15) spariva per sempre dalla scena politica serba. La corona venne restituita ai Karageorgevié: a cingerla fu chiamalo Pietro T. nipote di Giorgio • il Nero •. Su quel clamoroso epi odio esiste una copiosa lcllcralura, in buona parte frutto di fantasia soprattulto negli aspetti puramente marginali. Se la si analizza nelle sue motivazioni, la congiura si rivela per quello che effettivamente fu : un rcslo di patriottismo, maturato nel clima di ribellione alla politi ·a oppressiva che gli Absburgo esercitavano sul popolo serbo, da arajevo a Belgrado, con i loro funzionari e col emprc piu acquic ccnte Alessandro Obrenovié. Circa i retro cena internazionali , intesi come ispirazione o partecipazione concreta alla fa e preparatoria del complotto da parte di governi stranieri attraverso i propri servizi segreti, esistono diversi pareri. Ci sembra opportuno riferire una ipotesi prospettata in un testo autorevole: « Taluni ritengono che iJ duplice assassinio fu ispirato dai pangcrrnani ti. E ' noto che l'allora cancelliere del Rcich, principe Bc rnar<l von BuJow, aveva progettato di for sposare al giovane r • di crbia, Alessandro Obrenovié, la principessa tedesca Alessandra von Schaumburg-Lippe. Ma il re si innamorò di una vedova serba di umili origini, Draga Masin, e la prese per moglie. 1 pan~crmanisti non nascosero il loro disappunto aJ dottor Bogiccvié, ambasciatore di Serbia a Berlino. Apis (il capo del complotto: N.d.A.) ( 15) Quel casato, che i era distinto nei primi decenni del secolo nella lotta contro i turchi, aveva governato la Serbia dal 1830 al 1842 con Milos, Milan e Michele, deposto. Nel 1858, dopo una parentesi che aveva visto al potere i Karagcorgevié, riassunse il governo del paese il vecchio Milos. GH successero Milan dal 1872 al 1885, e infine Alessandro, dal 1885 al 29 maggio 1903, data della sua morte.


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foequentava in quel periodo un corso di perfezionamento presso l'Armata prussiana ..... •. (16) Fondata o meno, tale interpretazione te timonia in ogni caso come la questione d'oriente, per l'alla po La in palio, si sia id!entificata in una contesa nella quale g)i scrupoli erano messi costantemente da parte. Con la caduta degli Obrenovié, l'Austria-Ungheria aveva perduto uno dei punti fermi del suo predominio balcanico. Volle correre ai ripari e il 6 ottobre 1908, con un atto unilaterale e arbitrario, «annesse• la Bosnia-Er,egovina. Non che tra amministrazione, almeno nei modi con cui Vienna la esercitava, e annessione vera e propria f accssc una grande differenza. E' tuttavia innegabile che quella iniziativa fu molto grave specialmente otto gli aspetti formali, e rappresentò una sfida rivolta non solo al popolo serbo (il quaJe - lo si è detto più volte - costituiva la maggioranza della popolazione nella provincia che aveva liberato col suo eroismo dai turchi) ma anche all'Europa intera. Gli Absburgo speravano forse in una reazione inconsulta, anche se emotivamente giustificabile, di Belgrado, pt:r attaccare la Serbita e liquidare una volta per sempre il bellicoso confinante. Ma i1 premier Pasié mantenne la calma, cd il Capo di lato Maggiore austro-ungarico Conrad von Hotzendorf, che si accingeva a invadere il paese, fu costretto con makelato disappunto a segna· re il passo. La crisi bosniaca del 1908 fu motivo di eria preoccupazione per tutti i governi europei. Secondo lo storico inglese Wickham Steed essa fece da prologo alla tragedia della grande guerra e fu, per la monarchia absburgica, l'inizio della fine. E dire che l'annessione della provincia era stata decretata proprio per solennizzare il sessantennio di regno di Francesco Giuseppe. Dai tempi del congresso di Berlino si era intensificato l'in· teresse delle grandi Potem.e ai problemi balcanici in una vasta gamma di orientamenti ed obiettivi. Accanto all'Austria-Ungheria, Prussia, Russia, Inghilterra e impero ottomano, in disfacimento ma tenuto in vita specialmente in funzione antizarista, si inserirono in quel complesso gioco la Francia e l'Italia. Il Piemonte di Cavour aveva sempre appoggiato le rivendicazioni del popolo serbo, e fornito aiuti non platonici alle sue organiuAZioni clandestine antiaustriache. Alla Francia si era offerta la gran· (16) B. Miljus, op. cit., p. 57, nota.


S.lwnor~ Loi

de occasione di inserirsi nell'intricato tessuto poJitico balcanico con la salita sul trono di Belgrado di Pietro I. Questi prima di essere richiamato in patria aveva frequentato l'Accademia militare di Saint-Cyr, cd aveva combattuto nei ranghi francesi contro i prussiani nel 1870, meritando la Lcgion d'Onore. Alla cerimonia della incoronazione il nuovo Sovrano volle presenti i suoi. vecchi compagni di corso. Le direttrici della politica europea di quegli anni si snodavano da Pari&ri a Belgrado, calamitando Londra, Berlino e San Pietroburgo, e passando per l'Italia e la Croazia austro-ungarica. Era come se l'attività delle grandi diplomazie contin ntali seguisse, nel tratto più importante, il percorso dcll 'Oncnt Exrrcss Quel treno, entrato nella immagina7ionc popolare grazie alla cronaca e ad una certa letteratura che vi traevélno argomenti , veri o suppo ti tali, che comprendevano dalla suggestione d !l'avventura all'orrore del delitto, era pure l'asse di c·ongiun/ione tra due mondi diversi: !>imbo]eggiava quindi l'itinerario o bbligato de lle maggiori alleanze europee prole ·e a guadagnare le posi,doni c he permettesi.ero di affrontare nel più favorevole d •i modi le insidie di un futuro minaccioso. Dopo l'annessione della Bosnia-En.egovina, la pcr!,,ccu/.ione di Vienna contro la comunità serba della provincia si fece ancora più dura. Il governatore militare, generale Potiorck , in rcmcntò le impiccagioni, senza risparmiare donne, bambini e sa crdoti. A Trcbinje, in Erzegovina, esisteva una lunga via costeggiata non da un filare di alberi, ma da una serie ininterrotta di forche . Queste furono - lo ha scritto Branko Miljus - il ,ig 11um temporis dei popoli slavi soggetti agli Ahshurgo. Ma11rk<' Rea11monl ci ha ]asciato quc. Lo ritratto di Francesco Giuseppe: • Ronario nell'aspetto, egli decretò più condanne a morte di qualunque altro sovrano del XIX ·ecolo •. Il popolo serbo comprese che l'Austria-Ungheria era il nemico mortale del suo stato, della sua indipendenza , della sua libertà. A Belgrado fu fondata la società Narodna Odbrana (Difesa Nazionale), che nel contesto di finalità culturali, si propone· va il riscatto dei serbi sottoposti alla oppressione absburgica. Nella Bosnia-E negovina nacque un movimento insurrezionale segreto, Mlada Bosna (Giovane Bosnia), che comprendeva nel suo programma la distruzione del giogo austro-ungarico e l'unione con 1a Serbia e il Montenegro.


E' significativo quanto ricorda Branko Miljus: « ll centro deU'irredenti mo italiano si trovava a Trieste, dove uno speciale ufficio manteneva i contatti con i serbi guadagnati all'azione sovversiva contro il regime austro-ungarico•. Leader della Giovine Bosnia era Vladimir Gacinovié, che curava i rapporti con i movimenti rivoluzionari studenteschi di Belgrado, Zagabria e Vienna. Egli aderiva anche alla società egreta Unione o Morte, meglio conosciuta sotto il nome di Mano Nera, l'organjzzazionc che assur e a celebrità e lasciò un segno nella storia balcanica. · I giovani ufficiali che nel maggio del 1903 avevano rovesciato nel sangue la dinastia degli Obrenovié, mantennero negli anni stretti collegamenti, e nel 1911, quando più intensa e crudele si manifestava la persecuzione degli Ab burgo contro i serbi, si riunirono nella Mano N era, organizzazione ipcrnazionalista. I maggiori esponenti di quella società furono J . Radivojevié, C.A. Popovit, B. Radenkovié, V.S. Vemié, V. Tankosic, S. M. Jovaoovic. La organizzazione pubblicava un suo giomr1le, Pjemont, che nel titolo indicava un preciso programma: riunire i serbi in un solo stato, come il piccolo regno sabaudo aveva fatto degli italiani. L'indiscus o animatore della Mano Nera era iJ colonnello Dragutin T. Dimitrjevié, « Apis • come nome di copertura, autentica potenza nell'ambito delle forze armate serbe quale capo del Servizio Segreto ( U Reparto). Egli aveva una tale influenza da determinare le nomine ai vertici dell'esercito. La Mano Nera, formata esclusivamente di ufficiali, raggiunse il massimo della sua poten1.a in occasione dei due conflitti balcanici, che portarono, come è noto, la Serbia all'apogeo del suo prestigio internazionale. La prima guerra balcanica scoppiò nel 1912. Serbia e Bulgaria prospettarono rivendicazioni territoriali alla Sublime Porta, che rispose con la mobilitazione generale. Anche la Grecia entrò in campo contro l'impero ottomano. Le armate serbe, unitamente a fon.e alleate, attaccarono e sconfissero il nemico in diversi scacchieri: Valle dello Struma, conca di Monastir, Albania set· tcntrionale. I turchi si batterono energicamente, ma costretti a ripiegare fino a Catalca, estremo baluardo difensivo di Costantinopoli, chiesero l'armistizio (3 dicembre 1912). Mentre a Londra veniva sottoscritto il trattato di pace, la rivoluzione dei « giovani turchi ,. causò la ripresa delle ostilità che si conclusero con una nuova villoria dei serbi e dei loro alleati. Il trattato di pa-


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ce studiato a Londra nel maggio del 1913 contemplava vantaggi territoriali per la Grecia, che olleneva Creta, per la Serbia e la Bulgaria, ma lasciava alle grandi Potenze, che nel frattempo avevano deliberato l'indipendenza dell'Albania, il compito di definire i nuovi confini degli stati balcanici. In. oddisfalti delle decisioni c he venivano maturando, i bulgari attaccarono la Serbia e la Grecia, al cui fianco si schierò la Romania. La violenta reazione offensiva dei serbi nella zona di Pirot e a sinistra del Vrdar, congiunta alle operazioni greche in Macedonia, e rumene contro Ja stessa Sofia indussero i bulgari a chiedere l'armi. tizio. Il trattato di Bucarest del 10 agosto 1913 assicurava alla Serbia la maggior parte della Macedonia, alla Grecia una buona fetta della Tracia, mentre la Romania si estendeva nella Dobrugja. Ai turchi fu lasciata Adrianopoli : in questa risoluzione non è difficile scorgere l'intervento pressante dell'Inghilterra, contcaria ad un cece ·ivo indebolimento di quanto sopravviveva dell'impero ottomano, poichè lo considerava sempre una valida linea di arresto alle mire russe di affacciarsi •m l M editerraneo. Gli Absburgo rimasero turbati dal rafforzamento della piccola Serbia, autentica trionfatrice delle guerre balcaniche nelle quali, sia detto per inciso, si erano di-.tinti per valore due ufficiali che alcuni decenni più tardi ebbero ruoli molto importanti, su fronti contrapposti, nelle vicende del loro popolo: Milan Nedié e Draza Mihaìlovié. A Vienna riacquii.tarono vigore le teorie propugnale da Conrad von Hotzendorf, di schiacciare la Serbia. La diplomazia absburgica intrapre ·e i suoi sondaggi . Alla vigilia della firma del trattato di Bucarest l'ambasciator · di Francesco Giuseppe a Roma informò il nostro ministro degli affari esteri, marches • di San Giuliano, che il suo paese aveva deciso di attaccare Ja Serbia, come « atto di diresa •. Giolitti fece rispondere che I rattandosi di una azione di forza, l'Italia noo si sarebbe sentita vincolata dalle clausole della Triplfoe Alleanza. Dai documenti delle Cancellerie e dai saggi che hanno illustrato la storia di quel periodo, stralciamo aJcuni signifi ativi riferimenti. Francesco Giuseppe, rivolgendosi ad un diplomatico, affermò testualmente: « Noi ci avviamo ad una guerra » . Un ufficiale dello stato maggiore di von Hotzendorf parlando con lo crit· tore Wickam Steed disse: « Un confronto armato con gli slavi è


inevitabile. In ca ·o di sconfitta l'Austria-Ungheria perirà gloriosamente » . ( 17) Nel febbraio del 1914 Conrad von Hotzendorf, in una lettera inviata al collega prussiano Hellmuth Johann von Moltke, considerava certo ed imminente iJ conflitto, e nel ouolineare la impreparazione di Francia e Inghilterra, sostemtrici della Serbia, lamentava l'atteggiamento di attesa del suo governo. Alcune settimane dopo, nel corso di un colloquio, af!giunse: « Ogni rinvio rappresenta un indebolimento delle nostre possibilità di succes~o ·•. ( 18) Ai propositi dei circoli bellicisti di Vienna diedero man forte quelli germanici. Il cancelliere Bethmann-Hollweg dichiarò senza reticenze che era imminente uno scontro con il mondo slavo. Guglielmo II, ricevendo in udienza il ministro degli affari e teri austro-ungarico Leopold Berchtold, che gli riferiva sul ritardo con cui i serbi procedevano alla evacuazione dei territori albanesi, richiesta perentoriamente da Vienna, o servò: « Gli slavi non sono fatti per comandare, ma per obbedire. Se l'imperatore France,;co Giuseppe domanda qualcosa, il governo serbo non può che piegarsi. In caso con trario non resta che hombardare Belgrado ed occuparla. Siate certi che io \ i O'-krrò •. Ed ancora , su un telegramma del suo ambasciatore a Vienna . che pure ri!_!Uardava gli slavi del sud, l'imperatore germanico annotò di suo pugno: « E' una gente malata, che oltanto col sangue e col ferro può e.. ere guarita • . ( 19) Altrettanto odio e disprezzo neit confronti dei serbi doveva manifestare Adolfo Hitler nel discor o pronunziato al Reich ·taµ pochi giorni dopo l'invasione della Jugoslavia, nella primavera del l 941. Vienna col.:;e op;ni pretesto per provocare la Serbia, ma la freddezza del premier Pasié riuscì a scongiurare la guerra , come già era avvenuto in occasione della crisi bosniaca del 1908. La diplomazia absburgica intraprese pure una azione tendente ad isolare Belgrado dagli altri stati balcanici: questa politica, ebbene svolta in tempi brevi, diede qualche frutto. La Bulgaria entrò in guerra, nel 1914, a fianco degli imperi centrali ; la Roma-

(17) Cfr.: S . WaLwn, Sara1evo, Hutchenson, London. p . 46. ( 18 ) Cfr.: C. von Hotzcndorf, A1L~ Mci11cr Dienstt.eit, Rikola Vcrlag, Wicn, III, p. 406. ( 19) B. Miljus, op. cii., pp. S0-51.


nia attese l'agosto del 1916 prima di schierarsi con gli Alleati e la Grecia temporeggiò un anno ancora prima di seguirne lo esempio. La Serbia intanlo, pur pervasa dalla euforia della vitloria nei conflitti baJcanici, attraversava un momento molto difficiile. Ai problemi che le poneva la ecolare ostilità di Vienna, si ag· giungeva la necessità di riassestare l'economia e ricostituire il potenziale bellico, entrambi logorati d alle recenti prove. TI primo ministro Pa ié doveva poi fare i conti, sul fronte interno, con la Mano Nera, che ora pretendeva di controllru e lulli indistintamente i rami del polcre pubblico. I rapporti tra il premier e Dimitrjevié e Apis ,. giunsero ad un punto di rottura nei primi mesi del 19 14, quando il governo centrale dispose che nei territori liberati dai turchi la amminitra1.ione civile subentrasse ai comandi militari. Si paventò Jn colpo di forza dell' Esercito in Macedonia. Alla Mano Nera si opponeva, all'interno del paese, un'altra organizzazione chiamata per contrasto Mano Bianca, c he ebbe per esponenti Pcta1· Misi(, Josip Kostié e Pelar Zivkovìt, e fiancheggiò con vigore l'opera di Pasié. Re Pietro volle porre termine a quella rivalità, e il 2 giugno 1914 pretese le dimis ioni di Pasié, per oslituirlo con una persona gradita a Dimilrjcvié, cui era debitore - non bisogna dimenticarlo - della sua ascesa al trono. rt premier e il suo gabinetto furono però alvali dall'intervento dd conte Hartwig, ministro plenipotenziario russo a Belgrado. Pochi giorni dopo, s u pressione dello Zar, Pietro I delegò le prerogative della Corona al figlio Aie 'andro, che la Mano Bianca aveva attratto nella sua orbita. (20) La corte e il governo di San Pietroburgo non avevano mai nutrilo simpatia per gli intransigenti nazionalisti della Mano Nera, nemici sl dell'Austria-Ungheria, ma altrettanto dcci i nell'impedire che potenze straniere pur alleate interfcris ero nelle questioni intcme serbe. La diplomazia russa si era affannata a presentare Dimitrjevié e i suoi compagni come accesi repubblicani. La accusa fiorava i limiti dell'assurdo: se veramente ostili all'istituto monarchico. i congiurati che nel 1903 abbatterono l'impopolare Alesandro Obrenovié non avrebbero favorito l'incoronazione di un altro ovrano. (20) ibidem, p . 58.


Dopo il trionfo riportato da Belgrado nelle guerre balcaniche. Vienna inasprl ulteriormente la sua politica anti erba nella Bosnia-Erzegovina. Ciò indusse Gacinovié (21) a preparare una clamorosa azione di forza. Accantonato un primo progetto di assassinart! il governatore militare della provincia, genera le Potiorek. organizzò un atlcntato contro l'arciduca Francesco Ferdinando, quando i seppe che l'erede al trono di Vienna e Budapest si sarebbe recato a Sarajevo per dirigervi le grandi manovre territoriali. La visita era stata fissata per il 28 giugno: i patrioti serbi la con ideravano una provocazione pcrchè coincideva con l'anniversario della battaglia di Kossovo. Gacioovié diede l'incarico di eseguire l'allentato a Gavrilo Princi p e Danilo Ilié, i quali rcdutarono un gruppo di intellettuali e studenti liceali. (22) Il maggiore Tankosié, del servizio segreto serbo e membro in.fluente della Mano Nera forn\ le armi per il tramite di Cigaoovié, suo agente in Bosnia. Il 15 giugno Dimitrjevié « Apis » informò della ini,dativa il comitato della Mano N era, che negò la ratifica. L'indomani un messo di « Api , • in itò pcrentoria111c11k Pdncip cd Ilié a sospender\! J'c ecuzione dell'attentalo. Ma i congiurati non tennero conto di quell'ordine pur tassativo: l'arciduca e la moglie Sofia caddero fulminati dalla pistola di P rincip. Que. li, al processo celebrato nel mese di ottobre, ammise di avere agito di sua testa , per richiamare l'attenzion delle grandi Potenze sullo stato di allucinante servaggio in cui l'Aus tria-Ungheria teneva i . erbi delJa provincia. Aie, sandro fu lra i primi a telegrafare le sue condoglianze a Francesco Giuseppe. La corte serba prc e il lutto per sette giorni . Gli attentatori, tradotti <linanL.i a un tribunale!, veno ro on dannati all'impiccagione (!:>cntenza immediatamente eseguita); scamparono alla forca, J)(!r la loro giovane età , Princip, Ilié e Cabrinovié, che ebbero la pena commutata in venti anni di carcere. Sulla responsabilità dell 'attentato e istc una ridda di interpre tazioni . Dimitrjcvié • Apis • cooperò alla preparazione del (21) Era capo - come i è detto nel testo - della Mlada Bosna, ed affiliato alla Mano N era. (22) Princip arruolò tra gli altri Ojulaga Dukovac, Djura Snr:i.c e Nedeljko Cahrinovié, che nel 1875-1878 avevano combattuto con tro i turchi , alla macchia o come volontari nei reparti rel!{)lari serbi. llié chiamò attorno a sé Cvetko Popovié, Vaso Cubrilovié, Ivo Kranicevié, tutti giovani studenti liceali, e Muhammed Mehmedbasié.


complotto; tuttavia - lo abbiamo chiarito - da lui partì l'ordine di annullarlo. D'altra parte, come capo d el II Reparto, egli ben sapeva che la Serbia nel 1914 non era in grado di sostenere un confronto armato con l'Austria-Ungheria. Questo riferiscono i suoi difensori : ma i detrattori obie ttano che egli si cullava nella illusione che una volta eliminato Francesco Ferdinando i circoli ballici ti di Vienna avrebbero perso ogni mordente. Alcuni studiosi hanno appunto affermato ch e l'arciduca, sebbene in apparenza si dimostrasse un « legalitario •, nel suo intimo sognava una immediata prova di forza contro la Serbia. Ljuba Jovanovié, uomo politico di Belgrado, ha accusato apertamente Pasié: di avere ispirato la congiura: la sua tesi è però nettamente smentita dal conte Sfor/.a, che sottolinea come il premier tutto desiderasse fuorchè una guerra con l'Austria-Ungheria, sicuro c he il tempo avrebbe lavorato per la Serbia, anche perchè l'impero absburgico andava rivelando i primi intorni di disfaci me nto. Da documenti ufficiali risulta poi inequivocabilmente che le s tesse autorità di Bel)!Tado, e quelle absburgiche di Sarajevo, avevano avvcrlilu Vienna dc, pericoli c he comportava la visita di Frances o Ferdinando in Bosnia. Alla vigilia della partenza, Francesco Giuseppe ne rc.,;c edotto l'erede al trono, il qua le J» r6 non volle rinunziare aJ viaggio c he gli offriva una occasione propizia per affermare il uo prestil!io a gli occhi dei sudditi. Un altro partkolare inquietante è rapprc entato dal fatto che le misure di sicurcna adottate per proteggere il corteo arciducale furono assolutamente inadeguate. Completiamo que ta panoramka ricordando che Max von Hohe nbcrg, figlio primogenito di Francesco Ferdinando, in una intervista concessa il 28 giugno 193 I a l giornalis ta francese Maurice Vernc, del Paris-Soir-D,manche, ebbe a ostenere ch e il progetto d, suo padre di creare una grande federazione di na7ionalità sotto l'egida di Vie nna aveva causato apprensioni a Berlino, e che pertanto il servizio segreto germanico aveva s trettame nte collaborato con la Mano Nera alla preparazione dell 'attentato. (23) Il sanguinoso evento di Sarajevo offrì a Vienna il pre testo per regolare , una volta per sempre, i conti in sospc, o con la Ser(23) Queste poco convincenti dich iarazioni del riglio di Francesco Fcrdmando <.ono riporta le in: B. Miljus, op. cit,, p. 102.


bia. 11 governo absburgico considerò Belgrado « indirettamente responsabile,. dell'attentato. Il 23 luglio inviò alla Serbia un ultimatum che al punto sesto conteneva una clausola cli questo tenore: « l'apertura di una inchiesta giudiziaria contro i partecipanti alla congiura, con l'intervento di una delegazione imperiale ». Ricorda Branko Miljus che il conte Tisza, presidente del con ' iglio di Ungheria, aveva prevenuto il 14 luglio l'ambasciatore germanico che la nota indirizzata a Belgrado sarebbe stata formulata in modo da essere inaccettabile. (24} La Serbia aderì alle condizioni dell'ultimatum esclusa quella del punto sesto, che tulle le diplomazie giudicarono contraria ad ogni enso comune ed al diritto delle genti. Le cancellerie europee fecero ogni sforzo per evitare il conflitto, fatalmente destinato ad assumere proporzioni mondiali. Fu proposto di portare la questione dinanzi alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aia. Ma l'Austria-Ungheria e la Germania rifiutarono deliberatamente ogni offerta di compromesso, e fu la guerra. Il cannone tuonava da pochi giorni quando l'Italia dichiarò la sua neutralità, a ciò legittimata dal fatto che la Triplice Alleanza aveva finalità esclusivamente difensive, mentre nel caso specifico era stata Vienna ad attaccare la Serbia. Tale atteggiamento non poteva, tuttavia, che essere interlocutorio, e implicava una scelta precisa ed a scadenza non lontana: ad una Italia passiva spettatrice del conmuo, l'impero absburgico, se vittorioso, non avrebbe perdonato il disimpegno; era altrettanto chiaro che il olo fatto di non avere preso parte al conflitto non sarebbe bastato a guadagnare al nostro paese la gratitudine incondizionata cli Franc ia, Inghilterra e Russia, se la sorte fosse stata a loro favorevole. Si delineava, per 11talia, il pericolo di un lungo e deprimente isolamento nel contesto politico internazionale degli anni futuri: prospettiva non allettante mentre rimaneva ancora incompiuto il sogno unitario risorgimentale. Vienna non aveva mai per o l'occasione per ribadire la propria indisponibiJità a rinunziare al Trentino. Quindj la . ola via per riavere le terre ancora irredente passava per il nodo obbligato dell'accordo con le Potenze dell'Totesa. (24) ibidem , p. 90. Vedasi in proposito il riferime nto in calce alla p. 104.


In qucsla luce vanno considerate e interpretate le trattalive che portarono al Patto segreto di Londra, sottoscritto il 26 aprile 1915, dopo mesi di intensa e ardua attività diplomatica. L' Ltalia i impegnava ad entrare nel conflitto, cd in cambio Francia, Inghilterra e Russia Je ricono cevano il dirillo di annettere, dopo la vittoria, il Trentino, il Tirolo cisalpino col confine naturale del Brennero, Trieste, l'Istria fino al Quarnaro (esclusa Fiume) e la Dalmazia nella sua configurazione amministrativa dell'epoca, con numerose isole. Altre clausole assicuravano al nostro paese la so\'ranità su Valona e il protettorato u una Albania ridimensionata ; venivano ìnfine salvaguardati gli interessi italiani in Asia, col passaggio di Rodi e del Dodecanneso sotto la nostra bandiera, e, ia pure con una formula vaga, in Africa. La conclusione del patto di Londra segnava un innegabile succc o per la politica ~tera italiana, anche nei rinessi delle nostre a~pirazioni sentimentali. Ma pu re la Serbia ne traeva , in prospettiva, i suoi bravi vantaggi, perché le venivano assicurati il riacqui to della Bosnia-Erzegovina e il po esso della co. ta dalmatica da Zara fino alle Bocche di Cattaro. Non pochi precedenti storici confortavano la sistema7Jone adriatica concordata nei nego,iati segreti londinc~i. Le vicende della guerra in atto parvero con olidare ancor pm i vincoli ideali che da lunga data legavano il nostro paese alla Serbia. Nel 1915 una violenta offensiva austro-j!ennanica minaccio di annientamento l'esercito dei Karageorge, ié. I francesi e gli inglesi non riuscirono ad assicurarsi con la necessaria tempc ·tività il controllo della via per Salonicco, e le armate serbe dovettero ripì,·2:arc verso i porti albanesi. In un .;aggio edito dall'Ufficio SLorico dello SME si lcl!gc al ngtur lo.

• Jr 1ale situ.izione l'Tlaha si assun e il doloroso e diffi, 1lt' u1111pito di proteggere la ritirata dei serbi e l'imbarco dei reti ,, ..1 1 • o <" • .:ito. Fu quindi costituilo un Corpo d'occupario1 Il' lhr1ia, composto di una divi ione su tre brigate, una ..1 11 , d 1) v .. v" portarsi a Durano, mentre le alt re due avreb~ , .. • •• ..v .. ~.!sSO di Valona . Dal 3 al 9 dicembre 191 e; la r; , , 11 una diffici le marcia da Valona raggiun~c ,e i.; 1sremò a difesa per proleggerc il riordina·mb r o Jei s rbi, operazioni che vennero ultimate il


9 febbraio 1915; dal 23 al 26 dello stesso mese anche la nostra brigata, che aveva trattenuto g1i austriaci per altre due ettima. ne, si imbarcò sotto la protezione delle unità della flotta •. (25) Sulla evacuazione dai lidi albanesi dell'esercito e dei profughi serbi, in un altro testo è detto: « L'operazione fu concertata con gli anglo-francesi, ma il peso gravò per la maggior parte sulla Marina italiana, come la fredda eloquenza delle cifre dimo tra : solo per quan to riguarda lo . gombcro dei erbi, gli italiani impiegarono 45 piroscafi, che compirono 202 viaggi, trasportando 115.000 uomini, 10.000 ca· valli e materiali adeguati; i francesi impiegarono 25 navi che fe. cero 101 viaggi e gli inglesi 11 piroscafi che effettuarono 19 viaggi. portando complessivamente in salvo 70.000 uomini . La cor· ta fu assicurala da 548 crociere di unità militari italiane, 340 fran· cesi e 238 britanniche •. (26) Nel già menzionato saggio curato dall 'Ufficio Storico dello SME è scritto: « Costituitasi sul finire del 191 5 l'Armata d 'Oriente, i governi alleati fecero ripetute insistenze presso quello italiano af. fin chè invia se nos tre truppe in Macedonia. A que to intervento era . tato . in dall 'inizio favorevole il generale Cadorna, il quale riteneva che la f rontc macedone, a differenza di quella albane e, potesse vincolare notevoli forze alleate. Il 9 agosto 1916 iniziò quindi il suo imbarco a Taranto la 35.a Divisione (2 brigate di fanteria e 4 gruppi da montagna) che si schierò il 25 agosto su1la Krusa-Balkan, fronte di 45 chilometri. Ad ottobre venne rinforzata da una terza brigata e, succe sivamentc. raggiunse la consistenza di un piccolo Corpo d'Armata . La divisione partecipò nel settembre dello tes o e nno ad una azione controffensiva; venne quindi trasferita nel ettore di Monastir dove, con l'azione della brigata « Cagliari • attraverso i monti Baba, apr\ il 15 novembre la via per quell'importante nodo strategico alle truppe franco serbe. All'inizio del 1918 la 35.a Divi sione pa sò nel ettore della Cerna, sostituendo in linea due Divisioni france i e una erba : in

(25) Cfr.: L'Esercito italiano dal primo Tricolore al primo centenario, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, Roma , 1961 , p. 220. (26) AA.VV., 1915-19/8. l 'Italia nella grande guerra, ca pitolo • L'opera della Marina •. a cura di M. Gabriele, p. 220, Presidenza del Con iglio dei Minjstri, Roma. 1970.


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questo settore gli italiani si trovarono a fronteggiare non p1u , bulgari, ma i tedeschi. Dopo otto attacchi germanici scatenati in due mesi vi fu, nel maggio, un tentativo offensivo alleato: esso non ri usd e i soli italiani vi persero 3.000 uomini. La maJaria nell'estate falcidiò l'Armata d'Oriente di ben 20 mila uomini; a causa della impossibilità di concedere licenze o avvicendamenti vari reparti alleati si ammutinarono; rimasero ferme nella loro disciplina soltanto le truppe italiane. Il 15 settembre l'Armata d'Oriente pa:.~ò all'offen iva e sfond ò il fronte avversario. La nostra Divisione scacciò i tede chi daj monti Kalabach, raggiunse Kruscevo attraverso i Baba Planina e il 29 attaccò la posizione di Sop, dove rimasero accerchiatii 8 mila bulgari, con undici cannoni, che caddero nelle nostre mani il successivo giorno 30, all'annunzio dell'armistizio fra Intesa e Bulgaria ». (27) Sebbene esistes ero i presupposti storici, formali e politici di una applica/ione senza riserve o sorprese, il patto faticosamente concordato a Londra « saltò ,. alla Conferenza della Pace. Un concor o di cause manifestatosi proprio nel vivo del conflitto, e precisamente a partire dai primi mesi del 1917, inserì nuovi temi negli orientamenti delle Cancellerie alleate. Le varie nazionalità che facevano parte dell'immenso quanto disomogeneo impero absburgico andavano riaffcnnando con vigore crescente le loro esigenze indipendentistiche. Quindi il problema che si poneva non era più quello di ridimensionare l'Au tria-Ungheria, bensl di sopprimerla come entità unitaria . Francia e rnghilterra ne) 1915 erano interessate a vedere l'Italia saldamente insediata sulla sponda orientale adriatica, per bilanciarvi la pur prevista presenza di una Serbia in~randita e le~ata alla Russia zarista; non appena si delineò la dissolu1ione dell'impero dei Romanov , divennero logicamente meno antusiaste di quella soluzione che però, almeno nella forma , mai rinnegarono. Qualco ·a si era poi mosso anche all'mtemo delle sfere governative serbe, ch e avevano subito le suggestioni della propaganda svolta con sempre maggiore insistenza dai circoli della emigrazione croata e slovena a Parigi e Londra. Si giun e alla Dichiarazione di Corfù del 20 luglio 1917, che poneva le basi

(27) L'Esercito llaliano dal primo Tricolore al primo ce11tenario, op. cii., p . 221.


del futuro Stato degli slavi del sud, retto da una monarchia costituzionale, parlamentare e democratica . Non è facile dire e, e soprattutto fino a qual punto, abbiano avuto il loro peso su quelJa affermazione programmatica anche fattori esterni. La nuova prospettiva, di chiara matrice politica e non. come si volle far credere, sentimentale, poneva pure in ombra, o comunque nuovamente in di~cu sionc. il progetto della « più grande Serbia •. che il patto di Londra invece assecondava, e che era tanto caro ai patrioti illuminati cd a molti ufficiali e oldali che i battevano con valore sul fronte. Pochi giorni dopo la Dichiarazione di Corfù scoppiò, nell'ambito dell'e ercilo ' erbo, quello che fu chiamato l'« affare d ella Mano Nera • . Gli aderenti alla potente organi7.zazionc segreta vennero accusati di preparare l'assassinio dd principe Alessandro e del presidente del consiglio Pasié. Il 29 luglio 1917 furono pas~ati per le armi a Salonicco il colonnello Oragutin Dimitrjevié « Apis • e due suoi pari grado. Seguirono arresti , pcrsccuzier ni e condanne a morte di altri ufficiali affiliati o simpati:r.7.anti della sella. Fu giustizìato anche il colonnello Toutzo ié, idolatrato dai soldati per il suo ardimento. Un profondo malessere si diffuse nei reparti. condo una opinione diffusa, Alessandro, la Mano Bianca e !Pasié colsero l'occasione della Dichiarazione di Corfù, che prer pugnava l'unione di serbi, croati e sloveni , per sbara7.7.arsi definitivamente delJa organi1.zazione rivale, intransigente nel suo nazionalismo. Un duro colpo alla Mano Nera era stato già inferto l'anno precedente, quando Alessandro aveva rimosso Dimitrjcvié dall'incarico di capo del Servizio Segreto, nominandolo ispettore di due brigate. Poco tempo dopo - nell'estate-autunno 1915 - l'esercito serbo non re · e alla offensiva austro germanica (eppure nel 1914 aveva saldamente fronteggiato queJla condotta da von Hot7.endorf). Non intendiamo sostenere che tra i due avvenimenti - destituzione di « Apis " e crollo dell'Esercito - vi fu una correlazione: è però certo che il provvedimento di Alessandro aveva posto in crisi l'Armata. A tale decisione non poté opporsi il vegliardo re Pietro, simpatizzante della Mano Nera, il quale dopo aver affidato la luogotenenza al figlio si era portato in prima linea tra i combattenti - come il nostro Vitt<r rio Emanuele - per condividerne sacrifici e pericoli. I serbi pagarono, sul fronte balcanico, un impressionante tributo di sangue. Le loro perdite furono tanto spaventose che


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s.J,w,or~ Loé

si giunse a dire: • La Serbia verrà liberata, ma non vi saranno più serbi per abitarla •. Durante l'ultima offensiva tre divi ioni serbe incomplete attaccarono un nemico quattro volte superiore per numero. Le truppe furono incitale all'as, allo col grido di stampo garibaldino: • avanti, verso la vittoria o la morte! ». L'8 novembre 1918 il principe Ales andro fece il suo ingre o in Belg rado liberata. (28) Ai francesi rimase affidalo enza interruzione il comando dell 'Armat a d'Oriente. Essi enfatizzarono la cooperazione tra le loro truppe e q•1dle serbe, mante nendo in sordina il pur determinante contributo di bravura offerto dalle altre forze alleale, tra cui le italiane. (29) Riportiamoci al pallo di Londra. Sugli . viluppi di questo problema nd cor o ddla Confcrcn7a d1 Versaille s i e s rillo a profusione, e con abbondanza di argomenti. 11 presidente statunitense Wilson si oppo e con intransigcn,.a alle rivendicazioni adriatiche dell'TLalia, in quanto le giudicava in contrasto con uno dei suoi famosi « 14 punti •. (30) Al tavulu Jclla pace ìl no tro Vittorio Emanuele Orlando si 'COntrò ripetutamente con Wilson, ollo gli guardi agnostici di Inghilterra e Francia: la Russia za. rista, altra contraente !ondine e, era sparita e il nuovo stato bol:.cevico non partecipava alla Confercnt.a. L'Italia pose la questione di Fiume, e si disse disposta a rinunziare alla Dalmazia a patto che le vcnis ero a egnate quelle città, le isole (csclu a Pago) e, sotto forma di mandato, Zara e Sebenico. Wilson compì una .v.iune conccnante: fece pubblicare su Temps un « manifesto,. nel quale invitava il porolo italiano a sconfessare il suo Presidente del con!>iglio. La ri po ta di (28) ella rhia o<:cupata operavano i cctnici , il cui capo più pn.· Liirioso l'ra l'allor a giovani imo voivcxla Ko ta Pcèanac. Que~li . nel cor o della <;c(:Onda guc1 ra mondiale, collaboro invece con i tede. hi, i uoì antichi nemici del 1914-1918: fu pa!>~a to per le armi dagli uomini di Dra1a Mihaalovié. ( 29) Per la coopenuione fran o M:rba c;ul fronte macedone crr.: L Cordicr, Victoire eclair cn Orient, Editions U.S.11.A., Aurillac, 1968, p. 93. (30) Di fatto, il punto 9 prcvcdc \.a, per l'Italia, un rcadj11st111e11t, cioè ria giu.c;tamcnto • dcli<.- rromiere, tenendo però conto delle indica1ioni di na, ionaJità chiaramenl t' :i certabil i. Wilson nei;ò pertanto al nm.tro paese il diritto di incorporan' la Dalmazia, mentre gli riconohhc quello di annettere. ad ~mpio, 2a m. la cui popolazione ric;ultava c~e formata per o lt re iJ 901 1 da itali:rni.


Orlando fu clamorosa: abbandonò Versailles facendo rientro a Roma dove fu accolto in trionfo. Il suo gesto rimase però sterile: gli altri • grandi » proseguirono freddamente i lavori, dopo avere stretto un patto di reciproca as istcnza. (31) La Conferenza della pace si chiuse ufficialmente il 10 agosto 1920. L'Italia era allora rappresentata da Nitti, successore del dimissionario Orlando. Ma il grande assente fu quegli che della storica assise era stato l'irriducibile protagonista: il pre idente Wilson che al suo rientro in patria alcuni mesi prima era andato incontro ad una amara sorpresa. Il Senato di Washington aveva infatti bocciato la ade ione degli Stati Uniti. alla Società delle Nazioni , l'organismo di cui proprio Wilson aveva imposto la isti tuzione a VersaiJJes, quale strumento destinato ad assicurare la pace nel mondo. (32) Erano stati conclusi, nel frattempo cinque trattati denominati dalle località (tutte comprese nel suggestivo parco) in cui erano avvenute le cerimonie della fi rma: Versailles con la Germania, Saint Germain con l'Austria, Trianon con l'Ungheria. Neuilly con la Bulgaria, Sevres con la Turchia. La questione adriatica era ancora sul tappeto , e non valse a risolverla la impresa dannunziana di Fiume. Il 12 novembre '20, a Rapallo, fu raggiunto un comprome so tra Roma e Belgrado. L'Italia rinunziava alle sue rivendicazioni sulla Dalmazia, ma otteneva una favorevole rettifica, all'altezza di Monte Nevo o, dal confine del Brennero al golfo del Quamaro, e la sovranità su Zara e quattro isole. In quanto a Fiume, se ne prevedeva la costituzione in Stato libero. (33) Nel 1924, col patto di Roma e col protocollo di Nettuno, si pose la parola fine alla lunga controversia ormai mutatasi in bilaterale: Fiume djveniva italiana, mentre alla Jugoslavia andavano Porto Baros e il Delta. (31) Su~li •scontri• tra Wilson e il nostro Presidente del Consiglio dei Mfoistri al tavolo della pace dr.: A. Cac;anova, Storia popolare della Italia contemporanea, voi. [V. Cappelli. Bologna, 1971 , pp. 24-25. (32) 1.1 patto costitutivo della Società delle Nazioni era enunciato negli. articoli I • 26 del Trattato di Versailles, documento fondamentale della Conrercn7..a (33) li conte Sforza, ncgo-Lialorc dell'accordo, prima della firma aveva consultalo diversi uomini politici, tra cui Sonnino, decisamente contrario, perch6 sentimentalmente e giuridicamente • ancorato• al patto di Londra, che considerava una sua creatura. Mussolini, anch'egli interpellato, si disse consenziente, però • con riserve • . Cfr.: A. Casanova, op. clt., p. 143.


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Sa/va1ore Loi

E i paesi balcanici? La Bulgaria, sconfitta, era stata costretta a gravi sacrifici territoriali: tra l'altro le fu interdetto l'accesso al Mar Nero. La Romania, entrata in guerra nel 1916 a fianco degli AUeati, era stata invasa dai tede chi e sottoposta ad un governo filogermanico. Questo fu abbattuto quando si delineò il crollo degli Imperi centrali: il paese si ingrandi con la Transilvania, una parte del Banato, la Bucovina e la Bessarabia, vantaggi confermatigli dai Trattati del Trianon e di Sevrcs. La Grecia, che oltanto nell'agosto del 1917 - dopo la deposizione dell'esitante re Costantino I - si era schierata con l'Int.e a, fu considerala vittoriosa e ottenne a Versailles la Tracia orientale. Gallipoli e Smirne. Ma turbinosi eventi interni provocarono un nuovo scontro con la Turchia, che potè riprendcn,i Smirne, conquista poi ratificata a Losanna nel 1923. Il Montenegro, anch'esso vittorioso, votò l'unione con Belgrado. E veniamo alla Serbia. Alla sua Corona, secondo la Dichiarazione di Corfù, si unirono i croati e gli sloveni. Ebbe la BosniaErzegovina, parte del Banato, e i estese ulteriormente in Macedonia. La iniziale dcnomioazioue J_j Rcg11u Jci serbi, croatì e sloveni fu modificata poi con quella di Regno di Jugoslavia. La piccola Serbia, ingnmdita nel nuovo Stato nel quale aveva accolto con spirito democratico e con una buona dose di generosità gli altri popoli slavi del sud, diveniva la potenza egemone dell'area balcanica. (34) Quella nazione, c ui la storia ha sempre riservato prove durissime, era allora erner ·a dal « lungo tormentato sonno ,. iniziato con la conquista turca: prendiamo queste parole da una splendida lirica di Drua Atchimovitch, uno dei maggiori poeti serbi contemporanei . La questione d'Oriente non ebbe termine col primo conflitto mondiale: si riaccese con diverse angolazioni ma con non minore violenza. Uno dei motivi dominanti fu quello del. cosiddetto revisionismo: si sosteneva la necessità di modificare i risultati della Conferenza di Versailles. Influenti personalità britanniche giudicarono dannoso allo equilibrio politico conti11cntale la scompar a dell'Austria-Ungher ia. Branko Miljus, nell 'opera a buon diritto definita « poderosamente documentata • ricorda che tale tesi fu sostenuta da Albert (34) Su questo giudizio sono concordi numerosi storici, tra cui R. Mo ca, autore del capitolo • L'Europa postbellica e l'Italia » , p. 300, in:

AA.VV., /915-1918. L'Italia nella grande guerra, op. cit.


Sorci (35), e che Churchm defin\ la scompar a dell'impero viennese e la seconda tragedia del secolo ,._ Otto d'Absburgo si fece promotore di un movimento •scien tifico,. che sosteneva il ripristino dei poteri della ua dinastia a capo di una confederazione danubiana . Mussolini, salito al potere nel 1922, non nascose di considerare il patto dj Rapallo e le successive intese di Roma e di Nettuno come mo menti di pura transizione, ed avviò una intensa politica di rivendicazioru adriatiche. Hitler non tardò a rivolgere la sua non disinteressata attenzione alla penisola balcanica, per il suo valore strategico e per le risorse naturali di cui era ricca. La III lnlcrnazìonale fu anch'essa favorevole al revisionismo, nel quadro di più va ti e ben comprensibili ~isegni. JI V Congresso del Komintem, tenutosi nel 1924, proclamò la esigenza che la Jugoslavia « agente dell 'imperialismo e del capitalismo • (sic!) venisse smembrata mediante la secessione della Croazia, della Slovenia e del1a Macedonia. (36) Il nodo obbligalo ùcll'all ivi là diplon1atica, aperta ed occulta, che abbiamo brevemente delineato, passava ancora per Belgrado, in chiave di intesa o di contrasto, a seconda dei casi. La Jugoslavia si legò, nella Piccola Intesa, alla Romania e alla Cecoslovacchia, per opporsi alle mire revisionistiche magiare. La Francia diede il suo appoggio a questo accordo, e inoltre strinse nel 1827 un patto di amicizia con Belgrado. (37) I più seri pericoli per il nuovo stato creato a Versailles sorsero però all'interno dei suoi stessi confini. In Macedonia agiva il V.R.M .O. una organizzazione segreta irredentista che propugnava il ritorno della regione alla Bulgaria . I croati avanzarono ben presto istanze autonomiste, che tradivano una malcelata nostalgia ab burgica. Evidentemente la unione con i e fratelli serbi •, che essi avevano solJecitato quando la guerra volgeva al termine, era stata motivata da un calcolo: tramutarsi da vinti in vincitori. I croati aderivano pressochè in massa al potente partito dei contadini, rcllo da capi prestigiosi , quali Stjcpan Radié,

(35) cfr.: B. Mil jus, op. cit., p. 121. (36) ibidem, p. 123. (37) Per una estesa ricostruzione delle vicende interne del regno dei Karagcorgevié tra il 1918 e il 1928, cfr.: S.K . Pawlovitch, Yugoslavia, Benn Ltd., London, 1971 , pp. s~n. passim. -


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e, dopo la morte di questi, Vladko Macek. L'csLrcmismo nazionalisla, soslenilore del distacco della provincia dalJa Jugoslavia, aveva il suo leader in Ante Pavclié. Re Alessandro, per porre fine alla violenla contesa interna, il 6 gennaio 1929 sciolse iJ parlamento e affidò il governo a un generale. I croati considerarono quel ge to come l'imposizione di una diltatura serba. Molti storici giustificano però Alessandro. sostenendo che egli agi per prevenire un grave pericolo: lo pel· tro ab burgico sembrava incombere, otto muLaL spoglie, sul suo paese. Era trascorso mezzo ecolo dalla crisi bosniaca del 1878. ul popolo serbo si deLineava una minaccia nuova, ma dalle connotazioni antiche, destinata ad esprimen.i in tutta la sua violenza negli anru della econda guerra mondiale.


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Generale MARIO MONTANARI LA BAITAGLJA DEL TRASIMENO

I preccdentJ. Un periodo, forse più degli altri, balza al ricordo della nostra mente allorché si parla della Roma repubblicana: la lolla mortale fra Roma e Cartagine. E, di questa lotta , la seconda delle cosiddette guerre puniche costitui cc indubbiamente non solo la fa. e più brillante, più accanita, ma addirittura quella ri olutiva . E' nolo c he la seconda guerra punica inizia con l'as edio di Sagunto (219 a .C.), causa occasionale, e termina praticame nte con la battaglia di Naraggara (202 a .C.) , spes o impropriamente delta di Zama. Uno degli episodi delle aJterne vi ende verificate i in questi diciotto anni di gu erra e bhc luogo pre " O le rive del lago Trasimeno e ci proponiamo di ricordarlo ·ulla s orta delle du_e fonti storiche più antiche cd attendibili : Polibio e Tito Livio, tenendo altre ì conto delle interprela7Joni moderne in proposito. Con l'investire Sagunto, Annibale si riprometteva molti van· taggi dalla si ura vittoria. Anzitullo di togliere ai Romani una ottima base di operazioni in I beria, poi di imporsi ai popoli iberici, infine di procurarsi g rande abbondanza di mezzi per le im· prese future. Ma, oltre a ci<), egli era ben con apcvole di porre Roma di fronte ad un'alternativa di prestigio. Se essa avesse abbandonalo la città spagnola al suo destino, il nome di Roma avrebbe ricevuto un fierissimo colpo di fronte al mondo mediterraneo. Per e ilare ciò non restava che accettare la sfida , vale dire riprendere la lotta con la repubblica a fri cana. E che An· nibalc fosse consideralo il vero nemico chiarnmcnlc appare dall'incarico affidato agli ambasc iatori inviati a Cartagine: ad ducem ipsum in poenam foederis rupi i deposcendum ( 1), di ri· ( I ) Per qu • ta e per le successive citazioni lat ine vds. Livio, X:Xl e XXII.


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Cr,ieroh Moria Mon111111ori

chiedere la consegna del Comandante in persona, se non desi· stesse dalla guerra, affinché fosse punito per la violazione del patto di amicizia. A Roma giunsero quasi contemporaneamente e gli ambasciatori di ritorno da Cartagine, i quali retulerunt omnia hostilia esse, riferirono che laggiù tutto era ostile, e la notizia dell'eccidio di Sagunto. Allora, ut omnia itLSta ante bellum fierenl, affinché tutto, prima del conflitto, si compisse secondo il diritto, fu inviata una nuova ambasceria di anziani. Questi avevano compreso cosi chiaramente l'essenza della missione che davanti al Senato cartaginese rifiutarono categoricamente de foedernm iure verbis di ceptare, di discutere sul diritto dei trattati (secondo la lettera dei patti stipulati, Sagunto non poteva essere compresa fra gli alleati di Roma ivi considerati , sostenevano i Cartagines,i ): o Annibale o la guerra (1) . E quando, alla ripuJsa cartaginese, Fabio Buteone iterum sinu effuso, aperta la piega della tunica, dichiarò che dava )a guerra, accipere se omnes respondemnt et quibus acciperent animis iisdem se gesturos, tutti rispo ero che ]'accettavano e che l'avrebbero fatto con lo stesso animo col quale l'accettavano. Se per una ragione di dignità Roma decise di porre una perentoria richiesta e l'intimidazione di guerra, derecta percun.ctatio ad denuntialio belli, bisogna tuttavia osservare che essa non era affatto preparata agli eventi. Non certo che avesse lasciato decadere Je sue virtù militari: solo qualche anno prima (225-222) aveva reagito con fermeu.a all'invasione dei Galli in Etruria ed alla insurrezione dei CisaJpini. Le mancava, piuttosto, la preparazione specifica alla guerra con Cartagine, anche se l'aveva ben prevista. La sua lentezza, infatti, nell'intervenire nelle vicende iberiche non era generata da miopia politica, sebbene dalla preoccupazione di. non trovarsi contemporaneamente in lotta con più avversari. Però non si aspettava di combattere in Italia: pensava di portare le armi in Jberia, o, possibilmente, in Africa. Jn effetti, se il dominio nella Gallia Cisalpina era stato (J) I Romani se>levano intimare la guerra in due modi. O mandavano un'ambasceria di senatori ai governi avver. ari oppure spedivano un legalo ai confini dello stato ad annunciare pubblicamente la guerra al più vicino presidio nemico, secondo il rito dei feciali s tabilito da Anco Ma rzio. Ma Fabio Butcone seguiva la procedura, quando sinu ex toga facto, fatta una piega nella toga, disse: • Qui dentro noi vi portiamo e la pace e la guerra ; scegliete quello che preferite •, utrum placet sumite.


rafforzalo (2), non si può negare l'asscn7..a di un piano organico, di un chiaro spirito offensivo, di una lucida visione di quello che occorre\•a fare (3). E così daJla dichiarazione di guerra (218 a.C.) alla riconquista di Capua (211 a .C.) Roma subì l'iniziativa di Annibale. Per il 218, il Senato decise di costituire 6 legioni. Due di esse (8.000 fanti e 600 cavalieri) furono affidate a Tiberio Sempronio Longo con il ompito di recarsi in Sicilia per successivamente sbarcare in Africa, ove gli avvenimenti lo avessero consentito. Altre due, con 14.000 fanti e 1.600 cavalieri alleati, furono destinate a P. Cornelio Scipione per recarsi in Spagna. Infine, le ultime due furono riservate per la Gallia. Pienamente edotto delle guerre che Roma aveva sostenuto contro i Cisalpini, Annibale aveva da tempo stretto rapporti con le popolazioni dei territori che ·j riprometteva di attraversare. A ciò lo induceva non solo la necessità di non perdere tempo col dover superare l'ostilità degli indigeni, ma altresl quelJa di trovare potenti e numerosi alleati e, soprallullo, di creare le premesse per lo scompaginamento della federazione italica. Quando ru rassicurato favorevolmente, aJmcno nelle linee generali, suU'ambicnlc che avrebbe attraversato, sulle difficoltà dell 'itinerario, 'ullo atteggiamento dei GaJli cisalpini e sulle risorse che poteva offrire la valle padana; quando ritenne di poter . ostituirc la base di operazioni della lberia con quella della Gallia cisalpina, insofferente della presenza romana e sicura rifornitrice di ottime reclute, Annibale passò l'Ebro e si avviò verso l'Italia. Se la disordinata invasione dei Galli aveva fatto tremare Roma , molto maggiore - pensava - sarebbe stato il pericolo rappresentato da un capo abile, dcci. o cd esperto, capa-

(2) La prima vera linea di difc a dei Romani era data dal Po , il quale, in quell'epoca, formava on le sue paJudi e tesissime e le uc dilramazioni - a va lle di Cremona una linea pressoché insuperabile a~li e crcili nemici. almeno finché era oleato dalle flottiglie dei Veneti e dci Ccnomuni, alleati a Roma. Questa linea, reccnli ·ima, era imperniatr sulle due nuove colonie latine di Piacen1.a e di Cre mona, che controllavano il Po nel trauo meno difficile da superare, e, per la Trebbia, raggiungeva gli Appennini. Si aggiunga che la bal>C di operazioni Piacenza-Cremona , facilmente acc<:5.~ibilc dai valichi appenninici, ripartiva in due la Gallia Cisalpina separando gli Jnc;ubri dai Boi, entrambi o tili ai Romani. (3) Anche la scarsa e ntità delle forte mobilitate è indi e di errala valutazione delle e igcnte.


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Gr11<'ral.· \Janv M onttma11

cc di disciplinare con astuzia e ferrea volontà le indocili ma bellico ·e tribù barbariche. Ed erano i Romani Lcs 'i a preparare l'alleato più formidabile per i Cartaginesi, opprimendo in modo eccessivo popolazioni !>Olo di recente vinte e dc tando in esse risentimento profondo e gravi timori di una immanente distruzione. Fra l'altro, dalle vittorie riportate sulle ma se nemich •. a volte nonostante una St!n!>i· bile inferiorità numerica, e~ i avevano ricavato la convinzione che le armi romane potessero essere sempre certe della vittoria. on a caso Polibio, chiudendo la narraLione della guerra gallica , commenta: • Tale fine ebbe la guerra contro i Galli, a nessun'a llr.i seconda, fra quelle riferite, per lo sprezzo della vita e l'audacia che furono propri dei combattenti... ma alla fine spregiabiHssima per quanto riguarda la sconsideratezza e delle dcci ioni e dei falli , giacché non ]a maggior parte bensì tutto qudJo che fu compiuto dai Galli è da ascrivere più ad impeto inconsulto d !l 'animo che a meditazione•. Annibale, almeno econdo le fonti classiche, superò i Pirenei con circa 50.000 fanti e 9.000 cavalieri. icuramente giunse in Ttalia con non più di 20.000 fanti e 6.000 cavalieri, perciò, partendo da quc. to dato, cmbra leci to sollevare qualche dubbio sull'attendibilità delle forze con cui lasciò la Spagna. Infatti, egli avrebbe p ·rduto circa 35.000 uomini, vale a dire oltre metà dell'esercito, senza dover affrontare neanche una battaglia e per giunta , dopo iffatta crudele falcidia , i superstiti sarebbero arri· vati sul Po con elevato morale, alta capacità combattiva ed in buon ordine. Tutto ciò rende cauU nell'accettare, dunque, le cifre indicative delle for,,c con cui fu ini,iala l'impresa e delle perdite subi te durante il viaJ?gio. Appare ra~ionevole pen are che Annjbale sia volutamente partito dalla pagna con non più di 40.000 uomini , tenendo hcn con to delle difficoltà che un e crcilo più numero o avrebbe trovato per i rifornimenti in paesi barbari , della minore rapidità con la quale avrchbc proceduto cd infine valutando l'apporto di uomini che gli sarebbe stato fornito dai Cisalpini. In tale supposizione le perdite sarebbero a CC ' e al massimo a 10-12.000 uomini , cifra plausibile. La pedizione era stata attentamente meditata cd organiz,ata. Passando l'Ebro alla metà di ma)!gio, quando nella Spagna cartaginese era già stato raccolto il grano, Annibale entrò nella odierna Catalogna poco prima della mietitura: non ebbe, perciò, a temere difetto di viveri in quella regione non ri ca cd


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ancora ino pitale. Ave\.a tempo davanti a ·é. Poiché non intendeva raggiungere le Alpi prima della fine di agosto, gli embrò utile compiere la conquista della zona fra l'Ebro cd i Pirenei, la sola pairtc della pagna che - postasi sotto la protezione aperta di Roma - fo se ottratla al dominio cartaginese. E la conquista fu rapida e fclice. · Può destar meraviglia il fatto che egli si ia trattenuto a ud dei Pirenei ben due mesi, piuLtosto che attraver are la regione come fece poi per la Gallia meridionale, ma questa e una prova dell 'accortezza di nnibale. Prima di tutto doveva premergli il non lasciare in pagna alcun popolo indip ·ndente e. peggio, ostile a artagine ; togli ndo quc,to ultimo o tacolo, sottraeva un importante punto di appoggio per i Romani cd apriva dalla Spagna, anzi dall'Africa te.,. a, una linea di comunicazione terrestre libera e . icura sino alla pianura padana. Inoltre, oggiornando in Catalo{!na per ben du ' me i, ingannava i Ro mani e tog lieva fede alle \.Oci che, 'iuo malgrado, si erano diffu e . ull'imprt:,a. Se per i!iungerc ai Pirenei gli erano occorsi due mesi cd aveva dovuto affrontare combattime nti anguino i. c1uanto tempo e quanta gente a\'rebbe perso fra i Pirenei ed il Rodano e, oprattuuo, fra il Rodano ed il Po? Cea tu almeno a ltri sci-sette mc.,i; il he signifi a che si sarebbe trovato in meuo alle Alpi in pie no inverno, allorché era follia pen ·are di superarle. La sicureu.i che daUe Alpi nessun reale pericolo la minacciasse indusse Roma ad approntare le due armale consolari da inviare in Spagna cd in Sicilia. olo quando cppc che questi preparativi erano avan7.-ati imi , Annibale si mos e. e, altraverati i Pirenei dei quali già da tempo aveva occupati i valichi, si affidò al dc. tino. E da que to momento non ebbe più so te. Lungi dall 'impegnar i in . contri non necessari, cercò in ogni modo di non perder• tempo; rapidamente giun. al Rodano e lo upcn), battendo gli indigeni che avevano tentato di opporsi ; non indugiò nem meno per comhattcre e r~pingere a mare Scipione, sbarcato in Provenza per opporg li i; proseguì. proseguì empre apcndo di dover arrivare ai piedi delle Alpi nella prima metà di settembre. on prima, perché solo allora nella maggior parte della zona i raccolti sarebbero stati fatti ; non dopo, perché la caduta delle nevi e le piene dei torrenti sarebbero diventati o tacoli insormontabili. Napoleone e aminò quali partiti si potevano pre ·entare al console Publio cipionc: « Doveva seguirli ? Certo avrebbe potuto


~,.ol,, Murio

Montanari

in breve raggiungere )a retroguardia dei Cartaginesi; ma Scipione se ne guardò bene: Annibale si sarebbe rivoltato e l'avrebbe bauuto •. IJ numero e la qualità dei soldati erano, infatti, a favore di Annibale, il quale fra l'altro avrebbe anche avuto il vantaggio di poter attirnre senza molta djfficollà il nemico in una imboscata. Se le Alpi fossero state abitate da popoli amici dei Romani, Scipione poteva sperare di precedere Annibale passando per qualche valico meridionale, ma « questo partito di attraversare le Alpi non era realizzabile: le Alpi erano abitate da genti barbare ostili ai Romani quanto lo erano gli Insubri ed i Boi ». Talché le difficoltà che vi trovò Annibale, pur chiamato e guidato dai Ci alpini, sarebbero state ancor maggiori per l'esercito romano, che rischiava di andare incontro ad un disastro irrepa· rabile. E perciò Napoleone concluse: « A Scipione non rimaneva dunque che un terzo ed ultimo partilo: raggiungere la sua flotta alla foce del Rodano cd imbarcarvi l'esercito ». Ed a questa alternativa si attenne Scipione; senonché, per l'esagerata confidenza propria di tutti i Romani al principio di questa guerra, non ricondus e le legioni in ItaJia per opporle nuovamente ad Annibale, ma le fece proseguire per la Spagna al comando del fratello Gneo Scipione, come se fosse di poco conto il fatto che i Cartaginesi potessero penetrare in ILalia, con gli umori esisltmti e con la rivolta che vi serpeggiava. Vide, tuttavia, necessario che almeno un con ole anda se incontro ad Annibale e perciò tornò, quasi solo, in Italia per raccogliere le due legioni dei pretori Lucio Manlio e Caio Attilio ed affrontare i Cartaginesi nella pianura padana. Publio Scipione sapeva che le co e nella Gallia Cisalpina non si svolgevano molto bene. Era, infaui, appena giunta la notizia del passaggio dell'Ebro da parte di Annibale, che i Boi , istjgati dagli Jnsubri, si ribellavano, non tanto per i loro antichi rancori contro il popolo romano, quanto per la fondazione delle due colonie di Piacenza e di Cremona, provvedimento che, se assicurò ai Romani una solidissima base, affrettò i tempi. Ma la rivolta prematura e disordinala dei Boi risultò in definitiva poco utile alla causa punica. E' pur vero che e sa ritardò l'approntamento dell'esercito di P. Scipione e, conseguentemente, l'arrivo di questi sul Rodano - infatti le due legioni iu via di cosliluzione nella zona dj Pisa per l'impresa di Spagna erano state affidale ai pretori L. Manlio e C. Attilio per affrontare la crisi nella Cisal· pina cd in loro luogo si era dato mano alla coscrizione di altre


es due legioni per il console - ma si pensi a quale sarebbe stata l'efficacia delle villoric sul Ticino e sulla Trebbia se l'insurrezione fosse scoppiata al]e spaJJe dei Romani. J pretori non si davano alcun pensiero di Annibale; probabilmente lo credevano bloccato da Scipione in Catalogna od in Provenza, gi.acchè, l'invas ione attraverso le Alpi era considerata come una voce messa abilmente in giro dai Cartaginesi per provocare moti nella Gallia Cisalpina. Fu dunque, per loro, motivo di vivo stupore l'arri vo dei messaggeri inviati da Scipione, non appena sbarcato a Pia,. con l'ordine di raccogliere tutte le forze e di attender]o. Dal canto suo, il Senato - ragguagliato dal con. ole sul proposito di fermare Annibale in val padana - comprese la serietà della situazione ma ritenne di poterla fronteggiare senza dover approntare due nuove legioni, considerando pesante e non indispensabile l'onere sia per il popolo, che già aveva opportato la leva insolita di sci legioni anzichè delle quattro normali, sia sopraltullo per gli alleati. D'altro canto occorreva inviare a nord altre for.1:e per l'eventualità che quelle a disposi7Jonc di C. Scipione si manifestassero insufficienti . Perciò rinunciò alla spedizione in Sicilia ed ordinò al console T. Sempronio di imbarcare subilo le sue legioni e, risalendo l'Adriatico, portarsi a Ri· mini L'esercito che Scipione trovò era scoraggiato e stanco da quella guerra di continue imboscate; serpeggiava la diffidenza conlro gli ausiliari - pochi in verità - fomiti dai Cisalpini; si insinuava la sfiducia nei capi e nei propri mezzi. Per converso, Annibale, ormai giunto sul Po, vedeva reaJizzarsi il suo disegno. 11 superamento delle Alpi aveva avuto luogo con molte difficoltà e sensihi li perdite. è vero, ma nonostante lutto e~li aveva raggiunto il paese dei Taurini assolutamente inattec;o e con un buon nerbo di soldati. Dove e allamcntc sia passato Annibale è qu stionc talmente controversa che conviene limitarsi ad un cenno sulle varie ipotesi. Una interpretazione del te to polihiano indicherebbe il Piccolo S. Bernardo; secondo Livio, più esplicito, i Cartagine i sarebbero scesi in Va l di Susa , pa sando per il Monginevro (te i più attendibile) o per il Moncenisio ( meno probabilmente). Comunque sia, dopo quindici giorni di ·forzi , attorno al 20 settembre del 218 , Annibale toccò la pianura padana e, dopo aver espugnato facilmente Taura ia, il più grosso centro dei Taurini , mosse contro i Romani incerros quae pars seque11da e set Gallos praesentem ecuturo,; esse rat11 , sicuro


C,n1uofr M ilrro M on1u1utn

che i Galli, esitanti sul partito da prendere, avrebbero seguito lui se l'avessero visto deciso. I du~ Capi avevano entrambi olljme ragioni per parlare ai rispettivi eserciti ed i discor i, riportati in modo sostanzialmente uguale da Polibio e da Li vio, ·ono ambedue degni di considerazione. An nibale si preoccupò di sottolineare con forza due al pclLl della imminente lotta: • ..... E lo stesso destino che vi impone il combauimenlo, vi offre, se sarete vincilori, premi co. l grandi che maggiori gli uomini non sono soliti chiedere nemmeno agli Dei immortali ..... E ' consentito essere timorosi ed i· gnavi solo a quelli che hanno dietro cU sè una via di scampo ..... a voi è necessario essere forti e, poichè per l'assenza di qualunque speranza non vi resta che la vittoria o La morte, affrontare la morte com baucndo anziché fuggendo, se la sorte fosse contraria ... •. Scipione si rivolse ai suoi prima di tutto con un'abile autodifesa , poi cercando di sminuire la temibilità del nemico: • ...Sono fantasmi, ombre d'uomini sfiniti dalla fame, dal freddo, dai disagi , dalla sporcizia, pesti e fiaccati dal cammino fra rncc<" e ass i; hanno i piedi congelati, i muscoli irrigiditi dalla neve, le membra contra li e dal gelo; le armi . ono sconquassate e rotte, i cavaJli zoppicanti e fiaccati... •. quindi , infine, cercando di far comprendere che La questione non era poi tanto da prendere sottogamba « .• . Non c'è dietro di noi un altro esercito che, se non vinciamo noi, possa opporsi al nemico ... si deve louare qui come ·e combattessimo sotto le mura di Roma ... ». Secondo Uvio l'allocuzione di Annihale andò a segna e tulli i Cartaginesi unanimi e ad una voce chiesero battaglia, uno animo el voce una poscunt, mentre il d iscorso di cipione fece meno effetto: non pari fervore era tra i Romani, apud Romano.\ haudqua.qu.am tanta alacrilas erat. Il primo scontro di avanguardie avvenne presso il Tic,i no (fine settembre 218) o, per meglio dire, in Lomellfoa. l Romani ebbero la peggio, ma il danno più rilevante fu di carattere psicologico; i due corpi di cavalleria erano comandati personalmente dai duci avversari e Scipione tesso, gravemente ferito, era scampato alla cauura solo grazie al valore del figlio dicioLtenne, il futuro Scipione l'Africano. Un inizio, dunque, poco fortunato . Il secondo confronto ebbe luogo alla Trebbia, alla fine del dicembre 218, e questa volta fu vera battaglia campale. Annibale non si era preoccupato di impedire il congiungimento


delle due annate consolari, anzi de iderava che ciò awenisse ed il più presto possibile perché, per assicurarsi il dominio della Gallia Cisalpina e preparare la campagna dell'anno seguente, aveva bi ogno di una grande vittoria. Di poter batter i due conoli riuniti era certo, ed infatti alla Trebbia, u terreno da lui scelto, la battaglia si risolse in aperta rotta per i Romani cd ebbe gravissime conseguenze: due terzi dell'intero esercito erano perduti e la Cisalpina doveva essere sgomberata. La campagna del 217.

Vivis ·imo fu lo gomento prodotto in Roma dagli avvenimenti , così grande c he già si vedeva il nemico marciante mina cioso ulla città, tantus terror ... ut iam ad urbem romanam rrederent infestis ignis ltostem venturum. E naturalmente il popolo addebitava la col pa del di astro all'indirizzo della guerra stabilito dal Senato ed all'inettitudine dei capi (I) . Con eguentcmente elesse per il 217, a · anto al patrizio G. Servilio, il democratico C. Flaminio, l'avversano d I patri1.iato, l'uomo avverso al conservatorismo dd ·nato. Gli appre tamenti militari furono ingenti: ben undici legioni , quante mai e rano tate levate in Roma, vennero messe in campo compie sivarnentc. Due erano in Spagna con ·1p1one, quattro erano quelle battute alla Trebbia , e , perciò , da rimettere a punto e rinfor,.are. due in icilia. una in ardegna e due a Roma in ri erva . In sostanza , contro Annihale erano de tinatc quattro legioni . Forse si pensò che due e erciti consolari fossero numericamente -uffi icnti , forse - piu probabilmente - non appariva agc o le, contro le abitudini fino ~d allora dimostratesi valide e ri ·pondcnti, dirigere in guerra, e quindi muovere, vettovagliare e far ombatterc una ma 'a di ~ci od otto legioni. Errore chiama errore. I resti delle r·gioni sconfitte. che avevano svernato a Cremona e Pia c nza, furono ·ondotti rispettivamente dal pretor · Attilio, sostituto di Scipione, a Rimini dove furono raggiunti dalle nuove leve e dal ne0<onsole Servilio. e da Sempronio a Lucca e poi ad Arezzo dove alle ero i rinfor7.i e Flaminio. L'abbandono della valle padana si era palesato grave, ma inevitabile; per contro, l'attendere i Cartaginesi nell'Jta( I ) Il Senato ri onobbc, invece le buone qWllilà di p rorogò l'incarico, inviandolo in Spagna.

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lia centrale offriva nuove prospcuive: territor io cono ciuto, alleati sicuri, facilità di rifornimenti co tituivano un vantaggio tutt'altro che trascurabile. Ma quale via avrebbe preso Annibale dalla zona di Bologna nella quale si era raccolto per i quartieri d'inverno? Avrebbe puntato verso Rimini o sarebbe sceso in Etruria da un passo appenninico? Controllare tuti i valichi era impossibile; riunire tutte le legioni ad Arezzo od a Rimi ni significava abbandonare al nemico parlc dd territorio alleato Perciò fu deciso di sbarrare en t rambe Je vie, dislocando le due armate una ad orienlc cd una ad occidente d >gli Appennini. Tn tal modo si offriva ad Annibale la possibiJità di hallerle entrambe, una dopo l'altra, prima c he potessero riunir i. Sui combattimenti c he :-. i volsero nell'inverno 218·217 e su di un p rimo tentativo di passaggio degli Appennini da parte punica non ci tratteremo, stante la molto discussa validita del racconto liviano cd il totale silenzio in propo ilo della versione di Polibio. A primavera (primi di maggio del 217), Annibale lasciò i quartieri d'inverno, spinto anche dalla irrequietezza e dalla incipiente ostilità dei Cisa lpini , che mal . opportavano le r cq ui izioni cd i danni de lla guerra. Rinunciando a scendere lungo il litorale adriatico, perché piu ag vole sarebbe stato per i Romani riunirsi , . celse di penetrare in Etruria probabilmente non per i passi della Futa o dei Mandrioli che potevano ci.sere facilmente sorvegliati da Arezzo, né per quello de lla Cisa che lo avrebbe costretto ad attraver are il paese dei lii:,iri, forse ostiJi, e ad un itinerario molto lungo; invece, quasi certamente, preferì il pas o d Ila Porretta sboccando nella piana di Pistoia, in una regione a que l tempo tutta invasa da acquitrini e da paludi fino aJle pe ndici occidentali de lle colline di Fiesole. Dice Polibio: « . .. interroga li quelli c he sembravano avere Ja maggiore cono cenza del paese, trovò le solite strade ch e adducono in terra nemica troppo lunghe, mentre quella che porta in Etruria attraverso le paludi è difficile, è vero, ma più corta e tale da la,;ciare attonito Flaminio • . La traversata della catena montana non fu eccessivamente dura. mentre assai più penosa fu quella della zona paludosa, anche e esagerata dalla tradizione. In ogni modo il ri ·ultato d esiderato fu consegui to, giacché Anniba le poté toccare le vicinanze


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di Fiesole assolutamente inaueso. Come gli esploratori accertarono La presenza del console romano ad Arezzo, il Cartaginese volle prima informarsi con somma cura della topografia della zona, delle risorse esistenti, del carattere e delle intenzioni di Flaminio. La regione era una delle più fortili d'Italia ed offriva gran copia di rifornimenti d'ogni genere. Flaminio , secondo Polibio, era e un demagogo abile e intrigante, ma non atto a condurre affari importanti né imprese di brucrra, cd oltre a ciò troppo confidava nelle sue fone », secondo Livio « baldanzoso già fin dal suo primo consolato e poco rispettoso non -.oltanto dell'autorità delle leggi e del Senato ma neanche degli ·tessi Dei, aveva alimentato tale naturale temerarietà col felice e ilo delle sue imprese civili e militari. Appariva dunque chiaro c he a\!rebbe condotLo ogni co a senza consultare né gli Dei né gli uomini e con presuntuoso impelo » . Indubbiamente, Flaminio non esce in modo brillante da queste righe, ma e a::.sai probabile che una certa influenza sia ::.Lata cscr itata dalle tendenze politiche degli storici. Egli, quale tribuno della plebe, aveva ostacolato più volte gli. interessi del patriziato, quale censore aveva tenuto a battesimo la via Flaminia che da Roma giungeva ormai sino a Rimini, quale console aveva battuto gli Insubri. Poiché agli occhi della plebe appariva strenuo difensore del popolo e condottiero ardilo e capace, dai conservatori veniva giudicato violento e mestatore e soldato semplicemente fortunato . Certo egli era uomo di valore ma. altrettanto certo, peccava spesso di eccessività e di ambizione. Annibale, dunque, compre. o il temperamento dell'avversario, decise di provocare una mos a avventala da parte di questi e puntò ver ·o il centro dcll'Etruria mettendola a ferro e fuoco cd è facile immaginare quale impegno pone~. ero in questa di· struzjonc Cartaginesi e Galli, posto c he si cominciava a toccare il vivo della potenza di Roma. I Romani , privi di cavalleria, fermi ad Arezzo, conoscevano delle mosse nemic he solo quello che era raccontato dai fuggiaschi , vedevano in fiamme la val di Chiana, sapevano saccheggiate le colline del Chianti. Vaghe ma insistenti voci affermavano che la fiumana devastatric;e già minacciava lo slc so Lazio; che le forze lasciate indietro erano poche, forse solo un velo di cavalleria, mentre Annibale procedeva


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Gutuole Mo;rio Mont111t11ri

senza arrestarsi verso sud. Flaminio, che non sarebbe stato quieto neppure se fosse stato quieto il nemico, qui ne. quieto quidem hoste ipse quieturus eral, si sentì ferito nell'orgoglio. I profu. ghi raccontavano gli orrori veduti; le nuove leve, per la maggior parte etrusche, erano sconvolte dall'ira e dal dolore pensando alle proprie case; i legionari che avevano combattuto alla Trebbia ardevano dal desiderio delJa rivincita, affermando cht! in quel triste giorno erano stati vinti dal f rcddo, dalla fame, dalla inclemenza della stagione, assai più cne dai punici. Il consigli.o d i guerra, da lui convocato, era Luuavia di ben diverso avviso e riteneva assai più saggia linea di condotta attendere l'altro esercito consolare e solo aJJora dare battaglia; nel frattempo la poca cavalleria e le fanterie leggere ausiliarie avrebbero cercato di contenere la violenza predatrice del nemico. Dopo una animata discussione, giacché aveva contro quasi tutti gli ufficiali , Flaminio, irritato, abbandonò il consiglio di guerra e diede il segnale di partenza tra la baldanza dei soldati. • E tanta s peranza - precisa Polibio - aveva ispirato alle turbe, che più numerosi degli armali erano coloro che li seguivano con la mira di preda, recando catene e ceppi • . E' possibile che il racconto della decisione di aver levalo il campo ab irato sia tendenzioso. Non è difficile presumere che qualche accordo sia intercorso fra i due consoli e l'invio immediato di Centenio con 4000 cavalli da parte di Servilio, come poi vedremo, conferirebbe valore all'ipotesi. La critica antica e parte di quella moderna hanno accusato Flaminio di impulsività nel gettarsì ciecamente su Annibale, quando questi , sceso in Val di Chiana, puntò su Perugia tenendo Cortona alla sua si nistra, ma in realtà la sua risposta era obbligata. Se fosse andato verso Orvieto ad interporsi fra l'esercito cartaginese e Roma, Annibale avrebbe incontrato, isolate, prima la cavalleria di Centurio e poi le legioni di ServiUo, che già procedevano attraverso l'Umbria, e le avl"<'bbe disfatte; se, invece, avesse seguito i Cartaginesi poteva sperare di serrarli fra le due armate consolari o, almeno, di affrontarli con il rinforzo di Centenio. Flaminio, dunque, si ripromise di tallonare il nemico in attesa del collega, ma il seguire da vicino, senza impegnarsi, un esercito avversario più numeroso e ricco di cavalJeria e guidato da un capo esperto ed astuto era un compito troppo arduo per lui e per qualunque altro generale antico.


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Annibale « quando vide che Flaminio gli era già vicino, espio· rò i luoghi adalti al suo disegno e si accinse alla battaglia ».

L'ambiente naturale. Sulla S .S . del Trasimeno (n. 75 bis) , nei pressi del km 43, e preci amcnte al ponte sul F.so Macerone, vi è una lapide in marmo con la seguente iscrizione: Ricorda o viatore che su questi colli e nel Tra imeno più di XXV mila Romani morirono per difendere contro l'astuta fcrocia del cartaginese Annibale l'integrità e la civiltà di Roma. Come per quasi tulle le battaglie dell'antichità, la cui descrizione ci è pcs o pervenuta con indicazioni sommarie e contraddittorie, anche per questa gli studiosi hanno formulato diverse teorie. Comunque, la maggior parte di essi propende per riconoscere i luoghi de crilli da Polibio, da Livio e dagli scrittori antichi nella zona di Tuoro, sulla riva ettentrionale del Trasimeno. Si tratta di una striscia pianeggiante lunga 6-7 km, a forma leggermente arcuata, raccolta in un semicerchio collinare determinato da M. Melino, M . Gualandro ( I), M . Girella, M . Castelnuovo, M. Castelluccio, M . Castiglione, P.gio Bandito ed i cui accessi sono limitati dalle pendici meridionali di M . Melino ( ·tretta di Borghclto) e di P.gio Bandito (stretta di Passignano) . A ponente della stretta di Pas ignano un modesto rilievo si presenta allo sguardo di chi proviene da Borghetto. La parte centrale ~ dominata da due speroni paralleli che da M. Ca telluccio cendono ver o il lago; su quello occidentale so·rge ora Tuoro. Essi determinano due distinte zone pianeggianti , che, per comodità di riferimento, indicheremo rispettivamente l:Ornc conca di Tuoro e conca di Torale. Di trade, in epoca romana, ne esisteva una sola, gros o modo seguente l'andamento dell'attuale S.S. 75 bis Secondo alcuni studio i , però, non passava dalla stretta di Borghetto, bensl fra M . Mclino e M . Gua· landro (teoria Kromayer) ... (I) In realtà

ulla carta rigura come q. 442.


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Naturalmente viene da chiedersi: quali modifiche ha subito questo ambiente nel corso dei secoli? Nulla da dire evidentemente per i rilievi. Per contro e da sottolineare la prc soché sicura differenza nella Linea di co. la deJ lago. Non è il ca o qui di richiamare gli studi effettuali in propo ·ito; basti affermare che, con ogni probabilità, la linea di costa doveva essere tale da limitare ulteriormente la stretta di Borgh llo, poi raggiungere la S .S. a nord di C. Pieroni , creare un'ansa a monte della strada in corri pondenza di Tuoro (determinando cosl una stretta), poi riportarsi a sud della rotabile in corrispondenza del Km 42 e continuare verso SE, sino a Pas ignano, mantenendosi ad uo ccna inaio di mclri dalla trada statale. Le differenze citale sono da a1tribu1rsi in parte ai detriti portali alla foce dal F.so Macerane, in parte al deflusso di acque assicurato al Trasimeno nel medioevo da un cmi ario artificiale realizzato da Braccio Fortebra cio da Cortona. A titolo di curio ità, i possono citare due lapidi esistenti nell'a.bitato di Passignano, una in marmo con la scritta liic lacus /uit · 1736 e l'altra in terracotta con una semplice data: 1864, rispettivamente a m . 1,70 e 0,80 dal piano stradale, risultante ad almeno una decina di metri ull'attuale livello del lago. Ad oriente della stretta di Pa-.signano ci si inoltra in un'altra striscia pianeggiante, anch'e . a chiu a da una cerchia di rilievi: C. Torre Civitella, . Quarantara, C.le Castelluccio, M. del Bersaglio; anche essa sbarrata al suo termine da un modesto rilievo, quello di Montecolognola. A differenza della precedente i: però più angusta. La battaglla.

Annibale, dunque, raggiunto il Trasimeno si inoltrò decisamente nella stretta di Borghetto; egli sapeva pe1fettamente che doveva approfittare scma indugio della prima mos ·a falsa di Flaminio per colpirlo; la sua cavalleria, largamente S!,'Uinzagliata per tutta la regione, l'aveva informalo accuratamente sulle caratteristiche del terreno immediatamente .a nord del Trasimeno. Si trattava di precedere di poco il nemico, in modo da tirarselo dietro fino al luogo prescelto per lo contro. Quando fu icuro che Flaminio ormai lo seguiva, si preparò a dar battaglia (fig. 1 ). La zona era l'ideale per un agguato: « •••una valle pianeggiante che ai lati lunghi ha molti ed alti rilievi, di fronte, trasversa!-


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mente, un colle erto e scosce o ed a tergo un lago, che alle pendici della montagna lascia uno stretto passaggio per il quale si entra nella valle,. ( Polibio · Hl, 83) . La descrizione si attaglia a tutta la fa eia a nord del Trasimeno qualora ci si ponga, con il punto di e - ·ervazione davanti a Tuoro, con le spalle al lago: l'accesso aJla triscia pianeggiante è la stretta di Borghetto; i rilievi da ambo i lati sono rapprcsenLali dalla cerchia collinare che da M. Gualandro va sino a P.gio Bandito. Il colle sco ceso di fronte invece si è prestalo a due inlt-rpretazioni ; la prima, ba ata , ulla descrizione letterale, lo indi, idua ndJo sperone di Tuoro e, come vedremo, ne trarrà le con''-'l!Ucnze in fatto di ricostruzione della battaglia; la seconda c he noi seguiremo - tenendo anche presente una certa approssimatività riscontrata in Polibio in materia di topografia , individua tale colle in quello di Montigeto, appoggiando questa tesi con il seguito del te ·to polibiano « .••Annibale, procedendo lungo il lago, occupò il colle eh gli stava dirimpetto ... ,. e con il racconto di Livio (XXIT, 4) : « Vi f" soltanlo una via molto angusta, quasi ~razio lascialo di proposito per il passaggio, poi si stende una zona pianeggiante piuttosto larga, quindi si alzano le colline. lvi egli pose il campo ... » nel quale l'os ervatorc e alla stretta di Rorghetto e descrive queJJo che si offre al suo sguardo, davanti a lui . Il disegno del condottiero punico era emplice. Bastava lasciar entrnre la colonna romana nella lun~a striscia costiera, ferma ria , tagliarle la ritirata alle spalle cd allaccarla in for,.e sul fianco in tut La la ua lunghezza. Il colte di Montigeto, prospiciel'\,tC l'acce. so alJa valle, si prestava all'azione di arre to frontale e su di esso pose, senza particolari accorgimenti, in aperto, il campo degli Africani e degli fberi (circa 15.000 u.). Occorreva poi guarnir '" tutto il semicerchio collinoso, dalla Fatt. Pis hiello a M . Mclfoo. Ad oriente di Tuoro, sulle f aie.le dei rilievi , schierò tutta la fanteria leggera (5.000 - 6.000 u.), qua i essenzialmente di Baleari: era quella che doveva dar man forte alla fanteria pesante di Montigeto. Invece ad occidente di Tuoro di pose i GaJli (8.000 -J0.000 u.) e tutta la cavalleria (circa 8.000 u. ) . L primi perché co) loro numero e col loro impelo dovevano far massa sul centro ,e sulla retroguardia dcll'escrcilo consolare. La econda perché doveva tagliar subito la ritirata ai Romani, mcllere il di ·ordine nelle legioni e ... controllare i Galli. Sullo schieramento dei Cartaginesi influì un altro elemento dell'ambiente naturale : le condizioni atmosferiche. Annibale ~ra


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stato informato del normale stendersi di una bassa coltre di nebbia nella zona del lago e, probabilmente, questo fallore gli confermò la possibilità di riuscila del piano suggeritogli dal terreno. Tenere gli uomini a mca.a costa ·ulle co-llinc significava correre il rischio di svelarli agli esploratori romani, ma una nebbia che avcs e coperto la zona pianeggiante e buona parte delle pendici collinose avrebbe ridollo enormemente il rischio. E la nebbia c'era. Tulli i preparativi furono condotti a termine nella notte. Dopo di che - ci dice PoHbio - Anniba]e se ne stelle tranquillo. Flaminio, tallonando i Cartagine i a poche ore e!, marcia . si era accampato il giorno prima a tarda sera presso Borµhcuo, in vista del lago. Vi si sistemò per la notte e, al ·opraggiungcre dell'alba - 21 ( ?) giugno 217 - di buon matlino ordinò di riprendere il movimento. Come di norma. al primo segnale furono tolte le tende e riuniti i bagagli, al secondo si carica1·ono i bagagli sugli animali da soma, al Lcrzo segnale l'c ercito si mise in marcia . All'avanguardia erano •li extraordinariì , cioè l'aliquota del contingente italico alleato impiegata e"Ctra orcUnem, fuori dell 'ordinan;,,.a ; a quc!.ti !.cguiva l'ala dc~trn degli alleati. Dopo veniva la prima legione romana. quindi la seconda legione e infine l'ala sinistra alleata comc rctroµuarclia . La scarsa cavaJleria procedeva parte in Lesta e parte sul fianco esposto. Di solito, ogni giorno le due legioni invertiva110 l'ordine di precedenza e lo si.esso avveniva per le due alae so.:iorum. in modo che tutte le unità potessero a turno e nella stcs. a misura approfittare dcille risorse locali. • In tempi di pericolo in luoµhi aperti•. come precisa Polibio, il dispositivo era differente ed as~umcva il nome di a~men quadratum (1). Esso comprendeva due diverse formazioni: una, particolarmente idonea al previ ·to incontro frontale, presentava tre righe di manipoli parallele (prima gli astati, poi i principi e poi i triari) davanti alle quali erano le rispettive salmerie; l"altra, in caso di possibile attacco su di un fianco , aveva tre colonne parallele, ognuna di un tipo di legionari. In sostanza, si tratterebbe della normale ordinanza da combattimento procedente e di fronte» o « di fianco ». In caso di incontro con l'avversario,. le

(I) Il latino quadratus non significa soltanto quadrato, ma anche allineato, proparzionato.


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legioni facevano fronte ad esso superando le salmerie, eventualmente piegando a destra od a sinistra (2) . L'esercito di Flaminio si avventurò nella trappola quasi certamente nella solita fonmuione di movimento. Il console era convinto che Annibale puntasse verso Servilio e che pertanto intendesse procedere con una certa rapidità. Perciò non ritenne neces ario al uno dei provvedimenti cui erano oliti far ricorso .i Romani allorché pensavano vicino il combattimento. D'altro canto una formazione di agm en quadratum non arcbbc passata per la stretta di Borghetto né per quelle successive. In ordine di marcia, procedendo per quattro, l'esercito romano - salmerie comprese - doveva avere una profondità non inferiore ai IO km ; dato, questo, importante e che costituì ce forse il principale elemento a favore dell 'individuazione del campo di battaglia nel tratto fra Borghetto e ·Passignano. La giornata era molto nebbiohll cd una fitta fo ch ia riduceva la visibilità a poche centinaia di metri. Gli esploratori e l'avanguardia romana, upcrata la stretta di Borghetto, 1 inoltrano d i buon pa so nella lunga tri. eia pianeggiante di Tuoro. La prima e maggiore accusa rivolta a Flaminio concerne l'as enza di misure di sicureu.a. L'inexplorata di Livio appare in pieno é.l ordo con le fonti storiche, ma si e ~ià detto come in e e esista un certo malanimo; in verità non si può ammettere he gli esploratori e la pur limitata cavali ·ria romana (2-3.000 cavalieri) ab· biano tra curato totalmente la solita attività di ricognizione. Nella storia di Roma ben rare sono le imbo:-. ate in cui caddero gli eserciti consolari. Quanto cauti fo ero i Romani potrebbero dimostrarlo la cura da e si co ·tantemente po"ta nel costruire gli accampamenti e le pene stabilite per c hi male eseguiva il servizio di guardia al campo, servizio fra i più controllati e pene quasi sempre capitali, perciò è da pensare che, fisso nell'accennata ipotesi di un AnnibaJe procedente ver o la valle del Tevere, il conole abbia inte. o limitare l'esplorazione a quel minimo tale da non ritardare eccessivamente la marcia dell'esercito. QuaJche puntata a breve raggio della cavalleria informò dapprima che la zona di Sanguincto era priva di nemici, poi che a Tuoro non c'era anima viva, poi che ad oriente di Tuoro non (2) Polibio, adoperando la· tenninologia militare greca, dice: • ora dalla parte della lancia (- a dc tra), ara dalla parte dello scudo ( = a si nistra) •.


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Gmuol, Mario Mor11&1Utri

v'era segno so petto. L'avanguardia doveva aver raggiunto l'attuale km 40 della S.S. del Trasjmeno, quando gli esploratori aJl'improvvi o scorsero confu amcnte nella nebbia. schierati a breve rustanza davanti a Montigeto, gli Africani ed i Celtibcri. Annibale vedeva gli avvenimenti svolgersi come aveva previsto. Mfl si trattava solo dell'iruzio. Egli non poteva conoscere con e attezza la profondità della colonna romana e d'altro canto voleva chiudere fra Borghetto e Passignano quanto più forze n miche fosse possibile. Chi re lava ad occidente della stretta di Borghetto era fuori da1la trappola. Se si fosse trattato della sola coda de lla colonna, mal dj poco: sarebbe sfuggita alla morte o alla ca ttura ; ma se fosse rimasta fuo ri una parte notevole dell'e~rcito consolare, avrebbe sicuramente reagito con vigore mettendo a mal partito Galli e cavalieri e nmdcndo quanto meno incompleta la vittoria. Occorreva perciò an,itutto provocare un « risucchio • verso l'avanguardia, quindi chiudere la trappola a M . Melino ed attaccare conlcmpontneamente tutta la colonna . di cui la testa sarebbe s tata in fase di s hieramento, fronte a Montigeto, ed il centro e la coda ancora in ordine ru marcia. E , in effetti, allorché apparvero nella n ebbia le righe immobili deg li Africani, e dei Celti· heri, Flamiruo, cercando di superare lo smarrimen to, impartì i primi ordini per schierare almeno l'ala de tra e la prima legione e per far accelerare il passo alla seconda legione ed all 'ala sinistra degli alleati - in retroguardia - c he era ancora fuori daUa stretta di Borghetto cd i cui ultimi manipoli non dovevano aver lasciato il campo da più di un quarto d 'ora. Mentre l'ala dc tra si accingeva ad assumere la formazione di combaltimento e la prima legione, superato Tuoro, obliquava verso l'attuale Podere S. Damiano, Annibale - ormai sicuro d.el fatto suo - dette il segnale de ll'attacco, probabilmente con fuochi e suoni di trombe. Ed iJ semicerchio cartaginese scese dalle colline. l Baleari presero sul fianco la prima legione e l'ala destra, quest'ultima impegnata anche da Celtibcri ed Africani che avevano ricacciato aJla rinfusa i fanti celti ed i cavalieri romaru. I Galli cd i Numidi, chiusa la strella di Borghetto, si gettarono sulla seconda legione, la cui testa era ormai all'altezza ru Tuoro, e sull'ala sinistra alleata , la quale, colta mentre sfilava nella stretta, si riversò rusordinatamente verso la conca di Sanguineto, ove si accalcavano le salmerie sue e d ella legione antistante.


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I Romani, al clamore levatosi da ogni parte, compresero, ancor prima di vederlo, di es ere accerchiati, Romanus clamore prius undique orto quam satis cemerel se circumventum esse sen~it, e cominciarono a combattere ulla fronte e sul fianco senza neanche avere il tempo di assumere il dispositivo di com· battimento. Era. stato un susseguir i di imprc\i ti, tanto più difficili da affrontare e superare in quanto La lunghezza ddla colonna rendeva aleatoria la trasmissione degli ordini, la limitata ampiezza delle conche di Tuoro e di Toralc impediva il solito schieramento in battaglia, cd infine percht la nebbia fitta rendeva scarsa la vi ibilità e grande lo smarrimento. I tribuni ed i centurioni cercarono subito di riordinare i manipoli, ma l'attacco subitaneo e fremente dei Cartaginesi che irrompevano da tutte le parti , il continuo sopraggiungere dei Galli e dei Baleari (questi dovevano superare una distanza da uno a poco più di due km, quindi afUuivano in successione ininterrotta nella mischia), il disordine provocato dalle saJmerie e dai molti Italici che , nella speranza di far bollino, si erano a codati all 'eser ito, tutto ciò li mise nella impossibilità di accorrere dove ~arcbhe stato neccs ario. on solo, ma impedì loro perfino di rendersi hen conto di quello che stava ac~adendu: i vedevano a!>!>alit i di f ronle, alle i,,palli.!, di fianco nello stesso ordine di marcia, senza poter opporre una valida resistenza collettiva. « Tanto erano tutti nell'impc.,si,,ibilità di ri unm,w, le rispclli\c insegne e le fiJc ed il posto di combattimento che a stento nwvano l'animo di impugnare le anni e di adoperarle; anzi molti crnno da esse piu impacciati che difesi . E piu servivano in sì gra nde ~bandam nto, i11 tanta cali~ii,e, le ore hic che non gli oçchi; <.·cl i gemi ti dei f('riti il rnno dt>lle am1i e degli armati. le grida de{!li n~...._,litori incalzanti e degli convolti assaliti attiravano gli sguardi e l'aucnLionc. Alcuni , mentre fuggivano, erano costretti a formarsi J)t!n.:hé imbattutisi in un gruppo di combattenti , altri mentre tornavano A battersi erano ricacciati indietro da frotte di fuggiaschi. Alla fine, dopo inutili tentativi da ogni parte , e poiché ui lati le serravano i monti cd il lago, ab lateribus mo,ztes ac lacus, e di fronte ed alle ~palle le schiere nemiche, a front e et ab /erP,O lzostiwn claudebant , apparve chiaro che non vi era speranza di salvezza se non nel hra cio e nella spada , ed allora eia cuno divenne duce e consigliere di se stesso, tum sibi quisque dux adlzortatorque factus ad rem gerendam, e la battaglia ricominciò» ( Livio · XXII , 5).


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A questo punto subentrò nei legionari la profonda educa-

zione civica e militare ricevuta. I Romani , soprattutto ai tempi della repubblica, erano rigidissimi in fatto di comportamento sul campo di battaglia e le pene erano la morte o la fustigazione, quest'ultima in pratica sinonimo della prima. Infatti, iniziava con una bastonatura e si concludeva con la lapidazione, cosicché per lo più il condannato moriva. D'altro canto, anche chi fuggiva alla morte non aveva possibilità di salvezza perché non gli era lecito tornare in patria, e, dopo tale condanna infamante, nessun parente avrebbe osato né voluto accoglierlo in casa. « Perciò dice Polibio - molti muoiono aJ loro posto di combattimento non volendo abbandonarlo. anche se sopraffatti da un preponderante numero di nemici; perciò molti, che in battaglia perdono lo scudo e la spada, si gettano in mezzo agli avversari per riprendere l'arma perduta, preferendo la morte al disonore•. Come si è detto, allorché il disordine si palesò incontrollabile nelle file romane, i legionari non rinunciarono a combattere a gruppi, allo spicciolntn. Evidentemente non vi era traccia alcuna del normale schieramento, non esisteva direzione, non v'era modo di trasmettere ordini sotto l'ondeggiare confuso di masse incalzate da torme di nemici . Per circa tre ore si combatté e dovunque accanitamente, tres ferm e lroras pugnatum est et ubique atrociter, ma più aspra e furibonda arse la lotta intorno a Flaminio che, con un folto gruppo di armati, cercava di portarsi dove maggiormente il suo esempio per onale poteva riuscire di incoraggiamento. Finché un Gallo cisalpino, Oucario, riconosciuto il console come l'oppressore delle sue genti cd indicatolo ai compagni, spronò il cavallo slanciandosi nella mi chia e colpendolo mortalmente con un colpo di lancia. La sua morte fu segnale ed inizio della rolla. Nella wna di Torale, laddove gli ordini iniziali avevano trovato almeno una parziale esecuzione, i Baleari ed i Celtiberi, il cui armamento li rendeva inadeguati a fronteggiare l'urto dei manipoli, avevano alquanto ceduto e circa 6.000 Romani (proba· bilmente, in massima parte della legione di testa) si erano aperti un varco, procedendo verso l'attuale Fatt. Pischiello o verso Passignano, secondo due diverse teorie, mentre gli altri cadevano sul posto. Nella zona di Sanguineto, invece, le cose andavano assai peggio. La seconda legione veniva travolta dai Galli e dalla cavalleria e fatta a pezzi dopo un'accanita resistenza, mentre la


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retroguardia, colta tra le pendici di M . Melino ed il Trasimeno, era spinta verso il lago. Molti si inoltrarono nelle acque delle paludi costiere, forse con l'illusione di nascondersi ai Cartaginesi, ma armati com'erano si resero presto conto di non avere scampo. Alcuni furono sommersi dai flutti , altri cercarono di riguadagnare la riva ma a finirli sopraggiunsero i cavalieri Numidi ed invano quelli. con la testa fuori dell'acqua, supplicarono di essere fatti prigionieri. E ciò vedendo, parecchi. incoraggiandosi l'un l'altro, si diedero la morte a vicenda, preferendo non perire per mano nemica o volendo abbreviare l'agonia. Si è visto che circa 6.000 uomini erano riu citi a rompere l'accerchiamento. Quc ti forse avrebbero potuto non certo mutare il volto della battaglia, ma almeno ridurre l'entità della di·fatta . Però, combattendo nella nebbia , non si erano nean che accorti di essersi aperto un varco. Semplicemente continuarono ad avanzare convinti di incontrare altre forze nemiche finché, raggiunta un'altura ed essendo ormai caduta la nebbia , si resero conto del disastro. Non potendo più fare nulla , ca mbiata dire.1.ionc. s i ritirarono allora in un villaggio et rusco della zona sperando di scampare alla disratta . Ma, dopo la battaglia, Maarbalc mos~e contro di loro con gli Iberi e pane della ca .. allcria, e b n presto i fuggitivi si arresero a patto di ottenere l'i ncolumità. Promessa che fu mantenuta da Annibale punica religione, con lealtà punica , cioè mettendoli in ceppi. Il capo cartaginese, quindil, lasciati liberi enza riscallo i prigionieri italici, ordinò di recuperare i corpi dei suoi uomini caduti , per la maggior parte Galli. Fece anche cercare il cadavere di Flaminio ma invano. Sulle perdite dei due contendenti vf è di parità di opinioni. Secondo quella che pare più attendibile - Tito Livio - le perdite dell 'eserci to con o larc ammontavano a 15.000 uomini, per la maggior parte morti ; mentre 10.000 uomini , in gran parte alleati lasciati liberi da Annibale, raggiunsero Rom a più o meno alla spicciolata. Da parte punica si ebbero 1.500 (secondo Polibio) o 2.500 ( econdo Livio) caduti , oltre a quelH che morirono più tardi in conseguenza delle ferite. Giunta a Roma la notizia della sconfitta subita , il Senato non poté, data la gravità del disastro, na ·condcre l'accaduto od attenuarne la importanza. Il popolo fu convocato in assemblea cd il pretore Marco Pomponio annunciò a lla folla dai ro. tri : • Tn magna pu1,'lla vieti umus • e si ritirò ·enza aggiungere altro. Tre giorni dopo, quando più cocente era in tulli il dolore, la noti-


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zia di una nuova sciagura gettava nella costernazione anche il enaro: Ccntcnio era stato aff ronLato da Maarbale ed annientato. Dei su.oi 4 .000 cavalieri, metà era caduta e metà prigioniera.

Altre lpole I . Abbiamo ,cguito nt:lla desuiziooc l'ipot~i c.:he maggiormente e s tata accettata dagli studio i, cioè quella formulata dal Dc aneti nella sua • Storia dei Romani», condotta con un rigore di indagine ed un 'acukaa di interpretazione esemplare. Ma per meglio illustrare J'amp1ezza della questione e la gamma delle possibiU solwJoni, sembra il ca:.o di accennare alle principali teorie avanmtc. Il Kromayer, anzitutto, ha collocato lo svolgimento della battaglia nella striscia litoranea che, da Passignano va sino a Montecolognola (fig. 2) . Partendo dalla premessa - basata su ri levamenti escguhi all'inizfo di questo secolo - che in età romana il livello del lago fosse piu elevato dell'attuale e che quindi la Mretta di Borghcuo in tale epoca non esistcs e, traeva la concfus1onc che Flaminio doveva essere passato dalla strada fra M . Mdinu e M . Gualc.111JJu, Ju,è\.d c:.:.cr:.i uc.:(:ampato presso Montigc10, doveva essere stato battuto ,-ulla riva orientale del Tra· simcno. lo verità, questa le i è stata molto validamente controbattuta dal De Sanc tis. secondo il quale la originaria impraticabilità del passaggio di Borghetto è illazione e non fatto dimostrato, e comunque la po~sibilità di transito in quel punto era per lo meno pari a quella per la stretta di Passignano. Inoltre il tratto Passi~nano Montecolognola e troppo angusto ed è quasi impossibile ammettere che un e ercito agguerrito come quello romano pote e passare a co i breve distanza dal nemico, per 7-8 km, cn,a accorgersene. Il Nissen fonda la sua teoria sulla frase di Polibio • ..di fronte, trasversalmente, un colle !)Cosceso... •. Supposto l'osser· vatore con le spalle al lago, egli ha individuato il colle nello • perone dì Tuoro ed ha s hicrato le forze cartaginesi • ...sui colli a destra ... », cioè sulla cerchia cçllinare M. Gualandro-Tuoro, e « ... ui colJi a sinistra ... », vale a dire sull'arco Tuoro-Montigeto (fiJ!.. 3). Ora, questa tesi non sembra reggere a due obiezioni: prima di tutto i Baleari, per esplicita precisazione di Polibio, erano presso l'avanguardia della colonna in marcia, là dove Annl· bale aveva posto il campo; in secondo luogo, perché nel testo


F,g. 2 ¡ La battaglia del Tras,,neno secondo Il K.romauer


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greco i monti di sinistra e di destra sono tutti lungo il corri· doio di pianura e, quindi, le due indicazioni vanno intese rispeuo all'osservatore che guarda dal centro della valle, volgendo le spalle al lago; in terzo luogo, Annibale diede il segnale della battaglia allorché la maggior parte dell'esercito romano fu entrata nel corridoio e l'avanguardia già gli era prossima, mentre, quando la testa della colonna giunse all'altezza di Tuoro, almeno metà di essa doveva essere ancora ad occidente di Borghetto. Il Sadée, invece, fornisce una diversa interpretazione della descrizione del teatro della battaglia: • ...una valle pianeggiante che ai lati lunghi ha molti ed altri rilievi, di fronte, tra versalmente,. un colle erto e scosceso ed a tergo un lago ... •. Perciò si tratta - dice il Sadée - del semicerchio M. Gualandro-Sangui· neto e l'esercito romano, entrato nella conca di Tuoro volse a nord, spalle aJ lago, e spiegandosi alquanto (fig. 4) . In verità taJe ipotesi non ha avuto molta fortuna perché mal s'accorda con l'insieme delle narrazioni degli storici. Fra l'altro, supporrebbe che Flaminio non sia stato sorpreso marcia durante, ma, avvistati i Cartaginesi sulle alture di Sanguineto, sia mosso loro incontro in formazione di battaglia. Altre ipotesi , che collocano la battaglia oltre Montecolog nola, in una valle cinta da colline' e nettamente separata dal lago (fig. 5), appaiono troppo in contrasto con Polibio e Livio per rivestire carattere di validità. Ed, infine, la teoria del Reuss, il quale ha individuato come luogo dello scontro la conca di SanguineLo ma ponendo il campo di Annibale a Tuoro (fig. 6) . L'obiezione più sostanziale che gli è stata mo sa riguarda l'entità delle forze romane che poteva es· sere intrappolata nel ristretto spazio della conca. La tesi è stata ripresa recentemente da uno studioso, il prof. Susini, il quale ha portato nuovi elementi. a conforto di essa in virtù di attento esame della corografia dei luoghi, della tradizione locale e della toponomastica, nonché delle ultime ricerche archeologiche. la fotografia aerea ha consentito di accertare l'avvenuta modifica della linea di costa: dall'esame della morfologia agraria è stato possjbile individuare le linee delle conoidi deltizie del Macero;nc che in successione di tempo venivano me se a coltura, mentre fo studio della fascia costiera ha palesato la serie di contorni litoranei nei cui intervalli sono visibiU zone scure, originariamente specchi palustri. via via colmati. Non solo, ma il rilevamento aerofotografico ha rilevato tracce della centuriazione romana, la quale resta quasi tutta a monte della S.S. 75 bis. In sostanz.a,


Fig. 3 â&#x20AC;¢ La bauagllo del Trcutmeno secondo tl Nluen


Fig, 4 ¡ La bou.aglla del Trasimeno iecondo Il Sadff


Ftg • .5 • Altre lpotest ,ulla bauagllo del Trcutmeno


Ftg. 6 â&#x20AC;¢ La boUOQlLa del TrcuttMno ,econdo Il Rew,


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la fotografia aerea pone in evidenza come anticamente la propaggine collinare di Tuoro ( 1) si protendesse sul lago, lasciando in tal modo non un corridoio di oltre 1500 m bens\ uno stretto p.:issaggio di 200-300 m al massimo. Questo elemento indurrebbe a ritenere impossibile che gli scrittori antichi potessero definire la fascia costiera dalla stretta di Borghetto a quella di Passignano come una sola triscia di pianura (fig. 7) . La tradizione locale, concorde nell'indicare Tuoro come punto centrale dell'arca interessata allo scontro fra i due eserciti, unisce questo elemento con il toponimo, il cui valore evocativo presenta una certa suggestione, del colle di Sanguineto - ove il Sadée supponeva il campo cartaginese - ed in tale versione indica la conca di Tuoro come la zona della battaglia. Sulla base invece del toponimo C. Val Romana, nellla conca di Torale, suppone la lolla estesa sino a Passignano o solo verso quest'ultima località. Inoltre, sotto l'aspetto archeologico « ovviamente il risultato più auspicabile di una ricerca su un campo di battaglia scrive il Susini - è il ritrovamento della necropoli, cosl come si è tentato a Canne e, per saggi, al Metauro ... Sulla sponda settentrionale del Trasimeno un toponimo di per sé assai meno significativo, gli Avelli, era noto già dal sec. XVIII come nome di un fondo a cavallo del fosso delle CerreLe, e via degli Avellj è detto oggi un cammino che dallo tesso fosso, all'alten.a della casa di Ccrrete, raggiunge serpeggiando il Macerone. Il toponimo assumerebbe un rilievo particolare ai fini delle ricerche sulla, battaglia, se minuziose indagini sul terreno, unite ad un attento esame di quanto veniva alla luce durante i lavori agricoli , non avessero portato alla scoperta di una serie numerosa di grosse cavità usate come ustrina, lungo tutto l'arco collinare compreso fra M. Gualandro e Tuoro e nella conca intermedia.... • mentre « •. •il manufatto è sconosciuto, ed ogni ricerca sul terreno ha dato esito negativo, nella plaga fra Tuoro, Montigeto e Passignano ... •. L'ustrinum, come è noto, era una specie di forno crematorio scavato nel terreno. Si conoscono di esso almeno due tipi : una fossa rettangolare con un'apertura in alto sulla parete, coperta da un tumulo e con due gradini interni laterali per il sostegno della pira. Uno dei pochis imi esemplari rinvenuti nella conca di Tuo(I ) Il nome Tuoro - spiega il Susini - ~ originato dal radicale mediteranneo tor, taur col significato di vetta cd indica come nella semantica preromana il contrafforte sul lago fosse facilmente individuabile.


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ro misura circa 5 m di lunghezza per poco più cli 3 m di larghezza e circa 2,5 m di profondità; la fossa con le ceneri è larga 1,15 e profonda I m ; il tumulo emerge di 1,35 sul piano cli campagna. Il secondo tipo, più diffuso, differisce dal precedente per la forma circolare della cavità ed ha cliverse dimensioni , ma cli solito è ampio e più profondo. Sia gli ustrina sia altre sepollurc per incinerazione, venute alla luce nella conca di Tuoro, contenevano ceneri che hanno rivelato, all'indagine chimica, natura organica, il che ha indotto a porre le sepolture in relazione con la battaglia, anche se man· cano documenti sicuri. Fra l'altro, è da rispondere all'interrogativo su chi può aver eseguito le cremazioni. Tre giorni dopo la battaglia le forze cartaginesi erano già lonLane dal lago ed intente all'annientamento di Ccntenio con i suoi cavalieri, ma questo non comporterebbe necessariamente che tullo l'esercilo punico si fosse allontanato subito dal Trasimeno e d'altro canto, secondo il prof. Susini, Annibale avrebbe avuto forte inlercsse a provvedere al seppellimento dei Celli che lo avevano seguito e dei quali aveva sommo bisogno. E' vero che Polibio parla solo della. sepoltur.i di trenta nolabili cartaginesi, ma questo non escluderebbe un analogo provvedimento per i soldati; infatti, Livio clice che Annibale ordinò segregata ex hostium coacervatorum cumulis corpora suorum ... sepeliri. Ove si ammetta valore probante a tali rinvenimenti , bisognerebbe accettare le conclusioni della tesi Susini, che, cioè, escludendo la probabilità che i corpi siano stati trasportati sul luogo della cremarione da posti lontani, la linea ad emiciclo degli ustrina starebbe ad inclicare press'a poco la linea di contatto fra le opposle schiere, e, soprattutto, che la conca di Tuoro avrebbe potuto contenere tutti i combattenti. Con ciò verrebbero risolti taluni contrasti e talune incerte7.ze emergenti dalle descrizioni cli varia fonte, giacché il testo liviano, riflettente il racconto di un superstite romano, si combine>rebbc con la narrvJonc di Polibio, ispirata da fonte punica, secondo la quale i Romani, una volta nella trappola, sarebbero stati attaccati da tutti i lati, avendo alle spalle il lago. Certa· mente quest'ultima teoria del Reuss è stata ben suffragata dall'apporto del prof. Susini, ma mentre non sembra contestata la validità della teoria Dc Sanctis lascia, a noslro avviso, ancora molte perplessità sulla questione di fondo: la ristrettezza della conca di Sanguinelo, o di Tuoro che dir si voglia, rispetto ai


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CmtrQ/t MiJ rio Montanari

25-30.000 Romani cd ai circa 40.000 Cartaginesi che vi avrebbero combattuto.

Poco è da dire in margine alla battaglia dcJ Trasimeno. Non si tratta di una battaglia e regolare • . Se si dovesse cercare un paragone, si resterebbe assai perplessi perché nulJa ha in comune con gli altri combattimenti condotti da Annibale. Il genio del Cartaginese in questo caso si avvicina molto all'intuito guerresco di un capo tribù. Qui c'è l'attento colpo d'occhio al terreno, la perfetta conoscenza della psicologia dcJ nemico, c',è il mirabile « tempismo • nell'azione, ma non la manovra. Qui non c 'è l'Annibale che nella piana di Canne accerchia e distrugge un esercito assai più numeroso in campo aperto. Per i Romani, la sconfitta del Trasimeno restò sempre assai difficile da digerire. Da un lato era ovvio il ricordo sgradito delle Forche Caudine, dall'altro alJo spirito diciamo lineare romano questa maniera spregiudicata di Fare la gu~rra non andava giù. TI disporsi in ordine di combattimento costituiva di solito una specie di cerimoniale rispettato da ambo le parti, e del resto traccia di ciò si riscontra fino al secolo scorso. Essere quindi impegnati dal nemico a schieramento non ultimato o addirittura in formazione di marcia, diventava disastroso ed appariva ... sleale. Annibale, dal canto suo, era - è vero - molto audace, ma niente affatto disposto a correre rischi che non fossero e calcolati•. Quando inizia il movimento verso !'Etruria, egli ha forze inferiori, complessivamente, a quella dei due eserciti consolari, ma superiori ad ognuno dei due preso individuamcntc. Quindi deve incontrarli separatamente e per far ciò non ha bisogno di una manovra di Carcare: tra Flaminio e Servilio c'è già I'Appennino. Pur essendo più forte di Flaminio non l'attacca dove ritiene il terreno favorevole al console {pressi di Arezw) ma dove lo vede utile a sé. E non distrae forze dal suo esercito; procede per tempi: prima distrugge le legioni , poi cattura i 6.000 romani sfuggiti, poi i 4.000 cavalieri di Centenio. li principio della massa è osservato rigidamente: essere più forti ,del nemico laddove lo si incontra; quanto al fattore sorpresa, esso è cosl palesemente determinante che un commento sarebbe superfluo. L'attacco portato dall'alto e sul fianco deJJe legioni ne


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riceve un tale impulso da ridurre l'esercito di Flaminio ad una massa disorganizzata e disorientata di armati. Per chiudere la rievocazione del primo grande successo ann ibaJico potremmo dire con Livio: haec est nobilis ad Trasumenum pugna, atque inter paucas memorata RC)puli romani e/ad.es, questa fu la famosa battaglia del Trasimeno, una delle poche sconfitte memorabili del popolo romano.

BIBLIOGRAFI A POLI 810 · Le Storie.

T. LIVIO • Storia di Roma (Ja deca), XXI e XXIL

G. de SANCTlS · Storia dei Romani, vol III, p. li . La Nuova Italia ed. 1968. G. GIANNELLI . Roma nell'età delle guerre puniche. Cappelli ed. 1931. NAPOLEONE · Commentaires. G. SUSINI • Ricerche sulla battallia del Trasimeno • Annuario Xl • vol. IV dell'Accademia Etrusca di Cortona. G. de VADOUNCOURT - Histoire des campagnes d'Hannibal.


PARTE SECONDA PROFILI BIOGRAFICI


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Teo. Col. ORESTE BOVJO RAIMONDO MONTECCUCOU

Nel cortile d'onore dell'antico palazzo municipale di Modena, una lapide ricorda Raimondo MontecuccoH. L'epigrafe, dettata da Isidoro Del Lungo, dice tra l'altro: • campione del valore latino nelle torbide guerre tra i potentati europei e della cristiana civiltà contro il furor musulmano emulo di Ce. are nel trattare le armi e la penna ». Concessa l'enfasi poetica, nella sostanza il giudizio rimane valido ancor oggi. La figura del condottiero itaJiano emerge tra le maggiori della seconda metà del X Vli secolo e se, come capillano, egli divide la palma del migliore con il Condé cd il Turenne, come teorico militare è incontestabilmente il primo e deve essere con iderato il fondatore della cienza militare moderna. Altri capitani, infalli, possono vantare vittorie più prestigiose, ancora capaci di colpire l'immaginazione del critico di oggi. nessuno ebbe però come il Montccuccoli la padronanza di tutte le discipline militari del suo tempo, nè po sedette quel senso realistico della guerra per cui gli eserciti al suo comando anche quando, per inferiorità manifesta, non conseguirono la vittoria, poterono almeno evitare la disfatta. Altrettanto concreto e pragmatico, il Montecuccoli scrittore. Il metodo seguito nelle sue opere è quello sperimentale come egli stesso, collocandosi sulla linea ideale di Bacone, di Newton e di Galileo, ba lasciato scritto: • io quello che ho veduto esaminato fatto, quello insegno; quello che è avvenuto a me, ed agli altri dinanzi a me, quello narro » . E, in altra occasione: • l'uso è maestro di tutte le cose et ordinariamente c'è di[fere11za fra quello che presuppone la theorica e quello che presuppone la pratica... non si deve già sempre pigliar per denaro con-


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Tttt. Col. Ore.su Bovio

tante tutto quello ch'è scritto nelle Istone pcrchè molte volte le cause che hanno prodotto gli effetti, sono ignorate o falsificate ... è un genere absurdo di riverenza iJ legarsi perpetuamente agli istituti delli Antichi, e bisogna procurar )e cose secondo il genio del secolo, e secondo le diversità de' tempi ne' quali altri si ritrova ... • . E' perciò in parte errata l'opinione del Foscolo quando afferma ( 1) « unico il Montecuccoli risall alle cause, ridusse l'arte in sentenze, e primo meditando gli scritti de' Romani e de' Greci , provò che un'arte, quantunque si valga di mezzi diversi ed abbia diverse apparenze, serba non pertanto sempre lo stes o scopo, gli stessi principi e la medesima essenza. Videro i tattici che Senofonte, Polibio, Livio, Cesare, Plutarco e Arriano guidarono il Montecuccoli •. IJ nostro fu, è vero, uomo di meditazione e di cultura, che dette un assetto dottrinale all'empirismo fino ad allora predominante negli scrittori militari, ma fu essenzialmente figlio del suo temro cd i suoi veri maestri furono Gustavo Adolfo, Banér e Wallestein. I grandi scrittori del passato gli servirono per dare una conferma, autorevole secondo l'opinione comune dell'epoca, alle sue affermazioni, frutto però soltanto di deduzioni tratte dalla diretta esperienza di guerra. La giovinezza.

Raimondo Montecuccoli nacque nell'avito castello di Montecuccolo, sull'Appennino modenese, il 21 febbraio 1609, terzogenito del conte Galeotto, rozzo uomo d'arme, e di Anna Bigi, gentildonna ferrarese di buona cultura e di grande sensibilità . Nel 1619 Galeotto, allora governatore di Brescello, cittadina alla frontiera del ducato di Modena, morì avvelenato e la vedova si ritirò a Montecuccolo « ricca altrettanto di figli quanto scarsa di facoltà• (2) . lJ cardinale Alessandro d'Este prese per pietà Raimondo a l suo servizio, avviandolo aHa carriera ecclesiastica. Morto però il cardinale nel 1624, il Montecuccoli, seguendo la tradizione familiare ed una vocazione irresistibile, parti l'anno seguente

( I) • Opere di Raimondo Montecuccoli • illus trale da Ugo Foscolo Tomo primo - Milano, 1807. (2) Da una lettera del duca Cesare d'Es te al Cardinale di Montalto.


11A fMOl,110 MONTI!tUCOlU

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per la Germania raggiungendo il cugino Ernesto, generale imperiale di buona reputazione (3). Poche sono le notizie sicure sui suoi primi anni di vita militare, è certo tuttavia che cominciò la carriera come soldato: inizialmente picchiere ed archibugiere, poi dragone ed, infine, corazziere. Nel 1629 il giovane Montecuccoli, alfiere in un reggimento di fanteria , combattè in Fiandra contro gli Olandesi. L'anno successivo p~ !.Ò in Germania, teatro principale della guerra dei trent'anni (4) , dove, ormai capitano, si distinse negli assedi di Neubrandeburg, Magdeburgo e Kolbc. I n quest'ultima località il Muntccuccoli fu designato a presentare al Tilly, comandante dell 'esercito imperiale, le bandiere callurate al nemi· co, onore riservato all'ufficiale maggiormente segnalatosi nelJ'azionc. Per comprendere il valore che queste prime esperienze di guerra ebbero sulla formazione teorica del condouiero modenese, è bene esaminare, sia pure brevemente, il modo di combattere di quei tempi. Al1a fine del XV secolo la guerra burgundica aveva sancito la superiorità della fanteria armata di picche sulla cavalleria , ancora catafraua. I picchieri, infalli , errati in grossi quadrati di sei-ottomila uomini , potevano opporre al nemico un irresistibile muro marciante di punte ferrale. 11 progres'io delle armi da fuoco , però, re -e presto troppo vuln rabili quelle grosse formazioni. Gli pagnoli escogitarono allora il • tercio •, forte di duetremila picchieri e protetto ai lati da due • maniche • di archibugieri, incaricati di scompaginare con il luoco lo chieramento avversario, facilitando cosi l'azione d'urto dei picchieri. Normalmente gli archibÙgieri erano schierati su sei file e quindi potevano effettuare sei successive scariche, prima di retrocedere dietro i picchieri. Anche questa nuova articolazione tattica non ebbe succcs o a lungo perchè ancora troppo vulnerabile . (3) In te mpi di acce~ nazfona lismo fu ri mrrovcrato a l MonteccucoH di essersi mc 'SO a l !>Ct vizio de llo s traniero. L'accu sa è veramente assurda perché nel XVII secolo il Sacro Romano Impeto non veniva con sid erato io Italia come una potenza s traniera , a lmeno nell'accezione attuale del termine, e servire l'Impero era rcruta la cosa molto onorevole. (4) La guerra dei trent 'anni ( 1618-1648) fu un connillo eurol)CO, ma venne comballuta soprattutto in Germania. Originala da motivi religiosi, si t rasformò ben prcs lo in una lotta generale p.:r impedire agli Asburgo di trasformare il Sacco Romano Impero in uno stato centralizzato e cattolico.

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Gli Olandesi snellirono ulteriormente le formvjon.i, riducendo la struttura ba e a oli cinqucceato uomini schierati su dieci righe, d ·i quali duecento armali di moschcuo. Que ti reparti erano poi schierati a scacchiera, su tre linee succcs ive. a quc 0-.1 l'ordine lineare che arieggiava il modo di combattere dei Romani, rimcs o in onore oprattutto dagli scritti di Machiavelli. Indubbiamente que ta ultima forma/.ione di combattimento, più agile e fle ibile e nella quale il fuoco aveva il massimo sviluppo, permise di conseguire migliori ri ultati e fu poi ancora perfezionata dagli Svede ·i. Questi diminuirono la profondità d ei picchieri a ole ci righe, aumentarono il numero dei mo heltieri e perfezionarono l'artiglieria in modo da renderla idonea a quella che oggi chiamiamo azione di accompagnamento. Paralle lamente all'evoluzione della fanteria anche la cavalleria i era trasformata. Abbandonata quasi del tutto la lancia , troppo pesante ed ingombrante, i cavalieri i erano armati di grosse pistole ed avevano incominciato ad attaccare serrati in elefantiaci squadroni, usando la caratteristica manovra del caracollo. Ogni riga. cioè, giunta a di tanza utile di tiro. dopo aver . ari ato il pi,;;tolone sul nemi o eHettuava una volta a sinistra e ritornava in coda allo squadrone, per consentire alla riga u<.'" ce iva di effettuare a sua volta l'azione di fuoco. Scosso cosl il nemico , lo i:.quadrone caricava aJl'arma bianca. Una manovra tanto complicata doveva però essere effettuata al trotto e quindi venivano ad essere sacrificate proprio la velocità e la potenza d'urto. le anni migliori della cavalleria. Il succes ivo diminuire nelle righe non migliorò di molto il rendimento degli squadroni. tullavia il generale convincimento che nè i picchieri nè i mochettieri avrebbero potuto da soli risolv<'re la battaglia portò ad un progressivo aumentare della cavalleria e come numero e come importan1..a. Naturalmente tutte queste innovazioni non furono recepite in egual mi ura presso i vari eserciti, quello imperiale fu il più lento ad accettare le nuove strutture organiche ed a cambiare mentalità operativa. Ritorniamo ora al giovane Montccuccoli, promosso capitano di cavalleria proprio quando iniziava il periodo più interessan te del conflitto sotto il profilo militare: Gustavo Adolfo di Svezia intervenne a favore dei protestanti e portò nella guerra


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• il segno luminoso delle sue superiori capacità• (5) . Il 7 settembre 1631 a Breitenfeld l'esercito imperiale, ancora articolato su quattro grossi quadrati di picchieri, fu sconfitto dal fuoco dei moschettieri e dell'artiglieria leggera e oprattullo dalla cavalleria svedese, che caricò al galoppo all'arma bianca. Il Montecuccoli , ferito , cadde prigioniero. Riscattato (6) dopo sci mesi, tornò a combattere nell'e ercito imperiale, nel frattempo riorganizzato daJ Wallestein. L'accorto condottiero boemo, infatti , compre a la lezione vcdcse, aveva djminuito la profondità dei picchieri, introdotto l'uso dell 'artiglieria leggera cd aumentato i1 numero dei moschettieri , intervallandoli anche tra la cavaJlcria. Nel 1632 il Montecuccoli, che dobbiamo immaginare osservatore attento di quei mutamenti organici e dei nuovi procedimenti tattici, prese parte alla battaglia di U.itzen , vinta ancora dagli svedesi a prezzo però della vita d1 Gustavo Adolfo. La morte del gra ndissimo capitano imprC\!>ionò molto l'animo del nostro, che compo e in onore del Caduto un'ode encominstica. L'episodio e importante perchè non indica soltanto che il Montccuccoli era nutrito di buoni studi clas. ici, ma perchè evidenzia un notevole coraggio morale: in piena Controriforma uno spirito cortigiano non avrebbe certo e allato il campione de] protestantesimo. Nel 1634 il Montecuccoli , ormai tenente colonnello, prese parte alla vittoriosa giornata di ordlingen e nel 1636, promosso colonnello, prott·,,c la ritirata degli imperiali dopo la sconfitta dj Wittsto k, caricando più volte alla te ta di quattro reggimenti di corazze. Molti anni più tardi avrebbe critto « caricare più che mai forte allor eh ' i vuole ritirar i •. In effetti quella battaglia, vinla cgrcgiamenlc dallo ~vcdcsc Banér con un avvolgimento sul, fianco e ul tergo dell'e crci to imperiale, fu sempre presente alla mente del Montccuccoli . Nel 1639 a Mclnik , per effetto di un impro vi o contrattacco svede. e, cadde nuovamente prigioniero e, questa volta, la prigionia i protrasse per tre lunghi anni. Ma furono tre anni di lavoro fecondo, impiegali nello studio di ben 44 autori dj sto-

(5) Piero Pieri: • Guerra e Politica negli crittori italiani • - Napoli e Milano, 1955. (6) Normalmente gli ufficiali prigionieri venivano scambiati o riscattati con denaro, mentre la truppa prigioniera veniva arruolata dal vincitore.


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ria e di arte militare antichi e moderni (7) e nella compilazione delle prime opere. li Montecuccoli, infatti , seppe approfittare della ricca biblioteca esistente nel castello di Stellino, dove era prigioniero, e rcbristrò le proprie rifle sioni in nove grossi brogliacci, da lui chiamati • pecorine • perchè rilegati in pelle di pecora. Nei primi otto, ora perduti, scrisse un po' di tutto : algebra, geometria, castramentazione, macchine da guerra, artiglieria. Il nono, custodito ancora inedito in lingua italiana (8) nella Biblioteca Estense di Modena, contiene invece la sua prima opera, il e Delle battaglie •, sobrio trattato sul come si preparnno e si conducono le battaglie. Altro lavoro di quel periodo è il • Trattato delJa guerra •, opera di più largo respiro, suddivi ·a con schematismo scolastico in libri, capitoli e paragrafi (9), nella quale egli cercò di condensare tutto quanto aveva appreso in anni di studio e soprattutto visto in tante campagne, sforzandosi di ricavarne una legge generale della guerra . Anche que ·t 'opera è cu todita nella Biblioteca Esten e ed è inedita nel testo italiano, mentre è stata tradotta in tedesco e pubblicata dal Veltzé ( 10) che però si servl di altra copia, esistente prcs o l'Archivio di guerra di Vienna. La maturità.

Liberato finalmente dalla prig ionia nel 1642, il Montecuccoli tornò a Modena, chiamato dal duca Francesco l impegnato nella guerra di Castro, tipica guerra italiana dell 'epoca. Papa Urbano VIIT ( I 1) voleva inratti recuperare alla Chiesa il ducato far(7) Campori : • Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia, i uoi tempi • · Fin-nze, 1876. (8) E ' stato tradotto in in1tlese e pubblicato nel volume di Thoma<; Barker • Raimondo Monlecucooli. The Mili larv lnle llcctuaJ and Battle • . New York, 1975. (9) L'opera è divisa in tre libri c he tralt:mo, rispettivamente: la guerra in generale, l'offensiva e la difensiva , come può terminare una guerra. Per dare un esempio d ·Ilo sforzo di calalopa7ionc: il cap1lolo intitolato • con chi ci 11i deve unire: col più forte o col migliore, ma senza mai re..,;Lare neutrali • si divide in t re paragrafi: 1°) per comune difesa della religione o della lihertà, o per impedire l'eccc1. ivo ingrandimrnto di una potenza; 2-) con chi è vicino al nostro nemico e può s barrargli la via; 3°) con c hi può fa.re d iversione nel paese nemico, oppure con i ribelli di tale

paese. ( IO) Il capitano austriaco Vcllzé curò nel 1899 una ponderosa edizi<> n~ in quallro volumi delle opere del Montccuccoli. ( 11 ) Alla morte di questo Pontefice soll o la statua di Pasquino comparve l'epigrafe: • orlwm ht>llis, urbcm gabellis implevit •.


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ne iano di Castro, ~r darlo poi al fratello e , per contrastare l'iniziativa, si erano coalia.ati il ducato di Parma, quello di Modena e la repuhblica di Vcne.tia. Montccm:cola, comandante della ca valleria , <.:on tribuì decisamente alla villoria di Nonantola , ma poi, stanco di una guerra condotta con rnolt::i prudcn1.:.i e poco accordo tra gli alleati , nel 1644 si portò nuo ament in Germania . P romo ,o generale d1 cavalleria , partecipò all'ultima la!\c della guerra dei 1rc11 t'anni , imponendo i all 'allenz1one J.!cncrale per senso tattico, ,pirito di ini7iativa e grande valore pen,onale. Prop,;o nell'ultimo anno di guerra , il 1648, egli ehbc a mt umrsi ~r la prirna , olta con il Turenne. Dopo la ba1taglia di 7.u,mar hau· ·en il MonlL-cu<..Tuli, infatti , copra la ritirata ddl'e er<..·110 impcrialt• die tro l' Jnn . tenendo te la per piu di sei ore all'impeto della cavalleria franco-,\1..·dc c . Co 1 " .:risM' di lui il Turenn • nelle ue me· morie: • On ne pcut se mieu compuncr qu 'il fai oit dan celle retraile •. Gli anni c hl' ,cguirono, ann, finalmente di pace , furono im piegati dal condotti1.:ro mncit>ne~c in viaggi di piacere. in missio ni diplomatic ht> prcs o varie cort i e uropee e ndla revi ione delle sue opere. A questo periodo ri algono, intatti : i viaggi in lta lia , Fiandra. Danimarca e ·vezia, dei quali la!,ciò Diari intcrc!.santi e dcllat?liati ( 12) ; l'approfondito rifacimento del « Delle battaglie •. nel quale tenne conto della continua t:voluzione dell'arte militare e delle ulteriori e pcrienze fatte ; il ria unto ~chematico, in 20 capitoli o • tavole •. del pondero"o • Trattato della guerra •. non privo però di elementi nuovi e ribattev.ato « Dell'arte della guerra •. Per quanto re!\a letterariamente arida dalla forma s hcmatica . l'opera è fondamcntalt! per la comprensione dell 'arte militare dd tempo. un v ·ro l' completo • manuale per l'ufficiale ,. ante litteram . el 1657 posò una principessa Dietrich tein , rendendo così definftiva l'intenzione di stabi li rsi per ~cmprc in Austria. Subito dopo, morto Ferdinando I rJ , dovette occuparsi di varie missioni presso i principi Elettori del Sacro Romano Impero per assicurare al figlio dcll'e tinto, Leopoldo, la successione. Intanto era ini7iata la guerra nordica ( 13) cd il Montecuc(12) Sono lati pubbli ali da A. Gimorri: • I viaggi• di Rajmondo M on1c cucoli · Modena, 1924. ( 13) Guerm comba1tula dal 1657 al 1660 tr.i la Svezia ed una coalizione co tiluila da Danimarca. Polonja cd Impero, originata dalla politica co;;ponsionii;t ica

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coli, prima comandanlc della cavalleria e poi di tutto l'esercito, pre ' e risolutamente in mano le redini del conflitto, già comprome. ,o dal suo predecessore. A Galup sconfisse gli Svedesi e li obbligò a la ciare la Polonia; questi al!ora si gettarono sulla Danimarca, presto costretta alla sola difesa della capitale. Senza alcuna esitazione il Montecuccoli vareò l'Oder, risalì la penisola dello Jutla.nd e si impadronì dcll'i ola di Alsen, antemurale dell'i. ola di Fionia dove è situat:i Copenaghen . Non riuscendo ad impadronirsi anche di questa, retrocedette immediatamente, compiendo una diversione rimasta famosa, in Pomerania, richiamandovi gli Svedesi c he sconfisse a N borg. Tornato rapidamente indietro, sconfisse nuov:imcnte gli Svedesi a Fridcricshode, si impadronì dell'isola di Fionia e liberò dall'assedio Copenaghen. La vigorosa condotta delle operazioni portò nel 1660 ulla pace di Oliva, che segnò il definitivo tramonto delle speranze svedesi di espandersi in Germania ed in Polonia. Indubbiamente in questa campagna, nella quale per la prima volta ebbe il comando supremo, il Montecuccoli si dimoslrù stratega dalle mo~se rapide e precise e buon manovratore in campo tattico, pur avendo di fronte un capitano avveduto e deciso come lo svedese Wrangel. li Monlt!cuccoli , acclamato • salvatore di due corone e restauratore della libertà di due regni • . ru promosso mare ciallo di campo generale e nominato governatore di Giavarino, incarico di estrema delicatezza in quanto la piazzaforte, situata qua ·i alla conflue nza del Raab con il Danubio, costituiva la porta d 'accc o da . ud a Vienna . La pace durò poco; presto i Turchi , che rivendicavano l'alta sovranità della Transilvania, mossero guerra all'Impero ed il condottiero modenese dovè nuovamente en· trare in campagna con 6000 uomini w ltanto, perchè le ·tremate casse imperiali non consentivano nuovi arruolamenti. Così egli tesso descrisse la critica ·ituazione: « deplorabil cosa che la aIute di tanti popoli dovesse nella virtù di così pochi soldati riposare! E che far io, cui ne era incaricato iJ comando? Ridurmi a fare il croato con una partita di 4000 cavalli? Al carico di maresciallo ed a l mio lungo servi.do mal convenivasi. Lamentarmi a Cesare? Giaceva egli infermo di vaiolo. Abbandonare il servizio? L'o equio e la fedelt à vi ripugnavano. Protestai, ubbidii, mi sacrificai • . Strenuo assertore de] principio difensivo-controffon!'livo, il grande condottiero riusci a destreggiarsi a lungo, appoggiand osi ai corsi del Raab e del Waag e manovrando con gra nde abiHtà


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101

sulla sinistra e sulla destra del Danubio, evitando una battaglia campale che, dati i rapporti di fort.c, sarebbe riusc ila disastrosa. La situazione intanto migliorò, anche per l'opera di Papa Ale sandro VII (14) che favori l'intervento della Francia e di alc uni Principi Elettori a fianco dell'Impero. Il Montecuccoli, giunti gli i tanto sollecitati rinfor,.i , passò all'offensiva. JI I ago ·to lb64 si ebb lo scontro decisivo, prel:tso la locali tà di S . Gottardo sul Raab. L'esercito cristiano, di circa 32.000 uomini , sconfisse duramente l'armata turca , tre volte più numerosa, grazie alla capacità tattica cd alla fermezza d'animo del suo comandante. Il Montecu coli, deciso a sbarrare al nemico la strada per Vienna , ovviò alla propria inferiorità numerica schierando l'eser cito in formazioni molto sottili - i mo chettieri su due righe. i picchieri su quattro e la cavalleria pc. ante su tre - contando sul fatto che i Turchi abbondavano di tiratori, ma non disponevano nè di picchieri nè di cavalieri dotali di corazza. Quanto all 'articolazione dell 'eserci to , egli schierò: sulla des t ra alcuni battaglioni di fanteria e tulla la cavalleria leggera imperiale, al comando del generale Spork ; al cen tro , in prima linea, Bavaresi e Sas ·uni a l comando del duca di Lorena , in seconda linea la fanteria imperiale cd in r iserva la cavalleria pesante imperiale e quella dei principi tedeschi , al suo diretto comand o; alla sjnhtrn il contingente francese agli ordini del Coligny. L'artiglieria sudd ivisa in due aliquote, fu schierata ai lati del centro. Particolare notevole: prima della battaglia il Montecuccoli dis tribul ai su oi generali ordini precisi, scritti di suo pugno ed accompagnati da uno schizzo del terreno. Evidentemente, consapevole della poca di. ciplina e istcntc in quel rarfazzonato eser cito di coalizione, volle limitare la libertà d'azione dei suoi dipendenti-alleati, poco fiducioso della loro volontà di com ballerc con assoluta determinazione. La battaglia si svol e in tre tempi. Nella prima fase , dalle 8 alle 10 circa , lo Spork ed il Coligny respinsero la cavalleria turca , mentre al centro i Bavaresi, i Sassoni e tre reggimenti imperiali cedettero alla furia della fanteria ottomana e ripiegaro no disordinatamente sul villaggio di Moger ·dorf. Nella seconda fase, di contenimento, il Montccuccol i fece interve nire entrambi i ( 14 ) Cfr. Johan Rainer: • Rom und d cr Tiirkc nk ricg 1663-1664 » in Atti del Convegno di s tudi su Raimondo Montc..-cuccoli - Modena, 1964.


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fianchi a soccor o del centro. In particolare, l'azione vigorosa dello Spork rc!'> pinse il Lentalivo d'aggir.:imento del centro cris tiano effettuato da 4.000 cavalieri turchi e valse ad impedire l'ulteriore progresso dell'avversario. La situazione era, tutlavia, ancora incerta e molli generali già parlavano di completa sconfina e suggerivano una pronta ritirata, quando il grande modenese dette inizio, verso le 13, alla terza fase, quella risolutiva, comandando un atLacco generale. Egli ·tesso, alla testa della cavalleria pesante, caricò i Turchi per trcdi i volte, quasi fosse ancora un alfiere ventenne. Alle 16 la battaglia si conclu se villoriosam ente: 16.000 Turchi uccisi, tutta l'artiglieria e 126 bandiere catturale, i re ti dell'armata oltomana in fuga. La pace di Vasvar seguì di li a poco. L'Europa, e oprattutlo l'Austria, respirarono : il pericolo turco era, almeno per qualche tempo, a llontanato. Il Montecuccoli fu promos ·o luogotenente generale dell'Impero, la massima carica di ~lato, e Presidente del Con iglio Aulico di Guerra, l'organismo cui era devoluta la di rezione strategica dei confl iui. Nè la grande vittoria conseguita nè i prestigiosi ricono cimenti ri cvuti mutarono l'indole equilibrara e rifles. iva del nostro: riunitosi alla famiglia a Gia arino, ·i mise nuovamente al lavoro con )a consu ·ta alacrità e cris e il suo capolavoro: gli Aforismi. L'opera, il cui titolo completo è e Della guerra col Tur o in Ungheria •. è suddivisa in tre libri ( r Aforismi dell'arte bellica; Ir Aforismi rifle si alle pratiche delle ultime gue rre nell 'Ungheria; 11r Afori mi applicali alla guerra po. ibile col Turco in Ungheria) e costituisce una valida sintesi dei principi fondamentali della guerra che anche oggi si legge con profitto. Scritti con s tile vigoroso e sobrio, in un italiano letterariamente pregevole, gli Aforismi hanno goduto di largo favore in passato ed hanno procurato al condottiero modenese un meritato posto di rilievo tra gli scrillori di arte militare di tulli i tempi. Nel secolo XVII , pur ricco di buoni scrittori mililari come il Brancaccio, il Melzo, il Wallhausen, il Rohan, egli, infatti, fu l'unico « che seppe veramente elevarsi, nel trattare dell'arte miliLare, all'enunciazione dei sommi principi di questa, validi per ogni epoca• (15) . (15) Piero Picri: • La forma?ionc dourinalc di Raimondo Moolc· cucooU •, comunkazionc presentata al IX Cong~so internazionale di scicn· u . toriche, Parigi, 1950.


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GII ultlml anni.

Nel 1672 l'Imperò dichiarò guerra alla Francia, che da mesi aveva invaso l'Olanda e varcalo il Reno con numerosi eserciti. Il Montecuccoli , entrato nuovamente in campagna, ebbe questa volta come a ver ario il grande Turenne. L'Jmpcratore Leopoldo, mal consigliato da alcuni ministri corrotti daJl'oro francese, non volle però impegnar ·i a fondo, ritenendo sufficiente un'azione dimostrativa, tanto quanto bastasse, insomma, a rassicurare gli alleati olandesi e spagnoli. Di conseguenza al Montecuccoli furono lesinati oldi e truppe e date istruzioni perchè non venise a battaglia. Nono!\lante tali limitazioni il condottiero modenese fece del· la campagna del 1673 un capola~oro di strategia. Dopo av1cr fronteggiato il Turenne per una quindicina di giorni, con mossa improvvisa di. e e rapidamente la destra del Meno e, giunto a Magoni.a, attravcr. o il Reno accennando a portarsi in Alsazia. Il Turenne, commettendo qucl macro, copico errore di valutazione che Napoleone ddinì • una nube alla sua gloria •, ·i Jin:sse a Phil ippsburg per coprire il territorio fran csc. Il nostro allora discese il Reno e raggiunse l'alleato principe di Orange, che assediava Bonn. La piazza si arrese dopo pochi giorni ma, come uccedeva e succede tuttora spesso, i due alleati non si accordar<r no sul come proseguire le operazioni. Sopraggiunse intanto il freddo e l'errore del Turenne non ebbe con<;eguenzc per la Francia pcrchè i due e erciti, come usava allora, presero i quartieri d'inverno. Con la sola manovra il condottiero italiano era riusci· to a far ripiegare il pur pcrimentato ed abile capitano francese oltre il Reno e ad operare, in un ambientt! di sicure/.7.a, il proprio congiungimenlo con le lruppe olandesi! La sconfilla del Turenne, netta e clamoro a , non fu ufficiente ad impedire che il Montecuccoli veni e accu alo di es er. i lasciato sfuggire l'occasione per battere iJ nemico, proprio da quei circoli di corte che avevano sempre o tacolato la ua azione. Eppure avrebbe dovuto esser chiaro a tutti che l'obiettivo del Montecuccoli era soprattutto quello di congiungersi con Guglielmo d'Orange, sen7.a rischiare, contro un esercito di forza pre ocbè pari, una battaglia campale • loujours chanccuse »! Era il Turenne, invece, che avrebbe dovuto ricercare la battaglia ad ogni costo allo scopo di battere separatamente prima il no Lro e poi l'olandese.


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Le ingiuste critiche urtarono profondamente il generale modenese cd allora egli, prendendo a pretc~Lo motivi di salute, del re to veritieri, lasciò il comando dell'esercito. Già altre volte il Montecuccoli era stato oggetto di bassi attacchi d,I parte del malfido entourage impt!riale e non sempre , per la debolezza ddl'impcratore, gli era Mata subito resa giltsfr zia. egli Aforismi vi e un pas o aJ riguardo molto . ignificativo, nel quale annotò che Principe e Condottiero debbono l>tringersi l'uno all'altro e saper. i difendere da • critiche riferite da fuori , mormora1.ioni nelle corti, e cen ure nel gabinetto di mini tri politici che affettano di fare il oldato, e non lo anno nè anche teoricamente •. La prolcl>ta, qua i una ribellione, dell'anziano condottiero era ben giustificata. Dopo Lanti anni di onorato ervizio - e all'epoca la f cdcltà era virtù rara, il Walleslein è un e empio d'obbligo, ma non certo l'unico - l'indole fiera e l'intemerala cocienza fecero rifiutare al Montecuccoli ogni compromesso. on per nulla aveva scritto qualche tempo prima : • L, vera gloria è il testimonio della nostra co. c1cn:,..a! E che pro c h'altri ci lodi , quando ella ci accusa? O che nuoce c h'aJtri ci biasimi , se ella ci difende? •. L'imperatore dove tte ra segnarsi ed aftidare ad altri l'esercito. el corso della campagna del 1674 i nuovi generali imperiali dettero prova della più assoluta incapacità, con. entendo al Turenne di pre ndersi facili rivincite e di riacquistare il grande prestigio compromesso dall'esito della campagna precedente. Il Montecuccoli allora non potè più C!,imcrsi e riprese il comando dell 'e ercito per la sua ultima cam pagna, la quarantaduesima. Dal maggio al luglio i due più grandi capitani d eJ tempo si fronteggiarono in un teatro d 'operazioni a! ai ristretto, con una serrata sche rmaglia fatta dj marce e contromarce, diretta a tagliar fuori l'avversario dalla sua base d 'operazione cd a costrin· gerlo ad accettare la battaglia risolutiva nelle condizio ni pcggiiori. Per ben due volte il Turenne, con abile cd energica condotta, seppe rimediare alle mo. se dell'avversario quando, il 27 luglio del 1675, nei prc si di Sassbach un casuale colpo di cannone lo uc,cise mentre effettuava una ricognizione sugJi avamposti. Morto il capo, i Francesi ruppero il contatto, ma furono raggiunti quattro g iorni dopo presso AJte nheim , sconfitti e costretti


IIAUlQ'IUO MO'ITIXIJCOlU

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a ripassare il Reno. Anche l'accorrere del Condé con un altro esercito non portò a risultati definitivi e la campagna terminò per e~aurimcnto di entrambe le parti. Sia Federico I I sia Napoleone esaminarono a fondo il comportamento del Montecuccoli e del Turenne e, specie il primo, furono larghi di elogi per il nostro, mentre il Clausewitz, con un giudizio poco convincente, accusò entrambi di aver ondulto una guerra fiacca ed artificio ·a. In effetti an he lo studioso d'oggi, ah'ituato alla rapida strategia w,nicntatrice di Napoleone, potrebbe avere la tentazione di paragonai-e la campagna del 1675 ad una. partita a scacchi, senza dubbio interessante ma pur sempre pri~ va della vincente mossa finale . Ma sarebbe un giudizio poco realistico. I capitani dell'epoca, ad eccezione forse del Condé, non osavano ri chiare in una battaglia dall 'esito incerto un esercito di preziosi mercenari. molto difl icilmente ricostituibile in breve tempo. Il Monte uccoli. ad ogni modo. non esitò a dichiarare che la campagna del 1675 era la sua migliore impresa, avendo voluto deliberatamente essere Fabio Massimo e non Annibale! Finalmente l'ormai se ·sanLaseicnne capitano poté dedicarsi alla famiglia ed agli studi , oberato tuttavia di quando in quando di incombenze di stato, dala la sua carica di luogotenente generale dell 'Impero. Nel 1676 gli morì di vaiolo l'amatis~ima moglie, ultimo e più duro colpo della sorte. Compo:.t! allora un sonetto ( 16). di . chietto sapore petrarchesco, tel>: irnonianza insieme di dolore sincero e di ben sedimentata cultura umanistica. Il 18 ottobre 1680 il grande condottiero si spen'-t' a Linz, chiudendo veramente un'epoca dell'arte militare. L'Imperatore, che molto gli doveva , invcsll del rango e del titolo di Principe del Sacro Romano Impero il fi ~lio ( 17) , tardiva resipiscenza e quasi bcffa per il defunto. Il pensiero . Le que ·tiuni tattiche più dibattute a quel tempo erano la proporzion ottimale tra picchieri e moschettieri e tra fanteria e cavalleria, l'armamento della cavalleria. l'impiego dell 'artigJie(16) La ter7.ina finale, for~ la megHo riu~ita. dice : • Segneranno il m,o misero deslino estatici pcnsier, viver ~olingo, neri panni, umidi occhi e viso chino " ( 17) [I princ tp.! Leopoldo Montecuccoli non ebbe figli e ron lui si cstin-.c i! ramo principale della ca~ata.


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ria. Il Pieri, che si è accostato al pensiero di Montecuccoli con uno studio e emplare per chiarezza e penetrazione (18), ha osservato come le risposte del nostro a tali interrogativi non siano sempre state le stesse, ma abbiano oscillato a seconda del periodo nel quale furono scritte, conseguenza diretta questa delle diverse esperienze fatte dal Montccuccoli nella guerra dei trent'anni, nelJa guerra nordica ed in quella con tro i Turchi. Gli obiettivi limiti di questo studio non consentono di seguire iJ Pieri nel suo sagace indagare questione per questione, opera per opera. Verranno pertanto riportate solo le conclusioni finali cui il grande modenese giunse dopo mc7.ZO secolo di campagne. Per quanto riguarda la fanteria egli riconobbe che i picchieri non potevano so ·tenere J'accre ·ciuto fuoco dei moschetti e dei cannoni , ma avrebbe ancora voluto, nel suo esercito ideale, armare di picca la metà dei fanti, convinto che solo le picche potevano offrire un solido riparo, un punto fermo nel fluttuare della battaglia. Non ci si deve stupire di questo tenace allaccamcnto a schemi. lattici ormai superati. Si pensi che, ancora nel 1674. il Turenne oppose con successo alla cavalleria imperiale un quadrato di picche ( 19) e che solo l'invenzione della baionetta a ghiera d cretò il definitivo trionfo del fu ile. Più moderno, invece , il suo pensiero sull'impiego della cavalleria; accettò la carica al galoppo e con le sole armi bianche, ma la volle articolata in pesanti squadroni di duecento uomini . u quattro righe, perchè stimò necessario mantenere compatt ìi i solda li , non sempre tutti valorosi! Quanto alla proporzione tra le due armi egli si promrnciò per un giusto equilibrio, attenendosi del resto alla prassi del tempo: tre quinti di fanti e due di cavalieri. Infi ne l'artiglieria: doveva essere di cminata su tutta la fronte cd aprire il fuoco per prima, ostacolando lo schierarsi a battaglia e poi l'avanzare del nemico. li principio tattico fondamentale del Montecucco li fu quello di non incentrare la battaglia su un unico e massiccio sforzo iniziale. ma di schierare l'esercito su due o tre linee, per alimentare l'attacco, che s: esaurisce progredendo, o per dare profondità alla difesa, stancare l'avversario e poi contrattaccarlo. li suo obiettivo costante fu l'avvolgimento dello schieramento nemico, da ottenere con travolgenti cariche di cavalleria e più volte, neUe sue opere, espresse con forza tale concetto. Senza chiamarla con ( 18)

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Guerra e politicn negli scrittori italiani •. opera citata.

(19) Battaglia di Enzehdm.


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questo nome, egli propugnò, in sostanza, la battaglia d'ala. Nel « Dell'arte militare» scrisse in proposito: « Si mettano i migliori soldati ncll'ale e i cominci la battaglia da quel corno ove ti conosci più forte; il corno più debole tenga a bada il nemico» e « La cura principale del capitano è di assicurare i fianchi, e noi dobbiamo sapere che in tutte le battaglie del nostro tempo in Germania cd in Fiandra, ha vinto sempre chi per primo respinse un 'ala di cavalleria; poichè tosto che questa cavalleria fu respinta, la fanteria venne avviluppata ... perse l'animo, gettò via le armi e si arrese, e di ciò si hanno infiniti esempi •. Nel rifacimento del « Delle battaglie•. poi , la descrizione della battaglia d'ala, accompagnata anche da schizzi illustrativi , è chiara e completa, configurata come una vera manovra avvolgente. Il Montecuccoli può quindi , a buon diritto, essere considerato il primo teorico della battaglia d'ala, manovra tanto usata nel secolo succc · ivo e perfezionata da Federico IT di Prussia con la battaglia in ordine obliquo. Per il grande modenese la battaglia esemplare ru sempre quella difen ·iva-controffcnsiva : fermare con la propria seconda linea l'ala ncrni a avanzante e poi annientarla con implacabili contrallacchi . A be n guardare anche la battaglia di San Gottardo si volse m,tanzialmente con tale schema : i Turchi avanzarono al centro e non all'ala, ma furono fermati , anche se a fatica, con azioni di contrattacco e poi annientati da un'ultima , e· nergica azione di tutto lo schieramento. Nel campo strategico il Montecuccoli, pur dimostrando chiaramente di prediligere in linea di principio una vigorosa strategia annientatrice (20) , di fatto fu propugnatore di una guerra di Jogoram ento, sia pure condotta in modo energico e deciso. Come sempre il condottiero modenese ebbe chiara la visione della realtà del momento. L'insufficienza del sistema logistico e lo scarso adde tramento delle truppe e dei quadri non gli avrcl>bero cons ntito di concen trar-e molte fone sul campo di battaglia e di farle agire in modo coordinato. E senza uno strumento operativo dotato di grande poten7,a e mobilità non si pos(20) Negli Arori mi i trovano precise inc.licaLioni in mcrilo: • Le bat· Lat?lic danno e tolgono i regni, pronunziano le cn tcnLc decisive cd inappcl· labili trn i potenti, terminano le guerre cd immortalano il capitano»: • Sono da imitan.i le guerre dc' Rom,ini corte e grosM:, ma ciò non fassi cnLa battaglia•; • Con ulli i adagio e tosto cscguiscasi •; • L'opportuna· mente venire a giornata ... dee essere il fine di ch i mette e ercito in campagna ...


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sono condurre battaglie di annientamento! Anche se il suo vivido ingegno gli fece comprendere le grandi possibilità di una guerra dalle mosse fulminee , CC>ple poté attuare Napoleone in altra epoca e con a ltri eserciti, il Montecuccoli fu costrello a preferire una strategia più calma e misurata, volta soprattutto a logorare l'avversario c reandogli il vuoto attorno. Probabilmente pro prio perc hé spesso frenato nella condo tta delle operazioni da insormontabili ostacoli di carattere organico e logistico, egli considerò sempre con molta attenzione nelle sue opere gli aspetti organizzativi della guerra, proponen· do soluzioni anticipatrici e che conservano ancora oggi mo lta validità. Il Montecuccoli, infatti, sostenne più volte: la necessità di co lituire eserciti permanenti e di garantire la Tadunata delle truppe e l'integrità delle basi logistiche mediante la costruzione ai confini dello Stato d i poche ma efficienti fortezze ; la convenienza di costituire una milizia territoriale c he garantisse la sicurcaa del Pae e e delle retrovie, lasciando cosl 1\:sercito libero di operare con tutte le forze in territorio nemico ; l'opportunità di unificare i tipi e di ridurre I calibri dell'artiglieria; la determinante importanza ddl'organil./.uzione economico · finanziaria dello Lato ai fini della co11dotta ddla guerra. Alcun i di questi uggcrimcnti furono accolti dopo la -;ua morte e ne beneficiarono i g •nera li imperiali dell'epoca successiva, primo Lra tutti il principe Eugenio. NeJ 1882, sulle pagine della Rivi ta Mil~are, everino Zanclli notava con rammarico come fosse trascorso ·enza celebrazione alcuna il 200· anniversario della morte di Raimondo Montecuccoli (2 1) . Ci avviciniamo ora al terzo centenario ed è auspicabile c he la ricorrenza sia di stimolo agli ~tudio. i d i arte militare, laici o chierici che siano, per una proficua reviviscenza di studi e d i iniziative che valgano a far meglio conoscere la vita e le opere di questo grande italiano che, come scrisse Ugo Foscolo, « capitano e suddito ad un tempo, guerreggiò on poche forze con tro a' harbari; o ppose la virtù all'invidia delle Corti e la filosofia alle avverse fortune e, sotto governi as o luti , serbò la dignità della sua anima». (21) Severino Zanclli: « Montecuccoli t·apitano e scrittore•. in Rivista Militare Italiana, I e Il , 1882.


IOG

VI CENZO GALUNARI IL GENERALE ALFREDO DALLOLIO NELIA PRIMA GUERRA MONDIALE

Premessa Quasi tutti i capi politici e militari che guidarono l'Italia durante la prima guerra mondiale hanno lasciato le loro memorie o favorito la pubblicazione di lavori biografici , spesso opera di loro collaboratori , aJ fine di porre in risalto iJ proprio conlributo alla conclusione vittoriosa ciel conflitto e confutare le criliche ad es. i rivolte. Fra le poche eccezioni, talune ampiamente giustificate, è il silenzio dj Alfredo Dallolio che si accompagna aJla pressochè assoluta mancanza di saggi biografici sul suo conto( 1). Eppure, si può dire che non ci sia libro ulla partecipazione italiana alla Grande Guerra che non citi, e sempre in termini elogiativi, l'opera svolta dal Generale Dallolio per fornire all 'E· sercito italiano i mezzi indispensabili per una lotta divenuta cruenta e dispendio a al di Là di Qgni previsione. Alla origine di que la lacuna storiografica è senza dubbio La estrema ritrol:.ia di Dallolio a parlare di se tesso, mettendo in pubblico i propri ricordi e e le proprie esperienze. D'allro canto il suo carattere era troppo fiero per consentire che altri ·crive ·se di lui in termini che, pur senza tradire la verità, pote ero sembrare adulatori. Una sua lettera del 21 febbraio 1934, conservata dall'Ufficio Storico dello SMF., con il rifiuto dei cenni autobiografici che gli erano stati richiesti daJ Capo delJ'Uffìcio per una pubblicazione che ·i stava preparando, esprime nobilmente la modestia e La fierezza di chi sottolineava come andasse ricordato solo il sacrificio dei Caduti e chiedeva: • Mi si lasci ere(I) Unica opera a ,;tampa u Dallolio

·mbra e sere: Erc;ilio Miche!. i tratta di un ritratto

Il Fucinatore. Alfredo Dallolio. Piacenza, 1924,

molto

0111111a,

iv di carattere agiografico.


i1 R. P.

5.noto et.I Regno

Roma, 21 f•bbralo 19J4

Caro Colonn.llo, Ho rlc,vuto la sua l.twra. La ringrazio thllo buona lnt.nzlon,, ma com• lto d,tto o S. E. S.istroc· citi dlsld•ro rlmtJMre n,l sll,nzlo. SI ~9url eh, ho lasciato scritto di non w,l,r• n.anda. la comm,morazion• solita dal Praid.nt, d.l . S.nato. Ml basta facc,nno d.U'anno di nascita , ,fila. ttw, giorno, così pur• p,r la mort,. Acuntuazio,w d,Ua p,rsonalità no - ni da 1'11'o nl ,u, morto. N,l t.mpl dt, co"ono • ricordando I nostri 700.000 morti, ml si lasd ora rinunziar, a quelunqu• soddis/ation• mia p,rsonal•. Ouando il Capo d,l Go.,.,-no ml dd UIHII cotQlurazlon, tatl,nonlata pul,.. bllcam,nt• non debbo cncar• di plù. E' la ma99lor forza moral, p,r m,. Nulla ,,.,, .t.Nr• nw slnso. Tutto ,-r s.r,lr• Il

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Ml ldsc# cr,d.,. solo a qu.llo clt• virf In m,, a qu,llo clt, , vita mia plù profonda • più olio coscl-,iza che non ml l"'}anno • non ml lllud.. ma w,ol• saio una ,uw,zion• continua di op,r, • dJ pensl•ro... ,,., dim,nlkare mc staso pJù clw posso.

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Grazi# p,r la sua lflt...a, • rlc•wa I muli più cordiali saluti. C.,,,ral. Alfredo Dallollo


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dere solo a quello che vive in me, a quella che è vita mia più profonda e più vera, alla coscienza che non mi inganna e non mi illude •. Nella stessa lettera il Senatore DalloJio ricordava di aver « lasciato scritto di non volere neanche la commemorazione soliLa del Presidente del Senato •. Questo atteggiamento non corric;ponde però ad un dcsjdcrio di dimenticare la sua opera nel cor. o di quelli che furono gli anni più impegnativi della sua vita così lunga. Lo testimoniano le carte da lui raccolte e annotate che, poco prima della morte, avvenuta a 99 anni nel 1952, volle la ciare all'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano con il vincolo deJJa non consultazione per quindici anni . Si tratta di ben quattordici cartelle di documenti, appositamente selezionati dal Dallolio negli anni da] 1949 al 1951, che sono stati schedali ed inseriti, con attenta ed encomiabile cura, nell'archivio del Museo Centrale del Ri orgimento. Emilia Morelli, che ha diretto il lavoro di riordino, ha fornito una precisa e vivace descrizione di queste carte, che è anche una implicita soltecitarione per gli studiosi a trnrne nuovi dati che . crvano a meglio definire i caratteri delta partecipazione italiana aJ primo conOitto mondiale. Un limitato numero di carte, in copia, il Generale Dallolio ha lasciato anche all'Ufficio Storico dello SME. SulJa base di uno spoglio dei due gruppi di documenti, si è ccr<.:alo di tracciare, nelle pagine che ·eguono, un rapido disegno biografico, ristretto agli anni della prima guerra mondiale ed a quelli immediatamente precedenti. Prima della Grande Guerra Il 14 maggio 1914, proprio a poche settimane dall'attentato di Sarajevo, il Maggior Generale Alfredo Dallolio presentò al Tea . Generale Domenico Grandi, nuovo Mini lro della Guerra, una relazione sull'attività svolta daJla Direzione Generale Artiglieria e Genio dopo il 4 maggio 1911 , data della sua nomina a Direttore Generale (3). TJ documento, ampio e particolareggiato, copre il pericolo in cui doveva svilupparsi iJ programma di rafforzamento dell'Esercito fatto approvare dal Ministro Spingardi, program(2) Rassegna Sorica del Ri sorgimento, anno LXIII, fase. II, aprile-giugno 1976, pp. 235-243. (3) Musco Centrale del Risorgimento, carte Dallolio (d'ora in poi

MRR). b. 946.


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ma che invece fu rallentato, oltre che da difficoltà organizzative e tecniche, dalla guerra italo-turca per la conquista della Libia, rivelatasi assai più impegnativa in mezzi e in tempo di quanto si era previsto. Conformemente alle idee allora prevalenti in ogni esercito, l'obiettivo da raggiungere era l'approvvigionamenLo dei materiali necessari per entrare in campagna con un apparato bellico basato essenzialmente su un « esercito permanente• che non era altro che l'esercito di pace debitamente raffon.ato mediante il completamento degli organici dei reparti, con l'aggiunta delle unità di « miJi.tia mobile• di cui in tempo di pace dovevano esi· stere soltanto i nuclei costitutivi. La parte più importante del programma realizzalo nel triennio riguardava l'approvvigionamento delle nuove artiglierie da campagna, da montagna, pesanti campali e d'assedio, avvenuto in parte con modalità diverse da quelle tradizionaJi nell'Esercito italiano. Era infatti prevalsa fino a pochi anni prima la tendenza, sostenuta ancora nel 1914 dal Capo di Stato Maggiore Ten. Gen. Alberto PolJio, che riteneva preferibile l'acqui to delle batterie complete pre so l'industria francese o germanica, in grado di sottoporre aJla valutazione degli organi tecnici complessi già allestiti e sperimentali. Grazie anche al rapido sviluppo dell'industria meccanica italiana conseguito nei primi anni di questo secolo, poteva allora e sere tentata la nuova via delle commesse nazionali, c.oordinate sul piano tecnico e su quello amministrativo dal Ministero della Guerra. Dallolio, che pure aveva idee economiche tutt'altro che p~ tczionistiche, fu sempre sostenitore della opportunità di creare in Italia una base produttiva per le artiglierie, anche se questa solwJone comportava per la sua Direzione Generale un più J» sante impegno organizzativo ed una più gravosa re ponsabilità. li collaudo del nuovo sistema si ebbe con la provvista delle 80 batterie Déport da 75 mm. modello 1911 (4), che dovevano completare Ja sostituzione dei pezzi ad affusto rigido da 75 A e da 87 B, iniziata con l'acquisto presso la Krupp di 149 batterie dello stesso calibro, modello 1906. TI Colonnello francese Déport, un geniale tecnico che non possedeva una propria industria, collaborò all'allestimento che, dopo la valutazione di un'alternativa che vedeva in lizza anche la Schneider, rappresentata in Jta(4) Ora cd in seguito i useranno le denominazioni delle artiglierie che erano all'epoca correnti.


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lia dalla Società Ansaldo, fu affidato ad un consorzio di ventisette ditte italiane capeggiate dalla Vickers-Terni di La Spe7_.ia e dalla Società delle Acciaierie di Temi. Anche se le consegne, previste ent ro il 31 maggio 1914, avvennero in riLardo, si sperimentò con uccesso per la prima volla la possibilità di coordinare la produzione di diverse aziende private sotto la guida degli organi tecnici, l'Ispettorato delle Costruzioni di Artiglieria, e tecnicoamministrativi, la Direzione Generale Artiglieria e Genio, del Ministero della Guerra. « Si trattava •. per dirla con le parole di Dallolio, e di creare una nuova industria militare che ci liberasse ( ... ) dall'alternativa o Krupp o Schneider •. Negli te si anni fu completato l'approvvigionamento di 165 compie si da 65 mm. da montagna a deformazione attuando la cooperazione di una industria privata, la Westinghouse di Vado Ligure, che produceva slitte e c ulle, con gli Arsenali di Artiglieria che producevano bocche da fuoco e affusti. Fu lo stesso Dallolio (5) , dopo il fallimento degli esperimenti riguardanti il cannone pesante campale da 120 mm.. a suggerire di affidare all'Ansaldo, che i avvaleva della coopera· zione tecnica della Schneider, la realizzazione di un cannone pesante campale da 105 mm . La prop.>sta fu accolta , ma le consegne delle batterie ebbero inizio solo nel 1915. Anche se il Dallolio giudicava questo materiale meno avan7.alo del Déporl da 75, la sua presenza fu preziosa durante tutta la guerra mondiale. Affidati all'industria straniera furono invece gli allestimenti delle ventotto batterie di obici da 149 mm ., modello 1914, per i due reggimenti pesanti campali, di proc.luzione Krupp, e delle sci batterie di mortai pesanti da 260 mm . prodotti dalla francese Schneider. Sempre per iniziativa del Dallolio, fu adottato un vantag· gio protettivo del 5% sui prezzi offerti dalle industrie italiane nelle trattative e licitazioni private e nelle aste pubbliche, mentre si favoriva in ogni modo l'impianto di officine private impegnate nella produzione di materiali per l'Esercito. Gli esempi più importanti sono il Proiettificio del Gruppo Industriale Piemontese a Torino, la fabbrica di cartucce della Società Metallurgica llaliana a Bardalone ed i polverifici della SIPE a Ccngio e della BPD a Segni. (5) Rclaz.ione al Mini tro del 12 man,o 1913, in Archivio dell'Ufficio Storico dello SME (d'ora in poi US), b. O. M. 317 bis.


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Il quadro di insieme in cui Dallolio fu chiamato ad operare nel periodo prebellico era però quello, tradizion.'.\le, rappresentato dagli Stabilimenti di Artiglieria, direttamente dipendenti dalla sua Direzione Generale, che operavano sotto la vigilanza tecnica dell'Ispettorato delle Costruzioni di Artiglieria. Era infatti agli Stabilimenti di Artiglieria che si chiedeva in pace e si sarebbe chiesto in guerra, secondo la previsione allora corrente di conflitti brevi, lo sforzo prevalente. Sotto la guida di Dallolio, che giun e alla Direzione Generale ricco dell'csperien1.a fatta alla Direzione di Artiglieria di Venezia e all 'Ufficio Fortezza dell'Ispettorato Generale di Artiglieria , prima ancora che si percepisse l'imminenza di un grande conni uo, fu aumentala in modo notevole la capacità produttiva degli Stabilimenti, sia per disporre di margini di ri. erva in caso di guerra, ia per far fronte ai consumi del corpo di spedizione in Libia, sia, infine, per aumentare le dotazioni di ciascuna arma. Oltre agli Arsenali e Officine di Artiglieria di Napoli , Torino e Genova, adibiti alla costruzione di bocche da fuoco, affusti e carreggi cd alle grandi riparazioni relative, funzionavano i Pirotecnici di Bologna e di Capua per la produzione di cartucce, il Polverificio del Liri, le Fabbriche d 'Armi di Temi e di Brescia, lo Spolettificio di Torre Annunziata e il Laboratorio di Precisione di Roma. La costante pressione esercitata sugli Stabilimenti per ottenere incrementi di produzione è testimoniata dai numerosi telegrammi, stesi in minuta dalla mano di Dallolio, che tuttora si conservano ( 6). Il risultato non mancò, se dal 1911 al maggio 1914, come ri· suita dalla citata relazione del 14 maggio 1914, si riuscl a portare la dotazione dei 760.000 fucili mod. '91 occorrenti per la mobilitazione da 400 a 700 cartucce e quella dei 170.000 moschetti dello stesso modello, nei due tipi in servizio, da 300 a 600 cartucce. Nel contempo si allestirono 6.500.000 cartucce per le 472 mitragliatrici allora esistenti. Per ottenere que li risultati fu raddoppiata la produzione di cartucce, mentre la produzione delle Fabbriche d'Armi, riguardo a fucili e moschetti, fu quadruplicata. Come risulta da una lettera della Direzione Generale Artiglieria e Genio del 13 agosto 1914 (7), a quella data era inoltre assicurata una dotazione di 1200 colpi completi per ciascun pezzo da 75 mod. 906, da 65 mont. e da 70 mont. (6) US, b.OM. 317 bis. (7) US, b. O.M. 317 bis


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Si tratta, come ~ facile vedere, di dati modesti in valore assoluto, specie se confrontati con i consumi nel corso del su~ cessivo conflitto, ma vanno tenute presenti le difficoltà finanziarie e le inerzie che fu nt:eessario superare (8) e il fallo che in quegli anni il rifornimento di due cartucce e me7.7.a per arma/ giorno era con iderato sufficiente, mentre il Ministro Spingardi, in un promemoria riservato a Giolitti del 29 aprile 1913, (9) nel fare riferimento al con!>umo di munizioni in Libia, giu· dicato e enorme •, poteva scrivere: • credo che tale espcrien7.a non debba e non possa far regola • . Il Sottosegretario Tassoni annotava co ì la relazione: «Dallolio può andare orgoglioso del lavoro compiuto ( ... ) la ituazione è confortante•. Si trattava di un ottimismo che certamente Dallolio non condivideva , così come era netta la divergenza di opinioni fra il Ministro, c he nello stesso promemoria al Presidente del Consiglio di c ui s i è detto giudicava • di non molto rilevante portata • l'e. igcnza del rinnovamento del parco d 'assedio, e il Direttore Ge ne rale Dallolio che nel citato consu ntivo 1911-1914 sottolineava come nessun concreto progresso avesse fatto l'ampliamento della disponibi lità di artiglierie moderne di gros o e med io calibro. Non va dimenticato, anche se Dallolio si sentl sempre artigliere, anzi , come gli capitò di scrivere, cannoniere, la cura da lui rivolta come responsabile anche del -;ervizio del Genio alla si temazione della frontiera Nord-Est, in precedenza a sai trascurata come conseguenza dell'orientamento politico a favore delle altre potenze della Triplice. In un uo colloquio con Salandra del 9 ottobre 1914 potrà dire al Pre identc del Consiglio che negli anni precedenti era noto negli ambienti del Ministero della Guerra che Dallolio • non vede che la frontiera Nord-Est J> ( IO) . A proposito del Dallolio • artigliere • arebbc ingiusto dimenticare come, nel periodo prebellico, egli si occupasse, forse esorbitando alquanto dai suoi compiti , anche di questioni ri(8) In caJcc ad un appunto di Da lJolio al Mini tro in data 26 aprile 1914 (US, b. O.M. 317 bis) il Sottosegretario alla GucrTa Geo. Tassoni scriveva : • L'opera del Generale Dallolio per costituire una riserva sensibile di

munizioni è stata illuminata e feconda •. (9) MRR, b. 947. ( IO) Appunto steso subito dopo l'incontro, in MRR, b. 944.


t1'1

guardanti l'ordinamento e l'impiego delle artiglierie, che ora sarebbero sicuramente giudicate di competenza dello Stato Maggiore. Cosl , in una lettera al Ministro Spingardi del 23 febbraio 1913 ( Il ) , il Dallolio faceva giuste osservazioni sull'opportunità di passare, neH'impiego delle batte rie da campagna, dal concetto della e demolizione. delle artiglierie nemiche a quello della neutralizzazione. Anche per quanto riguardava il consumo delle munizioni , egl i lo prevedeva ingentissimo dopo l'adozione di artiglierie a tiro rapido e cit) lo induceva ad avanzare, per la prima volta . la proposta di trasformare le batterie di piccolo calibro da sei a quattro pezzi, lasciando un adeguato numero di cassoni . Olimpicamente, Spingardi annotava in margine: e Non discuto l'efficacia ( ... ) ma vi è di mezzo una questione morale •. Le insistenze di Dallolio in questo ·cnso ebbero pe.r ò la meglio e, il 10 agosto 1914, (12) l'Ispettorato Generale di Artiglieria dispo-.e che in caso di mohilitazione le batterie ·arebbero passate a quattro pezzi. Non è improbabile. però, che a favore di questa decisione abhill p;iocato soprattutto l'opportunità di ostituire i residui pezzi ad affusto rigido con quelli di risulta. E' sintomatico che, subito dopo (13) , la Direzione Generale Artiglieria e Genio invitasse l'Ispettorato a convocare a Roma i comandanti dei reggimenLi da campagna « affinché concorressero nei reggimenti dipendenti a raffor,.are la sicura convinzione della validità dei pezzi da 75 (906 e 9 11 ) e della batteria a 4 pezzi, sconfes. ando ogni residua tendenza al tiro di demolizione •. li Generale Cadorna giudicherà poi la trasformazione del1e batterie a . ai opportuna, so ·tenendo la superiorità delJe formazioni a quattro pezzi nel campo tattico ( 14) . Le concezioni moderne. e perciò ostiche ai più , del Dallolio emergono anche da un appunto al Ministro del 12 settembre '14 ( 15) nel quale si denota un'attenzione particolare rivolta ai più recenti sviluppi ·tattici e tecnici come l'osservazione aerea del tiro e i colJegamenti a mezzo radio, mentre si esprime scarsa fiducia nelle fortificazioni tradizionali e si auspica che l'osservazione del tiro sia separata daJla direzione della linea pe7.7.i. Del

( li) MRR, b . 947. (12) Dispaccio RR n. 8135. in MRR, b . 947. (13) Lettera n. 1242 del 20 agosto 1914, in MRR. h. 946. (14) Lettera RR n. 1785 del 27 novembre 1914, in MRR, b. 947. (IS) MRR, b. 946.


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resto, già in un appunto al Ministro del 22 ottobre 1913 (16) riguardante il nuovo materiale da 65 mont. egli aveva sottolineato l'importanza di quel tipo di artiglieria per la cooperazione con la fanteria « quando sj dovrà appoggiare con vigore l'attacco successivamente in punti diversi con l'accompagnamento effet· tivo dei pezzi ». Questo secondo appunto, che in piena epoca triplicista faceva confronti solo con l'artiglieria da montagna austro-ungarica, si concludeva con la constatazione che la potenza tattica delle artiglierie è più utile della loro potenza balistica. La vlgJlla dell'Intervento

In una delle rare note autobiografiche lasciate fra le sue carte ( 17), Dallolio ricorda un episodio avvenuto il 29 luglio 1914. Dopo una messa al Pantheon in suffragio di Umberto I. rientrando al Ministero della Guerra, il Generale Cadoma, da due giorni Capo di Stato Maggiore, disse a Dallolio e al Gen. Tettoni, Direttore Generale dei servizi amministrativi , che avrebbe subito mandato al Re un promemoria ( 18) per proporre la radunata alla frontiera Nord-Ovest e l'invio in Germania della maggior forza possibile, magari due armate al posto dell'unica prevista daglm accordi italo-tedeschi, eventualmente al suo diretto comando. Dallolio non esitò a rispondergli immediatamente: « No Eccellenza, contro la Francia non si va ». A parte il coraggio di esporre fermamente le proprie opinioni, che mai gli mancò, Dallolio dimostrò in quella occasione una sensibilità politica di cui avrebbe in seguito dato ampia prova. In un momento già diverso, ma quando l'intervento non era ancora deci so, scriverd al Ministro Zupelli ( 19) : « possiamo assicurarci meglio per l'avvenire associandoci alla Triplice Intesa ». Lo scoppio del conflitto, pochi giorni dopo l'episodio ricordato, segnò per la Direzione Generale Artiglieria e Genio l'inizio di una intensissima attività per ottenere, pur senza uscire dal quadro finanziario del tempo di pace e senza giungere alla mobilitazione generale, il massimo sviluppo dei rifornimenti di materiali, sempre più ostacolati dagli effetti sul mercato mondiale (16) MRR, b. 950. (17) MRR, b. 946. (18) Poi pubblicato, con alcuni tagli, in: Luigi Cadorna, Altre pagine sulla grande guerra. Mllano, Mondadori, 1925. (19) Lettera del 15 marzo 1915, in US, b.O.M 317 bù.


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dell'accaparramento delle materie prime da parte dei belligeranti. I primi ad avviarsi alla produzione a pieno ritmo furono gli Stabilimenti Mililari che sfruuavano i margini di capacità produttiva già predisposti. Così le fabbriche d'armi di Temi e di Brescia giunsero a produrre, agli inizi del 1915, rispettivamente 7000 fucili e 3000 moschetti al mese, mentre a Bologna e a Capua si raggiunse una produzione mensile di oltre 22 milioni di cartucce, più il caricamento di altri 13 milioni forniti dalla S.M.l. (20). In quello stesso periodo (21), il possibile apporto dell'industria privata nel campo delle munizioni d'artiglieria veniva giudicato modesto dal Oallolio, che individuava potenziali fornitori soltanto nella Società Melallurgica Bresciana ( 2000 proietti al giorno), nel Gruppo Tndustriale Piemontese (circa 5000) e nella Breda (circa 1000). Lo sviluppo produttivo ottenuto o progettato coz1..ava però contro i limiti finanziari che il Ministro del Tesoro Rubini in· tendeva far rispettare anche in quella circostanza. Si pensi che i fondi straordinari già stanziati per l'approvvigionamento di materiali di competenza della Orrezione Generale Artiglieria e Genio furono ridotti nell'ottobre 1914 da 152 a 122 milioni (22), anche se qualche giorno dopo il governo provvide a nuovi stanziamenti. Nella lettera citata lo stesso Dallolio in qualche modo giustificava il provvedimento scrivendo che « si sono dovute fa. re notevoli riduzioni, tenendo presente la grande necessità di mantenere integra la dignità finanziaria della Nazione •. Tanto valeva, anche in cM aveva la responsabilità della preparazione militare del Paese, il rispetto allora comune a tutta la classe dirigente per l'equilibrio finanziario. Va notato che ancora nell'aprile 1915, nell'esaminare il bilancio 1915-1.6, la Giunta della Camera dei Deputati chiedeva se, in considerazione dei nuovi fondi stan1..iati per la situazione di emergenza a favore dell'Esercito, non fosse possibile risparmiare qualche cosa sui fondi straordinari stanziati con precedenti leggi. Tuttavia, in una lellcra alla Direzione Generale Artiglieria e Genio del 28 novembre 1914 (23) il Generale Cadoma • espri(20) Lettera in dala 7 febbraio 1915 della D.G.A.G. aJ Capo di S.M ., in US, b. 317 bis. (21) Relazione al Ministro del 23 febbraio 1915, in US, b. 0 .M. 317 bis. (22) Relazione al Ministro in data r, ottobre 1914, in MRR, b. 945. (23) MRR, b . 946.


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V m ct'rtlO C,aJJ11111rl

me compiacimento nel constatare l'impegno preso da codesto Ministero nel predisporre di sua iniziativa i provvedimenti dei quali non è s tata ancora rappresentata la necessità dalle autorità competenti • . Proprio in questo periodo si verificò l'episodio della rinunzia di Dallo lio a divenire Ministro della Guerra , episodio rima· sto a lungo abbastanza confuso, che gli studi del Vigezzi (24 ) e ancor più un particolareggiato appunto manoscritto lasciatoci dal protagonista (25) hanno ormai chiarito. Nel settembre 1914 si era scatenata sulla stampa italiana una vivacissima polemica suJla situazione dell'E crci to. che aveva tratto lo spunto dalle rivelazioni riguardanti il ritardo nelle consegne delle batterie Déport da 75. La polemica , nella quale si distinse per accanimento • Il giornale d'Italia •, si allargò man mano a tutta la preparazione militare, di cui venivano messe in rilievo e d rammatizzate gravi manchcvolc,.:t.e. All 'origine di critiche tanto virulente c'era il de iderio dei ·o ·tenitori del governo Salandra di scaricare su Giolitti la responsabilità dell'impreparazione e scongiurarne così il ritorno al potere. Non è questo il luogo per ripercorrere quella vicenda così come ha fauo. con ollimi risuhati storiografid, il Vigcai nell 'opera dla ta. Basterà dire che dallo Spingardi, a lungo mitùstro con Giolitti , il tiro gradualmente ·i. spostò sul Generale Grandi , ministro in c;arica solo da cinque mesi , che, a differenza del Generale Porro, aveva accettato l'impostazione finanziaria del bilancio della Guerra condivisa dallo stc o a landra al momento del suo incarico. Grandi fu indotto dal Presidente del Con iglio a dare, con riluttan7..a, le dimis. ioni 1'8 ollobre t' subito (26) ·ipensò a Dallolio per la , uccessione. Lo stes o giorno, un biglietto del Generale Ugo Bru. ati (27) , primo aiutante di campo di Vittorio Emanuele rn. informa Dallolio che g li era ·tato fissato un appuntamento con Saland, a . assicurnndo ino ltre il perfetto accordo e la perfetta cooperazione del Capo di S.M . Il Dallo lio era favorevole alle dimiss ioni di Grandi , che egli giudicava ave se con Saland ra soltan to « un rapporto artificiale • , ma era contrario (24 ) Brunello Vigezzi. L'Italia d i fronte alla prima guerra mondiale. Voi. I. L' Italia neu tra le. Mjlano-Napoli, Ricciardi, 1966. (25) MRR, b. 944. (26) Ferdinando Martini. Diario 1914-1 918. Milano, Mondadori, 1966. A pag. 17J. (27) MRR, b . 944.


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ad assumerne l'eredità, anche perchè, come disse al B ru ati, e non volev(a) trovar(!>j) nell'occasione di dire ddle verità che avrebbero f auo dispiacere al Generale Spingardi col quale avev(a) avuto intimi e cordiali rapporti ». Infatti, il Dallolio non poteva non riconoscere come il disordine amministrativo esi tcs e davvero al Ministero de1la Guerra, specie nel settore del ve tiario e della sussistenza. E' da tener presente, comunque, una generale contrarietà del Dallolio a la!>ciare la sua Direzione Generale, che lo aveva già portato, nei mesi precedenti, a rifiutare sia la carica di Ispettore di Artiglieria, sia quella di oltosegretario di Stato offcrtegli dallo stesso Ministro Grandi (28) . In ogni modo, il colloquio con alandra ebbe luogo il giorno 9 a Palazzo Braschi e , ervì ad uno scambio di idee non inutile. Dallolio potè riferire della sua costante contrarietà, più volte esposta anche al Generale Pollio, a marciare contro la Francia e anche ouolineare l'« incalcolabile fortuna ,. rappresentata, in quel momento, dalla neutralità . Disse anche che riteneva adatto al Ministero un homo novus. che non fos. e stato Direttore Generale nelle precedenti arnministra.f.ioni (29) e confermò lo stato di abhandono e di disordine in cui il Generale Tettoni aveva trovato la Direzione Generale dei servizi amministrativi. Salandra , a quanto sembra dal promemoria senza sbilanciarsi troppo sulla questione della nomina a ministro, !>O tenne che non voleva che mancasse l'intervcnlo dcll'llalia quando l'AustriaUngheria fosse in dissoluzione e chiese a Dallolio una relazione su Ila provvista delle batterie Déport (30) cd una sulla costruzione del polverificio di Segni. Nel pomeriggio dello stcs, o giorno, Dallolio tornò da Brusati che insistette, anche su sollccita·, ionc di alandra (31), per convincerlo ad accettare la nomina ha:-.ando. i sul desiderio del (28) Nota di Dallolio, in MRR, b. 945. (29) In quec;to era d 'accordo con quanlo sc r iverà su • La preparazione• del giorno i.uccessivo e.h. (evidentemente Enrico Barone) contro la nomina a mìnii.tro di un direttore generale con chiaro riferimento alla candidatura Dallolio. (30) Nella relazione redatta ~ubito dopo, v. in MRR, b. 944, Oallolio scriverà che i cannoni da 75 a deformazione non erano mai mancati, manca vano invece (nell'ordine) i cavalli e gli ufficiali. I mezzi disponihili consentivano di avere 323 batterie su 4 pc71.i da 75 a deforma.rione. ma la mancan7.a di cavalli ne limitava il numero a 242. Dallolio a sicurava al Pre ·idcntc che, comunque, nella primavera successiva l'artiglieria avrebbe già superato • ogni maggiore crisi». (31) Vige.ui, up. cit., pag. 725.


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Vinctn1.o Gallillllri

Re ( • potrei farla chiamare a Villa Savoia • ). Ma Dallolio, irremovibile, rispose che • il Re Lutto poteva chieder(gli) fuorché fa. re il Ministro della Guerra •. L'l 1 ottobre sarà nominato il Generale Vittorio Zupelli, Sottocapo di S.M. e uomo di fiducia di Cadorna. Quando, molti anni dopo, Salandra nel suo libro • La neutralità italiana• (32) scriverà di aver pensato subito a Zupelli per la successione di Grandi, Dallolio, con la consueta avversione per le pole· miche pubbliche, dopo essersi fatta rilasciare una conferma scritta da Brusati, scriverà una lettera a SaJandra per ottenere una precisazione. L'uomo politico risponderà di non ricordare nulla, ma di contare, comunque, sul desiderio di Dallolio di non uscire dal silenzfo (33). Questo episodio, che metteva conto di chiarire definitivamente, non incise minimamente sull'impegno di Dallolio come Direttore Generale. Lo stabilirsi di ottimi rapporti fra il Ministro e il Capo di S.M. facilitò anzi le continue pressioni di Cadoma, allarmato in particolare dalle notizie che giungevano dai fronti di guerra sul grandissimo consumo di munizioni, sulla Direzione Generale per ottenere sempre nuovi aumenti di produzione. Le maggiori esigenze, e le più vive apprensioni di Dallolio, riguardavano non tanto le cartucce per armi portatili, delle quali esisteva già dalla fine del 1914 una eccedenza di 50 milioni rispetto alle dotazioni (34 ), quanto i colpi completi per le artiglierie, dei quali si prevedeva un fortissimo consumo che avrebbe comportalo un ingente fabbisogno di acciaio (35). L'avvio della mobilitazione industriale Due giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia, Dallolio scriveva in una relazione al Ministro Zupelli (36) che occorreva far fronte ad • una non breve campagna • e che bisognava dare le commesse per garantire i rifornimenti • almeno fino al r gennaio 1918 ». Questa realistica, e allora tutt'altro che corrente, previsione era però accompagnata da preventivi di spesa enormemente distanti da quella che sarebbe stata, di 1\ a poco. ]a (32) Milano, Mondadori, 1928, pag. 347. (33) MRR, b. 944. ( 34) Situazione cartucce per armi '91 al IO dicembre 1914, in US, b .O. M . 317 bìs. (35) Relazione al Ministro del 23 febbraio 1915, in US, b. 0 .M .. 317 bis. (36) Lettera 2604 del 26 maggio 1915, in US, b. OM. 317 bis.


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reallà. Basti dire che appena prima dell'intervento la Direzione Generale Artiglieria e Genio prevedeva una spesa mensile per l'Esercito mobilitalo di 40 milioni di lire (37), mentre già ad agosto il preventivo era più che raddoppiato. Si è visto in precedenza come anche nella mente di Dallolio, pur aperta e pronta ai nuovi problemi che la guerra presentava, prevalessero le lesi che non consideravano possibile imporre all'economia dei paesi belligeranti oneri che non fossero marginali e che rib'Uardassero, oltre al reddito, lo stesso patrimonio nazionale. Anche se gli Stabilimenti d'artiglieria « gradatamente ma senza perdere un minuto ,. (38) erano stati già avviati alla produzione continua, ventiquattro ore su ventiquattro, era ormai chiaramente dimostrata la necessità di inserire le industrie private nei programmi di produzione bellica. Non si afferravano forse ancora tutte le possibilità che la mobilitazione dell'industria poteva offrire e si parlava ancora di una partecipazione ausiliaria degli stabilimenti privati alla prodn7inne di quelli militari. Tuttavia, anche per le sollecitazioni provenienti dalla stampa (39), che chiedeva uno sfon.o più coordinato per la produzione di materiale bellico, venivano istituiti con Regio Decreto del 9 luglio 1915, n. 1065, un Comitato Supremo per i rifornimenti di armi e munizioni, composto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che lo presiedeva, e dai ministri degli Esteri, del Tesoro, della Guerra e della Marina, e un Sottosegretariato di Stato per le anni e le munizioni presso il Ministero della Guerra. TI Comitato Supremo doveva deliberare quanto occorreva per la esecuzione del precedente R.D. del 26 giugno 1915, n . 993, che dava il potere di imporre direttive alle industrie in materia di impianti, produzioni, prezzi e personale. Sarà quest'ultimo provvedimento a fornire la base giuridica di tutta l'imponente costruzione amministrativa e organi7,zativa della mobilitazione industriale, suUa quale, invece, beo poco inciderà il Comitato Supremo, chiamato a riunirsi assai d i rado. (37) Lettera del 19 aprile 1915 della Dlrez. Gen. Artiglieria e Genio alJa Segreteria Generale del Ministero, in MRR, b. 945. (38) Lettera 2006 in data 17 wccmbrc 1914 della Direz. Gen. Artiglieria e Genio all'lspettora10 Cos1ruzioni d'Artiglieria, in US, b. OM. 317 bis. (39) Luigi Albertini. Venti anni di vita politica. Parte 2*, vol. 2'>, Bologna, Zanichelli, 1952, a pag. 56.


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Venivano posti alle dipendenze del Sottosegretariato la Direzione Generale Artiglieria e Genio, destinata a subire modifiche con successivo decreto ministeriale, e l'Ispettorato delle costruzioni di artiglieria. Lo stesso 9 luglio il Te nente Generale Alfredo Dallolio ,eniva chiamato a ricoprire il nuovo incarico. li 1~ ottobre su cessivo sarà posto alle dipcndcn7.e d el Sottosegretario alle armi e munizioni anche il servizio di approvvigionamento del materiale aeronautico s ia per l'Eserci to (Direzione Generale di Aeronautica) che per la Marina e delle munizioni per quest'ultima. In realtà (40), i rapporti con il Ministero della Marina, geloso delle proprie compete nze e preoccupato principalmente per le proprie esigenze, non furono mai facili per il Dallolio. Questi non dimentica la produzione deJJe armi, come dil}lotra lo sviluppo dell 'allestimento presso l'Ansaldo dei e.annoni pe anti campali da 105, la com mci . a alla Vickers-Temi per 28 batterie di obici da 149 mod. 14 (tante quante, di p roduzi()Tle Krupp, ne esi Levano al momento dell'intervento) e la costruzione, presso la FJAT, di mitrai;?liatrici e di automeZ7.i, rispettivamente 11 27 e 2670 e ntro la fine del 1915 (41 ). Tuttavia, la mag~fore preoccupa;,Jone , alimentata anche dalle continue sollcci ta7ÌOni di Cadorna, era costituita dalla produzione delle munizioni. E « Organizzazione industriale per risolvere il problema del munizionamento ,. Dallolio intitolerà un suo appunto del r agosto 1915 (42) che rappresenta il primo progetto concreto di mobilitazione industriale. Preme so che l'Ufficio del Sottosegretario avrebbe dovuto provvedere alle trattative dirette con le grandi industrie , l'appunto prevedeva l'istituzione di Comitali Regionali con il compito di organizzare le industrie minori. Ogni Comitato sarebbe stato presieduto da un presidente di Camera di Commercio e formato da quattro ad otto consiglieri « che non iano e non possano essere fornitori •. Ai Comitati sarebbe ro tate attribuite responsabilità analoghe a quelle d ei consigli di amministrazione delle ocietà a nonime. Il progetto si differenzia dall'organizz.azione che sarà successivame nte attuata per un maggior decentrame nto e per l'as-

(40) MRR, b. (41 ) MRR, b. (42 )

V. lettera dell'Amm. Antonio U. Ruggcri datata 4 ottobre 1936, in 955. Relazione sulla produzione della FlAT nel periodo bellico, in

955. US, b. 0 .M. 317 bis.


senza di rapprcsenlanli dell'amministrazione centrale dello Stato ed è probabilmente una diretta applicazione delle idee economiche di DaJlolio. Sarà opportuno parlarne, perchè esse si riscontreranno poi in tulla la sua azione di governo, ia pure con visibili compromessi con le idee diverse autorevolmente e lalora pesantemente sostenute da altri. E' del 25 agoslo 1915 un promemoria di Dallolio al Ministro del Tesoro Carcano (43), riguardante la produzione di acciaio, molto polemico nei confronti delle passate pratiche monopolistic he dell 'TLVA per limitare la produzione e la concorrenza. A questa Società si offriva ora l'occasione per riscattare gli oneri imposti alla collellività dal protezionismo siderurgico, ma, dal tono del promemoria, il Dallolio sembra poco convin to che l'occasione sarebbe stata colta. Le sue parole riecheggiano quelle dei liberisti ed è sintomatico, non solo delle sue convinzioni ma del suo stile, che un suo appunto al Ministro della Guerra (44) i apra con una citazione da un articolo di Luigi Einaudi. Questi. da parte sua, manifesterà chiaramente la ua simpatia per la personalità cd i metodi di Dallolio nel suo libro e La condotta economica e gli effetti sociaJi della guerra italiana• (45). Dall 'insiemt! delle carte la ciate dal Dallolio tra. pare poi la sua costante tendenza a lasciare le a/.iende libere di gestire autonomamente la propria attività nel quadro della esigenza preminente di dare all'Esercito tutto il neces ·a rio, talvolta contrastando l'eccessivo zelo dei dipendenti uffici di vigilanza . Ciò risulta anche da una circolare del mari.o 1916 (46) c he prescrive di e lasciar lavorare le direzioni delle a7Jende . enza inframmettenze e senza rimostranze •. Se l'apparato della Mobilitazione Industriale . arà ben diverso da quello inizialmente pensato da Dallolio si dovrà al gigantesco sviluppo della produzione, sempre più difficile ad es re dominato, cd alla crisi delle materie prime che co trinse a creare un comples o sistema per l'approvvigionamento e la distribuzione. L'avvio graduale della Mobilitazione Industriale, sulla base di un rcgolam nto approvato con Decreto Luogotenenziale del (43) US, b. 0 .M . 317 bi . (44) Lettera 890 del 15 mar7,0 1916, in M.RR, b . 949. (45) Bari, Laten..a, 1933. (46) US, b. O.M. 318.

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22 ago Lo 1915, n. 1277, incontrò dapprima molte diffidenze nell'ambiente indu ·triale (47). In cguito, saranno gli stessi imprenditori a ollecit.are i decreti di au~iliarietà che garantivano alle aziende il rifornimento delle materie prime e l'assegnazione di mano d'opera sottopo la a particolari vincoli di disciplina. Mentre impiegava tutta la sua intelligenza e tutto il ·uo tenace impegno per avviare la Mobilitazione Indu triale, da cui si vedranno rapidamente in seguito le carattcri ' liche definitive , Dallolio era alle pre e, giorno per giorno, superando infinite diffi oltà, con l'esigenza primaria di assicurare alle truppe combattenti ciò di cui più avevano bi ·ogno: le muni,ioni. Nelle prime fasi della guerra, corrispondenti alla prima e alla seconda battaglia dell'Isonzo, contrariamente alle preoccupazioni continuamente ~ pre e da Cadorna, le muniYioni di artiglieria non mancarono. li Generale Alfieri , Intendente Generale dell'E ·ercito, ·egnalava ver o la line di agosto (48) che il munizionamento presso leunità mob1htatc « i-e non abbondante, è per lo meno sufficiente ai bi. oi:,.rni del momt.'nlo ». Tale situ:v.ione è confermata, con l'eccezione dei colpi per obi e da 149, dalla situazione delle rnuni1.ioni al 14 ago lo 1915 (49). Tuttavia, 1 creo nei Comandi al f rontc u11a psico. i ddla mancanza d1 cannoni e di munizioni 11 22 setLcmbre, in un periodo di sta,i delle grandi operazioni , Silvio Pellerano scriveva da tldine a Ferdinando Martini , Ministro delle Colonie (50): • li nuovo otto cgrcLario Dall'Olio (sic) (51) non è forse all'altcaa della ·ua po ·izione. Non voglio credere a quello e h 1 dice di lui anche da generali•. E DaUolio era Sotto cgretario da poco più di due mesi! In un telegramma al Comando uprcmo del 26 ottobre 1915 (52), Dallolio potrà dimo trarc c he i colpi completi inviati alle Armate erano in quantità upcriore alle richieste, salvo quelli (47) Si veda una lettera del Comm. Giusep~ Orlando, della Terni, che il 24 dicembre 1915 con idera una • jattura • l'eventualita di veder dichiarata l'au,.iliarietà di un uo tabihmcnto. In MRR, b. 948. (48) Lettera 2076 <.Id 23 agosto 1915, in US, b . 0 .M. 317 hi . (49) Lettera del Sottosegretario A.M. al Comando Supremo, in MRR, b. 944. (50) Martini, op. c it., pag. 545. (5 1) Dallolio fu empre • pcrM:guitato • da quei.lo errore ncll'indicaZ1onc del uo cognome. Si pen"i che anche persone come Cadoma e Orlando, che furono con lui in frequente rapporto personale ed epistolare. usano correntemente nei loro libri iJ cognome sbagliato. (52) In MRR, b . 944.


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per obice da 149 di cui si indicava sollanlo la quantità (si trattava pur sempre di 16.348 colpi). Le richieste di Cadorna si facevano 'Cmpre più pressanti e talvolta giungevano per il trami Le del Pre ·idente del Con iglio, che chiedeva a Dallolio dati e tabelle statistiche. Ad un certo allarmismo ad uso degli uomini politici, il Generale Cadoma univa però l'invio diretto di ampi riconoscimenti dell'opera che il ollo egretario alle armi e munizioni veniva compiendo. Co ì, in una lettera del 9 settembre 191 5 (53), Cadoma ricono ·cc che « l'azione di codesto Segretariato ( ic) delJe Armi e Muni/.ioni corri ·ponde alle vedute di questo Comando Supremo •. E ancora, il 4 dicembre 1915 (54), Cadorna affermava : • ho appre ·o con viva soddisfazione che il Sottosegretariato per le Armi e Munizioni ha dato da tempo larghe commesse di materiale d'artiglieria». «

Una grande officina•

Il 6 gennaio 1916 il Generale Cadorna confidava a Ferdinando Martini, che riportò l'episodio nel ·uo diario già citato, « Più che in mano mia le orti deUa guerra sono in quelle del Gencrak Dallolio •. Proprio in quegli stessi primi giorni dell'anno. in un promemoria invialo al Comando Supremo (55), in cui i può ri ·con trare una punta di implicita polemica con le continue sollecitazioni di Cadorna, Dallolio scriveva: « più che sollecitare occorre guidare gli clementi esecutivi e produttivi di cui si può disporre, considerando il Paese come una grande officina ed avendo la vi ione unica dei vari bisogni • . In queste parole è tutta la filo ofia di Dallolio, che avrebbe portato nel giro di non molti mesi l'industria italiana a liv,elli di efficienza in precedenza impensabili, livelli che . arebbero Lati ancora più elevati se.n7.a la penuria di materie prime, accentuata col pa are del tempo dalle sempre più pesanti perdite cau. ate dalla guerra sottomarina. Per la primavera del 1916, aJla ripre a delle operazioni dopo la tasi invernale, si prevedeva un fabbisogno giornaliero di 60 (5 ) In MRR, b. 945. (54) Lettera 7033 del Comando upre mo al Soll~gretario A.M., in MRR. b . 950. (5 ) Promemoria al Comando Supremo dell'8 gennaio 1916, in MRR. b. 945 Le c;ottolineaturc ono di Dallolio.


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mila colpi completi per le artiglierie (56), una quantità che comportava, anche per il fatto che l'incidenza dei proietti per i medi e i grossi calibri si faceva empre più forte, fino a superare un quinto del totale, un crescente consumo di acciaio (57). Anche se si era partiti quasi da ,..ero quanto a produzione di proietti d'artiglieria presso l'industria privata, verso la fine del 1916 la capacità produttiva sarà già uperiore ai limiti posti dalla scarsita di materia prima, tanto che si pensò di cedere alla Francia proietti in cambio di acciaio. C'è poi da considerare che la produzione dell'industria siderurgica italiana, per la difficoltà di approvvigionamento di materiali reCratLari e poi, nel 1917-18, durante la crisi acuta del naviglio, anche di carbone, non riusci mai ad uguagliare la dinamica di sviluppo dell'industria meccanica e dj quella degli espio ·ivi, conCcnnando così le idee di DaJlolio in merito all'inutilità del protezionismo in tempo di pace. L'e ·igenza di ricorrere agli aiuti degli alleati, o meglio, come diceva Dallolio, aJla loro cooperazione, si faceva sempre più pres!-.ante, anche perchè la Gran Bretagna cm l'unica fonte della valuta pregiata occorrente per gli acquisti sul mercato americano fino all 'entrata in guerra degli Stati Uniti. Così , nelle conferen,c interalleate, la coopcr.vione finanziaria . economica e logistica di, ·niva sempre più importante rispetto a quella strategica. Dallolio fu perciò chiamato a far parte delle delegazioni italiane alle principali riunioni internazionali. Nel 1916, l'l I febbraio a Roma e il 29 marzo a Parigi, Dallolio ebbe incontri con delcga1ioni francesi preskdute da Albcrl Thomas, Sottosegretario alle Armi e Muni1ioni, mentre a Londra si incontrò, il 13 e 14 luglio, e poi dall'8 a] 12 novembre, con il mini tro Edwin Montagu . Si . tipulano accordi che prevedono scambi con la Francia di autome:,.zj FIAT e di proietti di piccolo calibro contro acciaio. I britannici danno mitragliatrici e artiglierie in cambio dell'invio dall'It.alia in Rus ia di fucili modello 70/ 87. Dallolio è in genere fa\;orevole agli scambi con la Francia , ma non entusiasta delle artiglierie inglesi, che considera antiquate, e poco disposto a dare ai russi più dei 300.000 fucili già assegnati , specie dopo che si è sperimentala positivamente la possibilità di trasformare i 70/ 87 al calibro 6,5 delle armi modello '91 . L'atteggiamento di Dal(56) Lettera del Comando Supremo al Soltosel{retario Armi e Munizioni n. 582 del 21 gennaio 1916, in MRR. b. 951. (57 ) Tabella in MRR, b. 945.


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!olio riguardo a queste trattative è ben delineato in una lettera al Ministro Leonida Bissolati (58): « occorre parlare da pari a pari, e ripetere sempre che siamo alleati, non chiediamo aiuto e vogLiamo essere collaboratori sicuri foni e coscieruiosi •. D'altro canto, la ua lealtà nei confronti degli alleati, venata da una particolare e mai smentita simpatia per la Francia, è testimoniala anche da un promemoria al Mini tro della Guerra Generale Paolo Morrone (59) nel quaJe affermava che « il governo france e ha sempre fatto il suo meglio per acconsentire alle nostre richieste quasi empre urgentissime e di vitale importan/.3 senza porre come condizione sine qua non una determinata concessione •. I n una lettera a Salandr-ct (60), scritta nei giorni in cui infuriava la battaglia ~ugli Altipiani, Dallolio ritiene s ufficienti le artig lierie disponibili cd è contrario a chiederne agli ingle i, che ne darebbero di antiquate. Il problema è, per lui, ottenere un impiego intelligente, tenendo presente c he la guerra non è faua dai cannoni ma dalle batterie, cioè da uomini che impiegano delle anni . e lla te. sa lette ra Dallolio ottolincava che nei primi c inque giorni di giugno il consumo delle munizioni era stato ampiamente inferiore alla produzione. Ciò nono tante, le . ollecitazioni del Generale Cadoma si facevano . cmpre più pressanti, specie nei periodi di intense operazioni. E' di pochi giorni precedente alla ciLata lettera a Salandra uno scambio di telegramm i (61) fra Cadoma e Dailolio nel quale il primo chiedeva l'alJe ·ti mento di nuove batterie pesanti campali e il secondo poteva tranquillamente rispondere: « Convinto della importanza delle hatterie pesanti campali mobili questo Sottosegretariato invece delle chieste 6 batterie da 105 ne ha date 40 in commessa di cui 13 già consegnate e invece de lle chieste 12 batlerie da 102 ne ha date 16 in commessa di cui 10 già con cgnale • . Questa preveggenza, nonostante le mille e mille difficoltà da superare, era la caratteristica de ll'attività di Dallolio, a capo di una organizzazione industriale in continuo sviluppo, che

(58) Del 31 ago to 1916, in MRR, b. 954. (59) Del 7 maggio 1916, in US, b. 0 .M . 318. (60) De11'8 giugno 1916, in MRR, b . 954. (61) Telegramma n. 5230 del 21 maggio 1916, di Cadoma a Dallolio e ris posta telegrafica n . 2072 dello cesso giorno, in US, b . O.M . 318.


ISO

doveva fare i conti, però, con i limiti della natura umana (62) e la negligenza di alcuni, come quella che dovette dolorosamente constatare il 30 agosto 1916 dopo una ispezione al porlo di Genova (63), e quella eh· il Generale Felice D'Alessandro, Comandante Generale dell'Artiglieria , lamentava nel rilevare come mancassero al fronte quegli stessi pezzi da campagna che sostavano inutili1.zati nei depo. iti (64). Intanto, la mobilita1ionc indu triale diveniva sempre pau efficiente, grazie anche ad una continua erie di interventi di Dallolio sia sulle aziende per . ollecitarc o coordinare la produzione, 1'ia sugli stessi organi dell'Amministrazione per indurli a superare le preoccup.v.ioni di carattere burocratico. La struttura organizzativa della mobilitazione industriale faceva capo. in questo periodo, ad un Comitato Centrale presieduto dal Sotto egrctario e compo1'tO da ufficiali generali, al ti funzionari e rappre. entanti degli industriali e degli operai Comitati Regionali, dapprima sette poi undici, di composizione analoga e presieduti da un ufficiale generale dell 'Esercito o della Marina, si occupavano ddl 'a segmv.iune delle matcnc prime, del coordinamento della produzione e della conciliazione obbligatoria delle vertenze di lavoro. Piccoli gruppi di ufri<:iali, alle dipe ndenze dei Comandi di Corpo d'Armata e di Divhone Territoriali, esercitavano la vigilanza ui singoli . tabilimcnti. Gli uHìci del Sottosegretariato divenivano nel frauempo ·emprc più numerosi e difficili a controllarsi, anche per il carattere estemporaneo della loro na ·cita. Dipendevano dal Sottosegretariato anche gli uffici delegati agli acquisti nei paesi alleati o neutrali, uffici che dovcvano agire al di fuori d elle consuete norme ammini trative, provocando criti ·he e ~ospctti, spcs o del tutto ingiustificati. Per assicurare a queste deleguiuni la valuta pregiata occorrente, di solito le inata dal Minis tero del Tesoro, Dallolio ricorse anche a metodi e terodossi, come quando, nel dicemhre 1916, convocò i massim i dirigenti di tre importanti banche e <.:hiesc cd ottenne tutti i dollari necessari, ovviamente sen1a poter dare né ordini formali, né garanzie. (62) In un biglietto di auguri a Salandra del 13 giugno 1916, (MRR, b. 94-4), Dallolio auspica di poter a&UIMte al fron te • dove forse è possibile non vedere degli uomini c he la loro parte migliore •. (63) Lettera 3767 al Ministro dcUa Guerra, in US, b. O.M. 318. (64) Le1tcra del 22 aprile 1916, in MRR, b. 945.


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Anche ncll'in ontro di Londra dall'8 aJ 12 novembre 1916, Dallolio si trovò a dover trattare problemi di finanza internazionale cd otlenne quel che era necessario, dimostrando grande abilità diplomatica e riu ·cendo a conquistare la benevolenza di un personaggio difficile come David Lloyd George che « fu mollo favorevole in ogni circostanza• (65). In una relazione al Comitato Centrale della Mobilitazione lndustrialc, tenuta il 26 novembre del 1916 (66), Dallolio poteva tracciare un consuntivo della prima fa di attività dell'organizzazfonc per la produzione bellica, che aveva in prcceden1,a definito • la più intensa e pcrienza storica dell 'ordinamento statale ull'industria libera • (67), citando cifre assai ignificative. Gli Mabilimcnti militari erano divenuti 66 cd impiegavano 21.645 operai e 12.474 operaie, mentre quelli ausiliari erano giunti a 932, con l'impiego di 399.955 operai, fra i quali le donne erano circa il 15%. La vigilan/.a della produ1ione e la custodia delle officine era affidata a 5.500 militari . In que to periodo furono raggiunti due traguardi di grande importanza: la produ1.1one giornaliera di 70.000 colpi completi per le artiglierie, tanti quanti ne chiedeva nella sua valutazione del fabbisogno volutamente pessimistica il Generale Cadoma (68), e la produzione mensile di 202 bocche da fuoco. Quest'ultimo dato, riguardante l'ollobre 1916, è ormai comparabile con qu ·lii di due pae ·i di ben diver ·a struttura industriale, come la Gran Bretagna e la Fran ia, che produssero nc"llo stesso mese, ri pcttivamcnte, 275 e 319 bocche da fuoco. L'anno 1917 vide l'e. pander. i ulteriore dell'industria bellica italiana, ma i livelJi di produzione furono condizionati da due gravi limitazioni: la scar a disponibilità di mano d 'opera e la penuria di carbone. Falliti i ripetuti tentativi di Dallolio per ottenere da Cadorna il rientro dal fronte di militari anziani da adibire alla produzione di armi e munizioni (69), i fece sempre più largo ricor o alla mano d'opera femminile e minorile. JI rifornimento di carbone, messo a repentaglio dall 'offen iva dei sommer •ibili germanici, che nel J917 giunsero ad affondare fi. (65) (66) (67) b. 948. (68) (69)

AnnoLaLione di DaJlolio, in MRR, b. 954. In MRR, b. 9S7. Lettera al Prc idente Bo ·lii, del 22 settembre 1916, in MRR, Lettera 2688 del 12 agosto 1916, in MRR, b. 951. In US, b. 0 .M. 318.


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no ad un ten..o delle navi mercantiJi dirette verso l'Italia, toceò limiti così bassi da mettere veramente in pericolo l'efficien-

za militare del nostro Paese. L'Intendente GeneraJe dell'Esercito Lombardi, con una lettera a Dallolio del 20 aprile (70), era costretto a porre l'alternativa tra la riduzione del consumo di carbone da parte degli stabiJimenti, con l'ovvia conseguen,.a del calo della produ.lione, e la riduzione della circolazione dei treni adibiti ai trasporti militari. Per tutto il 1917 e poi nei primi mesi del 1918, il rifornimento di carbone divenne un incubo per Dallolio, che per un certo periodo ne fu anche responsabile attraverso un ufficio diretto dall'Ing. Riccardo Bianchi, sempre alle prc e con continui telegrammi che segnalavano l'imminente ·pegnimento dei forni ora in questo ora in quello stabilimento. La dolorosa alternativa che gli veniva po ·ta ad ogni richiesta di tonnellaggio marittimo per il trasporto del carbone era quelJa tra combustibile e grano, necessario a contrastare la continua diminuzione del livello alimentare della popolazione. Anche questo fenomeno , aggiunto ai sintomi e.li stanchezza che in quell 'anno si facevano sentire nei paesi alleati sia fra le truppe che fra la popola.rione ivile, non mancava di riverberars.i all'interno delle fabbriche. Dallolio dovette perciò provvedere ad attuare anche una politica del lavoro. Gli furono di grande aiuto i rappresentanti operai nei Comitati di Mobilitazione Industriale, scelti quasi sempre d'intesa con Angiolo Cabrini, deputato socialista riformista, che fu io questo periodo fra i suoi più stretti collaboratori. Che non si trattasse di rappresentanti di comodo lo dimostra la presenm nelle delegazioni operaie di una per onalità come quella di Bruno Buozzi. Al buon esito della sua azione, contribuì la nomina di Dallolio a Mini tro per le Armi e Munizioni, avvenuta il 16 giugno 1917. La creazione del nuovo ministero, resa opportuna dal continuo e talora convulso svilupparsi degli uffici del vecchio sottosegretariato, accrebbe il prestigio di Dallolio, ma pose anche, forse, le premesse di una reazione da parte degli altri ministri, gelosi delle proprie prerogative e competenze, che porterà al suo prematuro scioglimento. Un sintomo di queste reazioni è rappresentato dalla lunga lotta condotta dalla nostra rappresentan7_.a diplomatica negli (70) In MRR, b. 952.


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Stali Uniti, in slrclla collaborazione con i rappresentanli dc) Minislero della Marina, contro iJ Generale Pasquale Tozzi, capo della missione per l'acquisto dei materiali bellici in America, invialo a New York dal Ministero della Guerra fin daH'estatc del 1915 e passato poi alle dipendenze del nuovo ministero. Con insistenza degna di miglior causa, documentala da numerose lettere conservate nelle carte Dallolio (71), tramite il Ministero degli E~teri e quello della Marina giunsero continue accuse contro l'operato del Tozzi, che Dallolio stimava molto, cui si rimproverava non soltanlo scorrettezza ammini trativa, ma addirillura di annoverare fra i suoi colJaboratori una spia tedesca. L'inchiesta proposta dal Dallolio a) Ministro della Guerra nel luglio 1917 si concluse sei mesi dopo con la dimostrazione dell'innocen1.a dell'ufficiale perseguitato da tante accuse. Abbiamo narrato un episodio minore perché anche que ta spiacevole vicenda , probabilmcnle non l'unica, ha occupalo la mente e il tempo di Dallolio proprio in uno dei periodi più difficili per lui e per l'Italia. E amarezze di questo genere non gli mancarono ne ppure in altre occasioni se, per meltere a tacere le critiche e le a ccu e c he i-.crpcggiavano nei confronti della eccessiva condiscendenza dei suoi dipendenti per le richieste dei fornitori , egli fece islituire il 1· marzo 1917 una • Commissione consultiva e di revi. ione dei contratti di fornitura di guerra • formata da autorevoli per onalità. Si è già fotto cenno dell'attività svolta dal Mini tro DaJlolio per conciliare, attraverso gli organi del suo Ministero, le vcrtenLe sindacali nell 'ambito degli stabilimenti ausiliari. Anche se quasi sempre queste vertenze non superavano il livello del Comitato Regionale (nella citata relazione del 26 novembre 1916 Dallolio potè riferire che fino ad allora solo tredici contese erano state portate al Comitato Centrale, che fungeva da sede di appello per i conflitti non conciliati), lultavia il Ministro era vigile e pronto ad intervenire per evitare qualsiasi causa di intralcio alla produzione. Lo dimostrano alcuni episodi, avvenuti in un periodo particolarmente difficile. di cui ci è restata te · timonianza in carte che danno anche un preciso profilo dello • stile • degli interventi di Dallolio. Il primo riguarda una agitazione operaia negli slabilimenti Pallison di Napoli che era sfociata in gravissimi con(71) In MRR, b. 956.


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fliui. In un Lclegramma all'Ammiraglio Borello, presidente del locale ComiLato di M.I. (72), il Mini tro scrive: « Accordo fra operai e indu triaJi deve es ere a qualunque co Lo mantenulo, seguendo concetto di concedere ciò che e equo e giuslo e non cc dere mai ad intimidazioni • . A propo ·ito dei provvedimenti con tro gli operai che avevano parte ·ipato ai onflitt, aggiungeva : « ma insii.to ancora maggiormente pcrche iò sia (allo con la coscien1..a di un dovere e mai colla impul '"ita d, un provvedimen to di ritorsione •. · Dopo i disordini dell'agoslo 1917 a Torino, l'atteggiamento di Dallolio, cui forse erano pervenute informazioni che esageravano i pur gravi fatti, è as ·aj piu duro. Egli telegrafa al Generale Caputu, pre idenlc del Comitato di M.I. per il Piemonte, ordinando di « né concedere né cedere • e chiedendo c he la « giustiria . ia severa e implacabile • (7l). li telegramma da anche ordini a-.sai drastici riguardanti non !>Olo I colpevoli e gli indiLiati , ma anche tutti gli operai delle eia!> i 189 e 1899. Ma un su ccs sivo telegramma allo stei. o dc!>tinota rio (74} e aM,ai più moderato. Dallolio rie.orda c he le anz1oni d1!-ciplinari previ ·Le dal uo precedente ordine non debbono csl>ere applicate agli innocen ti e non debbono avere caratt ·re d1 ritorsio11e. Nel de pre are lc revoche di esoneri a carico di operai rei soltanto di aver finnato memoriali . sollulinea che « non si è inteso affatto di togliere la libertà di riunion per motivi econom ici • Altro intervento molto intomatico è un LclcgrJmma (75) per far riesaminare le punizioni inflitte a tre opcrni, che e~li considera troppu gravi . Si pen i c he , al t • giugno 1917, dipcnd •vano dal !>UO mini. lcro 63.912 operai dei 66 stabilimenti militari e 546. 149 operai dei 1448 stabilimenti ausiliari (76). Altro episodio notevole è quello documentato da un telegramma del 1· settembre 1917 al Prc ·idente del Consiglio Paolo Boselli (77} che vale la pena di riportare inlcgralmenle. « Avuto convegno Milano con commissione operai accompagnati On.le Turati. Si sono allonLanati soddi fatti e avrei motivo d i ritenere che fosse sventata qualunque idea ciopcro generale (72) (73) (74) (75) (76) (77)

Tdcgramma del 18 luglio 1917, in MRR, b. 948. Tc lcp.ramma del 26 ago!>lo 1917, in MRR, b 948. N . 1812.5 del 15 ottohrt:< t4H1, m MRR, b. 948 Del 21 ottobre 1917 all'Amm. Borcllo, in MRR, b . 948. Nota di Dallolio, in Mli, b . 948. In MRR, b . 948.


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essendosi anzi accomodato sciopero fonditori. Non dico di pau pcrchè domenica ventura avrà luogo comìzio metallurgici e quindi nulla può garantirsi oggi dato slato (a questo punto nella minuta del telegramma c'è la parola rivoluzionario, poi cancellata) agitazione masse sebbene ieri Commissione iasi dimostrata contenta soddisfatta mie spiegazioni e provvedimenti già adottati •. Le offen ive italiane dell 'estate 1917, decima e undicesima battaglia dell'Isonzo e battaglia dell 'Orligara, anche come conseguenza di uno schieramento imponente di artiglierie giunto a circa settemila pezzi, dei quali quasi la metà di grosso e medio calibro, comportarono un ingentissimo consumo di munizioni. E le sollecitazioni di Cadorna a Dallolio continuarono, pre - ·anti come sempre. Ma Dallolio, che ha un vero culto per l'esattezza dei dati , può far notare (78) che migliaia e migliaia dei colpi più richiesti sono già di. ponibali nei depo iti delle retrovie e che spc so il Comando Supremo si erve di situazioni numeriche ine~tte. olo il calibro 210 è fonte di giustificate preoccupazioni. Cadoma risponde (79): • m1 e indi pensabile riprendere al più presto le operazioni , almeno su una parte dt:I fronte • e chiede 650.000 colpi di medio e grosso calihro per La fine del mese di settembre. In una succe · ·iva lettera (80) Cadoma non ha difficoltà ad attribuire a merito di Oallolio « un cos\ prezioso incremento alle munizioni di gro o e medio calibro •, mentre pochi giorni dopo, ma successivamente alle prime avvisaglie di una prossima offensiva nemi a, constata (81) che la produzione di colpi di grosso e medio calibro ha supera to tutti i livelli precedenti. Sarà così pos ibilc, secondo le sue intenzioni , accantonare per la primavera 1918 sei milioni di colpi di medio e gros o calihro e venti di piccolo calibro che basteranno, sempre econdo Cadorna, « per intraprendere due offensive ucce ive a hrcve intervallo • . Ma l'opera di Dallolio sarebbe stala preziosa, di lì a poco, nel corso di ben diversi avvenimenti.

(78) b . 951. (79) (80) b . 951. (81)

Dallolìo a Cadorna, lettera n. 5207 del S ~ttembre 1917, in MRR, Cadorna a Dallolio, lettera del IO sctlcmbrc 1917, in MRR, b. 9Sl. Cadoma a Dallolio, lettera 3246 del 22 settembre 1917, in MRR. Cadoma a Dallolio, lettera 4724 dell'8 ottobre 1917.


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V,na ,rw Gal/,...,,

Dopo Caporetto

Il 24 ottobre 1917 (82), il Generale Cadoma scriveva ad Alfredo Dallolio che il nemico aveva iniziato • l'azione da noi attesa». Perciò, anche se la situazione delle munizioni era buona, si dovevano prevedere ingenti consumi (1.600.000 colpi di grosso e medio calibro e 5 milioni di piccolo calibro) non solo in vista di un'offensiva nemica che sarebbe durata, nella migliore delle ipote i, un me e, ma anche di • nostre future operazioni offensive», quelle per le quali aveva chiesto e ottenuto da DaJloJio la promessa di fornire tutte le nuove Divisioni, che si sarebbero potute costituire riducendo da quattro a tre i reggimenti di fanteria nell'organico divisionale, delle artiglierie necessarie (83). GH avvenimenti di quei tragici giorni si svolsero beo altrimenti, ma Cadorna, il 2 novembre 1917 (84), ritenne doveroso scrivere a Dallolio: • E' davvero confortante il riscontrare che l'organizzazione industriale del paese - dovuta alla strenua operosit à rli V .E . - risponda aJle gravi occesi.ilà dell'ora presente ». Quelli dell'autunno 1917 sono giorni gravidi di preoccupazioni per Dallolio, che svolge una prodigiosa attività per sollecitare gli stabilimenti militari cd ausiliari a dare tutto il posibile ai combattenti, per chiedere agli uffici aJl'estcro di intensificare l'approvvigionamento dei materiali, per e. sere presente, infine, là dove si decidevano le sorti dell'Italia. li 28 ottobre era a Treviso, nuova i.ede del Comando Supremo, per un colloquio con Cadorna e il Ministro della Guerra Giardino. Il 31, tornato a Roma , potrà ra sicurare il Capo di M . esprimendogli la sua • ferma volontà di portare alla maggiore efficienza le risorse industriali del Paese » (85). Cadoma risponde (86) di essere • sicuro che nella nostra rervida e cordiale collaborazione la grave prova sarà superata ». TI 4 novembre, durante il Consiglio dei Ministri, potrà dare as icurazione ai colleghi che entro il 15 dello stesso mese sar.mmo reintegrali i colpi completi perduti nella ritirata, oltre un mi(82) Lettera n . 4940, in MRR, b . 949. (83) ·Angelo Gatti. Caporctto. Bologna, il Mulino, 1964, a pag. 211. (84) Copia delJa lettera in MRR, b. 955.

(85) Minuta di lettera in MRR, b. 956. (86) Lettera del 2 novembre 1917, in MRR, b. 956.


IL ~UAU. AU-ìrlJIO l).UJ..OUO liOJA NIMA CU-.. MO'\'DIAI.I'

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!ione e mezzo, e che entro la fine di dicembre saranno forniti aJl'EscrciLo altri cinquecento pezzi di artiglieria (87). L'8 novembre DaJlolio è di nuovo al Comando upremo e, pur senza e ·sere prcsenle al drammatico colloquio fra Villorio Emanuele Il I e Cadoma, dal quale questi uscì dimissionario, fu molto vicino aJ luogo deJl'incontro e ne conobbe i particolari, che non rivelerà mai. l I 18 novembre DalloHo è a Parigj per incontrarsi con i colleghi france ·e e britannico, Louis Loucheur e Winston Churchill. Si tratta di vedere ciò c he gli aJleati possono dare, in quel momento, per con tribuire alla riorganizzazione dell'Esercito italiano. Si incontra prima col Loucheur, ottenendo in prestito 150 mila fucili Lebel con 25 milioni di cartucce, 2000 mitragliatrici con 20 milioni di cartucce e 300 cannoni da 75 con 300.000 colpi completi (88). Ma anche i francesi hanno le loro ric hie ·te da fare, che ril!uardano l'immigrazione di operai italiani per lavori nelle retrovie e nelle industrie. Dallolio era tato sempre contrario all'invio di lavoratori dell'industria in Francia, ma in un momento cosi difficile non e~ita a telegrafare al Generale Diaz, nuovo Capo di S .M., per chiedere diecimila operai (89). Dagli inglc"i ottiene 50.000 fucili , duemila mitragliatrici e 30 milioni di cartucce. rl ministro britannico non dime nLic herà l'incontro parigino con Dallolio. Nelle memorie di guerra, ritte diec i anni dopo (90), Churchill non mancherà di rendere omaggio .. alla dignitù ed al ereno coraggio del ministro italiano cd al rispetto che in quelle circostanze egli seppe imporre a tutti ». L'indubbio succes o della sua mbsionc a Parigi e la simpatia per la Francia, più volte dichiarata, non ranno velo a Dallolio, che ha modo di conc;fatare come i francesi tentassero di trasformare il Genera le Foc h in un tutore di Diaz. Lo segnala subito con due telegrammi {9 1) al Presidente tlel Consiglio Orlando ed al Capo di S.M .. proponendo di neutralizzare le prete 'e france i con la diffidcn/.a britannica a l riguardo e chit:dendo di « coniugare meglio il verbo collaborare sino a dimenticare quelJo aiutare». (87) Vittorio Emanuele Orlando. Memorie. Milano, Rizzoli, 1960, alla pag. 505. (88) Appu nto di Oallolio in MRR, b . 956. (89) Copia del relegramma in MRR. b . 954. (90) Winsron Churchill. La c risi mondiale. Voi. ITI, parte Il, tradur. it., Livorno, 1930. a pag. 48. (91) Datati 20 novembre 1917, in MRR, b . 960.


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Vinc-,nw G•llinori

Intanto, il nuovo Comando Supremo chiede a Dallolio non soltanto rifornimenti immediati , cui egli stava provvedendo con una spa. modica mobilitazione di tulle le energie italiane, ma anche previsioni per i mesi futuri che consentissero di delineare la nuova strategia. Il 26 novembre il Comando Supremo (92) considera sufficiente il prog ramma di allestimenti di artiglierie previsto fino al 30 giugno 1918 e nota che • non si ritiene, per ora. che sia necessario disporre per una ulteriore maggiore produzione ». Il 21 dicembre, conclu ·asi vitloriosamentc la ballaglia d 'arreslo, Diaz scrive (93) che e la situazione complessiva delle munizioni si mantiene buona •. Co ·ì come aveva fatto Cadorna, anch'egli chiede la formazione di una riserva di munizioni per condurre operazioni • attive » nella primavera succe siva. valutandone l'entità in 4 milioni d, colpi di grosso e medio calibro e 12-13 milioni di piccolo ca libro. Una annotazione manocritta di Dallolio ci rende noto c he , al 30 aprile 1918, Diaz aveva una disponibilità addirittura uperiore alle sue richieste. Con la solita sua precisione, Dallolio somma 134.759 colpi di grosso caJibro, 4.809.880 di medio calihro e 14.557.694 di piccolo calibro. Sono in totale più di 19 milioni e men.o di colpi completi , alle tit1 in un periodo di gravis ima crisi nel rifornimento di materie prime. Per quanto riguarda le bocche dafuoco, valgano a documentare la fulminea riprc a del l'artiglieria ita liana i eguenti dati , tratti dalle note lasciateci dal Dallolio per la siluazione al 15 novembre 1917 e dalle carte dell 'Ufficio Stori o dello SME per le altre date. Pe1.zi dii.pon ibili - grosso calibro - medio calibro - piccolo calibro - in totale

al 15-11-1917 al 15-1-1918 al 15-6-191 8 29 1347 2613 3989

73 1708 2810 4591

135 2544 3048 5727

La leggenda, me sa in circolazione dai fratelli Perrone e confermata da diversi scrittori, di una massa di artiglierie allestì· te dall'Ansaldo al di fuori delle commesse del Ministero cd inviate al fronte subito dopo Caporetto trova in numerose, pre(92) Badoglio, Sottocapo di S.M,. a Dallolio, lettera n. 138173, in MRR, (93) Lettera a Dallolio n. 6812 .del 21 d icembre 1917, in MRR, b. 951. (94) Escluse le artiglierie di origine france e o britannica.


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cisc annotazioni di Dallolio una confutazione definitiva. Presso l'azienda genovese solo gli obici da 105, mai entrati in servizio per i loro difetti tecnici, erano disponibili al di fuori delle ordinazioni. Per tutti gli altri calibri le commesse superavano gli allestimenti realizzati. Infatti, al 20 gennaio 1918 erano ancora da allestire 164 cannoni e 379 obici già ordinati da tempo (95). Proprio verso la fine del 1917, quando più intensa era l'attività del Ministero Armi e Munizionj per risarcire l'Esercito dei materiali perduti, si ebbero le prime avvisaglie d i quel contrasto con il nuovo Ministro del Tesoro, Francesco Saverio Nitti , che avrebbe portato nei mesi successivi a gravi conseguenze. La conte a fra Nitti e Dallolio ebbe inizio con le reprimende del Ministro del Te oro in merito agli acquisti all'estero (96), per la cui revisione fu inviato presso il Ministero Armi e Munizioni un Ispettore Generale. Ma non si trattava solo di zelo amministrativo, se Nitti si adoperò affinchè proprio il Ministro per le Armi e Munizioni fosse escluso dal Comitato di Guerra, un gruppo ristretto di mfoistri istituito con decreto del 15 dicembre 1917 per stabilire un miglior collegamento con il Comando Supremo. Per essere inserito in un organismo che lo riguardava cosl da vicino Dallolio dovette appellarsi al Consiglio dei Ministri. L'offensiva dj Nilli continuò nei primi mesi del 1918 (97 ) con lettere sempre più dure che denunciavano a DaJlolio « la più completa djsorganizzazione ammfoistrativa ,. del suo Ministero e annunciavano la istituzione di speciali uffici di controllo. Ad un tentativo di Dallolio di attutire il colpo sul morale dei suoi dipendenti affidando egli stes o all'ispettore del Te ·oro Prandi il compilo di rivedere gli atti , Nitti risponde incaricando della ispezione il Ragioniere Generale dello Stato. Si trattava, evidentemente, di una aperta sfida lanciata dal Ministro del Tesoro. Sulle sue origini e motivazioni Dallolio, col suo solito riserbo . non ci ha lasciato né notizie, né commenti. La stretta connessione esistente in quel periodo fra Nitti e fratelli Pcrrone, che proseguivano neJla loro polemica ultrapa(95) Anno tvj onl! di Oallolio in MRR. b. 951. (96) Lettera de l 7 di embre 1917 e circolare del 17 dicembre 1917, entrambe a firma de l Ministro del Tesoro, in MRR. b. 953. (97) Lettere del Ministro del Tesoro del 26 gennaio 1918, del 20 marzo 1918 e del 30 aprik 1918, in MRR, b. 953.


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Vtncen:o Call,nvi

triottjca nei confronti di tutti coloro che non accettavano le richieste o le proposte dell'Ansaldo, oggetto di gravi accuse e gabellati addirittura per germanofili, neUa fitta corrispondenza con gli uomini di governo, è stata di recente illustrata da Alberto Monticone (98). E' a quc to collegamento con i Perrone, sempre in preda ad una specie di mania di persecuzione, che può essere attribujta, con grande probabilità, l'origine delJ'aoimosilà di Nilti verso Dallolio. I fratelli Perrone, in una delle loro pubb1icazioni propagandistiche (99), scrivono invece che Da1lolio • in circostanze ancora misteriose - fu prima dcsautoralo e poi licenziato• e che aJ suo posto si insediarono, naturalmente, alcuni nemici dell'Ansaldo. Pur enza parlare mai dei Perrone come promotori della campagna contro il suo Minislero, e cn:,..a lasciarci alcuno scritto in tal senso, Dallolio ha per tutto il resto della sua vita condotto una silenziosa ma tenace polemica con i Perrone, fatta di note in margine ai libri che ne esaltavano l'apporto alla Vittoria ed anche di lellcre di precisazione inviate a varie autorità. Egli non manca di riconoscere i meriti dei proprietari dell'Ansaldo, ma ne critica gli « eccessi di stile • e la tendcn;,..a a desiderare « troppo l'ammirazione degli altri •. Quando, nel 1932, i f ratei li Perrone pubblicheranno un altro volume per esaltare il proprio operato, Dallolio romperà il suo silenzio e farà pervenire ad un limitato numero di personalità, fra le quali il Capo di Stato Maggiore Generale e il Ministro della Real Casa, una serie di documenti per confutare alcune affermazioni e mettere in risalto diverse manchevolezze dell'Ansaldo, come la rigatura sbagliata di venticinque bocche da fuoco da 149 A, i difetti dell'affusto del modello di obice pesante campale da 149 che essa produceva cd il fallimento dell'obice da 105 di cui si è già detto ( 100). L'insistere di DaUolio sull'attività dei Perrone, si pensi che alcune note sul loro conto sono state scritte nel 1949, sembra confermare che egli sapesse a chi doveva essere attribuita )'ori(98) Alberto Monticone. Nitti e la grande guerra. Milano, Giu[(ré, 1961 pagine 214 e seguenti, particolarmente a pag 2.50. (99) Pio Perrone - Mario Pcrronc. Falsità e sciochezze di concorrenti sul si tema verticale Ansaldo. Roma, s.d. (ma presumibilmente 1925), a pag. 7. (100) Per tutto que to si vedano in MRR, buste 944 e 955.


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gine dell'ostilità di Nitti e della campagna di stampa contro il suo Ministero. L'arresto per peculato di alcuni ufficiali da lui dipendenti diede )'impulso finale ad una vasta azione orchestrata dai nemici di Dallolio (101), che è costretto a dimettersi il 14 maggio 1918, lasciando l'interim al Ministro della Guerra Zupelli. Il 23 maggio Dallolio parte per la zona di guerra sperando in un comando di truppe, ma resterà a disposizione del Comando Supremo col rango di comandante di Corpo d'Armata e soltanto dopo Vittorio Veneto, il 17 novembre 1918, sarà nominato ~ mandante Generale dell 'Artiglieria. Non pochi furono gli elogi ed i riconoscimenti rivolti a Dallolio dopo le sue dimissioni , come quelli di Giovanni Amendola sul « Corriere della sera •, ma a conclusione di questo tentativo di tracciare un rapido profilo di una così eccezionale fi. gura di soldato e di uomo di governo vorremmo citarne soltanto due, particolarmente significativi. La Commi ione parlamentare di inchiesta sulle pese di guerra, dopo aver completamente scagionato DalloHo da ogni responsabilità amministrativa o politica riguardante fatti iJJeciti, volle votare aU'unanimità nella sua ultima seduta il eguente ordine del giorno (102): « La commi sione parlamentare di inchiesta per le spese di guerra, dopo aver partitamente e scrupolosamente esaminato le singole gestioni dell 'amministrazione delle armi e munizioni, alla quale fu prepo to durante la guerra il generale Alfredo Dallolio, reputa uo preciso ed altissimo dovere indicare il nome di lui alla gratitudine ed alla ammirazione nazionale; poichè in quella sua urgente, immen a, difficile opera, non solo seppe far tutto ciò che si poteva per appresta re le armi alla difesa, alla riscossa, alla trionfale vittoria, ma con esemplare illibate7J.a e con appassionata diligenza procurò che il denaro pubblico non andasse malamente disperso; ed invita il governo a considerare se non sia da rendere onore e premio adeguati ad uno degli uomini che, con senno e probità incom· parabili, efficacemente contribuirono alle sorti gloriose della patria•.

(101) Vedere in proposito Martin!, op. cit., pag. 1154 e seguenti. (102) Riportare per esteso, s ignificativamente, da Einaudi, op. cit., pag. 100.

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Vlnc~mo CalliMrl -

l l GOaltiUI Al.ftllDO D&WIUO ND.LA PUMA GUlaA - . -

Il Ministro per le Munizioni del Regno Unito, Winston Churchill, ricordando ancora l'incontro a Parigi col collega italiano, gli fece pervenire alcuni giorni dopo le dimissioni un telegramma di saluto ( 103). Eccone qualche frase : « Ho saputo oon sincero rimpianto delle sue dimissioni ( ... ) specialmente ricorderò il coraggio, la dignità e la decisione coi quali l'E.V. affrontò il vasto problema delle munizioni sorto dal disastro italiano del novembre passato ( ... ) in Lei riconoscemmo un vero rapP,resentante di tutto quello che è invincibile nella grande Nazione Italiana •.

( 103) Da tato 23 maggio 1918, in MRR, b. 944.


PARTE TERZA TESTIMONIANZE


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UGO BRANCA RICORDI D'ALBANIA

Valona, 10 settembre 1943: l'annunzio dell'armistizio, dato due giorni prima, ha creato disorientamento tra le truppe italiane di stanza in Albania. I tedeschi adottano le misure per assicurarsi il controllo del paese. Alcuni nostri reparti reagiscono, altri, anche ingannati da ordini contraddittori e non di rado apocrifi, consegnano le armi e vengono concentrati in campi di raccolta per il successivo • trasferimento ,. in Germania. Per molti nostri soldati è l'inizio di un lungo calvario, che avrà i suoi momenti più drammatici nella asprezza dei lager. Af. tri non accettano le prospettive di quella che, nonostante le dichiarazioni ufficiali, si delinea come una dura prigionia: si apre una serie di vicende vissute individualmente o per piccoli gruppi, ricche di notazioni umane ed eroiche. Di quegli episodi rimangono, purtroppo, scarse tracce, in testimonianze sporadiche dei protagonisti. Uno di questi, il maggiore /. cpl. Ugo Branca (1), puntualiu.ò la sua esperienza nelle pagine di un diario, tenuto giorno per giorno: è un documento di alto interesse, nel quale non pochi nostri soldati ritroveranno se stessi. 14 settembre - marted't

Il colonnello Modica, in un rapporto agli ufficiali , ha dato queste direttive per il trasferimento in Germania: si formeranno delle colonne di centurie, comandate da un ufficiale. Si percorreranno 280 Km. a piedi, fino al lago di Ocrida, in dieci tappe; quindi in ferrovia sino in Germania. Pochi i viveri di ponibili; nessun mezzo per il trasporto bagagli. Seguirà la (1) Nato a Montichiari (Brescia) il 7-11-1893, partecipò valorosamente quale ufficiale di cpl. anche alla prima guerra mondiale, durante la quale riportò due ferite cd ottenne tre medaglie di bronzo al valor militare.


U,O IlY4tl'la

colonna una sola autombulanza per i malati gravi. I soldati saranno armati di fucile e un caricatore, per difendersi da attacchi di partigiani. La marcia di trasferimento avrà inizio il 16 mattino, alle ore 3. 15 - mercoleàt Stamane alle ore 7 dalle colline circostanti il campo di concentramento si è cominciato a sparare sulle sentinelle tedesche e contro i loro fortini. Sono gruppi di partigiani che arma't i di fucili mitragliatori e bombe a mano ci vogliono liberare. Il cap. Marialti, italiano, pas ato neUe loro fiJe sino dal giorno dell'armistizio, spara senza tregua sui fortini tedeschi con un mortaio da 81 mm. Disgraziatamente qualche tiro mal calcolato colpisce le tende dei nostri , molti dei quali, nel tentativo di raggiungere i partigiani, sono colpiti da schegge e rimangono sul terreno. La sparatoria continua. lo, Pinca, Simoncelli, Monselice, Bcttera e Ciafardini, alle ore 12, dopo che qua i tutti. si erano rifugiati sui monti , abbiamo abbandonato il triste campo e bene equipaggiati ci siamo portali sul greto del fiume Susizza. Il presidio tedesco è stato sopraffatto dai partigiani; i superstiti, ripiegando in direzione di Valona, hanno abbandonato i prigionieri al loro destino. Per due volte. io e i miei compagni fedeli ritorniamo al campo per ricuperare i feriti, morti, viveri e armi. Troviamo una cinquantina di bombe a mano. Alle ore 17 iamo nei pressi di Lapardà, paesello a mezza costa sulla Susiu.a. Alle 18 salta in aria il deposito munizioni, con il fragore di un terremoto. Ci buttiamo a dormire fra i cespugli. Nel silenzio mi sono chiesto: la mia Maria saprà? Le mie figlie dilette co a chiederanno alla mamma in pena? E mia Madre? 1 miei fratelli, i nipoti, i cognati, dove saranno? La radio avrà comunicato la nostra catastrofe? Ora che siamo liberi dove andremo? Siamo senz'armi, senza viveri, lontani da]fa Patria in una regione dell'Albania montuosa, povera e inospitale. 16 - gioveà't Il mattino entriamo a Lapardà. Vi sono molti militari, partigiani e partigiane, tutti giovinetti dai dodici ai quindici anni, annati a modo di briganti, con la stella rossa sul copricapo. Si danno da fare a trasportare i feriti , curarli, e avviare i militari


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in paesi sicuri dell'interno. Alcuni impediscono le spoliazioni di alcuni individui che come corvi si sono gettati su gruppi di nostri soldati disorientati. Un capo partigiano ci as icura che a Santiquaranta, già Porto Edda, che si trova a circa tre giorni di cammino, sono arrivati alcuni piroscafi per il nostro reimbarco per l'Italia. Vengono riordinale le colonne dei nostri, poste al comando di quattro ufficiali uperiori: colonnello Modica, colonnello Calenda, ten. colonnello Nunzi e ten. colonnello Rebichcsu. Marciano avanti a noi per Vranisla, Kuci, Bivio Bors, Santiquaranta . Seguito da venti uomini, io parto per Tragiasi , ove si trova una missione inglese con radio. 17 • venerài

Si marcia. Fa mollo caldo. Sono stanco e mi trascino pesantemente. Ho una ar ura insaziabile e bevo acqua pur apendola inquinata. La lingua mi si è ingrossata. li palato è asciutto e spelato. Lungo la marcia mollo fati o a ci imbattiamo in alcuni soldati semi pogliati dai briganti. Trascorriamo la notte in una valletta, sotto un alhcro. /8 - sabato

Stamane alle ore 6 siamo giunti a Tragiasi. Alle prime luci eravamo a Tsvori ove abbiamo trovato polle d'acqua eccellente e freschissima . Ho tanto desiderato quest'acqua che mi sono srogliato e mi sono seduto nella pozza della sorgente. Ho chiesto del maggiore inglese che comanda la missione; non vengo ricewto. Faccio conoscenza col suo interprete, il ten. Manzetti, fuggito il IO dal Comando di Divisione, ove era addetto all'Ufficio informazioni. Egli mi racconta che il ten. colonnello La Gala cd altri ufficiali hanno chiesto assistenza al maggiore inglese, che è stato generoso cd ha consegnato quattrocento sterline oro e seicento sterline carta, raccomandando di acquistare carne e farina per i soldati. Tragiasi era tata pressochè distrutta da un nostro rastrellamento e bombardamento. La popolazione, che è formata da mu ulmani , ci ha accolti tuttavia con cordialità. Ci siamo accampati nel cortile di una casa diroccata. Gli abitanti hanno proposto ai miei uomini di lavorare. li problema del vitto giornaliero è in tal modo risolto.


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IUCIIWII O' AL1AN I\

19 - domenica

Poichè, come ho detto, ci troviamo in un paese musulmano. non si fa festa . l miei compagni si recano volentieri al lavoro e fanno rientro con cibi vari. li buk di farina giaJla, cotta sollo la brace , costituisce il nostro pane. I generi alimentari sono carissimi; un chilo di buk costa 125 Ure. Col solo denaro non è possibile vivere, pcrchè nel paese non esiste uno spaccio. Alla sera ci sediamo per terra e discorriamo ddle nostre famiglie . 20 - lu11edì

La nostra situazione si fa tragica. Stamane un nucleo di volontari è stato richiesto dal maggiore inglese per una ricognizione sul monte Logora, a circa sci ore di cammino. Mi sono offerto, con Pinca, Monscl ice ed Elia. Partiamo alle ore 3. Ci fa da guida un ragaz.1.0 albanese armato di moschetto. Anche noi siamo armati; io ho un fucile automatico tedesco di minuscole proporzioni. La nostra missione con~istc nell'esplorare la zona del Logora per precisare al Comando inglese se vi sonu tedeschi a controllare la trada che supera il monte. Alle ore 7 giungiamo a Ducati, paesucolo che si trova alle falde del Logora. Sostiamo per rifornirci d'acqua e quindi proseguiamo per oltre tre chilometri, finchè incontriamo alcuni pastori che ci danno le notizie richieste. La sete ci ha tormentato; esaurita l'acqua abbiamo masticato bacche d'ogni specie. Siamo rientrati al nostro accampamento alle ore 16. Mi sono recato dal maggiore inglese al quale ho riferito sulla missione. Il ten. Manz.etti ha fallo da interprete. Il capo del villaggio, vistomi armato, mi ha invitato a casa sua e mi ha chiesto la ragione. Gli ho parlato della missione che avevo compiuto e l'ho visto rasserenato. Mi ha presentato ad altri albanesi , che mi hanno guardato con diffidenza, forse ritenendo che io avessi partecipato alla distruzione del paese. Poi, chiarita ogni cosa, abbiamo bevuto un ottimo caffè alla turca.

21 - martedì.

Alle prime luci dell'alba i partigiani hanno portato in pae·e il corpo di un loro compagno, ucciso dai tedeschi nei pres i di Valona . La famiglia del morto è in grande agitazione; i parenti corrono come è loro uso per i violloli dell'abitato urlando come pazzi parole che mi riescono incomprensibili. Dai gesti delle donne che aprono il corteo funebre, credo di capire che invochino il


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morto, che viene sepolto nel centro del paese, v1cmo all'unica fon tana, poche spanne sotterra ed a pochi passi da noi. Il tumulo è cintato con parecchi giri di filo di ferro spinato. Un capo partigiano ha riferito che è prossima l'occupazione di Valona da parte dei suoi gregari. Il ten. Manzctti ha richiesto una dozzina di uomini per portare sulla linea dei partigiani tre mitragliatrici inglesi e rinfor.t.are i reparti pronti all'ofrensiva. Hanno accettato nove uomini , partiti al crepuscolo. 22 - mercoled't La mia assillante preoccupazione è la scarsezza dei viveri , cui si aggiungono i prezzi elevatissimi. Ho da riempire ventidue bocche, e tutte disposte a e macinare • il più possibile. I miei compagni, quando possono, continuano a lavorare presso famiglie albanesi e la sera ci portano del buk e del formaggio inacidito. Ma il tutto è insufficiente. Il maggiore inglese per ricompensarci della collaborazione ci invia ogni due giorni una mezza pecora che cuciniamo a lesso. Ma la fame è insaziabile ed è necessario tirare la cinghia. 23 - ~iovedì Abbiamo saputo che le colonne dei nostri compagni si sono fermate a Vranista e Kuci. Ricevono un ottimo vettovagliamento dai partigiani i quali prelevano i viveri dai nostri magav:ini di Saranda, abbandonali il 10 settembre. La carne viene acquistala sul posto col denaro inglese. Sono ritornati i soldati che erano stati inviati tra i partigiani. Riferiscono che non vi è stata una efficace offensiva contro i tedeschi: solo qualche sparatoria disordinata e poche azioni di pattuglia al largo delle posizioni nemiche. Valona è tuttora occupata dal comune avversario, come pure i centri più importanti. Pinca e Teodori , che lavorano presso due famiglie albanesi, hanno deciso di rimanervi a dormire e a mangiare per tutta la durata della guerra. Fortunati loro che non hanno più da pensare all'incerto domani ! Per sfamare i miei compagni ho già speso 1.300 lire dei miei stipendi che ebbi l'avvedutezza di incassare ai primi di settembre. Un vaglia di 4.000 lire l'avevo inviato proprio 1'8 settembre alla mia Maria. Non posso assumere la responsabilità di provvedere più a lungo al vitto dei miei compagni, perché nulla ho avuto del soccorso inglese. Ho deciso quindi di raggiungere, a marce forzate, la mia colonna per seguirne la sorte.


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24 - venerdì

Budassi si fermerà con Pinca e Teodori a Tragiasi. Domattina partirò quindi con 19 compagni. Dove sarà la nostra colonna, comandata da Rebichesu? Siamo senza aiuti e senza tetto. E ' buio profondo.

25 - sabato Alle 3 del mattino ci siamo messi in marcia per Vranista. E' ancora buio e appena fuori dd paese ci troviamo in un campo aperto. Attraversiamo il greto di un torrente, superiamo un monte e alle ore 12 giungiamo in vista di Ducati. Dopo un breve ripoo scendiamo nel paese per fare provvista d'acqua e di. pane. Il capo villaggio, con una attenzione molto sospetta, ci ospita in casa sua e ci sistema tutti insieme in una camera dove sono stati stesi coperte e tappeti. 26 - domenica Abbiamo dormito poco e malamen te. Siamo pigiati l"uno contro l'altro. Nella camera vi è un lume che ci affumica; abbondano le puJci. AJl'alba due albanesi armati ci svegliano e ci invitano a vestirci. JI capo villaggio e il comandante partigiano ci dicono che hanno ordine di esaminare i nostri bagagli e ritirare quanto vi è di duplicato di indumenti militari. Protesto per il sorpruso, ma inutilmente. Invito i miei compagni con cenni a indossare quanti più indumenti possono e ci sottoponiamo alla ispezione. li risuJtato è disastroso. Ci tolgono quanto abbiamo di meglio. Un povero compagno ci ha rimesso la macchina fotografica, ad aJtri vengono tolte camicie, mutande, ma~lie e persino sapone e filo. Il mio zaino è alleggerito di una camicia di lana, calze, maglia, calzini; riesco a saJvare a stento i due pigiami. Gli stivaloni li avevo fatti cali.are aJ mio attendente che si era tolto le sue scarpe rotte e le aveva offerte, senza però che le accettassero. AJle mie proteste i caporioni hanno risposto che noi italiani avevamo incendiato le loro case e devastato il paese. Purtroppo non avevo clementi per contraddirli. La guerra aveva le sue regole spietate... Ci rimettiamo in marcia ... alleggeriti! Nel tardo pomeriggio giungiamo a Kuci , dove si trova accampata la colonna Nunzi. Pernottiamo. Lo spirito è buono, la salute ottima. li mattino seguente partiremo per Bibio di Bors, dove dovremmo unirci alla nostra colonna. E' ancora viva la speranza dell'imbarco a Saranda.


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27 - lunec/}

Sono stato autorizzato per iscritto dal Commissario comunista albanese Koca a fruire di automezzo per raggiungere Saranda. C'incamminiamo a piedi e pochi chilometri oltre Kuci troviamo un autocarro vuoto, fermo per un difetto alla accensione. Una nostra spinta vigorosa lo rimette in molo e vi saliamo con grande gioia. In breve giungiamo a Bivio di Bors ove si trova accampata la nostra colonna. Scendiamo dall'automezzo. Ritrovo il ten. col. Mastropaolo, con gli altri militari del Comando divisionaJe. Per gli imbarchi vi è pes imismo. 28 - martedì

Gli ufficiali dei vari reparti che formano la colonna si lamentano dei frequenti atti di indisciplina e di insubordinazione dei dipendenti. lo non ho da muovere alcun appunto ai miei soldati, sompre rispettosi e ubbidienti . 29 - merco/e,d}

Siamo in atte a di ordini del comandante dei partigiani per riprendere la marcia. I partigiani ci vettovagliano con abbondanza di viveri . Dormiamo per terra in un leggero pendio della valle; l'acqua abbonda. I nostro uomini sono addetti al riattamento della strada, alquanto tortuosa e malamente tenuta. Nel pomeriggio un autocarro guidato da un autista italiano è precipitalo a valle: vi sono tre soldati in condizioni gravi ime e dieci feriti leggeri. TI nostro medico li ha curati sommariamente per mancanza di medicine e strumenti, e li ha inviati su una autocarretta al paese più vicino. Veniamo informati che un aereo tedesco ha mitragliato le colonne che ci precedono e ci viene raccomandato di tenere i soldati al coperto. Corrono varie voci... incomincia a serpeggiare lo scoramento. La notte è tutta stelle; la temperatura è mite. Ci addormentiamo pronunziando i nomi più cari, che ripetiamo chissà quante volte col soffio del nostro respiro. 30 - giovedì

Mi sono svegliato alle prime luci con forti dolori di ventre. Ieri ho mangiato polenta mal cotta, poi ho dormito per terra


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senza coperte. Ho fatto indigestione. Sono in preda al malessere: vomito. Quasi non bastasse, giunge la notizia che i tedeschi hanno occupalo Santiquaranta. Abbiamo perduto ogni speranza di imbarco per l'Italia: subentrano desolazione e avvilimento. Non sappiamo c hi ci sfamedì, ora che i magazzini di viveri di Santiquaranta sono in mano d ei tedeschi. Chi ci proteggerà? Siamo vasi di terrncotta sbattuti qua e là. Ci troviamo strclli fra i tedeschi pieni di rancore, e i partigiani non troppo teneri. Solo il tempo è bello: Dio ci protegge con le gioie della natura. Alcuni partigiani per sollevare il morale depresso dicono che la Turchia entrerà in guerra contro la Germania, e che la Finlandia vuole trattare la pace eparata . Ascoltiamo poco convinti queste chiacchiere. Il mese settembrino si va spegnendo nel sangue e nella vergogna.

Ottobre 1 - venerd't

Situazione tuttora disperata. Abbiamo viveri per due giorni. E poi? Il cielo è sereno. I soldati, perduta la speranza del rimpatrio, vagano senza meta. Hanno pochi indumenti laceri e sporchi. Il comandante dei partigiani è preoccupato dell 'offensiva tedesca in questa zona. Egli ha c hiesto a noi dei volontari artiglieri e soldati per i mortai, sperando impiegarli per contenere i tede chi che ci minacciano. Il nostro comandante Rebichesu ha avvertito i uoi. uomini di prepararsi ad essere armati dai partigiani. Egli sostiene con calore la necessità di combattere contro i tedeschi, e deve riprendere duramente un soldato che ad alta voce si è dello di parere contrario. Un reparto di venti uomini al comando di un ufficiale è inviato sulla linea tenuta dai partigiani. Ma poic hè questi incalzati dai tedeschi devono abbandonare le posizioni, i nostri rientrano nella stessa notte nell'accampamento. Dilaga lo sconforto. 2 - sabato

Giornata di marcia. I tedeschi hanno occupato Bivio di Bors, barrando la via per l'Adriatico con alcuni mortai e due autoblindo. Ci troviamo intrappolati in un.a valle angusta, e siamo costretti a ripiegare. Non è più libera la via per l'Italia. Siamo seguiti dai reparti italiani che ci precedevano e che erano già in vista di Santiquaranta.


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Noi, a marcia forzata, raggiungeremo Kuci. Nel pomeriggio siamo più volte mitragliati da un aereo tedesco, per sfuggire alle sue raffiche abbiamo lasciato la comoda carreggiabile e ci buttiamo nella sterpaglia della valle. Un mio soldato è stato ferito al piede da un proiettile: è Muscarà, di Catania, che viene subito soccorso e medicato. Egli, poveretto, vorrebbe fermarsi ma per tema d'essere catturato si trascina a stento, zoppicando. Siamo arrivati a Kuci nel tardo pomeriggio, assetati ed affamati.

3 - domenica Gli abitanti ed i partigiani di Kuci fuggono in montagna. Nella notte scorsa è stato un viavai continuo: uomini che trascinavano le magre bestie cariche di cianfrusaglie; donne d'ogni età che seguivano portando sulla schiena viveri, coperte., culle di legno col marmocchio ben legato. Da questi disgraziati non ho udito un lamento, non una maledizione. Noi non sappiamo che cosa fare; non possiamo seguire gli abitanti perchè ce l'hanno vietato. Alle ore 10 compare nel tielo un aereo tedesco e mitraglia a bassa quota Kuci. Un mitragliere partigiano risponde con l'unica mitragliatrice disponibile, ma inutilmente; dopo poche raffiche è costretto a fuggire nel bosco. Non vi sono vittime. TI nostro morale è depresso. Ci guardiamo taciturni ed evitiamo ogni discorso sentimen tale con i soliti chiacchieroni. 4 - lunedì

Ieri sera circolava la voce che reparti tedeschi con automez. zi. si avvicinassero a Kuci. Stamane già all'alba tutti in movi-

mento. Fiutiamo il pericolo come la selvaggina. Zaini e fagotti sulle spalle e via ..... li partigiano Vasta - già da parecchi mesi disertore del 4~ Rgt. Art. e sul quale pesava una taglia di L. 50.000 - è « l'eroe• delle ventiquattro ore. Ci consiglia di rifugiarci nei boschi di Vranista e ci consegna dei viveri che sono graditissimi. Il Vasta nell'organizzazione partigiana comunista è addetto al vettovagliamento. Il Comando partigiano con 22 prigionieri tedeschi si è trasferito nella valle del fiume Smochina. La sera ci fermiamo suJ. la sinj ·tra del fiume Susizza a pochi Km. dal paesucolo di Bolona.


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PemoLLiamo. lo col mio allendente Patemesi, « coniglietto • per natura, ci siamo accucciaLj in uno stretto e profondo scolo asciutto. Stanco di corpo e dj spirito ho dormito con un solo occhio mentre l'orecchio sospettoso era teso. 5 - martedt. Prima dell'aurora abbiamo udito alcuni colpi di fucile, seguiti da urli come dj bestia ferita. Balziamo in piedj e vediamo nelle tenebre dei compagnj che fuggono nel bosco vicino al fiume. Ecco che cosa era accaduto: quattro razziatori albanesi armali di fucili si erano avvicinali nell'oscurità ad un gruppetto di nostri per spogliarli, nel sonno, degli indumenti. Poichè un sergente che si vide levare le scarpe ha reagito, i brigantj hanno fatto fuoco. Con l'alba è ritornata la quiete. Ci rimettiamo in marcia con tristissimi presentimenti. Camminiamo lungo il fiume, lo guadiamo per due volte incuranti dell'acqua che ci arriva fino alle ginocchia e proseguiamo per raggiungere Bolona e Vranita. A noi si sono uniti dei reparti della Divisione Perugia che era ad Argirocaslro e teneva dei battaglioni a Tepcleru e Premeti. Questa Divisione, da poco tempo in Albania, si era Lrasferita armata sino a Santiquaranta e aveva permesso e protetto i primi imbarchi per l'Italia nei giorni 22, 23 e 25 settembre. Ebbe poi la sventura di cedere le armi ai partigiani con la speranza di potersi imbarcare, ma, provenienti da Corfù, sbarcarono a Santiquaranta reparti tedeschi che, trovati ufficiali e soldati della Perugia disarmati dai partigiani, trucidarono per vendetta, barbaramente, un centinaio di ufficiali e pare anche il Generale Comandante. Nel pomeriggio siamo giunti nel bosco dove sono alberi altissimi dai tronchi gagliardi (giganteschi secolari platani) che hanno resistito alle forie del cielo e degli uomini. Rapidamente i nostri oldati hanno acceso centinaia di fuocherelli per cucinare le più svariate cibarie, dall'erba alla tartaruga. Alla sera la solita maledetta voce: i tedeschi sono a 6 Km. da noi e ci inseguono. Ordiniamo la partenza per il mattino alle ore 4. Ci porteremo nella valle del fiume Smochina. 6 - mercoledl Ore quattro sveglia e in marcia. Il solito guado con bagno dei piedi; questi fiu.mi non hanno nè ponticelli nè traghetti. Gli


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albanesi non ne hanno bisogno chè sono quasi sempre a cavallo. Alle 8 giungiamo al bosco del fiume Smochina. Dividiamo il bosco in quattro zone, quante sono le colonne. lo coi miei uomini sono al centro. Il morale degli ufficiali è basso, quello dei soldati è a terra. Vi è qualche caso di pazzia. Insolvibile è il problema dei viveri. Vi sono soldati affamati che strappano pannocchie di granoturco e le rosicchiano; i contadini albanesi protestano e richiedono il risarcimento del danno sofferto con cifre esagerate. I capi partigiani ci girano molto al largo ora che siamo soltanto dei miserabili e loro non hanno nulla da darci. Gli abitanti dei paesi vicini ci offrono ad altissimi prezzi del buk, fichi secchi, mele cotogne, uva e noci. Il fante che ha fame ed è a corto di denaro vende gli indumenti più necessari , gli oggetti cari, ricordi della cara Madre, della buona Moglie o della fanciulla amala, per un tozzo di pane. I comandanti di colonna con le ultime sterline acquistano macilente vacche e alcune pecore; ma siamo in troppi e le porzioni sono microscopiche. Diversi militari hanno trovato una occupazione ed altri sciamano in cerca di lavoro. Quando finirà questa marcia della farne? 7 - giovedì

Giornata calma. Molti i si dice ..... Sono tato incaricalo dal colonnello Modica di una ricognizione nei dintorni dei paesi Matogini e Bashai nell'alta va11e dello Smochina, a circa due ore di cammino. Ho compagni due uf. fidali cd alcuni soldati. Siamo in cerca di un rifugio in caso venissimo sloggiati dal bosco ove ci troviamo. A Bashai, paesello di una trentina di casupole sparpagliale a mezza costa, sono ricevuto dal capo villaggio al quale ho presentato con esagerata ed affettata dignità il mio seguito. L'alta personalità del paesino contrasta con il suo fisico, perchè è un ometto alto come un paracarro, gobbo e brutto con due occhi mobilissimi da rapace. Porta con fierezza il moschetto italiano ed una cartucccra a cintura. Ci invita gentilmente a casa sua. Ci presenta sua moglie, giovane e bella, e la cognata che ci saluta in francese, percbè è vissuta alcuni anni a Parigi. Si è sposata a Bashai col fra. teUo del gobbo, ufficiale albanese già del nostro esercito. Ci offrono bicchierini di raki, che è una specie di debolissima grappa, e sigarette che le signore confezionano con sorprendente ra-


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pidità. Ci consigliano di inviare un centinaio di soldati come lavoratori e ci assicurano che saranno ben trattati. Ritorniamo, alle 8 a cuccia. Il mio spirito è a Padova. E' l'anniversario del mio matrimonio d'amore. Sono passati già 9 anni. QuanU avvenimenti! Oggi, quanta tristezza! Come sono conciato! Maria, non disperare! Figlje mfo dilette, non piangete, ritornerò. Vivremo ancora assieme per tanto tempo e felici . Dio ci protegge.

8 - ven.erdl Notte e mattinata fredde. Le nubi corrono per il cielo. Alle ore 10 un violento temporale con furiosa pioggia. Ci rifugiamo sotto le miserabili tende.Io dormo per terra con dicci militari; iamo riparati da quattro teli da tenda. Non ho coperte e mi butto addosso il cappotto. Molti non hanno nè teli, nè coperta, nè cappotto, hanno ... in compenso le scarpe rotte, qualcuno è scalzo, altri sono in mutandine. Siamo lo specchio della miseria più nera. Da venti giorni non mangiamo pane bianco, beviamo acqua di fiume ove parecchi nostri compagni incoscicnli seminano, di notte, i loro bisogni. Vi sono alcuni ammalati gravi. Con noi abbiamo due medici con poche compres e di medicinali. Avevamo un cappellano, ma l'abbiamo perduto di vista. Chi è ammalato grave • deve • morire. L'armistizio è stato concluso da un mese, e nessun aiuto ci è pervenuto dall'Italia nè dalla Croce Rossa Internazionale. Molti nostri Comandi in Albania hanno mancato di decisione e di iniziativa. Ne scontiamo duramente le conseguenze.

9 - sabato Notte temporalesca: acqua e vento. Mi sono svegliato con parte della giubba inzuppata. Oggi si mangia! Il nostro comando ha maceJlato una magnifica cavalla da seJla recuperata nella strada. Il medico è stato chiamato d'urgenza per un soldato moribondo. Il poverello è spaccialo e morirà I\ sul terreno, fra due compagni, ponendo fine alle sue tribolazioni. Un altro è in fin di vita e non rivedrà il calar del sole. Vi sono parecchi di noi che invidiano la loro sorte. Il colonnello Modica mi incarica di scovare il comando partigiano comunista per elemosinare un po' di farina per sfamarci. Ho marciato due ore in montagna e, a furia di chiedere infonna7.ioni , finalmente ho trovato il com-


lllw.>J ll'ALIIANIA

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missario Koca. Ci salutiamo col pugno aJla tempia e gli espongo la nostra disperata situazione. Mi chiede quanti siamo. Gli rispondo: tremiladuecento vivi e due moribondi già spacciati. 11 compagno Koca è pensieroso e mi risponde che gli stessi partigiani soffrono la fame. Mi assegna due quintali di farina gialla da ritirarsi fra alcuni giorni e poi mi consiglia di dividerci in gruppi di centinaia e cercare lavoro nei vari paesi. Sono ritornalo la sera stanco e avvilito con la promessa di grammi sessanta di farina per ogni soldato e per un sol giorno. Un gruppo di ufficiali inviati dal colonnello Modica aJ Comando inglc e per aiuti finanziari hanno riferito la risposta: ci dobbiamo arrangiare col lavoro o con l'arruolamento nei battaglioni dei partigiani, oppure consegnarci prigionieri ai tedeschi. Il lavoro non ci umilia, ma per tutti non ce n'è e combattere nei reparti partigiani significa morire di stenti e di vergogna. Consegnarci prigionieri ai tedeschi : NOI IO - domenica

Notte calma e serena; il freddo ~i fa sentire. 11 cappotto per coperta è leggero e perchè la tenda ci possa coprire tulli e dieci abbiamo uniti i quattro teli e l'abbiamo tesa orizzontalmente con paletti. Da tutti i lati spa/.ia l'aria, soffia il vento e penetra l'acqua. Noi del Comando fanteria divisionale Parma, per la vcrita, eravamo ben provvisti di indumenti, di coperte e d'oggetti personali quando fuggimmo dal campo di concentramento. Per strada il caldo -offocante e le marce faticose ci avevano indotto a gettar via od a regalare ai compagni gli indumenti invernali. I predoni Albanesi ci avevano tolto oggetti e parte di vestiaro estivo. la necessità di mangiare ogni giorno ci aveva costretto a vendere o barattare alcuni indumenti non stretlamentc necessari. lo ho ceduto gli stivaloni al mio attendente pcrchè vendesse i ·uoi . salvandogli co ì l'orologio che stava dando via per poche lire necessarie a sfamar i. Porto un paio di scarponi da montagna . Potrò consegnare di persona questi miei appunti ai miei fa. miliari? Se giungessero ad essi per mano amica , i miei cari ne traggano insegnamento per ripudfare qualsiasi, anche larvata , forma di propaganda di guerra, cd odiare chi volesse imporla. Assisto all'annientamento dell'intelligenza, alla vanificazione di studi pur faticosi . Trionfa l'egoismo. la morte stronca i più de~ boli che solo dal cielo po sono ricevere conforto. Noi tutti sopti


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portiamo questi orrori per il nostro amore delJa libertà ..... Ma non siamo i soli a soffrire: anche le Madri, le spose, i figli, i parenti e gli amici provano lo stesso tormento. 1 I - Lunedì

Al comandante Modica i partigiani hanno consegnato alcuni foglietti stampati o ciclostilati di propaganda. Un foglietto è del Comando Inglese del Cairo e dà le ultime notizie sul fronte italiano: passaggio del Volturno da parte delle truppe inglesi a ll'inseguimento dei Tedeschi. li proclama del Re d'Italia, ecc. ccc. Un altro foglietto diretto a tutti gli Italiani in Albania è del Generale Azzi, già Comandante della Divisione Firenze del XXV Corpo d'Armata con sede ad Elbasan . L'Azzi non si è arreso ai Tedeschi, ma ha trascinato in montagna i suoi uf~ciali e soldati. Egli chiede denaro, indumenti, armi, munizioni e viveri. Un LC17.0 foglietto pure del Generale Azzi è diretto a tutti gli ufficiali aJla macchia che incita a re istcre, che verrà prcslo il giorno della ri ossa . Egli ci esorta a combattere il secolare nemico piutto lo che morire di tisi in un campo di con cntra111t::11lu i11 Germania Si firma « comandante delle truppe della montagna ». ùn quarto foglietto a stampa, sgrammaticato, è del Comando tedesco in Albania : invita tutti i partigiani albane i ed italiani a deporre le anni e a venire a palli coi Comandi locaJi tedesch . Segnala che il vero nemico dell'Albania è J'ingle e che tt:nterebbe, se non ci fo. e; ro i tedeschi a difenderne l'indipendenza, d'occuparla definitivamente come colonia. Quante promesse, quante belle parole, ma i fotti?!?! Noi non possiamo più resi tere in questo bosco. Siamo circondati da fitti escrementi, da rifiuti puzzolenti in putrefazjone e da pozzanghere d'acqua che tengono il terreno continuamente umido. Da tre giorni non bt:vo acqua, perché quella del fiume è inquinata e mi fa pena il mangiare. mentre cento occhi affamali mi guardano. Pioviggina. Quando finirà questo tormento? 12 - martedì

Notte di pioggia, siamo infreddoliti. Quando mi accuccio sotto la tenda le estremità guardano il ciclo. I miei preziosi scarponi che non levo mai per tema che me li portino via, sono impregnali d'acqua. Prima dell'alba quatt ro ufficiali con i rispctivi attendenti hanno abbandonato la colonna. La sera prima, alla mensa, ave-


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vano avvertito gli ufficiali della loro deci ione, motivandola col fatto che un reparto di balisti (i nazifascisti albanesi) si era messo alla loro ricerca. La loro partenza suscita aspri commenti.

13' - mercoledì Notte stellata, molto fredda. Ho dormito pochissimo, col pensiero rivolto ai miei cari. Durante la notte si è spento un terzo soldato: ne suno lo compiange, molti anzi invidiano la sua sorte. Ancora duri commenti nei confronti degli ufficiali che hanno abbandonato la colonna. n nuovo comandante, col. Nunzi, ci raduna per esporci la situazione. Alcuni decidono di rifugiarsi in case di albanesi ; altri con i loro soldati si recheranno nella pianura del Malacastra in cerca di lavoro. Fortunati i muratori, 1 fa legnami, i contadini, che sono richiesti dagli abitanti del luogo. Siamo stanchi e non ci illudiamo che giungano aiuti dall'llalia. Siamo convinti d'essere stati dimenticati , e abbandonati al nostro destino. Bisogna o ·arc. 14 - 1:ioveàt

Ore . elle, ho dcçL o di sta carmi dal gros o dei rottami umani. Mi seguono quattordici militari di cui parecchi bresciani, ottimi clementi deci i a tutto ed armati d'un nodoso e grosso bastone. Marciamo per Vranista in cerca di lavoro e di ricovero. Vi arriviamo alle dieci e troviamo il paese ~à occupato dai militari della colonna Calcnda. Il comandante colonnelJo Calenda non c'è. Ha abbandonato da pochi giorni i suoi dipendenti e si è rifugiato a Terbaci, con Modica e Rebiche u. Qui nulla da fate , bisogna ripartire. Mi informo dove potrei andare, consulto la mia in eparabile carta topografica e decido per Dermi (Drimades in greco), paese sul mare Adriatico tr.iver. ato dalla importante rotabile Valona-Himara- antiquaranta (in greco Saraoda) già porto F.dda. Per questa ·trada passano continuamente automezzi tede hi e truppe a piedi per portare viveri ed uomini ai presidi del Logora, di Spilea (frazione di Himara) e di Santiquaranta. Da informazioni avute sembrerebbe impos ibile vivere tranquilli a Dermi. PaLienza!!! I miei fanti hanno fame. La guerra continua e durerà parecchio. Nell'interno della nostra zona vi sono paesi sicuri da sorprese tedesche, ma pqverissimi , con casupole bruciate e con piccoli appezzamenti di terreno coltiva


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Ugo Branca

bile. Speriamo in Dermi, paese abitato da oriundi greci di religione cristiana. Dalla carta topografica ho osservato che vi sono oliveti, vigneti, aranceti ccc. Per arrivarci fa d'uopo sorpas. an· un'alla catena di monti; da Vranista d i la quattordici ore di cammino. Ci rimettiamo in marcia alle dodici. Valichiamo un monte di milletrecento metri a parete ripida e sasso a . Pernottiamo in un verde pianure ove troviamo un pastore rude e sporco, un ga17_.0nc, due feroci cani dal pelo lungo ed ispido ed un migliaio di pecore divise secondo la loro laglià. La sera sono stato invitato a cena dal pastore che mi introduce in uno stretto porcile costruito con pietre senza calce. Egli mi indica la moglie e due ngli che erano appena giunti da Vranjsta per portargli le provviste settimanali. Seduti a terra. attorno ad un braciere ci comprendiamo a segni. Mi offrono formaggio acido cotto, pane di farina gialJa (buk) frittelle e raki, che non manca mai, come il tabacco, nelJe case albanesi. Mentre mangio mi piglio sulle ginocchia il bimbo di otto mesi che mi sorride. Quel tugurio i lluminato dal riso di un bimbo mi cmbra un angolo di paradiso. 15 - venerdì

Notte frcddisl>irna, serena. Le ore passano lcnt e non riusciamo ad addormentarci per il f rcddo ai piedi e per il continuo podero o abbaiare dei cani che fanno ottima guardia e latrando tengono lontano i lupi. Di buon mattino ci rimettiamo in cammino per Dermi. Raggiungiamo le prime case del paese alle 12. So tiamo sotto un grosso platano che alla sua radice ha W)a tenue ~orgenle d'acqua frc~chissima . Io con vivo dolore distruggo le fotografie dei miei cari; ne tengo olamcntc due non compromettenti, insieme a tre immagini sacre. Facc io a pezzi tutti i documenti e le tes ere militari . Mi strappo i gradi della divisa , i frc~i . le bande, le stcllcue e le mie can: decorazioni per presentarmi come un soldato sconosciuto in paese e vivere col lavoro. Dalle prime case è cor a la voce della nostra prcsen7.a. Ci vengono incontro giovani e rai:.,,a:.,.zi decentemente vestiti all'italiana. Ci invitano ad entrare in paese assicurandoci che non ci sono i tedeschi. Gli abitanti parlano quasi tutti l'italiano. Noi iamo commossi sino alle lagrime per la loro cordialità e ~ stiamo confusi alle offerte gratuite di pane bianco saporiti simo, lane, uova, vino, raki, olio,~fichi secchi, noci ecc. ecc. Quale miracolo cristiano? Ci chiamlU}.o i fratelli cristiani e vogliono ·aperc da dove veniamo e come abbiamo vissuto fra i musulmani


• l!'lllffil D'AIJIAlOA

di cui pare non abbiano una grande ~lima. Un ragazzo vi po guarda attentamente la mia divisa diagonale e la bustina scorgendo i segni dei grandi levati cd indicandomi agli altri suoi compagni dice: « questo è ufficiale •. Confc so che sono maggiore. Il paese è vasto, il mare è in linea d 'aria a qualche centinaio di metri. Sono o pite di uno studente di belle lettere all 'Università di firenze. Egli e gia ammogliato scnt.a figli, e mi cede il lettino di sua moglie che andrà a dormire dalla madre. Il mio protettore è Harilla Cuc uli , ma tulti lo chiamano Prof. Laci. Egli è assai premuroso; mi invita a cena e mi dà pa ' ta e fagioli , pane, formaggio e dell 'ec ellcnte vino. Mi ha vestito da borghe e e nonostante la mia timidezza mi porta al caffè ulla trada ove pas ano autocarri tedeschi. I miei compagni ono feti L simi, accasati presso famiglie che assicurano pane e lavoro. lddio ci protegge. 16 - sabato

In compagnia dell'amico Laci ho trascorso la notte in un morbido letto con abbondanti e soffici coperte. Sonno profondo: rus ·o. Come potremo noi italiani dispe r. i, sbandati, ricompensare questa buona gente di tanta cordia lità ed o pitalità ? Promettiamo loro di contraccambiare un giorno, nelle nostre case, quando que ta bufera di pazzja e di morte sarà finita. Ricorderemo alle nostre madri, alle nostre ·rose, ai no. tri figli questi no tri protettori e se avremo la possibilità faremo di più, per dimostrare loro tutla la nostra simpatia e riconoscenza. Potere m,pitare a casa mia l'amico Laci sarà per me e per i miei famigliari una gioia grandissima; glielo ho espresso in tanti modi e l'ho pregato di prendere nota del mio domicilio. Ha sorriso, il buon Laci, e mi ha assicurato che verrà con sua moglie. Quando gironzolo per il paese ono ollecitato e co. trctto ad accellarc bicc hierini di raki, e rifiuto con rammarico la insistente offerta della tradizionale sigaretta. Grande è la loro meraviglia nel vedere c he un uomo non fuma affatto. Ho conosciuto il nonno di Laci. E' un vecchio marinaio che porta i suoi 86 anni con disinvoltura. Ha pronta memoria, è arguto e piacevole. Parla italiano con dolce cadenza triestina. Egli mi incoraggia e con convinzione mi ripete: « Tutto quanto accade è Dio che lo vuole • . Mi racconta le sue avventure e disavventure nei lunghi imbarchi per tutte le parti del mondo. Si soffer-


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ma sugli aneddoti più piccanti e mi apre il cuore con rassegnazione raccontandomi della sua povertà, dopo tanto travaglio a causa dei generosi aiuti dati ai suoi parenti, e dei prestiti di denaro ad alcuni paesani ingrati che mai restituirono le somme avute. Ama ed apprezza il nipote La i per la tenacia nello studio e la sua bontà. A cena mi sono trovato con La i e suo cognato che ha moglie e tre bimbetti. Ho osservato eh la donna e i figli mangiavano separati a terra, in cucina. E' una delle abitudini di quasi tutti gli albanesi. 17 - domenica

Ore 6: sono già pronto per recarmi nella chie a greco-ortodos a per la messa. Vi è un Dio per tutta l'umanità. Voglio ringraziarlo in casa sua per la continua protezione. Mi ha accompagnato il nonno di Laci. ella forma esteriore la Chiesa è simile alle nostre di campagna. Vi è un campanile in costruzione da parecchi anni, ed intanto l'unica campana è appesa a due ostegni di legno. Appena entrati si depone volontariamente un tek ( pari ad una lira e 25 ccnt.) come afferta. Si bacia una immagine di santo e si fa il segno della croce. L'incaricato a ricevere l'offerta consegna un candelino che si porta al grande candelabro situato al centro della chiesa e là si accende. I fedeli maschi stanno avanti , accomodati in scomparti che ooo appoggiati al muro su due file. Le donne sono indietro e sopra un loggetta che si protende per un terzo della chiesa. Vi sono quadri e pitture di santi sulle pareti, e su di un tramezzo divisore di legno che sorge tra la parte occupata dai rcdeli e quella riservata ai Sacerdoti. Sarebbe come la nostra sagrestia. Nel tramezzo coperto di pitture di Santi in altezza naturale vi sono due entrate ad arco con ten· dc ro ·se. Non vi sono crocifissi, perchè non credono alla crocifissione di Dio-Uomo. L'immagine della Madonna l: il miglior quadro a pittura. Mentre i sacerdoti ve titi quasi come i nostri officiano la messa, alcuni volenterosi giovani cantano liturgie alternando i. Non vi è un altare come nelle no tre chiese, ma dietro il tramezzo un semplice rialzo di muro di circa un metro dove i preti celebrano la mc ·sa facendo scorrere la tenda rossa per essere seguili nella funzione. La messa ha la durata di due ore circa. Ho pensato intensamente a questo conforto dello spirito. La rassegnazione al mio destino si è diffusa nel mio cuore e nel mio animo. Sono lieto e tranquillo. Ho la certezza d'essere usci-


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IICOIIDI D AUIAN I~

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to dalla chiesa più buono. Ilo perdonalo. Ho rivolto il pensiero alla mfa famiglia lontana, a mia madre, ai parenti ed amici, ho invocalo ·u di e si la protezione del iclo cd ho mandato loro simbolicamente il mio arfettuoso abbraccio. Ho chiesto al mio buon vecchio, fuori di chiesa, il motivo dcll'ass •nm dei giovani alla messa. I fedeli in chie ·a erano soprallutto vecchi , bimbi irrequieti e molte donne . Di ~iovaoi vi crano quelli che cantavano e pochi altri. Egli mi ft."Cc capire bonariamente che i tempi erano cambiati , poichc una volta la chie,a non era ufficienlc ai fedeli che l'aflollavano. Vi e il wmuni,mo <.·h · ~opravan7a gli altri p.irliti, malamcnlc as imitato e tor p1a10 nei ,uoi fini .e multi ~iovani cornunisti credono dcbolel./a o l o,a ridicola presenziare alla messa . I loro preti di religione grct o ortodo sa '>Ono ammoglia ti e quasi , ·mpre carichi di figli . Per viver· devono lm ora re la terra. ono poveri e di . carsi sima i,t nizionc. I fedeli rcµalano alla ·hie a dd pane eh' in parte viene distrihuito fra i presenti alla me sa cd il rimanente va a bcnd ic,o <ff'i pr•ti. Finita la me a il prete ~iovanc, l'allic,o, distrihui,ce a tutti i fedeli pcvclli di pane che viene rnan~iato uscendo di l"hicsa. cl pomeriggio ho fatto un lungo ba~no al mare. Là hu 1m:onlrato cinque miei oldati irriconoscibili nei.di abiti civili , cd abbiamo parlato di raggiunl!crc prc lo l'Italia che non vediamo, ma che ~cntiamo ci sta di fronte, ad attenderci. /8 - /1111t'clì Bella giornata cd una cara tranquillità. l m1c1 uomini sono a lavorare, io -.ono costr ·tto con mio rammarico a vivere ncll'<uio. Per il f!rado d'ufficiale 'iono disp<.•n-.alo dal lavoro. Ilo ch ic,to a Laci di accettare il pagamt>nto del villo e dell'alloggio. poic h<.· ho danaro per pagare. Gli faccio an he presente il pericolo vravc cui va incontro tenendomi in casa sua qualora v •nisse scoix·rto, poichè il comando tedesco ha affi. so un hando nel quale dichiara che sarà punito evcramcnt • chi fornisce qualsiasi aiuto a,:!li italiani e questi, se catt urati , saranno fucilali. TI Laci ha ri,poslo che per il vitto e l'alloggio non vuole nulla, e chiederà a cono ·ccnli un locale i olato ove potrò vivere tranquillo senza , i morsi. Le donne albanesi caritatevoli, taciturne, non abbordabili, ~otto il rigido controllo dei loro mariti, fratelli, padri. sono as~ai attive; oltre ad accudire ai lavori di ca a faticano quasi tutta


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U«o B,_..

la giornata a zappare la terra nei giardini, negli uliveti e nei vigneti. Sono le donne che ricurve provvedono al raccolto di olive, fagioli , patate, fave e tutla l'altra verdura. Alla sera, ritornando a e.e.a, portano sulla schiena fasci cli legna, sacchi di legumi o di ulive. Giunte a casa devono provvedcrl' al rifornimento d'acqua alla fontana . Compiono tale bisogna n>n barili cd anfore legati sulla s..:hiena. Si sposano giovanis. im~ e conducono una vita umile, sono rassegnale al loro quotidiano durbsimo lavoro. La donna albane e è poco ordinata in ca ·a e non ha tempo di cu· rarsi . Ha una grande vinù : l'one~là da nubile e da sposata. E ' affettuosa coi figli e <la piccini li mette in una culla di legno e se li porta sulla ~ ·hicna quando va al la\'Oro. Diffic;i lmente i odono i bambini piangere. L'uomo albanese è soprattutto dedito al commercio. E gli trova umiliante il lavoro manuale e faticoso. Gioca molto alle carte nei fumosi caffè e spes o d'a12ardo. Parla e discute con pal>sione di politica, <li partiti e spera di ollcnere alla fine della guerra una Albania libera e confederata negli Stati Balcanici. 19 · marted)

Mi martella il pensiero che la fine di questo pericolosissimo cammino sia ar'lcora assai lontano. Ho ambiato alloggio. pcrchè la mia sensibile coscienza mi la ci in pace. Mi trovo in un locale a pianterreno con un minu. olo focolare a terra. Vi sono due dispense nel muro con i telai . cn/.a vetri; in un angolo della camera vi è un letto di forro con la rete in cattive condizioni e . cn1a materasso. li proprietario, Spiro Bua, guercio dell'occh io dc!,I ro, mi ha affidato la chiave e non vuole akun compen· so. Ilo deciso di vivere pos!.ihilmcnte i olato con i mit'i denari: mi fari> da mangiare. Ho incaricato Laci di pn>vVt'dt'rmi , a pagamento, venti chili di grano che farò trasformare in pane e cinqu > ch ili di fagioli !>Cechi. In uno ~paccio ha compcr.110 un litro d'olio, cipolle e sai . TI sabato e la domenica si vende carne di pecora e di capra. l miei soldati cd i ragavi a lbanesi mi portano acqua e legna da ardere. lo cucinerò una volta al giorno per ris parmiare legna, non facile da aver i, erhan<lo parte del cibo per la sera; con me dormirà il sergente Elia che lavora e mangia in casa del medico. 20 · mercoleà't

Il Lempo è mite, la notte l'ho trascorsa bene nonostante i numerosi topi che pare si diano convegno sotto la rete del mio


IICOll>I O'AUI.\N I \

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letto. Questi fastidirn,i roditori si rincorrono neU'oscurità emettendo degli squittii. Il mattino sono rito, 11ato al mare. Ho visitato alcuni giardini ricchi di piante da frulla, oliveti e vigneti. AUa fine del mese comincerà la raccolta delle olive, poi quella degli aranci, mandarini e limoni. La verdura da orlo è trascurata. Hanno già seminato le fave. Non vi è in questo paese akuna scminazioac di granaglie. Alla spiaggia mi sono incontrato con l'ing. Longo di Ciardini (Messina) e ci siamo l!>ubito raccontati le no ·tre avventure. Egli è fuggito da Valona dove era impresario di costruzioni edili e si è portato con sè la cameriera triel!>Lina. Gentilmente il Longo mi ba offerto degli aiuti finanziari ed indumenti qualora ne avessi bisogno. lo ho ancora, dei tre stipendi riscos~i, circa 15 mila lire di cui quattromila in valuta alban ·se nasco ·te nella cintura dei pantaloni, ed una sterlina oro acquistata per tre mila lire dal Ten. Col. Rebichcsu. Pos o vivere, col mio, sei mesi ed inlanto la provvidenza, che non mi ha mai abbandonato, provvederà. 21 • giovedì

Ho tra orso una notte di turbata dai topi e più volte ho acceso l'ult1mo mozzicone di candela per tenermeli lontani. Appe· na al/,ato, sollecitato dall'appetito, ho mangiato cipolle condite con olio e sale. Se avrò la fortuna di salvarmi da questo mare di guai, ritornerò a ca a migliorato di carattere e più accondiscendente nelle esigen1.c familiari. Nella società ~arò cauto nel giudicare e pronto nel beneficiare. Solita passeggiata piacevolissima alla spiaggia. Pas ·ando vicino ad un giardino ono stato invitalo a condividere la colazione di tre lavoratori, due albanesi cd un italiano, consuma la lì sul terreno. Gironzolando per i sentieri fianch~ggiati da enormi siepi verdi raccolgo la frutta dei viandanLi: le aporiLc ed abbondanti more. La sera in una mena latta di perrolio, mio unico recipiente per il fuoco che serve anche per attingere acqua, ho cucinato pasta e fagioli conditi con olio. La mia alute è ottima. 22 - venerdì

Stame per tempo mi sono recato alla spiaggia ed ho incontrato l'ing. Longo che schizzava una casetta diroccata ulla costa. Siamo gli unici italiani disoccupati, mentre gli altri sono tutti a lavorare con gli albanesi che, in compenso, danno loro vit-


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to, alloggio e, i più genero i, pure tabacco. I lavoratori italiani non ricevono paga. Mi trovo di rrequente con questi bravi compagni camuffati da contadini albane i e mi intercs o delle loro condi.1.ioni di alule, di come ono trattati al lavoro e in famiglia , se mangiano a surficicnza. Quasi tutli sono contenti. T più fortunati hanno pane che avanza. Vi è un tempo meraviglio o, con clima dolce ventilalo dalla breu_.a marina. L'acqua di sorgente è abbondante e freschissima . La vcgcta1ione di un verde cupo, alberi cari hi di frutta immatura. E' una conca bellissima, anticamente luogo di villeggiatura di rie hi ven<>ziani che vi avevano cotruito palazzine e la chic a . Orn quelle sono distrutte e questa semi interrala. deturpata e spogliata. Qui si erano accampati per mesi e mesi i no tri oldati durante la guerra contro i greci . Hanno deva!-.tato gli ulivi ccnttmari , abbauuto cipre si e platani co· los. ali e di trullo le misere casupole di povera gente. Ora si n para. i riatta, si lavora fati o amcntc la terra calpestala: la vita e la speranza riprendono. Il mio pensiero è fisso là . dov·~ la mi:. pMria tanto infelice; è pur viva la mia spcrama di rivederla e d 'offrirle il mio mod "· sto aiuto d, oldato e di cittadino. Il mare è calmo. on si vede una vela . Chiudo gli occhi e mi lascio tra portare dalla nostalgia e dalla fantasia di pensieri arruffati : come finirò? Come e dove si troverà la mia cara fami1?lia? Mia madre, i miei fratelli, mio nipote Vittore quale esercito erve? La famiidia Petruzzi? Nella mia fabbrica continua il lavoro oppure no? - Ho fede , ritornerò a casa mia. Intanto il sole tramonta là dovt: si trova l'Italia e là rivolgo l'ultimo sguardo. Riprendo a salire in pae e. La era una popolana mi regala una bottiglietta d'olio, un ragazzo mi porla un bicchiere di vino. Quante cortesie e generosità per un uomo qualunque.

23 - sabato Notle tranquilla. Con due vetri po ti sopra la di pen a spero di avere sbarralo la discesa alle lorme di topi che s'impossessano del mio locale appena v'è silenzio. Slamane con molto appetito ho mangialo pane cd olio salato, e poi pane con cinque noci. Ho chiesto ad un amico (qui piccoli e grandi sono tutti amici e ci diamo del lu) se aveva buone nuove da Valona. Ha rispo-


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!'.Lo che i tede chi ·ono lullora nei loro presidi e non v'è segno c he abbandonino l'Albania. Sono scc o alla spiaggia per nascondermi nei giardini, ho raccolto more. on ho trovalo ne ·suno cui rivolgere la parola. Mi siedo fra gli ulivi cd ho per compagni i numerosi pettirossi , gra:do i e curio i uccellini che fruJlano vicino, mi guardano seni.a sospetto e cinquetlano. Irrequieti si rincorrono e ritornano ad osservarmi. Le onde dd mare appena si odooo come strascico di vesti di scla. Finalmente appare l'amico Longo: parliamo della nostra comune -;orle e del miglior modo di scamparla. Facciamo tante uppoSi7ioni sulla nostra libcnv.ione. Speriamo di essere liberati da mezzi navali della marina italiana o anglo-americana, com pito facilitato dalla completa assenza di sorveglianza tede ca . Ben quindici chilometri di costa albanese da Palasa ad H imaraSpilea ono libai ! Alla sera Spiro Bua, mio vicino di casa e proprietario del locale dove abito gratuilamente, padre di sette fi. gli, sei della prima moglie e uno, lattante, della seconda, conta· dino giornaliero, mi ha regalato pane t' formne,vo. 24 - domenica

Al mattino Mes a e una funzione per l'anima di un defunto. Terminalo il !>Uff ragio ono ~tale distribuite dal prete, com'è d i consuetudine, manciate d'una miscela d 'uno cotto, granelli di melograno , uva appa sita , tutto ben zuccherato. E' facile imma~i narc la gioia e irrequietezza dei numerosi ragazzelli che gridando e spingendosi allungavano le braccia e con le manine a coppa richiedevano in. istcntemente il goloso alimento benedetto. Alla domenica si fa vedere il mio attendente che mi aiuta a preparare la colazione. Un albanese mi ha portato del pane e una bottiglietta d'olio, un altro una bolliglia di vino e due mele cotogne. Nel pomeriggio, essendo festa, . i radunano nel mio locale i miei cari compa~ni. Giochiamo a carte. a ramino, e si ritorna sugli argomenti di famiglia. Parliamo in dialetto bresciano. La sera della domenica è la più triste. Mi butto ul lettino e con (!li occhi apert i pen o: la mia Maria avrà stamane condotto le mie care bimbette alla Messa, e insieme avranno pregato per il mio ritorno. Care le mie figlie! Sarete esaudite. Vi bacio.

25 · !,medi Nella notte ha pioviru,rinato e stamane il cielo è sereno. Ore 8: sto cucinando nella mezza latta appoggiata su due pietre un


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mezzo chilo di fagioli secchi. Mi serviranno per almeno quauro pasti. Ho avuto in rt:galo un pane ddla chiesa: è di farina bianchissima e confezionato a forma di pagnoua piatta, con impre sa la fonna della croce ortodos ·a. L'addento con avidità e me lo mangio tutto con alcune noci e con le due mele cotogne cotte sotto la cenere. Andrea Mucio , cameriere albanese disoccupato, mi ha invitato a cola7ione a ca a sua . Ho man~iato ,uppa di fagioli. un piatto di olive salate e bevuto abbondante vino. Durante un breve onno del pomerii:ti.do mi ha s egliato d'impeto un soldato no tro c he ·i lamentava agitandosi c~agera tamente per la pu n tura d 'uno corpione. Ha voluto c he lo accompagnas~i dal medico il quaJe lo ha a-.~icurato c he la puntura dello orpione non e ,clenosa. Il dolore per istcrà due !!iomi. lo ho c hies to al medico l'importo de lla visita cd egl i affabilmente mi ha risposto che è sempre a nostra disposi.l ione gratuitamente, mentre per gli albanesi la tariffa è di L. 125. Alla sera s'è affacciaia alla mia rine~t:-a una timjda popola na e volle farmi acccltan> dPI panl.· Mi ha detto che ha in llalia, confina to politico. un f ratcllo. Mi dava volcntjeri il pane sicura che la donna italiana faceva a lt rettanto col suo caro congiunto . Tullo iJ mondo è in lagrime doloro. i~sime per due anguinari .

26 - martedì Santo piridone. E' un giorno di festa . i parla somme ·samentc e con cautela di una preparaYione di fuga per l' Italia con una barca. Accolgo la notizia con intima gioia e cerco di nascondere l'entusiasmo. Al pomc-riggio alla spiaggia; tuffi in mare sotto un sole csti vo. Alla sera a cena ho scartato i fagioli i quali mi hanno porla to disturbi e dolori allo stomaco. Ho ruluito con acqua del laue condensato e col pane ne consumo una gavetla. Ho ucciso tre toponi.

Z7 - mercoledl La mattinala l'ho trascorsa nella mia stanzuccia. Ho fatto cuocere mezzo chilo di fagioli che in parte cederò a due sergenti ruggiti da Valona ove lavoravano travestiti e con documenti falsi. Fanno parte degli organi7.7..atori dell 'imbarco e hanno portato una grande vela e molte speranze . Oramai quasi Lutti sanno che a Dermi si sta bene e si vive tranquilli e questa verità ha valicato i monti . Ogni giorno arrivano qui oldati e ufficiali. Nel porne-


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riggio ne ~ono giunti altri selle di cui tre ufficiali. Uno di questi è il ten. Mosconi di Brescia. I quattro soldati sono in gravissime

condizioni di ~alule. Li faccio accomodare provvisoriamente nella mia stanzetta con un po' di paglia a terra e qualche straccio per coprir i. A cena divido con loro la mia prov\-idenziale fagiolata . Del pane ne abbiamo in abbondanza . Ho ~orpre o altri cinque toponi inlenli a ro icchiarmi il pane e due ~ono rimasti sul terreno. 28 - gio,•edì

Piove. Due dei miei soldati sono venuti a lamentarsi dd lo ro padrone il quale a sua volta non sembra oddbfatto del loro lavoro. Li ho affidati ad un altro contadino e ho fallo intendere loro che devono avere pazienza e sopportare con r.1~scgnazione anche i rimproveri , fim:hè non saremo liberi. La mia cameretta è posto di sosta, di smh,lamcnto, ufficio di collocamento di tutli questi disgra/iati compagni. Siamo in 1.111dici. Al crepuscolo tutti a cuccia. 29 - venerdì

Continua il cattivo tempo con vento e pioggia Un albanee di pa~sa~i:do mi ha con cgnato un biglietto degli italiani rif u· ~i.1ti a Ducali, i quali m 'inviano affettuo~i saluta. Gli ufficiali miei ospiti hanno avulo un locale gratuito e se ne ~uno andati con due loro soldati. I !\oldati indi po ti migliorano, erano sfiniti dalla fame e dalle marce.

30 - sabato Notte e mattina piovose. Stamane è venuto a trovarmi l'italiano Pellegrini di Roma, già impre. ario edile a Tirana e qui riru~iato, pe:- or~anizzarc e<l approntare un meuo d 'imbarco con motore per fu~irc in Italia . Egli mi assicurc.1 che tiene nao.cPsto un potente motore ed è in trattative a Valona per acquistare una barca. Lo prego di accettarmi tra i partenti dietro pagamento dcUa mia quota. Me lo promette e spera che avverrà pre to. Il Pellegrini ha incaricato un soldato d'acquistare per noi tre Kg. di carne di pecora ; un albanese mi ha portato un pacco di pasta , cosicchè oggi e domani i mangia da signori. I tedeschi continuano a I ransitare !>Cn7.a fermarsi a Dermi


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U,o B '"""'

31 - domenica Sono stato presente alla Me sa. Vi è un bel tempo. A colazione eravamo io parecchi compagni ; abbiamo mangiato pecora lessata con contorno di fagioli. Al pomeriggio andiamo al mare e là enumeriamo tutte le nostre peranzc e i nostri progetti. n albanese che è con noi ci ha informati che a Mosca i capi dd governi alleati hanno tenuto una importante conferenza. conclusa con pieno accordo. Questo mci.e. trascor ·o di c rctamentc, sta per ispegnersi e vi è uno spiraglio di i.alvezza. Dal mare ammiro il panorama di Dermi colle sue quattroce nto ca 'e, duemila abitanti circa, quasi tutti oriundi greci , di religione cri tiana ortodossa. Vi sono due mulattiere che dal mare portano al paese. Vi è un torrente ricco d 'acqua nella tagione invernale. In abbondanza vi è pure acqua di sorgente . c he )ungo lo ·colo viene sfruttata da tre mulini e per l'irriga7io ne d ei ~iardini. Alla sera ritorniamo in pae ·e e diamo fine alla carn di pecora. ovembre

I • /1111ed 1

Di buon mallino on i due ergen ti mi ono portato al monaste ro, a circa mezz'ora di ~trada . Que ·to rifugio monacale si c hiama S . Teodoro. li fa bbricato , circondato da un'alta muraglia è composto di una chic-.clta e di alcuni dormitori; è poco opra uno perone della collina che . i protende verso il mare. TI Monastero non è antico e non ha al un intrcs. e artistico. Le vicende della guerra l'hanno conciato male facendo allontanare quai tutti i fra tice lli . F.' rima,10 un vecchio frate che fa da portinaio, custodisce la c hie clta , la\'ora il te rreno circostante di propriclà del Monastero, riceve ed ajuta i pellegrini, cuoce il pane una vo lta la , ett imana. Ci tiene conversazione dandoci notizie sulla fuga di un gruppo di marinai italiani avvenuta il dicci settembre. Qui vi era un po to di avvi tamcnlo, sorvegliam.a ed acolto della nostra Marina. I marinai hanno abbandonato con la loro fuga tutti gli strumenti in loro con egna e persino la radiC\ ricevente e trasmittente. Gli albane i si ~ono impadroniti d'ogni oggetto trasportabile ed utile. Dopo la visita abbiamo ringraziato il Padre, il quale ci ha regalato tre melogranc. Al ritorno a Dermi abbiamo raccolto un fa cio di legna per il fuoco.


llNmll 0 ' ,U JIANIA

Nel pomeriggio ho avuto la vi ila di un simpatico ed intelli· gente giovanotto diciottenne, orfano.eh<' vive con una vecchia zia . Mi ha raccontato, in francese , tutta la sua dolorosa storia: egli è nato a Lione cd ha vissuto al principio della guerra a Pa, igi; ora attende impaziente la fine della guerra per ritornare a Parigi . ove ha i suoi parenti. E' cattolico. 2 · martedì

La mattina è mcravigJio ·a. Alle otto ·ono arrivali dalle mon· tagne altri tredici nostri compagni carichi di miserie, di pidocchi e di fame. ono stati scacciati dai mu su Imani per mancan1.a di lavoro. on è lato difficile si. ternarli presso alcune fami ~lie, ma ono preoccupato per altri preannunciati arrivi. data la impossibilità di trovare posto per tutti . Inoltre, il pane rincara ùgni ~iorno e carseggia per la difficoltà del trno;porto del grano da Valona, distante 50 Km. L'amico piro Bua mi dà ogni matlina del latte c he prcferi,c.-o a, fopioli . Etzli ha una magrissima e piccola mu ca dal pelo rn~t-iccio cd incollo, dalle corna spenalc e dalla coda la1?liata a mo' di cane da caccia. Oue ta povera bestia ha pure un vitellino da -;famare e tutto il giorno madre e piccolo vagabondano in ccrLa d'un ciuffo d 'èrba . ro non so come sia pos ibile spremere latte dalla mammella co'i\ inaridita. Spiro rifiuta il pagamento e vorrebbe cedermi il latte J!ratuitamente, ma io mi ono informa10 del preuo e faccio civolarc nella tasca di un suo figlio I rcnLa lire OJ!ni tre giorni. li pomeriggio lo pas o alla piaggia e mi cullo nelle rosee ,llusioni : quando rivedrò l'Italia . Presto la barca arriverà cd io sono fra i partenti o;icuri. l fortunati non . aranno più di venti! E poi la mia f amij!lia quando la rivedrò? Sarà a Voltago, o Padova , o Brescia ? Poi suben tra la tri tc11a e pen o che ogf!i ~ la giornata d i morti. Quanti morti per la iruerra!

1 - mercol<'d'1 Notte tranquilla. La giornata · c~liva. uno alla piaggia in aue. a di Lonµo che mi deve portare una canna da pesca. Parlo con un alhane e oli i mista che mi dice che la ituazione mondiale è nelle mani degli alleati e procede bene. Egli ha udi LO dalla radio c he la guerra cesserà fra poco e noi tutti ,arcmo liberi. Vole ·~e Jddio! Da due mesi vivo con questa spera111.a opportando quasi allegrament · l'umiliante vita del per·


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Ugo B,a,..,o.

seguitato vagabondo. E' giunto Longo. Bulla l'amo e dopo mollo allesa e parecchi tentativi inutili ha pescato un pesciolino. Egli è deluso t! vuol convincermi che non ha l'esca adatta. Alla sera nella mia rnmt:retta ho trovalo sdraialo per Lerra e sofferente un nuovo giunto. E' il brigadiere della Milizia Portuaria di Valona, ruggito il IO settembre, ferito ad un polmone dai tedeschi, curato dai partigiani cd ora cosl malconcio e in cerca di lavoro. Egli ha pochi e lerci indumenti ed è affamato. Ha un orologio Longines al polso. già addocchiato da un partigiano il quale st: lo fa consegnare per una camicia, una maglietta usata e 6(X) lire. Al povero ferito cedo quasi tulto il mio latte ed egli lo beve avidamente; penso alla mia buona mamma , a tutte le mamme che tante cure ebbero per i loro figli ora affidati al destino della patria. 4 - gioved't

Anniversario della vittoria 1915-18. Mussolini fondatore dell'Impero. Oggi l'Impero e l'ltalia sono perduti. I suoi migliori fieli sono e.parsi per tutto il mondo come cani randagi e molti di essi hanno il corpo martoriato. 5 - venerdì

Notte insonne. Ieri sera Pellegrini. Vcdovclli e Cocio sono giunti a Dermi con due tronconi di barcone na ·costi sopra un autocarro. A Valona hanno a quistato il barcone, lo hanno segato a metà e sotto gli occhi dei soldati tedeschi lo portarono via. In pochi giorni speriamo rimettere la barca a nuovo, attrcu,ala di vela e di motore. E ' facile immaginare la mia gioia, amareggiata dal rincresci mento di lasciare i miei cari e fedeli compagni. Il barcone ha la capacità di 25 persone, ed a Dermi saremo già un centinaio. Stamane sono arrivati due compagni ammalati. Uno trasportato a dorso di un mulo. Ho ch iamato il medico albanese, che li ha visitati riscontrando un lorte esaurimento per fame . Vi è in paese un grande dis<."Orrere sulla nostra prossima partenza. Pellegrini ha fissato la quota di 3700 lire ognuno. Io tengo gelosamente da parte questa somma e pregusto la certezza della fuga da Dermi.

6 - sabato Pioggia e vento per tutta la giornata.


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AJla sera Spiro Bua mi ha mandalo delle ottime frittelle ed un pane della chiesa. Una vecchietta mi ha portato un poco di legna . Si tira avanti con la generosità dcJ prossimo. 7 - domenica

Oggi compio SO anni! Vivis ·imo era il mio desiderio di passare que to compleanno a S. Remo con la mfa cara famiglia . Sono lontano e non posso comunicarglielo. Il cattivo tempo ritarda l'appronLamento della barca. Il motore funziona malamente. E' incominciata la raccolta delle olive e, sebbene ~ia fe ta e piova a dirotto, molte donne albanesi e qua. i tutti i militari italiani debbono scendere negli ulivetj a rac,c ogliere chè il cattivo tempo le guasterebbe. Alla messa eravamo in pochissimi. Appena uscito dalla chiesa sono stato avvicinato da un nuovo venuto, il quale mi ha dct· Lo che era arrivato un gruppo di ufficiali , fra cui il col. Modica, che de iderava parlarmi. Mi sono recato da lui e ho appreso che erano arrivati da Terbaci tutti gli ufficiali e ·oldati che si trovavano colà . Questi uffil:iali avevano -.apulo del progettalo imbarco e sperano di partire. 8 - luncà, La notte cor a un furioso temporale si è scatenato su Dermi ; al mattino ancora acqua e vento. Un mio malato, durante la notte, ha avuto una scarica puzzolente mentre dormiva vicino a me. L'ho svegliato e consigliato di lavarsi. Gli ho regalato un paio di mutande, poichè è rima to nudo. Il poveretto è un giovane ventenne di Campobasso. E' sbarcato in Albania, a Durazzo. il 4 ettembre e pochi giorni dopo è stato travolto nel cao deJl 'a rmisti;,io. Una popolana , commossa per tanla sventura, gli ha lavalo i suoi puaolenti , lerci e rattoppati indumenti, ha portalo delle coperte, del latte, del pane e due uova. 11 medico gli ha prescritto una dieta di ri ·o molto cotto in bianco, purea di patate e due limoni al giorno. lo spero che guarisca . Continua a piovere , e fra tanto dolore la mia tristezza è infinita . 9 • martedì

Notte tranqulila . tamane la temperatura è fredda. La notizia dell'arrivo della barca si è divulgala e ingi{!:antita talmente che provengono sbandati da tutte la parti dell 'Albania con la pcranza di avere un po ticino. La popola;,ione di Dermi è preoccupatissima per i nuovi giunti ed ha cominciato a dare visibili 12


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segru di disapprovazione e di fastidio. Al Santuario di S. Teodoro si ono rifugiali circa 70 fra ufficiali e soldati, anch'essi venuti per trattare un imbarco che li trasporti in Italia. Il prezzo dell'imbarco fissato da Pellegrini è salilo a 6 mila lire per le maggiori spese. IO - mercoledì

Notte di bombardamento aereo navale lungo la co ta valonese. Cl siamo alzati all'una e vedemmo un rapido duello tra le artiglierie tedesche e le unità navali ingle i. Due petroliere tedesche sono scomparse incendiate in mare. Ritorniamo a dormire. Stamane ciclo nuvoloso. Il malato ha continue coliche con sangue. Ho avuto da un albanese gli alimenti a lui adaui e spero in una sua rapida gua· rigione. Qui non vi è latrina e quindi egli è costretto a nascondersi fra gli ulivi con grave disappunto delle donne che da mattina a sera raccolgono le olive. 1 I · giovedì

Continua a piovere. Stamane un albanese ha offerto per 220 mila lire un piccolo veliero che trovasi nel porto Palermo a 20 Km. da qui . Il Col. Modica ha chiamato tutti gli ufficiali e molti soldati per raccogliere la somma. Nonostante tutti gli sfoni non è possibile raggiungere l'importo richie to. Molti ufficiali e soldati sono privi di denaro e parecchi lo trattengono per il maledetto vizio del fumo , perando di imbarcarsi ugualmente. Come giudicare questi ufficiali e soldati che, sebbene affamati, pospongono il cibo al fumo e continuamente mendicano con indecorosa insistenza una sigaretta al più pitocco degli albanesi? Ora si è perduta anche la più elementare dignità? 12 - venerd't

Per mio cognato Gigelto e mia Moglie il venerdì è sempre un giorno gramo e apportatore di iella. Mi dicevano che si deve diffidare di questo giorno. Infatti il IO settembre, inizio dei nostri guai, era venerdl. Ieri sera è venuto a trovarmi Laci per avvertirmi di tenermi pronto per l'imbarco. E' necessario bel tempo e mare calmo. Il barcone è stato ben rabberciato e attrezzato ed è pronto per il varo. Gli albanesi che si interessano del nostro imbarco sono di pareri diversi: chi dice di non rischiare chè la pace è vicina, chi afferma che la traversata è un suicidio, chi


ll<lllDJ D'.u.&lMU.

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assicura in poche ore l'arrivo in Italia, chi teme una sorpresa in mare da parte dei tedeschi. Comunque, io ho deciso di parti.re. La partem.a tanto attesa sarà interessante, ricca di emozioni, di illusioni e delusioni. Vi sono 55 Km. dai due punti più vicini fra l'Albania e l'llalia, ma chissà quanti in più sa.remo costretti a navigarne, i nos! ri compagni che non possono imbarcarsi già minacciano rappresaglie, dispetti e delazioni. Alcuni si sono fatti raccomandare dal Capo partigiano il quale ha assicurato che la barca non partirà se non saranno imbarcati i suoi beniamini. Quakhe compagno si finge gravemente ammalato e privo d'assitenz.1 per impietosire ed ottenere il penne so d'imbarco. Pelleg rini che è il proprietario e l'organizzatore della rischiosa impre-.a ha già avuto parecchie noie. Egli ha predisposto un servizio armato di continua vigilanza alla barca per la protezione di chi s i imharcherà e per rendere vano qualsiasi atto ostile di malintenzionati che vogliano inserirsi a viva forza . Tra i partenti io ho promesso ai miei fedeli c he ritornerò a Dermi a prenderli

/3 - sabato Notte di vento, pioggia, tuoni e fulmini. Stamane il mare è imbronciato. Il Modka e gli altri ufficiali del suo seguito sono in trclttative con Pellegrini per imbarcarsi; in tal modo si porterebbe il numero dt:i fortunati a 30. Ogni giorno arrivano compagni , scendono dalle montagne come torme di lupi cacciati dal freddo e dalla fame. Dermi è pieno di questi disgraziati straccioni in cerca di pane e lavoro. Gli ahitanti li respingono per tema di rappresaJ!lic da parte dei tede·chi e perchè non hanno viveri a sufficienza nemmeno per loro. Allora quei disgraziati gironzolano con abiti a brandelJi , scarpe tenute a sicmc con il fil di ferro, senza denari , e battono alle porte degli albanesi elemosinando un pezzo di pane. Nel cielo volteggiano due aerei da caccia inglesi e dopo una rapida ricognizione scaricano le mitragliere sul paese colpendo qua. i tutti gli automezzi civili. Le donne con i bambini gridano e fuggono sotto gli ulivi. Vi è in paese molto panico ma senza conseguenze, mentre sulla rotabile un povero giovane albanese !Senne c he si trovava sopra un autocarro è stato colpito mortalmente. Alle 16 vi è il funerale del morto. Lo portano in chiesa quattro compagni. Egli è in una cassa scoperta con una corona di foglie verdi intorno al capo. La cas a è portata sopra un tavolo nel centro della chiesa e circondata dai parenti. Il prete con l'incenso benedice la salma e inizia una lunga funzione. I paren-


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ti, e specialmente le donne della famiglia , piangono singhio7.7.ando e di tanto in tanto con disperate cd alte grida chiamano a gran voce il morto. Durante queste dolorose invocazioni la madre e le ·orelle, con i capelli sciolti e par i sulle palle, si graffiano rabbiosamente la faccia, e specie la vecchia madre con tale forza da farsi uscire il sang ue. Osservo che le più giovani fingono di graffiarsi e si passano sul viso solo i polpastrelli dellt' dita. Questi aui di disperazione in pubblico ben presto rimarranno solo come ricordo. Termina la funzione n :ligiosa, mentre un aJbanese tiene il soli to discorsetto di cui nulla capisco. l pa renti, g li amici ed i nemici del morto lo baciano e lo salutano con alte grida. Accompagnato dai soli parenti è stato po i portato a palla al cimitero. Dopo st:i ore dalla morte il poveretto è stato interrato e i suoi stretti parenti per tre giorni e tre noti i hanno vagalo per il paese chiamandolo e ricordandolo con a lte e strazianti grida. 14 - domenica

Notte con vento impetuoso. Gro 'se e nere nubi s i stendono su lle montagne vicine. Al maltino il venlo si è moderato ed il cielo è a tratti sereno. Alle sette sono staio in chiesa per la messa. Il mare infuriato mina eia di tra cinare via la harca e si t.· dovuto tirarla con fatica a secco e ancorarla. Ora è piena ,d'acqua e di sabbia. Passando per la piazzclla del pae e sono stato avvertilo che hanno posto in vendita carne di ci nghiale a SO lire al Kg. t! ne ho compralo un cosciotto. Nella soli ta mezza latta, piuttosto arrugginita dal poco uso e dalla superficiale puli1-1a, ho fatto bollire la carne aggiungendovi cipoJJe e due cucchiai di o ttima conserva di pomodoro regalatami da un mio soldato che certamente l'aveva destramente sottratta al suo pad rone, il quale a sua volta, la aveva trovata nei magazzini militari di Dermi. Posso assicurare anche il più raffinato buongustaio che ho mangiato una carne squisita. Per frutta, alcune arance re~alatemi. / 5 • lunedì

J tedeschi sono in paese. Una pattuglia da Dermi è stata inviata a S . Teodoro ed ha sorpreso nel monastero alcuni nostri compagni catturandoli. Qui i tedeschi hanno perlustrato le case rastrellando gli ammalati. Con quelli d i S. Teodoro li portcran-


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no a Valona. Dell 'arrivo dei tedeschi sono sLato avvertito e sono fuggito sopra il paese negli uliveti, nascondendomi in una cappella abbandonata. Spiro Bua ha fatto da palo e mi ha inviato la cena a mezzo di suo figlio, che mi ha informato dei movimenti dei tedeschi. 16 - marted't

E' venuto Spiro Bua a trovarmi alla cappella e mj ha consig]iato di consegnargli lo zaino e la valigetta per rimanere agile negli spostamenti. I tedeschi se ne sono andati con una decina di compagni catturati. Non trovo prudente ritornare in paese nena mia stanzetta e con l'aiuto di Spiro Bua ho scelto un giardino vicino al mare, ove sotto tre altissimi cipressi passerò le prossime notti. Per tema di essere rapinato ho consegnato a Spiro Bua i trenta Napoleoni pari a 3700 lire - quota per l'imbarco - e ho nasco · to la sterlina oro nella calza. Qui , sotto i cipressi, non potrò rimanere per molte notti se il tempo è cauivu. Sono senza copricapo, <'On due coperte aJbanesi. Di giorno sorveglio la rotabile e i sentieri che portano al mare, per evitare qualsiasi sorpresa da parte dei tedeschi. I figli di Spiro Bua mi portano da mangiare.

17 - mercoledì La notte è buia. Il cielo nuvoloso. Alle ore 24 ha cominciato una fitta pioggia. Sono sdraiato per terra arrotolato nelle coperte, fra i tre cipressi che formano un triangolo scaleno di pochi metri di lato. Per guanciale ho la valigetta ove ho riposto le ciba rie dj riserva. Direttamente la pioggia non mi giunge chè le folte fronde dei cipressi mi riparano, ma l'acqua scendendo lungo i tronchi mi ha già in parte inzuppata 13 coperta. Sono avvilito e non posso dormire; devo muta re posto di quale pa so. La pioggia è cessata e fra le nubi grigiastre fa capolino la pallida luna. Mi riaddormento. AJle prime luci del mattino sono sveglio e mi trovo umidiccio. Addento del pane e succhio una mezza scaloletta di latte condensato di marca « Mirella » . Quando il sole è alto ho succhiato l'altra metà e mangiato altro pane. Al pomeriggio mi sento dei forti disturbi di tomaco. Il latte condensato non diJuito deve avere agito nello tomaco come il carburo di calcio a contatto dell'acqua.


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18 • giovedl

Al crepuscolo di ieri sera è venuto a trovarmi Spiro Bua che ha voluto portarmi a dormire a casa sua. Mi ha ceduto una va.sta camera con pavimento di legno, sopra la cucina. Durante )a notte ho dovuto alzarmi due volte per dare .sfogo ai gas che mi borbottavano nel ventre e cosl ho fatto conoscenza con la prima latrina albanese, nel cortiletto della casa. Que lo indispensabile po ticino i! quasi sconosciuto in quei paesi. Il mattino sono ritornato ai giardini con il figlio quindicenne di Spiro Bua che mi ha portato in un sacco le coperte e la valigetta con una pagnotta. Ci siamo fermati nella chiesa ortodossa o, a qua i abbandonala, ove gli albanesi depongono i loro attre,-..zi e nascondono le armi. Durante la notte nella chiesa vi sono tre lucignoli, che vengono accesi alla sera dall'incaricato della sorveglianza il quale però abita in paese. Mi sistemo in un angolo della chiesa e sorveglio i tre lumicini ad olio tremolanti, finchè iI sonno non mi prende. 19 - venerdì

Nutte burrascosa, soffia il maledetto vento ciroccale tanto temuto dai marinai. Dal giorno dell 'arrivo della barca ho allargato le mie cognizioni astronomiche e marinare. Di notle cerco la stella polare, seguo il corso della luna, o servo le sue fasi, guardo il tremolare delle cime degli alberi per distinguere il vento, scruto le nubi e la loro direzione. Ogni giorno interrogo gli albanesi sui movimenti delle onde e dei venti e mi intere so dei sistemi di navigazione a remi ed a vela. Il gruppo degli ufficiali con a capo il Col. Modica è venuto alla chiesa per dormirvi, essendo segnalato un prossimo arrivo di oldati tedeschi a Dermi. Nel pomeriggio il ciclo si è coperto di minacciose nubi , e poco a poco è cominciata una leggera pioggia. All'imbrunire un amico albanese ci consiglia di pernottare in una grotta fra gli scogli. Sembra vi siano stati dei delatori in paese e gJi amici nostri temono una sorpresa tedesca in chiesa. Quasi tutti i prenotati partenti per l'Italia sono ai giardini ove si può sorvegliare la barca. Gli albanesi cominciano ad essere stanchi di noi e non a torto. Molti sbandati italiani vivono nei giardini e di notte rubano arance, mandarini ed olive che, salate in acqua, sono mangiabili. Vi è un gruppetto di soldati e civili di sorveglianza alla barca che per accendere il fuoco strappa rami dalle piante da frutta e dagU ulivi ; alcuni albanesi esagerano il


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danno patito e ricallano noi ufficiali che, per non avere peggiori guai, dobbiamo pagare. Spiro Bua mi manda la . olita gavetta di latte e pane per la cena .

20 . sabato A qua e vento du,antc la notte. Da alcune settimane il maltempo impedisce la nostm fuga. TI mattino è discreto. (I ~ole si fa appena vedere. quando dietro le montagne compaiono grossi nuvoloni che ci regalano una fitta pioggia. Oggi ono custode della chiesa, non per l'edificio deserto e spoglio ma per le coperte e g li indumenti che vi hanno nascosto i miei compagni. Nell'imminenza della partenza ho restituito l'abito borghese di Laci e mi sono fatto dare da Spiro Bua un paio di calzoni di suo figlio . Non fa freddo e non porlo nè giacca nè cappello. Ho regolannente pane e fagioli che mi manda Spiro Bua. Il mare è agitato, la no tra barca si è piegata da un lato sulla rena. 2 1 · domenica

Vento e acqua tutta la notte. li mattino si rischiara e alle 7 vi è il sole. Odo la ca mpana della mc!.sa las ù in paese. Ho passato la festa gironzolando per i giardini.

22 · lunedì Notte insonne, pioviggi na e spira lo cirocco. Da Valona giungono cattive notizie. I tedeschi hanno distrutto tutte le palazzine e l'o ·pedale costruiti dagli albanesi . I ponti e la pista di lancio del campo d'aviazione sono stati minati. Nella chie. a siamo in ditX:i a dormire. I figli di Spiro Bua due volle al giorno mi portano da mangiare.

23 · martedì Notte di pioggia. Per tutto il giorno vento e acqua, al crepu· scolo una schiarita a tramontana. Presagio buono, ci dice un al· banesc, ma per poche ore. Non mi ricordo di un maltempo tanto persistente. Siamo avviliti e inaspriti.

24 · m ercoledì Acqua e vento di notte. Il cielo è coperto anche stamane; il vento fischia fra i cipressi e gli ulivi; grosse onde si infrangono rumorosamente sugli scogli. E' difficile procurarsi viveri. Siamo in 30 i partenti, ma molti altri sono nascosti e ci spiano. Questa


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benedetta barca è di venula un a lveare, a li ira noi cht.> siamo sicuri dj partire, ma ancor più gli altri che ·perano nel miracolo o in u n colpo di ma no all'alto della partenza . I miei compagni ono stati sfrauati dalla c hie ·a percht.> la ins udiciavano con bucce d i arancia . Io posso rimanere. 25 - giovetft

Stamant- la rghi squan;i di cielo ereno e fiocchi di nubi. I l mare che sorvegliamo nolle e giorno si è la110 più calmo. Lung<> la ca Lena del Logora vi :,,ono nubi minact:io ·e. Al pomeriggio è ricominciato a piovere. Il figlio di piro Bua , sotto l'acqua , è venuto a portarm i il laHe nella gavetta e , avvolta in uno 'ltraccio , mezza pagno tta. Questo mio piccolo amico di 5 anni, non apisce l'italiano, è scalzo e vestilo d i una sudiica camiciola e di un paio di calzoni rattoppati e troppo larghi r er lui , sorretti da un filo di spago. Non ha copricapo e :,,i è portato un sacchetto per ripararsi la lesta. E' comple tamentt.' bagnato; mi fa pena . Gli raccomando con parole e ef!ni di non mettersi più in cammino quando piove. Egli mi sorride tutto contcnlo, come se apèssc di aver compiuto un atto carita tevole. Caro il mio piccino! T i ricorderò sempre e dirò alle mie dilette figlie quanto tu hai fatto per me. Ra ccomanderò loro di compiere spe~~o atti caritatevoli anche se richiederanno qualche sacrificio personale. Le vedrò sorride re, come tu , mio buon Bua , fai ora . Alla sera nasco Lamente è venuto a d o rmire in c hiesa il capilano Ras pigliesc. Mi racconta c he per vivere fa il dollore Egli ha f rcquentato il quarto anno d i medicina, ma perchè volle sposarsi nonostante l'opposizione del pad re, a l q u a le non garbava la scelta , dovcllc metter i a lavorare. Dalla sua Sicilia si trarcri a Milano con la moglie e s'impiegò alla Segreteria dell'Ospedale Civile. Con s pregiud icata auda ia e forbita parlantina si e spacciato ora per med ico fra gli a lba ne ·i, ricavando dalle nu merose visitt: ollime cibarie e de naro. AJJ'imb ru nire ci buttia mo nei nostri angoli per riposa.re ~ riparliamo delJa partenza (egli e fra coloro che non sono certi di essere presi a bordo ).

26 . venerdì Cielo sereno con vento da ponente. Il mare è agitato. Alle sei colazione con un uovo sodo e cipolle o liate. Visita alla barca che è adagiata s ul fianco e ben ancorata. La tempera tura si è mitigata


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col sole che ri plendc nel ciclo, finalmente libero da nuhi. Chissà c he non iano gli ultimi giorni di atte a e di . offerenz.e! E' venuto il oldato bre ciano Simoncclli e m1 prega di se guirlo al giardino del uo padrouc, o e vi '>onu delle pianLc eco lari di aranci, mandarini e limoni stracarichi di fnmi. 11 attivo tempo ha fatto cadere una gran quantità d 'arance he raccogliamo e mangiamo a sa.1.ieta. Sono ottime! Ma, ne avevo mangiatt: di cosi ~aporite. Da Valona sono gi unte queste ultime not121e : per ordine del duce i tedeschi devono di~truggere ogni upèra co tru1La dagli 1La· liani . Per ordine del duce tutti gli i1alia111 saranno trasferiti 111 Italia a combaucrc contro I badogliani. 27 · saburu Nulle nuvolosa; . tamane il iclo è coperto d, cirri, olo d1 tanto in tanto da qualche quarcio • punta un pallido ~olc. lo e il compagno Raspiglics1 siamo tali svegliati dal agrc~tano e dal Prete che deve cclebrnn.· la mt:',sa. Nes ·un altro , tranne io l' Raspiglic. e, e \(muto ad asl.Ì!>Lcrc alla I rcuolosa f un.1.ione. Alla fi. ne il buon prete ci ha dato un pane e meJJ.a bottiglia di vino, e cordialmente ci ha salutati. Il mart: e tuttorn agitato.

28

domeniw

Notte da ladri , i d1rchbe da noi . Vento e a qua. ·,amane ho attent mente esaminato gli indum ·n ti che porto, per un prurilO sospetto e vi ho trovato un !.ulo t! 'serino non ben di1,tinto I miei compagni sono can hi d1 para~s1t1. Da Valona arrivano notizie allarmanti. I tedeschi e i bali-.11 (fa ci li albane,,) hanno proibito l'e portazione del grano. La popohuione di Dermi è preoccupala e teme di venire:! affamata . Oggi vi è un viavai im,olito. I miei ~olda11 uno venuti tutti a salutarmi e ad augurarmi huon viaggio. Li ho ringraziati e ho promesso loro che tornerò a pre nderli . Alle ore 19 si parte ; in frella ho me o nd . acco di Spiro Bua coperta e calzoni vestendo il piµ1a ma a righe rosse con sopra il cappotto. Da ogru sentiero scendono i partc11ti e da ogni anfrattuosita spuntano i compagni che corrono attorno alla barca che viene vigorosamente spinta in mare. Pellegrini la fa accostare allo scoglio prestabilito per l'imbarco. Nas e una confusionc iqdcsctivibiJe. algo fra i primi . Altri si buttano nella bar-


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I/ flO 8 rtma,

ca , respinti da Pellegrini, che impugna la rivoltella . Un compaino i è tuffato nudo in mare e tenta di salire da prua. Io non po o reggere a tanta imprudenza e l'aiuto a alire per quanto non ia fra i partenti. La barca e zeppa di per one che vociano, di,cutono. i azzuffano. Ci allontaniamo dallo cogl io mentre molti altri urlano come pani per e ~re rimasti a terra . Siamo pig iati. Da venti siamo saliti a trenta , trentacinque partenti. Pellegrini accende il motore che scoppietta maledettamente. Ci dirigiamo verso punta Linguetta, per poi attraversare, nel punto più strello, il canale d 'Otranto. 29 - lunedì

Ieri sera, dopo un 'ora di navigazione, il motore si è fermato e per quanti tentativi siano stati fatti non ha voluto riprend~ re. Innalziamo la vela , ma tira un vento debole e contrario. Voghiamo con sci remi; la barca sovraccarica naviga fatico amente. Due soli sanno remare. La notte è • tellata e decidiamo di sbarcare all'isola di F~nò che ta di fronte a Dermi a circa 20 Km. Colà vi ·aranno i tedeschi? Non lo sappiamo. A Fanò ripareremo il motore e proseguiremo per l' Jtalia . Alle ore 10 sharchiamo nell 'isola, ricevuti dagli abitanti greci che ci assicurano che i tedesc hi, dopo aver distrutto il faro si sono allontanati da due ~iomi. Il motore è stato riparato. Alle ore 16 e cinque minuti ripartiamo a remi , sino al largo, e alle 17 Pellegrini ha acceso il motore che funziona bene e ci solleva dal fatico o vogare. Siamo nel canale d'Otranto. Il cielo è meraviglioso. Il ten. col. Rcbichesu è alla bussola e segnala la rotta. lo aiuto a raffreddare il motore, rovesciando secchi d 'acqua, oppure remo.

30 - martedì Notte magnifica. Dio ci guida e ci protegge. Non fa freddo. Il mare è calmo. Alle nove siamo in vista d'Otranto e siccome iamo stati segnalati ci vengono a rimorchiare. Siamo saliti quai tutti sul rimorchiatore della Marina ed allora diamo libero sfogo alla nostra gioia. Baciamo l'amico e salvatore Pellegrini e ci abbracciamo fra noi. Durante il viaggio, quando il motore si è fermato, alcuni pes~ simjsti hanno proposto di ritornare a Dermi. Una volta giunti a Fanò si sono riservati la parte del leone nella ripartizione dei viveri. In Italia hanno poi di involtamente dimenticato le promesse fatte a Pellegrini, e quasi gli hanno voltato ]e spalle. lo sento


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il dovere, invece, di ricordare il bravo Emilio Pellegrini, il cui indirizzo è: via Cibelli, 24, Roma.

Dicembre I · mercoledì

Ad Otranto ho trascorso la notte in una cameretta di passaggio, con un paravento vicino al letto. TI sapermi più vicino ai miei cari mi ha procurato una grande emozione. ma mj ha pure dato un senso di tranquillità. Per )a stanchC7..z.a ho dormito profondamente. Appena giunti ad Otranto, ci eravamo recati in hiesa, e dopo avere fatto una offerta in denaro avevamo rivolto a Dio il nostro pensiero. Stamane alle ore 7 partenza in treno per Lecce. Ci siamo presentati alla Tappa principale n. 20. Mi è stata a segnata una stanza all 'albergo Patria. All'Ospedale Militare ho potuto fare un bagno, ed ho costatato di essere infestato da pidocchi. L'odissea di sbandato si è conclusa felicem ent e. // max,J,:iore Ugo Branca non dimentica la promessa fatta ai soldati rimasti in Albania, e si accinge a compiere alcune missioni per il loro recupero e trasferimento in Patria. Anche questa parte del diario costituisce una testimonian za di grande interesse. 2 - giovedì

Notte insonne . Sono tormentato dai pidocchi. Ilo la mente confusa e smemorata. Sono deluso degli avvenimenti italiani e credo lontano il giorno in cuj potrò raggiungere la mia cara fa. miglia. Ho fatto trasmettere questo messaggio: Maria , Margherita, Antonia : sto bene vi bacio - Ugo. La radio for e l'ha trasmesso, ma chissà se è stato udito. I tedeschi avranno lasciato glit apparecchi radio? A Lecce non s i trovano indumenti; i negozi sono completamente sprovvisti dj calze, camicie, mutande, fa7.zoletti e magliette. 3 - venerdì

Il Comando Tappa ci ha fornito di indumenti , divisa e scarponi militari a pagamento. Ora non troviamo nè fregi nè gradi nè stellette e giriamo come le reclute appena giunte al Distretto. La mensa militare funziona bene. Ho riscosso tre mesi di stipendio, circa 16 mila lire.


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Uao Bran,."

sabato

Non si trovano valigie. Ho ficcato tulla la mia roba in uno :,.aino. Lecce e una graziosa ciltà. Vi sono tre teatri , di cui due moderni cd uno piccolo, chiamato il Paisit!llo. Le chj.ese quasi tutte m stile roccocò hanno numerosis~imc statuette nell'interno e d cora1:iuni sfarz.ose di pessimo gu~to. Non vi è un quadro di pregio. 5 - domenica

Alle sci mi sono svegliato per stendere la relazione degli avvenimenti in AJbania , richiesta dal Comando dal S.I.M. (servizio inlormazioni militari), dipendente direttamente dal Comando Supremo rtaliano. A Lecce si trovano il Ministero della Gu,e rra e lo Stato Maggiore. Il Comando Supremo è a Brindisi. AJ comando S.I.M. ho chiesto di partccipart! alle missioni di recupt!ro dei nostri compagni ancora in Albania .

6 - lunedì Sono tuttora a disposi1.ione del S. I.M . Gironzolo per la città ficcando il naso ne lle vetrine vuole , visitando le chiese. Ho comprato qualche pacco di fichi secchi con dt'nlro la mandorla tostata e li ho trovali squisiti. Qui vi è abbondanza di fichi, di mandorle, me ntre non si trova nè pane nè formaggio nè carne . La città di Lecce è stata risparmiata dalla guerra e ne ha avuto tutti i vantaggi. Vi sono molti inglesi e americani , preferiti dalle graziose leccesi e dai ncgo1:ianti. Qui si balla ovunque. I cinema sono zeppi e tutti si divertono, senza alcun pensiero. 7 - martedì

Qui tutto è organizzato per il mercato nero. Si trovano indumenti e scarpe a pre1.zi altissimi. Un paio di calzerotti 130 lire! La mia salute è ollima. 8 - mercoledì

Pellegrini e Vedovello sono rimasti ad Otranto ed oggi devono presentarsi aJ Comando Supremo in Brindisi per progettare un tentativo di ricupero degli itaJiani a Dermi. Ho chiesto di partecipare alla rischiosa missione.


Il< OIIOI Il'.UJIMI U

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9 - giovedì

Il pomerig~io lo pa o al ci nema. Vengono proiettai i films italiani di •recchia dala o film inglesi od americani di propaganda , nm p.. dato inglese.

IO - venerdì Sono stato chiamato al Comando , upremo a Brindi~i per informazioni. Mi sono incontrato con un ulriciale che era rientrato in Italia dall'Albania in . cttcmbrc, con un con\'oglio. Egli mi racconta che il suo piroscafo, ultimo partilo da aranda. era stato violentemente mitragliato e spezzonato per qua i tulla la traversala. Hanno sbarcato ad Otranto circa 100 morti : e~li l\l era salvato gettando ·i in mare , venendo poi ri upcrato da un nostro caccialorpcdinicre. I I - sabato

Ho avuto un abboccamento col maggiore Ira i del S.J .M. c he sollecita la richiesta di mezzi pel recupero degli italiani in Alba nia. Sono ritornato alla era in attesa di ordini. Brindisi mi ·i presenta sporca e trascurata. Formicola di truppa angl<ramericana. con tutti gli aggregati di colore. 12 - domenica

Be llissima giornata a Lecce. Ilo assi ·tito alla mes ·a. Mi sono incontrato col tenente Pani1.za di Bre ·eia. Egli e un ufficiale degli alpini che dal nord ha ragg-iunto le truppe di Badoglio. E' laurealo in giuri prudenza ma ora tudia medicina Amico e coetaneo di Lina. Ho chiesto notizie ma ben poco ha ·apulo dirmi. fa?li i trova in servizio al Ministero della Guerra , ma spera raggiungere pre ·to un reparto operante in linea con gli anJ!lo-americani.

13 - lunedì A Lt:cce giorno di mercato. Vi è per le vie un fitto movimcnlo di gcnle campagnola. Molta frutta e verdura è esposta sui banchi. Vi sono a terra, nei pressi del mercato, diste e di ogni sorta di cianfrusaglia usata , scovata certamente nei solai. Tutto si vende a pre7.7i alti e tutto è richiesto. 14 - martedì

Stamane nel ciclo passano centinaia di fortezze volanti dirette verso la Grecia. Sono venuti a trovarmi Pellegrini e Ved<r


vello e abbiamo tra ciato le lince ideali pel ricupero dei nostri compagni. Speriamo che gli inglesi ci diano il permesso di usare mezzi della marina italiana.

15 . mercoledì Sono sta to chiamato al S .I.M . per informazioni. Ho trovato molti ufficiali che hanno attravcr ato le linee tedesche cd ingle• i per combattere con le truppe del Re.

16 • giovedì Sono a Brindisi per onferire col Comando del S.J .M .. Viaggiare in treno è un problema. I vagoni di seconda eia • ~ sono ridotti al puru · heletro. Velluti , tende. ottomani e reticelle asportati. I gabi netti rotti e indecenti. I vetri dei fine trini spezzati o rimossi. Vi e rimasto, r,t:r ironia, la redarne del Popolo d 'llalia. Quanta distruzione! 17 · ve11e1dì

Sono a Brindisi a disposizione del .I.M .. Pioviggina . Nel pomeriggio ho vbto il film • Rebecca, la prima moglie •. Al crepu. colo sono a dormire. 18 -

abato Nessuna novità. Sono alloggiato all'albergo Regina a Brin-

di i. /9 · domenica

Sono ritornato a Le cc. Alloggio all'albergo Risorgimento, rrequentato da truppe e ufficiali anglo.americani . Questi ignori hanno requisito tulle le lampadine elettriche e noi c i illuminiamo con lumi di terra cotta a lucignolo nell'olio. Ho saputo che ad Otranto è giunto il vel iero da Dermi c he fu acquistato da alcune famiglie di ebrei ful!giti dalla ·rbia. I partigiani di Dermi hanno imposto l'imbarco di tutti gli italiani presenti , circa ottanta, e fra questi è arrivato il mio attendente. Sono stato chiamato al Comando Supremo per decidere sul ricupero degli italiani sulle coste albanesi. Questi che sono ora giunti assicurano che nei pressi di Dermi ci sono altri 150 compagni.


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20 - lunedì Alle ore 8 sono a Brindisi e alle 9 riparto per Taranto col Comandante Manuti per incontrare Pellegrini e Vedovello, provenienti da Otranto. Apprendiamo la decisione della partenza per l'Albania al Comando Marina. A Taranto siamo ricevuti dal Comandante Sesto Scstini che ci presenta al Principe Aimone di Savoia. Questi si è molto interessato della no tra volontaria missione, ci dà tutto il suo autorevole appoggio ringraziandoci per l'opera umanitaria che ci accingiamo a compiere. 21 · martedl

Da Otranto ci trasferiscono in automobile a Brindisi. Di salute sto bene. Questa impresa mi dà energia e gioia. Lo spirito è ottimo.

22 - mercoledì Pellegrini, Vedovello cd io siamo in attesa di ordini. 23 - giovedì

Il tempo e nuvoloso. Ha piovuto al pomeriggio. Con amici passiamo la giornata al cinema e al caffè.

due

24 - venerdì

Sono tato chiamato urgentemente al comando del S.IM . per comunicazioni: tenersi pronti per la partenza. Con noi verrà in Albania un radio-telegrafista con apparecchio del S.LM., sbarcheremo a Dermi di notte. RaccogHeremo quanti compagni ci sarà possibile. Vedovello si recherà a Valona per avvertire gli italiani del prossimo imbarco per l'Italia. Pellegrini andrà a Vunoj e Himara e io rimarrò a Dermi per l'organizzazione e per comunicare le notizie con la radio alla stazione di Brindisi. Dopo due giomi verrà a reimbarcarci una motozattera o una torpediniera. Per le segnalazioni abbiamo una lampada a tre colori e un cifrario. Porteremo cinquanta razioni di viveri a secco. Pellegrini e Vedovello sono muniti del loro passaporto, perchè in Albania erano civili, io sono vestito da civile senza documenti. 25 - sabato· NATALE!

Alle ore 11 il Comando del S.I.M. ci provvede di 40.000 Jek pari a 50.000 lire così ripartiti: a me 10.000 tek, a Pellegrini e Ve,. dovello 15.000 ciascuno. VedovelJo ha chiesto una pistola e munizioni.


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Alle 21 ci accompagnano al porto, ove ci attendono due mas pronti per la nostra missione. 11 Comandante Manuti che è il Comandan Le squadriglia mas, la salare Pellegrini e il radiotelegrafi ta su un mas, Vcdovcllo e me sull'aJtro. Sono le 21,35: si parte per Dermi alla vclocita di 50 Km. all'ora. La traversata è buona, il tempo discreto, il mare calmo. Ne~sun disturbo ho soffcr to sul ma~.

26 - domenica Alle ore 2 giungiamo nei prc,si di Dermi . .:,Ccondo il comandante Manuti dtstiamo dalla co~ta non più di 500 metri . lo, Vedovello e il marinaio Palmieri cendiamo in un piccolo battello pneumatico, con una provvi ta di viveri . Dall 'altro mas Pellegrigrini, il radiotelegrafista del S.I.M. con l'apparecchio ricctra mii· lente e un marinaio si ca lano in un identico battello. La notte e buia e i] mare mosso. Ci perdfamo di vista . 11 nostro marinaio. un giovane della classe 1924, dopo mc/.Z'ora di voga ha strappato lo scalmo. A fatica tocc hiamo terra. essuna notizia di Pelle grini, che pensiamo abbia fatto ritorno al suo mas. JI marinaio che ci ha accompagnato, stre mato di for/.C , non si senk di ripre ndere il mare e rimane con noi . Facciamo i segnali convenuti per comunicare che siamo giunti a destinazione. Alle prime luci ci rendiamo conto di e ere sbarcati nei pressi d i Palorsa , a 2 Km. da Denni . Nascondiamo il battello otto una s iepe. Vedovello . i rt.'Ca ad avvertire Kocio del nostro arrivo. Incontro alcuni compagni , col cui aiuto trasporto i viveri nella famosa c hiesa ortodossa. Mando a chiamare Spiro Bua. Trascorro la giornata a Dermi , descrivendo la situazione italiana e informando del progello di ricuperare tuUi i connazionali c he ancora si trovano in Albania. Vedovella, intanto, è partito in auto per Valona. lo ho ricevuto acco~lienze eotuiastiche, anche se taluni albanesi muovono aspri rimproveri per la no tra iniziativa , ritenendo che il comando tedesco, non appena verrà a conoscenza della missione, cffclluerà rappresaglit:.

27 - lunedì Stamane da Valona 'ono giunti tre ufficiali, inviati da Vedovcllo. Mi riferiscono. alquanto preoccupati, che Vedovello, preso dall'entusiasmo, ha propalato la notizia d ella missione senza al cuna prudenza. Non è da escludere quindi che i halisti e i tedechi, informati, intervengano.


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Invio un albane. e a Vunoj e Himara per avvertire gli italiani che vi risiedono dell'imminente imbarco. Jl comandante Manuti mi aveva assicumto che sarebbe ritornato la notte del 27 o del 28. lo sono però molto scettico, anche perchè siamo sprovvisti di radio, e non po siamo comunicare direttamen te col Comando italiano. Il marinaio Palmieri è più fiducioso. Alla sera circa 600 sventurati connazionali ono affluiti sugli cogli in atlcsa dell 'imbarco. Le ore tra corrono ma nes una imbarcazione appare all'ori11.onte. Speriamo che ciò avvenga domani notte. 28 - martedì Trascorro penosamente la giornata: sono stanchi. simo perchè da tre notti non dormo. Vedovcllo non si è più fatto vedere. Un albanese mi assicura che è stato catturnto dai tede chi. La sera ci portiamo sopra un rialzo per meglio osservare il mare. Non i ode un colpo di motore. Non si vede alcun egnale. Con la lampada per parecchie ore segnaliamo la parola convenzionale, ma dal mare nes un segno di vita. Passano le ore <' vediamo già le prime luci del mattino. 29 - m ercoledì

I miei compagni imprecano, girano come automi. Strappano rabbiosamente aranci e limoni dalle piante e li addentano affamati. Le 50 razioni ono suddivise fra centinaia di compagni. Non ho più nulla da dare loro. Anche la speranza dell'imbarco s'è spenta. Ho messo in libertà, col cuore che mi tremava, i miei disgraziati compagni, soccorrendo con danaro gli ammalati. Non devo di perarmi , un ufficiale e alcuni soldati venuti da Himara per l'imbarco mi hanno dello che a Vunoj vi è una barca da vendere. Accetto il loro con iglio di partire per Vunoj . Qui, mi hanno tolto di tasca 30 napoleoni pari a 3750 lire. Chi sarà il ladro? 30 - Riovedì Sono a Vunoj , ho comperalo la barca senza vederla, so che è una barca da salvataggio della marina iLaliana e si chiama Virginia. Sei mesi fa la barca è stata recuperata da un partigiano; è senza timone, senza albero.senza antenna, senza vela. Vi sono due scalmi e gli altri quattro mancano. Sono stati asportati tre paioJi e le latte stagne. Per l'acquisto ho dovuto sacrificare la terlina oro e raccogliere da quattro ufficiali e una decina di sol-

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dati il rimanente per raggiungere la somma di 17.800 lire. La barca è lunga metri 7 e mezzo per 2 e mezzo e può al mas imo imbarcare 20 persone.

31 - venerdl I pessimisti mi dicono che senza motore la nostra barca non potrà arrivare in Italia e che il mare arà la nostra tomba . Non m'iJludo, ma con fede affronterò il pericolo. Saluto l'anno 1943 e spero che il 1944 ci porti la pace.

1. gennaio 1944 - sabato A Vunoj mi trovo presso Kendro Demetrio, ottimo ed intelligente giovane. Lo conobbi a Saranda impiegato nell'azienda Scifo. Ci siamo visti con vivo piacere e mi offre gratuitamente ospitalità e abbondante vitto.

2 - domenica In casa di Kcndro hu c.:onosciuto I suoi familiari: la sorella sposala che ha una graziosa bambina, la zia e il cognato. Con loro abita un soldato che lavora ai giardini. 3 - lunedì Per affrettare l'allestimento della barca mi sono trasferito a Himara dove risiedono i compagni del prossimo imbarco. Sono alloggiato in casa d'un maestro con moglie e una nidiata di figli in tenera età. Pago per il vitto e per dormire in una carnera con un capitano, 65 lire al giorno. 4 - martedì

11 maestro mi ha pregato di lasciare la sua casa perchè i tedeschi sono sulJe mie tracce. Essi sono in presidio a Spilea, sobborgo di Himara, ad un tiro di fucile. Ho ottenuto di rimanere in casa sino a domattina.

5 - mucoledì Ho trovato in paese un buon giovanotto che ha voluto accompagnarmi a casa sua. Il padre, Socrate Llazari di Himara, mi ha ricevuto con cordialità. Mi fa presente che sono in 16 a mangiare, e nella stessa stanza siamo in 5 uomini a dormire. Il padre mi ba ceduto il suo unico letto. I compagni dell'impresa lavorano per approntare la barca.


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6 - giovedì Ho fatto raccogliere i teli disponibili per confez.ionare la veJa. La corda, che non possiamo comprare, sarà sostituita con filo telefonico di cui vi è abbondanza. Il brigadiere Ponseggi ha comperato una tavola d'abete e farà un rudimentale timone. Due altri compagni hanno strappato un palo telegrafico che servirà da albero. Uno del mestiere, che ha lavorato in un cantiere in Italia, riparerà i paioli, costruirà l'antenna e sistemerà la vela. Il marinaio Palmieri e un altro, di mestiere pescatore, insc> gneranno a remare. Io, aiutalo dal prete che sa molto di mare, s tudio l'astronomia; egli mi dà consigli per la voga e per uperare i venti. Ho con me una bussola da terra, che mi è servita anche nell'altra traversata. 7 - veneràt

Di buon mattino con alcuni compagni portiamo alla spiaggia quanto abbiamo preparato per atlrcuare la no tra barca. La impresa della fuga è tanto audace quanto pericolosa. Devo respingere con vivo dispiacere le insistenze di parecchi compagni che vogliono partecipare aJla spedizione. Siamo in 22. Il prete di Himara mi raccomanda di non imbarcarne più di 20. Ma come posso resi tcrc a tante preghiere dei miei disgraziati compagni? Ho assicurato loro che ripeterò la missione e la pros ima volta riuscirò a ricuperarli tutti quanti. 8 - sabato Il mattino è promettente e dopo un rapido consulto col prete ho deciso di partire <1.ll'imbrunirc. Faccio circolare la mia d~ cisione fra i compagni consigliandoli di provveder i di viveri ed acqua per tre giorni ; tanto dovremo navigare. Alle ore 18 tutto è pronto. Ci troviamo in 25, tra cui 5 ufficiali: io, cap. Magno, cap. Zanchi, ten . Montagna, s.ten. Preziosi. Sulla barca siamo troppo fitti e non è possibile remare, ma nessuno vuol scendere e allora sono costretto a far stendere sui paioli sei uomini. Partiamo alle 18,30. Forte dell'esperienza precedente ho avvertito i miei compagni dei disagi e dei gravi pericoli ai quali andiamo incontro. Pretendo da ognuno di loro assoluta obbbcdienza e collaborazione. Ai rimasti ho rinnovato la promessa che entro ìJ mese sarei tornato ad imbarcarli. 9 - domenica Si naviga con i remi per portarci al largo, lontano da sorprese 1edesche. Il mare è calmo. La barca, la nostra Virginia, fila


tGO

U,o Branca

sicura, ci dà la speranza dell'arrivo. Ho organizzato i turni di. lavoro: per chi rema, un'ora di voga con tre gruppi di cinque, quanti sono i remi. Un gruppo di quattro compagni , i più deboli, comandati dal cap. Zanchi , lavora a levare l'acqua dalla barca poichè vi è qualche inriltrazione. Due ufficiali col marinaio hanno la responsabililà del governo della vela. li brigadiere Ponteggi è al timone. Io e un altro ufficiale aiutiamo a remare. Alcuni uomini soffrono il mal di mare e si distendono sui paioli. La gior nata è passata tranquilla. Il vento c he ci è favorevole, sotfia. leg· gennentc e gonfia la vela. La notte è discreta. Vi sono nuvole basse e biancastre che velano la luna. Il vento spira a poppa e dà riposo ai rematori.

10 • lunedì Con gli occhi dilatati cerchiamo la terra e non vediamo che mare! Le scorte viveri sono esaurite. Siamo spossati e sonnolenti. Voghiamo con disperazione. Nel pomeriggio iJ sole è di fron te a noi e dobbiamo inseguirlo. Al tramonto intravvediamo, molto lontano, un traliccio di un faro. Gridiamo che là vi è terra. Siamo salvi. Ci guardiamo, affranti dalle fatiche, ma con gli occhi c he brillano di gioia. Alle 21 sbarchiamo a S. Cataldo di Lecce ( Borgo Piave), dopo 51 ore di voga. IdcUo ci protegge! Appena a terra le gambe rattrappite tremano. La testa sembra svuotata, il corpo è pesante. Con atto furente ho baciato ripetutamente la fede matrimoniale come se in essa vi fossero presenti i miei più cari e due lagrimoni mi sono scesi dagli occhi. Siamo ricevuti da parecchi marinai e da fanti che fraternamente ci offrono vino e pane. Il ten. di Marina Broglia, comandante del porticciuolo, ci ha accompagnati con un camion a Lecce al Comando Tappa n. 20. Sono le ore 22. Sotto il porticato attendiamo la designazione dell'aUoggio e, in quel frattempo. mi hanno rubato la valigetta di Maria ove tenevo alcuni oggetti ricordo e fra questi un pennello per barba con l'impugnatura d'argento, regalatomi dal caro mio cognato Gigetto. A Dermi fui derubato di 30 napoleoni albanesi, qui della valigetta: quante amarc7.ze mi hanno procurato questi due furti! Ed io ho offerto la vita per salvare i miei compagni ... 11 • martedl

Mi trovo a Lecce, albergo Risorgimento.


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12 - mercoledì Sono stato inviato a presentarmi al S.T .M. di Brindisi, per stendere la relazjone. Al Comando ricevo accoglienze calorose, ed apprendo che il mancato invio dei mezzi d'imbarco le notti presta bili le del 27 e 28 è dipe o da un equivoco. Pellegrini, avendoci persi di vista, aveva ritenuto che fos imo tali catturati dai tedeschi. Si può immaginare la sorpresa dei nostri Comandi di Brindisi nel vedermi ricomparire, per giunta alla te la di numerosi connazionali. Vengo rimborsalo di danni e spese, e ricevo in dono una valigetta con gli oggetti uguali a quelli rubatimi. E' un giorno f clice. Dimentico il risentimento che avevo nutrito verso alcuni colleghi in Albania, per i torti da loro subiti. Mi metterò ancora all'opera per mantene re la promes 'a fatta ai compag ni c he ancora attendono in Albania. Intanto un dispaccio a firma di Sua Altezza Aimone di Savoia mi convoca a Taranto. 13 - giovedì

Ho fatto prese nte al Comando ·uprcmo che ono dispostissimo di recarmi ancora a Dermi e Vunoj pel ricupero dei nostri compagni. 14 - venerdì

Stamane col Comandante Manuti ci siamo portati a Taranto a conferire col Capo di Stato Maggiore del Comando Marina, Capitano di Vascello Sesto Scstini, il quale ci ha presentati al Principe Aimone di Savoia per decidere sulla seconda mis ione in Albania. Il Principe Aimone mi ha accolto con molta cordialità; mi ha elogiato e ha promesso che si attuerà la missione da me proposta.

15 - sabato Sono ritornato a Brindisi; alloggio all'albergo Regina. Ho riscosso l'indennità perdita bagaglio in Albania, di 4539 lire. 16 - domenica

Sono in attesa del tempo favorevole per la cconda missione in Albania. E' necessario, per l'occultamento dei me7.zi di marina, attendere il periodo di luna nuova. Mi trovo a Lecce.

17 - lunedì Sono ritornato a Brindisi. La mia salute è ottima.


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Ueo Brfflùl

18 - martedì Il Manuti mi ha accompagnato a Taranto, per organizzare la missione. Ho conosciuto il Comandante Rovera della torpediniera Ardimentoso che è a disposizione della mia missione. Il Rovera molto cordialmente mi ha voluto a colazione sulla sua bella nave e mi ha presentato tutti i suoi ufficiali, dimostrando fiducia completa nella riuscita dell'impresa. 19 - mercoledì Ore 10. Sono in ufficio del Manuti a Brindi i per le ultime disposizioni. Il Comando Marina mi ha messo a disposizione per la missione due mas, una motosilurante e l'Ardimentoso. lo mi imbarcherò sul maso sulla moto ilurantc e raggiungerò la costa albanese prima di mezzanotte. Raccoglierò i miei compagni ,e intanto arriverà l'Ardimentoso per imbarcarli. U mio piano di ricupero è di imbarcarli nella stes a notte del mio arrivo per evitare la dolorosa sorpresa della missione precedente. Il Comando S.I .M . mi ha consegnato 500 napoleoni pari a 62.500 lire, una pistola, un abito e soprabito civili nuovi, un paio di scarponi e biancheria. Questa missione la conduco da solo. Alle ore 3 si ripartirà dall'Albania. 20 - giovedì Alle ore 13,30 sono imbarcato sopra un Mas ; i parte per Otranto dove dobbiamo incontrare la torpediniera. Sono calmissimo .e godo ottima salute. L'impresa a cui mi accingo è cosl nobile da riempirmi d'orgoglio ed ho fiducia nella riuscita. Mia madre, la Maria, le mie figlie, i miei fratelli, nipoti e cognati avranno di mc un caro ricordo se sventuratamente in questa missione ci rimettessi la vita. Devo levare la vergogna d'essere stato disarmato dai tedeschi. Devo dimostrare che lo smarrimento momentaneo della resa non è stato codardia. Devo ubbidire alla mia coscienza che mi spinge al dovere e al sacrificio, per salvare centinaia di compagni che soffrono.

21 - venerdì Ieri è stata sospesa la partenza per l'Albania. Il tempo è oggi favorevole. Proprio il vcnerdl devo operare? Spero che tale giorno, ombroso a Gigetto, a me pbrti fortuna. Ore 14,15 ripartiamo. Sono imbarcato sopra una motosilurante che è più comoda del mas. Due mas ci seguono; facciamo


lllCOIIDl Il'AI.MlUA

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rotta per Otranto per imbarcare un albanese di Valona e incontrarci con la torpediniera Ardimentoso. Da Otranto ripartiamo alle 16. Notte buia. Siamo nei pressi di Dermi alle ore 22. Ci avviciniamo alla costa; scendo nel battclHno pneumatico col marinaio e l'albanese ma per l'oscurità andiamo a finire in una zona rocciosa, dove non è possibile sbarcare. Ritorniamo sulla motosilurante che ci porta più a sud dove sì vede la spiaggia. Alle 23 sono sulla costa. Non odo alcun rumore sospetto. Col marinaio Palmje ri , che mi ha volor:itariamente seguito, ci portiamo nella zona prestabilita per l'imbarco. Palmieri ra i scgnalj di invio a terra delle barche della torpediniera. lo corro a lla prima casetta e batto fo rio amente i pugni all'uscio. Mi ri pondono due italiaru che si presentano in mutandine. Appena vestiti li mando a svegliare altri compagni. Un guardiano albane ·e dei giardini, uno dei tanti miei cari amici che casualmente i trova sul po. to, mi riconosce. Ci abbracciamo. Gli offro 5 napoleoru per avvertire i soldati italiani che si trovano in paese e prestare ajuto agli ammalati. Egli parte veloce come un leprotto, dopo avere sparalo due colpi di fucile, segnale d'allarme, per svegliare i suoi paesani. Affluiscono i nostri compagni alla spiaggia, accompagnati da albanesi che mi salutano ,e mj abbracciano. Vedo luci accendersi in ogni casa e parecchi lumicini tremolanti illuminano il sentiero. Un ufficiale ili marina è a terra , per agevolare l'imbarco sui battelli di tela di fabbricazione inglese. Ho il cuore gonfio dall'emozione e a stento respingo le lacrime che vorrebbero annebbiarmi la vista. Vedo sfilarmi davanti ombre d'uomini, malati che fanno ogni sforzo per reggersi ; passa una barella con un compagno moribondo. U Len . col. Nunzi , con la febbre a 40 gradi, viene trasportato con il mulo del cognato di Laci. E ' un continuo imbarco di straccioni, d'affamati. Ma ono italiani che hanno soHcrLo e lollato per vivere liberi, ed ora offriamo il loro braccio alla patria martoriata. Alle ore 3 tutti gli italiani sono imbarcati sull 'Ardimentoso. Agli albanesi grido il mio ringraziamento per la fes tosa accoglienza e per gli aiuti or. forti ai miei compagni e li invito a gridare: Viva l'Italia! Viva Dcnni! Essi che conoscono le nostre sofferenze in coro mi rispondono: Viva l'Italia! Viva Dermi! Viva il Maggiore B .! - Il tedesco, ad una decina di Km. da noi, non ha dato segni di vita. Prometto dj ritornare ancora e invito gli albanesi a radunare tutti gli italiani che si trovassero nei dintorni. Sulla torpedi-


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niera che fila con rotta Taranto siamo li ufficiali, 184 soldati di truppa e due albanesi che hanno voluto seguirci. E' stato un trionfo. E' una delle più belle notti della mia vita.

22 - sabato Sbarchiamo a Taranto alle ore IO. Sul molo vi è un gruppo di ufficiali italiani a riceverci. Il Principe Aimone di Savoia mi ha fauo c hiamare e ha volu to cono · ·ere lo volgi mento della missione. li Comandante Lucchetti , Aiutante Maggiore del Comandante Se lini , mi ha invitato a colazione al Circolo della Marina. AlJe 17 ho fallo ritorno a Brindi i. Anche qui affettuosissime accoglienze e complimenti. La !'tlan ·hczza ed cmoziont! mi consigliano a andarmene a dormire.

23 - domenica Solite seccature: relazioni cd inviti . 11 ten.col. di Stalo Maggiore del Comando Supremo, Mdano , condiscepolo mio e di Catullo all ' Istituto Tecnico di Mondovì, mi ha invitato alla mensa del Comando Supremo; il Comandante Ma saioli alla mensa del S.LM .. La sera sono partilo per Le ce .

24 · lunedì Alloggio aJl'albergo Risorgimento. Al Comando Tappa e alla mensa ricevo affettuose congratulazioni. 25 - martedl

Alcuni ufficiali si sono oflerti volontariamente di partecipare alle prossime missioni in Albania. Ho scelto il s. tcn . Saudino che conosce le coste alhanesi ed i paesi di Dermi, Vunoj e Himara. ove ha prestato servizio in un battagliont: costiero. Egli è rimpatrialo con una barca a motore ai primi di novembre del L943. Insieme partiamo per Brindjsi.

26 · mercoledì Siamo, io e Saudino, alloggiati nelle baracche del villaggio Casale. I pasti , abbondanti e gratuiti, li consumiamo nella mensa operatori del S.I.M ..

27 - giovedì Stamane il Comando Marina avrebbe deciso una nuova missione in Albania per domani sera. Tempo instabile. Vi è un for-


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te venLo. Ho una immutata fede nella riu cita di que La mia terza missione. Per me sarà l'ultima . Nel pomeriggio ono tato prescnlalo al Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo d 'Italia Me · ·e. Mi ha elo1,?iato e ringraziato per il rkupcro dei connazionali . 28 - venerà,

Siamo partiti alle ore 15. /\ causa del forte vento e del mare in burra ca dobbiamo rientrare nd porlo d i Brindi i dopo poche miglia. La mi sione i! rimandata . tavolta il venerdì ci ha messo le corna .

29 - sabato Ciclo nu olo o . Vento. Mare a gi talo. Numu nn io.

30 - domenica Il Comando inglese non darà il permesso per la missione altro che il giorno 3 tebhraio. 31 - lunedì

Sono a Lecce per riscuotere lo s tipendio. Ottima 'illluk. Febbraio 1944

I - martedl Stamane ho visto nella maglielta un pidocchio e diversi pidocchietti. Sono paras ili portati in Italia dall'Albania. Jn quel la notte indjmenticabile i compagni che ho imbarcati , per csLcrnare la loro profonda riconoscenza, mi hanno abbracciato e baciato le mani chissà quante volte e, invobntariamente, mi banno trasmes ·o i loro pidocchi. Il mare è calmo. 2 - mercoled't

La luna si fa grande e luminosa . E' la mia nemica perchè io dovrei sbarcare col buio per non essere avvisLato dai tedeschi . P rotesto per il ritardo della missione e sollecito il Comando Marina pcrchè si decida a darci via libera.

3 - giovedì TI Comando inglese, secondo informazioni avute ( dalla missione che trovasi sotto il Logora in Albania) ci ha segnalato che


IH

U,a

n,onca

nella zona di Dcrmi-Vunoj-Hirnara i tedeschi, saputo dell 'imbarco degli italiani, hanno eHettuato un ra tre llamento e molti nostri compagni c he ci attendevano ono stati alturati. Fra que-ti una decina, nel tentativo di fuggire, sono stati mitragliati e uccisi. Dermi è tuttor.i occupata dai tedeschi. Chiedo con insistenza di partire scn:,.a indugfo per Dermi , pt:r quanto anche la luna crescen te fa e ia teme re una ·gradevole i.orpresa. 4 - venerà,

Eccomi nuovamente in lotta nella notte di vencrdi! Alle ore 21 , con due mas, io e Saudino siamo ne lla rad a di De rmi. Con due battellini tocchiamo terra, facilitali dal chiaro di luna, quando ·corgiamo su un roccionc molte per one he ci c hiamano e ~olk"(_·itano un rapido imbarco . Ci avviciniamo e udiamo queste condiate paro le : • 1 tedeschi ·ono a Pa lasa •. In linea d 'aria, a 2 Km . di dista nza. Trovo inutile cendcre a terra. Risalgo sul mas e lo faccio accostare al roccione ove s i trovano i nos tri compagni. I due battellini servono a traghe ttare i nostri compagni s ugli altri mas. E ' giunta la torpediniera « Indomito • e ha mandato a terra i canotti. L'imbarco è rapido, ile nzioso. e alle 23 è ultimato. lo e Saudino ci imbarchiamo sulla torpediniera che si allontana ve locemente. Entro nel locale ove si trovano i compagni ricuperati e ne conto 257; fra es · j vi è la cameriera deU'Ing. Longo con la s ua bimbclla di 15 giorni . Ella mi ha raccontato di non aver potuto seguire il Longo nel alvataggio precedente perchè era appena nata la sua Graziella . Sci albanesi si sono imbarcati clandestinamente sulla torpediniera e fra ques ti vi è il figlio maggiore quindicenne di Spiro Bua. I familiari ono fuggiti da Dermi per timore d 'essere massacrati dai tedeschi .. Sono ricercati perchè partigiani comunisti. AHo sbarco a Taranto c i attendono molti ufficiali e il Comandante Sestini. Sono felicissimo per la completa riuscita della mia missione. Credo di a ver sfatato che il venerdì porti scalogna.

5 - sabato Da Taranto a Brindisi per la relazione.

6 - domenica Mi trovo a Lecce per riposare qualche giorno. Giornata grigia; freddo e nevischio. Sono malamente alloggiato in una ca-


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mera del Po to Tappa. Vi sono tre brande con lenzuola color cenere e senza guanciaJe. Gli inglesi hanno requisito l'albergo Risorgimento. Non v'è, in questa indecente camera, un attaccapanni . Uno sgabello fa da comodino. Durante la notte un collega ha rantoli d'etico moribondo e quanto tenta di chiarirsi la gola sembra gratti con raspa da falegname. Lo stesso, che non deve godere di buona salute, si è alzato alle sei avido di acquistare più pacchetti di sjgarette po sibili. 7 · lunedì

Sono stato chiamato telefonicamente a Brindisi, aJ Comando Supremo.

8 · martedì Sono a Brindisi e alle ore 9 mi presento al Comando Supremo. Con sei ufficiali i discute di una nuova eventuale missione in Albania. A mc sarebbe ufficiente disporre di una motosilurante per fare la spola tra I • due sponde. Ma la mia proposta embra lasciare dubbiosi gli altri. 9 . m ercoledì

Sono a Taranto al Comando Marina. Si parla di un'unica missione per rimpatriare migliaia di connazionali. Faccio presente la difficoltà di concentrare un cos\ gran numero di italiani in un sol posto, per la carenza di viveri, e per la sorveglianza dei tedeschi.

IO • giovedì

JI medico di Brindisi mi ha iniettato nella vena del calcio a causa di una eruzione sulla pelle dovuta a disturbo intestinale. Godo piena libertà e vesto abitualmente in borghese.

I J • venerdi Stamane mi sono incontrato col ten. Manzelli di Genova che in Albania si trovava a Tragiasi quale interprete del Maggiore britannico. Egli mi dice che è tuttora alle dipendenze degli inglesi ed è stato temporaneamente rimpatriato per malattia. Raggiungerà l'Albania fra qualche giorno.

12 • sabato Tempo cattivo con vento freddo.


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13 - domenica

Stamane il Maresciallo d'ILalia Messe, nel suo ufficio al Comando Supremo, alla prescn1.a degli ufficiali che hanno collaborato per le mje missioni in Albania, mi ha appuntato sul petto il nru trino azzurro con stelletta d'argento, d istintivo della medaglia d 'argento conferitami sul campo. Fra i presenti il G n. Rossi , il Comandante Foscari di Vcncàa , Medaglia d 'Oro, Melano, Ma.,saioli ed altri . Il Gen . Rossi ha letto la motivazione: • Maggiore Branc:a Ugo, medaglia d 'ar,:ento al valor militare sul campo. Ufficiale su periore di complemento, combtit1e11te della ~uerra 19/5-1918, più volt<' d ecorato al valore , volontariamente organizzava ed effetuava numerose difficili mis..,ioni per ,I ricu , pero di militari rimasti in territorw oltremare occupato dw te deo;dri. Riusc:iva in tal modo a s trappare da sicura c:atturn e n portare in Pllfria parec:cl,ie centmaia di <onna, ionali. Magnifica figura di o/dato che al valore pencmale unisce un inesti11,?wb,le entusiasmo ed una grande fede nei d estini della Patria. Co,;te Albanesi, Gennaio-Febbraio 1944 "·

Dal Comando Supremo 11 febbraio 1944 F/ to Giovanni Messe

Dopo che la mia modesta opera è tata premiata con la conce ione della ricompensa al valore. i miei frammenti di appunti pro eguono in nolicine giornaliere di scarsa importanza. Ho chiesto più volte di compiere nuove mi ioni in Albania, già individuando gli ufficiali pratici del luogo, da cui intendevo f anni accompagnare. Sulla mia attività ono stato interrogato anche da un ufficiale del servizio segreto inglese. Comunque, non ho più avuto modo di operare.


PARTE QUARTA R.ICERCHE


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ARMANDO BEATRICE LE CINQUECENTINE ED I MANOSCRITTI DELLA BIBLIOTECA MILITARE PRESIDIARIA DI NAPOLI

Nell'ambito dell' Esercito si annoverano numerose biblioteche, situate in tutto il territorio nazionale. Di esse due, denominate centrali, sono dislocate a Roma ( Biblioteca Militare Centrale e Biblioteca di Artiglieria e Genio), nove sono presidiarie (ubicate a Novara, Milano, Verona, Padova, Bolo~na, Cagliari, Napoli, Bari e Palermo), altre, infine, appartengano a Scuole ed Istituti. Tra queste ultim e m eritano una menzione specifica le biblioteche dell'Istituto Geografico Militare, della Scuola di Guerra, dell'Accademia Militare, della Scuola di Applicazione e d ella Scuola Militare « Nunziatella •. Nel loro complesso queste istituzioni cus todi cono un patrimonio librario di incalcolabile valore, ricco anche di manoscritri e di opere antiche, che supera il milione di volumi e che continua ad ampliarsi ogni anno per nuove introduzioni. Per ragioni facilmente comprensibili le nostre biblioteche non sono molto conosciute dal grosso pubblico : ubicate in im mobili militari, spesso senza tar,:lte indicatrici ben visibili, esse svolgono la loro insopprimibile (un zione culturale con grande discrezione, e molto raramente il mondo degli studiosi se ne occupa (1 ) . Le note che eguono - dovute all'appassionato impegno di un militare di leva, Armando Beatrice, impiegato durante parte ( l ) Qualche accenno al patrimonio librario custodito pre ·so le biblioteche militari in: - • Revue l ntemalionalc d'Histoire Militai re • n. 10/ 1951. - • Accademie e Biblioteche d1talia •, n. 1/ 1976 · Roma. - • Libri e documenti•, n. 2/ 1976 · Milano. - Opuscoli editi dalla Scuola d 'Applicazione e dall 'Accademia Militare nel 1972, in occasione dcli'• Anno Internazionale del Libro • patrocinato dall'UNESCO.


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Am,a,ido Bllltric~

della sua ferma nella biblioleca di Napoli - ltanno lo scopo di far conoscere meglio una delle nostre biblioteche, quella appunto del Presidio di Napoli. LA biblioteca Militare presidiaria di Napoli viene istituita nel 1872, riunendo le opere di caratrere militare raccolte da a[. cuni Enti soppressi del Regno delle Due Sicilie: la Direi.ione del Genio, la Direi.ione di Artiglieria e soprattutto l'Ufficio Topografico, fondato nel 1781 da Ferdinando IV con il nome di Officina Geogra/ica e Navale ed affidato al celebre geografo Giovanni An· tonio Rizzi Zannoni. I volumi di carattere non militare dell'Vf· /icio Topografico furono invece assegnati alla Biblioteca Provinc iale di Napoli. Questo primo nucleo di opere è indubbiamente, sotto il profilo bibliografico, il fondo più importante della biblioteca, in quanto ad esso appartengono le cinquecentine e nove preziosi manoscritti. Appartengono a tale fondo, inoltre, altre rare ed im· portanti opere come l'« Esercito Militare del Nuovo Soldato• di A.M. Valperga, edito a Napoli dal Maccarano nel 1653; un es,e mplare perfettamente con ervato del • Vocabolario degli Accademici della Crusca • datato 1686; il • Genio bellicoso di Napoli», dì fra ' Raffaele Maria Filamondo, datato 1694, nel quale ven~ono vivamente narrate le vite di alcuni capitani di ventura meridionali. l 'altro fondo importante della BibliOleca è costituito dai patrimoni librari delle biblioteche militari di Caserta, Capua e Casagiove che, soppresse nel 1921, versarono a quella d i Napoli tutti i loro volumi. Le opere di questo secondo fondo hanno una minore importanza sotto il prof ilo bibliografico, ma rivestono un grande interesse per chi intende approfondire argomenti di storia o comunque di carattere militare o e ff ettuare ricercl1e particolari, sempre allinenti all'ambito delle Fori.e Armate e dei problemi della difesa. /,a biblioteca presidiaria di Nupoli comprende, inoltre, una notevole emeroteca specializzata: vi snno conservate le raccolte di moltissime riviste come la Rivista Militare, la Rivista Mar.ittima, la Rivista Aeronautica. la Revue d 'artillerie, la R evue ,nilitaire f rançaise. la R evue des deux mondes. /,a biblioteca dispone, infine, di un catalogo generale compiuto ed esauriente suddiviso per autore, per titoli e per argomenti.


LE CINQUECENTINE 1) POLIENO Gli s tratagcml di Polk!no, di grandb imo utile ai capitani , nelle diver!',(! occasioni della guerra, tradotti fedelmente dalla lingua greca dalla Thoscana per M. Lelio Carrani. Con privilegio. In Vincgia, appresso Gabricl G1olito de' Ferrari e Fratelli. 1552. 160) ( 160 x95) Pag. 188. Mare.a tipografie.a ·ul frontespizio, con motiVJ allegorici, e la e.ritta • Scmper Eadem •. Alone su alcune pagine per l'umidità. Titolo e fregi in oro sul don.o.

2) ASCANIO CENTORIO Dbconl dJ perra del signor Ascanio Centorio, diVll>Ì m cinque libri. Nd primo i contiene l'officio d1 un ~cnerale d'essercito; nel :,ccondo l'or-

dine del mede'ìimo per aspugnare una provincia; nel teno si tratta della qua lità del ma'ìtro di campo; nel quarto del modo che deve tenere una città ch'aspella l'ac;sedio; e nel quinto c;otto d1ver.i capi si contengono molll' cose a ppartenenti all'arte della m1Jitia. Con la tavola che ciascheduno al suo proprio luogo. Con privilegio. In Vincgia, appresso Gabriel Giolito d c' Ferrari, 156S. 8" ) ( 210)( 145) pag. 285; marca tipogra fica ul frontespizio con motivi allegorici e la . critta • Scmper Eadem • . u:gatura in cuoio, con motivi ornamentali in oro, ri alenti f)Crò ad un JX' riodo postcrion·. 3) GIROLAMO GARIMBERTO

Il capitano Genenle di Girolamo Garlmberto, nuovamente mandato In luce, all'cccellenll imo duca di Parma e Piact.'07.11. Con Privilegio. In Vinctia 1556. Appresso Giordano Ziletti all'Insegna della Stella. 24·) ( 145 X 105) pag. 585; marca 1ipografica ul frontespizio, ripetuta in ultima pagina. con la ,;crilla • Inter Omnes • . Legatura in cartone, pcrfcllamente conservata. Frontis inciso.

4) POLIBIO

Del modo dell'accampare tradotto In greco per M. Phlllppo Strow. Calculo della castramentitione di messer Bartholomeo Cavalcanti; Comparat ione de ll'armadura. & dell'ordinanza dc Romani & Mac<..-doni di Polibio tradotta dal mcdt.-simo. Scelta degli Apophtcg:mi di Pl utarco per M. Philip· po Strozzi. Eliano dc nomi, & degli ordini militari tradotti di greco per M. Lelio Carani. In Fiorenza 1552 16") ( 160 X 105) pag. 127 carattere corsivo. Legatura in pergamena, con fregi d 'oro sul dorso.

5) SESTO GIULIO FRONTINO Stntapml mUllarl dJ Sesto Giulio Frontino, tradotti in lingua ila· liana e t nova.mente mandati in luce da Marc'Antonio Gandino. Con un 'aggiunta dcll'i1,te!lso, dopo Giulio Frontino, tratta dei modelli hìstorici. Con due tavole; l'una de' cap i del libro, l'altra dei nomi propri di coloro i quali hanno usato gli s tratagemi. Con privilegio. In Venctia

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Amumdo

Butrn:,

appresso Bolognino Zalliero 1574. S-) (200x 140) pag. 126; caralleri in corsivo; insegna tipografica sul frontespizio, con la scritta • in te domine speravi •. Pregi in oro sul dorso; ultime pagine rovinate dall'umiwtà.

•> MORA Il aoldato di M. Domenlco Mon, Bolopae; Gentllbvorno piaone e1 cavalllen Academlco Stordld: nel quale al tratta di tutto quello che un ucro 9Dldato & nobll Caualliere si conulene sapere, cssercitare nel mestiere dell'arme; et questa secondo l'ordine da noi posto è la quarta Gioia congiunta all'Anclla della nostra Collana Historica. All'illustrissimo et eccellentissimo signor, il signor· duca di Parma, Piacenza & Castro, Gran Confalonicre di Santa Chiesa. Con Privile~. In Vcnetia 1570 appre so Gabricl Giolito FeJTari 8") (250 x 150) pag. 254 insegna tipografica ul frontespizio, con la scritta • De la mia morlc e1,e ma vita i vivo •. Legatura in cartone. 7) GIROLAMO RUSCELLI

Precetti della mllltla moderna, tanto per man quanto per tena,

trattati da diucr i nobilissimi ingesru et raccolti con molta wligenza dal iiJ)or Girolamo Rwicelll, ne' quali si contiene tutta l'arte del bombarwc· ro, e I mostra l'ordine che hn dn tenere il mncstro di campo, quando vuole accampare il suo esercito. Opera non meno d1le1teuole, che utile, molto occe sari.a a principi, & a tultì coloro, che desiderano di apprendere compitamente la di ciplina militare. Col priviJegio. In Venetil\,apprcsso gli Heredi di Marchiò Sessa . 1572 160) (202 x 155) pag 59. Insegna tipografica suJ rrontespizio, con motivi allegorici. Volume perfettamente conservato. Bella legatura in pergamena con frontis inciso.

l)FER.RE1TI lulO FflffttJ Ravennati• I.V.O. Aequllla, Comltuaque Lateranensla Palalll. de re et clbclpllna mlUtarl, aureua tractatu; ac coelestis, spiritualis,

legalis, armatae, in taratae, et illus tratae militiae praeceptis: antiquorum exempHs, nec non recentium ge ti munitu ; Ad communem Prlncipum. iuris con ultorum, Militumq; utilitatem nunc primum in lucem neditus. Cui acccsscrunt summae cum repertorio locupletismo, ut facilius quae memoria digna sunt, Alph.abetico ordine inueniantur. Cum privilegis. Venetiis, Apud Bolognjnum Zalterium. 1575. 4•) (295 x 195) pag. 426; Interno per· rettamente tenuto; legatura in cuoio con fregi in oro e rosso. Marca tipogra. nca sul Fronte pi%io con la nota • Domine in le peravi •. Carattere corsivo. 9) FILIAltCBI COSIMti

Trattato della paerra, et dell'unione de' prtnclpt cbrtatJanl contra t turchi, & 1U altrl lnledell. Di M. Cocimo Filiarchi da Pi toia. Nel quale con

autorità, et argomenti della sacra scrittura, e con gli esempi dell'antiiche, e delle moderne historie si esortano i Principi Christiani a unirsi a fare impresa contra i nimjci comuni della fede dj Christo, et insegna loro, In che modo, e in che teinpo si deve fare questa guerra, per vincergli, e ampliare la Religio Chrisiana. Con due tavole, una de' capitoli, l'altra del·


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DI I ~U"iOICIIITil IIO.U

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le cose più notabili. Con licem.a de' uperìori. Con privilegio. Vinetia, 1572. Appresso Gabriel Giolito de' Ferrari. 16") ( 186 x 137) pag. 163. Marca tipoarafica sul frontespizio, ripetuta nell'ultima pagina. RiJc1atura tanca in cuoio; all 'interno pagine brunite.

IOl IUSTINOPOLITANO

IJ duello del mutlo lu,tlnopolltano, con le ri poste cavalleresche, di nuovo dall'autore rivedute, con l'aggiunta delle po tille i:n margine ed una tavola delle coscnotabilì. In Vinetia appre o la Compagnia degli Unita. 1585. 24") (1S0 x 95) pag. 224. Marca tipografica ~ul fronte pizio con la scrit ta • Frustae opposìtae • . Legntura con disegni in oro sul dorso. rovinata ne&)i angoli. Rovinate le prime 30 paiiinc. cd alone d'acqua ulle ultime. 11) VJGGIANJ ANGELO

Lo acbermo d'AnseJo VlgianJ dal Montone da Bolosna: Nel quale per uia di dialogo si discorre intorno all'eccellen7.a delle a rmi, & della lettere: intorno all 'offesa & alla difesa: & 'insegna uno schermo di pada sola da filo, co'I quale può l'buomo non pure difender i da qual. iuoslia colpo del nimico; ma anchora lui offendere non poco. Con una copiosa tavola dì tutte le cose principali che nell'opera i contengono. Con privilegio. In Vinetia. appresso Gioraio Anaelieri. 1575. 16") (200 x 140) paa. 84. Marca tipo&r3fica sul frontespizio con motivi allegorici. Legatura tanca. 12) DA LONGIANO Duello del Fausto da Lonpano R.e,olato & le lqtl dell'hooore con tutti! li cartelli m issivi, e risponsivi in querela volontaria, e mista e discori sopra. Del tempo de cavallieri erranti, de bravi, e del 'età nostra. Con gratia e privilegio del sommo pontefice de llo Illu lri. imo Santo Senato per anni X. In Venetia appresso Vinccn:w Valgriffi: ne lla bottega d 'Erasmo. 1551. 24") (l45 x 95) pag. 343. Marca ti,c:,grafica sul fronte pizio. con motivo allegorico. Le prime pagine presentano buchi da tarlo . le ultime macchie d 'um.i dità. 13) CARNAZANO

De n mUltarl, nuovamente con aomma dUlpntla lmpreuo; atampato ln Vlnepa per Melcblorre Snaa. L'anno di noetra aalute 1526. 16'>) (195 x 135) pag. 182. Marca tipografica sul frontespizio, ripetuta sull'ultima pa· gina. Legatura stanca in pergamena leuermente rovinata agli angoli ; titolo in oro sul dorso, e motivi floreali. Talune pagine presentano mac· chic di umidità. 14) SUSIO

I tre libri di mesaer Gkwaa Battlata Sualo, della lnslustlzla del dueJ. lo, et cli coloro, che lo permettono. Con la tavola delle cose più notabili. All'invittissimo, et Christianissimo Henrico secondo Re di Francia. Con privilegio. In Vinegia, appre so Gabriel Glolito di Ferrari, et fratelli 1555. '"') ( 186 x 137) paa. 182 più la tavola; interno perfettamente tenuto;


Anmmdo B~al rorr:

marca tipografica sul frontespizio, ripetuta nell 'ultima pagina. Rilt>gatura in pergamena leggermente rovinata agJi angoli. Titolo in oro sul dorso e motivi Oorcali. 15) D'ARGENTON La ramosa h11torla di monsllJIOI' d'Argenton. In Vinegia. 1554, co'I privilegio del Summo Pontefice Paulo 111 et deUo lllustrlssimo Senato Vinitiano per anni dieci. t6·) pag. 267. Marca tipografica sul fronte pizio raffigurante la Sibilla; ta le frontespizio e in parte strappato non permet· tendo di leggere le note dopo il titolo; legatura in cartone sciupato sul dorso. 16) THOMA BOZIO EUGUBINO De robon belUco dJvturni1 et amplls calhollcorum rqnl1. Uber wus. Advenus Macblavellum. Auctore Thoma Pozlo Eugubino prabytero coogreptlonll oratory. Romae 1593 ex typographia Bartolomei Bonfandini. Su· pcriorum pennl'lsu. 4•) (305 x 160) pag. 101. Marca tipografica sul frontepizio. Legatura in cartone, abbastan7.a ro inata all'interno; le pagine sono in parte gua tate dall'umidità. J7) FUVI VEGETII

De re mllltart Ubrt quatuor; po t omnes omnium edltlones ope veterum Ubrorum corrcctl, a Godescalco Stcwechlo Hevsdano. AcceC[crunt Sex Iul i Frontini Strategetmaton libri quatuor; in eosdem Francisci Modii Notae, & G. Stewcchi conie tanca: Aclianu De instruendis a.c iebu : modestus dc vocabufo; rei militaris castramentatio Rom. ex hi toru Polybii, latinitate clonata a lano !ascari, e C. Antvepiac, Apud Christoforum Plantinum, 1585. 16·) (200 x 135) pag. 419. Marca tipografica suJ fronte.pizio, con motivi allegorici, e la scritta • l..abore et costantia »; legatura in ro so, recente; le pagine sono brunite, e molte prec;entano molte bruciature.

11) BARTOWMEO ROM.\NO

Proteo mlUtare dJ Bartolomeo Romano, Dlulso In tre libri. Nel primo si descrive la fabrica di dello proteo, et in esso nuouo istrumento tutti gli altri istrumenti, di matematica che imaginar si possano. Nel secondo e terzo I tratta dell 'uso di detto, ne l quale si tarmano tu lle le figure g~ metriche, e diversi istrumcnti di prospettiva, pittura, scultura & architettura. S'insegna ancora l'arte del navigare, e quel la del gareggiare con nuovo, e facilissimo modo, come più distintame nte nclJa tavola si potrà vedere. Napoli, appresso Gio. Iacomo Carlino, & Antonio Pace. 1595. 16·) (200x 150) pag. 192. Marca tipografica su l frontespizio, con motivi allegorici. Numerose tavole ben conservate; talune pagine presentano macchie d i umidità. Ll.>gatura in pelle stanca, con iscrizione, sul dorso, del titolo in oro. 19) GIOVAN MA1TEO Cla)GNA

Il primo libro del tnttato militare di Giovan Mattbeo Clc:opua Vero-

nese, nel quale si contengono varie regol.- e diversi modi, per fare con l'ordinal\7,a baltaglie nuoue di fanteria. Con due tariffe, l'una delle ordinan-


ze, & l'altra delle battaglie quadre perfette per ogni: & molti altri ricordi utilissimi ad ogni buon soldato. Con privilegio. In Vcnetia appresso Camillo Castelli 1583. 16'>) (200 x 140) pag. 65; talune macchiate per l'umidità. Marca tipografica sul frontespizio; legatura in pergamena, con scritta in oro sul dorso. Numerose tavole in perfetta conservazione.

I MANOSCRITTI Anonimo - Monografia del venante adrtaUco deU'Appmnlno Toscano fra le valli del Santemo e del fo,lia.

Opera divi sa in due parti, perfettamente conservate. 1875.

Anonimo . Guerru dans la montasnes. Mémories concemant les frontieres de Piemonl dc Savoie et de l'ItaJie ou se trouvent tous les Cols et passagc des AJpes dcpui le Mont Gcnis jusqu'à la vallée de 8arcellonclle, Ics passages dcs Monts Apenines depui le Col de Tende. à la hau1c ur d · Nice jisq'au Monzova, alabautcur dc Florencc dc la Còte de la Mcr depui. Nice jm,q'a Livoume; pour crvir d'in,;tru tion au marchcs, mouvementies et Campements des Armécs . Avcc un dl·tail des Places de la Provence. du Dauphiné, du Piemon1 ,du Milan~~. t.lu Mun1<>w:u1, du Modcnoh,, du Pa nnc!tan et dt-'- S11histanccs pcut .k ouvcrdan!t l'Italic. 1745 · Rikgatura in carton e di recente fattura. Be n con ·rvata. Plobert . Thcorique

o·ArtUlerle.

Par G. P1obcrt . Rcdigéc d 'apres les Cahiers et les Legons du professe u r, an 1835, par M. M . Didion cl Saulerj, Capitane d 'artilleric. 1841 • Opera perfettamente tenuta. Rilegatura in cartone con scritte in oro sul dorso. Anonimo ·

Saul

pnerall di tattica.

Rilegatura in cartone, ben conservata. Non è stato possibile individua· re l'anno. Mlnlaten> della perra . Bnve descrizione delle artlplerte rtp te, dell'eserclto Italiano.

Loro uso ed ordiname nto deU'artigl ieria dj guerra. Pubblic.alo con autori1.zazione del Ministero dcUa guerra, per uso degli Ufficiali d ell'Esercito . 1865 . Litografia del Comitato d'artiglieria. Lcpt u ra in cartone, ben con servata. Della Tone · L'arte della Guerra.

Dal Poema Francese in ottava rima italiana del Cavaierc Giuseppe Della Torre, Coloncllo dcgJ'Esercit i d i sua Maestà Siciliana, e tenente col. del Reggimmto dì Real Palermo, con le note, ed argomenti del medesimo traduttoff. Dedicata a Ferdinando IV, re delle d ue Sicilie d i Geru!tàlem, Infante di Spagna & c. R ilegatura in pelle, (rontis riccamente inciso, anche se sciupata in taluni a ngoli. Tito lo in oro suJ dorso. Anno d i edizione: ignoto.


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I MAMl*:UTTI -.LA 1111.lOTIICA IUUTAal lCAPUU

Anonimo · Campapa del 1793. Bolle1tini, pubblicaz.ioni della Corte di Vienna. Lcptura in cartone; dorso in pelle con titolo inciso in oro. Bauecourt · Rapporto fatto al Mlnlstero de.Ila Guerra dal Colonnello a.. NCOUrt del corpo di Stato Maggiore, sulla mi ciane negli Stati Uniti d'Ame. rica. 1864 · Litografia del comitato d 'artiaJicria, 1865. Legatura in pelle cìupatn, con dorso inciso.

Roveda . Ubro d'arcbltellun mOJtare.

Fato da me sotto la schuola del ipor Colonello J&atio Bcrtola primo inacgnere di Sua SRM il Re di Sardegna Carlo Emanuele III . L'anno de l Signore 1733. Lc&atura in pelle assai sciupata, con titolo inciso sul dorso.


20'1

ANTONELLO F.M . BIAGINT ITALIA E TURCHIA ( 1904-1911 ): GLI UFFICIALI ITALIANI E LA RIORGANIZZAZIONE DEUA GENDARMERIA IN MACEDON IA ( •)

I.A conseguenza diretta dell'affermazione, nel Xl X eco/o, del principio di nazionalità fu una delle cause principali della crisi che sconvolse allora gli Stati plurinazionali. A questa logica non sfuggi l'Impero ottomano che, a motivo della sua eterogenea composizione di razze e religioni, costituiva un terreno molto ad.atto all'ingerenza delle Potenze europee, s pecie AustrJa e Rus ia, sempre pronte ad intervenire negli affari interni del vasto Impero. I.A prima a causa della continuità territoriale, la seconda con il pretesto di di/endere gli ortodossi e la ra.ua slava, in funzione di quella espansione verso il Mediterraneo, costante della politica russa fin dai tempi di Pietro il Grande. li caso più emblematico dell'ingerenza europea negli affari dell'Impero turco, fu rappresentato dalla Macedonia - vero mosaico di popoli e di religioni - ancora soggetta al dominio ottomano ma rivendicata dalla Bulgaria, dalla Serbia e dalla Grecia che vi fomentavano continue ribellioni. Con il dichiarato scopo di ripristinare l'ordine nella tormentata regione, Austria e Russia si accordarono per imporre alla Turchia una serie di misure che, pur mantenendo nella Maculonia lo statu quo sotto il profilo politico, consentissero di attuare valide riforme a favore delle popolazioni. Tali accordi, perfezionati il 2-3 ottobre J'JOJ a Murz,steg (Stiria) , prevulevano, tra l'altro, che il governatore ottomano della Macedonia fosse affiancato da due agenti civili - uno austriaco ul uno russo - e che la Gendarmeria locale, il cui funzionamento costituiva la (•) Testo di una comunicazione presentata al III· Coqrès lnternational d'cHudcs du Sud-Est. Europ(!cn ( Bucarest 4-10 settembre 1974).


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ltntontllo F.M

/lu,tmi

chiave di volta per l'attuazione delle riforme, fosse organiuata sotto controllo internazionale. li no tro Paese, che aspirava ad estendere i propri interes-i economico-commerciali in quelle regioni, cercò di evitare il tentativo di direttorio austro-russo e di arrivare ad una intesa più vasta, che tenesse conto anche degli interessi italiani. Nel quadro di tale azione si ottenne che il comando della riorganizz.anda Gendarmeria fosse affidato ad un Generale ita· liano. L'Autore delle note che seguono, pur rimandando a studi recenti sulla politica estera italiana in quel periodo, ha inteso mettere in luce un aspetto particolare della presenz.a italiana nel mondo balcanico attraverso rapporti e relazioni conservati nell'Archivio dell'Ufficio Storico. I talla e Turchia.

AJcuni mt:si dopo l'accordo di Miiri.sh:g (2-3 ottobre 1903), concluso tra Austria e Russia per un nuovo programma di riforme in Macedonia, il maggiore Rubin de Cervin, addetto militare Italiano a Sofia e buon esperto dei problemi balcanici (I) , in un lungo rapporto al Capo di Stato Maggiore esprimeva nettamente i propri dubbi sulla validità delle rifonne imposte al Sultano per la Maccdocia. Ribadita, infatti, la complessità della questio-

( I) Gustavo Rubin de Cervin ( Ferrara 1865 · Pordenone 1917). Sottotenente di Cavalleria (1883), compiuti i corsi della Scuola di Guerra da l:apitano, veno · trc1i.fcrito nel Corpo di Stato Maggiore ( 1889). Ma(Zgiorc ( 1903 ). aiutantt' onorario di campo del re ( 1905), fu collocato a di!'lpo i· rione del ministero degli Affari Esteri e fu addetto militare a Sofia (190<>1910). Comandante del reggimento Cavalleggeri di Padova ( 191 t ). colonnello ( 1912). maggior generale (1915 ) assunse il comando della 4" Divisione di Cavalleria prima e della 13• Divi'ìionc di Fanteria poi. Muore a Porde none per le ferite riportate in combattimento. ull'accordo di Murz.steg, sul problema della Macedonia e dell'azione italiana cfr. L. SALVATORELLI, La Triplice allt!lln, a. Storia diplomatica ( /877-1912), Milano 1939, pp. 263 e ss.; F. CATALUCCIO, Problemi e svilu~ pi della politica estera italiana dal 18M al /918, in Nuove Questioni di Stona del Risorgimento e dell'Unità d'Italia. Milano 1961, pag. 209-2n e il recente sag&io di M. VERNASSA, Opinione pubblica e politica estera. L'interessa~mo italiano nei confronti d.ell'art!ll balcanica (1891-/903 ), in R,asW!JCna Storica d el Risorgimento, LXIII , lJI, 1976, pp. 338-364.


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nuu r n111:M u ( 1904-191 1): Cli I n,1au1 lT.\1.1\'<I LA lt<ae.,N IZZAZIO"iF DEl.1A OO(D\Ull:a14 Il\ M . ~ IA

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ne balcanica in generale e di quella macedone in particolare, sottolineava come la ribellione delle popolazioni della provincia fosse mantenuta viva « dalle potenze che sovra essa vantano dirilLi e covano desideri di conquista • e dalla comprensibile esigen1.a delle popolazioni crist iane di affrancarsi dal giogo ottomano c he soffocava qualsiasi idea di libertà e iniziativa di progresso. La strada intrapresa dalla diplomazia, quella appunto ddle riforme, si sarebbe rivelala priva di valore giacchè era impossibile « m?dificare il vieto e tradizionale regime turco » mentre la riorganizzazione della gendarmeria, c he costituiva il cardine delle riforme, • anche riuscisse ottima (e la co ·a è incerta , date le contrarietà e le mene occulte che da ogni parte la minano) non arà mai sufficiente a procacciare l'ordine materiale in una regione alpestre, difficile, con scarse comunicazioni e nella quale sono in lotta ogni sorta di inte ressi , di rau..a, di religione e di lingua • (2). La Macedonia , infatti, pur essendo una regione so tan1.ialmente povera (gli abitanti che nel 1900 as ommavano a tre milionj, erano in costante regresso a causa dcll'cmigra,.ion ', del brigantaggio e della miseria) costituiva il centro d'attrazione dove s i scontravano le direurici di espansione d elle poten1.c e le ambizioni ili varie nazionalità. La stessa posizione geografica, al centro della penisola balcanica, ne faceva il punto di incontro e di conOiuo degli interessi Bulgari, Greci, Serbi, e, in minor mi·ura Rumeni , tutti in opposizione ai Turchi c he vi dominavano sin dalla seconda metà del secolo XIV (3). Le contese sulla Macedonia presero maggior vigore nel momento stesso in cui si pose il problema nazionale, il problema cioè del passa1,?gio da na1.ione a Stat.o nazionale (4) . Fin dalla mdà del secolo XIX la Grecia , gra7.ie all 'attiva presenza del proprio clero. aveva avuto una nct~a prepond eranza; l'influenza g reca si appoggiava sul mito di un rinnovato impero bi1..antino con impronta nazionale neo(2) G. RUBIN d c CERVIN . Q11estfo11r na1ca11lca, To rino 28 dkcmbre 1904, rapp. n. 2, pp. 14 , destinatario il gcnt•ra ll' Ta ncredi Sale tta - Roma , Archivio Ufficio Storico tato Maggiore Esercito (d 'ora in avanti abbrc· viato AlJSSME ), fondo Addetti Militari ( A.M.) . bu ta 81, po~. D , p. 2. (3) R. RISTELIIUEBER. Storia dei paesi balcanici, Rocca di San Ca1,ciano 1970, pp. 274-288. (4) A. TAMBORRA, l 'Europa centro-orie11tale nei secoli XIX e XX

( 1800-1920), in Storia Universale diretta da E . PONTIERI. Milano 1973, voi. VII , IV, pp. 50S.594.


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An1or1~1/o F.J,J. 8/q,.nl

ellenica nel quale la regione macedone costituiva la via di comunicazione con Costantinopoli. Dopo il 1870, con iJ riconoscimento da parte delle autorità ottomane dell 'esarcato autocefalo bulgaro (5), la Bulgaria aveva compiuto notevoli progressi: tutti quelli che si dichiaravano slavi erano infatti posti sotto la giurisdizfone del Principato di Sofia; il nucleo etnicamei:ite più omogeneo venne cosl ad essere queUo bulgaro e dal 1878 l'irredentismo macedone costitul, in BuJgaria, l'idea nazionaJe per eccellen:,,a . L'aiuto del Principato ai Macedoni si materializzò con 1·apertura di scuole, con il patrocinio di organizzazioni culturali per la diffusione e lo studio della lingua e della cultura bulgara, con H finanziamento delle associa:,Joni filo-bulgare, con la concessione della nazionalità agli esuli macedoni, con la formazione di comitali bulgaro-macedoni la cui principaJe attività era costituita dalle in urrezioni armate che dal 1899 ebbero un carattere costante, ripetendosi puntualmente ogni anno alla fine dell 'inverno. Altra comunità etnicamente rilevante er.i costituita dai Serbi, che avevano dominalo la regione nella pr:ima metà del 1300 con lo zar Stefano Du§an, in netta preponderanza nell'alta vaJJe del Vardar. I Serbi non avevano una vera e propria organiuazione, ma erano pur sempre presenti e attivi attraverso le iniziative dei consolati e delle scuole. Altre componenti razziali erano costituite dagli Albanesi , dagli Ebrei - discendenti direttamente da quelli cacciati dalla Spagna nel secolo XVI , i quali, concentrati soprattutto nelle città come Salonicco, avevano mantenuto intatto il proprio idioma e i propri costumi - dagli Armeni e dai Cutzovalacchi. pastori della regione del Pindo, appoggiati dalla Romania. Questa, infatti, non avrebbe avuto altrimenti un interesse macedone, cosl come non esisteva un irredentismo rumenomacedone: si trattava semplicemente di una forma di protettorato sui Cutzovalacchi riconosciuto dal sultano alla Romania (6), e ciò nel quadro della politica ottomana di sempre più dividere le componenti razziali della Macedonia e rendere cosl impossibile un collegamento ed una unità effettiva -tra i macedoni, che, se (5) A. TAMBORRA, Cavour e i Balcani, Torino 1958, pp. 307-329. A. F. M. BIAGINI, La crisi d'orie11te del /1$53-'56 e del 1875-?B nel commento de • La Civìlttl Cat1olica •, in A,mali della Faculttl di Scic!nie Politiche, Il ( Nuova serie), voi. I, Pe rugia 1970.72, pp. 203-225. (6) L. CIALDEA, la politica est era della Romama nel quarantennio prebellico, Bologna 1933, pp. 220-226. Cfr. anche RUBIN de CERVLN, Questione... , cit., p. 6.


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realizzala, avrebbe portato ad un diverso sviluppo politico della regione. La validità di questa politica risalta proprio daUa lotta che opponeva le bande greche alle bulgare e vicever a, piutto to che aJle truppe turche: tutte le ra12..c, lungi dal cercare e tentare un 'intesa, si esaurivano nella lotta reciproca con la conseguenza di impoverire economicamente la regione, senza trarne d'altra parte gli sperati benefici politici e, soprattutto, sen1,a scalfire la dominazione ottomana. In grado di contrapporsi realmente alla presenza turca nella regione, fu l'« Organizzazione rivoluzionaria interna macedone • o VMRO dal nome bulgaro Vntrelna Makedonska Revolucionerma Organizacija, che in breve tempo era riuscita a darsi una struttura militare, agendo con metodi di guerriglia partigiana (7). La situazione macedone, co ì come i era venuta sviluppando sin daJ 1900, era stata ampiamente seguita dall'Ufficio Coloniale e dall'Ufficio dello acchicrc Orientale dello Stato Maggiore italiano. Di tale attività sono testimonianza i numero i promemoria che detti Uffici emettevano con frequenza periodica in base ai dati originali desunti dalla corrispondenza degli addetti militari, dalle relazioni dei viaggi compiuti nella regione da ufficiali italiani e dalle notizie degli informatori. L'im· portanza che lo Stato MaggiÒre italiano annetteva alle questioni balcaniche ed ai problemi della Macedonia intorno ai primi anni del secolo, è facilmente comprensibile nel conte ·to della stessa politica estera italiana che tra difficoltà cd incerte1.1.e tendeva ad assumere un proprio peso politico nel Balcani , inserendosi nella tradizionale politica austriaca e russa (8). La questione macedone, in particolare, non poteva ormai e sere eliminata dalle competizioni internazionali e il problema, come aveva scritto il Rubin, era duplice: sottrarre le popolazioni cri liane al dominio turco e sistemarle secondo il principio di nuionalità. La si(7) Sulla Macc.'<.lonia, oltre ai tes ti già citatj, cfr. C. LAMOUCHE, H istoire de la Turquie, Pari 1934, pp. 331-34-4; Idem , Quinte a,u d'lristuire balkanique (1904-1918), Paris 1928, pp. 7-66. Numerose I · opere. i sagsi ulla sitµa.tione macedone. Sin1etlcamente crr. N. IORGA, /li.sroire des Etats balcaniques d l'ipoque moderne, Bucarei.l 1914; A. PERNICE. Origine ed evolu1.ione storica delle 11a1.iorii balcaniche, Milano 1915; J . lVANOV, l.t!s BulRares devant le congr~s de la paix, Berne 1919; G. BAJDAROV, I.a ques tione macedone, Roma 1928; D. DAKIN, The Grear Struggle in Macedm1ia 1887-1913. Salonicco 1966. (8) Ufficio Coloniale e Ufficio dello Scacchiere Orientale, Promemoria, generalmente anonJmi avevano la funzione tli rid umere i principali avvenimenti. AUSSME, Stati Bakanici (S.8.J, b. 3, po . M/ 625.


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A111011~1/o f .M

Bl•11mi

tuazionc internazionale aveva determinato un capovolgimento delle influenze nei Balcani; l'Austria appoggiava ormai la Bulgaria, mentre la Russia sosteneva la Serbia. L'Italia, la cui politica nei Balcani si era andata sviluppando già dal 18% con il matrimonio del principe crcdiu.rio Vittorio Emanuele con la principe ·sa Elena del Montenegro, inten ·ificò con il ministro degli E~Lt!ri Tilloni la propria azione economica e culturale nella peniola, ·opraltullo in Albania (9). Nel 1903, dunque, la situazione ma cdone, con le rivolte dd febbraio e del luglio (rivolta di 'ant'Elia del 20 luglio), tornò ad aggravarsi sollecitando indirettamente gli accordi di Mi.irzstcg il cui programma prevedeva la nomina di agenti civili, austro-ungarici e russi, pres o l'ispettore gencrnle turco della Macedonia, il riordinamento della gendarmeria da affidare ad ufficiali europei al servizio del Sultano e, infine, un definitivo assetto dei distretti amministrativi. TI ministro Tittoni ollenne, in cambio dell'appoggio italiano al programma delle riforme, la designazione di un ufficiale italiano per la carica di comandante della gendarmeria ( 10) che doveva f>Sserc riorganizzala. Fu il generale Emilio De Giorgis (11) che nel gennaio del 1904 ottenne la nomina, e il mese successivo giunse a Costantinopoli per assumere ufficia lmente il comando della gendarmeria . Salutato come un s uccesso po litico, l'in arico dato a ll'ufficiale italiano non mancò di su ·citare perplessità negli ambienti militari che non ignoravano le difficoltà connesse alle pro-

pp

(9) Cfr. Annuario di politica intcmaz.i-onalc ( 1919), ISPI, Milano 1940, 142-146. ( IO)F. VERNEAU, La Questione d'Oriente. Dal Trattato di Berlino

( 1878) ai giorni nostri, Bologna 1959, pp. 140-158. ( 11) Giovann i Ballista Emiho Dc Giorgis (Susa 1844 . Roma 1908). Sotlolencnle del Genio ( 1866), combattè C011I ro l'Austria. Colonello, comandò il 46<> Fanteria ( 1891 ). fnscgnantc prc~w l'Accademia Militan: di Torino fu promosso generale ( 1898). Pa sa to a dispo,;izionc de l Ministero degli E teri ( 1904 ) fu inviato in Macedonin con mandalo internazionale per as,umere il comando della gendarmeria. Crr. V. ELIA, Il ,:encrale De Ciorgis a Costantinopoli, Co tantinopoli 5 febbraio 1907, rnrp. n. 9, AlJSSME, S.B .. b . 31. A pag. 7 l'addetto militare italia no criveva intorno ad un episodio l·he può maggiormente far luce sulla per onaJilà del generale italiano: • ..Sei mc..-si dopo che il generale Dc Giorgis, giunto col grado di generale di divisione, en, stato promosso birfogi fcrik, gli venne comunicato che il suo stipendio era :1ume11tato di SO l ire turche (i n totale 1150 franchi) e che gJi nrretrati di sei mesi ernno a sua disposizione. Il generale ringraziò ma rispose che, con l'aumento di grado , non inlcndeva acccl lare alcun au· mento di ti pendio•.


nw• u n . -11,. fl904-1911 )· Cl 1 • mllUI IHllU.I F I.A 1 - . ... 1774ZJO,; ll(J..U c;.-'ffi,\llMlllJA I'< M.Vlll01'1A

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gettate riforme. na nota dell'Ufficio coloniale, redatta dal capilano 7.ampolli ( 12) , . ouolineava come il progetto austro-rus. o, non ai ·pondessc • a ciò che pretendevano gli insorti bulgari , i quali volevano es ere bulgari, unili o no alla Bulgaria •, e non fosse attuabile nel giro di pochi anni poichè le insurrezioni si sarebbero ripetute a breve scadenza: • la propaganda dei comita1-!i continua, l'organizzazione delle bande si va perfezionando con regolamenti emanali dai comitati, e divulgati in tutti i paesi, con co. rizioni, u. i militari , con Lasse percepite anche dai più poveri per l'armamen to e arruolamento deg li insorti... • (13). A nulla arebbc valso l'aver affiancato al governatore della Macedonia, Hilmi pascià, due alti funzionari (uno au Lriaco e uno russo) che pure avrebbero avuto pieni poteri di controllo su tutto ciò che riguardava l'amministrazione e la giu ' tizia. Praticam ·ntc lutto ciò antici pava quanto alcuni mc -i più tardi avrebbe ·critto il ma(!giore Rubin, nel rapporto citalo. A giudizio di quet 'u ltimo, infaui , l'accordo non poggiava ·u basi -;olide. Men tre la Russia - gravemente impegnala cont ro il Giappone - aveva tutto l'i nten: ·se a mantenere lo rato quo anche e vedeva • u m ram.ore vanire il -ogno di avere nella Bulgaria uno talo pressochè va . allo "· il comporta mento a us triaco la. ciava trapelare l'intenzione di una penetrazione in Macedonia: « i consoli vanno propiziando. i le popolazioni mediante protezioni e soccorsi in denaro, vengono di sottomano osteggiate le riforme che, quando ottene sero buona riuscila, allontanerebbero vieppiù il raggiungimento delle note mire su Salonicco. Aiuti . ono poi fomiti ai comitati perché viva pos a essere mantenuta l'agitazione "· Citati alcuni fatti , a prova di quanto sostenuto, l'ufficiale italiano concludeva il suo rapporto affcrmando che l'Au tria avrebbe approfittalo dei torbidi - manovrati ad arte nel momento opportuno - per intervenire in Macedonia ( 14) . Co mpito non facile, quindi , quello che si presentava al gc-

(12) N ote per il generale De Gior~is r edatte con il co11corso del capl-

tmw Zampolli, m inu ta mnno~c ritt:1, s .d . mn p re umibilmente del gennaio 1904, pp. 6, AUSSM E, S.B. b , . pos. cit . Sulle positive rcarioni a questa dcsigna1.ione dr. XXX [ A. CANTALUPIJ, Il Genera.l e De Gi.org,s in Macedonia, in Nuova Amologia, voi. 193, 16 gennaio 1904, pp. 349-354. ( 13) Note per il 1e11crale De GiorRis... , cit., p . 4. ( 14 ) G. RUBIN dc CERVIN, Questione... , cit ., pp. 11-13


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Amo,~lfu

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nerale De Giorgis sia per la situazione internazionale sia per quella interna. La gendarmeria costituiva, infatti, un corpo tra i meno efficienti dell'apparato militare turco e comprendeva ben 71 reggimenti, suddivisi in 133 battaglioni ( 15). I gendarmi erano reclutati per arruolamento volontario con ferma non minore a due anni, i sottufficiali provenivano dalla truppa mentre gli ufficiali, in parte dai sottufficiali promo . i e in parte da altre anni. Questi ultimi ricevevano come compenso il passaggio ad un grado superiore in quanto entravano a tar parte di un corpo di minor prestigio e di servi.t.io più faticoso. Pressochè inesistente era l'istruzione militare vera e propria mentre l'amminis trazione era caratterizzata dall'incuria n ·Ila distribuzione e nel mao-· tenimento dell'equipaggiamento, dalla irregolarità nei pagamenti degli assegni spettanti agli appartenenti al corpo: in pratica i gendarmi turchi , « malvestiti, non pagati, trumenti di un governo quanto mai arbitrario •, non godevano di alcun prestigio con conseguenze negative sullo spiri to e sulla disciplina . Questa situazione trovava il suo naturale riflesso nella espliCa.t.ione del servizio quanto mai appru ·simativo : • nelle campagne e nei villaggi e ai gendarmi che sono da imputarsi molti dei furti , e non di rado essi si abbandonano. isolali od a gruppi , ad atti di vero brigantaggio • . Il programma di Miirz teg prevedeva di riorganizzare la gcn· darmeria aumentandone l'organico, migliorandone g li elementi , a sicurandone le paghe cd ammettendovi i crist iani ( 16). Il govcr· natorc generale incaricato dell'applicazione de lle riforme, Hilmi pascià, « sia per la sottile mala volontà in c he son maestri i Turchi •, sia per le difficoltà oggettive, non ottenne altro che l'aumento dei gendarmi da IO 000 a circa 20.000, evide nte pretesto per armare dei Turchi in funzione antibulgara. L'arruolamento di circa sci o settecento cri tiani , reclutati tra g li clementi peggiori, era fittizio poichè nessun cristano che avesse • miglior mestiere• poteva infatti entir ' i attratto da una posizione c he lo esponeva all'odio e alla vendetta dei colleghi musulmani e in par(15) I 133 rc&&imenti di gcndllnni comprendevano 420 compagnie a piedi, 234 a cavallo e due con cammelli. Il numero d~i hatlaglioni variabile e la forza media di ogni battaglione di circa 80 uomini. Cfr. la gendarmeria nei tre vilayets di Salonicco, KoSSO\'O e Mo11astir prima delle riforme ch ie-

.,;te dall'Austria e dalla Russia, promemoria manoscritto s. d . dell'Ufficio Coloniale, AUSSME, S.8 ., b. 3. ( 16) Sulle dirfiooltà incoatrate dr. C. LAMOUCHE, Quinze ans... , cii., pp. ~ -


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ticolare albanesi , e dei correligionari. In verità l'arruolamento dei cristiani, in genere trattenuti nei centri di raccolta di Monastir e Usktib (Skopljc), doveva servire a dimostrare dal punto di vista formale che l'applicazione della riforma procedeva regolarmente. I primi due anni di attività furono impiegati daJ generale De Giorgis e dai suoi collaboratori a porre le basi per un reale ed efficace funzionamento della gendarmeria: congedo per gli clementi peggiori , scuole per allievi gendarmi e per ufficiali a Salonicco, Monastir e Usktib (Skoplje}, progetti per la costruzione di nuove caserme (ostacolatj da Hilmi pascià), arruolamento degli elementi cristiani. Questo, tuttavia, procedeva lentamente e con insormontabili difficoltà; alla sotterranea opposizione delle autorità ottomane i aggiungeva l'endemica lotta che opponeva le bande bulgaro-macedoni e quelle greche, pes o incoraggiate in questo dalle tesse autorità turche. Nel 1905 il numero degli ufficiali europei in servizio nella gendarmeria fu portalo a ei per l'Austria e la Ru sia, a cinque per la Francia e l'Italia, ad uno per l'Inghilterra. Nel frattempo, affinché la riforma finanziaria - previ,ta dagli accordi di Mtirzsteg e accettata dal governo ottomano - avesse inizio si rese necessaria, da parte delle potenze, una dimostrazione navale (26 novembre 1905) e nel dicembre i giunse alla formazione di una commissione finanziaria (17) . Malgrado quindi l'attività degli ufficiali europei, la iluazione macedone si faceva sempre più critica a causa deUa costante attività delle bande, favorita dalla compiacenza delle autorità ottomane (18) e sempre più spesso il generale De Giorgis doveva ricorrere all'appoggio delle ambasciate per ottenere l'e scnziale al buon andamento della gendarmeria. Una serie di richieste presentate personalmente dall'ufficiale italiano al governo ottomano e un memorandum del febbraio 1907, te timoniano sufficientemente lo stato di disagio che accompagnava l'azione degli ufficiali europei ( 19) . Pra( 17) lvi, p. 43. (18) Cfr. i rapporli di G. RUBlN de CERVIN, Ufficiali bulgari che fanno parte di organiu.azioni macedoni, Sofia 5 aprile 1905. n. 8, pp. 4; ID., Bande in Macedonia, Sofia 16 giua:no 1905, n . IO, pp. 5, AUSSME, A.M. b. 81. ID., Situazione in Macedonia, Sofia 27 marzo 1906, n. 3, pp. 4, AUSSME. S.B., b. 34. (19) Reqttlte.s présentus par le général De GiorRis, copia allegata al rapporto del 5 febbraio 1907 del colonnello V. Elia, pp. 5 e memorandum di pp. 2.


21e

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ti amentc la gendarmeria era stata da sempre considerata un corpo al di fuori dell'esercito, strumento ddla volontà delle autorità civili locali. Ora il primo articolo del regolamento prevedeva che la gendarmeria entrasse a far parte integr.mte dcll'eercito, e ciò costituiva uno dei punti più difficilmente accettabili da parte ddle autorità locali e dagli stessi ufficiali della gendarmeria i quali , • ignoranti, privi di scn-.o morale e di amor proprio, invecchiati in un mestiere che teneva det birro e della pia » (20), si assoggettavano facilmente al mutevole volere delle autorità civili. Con la riforma , gli ufficiali uscivano dalle scuole preparati secondo il costume e lo stile europeo cd erano appoggiati , contro i soprusi delle autorità ottomane, dallo stesso generale De Giorgis. La nuova dignità produsse effetti diversi : alcuni mantennero i giusti limiti del ri<,petlo reciproco con i funzionari governativi, altri, invece, furono animati da un ·entimcn10 di rivalsa nei confronti di quelle ste se autorità dalle quali , fino a poco tempo prima, erano stati umiliati . Questo - ricorda a il tenente colonnello Elia, addetto militare a Costantinopoli ( 21) - fornì ai funzionari i ilj il pretesto per deprecare l'influcn,.a europea, la validità delle riforme <> per formulare l'ipote i che una gendarmeria riorgani11.ata da ufficiali europei costituiva • l'avanguardia di una armala europea che, un giorno o l'altro, poteva e ere mandata ad occupare la Macedonia» (22) . Altro motivo d'intralcio per la norgani1.7.azione era costituito dall'elemento ellenico, « potente in Costantinopoli e a Pala1..zo per il denaro e le aderenze di cui dispone » e che in quel momento 1rovava naturale allearsi con i Turchi per dislruggerc in Macedonia qualsiasi influenza hulgara. serba e cutzo-valacca. Lo steso generale Dc Gio.rgis aveva incontrato a Costantinopoli numero-.c difficoltà per farsi ricevere dal ultano e presentare i due promemoria ricordati : se la situ:l/.ione non si deteriorò fu per l'in(20) V. ELIA , Il gc11crul c Dc Giurgis... , cii. p . 2. (2 1) Vittorio Elia ( MonliJ?lio 1859-1944 ). Sottot nenie dei ber aJ?lieri ( 1887), in Africa (1900-1902), aiutante di campo onorario del re (1906). Addetto militare a Co tantinopoli ( 1907-1910), c:olonnello ( l9()Q) prese parte all:i guerra libica cd alla prima guerra mondiale . Maggiore generale ( 1914 )

comandò la Brigata • Marche •, ollose~retario di Stato per la Guerra ( 1914-16). Comandò il Corpo d'Occupazione d ell'Egeo e il Corpo di spediLione nel Meditternmeo orient:lle ( 1917-19) meritando la Croce dell'Ordine militare di Savoia. Generale di Divisione ( 1923 ) fu collocato a riposo nel 1929. (22 ) V. El IA, Il ge11na/e De Gcorgi~ .. , cit., Jl. 3.


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tervento dell'ambasciatore italiano a Costantinopoli, marchese Imperiali, e del capitano Romei Longhena, in quel momento aiullante di campo d e l ultano (23). Alle oggettive difficoltà della situazione macedone si aggiungevano quindi quelle frapposte dalle autorità ottomane; al rinnovo del mandato del generale De Giorgis e degli ufficiali europei fu posto il problema di un ampliame nto dei poteri degli organi delle riforme (24), così come l'esperien1.a dei quattro anni precedenti aveva dimostrato e~scre necessario al fine di eliminare l'attività delle bande greche e di queJle bulgare (25) . In una interessante lettera del colonnello Trombi al generale Ugo Brusati, aiutante di campo del Re (26), s i rinvengono clementi utili sulla posizione del De Giorgi in Macedonia. Que ti era, scriveva Trombi, stanco e deciso a rientrare in Italia allo ·cadere del contrallo: • il generale De Giorgis, per i !)UOi continui attriti con Hilmi pascià, governatore della Macedonia, allrili non empre giu~tificali, ha finito per lasciare un po' freddi per lui i due ambasciatori c he più lo . o. tennero in pru sato: l'inglese O'Connor e il russo Zinovicv. Questi, an7i, gli rimproveravano la sua continua immobilità a Salonicco (donde non si è mai mosso) per la quale tralla unicamente per iscritto questioni che de v,su potrebbero trovare più facile soluzione ... Infine alcune propo te recenti del generale De Giorgis hanno un po' sorpreso l'ottimi. mo dell'ambasciatore [ I mpcriali] per il generale. Fra le propo te v'è la · ' !!uente: che gli aggiunti militari in Macedonia corrispondano direttamente con le autorità locali , senza passare per il tramite del generale. Ora, se questo sistema pu<) atleg_gerirc il generale De (23) lvi , pp. 6-10. Giovanni Rumd Lo11i:rhena ( Br~·M·ia 1865 l'lH ) ru aiutante di campo del sultano ( 1904-1909), t:apo della mi ,;ione militare italiana in Russia ( 1914-1918) e addetto milit'lre italiano in Polonia ( 192(). 21). Cfr. A.FM. BIAG I I. Una relazione i11ecli1a del ge11n ale Giovanni Ro.

mei /,onglu!lta, addetto mili1are in Russia, •wlla ril'olu..ìo11e del f ehhraio 1911, VI Convei?flo degli Storici italiani e sovietici , Fondazione G. Cini, VcricL.ia 2-5 maggio 1974. (24) V. ELIA, Abboccamemo del regio Amba datore con il Renerale De Giorgis, Terapia 24 agosto 1907. n . 79, pp. 3. AUSSME, S.B., 3/, I 1-4-B, sollofosc. 3. (25) V. ELIA , Bande elleniclle in Macedonia, Co~tantinopoli 30 luglio 1907, n. 68, pp. 4, ivi.

rase.

(26) Trombi a Brusati (Monza 1847 - Roma 1936), Sanremo 10 ottobre 1907, fogli 17, Archivio Centrale delJo Stato - Roma (ACS). fondo Ugo Bmsati (U.B.) b . 9, fase. V-2-31, foglio 2.

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Giorgis da una numerosa corrispondcmm porta ad una diminutju capitis di prestigio, all'ingerenza e al controllo che le sci Potenze hanno voluto dare al generale organizzatore della gendarmeria macedone ... » (27) . A questo, proseguiva il Trombi , doveva aggiungersi che g li aggiunti miliLari non erano ricono ciuti dalla Turchia e che, co munque, non era il momento di porre altre questioni sul tappeto data l'imminenza dell'inizio della riforma giudiziaria. Il marchese Imperiali raccomandava per suo tramite che, se si doveva sostituire il generale De Giorgi. , lo si facesse con un ufficiale di carattere ugualmente fermo, ma di modi e di forme più con une alla particolare situazione poichè • ai turchi si possono dire le cose più dure, pretendere di imporre molto, ma coi guanti e con le dovute maniere: l'i rritarli è peggio• (28) . L'addetto militare a Costantinopoli, in un rnpporto del febbraio 1908 (28) , sottolineava che la riorganiu.azionc della gendarmeria procedeva lentamente a causa delle difficoltà d'ogni genere che le autorità ottomane opponevano all 'attività dcglti ufficiali europei, nonostante le pres ioni delle Poten,.c. Un progetto inglese, pre entato ven.o la fine del 1907 per • dare soddisfazione all 'opinione puhblka britanni a una parte della quale acc usava il governo di di -interes ar i troppo delle atroc:ità macedoni • (29) . prevedeva la formazione di brigate speciali composte da gendarmi e militari di truppa, per la repre sionc ddl'atti\ ità delle bande mentre il governo ottomano , per mostrare la propria • buona volontà •. istituiva una speciale commis ipnc di polizia destinata alla raccolta di informazioni e Ji notizie ulla attività delle bande: di questa commil>sionc, alle dirette dipendenze di llilmi pascià non fa eva parte alcun uffidalc della gendarmeria. In pratica i problemi reali investivano la contrarietà del Sultano all'ingçrcnza europea che progre sivamentc, con l'avvio della riforma finan,iaria e il progeuo di riforma giudiziaria , si faceva sempre più marcata con scopi poco connessi alla pacifica/.ionc della Macedonia. Nel 1907 l'Italia aveva intanto oùenuto che un ufficiale italiano, il capitano dei Carabinieri Tornassi, fosse incaricato della (27) lvi , fogl io 3. (28) lvi , foglio 5. (29) V. ELIA, Rias!>unto della !>il11at iune pol11ico-militare at111ale della Turchia e dei provvetlimetlti militari ado11a11 dall'ollobre 1907 ad oggi, Costantinopoli 26 febbraio 1908, n. 9, pp. 24, AU SME, S.B., b. 35/ a.


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riorganizzazione della gendarmeria nel vilayet di Aidin (30) , mentre nel 1908, alla morlc del g neraJe Dc Giorgis, fu lo tes o Habdul Hamid, attraverso il maggiore Romei, a richiedere al Sovrano italiano la nomjna di un nuovo ufficiale da porre a capo della gendarmeria, contemporaneamente l'amba 'ciala ottomana a Roma inoltrava anaJoga domanda al ministero deµli Affari Estt' ri. L'addcuo militare a Costantinopoli, ·crivcndo direuamc ntc al Capo di Stato Maggiore, genera le Tancredi aletta, sotwli11cava a questo propo ito eh.e l'amba. ciatore tede. co, barone Marschall. e quello rus o, Zinoviev, avevano c. presso il loro con en'o mentre il marchese Pallavicini, amhasciatore austria o, o te n .. va la nomina essere di competenza delle poten/e firmataril' dell'accordo di Mi.irzsteg. La tempeslività della richiesta ottomana e della ri po ta delle autorità italiane, con la nomina del gt> neralc Mario Nicolis di Robilant (3 1). risolsero immcruatamenll' la situazione : • Quando Vo tra Eccellenza pensi alle difficolta d'ogni genere che a compagnarono la nomina e l'in ediamcnto del generale lk G.iorgis, quattro anni fa, vedrà quale cammino abbia fallo la nostra influenza in questo tempo e come il programma di Mur/ s teg ia da riguardarsi come un tatto di storia contemporanea e come, praticamente, e so abbia CC!-.!'>alo dall 'avere un valore rea le • (32) . li nome del generale di Robilant era stato, del reslo , favorevolmente accolto da lla ublime Porta , dal barone Marschall ( l'ufficiale italiano era stato addetto miliLarc a Berlino), dallo ste so ambasciatore italiano, marche!-.C Imperiali, amico da molti anni dd generale e in buoni termini da tutto il l·orpo diplomati(30) V. ELJA, R iorga11izzazw11e della ~e11darm1•r1a nel ,•ila,·er ,1, Airlin, Smirne 10 maggio 1907, n. 47, pp. 15. AUSSME, S.8 . b. 31, fa c. 11-4-ll, SOi tofasc. 2. (3 1) Mario icolis di Robilanl (Torino 1855-1955). Sottotencnlc d i Artiglieria ( 1873), colonnello ( 1898). maggior 1,?enerale ( 1904 ). tcn.=nk· generale ( 1908) a dispo izione del mini tero del,!li ACfari F. ieri tu mvi.110 in Macedonia per so t ituire il generai· De Giorgb. Rientrato in Italia ( 1911 ) comandò la d ivi ione Piacenza ( 1911-14 ), la divisione Torino (1914) , il Xli Corpo d 'armata ( 1914-15) e il IV Corpo d 'armala (1915). Me mbro del Comi1a10 consultivo interalleato di Versnilles ( 1918 ), comandan te dell '8' armata ( 1919 ), (lencralc d 'armata ( 1925). (32) F.LIA, Intorno alla 11umi11a del generale di Robila11t t ·u1111• riorganiz.z.a rore e/ella gendarmer,a rumeliota , Co tantinopoli 24 mano 1908, n. 2 pp. 7, AUSSME. .R., b. 35/ a.


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co (33). Il IO maggio 1908 il generale di Robilant giungeva a Costantinopoli e si recava immcdialamente all'ambasciata italiana e al palazzo imperiale. Le manifcslazioni di simpatia del corpo diplomatico , dei funzionari ollomani, dello stesso Sultano, che lo aveva ricevuto in udien1.a il 15 maggio, assicurarono all'ufficia le italiano la massima collaborazione per quanto riguardava la riorganizzazione della gendarmeria (34). De1le accoglicn1~ r icevute dal Sultano è rimasta tn1ccia in una simpatica lettera al ge nerale Ugo Brusati, aiuLante di campo del Re. L'ufficiale italiano riferiva di es ere stato invitato a pranzo dal Sultano, il quale si era mostrato « sempre di ouimo umore e di grande cordialità », mentre la conversa zione aveva sfiorato argomenti curiosi : « in Europa - aveva esclamato Habdul Hamid - calunniano i Turchi e avrete certamente sentito parlar male di noi: siamo invece buonissima genti:: e sono sempre lieto di prendere al mio servizio ufficiali o fun1Jonari esteri come voi, i quali vedendoci da vicino possono meglio apprezwrci e giudicarci più e quamente» . A questa inaspettata considerazione della propria missione il di

Robilant rispondeva che le ottime qualità dei Turchi gli erano già note, al che il Sultano replicò, riferendosi ai Bulgari e ai Greci: « sono i vicini che mi si dicono am ici che i:r uastano i miei sudditi , mentre valgono assai meno di noi ; ho notizie particolari della Russia e mi dicono che là ci sono bande dappertutto ... ». Il di Robilant rispose citando il vecchio prove rbio italiano • dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io » che « piacque moltissimo a sua maestà e ne fu taolo lieto che ne volle la tra crizione e volle conferire a mia madre l'ordine del Cltepukut di prima classe ... • come premio per la lontananza del figlio. Commentando il gesto • degno di un animo squisitamente gentile », il di Robilant concludeva immaginando divertito la meraviglia della propria madre, • una vecchia signora pressochè ot( 33) l vi , pp. 5-7.

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( 34) V. ELIA, Il generale di Robilant riorganiuatore della gendarmeria in Rumelia, Co -1antinopoli 16 maggio 1908, rapp. n. 4, pp. 8, loc. cii.

Cfr. anche le tt era del generale di Ro hilanr al generale Ugo Brusati, Costantinopoli 16 maggio 1908. pp. 6, ACS, U..B., b. 9, fa!ìc. V-1-30.


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tantenne che vive lontano dal mondo •, all'arrivo della decorazione (35) . La lellera proseguiva informando il Brusati dei primi contatti avuti a Costantinopoli e a Salonicco con i funzionari europei , con quelli ottomani e, più in generale con gli ambienti che ruotavano intorno ai problemi della Macedonia (36). Sempre nel giugno del 1908 il di Robilant inviava al generale Brusati rapporti concernenti la situazione macedone e l'attività dei comitagi con speciale riguardo al capo Evangelo Moropulos (37) . Nell'aprile del 1908, prima ancora della nomina del nuovo riorganizzatore della gendarmeria, erano scaduti i contratti degli altri ufficiali italiani che si trovavano in Maccdor:iia. Il colonnello Albera, aggiunto militare a Monas tir, aveva fallo presente già dal marzo i desideri d egli ufficiali nei riguardi de lla propria permanenza o meno ne l servizio di riorganizzazione : il maggiore Cicognani , i capitani Ridolfi e Garrone, i tenenti Basteri, Castoldi e Luzzi avevano espresso l'intenzione di rimanere senza porre speciali condizioni, il maggiore Muricchio e il capitano Lodi desideravano rimanere fino al ·ettembre mentre i tenenti Vincenzi e Ma:u.a si erano dkhiamli per un rimpatrio immediato. Dai vari aggiunti militari erano poi state presentate delle richieste ai capi-missione in Costantinopoli da aggiungere ai contratti e cioè la possibilità c he l'indennità pagata dal governo turco in caso di morte di un ufficiale per cause di servizio, fosse estesa oltre che agli eredi naturali anche a quelli testamentari, e le s tesse facilitazioni doganali delle raprcsentanze estere. I capi-missione rigettarono la prima istanza, mentre la seconda venne parzialmente accettata, dietro intere ·sa mento del generale di Robilan t, del ministero degli Esteri e della Guerra italiano che, attraverso il cav. Sforza, proposero un compromesso accettato poi da tutti i capi-missione: i bagagli degli ufficiali europei avrebbero goduto della franchigia diplomatica . AILri tre ufficiali italiani erano presenti in Turchia con una funzione pedale e cioè come aiutanti di campo del Sultano: erano cioè presenti non in base ad un a ccordo diplomatico ma in virtù di una richiesta personale del Sultano al Sovrano italiano ed e::r-,mo il maggiore Romei Longhena, il capitano Torna si e il tenente Mazza. Mentre il pri(35) Di Robilant a Brusali, Salonicco giugno 1908, pp. 5, (oc. cit., pp. 1 e 2. (.36) lvi, pp. 4 e 5. (37) Di Robilant a Brusati, Salonicco 6 giugno 1908, pp. IO, /oc. cit.


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mo risiedeva a IIHdiz, gli altri si trovavano a Smirne con il compito di riorganiu.are la gendarm eria di qud vilayet, lavoro che su citava nell'Elia numerose pcrplc sità, soprattutto per l'impegno dei due ufficiali (38) . Nel 1908 ·i sviJupparono ostanziali avvenimenti nella situazione balcanica: in particolare la rivoluzione dei Giovani Turchi, l'anncs~ione della Bosnia-ErLcgovina da parte dell'Austria e la dichiarazione di indipendenza della Bulgaria. Dei tre avvenimenti, indubbiamente il primo fu il più importante e costituì la causa che mosse gli a ltri due. li movimento dei giovani ufficiali , capeggiati da Envcr hcy, brillante ufficiale che avrebbe assunto notevole importanza nella successiva storia della Turchia, favorito dalle Potenze prese il via a Salonicco, dove maggiore era il contatto con i rappresentanti europei e dove maggiore era il numero degli ufficiali che avevano studiato nelle scuole europee e, quindi , sensibili all'urgenza cd aJla necessità di un rinnovamento degli equilibri di potere all'interno dell 'Impero, al fine di salvarne l'esistenza. Fu chiesto il ripristino della costituzione del 1876, proclamata l'uguagliam.a nei diritti e nei doveri verso lo Stato indipendentemente dalla razza e dalla confessione reHgiosa di appartenema. Il movimento dei Giovani Tu rchi rappresentò, in pratica, con i suoi aspetti libera leggian ti che co ·tituivano una obiettiva novità nel • sistema • ottomano, l'ultimo tentativo messo in allo per garantire l'csistcn/.a s tessa del vetusto Impero, travagliato dalle lotte intestine. Tentativo generoso, che giungeva troppo tardi e che finì in un certo senso per produrre effetti contrari aglì intendimenti dei. promotori. La politica nazionalistica dei Giovani Turchi provocò immediate ripercussioni che trovarono il loro riflesso naturale nell 'annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell'Austria-Ungheria. In politica interna, i Giovani Turchi conobbero poi il fallimento della politica di ottomaniu.aziu11e, di quella politica cioè volta a creare un comune sentimento nazionale ottomano ( e non turco!), che tuttavia contrastava con la valorizzazione deJJ 'clcmento turco il quale, a causa dell'il)gcrcn:,.a delle Potenze c:uropcc, era venuto a trovarsi con minori diritti rispello alle altre componenti nazionali dell'Impero. Ma dove doveva maggiormente infrangersi il sogno di un impero costituzionale era nel te ntativo di laicizzazione dello Stato: (38) V. ELIA ; Ufficiali dd regio e.J.ercito al servizio turco, Costantinopoli 19 aprile 1908, n. 3, pp. 12, AUSSME, S.B., b . 35.


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intWZJone profonda che incontrò la decisa opposizione deU 'ele-mento turco poichè il Sultano assommava alla funzione pubblica quella più importante di carattere religioso. I Giovani Turchi, in conclusione, non portarono alle estreme conseguenze il movimento costituzionale che avrebbe intaccato lo ste o presupposto monarchico-religioso dello Stato. Questa contraddizione propugnare un Impero liberale senza però intaccarne i presupposti monarchici e religio i che ne facevano uno Stato teocratico - non permise ai Giovani Turchi quella vera e propria rivoluzione formulata nei programmi (39). Questi avvenimenti non potevano non avere i loro riflessi sulla po izione degli esponenti europei presenti, per vari motivi , in Turchia. Per quanto riguar dava l'Italia già nel settembre del 1908 si era provveduto a predisporre il rimpatrio dei tre ufficiali aiutanti di campo del Sultano e mentre il maggiore Romei Longhcna - autore tra l'altro di un vivace rapporto sulla rivoluzione inviato al generale Brusati ( 40) - e il tenente Mazza si erano immediatamente dichiarati in attesa degli ordini , il capitano Tornassi aveva dato origine ad u11 cwfo o episodio riguardante il pagamento delle spettanze e delle indennità previste dal contratto ( 41 ) . Per quanto riguardava poi gli ufficiali impegnati nella gendarmeria il governo italiano, attraverso il marchese Imperiali, prospettò la propria disponibilità a rivederne la funzione e la permanenza: • Fin dai primi giorni - scriveva a questo proposito l'addetto mii ilare a Co, tantinopoli - del nuovo regime s i capl di quanto poche simpatie godessero gli organi delle riforme in Macedonia sia agli occhi del Comitato Unione e Progresso, la cui parola d'ordine era ed è la Turchia ai Turchi, sia a quelli dell'esercito il quale, ..., vedeva con amaren.a la posizione privilegiata della qua(39) Cfr. A.f .M. BIAGINJ, La rivoluzione dei Giovani Turclti nel carteggio degli addetti militari italiani, in Rassegna Storica del Risorgimento, LXI. IV. 1974, pp. 562-591. (40) Romei Longhcna a Brusati, Hildiz 24 luglio 1908, ACS, U.B., b . 9, Case. V-2-31. (41) V. ELIA, Richiamo in Italia degli ufficiali del regio esercito:

maggiore di Cavalleria Romei, capitano dei Carabi11ieri Ruli Tornassi e terunte Mau.a. Gli uffidali europa e la riorganiU1U.ione della gl!ndarmeria rumeliota, Terapia, 9 sellembre 1908, rapp. n. 9, pp. 16, destinatario il generale Pollio, Comandante del Corpo di Stato Maggiore, AUSSME, S.B., b. 35/ a.


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le godevano i camerati europei che indossavano Ja stessa uniforme ... • (42). Non solo, ma la posizione dei Giovani Turchi in merito alle riforme non peccava di logica: queste, infatti, dovevano servire a proteggere i crisliani dai soprusi dei mussulmani dominanti, ma ora • che la costituzione dava ai mussulmani, ai crisLiani, agli israeliti uguali diritti e uguali doveri, ora che i componenti della nazione ottomana, fossero essi di razza turca o greca, bulgara o erba, albanese o valacca, erano uguali di fronte alla legge ... • (43) tutti i programmi di riforma, tutte le ingerenze risultavano superflue e dannose alla vita dell 'Impero. La Germania, • studio. a di cattivarsi le simpatie del nuovo regjme •, aveva richiamato il proprio rappresentante militare in Macedonia, colonnello von Alten, pochi giorni dopo la proclamazione della costituzione; il 15 agoi,.Lo era la volta di quello austriaco, seguilo da tutti gli ufficiali presenti. Francia, Inghilterra e Italia, pur disponendo e preparandosi ad un eventuale rimpatrio, attendevano lo svolgersi degli avvenimenti poichè, tra l'altro, • sarebbe stato poco riguardoso verso il nuovo ordine di co ·e, quasi che non si volessero la!)ciarc d egli ufficiaH a contatto con un regime sorto dalla rivoluzione• (44). Finalmente, alla fine di agosto, il governo ottomano aveva lasciato intendere, sia pure indirettamente, che si attendeva dalle Potenze europee un rit_iro degli ufficiali enza essere messo nella condizione di doverlo chiedere ufficialmente. Il 5 scllembre una nota congiunta degli amba ciatori di Francia, Inghilterra, Rus. ia e Italia comunicava al ministero degli Esteri turco: • Ora che la nuova costituzione pone il principio della uguaglianza di tulli <lavanti alla legge, essa dovrà estendere a tutto l'Impero quelle riforme che le Potenze. d'accordo con la Sublime Porta avevano organizzato nei tre vilayel di Salonicco, Monastir e Kossovo. Le Potenze si sono quindi chieste e non sarebbe conveniente di lasciare al governo ottomano di proseguire da solo quell'opera di riforme che pare abbia l'intenzione di estendere a tutto l'Impero. Prima però di prendere a tale riguardo una dc(42) lvi, pp. 3 e 4. ( 43) Jvì , pp. 4 e 5. (44) lvi, p . 13.


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c1smnc definitiva, le Potenze hanno giudicato necessario di conoscere il sentimento del governo imperiale. E perciò i rappresentanli delle quattro Potenze pregano il ministero degli Esteri di far loro sapere se il governo imperiale avrebbe difficollà a che i contralti che a lui legano gli ufficiali degli Stati ri -peuivi rossero provvisoriamente sospesi e che dei congedi sin e die ros. ero accordati a detti uffkiali. Nel caso in cui la Sublime Porta ne manifestasst: il de iderio, gli ufficiali verrebbero richiamati a brevissima cadcn/.a • (45) . La nota congiunta degli ambasciatori di Francia , Gran Bretag na, Russia e 1Lalia fu accolta dal governo della Sublime Porta con soddisfa1ionc proprio in quanto costituiva prova della n. ducia che i governi avevano del nuovo regime. Gli avvenimenti dell'ottobre, l'annessione della Bosnia-Erzegovina e l'indipendenza della Bulgaria, non avevano evid ·ntemente dato modo di formulare una risposta. Probahilmente, e que ' ta è l'ipote i dell'addetto militare italiano, • partili dalla Tun:hia i meno graditi tra quegli elementi di controllo impo ti dall 'Europa , cioè gli austriaci •. la Turchia non a eva in realtà premura di veder allontanarsi gli altri , che rappresentavano pur sempre un elemento d 'ordine nei cauì e che potevano divenire testimoni preziosi di fronte all'opinione pubblica europea sull'imparzialità che la Su blime Porta e il Comitato di Unione e Progre o intendevano manLenere nelle imminenti elezioni (46) . Indubbiamente per l'Italia il problema non si limitava solo al rimpatrio dei dicci ufficia li presenti in Macedonia ma alla presenza del generale di Robilant, investito di un mandato europeo come comandante de lla gendarmeria. Alla fine di novembre il generale di Robilant era stato convocato a Costantinopoli per conferire direttamente con il ministro della Guerra, allo scopo di prendere opportuni accordi su lla riorganizzazione della gendarmeria ( 47) . Il r.enerale italiano giunse a Costantinopoli il 28 novembre 1908, accompagnato dal cavalier Brizzi, segretario delJ'UHicio di riorganiz7.azione, e vi si trattenne per quattro settimane, caratterizzate da intensi colloqui (45) lvi, pp. 15 e 16. (46) V. ELIA, Intorno alla perma,imz.a del generale di Rohila11t al servizio ottomanu, Costan1inopoli 22 novembre 1908, pp. 5, AUS M F., S.B ., b. 35/ a , pp. 1-2. (47) lvi, flfl. 3-4.


22G

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con le autorità ottomane: praticamente la riorganizzazione della gendarmeria doveva continuare non più sotto l'egida delle Potenl'.e europee ma sotto quella del governo ottomano e doveva estender i a tutto l'Impero, escluso lo Yemen (48). Nel frattempo la ublime Porta aveva accettato l'offerta di ritiro degli ufficiali formulata dalla Francia, Inghilterra, Russia e ltalia pur non escludendo, per il futuro, la nece ità di u are ufficiali stranieri appartenenti ad e erciti in cui la gendarmeria avesse carattere tipicamente militare: • ... ba andosi ui risultati ottenuti dalla nostra riorganinaz:ione in Creta e Rumelia i Turchi ricono cono che l'affidare tutto il lavoro all'elemento italiano costituirebbe la maggior garanzia nell'omogeneità e bontà del riordinamento: tuttavia ovvie ragioni di opportunità politica consigliano loro di chiedere ufficiali anche ad altre na1.ioni che saranno la Francia, che possiede una ultima gendarmeria, e l'Inghilterra ... » (49) . cl marLO del 1909 il governo ottomano comunicava all'amha ciata italiana, con nota verbale , i nomi di quegli ufficiali italiani , gfa in servizio ottomano. che intendeva riassumere con le ,,;tei., · condizioni di grado e ~tipcndio. Questi erano i capitani Ridolfi, Garrone, Borroni, i tenenti Ca~toldi, Basteris, L11J1.i, Caro:. ·ini. il colonnello Albera, aggiunto militare a Monastir, ed il maggiore Caprini, già segretario del generale riorganiz/atorc (50). In due i.ucce sivi rapporti del giugno, l'Elia confermava questi nomi, aggiungendo quelli dei lenenti Mazza e Lauro dei carabinieri e del capi tano Dc Mandato, archivista e interprete presso l'ambasciata italiana e informava del progetto completo di riorganizzazione presentato dal generale di Robi-

(48) V. ELIA. Arri,•u in Costantinupoli del generale di Robila11t, Co~tantinopoli 28 novembre 1908. n. 121 , pp. 2. ID., Ritornn a Salo11icco del ,:enerale di Rohila11t. Sdu•ma per la riorga11it.zazio11e della ge11darmtria in 111110 l'impero. Gli 11fliciali italia11i del erviz.io di rforganiz.z;.at.ione, Cotantinopoli 22 dicembre 1908, n. 130, pp. 10, AUSSME. S.B., b. 35/a. ( 49) lvi , pp. 9 e 10. (50) V. ELIA, Uf(,ciali italiani per la riorRa11iuazione della gendarmeria, Costantinopoli l marzo 1909, n. 25, pp. 2, AUS ME, S.R., b. 37.


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lant (51 ) . L'attività degli ufficiali italiani proseguì validamente per tutto il 1909 cd il 1910. Luci ed omb1·c di questa attività vengono delineate nei rapporti del generale di Robilant soprattutto per quanto riguardava i rapporti non empre facili con le autorità ottomane (52). An ora nell'aprile del 1911 il nuovo addetto militare a Col>tautinopoli, tenente colonnello Pro~pcro Marro (53} , s rivendo al generale Alhcrto Pollio rnnfcrmava che la Turchia avrebbe avuto tullo l'inten:s~e a mantenere g li ufficiali · tranicri nella riorganizzazione anche se qucl>Li tru ava no la propria capacita d'azion · limitata dal latto di essere al ltervizio LUrco come ispettori o con 1g lieri (54) . li 27 ·eucmbrc 191 I il ge nerale di Robilant riceveva dal governo italiano l'ordine di rimpatriare con tutti gli uffidali, dato l'inasprimento dei rapporti italo-turc hi a cau,a della Libia e dell'invio d ·ll'ulumatum dell'Italia alla Tu,chia. Il 28 , !•Ìorno della dichiarazione di guc.-ra, la dclega11onc italiana las iava Costantinopoli : « t'och1 giorni prima - M .: 1 iwva a quc~tu v1oposito il generale di Ruhilant a Brusati - ncs,uno vi avre hhc c reduto, e confesso che io pure ero stato t rat tu in inga11110 l>Ullt• vere intenzioni del governo dal congcdamento d ,fla classe, daJle grandi manovre della floua e dall'annunziato arrivo del nuovo ambasciatore,. (55) . (5 1) V. ELIA, Uff,crali per la nor>!a111;::a;:w11t' della ge1u/armer,a ottomana. Terapia, 19 i iurno 1909, n. 87, pp. 2, RwrRamz.:_a zio11e della grndarmcrw ncll'1mpcru, Terapia, 11 gi ugno 1909, 11 . 8 1 pp. 3, AUSSMF., S B., h. 37. (52 ) M . IC'OLI S di RORII ANT, Rmr i.:n111 1.w ;im11• d ella 1!C11darmeria u11oma,1a. Saloni co 30 luglio 1910, pp. 7, AU MF., . . 8 , b . .\8. V . ELIA. lncidc,uc accaduto ad 1111 11/ficwlc del rt•~io e~crclto al sen•i vo ollumano, Costantinopoli 25 gennaio 19 10, n. 9, pp. 3, iv,. b. 39 (S3) Prospero Marro (Garc<;sio 1854 - Rorrui 19311) . Sottoten ·nte di Artiglieria ( 1872) fu in Eritrea e durante la guerra di Libia capo del servizio informazioni istituito ad Alene. Addello miJitare a Costantinopoli ( 1911 ), colonnello ( 1912) , mernhro della commi sione per la d e limita7.ionc dei confini dell'Albania. Maggior generale ( 1915), ru addcllo mili1are in Serbia e comandò, durante la prima guerra mondiale, l'artiglieria del 6· Corpo d'Armata. Generale di Divisione ( 1923) . (54) Marro a Pollio, Co. tantinopoli I aprile 1911 , pp. S, AUSSME, S.B., b. 25/bis. (55) Di Rohilant a Brusati, Roma 16 ottobre 1911 , pp. 5, ACS, 11.8 ., b . 10, fase. Vl-4-36, p.l.


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La guerra con la Turchia pose fine dunque a questa particolare attività, che pure si inseriva nella più vasta azione della politica estera italiana di quegli anni, interessata a contrastare le tendenze egemoniche austro-ungariche nei Balcani in appoggio all'espansione economico-commerciale degli imprenditori italiani nella regione (56) .

(56) Su questo a pello cfr. R. A. WEBSTER, L'Imperialismo industriale italianu ( /908-1915) . Studio sul prefascismo, Torino 1974; A. TAMBORRA, The Rise of ltalian fodus try a,uJ the Balkans (1900-1914), in Journal of Europea11 ffoonomtc Nis tury, 3-1-1974, pp. 87-120; E . DECLEVA. L'I talia e la politica intemaz.io1Ul/e dal llflO al 1914, Milano 1974; M. VERNASSA, Opinione pubblica e politica estera.-, cit.


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Ten. Col. FRANCO DELL'UOMO LA DIVISIONE FANTERIA "D'AFRICA"

La Divi ione Fanteria d'« Africa •, fra quante hanno operato neJ corso del secondo confliuo mondiale, è quella della quale sinora meno si è parlato. Fra le cau e che non hanno consentito una ricostnuiooc particolareggiata delle vicende di questa grande unità, sono da annoverare il breve periodo intercorso fra la ·ua costitu~ione e lo scioglimento, l'incompletezza dell'organico, l'impiego frazionato dei reparti, l'ambiente ed il parlkula,·e momento in cuj hn combauuto e, sopra ogni altra, la carenza di documenti . 11 presente studio non ha la pretesa di col mare una lacuna , anche perchè gli ostacoli che ·ono stati affrontati nel corso delle ricerche hanno posto all'elaborato <lei limiti obiettivi per cui non è stato certamente trallato tutto. Tuttavia quanto accertato i! senz'altro sufficiente per avviare un discorso. Ufficio sarà grato, pertanto, a tutti coloro che vorranno inviare dati , notizie e preci ·azioni che possano consentire di completare in futuro la storia della Divisione di Fante ria d'« Africa ».

* * * Le predisposil:foni di mobilitazione del Governo Generale deU'A.0 .1. (I) prevedevano, all'emergenza, la costituzione di una sola grande unità nazionale che avrebbe dovuto denominarsi, appunto, Divi ·ione Fanteria « d'Africa ,. (2) (centro di mobilitazio(I) Governo Generale dell'Africa Orientale llalìana - n. 346300 di prot. Indice di Mobilitvione . Addis Abeba, 1° aprile l~XVIII. (2) In un primo momento avrebbe dovuto prendere il nome di « A<> sta •, in omaggio al Governatore Generale Vice~ d'Etiopia Amed1..'0 di Savoia duca d'Aosta. Per evitare però di costituire un doppione della Divisione di Fanteria « Aosta • (28•) già in vita in Italia, è stato scelto il nome « Africa•. on i è mai chiamata, come a volte erroneamente citato, « Cacciatori d'Africa • .


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ne - c.m. - del Comando: Comando Truppe Scioa) e che si sarebbe dovuta affiancare all'altra grande unità nazionale, la Diviione e Granatieri di Savoia •. la quale, pur costituita in Italia nell'ottobre 1936 aveva raggiunto l'Africa Orientale fra il novembre 1936 ed il gennaio 1937 cd ivi era rimasta dislocata. Della nuova divisione avrebbero dovuto far parte le seguenti unità: Reparto Comando del Quartier Generale (c.m.: deposito IO. rgl. G.); Drappello automobilistico del Quartier Generale (c.m.: 65" autogruppo); 210" Reggimento di Fanteria su T, TI e Hl battaglione (c.m .: deposito territoriale del Governo Eritrea); 211" Reggimento di Fanteria su I, Il e 1Ir battaglione (c.m .: depo ilo territoriale de l Governo Scioa) ; battaglione mitraglieri (c.m.: depo. ilo territoriale Governo Eritrea); IO' Legione Camicie Nere su I , Il e Ili bauaglionc (c.m .: 2~ Legione M.V.S.N ., Governo Eritrea); Reggime nto di Artiglieria su I , TI e Ili gruppo da 65/ 17 (c.m.: 60' Reggimento Artiglieria; Governo Scioa per Comando e I gruppo; Comando Truppe Eritrea per JT e TII gruppo) ; battaglione misto del Ge nio, comprendente una sezione ferrovieri (c. m.: da stahilirsi dal Comando Truppe Eritrea); elementi dei servizi (3) . Un organico, come i nota, ~imile a quello in vigore per le divisioni di fanteria metropolitane, del tipo normale; con la variante di un battaglione mitraglieri al posto del batlaglione mortai e delle compagnie controcarro. La premessa del citato indice di mobilitazione specificava che « a costi tuire ex-novo Comandi. Repart i e Servizi nazionali (dell 'Esercito e della M .V.S.N.) e coloniali, secondo le loro, ta(3) I due reggime nti di fante ria presentano un'evidente anomalia nel numero distintivo; inratt i le unità nazionali di tale livello inquadrate nelle divi ioni binarie e prima ancora nelle brigate di fanteria , anch'esse u due reggimenti, sono state sempre numerate seguendo la progressione naturale, per cui il primo reggimento ha un numero dispari cd il secondo un numero pari. F. qu • lo a partire dal 1831 allorché le Briga le dell'Armata Sarda si sono forma te su due reggimenti : 1° e 2° rµt . • Savoia• poi • Re •, 3° e 4° rg1. • Piemonte•. So e (:p rgt. • AO!>la » •.. Durante la prima guerra mondiale, fra le altre, sono state formate la Brigata • Bisagno • (2()9,, e 2l()o Reggimento Fanteria) e la Brigata • Pecara • (211° e 212'> Reggimento Fante ria ) O \IC c-ompaiono per la prima volta il 2l()o e il 211° fanteri:l. L'occasione per trarre in inpanno l'ordinatore in A.O.I. può e sere stata o fferta dai numeri dei due reggimenti della Divisione • Granatieri di Sa· voia • ( l()o e I 1°) presso i cui depositi si ,;arebbcro dovuti co Htuirc reparti della nuova divisione.


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belle organi h di formazione « dovevano essere impiegali • gli ufficiali delle categorie in congedo, i sottufficiali e militari di truppa nazionali in congt'Ùo e i coloniali in congedo, appartenenti all'Esercito, da richiamare allt! armi all'i:ttto della mobilitazione•. Si tralla a, in ma ima parte, di n:uionali adibiti a f unzioni di governo oppure rimasti in colonia , dopo la campagna 19351936, per la cu11du1:ionc d1 piccole industrie o dediti all'ag ricoltura o al commercio, tutti comunque di età superiore ai 30 anni. In particolare c.-a prescritto che i tre battaglioni dell ' Eritrea, per il 210· ReggirncnLO Fankria , dovevano essere co. tiluili con militari in congedo di classi appar1e11cnli aJ 2" blocco (!\ino al 30° anno di eta); i tre hattaglioni dello Scioa, per il 211 · Reggimento Fanteria, dovevano es ere cm,lituiti con i militari delle classi più giovani c he rimanevano dopo aver cost ituito i terzi baltairlioni dei reggimenti Granatieri di avoia, IO" e 11°, e dopo aver completato i comandi e i reparti della !>Lessa Divisione Granatieri. 11 hallaglionc mitragli ·ri doveva e sere cost iluito con militari in conµcdo del 3• e 4• blocrn { rii,,pcllh amen te dal 31 • al 42" anno di ctf1 e dal 43• al ss• anno di e tà). Nei tre battaglioni per la l lY Legione CC. . dovevano affluire militari appartenenti a classi del 2· blocco e, per eventuale ulteriore fabbisogno, militari a ppartenenti a da!>Si più giovani del 3• hlocco. Per quanto riguarda l'artiglieria, ne. suna norma particolare p,t!r il personale; pezzi e materiali sarebbero stati fomiti dallo S ioa mentre per i quadrupedi avrebbe provveduto il Parco quadrupedi di Addi~ Ahc ha. Con l'inizio dd conflitto viene avviata la mobilitazione della divisione ed il 27 luirlio 1940, a llorchè il comando della grande unità comincia a fun1.ionare, risultano approntati: il 210" Reggimento Fanteria « Bisagno • ( 4) su due battaglioni. ciascuno con (4) Riallaccia le pruplÌl' tradiz.ioni al 210> Rt•rgimcn to Fanteria costituito in Toscana (presso i dcposili del 21•, ~ e 88° fanteria, ric;pettivamen· te a Pisa, Massa e Li,omo) il 12 dicembre 1915 e riunito con il 209-> Fante ria, nel marzo 1916. m.'llu Brigata • Bisa~o ... Durante la prima gu,·rrn 111011dialt! il 210> è inizfolmente nel Trentino (Val d 'Astico, Val Riofreddo e M. Cimonc d 'Arsiero) e nel 1917 viene trasferito sul Carso, ove prende parte all'oHensiva del maggio-giugno nelle wnc di Castagnevi7-7_.a e di Flondar: alla Cine dell'anno è inviato in Val Frcnzcla ove combatte fino al maggio 1918. Prende poi parte alla battaglia del Piave, a Losson e sul basso corso del nume, quìndi partecipa alla battaglia di Vittorio Ve neto. t citato nei bollclini di guerra del Comando Supremo n. 1122 e n. 1123 rispcttivamcnlc del 20 e del 21 giugno 1918. Mcrila la Me-

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tre compagnie, una compagnia comando e reparti salmerie, costituito nel giugno; il 21 r Regt-1imento Fanteria • Pescara» (5) , anch'esso su due soli battaglioni di tre compagnie, una compagnia comando e reparti salmerie, formato nel maggio; H III battagl ione CC.NN. delJa prevista IO' Legione; il XV bau.aglione CC.NN.; il XVIII battaglione misto genio d'Africa, su una compagnia artieri e una compagnia trasmissioni; aliquote dei servizi; non risuJta costituito alcun reparto di artiglieria. Gravi deficienze emergono nel settore del materiale e del munizionamento. Dislocata inizialmente nella ;,ona di Addis Abeba , dal djcembre 1940, in previsione di una possibile offensiva inglese di vasta portala con tro l'Africa Orientale Italiana, la Di visione di Fanteria • d 'Africa » viene destinala alla dife a del presidio della capitale ed è schierata nelle sue immediate vicinanze. 1n particolare i due reggimenti sono inviati lungo la cintura fortificata predisposta all'esterno della città con il compito di fronteggiare anche attaccru di eventuali gruppi di guerriglieri. Dopo un sommario periodo di istruzioni, i reparti sono impiegati nel rallor,.amento della cintura difensiva e solo a fine febbraio il Comando Truppe Scioa prescrive per i battaglioni del 210" e del 211 " un addestramento intensivo.

* * * daglia d 'Argento al V. M . e, al pari di tutte le uniLà dell 'Arma, la Croce di Cavaliere dell 'Ordine Militare di Savoia. R sciolto nel settembre del 1919. Festa del reggimento: 20 giupno. anniv ·rsario dei combattenti sostenuti sul Piave nel 1918. Mostrine: divi ·e in due parti uguali nel enso della larghezza, l'una aaurra e l'alt rn arancione. (S) Riallaccia le proprie tradizioni al 211" Reggimento Fanteria costituito presso il deposito del 93" Fanteria di Ancona nel novembre 1915 e riunito con il 212°. nel maggio 1916, nella Briga ta • Pescara •. Duramte la prima guerra mondial il 21 tu opera nel Trentino, nel corso dell'offensiva austria a , quindi sull'Isonzo prende parte alla battaglia di Gorizia ; nell'ottobre è nella zona di Caporetto ove rimane per un anno. Durante l'offensiva austro-tedesca dell'ottobre 1917 ripiega opponendo all'avversario succe iva rcsisten7Jl. A causa delle pesanti perdite subite ~ sciolto il 22 novembre 1917. La sua Bandiera viene insignita deJla Croce di Cavaliere dell'Ordine Milita re di Savoia. Fe ta del Reggimento: IO agosto, anniversario del combauimento a S. Caterina di Gorizia nel 1916. Mo trine: divise in due parti uguali nel senso della larghezza, l'una cremisi e l'altra bianca.


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Prima di esaminare l'impiego della grande unità è bene r iepilogare, in rapida sintesi, gli avvenimenti mililari compresi fra l'entrata in guerra dell'Italia, nel giugno 1940, e l'inizio dell 'attiviità operativa della divisione, nel mar/.O 1941. In Africa Orientale, a parte alcune opcra1.ioni di frontiera effettuate nel luglio 1940, l'unico avvenimento di rilievo era t ato la conquista del Somaliland da parte italiana, che, iniziat a il 3 agosto, si era conclusa dopo 16 giorni con l'occupa7ione d i Berbera. La scarsità di. rifornimenti non consentiva l'effeltuazione di nessun progetto offensivo anche perchè nei mesi che seguirono, la situazione non migliorò, anzi andò prot?rcssi a mente deteriorandosi. TI precipitare degli avvenimenti suj fronti greco-alba ne e ed in Africa Settentrionale nonchè le perdite subite daJla Marina , avevano nel f rattcmpo distratto l'attenzione del Comando upremo dall'Etiopia ove la stasi operativa si protraeva ormai da molto tempo. Nel gennaio 1941, ha inizio in Eritrea ed in Somalia la pa ventata offensiva britannica. In Eritrea, il Comando Superiore decide di sottrarre le fo1 ze dal contatto con l'avversario cd i primi combattimenti !>i svolgono nel contesto della battaglia di Agordat dal 26 aJ 31 gennaio; la battaglia è risolta dall'impiego di numerosi mezzi cora7zati contro il nostro schieramento. A Chcren e nei dintorni ha luogo una grossa battaglia che si svolge in tre fasi fra il 3 febbraio ed il 27 marzo, data in cui la. città viene occupata dagli inglesi. Ceduta Asmara quale città aperta il 1° aprile, le forze su· pcrstiti provenienti dalla stessa A ·mara e da Adua si raccolgono t ra Dessiè e l'Amba Alagi . L'8 marw con la caduta di Massaua. l'Eritrea, meno la Dancalia con il porto di Assab, è in possesso dell'avversario. Il 22 gennaio hanno inizio le operazioni anche nell 'Oltre Giuba ed in poco più di un mese tutta la Somalia al termine di violenti combauimcnti cade nelle mani degli inglesi ; Mogadiscio viene occupata il 26 febbraio. I superstiti raggiungono parte il territorio dell 'Harar, parte il Galla e Sidama. Il 16 marzo i britannici sbarcano a Berbera cd un nuovo fronte si apre nel Somaliland; l'avan1.ala su Giggiga e Harar viene inizialmente contrastata ma gli eventi inducono il Comando Superiore ad ordinare alle forze dello scacchiere di raccogliersi


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ul fiume Auasc, ad est di Addì , Abeba, con il compito di arrestarvi l'avversario mirante alla capitale. A fine marzo il Comando Superiore FF.AA. ddl'A.O.T. di fronte al precipitare della situazione generale dispone, fra l'altro, oltre la già ricordata cessione di Asmara, la difesa di Massaua organizzata a • ridotto •, la raccolta delle forze rima~te a Ocs. iè per coprire, da nord, Addis Abeba, l'invio sull'Amba Alagi delle forze recuperabili per tentare una estrema difesa e contrastare il più a lungo possibile il congiungimento delle forze inglesi provenjenti da nord e da sud, onde evitare loro di accorrere subito in Egitto.

.. * * Con tale situazione generale in atto la Divisione Fanteria « d'Africa • è chiamata ad operare. Il primo reparto ad es ·ere impiegato è il 210" Reggimento Fanteria ( Ten. Col. Alberto Cherosu) il quale dal 21 man,o 1941 è posto alle dipendenze operative dc>I Comando Divisione « Granatieri di avoia • ed è avviato su automezzi verso la linea del fiume Auasc, nel territorio dell'llarar, per concorrere all'arresto delle for.r,e inglesi che, provenienti sia dal Somaliland, sia dalla Somalia, mirano ad ~ddi'i Abeba. Dopo una sosta di akuni g iorni al Km. 12 della rotabile che da Adama conduce all'abitato di Aua c, in auesa dell 'impiego, il pomeriggio del 24 mar.r,o il 210" fanteria affronta una marcia di oltre 30 Km. per raggiungere la riva sinistra del fiume Auasc, a nord ddl'abitato omonimo, ove costituì 'Ce un sis te ma difensivo a protezione di alcuni guadi di particolare immportanza. Sul ~ s to viene assegnato a l reggimento il VII gruppo artiglieria coloniale da 65/ 17 (Cap. Gaspare Del a. so) . Il comando di reggimento, la compagnia comando reggimentale, il TI hattaglione al completo, il comando e due batterie del ~ruppo artiglieria coloniale presidiano Malca Sadi; il I bauaglione viene invece dislocato con il comando, la 1• e la J • compagnia e una batteria coloniale a Malca Eudessa, " con la 2• compagnia a Malca Alidas. I collegamenti fra gli elementi della difesa, disseminati u un fronte di 18 Km., cd il comando sono assicurati da pattuglie e cavallo. Il 31 marzo giunge a Maka Sadi la sezione mortai da 81 della Banda « Rolle • che viene inserita nello schieramento alle dipendenze del comandante del Vll gruppo artiglieria coloniale.


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La situazione nel settore si aggrava per il costante procedere delle colonne britanniche, appoggiate da aerei da caccia e da bombardamento, e per il fenomeno dilagante della defezione fra i 1·eparti di colore ( tale fenomeno fu odginato rra l'altro dal crollo morale, dalle fatiche e privazioni sopportate, dalla denutrizione dovuta alla scarsità di cibo distribuito) ; pertanto si determina la necessità di un arretramento, preceduto dalla raccolta lungo il corso del fiume Auasc delle forze operanti nello scacchiere. Pu rtroppo le po izioni predisposte sull'Auasc risultano all'atto pratico facilmente aggirabili anche per l'impossibilità di poter usufruire in qualche modo di rinforzi; pertanto, su autorizzazione del Comando Superiore, la sera del I• apri]e il Comando Scacchiere Est ordina alle truppe di ripiegare parte nel Galla e Sidama, parte su Dessiè . Il 2100 fanteria deve trasferirsi al completo su autocarri verso il Galla e Sidama e raggiungere al più presto Sella Ilcrà . Un primo nu lco - del quale fanno parte la compagnia comando reggimentale, il li batta~lionc al completo e la 2• compagnia viene avviato ' U au tomeni il I" aprile nel tardo pomeriggio verso Adama , a ud est di Addis Ahcha.

Il manca to arrivo di altri autocarri determina la decisione di dirottare la 1• e la J• compagnia con il comando del 1 battaglione su Dessie, unitamente al Vlf gruppo artiglieria coloniale per il quale peraltro era già previsto tale movimento; fanno parte di qucsla aliquota anche reparti salmerie e la sezione mortai da 81 della Banda « Rolle •. L'i tinerario si snoda attraverso il fiume Cassan. Monte Dofan, il torrente Rubi per giungere infine a Dcssiè e dovrebbe essere percorso in cinque tappe; la parteO?a avviene il 2 pomeriggio, agli ordini dell'Aiutante Maggiore in 1• del reggimento, Maggiore Fran e~ o D Luca. 11 trasferimento si prevede irto di difficoltà per lu lunghc:.u.a del tragitto da superare intieramente a piedi, per inconvenienti dovuti a impercorribilità delle zone da att:raver ·are in gran parte ricoperte da lunghe fasce boschive, per l'attività dei ribelJi , la difficoltà di approvvigionamenti, la mancanza d'acqua. AJ termine delJa prima tappa la colonna non può raggiungere il M. Dofan, come previsto, a causa della stanchezza degli uomini i quali nei giorni precedenti erano stati impiegali in lavori campali con turni lunghi ed estenuanti. Dopo aver pernottalo sul fiume Cassan, la marcia viene ripresa nel pomerig-


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gio del giorno 4 ed io serata, allorchè sono prossime le pendici di M.Dofan, giunge improvviso l'attacco da parte di forze ribelli. Un gruppo di alcune centinaia di cammelli, spaventato dal lancio di bombe a mano, travolge le salmerie della colonna per cui al termine dello scontro pesanti sono le perdite: 7 pezzi, 1 bombarda, 4 mitragliatrici, 4 fucili mitragliatori oltre a viveri e muni,doni ; aggravano il bilancio gli uomini feriti e Ja diserzione di buona parte degli ascari del VII gruppo artiglieria coJonial~. In una simile contingenza e nella previsione di non poter riuscire a fronteggiare probabili nuovi attacchi di ribelli, il comandante della colonna decide di tornare verso la rotabile AuascAddis Abeba. Il 5 alle 13, nuclei di ribelli impegnano un nuovo combattimento sul fiume Cassan , ai limiti di una zona boschiva; al termine di cinque ore di duro scontro la colonna si disimpegna ma il mattino seguente l'attacco si ripete alla ripresa del movimento. E' ancora respinto e solo dopo due ore di furioso combattimento viene rotto i] contatto. La sera del 6 la colonna giunge in un canalone a circa 15 Km. da Auasc, dove gli uomini ormai st remati pernottano. L'indo mani , 7 aprile, i feriti g ravi e g]i ammalati, accompagnati dall 'ufficiale medico (Sottotenente Renato Santini), dai portaferiti e da una scorta armata agli ordini de] Sottotenente Bnnioldi Mario vengono fatti proseguire per Auasc. Nel primo pomeriggio l'ufficiaJe è di ritorno e comunjca che Auasc è già occupata dagli inglesi i quali probabilmente hanno raggiunto anche Addi Abeba; l'ufficiale riferisce che gli impegni assunti dalle autorilà italiane prevedono la sospensione di ogni ostilità nella zona , allo scopo di proteggere dai ribeJli la popolazione civile. Distrutto il carteggio e rese inefficienti le armi, a sera la colonna allorchè è in vista di Auasc viene accerchiata e catturata da reparti inglesi.

In questi primi giorni di aprile sono iniziate a cadere abbondanti piogge: le strade e in maggior misura le piste peggiorano rapidamente; le acque dei torrenti allagano i terreni circosta:nti, i tempi di percorrenza aumentano notevolmente al pari del consumo di carburante; pertanto i rifornimenti trovano ostacoli sempre maggiori per giungere a destinazione ed il traffico sconvolge il fondo stradale.


I• DI\ISIOV

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Il nucJeo del 210" fanteria , al quale si è riunito la nolle sul 3 aprile il comando di reggimento, ha ormai raggiunto Sella Herà con l'ordine di concorrere alla difcsa di quella stretta. Lo schieramento in atto comprende: la s• compagnia fucilieri del 210" ed elementi del Raggruppamento Motorizzato • Buonarnico •, su di una collina anti tante l'imboccatura dcUa sella per sbarrarne frontalmente l'acce so; la 4• e La 6• compagnia del 2Hr in posizione più arretrata, lungo un impluvio; la 2• compagnia e la compagnia comando reggimentale in riserva, al centro della stretta profonda circa 1 Km.; un plotone mitraglieri a sbarramento di una pista che si congiunge alla rotabile di Aselle; il concorso di fuoco è affidato ad un gruppo di artiglieria da 77/ 28. Il mattino del 5 aprile i pezzi da 77 / 28 battono vaste zone antistanti la sella e colpiscono osservatori , depo ili e mezzi inglesi giunti durante la notte nelle vicinanze. el pomeriggio alcuni reparti meccanizzati tentano di forzare la stretta ma sono prima fermati dal tiro delle artiglierie e delle mitragliatrici , quindi respinti da un contrattacco portato sul fianco con carri armati. Più tardi gli inglesi reiterano l'azione con un nutrito fuoco che si abbatte ia sul gruppo da 77 / 28, sia ulla 4• compagnia. Anche questo attacco non ottiene alcun esito positivo. Nella considerazione che un nuovo tentativo di forzamento potrebbe avere ragione dei difensori, con conseguente crisi anche per gli altri scaglioni della colonna in ripiegamento dal settore Auasc su divers i itinerari, il comandante dello Scacchiere dispone l'abbandono della posizione. Il 210" su automezzi si porta nel tardo pomeriggio dello stesso giorno 5 nei pre i di Bacoggi e nella notte sul 6 aprile raggiunge Cofolè su di una pista resa quasi impraticabile dalla pioggia. A Cofolè, al reggimento viene affidato il compito di sbarrare l'autopista che, proveniente da Bacoggi, porta a Sciasciamanna. Nel contempo i reparti del 210'" fanteria, al pari di altre truppe ripiegate dal territorio di Harar, verso Sciasciamanna, sono entrati a far parte della 25• Divisione formata sul comando della Divisione Granatieri di Savoia (Gen. Liberati) , inquadrata a sua volta nel gruppo divisioni della zona sini tra Omo (Gen. Tissi). Alla 25• Divisione, che partecipa alla battaglia dei piccoli Laghi, viene affidato il fronte settentrionale ripartito dal 7 maggio in tre • settori • : di destra (zona dei Laghi, a circa 200 Km. a sud di Addis Abeba) , centrale (Bubissa-Gidù) , di sini tra (M. Mug-


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Tl'II. Col I ""'' o Odi Ucmr,

go); nel sellore di dc tr.i posto al comando del Col. Agosti è compre o il 210" Reggimento fanteria. TI comandante del 210", ricevuti in rinforzo una sc1:ione da 65/ 17 (Cap. Mame li) ed un gruppo di artiglieria coloniale u due baLterie da 70/ 15 ( Cap. Perrone ), i c ui serventi • perduti » durante il ripiegamento dalla Somalia devono essere rimpia,,.zati con fanti, mette in allo un sistema dirensivo, scaglionato in profondità lungo l'autopista proveniente da Bacoggi , che modifica poi in seguito a nuovi ordini in un dipositivo organizzato a caposaldo. Due compagnie avanzate, lungo un pianoro dcgrndante nella valle del torrente Meti , sbarrano le provenienze da Cofolè; due compagnie di rincalw, presidiando le collinette s ul tergo dei reparti avan:,ati, possono all'evenienza effclluare contrattacchi contro l'avversario che forzata la linea di difc ·a tentasse di puntare su Sc ia ciamanna; uno sbarramento di mine lungo l'autopista è reso allivo daJ fuoco della se1:ione da 65/ 17, uno sbarramento in corri. pondenza dei punti più vulnerabili ddla difesa è affidato alle batterie da 70/15. Il 14 aprile si ha un primo attacco in forze da parte dei ribelli che si protrae per tre ore ed è contenuto dalla pronta rea1ione dei centri di fuoco. L'attacco si ripete nei giorni successivi, particolarmente violento quello del 16 nel quale i ribelli sono affianca ti da forze regolari inglesi ; in alcune fa si del comballimen10 la pre. sionc avversaria è notevole ma ogni tentativo di raggiungere i centri di fuoco viene stroncato Jallc due compagnie avanzate sostenute, al momento opportuno, anche da un contrattacco a sorpresa portato dalla 4• compagnia. La sezione da 65/ 17, il 15 aprile, 'Viene destinata ad altro settore ed il suo compito è assunto da una sezione da 70/ 15. Gli attacchi alla posirione difensiva sono reiterati nei giorni che seguono, il 18 da predoni , il 22 da ribelli, il 23 da pattuglie inglesi. Il 5 maggio anche la 2• batteria del gruppo coloniale viene tolta dallo schieramento e la 2• compagnia del 2100 (Ten. Osvaldo Adami) , d 'ordine del comando superiore, è inviata a rinfor/.are il caposaldo sul torrente Dadaba agli ordini del comandante il 12° battaglione coloniale (Magg. Nadalini) ; per tutto il giorno 12, allorchè questo caposaldo è investito da ingenti for.r.e m~ tocorazzate inglesi , i fanti del 210" si battono con vigore; il giorno seguente sono sopraffatti e catturati. 11 pomeriggio del 13 maggio tuuo il scllore di destra viene autorizzalo a ripiegare, a causa dello sfondamento inglese in corri pondenza del caposaldo sul Dadaba. Le forze dislocate alla


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strella di Cofolè si riuniscono al Comando di Settore lun~o la pista che porta a Scia ciamanna. Durante il movimento, che avviene a piedi nell'arco notturno, il 2100 in retroguardia è olloposto ad un attacco da parte dei ribelli e deve aprir i faticosamente la strada. li 1° plotone della s• compagnia, in coda alla retroguardia , dopo tre ore di combaltimento rimane tagliato fuori dalla colonna e co~trctto a lla re ·a . Nuove azioni di guerriglia procurano perdite al reggimento sia durante la so~ta diurna, sia nella notte successiva, nel tratto di pista c he da ia ciamanna conduce a Soddu, all'imbocco di una stretta fian ·h cggiata da una serie di colline parallele per entrare nella quale occorre superare un torrente, che a cau ·a delle piogge ha reso acquitrinoso tutto il terreno circostante: il 2100 costitui ce ora l'avanguardia. Rihclli presumibilmente Galla tentano di impedire l'attraversamento d Ila gola per dar tempo a reparti mcccaniuati inglesi , eh• incal/.ano la colonna , di attaccare quest'ultima alle palle. 11 combatti mento ,;i protrae per ·ci ore "d infine con l'aiuto di al uni carri mcdi M 11 / 39 provenienti da Buhis a la stret ta vien· forzata : il.rcJ!p;imenlo ch e è ormai provato riceve ordine di prosep;uire su M.Cassi e sistemarvisi a difesa. Neanche il tempo per iniziare ad organiu.are le posizioni e suddividere i compiti fra tutte le unità a di ·posizione. alle quali si sono aggiunti oltre 200 ascari del Xli battaglione coloniale (che disertano però 24 ore dopo) con 3 ufficiali, una sezione da 65/17, un plotone su 4 carri M 11 / 39, un gruppo c/a da 75/ 27 CK su due batterie, c he già il giorno 17 truppe re{?.olari inglesi, appoggiate da artiglieria , mortai e mezzi corav.ati, attaccano Monte Cassi il quale, pur se riportalo con tale denominazione sulle carte, altro non è che una zona pianeggiante lievemente ondulata. Il comhattimenlo si accende violento e si sviluppa attraverso fasi alterne. Dopo alcune ore il tiro delle artiglierie postate in wna riesce a disperdere l'avversario inniggendogli notevoli perdite, tanto che all'imhrunire parlamentari in~lc i chiedono una tregua per recuperare i morti . Nel pomeriggio del 18, dopo aver respinto un nuovo attacco, il reggimento riceve ordine di ripiegare quale retroguardia di tutta la colonna sul torrente Billate, ove deve proseguire l'azione di difesa. Il movimento avviene sollo il tiro delle artiglierie in~lesi e su di una pista al limite della praticabilità a causa delle ahbondanti piogge; sfilata tutta la colonna, il ponte sul torrente Bilia-


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T1'11. Col. FrW'tcv lkll'Uorno

te viene fatto saltare. Il giorno seguente allorchè gli inglesi tentano di guadare il torrente, la 6• compagnia del 210" rinforzata viene inviata a contrastarne l'azione. Si accende subito un violento combattimento che si trasforma poi in un assalto portato all'arma bianca e con lancio di bombe a mano durante il quale cade, alla testa dei suoi uomini, il comandante la compagnia Ten. Antonio Marras. L'azione ha successo ma costa la vita anche a 2 sottufficiali comandanti di plotone, a 9 fanti e 12 ascari; rimangono feriti un ufficiale e 29 uomini. Il successivo cedimento dell'ala destra del dispositivo difens ivo, determina la necessità di un precipitoso ripiegamento su Soddu; tale movimento viene effettuato sotto la pressione di clementi motorizzati sostenuti da artiglierie. Nel pomeriggio del 21 maggio i reparti superstiti del 210" (6) giungono al bivio di Km. 7 della pista Soddu-Dalle: sono stremati, specie per gli ultimi 60 Km. percorsi a piedi, con le armi e le munizioni in spalla , per l'equipaggiamento ridotto a brandelli, per la penuria di viveri. Ci arebbe bisogno di una sosta per riorganizzare le unità che da due mesi alternano combattimenti e ripiegamenti cd hanno dovuto affrontare lunghe ed e tenuanli marce notturne spesso impegnate in cruente azioni contro i ribelli, ma le particolari circostanze lo impediscono. Sotto l'incalzare dell 'avversario il comandante della 25" Divisione ordina di prendere posizione a difesa delle provenienze da Dalle, su un'ampia fronte. Il Teo. Colonnello Cherosu schiera le tre compagnie del II battaglione e, con gli elementi della compagnia comando reggimentale non impegnati per mantenere i collegamenti, costituisce un esiguo rincalzo. La posizione non è comunque sufficientemente protetta, in particolare le alture circostanti non possono essere presidiate, per assoluta mancanza di uomini, ed il terreno sull'ala destra dello schieramento è profondamente rollo e solcato da. numerosi impluvi e canaloni , più indicato a favorire un'azione a largo raggio da parte dell'avversario che la difesa; un gruppo coloniale misto che avrebbe dovuto schierarsi su questo lato dello schierame.n to non giunge mai in linea. Concorrono alla difesa, oltre a

(6) • Lo sfon..o ammirevole di queste truppe formò oggetto di apposito immediato ordine dcl giorno djvi ionalc • ( rela7Jone sulla 2S- Divisione coloniale del comandante Gen. A. Liberati).


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H N ILalA • D'AnJU •

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ciò che rimane del 210-, una batteria da 75/ 13 ad affusto rigido ed una batteria c/ a da 75/ 27 C.K. su autocarri. Il mallino del 22 maggio il comandante del reggimento inoltra al Comando Divisione una nuova urgente richiesta di rinforzi rappresentando la precarietà dello schieramento difensivo che ha potuto attuare con le esigue forze a di posizione. Alle 13 dello stesso giorno gli inglesi aprono iJ fuoco ed iniziano l'attacco e per un paio d'ore le compagnie del 21()'> riescono a contenere le fanterie avversarie. Alle 15 autoblindo e carri armati entrano in azione; il fuoco dei pe7.zi da 75/13 non riesce a contrastarne la progressione per cui i mezzi corazzati sì portano in breve a1le spalle dei reparti schierati a difesa. La situazione a questo punto precipita e mentre gli uomini del 210" tentano invano di fronteggiare i carri inglesi, reparti di colore appiedati si portano sulle Linee ove è istemata la difesa cd impegnano i fanti in una impari lot~a corpo a corpo. Alle 17,30 le ultime resistenze vengono domate ed il combattimento ha te rmine con la cattura dei superstiti e dì 122 feriti, tra cui il comandante del II battaglione (Magg. Ettore Laboranti); sul campo rimangono le salme di 2 ufficiali e 57 uomini di truppa (7) . Superalo quest'ultimo ostacolo gli ingle i proseguono pcditamcnte su Soddu e s'impadroniscono del centro abitato, la cui difesa - imperniata u un vecchio fortino nel quale sono sistemati i Comandi delle Divisioni 25• e 101" - non è in grado di resistere.

• • * Con l'abbandono della po 1Z1one dell'Auasc, avvenuto il 3 aprile, è stata la iata libera alle forze inglesi la strada per Addis Abeba la quale, evacuata dalle unità ancora disponibili . è occupata tre giorni dopo. La perdita dell'Eritrea, della Somalia, dell'Harar e dello Scioa comporta la contemporanea mancama delle più importanti basi logistiche di rifornimento delle unità italiane e spezza ]'unità dell'A.O.T. (7) • Ho avuto ai miei ordini in ogni difficilissima ci rcostanu1 repa rti animati da alto pirito combattivo e sempre M>rrctti da tenace volontà rli resistere e da incondizionata fede». (relazione ugli avvenime nti e fatti d'anne del settore • Laghi ,. dal 29 aprile al 22 maggio 1941 del Col. Tito Agosti ).


I "" Col Froneo D.:ll'Uomo

Il Comando Superiore viene portalo nella zona dell'Amba Alagi ove è stato prcdispo to un • ridotto • delimitato a nord da una catena montuosa, comprendente la quota dell'Amba medcima, ad est dal deserto dancalo impraticabile, a sud dell'allineamento lungo la rotabile As ab-Dc. siè-Gondar e , infine, ad ovest dalla regione intransitabile del Tigrè e Uollo. Tale « ridotto• consente dj impedire agli inglesi sia il congiungimento delle forze provenienti daJl'Eritrea e dalla Somalia (8) , sia di impadronirsi della strada Dcssiè-Dcbra Tabor per attaccare il « ridotto• di Gondar da ·ud, viceversa permette agli italiani di manteaere il contallo con Assab e quindi con il mare.

* * • Vediamo p,u nei particolari come vanno le cose, specie per quanto attiene la Divisione Fanteria • d'Africa• che, pur essendo rimasta priva del 2100 Reggimento Fanteria, a fine marzo è ancora sulla cinta fortificata di Addis Abeba. li 28 marzo il Comando Superiore FoT?.e Armate A.O.J. con foglio n. 56495/op. ordina al Generale Giovanni Varda (9) - Co(8) Avere u dispo,;i1ionc la . t nHfa trn Addis Abcha cd A<imara permei· terehbc a uomini e me ni o perant i in Afri a Orientale di rn1?~iu11gcre l'Egitto in brc\'c tempo via mare. (9 ) Giovanni Batti:c.ta VARDA , nato a Chiomonte (Torino) 1'8 luglio 1884, morto ad Alba (Cuneo) il 23 o ttobre 1965. Sottotenente di complemento nel gennaio 1907. Iran ita nel servizio attivo permanente il 4 settembre 1908. Partecira vo lontariamente alla puerrn italo-turca nel • r rgt. alp. ped ale• e me rita due medaglie di bronzo ed una c roce di guerra al v. m. Durante il primo connitto mondi~1le ha il comando della 30' c r . del htg. alp. • Fe nestrelle •. ferito e dccomlo di una medaglia d'ararenlo al v. m., alla quale si aggiunare in M:guito una m edaglia di bmn,o, frequenta poi, un corso pratico sul scrvi,jo di Stato Maggiore. OaJ marro 1925 all'aprile 1927 è comandante del btg. alp. • Rorgo San Dalmazzo •. quindi è trasferito nel Corpo di Stato Maggiore. PromO!>SO Colonnello il 1° gennaio 1936 raggiunge l'Eritrea quale primo comandante del neo costituito 11° rgl . alp. i: wn lo s tesso prende parte alle operazioni in A. O.: è decomto con la Croce di Cavaliere dell'O.M.S . e due medaglie di bronzo al v. m., una de lle quali con e a • sul campo ». Generale di Br igata nel giugno 1939, un anno dopo torna ancora in A. O. ove è nominato comandante della Divisione di Fanteria • d'Africa • e della difesa di Addis Abeba. Prigioniero in Ass:ib 1'11 giugno 1941 è rimpatriato nel dicembre 194.5. P. promo so Generale di Divisione nel 1942 e di Corpo d'Armata nel 1947. Dall'8 luglio 1947 è collocato in congedo.


I A Dr\l IU'<E u1<n.a1• • D' OlllCA •

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mandante della di isione - di cedere il comando difesa di. Addis Abeba al Generale Renzo Mambrini, hpcttore della P .A.l. ( Polizia Africa Italiana) . Con lo stesso foglio viene disposto di inviare il li l battaglione CC.NN. e la compagnia tra ·mis'>ioni a Dessiè, un plotone del XVIII ballaglione misto genio al Termabcr, mentre il 211 • Reggimento Fanteria deve allendere ullcriori disposizioni per il movimento. Il XV battaglione CC. . rimane a disposizfone del Comando Difesa in Addis Abeha. Dalle ore 12 del 31 marzo il Generale Varda è a De ·siè con il comando della Divisione • d'Africa • per assumere la re. ponsabilità di quel • ridotto • vcr o il quale è previsla l'affluenza di numerosi reparti, comprendenti all'incirca 4000 nvJonali e 8000 coloniali, nonchè pen,onalc della Marina e dell 'Aeronautica. I compiti da affidare al • ridotto • Dcssiè sembrano inizialmernte limitali ad un 'a1:ione ritardatrice gravitante ver o e<;t, in previsione di uno sbarco inglese sull co ·te dancalc, ma nel hreve volgere di alcuni giorni la si tuazione pn.--cipi ta cd al • ridotto •. divenuto • ·cuore • Dcssiè, entra a far parte intc{!rantc della difesa imperniata ~ull'Amba Alagi cd as<;ume un delicato ompito di difesa ad ollram.a. Il • sis tema ,. Oc. siè-Amba Alagi, al comando del Du ·a d'Aosta, è costi tuito in · ·a chiere il 7 aprile: il fronte sud viene affidato al Gen. Luigi Frusci, il fronte nord al Gen. M arino Valletti Borgnini. li 17 aprile il Generale Varda ·egnala ai comandi superiori che oltre la metà delle forze assegnat > al • etlorc • di Dessiè non sono mai arrivate a de tina/ione; egli dispone infatti olo di tre battaglioni CC.N . ( TI I della previ ·ta I O" Legione, Xl proveniente da Debra Marco . Xli del presidio di De ie) , del baLLaglione nazionale prcsidiario di Assab, di un baltaglione formato con personale della Marina, del XVIII battaglione misto genio, di tre battaglioni coloniali ( XXXII giunto dalla Dancalia assieme ad una balleria coloniale da 65/ 17, XLVI e LXX proveniente dal Goggiam) , dell 'XI gruppo quadroni cavalleria coloniale giunto da Debra Berhan, della banda • Gallabi •. del X gruppo e/a da 75/46 su due baucrie, di quallro gruppi di artiglieria (da 76/ 40, su tre blr.; da 77 / 28, su tre blr.; da 105/ 28 su due btr.; someggiato con pezzi da 70/ 15 e da 65/ 17) e di un gruppo mitragliere da 13,2 della Marina con 8 pezzi. Il Col. Raugei, comandante del settore dancalo, viene posto a disposizione del Comando settore.


Della Divisione Fanteria « d'Africa • sono presenti il t 11 battaglione CC.NN. ed il XVI II battaglione misto genio. La battaglia che si combatte nella zona prende il nome di Combolcià, un bivio po to a circa 40 Km. da Dessiè a sud-est dell'abitato, e si sviluppa in tre fasi : la prima ( 17-19 aprile) e caratterizzata da prevalenti azioni da parte dcli.: artiglierie, da intensa attività aerea inglese, da attacchi locali a scopo di sondaggio che evidenziano il piano prcdispo~to dall'avversario (aggirare le ali con l'impiego di masse composte da elementi ribelli, in continuo aumento e molto adatte a quel tipo di terreno insidio o, quindi agire frontalmente con le proprie truppe, formate da reparti sudafricani, in cui hanno la pre ponderanza i mezzi meccanizzati) ; la seconda fase (20-22 aprile) prende l'avvio da un attacco inglese portato di sorpresa ed in forze sull'ala sinistra della dife a ; l'azione non ha successo ed è reiterata il mattino del 22 interessando ora tutta la fronte che è costretta a ripiegare su una seconda linea di difesa; nella terza fase (24-26 aprile) gli inglesi investono la nuova po ·izione e sono a stento contenuti per l'intera giornata del 24, aJl 'alba del 25 si verifica un cedimento all'ala destra dello schieramento difensivo presidiata da reparti coloniali e c iò costringe ad un ripiegamento su una linea di difc a più arretrata che vien' travolta il pomeriggio del 26. ln considerazione del pericolo a c ui i trova csprn,la la popolazione di De iè, il comandante del presidio decide la resa della città nella quale alle 18.30 dello stesso 26 fanno il loro ingresso i reparti inglesi. Il comando della Divisione •d'Africa .. ha diretto le operazioni in condizioni particolarmente sfavorevoli: una forza a dispo i1Jone notevolmente inferiore a quella prevista e quotidianamente salassata, sia dalle perdite in morti e feriti, che dalle defezioni in massa dei reparti di colore; una situazione ambientale critica a causa delle continue piogge. Ha comunque assolto onorevolmente il proprio compito. Nel volume« Le Campagne d'Etiopia » - Relazione Ufficiale delle operazioni nell'Africa Orientale Italiana - , pubblicato dal Mini ·tero delle Informazioni ingJese per conto del Ministero della Guerra (Londra, Stamperia Rca1e, 1945) è riportato questo commento: « La battaglia del Passo di Combolcià - che doveva de· cidere anche le sorti di Dcssiè - durò cinque giorni. Per i primi quattro i sudafricani si trovarono impegnati in una serie di pie-


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cole avanzate che pareva non dovessero finire mai e che costituirono il preludio dell'attacco risolutivo ... 11 tempo era umido e freddo ... Tutta la battaglia ebbe per caratteristica la tenacia , la insistenza e la precisione delle batterie italiane... Il fuoco avversario continuò a sbarrare la via e a rendere pericolo o l'accesso alle alture fin quando non venne progressivamente, ma definitivamente, sopraffatto dal tiro ancor più .i ntenso e preciso delle batterie sudafricane... La battaglia per Dessiè era stata dura ... ». Il III battaglione CC.NN. ( 1· Seniore Leone Bartoli), entrato a contatto con l'avversario il giorno 18 aprile sull'ala sinistra dello schieramento, viene attaccato il pomeriggio del 20; sostiene un duro combattimento che si protr.1e, con fasi alterne, per olt re quattro ore e si conclude poi con un contrattacco ben appoggiato dall'artiglieria che costringe l'avversario a ripiegare. Un messaggio di elogio è indirizzato dal Comando Scacchiere al battaglione che, al pari di alcuni altri reparti , nell'u rto col nemico ha dimostrato coesione, salde1.za morale e spirito combattivo. Il giorno 22, alle prime luci dell'alba , gli inglesi danno ini/.iO alle ostilità con un crescendo graduale: dapprima qualche colpo di fucile isolato, seguito da raffiche di armi automatiche, poi il tutto è integralo dal fuoco delle artiglierie che in breve aumenta d'inten ità, specie nel settore ove è dislocato il III battaglione CC.NN. E' il preludio all'attacco che ha luogo poco dopo e si protrae a lungo, accanito, furioso a tratti, senza soste; le camicie nere tengono aldamcnte la posizione poi un improvviso cedimento di una unità al loro fianco permette agli inglesi di aggirarne la posizione. Accorrono rinforzi e la situazione, in parte, viene ristabilita; l'avversario però ha ormai forzato in vari punti le linee difensive e alimenta incessantemente le forze attaccanti. Verso le t 5 il caposaldo di estrema sini tra è costretto ad arrendersi e cosl pure le po izioni adiacenti, nonostante l'eroico comportamento dei difensori. li III battaglione CC.NN. ha combattuto ininterrottamente per otto ore sottoposto sia al fuoco delle artiglierie, sia agli attacchi aerei cd ha dovuto cedere solo alla superiorità schiacciante dell'avversario. Non i hanno dati certi sulle perdite subite dal battaglione ( 10) . ( IO) nella giornata si ebbero le seguenti perdite: ufficiali moni J, feriti 8, dispersi 11 ; nazionali morti 42, feriti 94, dispersi 579; coloniali moni 2, feriti 6, dispersi I.


248

T~11. Col 1- rumu O.li Uùmo

Alcuni nuclei dell'unità riescono a ripiegare sulle nuove lince difensive e concorrono alla dire ·a fino al pomeriggio del 26 aprile. 11 comando del XVlll battaglione misto genio (Cap. Filiberto Bollati di Saint Picrre) e la compagnia artieri (Tcn. G. Ballista Girardi), dopo aver esebruito le intemvioni stradali sul Passo del Termaber (Enda Ghiorgis e Dt!bra Sina) rima ti sen1.a protezione, ripiegano 1'8 aprile verso nord unitamente alla colonna Timo · ·i ( 11); nella stessa giornata provvedono alla demolizione dei guadi sulla vecchia pista che supera il torrente Borchenna. La notte successiva continua il ripiegamento fi,10 al Km. 8 della strada che collega Dc ·siè a Combolcià, ove il mallino del giorno 9 hanno ini/io ai lavori per la prcdisposi:.rione di interruzioni. Parte della compagnia artieri è inviata sulla pista . ovrastante la piana di Gradò ed esegue la demolizione di vari tratti a mca.a costa , fin oltre il ciglione ver. o la piana di Combolcià. I lavori di intcrruzjone della strada imperiale proseguono sen/.a so ta ed il 22 è ultimata l'interruzione stradale; due J!iorni dopo è completata anche l'interru:.rione di un ponte. Il mattino del 25 aprile viene e eguito il brillamento prima sul tratto di s1rada già predisposto, quindi sul ponte; nello stesso giorno la compagnia artieri è rilevata in loco da reparti del XII battaglione genio e , su ordine del comando genio dello scacchiere nord, ·i porta verso Mai Ceu. A ua volta, la compagnia trasmi ·sioni (Cap. Mario Pandelli), dello stesso XVIII battaglione misto genio, ha lasciato il 30 marzo Addi s Abeba portandosi prima a Dessiè e successivamente a Molicolò ove provvede all'impianto e alla manutenzione di tutta la rete telefonica del sistema difensivo di Combolcià; stabilisce anche le comun icazioni a filo tra la zona di Combolcià cd il comando pian.a di Dt!ssiè.

(Il ) Dalla retuione cld Col. TTMO SI, comandante la re troguardia in ripiegamento su Des ·ic: • ... Il ripic amento ttvvenne in djfficili condi1ioni J?fa ché i ribelli, con parte dei gregari della banc.la militare di Dcbra Sina (dic;taccamcnto del Termaber), aprirono iJ fuoco contro la mia colonna dalle alte pendici del Termaber che dominano i tornanti della strada. Subii dm· morti nazionali e divcr i fori ti. In 4ul.-sta circostanza il reparto genio prcpo to alle interruzioni del Tcrmaber diede prova di eroismo facendo brillare le mine lungo la rotabile, sotto il nutr ilo e pret:iso fuoco dei ribelli, sullcndo qualche fcrito ... ».


Il comando di battaglione e la compagnia trasmissioni che il 26 pomeriggio si trovano ancora in Dessit!, non avendo a disposizione aJcun mezzo per il movimento, vengono fatti prigionieri dagli inglesi dopo aver di. trutto tutti i materiali in dotazione. 11 mattino del 25 aprile, me ntre la maggior parte dei reparti superstiti si porla verso Dcssiè, il comandante del1a Divisione Fanteria • d 'Africa » e gli clementi del comando attardatisi al trivio di Combolcia , per regolare il deflus o dei reparti, si vedono all'improvvi o la strada tagliata da unità inglesi ; co~trctti a ripiegare vcr o est raggiungono Batit: ove viene subito organin.ala la difesa. Nei giorni che seguono la situazion · nella zona peggiora a causa di incombenti minacce. sui fianchi e sulle vie di comunicazione con il nord-est, di forti bande armate composte inte ramente da ribelli . Da ta l'esiguità delle fori.e disponibi.li , ostituite peraltro da reparti ete rogenei, e l'ampie.aa dello s pa1.io da is tcmarc a difc a, il Generale Van.la Jc<.: iùc il )!Ìu111u 27 Ji I i piegare su Tendaho cd , i predisporre una buona linea difen iva usufruendo anche di due bande da ncale camrncllate e del IV ba tt aglione nazionale « azzurro» (costituito <.:on per onale dell'aviazione), colà disponibili. Il movime nto si effettua il pomeriggio del 28 e la colonna, pur mitragliata e spcu.onata da aerei. ric·ce a raggiungere con carsi danni la nuova dc tinazione. Dal 6 magt?io il Generai· Varda viene incaricato , con il suo comando, della dif~ ·a della Oancalia e del comando d ·lh.: truppe ivi dislocate. All'alba del giorno 8 una gro l>a tormal'ltmc di ribelli che si dirige ver o il fiume Auasc i contra con re parti accampati nei pres I del ponl e sul torre nte Loghià , inguadahile a causa d elle copiose piogf!c cadute. Il Capo di tato Maµgiore della divisione, Tcn . Colonnello oslanzo Gurgo, che ha pernottato nei pressi , a,. urne il comando delle operazioni di ponendo immediatamente per la difesa d ·I ponle onde non precludere ai suoi uomini la po. s ibilità di movimento. I ribelli . che oltre ad essere numericamcnlc superiori disponJ!.ono anche di un elevato numero di armi automatiche, . ono brillantemente contenuti e di ciò approfitta il Tcn. Colonnello Gurgo per portarsi in auto fino a Tendaho ed informare il Generale Varda del combattimento in corso. Due centurie dell bande dancale vengono subito inviate su aulocarri nella zona dello scontro ove giunge pure il Colunndlo Raugei c he assume il comando di tulle le unità . L'arrivo

17


250

Tm. Col. Franu, 0,/1 Uvmu

dei rinforzi e l'entrata in azione di alcuni pcai da 76/ 40 postati presso l'Auasc sconvolgono il piano dei ribelli i quali visti vani i loro sforzi abb::mdonano il bottino che si erano già procurato e battono in ritirata lasciando sul terreno moli i morti. Sensibili a nche le perdite dei nazionali , fra i quali alcuni ufficiali . dia sera dello les o giorno 8 il Generale Varda, e ·aminata la ·ituazionc, decide di ripiegare u A~ ab con il comando della divi ier ne, i reparti della Marina e gli elementi della Intendenza , lasciando la difo a di Ttmdaho e delle po i/ioni avanzate alle bande dancale a gi, u.-cl111i del Col. Raugei , per il quale vi nt> fi ato il posto d i comando in Sardò. Nc~~un 'altra a:,ione di rilievo ha luogo nel ·t'ltorc Il 15 magf?io 1941 il comando de lla Divi ione Fanteria « d'Africa •, ormai Sl'n7..a truppe , è iolto e la r(' ponsabilità della difesa della Dancalia torna al Col. Raugd c he l'aveva già tenuta in prcccdcn7a ; personalt! e materiali ·uno incorporati nelle unità locali . A~ ab, did1iarata itta aperta , i arrende agli inglesi la mattina dcll'l I giugno 1941.

* * • Per compktan.• la lratta,iun'-· degli avH: nimcnti riimardanti le unità ddla Divi~iom· Fante, m « d 'Africa » è necessario tornare al pomeriggio del 26 aprii allorche abbiamo annotalo la caduta di Dc:.sic. Per a D ·ssic, a seguito dello fondamento da parte delle for:,e ingle i nel fronte ud, il Vicerè si porta a Mai Ccu nella spcr,m;,.a di poter ancora difendere la trclla di Ualdia e far perdere il maggior lempo possihilt: ai britannici ; caduta ancht: Ualdia. il Duca d 'Aosta il 1· maggio ordina il ripiegamento di tulle le for1.e ~ull'Amba Alagi con il fermo proponimento di prolungare in .wna la resistenza ad oltranz.a. Sul massiccio dell'Amba Alagi, che separa fra loro gli altipiani di Macallè e di Ouoram. sono presenti, inseriti nel sistema difensivo, il 211" Reggimt:nto Fanteria {Ten. Col. Guglielmo Dall'Ara) e la compagnia artieri del XVI n battaglione misto genio. Il 21l" fanteria giunto sull 'Amba fra il 30 marzo ed il 2 aprile, proveniente da Addis Abeba unitamente ad altre unità nazier


,.., nali e di colore, viene schierato nel « settore Toselli » ( 12) wn il I ballaglione (Magg. Pietro Rescazzi) sul costone intermedio f, ., Alcal Sccncfè e Meda Uogilà, il II bauaglione ( Magg. Alfonso Di Marino) sul Monte Corarsi, la compagnia comando e la 2a compagnia di rincal/.O; a sostegno e protezione dello schieramento sono assegnati il Il e I U gruppo del 60" artiglieria ( Division<.' • Granatieri di Savoia •) cd un gruppo da 75 46 e/ a . Si trovano nel • ettore • anche il XXVI battaglione coloniale, un brittaglionc carabinieri, un battaglione «azzurro •. un battaglione milrnglieri della • Granatieri di Savoia». J primi giorni sono dedicati alla sistemazione delle po izio ni e prendono parte attiva ai lavori anche gli artieri del XVI 11 battaglione genio; vengono costruiti ricoveri, camminamenti l' postazioni per lè armi automatiche; ono messi in opera mah'riali per il mascheramento. li tutto senza alcun ottimi mo poichè eia cuno è cosciente della gravità del momento. Pattuglie, ricognizioni anche a larµo raggio, appostamenti , hanno luogo inin terrottamente. Dal IO aprile tutte queste altività ono o ta olatc dai bombardamt:nti a •rei eh· non avranno più tregua I ino al giorno della resa . Le truppe sudafricane, caduta Dessiè, tentano di invc. tire subito il • ridotto . ma la colonna motorizzata inviata in direzione nord la sera dello stesso 26 aprile viene arrestata a Ualdia dalle interruzioni stradali messe in opera dagli artieri del XVIII battaglione genio. Nei briorni che seguono il massiccio viene sottoposto a martellanti azioni di artiglieria che integrandosi con i bombardamenti aerei causano danni notevoli. Frattanto all'interno del ridotto alla nonnalità nella situazione dei viveri. che e razfonati sono ufficienti per più mesi, fa riscontro la scar ità di

( 12) li e ridotto Alagi •, del quale dal 3 aprile ru sume il comando il Generale Marino Valle Ili Borgnini, è organiualo su tre settori ciascuno con un fronte nord ed un fronte sud: « settore Falagà •. ad est dell 'Amba . comprcm.lc111c il Passo Falagà (m. '150) della profondità di circa I km. la cui parie ~ttentrionalc è denominata Passo Tagò; i due passi delimitati ad esl da un precipizio intran ·itabile e ad ovest da una parete prc~h~ inacccs ibile, costituiscono una inaggirabile strclla; • settore To ·elli • , com· prendente il Monte Corarsi (m. 3326), il passo Tosclli ove La catena montuosa è scavalcata dallo rotabile Addis Abeba-A mara, e l'Amba Alari {m. 3442) ; • sctlore Togorà • , ad ove t dell'Amba, comprendente il Pac;w Togorà rinserrato fra 11 Monte A lcmbiet (m. 3429) cd il Monte Ambamek>ccc (m. 3340).


1 n,

t ·o1 Francu D._·/l'Uom u

acqua e la precaria situa/,ione anitaria per la materiale impos·ibilità di ricove rare i feriti; sul morale di tutti ha un deprimente effetto il sapere di dover rimanere sempre in difensiva. L'atta co britannico al • ridotto Alagi • ha inizio il 1· maggio nel « settore Falagà •, preceduto nella notte da una intcn a prepar.v.ione di artiglieria, e la lolla si accende violenta sul f ronLe nord ; è evidente lo opo degli inglesi di tenere costantemente impegnata l'intera difesa per tentare, con l'impiego di notevoli for.t.e sui fian ·hi , di lar cadere i pa~si laterali. li mattino del 4 una hrigata indiana , ·o tenuta da potente fuoco di artigJieria , ha ragione delle esigue forze che difendono il « settore Togorà • • procedendo sulla linea di ere ta i porta fin sotto l'Amba Alagi ; 11 pomeriggio <lell '8, dopo giorni di ince santi bombardamenti e di cumbauimenti !.pesso degenerati nel corpo a corpo, gli ultimi gru ppi di difensori di Passo Falagà ono 'Opraffaui ed anche questo 'ettore cade in manu alle unità inglesi composte da reparti d 'assalto e di cavalleria appiedata. C.:on la perdita dt:i pas!>i late rali l'Amba Alagi è direttamente invc Lita , oltre che da nord, ove operano le truppe inglc ·i pro,·enicnli dall'Eritrea, anche da ovest, da est e da sud ove serrano verso il ridotto truppe f rcM:he, rcl!ulari e irregolari, le quali potendo frullare i canaloni defilati che adducono all'Amba, mirano ad infiltrar i fra i cen tri di re ' istenza. Per diversi giorni, lino al 13 maggio, i britannici appoggiati dall'interwnto di artiglierie sempre più numerose rinnovano gli attacchi da sud in corrispondenza dello schieramento dei reparti del 211 · fanteria ; una mor a di fuoco attanaglia l'Amba ed a quanti la presidiano non rimane nessuna possibilità di difesa e di sopravvivenza essendo divenuto impo ibilc an he soccorrere i feriti. li mattino del 14 maI?gio le linee tenute dal H battaglione del 211 " fanteria sono sottoposte ad un bombardamento ancor piu \'iolcnto dei precedenti e nel pomeriggio colonne di ribelli, al comando di ufficiali inglesi , attaccano il Monte Corarsi. La lotta si protrae senza soste fino a era. Le po izioni sono perdute, rioccupale ed in parte ancora perdute; una compagnia è sopraffatta e nuclei di ribelli riescono a giungere nei pressi della vetta: le perdite dei fanti assommano a circa 70 morti e 300 feriti. Il Generale Valletti Borgnini predispone un contrattacco, da effcttuarsi allt! prime luci del giorno succc ivo da una compagnia arditi al comando del Cap. Lcvc t, ma è poi costretto a rinuncia-


U

Dl~l516'11l FUHOIA • D'Al'lllCA •

2&3

re aJl'azione in quanto anche nel caso questa ave se succe o non potrebbe mutare una situazione ormai sicuramente compromc sa. Alle 3,15 del giorno 15 giunge al comandante del Il battaglione l'ordine di ripiegamento cd alle 9, protelle dal reparto che avrebbe dovuto effettuare il contrattacco, tutte le unità raggiungono l'Amba Alagi. La S' compagnia è inviala a presidiare il Paso Toselli mentre i superstiti del li battaglione vengono uniti alle compagnie del I e rinforzano la linea del Mu Kundai . Dopo tale azione l'attacco britannico ha una sosta mentre continuano micidiali i tiri delle artiglierie ed i bombardamenti aerei. L'avver ario è ora in grado di battere da brevissima distanza tutt e le pendici dell 'Amba Alagi ed ogni attività diurna all'interno del • ridotto » è preclu a . Tuttavia la resistenza ulla breve ommità del monte si protrae ancora per tre giorni, fra lo stupor • degli te . i inglesi: il 17 maggio il Duca d 'Ao ta telegrafa a Roma la decisione di trattare la resa . In una relazione , il Ten. Col. Dall 'Ara riporta : « TI 18 maggio, nella fronte M11 K11ndai, presente il Tcn . Sommariva Carlo, del comando di reggimento, per ordine del comando e ttore Alagi e ·econdo le prescri:,ioni regolamentari ( precisamente: martellamento della freccia e abbruciarncnlo del drappo) è , tata sotterrala la Bandiera del Reggi mento ( 21 t n Fanteria d 'Africa ) ». Il 19 maggio 1941 , concluse le trattative. reparti inglesi e scoz1.esi rendono gli o nori militari ai valoro. i superstiti de ll'Amba Alagi.

* * * A questo punto si chiude il nostro discorso ulla Divisione Fanteria « d'Africa » i reparti della quale, come abbiamo avuto modo di annotare, hanno vissuto da protagonjsti alcuni dei momenti più inte nsi delle operazioni condoth! in Africa Orientale fra il marzo cd il maggio 1941 . La grande unità non ha mai avuto la possibilità di agire come tale, in modo unitario; incompleta , non essendo stato costituito iJ reggimento di artiglieria divisionale, è . Lata addirittura smembrata quando ancora era in corso l'addestramento dei quadri e del personale di truppa. Nonostante ciò, i fanti della Divisione « d'Africa • - imperturbabili di fronte alle defezioni giornaliere delle unità di colore, mai domi pur neU'avvilentc con apevolen.a dell 'inutilità del sacrificio c ui erano destinati , non dc-


2&4

Tt n. Col Fr011co lh/l' U -

pressi dalla evidente maggiore disponibilità di me7-2i e di risorse dell'avversario - ispirando ognora la loro azione ad un innato sentimento del dovere e dell'onor militare (cui di((jcilmente sfugge il soldato italiano) non sono mai arretrati di fronte al nemico se non per ordine superiore: cosl il comando divisione con il XVlll battaglione misto genio a Combolcià ed il 210" Reggimento Fanteria sull'Auasc e nella battaglia dei piccoli laghi; quanto al 211° Reggimento Fanteria ed alla compagnia artieri, e si hanno avuto la ventura di essere fra gli ultimi a cedere, con l'onore delle armi, sull'Amba Alagi ove si è combattuta una delle più disperate battaglie cui hanno preso parte unità dell'Esercito. Per questi titoli di merito acquisiti dai suoi uominj nella pur breve vita, la Divisione Fanteria « d'Africa • è degna di essere ricordata, al pari di tulle le altre grandi unità che in ogni scacchiere operativo della seconda guerra mondiale hanno saputo tenere alto il buon nome delle Armi italiane.


DIVISIONE FANTERIA "D'AFRI A" ( quadro di battaglia) .Balli t:.1 VARDA

Comandante

Gcn.B.

Capo di S.M.

ol. Luig i M NTAGNANI (Fino al 13.4. 1941) Magg. Fed erico CARGNELUTTI (dal 14. 4.41 al 5.5.41) Tcn.Col. Costanzo GURGO (dal 65.41 )

Ufficiali del Cdo

Cap. Alberto FUSCO (Uf.Op.), Tcn.Col Ugo ALJBERTI (Uf.Serv.) , Teo.Col. Luigi FURLANI (Uf.Per .) . A disp.: Centurione FAGHERAZZI , Teo. LEO ETTI.

Cte artiglieria

Tcn .Col. Giulio PE ORINI

Cte genio

Magg. Augusto BOTTO I

Cte OC

Magg. Pi -ro BELLINI

2u,• Reggimento Fanteria ''Blsagno" Comandante

Tcn.Col. Alberto CHEROSU

Aiutante Maggiore

Magg. Francesco DE LUCA (fino al 1.4.41 ) Ten. Gastone FELICI (dal 2.4.41)

Ufficiali del Cdo

Cap. Bartolo Oreste CHEMELIO ( Matr.), Ten.arnrn. BISI, Ten. Capp. P . Antonio RICCI, S. Ten . mc. Renato ANTI I

cp.Cdo . Cte

I btg. · Cte AMag.2•

Teo. Alberto MELANDRI

t •cp.-Cte

Cap. Sebastiano SCIUTO

2"cp .-Cte

Ten. Osvaldo ADAMI Cap. Lorenzo VAU BLIN

3-Cp.-Ctc

n

Magg. Ferdinando SCORCIA

btg . . Cte

Magg. Antonio DE CRJSTOFANO (fino al 1.4.41) Ten. Gastone FELICI (fino al 1.4.4 1) S.Ten. Luigi SAVARINO ( dal 2.4.41 )


Trn. Col. Fr'- CO Orrt'Uomo

III btg.

4•cp.-Cte

t • Cap. Cesare VALLARINO

s•cp.-Cte

Cap. Emilio DE BUONO

6"cp.-Cte

Cap. Luigi GALLIERI Ten . Antonio MARRAS

NON COSTITUITO

211• Reglmento Fanteria "Pescara" Comandante

Ten.Col. Guglielmo DALL'ARA

Aiutante Maggiore

Magg. Aldo VENTURI

Ufficiali del Cdo

Ten. Carlo SOMMARIVA Ten.amm. Pietro SANTARELLA Ten.Capp. Alberto BERTIZZOLO Tcn.me. Roberto MASTRANDREA

cp.Cdo - Cte

I btg. - Cte AMag.2'

Cap. Arturo NATOLI Magg. Pietro RESCAZZI Teo. Giuseppe TESTA

l "cp.•Cte

Cap. Raffaele PINNA

2"cp.-Cte

Cap. France co ARRIGONI

3"cp.·Cle

Cap. Leone MICHI

Jr btg. - Ctc

Magg. Alfonso DT MARINO

AMag.2"

Ten . Mario DELLE DONNE

4"cp.-Cte

Cap. Federico ONETO

s·cp.-Cte

Cap. Ezo CHJAPPlNI

6"cp .-Cte 7'cp.-Cte III btg.

Teo. Cosimo SCJOTIO

NON COSTITUITO

IO- Lqtooe Camicie Nere (non costituita)

I btg. CC.NN. NON COSTITUITO II btg. CC.NN. NON COSTITUITO III btg. CC .NN.-Ctc 1• Scniore Leone BARTOLI Ufficiali addetti Teo. Bruno PIRISI (Scrv.), . . .


2&7

AMag.2" t ·cp.-Cte 2"cp.-Cte 3~cp .-Cle pl.Cdo-Cte XV btg. CC.NN .-Cte

Capomanipolo Artcmisio GHIBELLINI Centurione Giuseppe ARENA 1° Centur. Bruno SETTI Centurione Giovanni BASAGLIA Capomanipolo Gerolamo BERTOLETTI

r

Seniore Claudio FIORETTI

AMag.2·

J·cp.-Cte

Capomanipolo Ignazio MANCUSO

2"cp.-Cle 3"cp.-Cte

Capomanipolo Giuseppe CASTALDI Centurione Ugo FJGGINI

Reglmento Artigllerla

da

campagna ( non costltulto)

XVIII Battaglione Misto Genio

Comandante Ufficiali addetti AMag. cp. artieri - Cte cp. trasmi sioni Cte

Cap. Filiberto BOLLATI di Saint Pierrc Ten . Paolo MARQUARDT Tcn. G.Battista GIRARDI Cap. Mario PANDELLI


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Tn,. Col. F ranro IN/l'Uomo -

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BIBLIOGRAFlA E FONTI DOCUMENTARIE SME - Ufficio Storico: La guerra In Africa Orie11tale; giugno 1940 - novembre 1941 (Ti pografia Regionale, Roma 1952) Geo. Pietro Gazzera: Guerra senz.a speranza; Galla e Sldama 1940-194l (Tipografia Regionale, Roma,1952) The Mcdìterranean and middlc cast by Major Generai I. S . O. Playrair - London: 1956 - Hcr Majc:..-sty's Statfooary Office

u

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Relazioni e articoli cli stampa sulle opcrazionì in A. O. I. ( Archivio SME).


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