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MEDICINA LEGALE MILITARE

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MANUALE MEDICINA LEGALE MILITARE


D.R EDMONDO TROMBETTA Maggiore medico Professore alla Scuola d'applicazione di Sanità militare Libero docente nella. R. Università di Torino

MANUALE DI

MILITARE

ULRICO HOEPLI EDITORE LIBRAIO DELLA REAL CASA

MILANO 1908


PROPRIETÀ

LETTERARIA »

Milano — Tipografia Umberto Allegretti — Via Orti, 2.


PREFAZIONE

Non v’ha presentemente in Italia alcun trattato di medicina legale militare, essendo esaurita già da parecchi anni Vedizione di quelli del Bonalumi (1891) e del Quinzio (1899) ; nè i pochi trattati stranieri^ son da consigliarsi ai lettori italiani, perchè obbligarlo, quasi ad ogni pagina, a fare delle soste per metter a confronto le disposizioni legislative d’altri paesi colle nostre ; la qual cosa se, da una parte, può recare vantaggio, dal!altra, fa perdere sovente un tempo prezioso. Per una tal ragione io credo che questo manuale abbia la fortuna di veder la luce in un tempo propizio, e che la sua lettura possa riuscire di qualche vantaggio non solo ai giovani ufficiali me¬ dici, ma altresì a quelle persone le quali, pur non appartenendo all esercito, s’ occupano con amore delle questioni militari. Al qual proposito, mi piace trascrivere qui alcuni periodi d’ una lettera che mi scrisse Vanno scorso un egregio insegnante di


Vili

Prefazione

scienze giuridiche, a cui avevo mandato le mie lezioni di medicina legale militare raccolte da un allievo, e che egli aveva espresso il desiderio di leggere : lezioni, che (giova il farlo notare) io soglio illustrare, durante Vanno scolastico, colla dimo¬ strazione di casi pratici e coIVapplicazione dei più recenti mezzi di diagnosi, sia generale che speciale. « Ho letto, dalla prima all'ultima, tutte le sue lezioni, e mi compiaccio nel dirle che questa lettura ha avuto la virtù di modificare interamente il concetto che da molti anni m’ero andato formando della medicina legale militare: concetto — lo di¬ chiaro subito — altrettanto sfavorevole quanto lon¬ tano dal vero. Io credeva fermamente che la me¬ dicina legale militare fosse un simulacro (per non dire una parodia) di scienza, composta di due parti sole : una regolamentare, comprendente le pure e semplici disposizioni legislative circa le pe¬ rizie ; V altra empirica, relativa alle simulazioni degl' inscritti di leva e dei militari : insomma, e nell’ insieme, una filza d’articoli di legge da ap¬ plicarsi caso per caso, e un emporio d’astuzie più o meno ingegnose per far capitolare i simulatori. Oggi, invece, a chi mi chiedesse quel ch’io pensi della medicina legale militare, risponderei che la ritengo una vera e propria branca delle scienze mediche, i cui principi poggiano sullo studio an¬ tropologico, psicologico e sociologico del soldato (considerato come facente parte d’un centro speciale


Prefazione

IX

di vita collettiva) e sull'esame clinico rigoroso del paziente, all'infuori d’ogni preconcetto, d’ogni so¬ spetto e soprattutto d’ogni violenza : esame pretta¬ mente scientifico, che s’è sostituito al volgare em¬ pirismo di altri tempi, e che ora domina in tutta quanta la medicina militare». Se il giudizio dei lettori intorno al presente manuale {chiè poi il riassunto delle mie lezioni) s’accorderà con quello espresso dal cortese scrittore della lettera, io avrò ottenuto il miglior compenso che potessi desiderare alle mie fatiche.

Dott. Edmondo Trombetta. Firenze, ottobre 1907.


INDICE DELLE MATERIE

PARTE I.

Reclutamento. Capitolo I. — Nozioni sull’ idoneità fisica

al servizio militare — Robustezza e suoi fattori antropometrici.pag.

3

Capitolo II. — Delle varie operazioni di

reclutamento — Metodismo delle visite mediche — Posizione, responsabilità e condotta del perito militare ....

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26

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Capitolo III. — Pareri medico-legali circa

P inabilità temporanea e definitiva al servizio militare — Criteri e norme per le proposte a rassegna speciale e di ri¬ mando, e per le dichiarazioni d’ invio in osservazione all’ospedale .... Capitolo IV. — Elenco delle imperfezioni

e delle infermità che sono causa d’ina¬ bilità assoluta o temporanea al servizio militare, tanto degl’inscritti di leva quan¬ to dei militari.


Indice delle materie

XII

— Commento degli articoli i°, 3n, 4° e 5° dell’elenco (debolezza di costituzione, deperimento organico, obe¬ sità , scrofola, tubercolosi, cachessie, diabete, albuminuria).Pag>

Capitolo V.

69

Capitolo VI. —

Commento degli articoli i8n, 190, 20°, 21° e 22° dell’ elenco (ar¬ resti di sviluppo, alienazioni mentali, nevrosi, nevralgie e paralisi)

Capitolo VII. — Commento degli articoli

dell’elenco relativi alle malattie oculari esterne e alla diminuzione d’acutezza visiva.

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135

«

Capitolo Vili.

— Commento degli arti¬ coli 45° e 46° dell’elenco (miopia, ipermetropia, astigmatismo). Metodi subbiettivi e obbiettivi per la determinazione dei vizi di refrazione.

Capitolo IX. —

Commento degli articoli relativi alle imperfezioni e malattie del¬ l’orecchio, del naso, della bocca, della faringe e della laringe (articoli 48°, 49', 5o°, 52°, 53", 54°, 55°» 56°, 69''). — Bal¬ buzie (art. 6on).

Capitolo X.

Commento degli articoli 70" e 710 dell’elenco (malattie degli or¬ gani respiratori e circolatori) . —

Capitolo XI. —

Commento degli articoli 74", 77°, 79’ e 84* dell’elenco (malattie dei visceri addominali, ernie viscerali, idrocele, enuresi).


XIII

Indice delle materie

PARTE II.

Malattie latenti e malattie larvate nella truppa.

Malattie latenti. Malattie del cervello e del midollo spinaie .. Malattie del cuore e dei grossi vasi . Malattie della pleura e del polmone . Malattie del tubo gastro-enterico . . Malattie del rene. Diabete.

Malattie larvate. Le nevrosi. Epilessia. Corea. Isterismo. Nevrastenia. Nevrosi traumatiche. Le frenastenie. Imbecillità e debolezza di mente Delinquenza. Pazzia morale. Delinquenza militare. Le frenopatie. Ubbriachezza patologica. Alcoolismo cronico. Frenosi maniaco-depressiva .... Malinconia affettiva e nostalgia . . . Psicosi da esaurimento. Delirio allucinatorio o psicosi allucinat. Mania pellagrosa. Diagnosi medico-legale della pazzia

pa.tr. 183 •

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IVI

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184 187 188 189 191 192 194

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202 205 216 223 226

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232 245 248 253 254 255

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257 258 260

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IVI


Indice delle materie

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PARTE III. Le malattie simulate. Delle simulazioni in generale.

pag. 269

Capitolo J. — Malattie oculari . . . . Amaurosi e grave ambioplia monoculare Ambliopia binoculare. Emeralopia. Istero-traumatismo oculare. Miopia. Strabismo. Ptosi. Congiuntivite. Capitolo IL — Malattie dell’orecchio (otor¬ rea, sordità) — Balbuzie — Afonia. . Provocazione di malattie dell’orecchio. Otorrea. Sordità. Diagnosi della simulazione. Accertamento del grado di sordità . . Balbuzie. Afonia.

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• • IVI • • IVI

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IVI

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III. — Dermatosi e ulcere Dermatosi. Ulcere.

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306 ivi

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309

IV. — Contratture — Retrazioni Anchilosi — Claudicazione .... Contratture. Retrazioni. Anchilosi. Claudicazione ..

» » » » »

3ii

Capitolo

Capitolo

• • ivi

313 314 315


Indice delle materie

V. — Nevralgie e paralisi. . . Nevralgie. Paralisi.

Capitolo

VI. — Epilessia — Isterismo — Nevrastenia — Nevrosi traumatiche Epilessia. Isterismo. Nevrastenia. Nevrosi traumatiche.

xv pag. 321 » ivi »

325

»

328 • • ivi 336

Capitolo

VII. — Frenastenie e frenopatie Frenastenie (imbecillità, ottusità di men¬ te, ecc.). Frenopatie.

Capitolo

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340 • • IVI

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344

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• • ivi

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345

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363

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PARTE IV.

Perizie medico-legali militari. Visite collegiali. Visite per collocamento in riforma, in aspettativa e a riposo. Visite degli operai borghesi addetti agli stabilimenti militari, delle guardie di città, di finanza, degl’impiegati civili, ecc. ' Traumatismi e malattie dipendenti da cause di servizio — Casi di feri¬ mento e di morte violenta — Norme per la compilazione dei relativi cer¬ tificati medico-legali.


XVI

Indice delle materie

APPENDICE. 1

♦

• .

Modelli di certificati medico-legali militari . pag. 399 Bibliografia.*

42°

Indice alfabetico delle materie .

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421

Indice alfabetico degli autori

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427

.


PARTE PRIMA

RECLUTAMENTO.

E. Trombetta.


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CAPITOLO I.

Nozioni sull’idoneità fisica al servizio militare — Robustezza e suoi fattori antropometrici.

La legge sul reclutamento specifica in una breve formula le condizioni d’idoneità al servizio militare :

« Raggiungere la statura prescritta; avere una co¬ stituzione robusta; essere esenti da quelle infermità e da quei difetti fisici e intellettuali, che sono incompati¬ bili col servizio militare. » La robustezza, che è una delle condizioni essenziali dell’idoneità al servizio militare, e sulla quale ritor¬ nerò ancora in seguito per meglio precisarne il con¬ cetto, risulta dalla somma d’alcuni fattori, detti impro¬ priamente antropometrici, di cui occorre fare un breve esame critico, perchè non tutti hanno, secondo il mio parere, un valore positivo. i. Età. — Quale elemento di robustezza, l’età è ap¬ punto uno di quei fattori che — per rapporto al ser¬ vizio militare — hanno piuttosto un valore negativo. E noto che gl’inscritti di leva sono arruolati a 20 anni (i volontari ordinari a 18); orbene è dimostrato in modo non dubbio che, a tale età, il sistema osseo non ha raggiunto ancora il suo completo sviluppo, e che, per esempio, la saldatura delle principali epifisi non av¬ viene che tra i 22 e i 25 anni; cosicché i muscoli, che prendono punto d’appoggio sopra un sistema osseo


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Parte prima

non bene consolidato, non potranno spiegare quella forza e quella resistenza, che spiegheranno soltanto qualche anno più tardi. Risulta inoltre dalle esperienze del Quételet, che il massimo della forza renale si rag¬ giunge all’età di 25 anni, restando stazionaria fino ai 30; e che il massimo della forza manuale si svolge fra i 25 e i 30 anni ; mentre il giovine ventenne è, per questo riguardo, inferiore persino all’uomo di 40. Se poi da questi fatti fisiologici noi passiamo a quelli che ci sono forniti dalla storia degli eserciti e dall’e¬ sperienza del passato, vediamo subito che in tutte le guerre in cui si fecero arruolamenti molto estesi e si reclutarono inscritti troppo giovani, si ebbe una pro¬ porzione insolita di malati e di morti per esaurimento e per morbi infettivi: basta citare le grandi guerre na¬ poleoniche, quella di Crimea, e la franco-prussiana del 1870, nelle quali le reclute più giovani diedero il maggior contingente di malati e di morti; nè bisogna dimenticare che, appunto durante la guerra di Crimea, il duca di New Castle, il quale scriveva a lord Raglan di aver pronte duemila reclute da mandare sul campo di battaglia, ricevette dal generale comandante la ri¬ sposta seguente: « Preferisco d’attendere ancora; per¬ chè le ultime reclute che m’avete mandate erano così giovani e così poco sviluppate, che furon tutte falciate come spighe dalle malattie e dalla morte. » Si dovrebbe dunque concludere che, a 20 anni, il giovane non è ancora maturo per l’esercito, e che per¬ ciò l’età non può assolutamente essere annoverata tra i fattori di robustezza, nel senso inteso dall’anatomia e dalla fisiologia: ma occorre aggiungere subito che la benefica disposizione relativa ai ritardatari — benefica soprattutto per gli studenti, i quali sono, in generale, i meno sviluppati dal lato organico — attenua di molto gl’ inconvenienti del reclutamento precoce ; oltreché i


Reclutamento

5

lavoratori della terra, i quali costituiscono la propor¬ zione maggiore nelle liste d’arruolamento, presentano a 20 anni uno sviluppo organico, se non completo, quasi sempre bastevole per resistere validamente alla influenza spesso nociva esercitata dalle condizioni del nuovo ambiente e dal nuovo genere di vita. Lasciamo, del resto, all’ igiene militare la soluzione di quest’ in¬ teressante problema ; lasciamo decidere da essa se non convenga, come propose l’Artigues, d’organizzare un reclutamento frazionato in varie zone, secondo le dif¬ ferenze di sviluppo organico presentate dagl’inscritti; noi, accettando, senz’oltre discuterlo, il limite d’età stabilito dalla legge, riserveremo tutto il nostro rigore alle visite dei volontari ordinari i quali posson essere arruolati prima dei 20 anni; pretendendo, in tali casi, che gli altri fattori di robustezza compensino larga¬ mente gli svantaggi del reclutamento precoce. 2. Statura. — Per quanto concerne la statura, consi¬ derata come fattore di robustezza, debbo dire che anch’essa, presa isolatamente, ha ben poco valore; giac¬ ché la si deve considerare piuttosto come un fattore etnico o, in altre parole, come uno dei distintivi delle razze, insieme colla forma del cranio, col colore dei capelli, colla direzione delle orbite, ecc. E ben vero che il Livi, nella sua classica opera di antropome¬ tria militare sostiene che la statura, indipendente¬ mente da ogni ragione etnica, subisce l’influenza di vari fattori, quali sono l’ambiente, il clima, l’altitudine, il mestiere ; ma non è men vero, com’egli stesso di¬ mostra, che se \ ampiezza toracica assoluta cresce pro¬ porzionatamente alla statura, l’ampiezza toracica rela¬ tiva, cioè il rapporto fra perimetro toracico e statura, segue sempre la legge d’Arnould, secondo la quale, tanto maggiore è il perimetro toracico quanto più bassa è la statura; il che prova, senza l’aiuto di altre dimo*


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Parte prima

strazioni, che la statura è realmente un fattore molto infido della robustezza; un fattore a cui il perito mi¬ litare non deve attribuire altro valore fuorché quello d’una necessaria disposizione legislativa. Gli articoli 77 e 80 della legge sul reclutamento sta¬ biliscono che: « Il limite minimo della statura per il servizio mi¬ litare è fissato in m. 1,55. » «Gl’inscritti che non raggiungono m. 1,54 sono dichiarati senz’altro inabili. » « Gl’ inscritti che hanno o superano la statura di m. 1,54, ma non raggiungono quella di m. 1,55, sono rimandati alla leva ventura (ossia, dichiarati rivedi¬ bili) ; e da questa, occorrendo, alla leva successiva, in cui, se non hanno raggiunto il limite prescritto, sono dichiarati inabili. » L’apparecchio per la misurazione della statura con¬ sta d’un piedestallo e d’ un montante verticale, gra¬ duato da m. 1,25 a m. 1,90, su cui scorre un cursore orizzontale. L’esaminando, a piedi scalzi, o meglio com¬ pletamente nudo, vien fatto salire sul piedestallo e lo s’invita a riunire i talloni e a mantenersi in posizione eretta, con l’occipite, la parte dorsale della colonna vertebrale e i calcagni in contatto col montante verti¬ cale: verificata l’esattezza di tale posizione, si fa scor¬ rere il cursore orizzontale finché esso venga a pog¬ giare leggermente sul sincipite, e si legge la cifra segnata sulla graduazione. In quei casi in cui si so¬ spetta che l’esaminando cerchi di diminuire la sua statura di 1 cm.-i */* cm., o inclinando la colonna ver¬ tebrale da un lato, o piegando leggermente le ginoc¬ chia, si dovrà procedere alla misurazione della statura in posizione orizzontale, tenendo presente che, dalla cifra così ottenuta, bisognerà sottrarre almeno 1 cm. ; giacché è noto che, in posizione supina, la statura ri-


Reclutamento

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sulta sempre alquanto superiore a quella misurata in posizione eretta. Per fare questa misurazione abbiamo tre mezzi : a) Far coricare l’esaminando sullo stesso appa¬ recchio, che serve per la misurazione della statura in posizione verticale, disposto orizzontalmente sul pavi¬ mento. b) Far distendere l’individuo sopra un piano oriz¬ zontale, e, verificata rigorosamente la posizione, limi¬ tare con due piani verticali e paralleli (tavolette di legno o di cartone) le due estremità della persona; ossia il vertice del capo e la pianta dei piedi : misu¬ rare poi col nastro metrico l’intervallo fra questi due piani, e sottraendo almeno i cm. dalla cifra ottenuta (Bonalumi). c) Disporre orizzontalmente sul pavimento l’appa¬ recchio regolamentare per la misurazione della statura, sovrapponendone l’estremità superiore a uno sgabello e adattando sul montante verticale una tavola rettan¬ golare, la quale, in corrispondenza di uno de’ suoi lati brevi, presenta un’incisura in cui può scorrere il cur¬ sore. Fatto coricare l’esaminando su questa tavola, si procede alla misurazione secondo il metodo ordinario (Thum de Hohenstein). 3. Perimetro toracico. — Questo fattore antropometrico ha un valore positivo quando si ammetta — come, del resto, ammettono i più — che, per calco¬ lare la forza d’un organismo, occorra determinare uno de’ suoi elementi più importanti, cioè l’energia dell’ematosi, la quale è naturalmente proporzionale alla capacità respiratoria del polmone (copacità vitale). Credo sia inutile il fare tutta la storia degli spirometri, dei cirtometri e degli stetometri, coi quali si cercò invano di ottenere una misura approssimativa della capacità respiratoria ; e preferisco dir subito che, dopo un lungo


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Parte prima

periodo d’incertezze e d’errori, i medici militari fissa¬ rono come metodo d’elezione la misurazione del pe¬ rimetro toracico col nastro metrico, che è veramente il metodo più pratico e più spicciativo, quantunque non sia neppur esso l’ideale dell’esattezza. Non biso¬ gna tacere, a questo proposito, che alcuni autori, fra cui Hutchinson e Hecht, sostengono che non c’è al¬ cun rapporto fra circonferenza toracica e capacità re¬ spiratoria; ma quest’affermazione troppo recisa, che infirmerebbe tutti i risultati dei nostri esami, fu con¬ traddetta dall’Arnold, il quale dimostrò che, in gene¬ rale, a ogni centimetro d’aumento di circonferenza to¬ racica corrisponde un aumento di 66 cm. cub. di ca¬ pacità respiratoria. La misura del perimetro toracico per mezzo del na¬ stro metrico dev’esser presa nell’intervallo fra due atti respiratori; o, per esser più precisi, nel momento di passaggio dalla massima riduzione espiratoria all’inizio dell’espansione inspiratoria, invitando nello stesso tempo l’individuo a tenere il tronco eretto, le braccia pen¬ denti, le spalle aperte e portate all’indietro per evitare l’esagerata sporgenza delle scapole; s’applica allora il nastro metrico orizzontalmente intorno al torace, in modo che, scorrendo sulle areole mammarie, rada col suo margine superiore la base dei capezzoli. Si deve aver cura di tenere il nastro moderatamente teso, e in modo che, passando a guisa di ponte sulla doccia vertebrale, stia in contatto immediato colla superficie cutanea di tutto il restante àmbito del petto, senza però eserci¬ tare una manifesta compressione sui tessuti ; e se ne incroceranno i due capi sullo sterno, dove, essendo mantenuti sempre orizzontali, si sovrapporranno in modo che il margine superiore dell’uno tocchi il mar¬ gine inferiore dell’ altro ; e si lasceranno in tale posi¬ zione per vari atti respiratori successivi. Ricordo, a


Reclutamento

9

questo punto, che non tutti gli osservatori sono d’ac¬ cordo sul metodo da seguire in questa determinazione. C’è, per esempio, il prof. De Giovanni, il quale con¬ siglia di misurare il perimetro toracico non già facendo tenere le braccia pendenti, ma facendole tenere invece sollevate e invitando poi l’individuo a incrociare le mani sulla nuca; giacché risulterebbe dalle sue espe¬ rienze che, mentre nella posizione regolamentare a braccia abbassate, la punta della scapola si allontana dal costato e lascia uno spazio tra il torace e l’angolo inferiore della scapola stessa (spazio che, secondo le mie osservazioni, sarebbe maggiore negl’individui gra¬ cili), nella posizione a braccia sollevate e portate all’indietro, la scapola s’eleva sensibilmente, verge un po’ all’esterno coll’ angolo inferiore, e si fa aderentis¬ sima al costato. Ora, la conseguenza pratica di tale osservazione è tutt’altro che indifferente: se, infatti, il perimetro toracico, misurato a braccia abbassate, è sempre maggiore di quello preso a braccia sollevate, è chiaro che un gran numero d’inscritti sarebbero giu¬ dicati abili al servizio militare con un perimetro tora¬ cico deficiente ; almeno secondo i calcoli del De Gio¬ vanni. Non è naturalmente in nostra facoltà il mo¬ dificare le norme regolamentari fissate per questa misurazione; tuttavia consiglierei di ricorrere al me¬ todo del De Giovanni in quei casi dubbi in cui, dato un insieme di fattori antropometrici scadenti, il peri¬ metro toracico preso a braccia abbassate fosse uguale, o di poco superiore, al limite minimo (8o cm.), e rap¬ presentasse perciò il solo elemento plausibile per av¬ valorare un giudizio d’idoneità che noi pronunzieremmo a malincuore. La- misurazione del perimetro toracico, che sembra a primo aspetto una manovra semplicissima, presenta alcune difficoltà d’esecuzione, le quali sono altrettante


IO

Parte prima

cause d’errore. Infatti, se il perito non segue scrupo¬ losamente le norme indicate dianzi circa la posizione e la tensione del nastro e circa il momento più favo¬ revole per la misurazione, correrà il rischio di com¬ mettere un errore di due o di tre centimetri ; e se l’esaminando avrà l’accortezza di stringere le spalle allorché il perito incrocia i capi del nastro metrico sullo sterno, il risultato della misurazione sarà ugual¬ mente erroneo, colla circostanza aggravante della frode. Del rapporto fra perimetro toracico e statura ho già parlato dianzi : qui aggiungerò soltanto che se abbon¬ dano le ricerche antropometriche e i dati statistici, le conclusioni che se ne possono trarre non vanno esenti da incertezze e da errori. In Francia, pare si tenda ad ammettere, quale buon indizio d’idoneità al servizio militare, un perimetro toracico che superi di due o tre centimetri la metà della statura ; e, quale criterio di inabilità, un perimetro toracico inferiore a 80 cm. per la statura di m. 1,60. In Italia, si fissò a 76 cm. (e senz’alcun rapporto colla statura) il limite minimo di perimetro toracico per l’idoneità al servizio militare nel 1855 , che fu il primo anno in cui s’adottò questa misura come uno dei fattori antropometrici di robu¬ stezza; nel 1864, il limite minimo fu portato a 80 cm.; nel 1881, si cominciò a prescrivere di tener conto del rapporto fra perimetro toracico e statura, dando alcune norme speciali, che qui sarebbe inutile ricordare; nel 1882 e nel 1888, si promulgarono disposizioni regola¬ mentari restrittive, essendosi accertato che il rapporto fra la metà della statura e il torace non si adattava punto alle stature alte; e si ritornò gradatamente al perimetro-limite unico di 80 cm. per tutte le stature. Oggidì si prescrive di nuovo di tener conto del sud¬ detto rapporto, secondo le norme seguenti (Art. 2° dell’elenco unico delle malattie e delle imperfezioni esimenti dal servizio militare):


Reclutameìito

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Parte prima

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«Tali norme — aggiunge molto giustamente l’arti¬ colo 2° — serviranno soltanto di criterio e di guida ai periti, i quali vi ricorreranno nei casi dubbi, ma non devono esser considerate come prescrizioni tassa¬ tive. Anzi, quando l’inscritto presentasse tutti i carat¬ teri della robustezza e della salute, si potrà tollerare un perimetro toracico inferiore al limite prescritto per ciascun gruppo di stature; eccettuato il primo gruppo, essendo tassativo il minimo d’ottanta centimetri. » 4. Peso. Benché, in Italia, il peso non sia anno¬ verato fra i dati antropometrici regolamentari, e nes¬ suna disposizione di legge prescriva di pesare le re¬ clute, tuttavia il suo valore agguaglia, se pure non supera, quello del perimetro toracico; nè io so com¬ prendere come, nelle visite d’arruolamento, sia tenuto in conto d’ un semplice dato sussidiario o facoltativo, mentre dovrebbe essere considerato come uno degli elementi più positivi di giudizio circa la robustezza degl’inscritti di leva. Secondo il Robert e l’Allaire, negl’individui ben co¬ stituiti si dovrebbe trovare un peso di kg. 3,7-3,8 per ogni io cm. di statura; e, secondo il Morache, all’età dell’arruolamento si dovrebbe avere: —

Per una statura di m. 1,55 un peso superiore a 55 kg. » » » » » 1,60 » » » 58-60 » » » » » » 1,65 » » » 61-62 » » » » » » 1,70 » » » 63-64 » Il Vallin consiglia i periti militari a propendere per l’inabilità quando ad una statura superiore a m. 1,80 non corrisponda per lo meno un peso di 70 kg. ; e alle stature comprese fra m. 1,54 e m. 1,70, un peso chevada sempre più allontanandosi da 50 kg., a misura che aumenta l’altezza. Nel Belgio, si cercò di stabilire


Reclutamento

13

un rapporto fra la cifra esprimente il peso e quella dei decimali della statura, prescrivendosi che il peso delle reclute non dovesse essere inferiore di 7 kg. alla cifra dei decimali della statura per le stature di m. 1,65 (o al disotto), e di 8 kg. per le stature superiori. Fi¬ nalmente il Duponchel propose la seguente tabella, che ha tutta la mia preferenza, perchè le sue cifre fu¬ rono desunte dall’osservazione di un gran numero di fatti ; tabella che i periti militari potranno sempre con¬ sultare utilmente in tutti quei casi in cui il giudizio circa l’idoneità o l’inabilità al servizio militare rimanga alquanto dubbioso, e debba perciò essere avvalorato dalla maggior quantità possibile di dati positivi.

Stature

Dam. i,54a 1,60

Peso corrispondente Peso corrispondente che fa presumere che fa presumere l’idoneità l'inabilità

Meno di 50 kg.

Più di 55 kg.

» m. 1,60 a 1,65

»

di 55 kg.

»

di 60 kg.

» m. 1,65 a 1,70

» di 57,5 kg.

»

di 65 kg.

» m. 1,70 a 1,80

»

di 59 kg.

»

di 67 kg.

» m. 1,80 al disopra

»

di 61 kg.

»

di 70 kg.

Altri fattori di robustezza. Formula del Pignet. Ma, oltre al perimetro toracico e al peso, il perito mi¬ litare dovrà tener conto ancora dello sviluppo schele¬ trico e muscolare, dello stato delle articolazioni, della forma delle cavità splancniche, del colorito della pelle e delle mucose, e delle condizioni di nutrizione generale; che sono altrettanti fattori e, nello stesso tempo, altret—


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Parte prima

tanti sintomi di robustezza, la quale, più che ne’ suoi singoli elementi costitutivi (fattori antropometrici), deve essere considerata nell’ insieme delle sue manifesta¬ zioni , se pur ce ne vogliamo formare un concetto esatto, secondo le intenzioni della legge sul recluta¬ mento. E queste manifestazioni non sono già rappre¬ sentate da forme più o meno atletiche, ma dallo svi¬ luppo armonico di tutte le parti dell’ organismo, per modo che noi riceviamo l’impressione immediata che un tale organismo sarà capace d’opporre una valida resistenza ai disagi e alle fatiche della vita militare: il qual concetto è anche confermato dalla ragione eti¬ mologica, poiché, com’è noto, la parola robustezza deriva dalla voce latina robur, rovere o quercia sel¬ vatica, che poeti e prosatori usarono sempre per espri¬ mere il vigore e la validità del nostro organismo. I vari tentativi fatti per racchiudere il concetto di robustezza in una formula positiva non ebbero mai buon esito ; per la qual cosa è tanto più meritevole di lode il medico militare francese dottor Pignet, il quale, dopo una lunga e paziente serie di ricerche e d’esperimenti, ha proposto un nuovo metodo di valu¬ tazione della forza fisica fondato sul rapporto dei tre fattori antropometrici principali: statura, perimetro to¬ racico e peso. Il Pignet, che aveva seguito con inte¬ resse gli studi del Makievicz e si era convinto, con quest’autore, della poca importanza del perimetro to¬ racico e del peso, presi isolatamente, come indici di robustezza, si domandò se, dalla loro combinazione in una formula semplice, non fosse possibile ricavare una cifra che rappresentasse da sé sola il valore fisiologico dell’individuo, o, in altre parole, il coefficiente di ro- • bustezza; ed ecco come pervenne alla soluzione d’un tale problema. Avendo osservato che nell’ uomo normale il peri-


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metro toracico è per lo meno uguale alla metà della statura; che quello aumenta con questa; e che un simile accrescimento proporzionale avviene pure nel peso, sembrò all’autore che questi tre valori a decorso parallelo dovessero conservare fra loro una differenza costante qualunque fosse la statura; ed ebbe l’idea di sommare il perimetro toracico e il peso, sottraendo poi dalla statura il prodotto della somma. Si abbia, per esempio, un uomo normale alto 154 cm., con un perimetro toracico di 78 cm., e del peso di 54 kg. ; si somma questo perimetro toracico e questo peso: 78 + 54 — 132 ; e si sottrae quest’ultima cifra da quella indicante la statura : 154 — 132 = 22. Eseguendo le stesse operazioni in un uomo normale d’ alta statura, per esempio di 172 cm., con un perimetro toracico di 86 cm., e un peso di 64 kg., si ha: 86 + 64 = 150. E quindi : 172 — 150 — 22 : ossia la stessa differenza trovata nel caso precedente. L’accertamento di questi primi risultati indusse il Pignet a ripetere lo stesso calcolo per tutte le stature, attribuendo a ciascuna il perimetro toracico medio e il peso medio desunti dai calcoli del maggiore medico Marty, nella supposizione di trovare, in ogni opera¬ zione, un residuo costante: e infatti i risultati corri¬ sposero all’aspettativa, giacché questo residuo oscillò sempre fra 21 e 22, salvo qualche leggiera deviazione dalla norma negl’individui d’alta statura; il che dipese probabilmente dal fatto che, in quest’individui, i pesi indicati dal Marty erano alquanto inferiori al loro va¬ lore reale.


Parte prima

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A questo punto, l’autore si sentì più che mai indotto a ritenere che questo residuo, il quale si manteneva quasi invariabile per tutte le stature e nei casi medi, dovesse variare nei diversi individui ed esprimere la forza fisica dell’uomo. Entrato in quest’ordine d’idee, egli estese le sue esperienze su 510 inscritti arruolati nel 350 reggimento d’artiglieria; e sottraendo dalla statura di ciascuno di essi la somma del perimetro to¬ racico e del peso, ottenne, secondo i casi, un residuo variante da o a 37 ; confrontò allora codesti residui colle annotazioni fisio-patologiche segnate per ogni in¬ dividuo sul registro d’arruolamento, e quale non fu la sua sorpresa nel trovarvi una concordanza perfetta; l’inscritto, cioè, era tanto più robusto quanto più pic¬ colo era il residuo, e viceversa ; le quali osservazioni interessantissime, gli diedero modo di compilare la tabella seguente : Residuo » » » » » »

minore di io da 11 a 15 incluso da 16 a 20 » da 21 a 25 » da 26 a 30 » da 30 a 35 » maggiore di 35

= Costituzione = » = » — » = » =: » = »

robustissima. robusta. buona. buona media. mediocre. debole. debolissima.

Fondandosi su questi dati di fatto, il Pignet diede al residuo della sottrazione il nome di indice numerico dell’uomo, ed espresse il calcolo semplice e rapido con cui s’ottiene quest’indice per mezzo della formula se¬ guente : Indice numerico — Statura

—

(Perimetro

+

Peso)

Dunque: la sola indicazione dell’indice numerico ci esprimerebbe la forza fisiologica dell’individuo; l’in¬ dice 22 indicherebbe una costituzione buona media;


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una cifra più alta, una costituzione meno buona, e una cifra più bassa, una costituzione più robusta; cosicché si possono classificare gl’indici numerici in gruppi di cinque, corrispondenti alle varie costituzioni, come fece appunto l’autore nella tabella riportata più sopra. Nell’applicazione del metodo del dottor Pignet si possono presentare due casi speciali, che è bene-cono¬ scere: i.° La somma del perimetro toracico e del peso è uguale alla cifra della statura ; per esempio: 170 (sta¬ tura) — 95 (perimetro toracico) + 75 (peso) == o (indice numerico). 2.0 La somma del perimetro toracico e del peso supera la cifra della statura; per esempio:

167 — (95 + 77) 172 = + 5Ma dinanzi all’uno o all’altro di questi casi, il pe¬ rito non avrà neppur l’ombra d’un dubbio, poiché tanto il residuo di zero, quanto il residuo preceduto dal segno + gl’ indicheranno che si tratta d’ una co¬ stituzione molto robusta. Il metodo del Pignet può riuscire utilissimo nelle operazioni di reclutamento; ed io lo raccomando ai periti militari, in ispecie nelle visite degl’inscritti presso i corpi di truppa ; giacché le prove da me fatte nella Scuola d’applicazione di sanità militare per due anni consecutivi misero sempre in rilievo la perfetta concor¬ danza fra gl’indici numerici e le costituzioni degl’in¬ dividui esaminati.

E. Trombetta.

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CAPITOLO IL

Delle varie operazioni di reclutamento — Metodismo delle visite me¬ diche — Posizione, responsabilità e condotta del perito militare.

Premetto che il criterio essenziale a cui devono ispi¬ rarsi i giudizi del perito in tutte le visite d’arruola¬ mento è contenuto in quest’assioma: « dichiarare abili al servizio militare soltanto quegl’inscritti, la cui ido¬ neità non si presti ad alcun dubbio e sia assolutamente indiscutibile: » vale a dire, individui esenti da ogni malattia e da ogni imperfezione, e così manifestamente robusti da poter resistere efficacemente ai disagi e alle fatiche militari, sia in pace che in guerra; giacché l’esercito dev’essere costituito dal fior fiore della gio¬ ventù della nazione e vuole allontanati dalle sue file tutti gli organismi deboli e malati, i quali, non sol¬ tanto sarebbero esposti a un aggravamento delle loro condizioni nel nuovo ambiente, ma rappresenterebbero altresì un pericolo continuo per la vita collettiva. Le operazioni di reclutamento si compiono in tre periodi successivi e per mezzo delle seguenti visite: 1. ° Visite presso i Consigli di leva. 2, ° Visite presso i distretti. 3.0 Visite presso i corpi di truppa. Nei ccmsigli di leva si accerta puramente e sempli¬ cemente l’idoneità generica al servizio militare: ai di¬ stretti si fa la prima visita di controllo, allo scopo di


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constatare se persista l’idoneità generica, accertando, nello stesso tempo, l’idoneità speciale alle varie armi; presso i corpi di truppa, si controlla per la seconda volta l’idoneità generica e quella speciale, escludendo quegl’ inscritti che, pur essendo idonei in genere al servizio militare, non posseggono i requisiti speciali per prestare servizio in una data arma o in un dato corpo. Le principali disposizioni regolamentari circa tali requisiti sono le seguenti : Gl’inscritti da assegnarsi alla cavalleria devono rag¬ giungere le seguenti stature: Lancieri: da m. 1,65 a m. 1,72; Cavalleggeri : da m. 1,58 a m. 1,68; avvertendo che gl’inscritti aventi, nei piedi, dita a martello o accavallate, o riunite, o aderenti, ovvero unghie incarnate, e quelli che hanno i piedi piatti, o sono mancanti d’una o due falangi all’indice della mano destra, potranno pure esser assegnati a questa arma, purché, però, posseggano gli altri requisiti, di cui farò cenno più sotto, e la statura seguente: Lancieri: da m. 1,63 a m. 1,74; Cavalleggeri: da m. 1,58 a m. 1,70. Tutti gl’inscritti da assegnarsi alla cavalleria devono inoltre esser larghi di petto, ma non corpacciuti; anzi, svelti, e conformati in modo da poter diventare buoni cavalieri ; per la qual cosa si deve particolarmente ac¬ certare che abbiamo una larga inforcatura, bacino largo, coscie piatte e ginocchia non convergenti. Gl’inscritti da assegnarsi alla fanteria di linea, de¬ vono avere una statura da m. 1,55 a m. 1,65, e pos¬ sedere piena attitudine alle marce; ossia, gli arti in¬ feriori perfettamente sani e ben conformati, e una forza muscolare sufficiente a resistere, marciando, al peso dell’equipaggiamento e delle armi. Gl’inscritti da assegnarsi ai bersaglieri, dovranno


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Parte prima

avere una statura da m. 1,65 a m. 1,75; essere ampi di petto, gagliardi e resistenti alle corse. Gl’ inscritti da assegnarsi agli alpini possono avere qualunque statura; ma devono esser robusti e resistenti alle fatiche della guerra in montagna. Ne son esclusi quegl’inscritti dichiarati rivedibili per oligoemia. Gl’inscritti da assegnarsi aWartiglieria da campagna dovranno essere robusti e avere una statura da m. 1,65 a m. 1,75; mentre quelli da assegnarsi al treno do¬ vranno essere semplicemente idonei al servizio mili¬ tare in genere, e raggiungere i limiti di statura fissati per l’artiglieria da campagna. All’artiglieria a cavallo sono applicabili, per quanto riguarda la statura, le stesse norme indicate per l’ar¬ tiglieria da campagna, ma gl’inscritti dovranno avere inoltre tutti i requisiti fisici stabiliti per la cavalleria. A\Vartiglieria da costa e da fortezza si assegneranno uomini larghi di petto, robusti, bene sviluppati e con una statura da m. 1,67 a m. 1,82. Per quanto concerne l’arma del Genio, le disposi¬ zioni più interessanti per il medico militare son quelle relative alla brigata dei ferrovieri, a cui si devono as¬ segnare inscritti di statura non inferiore a m. 1,65 (ec¬ cettuati i macchinisti e i fuochisti, che possono avere una statura inferiore), e che abbiano l’acutezza visiva, il senso cromatico e il campo visivo normali in en¬ trambi gli occhi, senza l’uso di lenti correttive. L’ac¬ certamento di tali requisiti si fa in due visite succes¬ sive: la prima, al distretto militare, e la seconda presso l’ospedale militare di Torino, da una commissione composta dell’ufficiale medico del corpo e di due altri ufficiali medici di grado non inferiore a quello di ca¬ pitano, scelti preferibilmente fra quelli che hanno com¬ piuto il corso biennale di clinica oculistica. Oltre alle visite per l’arruolamento ordinario degli


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è

inscritti di leva, son pure prescritte quelle degli aspi¬ ranti alla surrogazione di fratello, al volontariato, all’ammissione nelle truppe coloniali e alla rafferma, le cui norme sono indicate nel regolamento e nell’istru¬ zione complementare della legge sul reclutamento ; ma qualunque sia il genere di visita, questa non presenta variazioni essenziali nel suo metodismo e consta, in tutti i casi, di due esami distinti : l’uno generale e l’altro speciale o delle singole regioni. Metodismo delle visite mediche d’arruolamento. a) Esame generale. — Quando il perito ha dinanzi a sè un inscritto nudo, in posizione verticale, coi tal¬ loni riuniti, colle braccia pendenti lungo il tronco e colla palma delle mani rivolta in avanti, è in grado di ri¬ conoscere, con una sola occhiata, certe affezioni mor¬ bose e certi difetti molto evidenti, come le dermatosi estese, le vaste cicatrici, l’ipotrofia di un arto; nè gli sfuggiranno i sintomi più manifesti dei disturbi ner¬ vosi e psichici, che s’ estrinsecano sovente con atteg¬ giamenti caratteristici. b) Esame speciale, o delle singole regioni. — Dopo aver rivolto all’ individuo alcune domande per aver modo di constatare — dalle sue risposte — se l’udito e la parola siano normali, il perito procederà alla vi¬ sita secondo l’ordine seguente : Capo: Noti la conformazione del cranio ed os¬ servi se vi siano cicatrici, dermatosi o chiazze alopeciche. Orecchie: Noti la conformazione e le anomalie del padiglione ; la permeabilità o l’atresia del con¬ dotto uditivo, e se vi sieno tracce di scolo puru¬ lento. Faccia: Osservi se vi siano asimmetrie notevoli, cicatrici, tumori, ecc. ; poi esamini partitamente le se¬ guenti regioni :


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Parte prima

i.° la regione orbitale, in ispecie verso l’angolo interno dell’occhio in corrispondenza del sacco lagrimale, su cui egli eserciterà una pressione coll’ indice per accertarsi se dai condottini lagrimali esca un li¬ quido muco-purulento ; 2.0 le palpebre e il bulbo oculare, con una sem¬ plice ispezione, per riconoscere se la forma delle pal¬ pebre, -del margine ciliare e dell’orificio palpebrale sia normale; se la cornea presenti delle opacità; se le pu¬ pille reagiscano alla luce. Rovescerà poi le palpebre per accertarsi se la congiuntiva sia sana o malata ; e procederà a un esame sommario dell’acutezza visiva monoculare e binoculare, invitando Pindividuo a leg¬ gere, o a riconoscere i segni ottotipici della scala murale ; 3.0 noti la conformazione del naso, la permea¬ bilità delle narici, e se l’aria espirata sia fetida; 4.0 la bocca: esamini le labbra, i denti, le gen¬ give, la volta palatina, le tonsille ; non trascurando di accertare se l’alito sia fetido. Collo: Ne esamini la forma e si accerti soprattutto dell’integrità de’ suoi movimenti e dello stato della ghiandola tiroidea. Torace: Misurato il torace secondo le norme già indicate, ne osservi la forma e veda come e quanto le sue pareti si dilatino in una profonda inspirazione, facendo un rapido esame comparativo fra il lato de¬ stro e il sinistro, e fissando col dito il punto dove batte l’apice del cuore. Arti superiori: Osservi se vi sia sproporzione di volume o di lunghezza fra un arto e l’altro, o reliquati di fratture antiche o recenti; si accerti della li¬ bera funzionalità delle articolazioni e del numero delle dita delle mani, pensando all’eventuale presenza di dita soprannumerarie.


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Addome'. Dopo averne constatato la forma e il vo¬ lume, fissi l’ attenzione sulle regioni ombellicale, in¬ guinale e crurale per accertare lo sfiancamento delle pareti dei canali o la presenza di un ernia, esamini poscia gli organi genitali per riconoscere se esista epispadia o ipospadia, anorchidia o criptorchidia, e un idrocele cistico o comunicante. Arti inferiori: Valgono le stesse norme già indicate per gli arti superiori ; ma, per di più, sarà necessario fare una notazione speciale dei piedi piatti, delle dita a martello, accavallate o riunite, benché queste imper¬ fezioni non siano motivo d’esenzione dal servizio mi¬ litare, ma soltanto d’esclusione da certe armi o da al¬ cuni servizi speciali. Regioni del dorso : Esamini accuratamente la di¬ rezione della colonna vertebrale e la regione ano-pe¬ rineale (a tronco piegato in avanti) per riconoscere se vi siano emorroidi, fistole o cicatrici di atti operativi. Fissando poi la sua attenzione sulle regioni posteriori delle coscie e delle gambe, s’ accerti dello stato del sistema venoso superficiale (varici voluminose e no¬ dose). Posizione, responsabilità e condotta del perito mi¬ litare. — Nei consigli di leva e, in generale, in ogni commissione d’arruolamento, il perito non ha voto de¬ liberativo, ma semplicemente consultivo: il che equi¬ vale a dire che egli si deve limitare a esprimere il proprio giudizio senz’entrare direttamente nella deci¬ sione che il consiglio di leva o la commissione crede d’adottare circa l’inscritto. Se questa restrizione ha tutta l’apparenza d’una diminutio capitis del perito, in realtà, invece, lasciandogli una completa libertà d’a¬ zione, lo mette in grado di pronunziare sempre un giu¬ dizio limpido, sereno e spoglio d’ogni influenza secon¬ daria; un giudizio, che, appunto per non esser legato


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alla formalità d’ una votazione, è quello che ha mag¬ gior peso nella scelta del provvedimento medico-legale. E, a tale proposito, non si raccomanderà mai abba¬ stanza che, dato il valore grandissimo del parere me¬ dico, questo venga pronunziato senz’ ambagi e senza equivoci ; e sia così preciso da non lasciare neppur l’ombra d’un dubbio nell’animo di chi deve decidere. Non dimentichi il perito che le sue esitazioni e i suoi responsi, da cui trapela il dubbio, producono un’impres¬ sione sfavorevolissima sulle commissioni giudicanti, e son poi la causa di certe deliberazioni che, o nocciono all’inscritto, o danneggiano l’erario con un lungo e di¬ spendioso strascico di provvedimenti sospensivi (in¬ vio in osservazione, rimando alle sedute supplettive, rivedibilità). Da quanto ho detto circa la posizione speciale del perito nelle operazioni di reclutamento, risulta in modo ben manifesto che la sua responsabilità è di gran lunga maggiore di quella degli altri funzionari; giacché, quando sia stato commesso un errore,' il consigliere delegato, i consiglieri provinciali e gli stessi delegati militari potranno sempre difendersi trincerandosi dietro il pa¬ rere del medico, mentre quest’ultimo sarà costretto a confessare d’aver errato, o per difetto di scienza o per difetto d’esperienza: confessioni dolorose entrambe per chi, adempiendo l’ufficio di «perito» ossia di persona esperta in materia, ha l’obbligo d’illuminare e di gui¬ dare quelle persone non competenti, le quali debbono pronunciare un giudizio definitivo. E poi superfluo 1’aggiungere che la condotta del pe¬ rito, soprattutto durante le sedute del consiglio di leva, dovrà essere improntata alla massima prudenza e al più scrupoloso riserbo, sia verso gl’inscritti e le loro famiglie, che nei rapporti cogli estranei ; bastando so¬ vente una parola avventata o una confidenza inoppor-


Reclutame7ito

25 %

tuna per gettare sul medico un’ombra di sospetto, alla quale si tenterà invano di contrapporre tutto un pas¬ sato senza macchia: giacché il sospetto — come la ca¬ lunnia — lascia sempre una traccia che ben difficil¬ mente si cancella.


CAPITOLO III. »

Pareri medico-legali circa l’inabilità temporanea e definitiva al ser¬ vizio militare — Criteri e norme per le proposte a rassegna spe¬ ciale e di rimando, e per le dichiarazioni d’invio in ossei \ azione all’ospedale.

Le decisioni del consiglio di leva per rapporto al¬ l’arruolamento degl’inscritti sono le seguenti: Abilità. Rivedibilità (ossia nuova visita alla ventura leva). Rimando alle sedute suppletive (prima della chiu¬ sura della sessione). Riforma. Osservazione presso l’ospedale militare. Tali decisioni son prese, seduta stante, in base al voto consultivo del perito, il quale, visitato ciascun inscritto, pronuncia il proprio parere, che poi trascrive sul registro sommario, apponendovi volta per volta la sua firma. Ai distretti e ai corpi di truppa, le operazioni di re¬ clutamento procedono in modo alquanto diverso; nel senso, cioè, che, seduta stante, vien presa la sola de¬ liberazione di abilità, senza che occorra formularla per iscritto (salvo nel caso di visite dei volontari e di raf¬ ferme), mentre le deliberazioni relative all inabilità o alla rivedibilità sono pronunziate alla così detta ras¬ segna dall’ufficiale rassegnatore (generale o colonnello


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non però appartenente al corpo sanitario) assistito da due periti militari, i quali visitano l’inscritto ed espri¬ mono il loro parere in base alla proposta compilata dall’ufficiale medico del distretto o del corpo di truppa. Dirò di passata che si chiamano proposte a rassegna speciale quelle relative agl’ inscritti non ancora defini¬ tivamente arruolati (prima della chiusura del secondo periodo di leva) ; e proposte a rassegna di rimando quelle concernenti gl’inscritti già arruolati in modo definitivo (perciò non più sostituibili) e, in generale, tutti i militari di truppa che si trovano sotto le armi. Le proposte a rassegna possono essere per: a) Inabilità temporanea (rivedibilità per gl’inscritti; lunga licenza per i militari di truppa già in servizio). b) Inabilità relativa (cambio di corpo). c) Inabilità definitiva (congedo assoluto per ma¬ lattia). Nei certificati di proposta a rassegna per inabilità temporanea o definitiva, il perito del distretto o del corpo di truppa, premesse le indicazioni generali e riassunta l’anamnesi remota e prossima, espone bre¬ vemente i sintomi della malattia, il suo decorso, i suoi reliquati ; e, senza perdersi in considerazioni o in discussioni d’interesse secondario, viene difilato alla conclusione, in cui formulerà la diagnosi ed esprimerà il suo parere esplicito circa l’inabilità temporanea o definitiva dell’individuo, citando il relativo articolo dell’elenco (salvo nel caso di proposta a rassegna per lunga licenza di convalescenza), e non dimenticando — allorché si tratta di dichiarazione d’inabilità con¬ cernente un militare già sotto le armi — d’accennare se la malattia, o, il reliquato della medesima, possa dipendere o no dalla causa allegata dall’ individuo. I certificati di proposta a rassegna per inabilità re¬ lativa sono molto più semplici dei precedenti, non do-


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Parte prima

vendo contenere altro che le solite indicazioni gene¬ rali e la descrizione alquanto particolareggiata di quel¬ l’imperfezione per la quale si ritiene che l’individuo, pur essendo idoneo al servizio militare in genere, non sia adatto all’arma o al corpo cui venne assegnato. Quando si tratti di malattie di difficile diagnosi o di difetti di non agevole valutazione (per esempio, i vizi di refrazione oculare) i quali richiedono mezzi spe¬ ciali d’esame, che il perito non ha a sua disposizione, questi dovrà compilare una dichiarazione di proposta per invio in osservazione all’ospedale militare ; nella quale dichiarazione descriverà i sintomi più evidenti dell’affezione morbosa ed esporrà le ragioni per cui egli crede necessario un esame più diligente e ripe¬ tuto dell’inscritto o del militare, e un insieme d’in¬ dagini scientifiche quali non si possono compiere nè presso i consigli di leva nè al distretto o al reggi¬ mento. Osservazione negli ospedali militari. — Possono es¬ sere mandati in osservazione : a) Dai consigli di leva: gl’inscritti prima dell’ar¬ ruolamento definitivo, e i membri delle famiglie de¬ gl’inscritti o dei militari, da considerarsi come non esistenti legalmente in famiglia per malattie o imperfe¬ zioni gravi e insanabili. b) Dai comandanti di corpo : gl’ inscritti giunti ai distretti o ai reggimenti, e i militari già sotto le armi. c) Dal ministero della guerra: i membri delle fa¬ miglie degl’inscritti e dei militari, da considerarsi come non esistenti legalmente in famiglia, quando debbano essere sottoposti a visita collegiale in seguito a ricorso inoltrato contro le decisioni dei consigli dj leva ; e gl’ individui non appartenenti all’esercito (anche in se¬ guito a richiesta del ministero della marina e dei ca¬ pitani di porto).


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Le proposte d’invio in osservazione concernono: i° gl’individui affetti da malattie o da imperfezioni per le quali i relativi articoli dell’elenco prescrivono un tale provvedimento (per esempio : vizi di refrazione oculare, malattie di cuore ecc.); 20 gl’individui affetti da malattie di diagnosi o di valutazione difficile, e per cui sian richiesti mezzi spe¬ ciali d’indagine scientifica; 3° gl’individui affetti da malattie o da imperfe¬ zioni non specificate dall’elenco, ma che, secondo il parere del medico, sono incompatibili col servizio mi¬ litare ; 40 gl’individui affetti da una malattia o da un’im¬ perfezione che si sospetta simulata, provocata o ag¬ gravata ad arte. Perciò i questiti che deve risolvere il perito durante il periodo d’osservazione si riducono essenzialmente ai seguenti: Accertare una data malattia o imperfezione. Determinarne il grado in rapporto al servizio mi¬ litare, e stabilire se essa costituisca motivo d’inabilità temporanea e definitiva. Accertare se la malattia o l'imperfezione sia si¬ mulata, provocata o aggravata ad arte. Intorno al primo quesito non è il caso di fare con¬ siderazioni speciali, perchè esso si risolve facilmente coi procedimenti clinici ordinari: anamnesi minuziosa e completa, ed esame diligente e ripetuto dell’indi¬ viduo con tutti i mezzi diagnostici che sono a dispo¬ sizione del perito negli ospedali militari (oftalmoscopia, otoscopia, laringoscopia, esame elettrico, batteriolo¬ gico ecc.). Ricorderò soltanto — e ciò vale anche per gli altri quesiti — che se è utile talvolta ricorrere a informazioni, a testimonianze autorevoli, agli atti di notorietà, ecc., per accertare alcune malattie di con-


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statazione difficile, o anche la predisposizione fami¬ liare o individuale ad alcune malattie, non bisogna di¬ menticare che tali documenti non hanno altro valore fuorché quello di elementi secondari d’indagine e di semplici indizi ; nè costituiranno mai il fondamento del giudizio, il quale dovrà essere sempre il risultato diretto dell’esame obbiettivo. Il secondo quesito si risolve, in qualche caso, se¬ guendo puramente e semplicemente le norme conte¬ nute nei rispettivi articoli dell’elenco (per esempio : malattie dell’occhio e dell’orecchio) ed applicando i vari mezzi di diagnosi speciale: in altri casi, la solu¬ zione è interamente affidata al criterio del perito, il quale, conoscendo tutte le esigenze del servizio mili¬ tare, è meglio d’ogni altro in grado di decidere se una data imperfezione sia compatibile oppure no col servizio stesso. Il terzo quesito, che è il più delicato e difficile, ri¬ chiede un lungo studio dell’individuo; l’impiego di tutti i mezzi d’indagine scientifica abilmente alternati; la sorveglianza assidua; e finalmente, quando ogni ten¬ tativo sia riuscito vano, l’applicazione dei vari mezzi di sorpresa, che abbiano però sempre un fondamento scientifico, e dei quali dovrò occuparmi più tardi a proposito delle malattie simulate. Ed ora, due parole soltanto su alcune particolarità di forma delle dichiarazioni di proposta a rassegna e sulla loro importanza nelle operazioni di reclutamento. Il perito militare deve innanzi tutto tener presente che la proposta a rassegna (speciale o di rimando) non è una storia clinica propriamente detta, ma un certificato medico-legale; ossia la pura e semplice de¬ scrizione di quei fatti morbosi bene accertati, che si ritengono incompatibili col servizio militare. l’er la qual cosa, sono da raccomandarsi in modo speciale la


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concisione e la chiarezza : concisione nel descrivere i precedenti morbosi e i sintomi della malattia, evitando soprattutto ogni digressione nel campo della patologia, della clinica e della terapeutica e ogni commento su¬ perfluo: chiarezza nell’esprimere il giudizio medico¬ legale, vale a dire senza sottintesi e senza restrizioni ; poiché, siccome le commissioni deliberanti fondano la loro decisione sul parere del perito, così è necessario che questo parere sia tale da dileguare, e non da au¬ mentare, l’incertezza del voto. Riguardo all’importanza medico-legale militare di queste proposte a rassegna, basterà il ricordare che esse sono il mezzo più pronto e più efficace per al¬ lontanare dall’esercito tutti quegli elementi che ten¬ derebbero a inquinarlo sia fisicamente che psichica¬ mente, a indebolirne* la compagine e a renderlo im¬ pari alla sua missione. E, a tal proposito, non mi stan¬ cherò mai di ripetere che, in un reclutamento ben in¬ teso, più che largheggiare nell’accogliere, bisogna lar¬ gheggiare nell’escludere ; giacché ai medici periti non è punto affidato l’incarico d’arruolare inscritti ad ogni costo, pur d’ingrossare il contingente di leva; ma di scegliere, nella gran massa degl’inscritti, i giovani per¬ fettamente sani e robusti, i quali possano sfidare e vincere le prove più difficili e pericolose, che siano oggetto d’orgoglio e non di compassione, e che por¬ tino nel nuovo centro di vita collettiva un valido con¬ tributo d’energia e di salute. E qui è il luogo di dire come, di fronte alle esi¬ genze della vita delle armi, l’igiene e la medicina le¬ gale militari non s’accordino colla clinica circa l’in¬ terpretazione d’alcuni esiti di malattia, i quali, rite¬ nuti in generale dai medici come singolarmente favo¬ revoli, sono, per i medici periti militari, altrettanto incerti o addirittura funesti, quanto la malattia stessa.


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Fra i molti esempi, mi restringerò a citarne uno solo: quello della pleurite essudativa. L’esito più fortunato di quest’affezione morbosa è, com’è noto, il riassorbi¬ mento spontaneo e completo dell’essudazione in un tempo variabile; ma tutti sanno purtroppo quanto la restitutio ad integrum sia eccezionale. Più sovente (e ciò avviene in quei casi che possono dirsi ancora fa¬ vorevoli) all’essudato seguono aderenze pleuriche, sia per neoformazione vasale della pleura, che per neoformazione di connettivo, le quali aderenze stabiliscono una coesione perenne fra il polmone e la parete to¬ racica. Orbene, io domando se un inscritto anche suf¬ ficientemente robusto, il cui polmone venga a trovarsi in tali condizioni di lesa funzionalità, sarà ancora in grado di fare una corsa sotto il peso dello zaino, su¬ perare le difficoltà d’una salita in montagna e affron¬ tare ogni inclemenza atmosferica, ogni disagio del ser¬ vizio, senza subire l’influenza continua e funesta d’un reliquato morboso, che, se rappresenta per il clinico un buon esito di guarigione, apparisce invece al me¬ dico militare come una perenne minaccia. Giacché s ha la certezza assoluta che quel polmone non potrà più funzionare liberamente, non si deve esitare nep¬ pure un momento a escludere dall esercito 1 inscritto o il militare che abbia sofferto d’una pleurite essuda¬ tiva: il quale provvedimento, fondato su criteri scien¬ tifici e pratici di valore indiscutibile, varrà a troncare in tempo un lungo strascico di conseguenze dolorose, di cui si farebbe poi carico al perito rimproverandogli di non aver saputo o voluto interpretare saggiamente e largamente lo spirito delle disposizioni regolamen¬ tari. Non dubito che basterà questo solo esempio, scelto fra mille, a dimostrare che il concetto medico-legale di guarigione è molto diverso da quello clinico, e che


Reclutamento

33

una proposta a rassegna relativa a un inscritto o ad un soldato clinicamente ben guarito, ma valetudi¬ nario nel senso medico-legale, debba considerarsi come il provvedimento più logico e più vantaggioso non soltanto per l’individuo, ma altresì per la vita collettiva.

E. Trombetta.

3


CAPITOLO IV.

Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa d'inabilità assoluta o temporanea al servizio militare, tanto degl’inscritti di leva quanto dei militari.

Le nonne di quest’elenco, ch’io

riassumerò in un

quadro per comodità del lettori, prima di fare un com¬ mento più esteso delle principali

cause d’inabilità al

servizio militare, non hanno il valore tassativo di vere e proprie disposizioni di legge; ma servono

unica¬

mente a facilitare e a rendere più sicuro ai medici pe¬ riti l’adempimento del difficile

incarico loro affidato.

« Questi periti — aggiunge Vavvertenza N. 4 che fa seguito all’elenco — debbono aver sempre familiari e presenti le indicazioni pratiche contenute in ogni ar¬ ticolo per non

mai

violarla ; ma possono, anzi

deb¬

bono, nell’applicarle ai singoli casi, basarsi sulla pro¬ pria istruzione scientifica, sul senso tecnico e sull’e¬ sperienza acquistata nel servizio medico militare. » Ciò era necessario premettere affinchè non si credesse che l’ufficio del perito fosse ristretto alla semplice appli¬ cazione delle disposizioni regolamentari, che sarebbe un lavoro puramente materialementre, in realtà, si


Reclutamento

35

tratta d’un faticoso lavoro d’analisi e di sintesi, la cui difficoltà è singolarmente aumentata dal numero con¬ siderevole delle visite, e dalla rapidità con cui si suc¬ cedono in uno spazio di tempo assai breve.


Parte prima

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Reclutamento 37

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55


Parte prima

56

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nel capoverso dente.

Incurabili, nel militare.

Perl’inscritto.

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57

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In questo secondo caso, accertate all’ospedale; e,

Parte prima

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Reclutamento

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Parte prima


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incruenta anche nell’inscritto.

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61


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Parte prima

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Fistole uretrali.

Malattie organiche dello scroto e del testicolo.

Evidentemente gravi e insanabili.

Le meno gravi.

Accertate all’ ospedal e, se meno gravi ; e, nei militari, dopo in¬ fruttuosa cura.

63

0O T3

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Parte prima I

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In tutti i casi,

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Foro ombelicale pervio e extrofia della vescica.

64

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00


Reclutamento

—

Accertato all’ospedale.

65

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tenga assolutamente incompatibili col servizio militare,

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68

Parte prima

Non sarà mai ripetuto abbastanza che al perito è concessa una gran larghezza di giudizio nell’applicare le disposizioni di quest’elenco, e che si dovrà pro¬ pendere sempre per l’inabilità definitiva sin dalla prima visita quando si tratti di malattie gravi o croniche, o di cura lunga e incerta, con poca probabilità di mi¬ glioramento durante il periodo della rivedibilità ; ri¬ servando il giudizio d’inabilità temporanea ai casi meno gravi o dubbi, in cui si possa supporre, con serio fondamento, che s’avrà in uno o due anni la guarigione completa. E su quest’importantissima que¬ stione ha insistito recentemente l’Ispettorato di sanità militare, preoccupato, del gran numero di proposte a rassegna per inabilità definitiva concernenti quegl’inscritti che, dopo essere stati dichiarati per due volte rivedibili, furono poi riconosciuti realmente e assolu¬ tamente inabili al servizio militare : il quale ultimo giudizio si sarebbe potuto pronunziare con piena co¬ scienza fin dal primo anno, risparmiando un inutile disagio agl’individui e una spesa inutile allo Stato.


CAPITOLO V.

Commento degli articoli i°, 30, 40 e 50 dell’elenco (debolezza di co¬ stituzione, deperimento organico, obesità, scrofola, cachessie, dia¬ bete, albuminuria). I

Debolezza di costituzio7ie. — A questo punto dovrei ripetere quasi le stesse considerazioni che già feci a proposito della robustezza; giacché anche questa spe¬ ciale condizione morbosa dell’organismo, a cui s’attri¬ buisce tanta importanza nel reclutamento del soldato, sfugge a ogni definizione comprensiva, e quantunque sembri richiamarci alla mente un tipo ben delineato in tutti i suoi contorni, quale dovrebb’essere quello dell*uomo debole, tuttavia essa rimane pur sempre una forma indeterminata ed incerta, di cui non possiamo afferrare alcun tratto veramente caratteristico. E donde proviene questa strana perplessità di giudizio intorno a uno stato morboso così comune? Proviene, secondo me, dall’impossibilità di racchiudere in una sola for¬ mula chiara e precisa i vari elementi che costituiscono la debolezza di costituzione (come già osservammo per la robustezza), in modo da renderla, direi quasi, tan¬ gibile e farla riconoscere a primo aspetto. Si vedrà subito che le varie definizioni s’aggirano tutte in un circolo vizioso, e lasciano nell’ombra i tratti princi¬ pali della figura che vorrebbero descrivere. Secondo l’« Istruzione » del Consiglio di sanità fran-


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Parte prima

cese (3 aprile 1873), che ha subito ben poche modi¬ ficazioni, la debolezza di costituzione è « l’insufficienza della forza organica giudicata necessaria per resistere alle esigenze del servizio militare, indipendentemente da ogni lesione materiale ». Il Derblich, considerando la debolezza di costitu¬ zione come una malattia generale, sostiene che essa è l’espressione: i° o d’un’atrofia generale; 20 o d’una cachessia: 30 o d’un arresto di sviluppo. Il Bonalumi scrive: «La debolezza di costituzione non è ima malattia, ma uno stato particolare dell’or¬ ganismo, che non si può tradurre in una formula anatomo-patologica, e che è incompatibile col servizio militare. In altri termini: si presenta al nostro esame un inscritto ; noi passiamo accuratamente in rivista i vari organi, tessuti e sistemi, e non troviamo in essi alcun’infermità o imperfezione incompatibile col ser¬ vizio militare : malgrado ciò, noi siamo convinti che egli non è idoneo al servizio perchè deficiente di quel patrimonio di resistenza organica che è indispensabile per sopportare i disagi della vita militare ». Il Quinzio dice : « La debolezza di costituzione non è una malattia, ma uno stato particolare di predispo¬ sizione morbosa, il quale, pur non facendo rilevare al¬ cuna lesione organica o funzionale, c’induce a sup¬ porre con fondamento che l’individuo, che ne è af¬ fetto, ha le maggiori probabilità d’ammalare delle ma¬ lattie dominanti nell’esercito ». Riassumendo: l’Istruzione del Consiglio di sanità francese s’avvicina di molto al vero, ma si contenta d’una definizione troppo generica: il Derblich, per¬ dendo di vista il concetto unitario, enumera tre forme morbose diverse, ciascuna delle quali è molto più grave della debolezza di costituzione : il Bonalumi so¬ stiene che quest’ultima non è una malattia perchè non


Reclutamento

7i

trova una formula anatomo-patologica che la esprima, e ricorre a una circonlocuzione la quale riproduce, con altre parole, lo stesso concetto dell’« Istruzione» francese: il Quinzio esclude anch’egli la debolezza di costituzione dal novero delle malattie, e, insistendo sul fatto che essa non è il risultato d’una lesione or¬ ganica o funzionale, la definisce uno stato di predis¬ posizione dell’organismo a contrarre le malattie più comuni fra la truppa. Ora, data e non concessa la ve¬ rità di quest’ultima affermazione, che è la più accre¬ ditata, mi par chiaro che non s’è risolto e non s’è de¬ finito proprio nulla, perchè ci si può sempre doman¬ dare da che cosa dipenda e in che cosa sia riposta una tale predisposizione morbosa, la quale, scacciata dal campo della patologia speciale, entra di straforo nell’elenco delle infermità incompatibili col servizio militare, e vi rimane come un’ombra senza corpo, come un’idea indecisa a cui non corrisponde un fatto concreto. Io penso, invece, che quello stato d’insuf¬ ficienza organica a cui s’è dato, il nome di debolezza di costituzione, non sia soltanto una predisposizione a contrarre malattie, ma una vera e propria forma morbosa (unica e non triplice, come vorrebbe il Derblich), nella cui patogenesi figura, secondo i casi : o la sifilide ereditaria — la prima in ordine di frequenza; — o un leggiero grado di rachitismo ; o uno svi¬ luppo anomalo della pubertà: insomma, una malattia dell’adolescenza, la quale ha una sintomatologia sua propria che ci permette quasi sempre di riconoscerla e di distinguerla fra le altre affezioni morbose. In essa noi troviamo infatti: colorito pallido della cute e delle mucose; flaccidità dei muscoli; collo lungo e sottile; arti gracili nel mezzo e ingrossati in in corrispondenza delle articolazioni; peso inferiore alla normale relativamente all’età; torace non dirado


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Parte prima

asimmetrico; mancanza d’energia nei movimenti; ab¬ bassamento della punta del cuore. Quest’ultimo sintomo (ben s’intende quando non sia associato a un vizio cardiaco) avrebbe, secondo il Duponchel, un così alto valore diagnostico da poter es¬ sere ritenuto addirittura come patognomonico quando lo spostamento raggiunga i quattro o cinque centimetri. Lo stesso autore, prendendo per base delle sue ricerche gli studi del Sée sulle ipertrofie cardiache transitorie da crescenza, oggi negate dalla maggior parte degli osservatori, esprime il parere che l’abbas¬ samento dell’apice cardiaco quale sintomo di debo¬ lezza di costituzione sia dovuto appunto a questa specie d’ipertrofia; nel senso, cioè, che, dato un più rapido sviluppo del corpo in confronto con lo sviluppo del cuore, quest’ultimo, dovendo provvedere alle esigenze eccessive dell’organismo, aumenterebbe la sua energia e finirebbe coll’ipertrofizzarsi. Ma assai più logico e convincente del concetto del Duponchel mi sembra quello sostenuto dai capitani medici Viale e Loschi {Note sulle reclute della classe 1877. — Giorn. medico del R. esercito: anno 187S), per i quali l’abbassamento indica soltanto che il cuore è debole, com’è debole tutto l’organismo. La fibra cardiaca — essi dicono — è flaccida come son flaccide le fibre muscolari della tonaca vascolare e quelle di tutto il tessuto muscolare : il cuore ha più tendenza a dilatarsi che ad ipertrofizzarsi : la pres¬ sione sanguigna è debole, e maggior quantità di sangue s’accumula nelle orecchiette e nei ventricoli. Sotto questo peso, specialmente durante un lavoro esagerato, il cuore s’abbassa avvicinandosi alla linea parasternale sinistra ; e ciò tanto più facilmente in quanto che gli manca il sostegno dei grossi vasi, i quali soffrono anch’essi del medesimo peccato origi-


Reclutamento

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naie: ossia hanno poca tonicità ed elasticità, e mal si prestano a sorreggere il cuore. In breve, si tratta d’una cardioptosi dipendente da ipotonia del sistema cardio-vascolare. Per quanto riguarda la valutazione medico-legale mi¬ litare della debolezza di costituzione, bisogna confes¬ sare che, in pratica, non è sempre facile il decidere se meglio convenga all’inscritto il provvedimento d’i¬ nabilità definitiva o quello d’inabilità temporanea (rivedibilità): tuttavia si può dire, in linea generale, che quando si rileva il sintomo or accennato dell’abbassa¬ mento dell’apice cardiaco, miglior consiglio è di pro¬ nunziare il giudizio d’inabilità definitiva, ricordando quello che affermano il Viale e il Loschi a tal pro¬ posito : e cioè, che quanti inscritti essi proposero a rassegna colla scorta di quel dato diagnostico, altret¬ tanti furono eliminali ; e se qualcuno parve in prin¬ cipio idoneo al servizio, dovette più tardi essere rico¬ verato all’infermeria e all’ospedale, o passare da una esenzione a un’altra, senza mai prestare un utile ser¬ vizio. La quale ultima osservazione deVe richiamare in special modo l’attenzione dei periti, e ricordare loro che, ammettendo tali inscritti nell’esercito, vale a dire costringendoli a sostenere disagi e fatiche per cui si richiede una resistenza organica a tutta prova e un sistema cardio-vascolare perfettamente integro, non si farebbe altro che aprir loro le porte dell’ospedale : e ciò non soltanto perchè essi son più disposti a con¬ trarre malattie, ma anche perchè la vera e propria forma morbosa da cui sono affetti, rimasta latente fino all’età dell’arruolamento, potrebbe farsi rapidamente grave e pericolosa nelle nuove condizioni di vita e avere perfino un esito letale. Quando, invece, non fosse accertato nell’inscritto l’abbassamento dell’apice cardiaco; quando gli altri


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Parte prima

sintomi minori della debolezza di costituzione fossero poco spiccati e si trovassero associati a una giusta sta¬ tura e a un perimetro toracico sufficiente, sarebbe giu¬ stificato il giudizio d’inabilità temporanea (rivedibilità), perchè il perito è convinto che codesti individui hanno ancora grandi probabilità di superare quello stato mor¬ boso dell’adolescenza e di raggiungere uno sviluppo completo. Se poi si rimanesse incerti fra la rivedibi¬ lità e l’idoneità immediata, io consiglierei di f^re as¬ segnamento sul peso, e di propendere per il secondo giudizio, quando il peso non fosse inferiore alla media corrispondente all’età dell’arruolamento, ben s’intende in rapporto colla statura. (Cfr. la tabella del Duponchel nel capitolo I). Nei casi molto dubbi, consiglierei ancora di ricor¬ rere alla tabella degl’indici numerici compilata secondo le norme del Pignet (cfr. capitolo I), ricordando che i residui oscillanti fra 26 e 37 corrispondono a costi¬ tuzioni deboli : oppure al metodo proposto dal Tartière, il quale determina il grado d’attitudine fisica al servizio militare mediante il rapporto fra il peso del corpo e la statura : vale a dire che quanto più la cifra dei chilogrammi di peso s’avvicina a quella dei deci¬ mali della statura, tanto più robusto è l’individuo; tra¬ scurando quasi assolutamente la misura del perimetro toracico, che ha un valore troppo variabile e incerto. Accennerò soltanto, senza soffermarmi, al metodo complicato del Bouchard, che consiste nel calcolare il così detto segmento antropometrico di ciascun indi¬ viduo, partendo dal principio che l’uomo è come un insieme di sostanze organiche a forma geometrica semplice ; come un cilindro avente altezza, volume e massa corrispondenti alla statura, al volume e al peso dell’individuo stesso. Per mezzo della formula algebrica P (cifra dei chilogrammi di peso divisa per quella li


Reclutamento

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dei decimetri della statura), quest’autore ottenne nel¬ l’uomo sano adulto e in istato normale di nutrizione il quoziente di 4 circa, che rappresenterebbe il seg¬ mento antropometrico tipo. Per conseguenza, gli uomini di robustezza media normale non differirebbero tra loro che nel numero dei segmenti; la qual cosa attri¬ buisce alla statura un valore preponderante, che, a mio avviso, essa è ben lungi dal possedere. Deperimento organico. — Mentre la debolezza di costituzione è una vera malattia dell’adolescenza, il deperimento organico o è uno stato iniziale di con¬ valescenza o l’espressione d’una malattia cronica. Nel primo caso, si dovrà decidere per la rivedibilità del¬ l’inscritto e per una licenza di convalescenza del mi¬ litare, qualora si supponga che, per l’inscritto, non sia sufficiente il termine delle sedute suppletive di leva, e, per il militare, il soggiorno in un deposito di con¬ valescenza. Nel secondo caso, il giudizio medico-le¬ gale sarà subordinato alla natura e al grado dell’affe¬ zione morbosa in corso, e spetterà quasi sempre al direttore dell’ospedale, trattandosi ordinariamente di malattie la cui determinazione richiede ripetuti esami, mezzi diagnostici speciali e, in qualche caso, una cura opportuna. Obesità. — Il giudizio circa l’idoneità o l’inabilità d’un obeso al servizio militare dipende esclusivamente dal criterio del perito, giacché l’articolo 30 dell’elenco non dà in proposito alcuna norma. Se si tratta di po¬ lisarcia ben manifesta, il parere d’inabilità non può esser dubbio ; ma non è questo il caso più frequente, potendosi presentare alla visita inscritti obesi e non polisarcici, dinanzi ai quali il perito rimane a lungo perplesso prima di risolversi a pronunziare un giu¬ dizio. In questi casi difficili, consiglio al perito d’ac¬ certare con gran cura lo stato del sistema respiratorio


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%

Parte prima

e di quello circolatorio, in cui alcuni sintomi costanti lo faranno avvertito che l’obesità dell’individuo è di tal grado da essere incompatibile col servizio militare. Questi sintomi sono: a) Nel sistema respiratorio : la dispnea, che rende molto difficile, e talora impossibile, l’accelerare il passo e soprattutto il salire le scale; dispnea dovuta in gran parte all’ostacolo che le masse adipose contenute nel¬ l’addome oppongono alla libera funzionalità del dia¬ framma. b) Nel sistema circolatorio : il polso è molto più frequente del normale (ioo pulsazioni anche nello stato di riposo), e non di rado aritmico. Le diligenti ri¬ cerche sfigmografiche del Kisch possono servir di guida al perito. Quest’autore, avendo esaminato 400 casi di obesità, stabilì quattro categorie di malati a cuore grasso nelle seguenti proporzioni : Nel 36 per 100, il polso era più lento del normale (individui d’età piuttosto avanzata) : v’era soltanto una leggiera dispnea negli sforzi, e l’esame stetoscopico del cuore riusciva negativo. Nel 3,2 per 100, il polso era dicroto, debole, più frequente del normale (individui giovani molto ane¬ mici, o di media età molto grassi) ; veniva accusata dispnea e ambascia precordiale al minimo sforzo; la palpazione e l’ascoltazione facevano rilevare l’indebo¬ limento cardiaco. Nel 24 per 100, il polso era pieno, il cuore ipertro¬ fico, il secondo tono aortico rinforzato; e i pazienti (arterio-sclerotici dai 50 ai 60 anni) accusavano verti¬ gini e dispnea intensa con accessi d’asma. Nel 7 per 100, il polso era debole, frequente, arit¬ mico e intermittente: e trattavasi d’individui giovani (età dell’arruolamento) i quali accusavano dispnea ai minimi sforzi.


Reclutamento

77

Al congresso internazionale per l’assicurazione sulla vita tenutosi in Parigi alcuni anni or sono, il Norton manifestò il parere che si possa considerare obesa ogni persona di qualsiasi età e statura, il cui addome, mi¬ surato fra le costole e il margine pelvico attraverso l’ombellico, presenti una circonferenza superiore a quella del torace presa al disopra della quarta costola durante la completa inspirazione. Horschutz presentò una formula che, a suo avviso, permetterebbe di valutare con gran precisione il grado di obesità. Si raddoppia, cioè, la cifra della circonfe¬ renza addominale a livello dell’ombellico, si sottrae da questra cifra quella del perimetro toracico, la quale si divide poi per la differenza così ottenuta: se il quo¬ ziente è 5, si ha press’a poco la normale; se il quo¬ ziente è 4, trattasi d’un’obesità media; se è 3, l’obe¬ sità è grave al punto da motivare l’esclusione dell’in¬ dividuo dal lavoro. Darò qui appresso tre esempi tipici : ia (Corporatura poco al disopra della normale): Circonferenza addominale, m. 1,25. Perimetro toracico, m. 0,90. Circonferenza addominale raddoppiata, m. 2,50. m. 2,50 — m. 0,90 = m. 1,60 m. 0,90 ’ m. 1,60 = m. 0,5 20 (Obesità media): Circonferenza addominale, m. 1,50. Perimetro toracico, m. 0,90. Circonferenza addominale raddoppiata, m. 3. m. 3,00 — m. 0,90 “ m. 2,10 m. 0,90 | m. 2,10 = m. 0,4


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3° (Obesità grave): Circonferenza addominale, m. 2,00. Perimetro toracico, m. 1,00. Circonferenza addominale raddoppiata, m. 4,00. m. 4,00 — m. 1,00 = m. 3,00 m. 1,00 | m. 3,00 = m. 0,3. Il Charrin, il quale ammette che l’obesità si possa fino a un certo punto definire una sproporzione fra il peso, l’altezza e l’età, consiglia di consultare nei casi dubbi la tabella del Quételet, della quale trascriverò soltanto le cifre proporzionali della statura e del peso dai 15 ai 60 anni d’età (nell’uomo).

Età

15 anni 16 » 17 »

ià 20 25 30 40 50

» » » » » »

60

»

(Arruolamento)

Altezza (metri)

Peso (kg.)

1,546 1,594 1,634 1,658

43,62

1,674 1,680 1,684 1,684 1,674 1,639

49,67

52,85 57,85 60,06 62,93 63,65 63,67 63,46 62,94 •

Infezione tubercolare (Cfr. anche il commento dell’art. 70). — Qualunque ne sia la manifestazione — cutanea, ossea, intestinale, ecc. — il perito non dovrà esitare un momento a pronunziare il giudizio d’inabi¬ lità definitiva sin dalla prima visita ; e, trattandosi di


Reclutamento

79

militari già sotto le armi, a largheggiare nelle pro¬ poste a rassegna di rimando, essendo abbastanza noto il pericolo della diffusione di quest’infezione nelle ca¬ serme e negli ospedali, dove s’aggiunge la circostanza aggravante dell’affollamento. Scrofola. — Poiché la scrofola è una tubercolosi delle glandole linfatiche, la quale predispone l’orga¬ nismo ai processi infiammatori e fa sì che quelle in¬ fiammazioni, le quali in origine non eran tubercolari, diventino poi tali col venire infettate dall’agente spe¬ cifico, è evidente che tutte le manifestazioni scrofolose ben accertate debbono considerarsi come cause d’ina¬ bilità assoluta al servizio militare. Fra le manifestazioni esterne più comuni che il pe¬ rito rileverà negl’inscritti, e che gli permetteranno di fare la diagnosi medico-legale con una semplice e ra¬ pida ispezione, sono: le alterazioni scrofolose (tuber¬ colari) delle glandole linfatiche, le quali s’estrinsecano in primo tempo colla tumefazione e colpiscono di pre¬ ferenza le cervicali e le sotto-mascellari (glandole lin¬ fatiche a catena); le alterazioni scrofolose della pelle, soprattutto in forma d’eczema impetiginoso del cuoio capelluto e della faccia; gli ascessi seguiti da ulcere ostinate, più sovente crateriformi ; le blefariti ulcerose, le congiuntiviti e le cheratiti flittenulari recidivanti, le riniti, le otiti, ecc. Deve pure essere segnalata al pe¬ rito la possibilità d’una tumefazione delle glandole bronchiali, la quale passerebbe forse inosservata se non si tenesse presente che essa produce un’area di ottusità sul manubrio dello sterno (che talora è al¬ quanto sporgente); o, in altri casi, fenomeni di bron¬ co-stenosi oppure di paralisi del ricorrente per com¬ pressione. Oligoemia. — Con questa parola un po’ troppo ge¬ nerica, si vuol intendere in medicina legale militare


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la maggior parte delle malattie del sangue, che, dalVoligoemia vera, o diminuzione della massa sanguigna e di tutti i suoi componenti, vanno fino all’oligoemia policitemica o oligocitemia, che è propriamente la di¬ minuzione dei globuli rossi. Nelle forme gravi, in cui una sindrome imponente non lascia alcun dubbio circa la prognosi infausta, il perito potrà — fin dalla prima visita presso il consi¬ glio di leva — decidere per l’inabilità definitiva al ser¬ vizio militare: mente nelle forme meno gravi, in specie se si tratta di convalescenti, s’atterrà al provvedimento d’inabilità temporanea, o anche a quello d’idoneità, se risulta che gl’inscritti oligoemici esercitino mestieri nocivi (fabbricanti di colla, di preparati chimici, ecc.), o sian costretti dalla miseria a vivere in luoghi ri¬ stretti, affollati, senz’aria e senza luce. Se l’inscritto o il militare oligoemico è ricoverato nell’ospedale (in osservazione o in cura), sarà neces¬ sario procedere a un esame più diligente e fare una diagnosi più precisa per decidere, in base alle inda¬ gini scientifiche, se convenga meglio un provvedi¬ mento definitivo o un provvedimento temporaneo. Il giudizio sarà d’inabilità definitiva se Vesame del sangue ci condurrà alla diagnosi : di anemia perniciosa o idiopatica; di anemia secondaria, non dipendente da cause transitorie ; di leucemia o leucocitemia da cause permanenti Il giudizio sarà per lo più d’inabilità temporanea quando l’esame del sangue confermila diagnosi: di anemia secondaria, da cause transitorie ; com è il caso, per esempio, dell’anemia tropicale, che è ab¬ bastanza frequente nei soldati di presidio in alcune regioni della Colonia Kritrea, i quali, fatti rimpatriale in tempo, si rimettono in salute con opportune cure e con lunghe licenze di convalescenza;


Reclutamento di leucocitosi o leucocitemia transitoria, la quale, com’è noto, è un fenomeno morboso di mediocre im¬ portanza clinica, che s’osserva nelle malattie infettive acute accompagnate da infiammazioni viscerali (pleu¬ rite, polmonite,

pericardite,

ecc.), e che si prolunga

sovente nel periodo della convalescenza. Il perito ricorderà ancora che, oltre alle anemie globulari, v’è pure il gruppo delle anemie piasmatiche, studiate molto bene da Alberto Robin, le quali se¬ guono spesso ai disturbi d’assimilazione e di dige¬ stione; e sono caratterizzate da una «demineralizza¬ zione» del plasma, il cui cloruro di sodio passa in eccesso nelle orine. Orbene, in queste forme, il giu¬ dizio medico-legale militare dovrà conformarsi alle varie fasi del loro decorso: e cioè, propendere, in linea generale, per l’inabilità temporanea quando si tratti dei primi periodi della malattia, in cui tutto, o quasi tutto il quadro nosologico è rappresen¬ tato da un’insufficienza della funzione gastrica ancora suscettibile di miglioramento: propendere, invece, per l’inabilità definitiva quando l’affezione dello stomaco sia di vecchia data, e abbia già prodotto un’anemia profonda. . È pure da segnalare all’attenzione del perito quella forma speciale d’anemia prodotta dall'anchilostoma duo¬ denale (strongylus duodenalis), la quale, essendo en¬ demica nei fornaciai e nei minatori, vien detta ap¬ punto « malattia dei fornaciai o dei minatori » e che, se può essere sospettata ne’ suoi caratteri più visibili, è accertata soltanto colla ricerca delle uova del pa¬ rassita nelle feci. Siccome il decorso di quest’affezione è lunghissimo (mesi ed anni) e, quando non inter¬ venga una cura energica, può produrre conseguenze gravissime e anche letali, così è chiaro che, fatta la diagnosi, il giudizio medico-legale non potrà essere che quello d’inabilità definitiva. E.

Trombetta,

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Parte prima

Infezione malarica e sifilide. — Le norme date dall’art. 4° dell’elenco sono così chiare, che non richie¬ dono alcun commento. Scorbuto. — Questa malattia è divenuta fortunata¬ mente così rara in Italia, che ben difficilmente il pe¬ rito avrà occasione d’osservarla negl’inscritti: tutt’al più qualche caso potrà ancora essergli offerto dai sol¬ dati reclusi o da quelli che hanno soggiornato in al¬ cuni presidi d’Africa. Credo opportuno ricordare al perito che uno dei primi sintomi di quest’affezione è l'anemia scorbiitica, a cui seguono di regola le altera¬ zioni infiammatorie delle gengive; le quali alterazioni, però, possono anche mancare, o essere precedute dalle emorragie cutanee sotto forma di petecchie. Eccet¬ tuati i casi acuti, che, trattandosi di militari già in servizio, sono generalmente suscettibili di guarigione se s’interviene a tempo con una cura efficace, lo scor¬ buto dev’essere considerato come una malattia asso¬ lutamente incompatibile col servizio militare. Saturnismo. — Si può osservare in quegl’inscritti che lavorano nel piombo o nei sali di piombo (deco¬ ratori, saldatori, fonditori di caratteri, compositori, ecc.), e presenta, com’è noto, una serie di sintomi che si succedono, per solito, nell’ordine seguente: i° coliche; 2° paralisi e sintomi nervosi ; 30 orlo scuro alle gen¬ give; 40 tendenza alla gotta e al raggrinzamento re¬ nale. Dalle coliche in fuori, che possono lasciare spe¬ ranza di guarigione, tutti gli altri sintomi bene accer¬ tati dovranno esser motivo d’inabilità assoluta al ser¬ vizio militare fin dalla prima visita. Riguardo all’a¬ nemia, cli’è spesso il primo indizio della penetrazione del piombo nell’organismo e che potrebbe essere scam¬ biata con altri stati anemici di minore importanza, con¬ siglio al perito di procedere all’esame del sangue, ri¬ cordando che nell’anemia saturnina il numero dei glo-


Reclutamento

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buli rossi è grandemente diminuito, e che la percen¬ tuale dell’emoglobina scende per lo più a 15-20 sotto la cifra normale (Leichtenstern). Diabete. — Mi restringerò a segnalare due fatti che interessano direttamente il medico perito: i° Siccome non è improbabile che un inscritto af¬ fetto da diabete venga dichiarato idoneo al servizio militare (perchè è abbastanza noto che la malattia può decorrere all’insaputa del paziente), così gli ufficiali me¬ dici addetti ai corpi di truppa dovranno esaminare con ogni diligenza quei soldati che accusassero uno stato di debolezza generale senz’alcuna causa apprezzabile, e nei quali si notasse un progressivo dimagramento. Lo stesso si dica di quelli che van soggetti a forun¬ colosi, a prurito, ad antrace, a balanite, a ischialgia bilaterale, essendo un fatto riconosciuto che tali forme morbose sovente non son altro che complicazioni del diabete. 20 Non raramente lo zucchero manca nelle orine del mattino, mentre lo si trova dopo il pasto, mas¬ sime se l’individuo ha ingerito una discreta quantità di sostanze amilacee : perciò si consiglia di far sempre l’esame delle orine emesse nel periodo della dige¬ stione inoltrata, soprattutto nei casi dubbi o leggieri. Albuminuria. — Dal punto di vista medico-legale militare, l’albuminuria merita alcune considerazioni speciali che hanno lo scopo di far evitare apprezza¬ menti e proposte non adeguate al caso pratico. Se è fuori dubbio che l’albuminuria accompagna quasi co¬ stantemente la nefrite, le degenerazioni renali e un gran numero di altre affezioni morbose, è però notorio che essa può presentarsi in individui che godono — almeno in apparenza — di buona salute, e attendono a lavori faticosi senz’alcun inconveniente: è dunque opportuno il far cenno dei casi che s’allontanano dalla


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norma per trarne quelle conclusioni pratiche, le quali hanno una particolare importanza nelle operazioni di reclutamento. Oltre alle malattie infettive (morbillo, scarlattina, polmonite, ecc.) l’albuminuria può esser dovuta a cause tossiche (fosforo, arsenico, morfina, balsamici) ; no¬ tando però che, in questi casi, le dette sostanze eli¬ minate per il rene debbono essere molto concentrate ed esercitare un’azione irritante così prolungata da produrre alterazioni discrasiche renali vere e proprie. Fu pure dimostrato che l’albuminuria s’osserva tal¬ volta in seguito a esercizi muscolari eccessivi ; per l’a¬ zione del freddo (Rem Picei) ; in pazienti affetti da dermatosi, da ustioni, da malattie dello stomaco e del¬ l’intestino. Si conoscono inoltre le seguenti forme d’albuminuria funzionale : a) Albuminuria dietetica, che può esser dovuta a un eccesso di qualunque sostanza alimentare. In tali casi, i cristalli d’ossalato di calce, che sono eventual¬ mente associati all’albumina, irritano il rene e facili¬ tano il passaggio di quest’ultima nelle orine. b) Albuminuria remittente del Moxon, che insorge indipendentemente da ogni eccesso dietetico, ed è ac¬ compagnata da prostrazione di forze e da inappetenza : i quali sintomi passano sovente inosservati. c) Albuminuria parossistica, che il Fagge ritiene una forma mite d’emoglobinuria parossistica, in cui l’emoglobina si scinde in ematina e in globulina. d) Albuminuria da disturbi d’innervazione, che in¬ sorge non di rado in seguito a lavori cerebrali intensi e prolungati, e anche, a quanto pare, per abuso d’o¬ nanismo. e) Albuminuria ciclica intermittente, o malattia del Pavy, che è probabilmente la stessa forma descritta dal Moxon, e che altri autori chiamano col nome di


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albuminuria ortostatica, perchè dipenderebbe dalla sta¬ zione eretta prolungata. Secondo il Pavy, sarebbe pro¬ priamente un’affezione morbosa dell’adolescenza, fre¬ quente soprattutto nei figli degli artritici, dei gottosi e dei nevrastenici, e dovuta a un’iperattività del fe¬ gato o ad una nevrosi del gran simpatico. Checché ne sia, va ricordato che quest’albuminuria insorge più volte nel corso dell’anno senza lasciar alcuna traccia nei periodi di sosta ; s’accompagna con cefalea, tachi¬ cardia, sonnolenza, debolezza generale, e dura da poche ore ad alcuni giorni. La regola da seguirsi dal perito per distinguere le suddette forme d’albuminuria funzionale da quelle do¬ vute a una malattia del rene, consiste nel far l’esame delle orine in più riprese nelle 24 ore; ricordando che, nella nefrite cronica, l’albumina può presentare delle oscillazioni, ma vi si trova immancabilmente; mentre la sua mancanza nella notte e nelle prime ore del mat¬ tino è un carattere quasi costante delle forme d’albu¬ minuria funzionale, le quali, salvo poche eccezioni, sono compatibili col servizio militare.


CAPITOLO VI.

Commento degli articoli i8°, 19°, 200, 210 e 220 dell’elenco (arresti di sviluppo, alienazioni mentali, nevrosi, nevralgie, paralisi).

Cretinismo, idiotismo, ottusità di mente, insufficienza delle funzioni psichiche. (Art. 180). I. Psicosi d’origine tiroidea. — La scomparsa o la degenerazione della glandola tiroidea produce una auto-intossicazione, che presenta due quadri nosologici diversi, secondo che le alterazioni di codesta glan dola avvengono nell’infanzia o in età adulta: nell’un caso si ha il cretinismo, nell’altro il mixedema. a) Il cretinismo, che alcuni autori chiamano anche idiotismo endemico appunto perchè si trova allo stato endemico in certe regioni montuose (Alpi, Cordigliere, Himalaya) è un arresto di sviluppo somatico e psichico associato quasi costantemente al gozzo, e la cui etiologia, non ancora ben nota, parrebbe costituita da mol¬ teplici fattori, tra i quali i più importanti sarebbero la composizione geologica del suolo, la difettosa qualità delle acque, la miseria e l’ereditarietà. I suoi sintomi' somatici sono: il gozzo, che è di dimensioni molto variabili (ora piccolissimo ora enorme), risulta d’una degenerazione della glandola tiroidea, la quale si manifesta verso i sei anni e aumenta sino all’età pubere. L’atrofia sem¬ plice di detta glandola è molto più rara e accompagna ordinariamente le forme di cretinismo sporadico;


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la misura della circonferenza cranica tendente alla macrocefalia: infatti, non soltanto sorpassa la media normale di 0,529, ma raggiunge fino la cifra di 0,660; il viso gonfio, di color terreo, solcato dLrughe come nei vecchi; il sistema pilifero rudimentale ; la statura inferiore alla normale ; le mucose pallide e ispessite; le anomalie di forma e d’impianto dei denti; l’ipertrofia dei muscoli, specie degli estensori, con diminuzione consecutiva della motilità ; gli arresti totali o parziali di sviluppo dell’orga¬ nismo. Dal punto di vista psichico, è da ricordare che nel cretinismo s’incontrano tutti i gradi dell’idiozia e del¬ l’imbecillità: sembra, però, che il cretino sia meno impulsivo, più facile a esser diretto e tenuto a freno, e più suscettibile d’affettività che l’idiota e l’imbecille volgare. b) Il mixedema si manifesta più spesso fra i 25 e i 30 anni; ma non mancano casi d’insorgenza precoce o tardiva. Per quanto riguarda Pedologia, è messa fuori dubbio l’importanza dell’ereditarietà e della mi¬ seria, mentre si può escludere l’influenza del clima, del suolo e di tutte quelle altre condizioni generali che s’incontrano nell’etiologia del gozzo endemico. I caratteri principali del mixedema risiedono nei tegu¬ menti e nella glandola tiroidea ; tegumenti: si nota una particolare tumefazione della pelle e del tessuto cellulare sottocutaneo con secchezza e rugosità della superficie cutanea. La faccia si mostra assai più larga di quanto non lo fosse prima dello sviluppo della malattia; il naso, le palpebre, le labbra sono ispessite e di color giallo; v’ha, per so¬ lito, una chiazza rosso-viva su ciascuna guancia (facies


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Parte prima

mixoedematosd). La mano s’allarga in corrispondenza della testa dei metacarpi e le dita si fanno uniformemente grosse {mani a pala). I piedi sono deformati in modo analogo. Il sistema pilifero è atrofico e le un¬ ghie diventano fragili. Le mucose presentano altera¬ zioni simili a quelle della cute : l’ugola e il palato molle sono tumefatti: la lingua è larga e spessa, donde un singolare e caratteristico impaccio nell’articolazione delle parole: glandola tiroidea : alla palpazione, se ne constata l’atrofia o anche la mancanza: talora, invece, essa pre¬ senta un passeggero aumento di volume, soprattutto nelle prime fasi della malattia ; aumento che, se di¬ viene persistente, si deve considerare come il risul¬ tato d’una degenerazione antica della glandola stessa. A quest’insieme di sintomi somatici s’associano vari sintomi psichici non meno caratteristici, rappresentati essenzialmente da torpore cerebrale, da estrema len¬ tezza nell’associazione delle idee, da indifferenza com¬ pleta: insomma, una vera e propria paralisi psichica, interrotta di quando in quando da accessi d’irasci¬ bilità. IL Arresti di sviluppo. — Qui non m’occuperò che dell’idiotismo (frenastenia cerebropatica) di cui — come per il cretinismo — è facile accertare il carat¬ tere dell’evidenza menzionato nell’articolo i8° dell’e¬ lenco; carattere che deve bastare al perito del con¬ siglio di leva per formulare il giudizio d’inabilità as- • soluta. Delle altre forme d’arresto di sviluppo (imbe¬ cillità, stupidità, ecc.) parlerò poi a proposito delle malattie larvate, giacché decorrono bene spesso come tali nei grandi centri di vita collettiva. Se nell’idiota le anomalie sono minori che nel cre¬ tino, tuttavia è quasi sempre possibile il riconoscerle anche in una sola visita* senza che occorra un pe¬ riodo d’osservazione nell’ospedale militare.


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Fra i caratteri somatici: la microcefalia e frequenti deformità del cranio e della faccia dovute a saldatura precoce delle suture frontale, parietale e sagittale, o ad ossificazione prematura dell’apofisi basilare. Nel campo dei sensi specifici: ambliopia, stato ru¬ dimentale del gusto e dell’olfatto, diminuzione della sensibilità tattile, che va fino all’anestesia cutanea. Nel campo motorio; convulsioni, ora generali, ora parziali, coreiformi o epilettiformi ; contratture, di cui molto frequente quella del ginocchio ; stati paralitici ; difficoltà di conservare l’equilibrio nella deambula¬ zione ; disturbi di coordinazione dei movimenti, che possono giungere fino all’atassia. Le funzioni sessjiali o sono abolite (tipo dell’idiota inferiore) o anormalmente sviluppate, o pervertite (ma¬ sturbazione, esibizionismo, pederastia, stupro, sadismo). Nel campo della psiche, le cui manifestazioni essen¬ ziali sono sempre così evidenti da richiamare subito l’attenzione dell’osservatore, si noterà che la perce¬ zione delle sensazioni è limitata agli oggetti che pos¬ sono soddisfare la fame; mentre, fuori di questa cer¬ chia ristrettissima, tutto il mondo psichico è per l’idiota un’immensa sfumatura grigia non solcata mai dal lampo d’un sentimento affettivo, nè mai turbata dall’uragano delle passioni; per la qual cosa si potrebbe dire che l’idiota ha molti punti di contatto — benché in tutt’altro campo — coll’individuo affetto d’acromatopsia totale; giacché se a questo sono ignote le armonie dei toni colorati che rivestono il mondo esterno dei loro splendori, a quello son negate le gioie dell’intelletto e del cuore. Una tale mancanza d’ogni eccitazione psichica nell’idiotismo, dà al soggetto l’impronta d’una completa apatia, la quale lo sottrae a tutti gli stimoli esterni e lo costringe ad assumere un atteggiamento così caratteristico, che talvolta è la nota più evidente di questa forma d’arresto di sviluppo.


Parte prima Alienazione mentale (art. 190). — Parlerò a suo tempo della diagnosi medico-legale della pazzia e delle psi¬ copatie più frequenti nella truppa; ma qui, dovendo occuparmi esclusivamente di questioni relative al re¬ clutamento, ricorderò soltanto al perito che l’art. 19° dell’elenco gli concede una latitudine grandissima di giudizio; e ne è una prova la disposizione, che non potrebbe essere più logica nè più salutare, secondo la quale debbono dichiararsi inabili al servizio in modo definitivo quegl'inscritti e quei militari che, quantunque apparentemente guariti d'una forma qualsiasi d’aliena¬ zione mentale, siano già stati ricoverati in un mani¬ comio. Negli altri casi, e cioè quando l’anamnesi e le informazioni non accennino a un precedente ricovero nel manicomio, l’accertamento della psicopatia sarà fatto : a) o presso i corpi di truppa, in cui — come dirò ancora per le nevrosi — tale accertamento dev’essere quanto più è possibile precoce, senz’attendere l’insor¬ genza di manifestazioni clamorose o funeste; . b) o presso l’ospedale, quando si tratti di forme dubbie o difficili, ma non pericolose; c) o nel manicomio, a cui possono essere mandati anche d’urgenza i militari alienati; sia direttamente dal corpo di truppa, che dall’ospedale militare, quand’essi diventino pericolosi per sè o per gli altri. In questo caso, tanto per la consecutiva proposta a ras¬ segna, quanto per il collocamento in aspettativa, in riforma o a riposo, il direttore dell’ospedale militare richiederà al direttore del manicomio un certificato in cui sia esposto il risultato dell’osservazione, sul quale potrà fondarsi per compilare la dichiarazione pre¬ scritta. Nevrosi (art. 22°). — Il lettore troverà nella seconda parte di questo libro uno studio delle nevrosi più im-


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portanti in rapporto colla vita militare : qui mi limiterò a pochissime considerazioni d’indole generale per me¬ glio chiarire le disposizioni dell’articolo 220, senza en¬ trare propriamente nella questione medico-legale. In¬ nanzi tutto occorre fissar bene un punto regolamentare essenziale, e cioè: che se la corea, l’isterismo e le altre nevrosi minori debbono essere accertate sempre in un ospedale militare, per l’epilessia, nei militari già ar¬ ruolati, il perito è autorizzato, invece, a far la propo¬ sta a rassegna di rimando anche dopo il suo semplice accertamento presso il corpo di truppa; perchè — come fa osservare giustamente l’avvertenza N. 28 dell’elenco — questa nevrosi non si mostra che a rari intervalli, e le sue manifestazioni son forse meglio favorite dalle condizioni in cui si trova il militare vivendo in quar¬ tiere, che non dal soggiorno tranquillo in un ospedale. D’altra parte si comprende facilmente che, trattandosi d'epilessia allegata dagl'inscritti dinanzi ai consigli di leva, il suo accertamento debba offrire le maggiori ga¬ ranzie possibili di sicurezza, e che perciò sia piena¬ mente giustificatoun periodod’osservaziane all’ospedale, non potendosi tener conto di quei certificati e di quei documenti presentati all’atto della visita, i quali non hanno, per solito, alcun valore medico-legale. In secondo luogo, ricordi il perito che l’accerta¬ mento dell’epilessia presso i corpi di truppa (accerta¬ mento precoce per quanto è possibile, e seguito subito da una proposta a rassegna) è tra gl’incarichi più im¬ portanti dell’ufficiale medico, nè parrà esagerato il dire che da esso dipende la sicurezza della vita collettiva: basta infatti pensare alla gravità del pericolo continuo che deriva dalla presenza d’un epilettico in un corpo di truppa, in cui gli s’insegna di necessità l’uso delle armi, ossia gli si dà nelle mani il mezzo più facile e pronto di ferire e d’ uccidere, in uno di quegli stati


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crepuscolari della coscienza, che son pur troppo fre¬ quenti in alcune forme d’epilessia. Ma — mi si potrà domandare a q-uesto punto — come scoprire in tempo un epilettico in un corpo di truppa? come prevedere un accesso? Alle quali domande io rispondo che in quella grande famiglia che è un reggimento, suddivisa in tanti reparti sempre più piccoli (battaglione, com¬ pagnia o squadrone, plotone) su ciascuno dei quali viene esercitata una sorveglianza di tutti i giorni e di tutte le ore dagli ufficiali e dai graduati di truppa, è impossibile che sfuggano certe anomalie di carat¬ tere, certe alterazioni fisiche e psichiche spiccanti sullo sfondo uniformemente grigio della vita di caserma, e non richiamino subito l’attenzione dei superiori diretti. Ora, se l’ufficiale medico, a cui fanno capo tutte le informazioni d’ordine sanitario relative ai militari, pren¬ derà nota di quegl’ individui che gli vengano segna¬ lati come particolarmente irritabili, d’emotività esage¬ rata , insubordinati, d’ intelligenza ottusa, affetti da qualche disordine sensitivo o motorio; e altresì di quelli che abbiano riportato condanne per furti, lesioni per¬ sonali e oltraggi al pudore prima di venire sotto le armi, avrà modo d’avvolgerli nella fitta rete della sua osservazione, di seguirli nelle varie fasi del loro ser¬ vizio, di sottoporli ad esami ripetuti, e di scoprire in essi i sintomi d’una forma d’epilessia, la quale — si noti bene — dà sempre al carattere un’ impronta ti¬ pica, rappresentata essenzialmente dal predominio della vita istintiva, dal disprezzo d’ogni freno, in ispecie di¬ sciplinare, e dall’esagerazione di quell’insieme di fatti giornalieri che costituiscono la vita psichica e nervosa. E quando egli avesse accertato il germe della terri¬ bile nevrosi, non dovrebbe indugiare un momento a dimostrare al comandante del corpo l’immediata ne¬ cessità d’una proposta a rassegna, facendo notare come


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la presenza <l’un epilettico nel reggimento sarebbe un pericolo per la vita in comune ; e come, per contro, un’esclusione definitiva dal servizio riuscirebbe a evi¬ tare quella dolorosa successione di tragedie di quar¬ tiere, a proposito delle quali si levarono per il passato — e non sempre a torto — delle voci severe all’indi¬ rizzo dei medici militari. Nevralgie (art. 200). — Come il lettore potrà vedere nella tabella riassuntiva delle disposizioni regolamen¬ tari, nessuna forma di nevralgia, neppure se accompa¬ gnata da manifeste alterazioni locali, è causa d’inabi¬ lità assoluta al servizio militare, essendo prescritto di lasciar decorrere il periodo della rivedibilità prima di pronunciare un giudizio definitivo; ma per chi sa leg¬ gere tra le righe dell’articolo e l’interpreta con criteri larghi e pratici, il senso restrittivo di questa prescri¬ zione non è che una pura apparenza. Mi sembra op¬ portuno, dal punto di vista medico-legale, distinguere le nevralgie in tre gruppi : Primo gimppo : Comprende le nevralgie che si ren¬ dono manifeste con alterazioni locali gravi (atrofia muscolare e altre alterazioni trofiche durevoli, non escluse certe forme d’eruzione cutanea), e che posson essere accertate dal perito in una sola visita senza che sia necessaria l’osservazione in un ospedale militare. Di questa specie di nevralgie ritengo inutile fare una enumerazione e una descrizione, stante la facilità della loro diagnosi medico-legale : dirò soltanto che se le alterazioni trofiche fossero evidenti e gravi, nè lascias¬ sero speranza di guarigione in un breve periodo di tempo, sarebbe più che giustificato il provvedimento d’inabilità definitiva sin dalla prima visita. Secondo gruppo: Comprende le nevralgie di etiologia oscura e di diagnosi difficile. Dinanzi a una di queste forme, il perito dovrà pensare subito alla possibilità


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d’una neurite, la quale — sia essa acuta o cronica — si manifesta con un dolore più o meno violento nel nervo e nel territorio a cui si distribuisce ; dolore che si esacerba la notte e in quei movimenti e in quelle posizioni, che producono uno stiramento o una com¬ pressione del nervo stesso. In tali casi è da consigliarsi di studiare e di esaminare con ogni diligenza il pa¬ ziente, risalendo alla causa probabile del sintomo «do¬ lore» e ricordando che la neurite può esser prodotta da traumi, da malattie infettive (ileo-tifo, influenza), da malattie del ricambio materiale, da flogosi propa¬ gate (ascessi profondi del bacino, affezioni tubercolari delle vertebre). Ma, oltre a valutare con esattezza i fatti raccolti nell’anamnesi e nell’esame obbiettivo, il perito dovrà seguire giorno per giorno il decorso della ma¬ lattia e mettere in rilievo tutti quegli altri fatti posi¬ tivi, che valgono a dileguare il dubbio e a confermare la diagnosi medico-legale; tali sono: la diminuzione di sensibilità tattile associata all’aumento della dolo¬ rifica nella neurite dei nervi sensitivi; e, più tardi, analgesia e disturbi trofici di varia specie (erpete zo¬ ster, pemfigo, glossy skin, alterazioni dei-peli, delle unghie, ecc.) : le contrazioni toniche e cloniche, le contratture, le paresi, le paralisi e le alterazioni trofi¬ che dei muscoli nella neurite dei nervi motori ; e, inol¬ tre, l’aumento dell’eccitabilità elettrica in principio della malattia, sostituito, in un periodo ulteriore, dalla reazione degenerativa. Ritornando ancora per un momento sui fattori etiologici, ricordo al perito come si possano dare de’casi in cui le nevralgie, pur non producendo alterazioni locali molto manifeste, sieno però tali da costituire ugualmente motivo d’inabilità assoluta al servizio mi¬ litare, in considerazione del processo morboso origi¬ nario del quale esse non sono che un sintomo: poiché


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se è vero che un gran numero di nevralgie sono do¬ vute a cause transitorie (azione del freddo, fatica, ca¬ rie dentaria, ecc.), non è men vero che, in primo luogo, esse non sono quasi mai indipendenti da una tara neu¬ ropatica , la cui importanza medico-legale è grandis¬ sima ; e che, in secondo luogo, dal ripetuto esame della regione, dove ha sede la nevralgia, si è sovente condotti alla diagnosi d’ un tumore che comprime il decorso d’un nervo, o, come ho detto dianzi, alla dia¬ gnosi d’una neurite. Ma non basta: è noto che le af¬ fezioni delle ossa e del periostio possono interessare i tronchi nervosi principali ; che le malattie delle verte¬ bre lombari e quelle del rene producono dolori accessionali violentissimi in tutta l’area d’innervazione del plesso lombare ; che le nevralgie intercostali dipendono talvolta da carie o da tumori delle vertebre; e, infine, che il diabete e la malaria sono pure causa frequente di nevralgie. Orbene, in tutte codeste forme dolorose, la cui origine non è ben chiara e che non presentano, a un esame superficiale, alcuna lesione manifesta, il miglior provvedimento sarà quello d’un periodo d’os¬ servazione nell’ospedale; dove, se fosse accertata re¬ sistenza di fatti morbosi originari d’incontestata gra¬ vità, dovrebb’essere pronunziato dal perito un giudizio d’inabilità definitiva, senz’aspettare un miglioramento problematico, o una guarigione più problematica an¬ cora. Terzo gruppo: Comprende i casi dubbi e sospetti, i quali però non cessano dall’appartenere al gruppo dei casi diffìcili, mancando in essi'ogni lesione ben manifesta e presentando esclusivamente un insieme di fatti subbiettivi, che potrebbero anche essere simulati. E di questi casi parlerò appunto nel capitolo delle si¬ mulazioni. Paralisi (art. 21°). — Quest’articolo dell’elenco pre-


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scrive l’accertamento delle paralisi in un ospedale mi¬ litare ; il che è logico in tutti i casi ; prescrive inoltre che non si debba decidere per l’inabilità assoluta se non quando sia trascorso il periodo della rivedibilità; il che non è più logico sempre, essendovi casi di pa¬ ralisi, la cui prognosi è infausta in modo non dubbio, e nei quali un giudizio d'inabilità temporanea sarebbe un grave errore medico-legale. Io son d’avviso che le paralisi d'origine cerebrale e spinale debbano essere giudicate in modo definitivo fin dalla prima visita; ec¬ cettuate forse quelle emiplegie insorte nel decorso di una malattia acuta (polmonite, tifo, difterite, ecc.ì, che possono dileguarsi anche completamente durante il periodo della rivedibilità ; mentre credo che per le paralisi periferiche, salvo i casi manifestamente gravi accompagnati da notevole ipotrofia muscolaie e da per¬ sistenza della reazione degenerativa, sia sempre giu¬ stificato il provvedimento d’inabilità temporanea, non mancando la probabilità di guarigione. Diagnosi medico-legale delle paralisi. — Si fa essen¬ zialmente per mezzo dell’esame dei riflessi e dell’ec¬ citabilità elettrica; massime in quei casi, in cui, non essendovi disturbi trofici palesi, il perito abbia qual¬ che dubbio circa l’entità o la realtà della forma mor¬ bosa. a) Esame dei riflessi. — Dei riflessi cutanei il più importante è quello addominale, che si provoca stri¬ sciando coll’unghia sulla superficie addominale, e che si manifesta colla contrazione più o meno energica delle pareti addominali: va ricordato che questo ri¬ flesso è abolito nell’emiplegia organica (dal lato para¬ lizzato), mentre rimane integro nell’emiplegia isterica. Dei riflessi te?idinei il più importante è il patellare, che s’ottiene battendo sul legamento patellare medio¬ cremente teso (gamba flessa fino a 70" circa) e si ma-


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nifesta con una rapida contrazione del quadricipite estensore. / riflessi cutanei sono esagerati: sia nell’aumentata eccitabilità delle parti destinate ai riflessi (iperestesia Cutanea, alcune nevrosi, avvelenamento da stricni¬ na, ecc.) ; sia nell’abolizione dei processi inibitori (ma¬ lattie cerebrali e spinali). Sono, invece, indeboliti o mancanti quand’è interrotta la conduzione riflessa (nervo centripeto, corno anteriore del midollo spinale, nervo motore), ossia nelle malattie dei nervi periferici e del midollo spinale. / riflessi tendinei sono esagerati: quando son lesi i loro centri inibitori (paralisi cerebrali, mielite cronica). Sono aboliti quand’è interrotto l’arco riflesso, ricor¬ dando che la via riflessa consta dei nervi sensitivi, dei cordoni posteriori del midollo spinale, delle corna an¬ teriori e dei nervi motori (paralisi periferiche, dege¬ nerazione dei cordoni posteriori, poliomelite). b) Esame elettrico. — Consta, com’è noto, dell’uso di due correnti : la faradica o indotta o interrotta, e la galvanica o voltaica o continua. La corrente faradica s’applica ponendo i due elet¬ trodi della slitta del Du Bois Reymond a grande di¬ stanza l’uno dall’altro sulla superficie del muscolo che si vuol eccitare, o sul nervo ad esso corrispondente, e s’ottiene con essa la contrazione dei muscoli, non già eccitando la sostanza muscolare, ma i tronchi dei nervi o le loro terminazioni nei muscoli. Per la qual cosa, quando un nervo è traumaticamente leso, o de¬ generato, o separato dal centro nervoso (lesione del neurone motorio inferiore) la reazione alla corrente fara¬ dica è abolita, sia coll’eccitazione sul nervo, che col¬ l’eccitazione sul muscolo. La corrente galvanica s’ottiene mettendo in attività un certo numero di pile per mezzo d’un collettore o E. Trombetta.

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Parte prima

inseritore d’elementi ; facendo uso del reostato, che rappresenta la resistenza; del galvanometro, che serve a misurare l’intensità della corrente mentre attraversa il corpo umano; di due fili conduttori e di due reo¬ fori o elettrodi, uno inserito al polo positivo (anode), l’altro al polo negativo (catode), che si possono inver¬ tire durante l’esame mediante l’invertitore del Gaiffe o del Brenner. S’aggiunga che uno degli elettrodi de¬ v’essere largo per potersi applicare sul dorso o sullo sterno; e l’altro, più piccolo, sarà munito d’un inter¬ ruttore che, aprendosi, sospenda la corrente, e chiu¬ dendosi, la lasci passare (corrente di chiusura e corrente d’apertura). Colla corrente galvanica, la contrazione si provoca in quattro modi, che s’indicano colle seguenti formule convenzionali. CCKa: contrazione catodica di chiusura (ossia con¬ trazione che s’ottiene chiudendo il circuito mentre il polo negativo, o catode, è applicato sul nervo o sul muscolo). CAKa: contrazione catodica d’apertura (ottenuta aprendo il circuito essendo il catode applicato sul nervo o sul muscolo). CCAn: contrazione anodica di chiusura (ottenuta chiudendo il circuito mentre l’anode è applicato sul nervo o sul muscolo). CAAn: contrazione anodica d’apertura (ottenuta aprendo il circuito, coll’anode applicato sul nervo o sul • muscolo). Ora, in condizioni normali e aumentando gradatamente l'intensità della corrente, coll’eccitare indiretta¬ mente il muscolo (ossia per mezzo del nervo), s’otten¬ gono successivamente le seguenti reazioni polari: ia CCKa (contrazione catodica di chiusura). 2a CAAn (contrazione anodica d’apertura).


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3a CCAn (contrazione anodica di chiusura). 4a CAKa (contrazione catodica d’apertura). In altri termini: se la chiusura del catode produce reazione con una corrente debole = i, all’apertura del catode occorrerà un’intensità di corrente = 4 per pro¬ durre lo stesso effetto : orbene, /’invertimento di questa for mola indica la reazione degenerativa (RD). Tenendo poi conto — oltre che delle alterazioni po¬ lari o qualitative accertate colla corrente galvanica — anche di quelle quantitative, che si nretton in rilievo mediante l’applicazione d’entrambe le correnti, biso¬ gna ricordare : a) che la RD è, completa quando v’è perdita del¬ l’eccitabilità faradica e galvanica nel nervo; perdita d’eccitabilità faradica nel muscolo; aumento d’eccita¬ bilità galvanica nel muscolo, colle modificazioni polari o qualitative indicate dianzi; b) che la RD è incompleta quando la reazione del muscolo alla corrente galvanica presenta le alterazioni or accennate, mentre l’eccitabilità del muscolo stesso alla corrente faradica e quella del nervo ad entrambe le correnti non è perduta interamente, ma soltanto diminuita; c) che la RD è mista quando le reazioni musco¬ lari alla corrente galvanica non sono nè molto torpide nè molto pronte ; e la contrazione anodica di chiusura può non essere superiore alla contrazione catodica di chiusura; la quale forma pare si abbia quando le fibre degenerate dei nervi o dei muscoli stanno vicine ad altre fibre che si son conservate integre. Nel procedere all’elettro-diagnosi e alla ricerca della reazione degenerativa, il perito deve ricordare che sulla superficie del corpo vi sono alcuni punti, detti motori dallo Ziemmsen, nei quali i nervi o i muscoli sono particolarmente accessibili alla stimolazione, e dove


Parte prima

IOO

bisogna poggiare l’elettrode differente o attivo (quello, cioè, che s’applica sulla parte affetta) per ottenere la eccitazione massima di ciascun nervo o di ciascun mu¬ scolo. Qui mi restringerò a far cenno dei punti motori corrispondenti ai nervi e ai muscoli degli arti, i quali son quelli che offrono maggior interesse al medico le¬ gale militare. Plesso brachiale. — Il punto motore è nella fossa sopraclavicolare. Coll’eccitazione, si provoca adduzione del braccio e flessione e pronazione dell’avambraccio con flessione della mano e delle dita. Il punto sopra¬ clavicolare d’Erb è situato a 2-3 cm. al disopra della clavicola, alquanto infuori del margine posteriore dello sterno-cleido-mastoideo. Stimolando questo punto, si può avere contrazione simultanea dei muscoli deltoide, bicipite, brachiale interno, lungo supinatore, e talvolta anche dei muscoli infraspinoso e sottoscapolare. I rami di questo plesso hanno i loro punti motori nelle regioni seguenti:

Nervo

Ascellare

Punto motore

Effetto dell’eccitazione

Angolo infero-e¬ Si contrae il del¬ sterno del trian¬ toide e si abduce golo sopraclavico¬ il braccio. lare

Toracico an- Al di sotto e quasi Si contrae il muteriore, 0 del nel mezzo della scolo pettorale e si gran petto- clavicola adduce il braccio. rale *


Reclutamento

Nervo

IOI

Punto motore

Effetto delPeccitazione

1 Toracico po¬ Si contrae il gran Regione laterale steriore, o dentato e si pro¬ del torace, sulla del gran den¬ duce un’ inspira¬ linea ascellare an¬ tato zione o la trazione teriore, a livello della scapola in del capezzolo. avanti Cubitale

La mano si contrae Nel solco fra l’olein flessione e si cranon e il con¬ abduce : v’è pure dilo interno del¬ flessione delle due l’omero. ultime dita

Muscolo-cuta¬ Flessione dell’a- Tra il muscolo coneo vambraccio sul raco-brachiale e il bicipite. braccio Mediano

Flessione palmare Nel braccio, verso della mano e delle la metà del solco dita bicipitale interno : nell’ avambraccio, verso il 4" inferiore della regione pal¬ mare.

Radiale

Flessione palmare Nel 3n o nel 40 in¬ con abduzione feriore della re¬ della mano ed gione esterna del estensione delle braccio, quasi sul dita margine esterno del tricipite esten¬ sore dell’ avam¬ braccio.


Parte prima

102

I muscoli innervati dal plesso brachiale hanno i se¬ guenti punti motori :

Muscolo

Romboide

Gran pettorale Piccolo rotondo Deltoide

Gran dentato Gran rotondo

Sotto-spinoso e sotto¬ scapolare Coraco-brachiale Bicipite brachiale Tricipite Gran palmare Piccolo palmare

Flessore superficiale delle dita

Punto motore

Verso il 3° superiore del margine interno della sca¬ pola. Tre dita trasverse al disotto della metà della clavicola. Parte media del margine esterno della clavicola. Sul 4° superiore del braccio (regione esterna, anteriore e posteriore). Regione laterale del torace. Parte media della regione toracica laterale, due dita trasverse al disotto del cavo ascellare. Circa nel mezzo della sca¬ pola. Al disotto del margine an¬ teriore del deltoide. Nel mezzo della regione an¬ teriore del braccio. Nel mezzo della regione po¬ steriore del braccio. Nel mezzo del 4n superiore dell’avambraccio. Nel 3° superiore della re¬ gione cubitale dell’avam¬ braccio (parte anteriore). Al disotto e verso l’interno del punto motore prece¬ dente.


Reclutamento

Flessore profondo delle dita Lungo supinatore

Corto supinatore

Flessore pollice

proprio

del

Corto flessore del pol¬ lice Corto abduttore pollice

del

Corto flessore del mi¬ gnolo Corto abduttore del mi¬ gnolo Estensore comune delle dita Estensore proprio del¬ l’indice

Nel 3° superiore del mar¬ gine anteriore del muscolo cubitale. Un centimetro al disotto della piega del gomito, verso la parte radiale del¬ l’avambraccio. Regione posteriore dell’a¬ vambraccio, quasi nel mezzo d’una linea tirata due dita trasverse sotto l’articolazione del gomito. Nel 4° inferiore dell’avam¬ braccio, verso la parte anteriore della regione ra¬ diale. Parte media del margine anteriore della regione tenare (parte palmare). Parte jnedia del margine esterno della regione te¬ nare (parte palmare). Sulla metà del margine in¬ terno della regione ipotenare. Sul 3° inferiore della parte esterna della regione ipotenare. Sulla metà del 30 superiore della regione dorsale del¬ l’avambraccio. Sul 40 inferiore dell’avam¬ braccio (parte cubitale della regione dorsale).


104

Parte prima

Muscolo

Punto motore

Lungo estensore del pollice Lungo abduttore del pollice Estensore proprio del mignolo

Alquanto più all’interno del precedente. Ancora un po’ più indentro del precedente. Sulla metà circa del *° superiore dell’avambraccio (parte dorsale). Presso il 4° inferiore della parte radiale dell’avambraccio (regione posteriore).

Corto estensore del poilice

Il plesso lombo-sacrale non è accessibile allo stimolo elettrico nel punto della sua origine. I punti motori dei nervi principali che ne derivano sono i seguenti:

Nervo

Punto motore

• Crurale

Al disotto del legamento del Poupart, in fuori del¬ l’arteria crurale.

Otturatore

Presso la parte orizzontale dell’osso pube.

Sciatico

Al disotto della metà della piega della natica. (Punto poco accessibile per la sede profonda del nervo). Parte esterna del cavo popliteo.

Peroneo Tibiale

Parte media del cavo popliteo. |

I


Reclutamento

105

I punti motori dei muscoli dell'arto inferiore sono i seguenti:

Muscolo

Punto motore

Sartorio

Tre dita al disotto della metà della piega inguinale (mantenendo l’arto in ab¬ duzione). Parte media della coscia (regione anteriore). Nel 30 e nel 40 superiore della coscia (regione in¬ terna). Nel 30 e nel 40 superiore della coscia (regione esterna). n Per il capo lungo, sul 3" superiore della coscia (parte . media). Per il capo breve, verso la metà della re¬ gione postero-esterna del- , la coscia. Sul 41’ superiore della regione postero-interna del¬ la coscia. Sul 3° superiore della stessa regione. Sulla regione antero-esterna della gamba, quattro dita trasverse sotto la rotula. Un po’ più all’esterno del punto precedente. Due dita trasverse sotto la testa del perone.

Quadricipite femorale Adduttori e vasti

Tensore lata

della

fascia

Bicipite femorale

Semitendinoso

Semimembranoso % Tibiale anteriore

Lungo estensore comune delle dita Lungo peroneo ì\

• ' ■

k*

T

*?

I


io6

Parte prima

Muscolo

Punto motore

Corto peroneo Lungo estensore l’alluce

del-

I Flessore comune delle dita Adduttore dell’alluce Abduttore del piccolo dito Gastrocnemio

t Soleo

•

Lungo flessore comune delle dita Lungo flessore dell’al¬ luce

Sulla metà della regione la¬ terale esterna della gamba. ' Sul 3° inferiore della re¬ gione antero-interna della gamba. Sulla metà della regione postero-laterale interna della gamba. Sul 3° anteriore del mar¬ gine interno del piede. Sulla metà del margine esterno del piede. Per il capo esterno, sulla parte laterale esterna della gamba, quattro dita tras¬ verse sotto la piega del ginocchio. Per il capo in¬ terno,, verso la parte la¬ terale interna. Sulla metà dei margini della gamba. Sul 3° della regione po¬ stero-laterale interna della gamba. Sul 4° della regione po¬ stero-laterale esterna della gamba.

Dal punto di vista medico-legale occorre tener pre¬ sente : i.° che la RD si trova: nelle lesioni della sostanza grigia del bulbo (nuclei motori) e del midollo spinale


Reclutamento

107

(corna grigie anteriori) ; nelle nevriti ; nelle paralisi dei nervi periferici dovute a traumi o a compressione. 2.0 Che mentre la presenza, o, per meglio dire, la persistenza della RD indica atrofia irreparabile dei muscoli colpiti (salvo alcuni casi eccezionalmente fa¬ vorévoli, di cui farò cenno più sotto), la sua assenza esclude in modo assoluto lesioni anatomiche di qualche importanza, e ci dice come sia da aspettarsi la guari¬ gione, talvolta in un tempo brevissimo (due settimanemi mese). 3.0 Che nei casi molto gravi, o addirittura ingua¬ ribili, l’eccitabilità galvanica del muscolo diminuisce gradatamente in uno o due mesi ; e infine cessa inte¬ ramente. 4.0 Che, nei casi guaribili, le condizioni dell’ecci¬ tabilità elettrica vanno facendosi a grado a grado nor¬ mali; aggiungendo che la motilità volontaria dei mu¬ scoli paralizzati ritorna qualche tempo prima dell’ec¬ citabilità elettrica. 5.0 Che la RD parziale indica che se i muscoli hanno sofferto gravi lesioni anatomiche, i nervi sono stati risparmiati ; la qual cosa è di grande importanza nel giudizio medico-legale, potendosene dedurre che il ristabilimento avverrà in un tempo molto più breve di quando si tratta dei casi più favorevoli di reazione degenerativa completa. .


CAPITOLO VII.

Commento degli articoli dell’elenco relativi alle malattie oculari esterne e alla diminuzione d’acutezza visiva.

Dalle disposizioni contenute nell’articolo 330 (cfr. la tabella riassuntiva) risulta che, per esser causa d’ina¬ bilità assoluta al servizio militare, la blefarite deve: a) presentare i caratteri della cronicità ; b) essere accertata in un ospedale militare ; c) essere persistente oltre il periodo della rivedibilità, oppure aver prodotto la perdita irreparabile delle ciglia (madarosi): nel quale ultimo caso l’esenzione dal servizio può esser dichiarata fin dal primo anno. È ben raro che la blefarite ulcerosa, o eczema umido dei margini palpebrali, non si presenti allo stato cro¬ nico negl’inscritti che il perito visita dinanzi ai consigli di leva, perchè essa ordinariamente segue o accompa¬ gna i catarri congiuntivali cronici, in cui la secrezione e le lagrime bagnano, irritano e infettano ripetutamente gli orli ciliari; oppure non è che la localizzazione pal¬ pebrale di quell’eczema il quale si osserva così sovente negl’individui scrofolosi. In quest’ultimo caso, anche se non avesse prodotta la perdita irreparabile delle ciglia, la blefarite ulcerosa dovrebb’essere dunque va¬ lutata in base all’articolo 40 dell’elenco, ritenendola come una manifestazione della scrofola. Di gravità quasi uguale a quella della forma prece-


Reclutamento

109

dente è la seborrea palpebrale (da non confondersi coll’eczema secco), la quale ha pure un decorso cronico e finisce anch’essa col produrre la tilosi, la madarosi e altre deformità palpebrali indelebili; ma siccome non è ordinariamente legata alla scrofola, nè si può dir sempre ribelle a modificazioni favorevoli, così sarà lo¬ gico attendere per essa il termine del periodo di rivedibilità. La sola forma di blefarite compatibile col servizio militare è, a mio avviso, V eczema secco dei margini ciliari accennato dianzi, che è di facile e pronta gua¬ rigione, nè lascia alcuna alterazione visibile. La blefarite ciliare può essere provocata a scopo di frode, colla cauterizzazione dei margini palpebrali e con lo strappamento delle ciglia; ma queste forme oltre ad essere generalmente associate a una costituzione sana e robusta, guariscono rapidamente con le cure più semplici durante il periodo d’osservazione, al contrario di quanto avviene nella vera blefarite ulcerosa. Per quanto riguarda la xerosìs della congiuntiva e della cornea, salvo che non si tratti di forme legge¬ rissime o dubbie, io consiglio al perito di giudicarla senz’altro incompatibile col servizio militare fin dalla prima visita, ritenendola — come infatti è quasi sem¬ pre — un esito di gravissime affezioni congiuntivali, in ispecie del tracoma e del lagoftalmo, oppure una manifestazione locale d'un grave disturbo di nutrizione generale. Nei casi di congiuntivite cronica in genere (art. 41) si dovrebbe sempre pronunziare un giudizio d’inabi¬ lità temporanea, quando non si siano già prodotti reliquati indelebili (ectropion, entropion, trichiasi, blefarofimosi, ecc.); ma se un tale provvedimento è logico per i catarri cronici semplici, per i catarri follicolari e per le congiuntiviti flittenulari non associate ad al-


I IO

Parte prima

cun’altra manifestazione scrofolosa, non lo ritengo lo¬ gico per le forme tracomatose a decorso cronico e con notevole ipertrofia congiuntivaie, la cui guarigione è molto incerta e che, jn ogni modo, richiedono cure lunghissime; nè per il catarro primaverile nella sua duplice manifestazione tipica di vegetazioni a efflo¬ rescenza sul limbus corneale e di vegetazione stratifi¬ cate sulla congiuntiva del tarso; perchè questa forma è di prognosi recisamente sfavorevole, non essendo possibile sottrarla all’ influenza etiologica del calore estivo, nè conoscendosi finora alcun mezzo curativo d’azione pronta e d’efficacia sicura. Le forme meno gravi di congiuntivile dovranno sem¬ pre — come prescrive l’articolo 41 — essere accertate e curate in un ospedale militare; e si tratterà, per so¬ lito, di catarri acuti, di leggiere fqrme flittenulari o di semplice iperemia della congiuntiva, che s’avviano ra¬ pidamente a guarigione. Il perito farà bene, in tali casi, a esercitare un’assidua sorveglianza sul paziente, il quale potrebbe essersi provocata la flogosi congiun¬ tivaie o avere aggravata ad arte una congiuntivite leg¬ giera per mezzo di sostanze irritanti. Ordinariamente la rimozione della causa fa subito cessare 1 effètto; ma raccomando di non fasciare l’occhio sospetto, come consiglia erroneamente qualcuno ; poiché la secrezione catarrale, costretta a ristagnare fra le palpebre e il bulbo, produrrebbe facilmente ulcerazioni della cornea. Le prescrizioni regolamentari circa la congiuntivite . granulosa nei militari già in servizio sono le seguenti: « I militari affetti da oftalmia granulosa noti possono essere proposti a rassegna di rimando dai corpi, ma soltanto dai direttori degli ospedali militari e delle in¬ fermerie di presidio, e unicamente quando: a) la malattia abbia perduto ogni carattere di con¬ tagiosità e sia suscettibile di guarigione soltanto per


Reclutamento

n i

l’azione benefica dell’aria nativa e per il lungo riposo dell'individuo, senza pericolo di riacutizzazione per la mancanza di qualsiasi cura medica; b) la malattia, essendo incompatibile col servizio militare in qualunque corpo, compreso quello dei vete¬ rani, sia pervenuta a un grado tale di stazionarietà da non esser più suscettibile d’alcuna modificazione nè coltempo nè coti ulteriori cure. Nel primo caso (a) si proporrà una lunga licenza di convalescenza ; e nel secondo (b) il congedo assoluto ». S’aggiunga che, nei reggimenti di fanteria, il mili¬ tare tracomatoso dovrà, di regola, esserle mandato in cura all’ospedale; mentre nelle armi a cavallo, se la forma non è grave nè secernente, potrà essere curato nell’infermeria o addetto allo squadrone degli oftalmici con speciali prescrizioni di pulizia e d’igiene, sotto la diretta sorveglianza dell’ufficiale medico di servizio. Le cheratiti croniche o gli esiti di cheratite che, se¬ condo le disposizioni dell’articolo 42 dell’elenco, pos¬ sono essere valutate dal perito senza che occorra un periodo d’osservazione all’ospedale, sono, a mio av¬

viso, le seguenti: 10 stafiloma totale o parziale della cornea, essendo noto che quest’ ultimo, anche nei casi più favorevoli e prescindendo dalla consecutiva diminuzione d’acu¬ tezza visiva, diventa quasi sempre xerotico o subisce processi ulcerativi ; l’appiattimento della cornea esteso alle parti ancora trasparenti ; la clieratoectasia consecutiva a rammollimento della cornea per un grave processo infiammatorio; le cicatrici corneali con impegno dell’iride, perchè son causa frequente d’irite recidivante e di glaucona secondario ; 11 panno tracomatoso o scrofoloso ;


11 2

Parte prima

le notevoli opacità consecutive a cheratite parenchimatosa; tutte le opacità consecutive a cheratite suppura¬ tiva (leucomi), che occupino gran parte della cornea. È naturale, invece, che le cheratiti in corso, le leg¬ giere opacità lasciate dalla cheratite parenchimatosa, e i leucomi poco estesi, debbano esser accertati nel¬ l’ospedale militare con tutti i mezzi d’esame richiesti dal caso, primo fra i quali è l’illuminazione obliqua o focale della cornea. Ricordo poi al perito che anche le opacità corneali in apparenza più leggiere (macchia, nefelio, albugine) possono diminuire l’acutezza visiva quanto — e torse più — dei leucomi, a motivo del¬ l’abbagliamento che esse producono e dell’astigmatismo irregolare dovuto a parziali alterazioni di curva¬ tura dei meridiani corneali. L elenco non fa menzione ùé\Yt7'ite ; ma la si può considerare implicitamente compresa sotto l’espressione generica di « alterazioni organiche e malattie del globo oculare » accennate dall’articolo 44. L ’ ir ite acuta, qualunque ne sia la causa, sarà mo¬ tivo d’inabilità temporanea (rivedibilità) dell’inscritto, o d’invio alle sedute suppletive, secondo la gravità del caso; il militare dovrà esser invece curato all’o¬ spedale. A proposito di quest’ ultimo caso ricordo al perito che, trattandosi di grave irite sifilitica (sia da infezione ereditaria che acquisita) e d'iriie tubercolare o scrofolosa, sarà bene, al termine della cura, di pro¬ porre il militare a rassegna di rimando per inabilità definitiva; giacché la prima forma va soggetta a fre¬ quenti recidive, e la seconda non è che la localizza¬ zione oculare di un’ infezione e d’ una discrasia asso¬ lutamente incompatibili col servizio militare (art. 4). Il solo reliquato dell’irite che permetta al perito di pronunziare un giudizio definitivo senza proporre l’in-


Reclutamento

113

vio dell’inscritto in osservazione è la così detta occlu¬ sione pupillare, risultante, oltreché da numerose sinechie, d^k un essudato il quale occupa tutto, o quasi tutto, il campo pupillare. Invece, nei casi di sinechie posteriori isolate o anche di seclusione pupillare sen¬ z’essudato visibile, sarà opportuno un periodo d’osser¬ vazione nell’ospedale, dove, se si sarà accertata una seclusione, il perito dovrà decidere per l’inabilità de¬ finitiva, trattandosi d’una forma morbosa che è facile causa di gravi complicazioni oculari, in ispecie del glaucoma secondario. Le sole forme d'epifora (art. 35) suscettibili d’essere valutate dal perito senz’impiego di mezzi speciali, e perciò senza che occorra l’accertamento nell’ospedale, sono esclusivamente quelle dipendenti da eversione dei punti lagrimali e da ectropion: tutte le altre ri¬ chiedono l’uso della sonda e, per conseguenza, un certo periodo d’osservazione. Son da considerarsi come cause organiche perma¬ nenti d'epifora (permanenti nel senso medico-legale militare; le malattie croniche della glandola lacrimale; i restringimenti congeniti e le cicatrici dei punti lagrimali ; le alterazioni del condotto naso-lagrimale do¬ vute a stenosi cicatriziale o a tumefazione del perio¬ stio, o a tumori ; la blenorrea, l’atonia e l’idrope del sacco lagrimale. Le cause non permanenti d’epifora, tali, cioè, da non richiedere un giudizio d’inabilità definitiva, sono gli stati d’irritazione della congiuntiva, della cornea, del¬ l’iride e della mucosa nasale (stimoli riflessi), e i casi, in verità rarissimi, di paresi del muscolo sotto-tarseo, donde risulta un leggiero grado d’allontanamento del margine palpebrale dal bulbo. Per quanto riguarda lo strabismo funzionale (art. 36), si può dire che il còmpito del perito si riduca all’acE. Trombetta,

8


IT4

Parte prima

certamento del grado di deviazione del bulbo (cfr. la tabella riassuntiva), ossia all’applicazione d’un sem¬ plice criterio estetico, che non ha alcuna importanza ottica. Secondo me, tutti i casi di strabismo dovreb¬ bero essere oggetto d’osservazione nell’ospedale, indi¬ pendentemente dal grado di deviazione oculare; per la buona ragione che lo strabismo funzionale è sempre il risultato o d’un’ametropia o d’un’ambliopia, e che, per conseguenza, il giudizio medico-legale va fondato sul vero disturbo di funzionalità dell’occhio e non sulla manifestazione d’uno solo dei suoi sintomi, il quale, del resto, non è in tutti i casi proporzionale all’entità della causa. Nello strabismo paralitico (art. 37) il giudizio d’ina¬ bilità temporanea sarebbe un errore medico-legale quando fosse accertato che la paralisi è di data antica e che l’occhio strabico o disturba la visione produ¬ cendo diplopia, o non prende più parte alla funzione perchè già ambliopico ex non usu. Acutezza visiva: suoi limiti per l’idoneità al servizio militare e sua determinazione. (Cfr. art. 44 dell’elenco). Qui occorre risolvere una questione pregiudiziale circa l’esatta interpretazione dell’art. 44, che, sia detto di passata, fissa dei limiti d’acutezza visiva assolutamente insufficienti per le esigenze del tiro. Secondo il mio parere (e so di essere in ciò di¬ scorde da parecchi medici legali militari), data un’a¬ cutezza visiva ridotta a meno d’un dodicesimo in un occhio, V acutezza visiva dell' altr’occhio dovrebbe essere normale, o tutt'al più ridotta a due terzi della normale, per giustificare una dichiarazione d’idoneità al servizio, sembrandomi addirittura assurdo il giudicare idoneo un individuo con un occhio ambliopico (perchè tale è infatti quell’occhio la cui acutezza visiva è inferiore a un dodicesimo) e coll’altro che possiede appena il


Reclutamento

H5

visus d’un terzo. Ma che cosa si vorrà pretendere da codesto individuo ai tiri al bersaglio, nelle manovre e in guerra? Si crede forse che colla frazione di un terzo di visus, la quale è la sola utile che gli rimanga, egli potrà addestrarsi nel puntamento, scorgere i se¬ gnali e distinguere i gradi, le divise, ecc., a una certa distanza? L’ho detto e lo ripeto qui chiaro e forte: si guardi il perito dall’essere troppo restrittivo nei suoi giudizi medico-legali, e dal sottilizzare troppo sopra una frazione d’acutezza visiva, come sopra una fra¬ zione di perimetro toracico, pur d’arruolare inscritti ad ogni costo ; poiché in tal modo egli fornirà dav¬ vero l’esercito di altrettante frazioni d’uomo, da cui non si potrà certamente esigere il lavoro di uomini interi. Il paragrafo 22 delle avvertenze che fan seguito al¬ l’elenco presel iv;e : « Gli individui che allegano vizi di ref razione o difetto del visus potranno esser dichiarati idonei, senza che occorra l’osservazione in un un ospe¬ dale militare, quando sono in grado di distinguere — separatamente coi due occhi — i caratteri d’un milli¬ metro alla distanza di 25 centimetri dall'occhio, senza . l'aiuto di lenti». NB. Il carattere di stampa di questo paragrafo è ap¬ punto dell'altezza approssimativa d’un millimetro. Per massima, l’acutezza visiva non deve mai essere determinata da vicino onde evitare l’influenza imman¬ cabile dell’accomodazione e anche della stessa refra¬ zione statica, la quale favorirebbe singolarmente i miopi in confronto, per esempio, con gl’ipermetropi. Tuttavia, la disposizione ora accennata può ritenersi abbastanza logica, se non interamente esatta ; perchè, supposto che l’individuo sia miope, il suo punto remoto a 25 centimetri corrisponde a una miopia di 4 diottrie, la quale è ancora ben lontana dal vizio miopico di

%


Parte pi-ima

116

7 diottrie per cui, secondo l’art. 46 dell’elenco, si deve pronunziare un giudizio d’inabilità definitiva. In¬ fatti, se l’occhio esaminato fosse affetto da una miopia di 8 diottrie, avrebbe il suo punto remoto a 12.5 cm. e quindi non potrebbe distinguere a 25 cm. i carat¬ teri di un millimetro d’altezza. Vediamo ora quel che avviene nei casi ordinari. Se a 5 metri un occhio nor¬ male distingue i caratteri di 7,5 millimetri d’altezza, che costituiscono la serie tipografica più piccola delle comuni scali murali ottotipiche e corrispondono sen¬ sibilmente all’angolo visivo di un minuto, a 25 cm. ossia a 250 mm., questo stesso occhio dovrà distin¬ guere un carattere di mm. 0,375, perchè: 7,5 mm.

5000 mm. ; \ x \ 250 mm.

donde : 7,5 X 250 = mm. 0,375 5000 la quale ultima cifra indica appunto l’altezza del ca¬ rattere che un occhio normale deve leggere a 25 cm. Se l’occhio esaminato non legge, a tale distanza, che i caratteri di 1 mm., se ne può dedurre che la sua acutezza visiva è ridotta : ma siccome mm. 0,375 X3 = mm. 1,125 | V=z~ così è chiaro clic, essendo il carattere di piova di 1 mm. alquanto inferiore a tre volte quello di mm. 0,375 letto da un occhio normale, il visus dell’occhio in esame è alquanto superiore a un terzo della nor¬ male. Determinazione delVacutezza visiva da lontano. Scale murali. — Ordinariamente, in pratica, l’acutezza vi-


Reclutamento siva viene determinata dal più piccolo oggetto che, a una data distanza, l’occhio può ancora distinguere da oggetti della stessa grandezza e separati da un egual intervallo f facoltà isola tri ce della re tuia). Se un oc¬ chio normale percepisce distintamente un oggetto di — di millimetro alla distanza d’un piede, a due piedi io vedrà soltanto gli oggetti due volte più grandi, a tre e a sei piedi, oggetti tre volte e sei volte più grandi, ecc.: e, nello stesso modo, un occhio che, a un piede, non distingue che gli oggetti di — di

millimetro,

avrà

un’acutezza visiva due volte minore della normale, ecc. Inoltre, restando invariata la distanza, quanto più si dovranno aumentare le dimensioni dell’oggetto tanto più sarà debole l’acutezza visiva (proprietà dell’angolo visivo). Ma siccome la distanza d’un piede è un’unità di misura arbitraria e variabile, così si fissò la distanza di cinque o sei metri, supponendosi che dagli oggetti situati a tale distanza partano raggi paralleli ; nella qual condizione è possibile determinare, insieme col¬ l’acutezza visiva, anche il grado d’un eventuale di¬ fetto di refrazione, giacché, per l’accertamento di que¬ st’ultimo, si richiede il completo riposo dell’accomo¬ dazione. Allo scopo di rendere fra loro paragonabili le varie determinazioni dell’acutezza visiva, lo Snellen scelse come unità di misura l’immagine retinica corrispon¬ dente all’angolo visivo di cinque minuti, sotto il quale Tocchio deve distinguere delle lettere o delle figure il cui spessore è il quinto dell'altezza : ora, è bensì vero che l’insieme della lettera o della figura è veduto sotto l’angolo di cinque minuti ; ma siccome ciascuno dei quadratini che compongono la lettera o la figura sot¬ tende il minimo angolo visivo ammesso dalla maggior


Parte prima

iiS

parte degli autori (angolo d’un minuto), così l’ottotipo non può essere riconosciuto nè distinto da un altro ottotipo d’eguali dimensioni se non è percepito ogni piccolo quadrato di cui si compone. Partendo da quest’unità di misura, che corrisponde sensibilmente all’acutezza visiva media, lo Snellen fece costruire una tavola tipografica i cui caratteri, di grandezza differente, appariscono all’occhio sotto un angolo di cinque minuti per determinate distanze; mentre cia¬ scuno dei tratti verticali e orizzontali degli ottotipi è percepito sotto l’angolo visivo minimo di un minuto. La scala del De Wecker, eh’è tra le più diffuse, è fondata sullo stesso principio ora enunciato, colla dif¬ ferenza che, invece di rappresentare degli ottotipi vi¬ sibili rispettivamente a 6, 9, 12, 18, 14, 36, 60 metri sotto l’angolo di 5', l’autore scelse delle lettere o delle figure visibili sotto lo stesso angolo a 5; 7,5; io; 20; 30; 40; 50 metri, e in cui ciascun quadrato compren¬ dente i tratti orizzontali o verticali rappresenta in lar¬ ghezza la quinta parte dell’altezza totale della lettera e sottende, per conseguenza, l’angolo di 1 minuto. Quindi un oggetto che sottende tale angolo, sia esso situato a 1 piede o a 5 metri (avendo nel primo caso le dimensioni di — di millimetro e dimensioni 15 volte io

maggiori nel secondo) costituisce l’oggetto tipo scelto come unità di misura convenzionale per la determi¬ nazione dell’acutezza visiva. E siccome quest’oggetto tipo ha, a 5 m., dimensioni quindici volte maggiori di — di millimetro, così sarà di mm. 1,5; e, in realtà, io

i vari tratti delle lettere più piccole della scala me¬ trica del De Wecker hanno precisamente tali dimen¬ sioni di larghezza; donde risulta che l’estensione to¬ tale delle lettere è di mm. 7,5 (i,5X5j-


Reclutamento

119

Ora, se noi immaginiamo parecchie serie di carat¬ teri progressivamente sempre più grandi sovrapposte in una tabella, per modo che vengano a trovarsi in un rapporto determinato di grandezza col carattere più piccolo misurante mm. 7,5, avremo costituito una ta¬ vola ottotipica completa, i cui caratteri, veduti a quella data distanza che è indicata in metri accanto a cia¬ scuna serie, daranno un’immagine retinica d’esten¬ sione sempre uguale. Se il N. 5 d’una di codeste scale (tipo de Wecker) può esser letto a 5 m., l’acutezza visiva è normale, cioè: V=— ossia V=i.

Se,

in-

vece, l’occhio esaminato non distingue a 5 m. che il N. io, il quale dovrebb’esser veduto a io m., si dirà che l’acutezza visiva è ridotta nel rapporto di 5 a io, ossia: f

io

2

Se a 5 m. è visibile soltanto il N. 50, s’avrà:

50

io

In breve: data la distanza costante di 5 vi., /’acu¬ tezza visiva è espressa da una frazione il cui nume¬ ratore è 5, e il denominatore è il numero del carat¬ tere più piccolo che può ancora essere distinto a tale distanza. Il che si suol esprimere colla formula :

fi

in cui d rappresenta la distanza (in questo caso co¬ stante) alla quale è situato l’ottotipo, e n il numero della serie ottotipica più piccola che può esser vista


120

Parte prima

a tale distanza; il qual numero esprime — eom’è noto — la distanza a cui lo stesso oggetto o carattere do¬ vrebbe essere veduto se raculezza visiva fosse nor¬ male. Se si vuol estendere la misurazione senza ricorrere a tavole murali che contengano un maggior numero di caratteri, si allontana l’ottotipo dall’individuo (o vi¬ ceversa) finché quest’ultimo sia ancora in grado di di¬ stinguere il carattere che vedeva a 5 m.: in tal caso, è chiaro che l’acutezza visiva sarà espressa da una frazione, il cui numeratore è dato dal numero dei metri che separano l’occhio dalla tabella ; e il deno¬ minatore dal numero del carattere che può ancora es¬ sere letto a tale distanza. Se. per esempio, il N. 30, distinto a 5 m., e ancora veduto a 6 in., l’acutezza ‘ 6 /1 (L , ma a — visiva non sarà più eguale a ^o 6 30 ' 5 -

Quando l’acutezza visiva risulta inferiore a

5

50 \ io non s’avrà a far altro che avvicinare l’ottotipo all’osservando, o viceversa, e sostituire poi al numeratore 5 della frazione esprimente il visus, i numeratori 4, 5, 2 che rappresentano il numero dei metri a cui l’indi¬ viduo distingue i caratteri più grossi della scala mu¬ rale. Se questi, per esempio, non legge il carattere N. 50 che a 2 m., la sua frazione d’acutezza visiva . 2 1 sara — = —. 50 25 Vi sono parecchi tipi di scale murali (Snellen, De Wecker, Parinaud, Monoyer, Baroffio, Marini, Burchhardt, Giraud-Teulon), fondati tutti sullo stesso prin¬ cipio e perciò non meritevoli d’una descrizione spe¬ ciale; ma è particolarmente raccomandabile Yottotipo del Landolt, che ha la forma d’un cerchio dello spes¬ sore uguale a quello delle lettere o degli uncini dello


Reclutamento

121

Snellen, e interrotto in un punto qualunque della sua circonferenza da una lacuna bianca, per modo che questa corrisponda all’angolo visivo di un minuto preso come unità dell’acutezza visiva fisiologica media. Un tale ottotipo, unico per forma, varia naturalmente nelle sue dimensioni, a cui corrispondono — alla di¬ stanza di 5 m. — quindici gradazioni d’acutezza vi¬ siva espresse in decimi come nella scala del Monoyer, e portanti ciascuna l’indicazione della distanza alla quale debbono essere riconosciute da un occhio nor¬ male. I vantaggi di questa scala ottotipica sono so¬ prattutto i seguenti : i° Risponde più esattamente al principio dell’a¬ cutezza visiva fisiologica media, rappresentando una vera e propria unità di misura, alla quale non si può rimproverare, come agli ottotipi formati da lettere, una leggibilità diversa. 2° È d’uso universale, e sostituisce vantaggiosa¬ mente gli uncini dello Snellen per gli analfabeti. 3° Non richiede, da parte dell’osservando, che un semplice movimento della mano che indichi da qual parte si trovi la lacuna bianca. 4° Un segno solo serve per ciascun grado d’acu¬ tezza visiva; non occorrendo, infatti, che girare 1 ’ot¬ totipo per mutare d’un tratto la direzione della lacuna e controllare così le varie risposte dell’individuo. 5° Permette di valutare rapidamente le acutezze visive superiori all’unità; delle quali in Francia si tiene gran conto, costituendo esse una qualità preziosa per il soldato, e un elemento di valore non trascurabile nella scelta di taluni militari specialisti.


CAPITOLO Vili.

Commento degli articoli 45 e 46 dell’elenco (miopia, ipermetropia, astigmatismo). Metodi subbiativi e obbiettivi per la determina¬ zione dei vizi di refrazione.

L'ipermetropia e Y astigmatismo sono considerati dall’art. 45 alla stessa stregua dell’ambliopia: perciò il perito, più che accertarne il grado, deve constatare la diminuzione d’acutezza visiva che codesti vizi di re¬ frazione ingenerano nell’occhio senza l’aiuto delle lenti, e fondare il suo giudizio unicamente sulla riduzione del visus. Per quanto riguarda la miopia, l’art. 46 prevede due casi : a) la miopia di almeno 7 diottrie in entrambi gli occhi (esclusa l’influenza dell’accomodazione); b) la miopia che, a refrazione corretta, ingeneri tuttavia una diminuzione d’acutezza visiva al grado indicato dall’art. 44 dell’elenco. Nel primo caso, la valutazione medico-legale è sem¬ plicissima ; perchè, accertato il suddetto grado di miopia coi mezzi di cui parlerò fra poco, il perito formulerà il giudizio d’inabilità definitiva senza neppure preoc¬ cuparsi delle condizioni del visus. Nel secondo caso, invece, la determinazione dell’a¬ cutezza visiva è il punto essenziale dell’esame medico¬ legale. Infatti se, corretto con adatte lenti il vizio di


Reclutamento

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refrazione miopica, risulta dalle prove ottotipiche che l’acutezza visiva è nei limiti compatibili col servizio militare, il perito deciderà per l’idoneità, notando nella sua dichiarazione il grado della miopia, affinchè più tardi l’inscritto sia provvisto delle lenti correttive op¬ portune. Se, per contro, la miopia (inferiore, ben s’in¬ tende, alle sette diottrie) ingenera, dopo la correzione, una diminuzione d’acutezza visiva che raggiunga il grado indicato dall’art. 44, il perito deciderà senz’altro per l’inabilità definitiva. Metodi per la determinazione subbiettiva dei vizi di refrazione. — Dice giustamente il Parent che si do¬ vrebbe dar sempre la precedenza ai metodi obbiettivi, poiché con questi non si oscilla fra continue incer¬ tezze, nè si dipende dalle risposte così spesso con¬ tradditorie dell’individuo esaminato, che fanno per¬ dere un tempo prezioso e lasciano poi titubanti nel¬ l’atto di formulare la diagnosi e il giudizio: tuttavia al perito militare, pel quale la questione dell’acutezza visiva ha, in certi casi, maggiore importanza che la determinazione del grado dell’ametropia, convien me¬ glio iniziare l’esame coi metodi subbiettivi, che si ri¬ ducono essenzialmente al metodo del Donders e agli ottometri. i° Metodo del Donders. — Le condizioni d’esame con questo metodo sono identiche a quelle della de¬ terminazione del visus, di cui ho parlato nel capitolo precedente; e anche qui conviene ricordare che l’ac¬ certamento dello stato di refrazione statica va fatto 'isolatamente per ciascun occhio, ponendo dinanzi a quello che non è in esame un vetro smerigliato, op¬ pure coprendolo con uno o due giri di fascia. Supponiamo per un momento che l’osservando, si¬ tuato a 5 m. dalla scala murale, abbia l’occhio in esame atropinato, mentre l’altro è coperto dal vetro


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smerigliato. In tal caso, una lente positiva migliorerà la visione dell 'ipermetrope ; e lo stesso effetto pro¬ durrà una lente negativa applicata dinanzi a un occhio miope; ma sia l’una che l’altra turberanno la visione delVemmetrope. Accertata 1’esistenza d’un vizio di re¬ frazione, l’osservatore non avrà da far altro che au¬ mentare progressivamente il numero della lente che ha prodotto il miglioramento iniziale, fermandosi a quella che dà la miglior acutezza visiva: questa lente, il cui fuoco coincide col punto remoto dell’occhio ametrope, esprimerà il grado del difetto di refrazione. Ma questa non è che una supposizione, giacché in pratica — salvo casi eccezionali — non si ricorre mai all’atropinazione negli esami subbiettivi, a motivo del¬ l’abbagliamento che segue alla midriasi e che riduce l’acutezza visiva. Se non è abolita l’accomodazione, i risultati dell’esame col metodo del Donders sono ben diversi da quelli ora accennati ; e basterà ricordare il caso deH’emmetrope, il quale tollera abbastanza bene l’applicazione successiva di lenti negative deboli che il suo occhio neutralizza a mano a mano con sforzi d’accomodazione. Dunque, allorché quest’ultima fun¬ zione è integra, non si deve mai trascurare la sua in¬ fluenza nel metodo d’esame subbiettivo, nè dire che un occhio è emmetrope se non quando la visione lon¬ tana è resa confusa da lenti convesse, mentre essa non migliora con lenti concave, pur rimanendo ancora ab¬ bastanza distinta colle più deboli. Se, coll’applicazione della lente positiva d’ima diot¬ tria, la visione non peggiora, si può concludere che l’occhio è ipermetrope, e, in tal caso, si proveranno le lenti progressivamente più forti (1,50; 2,50, 3 diot¬ trie, ecc.) in modo da sostituirle allo sforzo d’ acco¬ modazione fatto dall’occhio per correggere la sua ametropia, finché la visione cominci a farsi confusa. La


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lente convessa più forte, che dà la miglior acutezza vi¬ siva, indicherà il grado del vizio di refrazione ipermetropica. Se l’esaminando non legge che a stento i caratteri più grossi della scala murale, e se una lente convessa gli rende ancor più torbida la vista, mentre una ìente concava la migliora, l’osservatore può sospet¬ tare con fondamento che si tratti di miopia, e, appli¬ cando dinanzi all’occhio le lenti negative della scatola di prova, si fermerà a quella più debole che, dando all’individuo la miglior acutezza visiva, indica pure il grado dell’ametropia. Il perito però non deve dimen¬ ticare l’eventualità d’uno spasmo d’accomodazione, pel quale la miopia può esser aumentata d’una quan¬ tità equivalente allo sforzo accomodativo messo in azione all’insaputa del paziente: perciò è da consi¬ gliarsi di ripetere l’esame dopo l’instillazione d’un cicloplegico (omatropina o atropina), constatandosi al¬ lora che il vizio di refrazione può esser corretto con una lente più debole di quella stata scelta nel primo esame: la differenza fra il valore della prima lente e quello della seconda rappresenta lo sforzo accomoda¬ tivo dovuto allo spasmo. Siccome quello ch’è dovuto a spasmo talvolta dipende invece da esagerazione fraudolenta della miopia per mezzo di lunghi e pa¬ zienti esercizi di lettura con lenti negative molto forti, così l’atropinazione è indispensabile in tutti quei casi di miopia che oscillano fra le sette e le nove diottrie. Per la diagnosi subbiettiva dell’astigmatismo, è da preferirsi il metodo col quadrante-orario, col quale si determina la refrazione dei meridiani principali, ba¬ sandosi sulla percezione distinta o confusa dei vari raggi che si dirigono dal centro verso la periferia. Dei quadranti per un tal metodo d’esame ve n’ha di vari modelli; dalle figure stellate del Green alle let-


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tere del Fray composte di linee parallele e con di¬ versa direzione in ciascun carattere: ma son da pre¬ ferirsi il quadro-ventaglio del Martin e la tavola dello Snellen, colla quale si può rilevare simultaneamente la direzione dei meridiani principali e l’acutezza vi¬ siva dell’esaminando. Lo Snellen stabilì un rapporto fra la dimensione delle linee raggiate e le sue tavole ottotipiche, e dispose delle linee concentriche fina¬ mente punteggiate là dove lo spessore di queste linee corrisponde ai numeri 24, 12, 9, 6 dei detti ottotipi. Si ha quindi un criterio per valutare il visus nei di¬ versi meridiani, giudicandolo dal punto in cui i vari gruppi di linee, a partire dalla periferia, cessano d’es¬ sere veduti distintamente. Allo scopo di rendere più precisi i limiti dell’acutezza visiva, il Gallenga ap¬ portò la seguente modificazione alla tavola dello Snellen: in vicinanza dei punti corrispondenti ai numeri 18, 12, 9, 6 degli ottotipi dello Snellen, i gruppi di linee rag¬ giate sono interrotti; e, nelle lacune così risultanti, sono intercalate delle lettere o dei segni, le cui aste hanno dimensioni precisamente uguali a quelle delle lettere segnate coi numeri 18, 12, 9, 6 della scala dello Snellen, e di quel tratto delle linee in cui, sulla tavola murale per l’astigmatismo (dello stesso Snellen) è trac¬ ciata la linea punteggiata concentrica. La distanza che separa la lettera dal punto in cui fi gruppi di linee sono interrotti, è uguale a un quinto dell’altezza to¬ tale della lettera, sia verso la periferia che verso il centro. La tabella del Gallenga è molto raccomandabile nelle visite medico-militari, giacché permette di determi¬ nare nello stesso tempo e rapidamente il vizio di re¬ frazione astigmatica e la diminuzione d’acutezza vi¬ siva, secondo le prescrizioni dell’art. 45 dell’elenco. Col metodo del quadrante orario, non è necessario


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far uso della fessura stenopeica, ma si procede subito all’accertamento, e, occorrendo, anche alla correzione deH’astigmatismo mediante l’applicazione di lenti ci¬ lindriche nell’astigmatismo semplice, e di lenti sferiche e cilindriche nell’astigmatismo composto e misto. Se, per esempio, è la linea orizzontale del quadrante quella che apparisce più nera e distinta all’occhio dell’esa¬ minando, si mette sul portalenti un cilindro ad asse verticale ; e la successiva applicazione di cilindri con¬ vessi o concavi indicherà la specie dell’astigmatismo col miglioramento o col peggioramento dell’acutezza visiva per rapporto a tutti i raggi del quadrante : e questo è il caso dell’astigmatismo semplice (ipermetropico o miopico). Trattandosi d’astigmatismo composto o misto, tutte le linee appariranno più o meno confuse ; e allora bi¬ sognerà innanzi tutto render emmetrope uno dei me¬ ridiani principali cercando quella lente sfero-convessa o sfero-concava che rende più nero uno dei meridiani del quadrante; e, trovatala, si metterà sul porta-lenti quella lente cilindrica che permetterà di vedere ugual¬ mente neri tutti i raggi del quadrante stesso, dispo¬ nendola in modo che il suo asse sia perpendicolare alla linea percepita più nera e distinta. 20 Ottometri. — Il più usato in medicina legale militare è Vottometro del Badai, il quale consta d’un tubo cilindrico di rame lungo 30 cm., che può essere abbassato, innalzato e inclinato in avanti e indietro, e contiene una lente positiva di 63 mm. di fuoco (vec¬ chio modello), la quale è collocata alla distanza stessa di 63 mm. dall’estremità libera del tubo, a cui s’ap¬ plica l’occhio dell’esaminando. Un secondo tubo, che si può fare scorrere nel primo per mezzo di un’asta dentata, porta alla sua estremità libera una piccola lastra di vetro su cui sono fotografati i caratteri della


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scala ottotipica dello Snellen, e ridotti a tali dimen¬ sioni che l’angolo visivo del N. i rappresenti un mi¬ nuto; o, in altri termini, che il N. i — calcolato per la distanza d’un piede — abbia tali dimensioni da sottendere a 63 mm. lo stesso angolo visivo di un mi¬ nuto. Facendo applicare l’occhio dell’osservando con¬ tro l’oculare, e dirigendo l’ottometro verso la finestra o verso una sorgente luminosa artificiale, si sposta il tubo mobile per mezzo della vite e si colloca la scala metrica ridotta in corrispondenza del fuoco anteriore della lente; in tal caso, siccome i raggi che partono da questa scala e cadono sulla lente provengono da uno dei fuochi principali della lente stessa, così ne escono in direzione parallela all’asse principale ; e se l’occhio esaminato non distingue le lettere, è eviden¬ temente miope. Allora, facendo scorrere il tubo mobile verso l’occhio, cioè spostando la lastra al di qua del fuoco principale della lente, si mandano nell’occhio dei raggi sempre più divergenti, i quali, allorché avranno la stessa divergenza come se provenissero dal remoto dell'occhio miope, andranno a formare il loro fuoco sulla retina, dando la miglior acutezza visiva pos¬ sibile. Supponiamo ora che, essendo la lastra a zero ossia al fuoco principale della lente — l’individuo esa¬ minato legga correntemente tutti i caratteri tipografici ridotti: in tal caso, il suo occhio è adattato per raggi paralleli, sia perchè è emmetrope, sia perchè, essendo ipermetrope, corregge il suo vizio di refrazione con uno sforzo accomodativo. Per la diagnosi differenziale fra emmetropia e ipermetropi, non s’avrà da far altro che mandar nell’occhio dei raggi convergenti, il che s’ottiene allontanando il tubo mobile e portando così la lastra al di là del fuoco principale della lente ; la quale manovra corrisponde, nel metodo del Donders,


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all’applicazione d’una lente positiva. Se l’individuo è emmetrope, accuserà subito una diminuzione d’acu¬ tezza visiva, non potendo adattarsi per raggi conver¬ genti : se è ipermetrope, continuerà a distinguer bene i caratteri tipografici, perchè lascia a grado a grado in riposo la sua accomodazione ; e, quando questa sarà totalmente rilassata, i raggi provenienti dalla la¬ stra convergeranno, dopo la loro uscita dalla lente, verso il remoto dell’occhio ipermetrope per andare a formare il fuoco sulla retina. Il tubo fisso dell’ottometro è munito di un indice, dinanzi a cui scorre una graduazione incisa lungo una generatrice del tubo mobile, la quale indica la distanza in diottrie dell’immagine della scala fotografica dal fuoco anteriore della lente: lo zero della graduazione corrisponde al fuoco anteriore della lente, cioè a 63 mm. ; e, spostando la lastra di 4 mm., la refrazione metrica varia regolarmente di un’unità; ossia di ‘/4 di unità (od.,25) per millimetro, che corrisponde alla più debole differenza fra due lenti successive delle scatole di prova. Metodi per la determinazione obbiettiva dei vizi di re¬ frazione. — In linea generale, tutti i metodi son buoni purché l’osservatore li sappia eseguire con quella si¬ curezza che s’acquista colla lunga pratica: tuttavia, parlando in particolare della diagnosi dei vizi di re¬ frazione a scopo medico-legale militare, che ha esi¬ genze speciali, fra cui essenzialissima quella della ra¬ pidità degli esami non disgiunta dalla maggior preci¬ sione possibile, bisogna convenire che è di gran lunga preferibile l’attenersi a un metodo unico, che chiamerò d’elezione, dal quale si possano attendere risultati si¬ curi e concordi nelle varie visite successive di con¬ trollo ; e sia d’esecuzione relativamente facile anche per coloro che non sono specialisti. E. Trombetta.

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Considerando i metodi obbiettivi da questo punto di vista e procedendo per esclusione, non sarà difficile 10 stabilire quale sia quello che riunisca in sè i requi¬ siti principali, per cui si abbia il diritto di chiamarlo metodo d’elezione nella pratica medico-legale militare. Dell’oftalmoscoptometro del Loiseau e del Varloinont, che ebbe un fugace periodo di fortuna, non è neppur 11 caso di discorrere essendo uno strumento di ma¬ neggio difficile, e infido nei risultati. Lo stesso deve dirsi del metodo dello Schmidt-Rimpler, che richiede l’uso dello speciale oftalmoscopio dell’autore e alcuni accessori che ne complicano l’applicazione, senza dare maggiori garanzie di precisione dell’oftalmoscoptometro. L'angioscopia retinica e la determinazione delle ametropie per mezzo del punto remoto e del pimto pros¬ simo son metodi non disprezzabili e abbastanza rapidi, ma molto incerti nei loro risultati ; giacché questi di¬ pendono da un insieme di fattori variabili, e si fondano essenzialmente sulla massima nitidezza deH’immagine retinica a diverse distanze; la quale percezione è tra le più difficili e controverse. L’esame a immagine diritta coll’oftalmoscopio a re¬ frazione è indubitatamente fra i migliori, e si può de¬ finire il metodo clinico per eccellenza; ma io non oserei raccomandarlo ai periti militari a motivo delle sue non leggiere difficoltà d’esecuzione, le quali non si vincono che con una lunghissima pratica. Messi da parte, per le ragioni ora dette, i metodi classici d’esame a immagine rovesciata e a immagine diritta, non rimane più in campo che la schiascopia, la quale ha, si può dire, altrettanti vantaggi quanti sono gl’inconvenienti degli altri metodi, e che, per tale ragione, merita d’esser accolta in medicina legale militare come il vero metodo d’elezione. Con essa,


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infatti, mentre è posta assolutamente fuori causa l’in¬ fluenza accomodativa dell’occhio osservatore, è resa debolissima, o quasi nulla, quella dell’occhio osservato; con essa non è più necessario fondare la diagnosi sul¬ l’instabilità d’una immagine retinica più o meno di¬ stinta; con essa, infine, massima rapidità d’esame, gran semplicità di mezzi, e — checché ne dicano al¬ cuni autori a cui i metodi più facili sembrano forse troppo poco scientifici — scrupolosa esattezza di ri¬ sultati. Metodo dell'esame schiascopico. — L’osservando sta seduto colle spalle rivolte alla sorgente luminosa (pe¬ trolio, gas, lampada a incandescenza con vetro smeri¬ gliato bianco) la quale dev’esser posta dietro il suo capo in modo da sorpassarlo di 15-200111.; oppure la¬ teralmente e separata, mediante uno schermo, dal¬ l’occhio dell’individuo in esame. Questi rivolge lo sguardo lontano, in direzione obliqua interna, senza fissare alcun punto ; e l’osservatore, in piedi o seduto dinanzi a lui, alla distanza di m. 1.20, tenendo lo specchio oftalmoscopico coticavo fissato contro l’arcata sopraorbitale, proietta un fascio di luce sull’occhio os¬ servato, dove si forma un cerchio d’ illuminazione che abbraccia i contorni dell’orbita e che contiene, nel suo centro, il disco pupillare fortemente rischiarato, d’un color rosso d’intensità variabile. Se, fissando questo disco e tenendo il capo immobile, l’osservatore imprime allo specchio leggieri movimenti di lateralità e d’ele¬ vazione e d’abbassamento intorno all’asse orizzontale dello specchio stesso, vedrà comparire lungo i margini del foro pupillare un’ombra falcata, che spunta da un lato e si dilegua dall’altro, seguendo il movimento dello specchio, o un movimento inverso. L'ombra che segue il movimento dello specchio si dice diretta, e indica miopia superiore a una diottria: l'ombra che si muove


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in senso contrario ai movimenti dello specchio si dice inversa, e indica o emmetropia, o ipermetropia o miopia inferiore a una diottria. La differenza di movimento delle ombre nei due meridiani principali è segno d' astig¬ matismo. N. B. Adoperafido lo specchio piano, i risultati del¬ l'esame schiascopico son opposti a quelli ora enunciati. La diagnosi differenziale tra emmetropia e ipermetropia si fa applicando dinanzi all’occhio in esame la lente positiva di i diottria: ripetendo allora la prova schiascopica si possono avere i seguenti risultati : i° o l’ombra, che prima era inversa, s’è fatta di¬ retta ; e allora si tratta d’un occhio emmetrope, il quale è stato reso miope di i diottria coll’applicazione della lente d’ugual valore ; 2° o l’ombra è rimasta inversa; e allora si dirà che l’occhio è ipermetrope, non essendosi corretto che in parte il vizio di refrazione applicando la lente po¬ sitiva di i diottria. Per quel che riguarda la miopia inferiore a una diot¬ tria (che dà pure un’ombra inversa) la si può benis¬ simo trascurare in pratica per non rendere troppo com¬ plicato il procedimento di diagnosi differenziale: ma qualora l’osservatore volesse valutarla con esattezza, non avrà da far altro che applicare dinanzi all’occhio in esame le lenti positive che rappresentano altrettante frazioni d’una diottria (00,25; oD,5o; 0^,75), e cercherà allora non più l'inversione dell'ombra, ma la neutraliz¬ zazione di questa (chiarore uniforme del disco pupil¬ lare, e oscurità assoluta invece dell’ombra falcata nei movimenti dello specchio), collocandosi a un metro preciso di distanza dall’esaminando, ossia al punto neutro del Parent, che è il punto di coincidenza del remoto dell’occhio in esame col fuoco anteriore del’occhio dell’osservatore. In questo caso, la frazione


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di diottria rappresentata dalla lente indicherà l’eccesso di miopia già esistente nell’occhio, e la si dovrà sot¬ trarre da 1 diottria. Per esempio: se colla lente positiva di oD,75 s’è ot¬ tenuta, a 1 metro di distanza, la neutralizzazione del¬ l’ombra, la miopia dell’occhio in esame è di oD,25, perchè :

od,75 -f- oD,25 = 1 diottria. Accertata la specie d’ametropia, si dovrà misurarne il grado; e, a tale scopo, l’osservatore applicherà sul portalenti, dinanzi all’occhio in esame, la serie delle lenti convesse o concave della scatola di prova, arre¬ standosi a quella che inverte il movimento dell’ombra: qui, però, occorre fare un’osservazione importante da tenersi presente soprattutto negli esami medico-legali militari. Mentre il grado della miopia vien dato dalla lente concava più debole che rende inversa l’ombra diretta, il grado dell’ipermetropia sarà rappresentata da quella lente convessa che rende diretta l’ombra inversa sottrattane una diottria; che è appunto quella diottria rappresentata dalla lente + 1 D. sn cui è fon¬ data la diagnosi differenziale fra emmetropia e iperme¬ tropi e colla quale s’è reso artificialmente miope l’oc¬ chio stesso di 1 diottria (ombra diretta). In altri termini, e per spiegarmi più chiaramente: nell’occhio miope, la lente concava più debole che cambia in ombra in¬ versa l’ombra diretta, ha reso quest’occhio emmetrope o, tutt’al più, lo ha lasciato leggerissimamente miope (M < 1 D); e quindi misura il grado della miopia, salvo un errore così piccolo da poter essere trascurato in pratica : nell’occhio ipermetrope, invece, la lente positiva che cambia l’ombra inversa in ombra diretta, non ha punto reso emmetrope quest’occhio, ma l’ha


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reso miope di una diottria (ombra diretta a m. 1.20 di distanza); ed è perciò necessario sottrarre 1 D. per ottenere il grado esatto dell’ipermetropia. Le stesse norme, applicate all’esplorazione dei due meridiani principali della cornea, serviranno per la diagnosi schiascopica dell’astigmatismo, in cui però è maggiormente raccomandabile l’uso deH’astigmometro di lavai e Schiòtz, che dà risultati di massima preci¬ sione e richiede il minimo impiego di tempo. Il let¬ tore troverà la descrizione di quest'apparecchio nei trattati speciali e nella pregevole monografia del pro¬ fessor Petella « Istruzione pratica per servirsi dell’astigmometro di lavai e Schiòtz » pubblicata nei fasci¬ coli i° e 2n degli Annali di medicina navale del 1902.


CAPITOLO IX.

Commento degli articoli relativi alle imperfezioni e malattie del¬ l’orecchio, del naso, della bocca, della faringe e della laringe (articoli 48, 49, 50, 52, 53, 54- 55. 56, 69). — Balbuzie (art. 60).

Malattie dell’orecchio. — Non essendo questo il luogo d’entrare nella specialità otoiatrica, a cui io già sup¬ pongo il perito militare sufficientemente addestrato, mi ristringerò a far cenno, per sommi capi, del metodismo d’esame ch’egli dovrà seguire in tutti i casi di malattie dell’orecchio osservati a scopo medico-le¬ gale ; per passare poi a un breve commento degli ar¬ ticoli relativi dell’elenco. a) Esame obbiettivo dell'orecchio. Esso comprende: i" l’ispezione dell’orecchio senza strumenti, che è indispensabile prima di procedere all’otoscopia stru¬ mentale ; 20 l’otoscopia fatta col riflettore e cogli speculi (ottimo quello del Politzer a padiglione molto svasato) ; 30 l’esame della mobilità della membrana e della catena degli ossicini collo speculum pneumatico del Siegìe; 40 l’ascoltazione auricolare colla prova del Valsalva e del Toynbee e colla doccia d’aria del Politzer, a cui si deve aggiungere il cateterismo della tromba coi me¬ todi di Franck-Lòwenberg, di Kuh-Politzer e dell’Ostino, il quale ultimo metodo è il più ingegnoso e, nello stesso tempp, il piu semplice.


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b) Esame funzionale dell’orecchio. — Il quesito che è posto immancabilmente al perito militare è quello relativo all’esistenza e al grado della sordità in un in¬ scritto o in un soldato: ora, siccome il solo esame obbiettivo non ci può dare elementi sicuri di giudizio sullo stato funzionale d’un orecchio, giacché non si è autorizzati a dedurre il grado di disturbo uditivo dal¬ l’entità delle lesioni anatomo-patologiche, così biso¬ gnerà procedere in tutti i casi di malattie dell’orecchio all’esame funzionale, che, per esser completo, deve comprendere non solo l’esame della funzione acustica, ma altresì l’esame del senso statico e dinamico del la¬ birinto e l’esame elettrico dell’acustico. L'esame acustico d’un orecchio può essere quantita¬ tivo e qualitativo; ma non essendo possibile separare, in pratica, l’una dall’altra queste due modalità d’esame perchè, durante l’esame quantitativo, viene implicita¬ mente esplorata anche la percezione di determinate qualità di suoni, nell’esposizione sommaria dei vari metodi seguirò la classificazione dell’Ostino, che è fon¬ data sulla qualità della sorgente sonora adoperata per l’esame, e distinguerò: l’esame colla parola; l’esame coll’orologio ; l’esame coi diapason, passando sotto si¬ lenzio l’esame cogli acumetri, il quale ha poca impor¬ tanza nelle osservazioni medico-legali militari, poiché la distanza uditiva per tali apparecchi non è in rap¬ porto colla distanza uditiva per la parola. i° Esame quantitativo colla parola. Per gli usi pra¬ tici, il perito si può limitare negli esami medico-legali a tre specie di voce: la voce afona più debole; la voce di conversazione più debole; la voce alta o di comando. E da ricordare che la distanza media di percezione della voce di conversazione all’aperto è, nel sano di orecchio, di m. n (Corradi). 2° Esame qualitativo colla parola. — S’esplora con


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esso l’acutezza uditiva del paziente per i vari fonemi semplici, associando vocali e consonanti di quasi eguale altezza o intensità tonale. Si forma così una scala di parole, analoga alle tavole ottotipiche degli oculisti ; colla differenza, però, che mentre per questi ultimi è sufficiente che l’osservando legga la serie dei caratteri più piccoli per dedurne che il visus è uguale all’unità, l’otologo non può affermare che un udito è normale se l’individuo non ha ripetuto, alla distanza voluta, tutta la serie di parole le quali costituiscono la scala audiometrica. Fondandosi sulle leggi tracciate dal Wolf, l’Ostino propone la scala seguente, che, nel sano d’orecchi, rappresenterebbe una serie decrescente di percepibi¬ lità in condizioni normali: Sasso - sesso - esso - essa - assi - esse - ascia messa - osso - coscia - ceci - gesso - soffio - foggia fico - giostra - finestra - ginestra - minestra - tetto tatto - tutti - babbo - barba - barca - birra - terra carro - burla - burro - fumo - ruga - uno - unto - uva. Volendo esprimere in numeri il quantitativo dell’u¬ dito per la parola in genere, si dovrà ricorrere, come consiglia il Bloch, a due numeri; di cui il primo rap¬ presenterà la distanza alla quale son sentite le vocali e le consonanti meglio percepite dal sano, e il se¬ condo, le vocali e le consonanti sentite peggio dal sano. L’Ostino, invece, propone un numero unico rap¬ presentante la distanza uditiva massima alla quale è sentita la parola meno percepita nel caso speciale, salvo ad aggiungere tra parentesi la parola adoperata per l’esame. 3° Esame coll’orologio. — Si può fare per via aerea o per via osteotimpanica. L’esame per via aerea si compie nel seguente modo: stabilita la distanza udi¬ tiva massima per un dato orologio in un orecchio nor-


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male, lo si avvicina (sempre tenendolo nell’asse del condotto uditivo) lentamente, finché il battito sia per¬ cepito distintamente. Il procedimento inverso è molto meno esatto perchè dà una distanza uditiva talvolta assai superiore, entrando qui in giuoco la persistenza della sensazione acustica primitiva. L’acutezza uditiva è espressa dalla frazione —, nella quale il numera¬ tore rappresenta la distanza uditiva del paziente, e il denominatore la distanza uditiva d’un orecchio normale. Il Raugé propone invece di servirsi della formula (d\°, Vjj) > essendo l’intensità d’un suono inversamente pro¬ porzionale al quadrato della sua distanza. L’esame per via osteotimpanica si fa applicando l’o¬ rologio sulla tempia, sull’apofisi mastoidea e tra gli incisivi anteriori, che sono i punti del cranio dove il battito dell’orologio è meglio percepito; mentre lo è meno sulla fronte, sul vertice e sull’occipite. In tesi generale, nelle malattie dell’orecchio medio, nelle quali persiste la percezione osteotimpanica dell’orologio, il labirinto è intatto e la prognosi sarà più favorevole che nei casi analoghi in cui tale percezione è dimi¬ nuita o estinta. La persistenza della percezione del¬ l’orologio per via osteotimpanica, anche nei casi gravi in cui l’udito è fortemente compromesso, ci fa am¬ mettere un ostacolo alla trasmissione del suono e non un’affezione del labirinto: come pure il ritorno della • percezione osteotimpanica nei casi di commozione la¬ birintica (per detonazione d’armi da fuoco, per trauma, per caduta ^;ul capo) è un indizio favorevole di restitutio ad integrarti della facoltà uditiva. 4° Esame coi diapason: a) per via aero-timpanica (esame della percezione dei suoni acuti e dei gravi). Si fa vibrare fortemente il diapason e lo s’avvicina e


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s’allontana dall’orecchio dell’esaminato, finché questi non percepisca più alcun suono: allora l’osservatore porta il diapason presso il suo orecchio e tiene nota della differenza di percezione totale. Siccome la du¬ rata di percezione normale varia di molto per ogni diapason, così, per poter paragonare tra loro le fra¬ zioni esprimenti il quantitativo d’udito per ogni dia¬ pason, le si riducono a 100. Sia, ad esempio, il dia¬ pason Do sentito normalmente per via aerea 45”, e dal paziente soltanto 15”: s’avrà:

45:15 : : ioo. 33 /

cioè : x /100‘ Per quanto riguarda il significato diagnostico della diminuzione di percezione dei toni gravi e dei toni acuti, si può ammettere, in tesi generale, che le ma¬ lattie dell’apparecchio di trasmissione del suono por¬ tano per conseguenza una diminuzione di percezione dei toni di bassa tonalità, mentre le malattie dell’or¬ gano di percezione dei suoni portano una diminuzione di percezione per i toni acuti. Un’abnorme differenza nella durata di percezione per lo stesso individuo sta ad attestare una malattia del nervo acustico; ed è appunto sull’esauribilità di questo nervo che si fonda la prova dell'Eitelberg. Quest’au¬ tore si serve, per i suoi esperimenti, del diapason do128 v. d. messo in vibrazione per mezzo d’un mar¬ tello a molla. Il diapason è tenuto dinanzi all’orecchio del paziente, il quale, quando non sente più il suono, avverte l’osservatore, e allora segue una nuova bat¬ tuta del martello. La seduta dura 15, 20 o 25 minuti. Nelle malattie dell’orecchio medio, la durata di per¬ cezione è più lunga sulla fine della prova che all’i¬ nizio : il contrario succede nelle malattie dell’orecchio interno o del nervo acustico.


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b) per via osteotiinpanica. — Quest’esame serve esclusivamente per la diagnosi differenziale tra le ma¬ lattie dell’apparecchio di trasmissione e quelle del¬ l’apparecchio di percezione. Consta essenzialmente delle seguenti prove: ia Prova dei fratelli Weber o del diapason vertice. — Nelle affezioni unilaterali dell’apparecchio di tra¬ smissione del suono, il suono del diapason applicato sul vertice sarà inteso più fortemente dal lato malato, a tal punto che si ha l’impressione che l’altro orec¬ chio non senta nulla. Nelle malattie unilaterali dell’apparecchio di perce¬ zione, il suono del diapason vertice è sentito più forte dal lato sano. Questa prova dev’esser fatta con dia¬ pason di bassa tonalità (Do, do, do1). 2a Prova dello Schwabach. — Si fonda sul para¬ gone della durata di percezione osteotimpanica, per diapason vibranti, in un orecchio malato e in un orec¬ chio normale. Se la durata di percezione osteotimpa¬ nica è superiore alla normale, se ne deduce che si tratta d’una malattia dell’apparecchio di trasmissione: se invece è inferiore, si diagnostica una malattia del¬ l’orecchio interno. Il diapason preferito per questa prova è il La. 3:i Prova del Rinne. — Se si applica il piede di un diapason grave in vibrazione suH’apofisi mastoidea d’un individuo a udito normale, questi, dopo un certo tempo, non sentirà più alcun suono: se allora si porta • lo strumento dinanzi al padiglione, il suono sarà an¬ cora percepito per un certo tempo. In questo caso, la prova del Rinne è detta positiva (R-j-); in caso con¬ trario, è detta negativa (R —), ed éclatant negativa quando il diapason non è più sentito per l’aria mentre è percepito per via osteotimpanica. Nelle sordità dovute a un’affezione dell’apparecchio


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di trasmissione, la conducibilità craniotimpanica è mi¬ gliore dell’aerea : nelle sordità dovute a malattie del¬ l’apparecchio di percezione s’osserva l’inverso. Esame elettrico dell'acustico. — Il malato è in po¬ sizione seduta, col capo eretto o appoggiato sopra un cuscino, in modo che l’orecchio da esaminare sia ri¬ volto in alto. Un elettrode rotondo umettato d’acqua calda vien applicato sul mezzo della nuca o sul dorso, e l’altro, di forma e dimensioni uguali al precedente, è applicato sulla pelle immediatamente davanti al trago (metodo dell’Erb). Nell’esame elettrico si deve ricercare: l’eccitabilità primaria (E I), ch’è il minimum d’in¬ tensità di corrente che può dare una sensazione udi¬ tiva alla chiusura del catode; Yeccitabilità secondaria (E I I), ch’è quella che si ottiene alla chiusura del catode, dopoché l’acustico è stato sottoposto all’azione della chiusura del catode, dell’apertura del catode, della chiusura dell’anode, dell’apertura dell’anode ; Yeccitabilità terziaria (EIII), ch’è rappresentata dal minimum d’intensità di corrente, al quale risponde l’acustico alla chiusura del catode, dopoché il nervo è stato sottoposto all’influenza di successive commu¬ tazioni di corrente ; la formula di reazione, che è rappresentata dal modo col quale risponde l’acustico nei vari momenti dell’eccitazione elettrica (chiusura del catode e durata della corrente; Apertura del catode; chiusura dell’anode e durata della corrente ; apertura dell’anode). La formola normale sarebbe data, secondo il Brenner, dalla sensazione sonora alla chiusura del catode e al¬ l’apertura dell’anode. Il perito deve ricordare che si ha abnorme eccita¬ bilità galvanica dell’acustico ogniqualvolta si è dinanzi #


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a un processo irritativo dell’orecchio interno e pro¬ babilmente del nervo acustico, per lo più legato a fe¬ nomeni infiammatori o semplicemente iperemici, svi¬ luppatisi sia primitivamente nell’apparecchio di per¬ cezione dei suoni, sia secondariamente per propaga¬ zione dalle parti vicine (orecchio esterno, orecchio medio, cavità endocranica). Esame del senso statico e dinamico del labirinto. — Com’è noto, l’orecchio non è soltanto l’organo del¬ l’udito, ma altresì quello dell’orientazione soggettiva o dell’equilibrio. Secondo il Breuer von Stein, il la¬ birinto contiene speciali apparecchi automatici, spe¬ ciali organi di senso, i quali, per via riflessa, servono alla conservazione dell’equilibrio nel riposo (otricolo e sacculo) e durante il movimento (canali semicirco¬ lari). L’esame del senso statico e dinamico si compie nel seguente modo: Attività muscolare statica : si possono far eseguire ai pazienti i seguenti esercizi: i° Stare in piedi colle gambe ravvicinate e colle ginocchia rigide, a occhi chiusi. 2° Stare sulla punta dei piedi ravvicinati. 3° Stare sulla gamba destra o sulla sinistra. 4° Stare in piedi su un piano inclinato, colle gambe chiuse e colle ginocchia rigide. Attività muscolare dinamica. — Si faranno eseguire al paziente gli esercizi seguenti: i° Marciare in linea retta in avanti o all’indietro, a occhi chiusi. 2° Saltare sulle punte dei piedi in avanti, all’in¬ dietro, sullo stesso posto, a gambe ravvicinate colle ginocchia rigide e ad occhi chiusi. 3° Saltare su una gamba: l’altra è flessa sul gi¬ nocchio; le estremità superiori pendenti ai lati del tronco ; spalle orizzontali.


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4° Girare sull’asse verticale del corpo, ad occhi chiusi, a destra e a sinistra. 50 Girare sulla punta d’un piede verso destra o verso sinistra. I disturbi di coordinazione d’origine labirintica si distinguerebbero, secondo von Stein, per i seguenti caratteri : a) si manifestano ad occhi chiusi senza atassia e senza disturbi di sensibilità; b) ad occhi aperti, i movimenti non raggiungono mai la correttezza e la prontezza normali ; ma sono incerti, lenti e stancano subito; c) si manifestano solo in certe posizioni e dire¬ zioni; d) non si distribuiscono in eguali proporzioni nelle due estremità inferiori; e) v’ha polimorfismo dei disturbi di movimento; f) v’ha contemporanea diminuzione d’udito, con rumori soggettivi, malattie nasali, accessi di vertigine. La vertigine oculare si distingue dall’uditiva perchè ad occhi chiusi sparisce; g) modo speciale di comportarsi al goniometro statico. Benché l’argomento della fuhzione statica e dina¬ mica del labirinto sia passata soltanto in quest’ultimi tempi dalla fisiologia sperimentale alla clinica, tuttavia dalle ricerche del Kreidl, Delage, Rosenbach, Ewald, Stern e altri sui sordomuti, e dalle osservazioni cli¬ niche di von Stein, Luzzati, Max Egger sui malati d’orecchi, si può esser autorizzati a concludere che ogni disturbo del senso statico e dinamico accertato d’origine auricolare rende attendibili le allegazioni di sordità d’un paziente, pur essendo possibili lesioni d’equilibrio senza contemporanea lesione d’udito. Considerazioni medico-legali militari. — Secondo


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l’elenco delle infermità, le cause d’inabilità definitiva al servizio militare, per rapporto alle malattie dell’o¬ recchio, sono essenzialmente: la notevole deformità, l’otorrea e la sordità. i° Deformità. — Oltre alla mancanza totale del pa¬ diglione, per la quale gl’inscritti vengono riformati nella prima visita passata dal commissario di leva, possono produrre deformità notevole: a) la microzia congenita, per lo più associata ad atresia dei condotti uditivi; ò) l’atrofia notevole o la mancanza parziale del padiglione per traumatismi, per decubito, per gangrena, per flemmoni, per processi ulcerativi: c) i tumori che invadono gran parte del padi¬ glione ; ci) l’aderenza del padiglione alle ossa del cranio; e) l’ipertrofia considerevole del padiglione. 2° Otorrea. — Questa non è propriamente una ma¬ lattia, ma un sintomo comune a molte malattie del¬ l’orecchio; per la qual cosa, dal punto di vista me¬ dico-legale, va giudicata sotto aspetti molto diversi. L’otorrea da otomicosi è guaribile con adatta cura in una quindicina di giorni, e il perito non dovrà in¬ viare l’inscritto ad altra chiamata, ma dichiararlo sen¬ z’altro idoneo, salvo che la malattia abbia prodotto complicazioni dal lato della cassa. Faranno sospettare quest’affezione le pellicole biancastre o brunastre a forma di dita di gtianto, che s’eliminano di quando . in quando dal condotto: l’esame microscopico accer¬ terà la natura della malattia. L’otorrea da otite esterna diffusa cronica, o da ec¬ zema cronico, dev’esser motivo di rivedibilità, es¬ sendo suscettibile di guarigione mediante una cura protratta. Più difficile è il giudizio medico-legale allorché il


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perito si trova di fronte a un’otite media purulenta. Esistono, nel caso speciale, la carie o le altre cause di difficile rimozione accennate dall’art. 49 dell’elenco? Non essendo possibile esporre minutamente quali siano i criteri per la diagnosi di carie, mi fermerò soltanto sugl’indizi che può fornire la sede della perforazione timpanica per la localizzazione del processo morboso, valendomi dello schema del Lermoyez e del Boulay riportato dall’Ostino: a) Perforazione del quadrante postero-superiore. Indica talora una carie isolata dell’incudine, più spesso una carie deWadilus ad antrum e dell’antro. b) Perforazione del quarto antero-inferiore. Indica una lesione nelle vicinanze della tromba d’Eustachio. t') Perforazione inferiore con granulazioni e polipi. Indica una carie del recesso ipotimpanico. d) Perforazione reniforme con assottigliamento e accorciamento del manico del martello, che pende come un battaglio di campana. Indica una carie del martello, per lo più congiunta ad altre lesioni parie¬ tali gravi. e) Distruzione completa della membrana. Vi può essere, simultaneamente o isolatamente, osteite del¬ l’antro, del pavimento, dèi promontorio della volta dell’epitimpano e deWadilus. Si tamponi la cassa e si lasci il tampone in posto per 24 ore : estraendolo con precauzione, si potrà accertare il punto donde viene il pus. f) Perforazione della membrana di Shrapnell e del muro della loggelta. Indica una suppurazione del¬ l’epitimpano e carie della testa dell’incudine o della testa del martello, associata o no a carie delle pareti. Le forme più gravi, che difficilmente guariscono senz’intervènto operativo, sono quelle indicate colle lettere a, c, d,f\ per le quali non dovrebbe esservi la E. Trombetta.

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clausola del periodo di rivedibilità ; come non dovrebb’esservi neppure per altre complicazioni dell’otite media purulenta (polipi e colesteatoma) che rappre¬ sentano un continuo pericolo di vita. 30 Sordità. — Alla stregua della diminuzione di udito, devono essere giudicate tutte le malattie del condotto uditivo, della cassa, del labirinto e del nervo acustico, le quali non fossero già causa di riforma per le due ragioni precedentemente accennate; e quindi: le atresie del condotto uditivo esterno non legate a microzia; gli esiti d’otite media purulenta; l’otite media catarrale cronica e la sclerosante; l’otite labirintica ; gli esiti d’operazioni sull’orecchio. Il nostro elenco non specifica con precisione il grado di sordità compatibile con un utile servizio militare ; giacché l’espressione « diminuzione notevole d’udito » è così indeterminata, che lascia soverchio campo al¬ l’arbitrio individuale ed è cagione, per conseguenza, d’una grandissima disparità di giudizi. Tutti gli eser¬ citi, che hanno tassativamente fissato il limite minimo d’udito compatibile col servizio militare, hanno stabi¬ lito come unità di misura la voce afona. L’Ostino am¬ mette, in tesi generale, questo metodo d’acumetria; ma aggiunge che in certi casi l’unità di misura deve essere la voce ordinaria di conversazione, perchè è questa che più importa sia percepita nelle varie con¬ tingenze del servizio, e perchè dalla distanza alla quale è udita la voce afona non si può desumere la distanza a cui è sentita la voce di conversazione. Avendo poi, con studi personali, fatto rilevare che le stesse annotazioni apposte all’elenco germanico non sono ancora tali da portare un’uniformità di giudizio nei casi di sordità, non indicando esse quale sia la parola che deve ser-


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vire d’acumetro, data la variabilità grandissima della distanza uditiva per questo o per quello dei fonemi costituenti la parola umana, l’Ostino propose di stabi¬ lire, a somiglianza delle scale ottotipiche per Tesarne del visus, delle scale audiometriche, fra cui ottima è la seguente, che già indicai parlando delTesame fun¬ zionale : sesso ciancia soffio conca tatto bubbo terra fumo

sasso ceci effe chiccho tetto barba birra ruga

OSSO

gesso foggia bocca tutti pappa carro uno

essa giostra baffi becco torta barca burro uva

una di queste quattro serie di parole, lett linea verticale, rappresenta all’incirca la formula nor¬ male di percepibilità dell’orecchio sano : cioè, il sano d’orecchi sente alla massima distanza la parola della prima riga, e a distanza progressivamente decrescente le altre. Nei malati d’orecchi questa formula può es¬ sere invertita o sconvolta; per la qual cosa non può la stessa parola servire d’unità di misura dell’udito, ma si dovrà far ripetere a ogni esaminando tutta la scala; e Vauditus, o acutezza uditiva, sarà rappresentato dalla distanza massima alla quale è sentita la parola meno bene percepita. E dopo ciò vediamo quale udito si richiegga nel mi¬ litare perchè egli possa disimpegnare convenientemente il suo servizio; facendo notare che tutte le conclusioni che seguono sono tratte dalle ricerche dell’Ostino. Per l’idoneità iti genere, è sufficiente una distanza uditiva di 1 m. per la voce afona. Il regolamento di


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esercizi per la fanteria stabilisce che l’istruttore deve mettersi a una distanza non maggiore della lunghezza del reparto di truppa da istruire; e siccome il numero degli uomini inscritti ad ognuno di tali reparti non eccede gli 8-10, così essi sentiranno abbastanza bene la voce dell’istruttore quando posseggano un udito di 10-12 m. per la voce forte, pari a 3 m. per la voce or¬ dinaria di conversazione, e a 1 m. per la voce afona. La fronte d’un plotone di cavalleria è più larga di quella d’un plotone di fanteria, e i comandi sono spesso coperti dallo scalpitare e dal nitrire dei cavalli : per conseguenza si ritiene che, per gl’inscritti asse¬ gnati a quest’arnia, sia necessario un udito di 5 m. per la voce ordinaria di conversazione, pari a 20 m. per la voce forte, e a 2 ni. per la voce afona. Lo stesso limite dovrebb’essere fissato per Varti¬ glieria. Per i ferrovieri del genio si deve richiedere inte¬ grità assoluta dell’organo dell’udito: ossia, per speci¬ ficar meglio: a) un udito ottimo per la parola: vale a dire, un minimum di 3 m. per la voce afona e di io m. per la voce ordinaria di conversione misurata all’aperto, trattandosi di capistazione, guardaponti, guardastrade, frenatori, macchinisti e fuochisti: un udito di almeno 7 m. per la voce di conversazione nei conduttori, te¬ legrafisti e capitreno; b) un udito ottimo per i toni acuti, da misurarsi colla serie dei sette do del Gradenigo: do — 64 V. d. (vibrazioni doppie). do — 128 » » dox — 256 » » do ~ — 512 » » do* — 1024 » » do4 — 3048 » » dó° — 4096 » »


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c) devono essere esclusi i sordi unilaterali. Sugli stessi criteri dovrebbe fondarsi la scelta del personale delle navi militari e mercantili. Malattie del naso e della faringe. — Dal punto di vista patologico, l’esame delle fosse nasali non può esser disgiunto da quello della faringe nasale; per con¬ seguenza, Vesame obbiettivo delle fosse nasali com¬ prenderà : i° L’ispezione del naso, da cui si possono trarre alcuni indizi diagnostici importanti circa le malattie interne del naso. Sono soprattutto caratteristici: la facies adenoidea, che è, nella maggior, parte dei casi, sintomo d’insufficienza respiratoria nasale; il naso a sella, segno caratteristico della sifilide ereditaria o ter¬ ziaria, più raramente d’ozena; il naso allargato alla sua radice, che s’osserva quando un tumore, svilup¬ patosi nella parte alta del naso, divarica e sposta verso Testerno le ossa nasali. 20 La rinoscopia anteriore, fatta naturalmente con gli speculi nasali e coadiuvata dalla specillazione, dalla cocainizzazione, dall’adrenalizzazione. 3° La rinoscopia posteriore, eseguita collo spec¬ chio riflettore, collo specchietto rinoscopico e coll’ab¬ bassalingua. 4" L'esplorazione digitale del ritto-faringe. L’esamefunzionale del tubo naso-faringeo comprende: i° La rinometria, o esame della funzione respirato¬ ria, di cui vi sono vari metodi, ma, in generale, molto complicati. Un metodo grossolano, ma pratico, è il se¬ guente: si addestri il paziente a eseguire nel più breve tempo possibile e a bocca chiusa un’inspirazione pro¬ fonda, e si noti esattamente in secondi la durata dell’in¬ spirazione e dell’espirazione. La media degli atti respi¬ ratori nell’adulto dai 20 ai 25 anni oscilla fra 18 e 20 il minuto (Quételet); per la qual cosa, ogni atto re-


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spiratorio dura in media dai 3 ai 3‘/2 secondi. Ora, l’Ostino assodò con numerose ricerche spirometriche in soldati affetti da stenosi nasale, che la quantità d’aria introdotta ad ogni inspirazione può essere iden¬ tica tanto negl’individui con ostruzione nasale quanto negl’individui normali, e che varia solo il tempo im¬ piegato per compiere un atto respiratorio. Si può dire, in generale, che un individuo il quale, per eseguire uno di codesti atti, impieghi 7-8 secondi, ha un grave ostacolo alla respirazione: ostacolo che può essere lo¬ calizzato in qualunque parte dell’albero respiratorio, e che non s’attribuirà al naso se non quando sia escluso un restringimento dell’albero laringo-bronchiale. 20 L' olfattometria, che s’eseguisce o coll’olfattometro dello Zwaardemaker o con quello del Grazzi: ma essa non ha quasi alcun’importanza nelle osservazioni medico-legali militari. Circa le disposizioni delVarticolo 52 dell'elenco, la¬ sciando da parte le deformità del naso che non hanno bisogno di commento, dirò che le alterazioni della voce derivanti da malattie del naso si possono raggruppare in due categorie: quelle causate dall’impedito pas¬ saggio dell’aria attraverso il naso durante la pronunzia delle nasali, e quelle dovute ad anormale passaggio dell’aria nella pronunzia delle altre consonanti. Le prime, comprese sotto il nome di rinolalia chiusa. variano secondo che l’ostacolo al passaggio dell’aria, è situato in avanti (atresia congenita delle narici, po¬ lipi, ecc.), o nella porzione posteriore del naso (tu¬ mori faringei, atresia congenita delle coane, vegetazioni adenoidi). Nel primo caso, persiste la risonanza del tubo nasale, nel secondo manca (voce morta del Meyer). Sia nell’una che nell’altra forma, le consonanti nasali son sentite poco chiare: la m si confonde col b e la n col p. Le seconde, indicate sotto il nome di


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rinolalia aperta, s’osservano nella paralisi del velo pa¬ latino, nelle fistole palatine e nelle naso-boccali. Il giudicare fino a qual punto un’alterazione della voce possa esser compatibile col servizio militare sa¬ rebbe cosa assai difficile e dipenderebbe troppo dal¬ l’arbitrio del perito, se, a facilitare il còmpito, non en¬ trassero in campo le affezioni originarie le quali son causa della rinolalia: tumori, paralisi, ipertrofie, ecc., che già sono specificate nell’elenco e che, producendo altri disturbi, costituiscono motivo d’inabilità. I disturbi respiratori gravi, di cui parla l’elenco, si osservano nelle malattie che portano un’ostruzione tale nel tubo naso-faringeo da obbligare il paziente a so¬ stituire durevolmente o temporaneamente alla respira¬ zione nasale quella boccale. Ora, il valore fisiologico della respirazione boccale è inferiore a quello della normale respirazione per via nasale. Le cause più frequenti di stenosi nasale negl’inscritti e nei soldati sono: i° Le deviazioni del setto. 20 Le sinechie endonasali. 30 Le riniti ipertrofiche. 4° / tumori benigni (polipi nasali, polipi sangui¬ nanti, fibroma naso-faringeo); e quelli maligni (carci¬ noma e adenocarcinoma). 50 Le vegetazioni adenoidi del rinofaringe, o ipertrofia della tonsilla faringea del Luschka. 6° L'a tre sia congenita membranosa od ossea delle coatte, unilaterale o bilaterale; l’atresia congenita delle narici; i diaframmi congeniti del rinofaringe (forme molto rare). 70 Le sinechie palato-faringee per cicatrici conse¬ cutive a sifilide ereditaria o terziaria. 8° Il tino soler orna. 9° La rinite caseosa. io0 I corpi estranei.


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A senso dell’articolo 53 dell’elenco, debbono poi con¬ siderarsi come incompatibili col servizio militare le se¬ guenti affezioni morbose : la sifilide del naso e della faringe (accidenti ter¬ ziari) ; la tubercolosi nasale e faringea, primitiva o se¬ condaria; le sinusiti croniche della faccia, la cui diagnosi si fonda sui seguenti sintomi : a) sintomi soggettivi; b) sintomi rinoscopici; c) transilluminazione; d) ascoltazione; e) cateterismo e lavatura esplorativa; f) puntura esplorativa, seguita o no da lavatura della cavità del seno. A rigor di termine, Yozena non può essere compresa fra le malattie del naso accennate da quest’articolo, non essendo essa, infatti, legata a carie delle ossa; anzi, uno dei suoi caratteri essenziali è l’assenza di carie ossea e d’ulcerazioni della mucosa. Eppure l’ozena è una malattia incompatibile col servizio militare allo stesso grado dell’alito notevolmente e permanen¬ temente fetido (art. 63), e, a maggior ragione, del su¬ dore fetido abituale dei piedi (art. 89) ; giacché, se in quest’ultimo caso, il cattivo odore può esser masche¬ rato per buona parte del giorno dalla calzatura, l’o¬ dore nauseabondo dell’ozena, rapidamente diffusibile, appesta d’un tratto un’intera camerata. Per conse¬ guenza, l’Ostino ritiene giustamente necessaria l’ag¬ giunta della parola « ozena » all’art. 53, seppure non la si consideri implicitamente compresa nell’art. 63, in cui si parla dell’alito fetido. Malattie della bocca. — Sono specificate in nove ar¬ ticoli dell’elenco (dal 54 al 63 compreso), di cui due


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soli — il 62 e il 63 - han bisogno di due parole di commento. L'ipertrofia delle tonsille (art. 62) si presenta sotto tre forme anatomiche principali: la linfoide, in cui è prevalentemente sviluppato il tessuto linfoide; la connettivale, dovuta a sviluppo prevalente di tessuto con¬ nettivo; e la pseudoipertrofica del Moure, in cui l’au¬ mento di volume è originato dall’abnorme sviluppo delle cripte e delle lacune. Per la diagnosi, è utile ricordare che, nel periodo secondario della sifilide, si presentano delle ipertrofie tonsillari che non si distinguono per nulla dalle iper¬ trofie semplici; per la qual cosa è sempre da consi¬ gliarsi V esame getter ale del paziente. Per quanto riguarda la medicina legale militare è da tener presente; i° che ben di rado — tanto più all’età della coscrizione — tali ipertrofie possono pro¬ durre disturbi respiratori ; e se questi esistono, son dovuti a ipertrofia della tonsilla faringea : 20 che le ton¬ sille possono essere sede di tubercolosi primaria, la quale si manifesta ora coll’atrofia, ora coll ipeitrofia, con concrementi lacunari o senza. Più spesso la tu¬ bercolosi della tonsilla è secondaria ad altri focolai della stessa natura in altre parti del corpo. L'alito fetido (art. 63) può esser dovuto alle seguenti cause, che saranno oggetto di ricerca diligente da pai te del perito: ' i° Malattie della bocca e dei denti. 20 Malattie delle tonsille. 30 Malattie della faringe (l'ozena pharyngis). 40 Malattie della laringe e dei bronchi : 1 ozena laringea, la laringo-tracheite blenorragia dello Stòrk, le ectasie bronchiali, la tubercolosi polmonare con for¬ mazione di caverne, l’empiema con perforazione del polmone, la bronchite fetida, ccc.


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Parte prima 5° Malattie dello stomaco con o senza ectasia: il

catarro intestinale, la nefrite interstiziale già nel penodo iniziale (Bartels), il diabete, la pseudoleucemia, le febbri intermittenti. S’aggiunga infine che la respirazione boccale per¬ manente è pure causa d’emanazioni sgradevoli, perchè a mucosa orale, eccessivamente prosciugata, diventa la sede di fermentazioni e di putrefazione. Malattie della laringe. — L’esame obbiettivo della la¬ ringe consta: dell’ispezione ; della palpazione; del sondaggio laringeo ; dell’ascoltazione ; della laringoscopia. Le quali diverse fasi dell’esame io non faccio che accennare, giacché la loro descrizione particolareggiata non ha alcun valore quando non s’associ alla dimo¬ strazione e alle esercitazioni pratiche. Secondo 1 art. 69 dell’elenco, rendono inabile al ser¬ vizio militare: « Le gravi e croniche alterazioni orga¬ niche della laringe e della trachea » (cfr. la tabella riassuntiva). Sono perciò da giudicarsi alla stregua del suddetto articolo : 1 Le laringiti croniche. — Lasciando da parte le lai ingiti catarrali croniche perchè fuori d’ogni discus¬ sione, il perito dovrà distinguere le laringiti in iper¬ trofiche e atrofiche. Tra le forme ipertrofiche, è da ricordare la pachydermia laryngis, il prolasso del ventricolo del Mor¬ gagni e la laringite ipoglottica. Tra le forme atrofiche, v ha 1 ozena della laringe e della trachea, la quale può essere primitiva, cioè senza che vi siano alterazioni analoghe nel naso e nella fajringe. 21' La sifilide nel periodo terziario, come sifiloma


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circoscritto o come infiltrazione diffusa: la quale forma interessa in modo speciale il perito, potendo provo¬ care alterazioni laringee incompatibili col servizio mi¬ litare. È anche da ricordarsi, come forma terziaria della sifilide laringea, la laringite ipertrofica sifilitica, la quale produce una dispnea progressiva, che va a finire colla morte per soffocazione. Entrano pure in questo gruppo le affezioni parasifilitiche della laringe descritte per la prima volta dal Massei, le quali, pur non essendo di natura sifilitica, ne hanno però l’ori¬ gine, non reagiscono alla cura specifica e producono disturbi gravi e continui. 30 La tubercolosi laringea, la quale può essere pri¬ maria allo stesso modo delle osteo-artriti fungose, degli ascessi freddi e della tubercolosi del testicolo: donde la necessità d’una pronta eliminazione dei tubercolo¬ tici laringei dall’esercito. Le sue forme cliniche principali sono: l’infiltrazione edematosa; la pachidermia : il tipo papillomatoso; il tipo pseudopoliposo dell’Avellis. 40 Le paralisi laringee. — Per rapporto alla me¬ dicina legale militare, si può affermare che le paralisi degli adduttori sono incompatibili col servizio per l’a¬ fonia permanente ; e quelle degli abduttori — anche unilaterali — per i disturbi respiratori che ne conse¬ guono. Balbuzie (Art. 60). — Volendo fare una classifica¬ zione scientifica delle varie forme di balbuzie, si deve distinguere : a) una forma labiale, in cui sono ripetute o pro¬ nunciate più a lungo le consonanti b,p,f, v,m; b) una forma dentale, caratterizzata dalla ripeti¬ zione delle consonanti /, d, s, z, l, r, n ; c) una forma palatina, in cui la maggior resistenza consonantica s’incontra nel k, c e g aspro;


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Parte prima

d) una forma laringea, in cui si ripete la vocale iniziale d’ogni parola. Bisogna però far osservare che queste varietà di balbuzie si fondono e s’intrecciano l’una coll’altra; co¬ sicché nessuna classificazione s’adatta perfettamente a ogni caso clinico o medico-legale. Sintomi obbiettivi della balbuzie. — Si nota una du¬ rata anormalmente lunga nelle così dette « porte » del¬ l’articolazione, dove la resistenza è molto aumentata o più volte ripetuta. Per lo più si balbetta sulle con¬ sonanti di chiusura, mentre le consonanti di sfrega¬ mento offrono generalmente poche difficoltà, perchè in condizioni normali si formano con poca forza. Non tutti i balbuzienti si comportano allo stesso modo : molti parlano bene per giorni e settimane, finché il loro discorso, rapidamente o a poco a poco, si fa con¬ fuso (malattie, traumatismi, eccitazioni psichiche). Or¬ dinariamente i balbuzienti intaccano meno nella let¬ tura, specie in tono declamatorio, e nel parlare bi¬ sbigliando. È poi noto il fatto di balbuzienti d’alto grado, che non intaccano affatto nel cantare. Oltre ai movimenti incoordinati dei muscoli della bocca, della faringe e della laringe, si hanno nei bal¬ buzienti altri movimenti accessori tanto nell’organo della favella, quanto in altre parti del corpo: dondolamento del capo, ammiccamento delle palpebre, smorfie, scric¬ chiolio dei denti, piegamenti del dorso, battute dei piedi, ecc. Si notano pure alterazioni pneumo-sfigmografiche, studiate molto bene dal tenente medico Luigi Rugani. I disturbi coreici della parola, a differenza della balbuzie, continuano anche quando l’individuo non parla. La valutazione medico-legale della balbuzie è affi¬ data interamente al criterio del perito, giacché l’arti¬ colo 60 dell’elenco non dà alcuna norma al riguardo.


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Secondo il Bonalumi, si dovrebbe ritenere incompati¬ bile col servizio militare quella balbuzie che impe¬ disce all’inscritto di gridare « all’armi » e di trasmet¬ tere in modo intelligibile una consegna. NB. Il capitano medico prof. Giovanni Ostino, do¬ cente di oto-rino-laringologia nella R.1 Università di Torino, pregato da me di scrivere i commenti medico¬ legali relativi alle malattie dell’orecchio, del naso e della gola per il presente manuale, non potè secon¬ dare il mio desiderio perchè legato da precedenti im¬ pegni: però mi diede l’autorizzazione di fare un rias¬ sunto del suo libro « La medicina legale militare dell’orecchio, del naso e della gola » (Tip. Salesiana. Fi¬ renze, 1904: edizione pressoché esaurita). Ciò era mio dovere di dire, sia per ringraziare l’egregio collega ed amico della sua gentile concessione, sia per av¬ vertire il lettore che l’argomento di questo capitolo è stato svolto da "11110 dei più valenti specialisti del no¬ stro corpo sanitario militare.


CAPITOLO X.

Commento degli articoli 70 e 71 dell’elenco (malattie degli organi respiratoli e circolatori).

a) Malattie dell’apparecchio respiratorio (Art. 70). A proposito di quest’articolo, che è uno dei più importanti dell’elenco, io raccomando al perito la di¬ ligenza spinta fino allo scrupolo ogni volta ch’egli dovrà fare l’esame dell’apparecchio respiratorio nelle visite d’arruolamento; perchè sono purtroppo gli esami superficiali e affrettati che hanno permesso, e permet¬ tono ancora di quando in quando, a un certo numero d inscritti votati alla tubercolosi di penetrare nell’eseicito e di rimanervi per un tempo più o meno lungo con grave pericolo della vita collettiva. Si dichiarino dunque risolutamente inabili non solo tutti quegl’inscritti che presentano affezioni bronchiali e polmonari croniche; ma altresì quelli che, o per reliquati di pleu¬ rite, o per debolezza di costituzione, o per viziosa conformazione del torace, o per altri segni che al pe¬ rito sia dato d’accertare, si mostrino predisposti alle malattie bronco-polmonari in genere e alla tubercolosi in ispecie : e s’allontanino al più presto dal servizio quei militari che sono affetti da tubercolosi incipiente, o da qualunque altra affezione dell’apparato respira¬ torio a lungo decorso; perchè, come ho detto dianzi, la loro permanenza nei quartieri è come un veleno


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che serpeggia nelle arterie di quel grande organismo ch’è l’esercito, e ne minaccia ad ogni momento il be¬ nessere intaccandone la più intima compagine. È naturale che nè al consiglio di leva, nè ai di¬ stretti o ai corpi, i periti sono in condizioni favorevoli per far la diagnosi di tubercolosi incipiente; ed è ap¬ punto per questo motivo che l’art. 70 prescrive in tali casi l’invio dell’individuo in osservazione all’ospedale militare, dove l’esame clinico e soprattutto quello bat¬ teriologico accerteranno la diagnosi, la quale sarà im¬ mediatamente seguita da un giudizio d’inabilità defi¬ nitiva. Al perito che presta servizio all’ospedale mi¬ litare è utile il ricordare a questo punto i risultati delle ricerche del Jousset, di Hobbs, del Marmorek e del Remonchamps, che possono riuscire molto pre¬ ziose nella diagnosi precoce della tubercolosi polmonare ; diagnosi che ha così grand’importanza in medicina legale militare. Il Jousset sostiene giustamente che l’esito quasi sempre negativo delle ricerche del bacillo tubercolare negli umori tubercoligeni dell’organismo — e soprat¬ tutto in quello pleurico — dipende dalla coagulazione, la quale comincia subito dopo la puntura e che, quan¬ tunque non ben manifesta in principio, è pur tuttavia capace d’agglutinare e di trattenere tutti gli elementi solidi in sospensione nel liquido: polvere, cellule e bacilli. Trovandosi dunque questi ultimi racchiusi nelle maglie del coagulo, la difficoltà consiste nell’estrarli ; e questa difficoltà fu vinta dall’autore con lo sciogliere i filamenti di fibrina, col far fondere i coaguli esclu¬ dendone i bacilli e col cercare questi ultimi nel re¬ siduo centrifugato. Un tal metodo di ricerca, che l’au¬ tore chiama inoscopia, fu presentato nel dicembre del 1902 all’Accademia francese di medicina e seguito poi in tutte le cliniche con esito soddisfacente.


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Hobbs dà innanzi tutto una grand’ importanza — quale sintomo iniziale di tubercolosi — ad una mo¬ noartrite; sempre quando, però, non si possa attri¬ buire ad altra infezione, e coesistano leggiere altera¬ zioni bronco-polmonari. In secondo luogo, consiglia l’applicazione d’un vescicante e il successivo esame del liquido della bolla; liquido che, nell’individuo nor¬ male, presenta il 10-25 % eosinofili, mentre nei tu¬ bercolotici non ne conterrebbe che il 3 °/0 circa. L’au¬ tore conclude insomma col dire che tanto la presenza d’una monoartrite, quanto la prova del vescicatorio debbono farci sospettare la tubercolosi. Il Marmorek, in seguito a numerose esperienze sugli animali, si crede autorizzato ad ammettere la presenza dei bacilli del Koch in tutti quei liquidi dell’organismo che, entrati nella sostanza cerebrale di animali da espe¬ rimento, determinano in quest’ultimi un’elevazione di temperatura di almeno due gradi. Questo metodo, qualora fosse confermato nella maggior parte dei casi, sarebbe prezioso per il fatto che permetterebbe di ri¬ conoscere in poche ore la natura tubercolare d’un li¬ quido. Il Remonchamps indica come sintomo caratteristico della tubercolosi, fin dallo stadio iniziale, un rumore ch’egli chiama di crepitazione laringea, paragonabile a quello prodotto dalla punta d’una penna che gratti lentamente un foglio di carta. Per ben rilevare questo rumore, che si produce nei due tempi respiratori, ma che è in generale più spiccato nell’espirazione, l’os¬ servatore deve accostare l’orecchio alla bocca semi¬ aperta del paziente. Debbo finalmente segnalare al medico legale mili¬ tare tutto il partito ch’egli può trarre dalla radioscopia nella diagnosi della tubercolosi latente, ricordandogli le interessanti ricerche fatte in questo campo dal Bou-


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chard, dal Kelsch e dal Maragliano, e premettendo che è innanzi tutto necessario conoscere con precisione l’immagine radioscopica normale per poter dare un giusto valore agli opacamenti leggieri circoscritti a un apice polmonare, senza correre il rischio di scambiarli coll’ombra proiettata dalla scapola e dalle prime costole. Le osservazioni fatte con questo mezzo dal Kelsch e dal Boinon su oltre ioo soldati dimostrano che lo schermo fluorescente svela con gran finezza ogni alterazione precoce dell’organo respiratorio, do¬ vuta per lo più alla tubercolosi. In 25 casi, i suddetti autori osservarono la riduzione di trasparenza dei due apici; in 18, adenopatie peribronchiali laterali: in 22, adenopatie bilaterali ; in 13, opacità della pleura; in 9, diminuzione delle escursioni diaframmatiche bilaterali ; in 5, diminuzione delle escursioni diaframmatiche uni¬ laterali : insomma, un gran numero di alterazioni più frequenti a incontrarsi nella tubercolosi latente, e — si noti bene — in un periodo in cui nè l’esame fisico nè quello batteriologico facevano rilevare ancora al¬ cuna lesione polmonare. Per concludere: l'opacità del¬ l’apice polmonare dovuta a infiltrazione e la diminuzione delle escursioni diaframmatiche dipendente dal¬ l’impedita espansione del polmone malato, sono i fatti radioscopici più interessanti per il medico perito: ag¬ giungendo ancora che, osservata una delle alterazioni sopra accennate, il Maragliano consiglia di fare un’i¬ niezione di tubercolina, la quale, se determina la febbre, dimostra realmente che la lesione rilevata nel quadro radioscopico è di natura tubercolare. b) Malattie dell’apparecchio circolatorio (Art. 71). — Lasciando da parte la trasposizione congenita del cuore, ch’è un’anomalia piuttosto rara e di cui, dal lato me¬ dico-legale militare, non v’è nulla da osservare, dirò brevemente delle altre affezioni accennate dal suddetto E. Trombetta.

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articolo, le quali, com’è naturale, richiedono sempre l’accertamento in un ospedale militare. L’esame del sistema circolatorio in genere e quello del cuore in ispecie non hanno, in medicina legale mi¬ litare, un’importanza minore dell’esame dell’apparec¬ chio respiratorio, dovendosi partire dal principio non soggetto a discussione che un cuore non perfettamente sano è incompatibile in modo assoluto colle esigenze della vita militare. Al consiglio di leva, ai distretti e ai corpi, il perito non potrà far altro che un esame superficiale, perchè, sia il tempo molto limitato, sia gli scarsi mezzi di cui dispone, sia il luogo tutt’altro che tranquillo in cui si visitano gl’inscritti, sono con¬ dizioni sfavorevolissime per un esame accurato : però, anche con un esame superficiale, egli sarà quasi sem¬ pre in grado di sorprendere qualche sintomo più ma¬ nifesto che desti per lo meno il sospetto d’una ma¬ lattia del cuore o dei grossi vasi, e giustifichi la pro¬ posta d’invio in osservazione. Nella quiete dell’ospe¬ dale, con tutto l’agio e con tutti i mezzi d’indagine scientifica, il perito potrà fare un esame minuzioso del paziente, indagando e vagliando a uno a uno tutti i sintomi, dai quali trarrà poi la conclusione diagno¬ stica e il giudizio medico-legale. Dopo aver detto che un cuore non interamente sano è incompatibile col servizio militare, Credo sia inutile il far l’enumerazione dei vizi organici del cuore e dei grossi vasi, di cui è fatto cenno dall’art. 71 dell’elenco, e per i quali ogni parola di commento sarebbe superflua. Di maggior interesse medico-legale militare, invece, saranno al¬ cune considerazioni sulle nevrosi cardiache. Com’è noto, i disturbi funzionali del cuore sono: l’acceleramento, il rallentamento, l’intermittenza dei battiti, e il cardiopalmo nervoso o palpitazione pro¬ priamente detta.


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L’acceleramento dei battiti cardiaci (tachicardia) è nor¬ male in alcuni individui anche nello stato di riposo; mentre in altri si manifesta soltanto nei movimenti affrettati e in condizioni d’eccitamento (120-200 pul¬ sazioni il minuto). S’associa, per solito, a uno stato di salute perfetta; non giunge che rarissimamente ad assumere l’aspetto e la gravità degli accessi di car¬ diopalmo, e pare vi predisponga un substrato nevro¬ tico (isterismo). In quest’ultimo caso, quando i sin¬ tomi a carico del sistema nervoso fossero palesi, il perito dovrebbe fondare unicamente su di essi il suo giudizio; ma se mancasse ogni tara neuropatica e l’ac¬ celeramento dei battiti si potesse attribuire ad eser¬ cizi muscolari eccessivi o a disordini gastrici abituali, come avviene molto sovente, sarebbe pienamente giu¬ stificato un giudizio d’idoneità immediata. A questo proposito, credo opportuno ricordare che nei dispeptici s’osservano non di rado dei battiti aor¬ tici addominali, il cui accertamento potrebbe forse far sospettare una forma morbosa più grave di quanto in realtà non sia, e indurre il perito a pronunziare un giudizio medico-legale non adeguato al caso. Codesti battiti, che insorgono di preferenza nei dispeptici ipostenia all’inizio della digestione e durano da qualche ora a parecchi giorni, non sono ordinariamente che il risultato di un’irritazione del plesso nervoso che innerva lo stomaco e l’intestino, nè hanno mai una prognosi seria. Durante il periodo d’osservazione, si potrà applicare — anche per confermare la diagnosi — il metodo curativo proposto dal Proti, consistente nella somministrazione dell’estratto acquoso di mughetto (convallaria matalis) alla dose di un grammo il giorno in due volte, che avrebbe un’azione sedativa pronta ed efficace. Ricordi infine il perito che la così detta tachicardia


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essenziale parossistica del Bouveret, la quale insorge talora in seguito a intensi lavori cerebrali, non ha nulla di comune colla palpitazione vera e propria (cardio¬ palmo nervoso) ed è attribuita da alcuni autori a una nevrosi dei centri motori del cuore, da altri a paresi del vago, e da altri ancora ad alterazioni bulbari. L’azione cardiaca rallentata (bradicardia) s’osserva pure normalmente in alcuni individui e può durare tutta la vita (un esempio tipico se ne ebbe in Napo¬ leone I) ; ma siccome essa accompagna talvolta la scle¬ rosi delle arterie coronarie, la stenosi aortica e il cuore grasso; o insorge nella convalescenza di malattie acute, neH’isterismo, nei disordini psichici e in alcuni stati tossici, così rende indispensabile non solo l’esame del¬ l’apparecchio circolatorio, ma altresì un diligente e ripetuto esame generale, sui risultati del quale il pe¬ rito fonderà il giudizio medico-legale. Non si dimentichi poi, a proposito della bradicardia, che il polso raro è uno dei sintomi costanti della ma¬ lattia di Stoks-Adams, la quale venne definita come l’associazione d’una forma d’epilessia senile o arteriosclerotica con una rallentata azione cardiaca ; associa¬ zione che dà al quadro morboso una gravità eccezio¬ nale (accidenti sincopali) e una fisionomia clinica molto caratteristica: il che è opportuno tener presente nelle perizie relative a ufficiali, sottufficiali e impiegati d’età

avanzata. L’intermittenza dei battiti cardiaci, quando non di¬ pende da una malattia cardiaca (e in tal caso s’associa con altri sintomi di maggior importanza), ma è un semplice disturbo funzionale, s’osserva in alcuni in¬ dividui giovani in seguito a disturbi gastrici o ad abuso di caffè e di tabacco: e siccome, in questi casi, al¬ lorché è rimossa la causa la funzione del cuore ridi¬ viene perfettamente normale, così un tale disturbo non


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può costituire motivo d’inabilità, neppure temporanea, al servizio. Occorre però tener presente che, trattan¬ dosi di persone già avanzate in età (visite per collo¬ camento in aspettativa, visite per rafferma, ecc.), l’in¬ termittenza dei battiti cardiaci potrebbe essere in rap¬ porto diretto con un’alterazione senile delle arterie: ed è chiaro che allora il giudizio medico-legale avrebbe un’importanza ben maggiore. Sotto il nome di cardiopalmo nervoso, o di palpita¬ zione, si vuol intendere una sensazione subbiettiva e angosciosa di battiti cardiaci esagerati (spesso anche frequenti e irregolari), la quale non è quasi mai in rap¬ porto con un’alterazione del cuore; che insorge per lo più ad accessi senz’alcuna causa apprezzabile e non di rado durante il sonno; e che può durare da pochi minuti a parecchie ore, cessando poi all’improvviso: i quali sintomi distinguono il cardiopalmo dalla tachi¬ cardia, che è dovuta unicamente all’aumento del nu¬ mero dei battiti cardiaci, nò ha i caratteri subbiettivi e angosciosi del primo. Dirò di passata che il Potain distingue tre forme di cardiopalmo: Vipercinetica, ca¬ ratterizzata da un battito forte alla punta del cuore; battito che è nello stesso tempo accelerato (forma che più s’avvicina alla tachicardia): l’aritmica, accompa¬ gnato da un senso vivissimo d’angoscia e da intermit¬ tenza dei battiti (frequente nei nevrastenici): l'iperestesica, pure accompagnata da sensazioni dolorose e facile ad osservarsi negl’isterici e negli artritici. Ma qualunque ne sia la forma, il carattere più importante, dirò quasi immancabile, del cardiopalmo è la sua com¬ parsa accessionale senza causa apprezzabile, su cui ri¬ chiamo l’attenzione del perito nelle incertezze d’una diagnosi medico-legale. Il decidere se la causa del cardiopalmo sia perma¬ nente oppure transitoria costituisce il quesito di mag-


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gior interesse che il perito deve risolvere, secondo le prescrizioni dell’art. 71, nelle visite d’arruolamento; e che comprende necessariamente anche l’altro que¬ sito subordinato al primo e accessorio, vale a dire il decidere se il cardiopalmo sia compatibile oppur no col servizio militare. Infatti, se il cardiopalmo è soste¬ nuto da una causa transitoria, il giudizio medico-le¬ gale sarà, secondo i casi, d’idoneità immediata o di inabilità temporanea : se, invece, dipende da una causa permanente e sia trascorso il periodo di rivedibilità, il giudizio sarà di inabilità definitiva. Vediamo brevemente quali siano le cause del car¬ diopalmo, ch’io distinguerò in permanenti e transi¬ torie, dal punto di vista medico-legale, per facilitare il còmpito del perito. Cause permanenti : isterismo; nevrastenia; irritazioni spinali; malattie croniche; tumori delle coane e del collo che comprimono il vago o il simpatico. NB. L’accertamento della maggior parte di queste cause autorizza il perito a decidere per l’inabilità de¬ finitiva fin dal primo anno. Cause transitorie : sforzi muscolari ; eccitazioni psi¬ chiche; stati d’esaurimento del sistema nervoso da ec¬ cessivo dispendio d’energia cerebrale o da abusi ve¬ nerei; convalescenza di gravi malattie, soprattutto delle infettive; abuso di caffè, di thè; disturbi gastrici tran¬ sitori; stitichezza; elmintiasi. Io credo che, dopo quanto son venuto dicendo, la valutazione medico-legale militare delle nevrosi car¬ diache non possa più dar luogo ad alcuna incertezza : tuttavia non sarà inopportuno insistere ancora una volta sull’errore che spesso si commette col confon¬ dere la tachicardia col cardiopalmo ; il che equivale, nel maggior numero dei casi, a pronunciare un giu¬ dizio non adeguato alla forma morbosa, e a provocare


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perfino delle vere epidemie di tachicardia fra gl’in¬ scritti, quand’essi giungono a conoscere il criterio del perito a tal proposito. Si ricordi adunque che la ta¬ chicardia pura o l’acceleramento semplice dei battiti cardiaci è quasi sempre compatibile col servizio mili¬ tare; mentre un’eccezione deve farsi per la tachicardia così detta ortostatica (da lesioni bulbari) e per la ta¬ chicardia parossistica del Bouveret accennata dianzi ; le quali, data la gravità della sindrome e l’insorgenza ad accessi come il cardiopalmo, dovranno essere va¬ lutate con gli stessi criteri medico-legali con cui si suole valutare quest’ultimo; e perciò dar luogo, se¬ condo i casi, a inabilità temporanea o definitiva ; ma non mai a idoneità immediata.

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CAPITOLO XI.

Commento degli articoli 74, 77, 79 e 84 dell’elenco (malattie dei vi¬ sceri addominali, ernie viscerali, idrocele, enuresi).

Malattie gravi e croniche d’un viscere addominale. (Art. 74"). — Io non credo — contrariamente al parere del Duponchel — che nelle prime visite d’arruolamento il perito possa formarsi un concetto così preciso d’una qualsiasi forma morbosa dei visceri addominali, da esser in grado di pronunziare un giudizio immediato e definitivo; neppure quando coesista un deperimento costituzionale, secondo la disposizione dell’alt. 74° ; poiché questo deperimento potrebb’ essere soltanto transitorio, come spesso avviene nelle malattie dello stomaco e dell’intestino, soprattutto nei giovani. Il pe¬ rito dovrà dunque restringersi a raccogliere i sintomi forniti dall’ispezione e dalla palpazione (chè della per¬ cussione non è neppure il caso di parlare nelle visite presso i consigli di leva) e a richiamare su di essi l’attenzione ‘del perito dell’ospedale militare, al quale spetterà, nel maggior numero dei casi, l’incarico di pro¬ cedere a un esame completo e d’ indicare il provve¬ dimento medico-legale più opportuno. Riassumerò in poche parole le norme e i fatti che il perito deve tener presenti in un primo esame su¬ perficiale dell’addome. a) Ispeziotie. La forma normale dell’addome degli \


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adulti è ovale, colla parte più ampia in basso e la più ristretta in alto; notando che, negl’individui obesi, la maggior quantità d’adipe si raccoglie nella regione ipogastrica ; per la qual cosa, la regione ombellicale si presenta quasi incavata. Una rete venosa molto fitta delle pareti addominali deve far sospettare un ostacolo circolatorio intra-addominale, in specie nella circola¬ zione epatica: nelle forme più gravi, si ha il così detto caput Medusae, costituito da vene che circondano l’ombellico. Una tumefazione diffusa e uniforme dell’addome con spostamento in avanti delle cartilagini costali è pro¬ dotta o da ascite oda un ragguardevole meteorismo; mentre se il liquido intraperitonale è scarso, si rac¬ coglie nelle parti più basse della cavità, e muta di sede col mutar di posizione dell’individuo : nella po¬ sizione eretta o seduta, son maggiormente distesi i tratti inferiori; nella posizione supina, son più distese le parti laterali (addome batraciano). Le tumefazioni parziali son dovute ad alterazioni dei visceri: per esempio: quelle dell’ipocondrio destro, all’ingrandimento del fegato, per iperemia o infiammazione, per neoplasmi, per cisti da echinococco, ecc.; e anche al rene, per idronefrosi : quelle d&W epigastrio, all’ingrandimento della pic¬ cola ala del fegato, per uno dei processi morbosi ac¬ cennati dianzi; o all’aumento di volume dello stomaco per ectasia o per neoplasmi : quelle del mesogastrio, alle glandole mesenteriche e retroperitonali e ai tumori dell’epiploon: quelle delle regioni iliache, a tumori fecali, a ti fi ite e a peritiflite: quelle de\Vipogastrio, alla vescica per ritenzione d’orina o per tumori.


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La depressione uniforme dell’addome con concavità a foggia di barca è dovuta a grave denutrizione per malattie del ricambio, per mancata assimilazione o per processi morbosi esaurienti; a meningite tubercolare, alla dissenteria, al saturnismo. Le depressioni parziali dipendono per lo più da re¬ stringimenti e da occlusioni dell’intestino, al disopra delle quali si nota invece una dilatazione. b) Palpazione. Con essa si determina lo stato di tensione dell’addome, sia per rapporto alla resistenza delle sue pareti, che per rapporto a quella dei visceri; si delimita grossolanamente l’area di questi ultimi, e si valuta la sede, il volume e la consistenza dei tu¬ mori. Nel caso di raccolte liquide, si ricorre alla palpa¬ zione a colpi, che non è qui il luogo di descrivere, e colla quale la mano avverte una speciale sensazione di fluttuazione e di ondulazione breve. Negli essudati infiammatori circoscritti, si percepi¬ scono delle resistenze a limiti variabili, non di rado simili a tumori, che non si spostano negli atti respi¬ ratori. I tumori dell’epigastrio appartengono per lo più allo stomaco e alla piccola ala del fegato ; quelli dello sto¬ maco van ricercati a destra, ma molto vicino alla linea mediana : ordinariamente non si spostano durante la respirazione, eccettochè non sian legati al fegato da aderenze. I tumori dell’ipocondrio destro appartengono gene¬ ralmente al fegato e si spostano durante gli atti re¬ spiratori. I tumori dell’ipocondrio sinistro son della milza (tu¬ mefazione acuta, milza da stasi,-milza leucemica, pseu¬ doleucemica, malarica) e si palpano lungo una linea che va dall’ombelico fino al limite anteriore dell’area


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d’ottusità di questo viscere. Non è raro il caso di tu¬ mefazioni che oltrepassano l’ombellico e riempiono la cavità addominale. I tumori renali possono trovarsi sia nell’ipocondrio destro che nel sinistro; provengono dalla regione lom¬ bare; son coperti dal colon, e si mettono meglio in rilievo colla palpazione bimanuale: ossia spingendoli, colla mano sinistra applicata sotto la regione lombare, contro la mano destra appoggiata sull’ addome. E da tener presente che il rene mobile si trova ordinaria¬ mente a destra. II perito non deve dimenticare che nella palpazione addominale vi son parecchie cause d’errore, di cui le principali sono le seguenti: La tensione d’uno o d’entrambi i muscoli retti del¬ l’addome può simulare la presenza d’un tumore: in tal caso, si ricordi che, sotto i colpi di tosse, il tumore sparisce, mentre il muscolo retto si fa più sporgente. Le piccole zolle adipose delle pareti addominali posson essere scambiate per piccoli tumori della ca¬ vità; ma anche qui il dubbio sarà facilmente eliminato col far tossire il paziente, verificandosi lo stesso fatto accennato dianzi. Le masse fecali si scambiano molto sovente con tumori addominali, in specie della fossa iliaca destra: e, nella maggior parte dei casi, l’errore non s’evita se non ricorrendo alla somministrazione d’un purgante: il che naturalmente potrà farsi soltanto durante il periodo d’osservazione nell’ospedale mili¬ tare. L’abbassamento del fegato per raccolte pleuriche a destra o per enfisema polmonare, si scambia non di rado per un tumore epatico. In tali casi, siccome la palpazione non fornisce dati sufficienti per la diagnosi, così quest’ultima dovrà farsi soltanto all ospedale. Lo stesso si dica per l’abbassamento della milza prodotto da raccolte pleuriche a sinistra.


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Ernie viscerali. — Trascrivo qui sotto l’articolo 77 dell’elenco e la relativa avvertenza N. 28 : « Son causa d’inabilità al servizio militare le ernie viscerali d’ogni specie e grado ben accertate : nei casi dubbi, solo in seguito a constatazione in un ospedale 'militare ». (Art. 770). « Soltanto nel caso che l’ernia sia complicata, non perfettamente riducibile e non esattamente contenibile, può nel sottufficiale motivare la riforma : anzi, se è semplice e contenibile, non fa per sè ostacolo neppure alla rafferma». (Avvertenza N. 28). Le disposizioni precise di quest’articolo e di que¬ st’avvertenza non lasciano alcun dubbio d’interpreta¬ zione e tracciano la via che deve seguire il perito; il quale, accertata un’ernia di qualsiasi grado e specie (ombellicale, inguinale, crurale) deciderà senz’altro per l’inabilità definitiva degl’inscritti e dei militari di truppa, esclusi i sottufficiali. La diagnosi medico-legale dell’ernia inguinale è fa¬ cilissima quando si tratti d’un bubonocele o d’un oscheocele ; poiché l’idrocele congenito se ne distingue quasi sempre per la sua trasparenza, e il varicocele presenta una consistenza caratteristica dovuta all’in¬ sieme dei gomitoli venosi : tuttavia il perito esiterà talvolta dinanzi alla punta d'ernia, che non è ancora un’ernia essenzialmente costituita e la cui diagnosi può esser difficile per la mancanza di sintomi ben ma¬ nifesti. Ma se un attento esame farà rilevare che al disopra della metà dell’arcata del Falloppio si produce una piccola sporgenza negli sforzi di tosse o nell’atto del ponzare; se il dito, introdotto profondamente dal¬ l’anello esterno, percepisce l’impulso del viscere; e se, infine, la pressione esercitata su codesta sporgenza la fa scomparire con un rumore di gorgoglio, la dia¬ gnosi di punta d’ernia si può dire sicura. Avvenendo,


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però, che, nella visita d’arruolamento, il perito non riesca ad accertare il piccolo tumore erniario — il quale può essersi temporaneamente trattenuto in cavità — non dovrà far altro che seguire le norme indicate dal¬ l’articolo 77 dell’elenco, e proporre l’invio dell’inscritto in osservazione, tanto più se, all’esplorazione digitale, avrà constatato lo sfiancamento dell’anello profondo. Durante il soggiorno nell’ospedale, gl’individui in cui si sospetta la punta d’ernia dovrebbero, secondo al¬ cuni medici legali militari, essere sottoposti a continui esercizi muscolari, come sollevar pesi, correre, saltare, far della ginnastica, ecc.; le quali disposizioni io non saprei davvero approvare nè consigliare, perchè non le ritengo esenti da pericolo nel caso d’un’ ernia in via di formazione definitiva. Secondo me, il perito dovrà limitarsi a prescrivere che codesti individui non se ne stiano in assoluto riposo; ma che passeggino per le infermerie, per i corridoi, per il giardino, e aiutino tutt’al più gl’infermieri nella pulizia del re¬ parto; e intanto ripeterà l’esplorazione digitale, finché abbia acquistato la certezza della presenza o dell’as¬ senza della punta d’ernia. Due parole soltanto su\\'ernia crurale, che, com’è noto, è molto rara nell’uomo e può presentare qualche difficoltà diagnostica. Per fissare con sicurezza la sede di questa specie d’ernia, è utile tener presente il pro¬ cedimento consigliato dall’Amussat: condurre, cioè, una linea che riunisca la spina iliaca anterior-superiore alla spina del pube : se si tratta d’ernia crurale, l’intume¬ scenza trovasi al disotto di codesta linea; facendo no¬ tare, però, che allo scopo d’ottenere un risultato più esatto bisogna tendere colle mani le pareti addominali. Accertata in tal modo la presenza d’un piccolo tu¬ more rotondo, del volume d’una noce, elastico, sonoro alla percussione, il quale aumenta negli sforzi e sotto


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i colpi di tosse, la diagnosi d’ernia crurale ordinaria¬ mente non dà luogo ad alcun dubbio; giacché i tu¬ mori formati dai gangli linfatici son meno elastici e constano di molteplici intumescenze, non già d’una massa unica; e gli ascessi freddi e le varici, benché riducibili quasi quanto le ernie, non sono sonori alla percussione e s’associano ad altri sintomi caratteristici sia da parte delle ossa, sia da parte dei vasi. Ma il perito non dovrà dimenticare che molto sovente, nel pi imo periodo del suo sviluppo, l’ernia crurale può non essere avvertita neppure dal paziente perchè man¬ cano i sintomi funzionali, o questi son ridotti sempli¬ cemente all’insorgenza d’un dolore allorché l’individuo come fa osservare il Cooper — passando dalla po¬ sizione seduta a quella eretta, tende le coscie per mantenersi ritto in piedi. In tali casi, è necessario fare un esame minuzioso e ripetuto della regione crurale per accertare la diagnosi in tempo; voglio dire, prima che l’inscritto s’esponga alle fatiche del servizio, le quali favorirebbero l’ulteriore sviluppo dell’ernia ; senza contare che potrebbe sorgere più tardi la diffìcile que¬ stione della dipendenza dell’ernia da cause di ser¬ vizio.

Idrocele comunicante colla cavità addominale e idrocele cistico. (Art. 79°). Premesso che l’idrocele della prima specie, detto anche congenito, è un’affezione propria del¬ l’infanzia, che guarisce quasi sempre spontaneamente, e che soltanto in via eccezionale s’osserva nell’adulto nel caso di discesa tardiva del testicolo non accompa¬ gnata da ernia, dirò che è d’accertamento facilissimo, perchè, pur avendo tutti i caratteri d’un idrocele or¬ dinario, è completamente riducibile con una pressione leggiera e continuata, la quale fa rientrare tutta la massa liquida nella cavità addominale. È superfluo il far rilevare che la diagnosi differenziale tra l’idrocele


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congenito e l’ernia inguinale nell’inscritto di leva non ha alcuna importanza per gli effetti medico-legali militari, trattandosi di due forme morbose per le quali è prescritto il provvedimento d’inabilità definitiva. Circa l’idrocele cistico del cordone spermatico e della vaginale, mi restringerò a fare tre raccomandazioni al perito : i°. Occorre stabilire con certezza la diagnosi per evitare di confondere l’idrocele con un’orchite o con un’altra affezione transitoria qualsiasi del testicolo, la cui valutazione medico-legale avrebbe un’importanza ben minore. 2°. Si tenga presente che se la trasparenza è un sin¬ tomo di gran valore nei casi d’idrocele, non deve però costituire il solo elemento diagnostico, giacché essa manca in tutti i casi in cui il liquido contiene del sangue, o quando la vaginale si è ispessita. 3°. Quando il perito si troverà dinanzi a un idro¬ cele cistico voluminoso, non sarà punto necessario che ne accerti lo stato di cronicità come prescrive l’arti¬ colo (la qual cosa, del resto, è tutt’altro che facile), nè sarà logico che decida per l’inabilità temporanea: miglior consiglio, in tali casi, è quello di decidere fin dal primo anno per l’inabilità definitiva, non essendo molto probabile che, durante il periodo di rivedibilità, l’idrocele guarisca spontaneamente, e meno probabile ancora che l’inscritto si sottoponga a un’operazione. Enuresi (Art. 84°)! — Quando l’incontinenza d’orina in genere (diurna e notturna) costituiva motivo d’e¬ senzione dal servizio militare senza restrizione alcuna, le simulazioni erano talmente numerose che nei corpi di truppa gli diuretici si contavano a dozzine, e il generale medico Cortese scriveva (1866) : «essere ra¬ rissimo il caso di non trovare in ogni ospedale una turba d’individui mandati in osservazione per un di¬ fetto, il quale è per lo più un’impostura ».


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Parte prima

A codesto stato di cose si cercò di porre riparo in¬ troducendo nel relativo articolo dell’elenco una dispo¬ sizione molto restrittiva, con cui si volle (senza riu¬ scirvi che in parte, come dirò fra poco) risolvere il problema in modo definitivo: la quale disposizione si riferisce a un sintomo che accompagna certe forme relativamente rare d’enuresi, e ne esclude perciò un numero grandissimo dal provvedimento della riforma : voglio alludere allo stillicidio continuo. Non v’ha dub¬ bio che con una tale prescrizione si riuscì a ridurre a pochi casi sporadici i tentativi di simulazione; ma s’andò incontro a un singolare inconveniente, forse impreveduto: l’ammissione, cioè, nell’esercito d’una moltitudine d’inscritti affetti da enuresi non accom¬ pagnata da stillicidio continuo, la quale non è meno grave dell’altra forma per il paziente, nè meno fasti¬ diosa per il medico militare addetto ai corpi di truppa. Ora, come si comporterà il perito dinanzi a questa forma morbosa che l’elenco non considera più come incompatibile col servizio militare, e che pure dà luogo a tante conseguenze spiacevoli e a giudizi tanto con¬ tradditori ? Risponderò fra poco a un tale quesito; ma innanzi tutto debbo dire che, considerando le varie forme d’e¬ nuresi dal nuovo punto di vista medico-legale per cui fu modificato l’articolo 84 dell’elenco, io le raggruppo in due grandi categorie che si distinguono appunto l’una dall’altra per la presenza o per l’assenza dello stillicidio continuo, il quale rappresenta ormai il solo criterio regolamentare nelle decisioni d’inabilità defi¬ nitiva.

ia. Forme d’enuresi permanenti dovute a: a) deformità congenite; b) ad affezioni or galliche

.

( dell'uretra, . della prostata, f della vescica.


Reclutamento

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2a. Forme d’enuresi non permanente dovute a : a) disturbi funzionali della vescica; b) composizione anormale delle orine ; c) intossicazioni (comprendendovi l’adenoidismo); d) irritabilità vescicale vera e propria; e) nevrosi e psicopatie. Se per le forme del primo gruppo, in cui lo stilli¬ cidio è permanente, la decisione non potrà che esser quella d’inabilità definitiva, per le forme del secondo gruppo, la decisione dovrebb’essere, seguendo la pre¬ scrizione dell’articolo 84, d’idoneità immediata: il che molte volte è un errore, perchè bastano due enuretici in un corpo di truppa per mettere a soqquadro una camerata e per procurare un mondo di fastidi al me¬ dico di servizio; il quale, dopo aver esaurito tutti i mezzi terapeutici e morali possibili, si risolve ordina¬ riamente a mandare i pazienti in osservazione all’o¬ spedale militare, ossia ad affidare la soluzione del pro¬ blema a un altro perito, che, nella maggior parte dei casi, è costretto a fare una dichiarazione d’idoneità e a rimandare gli enuretici al reggimento : e così il cir¬ colo vizioso è completo. Orbene, ecco quali sono le mie idee in proposito e quali norme consiglio al perito. Per me non v’ha dubbio che la sola forma d’enuresi non permanente, la quale sia compatibile col servizio militare e renda giustificato, per conseguenza, un giu¬ dizio d’idoneità anche immediata senz’incertezze e senza discussioni, è quella dipendente da disturbi fun¬ zionali della vescica legati a leggiere lesioni di alcune parti vicine (ragadi anali, emorroidi non gravi, ossiuri, compressione prodotta dalle scibale nella stitichezza ostinata) : in tutte le altre forme, invece, raccomando al perito d’interpretare colla massima latitudine le di¬ sposizioni dell’articolo 84°, tenendo presenti le poche considerazioni che qui riassumo. E. Trombetta.

12


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Parte prima

Senz’accettare a occhi chiusi l’opinione del Trousseau, che « ogni individuo affetto da enuresi notturna è U7i epilettico, » si deve però ammettere che, nella maggioranza dei casi, le forme d’enuresi non perma¬ nente, e in specie la notturna, le quali s’osservano dopo la pubertà, sono indizio d’una nevrosi o d’una psicopatia; e, a questo proposito, ricordo che il Janet, autore d’un’opera pregevolissima sull’argomento (Les troubles psycopatiques de la minction), insiste sul fatto che l’enuresi d’origine psicopatica presenta il carattere immancabile di manifestarsi soltanto di notte, senza che, durante il giorno, il paziente provi mai lo sti¬ molo imperioso d’orinare, nè abbia pollachiuria. Se¬ condo di citato autore, questa forma d’enuresi trar¬ rebbe origine dalla consuetudine d’un sogno che si riferisce all’atto dell’orinare, e consisterebbe forse nella paura che hanno i fanciulli d’orinare in letto: se il sonno è così leggiero che permetta loro di destarsi non appena comincia la contrazione vescicale, tutto si riduce al disturbo d’orinare due o tre volte per notte nel vaso ; ma se il sonno è profondo, come av¬ viene di solito a quell’età, l’impulso a orinare non vale più a destarli, e 1’emissione delle orine si compie inconsciamente nel letto. Queste forme, aggiunge il Janet, guariscono quasi sempre alla pubertà, perchè il risveglio delle sensazioni genitali dà ai sogni un altro indirizzo ; ma qualche volta persistono anche dopo l’età pubere come vere e proprie psicopatie orinarie, le quali- si mostrano ribelli a ogni cura e spiegano un’influenza funesta su tutto quanto l’organismo psi¬ chico. Il lettore vede che l’enuresi non permanente, cac¬ ciata dall’elenco, vi rientra di pien diritto colle nevrosi e colle psicopatie, costringendo bene spesso i periti a pronunciare un giudizio d’inabilità definitiva, che è,


Reclutamento

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del resto, il più logico e il più coscienzioso. Non escludo assolutamente, per queste forme, un eventuale giudizio d’idoneità al servizio militare; ma lo vorrei riservato a quei soli casi in cui, riuscito negativo l’esame del paziente, si possa ritenere trattarsi d’una viziosa abitu¬ dine la quale abbia resistito alle influenze beùefiche della pubertà, oppure quando si sia accertata la simu¬ lazione, che oggi s’è fatta rarissima. In entrambi i casi, il medico del corpo di truppa, senza ricorrere a certi mezzi coercitivi che han fatto il loro tempo e che, del resto, si son sempre dimostrati privi d’ogni effi¬ cacia, dovrà semplicemente consigliare il provvedi¬ mento che diede ottimi risultati nell’esercito austriaco: disporre, cioè, che il soldato diuretico sia munito a sue spese d’un orinale di caoutchouch vulcanizzato, sulla foggia dei comuni « pappagalli » da malati. In tal modo, e medico e paziente dormiranno sonni tran¬ quilli.


PARTE SECONDA 1

MALATTIE LATENTI E MALATTIE LARVATE NELLA TRUPPA.


a)

Malattie latenti.

Le malattie latenti sono quelle che decorrono senza manifestare alcun sintomo veramente caratteristico, e possono avere un esito letale soventi volte improvviso, senz’aver dato luogo a disturbi funzionali di tale en¬ tità da richiamare su di esse l’attenzione del medico e talora neppur quella del paziente. Sono, cioè, le ma¬ lattie più pericolose, appunto perchè inavvertite ; e in¬ tendo pericolose non soltanto per il malato, ma anche per il medico, alla cui imperizia si suole troppo spesso attribuire ciò che non è che il risultato d’un insieme di circostanze fatali. Le malattie latenti che s’osservano con maggior fre¬ quenza sono le seguenti: i° Malattie del cervello e del midollo spinale. — E noto come alcune lesioni gravi del cervello possano restare a lungo latenti e produrre poi la morte im¬ provvisa. Sono molto interessanti, a questo riguardo, i casi riferiti dal Duponchel, dal Gentilhomme, dal Brouardel e dal Versé, che riassumerò in poche parole. Caso del Duponchel. — Glioma cistico del cervel¬ letto, del volume d’una piccola arancia, che condusse a morte l’individuo appena tre mesi dopo la sua am¬ missione al servizio militare. Caso del Gentilhomme. — Si trattava d’un marinaio, che, ritenuto simulatore, morì proprio quando si cer¬ cava di fargli confessare la sua supposta frode. All’au-


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Parte seconda

topsia si trovò un ascesso cerebrale incistato e carie della rocca. Caso del Brouardel. — Si trattava d’una prostituta alcoolista, che morì d’un tratto nella camera d’una locanda, dove, sotto le apparenze d’una perfetta salute, s’era data più volte alle pratiche del suo mestiere. All’autopsia si rilevò una meningite purulenta di vec¬ chia data. Caso del Verse. — Si trattava d’un uomo creduto malato di stomaco e curato come tale, il quale morì improvvisamente senza agonia. Alla necroscopia si trovò cervello idrocefalico; il che fece nascere il so¬ spetto che potesse trattarsi d’un cisticerco cerebrale. Perciò il cervello non fu sezionato subito, ma venne posto a indurire. Allora se ne fecero parecchi tagli, e si vide trattarsi d’un cisticerco del quarto ventricolo, calcificato e inglobato da vegetazione ependimale : oc¬ clusione del forame del Magendie. (Un caso analogo è pure descritto da Hennebeg). Anche le malattie del midollo spinale possono ri¬ manere a lungo latenti e produrre all’improvviso dei fenomeni gravissimi. Basterà citare la paralisi ascen¬ dente acuta o malattia del Landry, in cui, dopo alcuni sintomi premonitori di lieve importanza, sopravviene bene spesso la morte per paralisi del diaframma e dei muscoli intercostali. 20 Malattie del cuore e dei grossi vasi. — Son da ricordare in primo luogo le pericarditi, e in specie le adesive, che, decorrendo talora inavvertite agli stessi pazienti, non possono naturalmente richiamare l’atten¬ zione del medico. Molto istruttivo è, a questo propo¬ sito, il caso riferito dal Duponchel. Un soldato del 570 reggimento di fanteria, entrato nell’ospedale militare di Bordeaux per un versamento pericardico, vi moriva dopo dieci giorni: orbene, quarantottiore prima del


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suo ingresso nell'ospedale, egli prestava ancora rego¬ lare servizio presso il reggimento, nè aveva mai chiesto la visita medica. Gli antecedenti anamnestici avevano assodato che V affezione morbosa datava da molto tempo; e infatti all’autopsia si trovò una sinfisi della orecchietta destra, che era fortemente adesa al dia¬ framma: il cuore appariva come trasformato in una massa bianchiccia e informe, a superficie scabrosa e vegetante. Delle malattie di cuore, che — salvo il caso di gravi fenomeni di scompenso o di complicazioni — decor¬ rono a lungo inavvertite dai pazienti, basterà accennare alle endocarditi, le quali si svolgono lentamente du¬ rante il reumatismo articolare e danno luogo più tardi a rapido esito letale ; alle degenerazioni del miocardio, in ispecie la fibrosa, attribuita a occlusione parziale delle arterie coronarie, aH’alcoolismo, alla sifilide, e che è pure causa frequente di morte improvvisa; agli aneurismi del cuore, dovuti sovente alla degenerazione fibrosa or accennata; e alle cisti idatidee che, dalle pareti del viscere, pervengono talvolta nella cavità dell’endocardio o in quella del pericardio. Tra le affezioni dei vasi sanguigni, oltre agli aneu¬ rismi dell’aorta, a quelli miliari, alle trombosi, eec., ricorderò ancora Vangustia congenita dell’aorta, di cui un caso veramente tipico fu illustrato dal tenente-co¬ lonnello medico Mangianti. Trattavasi d’un soldato del 130 reggimento di fanteria, il quale, senza cause apprezzabili e senza precedenti morbosi prossimi o re¬ moti, cadde come fulminato nella piazza d’armi di Torino durante le esercitazioni militari, e venne por¬ tato cadavere all’ospedale. La necroscopia mise in ri¬ lievo l’integrità perfetta d’ogni organo e d’ogni vi¬ scere, per rapporto ad eventuali alterazioni acquisite che avessero potuto produrre una morte violenta: ma


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Parte seconda

già alla sezione dell’aorta ascendente, estratta insieme col cuore (che presentavasi normale per volume e per sviluppo delle coronarie), il Mangianti rilevò un’an¬ gustia di calibro non corrispondente affatto all’età nè alla costituzione dell’individuo; e, procedendo allo scoprimento di tutta l’arteria e del suo sistema, egli trovò in complesso un’aorta così uniformemente ri¬ stretta, quale si sarebbe potuta attendere in un fan¬ ciullo: in altri termini, un’aorta di calibro regolar¬ mente decrescente, ma inferiore di circa un terzo alla normale. L’autore espresse il parere che la morte im¬ provvisa fosse dipesa essenzialmente da un subitaneo arresto nei centri o nei plessi cardiomotori della ri¬ spettiva circolazione, già ristretta, ostacolata e com¬ promessa alle origini centrali, e compromettente a sua volta e da lungo tempo, le forze disponibili del mio¬ cardio. Non così gravi come i casi precedenti, ma non meno interessanti dal lato medico-legale militare, sono i casi di varici profonde degli arti inferiori, che per lo più sono diagnosticati come nevralgie sciatiche o crurali, quando non vengano messi in conto di simulazioni. Richiamo l’attenzione del lettore sul seguente caso ri¬ ferito dal Duponchel. Un brigadiere d’artiglieria, che era entrato all’ospedale-scuola del Val-de-Gràce colla diagnosi di sciatica, presentava in tutto il decorso della safena interna di sinistra un cordone sensibile alla palpazione e indicante un’ obliterazione molto estesa di questo vaso. Quel sottufficiale, ch’era co¬ stretto dal suo servizio a passare lunghe ore a cavallo, accusava sofferenze intollerabili in tutto l’arto, e (ciò sia detto a parziale discolpa dei medici che lo visita¬ rono per i primi) accennava pure a un dolore ben lo¬ calizzato lungo il tragitto dei nervi sciatico e crurale. Fatto esaminare dal Duponchel a parecchi allievi-uf-


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fidali medici del Val-de-Grdce, questi fecero succes¬ sivamente le seguenti diagnosi: nevralgia sciatica ; ne¬ vralgia crurale; reumatismo muscolare; simulazione: e rimasero molto sorpresi quando, invitati a fare una diligente palpazione sul territorio della safena interna, rilevarono la presenza di queH’indurimento che ba¬ stava a sciogliere il quesito. 30 Malattie della pleura e del polmone. — È ormai ben noto, per le ricerche del Petit, del Gueneau de Mussy, del Debove, ecc., che i casi di pleurite essu¬ dativa latente son più frequenti di quanto si potrebbe supporre ; che essi, nonostante l’abbondanza della rac¬ colta liquida, non sono sempre accompagnati da febbre nè da grave dispnea ; e che non di rado sono masche¬ rati da uno stato di salute abbastanza soddisfacente. Si cita il caso di quel generale russo .che fece tutta Iti campagna del Caucaso con una raccolta pleurica purulenta; e molti altri casi di simil genere vengono riferiti dai medici militari di tutti gli eserciti; casi, cioè, di pleurite essudativa che non avevano mai pro¬ dotto disturbi gravi e che si rivelavano soltanto quando, per elfetto di fatiche eccessive, sopravveniva la dispnea. Altre volte, gl’individui affetti da pleurite essudativa latente chiedono la visita medica accusando semplici disturbi gastrici e un leggiero affanno di respiro du¬ rante la digestione, che s’attribuisce sovente a dila¬ tazione dello stomaco. Orbene, in questi casi, racco¬ mando al medico di non accontentarsi — come pur¬ troppo può avvenire — d’una visita superficiale e af¬ frettata, ma di fare un esame diligentissimo del torace, che non di rado lo condurrà aU’accertamento d’un essudato pleurico molto abbondante, e gli permetterà d’evitare in tempo una di quelle catastrofi improvvise le quali, di solito, sono messe interamente a suo ca¬ rico, senza pensare che il più delle volte la forma mor-


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bosa s’è svolta ed è giunta fino all’esito letale all’in¬ saputa dello stesso paziente. Della tubercolosi latente già parlai in altro luogo: qui mi restringerò ad accennare alla possibilità della polmonite latente, in specie negli alcoolisti, ricordando il caso tipico riferito dal Brouardel, di quell’operaio che morì improvvisamente dopo aver passato la gior¬ nata in giro per le osterie, in una delle quali si trovò impegnato in una rissa con alcuni compagni : apertasi un’inchiesta per stabilire se la sua morte fosse dovuta alle percosse ricevute, si trovò alla necroscopia una polmonite in pieno periodo suppurativo. 4" Malattie del tubo gastro-enterico. — I casi di morte improvvisa per ulcere rotonde dello stomaco non avvertite precedentemente, e che dànno luogo a per¬ forazioni rapidissime, in specie dopo i pasti, sono molto numerosi; e il Pineau, il Plaisant, il Grasset, il Vibert, il Kelsch ne riferiscono una lunga serie. Il Brou¬ ardel racconta il caso d’ un individuo condannato ai lavori forzati per un preteso avvelenamento con acido ossalico : orbene, venne poi assodato che le ulcerazioni attribuite a questa sostanza erano ulcere semplici dello stomaco non mai diagnosticate, e che l’acido ossalico trovato nel tubo digestivo proveniva dall’alimentazione. C’è da domandarsi che mai avverrebbe, in un caso simile, a un medico militare, il quale avesse dato a bere un’innocua limonata ossalica a un soldato affetto da ulcera gastrica latente! Le occlusioni dell’intestino anche parziali, e perfino senza arresto completo delle materie fecali, sono pure causa abbastanza frequente di morte improvvisa nel¬ l’assenza assoluta di qualsiasi fenomeno morboso antece¬ dente. In tali casi, la morte avviene in stato algido con cianosi e con una sindrome che ricorda l’avvelenamento per acido solfidrico; e se si pensa, come dice il Bou-


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chard, che negl’individui abitualmente stitici si raccol¬ gono nell’intestino quantità enormi di ptomaine, è fa¬ cile il comprendere come queste possano venire ra¬ pidamente assorbite e produrre la morte. Il Sarazin, nelle sue « Mèmoires de mèdecine militaire » così poco lette eppure così interessanti, riporta un’osservazione relativa a un soldato che morì aH’improvviso in piena salute apparente, colla circostanza aggravante per i medici, che egli era uscito il giorno innanzi dall’o¬ spedale in cui non gli si era diagnosticata altra forma morbosa fuorché una cheratite molto sospetta e un imbarazzo gastrico leggiero. Alla necroscopia, si tro¬ varono tracce di periti Mite antica, che aveva condotto alla formazione di briglie cicatriziali e ad un restrin¬ gimento intestinale notevole con dilatazione del tenue in alto, contenente cinque litri di liquido e due fram¬ menti d’osso abbastanza voluminosi. Ai giorni nostri, un tale errore di diagnosi non -sarebbe di certo più possibile ; ma è utile leggere e sentire ripetere di quando in quando la storia degli errori commessi, perchè essa non è meno istruttiva di quella delle diagnosi cliniche più fortunate e straordinarie. 5° Malattie del rene. — Le nefriti—massime l’in¬ terstiziale — sono malattie latenti per eccellenza; e il Brouardel riferisce che, su ottanta perizie da lui com¬ piute per ricercare la causa d’un supposto avvelena¬ mento, non trovò che in dieci casi la sostanza vene¬ fica, mentre negli altri settanta trattavasi di malattie renali. Ecco, del resto, un caso tipico citato dal Pitres e riportato anche dal Duponchel. Un cittadino di Londra, di buona salute apparente, si sentì d’un tratto prostrato di forze mentre andava attorno per la città : entrato in una farmacia, gli fu somministrato un cor¬ diale dei più innocui ; ma appena lo ebbe bevuto, cadde a terra come fulminato. Ora, siccome le persone che


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Parte secoli da

avevano assistito a quella morte singolare asserirono che l’individuo era spirato in un accesso convulsivo, così il farmacista fu accusato d’avergli dato a bere una pozione contenente stricnina; e se non venne condannato ai lavori forzati, fu tutto merito dell’au¬ topsia che pose in rilievo una degenerazione cistica d’entrambi i reni. Pensiamo un poco — dirò anch’io a questo propo¬ sito col Duponchel — a ciò che avverrebbe nella truppa, e alla grave responsabilità che, in casi simili, si rovescia addosso al medico militare con una leg¬ gerezza non mai disgiunta da cattiveria, per la deplo¬ revole tendenza della folla a trovare in ogni caso di morte improvvisa un capro espiatorio che paghi il fio delle colpe degli altri, non escluse neppure quelle della natura. Un soldato, che abbia avuto qualche vo¬ mito, una leggera epistassi e un po’ di cefalea, può presentarsi alla visita-medica sotto la minaccia d’una uremia senza che nè egli nè il medico siano in grado di rendersi conto del pericolo imminente e senza che si pensi subito a far l’esame delle orine, il quale, del resto, nella nefrite interstiziale non è sempre positivo. Orbene, il soldato muore improvvisamente poche ore dopo la visita, e con tutta probabilità il medico è posto sotto processo. Mi si dirà che l’autopsia verrà in buon punto per fare la luce e che il medico, contro il quale s’era levato un coro di voci urlanti il crucifige, se 11’andrà puro d’ogni colpa ; ma io rispondo che nessun verdetto assolutorio varrà a compensarlo dei dolori sofferti, e che, anche quando vien proclamata la sua piena innocenza, gli si fa un gran vuoto d’intorno, perchè non soltanto i maligni, ma gli stessi indifferenti non possono sottrarsi al dubbio che egli debba la sua salvezza alla pietosa complicità dei colleghi. Data la possibilità, purtroppo non rarissima, d’uno


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di codesti casi in cui l’esito letale è dovuto o ad emor¬ ragia cerebrale, o a coma apoplettico o ad un accesso uremico in dipendenza diretta di un’affezione renale, i medici addetti ai corpi di truppa debbono prevenire, per quant’è possibile, ogni pericolo col seguire la co¬ stante abitudine di far l’esame delle orine di quei sol¬ dati, che si presentino alla visita narrando d’esser an¬ dati soggetti a epistassi ripetute ed accusando cefalea e dispnea anche di grado leggiero senza cause apprez¬ zabili: e qualora il primo esame fosse negativo, con¬ siglierei di trattenere per alcuni giorni codesti indi¬ vidui in osservazione nell’infermeria reggimentale, e di ripetere ogni tre o quattr’ore 1’ esame delle orine, come già dissi parlando dell’albuminuria. 6° Diabete. — Più del 50 n/0 dei diabetici muoiono per coma, il quale, se talvolta è preceduto da una serie di prodromi (perdita dell’appetito, rapida dimi¬ nuzione della quantità delle orine e dello zucchero, costipazione ostinata dell’alvo), insorge bene spesso all’improvviso e uccide in poche ore l’infermo, che forse non dubitava neppure d’esser affetto da diabete. Già ho insistito altra volta sulla necessità di far l’e¬ same delle orine di tutti quei soldati che presen¬ tino qualche sintomo sospetto (dimagramento pro¬ gressivo, sete intensa, abbondanza delle orine, eru¬ zioni eczematose); ed ora aggiungo che quest’esame ha pure una grande importanza prognostica, potendo svelare la comparsa dell’albuminuria, la quale avver¬ rebbe in un terzo almeno dei casi; albuminuria, di cui il Teissier enumera tre forme: a) L’albuminuria alternante, che insorge ordina¬ riamente nelle forme leggiere e intermittenti di dia¬ bete, e s’alterna in modo variabile colla glicosuria e colla fosfaturia, senz’aggravare notevolmente le con¬ dizioni dell’infermo.


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Parie seconda

b) L’albuminuria concomitante, che s’associa al diabete fin dalle prime fasi della malattia per dile¬ guarsi nelle ultime, ed è la forma più . comune d’albuminuria diabetica (diabete grasso). c) L’albuminuria sostitutiva, che è la più grave e digerisce dalla precedente per il fatto che, a un dato momento, essa sostituisce lo zucchero delle orine; co¬ sicché queste pèrdono il carattere diabetico per assu¬ mere quello della nefrite parenchimatosa cronica o in¬ terstiziale. In questa rapida rassegna, io non ho avuto dav¬ vero la pretesa d’enumerare e di descrivere tutte le malattie latenti a cui i medici militari possono tro¬ varsi di fronte nel loro esercizio professionale nell’e¬ sercito. Il mio scopo fu semplicemente quello di ri¬ chiamare la loro attenzione sulle forme più frequenti e di metterli in guardia contro i mille pericoli che, da un momento all’altro, possono sorgere in ogni si¬ stema e in ogni viscere: pericoli, che, se qualche volta uccidono il paziente, colpiscono sempre e in modo ir¬ reparabile la riputazione del medico, e servono d’in¬ centivo alla turba di quei malvagi che fingono di ve¬ dere nel corpo sanitario militare non già la difesa, ma l’oftesa del soldato.

b) Malattie larvate.

Le malattie larvate son quelle che si manifestano con sintomi variabili, proteiformi od oscuri, i quali sviano l’osservatore da una diagnosi esatta ; nel senso che, mentre la sua attenzione è rivolta ai disturbi di un organo o d’un sistema, l’affezione morbosa si va svolgendo in una parte lontana dell’organismo, dando luogo a un intreccio così disordinato di fenomeni, da


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far confondere un quadro nosologico coll’altro e da indurre nell’animo del medico un dubbio che lo tiene a lungo perplesso prima di pronunciare un giudizio. Appartengono a questa categoria: a) la malaria, della quale son note le manifesta¬ zioni a tipo nevralgico (massime a carico del trigemino) e a tipo accessionale comatoso, soporoso, apoplet¬ tico, delirante, algido, colerico, gastralgico, cardial¬ gie©, convulsivo, sincopale, dissenterico, ecc.; e in cui è sempre da raccomandarsi l’esame microscopico del sangue più volte ripetuto; b) la febbre tifoidea a decorso anomalo, e in specie il tifo ambulatorio, in cui i pazienti continuano ad at¬ tendere bene spesso alle loro occupazioni ordinarie, e presentano sintomi inconsueti che non sono in rap¬ porto colla gravità della malattia; c) le angine che, senz’alcun prodromo grave, pro¬ ducono talvolta aH’improvviso un edema della glottide o uno spasmo della laringe per l’eccitazione del la¬ ringeo superiore, a cui segue quasi sempre la morte; d) i dolori addominali, sacrali, lombari, sciatici e crurali, che sono spesso sintomatici di tubercolosi ge¬ nerale o locale, oppure di lesioni del bacino sia pri¬ mitive che secondarie ad affezioni degli organi vicini, come avviene, per esempio, nei casi d’aneurisma del¬ l’aorta addominale. Ma nel gruppo delle malattie larvate io pongo in prima linea le nevrosi, alcune frenastenie e il maggior numero delle psicopatie, perchè, soprattutto nelle loro fasi iniziali, si manifestano con sintomi variabili e fal¬ laci, e, per la loro grand’importanza neH’ambiente mi¬ litare, meritano d’essere studiate a parte e in modo più particolareggiato.

E. Trombetta.

13


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Parte seconda

I. — Le nevrosi. A) Epilessia.

I così detti stati epilettici sono, come vedremo, di varia forma, rappresentando tuttavia nel loro insieme una sola malattia, che è l’epilessia essenziale conge¬ nita; ma, accanto a questi, vi sono diversi stati epilettoidi, i quali hanno un significato sintomatico indipendente dall’epilessia essenziale e stanno principal¬ mente in rapporto o con una lesione organica del cer¬ vello o con un’intossicazione. Gli stati epilettoidi dovuti a mia lesione organica del cervello possono insorgere per ascessi, tumori, idro¬ cefalo, contusioni, focolai cicatrizzati della corteccia cerebrale, ecc.; e un esempio tipico ne abbiamo nella così detta epilessia jacksoniana, i cui accessi, che trag¬ gono origine da lesioni risedenti nelle circonvoluzioni psicomotrici, si manifestano prima sotto forma di con¬ vulsioni cloniche nei gruppi muscolari che corrispon¬ dono alla sede della lesione, per estendersi poi ai mu¬ scoli che sono in rapporto coi centri motori circostanti: per modo che le convulsioni passano dalla faccia a un braccio o ad una gamba, e viceversa. In questo gruppo figurano pure quegli accessi epilettiformi che insor¬ gono nella paralisi generale, nella demenza precoce, nella demenza per arterio-sclerosi cerebrale, e che per ciò sono da considerarsi come sintomi d’una lesione corticale : nè bisogna dimenticare che, anche in certe lesioni del sistema nervoso periferico, s’osservano degli accessi epilettiformi che costituiscono la così detta epi¬ lessia riflessa.


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Gli stati epilettoidi dipendenti da intossicazione pos¬ sono manifestarsi nell’età giovanile in seguito a ma¬ lattie infettive che danno luogo a lesioni cerebrali organiche ; ma è noto che, anche nell’età adulta, un fattore tossico può produrre gli stessi effetti morbosi ; ed esempi tipici ce ne forniscono l’uremia e l’alcoolismo, il quale ultimo ha rapporti intimi e diretti col¬ l’epilessia, anche per quel che concerne l’influenza ereditaria. E qui cade in acconcio il dire, a proposito dell’alcoolismo, che, accanto alXubbriachezza abituale, v’ha una forma d’ubbriachezza intermittente, la quale si manifesta con veri e proprii accessi periodici in in¬ dividui ordinariamente temperanti che, di quando in quando, sono assaliti da un desiderio invincibile per le bevande alcooliche (dipsomania), a cui essi s’abban¬ donano con trasporto per un numero variabile di giorni, riprendendo poi il loro sistema regolare di vita: tali sono i così detti bevitori trimestrali dei Tedeschi. Or¬ bene, mentre alcuni autori non vedono in quest’ubbriachezza intermittente che una semplice forma d’alcoolismo, il Magnan la considera come una sindrome episodica della degenerazione; e il Kràpelin, l’Aschaffenburg e il Gaupp sono d’avviso che questa sindrome stia a rappresentare una varietà d’epilessia. Nessuno mette in dubbio l’importanza medico-legale di tutti codesti stati epilettoidi, massime della dipso¬ mania; ma un’importanza ben maggiore ha, per i me¬ dici militari, l’epilessia essenziale, sia perchè le sue parvenze multiformi sfuggono talvolta all’osservazione, sia per i suoi intimi rapporti colla pazzia morale e colla delinquenza congenita, di cui dovrò occuparmi più tardi. Nello studio dell’epilessia essenziale dal punto di vista medico-legale militare, noi dobbiamo partire dal principio messo già in rilievo dal Mele, che, cioè: l’e-


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Parie seconda

pilessia è una forma morbosa molto complessa, a base degenerativa, la quale consta di sintomi somatici, fun¬ zionali e psichici non sempre riuniti nello stesso in¬ dividuo ; e se essa, per cause non ben determinate, tende a divenire completa, ossia a manifestarsi sotto la forma classica o psicomotoria, può rimanere, anche per tutta la vita, limitata a una sola delle sue manife¬ stazioni, e questa non essere la convulsione. Vediamo ora quali siano le principali di codeste ma¬ nifestazioni, insistendo ancora una volta sul fatto che esse non sono punto entità morbose distinte, ma al¬ trettante forme o varietà d’una stessa malattia, le quali possono insorgere ora isolate, ora riunite, oppure suc¬ cedersi Tuna all’altra, scompigliando tutto il quadro nosologico classico dell’epilessia com’era concepito e descritto per il passato, e giustificando il loro aggrup¬ pamento nella categoria delle malattie larvate. i° Accessi di debolezza motrice improvvisi e tran¬ sitori, non accompagnati da disturbi della coscienza. • 20 Accessi d’emicrania oftalmica a intervalli pe¬ riodici. 30 Accessi di cattivo umore, di tristezza o di collera senz’alcuna causa occasionale e senz’obnubilazione della coscienza. 40 Stati di stupore, in cui gl’individui si compor¬ tano ancora in modo abbastanza regolare, ma senza alcuna attività volitiva. Ora v’ha mutismo, ora verbigerazione, ora agitazione : segue per solito amnesia. 5? Accessi epilettici notturni, che insorgono all’in¬ saputa del paziente, il quale, il mattino nel destai si, accusa un malessere generale e cefalea: sovente v’ha alterazione dei riflessi, iniezione delle congiuntive, al¬ bumina nelle orine, enuresi. Un fatto che, sebbene sia raro, tuttavia ha una grand’importanza medico-legale, è il seguente : l’individuo ha talvolta la tendenza, ap-


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pena è cessato l’accesso, a voltarsi nel letto colla faccia in basso; e siccome il sonno post-epilettico è così pro¬ fondo che neppure la minaccia di soffocazione riesce a svegliare il paziente, così sopravviene la morte per asfissia. Ricordi il perito che ogniqualvolta si trova morta nel letto, e colla faccia contro i guanciali, una persona che si supponeva dotata di buona salute, le maggiori probabilità sono per la soffocazione avvenuta in seguilo a un accesso notturno ; e un tal giudizio può ritenersi quasi sicuro anche se l’individuo non fosse notoriamente affetto da epilessia. 6'1 Vertigine epilettica : in alcuni casi è più una sensazione d'abbagliamento che una vertigine vera e propria, ed è accompagnata da leggieri movimenti con¬ vulsivi, che, insieme col pallore del volto e coll’am¬ nesia successiva, ne fanno un accesso d’epilessia ru¬ dimentale e larvata. In altri casi, si ha la così detta assenza, caratteriz¬ zata da una sospensione momentanea delle funzioni psichiche: l’individuo diviene improvvisamente pallido, fissa lo sguardo nel vuoto e assume l’espressione ca¬ ratteristica dell’ebetismo. Passato l’accesso, egli ripi¬ glia la conversazione o il lavoro nel punto stesso in cui l’aveva lasciato ; oppure continua a compiere, au¬ tomaticamente, durante l’assenza, il movimento o il lavoro già cominciato: è da ricordarsi, a questo pro¬ posito, il caso citato dal Besson di quel barbiere che continuava a rader la barba ai suoi avventori colla stessa abilità come quando si trovava in confezioni normali. In linea eccezionale, l’assenza può prolungarsi per ore, giorni e settimane, costituendo allora quella,forma speciale di stato crepuscolare che comprende le fughe epilettiche, durante le quali l’individuo può eseguire azioni abbastanza complesse, come viaggiare in luoghi


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lontani e sconosciuti, soggiornare in alberghi, ecc.,senza poi conservare memoria alcuna de’ suoi pellegrinaggi. Si comprende facilmente quale e quanta importanza abbiano queste manifestazioni epilettiche in medicina legale militare per rapporto ai reati d’abbandono di posto e di diserzione. Certamente nessuno vorrebbe affermare che vi sia un epilettico in ogni disertore ; ma, data la non rara possibilità d’una forma di deter¬ minismo ambulatorio o di fuga epilettica nei militari, è dovere del perito di cercare in tutti i casi il nesso eventuale fra diserzione ed epilessia. I vari stati crepuscolari or accennati, i quali pos¬ sono precedere (aure) o seguire l’accesso convulsivo classico, o anche esserne del tutto indipendenti, rag¬ giungono la massima altezza patologica in quella forma che s’è convenuto di chiamare « epilessia psichica » su cui ritornerò ancora a proposito della delinquenza. 7° Epilessia psichica. Dobbiamo principalmente al Morel e alla sua scuola la conoscenza esatta di questa forma, la quale è del più grande interesse in medicina legale militare. Mancando in essa quei fenomeni con¬ vulsivi clamorosi, che rappresentarono per un lungo periodo di tempo la sola sindrome patognomonica dell’epilessia, e predominando invece l’elemento psi¬ chico, le sue manifestazioni non hanno nulla di comune con quelle ritenute come classiche e possono, per con¬ seguenza, dar luogo a errori d’interpretazione, le cui conseguenze sono pericolose non meno per la societàche j5er l’individuo che ne è colpito. L’epilessia psi¬ chica è quella forma in cui si manifesta più spiccatamente il carattere epilettico, del quale ho fatto cenno parlando della sorveglianza assidua che l’ufficiale me¬ dico deve esercitare su quei militari di truppa che gli venissero segnalati per qualche alterazione psichica degna di nota: e se, quand’essa è mite o iniziale, i


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suoi accessi (preceduti o no da leggieri sintomi mo¬ tori) può passare inosservata, quand’è grave o completa può assurgere improvvisamente alla forma d’un breve furore (raptus epilepticus), che s’esplica il più delle volte con un atto delittuoso. 8° Gran male o epilessia volgare (epilepsia major). Fino a pochi anni or sono, questa forma era — mi si permetta l’espressione — la sola epilessia ufficiale nel¬ l’esercito, perchè la maggior parte dei periti aveva la tendenza a subordinare ogni giudizio medico-legale all’accertamento dell’accesso classico. Ma sono lieto d’aggiungere subito che ormai tutti i medici militari son entrati in un ordine d’idee ben diverso, nè ve n’ha più alcuno che metta in dubbio che la scarica psichica è ben più grave e terribile della scarica mo¬ toria; perchè se quest’ultima rappresenta soltanto un pericolo per l'individuo che ne è colpito, esaurendosi completamente in esso e togliendogli perciò ogni mezzo di nuocere, la prima è un pericolo permanente per la vita collettiva. Preceduto dall’aura, che può essere sensoriale, va¬ somotoria, motoria e psichica, l’accesso convulsivo clas¬ sico s’inizia colla perdita improvvisa della coscienza : ond’è che se l’individuo è in piedi, cade violente¬ mente a terra emettendo talvolta un grido rauco o un gemito {grido epilettico), e poi vien colto dalle convul¬ sioni toniche, durante le quali il capo è portato all’indietro o ruotato da una parte; i lineamenti sono contratti, gli occhi immobili, rivolti all’interno e in alto ; il dorso irrigidito e piegato leggermente ad arco; gli arti estesi ; il polso frequentissimo, talora imper¬ cettibile, il che, secondo il Fagge, sarebbe dovuto alla compressione dell’arteria da parte dei muscoli contratti. Sul principio dell’accesso, il volto è d’un pallore cadaverico veramente caratteristico; pallore, che


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cede ben presto il campo a una tinta sempre più scura e infine decisamente cianotica, dovuta alla con¬ trazione tonica che irrigidisce il torace. A questo pe¬ riodo, che dura da quindici a trenta secondi, succede quello delle convulsioni cloniche, le quali, cominciando dalla faccia, che si fa livida, e dalla regione laterale del collo, si diffondono rapidamente a tutti i muscoli del tronco e degli arti, rimanendo tuttavia più carat¬ teristiche nel territorio dei muscoli mimici, dove dan luogo a contrazioni che si succedono rapide le une alle altre; mentre gli occhi ruotano nell’orbita, e la lingua viene sporta e poi ritirata fra i denti, per modo che vi si producono varie lesioni, la cui importanza medico legale è nota. La saliva che, raccolta in ab¬ bondanza nella bocca, non può venire inghiottita, esce sotto forma di schiuma sanguigna : si ha sovente emis¬ sione involontaria d’orina, di feci e di sperma. Il quadro generale di queste convulsioni cloniche è in¬ somma rappresentato essenzialmente da un succedersi tumultuoso di movimenti disordinati e da un rapido alternarsi della flessione e dell’estensione degli arti, per cui il paziente s’agita, si contorce e si rotola in terra o in letto tenendo le dita in coptrazione spastica, col pollice fortemente piegato nel cavo palmare: quando si cerchi d’estendere con forza questo dito dal lato dorsale, esso tende a irrigidirsi in estensione senza più piegarsi. Dopo cinque o sei minuti primi, il periodo clonico cessa col cessare delle convulsioni e col ritorno dei movimenti respiratori al ritmo normale ; e segue uno stato comatoso (coma post-epilettico) da cui l’individuo passa sovente al sonno naturale. Durante l’accesso, lo stato delle pupille non è co¬ stante : il Mairet e il Box sostengono che nel periodo tonico s’osserva la midriasi, e in quello clonico la


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miosi ; ma il fatto più importante è che la pupilla non reagisce allo stimolo luminoso, offrendoci in tal modo, . come vedremo a suo tempo, un segno prezioso per distinguere l’accesso vero dal simulato. I riflessi cu¬ tanei e tendinei mancano durante l’accesso e riman¬ gono aboliti o diminuiti per breve tempo anche dopo; mentre si presentano più tardi transitoriamente aumen¬ tati. 11 polso è irregolare e, come ho detto dianzi, talmente piccolo, che qualche volta sembra mancare ; in specie nelle convulsioni violente. Diagnosi dell’ epilessia. Ritornerò sull’ argomento quando parlerò dell’accesso epilettico simulato : per ora mi ristringerò a dire che la diagnosi dell’epilessia, indipendentemente da ogni fenomeno convulsivo, si fonda innanzi tutto sopra un’ indagine anamnestica com¬ pleta ed estesa fino all’infanzia (eclampsie) e alla fa¬ miglia (ascendenti o collaterali epilettici). Quando man¬ chino i dati anamnestici, o siano incerti e contradditori, i migliori criteri diagnostici sono: a) La rapidità con cui insorge il disturbo psichico, qualunque ne sia la forma. b) Il profondo disturbo della coscienza e i feno¬ meni d’automatismo psico-motore. c) La pronta remissione dei fenomeni con amnesia completa o incompleta (quest'ultima non è rara) di tutto il periodo della malattia. d) La presenza di quelle gravi note antropologi¬ che, le quali s’osservano più frequentemente negli epilettici (plagiocefalia, plagioprosopia, cranio obliquo del Lasègue). e) La presenza di reliquati d’antiche malattie ce¬ rebrali (emiplegia spastica infantile, asimmetrie negli arti, strabismo). Per quanto riguarda la responsabilità giuridica, dirò che questa non può considerarsi soppressa per il solo


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fatto che il reo è notoriamente epilettico. Ma siccome 1’ atto incriminato, data la frequenza e la fugacità delle manifestazioni psicopatiche, può sempre trovarsi in relazione con un accesso che sia passato inavver¬ tito (accesso vertiginoso, larvato o psichico), così i giudici dovranno essere prudenti e miti nell’applicare la pena, considerando che la mannaia troncò in altri tempi il capo a centinaia d’epilettici, a cui oggi s’a¬ prirebbero invece le porte del manicomio criminale. La proposta dello Zacchia di non punire i reati del¬ l’epilettico commessi tre giorni prima o tre giorni dopo la crisi, è forse giusta, ma troppo generica: ed è pre¬ feribile quella del Krafift-Ebing, secondo cui nelle aule giudiziarie si dovrebbe sempre ammettere il prin¬ cipio che Vepilessia è per sè stessa ima circostanza attenuante del delitto. 0

b) Corea.

L’enumerare sotto forma di brevi ricordi i sintomi della corea, equivale a segnalare all’attenzione del medico legale militare i punti essenziali su cui dovrà fondare la diagnosi precoce della malattia e quella differenziale tra le forme vere e le simulate (rarissime). I sintomi iniziali son costituiti essenzialmente da un insieme di atti e di movimenti maldestri i quali non hanno propriamente nulla di morboso che colpisca i • profani, ma che debbono richiamare l’attenzione del medico addetto ai corpi di truppa, il cui pensiero costante — come già dissi altra volta — ha da essere sempre rivolto alla possibilità dell’accertamento pre¬ coce di tutte quelle affezioni che esercitano un’influenza funesta sulla vita collettiva. Se adunque gli verrà se¬ gnalato un individuo svogliato, disattento e maldestro,


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che sia solito a sbagliare i primi esercizi colle armi, o a commettere una serie non interrotta di sbadatag¬ gini, di malefatte e di guasti ne’ suoi oggetti di cor¬ redo, per cui sia giornalmente rimproverato o punito, il medico non lo dovrà più perdere di vista, ma lo sottoporrà a una diligente osservazione nel reggimento stesso, quasi a sua insaputa ; perchè quegli atti, riferiti a disattenzione, a disobbedienza o peggio, sovente non son altro che manifestazioni iniziali della corea, le quali aumenteranno, invece di scemare, coi rimproveri e coi castighi. I sintomi più avanzati sono per contro così caratte¬ ristici, che non sfuggono più neppure agli occhi dei profani. Ordinariamente queste manifestazioni della corea non avvengono in parecchi gruppi muscolari a un tempo, ma cominciano per solito in un arto — più spesso in un braccio — per diffondersi poi lentamente all’arto dell’altro lato e alla faccia. In quest’ultima le contrazioni dei muscoli mimici dan luogo a smorfie e a contorcimenti, soprattutto delle labbra, associati a movimenti irregolari della lingua che disturbano la parola, la masticazione e la deglutizione; mentre negli arti è un succedersi continuo di atti disordinati i quali contraddicono tutti alla nota legge che i movimenti coordinati seguono sempre la via più corta, che è la linea retta : per conseguenza, nelle braccia, pronazione e supinazione, abduzione e adduzione alternantisi ra¬ pidamente; flessione ed estensione nelle dita; contra¬ zioni dei muscoli della spalla, per cui il paziente non riesce a porgere la mano, ad afferrare un oggetto, a infilare un ago, e, nei casi gravi, neppure a portar il cibo alla bocca nè a vestirsi: nelle gambe, movimenti consimili per i quali è ben difficile conservar l’equi¬ librio e che danno all’andatura un carattere speciale ondulatorio (andatura dei pattinatori). Un tale insieme


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di moti incoordinati costituisce la così detta folte musculaire dei francesi, la quale cessa nel sonno, salvo che non sia agitato da sogni paurosi: fatto questo, che dev’esser tenuto presente dal perito militare per non cadere nell’erronea credenza che la cessazione dei movimenti coreici nel sonno sia una prova di simula¬ zione. Per quanto riguarda ancora i sintomi fisici della corea, aggiungerò che la sensibilità generale non par¬ rebbe alterata, mentre s’osserverebbe un aumento del¬ l’eccitabilità elettrica dei nervi, negata da alcuni au¬ tori: le pupille son ordinariamente midriatiche e tarde a reagire allo stimolo luminoso: sono frequenti le al¬ terazioni delle orine (poliuria, aumento dell’urea, albuminuria non costante): non di rado s’associano alla corea de’ vizi valvolari cardiaci. Non meno importanti dei sintomi fisici sono quelli psichici, che talvolta bastano da soli a legittimare un giudizio d’inabilità al servizio. Se nelle forme miti della così detta corea cronica di Huntington s’osserva soltanto irritabilità esagerata, cattivo umore abituale e indebolimento progressivo della memoria, nelle forme più gravi, l’aumento di tali sintomi s’alterna con pe¬ riodi di depressione profonda ; la facoltà attentiva va dileguandosi a grado a grado; l’associazione delle idee è turbata; la riproduzione delle idee è difettosa; nè è raro il caso che si svolga una vera e propria psicosi con illusioni, allucinazioni e interpretazioni deliranti. Per concludere circa questa nevrosi : se, dall’insieme dei fatti che ho esposti, risulta perfettamente logico un provvedimento medico-legale temporaneo (lunga licenza di convalescenza nei militari) in tutti quei casi i quali decorrono senza sintomi gravi e senza compli¬ cazioni, non bisogna però dimenticare che si dànno de’ casi di corea che, fin dalle prime visite, infondono


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nell’animo la convinzione d’una prognosi infausta: tali son quelli che decorrono con insonnia ostinata, la quale è ritenuta con ragione uno dei segni pronostici più sfavorevoli; quelli associati ai vizi cardiaci e alle tu¬ mefazioni articolari; e tinelli, infine, della così detta corea psicopatica, incili i sintomi psichici predominano nel quadro morboso.

c) Isterismo. Io condivido pienamente l’opinione di quegli autori i quali, pur ammettendo che l’isterismo sia una nevrosi ereditaria tipica con sede assai probabile nella cor¬ teccia cerebrale e con sintomi somatici suoi proprii (stimmate), pensano che si debba considerare come una nevrosi essenzialmente psichica e che possa figu¬ rare talora di pieu diritto fra le psicopatie; giacché in essa domina in modo quasi assoluto la facoltà d’im¬ maginazione, la quale assurge addirittura all’altezza d’una potenza creatrice di disturbi funzionali, conce¬ piti dapprima sotto la pura e semplice forma d’un pensiero. L’isterismo, ch'io chiamerei volentieri la nevrosi prodigiosa, perchè infatti alcune delle sue manifesta¬ zioni son altrettanti prodigi patologici del sistema ner¬ voso e della psiche, ha lasciato dietro di sè attraverso i secoli una lunga striscia luminosa di cui son for¬ mate le aureole d’una moltitudine di santi; ma ha scritto pur anco a caratteri di sangue il martirologio degl’indemoniati e degli ossessi, di cui oggi, per uno strano ricorso atavico, assistiamo ancora a qualche episodio.

Chi volesse fare la storia dell’isterismo dall’antichità più remota fin ai nostri tempi, colle sue misteriose


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propaggini della suggestione, della fascinazione, del¬ l’estasi, del sonnambulismo e del medianismo, ci da¬ rebbe la storia completa della superstizione e dei miracoli, delle azioni quasi divine e di quelle diabo¬ liche, della suggestione religiosa e politica nelle folle, donde s’ originarono le associazioni conventuali, le sètte e gli scismi : ci darebbe, in una parola, la storia clinica dell’umanità, i cui grandi periodi si sono stra¬ tificati nei secoli, come le epoche millenarie del nostro pianeta si sono stratificate nella sua corteccia. E dunque assurdo il disconoscere l’enorme influenza dell’isterismo sulle azioni psichiche, sia individuali che sociali; com’era assurdo il fare di questa nevrosi un retaggio esclusivo del sesso femminile, localizzandone l’origine nelle ovaie; poiché, infatti, le osservazioni più precise della nevrologia e della psico-patologia moderne ci hanno segnalato — e ci vanno ogni giorno segnalando — delle schiere innumerevoli di uomini isterici in cui i fenomeni somatici, funzionali e psichici non son davvero meno spiccati che nelle donne; senza tacere che un notevole contributo alla nevrosi vien fornito dall’esercito, dove nessuno può negare che, oltre all’istinto d’imitazione, gli agenti provocatori (come chiama il Charcot le cause occasionali) non spieghino un’ influenza potentissima sotto forma di nuove consuetudini di vita, di freno disciplinare, di strapazzo fisico, e via dicendo. Riassumerò, conforme¬ mente ai limiti fissati a questo manuale, le nozioni indispensabili al perito per stabilire la diagnosi medico¬ legale dell’isterismo. I sintomi sensitivi e motori di questa nevrosi si di¬ stinguono in due gruppi, i quali però si trovano quasi sempre associati l’uno all’altro in modo variabilissimo e sotto apparenze molteplici.

i° Stimmate isteriche.


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a) Nella sfera motoria: contrattura e paralisi dei muscoli oculari estrinseci; ptosi; bleforospasmo; pa¬ ralisi dei vari muscoli laringei, in specie dei tiro-aritnoidei posteriori, donde voce rauca o afonia; movi¬ menti incoordinati degli arti, simili a quelli della corea (corea isterica); contratture che possono durare mesi e anni, per sparire a un tratto in seguito all’applica¬ zione della corrente faradica o ad un’emozione; pa¬ ralisi d’uno o di più gruppi muscolari; emiplegia, paraplegia, quadriplegia. b) Nella sfera sensitiva : anestesia isterica, la quale occupa, ora dei punti circoscritti sotto forma di placche o isole, ora invece s’estende a tutto un arto e perfino al corpo intero ; donde Vanestesia isterica a segmenti, l’emianestesia isterica e l’anestesia isterica totale. D’un discreto valore medico-legale è Vanestesia del velo pen¬ dalo e della faringe, molto frequente negl’isterici. — Iperestesia isterica, la cui distribuzione sulla superficie del corpo è analoga a quella dell’anestesia: punti di pressione isterici o zone isterogene, su cui la pressione provoca dolore, seguito dalla comparsa del bolo iste¬ rico e talvolta dall’insorgenza d’un accesso. — Ne¬ vralgie di sede variabile: emicrania oftalmica; dolore fisso e terebrante sul vertice del capo (chiodo isterico). c) Nel campo dei sensi specifici : i° Vista. Diplopia o poliopia monoculare; copiopia (iperestesia della branca oftalmica del Y paio e del nervo ottico) ; iperestesia e anestesia retinica ; la quale ultima si manifesta con ambliopia o con amaurosi; variabilità grandissima del diametro pupillare; restrin¬ gimento del campo visivo: inversione dei colori; di¬ scromatopsia e acromatopsia. 20 Udito. Iperacusia e ipoacusia ; sensazioni subiet¬ tive; allucinazioni acustiche. 30 Olfatto. Iperosmia, iposmia, paraosmia e anosmia :

starnuti convulsivi.


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4° Gusto. Esagerazione di finezza del senso (ipergeusia) ; alterazioni del senso, come ripugnanza per certi cibi e tendenza per certi altri, anche di sapore sgradevole (parageusia); perdita del senso (ageusia) e tendenza per alcune sostanze non mangiabili, come la creta, il carbone, ecc. (pica isterica). d) Nel campo vasomotorio : dermografia: emor¬ ragie cutanee; edemi circoscritti. e) Nel campo trofico', caduta delle unghie; penifigo sul dorso delle mani; eczema, orticaria, canizie improvvisa. f) Nei vari organi'', bolo isterico, eruttazioni, vo¬ mito, gastralgie ed enteralgie, timpanismo, borborigmi, singhiozzo, cardiopalmo (angina pectoris isterica). g) Nello stato generale: insonnia, anoressia o bu¬ limia; polidipsia; febbre isterica (temperatura febbrile senza causa apprezzabile). 2° Accessi isterici. Nella forma più comune e leg¬ giera, insorgono ordinariamente in seguito ad emo¬ zioni, e s’iniziano col bolo isterico, con vertigine, car¬ diopalmo, scoppi di pianto o di riso, a cui seguono le convulsioni — accompagnate o no da caduta — le quali, in un primo periodo, possono esser toniche e dar luogo a rigidità del tronco e delle gambe con produzione d'opistotono; mentre, in un secondo pe¬ riodo, si risolvono in una serie di movimenti strani ma coordinati, i quali fan nascere il sospetto che sian compiuti a scopo di frode : le braccia son agitate con violenza; il capo vien battuto contro le pareti o in terra ; le palpebre sono per solito chiuse, e, quando si riesce ad aprirle colla pressione digitale, lasciano scorgere i globi oculari ruotati in alto ; la faccia non è nè pallida nè livida come nell’epilettico, ma arros¬ sata; la coscienza no7i è mai completamente abolita, tant’è vero che se il paziente non risponde alle do-


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mande, può tuttavia subire l’influenza della voce di qualcuno dei presenti, e perfino difendersi e lottare contro chi cerchi di trattenerlo, emettendo grida, urli o suoni inarticolati. Dopo alcuni minuti, le convulsioni cessano; ma mentre l’individuo giace depresso e an¬ sante, insorgono di nuovo con intensità uguale o mi¬ nore delle prime: le quali alternative si possono ripe¬ tere per parecchie ore di seguito, finché cessano del tutto e il paziente ritorna allo stato normale senza passare per lo stadio comatoso. Oltre a questi piccoli accessi che — si noti bene — vengono purtroppo scambiati molto spesso con accessi epilettici simulati, insorge talora, ma assai più rara¬ mente, il grande accesso isterico (istero-epilessia, iste¬ ria maior), in cui il Charcot distinse: i° il periodo delle convulsioni epilettiformi ; 20 quello delle contor¬ sioni o clownismo ; 30 quello degli atteggiamenti pas¬ sionali ; 40 quello del delirio. Allorché quest’ accesso s’esaurisce — come talvolta avviene — nel periodo epilettoide, la diagnosi differenziale tra isterismo ed epilessia si presenta singolarmente difficile ; ma è da osservarsi che, dal lato medico-legale militare, una tale distinzione non ha che una scarsa importanza, poiché tanto l’accesso isteroepilettico, quanto l’accesso epilettico puro richiedono un eguale provvedimento: l’inabilità definitiva al servizio militare. Per la dia¬ gnosi differenziale tra il piccolo accesso isterico e quello epilettico, la quale interessa maggiormente il perito a motivo del diverso provvedimento da applicarsi, in tal caso, alle due nevrosi (articolo 220 dell’elenco), val¬ gano i seguenti caratteri distintivi principali :

E. Trombetta.

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Accesso epilettico

Caratteri

Accesso isterico

Causa occa¬ Variabile e incerta Eccitazione psichi¬ ca di qualsiasi sionale specie. Aura

È di varia natura È più spesso visce¬ (motoria, senso¬ rale (dolore nel¬ l’addome, regione riale, psichica) iliaca o epigastri¬ ca: bolo isterico). Anche quand’è motoria (contra¬ zioni muscolari varie), non man¬ cano mai le sen¬ sazioni addomina¬ li e il bolo.

Caduta

Improvvisa

Grido

Caratteristico, pro¬ Può mancare. Se dotto da un’ espi¬ vien emesso, non razione forzata che ha nulla di carat¬ coincide con uno teristico. spasmo della la¬ ringe

Colore volto

Non improvvisa.

in II volto è ordinadel Pallidissimo 11 a- riamente arrossa¬ principio, poi eia to. notico

Spasmo to- Brevissimo nico Convulsioni cloniche

Dura più a lungo e s’associa con opistotono.

Rapido alternarsi Più che spasmi mudi spasmi musco- scolari, son movi-


Malattie latenti e malattie larvate nella truppa

Caratteri

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Accesso epilettico

Accesso isterico

lari e di rilassa¬ menti , che dan luogo a movimen¬ ti meccanici e sen¬ za scopo

menti coordinati tendenti a uno scopo, che è, per lo più, una scena di violenza.

A

Riflessi cor¬ Son aboliti neale e pu¬ pillare

Persistono. E però possibile tmo spa¬ smo dello sfintere I irideo, che simula una rigidità della pupilla in miosi.

Coscienza

Non è del tutto abolita.

*

0

È abolita

Durata del¬ Raramente eccede Può durare da un l’accesso i cinque minuti quarto d’ora a pa¬ recchie ore, e so¬ vente si rinnova. Amnesia

Immancabile. (Una Il paziente ricorda memoria rudi men¬ spesso le fasi del¬ tale può essere l’accesso. conservata nell’ equivalente psichi¬ co)

Stato post-e¬ Stuporoso e coma¬ Non v’ ha, dopo pilettico toso l’accesso, nè stor¬ dimento nè stu¬ pore. Orine dopo Il residuo fisso to¬ Il residuo fisso to¬ l’accesso tale è aumentato. tale è scarso. È au¬ Non è modificata mentato il rappor¬ la formula dei fo¬ to tra i fosfati ter¬ sfati rosi e gli alcalini.

1


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Parte seconda

Al perito militare può presentarsi, in pratica, una grave difficoltà diagnostica quand’egli si trovi di fronte ad accessi epilettici minori seguiti immediatamente da altri accessi, la cui natura isterica non è dubbia (con¬ vulsioni isteroidipost-epilettiche) : difficoltà, ch’è aumen¬ tata dal fatto che gli accessi epilettici son così leggieri da passare quasi inavvertiti, mentre gli accessi isterici son così clamorosi da richiamare da sè soli l’attenzione del medico e da servir di fondamento esclusivo al giudizio medico-legale. In questi casi, l’unico criterio che possa guidare alla diagnosi è quello fornito da una storia anamnestica completa, raccolta per mezzo d’informazioni diligenti e minuziose durante il periodo d’osservazione nell’ospedale, e dalla quale dovrà ri¬ sultare se il paziente abbia avuto in altro tempo qual¬ che accesso più grave con sintomi non dubbi di na¬ tura epilettica; giacché non bisogna dimenticare che si tratta, quasi senz’ eccezione, d’uno stato isteroide sovrappostosi, nell’età pubere, ad accessi epilettici che già si manifestavano nell’infanzia. È quasi inutile rag¬ giungere che, accertata questa diagnosi, il perito dovrà decidere senz’altro per l’inabilità definitiva al servizio militare. Sintomi psichici dell’isterismo. Le linee fondamen¬ tali del carattere isterico sono : l’equilibrio instabile delle funzioni psichiche, la grande facilità alle sugge¬ stioni, l’intensità potente di reazione del meccanismo psichico e la rapida variabilità delle eccitazioni. I)a quest’tìito^^zVi viorale, come la chiama Huchard, risulta che se, in principio, i sentimenti si estrinsecano sem¬ plicemente con alterazioni dell’umore consueto, più tardi invece erompono colla violenza di veri stati pas¬ sionali, in cui, data la grande variabilità delle impres¬ sioni, si possono sorprendere tutti i toni della gamma sentimentale, in specie i due estremi : l’allegria smodata


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e la tristezza profonda. Ma v’è un altro fatto che, per il medico legale militare, è anche più importante. Siccome il predominio delle impressioni psichiche do¬ lorose su tutte le altre impressioni rende gl*isterici indifferenti a ogni altra cura che non sia lo studio costante delle proprie sofferenze vere o immaginarie, e siccome, d’altra parte, coloro che li circondano fini¬ scono col disinteressarsi del racconto dei loro eterni malanni, così avviene che essi giungono, non solo a esagerarli, ma ben anche a simularli e a provocarli con tutti i mezzi possibili, non esclusi i più ripugnanti e dolorosi, con una tenacia veramente straordinaria. Adunque, la menzogna e la simulazione sono, insieme colle false denunzie, i segni più spiccati del carattere isterico: ed è appunto su questo fatto di valore me¬ dico-legale grandissimo ch’io richiamo tutta l’atten¬ zione del perito militare, perchè nei casi di simula¬ zione ostinata egli scoprirà non di rado un fondo iste¬ rico: e sarà allora suo dovere lo studiare diligentemente l’individuo sospetto, rifuggendo da ogni provvedimento disciplinare e da ogni perizia comprovante la frode; provvedimento e perizia, le cui conseguenze potrebbero essere molto gravi, e andar a colpire* un nevropatico invece d’un poltrone o d’un malvagio. Fra le manifestazioni meno frequenti dell’isterismo son da accennare : Vestasi, il sonnambulismo e i veri e proprii stati di sonno che posson durare settimane e mesi ; la catalessia, la quale giunge fino alla flessibilità cerea dei muscoli ; le psicosi isteriche, le quali son costituite da una sindrome mentale, che insorge nel decorso dell’isterismo con dei caratteri riproducenti lo stato psichico della nevrosi, e s’impone talmente nel quadro nosologico, da sostituire, in certo qual modo, i disturbi funzionali preesistenti. Di codeste manifesta¬ zioni isteriche, quella che più interessa il perito militare


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è il sonnambulismo, il quale merita perciò alcune con¬ siderazioni a parte. Il sonnambulismo spontaneo o provocato, che rap¬ presenta l’automatismo psichico nella sua forma più completa, è uno dei problemi più difficili della me¬ dicina legale militare ; non per il suo accertamento, ch’è anzi abbastanza facile, ma per i due fatti seguenti, il primo dei quali fu messo in rilievo dallo Sgobbo già da parecchi anni. (L’isterismo nell uomo e l'iste¬ rismo nell’esercito. — Giornale di medicina militare. 1887). i° L’ufficiale medico può aver occasione di visitare un iscritto o un militare di truppa, il quale, per esi¬ mersi dal servizio, si presenta con un disturbo reale (motorio o sensitivo) statogli suggestionato durante il sonno ipnotico che, coni’è noto non è altro che un sonnambulismo provocato. E qui la questione è com¬ plicata dal fatto che, non soltanto gl’isterici, ma ben anche gl’individui normali sono sensibili alle pratiche ipnotiche (Bernheim, Liegeois, Brémand, Liebault). Si tratta dunque di decidere se l’alterazione presen¬ tata .dall’inscritto o dal soldato sia una vera e propria manifestazione ^dell’isterismo, oppure sia stata procu¬ rata colla suggestione ; e, in questo bivio difficile, lo Sgobbo consiglia al perito le norme seguenti : a) Raccogliere diligentemente l’anamnesi e fare un minuzioso esame somatico, funzionale e psichico, per stabilire se nell’individuo v’ha un fondo isterico. b) Osservare con quali mezzi e in quanto tempo il paziente s’ipnotizzi; giacché se egli cade immedia¬ tamente nel sonno al comando di dormire o ad una rapida occhiata, si potrà ragionevolmente sospettare che sia stato educato alle pratiche ipnotiche. c) Osservare se s’ottengono facilmente delle sug¬ gestioni ; la guai cosa è rarissima in persone non 'iste¬ riche.


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d) Finalmente cercare (e questa sarebbe la prova più decisiva) di far confessare, nello stato sonnambolico, all’individuo ipnotizzato come si sia determinata quella sua alterazione: il che s’ottiene in generale ab¬ bastanza facilmente. 20 E noto come certi atti compiuti dagl’isterici (o da individui suggestionati) durante lo stato sonnambolico, rivestano il carattere di reati, di cui i più fre¬ quenti sono le false testimonianze e le denunzie di de¬ litti immaginari : orbene, quale sarà il parere del me¬ dico legale, chiamato in tali casi a giudicare circa lo stato mentale di codesti individui? Il Bianchi racco¬ manda molto giustamente al perito di tener conto della possibilità d’una suggestione, massime se il pa¬ ziente sia ipnotizzabile e si sia altre volte assoggettato all’ipnosi, per cui abbia acquistato col lungo esercizio una certa facilità alla suggestione : oppure di vedere se non si tratti piuttosto di un’autosuggestione spon¬ tanea, come un’allucinazione, un’illusione, o un pen¬ siero, che si presenta non di rado con tutte le qua¬ lità e le attrattive d’una verità obbiettiva. Ma se l’atto criminoso — soggiunge il Bianchi — fu compiuto colla consapevolezza del reato, colla coscienza dello scopo delittuoso e dei mezzi adeguati a raggiungerlo ; se ogni suggestione può esser esclusa e non si possa in¬ vocare alcuna delle circostanze ora accennate, che sop¬ primono o diminuiscono la responsabilità, allora l’iste¬ rico dovrà essere chiamato a rispondere de’ suoi atti dinanzi alla legge. (.La responsabilità nell'isterismo. — Rivista sperimentale di freniatria, 1890). Provvedimenti medico-legali militari. — S’è visto nella parte I che gli articoli 22 e 23 dell’elenco non concedono al perito la facoltà di pronunziare un giu¬ dizio definitivo nei casi d’isterismo e di sonnambu¬ lismo se non al termine del periodo di rivedibilità ; A

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ma qui occorre aggiungere che se una tale prescri¬ zione può esser logica nelle forme leggerissime, rudi¬ mentali o sospette, sarebbe invece erronea quando si trattasse di quelle forme caratterizzate o da un succedersi frequente d’accessi, o da quelle alterazioni che danno all’isterismo l'impronta d’una vera e propria psicosi : giacché nessuno vorrà sostenere che tali forme giun¬ gano a guarigione nel periodo d’uno o di due anni, o che possano diventare da un giorno all’altro com¬ patibili col servizio militare. Non v’ha dubbio che, in questi casi, il miglior provvedimento sarà quello del¬ l’inabilità definitiva; ben inteso, dopo che la nevrosi sarà stata accertata nell’ospedale.

D) Nevrastenia. Le numerose e precise osservazioni di questi ultimi anni autorizzano ad ammettere che la nevrastenia, la quale è essenzialmente caratterizzata da una grande eccitabilità associata a un’estrema facilità d’esaurimento del sistema nervoso, si presenti sotto due forme ben distinte che debbono sostituire ormai quella lunga se¬ rie di varietà puramente scolastiche di nevrastenia, fatte apposta per complicare, non di certo per semplificare, il problema della diagnosi; e queste due forme sono: la nevrastenia congenita, o costituzionale, o eredita¬ ria ; e la nevrastenia acquisita, o da esaurimento. La prima, come dice il nome stesso, è sempre il ri¬ sultato d’un esaurimento congenito del sistema ner¬ voso, ereditato da genitori essi stessi esauriti, nevropatici o psicopatici: la seconda è uno stato d’esau¬ rimento fisico e psichico, che si manifesta in un pe¬ riodo variabile della vita — di rado prima della pu¬ bertà — e che è dovuto o ad un lavoro cerebrale ecces-


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sivo, o a lunghe e ripetute eccitazioni psichiche, o a veglie laboriose, agitate, frequenti, non ristorate da un sufficiente riposo. Comincerò coll’enumerare i sintomi essenziali della nevraste?iia ereditaria o congenita, per riassumere poi in poche parole quelli della nevrastenia acquisita (la cui importanza medico-legale militare è assai minore), allo scopo di facilitare al perito la diagnosi differen¬ ziale tra le due forme; facendo osservare che siccome si tratta d’una nevrosi in cui predomina l’elemento psichico similmente a (pianto avviene nell’isterismo, così sono appunto i sintomi psichici che danno alla malattia l’impronta più caratteristica. Sintomi psichici. — Quantunque l’intelligenza sia normale, anzi talvolta superiore alla normale, tuttavia s’osserva, come fatto culminante, che il lavoro men¬ tale è reso difficile e spesso anche impedito da un sentimento doloroso d’insufficienza, a cui s’associa una sensazione fisica molto accentuata di fatica. Sono a que¬ sto riguardo interessantissime le ricerche del Weygandt di Wurzbourg sulla capacità al lavoro intellettuale dei nevrastenici congeniti mediante il metodo psicome¬ trico, a cui restringerò le mie citazioni avendo avuto campo di controllarne personalmente l’esattezza. I pa¬ zienti devono fare, in un tempo determinato, delle piccole addizioni continue d’una sola cifra, notando ogni intervallo d’un minuto: in tal modo, fissando il quantitativo di lavoro compiuto in ciascuna unità di tempo, si stabilisce la così detta curva del lavoro. Or¬ bene, mentre negl’individui normali la produzione si accresce ordinariamente nei primi due-quattro quarti d’ora per l’aumento dell’esercizio, nei nevrastenici congeniti s’osservano degli sbalzi improvvisi nel corso della produzione, la quale si modifica, ogni cinque minuti, nell’enorme proporzione del 50 %. Vedremo


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fra poco le differenze che presentano, a questo riguardo, - gl’individui affetti da nevrastenia acquisita esaminati collo stesso metodo psicometrico. La coordinazione delle idee è integra; ma per di¬ fetto della facoltà attentiva, di cui dirò subito, non è sempre rapida nè continua. La memoria presenta gli stessi caratteri d’instabilità e di sforzo. L’immaginazione è non di rado vivacissima ; però le sue rappresentazioni si succedono e si dileguano ra¬ pidamente come quadri dissolventi, senza lasciar tracce durevoli. Ma i sintomi psichici caratteristici, su cui richiamo tutta l’attenzione del perito, sono: l’indebolimento della volontà o abulia; le alterazioni cenestesiche e le fobie: le quali ultime insorgono nelle forme più gravi e avan¬ zate. Studiamoli brevemente. Abulia. — Le sue prime manifestazioni sono sem¬ plicemente costituite da un difetto d’attenzione volon¬ taria (ipoprosessi)\ cosicché i pazienti, pur lottando ancora contro il torpore della volontà, mostrano già una certa intolleranza a fissarsi a lungo sopra un dato argomento, a protrarre la lettura anche di libri piace¬ voli, a occuparsi di materie che richiedano uno sforzo attentivo. Se su questo periodo iniziale, meritevole dei più grandi riguardi e della più diligente osservazione, non esercita la sua salutare influenza una terapia op¬ portuna, soprattutto psichica, i pazienti non tenteranno neppure più di far fronte all’indebolimento progres¬ sivo della volontà e cadranno ben presto nell’abulia completa. Essi, come dice benissimo il Guislain, sanno ancora volere mentalmente secondo le esigenze della ra¬ gione, ma sono impotenti a operare in conformità delle intenzioni : vorrebbero lavorare e non possono, perchè la loro volontà non può più varcare certi limiti, come


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se subisse un arresto improvviso: insomma, l’idea vo¬ litiva non si trasforma più in determinazione attiva. Alterazioni cenestesiche. — Predomina generalmente l’umore ipocondriaco, ma non in modo costante. In¬ fatti s’osservano abbastanza sovente dei periodi d’umor gaio e d’euforia, i quali corrispondono a spe¬ ranze che sembrano realizzabili a breve scadenza, a disegni che si vogliono effettuare a ogni costo ; ma seguono immancabilmente degli stati di sconforto pro¬ fondo, in cui ogni speranza vien meno e ogni scopo apparisce così lontano e difficile, che la volontà si ri¬ fiuta di fare il minimo sforzo per conseguirlo. Da questo periodo, ch’è un’alternativa continua d’irre¬ quietezza e di depressione, si passa quasi insensibil¬ mente a quello delle fobie, che sono angosce vivissime prodotte da cause diverse e talora insignificanti (nosofobia, agorafobia, claustrofobia, tanatofobia, ecc.); e, nei casi gravissimi, si giunge fino alle idee coatte e alle ossessioni, delle quali la più comune è la così detta follia del dubbio, che, iniziandosi sotto quella forma che il Legrand du Saulle chiama col nome molto espressivo di ruminazione psicologica, ha poi un de¬ corso fatalmente progressivo e termina in una vera e propria psicosi, il cui carattere fondamentale è la com¬ pleta disgregazione della volontà. Sintomi fisici, (Stimmate nevrasteniche). a) Note degenerative : sono isolate e non raggrup¬ pate come nelle frenastenie e nella delinquenza con¬ genita. Sono frequenti soprattutto le asimmetrie fac¬ ciali, il palato ogivale, l’arcata dentaria iperbolica o ellittica, le anomalie toraciche, il tipo adenoideo. b) Disturbi motori: contrazioni muscolari fibril¬ lari, massime dell’orbicolare delle palpebre; tremore; achinesia algera (tendenza all’immobilità per evitare fatica o dolore); esagerazione dei riflessi, in specie


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del patellare ; aumento dell’eccitabilità muscolare e ner¬ vosa meccanica, mentre rimane inalterata l’eccitabilità elettrica. c) Disturbi sensoriali : visione di scotolili scintil¬ lanti ; astenopia nervosa ; discromatopsia soprattutto per l’azzurro; campo visivo della stanchezza (Wilbrand); ronzio nelle orecchie. d) Sintomi spinali', sono l’espressione di un’irri¬ tazione spinale, che si manifesta colla rachialgia. e) Sintomi viscerali: tachicardia o bradicardia, aritmia; dispepsia nervosa; costipazione o diarrea; iperestesia vescicale. f) Disturbi secretori ed escretori: anacidità, ipe¬ racidità o ipersecrezione del succo gastrico; sudori profusi senza causa apprezzabile ; orina iperacida, che, emessa torbida, s’intorbida maggiormente col riscal¬ damento, per ritornare limpida coll’aggiunta d’alcune gocce d’acido acetico o nitrico (distinzione dall’albuminuria). g) Disturbi vasomotori : pallore, rossore o cianosi della cute; raramente, edemi circoscritti. h) Disturbi sessuali: polluzioni frequenti; impo¬ tenza assoluta per mancanza d’erezione; o relativa, per eiaculazioni premature : ma si tratta per lo più di impotenza psichica. i) Disturbi generali: insonnia ; prostrazione di forze; deperimento costituzionale. Nella nevrastenia acquisita o da esaurimento, il quadro dei sintomi non è sostanzialmente diverso da quello della nevrastenia congenita ; ma, oltre al fatto che le indagini anamnestiche permetteranno d’accertare nella vita del paziente quel fattore, o quell’insieme di fat¬ tori, che ha dato origine all’esaurimento del sistema nervoso, vi sono alcune differenze che non passeranno inosservate dal perito in un esame completo.


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Per quanto riguarda i sintomi psichici, è degno di nota il fatto che l’attitudine al lavoro cerebrale non si comporta, all’esame psicometrico, come nella nevra¬ stenia congenita. Risulta, infatti, dalle ricerche del Weygandt e dalle mie, che, mentre in quest’ ultima forma le oscillazioni sono veramente straordinarie e presentano un carattere d’ instabilità continua, nella prima, la produzione intellettuale declina subito fin dal principio, ed è segnata da una linea retta discendente ch’è l’espressione d’un affaticamento tale da rendere impossibile la prosecuzione del lavoro. In generale, le alterazioni cenestesiehe sono meno gravi, ma più va¬ riabili nei nevrastenici da esaurimento ; oltreché questi hanno pure minor tendenza alle fobie e alle ossessioni. Si nota invece il fatto che i sintomi fisici (esclusi naturalmente gli antropologici di natura degenerativa) sono assai più accentuati nella nevrastenia acquisita che in quella congenita: ond’è che ad ogni occupa¬ zione mentale anche leggiera s’avrà irrequietezza, ce¬ falea, vertigine, seguite a poco a poco da tutta la serie degli altri sintomi funzionali (motori, vasomotori, senso¬ riali, viscerali) che, nei nevrastenici congeniti, sono meno spiccati in confronto dei sintomi psichici. Di partico¬ lare interesse nella nevrastenia acquisita è l'insonnia ribelle ad ogni trattamento curativo ; la quale costi¬ tuisce la maggior sofferenza e aggrava sempre più lo stato d’esaurimento di forze, a cui s’associa ben presto il deperimento costituzionale. Circa i provvedimenti medico-legali che il perito deve consigliare nelle varie operazioni di reclutamento e nelle visite dei militari di truppa, basterà il dire che essi emergono dai risultati della diagnosi differenziale tra le due forme. Stabilita questa diagnosi con cer¬ tezza, si potrà coscienziosamente proporre l’inabi¬ lità temporanea quando si tratti della forma acqui-


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sita, che, in generale, ha un decorso più benigno e termina non di rado colla guarigione. La questione è invece ben diversa qualora si tratti d' allievi di collegi e di scuole militari; poiché qui il perito si trova di fronte a giovani pei quali la carriera delle armi rap¬ presenta tutto il loro avvenire. Nelle nevrastenie con¬ genite con fenomeni gravi (fobie, ossessioni), nessun dubbio che il proscioglimento dal servizio sarà la so¬ luzione più logica e salutare : ma se la forma fosse ini¬ ziale e benigna, sarebbe dovere dell’ufficiale medico il segnalare il caso ai superiori e agli insegnanti, af¬ finchè venisse adottato senz’indugio il metodo disci¬ plinare e didattico più opportuno. E intendo un me¬ todo che abbia virtù terapeutiche sulla psiche del ne¬ vrastenico, al quale sarebbe forse riservata miglior sorte nella vita se istruttori e educatori non s’intestas¬ sero troppo sovente nell’allineare tutti i cervelli colla squadra ; come se il metodo non dovesse variare se¬ condo gl’individui o secondo certi gruppi d’individui, e rivolgersi talvolta più al cuore che alla mente. Ma, ahimè! questi, che sono i primi elementi della scienza educativa, sono divenuti oggi delle vere finezze, o sot¬ tigliezze che dirsi vogliano, della psicologia, che pochi intendono e pochissimi mettono in pratica. La parola e l’opera del medico militare sono, in tali casi, d’una importanza veramente decisiva; nè egli dimenticherà mai che dal suo intervento pronto ed efficace dipen¬ dono le sorti d’un giovane che la famiglia ha affidato alle sue cure; e sul quale egli deve esercitare la più assidua vigilanza con quell’amorevolezza paterna che avvince ogni cuore e che tutto ottiene senza fatica e — ciò che più importa — senza rimorsi. Finalmente, per quanto si riferisce alla responsabilità giuridica, mi restringerò a dire che siccome le idee coatte, le fobie e le alterazioni cenestesiche in genere


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non trascinano che assai di rado i nevrastenici ad atti impulsivi pericolosi per la vita collettiva, così non sarà frequente il caso che il perito militare debba occuparsi d’un tale quesito. Tuttavia si sappia che lo stato di irritabilità, il quale precede e s’alterna coi periodi de¬ pressivi, può essere addotto come circostanza atte¬ nuante.

E) Nevrosi traumatiche. Queste nevrosi interessano il perito militare soprat¬ tutto in quei casi in cui si tratti di stabilire un even¬ tuale rapporto fra. la loro insorgenza e un pregresso traumatismo avvenuto per causa di servizio. Esse sono dovute a una scossa psichica non accom¬ pagnata da alterazioni anatomiche apprezzabili e con¬ secutiva ad accidenti svariatissimi, dai più gravi ai più insignificanti : da un disastro ferroviario a un atto ope¬ rativo di secondaria importanza ; e si manifestano con una sindrome molto complessa in cui si confondono sintomi di nevrastenia, d’isterismo e di psicosi. Se, per un tal motivo, non è quasi mai possibile delinearne un quadro nosologico costante e veramente tipico, tut¬ tavia sono da segnalarsi al perito alcuni caratteri es¬ senziali o stimmate delle nevrosi lraumaticheì che, nella grand’incertezza tuttora dominante nella scienza in¬ torno a queste affezioni, rappresentano una guida pre¬ ziosa quando si debba procedere al loro accertamento medico-legale. Disturbi della sensibilità: i° Vista: astenopia nervosa; sensazioni soggettive colorate nel campo visivo ; dolore aggravativo localiz¬ zato dai pazienti nel fondo dell’orbita ; restringimento concentrico del campo visivo per il bianco e per i co¬ lori (molto caratteristico e importante); anisocoria.


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2'1 Udito: iperacusia, oppure diminuzione d’udito dallo stesso lato di un’eventuale emianestesia ; ronzio di tonalità bassa percepito da entrambi gli orecchi ; vertigine manifestantesi con un senso d’ondeggiamento molto caratteristico. 3° Gusto e olfatto : la diminuzione del primo e la perdita del secondo sono accusate molto frequente¬ mente dai pazienti. 4" Tatto: senso d’intormentimento degli arti accom¬ pagnato da formicolio e da punzecchiature (parestesia). 5° Senso muscolare : incertezza di localizzazione delle estremità in locale buio, non accompagnata da disturbi d’equilibrio. 6° Algesia: vi sono dei punti dolorosi, il cui ac¬ certamento preciso è di grande importanza nelle pe¬ rizie medico-legali. I più comuni sono: sulla colonna vertebrale, in corrispondenza della prima, sesta e set¬ tima vertebra dorsale, della dodicesima dorsale e prima lombare, delle prime vertebre sacrali e del coccige : sul tronco : a livello della regione immediatamente sottostante alla mammella sinistra (molto più di rado dal lato destro); in corrispondenza delle spine iliache posteriore superiore e posteriore inferiore. Sintomi motori: a) Tremore di natura intenzionale e di vario grado: dalle contrazioni fibrillari d’un muscolo alle oscilla¬ zioni di tutto un arto. b) Spasmi e contratture degli arti e della lingua. c) Paresi locali, per lo più sotto forma di monoplegie che colpiscono soprattutto gli arti inferiori. d) Paresi generale, più rara e limitata ai casi gra¬ vissimi. e) Riflessi cutanei : sono esagerati nelle forme di gravità media ; indeboliti, invece, nelle forme gravis¬ sime e quando v’ha analgesia.


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f) Riflessi tendinei: in un primo periodo, che ta¬ lora è anche l’unico, sono esagerati; in special modo il riflesso rotuleo: in un secondo periodo, sono dimi¬ nuiti ; in un terzo periodo, che non interviene se non nei casi molto gravi, sono aboliti per tutti gli stimoli ordinari: però il riflesso rotuleo si può sempre otte¬ nere colla manovra del Jendraszik (invitare il paziente a intrecciare le mani in atto di preghiera e a pre¬ merle fortemente l’una contro l’altra: s’ottiene allora un rilasciamento incosciente del quadricipite femorale, che facilita la produzione del fenomeno). Il clono del piede s’osserva talvolta nei casi di concussione della colonna vertebrale. Sintomi viscerali: acceleramento del ritmo cardiaco, massime di notte : acceleramento del respiro : dispepsia atonica, seguita non di rado da ectasia e da fermen¬ tazioni ; paresi intestinale e costirpazione dell’alvo, op¬ pure diarrea nervosa. La quantità delle orine emesse nelle ventiquattr’ore è aumentata, mentre si nota una diminuzione corrispondente nella percentuale delle so¬ stanze solide e, per conseguenza, una diminuzione del peso specifico. Disturbi intracranici', la cefalea è uno dei sintomi più costanti e di maggior valore. Presenta quattro va¬ rietà principali: i° dolore aggravativo o puntorio, lo¬ calizzato al vertice del capo su cui s’avverte un au¬ mento di temperatura; 20 dolore cupo localizzato nel territorio del ramo posteriore del secondo nervo cer¬ vicale, accompagnato spesso da rigidità del capo; 30 dolore a fitte in corrispondenza del temporale ; 40 ce¬ falea frontale, che di solito insorge in ogni occupa¬ zione mentale. Sintomi psichici: diminuzione progressiva àe\Yatten¬ zione ; senso di fatica e di sforzo in ogni lavoro intettuale anche leggiero: umore ipocondriaco spiccatis¬ simo ; facile irritabilità e iperestesia. E. Trombetta.

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Altre stimmate delle nevrosi traumatiche : i° La diminuzione di resistenza della cute del capo alla conduzione della corrente galva?iica, rilevata dal Mann e, secondo lui, immancabile. 20 La così detta reazione traumatica dei muscoli, constatata dal Rumpf e consistente nella comparsa di contrazioni fibrillari in seguito a sforzi ed a stimola¬ zione elettrica tetanizzante : è ben manifesta soprat¬ tutto nel quadricipite femorale. 30 Un segno analogo alla demografia degl’isterici, e consistente nell’impronta che lascia per breve tempo la mano applicata a piatto sullo sterno e poi ritirata : impronta simile a quella lasciata da una mano umida sul vetro. 40 L'alimento di frequenza del polso, quando si comprimono quelle regioni del corpo ove l’individuo allega dolore (sintomo del Mannkopf). 50 La non rara comparsa d'anestesia e di paresi in quelle parti che furono sede della lesione primitiva (:nevrosi traumatiche locali dello Striimpell). Le quattro prime stimmate sono particolarmente im¬ portanti a motivo del loro carattere obbiettivo, il cui valore in medicina legale non ha bisogno d’esser messo in rilievo.

IL — Le frenastenie. A) Imbecillità e debolezza di mente. Quelle forme che l’art. 8 dell’elenco indica col nome generico d’ottusità di mente e che comprendono la imbecillità, la stupidità e tutti i gradi svariatissimi


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di debolezza mentale, non hanno più caratteri così manifesti come quelli delle forme tipiche di frenastenia di cui feci menzione nel capitolo VI della parte I; ra¬ gione per cui, richiedono in tutti i casi un periodo di osservazioue nell’ospedale militare, non soltanto per stabilire quale sia propriamente la forma d’insufficienza psichica, ma anche per eliminare ogni sospetto di si¬ mulazione o d’esagerazione. Seguendo il concetto del Bianchi e del De Sanctis, che ritengo molto più logico di quello del Sollier, dirò che tanto gl’idioti quanto gl’imbecilli devono consi¬ derarsi come esseri antisociali, ossia che, a un dato momento della loro esistenza, possono diventare im¬ pulsivi e perciò pericolosi: tuttavia non v’ha dubbio che gl’imbecilli sono assai più pericolosi degl’idioti, essendo in grado di comprendere, di reagire e di se¬ guire una data linea di condotta. Posti fra gl’idioti e gli uomini d’intelligenza appena mediocre, gl’imbecilli partecipano delle anomalie dei primi e delle modeste qualità dei secondi ; cosicché, mentre da una parte la loro affettività è scarsa, irregolare e talvolta anormale, e il senso estetico è rudimentale o mancante addirit¬ tura, dall’altra, possono avere buona memoria, per lo più locale, e speciali attitudini per certe materie di studio (aritmetica, disegno, musica, ecc.). Quantunque codeste loro doti positive non vengano dirette a uno scopo proficuo, tuttavia bastano a far sorgere in essi un sentimento esagerato d’orgoglio e un desiderio vi¬ vissimo di prender parte attiva e diretta alla vita so¬ ciale; il che li rende spesso impulsivi ; facile strumento in mano altrui per commettere delitti; capaci essi stessi di commetterli di volontà propria, pur ignorandone la gravezza. In altri termini : gl’imbecilli scendono nel campo dove si combatte la lotta per la vita agguerriti da un


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cumulo di caratteri degenerativi, che rappresentano gli errori e le colpe dei padri; e si gettano a capo fitto nella mischia, spinti da una voce interna ch’è l’eco di tutto un passato sanguinoso, il quale rivive in essi per un prodigio d’atavismo. Al contrario del¬ l’idiota, che rimane muto e chiuso nel suo isolamento, l’imbecille è quasi sempre loquace, per quanto i suoi discorsi siano l’espressione d’idee incoordinate e d’uno squilibrio delle sue facoltà psichiche: il suo istinto sessuale è rudimentale o pervertito: le affezioni ner¬ vose sono in esso frequentissime, poiché l’arresto di sviluppo psichico è dovuto, nel maggior numero dei casi, a malattie cerebrali sofferte nell’infanzia (frena¬ stenia biopatica); per la qual cosa, s’osservano i tic, l’epilessia, il mancinismo, il negativismo, la verbigerazione: nè è rara la comparsa d’una demenza preco¬ cissima, la quale fa dire al Finzi che molti casi di fre¬ nastenia sono rappresentati da un processo d’involu¬ zione psichica, identico a quello della vera e propria demenza precoce, sviluppatosi durante i primi anni di vita. Dalle forme più palesi d’imbecillità, si scende a grado a grado e senza limiti ben delineati a quelle forme d’insufficienza psichica comprendenti le innu¬ merevoli sfumature della debolezza mentale, in cui troviamo ancora i fatti caratteristici già noti, ma at¬ tenuati, corretti e talvolta mascherati dai risultati di un’educazione compensatrice. Sono queste, come ben si comprende, le forme che offrono maggiori difficoltà di diagnosi e di giudizio medico-legale, e che diven¬ tano, per questo stesso motivo, più pericolose, sfug¬ gendo all’osservazione del perito e svolgendosi indisturbate nell’ambiente di vita collettiva; finché, in un dato momento, uno stimolo fisico, o più spesso psi¬ chico, può trasformarle in veri stati d’esaltamento di


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natura impulsiva, precisamente come s’è visto avve¬ nire per l’epilessia psichica, la quale, del resto, s’as¬ socia molto sovente a questi arresti di sviluppo. Un soldato frenastenico può disimpegnare il suo servizio con sufficiente diligenza e per un tempo abbastanza lungo, dimostrando perfino speciali attitu¬ dini per qualche mestiere (sellaio, armaiolo, mani¬ scalco, ecc.) ; quando a un tratto, o per una punizione, o per l’influenza d’una passione depressiva, o — caso frequentissimo — per suggestione di estranei, egli vien assalito da accessi di collera e di furore apparente¬ mente simili al delirio acuto e perciò ritenuti come manifestazioni d’una forma d’alienazione mentale, men¬ tre l’osservazione ulteriore dimostrerà trattarsi d’una frenastenia e più spesso, come vedremo, di delinquenza congenita. Altro caso meno grave, ma non meno difficile per l’ufficiale medico addetto a un corpo di truppa, è quello d’un soldato che, dopo essersela cavata discre¬ tamente nei primi esercizi senz’armi, viene ad urtare contro le difficoltà del maneggio del fucile e dell’in¬ terpretazione dei regolamenti, mostrandosi refrattario a ogni sforzo didattico, ai rimproveri, alle punizioni ; finché, essendo esaurita la pazienza degl’istruttori, egli viene condotto dinanzi all’ufficiale medico, al quale si richiede la soluzione più semplice e più soddisfacente del problema ; vale a dire una proposta a rassegna. Ma se una tale soluzione può essere soddisfacente per tutti, è ben lungi dall’essere semplice come si crede, giacché si tratta d’una di quelle forme di debolezza mentale che confinano collo stato fisiologico, se pure non si tratta soltanto d’una deficienza d’attitudine per certe occupazioni, oppure d’esagerazione d’una forma di stupidità molto leggiera. In tali contingenze, il pe¬ rito, dopo aver fatto ricoverare l’individuo nell’infer-


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meria reggimentale per sottoporlo ad un’assidua sor¬ veglianza, si procurerà, per mezzo del comando del Corpo, tutte quelle informazioni che, riunite insieme, valgano a formare una storia ^anamnestica completa, in cui figureranno in prima ljnea gli antecedenti ere¬ ditari e collaterali che, com’è noto, hanno un valore grandissimo nelle affezioni del sistema nervoso e della o psiche. Notizie molto importanti saranno quelle relative alle malattie cerebrali sofferte nell’infanzia; al profitto ricavato nelle prime scuole ; ai soprannomi imposti al paziente dai compagni; ai successi negativi o positivi riportati più tardi nella vita sociale, come, per es., le avventure amorose, la condotta tenuta in officine, ma¬ nifatture, ecc.; giacché tali informazioni sono d’un gran valore in tutte le forme di frenastenia, essendo fondate sulla conoscenza dell’insieme della personalità e presentando un carattere sintetico, che talvolta rac¬ chiude in pochi tratti l’intera biografia dell’individuo. L’osservazione medico-legale di codesti pazienti è estremamente difficile, trattandosi, come ho detto dianzi, di forme leggerissime e non già di forme molto spic¬ cate d’imbecillità per le quali abbiamo un facile ter¬ mine di confronto con gl’individui normali: tuttavia, è quasi sempre possibile formarsene un giusto criterio collo studio dei sintomi somatici, funzionali e psichici, che più o meno si scostano sempre dal tipo fisiologico. Dei due primi gruppi di sintomi, parlerò fra poco a proposito della delinquenza congenita: qui mi restrin¬ gerò a ricordare che i sintomi psichici sono essenzial¬ mente rappresentati da una gran lentezza di percezione e d’ideazione, dall’impossibilità di formulare un giu¬ dizio, dalla prolissità dei discorsi, in cui sono trattati, di solito, gli argomenti più diversi e contradditori: il che è il risultato d’una deficienza d’attività intel¬ lettuale. Nè è da trascurare la facilità con cui codesti


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individui si lasciano influenzare da volontà estranee (suggestione), o anche da un gruppo d’idee loro pro¬ prie, in specie d’ordine religioso o sociale ^auto-suggestione), che li spingono talvolta fino alla violenza. Raccolti così i fatti fisici e psichici culminanti av¬ valorati dalle informazioni circa i precedenti, se, dal loro insieme, risultasse delineato il quadro tipico d’una forma qualsiasi di frenastenia, il perito dovrà proporre senz’indugio l’individuo a rassegna per inabilità defi¬ nitiva al servizio militare, mettendo in rilievo l’asso¬ luta necessità d’allontanarlo il più presto possibile dal¬ l’esercito, dove, sotto l’influenza di vari stimoli, po¬ trebbe divenire pericoloso non altrimenti che un epi¬ lettico, o, anche non divenendo pericoloso, rimanere refrattario a ogni istruzione rudimentale, e rappre¬ sentare un elemento inutile e passivo in quell’am¬ biente d’attività, di lavoro e d’energia ch’è un corpo di truppa. Circa la responsabilità giuridica, il perito non dovrà dimenticare che se i deboli di mente sono capaci forse più degl’idioti di commettere atti delittuosi, essi però non rappresentano quasi mai la mente che combina e che dirige, ma piuttosto la mano che colpisce per influenza d’altre persone; essendo già stato messo in rilievo dianzi che l’assenza d’ogni raziocinio e d’ogni iniziativa li mette nell’impossibilità d’architettare un piano logico e sicuro, salvo che non agiscano sotto l’impulso improvviso di un’idea coatta o d’una pas¬ sione; giacché allora essi diventano incendiari, omi¬ cidi, stupratori, indipendentemente da ogni influenza estranea. Nel primo caso (suggestione), è chiaro che la loro responsabilità debba essere grandemente di¬ minuita; e nel secondo (impulso improvviso), non si può quasi neppur parlare di responsabilità, perchè l’atto viene compiuto in uno stato crepuscolare della


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coscienza e con una rapidità tale, che annulla ogni inibizione prima che abbia tempo di sorgere nella mente l’apprezzamento dell’atto medesimo.

b) Delinquenza. *

E superfluo il ricordare come l’antropologia crimi¬ nale, che è in massima parte opera di Cesare Lom¬ broso, e dalla quale trasse la sua origine quella glo¬ riosa scuola positiva del diritto, di cui Enrico Ferri enunciava i principi fondamentali nella prima edizione (1878) della sua «Sociologia criminale », si proponga non già di sostituire in modo assoluto il delinquente al delitto, ma di studiare quest’ultimo come un fe¬ nomeno naturale e sociale, prima che come fatto giuridico; considerandolo, cioè, non quale entitàastratta, ma quale indice e manifestazione della struttura or¬ ganica e psichica dell’individuo che l’ha commesso. Sarebbe impossibile il voler riassumere qui il geniale lavoro compiuto dal Lombroso e dai suoi allievi, la¬ voro che sollevò in tutto il mondo civile un così gran clamore di plauso ; mi restringerò semplicemente ad accennare di volo come dallo studio degli equivalenti del delitto negli animali, nei selvaggi e nei fanciulli, si sia giunti alla conclusione che il fenomeno « de¬ litto » si trova anche al di fuori del mondo evoluto; che esso dipende da anomalie organiche come nei cri¬ minali, e da una deficienza di senso morale come nei selvaggi in cui non v’ha alcun’idea di colpa, di ripa¬ razione, di responsabilità; e che, infine, esso non è un'infrazione secondo l’antico concetto giuridico, ma un'azione, la quale fu un tempo — ed è tuttora in condizioni speciali — ritenuta lecita e onesta. L’avere dimostrato che il delitto — fenomeno na-


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turale non esclusivo dell’uomo — è intimamente con¬ nesso colle condizioni di struttura dell’organismo, con¬ dusse il Lombroso all’altra affermazione non meno im¬ portante nè meno documentata della prima, che il de¬ litto è un fenomeno atavico : la quale affermazione non è, del resto, che un corollario della teoria generale dell’evoluzione trasportata nel campo antropologico e criminologico. Chi dice « atavismo » dice ritorno d’alcuni caratteri atavici nei discendenti non immediati, per eredità ri¬ masta latente: però non bisogna pensare che un tale ritorno sia limitato ai caratteri puramente organici; ma bisogna considerarlo esteso anche a quelli che sono l’espressione delle facoltà psichiche, i quali, precisamente come i primi e in modo conforme alle leggi dell’evoluzione, sono il risultato d’un lento e progres¬ sivo sviluppo per cui, dalla barbarie primitiva, s’è giunti alla più alta estrinsecazione della coscienza, vale a dire al senso morale, costituito essenzialmente dalla bontà e dall’altruismo, ossia dai sentimenti più nobili ed ele¬ vati. Stabilito dunque che il senso morale è l’ultimo e più recente portato dell’evoluzione della specie (fi¬ logenesi), è facile il dimostrare che lo stesso fatto av¬ viene nello sviluppo dell’individuo (ontogenesi), e che, nel fanciullo, tale senso è paragonabile a quello delle organizzazioni umane primitive, precisamente come, nel campo materiale, le forme del feto umano son si¬ mili a quelle del feto degli animali inferiori : donde la legge biogenetica fondamentale di Haeckel, che « l’ontogenesi, o sviluppo individuale, ricapitola e ri¬ produce in iscorcio la filogenesi, o sviluppo della specie». Ma se la teoria dell’evoluzione ci dà la più logica spiegazione dell’atavismo, la teoria della dege¬ nerazione ci rende ragione delle condizioni necessarie alla produzione dei fenomeni atavici stessi ; e qui è


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opportuno intenderci bene sul concetto che viene espresso dalla parola « degenerazione ». È strano che il primo a parlare di « degenerazione » e di « degenerati » sia stato un antievoluzionista con¬ vinto : il Morel. Questi, ammesso un tipo primordiale dotato d’ogni perfezione, definiva la degenerazione come « una deviazione dal tipo normale con elementi e forza di trasmissibilità; per modo che l’individuo avente in sè il germe d’una tale deviazione diviene incapace a compiere la sua funzione nell’umanità ». Ora, è da osservarsi che codesta definizione è quasi integralmente accettata dagli evoluzionisti, purché però non si parta dal principio che la degenerazione è la deviazione da un tipo primitivo perfetto (giacché gli evoluzionisti non considerano la perfezione del tipo come uno stato primordiale, ma come la finalità della vita della specie e degl’individui), ma si ritenga questa degenerazione quale anomalia d’un tipo già evoluto in cui lo sviluppo ontologico, subendo l’influenza di alcuni fattori perniciosi di vario genere, non riesca a compiere il suo decorso, arrestandosi a un periodo che corrisponde a un’antica fase evolutiva della specie. Il qual periodo, se è temporaneo negl’individui normali (infanzia, fanciullezza), diventa permanente negli anor¬ mali, dà l’impronta e l’indirizzo alla deviazione me¬ desima, e chiude fatalmente il ciclo dell’evoluzione, che perciò rimane incompleta; o, se ancora procede, si svolge nel senso della deviazione. Per conseguenza la degenerazione, meglio delineata e precisata dalla scuola del Lombroso per quanto con¬ cerne i suoi rapporti colla delinquenza, è rappresen¬ tata da*un arresto di sviluppo, ch’è poi il punto di partenza dei fenomeni atavici, e costituisce il substrato di quell’inadattabilità all’ambiente, che s’osserva in certi individui e da cui s’origina la loro condotta cri-


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minale esplicantesi con un insieme di azioni egoi¬ stiche antisociali. Ond’è che l’arresto di sviluppo, prodotto sia da cause ereditarie (eredità similare e dis¬ similare), sia da cause individuali (traumi, malattie dell’infanzia, infettive, nervose, eco.), col darci ragione del fenomeno atavico, ci spiega pure la genesi del de¬ litto, il quale si può dunque definire ; « un fenomeno di natura essenzialmente atavica in intimo rapporto con alcune anomalie di struttura: » aggiungendo però che il Ferri, e più tardi lo stesso Lombroso, misero in rilievo che, nella genesi del delitto, oltre al fattore antropologico puro, entrano in campo molti altri fat¬ tori, in special modo quello sociale. Il Ferri propose la seguente classificazione dei de¬ linquenti, la quale è accettata ormai dalla gran mag¬ gioranza degli studiosi d’antropologia e di sociologia criminale: a) Criminali nati o delinquenti congeniti. b) Delinquenti pazzi. c) Delinquenti per abitudine acquisita. d) Delinquenti d’occasione. e) Delinquenti per passione. Qui mi restringerò a fare un brevissimo studio della forma antropologica pura di- degenerazione criminale, che ha in medicina legale militare un’ importanza di prim’ordine. Tipo criminale. — Nel tracciare più sotto a grandi linee uno schema dell’esame antropologico, funzionale e psichico del criminale nato, io intendo di presen¬ tare nello stesso tempo un quadro delle stimmate detta delinquenza congenita, o, in altri termini, del così detto tipo criminale, che, secondo le ricerche del Lombroso e del Ferri, si trova nel 40 °/0 circa di tutti i delin¬ quenti. Questo tipo criminale è rappresentato da quegl’in-


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dividili in cui le forme strutturali, le idee, i sentimenti e, per conseguenza, anche la morale, deviano dalla norma: individui che hanno del delitto, della giustizia e della pena un concetto essenzialmente diverso da quello degli uomini normali. E per meglio chiarire la definizione di questo tipo, che diede e dà tuttora origine a opposizioni feroci da parte dei superstiti (pochi, in verità) della scuola criminale classica, i quali s’osti¬ nano a combattere senz’avvedersi che sono sconfitti da un pezzo, aggiungerò che non tutte le stimmate degenerative si trovano sempre in ogni delinquente e neppure esclusivamente nei delinquenti, non essendo raro il caso in cui esse s’osservano anche negl’indi¬ vidui normali, o, per meglio dire, in quegl’individui che — fino a prova contraria — sono ritenuti come normali; però è dimostrato in modo non dubbio che mentre codeste stimmate sono, in questi ultimi, scarse e isolate, nei criminali sono così frequenti e numerose da dar loro un’impronta spiccata e caratteristica — sia fisica che psichica — la quale permette di ricono¬ scere fra mille il tipo criminale. Se è quindi un er¬ rore imputabile soltanto a chi ha studiato l’antropo¬ logia criminale sui libri degli avversari il ritenere de¬ linquenti congeniti tutti gl’individui che presentano qualche nota degenerativa isolata, è invece perfetta¬ mente logico il considerare come appartenenti al tipo criminale coloro i quali hanno anomalie ataviche de¬ generative in maggior numero che gl’individui non delinquenti — si noti bene — della stessa razza, dello stesso ceto e della stessa età. Dice benissimo il Ferri: nel modo medesimo che l’insieme di certe stimmate organiche costituisce una predisposizione ereditaria alla tubercolosi senza che, per questo, sia in ogni caso prevedibile un esito letale, così un numero rilevante d’ anomalie fisiche rappresenta una predisposizione


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personale al delitto ; e, quando una tale predisposi¬ zione non giunga fino agli atti criminosi, si dovrà am¬ mettere che essa fu trattenuta nel suo ciclo fatale da alcune circostanze favorevoli dell’ambiente; per cui si ha allora la presenza di note degenerative in individui non criminali (Ferri, Sociologia criminale. Torino, 1900). Spiegato così il concetto del tipo criminale e messi in chiaro gli errori 'e le esagerazioni che — giova il ripeterlo — non partirono mai dalla nostra scuola po¬ sitiva, ma dai suoi più accaniti avversari, passiamo all’esame antropologico, funzionale e psichico, che deve costituire il fondamento d’ogni perizia veramente scientifica in tutti i casi di delinquenza per cui sia ri¬ chiesto il parere del medico legale. a) Caratteri che si desumono dall’esame antropo-

logico : i° Statura. Nei criminali, la statura segue, esage¬ randolo, il tipo criminale (Livi). I grassatori e i ladri sono, in generale, più alti : più bassi, invece, gli stu¬ pratori e gl’incediari. 20 Apertura delle braccia. Si misura fra le estremità del dito medio delle due mani, invitando l’individuo a tenere le braccia aperte in posizione orizzontale. Negli uomini normali, essa è ordinariamente uguale alla statura: nei criminali è quasi sempre maggiore, secondo le osservazioni del Lacassagne. (Tipo scim¬ miesco). 3° Peso. In confronto alla statura, è più elevato nei criminali che nei normali, eccezion fatta per i de¬ linquenti minorenni. 40 Cranio. Non potendo scendere ai particolari senza oltrepassare i limiti fissati a questo manuale, mi restringerò a indicare le norme generali d’esame, il quale dev’essere rivolto : a) alla forma, secondo il metodo del Sergi : la


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quale forma risulta d’alcune figure geometriche e ri¬ vela le anomalie di contorno (macrocefalia, microce¬ falia, plagiocefalia, acrocefalia, ecc.). Son da notarsi in quest’esame le asimmetrie, che furon trovate nel 27,5% dei criminali : b) alla capacità, che si calcola, nel vivo, sommando le cinque seguenti misure di cui dirò fra poco: circon¬ ferenza del cranio, diametro longitudinale e traverso massimo, curva longitudinale e trasversa. In media, si ha nei criminali una capacità inferiore alla nor¬ male : c) ai diametri, alle curve e a\Yindice cefalico. Le misure più importanti son le seguenti : Diametro longitudinale massimo (antero-posteriore), ossia la massima distanza fra i due punti estremi, anteriore e posteriore, del cranio. Diametro traverso massimo, o massima larghezza del cranio. Curva longitudinale antero-posteriore (dalla glabella all’inion). Curva traversale bi-auricolare (da una radice del processo zigomatico, sopra l’orifizio uditivo esterno, a quella del lato opposto). Diametro frontale massimo, che decorre fra i tratti d’origine delle creste frontali. Diametro bi-temporale, compreso fra le due tempie. Diametro bi-parietale, compreso fra le due bozze pa¬ rietali. Circonferenza del cranio, che decorre sopra le ar¬ cate orbitarie e sull’inion. Si noti che per valutare il diverso sviluppo della porzione frontale e di quella occipitale del cranio, si deve tener conto di due se¬ micirconferenze, che sono: Vanteriore o frontale e la posteriore o occipitale, limitate dalla curva bi-auricolare. La prima è molto meno sviluppata nei criminali che


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negl’individui normali; dalla qual cosa si deduce che nei primi è meno sviluppato il cervello frontale, la cui importanza nelle funzioni intellettuali e morali è messa ormai fuori dubbio. Quest’anomalia s’associa colla stenocrotafia (ristrettezza della regione frontale) e colla fronte sfuggente, la quale si trova nella pro¬ porzione del 19,31 °/o nei criminali, e soltanto nel io °/0 dei normali. Indice cefalico orizzontale ; che è il rapporto cente¬ simale fra il diametro trasverso massimo e longitudi¬ nale massimo accennati dianzi, e s’esprime colla for¬ mula : _diametro trasverso X 100 diametro longitudinale. Secondo il risultato della misurazione d’un tale in¬ dice, i crani si dividono, com’è noto, in : dolicocefali, in cui il rapporto centesimale fra i due diametri fa rilevare una differenza ragguardevole (cranio più lungo che largo); e brachicefali, in cui il rapporto centesi¬ male fra i due diametri s’avvicina a 100 ; vale a dire che le due dimensioni sono pressoché uguali. En¬ trambe queste forme di cranio son esagerate nei cri¬ minali. 50 Faccia. Vi si misura : la larghezza, o diametro bi-zigomatico : la lunghezza, ossia la distanza fra il punto sopra¬ orbitale e il margine alveolare superiore dei denti in¬ cisivi medi. (Il rapporto centesimale fra queste due misure ci dà Vindice facciale): Vangolo facciale ; ossia quell’angolo formato da una linea orizzontale che passi per il foro uditivo e per il punto sotto-nasale, e da una verticale tangente ai punti medi più sporgenti dell’osso frontale e del ma¬ scellare superiore. Negl’individui normali della nostra


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razza, quest’angolo oscilla fra 72 e 86 : nei criminali è inferiore alla normale ; V asimmetria facciale, di gran valore soprattutto negli epilettici. Altre note degenerative s’osservano : ne\Yocchio: bicromatismo dell’iride ; coloboma della coroidea; pupille ovali o eccentriche ; assenza parziale o totale del pigmento coroideo (albinismo) : nel naso: asimmetria delle fosse nasali ; deviazione del setto ; nell'orecchio : orecchie ad ansa (28 °/0) ; tubercolo del Darwin ; sporgenza dell’antelice o orecchio del Wildermuth ; l’assenza dell’elice e l’orecchio arroto¬ lato del Morel, in cui v’è uno sviluppo appena sensi¬ bile delle pieghe cartilaginee. nella bocca : labbro leporino ; volta palatina ogivale ; arcata alveolare iperbolica o ellittica, e non parabolica come nei normali; persistenza dei denti decidui; gros¬ sezza dei canini; diastema o denti staccati l’un dal¬ l’altro; mancanza del terzo molare: le rughe facciali, soprattutto le frontali orizzontali, che son numerose e spiccate nei criminali (Lombroso, Ottolenghi). 6° Torace: asimmetria nel perimetro toracico (Ribaudo) ; torace a imbuto (2-4%); polimastia o areole mammillari multiple; ginecomastia o tracce di mam¬ melle nell’uomo. 70 Addome: anomalia di distribuzione dei peli sul pube, per la quale si ha, nei maschi, non già una linea ascendente, ma una linea traversale superiore che limita l’impianto dei peli come nella donna. 8° Organi genitali: epispadia; ipospadia ; criptor¬ chidia ; fimosi. 90 Estremità : secondo il Marro, nei rei contro le persone predominerebbe la forma corta e tozza della


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mano, mentre si avrebbe il fatto opposto nei borsaioli e nei truffatori. Anomalie dei solchi digitali (D’Abundo); polidattilia e sindattilia; piede piatto (47 °/0 negli epi¬ lettici) : frequenza del mancinismo anatomico, vale a dire la prevalenza in lunghezza della mano, del dito medio della stessa e del piede di sinistra, a cui non corrisponde sempre il mancinismo funzionale. io0 Sistema pilifero : oltre alle anomalie già ac¬ cennate a livello del pube, è da aggiungersi ancora che, secondo l’Ottolenghi, la precocità della canizie e della calvizie, la quale, essendo in rapporto diretto collo sviluppo psichico e intellettuale e colle predispo¬ sizioni neuropatiche, è massima nei professionisti dai 20 ai 29 anni (44 °/0) e nei nevropatici, è invece mi¬ nima nei criminali dai 20 ai 29 anni (7 °/0), negli epi¬ lettici (15%) e nei cretini (o°/0). ii° Tatuaggio : sta fra i caratteri anatomici e quelli funzionali ; e quantunque s’osservi ancora qua e là nei contadini e nei pastori soprattutto del Piemonte, della Lombardia e delle Marche (atavismo storico, se¬ condo il Lombroso), è però indubitato che è, nei de¬ linquenti, un carattere quasi costante con alcune im¬ pronte speciali (precocità, significato delle figure, sede del tatuaggio e molteplicità dei disegni). b) Caratteri che si desumono dall’esame funzionale. i° Sensibilità generale, tattile e dolorifica: è meno fina nei criminali che nei normali: inoltre s’osserva nei primi il così detto mancitiismo sensorio (sensibilità tattile e dolorifica maggiore a sinistra che a destra). 20 Sensibilità mag7ietica, o alla calamita : secondo le ricerche del Lombroso, sarebbe più frequente e più viva nei criminali (48,3 °/0) che nei normali (23 °/0)* 30 Sensibilità meteorica: questa è, si può dire, speciale dei criminali, in cui alle variazioni meteoriche corrispondono degli stati d’ irrequietezza e cambia¬ mento d’umore (carattere animalesco). E. Trombetta.

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40 Sensibilità specifiche: . a) acutezza visiva maggiore nei criminali, precisamente come nei selvaggi e in alcuni animali (fatto, però, che è messo in dubbio da parecchi osservatori); mentre è ordinariamente difettoso il senso cromatico. È quasi immancabile il restringimento del campo vi¬ sivo per il bianco: b) l’acutezza uditiva è inferiore alla media. son abbastanza frequenti nei criminali le otopatie. c) la sensibilità olfattiva è pure ottusa nei crimi¬ nali: in 2 su 80, l’Ottolenghi trovò anosmia completa; in 6, ottenne la percezione generica d’odore, ma non la specifica. d) la sensibilità gustativa dà quasi gli stessi risul¬ tati : ma qui bisogna far notare che, a ottundere il senso, contribuisce molto nei criminali 1 abuso delle bevande alcooliche e del tabacco, in specie masticato. 50 Anomalie motorie: mancinismo motorio (forza muscolare maggiore a sinistra che a destra); piede prensile., ossia il piede in cui l’alluce è dotato di tanta mobilità da riuscire ad afferrare degli oggetti ; il quale fatto è il risultato d’una maggior ampiezza del primo spazio interdigitale (carattere degli antropoidi e degli Annamiti). Quest’anomalia fu osservata nel 17 /0 d^i criminali e nel 5% dei normali: lo strabismo (nell’1,80% dei criminali e nel 0,02 % nei normali): il nistagmo laterale, nel 20 °/0 dei criminali, molto probabilmente in rapporto diretto con malattie dell’orecchio (Trom¬ betta, Ostino). . 6° Riflessi vasomotori: mediante il pletismogralo e lo sfigmografo del Mosso, s’accertò la mancanza di reazione vasale allo stimolo dolorifico della corrente elettrica nei delinquenti; il quale fatto s’accorda colla loro insensibilità fisica e morale.

c) Caratteri che si desumono dall’esame psichico.


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i° Senso morale. La deficienza o la mancanza as¬ soluta del senso morale è veramente il carattere psi¬ chico culminante dei criminali, nei quali l’idea del dovere, della giustizia e deH’altruismo è talmente per¬ vertita da far loro considerare, per esempio, come legittimo l’omicidio per vendetta; compiuto il quale, essi non solo non hanno alcun rimorso, ma si mera¬ vigliano e si dolgono che altri possa farne loro una colpa: l’autodifesa del brigante Musolino è, a questo riguardo, molto istruttiva. La loro insensibilità morale, di cui ogni giorno rac¬ cogliamo prove novelle nelle istruzioni dei processi penali, va di pari passo colla loro insensibilità fisica, se pure non ne è un inevitabile effetto ; ed è caratteriz¬ zata soprattutto dalla mancanza di quel sentimento di compassione che spinge gli uomini normali alle azioni più generose, e che purtroppo, secondo alcuni psico¬ logi, avrebbe la sua prima radice nel nostro egoismo. Del resto, anche ammessa quest’origine così poco di¬ gnitosa, sarà sempre agevole lo spiegare come manchi nei criminali il sentimento di compassione per i dolori degli altri, quando si rifletta che essi sono insensibili anche per i proprii, o, per lo meno, li sentono in modo ben diverso dalla gran maggioranza degli uomini. Però, come fa giustamente notare il Lombroso, s’in¬ gannerebbe a partito chi credesse che tutti gli affetti fossero spenti nei criminali : non di rado qualcuno (amor filiale, amor platonico) sopravvive alla scomparsa degli altri ; ma si manifesta in modo così eccessivo e stravagante da indicare subito una deviazione dalla norma. 2" Intelligenza. Sarebbe assurdo il sostenere, come fa il Champson, che i delinquenti son di scarsa intel¬ ligenza, o imbecilli, o pazzi ; però è indubitato che in tutti i criminali, anche in quelli di genio, le facoltà


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intellettuali presentano delle lacune, fra cui le princi¬ pali son date : a) dalla pigrizia mentale, che rende intollerabile ogni genere di lavoro, salvo l’impiego di quei mezzi che procurano qualche godimento : b) dalla leggerezza e mobilità dello spirito, la .quale ci spiega non soltanto la genesi d’alcuni misfatti, ma altresì la temerarietà dei delinquenti nel parlare dei loro di¬ segni delittuosi perfino con gli agenti di polizia. Il Vidoq ci fornisce, a questo proposito, una sua osser¬ vazione molto interessante: « I ladri — egli scrive — son così stupidi, che non occorre quasi mai di mettersi a giocare con essi d’astuzia : benché sappiano ch’io sono un agente di polizia, mi vengono spesso tra’ piedi a raccontarmi i loro progetti ». 3° Linguaggio. Richiamo l’attenzione del perito sul gergo, che è uno dei caratteri più tipici e costanti della delinquenza, in specie quando si tratta di cri¬ minali recidivi e associati, che non sono purtroppo rari neppure nella truppa. Il gergo riproduce, come il tatuaggio, una delle più spiccate tendenze dell’uomo non evoluto ; e n’è una prova il fatto che esso consta in massima parte di onomatopee e di personificazioni d’oggetti astratti, come si verifica nelle lingue dei sel¬ vaggi. 4° Passioni. La più comune è la vanità, che i cri¬ minali soddisfanno in due modi : col commettere atti delittuosi allo scopo di figurare tra i gaudenti e d’es¬ sere invidiati ; e col parlare dei loro misfatti per il desiderio d’acquistarsi fama tra le folle e d’esser pa¬ scolo della curiosità del pubblico. Se non bastassero gli esempi del Villet, il quale soleva preannunziare gl’in¬ cendi che andava ad appiccare; del Sebber, che, dopo aver assassinato un portalettere ed essere sfuggito mi¬ racolosamente alle ricerche della polizia celandosi sotto uno pseudonimo, svelò il suo vero nome a un oste il


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quale metteva in dubbio l’identità dell’omicida; e di quei tre assassini di Ravenna, che, a rischio di veder comprovato il loro delitto, si fecero fotografare proprio nell’atto di compierlo, si potrebbe citare ancora una volta il Musolino, il quale era fuori di sè dalla con¬ tentezza allorché i giornali narravano diffusamente le sue gesta sanguinose, e aspettava con ansia i giorni del dibattimento per fare la propria apologia, nella convinzione di strappare gli applausi del pubblico. Altra passione dominante nei criminali è la vendetta che, associata alla vanità, è anzi la causa principale dei delitti del brigantaggio ; senza tacere, però, che bi¬ sogna pur vedere in essa uno dei caratteri atavici dell’uomo primitivo e del selvaggio, per i quali, es¬ sendo pervertita ogni idea di giustizia, la pena del taglione deve apparire come la più naturale. E altro carattere atavico passionale è la crudeltà, la quale è però limitata ad alcune categorie di delin¬ quenti, su cui spiega talvolta influenza un dato me¬ stiere (per esempio, quello del macellaio); ma che io credo piuttosto intimamente associata colla libidine, giacché nei delinquenti più feroci e sanguinari si trova quasi sempre qualche pervertimento sessuale: basta pensare allo stupro dei fanciulli, al sadismo, alla ne¬ crofilia e al cannibalismo.

c) Pazzia morale. In questa forma, ch’è l’esagerazione della delin¬ quenza congenita, non è tanto alterata l’intelligenza quanto l’insieme delle facoltà psichiche affettive, in special modo i sentimenti altruistici (senso morale). La pazzia morale si manifesta molto precocemente con anomalie del carattere e della condotta, fra cui spie-


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cano maggiormente l’irascibilità, la crudeltà e la vio¬ lenza in genere ; senza che l’educazione riesca a eser¬ citare alcun benefico influsso sull’individuo ; come non riescono a esercitarlo le case di correzione, che sono spesso un rimedio peggiore del male. Infatti, dove manca il senso morale, qualsiasi ambiente educativo o correttivo è purtroppo inefficace. E superfluo il dire che, anche in questa forma di frenastenia, l’esame antropologico, funzionale e psichico sarà indispensabile per mettere in rilievo le note degenerative, le quali s’incontrano colla stessa frequenza e nello stesso nu¬ mero che nella delinquenza congenita, e che il perito dovrà ricercare con ogni cura, allo scopo d’accertare quanto più presto è possibile quest’affezione pericolo¬ sissima per la collettività militare. La profonda analogia tra la delinquenza congenita e la pazzia morale fu messa in piena luce dal Lombroso e da lui dimostrata esatta in ogni parte coi risultati di numerosissime ricerche, salvo qualche leggiera dif¬ ferenza, più di grado che di sostanza; nel senso, cioè, che essendo la pazzia morale — come ho detto dianzi — l’esagerazione della delinquenza congenita, i carat¬ teri comuni alle due forme s’osservano più spiccati nella prima: e ne abbiamo un esempio nella crudeltà, la quale, nei criminali nati, non raggiunge mai la raf¬ finatezza che si nota nei pazzi morali : il che prove¬ rebbe fors’anche come i criminali sanguinari, a cui ho accennato dianzi, costituiscano una specie di tratto d’unione fra i delinquenti congeniti e i pazzi morali, seppure non appartengono addirittura a questi ultimi. In ogni modo, si può concludere che la delinquenza congenita rientra di pien diritto nella pazzia morale, e che questa è un genere di cui il delitto è la specie (Lombroso, Carrara). Nel lavoro di sintesi della sua opera maravigliosa,


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Cesare Lombroso dimostra pure Videntità fra delin¬ quenza congenita ed epilessia, che però è ancora og¬ getto di molte contestazioni. Tuttavia è innegabile che lo studio antropologico, funzionale e psichico degli epilettici tende sempre più ad assimilare questi ultimi ai delinquenti, presentandoceli improntati degli stessi caratteri degenerativi, soggetti quasi alle stesse leggi patologiche, e trascinati ugualmente al delitto da quel cumulo di fattori che agiscono sull’organismo fisico e psichico ed a cui ho già accennato più sopra. Il lettore ricorderà quanto io abbia insistito sul fatto che l’epi¬ lessia può decorrere anche per tutta la vita senz’alcuna manifestazione convulsiva classica, e che le forme d’epilessia psichica o larvata son da ritenersi come le più gravi e pericolose, perchè in esse la scarica psi¬ chica, equivalente della motoria, invece d’esaurirsi nell’individuo che ne è colpito, s’esplica quasi sempre sotto forma di atti delittuosi (tragedie di quartiere). Orbene, l’origine di tutte codeste forme è identica : esse son dovute, cioè, alla diminuzione o alla man¬ canza permanente o temporanea della funzione inibi¬ trice dei centri nervosi superiori, precisamente come avviene nella delinquenza : determinismo ambulatorio o fughe epilettiche, atti impulsivi, scene di violenza e di sangue quali s’osservano negli epilettici, son dun¬ que manifestazioni d’un’unica causa che domina so¬ vrana sia sulla psiche del criminale nato, sia su quella dell’epilettico; colla sola differenza che, mentre nel¬ l’epilessia classica v’è aumento d’eccitabilità dei centri motori, nella delinquenza un tale aumento non av¬ viene; perchè, come osserva giustamente il Roncoroni, la forma morbosa, arrestatasi a un grado minore di gravità, o non produce una sufficiente diminuzione di potenzialità dei centri superiori inibitori per concedere l’automatismo di. quelli inferiori, oppure non provoca


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in questi un tal grado d’eccitazione da determinare il violento disordine delle loro energie. Quindi fra epi¬ lessia e delinquenza congenita non vi sarebbe che una pura e semplice differenza di grado, come tra delin¬ quenza congenita e pazzia morale: vale a dire che l’epilessia sarebbe l’espressione d’una maggior gravità del fenomeno morboso; un’estensione maggiore del¬ l’eccitamento e dell’alterazione cerebrale ; pur rima¬ nendo — si noti bene — unica la causa produttrice, riposta nella diminuzione d’azione direttiva dei centri superiori: tant’è vero che non di rado la delinquenza congenita s’accompagna coll’epilessia motoria e, anche più spesso, con quella larvata o psichica. A questo punto, ognun vede come il lavoro del Lombroso e della sua scuola, a cui ho accennato dianzi, si delinei e s’affermi nel modo più chiaro e preciso che mai si possa desiderare : delinquente con¬ genito, pazzo morale e delinquente epilettico son tre tipi morbosi similari dipendenti da una causa unica, e separati l’uno dall’altro da sole differenze digrado: nel senso, cioè, che il delinquente epilettico è l’esa¬ gerazione del pazzo morale, come quest’ultimo è l’e¬ sagerazione del delinquente congenito.

d) Delinquenza militare. In qual gruppo della classificazione del Ferri si do¬ vranno porre i delinquenti militari? Io non esito a rispondere che essi appartengono, in proporzione senza confronto maggiore, al gruppo dei delinquenti congeniti o criminali nati (includendovi naturalmente gl’imbe¬ cilli, i pazzi morali e gli epilettici), giacché non am¬ metto, come dirò fra poco, un tipo di delinquente militare puro senza le comuni note degenerative, e


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creato esclusivamente per virtù, o meglio, per vizio dell’ambiente militare. Trattandosi quindi di forme di delinquenza in cui il delitto riconosce per causa prin¬ cipale le anomalie di struttura, è inutile segnalare al perito l’importanza dell’esame antropologico, ch’io raccomando di fare in tutti quei casi nei quali un semplice sospetto ponga sull’avviso d’un pericolo anche lontano : pericolo per la vita collettiva e per il medico stesso, il quale deve sapersi premunire in tempo contro la valanga d’accuse che gli si rovescerà addosso non appena un reato militare di qualche gravità passi nel dominio del pubblico e dia la stura alle appassionate discussioni sulla vita di caserma. Per quanto riguarda poi i caratteri psichici di questo tipo di delinquente comune innestato nell’ambiente militare, dirò che, oltre alla diminuzione o alla man¬ canza di senso morale, si troverà sempre in esso una inadattabilità speciale all’ambiente in cui è costretto a vivere: inadattabilità che si rivela fin dai primi mesi di servizio con reazioni vivissime ai minimi stimoli e con una serie di leggieri atti impulsivi estrinsecantisi con piccole mancanze disciplinari, che possono giun¬ gere, in un periodo di tempo variabile e per circo¬ stanze diverse, ai più gravi reati d’insubordinazione e ai delitti di sangue. E questo carattere del delinquente militare è così tipico e così importante, che il capi¬ tano medico Mele, distinto cultore di psichiatria e di psicologia criminale, non esita a ritenerlo quale cri¬ terio rivelatore precoce delle forme degenerative, e a consigliare il perito di farne la base di quei provve¬ dimenti medico-legali che valgono a eliminare pron¬ tamente gl’individui pericolosi dalle file dell’esercito, prima che scoppi improvviso e violento un atto d’im¬ pulsività e di ferocia sanguinaria. « La ricerca del degenerato — scrive il Mele — in-


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combe quale compito precipuo al medico militare che vuol essere all’altezza della sua missione, vigile cu¬ stode dell’integrità fisica e morale dell’esercito; di que¬ st’istituzione, la quale, trasformandosi ed evolvendosi coi tempi, ha ancora una funzione da compiere, non più come strumento cieco di strage e di rapina, ma come mezzo cosciente d’ordine e d’equilibrio sociale. De¬ generazione e inadattabilità si possono fondere o scam¬ biare fra loro, e si può dire che l’inadattabile è un degenerato, o un uomo incompletamente evoluto, perocché mancano in esso, o non hanno forza suffi¬ ciente, i poteri più elevati della mente. Mercè questi, l’uomo normale si plasma all’ambiente in cui si trova a vivere, ora mettendo in opera la forza inibitrice della volontà, che agisce da freno agl’istinti più bassi rap¬ presentanti alcuni stadi d’evoluzione inferiore; ora chiamando in aiuto i poteri associativi e comparativi, mediante i quali emette giudizi di critica; ora obbe¬ dendo al senso morale più squisito, che fa considerare il proprio io come parte integrante del suo prossimo, onde risente in sé stesso il male fatto ad altri. Ma quando, al contrario, ci troviamo di fronte a individui nei quali la forza per reprimere i proprii impulsi è poca, il potere di critica fiacco, il senso morale scarso, si tratta senz’alcun dubbio d’un organismo mentale deficiente, il quale è a disagio in mezzo a uomini men¬ talmente ben costituiti ; e non tarderà a nascere fra questi e lui, prima un senso di ripulsione, e in seguito un vero conflitto, i cui funesti risultati purtroppo son noti ». E dopo aver accennato al pregevole lavoro del Sa¬ porito (Delinquenza e pazzia nei militari, Napoli, 1903) e alle proposte di quest’autore tendenti ad allontanare dall’esercito gli elementi perturbatori, il Mele, pur con¬ cedendo il dovuto valore all’esame antropologico-fun-


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zionale che bene spesso ci mette sottocchio da sè solo i segni rivelatori del tipo criminale, ripete giu¬ stamente che il mezzo più efficace per fare codesta selezione è la prova di fatto dell’inadattabilità all am¬ biente militare; e conclude colle seguenti parole, le quali concordano perfettamente con quanto io dissi a proposito dell’accertamento precoce dell’epilessia nei corpi di truppa: « Senonchè tale prova non deve sorprendere bru¬ talmente collo scoppio improvviso d’una tragedia di caserma e neanche colla grave mancanza disciplinare ; ma dev’essere costituita da quella serie spesso non interrotta di tante infrazioni più o meno lievi, di tante resistenze opposte ai comuni regolamenti, le quali so¬ gliono precedere il reato militare e che, all’occhio vigile dei superiori, rivelano il tipo inadattabile. Il quale tipo potrebbe, in qualche caso, essere preven¬ tivamente segnalato alla loro attenzione sia dalla fe¬ dina criminale — indicazione biografica la più atten¬ dibile che accompagni il coscritto — sia dai dati an¬ tropologici anormali che dovrebbero essere espressamente indicati nell’atto dell’arruolamento. Così l’uf¬ ficiale medico del corpo di truppa, messo sull’avviso e applicando con larghezza di vedute le disposizioni regolamentari, troverebbe sempre il modo di mettere in opera quell’oculata selezione che, come dice lo Scarano, dovrebb’essere la vera leva morale, molto più difficile di quella fisica, e che perciò verrebbe fatta in secondo tempo, dopo aver raccolto gli elementi sui quali essa deve avere il suo logico fondamento». (A. Mele, Una serie d'osservazioni psichiatriche in soggetti militari. — Giornale medico del R.° esercito, 1902. A queste sagge considerazioni non aggiungerò che una sola parola circa la facilità, non sempre ben in¬ tesa, con cui il perito può eliminare precocemente dal-


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l’esercito tali inadattabili: e con ciò intendo pure di rispondere a coloro i quali accusano VElenco delle infer)mtà e delle imperfezioni di non provvedere abba¬ stanza efficacemente al riguardo. L’art. 18 di questo elenco, dopo aver accennato alle forme più palesi di arresto di sviluppo, dice precisamente così: «È mo¬ tivo d’inabilità definitiva al servizio militare l'insuffi¬ cienza delle funzioni psichiche quando faccia temere che l'inscritto o il militare possa non essere sempre co¬ sciente dei propni alti ». Ora io domando se nell’in¬ sufficienza delle funzioni psichiche non entrino di pieir diritto la delinquenza congenita e la pazzia morale, e se, interpretando e applicando le disposizioni del sud¬ detto articolo con logica e coscienza, il medico niililare non sia in grado d’allontanare dall’esercito i de¬ linquenti epilettici (indipendentemente da ogni accesso convulsivo) i delinquenti congeniti e i pazzi morali, prima che essi manifestino le loro tendenze pericolose o sian trascinati a qualche grave atto impulsivo. La questione dell'ambiente militare come fattore di delinquenza fu da me trattata a lungo in un altro la¬ voro (Delinquenza e pazzia nei militari), nè è qui il caso di ritornarci sopra. Dirò soltanto che, senza ne¬ gare — e chi lo potrebbe? — l’influenza esercitata dal freno disciplinare, dalla vita collettiva, dalle nuove con¬ suetudini di quartiere e da un insieme d’altre cause spe¬ ciali sull’organismo psichico del soldato, non si deve però dimenticare che tutto si riduce essenzialmente a una questione d’equilibrio fra le esigenze del nuovo am¬ biente e i poteri psichici degl’iniziati. Se questi sono individui normali in cui non faccia difetto l’azione ini¬ bitrice dei centri superiori, ebbene s’adatteranno alle nuove condizioni di vita senza subire alcuna grave scossa, e l’equilibrio sarà conservato: se invece sono individui anormali (frenastenici o epilettici), si mostre-


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ranno subito insofferenti d’ogni freno, ribelli alla di¬ sciplina, avversari irreconciliabili della vita di caserma: ed ecco, in tal caso, avvenuto l’urto psichico colle sue conseguenze più o meno funeste; ecco rotto l’equili¬ brio; ecco messa in evidenza la loro inadattabilità al¬ l’ambiente specifico: la quale inadattabilità è, come s’è visto dianzi, uno dei caratteri più spiccati del così detto delinquente militare. Ma di codesta inadattabilità si può coscienziosa¬ mente far risalire la colpa all’esercito? È forse l’am¬ biente militare che crea i delinquenti, o non sono piuttosto i delinquenti stessi che, accolti nelle caserme, riflettono poi sull’esercito la luce sinistra della loro criminalità? Per me — l’ho sempre detto e lo ripeto la sola colpa che si possa rimproverare all’esercito è quella d’accogliere ogni anno a braccia aperte una moltitudine d’inscritti forse fisicamente idonei, ma psichicamente inabili al servizio militare; donde av¬ viene che i difetti e le colpe di tali individui diven¬ tino, per un’illusione psichica facilmente spiegabile, i difetti e le colpe dell’ambiente militare.

III. — Le frenopatie. Se le frenopatie (e, con quest’espressione generica, intendo d’indicare le malattie mentali senza fonda¬ mento anatomico noto e ben determinato, per con¬ trapposto alle congenite o frenastenie) non sono per fortuna molto frequenti nell’esercito, è però indubitato che esse possono presentarsi sotto„ qualsiasi forma, dalle più semplici alle più complicate: per conse¬ guenza, il loro studio completo sarebbe fuori posto in


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un manuale fatto ad uso del medico legale militare, nel quale già si presuppongono conoscenze estese e precise di psichiatria. Mi restringerò dunque a una brevissima menzione di quelle malattie mentali che si osservano relativamente più spesso nella truppa, e che occorre accertare quanto più presto è possibile per la sicurezza della vita collettiva; senza tacere che alcune di esse hanno in sè qualche cosa di specifico, ch’è come il riflesso dell’ambiente dove si sono sviluppate. d) Ubbriachezza patologica (Intossicazione alcoolica acuta). — Sono troppo noti i sintomi di questa forma perchè sia necessario il descriverli : mi limiterò soltanto a ricordare che essa decorre, per solito, in due periodi: quello d’eccitazione e quello di paralisi; che, durante il primo periodo, avviene Vinibizione psi¬ chica per cui vengono commesse azioni ridicole, ripu¬ gnanti o criminose; e che, infine, quando predomina l’eccitazione sulla paralisi, si hanno le forme più pe¬ ricolose d’alcoolismo ; quali sono la maniaca, la con¬ vulsiva (che ricorda molto da vicino gli accessi di epilessia) e la delirante. Giuridicamente parlando, è del più grand’interesse il decidere se l’alcoolismo acuto abbia portato alla perdita parziale o totale della co¬ scienza; ma, a questo riguardo, debbo far osservare che, in specie nell’esercito, si tien troppo poco conto d’un fatto molto importante e ben comprovato: e cioè, che quando preesistono alterazioni cerebrali, epilessia, debolezza mentale, ecc., la reazione dell’organismo al¬ l’alcool ingerito è senza confronto più violenta che in condizioni d’integrità organica; oltreché bastano ordi¬ nariamente piccole quantità di bevande spiritose per provocare l’insorgenza d’una pazzia acuta, sotto forma di mania e d’ equivalente epilettico, estrinsecantisi con atti d’impulsività cieca, e seguiti da amnesia com¬ pleta.


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b) Alcoolismo cronico. — Oltre ai noti sintomi fun¬ zionali, questa forma presenta un insieme di sintomi psichici molto interessanti, eh’ io mi restringerò ad accennare. L’attività intellettuale e la capacità al lavoro sono diminuite. La memoria è profondamente alterata: v’ha amnesia retrograda definitiva, ossia la scomparsa d’ogni ricordo ; e Vamnesia anterograda, ossia l’impossibilità d’acqui¬ stare nuove cognizioni. Il raziocinio è sempre difettoso. Nella sfera emotiva, si nota di solito indififenza alternantesi con irritabilità morbosa, la quale ultima si trasforma ben presto in vere tendenze impulsive (col¬ lere violentissime, atti delittuosi. Non sono rare le idee deliranti, per lo più sotto forma di delirio di persecuzione o di delirio di gelosia, il quale è propriamente caratteristico degli alcoolisti cro¬ nici e li spinge con gran frequenza al delitto. Il quesito dell’imputabilità di questi individui è uno dei più difficili, nè s’è trovata finora una soluzione soddisfacente. Dice benissimo lo Strassmann: l’ideale sarebbe di rinchiudere ogni alcoolista che abbia com¬ mésso un reato, non già in un carcere, ma in un ap¬ posito stabilimento di custodia e di cura: però è da temere che quest’ideale non si possa raggiungere a breve scadenza, giacché è ben difficile il persuadere i giudici che si tratta di reati commessi in uno stato crepuscolare della coscienza, o di vera e propria de¬ menza alcoolica. c) Frenosi maniaco-depressiva. — Questa forma sin¬ golarissima, che il Kràpelin studiò per il primo, si manifesta con degli stati patologici così diversi che, a un osservatore superficiale, possono apparire come altrettante affezioni morbose diverse: basterà citare


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l’alternativa della mania e della depressione malin¬ conica. Tuttavia la sua unità si fonda su due argo¬ menti principali: i° 1’esistenza di sintomi essenziali, comuni a tutte le forme, siano esse maniache, depres¬ sive o miste; 2° l’alternativa regolare o no dei feno¬ meni d’eccitazione e di depressione nello stesso pa¬ ziente. I sintomi essenziali e immancabili si possono dividere in due. gruppi: i° gruppo: comprende tutti i fenomeni morbosi proprii della paralisi psichica, vale a dire: diminuzione della facoltà attentiva ; rallentamento delle associazioni d’idee; insufficienza delle percezioni; indifferenza pa¬ tologica. Questi sintomi sono costanti, e s’osservano tanto nella mania quanto nella depressione malinco¬ nica, benché siano più manifesti in quest’ultima; 2° gruppo: questi sintomi, ben lungi dal rivelare uno stato di paralisi psichica come i precedenti, sono la manifestazione dell’esaltamento mentale che non di rado l’accompagna. I principali sono: fuga delle idee; irritabilità; reazioni impulsive; delirio e disturbi psicosensoriali: idee fisse e ossessioni. L'alternativa dei fenomeni d’eccitazione di quelli de¬ pressivi è in special modo evidente se, invece di con¬ siderare un accesso unico, si considera l’insieme degli accessi in un medesimo individuo; perchè se è véro che in certuni gli accessi si presentano sempre o sotto forma di mania o sotto quella di depressione, è però altrettanto vero che codeste due forme, in apparenza così diverse, sono riunite l’una all’altra dal gruppo delle frenosi alterne, circolari e atipiche; senza dire che, studiando accuratamente il soggetto, si viene a scoprire quasi sempre che i sintomi d’eccitazione ma¬ niaca sono stati preceduti da uno stadio prodromico caratterizzato da una depressione più o meno grave, oppure che, dopo un accesso di depressione, è insorto


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uno stato di violenta eccitazione: tanto che si può dire che ogni accesso di mania o di depressione malin¬ conica contenga in embrione gli elementi dell’eccita¬ zione e della depressione (Kràpelin). d) Malinconia affettiva. — Questa psicopatia as¬ sume il più delle volte nell’ambiente militare la forma di nostalgia (mal du pays dei Francesi), la quale deve essere riconosciuta e svelata quanto più presto è pos¬ sibile, giacché ben sovente è causa di atti impulsivi criminosi — fra cui l’impulso incendiario o piromania — dovuti ad accessi gravissimi d’angoscia complicati da allucinazioni uditive e visive. Il nostalgico, che va classificato nel gruppo degl’inadattabili alla vita di ca¬ serma insieme col pazzo morale e col criminale nato, è un individuo a cui il nuovo ambiente dov’è co¬ stretto a vivere apparisce in un contrasto così stridente con quello del proprio paese e della propria famiglia, che tutti gli atti della vita giornaliera, tutte le facce nuove, tutti i mutamenti di consuetudine, gli diven¬ gono ben presto odiosi e intollerabili : cosicché, fin dai primi giorni del suo servizio, egli si concentra nel dolore della nuova posizione, e affila tutte le armi dell’astuzia per raggiungere lo scopo supremo dei suoi desideri: quello, cioè, di ritornare a ogni costo al paese nativo, lontano dal quale si sente disorientato e infe¬ lice. Ond’è che i suoi superiori lo vedranno appar¬ tarsi a poco a poco dalla vita in comune, andar va¬ gando solo per la caserma, sfuggir persino la com¬ pagnia dei suoi conterranei, perchè i loro discorsi e lo stesso loro dialetto gli richiamano alla mente una folla d’immagini, che per lui rappresentano un bene perduto ; passare in quartiere le ore di libera uscita a scrivere lettere interminabili che non giungeranno mai a destinazione ; o a leggere e rileggere cento volte quelle ricevute dai suoi cari ; o a piangere sopra un E. Trombetta.

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ricordo; o a rimaner disteso sulla branda nel dormi¬ torio deserto, con lo sguardo fisso nel vuoto, rifiu¬ tando ogni conforto dagli amici e scrollando sdegno¬ samente le spalle alle burle degli anziani, per i quali la nostalgia non fu che una sofferenza effimera, presto compensata delle facili distrazioni della vita di guar¬ nigione. Inoltre il nostalgico non manca mai di trovarsi ogni mattina presso l’uscio delPinfermeria, aspettando pa¬ zientemente il suo turno per esser visitato dal medico, al quale fa poi la lunga storia dei suoi malanni che datano, ben s’intende, fin dall’infanzia, e che lo ren¬ dono incapace d’attendere ai servizi più leggeri: storia, che egli ripeterà con altri particolari minutissimi al¬ l’ospedale — qualora gli riesca di farvisi ammettere — dove finalmente impegna la più aspra battaglia che mai si possa immaginare per ottenere il congedo as¬ soluto, o almeno una licenza di convalescenza. Se non raggiunge questo scopo ed è invece rimandato al reg¬ gimento colla semplice prescrizione di pochi giorni di riposo, gli si fa all’improvviso un gran buio nell’anima, e, al periodo d’attività febbrile e di lotta, succede or¬ dinariamente uno stato di prostrazione e di stupore malinconico, aggravato più tardi da accessi d’angoscia e da allucinazioni della vista e dell’udito relative ai parenti e agli amici lontani ; seguite talvolta, come ho detto dianzi, da atti impulsivi (piromania, insubordi¬ nazione, diserzione). e) Psicosi da esaurimento. — Sono forme che sfug¬ gono a ogni classificazione scolastica, e si manifestano con una sindrome così disordinata, ma nello stesso tempo così singolare, che se la loro diagnosi specifica è difficilissima, riesce agevole, per contro, il compren¬ derle in quel gruppo particolare di psicosi le quali si osservano quasi esclusivamente nell’ambiente militare.


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Il Saporito, a cui dobbiamo una delle più complete monografie sulla pazzia e sulla delinquenza dei mili¬ tari, fa la seguente descrizione dei pazienti affetti da codeste forme morbose ; descrizione che non potrebb’essere nè più vera nè più suggestiva: « Sono generalmente individui dal viso scarno e spa¬ ruto, dall’occhio vitreo, dai lineamenti dolorosamente contratti ; sono personalità a cui la malattia ha tron¬ cato, più o meno repentinamente, tutte le facoltà at¬ tive dello spirito, nel dominio emozionale, volontario e intellettuale. Sono esseri caduti in uno stato d’ebe¬ tismo, donde nessuno sforzo riesce d’uti subito a de¬ starli. L’automatismo cieco ha preso in loro il posto d’ogni funzione cosciente, e solo qualche atto (un gesto che simula un desiderio, 1’emissione brusca di una parola o d’una frase) rivela gli ultimi sprazzi della vita psichica. Tacciono, colle facoltà dello spi¬ rito, anche le funzioni corporee: gl’istinti più impe¬ riosi — quello della fame e della sete— sono sopiti: i bisogni più urgenti passano inosservati. « Esaminandoli minutamente, rivolgendo ogni atten¬ zione alle condizioni somatiche, dopo aver accertato che, pel momento, lo spirito è ridotto a una tabula rasa, nulla si riscontra, eppure si riscontra tutto : nes¬ sun processo patologico in atto in questo o in quel¬ l’apparecchio ; ma, nelle condizioni generali, qualche cosa che induce a ritenerli ammalati principalmente nel fisico, e a sospettare che la tanta miseria mentale sia proprio un epifenomeno della malattia che pervade le funzioni organiche. L’anoressia, le labbra fuliggi¬ nose, la lingua impaniata, l’alito fetido, il ventre me¬ teorico e per lo più chiuso, i riflessi o spenti o esa¬ gerati, le pupille ristrette o dilatate, rigide sempre ; il respiro affannoso, il polso tardo o frequente, piccolo sempre ; una certa dolorabilità per tutta la persona,


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oppure l’anestesia: ecco quanto forma il substrato che — non occorre dirlo — mena difilato al concetto del¬ l’autointossicazione quale risultato d’un afiaticamento fisico e psichico». f) Delirio allucinatorio o psicosi allucinatoria. — Quantunque alcuni psichiatri considerino questa forma come un’entità morbosa autonoma, i cui sintomi es¬ senziali sarebbero la molteplicità e il carattere primi¬ tivo delle allucinazioni, tuttavia è più logico ritenerla come un sintomo complesso d’altre psicopatie, per esempio della confusione mentale, della demenza pre¬ coce, della paralisi generale, di certe psicosi tossiche ; e assegnarle un posto a parte soltanto quando si pre¬ senta come vero e proprio delirium tremens nell’alcoolismo cronico. Ne ho fatto cenno qui per la sola ragione che essa talvolta costituisce il fondo di alcune forme sospette, o decisamente simulate, le quali s’os¬ servano nei militari, e che, appunto per i loro carat¬ teri indecisi e variabili, non rientrano in alcuno dei gruppi di cui ho parlato. g) Mania pellagrosa. — È una delle più gravi ma¬ nifestazioni della pellagra avanzata, che, secondo l’ar¬ ticolo 6 dell’elenco, costituisce motivo d’inabilità de¬ finitiva al servizio militare. Questa forma, dovuta a un’intossicazione per una sostanza venefica che si trova nel mais guasto, come prodotto d’una sua decompo¬ sizione prodotta da alcuni microrganismi (penicillicm glaucum, oidium lactis maydys), si trasforma ben presto in una vera e propria follia pellagrosa con caratteri simili a quelli della malinconia (allucinazioni, in specie cenestesiche), con idromania, o tendenza a gettarsi nell’acqua, e con atti impulsivi: donde la frequenza dei suicidi e dei reati di sangue nei pellagrosi. Diagnosi medico-legale della pazzia. — Data la pos¬ sibilità che l’accertamento della pazzia si faccia presso


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l’ospedale militare o presso il corpo di truppa, cer¬ chiamo di fissare alcuni capisaldi nell’esame, che siano per il medico legale altrettanti punti di ritrovo in questo sconfinato labirinto, nel quale è così facile smariire il cammino che guida verso l’uscita', e cominciamo dalVanamnesi familiare, dove noi troveremo una delle cause più frequenti della pazzia, vale a dire \ ei edi¬

tar ietà. Le informazioni che deve assumere, e le indagini che deve compiere il perito, saranno estese a tutta la parentela — ascendenti, discendenti e collaterali — e avranno specialmente lo scopo di assodare se qualche membro della famiglia soffra, o abbia soffèrto, non sol¬ tanto d’una malattia mentale, ma altresì di qualche nevrosi, in specie d’epilessia e d’isterismo ; seviziano stati casi di suicidio, d’alcoolismo, di dipsomania, o tendenze all’immoralità e al delitto: nè ometterà d’ac¬ certare l’età in cui tali fatti morbosi sono insorti nei genitori, poiché, per la legge d‘eredità delle età corri¬ spondenti, le varietà individuali tendono a manifestarsi nei discendenti in quell’età medesima in cui appar¬ vero negli ascendenti. Senza uscire dal campo dell’anamnesi familiare, oc¬ correrà spingere possibilmente le indagini nel così detto « santuario domestico » (espressione che talvolta suona come uno scherno o una bestemmia), il quale è così gran parte nella vita d’un individuo, da esercitare sul¬ l’animo suo l’influenza propria delle cause permanenti. Sarà perciò importante il conoscere le condizioni so¬ ciali della famiglia, il suo grado di cultura, i suoi rap¬ porti consueti colle persone estranee, e soprattutto quell’insieme di sentimenti morali e affettivi che co¬ stituiscono, sto per dire, l’atmosfera psichica in cui l’individuo s’è trovato immerso fin dai primi giorni della sua esistenza, e nella quale s’è venuto plasmando il suo carattere.


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L’anamnesi personale deve estendersi tanto nel ter¬ ritorio organico quanto in quello psichico ; ricercando, nel primo, tutti gli antecedenti morbosi, anche i meno importanti dal punto di vista dei profani ; le convul¬ sioni sofferte nell'infanzia ; le malattie del cervello e deb sistema nervoso in genere; i traumi; le affezioni acute e croniche d’ogni specie: nel secondo, le par¬ ticolarità del carattere e della condotta, rivolgendo di preferenza l’attenzione sul così detto tono sentimentale, eli’è rappresentato da tutta la gamma degli umori (umor gaio, fantastico, depresso) o, come dice più giu¬ stamente il Morselli, da due tipi di temperamento psi¬ chico : il temperamento espansivo, che si manifesta con eccitabilità, motilità ed emotività esagerate: e il tem¬ peramento concentrico, che è il substrato di tutte le forme depressive. Una tale inchiesta anamnestica sarà completata dalle informazioni relative al grado d'in¬ telligenza, avendo sempre riguardo alla posizione so¬ ciale del paziente; e, possibilmente, dalla diretta con¬ fessione di quest’ultimo circa gli episodi precoci della sua vita sessuale (onanismo, pervertimenti) e circa l’a¬ buso di bevande alcooliche; senza dimenticare d’in¬ formarsi intorno a un eventuale ricovero nelle case di correzione o nelle carceri, che, sostituendosi all'am¬ biente domestico, modifica talvolta certe ■ tendenze in senso sfavorevole, ossia peggiorandole se già erano cattive. L'anamnesi specifica della psicopatia, in quanto si ri¬ ferisce alla ricerca delle cause, non interessa direttamente il perito militare; ma siccome comprende lo studio dai prodromi della forma morbosa e anche delle sue fasi successive, fino a quella che ha reso neces¬ saria l’osservazione medico-legale, così sarà bene rac¬ cogliere le informazioni più particolareggiate — sia nel paese nativo che nel reggimento stesso — circa le


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modificazioni di carattere, il cambiamento del tono sentimentale, e tutte quelle alterazioni psichiche, le quali passano di rado inosservate in un ambiente di vita collettiva, e che costituiscono nella massima parte dei casi la sindrome d’ogni forma crepuscolare, su cui ho già richiamato più volte l’attenzione del medico addetto ai corpi di truppa. Dopo questa rigorosa inchiesta anamnestica, il pe¬ rito procederà all’esame antropologico (cfr. Delin¬ quenza'), allo scopo d’accertare la presenza delle note degenerative, le quali sono immancabili nelle psicosi ereditarie, ossia precisamente in quelle forme di psi¬ copatia che s’osservano con maggior frequenza negli inscritti e nei soldati. All’esame antropologico seguirà l’esame funzionale, che può pure fornire una ricca messe di fatti positivi, quali sono, ad es.: certi stati di debolezza cardiaca, il cardiopalmo, i crampi delle vie respiratorie, le altera¬ zioni digestive e quelle vasomotorie, la salivazione ec¬ cessiva, l’abbondanza o la scarsezza del sudore e delle orine: i disturbi del sonno (agripnia, paragripnia), te¬ nendo presente che essi non mancano mai nelle forme acute primitive di pazzia; i disordini del linguaggio (disartrie organiche e funzionali); le anestesie, le ipe¬ restesie, le parestesie, le nevralgie, le paralisi dei nervi cranici motori, le anomalie d’innervazione dell’iride (anisocoria) e quelle dei riflessi — in specie del patellare — le convulsioni, l’atassia. L’esame psichico del pazzo, ch’è senza dubbio il più difficile, deve rivolgersi in primo luogo alla persona¬ lità ester?ia, ossia alla manifestazione dei processi psi¬ chici morbosi (mimica del volto, atteggiamenti, gesti, voce, andatura, modo di vestire, ecc.) : e, in secondo luogo, alla psiche ; il che equivale ben sovente ad af¬ facciarsi a un abisso le cui tenebre non sono rotte da


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Parte seconda

alcun punto luminoso. Quest’ultimo esame deve ini¬ ziarsi con un abile interrogatorio, ch’io consiglierei di dividere in tre parti: Nella prima parte, toccando argomenti relativi allo stato di salute del paziente e alle sue occupazioni or¬ dinarie, si potrà riconoscere lo stato: i° dell’attenzione, la quale nei pazzi è sempre de¬ ficiente, almeno per quanto riguarda gli argomenti estranei al corso dei pensieri dominanti; 20 della memoria, che è quasi sempre alterata, in specie sotto forma d’amnesia degli avvenimenti vicini ; 30 del raziocinio ; 40 del tono sentimentale. Nella seconda parte, s’avvierà il discorso sulla fa¬ miglia, sugli amici, sui compagni di lavoro o di studio, su quelle persone, insomma, con cui il paziente è in più intimi rapporti: e qui ci si potrà formare un cri¬ terio dell’affettività, la quale è, ad esempio, esagerata nella frenosi maniaco-malinconica, diminuita nei pro¬ cessi d’involuzione psichica. Nella terza parte, che dev’esser condotta con abi¬ lità grandissima, s’entrerà direttamente nelle questioni politiche, sociali e religiose; e, se il paziente vi si pre¬ stasse per intelligenza e cultura, anche in quelle arti¬ stiche, letterarie e scientifiche, allo scopo d’andare in traccia delle idee deliranti, le quali, però, acquistano va¬ lore diagnostico soltanto quando si possa constatare che esse sono in aperta contraddizione colle idee antece¬ denti dell’individuo. E, a proposito di queste idee de¬ liranti, che sono false interpretazioni o, per dir me¬ glio, false deduzioni d’impressioni reali, si noti che talvolta si trovano collegate logicamente le une alle altre (ben s’intende nel campo dell’assurdo e in modo paradossale), costituendo il substrato del così detto de¬ lirio sistematizzato.


Malattie latenti e malattie larvate nella truppa

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All’interrogatorio seguirà un lungo periodo d’osser¬ vazione, in cui non verrà trascurato alcun fatto rela¬ tivo alla vita psichica propriamente detta, e durante il quale si procederà più volte all’esame dello scritto, eh’è importante in tutti i casi e addirittura indispen¬ sabile quando il pazzo si chiude in un mutismo asso¬ luto, come avviene quasi sempre nelle forme gravi di malinconia e nella demenza ; tenendo presente che gli scritti degli psicopatici ci offrono il mezzo migliore per sorprendere le idee deliranti, sovente dissimulate nei loro discorsi, e per giudicare delle alterazioni della personalità, della capacità intellettuale, dei distuibi della coscienza, ecc. A questo riguardo s’aggiunga ancora che le idee deliranti sono espresse nello scritto con caratteri per lo più maiuscoli e sottolineati, fa¬ cendo uso talvolta d’inchiostro d’un colore speciale (paragrafismo verbale) ; che i rapporti e i reclami son la specialità dei paranoici perseguitati e querulanti ; le composizioni letterarie, dei pazzi esaltati ; i memoriali, 'dei melanconici ; senza dire che la calligrafia è un cri¬ terio diagnostico prezioso per il medico perito, il quale potrà, ad esempio, riconoscere subito i disturbi di coor¬ dinazione d’un paralitico dalla mano di scritto fan¬ ciullesca, a scatti, irregolare. Altri fatti importanti a rilevarsi nell’esame psichico sono : il rallentamento o l’arresto psichico, eh è la forma patologica dell’indecisione', la paralisi psichica, eh è l’impossibilità assoluta all’estrinsecazione della volontà; il negativismo, che è la reazione dell’individuo a tutti gli atti e a tutti i movimenti che gli vengono ordinati; le alterazioni della personalità e le allucinazioni, os¬ servando, però, che queste ultime non hanno un valore diagnostico assoluto se non quando si possano met¬ tere in rapporto diretto con disturbi d altro genere, principalmente con gli accessi d’angoscia e con gli stati depressivi.


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Parte seconda

Per concludere: non è su alcuni sintomi soltanto, ma sull’insieme dei fatti positivi raccolti nell’anamnesi familiare e individuale e desunti dagli esami antropologico, funzionale e psichico, che il perito dovrà fon¬ dare la diagnosi medico-legale della pazzia; ricordando che tutti gli sforzi della psico-patologia moderna son diretti a fare una sintesi dell’individuo fisico e psi¬ chico; e che se i sintomi psichici sono i più impor¬ tanti, nel senso che sono i più decisivi per l’apprezzamento delle condizioni subbiettive in cui è stato compiuto un atto delittuoso, non bisogna però mai dimenticare che essi non dimostrano sempre da soli l’esistenza d’un disturbo mentale.


PARTE TERZA

LE MALATTIE SIMULATE.


Il lettore, che ha avuto la pazienza di seguirmi fin cpii, non si mostrerà sorpreso se all’argomento delle simulazioni io dedico una parte assai modesta del pre¬ sente manuale, contraddicendo alle consuetudini dei vecchi medici legali militari, i quali facevano sfoggio, a questo punto, di tutte le loro cognizioni più o meno scientifiche. E dico che non si mostrerà sorpreso per¬ chè avrà perfettamente capito che per me la base di ogni perizia dev’essere l’esame clinico del paziente, del qual esame credo non possa riuscir vittoiiosa al¬ cuna forma d’inganno; e come — analogamente a quanto fu stabilito per il delitto dalla scuola crimi¬ nale positiva — io sia convinto della necessità di con¬ siderare la simulazione non già come un entità astratta, ma quale indice e manifestazione dell’organizzazione psichica d’un dato individuo; vale a dire che, più che la simulazione, occorre studiare il simulatore, in cui si svelerà sempre, insieme colla frode, quel fattore o quei fattori (biologici, sociologici, patologici) dai quali essa dipende. In altri termini '. lo studio d un simula¬ tore dev’essere compiuto con mezzi prevalentemente scientifici, a cui sarà lecito, in certi casi, il far seguire i così detti mezzi di sorpresa, purché abbiano sempre il loro fondamento sulla scienza, o per lo meno siano tali da non riuscire mai dannosi al paziente, nè in¬ degni della serietà e del decoro d’un medico.


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Parte terza

Dei mezzi coercitivi è inutile il discorrere, perchè essi non sono più da molti anni che un tristo ricordo, che si vorrebbe cancellare dalla storia della medicina legale, insieme coi nomi di quei carnefici del corpo e dello spirito, passati alla posterità — la quale se ne vergogna — soltanto in grazia delle loro invenzioni feroci. Per quanto riguarda i mezzi di sorpresa non scien¬ tifici o, per dir meglio, antiscientifici, che, insieme con quelli coercitivi, costituivano un tempo quasi tutta la medicina legale militare, mi restringerò a far osservare che essi sono in gran parte d’una volgarità ripugnante e che i loro effetti sono per lo più nulli o ridicoli, quando non siano addirittura pericolosi. Che dire, per esempio, del mezzo a cui ricorse in un caso d’accesso convulsivo simulato il chirurgo Bottin, il quale si di¬ chiarò felicissimo che gli si fosse presentata l’oppor¬ tunità di curare l’epilessia mediante la castrazione ; le quali parole, pronunziate ad alta voce dinanzi al si¬ mulatore, lo fecero capitolare ? Che dire del Mahon, il quale svelò la frode d’un altro pseudo-epilettico ap¬ piccando il fuoco al saccone su cui questi era disteso? E che dire di cento altri strattagemmi, non so se più puerili o feroci, che nei vecchi trattati di medicina legale erano descritti come alzate d’ingegno e magni¬ ficati come onorevoli vittorie? Il mio giudizio (che è quello di tutti i medici militari odierni) è severissimo ; nè trovo parole bastevoli per stigmatizzare la condotta di quei sedicenti medici legali, che, nella deficienza d’ogni cultura scientifica e d’ogni spirito d’osserva¬ zione, si limitavano a gareggiare d’astuzia coi simula¬ tori. Non nego che i mezzi di sorpresa scientifici — e soprattutto onesti — possano dare in pratica -buoni risultati : ma non credo sia il caso di menarne vanto, nè di descriverli con gran ricchezza di particolari nei


Le malattie shuntate

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trattati, dove non fanno proprio la migliore delle fi¬ gure, giacché per lo più non sono altro che la prova dell’inanità di certi osservatori contro i raggiri della frode. In qualsiasi perizia medico-legale, il sospetto d’una frode non deve sorgere nell’animo dell’osservatore se non quando lo studio minuzioso dell’individuo abbia fatto chiaramente riconoscere che tutti o una gran parte dei sintomi non corrispondono al quadro nosologico d’una data malattia, ed abbia permesso d’escludere l’e¬ sistenza d’una nevrosi, in special modo dell’isterismo, il quale, come già ho detto in altro luogo, costituisce spesso il substrato delle simulazioni ostinate. Quando il perito, dopo un esame clinico diligente e ripetuto, non sia in grado d’affermare con sicura coscienza che si tratta di simulazione o d’esagerazione di malattia, dovrà giudicare in favore dell’ individuo sospetto, seguendo l’aureo consiglio del Boisseau espresso con queste parole: «È meglio parsi ingannare dieci volte, che aver a rimproverarsi la condanna d’un uomo del quale non si è saputo riconoscere la malattia». Se invece il perito avrà raccolto un cumulo di prove positive, che non lascino neppure più l’ombra di un dubbio sull’esistenza della frode, dovrà compiere se¬ renamente il proprio dovere ed esprimere un giudizio che non si presti ad alcuna di quelle dubbie inter¬ pretazioni, le quali tolgono ogni valore alla perizia e inducono nei giudici un senso di sfiducia verso il me¬ dico legale. Dopo quanto ho detto, mi pare superfluo avvertire il lettore che questo mio brevissimo studio delle ma¬ lattiesimulate non ha alcuna pretesa d’esser esauriente e completo: nè tale sarebbe potuto riuscire, visto e considerato che il mio scopo fu semplicemente quello di scrivere un modesto manuale di medicina legale


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Parte terza

militare, e non già un trattato sulle simulazioni ; a cui, volendo dare un largo sviluppo alla materia coll’estenderla oltre i limiti dell’ambiente militare, non ba¬ sterebbe un volume. Allo studioso, che desiderasse approfondirsi in quest’argomento, consiglierei il re¬ cente libro del Sand (Za simulation et L'interprétatìon des accidents du travati. — Paris, 1907. Maioine éditeur), che si può consultare con molto profitto e che contiene, fra le altre cose pregevoli, una ricchissima bibliografia, in cui però l’autore passa sotto silenzio la maggior parte delle pubblicazioni italiane.


CAPITOLO

I.

Malattie oculari. I. Amaurosi e grave ambliopia monoculare. — Allorché l’esame obbiettivo abbia fatto escludere qualsiasi al¬ terazione delle membrane profonde, un’opacità dei mezzi trasparenti o un vizio di refrazione, nè si sian rilevati i sintomi d’una forma d’ambliopia tossica, in specie dell’alcoolico-nicotinica, o d’un istero-traumatisino oculare, si è autorizzati a sospettare che si tratti di simulazione, per l’accertamento della quale valgono le prove seguenti: a) Prove obbiettive. i° Esame della direzione delle linee visive. — Nel¬ l’atto della visione binoculare, entrambe le linee vi¬ sive convergono sull’oggetto fissato, il quale impres¬ siona i punti identici delle due retine; ma se uno degli occhi è amaurotico o gravemente ambliopico, si nota subito che esso tende a deviare, mentre quello nor¬ male si dirige sull’oggetto. Questo fatto si rende anche più manifesto se, nell’atto della fissazione d’una fiamma di candela posta a due metri di distanza, si copre al¬ ternatamente l’occhio destro e l’occhio sinistro : se la visione binoculare non si compie, uno dei due occhi rimane immobile quando si copre l’altro. 2° Prova di voti IVelz.— Si fa leggere il paziente E. Trombetta.

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Parte terza

collocando un prisma di 20-25° colla base in fuori di¬ nanzi all’occhio supposto amaurotico. Se quest’occhio è sano e prende parte alla visione binoculare, devierà in dentro non appena si toglie rapidamente il prisma, perchè durante l’applicazione del prisma s’era pro¬ dotto uno strabismo divergente per evitare la diplopia. 3° Esame del riflesso pupillare. — Mentre l’esame della direzione delle linee visive serve tanto nei casi d’amaurosi quanto in quelli d’ambliopia, l’esame del riflesso pupillare non serve che nell’amaurosi. Ecco come si procede: Primo tempo: occhio normale chiuso; occhio sup¬ posto amaurotico aperto. S’esamina il ritiesso di que¬ st’ultimo (reazione diretta) o a luce naturale diffusa, o a luce artificiale in una stanza buia, dirigendo sul¬ l’occhio un fascio di raggi luminosi mediante lo spec¬ chietto oftalmoscopico. In tali condizioni, o la pupilla si restringe, e allora v’è probabilità di simulazione dell’amaurosi, non escludendo però l’esistenza d’un’ambliopia: o la pupilla rimane dilatata, e allora si trat¬ terà o d’amaurosi, o di paralisi dell’iride, o ài instil¬ lazione d'u?i midriatico a scopo di frode. La diagnosi differenziale fra questi tre stati si fa per mezzo della reazione co?isensuale nel seguente modo: Secondo tempo: entrambi gli occhi chiusi e poscia aperti simultaneamente. Se la pupilla dell’occhio sup¬ posto amaurotico si restringerà per consenso, ossia per l’influenza dell’occhio sano, si propenderà per la dia¬ gnosi d’amaurosi, tanto più se, sottraendo l’occhio supposto amaurotico alla luce diretta, ma non all’os¬ servazione coprendolo solo in parte con una mano, si accerterà che la sua pupilla si dilata quando si chiude l’occhio normale, e si restringe quando lo si apre. Se la pupilla non reagisce affatto durante queste prove alternate, si dovrà sospettare o una paralisi dell’iride, o una midriasi provocata ad arte.


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La paralisi dell’iride, quand’è indipendente da una amaurosi, può esser consecutiva a un trauma, e, in tal caso, se ne constateranno le tracce: o è un effetto d’affezioni cerebro-spinali, e allora è per solito bino¬ culare; o è prodotta da paralisi dell’oculomotore co¬ mune, e, in tal caso, si trova associata a paralisi del¬ l’elevatore della palpebra superiore, dei muscoli retti (meno l’esterno) e del piccolo obliquo. Resta quindi ad accertare se si tratta di midriasi fraudolenta, pro¬ vocata allo scopo di far credere all’esistenza d’un’amaurosi : il quale accertamento si compie nel terzo tempo dell’esame, esplorando il riflesso pupillare non più sull’occhio supposto amaurotico, ma su quello sano: Terzo tempo: a) si chiude l’occhio supposto amau¬ rotico, mentre l’occhio normale è diretto verso una sorgente luminosa: b) si copre soltanto in parte l’oc¬ chio normale colla mano senza mai cessare dall’osservarlo; la pupilla, che prima s’era ristretta, si dilaterà alquanto perchè sottratta all’azione diretta della luce: c) aprendo poscia l’occhio supposto amaurotico, si po¬ trai! dare due casi : o la pupilla dell’occhio normale rimane immobile (manca, cioè, la reazione consensuale) e allora l’altr’occhio è realmente amaurotico: o la pupilla dell’occhio normale si restringe immediatamente, e allora l’altr’occhio è sano o ambliopico, ma non amaurotico. Quando le tre prove obbiettive ora descritte non danno risultati sicuri, si sarà costretti a ricorrere alle prove subbiettive (mezzi di sorpresa), delle quali non citerò che le più importanti, avvertendo che tanto le prime quanto le seconde si dimostreranno sempre insufficienti nei casi d’amaurosi o d’ambliopia isterica, in cui il solo esame completo e ripetuto del paziente ci potrà fornire dei dati positivi per la diagnosi me¬ dico-legale.


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b) Prove subiettive: i° Prova di Iaval-Cuignet. Si tenga immobile, a 30-35 cm. dagli occhi dell’esaminando, un foglio di carta su cui sian tracciati dei punti, delle cifre, dei caratteri di stampa; e s’interponga, a egual distanza dal naso e dalla carta e sulla linea mediana, un lapis o un dito in modo da render invisibili in ciascuno dei due campi visivi qualche punto, lettera o cifra. Se l’individuo legge precisamente codeste lettere o tutta la riga, la simulazione è svelata; oltreché, tenendo conto della dimensione dei caratteri, si può nello stesso tempo misurare approssimativamente l’acutezza visiva. 20 Esperienze con vetri ed oggetti colorati. Prova dello Snellen e dello Stilhng. Partendo dal principio che un vetro colorato non lascia passare che i raggi simili arrestando quelli di colore complementare e che, per conseguenza, se si guarda attraverso un vetro rosso delle lettere rosse e verdi sopra un fondo nero saran visibili soltanto le prime, lo Snellen fece costruire una tavola sul cui fondo nero son tracciate delle lettere rosse e verdi d’una determinata gran¬ dezza. Posto l’osservando a 5-6 m. dalla tavola, gli si colloca dinanzi all’occhio sano un vetro rosso o verde, e lo s’invita a leggere i caratteri. Se 1 altr occhio è realmente amaurotico, egli non vedrà che le lettere dello stesso colore del vetro ; se invece 1 amaurosi è simulata, vedrà le lettere d’entrambi i colori. Prove del Fantorbe e del Michaud. Son fondate sul principio che, dato un fondo bianco su cui sian trac¬ ciate delle lettere colorate, i vetri colorati, non lasciando passare che i raggi simili, fanno apparir neri gli altri colori; un vetro rosso, per esempio, rende uniformemente rosso il fondo bianco; donde risulta che le let¬ tere o i segni dello stesso colore spariscono, mentre quelli d’un altro colore si presentano neri. Il Fantorbe


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traccia sopra un foglio di carta bianca alcune lettere rosse ed altre azzurre con ordinari lapis colorati, pro¬ curando di non premer troppo colla punta per non la¬ sciare dei solchi ; e poi colloca un vetro rosso dinanzi all’occhio sano dell’esaminando facendogli leggere i caratteri. Se questi è amaurotico, non vedrà le lettere rosse ; se è un simulatore, leggerà le rosse e le azzurre. Il Michaud traccia alcune lettere, corrispondenti alla serie tipografica più piccola della scala di Snellen, sopra un foglio di carta bianca a quadratini d’un millimetro (carta da architetto); le quali lettere son costituite da tratti di colore diverso, per esempio di rosso e di nero: oppure scrive delle parole intere, le cui sillabe sono alternatamente rosse e nere. Supponendo che la sil¬ laba NI di MINIMO e la sillaba TE di CATENE sian tracciate in rosso, applicando dinanzi all’occhio sano un vetro rosso, il vero amaurotico leggerà MIMO e CANE, mentre il simulatore leggerà le due parole intere. 30 Esperienze per mezzo delle lenti. Prova di A. Graefe. Si colloca dinanzi all’ occhio sano una lente convessa di sei diottrie e s’invita il paziente a leggere i caratteri di prova, prima a piccola distanza, poi allontanandoli a grado a grado da’ suoi occhi. Se egli riuscirà ancora a leggerli quando i caratteri son portati al di là della distanza focale della lente, è chiaro che si è servito dell’ occhio allegato amaurotico e non dell’occhio sano, perchè quest’ultimo, reso miope di sei diottrie mediante la lente -fi- 6, non può distinguere i caratteri di prova al di là del suo punto remoto, che si trova a 16,6 cm. Prova del Baroffio. Si pone dinanzi all’occhio sup¬ posto amaurotico un vetro semplice, e dinanzi all’oc¬ chio sano una lente positiva o negativa di quattro diottrie: se l’individuo legge gli ottotipi a distanza


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colla prima e quelli da vicino colla seconda, è certo che vede coll’occhio allegato amaurotico. A questa prova, in cui non si tiene abbastanza conto dell’acco¬ modazione, il Baroffio sostituì quest’altra : s’instillano alcune gocce d’acqua semplice nell’ occhio supposto amaurotico, e alcune gocce d’una soluzione d’eserina nell’occhio sano. Ottenuta la miosi, se l’individuo vede a distanza, è certamente coll’ occhio allegato amaurotico. Il giorno successivo, si ripeterà resperi¬ mento sostituendo all’eserina l’atropina: allora se l’in¬ dividuo vede da vicino, è di certo coll’occhio supposto N

amaurotico. Prova del Jakson. Si colloca dinanzi all’occhio sup¬ posto amaurotico un vetro semplice, e dinanzi all’oc¬ chio normale due forti lenti cilindriche d’egual grado, ma di segno contrario e ad asse perpendicolare. Dopo che l’individuo si sarà persuaso che con codeste lenti può leggere correntemente, si fa fare rapidamente a uno dei cilindri un giro di 90°, escludendo così l’oc¬ chio dalla visione all’insaputa dell’individuo; ora è evidente che se egli continua a leggere, si serve del¬ l’occhio allegato come amaurotico. 40 Esperieìize per mezzo dei prismi. Tralasciando di parlare dello stereoscopio e dei numerosi apparecchi affini, che hanno perduto ormai ogni valore medico¬ legale poiché il loro funzionamento non è più un se¬ greto per alcuno, farò cenno delle prove seguenti, le quali, abilmente alternate, danno ancora buoni risultati. Prova delVArmaignac. Consiste ne]* porre dinanzi all’occhio sano del paziente un prisma di io°-i2° colla base in alto o in basso e nel presentargli improvvi¬ samente un cartoncino su cui sia tracciata una linea con un piccolo cerchio nero verso il mezzo .


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Se v’ha la visione binoculare, l’individuo vedrà due cerchi neri disposti lungo la stessa linea verticale, e, dicendo di vederli, si tradisce. Se invece afferma di vederne uno solo, disponendo il prisma con la base in alto e in fuori, si colloca dinanzi all’ altr’ occhio un vetro rosso cupo e s’invita il paziente a fissare la fiamma d’una candela a un metro di distanza. Se la funzione binoculare è integra, egli vedrà due fiamme, una rossa e l’altra di colore naturale: se dice di ve¬ derne una sola, questa sarà naturalmente la fiamma vista dal lato corrispondente all’occhio sano ; ma sic¬ come qui la diplopia è incrociata, la frode sarà resa evidente dalla risposta. Prova del tyaefe. Collocato un prisma di i5°-2on colla base in basso dinanzi all’occhio sano, s’invita l’osservando a fissare la fiamma d’una candela a due o tre metri di distanza : se egli la vede doppia, vuol dire che la funzione binoculare è integra; se la vede unica, vuol dire o che è amaurotico, o che è un simulatore che conosce l'azione del prisma. Per accer-


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tarsene, il Graefe consiglia di chiudere l’occhio sup¬ posto amaurotico e di porre il prisma dinanzi all’oc¬ chio sano in modo che l’apice, o la base, raggiunga la metà della pupilla : in tali condizioni, producendosi diplopia monoculare, se l’individuo dice di vedere una fiamma sola, è evidente che vuol trarre in inganno il perito. Se, invece — com’è più probabile — dirà di ve¬ dere due fiamme, e si sarà persuaso — che si può veder doppio con un occhio solo, si procede nell’esperimento fingendo di collocare un altro prisma più o meno forte dinanzi all’occhio sano, e scoprendo, nello stesso tempo, come per dimenticanza, l’occhio supposto amaurotico. Disponendo allora il prisma in modo da occupare non più la metà della pupilla, ma tutto il campo pu¬ pillare, se l’individuo continua a dire di veder due fiamme, dimostra che la sua visione binoculare è in¬ tegra e che, per conseguenza, è un simulatore. (Poco dissimili da questa, ma più complicate, son le prove del Monoyer, del Baudry, del Galezowski e del Trombetta, che richiedon tutte apparecchi speciali). Prova del Magnani. Due prismi forti son uniti per il loro vertice: quando la loro linea d’unione coincide colla metà della pupilla dell’occhio sano, nessun rag¬ gio luminoso proveniente da un oggetto penetra nel foro pupillare; cosicché l’osservando, posto per esempio dinanzi a una scala murale, non vede nulla se l’altr’occhio è realmente amaurotico. 5° Dipioscopio del Remy. Ecco il riassunto della descrizione che ne fa l’autore. Se si pongono sopra una tavola due candele, l’una dinanzi all’altra — la prima a m. 0,60 dall’osservatore e la seconda a una distanza doppia o quasi, fissando la fiamma di quest’ultima, quella della candela più vicina è vista dop¬ pia ; e, collocando un vetro rosso dinanzi a un occhio si constata che la diplopia è incrociata. Il fatto opposto


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avviene se si fissa la fiamma della candela più vicina: allora, cioè, è questa che apparisce doppia, ma in diplopia omonima. Supponiamo che, in luogo della prima candela, vi sia uno schermo munito d’un foro di 2 cm. di diametro, e, al posto della seconda candela, un cartoncino bianco su cui sono impresse delle let¬ tere: in tal caso, fissando queste ultime attraverso il foro dello schermo, il foro apparisce doppio in imma¬ gine incrociata ; mentre, se si fa uno sforzo di conver¬ genza per guardare al di qua dello schermo, il foro è visto parimente doppio, ma in immagine diretta. Sia il primo caso, vale a dire diplopia con immagini in¬ crociate: si collocano le due candele l’una accanto all’altra e si fan nello schermo due fori vicini, a circa 6 cm. di distanza da centro a centro : allora si pro¬ durrà due volte il fenomeno indicato più sopra ; ossia la fiamma e il foro di sinistra saran visti due volte in immagini incrociate, e, a destrà di queste, due altre fiamme e due altri fori saran visti in immagini egual¬ mente incrociate. L’ apparecchio, costruito secondo questo principio, consta essenzialmente d’un cilindro di rame del dia¬ metro di 8-9 cm. e della lunghezza di 20 cm., annerito nell’interno e interamente aperto dal lato dell’osser¬ vatore. Il lato opposto, invece, è chiuso da uno schermo munito di quattro fori disposti a croce, due dei quali hanno un diametro di 20 mm. con una di¬ stanza di 6 cm. dai centri ; e gli altri due, perpendi¬ colari ai precedenti, hanno lo stesso diametro, con una distanza intercentrica di 33-34 mm. Lo schermo è mo¬ bile intorno a un asse centrale, e due piccoli dia¬ frammi possono chiudere a volontà o i fori più ravvi¬ cinati o quelli più discosti. Sulla parte anteriore del tubo si muove un piccolo regolo largo 2 cm., che può esser posto sia verticalmente sulla linea mediana, sia


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in una posizione obliqua, o venir tolto quandonon è necessario ; e serve a impedire la lettura d’una lettera a un sol occhio, o di due lettere a ciascun occhio, secondo il modo con cui s’interpone fra gli occhi del¬ l’osservatore e il tubo. Dal lato del regolo, il tubo si continua con un’asta lunga 45 cm. e terminata con un appoggio per il mento: dal lato opposto, un’asta simile alla prima e lunga 60 cm. regge un piccolo leggìo su cui si collocano i cartoncini a una distanza invariabile. Il corpo dell’apparecchio è sostenuto da una colonnina con treppiede sulla quale si muove come una bilancia. Metodismo dell'esame diptoscopico. Si fa uso di car¬ toncini sui quali sono stampati — o composti con lettere ritagliate e incollate — delle parole, o alcune associazioni di parole, sia nel senso verticale che in quello orizzontale : le parole orizzontali si scelgono di quattro lettere ; due vocali e due consonanti, come : GARE, KOLA, CASE, IRAN. L’occhio destro vede la prima e la terza di codeste lettere, e l’occhio sinistro la seconda e la quarta ; ma si ha l’illusione di vederle ciascuna con entrambi gli occhi. Alla mi¬ nima alterazione di vista del paziente, cessa la perce¬ zione completa delle lettere. L’apparecchio permette di fare parecchie esperienze, ma è necessario che i due occhi sian posti in condizioni eguali: ossia, se un oc¬ chio è allegato amaurotico, si indeboliranno alquanto le immagini dell’occhio sano con lenti diverse, secondo lo stato di refrazione e secondo il potere accomoda¬ tivo, in modo da rendere difficile la lettura: nello stesso tempo, si porrà un vetro piano dinanzi all’occhio supposto malato. Nella ricerca della simulazione si possono fare, col solo diploscopio, sette prove ; ma, usando le lenti prismatiche, il numero delle prove si può portare fino a dieci ; il che però non è quasi mai


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necessario. Le prime cinque, e le tre che derivano dalla prima, si fanno col primo dispositivo: la sesta e la settima col secondo dispositivo. Il primo dispositivo s’ottiene coll’apertura dei fori più discosti e colla chiu¬ sura dei due altri: il secondo dispositivo s’ottiene colla chiusura dei due fori più discosti e coll’apertura dei due altri, i quali son sempre situati in senso oriz¬ zontale. Prima esperienza diploscopica. Il regolo è rialzato : il cartoncino presenta una parola di quattro lettere ; per esempio GARE : i due fori aperti del primo di¬ spositivo son disposti orizzontalmente. La prima e la terza lettera (G, R) son viste dall’occhio destro ;* la seconda e la quarta (A, E) dal sinistro. Le tre prove derivate da questa s’ottengono coll’interposizione di lenti prismatiche : i° Con un prisma di 5° a vertice nasale dinanzi a ciascun occhio, la parola GARE diventa per due occhi normali GRAE, con un allontanamento delle lettere alquanto superiore al precedente. 20 Coi prismi di 50 a vertice temporale, s’ottiene AGER. 30 Con prismi di io0 a vertice temporale, le lettere son più discoste e formano AEGR. Seconda esperienza diploscopica. Il regolo viene ab¬ bassato verticalmente e si pone sul leggìo un carton¬ cino su cui sono stampate due lettere, una al disopra dell’altra. I due fori aperti del primo dispositivo vengon disposti in modo che il superiore occupi la posizione della sfera d’un orologio che segni le undici, e l’infe¬ riore la posizione delle cinque per un osservatore che P volga le spalle al leggìo. Si abbia, per esempio — : l’occhio destro solo vede la lettera alta (P), e il sinistro quella bassa (S).


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Terza esperienza diploscopica (continuazione della precedente). Il regolo vien abbassato verticalmente : i fori del dispositivo son disposti : il primo nella po¬ sizione della sfera sul tocco, il secondo sulle sette. Il solo occhio destro vede la lettera bassa (S), rocchio sinistro la lettera alta (P). Quarta esperienza diploscopica. Il regolo è spostato leggermente a sinistra: il cartoncino presenta a sinistra una parte annerita, e a destra tre lettere; per esempio, BAR. I fori più discosti son disposti orizzontalmente. Il solo occhio destro vede la seconda lettera (A), e l’occhio sinistro vede la prima e la terza (B R). Quinta esperienza diploscopica. Il regolo vien portato un po’ a destra della linea mediana e verticale : il car¬ toncino ha una parte annerita a destra e contiene nella parte bianca le tre lettere precedenti. L’occhio destro vede la prima e la terza lettera (BR); l’occhio sinistro la seconda (A). Sesta esperienza diploscopica. Il regolo viene rialzato completamente; i due fori più discosti del primo di¬ spositivo son chiusi e gli altri due disposti orizzon¬ talmente. Il cartoncino presenta tre lettere: D CE A, di cui la mediana è veduta nello stesso tempo dai due occhi, mentre ciascuno di questi ne vede un’altra: il destro la prima (D), il sinistro la terza (A). Settima esperienza diploscopica. Il regolo è abbassato : dispositivo e cartoncino come nell’esperienza prece¬ dente. I due occhi vedono la sola lettera CE del mezzo; e, chiudendo in antecedenza uno dei fori, riesce molto difficile il decidere se la lettera è vista da un occhio solo o da entrambi. Non appena è stata veduta una lettera che sveli la frode, si sostituisce il primo cartoncino con un altro in cui le lettere sono più piccole ; e ciò allo scopo di misurare l’acutezza visiva. Ad ogni mutamento di


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prova, un assistente deve tenere uno schermo dinanzi agli occhi del simulatore; schermo ch’egli solleverà leggermente al comando : « leggete » e che abbasserà subito al minimo movimento dell’esaminando. (Il dottor Vagliasindi di Catania ha fatto costruire recentemente un apparecchio, che è un’ingegnosa mo¬ dificazione del diploscopio del Remy; ma del quale non posso dare un giudizio coscienzioso perchè finora non l’ho sperimentato nella pratica). II. Ambliopia binoculare. Fu consigliato di far leg¬ gere isolatamente quei caratteri delle scale ottotipiche, che segnano i limiti dell’idoneità al servizio militare, togliendo così all’individuo il modo d’orientarsi sulla loro grandezza ; o di combinare insieme diversi carat¬ teri di confusione ; o di coprire con delle strisce di carta alcune serie di lettere ; o di ricorrere alla scala oggettiva del Barroffio, che è realmente fra le migliori. Ma, a mio avviso, è preferibile servirsi delle quindici serie degli ottotipi del Landolt, che hanno il vantag¬ gio d’esser poco note ai profani e di permettere la determinazione del visus col variare successivamente le distanze ; la qual cosa espone i simulatori a con¬ tinue contraddizioni : oppure ricorrere alla prova dello specchio piano (Baudry, Barthélemy, Peltzer, Hembold) e a quella del Wick, che alcuni autori, come il Sand, attribuiscono erroneamente al Roth. Prova dello specchio piano. Dopo d’aver determinato l’acutezza visiva col metodo ordinario, si mantiene l’individuo in esame alla distanza di m. 5 dalla parete, alla quale però s’appende uno specchio piano, mentre la scala ottotipica (a lettere rovesciate) si fa reggere dall’individuo stesso, o gliela si appende sul petto, invitandolo a indicare le lettere o le figure che vede riflesse nello specchio. Lo si fa poi avvicinare a que¬ st’ultimo fino al punto in cui egli può distinguere i


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caratteri che corrispondono all’acutezza visiva compa¬ tibile col servizio militare; e se ciò avviene a una distanza maggiore o eguale a m. 2,50, se ne deduce che l’individuo è idoneo, giacché, com’è noto, lo specchio piano raddoppia la distanza. Si può pure appendere lo specchio alla parete op¬ posta a quella su cui è appesa la scala ottotipica, e porre l’individuo in esame nel mezzo della sala d’os¬ servazione a eguale distanza dalla scala e dallo spec¬ chio, colle spalle rivolte a quest’ultimo. Determinata l’acutezza visiva col metodo ordinario, si fa volgere l’osservando verso lo specchio e lo s’invita a indicare quelle lettere che non cambiano col rovesciamento prodotto dalla riflessione (H, I, N, O). Ora, è evidente che, in tali condizioni e secondo la legge di costru¬ zione delle immagini degli specchi piani, la distanza sarà triplicata ; l’intensità luminosa degli ottotipi ri¬ flessi, diminuita in proporzioni quadruple, e l’acutezza visiva del paziente, ridotta circa a un terzo di quella che aveva allegata. Per la qual cosa, se l’individuo distinguesse ancora il medesimo numero o un numero alquanto superiore a quello veduto nella prima deter¬ minazione dell’acutezza visiva, darebbe una prova ma¬ nifesta della frode. Prova del Wick. Il Wick aveva osservato che un moschettiere, situato dinanzi alla tavola murale dello Snellen per gli analfabeti, mostrava una grande incer¬ tezza, dichiarando, infine, di riconoscere i segni più grossi soltanto indovina?idoli. Invitatolo allora a in¬ dovinarli, egli notò che il soldato li indicava sempre in modo erroneo ; la qual cosa lo convinse che si trat¬ tava di simulazione, perchè se realmente li avesse ri¬ conosciuti soltanto a caso, avrebbe dovuto — secondo il calcolo delle probabilità — dare almeno io indica¬ zioni esatte su 25-30 risposte. Avendo ritentata la


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prova in parecchi altri casi con risultato positivo, il Wick finì col persuadersi che, impiegando un tal me¬ todo, si poteva riuscire sempre a misurare rapidamente e direttamente il potere visivo del simulatore o dell’e¬ sageratore ; e, a tale scopo, egli fece preparare un certo numero di cartoncini quadrati di io cm. di lato, su ciascuno dei quali era incollato, proprio nel centro, un ottotipo a uncino, simile.alla lettera E e di varia gran¬ dezza, ossia corrispondente alle distanze di 50, 30, io e 5 metri. Il metodismo d’esame è dei più semplici, e si offre con tali apparenze d’ingenuità al simulatore, che questi non concepisce il minimo sospetto : ne giudichi il lettore. All’osservando, che allega, per esempio, V

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, vien presentato, in primo tempo, il quadrato

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contenente l’uncino che corrisponde alla distanza di 30 metri ; e, in tal caso, salvo rare eccezioni, l’indi¬ viduo riconoscerà subito in qual senso sian rivolte le punte dell’uncino. In un secondo tempo e senza va¬ riare la distanza (5 metri), gli si presenta il quadrato che contiene l’uncino corrispondente a m. 20: se l’in¬ dividuo dice di non riconoscere più il segno nelle sue varie posizioni, gli si lascia indovinare da che parte sian rivolte le punte (in sopra, in sotto, di lato); e se dà indicazioni errate per 25-30 volte di seguito, si può essere sicuri che egli ha riconosciuto esattamente le di¬ verse posizioni dell’uncino ; poiché è soltanto veden¬ dolo distintamente che egli è in grado di dare, a ogni risposta, un’indicazione invariabilmente errata. In un terzo tempo, gii si presenta l’uncino immediatamente inferiore al precedente; e se, ripetendo la prova, le sue indicazioni errate e successive raggiungono di nuovo il numero di 25-30, non v’ha dubbio che, anche questa volta, egli ha visto benissimo il segno. Proce¬ dendo in tal modo, e per gradi, fino agii uncini più


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piccoli, si riuscirà a determinare con sufficiente esat¬ tezza e indipendentemente dalla volontà dell’individuo il grado della sua acutezza visiva: giacché avviene che, quando egli realmente non riconosce più gli uncini , le sue indicazioni si fanno di quando in quando esatte, per la ragione che tion vedendo, ma indovinando, è impossibile che su 25-30 volte non dia almeno io indicazioni casualmente precise. Supponendo quindi che quest’ultimo risultato si sia ottenuto cogli uncini corrispondenti alla distanza di io metri, si po¬ trà concludere che l’individuo non ha, come allegava, V=—- = — ma V—~ ——. Se si sostituiscono, 30 6 io 2 com’io ho proposto, agli uncini dello Snellen o del de Wecker le varie gradazioni degli ottotipi del Landolt, l’esperimento del Wick riesce anche più rapido, essendo molto semplificata la figura di prova. Dell'amaurosibinoculare è inutile il discorrere, perchè essa non è mai simulata dagl’inscritti o dai soldati: e, per quanto riguarda Vambliopia monoculare, dirò che il suo accertamento si compie con qualcuno degli espe¬ rimenti indicati per l’amaurosi monoculare e con tutte le prove or accennate per l’ambliopia binoculare. III. Emeralopia. — Nel maggior numero dei casi, il sospetto di simulazione è insussistente, giacché si tratta quasi sempre di emeralopia sintomatica, in cui l’esame obbiettivo farà rilevare qualcuna delle seguenti affe¬ zioni : xerosis della congiuntiva, cheratomalacia, opa¬ cità periferiche della cornea o del cristallino, retinite pigmentosa (8o°/o dei casi). Talvolta insorge pure nell’ittero, nell’ infezione malarica, nell’alcoolismo, o per eccesso di luce (marce e manovre sull’alta mon¬ tagna), o per alimentazione insufficiente, o per sover¬ chie fatiche. L'emeralopia essenziale, che un tempo assumeva la forma epidemica nella truppa e veniva


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pure frequentemente simulata, s’è fatta oggidì raris¬ sima, direi quasi eccezionale. Qualora si sospettasse una frode, invece di ripetere le stupide burle dei pur¬ ganti o delle chiamate notturne improvvise, degne tutt’al più d’un Decamerone della decadenza, si sot¬ toponga l’individuo a ripetute prove col fotometro del Forster, che indica l’onda d’eccitamento e col quale si riconosce se il senso luminoso è normale, oppure abbassato d’un certo numero d’unità. Del resto, è op¬ portuno il ricordare che l’emeralopia non è che un ritardo deH’adattamento retinico all’oscurità: infatti, se è vero che l’emeralope, passando dalla luc^ diffusa in un luogo poco illuminato, resta come cieco per un tempo più o meno lungo, è vero altresì che, dopo un certo soggiorno nella semi-oscurità, torna a distinguere abbastanza bene gli oggetti che lo circondano, come fa l’individuo normale. IV. Istero-traumatismo oculare. — Il restringimento concentrico del campo visivo, il quale, com’è noto, è il sintomo più caratteristico di quest’affezione, non sfugge ai tentativi di simulazione: anzi lo Schmidt-Rimpler li ritiene molto frequenti, e le esperienze del Bichelonne dimostrano che se la simulazione di un debole grado di restringimento è impossibile, è invece possibilissima e facile la simulazione d’un restringi¬ mento di grado elevato. Per svelarla abbiamo due me¬ todiche dànno, in generale, risultati abbastanza soddi¬ sfacenti e che descriverò brevemente. i° Metodo dello Schmidt-Rimpler. — Dopo avere misurato il campo visivo col metodo perimetrico or¬ dinario, si procede a una seconda misurazione collo¬ cando dinanzi all’occhio in esame un forte prisma — per esempio di 30° — a base nasale. In tal modo, l’immagine dell’oggetto di prova viene spostata sopra una parte di retina molto più periferica del limite troE. Trombetta.

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vato nel primo esame, e che l’individuo non dovrebbe più indicare come sensibile. 2° Metodo del Wilbrand. — Si assicura all’appoggia-mento del perimetro un filo nero d’una lunghezza doppia della distanza che separa l’occhio del paziente dal punto di fissazione, e all’estremità libera di questo filo si fissa una pallottola bianca, le cui dimensioni siano doppie di quelle dell’oggetto di prova, e munita d’un forellino in cui s’incastra un filo di ferro rigido, sottile, annerito, della lunghezza di 50 cm., che l’os¬ servatore tiene in mano dal capo opposto alla pallot¬ tola. Inoltre, dinanzi al perimetro si stenderà uno schermo di stoffa nera per togliere all’esaminando ogni possibilità di fissar l’occhio sopra un punto di ritrovo, all’infuori del punto centrale dell’arco perimetrico. Si comincerà a fare una prima misurazione col metodo ordinario e si segneranno esattamente sul diagramma i limiti allegati: poi, il giorno successivo, si procederà a una seconda misurazione, adattando al perimetro il dispositivo accennato dianzi e seguendo le norme che qui riassumo. Se si vuol esplorare il meridiano verti¬ cale, si disporrà l’arco perimetrico in senso orizzon¬ tale, e, mentre l’individuo tien l’occhio rivolto al punto di fissazione, si sposterà la pallottola lungo il meri¬ diano verticale dalla periferia verso il centro, tenendo il filo teso; e la si arresterà non appena l’esaminando fa cenno di vederla. Allora si porta lentamente 1 arco perimetrico in contatto del filo nero, e, proprio nel punto in cui il filo coincide colla graduazione del pe¬ rimetro, si legge la cifra che corrisponde al limite del campo visivo e si segna sul diagramma. Ripetendo la stessa manovra in tutti i meridiani, si troverà che, se 71071 v’ha sÌ77iulazione, i limiti trovati nel secondo esame coincidono con quelli del primo, giacché le dimen¬ sioni dell’oggetto di prova sono aumentate nello stesso rapporto della sua distanza dall’occhio.


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V. Miopia. — L’esagerazione della miopia, prodotta da spasmo del muscolo ciliare fatto intervenire ad arte, assoggettandosi giornalmente alla lettura di caratteri fini di stampa con lenti negative di grado molto su¬ periore al difetto reale, non può ingannare che quegli osservatori i quali s’accontentano dell’esame subbiettivo. L’esame obbiettivo (preferibilmente la schiascopia) previa istillatone d’un cicloplegico (atropina, omatropina) permette di fare in tutti i casi una dia¬ gnosi esattissima del vero grado d’ametropia. VI. Strabismo. — La sua simulazione non può av¬ venire che in senso orizzontale, ed anche questa è rarissima. In tali casi, senza neppure ricorrere alla misurazione obbiettiva del campo di sguardo (cercare il punto estremo dove l’immagine della fiamma d’una candela, spostata lungo l’arco perimetrico, si forma nel centro della cornea), basterà invitare l’individuo a dirigere gli occhi in alto : si vedrà subito che o lo strabismo cessa, o cambia di carattere. VII. Ptosi. — Nelle forme simulate, il Wilbrand e il Sànger consigliano di far chiudere entrambi gii occhi e poscia di far rivolgere lentamente lo sguardo in alto : in tal caso le palpebre s’eleveranno imman¬ cabilmente con quest’ultimo. Dà pure risultati posi¬ tivi la misurazione ripetuta dal campo di sguardo (San¬ tamaria). Vili. Congiuntivite. — I caratteri della congiuntivite provocata furono molto bene descritti dal Coppez {La conjonctivite simulée. Journ. mèdie, de Bruxelles, 1900). « La congiuntivite simulata presenta caratteri suoi proprii, e chi ne ha visto un caso non si lascerà in¬ durre un’altra volta in errore. Saranno affette soltanto le parti accessibili: s’osserverà un’iperemia della con¬ giuntiva bulbare nella metà inferiore dell’occhio, più intensa nel fornice inferiore ed estesa dall’angolo esterno


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verso l’interno. Una tale iperemia non è mai accom• pagliata da secrezione: anzi, se si rovescia la palpebra superiore, si vede che la congiuntiva bulbare nella sua metà superiore, e la congiuntiva tarsale della pal¬ pebra superiore hanno il loro aspetto normale. Tal¬ volta si scopre qualche piccola ulcera irregolare a fondo grigiastro nel fornice inferiore. La cornea è integra, quantunque, ad ogni esame anche rapido e superfi¬ ciale, gl’individui si lagnino d’una fotofobia eccessiva, la quale basterebbe da sola a mettere in sospetto l’os¬ servatore. « I simulatori provocano ordinariamente questa con¬ giuntivite introducendo nelle palpebre alcune polveri irritanti, come tabacco, gesso, pepe e cenere calda di sigaro, alla quale sono appunto dovute le ulcerette ac¬ cennate dianzi; ma si noti che, in quest’ultimo caso, si tratta quasi sempre di soggetti isterici, i quali, pur di simulare, sfidano anche i dolori più vivi. Un esame minuzioso fa sovente trovare presso la caruncola qual¬ che particella delle polveri adoperate, e allora la dia¬ gnosi è stabilita senz’altro ». Il Baudry consiglia i seguenti mezzi per riconoscere la congiuntivite provocata : i° L’esame batteriologico. 20 Una medicazione occlusiva. 30 Far credere al paziente che si tenterà una cura molto seria, e che se egli induce in errore circa la sua malattia, s’espone alla perdita dell’occhio. In tali casi ci si può servire — aggiunge il Baudry — del¬ l’atropina, la quale, intorbidando la vista del simula¬ tore, lo spinge non di rado a rinunziare ai suoi ten¬ tativi. Di codesti tre mezzi, approvo il primo, benché sia tutt’altro che positivo, e rigetto gli altri due; perchè la medicazione occlusiva può essere pericolosissima


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per la cornea, e 1 ’instillare atropina senza una precisa indicazione e colla circostanza aggravante di contrap¬ porre inganno a inganno, mi pare assolutamente con¬ trario alla missione del medico, sia pure questo me¬ dico un perito legale. Accontentiamoci dunque d’un buon esame obbiet¬ tivo più volte ripetuto e d’una rigorosa sorveglianza.


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CAPITOLO II. |

Malattie dell’orecchio - Balbuzie - Afonia. Provocazione di malattie dell’orecchio. — L’introdu¬ zione di corpi estranei nel condotto uditivo esterno fu qualche volta tentata dagl’inscritti e dai soldati, so¬ prattutto allo scopo di legittimare le loro asserzioni di sordità; e il Larrey, il Begin, il Bernard riferiscono dei casi in cui i corpi estranei introdotti a scopo di frode produssero perforazioni del timpano, meningite e morte. L'otorrea simulata con pezzi di formaggio, con grasso rancido e miele (Percy, Boisseau, Tomellini) è andata scomparendo a mano a mano che le aumen¬ tate conoscenze otologiche han fatto sì che la frode venisse tosto riconosciuta. L’Opitz racconta che tra i Rumeni era abbastanza frequente il seguente mezzo: un imbuto di carta imbevuta di cera e olio veniva in¬ trodotto nel condotto uditivo esterno; poi, dando fuoco all’estremità libera, si provocavano scottature estese del condotto stesso. L’ idea di codesto imbuto era venuta dalla pratica di certi ciarlatani, che si van¬ tavano, con un tal metodo, di guarire le occlùsioni del condotto; pratica che è seguita ancora in alcune regioni d’Italia per simulare l’estrazione dei tamponi di cerume. Vi sono degl’inscritti che si causticano il condotto uditivo cartilagineo col nitrato d’argento in sostanza: altri ricorrono alla polvere di cantaridi, ai


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cerotti epispatici, alla trementina, alla potassa caustica, agli acidi (nitrico, solforico, fenico) e al percloruro di ferro. I sintomi immediati sono quelli delle scottature, le quali, ora sono limitate al condotto, ora interessano la membrana timpanica, ora si spingono perfino oltre quest’ultima. La diagnosi differenziale tra l'otorrea vera e la pi ovocata non è difficile, e si fonderà sui criteri seguenti : a) l’otorrea bilaterale è più frequentemente reale che provocata; b) nelle provocazioni recenti, l’esame obbiettivo farà rilevare delle bolle e delle escare nel padiglione, nel condotto e sulla membrana timpanica (per lo più nel quadrante anteriore superiore): nelle provocazioni antiche, cicatrici e stenosi più o meno pronunciata del condotto. Se alla cauterizzazione non è susseguita la infezione della piaga artificiale (nel qual caso la distin¬ zione è difficile, per non dire impossibile), la man¬ canza di granulazioni nella cassa, d’ipertrofie e d’ade¬ renze nella mucosa timpanica, deporrà sempre per una provocazione ; c) con adatta cura e con fasciatura inamovibile, le lesioni da scottatura guariscono in un tempo rela¬ tivamente breve ; mentre il contrario avviene nelle otorree da carie e anche semplicemente da otite esterna cronica; d) la secrezione è poca, e l’udito quasi normale nell’otorrea provocata. (Ostino). Sordità. — Il perito, richiesto d’un giudizio circa un sordo supposto simulatore, deve risolvere due quesiti: i° V’ha simulazione o esagerazione? 2° Qual è il grado reale della sordità? Diagnosi della simulazione. — Al primo quesito si può rispondere con una grande abbondanza di dati


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desunti dall’anamnesi, dal contegno, dalla forza e dal timbro della voce, dall’esame del senso statico e di¬ namico del labirinto, e infine dall’esame funzionale acustico. Un accurata anamnesi è tra gli elementi indispen¬ sabili a una diagnosi medico-legale positiva. Non di rado le strane asserzioni dell’individuo, che contrad¬ dicono apertamente a tutte le nostre conoscenze etiologiche sulla sordità, bastano a provare la simulazione. Non si dimentichi di domandare quale sia il mestiere del paziente; giacché per taluni mestieri occorre un udito migliore di quello allegato. Il contegno, il timbro e la forza della voce del vero sordo sono interamente diversi da quelli del simula¬ tore. Il vero sordo ha un aspetto tipico che difficilmente i simulatori riescono a imitare. Egli tenta di soppe¬ rire, cogli altri organi di senso, acuiti dall’attenzione e dall’educazione, al difetto dell’udito; perciò i suoi occhi compiono grandi e continue escursioni a destra, a sinistra, in alto e in basso; il suo corpo ha una mo¬ bilità e una pieghevolezza caratteristiche. Se si trova in società, pende dalle labbra di chi parla per indo¬ vinare le parole dal movimento delle labbra, e si voìta a ogni minimo rumore che gli giunge per il tatto. Quando parla, il timbro è monotono e la forza della voce è sproporzionata allo scopo : troppo elevata, se egli può ancora sentirne il suono; troppo bassa, se non lo sente più. Il simulatore esagera grandemente il difetto facen¬ dosi credere sordomuto, o paralitico della lingua e del¬ l’udito; non ha la mimica espressiva; il suo occhio sfugge ogni sguardo; egli è taciturno, concentrato in sé stesso, isolato dalla società. La sua voce è per lo più gradevole, ben intonata, non troppo debole nè troppo forte.


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Il più attendibile, perchè al riparo d’ogni simula¬ zione, è Vesame obbiettivo, che dev’esser fatto minu¬ ziosamente e con tutti quei mezzi che la scienza mette a nostra disposizione. Ma esso non ci dà elementi si¬ curi di giudizio sullo stato funzionale d’un orecchio perchè: i° nelle malattie delle parti accessibili all’e¬ same, l’entità delle lesioni anatomo-patologiche non è sempre proporzionata al grado del disturbo uditivo; 20 v’ha una serie di malattie auricolari in cui l’esame obbiettivo non ci rivela proprio nulla, e in cui, tut¬ tavia, si ha una notevole diminuzione e anche aboli¬ zione dell’udito (certe sclerosi dell’orecchio medio, le otiti interne, le malattie dell’acustico, l’isterismo au¬ ricolare, il sordomutismo congenito). Nei casi in cui con nessun altro mezzo possiamo farci un concetto esatto della malattia — e specialmente nelle otopatie a reperto obbiettivo negativo — l’accertamento dei di¬ sturbi d’equilibrio, del nistagmo, dell’ipereccitabilità dell’acustico alla corrente galvanica, ci potrà far so¬ spettare con fondamento un’eccitazione primaria o se¬ condaria dell’orecchio interno. Criteri anche più sicuri ci saran forniti dsWesame funzionale acustico ; giacché quando le prove del We¬ ber, del Rinne, dello Schwabach (cfr. parte ia, capi¬ tolo IX), il limite superiore e inferiore dell’udito e i campi uditivi ci dànno un quadro veramente tipico d’una data forma morbosa in perfetto accordo col re¬ perto obbiettivo, coi dati anamnestici e con quelli sog¬ gettivi, si deve ammettere la realtà del difetto allegato. È superfluo raggiungere che le prove suddette pos¬ sono esser modificate in vari modi per coglier in fallo i simulatori; ma qui occorre fare alcune osservazioni di grand’interesse per il medico legale militare. È noto come taluni facciali cadere, dietro ai supposti si¬ mulatori, o una sciabola, o un bicchiere, o delle mo-


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nete, per vedere se essi si rivolgano verso il luogo dove s’è prodotto il rumore ; e l’Ostmann riferisce che un soldato, il quale si voltò naturalmente indietro, fu dichiarato simulatore quantunque fosse sordo al punto da dover essere poi ricoverato in un istituto di sor¬ domuti. Il perito non deve dimenticare in tali casi che l’urto sul pavimento provoca, insieme col feno¬ meno sonoro, una trepidazione del terreno, la quale viene percepita dal sordo come sensazione tattile: anzi, rimmobilità del paziente in codesta prova è da rite¬ nersi sospetta ; e il Casper riuscì a smascherare un si¬ mulatore appunto col fatto che questi aveva finto di non sentire uno scotimento del terreno provocato die¬ tro di lui. Le diligenti ricerche instituite sui sordomuti da Hart¬ mann, Lemke, Uckermann, Bezold, Urbantschitsch, Roller e Schwendt assodarono che una gran percen¬ tuale di sordomuti possiede tracce d'udito, e che la massima parte di essi sente per il tatto le consonanti A t, r, pronunciate a voce alta in immediata vici¬ nanza. Se è molto basso il « percento » dei sordi privi di ogni sensazione acustica per via aerea, è addirittura minimo il numero dei sordi che non sentono affatto il diapason di bassa tonalità applicato sul cranio; per conseguenza, un paziente che neghi di percepirlo sarà sempre molto sospetto. Quando poi l’esaminando af¬ fermi d’avvertire per via osteo-timpanica la percezione sonora del diapason, si potrà avere la certezza della simulazione con una delle seguenti prove : i° applicato il diapason a tonalità grave sul cranio, e fatti chiudere dalle dita d’un assistente i condotti uditivi, se l’individuo afferma di percepire molto meno il suono, o di non percepirlo affatto, dopo la chiusura dei condotti, è un simulatore :


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20 si faccia vibrare il diapasorf a tonalità grave e lo si applichi sul cranio, mentre un assistente intro¬ duce nei condotti due olive, colle quali terminano due tubi di gomma delle comuni pere del Politzer. Il pa¬ ziente, che si sentirà chiusi i condotti uditivi, dirà di non sentir nulla e ci fornirà così la prova della frode. Codeste due prove, proposte dall’Ostino, sotto de¬ cisive fin fatto di simulazione di sordità. Esse sono fon¬ date su leggi fisiche: nel primo caso, noi convertiamo una camera aperta in una camera chiusa, e, impe¬ dendo il deflusso delle onde sonore dal condotto, rin¬ forziamo il suono del diapason come nell’esperimento dei fratelli Weber. Nel secondo caso, applichiamo ai condotti due camere di risonanza che amplificano gran¬ demente il suono. 11 vantaggio delle prove suddette si è che esse hanno valore in qualunque forma di sordità; sia dipendente da una malattia dell’orecchio medio, che da una malattia dell’orecchio interno: per conseguenza, non si richie¬ dono speciali conoscenze nel campo così difficile della diagnosi differenziale tra le affezioni dell’apparecchio di trasmissione e quelle di percezione dei suoni. Accertamento del grado di sordità. — I metodi clas¬ sici per stabilire il grado di sordità d’un supposto si¬ mulatore son quelli di Burchardt-Mérian, del Warnecke e del Bezold. Col primo metodo, l’osservatore, dopo aver ordinato al paziente di ripetere ogni sua parola, comincia a par¬ lare a voce forte e poi la abbassa a grado a grado, fino al minimum percepito dall’individuo. Questo è ve¬ ramente il metodo più attendibile (Passow, Ostino) e riesce quasi sempre molto bene, perchè il simulatore, preoccupato dall’attenzione che deve prestare all’in¬ terlocutore, si dimentica spesso di continuar la frode : però la prova dev’essere ripetuta più volte quando non riesca alla prima.


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Il metodo del Warnecke è il seguente : l’esaminando sta seduto cogli occhi bendati: lungo l’asse uditivo dell’orecchio in esame, stanno due osservatori, l’uno vicino, l’altro più lontano e apparentemente estraneo all’esame. L’osservatore più vicino parla per il primo a voce afona, poi seguita a parlare quello più lontano, possibilmente colla stessa intensità di voce; mentre, per favorire l’illusione, l’osservatore più vicino soffia contro il padiglione dell’orecchio del paziente. Ma questo è un metodo che non può di certo esser im¬ piegato quando si tratti di simulatori intelligenti, giac¬ ché è la quintessenza dell’ingenuità. Il Bezold riferisce d’essere riuscito più d’una volta a trarre in inganno i simulatori nel modo seguente. Mentre egli pronunciava le parole, un suo assistente, che chiudeva o fingeva di chiudere l’orecchio non sot¬ toposto a esperimento dell’osservando, scrutava i mo¬ vimenti delle labbra di quest’ultimo; il quale ordina¬ riamente pronunciava solo la prima sillaba della pa¬ rola, ed eseguiva colle labbra i movimenti corrispon¬ denti alle altre sillabe senza pronunciarle. In tal caso, dice il Bezold, è inutile ogni altro esame, essendosi già ottenuta la prova della simulazione : ma, con tutto il rispetto dovuto all’egregio autore, io dichiaro di non esserne punto persuaso, perchè non si può sempre, con piena sicurezza, interpretare una parola dal sem¬ plice movimento delle labbra. Heimann consiglia il seguente esperimento. Si prenda un tifbo elastico lungo m. 1-1,30, munito d’oliva a una estremità, mentre l’altro capo termina in un grosso im¬ buto, entro il quale parla l’osservatore. Con questo strumento, che funziona da cornetto acustico, si deve ottenere un miglioramento della percezione uditiva, variabile secondo il grado della lesione otitica. L’e¬ sattezza di quest’esperimento (che dev’esser fatto te-


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nendo bendati gli occhi all’esaminando) fu pienamente confermata dall’Ostino; il quale aggiunge che se, in individui non sospetti, noi misuriamo la proporzione del miglioramento uditivo ottenuto parlando entro tubi di diversa lunghezza, ci faremo un’idea approssima¬ tiva dell’udito reale del simulatore e dell’esageratore. Indizi del grado dell’acutezza uditiva possono inoltre esser desunti: 'a) Dall’esame funzionale qualitativo della parola. — Risulta dagli studi del Wolf, dello Schwabach, del Bezold, del Kessel e specialmente dell’Ostino, che i diversi fonemi i quali costituiscono la parola posseg¬ gono, per rapporto all’ orecchio umano tanto sano quanto ammalato, un grado diverso di percepibilità (fatto analogo a quello della diversa leggibilità delle varie lettere costituenti gli ottotipi); e che la for¬ mulanormale di percebililà delle varie consonanti mu¬ nite di tono proprio, può esser invertita o alterata nelle varie malattie auricolari. Ora, in tesi generale, quando coll’esame funzionale si sia esclusa la presenza d’un’otite interna tipica, ben constatabile con un com¬ pleto esame funzionale e obbiettivo, il paziente che ripeta a una data distanza i numeri susurrati o par¬ lati venti, nova?ita, e neghi di sentire i numeri ses¬ santa, cinquanta pronunciati colla stessa intensità di voce, deve ritenersi un simulatore. A tale scopo, ser¬ vono molto bene certi numeri che contengono sillabe di grand’intensità sonora, e sillabe percepibili a di¬ stanze molto minori: per esempio, sessantadue, ventisei, novantacinque. Fatta eccezione dei casi d’otite interna, chi ripete soltanto il due del sessantadue, il venti del ventisei, il novanta del novantacinque, pos¬ siede un’acutezza uditiva ben superiore a quella alle¬ gata. Sarà pure molto sospetto chi asserisca di udire a una determinata distanza le parole più comuni e


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Parte terza

non i numeri, che, com’è noto, sono sentiti a distanza maggiore delle altre parole in tutte le forme di otopatia. b) Dall'esame coll’orologio. — Un sordo che senta ancora l’orologio accostato alla nuca è un simulatore, perchè tale percezione sparisce fin dal principio d’una malattia d’orecchio. c) Dal confronto dei risultati ottenuti collo stesso ■ acumetro in parecchi esami successivi. — Ma per questi esami è necessario adoperare una sorgente sonora d’intensità costante (acumetri telefonici od elettrici), e non la parola ; siccome quella che, anche indipen¬ dentemente dal diverso valore acustico de’ suoi fo¬ nemi costitutivi, ha intensità variabile secondo la forza d’emissione della voce. Finalmente, nei casi di labirintite, che sono essen¬ zialmente quelli i quali dànno la sordità d’alto grado, ci saranno d’aiuto tutti i sintomi che accompagnano la sordità stessa, e cioè : i° Nistagmo ; o assenza di nistagmo alla rotazione. 2° Restringimento del campo di sguardo (Santa¬ maria). 3° Restringimento del campo visivo e inversione dei colori (Modestini). Occorre però notare che i sintomi relativi al nistagmo son di natura irritativa, e perciò non s’osservano spic¬ cati che nelle forme acute e subacute. Balbuzie. — La balbuzie può essere simulata o, più frequentemente, esagerata. Il perito, che debba giu¬ dicare circa questi casi, raccoglierà accuratamente l’anamnesi, essendo noto che la balbuzie s’inizia per lo più nella prima giovinezza; che ne sono causa oc¬ casionale le malattie infettive, i traufni fisici e psichici; che v’ ha eredità similare o di trasformazione ; che il difetto subisce delle alternative ; che diminuisce nel


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canto, nella declamazione e nel parlare bisbigliato ; che i pazienti son misantropi e temono la pronunzia di certe consonanti ; che sono spesso oggetto di scherno da parte dei compagni, e di punizioni da parte dei parenti o dei maestri. Come sintomi obbiet¬ tivi, e perciò al riparo d’ogni frode, il Gutzmann in¬ dica i seguenti: i° La durata della corrente d’ espirazione è, nei balbuzienti, molto più breve che negl’individui normali. 2° Le misure spirometriche dànno, nei balbuzienti, cifre quasi sempre minori che nei normali. 3° Il diagramma respiratorio ottenuto nei balbu¬ zienti col pneumografo del Marey è interamente di¬ verso da quello che si ha negl’individui normali. La respirazione del maggior numero dei pazienti si fa già irregolare prima di pronunziare la sillaba iniziale : inoltre, nel parlare, avvengono abnormi inspirazioni ed espirazioni, mentre, nel discorso normale, a una corta e profonda inspirazione segue sempre un’espira¬ zione lunga e lenta. Il Liebmann non ritiene i due primi sintomi così generalizzati da poter concludere per la simulazione quand’essi mancano; anzi, il Rugani non ha trovato vero il primo; e il terzo è perfettamente imitato da abili esaminandi. Secondo il Liebmann, la diagnosi della simulazione dovrebbe esser fondata sui seguenti punti essenziali : a) osservare se l’interruzione del discorso avvenga per esagerazione della durata di resistenza conso¬ nantica; b) ricordare che il maggior numero dei balbuj zienti intacca soltanto nel pronunziare certe lettere; c) agl’ individui sospetti si domandi se si sforzano nel parlare: il simulatore dirà di no, il balbuziente dirà di sì ; \


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d) si provino quelle parole, nella pronunzia delle quali il difetto del vero balbuziente migliora: il simu¬ latore balbetterà ugualmente ; e) per lo più i simulatori imitano la balbuzie d’alto grado, dimenticando i movimenti accessori che l’ac¬ compagnano ; /) finalmente s’esplori il paziente sul grado del difetto nel leggere, quand’ è solo o in compagnia di amici, d’estranei, ecc. L’ esame sarà eseguito in giorni successivi, e i ri¬ sultati dovranno essere protocollati per riscontrarne le eventuali differenze. Afonia. — La simulazione dell’afonia è relativamente facile perchè non richiede speciali conoscenze di fisio¬ logia della voce, bastando al paziente di non fonare durante Tesarne laringoscopico per mettere il perito nel¬ l’imbarazzo. Un tempo, per svelare la frode, si ricor¬ reva spesso all’inalazione di sostanze irritanti capaci di provocare la tosse; e il Boisseau, racconta che un soldato, sottoposto alle inalazioni di cloro, guarì su¬ bito dell’afonia, ma contrasse una bronchite capillare. Tali metodi sono oggi naturalmente abbandonati; tanto più, poi, che si dànno delle afonie, come l’iste¬ rica, in cui la voce è afona, mentre la tosse e lo star¬ nuto son rumorosi. Un simulatore poco accorto fu colto in fallo in un modo abbastanza strano; invitato a zufolare, disse di non riuscirvi ; credendo che se la voce era afona, lo zufolio dovesse esserlo del pari (Zuber). Il Duponchel scoperse la frode durante un esame laringoscopico; introdotta bruscamente una sonda in laringe, l’individuo, colto dalla sorpresa e dal dolore, emise un grido nettamente articolato. Questo fatto — aggiunge il Duponchel — contribuisce a dimostrare la necessità di diffondere .l’uso del laringoscopio, che


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dovrebbe occupare, neH’armamentario dei medici mi¬ litari, un posto altrettanto importante quanto quello dell’oftalmoscopio. Il laringoscopio serve molto bene a controllare gli sforzi che fa il preteso afono per emetter suoni; e di¬ fatti se lo s’invita a fonare mentre lo specchietto è in bocca, può avvenire: i° che il paziente rifiuti di fare lo sforzo, e allora le corde vocali restano allontanate come nell’ispirazione profonda; segno questo di simu¬ lazione, perchè soltanto il simulatore allontana a quel modo le corde vocali quando gli si dice d’emettere un suono; 20 o che il paziente faccia lo sforzo, e, in tal caso, le corde vocali s’avvicinano soltanto per qualche secondo, perchè il simulatore teme d’esser costretto ad articolare un suono che lo tradirebbe. Un buon metodo, suggerito dal Chavasse e dal Toubert, è l’applicazione elettrica esterna alla laringe. Gli elettrodi son applicati ai lati di quest’ultima: fatta passare una corrente moderata, s’invita l’individuo a fonare la lettera E. In un certo numero di casi, il si¬ mulatore è preso nel tranello, perchè articola 1’ E anche quando s’interrompe la corrente: altre volte, stanco del trattamento doloroso, finisce per capitolare. È opportuno ricordare che la simulazione dell’afonia è rarissima nel nostro esercito; e che, prima di pro¬ nunciare un giudizio di frode il perito dovrà esclu¬ dere Vafonia isterica, la quale ha tutti i caratteri d’una simulazione.

E.

Trombetta.

20


CAPITOLO III.

Dermatosi e ulcere. I. Dermatosi. — Si narra che gl’inscritti di leva dell’esercito napoleonico simulassero la tigna favosa versando a gocce l’acido nitrico sul cuoio capelluto e proteggendo i contorni della regione lesa con sostanze grasse: in tal modo, distruggevano i capelli e si pro¬ ducevano delle croste giallastre che avevano l’aspetto dei favi caratteristici. U Moricheau riferisce anch’egli qualche caso di si¬ mulazione della tigna favosa ottenuta coll’applicazione d’una pasta irritante composta di miele, burro rancido, zolfo e polvere di cantaridi; e il Tomellini scrive che, tra gl’ inscritti di leva del mandamento di Gibellina, ebbe a constatare tentativi di simulazione d’egual genere per mezzo d’una pasta speciale di cui non seppe precisare la composizione, ma della quale facevan parte certamente il miele e il formaggio vecchio. Anche l'erpete toiisurante fu simulato col taglio cir¬ colare dei capelli in una o più zone, e coll’applica¬ zione successiva d’olio di croton; e venne pure simu¬ lata la sicosi con frizioni d’olio di ginepro e di po¬ mate stibiate. Ma se tutti codesti mezzi primitivi di simulazione (oggi caduti quasi del tutto in disuso) ben diffidi-


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mente riescono a ingannare il perito coi loro caratteri macroscopici ben diversi da quelli reali, cadono poi tutti dinanzi all’esame microscopico, da farsi, com’ è pre¬ scritto, durante il periodo d’osservazione all’ospedale militare. Per andare alla ricerca dell’Achorion Schonleinii, che è l’agente etiologico della tigna favosa, si può esaminare lo scutulo o il capello, trattando sia l’uno che l’altro con una soluzione di carbonato di potassa al 40 °/0 o di soda caustica al 15 °/0 e scaldando con precauzione alla fiamma. Gli elementi microsco¬ pici che si osservano nei preparati ottenuti dallo scu¬ tulo sono i seguenti : spore rotonde o quadrangolari o ovali, a doppio contorno, isolate o in catene; fila¬ menti micelici con protoplasma granuloso ad articoli di vario spessore, talvolta bifidi all’estremità e clavati alla punta, con gemme e ifi che si staccano lateral¬ mente ad angolo quasi retto; masse di detrito; goc¬ ciole di grasso; cellule cornee ed epidermiche. Nel capello, i miceli son nell’asse del pelo, nodosi, sem¬ plici, o con due o più ramificazioni, che ricordano 4e ossa del tarso (tarso favoso), provvisti di conidii di tre-sette micromillimetri di diametro, i quali formano catene ramificate e separate l’una dall’altra. Quando si debba esaminare un pelo affetto da Tricophiton tonsurans, eh’ è l’agente specifico della tigna tonsurante del cuoio capelluto, della sicosi della barba, dell’erpete circinato delle altre parti del corpo, e d’una speciale micosi delle unghie, lo si tratta colla potassa, precisamente come s’ è indicato per la ricerca delVAchorion, lo si dissocia in una goccia d’acido ace¬ tico e lo si monta in glicerina. Allora si vedrà che il pelo è ripieno d’un gran numero di spore più o meno grandi secondo le varietà parassitarie (Tricophiton mikrosporon, Tricophiton megalosporon), tonde o cu¬ biche; e contiene filamenti micelici scuri più sottili e


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più regolari di quelli del favo, con due biforcazioni al massimo, mai coll’aspetto caratteristico del tarso favoso. Tanto la tigna favosa, quanto la sicosi parassitarla son talvolta procurate coll’ inoculazione diretta del fungo specifico sul cuoio capelluto e sulla faccia: nel primo caso, per mezzo di cappelli, di berretti o di pettini appartenenti ai tignosi, oppure dormendo con quest’ultimi; nel secondo, facendo uso di rasoi infetti da altre persone. È chiaro che, in tali circostanze, è assolutamente impossibile il distinguere una forma spontanea da una provocata ad arte; e il perito dovrà pronunziare il suo giudizio come nei casi ordinari, lasciando alle autorità civili o militari, che assistono alla visita, l’incarico di promuovere un’inchiesta, qua¬ lora vi fosse realmente il fondato sospetto d’una pro¬ vocazione di malattia. Più frequentemente, gl’inscritti e i soldati cercano di produrre eruzioni cutanee su quelle parti del corpo che non sono esposte alla vista, perchè in tal modo essi, pur conservando la speranza di carpire una de¬ cisione d’inabilità temporanea o definitiva, non son costretti a sacrificare alla frode l’estetica della capi¬ gliatura e della faccia. La simulazione più comune è quella della dermatite erpetiforme nelle sue varie ma¬ nifestazioni (eritematosa, vescicolare, pustolosa e bol¬ losa) provocata con acidi, con alcali, con pomate di zolfo, d’ipecacuana e di cantaride, ma specialmente per mezzo della tapsia garganica, le cui azione e il cui uso nella provocazione di malattie della pelle eran già noti fin da tempi antichissimi. Ma se la sede, il decorso, la disposizione degli elementi eruttivi e i loro caratteri morfologici non fossero criteri sufficienti per la diagnosi medico-legale, il perito ricordi che, in tali casi, è prescritta l’osservazione nell’ospedale mi¬ litare (Art. 8 dell’elenco), dove un’assidua sorveglianza,


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una cura opportuna e una fasciatura segnata trionfe¬ ranno facilmente dell’inganno. II. Ulcere. — Le ulcere provocate si posson osser¬ vare in qualunque parte del corpo (e più specialmente sulle estremità inferiori), salvo in quelle esposte alla vista o molto sensibili. Gli agenti vegetali, a cui so¬ gliono ricorrere gl’ interessati, son numerosissimi ; ma i più comuni, quelli, cioè, che il perito deve cono¬ scere facendo appello ai suoi ricordi di botanica ele¬ mentare, sono i seguenti: la cleinatis vitalba o erba degli accattoni, come la chiamano i Francesi; il ra¬ nuncolo acre e il ranuncolo scellerato ; l’anemone pul¬ satilla; il chelidonium maius; Varum maculafum detto volgarmente cigaro; il rhus toxicodendron ; le radici di brionia e i semi di ricino. Fra gli agenti minerali, figurano gli acidi e, con maggior frequenza, il nitrico e il solforico; gli alcali, e più specialmente la calce, la potassa, la soda e l’ammoniaca: e infine tutte le sostanze irritanti, non esclusa l’acquavite e l’orina, impiegate più particolarmente per irritar piaghe già esistenti. Quando le ulcere son pervenute allo stato cronico, è molto difficile, per non dire impossibile, il ricono¬ scere quelle vere dalle provocate ; ma, in entrambe le forme, allorché l’ulcera è artificiosamente arrestata nel suo naturale processo di riparazione (eh’ è il caso più frequente), si vedrà intorno a’ suoi margini un alone infiammatorio intenso ; mentre i margini callosi d’un’ulcera antica non irritata presentano, com’ è noto, un colorito violaceo che va a mano a mano diffondendosi verso le parti sane circostanti. Inoltre, il fondo d’una piaga mantenuta ad arte è d’un color rosso vivo e le sue granulazioni sono sanguinanti ; senza dire che, tal¬ volta, sulle regioni limitrofe dove la pelle è sana, si trovano le tracce di flittene prodotte dall’applicazione della sostanza irritante.


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Ma, più che ad ogni altro fatto, il perito dovrà dare importanza alla patogenesi delle ulcere, le quali, in fin de’ conti, non son altro che una manifestazione locale d’una malattia generale; e terrà presente che gl’individui affetti da ulcerazioni croniche son ordina¬ riamente tubercolosi, scrofolosi, varicosi, sifilitici, artropatici; senza dimenticare che, in special modo nei casi di varici, l’arto ch’è sede di un’ulcerazione presenta quasi sempre gravi disturbi circolatori, di cui il più frequente è l’edema. Trattandosi d’un’ ulcera provocata di recente, ba• steranno per solito un’adatta cura all’ospedale e un bendaggio segnato per condurla a guarigione: del resto, per quanto riguarda il giudizio medico-legale, salvo che l’ulcera sia dovuta a certi mestieri (lavandai, tintori, pescatori), balzerà subito all’occhio sperimen¬ tato del medico l’associazione impossibile d’una costi¬ tuzione sana e robusta colla manifestazione locale di una malattia generale. che non esiste.


CAPITOLO IV.

Contratture • Retrazioni ■ Anchilosi Claudicazione. I. Contratture. — La simulazione di questa forma morbosa s’è fatta rarissima tra gl’inscritti e i soldati; ma la sua diagnosi medico-legale presenta a un di¬ presso le medesime difficoltà d’un tempo, giacché i mezzi scientifici per accertare la frode scarseggiano e, d’altra parte, v’ è sempre la possibilità di confondere colle forme simulate i casi tutt’altro che rari di con¬ trattura isterica. Il Larrey consiglia di far eseguire gli stessi movi¬ menti, tanto all’arto sano quanto a quello eh’ è sede della contrattura: il che riesce quasi sempre benissimo a motivo della sinergia muscolare. Altri propongono di distrarre l’attenzione dell’indi¬ viduo sospetto con varie interrogazioni e d’imprimere, nel frattempo, dei movimenti rapidi e irregolari al¬ l’arto contratto. Nelle contratture delle estremità superiori, massime in quella delle dita d’una mano, il Percy e il Laurent consigliano d’applicare una stretta fasciatura al braccio e all’avambraccio e d’appendere dei pesi di due o tre chilogrammi alle dita. Se si tratta di simulazione, dopo qualche minuto il braccio comincia a tremare,


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le dita si raddrizzano e i pesi cadono a terra. Non nego che questo mezzo, per quanto non scientifico, anzi un po’ troppo coercitivo, possa dare risultati po¬ sitivi; ma dirò, col Duponchel, che sarebbe anche mi¬ gliore e più convincente se non richiedesse la stretta fasciatura, la quale, coni’ è noto, esercita un’influenza non trascurabile anche sulle vere contratture. Nelle contratture delle estremità inferiori, gli stessi autori menzionati dianzi propongono un mezzo — mi si permetta l’espressione — talmente acrobatico, che credo non si potrà mai applicare senza le dovute ga¬ ranzie contro un possibile pericolo. Esso consiste nel far tenere sollevato l’arto contratto, obbligando nello stesso tempo l’individuo a reggersi in equilibrio sul¬ l’orlo d’uno scalino: nel caso di simulazione, s’osser¬ verà quasi subito un tremore molto accentuato, se¬ guito dall’allungamento dell’arto contratto. Ma per me — lo detto e lo ripeto — il miglior cri¬ terio per una diagnosi medico-legale coscienziosa sarà sempre fornito, non già dagl’infidi mezzi di sorpresa, ma da un diligente esame obbiettivo dell’individuo sospetto e dallo studio di tutti i fattori etiologici d’una data forma morbosa. Per conseguenza, a proposito delle contratture, il perito dovrà ricordare che le loro cause sono molteplici e che risiedono ora nel muscolo stesso, ora nei filamenti nervosi che vi si distribuiscono, ora nei centri cerebro-spinali. Fra le contratture più comuni, penserà a quelle che insorgono dopo sover¬ chie fatiche, come avviene nelle reclute di fanteria in seguito alle prime marce, e nelle reclute di cavalleria in seguito ai primi esercizi d’equitazione: alle contrat¬ ture così dette a f rigore, quasi sempre accompagnate da uno stato infiammatorio, le quali possono colpire una gran parte dei muscoli, specialmente quelli del collo (torcicollo), quelli sacro-vertebrali (lombaggine) e


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quelli della spalla, in particolar modo il deltoide ; con¬ tratture che son più che altro effetto d’una vera e propria miosite acuta e fors’anche, nei casi più gravi, d’una nevrite. Tralasciando le forme che dipendono da malattie cerebrali e spinali, perchè son legate a una sindrome molto complessa la quale colpisce l’attenzione con fenomeni ben più importanti della semplice contrat¬ tura, il perito dovrà tener presente tre forme non meno comuni nè meno interessanti dal lato medico¬ legale ; e cioè : le contratture da affezioni dei nervi motori (lesioni traumatiche dei nervi, contusioni, lus¬ sazioni, fratture); le contratture riflesse (soprattutto di¬ pendenti da lesioni dei nervi sensitivi e da malattie articolari); e le contratture isteriche. Queste ultime possono essere transitorie o permanenti ; accompagnare, cioè, gli accessi isterici per dileguarsi in seguito, o persistere dopo gli accessi e durare anche degli anni, costituendo uno dei punti più difficili della diagnosi medico legale. In tali casi, il perito dovrà raccogliere una larga messe di fatti positivi, sia nell’anamnesi fa¬ miliare e individuale, che nell’esame obbiettivo, fun¬ zionale e psichico del paziente, astenendosi assolutamente dal pronunciare qualunque giudizio prima d’aver esclusa o ammessa in modo positivo 1’esistenza d’una tara isterica. II. Retrazioni. Chi parla di simulazione delle re¬ trazioni, confonde di certo queste ultime colle contrat¬ ture ; giacché, data una retrazione, si deve ammettere 1’esistenza d’un processo morboso in atto, o più sovente pregresso, talmente grave da aver condotto alla distru¬ zione della fibra muscolare e da sfuggire, per conse¬ guenza, a ogni tentativo di frode. Possibile, invece, e tutt’altro che rara è l’esagerazione dei disturbi fun¬ zionali consecutivi alle retrazioni, in specie cicatriziali ;


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ma, in tal caso, la diagnosi medico-legale non presenta, come qualcuno mostra di credere, difficoltà molto gravi, non potendo sfuggire all’esame del perito le alterazioni trofiche — in specie l’ipotrofia della parte lesa — le aderenze coi tessuti sottostanti, le pieghe cutanee molto accentuate e permanenti nei punti re¬ tratti : oltreché è da notarsi, come si vedrà per le anchilosi, che, nelle retrazioni esagerate, la limitazione dei movimenti non è mai uniforme nè costante, ma varia nei diversi esami. III. Anchilosi. La simulazione e l’esagerazione son ’ abbastanza frequenti nei casi della così detta anchilosi relativa, la quale è prodotta unicamente dai dolori che insorgono nei movimenti d’un’articolazione. I mezzi consigliati per smascherarle sono i seguenti : i° Misurare la circonferenza dell’arto per accertare se i muscoli peri-articolari siano ipotrofici (il deltoide nelle lesioni della spalla; il retto anteriore nelle lesioni del ginocchio). 2° Imprimere dei movimenti all’arto supposto leso, distraendo nello stesso tempo l’attenzione del paziente. 3° Durante i movimenti dell’arto, accertare resi¬ stenza dei segni obbiettivi del dolore (tachicardia, di¬ latazione della pupilla, congestione della faccia).. 4° Osservare attentamente 1’ individuo sospetto quando cammina, quando si siede, quando si spoglia. La simulazione <ìe\Y anchilosi assoluta, di quella, cioè, costituita da un ostacolo materiale ai movimenti (spor¬ genze ossee, aderenze, ecc.) è impossibile; ma siccome ne è abbastanza frequente l’esagerazione, così sarà ne¬ cessario accertarne il grado, procedendo, a tale scopo, alla perimetria articolare (per mezzo dei goniometri del Miller o del Thoele), la quale permette di misurare l’angolo massimo che possono formare i due segmenti del membro che costituiscono l’articolazione. Occorre


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ricordare, a questo proposito, che, nelle forme vere d’anchilosi assoluta, i movimenti possibili dei suddetti segmenti hanno sempre un’estensione uguale, e s’arre¬ stano improvvisamente a un dato punto dinanzi a un ostacolo insormontabile ; mentre, nelle forme esagerate, s’avverte benissimo come il limite di resistenza che l’individuo mantiene a spese di sforzi muscolari con¬ tinui, subisca notevoli oscillazioni nei vari esami; giacché è assolutamente impossibile che il simulatore riesca a produrre l’arresto dei movimenti sotto un angolo costante. Aggiungerò infine che nei casi molto difficili d’an¬ chilosi assoluta, in cui i ripetuti esami e le prove or accennate non bastassero a eliminare del tutto il dubbio d’una frode, si dovrà ricorrere alla radioscopia e alla radiografia, ch’io m’auguro di vedere quanto prima occupare, in medicina legale militare, l’alto posto che loro spetta di diritto, accanto agli altri veri mezzi scien¬ tifici. IV. Claudicazione. Io distinguo le claudicazioni in due gruppi, comprendendo nel primo quei casi in cui la causa è facilmente riconoscibile, e nel secondo quelli in cui la causa può essere soltanto sospettata, ma non è accertabile da manifeste lesioni materiali. E, in tal modo, mi sembra di metter bene in rilievo la parte veramente medico-legale della questione, ch’è tra le più difficili in pratica. I casi di claudicazione appartenenti al primo grtippo non sono mai completamente simulati, ma soltanto esagerati ; e il giudizio del perito militare, più che sul sintomo « claudicazione » dovrà fondarsi sulla malattia che ne costituisce la causa. Questa può risiedere: a) in una notevole deviazione della colonna ver¬ tebrale ; b) nella viziosa consolidazione delle fratture del bacino, della coscia e della gamba;


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c) nelle affezioni articolari acute e croniche (anchi¬ losi) dell’anca, del ginocchio e del piede ; d) nelle retrazioni dei muscoli, dei tendini e delle fasce aponevrotiche dell’arto inferiore; e) nelle paralisi d’uno o di più gruppi muscolari. Come già ho detto, qui si tratta essenzialmente di valutare la lesione principale in base ai relativi arti¬ coli dell’elenco, e, nello stesso tempo, di riconoscere se essa sia tale da produrre il grado di claudicazione allegato dal paziente : in altre parole, d’accertare se esista esagerazione ; il che — si noti bene — non è sempre indispensabile. Infatti, quando si sia constatato in modo non dubbio l’esistenza d’un’affezione morbosa, la quale possa costituire motivo d’inabilità al servizio militare anche indipendentemente dalla claudicaziofie, miglior consiglio sarà quello di non perder un tempo prezioso a misurar colle seste l’allungamento o l’ac¬ corciamento dell’arto per strappare un centimetro o una frazione di centimetro alla mala fede del paziente; giacché quest’ultimo sa benissimo che, avendo una lesione organica indiscutibile, può esagerare impune¬ mente il difetto colla certezza di raggiungere, prima o poi, il suo scopo, che, del resto, è abbastanza le¬ gittimo. I casi di claudicazione appartenenti al secondo gruppo non presentano mai — almeno in principio — altera¬ zioni ben manifeste delle ossa, delle articolazioni o dei muscoli, e perciò si prestano facilmente, sia all’esa¬ gerazione da parte degl’inscritti, sia a errori diagnostici da parte dei periti. Le cause possono essere le se¬ guenti : a) un ascesso profondo, la cui diagnosi — sempre difficile — richiede esami diligenti e ripetuti e un giu¬ dizio ponderato e sicuro ; b) un reumatismo muscolare, che può presentarsi con sintomi puramente subbiettivi ;


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c) una nevralgia ischiatica nelle sue fasi iniziali; d) una coxite incipiente ; e) un’artrite sacro-iliaca, caratterizzata da un dolore che s’esacerba nella stazione eretta e impedisce al¬ l’infermo di mantenersi ritto sul piede del lato leso (claudicazione molto manifesta) ; f) antichi traumi -non gravi e cicatrici dovute a ferite superficiali, che fan nascere subito il sospetto di simulazione; sospetto sovente non giustificato, quando si pensi alla possibilità che un filamento nervoso sia stato compreso nella cicatrice; g) una tarsalgia; della quale oggidì i medici mi¬ litari si occupano e si preoccupano con ragione, e al cui accertamento la radiografia porta ogni giorno nuovi e importanti contributi. E chiaro che, in tutte le suddette forme, è indispen¬ sabile far la misurazione d’entrambi gli arti inferiori per riconoscere : i° la loro sproporzione di lu?ighezza, dal grado della quale ci si può formare un criterio circa l’eventuale simulazione o esagerazione dello zoppicamento : 20 la loro sproporzione di volume, che ci farà conoscere se la funzionalità dell’arto si trovi da lungo tempo menomata o impedita. Per quanto riguarda la misurazione in lunghezza degli arti inferiori, tralasciando d’accennare ai metodi del Corradi e di Hannequin che son troppo complicati, mi restringerò a raccomandare i seguenti molto più semplici : i° Consiste nel far coricare supino l’individuo sopra un piano solido a superficie liscia, e nel misu¬ rare, comparativamente nei due lati, lo spazio com¬ preso fra la parte più prominente della cresta iliaca e il malleolo esterno, facendo scorrere il nastro metrico dinanzi al gran trocantere ; coll’avvertenza che le due creste iliache si trovino in uno stesso piano e che l’individuo non sollevi uno dei lati del bacino. %


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2° Mantenendo il paziente nella stessa posizione indicata dianzi, si stende il nastro metrico dalla spina iliaca anteriore superiore al malleolo interno, seguendo in tal modo la torsione naturale del femore. Il Derblich aggiunge che, volendosi la sola misura della coscia, si dovrà arrestare il nastro metrico al margine superiore della rotula. 3° Fatto coricare l’individuo supino, gli si flettono le cosce sul bacino e le gambe sulle cosce, mante¬ nendole a contatto reciprocò. Se le rotule e i malleoli d’entrambi gli arti si trovano allo stesso livello, se ne deduce che gli arti son d’uguale lunghezza. Nella misurazione del perimetro dell’ arto occorre ricordare innanzi tutto che, salvo rare eccezioni, gli arti di destra sono più sviluppati che quelli di sinistra ; oltreché, bisognerà informarsi, in ogni caso, del lavoro consueto a cui attende l’individuo per evitare errori d’apprezzamento, essendo noto che alcuni mestieri tendono a sviluppare più un arto che l’altro. Ciò posto, fatto coricare il paziente sopra un piano oriz¬ zontale, si traccia su entrambi gli arti una lineetta col lapis dermografico, e si fa la misurazione circondan¬ doli col nastro metrico, precisamente in corrispondenza dei segni. Ma non sempre la misurazione degli arti dà ri¬ sultati positivi per la diagnosi medico-legale; il che avviene, per esempio, quando la claudicazione di¬ pende da un’alterazione del tronco o del bacino, o quando si tratta della così detta claudicazione inter¬ mittente, così bene studiata recentemente dall’Idelson. Questa singolare forma morbosa dev’essere considerata più come un sintomo che come un’entità patologica ; non corrispondendo affatto a un’etiologia unica, ma essendo invece il risultato di molti fattori noti, senz’escluderne neppure altri che ancora non conosciamo. I 9

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fattori noti sarebbero : l’abuso dell’alcool e del tabacco, l’arterio-sclerosi, la sifilide, le tare nevropatiche, le anomalie vascolari, la compressione dei cinti erniari, il piede piatto. Quest’ultimo fattore, ch’era sempre sfuggito agli osservatori, richiamò l’attenzione dell’Idelson, il quale, avendolo trovato associato otto volte in quattordici casi alla claudicazione intermittente, si crede autorizzato ad ammettere che la relazione tra causa ed effetto sia rappresentata da una sclerosi del¬ l’arteria plantare esterna in seguito all’attrito continuo sul suolo. Siccome il piede piatto (imperfezione non costituente motivo d’inabilità al servizio militare) s’os¬ serva con grande frequenza nella truppa, così questi ricordi potranno esser utili al perito allorché dovesse valutare una claudicazione associata al difetto or ac¬ cennato e non dipendente da altre cause apprezzabili. Nei casi dubbi e quando, come ho detto, la misu¬ razione degli arti in lunghezza non basta a sciogliere il quesito, bisogna pensare che la claudicazione — da qualunque causa sia prodotta — è sempre accompa¬ gnata da una deviazione del bacino, la quale può es¬ sere temporanea o permanente, secondo che la ma¬ lattia originaria è di data recente o antica. Di questa deviazione si hanno due tipi (Voillemier) : i° quando l’arto affetto è alquanto accorciato, ma è capace ancora di sopportare il peso del corpo nella deambulazione, il bacino s’abbassa dal lato della le¬ sione ; 20 quando l’arto affetto non è più in grado di sopportare il peso del corpo, soprattutto a motivo del dolore (per esempio nella coxalgia), il bacino s’abbassa dal lato opposto alla lesione. Lo stesso Voillemier ha segnalato un altro fatto in¬ teressante per la diagnosi medico-legale, che è il se¬ guente : quando un individuo sente dolore nel camini-


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nare, evita di far pesare alternatamente il tronco sull’uno e sull’altro arto, ma lo fa pesare, per quanto gli è possibile, sull’arto sano ; e allorché prende le mosse per camminare, protende per il primo Varto inalato ; essendo naturale che, per alzare il piede dal suolo, egli debba far pesare tutto il corpo sopra un solo arto, e che, a tale scopo, scelga istintivamente quello sano. Il Brodie consiglia <\' ascoltare la deambulazione del¬ l’individuo sospetto a sua insaputa, ossia di porgere attentamente l’orecchio al ritmo de’ suoi passi ; av¬ vertendo che, nel caso di simulazione, gl’intervalli più lunghi del ritmo ineguale corrispondono indubitata¬ mente all’azione dell’arto sano. Un altro mezzo molto semplice, che mi diede più volte risultati positivi, consiste nel far camminare il claudicante sopra un terreno molle e nell’osservarne le impronte : se la claudicazione è reale, le impronte più profonde corrispondono all'arto sano ; se la clau¬ dicazione è simulata, si verificherà precisamente il fatto opposto ; ossia, saran più profonde le impronte corri¬ spondenti all' arto allegato leso. Aggiungo infine che la radiografia sarà sempre un aiuto prezioso in certe perizie difficili, relative a in¬ dividui sospetti : e neppure sarei alieno dal proporre, a scopo didattico, le cinematografie dei claudicanti veri e di quelli falsi ; visto e considerato che finalmente si comincia a comprendere che il cinematografo non è soltanto un passatempo economico per il pubblico, ma ben anche uno dei mezzi più potenti di diffusione dei fatti scientifici sotto l’aspetto meno fallace.... che è quello della realtà.


CAPITOLO V.

Nevralgie e paralisi. I. Nevralgie. Innanzi tutto, quand’ è possibile, si cercherà di constatare obbiettivamente il dolore andando in traccia dei segni seguenti : i° Segno di Lornbroso-Maimkopf. — Acceleramento del ritmo cardiaco quando s’esercita una pressione sopra una zona dolorosa. Nei casi riferiti dal Rumpf, il numero delle pulsazioni aumentava da 24 a 44 il minuto. Si noti che, durante la prova, il paziente deve rimanere immobile e respirare regolarmente ; e che la pressione sulla zona dolorosa dev’esser improvvisa e di brevissima durata. 20 Segno del Bechterew. — Dilatazione della pu-*> pilla, congestione della faccia e acceleramento del re¬ spiro. Questi tre sintomi si manifesterebbero pure, in¬ sieme coll’acceleramento del ritmo cardiaco, quando si comprime una zona dolorosa. 30 Segno del Muller. — Quest’autore parte dal principio che due impressioni tattili simultanee sono confuse in una sola quando siano sufficientemente vi¬ cine (legge di Weber); ed è noto che la distanza mas¬ sima è in media di 1 mm. per la punta della lingua, di 22 mm. per la fronte, di 40 mm. per le regioni lombari e glutee, ecc. Ora, il Muller delimita in un E. Trombetta.

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primo tempo la zona allegata dolente alla pressione, e poi, a una distanza da questa zona alquanto infe¬ riore alla distanza massima indicata dianzi (per es., a 35 mm. se si tratta del dorso), esercita una pressione col dito. Il paziente dirà di non sentire alcun dolore, giacché egli avverte benissimo che il dito è situato sopra un punto estraneo alla zona dolorosa : allora ap¬ poggia leggermente un altro dito in quest’ultima zona, più vicino che sia possibile al punto in cui si trova il primo dito ; ma, in forza del principio enunciato più sopra, il paziente non avverte questo nuovo contatto. Se s’esercita, infine, una compressione col secondo dito, l’individuo che simula non accuserà dolore, perchè è persuaso che la compressione sia sempre prodotta dal dito situato fuori della zona allegata dolorosa. Per mia esperienza personale, posso affermare che il me¬ todo del Mùller è tutt’altro che sicuro, e non consi¬ glierei davvero al perito di fondarvi un giudizio me¬ dico-legale. 4° Segno dello Schdffer. — Si ricerca soltanto nelle nevralgie degli arti e consiste nell’ipotrofia delle masse muscolari del lato affetto : donde il precetto di non concludere mai per una simulazione quando, in assenza d’altri sintomi obbiettivi, la misurazione comparativa dei due arti — superiori o inferiori — abbia dimo¬ strato che v’ha diminuzione del perimetro d’una se¬ zione d’uno di essi (2-3 cm.). 5° Segno del Gtiermoìiprez. — È noto che sulla regione, la quale è sede di dolore, v’ha molto sovente un’iperestesia che può persistere un certo tempo anche dopo la cessazione dell’accesso nevralgico: orbene, il Guermonprez avrebbe trovato che, se si applica una debole corrente interrotta sulla regione dolente e sulla regione simmetrica e se si aumenta a grado a grado l’intensità della corrente stessa, si nota che questa sarà percepita prima dal lato dolente.


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Si ricordi ^inoltre, e in linea generale, che il dolore insorgente nelle nevralgie ha sede profonda ; corri¬ sponde abbastanza esattamente alla posizione e al de¬ corso del nervo, ed è di carattere variabile: lancinante, urente, terebrante, vibrante, com’è variabile la sua durata. Nè si dovrà mai trascurare d’esplorare: a) i puìiti del Valleix sulla superficie cutanea, che son dolorosi a una compressione profonda e che cor¬ rispondono all’uscita dei nervi dai forami ossei, op¬ pure a quelle zone in cui essi attraversano un’aponevrosi o passano sopra una superficie resistente ; b) il punto apofisario del Trousseau, corrispondente a quella zona della colonna vertebrale, donde esce il nervo ch’è sede di nevralgia. Per quanto riguarda più specialmente la nevralgia ischiatica, oggi considerata come una vera e propria nevrite, e la cui simulazione è ancora frequente, dirò che le alterazioni trofiche dell’arto leso costituiscono il segno obbiettivo più sicuro nella diagnosi medico¬ legale. Ma è un fatto notorio che, anche nei casi di autenticità non dubbia — in specie se iniziali — l’i¬ potrofia delle masse muscolari può esser appena ap¬ prezzabile o mancare interamente ; la qual cosa rende necessaria la ricerca dei seguenti segni, che hanno un valore diagnostico ben comprovato da un gran nu¬ mero d’osservazioni : i° Segno di Vanzetti-Charcot, che consiste nell’in¬ clinazione molto accentuata del tronco e nell’abbassa¬ mento della spalla verso il lato opposto alla sciatica: la qual cosa dà origine a una vera scoliosi ch’è più spesso eterologa, ma che talvolta può essere anche omologa e alternante. 20 Seg?io del Lasègue. — Se si flette la coscia sul bacino e la gamba sulla coscia, non si provoca dolore perchè il nervo sciatico non subisce alcuno stiramento;


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mentre, se si flette la coscia sul bacino mantenendo la gamba in estensione, insorge subito un dolore violen¬ tissimo perchè il nervo viene a trovarsi in uno stato precisamente opposto al precedente. 2° Segno crociato dell’ischialgia, consistente nel fatto ben constatato che il dolore insorge nell’arto af¬ fetto anche quando s’eseguisca sull’arto sano la se¬ conda delle manovre consigliate dal Lasègue e accen¬ nate dianzi. 3° Segno del Gowers, che consiste nella provoca¬ zione di dolore lungo il decorso del nervo sciatico af¬ fetto per mezzo della semplice flessione dorsale del piede. 4° Segno del Gibso?i, consistente nell’esagerazione del riflesso cremasterico dal lato affetto. 5° Abolizione del riflesso del tendine d'Achille, che è un segno quasi immancabile. Ricordo che, per esplo¬ rare questo riflesso, si procede nel modo seguente : stando il piede dell’individuo in leggiera flessione dor¬ sale, si percuote bruscamente il tendine d’Achille e s’ottiene la manifesta contrazione del gastrocnemio. 6° Segno termico, consistente nel fatto che il gi¬ nocchio dell’arto dolente è più freddo dell’altro. 7° Segno tibiale, con cui si constata che il terzo inferiore della tibia del lato affetto è sede d’una vi¬ vissima iperestesia alla pressione. Il Bonalumi consiglia, nei casi sospetti di sciatica, l’applicazione della corrente faradica, con cui — egli dice — se la malattia è reale, se ne può ottenere tal¬ volta la guarigione in poche- sedute; e, se è simulata, avviene di solito che il paziente si dichiari ugual¬ mente guarito, non volendo più oltre sottoporsi al trat¬ tamento elettrico, ch’è alquanto doloroso. Io non nego il valore terapeutico d’ un tal metodo, essendo abba¬ stanza noto che le pennel.lazioni faradiche lungo il de-

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corso dello sciatico riescono sovente efficaci ; ma di¬ chiaro di non esser punto entusiasta del suo valore medico-legale ; innanzi tutto, perchè disapprovo asso¬ lutamente P impiego dell’ elettroterapia quale mezzo coercitivo; in secondo luogo, perchè son convinto per mia personale esperienza che un simulatore ostinato — in specie se isterico — s’ adatta benissimo, dopo poche sedute, alla corrente faradica, riuscendo a vin¬ cere la pazienza non di uno, ma di dieci periti, i quali, dinanzi a un risultato di codesto genere, riman¬ gono più perplessi di prima. II. Paralisi. — Oltre’all’esame elettrico e a quello dei riflessi, che costituiranno sempre il fondamento di ogni osservazione, la diagnosi medico-legale delle pa¬ ralisi organiche potrà pure valersi dei mezzi seguenti, avvertendo però che essi non han quasi alcun valore nella diagnosi differenziale fra le paralisi simulate e quelle isteriche, in cui si richiede un minuzioso esame funzionale e psichico del paziente. a) Dinamometria. — S’esplorerà la forza di tra¬ zione dellamano col dinamometro d’Ulmann-Kaufmann, e quella dell’arto superiore e inferiore col dinamo¬ metro di Halin ; poscia la forza di pressione della mano o di flessione d’un dito col dinamometro a mercurio pure di Hahn ; ricordando che, nell’uomo normale, la forza di trazione e quella di pressione della mano sono di circa 30 chilogrammi, benché la seconda sia quasi sempre un po’ maggiore della prima ; e che, in con¬ dizioni fisiologiche, lo sforzo ottenuto colla mano si¬ nistra è di 3-5 chilogrammi inferiore a quello ottenuto colla mano destra. Se, in parecchie prove successive costituenti una sola seduta, s’ottengono risultati pressoché costanti in principio e poi progressivamente decrescenti, si è au¬ torizzati a escludere la simulazione: lo stesso si dica


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se, nelle varie prove fatte a intervalli di 3-5 giorni, s’ottengono cifre quasi identiche; giacché la fissità è uno dei caratteri costanti delle paralisi organiche. b) Misurazione del perimetro degli arti, per ac¬ certare se vi sia ipotrofia dell’arto leso. c) Ricerca del raffreddamento locale e della cianosi, ricordando però che questi due sintomi possono anche essere provocati (Bellot, Ollive, Le Meignen). d) Segno di Hósslin. — L’autore così descrive il metodismo di ricerca. In una paralisi organica del bi¬ cipite, per es., si ordina al paziente di flettere l’avam¬ braccio sul braccio, e l’osservatore oppone a questa flessione una certa resistenza, per modo che il movi¬ mento si compia con lentezza: se egli lascia improv¬ visamente libero l’avambraccio, noterà che quest’ul¬ timo completa la sua flessione come se si trattasse di una molla a scatto. Invece, nelle paralisi isteriche o simulate, l’avambraccio, abbandonato dall’osservatore, s’arresta nel suo movimento e non lo continua che molto lentamente. e) Segni del Kirsch. — i° Il paziente stringe colla mano lesa la mano dell’osservatore, mentre quest’ul¬ timo esercita una pressione a grado a grado più forte sulla mano sana del primo. Orbene, avviene quasi in¬ variabilmente che, per evitare il dolore prodotto dalla pressione, il paziente stringa sempre più forte colla mano malata quella dell’osservatore, dimostrando così ch’egli esagerava per lo meno il grado del suo sforzo muscolare. 20 Questo segno consiste nella produzione bilaterale alternata dei movimenti ed è simile a quello già accennato parlando della simulazione delle con¬ tratture. Supposto che la mano destra sia paretica, l’esaminatore ordina al paziente di stringergli le due mani al comando: vale a dire egli dirà: « destra, sinistra, ecc. », in modo tale che la contrazione del


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lato sano cominci nel momento in cui s’è già iniziata quella del lato affetto : precisamente in quel momento, si sentirà che quest’ultima si rinforza, oppure s’inde¬ bolisce notevolmente se gli antagonisti eran contratti. Ma, come dice benissimo il Sand, i due segni del Kirsch non hanno un valore positivo, essendo noto che le paralisi si fan meno assolute nei movimenti bi¬ laterali.


CAPITOLO VI.

Epilessia — Isterismo — Nevrastenia Nevrosi traumatiche. I. Epilessia. — L’epilessia — maior e minor — è tra le forme che furono (e sono ancora di quando in quando, secondo gli anni e le classi di leva) più fre¬ quentemente simulate; sia per la "sua insorgenza ad accessi, che richiama più facilmente l’attenzione del perito e del personale di custodia ; sia perchè non ri¬ chiede lunghi e gravosi sacrifizi al simulatore; sia anche perchè — e qui adopero il passato remoto — si fece sempre un grande assegnamento sull’imperizia degli osservatori. Grido iniziale, convulsioni tumul¬ tuose, schiuma alla bocca, respirazione affannosa, rap¬ presentavano un tempo — così per i profani come per i medici legali — i caratteri essenziali dell’accesso: e in tal modo si spiega come gl’inscritti dell’esercito napoleonico, famosi in ogni genere di simulazione, fos¬ sero in questa addirittura insuperabili ; e come i me¬ dici militari d’allora ne eliminassero dal servizio nien¬ temeno che il 20 °/o (Percy e Laurent), quantunque non mancassero davvero i mezzi coercitivi più vio¬ lenti per svelare la frode, dei quali citerò soltanto i più comuni a titolo di semplice cenno storico; ricor-


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dando al lettore le dichiarazioni da me fatte a tal pro¬ posito, sul principio di questa parte del mauale: di¬ chiarazioni che sono di piena condanna per codesta specie di rifioritura dell’inquisizione. Il Fodéré e il Percy consigliavano senz’altro il ferro infocato: il Kirchkoff, più raffinato nella sua ferocia, proponeva la ceralacca fusa, lasciata cadere a gocce sul collo e sul petto: il Balingale ricorreva all’insuf¬ flazione di pepe di Caienna negli occhi; l’O’Reilly si compiaceva d’un’astuzia macabra consistente nell’applicar la mano sul torace del supposto epilettico come per accertarsi se il cuore battesse ancora, e nell’ordinare poi agl’infermieri di trasportare il paziente nella stanza mortuaria: altri periti, infine, a cui risparmio l’onta della pubblicità, fustigavano spietatamente gli individui sospetti con dei fasci d’ortiche, o rompevano sulle loro spalle il bastone. Eppure, a malgrado di tutti codesti sfoghi di sadismo medico-legale, le simu¬ lazioni non accennavano per nulla a diminuire e le esenzioni dal servizio o le condanne descrivevano una parabola ascendente, con danno enorme della disci¬ plina, della compagine dell’esercito, e del decoro dei medici militari, i quali, non sempre per colpa propria, ma per colpa dei tempi, si rendevano inconsciamente complici di codeste turbe di simulatori, quando non eran gli alleati del carnefice'. Caduti fra il disprezzo e lo scherno i mezzi coerci¬ tivi, sorsero dapprima quasi timidi, poscia audaci e poderosi i mezzi d’indagine scientifica, i quali, abbat¬ tendo tradizioni di scuole e pregiudizi d’ogni specie, vinsero una delle più aspre battaglie che si siano mai combattute nel campo della scienza; per opera d’in¬ gegni temprati alla lotta e animati da un ardore d’a¬ postoli, ai quali la società deve una riconoscenza pe¬ renne.


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Uno dei più grandi benefici, che lo studio medico¬ legale dell’epilessia nell’esercito seppe trarre da codesta vittoria, fu quello d’avere stabilito come prin¬ cipio fondamentale e indiscutibile che l’accesso con¬ vulsivo è una manifestazione non necessaria dell'epi¬ lessia ; e che, per conseguenza, indipendentemente dal suo accertamento, il quale si fa attendere sovente per settimane e mesi con pericolo continuo della vita col¬ lettiva, la diagnosi medico-legale d’una forma epilet¬ tica si può e si deve fare sul fondamento di tutto un insieme di sintomi somatici, funzionali e psichici, il cui valore agguaglia, se pure non supera, quello della manifestazione convulsiva. E qui cito fra i tanti, a ti¬ tolo di lode, i nomi del Livi, del Bernardo, dello Scarano, del Mele, del Pucci, del Consiglio, del Casarini; tutti medici appartenenti all’esercito, i quali, colle loro ricerche e pubblicazioni, diedero un impulso gran¬ dissimo al metodo positivo d’indagine in medicina le¬ gale militare — in specie per quanto riguarda la ne¬ vrosi e la delinquenza; — metodo, che ora è il fonda¬ mento esclusivo d’ogni perizia. Indicherò ora, in quadri sinottici, i caratteri più spic¬ cati e positivi del vero accesso epilettico classico messi a confronto con quelli d’un accesso simulato, per poi passare a riassumere, nei suoi punti principali, l’esame somatico, funzionale e psichico d’un epilettico, o me¬ glio, d’un individuo in cui si sospetti l’esistenza d’una forma qualsiasi d’epilessia, indipendentemente dall’ac¬ cesso convulsivo.


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Stadio dei prodromi. (Aura).

Acceleramento dei battiti cardiaci: respirazione stentata: disturbi vaso¬ motori varii (rossore e pallore alternati) : tre¬ molio delle palpebre , delle labbra, delle dita: malessere generale: al¬ terazioni del carattere (irrequietezza, irascibi¬ lità, depressione, ma¬ linconia)

Manca ogni sintomo prodromico; interessando piuttosto al simulatore d’imitare le manifesta¬ zioni clamorose dell’ac- : cesso.

Stadio dell’accesso propriamente detto. (Cojivulsioni toniche e cloniche).

Accesso epilettico vero

Grido iniziale unico, rau¬ co , caratteristico, ma non costante : caduta, che, per il luogo e il modo in cui avviene, dimostra l’assenza d’ogni preparazione, e nella quale si producono spes-

Accesso epilettico simulato

Parecchie grida successi¬ ve, che non hanno nulla di caratteristico: la ca¬ duta avviene in modo da non produrre trau¬ matismi (per lo più ca¬ duta di fianco) : le eventuali ferite, anche


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Accesso epilettico vero

Accesso epilettico simulato

so ferite gravi e pro¬ fonde non accompagna¬ te da alcuna espressione di dolore. Nell’epilessia minore si ha, invece della caduta, vertigine, perdita della parola, re¬ spiro lento, leggieri tre¬ mori, pallore cadaverico del volto, polso piccolo, vuoto, mancante, soven¬ te irregolare

leggiere, tradiscono il dolore. Colorito naturale del vol¬ to : talora arrossato, ma non pallido : polso lar¬ go, frequente, precipi¬ toso.

Quando i globi oculari non son ruotati molto in alto, s’ osserva rigi¬ dità della pupilla (as¬ senza d’ ogni reazione alla luce naturale e ar¬ tificiale)

Riflesso pupillare norma¬ le, salvo il caso d’ in¬ stillazione d'atropina a scopo fraudolento.

Insensibilità della pelle e dei muscoli

Sensibilità della pelle e dei muscoli.

Schiuma alla bocca (mi¬ scela di saliva, di san¬ gue e di vescicole piene d’aria)

Se v’ è schiuma abbon¬ dante, verificare se è stato nascosto in bocca un pezzetto di sapone.

Convulsioni toniche spic¬ catissime con cianosi del volto

Convulsioni toniche man¬ canti, o mal simulate : volto arrossato o di co¬ lore norm'ale.

Ordinariamente le con¬ vulsioni cloniche son più

Convulsioni cloniche tu¬ multuarie dai due lati:


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Accesso epilettico simulato

forti in un lato del corpo: il capo è spesso rivolto da una parte per la con¬ trazione d’un solo sterno-cleido-mastoideo

entrambi gli sterno-cleido-mastoidei son con¬ tratti; perla qualcosa, il capo è portato in avanti o in dietro.

Flessione delle dita delle mani: il pollice è quasi sempre affondato nella palma e, se lo si estende, riman esteso, prendendo parte alle contrazioni fi¬ brillari di tutti i muscoli

Ordinariamente le dita non son flesse : se lo sono, e se si porta il pollice in estensione, il simulatore s’ affretta a fletterlo di nuovo.

Breve durata del periodo convulsivo

Lunga durata del periodo convulsivo, essendo in¬ teresse del simulatore di colpire maggiormen¬ te V attenzione colle grandi contrazioni mu¬ scolari.

Il

Colore del volto inalte¬ rato, o tutt’ al più al¬ quanto arrossato : nes¬ suna modificazione del tipo respiratorio e del ritmo cardiaco.

V

termine del periodo convulsivo rappresenta una reazione dell’orga¬ nismo ; quindi : volto intensamente arrossato, cianotico, o livido ; re¬ spiro affannoso ; battiti cardiaci irregolari e fre¬ quenti polso piccolo. Emissione involontaria di sperma, d’orina e di feci


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Stadio post-convulsivo o di stupore. Accesso epilettico vero

Il volto si rifa pallidissi¬ mo; la respirazione pro¬ fonda; i muscoli si ri¬ lasciano, e il paziente cade in uno stato coma¬ toso. Allosvegliarsi, esso rivolge lo sguardo at¬ torno con un’espressione di stupore; accusa sen¬ sazioni dolorose gene¬ rali; è profondamente abbattuto ; ha le idee confuse, e non conserva memoria alcuna dell’ac¬ caduto

Accesso epilettico simulato

Mancano il pallore carat¬ teristico del volto, l’ab¬ battimento e la sonno¬ lenza. L’ individuo ri¬ prende subito la sua fìsonomia normale.

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Ed ora ecco lo schema delPesame somatico, fun¬ zionale e psichico, col quale il perito deve proporsi di giungere alla diagnosi d’una forma qualunque d’e¬ pilessia indipendentemente dall’accesso convulsivo : i° Indagini anamnestiche famigliari e individuali complete per quant’è possibile; alle quali saran d’aiuto le informazioni e i documenti delle autorità di pub¬ blica sicurezza, dei municipi, dei carabinieri, ecc., ri¬ cordando però che il loro valore è puramente indi¬ ziario. 2° Esame somatico: accertamento delle note de¬ generative, di cui mi sono occupato a lungo nella seconda parte.


Le malattie simulate 3° Esame funzionale, il quale comprende: a) l’esame della sensibilità tattile e dolorifica, che son ottuse negli epilettici: (Roncoroni, Marro, Lom¬ broso, Rossi); b) l’esame dei riflessi, i quali, se son aboliti du¬ rante gli accessi, sono però esagerati fra un accesso e l’altro (Wassiliew); c) l’esame della ptipilla: ricordando che l’anisocoria è frequentissima negli epilettici; d) l’esame del campo visivo, che è sempre ri¬ stretto e sovente limitato da una linea serpiginosa. Al restringimento del campo visivo s’associano talvolta scotomi periferici ed emianopsia verticale eteronima ; e) lo studio degli equivalenti epilettici, i quali ta¬ lora s’esauriscono nel periodo dell’aura, e si divi¬ dono in: Equivalenti motori (motori propriamente detti, in¬ coordinati e paralitici), che comprendono : la nictitatio spastica, gl’impulsi giratori, saltatori e ambulatori; le monoplegie, le paraplegie e le afasie transitorie. Di grand’importanza sono anche le contratture che seguono agli accessi e durano parecchio tempo (contratture post-epilettiche). Equivalenti vasomotori: come, ad es., il rapido passaggio dal pallore al rossore e viceversa. Eqtàvalenti viscerali: gastrici, cardiaci, respiratori (asma). Equivalenti sensoriali, che si manifestano nei vari sensi specifici (scotoma scintillante, fosfeni, audizione di voci, di rumori, ecc.). f) Esame delle orine. — Iperazoturia e iperfosfaturia (soprattutto a carico dei fosfati terrosi) dopo gli accessi anche notturni e larvati : albuminuria post-pa¬ rossistica; la quale s’osserva in tutte le forme d’epi¬ lessia e nella metà circa dei casi ; ma è fugacissima.


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Il tasso dell’acido urico è diminuito, salvo rare ecce¬ zioni, prima dell’accesso, mentre è aumentato dopo. 4° Esame psichico. — Sono da notarsi in special modo le deviazioni del carattere, lo studio delle quali è della più grand’importanza nelle forme larvate: ten¬ denza alla menzogna (benché meno spiccata che negli isterici), all’egoismo, alla malvagità; irascibilità gran¬ dissima alle minime cause (iracundia morbosa); insof¬ ferenza d’ogni freno disciplinare; offese contro gl’in¬ dividui e contro la proprietà; reati sessuali. Quest’in¬ sieme d’alterazioni psichiche costituisce propriamente il così detto carattere epilettico, che giunge non di rado fino all’alterazione della personalità. L’intelligenza or¬ dinariamente è integra : tuttavia, e, secondo alcuni autori, nella metà circa degli epilettici, si va accen¬ tuando, nel decorso dell’ affezione morbosa, un in¬ debolimento intellettuale, che, nei casi gravissimi, termina nell’idiotismo completo. Qualche volta insor¬ gono pure idee deliranti abbastanza sistematizzate e associate ad allucinazioni, le quali conducono a quella forma che il Buchholtz chiama paranoia a base epi¬ lettica. Non dimentichi infine il perito che talvolta la simu¬ lazione dell’accesso convulsivo s’osserva in individui i quali, essendo affetti da una forma rudimentale d’e¬ pilessia, cercano d’imitarne la forma completa. In tali casi, prima di pronunziare un giudizio, bisognerà at¬ tendere nuovi accessi e sottoporre il paziente a una lunga osservazione, tenendo presente, che anche quando la simulazione è messa fuori di dubbio, v’ha sempre qualche alterazione psichica degna di studio. II. Isterismo. — La simulazione dei piccoli accessi isterici è rarissima, e la si potrà sempre escludere — secondo il Karplus — se, durante l’accesso, si constata l’assenza del riflesso pupillare alla luce e del riflesso


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corneale, e un certo grado d’insensibilità della pelle e delle mucose : oppure se si può provocare a volontà un accesso mediante la compressione d’una zona isterogena. Faccio osservare, però, che la mancanza del riflesso pupillare alla luce, la quale, nell’accesso iste¬ rico, dipende più che altro da uno spasmo dello sfin¬ tere irideo, è un segno molto infido che potei consta¬ tare soltanto in un piccolissimo numero di casi; e che la provocazione d’un accesso colla compressione eser¬ citata sopra una zona isterogena presuppone natural¬ mente che il perito abbia già accertata la presenza delle varie stimmate isteriche, le quali, non essendo simulabili, son quelle che debbono costituire da sole il fondamento della diagnosi medico-legale. (Cfr. p. II). Lo stesso si dica del sonnambulismo, la cui simula¬ zione è oggidì eccezionale, e che non si presenta mai all’osservatore senza il corteo di tutti gli altri sintomi isterici, i quali, quando siano ben accertati, rendono perfettamente inutili quei ridicoli mezzi di sorpresa ch’eran descritti con un gran lusso di particolari nei vecchi trattati di medicina legale. Per quanto riguarda il così detto sonnambulismo na¬ turale, io confesso di non sentirmi disposto a consi¬ derarlo quale una forma distinta dall’isterismo, come vorrebbero alcuni autori : lo ritengo piuttosto, col Gilles de la Tourette, una forma d’isterismo larvato, in cui ben raramente mancheranno le stimmate proprie di questa nevrosi. Qualora mancassero, non nego che la diagnosi differenziale tra la forma vera e la simulata si presenterebbe singolarmente difficile, e che il pe¬ rito sarebbe costretto a raccogliere a uno a uno quei piccoli fatti che, pur non avendo un serio fondamento scientifico, sono meritevoli tuttavia dell’attenzione del medico legale, a cui nulla deve sfuggire, neppure ciò che sembra a prima vista insignificante. I veri sonE. Trombetta.

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nambuli tengono ordinariamente gli occhi aperti, fissi, senz’espressione, colle pupille contratte come nel sonno, o midriatiche e insensibili alla luce : le sensibilità tattile, dolorifica e termica parrebbero costantemente molto diminuite e talvolta abolite: la percezione delle sensazioni è sospesa: la respirazione non è mai com¬ pletamente normale: prima di lasciare il letto, essi attraversano quasi sempre un periodo d’irrequietezza e presentano perfino qualche fatto convulsivo: rara¬ mente sono silenziosi: per lo più si svegliano quando vengono chiamati per nome. Senza ch’io mi dilunghi a descrivere il sonnambulismo simulato, basterà il dire che i suoi caratteri sono precisamente opposti a quelli delle forme reali ; e chi ha veduto e studiato un vero sonnambulo sulla scena della vita e non su quella di un teatro o d’un gabinetto magnetico, difficilmente potrà esser ingannato da quei grossolani tentativi d’i¬ mitazione, i quali han sempre un non so che d’esa¬ gerato e di burlesco che colpisce subito l’attenzione d’un osservatore anche non provetto. Le stesse considerazioni fatte per il sonnambulismo si potrebbero ripetere per la catalessia, la quale s’as¬ socia frequentemente all’ isterismo ; ma siccome, pur non ammettendone una forma idiopatica, è indubitato che essa accompagna diverse affezioni morbose e ta¬ lora perfino certi traumatismi, così, nell’incertezza della diagnosi medico-legale e di fronte a casi che potreb¬ bero parere sospetti, raccomando al perito il mezzo proposto da Hunter e il metodo grafico del Charcot, i quali — in specie il secondo — dànno sempre un ri¬ sultato positivo. a) Metodo di Hunter. — Si sospende un peso a ciascun braccio e poi si taglia improvvisamente lo spago : il braccio del simulatore si solleva a motivo dello sforzo volontario che faceva per sostenere il peso:


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la qual cosa naturalmente non avviene nel vero cata¬ lettico. b) Metodo del Charcot. — Ecco come lo descrive l’autore: « Si crede generalmente che, se in un cata¬ lettico, il braccio è steso in senso orizzontale, un tale atteggiamento possa essere mantenuto dal paziente per un tempo così lungo da escudere — per il fatto solo della durata — ogni sospetto di simulazione. Secondo le nostre osservazioni, ciò non sarebbe punto esatto : dopo 10-15 minuti, l’arto comincia ad abbassarsi, e, al termine di 20-25 minuti al massimo, è già ricaduto lungo il tronco. Ora, siccome codesti limiti possono essere raggiunti da un uomo robusto che s’ostini a conservare la stessa posizione, così è chiaro che bi¬ sogna cercare altrove un carattere distintivo. Tanto nel simulatore quanto nel catalettico, un tamburo a reazione fissato all’estremità dell’arto esteso servirà a registrare, col metodo grafico, le oscillazioni dell’arto stesso, mentre che uno pneumografo applicato sul to- 1 race darà la curva dei movimenti respiratori. Ora, ecco ciò che s’ osserva in codesti tracciati : nel catalettico, per tutta la durata dell’osservazione, la penna che cor¬ risponde all’arto traccia una linea retta perfettamente regolare ; nel simulatore, il tracciato rassomiglia in principio a quello del catalettico ; ma, dopo alcuni minuti, si cominciano a notare delle differenze consi¬ derevoli: la linea retta si cambia in una linea spezzata molto irregolare e segnata di quando in quando da grandi oscillazioni disposte in serie. I tracciati formati dallo pneumografo non sono meno caratteristici. Nel catalettico: respirazione rara, superficiale, il cui trac¬ ciato ha un inizio che rassomiglia al termine. Nel simulatore, il tracciato consta di due parti distinte: in principio, la respirazione è regolare e normale; nella seconda fase, corrisponde invece agl’ indici di


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Parte terza

fatica muscolare osservati sul tracciato dell’arto, vale a dire: irregolarità nel ritmo e nell’estensione dei mo¬ vimenti respiratori; profonde e rapide depressioni, le quali indicano il disturbo respiratorio che accompagna il fenomeno di sforzo. Riassumendo: il catalettico non risente punto la fatica, e i suoi muscoli cedono senza sforzo e senz’ intervento della volontà ; il simulatore, per contro, sottoposto alla duplice prova, vien tradito simultaneamente da entrambe le parti : i° dal tracciato dell’arto, che accusa la fatica muscolare ; 20 dal trac¬ ciato della respirazione, che indica lo sforzo fatto per mascherare gli effetti dello sforzo. III. Nevrastenia. — La simulazione di questa nevrosi è molto rara fra gl’inscritti e i militari ; tanto rara, che io non ne ricordo alcun caso nella mia lunga carriera : e ciò perchè, in primo luogo, i suoi sintomi vera¬ mente caratteristici non sono ben noti ai profani ; in secondo luogo, perchè essa non offre, come l’epilessia e l’isterismo, l’opportunità di colpire l’attenzione dei periti e del personale di sorveglianza con manifesta¬ zioni accessionali clamorose. Dato un caso sospetto, si sottoporrà l’individuo a una lunga e diligente osser¬ vazione, rivolta soprattutto ad accertare le stimmate ne¬ vrasteniche (cfr. Parte II) le quali si sottraggono a ogni tentativo di simulazione, ed a studiare a uno a uno i sintomi psichici, che, come s’è visto, son molto caratteristici; facendo un grand’assegnamento sul me¬ todo psicometrico per valutare la così detta curva del lavoro intellettuale, e fissando in special modo 1’ at¬ tenzione sulle alterazioni cenestesiche, le quali — come dice giustamente Hitzig — non possono essere imitate per tanto tempo e in modo così perfetto da ingannare un abile osservatore. IV. Nevrosi traumatiche. — Le simulazioni di queste forme morbose si van facendo così frequenti anche


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nella truppa (specialmente in alcuni reparti reclutati fra gli operai), che la diagnosi medico-legale non offre sufficienti garanzie di sicurezza se non è avvalorata dall’accertamento del maggior numero possibile di dati positivi. Per tale ragione, alle stimmate delle nevrosi traumatiche già indicate nella Parte II, credo oppor¬ tuno d’aggiungere qui alcuni altri sintomi obbiettivi non meno importanti nè meno preziosi per il medico perito. i° Segno del Thomayer-Vanysek, che consiste nel rallentamento esagerato del polso nell’espirazione. 20 Segno del Buxbaum. — Se il paziente fa pa¬ recchie inspirazioni profonde e poi trattiene il respiro, il polso si rallenta in modo molto manifesto : il che non avviene negl’individui sani e neppure in quelli affetti da una malattia di cuore. 30 Segno dell'Erben. — Si contano le pulsazioni per un quarto di minuto, stando il paziente in piedi; poi, senza lasciare la radiale, gli si ordina d’inchinarsi molto profondamente in avanti, per modo che la testa e il torace siano quasi orizzontali, e lo si fa rimanere in tale posizione per un minuto circa. Se il segno dell’Erben è positivo, 3-8 secondi dopo l’atto dell’incli¬ nazione (Sand) si notano da 4 a io pulsazioni lentis¬ sime e più energiche ; poi, il polso s’accelera, per ri¬ tornare alla sua frequenza ordinaria al termine d’ un minuto. Il numero delle pulsazioni del quarto di mi¬ nuto consecutivo all’ inclinazione del corpo è di 2-6, e perfino di io inferiore a quello contato prima. Questo fenomeno, facilmente apprezzabile anche sopra un trac¬ ciato sfigmografico, è attribuito dall’ Erben alla con¬ gestione venosa del cervello, la quale stimolerebbe il centro dello pneumogastrico. Talvolta occorre ripetere due o tre volte la prova per ottenere un risultato ; e bisogna badar sempre che i pazienti non trattengano


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il respiro quando si chinano, giacché basterebbe un tal fatto per produrre la congestione venosa del capo. 4° Segno del Purkinje. — Si fanno fare al paziente due o tre mezzi giri successivi intorno a sé stesso, e, arrestandolo d’un tratto nel suo movimento, gli si or¬ dina di guardare lontano: se in quel momento si pro¬ duce il nistagno, il segno è positivo. 5° L*affaticarnento rapido constatato per mezzo dell’ergografo del Mosso. 6" La glicostiria alimentare, che s’ osserva in un terzo circa dei casi di nevrosi traumatica. Il mattino a digiuno, si dànno roo gr. di glucosio sciolto in un litro d’ acqua, che il paziente deve ingerire in pochi minuti. Lo si fa orinare subito prima, poi successi¬ vamente un’ora, due ore, tre ore e quattro ore dopo l’ingestione del glucosio, e soltanto allora gli si per¬ metterà di mangiare. Se, esaminando i cinque cam¬ pioni d’orina col reattivo del Fehling e col polari¬ metro, e ripetendo tre volte la prova, s’ottiene sempre un risultato positivo, il segno ha un non dubbio va¬ lore. In linea generale, è da raccomandarsi, in tutti i casi di nevrosi traumatica sospetti o no, un lungo periodo d’osservazione, in cui, oltre all’ accertamento delle stimmate più importanti, il perito dovrà raccogliere una storia anamnestica per quanto sarà possibile com¬ pleta, dalla quale risulti massimamente se esistono precedenti ereditari o individuali a carico del sistema nervoso e fare una ricostruzione esatta, anche me¬ diante prove testimoniali, del traumatismo sofferto; ricordando, a questo proposito, che se i traumatismi industriali (cadute, ferite da strappamento, esplo¬ sioni, ecc.) e i disastri ferroviari, son le cause più comuni delle nevrosi traumatiche, queste possono es¬ sere prodotte altresì da traumatismi molto leggieri,


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perfino dall’avulsione d’un dente, come nel caso del Santamaria; anzi, talvolta non è neppur indispensabile la lesione materiale per dare origine alla nevrosi, ba¬ stando un’impressione terrificante, come avviene nei disastri gravissimi (terremoto, inondazione, incendio, scontro di treni ferroviari, ecc.). Infine il perito deve tener presente che, essendo Vuniformità dello stato ipo¬ condriaco il sintomo psichico più caratteristico delle nevrosi traumatiche, è da ritenersi impossibile la sua perfetta simulazione per un lungo periodo di tempo.


CAPITOLO VII.

Frenastenie e frenopatie. I. Frenastenie (imbecillità, ottusità di niente, ecc.). — Sorto il dubbio di simulazione, il perito dovrà inda¬ gare con maggiore sottigliezza e diligenza gli antece¬ denti dell’individuo durante il tempo in cui è vissuto in famiglia, e le manifestazioni psichiche presentate nel primo periodo di servizio militare; poiché — salvo che non si tratti d’una simulazione preparata di lunga mano — egli noterà un distacco talmente manifesto tra le facoltà psichiche anteriori all’inizio della frode e quelle posteriori, che gli sembrerà d’avere dinanzi agli occhi la biografia di due individui ; tanto diversi saranno i sentimenti, le idee, le consuetudini e il carattere. Osserverà poi, durante l’osservazione nell’infermeria o nell’ospedale, le frequenti ed aperte contraddizioni fra gli atti e le parole ; i lunghi periodi di mutismo alternati col vaniloquio ; certe risposte insensate, da cui però si riesce a comprendere che all’ individuo non è punto sfuggito il significato della domanda; gli accessi di collera mal imitati {collera a freddo) ; e l’espressione mimica del volto, sul quale il perito può leggere come in un libro aperto, sorprendendovi lampi d’intelligenza e bagliori d’ emozioni, i quali sono in aperta contraddizione colla forma di frenastenia che l’individuo vorrebbe simulare. E qui dirò di passata che la fisonomia e la mimica dovranno essere, per il


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medico perito, oggetto d’osservazione e di studio co¬ stanti ; giacché i muscoli della faccia, in quella gran luce interna che si sprigiona dall’occhio, riproducono i minimi sussulti della psiche e ne svelano bene spesso i più riposti segreti. Dal volto dell’uomo di genio, su cui s’irradia il pensiero, alla faccia dell’ idiota nella quale non si riesce mai a sorprendere il baleno d’un sentimento o d’un’idea, noi ci vediamo sfilare dinanzi una turba infinita di fisonomie sorridenti o afflitte, im¬ ploranti o sdegnose, nobili o volgari, le quali ci nar¬ rano tutta la storia dell’ umanità che pensa, lavora, soffre, ama ed inganna; e c’insegnano più cose nella contrazione d’un muscolo, che non ne insegni lo psi¬ cologo ne’ suoi volumi: miniera inesauribile, questa, da cui il medico-legale, che dev’essere osservatore per eccellenza, può trarre de’ veri tesori, in maggior copia che non dallo studio de’ trattati. Per lo più il simulatore, messo alle strette dal pe¬ rito e avvolto in una rete abilmente intrecciata, dalle cui maglie non trova alcuna via d’ uscita, finirà col darsi per vinto; e, cambiando improvvisamente di ca¬ rattere, si presenterà sotto il suo vero aspetto, eh’ è quello d’un uomo normale. Se invece si desse il caso d’una frode ostinata e non dubbia, in cui, cioè, i ri¬ sultati dell’esame antropologico, funzionale e psichico fossero assolutamente negativi, il perito farà una par¬ ticolareggiata relazione dei fatti e concluderà con un giudizio esplicito di simulazione. Ma, a questo pro¬ posito, non mi stancherò mai di raccomandare la mas¬ sima prudenza e di ripetere che le simulazioni più ostinate sono sovente Vindice d’una fonila neuropatica, in specie dell’isterismo. II. Frenopatie. — Ormai tutti i medici legali son concordi neH’ammettere che, nel maggior numero dei casi, la simulazione della pazzia è essa medesima una


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Parte terza

forma morbosa; tanto che il Siemens non esita ad af¬ fermare che la stessa dimostrazione patente della frode non esclude 1’esistenza d’un reale disordine di mente: e non meno esplicito è il Wille di Basilea, il quale dice che, nella sua lunga pratica, non ebbe mai a os¬ servare un caso di simulazione di pazzia in un indi¬ viduo il cui stato di mente fosse normale. Le persone — prosegue quest’autore — che ricorrono alla frode, son quasi sempre affette da epilessia o da isterismo, oppure hanno una predisposizione nevropatica eredi¬ taria ; per modo che le loro condizioni mentali oscil¬ lano continuamente fra lo stato fisiologico e quello patologico : e finisce per concludere che la simulazione della pazzia in una persona sana di mente deve con¬ siderarsi quale una rarità eccezionale. Toccando poi la questione della responsabilità giudiziaria, il Wille sostiene che — quantunque ciò sembri un paradosso — è logico considerare la simulazione d’un disturbo di mente come una circostanza attenuante in favore dell’individuo; il che sarebbe giustificato dal fatto, se¬ condo lui immancabile, che, fra i delinquenti, soltanto quelli che son più squilibrati ricorrono alla simulazione. Lasciando impregiudicata la questione della respon¬ sabilità giuridica, che attende ancora una soluzione sembrando eccessiva quella proposta dal Wille, io di¬ chiaro di associarmi alle opinioni espresse dianzi ; fa¬ cendo osservare, però, che, per quanto riguarda l’eser¬ cito, è da mettersi fuori di dubbio la reale esistenza della simulazione in alcuni militari di truppa non psi¬ copatici nè nevropatici, che io esiterei perfino a clas¬ sificare tra gli squilibrati del Magnan o tra i mentitori fantastici e patologici ; giacché i risultati delle osser¬ vazioni compiute, non soltanto negli ospedali militari, ma altresì nei manicomi, furono tali da escludere in essi in modo assoluto qualsiasi disturbo di mente. Per


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questa classe di simulatori militari, il cui impulso alla frode è prodotto da un insieme di cause che non si trovano in alcun altro ambiente, la debolezza mentale . e Vesaltamento maniaco son le forme preferite, poten¬ dosene più facilmente imitare le manifestazioni ; e se il perito s’appaga d’un’osservazione superficiale, non è improbabile che venga tratto in inganno e s’induca a rilasciare un certificato d’ inabilità al servizio mili¬ tare, oppure — il che sarebbe peggio — una dichia¬ razione d’irresponsabilità quando si tratti d’un reato. Della diagnosi medico-legale della pazzia mi sono occupato abbastanza a lungo nella parte II, nè è qui il caso di ritornarci sopra: dirò soltanto che, per quanto riguarda l’insieme delle manifestazioni sospette, il pe¬ rito riconoscerà sempre una spiccata esagerazione dei caratteri veri, una parodia delle forme reali, e con¬ traddizioni frequentissime. Cosicché, se vien simulata la stupidità, 1’ espressione dello sguardo e la mimica del volto contrasteranno grandemente coll’ andatura goffa, coi modi da bruto e colle risposte dissennate : se vien simulato l’esaltamento maniaco, l’individuo si agiterà soltanto quando saprà d’essere osservato (donde, in certi casi, la necessità delle camere di segregazione senz’ alcun mezzo coercitivo accessorio) ; si stancherà assai presto, e, se mostra tendenza a guastare oggetti o a lacerare abiti, risparmierà sempre i suoi proprii ; oltreché nel contorcersi e nel rotolarsi, come spesso avviene, sul pavimento, eviterà possibilmente di farsi del male. Ma l’esagerazione è anche più spiccata nel campo delle idee e del raziocinio, dove si cercherebbe invano una traccia di logica; mentre, nelle forme pri¬ mitive e autentiche di pazzia, il meccanismo logico persiste ben dovente in mezzo alla bufera che travolge la ragione: ed è qui che il perito dovrà imporsi lo studio calmo, paziente ed assiduo della personalità


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dell’individuo sospetta in tutte le sue manifestazioni ; nel quale studio, è impossibile che egli non riesca a sorprendere qualche segno — anche fugace — d’ un distacco dalle forme reali, giacché è ormai un fatto ben assodato che il prolungare la simulazione della pazzia senza cadere in contraddizioni, e soprattutto senza stancarsi, non è umanamente possìbile (Krafft-Ebing) ; e se ciò s’ avverasse, si dovrebbe ammettere un reale disturbo di mente, oppure, come dice il Tardiéu, che la simulazione protratta abbia esercitato un’ influenza tale sull’organismo fisico e psichico, da spingere l’in¬ dividuo fin sulla soglia della pazzia. Se si sfogliano i vecchi trattati di medicina legale, nei capitoli sulla pazzia si leggeranno le più ampie descrizioni dei soliti mezzi coercitivi consigliati per smascherare la frode; mezzi che non accenno, nep¬ pure a titolo storico, per non essere incolpato di fare una cronaca retrospettiva di codesta parodia dell’ In¬ quisizione. Del resto, i lettori che m’hanno seguito fin qui si saranno ormai convinti che nessun artificio, per quanto abile, potrà mai superare il metodo dittico sul quale ho tanto insistito in queste pagine, perchè, come dice giustamente il Lombroso, esso è l’unico che ci garantisca da ogni inganno, e che permetta non solo ai giudici, ma altresì a nuovi periti, di formarsi con poca fatica un criterio limpido e sicuro circa i risul¬ tati della prima osservazione medico-legale. Ed ora, due sole parole sulla dissimulazione della pazzia, le cui conseguenze sono anche più gravi e pe¬ ricolose di quelle della simulazione, com’è dimostrato, fra i tanti, dal caso riferito dal Morandon di Montyel, e relativo a quell’individuo affetto da delirio di perse¬ cuzione, il quale seppe così abilmente dissimulare per oltre due anni, da essere licenziato come guarito dal manicomio: del che egli approfittò subito per assassi-


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nare la propria madre, da lui ritenuta autrice di tutti i suoi mali. Senz’aver mai avuto fortunatamente l’oc¬ casione di constatare fatti di simil genere, io ricordo però più d’ un caso in cui la dissimulazione fu pre¬ parata e mantenuta con tanto artificio, da trarre in inganno non già un solo perito, ma un’ intera com¬ missione di periti, i quali ebbero più tardi la dolorosa sorpresa di venire a conoscenza che il pazzo da essi considerato completamente guarito, era stato di nuovo ricoverato d’urgenza in un manicomio. Occorre ricordare, innanzi tutto, che codeste forme di dissimulazione si riferiscono quasi esclusivamente alla paranoia e alla malmconia cronica: per conse¬ guenza, il perito, edotto circa il decorso anteriore di tali psicopatie da informazioni serie e precise, eviterà assolutamente di rilasciare un certificato di guarigione, in specie se l’individuo fosse già stato ricoverato in una casa di salute o in un manicomio. Se poi le in¬ formazioni assunte non fossero abbastanza attendibili e si rendesse perciò necessario un periodo d’osserva¬ zione, il perito, oltre al procedere a un esame clinico completo come nei casi ordinari, eserciterà sul pa¬ ziente una sorveglianza rigorosissima e tenderà delle reti a maglie così sottili, da non permettere che da esse sfugga un solo fatto, anche il più insignificante in apparenza. Ma dove troverà più facilmente le tracce delle idee deliranti è, come già dissi, negli scritti, a cui il pazzo, sempre sull’avviso quando parla, confida bene spesso i suoi più intimi pensieri ; stimolato dalla solitudine, nella quale il suo delirio può finalmente grandeggiare di nascosto, e vinto dallo sforzo continuo di dare alla sua personalità alterata tutte le apparenze dello stato normale.


PARTE QUARTA

PERIZIE MEDICO-LEGALI MILITARI


i° Visite collegiali.

Queste visite, come dice lo stesso nome, non son più il compito d’un solo perito, bensì d’una commis¬ sione peritale composta degli ufficiali medici efìèttivi e comandati all’ospedale militare, riuniti collegialmente sotto la presidenza del direttore o di chi ne fa legal¬ mente le veci. Il presidente delega volta per volta uno degli ufficiali medici consulenti (prescelto ordi¬ nariamente fra gli ufficiali inferiori) a fare da segre¬ tario ; ed è questi che, dopo la visita e la votazione, redige il certificato prescritto. I periti visitano indivi¬ dualmente il paziente ; e, terminato l’esame, il presi¬ dente raccoglie il voto ragionato di ciascuno, comin¬ ciando dal meno elevato in grado e dal meno anziano dello stesso grado. Di regola, le visite collegiali si fanno per i seguenti motivi : a) per giudicare circa la simulazione <Tinfermità in un militare di truppa proposto per il passaggio alla compagnia di disciplina a cagione della simulazione stessa : b) per giudicare circa la non esistenza legale dei membri delle famiglie degl’inscritti e dei militari, ai quali sia stata negata dai Consigli di leva l’applica¬ zione dell’articolo 93 della legge sul reclutamento. Si comprende facilmente che, in tali casi, non ci si E. Trombetta.

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Parte quarta

può restringere a un rapido riassunto dei fatti osser¬ vati come nelle proposte a rassegna, il cui pregio essenziale è la concisione : qui invece si tratta di re¬ digere una dichiarazione particolareggiata e relativa a una questione ben più importante che non sia quella circa rinabilità temporanea o definitiva al servizio mi¬ litare : si tratta, cioè, di confermare o di distruggere, nell’un caso, il sospetto d’una frode a cui può seguire una condanna ; nell’altro, di decidere se il padre o un fratello d’un iscritto o d’un militare sia in grado di sostenere sè e la sua famiglia col solo aiuto delle pro¬ prie braccia. Si vede, dunque, quali supremi interessi siano in gioco in queste perizie e quanto debba esser vigile la coscienza del perito per non lasciarsi com¬ muovere da una pietà mal intesa, nè trascinare da una severità esagerata. Nei casi di sospetto di simulazione, già ho detto quali siano le norme su cui il perito dovrà regolare la propria condotta: nessuna prevenzione contro l’in¬ dividuo ; esame minuzioso e completo ; certezza asso¬ luta prima di concludere per l’esistenza d’una frode. E se mai gli restasse ancora nell’animo un leggiera ombra di dubbio, ricordi il consiglio del Boisseau e giudichi favorevolmente all’individuo sospetto; del quale giudizio egli non avrà mai a pentirsi. Circa le visite collegiali fatte allo scopo di consta¬ tare la non esistenza legale dei membri delle famiglie d’inscritti o di militari, occorrono più ampi schiari¬ menti ; giacché qui il criterio del perito deve infor¬ marsi ad alcune norme speciali di cui finora non ho fatto cenno. Secondo l’articolo 93 della legge sul reclutamento, sono da co?isiderarsi come noti esistenti in famiglia : i° i membri di essa, che son ciechi d’ambo gli occhi, sordomuti, o cretini;


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2° quelli che, per mostruosa struttura o per difetti fisici, non possono reggersi in piedi senza il soccorso d’altra persona o d’un meccanismo ; 3° quelli che sono affetti da tali infermità perma¬ nenti e insanabili o da tali imperfezioni fisiche, da es¬ sere resi assolutamente inabili a lavoro proficuo ; 4° quelli mancanti d’un braccio o d’una mano. Lo stesso articolo 93 della legge dispone inoltre che debbano essere considerati solo temporaneamente non esistenti in famiglia i dementi e i maniaci; e che, cessando la demenza e la mania prima che l’inscritto abbia compiuto il trentesimo anno d’età, questi cessi d’appartenere alla terza categoria e venga arruolato nella prima. (Faccio osservare che tali casi son tanto rari, quant’è raro che avvenga la guarigione definitiva d’una forma ben comprovata di demenza o di mania). Le predette disposizioni dell’articolo 93 della legge, relative ai numeri 1, 2 e 4, sono poi commentate nel seguente modo dal regolamento sul reclutamento: a) « Devono ritenersi per ciechi d’ambo gli occhi soltanto quegl’individui i quali si trovino, in modo as¬ soluto e permanente, privi della funzione visiva ». Ne risulta per conseguenza (e qui tanto il senti¬ mento umanitario, quanto quello critico troverebbero molto da ridire) che quegl’individui, i quali son affetti de ambliopia talmente grave da potersi a stento diri¬ gere da soli, non dovranno esser giudicati in base alle disposizioni del N. 1, bensì secondo le disposi¬ zioni del N. 3. b) « Devono ritenersi per sordomuti quegl'individui che, essendo privi dell'udito fin dalla nascita o dall’in¬ fanzia., non acquistarono o perdettero la facoltà di par¬ lare ». c) « Devono ritenersi cretini quegl'individui che, per vizio congenito, son insensati, e per lo più affetti da gozzo enorme ».


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Parte quarta

d) « Gl’inabili a reggersi in piedi da sè stessi setiza l’aiuto dell’altrui soccorso, o senza meccanismo, sono i paralitici, ai quali male servano o l'una o l’altra o entrambe le estremità inferiori; i monchi d'una gamba o d’un piede; e quelli affetti da altre infermità che siano d’ ostacolo continuo e permanente alla locomo¬ zione ». E qui aggiungo, per norma del perito, che tra le infermità, le quali sono d’ostacolo continuo e perma¬ nente alla deambulazione, si dovranno logicamente comprendere: la notevole sproporzione di lunghezza fra gli arti inferiori, i reliquati deformi delle fratture, e le deformità rachitiche, artritiche, gottose, ecc. e) « La perdita assoluta dell’uso d’una mano o d'un braccio è considerata equivalente alla mancanza dell’una o dell’altro ». È perciò evidente che, in questo gruppo di malattie, si potranno comprendere: la paralisi completa d’una mano o d’un braccio ; le pseudo-artrosi dell’omero e delle ossa dell’avambraccio ; le notevoli ipotrofie del¬ l’arto superiore ; e il tremore permanente che renda impossibile qualunque movimento volontario. Dunque, in tutti i casi predetti — relativi, cioè, alle infermità e alle imperfezioni specificate dai numeri i, 2 e 4 della legge — il perito, accertata l’affezione morbosa e posti in rilievo i sintomi e le conseguenze della medesima, non ha da far altro che esprimere il giudizio senz’alcuna esitazione; tanto più che le pre¬ dette malattie o imperfezioni son causa, per sè sole, di non esistenza legale in famiglia ; vale a dire, che dispensano il perito dall’accertare se il paziente pos¬ segga oppur no l’attitudine a un lavoro proficuo : il quale accertamento costituisce invece la parte essen¬ ziale di quelle perizie che son fatte allo scopo di va¬ lutare le infermità e le imperfezioni indicate in modo


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generico dal N. 3 dell’articolo 93 della legge, sul quale occorre fermarsi un momento. Vediamo innanzi tutto che cosa aggiunga il regola¬ mento alla predetta disposizione di legge : f) « L'epilessia costituisce causa d’inabilità a lavoro proficuo quando ne sia stata riconosciuta la reale esi¬ stenza per prove che i Consigli di leva ritengano irre¬ fragabili, o per il risultato dell’osservazione in un ospedale militare ; ovvero quando la malattia abbia as¬ sunto la forma di frenosi epilettica e l’individuo tro¬ visi ricoverato in un manicomio. In quest’ ultimo caso, la dichiarazione autentica ed esplicita del direttore te¬ cnico dello stabilimento basterà a stabilire Ventità della malattia ». g) « La pellagra costituisce causa di non esistenza legale in famiglia quando sia pervenuta al secondo o al terzo stadio, e si manifesti coi sintomi seguenti: eri¬ tema in una o in più parti del corpo (dorso della mano e dell'avambraccio, parte anteriore del torace, ecc.), di color rosso cupo e di lucentezza caratteristica, asso¬ ciato a screpolature, a ulcerazioni, a croste della cute: disturbi gastro-enterici, in specie la diarrea persi¬ stente : prostrazione generale delle forze, e un certo grado d’ottusità dei sensi con avviamento alla paralisi e all’alienazione mentale ». h) « L'ernia costituisce impotenza a lavoro proficuo quando è molto voluminosa e assolutamente incontenibile da qualsiasi cinto ben adatto ». k) « Per impotenti a lavoro proficuo (a senso del N. 3 dell’articolo 93) a cagione d’infermità permanenti e incurabili o di difetti fisici, voglionsi intendere coloro,

che, indipendentemente dalle condizioni finanziarie della loro famiglia, non possano attendere, in modo costante e continuo, a una qualsiasi occupazione profìcua». Come si vede, per quanto riguarda l’epilessia,

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pellagra e Pernia, le disposizioni regolamentari non lasciano neppure un'ombra di dubbio ; ma il dubbio potrebbe sorgere (e sorge infatti molto sovente) di¬ nanzi alla definizione dell'impotenza a lavoro proficuo contenuta nel paragrafo k; giacché vi si trovano al¬ cune espressioni le quali se, da una parte, sembrano permettere una gran latitudine di giudizio, dall'altra, han tutta l'apparenza di volere restringere lo spirito umanitario della legge. Innanzi tutto, il legislatore volle esser esplicito ed evitare ogni sottinteso quando prescrisse che l'impo¬ tenza a un lavoro proficuo dovesse valutarsi indipen¬ dentemente dalle condizio?ii finanziarie della famiglia; giacché, in tal modo, volle farci intendere che la po¬ vertà e la ricchezza son eguali sia dinanzi alla sventura che dinanzi alla legge ; e che, quando un capo di famiglia, il quale lavora col cervello, è colpito da un’infermità che gli spegne a grado a grado l’intelli¬ genza, non è meno infelice d'un capo di famiglia che lavora colle braccia, e a cui una paralisi tolga l’uso d’un arto: infatti, se questi languirà di stenti nel suo tugurio, il primo vedrà sfasciarsi l’edifizio della sua fortuna nella crudele impotenza della sua volontà e del suo pensiero. Fin qui, dunque, nessun dubbio d'interpretazione : lo spirito della legge è chiaro, logico e benefico. Ma l'espressione « lavoro proficuo » e più ancora quella « qualsiasi occupazione profitta » si prestano a tante interpretazioni e discussioni, che credo opportuno fer¬ marmi alquanto su di esse; anche perchè rappresen¬ tano veramente il punto essenziale di questo genere di perizie. Incominciamo dall’espressione « lavoro proficuo ». Che cosa si deve intendere precisamente con essa ? Per me non v'ha dubbio : « il lavoro proficuo è cot


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stituito da quella professione o da quel mestiere, da cui chi l'esercita deve ricavare il necessario prevento per vivere, senza riuscire di peso alla famiglia ». E qui vorrei che c'intendessimo bene sul significato del verbo « vivere » su cui, pare impossibile ! non tutti si trovan d'accordo ; almeno relativamente alla questione che ora c’interessa. Vivere : è così facile pronunziare queste tre sillabe; ma ahimè! quant’è difficile il com¬ piere ciò che esse c'impongono ! Aspirar l'aria a pieni polmoni e sfamarsi come e dove è possibile : sì, a rigor di termine, codesto si chiama vivere, e così in¬ fatti vissero e vivono quei ribelli che Giulio Vallès descrisse nelle sue pagine immortali ; ma non è così — io credo — che i legislatori intendono la vita. Essi la intenderanno come un insieme di funzioni fisiolo¬ giche, psichiche e sociali intimamente compenetrate le une nelle altre, le quali non dipendono soltanto dagl'impulsi dello stomaco, ma ben anche, e in pro¬ porzione forse maggiore, da quelli del cervello, il quale è diventato davvero quel despota sovrano, di cui parla il Mantegazza, nella corsa vertiginosa dell’ umanità verso la luce del progresso. E, dopo ciò, spero che non mi s’ accuserà di pretendere troppo se io sostengo che nel verbo « vivere » debbono venir compresi, se¬ condo la legge, per lo meno altri due verbi i quali esprimono due cose indispensabili all’uomo : « allog¬ giare » e « vestirsi : » perchè una modesta cameretta rappresenta il conforto d’alcune ore di quiete e d’o¬ blio; e un abito, sia pur meschino, ma decente, per¬ mette al povero di godersi la sua parte di sole come ogni altro, senza dover arrossire della sua miseria. Così il vivere non cesserà di certo d’essere dolore, ma non sarà almeno una vergogna. Ma si volle scendere ancora ad altre sottigliezze e discutere perfino sul significato della parola « lavoro ».


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Sul principio della mia carriera, udii più d’una volta sostenere da qualcuno che 'per lavoro si dovesse in¬ tendere anche l’ignobile mestiere d’accattone o di venditore di fiammiferi; e ricordo che s’attribuiva allora a inesperienza giovanile la mia violenta difesa dell’opinione contraria; mentre, più tardi, ebbi la sod¬ disfazione di constatare che questa era divenuta l’opi¬ nione della maggioranza. Ma — mi si permetta di dirlo a voce alta e forte — siamo noi, noi gli operai del pensiero, invecchiati nelle aspre battaglie della scienza :e dell’arte non meno precocemente di chi lavora nelle officine e nei campi, che dobbiamo pro¬ testare con tutte le nostre forze contro codesto in¬ degno concetto del lavoro, che tenderebbe ad acco¬ munarci con gli accattoni e farci dividere con essi non soltanto il peso del dovere, ma ben anche il premio della vittoria. Siamo noi per i primi, operai del cer¬ vello e operai delle braccia, che dobbiamo gridare ai quattro venti che il lavoro vero, il lavoro santo il quale nobilita l’uomo, rappresenta una lotta di tutti i giorni e di tutte le ore combattuta a spese delle cellule ner¬ vose e delle fibre muscolari, e non è la vile esposi¬ zione di cenci sotto cui si nasconde un ozio non un lavoro —r- proficuo: che i veri lavoratori pugnano, vincono o cadono, ma non stendono la mano; e quand’escono dai confini della patria, portano fra gli altri popoli un nome che suona onestà e lavoro, e non vi trascinano la vergognosa immagine della miseria eh’ è colpa e inganno. Nessuno nega che la giornata di codesti vagabondi non sia più proficua di quella dei veri lavoratori; ma nessuno avrebbe mai l’audacia d’ incoraggiare la questua e il vagabondaggio, innal¬ zandoli alla dignità sacrosanta del lavoro col versare su queste piaghe sociali il balsamo salutare d un pie¬ toso articolo di legge.


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Un altro punto controverso è quello relativo al pro¬ nome « qualsiasi » che, precedendo la parola « occu¬ pazione» sembrerebbe voler rimpicciolire il concetto umanitario dell’articolo 93 della legge, e togliere, come si dice, colla mano sinistra quello che si con¬ cede colla destra. Ma ciò, come vedremo subito, non è vero che in parte. La legge vuol dunque in¬ tendere che l’impotenza al lavoro proficuo non dev’es¬ sere giudicata esclusivamente in rapporto alla profes¬ sione che l’individuo esercitava prima, e per la quale ha perduto ogpi attitudine in seguito a malattia o ad infortunio; bensì in rapporto a qualunque altra occu¬ pazione lucrativa. Questo — lo ammetto — è il rigore della legge; ma è un rigore necessario che tutela lo stato contro i possibili abusi e contro le frodi eventuali: sta al perito l’applicarlo con discernimento e soprat¬ tutto con coscienza, partendo dal principio che la nuova professione, a cui potrebbe o dovrebbe dedi¬ carsi l’individuo, non richieda un tirocinio lungo e fati¬ coso, nè tenda a spostare la sua intelligenza da quel livello al quale s’è venuta a poco a poco equilibrando: nel senso, cioè, di non abbassarla nè elevarla di troppo, obbligandola ad uno sforzo che, nel primo caso, si risolverebbe in un doloroso sacrifizio, e, nel secondo, rappresenterebbe un lavoro immane senz’alcun risul¬ tato. Il pretendere, per esempio, che un contadino, colpito da un’infermità degli arti inferiori, si metta a fare il meccanico e che un meccanico, divenuto mezzo cieco, si dia al mestiere del facchino, sarebbe uno scherno crudele che nessuna legge oserebbe pre¬ scrivere. Orbene, e per Concludere: quando si sia sul punto di decidere se un infermo o uno sciancato conservi l’idoneità a qualsiasi lavoro proficuo, si procuri d’es¬ sere non semplicemente medici legali, ma altresì me-


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Parte quarta

dici psicologi ; e con quello sguardo indagatore che non s’arresta alla superficie del corpo, ma scende nelle profondità della psiche, si scruti l’energia su¬ perstite delle facoltà volitive e intellettuali che sono la gran molla dell’organismo ; e si vegga se quel resto d’energia permetta ancora all’individuo di persistere nella lotta per l’esistenza con armi che — si noti bene — non saran più quelle che ha impugnate fino allora ; ma armi nuove, le quali gli sembreranno più mas•sicce e pesanti, e gli faran tremare i polsi, e gli ren¬ deranno più aspra e più pericolosa la battaglia. E dopo quest’insieme d’indagini fisiche e psichiche, il perito interroghi la sua coscienza e pronunci serena¬ mente il difficile giudizio. Risolte così le due questioni principali incluse nel N. 3 dell’articolo 93 della legge sul reclutamento, credo non sia il caso di chiarire il significato delle espressioni « permanenza » e « insanabilità » della ma¬ lattia che è causa d’impotenza al lavoro proficuo, per¬ chè l’accertamento di questi due caratteri non presenta, in generale, difficoltà alcuna; come pure ritengo su¬ perfluo l’accennare ai criteri medico-legali circa l'im¬ potenza costante e continua al lavoro, risultando que¬ sta dall’insanabilità e dalla permanenza della malattia stessa. Faccio soltanto osservare che nell’interpreta¬ zione di quest’ inciso dell’articolo non bisogna esser troppo restrittivi, e tener presente che vi sono molte malattie le quali, benché permettano a intervalli d’at¬ tendere a qualche lavoro, sono tuttavia permanenti e insanabili e perciò da comprendersi fra quelle affe¬ zioni morbose che rendono assolutamente inabili a un vero e proprio lavoro proficuo (per esempio le malattie del cuore e dei grossi vasi).


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20 Visite per collocamento in riforma, in aspettativa

e a riposo. A. Collocamento in riforma. Sono collocati in ri¬ forma : a) gli ufficiali che, non avendo diritto al collo¬ camento a riposo, son divenuti inabili a continuare o a riassumere il servizio in seguito a malattie insanabili. b) i sott’ufficiali, caporali e soldati, se raffermati, qua?ido co7itino 18 anni di servizio e siano affetti da tali malattie — non provenienti da cause di servizio — che li rendono inabili a continuarlo. I militari di truppa, che non si trovino nelle condi¬ zioni predette (ossia che non abbiano 18 anni di ser¬ vizio), vengono semplicemente proposti a rassegna di rimando allorché siano ritenuti inabili dai periti al servizio militare, secondo le norme che indicai nella parte I : dalla qual cosa apparisce chiaro che il con¬ gedo assoluto per inabilità al servizio militare (otte¬ nuto in seguito a rassegna) e il collocamento in ri¬ forma sono due provvedimenti sostanzialmente diversi regolati da norme ben distinte, e che perciò non deb¬ bono venire confusi l’uno coll’altro sotto l’espressione comune di « riforma » come erroneamente si suol fare. Le visite per il collocamento in riforma sono fatte da un ufficiale superiore medico, assistito da due altri ufficiali medici, dopo aver preso conoscenza del cer¬ tificato d’identità personale e degli altri documenti ri¬ cevuti in comunicazione. Compiuta la visita, viene re¬ datto un certificato, firmato dai periti, nel quale, de¬ scritta la lesione o la malattia, si dichiarerà semplicemente se, per essa, il militare sia divenuto inabile in modo permanente a continuare o a riassumere il ser-


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vizio. Se il militare fosse ricoverato in un manicomio, il direttore dell’ospedale militare dovrà richiedere al direttore dello stabilimento un certificato contenente tutte le indicazioni relative all’affezione morbosa, in base al quale gli ufficiali medici pronunzieranno il loro giudizio. Queste disposizioni regolamentari non hanno bisogno di commento, tanto sono semplici e precise; ed è ap¬ pena necessario 1’aggiungere che i relativi certificati dovranno esser compilati secondo norme quasi iden¬ tiche a quelle già indicate per i certificati delle visite collegiali in genere, facendo solo osservare che essi saranno senza confronto più brevi, perchè non si ri¬ chiede altro che la risposta a un unico quesito; e che, trattandosi di militari di truppa, il giudizio d’inabilità definitiva si fonderà sull’elenco delle infermità o delle imperfezioni, come nelle ordinarie proposte a rassegna. Siccome nella conclusione di questi certificati si deve dichiarare puramente e semplicemente se la lesione o l’infermità dell’ individuo sia tale da renderlo inabile « in modo permanente » a continuare o a riassumere il servizio militare in genere, così è chiaro che il punto essenziale della perizia consisterà nell’accertare Pinsanabilità dell’affezione morbosa; insanabilità, ben s’intende, nel senso medico-legale militare (cfr. Parte I). Qualora però vi fosse qualche dubbio al riguardo, come può avvenire nel caso di reliquati di lesioni o di malattie recenti, il perito potrebbe limitarsi a espri¬ mere un giudizio sospensivo, essendo logico che il provvedimento di riforma non venga proposto se non quando siano state sperimentate tutte le cure oppor¬ tune e dopo aver concessa una temporanea esonerazione del servizio. B. Collocaynento in aspettativa. « Possono essere col¬ locati in aspettativa quegli ufficiali che, non avendo §


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ancora raggiunta l’età prescritta dalla legge per il col¬ locamento a riposo, si trovino in condizione di noti poter continuare il servizio perchè affetti da infermità che li rendono temporaneamente inabili; siano queste dipendenti o fio da cause di servizio ». La visita di questi ufficiali è fatta dal direttore del¬ l’ospedale militare, assistito da due altri ufficiali me¬ dici: però può anche esser fatta coll’assistenza d’uno solo e anche unicamente dal direttore, quando non siano presenti sul luogo altri ufficiali medici, o, pur essendo presenti, non possano venire distolti dal loro servizio: in tal caso, la circostanza eccezionale dovrà esser fatta risultare sul certificato. Per subire tale vi¬ sita, gli ufficiali devono presentarsi personalmente alla direzione dell’ospedale militare, salvo che, per la na¬ tura o per la gravità della malattia, non siano in grado di recarvisi senz’inconvenienti. Gli ufficiali generali e gli ufficiali superiori comandanti di corpo possono essèr visitati a domicilio. Gli ufficiali medici procedono alla visita dopo aver accertato l’identità personale dell’ufficiale indicato dai documenti ricevuti in comunicazione, e rilasciano un certificato in cui essi risponderanno ai vari quesiti, se¬ condo che si tratti di malattia — o lesione — allegata dipendente o no da causa di servizio. Nel caso d'allegata dipendenza da causa di servizio, occorrerà dichiarare nel certificato di perizia: a) se la lesione o l’infermità possa, in modo ben accertato o almeno scientificamente ammissibile, rite¬ nersi prodotta dal fatto allegato come causa di ser¬ vizio ; b) se la lesione o l’infermità renda indispensabile la temporanea esonerazione dal servizio; c) se la medesima sia suscettibile di migliora¬ mento, in modo da lasciare speranza che l’ufficiale possa più tardi riprendere servizio.


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Nel caso di non allegata dipendenza da causa diser¬ vizio, i periti si limiteranno a rispondere ai due que¬ siti b e c. Qualora l’ufficiale da sottoporre a visita fosse rico¬ verato in un manicomio, il direttore dell’ospedale mi¬ litare si regolerà come già s’ è accennato per i casi di collocamento in riforma. Queste sono le disposizioni regolamentari princi¬ pali : ecco ora le norme direttive che io consiglio di seguire in tal genere di perizie, e che si devo?io inten¬ dere estese anche alle perizie per il collocamento a ri¬ poso, salvo per quanto riguarda le risposte ai diversi quesiti, le quali varieranno secondo che si tratterà dell’uno o dell’altro caso. Il certificato dev’essere redatto nel seguente modo: premesse le indicazioni relative all’ età, alla costitu¬ zione, alla malattie pregresse, alle eventuali discrasie, in termini molto concisi, si descriveranno minuta¬ mente i sintomi della malattia per cui è stata ri¬ chiesta l’aspettativa; la sua natura, il grado, la du¬ rata, le cause note o presunte e i risultati delle cure già fatte. Dopo tale descrizione, se la malattia è alle¬ gata come dipendente da causa di servizio, bisognerà rispondere al primo quesito accennato dianzi ; se, cioè, la lesione o la malattia possa ritenersi, in modo ben accertato, o almeno scientificamente ammissibile, pro¬ dotta dal fatto allegato come causa di servizio, traendo gli elementi del giudizio dall’esame dei documenti ri¬ cevuti in comunicazione, dall’anamnesi remota e pros¬ sima e dall’esame subbiettivo e obbiettivo del paziente. Ora, il punto più scabroso di queste perizie è pre¬ cisamente quello di stabilire il rapporto fra cajisa ed effetto; rapporto, che se è facilmente dimostrabile quando si tratti di lesioni traumatiche le quali hanno lasciato delle tracce sull’organismo e son anche avva-


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lorate da prove testimoniali, riman sempre incerto ed oscuro quando si tratti d’affezioni mediche, per esempio d’una pleurite, in cui non si sa mai decidere con si¬ curezza quanta parte si debba attribuire all’evento di servizio e quanta alle cause comuni e alla predispo¬ sizione individuale. Il tracciare per ogni caso una linea di condotta al perito, è molto difficile, se non impossibile; e chi ten¬ tasse di farlo si vedrebbe costretto a passare in rivista tutte, o quasi tutte, le malattie e a discutere, per ognuna di esse, il problema della patogenesi e dell’etiologia : mi restringerò, per conseguenza, a far cenno di alcune di quelle forme morbose che più frequentemente son oggetto di queste perizie (aspettativa e riposo), e nelle quali il rapporto fra causa ed effetto, dal punto di vista medico-legale, venne comprovato da un gran numero di ricerche e d’osservazioni. Non sono rari i casi di pleurite e di pericardite, in cui l’infiammazione della sierosa insorse molto tempo dopo un traumatismo. Il Duponchel riferisce d’aver curato nell’ospedale di Philippeville un individuo af¬ fetto da pericardite cronica, della quale non era pos¬ sibile riconoscere altra causa fuorché un traumatismo riportato due anni innanzi (urto d’un timone di car¬ rozza contro la regione precordiale). La questione medico-legale è più difficile quando si tratta di pleurite essudativa, considerando la sua na¬ tura prevalentemente tubercolare; tanto più, poi, che neppure il reperto dell’ esame batteriologico — in questi casi così sovente negativo — ci può aiutare a risolvere il problema. In linea generale, la si può ri¬ tenere d’origine traumatica quando insorge dal lato leso, da quindici a quaranta giorni dopo il trauma¬ tismo. La polmonite traumatica presenta difficoltà di dia-


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gnosi medico-legale non minori di quelle della pleu¬ rite: tuttavia si può ammettere come possibile un nesso causale fra i traumatismi del torace e l’insorgenza della così detta polmonite confusiva, nel senso che il trauma abbia prodotto nell'organo respiratorio un focolaio di contusione, dove gli agenti specifici della polmonite, i quali, com’ è noto, si trovano spessissimo nella cavità boccale delle persone sane, trovino un terreno favo¬ revole per moltiplicarsi ed estendersi nelle altre zone polmonari. Dev’esser ricordato qui lo studio del Padoa sulla diagnosi differenziale tra'la polmonite traumatica e la comune polmonite lobare, dal quale studio risulta che se la prima non si può individualizzare in modo assoluto come un’ entità morbosa perfettamente defi¬ nita, tuttavia ha alcuni caratteri suoi proprii che per¬ mettono di distinguerla dalla forma genuina. Tali ca¬ ratteri, che darebbero all’infiammazione fibrinosa del polmone un’impronta atipica, sono, secondo il Padoa, i seguenti: il modo d’insorgere e il suo iniziarsi nei lobi polmonari, in corrispondenza dei quali agì il trauma; la curva termica molto irregolare; la preco¬ cità del dolore; l’aspetto dell’escreato. Nè si devono passare sotto silenzio le ricerche sperimentali del Car¬ rara sul meccanismo delle lesioni polmonari in seguito a un trauma che lasci integre le pareti toraciche ; ri¬ cerche da cui risulta la grand’importanza che hanno, nella produzione della polmonite, la chiusura spon¬ tanea o riflessa della laringe e il consecutivo aumento della pressione endotoracica, la quale, resistendo alla violenza esterna, dà origine alle manifestazioni mor¬ bose del trauma nella delicata compagine dell’organo respiratorio. Le nostre conoscenze sulla tubercolosi da trauma son alquanto più estese e sicure ; oltreché son avva¬ lorate dalla prova dei fqttj sperimentali. In questi casi


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s’ammette che certi focolai cicatrizzati e incapsulati, in cui, coni’ è noto, rimangono vivi per un lungo pe¬ riodo di tempo i bacilli tubercolari, vengano rimessi in attività dal traumatismo, similmente a vulcani spenti che ritornano in azione ; per modo che gli agenti spe¬ cifici, ripresa la loro libertà, si diffondono nel tessuto, si diramano nei vasi linfatici e sanguigni, determi¬ nando una nuova affezione tubercolare là dove appa¬ rentemente non ne esisteva alcuna traccia. Si ricordi, però, che un nesso causale di simil genere si potrà coscienziosamente ammettere soltanto quando la tu¬ bercolosi, conservatasi latente, insorga palesemente dopo un traumatismo, oppure, da benigna e cronica che era, si faccia a un tratto più grave e assuma un decorso acuto. E, senza uscire dall’argomento della tubercolosi, debbo aggiungere ancora come sia ormai dimostrato da un gran numero di casi, che certe le¬ sioni esterne prodotte da strumenti infetti possono dar luogo ad affezioni tubercolari locali e anche diffuse: al qual proposito, io ho recentemente richiamato l’at¬ tenzione dei colleghi sopra un caso veramente tipico di tubercolosi oculare in un individuo, che aveva ri¬ portato una ferita della cornea con un pezzo di legno stato indubitatamente inquinato dagli sputi d’un tu¬ bercoloso. L'arteriosclerosi si sviluppa con una certa frequenza in seguito a traumi del capo : nel senso che questi ul¬ timi dànno origine a una nevrosi cardiaca e vaso¬ motrice caratterizzata soprattutto da tachicardia con aumento della pressione sanguigna ; i quali disturbi puramente funzionali producono alterazioni vascolari manifestantisi coi sintomi dell’arterio-sclerosi. Vera¬ mente tipico è il caso riferito dal Goldscheider d’un operaio di ventisei anni, non alcoolista e senza pre¬ cedenti morbosi, il quale venne colpito al capo da un E. Trombetta.

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mattone: ben presto, gli si manifestarono disturbi fun¬ zionali del cuore, ma un diligente esame non di¬ mostrò, in quel momento, nè ipertrofia cardiaca nè arterio-sclerosi. Quattordici mesi dopo l’infortunio, i vasi sanguigni erano duri e flessuosi e l’ipertrofia di cuore era innegabile. Una nefrite acuta, subacuta o cronica può svilup¬ parsi in seguito a un colpo che abbia prodotto nel rene una necrosi o una degenerazione grassa localiz¬ zata con reazione infiammatoria. La causa traumatica potrà esser ammessa, nei casi acuti, se i sintomi si manifestano entro quindici giorni dalla lesione, senza che si possa trovare un fattore etiologico più verosi¬ mile (Stern, Oberndorfer, Sand). La glicosuria e il diabete traumatico possono insor¬ gere o per nevrosi, o per lesione cerebrale o per le¬ sione polmonare, epatica e pancreatica. Se la glico¬ suria è temporanea, oppure se l’analisi delle orine fatta poco prima del traumatismo non ha rivelato tracce di zucchero, l’origine traumatica è ammissibile. Negli altri casi, sarà ancora, secondo il Sand, ammis¬ sibile una tale origine quando si troveranno riunite le condizioni seguenti : a) prima del traumatismo, il paziente non deve aver presentato alcun sintomo di glicosuria (poliuria, polidipsia, prostrazione di forze, dimagramento, ecc.) ; b) la glicosuria deve manifestarsi nei due anni successivi al traumatismo (un anno nei gottosi e negli obesi): il Brouardel e il Richardière portano codesto limite fino a quattro anni. Finalmente, l’origine traumatica sarà sempre ammis¬ sibile se il diabete zuccherino insorge dopo un diabete insipido traumatico, e — si noti bene — anche parecchi anni dall’inizio del primo. Circa la tabe dorsale, dirò che per quanto sembri


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difficile ammettere un nesso causale fra un trauma e una malattia così sistematizzata, pur tuttavia la mag¬ gior parte dei nevrologi e dei medici legali — fra i quali cito il Carrara — ammette oggidì un tale rapporto sul fondamento d’un gran numero d’osserva¬ zioni; naturalmente in quei casi in cui la malattia in¬ sorse, in modo ben comprovato, dopo un trauma e senza che vi fosse un’altra causa palese. Lo stesso si dica della sclerosi multipla e dell 'atrofia muscolare progressiva. Ricorderò per ultimo, senza soffermarmi, le nevrosi e le psicosi traumatiche non soltanto acute, ma altresì croniche, che insorgono con una certa frequenza in seguito a traumi fisici e psichici; i tumori cerebrali, dipendenti ora da traumi prolungati, ora da violenze improvvise ; Vembolia adiposa, che è spesso causa di morte in vari traumatismi; l’osteomielite, la quale di¬ penderebbe da un’infezione da streptococchi, che pos¬ sono rimanere latenti e innocui nell’organismo, fino al giorno in cui una lesione traumatica determini l’in¬ sorgenza della malattia: sul qual argomento vi sono gl’interessanti studi del Colzi e del Binda. Assai più semplici son le risposte agli altri due que¬ siti riguardanti: il primo, la necessità della temporanea esonerazione dal servizio; il secondo, la possibilità, per parte dell’ufficiale, di riassumere più tardi il servizio stesso ; giacché qui i criteri medici comuni hanno il sopravvento su quelli puramente medico-legali, e la questione si risolve, in fin de’ conti, in un giudizio prognostico non molto dissimile da quello che ogni medico è chiamato a dare negli ordinari casi di malattia. Occorre però, a questo proposito, metter in rilievo due fatti: i° che il giudizio circa l’insanabilità d’ una ma¬ lattia non dev’esser troppo restrittivo, poiché è noto


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con quanta facilità si modifichino talvolta in senso fa¬ vorevole le condizioni d’un infermo, per un insieme di cause, non tutte d’ordine terapeutico, che sfuggono alle nostre indagini cliniche e di laboratorio; 2° che, per logico corollario del fatto or accen¬ nato, ogniqualvolta v’ha una speranza anche lontana di miglioramento e di guarigione, si dovrà decidere in favore dell’ufficiale, rimanendo in tal modo tutelati i suoi sacrosanti diritti di carriera ; perchè un giudizio d’inabilità assoluta pronunziato in una prima visita per collocamento in aspettativa, avrebbe come conse¬ guenza inevitabile un provvedimento di riforma. Nel caso poi d’infermità mentali, il regolamento conferma e avvalora questo criterio, prescrivendo di non pro¬ porre, di massima, la riforma se non quando ^l’uffi¬ ciale abbia passato in aspettativa tutto il tempo con¬ sentito dalla legge. • Quando i periti debbano decidere se un ufficiale, al termine dell'aspettativa, sia in grado di riprendere ser¬ vizio, ricordino la possibilità d’una dissimulazione di malattia e, per conseguenza, la necessità d’una grande oculatezza non mai scompagnata dal massimo riguardo verso l’ufficiale; perchè in tali casi la dissimulazione non è quasi mai altro che un sentimento nobilissimo del proprio dovere, spinto fino allo scrupolo, una fi¬ ducia soverchia nelle proprie forze, una convinzione profonda d’essere completamente guarito: fiducia e convinzione che il perito eviterà di distruggere bru¬ talmente, nello stesso modo come si cerca di non di¬ struggere la speranza d’un malato, il quale aspetta trepidante il giudizio del medico. C. Collocamento a riposo. — Hanno diritto al col¬ locamento a riposo: i° gli ufficiali che, dopo 25 anni di servizio, siano affetti da infermità che li rendano inabili a continuare il servizio stesso o a riassumerlo ;


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2" in ogni tempo, i militari (ufficiali e uomini di truppa) che, per ferite ricevute in guerra o in servizio comandato e per infermità provenienti in modo ben ac¬ certato da fatiche, eventi o pericoli del servizio, sieno divenuti ciechi, o siano mancanti d’uno o di più arti, o ne abbiano perduto assolutamente l’uso, oppure sian affetti da malattie equivalenti a tali perdite : e i mili¬ tari che, per ferite o malattie meno gravi procedenti sempre dalle cause accennate, sian divenuti inabili a continuale o a riassumere più tardi il servizio stesso. La visita del militare da collocarsi a riposo è fatta da un ufficiale superiore medico, assistito da altri due ufficiali medici, secondo le norme già accennate per il collocamento in riforma, previo accertamento del¬ l’identità personale dell’individuo ; e poscia viene re¬ datto un certificato in cui, premesse le generalità già più volte indicate, fatta una storia completa della ma¬ lattia o della lesione, ed esposto il risultato dell’esame subbiettivo e obbiettivo, si dovrà rispondere tassativa¬ mente ai seguenti quesiti : a) se la malattia o la lesione possa ritenersi di¬ pendente dal fatto allegato come causa di servizio ; b) se essa è insanabile; c) se essa è tale da rendere il militare permanen¬ temente inabile al servizio in tutti i corpi dell’ eser¬ cito, compreso quello dei veterani ; d) in quest’ ultimo caso, in quale delle tre cate¬ gorie specificate dal « Testo unico delle leggi sulle pen¬ sioni civili e militari » la malattia o la lesione debba venire compresa. Primo quesito. — Per non ripetere qui le conside¬ razioni già fatte sullo stesso proposito quando parlai del collocamento in aspettativa, ricorderò soltanto che l’accertamento della causa, della data e delle circo¬ stanze nelle quali avvenne la malattia o la lesione, %


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spetta esclusivamente al Consiglio d’ amministrazione dei corpi, come dirò meglio in seguito; e che il pro¬ cesso verbale redatto dal Consiglio medesimo vien trasmesso, insieme cogli altri documenti prescritti, alla direzione dell’ ospedale in cui il militare dev’ essere visitato. Per conseguenza, i periti, prima di procedere alla visita, prenderanno esatta conoscenza di tali do¬ cumenti, che potranno fornire preziosi elementi di giu¬ dizio, e che, uniti ai risultati dell’esame dell’individuo, serviranno a stabilire il rapporto fra causa ed effetto, ossia fra l’evento di servizio e le alterazioni organiche o funzionali constatate nella perizia: dal qual accerta¬ mento scaturisce appunto la risposta al primo quesito. (Cfr. Collocamento in aspettativa). Secondo quesito. — Ho già dato al riguardo alcune norme parlando dell’aspettativa e della riforma: ora aggiungerò soltanto che se, in linea generale, il ca¬ rattere d'insanabilità d’una malattia si desume dalle al¬ terazioni funzionali o materiali a cui questa ha dato origine, e dall’inutilità delle cure tentate, tuttavia non sempre ci si può aspettare di raccogliere in ogni caso gli elementi completi di un giudizio; poiché — l’ho detto e lo ripeto — nulla v’ha di più incerto che la prognosi medico-legale d’ un’ affezione morbosa qual¬ siasi. Perciò se i periti vedessero qualche probabilità di guarigione, se riconoscessero che qualche metodo di cura non fu ancora tentato, se, insomma, essi non si credessero in grado di pronunziare con animo tran¬ quillo un giudizio d’insanabilità, dovrebbero proporre un provvedimento sospensivo invece del collocamento a riposo: ossia, l’aspettativa per l’ufficiale, e una lunga licenza o il ricovero in un deposito di convalescenza per il militare di truppa ; considerando che, nel frat¬ tempo, verrebbero esaurite tutte le cure opportune e si starebbe in attesa di quelle risorse, talvolta impre-


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vedute, che modificano radicalmente il decorso d’una malattia. Se, spirato, il termine prefisso al provvedi¬ mento sospensivo, le condizioni del paziente fossero immutate o manifestamente peggiorate, allora sarebbe il caso di decidere per l’insanabilità della malattia e di proporre il collocamento a riposo. Terzo quesito. — i° caso. La lesione o l’infermità dà luogo soltanto all’inabilità relativa del militare al¬ l’arma o al corpo cui appartiene: e allora i periti si limiteranno a proporre il passaggio dell’ individuo a quell’arma o a quel corpo per il quale lo ritengono più adatto. — 20 caso. La lesione o 1’ infermità dà bensì luogo all’ inabilità a prestar servizio nei corpi attivi, ma è compatibile col servizio nel corpo dei ve¬ terani : e allora i periti dovranno proporre il passaggio del militare a quest’ultimo corpo. E qui occorre far notare che un tal parere è tutt’altro che facile, per la semplicissima ragione che nessun articolo di legge o di regolamento prescrive norme speciali circa l’assegnazione ai veterani: oltreché non tutti i periti si rendono esatto conto del servizio che prestano questi militari. Credo perciò opportuno il ricordare che i veterani disimpegnano ordinaria¬ mente le funzioni d’ordinanza nei ministeri, nei co¬ mandi e negli uffici militari; oppure d’usciere, di pian¬ tone, di guarda-caserme, di guarda-forti, di guardabatterie, ecc., secondo il grado di cui erano rivestiti durante il servizio attivo ; che essi son armati di sola sciabola; e che vien loro dato il fucile per 24 ore, quando, trovandosi alla sede delle compagnie, devono montare la guardia al quartiere. È chiaro, dunque, che, con un tal servizio puramente sedentario, son com¬ patibili ancora parecchie lesioni o infermità che costi¬ tuiscono invece motivo d’inabilità assoluta al servizio militare attivo ; e fra le altre, secondo il Bonalumi, la


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mulilazione d’ un dito; 1’ accorciamento non troppo sensibile di un arto inferiore ; la cecità d’ un occhio quando non sia accompagnata da vistosa deformità : alle quali infermità si potrebbero forse aggiungere certe forme d’anchilosi e le deformazioni non troppo ragguardevoli, consecutive a frattura delle ossa mag¬ giori. Quarto quesito. — Se i periti giudicano che la ma¬ lattia o la lesione impedisce per sempre e incondizio¬ natamente il servizio in qualsiasi arma o corpo del¬ l’esercito, compreso il corpo dei veterani, allora deb¬ bono dichiarare in quale delle tre categorie specificate dalla legge la malattia o la lesione sia da essere com¬ presa, dipendendo da tale classificazione il grado della relativa pensione di riposo. Ecco, a questo proposito, le disposizioni del « Testo unico delle leggi sulle pen¬ sioni civili e militari » : Art. 59. — Sono da assegnarsi alla prima categoria: a) la perdita intera e incurabile della vista ; b) l’amputazione di due membri; c) la perdita assoluta e incurabile dell’uso dei due membri. Art. 60. — La coesistenza di due malattie o imper¬ fezioni, ciascuna equivalente alla perdita assoluta d’u'na mano o d’un piede, sarà considerata come equivalente alla perdita di due membri. Art. 61. — Sono da comprendersi nella seconda ca¬ tegoria : a) l’amputazione di un membro ; b) la perdita assoluta dell’uso d’un membro, e le infermità equivalenti, e cioè: i° l’immobilità del capo e le permanenti devia¬ zioni sue o della colonna vertebrale ; tali da recare grave deformità o grave ostacolo agli ;atti essenziali della vita;


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2° le lesioni del cranio accompagnate da gravi e permanenti disturbi funzionali encefalici; 3° la sordità completa e bilaterale ; 4° le alterazioni delle facoltà mentali, gravi e per¬ manenti nelle diverse loro forme ; 5° la paralisi delle palpebre dei due occhi, dei muscoli del collo e dei lombi; 6U il tremito permanente, a grado tale da rendere malferma la deambulazione o da impedire l’uso d’un arto principale ; 7° l’epilessia, le vertigini gravi per grado e per frequenza ; 8° le gravi alterazioni organiche d’ambo gli occhi con diminuzione della vista, così da impedire il diri¬ gersi da solo nelle vie ; 9° le lesioni organiche e funzionali della lingua, di tale gravità da doversi considerare perduta la fa¬ coltà della loquela e difficile la deglutizione ; io0 la disfagia grave e permanente ; ii° le gravi lesioni organiche della laringe, della trachea, dei polmoni, e le fistole delle vie aeree, che arrechino grave disturbo alle funzioni respiratorie ; 12° le gravi alterazioni organiche del cuore o del pericardio ; 130 le fistole epatiche, spleniche, gastriche e in¬ testinali ; 140 il vomito e il rigurgito abituali, con manifesta lesione della nutrizione ; 150 le cachessie inoltrate e il marasma grave ; i6° l’ano preternaturale, la fistola retto-vescicale, l’incontinenza delle feci, l’enuresi continua, l’iscuria, l’ematuria e la piuria gravi, croniche, permanenti; 170 la perdita totale o quasi totale del pene, l’e¬ virazione ; i8° la mancanza o la perdita assoluta dell’ uso


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Parte quarta

delle prime tre dita d’una mano, di quattro dita d’una mano, di cinque dita fra le due mani, del pollice e dell’indice d’una mano e, insieme, del pollice dell’altra mano ; 190 l’artrite cronica riuscita a difetti organici gravi d’una principale articolazione, con grave lesione della funzionalità ; 20° la carie e la necrosi estese, quando hanno sede in ossa cospicue ; 2i° gli aneurismi di grossi tronchi arteriosi, le di¬ latazioni vasali estese, pericolose, o causa manifesta d’impedimento della funzione d’ un membro princi¬ pale ; 220 tutte le altre infermità e lesioni organiche o funzionali gravi, permanenti e tali da recar conse¬ guenze identiche a quelle delle malattie e delle im¬ perfezioni sopra indicate. Art. 62. — L’esistenza di più infermità o lesioni di natura diversa, ma di gravità minore di quelle con¬ siderate come equivalenti alla perdita d’una mano o d’un piede, saranno tuttavie ritenute come equivalenti a detta perdita, quando dalle medesime risulti uno stato di debilitamento organico o d’ alterazione fun¬ zionale equivalente a quello che segue a un’infermità o lesione di seconda categoria. Art. 63. — Debbono ascriversi alla terza categoria le ferite, le lesioni o le infermità non comprese nelle categorie antecedenti; ma che pure rendono il mili¬ tare inabile a proseguire o a riassumere più tardi il servizio nel corpo cui appartiene, o in altro qualsiasi dell’ esercito o dell’ armata. Non essendo mia intenzione di fare qui uno studio critico delle predette disposizioni di legge, studio che mi condurrebbe oltre i limiti prefissi, mi restringerò a dire che tanto la classificazione delle infermità e


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delle lesioni esposta dianzi, quanto le norme per l’as¬ segnazione delle pensioni, son da rifarsi quasi intera¬ mente perchè non corrispondono più ai moderni con¬ cetti scientifici nè alle moderne esigenze sociali. Ne giudichi il lettore. L’articolo ioo del del già citato « Testo unico » pre¬ scrive che : « La cecità, V amputazione o la perdita assoluta del¬ l’uso delle mani o dei piedi, ovvero di due di questi membri per cagione di servizio, danno diritto agli ufficiali al massimo della pensione di riposo, corri¬ spondente ai quattro quinti dello stipendio, aumentato — tale massimo — della sua metà; e ai militari di truppa, al massimo della pensione, aumentato de’ suoi due terzi ». L’articolo ioo prescrive inoltre che: « L''amputazione o la perdita assoluta d'una mano o d’un piede, e le in¬ fermità dichiarate per decreto reale equivalenti a tale perdita (classificate nella seconda categoria) dànno agli ufficiali il diritto al massimo della pensione ; uguale ai quattro quinti dello stipendio ; e ai militari di truppa il massimo, aumentato d’un suo terzo ». Finalmente 1’ articolo roi prescrive che : « Le fe¬ rite e le infermità meno gravi dànno diritto agli uffi¬ ciali a una pensione corrispondente al limite inferiore di servizio richiesto per il collocamento a riposo, e, ai militari di truppa. al minimo della pensione ; sempre che gli imi e gli altri non abbiano diritto al colloca¬ mento a riposo per anzianità di servizio ». E qui la critica si restringe a far notare: i° l’ela¬ sticità dell’espressione « lesioni meno gravi » così dif¬ ficile a definirsi in pratica ; 2° la mancanza di specifi¬ cazione delle lesioni e delle infermità comprese nella terza categoria, in contrapposto al lungo elenco di quelle classificate nella seconda ; 30 l’esiguità del mi¬ nimo della pensione stabilita per il soldato (L. 270).


3 So

Parte quarta

Per concludere : le perizie per il collocamento a ri¬ poso son tra le più difficili e tra le più dolorose : tra le più difficili, perchè, nella maggior parte dei casi, il giudizio medico-legale, prima di sorgere limpido, preciso e coscienzioso, deve sostenere una vera bat¬ taglia contro tutte le incertezze della legge ; fra le più dolorose, perchè il rigore della legge si riflette per intero sull’opera del perito, il quale riceve da solo e in pieno petto il fuoco di fila delle censure e delle accuse.

2° — Visite degli operai

borghesi addetti agli stabili¬ menti militari, delle guardie di città, di finanza, de¬ gl’impiegati civili, ecc.

Gli operai borghesi degli stabilimenti militari e i casermieri borghesi del Genio hanno diritto al collocamente in riforma allorché, contando 18 anni di servizio (e meno di 25), sono diventati inabili a continuarlo per infermità indipendenti dal servizio: al collocamento a riposo, quando, perle stesse infermità, sono resi ina¬ bili dopo 25 anni di servizio, oppure quando si tro¬ vano nelle stesse condizioni d’inabilità — qualunque sia la durata del servizio — in seguito a ferite o a malattie contratte per causa di servizio. Nella compilazione dei relativi certificati, si seguono le stesse norme già indicate per i militari ; avvertendo soltanto che qui il compito del perito è molto più semplice, trattandosi di giudicare circa l’attitudine del¬ l’operaio a continuare a fare lo speciale lavoro a cui esso attende, e non già circa l’idoneità al servizio in modo generico. S’aggiunga, poi, che fra i documenti trasmessi in comunicazione all’ospedale militare in cui


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avviene la visita, è pur compresa una dichiarazionp del direttore dello stabilimento od opifìcio, dalla quale deve risultare che l’operaio è divenuto inabile a con¬ tinuare il servizio nella specialità a cui è addetto : di¬ chiarazione, che se non ha — nè può avere — valore di perizia medico-legale, ha tuttavia un’ importanza che i periti militari non dovranno mai trascurare, es¬ sendo essa l’espressione d’un giudizio tecnico circa la menomata attitudine d’un operaio a un dato lavoro. Gli ufficiali medici possono essere richiesti dai capi d’ufficio delle amministrazioni civili per visite sani¬ tarie da farsi al personale dipendente soltanto nei se¬ guenti casi : a) per reclutamento, rafferma e riforma delle guar¬ die di finanza, di città e carcerarie ; b) per accertare malattie o ferite d’impiegati go¬ vernativi, sulle quali si debbano motivare provvedi¬ menti d’aspettativa, di riforma o di riposo ; c) per accertare 1’ inabilità allegata dagli alunni delle scuole secondarie, che domandano 1’ esenzione dagli esercizi ginnastici. Nelle visite del primo gruppo, il perito giudicherà secondo le norme che ho indicate per il reclutamento degl’inscritti e per l’inabilità dei militari: ricordando, però, che nell’arruolamento delle guardie di finanza, di città e carcerarie son piuttosto frequenti i casi di dissimulazione di malattia, precisamente all’ opposto di quanto avviene nell’ arruolamento per obbligo di leva; e che nelle visite per riforma o per riposo dei predetti agenti, s’avrà spesso occasione di constatare, non già vere e proprie simulazioni, ma esagerazioni di malattie o di difetti, in specie dell’organo visivo. Nelle visite del secondo gruppo, il perito si rego¬ lerà a un dipresso come nelle visite per collocamento in aspettativa, in riforma e a riposo dei militari ; ma


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Parte quarta I_

procederà all’esame con raddoppiata diligenza e ocu¬ latezza, non essendo davvero infrequenti i casi di do¬ mande d’aspettativa per ragioni d’interesse esclusivamente personale ; ad esèmpio, per evitare un trasfe¬ rimento a un’ altra sede ; al quale scopo vengono allegate malattie compatibilissime col servizio, o sono esagerati i sintomi d’ una malattia leggiera. Con ciò non voglio dire che si debba esser severi oltre misura; tutt’altro : si deve essere semplicemente giusti e co¬ scienziosi come in qualsiasi altra perizia, ricordando che se il Governo si rivolge per tali visite ai medici militari, si è appunto perchè attende da essi un giu¬ dizio spassionato e sul quale non possono esercitarsi influenze o pressioni d’alcuna specie. Nelle visite del terzo gruppo, tutto si riduce ad ac¬ certare se la malattia o 1’ imperfezione allegata dal1’alunno sia tale da non permettergli di fare esercizi di ginnastica senza pregiudizio per la sua salute. Salvo i casi d’ernia, di lussazione facilmente recidivante, di fratture consolidate da poco tempo, o d’affezioni gravi dell’apparato respiratorio e circolatorio, il perito dovrà andare molto a rilento nel pronunziare un giudizio d’inabilità, nonostante le preghiere dei parenti; perchè egli deve pensare che la ginnastica è fonte di salute, di vigore, di robustezza, e che, massime nell’età dello sviluppo, essa è il rimedio più efficace della debo¬ lezza di costituzione, la quale vien troppo spesso fa¬ vorita e aggravata da un’educazione mal intesa a base di riguardi eccessivi, di mollezze o di paure. ✓

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3° — Traumatismi e malattie dipendenti da cause di ser¬

vizio. - Casi di ferimento e di morte violenta. - Norme per la compilazione dei relativi certificati medico¬ legali. Gli ufficiali medici dei corpi di truppa, ogniqual¬ volta loro avvenga di visitare o di curare militari af¬ fetti da lesioni traumatiche, debbono trasmettere al comandante del reggimento una dichiarazione, nella quale, oltre al descrivere accuratamente ed esatta¬ mente le lesioni constatate, faran pure cenno delle cause accertate o presunte, e delle probabili conse¬ guenze. Gli ufficiali medici di guardia all’ospedale militare, o i capi-reparto, secondo che siano gli uni o gli altri a far la prima medicazione o ad apprestare i primi soccorsi a un ferito, debbono redigere una dichiara¬ zione, nella quale, se la lesione dipende da causa di servizio, metteranno accuratamente in rilievo i rap¬ porti esistenti fra le alterazioni constatate e la causa stessa, ed esprimeranno un giudizio prognostico, in vista dell’ ulteriore attitudine a continuare il servizio militare. Quando poi consti a un comandante di corpo che un militare da esso dipendente abbia contratto una malattia nell’esporsi, per obbligo di servizio, a cause morbigene non ordinarie (comprese le endemiche e le epidemico-contagiose), e che la malattia sia tale che possa divenire, col tempo, causa anche remota d’ina¬ bilità al servizio, egli dovrà tosto procurarsi tutti quei documenti che valgano a provarne in modo efficace e diretto la natura, le cause, il tempo, il luogo e le altre circostanze in cui ebbe origine, e poscia li pre¬ senterà al Consiglio d’amministrazione dèi corpo.


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Parte quarta

Spetta esclusivamente al Consiglio d’amministrazione 1’accertare la realtà del fatto originario allegato dal militare e la sua diretta e immediata dipendenza da causa di servizio; il quale accertamento, fondato su prove testimoniali, costituisce la parte essenziale del processo verbale redatto dai membri del Consiglio e trasmesso con gli altri documenti alla direzione del1’ ospedale quando si debba procedere a una perizia. Ora, l’ufficiale medico, il cui còmpito è assolutamente diverso da quello del Consiglio d’amministrazione, nè s’occupa affatto dell’accertamento, dirò così, materiale del fatto originario, deve però conoscere con precisione quello che, secondo il regolamento, si deve propriamente intendere per caiisa di servizio, affinchè le conclusioni delle sue perizie non si trovino in aperta contraddizione colle decisioni del Consiglio. A costituire la causa di servizio, si richiede che la ferita, la lesione o la malattia, non soltanto sia stata contratta dal militare mentre attendeva a un servizio comandato, ma ripeta dal servizio stesso la sua causa diretta e immediata. (NB. Per quanto riguarda le ma¬ lattie epidemico-contagiose, va ricordato che, per es¬ sere riferite a causa di servizio, non basta che il mi¬ litare le abbia contratte nel luogo ordinario di sua re¬ sidenza, ma occorre che egli, o per ordine superiore, o nel disimpegno delle proprie funzioni, o per essere stato comandato da un luogo immune a un luogo in¬ fetto, si sia esposto a maggiore probabilità e rischio d’esserne colpito. Soltanto le malattie in cui possono incorrere gli Europei nelle regioni tropicali vanno con¬ siderate come contratte in servizio, o per effetto del servizio stesso ; e cioè, quando il militare sia rimasto di residenza nei possedimenti del Mar Rosso, sulle coste di questo mare di là dal golfo di Suez, nel golfo d’Aden e in tutti i paesi dell’Africa orientale).


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Sarà considerato in servizio comandato il militare che agisca in seguito a un ordine superiore, o anche spontaneamente, in forza dei doveri che, secondo la legge e i regolamenti militari, spettano al suo ufficio. Sarà considerato come causa diretta e immediata di servizio quel fatto necessario, richiesto dal servizio stesso, che abbia virtualmente in sè il pericolo della lesione o dell’infermità incontrata. Ma, per scendere a un’analisi più sottile d’una que¬ stione di parole, che, variamente interpretata, potrebbe dar luogo a giudizi e a conseguenze diverse, faccio notare che il regolamento stabilisce un’essenziale dif¬ ferenza tra « causa diretta e immediata di servizio » e la semplice « occasione di servizio ». Quest’ultima è costituita da quel fatto o da quella circostanza ine¬ rente al servizio stesso, che ha soltanto un nesso in¬ diretto e di pura casualità colla lesione o colla ma¬ lattia, la cui causa vera e propria sta nel novero dei fatti comuni estranei al servizio. Quindi è, che se noi dobbiamo ritenere come dipendenti da causa di ser¬ vizio le lesioni, le ferite e le malattie incontrate in tempo di guerra, di servizio di pubblica sicurezza, e anche d’istruzioni, d’esercitazioni, di governo e di cura di cavalli, di lavori prescritti dai regolamenti o ordi¬ nati dalle autorità competenti, non possiamo ritenere come tali le malattie o le lesioni riportate, per es., nell’andare o nel ritornare in quartiere dopo aver com¬ piuto un servizio, nel salire o nel discendere le scale della caserma ; nè quelle che debbono ascriversi a ne¬ gligenza, a imprudenza o a contravvenzione agli or¬ dini superiori o alle prescrizioni regolamentari. E qui cade in acconcio il discutere brevemente la questione relativa al rapporto fra l’ernia e la causa di servizio, la quale causa viene allegata, nella gran maggioranza dei casi, dai militari erniosi a cui non è E. Trombetta. 25


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Parte quarta

ignoto che, nella peggiore ipotesi, potranno percepire la gratificazione d’un anno d’assegno. Ecco, a tal ri¬ guardo, le disposizioni regolamentari speciali, oltre a quelle generali che son indicate nell’art. 77 dell’elenco e nelle avvertenze (cfr. parte I) : i° « Se l’ernia proveniente da causa di servizio è riducibile e contenibile, motiva il passaggio di tutti in¬ distintamente i militari nel corpo

dei

veterani; e,

in

caso di non accettazione, conferisce il diritto al congedo assoluto e immediato colla gratificazione d’un anno d’as¬

». Questo diritto però — come fa giustamente osser¬ vare il Bonalumi — se è immediato per i caporali e per i soldati, non lo è ugualmente per i sottufficiali, a motivo della disposizione speciale contenuta nell’av¬ vertenza 28a che fa seguito all’elenco: essi, infatti, debbono innanzi tutto ultimare la ferma o la rafferma in corso, e solo quando, allo scadere dell’una o del¬ l’altra, non domandino d’esser ammessi a una prima o ad una seconda rafferma, potranno optare per il passaggio nei veterani, ovvero per il congedo di ri¬ mando colla gratificazione d’un anno d’assegno. 20 Quando l’ernia è irriducibile, ovvero, pur es¬ sendo riducibile, non è contenibile dal cinto, costituisce titolo d’inabilità immediata al servizio, con diritto alla

segno

giubilazione, quale infermità compresa nella terza delle categorie indicate dal testo unico delle leggi sulle pen¬ sioni civili e militari.

Nel caso d’un’ernia allegata come dipendente da causa di servizio, i Consigli d’amministrazione si tro¬ vano in uno stato d’incertezza senza confronto mag¬ giore di quando debbono decidere intorno ad altre lesioni traumatiche, venendo loro a mancare il solo criterio direttivo che possa guidarli nel giudizio e che io chiamerei volontieri tcriterio dell’evide?iza trauma-


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337

tica. Infatti se un soldato, cadendo da cavallo, riporta

la frattura d’un arto, anche un profano — col sussidio delle prove testimoniali — può dichiarare che la le¬ sione è avvenuta realmente nelle circostanze indicate; ma se un soldato afferma che gli si è manifestata un’ernia nel fare il volteggio da terra sul cavallo, o nel sollevare un peso in servizio comandato, quello stesso profano, con tutte le prove testimoniali possi¬ bili e immaginabili, non sarà in grado di certificare che l’ernia è avvenuta in seguito al fatto traumatico allegato dal militare, per la ragione semplicissima che l’ernia poteva preesistere in uno stato latente, favorita da condizioni anatomiche speciali. Dunque, nel caso d’un’ernia, la dichiarazione del me¬ dico perito assume un’importanza grandissima e viene, in certo qual modo, a sostituirsi al processo verbale del Consiglio d’amministrazione; processo verbale, che rimarrebbe addirittura lettera morta se il certificato del perito non gli desse valore : ma, intendiamoci bene: si tratta d’una sostituzione puramente virtuale ; giacché, in linea di fatto, questo certificato non differisce punto da quelli di cui già ho parlato a proposito delle le¬ sioni traumatiche in genere, limitandosi, in fin dei conti, a stabilire un eventuale rapporto fra la causa allegata e l’effetto morboso risultante. Ma, prima di accennare alla compilazione d’un tal certificato, ci dobbiamo rendere esatto conto delle cause determinanti le ernie e del modo di produzione di quest’ultime, passando naturalmente sotto silenzio le ernie congenite, le quali non hanno nulla che ve¬ dere coll’argomento. Premetto che in questa rapidis¬ sima rivista mi servirò largamente della monografia del generale medico Randone « La questione delle ernie da servizio nei militari », che è quanto di meglio si sia pubblicato in questi ultimi anni in Italia intorno a un tal genere di perizie.


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Parte quarta

Le ernie che, nei soldati, possono esser provocate da fatti dipendenti da cause di servizio sono le così dette ernie traumatiche; quelle, cioè, che si manifestano in seguito a un trauma diretto o indiretto: il primo, con¬ sistente nell’azione d’un corpo acuminato o contun¬ dente, che lede i tessuti e determina perciò l’uscita dei visceri attraverso la ferita; il secondo, nell’au¬ mento della pressione addominale, per cui i visceri vengono spinti verso i punti di minor resistenza del¬ l’addome, che sono appunto le ordinarie vie d’uscita delle ernie. Lasciando in disparte le ernie dovute a un trauma diretto, per le quali, dal lato medico-legale, non può mai esservi contestazione alcuna, i dubbi e le incertezze cominciano a sorgere quando si tratta delle così dette ernie di forza o da sforzo, prodotte da un trauma indiretto e rappresentate più comune¬ mente dalle ernie inguinali. La produzione di questa specie d’ernie si spiegò, fino a pochi anni or sono, conformemente al concetto che se n’eran formato lo Scarpa e il Malgaigne; vale a dire, che un violento sforzo, aumentando d’un tratto la pressione intra-addominale, creasse il tragitto e il sacco erniario, in cui veniva a impegnarsi il viscere ; ma, com’è noto, questo modo di produzione non è più ammesso dalla gran maggioranza degli anatomici e dei chirurghi; mentre si va sempre più generaliz¬ zando il concetto che la formazione d’una vera ernia traumatica da sforzo nella perfetta integrità e nello stato normale di chiusura degli orifizi e del canale in¬ guinale, sia impossibile senza la preesistenza d’una particolare conformazione delle parti, d’un’anomalia di struttura ; insomma, d’una vera e propria predi¬ sposizione all’ernia. Dal quale nuovo concetto deri¬ vano due corollari : i° che anche per le ernie che so¬ pravvengono improvvisamente nei militari durante un


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servizio comandato, il quale richieda uno sforzo pro¬ porzionato per produrle, occorre la predisposizione; 2'1 che è perfettamente logica la distinzione fra ernia e predisposizione all’ernia ; nel qual ultimo caso, non essendo alterata l’integrità dell’individuo, non si può parlare di danno per la menomata idoneità al lavoro e per i pericoli consecutivi all’ernia. Il Kocher distingue due stati diversi di predisposi¬ zione all’ernia : a) la presenza del sacco vuoto per la permanenza del condotto peritoneo-vaginale ; b) una maggior cedevolezza, un rilassamento del canale in tutta la sua lunghezza, unitamente a un’in¬ senatura del peritoneo parietale verso l’anello ingui¬ nale interno anormalmente dilatato. Nella prima forma di predisposizione, la strada al¬ l’ernia sarebbe già aperta, e non occorrerebbe che la spinta addominale per far discendere il viscere nel sacco: e, se così avvenisse nella maggior parte dei casi, sparirebbe una delle questioni più controverse circa l’improvvisa formazione deH’ernia traumatica, precisamente a motivo della negata possibilità della repen¬ tina formazione del sacco erniario. Ma un tal mecca¬ nismo, valevole per le ernie della prima infanzia, noi} è più ammissibile dopo l’età pubere, e perciò non si può invocare per norma nelle ernie degli adulti, come prima si faceva. Tuttavia non si può assolutamente negare che la permanenza del condotto peritoneo-va¬ ginale non possa entrare in causa nelle ernie acqui¬ site, quando si pensi che, in seguito a ripetuti sforzi più intensi di quelli ordinari, per i quali vien aumen¬ tata la pressione addominale contro rimboccatura del condotto, questo si possa alllargare in modo da per¬ mettere al viscere di penetrare in un sacco prefor¬ mato; oppure che il peritoneo sia spinto gradatamente


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Parte quarta

lungo il funicolo spermatico, venendosi così a formare un nuovo sacco, col concorso della trazione dall’e¬ sterno, per opera d’adipoceli o d’aderenze. Nella seconda for ina di predisposizione all’ernia, si ha — come già s’è detto dianzi — una diminuzione di resistenza delle fasce e dei muscoli costituenti le pareti del canale inguinale, tanto superficiali quanto profondi, unitamente a uno sfiancamento del peritoneo parietale verso l’anello inguinale interno, anch’esso dilatato. Questa specie di predisposizione è per lo più congenita ; ma può anche farsi acquisita per cause inerenti alle occupazioni abituali dell’individuo e dar luogo alla produzione dell’ernia per il seguente mec¬ canismo descritto dal Kocher. Sotto ripetuti sforzi che aumentano la pressione intra-addominale, o per un urto potente che sposti violentemente i visceri in basso, il canale inguinale cede e si dilata ; e il peritoneo, teso a guisa di ponte sull’ imboccatura (anello ingui¬ nale interno) e più o meno lassamente aderente alle parti circostanti, s’intromette in esso, costituendo così l’inizio del sacco sotto forma d’una sporgenza conica al disopra del legamento del Poparzio, a base piut¬ tosto larga e senz’altro rivestimento, la quale spor¬ genza, negli sforzi di tosse e per l’introduzione in essa del viscere addominale, comunica al dito l’urto caratteristico della così detta punta d’ernia. Iniziatasi l’estroflessione del peritoneo attraverso l’a¬ nello inguinale interno, la parete anteriore del canale, formata dall’aponeurosi del grande obliquo, va pro¬ gressivamente perdendo di resistenza, come lo dimo¬ stra il graduale divaricamento dei pilastri per lo smagliamento delle fibre intercolumnari che li riuniscono posteriormente. Anche le fibre dei muscoli piccolo obliquo e traverso si rallentano, s’allontanano e con¬ corrono a diminuire gli ostacoli che s’oppongono al


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progressivo avanzamento dell’estroflessione : finché, in un ultimo e più violento sforzo, o in seguito a un urto, l’intestino penetra d’un tratto nel sacco e, distenden¬ dolo, lo riempie, dando origine all’ernia costituita in tutti i suoi componenti. Dalle considerazioni suesposte si può quindi con¬ cludere : a) che, ad eccezione delle ernie dovute a un trauma diretto, cioè per soluzione di continuo delle pareti ad¬ dominali, occorre . sempre la predisposizione, consi¬ stente o nella permanenza del condotto peritoneo-va¬ ginale, o nella diminuita resistenza degli elementi co¬ stituenti il canale inguinale; ricordando che questa seconda forma di predisposizione può esser acquisita; b) che quantunque non sia da negarsi la possibi¬ lità dell’improvvisa formazione del sacco erniario, tut¬ tavia la si deve ritenere quale un fatto rarissimo ; giacché o il sacco preesiste o si forma gradatamente ; c) che la condizione che un’ernia, per esser con¬ siderata dipendente da motivo di servizio, debba ma¬ nifestarsi per la prima volta nell’istante in cui agisce la causa violenta, o tutt’al più quando essa si esplica entro limiti di tempo relativamente brevi, si può sol¬ tanto riferire alla discesa del viscere nel sacco erniario (Randone). E questi principi sono ammessi in medicina legale per le questioni relative alle ernie da infortunio, da cui sarebbe illogico escludere il fattore «predisposi¬ zione ». Al qual proposito, mi piace far cenno qui delle idee espresse dal Borri — vera autorità in materia — anche per meglio chiarire il concetto di ernia da infortunio, che non sempre si presenta chiaro e preciso alla mente dei periti militari. Quest’autore dice dunque che, se¬ condo la concezione giuridica, l’infortunio è il pro¬ dotto della concorrenza dei tre fattori seguenti:


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Parte quarta i° l’evento dev’essere imprevedibile, repentino e

causa di danno ; 2° la causa determinante dev’esser violenta, e per¬ turbare a un tratto, in modo più o meno esteso, l’e¬ quilibrio vitale delle funzioni dell’individuo; 3° il momento causale deve aver rapporto gene¬ tico colle peculiari condizioni nelle quali si compie il lavoro. « Ora — e questo è, a mio parere, il punto deci¬ sivo delle considerazioni del Borri — bisogna sempre fissar bene la portata d’un tale valore di causalità, ch’è l’elemento più importante ; e ricordare che, se¬ condo i principi del diritto comune, il nesso di cau¬ salità fra il momento danneggiale e il suo effetto non si deve limitare a una casualità pura e semplice, ma anche estendersi alla casualità relativa a un fattore preesistente o ad un fattore sopravvenuto. Bisogna quindi che ognuno, anche l'individuo precedentemente ammalato o che presenti una predisposizione morbosa, sia compensato in proporzione del danno sofferto, e abbia un’indennità proporzionata a quel tanto d’atti¬ tudine al guadagno ch’è venuta ad essere ridotta o soppressa a motivo dell’infortunio; procurando, però, che riesca sempre ben chiaro il nesso di causalità o di concausalità. Così, tra le ernie da infortunio, non soltanto possono figurare quelle che rappresentano l’effetto esclusivo della causa violenta, ma altresì quelle dipendenti da cause violente associate a una condi¬ zione preesistente: e qui tutto sta a non cadere in er¬ rore nell'apprezzare l’elemento causale prossimo. Nel valutare, per esempio, uno sforzo quale causa o con¬ causa di danno alla persona, si deve tener conto della sua entità assoluta e relativa, del suo ripetersi abituale e delle possibili condizioni preesistenti che son fre¬ quentissime, poiché è raro che uno sforzo, da solo


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sia causa di danni : avvertendo che quanto minore apparisce l’entità dello sforzo, tanto maggior valore avrà la condizione preesistente ». Secondo il Kocher, è da considerarsi quale ernia che dà diritto al risarcimento dei danni l’ernia recente, la quale segue immediatamente a un infortunio sul la¬ voro ; oppure quella che si forma in seguito a . uno sforzo maggiore dell’ ordinario, eseguito durante il lavoro stesso, e accompagnata, nei due casi, da intensi dolori. In base a questa formola riassuntiva, ch’è il risul¬ tato dello studio di 200 pareri legali emessi al riguardo in Germania, in Austria e in Svizzera, il Randone enumera i criteri da adottarsi per la determinazione delle ernie allegate dipendenti da motivi di servizio; criteri che si possono ridurre ai seguenti : i° h necessario prima di tutto che l'ernia si formi per la prima volta, e non per successsiva manifesta¬ zione d'ernia antica: in secondo luogo, che sia ben de¬ terminato il fatto di servizio a cui è seguita la com¬ parsa dell’ernia ; il quale fatto abbia avuto virtualmente in sè il potere di produrre un tale effetto (sollevamento di pesi per cui si richieda imo sforzo non ordinario ; salti; marce in montagna e corse sotto il peso dello zaitio; il sonare la tromba). 20 L’ernia dev’esser si formata di recente, improv¬ visamente, con forti dolori, dovuti all’improvvisa e rapida distensione che subisce il sacco erniario riem¬ pito per la prima volta dall’intestino, e poi dalla pres¬ sione a cui l’intestino è sottoposto, in causa dell’ela¬ sticità che il sacco tuttora possiede nelle ernie recenti. Si noti che lo strozzamento è una complicazione ra¬ rissima in quest’ultime ernie, perchè mancano le con¬ dizioni necessarie alla sua produzione: e lo stesso si dica dei segni di flogosi, salvo che non vi sia unita


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Parte quarta

contusione, o altra lesione delle parti molli, o del sacco o deirintestino. 3° L ernia da sforzo recente, formatasi improvvisamente, deve presentare certi caratteri rilevabili all’e¬ same obbiettivo, fra i quali avrebbe gran valore lo stravaso sanguigno, perchè starebbe a indicare una lacerazione recentissima dei tessuti : ma non è un ca¬ rattere costante. 4° Farebbero escludere l’ernia da sforzo la com¬ plicanza dell'erma doppia (concordando la massima parte degli autori nel negare la possibilità che le cause deirernia menzionate dianzi agiscano con pari inten¬ sità e simultaneamente dai due lati) e la vicinanza dell' ernia al testicolo contenuto nel canale inguinale (Kaufmann). Per quanto riguarda la compilazione del certificato medico-legale relativo a un’ernia da infortunio, mi restringerò a indicare al perito militare i punti essen¬ ziali che occorre sian messi ben in rilievo : questi sono : a) Le circostanze di tempo, di luogo e di fatto, in cui l’individuo asserisce d’aver' avvertito la comparsa dell’ernia; b) la presenza o l'assenza del dolore, e eventual¬ mente quella dello stravaso sanguigno e dei sintomi flogistici (rari) immediatamente dopo il trauma alle¬ gato come causa dell’ernia ; c) le condizioni anatomiche dei canali inguinali o crurali ; d) la specie dell’ernia (diretta, obliqua, ecc.); e) la riducibilità e la contenibilità con adatto cinto ; f) il parere esplicito circa la provenienza o no da causa di servizio. La questione delle ernie da servizio nei militari — dice giustamente il Randone — potrebbe oggidì avere


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una soluzione, che, eliminando ogni pericolo d’errore nei giudizi, garantirebbe molto meglio i diritti de¬ gl'interessati alla reintegrazione dei danni derivanti dalla diminuita validità personale, quando queste sia stata compromessa durante la permanenza sotto le armi. E una tal soluzione sarebbe la cura radicale, che, accettata incondizionatamente da tutti i chirurghi, trova nelle statistiche la più ampia conferma degl’in¬ discutibili risultati da cui è seguita. Al qual proposito aggiungo che, per quanto riguarda il nostro esercito, dal 1893 al 1904 si praticarono con ottimo esito N. 3314 operazioni d’ernia inguinale e N. 15 d’ernia crurale: il che significa che forse siam più vicini di quanto si creda alla soluzione a cui ha accennato il Randone. Circa la compilazione dei certificati medico-legali pel¬ le lesioni traumatiche, che i francesi chiamano con un’espressione felicissima certificati d'origine, e di quelli relativi a infermità o a lesioni provenienti da cause di servizio, ben poco mi resta a dire dopo quanto ho esposto in proposito parlando delle perizie per il collocamento in aspettativa e a riposo. Nel primo caso (lesioni traumatiche in genere), pre¬ messe le indicazioni comuni, il perito descriverà esat¬ tamente tutte le circostanze di fatto, di tempo e di luogo in cui è avvenuta la lesione stessa ; i suoi ca¬ ratteri ; i disturbi funzionali e materiali consecutivi, procurando di non omettere alcun particolare, perchè non è infrequente il caso che su codeste relazioni si debba ritornare molti anni dopo il fatto ed esprimere un giudizio in base alle medesime. Seguirà poi il pa¬ rere prognostico sulle conseguenze prossime e remote della lesione, accennando pure, se sarà necessario, le possibili complicazioni capaci di ritardarne la guarigione: e finalmente si concluderà col dichiarare se la ferita, o qualsiasi altra lesione, possa, oppure no, essere stata riportata nel tempo e nel modo allegati dal militare. #


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Parte quarta

Come ognun vede, quest’ultimo parere che il perito esprime nel certificato è cosa essenzialmente diversa dal giudizio che, allo stesso riguardo, il Consiglio d’am¬ ministrazione formula nel suo processo verbale: poi¬ ché se il Consiglio constata la realtà d’un fatto in base alla testimonianza dei presenti, il perito si fonda unicamente su criteri scientifici e pronunzia un giu¬ dizio di semplice probabilità e non mai di certezza, salvo che egli stesso si sia trovato presente all’infor¬ tunio. •

/

Nel secondo caso (malattie o lesioni dipendenti da causa di servizio), premesse le generalità, l’anamnesi, la descrizione particolareggiata dei sintomi subbiettivi e obbiettivi, delle cure fatte e del loro esito, il perito esprimerà chiaramente il suo giudizio : i° sul rapporto fra causa ed effetto ; 2° sul probabile esito della ma¬ lattia. Dopo quanto ho detto circa le norme da se¬ guirsi nell’accertamento del nesso esistente tra il fatto allegato come causa di servizio e la lesione o la ma¬ lattia consecutiva (cfr. Collocamento in aspettativa e a riposo), non credo sia necessario spendere altre pa¬ role sulla compilazione di questi certificati. Insisterò soltanto sulla loro importanza medico-legale e sulla necessità che essi contengano il maggior numero pos¬ sibile di dati di fatto, perchè costituiranno un prezioso elemento di giudizio quando, più tardi, si dovesse addivenire al collocamento in aspettativa o a riposo del militare. L’articolo 211 del codice penale militare prescrive che « qualunque ufficiale del corpo sanitario, il quale non notifichi nelle 24 ore all’autorità militare da cui dipende i ferimenti o qualsiasi altra offesa corporale per cui abbia prestato i soccorsi dell’arte, sarà punito col carcere fino a 6 mesi. Tale notificazione si fa, com’è noto, sotto forma di referto, che ogni medico


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civile deve trasmettere, per legge, al giudice istruttore o a qualunque altro ufficiale di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza, e che invece il medico militare presenta al proprio comandante di corpo o al diret¬ tore dell’ospedale militare. Nel primo referto, detto d’avviso, oltre alle indica¬ zioni comuni a tutti i certificati, il perito preciserà pure il luogo, il giorno e l’ora in cui ha visitato il paziente, riferendo, in base alle asserzioni di quest’ul¬ timo, la causa della lesione. Descriverà poi minuta¬ mente la sede e l’estensione della lesione stessa e i caratteri speciali, accennando se fu prodotta da arma da fuoco oppure da quelle armi che servono partico¬ larmente a difesa propria e all’offesa altrui, oppure con strumenti, utensili o corpi contundenti, taglienti, per¬ foranti, o con qualsiasi altro oggetto offensivo. Formulerà poscia la diagnosi e la prognosi; ricordando che, riguardo a quest’ultima, bisognerà specificare se la lesione è gua¬ ribile o no in cinque giorni ; poiché le ferite e le per¬ cosse fra militari d’ugual grado, rivestenti carattere di reato militare e guaribili nello spazio di tempo or accennato, danno luogo a semplici punizioni discipli¬ nari, che vengono inflitte dai comandanti di corpo, i quali provvedono pure economicamente al risarcimento dei danni. Al giudizio prognostico s’aggiungerà la clausola « salvo complicazioni », la quale, checché ne dicano i profani, è tanto logica per quanto è illogico il pretendere dal medico l’indicazione matematicamente precisa dei giorni necessari alla guarigione. Se la lesione è gravissima con pericolo di vita, bisognerà dichiararlo; come pure si dichiarerà se sia probabile che qualche organo rimanga temporaneamente o permanentemente impedito nella sua funzione, o se possa residuare qual¬ che deformità, sopprattutto della faccia. Il referto definitivo è poi compilato dall’ufficiale me-


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Parte quarta

dico che ha avuto in cura il militare ferito, sia nel caso d’àvvenuta guarigione, sia quando la lesione si ri tiene insanabile: e in tale certificatosi specificherà la durata della malattia, le complicazioni, le conseguenze materiali e funzionali della stessa, dichiarando se queste sono, oppure no, compatibili ancora col servizio mili¬ tare: il che equivale a un giudizio di valutazione del danno prodotto dalla lesione. Nei casi di morte violenta (suicidio, omicidio) e di morte repentina di cui sia ignota la causa, l’ufficiale medico si limiterà a notificare d’urgenza il decesso al comandante del corpo o al capo di servizio: decesso, che constaterà secondo le norme comuni, ricordando che il cadavere non dev’essere rimosso nè trasportato alla sala mortuaria dell’ospedale finché l’autorità giu¬ diziaria non abbia proceduto alla visita prescritta dalla legge. È inutile aggiungere che, nel dubbio di morte apparente, egli metterà in opera tutte le risorse del¬ l’arte, riferendone poi all’autorità da cui dipende di¬ rettamente. 'La partecipazione del decesso si fa mediante un certificato, in cui il medico militare dovrà esprimere il suo giudizio circa la data probabile della morte; specificando, nel caso di morte repentina, le cause che a suo parere, possono averla prodotta ; e, nel caso di morte violenta, le circostanze in cui questa è avve¬ nuta (omicidio, suicidio: con quale arma o mezzo? infortunio : in qual modo ?), tenendo presente che ogni dato di fatto inserito in questo certificato ha gran valore dinanzi alla legge, quando si sospetti la natura crimi¬ nosa della morte.


Modelli di certificati medico-legali militari.

Seguendo l’esempio del Duponchel e del Bonalumi, ho riunito, in fondo al volume, i modelli dei certificati che il medico legale militare deve redigere dopo aver compiuto le relative perizie. Essi saranno particolar¬ mente utili ai sottotenenti medici di nuova nomina, i quali ben sovente prestano servizio da soli al reg¬ gimento, e mancano perciò della guida e dei consigli d’un superiore provetto.


4oo

Parte quarta

i. Visita per arruolamento al volontariato ordinario. (Idofieità). 2n Reggimento Alpini

OGGETTO.

Cuneo, i ottobre 1906.

Dichiarazione medica ri¬ guardante

Il sottoscritto ha visitato di¬ nanzi al Consiglio d’amministrazione il giovane

FIORINI GIULIO

FIORINI GIULIO,

aspirante al volontaria¬ to ordinario.

e lo ha riconosciuto di robusta costituzione ed esente da qual¬ siasi apprezzabile imperfezione o infermità fisica e intellettuale. Il medesimo ha una statura di metri uno e centimetri sessantasei (m. 1,66) e un perimetro to¬ racico di cent, novanta (m. 0,90). Per conseguenza, il sottoscritto dichiara che il Fiorini è idoneo a prestar servizio in questo reg¬ gimento, nel quale ha fatto do¬ manda d’essere arruolato in qua¬ lità di volontario ordinario. Il sottotenente ?nedico

Al Signor Comandante il 2° reggimento Alpini

N.

N.

Cuneo. 1


Perizie medico-legali militari

4oi

2.

Visita per arruolamento al volontariato (l’un anno. (Inabilità). NB. Certificato non prescritto, ma rilasciato in seguito a richiesta deirinteressato.

44° Reggimento di Fanteria

Parma, 2 ottobre 1906. f

OGGETTO. Dichiarazione medica ri¬ guardante RIGLIONE ADOLFO aspirante al volontaria¬ to d’un anno.

E. Trombetta.

Il sottoscritto ha visitato di¬ nanzi al Consiglio d’amministra¬ zione il giovane RIGLIONE ADOLFO aspirante all’arruolamento in que¬ sto reggimento in qualità di vo¬ lontario d’un anno, e lo ha ri¬ conosciuto affetto da obesità di tale grado da essere incompati¬ bile col servizio militare. Il Riglione presenta le seguenti misure : a) Statura: metro uno e cen¬ timetri sessantanove (m. 1,69). b) Perimetro toracico : me¬ tri uno e centim. dodici (m. 1,12). c) Perimetro addominale a livello dell’ombellico: metri uno e centimetri ventidue (m. 1,22). d) Peso del corpo: Chilo¬ grammi centouno (101). 2Ó


Parte quarta

402

In conseguenza, ritenendo che l’obesità da cui è affetto sia del grado specificato dall’articolo 30 dell’elenco delle infermità e im¬ perfezioni, giudica il Riglione non idoneo all’ arruolamento a cui aspira. Al Signor Comandante il 440 reggimento di Fanteria

Il sottotenente medico

N. N.

Parma.

Visita per rafferma. (Idoneità). %

i° Reggimento Granatieri

Roma, 3 gennaio 1907.

Dichiarazione medica re¬ lativa al sergente

Il sottoscritto ha visitato in presenza del Consiglio d’ammi¬ nistrazione il sergente

SCHIAVONI MARIO

SCHIAVONI MARIO

aspirante a rafferma.

della classe 1878, col N. 2576 di matricola, del distretto mili¬ tare di Caserta (26), il quale ha fatto domanda di rafferma d’un anno ; e lo ha riconosciuto sano, robusto, ben costituito ed esente da qualsiasi infermità e imper¬ fezione. Ritiene pertanto che il pre¬ detto sottufficiale riunisca in sè tali condizioni d’attitudine fisica,

OGGETTO.

r


Perìzie medico-legali militari

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da offrire sufficiente garanzia che egli possa prestare un utile ser¬ vizio durante il tempo della raf¬ ferma. Al Signor Comandante il 1 ) reggimento grana¬ tieri

Il capitano medico

N. N.

Roma.

4-

Visita per rafferma. (Inabilità). 710

Reggimento di Fanteria

OGGETTO.

Alessandria, 2 febbraio 1907.

Dichiarazione medica ri¬ guardante il furiere

Il sottoscritto ha visitato in presenza del Consiglio d’ammi¬ nistrazione il furiere

POSTI VITTORIO

POSTI VITTORIO

aspirante alla rafferma.

%

della classe 1876, col N. 4315 di matricola, del distretto mili¬ tare di Bari (5), il quale ha fatto domanda di rafferma, e lo ha ri¬ conosciuto affetto da àrsocele sinistro notevolmente voluminoso e nodoso, e vieppiù appariscente dopo le marce o in seguito a stazione eretta prolungata. Giudica pertanto che il pre¬ detto sottufficiale non riunisca in sè tali condizioni d’attitudine


Parte quarta

404

fisica da offrire sufficiente ga¬ ranzia ch’egli possa prestare un utile servizio per tutto il tempo della rafferma, in causa del cirsocele da cui è affetto ; e che, per tale infermità dovrà esser proposto a rassegna di rimando, secondo le disposizioni dell’ ar¬ ticolo 8o° dell’elenco. La malattia non dipende da causa di servizio. Al Signor Comandante il yi° Reggimento di Fanteria

Il capitano medico

N.

N.

Alessandria.

5-

Proposta a rassegna speciale. (Inabilità assoluta). NB. Per questa proposta vi sono degli stampati speciali su cui si scrive la dichiarazione medica.

L’inscritto Lamberti Emilio della classe 1886, asse¬ gnato all’ii° Reggimento di Fanteria, col N. 3425 di matricola, del distretto militare di Napoli (27), nella visita a cui è stato sottoposto oggi è risultato affetto da punta d’ernia ben manifesta nella regione inguinale destra. Il sottoscritto lo giudica pertanto inabile in modo assoluto e permanente al servizio militare, a senso del¬ l’articolo 77 dell’elenco delle infermità e imperfezioni. Il capitano medico

N.'N.


Perizie medico-legali militari

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6.

Proposta a rassegna speciale. (Rive dibili là). NB. Come per la dichiarazione precedente!.

L’inscritto Noli Michele della classe 1886, assegnato al 40 Reggimento di fanteria, col N. 8233 di matricola, del distretto militare di Girgenti (60), è stato ricono¬ sciuto affetto da deperimento organico e da oligoemia, che son il risultato d’un’infezione tifoidea da lui sof¬ ferta recentemente. Tali condizioni morbose, che ren dono presentemente il Noli inabile al servizio militare, si giudicano però suscettibili di guarigione col tempo. Pertanto il sottoscritto, a senso degli articoli 1 e 4 dell’elenco delle infermità, opina per il rinvio dell’in¬ scritto predetto alla prossima ventura leva in qualità di rivedibile. Il sottotenente medico

N. N. 7-

Proposta a rassegna speciale per inabilità relativa. (Cambio di corpo). NB. Come per la dichiarazione N. 5. #

L’inscritto Bisbini Enrico della classe 1886, assegnato all’S0 Reggimento Bersaglieri, col N. 4001 di matricola, del distretto militare di Bologna (6), presenta una co¬ stituzione fisica non molto robusta e un torace non suffi¬ cientemente sviluppato. Infatti, con una statura di metri uno e centimetri settanta (m. 1,70) ha un perimetro


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Parte quarta

toracico di centimetri ottantatrè appena (m. 0,83). Inoltre ha le ginocchia alquanto convergenti, in modo da rimanere menomata l’agilità nell’andatura e l'atti¬ tudine alla corsa e alle lunghe marce. Pertanto, siccome il Bisbini è esente da qualsiasi altra imperfezione o infermità, lo si giudica idoneo al servizio militare in genere, ma non lo si ritiene adatto a quello dei Bersaglieri. Se ne propone per conse¬ guenza, il passaggio in altr’> arma o in altro corpo per cui egli possegga l’idoneità (l). Il capitano medico

N. N.

8.

Proposta a rassegna di rimando. (.Inabilità assoluta). NB. Come per la dichiarazione N. 5. — In questo caso si suppone che il militare proposto a rassegna sia ricoverato nell’ ospedale militare.

Il soldato Strobino Michele del 21° reggimento di fanteria, della classe 1885, col N. 660 di matricola, è un individuo di costituzione originariamente buona, il quale riferisce, come solo dato gentilizio degno di nota, che suo padre è affetto da parecchi anni da dia¬ bete. Non ha mai sofferto malattie d’importanza, tranne un catarro bronchiale leggiero per cui stette ricoverato pochi giorni nell’infermeria del reggimento. Il 18 novembre u. s. entrò in quest’ospedale per poliartrite reìimatica acuta localizzata alle ginocchia e

(i) Non è prescritto d’indicare nella proposta a rassegna a quale arma o a quale corpo si ritenga più adatto l’inscritto.


Perizie medico-legali militari

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alla spalla sinistra. Sottoposto a opportune cure ge¬ nerali (preparati salicilici) e locali (immobilizzazione, revulsivi), egli andò lentamente migliorando, finché il processo morboso potè considerarsi come spento. È residuato però un senso generale di debolezza con facile affanno di respiro e con dolori intercorrenti alla regione precordiale. Presentemente l’infermo, oltre ai sintomi ora detti, accusa pure una leggiera addolorabilità nelle articolazioni già affette. All’esame obbiettivo, si nota un certo grado di tu¬ mefazione e di rigidità nelle articolazioni della spalla sinistra e d’ambedue le ginocchia. L’esame dell’appa¬ recchio circolatorio, fa rilevare, alla palpazione nella regione precordiale, un fremito ben manifesto, e, al¬ l’ascoltazione, un rumore di soffio sistolico colla mas¬ sima intensità alla punta del cuore. Il ventricolo destro si mostra, alla percussione, alquanto ingrandito. Nulla di notevole negli altri organi e apparecchi. Si ritiene pertanto essere lo Strobino affetto da po¬ stumi di poliartrite reumatica consistenti in endocardite co?i vizio valvolare consecutivo (insufficienza mitralica); e perciò lo si giudica in modo assoluto e permanente inabile al servizio militare, a senso delllarticolo 71 del¬ l’elenco. La malattia non è dipendente da causa di servizio. Il Tenente-Colonnello medico direttore

N. N.


4oS

Parte quarta

9-

Proposta a rassegna di rimando. (Inabilità asso tuta). NB. Come per la dichiarazione N. 5. — In questo caso si suppone che la proposta a rassegna sia fatta dall’ufficiale medico del Corpo.

Il soldato Moltieri Armando del 22° reggimento d’ artiglieria, della classe 1885, col N. 1897 di matri¬ cola, del distretto militare di Firenze, è individuo di ottima costituzione fisica senz’ alcun precedente mor¬ boso d’importanza. Ha prestato sempre lodevole ser¬ vizio durante gli otto mesi di sua permanenza nel reggimento. Tre giorni or sono, trovandosi in maneggio per le esercitazioni prescritte, nell’atto di fare un ra¬ pido volteggio mentre il cavallo era in corsa, avvertì uno strappo violento e dolorosissimo all’ inguine sini¬ stro, sì da cadere rovescio al suolo. Immediatamente soccorso e portato all’ infermeria del Corpo, fu dal sottoscritto visitato e assistito con le cure richieste dal caso. All’ esame obbiettivo si rilevò : depressione generale delle forze ; temperatura alquanto superiore alla normale; polso debole e frequente. Localmente — alla regione inguinale sinistra e in corrispondenza del canale e dell’orifizio omonimo — s’osservava una tumefazione ben circoscritta, del volume d’una grossa noce, molto resistente ai tentativi di riduzione e do¬ lentissima alla pressione anche leggiera: i quali feno¬ meni andarono sempre più accentuandosi, per modo da dimostrare chiaramente che era avvenuta una la¬ cerazione repentina dei tessuti costituenti la regione inguinale; lacerazione di cui si fecero ben presto visi¬ bili le tracce sotto forma d’uno stravaso sanguigno. Ritenendosi il soldato Moltieri affetto da ernia in¬ guinale sinistra ben manifesta, lo si "giudica penna-


Perìzie medico-legali militari

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nentemente inabile al servizio militare a senso dell’ar¬ ticolo 77 dell’elenco. Inoltre, il sottoscritto, conformemente ai criteri e alle prescrizioni della Circolare ministeriale in data io ottobre 1896, giudica che, sia per i fotti obbiettivi rilevati nell’individuo, sia per le circostanze di tempo, di luogo e di modo riferite, la lesione del soldato Moltieri si possa ritenere come dipendente da causa di servizio. Il capitano medico

N. N.

io.

Proposta d’invio in osservazione all’ospedale militare. 700 Reggimento di Fanteria

OGGETTO. Dichiarazione medica ri¬ guardante il soldato BIAGIOLI CARLO da inviarsi in osserva¬ zione all’ ospedale mi¬ litare.

Ravenna, 3 Marzo 1907.

Il soldato Biagioli Carlo, della classe 1885, col N. 2220 di ma¬ tricola, del distretto militare di Firenze ( 11 ), si è presentato oggi alla visita medica accusando un dolore alla regione inguinale de¬ stra. All’ esame obbiettivo della detta regione, nulla s’osserva d’anormale all’ispezione, sia allo stato di riposo, che sotto gli sforzi di tosse o nell’atto del ponzare. Alla palpazione, si rileva una notevole dilatazione degli anelli inguinali. Facendo tossire e pon¬ zare 1’ individuo, il polpastrello


4io

Parte quarta dell’indice, introdotto nell’anello esterno, avverte indistintamente la presenza di un corpo molle ed elastico che viene a urtarvi contro : la sensazione però non è ben netta. Interrogato il Biagioli, questi dichiara che il dolore cominciò a manifestarsi quindici giorni or sono in seguito a sforzi di tosse, essendo egli allora affetto da ca¬ tarro bronchiale, di cui presen¬ temente è però guarito. Rite¬ nendosi pertanto che il Biagioli possa esser affetto da punta d’er¬ nia inguinale destra, ma non riuscendosi a diagnosticarla con certezza, si propone che il me¬ desimo sia inviato in osserva¬ zione all’ospedale militare, onde constatare 1’esistenza e la natura dell’ infermità da cui egli dice d’ esser affetto, e stabilire se le si possa applicare la disposizione dell’articolo 77 dell’elenco. Il sottotenente medico

N. N.


Perizie medico-legali militari

4ir

Visita collegiale per inabilità a lavoro profìcuo.

Ospedale militare principale di Firenze.

Firenze, 3 novembre 1906. ^

In seguito ad ordine del ministero della guerra (dispaccio N. 231 del 20 ottobre u. s. — Direzione generale leve e truppa), i sottoscritti ufficiali medici si sono oggi riuniti collegialmente sotto la presidenza del Tenente-colonnello medico direttore di quest’ ospedale militare per procedere alla visita di Pasoni Augusto, fratello dell’ inscritto Pasoni Emilio della classe 1885, e definire se, per effetto delle infermità da lui allegate, lo si debba considerare come non esi¬ stente in famiglia, a senso dell’articolo 93 N. 3 della legge sul reclutamento; essendosi egli appellato contro la decisione sfavorevole del Consiglio di leva di Fi¬ renze. Previa constatazione della sua identità personale, i sottoscritti, avendolo individualmente esaminato, hanno constatato quanto segue: Il Pasoni, d’ anni 40, è un individuo di mediocre costituzione fisica, senza precedenti eredo-patologici d’importanza. Afferma d’avere alquanto abusato degli alcoolici e d’ essersi esposto frequentemente a cause reumatizzanti. Dice d’ aver sofferto nell’ infanzia il morbillo e la scarlattina. Circa due anni or sono, a quanto egli riferisce, in seguito a gravi patemi d’ animo, cominciò a sentire


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Parte quarta

dolori intercorrenti alla regione precordiale con accessi di palpitazione e d’ affanno di respiro alle più lievi fatiche. Tali accessi, a malgrado delle cure fatte, son diventati sempre più gravi e frequenti e si son associati a edema degli arti inferiori ; per modo da costringerlo a letto e da impedirgli d’attendere in modo continuo ai lavori dei campi. Presentemente, all’esame generale, si nota: colorito pallido della cute con lieve suffusione cianotica alle labbra e con marezzameli venosi all’addome; leggiero edema alle pareti addominali, allo scroto e specialmente agli arti inferiori. All’esame dell’apparecchio circolatorio, si nota: ta¬ chicardia molto accentuata; rumore di soffio in primo tempo col centro di massima intensità sul focolaio aortico; leggiero aumento dell’area cardiaca a sinistra e in basso ; polso piccolo e frequente. V’ha pure vi¬ sibile pulsazione delle vene giugulari. All’esame dell’apparecchio respiratorio, si rileva un leggiero catarro bronchiale. All’ esame dell’ addome, oltre al marezzamelo ve¬ noso già indicato, s’osserva un modico versamento di liquido nella cavità peritoneale. L’esame della poca orina che s’è potuta raccogliere ha fatto rilevare la presenza d’albumina. Nulla di notevole si è constatato negli altri organi e apparecchi. I sottoscritti, in base a quanto si è esposto, unani¬ memente concludono essere il Pasoni Augusto affetto da vizio organico di cuore (stenosi aortica), associato a fenomeni di stasi nella grande e nella piccola cir¬ colazione e perciò attualmente in periodo di scompenso. Ritengono pertanto che il detto Pasoni, sebbene possa presentare qualche breve periodo di migliora¬ mento sotto l’azione d’adatta igiene e di cure oppor!


Perizie medico-legali militari

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tune, non possa però, senza grave pericolo, esporsi alle fatiche inerenti al suo mestiere di contadino, nè ad altro lavoro proficuo: per la qual cosa esprimono l’unanime parere ch’egli si trovi realmente nelle con¬ dizioni previste dall’ articolo 93 N. 3 della legge sul reclutamento. I sottotenenti medici

Il tenente medico

G. F. — R. S.

F. P.

I maggiori medici

I capitani medici

N. L. — P. T.

S. P. — F. O

Il Tenente-colonnello medico direttore

L. P.

12.

Visita per collocamento a riposo. Ospedale militare principale di Napoli.

Napoli, 3 aprile, 1907.

In seguito ad ordine del Sig. Tenente-colonnello medico direttore dell’ospedale principale di Napoli, il sottoscritto, assistito dal capitano medico F. S. e dal sottotenente medico V. D., ha sottoposto a visita me¬ dica, a senso dell’articolo 46, capo II, titolo II del Testo unico delle leggi sulle pensioni civili e militari, il caporale maniscalco Biagianti Emilio dei Cavalleggeri di Lodi (150), aggregato al Deposito d’allevamento di cavalli in Persano, della classe 1881, col N. 2590 di matricola, del distretto militare di Firenze, il quale ha fatto domanda d’ essere collocato a riposo per in¬ fermità proveniente da causa di servizio. Dall’anainuesi raccolta e dai documenti ufficiali avuti in comunicazione, risulta quanto segue :


414

Parte quarta

11 Biagianti, d’anni 25 d’età e 6 di servizio, di ro¬ busta costituzione fisica, senza precedenti morbosi ere¬ ditari e personali degni di nota, mentre, il 28 ottobre dello scorso anno, ferrava un cavallo nel Deposito di Persano, ricevette dall’ animale un calcio alla coscia sinistra, riportandone la frattura del terzo medio del femore, complicata da ferita contusa delle parti molli. Ricoverato nell’ospedale militare, fu curato con appa¬ recchi amovo-inamovibili, previa rigorosa antisepsi e sutura della ferita. In seguito però, essendosi manife¬ stata un’osteomielite purulenta, si dovette praticare il raschiamento e successivamente la resezione dei fram¬ menti ossei ; ottenendosi, dopo circa 4 mesi, la gua¬ rigione. Sottoposto poi a rassegna di rimando, il Bia¬ gianti fu dichiarato, in modo assoluto e permanente, inabile al servizio militare a senso dell’articolo 26 del¬ l’elenco. Presentemente, all’ esame della parte, notasi che l’arto inferiore sinistro è ipotrofico : infatti, il suo pe¬ rimetro, preso a metà della coscia e della gamba, mi¬ sura rispettivamente quattro e due centimetri e mezzo in meno che nelle sezioni corrispondenti dell’ arto destro. La lunghezza misurata dalla spina iliaca anterioresuperiore al malleolo esterno è di ottantasei centimetri, mentre a destra è di novanta. In corrispondenza del terzo medio della regione antero-esterna della coscia sinistra, s’osserva una cicatrice aderente ai tessuti sot¬ toposti, diretta in senso longitudinale all’ arto, di co¬ lorito rosso-violaceo, lucente, tesa e perciò facile ad ulcerarsi: alla palpazione, si sente un callo osseo molto voluminoso ed irregolare. I movimenti attivi e passivi dell’ arto sono abba¬ stanza ben conservati : la deambulazione è possibile, ma si compie con gran difficoltà ed è manifestamente claudicante.


Perizie medico-legali militari

4i5

Nulla d’importante si nota negli altri organi e ap¬ parecchi. I sottoscritti, pertanto, unanimemente dichiarano: i°: che il Biagianti è affetto da postumi di frat¬ tura complicata da osteomielite traumatica del femore sinistro, consistenti in accorciamento e atrofìa notevoli dell’arto corrispondente, non suscettibili di migliora¬ mento col tempo ; 2°: che la detta infermità deve ritenersi come la conseguenza del calcio di cavallo riportato dal Biagianti il 28 ottobre dello scorso anno ; 30: che essa lo rende in modo assoluto e perma¬ nente inabile a prestare servizio in qualsiasi arma o corpo del Regio Esercito, non escluso quello dei ve¬ terani; e che dev’esser compresa nella terza categoria designata dall’articolo 63, capo IV, titolo III del Testo unico delle leggi sulle pensioni civili e militari. Il sottotencìitc medico

11 capitano medico

V. D.

M. L. Il maggiore medico

L. S. Visto: Il Tenente-colonnello medico Direttole

N. L.

13f «

\

J **

*

Visita per collocamento in aspettativa. (Infermità non proveniente da causa di servizio). Ospedale militare principale di

Venezia.

Venezia, 2 gennaio 1906.

Il sottoscritto, direttore dell’ ospedale militare prin¬ cipale di Venezia, assistito dal maggiore medico R. P. e dal tenente medico S. P. ha visitato oggi il tenente


416

Parte quarta

Bilancini Bruno dell’ 8o° reggimento di fanteria, il quale ha fatto domanda d’essere collocato in aspetta¬ tiva per infermità temporanea non dipendente da causa di servizio. Il Sig. Bilancini, dell’età d’anni 31, con 12 anni di servizio, è un individuo di costituzione originariamente robusta, ora alquanto deperita, senza precedenti mor¬ bosi ereditari e personali degni di nota. Riferisce che nel mese di febbraio dello scorso anno soffrì d’influenza a forma piuttosto grave e prevalen¬ temente gastro-intestinale, per cui fu ricoverato in quest’ospedale militare dal 22 febbraio al 20 marzo. In seguito, fruì d’una licenza di convalescenza di cin¬ quanta giorni. Durante la licenza, però, essendosi manifestati i sintomi d’una gastro-enterite, rientrò nel¬ l’ospedale militare il 1 di maggio, uscendone il 2 giu¬ gno con proposta di licenza dì convalescenza di qua¬ ranta giorni, in attesa della cura idropinica di Recoaro, che egli fece nel mese d’agosto con risultato così sod¬ disfacente da poter rientrare al Corpo e riprendere servizio. Stette relativamente bene e prestò servizio fino alla fine di novembre u. s., sottoponendosi a oppor¬ tuna cura igienica; ma, in seguito a errori dietetici, si manifestarono di nuovo dei disturbi nell’ apparato digerente che lo costrinsero a entrare per la terza volta in quest’ospedale il 2 dicembre u. s., affatto da gastro-enterite cronica riacutizzata. Seguendo rigoro¬ samente le cure prescritte (riposo in letto, dieta lattea, antisepsi intestinale) andò migliorando a grado a gra¬ do ; ma anche presentemente si lagna ancora d’ ano¬ ressia, di nausee intercorrenti, di stitichezza e di diarrea alternate, d’un senso di peso allo stomaco e di cefalea dopo i pasti. All’esame obbiettivo si nota: leggiera patina bian-


Perizie medico-legali militari

417

castra sulla lingua; notevole dilatazione dello stomaco, la cui grande curvatura giunge fino alla linea ombellicale trasversa ; meteorismo intestinale e borborigmi lungo il colon trasverso, e una zona d’ottusità in cor¬ rispondenza dell’esse iliaca. L’esame delle feci fa rilevare la presenza di muco abbondante e di sfaldamenti epiteliali del grosso in¬ testino. All’ esame delle orine è evidentissima la reazione del Rosenback. Nuli’altro d’importante s’osserva negli altri organi e apparecchi, salvo un certo grado di deperimento organico. Per quanto si è esposto, i sottoscritti unanimamente giudicano essere il Sig. Bilancini Bruno affetto da ga¬ stro-enterite catarrale cronica, e dichiarano: i": che la detta infermità rende indispensabile la temporanea esonerazione dell’ufficiale dal servizio, do¬ vendo egli stare alcuni mesi in riposo e sottoporsi a una rigorosa cura igienico-dietetica ; 2°: che la detta infermità è suscettibile di miglio¬ ramento col tempo e con adatte cure; in modo da la¬ sciare la speranza che il Sig. Tenente Bilancini possa più tardi riprendere servizio. Il tenente medico

Il maggiore medico

s. p.

R.

P.

Il Tenente-colonnello medico Direttore

L. V.

E. Trombetta

27


Parte quarta

418

14.

Dichiarazione medica per lesione traumatica. (.Redatta dall’ufficiale medico di guardia all’ospedale). Ospedale militare principale

Firenze,

25

gennaio

1906.

di Firenze. »

OGGETTO. Dichiarazione medica circa la lesione trauma¬ tica riportata dal ca¬ porale

MONTI PIO del reggimento caval¬ leria Savoia (3").

Oggi alle ore 17 è stato ricoverato in quest’ ospedale il ca¬ porale MONTI PIO del reggimento cavalleria Sa¬ voia (30), della classe 1885, col N. 3860 di matricola, del di¬ stretto militare di Napoli, affetto da ferita contusa al capo. All’esame obbiettivo, s’osserva nella regione parietale sinistra, in vicinanza della sutura sagitj^x tale, una soluzione di continuità di forma lineare, diretta in senso obliquo da dietro in avanti e dall’alto al basso, lunga sette centimetri circa, interessante tut¬ te le parti molli fino al periostio incluso, molto sanguinante, a margini scollati ed ecchimotici. Alla specillazione, si nota che l’osso sottostante è integro. Non vi sono sintomi di com¬ mozione nè di contusione cere¬ brale. Lo stato generale non è me¬ nomamente alterato.


Perizie medico-legali militari

419

Il caporale Monti mi ha rife¬ rito d’ aver riportato la lesione suddescritta oggi verso le ore 15, per una zampata di cavallo, mentre attendeva al governo nel cortile della caserma. Giudico la lesione guaribile in giorni otto, salvo complicazioni; e ritengo che la medesima abbia potuto realmente prodursi nelle circostanze di luogo, di tempo e di modo riferite dal paziente. Al Signor Direttore del Vospedale militareprin cipale

Il sottotenente medico di complemento

N. N.

Firenze. I


BIBLIOGRAFIA Nella compilazione di questo • manuale, furono con¬ sultate le pubblicazioni seguenti, oltre a quelle citate nel testo : 1

'

.

•

Bonalumi, Manuale di medicina legale militare. Firenze, 1891. (Edi¬

zione esaurita). Borri, Le lesioni traumatiche di fronte ai codici penale e civile e alla legge sugVinfortuni del lavoro. Milano, 1899. Brouardel, Les blessures et les accidents du travail. Paris, 1906. Clifford-Albutt e Ferrio, Trattato delle malattie del sistema ner¬ voso. Torino, 1905. Cognetti, I criminali nell'armata. Arch. psich. ecc. 1897. Duponchel, Traitè de medicine legale militaire. Paris, 1890. Fi.eury (de), Les grands symptòmes neurasthèniques. Paris, 1902. Knapp, Traumatic nervous affections. Amer. Journ. of thè med. Sciences. 1892. Lombroso, L'uomo delinquente. Torino, 5a Edizione. Morselli. Manuale di semeiotica delle malattie mentati. Milano. Ostino, La medicina legale militare dell9 orecchio, del naso e della gola. Firenze, 1904. Pucci, Le nevrosi nei militari. Torino, 1897. Quinzio, Manuale piatico di medicina legale militare. Firenze, 1899. Rogues de fursac, Manuel de psychiatrie. Paris, 1903. Sand, La simulation et Vinterprètation des accidents du travail. Pa¬ ris, 1907. Saporito, Sulla delinquenza e sulla pazzia dei militari. Napoli, 1903. Scarano, Le nevrosi rispetto all* esercito e alla giustizia militare. Napoli, 1899. Schott, Die Bedeutung des Traumas bei den verschiedenen Hernien. Monatsschr. f. Unfallheilk, 1901.


INDICE ALFABETICO DELLE MATERIE

Abbassamento della punta del cuore, 72. Abilità al servizio militare, 3. Abulia, 218. Accessi epilettici, 199, 210. Accessi isterici, 208, 210. Achinesia albera, 219. Achorion Schoenleinii, 307. Acutezza visiva (limiti per l’ido¬ neità al servizio militare), 114. Acutezza visiva (determinazione della), 115, 116. Afonia, 304. Albuminuria, 84, 85. — alternante, 191. — ciclica intermittente, 84. — concomitante, 192. — da disturbi d’innervazione, 84. — dietetica, 84. — ortostatica, 85. — parossistica, 84. — remittente, 84. — sostitutiva, 192. Alcoolismo acuto, 254. Alcoolismo cronico, 255. Alienazioni mentali,-90, 253. Alito fetido, 153. Allucinazioni, 265. Alterazioni della voce, 150. Amaurosi binoculare, 28S. Amaurosi monoculare, 273. Amaurosi simulata, 273. Ambiente militare come fattore di delinquenza, 252. Ambliopia binoculare, 285. Ambliopia monoculare, 273 Ambliopia simulata, 273.

Ampiezza toracica assoluta e re¬ lativa, 5, 11. Anchilosi, 314. Anchilostomiasi, 81. Anemie piasmatiche, 81. Anemia scorbutica, 82. Aneurismi, 185. Angine, 193. Angioscopia retinica, 130. Angolo facciale, 239. Angolo visivo, 117. Angustia congenita dell’aorta,185. Antropometrici (fattori), 3. Appiattimento della cornea, iti. Arresti di sviluppo, S8. Arresto psichico, 265. Arruolamento, 18. — negli alpini, 20. — in artiglieria, 20 — nei bersaglieri, 19. — in cavalleria, 19. — in fanteria, 19. — nel genio, 20. — nel treno, 20. Arterio-sclerosi da trauma, 369. Aspettativa (collocamento in), 364. Assenza, 197. Astigmatismo, 122, 125, 134. Astigmometro, 134. Atavismo, 233. Balbuzie, 155. Battiti aortici addominali, 163. Blefarite, to8, 109. Bocca (Malattia della), 152. Bradicardia, 164.


422

Indice alfabetico delle materie

Capacità vitale, 7. Carattere epilettico, 92, 198, 336. Carattere isterico, 212. Cardiopalmo, 165. Catalessia, 213, 338. Catarro primaverile, 110. Causa di servizio, 384. Certificati di proposta a rasse¬ gna, 27. Certificati medico-legali, 395, 399. Cheratite, in. Cheratoectasia, in. Cicatrici corneali, in. Cinematografie dei claudicanti, 320. Classificazione dei delinquenti, 235Claudicazione, 315. Claudicazione intermittente, 318. Coma post-epilettico, 200. Concetto medico-legale di guari¬ gione, 31, 32. Condotta del perito militare, 23. Congiuntiviti croniche, 109. Congiuntiviti semplici, no. Congiuntiviti simulate, 291. Consiglio di leva, 18, 26. Contratture, 311. Convulsioni isteroidi post-epilcttiche, 212. Corea, 202. Corea psicopatica, 205. Corrente faradica, 97. Corrente galvanica, 97. Cranio (forme e misure), 237. Crepitazione laringea, 160. Cretinismo, 86. Cuore (malattie di), 161. Cuore (malattie latenti), 184. Debolezza di costituzione, 69. Debolezza mentale, 226, 347. Debolezza motrice, 196. Decisioni del consiglio di leva, 26. Deformità del padiglione dell’ orecchio, 144. Degenerazione, 234. Delinquenza, 232. Delinquenza militare, 248. Delirio allucinatorio, 260. Delitto, 232. Deperimento organico, 75. Dermatite erpetiforme, 308.

Dermatosi, 306. Determinazione obbiettiva dei vizi di refrazione, 129. Determinazione subbiettiva dei vizi di rifrazione, 123. Diabete, 83, 191. Diabete latente, 191. Diabete traumatico, 370. Diagnosi dell’epilessia, 201, 334. Diagnosi differenziale fra l’ac¬ cesso epilettico e l’isterico, 2jo. Diagnosi differenziale fra l’ac¬ cesso epllettivo vero e il simu¬ lato, 331. Diagnosi medico-legale dell’er¬ nia, 172. Diagnosi medico-legale delia paz¬ zia, 260. Diagnosi precoce delia tuberco¬ losi, 159. Diapason, 138. Dinamometria, 325. Diploscopio, 280. Dipsomania, 195. Direzione delle linee visive, 273. Dissimulazione della pazzia, 348. Dolore (accertamento del — con prove obbiettive), 321. Dolori addominali, lombari sa¬ crali, crurali e sciatici, 193* Eczema secco dei margini ci¬ liari, 109. Ectropion, 113. Elenco delle infermità e delle imperfezioni che esimono dal servizio militare, 34. Emeralopia, 288. Emicrania oftalmica, 196. Emmetropia, 124. Endocarditi, 185. Enuresi, 175. Epifora, II3» Epilessia, 91. Epilessia jacksoniana, 194. Epilessia notturna, 196. Epilessia psichica, 198. Epilessia simulata, 328. Ernia crurale. 173* Ernie viscerali, 172. Ernie (questione delle — prove¬ nienti da causa di servizio),385. Erpete tonsurante, 307.


Indice alfabetico delle materie Esame acustico colla parola, 136. Esame acustico coll’orologio, 137. Esame acustico coi diapason, 138. Esame antropologico, 237. Esame elettrico, 97. Esame elettrico dell’acustico, 141. Esame funzionale dell’occhio, 114. Esame funzionale dell’orecchio, 136. Esame obbiettivo dell’occhio, 129. Esame obbiettivo dell’orecchio, 135Estasi, 213. Età d’arruolamento, 3. Eversione dei punti lagrimali, 113.

Faccia (misure della), 239. Faringe (malattie della), 149. Fattori della delinquenza, 236, 248. Febbre tifoidea, 193. Ferimenti, 396. Fisonomia e mimica, 344. Fobie, 219. Follia del dubbio, 219. Formula del Pignet, 13. Fughe epilettiche, 197. Frenastenia- cerebropatica, 88. Frenastenie, 88, 226. Frenopatie, 90, 253. Frenosi maniaco-depressiva, 255. Glicosuria traumatica, 370.. Grado di sordità, 146. Grossi vasi (malattie latenti dei), 185. Idee deliranti, 264, 349. Identità fra delinquenza conge¬ nita, epilessia e pazziamorale, 246. Idiotismo 88, 226. Idoneità al servizio militare, 3. Idrocele cistico, 175. Idrocele congenito, 174. Imbecillità, 226. Imputabilità degli alcoolisti, 255. Inabilità a lavoro profìcuo, 354, 358. Inabilità al servizio militare, 27. — definitiva, 27. — relativa, 27. — temporanea, 27.

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Inadattabilità del delinquente mi¬ litare, 249. Indice cefalico, 239. Indice numerico deH’uomo, 16. Infermità e imperfezioni che son causa d’esenzione dal servizio militare, 36. Infermità e imperfezioni che dan diritto alia pensione di riposo, 376. Infezione malarica, 82. Infezione tubercolare, 78. Intermittenza del ritmo cardia¬ co, 164. Intossicazione alcoolica acuta e cronica, 254, 255. Ipermetropia, 122, 124, 132. Ipertrofia delle tonsille, 153. Ipoprosessi, 218. Irite, 112. Isterismo, 90, 205. Istero-epilessia, 209. Istero-traumatismo oculare, 289. Labirinto (esame del senso sta¬ tico e dinamico), 142. Laringe (esame della), 154. Laringe (malattie della), 154• Laringiti, 154. Legge di Haeckel, 233. Leucomi, 112. Macchie corneali, 112. Malaria, 82. Malattia di Stoks-Adams, 164. Malattie dell’apparecchio circo¬ latorio, 161. Malattie dell’apparecchio respi¬ ratorio, 158. Malattie della bocca, 152. Malattie della faringe, 153. Malattie della laringe, 154. Malattie del naso, 149. Malattie dell’occhio, 108. Malattie dell’orecchio, 135. Malattie dei visceri addominali, 168. Malattie larvate, 192. Malattie latenti, 183. — del cervello e del midollo spi¬ nale, 183. — del cuore e dei grossi vasi, 184. — del rene, 189.


424

Indice alfabetico delle materie 9

Malattie del tubo gastro-enteri¬ co, 188. — della pleura e del polmone, 187. Malattie simulate, 269. Malinconia affettiva, 257. Mania pellagrosa, 260. Metodismo delle visite mediche d’arruolamento, 21. Metodo del Donders, 123. Metodo grafico del Charcot nella catalessi*,' 339. Metodo psicometrico nella ne¬ vrastenia, 217, 221. Mezzi coercitivi, 270. Mezzi di sorpresa, 270. Mezzi scientifici, 269. Midriasi fraudolenta, 275. Miopia, 122, 125, 131. Misurazione della statura, 6. — del perimetro toracico, 8. — degli arti, 317. Mixedema, 87. Modelli di perizie, 399. Naso (malattie del), 149. Nastro metrico, 8. Nefrite da trauma, 370. Nefriti, 189. • Negativismo, 265. * Nevralgia ischiatica, 323. Nevralgie, (accertamento delle), 98» 321.

Nevrastenia, 216. Nevrosi, 90, 194. Nevrosi cardiache, 162. Norme per i militari tracomato¬ si, no. Nostalgia, 257. Obesità, 75. Occasione di servizio, 385. Occlusioni intestinali, 188. Occlusione pupillare, 113. Oftalmometro, 134. Oftalmoscopio a refrazione, 130. Oftalmoscoptometro, 130. Oftalmometria, 150. Oligoemia, 79. Opacità corneali, 112. Opistotono, 208. Orecchio (esame dello), 135. Orecchio (malattie dello), 135.

Osservazione negli ospedali mi¬ litari, 28. Osteomielite, 371. Otiti, 144. Otorrea, 144. Otorrea simulata, 294. Otoscopia, 135. Ottometri, 127. Ottusità di mente, 226, 344. Ozena, 152. Panno corneale, in. Paranoia a base epilettica, 336. Paralisi (diagnosi medico-legale della), 95, 325. Paralisi ascendente acuta, 184. Paralisi laringee, 155. Paralisi psichica, 265. Paralisi simulate, 325. Pazzia morale, 245. Perforazioni della membrana del timpano, 145. Pericarditi, 1*4. Perimetro toracico, 7. Perizie medico-legali militari, 353. Peso, 12. Piede piatto, 19. Pleuriti, 32. Polmonite latente, 188. Polmonite traumatica, 367. Posizione del perito militare, 23. Prismi, 278. Proposte a rassegna, 27. Proposte d’invio in osservazio¬ ne, 28. Prova delPArmaignac, 278. — del Baroffio, 277. — dell’Eitelberg, 139. — del Fantorbe-Michand, 276. — del Graefe, 277. — del Jakson, 278. — del Javal-Cuignet, 276. — del Magnani, 280. — del Rinne, 140. — dello Schawbach, 140. — di Snellen e Stilling, 276. — dello specchio piano, 285. — del Weber, 140. — del Welz, 273. — del Wick, 286. Provocazione delle otopatie, 294. Psicosi allucinatoria, 260. Psicosi 253.


Indice alfabetico delle materie Psicosi da esaurimento, 258. Psicosi d’origine tiroidea, 86. Psicosi isteriche, 213. Psicosi traumatiche, 371. Ptosi, 291. Punta d’ernia, 172. Punti dolorosi del Valleix, 323. Punti motori dello Ziemmsen, 99 Punto apofisario del Trousseau, 323.

Quadrante orario, 125. Radiografia e radioscopia nella diagnosi precoce della tuber¬ colosi, 160. Radiografia e radioscopia nella simulazione dell’anchilosi e del¬ la claudicazione, 320. Rapporto fra statura e perimetro toracico, io. Rassegna di rimando e speciale,27. Reazione degenerativa, 99. Reazioni polari, 98. Reclutamento, 3. Responsabilità giuridica degli epilettici, 201. — degl’imbecilli, 231. — degl’isterici, 215. — dei nevrastenici, 222. Restringimento del campo visi¬ vo, 289. Retrazioni, 313. Riflessi (esami dei), 96. Riflesso pupillare, 274. Riforma (collocamento in), 363. Riniti, 151. Rinolalia, 150. Rinometria, 149. Ritioscopia, 149. Riposo (collocamento a), 372. Ritardatari, 4. Rivedibilità, 26. Robustezza, 3. Saturnismo, 82. Scala audiometrica, 137, 147. Scale ottotipiche, 117. Schiascopia, 130. Scorbuto, 82. Scritti dei pazzi, 265, 349.

425

Scrofola, 79. Seborrea palpebrale, 109. Seclusione pupillare, 113. Segmento antropometrico, 74. Senso morale, 243. Senso statico e dinamico, 142. Servizio comandato, 385, Sifilide, 82. . Sifilide della laringe, 154. ' Simulazione (in generale), 269. Simulazione dell’amaurosi e dell’ambliopia, 273. — dell’afonia, 304. — dell’anchilosi, 314. — della balbuzie, 302. — della catalessia, 338. — della congiuntivite, 291. — delle contratture, 311, — delle dermatosi, 306. — dell’emeralopia, 288. — dell’epilessia, 328. — dell’imbecillità, 344. — dell’isterismo, 336. — dell’istero-traumatismo ocula¬ re, 289. — della miopia, 291. — delle nevralgie, 321. — della nevrastenia, 340. — delle nevrosi traumatiche, 340. — dell’otorrea, 294. — delle paralisi, 325. — della pazzia, 345. — della ptosi, 291. — del sonnambulismo, 337. — della sordità, 295. — dello strabismo, 291. — della tigna, 306. — delie ulcere, 309. Sonnambulismo, 214, 337. Sordità, 146. Stafiloma corneale, in. Stati di stupore, 196. Stati epilettoidi, 194. Statura, 5. Stenosi nasale, 150. Stimmate della delinquenza, 235. Stimmate delle nevrosi trauma¬ tiche, 223. Stimmate isteriche, 206. Strabismo, 113. Ubbriachezza intermittente, 195. Ubbriachezza patologica, 254.


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Indice alfabetico delle materie

Udito (grado di — richiesto per il servizio militare), 147. s Ulcera dello stomaco, 188. Ulcere, 309. Varici profonde, 186. Vertigine epilettica, 197. Visite alle guardie di città e di finanza, 380.

— agl’impiegati civili, 380. — agli operai, borghesi, 380. — per esenzione della ginnastica, 382. Visite collegiali, 353. Visite d’arruolamento, 18.


INDICE ALFABETICO DEGLI AUTORI

Buchholtz, 336. Burchhardt, 120, 299. Buxbaum, 341.

Allaire, 12. Amussat, 173. Armaignac, 278. Arnold, 8. Arnould, 5. Artigues, 5. Aschaffenburg, 195. Avellis, 155. •

Badai, 127. Balingale, 329. Baroffio, 120, 277, 285. Bartels, 154. Barthélemy, 285. Baudry, 280, 285, 292. Beckterew, 321. Begin, 294. Bellot, 326. Bernard, 294. Bernardo, 330. Bernheim, 214. Besson, 197. Bezold, 298, 299, 300, 301. Bianchi, 215, 227. Bichelonne, 289. Binda, 371. Boisseau, 271, 294, 304. Bonalumi, 7, 70, 324,375» 386. 399. Borri, 392. Bouchard, 74. Boulay, 145. Bouveret, 164, 167. Brémand, 214. Brenner, 141. Breuer von Stein, 142, 143. Brodie, 320. Brouardel, 183, 184, 188, 370.

Carrara M., 246, 368, 371. Casarini, 330. Casper, 298. Champson, 243. Charcot, 206, 209, 323, 338, 339. Charrin, 78. Chavasse, 305. Colzi, 371. Consiglio, 330. Coppez, 291. Corradi, 136, 317. Cortese, 175. Cuignet, 276. D’Abutido, 241. Darwin, 240. Debove, 187. De Giovanni, 9. Delage, 143. Derblich, 70, 318. De Sanctis, 227. De Wecker, n8, 119, 288. Donders, 123, 124, 128. Duponchel, 13, 72, 74, 168, 183, 184, 186, 189, 190, 304» 312, 367» 399. Egger, 143. Eitelberg, 139. Erb, 100, 141. Erben, 341. Ew’ald, 143.


Indice alfabetico degli autori

428

Fagge, 84, 199. Fatitorbe, 276. Ferri E., 232, 235, 236, 237, 248. Finzi, 228. Fodéré, 329. Franck, 135. Fray, 126. Gai fife, 98. Galezowski, 280. Gallenga, 126, Gaupp, 195. Gentilhonnne, 183. Gibson, 324. Gilles de la Tourette, 337. Giraud-Teulon, 120. Goldscheider, 369. Gowers, 324. Gradenigo, 148. Graefe (de), 277, 279, 280. Grasset, 188. Grazzi, 150. Gueneau de Mussy, 187. Guermonprez, 322. Guislain, 218. Gutzmann, 303. Hahn, 325. Mannequin, 317. Hartmann, 298. Heeht, 8. Hàckel, 233. Heimann, 300 Hembold, 285. Henneberg, 184. Hitzig, 340. Hobbs, 159, 160. Horschutz, 77. Huchard, 212. Hunter, 338. Huntington, 204. Hutchinson, 8.

:

Idelson, 318. Janet, 178. Javal, 276. Jakson, 278. Jendraszik, 225. Jousset, 159. .

Karplus, 326. Kelsch, 161, 188.

*

Kessel, 301. Kirchkoff, 329. Kirsch, 326, 327. Kisch, 76. Kocher, 389, 390, 393. Krafft-Ebing, 202, 34S. Kràpelin, 195, 255, 257. Kreidl, 143. Kuh, 135. Lacassagne, 237. Landolt, 120, 285. Larrey, 294, 311. Lasègue, 323, 324. Laurent, 311, 328. Legrand du Saulle, 219. Leichtenstern, 83. . Le Meignen, 328. Lemke, 298. Lermoyez, 145. Liebault, 214. Liebmann, 303. Liegeois, 214. Livi, 5, 237, 330. * Loiseau, 130. Lombroso, 232, 233, 234, 240, 241, 243, 246, 247, 248, 321, 335, 348Loschi, 72, 73. Lòwenberg, 135. Luzzati, 143. Magendie, 184. Magnai). 195, 346. Magnani, 280. Mairet, 200. Makievicz, 14. Malgaigne, 388. Mangianti, 185, 186. Mann, 226. Mannkopf, 226, 32 r. • Mantegazza, 339* Maragliano, i6r. Marey* 303. Marini, 120. Marmorek, 159, 160. Mario, 240, 335. Marty, 15. Massei, C155. Mele, 195, 249. 250, 251, 330. Mérian, 299. Meyer, 150. Michaud, 276, 277.


Indice alfabetico degli autori Miller, 314. Modesti»], 302. Motioyer, 120, 280. Morache, 12. Morando» de Montyel, 348. • Morel, 198, 234, 240. Moricheau. 306. Morselli, 262. 'Mosso, 242, 342. Moure, 153. Moxon, 84. Miiller, 321, 322. Norton, 77.

Oberndorfer, 370. Ollive, 320. Opitz, 294. O’ Reilly, 329. Ostino, 135, 136, 137, 145, 147, 152, 157, 242, 295, 299, 301. Ostmann, 298. Ottolenghi, 240, 241. 242. Padoa, 368. Parent, 132. Parinaud, 120. Passo w, 299. Pavy, 84, 85. Peltzer, 285. Percy, 294, 311, 328, 329. Petella, 134. Petit, 187. Pi^net, 13, 14, 15, 16, 74. Pineau, 188. Pitres, 189. Plaisant, 188. Politzer, 135, 299. Potai», 165. Pron, 163. Pucci, 330. Purkinie, 342 * Quételet, 4, 78, 149. Quinzio, 70, 71. Raglan, 4. Randone, 387, 391, 394. Remonchamps, 159, 160. Rem-Picei, 84. Remy, 280. Ribando, 240. Richardiere, 370.

429

Rinne, 140, 297. Robert, 12. Roller, 298. Robin, 81. Roncoroni, 247, 335, Rosenbach, 143. Rossi, 335. Rugani, 303. Rumpf, 226, 321. Sand, 272, 285, 327, 390. Sànger, 291. Santamaria, 302, 343. Saporito, 250, 259. Sarasin, 189. Scalano, 251, 330. Scarpa, 388. Schàffer, 322. Schwabach, 140, 297, 301. Schiòtz, 134. Schmidt-Rimpler, 130, 289. Sebber, 245. Sée, 72. Sergi, 237. Sgobbo, 214. Siegle, 135. Siemens, 346. Snellen, 117, 118, 120, 126, 27Ó, 288. Sollier, 227. Stern, 143, 370. Stilling, 276. Stork, 153. Strassmann, 255. Strlimpell, 226. Tardieu, 348. Tartière, 74. Teissier, 191. Thoele, 314. Thomayer, 341. Thnm de Hohenstein, 7. Tomellini, 294, 306. Toubert, 305. Toynbee, 135. Trousseau, 178, 325. Uckermann, 298. Urbantschitsch, 29S. Vagliasindi, 283. Valleix, 323. Vallès, 359.


43°

Indice alfabetico degli autori

Vallili, 12. Valsava, 135. Vanysek, 341. Vanzetti, 323. Varlomont, 130. Versé, 183, 184. Viale, 72, 73Vibert, 188. Vidoq, 244. Villet, 244. Voillemier, 319. Warnecke, 299, 300. Wassiliew, 335.

Weber, 140, 297, 299, 321. Welz, (von), 273. Weygandt, 217, 221. Wick, 285, 286, 288. Wilbrand, 220, 289, 291. Wildermuth, 240. Wille, 346. Wolf, 137, 301. Zacchia, 202. Ziemmsen, 99. Zuber, 304. Zvvaardemacher, 150.


iungere la sopratassa dì raccomandazione. Al Librai sconto D — spese di porto a loro carico.

ffsT

I libri non raccomandati, viaggiano

rischio e pericolo del committente.


ELENCO COMPLETO DEI MANUALI HOEPLI Disposti in ordine alfabetico per materia. Abitazione degli animali domestici, del Dott. U. Barpi,

di pag. xvi-372, con 168 incisioni.4 —

Abitazioni — vedi Casa avvenire - Città moderna - Fabbricati. Abitazioni popolari (Le) Case operaie dell’Ing. E. Ma¬ grini di pag. xvi-312 con 151 incisioni.3 50

Abiti per signora (Confezione di) e l’arte del taglio, com¬ pilato da E. Cova, di pag. vm-91, con 40 tav. (esaurito). Abbreviature — vedi Dizion. abbreviature — Diz. stenogr. Acciaieria — vedi Stampaggio a caldo e buloneria

Acetilene (L’) di L. Castellani 2.a ediz. di p. xvi-164 2 — Aceto — vedi Adulterazione vino - Alcool industr. — Distillaz. legno.

Acido solforico, Acido nitrico. Solfato sodico, Acido mu¬ riatico (Fabbricazione dell’), del Dott. V. Vender, di pag. viii-312, con 107 incisioni e molte tabelle

Acquavite — vedi Alcool.

. 3 50

Acque (Le) minerali e termali del Regno d’Italia, di Luigi Tioli. Topografìa - Analisi - Elenchi - Denominazione delle acque - Malattie - Comuni in cui scaturiscono Stabilimenti e loro proprietari - Acque e fanghi in commercio - Negozianti, di pag. xxn-552 . . . . 5 50

Acquerello — vedi Pittura ad olio, ecc.

Acrobatica e atletica di A. Zucca, di pag. xxx-267, con 100 tavole e 42 incisioni nel testo.6 50 Acustica — vedi Luce e suono.

Adulterazioni e falsificazioni (Dizionario delle) degli ali¬ menti, del Dott. Prof. L. Gabba (è in lavoro la 2a ediz). Adulterazioni (Le) del vino e dell’aceto e mezzi come scoprirle, di A. Aloi, di pag. xii-227, con 10 incisioni. 2 Agricoltore, (Prontuario dell’) e dell’ingegnere rurale, di V. Niccoli, 4a edizione riveduta ed ampliata, di pag. xl-566, con 41 incisioni.6 Agricoltore, (Il libro dell’) Agronomia, agricoltura, indu¬ strie agricole del Dott. A. Bruttini, 2a edizione con aggiunte, di pag. xxm-446, con 303 figure . . . . 3 Agrimensura (Elementi di), con speciale riguardo al¬ l’insegnamento nelle scuole di Agricoltura ed ai bi¬ sogni pratici dell’agricoltore, di S. Ferreri Mitoldi, di pag. xvi-257, con 183 ine. e una tavola colorata . 2 Agronomia, del Prof. Carega di Muricce, 3a ediz. ri¬ veduta ed ampliata dell’autore, di pag. xii-210 . . 1 Agronomia e agricoltura moderna, di G. Soldani, 3a ediz. di pag. viii-416 con 134 ine. e 2 tavole cromolit. 3 Agrumi (Coltivazione, malattie e commercio degli), di A. Aloi, con 22 ine. e 5 tav. cromolit., pag. xii-238 3

50 — 50

50 50 50 50


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

3

L. c ,

Alchimia — vedi Occultismo. Alcool (Fabbricazione e materie prime), di F. Cantamessa, di pag. xn-307, con 24 incisioni.3 Alcool Industriale, di G. Ciapetti. Produzione dell’al¬ cole industriale, applicazione dell’ alcole denaturato alla fabbricazione dell’aceto e delle vinacce, alla pro¬ duzione della forza motrice, al riscaldamento, ecc., con 105 illustraz., di pag. xii-262 . 3 — vedi Birra - Cantiniere - Cognac - Distillazione - Enologia - Liquorista - Mosti - Vino. Alcoolismo (L’) di G. Allievi, di pag. xi-221 . . . 2 Algebra complementare, del Prof. S. Pincherle: Parte I. Analisi Algebrica, 2a ediz. di p. vm-174 . 1 Parte IL Teoria d. equazioni, 2* ed., p. iv-169, 4 ine. 1 Algebra elementare, del Prof. S. Pincherle, 9ft ediz. riveduta di pag. vm-210 e 2 incisioni nel testo . . 1 — (Esercizi di), del Prof. S. Pincherle, di pag. viii-135. 1 Alighieri Dante — vedi Dantologia - Divina commedia. Alimentazione, di G. Strafforello, di pag. vm-122 . 2 Alimentazione del bestiame, dei Proli*. Menozzi e Nic¬ coli, di pag. xvi-400 con molte tabelle.4 Alimenti — vedi Adulterazione degli - Aromatici - Conserv. sostanze aliment. - Bromatologia - Gastronomo - Pane. Allattamento — vedi Nutrizione del bambino. Alligazione (Tavole di) per l’oro e per l’argento con esempi pratici per il loro uso, F. Buttari, p. xn-220 2 — vedi Leghe — Metalli preziosi. Alluminio (L’), di C. Formenti di pag. xxvm-324 . . 3 Aloe — vedi Prodotti agricoli. Alpi (Le), di J. Ball, trad. di I. Cremona, pag. vi-120 . 1 Alpinismo, di G. Brocherel, di pag. vm-312 . . . 3 — vedi Dizionario alpino — Infortuni — Prealpi. Amalgamo — vedi Alligazione — Leghe metalliche. Amatore (L’) di oggetti d’arte e di curiosità, di L. De Mauri, (Pittura - Incisione - Scoltura in avorio - Pic¬ cola scoltura - Mobili - Vetri - Smalti - Vernigli Tabacchiere - Orologi - Vasellame di stagno - Armi ed armature - Dizionario complementare). 2aediz. au¬ mentata e corretta, di pag. xv-720, cou 100 tavole e 270 incisioni nel testo.10 Amianto — vedi Imitazioni Amido — vedi Fecola. Ampelografia descrizione delle migliori varietà di viti per uve da vino, uve da tavola, porta-innesti e pro¬ duttori diretti, di G. Molon, 2 volumi inseparabili, di pag. xliv-1243 in busta.. . 18 — vedi Viticoltura. Anagrammi — vedi Enimmistica. Analisi chimica qualitativa di sostanze minerali e or¬ ganiche e ricerche tossicologiche, ad uso dei labora¬ tori di chimica in genere e in particolare delle Scuole

—

— — 50 50 50 50 — —

50 50 50 —

50

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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

di Farmacia, di P. E. Alessandri, 2a ediz. di Da0, xii-384, con 14 ine. e 5 tav.. ' Analisi di sostanze alimentari — vedi Bromatologia - Chimica

L. c

applicata all’Igiene.

Analisi delle Orine di F. Jorio (vedi Urina) - vedi.Chimica clinica.

''

Analisi del vino, ad uso dei chimici e dei legali, di M Barth, traduz. di E. Comboni, 2a ediz. di p. xvi-140 Analisi volumetrica applicata ai prodotti commerciali e in¬ dustriali di P. E. Alessandri di pa‘- . x-o42. con ir%'s Ananas - vedi Prodotti agricoli. ’ ‘ Anatomia e fisiologia comparate, diR. Besta, 2a ediz riveduta di pag. vii-229 con 59 ine. Anatomia microscopica (Tecnica di), di D. Corazzi’ di pag. xi-211, con 5 ine. Anatomia pittorica (Man. di), di A. LoMBARDiNi,*3a*ed’. per cura di Y. Lombardini, di pag. xn-195 con 56 ine Anatomia topografica, di C. Falcone. 2a ediz. rifatta di pag. xi-625, con 48 ine. Anatomia vegetale, di A. Tognini, pag. xvi-274,41 ine Animali da cortile. Polli, faraone, tacchini, fagiani, anitre, oche, cigni, colombi, tortore, conigli, cavie, furetto, di F. Faelli, di pag. xvm-372 con 56 ine. e 19 tav. color. Animali domestici — vedi Abitazioni degli — Cane — Cavallo

4 50 1 50 1 50

6 50 3 —

5 50

— Maiale — Razze bovine, ecc.

Animali (Gli) parassiti dell’uomo, di F. Mercanti, di pag. iv-179 con 33 ine. Antichità greche, pubbliche, sacre e private di V. Inama di pag. xv-224, con 19 tavole e 8 incisioni . . . . Antichità private dei romani, di N. Moreschi, 3a ed. rifatta del Manuale di W. Kopp, pag. xvi-181, 7 ine. Antichità pubbliche romane, di J. G. Hubert, rifaci¬ mento delle antichità romane pubbliche, sacre e mili¬ tari di W. Kopp, trad. di A. Wittgens, di pag. xiv-324 Antisettici — vedi Medicatura antisettica. Antologia stenografica, di E. Molina (sistema Gabelsberger-Noe), di pag. xi-199. Antropologia, di G. Canestrini, 3aediz., di pag. vi-239 con 21 me. Antropologia criminale (I principi fondamentali della) Guida per i giudizi medico-forensi nelle quistioni di imputabilità di G. Antonini, di pag. vm-167 . . .

1 50 2 50 1 50

1 50

— vedi Psichiatria.

Antropometria, di R. Livi, di pag. vm-237 con 32 ine. 2 50 Apicoltura, di G. Canestrini, 5a ed. riveduta di pag. iv-215 con 21 ine.. Arabo parlato (L’) in Egitto, grammatica, frasi, dialo¬ ghi e raccolta di oltre 6000 vocaboli di A. Nallino, pag. xxviii-386 .


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Araldica (Grammatica), ad uso degli italiani, compilata da F. Tribolati, 4a edizione con introduzione ed agg. di G. Crollalanza, pag. xi-187, con 274 ine. 2 50 — vedi Vocabolario araldico. Araldica Zootecnica di E. Canevazzi.

I libri geologici degli animali domestici, Stud - Herd - Flock - Books. 1904, di pag. xix-322, con 43 ine.3 50 Aranci — vedi Agrumi. Arazzo, (L’arte dell’) (Gobelins) di G. B. Rossi, con pre¬ fazione di U. Ojetti, di pag. xv-239, con 130 illustraz. 5 — Archeologia - vedi Amatore oggetti d’arte - Antichità greche Antichità private dei romani - Id. pubbliche romane Armi antiche - Araldica - Architettura - Atene - Atlante numismatico - Majoliche - Mitologia - Monete greche Id. papali - Id. romane - Numismatica - Ornatista - Pa¬ leografia - Paleoetnologia - Pittura italiana - Ristauratore dipinti - Scoltura - Storia dell’arte - Topografia di Roma - Vocabolarietto numismatico - Vocabol. araldico. Archeologia e storia dell’arte greca, di I. Gentile, 3a ediz. rifatta da S. Ricci di pag. xlviii-270 con 215 tav. aggiunte e inserite nel testo . . ... 11

50 — Il solo testo a parte.9 50 Archeologia e storia dell’arte italica, etrusca e romana. Un voi. di testo di p. xxxiv-346 con 96 tav. e 1 voi. Atlante di 79 tav. a cura di S. Ricci.7 50 Architettura (Manuale di) italiana, antica e moderna, di A. Melani, 4a ed. 136 tav. e 67 ine., p. xxv-559 7 50 Archivista (L’) di P. Taddei. Manuale teorico-pratico, di pag. viii-486 con modelli e tabelle.6 — Arenoliti — vedi Mattoni e pietre.

Argentina (La Repubblica) nelle sue fasi storiche e nelle sue attuali condiz. geografiche, statistiche ed econom. di Ezio Colombo, di pag. xn-330 con 1 tav. e 1 carta. . 3 50 Argentatura — vedi Galvanizzazione - Galvanoplastica Galvanostegia - Metallocromia - Metalli preziosi - Pic¬ cole industrie. Argento — vedi Alligazione metalli preziosi — Leghe.

Aritmetica pratica, di F. Panizza, 2a ediz. riveduta, di pag. vm-188.1 Aritmetica razionale, F. Panizza, 4a ediz., pag. xn-210 1 — (Esercizi di), di F. Panizza, di pag. vm-150 . . . 1 Aritmetica (L’) e Geometria dell’operaio, di E. Giorli di pag. xn-183, con 74 figure.2 Armi antiche (Guida del raccoglitore e dell’amatore di) J. Gellì, di pag. viii-389, con 9 tavole, 432 incis. e 14 tavole di marche.6

50 50 50 — 50

— vedi Amatore d’oggetti d’arte — Storia d. arte milit.

Armonia, di G. Bernardi, con prefazione di E. Rossi di pag. xx-338 . 3 50 Aromatici e Nervini nell’alimentazione. I condimenti, l’alcool (Vino, Birra, Liquori, Rosolii, ecc,). Caffè,


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c. Thè, Matè, Guaranà, Noce di Kola, ecc. — Appendice • sull’uso del Tabacco da fumo e da naso, di A. Valenti 3 Arte (Storia dell’) — vedi Storia. Arte e tecnica dei canto, di G. Magrini, di pag. vi-160. 2 Arte decorativa antica e moderna. (Manuale di), di A. Melani. 2a ediz. rinnovata nel testo con molte ine. nuove. 1907, di pag. xxvii-551, con 83 ine. interca¬ late nel testo e 175 tavole.12

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—

La prima edizione comparve col t tolo: Decorazioni e i n-

dusfrie artistiche.

Arte del dire (L’) di

Manuale di rettorica per lo studente delle Scuole secondarie. 6a ed. corr. (11, 12 e 13 migliaio), p. xvi-358 e quadri sinottici 1 50 Arte della memoria (L’) sua storia e teoria (parte scien¬ tifica). Mnemotecnia Triforme (parte pratica) di B. Plebani, di pag. xxxii-224 con 13 illustr.2 50 D. Ferrari.

Arte militare — vedi Armi antiche - Esplodenti - Nautica - Storia dell’ Arte mineraria — vedi Miniere (Coltivazione delle) - Zolfo.

Arti (Le) grafiche fotomeccaniche, ossia la Eliografìa nelle diverse applicaz. (Fotozincotipia, fotozincogra¬ fìa, fotocromolitografìa, fotolitografìa, fotocollografìa, fotosilografia, tricromia, fotocollocromia, ecc. con un Dizionarietto tecnico e un cenno storico sulle arti grafiche ; 3a ediz., di pag. xvi-238 . 2 — Asfalto (L’) fabbricazoine, applicazione, di E. Righetti con 22 incisioni, di pag. viii-152.2 — Assicurazione in generale, di U. Gobbi, di pag. xn-308 3 — Assicurazione sulla vita, di C. Pagani, di pag. vi-161 1 50 Assicurazioni (Le) e la stima dei danni nelle aziende rurali, con appendice sui mezzi contro la grandine, di A. Capilupi, di pag. vm-284, 17 ine.2 50 Assistenza degPinfermi nell’ospedale ed in famiglia, di C. Calliano, 2a ediz., pag. xxiv-448, 7 tav. . _ . . 4 50

Assistenza dei pazzi nel manicomio e nella famigliaci A. Pieraccini e pref. di E. Morselli, 2a ed., p. xx-279 2 50 Astrologia — vedi Occultismo Astronomia, di J. N. Lockyer, nuova versione libera con note ed aggiunte di G. Celoria, 5a ediz. di pag.

xvi-255 con 54 ine.1 50 — vedi Gravitazione.

Astronomia (L’) nell’antico testamento, di G. V.

Schia-

di pag. 204 . 1 50 Astronomia nautica, di G. Naccari, di pag. xvi-320, con 45 incis. e tav. numeriche.. . 3 — Atene. Brevi cenni sulla città antica e moderna, seguiti da un saggio di Bibliografia descrittiva e da un’Ap¬ pendice Numismatica, di S. Ambrosoli, con 22 ta¬ vole e varie incis. 3 50 parelli,


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

_7 L. c.

Atlante geografico-storico d’Italia, di G. Garollo. 24 tav. con pag. vm-67 di testo e un’appendice ... 2 Atlante geografico universale, di R. Kiepert,26 carte con testo. Gli stati della terra di G. Garollo. 10a ed. (dalla 91.000a alla 100.0003, copia) pag. vm-88 . . 2 Atlante numismatico — vedi Numismatica. Atletica — vedi Acrobatica. Atmosfera — vedi Igroscopi e igrometri.

Attrezzatura, manovra navale, segnalazioni marittime e Dizionarietto di Marina, di F. Imperato, 3a ediz. di pag. xx-751, con 427 incis. e 28 tav. in cromolit. riproducenti le bandiere marittime di tutte le nazioni 7 Autografi (L’amatore d’), di E. Budan, con 361 facsimili di pag. xiv-426 .4 Autografi (Raccolte e raccoglie di) in Italia, di C. Vanbianchi, di pag. xvi-376, 102 tav. di facsimili d'au¬ tore e ritratti.6 Automobilista (Manuale dell’) e guida pei meccanici conduttori d’automobili. Trattato sulla costr. dei veicoli semoventi, di G. Pedretti, 2a ediz. di pag. xx-746 8

50 50 50 50

Automobili — vedi Ciclista - Locomobili - Motociclista — Tra¬ zione a vapore.

Avarie e sinistri marittimi (Manuale del regolatore e liquidatore di) di, V. Rossetto. Appendice : Breve dizionario di terminologia tecnico-navale e commer¬ ciale marittimo inglese-italiano. Ragguaglio dei pesi e misure inglesi con le italiane, pag. xv-496, 23 fig. 5 50 Avicoltura — vedi Animali da cortile - Colo ubi - Pollieoìt. Avvel8nam3nti - vedi Analisi chim. - Chimica ledale - Veleni.

Bachi da seta, di F. Nenci. 4a ediz. con note ed ag¬ giunte, di pag. xn-300, con 46 incis. e 2 ta,v. . . .2 50 Balbuzie (Cura della) e dei difetti di pronunzia, di A. Sala, di pag. vm-214 e tavole.. 2 Balistica — vedi Armi antiche - Esplodenti - Pirotecnia Storia dell’arte miltare.

Ballo (Manuale del), di F. Gavina, 2a Ediz. di pag. vm265. con 103 fig. : Storia della danza - Balli girati Cotillon - Danze locali - Feste di ballo - Igiene del ballo 2 50 Bambini — vedi Balbuzie - Malattie d'infanzia - Nutrizione dei bambini - Ortoirenia - Rachitide.

Barbabietola (La) da zucchero. Cenni storici, caratteri botanici, clima, lavoraz. del terreno, concimaz. rota¬ zione, semina, cure durante la vegetaz., raccolta e conservaz., produz. del seme, malattie, fabbricaz. di zuc¬ chero, di A. Signa, p. xn-225, 29 ine. e 2 tav. color. 2 50 — vedi Zucchero.

Batteriologia, di G. Canestrini, 2a ed. pag. x-274 37 ine. 1 50 Beneficenza (Manuale della), di L. Castiglioni, con appendice sulle contabilità delle istituzioni di pub¬ blica beneficenza, di G. Rota, di pag. xvi-340 . . 3 50

Belle arti vedi — Amatore oggetti d’arte - Anatomia pittorica


ELENCO DEI MANUALI H^EPLI

- Armi antiche - Archeologia dell’arte grec - Id. del1 arte romana - Architettura - Arti grafiche - Calligrafia - Colon e pittura - Decoraz. ed industrie artistiche - Di¬ segno - Gramm. del disegno - Fiori artificiali - Fotosmaltografla - Gioielleria - Litografia - Luce e colori - Majollc“.® e porcellane - Marmista - Monogrammi - Ornatista Pittura italiana - Pittura ad olio - Prospettiva - Ristauratore dipinti - Scolt. - Stor dell’arte - Teoria delle ombre.

^e •'agricoltura in Italia, di F. Alberti ~ ediz. rifatta di U. Barpi di pag. xn-322, con 47 tavole e 1] 8 figure.. .4.50 ycdf Abitazioni di animali - Alimentazione d. bestiame Araldica zootecnica - Cavallo - Coniglicoltura - Igiene veterinaria - Majale - Malattie infettive - Polizia sanitària - Pollicoltura - Razze bovine - Veterinario - Zoonosi - Zootecnia.

Biancheria (Disegno, taglio e confezione di). Manuale teorico pratico ad uso delle scuole normali e profes¬ sionali femminili e delle famiglie, di E. Bonetti, 3a ediz. coll’aggiunta di nuove tavole e prospetti per 1 ingrandimento e l’impicciolimento dei modelli, di pag. xx-234, 60 tavole e 6 prospetti.4 — Bibbia (Man. della), di G. M. Zampini, di pag. xn-308. 2 50 Bibliografìa, di G Ottino, 2a ed., pag. iv-166,17 incis. 2 — — uedi Atene - Dizionario bibliografico.

Bibliotecario (Manuale del), di G. Petzholdt, tradotto sulla 3a ediz. tedesca, per cura di G. Biagi e G. Fu¬ magalli, di pag. xx-364-ccxiii.7 50 — vedi anche Dizionario bibliografico - Paleografia.

Biliardo (Il giuoco del), di J. Gelli, 2* ediz. riveduta, di pag. xn-175, con 80 illustrazioni.2 50 Biografia — vedi Cristoforo Colombo - Dantologia - Diz. bio¬ grafico - Manzoni - Napoleone I - Omero - Shakespeare.

Biologia animale. Zoologia generale e speciale per Na¬ turalisti, Medici e Veterinari, di G. Collamarini, di di pag. x-426 con 23 tavole.3 — Birra (La). Malto, luppolo, fabbricazione, analisi, di S. Rasio e di F. Samarani di pag. 279 con 25 incis. . 3 50 Bollo — vedi Codice del Bollo - Leggi registro e bollo. Bottoneria — Vedi Stampaggio a caldo.

Bonificazioni (Manuale amministrativo delle), di G. Mez¬ zanotte, di pag. xn-294

. 3 —

Borsa — vedi Capitalista - Debito pubbl. - Valori pubblici. Boschi — vedi Consorzi — Selvicoltura.

Botanica, di

traduzione di N. Pedicino 4a ediz., di pag. viii-134, con 68 incis.1 50 I. D. Hooker,

— vedi Dizionario di botanica - Ampelografia - Anatomia vegetale - Fisiologia vegetale - Floricoltura - Funghi - Ga¬ rofano - Malattie crittogamiche - Orchidee - Orticoltura Piante e fiori - Pomologia - Rose - Selvicoltura - Tabacco Botti — vedi Enologia.

Bromatologia. Dei cibi dell’uomo secondo le leggi del-


elenco dei manuali hoepli

Bronzatura - wdfSfetSSromia^GSvfnMtSS 12 ^ 3 5°

KM

:

bLL

50

'150

r!!ooio*T ^'Cacciatore - Falconiere.

r<ifat^0reH-Manua Gode^’ d* G. Franceschi, 3a ediz rifatta, di pag. ix-344 con 48 incis o co . 2 50 Cacio - vedi Bestiame - Caseifìcio - Latte,’ ecc ' ' ' * 2 50 Sa^èxI7 vedl Prodo«i agricoli. caffettiere e sorbettiere (Manuale del). Caffè Thè r iquori, Limonate, Sorbetti, Granite, Marmellate ConCiocSt^??1 RÌCe?e Per ytt f"ste O^OCCOiata Cll L. fLUttÌ’ JVIanETTT rii HAcr Olid“ baffo, Vini -

- vedi anche Capomastro - Mattoni e pietre ’ g‘ 2 50 Calcolazioni mercantili e bancarie — vedi ^onti e calcoli fatti

- Interesse e sconto - Prontuario del ragioniere - S nete inglesi - Usi mercantili. pioniere MoCalcoli fatti — vedi Conti e

swin terra •

-«■

Calcolo infinitesimale di E. Pascal: TT GraniCrni°n d^.erenz' 21 ®di*:» Pa?- xn-311,10 incis. 3 II. Calcolo integrale, 2a ediz. di pag. tiii-329 3 _ v}}1' Calcolo delle variazioni e calcolo delle differenze finite, di pag. xn-300 . " «

(Esercizi di) (calcolo differenziale e integrale), di* E* Pascal, di pag. xx-372 .g 1 ** ~ Determinanti - Funzioni analitiche - Funzióni eli ~~ li ttiche - Gruppi di trasformaz - Matematiche superiori T .. | j | ^ j I con Istruzioni ai condotto^0di L. Cei con molte illustrazioni (in lavoro) ’ Pitico e costruttore di caldaie a vapore, e di altri apparecchi industriali, di G. Belluomini di pag. xii-248, con 220 incis. ’ o — ve di ariche Locomobili — Macchinista. Calligrafia. Cenno storico, cifre numeriche, materiale adoperato per la scrittura e metodo di insegnamento

con 48 fax-simile di scritture e 76 tav. dei principali caratteri conformi ai programmi governativi di R Per}9°7’ di pag- XI1'151 di testo

•

5 50

CaM cdò„V?n“s: trad\di.u;P0RNAM-di «■, Camera di Consiglio Civile, di À. Formentano. i. Norme generali sul procedimento in Camera di Consiglio II Giurisdizione volontaria. III. Affari di giurisdizione


10

ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

----

L. c.

contenziosa da trattarsi senza contradditore. IY. Materie da trattarsi in Cam. di Consiglio, pag. xxxn-574 4 50 Campicello (II) scolastico. Impianto e coltivazione. Ma¬ nuale di agricoltura pratica per ì Maestri di E. Azimonti e C. Campi, di pag. xi-175, con 126 ìncis. . 1 50 Canali in terra e in muratura — vedi Calcolo dei. Cancelliere — vedi Conciliatore Candeggio — vedi Industria tintoria. Candele - vedi Industria stearica.

Cane (II) Razze mondiali, allevamento, ammaestramento,malattie con una appendice : I cani della spedizione polare di S. A. R. if Duca degli Abruzzi, <ilA. Vecchio 2» ediz. di pag. xvl-14'2, con 152 me. e 63 tav. . . ad Cani e catti, di F. Faelli (In lavoro). Canottaggio (Manuale di), del Cap. G. Croppi, di pag. xxiv-456 con 387 incis, e 91 tav. cromolit. . ... 7 50 Cantante (Man. del), di L. Mastrigli, di pag. xii-132 i cani'Seri, ai A Stacchi, 4* ediz. con 62 mera, e un. _ tabella per la riduz. del peso degli spinti, p. xn 2o0 i Canto (II) nel suo meccanismo, di P. Guetta, di pag. vm-253, con 24 incis. . • • ..* toStalista'1 (1“ Borse i Sei’Commercio dei valori ■ pubblici. Guida finanziaria per le Borse, Banche, In¬ dustrie, Società, per azioni e Valori pubblici di F. _ Piccinelli, di pag. li-1172 Caporrasiro (Man. del). Impiego e Vrove ^ei materiial ■ idraulici-cementizi!, con riassunto della legge per gn infortuni degli operai sul lavoro e delle disposi zi di legge sui fabbricati, G. Rizzi, p. xn-263 con 1'9 11icis. 4 o Cappellaio (Man. d.), di L. Ramenzoni, p. xn-222,68 ine. 2 du Capre - vedi Razze bovine, eco.

Cartoni fossili inglesi. Coke. Agglomerati di G Ghe rardi, pag. xn-586 con flg. nel testq e cinque cane geografiche dei bacini carboniferi inglesi . . • • 6 grMS(IntìdCd^7L.siuTCOB!:pevn-326, 106ine e 1 tav. 5 50 Carie folcerafiche, Preparazioni e trattamento di L. g ^ Sassi, pag. xn-353. • ■ .. Carloo^'afla^Manuale'teorico^pratico della), con un sunto deul storia deUa Cartografìa, di E. Gelcich, di pag.

_

Ca8a2(La)Cdeiravveiilr”ZSI1À. Pebb.V Vade-mecum dei costruttori, dei proprietari dl.ppSia^sanicase igieniche, civili, °Per^eft la 1010 4 50 manutenzione, di pag. xv;468, con 213 mcis. . . . 4 o


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Case coloniche — vedi Fabbricati rurali. Case operaie — vedi Abitazioni popolari.

11 L.c.

Caseificio, di L. Manetti, 4a ediz. nuovamente am¬ pliata da G. Sartori, di pag. xn-280, con 49 ine. . 2 — — vedi Bestiame — Latte, cacio e burro.

Casette popolari e villini economici, F Casali, (in lav.). Catasto (Il nuovo) italiano, di E. Bruni, pag. vn-346 3 — Caoutchouc e gutta-perca, di L. Settimi, di pag. xvi253, con 14 illustrazioni.. . . . 3 _ Cavallo (II), di C. Volpini, 3a ediz. rived. ed ampliata di pag. vi-233 con 48 tavole. . . 5 50 Cavalli — vedi Razze bovine, equine, ecc.

Cavi telegrafici sottomarini. Costruzione, immersione, riparazione di E. Jona, di pag. xvi-388, 188 flg. e 1 carta delle comunicazioni telegrafiche sottomarine . 5 50 Cedri — vedi Agrumi.

Celeriniensura e tavole logaritmiche a quattro decimali di F. Borletti, di pag. vi-148 con 29 incisioni. . . 3 50 Celerimensura (Manuale e tavole di), di G. Orlandi, di pag. 1200, con quadro generale d’interpolazioni. *18 — Celluloide — vedi Imitazioni. Cementazione — vedi Tempera. Cemento armato — vedi Calcestruzzo - Calci e cemen ti - Mattoni Ceralacca — vedi Vernici e lacche. Ceramiche — vedi Maioliche e porcellane - Fotosmaltogr.

Chimica, di H. E. Roscoe, 6a ediz. rifatta da E. Ricci, di pag. xn-231, con 47 incis..11 50 50 Chimica agraria, di A. Aducco, 2a ediz. di pag. xn-515 3 50 — vedi Concimi - Fosfati - Humus - Terreno agrario.

Chimica analitica (Elementi scientifici di), di W. Ostwald, trad. del Dott. Bolis, di pag. xvi-234 . . . 2 Chimica applicata all’igiene. Ad uso degli Ufficiali sa¬ nitari, Medici, Farmacisti, Commercianti, Laboratori dhgiene, di merciologia, ecc., di P. E. Alessandri, di pag. xx-515, con 49 ine. e 2 tav.55 Chimica clinica, di R. Supino, di pag. xn-202. . . . 2

50

50 50 — —

Chimica cristallografica — o. Cristallografia - Fisica cristallog.

Chimica fotografica. Prodotti chimici usati in fotografia e loro proprietà, di R. Namias di pag. vm-230 . . 2 Chimica delie sostanze coloranti, di A. Pellizza (Teo¬ ria ed applic. alla tintura delle fibre tessili, pag. vm-480 5 Chimica legale (Tossicologia), di N.Valentini, p. xn-243 2 Chimico (Manuale del) e dell’industriale. Raccolta di ta¬ belle, dati fisici e chimici e di processi d’analisi tecnica, ad uso dei chimici analitici e tecnici, dei direttori di fabbriche, ecc. di L. Gabba, 4a ediz. arricchita delle tavole analitiche di H. Will, di p. xx-534, 12 tavole 6

50 50 50

—

— vedi Analisi volumetrica — Soda caustica.

Chiromanzia e tatuaggio, note di varietà, riceiche storie. e scientif., G. L. Cerchiari, p. xx-323, 29 tav., 82 ine. 4 50 Chirurgia operativa (Man. di), di R. Stecchi e A.


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Gardini, di pag. vm-322, con 118 ine.3 Chitarra (Manuale pratico per lo studio della), di A. Pi¬ sani, di pag. xvi-116, 36 fig. e 25 esempi di musica 2 Ciclista, di I. Ghersi, 2aed. rifatta, pag. 244, 147 incis. 2 Cinematografo (II) e i suoi accessori. Lanterna magica e apparecchi affini. Vocabolario delle proiezioni, di G. Re, di pag. xv-182, con 73 incisioni.2

— —

50 —

Cinque (I) Codici essenziali del Regno d’Italia — vedi Codici.

Città (La) moderna, ad uso degli Ingegneri, dei Sani¬ tari, ecc. di A. Pedrini, p. xx-510,194 fig. e 19 tav. 6 — Classificazione delle scienze, di C. Trivero, p. xvi-292 3 -Climatologia, di L. De Marchi, pag. x-204 e 6 carte . 1 50 Cloruro di sodio — vedi Sale.

Codice del bollo (II). Nuovo testo unico commentato colle risoluzioni amministrative e le massime di giu¬ risprudenza, ecc., di E. Corsi, di pag. c-564 . . 4 50 — vedi Leggi registro e bollo.

Codice cavalleresco italiano (Tecnica del duello), diJ. Gelli 10a ediz. riveduta, di pag. xvi-275 ....

2 50

vedi Duellante.

i

dinato da L. Franchi, 3a ediz. di pag. 232 . . .lì50 Codice di commercio, accuratamente riscontrato suitesto ufficiale da L. Franchi, 4a ediz. di pag. iv-158. 1 50

Codice doganale italiano con commento e note, di E. Bruni, di pag. xx-1078 con 4 ine. .

.

._

.

.

.

.6

50

Codice (Nuovo) dell’ Ingegnere Civile-lndustriale, Ferro¬ viario, Navale, Elettrotecnico. Raccolta di Leggi, Re¬

gol. e Circol. con annotaz. di E. Noseda, dip. xn-1341 12 50 Codice dì marina mercantile, secondo il testo ufficiale, di L. Franchi, 3a ediz., di pag. iv-290 .1 50 Codice metrico internazionale —

vedi

Metrologia.

....

Codice penale e di procedura penale, secondo il testo ufficiale, di L. Franchi, 3a ediz., di pag. iv-230

. 1 50

Codice penale per l’esercito e penale militare marittimo

2* ediz. di p. 179 1 50 Codice del perito misuratore. Raccolta di norme e dati pratici per la misurazione e la valutazione d ogni la¬ voro edile, preventivi, liquidazioni, collaudi, perizie, arbitramenti, di L. Mazzocchi e E. Marzorati, 2a ediz. di pag. vm-530. con 169 illustr.. . . . .. 5 50 Codice di procedura civile, accuratamente riscontrato sul testo ufficiale da L. Franchi, 2a ediz. di p. 167 1 50 secondo il testo ufficiale di L.

Codice sanitario —

vedi

Franchi

Legislazione sanitaria.

Codice del teatro (II). Vade-mecum legale per artisti lirici e drammatici, impresari, capicomici, direttori d’orchestra, direzioni teatrali, agenti teatrali, gli avvocati e per il pubblico, di N. Tabanelli, pag. xvi-328

3


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

_13 L. c.

Codici (I cinque) del Regno d’Italia, edizione Vade“2““, a-cura di L- Franchi (In lavoro). e IcflO* usuali d’Italia, riscontrati sul testo uffi¬ ciale e coordinati e annotati da L. Franchi raccolti m cmque grossi volumi legati in pelle ’ v°i. l. Codice civile - di procedura civile - di commercio - penale - procedura penale - della marina mercantile - penale per l’esercito - pe¬ dana f vnTa5,JA1marittlm0 {otto codici) 2a edizione, 8 50 ai pag. vm-1261 . 10 n» ^GSffi usuali d’Italia. Raccolta coordi¬ nata di tutte le leggi speciali più importanti e di più r~=e <rd estesa applicazione in Italia ; con anoifSSn ,decre.tl11e regolam. e disposte secondo l’ordine alfafc»etico delle materie. 2a ediz. riveduta ed aumentata, divisa m 3 parti. u ?aHa Y0CeJ Abbordi di mare » alla voce collettivi », di pag. vm-1456 a due colonne 12 50 r'aite li.^ Dalla voce «Ecclesiastici» alla voce 4 Sfiff ^TTClke l paS- 1459 a 1855 due colonne . 1250 rarte Hi. Dalla voce « Posta » alla voce « Zucv eh ero » pag. 2857 a 4030, a due colonne.12 50 111 e convenzioni sni diritti d’auSf®» raccolta generale delle leggi italiane e stramere di tutti ì trattati e le convenzioni esistenti fra 1 TV alrtn Statl 2a edlz- di Pag- VII_617 . . . 6 50 i«201VV5.l$!J*1 e- convenzioni sulle privative mdustriah. Disegni e modelli di fabbrica. Marchi di fabbrica e di commercio. Legislazione italiana. Le¬ gislazioni straniere. Convenzioni esistenti fra l’Italia ed altri Stati, di pag. vm-1007 ... 8 50 Cognac (Fabbricazione del) e dello spirito rii vino e'di¬ stillazione delle fecce e delle vinacce, di Dal Piaz, con note di G. Prato, 2a ed. con aggiunte e correz. dl F- A- Sannino, di pag. xn-210, con 38 ine. . . 2 — D.lstj.Iafione - Enologia - Liquorista.

Loleotteri italiani, di A. Griffini (Entomologia. I), di pag. xvi-334, con 215 ine. 3 _ - vedi: Ditteri - Imenotteri - Insetti — Lepidotteri. *

Colombi domestici e colombicoltura, di P. Bonizzi, 2a edizione rifatta a cura della Società Colomboflla fio¬ rentina, di pag. x-211, con 26 figure.2 _ Colorazione dei metalli — vedi Metallocromia. LrOlorI (La scienza dei) e la pittura, di L. Guaita. 2a ed. ampliata, di pag. iv-368 . 3 _ Manuale ad uso • dei Pittori* Verni¬ ciatori, Miniatori, Ebanisti e Fabbricanti di colori e


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI L. C.

vernici, di G. Gorini, 4a ediz. per cura di G. Ap¬ piani, di pag. xv-301 con 39 incis.3 — Commedia —

vedi Letteratura drammatica.

Commerciante (Manuale del) ad uso della gente di com¬ mercio e Istit. d’Istruz. comm., corredato di oltre 200 moduli, quadri esempi, tavole dimostr. e prontuari, di C. Dompe, 2* ediz. riveduta ed ampliata di p. x-649 . 6 50 Commercio (Storia del), di R. Larice, di pag. xvi-336 3 — — vedi Usi mercantili.

Commissario giudiziale —

vedi Curatore dei fallimenti.

Compensazione degii errori con speciale applicazione ai rilievi geodetici, di F. Crotti, pag. iv-160 . . . 2 — Complementi di matematica —

Computisteria, di V.

vedi Matematica.

: Voi. I. Computisteria commerciale, 6a ediz., di pag. viii-184 . ..1 50 Voi. II. Computist. finanziaria, 4a ediz., p. vm-156 1 50 Computisteria agraria, di L. Petri, 3a ediz. riveduta di pag. viii-210 e 2 tabelle.1 50 •

^

^

Gitti ^

J

1

VA

— vedi Contabilità - Ragioneria - Logismografia.

Concia delle pelli ed arti affini,

G. Conciliatore (Manuale del), teorico-pratica con formulario completo pel Concilia¬ tore, Cancelliere, Usciere e Patrocinatore di cause, 4a ediz. ampliata, di pag. xn-461.3 — Concimi, di A. Funaro. 2a ediz. di pag. xn-266. . . 2 — da

G. B.

di G. Gorini, 3a ed. rifatta Venturoli, di pag. ix-210 . 2 — di G. Pattaccini. Guida

Franceschi e

Concimi fosfatici —

vedi Fosfati - Chimica agraria - Humus

- Terreno agrario.

Concordato preventivo — vedi Curatore di fallimenti. Confettiere — vedi Pasticcere e confettiere moderno.

Coniglicoltura pratica, di G.

3a ediz., di pag. ix-274, con 62 incisioni e 12 tavole in tricr. 2 50 Licciardelli,

Conservazione delle sostanze alimentari,

di G. Gorini, Franceschi e

4a ediz. intieramente rifatta da G. B. G. Venturoli, di pag. vm-231.. 2 —

Conservazione dei prodotti agrari,

di

C.

Manicardi, di

pag. xv-220, con 12 incis..

Consigli pratici —

vedi

• " 50 Caffettiere - Ricettario domestico -

Industriale - Soccorsi d’urgenza.

•

• .• .

Consorzi di difesa del suolo (Manuale dei). Sistemazioni idrauliche. Culture silvane e rimboschimento, di A. Rabbeno, di pag. vm-296 .. 3 —

Contabilità delle aziende rurali, di De Brun (In lav.). Contabilità comunale, secondo le nuove diposiz. legisla¬ tive e regolamentari di A. De Brun. (2a ediz. rifatta, 5 50 50 ed ampliata di pag. xvi-650 .5 — vedi Enciclopedia amministrativa.

Contabilità domestica.

Nozioni'amministrativo-contabui ad uso delle famiglie e delle scuole femminili, di O. . Bergamaschi, di pag. xvi-186.1 50


_ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Contabilità generale dello Stato, di E. Bruni, 2a ediz rifatta, pag. xvi-420 . ' Contabilità d. istituz. pubbl. beneficenza — vedi Beneficenza Conti e Calcoli fatti, di I. Ghersi, 93 tabelle e istru-' zioni pratiche sul modo di usarle, di pag. 204. Contrappunto, di G. G. Bernardi, di pag. xvi-238 ! ! Contratti agrari — vedi Mezzeria. Conversazione Italiana e tedesca (Manuale di), ossia guida per servire di vade mecum ai viaggiatori, di A. Fiori, 8a ediz. rifatta da G. Cattaneo, pag xiv400 9a ediz.. Conversazione italiana-francese — vedi Dottrina po¬ polare - Fraseologia. » Cooperative rurali, di credito, di lavoro, di produzione di assicurazione, di mutuo soccorso, di consumo, ecc! Scopo, costituzione, norme giuridiche, tecniche’, amministr. comput. di V. Niccoli, pag. vm-362 L. 3 50 (esaurito, la 2a edizione è in lavoro). Cooperazione nella sociologia e nella legislazione, di F. Virgilii, pag. xn-228 . Correnti elettriche (Impianti elettrici di), alternate sem¬

15

L. c.

2 50 3 50

3 50

1 50

plici, bifasi e trifasi. Manuale pratico per lo studio, costruzione ed esercizio di essi, di A. Marro, 2* edi¬ zione riveduta e notevolmente ampliata, di pagine

xxxiv-774 con 347 incis. e 71 tabelle. 8 50 Corrispondenza commerciale poliglotta, di G. Frisoni compilata su di un piano speciale nelle lingue italiana francese, tedesca inglese e spagnuola. I. — PARTE ITALIANA: Manuale di Corrispondenza Com¬ merciale italiana coraedato di facsimili dei vari docu¬

menti di pratica giornaliera, seguito da un Glossario delle principali voci ed espressioni attinenti al Com¬ mercio, agli Affari marittimi, alle Operazioni bancarie ed alla Borsa, ad uso delle Scuole, dei Banchieri, Nego¬ zianti ed Industriali di qualunque nazione, che deside¬ rano abilitarsi alla moderna terminologia e nella cor¬ retta fraseologia mercantile italiana, 3a ed. di pag. xx-478 II. — PARTE SPAGNUOLA: Manual de Correspondencia Com¬ mercial Espanola, pag. xx-440 ....

HI — PARTE FRANCESE: Manuel de Correspondance com¬ merciale fran^aise, di pag. xvi-446 . IV — PARTE INGLESE: A Manual of english Commercial correspondence, pag xvi-448 V — PARTE TEDESCA: Handbuch der deutschen Handelskorrespondenz, pag. xvi-460 .

N.B. Sono 5 Manuali di corrispondenza, ognuno dei quali è la traduzione di uno qualunque degli altri quattro, per cui si fanno reciprocamente l’ufficio di chiave.

Corse (Le) con un dizionario delle voci più in uso, di G. Franceschi, di pag. x’li-305 .. 2 50

— vedi anche Cavallo - Proverbi - Razze bovine equine, ecc. Cosmografia. Uno sguardo all’universo, di B. M. T a


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c.

Leta, pag. xii-197. con 11 incis. e 3 tav.1 50 — vedi Sfere cosmografiche. Costituzione degli Stati — vedi Diritti e doveri - Diritto in¬ ternazionale - Diritto costituzionale - Ordin. di stati.

Costruttore navale (Manuale del), di G. Rossi, pagine xvi-517, con 231 fig. intere, nel testo e 65 tab. . . 6 — Costruzioni — vedi Abitazioni - Architettura - Calcestruzzo - Calci - Capomastro - Case dell’avvenire - Casette po¬ polari e villini economici - Città (La) moderna - Fabbri¬ cati civili - Fabbricati rurali - Fognatura - Ingegnere civile - Ingegnere costruttore meccanico - Lavori marit¬ timi - Mattoni e pietre - Peso metalli - Resistenza dei materiali - Resistenza e pesi di travi metalliche - Scal¬ damento. ■ Cotoni — vedi Filatura - Prodotti agricoli - Tintura - Tessitur. Cremore di tartaro — vedi Distillazione. Cristallo — vedi Fotosmaltografia - Specchi - Vetro.

Cristallografìa Geometrica, fìsica e chimica, applicata ai minerali, ai F. Sansoni, p. xvi-367, 284 ine. . . 3 — — vedi Fisica cristallografica. Cristo — vedi Imitazione di Cristo.

Cristoforo Colombo di V. Bellio, p. iv-136 e 10 ine.. 1 50 Crittogame — vedi Funghi — Malattie crittogam. - Tartufi.

Crittografia (La) diplomatica, militare e commerciale, ossia l’arte di cifrare e decifrare le corrispondenze segrete. Saggio del conte L. Gioppi, pag. 177. . . 3 50 Cronologia e calendario perpetuo. Tavole cronografiche e quadri sinottici per verificare le date storiche dal principio dell’ Era cristiana ai giorni nostri, di A. Cappelli, di pag. xxxm-421 . 6 50 Cronologia delle Scoperte e delle esplorazioni geografiche dal 1492 a tutto il sec. XX, di L. Hugues, p. vm-487 4 50 Cronologia — vedi Storia e cronologia.

Cubatura dei legnami (Prontuario per la), di G. Bel• luomini, 6a ediz. corretta ed accresciuta, pag. 220 . 2 50 Cuoio — vedi Concia delle pelli - Imitazioni.

Curatore dei fallimenti (Manuale teorico-pratico del) e del Commissario giudiziale nel concordato preventivo e pro¬ cedura di piccoli fallimenti, di L. Molina, di pag. xl-910 8 50 Curve circolari e raccordi. Manuale pratipo per il trac¬ ciamento delle curve in qualunque sistema e in qualsiasi caso particolare, nelle ferrovie, strade e ca¬ nali, di C. Ferrario, pag xi-264, con 94 incis. . . 3 50 Curve graduate e raccordi a curve graduate, con speciale riferimento alle pratiche importanti e nuove applicaz. nei tracciamenti ferroviari, di C. Ferrario, di pag. xx-251, 25 tav. e 41 figure.3 50 Danese (Lingua) — vedi Grammatica — Letteratura. Dante Alighieri — vedi Divina Commedia.

Dantologia, di G. A. Scartazzwi. Vita e opere di Dante Alighieri, 3a ed. con ritocchi e agg. di N. Scarano 3 — Debito (II) pubblico italiano. Regole e modi per leoperaz.


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

sui titoli che lo rappresentano, di F. Azzoni, p. vm-376 3 — — vedi Notaio - Valori pubblici. Decorazione dei metalli — vedi Metallocromia. Decorazioni del vetro — vedi Specchi - Fotosmaltologia -Vetro. Denti — vedi Igiene della bocca. Destrina — vedi Fecola.

Determinanti e applicazioni, di E. Pascal, pag. vn-330 3 — Diagnostica — vedi Semeiotica.

Dialetti italici. Grammatica, iscrizione, versione, e les¬ sico, di 0. Nazari, pag. xvi-364. 3 — — vedi Gramm storica delia lingua e dei dialetti italiani.

Dialetti letterari greci (epico, neo-ionico, dorico, eolico) di G. Bonino, pag. xxxn-214.1 Didattica per gli alunni delle scuole normali e pei maestri elementari, di G. Soli, pag. vm-314 . . . 1 Digesto (II), di G. Ferrini, pag. iv-134.1 Dinamica elementare, di G. Cattaneo, p. vm-146,26 flg. 1

50 50 50 50

Dinamite — vedi Esplodenti.

Dinamometri, apparecchi per le misure delle forze e del lavoro da queste eseguite mentre agiscono lungo deter¬ minate traiettorie di E. N.Campazzi, p.xx-273 e 132 ine. 3 — Diritti e doveri dei cittadini, secondo le Istituzioni dello Stato, per uso delle pubbliche scuole, di D. MaffiolIj lla ediz. (dal 31 al 35° migliaio) con una ap¬ pendice sul Codice penale, pag. xvi-229 . 1 50 Diritti d’Autore — vedi Godici e Leggi usuali d’Italia Voi III. Diritto — vedi Filosofia del Diritto.

Diritto amministrativo e cenni di Diritto costituzionale, giusta i programmi governativi ad uso di Istituti tec¬ nici, di G. Loris, 6a edizione di pag. xiv-424 . . . Diritto civile (Compendio di), di G. Loris, giusta i programmi ad uso degli Istit. tecnici, 3a ed. p. xvi-397 Diritto civile italiano, di C. Albicini. p. vm-128 . . Diritto commerciale italiano, di E. Vidari, 3a ediz. diligentemente riveduta, pag. x-448 .

3 — 3 — 1 50 3 —

Diritto comunale 8 provinciale — vedi Contabilità comunale - Diritto amministrativo - Enciclopedia amministrativa - Legge comunale.

Diritto costituzionale,

di F. P. Contuzzi, 3a ediz. intera¬ mente rinnovata, di pag. xix-456 .

3

—

ed ampliata di G. Olmo, pag. xvi-483. 3 Diritto internazionale privato, di F. P. Contuzzi, di pag. xiii-391.3 Diritto internazionale pubblico, di F. P. Contuzzi, 2» edizione rifatta, di pag. xxxii-412.3 Diritto marittimo italiano, ad uso degli Istituti nautici e della gente di mare, di Sisto A., di pag. xn-566 . 3 Diritto penale romano di C. Ferrrini, pag. vm-360. 3 Diritto romano, di C. Ferrini, 2a ed. rif., pag. xvi-178 1 Disegnatore meccanico e nozioni tecniche generali di

—

Diritto ecclesiastico, vigente in Italia. 2a ediz. riveduta — —

00 — 50


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c.

Aritmetica, Geometria, Algebra, Prospettiva, Resi¬ stenza dei mater., Apparecchi idraul., Macchine semDisPffnn aTvap-°re’ e°^' ,V* .Gokfi» 3a ed. p.xiv-552, 477 flg. 6 50 Disegno. I principi del disegno, di C. Boito 4a ediz pag. iv-206, con 61 silografie . ’ ’ 2 Disep c (Grammatica del). Metodo pratico per imparare fì<rdlS«#n(\-dl E- Ronchetti, di pag. vi-190, con 34 ng-> ab 1SC“1ZZ1 intercalati nel testo e un atlante a parte n;Sl45 lavagnetite’ 27 Aglietti e 34 tav. (Indivisibili) . 7 50 Disegno assonometrico, di p. Paoloni, pag. iv-122, con 21 tavole e 23 figure nel testo ..... 2 U'®®Sn5 geometrico, di A. Antilli, 3a ed., pag. xi>88; m^n„6 ?gU^e nel *est0 e 28 tavole litografiche . . ! 2 Disegno, teoria e costruzione delle navi, ad uso dei Pro¬ gettisti e Costrut di Navi - Capi tecnici, Assistenti e ?Snr0\T navali - Capi operai carpentieri - Alunni n,fQL®t3ltl?tl.Nauhc;i, di E. Giorli, p vm-238, e 310 ine. 2 50 Disegno industriale, per uso R. Accad. Navale, Collegi Militari, Istituti di Belle Arti, Nautici e Tecnici, Scuole Professionali Capitoelnci, Macchinisti, Disegnai, ecc. di E. Giorli. 4a ed. ampliata con 480 probi, e 500 ine. 3 50 Disegno di proiezioni ortogonali, di D. Landi, di pag. vm-152, con 192 incis.. ’ y * 2 -

Disegno di tessitura — vedi Tessuti.

—

D!segn° topografico, di G. Bertelli, 2a ediz., pag. vi156 con 12 tavole e 10 incis....... ... 2 Disinfezione (La pratica della) pubbl. e priv., P. E AlesSANDm e L Pizzini, 2a ediz., p. vm-258, 29 incis. . 2 50 Distillazione del legno (Lavorazione dei prodotti della). Acetone, Alcool metilico, Aldeide formica, Clorofor¬ mio, Acido acetico, Acetato di piombo, Acetato di sodio. Industrie elettrochimiche. Ossidi di piombo, Minio, Biacca, Soda Caustica, Clorati, Cromati, di F. Villani, di pag. xiv-312 ... 3 50 Distillazione delle Vinacce, e delle frutta fermentate.’ Fabbricazione razionale del Cognac, Estrazione del Cremore d. Tartaro ed utilizzazione di tutti i residui □ella distillazione, di M. Da Ponte, 2a ediz. rifatta, tenenti le leggi italiane sugli spiriti e la legge AustroUngarica, pag. xn-375, con 68 ine.. . . . . 3 50 Omeri italiani, di P. Lioy {Entomologia III), pag. vn-356, con 227 ine.6 ... 3 — Divina Commedia di Dante Alighieri (Tavole schemati¬ che della), di L. Polacco, seguite da 6 tav. tor'0.gT\ m cromolit. disegn. da G. Agnelli, pag. x-152 . . o Dizionario alpino italiano. Parte la Vette e valichi uanam, di E. Bignami-Sormani. — Part 2a allVi lombarde e limitrofe alla Lombardia, di C. Sco¬ lari, pag. xxn-310. 3 50

—


19

ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Dizionario di abbreviature latine ed italiane usate nelle carte e codici specialmente del Medio Evo, riprodotte con oltre 13000 segni incisi, aggiuntovi un prontua¬ rio di Sigle Epigrafiche, i monogrammi, la numerizzazione romana ed arabica e i segni indicanti mo¬ nete, pesi, misure, ecc., di A. Cappelli, p. lxii-433 7 Dizionario bibliografico, di C. Arlia, pag. 100 ... 1 Dizionario biografico universale, di G. Garollo, 2 voi. di compless. pag. 2118 a 2 col., legat. */> pergam. 18 — legatura in */s pelle..20

50 50

Dizionario di botanica generale G. Anatomia, Morfologia, Fisiologia, Biologia vegetale, Appendice, Biografìe di illustri botanici, di p. xx-926 10 Dizionario dei comuni del Regno d’Italia, secondo il Censimento del 10 febbraio 1901, compilato da B. Santi, 2a ediz., con le altezze sul livello del mare, di pag. viii-222 .

,..

3

Dizionario Eritreo (Piccolo) Italiano-Arabo-Amarico, rac¬ colta di vocaboli più usuali nelle principali lingue parlate nella Col. Eritrea, di A. Allori, p. xxxm-203 2 50 Dizionario filatelico, per il ^coglitore di francobolli con introduzione storica e bibliografica, di J. Gelli 2a ed., con appendice 1898-99, pag. lxiii-464 ... 4 50 Dizionario fotografico pei dilettanti e professionisti, con oltre 1500 voci in 4 lingue, 500 sinonimi e 600 for¬ mule di L. Gioppi, p. vm-600, 95 ine. e 10 tav. . . 7 50 Dizionario geografico universale, di G. Garollo, 4a ediz, del tutto rifatta e molto ampliata, di pag. xn1451 a due colonne . . , ..10 Dizionario gotico — vedi Lingua gotica. Dizionario greco-moderno, di E. Brighenti (In lavoro . Dizionario tascabile italiano-inglese e inglese-italiano, di J Vessely, 16» ediz. interamente rifatta da G. Rigutini e G. Payn, in-16, di pag. vi-226-199 leg. in tela. 3

Dizionario milanese-italiano e repertorio italiano-milarese, di C. Arrighi, pag. 912, a 2 col., 2a ediz.. . 8 50 Dizionario Numismatico — vedi Vocabolarietto numismatico.

Dizionario italiano-olandese e olandese-italiano, di A. Nuyens, in-16, di pag. xi-948..8 Dizionario rumeno — vedi Grammatica rumena.

Dizionario di scienze filosofiche. Termini di Filosofia generale, Logica, Psicologia, Pedagogia, Etica, ecc., di C. Ranzoli, pag. vm-683 . . . . • • • • • 6 50 Dizionario stenografico. Sigle e abbreviature del siste¬ ma Gabelsberger-Noe, di A. Schiavenato, p._xvi-156 1 50 Dizionario (Nuovo) italiano-tedesco e tedesco-italiano, compilato sui migliori vocabolàri moderni, coll1 ac¬ centuazione per la pronunzia dellTtaliano di A. Fiori, 4a ed., pag. 754, rifatta da G. Cattaneo .... 3 50


20

elenco dei manuali hoepli

L. c. Dizionario tecnico in 4 lingue, di E. Werrfr a. I* Italiano-Tedesco-Francese-Inglese 2a edÌ7 e aumentata di circa 2000 termini7 ;-z‘ nveduta II. Deutsch-Italienisch-Franzòsisch-EngEsch’ d, circa 2000 termini tecnici, di plfvZ’-eu tv' pracsais-Itahen-Allemand-Anglais, pag 509 ’ ' -v^?^iìS?ì£sS!n;SSS?.!«*• «» : : :

s"Sf s-saipmarl"Dizionario universale delle linaue italiana todoono •

OS"Ì20°' “IlefeTedS): proverbi raccohi’ ^“n1 Eopolar!,> frasi commerciali e Ooveri del macchinista navale.lcóndoMà^eMa màichina Drfmà.S| t ltUtl 2a?tÌCÌ’ dÌ M' LI8NAE0L0, di plg Xvt-loS Drammi - vedi Letteratura drammatica P g‘ Ud

2 50 Drogluere (Manuale del) di L. Manetti, di p xxit-322 ' *

olisco diaj UGELM1)21an fPPendice al Codice cavai- ' 2 50 -SHSdta'iSsased-’p-Tin-250’con 26 *»■> Educazione dei bambini - u Balbuzie - Ortofreni*.

i

Ec°n°'",a matematica (Introduzione allin di ' F vm-’ 1 50 E<Cos™Aa Spedir3 dÌ' Wi' ?' J®T0NS»'traduzione 'di' L 1 1 50 EdSbtai .^&,ru2?„n“ta’ dl pa«- ^-18° ■ • • 1 Elasticità dei corpi - vedi Equilibrio.

Fere:ni: I 50

t,S5S,C ta- med,ca’ Elettroterapia. Raggi Rontgen Radioterapia Fototerapìa. Ozono, Elettrodiagnostica, di

-tfìpZSiESi

dlRoPna|enX-&T “

69

2

2 50 1 50

E elettromoTricT*dF'r"' p I^?todi di misura delle’forze* eienromotrici, di G. P. Magrini, p. xyi-185, 76 fig 2


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI_21 La C.

Elettrotecnica (Manuale di), di Grawinkel-Strecker. traduz. italiana di F. Dessy, 2a ed., p. xiv-890,360 fig. 9 50 — vedi Operaio elettrotecnico.

Elezioni politiche — vedi Legge elettorale politica. Ematologia — vedi Malattie del sangue.

Embriologia e morfologia generale, di G. Cattaneo, pag. x-242, con 71 ine.. 1 50 Enciclopedia del giurista — vedi Codici e leggi usuali d’Italia.

Enciclopedia (Piccola) amministrativa. Manuale teorico¬ pratico per le amministrazioni comunali, provinciali e delle opere pie, di E. Mariani, di pag. xv-1327 . 1250 Enciclopedia Hoepli (Piccola), 2 grossi voi. di 3375 pag. a 2 col., con Appendice (146740 voci) L. 20. (Esaurito). Energia fisica, di R. Ferrini, pag. vm-187, con 47 incisioni, 2a ediz. interamente rifatta . . . ... 1 50 Enimmistica. Guida per comporre e per spiegare Enimmi, Sciarade, Anagrammi, Logogrifi, Rebus, ecc, di D. Tolosani (Bajardo), p. xii-516, con 29 ili. e molti esempi . 6 50 Enologia, precetti ad uso degli enologi italiani, di O. Ottavi, 5a ediz. di A. Strucchi, con una Appendice sul metodo della Botte unitaria pei calcoli relativi alle botti circolari, di R. Bassi, p. xvi-289, con 42 ine. . 2 50 — vedi Adulterazione vino — Analisi vino - Cantiniere Cognac - Distillazione - Liquorista - Malattie vini - Mo¬ sti - Tannini - Vino.

Enologia domestica, di R.

Sernagiotto,

p. vm-233 . 2

—

Entomologia di A. Griffini e P. Lioy, 4 voi. — vedi Coleot¬ teri - Ditteri - Lepidotteri - Imenotteri.

Epigrafìa latina. Trattato elementare con esercizi pra¬ tici e facsimili, con 65 tav. di S. Ricci, p. xxxii-448 6 60 — vedi Dizionario di abbreviature latine.

Epilessia. Eziologia, patogenesi, cura, di

P. Pini,p.x-277

2 50

Equilibrio dei corpi elastici (Teoria matematica dello), di R. Marcolongo, di pag. xiv-366 .

3 —

Equazioni — vedi Algebra complementare. Equini — vedi Cavallo - Razze bovine.

Eritrea (L’) dalle sue origini al 1901. Appunti cronistonei con note geografiche e statistiche e cenni sul Benadir e sui viaggi d’esploraz. di B. Melli, di pag. xii-164 2 — Eritrea — vedi Arabo parlato - Dizionario eritreo - Gramma¬ tica galla - Lingue d’Africa - Prodotti del Tropico - Tigrè.

Errori e pregiudizi volgari, confutati colla scorta della scienza e del raziocinio da G. Strafforello, 2a ed. accresciuta, pag. xii-196.1 50 Esame degli infermi — vedi Semeiotica.

.

.

Esattore comunale (Manuale dell’), ad uso anche dei Rice¬ vitori prov. ecc., di R. Mainardi, 2a ed., p. xvi-480 . 5 50 Esercito — vedi Armi antiche - Codice penale per - Storia dell’arte militare. — Ufficiale dell’.

Esercizi geografici e quesiti, sull’Atlante geografico univ. di R. Kiepert, L. Hugues, 3a ediz. rifatta, pag. vm-208. 1 50


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Esercizi sintattici francesi, con tracce di componimento temi di ricapitolazione e un indice alfabetico delle parole e delle regole, di D. Rodari, di pag. xn-403 3 Esercizi flreci, per la 4a classe ginnasiale in correla¬ zione alle Nozioni elem. di lingua greca di V. Inama di A. V. Bisconti, 2a ediz. rifatta, p. xxvi-234 ’ 3 — Esercizi latini con regole (Morf. gen.) P.E.Cereti,xii-332 I 50 Esercizi di stenografia — vedi Stenografia. Esercizi di traduzione a complemento della gramma* tica francese, di G. Prat, 2a ed., pag. yi-183 . . l1 50 50 Eserdzi di traduzione con vocabolario a complemento della Grammatica tedesca, G. Adler, 3a ed., p. vm-244 1 50 Esplodenti e modi di fabbricarli, di R. Molina, 2a ediz completamente rinnovata, con l’aggiunta di un’ampia trattazione degli esplosivi moderni, di pag. xxxn-402 4 _ Espropriazione — vedi Ingegneria legale Espropriazioni per causa di pubblica utilità, di E. Sardi, di pag. vn-212-83 con 5 incis. e 2 tavole col. . . .3 _ Essenze vedi DisUUaz. - Profum. - Liquorista - Ricettario. Estetica. Lezioni sul bello, di M. Pilo, pag. xxiii-257 2 50 — Lezioni sul gusto, di M. Pilo, di pag. xii-255 . . 2 50 — Lezioni sull artet di pag. xv-286 . 2 50 Estimo rurale ad uso delle scuole e dei Periti, di P Fi¬ cai, di pag. xi-292, con 6 incisioni.'. . 3 _ Estimo dei terreni. Garanzia dei prestiti ipotecari e della equa ripartizione dei terreni, di P. Filippini pag. xvi-328, con 3 ine. ’ 3 — Sostituisce 1’ “ Estimo rurale „ di F. Carega di Muricce*esàur. Etica (Elementi di), di G. Vidari, 2a ediz. riveduta ed ampliata, di pag. xvi-356 .3 _ Etnografia, di B. Malfatti, 2a ed. rifusa, pag. vi-200 1 50 Euclide (L ) emendato, del P. G. Saccheri, traduzione e note di G. Boccardini. di pag. xxiv-126 con 55 ine. 1 50 Europa — vedi Storia di. \ *■ Evoluzione (Storia dell’), da C. Fenizia, con breve sag¬ gio di Bibliografia evoluzionistica, pag. xiv-389 . . 3 — Fabbricati civili di abitazione, di C. Levi, 3a ediz. ri¬ fatta, con 200 incisioni, e i Capitolati d’oneri approvati dalle principali città d’Italia di pag. xii-416 . 4 4 50 50 — vedi Abitazioni — Casette popolari. Fabbricati rurali (Costr. ed economia dei), V. Niccoli, 3a ed. riveduta di p. xvi-335, con 159 fig.33 50 50 Fabbro — vedi Aritmetica dell’operaio - Fonditore - Mec¬ canico - Operaio - Tornitore. Fabbro-ferraio (Manuale pratico del), di G. Belluomini. Nozioni di Aritmetica, Geometria e Geom. pratica Misura delle superaci, Propr. fisiche e chimiche del ferro, dell’acciaio e della ghisa, Acciaiaz. del ferro, Combustibili, Arnesi ed attrezzi della fucina,Fucinatura dell’acciaio, Bollitura e saldatura, Cementa¬ zione, Tempera. Pulitura dei metalli, Fabbricazione delle lime. 2a ediz., 1907. di p. viii-242. con 224 ine. ed agg. 2 50


_23

ELENCO DEI MANUALI HOEPL1

Li

C*

Falconiere' (II) moderno. Descrizione dei falchi, cattura educazione, volo e caccia alla selvaggina con gli uc¬ celli di rapina di G. E. Chiorino, di p. xv-247 con 15 tav. a colori e 80 illustrazioni nel testo . . . . 6 — Falegname ed ebanista. Natura dei legnami, maniera di conservarli, colorirli e verniciarli, loro cubatura, di G. Belluomini, 3a ediz. di pag. x-223, con 104 ine. 2 — Fallimenti — vedi Curatore di Farfalle — vedi Lepidotteri.

Farmacista (Manuale del), di P. E. Alessandri, 3a ed. rifatta, notevolmente aumentata e corredata di tutti i nuovi medicamenti in uso nella, terapeutica, loro proprietà, caratteri, alterazioni, falsificazioni, usi, dosi, ecc., di pag. xx-784 con 154 tav. e 85 incis. . . . o 50 Farmacoterapia e formulario, di P. Piccinini, p.vm-382 3 50 Fecola (La), sua fabbricaz. e sua trasformaz. m Destrina, Glucosio, Sagou, e Tapioca artificiali, Amido di Mais, di Riso e di Grano. Nozioni gener. sulla sua fabbricaz. Appendice: Sulla coltura del Lupino, di N. Aducci, di pag. xvi-285, con 41 ine. intercalate nel testo. . 33 50 50 Ferrovie — vedi Automobili - Macchin. e Fuochista-Strade ferrate - Trazione a vapore - Trasporti e tarifle.

Fipure grammaticali a complemento della grammatica greca, latina e italiana, G. Salyagni, pag. vii-308 . 3 — Filatelìa — vedi Dizionario filatelico.

#

Filatura (La) del cotone. Manuale teorico-pratico di G. Beltrami, di pag. xv-558, con 196 me. e 24 tab. 6 50 Filatura e torcitura della seta, di A. Provasi, di pag. viii-281, con 75 incis. . . ..W i ka Filologia classica, greca e latina, Filonauta. Quadro generale di navigazione da diporto •

*

^

J * __

-

e consigli ai principianti, con un Vocabolario tecnico più in uso nel panfiliamento, di G. Olivari, p. xvi-286 2 50 Filosofia — vedi Dizionario di scienze filosofiche - Estetica

- Etica - Evoluzione - Logica - Psicologia.

Filosofia del diritto, di Filosofìa morale, di L. Friso, 2a ediz., di pag. xvi-350 3 — Fillossera e le principali malattie crittogamiche della vite con speciale riguardo ai mezzi di difesa, di V. Peglion, pag. vin-302, con 39 ine. . . . • • • 6 ~ Finanze (Scienza delle), T. Carnevali, L. I 50 (esaurito). — vedi Matematica attuarla. Fiori — vedi Floricoltura. Garofano, Orchidee, Orticoltura, Piante e fiori, Rose. . _

Fiori artificiali, pag. xvi-278,

Manuale del fiorista, di O. Ballerini, 3 5U 50 con 144 ine., e 1 tav. a 36 colon . . 3

— vedi anche Pomologia artificiale.

Fisica,

.

di O. Murani, 7a ediz. accresciuta e riveduta dall’autore di pag. xvi-584 con 340 ine. . . • • *3 Fisica cristallografica. Le proprietà fisiche fondamen.


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. e.

3 — -SSàS.70”’trad-di A- Sella> p- ti11-392 Fisiologia, di Foster, traduz. di G. Albini 4* ediV pag. yn-223, con 35 ine. e 2 tavole . d ’ Fisiologia vegetale, di L. Montemartini, pag. xvi-230* con 68 ine. ’ ^ 6 Fisiologia comparata — vedi Anatomia.. Fisionomia e mimica. Note curiose, ricerche storiche e scientifiche, osservazioni sulle interpretazioni dei ca¬ ratteri dai segni della fisionomia e dei sentimenti della mimica della loro espressioni, di L G Cer¬ chi ari, di pag. xii-335 con 77 ine è xxxm Floricoltura (Manuale di), di C.M. Fratelli Roda. 4» ed! nved. ed amphata da G. Roda, pag. vm-249 e 100 ine Flotte moderne (Le) 1896-1900, di E. Bucci di San?£

1 50 1 50

3 50 2 50

zaga! pag^v-m del Man‘ del Marino’ di c* De AmeF®E"atÌra cittadlna’ *di’ D. Spataro,* pag! x-684 con 220 figure e 1 tavola in litografia . . . ’ Fognatura domestica, A. Cerutti, p. vm-421 200 ine Fonditore in tutti i metalli (Manuale del) di GB e£ luomini, 3 ediz. pag. vm-178, con 45 ine. 2 Fono ogja ita lana, di L. Stoppato, pag. vm-l02 * * '1 50 Fonologia latina, di S. Consoli, pas 208 ' Foot-Ball - vedi Giuoco del pallone - Lawn-tènnis ‘ * * 1 50 Foreste - vedi Consorzi - Selvicoltura S> Formaggio - vedi Caseificio - Latte, burro e cacio. Formole e tavole per il calcolo delle risvolte ad arco Circplare, adattate alla divisione centesimale ad uso degli ingegneri, di F. Borletti, di pag xn-69 les S2 50 Formulano scolastico di matemat.elem. (aritmetica! afféc bra., geometria, tngonom.), M. A. Rossotti, p. xvi-192 ]1 50 Fosfati Perfosfati e concia, j fosfatici. Fabbricazione ed analisi, di A. Minozzi, di pag. xii-301 con 48 ine ^3 50 F*SSS’J .Arti grafiche - difmica fotigSj Fotocollografia — vedi Processi fotomeccanici E?!“™"Jtwafla (La), di L. Sassi, p. xxi-138, con 19ino. 2 FOc‘oT?f ain‘iPenTl » d! L! SASSI’ dÌ ™ ITI-183 'ndus,t.™|e (La), fotocalchi economici per la gme viii-208, con 12 ine e 5 tav. . ’ P 2 2 50 ortocromatica, di C. Bonacini* di pagine xvi-277, con ine. e 5 tavole.y * 33 50 Fotografia pei dilettanti. (Come dipinge il sole), di G Muffone, 6a ediz. riveduta ed amphata, di p. xvi-428 con 290 incisioni e tavole . .. a 4 50 Fotografia senza obiettivo, di L. Sassi, di pag. xvi-135 con 127 ine., 12 tavole fuori testo e ritratto dell’aut! 2 2 50


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

25

Fotografia turistica, di T. Zanghieri, con 96 incisioni L' C' e 26 tavole (in lavoro). Fotogrammetria, Fototopografìa praticata in Italia e ap¬ plicazione della fotogrammetria all’idrografìa, di P. Pa_ PaS- xvi-288, con 56 figure e 4 tavole. . 3 50 Fotolitografia — vedi Arti grafiche - Processi fotomecc.

rotosmaltografia (La), applicata alla decorazione indu¬ striale delle ceramiche e dei vetri, di A. Montagna pag. vm-200, con 16 ine. nel testo . . . ’ „ _ radioterapia — v. Luce e salute. — Radioattività Frinno?0rafia — uedi Arti grafiche - Processi lotomecc Fragole — vedi brutta minori. Francia — vedi Storia della Francia. Francobolli — vedi Dizionario iilatelico.

Fraseologia francese-italiana, di E. Baroschi Sorebini, pag. viii-262 . 2 50 Fraseologia straniera - vedi Conversazione - Dottrina ponol Frenastenia — vedi Ortofrenia, ^ ^

Frumento (II), (come si coltiva o si dovrebbe coltivare in Italia), di E. Azimonti, 2a ediz. di pag. xvi-276 . 2 50 Fruttai mmori. Fragole, poponi, ribes, uva spina e lamc dl A- Pucci, pag. vm-193, con 96 ine. . . . 2 50 Frutta fermentate — veai Distillazione.

Frutticoltura, di D. Tamaro, 4a ediz. riveduta ed amP dl Pag- xviii-233, con 113 ine. e 7 tavole . . 2 50 Frutti artificiali — vedi Pomologia artificiate.

Fulmini e parafulmini, di Canestrini,p. viii-166 con 6inc. 2 — Funghi mangerecci e funghi velenosi, di F. Cavara, di pag. xvi-192, con 43 tavole e 11 ine. . . . . ! . 4 50 Funzioni analitiche (Teoria delle), di G. Yivanti, pagine vin-432 (volume doppio). ’ 3 _ Funzjoni ellittiche, di E. Pascal, pag. 240. . ! ! ! 1 50 Funzioni poliedriche e modulari, (Elementi della teoria delle), di G. Vivanti, di pag. vm-437 . 3 — Fuochista — vedi Macchinista e luochista. Fuochi artificiali — vedi esplodenti - Pirotecnia.

«'etto (11). Allevamento razionale, Ammaestramento, Utilizzazione per la caccia, Malattie, di G. LicciarDELLi, di pag. xn-172, con 39 ine.2 _ Gallinacei - vedi Animali da cortile - Colombi - Pollicolt

baivanizzazione, pulitura e verniciatura dei metalli e galvanoplastica in generale. Manuale pratico per l’in¬ dustriale e l’operaio, riguardante la nichelatura, ra¬ matura, doratura, argentat., stagnat., zincatura, accia¬ iatura, antimoniatura, cobaltatura, ossidatura in tutte le varie applicazioni pratiche, di F. Werth, 2a ediz. completamente rifatta, di pag. xxi-535, con 226 ine? 6 — Galvanoplastica (La) rame, arg., oro, F. Werth (in lav.) baivanoplastica ed altre applicazioni dell’elettrolisi. Gal¬ vanostegia, Elettrometallurgia, Affinatura dei metalli


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c. Preparazione dell'alluminio, Sbiancamento della carta e delle stoffe. Risanamento delle acque, Concia elet¬ trica delle pelli, ecc. di R. Ferrini, 3a ediz. comple¬ tamente rifatta, pag. xn-417, con 45 incisioni ... 4 Galvanostegia, di I. Ghersi. Nichelat., argentat., dora¬ tura, ramatura, metallizzaz., ecc. p. xn-324 con 4 ine 3 50 Garofano (II), (Dianthus) nelle sue varietà, coltura e pro¬ pagazione, di G. Girardi, con appendice di A. Nonin, di pag. vi-179, con 98 ine. e 2 tavole colorate. . . 2 50 Gastronomo (II) moderno, di E. Borgarello. Vademe¬ cum ad uso degli albergatori, cuochi, segretari e per¬ sonale d’albergo corredato da 250 Menus originali e mo: derni, eda un dizion. di cucina contenente 4000 termini più in uso nel gergo di cucina francese, di pag. vi-411 3 50 Gaz Illuminante (Industria del), di V. Calzavara, pa¬ gine xxxii-672, con 375 ine. e 216 tabelle .... 7 50 — vedi Incandescenza a gaz. Gaz povero, ad esplosione ecc. — Vedi motori. Gelsicoltura, di D. Tamaro, 2a diz. p. xxix-245, 80 ine. 2 50 Geodesia — vedi Catasto - Celeriniensura - Compensaz. er¬ rori- Disegno topograf. - Estimo - Telemetria - Triangolaz. Geografìa, di G. Grove, traduzione di G. Galletti, 2a ediz. riveduta, pag. xii-160, con 26 ine.1 50 Geografia classica, di H. F. Tozer, traduzione e note di I. Gentile, 5a ediz., pag. iv-168. ... • • • 1 50 Geografia commerciale economica universale, di P. Lanzoni, 3a edizione riveduta, pag. vn-400 .3 Geografia fisica, di A. Geikie, trad. di A. Stoppani, 3B ediz., pag. iv-132, con 20 ine. . . . . . . . 1 50 — vedi Alpi - Argentina - Atlante geografico - Cosmografìa - Cristoforo Colombo - Cronologia scoperte geografiche - Dizionario alpino, geografico, dei comuni ital. - Eser¬ cizi geografici - Etnografia - Geologia : Mare - Prealpi bergamasche - Prontuario di geogr. - Statist. - Vulcanismo. Geoqrafia matematica - vedi Sfere cosmografiche. Geologia, di A. Geikie, traduz. di A. Stoppani, 4 ediz. riveduta da G. Mercalli, pag. xii-176, con 47 ine. . 1 50 Geologo (II) In campagna e nel. laboratorio, di L. SeGUENZA, di pag. xv-305, con ine. . ..3 Geometria analitica dello spazio, di F. Aschieri, pa¬ gine vi-196, con 11 incisioni. L. 1,50 (esaurito). Geometria analitica del Piano, di F. Aschieri, pagine vi-194 con 12 incisioni. L. 1,50 (esaurito). Geometria anal. del piano e spazio. L.Berzolari(ìu lav.). Geometria descrittiva, di F. Aschieri, pag. vi-222, con 108 ine., 2a ediz. rifatta. . . * • 1 50 Geometria elementare, (Complementi di) di C. Alasia, di pag. xv-244 con 117 figure. . . ... • • • • i 50 Geometria e trigonometria della sfera, di C. Alasia, 50 pag. viii-208, con 34 ine.1


_elenco dei manuali hoepli

*7 L. c.

Geometria metrica e trigonometria, di s. Pincherle, 6a ediz., pag. iv-158, con 47 ine.* 1 50 — vedi Trigonometria. Geometria pratica, di G. Erede, 4a ediz. riveduta ed aumentata, pag. xvi-258, con 134 ine. Geometria projettiva del piano e della stella, di F. Aschieri, 2a ediz., pag. vi-228, con 86 ine. 1 50 Geometria projettiva dello spazio, di F. Aschieri, 2a ediz. rifatta, pag. yi-264, con 16 ine. 1 50 Geometria pura elementare, di s. Pincherle, 6a ediz. con 1 aggiunta delle figure sferiche, p. vm-176 con 121 ine. 1 50 Geometria elementare (Esercizi sulla), di S. Pincherle, pag. viii-130, con 50 ine. 1 50 Geometria elementare (Problemi di) di, I. Ghersi, (Me^ todi facili per risolverli), con circa 200 problemi ri¬ solti, e 119 ine., di pag. xn-160. 1 50 — vedi Euclide emendato Geometria dell’Operaio — vedi Aritmetica. Ghiaccio — vedi Industria frigorifera. Gjardino (II) infantile, di P. Conti, pag. iv-213, 27 tav. 3 — Ginnastica (Storia della), di F. Valletti, pag. viii-184 1 50 Ginnastica femminile, di F. Valletti, pag. vi-112,67 ili. 2 Ginnastica maschile (Manuale di), per cura di J. Gelli, pag. viii-108, con 216 ine. — vedi anche Acrobatica - Giuochi ginnastici. Gioielleria, oreficeria, oro, argento e platino — vedi Orefice. — vedi anche Leghe melali. - Metallurgia dell’oro - Metalli preziosi - Pietre preziose - Saggiatore - Tavole alligazione. bluochi — vedi Biliardo - Lawn-Tennis - Scacchi. Giuochi ginnastici per la gioventù delle Scuole e del po¬ polo. di F. Gabrielli, pag. xx-218, con 24 tav. . . 2 50 Giuoco (II) del pallone e gli altri affini. Giuoco del cal¬ cio (Fòot-Ball), della palla a corda (Lawn-Tennis), della palla al muro (Pelota), della palla a maglio e dello sfratto, di G. Franceschi, di pag. vm-214, con 34 ine. 2 50 Giurato (Manuale per il), di A. Setti, 2a ediz. rifatta, di pag. xiv-246 .;2 50 Giurisprudenza — vedi Avarie - Camera di consiglio - Co¬ dici - Conciliatore - Curatore fallimenti - Digesto - Di¬ ritto - Economia - Finanze - Enciclopedia amministra¬ tiva - Giurato - Giustizia amministrativa - Leggi - Legi¬ slazione - Mandato commerciale - Notaio - Ragioneria ' Socialismo - Strade ferrate - Testamenti. Giustizia amministrativa. Principi fondamentali. Com¬ petenze dei Tribunali ordinari, Competenza della IV Sezione del Consiglio di Stato e delle Giunte prov. amminist. e relativa procedura, di C.Vitta, p. xn-427 . 4 Glottologia, di G. De Gregorio, pag. xxxn-318 . . . c Glucosio — vedi Fecola - Zucchero Gnomonica ossia l'arte di costruire orologi solari, lezioni popolari di B. M. La Leta, pag. vm-160, con!9fig. ‘ —


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c. Gobelins (vedi Arazzi). Gomma elastica — ved, imitazioni. Grafologia, di C. Lombroso, pag. v-245 e 470 facsimili. 3 50

Grammatica albanese con le poesie rare di Variboda, di V. Librandi, pag. xvi-200 . 3 — Grammatica araba — vedi Arabo parlato. Grammatica araldica — v idi Araldica - Vocabol. araldico.

Grammatica ed esercizi pratici della Ungila danesenorvegiana con un supplemento delle principali espres¬ sioni tecnico-nautiche, li G. Frisoni, pag. xx-488

. 4 50 Grammatica ed esercizi pratici della lingua ebraica, di T. Levi fu Isacco, pag. 192.1 50 Grammatica francese, di G. Prat, 2a ediz. pag. xii-299 1 50

Grammatica e dizionario della lingua dei Galla (oromonica1) di E. Viterbo: Voi. I. Galla-Italiano, p. vm-152 2 50 Voi. II. Italiano-Gai'a, pag. lxiv-106 . 2 50 Grammatica gotica — vedi Lingua gotica. Grammatica greca. (Nozioni elementari di lingua greca), di V. Inama, 2a ediz, pag. xvi-208. 1 50 Grammatica della linqua greca moderna, di R. Lovera, (2* ediz., in lavoro). — vedi anche Dizionario.

Grammatica inglese, di L. Pavia, 2a ediz. di pag. xn-262 1 50 Grammatica italiana, di T. Concari, 2a ed. pag. xvi-230 1 50 — Vedi Dialetti italici. - Figure grammaticali - Gramma¬ tica storica.

Grammatica latina, L. Valmaggi, 2a ediz., pag. vm-256 1 50 Grammatica maqiara, con esercizi e vocabolarietto, di A. Alt Belfàdel, di pag. xix-332 . 3 — Grammatica Norvegiana — vedi Gramm. Danese. Grammatica lingua olandese, M. Morgana, p. vm-224. 3 —

Grammatica ed esercizi pratici della lingua portoghesebrasiliana, di G. Frisoni, pag xii-267 . 3 — Grammatica e vocabolario della lingua rumena, di R. Lovera, con l’aggiunta di un vocabolario delle voci più usate, 2a ed., rived. e corretta, di p. x-183 . . Grammatica russa, di Voinovich, di pag. x-272. . . Grammatica sanscrita — vedi Sanscrito. Grammatica serbo-croata, di G. Androvic (In lavoro). Grammatica della lingua slovena. Esercizi e vocabolario di B. Guyon, di pag. xvi-314.. . . Grammatica spaqnuola, L. Pavia, 2a ediz., pag. xii-194 Grammatica della lingua svedese, di E. Paroli, di pa¬ gine xv-293 .

1 50 3 —

3 —

1 50 3 —

Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani di F. D’Ovidio e G. Meyer-Lùbke. Trad. sulla 2a ediz. tedesca di E. Polcari, di pag. xn-301 . . . 3 — Grammatica tedesca, di L. Pavia, 2a ediz. di p. xvm-272 1 50 Grammatica del Tigrè — vedi Tigrè italiano. Grammatica turca osmanli, con paradigmi, crestomazia,


ELENCO DEI MANUALI HOEPL1

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L. c. 3 — rr«ndl2ASarÌO’wd\L--BoNELLI’ di PaSviii-200 e 5 tavole Grandine — vedi Assicurazioni. Granturco — vedi Mais - Industria dei molini.

bravitazione. Spiegazione elementare delle principali perturbazioni nel sistema solare, di Sir G. B. Airy rSr21..116 dl F\ Porro, con 50 ine., pag. xxn-176 . 1 50

GM^taian*ICa ~ vedi Archeologia (Arte greca) - Atene cÌ!ntn!0«la+®re®V £Ionete greche - Storia antica.

bruppi continui di trasformazioni (Parte generale della teoria), di E. Pascal, di pag. xi-378 .. 3 ^ 1 1 # J • «• cont. 6278indirizzi e cenni storico-statistici di collez. pubbliche e private, di numi¬ smatici, di società e riviste numism., di incisioni, di monete e medaglie e di negoz. di monete e libri di numismatica, diF. Gnecchi. 4a ediz., di p. xv-612. 8

Guttaperca — vedi Imitazioni.

Humus (L’), la fertilità e l’igiene dei terreni culturali,

di A. Casali, pag. xvi-210. Idraulica, di T. Perdoni (E’ in lavoro la 2a ediz.) ‘

2

— vedi Consorzi di difesa del suolo. Idrografia — vedi Fotogrammetria.

Idroterapia, di G. Gibelli, pag. iv-238, con 30 ine.

. 2

vedi anche Acque minerali e termali del Regno d’Italia. Igiene dell alimentazione — vedi Bromatologia.

Igiene della bocca e dei denti, nozioni elementari di Odontologia, di L. Coulliaux, di pag. xvi-330 e 23 ine. 2 50 Igiene del lavoro — vedi Malattie (Le) dei lavoratori. Igiene del lavoro, di Trambusti A. e Sanarelli G., di pag. viii-262, con 70 ine.! 2 50 Igiene della mente e dello studio, di G. Antonelli, di pag. xxiii-410 ... . 3 50 Igiene della pelle, di A. Bellini, di pag. xvi-240, 7 ine. 2 Igiene privata e medicina popolare ad uso delle famiglie, di C. Bock, 2a ed. ital. di G. Galli, di p. xvi-272 2 50 Igiene rurale, di A. Carraroli, pag. x-470 .... 3 — Igiene scolastica di A. Repossi, 2a ediz., pag. iv-246Ì 2 |P|tne nel sonno, di G. Antonelli, di p. vi-224 con 1 tav. 2 50 Igiene veterinaria, di U. Barpi, di pag. vm-228. . . 2 Igiene della vista sotto il rispetto scolastico, di A. Lomonaco, di pag. xii-272 . 2 50 g ene della vita pubblica e privata, G. Faralli, p. xn-250 2 50 Igienista, (Man. pratico dell’) per uso degli Ufficiali sa¬ nitari degli allievi dei corsi complementari d’igiene e degli studenti di medicina, farmacia e veter., dei Dott. C. Tonzig e G. Q. Ruata con prefazione del Prof. A. Serafini, di pag. xn-374, 243 ine. 5 — Igroscopi? igrometri, umidità atmosferica, di P. Can¬ toni, pag. xii-142, con 24 ine. e 7 tabelle .... 1 50 Illuminazione — vedi Acetilene - Gaz illum. - Incandescenza lluminazione elettrica (Impianti di). Manuale pratico —

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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c.

di E. Piazzoli, 5a ediz. interamente rifatta, seguita dalla legislazione Ital. relativa agli impianti elettr., di pag. 606, con 264 ine., 90 tabelle e 2 tav. (esau¬ rito, è in lavoro la 6a edizione). Imbalsamatore — vedi Naturalista preparatore-Naturalista viaggiatore - Zoologia. # . . Imbianchimento — v. industria tintoria - Ricettario industr. Imenotteri, Neurotteri, Pseudoneurotteri, Ortotteri e Rincoti italiani, di E. Griffini (Entomologia IY), di pag. xvi-687, con 243 ine., • • • • 4 50 Imitazione di Cristo (Della), Libri quattro di Gio. Gersenio, volgarizzamento di Cesare Guasti, con proe¬ mio e note di G. M. Zampini, pag. lyi-396 . . .. . 3 50 Imitazioni e succedanei nei grandi e piccoli prodotti in¬ dustriali. Pietre e materiali da costruz. Materiab refrat¬ tari, Amianto, Cuoio, Seta e fibre tessili, Paste da carta, Materie plastiche, Gomma elastica e Guttaperca, Avorio, Corno, Ambra, Madreperla, Celluloide, ecc. di I. Ghersi, di pag. xvi-591, con 90 ine. . . . .. 6 50 Immunità e resistenza alle malattie, di A. Galli Va¬ lerio, pag. viii-218 . ..1 Impalcature — vedi Costruzioni. Impiego ipodermico (L’) e la dosatura dei rimedi, Manuale di terapeutica di G. Malacrida, pag. 305 . . 3 — Imposte dirette (Riscos. delle), di E. Bruni, p. vm-158 . 1 d0 Incandescenza a gas. (Fabbricazione delle reticene) di L. Castellani, pag. x-140, con 33 ine. . . • • • 2 Inchiostri — vedi Ricettario industriale - Vernici ecc. Indovinelli — vedi Enimmistica. . . Industria (L’) frigorifera di P. Ulivi. Nozioni fondamentali, macchine frigorifere, raffreddamento deU aria, ghiaccio e cenni suUa hquefazione deh’ana e dei gaz, di pag. xii-168, con 36 flg. e 16 tabelle . . .2 Industria tartarica, di G. CIAPETTI. Materie derivanti dal vino Fabbri caz e rafflnaz. del cremore di tartaro. Fabbncaz. del tartrato di calcio. Fabbricaz. dell’acido tartarico. Analisi delle sostanze tartariche dei derivati. Controllo di fabbncaz. Pag. xv-276, con 52 incisioni. . . ■••••• à ~ Industria tintoria, di M. Prato. — I. Imbianchimento e Tintura della Paglia; — II. Sgrassatura e imbian¬ chimento della Lana; — III. Tintura e stampa del Cotone in indaco ; — IY. Tintura e stampa del Cotone in colori azoici, di pag. xxi-292, con 7 ine. .• • o Industrie (Piccole). Scuole e musei industriali - Indu¬ strie agricole e rurali - Industrie manifatturiere ed artistiche, di I. Ghersi, di pag. xn-372 . . • • • Infanzia - vedi Rachitide - Malattie dell - Giardino ìafantile - Nutrizione - Ortofrenia - Posologia della terapia infantile - Sordomuto. ..... Infermieri (Istruzioni per gli) vedi Assistenza. Infezione — vedi Disinfezione - Medicatura antisettica.


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Infortuni sul lavoro (Mezzi tecnici per prevenirli) E. Magrini, di pag. xxxn-252, con 257 ine. .

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di 3 _

— vedi anche Legge per gli.

Infortuni della montagna (Gli). Manuale pratico degli Alpinisti, delle guide e dei portatori, di 0. Bernhard trad. di R. Curti, di p. xvm-60, con 65 tav. e 175 figure 3 5r> Ingegnere agronomo - v. Agricoltore (Proni, dell’) - Agronom

Ingegnere Civile. Manuale dell’ingegnere civile e indu¬ striale, di G. Colombo, 23a ediz. e aumentata (61° al 63° migliaio), con 231 fig. e una tav., di p. xn-452 . . Ingegnere costruttore meccanico (Vademecum dell’) di G. Malavasi, di pag. 600 ed oltre 1000 fig. . ! Ingegnere elettricista, di a. Marro, di pag. xv-689 con 192 ine. e 115 tabelle. .... Ingegnere navale, di A. Cignoni, di p. xxxn-292, con *36 fig.'

5 50 6 50 7 50 5 50

Ingegnere rurale — vedi (Prontuario dell’) - Agricoltore Ingegneria legale — vedi Codice dell’Ingegnere. Inghilterra — vedi Storia d’Inghilterra.

Insegnamento (L’) dell’italiano nelle Scuole secondarie di C. Trabalza, di pag. xvi-254 . 1 50 Insegnamento d. Letteratura — vedi Letteratura.

Insetti nocivi, di F. Francescani, p. vm-264, con 96 ine 2 — Insetti utili, F. Francescani, p. xii-160, 42 ine., 1 tav. 2 — Interesse e sconto, E. Gagliardi, 2a ediz., p. vm-198. 2 — Inumazioni — vedi Morte vera. Ipnotismo — vedi Magnetismo - Occultismo - Spiritismo Telepatia.

Ipoteche (Man. per le) di A. Rabbeno, di pag. xvi-247 1 50 Islamismo (L’), di I. Pizzi, di pag. vm-494. 3 — Ittiologia italiana, di A. Griffini, con 244 ine. Descriz. dei pesci di mare e d’acqua dolce, di pag. xvm-469 4 50 — vedi anche Piscicoltura - Ostricoltura. Lacche — vedi Vernici ecc. Lanterna magica — vedi Cinematografo. Laringologia — v. Malattie dell’orecchio, del naso e della gola.

Laterizi (I), di G. Revere, di pag. xii-298, con 134 incis. 3 50 Latte, burro e cacio. Chimica analitica applicata al ca¬ seificio, di G. Sartori, pag. x-162, con 24 ine. . .2 — Lavori femminili — vedi Abiti per Signora - Biancheria Macchine da_'•Mcire - Vfo^ffranmii . Trine a fuselli.

Lavori marittimi ed impianti portuali, di F. Bastiani, di pag. xxiii-424, con 209 figure.6 50 Lavori pubblici — vedi Leggi sui lavori pubblici.

Lavori in terra (Man. di), di B. Leoni, p. xi-305 con38 ine. Lavoro (II) delle donne e deifanciulli. Nuova legge eregol. 19 giugno 1902 - 28 febbraio 1903. Testo, atti parlam. e commento, per cura di E. Noseda di pag. xv-174 . Lawn-Tennis, di V. Baddeley, prima traduz. italiana con note e aggiunte del trad. pag. xxx-206 con 13 ili. Legatore di libri (Il dilettante), G. G. Giannini, brevi cen¬ ni storici, p. xi-204, 91 ine., 17 tav. fuori testo (2 a col.).

3 — 1 50 2 50 3 50


ELENCO DEI MANUALI HOEPtl

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L. c.

Legge (La nuova) comunale e provinciale, E. Mazzoccolo, 5aediz. coordinata coi decreti e leggi posteriori a tutto il 1904, con due indici di pag. 976 L. 7,50, (esaurito, la 6* ediz. è in corso di stampa). — vedi Enciclopedia amministrativa. Legge (La) elettorale politica nelle sue fonti e nella sua giurisprudenza, di C. Montalcini, di pag. xvi-496 . 5 Legge sui lavori pubblici e regolamenti, di L. Franchi, pag- iv-110-xlviii.. 1 Legge lavoro donne e fanciulli — vedi lavoro. Legge sull’ordinamento giudiziario, di L. Franchi, di pag. iv-92-cxxvi.. • • • • • J Leggende popolari, di E. Musatti, 3a ediz., pag. vin-181 1 Leggi sugli infortuni sul lavoro, di A. Salvatore, di pag, 312.. . ,

«

i

*

Leggi e convenzioni sui diritti d’autore — vedi Codici e leggi

usuali d’Italia, voi. III.

J

50 50 50 50 —

_ ,. .

Leggi e convenzioni sulle privative industriali — vedi Codici

e Leggi usuali d’Italia, \ol. IV. Leggi sulla sanità e sicure za pubblica, di L. Franchi, pag. iv-108-xcn.... • 1 Leggi sulle tasse di Registro e Bollo, con appendice, ai L. Franchi, pag. iv-124-cn . . .,.1 i usuali d’Italia. Vedi Codici e Leggi. e metalliche ed amalgame, alluminio, nichelio, me¬ talli preziosi e imitazione, bronzo, ottone, monete e medaglie, saldature, di I. Ghersi, p. xvi-431, 15 ine. 4 Legislazione sulle acque, di D. Cavalleri, pag. xv.274 2

a

50 50

— 50

Legislazione mortuaria —

Legislazione rurale, secondo il programma governativo per gli Istituti Tecnici, di E. Bruni, 2a ed. p. xv-423 3 Legislazione sanitaria Italiana (La nuova), di E. No_ seda, di pag. vm-570. . . . • „• • • • • • 5 Legnami indigeni ed esotici nei loro usi e provenienze, di 0. Fogli. Guida dei produttori, commercianti, carpentieri, falegnami, ebanisti e di tutti i consumatori di legname, di pag. vm-197, con 37 incisioni . . . 2 50 Legnami — vedi Cubatura dei legnami - Falegname. Legno artificiale — vedi Imitazioni. Legno (Lavoraz. dei prodotti di distillaz. del)

vedi Disti

z. Lepidotteri italiani, di A. Griffini (Entomol. II). pa¬ 1 gine xin-248, con 149 ine. . . • • • • • • Letteratura albanese (Manuale di), di A. Straticò, pa¬ 3 gine xxiv-280.", .q , Letteratura americana, di G. Strafforello, pag. 158 1 Letteratura araba, di I. Pizzi, di pag. xu-388 . • * ó — vedi anche Islamismo. 0 , « Letteratura assira, di B. Teloni, pag. xv-266 e 3 ta . Letteratura catalana, di A. Restori (In lavoro). Letteratura danese — vedi Letteratura norvegiana.

50 — .a 5


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

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Letteratura drammatica, di C. Levi, pag. xn-339 . . 3 — Letteratura ebraica, di A. Revel, 2 voi. pag. 364 . . 3 — Letteratura egiziana, di L. Brigiuti. (In lavoro). Letteratura francese, di E. Marcillac, traduz. di A. Paganini, 3a ediz., pag. vm-198.1 50 Letteratura greca, di V. Inama. 15a ediz. riveduta (dal 56° al 61° migliaio), pag. vm-236 e una tavola . . 1 50 Letteratura indiana, di A. De Gubernatis, p. viii-159 1 50 Letteratura inglese, di E. Solazzi, 2a ed. di p. vm-194 1 50 Letteratura italiana, di C. Fenini, dalle origini al 1748 5a edizione rifatta da Y. Ferrari, L. 1,50 (esaurito, la sesta dizione è in lavoro). Letteratura italiana moderna (1748-1870). Aggiunti 2 quadri sinottici della letteratura contemporanea (18701901), di Y. Ferrari, pag. 290 . 1 50 Letteratura italiana moderna e contemporanea 17481903. di V. Ferrari, di pag. vm-429 . 3 — Letteratura italiana (Insegnamento pratico della) di A. De Guarinoni, ad uso delle Scuole medie e degli studiosi di lingua italiana, di pag. xix-386 . . . .3 — Letteratura militare (Nozioni di) compilate secondo i programmi del Minist. della Guerra, da E. Maranesi, di pag. viii-224 . 1 50 Letteratura latina — vedi Letteratura romana. Letteratura norvegiana, di S. Consoli, p. xvi-272 . . 1 50 Letteratura persiana, di I. Pizzi, pag. x-208 . . . . 1 50 Letteratura provenzale, di E. Portal. I moderni tro¬ vatori. Biografie provenzali, di pag. xvi-221 . . . 1 50 Letteratura romana, di F. Ramorino, 7a ediz. corretta (dal 28° al 32° migliaio), di pag. vm-349. 1 50 Letteratura rumena di R. Lovera (in lavoro). Letteratura spagnuola, B. Sanvisenti, p. di xvi-202 . 1 50 Letteratura tedesca, di O. Lange, 3a ediz. rifatta da R. Minutti, pag. xvi-188.] 50 Letteratura ungherese, di Zigany Arpàd, p. xn-295 . 1 50 Letteratura universale (Compendio di) di P. Parisi, di pag. vin-391.3 _ Letterature slave, di D. Ciàmpoli. 2 volumi : I. Bulgari, Serbo-Croati. Yugo-Russi, pag. iv-144 . 1 50 II. Russi, Polacchi, Boemi, pag. iv-142.1 50 Levatrice — vedi Ostetricia. Limnologia. Studio scientifico dei laghi, di G. P. Ma¬ grini, p. xv-242, 53 ine. ed 1 tavola in eromolitog. 3 — Limoni — vedi Agrumi. Lingua araba — vedi Arabo parlato - Dizionario eritreo Grammatica Galla - Lingue dell’Africa - Tigrè. Lingua cinese pariata. Elementi grammaticali e glos¬ sario di F. Magnasco, di pag. xvi-114.2 —


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c.

Lingua giapponese parlata. Elementi grammaticali e 2 glossario di F. Magnasco, di pag, xvi-110 . . Lingua gotica, grammatica? esercizi, testi, vocabolario comparato con ispecial riguardo al tedesco, inglese, latino e greco, di S. Friedmann, pag. xvi-333 . . 3

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Linaua greca — vedi Dialetti - Dizionario - Esercizi - Filolo¬ gia - Florilegio - Grammatica - Letteratura - Morfologia verbi»

Lingua dell’ Africa, di R. Cust, versione italiana di A. De Gubernatis, di pag. iv-110.1 50 Lingua persiana, di D. Argentieri. Grammatica, cre¬ stomazia, glossario. (In lavoro). . Linaua latina — vedi Dizionario di abbreviature latine Epigrafia - Esercizi - Filologia classica - Fonologia Grammatica - Letteratura romana - Metrica - Verbi. Lingue Germaniche — vedi Grammatica danese-norvegiana, inglese, olandese, tedesca, svedese. .

Lingua Russa (Manualetto della) con la pronunzia fi¬ gurata di P. G. Sperandeo, contenente la gramma¬ tica e gli esercizi, oltre 3000 vocaboli della lingua parlata, con le flessioni irregolari, una scelta di prose e di poesie, un frasario. 2a ediz. di pag. ix-274 . . 4 Lingua turca osmanli — vedi Grammatica.

Lingue neo-latine, di E. Gorra, di pag. 147 . . . . 1 50 Lingue straniere (Studio delle), di C. Marcel, ossia l’arte di pensare in una lingua straniera, traduzione di G. Damiani, di pag. xvi-136 . . . . . • . • 1 50 Linguistica — vedi Grammatica storica dalla lingua e dei dialetti italiani - Figure (Le) grammaticali. Linoleum — vedi Imitazioni. . . . . . ... Liquidatore di sinistri marittimi - vedi Avane e sinistri maritt.

Liquorista (Manuale del), di A. Rossi, con 14o0 ricette pratiche, 2a ediz. con modificazioni ed aggiunte a cura di A. Castoldi, di pag. xvi-682 con figure. . 6 50 Litografia, di C. Doyen, di pag. vm-261, con 8 tavole e 40 figure di attrezzi, ecc. occorrenti al litografo . 4 Liuto — vedi Chitarra - Mandolinista - Strumenti ad arco - Violino - Violoncello. .

Locomobili (Manuale pei conduttori di) con appendice sulle trebbiatrici, di L. Cei. 2a ediz., di pag. xii-314, con 147 incis. e 32 tabelle. 2 50 - vedi Automobili - Macchinista - Trazione a vapore.

Logaritmi (Tavole di), con 6 decimali, di 0. Muller, 9a ediz. aumentata dalle tavole dei logaritmi d addi¬ zione e sottrazione per cura di M. Raina, di pa¬ gine xxxvi-191. (14, 15, 16° migliaio) . • • • • • Logica, di W. Stanley Jevons, traduz. di C. can¬ toni, 5a ediz. di pag. vm-166, con 15 ine. • • • • Logica matematica, Logismografia, di C. Chiesa. 3a ediz., pag. xiv-172 Logogrifi — vedi Enimmistica.

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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Lotta — vedi Pugilato.

L. c.

Lupe e colori, di G. Bellotti, pag. x-157, con 24 ine. 1 50 Luce e suono, di E. Jones, traduzione di U. Fornari, di pag. vm-336, con 121 ine.3 — teUVU

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lini, di pag. xn-362, con 65 figure.3 50 Lupino — vedi Fecola. Lupus — vedi Luce e salute.

Macchine (Atlante di) e di Caldaie, con testo e note di tecnologia, di S. Dinaro di pag. xv-80, con 112 ta¬ vole e 170 figure in iscala ridotta.3 — Macchine (Il Montatore di). Opera arricc, da oltre 250 es. pratici e problemi risolti, di S. Dinaro, pag. xn-468 4 — Macchine agricole — vedi Meccanica agraria.

Macchine per cucire e ricamare, di A. Galassini, pag. vn-230, con 100 ine.. 2 50 Macchine a vapore (Manuale del costruttore di), di H. Haeder. 2a ediz. italiana di E. Webber (In lavoro). Macchinista e fuochista, di G. Gautero, riveduto e am¬ pliato da L. Loria, 10a ediz. con Appendice sulle lo¬ comobili e le locomotive e del Regolamento sulle caldaie a vapore di pag. xx-194, con 34 ine. . . .2 — Macinazione — vedi Industrie dei molini - Panificazione.

Madreperla (La) nell’arte e nell’ind., E. Orilio. (In lavoro).

Magnetismo ed elettricità. Principi e applicazioni esposti elementarmente, di F. Grassi, 3a ediz. di pag. xvi508, con 280 figure 6 tavole.. • 5 50 Magnetismo e ipnotismo, di G. Belfiore, 2a ed. rifatta pag. viii-396 .. 3 50 Maiale (II). Razze, metodi di riproduzione, di alleva¬ mento, ingrassamento, commercio, salumeria, pato¬ logia suina e terapeutica, tecnica operatoria, tossico¬ logìa, dizionario suino-tecnico, di E. Marchi, 2a ed. pag. xx-736, con 190 ine. e una Carta.6 50 Maioliche e porcellane )L’amatore di), diL. De Mauri, illustrato da 3000 marche e da 12 tavole a colori. Con¬ tiene: Tecnica della fabbricazione - Cenni storici ed artistici - Dizionario di termini — Prezzi correnti Bibliografia ceramica, pag. xn-650 .. • • 12J>0 Mais (II) o granoturco. Norme per una buona coltivaz. E. Azimonti, 2a ediz.. pag. xii-196, 61 ine. nel testo 2 50 Malaria (La) e le risaie in Italia, G.Ercolani, p.vm-203 2 — Malattie dell’infanzia (Terapia delle), di G. Cattaneo, di pag. xii-506 .. • • • • 4 — — v. Balbuzie - Nutr. del bambino - Ortofrenia - Rachitide.

Malattie infettive (Profilassi delle) degli animali, di U. Ferretti, di pag. xx-582 ._.4 50 Malattie (Le) dei lavoratori e l’igiene industriale, di G. Allievi (in lavoro)^


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Malattie mentali (Patologia speciale delle), di L. Mongerì, con sommarie consideraz. medico-legali per gii studenti, medici prat. e giuristi, p. xvi-263, con 26 tav. 3 Malattie delPorecchio, del naso e della gola (Oto-rinolaringoiatria) di T. Mancioli, di pag. xxiii-540,98. ine. 5 Malattie dei paesi caldi, loro profilassi ed igiene con un’ appendice « La vita nel Brasile » - Regolamenti di sanità pubblica contro le infezioni esotiche; di C. Muzio, pag. xii-562, con 154 ine. e 11 tavole . . . 7 Malattie crittogamiche delle piante erbacee coltivate. di R. Wolf, traduz. con note ed aggiunte di P. Baccarini, pag. x-268, con 50 ine.2 Malattie della pelle — vedi (Igiene delle) Malattie del sangue. Manuale d’Ematologia, di E. Rebuschini, di pag. viii-432 . 3 Malattie sessuali, di G. Franceschini, di pag. xv-216 2 Malattie, alterazioni e difetti del vino, di S. Cettolini, 2* ediz. di pag. vm-380 con 15 ine.3 Malattie dei vini (L’uva nelle). Chiarificazione. Per gli enotecnici e gli alunni delle Scuole sup. d'agricolt., di R. Averna Sacca, di pag. xn-400, con 23 ine. . 3 Malattie della vite — vedi Fillossera - Malattie crittogam. Mammiferi — vedi Zoologia. Mandarini — vedi Agrumi. Mandato commerciale, di E. Vidari, pag. vi-160 . . . 1 Mandolinista (Manuale del), di A. Pisani, pag. xx-140, con 13 figure, 3 tavole e 39 esempi . . . . . . 2 Manicomio — vedi Assistenza pazzi - Psichiatria Manzoni Alessandro. Cenni biografici di L. Beltrami, di pag. 109, con 9 autografi e 68 ine.1 Marche di fabbrica — vedi Amatore oggetti d’arte - Leggi sulle proprietà - Maioliche Mare (II), di V. Bellio, pag. iv-140, con 6 tav. lit. a col. 1 Marine (Le) da guerra del mondo al 1897, di L. D’Adda, pag. xvi-320, con 77 illustr.4 Marino (Manuale del) militare e msreantile, del Contr’ammiraglio De Amezaga, con 18 xilografìe, 2a ediz., con appendice di Bucci di Santafiora . .5 Marmista (Man. del), A. Ricci, 2a ed., p. xn-154, 47 ine. 2 Marmo — vedi Imitazioni. Massaggio, di R. Mainoni, pag. xii-179, con 51 ine. . 2 Mastici — vedi Ricettario industriale - Vernici ecc. Matematica attuariale, Storia, Statistica delle mortalità, Matemat. delle Assicur. s. vita, U. Broggi, p. xv-347 3 Matematica (Complementi di) ad uso dei chimici e dei naturalisti, di G. Vivanti, di pag. x-381. . . . . 3 Matematiche — vedi Algebra - Aritmetica - Astronomia Calcolo - Celerimensura - Compensazione errori - Com¬ putisteria - Conti e calcoli fatti -Cubatura legnami ecc. Matematiche superiori (Repertorio di), Definizioni, for¬ inole, teoremi, cenni bibliografici, di E. Pascal.

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L- c. Voi. I. Analisi, pag. xvi-642 . 6 _ Voi. II. Geometria, e indice per i 2 voi. pag. 950 9 50 Materia medica moderna (Man. di), di G. Malacrida, pag. xi-761 . 7 50 Mattoni e pietre di sabbia e calce (Arenoliti) in rela¬ zione specialmente al processo di indurimento a va¬ pore sotto alta pressione, di E. Stoffler eM. Glasenapp. Ediz. italiana con note ed aggiunte di G. Revere, di pag. vm-232, con 85 figure e 3 tavole . 3 — — vedi Calcestruzzo - Calci e cementi - Imitazioni.

Meccanica, di R. Stawell Ball traduz. di J. Benetti 4a ed. pag xvi-214, con 89 ine.1 50 Meccanica agraria di V. Niccoli. Voi. I. Lavorazione del terreno I lavori del terreno. - Strumenti a mano per la lavorazione delle terre - Dell’aratro e delle arature - Strumenti per lavori di maturamento e di coltura¬ mento - Trazione funicolare e meccanica - Strumenti da tiro per i trasporti, di pai?, xit-410, con 257 ine..4 — Voi. II. Bai seminare al compiere la prima manipolazione dei prodotti. Macchine e strumenti per seminare e concimare Per il sollevamento delle acque - Per la raccolta dei prodotti -Per la conservazione e preparazione dei foraggi-Per treb¬ biare - Sgranare - Pulire - Dicanapulare e per la conservazione dei prodotti agrari, pag. xn-426, 17ó incis.4 —

Meccanica (La) del macchinista di bordo, per gli uffi¬ ciali macchinisti della R. Marina, i Costruttori e i Periti meccanici, gli Allievi degli Istituti Tecnici e Nautici, ecc. di E. Giorli, con 92 figure . . . . 2 Meccanica razionale di R. Marcolongo. I. Cinematica-Statica, di pag. xii-271. 3 ine. . .3 IL Dinamica, Principi di Idromecc., di p.vi-324,24 ine. 3 Meccanico (II), ad uso dei capi tecnici, macchinisti, elettric., disegnat., assist., capi operai, condutt. di cald. a vap., scuole ind., e macchinisti ferrovie, capimecca¬ nici, ecc. di E. Giorli, 5aediz. ampliata, con 377 ine. 4

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— vedi Ingegnere costruttore meccanico.

Meccanismi (500), scelti fra i più import, e recenti riferentisi alla dinamica, idraul., idrostat., pneumat., di T. Brown, trad. F. Cerruti. 4aed. ital., vm-176, 500ine. 2 50 Medicamenti — o. Farmacista - Farinacoter.- Impiego ipoder¬ mico - Materia med. - Medicat. antis. - Posologia Sieroter.

Medicatura antisettica, di A. Zambler, con prefazione di E. Tricomi, pag. xvi-124, con 6 iricis.1 50 Medicina legale, di M. Carrara (In lavoro). Medicina legale militare, di E. Trombetta. (In lavoro). Medico pratico, (II) di C. Muzio. 3a ediz. del Nuovo 5 — memoriale pei medici pratici, di pag. xvi-492 . . Memoria (L’arte della) — vedi Arte. Mercedi — vedi Paga giornaliera

Merceologia tecnica, P. E. Alessandri: Voi. I. Materie prime (gregge e semilavorate) di uso commerciale e

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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c. industriale, di pag. xi-530 con 142 tavole e 93 ine. . 6 — Voi. IL Prodotti chimici inorganici ed organ., di uso commerc. ed industr., dipag. xi-515,83 tavole e 16 ine. Merciologia, ad uso delle scuole e degli agenti di com¬ mercio, di 0. Luxardo, pag. xn-452 . . . . . .

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— vedi Analisi volumetrica - Chimica applicata all’igiene. Meridiane — vedi Gnomonica.

Metalli preziosi, di A. Linone. Dell’argento : Metallur¬ gia dell’arg. - Arg. puro - Leghe d’arg. - Saggi dell’arg. Dell’oro : Giacimento dell’oro - Affinamento del¬ l’oro - Leghe d’oro - Saggi dell’oro. - Platino : estraz. e leghe di platino - Applicaz. dell’oro e dell’argento - Decorazione dei metalli preziosi, di pag. xi-315 . Metallizzazione — u. Galvanizz. - Galvanopl. - Galvanostegia.

Metallocromia. Color, e decor. chim. ed elettr. dei me¬ talli, bronz., ossid., preserv. e pul., I. Ghersi. viii-192 2 50 Metallurgia dell’oro, E. Cortese, pag. xv-262. con 35 ine. 3 Metallurgia — vedi Coltivazione delle miniere - Fonditore - Leghe metalliche - Ricettario di metallurgia - Siderur¬ gia - Tempera e cementazione.

Meteorologia generale, di L. De Marchi, 2a ediz. am¬ pliata di pag. xv-225, con 13 figure e 6 tavole . . 1 50 — vedi anche Climatologia - Igroscopi.

.

Metrica dei greci e dei romani, di L. Muller, 2a ed. italiana confrontata colla 2a tedesca ed annotata da I 50 G. Clerico, pag. xvi-186 Metrica italiana — vedi Ritmica e metrica italiana. _

Metrologia Universale ed il Codice Metrico Internazionale, coll’indice alfabet. di tutti i pesi misure, monete, ecc. di A. Tacchini, pag. xx-482 . .. . . • • • • • 6 50 Mezzeria (Man. prat. della) e dei vari sistemi della colo¬ nia parziaria in Italia diA.RABBENO, di pag. vui-196 1 50 Micologia - vedi Funghi - Malattie crittog Tartufi e funghi.

Microbiologia. Perchè e come dobbiamo difenderci dai microbi. Malattie infettive. Disinfezioni, Profilassi, di L. Pizzini, pag. viii-142. . . . .. • • • • • •

Microscopia — vedi Anatomia microscopica - Animali pa¬ rassiti - Bacologia - Batteriologia - Chimica clinica - Protistologia - Tecnica protistologica.

Microscopio (II), Guida elem. alle osservaz. di micro¬ scopia, di C. Acqua, 2aediz. aumentata, pag. xvi-230 Mimica — vedi Fisionomia.

Mineralogia descrittiva,, di L. Bombicci, 2a ediz., di pag. iv-300, con 119 incis.• • • • • Mineralogia generale, di L. Bombicci, 3a ed. per cura di P. Yinassa de Regny, con 193 figure e due tavole a colori, di pag. xvi-220 . . . , . • • • • • ; 1 50 Miniere (Coltiv. delle), di S. Bertoglio, 2a ed. rifatta del Man. « Arte Min. » di Y. Zoppetti, di p. vm-284 2 50 Miniere di zolfo — vedi Zolfo. Misurazione delle botti — vedi Enologia.


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI_

L. c. Misura — vedi Avarie e sinistri marittimi - Codice del Pe¬ rito misuratore - Metrologia - Monete - Strum. metrici. Mitilicoltura — vedi Ostricoltura - Piscicoltura. Mitoloaia (Dizionario di), di F. Ramorino. (In lavoro). Mitologia classica illustr., di F. Ramorino, 2» edizione

corretta e accresciuta di pagine vii-338, con 91 me. Mitologia greca, di A. Foresti: 1. Divinità, p. vm-284 II. Eroi, di pag. 188. Mitologie orientali, di D Bassi : . Voi I Mitologia babilonese-assira, pag. xvi-219 . Mnemotecnia - vedi Arte della memoria. Mnhill artistici — vedi Amatore d oggetti d arte. mia - vedi Abiti - Biancheria - Fiori artificiali - Trine. Modellatore meccanico, falegname ed ebanista, di G.

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Mina, pag. xvii-428, con 293 mcis. e I tavola. . . 5 Colini (L’Industria dei). Costruz., impianti, macinaz., di C. Siber-Millot, 2a ed. rif., p. xvn-296,161 ine., 3 tav. Monete greche, S. Ambrosoli, xiv-286, 20Ófotomc.,2 c. g. Monete papali moderne, di S. Ambrosoli, m sussidio del Cinaqli, di pag. xii-131, 200 fotoinc. . . .. . . 2 Monete (Prontuario delle), pesi e misure inglesi, rag¬ guagliate a quelle del sistema decimale, dii. Ghersi, di pag. xii-196, con 47 tabelle di conti fatti e 40 facsimili delle monete in corso . . . . • • • • • 3 Monete romane, di F. Gnecchi, 2a ediz. ampliata, di pa¬ gine xxvii-370, con 25 tavole e 90 figure . . . . I tipi monetari di Roma Imperiale, di F. Gnecchi, di pag vm-n'9 con 28 tavole eliografi e 2 prospetti. . Monogrammi, di A. Severi, 73 tavole divise in tre se¬ rie di due e di tre cifre. 3 Montatore di macchine — vedi Macchine. Morfologia greca, di V. Bettei, pag. s.x-376 . . . . 3 Morfologia italiana, di E. Gorra, pag. vi-142. . . . 1 Morte (La) vera e la morte apparente, con appendice < La legislazione mortuaria » di F. Dell Acqua, di pag. vm-136 . . . ; . • • • • .•. : • : • • Scosti (Densità dei), dei vini e degli spinti ed ì pro¬ blemi che ne dipendono, ad uso degli enochimici, di E. De Cillis, di pag. xvi-230, con fig. e 46 tav. Motociclista (Man. del), di P. Borrino. Guida pratica pei dilett. di motocicletta, di p. xi-124, con 38 ine.

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— vedi Automobilista - Ciclista. Motori a gas. Marmale teorico pratico dei motori a gas di car¬ bone fossile - Acetilene - Petrolio-Alcool, con Monografie dei gazogeni per gaz d’acqua - Gaz povero - Gaz Richè, Gaz degli alti forni, Gaz Dowson, Gaz Strache, Gaz Delwich-Fleicher, Gaz Strong, Gaz Jonkers, Gaz d’aria, Gaz Siemens, Gaz jtto, ecc. - Gazogeni ad aspirazione Benier, Taylor, Lencauchez ?ierson, Winterthur, ecc. - Gazogeni a combustione rovesciata Gazogeni autoriduttori - Carburatori, ecc. di V. Calzavara., di pag. xxxi-421, con 160 incisioni. 4 50


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Motori ad esplosione a gas luce e gas povero. Manuale pratico di F. Laurenti, pag. xn-361 con 162 ine. . 4 50 Muli —- vedi Razze bovine, ecc. Municipalizzazione dei servizi pubblici. Legge e regola¬ mento riguardanti l'assunzione diretta dei servizi municipali con note illustr. di C. Mezzanotte, p.xx-324 3 — Musei — vedi Amatore oggetti d'arte e curiosità - Amatore majoliche e porcellane - Armi antiche - Pittura - Rac¬ coglitore - Scoltura. Musica. Espressione e interpretaz., G. Magrini. Approv. d. R. Conservata. di Torino, pag. vni-149, con 238 ine. 2 — Musica (Man. di) teorico pratico per le famiglie e per le scuole ad uso degli insegnanti e degli alunni (Mu¬ sica, strumenti musicali, Acustica, Teoria, Armonia, Canto, Pianoforte, Storia, Terminologia della musica, di G. Magrini. 1907, di pag. xn-414.4 — — vedi Armonia - Arte e tecnica del canto - Ballo - Cantante - Canto - Chitarra - Contrappunto - Man¬ do.inista - Pianista - Psicologia musicale - Semiograna musicale - Storia della musica - Strumentazione Strumenti ad arco - Violoncello - Violino e violinisti. Mutuo soccorso — vedi Società mutuo soccorso. Napoleone 1°, di L. Cappelletti, 23 fot. p. xx-272. 2 50 Naso (Malattie del) vedi Oto-rino-laringojatria. Naturalista preparatore (II) (Imbalsamatore) di R. Ge¬ stro,^4 ediz. riveduta di pag. xix-204, con 51 ine. 2 50 Naturalista viaggiatore, di A. Issel e R. Gestro (Zoo¬ logia), di pag. viii-144, con 38 ine. . . . . . 2 — Nautica — vedi Astronomia nautica - Attrezzatura navale Avarie e sinistri marittimi - Canottaggio - Codice di ma¬ rina - Costruttore navale - Disegno e costruzione naviDoveri macchinista navale - Filonauta - Flotte moderne - Ingegnere navale - Lavori marittimi - Macchinista navale - Marine da guerra - Marino - Meccanica di bordo. Nautica stimata o Navigazione piana, di F. Tami, di pag. xxxii-179. con 47 ine.2 50 Nsurotteri — vedi Imenotteri. Nevrastenia di L. Cappelletti, di pag. xx-490. . . 4 — Nichelatura — vedi Galvanostegia. Notaio (Manuale del), aggiunte le Tasse di registro, di bollo ed ipotecarie, norme e moduli pel Debito pub¬ blico, di A. Garetti, 5a ediz. ampliata di p. vm-383 . 3 50 Numeri — vedi Teoria dei numeri. Numismatica. Atlante numismatico italiano, Monete mo¬ derne di S. Ambrosoli, p. xvi-428,1746fotoinc. . . . 8 50 Numismatica (Manuale di), di S. Ambrosoli, 3a ediz. riveduta, pag. xvi-250, 250 fotoinc. e 4 tavole . . . 1 50 — vedi Atene - Guida numismatica - Monete greche, pa¬ pali, romane Vocab. numismatico. Nuotatore (Manuale del), di P. Abbo, p. xii-148, con 97 ine. 2 50 Nutrizione dei bambino. Allattamento naturale ed artifi¬ ciale, di L. Colombo, pag. xx-228, con 12 ine. . . 2 50


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Occultismo, di N.Licò, di pag. xvi-328, con tav. illustr. 3L—’ — vedi Chiromanz. - Magnetismo - Spiritismo - Telepatia. Oceanografìa, di G. Magrini (In lavoro). Oculistica — vedi Igiene della vista - Ottica. Odontologia — vedi Igiene della bocca. Oftalmojatria veterinaria, ad uso degli studenti e dei veterinari pratici, di P. Negri e V. Ricciarelli, di pag. xvi-279, con 87 illustraz. e 15 tavole . . . 3 50 Olandese (lingua) — vedi Dizionario - Grammatica. Olii vegetali, animati e minerali, di G. Gorini , 2a ediz. rifatta da G. Fabris, di pag. vm-214, con 7 incis. 2 — Olivo ed olio. Coltivazione dell’olivo, estrazione, purifi¬ cazione e conservazione dell’olio, di A. Aloi, 5a ed. accresciuta e rinnovata, di p. xvi-365, con 65 ine. .3 _ Omero, di W. Gladstone, traduzione di R. Palumbo, e C. Fiorilli, di pag. xii-196.1 50 Onde Hertziane — vedi Telegrafo senza fili. Operaio (Manuale dell’). Raccolta di cognizioni utili ed indispensabili agli operai tornitori, fabbri, calderai, fonditori di metalli, bronzisti aggiustatori e mecca¬ nici, di G. Belluomini, 6a ediz. di p. xvi-272. . . 2 — Operalo elettrotecnico (Manuale pratico per 1’), di G. Marchi, 2s ed. di pag. xx-410, con 265 ine. . . . 3 — Operazioni doganali — vedi Codice dogan. - Trasporti e tariffe. Opere pie — vedi Enciclopedia amministrativa. Oratoria — vedi Arte del dire - Rettorica - Stilistica. Orchidee, di A. Pucci, di pag. vi-303, con 95 ine. . 3 — Ordinamento degli Stati liberi d’Europa, di F. Racioppi, 2a ediz. di pag. xii-316.3 — Ordinamento degli Stati liberi fuori d’Europa, di F. Racioppi, di pag. viii-376 . 3 — Ordinamento giudiziario — vedi Leggi sull’. • Orecchio (Malattie dell’) — vedi Oto-rino-laringojatria. Orefice (Manuale per 1’), di E. Boselli. Metalli uten¬ sili, pietre, valute e monete, tariffe doganali, mar¬ chio dell’oreficeria; a cura di F. Boselli, p. xi-370. 4 — Oreficeria — vedi Leghe metall. - Met. preziosi - Saggiatore. Organista (Manuale dell’). I registri dell’organo con spe¬ ciale riguardo al differente loro timbro di voce e re¬ lativi fenomeni acustici ad uso degli organisti ed or¬ ganali, di C. Locher. la ediz. ital., versione dell’origi¬ nale tedesco di E. Locher e V. Hainisch, prefa¬ zione del maestro E. Bossi, di pag. xxiv-187 . . 2 50 Organoterapia, di E. Rebuschini, pag. vm-432. . . 3 50 Oriente antico — vedi Storia antica. Orine — vedi (Analisi delle) Chimica clinica. Ornatista (Manuale dell’), di A. Melani. Raccolta di iniziali miniate e incise, d’inquadrature di pagina, di fregi e finalini. XXVIII tavole in colori per minia¬ tori calligrafi, pittori, ricamatori, ecc. 2a ediz.. . . 4 50 Ornitologia Italiana (Manuale di), di E. Arrigoni degli


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L. c.

Oddi. Elenco descrittivo degli uccelli stazionari o di passaggio finora osservati in Italia, di jpag. 907 con 36 tavole e 401 ine. da disegni originali . . . . -115 Oro — vedi Alligaz. - Metalli prez. - Metallurgia dell oro.

Orologeria moderna, di E. Garuffa, 2a ediz. aumentata di pag. vm-384, con 366 incisioni,. 5 50 Orologi artistici — vedi Amatore di oggetti d’arte. Orologi solari — vedi Gnomonica.

Orticoltura,

Tamaro, 3a ediz.,pag. Ortocromatismo — vedi Fotografia. di

D.

xvi-598,128

me.

4 50

.

Ortoepia e ortografia italiana moderna, di G. Malagoli 1 50 di pag. xvi-193.• • • • *.• * .' Ortofonia (Manuale di), per l’educazione dei fanciulli frenastenici o deficienti (idioti, imbecilli, tardivi, ecc.) di P. Parise, di pag. xn-231. Ortografia — vedi Ortoepia. Ortotteri — vedi Imenotteri ecc. Ossidazione — vedi Metallocromia.

Ostetricia (Manuale di). Ginecologia minore, per le le¬ vatrici, di L. M. Bossi, di pag. xv-493. con 113 ine. 4 50 2 50 Ostricoltura e mitilicoltura, di D. Oto-rino-laringoiatria - v. Malattie orecchio, naso, e gola. Ottica, di E. Gelcich, pag. xvi-576, 216 me. e 1 tav. Ottone — vedi Leghe metalliche.

.

Paga giornaliera (Prontuario nella), da cinquanta cen¬ tesimi a cinque lire, di G. Negrin, di pag. xi-222. 2 50 Paleoetnologia di J. Regazzoni, di pag. xi-252 con 10 me. 1 50 Paleografia, di E. M. Thompson, traduzione dall in¬ glese, con aggiunte e note di G. Fumagalli, 2 ed. rifatta di pag. xii-178, con 30 inci e 6 tav. Paleoarafia musicalo — vedi Semiografìa.

Paleontologia (Compendio di), di P. Vinassa De Regny di pag. xvi-512 con 356 figure. 5 50 Pallone (Giuoco del) — vedi Giuoco.

Pane (II) e la panificazione

di G.Ercolani (m lavoro).

Parafulmini — vedi Elettricità - Fulmini. Parassiti dell’uomo — vedi Animali.

B

*ȣ

Parrucchiere (Manuale del), di A. Liberati, 1904, di 2 50 nag. xii-219, con 88 ine.• • * * • Pasticcere e confettiere moderno, di G. CmccA. Racc. coinp. di ricette per ogni genere di biscotti, tolte, paste al lievito, petit fours, confetteria, creme, frutti canditi, gelati, ecc., c. metodo prat. p. la decoraz. d. torte e dolci fantasia, e pref. del Dr. Cav. Alberto Cougnet. 1907, pag. l-274, illust. da circa 300 dis. e 36 tav . a col. (Prem. c. Gran Dip.e Med. d’oro allal*Esp. Gast.Milano 1905). 8 50 Patate (Le) di gran reddito. Loro coltura, loro importanza nelTalimentaz. del bestiame, nell’economia domest. e negli usi industr., di N. Aducci, p. xxiv-221, c. 20 ipc. 2 50 Pazzia — vedi Assistenza pazzi - Psichiatra - Grafologia. Pecore — vedi Razze bovine, ecc. J


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI __

43 L. c.

PedaaoaSa — vedi Balbuzie - Campicello scolastico - Di¬ dattica - Giardino infantile - Igiene scolastica - Ortof. Pediatria — vedi Nutrizione del bambino - Ortopedia - Te¬ rapia - Malattie infanzia. Pellagra (La), Storia, eziologia, patogenesi, profilassi, di G. Antonini, di pag. vm-166 con 2 tav. . . . Pelle (Malattie della) — vedi Igiene della peiii _ vedi Concia delle pelli Pensioni — vedi Società di mutuo soccorso. Pene - vedi Prodotti agricoli. Perfosfati — vedi Fosfati - Concimi - Chimica agraria. Perizia e stima — vedi Assicurazioni - Avarie - Codice del perito misuratore - Estimo. . Paerl — vedi Ittiologia - Ostricoltura - Piscicoltura. E2?1. misure - vedi Avarie e sinistri marittimi - Metro¬ logia - Misure e pesi inglesi - Monete - Strumenti metrici - Tecnologia monetaria. . Ppscatore (Man. del) di L. Manette p. xv-241 c. 107 ine. 2 50 Peso dei metalli, ferri quadrati, rettangolari-cilindrici, a squadra, a U, a Y, a Z, a T e a doppio T, e delle lamiere e tubi di tutti i metalli, di G. Belluomini, 9» pdiz di pag. xxiv-248 .. • 3 50 Pianista (Manuale del), di L. Mastrigli, pag. xvi-112 2 — P nnfp p fiori sulle finestre, sulle terrazze e nei cortili. Coltura e descrizione delle principali specie di varietà, d? A Pucci 3‘ ed. rived., p. vm-214, e 117 ine. . 2 50 pianto'industriali, belle piante zuccherine in generale. Piante sMCMiflche Piante alcooliche. Piante narcotiche. Piante aroma¬ tiche e ^“fumate. Piante tintorie. Piante da concia. Piante tessili. ? aSeda le" rèo intrecciare. Piante da soda. Piante medicinali. planleSSiaU . del Gorini, di pag.xi-274, con 64 incis. Plnntfl tessili (Coltivazione ed industrie delle), propria¬ mente d'ette e di quelle che danno materia per le¬ gacci lavori di intreccio, spartena, spazzole, scope, carta’ ecc coll’aggiunta di un dizionario delle piante èak,’dustrìe tessiteli.oltre 3000 voci, di M..A. Savorgnan D’Osoppo, di pag. xii-476, con 72 ine.. . Pltìtpfl artificiali — vedi Imitazioni. . . classificazione, valore, arte del gioiel¬ liere di G Gorini, (esaurito, è in lavoro la 3a ediz.) Pirotecnia 'moderna, ’di F. Di Maio 2* edizione riveduta ed ampliata, di pag. xv-183 con 21 ine. . . . Piscicoltura d’acqua dolce.E.BETTONi, p vm-318,85inc. Pittura ad olio, acquerello e miniatura (Man. per dilet¬ tante di), (paesaggio, figura e fiori) di G. Ronchetti, di p. xvi-239, 29 ine. e 24 tav. . . . • • • • • Pittura italiana antica e moderna di A. Melani, 2 edi/ rifatta il pag. xxx-430 con 23 ine. e 137 tav. — Dcdf'Anatomia pittorica - Colori e pittura - Decoraz. - DiS%n<t lIÌm e cSort - Ristaurato. e dipinti - Scenografia.

2 50

2 50 3 — 4 00 7 50


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Plastica — vedi Imitazioni.

Pneumonite crupale con speciale riguardo alia sua cura di A. Serafini, di pag. xvi-222 . 2 50 Polizia sanitaria degli animali (Manuale di), d A. Mi¬ nardi, di pag. vm-333, con 7 ine.3 — Pollicoltura, G. Trevisani, 6a ediz., p. xvi-230, 90 ine. 2 50 Polveri piriche — vedi Esplodenti — Pirotecnia.

Pomologia, descrizione delle migliori varietà di Albicoc¬ chi, Ciliegi, Meli, Peri, Peschi, di G. Molon, con 86 incis. e 12 tavole colorate, di pag. xxxii-717 . . . 8 50 Pomologia artificiale, secondo il sistema Garnier-Valletti, di M. Del Lupo, pag. vi-132, e 34 ine.2 — Poponi — vedi Frutta minori. Porcellane — vedi Maioliche - Ricettario domestico. Porco (Allevamento del) — vedi Maiale. Porti di mare — vedi Lavori marittimi.

Posologia (Prontuario di) dei rimedi più usati nella te¬ rapia infantile di A. Conelli, di pag. vm-186. . . 2 — — vedi Impiego ipodermico.

Posta. Manuale postale, di A. Palombi. Notizie storiche sulle Poste d'Italia, organizzazione, legislazione, po¬ sta militare, unione postale universale, con una ap¬ pendice relativa ad alcuni servizi access., pag. xxx-309 3 — Prato (II), di G. Cantoni, di pag. 146, con 13 ine. . 2 — Prealpi bergamasche (Guida-itinerario alle), compresala Valsassina ed i Passi alla Valtellina ed alla Valcamonica, colla prefaz. di A. Stoppani, e cenni geologici di A. Taramelli, 3a ediz. rifatta per cura della Sezione di Bergamo del C. A. I., con 15 tavole, due carte topo¬ grafiche, ed una carta e profilo geologico. Un voi. di p. 290 e un voi. colle carte topografiche in busta . 6 50 Pregiudizi — vedi Errori e pregiudizi- Leggende popolari. Prestiti ipotecari — vedi Estimo dei terreni. Previdenza — vedi Assicuraz. - Cooperazioni - Società di M. S. Privative industriali — vedi Codice e leggi d’Italia Volume IV. Procedura civile - Procedura penale — vedi Codici. Procedura privilegiata fiscale per la riscossione delle im¬ poste dirette — vedi Esattore. Procedura dei piccoli fallimenti — vedi Curat. dei fallimenti.

Processi fotomeccanici (I moderni). Fotocollografla, fototipogr. fotocalcografia, fotomodellatura, tricromia, di R. Namias, di p. viii-316, 53 fig., 41 illust. e 9 tavole . 3 50 Prodotti agrari — vedi Conservazione dei.

Prodotti agricoli del Tropico (Manuale pratico del pian¬ tatore), di A. Gaslini. (Il caffè, la canna da zucchero, il pepe, il tabacco, il cacao, il tè, il dattero, il cotone, ecc., di pag. xvi-270 . 2 — Produzione e commercio del vino in Italia, di S. Mondini, di pag. vn-303 .. 2 50 Profumiere (Manuale del), di A. Rossi, con 700 ricette pratiche, di pag. iv-476 e 58 ine.5 —


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45 L. c.

— vedi anche Ricettario domes. - Ricettario indust. - Saponi.

Proiezioni (Le), Materiali, Accessori, Vedute a movi¬ mento, Positive sul vetro, Proiezioni speciali, f olicrome, stereoscopiche, panoramiche, didattiche, ecc. di L. Sassi, di pag. xvi-447, con 141 ine.5 — — vedi Cinematografo. Proiezioni ortogonali — vedi Disegno

Prontuario di geografia e statistica, di G. Garollo, p. 62 1 — Prontuario per Te paghe — vedi Paghe - Conti fatti. Proprietà letteraria, artistica e industriale — vedi Leggi.

Proprietario di case e di opifici. Imposta sui fabbricati, di G. Giordani, di pag. xx-264 . 1 50 Prosodia — vedi Metrica dei greci e dei romani - Ritmica.

Prospettiva (Manuale di), di L. Claudi, 2a ediz. rive¬ duta di pag. xi-61 con 28 tavole.2 Protezione degli animali (La), di N. Licò, p. vm-200 . 2 Protistologia ai L. Maggi, 2aediz. p. xvi-278 con 93 ine. 3 Proverbi in 4 lingue — vedi Dottrina popolare. Proverbi e modi proverbiali italiani, raccolti da G. Fran¬ ceschi, 1908, di pag. xix-380 . 3 Proverbi (516) sui cavallo , raccolti ed annotati da C. Volpini, di pag. xix-172 .. 2 Psichiatra. Confini, cause e fenomeni della pazzia. Con¬ cetto, classificazione, forme cliniche o diagnosi delle materie mentali. Il manicomio, diJ.FiNzi. p. vm-225 2

— — — —

50 50

- vedi Antropologia criminale. —Assistenza pazzi. — Gra¬ fologia. — Malattie mentali.

Psicologia, di C. Cantoni, pag. vTn-168, 2a ediz. . . Psicologia fisiologica, di G. Mantovani, 2a ediz. rive¬

1

50

duta, di pag. xii-175. con 16 ine. . . . . . . . 1 50 Psicologia musicale. Appunti, pensieri e discussioni, di M. Pilo, di pag. x-259 .2 50 Psicoterapia, di G. Portigliotti, di pag. xii-318, 22 ine. 3 —

Pugilato e lotta per la difesa personale, Box inglese e francese, di A. Cougnet, pag. xxiv-198, con 104 ine. 2 50 Raccoglitore (II) di oggetti minuti e curiosi. Almanacchi, Anelli, Armi, Bastoni, Biglietti d’ingresso, d’invito, di visita, Calzat., Chiavi, Cartelloni, Giarrettiere, Oro¬ logi, Pettini, ecc., di J. Gelli, p. x-344, con 310 ine. 5 50 Rachitide (La) e le deformità da essa prodotte, di P. Mancini, di pag. xxvm-300, con 116 fìg. nel testo . 4 — Radioatti vita di G. A. Blanc, con prel'az. delProf. A. Sella, e append. delDott. G. D'Ormea,pag. vm-266 e 72 incis. 3 — Radiografia — vedi Raggi Rontgen. Radioterapia — vedi Elettricità medica - Luce e salute

Ragioneria, di V. Gitti, 4a ed., pag. vm-141 con 2 tav. 1 50 Ragioneria delle cooperative di consumo (Manuale di), di G. Rota, di pag. xv-408. 3 — Ragioneria industriale (Aziende industriali), di O. Ber¬ gamaschi, 2a ediz. di pag. xn-392, e tabelle . . .4 —


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Ragioniere (Prontuario del). (Manuale di calcolazioni mercantili e bancarie), di E. Gagliardi, pap. xii-603 6 50 Ramatura — vedi Galvanostegia.

Razze bovine, equine, suine, ovine e caprine, di F. Faelli di p. xx-372, con 75 illustr., delle quali 16 colorate 5 50 Rebus — vedi Enimmistica. Reclami ferroviarii — vedi Trasporti e tariffe. Registro e Bollo — vedi Leggi sulle tasse di.

Regolo calcolatore e sue applicazioni nelle operazioni topografiche, G. Pozzi, p. xv-238, 182 ine. e 1 tavola 2 50 Religione — vedi Bibbia - Buddismo - Diritto ecclesiastico - Imitazione di Cristo. Religioni e lingue dell’India inglese, di R. Cust, tradotto da A. De Gubernatis, di pag. iv-124.1

50

Resistenza dei materiali e stabilità delle costruzioni, di P. Gallizia, 2a ediz. rifatta da C. Sandrinelli di pag. xxiv-476 con 269 incisioni.5 50 Resistenza (Momenti di) e pesi di travi metalliche compo¬ ste. Prontuario ad uso degli Ingegneri, Architetti e costruttori, con 10 figure ed una tabella per la chioda¬ tura di E. Schenck, di pag. xix-188 . 3 50 Responsabilità — vedi Codice dell’ingegnere. Rettili — vedi Zoologia.

Rettorica, ad uso delle Scuole, di F. Capello,di p.vi-122 1 50 Ribes — vedi Frutta minori. Ricami — vedi Biancheria - Macchine da cucire - Mono¬ grammi - Piccole industrie - Ricettario domestico - Trine Ricchezza mobile, di E. Bruni, pag. vm-218 ... 1 50 Ricettario domestico, di I. Ghersi. Adornamento della casa. Arti del disegno. Giardinaggio. Conservazione di animali, frutti, ortaggi, piante. Animali domestici e nocivi. Bevande. Sostanze alimentari. Combustibil e illuminazione. Detersione e lavatura, smacchiatura. Vestiario. Profumeria e toeletta. Igiene e me¬ dicina. Mastici e plastica. Colle e gomme. Vernici ed encau¬ stici. Metalli. Vetrerie, 3a ediz. rifatta da A. Castoldi, pag. xvi-854. con 4230 ricette e 59 incis..7 50 Ricettario fotografico, 3a ed. di L. Sassi, pag. xxiv-229 2 — Ricettario Industriale, di I. Ghersi. Procedimenti utili nelle arti, industrie e mestieri, caratteri; saggio e conservazione delle sostanze naturali ed artificiali di uso comune ; colori, ver¬ nici, mastici, colle, inchiostri, gomma elastica, materie tessili, carta, legno, fiammiferi, fuochi d’artificio, vetro ; metalli, bron¬ zatura, nichelatura, argentatura, doratura, galvanoplastica, in¬ cisione, tempera, leghe ; filtrazione ; materiali impermeabili, inconbustibili, artificiali ; cascami, olii, saponi, profumeria, tin¬ toria, smacchiatura, imbianchimento; agricoltura, elettricità; 4a ediz. riveduta e corretta dell’Ing. P. Molfino, pag. vn-704 con 27 incis e 2887 ricette.6 50 Ricettarlo per le industrie tessili e affini, di O. Giudici. Matematica, chimica, meccanica, telai meccanici, tecnologia, lana, cotone, titolo dei filati, filati, saggi chimici, correzione delle ac¬ que per uso industriale, lavatura delle materie tessili, sbianca, carbonizzazione della lana, oliatura delle lane, cariche delle


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L. c.

sete, imbozzimatura dei filati, tintura, impermeabil^zazione incombustibilizzazione, apparecchiatura, chie e smacchiati., vernici, cementi, ricette diverse, di p. vii -270 3 50

Ricettario Dratìco di metallurgia. Raccolta di cogni¬ zioni utili ed indispensabili, dedicato agli studiosi e agli operai meccanici, aggiustatori, tornitori, fabbri ferrai ecc. di G. Belluomini, di pag. xii-328. ; . • à DU Rilievi — vedi Cartografia - Compens. errori - Telemetria. Rimboschimento - i>. Consorzi di “fe*“ .‘posologia

Risorgimento italiano (Stona del 1 ^ • 4'1870, con1 ag giunta di un sommano degli eventi posteriori, ui T Rfrtolini 2a ediz. di pag. vm-208 . . • • • * *> Ristauratore dei dipinti (II), di ^SEC°°,f2 r0" 6 _ lumi, di pag. xvi-269, e an-362 con 41 ine. • • • *

«SSFjrsfcmsi

. * 50

T pag. xyui-284, con 96 iUustr. e 8 tav. cromolit. . 3 50 ShZ i at ore '( M an ° de ! h di F. Bottaio, di pag.vni-245. 2 50 Saldature autogene dei metalli (La tecnologia, del e), di S Ragno di pag. iv-129, con 18 incisioni . ... .2Qafe ali P le saline di A. De Gasparis. (Processi inSadusSlll usi del sale, prodotti chimici, industria.manifatturiera, industria agraria, il saie t^ll eiI0J40^la 3 50 Salsamentario (Man. del), L. Manetti, p. 224, 16 ino. 2 Sanatori?1—"òéil Tisici e sanatorii - Tubercolosi. Sanaue — vedi Molsttie del. . ,, San se ri to C(A v vi a mento3 alfe studio^ del), di F. G. Fumi, ^ _ 3a ediz. rinnovata, di pag. xVi-343 . . . . • • • Saconi (L'industria saponiera), con cenni suU industria razza, 2a ediz., di pag. xn-4/7 con 132 figuie Sarta da donna — vedi Abiti - Bl^n^riaj;

*

.

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«EGHIERI

ampliata da E. Miliani, con aggiunta della Teoria dd giuoco, lo sviluppo delle aperture e 100 finali e 100 problemi, di pag. X-48T . • • • • * 4 DU Scaldamento e ventilazione degli ambienti abitati, di R. ^Ferrini, 2a ediz., di pag. vm-300, con 98 me. . . 3 3a ediz


STr?B£wani<L^ £e"ni storici d^'e™ olatóoo ai noL' stri giorni, di G. Ferrari, di pag. xxiv-327 mn Qoh6 testo> 160 tavole e 5 tricromie 5 12 — foia%ritaJl*"|'ntam2Sc“’2‘edÌZ-,Pag- TI'2'51 i 108 fli. 2 50 != j»

dp,SOIlomia. Grafo.

Scoltura italiana antica e moderna (Manuale di)

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con 24 ino;Ml te*° Scritture d’affari (Precetti ed esempidi)’ pér uso delle 5

«ou S^!?8’ PTÌarÌ 6 «rc4fdt"“ M*“Soonti -1 aedi InteS aa?como0rre“a’ * Pag' Tm‘221 • 1 50 Scoperte geografiche - vedi Cronologia Segretario comunale (Manuale del). Vedi, Enciclopedia dl E- MAEI“‘- di W **-n3?Tl* 50

i'iT&rd <U d&Y^.f1*• T,n-220’ e 46 <“■ 2 deeS’infrrmfdi rc?“Pendio dei metodi fisici di esame negli interini, di U. Gabbi, di p. xvi-216. con 11 incis 2

o

Semioqrafia musicale, (Storia della) di G. Gasperini ?i2nhì? 6 8v^upp-° della scrittura musicale nelle varie epoche e nei vari paesi, di pag. vm-317 o co Sericoltura - vedi Bachi da seta - Filatura - Gelsicoltura 1 Industria deHa seta - Tessitore - Tintura deUa seta ^ne dei?8 lofak?Trw^arf’ di P?iW^D^’trad- di A- Balzani, p. xn-242 1 50 fft*j?i^n^!J8^aK-eHa^ dl L‘ Gabba, 2a ediz., pag. vi-208. 2 — Seta artificiale, di G. B. Baccione, di pag. vm-221

3 50

Sf5iienSS09rH^Che 6,0P aPP|icazione alla risoluzione di problemi di geografia matem., di L. A. Andreini

di pag. xxix-326, con 12 ine. . ’ o Sicurezza pubbHca - vedi Leggi di sanità.. 8 SteS'3 (Ma^‘ Zoppetti, pubblicato e compleSimrfRranh?1ra/vE' o'ARUFFA’ dl p-Iv'368» con 220 incis. 5 50 E- Rbbuschini, di pag. vm-424 . 3 — I nH0»e|II?pa 'dCh0 ~ vedi Dizionario di abbreviature nSvinS ?8. £ffl“-pp,"ca. pc/>’ SeSretari comunali e Slopèdflalam^msarXrae P'e’ “* E' MiR,lw ~ vedl Enci' Sinistri marittimi — vedi Avarie.

S'stnr^fr?nCeiSe, razÌ0Ì1^!e pratica> arricchita della parte storico-etimologica, della metrica, della fraseologia «XZZT**3* ecc‘> di D- Roda ri, di pag. xvi-206. 1 50 Sintass' francese - vedi Esercizi sintattici ' cintassi greca, di V. Quaranta, di pag. xvhi-175. . 1 50


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49 L. c.

Sintassi latina, di T. G. Perassi, di pag. yii- 168. . 1 50 Sismologia, di L. Gatta, di pag. yiii-175, con 16 incis. 1 50 Smalti — vedi Amatore d’oggetti d’arte - Fotosmaltografia - Ricettario industriale.

Soccorsi d’urgenza, di C. Calliano, 6a ediz. riveduta ed ampliata, di pag. xl-428, con 134 incis. e 1 tav. . 3 50 — vedi Infortuni della montagna.

Socialismo, di G. Biraghi, di pag. xv-285 . 3 — Società industriali italiane per azioni, di F. Piccinelli, di pag. xxxvi-534 ..

5 50

— v. Debito pubb. - Prontuario del ragion. - Valori pubbl.

Società di mutuo soccorso. Norme per l’assicurazione delle pensioni e dei sussidi per malattia e per morte di G. Gardenghi, di pag. vi-152.1 50 Sociologia generale (Elementi di), E. Morselli, p.xn-172 1 50 Soda caustica, cloro e clorati alcalini per elettrolisi.Fabbricaz. chimica, P. Villani, p. vm-314, e una tav. 3 50 Sorbettiere — vedi Caffettiere. Sonno — vedi Igiene del.

Sordomuto (II) e la sua istruzione. Manuale per gli al¬ lievi e allieve delle R. Scuole normali, maestri e ge¬ nitori, di P. Fornari, di pag. vin-232, con 11 ine. 2 — — vedi anche Ortofrenia. Sostanze alimentari — vedi Conservazione delle.

Specchi (Fabbricazioni degli) e la decorazione del vetro e Cristallo, di R. Namias, di p. xii-156 con 14 incis. . 2 — — vedi Fotomaltografìa - Vetro.

Speleologia. Studio delle caverne, C. Caselli, p. xii-163 1 Spettrofotometria (La) applicata alla Chimica fisiologica, alla Clinica e alla Medicina legale, di G. Gai.lerani, di pag. xix-395, con 92 incisioni e tre tavole . . . 3 Spettroscopio (Lo) e le sue applicazioni, di R. A. Proctor, traduzione con note ed aggiunte di F. Porro di pag. vi-179, con 71 ine. e una carta di spettri . 1 Spiritismo, di A. Pappalardo. Terza edizione aumen¬ tata, con 9 tavole, di pag, xvi-226 ....... 2

50 50 50 —

— vedi anche Magnetismo - Occultismo - Telepatia. Spirito di vino - vedi Alcool - Cognac - Distillaz. -Liquorista. Sport — vedi Acrobatica e atletica - Alpinismo - Automo¬ bilista - Ballo - Biliardo - Cacciatore - Cane - Canottaggio - Cavallo - Ciclista - Codice cavalleresco - Corse - Dizio¬ nario alpino - Duellante - Filonauta - Furetto (II) - Gin¬ nastica - Giuochi ginnastici - Giuoco del pallone - Infort di mont. - Lawn-Tennis - Motociclista - Nuotatore Pescatore - Proverbi sul cavallo - Pugilato - Scherma. Stagno (Vasellame di) — vedi Amatore di oggetti d’arte e di curiosità - Leghe metalliche. Stampa dei tessuti — vedi Industria tintoria.

Stampaggio a caldo e bolloneria, di G. Scanferla, di pag. viii-160, con 62 incisioni.2 — Stabilità delle costruzioni — vedi Resistenza dei materiali Resistenza e pesi di travi metalliche.


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Stabilimenti balneari — vedi Acque minerali. Statica — vedi Metrologia - Strumenti metrici.

Statistica, di F. Virgilii, 3a ed. rifatta, di p.xix-225 . 1 50 Stearineria (L’industria stearica). Manuale pratico di E. Marazza, di pag. xi-284, con 70 incisioni . . . 5 — Stelle — vedi Astron. - Cosmogr. - Gravitaz. - Spettroscopio. Stemmi — vedi Araldica - Numismatica - Vocab. araldico.

Stenografa, di G. Giorgetti (secondo il sistema Gabelsberger-Noè), 3a edizione rifatta di pag. xv-239 3 — Stenografia, (Guida per lo studio della) sistema Gabelsberger-Noè, compilata in 35 lezioni da A. Nicoletti, 6tt edizione riveduta e corretta, di pag. xv-160 . . 1 50 Stenografia. Esercizi graduali di lettura e di scrittura stenografica (sistema Gabelsberger-Noè), di A. Nicoletti, 3a edizione di pag. vm-J60.1 50 — vedi anche Antologia stenografica - Diz. stenografico.

Stenografo pratico (Lo) di L. Cristofoli, di pag. xn-131 1 50 Stereometria applicata allo sviluppo dei solidi e alle loro costruzioni in carta, A. Rivelli, p. 90, 92 ine., 41 tav. 2 — Stilistica, di F. Capello, di pag. xn-164.1 50

Stilistica latina,

di A. Bartoli, di pag. xii-210 . . . Stimatore (l’arte — vedi Amatore oggetti d’arte - Amatore

1

50

di maioliche - Armi antiche Raccoglitore di oggetti. Stomatojatria. — vedi Oto-rino-làringojatria.

Storia ant. Voi. I. L’oriente ant., di I.Gentile, p.xii-232 1 50 Voi. II. La Grecia di G. Toniazzo, di pag. iv-216 1 50 Storia dell’Arte. (Corso element. di G. Carotti. Voi. I. L’arte dell’evo antico, di pag. lv-413, con 590 nei. 6 50 — Voi. II. L’Arte del medio evo (in lavoro). — Voi. III. L’Arte del rinascimento (in lavoro). — Voi. IV. L’Arte dell’evo moderno (in lavoro). Storia dell’Arte militare antica e moderna, del Cap. V. Rossetto, con 17 tavole illustr. di pag. vm-504 . . 5 50 Storia dell’arte militare — vedi Armi antiche.

Storia e cronologia medioevale e moderna, in CC tavole sinottiche, di Y. Casagrandi, 3a edizione, con nuove correzioni ed aggiunte, di pagine vni-254 ... .1 50 — vedi Cronologia universale.

Storia d’Europa, di E. A. Freeman. Edizione italiana per cura di A. Galante, di pagine xn-472. . . . 3 — Storia della ginnastica — vedi Ginnastica.

Storia di Francia, dai tempi più remoti ai giorni nostri, di G. Bragagnolo, di pag. xvi-424. . . . . . . 3 — Storia d’Inghilterra dai tempi più remoti ai giorni no¬ stri, di G. Bragagnolo, di pag. xvi-367 .... 3 — Storia d’Italia (Breve), P. Orsi, 3a ediz. rived. p.xn-281 1 50 Storia — vedi Argentina - Astronomia nell’antico testa¬ mento - Commercio - Cristoforo Colombo - Cronologia - Dizionario biografico - Etnografia - Ispanismo - Leg¬ gende - Manzoni - Mitologia - Omero - Rivoluzione fran¬ cese - Shakespeare.


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c. Storia Romana — vedi Antichità private - Antichità pub¬ bliche - Topografia di Roma. Storia della musica, di A. Untersteiner, 2 ediz. ampliata, di pag. xii-330.. • • • • • 6 Storia naturalo — vedi Agraria - Acque minerali e terni. - Anatomia e fisiologia comp. - Anatomia microscopica - Animali parass. uomo - Antropologia - Batteriologia Biologia animale - Botanica - Coleotter - Cristallografia Ditteri - Embriol. e morfologia gen. - Fisica cristallo¬ grafica - Fisiologia - Geologia - Imenotteri ecc. - Insetti Nocivi - Insetti utili - Ittiologia - Lepidotteri - Limno¬ logia - Metalli preziosi - Mineralogia generale - MineraISiatS - Oceanografia - Ornitologia - Ostricoltura e mitilicoltura - Paleoetnologia - Paleontologia - Pietre Dreziose- Piscicoltura - Sismologia - Speleologia - Te¬ cnica nrotistol. - Uccelli canori -.Vulcanismo - Zoologia. Strade ferrate (Le) In Italia- Regime legale economico ed amministrativo di F. Tajani, di pag. vm-265. . 2 50 c*™.montn zinne Der E. Prout, versione italiana con S nS 5 V Rtcci, 2* ediz. di W xvì-314, 95 inois. 2 50 Strumenti ad arco (Gli) e la musica da camera, del Duca 2 50 _Chitarra ^Mandolinista - Pianista'- Violino Strumentf nietrici (Principi di statica ® zione alla teoria e costruzione degli), di E. Bagnoli, 50 di pagine vm-252, con 192 incisioni.d Stufe — vedi Scaldamento. Suini — vedi Majale - Razze bovine. Succedane^6— SVicluarfo industriale - Imitazioni.

ISftStrSdl^SoeiidrwX: lutazioni. . Tabacco di G Cantoni, di pagine rv-176 con 6 ine

2

Tabacchière — vedi Amatore di oggetti d arte - RaccogliTaoheornoWa '‘-'ondi Celeriniensura - Telemetria - Topot£ìni~m So'vaT nel vino, di R. Averna-Saccà, 2 50 di pag. vin-240 .. Taf ìff? f^rrovtaHe6- v. Codice doganale - Trasporti e tariffe. Tartaro, v. Industria tartarica, di G. Ciapetti, . . 3 — vedi Distillazione vinacce. . Tartufi (I) e i funqtii, loro natura, stona, coltura, conservaz. ccùcinatura, di Folco Bruni, pag vm-184 2 Tassodi registro, bello, eoe. - vedi Codice d. bollo - Esattore - Imposte - Leggi, tasse registro e bollo - Notaio Ta«id?rmisatam-0becedi Imbalsamai. - Naturalista viaggiatore. Tatuaggio1 —vedi Chiromanzia e tatuaggio. Tavole logaritmiche — vedi Logaritmi. Tè — vedi Prodotti agricoli.


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ELEECO DEI MANUALI HOEPLI

Teatr° — vedi Letteratura drammatica - Codice del teatro L' C‘ Tecrnca mteroscopica — vedi Anat. microscop. - Microscopio

Tecnica protistologica, di L. Maggi, di pag xvi-318 Tecnologia - vedi Dizionario tecnico.

P

3

* 3 ~

TÌCr.nn0ò?o'a-omeC*CanÌC-a T vedi Modellatore meccanico.

Tecnologia e termmol. monet., G. Sacchetti, p xyi-191 2 Telenrafia *S F,' -V' P,CC0LI>> P- 32‘, con 149 ine. e 1 taf 3 50 Telegrafìa, elettrica, aerea, sottomarina e senza fili, di - vJC™"éiegraefic!2l0ne’ ^

iricis' 2 50 Telegrafo senza fili e Onde Hertziane, di o. Murani, di pag.. xv-341, con 172 incisioni. ..| 3 50 Telemetria, misura delle distanze in guerra, di G. Ber¬ telli, di pag. xni-145, con 12 zincotipie.2_ Telepatia (Trasmissione dèi pensiero), di A. Pappa¬ lardo. 2® edizione, di pag. xvi-£79. 2 50 COn 104

v. anche Magnetis. e Ipnotismo - Occultismo - Spiritismo

Tempera e cementazione, di S. Fadda, p. vm-108, 20 ine. Teoria dei numeri (Primi elementi della), di U. Scarpis, di pagine vili -152..| Teoria delle ombre, con un cenno sul chiaroscuro e sul colore dei corpi, E. Bonci, p. vm-164, 36 tav. e 62 fig. Teosofia, di Giordano G., di pag. vm-248. Termodinamica, di G. Cattaneo, di pag.x-196, 4 fig. .

2 — 2 50 2 — 2 50 l 50

Terremoti — vedi Sismologia - Vulcanismo. Terreni — vedi Chimica agraria - Concimi - Humus.

Terreno agrario. Manuale di Chimica del terreno, di A. h unaro, di pag. vm-200 . 2 — Tessitore (Manuale del), di P. Pinchetti, 3a edizione riveduta, di pag. xiv-298, con illustrazioni . . . . 3 50 Tessitura, vedi Ricettario per le industrie tessili ed alimi, di O. Giudici, di pag. vii-270 . 3 50 Tessitura mecc. della seta, P. Ponci, p. xn-343,179 ine. 4 50 Tessuti di lana e di cotone (Analisi e faboncazione dei). Manuale pratico razionale, di O. Giudici, di pagine xii-864 con 1098 incisioni colorate.16 50 Testamenti (Manuale dei), per cura di G. Serina, 2a edizione riveduta ed aumentata di pag. xv-312 . .3 — TlQre-ltaliano (Manuale), con due dizionarietti italianitigre e tigrè-it aliano ed una cartina dimostrativa degli idiomi parlati in Eritrea, di M. Camperio, di p. 180 . 2 50 Tintore (Manuale del), di R. Iàepetit, 4a ediz. di pag. xvi-466, con 20 incisioni.5_ Tintoria — vedi Industria tintoria. Tintura della seta, studio chimico tecnico, di T. Pa¬ scal, di pagine xvi-432 . ..5 _ Tipografa. (Voi. I). Guida per chi stampa e fa stampare. Compositori, Correttori, Revisori, Autori ed Editori, di S. Landi. di pagine 280. 2 50


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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c.

Tipografia (Voi. II). Lezioni di composizione ad uso degli allievi e di quanti fanno stampare, di S. Landi, di pagine vm-271, corredato di figure e di modelli . . 2 50 — vedi anche Vocabolario tipografico.

Tisici e sanatorii (La cura razionale dei), di A. Zubiani, prefaz. di B. Silva, pag. xli-240, 4 ine. . .

E

— vedi Tubercolosi. . Titoli di rendita — vedi Debito pubblico - Valori pubblici.

Topografìa (Manuale di) di G. Del Fabro. Topografia e rilievi — vedi Cartografia - Catasto - Celeri¬ niensura - Codice d. perito - Compensazioni errori Curve - Disegno topografico - Estimo terreni - Estimo rurale - Fotogrammetria - Geometria pratica - Prospet¬ tiva - Regolo calcolatore - Telemetria - Triangolazioni.

Topografia di Roma antica, di L. Borsari, di pag. viii436, con 7 tavole. 4 50 Torcitura della seta — cedi Filatura.

.

Tornitore meccanico (Guida pratica del) ^ . ,. . i. unico per calcoli in generale sulla costruzione di viti e ruote dentate, di S. Dinaro, 3a ediz., di pag. x-147 2 — Tossicologia - vedi Analisi chimica - Chimica legale - Veleni.

Traduttore tedesco (II), compendio delle principali dif¬ ficoltà grammaticali della Lingua Tedesca, di R. Minutti, di pag. xvi-224 .. . 1 50 Trasporti, tariffe, reclami ferroviari ed operazipm do¬ ganali. Manuale pratico ad uso dei commercianti e privati, colle norme per l’interpretazione delle tariffe vigenti, di A. G. Bianchi, 2a ediz. rifatta, p. xvi-208 E — Travi metallici composti — vedi Resistenza.

Trazione a vapore sulle ferrovie ordinarie, di G. uttone, di pag. lxviii-469.• 4 50 Triangolazioni topografiche e triangolazioni catastali, di 0. Jacoangeli, Modo di fondarle sulla rete geo¬ detica, di rilevarle e calcolarle, di pag. xiv-340, con 3E incisioni, 4 quadri, 32 modelli pei calcoli. . . . 7 50 Trigonometria piana (Esercizi ed applicazione di), con 400 esercizi e problemi proposti da C. Alasia, pag. xvi-292, con 30 incisioni.. .• 1 50 Trigonometria— v. Celeriniensura - Geom. metr - Logaritmi. Trigonometria della sfera — vedi Geom. e trigonom. della.

Trine (Le) a fuselli in Italia. Loro origine, discussione, confronti, cenni bibliografici, analisi, divisione, istru¬ zioni tecnico-pratiche con 200 illustrazioni nel testo di Giacinta Romanelli-Marone, di pag. viii-331 . 4 50 Tubercolosi (La) di M. Valtorta e G. Fanoli, con pref.' del Prof. Augusto Murri, di pag. xix-291, con 11 tav. 3 — vedi Tisici.

Turbine elettriche (Teoria e costruzione delle moderne) e delle pompe centrifughe ad alto rendimento, con alcuni cenni suH’idrodinamica, C. Malavasi (in lav.). — vfdi Ornitologia.


ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

Uccelli canori (I nostri migliori). Loro caratteri e co- L ° stumi. Modo di abituarli e conservarli in schiavitù. Cura delle loro infermità. Maniera per ottenere laproduz. del Canarino, di L. Untersteiner, p. xn-175 2 — Ufficiale (Manuale dell’) del Regio Esercito Italiano, di U. Morini, di pag. xx-388 . 3 50 Ufficiale sanitario — vedi Igienista.

Unità assolute. Definizione, Dimensioni, Rappresenta¬ zione, Problemi, di G. Bertolini, pag. x-124 . . . 2 50 Urina (L’) nella diagnosi delle malattie. Trattato di chi¬ mica e microsc. clinica dell’urina, F. Jorio, p. xvi-216 2 — Usciere — vedi Conciliatore.

Usi mercantili (Gli). Raccolta di tutti gli usi di piazza riconosciuti dalle Camere di Commercio ed Arti in Italia, di G. Trespioli, di pag. xxxiv-689 .... 6 — — vedi Commerciante.

Uva (L’) nelle malatt. dei vini, R. Averna-Sacca, .

. 3 50

Uva spina — vedi Frutta minori.

Uve da tavola. Varietà, coltivaz, e commercio, di D. Ta¬ maro, 3a ed., p. xvi-278, tavole color. 7 fototip. e 57 ine. 4 — Valli lombarde — vedi Diz. alpino - Prealpi bergamasche.

Valori pubblici (Man. per l’apprezz. dei), e per le operaz. di Borsa, F. Piccinelli, 2a ed. rifatta, pag. xxiv-902 7 50 — vedi Debito pubblico - Società per azioni. Valutazione — vedi Prontuario del ragioniere. Vasellame antico - vedi Amatore di oggetti d’arte e curiosità.

Veleni ed avvelenamenti, C. Ferraris, p. xvi-208,20 ine. 2 50 Velocipedi — vedi Ciclista. Ventagli artistici — vedi Amatore di oggetti d’arte e di cu¬ riosità - Raccoglitore di oggetti minuti. Ventilazione — vedi Scaldamento.

Verbi greci anomali (I), di P. Spagnotti, secondo le Grammatiche di Curtius e Inama, pag. xxiv-107 . 1 50 Verbi latini di forma particolare nel perfetto e nel su¬ pino, di A. F. Pavanello, con indice alfabetico di dette forme, di pag. vi-215.1 50 Vermouth — vedi Liquorista.

Vernici (Fabbricazione delle), e prodotti affini, lacche, mastici, inchiostri da stampa, ceralacche, di U. Fornari, 2a ediz. ampliata di pag. xii-244 . 2 — Veterinario (Manuale per il) di C. Roux e V. Lari, di pag. xx-356, con 16 incis.3 50 — vedi Araldica zootecnica - Cavallo - Igiene veterinaria Malattie infettive - Majale - Oftalinoiatria veterinaria Polizia sanitaria, ecc. ecc. Vetri artistici — vedi Amatore oggetti d’arte - Specchi - Fotosmaltografia.

Vetro, (II) Fabbricazione, lavorazione meccanica, appli¬ cazione alle costruzioni, alle arti ed alle industrie, di G. D’Angelo, di pag. xix-527, con 325 figure in¬ tercalate, delle quali 25 in tricromia . . . .

9

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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L* Cs. _ vedi Fotosmaltografia - Specchi.

Vini bianchi da pasto e vini mezzo colore (Guida pra¬ tica per la fabbricazione, raffinamento e la conserrazione dei), di G. A. Prato, pag. xii-276, 40 me. 2 Vino (II) di G. Grassi-Soncini, di pag. xvi-152 . . . * Vino aromatizzato — vedi Adulteraz.. - Cognac - Liquorista.

Violino (Storia del), dei violinisti e della musica per Violino, di A. Untersteiner, con una appendice di A. Bonaventura, di pag. vm-228 . . . . • • • * 5U Violoncello (li), il violoncellista ed i violoncellisti, di S. Forino, di pag. xvii-444 . . . • • * ■ 4 ou Viticoltura. Precetti ad uso dei Viticultari italiani, di 0 Ottavi. 6a cd. riveduta ed ampliata, da A. Strucchi, di pag. xvi-232, con 30 ine.* ~ VocabolariettpSpef^numismatici (in 7 lingue), di S. Am- ^ Voc^bolario'^araldico ad uso.degli italiani, diG. Guelfi, di pag. viii-294, con 356 mcis. . . • • • • • * Vocabolario compendioso della lingua russa, Y. Voinovich, di pag. xvi-238 . ..* ; * * * Vocabolario tecnico illustrato nelle sei lingue: Jta'iana, Pran-

°

50 ^ 50 *

cese Tedesca, Inglese, Spagnuola, Russa, sistema Deinhar Schlomann, diviso in volumi per ogni singolo ramo della tec¬ nica industriale, compilato da Ingegneri( special J ™*aeBl con la collaborazione di numerosi s t ab il i m enti n d astri ali. VOLUME I. Elementi di macchine e gli ut.ensjl' usuali per la lavorazione del legno e de >"ieta"°’'nib’cd^0JIB0403’ 6 !50 rnn 823 ine e una Prefazione dell lng. Prof. L Colombo. . I volumi II. e seguenti sono in preparazione e comprenderanno

ILtol3S“iSSV trasmissioni di forze «e; macchine ed apparecchi elettrici, con un appendice ferrovie elet triche. - 111. Caldaie e macchine a vapore. - IV. Macchine idrauliche (turbine, ruote ad acqua, pompe a stantìiffo e ^ trifale — V. Elevatori e trasportatori. — V*. utensile e m e chine” utensili. - VII. Ferrovie e costruzione di mviarie _ vili. Costruzioni in ferro e ponti. IX. Meta - lurgia. — X Forme architettoniche. — XI. Costruzioni nava 1. — XII. Industrie tessili. /T

Vnpd.bol3.rio tinoarafico, di S. Landi (In l&voio). Volapiik (Dizion. italiano-volapiik), nozioni compendiose

50 50 Vnlaniik (Dizion. volapuk-ital.), volapuk-ital.), ai di L. C. ma Mattei, p.xx-204 2 Volapiik (Dizion. Volapiik di conversazione conversazione ee r: raccolta di vocaVolapiik, Manuale Manuale di bTe dialoghi italiani-volapuk, italiani-volapiik, per per ccura di M. Rosa, boli e dialoghi 50 _ . ..nnT a

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Tommasi e A. Zambelli, di.pag- ^2 .

•

Vulcanismo, di L. Gatta, di pag. vni-268 e 28 ine.

.

Zecche _ vedi Terminologia monetaria. , i q ISlfo (Le min. di), G. Cagni, p. xii-275,34 me., 10 tab. 3

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ELENCO DEI MANUALI HOEPLI

L. c.

Zoologia, di E. H. Giglioli e Cavanna G. tt ^vertebrati, di pag. 200, con 45 figure . . 1 50 a Vi fi Parte I, Generalità, Ittiopsidi (Pesci ed Anfibi) di pag. xvi-156, con 33 ine. . . . 1 50 mAfìiiiV^Tfcebnatl‘vTParte..n.» Sauropsidi, Teriopsidi 1 50 Zoonosi.di B. Galli Valerio, di pag x^227 ’ 1 50 Zootecnia, di G-TAmpelini,2aediz. interamente rifatta 01 m- ^Ji-444 con 179 ine. e 12 tavole ... 5 50 7.iPPhir^ro do{^ Z.oote?“ica • Bestiame - Razze bovine.

_ sociali, di S. Laureti. Di oag. xvi-426 S Zucchero (Industria dello): . ,■ ** Coltivazione della barbabietola da zucchero, dl tt' 5" ^barbieri, di pag. xvi-220, con 12 ine. . . importanza economica e legistaitone doganale, diL. Fontana-Russo, di pag. xii-244 ili. Fabbricazione dello zucchero di barbabietola. dl A* Taccan!, di pag. xn-228, con 71 ine. . . .

— vedi Barbabietola.

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INDICE ALFABETICO PER AUTORI Abbo P. Nuotatore.40 Acqua C. Microscopio.38 Adler G. Eserc. di lingua tedesca 22 Aduccl N. Le patate.42 — La Fecola.23 Aducco A. Chimica agraria ... 11 Agnelli 0- Divina Commedia . . 18 Airy Q, B. Gravitazione.29 AlasiaC. Trigonometria (Eserc.). 53 — Geomet. elem. (Complem. di) 26 — Geometria della sfera .... 26 Alberti F. Il bestiame e l'agricol. 8 Alblclnl C. Diritto civile.17 Albini 0- Fisiologia.24 Alessandri P. E. Analisi chimica 3 — Analisi volumetrica. 4 — Chimica applic. all'Igiene . . 11 — Disinfezione.18 — Farmacista.23 — Merceologia tecnica . . . . . 37 Allevi G. Alcoolismo. 3 — Le malattie dei lavoratori . 35 Allori A .Dizionario Eritreo. . . 19 Alol A. Olivo ed olio.41 — Agrumi. 2 — Adulterazioni del vino .... 2

Aloi A. Piante industriali. ... 43 Ambrosoli 8. Atene . ..6 — Atlante numismatico ..... 40 — Monete Greche.. 39 — Numismatica..40 — Vocabolarietto pei numi¬ smatici . 55 — Monete papali.39 Andreini A. Sfere cosmografiche 48 Androvlo. G. Gram. Serbo-croata 28 Antllli A. Disegno geometrico. . 18 Antonel11 0. Igiene del sonno. . 29 — Igiene della mente.29 Antonini G. Antropol. criminale. 4 Antonini E. Pellagra.43 Appiani G. Colori e vernici. . 13 Argentieri D. Lingua persiana . 34 Arila C. Dizionario bibliogr. . . 19 Arrighi C. Dizionario milanese. 19 Arrlgonl E. Ornitologia.41 Arti grafiche, ecc. 6 Aschleri F. Geometria analitica d. spazio.26 — Geometria analisi di piano . 26 — Geometria descrittiva .... 26 — Geom. proiettiva di piano. . 27


INDICE ALFABETICO PER AUTORI.

Aschieri F. Geom. projett. dello 27 spazio Averna-Saccà R. I tannini nell’uva e nel vino.51 — Malattie dei vini.36 Azlmonti E. Frumento.25 — Campicello scolastico.10 — Mais.35 Azzoni F. Debito pubbl. italiano 16 ■accarlni P. Malatt. crittogam . 36 Baccione G. Seta artificiale . . 48 Baddeley V. Law-Tennis.31 Bagnoli E. Statica.51 Ball J. Alpi (Le). 3 Ball R. Stawell. Meccanica ... 37 Ballerini 0. Fiori artificiali... 23 Balzani A. Shakespeare.48 BaroschI E. Fraseologia frane. 25 Barpl U. Igiene veterinaria... 29 — Bestiame. 8 — Abitaz. degli anim. domest. 2 Barth M. Analisi del vino.... 4 50 Bartoll A. Stilistica latina 39 Bassi 0. Mitologie orientali. 21 Bassi L. Misurazioni d. botti 31 Bastioni F. Lavori Marittimi Beltà del A. Grammat. magiara 28 Belfiore G. Magnet. ed ipnot. . . 35 Bellini A. Igiene della pelle. ... 29 — Luce e salute.35 Bellio V. Mare (II).36 — Cristoforo Colombo.16 Bellottl S. Luce e colori.35 Bellotti 0. Bromatologia ..... 8 Belluomlnl G. Calderaio pratico. 9 — Cubatura dei legnami .... 16 — Fabbro ferraio.22 — Falegname ed ebanista ... 23 — Fonditore.24 — Operaio (Manuale dell’) ... 41 — Peso dei metalli.43 — Ricettario di metallurgia. . . 47 Beltramt G. Filatura di cotone. 23 Beltraml L. Aless. Manzoni ... 36 Bonetti J. Meccanica . ..37 Bergamaschi 0. Contabilità dom. 14 — Ragioneria industriale .... 45 Bernardi 0. Armonia. 5 — Contrappunto . ..15 Bernhard Infortuni di mont. . . 31 Bertelli Q. Disegno topofraflco. 18 — Telemetria.52 Bertollnl F. Risorg. italiano. . . 47 Bertolinl G. Unità assoluta ... 54 Bertolio S. Coltiv. delle min. . . 38 Berzolari L. Geometria analet¬ tica del piano e dello spazio. 26 Beata R. Anat. e fisiol. compar. 4 •

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Bette! V. Morfologia greca ... 39 Bettonl E. Piscicoltura.43 Biagi G. Bibliotecario . 8 Bianchi A. G. Trasporti e tariffe 53 Bignami-Sormani E. Diz. alpino 18 Bllancloni G. Diz. di botanica gen. 19 Biraghl G. Socialismo.49 Bisconti A. Esercizi greci. ... 22 Blanc G. A. Radioattività .... 45 Boccardlni GL'Euclide emendato 22 Bocciardo A. D. Elettr. medica. 20 Bock C. Igiene privata.29 Boito C. Disegno (Princ. del). . 18 Boli8 A. Chimica analitica. ... 11 Bombiccl C Minerai generale . 38 — Mineralogia descrittiva ... 38 Bonacini C. Fotografia ortocr. . 24 Bonaventura A. Violin. e violinist. 55 Bonci E. Teoria delle ombre . . 52 Bonelll L. Grammatica turca. . 28 Bonetti E. Biancheria. 8 Bonino G. B. Dialetti greci... 17 Bonizzi P. Colombi domestici. . 13 Borgarello E. Gastronomia ... 26 Bonetti F. Celerimensura .... 11 — Form, per il cale, di risvolte 24 Borrlno F. Motociclista.39 Borsari L. Topogr. di Roma ant. 53 Boselll F. Orefice.41 Bossi L. M. Ostetricia.42 Bragagnolo 0. Storia di Francia 50 — Storia d’Inghilterra . ... 50 Brlghentl E. Diz. greco-moderno 19 Brlgluti L. Letterat. egiziana. . 33 Brocherel G. Alpinismo. 3 Broggi U. Matematica attuariale db Brown H. T. Meccanismi (500) . 37 Bruni F. Tartufi e funghi.... 51 Bruni E. Catasto italiano .... 11 — Codice doganale italiano. . . 12 — Contabilità dello Stato. . . . 15 — Imposte dirette.30 — Legislazione rurale...... 32 — Ricchezza mobile.46 Bruttinl A. Il libro dell’agricol. 2 Bucci di Santafiora. Marino . . 36 — Flotte moderne (Le) ..... 24 Budan E. Autografi (Amat. di). 7 Buralt-Fortl C. Logica matem . 34 Buttar! F. Saggiatore (Mad. di). 47 — Alligazione. 3 CaffarelII F. Strumenti ad arco. 51 Cagni G. Le miniere di zolfo. . 56 Cailiano C. Soccorsi d’urgenza. 49 — Assistenza degli infermi. . . 6 Calzavara V. Industria del gas. 26 — Motori a gaz ..39 Campazzi E. N. Dinamometri . 17


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INDICE ALFABETICO PER AUTORI

Camparlo M. Tigrè-italiano 52 Ciampoli D. Letterature slave . 33 Campi C. Campicello scolastico. 10 Cignoni A. Ingegnere navale . . 31 Canestrini 8. Fulmini e paraf. . 25 Claudi C. Prospettiva.45 Canestrini G. Apicoltura. 4 Clerico G. vedi Miiller, Metrica 38 — Antropologia. 4 C!occa 0. Pasticcere e confettiere 42 Canestrini G. Batteriologia . . . 7 Collamarini 0. Biologia. 8 Canevazzi E. Araldica zootec. . 5 Colombo E. Repubbl. Argentina. 5 Gantamessa F. Alcool. 3 Colombo 0. Ingegnere civile . . 31 Cantoni C. Logica.. . . . 34 Colombo L. Nutriz. del Bamb. . 40 — Psicologia. 45 Comboni E. Analisi del vino. , . 4 Cantoni G. Prato (II). 14 Concarl T. Gtramra. italiana... 28 — Tabacco (II). ol Conelli A.Posologian. terapiainf. 44 Cantoni P. Igroscopi, igrom . . . -j Consoli S. Fonologia latina. . . 24 Capello F. Rettorica. 46 - Letteratura norvegiana ... 33 — Stilistica. 50 Conti ?. Giardino infantile ... 27 Capllupl A. Assicuraz. e stima . 6 Conbzz; F. P. Diritto Costituz. 17 Capollettl L. Napoleone I. . . . 40 — Diritto internaz. privato. . . 17 — Letterat. spagn. e portogh . 33 — Diritto internaz. pubblico . . 17 Cappelletti L. Nevrastenia. . . . 40 Corsi E. Codice del bollo .... 12 Cappelli A. Diz. di abbreviat. . 19 Cortese E. Metallurgia dell’oro . 38 — Cronologia e calend. perpet. 16 Cossa A. Elettrochimica.20 Carazzl D. Ostricoltara. •12 Cossa L. Economia politica ... 20 — Anat. microsc. (Tecn. di) . . 4 Cougnot Pugilato antico e mod. 45 Carega di Muricce Agronomia . 2 •IoaìJJ L. Igiene della bocca 29 Carnevali T. Finanze. 23 Cova E. Coofez. abiti signora. . 2 Carottl S. Storia dell'arte .... 50 Cremona I. Alpi (Le). 3 Carrara M. Medicina legale. . . 38 Crlstofoli L. Stenografo pratico 50 Carraroll A. Igiene rurale. . . . 30 Crollalanza G. Aralrica (Gir) . . 5 Casaprandl V. Storia e Cronol. . 50 Croppl G. Canottaggio.10 Casali A. Humus (L’). '. 29 Crottl F. Compens. degli errori. 14 Casali F. Casette popolari . . . 11 Curti R. Infortuni della mont. . 31 Caselli C. Speleologia. 49 Cust R. Relig. e lingue d. India 46 Castellani L. Acetilene (L’) . . . 2 - Lingue d’Africa ..34 — Incandescenza . 30 D’Adda L. Marine da guerra. . 36 Castiglioni L. Beneficenza.... 7 Dal Piaz. Cognac.13 Castoldi A. Liquorista. 34 Damiani Lingue straniere .... 34 — Ricettario domestico. 46 D'Angelo S. Vetro.54 Cattaneo C. Dinamica element. 17 Da Ponte M. Distillazione .... 18 — Termodinamica. 52 De Amezzaga. Marino militare . 36 Cattaneo G. Embriolog. e morf. 21 De Barbieri R. Zucchero (Ind. d.) 56 — Malattie infanzia. 35 De Brun A. Contab. comunale. . 14 Cattaneo G. Convers. tedesca. . 15 — Contabilità aziende rnra li . 14 — Dizionario italiano-tedesco . 19 De CHIIs E. Mosti (Densità dei) 39 Cavalieri D. Legisl. delle acque 32 De Gasparis A. Sale e saline . . 47 Cavanna G. Zoologia. 56 De Gregorio G. Glottologia ... 27 Cavara F. Funghi mangerecci . 25 De Guarinoni A. Letter. italiana 33 Cei L. Locomobili. 34 De GubernatiS A. Lett. indiana. 33 Celoria G. Astronomia. 6 — Lingue d’Africa ........ 34 Cerchiar! 8. L. Chir. e tatuaggio 11 — Relig. e lingue dell’India.. . 46 — Fisionomia e mimica. 24 Oeinhart-Schlomann Vocab. tee. Ceretl P. E. Esercizi latini . • • 22 illustrato.55 Cerrutl F. Meccanismi (500). . . 37 Del Fabro G. Topografia .... 53 Cerutti A. Fognat. domestica . . 24 Dell’Acqua F. Morte vera e appar 39 Cottoli ni S. Malattie dei vini. . 36 Del Lupo M. Pomol artificiale . 44 Ciappettl G. L'alcool industriale 3 De Marchi L. Meterologia ... 38 — Industria tartarica. 30 — Climatologia.12 Chiesa C Logismografia. 34 De Mauri L. Maioliche (Amatore) 35 Chlorino E II falconiere moderno* 23 — Amatore d’oggetti d’arte . . 3


INDICE ALFABETICO PER AUTORI

Dessy. Elettrotecnica.21 DI Halo F. Pirotecnica.43 Dinaro S. Tornitore meccanico. 53 — Macchine (Montatore) .... 35 — Atlante di macchine.35 Dizionario universale in 4 lingue 20 Dompè C. Man. del commerciante 14 D’OvIdio Fr.Gram. stor. di ling. it. 28 Dowden Shakespeare.48 Doyen C. Litografìa.34 Enciclopedia Hoepli.21 Ercolanl G. La mal. e le risaie. 35 — Il pane.42 Erede Q. Geometria pratica... 27 Fabrls G. Olii vegetali..41 Fadda Tempera e cementaz. . . 52 Faè G. Elettricità e materia . . 20 Faelli F. Raz^e equine.46 — Cani e g*>tti.10 — Animali da cortile. 5 Falcone C. Anat. topografica . . 4 Fanoli G. Tubercolosi.53 Faralli G. Ig. della vita pub. e pr. 29 Fenlni C. Letteratura italiana . 33 Fenizla C. Evoluzione.22 Ferrari D. Arte (L’) del dire . . 6 Ferrari G. Scenografia (La)... 48 Ferrari V. Lett. mod ital.33 — Lett. Modorne e contemp . . 33 Ferrario C. Curve circolari ... 16 — Curve graduate.16 Ferraris C. Veleni ed avvelen. . 54 Ferreri Mitoidi S. Agrimensura. 2 Ferreti U. Malattie inf. di animali 35 Ferrini C. Digesto (II).17 — Diritto penale romano .... 17 — Diritto romano.17 Ferrini R. Energia fisica.21 — Elettricità. ..20 — Galvanoplastica.25 — Scaldamento e ventilaz. ... 47 — Telegrafia.52 Ficai P. Estimo rurale.22 Filippini P. Estimo dei terreni . 22 Flnzi J. Psichiatria.45 Florilll C. Omero.. . . 41 Fiori A. Dizionario tedesco ... 20 — Conversazione tedesca. . . 15 Fogli 0., Legnami indigeni ed esotici.32 Fontana-Russo Zucchero.56 Foresti A. Mitologia greca. ... 39 Forino L. Il violoncello.55 Formentano A. Camera di cons. 9 Formenti C. Alluminio. ...... 3 Fornari P. Sordomuto (11) .... 49 Fornari U. Vernici e lacche. . . 54 — Luce c suono .35

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— Calore (11). 9 Foster M. Fisiologia.24 Franceschi G. Cacciatore.9 — Corse.15 — Giuoco del pallone.27 — Proverbi.45 Franceschi G. B. Concia pelli. . 14 — Conserve alimentari.14 Francescani F. Insetti utili... 31 — Insetti nocivi.31 Franceschini G. Malattie sess. . 36 Franchi L. I cinque Codici ... 13 — Leggi usuali d’Italia.13 — Leggi sui lavori pubblici . . 32 — Legge s. tasse di reg. e bollo 32 — Legge sull’Ordin. giudiz. . . 32 — Legge sanità e sicur. pubbl. 32 — Leggi sulle priv. industr. . . 13 — Leggi diritti d’autore .... 13 Freeman E. T. Storia d’Europa. 50 Friedmann S. Lingua gotica. . . 34 Friso L. Filosofia morale . . . . 23 Frisoni G. Gramm. port.-bras. . 28 — Corrispondenza italiana ... 15 — , spaguola . . 15 — , francese . . 15 — , Inglese ... 15 — , Tedesco. . . 15 — Gramm. Danese-Norveg ... 28 Fumagalli G. Bibliotecario .... 8 — Paleografia.42 Fumi F. G. Sanscrito.47 Funaro A. Concimi (I).14 — Terreno agrario.52 Gabba L. Chimico (Man. del).. . 11 — Seta (Industria della).48 — Adult. e falsiflc. degli alim. 2 Gabbi U. Semeiotioa.48 Gabelsberger-Noé. Stenografia 19-50 Gabrielli F. Giuochi ginnastici. . 27 Gagliardi F. Interesse e sconto. 31 Gagliardi F. Ragioniere(Pront. d.) 46 Galante T. Storia d’Europa... 50 Galassinl A. Macc. cuc. e ricam. 35 Gallerani G. Spettrofotometria. 49 Galletti E. Geografia.26 Galli G. Igiene privata*.29 Galli Valerio B. Zoonosi.56 — Immunità e resist. alle mal. 30 Gallizia P. Resistenza dei mater. 46 Gardenghi 6. Soc. di mutuo soc. 49 Garetti A. Notaio (Manual. del). 40 Qardlni A Chirurgia opeiat. . . 11 Garibaldi C. Econ. matematica. 20 Gernlsr-Valletti Pomologia art. . 44 Garollo G. Atlante geografico . 7 — Dizionario biografi univ. . . 19 — Dizionario geografi univ. . . 19


INDICE ALFABETICO

Garollo G. Prontuario di geograf. 45 Garuffa E. Orologeria;.,42 — Siderurgia.48 Gaalini A. Prodotti del Tropico. 44 Gasperlni 0. Semiogr. music . . 48 Gatta L. Sismologia. . ,.49 — Vulcanismo.55 Gautero G. Macch. e fuochista. 35 Gavina F. Ballo (Manuale del). 7 Belkle A. Geografia fisica .... 26 — Geologia.26 Gelgich E. Cartografia.10 — Ottica.42 Galli J. Armi antiche. 5 — Biliardo. 8 — Codice cavalleresco.12 — Dizionario filatelico.19 — Duellante.20 — Ginnastica maschile.27 — Scherma.48 Galli J. Il raccoglitore.45 Gentile I. Archeologia. 5 — Geografia classica.26 — Storia antica (Oriente) ... 50 Gersenio G. Imitaz. di Cristo. . 30 Gestro R. Naturai* viaggiat. . . 40 — Naturalista preparatore ... 40 Qherardi G. Carboni fossili... 10 Ghersl I. Ciclista.12 — Conti fatti.15 — Galvanostegia.26 — Imitazioni e succedanei ... 30 — Industrie (Piccole).30 — Leghe metalliche.32. — Metallocromia.*. . . . 38 — Monete, pesi e misure ingl. 39 — Geometria (Problemi) .... 27 — Ricettario domestico.46 — Ricettario industriale.46 Giannini G. G. Legatore di libri 31 libelli 0. Idroterapia.29 Glglioli E. H. Zoologia.56 Bioppi L. Crittografia.16 — Dizionario fotografico .... 19 — Fotografia industriale . ... 24 Giordani G. Proprietario di case 45 Giordanoi». Teosofia.52 Giorgetti o. Stenografia.50 Glorll E. Disegno industriale. . 18 — Disegno e costruz. Nave. . . 18 — Aritmetica e Geometria ... 5 — Meccanico (II).37 — Macchinista di bordo.37 Girardi G Le rose.47 — Il garofano.26 Gittl V. Computisteria.14 — Ragioneria.45 Giudici 0. Tessuti di lana e cot. 52

PER AUTORI

Gladstone W. E. Omero.41 Qlasenapp M. Mattoni e pietre 37 Gnocchi F. Monete romane ... 39 — Guida numismatica.29 — Tipi monetari di Roma Im. . 39 Gobbi U. Assicuraz. generale . . 6 Goffi V. Disegnat. meccanico . . 17 fiorini G. Colori e vernici... 13 — Concia delle pelli.14 — Conserve alimentari.14 — Olii.. — Piante industriali..43 — Pietre preziose.43 Gorra E. Lingue neo-latine ... 34 — Morfologia italiana.39 Grassi F. Magnetismo e elett. . 35 Grazzi-Soncinl 0. Vino (II). ... 55 Griffini A. Coleotteri italiani . . 13 — Ittiologia italiana.31 — Lepidotteri italiani.32 — Imenotteri italiani.30 Groppali A. Filosofia di Diritto. 23 Grove G. Geografia.26 Grawinkel. Elettrotecnica .... 21 Guaita L. Colori e la pittura . . 13 Guasti C. Imitazione di Cristo . 30 Guelfi 0. Vocabolario araldico . 55 Guetta P. TI canto.10 Guyon B. Grammatica slovena. 28 H seder H. Costr. macc. a vap . 35 Hoepli U. Enciclopedia.21 Hooker I. Botanica. 8 Hubert I. C. Antich. pubbl. rom. 4 Hugues L. Esercizi geografici. . 21 — Cronologia scop. geogr. ... 16 mitazione di Cristo.30 Imperato F. Attrezz. delle navi 7 Inama V. Letteratura greca . . 33 — Grammatica greca.28 — Filologia classica ....... 23 — Esercizi greci . . ..22 — Antichità greche. 4 Issel A. Naturalista viaggiat. . 40 Jacoangeli 0. Triangol. topog. . 53 lenkin F. Elettricità.20 Jevons W Stanley. Econ. polit.. 20 Jevons W. Logica. 34 Jona E. Cavi telegr. sottomar. . 11 Jones E. Calore (II).9 — Luce e suono.35 Jorio F. Laurina nella diagnosi. 54 Klepert R. Atl. geogr. univers . 7 — Esercizi geografici.21 Kopp W. Antich. priv. dei Rom. 4 La Leta B. M. Cosmografia ... 15 — Gnomonica.27 Landl D. Dis. di proioz. ortog.. 18 Land! S. Tipografia (1°) Guida . 52


INDICE ALFABETICO PER AUTORI

Landi S. (11°) Composit.-tipografo 53 — Vocabolario tipografico ... 55 Lange 0. Letteratura tedesca. . 33 Lanzoni P. Geogr. comm. econ. 26 Larice R. Storia del commercio 14 L&urenti F. Motori ed esplosione, a gas luce a gas povero ... 39 Laureti S. Zucchero e alcool . 56 Lari V. Manuale del veterinario 54 Leoni B. Lavori in terra .... 31 Lepetlt R. Tintore.52 Levi C. Fabbricati civ. di abitaz. 22 — Letteratura drammatica ... 33 Levi I. Gramm. lingua ebraica 28 Liberati A. Parrucchiere .... 42 Llbrandi V. Gramm. albanese. 28 Llcclardelll 0. Coniglicoltura . . 14 — Il furetto.25 Llcb N. Protez. degli animali. . 45 — Occultismo.41 Llgnarolo M. Doveri del macch. 20 Linone A. Metalli preziosi ... 38 Lloy P. Ditteri italiani. 18 Livi L. Antropometria. 4 Locher C. Manuale dell’organista 41 Lockyer I. N. Astronomia. 6 Lombardinl A. Anat. pittorica . 4 Lombroso G. Grafologia.28 Lomonaco A. Igiene della vista. 29 Loria L. Macchinista e fuochis. 35 Loria. Diritto amministrativo. . 17 — Diritto civile.17 Lovera R. Gramm. greca mod.. 28 — Grammatica rumena.28 — Letteratura rumena.33 Luxardo 0. Merciologia.38 Mattioli D. Diritti e dov. dei citt. 17 — Scritture d’affari.48 Maggi L. Proctologia.45 — Tecnica protistologica .... 52 ■agnasco F. Lingua giapponese 34 — Lingua cinese parlata.33 ..

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— Oceanografia.41 Magrini E. Infortuni sul lavoro. 31 Magrini E. Abitazioni popolari 2 Magrini G. Arte tecn. di canto. 6 — Musica.40 Magrini G. P. Elettromotoii . . 20 Mainardl G. Esattore.21 Majnonl R. Massaggio.36 Malacrida G. Materia medica . . 37 — Impiego ipodermico.30 Malavasi C. Ingegnerecostruttore meccanico.31 — Turbine idrauliche.53 Mancioll T. Malat orecc. naso, gola36 Malfatti B. Etnografia.22

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Malagoli G. Ortoepia it. mod. 42 Mancini P. La rachitide.45 Mancioll T. Oto-rino-laringoiatr. 42 Manetti L. Man. del Pescatore . 43 — Caffettiere. 9 — Caseificio.11 — Salsamentario.47 — Droghiere..20 Manicardi C. Conserv. prod. agr. 14 Mantovani G. Psicolog. flsiolog. 45 Maranesi E. Letterat. militare 33 Marazza E. Stearineria.50 — Saponi (Industrie dei) .... 47 Marcel C. Lingue straniere ... 34 Marchi E. Maiale (II) .35 Marchi 0, Operaio elettr. ... 41 Marcilac F. Letterat. francese . 33 Marcolongo R. Equil. corpi elast. 21 — Meccanica razionale .... 37 Mariani E. Encicl. araministr. .21 Ylarro A. Corr. elett. alternate. 15 — Ingegnere elettricista .... 31 Marzorati E. Codice perito mis. 12 Mastrigli L. Cantante.10 — Pianista.43 Mattei C. Volapiik (Dizion) ... 55 Mazzocchi L. Calci e cementi. . 9 — Cod. di perito misuratore. . 12 Mazzoccolo E. Legge comunale 32 Metani A. Architett. italiana . . 5 — Arte decorativa. 6 — Pittura italiana.43 — Ornatista.41 — Scultura italiana.48 Meli! B L’Eritrea.21 Maiozzi. Alimentaz. bestiame . 3 M arcalll G Geologia.26 Mercanti F. Animali parassiti . 4 Mayer-Liibke 0. Gramm. storica della Lingua italiana.28 Mezzanotte C. Bonifiche ..... 8 — Municipaliz. dei servizi pubb. 40 Miiianl E. Scacchi.47 Mina G. Modellat. meccanico . . 39 Minardi A. Polizza sanitaria. . . 44 Vlinozzi A. Fosfati.24 Mlnutti R. Letteratura tedesca. 33 Minuti! R. Traduttore tedesco . 53 Molina E. Antologia stenografica 4 Molina. Curatore dei fallimenti. 16 dolina R. Esplodenti.22 Molon G. Pomologia.44 — Ampelografla. 3 Mondini. Produzione dei vini . . 44 Mongeri L. Malattie mentali. . 36 Montagna A. Fotosmaltografla . 25 Montatemi C. Legge elettorale . 32 Montemirtlnl L. Fisiol. veget.. . 24


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INDICE ALFABETICO PER AUTO Hi

Moreschi N. Antichità private. . 4 Paroll E. Giammatica svedese. 28 ^organa G. (irannn. olandese. . 28 Pascal T. Tintura della seta . . 52 Morini U. Ufficiale (Man. p. 1’) . 54 Pascal E. Calcolo differenziale. 9 Morselli E. Sociologia generale 49 — Calcolo integrale. 9 ■otta G. Telefono.52 — Calcolo delle variazioni ... 9 Mufloné G. Fotografia.24 —■ Determinanti. . ..17 Miiller L. Metrica Greci e Rom. 38 — Esercizi di calcolo. 9 Miiller 0. Logaritmi.34 — Funzioni elittiche.25 Murani 0. Fisica.23 — Gruppi di trasformazioni . . 29 — Telegrafia senza fili.52 — Matematiche superiori.... 36 ■urari R. Ritmica.47 Pattaclni G. Conciliatore .... 14 Musatti E. Leggende popolari. . 32 Pavànello F. A. Verbi latini. . . 54 Muzio C. Medico pratico .... 37 Pavia L. Grammatica tedesca. . 28 — Malattie dei paesi caldi . . 36 — Grammatica inglese.28 Naccari G. Astronomia nautica . 6 — Grammatica spagnuola. ... 28 Nallino A. Arabo parlato. 4 Pavollnl E. Buddismo. 9 Namlas R. Fabbr. degli specchi 49 Pedicino N. Botanica. ...... 8 — Processi fotomecc.44 Pedretti 8. Automobilista (L’). . 7 — Chimica fotografica.11 Pedrlni. Casa dell’avvenire ... 11 Nazari 0. Dialetti italici .... 17 — Città moderna.* . . 12 Negri P. Oftalmojatria veterin. 41 Peglion V. Fillossera.23 Negrin C. Paga giornaliera ... 42 Pelllzza A. Chimica delle sostan¬ Nenci T. Bachi da seta. 7 ze coloranti.11 Niccoli V. Alimentaz. bestiame . 3 Perassi T. G. Sintassi latina . . 49 — Cooperative rurali.15 Percossi R. Calligrafìa.. 9 — Costruzioni rurali.22 Perdoni T. Idraulica.29 — Prontuario dell’agricoltore . 2 Petrl L, Computisteria agraria. 14 — Meccanica agraria.37 Petzholdt. Bibliotecario. 8 Nlcoletti A. Stenografia (Guida a) 50 Piazzoli E. Illuminazione elet¬ — Esercizi di stenografia .. 50 trica. , . . 29 Nonin A. Il garofano ... . . 26 Picclnelli F. Società Ind. p. az. 49 Noseda E. Legislaz. sanitaria. . 32 — Valori pubblici.54 — Lavoro delle donne e fanc.. 31 — Il capitalista.10 Noseda E. Codice ingegnere . . 12 Piccinini P. Farmacoterapia. . . 23 Nuyens A. Diz. italiano-oland.. . 19 Piccoli D. V. Telefono.52 Olivari G. Filonauta.23 Pieraccinl A. Assist, dei pazzi . 6 Olmo C. Dirito ecclesiastico. . . 17 Pilo M. Estetica . ..; 22 Orilio E. La madreperla .... 33 — Psicologia musicale.45 Orlandi G. Celeriniensura .... 11 Pincherle S. Algebra element. . 3 Orsi P. Storia d’Italia.50 — Algebra (Esercizi).3 Ostwald W. Chimica analitica. . 11 — Algebra complementare ... 3 Ottavi 0. Enologia.21 — Geometria (Esercizi).27 — Viticoltura.55 — Geometr. metr. e trigonom.. 27 Ottino G. Bibliografia. 8 — Geometria pura.27 Ottone 8. Trazione a vapore . . 53 Pinchettl. P. Tessitore.52 Pagani C. Assicuraz. sulla vita. 6 Pini P. Epilessia.21 Paganini A. Letterat. francese . 32 Pisani A. Mandolinista.36 Paganini P. Fotogrammetria . . 25 — Chitarra.12 Palombi A. Manuale postale . . 44 Pizzi I. Letteratura persiana. . 33 Palumbo R. Omero.41 — Islamismo . ..31 Pan izza F. Aritmetica razion.. . 5 — Letteratura araba.32 — Aritmetica pratica.5 Pizzini L. Disiniezione.18 — Es. Aritmetica raz. 5 — Microbiologia.38 Paoloni P. Disegno assonom. . . 18 Plebanl B. Arte della memoria. 6 Pappalardo A. Spiritismo .... 49 Polacco L. Divina Commedia. . 18 — Telepatia.52 Polcarl E. Grammatica stor. d. Parise P. Ortofrenia.42 lingua italiana.28 Parisi P. Letteratura universale 33 Pcnci P. Tessitura seta. .... 52


INDICE ALFABETICO

PER AUTORI

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Ronchetti G. Grammat. di diseg. 18 — Gravitazione.29 rtoscoe H. E. Chimica.11 Portai E. Letterat. provenzale . 33 Rossetto V. Arte militare .... 50 Portigliotti C. Psicoterapia . . 45 — Avarie e sinistri marittimi . 7 Pozzi G. Regolo calcolatore. . 46 Rossi A. Liquorista.. . 34 Prat. G. Grammatica francese 28 — Profumiere.44 . 16 — Esercizi di traduzione . . . 22 Rossi C. Costruttore navale. Rossi G B. L’arte dell’arazzo . 5 13 Prato 0. Cognac. Rossotti (B A. Pormul. di matem. 24 — Vini bianchi.•>*> Prato M. Industria tintoria . . . 30 Rota G. Ragioneria cooporat. . 46 Prootor R. A. Spettroscopio . • • 49 — Contabilità (v. Beneficenza). 7 Provasi A. Pilatura della seta . 23 Roux C. Man. del Veterinario . 54 Prout E. Strumentazione.51 Ruata G. Igienista.53 Saccheri P.Q. L’Euclide emendato 22 Pucci A. Frutta minori.25 Sacchetti G. Tecnologia monet. 52 — Piante e fiori.43 Sala A. Balbuzie (Cura della) . 7 — Orchidee.;.41 Salvagni G Figure grammaticali 23 Quaranta V. Salvatore A. Leggi infort. lav.. 32 Rabbeno A. Mezzeria ^ _ ipoteche (Manuale per le) . al Samarani F. Birra. 8 — Consorzi di difesa del suolo 14 Sanarelii. Igiene del lavoro. . . 29 Sandri C Canali in terra e mur. 9 Raccioppl F. Ordinamento degli Stati liberi d’Europa.41 Sandrinelll G. Resisten. mater.. 46 — Idem, fuori d’Europa. . ... 41 Sannino F. À. Cognac.13 Sansoni F. Cristallografia. . . . lb Raano S. Saldature autogene dei Santi B. Diz. dei Comuni ital. . 19 metalli. £ Santini. Selvicoltura.48 Ralna M. Logaritmi. . ..34 Sanvisenti B. Letteratura spag.. 33 Ramenzonl L. Cappellaio.16 Ramorino F. Letterat. romana. 33 5ardi E. Espropriazioni.22 — Mitologia (Dizionario di). . . 3J Sartori G. Latte, burro e cacio 31 — Mitologia classica illustrata 39 — Caseificio.H Ranzoll C. Dizion. scienze fllos. 19 Sartori L. Carta (Industr. della) 10 Rasi» S La Birra ". . . . 8 Sassi L. Carte fotografiche. . . 10 S;*0 Cinematografo.12 - Ricettario fotografico.47 Proiezioni (Le).£ Rebuschinl E. Mal. del sangue 36 -— Fotocromotografla. ...... 24 41 Organoterapia — Fotografia senza obbiettivo. 24 48 — Sieroterapia. -- Primi passi in fotografia . . 24 42 Ragazzoni J. Paleoetnologia. . Savorgnan. Coltiv. di piante tess. 43 29 Repossl A. Igiene scolastica. . Scanferia G. Stampaggio a caldo 32 Restori A Letterat. catalana . e baioneria . ’9 Revel A. Letteratura ebraica. 33 Scarano L. Dantologia ...... lo Rovere G. Mattoni e pietre sabbia 37 Scarpis H. Teoria dei numeri. . 52 — I laterizi.. Scartazzini G. A. Dantologia . . 16 Ricci A. Marmista.3t> Schenck E. Resist. travi metal. 46 Ricci E Chimica..1 Schiaparelli Q V. L’ astronomia 7 Ricci S. Epigrafia latina.21 Schiavenato A. Diz. stenografico 19 — Archeologia Arte greca ... o _ i Art. etr. e rom. o Scolari C. Dizionario alpino. . . lo Secco-Suardo. Ristan. dipinti . . 47 Rieoi V.* Strumentazione ...... 51 Seghieri A. Scacchi.47 Ricciarelli V. Oftalmojatria. . . 41 Seguenza L. Il geologo in camp. 2b Righetti E. Asfalto Rlgutìni G. Diz. inglese-italiano 19 Sella A. Fisica cristallografica. 23 Serafini A. Pneuraonite crupale 44 Rizzi G. Man. del Capomastro . 13 Riveli! A. Stereometria.50 Serlna L. Testamenti.52 Sernag-otto R. Enol. domestica. 21 Roda F ili. Floricoltura.24 Sessa G. Dottrina popolare... 20 Rodarl D. Sintassi francese. . • 48 Setti A. Man. del Giurato .... 27 — Esercizi sintattici.2^ Romanelli-M. G. Trine al fusello 53 Settimi S. Caoutchouc e guttaperca.“ Ronchetti 8 Pittura per dilett. 43

Porro F. Spettroscopio.49


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INDICE ALFABETICO PER AUTORI

Severi A. Monogrammi.39 Trombetta E. Medicina legale Sigila A. Barbabiet. da zucchero 7 militare.. Slber-Millot. C. Molini e macina¬ Ulivi P. Industria frigorifera. . 30 zione .. Untersteiner A. Storia musica . 51 Silva B. Tisici e sanatori ... ! 52 — Violino e violinisti.55 Sisto A. Diritto marittimo .... 17 Untersteiner L. Uccelli canori . 54 Solazzi E. Letteratura inglese . 33 Vacchelli G. Calcestruzzo .... 9 8oldanl G. Agronom. moderna . 2 Valenti A. Aromatici e nervini. 5 Solerlo G. P. Rivoluz. francese. 47 Valentin! N. Chimica legale ... 11 Soli G. Didattica.17 Valletti F. Ginnastica femminile. 27 Spagnotti P. Verbi greci.54 — Ginnastica (Storia della). . . 27 Spataro D. Fognat. cittadina . 24 Valmaggf L. Gramm. latina ... 28 Sperandeo P. 8. Lingua russa . 34 Vaitorta M. Tubercolosi.53 Stecchi R. Chirurgia operat. . . 11 Vanbianchf C. Autografi. 7 Stoffler E. Matt. e pietre sabb. 37 Vecchio A. Cane (II).’ [ 10 8toppanl A. Geografia fisica. . . 26 Vender V. Acido solforico, ecc. 2 — Geologia . ..26 Venturoli G. Concia pelli .... 14 — Prealpi bergamasche.44 — Conserve alimentari.14 Stoppato L. Fonologia italiana . 24 Vldari E. Diritto commerciale. . 17 Strafforello G. Alimentazione . . 3 “ Mandato commerciale .... 36 — Errori e pregiudizi.21 Vldari G. Etica.22 — Letteratura americana. ... 32 Villani F. Distillaz. del legno . 18 8tratfcò A. Letteratura albanese 32 — Soda caustica.49 Strecker. Elettrotecnica .... 21 Vinassa P. Paleontologia. ... ! 42 8trucch! A. Cantiniere .10 VIrgiiiI F. Cooperazione.15 — Enologia.21 — Economia matematica .... 20 — Viticoltura.! . 55 — Statistica. 50 Supino R. Chimica clinica. . . . U Viterbo E. Grammatica Galla'. ! 28 Tabanelll N. Codice del teatro. 12 Vitta C. Giustizia amministr. . . 27 Taccanl A. Zucchero (Fabbr.di) 56 Vivanti G. Funzioni analitiche . 25 Tacchini A. Metrologia.38 — Funzioni poliedriche.25 Taddei P. Archivista. 5 — Comp. matematica.36 Tajani F. Le strade ferr. in Italia 51 Volgt W. Fisica cristallografica. 23 Tamaro D. Frutticoltura. . . . , 25 Voinovich. Grammatica russa. . 28 — Gelsicoltura.26 — Vocabolario russo.55 — Orticoltura.42 Volpini C. Cavallo.11 — Uve da tavola.54 — Proverbi sul cavallo.45 Taml F. Nautica stimata.40 Webber E. Macchine a vapore . 35 Tampelini 0. Zootecnia.56 — Dizionario tecnico italianoTaramelll A. Prealpi bergamas. 44 tedesco-francese-inglese . . 20 Teloni B. Letteratura assira . . 32 Werth F. Galvanizzazione.. . . . . 25 Thompson E. M. Paleografia. . . 42 — Galvanoplastica.25 Thomson J. J. Elettr. e Materia 20 Wessely J. Diz. inglese-italiano Tloll L. Acque minerali e cure. 2 e viceversa . . ..19 Togninl A. Anatomia vegetale . 4 WIN. Tav. analit. (v. Chimico) . 11 Tolesanl 0. Enimmistica.21 Wittgens. Antich. pubbl. rom. . 5 Tommasi M. R. Convers. volapiik 55 Wolf. R. Malattie crittogam. . . 36 Toniazzo G. St. ant. (La Grecia) 50 Zambelli A. Manuale di converTonta I. Raggi Rfintgen.47 saz. italiano-volapiik.55 Tonzig C. Igienista.29 Zambler A. Medicat. antisett. . 37 Tozer H. F. Geografia classica . 26 Zampini G. Bibbia (Man. della). 8 Trabalza C. Insegn. dell’italiano 31 — Imitazione di Cristo.30 Trambusti A. Igiene del lavoro. 29 Zanghieri C. Fotografia turistica 25 Trespioli G. Usi mercantili. . . 54 Zigàny-Arpàd. Leti, ungherese . 33 Trevisani 8. Pollicoltura. . . .44 Zoppettl V. Miniere.38 Tribolati F. Araldica (Gramm.). 5 Siderurgia.48 Tricomi E. Medicat. antisettica . 37 A. Tisici e sanatorii . . 53 Trlvero C. Classiflc. di scienze . 12 Zucca A. Acrobatica e atletica. 2


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