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MODALITÀ E POSSIBILITÀ DI SVILUPPO DI UNA "SCUOLA INTEGRATA DI STRATEGIA" ..

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CENTRO ALTI STUDI

CENTRO MILITARE

PER LA DIFESA

DI STUDI STRATEGICI

Paolo Macrì Modalità e possibilità di sviluppo di una “scuola integrata di strategia”, da realizzarsi attraverso una partnership strutturata e coordinabile tra mondo accademico, della ricerca e realtà istituzionali, onde fornire costanti ed aggiornati elementi di supporto conoscitivo alle decisioni dei vertici nazionali ed, eventualmente, internazionali (Codice AI-S-02)


Il Centro Militare di Studi Strategici (Ce.Mi.S.S.), costituito nel 1987 e situato presso Palazzo Salviati a Roma, è diretto da un Generale di Divisione (Direttore), o Ufficiale di grado equivalente, ed è strutturato su tre Dipartimenti (Relazioni Internazionali - Sociologia Militare - Scienze, Tecnologia, Economia e Politica industriale) ed un Ufficio Relazioni Esterne e le attività sono regolate dal Decreto del Ministro della Difesa del 21 dicembre 2012. Il Ce.Mi.S.S. svolge attività di studio e ricerca a carattere strategico-politico-militare, per le esigenze del Ministero della Difesa, contribuendo allo sviluppo della cultura e della conoscenza, a favore della collettività nazionale. Le attività condotte dal Ce.Mi.S.S. sono dirette allo studio di fenomeni di natura politica, economica, sociale, culturale, militare e dell'effetto dell’introduzione di nuove tecnologie, ovvero dei fenomeni che determinano apprezzabili cambiamenti dello scenario di sicurezza. Il livello di analisi è prioritariamente quello strategico. Per lo svolgimento delle attività di studio e ricerca, il Ce.Mi.S.S. impegna: a) di personale militare e civile del Ministero della Difesa, in possesso di idonea esperienza e qualifica professionale, all’uopo assegnato al Centro, anche mediante distacchi temporanei, sulla base di quanto disposto annualmente dal Capo di Stato Maggiore dalla Difesa, d’intesa con il Segretario Generale della difesa/Direttore Nazionale degli Armamenti per l’impiego del personale civile; b) collaboratori non appartenenti all’amministrazione pubblica, (selezionati in conformità alle vigenti disposizioni fra gli esperti di comprovata specializzazione). Per lo sviluppo della cultura e della conoscenza di temi di interesse della Difesa, il Ce.Mi.S.S. instaura collaborazioni con le Università, gli istituti o Centri di Ricerca, italiani o esteri e rende pubblici gli studi di maggiore interesse. Il Ministro della Difesa, sentiti il Capo di Stato Maggiore dalla Difesa, d’intesa con il Segretario Generale della difesa/Direttore Nazionale degli Armamenti, per gli argomenti di rispettivo interesse, emana le direttive in merito alle attività di ricerca strategica, stabilendo le lenee guida per l’attività di analisi e di collaborazione con le istituzioni omologhe e definendo i temi di studio da assegnare al Ce.Mi.S.S.. I ricercatori sono lasciati completamente liberi di esprimere il proprio pensiero sugli argomenti trattati, il contenuto degli studi pubblicati riflette esclusivamente il pensiero dei singoli autori, e non quello del Ministero della Difesa né delle eventuali Istituzioni militari e/o civili alle quali i Ricercatori stessi appartengono.


CENTRO ALTI STUDI

CENTRO MILITARE

PER LA DIFESA

DI STUDI STRATEGICI

Paolo Macrì Modalità e possibilità di sviluppo di una “scuola integrata di strategia”, da realizzarsi attraverso una partnership strutturata e coordinabile tra mondo accademico, della ricerca e realtà istituzionali, onde fornire costanti ed aggiornati elementi di supporto conoscitivo alle decisioni dei vertici nazionali ed, eventualmente, internazionali

(Codice AI-S-02)


Modalità e possibilità di sviluppo di una “scuola integrata di strategia”, da realizzarsi attraverso una partnership strutturata e coordinabile tra mondo accademico, della ricerca e realtà istituzionali, onde fornire costanti ed aggiornati elementi di supporto conoscitivo alle decisioni dei vertici nazionali ed, eventualmente, internazionali

NOTA DI SALVAGUARDIA Quanto contenuto in questo volume riflette esclusivamente il pensiero dell’autore, e non quello del Ministero della Difesa né delle eventuali Istituzioni militari e/o civili alle quali l’autore stesso appartiene.

NOTE Le analisi sono sviluppate utilizzando informazioni disponibili su fonti aperte. Questo volume è stato curato dal Centro Militare di Studi Strategici Direttore CA. Maurizio Ertreo Vice Direttore – Capo Dipartimento Sociologia Militare Col. c (li.) s.SM Andrea Carrino Progetto grafico Massimo Bilotta - Roberto Bagnato Autore Paolo Macrì Stampato dalla tipografia del Centro Alti Studi per la Difesa Centro Militare di Studi Strategici Dipartimento Sociologia Militare Palazzo Salviati Piazza della Rovere, 83 - 00165 – Roma tel. 06 4691 3203 - fax 06 6879779 e-mail caposocmil.cemiss@casd.difesa.it Chiusa a dicembre 2015 ISBN 978-88-99468-77-4


INDICE …………………………………………………………………………

p. I

§1 Il concetto di strategia e l’ambito disciplinare degli studi strategici ……………………………………………………… pp. 01-13 -

Strategia, studi strategici e organi di vertice……….. pp. 01-07

- Strategia e studi strategici tra definizioni accademiche, prospettive scientifiche ed esigenze operative ………… pp. 07-10 - Sulla struttura di una “scuola integrata di strategia”.… pp. 11-13

§2 Una breve rassegna delle strutture esistenti tra mondo della ricerca, mondo accademico e mondo militare………… pp. 14-33 - Think tank………………………………………………..

pp. 14-25

- Centri di studio e formazione…………………………..

pp. 25-27

- Centri universitari e centri militari……….……………..

pp. 27-33

§ 3 Ipotesi di struttura per una “scuola integrata di strategia” ……………………… …………………………................

pp. 34-42

- Uno strumento aperto e condiviso…………………….. pp. 34-35 - Un nuovo think tank o l’utilizzo di strutture esistenti?.. pp. 35-38 - La proposta……………………………………………..

pp. 38-42

BIBLIOGRAFIA MINIMA DI APPROFONDIMENTO........... p. 43-44 SITOGRAFIA DI RIFERIMENTO…………………………… pp. 45-46

I


§1 Il concetto di strategia e l’ambito disciplinare degli studi strategici Strategia, studi strategici e organi di vertice Per verificare la possibilità di istituire una “scuola integrata di strategia” è necessario, in via preliminare, definire il significato e l’ampiezza della materia, al fine di definire una struttura che sia in grado di integrare i contributi provenienti dal mondo universitario, da quello della ricerca e da quello delle istituzioni. L’ipotesi di una “scuola” che operi una sintesi ottimale degli apporti provenienti da queste tre differenti realtà necessita, infatti, di chiarezza in ordine a una precisa definizione degli ambiti scientifici e didattici degli studi strategici, che oggi hanno un inquadramento peculiare, frutto della concorrenza e, in alcuni casi, della sovrapposizione di teorie e di paradigmi scientifici d’origine differente. Come è noto, gli studi sulla strategia hanno ricevuto dignità di disciplina accademica scientificamente autonoma tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Ventesimo secolo. A seguito del tentativo di dare compiuta definizione alla strategia quale combinazione di arte pratica e di scienza applicata, gli studi strategici hanno acquisito specificità rispetto ad altre materie. Gli studi strategici hanno sviluppato metodologie peculiari e sono diventati oggetto di ricerca sia a livello universitario che a livello di think tank, soprattutto nel mondo anglosassone, rispondendo al bisogno di trovare risposte alle grandi questioni poste dalla conclusione dei due conflitti mondiali e al tentativo di costituire forme internazionali di collaborazione interstatale a garanzia dell’ordine mondiale. La comunità accademica ha fornito un determinante contributo alla definizione della materia e, nel tentativo di elaborare una teoria generale del fenomeno bellico, ha enunciato diverse formule per sistematizzare le osservazioni empiriche sulla guerra, le quali – è comunque opportuno sottolineare – costituiscono da sempre argomento letterario e storiografico delle civiltà alfabetizzate di ogni epoca storica. 1


Diversamente dalla narrazione degli eventi bellici a fini storiografici o dagli studi secolari tesi a cercare principi e regole generali per la condotta

delle

operazioni

militari,

il

dibattito

accademico

contemporaneo ha avuto il merito di cercare di ridefinire la strategia e il campo d’interesse degli studi strategici, aggiornando concetti e ambiti in base alle richieste provenienti dal mondo politico e dall’opinione pubblica. In questo senso, gli studiosi hanno cercato di marcare confini invalicabili, che risultano, invece, labili e in alcuni casi piuttosto arbitrari. Seguendo le impostazioni teoriche di alcuni studiosi, gli studi strategici sarebbero una branca delle Relazioni internazionali così come la Diplomazia. Secondo altri autori, gli studi strategici altro non sarebbero che lo studio del “pensiero strategico”, cioè dell’analisi delle problematiche relative alla preparazione, alla minaccia, all’uso e al controllo della forza militare alle quali ci si può approcciare a livello teorico,

dottrinario

o

semplicemente

storico.

Secondo

altre

impostazioni più restrittive, gli studi strategici atterrebbero quasi esclusivamente all’organizzazione delle forze armate e alla condotta delle operazioni militari, mentre altri filoni teorici li riconducono nell’alveo della politica internazionale o, in alcuni casi, a quello della geopolitica. Per quanto il dibattito scientifico possa protrarsi e aspiri ad un’esaustiva conclusione, è del tutto evidente che gli studi strategici rappresentano una costellazione di teorie, modelli e paradigmi provenienti da differenti discipline, le quali concorrono a definire un ambito fatalmente legato al significato di “strategia”, che è un concetto la cui definizione è mutata profondamente attraverso i secoli, soprattutto nelle culture occidentali. Ovviamente non può essere questa la sede per una puntuale ricostruzione della storia del concetto di “strategia” e dei significati ad esso sottesi. Tuttavia non è inopportuno ricordare che idee, che attraversano le epoche storiche e che si insediano o vengono comunque

recepite

in

ambiti

culturali

differenti,

subiscono

trasformazioni profonde a livello di significato, con esiti di notevole portata soprattutto nell’ambito della ricerca teorica e di quella 2


applicata. Non è raro, infatti, che i risultati di studi portati avanti in parallelo siano del tutto divergenti nei risultati, perché è stato affatto diverso l’approccio al tema. In altre parole, partendo da ipotesi di ricerca simili si è pervenuti a conclusioni del tutto differenti, spesso senza possibilità di sintesi, perché le impostazioni originali non hanno trovato concordanza di significato relativamente al lessico dei temi proposti. Dal momento che esiste questa possibilità, ai fini della presente ricerca è opportuno proporre un significato di massima della parola “strategia” e, a rischio di essere perentori, affermare una sua validità generale, per detenere la certezza di un punto di partenza quanto più possibile accettato e condivisibile dagli studiosi e cultori degli studi strategici e, soprattutto, da coloro che sono gli “addetti ai lavori”: i politici e i militari. Per quanto il termine strategia sia diventato pervasivo e sia utilizzato con estrema disinvoltura in tutti gli ambiti che si connotano per aspetti conflittuali, competitivi o emergenziali, il significato attuale resta strettamente correlato al mondo militare e, in particolare, all’impiego dei suoi strumenti, che è subordinato e finalizzato al raggiungimento di scopi politici. In questo senso, si può attestare che gli studi sulla strategia contemporanei implicano sia lo studio degli strumenti più efficaci per soddisfare interessi e necessità politiche, sia

l’analisi

delle

conseguenze

del

loro

impiego

che,

necessariamente, comportano una nuova ponderazione degli interessi da consolidare o delle necessità da soddisfare e lo studio di nuovi strumenti o di nuove modalità d’impiego per il loro raggiungimento. In ogni caso, per quanto il termine “strategia” indichi a livello di senso comune la pianificazione di attività e la loro proiezione spazio-temporale per il perseguimento di obiettivi determinati, è indubbio che lo studio del ciclo “pianificazione dell’utilizzo degli strumenti militari – impiego degli stessi – raggiungimento degli obiettivi – ponderazione dei risultati raggiunti” definisca la “strategia” per eccellenza e cioè quella di un attore statale che, nell’ambito dell’ordine internazionale, utilizza la forza militare per soddisfare un triplice ordine di esigenze fondamentali: 3


difesa della propria sovranità, tutela dell’integrità delle proprie istituzioni, sicurezza e protezione dei diritti e degli interessi dei propri cittadini. È indubbio che il concetto di “strategia” e la portata degli studi strategici risentono della cultura storica nella quale trovano elaborazione ed è certamente corretto affermare che l’approccio alla materia non può che essere multidimensionale. Se, infatti, l’ambiente culturale di partenza può influenzare pesantemente gli indirizzi di ricerca, dando, per esempio, riferimenti differenti a seconda delle cultura nazionali di riferimento, è certo che ogni valutazione di tipo strategico deve utilizzare e validare gli strumenti e i risultati forniti da una pluralità di approcci scientifici e tecnici. A titolo meramente esemplificativo, se un cosiddetto organo di “vertice nazionale”, quindi un governo statale (ai fini di questa ricerca, il Governo italiano) ritiene necessario l’impiego delle Forze armate fuori area per raggiungere uno scopo politico, la pianificazione, l’impiego e le modalità di raggiungimento di questo scopo non potranno tenere conto esclusivamente delle lesson learned e delle tecniche tattiche, operative e strategiche elaborate a livello di Forze armate. In altre parole, la modulazione di una strategia non può rimanere confinata a competenze strettamente militari. Per ottenere un risultato utile ed efficace a seguito dell’azione strategica è indispensabile valutare le modalità di inserimento di un intervento militare a livello di contesto geopolitico, tenere conto delle ricadute sulle relazioni diplomatiche con eventuali attori statali e non statali alleati o concorrenti, valutare la natura e la portata delle conseguenze socio-politiche di eventuali interventi precedenti nell’area di riferimento, conoscere i tratti culturali basilari della popolazione con la quale si andrà a interagire, valutare a livello storico le relazioni internazionali intervenute tra l’Italia e il Paese o le entità parastatali presenti. A tutto questo si aggiunge l’indispensabile attività di intelligence sul campo (sia preventiva che contestuale all’intervento), tesa a garantire in tempo reale gli indispensabili flussi informativi qualificati sulla sicurezza e

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sui rischi per la missione nell’area nella quale si realizza l’intervento militare. È evidente che una tale pluralità di esigenze non possa ridursi alla mera ricognizione di lesson learned, a una neutra compilazione di una check-list obiettivi o alla collazione di dati da interpretare attraverso le lenti di un solo strumento. L’esigenza, invece, è quella di ottenere il coinvolgimento intelligente di ogni risorsa capace di raccogliere,

analizzare

e proporre

conoscenze

qualificate e,

soprattutto, di immediata utilità agli organi di vertice nazionali ed eventualmente, con approcci condivisi e modalità appropriate, anche internazionali. Rilevate queste tematiche concernenti i concetti di strategia e di studi strategici,

il tema di ricerca propone

ulteriori aspetti

problematici, relativi alla natura degli utilizzatori finali degli “elementi conoscitivi”. La “scuola integrata di strategia” dovrebbe avere la funzione di garantire flussi informativi costanti e aggiornati a “vertici nazionali” o “internazionali”. Non è chiaro, però, se questi organi di vertice debbano essere militari o “civili”. Oppure è necessario considerare l’ipotesi di “scuola integrata di strategia” in grado di soddisfare sia le esigenze conoscitive del Governo nazionale che quelle degli Stati maggiori delle Forze armate? Inoltre, essendo la strategia e gli studi strategici strettamente legati alla cultura di un Paese, che tipo di apporto può essere fruito da un organo di “vertice internazionale”? Trovare una risposta adeguata a questi rilievi rappresenta un compito piuttosto arduo. Se attorno al concetto di strategia si costruisce una vera e propria cultura strategica, che riflette la cultura di

una

nazione,

indubbiamente

qualsivoglia

elaborazione

di

informazioni strategiche risente dell’influenza che la società esercita sugli ordinamenti militari e delle dinamiche di interazione tra queste due realtà. Per cercare di formulare un’ipotesi di sviluppo di una “scuola integrata di strategia” non solo è importante definire la portata del concetto di “strategia” e di quello di “studi strategici”, ma anche il modello di interazione tra istituzioni politiche e Forze armate, 5


le quali, per quanto congiuntamente concorrano all’ordinamento della difesa, sono portatrici di valori peculiari, che, a loro volta, influenzano le modalità di elaborazione e di fruizione di informazioni strategiche. Gli studiosi contemporanei di studi strategici sono concordi nel ritenere che in Occidente le strutture militari sono subordinate a quelle politiche. Allo stesso tempo, è stato rilevato che i modelli organizzativi dei rapporti correnti tra “mondo politico” e “mondo militare” possono essere tesi alla convergenza o alla divergenza. Nel primo caso, le Forze armate sono aperte alla società, quindi la cultura specifica e la stessa organizzazione delle strutture militari si evolvono integrandosi con quelle civili, salvo tornare a peculiarità marcatamente “militari” per assolvere ad esigenze operative d’impiego. Nel secondo caso, il nucleo di valori etici e di competenze tecniche militari si sottrarrebbe all’influenza delle istituzioni civili e i caratteri delle strutture, le funzioni e la visione delle prospettive e delle necessità strategiche manterrebbero peculiarità “militari” anche in assenza di esigenze operative d’impiego. In altre parole, la stessa percezione che le strutture civili e quelle militari avrebbero della loro natura

e

del

loro

reciproco

rapporto

potrebbe

influenzare

sensibilmente la richiesta e la stessa natura degli “elementi conoscitivi” a supporto delle decisioni di vertice. Nel nostro Paese, in proposito, si può ragionevolmente affermare che l’interazione tra mondo politico e mondo militare è indirizzata verso la convergenza. Tuttavia, malgrado questa ragionevole certezza, si deve necessariamente tenere presente che una richiesta di elementi conoscitivi provenienti da organi di vertice civili (Governo) o da organi di vertice militari (Stati maggiori) potrebbe riflettere una concezione delle necessità strategiche piuttosto differente, che porterebbe ad aspettative circa gli “elementi di supporto conoscitivo” profondamente diverse. Alla luce di quanto rilevato e tenendo presente quest’ultima considerazione, sarebbe opportuno ipotizzare che i criteri ottimali per produrre adeguati “elementi di supporto conoscitivo” dovrebbero essere quello della flessibilità di strutture,

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della multidisciplinarietà dei contributi e della multidimensionalità degli approcci metodologici. Soltanto strutture altamente flessibili, in condizione di adattare metodologie e prospettive di ricerca alle richieste della committenza, sarebbero in grado di fornire adeguato supporto ad organi di vertice nazionali o internazionali, prevenendo potenziali divergenze tra le aspettative degli organi di vertice e le rigidità specialistiche di discipline e studiosi. Inoltre, soltanto prospettive “plurali” e apporti multidisciplinari sarebbero in grado di offrire contenuti qualificati, fruibili anche da “vertici internazionali”, in quanto risultato di contributi condivisi, in grado di superare eventuali condizionamenti provenienti dagli ambiti culturali nazionali e da rigidità disciplinari.

Strategia e studi strategici tra definizioni accademiche, prospettive scientifiche ed esigenze operative Le precedenti osservazioni non hanno alcuna pretesa di profondità analitica né aspirano a risolvere in maniera sbrigativa dibattiti e prospettive in costante evoluzione. Questa disamina, pur sintetica, ha permesso di rilevare criticità, che possono compromettere l’utilità di risultati offerti a titolo di “elementi di supporto conoscitivo per i vertici nazionali e internazionali”. ulteriore

aspetto

problematico

Oltre a quelli esaminati, un potrebbe

essere

quello

della

formulazione di sintesi efficaci dei contributi disciplinari proposti, soprattutto a livello

accademico. L’elaborazione di “elementi

conoscitivi” provenienti da ambienti considerati distanti fra loro, come quelli della ricerca, dell’accademia o del mondo militare, espone i risultati a seri rischi di distorsione, soprattutto se in alcune di queste realtà la ricchezza di approcci e di metodologie comporta conflitti disciplinari con esiti sull’adeguatezza delle sintesi proposte. Per rimanere all’esempio del mondo accademico, non c’è dubbio che gli insegnamenti di Storia delle Relazioni internazionali non possano intendersi disgiunti dall’elaborazione teorica delle Relazioni 7


Internazionali, frutto di una progressiva e inesorabile emancipazione dall’alveo delle Scienze Politiche, sin dagli inizi del Novecento. D’altro canto, la storiografia dei rapporti internazionali interstatuali non può non tenere conto dell’elaborazione concettuale offerta dall’analisi teorica e storica della politica estera di un Paese o di un gruppo di Paesi. Ancora, lo studio della politica internazionale tout court non può ritenersi disgiunto da approfondite riflessioni sul Diritto internazionale e sulla Storia dei Trattati internazionali, così vicini alla produzione e ai contributi offerti dagli Studi diplomatici. Come considerare, inoltre, la prepotente rinascita accademica della Geopolitica - a parere dello scrivente, da considerarsi più un approccio che un’autonoma disciplina -, declinata anche a livello economico e strategico? Un tale concomitanza di prospettive metodologiche e paradigmatiche potrà mai giovare senza un luogo di sintesi orientata a fornire risultati coerenti? La risposta, in questo senso, è certamente negativa, anche se non è assolutamente auspicabile un criterio di selezione dei contenuti che riduca il flusso degli “elementi conoscitivi” ad un’unica prospettiva, con sacrificio di tutte le altre, favorendo magari quella che si potrebbe presumere più “vicina” natura e alla vocazione dell’organo di vertice committente. Un affollamento di prospettive scientifiche offre una pluralità di risultati e, in un certo senso, affina strumenti diversi ma altrettanto utili ai responsabili di organi di vertice. Tuttavia, ci si chiede se talune rigidità disciplinari non possano avere influenze negative, per esempio, sull’efficace rappresentazione dei fenomeni e degli scopi politici di un Governo e se queste incomprensioni di fondo non si riflettano negativamente sulle sue decisioni amministrative a livello nazionale e di politica estera a livello internazionale. Si pensi soltanto al corto-circuito che potrebbero determinare i risultati dei centri di ricerca, dei centri accademici e delle istituzioni militari su un organo di vertice che è anche decisore politico, il quale potrebbe essere indotto rispetto a una crisi internazionale a privilegiare la soluzione più conveniente a livello contingente, tralasciando alcuni aspetti delle

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formulazioni

offerte

perché

troppo

contraddittorie

o

troppo

dogmatiche. Ovviamente, non si può essere così ingenui da ritenere che eventuali “elementi di supporto conoscitivo” provenienti da una “scuola di strategia”, per quanto “integrata”, siano in grado di determinare una direzione esatta e indiscutibile alla politica estera di uno Stato o possiedano un’assoluta capacità di persuasione nei confronti di organi di vertice internazionali. Ogni indirizzo e ogni decisione a livello di governo è frutto di percorsi politico-istituzionali complessi e partecipati. Non esistono lobby in grado di dettare l’agenda politica e le alleanze a un Paese dotato di istituzioni democratiche. Il governo di una nazione avanzata non può esimersi dal considerare le istanze provenienti dalle grandi entità economiche nazionali e sovranazionali, dai cosiddetti complessi militari-industriali, dalle opposizioni parlamentari o, più in generale, dall’opinione pubblica. In altre parole, non è plausibile che un organo politico, per quanto di vertice e nella legittima pienezza dei suoi poteri, possa lasciarsi placidamente indirizzare da autorevoli e influenti consiglieri. Se così fosse non saremmo in presenza di istituzioni democratiche e, in ogni caso, anche in sistemi totalitari o apertamente dittatoriali un “senato” o un “direttorio” non sarebbero in grado di imporre una visione interpretativa univoca della realtà. Vero è, invece, che il raggiungimento di taluni obiettivi e le scelte politiche ad esso sottese sono frutto di impellenze geografiche, di necessità storiche e di impegni assunti a livello internazionale, che danno continuità a politiche di lungo periodo, soprattutto a livello sovranazionale. Per quanto possano cambiare i regimi e mutare le demografie, le linee di comunicazione restano costanti per decenni e, a volte, per secoli. Per quanto l’uso massivo delle tecnologie possa incidere in negativo o in positivo sul territorio, la geografia fisica non cambia se non in prospettiva geologica. Il mancato rispetto delle norme internazionali, sia a livello consuetudinario che pattizio, comporta sanzioni in grado di penalizzare pesantemente i corpi sociali di quello Stato che cercano di sottrarvisi. In altre parole, i governi scontano il duplice 9


limite delle conseguenze delle decisioni politiche del passato e delle necessità dettate dal territorio sul quale intendono esercitare sovranità. Resta loro, in un certo senso, l’amministrazione del contingente e l’onere di scegliere obiettivi, che, per quanto condizionati da politiche di “lungo periodo”, sono funzionali alla sopravvivenza non tanto di una compagine governativa quanto delle istituzioni vere e proprie. Un’inefficace ponderazione degli obiettivi di governo o un’errata valutazione degli strumenti per il loro perseguimento potrebbe portare all’estinzione stessa dello Stato. Quest’ultimo esempio, volutamente drammatizzato, mal si attaglia alle attuali condizioni di un Paese come l’Italia. L’impostazione dei rapporti istituzionali tra vertici politici e vertici militari dovrebbe avere modo di prevenire o, quantomeno, di non aggravare le conseguenze di decisioni che impongono un uso non adeguato o non tempestivo degli strumenti militari disponibili. La dialettica esistente tra vertici politici e vertici militari, in un certo senso, garantisce un’appropriata condivisione delle scelte strategiche soprattutto di quelle che possono essere considerate indispensabili alla sicurezza nazionale (secondo alcuni autori si tratterebbe, in questo caso, di una strategia sovraordinata a quella militare in senso stretto, e cioè di una Grand Strategy, o “strategia di sicurezza nazionale” o “strategia globale”). Inoltre, è opportuno ricordare che il nostro Paese è garantito da relazioni politiche internazionali e alleanze militari che, difficilmente, attenderebbero l’irreversibilità di una crisi senza intervenire a suo supporto. La possibilità di un’errata impostazione della gestione di un’emergenza internazionale o un affrettato avvio di un intervento militare

fuori

area,

tuttavia,

potrebbe

avere

conseguenze

assolutamente drammatiche ed esiti imprevedibili per la tenuta delle istituzioni del Paese.

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Sulla struttura di una “scuola integrata di strategia” Fatte salve queste considerazioni è opportuno ricondurre il ragionamento all’ambito specifico della presente ricerca nel tentativo di offrire una proposta plausibile per la costituzione di una “scuola integrata di strategia”, che sulla base di quanto esposto, dunque, dovrebbe riconoscere un concetto condiviso di strategia e studi strategici, considerare le peculiarità dei contributi disciplinari offerti, valorizzare le specificità dei singoli apporti e, soprattutto, formulare sintesi adeguate alle aspettative degli organi di vertice. In ogni caso l’obiettivo non può essere quello di ridurre i differenti orizzonti del mondo della ricerca, di quello accademico e di quello militare in un’unica prospettiva estremamente semplificata. Un tale risultato non avrebbe alcun valore, ad esempio, per la comprensione di una situazione di crisi né favorirebbe contributi adeguati alla scelta degli strumenti da impiegare per il raggiungimento degli obiettivi politici più favorevoli alla sua soluzione. In altre parole, imprimere una direzione univoca e livellare peculiarità teoriche e metodologiche porterebbe a raccogliere contributi di spessore non elevato, inadeguati a livello analitico o, nell’ipotesi più nefasta, orientati a valutazioni pericolosamente compiacenti delle necessità contingenti degli organi politici. La costruzione di una strategia non può essere confinata ad un angusto arco temporale né può ridursi a una risicata concezione geografica

degli

interessi

nazionali.

L’epoca

contemporanea

immerge le società civili, le istituzioni politiche statali, i grandi attori finanziari e le organizzazioni internazionali in una dimensione incorporea di flussi informativi ed economici, che sovrappone e moltiplica le reciproche connessioni e interdipendenze, dilatando, nel caso dello Stato, il perseguimento e la difesa degli interessi nazionali a livello globale e multidimensionale. A titolo esemplificativo, come potrebbe l’unanimità di opinioni fornire contributi qualitativamente autorevoli e quantitativamente efficaci per la costruzione di una strategia in grado di garantire l’autonomia politica di uno Stato? È 11


evidente che una simile prospettiva non sia auspicabile, come del resto non è plausibile ipotizzare di costruire una “scuola strategica integrata”, raccogliendo semplicemente i contributi provenienti da ambienti epistemologicamente differenti, senza tentare una sintesi degli stessi. È indispensabile creare un ambiente favorevole a uno scambio di prassi, metodologie e risultati, che possa portare a un’integrazione di proposte, per quanto frutto di approcci e dottrine differenti. Certamente tutto questo è notevolmente complesso, quando si passa dal piano teorico a quello pratico. Una piena integrazione di apporti provenienti dal mondo accademico, da quello della ricerca e da quello militare comporta necessariamente una mediazione tra le istanze interpretative più estreme e necessita di una piena comprensione del mandato che una “scuola integrata di strategia” riceve dai suoi committenti. Ogni attività di ricerca dovrebbe essere orientata a un risultato, in grado di apportare nuovi elementi conoscitivi o interpretativi della realtà e, in questo caso specifico, dovrebbe avere il pregio di poter offrire contributi articolati e rispondenti alle aspettative dei vertici nazionali e internazionali. Prima

di

affrontare

la

formulazione

di

proposte

per

l’organizzazione di una “scuola integrata di strategia” è necessario comprendere cosa si intenda per “scuola” e come vada concepita una struttura “integrata”.

Per “scuola” si può intendere sia

l’immateriale tradizione di insegnamento di una dottrina che un centro di cultura professionale o di specializzazione in una determinata materia. Nel primo caso sono da considerare “scuole” le impostazioni teoriche e i paradigmi scientifici di un autorevole capostipite, che accreditano altri studiosi. Nel secondo caso si fa riferimento a istituzioni accademiche o militari impostate su specifiche specializzazioni, si pensi alle “Scuole universitarie” di specializzazione o di dottorato o, in ambito militare, alle cosiddette “Scuole d’Arma” dell’Esercito o alla Scuola di Applicazioni di Torino. Ai fini della presente ricerca, non interessa ipotizzare l’avvio di una nuova “tradizione” di studi strategici ma comprendere quali possano 12


essere gli strumenti per costituire un ente o un istituto in grado di integrare i risultati di ricerca “allo stato dell’arte” provenienti dalle università, dai centri di ricerca e dalle istituzioni militari. Appare indispensabile passare in rassegna – senza alcuna pretesa di completezza ed esaustività – le strutture, le attività e la produzione delle principali realtà accademiche, di ricerca e militari in Italia. L’obiettivo è quello di illustrare le caratteristiche delle attività svolte e l’effettiva pertinenza rispetto agli studi strategici.

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§2 Una breve rassegna delle strutture esistenti tra mondo della ricerca, mondo accademico e mondo militare Think tank Durante il primo conflitto mondiale, negli ambienti politici e accademici anglosassoni furono organizzati i primi think tank. A queste strutture ancora embrionali fu affidato lo studio delle soluzioni ai problemi che sarebbero emersi dopo la firma dell’armistizio con le Potenze imperiali europee e i successivi trattati di pace. A questi “serbatoi di pensiero” furono invitati ad aderire soprattutto docenti ed esperti in materie internazionali (diritto, diplomazia, geografia, politica estera), ai quali il Governo statunitense e quello britannico delegarono l’inquadramento dei problemi e le proposte di soluzione per affrontare e risolvere i lasciti del conflitto europeo. In particolare, a questi gruppi di consulenza fu affidato lo studio del disarmo e della riorganizzazione delle forze armate, delle strutture e degli strumenti utili a prevenire dispute economiche e territoriali, dell’applicazione del

diritto

e

dell’arbitrato

internazionali

per

impedire

la

conflagrazione di nuovi conflitti. Queste prime strutture, che si sarebbero trasformate nel Council on Foreign Relations statunitense e nel Royal Institute of International Affairs britannico (più conosciuto come Chatham House), furono i prototipi di un’intensa e proficua collaborazione tra il mondo accademico, quello politico e i vertici militari dei rispettivi Paesi e sperimentarono approcci, intese e modalità di analisi che aprirono la strada ad altre numerose strutture. Durante il ventennio tra le due guerre a queste realtà se ne aggiunsero altre meno contigue agli ambienti governativi. Alcune, soprattutto in Gran Bretagna, istituzionalizzarono le istanze pacifiste e libertarie di età vittoriana, altre ancora affrontarono le questioni d’interesse internazionale politicizzandosi, in alcuni casi anche a livello radicale. L’età d’oro per questi inediti connubi tra ambienti politici, accademici e militari fu quella del secondo dopoguerra. Dopo il 1945, 14


la necessità da parte dei Governi alleati di affrontare i problemi della sicurezza internazionale impose la necessità di istituire nuovi istituti di ricerca, che rividero temi e processi dell’analisi strategica alla luce della dirompente novità dell’uso delle armi nucleari. In questo settore istituti come la Rand Corporation (RAND) furono il prototipo di questo tipo

di

strutture

di

ricerca.

Considerata

da

alcuni

critici

semplicemente come “università senza studenti”, la RAND riuscì ad attirare un elevato numero di ricercatori, grazie ai generosi finanziamenti del Governo degli Stati Uniti, committente di importanti studi. La RAND rappresenta la sintesi della ricerca accademica e militare, finalizzata a comprendere i problemi della proliferazione nucleare durante la Guerra fredda. Il modello proposto dai think tank transatlantici, inteso come centro di ricerca specialistico, che aggrega ricercatori ed esperti su tematiche attinenti le politiche della sicurezza internazionale si è esteso progressivamente anche ad altri ambiti e ha portato a una proliferazione di istituti e centri di ricerca che, secondo uno dei più accreditati censimenti annuali, possono essere attualmente stimati in circa duemila negli Stati Uniti e milleottocento in Europa. Molte di queste strutture producono ricerche, analisi e consulenze sulla politica, sulla sicurezza internazionale e sule politiche di difesa e sicurezza dei Paesi di provenienza con notevoli risvolti a livello di studi strategici. La situazione in Italia non è lontanamente paragonabile a quella statunitense, tuttavia diverse strutture operanti nel nostro Paese si sono evolute seguendo il modello dei think tank anglosassoni e, in alcuni casi, rappresentano realtà tra le più produttive e interessanti a livello europeo. In genere, i think tank italiani più autorevoli orientano le loro attività di studio e di ricerca alla politica e alle relazioni internazionali, anche se un parte della loro produzione analizza temi strategici come la sicurezza, la difesa, le dinamiche geopolitiche, i fenomeni terroristici e le relazioni militari transatlantiche. Si ritiene opportuno fornire una rapida disamina, facendo riferimento, in particolare, a quelle strutture che svolgono funzioni di 15


consulenza nei confronti dei vertici delle istituzioni politiche italiane e a quelle che si propongono di indirizzare le attività nell’ambito dell’analisi strategica e degli studi strategici.

Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) Fondato a Milano nel 1934, l’ISPI è un ente privato che si occupa di ricerca, di formazione e dell’organizzazioni di convegni ed incontri, tutti afferenti gli studi internazionali. La struttura organizzativa dell’ISPI conta un Consiglio d’amministrazione partecipato dai presidenti delle maggiori realtà industriali e finanziarie italiane e un Comitato scientifico dove sono presenti i rappresentanti di dodici tra i più prestigiosi think tank internazionali e un rappresentate del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI). Le attività istituzionali dell’ISPI coprono ambiti disciplinari piuttosto vasti, pubblicando e diffondendo dossier, volumi, rapporti di scenario e documenti di analisi. Le attività di ricerca sono raggruppate per aree geografiche e per temi, alcuni dei quali di stretto interesse strategico come la sicurezza, il terrorismo e la gestione delle emergenze internazionali. L’ISPI si avvale della collaborazione di circa cinquanta ricercatori, organizzati in articolati gruppi di lavoro, che operano sotto la supervisione di un responsabile del gruppo di ricerca. Ai gruppi sono affidate attività di ricerca, approfondimento e analisi relative ad aree geografiche o su determinati temi d’interesse. Tra questi, l’ISPI ha istituito un gruppo indirizzato specificamente alla ricerca in ambito di Security and Strategic Studies, che, attualmente, conta tre ricercatori. I fruitori delle attività di ricerca dell’ISPI sono committenti pubblici e privati, che sollecitano o partecipano a specifiche attività di ricerca, convegni o attività formative. Notevole l’impegno dell’Istituto nell’ambito della formazione, che coinvolge studenti universitari e giovani laureati su percorsi di approfondimento e di specializzazione. I convegni e le tavole rotonde organizzate 16


dall’ISPI sono generalmente aperte al pubblico e coinvolgono accademici, diplomatici, militari, politici e specialisti dei temi trattati, con diffusione delle discussioni e degli approfondimenti raggiunti. L’ISPI rappresenta l’Italia al T20 Summit, un’iniziativa alla quale partecipano alcuni tra i più importanti think tank dei Paesi del G20. Di particolare

rilievo

è

il

contributo

dell’ISPI

alle

attività

dell’Osservatorio internazionale del Parlamento italiano, struttura alla quale collaborano altri importanti think tank italiani, che si approfondirà più avanti.

Istituto Affari Internazionali (IAI) Con sede a Roma dalla fondazione nel 1965, lo IAI è un ente privato che per attività, obiettivi, temi e ambiti di ricerca è analogo all’ISPI. Riceve contributi dal MAECI e da privati per finanziare attività di ricerca sostenute da circa trenta ricercatori. Gli ambiti di ricerca spaziano dalla politica estera, all'economia e alla sicurezza e gli addetti conducono ricerche, organizzano conferenze e licenziano pubblicazioni di notevole interesse a livello strategico. La peculiarità dello IAI è quella di strutturare i gruppi di ricerca costruendo partnership con altri think tank internazionali, avendo interesse allo studio congiunto delle questioni transatlantiche. Particolare attenzione è, infatti, riservata all’analisi politico-strategica del contesto euro-atlantico, ambito nel quale lo IAI impegna una parte consistente delle sue strutture con l’obiettivo di promuovere il ruolo internazionale del nostro Paese e di stimolare politiche transatlantiche condivise verso le aree più sensibili per l’Italia a livello politico-strategico come i Balcani, il Mediterraneo, il Medio Oriente e la Russia. Altri temi transatlantici d’interesse dello IAI sono quelli relativi all’evoluzione delle strutture e degli obiettivi della NATO, alla gestione delle crisi in Europa e ai rapporti commerciali tra i Paesi europei e gli Stati Uniti.

17


Ai fini della presente ricerca di notevole interesse è il Programma Sicurezza e Difesa (S&D) dello IAI, nell’ambito del quale sono organizzati gruppi flessibili in base alle specificità dei temi da affrontare. Dieci ricercatori analizzano dell’interazione tra politiche nazionali e internazionali in ambito di sicurezza e difesa e studiano l’influenza dell’industria e delle innovazioni tecnologiche sugli sviluppi operativi in ambito militare e in ambito di sicurezza civile. Il Programma S&D formula progetti di ricerca e cura pubblicazioni scientifiche sui risultati ottenuti, utilizzando un approccio aperto e multidisciplinare. In particolare, i ricercatori analizzano i risvolti strategici, politici, istituzionali, legali, economici, operativi e tecnici dei temi di studio affrontati, soprattutto quando interessano la sicurezza interna e la politica di difesa dell’Italia, la politica spaziale italiana ed europea, l’industria dell’aerospazio, l’Europa della difesa, la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), la sicurezza euro-atlantica e le attività della NATO, la sicurezza internazionale. Lo IAI con il Programma S&D ha costruito un’ampia e articolata rete di rapporti internazionali e interistituzionali (circa cento tra think tanks, università e istituzioni), che per la parte italiana coinvolgono, tra gli altri, il Ministero della Difesa e il Ministero degli Esterie della Cooperazione internazionale. Insieme all’ISPI, lo IAI partecipa alle attività dell’Osservatorio internazionale del Parlamento italiano.

Centro Studi di Politica Internazionale (CESPI) Il CESPI è un’associazione indipendente fondata a Roma nel 1985.

Svolge

attività

di ricerca,

consulenza,

formazione

e

divulgazione su alcuni temi centrali delle relazioni internazionali Il CESPI realizza studi e ricerche orientate su cinque assi: -

cooperazione

internazionale,

finanza

per

lo

sviluppo,

sicurezza e pace; -

cooperazione

decentrata,

sviluppo territoriale; 18

cooperazione

transfrontaliera,


- mobilità umana, transnazionalismo e co-sviluppo; - allargamenti, prossimità e proiezione globale dell’Europa aperta; - ruolo internazionale, politica economica ed estera dell’Italia nel mondo. Il CESPI sostiene le attività di ricerca puntando sullo scambio interdisciplinare e sulla collaborazione tra specialisti, per evidenziare l’interdipendenza tra diverse dimensioni delle relazioni internazionali. L’impostazione della ricerca per “assi” consente di valorizzare la discussione su tematiche poco dibattute ma considerate dal CESPI di rilevanza strategica sia per l’Italia che per l’Europa. In particolare, il CESPI monitora le realtà emergenti nelle relazioni internazionali, come le attività e le relazioni sviluppate da attori non-statali (ad esempio le ONG). Per il CESPI l’impostazione della ricerca è incardinata su aree geografiche, considerate dagli studiosi del Centro di rilevante interesse per l’Italia. Le aree considerate sono quelle dell’Europa centro-orientale e balcanica, dell’area del Mediterraneo, di quella dell’Africa sub-sahariana e dell’America latina. Nelle attività di studio il CESPI favorisce attività di ricerca che abbiano sviluppi “sul campo”, soprattutto quando sono interessati temi relativi a Paesi emergenti o in via di sviluppo. Parallelamente alle attività di studio e ricerca il CESPI fornisce consulenza strategica a enti nazionali e internazionali come il Parlamento e il Governo italiani, la Commissione europea e la Banca interamericana di sviluppo. I rapporti tra il CESPI e i privati si sviluppano sia in ambito di consulenza che nell’ambito della formazione, soprattutto con gli enti che operanti nella cooperazione internazionale governativa, non governativa e decentrata. Il CESPI è riconosciuto come ente internazionalistico dal Ministero degli Affari Esteri e collabora con l’ISPI e lo IAI alle attività dell’Osservatorio internazionale del Parlamento italiano

19


Centro Studi Internazionali (CESI) Fondato a Roma nel 2004, il CESI sviluppa attività di ricerca orientate alla produzione di analisi e consulenze sui temi della politica estera, della sicurezza e della geopolitica. Obiettivo del centro è quello di fornire a committenti pubblici e privati, in tempi rapidi, analisi di immediata e diretta fruibilità. Le attività di ricerca del CESI

si

rivolgono

alle

dinamiche

della

politica

interna

e

internazionale dei Paesi nelle aree di maggior interesse per l'Italia, quali il Medio Oriente, l'Asia e i Balcani. Particolare attenzione è rivolta - a livello trasversale - ai temi della sicurezza, della difesa, delle minacce terroristiche e dell'intelligence. Il CESI

produce e

pubblica analisi, report e articoli di tipo giornalistico. L’approccio di ricerca è analitico e orientato alla chiarezza di sintesi, per favorire una visione completa e approfondita degli elementi essenziali delle dinamiche in atto. In questo senso, il CESI privilegia il contatto diretto con tutti quei soggetti in grado di fornire elementi utili alla comprensione di un determinato fenomeno che abbia conseguenze in ambito di difesa e sicurezza. Per questo motivo, nelle aree geografiche d’interesse il CESI instaura e cura rapporti sia con rappresentanti delle istituzioni sia con i rappresentanti dei movimenti di opposizione. Lo scopo dell’approccio è quello di approfondire gli esiti delle dinamiche più attuali e formulare le valutazioni più opportune su criticità e opportunità offerte dalle dinamiche in atto. Il CESI è il quarto think tank italiano che concorre alle attività dell’Osservatorio internazionale del Parlamento italiano.

Osservatorio internazionale del Parlamento italiano (ISPI-IAICESPI-CESI) La scelta di tratteggiare la struttura, le attività e gli obiettivi di ricerca di ISPI, IAI, CESPI e CESI non è casuale. I think tank italiani che si occupano a livello internazionale di strategia e sicurezza sono, 20


infatti, numerosi e negli ultimi dieci anni il loro numero si è progressivamente incrementato. Negli ultimi quindici anni, infatti, con la crescente consapevolezza dell’importanza dello studio delle conflittualità a livello di relazioni internazionali, le forze politiche maggioritarie del Paese hanno orientato le attività dei propri centri di studio all’analisi della politica nazionale e dei problemi del Paese spingendosi anche su tematiche internazionali di difesa e sicurezza. Tra le tante realtà che si occupano di politica estera, relazioni internazionali, sicurezza e difesa, soltanto l’ISPI, lo IAI, il CESPI e il CESI

concorrono

alle

attività

dell'Osservatorio

di

politica

internazionale del Parlamento italiano. Gli altri numerosi think tank e centri di studio e ricerca pur offrendo contributi e analisi di spessore non sono in grado di aggregare un numero di ricercatori e di collaboratori tale da offrire costanti e periodici aggiornamenti nei campi d’interesse. Molte strutture, inoltre, curano gli aspetti divulgativi delle ricerche, spesso sviluppate sull’analisi dei flussi informativi provenienti da fonti aperte, rivolgendo le loro attività prevalentemente

alla

formazione

post-universitaria

o

all’organizzazione di percorsi para-accademici come master, corsi di perfezionamento o di preparazione alle carriere internazionali. Tornando all’Osservatorio, è opportuno sottolineare che questa iniziativa non è una vera e propria struttura ma, piuttosto, un progetto di collaborazione. L’Osservatorio realizza un’indispensabile attività di informazione e analisi a beneficio dei membri delle Camere, raccogliendo i prodotti di ISPI, IAI, CESPI e CESI. Gli autorevoli contributi

scientifici

sono

proposti

come

Focus,

Rapporti,

Approfondimenti e Note, restando un prodotto esclusivo delle attività dei think tank coinvolti. I Focus sono rassegne trimestrali di monitoraggio su aree geografiche e temi prioritari per la politica estera italiana. Sono organizzati in quattro serie: la prima sul Mediterraneo

e

Medio

Oriente,

la

seconda

sulle

relazioni

transatlantiche, la terza sui flussi migratori e la quarta sulla sicurezza energetica. Ai Focus si affiancano i Rapporti annuali, vere e proprie analisi di scenario su temi di rilievo strategico per le relazioni 21


internazionali. A questi si aggiungono studi monografici su temi complessi di attualità internazionale, gli Approfondimenti, e, infine, le Note informative, centrate su temi inerenti la cosiddetta “agenda internazionale”. Il progetto accomuna la produzione di think tank con interessi di ricerca convergenti, ma con tradizioni, temi di riferimento e obiettivi non del tutto coincidenti e, soprattutto, con esiti del tutto peculiari. Ad ogni modo è possibile considerare l’Osservatorio come un modello di partenza per la realizzazione di una “Scuola integrata di Strategia”? Il progetto raccoglie contributi provenienti da soggetti diversi e indirizzati alla fruizione di un organo politico di vertice nazionale. Inoltre, pur partendo da approcci differenti, le ricerche proposte analizzano aree e tematiche con ampi risvolti a livello strategico.

L’Osservatorio,

tuttavia,

non

possiede

due

delle

caratteristiche richieste per la costruzione di una “Scuola integrata di Strategia”.

I

contributi,

infatti,

provengono

esclusivamente

dall’ambiente della ricerca non-accademica, per quanto a questi think tank offrano contributi numerosi docenti universitari ed esperti militari. I prodotti proposti non realizzano alcuna sintesi tra i diversi apporti, ogni think tank

conferisce risultati, secondo il proprio

specifico approccio o secondo la propria “vocazione” a uno specifico tema. A titolo esemplificativo, sono del CESPI alcuni contributi su terzo settore, ONG ed economia dello sviluppo; lo IAI conferisce alcune ricerche specificamente incentrate su temi inerenti alla difesa e alle relazioni transatlantiche.

Institute for Global Studies (IGS) Si tratta di un centro di ricerca italiano fondato nel 2005, che si occupa di formazione e ricerca in ambito di relazioni internazionali, di studi strategici, di geopolitica e di sicurezza internazionale. Le attività di ricerca e analisi dell’IGS sono condotte su base geografica con particolare attenzione verso il Medio Oriente e l’Africa orientale sub22


sahariana. L’IGS collabora con altri enti e centri di ricerca per programmi di ricerca congiunti. Le attività di formazione e consulenza sono rivolte a soddisfare le richieste di enti pubblici e privati, interessati agli sviluppi delle dinamiche politiche, economiche e di sicurezza strategica delle aree geografiche di proprio interesse. La produzione dell’IGS viene pubblicata da una propria casa editrice, aperta alle collaborazioni esterne e al coinvolgimento di esperti nelle materie e nei settori d’interesse dell’istituto.

Istituto italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli (IISS) L’Istituto Italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli è un think tank indipendente, fondato a Roma nel 2010. La finalità dei promotori, appartenenti ad ambienti istituzionali, militari ed economici italiani, è quello di contribuire alla vitalità del pensiero strategico italiano.

Per

dell’interscambio

questo

l’IISS

culturale

tra

si

propone

come

il

decisore

italiano

mediatore e

quello

internazionale e promuove attività di ricerca per “elevare il livello di competitività globale del Sistema Paese”. L’IISS in campo strategico ambisce a esprimere una sintesi tra le esperienze maturate in ambito militare, governativo ed economico-finanziario dai suoi ricercatori e collaboratori, attraverso specifiche attività di ricerca nei campi della teoria e della pianificazione strategica, del decisionmaking e della leadership, dell’influenza e della deception strategica. L’istituto si articola in un Dipartimento di Ricerca, in un Osservatorio sugli affari strategici ed internazionali e in un Osservatorio sull’infowarfare, ai quali si affiancano ulteriori iniziative tematiche di ricerca e analisi in materia di “Teoria strategica e pianificazione”, “Intelligence strategica”, “Strategie di sicurezza nazionale e tecnologie emergenti”. L’IISS organizza seminari, workshop e corsi di alta formazione per istituzioni, organizzazioni e aziende nazionali ed estere. In particolare, il Dipartimento di ricerca dell’IISS realizza, anche a supporto del processo decisionale 23


pubblico e privato, studi multidisciplinari su temi rilevanti per la competitività del Paese. A questi si aggiungono analisi, scenari, studi previsionali e analisi strategiche sulle prospettive globali in ambito politico, economico, militare, tecnologico e finanziario. Con il Dipartimento

di

Ricerca,

l’IISS

ha

promosso

uno

specifico

programma per analizzare le modalità attraverso le quali sono pianificate ed eseguite attività d’influenza a livello strategico (Influenza e deception strategica). L’obiettivo è quello di individuare quali schemi e quali azioni siano in grado di interferire nei processi decisionali, pubblici e privati, al punto di orientare le determinazioni assunte, avvantaggiando un avversario o un concorrente. L’istituto, con la Scuola di Strategie Globali, promuove anche attività formative e attraverso uno “spazio virtuale” (Return on Intelligence)

propone

l’approfondimento

di

questioni

legate

all’intelligence e all’intelligence economica. L’IISS, inoltre, promuove una particolare modalità di confronto tra studiosi, giuristi, militari, diplomatici e funzionari degli apparati di sicurezza. Si tratta del “Forum Strategico”, un ciclo di incontri riservati sul ruolo e sulle strategie dell’Italia nel mondo.

Fondazione Intelligence Culture and Strategic Analysis (ICSA) Risale al 2009 la fondazione dell’ICSA, centro di analisi e di elaborazione su i temi della sicurezza, della difesa e dell’intelligence. L’ICSA si propone di analizzare gli aspetti relativi alla sicurezza nazionale interna ed esterna, all’evoluzione dei modelli di difesa militare dalle minacce esterne, alla crescita dell’illegalità e della criminalità in Italia e all’estero e alla sicurezza informatica. L’approccio è interistituzionale. L’ICSA, infatti, si propone di interpretare la combinazione delle dinamiche politiche, sociali ed economiche interne ed esterne alla vita di un singolo Paese con l’apporto dell’analisi formulata dai corpi dello Stato e dalle strutture di intelligence. 24


L’ICSA si propone di diventare un ente di riferimento per istituzioni politiche e amministrative (centrali e periferiche, nazionali e internazionali), commissioni parlamentari e governative, centri di ricerca e università, impegnati sui temi della sicurezza, della difesa e dell’intelligence. Per raggiungere questi obiettivi l’ICSA propone di organizzare gruppi di progettazione e di studio per la formulazione di analisi, studi e rapporti di ricerca, da diffondere attraverso seminari, convegni e forum, facendo ricorso anche a pubblicazioni specializzate. Centri di studio e formazione A completare la rapida rassegna di strutture di ricerca che perseguono l’analisi e lo studio di materie afferenti o complementari alla strategia e agli studi strategici è doveroso fare riferimento a una delle principali strutture che si occupa di formazione in ambito di materie internazionali e proporre una sintetica analisi di altre due strutture che si occupano, invece, di materie strategiche da prospettive

piuttosto peculiari. Si tratta della Società Italiana per

l’Organizzazione Internazionale (SIOI), della Società italiana di Storia militare (SISM) e dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (ISAG). La prima utilizza un approccio alle relazioni internazionali e ai temi della sicurezza dal punto di vista degli studi diplomatici, la seconda si occupa di storia militare con un marcato interesse verso la didattica degli studi strategici e il terzo affronta i temi d’interesse dal punto di vista della geopolitica.

Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) La SIOI è un ente a carattere internazionalistico, che opera a Roma dal 1944 sotto la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. In qualità di “Associazione italiana per le Nazioni Unite” e di membro fondatore della World 25


Federation of United Nations Associations (WFUNA) promuove in Italia gli obiettivi e le attività delle Nazioni Unite. La SIOI ha tra le sue finalità istituzionali la formazione diplomatica e internazionale, la ricerca

e

la

divulgazione

di

tematiche

sull’organizzazione

internazionale, sulle relazioni internazionali ed europee, sulla cooperazione internazionale e sulla tutela internazionale dei diritti umani. Organizza attività formative nell’ambito degli studi diplomatici, delle relazioni internazionali, della geopolitica, della sicurezza economica e dell’intelligence. Di particolare interesse la formazione sulla protezione strategica del sistema-paese e delle infrastrutture critiche. Pubblica il trimestrale “La Comunità Internazionale”. Notevole l’impegno della SIOI in progetti internazionali di formazione a livello di politica estera, relazioni internazionali e tutela dei diritti umani, che riflette la sua stretta connessione con gli ideali dell’internazionalismo umanitario delle Nazioni Unite.

Società italiana di Storia militare (SISM) Fondata a Roma nel 1984, la SISM rappresenta il punto d’incontro di docenti, studiosi e cultori di storia militare italiana e comparata. La società ha lo scopo di promuovere lo studio delle materie strategiche e della storia militare di ambito italiano, aprendosi alla collaborazione con altri enti e soggetti internazionali interessati a questi temi. Alle attività della SISM contribuiscono oltre trecento associati, che pubblicano, con cadenza annuale, un volume collettaneo, che accoglie i risultati e le proposte delle ricerche. L’importanza della SISM ai fini della presente ricerca non risiede nella prospettiva storica degli studi dei suoi associati ma nello straordinario numero di contributi che è in grado di mobilitare nell’ambito del mondo accademico, nel mondo militare, nel mondo editoriale e giornalistico. Di notevole importanza è anche la dimensione didattica delle attività proposte e svolte. La SISM nel luglio 2015 ha contribuito con ben quattordici docenti, tra accademici e militari, ai lavori della terza 26


Summer school dell’Università del Molise. L’ultima edizione svoltasi è stata dedicata agli studi strategici, geopolitici e storico-militari e i soci della SISM hanno fornito gratuitamente interventi di alto livello scientifico, che i responsabili della Summer school hanno affiancato a quelli provenienti dalla rivista di geopolitica “Limes”, a quelli offerti dagli Uffici Storici dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica e a quello proveniente “Fondazione Italia-USA”. Lo spessore tecnico e accademico degli associati alla SISM, la capacità di aggregazione della società e le indiscusse capacità didattiche dei componenti della SISM ne fanno un esempio ideale di struttura per attività formative e di divulgazione e la sua compagine associativa, opportunamente integrata con soggetti provenienti dal mondo istituzionale e della ricerca, può senza dubbio essere coinvolta per le attività di una “Scuola integrata di Strategia”.

Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (ISAG) L’Istituto è stato fondato nel 2010 a Roma ed è riconosciuto come ente internazionalistico dal MAECI. Obiettivo dell’ISAG è contribuire alla diffusione dello studio della geopolitica e al dibattito sulla politica estera italiana. L’Istituto si avvale della collaborazione di ricercatori, studiosi ed esperti che realizzano il semestrale Geopolitica e che propongono interventi e analisi sui mass-media e sui principali quotidiani italiani. L’ISAG promuove dibattiti e seminari per divulgare i risultati delle ricerche e delle analisi elaborate dai suoi collaboratori e si avvale di una propria casa editrice per la pubblicazioni di volumi e report. L’ISAG è partner dell’Università La Sapienza per il master in “Geopolitica e Sicurezza globale”, che si tiene presso la sede ministeriale della Marina militare a Roma.

27


Centri universitari e centri militari L’offerta formativa sulle materie strategiche è, sia a livello accademico sia a livello di centri di ricerca extra-accademici e di think tank, piuttosto consistente. Come si è potuto osservare, molti think tank e centri di studio prestigiosi hanno una spiccata vocazione alla proposta formativa e, in alcuni casi, le strutture sono coinvolte a vario titolo in percorsi formativi accademici. In genere, esiste una certa “osmosi” tra il mondo accademico e quello dei think tank. Alcuni docenti forniscono significativi contributi alle attività di analisi e ricerca dei think tank e, in altri casi, militari con esperienze internazionali intervengono e forniscono contributi di spessore alla didattica universitaria, soprattutto per quanto riguarda le materie strategiche. Questi scambi, tuttavia, non sono costanti e in alcuni casi il mondo accademico non si mostra particolarmente aperto verso portatori di culture e dottrine peculiari come quelle del mondo militare, considerato, talvolta, in forte contrapposizione con le libertà metodologiche e scientifiche degli ambienti universitari. In molti casi queste posizioni sottraggono importanti contributi alla comprensione della realtà, privando il mondo accademico di approcci metodologici e di contributi scientifici

e disciplinari di notevole spessore. Si

consideri, per esempio, l’ambito piuttosto ambiguo degli “studi sulla pace” o quello dei “diritti umani”, piuttosto chiusi a qualsiasi contributo proveniente dal mondo militare, la cui esistenza è percepita come causa dei conflitti e non come strumento per la loro prevenzione o risoluzione. Certamente si tratta di posizioni estremiste ma l’influenza che queste esercitano in alcuni ambienti è piuttosto pervasiva e, per quanto frutto di posizioni radicali ideologicamente orientate, non sono dichiarate né percepite come tali. Esistono, comunque, numerose eccezioni. Una di queste è rappresentata

dal

Centro

universitario

di

Studi

Strategici

Internazionali e Imprenditoriali (CSSII), istituito presso la facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze, dove 28


negli ultimi decenni si è radicata e sviluppata una straordinaria “scuola” di storia delle relazioni internazionali, aperta ai contributi scientifici di altre discipline.

Centro

universitario

di

Studi

Strategici

Internazionali

e

Imprenditoriali (CSSII) Si tratta di un centro interdipartimentale, che si è evoluto da una precedente struttura il CSSI, nel quale non erano rappresentati gli interessi di ricerca indirizzati al mondo imprenditoriale. In quanto centro

interdipartimentale,

il

CSSII

privilegia

un

approccio

interdisciplinare per l’analisi delle interazioni strategiche degli attori delle relazioni internazionali, con l’obiettivo dichiarato di offrire un contributo ai processi decisionali in ambito pubblico e in ambito privato. Le proposte formulate intervengono sugli studi politologici e strategici e analizzano i processi di trasformazione che influenzano le dinamiche dei rapporti internazionali a seguito dell’interazione strategica tra i soggetti che vi operano. Il CSSII svolge attività di ricerca secondo due direttrici principali. La prima è quella dell’approfondimento teorico ordinamento

internazionale,

di temi come ordine

sovranità

geopolitico,

statale,

interazione

strategica. La seconda è quella della definizione di un approccio interdisciplinare alle interazioni strategiche per lo sviluppo di un metodo di ricerca che privilegi l’analisi quantitativa e qualitativa per finalità operative e previsionali. Il Centro promuove collaborazioni e scambi con altri enti con analoghi interessi a livello nazionale e internazionale e vanta consolidate attività di collaborazione con istituzioni Pubbliche e Forze Armate. Di rilievo la collaborazione, risalente al 2001, con l’Istituto per gli Studi di Previsione e le Ricerche

Internazionali

(ISPRI),

che

eredita

le

tradizioni

accademiche di ricerca del “Centro Analisi Relazioni Internazionali” dell’Università di Firenze. 29


L’ISPRI opera nell’ambito della ricerca politologica e rivolge un particolare interesse all’analisi delle questioni politiche, strategiche ed economiche internazionali. In tempi più recenti, il CSSII ha firmato un protocollo d’intesa, si è inserito nel network del Centro interuniversitario “Machiavelli per lo studio dei conflitti strutturali del periodo della Guerra fredda” (CIMA).

Struttura Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche (SUISS) Quanto

alle

offerte

formative

in

ambito

di

studi

politici

internazionali e di studi geopolitici e strategici quasi tutte le facoltà di Scienze politiche delle università italiane offrono insegnamenti specifici o percorsi di specializzazione post-universitaria. A titolo esemplificativo, si cita l’offerta formativa della Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Strategiche dell’Università di Torino. La SUISS offre corsi di laurea triennali interateneo e interfacoltà in Scienze strategiche e corsi specialistici in Scienze strategiche e Scienze strategiche militari. Il riferimento alle attività accademiche della SUISS è di particolare interesse perché è presso le sue strutture, e con il concorso dei suoi docenti, che i sottotenenti provenienti dall’Accademia militare dell’Esercito di Modena accedono al terzo anno del corso interfacoltà in Scienze strategiche e seguono gli indirizzi per la laurea specialistica in Scienze strategiche militari. È degno di nota osservare come l’impianto dei corsi della SUISS abbia creato percorsi paralleli per studenti provenienti dal mondo civile e per gli accademisti e che, per quanto questi percorsi offrano sbocchi affatto diversi, esiste in ambito accademico una condivisione di “saperi strategici”, che interessa tutti gli studenti e tutto il corpo docente.

30


Centri militari Ai fini della presente ricerca, non è utile continuare la rassegna delle materie e dell’impostazione didattica degli insegnamenti inseriti nei corsi di laurea delle università italiane. È, invece, opportuno soffermarsi su alcune specifiche proposte, che coinvolgono il mondo accademico e le strutture di formazione militare di più elevato livello per gli studi sulla sicurezza e sulla difesa: il Centro Alti Studi Difesa (CASD), l’Istituto Superiore Stato Maggiore Interforze (ISSMI) e l’Istituto Alti Studi Difesa (IASD). Dando per conosciute le strutture e le finalità istituzionali del CASD, dell’ISSMI e dello IASD, è utile soffermarsi su un progetto condiviso con l’Università La Sapienza di Roma, che per l’anno accademico 2015/2016 offre un Master di primo livello in “Studi internazionali Strategico Militari”. L’offerta formativa ha l’obiettivo di “(…) far acquisire (…) la capacità di contribuire alla concezione, pianificazione, e conduzione di attività militari interforze e di Forza Armata in ambito nazionale e internazionale e di sviluppare le capacità necessarie per l’eventuale esercizio di funzioni dirigenziali”, attraverso l’insegnamento dei concetti e delle nozioni fondamentali di materie

come

Analisi

strategica,

Scienza

politica,

Relazioni

internazionali, Organizzazioni internazionali per la sicurezza, Politica economica

internazionale,

Diritto

pubblico

comparato,

Diritto

internazionale, Diritto internazionale umanitario, Diritto penale militare e delle operazioni militari, Scienze strategiche. Le materie sono

insegnate

da

docenti

della

facoltà

di

Giurisprudenza

dell’Università e da esperti e si rivolge a partecipanti militari e civili dell’Amministrazione Difesa, ammessi al “Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze” organizzato dall’ISSMI del CASD e, per una minima quota, a studenti universitari già in possesso di una laurea triennale. Le lezioni sono tenute presso le aule del CASD, mentre le incombenze

amministrative

restano

in

capo

alle

strutture

adell’Università La Sapienza. La formulazione di un percorso accademico specialistico, incentrato su insegnamenti giuridici e temi 31


strategici e indirizzato, in massima parte, ad appartenenti alle Forze armate impegnati ad acquisire competenze specialistiche, è senza dubbio un esempio di “integrazione” tra mondo accademico e mondo militare. Questo tipo di integrazione si realizza a livello formativo e didattico e non ha lo scopo di produrre “elementi conoscitivi” per organi di vertice, ma la esclusivamente la crescita professionale del personale militare. Esso rappresenta, comunque, un modello di integrazione didattico ben collaudato (una precedente convenzione per un master dai contenuti pressoché identici tra il CASD e l’Università Roma Tre ha visto la collaborazione tra i due enti dall’anno accademico 2000/2001 all’anno accademico 2014/2015) e certamente riproponibile anche in ambito di ricerca. Un altro esempio di collaborazione ancora più completo tra il mondo accademico, il mondo della ricerca

e quello militare è

costituito dai “Corsi di alta formazione ordinari” dell’Istituto Alti Studi Difesa (IASD), che si rivolgono a ufficiali superiori delle Forze armate italiane designati dallo Stato Maggiore e a un’aliquota di pari-grado provenienti da Forze armate straniere. Ai frequentatori del corso sono fornite sessioni di aggiornamento e specializzazione su tematiche

inerenti

alla

difesa,

alla

sicurezza,

alle

relazioni

internazionali e alle politiche economiche e industriali a livello globale. La formula didattica è quella di seminari e tavole rotonde alle quali partecipano docenti universitari, esperti militari, politici, giornalisti, esponenti del mondo industriale ed economico. I corsisti aggiornano le loro competenze in un confronto proficuo, al quale seguono approfondimenti individuali e di gruppo e la possibilità di svolgere attività presso altri istituti di alta formazione militare come il NATO Defense College, scuola militare internazionale della NATO, con sede a Roma presso le strutture delle cittadella militare della Cecchignola. È da segnalare l’apertura dello IASD al mondo civile con la cosiddetta “Sessione Speciale”, sviluppata parallelamente alle attività di quella “Ordinaria” e indirizzata a dirigenti civili della PA, delle istituzioni, dell’università e del mondo economico e industriale

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È evidente che il modello di integrazione tra le componenti militari, accademiche e della ricerca proposto dallo IASD sia particolarmente interessante anche per le possibilità di interazione con strutture internazionali come il NATO Defense College e con la NATO Defense College Foundation. Quest’ultima è un’organizzazione ancillare al NATO Defense College, con sede a Roma, che si qualifica come ONG e che dichiara di avere l’obiettivo di voler catalizzare esperti provenienti dal mondo militare, accademico e della ricerca e l’ambizione di cogliere le linee di sviluppo delle dinamiche in atto a livello di relazioni internazionali e le ricadute sulla sicurezza e la difesa in ambito NATO. A proposito della NATO è doveroso citare il Parliamentary Transatlantic Forum, avviato nel 2001 dall’Assemblea parlamentare della NATO, quale luogo di incontro per politici, accademici, giornalisti e militari per la discussione e la messa a fuoco dei temi più urgenti d’interesse dell’Alleanza atlantica.

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§ 3 Ipotesi di struttura per l’istituzione di una “scuola integrata di strategia” Uno strumento aperto e condiviso Dalle ricognizioni effettuate emergono sufficienti elementi per trarre alcune conclusioni e per tentare di illustrare una proposta. È evidente che l’esistenza di una pluralità di approcci disciplinari e metodologici, rispetto al concetto di strategia e agli ambiti degli studi strategici, si riflette sull’offerta di analisi, proposte e contenuti che accademici, ricercatori e militari elaborano. Questa circostanza genera conseguenze positive o negative. Quanto alle prime, una pluralità di approcci e proposte non può che favorire confronti e scambi, a condizione che trovino le occasioni e gli ambiti opportuni. Se si realizza tale condizione possono emergere nuove proposte metodologiche realistiche e coerenti e, soprattutto, contenuti analitici e dottrinari frutto di apporti differenti, che, grazie al confronto e alla sintesi, diventano più fruibili e in grado di proporre approcci innovativi e conoscenze originali. Quanto alle seconde, l’affollamento di proposte e contributi frutto di discipline accademiche e di ambiti di ricerca diversi, per i quali ricercatori e addetti rivendicano autonomia e preminenza, se non trovano occasione di sintesi e confronto non hanno da offrire contributi qualitativamente innovativi né prospettive originali. In altre parole, se metodologie d’analisi e di ricerca differenti hanno l’occasione di confrontarsi e rielaborano temi e contenuti, emergono “elementi conoscitivi” di qualità. Se, invece, gli indirizzi e i temi di ricerca propongono e ribadiscono metodologie d’analisi inconciliabili (per partigianeria o per chiusura dottrinaria dei proponenti) e risultati univoci, la qualità degli elementi conoscitivi è strettamente

legata

all’autorevolezza

del

proponente

o

al

riconoscimento dell’ambito disciplinare d’appartenenza e potrebbe essere di scarso supporto alle decisioni di “organi di vertice”.

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Le ultime considerazioni rafforzano le esigenze evidenziate. Affinché i contributi offerti dal mondo accademico, da quello militare e da quello della ricerca abbiano l’opportunità di diventare supporto efficace alle decisioni di “organi di vertice” è indispensabile che i ricercatori abbiano occasioni di collaborazioni e confronto, che consentano il vaglio di metodologie di riferimento e la sintesi dei contributi offerti, al fine di giungere a prodotti innovativi facilmente fruibili. Il problema che, a questo punto, si pone è quello di individuare il “luogo” e l’approccio ottimali dove i vari contributi possano convergere in una sintesi, attraverso modalità aperte e condivise.

Un nuovo think tank o l’utilizzo di strutture esistenti? All’inizio della disamina sui think tank italiani si è accennato alla nascita delle prime strutture anglosassoni, che, di fatto, hanno costituito il prototipo di tutte le strutture successive, anche in ambiti nazionali differenti. Per completezza si procederà a richiamare gli elementi essenziali per cogliere le peculiarità di questi enti, tenendo presente che le impostazioni di ricerca offerte risentono, ovviamente, degli ambiti politici e culturali nei quali le strutture si sono evolute e dell’attenzione loro riservata dai Governi nazionali. Si è accennato al Royal Institute of International Affairs (CHATHAM HOUSE) e al Council on Foreign Relations (CFR), come prototipi dei think tank, si è accennato alla statunitense RAND, che ha operato una sintesi tra obiettivi politici, ricerca accademica ed esigenze militari, attirando ingenti finanziamenti da parte del Governo degli Stati uniti. A questi si possono aggiungere le attività di ricerca e formazione specialistiche in ambito di strategia, sicurezza e difesa di strutture nazionali come il Center for Strategic and International Studies (CSIS) e lo Strategic Studies Institute (SSI) statunitensi, l’Institut des hautes études de défense nationale (IHEDN)

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francese, lo Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP) tedesco e il Real Instituto Elcano (ELCANO) spagnolo. Ebbene, tutte queste realtà, per quanto differenti per ambiti culturali

di

riferimento,

impostazioni

e

capacità

finanziarie,

rappresentano modelli ai quali si potrebbe ispirare una “scuola integrata di strategia” italiana. Si impone un ulteriore interrogativo. In Italia è indispensabile creare una nuova struttura oppure sarebbe possibile considerare l’attribuzione di nuove funzioni a strutture già esistenti? Si è visto che un progetto come l’Osservatorio internazionale del Parlamento italiano si avvale della collaborazione di alcuni tra i più longevi e autorevoli think tank italiani, che fanno convergere i risultati della loro ricerca in un unico portale. Sono stati individuati i principali centri di ricerca universitari e militari indirizzati allo studio delle materie strategiche e si è considerato che gli stessi, pur avvalendosi di importanti contributi accademici, focalizzano le attività su percorsi di alta formazione piuttosto che sul rafforzamento della ricerca finalizzata a consulenze istituzionali. Si è osservato come alla proliferazione di centri e istituti di ricerca privati segua la moltiplicazione di offerte formative in ambito di difesa, sicurezza e relazioni internazionali, alle quali non corrispondono indirizzi per la realizzazione di ambiti e spazi di confronto. Si è constatato, infine, come le strutture di alta formazione del Ministero della Difesa abbiano maturato una comprovata e pluriennale esperienza non solo nelle proposte formative e nei percorsi specialistici, ma anche come queste iniziative di specializzazione professionale militare siano, in alcuni casi, aperte ai civili e alla collaborazione con docenti universitari e con esponenti del mondo della ricerca. A questo punto, tirando le somme, si può considerare più opportuno e conveniente, anche dal punto di vista economico, utilizzare le strutture del CASD già esistenti e, in particolare, il Centro Militare di Studi Strategici (CEMISS), che è la struttura preposta alla ricerca “strategico-politico-militare” del CASD. Il CEMISS diffonde analisi e ricerche che coinvolgono accademici, militari, giornalisti ed 36


esperti provenienti dal mondo dei think tank, raccogliendoli in pubblicazioni originali e autorevoli come l’Osservatorio strategico, il Quarterly e Prospettiva. Un’ipotesi del genere potrebbe essere considerata fin troppo semplicistica o, peggio, frutto di pigrizia o di piaggeria. È necessario, tuttavia valutare un dato incontestabile: costituire o organizzare una “scuola integrata di strategia”, che operi secondo gli obiettivi proposti, richiede risorse economiche, delle quali difficilmente le istituzioni pubbliche potrebbero disporre e che gli enti privati potrebbero non essere disposti a investire. Inoltre, per quanto gli enti privati riescano ad attirare sponsorizzazioni, molte iniziative necessitano di contributi pubblici o di altre forme di finanziamento. È il caso, per esempio, dei cosiddetti “enti internazionalistici”, che ricevono erogazioni, per quanto minime, dal MAECI. Relativamente alle proposte di master, corsi di specializzazione, di formazione o di perfezionamento, promossi o ai quali contribuiscono alcuni di questi enti, è certo che le somme richieste agli studenti non finanziano esclusivamente le attività didattiche, ma sono indispensabili anche al sostentamento delle strutture dell’ente promotore. Le strutture del CASD (in particolare il CEMISS) potrebbero effettivamente soddisfare i requisiti di una “scuola integrata di strategia”, così come tratteggiata nel progetto di ricerca. I soggetti considerati, infatti, sono enti istituzionali militari, espressione di organi di vertice nazionali, in contatto con analoghe istituzioni internazionali, aperti ai contributi accademici e in grado di attrarre elementi provenienti dal mondo accademico e della ricerca privata. Il patrimonio culturale, disciplinare, formativo e metodologico consentirebbe a questi soggetti la formulazione adeguata di “elementi conoscitivi”, fruibili da parte di organi di vertice nazionali o internazionali. L’autorevolezza di un ente istituzionale militare, la spendibilità delle sue strutture e la capacità di attrarre contributi dal mondo della ricerca privata e dal mondo accademico non sono lontanamente paragonabili a quelle di altre strutture. La migliore proposta per strutturare una “scuola integrata di strategia” sembra

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essere quella di utilizzare le strutture e le esperienze dei centri di alta formazione militare già esistenti. La proposta Come dovrebbe strutturarsi ed essere organizzata una “scuola integrata di strategia”? Quali potrebbero essere le modalità di costituzione di partnership? Quali le modalità di formulazione degli “elementi conoscitivi”? Quali le metodologie per garantire flussi aggiornati e costanti nei confronti degli organi di vertice? Cominciando dalla struttura, ipotizzando la possibilità di un supporto materiale da parte del CASD, che potrebbe fornire uffici e personale a livello organizzativo, una “scuola integrata di strategia”, potrebbe evolversi come “progetto” dell’ente e non come ulteriore struttura. L’ispirazione potrebbe essere quella dell’Osservatorio di politica internazionale del Parlamento. Una struttura virtuale, quindi, dove sia possibile far convergere i contributi provenienti dal mondo accademico e della ricerca e accostarli a quelli della ricerca militare. Questa struttura virtuale “statica” dovrebbe svilupparsi in una dimensione dinamica, cioè creare le condizioni per favorire e realizzare l’integrazione dei contributi di diversa provenienza al fine di proporre agli organi di vertice quei contributi conoscitivi di alto livello, utili a supportarne le decisioni. L’attuazione di queste condizioni non è esente da criticità. Si pongono ulteriori interrogativi su quali debbano essere le risorse umane in grado di governare i processi di integrazione e quali le risorse materiali per realizzarli. Per rispondere a questi due importanti quesiti è opportuno proporre una riflessione preliminare sulla natura degli elementi conoscitivi da integrare e sulle conseguenti ipotesi di organizzazione di risorse umane e materiali. Dalla ricognizione dei concetti di strategia e studi strategici si può ragionevolmente

affermare

che

il

concetto

di

strategia

è

multidimensionale e, di conseguenza, anche gli studi strategici. Come già evidenziato, il concetto di strategia non è più ristretto ad 38


ambiti esclusivamente militari, ma interessa diversi ambiti disciplinari nei quali intervengono approcci differenti. Tutto ciò che ruota attorno al concetto di strategia e alle necessità delle materie strategiche non può che richiedere il contributo di esperti, provenienti da ambiti diversi, portatori di approcci, tradizioni ed elaborazioni culturali eterogenee. Per ottenere risultati innovativi e apprezzabili e superare i limiti precedentemente individuati, sarebbe indispensabile articolare il progetto attraverso la costituzione di “gruppi di ricerca” di esperti e studiosi, provenienti da ambiti disciplinari differenti, attribuendo loro la responsabilità di un determinato tema o di una determinata area o, ancora, di una specifica disciplina e metterli in condizione di poter sviluppare un approccio comune, di condividere risorse e formulare risultati con ampi margini di libertà, ma alla luce di un preciso indirizzo di ricerca. Ad assicurare coerenza alle attività dei gruppi provvederebbe un comitato scientifico, all’interno del CASD o del CEMISS, composto da militari, accademici e ricercatori, che dovrebbe proporre verifiche periodiche alle attività. Ai gruppi, con cadenze temporali predefinite, dovrebbero essere assegnati obiettivi di ricerca di breve, medio e lungo termine, con la possibilità di essere attivati a domanda di un “organo di vertice” per l‘elaborazione, in tempi rapidi e certi, di consulenze orientate all’immediata fruizione. Il punto di forza di questo tipo di organizzazione consisterebbe nella ricchezza degli apporti disciplinari e nella possibilità per gli appartenenti ad ogni gruppo di conferire il loro contributo per realizzare analisi, studi e ricerche, che sarebbero frutto di un approccio

multidisciplinare

e

condiviso,

che

consentirebbe

l’elaborazione di nuove proposte metodologiche, riproponibili anche in ambito accademico o di think tank. L’organizzazione dei gruppi potrebbe anche essere articolata per aree geografiche, privilegiando anche

in

questa

ipotesi

contributi

provenienza.

39

disciplinari

di

differente


La “scuola integrata di strategia” potrebbe, quindi, comporsi di numerosi gruppi di ricerca, che, una volta definiti i rispettivi campi d’indagine, potrebbero procedere in autonomia, sotto la direzione scientifica delle strutture del CASD/CEMISS. Non ci sarebbe la necessità di particolari forme organizzative a livello giuridico. Il ricercatore, che intendesse proporsi per collaborare alle attività della “scuola”, dovrebbe semplicemente sottoporre il proprio curriculum vitae e il comitato scientifico potrebbe, a sua volta, proporgli la partecipazione a un determinato gruppo. La formalizzazione della collaborazione avverrebbe con la stipula di una convenzione, che, a seconda delle disponibilità dell’ente, potrebbe essere a titolo oneroso o gratuito. Sull’organizzazione dei gruppi potrebbe essere conveniente impostare una configurazione aperta, prevedendo la partecipazione sia di ricercatori e studiosi di comprovata esperienza che di studiosi più giovani. I diversi apporti dovrebbero essere bilanciati e, comunque, i carichi di lavoro dovrebbero essere verificati e attribuiti dal responsabile del gruppo, che dovrebbe mantenere la direzione di ricerca così come impostata dal comitato scientifico. Il gruppo dovrebbe monitorare costantemente le novità sul tema o sull’area affidatagli, sia dal punto di vista del metodo sia dal punto di vista dei contenuti, per essere così in grado di accedere ai risultati più aggiornati in materia, da utilizzare al momento della richiesta da parte degli “organi di vertice”. Per quanto questo tipo di approccio possa essere a “costo zero” per le cosiddette fonti aperte, potrebbe essere necessario, in alcuni casi, ricorrere a fonti a pagamento (banche dati, letteratura specialistica, riviste straniere, etc.). In questo caso dovrebbero essere i committenti, quindi gli “organi di vertice”, a provvedere a reperire le risorse necessarie attraverso fondi propri o la condivisione di materiali con altre strutture. Molte delle attività di scambio e confronto tra i partecipanti dei gruppi di ricerca, i responsabili dei gruppi e il comitato scientifico potrebbe avvenire attraverso piattaforme informatiche già in uso alle 40


strutture del CASD, come quelle utilizzate per i corsi ISSMI oppure attraverso l’uso di risorse e programmi open source. Quest’ultima modalità d’interazione sarebbe di pronto utilizzo e senza alcun costo per il CASD e potrebbe essere mutuata da altre realtà militari come il Multinational CIMIC Group della NATO, che nei suoi corsi di formazione e di specializzazione sulla cooperazione civile-militare propone l’uso di piattaforme on-line accompagnate dall’uso degli strumenti offerti dagli account di Google. L’attività dei gruppi, per quanto impostata dal comitato scientifico e verificata dal responsabile del gruppo, dovrebbe conoscere occasioni di scambio e verifica in sedi opportune. Per questo motivo si potrebbe ipotizzare l’organizzazione di un convegno annuale, nell’ambito del quale il comitato scientifico potrebbe intervenire sull’assetto dei gruppi, accogliendo le proposte dei singoli ricercatori, verificare

l’avanzamento

delle

attività

di

ciascun

gruppo

e,

soprattutto, aggiornare lo stato dell’arte del tema o dell’ambito ricerca affidato. Inoltre, durante i lavori del convegno, i gruppi avrebbero occasione di scambiare le prassi adottate, incrociare e verificare metodologie e dati acquisiti, proporre nuovi temi ed esporre studi e ricerche. I risultati delle attività dei gruppi potrebbero essere riportati sul web per una fruizione aperta di quanto realizzato e contribuire, così, al progresso negli ambiti disciplinari accademici di riferimento. Si potrebbe ipotizzare anche la realizzazione di un portale ad hoc, come quello fornito dai Servizi di sicurezza della Repubblica italiana, che sul sito http://www.sicurezzanazionale.gov.it/ diffondono i risultati della cultura d’intelligence e pubblicano contributi scientifici e culturali a beneficio della collettività. Si potrebbe pubblicare una rivista scientifica di strategia e studi strategici on-line, sulla falsariga della rivista Gnosis dell’Agenzia Informazioni

e

Sicurezza

Interna

(AISI),

per

incentivare

la

collaborazione accademica e consentire che i contributi offerti dai ricercatori abbiano la possibilità di essere considerati a livello

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curricolare per le abilitazioni scientifiche nazionali e per i concorsi universitari. Le potenzialità offerte da un sistema aperto, che possa contare sull’autorevolezza d’indirizzo di strutture istituzionali militari, sono molteplici e suscettibili di ipotesi di miglioramento e di raccordo con ogni tipologia e realtà di ricerca.

42


BIBLIOGRAFIA MINIMA DI APPROFONDIMENTO

BONANATE Luigi, Prima lezione di relazioni internazionali, Editori Laterza, Roma-Bari, 2010; BUSETTO Riccardo, Dizionario enciclopedico del lessico militare, Zanichelli editore, Bologna, 2004; DI

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NOTA SUL Ce.Mi.S.S. e NOTA SUGLI AUTORI

Ce.Mi.S.S.1 Il Centro Militare di Studi Strategici (Ce.Mi.S.S.) è l'Organismo che gestisce, nell'ambito e per conto del Ministero della Difesa, la ricerca su temi di carattere strategico. Costituito nel 1987 con Decreto del Ministro della Difesa, il Ce.Mi.S.S. svolge la propria opera valendosi si esperti civili e militari, italiani ed esteri, in piena libertà di espressione di pensiero. Quanto contenuto negli studi pubblicati riflette quindi esclusivamente l'opinione dei Ricercatori e non quella del Ministero della Difesa.

BIOGRAFIA AUTORE Nato al Lecce nel 1968, ha studiato a Bologna. Giurista e avvocato,

si

è

specializzato

in

“Diritto

amministrativo

comunitario”, “European Funds Management” e “Tutela dei Diritti umani nelle relazioni internazionali”. Nel 2011 ha conseguito il dottorato

di

ricerca

in

“Storia

delle

relazioni

e

delle

organizzazioni internazionali”. Capitano di Fanteria delle Forze di completamento dell’E.I., ha frequentato due corsi CIMICNATO ed è inserito nel bacino della Riserva selezionata come LEGAD. Vive a Roma, dove lavora alle dipendenze di Roma Capitale. Si occupa di progetti di cooperazione e sviluppo e di finanziamenti comunitari.

1 http://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/CeMiSS/Pagine/default.aspx


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