UGO ONORATI - EDOARDO SCIALIS
Lotta politica e guerra di liberazione a Marino
AsSOCIAZIONE NAZIONALE PARTJGIANI o'}TALIA
A.N.P.I. Provincia di Roma
Sezione "Aurelio Del Gobbo" di Marino Marino2015
UGO ONORATI - EDOARDO SCIALIS
Lotta politica e guerra di liberazione a Marino Per il 70° anniversario della Resistenza e della fine della seconda guerra mondiale
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia A.N.P.I. Provincia di Roma Sezione "Aurelio Del Gobbo" di Marino Marino 2015
"Chi ha vissuto quei momenti, sa; chi non li ha vissuti ... non può capire". Z. Negroni (Marino sotto le bombe, p. I O)
Marino dal 25 luglio 1943 al 25 aprile 1945. Il presente lavoro, pur nelle sue possibili inevitabili imprec1s10ni o manchevolezze, di cui ci si scusa con i lettori, vuole rappresentare un primo contributo alla conoscenza della lotta partigiana svoltasi nel territorio di Marino, condotta da antifascisti marinesi, o da personaggi ad essi collegati in quella stagione breve ma intensa della Resistenza dei Castelli Romani, che fiorì nel corso dei dieci mesi, che vanno dal 25 luglio 1943 al 4 giugno 1944. Nella ricorrenza del 70° anniversario della Resistenza, che suggella per l'Italia anche la fine della seconda guerra mondiale, ci è sembrato giusto colmare una lamentata lacuna bibliografica, relativamente alla comunità marinese, lì dove altre città dei Castelli Romani hanno da tempo provveduto, raccogliendo memorie, documenti e immagini storiche di quel periodo. Pertanto questo lavoro, suscettibile di futuri approfondimenti, va accolto come un servizio reso alla comunità e come un doveroso tributo alla memoria di quanti operarono, a vari livelli e nelle forme che ciascuno ritenne giusto e possibile, per restituirci l'onore (quello vero) e la dignità di popolo libero e democratico. Ringraziamenti alle Famiglie: Appetiti e Reali, Armati, Bianchi e Nardi, Caracci, Colizza, Giovanni Cardinali dei Piccoli Discepoli di Gesù, Ciaglia, Colla e Settembre, Del Gobbo, Di Bemardini, Lanciotti, Palazzi, Tisei, Trovalusci. Ai signori Paolo Minucci, Ilario Onorati. In particolar modo allo studioso Stefano Paolucci per i consigli e per la preziosa documentazione messaci a disposizione. Le ricerche e il testo sono di Ugo Onorati ed Edoardo Scialis. Il libro è stato impaginato e stampato dalla COVER nel mese di aprile 2015 per l'A.N.P.J Sezione "Aurelio Del Gobbo" di Marino. In copertina: elaborazione grafica di un fotogramma tratto del film: Un giorno da leoni di Nanni Loy, 1961; dove si vedono i partigiani minare la strada ferrata.
Premessa Gli anniversari forniscono spesso lo stimolo per rafforzare la memoria degli avvenimenti storici di una comunità nazionale o locale, per raccogliere ulteriori informazioni da aggiungere alle conoscenze già acquisite, per tramandare alle prossime generazioni le considerazioni e le riflessioni sugli eventi del passato che hanno prodotto il nostro presente. Ciò che resta e deve restare più vivo di quegli anni, che videro la nostra nazione umiliata e divisa risorgere alla dignità del consesso civile dei popoli, grazie al riscatto della lotta di liberazione, sono i valori fondanti della riconquistata democrazia trasfusi e impressi nella nostra costituzione repubblicana. Esaminare i fatti e i personaggi locali, senza inquadrarli nel contesto più ampio della lotta di liberazione e degli avvenimenti storici nazionali ed europei, non avrebbe molto senso. Viceversa un'indagine storica circoscritta a una comunità in un delimitato territorio e in un determinato periodo può ambire alla realizzazione di una tessera da inserire dignitosamente in un ben più ampio mosaico di conoscenze. In ogni caso uno scritto come questo può dignitosamente assolvere ad altre specifiche e utili funzioni: compendiare e divulgare avvenimenti storici a beneficio della memoria e dell'identità di una comunità locale; ricordare attori e protagonisti di una tragedia immane senza precedenti; fissare una volta per tutte ciò che invece potrebbe andare perduto per sempre. Le vicende belliche, così come le vessazioni della dittatura fascista, l'oppressione dell'esercito di occupazione tedesco e le contrapposte attività, che vanno dalla lotta politica alla guerra partigiana, fino alla resistenza passiva della popolazione civile vissute a Marino dalla caduta del regime fascista il 25 luglio 1943 alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944, sono parte inscindibile della storia della Resistenza romana, dei Castelli Romani e dell'intero territorio laziale. Tuttavia qui si vogliono esaminare con maggiore attenzione i fatti e i personaggi più prossimi alla comunità e al territorio di Marino, in relazione al contesto ben più ampio della Resistenza 3
romana, nel corso di quei dieci mesi che divennero assai più intensi dopo lo sbarco delle truppe alleate ad Anzio il 22 gennaio 1944. Si trattò di un periodo decisivo, dal quale nessuno poté chiamarsi fuori: soldati e popolazione civile, possidenti e proletari, uomini e donne e ragazzi. Tutti, in un modo o in un altro, furono toccati dalla fame, dalla violenza, dalla visione diretta o indiretta della morte e delle distruzioni. Per quasi un anno si intrecciarono lotta partigiana e guerra di liberazione nazionale. Fu pure guerra civile, tra fascisti e antifascisti, anche se meno aspra e meno connotata dalla lotta di classe, rispetto all'Italia settentrionale, dove il conflitto generale arse per molti altri mesi ancora 1• Fu un periodo in cui si formò una nuova coscienza civile e politica, sopita e repressa durante il precedente ventennio del regime fascista. Il territorio di Marino fu teatro di lotta dell'attività partigiana e degli eserciti contrapposti non meno e non più degli altri Castelli Romani. Se la lotta armata in seno al CLN fu prevalente appannaggio del cosiddetto "comitato tripartito", vale a dire del Partito Comunista, del Partito Socialista e del Partito d'Azione, che per tradizione antifascista e per strutturazione potevano mettere a disposizione della causa un'organizzazione clandestina più efficiente e capillarmente diffusa, l'attività di contrasto e di resistenza al nazifascismo e alle truppe di occupazione tedesche fu svolto in varie forme e a vari livelli da tutte le forze politiche antifasciste del C.L.N. locale, di cui non si saprà mai abbastanza, essendo scomparsi molti degli attori e non essendo state tramandate notizie al riguardo. Ovviamente chi scrive dovrebbe affidarsi criticamente e unicamente alle fonti d'archivio e ai libri, e poco o nulla alle tradizioni orali. Tuttavia qua e là, come in una specie di naufragio, è possibile raccogliere vari elementi anche dai racconti personali e da
1 Il concetto di guerra civile, escluso a lungo dalla storiografia di sinistra, è stato recentemente accolto e studiato da Claudio Pavone fin dal 1985 e poi sviluppato nel libro Una guerra civile, saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Torino 1991. Ma già Pino Levi Cavaglione, nell'introduzione del 1970 al suo libro Guerriglia nei Castelli Romani, Firenze 1971 e poi nell'ed. Genova 2006, p. 9, si riferisce a quello scontro generazionale anche come guerra civile.
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testimonianze scritte secondarie, che, come pezzi di un puzzle, se messi al posto giusto, ci possono aiutare ad avere un'immagine più chiara di quanto avvenne in quei lunghi mesi della Resistenza romana e laziale. Poiché, come sostiene Roberto Salvatori, la lotta partigiana "è stata una guerra per bande alla quale in pochi vi hanno partecipato" e "perché è stata soprattutto una lotta disarmata, sostenuta dando aiuto ai militari sbandati, a prigionieri alleati evasi, nascondendo ebrei e renitenti alla leva o protestando per la farina e il pane [ ... ] a questa Resistenza in molti vi hanno partecipato" 2 • Se sull'attività delle bande armate e sull'attività politica del CLN romano vi è una discreta letteratura, molto manca per una conoscenza e per una ricostruzione anche parziale di quella che fu l' attività dei CLN locali e dei suoi attivisti. Ovviamente la presente pubblicazione non ha la pretesa di esaurire l'argomento, che pure richiede molte ricerche di archivio, ma almeno fissa una considerevole mole di informazioni fino ad oggi sparse in varie pubblicazioni e affidate alla tradizione orale, e comunque rappresenta un punto di partenza per ulteriori approfondimenti.
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Roberto S AL v A TORI, Guerra e Resistenza a sud di Roma, Monti Prenestini e Alta Valle del Sacco, 8 settembre 1943-5 giugno 1944, Roma, Annales edizioni, 2013, pp. 13-14. 5
La situazione politica e militare precedente la caduta del fascismo La guerra, verso la metà del 1943, si era messa davvero male per l'Italia. L' 11 maggio il nostro esercito capitolò in Tunisia, lasciando in mano degli Alleati circa 240.000 prigionieri3: dopo l'Africa Orientale, anche quella settentrionale era perduta. Il 15 maggio rientrarono in Italia i superstiti della devastante campagna di Russia, dove gli italiani, inquadrati nel CSIR e nell 'ARMIR, avevano combattuto onorevolmente, ma con una dotazione bellica insufficiente e inadeguata, della quale riferirono ai familiari una volta tornati in patria4. Dopo lo sbarco del 1O luglio in Sicilia da parte degli eserciti delle potenze alleate, a dispetto della retorica ufficiale gonfia di proclami ancora roboanti, la sconfitta e la resa dell'Italia apparivano agli occhi degli italiani solo questione di tempo 5 • La progressiva perdita di fiducia da parte della popolazione circa le sorti della vittoriosa guerra dell'Italia fascista contro le potenze alleate ebbe inizio almeno dal 1942. Chi tornava in congedo 3 Tra essi si ricorda l'elettricista marinese Angelo Caracci, abitante in borgo Garibaldi. Questi e altri dati, che proponiamo nelle successive note con la sigla RFCS, sono stati recentemente raccolti da Vittorio Rufo, Dania Fanasca, Alessio Caracci ed Edoardo Scialis presso l'Archivio storico comunale di Marino per l'edizione del libro Una Storia in Comune 1926-1944 di prossima pubblicazione. Ricordiamo anche i caduti, fra i quali il caporale Francesco Lanni, abitante nella borgata di Frattocchie-S. Maria delle Mole, caduto in Russia il 21 novembre 1941. Nel corso della campagna di Russia morirono più di 74.000 italiani, oltre a un numero altissimo di dispersi, feriti, menomati. 4 Uno di loro era il marinese Marco Trinca, figlio di Valerio, classe I 919, geniere: inizialmente dato per disperso sul fronte russo, venne poi individuato come prigioniero nel campo di concentramento sovietico n° 58, v. RFCS cit. Altri marinesi che tornarono fortunosamente dal fronte russo furono gli agricoltori Antonio Galassini e Alessandro Rosi. 5 Sergio Rossini, un contadino marinese, reduce dall'Africa coloniale, fu arrestato per aver proferito in una bettola parole che sminuivano la potenza bellica italiana nel confronto con quella inglese. Un altro contadino di Marino, tale Ferdinando Eligi, fu proposto per i confino, soltanto per aver pronunciato alcune frasi ritenute disfattiste. Un operaio di nome Scipione Schiboni fu proposto per il confino, dopo aver detto in pubblico parole non riguardose nei confronti del Duce. Cfr. Ugo MANCINI, La guerra nelle terre del papa, Milano 2011, p. 92 in nota.
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dal fronte raccontava le pessime condizioni in cui operava il nostro esercito, rispetto alle capacità organizzative delle altre potenze belligeranti. Inoltre si cominciavano a criticare i sacrifici richiesti o imposti alla nazione a fronte delle pessime condizioni della vita della popolazione non compensate da quelle dei soldati inviati al fronte. Un po' alla volta il regime fascista perse ogni credibilità residua, specialmente dopo la scoperta di scandalosi casi di arricchimento e di condotta di alcuni suoi rappresentanti, sia ai vertici, sia a livello locale. A quel punto si iniziò a mettere in discussione anche la roboante ma vacua retorica del dittatore, messa a confronto con la realtà quotidiana. Mussolini, ridotto a fantoccio di se stesso, sulla perdita delle colonie aveva dichiarato: "Sette anni or sono noi eravamo qui riuniti in questa piazza per celebrare la conclusione trionfale di una campagna, durante la quale avevamo sfidato il mondo e aperto nuove vie alla civiltà. La grande impresa non è finita: è semplicemente interrotta. Io so, io sento che milioni e milioni di italiani soffrono di un indefinibile male che si chiama il male d'Africa. Per guarirne non c'è che un mezzo: tornare. E torneremo! Gli imperativi categorici del momento sono questi: onore a chi combatte, disprezzo per chi si imbosca e piombo per i traditori di qualunque rango e razza. Questo non è soltanto la mia volontà. Sono sicuro che è la vostra e quella di tutto il popolo italiano" 6 • Intanto la guerra era arrivata in casa. Quando alla metà di giugno le forze armate italiane poste a difesa delle isole di Lampedusa e di Pantelleria si arresero senza combattere agli angloamericani, era chiaro che il prossimo obiettivo sarebbe stato la Sicilia e poi la penisola italiana. Fu in quella circostanza che Mussolini pronunciò lo spavaldo discorso del "bagnasciuga" 7 • Dalle nostre parti fu 6
Il Duce si riferiva alla guerra di Etiopia del 193 5-1936, al cui termine venne pomposamente proclamato l'Impero. Il discorso di Mussolini sulla perdita delle colonie d'Africa fu l'ultimo pronunciato dal balcone di piazza Venezia il 5 maggio 1943, pubblicato sul n. 126 del "Popolo d'Italia" il giorno successivo. 7 Mussolini letteralmente disse: "Bisogna che non appena il nemico tenti di sbarcare, sia congelato su quella linea che i marinai chiamano della bagnasciuga, la linea della 7
imposto, allora, a numerosi padri di famiglia non più idonei al servizio militare regolare di andare a far vigilanza sulle spiagge di Ostia e Torvaianica, o prestare assistenza presso la contraerea dell'aeroporto di Ciampino. Il pericolo più grave, però, era rappresentato dalle incursioni aeree. Già nel 1932, nei giorni 28, 29 e 30 settembre, era stato eseguito un "esperimento di difesa aerea" a Roma e provincia. Fin dall'entrata in guerra, il governo aveva fatto propagandare, specie nelle scuole, l'uso delle maschere antigas e delle fascette ai vetri delle finestre in previsione di attacchi aerei. Perciò gli italiani non erano del tutto impreparati alla minaccia di questa nuova arma, l'aviazione, in grado di colpire i civili dal cielo. Il bombardamento aereo, del resto, pare sia stato inventato proprio da un ufficiale italiano durante la guerra di Libia del 1911: lanciando tre bombe a mano su un accampamento turco, l'ufficiale pilota genovese Giulio Gavotti compì un'impresa che fu cantata anche dal vate Gabriele D'Annunzio 8 • Poi, durante la guerra civile spagnola, le aviazioni tedesca e italiana con i loro bombardamenti sulle città avevano seminato per la prima volta nella storia il terrore generalizzato nella popolazione civile, di cui il famosissimo dipinto Guernica di Pablo Picasso è la testimonianza plastica. In Italia e nelle altre nazioni cosiddette "civili" tutti gli alti comandi conoscevano quanto era diventata importante, nella guerra moderna, l'arma aerea. Così si erano espressi vari teorici del bombardamento strategico e terroristico tra la prima e la seconda guerra mondiale: l'uso dell'aviazione militare si sarebbe rivolto in futuro non più soltanto agli obiettivi militari, ma anche ai mezzi di produzione e di sabbia dove l'acqua finisce e comincia la terra. Se per avventura dovesse sbarcare, bisogna che le forze di riserva, che ci sono, si precipitino sugli sbarcati, annientandoli fino · all'ultimo uomo". Cfr. Indro MONTANELLI e Giuseppe CERVI, L'Italia del Novecento, Milano 2001, p. 225; Gianni ROCCA, L'Italia invasa 1943-1945, Milano rist. 2009, p. 34. Il discorso fu pronunciato di fronte al Direttorio del PNF il 24 giugno, ma trasmesso alla radio soltanto il 5 luglio, quattro giorni prima dello sbarco alleato in Sicilia. 8 Gabriele D'Annunzio, La canzone della diana, nella raccolta di poesie Merope, 1911.
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comunicazione nemici e soprattutto contro la popolazione civile, che andava coinvolta nel conflitto non meno delle sue forze armate al fronte, allo scopo di fiaccarne il morale9 • Non a caso Winston Churchill, dopo essere stato Primo Lord del!' Ammiragliato e poi addirittura semplice soldato di fanteria volontario nella prima guerra mondiale, durante la seconda guerra mondiale scelse di arruolarsi "simbolicamente" nella RAF, l'aeronautica militare britannica, che fu la vera salvezza della Gran Bretagna durante il conflitto 1°. Eppure, quando nella prima mattina dell' 11 maggio 1943 a Roma venne fatto suonare per la prima volta l'allarme aereo, pochi lo presero sul serio 11 . Gli enti locali ricevettero l'ordine di trovare luoghi adatti a servire come rifugi antiaerei. Anche a Marino i tecnici comunali insieme a quelli dell'UNPA 12 fecero un censimento di cantine e grotte abbastanza profonde (almeno cinque metri di spessore delle volte) per essere adibite a rifugi antiaerei. A questo scopo servirono anche le gallerie ferroviarie. In particolare a Marino fu usato il traforo della linea Roma-Albano nel tratto che collega il vallone delle cave di peperino con le coste del lago Albano. Il 20 maggio 1943 il macerante Orlando Rufo ricevette dal Comune di Marino 31 O lire per aver sistemato un viottolo d'accesso dalla macchia di Marino a quel traforo 13 . I tedeschi, intanto, erano già presenti sul territorio dei Castelli Romani. A Marino, Grottaferrata, Albano e Genzano erano 9
Fra i sostenitori di tali strategie si annoverano: l'italiano Giulio Douhet, l' inglese Hugh Trenchard, l'americano Billy Mitchell. Nel 1932 il primo ministro britannico Stanley Baldwin affermò: "Nella prossima guerra, vi accorgerete che ogni città raggiungibile da un velivolo potrà essere bombardata entro i primi cinque minuti di guerra in una misura inconcepibile nel! 'ultimo conflitto [... ) L'unica difesa è nel! 'attacco, il che significa che dovrete uccidere più donne e bambini del nemico e più rapidamente, se vorrete salvare voi stessi". Cfr. MANCINI, cit., p. 13. IO Jacques CHASTENET, Churchill, Milano, 1958, p. 150. 11 MANCINI, cit., p. 107. 12 l'Unione Nazionale Protezione Antiaerea fu istituita nel 1934, dipendeva dal Ministero della Guerra ed era inizialmente formata da volontari dediti alle attività di prevenzione e salvataggio della popolazione nell'eventualità di bombardamenti aerei, collaborava strettamente con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. 13 Vedi ricerca di RFCS cit. 9
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posizionati reparti della 334 3 divisione di fanteria; a Velletri l'Xl battaglione mitraglieri paracadutisti (jliegerkorps); ma a Frascati, in particolare, presso la splendida Villa Torlonia, era installato dal novembre 1941 il comando generale del feldmaresciallo Albert Kesselring, che ospitava la compagnia di pronto impiego Skorzeny, la 33 divisione granatieri corazzati, l'intendenza d'armata, il comando Marina in Italia, un ufficio di vettovagliamento e deposito con una compagnia di fornai 14 • Lo stato maggiore di Kesselring stanziato a Frascati era di dimensioni imponenti: duecento ufficiali e mille uomini del Il Fliegerkorps, una ventina di agenti del controspionaggio militare Abwehr e cento mezzi militari 15. Sempre a Frascati, nella vicina Villa Muti, era stato sistemato il comando militare tedesco di zona, a cui facevano riferimento gli altri uomini già schierati nei dintorni di Roma. Già allora la presenza della truppa tedesca non esentava da fastidi la popolazione civile. Il 20 maggio il capoguardia di Marino, Giovanni Bianchi, su segnalazione della guardia municipale addetta ai servizi idrici, Remo D'Aquino, denunciò lo "sciupio di acqua potabile sulle varie condutture per opera dì truppe tedesche" stanziate presso l'antico Collegio Scozzese m località Campovecchio: i militari germanici avevano tolto il rubinetto regolatore che gli avrebbe dovuto fornire solo un'oncia d'acqua, cui avevano diritto, e ne consumavano più di tre once. Altri tedeschi, invece, riempivano grandi autobotti dalle prese antincendio sia lungo la conduttura proveniente da Squarciarelli, che lungo la conduttura che proveniva dalle sorgenti del Barco. Questo comportava problemi 14 Cfr. SALVATORI, cit. p. 43 . Il feldmaresciallo Albert Kesselring, sostituendosi a Rommel, il 21 novembre 1943 ebbe il comando di tutte le forze tedesche in Italia. Decise di insediare il suo stato maggiore a Frascati. Dopo il bombardamento dell'8 settembre di questa città Kesselring decise di spostare il suo quartier generale sul monte Soratte. IBID., p. 34. 15 Raimondo DEL NERO, L '8 settembre 1943 a Frascati, sessant'anni dopo, Roma, 2003, pp. 37-41. A Frascati era insediato anche il quartier generale della 2a Flotta Aerea tedesca, che attraverso il comando del distretto aeroportuale di Montefiascone controllava tutti gli aeroporti di Roma e dintorni. Oltre a Ciampino, nei Castelli Romani, c'era una pista di volo in località Molara, riservato agli aerei ricognitori Fieseler Storch 156, detti Cicogne.
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per l'utenza civile, "stante la scarsità delle sorgenti in questa . ,,)6 stagzone . Nonostante tutto, il 10 giugno 1943 la Prefettura ordinò ai Comuni di imbandierare a festa gli edifici pubblici per il terzo anniversario dell'entrata in guerra. Ma l'umore della maggioranza degli italiani non era certo festoso: padre Italo Laracca, autore di un bel memoriale sul periodo di guerra 17 , riferisce che a Velletri, in via della Croce, in quei giorni di metà giugno comparve su un manifesto murale, che proibiva l'esportazione di vino a Roma, la scritta "Abbasso il Duce". Preoccupato dalle possibili conseguenze, si recò dal commissario di P.S., pregandolo di non indagare sul fatto. Il commissario acconsentì, ma precisò che avrebbe riferito comunque il fatto ai suoi superiori, "perché sappiano cosa pensa davvero la gente" 18 • Per avere un'idea della situazione di quei giorni, ecco una lettera che il segretario politico del Fascio di Ciampino, Arduini, scrisse al commissario prefettizio di Marino, Guido Di Napoli, ed a quello di P.S., il 12 luglio 1943 19 : "Per quei provvedimenti che saranno ritenuti necessari ed urgenti, informo quanto segue: ieri sera, domenica 11 luglio, dopo aver tenuto una riunione di fascisti alla frazione Casabianca ed aver visitato alcune proprietà di terreno destinate a questi rifugi antiaerei, mi recai alla stazione per tornare a Roma. Erano le ore 21. Una folla di circa 300 persone si stipava sui marciapiedi in attesa della prima littorina proveniente da Frascati, che arrivò con un certo ritardo. Una gran parte dei passeggeri avvinazzati o ubriachi si lanciò verso la littorina per prendere posto. Il treno era 16
Vedi ricerca di RFCS cit. Tra le rovine di Velletri, pubblicato per la prima volta nel 1964. Padre Italo Mario Laracca era un religioso dell'ordine dei padri somaschi, parroco presso la chiesa di San Martino a Velletri. Per la sua azione di aiuto alla popolazione di Velletri, durante i difficilissimi mesi di guerra, fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare. Per ulteriori informazioni si veda la pagina internet: http://www.associazionelaracca.it/padre_italo _Iaracca.html, curata dall'Associazione Laracca. 18 LARACCA , cit., Tra le rovine di Velletri, p. 11 . 19 Vedi ricerca di RFCS cit. 17
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iii I:
quasi completo, e immediatamente scoppiarono diverbi tra coloro che erano in basso e stavano per salire e quelli che trovavansi nelle vetture, anche perché i partenti non lasciavano scendere i passeggeri destinati a Ciampino. In breve ne seguì una mischia anche tra i partenti con scambio di percosse, colpi di bottiglie e di fiasco, arrivando perfino a gettarsi per terra uomini e donne in un groviglio di persone urlanti e sommamente eccitati. I due militi della ferroviaria che cercavano di calmare gli animi furono sopraffatti. Ho procurato d 'intervenire per mettere un po' d'ordine tra quei forsennati ma anch'io sono stato malmenato, e soltanto dopo l'intervento di un capitano e di un tenente del comando di stazione fu potuto stabilire un po ' d'ordine dopo aver arrestato sette, otto persone. I Carabinieri, da me avvisati, arrivarono con ritardo. È veramente doloroso constatare che in questi momenti si producano di tali rincresciosissimi fatti quando l 'Italia ha il nemico alle porte, quando una condotta seria dovrebbe imporsi a tutti i cittadini. Dopo la proibizione di trasportare vino dai Castelli, la gente, specie la domenica, affolla i treni e beve nelle osterie senza ritegno, motivando poi i fatti su esposti. Ciò accade quasi dappertutto ". Anche padre Laracca parla di forestieri che venivano ai Castelli per fare incetta di vino e di generi alimentari, che a Roma iniziavano a scarseggiare; questo "turismo alimentare" procurava un aumento sconsiderato dei prezzi dei beni 20 • Il 19 luglio 1943, falliti i tentativi di salvare Roma dalle bombe, attraverso la mediazione del Vaticano 21 , gli angloamericani svolsero un'operazione in grande stile sulla capitale d'Italia. Il primo bombardamento di Roma doveva fare volutamente paura e "Il Messaggero" colse il punto, definendo gli americani "gangsters dell 'aria" 22 • A partire dalle 11 :03 del mattino fino alle ore 15 circa23 20 LARACCA, cit., p. 11. 21 MANCINI, cit., pp. 107-108. 22 MANCINI, cit., p. 115. 23
Ma già prima del bombardamento, tra 1'1:55 e le 2:40 del mattino, erano stati lanciati su Roma 864.000 vol antini dal titolo significativo "Fuori i tedeschi!". Cfr. M ANC INI, cit., p. 110. 12
sui cieli della Città Eterna sfilarono in sei ondate 662 bombardieri, scortati da 268 caccia, che sganciarono 1.060 tonnellate di bombe 24 . Dall'alto dei Monti Albani si vide benissimo il vero e proprio sciame di "fortezze volanti", i temibili bombardieri americani B 17, così numerosi da oscurare il cielo. Dall'aeroporto di Ciampino si alzarono pochi caccia italiani, pare una trentina, che vennero impietosamente abbattuti. Altri caccia furono miseramente colpiti a terra. Schegge di contraerea ricaddero nei dintorni, e i bambini incoscienti ci giocarono nelle ore seguenti. A Roma venne colpito in particolare il quartiere San Lorenzo 25 . Fra gli obiettivi da colpire c'erano lo scalo ferroviario, il ministero dell'Aeronautica, ma c'era pure un'alta concentrazione di popolazione ostile al fascismo, circostanza, questa, che incendiò il risentimento generale contro il Duce ed il Re, che avevano voluto la guerra 26 . A Ciampino la situazione era altrettanto drammatica. I caccia inglesi erano scesi a mitragliare a bassa quota, colpendo persino la chiesa. La popolazione si rifugiò in quella che allora era aperta campagna, tra Morena e Grotte Celoni. Qualche ciampinese trovò rifugio a Frascati e a Marino, dove il 24 luglio gli sfollati ciampinesi risultavano essere 31 sui 118 sfollati totali ospitati, di cui la maggior parte proveniva da Roma 27 . Il parroco di Ciampino, padre Antonio, 24
Anthony MAJANLAHTI, Amedeo OSTI GUERRAZZI, Roma occupata 1943-1944, Milano, 2010, p. 23. 25 Nel bombardamento di San Lorenzo fu coinvolto anche il marinese Arturo Reali: giovane animato da ideali repubblicani, aveva partecipato con Ugo e Cesare Colizza alla spedizione garibaldina in Serbia nell ' agosto 1914, di cui era stato uno dei due sopravvissuti. Tuttavia negli anni del fascismo aveva rifiutato onori e favori, dedicandosi al commercio. La palazzina in cui abitava a Roma fu bombardata e lui stesso si salvò miracolosamente protetto da un arco murario di volta. Riferì poi ai familiari che, mentre attendeva di essere soccorso, vide passare papa Pio Xll in visita al quartiere bombardato. Si veda Ugo ONORATI, Edoardo SCIALIS, Eroi in camicia rossa, Marino, 2014, p. 15. Edizione promossa dall' ANPI di Marino. 26 MANCINI, cit. p. 121. 27 Vedi ricerca di RFCS cit. Inoltre v. Michele CONCILIO, Ciampino attraverso i secoli, Ciampino, 1989, dove a p. 112 si asserisce che al censimento del 1931 Ciampino, allora delegazione di Marino, contava 2.584 residenti. Del bombardamento si riferisce alle pp. 129-141: 11 militari caduti, 48 le vittime civili. 13
si sistemò insieme alle suore clarettiane in una vecchia torre medievale in località Acqua Sotterra, lungo la ferrovia RomaFrascati28. Padre Laracca, saputo del bombardamento di Ciampino, tre giorni dopo decise di andare a vedere con i suoi occhi 29 : "Non avevo mai veduto gli effetti delle bombe: aerei distrutti, case demolite, capannoni sconvolti, hangars contorti, terreno affossato, grosse buche a forma di crateri, alberi schiantati e tutto il terreno seminato da sassi. Resto accorato e intimorito. Facciamo un giro per i campi passando tra le rovine; una quantità indefinita di grandi e piccole schegge completano il pauroso spettacolo; ne raccolgo alcune e me le porto come doloroso ricordo. Alle Frattocchie attendiamo il tram, prendo posto accanto al! 'amico avvocato Gaspare Bernabei: questi, con molta cautela, mi passa il giornale clandestino "Il Popolo" e mi dice che alcuni generali del! 'Esercito dovranno recarsi da Sua Maestà il Re per discutere della situazione nazionale, del!' andamento della guerra e dell'operato del Governo. Mi accenna pure che nelle alte sfere politiche e militari si parla di rovesciare il Regime, per dare pace all'Italia e riparare i disastri bellici". Le conseguenze politiche del bombardamento di Roma non si fecero attendere. Mussolini proprio quel giorno era andato ad incontrare Hitler a Feltre, in Veneto 30 : un incontro rapido, nel corso del quale Mussolini non ebbe il coraggio di ammettere di fronte all'alleato, ormai il vero padrone della situazione, che l'Italia non era più in grado di continuare la guerra, ammesso che fosse stata in grado anche di iniziarla. Anzi, pare che Mussolini sia stato consigliato da Hitler di riprendere in mano saldamente il controllo del Paese, reprimendo tutti i "disfattisti". A tale scopo doveva essere convocato il Gran Consiglio del Fascismo, un organo consultivo del capo di governo, che aveva assunto rilevanza istituzionale, ma che 28
Zaccaria NEGRONI, Marino sotto le bombe, Marino, 1947, I ed., p. 3. Si tratta delle religiose di Maria Immacolata, altrimenti note come "missionarie clarettiane". 29 LARACCA, cit., p. 18. 30 È passato alla storia come l'incontro di Feltre, ma in realtà si tenne nella Villa Pagani Gaggia di San Fermo, frazione di Belluno. 14
era in realtà una sorta di "vertice di maggioranza" tra le varie anime del partito unico fascista.
25 luglio 1943: la caduta del regime fascista Il 24 luglio 1943, alle ore 17, si riunì a Palazzo Venezia il Gran Consiglio. Il gerarca, nonché presidente della Camera, Dino Grandi propose una mozione critica sull'andamento della guerra e sull'eventualità che i poteri militari in capo a Mussolini fossero restituiti al re, nominale capo delle forze armate. La mozione promossa da Grandi, in accordo segreto con il re, fu interpretata dal sovrano al di là delle intenzioni dei gerarchi presenti, che l'avevano votata, come una sfiducia a Mussolini capo del governo. Alle 2:40 di notte della domenica 25 luglio la mozione Grandi fu approvata con 19 voti favorevoli e 8 contrari. Sul momento poteva sembrare non fosse successo niente, ma era chiaro che qualcosa, nel vertice del fascismo, si era rotto. Mentre ambienti militari ed aristocratici discutevano già di ipotetici governi retti da Grandi o da Galeazzo Ciano 31 genero del duce, Mussolini prese appuntamento con il Re per comunicargli la decisione del Gran Consiglio e si recò con molta calma a Villa Savoia, verso le ore 17. Vittorio Emanuele III gli comunicò, non senza imbarazzo, che intendeva togliergli l'incarico di capo del governo e affidarlo a Badoglio. Terminato bruscamente l'incontro con il Re, all'uscita dalla residenza reale di Villa Ada il capitano dei carabinieri Paolo Vigneri, opportunamente istruito sugli ordini reali da eseguire, comunicò i termini dell'arresto a Benito Mussolini e lo invitò a salire su un'ambulanza, per mezzo della quale fu condotto
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Cfr. Notizia fiduciaria del 25 luglio 1943 in Archivio Centrale dello Stato, MI, direzione generale di PS, ASG, Il guerra mondiale, b. 144, fase. 214, s. fase. 2 "Affari per provincia", ins. 64 "N70 Roma". 15
nella condizione di png10mero nella Scuola allievi carabinieri di Roma 32 . L'iniziativa di Grandi, concordata con il Quirinale, consentì al re Vittorio Emanuele III, nell'ambito delle sue prerogative statutarie33 , di nominare il generale Pietro Badoglio presidente del consiglio dei ministri. L'improvviso arresto di Mussolini sul momento disorientò le gerarchie del partito e paralizzò la milizia fascista, priva di ordini, che pure disponeva di una divisione corazzata nei pressi del lago di Bracciano, pronta all'occorrenza per essere diretta al comando di Ettore Muti sulla capitale contro il re e contro l'esercito italiano. Mentre Mussolini passava la sua prima notte da recluso nella caserma dei carabinieri di via Legnano, alle ore 22:45 la radio diffuse il comunicato delle dimissioni di Mussolini da capo del 32
Ricostruzione di Indro Montanelli, Giuseppe Cervi, L'Italia del Novecento, pp. 230 ss. 33 Paradossalmente è stato evidenziato come, in punta di puro diritto, l'uscita dal fascismo sia stata illegittima (i fascisti gridarono al colpo di stato del re!), mentre non lo era stato l'ingresso. Infatti la trasformazione in senso autoritario e totalitario dello Stato fu conforme alla legalità garantita dallo Statuto albertino allora vigente, grazie al quale Mussolini ricevette l'incarico di formare il governo dal Re e in seguito costruì il Regime per mezzo di leggi validamente approvate, seppur eversive nella sostanza. In realtà lo Statuto albertino era pur sempre vigente e in base a questo diritto superiore spettava al Re il potere di assegnare l'incarico di governo a chi voleva, nonostante le leggi fasciste. Negli anni del regime fascista fu disegnato un sistema che rendeva impossibile uscire dal fascismo senza rompere la legalità istituzionale: in particolare, a norma della legge n° 2693 del 9 dicembre 1928, la nomina del nuovo capo del governo da parte del Re sarebbe dovuta avvenire in una rosa di nomi scelti dal Gran Consiglio del fascismo; lo stesso Gran Consiglio aveva potere di esprimere un parere sulle riforme istituzionali; inoltre, il segretario nazionale del Partito fascista avrebbe dovuto essere membro di diritto del governo. Ma è evidente che, nel luglio 1943, queste norme apparivano superate. Nei primi giorni di agosto furono soppressi sia il Gran Consiglio, che il Partito Nazionale Fascista, e fu inoltre sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni (che aveva le funzioni della Camera dei deputati); il Senato del Regno invece rimase in stato di quiescenza, non potendosi riunire in mancanza dell'altra Camera. Ecco perché tutta la legislazione del periodo fu costituita non da leggi, ma da decreti legge del Governo ( che furono convertiti tutti in legge una volta eletta l'Assemblea costituente, nel 1946), e da decreti legislativi luogotenenziali, delegati dal decreto-legge 151 del 25 giugno 1944. Per un interessante excursus sul rompicapo giuridico di quegli anni, vedi Vezio CRISAFULLI, Lezioni di diritto costituzionale, voi. I, Introduzione al diritto costituzionale italiano, Padova, 1970, pp. 119 ss. 16
governo accettate dal sovrano, cui seguì un proclama del nominato maresciallo Pietro Badoglio nuovo capo del governo pieno di molte ambiguità. Già un quarto d'ora dopo la diffusione radiofonica della notizia qualcuno era in piazza, ma fu la "notte dell'illusione", come la definì lo stesso Grandi, che ne fu uno degli artefici. Nessun fascista mosse seriamente un dito per difendere il Duce. Gli episodi da raccontare sarebbero innumerevoli. All'ambasciata tedesca, situata all'epoca a Villa Wolkonsky dietro piazza San Giovanni in Laterano 34 , l'ambasciatore tedesco Rudolf Rahn ed il colonnello Eugene Dollmann aspettavano i fascisti desiderosi di difendere Mussolini. Si presentò solo Roberto Farinacci, impaurito, chiedendo protezione. Al che la moglie dell'ambasciatore esclamò: "Se i nostri amici avevano bisogno di abiti da donna: in questo caso, sarebbe stata ben lieta di poterli aiutare" 35 • L'unico fascista che si tolse la vita per la caduta del fascismo fu il direttore dell'agenzia di stampa Stefani, Manlio Morgagni 36 . La notizia aveva provocato nella popolazione italiana un generale clima di euforia per la speranza di una imminente fine della guerra e di rivalsa contro la prepotenza liberticida del regime fascista, che si considerava ormai definitivamente caduto, e quasi ovunque si ebbero sollevazioni spontanee contro i simboli del fascismo, che furono abbattuti e accompagnati da manifestazioni pubbliche, in qualche caso con pacifici cortei antifascisti, in altri casi con violenze alla persona e ai beni dei rappresentanti del regime e con assalti alle sedi del partito. Nel frattempo la folla, che via via si radunava, a partire dalle prime ore del 26 luglio, diede vita a manifestazioni spontanee in vari luoghi della capitale. Furono assalite e saccheggiate Case del Fascio e sedi degli enti fascisti, nonché qualche privata abitazione. Qualcuno pretese persino di strappare i fasci cuciti sulle divise dei militari in servizio. Fu preso d'assalto il carcere di Regina Coeli ed 34
Villa Wolkonsky è a due passi dalla famigerata via Tasso, in cui inizialmente erano alloggiati uffici diplomatici tedeschi, prima che fossero assegnati alla Gestapo. Attualmente la villa è la residenza privata dell'ambasciatore britannico. 35 MAJANLAHTI, OSTI GUERRAZZJ, cit., p. 87. 36 MONTANELLI, CERVI, cit., p. 235. 17
evasero circa 1.500 detenuti, non solo politici. Poco distante, sul lungotevere, 500 avvocati manifestarono davanti al Palazzo di Giustizia, pretendendo di appendere alle porte una lista di colleghi a loro dire collusi con il regime, che non avrebbero più dovuto esercitare la professione 37 . Chi non aveva seguito la cronaca delle ultime ore si ritrovò spaesato. A Velletri, padre Laracca racconta di aver incontrato la mattina del 26 luglio il vice podestà, l'avvocato Luigi Petromarchi, che passeggiava presso la chiesa del Trivio ancora con il distintivo fascista appuntato alla giacca. Il religioso gli fece presente dell'avvenuto cambio di governo e l'altro, ringraziandolo, si tolse immediatamente il distintivo e corse a comprare un giornale 38 . La stessa cosa accadde a Silvio Castelli, maresciallo della milizia fascista di Lanuvio la mattina del 26 luglio, il quale, giunto in tram ad Albano in divisa, tornò a casa e si vestì in abiti civili 39 • A Roma, il direttore delle Tranvie dei Castelli Romani, l'ingegnere Galli, che si era presentato al lavoro, anche lui con il distintivo del PNF alla giacca, fu spintonato dai lavoratori 40 • In quella giornata odio politico e rabbia sociale, acuite dalle conseguenze nefaste che la guerra aveva portato a tutti, si mischiarono con odi personali. Ai Castelli Romani, complice l'oscuramento, la notizia si diffuse nelle prime ore del 26 luglio. Un noto antifascista, il comunista genzanese Salvatore Capogrossi41 , racconta di aver saputo della caduta del fascismo alle quattro del mattino, mentre usciva di casa per andare alla vigna 42 . Un altro 37
Archivio Centrale dello Stato, Ml, direzione generale di PS, ASG, Il guerra mondiale, b. 144, fase.214, s. fase. 2 "Affari per provincia", ins. 64 "N70 Roma". 38 LARACCA, cit. , p. 19. 39 Cfr. Leo EVANGELISTA, "M'arecordo camme mmo ". Brandelli di memoria della fcuerra a Lanuvio nel 1944, Lanuvio 201 I, p. 118. o MANCIN1, cit., p. 128. 41 Salvatore Capogrossi (Genzano 1902 - Ariccia 1980) è stato un militante comunista, organizzatore degli Arditi del Popolo (le squadre armate che cercarono di contrastare le squadre fasciste prima della Marcia su Roma del 1922). Condannato al carcere nel 1928 ed al confino nel 1936, dopo la caduta del fascismo fu il capo politico della Resistenza comunista nei Castelli Romani. Dopo la guerra fu esponente sindacale della Federbraccianti e della CGIL. 42 Salvatore CAPOGROSSI, Storia di antagonismo e Resistenza, Roma, 1996, p. 143. 18
antifascista, Severino Spaccatrosi di Albano, si trovava invece confinato a Pianosa dal 1934. Egli racconta che la mattina del 26 luglio il direttore del carcere comunicò ai confinati che "Maramaldo dei Maramaldi era caduto" 43 ; ma Spaccatrosi fu liberato solo il 6 settembre, per fine pena. Tornò ad Albano, dopo oltre dieci anni di assenza, nella mattina del fatidico 8 settembre. Ad Ariccia intorno a metà mattina un gruppo di persone andò in giro per le case dei fascisti, pretendendo di farsi consegnare le camicie nere, che poi furono bruciate in strada. I carabinieri, presenti, non intervennero. Ad Albano si radunò una folla in piazza Principe Amedeo, che verso sera provò ad assaltare il Comune, impedita dalle forze dell'ordine. Ad Anzio la folla provò ad assaltare la locale Casa del Fascio, venendo impedita dai carabinieri: un colpo di moschetto sparato da un carabiniere ferì anche una donna. A Castel Gandolfo nel pomeriggio si radunò una folla in piazza e poi fu presa d'assalto la Casa del Fascio. A Lanuvio nel primo pomeriggio Augusto Galieti, calzolaio del luogo, esponente dei popolari, salì sul balcone del Comune e tenne un discorso antifascista, mentre a Genzano una folla nutrita si diresse verso la Casa del Fascio in piazza Frasconi, la invase, la mise a soqquadro e di tutte le suppellettili trovate (gagliardetti, vestiario, incartamenti, mobili) fece un falò 44 . Più che in altri Comuni dei Castelli Romani, a Marino si ebbero attività di sedizione fino ad allora inusitate. Alle prime ore del 26 43
Severino Spaccatrosi, (Albano 1909 - Roma 1973) è stato un militante comunista, attivo in clandestinità negli anni del fascismo tra l'Italia e Parigi, fino all'arresto, avvenuto a Milano nel 1934. Catturato successivamente dai nazisti nell'aprile 1944, passò 39 giorni nel carcere di via Tasso, fino alla liberazione di Roma. Nel dopoguerra continuò la sua militanza nel Partito Comunista Italiano, divenendo un dirigente del partito in Albano. Per la biografia e per l'attività politica v. Severino Spaccatrosi: antifascista nei Castelli Romani, con prefazione di Maurizio Ferrara e introduzione di Enrico Magni, edito dalla Fondazione Cesira Fiori, Roma, s.d. (1983?) oggi disponibile anche on fine all'indirizzo: www.tmcrew.org/memoria/spaccatrosi/home.htm; Alessio D'AMATO e Dario PETTI, Severino Spaccatrosi. Storia di un ragazzo dei Castelli Romani, Cave, 201 O, dove la citazione è a p. 60; Il ceto politico del Lazio nell'Italia repubblicana, a c. di Silvana CASMIRRI, Milano, 2011, p. 110, pp. 148-150, pp. 154-155. 44 EVANGELISTA, cit., p. 118. 19
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luglio si improvvisò in piazza XXVIII Ottobre (oggi piazza Matteotti) una "festa popolare" per la caduta del fascismo, alla quale sembrava avesse partecipato, secondo il rapporto del locale commissario di polizia, l'intera popolazione 45 . Un improvvisato corteo di uomini e donne scese fino alla piazza davanti al duomo, vociando e sventolando qualche bandiera tricolore, ma un tale Clodomiro De Luca, negoziante e noto antifascista, procedendo avanti a tutti incendiò sull'asta un drappo nero del partito fascista, mentre dalla piazzetta Gioberti affluivano su via Cavour frotte di persone capeggiate da un tale soprannominato Misea, che inneggiava al re e a Badoglio46 . I poliziotti e i carabinieri del posto non potettero far altro che assistere senza reagire o contrastare in alcun modo quell'assembramento di folla. Come loro, tanti altri agenti dell'ordine pubblico in Italia erano stati presi alla sprovvista, nel senso che nessun comando superiore, fino a quel momento, aveva provveduto a impartire loro precisi ordini in merito. Addirittura tre agenti, comandati dal brigadiere Vacirca, ricordati con i nomi di Pasquale, Gianni e Fernando, passando per via Cavour entrarono nel negozio di De Luca e, commentando con il proprietario i fatti del giorno, gettarono nel forno del pane i distintivi del partito, detti volgarmente "cimici" 47 • Con tutta probabilità la manifestazione non fu organizzata da alcuno, ma fu del tutto spontanea e, come nell'episodio dell'assalto ai forni di manzoniana memoria, anche a Marino furono saccheggiati alcuni magazzini di generi alimentari e poi la cantina di Renato Negroni in via Garibaldi, dove si riteneva di trovare prosciutti 48 . Fra le azioni più eclatanti della massa incontrollata ci fu l'invasione di Palazzo Colonna, sede del municipio, dove la gente penetrò fino all'ultimo piano per gettare giù 45
MANCINI, cit., pp. 123-131, ma in particolare le vicende di Marino da p. 129 in poi. Ricordo di Ilario Onorati . 47 Ricordo di Ilario Onorati. 48 MANCINI, cit., p. 131 riferisce pure che "furono presi d'assalto la villa del magistrato in pensione Giuseppe Santoro e i magazzini dei fratelli Arduini, commercianti all'ingrosso di Roma, che si diceva nascondessero circa 30 quintali di riso". Da informazioni da noi raccolte sembra che non ci sia stato un magazzino di tali Arduini nel centro del paese, ma piuttosto un deposito fuori del centro abitato, pertinente alla loro dimora, v. oltre. 46
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dalle finestre fascicoli di documenti, che furono raccolti a terra e incendiati in un falò acceso nel mezzo dello slargo che si apre sul fianco sinistro della scalinata principale oggi denominato piazza della Repubblica 49 . Furono prese d'assalto le sedi simboliche del regime: la Casa del Fascio in piazza XXVIII Ottobre 50, l'annessa sede del Fascio femminile, la palestra e gli uffici della GIL in viale Mazzini, l'adiacente ambulatorio dell'Opera Nazionale Maternità Infanzia in viale Massimo D'Azeglio e la scuola media ENIM ai Villini Grandi in viale Mazzini. La folla "[distrusse] mobili e [bruciò] carta": e forse la distruzione dei documenti del PNF locale per qualcuno non era solo disinteressata, ma un modo per occultare le prove dei legami con il fascismo. La folla portò via dagli uffici veramente di tutto. La polizia, durante le perquisizioni domiciliari dei giorni seguenti, troverà presso donne alloggiate nell'ospedale civico, dunque senza fissa dimora, oggetti di dubbia utilità per loro, come una foto incorniciata del re, strumenti medici, due paia di pantaloni da avanguardista. Inoltre furono fatte oggetto di saccheggio le proprietà di alcuni benestanti, ritenuti a torto o a ragione più o meno legati al cessato governo. Ma i saccheggi più clamorosi riguardarono sicuramente i villini di Ugo Colizza, dell'ex-presidente del tribunale di Velletri Giuseppe Santoro, la villa di Luigi Capri Cruciani e la tenuta Arduini. Ugo Colizza 51 si era fatto costruire nel 193 8 un bel villino razionalista in corso Vittoria Colonna n. 82. Nel luglio 1943 egli fu 49
Ricordo di M . Concetta Trovalusci. La Casa del Fascio era situata in un edificio di due piani tra via Cavour e via Giani, di fronte al monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Alle sue spalle c ' era l'ospedale vecchio. All'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso l' immobile fu acquisito e ristrutturato dalla Banca di Marino funzionale agli uffici della sua sede centrale. 51 Sulla complessa vicenda politica di Ugo Colizza (Marino 1882- Roma 1946) da repubblicano massone a membro di rilievo del PNP rimandiamo a: Ugo ONORATI, I Colizza e la battaglia di Babina Giava, "Il Tuscolo", n° 175 (30 aprile 2012); Antonino ZARCONE, I precursori, Roma, 2014, in part. la scheda biografica alle pp. 166-169; Ugo ONORATI e Edoardo SCIALIS, Eroi in camicia rossa, Marino, 2014. Basti dire che Ugo Colizza risulta schedato nel Casellario Politico centrale tra i soggetti politicamente pericolosi fino al 1941 (ACS, CPC, busta 1405). 50
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console generale della Milizia e membro del tribunale speciale per la Difesa dello Stato. Non si trovava a Marino il 26 luglio e la folla pensò a maggior ragione di prendere d'assalto l'edificio, "distruggendo mobili, porte e finestre ed asportando biancherie ed altri effetti". Per tutta la mattinata si videro persone trasportare via da quella casa suppellettili e oggetti di arredamento 52 . Il console denunciò danni per la somma astronomica di un milione di lire. Nei giorni seguenti, tre marinai ed otto civili si presentarono presso l'abitazione romana di Ugo Colizza, in via Virginio Orsini n. 19, minacciando il portiere di volerlo "portar via" 53 • Al villino del commendator Santoro, magistrato in pensione, si presentarono due individui che dichiararono di "[volere] tutto quello che c'è". In seguito l'interessato denunciò danni per 50.000 lire 54 • Un'altra massa di persone si recò al casale di campagna di Pio Benedetti, fratello del vice podestà Virgilio, all'inizio di via Sant' Anna, per effettuare analoghe operazioni 55 . I fratelli Arduini avevano un'azienda agricola a Marino, con sede in località Cunetta, ai margini dell'abitato lungo la via Romana in direzione di Ciampino. Avevano poi una sede romana in zona San Paolo, in via Giovanni da Empoli n. 6. Per paura di ulteriori bombardamenti aerei, dopo quello del 19 luglio, avevano pensato di trasferire molte merci da Roma a Marino, dandone comunicazione al 52
Ricordo di Anna Andreuzzi. Ragion per cui l'ormai anziano Colizza dovette rifugiarsi presso la basilica di Santa Maria Maggiore, accolto da monsignor Martini, fratello dell'amico Placido Martini, ex-sindaco di Monte Compatri, avvocato, antifascista, che molti anni prima aveva condiviso con i fratelli Ugo e Cesare Colizza la fede repubblicana e l'adesione alla massoneria. Placido Martini morì alle Fosse Ardeatine, Ugo Colizza invece morì nel maggio 1946 per una peritonite. Sul punto v. la preziosa testimonianza raccolta in ONORATI e SCIALIS, cit., p. 12. 54 Fra gli autori dell'invasione del villino Santoro fu riconosciuto un certo Fanasca, che in seguito si giustificò con le forze di polizia, dicendo di essersi voluto vendicare di un torto subito dal giudice, a causa del quale aveva perduto il posto di lavoro, cfr. MANCINI, cit., p. 131 e nota n. 171. 55 Il casale Benedetti, posto all'inizio di via Sant'Anna, sul lato destro a scendere, oggi si trova all'interno dell'azienda vinicola Nicolini. Intorno al casale e lungo via Garibaldi erano anche molti terreni della famiglia Benedetti. Ricordo di Ilario Onorati. Sulla figura di Virgilio e la sua compromissione con il regime si dirà oltre. 53
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Comune ed al Fascio locale. Verso le ore 13 del 26 luglio tra 250 e 300 persone armate di randelli si presentarono ai cancelli della tenuta. Dopo aver avuto facilmente ragione delle nove persone presenti, tra cui cinque donne, di cui una di 72 anni ed un'altra incinta, più tre bambini ed un infermo, si diedero per due ore e mezza al saccheggio del magazzino, del tinello e degli alberi da frutta, sotto gli occhi del maresciallo di pubblica sicurezza, di un appuntato e di due agenti, che non intervennero. Gli Arduini denunciarono 100.000 lire di danni e inoltre il furto di borotalco, spazzolini, zafferano, vino, frutta (ancora acerba), granturco, vestaglie da camera, biancheria ed altri oggetti di uso quotidiano saccheggiati dalla casa. L'ultimo episodio rilevante si verificò a Villa Sara, residenza del consigliere nazionale Luigi Capri Cruciani 56 . Quattro individui si introdussero nella villa, in quel momento disabitata dai proprietari, e portarono via due quintali e mezzo di zucchero, 40 chili di farina e 112.608 lire in ricevute di versamento del Banco di Santo Spirito. Nel rapporto della polizia si rileva il parere che tali fatti furono dettati non da un preciso intento politico, o da finalità criminose, ma dalla collera e dalla fame. I giorni successivi non si ebbero sommosse di alcun genere, perché la circolare del generale Mario Roatta del 27 luglio impose alle forze dell'ordine e all'esercito il comando di soffocare nel sangue qualsiasi iniziativa di protesta. 56
Luigi Capri Cruciani, nato il 23 marzo 1883 da Ludovico Capri e da Ifigenia Cruciani, unì i patrimoni di due locali famiglie benestanti. Era considerato il più grande proprietario terriero di Marino, poiché si trovava a possedere la maggior parte delle antiche terre della famiglia Colonna. Nel 1911 fu il primo sindaco cattolico di Marino. Eletto deputato nelle due legislature del 1929 e del 1934, nel 1939 fu nominato con decreto del Duce membro della Camera dei fasci e delle corporazioni. Fra gli altri incarichi fu presidente del Banco di Santo Spirito, presidente dell'Ente nazionale per la distillazione, presidente della cattedra di agricoltura di Roma e provincia, presidente nel 1943 della Confederazione fascista degli agricoltori. Sposò la contessa Sara Falconi, figlia del senatore Gaetano Falconi. La villa che a lei fu intitolata dal marito non era altro che la settecentesca villa Gabrielli, nota in anni più recenti come la villa Ponti, dove ha soggiornato la celebre attrice Sophia Loren. Per la storia della villa vedi Isa BELLI BARSALI e Maria Grazia BRANCHETTI, Ville della Campagna Romana, Lazio 2, Milano, 1975, pp. 301-304. Allontanatosi da Roma durante il periodo della RSI, il possidente morì il 23 novembre 1944. 23
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A Marino le forze dell'ordine non erano intervenute subito per non esacerbare gli animi, di fronte ad una massa di persone così imponente. Però intervennero dopo, compiendo perquisizioni domiciliari nella notte tra il 28 ed il 29 luglio 1943, che portarono al fermo di 30 persone, trasferite al carcere di Albano 57 • Il cambio di regime si manifestò, a Marino, con l'arrivo di un nuovo commissario prefettizio, Ortensio Manes. Il capoguardia, Giovanni Bianchi, il 25 agosto scriveva58: "Sui cancelli inferro 59 che chiudono l'androne del Palazzo comunale [Palazzo Colonna], sia pure mancanti delle sicure che sono state divelte dal pubblico il giorno delle dimostrazioni, il 25 luglio, vi sono ancora i quattro fasci, i quali potrebbero domani provocare qualche vendetta o qualche risentimento da parte della popolazione, od anche dal nemico in caso di una eventuale invasione. Ho provato un giorno a farli eliminare, ma la cosa si è resa impossibile stante la sua resistenza. Sarà necessario adoperare la fiamma ossidrica, e sarebbe opportuno provvedere subito mediante operai della Regia Scuola professionale60, oppure a mezzo di qualche altro fabbro attrezzato".
Conseguenze dell'armistizio: 1'8 settembre 1943 i
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Nell'annuncio radiofonico di Badoglio del 25 luglio il Maresciallo d'Italia, nonché nuovo capo del governo, prometteva la continuazione della guerra a fianco dell'alleato tedesco. In realtà quel discorso era volto a rassicurare i vertici germanici, mentre si intavolavano trattative con le potenze alleate, al fine di raggiungere 57
Nota del commissariato di P. S. di Albano Laziale 126512 dell ' 8 agosto 1943, in Archivio Centrale dello Stato, Ml, direzione generale di PS, ASG, II guerra mondiale, b. 144, fase. 214, s. fase. 2 "Affari per provincia", ins. 64 "N70 Roma". 58 Vedi ricerca di RFCS cit. 59 I cancelli erano stati realizzati nel 1933, e in ogni caso andarono perduti nel bombardamento del 2 febbraio 1944, che distrusse gran parte del Palazzo Colonna, sede del municipio. 60 Si tratta dell'Istituto d'arte "Paolo Mercuri", che allora aveva sede nei locali al piano terra di Palazzo Colonna. 24
con loro un compromesso di pace, o di resa non troppo onerosa. Inoltre si aveva bisogno di un discreto margine di tempo per rendere inoffensive le milizie fasciste, che furono depotenziate e incorporate nell'esercito. Nel corso di quel mese e mezzo, che precedette l'armistizio, le forze armate tedesche predisposero il piano F ali Achse (Fine dell'Asse), che prevedeva con l'eventuale uscita dell'Italia dalla guerra l'occupazione militare della Penisola, il disarmo e l'ostilità contro l'esercito italiano su tutti i fronti di guerra, la dura reazione nei confronti di qualsiasi resistenza da parte di forze irregolari. All'armistizio dell'8 settembre il governo Badoglio e la Corona giunsero con una protratta ambiguità e con una irresponsabile carenza di decisioni, volte più che a mantenere la compagine dell'esercito e la struttura delle istituzioni nazionali nella loro efficienza, all'unica preoccupazione di mettere al sicuro da rappresaglie tedesche la famiglia reale e i vertici delle forze armate fuggiti a Brindisi in territorio occupato dalle forze armate alleate. Le tragiche conseguenze furono il crollo dello stato italiano, la disintegrazione dell'esercito, la popolazione presa in ostaggio da alleati vecchi e nuovi, la trasformazione della Penisola in un gigantesco campo di battaglia. In effetti l'armistizio, cioè l'atto con il quale il Regno d'Italia cessava le ostilità contro le forze alleate, era già stato firmato segretamente nella cittadina siciliana di Cassibile il 3 settembre 1943 e più che a un trattato di pace somigliava a una vera e propria resa incondizionata. L'atto sottoscritto sarebbe entrato in vigore non dalla sottoscrizione tra le parti, ma dall'annuncio pubblico che i contraenti avrebbero fatto di lì a poco. Poiché i giorni passavano e Badoglio non prendeva l'iniziativa di comunicare al mondo la decisione presa dal suo governo, gli Alleati di fronte al tergiversare del generale e del re, intrapresero un massiccio bombardamento delle città italiane per far sentire la loro pressione. Tra il 5 e 1'8 settembre furono duramente martellate Napoli, Civitavecchia e Viterbo, ma anche Velletri 61 e con estrema violenza Frascati 62 , appena poche ore prima 61
Il giorno 7 settembre si segnalano una visita del re a Velletri "per il Consiglio Supremo della Difesa" e numerose visite del principe Umberto, cfr. LARACCA, cit., p.
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del proclama di Badoglio alla radio, tanto per far intendere al governo italiano che gli Alleati erano intenzionati a proseguire con bombardamenti anche sulla capitale. In effetti Badoglio fu messo di fronte al fatto compiuto soltanto quando il generale americano Dwight Eisenhower annunciò da Radio Algeri alle ore 17:30 (le 18:30 in Italia) l'avvenuta resa da parte dell'Italia. A quel punto dovettero cessare per forza la prudenza e i calcoli della corte sabauda e dei vertici militari italiani: il proclama di armistizio di Badoglio fu radiotrasmesso dall'EIAR (l'antenata della RAI) alle 19:42 mediante un disco precedentemente registrato. Inutile ricordare che i nostri soldati su tutti i teatri di guerra furono presi alla sprovvista e rimasero senza ordini precisi da parte dei loro ufficiali, anche loro ignari sul da farsi. All'improvviso si trovarono allo sbando e alla mercé dell'esercito tedesco, che ci trattava da traditori. Il marinese Alberto Di Bernardini si trovò nella trappola di Cefalonia63 e fu uno dei pochi sopravvissuti. Un altro ragazzo marinese, Matteo Rizzo, morì in Corsica64 . Filiberto Ghera, che si trovava a Nizza, nella zona di occupazione italiana della Francia meridionale, come i marinesi Giuseppe Onorati ed Ennio Del Vescovo, subirono la deportazione e l' internamento in un campo di lavoro in Germania per essersi rifiutati di collaborare prima con il Reich e poi con la RSI 65 . I più fortunati, dislocati nei 29. Nello stesso testo si riferisce che la divisione Piave è stata dislocata altrove, sostituita sulla piazza di Velletri dal 7° Corpo d'Armata. 62 In tale frangente vennero colpiti anche gli impianti delle sorgenti di Squarciarelli. Perciò a Marino si rese necessario attivare la seconda pompa di sollevamento delle sorgenti del Barco Colonna, grazie al lavoro del vigile del fuoco Fiorenzo De Luca. 63 Per una drammatica rievocazione della strage di soldati italiani a Cefalonia per opera dell ' esercito tedesco, vedi Marcello VENTURI, Bandiera bianca a Cefalonia, Milano, 1976; Christoph U. SCHMINCK-GUSTAVUS, Assassini a Cefalonia. La tragedia della Divisione Acqui del settembre 1943, Roma, 2005 . Sul soldato marinese sopravvissuto v. Alessio COLACCHI, Ce/afonia 1943: la strage degli italiani, intervista ad Alberto Di Bernardini, s. I. e d. [ma 2013]. 64 In Corsica le truppe italiane di occupazione riuscirono a respingere le forze tedesche fino all'arrivo dei francesi della "Francia libera" del generale De Gaulle, liberando l'isola ai primi di ottobre del 1943. Una storia pressoché sconosciuta del valore dei nostri militari e della loro resistenza alle preponderanti forze armate germaniche. 65 La nota è stata fornita dalla figlia Anna Maria Ghera, che si ringrazia. Il caporale Ennio Del Vescovo era bersagliere del xxx Battaglione di stanza a Marsiglia. Cfr.
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dintorni di Roma, riuscirono a raggiungere casa attraverso i campi, di notte, grazie alla generosità degli abitanti delle zone attraversate, che fornirono loro abiti civili e cibo. Nei Castelli Romani era dislocata dal 7 agosto l'intera divisione Piacenza, dipendente dal XVII Corpo d'armata, composta dal 111 ° e dal 112° reggimento. Si trattava di circa 8.500 uomini, dotati di un centinaio di pezzi di artiglieria, comandati dal generale Carlo Rossi. Gli uomini della Piacenza presidiavano alcune postazioni lungo la via Ardeatina (Paglian Casale, Monte Migliore) e Nettunense (Castel Savello, Cecchina, Lanuvio, Velletri), in previsione di un eventuale sbarco nemico. Insieme agli uomini della Piacenza si trovavano un centinaio di soldati tedeschi, accampati presso Villa Doria ad Albano66 • Nelle ore concitate dopo l'annuncio dell'armistizio pare che la divisione ricevette l'ordine di trasferirsi verso la via Casilina, un ordine analogo a quello ricevuto da altri corpi armati posti a difesa di Roma, probabilmente giustificato dalla preoccupazione dei vertici militari di difendere la fuga del re e di Badoglio verso Pescara, da dove si sarebbero imbarcati per Brindisi. Tuttavia l'ordine non poté essere eseguito. Verso le ore 23 dell'8 settembre i raggruppamenti di Paglian Casale e Pavona furono raggiunti dai tedeschi, che avevano occupato l'aeroporto di Pomezia. Ci furono contatti confusi fino a quando, alle 6 del mattino, il comando del 111 ° reggimento, situato a Palazzo Daria, fu preso d'assalto dagli uomini dell'XI Fliegerkorps del maggiore Mors. Seguirono due ore di scontri a fuoco nel palazzo e nel parco retrostante, al termine del quale si contarono 26 soldati ed 1 ufficiale morti con 33 effettivi feriti. Il colonnello Giorgio Tundo, comandante del reggimento, vista l'impossibilità di continuare a resistere, chiese di cessare il fuoco, e riuscì a salvare la
Ennio Del Vescovo, L'ultima baionetta, Marino, 2004. Giuseppe Onorati, artigliere, dopo vari tentativi riuscì a fuggire dal campo di prigionia e tornare a piedi fino a Marino. 66 Ernesto NASSI e Ennio MORIGGI, Una storia dal passato; 65 ° Anniversario Battaglia di Villa Daria, Albano laziale 9 settembre 1943, 2008, Albano, 2008, pp. 1-3 . 27
bandiera del reggimento. Si rifiutò di collaborare con gli occupanti, ritirandosi a casa sua a Merano, in Alto Adige 67 . Quello di Villa Doria fu l'episodio più clamoroso della resistenza militare all'occupazione tedesca68 , ma non fu il solo ai Castelli. Anche i presidi di Ariccia, Monte Dell'Aro e Cecchina opposero una buona resistenza, mentre a Genzano, Lanuvio e Castel di Decima si opposero meno validamente. I tedeschi non trovarono resistenza a Velletri, alla Cecchignola, a Paglian Casale, a Pavona69 • Oltre ai 27 di Albano, altri militari italiani morirono quella notte ad Ariccia (7 soldati), alla stazione di Cecchina (4 soldati), a "quota 436" nei pressi di Lanuvio (1 ufficiale) ed a Monte dell'Aro (4 soldati) 70 . A parte qualche eccezione, comunque, il grosso del Regio Esercito si sciolse. In assenza di ordini superiori, gli uomini semplicemente abbandonarono le armi, presero abiti borghesi e tornarono a casa loro. Le armi abbandonate dai militari italiani iniziarono ad essere subito oggetto di attenzione sia da parte dei tedeschi che delle bande partigiane in formazione. Vale la pena, a tal proposito, annotare l'impresa di un marinese d'adozione, Sergio Rolli, all'epoca dodicenne, residente a Zagarolo, figlio del partigiano Sesto Rolli. Il giovane Sergio e un suo amico di sedici anni riuscirono a trafugare un mortaio da 75 mm ed una cassa di munizioni, che erano stati sequestrati dai tedeschi alla fabbrica di munizioni Bombrini-ParodiDelfino di Colleferro e depositati in un terreno in via della Staiola, tra Gallicano e Zagarolo 71 . Dopo lo sbarco angloamericano di Salerno si intensificarono i bombardamenti sull'Italia centrale, che ormai era diventata la nuova linea del fronte di combattimento. L'aeroporto di Ciampino, già colpito pesantemente il 19 luglio, fu nuovamente bombardato il 17 67
Il rigore del colonnello Tundo è sottolineato da NASSI e MORIGGI, cit., pp. 16-17. / Castelli Romani dal primo al secondo Risorgimento, Quaderni dell'ANPPIA regionale del Lazio/5, p. 84. 69 NASSI e MORIGGI, cit., p. 17. 70 NASSI e MORIGGI, cit., p. 15. 71 SALVATORI, cit., p. 35. Sergio Rolli, nato a Zagarolo nel 1932, da molti anni risiede a Marino, dove è stato più volte dirigente locale del PCI. 68
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settembre insieme a quello di Pratica di Mare da un contingente di bombardieri B-17 e B-26, poi il successivo 18 settembre da B-25 e B-26 72 • Intanto il 12 settembre Mussolini era stato liberato dall'albergo di Campo Imperatore sul Gran Sasso con un'operazione a sorpresa, denominata Quercia, condotta da un centinaio di paracadutisti tedeschi, dove era stato confinato dal governo Badoglio in attesa di essere consegnato agli Alleati, e il successivo 15 settembre aveva dato vita alla Repubblica Sociale Italiana. Il nuovo stato fantoccio filogermanico, che aveva giurisdizione su tutte le zone occupate dai tedeschi, iniziò subito la coscrizione obbligatoria dei giovani atti alla leva, ma non sembrò attecchire a Marino 73 , dove pure non si presentò nessun delegato ufficiale. Tuttavia le truppe tedesche si insediarono nel territorio di Marino, occuparono il villino De Paoli Riva, nella zona detta appunto dei Villini in direzione di Castel Gandolfo; Villa Napoleone sulla via Appia in località Due Santi sulla via Appia; e Villa Dolazza in località Pantanella74 in direzione di Ciampino.
Riorganizzazione delle forze politiche antifasciste Intanto già dal 25 luglio i perseguitati politici ritornavano dal carcere, dal confino, o dall'esilio. Dirigenti di partito di primo piano come Longo, Secchia e Scoccimarro comunisti; Nenni, Pertini, Saragat socialisti; La Malfa, Parri, Bauer e Lussu repubblicani e azionisti 75 . Ma anche i dirigenti locali marinesi, rappresentanti di 72
Cronologia USAAF MTO, disponibile on fine all'indirizzo http:// www .milhist.net/isaaf/mto4 3 b.html 73 NEGRONI, cit., p. 7. "Qui a Velletri [il decreto del Duce] però non produce nessun effetto. I cittadini restano indifferenti, hanno altro a cui pensare!", chiosa padre LARACCA, cit., p. 39. 74 Vedi ricerca di RFCS cit. 75 Il periodo storico che va dal luglio 1943 a giugno 1944, relativamente alle vicende politiche e militari della Resistenza romana e laziale, è descritto in modo chiaro e dettagliato nel libro edito con il patrocinio dell'A.N.P.I. Il sole è sorto a Roma a c. di 29
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varie forze politiche, gia imprigionati o ammoniti, poterono ricominciare la loro attività di partito in seno alla comunità locale. Così come avvenne in campo nazionale, anche a livello comunale furono deposte, almeno momentaneamente, le antiche rivalità, i sospetti e le divisioni ideologiche, che avevano favorito l'ascesa del fascismo venti anni prima, ripristinando un dialogo più volte interrotto fra le forze politiche di opposizione al regime: l'antifascismo costituì il collante di "comitati interpartitici", premessa indispensabile per la costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale nella lotta di resistenza all'esercito di occupazione tedesco e alla reazione nazifascista. Ad aggravare la situazione era anche il generale decadimento delle istituzioni pubbliche. Essendo state "fascistizzate" nel corso degli anni, ora subivano le conseguenze del disfacimento del PNF, della perdita di credibilità totale dei suoi dirigenti agli occhi della gente, sempre più abituata ad assistere impotente alle loro lotte intestine, alla putrefazione della retorica di regime, a comportamenti protervi di un potere incontrollato, a ruberie di ogni tipo con illeciti e scandalosi arricchimenti di pochi a fronte di una miseria sempre più dilagante. Situazioni del genere erano note, ove più, ove meno, in tutti i comuni dei Castelli Romani, ma in particolare a Marino il podestà Alfideo Berrettoni, succeduto nel 1927 al podestà Ugo Gatti, si era dovuto dimettere nel febbraio 1943, quindi molti mesi prima del crollo del fascismo, a causa di un'inchiesta interna avviata dalla Prefettura con l'ausilio dell'Arma dei carabinieri, che lo vedeva coinvolto in gravi casi di corruzione e di pessima condotta morale 76 .
Lorenzo D' AGOSTINI e Roberto FORTI, con prefazione di Giorgio AMENDOLA, Roma, 1965. 76 MANCINI, Miseria e corruzione nei Castelli Romani, cit., pp. 89-96. L'indagine della Prefettura, portata a termine nel mese di dicembre 1942 su sollecitazione di denunce anonime, produsse una pesantissima accusa nei confronti del podestà, del vice podestà Virginio Benedetti, del segretario comunale dott. Basile e delle guardie municipali, per aver organizzato una specie di associazione allo scopo di delinquere. Se al delegato podestarile si imputava principalmente lo sfruttamento dei pubblici incarichi a fini di vantaggio per sé e per i suoi affiliati, a Berrettoni venivano imputati anche un comportamento dispotico, un caotico funzionamento degli uffici comunali e una 30
Oltretutto ai fini dell'amministrazione comunale l'attività del podestà era nulla da anni. Egli si era rinchiuso in una cerchia di amicizie e di interessi, tali da estraniarlo dal governo della cosa pubblica e il Comune da tempo era allo sbando. In sostituzione di Berrettoni il prefetto nominò prima il commissario Guido Di Napoli e poi nello stesso anno 1943 Ortensio Manes, cui successe ali' inizio del 1944 Modesto Caprini 77 , i quali però risiedevano molto più spesso a Roma, che non a Marino. In questo contesto di disgregazione generalizzato gli unici punti di riferimento per la popolazione finirono per essere i rappresentanti dei partiti, o almeno gli uomini migliori della comunità, che un po' ovunque si presero la responsabilità di organizzare l'amministrazione pubblica e i servizi indispensabili alla collettività. Questi esponenti, che avevano militato e militavano in formazioni politiche cattoliche, laiche o socialcomuniste, svolsero la loro azione alla luce del sole, in quanto membri di una autonominata Commissione comunale, che svolgeva attività di servlZlo e amministrativa, provvedendo ai bisogni della popolazione, e contemporaneamente nell'ombra, in quanto membri del Comitato di Liberazione, procurando vettovagliamenti, nascondigli e documenti falsi ai ricercati e ai partigiani, compiendo piccole ma svariate azioni di contrasto nei confronti dell'esercito di occupazione germanico. Entrambe queste attività, tra loro complementari, furono attività di resistenza, perché consentirono a chi conduceva la lotta armata di operare in clandestinità, ottenere copertura, informazioni e supporto logistico. Di entrambe queste "strutture" a Marino era responsabile lo stesso Zaccaria Negroni, il quale ricorda: "A questa azione clandestina il C.N.L. ne intrecciò - subito dopo l '8 settembre un 'altra palese, direi quasi ufficiale, con la formazione di quella reprensibile condotta morale sul piano personale, tale da pregiudicare perfino l'immagine delle pubbliche istituzioni. 77 Solo quest'ultimo sembra aver svolto effettivamente il compito per il quale era stato demandato dalla prefettura. Giunse a Marino prima del bombardamento del 17 febbraio: "Il nuovo commissario prefettizio Caprini fece del suo meglio per riordinare gli uffici. [ ... ] Lavorammo con lui - rappresentante ... ufficiale del paese - in buona armonia, nell'interesse della popolazione; e trovammo sempre [ ... ] piena cordialità e intelligente comprensione". NEGRONI , cit., p. 22. 31
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"Commissione comunale" destinata a coadiuvare (o sostituire?) il commissario prefettizio nella soluzione dei più assillanti problemi cittadini: alimentazione e igiene; a cui si aggiunse l'ingrato compito della resistenza ... elastica alle prepotenze naziste". È ovvio che un'operatività aperta di questo tipo comportava il rischio concreto ogni momento di essere scoperta e smantellata con duplice danno, di cui i responsabili avevano piena coscienza: "Dopo qualche ora giunge un tale in macchina, scortato da militi delle brigate nere. Cercano il podestà, o commissario prefettizio che sia. Ma qui non c'è che il rappresentante della Commissione comunale... - Voi! Venite, accompagnateci. Mi fan salire in macchina. A destra e a sinistra si piazzano due militi neri. Poggiano i mitra dietro la mia schiena. E via. Ho la netta sensazione di essere arrestato. Un dubbio mi balena nella mente: - Che sappiano della nostra attività clandestina? Ma no, si svolta per l'ospedale. Una visita rapida ai feriti, tante condoglianze... e promesse di aiuti; e via". Il rappresentante della Commissione, cioè Negroni, pur operando collegialmente nella presa di decisioni, almeno in un caso si assunse una responsabilità tutta personale, come quando si trattò di obbedire all'ordine di sfollamento trasmessogli il 2 giugno 1944: "Nel pomeriggio giunge da Roma il commissario prefettizio. [. ..] Mi consegna unfoglio. È l'ordine di sfollamento! Urge sgombrare il paese. Non si può riparare a Roma: proibito rigorosamente dal Comando Germanico; si deve andare verso il nord. Dove? Non è precisato. La prefettura non può assumersi responsabilità. La battaglia è alle porte, l'approvvigionamento impossibile. Dunque bisogna sgombrare, nell 'interesse della popolazione, e senza il minimo indugio! - Intesi: faccia fare una quarantina di copie de/l'ordinanza e le distribuisca alla popolazione. Ora la prefettura ... è a posto; la pratica ... evasa. Vi lascio immaginare il mio stato d'animo. Dico: - Sta bene. Lasci fare a me. Metto in tasca l 'ordinanza, e faccio un ragionamento semplicissimo: - Uscire dalle grotte con donne vecchi e bambini mentre infuria la tempesta di , . ,,1s fiuoco [ ...1 e una pazzza . 78
N EGRONI,
cit., le citazioni sono rispettivamente alle pp. 8, I O e 31. 32
Dopo l'annuncio dell'armistizio, all'entusiasmo iniziale per la fine della guerra era seguito lo sconcerto delle notizie sugli scontri avvenuti a Roma e nei Castelli Romani tra i nostri reparti e quelli germanici per il controllo del territorio. Fu a quel punto che nelle case e nelle strade calò un silenzio irreale causato dalla paura e dall'incertezza. Tutti, in ogni caso, avvertirono che si stava consumando uno storico capovolgimento, che si era di fronte a un crocevia di scelte individuali e che la drammaticità di quanto era accaduto fino a quel momento poteva anche preludere a una ben più tragica stagione. Occorreva unire le forze, superare le divisioni ideologiche del passato e progettare un'azione comune di resistenza all'esercito di occupazione tedesco. Sulla scorta delle indicazioni impartite dal CLN di Roma, anche nei Castelli Romani si avviarono incontri tra i rappresentanti delle forze politiche locali, come a Castel Gandolfo, dove nella località detta "Casacce" si riunirono i cinque esponenti dei partiti antifascisti. Tra essi c'era il giovanissimo Marcello Costa, futuro sindaco democristiano della cittadina, e il comunista Marino Di Bernardini, marinese di nascita 79 . Ad Albano si riunirono i comunisti Anacleto Ronca e Zenone Giobbi, i democristiani Romolo Di Baldo 80 e Giuseppe Del Frate, i socialisti Carlo Ridolfi e Guglielmo Marescialli, gli azionisti Antonio Paris ed Armando Sannibale 81 • Perfino a Ciampino si riunì un Comitato di Liberazione Nazionale, formato da Corradino Alunni, Azeglio Martella, Barnabino Santamaita e Chiodetti 82 • Così pure avvenne a Marino. Sulla compos1Z1one del locale Comitato di Liberazione Nazionale (in sigla CLN) abbiamo a disposizione le scarne notizie 79
Sulla figura di Marino Di Bemardini, comunista, poeta e antifascista vedi Il poeta partigiano, a cura di Graziano NISIO, Ugo ONORATI e Fausto DI BERNARDINI, Castel Gandolfo, 2014. Suo fratello Indo fu esponente del Partito comunista a Marino, di entrambi si dirà oltre. 80 Morì tragicamente a Castel Gandolfo nel bombardamento di Propaganda Fide il 1O febbraio 1944. Vedi Il bombardamento di Propaganda Fide I 944-2008, a cura dell'Associazione Famigliari Vittime del bombardamento di Propaganda Fide, Albano Laziale, 2008. 81 D'AMATO e PETTI, cit., p. 63. 82 Vedi ricerca di RFCS cit.. 33
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fomite da Zaccaria Negroni in una sua celebre e preziosa testimonianza scritta di quei mesi, che vanno dal bombardamento del 19 luglio 1943 alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944 83: Basilio Martella, Renato Andreuzzi, Bixio Appetiti, Reginaldo Baroncini, Alfredo Cacciani, Alfredo Ciufoli, Carlo Colizza, Indo Di Bemardini, Renato D'Ottavi, Filiberto Giannini, Paolo Guidi, Giuseppe Maggiori, Achille Marini, Basilio Martella, Carlo Palazzi, Francesco Pasqualini, Giuseppe Pompili, Ruggero Terribili, Felice Tisei, Ugo Tramontozzi, Barnaba Trinca, Riccardo Vannutelli, Enzo Vinciguerra, Ugo Zannoni. La prima riunione clandestina si tenne nella cantina di Basilio Martella la sera del 9 settembre 1943, anche se alcune intese "preliminari" fra i vari rappresentanti dei partiti politici locali si erano avute fin dal mese di agosto del 1942! Il compito di segretario di quella riunione fu affidato a Carlo Colizza, cattolico, persona molto vicina a Zaccaria Negroni. Questa data, che non possiamo non considerare ufficiale, è abbastanza singolare, perché denota una straordinaria tempestività degli organismi locali di risposta agli eventi politici nazionali e una singolare efficienza di comunicazione con i vertici politici romani, cui lo stesso Negroni e forse anche altri esponenti marinesi non dovevano essere estranei 84 . Per chiarezza cronologica dei fatti ricordiamo che l'armistizio proclamato dal capo di governo e maresciallo d'Italia Pietro Badoglio fu diramato da una stazione dell 'EIAR alle 19:42 dell' 8 settembre 1943, ma fu soltanto nel pomeriggio del successivo 9 settembre, mentre ancora infuriavano i combattimenti 85 , che si tenne 83
NEGRONI, cit., la nota con i nomi dei componenti il C.N.L. locale e l'affermazione che a Marino una lotta politica clandestina unitaria antifascista era stata portata avanti fin dal 1942 sono riscontrabili alle pp. 7-8. 84 Di questo importante aspetto Negroni non riferisce nel suo libro, ma possiamo ritenere che egli fosse in contatto con Giuseppe Spataro per i trascorsi comuni nell'organizzazione della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo. Infatti la direttiva di costituire Comitati in tutti i quartieri di Roma e in tutti i comuni del Lazio fu diramata nei giorni successivi all'S settembre. Cfr. D'AGOSTINI e FORTI, cit., p. 52. 85 Quei combattimenti, che sono considerati il primo atto di resistenza in Italia alle truppe germaniche di occupazione, si svolsero già nella tarda serata dell'S settembre, quando alcuni reparti dell'esercito, dei carabinieri e della polizia, affiancati da cittadini accorsi volontari, tentarono di opporsi all'esercito tedesco, intenzionato a occupare la 34
a Roma una riunione ristretta dei principali esponenti dell'antifascismo appena usciti dalla clandestinità: Amendola e Scoccimarro (PCI), De Gasperi (DC), Nenni e Romita (PSIUP), La Malfa e Fenoaltea (Pd' A), Ruini (DL), Casati (PLI). Nel corso di quell'incontro segreto fu decisa la costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale 86 . I vertici politici e militari della nazione sapevano che la guerra non era terminata, anzi ne iniziava una inedita, una lotta impari e pericolosa, fatta di resistenza attiva e passiva contro un esercito di occupazione e contro i suoi sostenitori fascisti, dove soltanto l'intelligenza e l'unità di intenti avrebbero potuto far fronte alla penuria di mezzi e alla soverchiante forza del nemico.
L'altra faccia del Comitato: la Commissione Nel vuoto politico e amministrativo, che era venuto a crearsi dopo gli avvenimenti del 25 luglio e dell'8 settembre, ai neonati Comitati di Liberazione locali spettava un duplice compito: quello politico di rappresentare i partiti antifascisti di ciascun territorio e quello di supplire alle necessità organizzative e materiali della
capitale, forte di 14.000 uomini inviati in tutta velocità dall'aeroporto di Pratica di Mare a Roma. A causa della mancanza di ordini precisi da parte del comando operativo dello Stato Maggiore, a fronteggiare la seconda divisione paracadutisti tedesca fu soltanto la divisione Granatieri di Sardegna, i cui soldati impegnarono combattimenti intorno al Ponte della Magliana, all'EUR e al forte Ostiense, per poi ridursi e soccombere intorno a Porta San Paolo e lungo la Passeggiata Archeologica nella mattina del 1O settembre. Il giorno precedente, come si è già detto, si era concluso tra Albano e Cecchina il sacrificio eroico della divisione Piacenza, accerchiata sui Castelli Romani, nella battaglia di Villa Doria. 86 In effetti la nascita del CLN era la diretta conseguenza del cosiddetto "Comitato delle opposizioni" riunitosi clandestinamente dopo il 25 luglio in casa dell'avv. romano Giuseppe Spataro, presieduto da Ivanoe Bonomi, rappresentativo delle principali correnti politiche antifasciste: comunista, cattolica, socialista, azionista, liberale. Cfr. D'AGOSTINI e FORTI, cit., p. 15. 35
popolazione 87, oltre a sostenere l'attività clandestina di resistenza. In pratica era come costituire consigli comunali e giunte democratiche per il governo delle varie comunità, senza poter ricorrere a libere elezioni, che erano ancora proibite, così come era vietato svolgere attività politiche. Per questo motivo il Comitato di Liberazione doveva agire in clandestinità, mentre una Commissione comunale, che pur sempre era espressione dello stesso gruppo dirigente, poteva operare alla luce del sole e perfino dialogare con l'esercito di occupazione, o con le autorità ministeriali fasciste, con il dichiarato scopo di recare soccorso alla popolazione. Tutto ciò avveniva, ovviamente all ' insaputa dei nemici, non senza ambiguità, poiché ad esempio le risorse, che si procuravano per la popolazione affamata, servivano anche per sostenere la lotta armata 88 . Così pure si forniva in modo organizzato la manodopera richiesta dai tedeschi per le riparazioni dei guasti apportati dai sabotaggi, o dai bombardamenti, evitando così perqms1z1oni e pericolosi rastrellamenti, con l'inevitabile paradosso di impiegare elementi che avevano già guastato l'impianto, o che l'avrebbero fatto di nuovo nei giorni successivi. Oltretutto l'attività della Commissione, benefica nei confronti della popolazione, aiutava non poco a mantenere il consenso e il sostegno politico ai partiti, a conferire autorevolezza ai loro rappresentanti e a far sì che il CLN non fosse un'astrazione politica. Ovviamente i cittadini che cooperavano con la Commissione non necessariamente conoscevano l'attività politica segretamente svolta e i componenti del Comitato, così come questi ultimi non erano a conoscenza più di tanto e non tutti delle attività delle bande partigiane, che conducevano la lotta armata sul territorio. Come ai vertici, così sul territorio, i diversi livelli di attività, occulta
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D' AGOSTINI e FORTI, cit., p. 82: "Nei paesi della provincia di Roma, la funzione più importante che i Comitati di Liberazione furono chiamati a svolgere, fu quella della tutela fisica ed amministrativa della popolazione locale". 88 NEGRONI, cit., p. 5: "Urgeva prendere contatti col comando superiore per salvare la popolazione dalle rappresaglie .. . e dalla fame. Ed ecco l'Abate Parroco, S.E. Mons. Grassi, recarsi in abito prelatizio a Villa Scozzese dove risiedeva un alto comando germanico". Dai tedeschi venne messo a disposizione un autocarro guidato da un loro paracadutista per il trasporto di grano. 36
e palese, si integravano, limitando al massimo il rischio di essere scoperte e represse. Tuttavia questa esemplare attività svolta dalla Commissione comunale a Marino sembra non aver avuto eguali in altri comuni dei Castelli Romani. Quando ai primi di ottobre 1943 la Prefettura fascista d'accordo con l'esercito di occupazione nominò i nuovi podestà nella zona, questi non sempre trovarono un comitato locale che avesse occupato tutto lo spazio possibile, come a Marino. Pertanto dal movimento clandestino antifascista fu prospettato a loro di collaborare, oppure di sparire, in un modo o in un altro. Ad Ariccia il podestà Clemente Bonacina portò avanti l'ordinaria amministrazione del Comune, ma fiancheggiò il locale Comitato di Liberazione, intermediando piuttosto che collaborando con i tedeschi. Ad Albano il podestà Lorenzo Piervitali era pienamente a conoscenza delle attività sovversive del locale CLN, ma si guardò bene dal denunciarle ai tedeschi, anzi si adoperò per fornire le autorizzazioni richieste dai partigiani agli uffici comunali. La stessa cosa avvenne per le autorità di pubblica sicurezza: il maresciallo di Albano già noto, durante la dittatura, per la sua attività di repressione antifascista, colse al volo l'invito a non intralciare l'azione partigiana ed ebbe salva la vita; mentre non fu così ad Ariccia per Luigi Menicocci che soffiò alle SS i nomi di alcuni combattenti e fu spietatamente eliminato 89 . Sull'attività della Commissione comunale di Marino il libro di Zaccaria Negroni è pieno di esempi tratti dalla cronaca quotidiana fatta di sofferenze, di privazioni, di violenze in un contesto di tragedia collettiva. La prima prova della struttura organizzata in forma di volontariato fu sostenuta il 19 luglio 1943. Nello stesso giorno furono colpiti dal bombardamento di 523 aerei alleati lo scalo ferroviario di San Lorenzo con il circostante omonimo quartiere romano, la stazione Tiburtina e gli aeroporti di Littorio e di Ciampino. Quest'ultima era all'epoca una popolosa borgata del Comune di Marino, sede di un nodo ferroviario e di un importante aeroporto militare. Ci furono circa quaranta morti e 700 persone 9 K
D' AGOSTINI e FORTI, cit., pp. 83-85. 37
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I senza casa. Buona parte degli sfollati fu ricoverata negli edifici pubblici di Marino centro, altri si sparsero per la campagna circostante. I feriti furono portati negli ospedali di Marino e di Frascati, dove più tardi giunsero numerosi anche quelli da San Lorenzo, che non avevano trovato posto negli ospedali di Roma. Per ovviare alla carenza di pane alcuni membri della Commissione comunale (Carlo Colizza, Barnaba Trinca e Enzo Vinciguerra) trasportarono con propri mezzi cento quintali di grano ammassati nel magazzino del consorzio agrario di Marino fino al mulino di Frattocchie, dal quale riportarono indietro farina per il pane da distribuire alla popolazione. Con una spedizione organizzata da Edoardo Giardini, poi assessore comunale nel dopoguerra, giunsero a procurarsi il sale fino a Civitavecchia e oltre fino a Ravenna. Con l'ambulanza trasportavano feriti a Roma e al ritorno derrate alimentari, che servivano anche per sfamare "centinaia di partigiani e di giovani datisi alla macchia ... compresi una dozzina di ex prigionieri inglesi, francesi e americani"90 . Anche nei confronti delle truppe di occupazione l'organizzazione e la compattezza politica del Comitato I Commissione diedero i suoi frutti. A fronte di una richiesta avanzata dai tedeschi di fornire duecento uomini di Marino da impiegare nei lavori forzati, si provvide, come richiesto, in poche ore. Una siffatta "collaborazione", che implicava capacità di trattativa e autorevolezza, ma anche fiducia e stima da parte della popolazione, evitò che i tedeschi rastrellassero a loro piacimento le risorse umane di cui necessitavano, con il rischio di sacrificare la vita di tanti ragazzi renitenti alla leva e di altri clandestini opportunamente tenuti nascosti, passibili di esecuzione sommaria91 . Un altro episodio ci illumina sull'ambivalente attività svolta dal Comitato / Commissione guidato da Zaccaria Negroni: il bombardamento di Marino del 2 febbraio 1944, nel corso del quale morirono circa 200 civili. Dopo lo sbarco di Anzio i Monti Albani si trovarono in una posizione antemurale strategica per la conquista di Roma da parte degli Alleati, sia per il controllo delle vie di 90 91
cit., p. 6. Z. Negroni, cit., p. 8.
NEGRONI,
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comunicazione, sia per la complessità orografica della zona. I centri abitati dei Castelli Romani, posizionati sulle alture collinari, finirono per costituire il retrovia di un fronte di guerra distante appena 30 km con tutto ciò che comporta una situazione del genere, protrattasi per quattro mesi pieni. Alle 12,30 del mercoledì 2 febbraio, giorno della Candelora, 36 aerei B-25 Mitchell, partiti da una località vicina a Pompei, giunsero sul cielo di Marino, dove sganciarono diverse tonnellate di bombe92 . Lo scopo di quell'incursione aerea molto probabilmente doveva essere non Palazzo Colonna, dove pur poteva esserci istallata una stazione radio tedesca, non una presunta presenza del feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring, ma gli incroci stradali posti lungo la via dei Laghi e la stazione ferroviaria. Questa verità è affermata dallo stesso Negroni, quando dichiara: "Ci chiesero informazioni sugli obiettivi bellici... Ci affrettammo a rispondere: - Non ve ne sono! - E unimmo, perché non avessero a sbagliare, uno schizzo topografico con l'indicazione ben chiara del/ 'obiettivo: il quadrivio della Via dei Laghi, posizione ben distante da ogni abitazione ... " 93. Dunque l'esponente del CLN locale teneva stretti rapporti con i servizi informativi alleati 94 . L'errore gi MANCINI, cit., p. 214 riferisce si sia trattato di 127 bombe da mille libbre. Se ciascuna bomba pesava 1.000 libbre (circa 454 kg) e ciascun aereo poteva portare un carico non superiore ai 1.600 kg, su Marino sarebbero state scaricate circa 57 tonnellate di esplosivo. Questi dati, però, non sarebbero definitivi. Lo studioso Stefano Paolucci sta conducendo da tempo una ricerca accurata negli archivi di guerra alleati relativamente agli episodi bellici che interessarono l'area dei Castelli Romani dal 1943 al 1944. Pertanto attendiamo di conoscere particolari inediti da una sua prossima pubblicazione. L'aeroporto in prossimità di Pompei era situato a Terzigno, alle falde del Vesuvio. Dal cosiddetto "Aeroporto di Pompei", allestito nel 1943 su una spianata di terreno vulcanico, sede del 12th Air Force, 57th Bombardment Wing, 321 ° Bombardment Group, 486°- 487°- 488° Bombardment Sq., partirono le formazioni aeree che il 15 febbraio 1944 distrussero l' abbazia di Montecassino e il successivo 15 marzo rasero al suolo Cassino. L'eruzione del Vesuvio del 23 marzo cancellò l' aeroporto, danneggiando in modo irreparabile circa 80 bombardieri su 88 . In alternativa fu approntata nell'immediato una pista di volo nelle vicinanze di Paestum. 93 N EGRONI, cit., pp. 13-14. La realtà di tali collegamenti è provata da alcuni documenti finora inediti, che molto generosamente lo studioso Stefano Paolucci ha voluto metterci a disposizione e di cui si parlerà nel capitolo sulla lotta armata. 94 È probabile che Negroni intrattenesse rapporti con emissari dei servizi segreti americani (OSS) capeggiati a Roma da Peter Tompkins, il quale giunse a Roma dopo
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operativo, come lo definisce implicitamente Negroni, fu dovuto al modus operandi degli americani, che impiegavano grandi quantitativi di esplosivi, anche per obiettivi limitati, ma soprattutto alla scarsa prec1s1one allora rappresentata dalla tecnica di sganciamento, che avveniva a quote piuttosto elevate per evitare agli aerei alleati di essere facilmente colpiti dalla contraerea nemica. Questa supposizione potrebbe essere suffragata, alla prova dei fatti, dall'osservazione di una pianta topografica della zona, dalla quale si può desumere che il grosso del carico esplosivo fu lasciato cadere principalmente intorno a due punti del centro storico: Palazzo Colonna e l'attuale piazza Matteotti, distanti ciascuno circa 500 metri sud-ovest in linea d'aria dai corrispondenti obiettivi originari, che dovevano essere per primo l'incrocio stradale della via dei Laghi alla confluenza di via Spinabella con la vicina stazione ferroviaria, per secondo l'incrocio stradale della via dei Laghi con la via Maremmana. Il centro abitato fu colpito trasversalmente, rispetto alla dorsale collinare, sulla quale si erge, e non longitudinalmente, se invece l'obiettivo fosse stato quello di colpire il paese nella sua interezza. Analogamente accadde il giovedì 17 febbraio, quando fu bombardato il convento delle Piccole Sorelle dei Poveri, causando decine di morti, situato ai margini del centro abitato di Marino, lungo la via Vittoria Colonna, in direzione di Grottaferrata. Anche in questo caso gli obiettivi, che erano il deposito ferrotranviario di San Giuseppe e alcuni attendamenti tedeschi in località San Rocco, furono colpiti con un'approssimazione di 300 metri 95 . A seguito del 1'8 settembre 1943 allo scopo di intrecciare contatti con l'attività di resistenza al nazifascismo e dare sostegno alle bande partigiane. Del neonato servizio segreto, voluto da W. Donovan e appoggiato dal presidente Roosevelt, Tompkins fu il vero interprete. Il suo ruolo fu non solo militare, ma anche politico, svolto in contrasto con le idee di Churchill e di Badoglio, i quali non vedevano con favore l'azione e lo sviluppo di bande partigiane e men che meno di quelle comuniste. Il progetto di costoro, ai quali Tompkins si oppose, era quello di mantenere per l'Italia una volta liberata la monarchia sabauda con un governo non dissimile da quello del ventennio fascista, ma senza Mussolini. Cfr. Peter TOMPKINS, L'altra Resistenza, Milano, 1995. 95 Questa incursione aerea avvenne a mezzogiorno, a opera di bombardieri pesanti B17, noti come "Fortezze volanti" e B-24 "Liberator", capaci di caricare rispettivamente 8 e 4 tonnellate di bombe ciascuno. Sulla stessa direttrice dello sganciamento si trovava a mezzo km di distanza anche il villino di mons. Alberto Canestri, che fu 40
primo e più consistente bombardamento di Marino scattò immediatamente l'organizzazione civile, che faceva capo alla Commissione comunale: scavo delle macerie, trasporto dei feriti, sepoltura dei cadaveri, riparo agli sfollati, approvvigionamento di viveri e medicinali e immediatamente dopo ripristino della viabilità, restauro dell'acquedotto comunale, demolizione delle strutture pericolanti. Ormai la Commissione era l'unica autorità civile esistente sul territorio: Negroni poté far conto soltanto sul commissario di pubblica sicurezza Nicola Cutuli e sul medico dott. Ugo Rodelli, dal momento che il commissario prefettizio, subito dopo il bombardamento, abbandonò Marino per ritornare definitivamente a Roma. Lo stesso Negroni si trovò a fungere di fatto da sindaco: ordinanze verbali, o firmate su foglietti di quaderno, comprese le promesse di pagamento per l'acquisto di materiali. Nell'antico cimitero parrocchiale della Coroncina, sottostante la basilica di San Barnaba, furono riparati gli uffici comunali, l'ufficio postale e lo sportello bancario. Per le medicine Luigi Ceci e Nicola Angelucci furono inviati alla farmacia vaticana. Enrico Bellucci incaricato di tenere i rapporti burocratici con il Comando germanico, con il Consorzio agrario e con la Sepral 96 per ottenere approvvigionamenti alimentari, Felice Tisei fu incaricato di distribuire i buoni pasto e di organizzare la refezione per cinquecento persone al giorno presso l'istituto delle suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli dentro Villa Colizza. Riccardo Vannutelli gestiva la direzione del
polverizzato. Per il comando militare alleato allora era considerato " preciso" un bombardamento in cui almeno la metà delle bombe fosse caduta in un raggio di 300 metri dall'obiettivo. Sul pressappochismo degli aviatori americani è opportuno riferire il giudizio non parziale del comandante dei GAP dei Castelli Romani, Pino Levi Cavaglione, allorché dopo lo sbarco di Anzio afferma: "I loro aerei dominano incontrastati il cielo, ma i loro bombardamenti sono di una imprecisione paurosa", in Guerriglia nei Castelli Romani, cit., p. 126. Un po' la stessa cosa vale per i mitragliamenti, dove gli aviatori inglesi agivano con notevole precisione, i mitraglieri americani sparacchiavano un po' ovunque a tutto quello che si muoveva. Cfr. IBID. p. 71 e p. 117. 96 Le Sezioni Provinciali per l'Alimentazione (Sepral) furono istituite nel 1941 ed erano organismi di diretta emanazione ministeriale. 41
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magazzino dei viveri. Marsigli e Amedei la confezione quotidiana del pane. Tenti e Consoli la ricerca, il funzionamento e la protezione di autocarri da trasporto, De Cesaris e Pompili la continua manutenzione dell'acquedotto. Tramite Gervasio Settembre nella Villa Sant' Anna con il consenso della proprietaria Elisa De Fabii furono accolte molte famiglie sfollate, dopo esservi già stati nascosti prigionieri di guerra e ricercati 97 • Nel convento di clausura delle suore domenicane del SS. Rosario si allestì il pronto soccorso. Fu istituita una rivendita comunale per contrastare il fenomeno della borsa nera e razionare la poca carne disponibile, di cui si incaricarono Ugo Zannoni e Indo Di Bernardini. La situazione dal punto di vista amministrativo non cambiò molto con l'arrivo dell'ultimo commissario prefettizio inviato da Roma, il già citato Modesto Caprini, intorno alla metà di febbraio. I rapporti tra quest'ultimo e la Commissione furono improntati alla collaborazione. E in ogni caso Caprini si adattò alla situazione di fatto, anche da un punto di vista decisionale, pur essendo lui, almeno formalmente, la massima autorità del Comune. Ciò si evince da un episodio citato da Negroni, allorquando vennero a mancare completamente i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti comunali. Il commissario propose ai membri della Commissione di far tagliare una parte del bosco comunale e vendere la legna così ricavata. Trattandosi probabilmente del parco Colonna, cioè di un bosco non ceduo, ma di grande valore monumentale per le sue secolari essenze arboree, la Commissione bocciò all'unanimità la proposta e non se ne fece nulla98 . La vicenda dimostra almeno una cosa, che la Commissione si era arrogata il potere democratico di un consiglio comunale, che Negroni svolgeva a tutti gli effetti il ruolo di un sindaco e che il potere autocratico di un podestà o di un commissario prefettizio, quasi assoluto negli anni del regime fascista, era ormai nullo o quasi. Dalle macerie ancora fumanti della guerra andavano emergendo in forma embrionale le istituzioni 97
N EGRONI, cit., p. 15: "A centinaia trovarono ospitalità presso la villa scozzese, sgombrata dai tedeschi e passata alle dipendenze della Santa Sede, e a villa S. Anna ~enerosamente messa a disposizione dei sinistrati dalla signora Elisa De Fabii". 8 NEGRONI, cit., p. 22. 42
democratiche e rappresentative, che di lì a poco avrebbero contrassegnato la vita politica dell'Italia repubblicana. L'ambivalente attività del Comitato I Commissione fu favorita anche dal fatto che il commissario prefettizio Modesto Caprini fu una persona di buon senso e sicuramente si dimostrò essere un funzionario fascista non ottuso e fanatico, come tanti altri. Lo esplicita Negroni, quando rammenta che l'attività clandestina sottostante quella amministrativa, svolta occultamente in forma di Resistenza non armata, non fu mai ostacolata, né denunciata 99 . Un'altra considerazione è d'obbligo per comprendere in pieno questa fase della vita della comunità marinese e l'attività clandestina del locale CLN e cioè che l'operatività del Comitato era perfettamente inserita nel tessuto sociale, godeva del sostegno e della discrezione totale non solo di alcuni stretti collaboratori, ma della partecipazione oserei dire "corale" della cittadinanza intera. Ciascuno, nel suo ruolo sociale e nella sua funzione pubblica o privata, apportava il suo contributo piccolo o grande alla causa comune di sopravvivenza e di resistenza agli eventi che la storia metteva davanti alla coscienza di ciascuno come una prova di impegno politico e civile. Dall'impiegato dell'anagrafe, che si prestava alla confezione di autentiche carte di identità "false", al ricco possidente del luogo, che metteva a disposizione della collettività beni e proprietà private, dall'agente di pubblica sicurezza, che lasciava correre, all'operaio che si adoperava per le opere di pubblica utilità, tutti concorrevano a far sì che la società non si disgregasse, che superasse nel modo migliore possibile quel difficile percorso di maturazione della coscienza collettiva, di riscatto politico e morale nell'attesa di una comune rinascita. In questo senso credo si possa affermare che da queste parti non vi sia stata alcuna forma di guerra civile, come 99
"Furono sempre cordiali i nostri rapporti col commissario Caprini. Tuttavia non gli rivelammo mai (ma forse l'avrà intuito!) i numerosi ... imbrogli annonari per favorire le centinaia di partigiani, né quelli più gravi delle false carte d'identità ai ricercati dalla polizia nazista. Fu con queste carte d'identità, confezionate in tutta regola, che il carissimo e indimenticabile Achille Grandi (che poi fu Segretario Generale della Confederazione del Lavoro) con la consorte, Giuseppe Romita (oggi ministro di Stato) con la famiglia, vari ebrei ed altri che erano nascosti a Villa S. Anna ... divennero cittadini marinesi!". Negroni, cit., p. 23. 43
accadde in tante altre parti d'Italia 100, ma soltanto guerra di liberazione.
La lotta armata: organizzazione ed esponenti Dopo gli episodi di scontri armati con i tedeschi dell' 8-1 O settembre 1943 a Roma e nei Castelli Romani e dopo il dissolvimento dei vertici istituzionali e militari, il CLN assumeva su tutto il territorio italiano autorità di governo e militare. Il primo obiettivo del Comitato a livello regionale fu quello di costituire un Comitato locale in ogni quartiere di Roma e in ognuno dei maggiori comuni della provincia, cosa che gradualmente fu portata a termine entro la fine di settembre. Il secondo obiettivo fu quello di affiancare a ciascun Comitato un'organizzazione armata comandata dai quadri dirigenti locali più impavidi 101 • A tale scopo, parallelamente al Comitato di Liberazione, fu costituita la Giunta Militare Centrale (GMC) con il compito di organizzare la resistenza armata e l'esercito di liberazione nazionale. Gli esponenti di questa struttura erano Luigi Longo (poi sostituito da Giorgio Amendola) per il PCI, Giuseppe Spataro per la DC, Sandro Pertini (poi sostituito, dopo il suo arresto e quello di Giuseppe Saragat, da Giuliano Vassalli) per il PSIUP, Riccardo Bauer per il Pd' A, Mario Cevelotto per DL. Da questo centro strategico dipendevano le organizzazioni militari di ciascun partito. La più diffusa e meglio organizzata era quella del Partito Comunista con le sue "Brigate garibaldine", coordinate da un Comando cittadino per Roma, divisa in otto zone operative, e da un Comando regionale, a partire dal mese di novembre 1943, per il territorio intorno a Roma, diviso in quattro zone, di cui i Castelli Romani ne costituivano una. Seguivano per importanza le formazioni partigiane del Partito d'Azione, erede del movimento
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Cfr. NEGRONI, Gara di generosità, in op. cit., pp. 16-17 e Il CLN in azione, p. 7, dove afferma tra l'altro: "Di fascismo repubblichino, tra noi - diciamolo ad onore dei marinesi - neppure l'ombra". 101 D' AGOSTINI e FORTI, cit., p. 82.
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politico antifascista Giustizia e Libertà, denominate "Azionisti" o "Giellisti", coordinate da un Comitato militare. Poi c'era l'organizzazione partigiana socialista, che faceva capo direttamente ai dirigenti del Partito Socialista di Unità Proletaria, costituitasi alla fine del '43 102 . Assenti in questa prima fase della Resistenza, a Roma e dintorni, le formazioni partigiane cattoliche, facenti capo al partito della Democrazia Cristiana, che si formeranno con il nome di "Brigate del Popolo", soltanto nell'estate del l 944. I cattolici impegnati non solo nella lotta politica, ma anche in quella armata, trovarono nell'immediato un loro spazio di azione in altre formazioni già organizzate, ma di diversa impronta ideologica, mantenendo una loro identità, che si espresse politicamente nel Partito Cristiano Sociale e nel movimento dei Cattolici Comunisti 1° 3. Accanto a queste principali formazioni di derivazione partitica ve ne furono altre autonome, fra le quali devono essere ricordate per importanza: Bandiera Rossa e il Fronte Militare Clandestino. La prima fu costituita poco prima dell'8 settembre dalla fusione dei gruppi combattenti Scintilla e Matteotti di chiara impronta socialcomunista, radicata non solo nei più popolari quartieri di Roma e in diversi comuni grandi e piccoli della regione laziale, ma anche nei ministeri, nelle Poste, nella TETI, fra il personale della Polizia e della Guardia di Finanza 104 . In qualche caso il nome Bandiera Rossa 102
D' AGOSTINI e FORTI, cit., p. 106. Cfr. Massimiliano TENCONI, I cattolici nella Resistenza, www.anpimagenta.it . In ambito antifascista il movimento della Sinistra Cristiana di opposizione cattolica al regime sorse nel 1937 e si diffuse nelle principali città italiane. Il diverso orientamento assunto dalle gerarchie vaticane, assunto dopo la liberazione di Roma e dopo la svolta di Salerno ad opera del PCI, si liberarono enormi energie a sostegno della Resistenza da parte cattolica. Basti ricordare che soltanto la divisione Osoppo contò 5 brigate e 28 battaglioni e che insieme alla divisione Garibaldi Natisone fu artefice della liberazione di ampi territori nella Carnia e nel Friuli, dando vita alle repubbliche partigiane . 1 Cattolici Comunisti nacquero come movimento politico resistenziale ad opera di Adriano Ossicini subito dopo 1'8 settembre. Non erano rappresentati nel CLN per l'opposizione della DC, ma loro portavoce era il Partito Democratico del Lavoro (Demolaburisti) organizzati da Meuccio Ruini. Il Partito Cristiano Sociale, che pure operò a Marino in clandestinità, fu fondato nel 1944 da Gerardo Bruni e aveva ramificazioni europee. 04 ' D' AGOSTfNI e FORTI, cit., p. 66, pp. 110-111, pp. 285-302. 103
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è scambiato con Armata Rossa. Il Fronte Militare Clandestino arruolava nella lotta armata il personale militare sbandato dopo 1'8 settembre e si avvaleva del Servizio Informazioni Militari (SIM). Era di orientamento monarchico e liberale e comunicava con il C.L.N. tramite Riccardo Bauer. La struttura operativa, organizzata nel Centro Militare Clandestino, fondato e diretto dal colonnello di stato maggiore Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, era affiancato da un analogo Fronte dell'Arma dei Carabinieri guidato dal generale Filippo Caruso, la cui omonima "banda" 105 diede non poco filo da torcere all'esercito di occupazione tedesco e che scrisse gloriose pagine di storia della resistenza romana purtroppo ancora poco conosciute 1°6 . Naturalmente i partiti, come quello comunista in primo luogo, ma anche quello socialista, che erano riusciti a mantenere un'organizzazione clandestina efficiente durante il ventennio fascista, nonostante la repressione attuata dall'OVRA, furono favoriti per mentalità e per disciplina nell'impresa della lotta armata. Altre formazioni politiche, come il Partito d'Azione, potevano contare sull'appoggio della piccola borghesia (imprenditori, artigiani, commercianti, intellettuali), mentre la Democrazia Cristiana, che nasceva già come un partito interclassista, poteva far conto su ampi strati della società e sulla capillare rete delle 105
L'organizzazione, definita spregiativamente "banda" dai fascisti, poteva contare su 6.000 uomini armati e addestrati. Di questi per ordine di Kappler ne furono via via arrestati e deportati 2.500 nei campi di concentramento in Germania. L'attività resistenziale dei carabinieri e dei militari in genere non dipese soltanto dalla fedeltà per giuramento al re, ma scaturì spontanea anche da un senso profondo dello Stato e delle sue istituzioni. Si calcola che 9.000 siano stati i carabinieri partigiani impegnati nella sola Italia Centrale, cfr. D' Agostini e Forti, cit., p. 61. Inoltre si annoverano nelle bande partigiane molti poliziotti, finanzieri e militi della P AI. La lotta partigiana dei militari fu più di tutti una vera e propria guerra patriottica. 106 Cfr. Giancarlo GAY, L'Esercito Italiano nella Guerra di Liberazione (1944), in "Il secondo Risorgimento d'Italia", a. xvn, n. 4 (Roma, 2007), pp. 25-29; Antonino MOZZICATO, La Resistenza e le Forze Armate Italiane nella Guerra di Liberazione, pp. 75-91; a margine del convegno "Resistenza e Forze Armate nella Guerra di Liberazione", Bracciano, 8-9 novembre 2005. Inoltre v. Anna Maria CASA VOLA, L '8 settembre 1943 e i militari italiani, in Antifascismo Resistenza Liberazione, itinerari della memoria a Roma, a c. di Liliana DI RUSCIO e Laura FRANCESCANGELI, Roma 2007, pp. 77-85.
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associazioni cattoliche, demolite ufficialmente dal regime, ma operanti clandestinamente da anni, nonché sulle onnipresenti strutture ecclesiastiche. Perché la lotta armata contro i nazifascisti avesse successo, e per essere riconosciuti credibili interlocutori dagli eserciti alleati, occorreva una cosa essenziale: mantenere l'unità politica in seno al CNL in modo tale che, messe da parte le distinzioni ideologiche e le divisioni storiche del passato, le singole forze politiche riunite non rappresentassero soltanto una somma di eterogenei elementi, ma un unico corpo di collaborazione antifascista 107 . Nonostante ciò furono necessari almeno due mesi prima che a sud di Roma la Resistenza si organizzasse e si strutturasse efficacemente in bande armate 1° 8. Il problema più grosso era rappresentato dall'approvvigionamento di armi, mentre per l'organizzazione militare sul territorio il partito comunista era già pronto alla fine di settembre. All'inizio, come a Roma, anche le bande armate che operavano nei Castelli Romani erano divise in due principali formazioni: quelle di origine militare, che provenivano dai residui del disperso XVII corpo d'armata e che, come si è detto, dipendevano dal generale Caruso; quelle di provenienza politica, soprattutto socialcomunisti e azionisti, che provenivano dalle file della militanza antifascista clandestina, dalla prigionia e dal confino. Ovviamente le prime erano più inquadrate e preparate alla lotta armata, ma fragili dal punto di vista ideologico e meno motivate; le seconde invece erano temprate da una lunga militanza politica e quindi, sebbene fossero inesperte di armi e di combattimento, erano più affidabili sul piano operativo. La scelta delle persone da impiegare nella lotta armata e la loro organizzazione furono affidata dal CLN al genzanese Salvatore Capogrossi, membro della Federazione romana del Partito Comunista, cui fu affiancato Severino Spaccatrosi non appena rientrò dal confino, cui era stato condannato dal regime fascista. Per un certo periodo anche Edoardo Volterra svolse per il Partito d'Azione un'analoga funzione di selezione e di arruolamento, 107 IO&
La considerazione è in D' AGOSTINI e FORTI, cit., p. 45. R. SALVATORI , Guerra e Resistenza a sud di Roma, Roma 2013, p. 47.
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facendo della sua casa in Ariccia un punto di riferimento politico e militare dell'attività partigiana. Tuttavia per comprendere meglio le strutture operative, la funzionalità e i rapporti politico / militari intercorrenti tra CLN locali e fra questi e le bande armate, si può supporre che vi siano state una o più direttive del CLN nazionale, mirate a far sì che per ragioni di sicurezza ciascuna struttura riferisse verticalmente all'interno del proprio gruppo politico di appartenenza e che quindi non vi fossero rapporti di comunicazione orizzontale sul territorio fra l'apparato politico, rappresentato localmente dai partiti antifascisti del CLN locale, e l'apparato militare che rispondeva solo alla Giunta Militare Centrale. Le richieste e le proposte, la scelta degli obiettivi da colpire, come pure le informazioni, sia di carattere politico, sia di tipo militare, dovevano passare per il vaglio del Comando Regionale del CLN 109 • Insomma le varie formazioni erano tra loro impermeabili, ma dialoganti attraverso i vertici romani. Questa impostazione a compartimenti stagni può aver dato l'impressione nel tempo che l'unica forma di lotta partigiana nella zona sia stata quella svolta dalle bande armate e che i CLN locali si siano occupati invece quasi esclusivamente di dar vita alle Commissioni comunali per alleviare le sofferenze della popolazione, oppure che la lotta armata sia stata un'esclusiva dei partiti di sinistra. In realtà in seno a ogni CLN locale sedevano tutti i rappresentanti dei partiti antifascisti, che riferivano ai loro dirigenti, e in pratica ciascuna forza politica si adoperava per la causa comune nel fare ciò che poteva o sapeva meglio fare, secondo le proprie esperienze e competenze. Altrimenti non si spiegherebbe come sia stato possibile assorbire nel territorio regionale in tutta clandestinità le diverse migliaia di prigionieri di guerra alleati, che in parte furono riversati nelle bande armate e in parte nascosti, oppure come queste potessero muoversi e agire sul territorio, senza un supporto logistico 109
Cfr. La Guerra di liberazione nei Castelli Romani, in I Castelli Romani dal primo al secondo Risorgimento, cit., pp. 83-94. Questa impostazione rende del tutto veritiera l'affermazione di V. Perin, riportata da SALVATORI, cit., p. 27, secondo cui la resistenza nella zona dei Castelli Romani, come in quella prenestina, "può essere considerata anche come un'estensione di quella romana". 48
accurato e continuo. Inoltre pensiamo che anche le azioni di guerra di varia entità e caratura non fossero mai casuali, ma pianificate e organizzate dai vertici, intorno alle quali ognuno era chiamato a dare il suo contributo, anche a vari livelli di intervento e di operatività. Ad esempio crediamo che anche le piccole azioni di sabotaggio presso il deposito tranviario di San Giuseppe, ovvero lo spargimento dei chiodi a quattro punte operate da membri del locale CLN marinese fossero preordinate, così come l'attentato agli obiettivi ferroviari di Labico e di Pomezia, ma che non vi fosse alcuna comunicazione diretta tra i GAP e i SAP attivi nei Castelli Romani e quindi anche a Marino. Perciò ciascun rappresentante di CLN comunale, come Zaccaria Negroni lo era a Marino, poteva essere a conoscenza solo di alcune cose, tramite i suoi referenti romani, ma sicuramente ne ignorava gran parte di tutte le altre. Con queste considerazioni vogliamo affermare ancora, per esempio, e non ci sembra affatto banale, che dell'operatività della partigiana Anna Maria Enriques Agnoletti nella zona di Marino, o dei Castelli Romani, fosse perfettamente a conoscenza Felice Tisei, il cristiano sociale marinese che la nascondeva nella sua grotta insieme a un deposito di armi, e Zaccaria Negroni suo referente diretto in seno al CLN locale, ma che poteva benissimo ignorarne l'esistenza Pino Levi Cavaglione con il suo GAP. Per i Castelli Romani la Giunta Militare Centrale decise di attribuire la responsabilità politica ai commissari Lorenzo D'Agostini e Salvatore Capogrossi, mentre a Severino Spaccatrosi di Albano fu affidata quella militare; in seguito gli subentrerà Pino Levi Cavaglione nel comando di tutte le formazioni partigiane della zona 110• Queste ultime furono concepite come piccoli nuclei formati 110
Giuseppe Levi, figlio di Aronne e di Emma Cavaglione, in memoria della quale assumerà in seguito il cognome, nacque a Genova nel 1911. Avvocato di professione, fin dal 1937 fu iscritto come antifascista sovversivo al casellario politico centrale del Ministero dell' Interno. Andò in Francia per raggiungere Carlo Rosselli e i combattenti di Giustizia e Libertà in procinto di partire con le brigate internazionali per la guerra civile di Spagna. Fu arrestato dalla polizia fascista il 10 maggio 1938 e inviato al confino, dopo vari periodi di detenzione. Liberato dopo 1'8 settembre dal governo Badoglio, entrò in clandestinità. Sfuggito a un rastrellamento antisemita, da Genova raggiunse Roma, dove dal CLN fu assegnato al GAP dei Castelli Romani. Lasciò il 49
. da non più di cinque uomm1 m armi, corrispettiva alla squadra dell'esercito, ma con la metà degli effettivi. A questi nuclei fu dato il nome di Gruppi di Azione Patriottica (GAP). Il loro compito era quello di compiere rapide azioni di disturbo contro i tedeschi, come azioni di sabotaggio e agguati, e di ritirarsi subito dopo effettuata l'operazione per rientrare nella clandestinità. Il numero di combattenti era ridotto per favorire rapidità di spostamento, minimo armamento e nessun rifornimento logistico, facilità di sganciamento e di nascondimento. Ma soprattutto ogni gruppo doveva essere autonomo e anonimo. Nessun combattente doveva conoscere la vera identità dei militanti di altri gruppi, in modo tale che, anche in caso di cattura e di tortura, la fine di una cellula non avrebbe potuto compromettere la sopravvivenza dell'organismo. Da qui l'uso dei gappisti di adottare un nome di battaglia. Parallelamente si diede vita alle Squadre di Azione Patriottica (SAP) per il supporto logistico delle bande armate (reperimento di armi, vettovagliamento, rifugi ecc.) e per la propaganda (stampa e diffusione di volantini, manifesti, giornali). Successivamente i membri dei SAP, che non erano direttamente impegnati nello scontro armato, svolgevano anche piccole azioni di sabotaggio: confusione dei segnali stradali, abbattimento di pali telegrafici e telefonici, spargimento di chiodi a quattro punte ecc. 111 • Il 28 ottobre 1943 venne creato il comando Partito d'Azione per iscriversi al PCI. Dopo un mese ne divenne il comandante. Intanto I' 11 novembre i suoi genitori, nonostante la falsa identità Parodi assunta, furono arrestati dai tedeschi e deportati ad Auschwitz, dove perirono, mentre suo fratello Renato era scampato a Roma. Nel 1945 uscì la prima edizione del suo celebre diario: Guerriglia nei Castelli Romani, recensito da Cesare Pavese. È deceduto il 27 febbraio 1971. Lidia MAGGIOLI e Antonio MAZZONJ sono gli autori di una sua recente biografia: Il Ponte Sette Luci, Pesaro 2012. 111 Agli inizi di ottobre un dirigente romano dei GAP, Lindoro Boccanera, osservando un cimelio conservato presso il museo del Bersagliere a Porta Pia, dove lavorava, propose ad Antonello Trombadori di far produrre e distribuire ai partigiani di Roma e dei Castelli Romani un chiodo a quattro punte, tale che, sparso sulle strade, fosse sempre in grado di forare gli pneumatici degli autocarri tedeschi. Questo chiodo speciale, usato dagli austriaci nella prima guerra mondiale contro le truppe italiane, fu fatto fabbricare in serie da fabbri e meccanici fiancheggiatori, usando tondini di ferro ricavati dalle macerie degli edifici bombardati. I pezzi, lunghi 20/30 cm erano piegati ad angolo retto, appuntiti all'estremità e saldati a squadro con la fiamma ossidrica. Nei paesi di provincia, dove si rese difficile procurare le bombole di ossigeno e idrogeno 50
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divisione garibaldina Castelli Romani-Prenestina-Tiburtina. La struttura militare fu affidata a vari responsabili: Severino Spaccatrosi per Albano con il grado di maggiore e l'incarico di comando di tutta la zona di operazioni, Mario Colacchi con il grado di capitano e Nello Lommi 112 capo servizio per Genzano, Marco Aurelio Trovalusci ispettore per Marino 113 • Costui era un noto antifascista marinese. Nato 1'8 agosto 1906 a Marino, dove risiedette tutta la vita, da Mariano e da Maria Bordoni, Marco Aurelio Trovalusci era sposato con Anita De Luca e aveva una figlia di nome Maria, più familiarmente nota come Ivana. Abitava in via Santa Lucia, in una casetta adiacente al caratteristico vicolo Baciadonne. Al Casellario Politico Centrale risulta che il suo lavoro prevalente fosse quello di venditore ambulante, in realtà era un piccolo vignaiolo e forse l'attività dichiarata potrebbe essere stata di copertura, ma non disdegnava di svolgere altre attività lavorative, pur di mantenere dignitosamente la famiglia, come quello di lavorante specializzato nel maneggiare esplosivo per mine, un mestiere rischioso, che avrà svolto non soltanto nelle cave di peperino di Marino, ma ovunque fossero state richieste prestazioni del genere. Da giovane era stato un militante repubblicano, fino allo scioglimento del partito ad opera del regime fascista. In seguito entrò a far parte del neonato Partito Comunista d'Italia e per la sua attività per la saldatura, fu escogitato un ingegnoso sistema dai fabbri di Marino, che poi fece scuola: il tondino veniva semplicemente piegato e intrecciato, cfr. D' AGOSTINI e FORTI, cit., p. 145-146. Il chiodo, largamente usato, ottenne con poco sforzo il massimo risultato di rallentare il trasporto di materiale bellico e di truppe sul fronte di Anzio e di Cassino. Molte staffette, perlopiù donne, trovate in possesso di tale materiale furono arrestate e deportate nei campi di concentramento. Cfr. Carla CAPPONI, Con cuore di donna, Milano, 2009, p. 122. Il fabbro Enrico Ferola ne produsse più di diecimila nella sua officina di Trastevere, in via della Pelliccia. Fu arrestato il 19 marzo 1944 e trucidato alle Fosse Ardeatine. 112 Il 16 aprile 1944 vennero arrestati a Roma dai tedeschi: Severino Spaccatrosi, Mario Colacchi, Nello Lommi e Guglielmo Unari, tutti i principali dirigenti della lotta armata nei Castelli Romani di parte comunista. Cfr. I Castelli Romani dal primo al secondo Risorgimento, cit., p. 94. 113 Cfr. R. SALVATORI, cit., pp. 58-59. Il grado di ispettore lo ricoprì da dicembre 1943 a giugno 1944 inquadrato nella divisione partigiana Castelli Romani - Prenestina Tiburtina. 51
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politica fu inserito nell'elenco dei soggetti pericolosi, che venivano controllati e periodicamente portati in carcere. Arrestato il 20 gennaio 1931, fu condannato a un anno e quattro mesi di carcere, che scontò nel penitenziario di Cassino dal 22 ottobre 1931 all'undici giugno 1932. Per potersi muovere più liberamente fece istanza di ravvedimento al capo del governo il 20 ottobre 1932 e nel 1942 fu cancellato dall'elenco dei politici sospetti. Ovviamente continuò a complottare contro il regime, fu cooptato dal partito comunista nella guerra partigiana nel dicembre 1943 ed eseguì diverse azioni di guerriglia agli ordini del capitano Pino Levi Cavaglione, che lo impiegò anche come artificiere. La più eclatante operazione fu l'attentato dinamitardo del 20 dicembre 1943, quando fece saltare in aria un treno diretto al fronte carico di materiali esplodenti (carburante, munizioni ecc.) nei pressi di Labico, tra i caselli 14 e 15 della linea ferroviaria Roma - Cassino. Ad affiancare Trovalusci in quella impresa vi furono nella squadra altri due marinesi: Amedeo Bianchi e Dante Appetiti. Dopo tale azione il 19 gennaio 1944 fu ricercato dalla Gestapo di stanza a Torre Gaia, che si recò nella sua abitazione a Marino. Non avendolo trovato, presero al suo posto otto ostaggi trovati a caso in piazza e li tradussero nelle carceri di Albano per essere rilasciati qualche giorno dopo. La figlia Maria ci ha raccontato che la madre fu prelevata dall'abitazione da una donna vestita da SS e tenuta in ostaggio per più di un mese a Regina Coeli, al fine di ottenere da lei utili informazioni per l'attività investigativa. Intanto Marco Aurelio si era nascosto ad Albano e periodicamente incontrava di nascosto sua figlia nei pressi di via Posta Vecchia a Marino. Marco Aurelio morì il 7 maggio 1970. Amedeo Bianchi, figlio di Giulio e di Giulia Fiordalice, era nativo di Albano, classe 1906, ma risiedeva a Marino in una casa di piazza Farini con la moglie Amelia Galeota e quattro figli: Guido (detto Dante), Marisa, Franco ed Elvira. Svolse sempre come principale lavoro quello di minatore presso le locali cave di peperino, che integrava saltuariamente con quello di muratore. Fu militante comunista fin dall'inizio della sua attività politica. La moglie Amelia non solo era al corrente della sua attività partigiana, ma partecipò anche attivamente, come staffetta di collegamento, nel 52
trasmettere ordini e stampa clandestina, mediante spostamenti con il tram dei Castelli, al punto che a entrambi i coniugi fu conferita una medaglia dell 'ANPI. Il figlio più grande, Dante, ricorda di aver visto una volta un corto mitra tedesco appoggiato sul tavolo della cucina. Così pure nei suoi ricordi c'è quello di aver accompagnato suo padre Amedeo in un carretto diretto a una cantina di Ariccia. Lì, dopo aver caricato sul pianale alcune cassette da certi compagni del posto, fece con lui ritorno a Marino. All'altezza della località Villini, dopo Castel Gandolfo, furono fermati da un posto di blocco di soldati tedeschi, che però non si presero lo scomodo di perquisire tra le verdure trasportate e lasciarono transitare l'apparente inoffensivo convoglio con padre e figlio piccolo seduti a cassetta. Dopo il bombardamento di Marino del 2 febbraio '44 la famiglia Bianchi si recò a Roma fra gli sfollati ricoverati a Palazzo Braschi, ma di lì a poco la famiglia Amedei tornò al paese e si rifugiò fino alla liberazione in una delle grotte delle cave di peperino di fronte alla stazione ferroviaria. Nella capitale era accaduto che Amedeo Bianchi era rimasto intrappolato in un rastrellamento fatto dai tedeschi per procurarsi coattivamente lavoratori da inviare al fronte e, nel tentativo di sottrarsi, per punizione era stato malmenato alla fronte e alla tempia con la cassa di un fucile. Amedeo e Marco Aurelio, ad avvenuta liberazione, si incaricarono di stanare dalle case, su richiesta delle autorità alleate, i fascisti marinesi responsabili di violenze alla popolazione, che furono radunati sulla piazza del municipio e poi consegnati agli americani. Dante Appetiti, figlio di Paolo e Rosa Trinca, nato 1'8 gennaio 1905, era sposato con Adele Raparelli di Ilo e Vittoria Moretti. Da questa ebbe una numerosa famiglia di I O figli, con i quali abitò a lungo in vicolo Parini e per un po' di tempo in via Sant' Antonio nel popolare rione Castelletto. Non aveva completato gli studi elementari per andare a lavorare nelle vigne, ma poi risulta dal Casellario Politico aver svolto anche l'attività di muratore. Il padre di Dante era un uomo di rigida scuola repubblicana e questa, come per i fratelli, fu l'iniziale fede politica, ma poi nella metà degli anni Venti si iscrisse al Partito Comunista, come molti, convinto che soltanto in questo schieramento si potesse fare una decisa 53
r opposlZlone antifascista. Per questa subì perquisizioni e ammomz1oni da parte del regime che lo teneva sotto stretta vigilanza. Alle ore 21 :25 del 7 dicembre 1940 Dante accompagnò alla stazione ferroviaria di Marino l'amico Aldo De Nicola, richiamato alle armi. Lungo la scalinata che porta alla stazione fu ascoltato cantare l'inno Bandiera rossa e per questo fu deferito alla Commissione provinciale per l'assegnazione al confino, che lo condannò il 27 febbraio 1941 a tre anni in una località di terraferma: Pisticci in provincia di Matera. Per procedere all'arresto di Dante fu ascoltato, come testimone inizialmente reticente, tale Marino Testi, che pure lui era sulla scalinata in compagnia di Furio Vannutelli, il quale dopo essere stato nella trattoria Giardini in piazza del Plebiscito, aveva anche lui deciso di accompagnare alla stazione un amico di nome Mario Zelinotti, richiamato alle armi, che abitava in piazza Padella (piazza Pompeo Castiglia). Ritornato anzitempo dal confino si dedicò ali' attività di resistenza antifascista nella zona di Marino e dei Castelli Romani, partecipando anche ad azioni importanti, come quella dell'attentato al convoglio ferroviario di Labico. In famiglia erano tutti al corrente della sua attività clandestina, durante l'occupazione, e per questo trepidavano. Nel dopoguerra non svolse più alcuna attività politica militante. È deceduto nel 1975. Altri personaggi marinesi dell'antifascismo e della Resistenza di parte comunista furono i fratelli Marino Di Bernardini e Indo, figli di Giuseppe e di Flora Di Marco. Il primo dei due nacque a Marino il 29 luglio 1901 in una numerosa famiglia di otto figli, che risiedeva in via Giovanni Lanza n. 6. Con gli studi giunse a compimento della sesta elementare e quindi fu subito messo al lavoro nelle vigne altrui, come allora era frequente nelle famiglie meno abbienti. In seguito preferì svolgere una modesta attività artigianale, aprendo un laboratorio di ciabattino nel vicino Comune di Castel Gandolfo sulla piazza del Plebiscito, proprio dove affaccia il palazzo papale. Marinello, come tutti lo chiamavano, si dilettava a scrivere poesie e racconti in dialetto marinese e romanesco, per cui il suo locale divenne col passare del tempo un luogo di ritrovo e di discussione. Infatti Marinello non solo aveva mantenuto le sue radici d'origine a 54
r Marino, ma pure i contatti politici, che divennero clandestini sotto il regime fascista. Come la maggior parte della sua generazione, era di antica fede repubblicana: entrato nel 1918 nel circolo giovanile marinese "Vincenzo Bucca", nel 1920 ne divenne segretario. A fronte della defezione di molti repubblicani giovani e meno giovani, attratti dal neonato movimento fascista, Marinella restò sempre fedele agli ideali mazziniani, fino al punto da subire gli arresti preventivi della polizia politica ogni volta che ricorreva il primo maggio, la festa dei lavoratori. Fu nel 1927 che, tradotto nelle carceri di Albano per la sua attività di oppositore antifascista, Marinella entrò in contatto con alcuni comunisti ivi reclusi e così decise di aderire al PC d'Italia. Tra il 1928 e il 1929 fu incaricato dal segretario di Albano, Severino Spaccatrosi, di organizzare la prima cellula del partito a Castel Gandolfo. Rapidamente Marinella aggregò un discreto numero repubblicani, cattolici e socialisti antifascisti scontenti della scarsa militanza dei loro partiti. Buon organizzatore, nel 1931 aveva reclutato nel partito comunista 17 compagni distribuiti in cinque cellule a Castel Gandolfo e 13 compagni in quattro cellule a Marino, suo paese natale. La sua organizzazione fu smantellata dall'attività di spionaggio della polizia politica e quindi arrestato il 25 gennaio 1932. Sebbene fosse condannato al confino per cinque anni sull'isola di Ponza, restò in carcere fino alla fine di quell'anno, quando fu rimesso in libertà vigilata per il condono applicato in occasione del decennale del regime. Nel dopoguerra fu segretario del PCI e vicesindaco del Comune di Castel Gandolfo. Morì il 18 gennaio 1988 114• Indo Di Bernardini, il fratello minore di Marinella, nacque a Marino il 28 dicembre 1904. Muratore di professione, fu condannato anche lui al confino di Ponza per cinque anni, poi ridotti a due in appello (fu liberato l' 11 gennaio 1930), per essere stato sorpreso nella notte del 21 aprile 1928 mentre scriveva sui muri della sua città frasi oltraggiose all'indirizzo del capo del governo Benito Mussolini 114 Cfr. Graziano N1s10, Presentazione, in Marino DI BERNARDINI, Il poeta partigiano, a c. di Ugo ONORATI, Castel Gandolfo, 2014, pp. 5-7 e i Documenti politici, pp. 101121.
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e inneggianti alla rivoluzione, insieme a due suoi compagni di partito repubblicano: Romualdo Ciaglia di Albano e Romolo D'Ottavi di Marino. Anche Indo seguì il fratello maggiore nell'approdo al Partito comunista. Naturalmente non ci si limitava a scrivere sui muri. Si facevano incontri segreti nelle grotte di Marino, si diffondeva la stampa antifascista, si promuovevano sottoscrizioni a sostegno del partito e dei compagni in difficoltà, si nascondevano ricercati e si aiutavano a espatriare, si tenevano contatti con fuoriusciti. Oltre a Severino Spaccatrosi, la persona che Marinella presto conobbe e che lo introdusse nell'organizzazione del partito comunista fu un marinese come lui, che abitava in aperta campagna, in una frazione di Marino, denominata Fontana Sala, adiacente alla via Nettunense, poco distante da Frattocchie. Il suo nome era Aurelio Del Gobbo. All'inizio dell'estate del 1931 Marinella doveva accogliere due funzionari del partito e accompagnarli nell'abitazione di Del Gobbo, poi nel corso di una riunione notturna Marinella avrebbe dovuto raggiungere da Fontana Sala il Tiro a Segno di Castel Gandolfo per consegnare materiale di propaganda e un passaporto per far espatriare Armando Patriarca, un altro comunista . . 11s . marmese, per la Francia Una delle figure più rilevanti della Resistenza di Marino e dei Castelli Romani, ma soprattutto per la storia del Partito Comunista locale, è Aurelio Del Gobbo 116 . Egli nacque a Cesano il 14 febbraio 1900 da una famiglia di braccianti, che si era trasferita a Marino per motivi di lavoro subito dopo la prima guerra mondiale. A sedici anni aderì al Partito Socialista, ma nel 1921 con la scissione del Congresso di Livorno, passò al neonato Partito Comunista d'Italia. Nel gennaio 1925 conobbe Antonio Gramsci, al quale si legò con amicizia personale, oltre che per condivisione di lotta e di ideali. Nella sua umile casa di Fontana Sala, tra il 1925 e il 1931, ospitò per sei o sette volte i vertici del partito, riunioni segrete del Comitato 115 Il poeta partigiano, cit., pp. 117-121. Armando Patriarca, classe 1901, di origini socialiste, muratore e vignaiolo, al Casellario Politico risulta residente in Francia fino al I 941. 116 Cfr. Ugo ONORATI, Aurelio Del Gobbo, da partigiano a sindaco di Marino, Marino, 201 I. Edizione promossa dalla Sezione ANPI di Marino a lui intitolata.
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centrale, dove furono presenti, oltre a Longo, Molinari, D'Onofrio e Massini, anche Gramsci, che giungeva in automobile, e Palmiro Togliatti, che arrivava in tram e a piedi 117 . Per un congresso interregionale del partito giunsero in quella sperduta cascina rappresentanti da ogni parte d'Italia e lì si preparò l'intervento per il congresso di Lione. Nel 1930 Del Gobbo ebbe l'incarico di dirigente della federazione comunista romana. Nel 1934 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, da dove uscì come vigilato speciale, ma non rinunciando alla sua attività clandestina e sovversiva. Dopo l '8 settembre si dedicò totalmente alla lotta partigiana a Marino e nei Castelli Romani. La sua casa rurale, quasi irraggiungibile dai rari viottoli, divenne per molti mesi una base delle locali bande partigiane in azione fra la via Appia e la via Nettunense; nascondiglio di ricercati e di armamenti. Nel dopoguerra continuò la sua attività di militante comunista, fu consigliere, vicesindaco e poi sindaco del Comune di Marino dal 1952 al 1956. Morì il 5 giugno 1984 all 'età di 84 anni. Molte sono le citazioni nei vari libri che lo riguardano e la sua biografia è ancora tutta da scrivere. Nell'ambito politico dei cristiano-sociali l'attività partigiana a Marino fu affidata a Felice Tisei (Marino 16 ottobre 1902 - 26 maggio 1975), un ortolano marinese di nota fede antifascista, il quale nascose e diede supporto logistico ad Anna Maria Enriques Agnoletti, una delle più belle figure di donne combattenti della Resistenza italiana 118 . Anna Maria nacque a Bologna nel 1907 da 117 I ricordi personali di Aurelio Del Gobbo, relativi a quel periodo, sono raccolti nel capitolo La cascina di Gramsci, in / Castelli Romani dal primo al secondo Risorgimento, cit. pp. 79-80. l motivi per cui fu scelta quella cascina nascosta dai canneti in mezzo alla campagna, dipesero dalla comodità che la località era abbastanza vicina a Roma, ma nello stesso tempo opportunamente nascosta. Palmiro Togliatti, ricordando quegli anni e quei luoghi, raccontò: "Ricordo io cosa era questo luogo impervio! Un fitto canneto!" Vedi l'intervista ad Aurelio Del Gobbo in Mario MAMMUCARI, Anna MISEROCCHI, Gramsci a Roma 1924-1926, Milano, 1979, pp. 4554. 118 Rimandi biobibliografici sulla militante antifascista sono contenuti nella pubblicazione edita per la sezione dell'ANPI di Marino da Ugo ONORATI, Anna Maria Enriques Agna/etti, partigiana nei Castelli Romani, Marino, 20 I O.
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r Paolo Enriques, biologo docente universitario, e da Maria Clotilde Agnoletti, cattolica. Laureata in lettere e filosofia, si specializzò in archivistica e nel 1933 trovò impiego presso l'Archivio di Stato di Firenze. La sua fu una famiglia di intellettuali e di militanti antifascisti. Più noto di lei è il fratello minore Enzo, esperto di diritto, assistente alla cattedra di Piero Calamandrei, arrestato e sottoposto a cinque anni di confino nel 1942 per attività contraria al regime, fondatore del partito liberalsocialista prima e del Partito d'Azione poi, vicesindaco di Firenze nella giunta di Giorgio La Pira nel dopoguerra e senatore della Repubblica. Nel 1939 Anna Maria fu rimossa dall'impiego, nonostante le sue capacità non comuni, a causa del cognome paterno "Enriques", che la rendeva nemica dello stato italiano, in quanto dichiarata di razza ebraica. Anna Maria non aveva mai fatto parte della comunità israelitica e non aveva ricevuto un'educazione religiosa in tal senso. Anzi i valori religiosi cristiani instillati da sua madre fin da bambina costituirono per lei in età adulta lo stimolo per una ricerca e per un impegno di fede assai più convinto e profondo che maturò in una conversione al cattolicesimo fra il 1936 e il 1938, anno in cui ricevette il battesimo, e quindi anteriormente ali' emanazione delle leggi per la difesa della razza. L'abbraccio della fede cattolica fu per Anna Maria il risultato di un percorso spirituale durato diversi anni, fatto di studio e di militanza, di riflessione e di sofferenza. Eppure, nonostante fosse una fervente cattolica, dal 1939 fu perseguitata a causa delle famigerate leggi razziali, che tenevano conto soltanto del suo cognome e non certo della sua intelligenza, sensibilità, cultura e professionalità. Per questo dovette rinunciare al cognome paterno, firmandosi per prudenza con quello della madre: Agnoletti. Su segnalazione di Giorgio La Pira all'arcivescovo di Firenze, cardinale Elia Dalla Costa, e per interessamento di questo presso mons. Giovanni Battista Montini (il futuro papa Paolo VI), Anna Maria fu assunta dalla Biblioteca Vaticana all'inizio dell'estate del 1939 e per questo motivo si trasferì a Roma. Qui e all'interno della biblioteca Anna Maria incontrò Alcide De Gasperi, Igino Giordani, che nel dopoguerra affiancò Chiara Lubich nella formazione del movimento dei Focolari, e Gerardo Bruni, già attivo nel disciolto Partito 58
r Popolare Italiano, noto contestatore dei Patti Lateranensi e della dittatura fascista, il quale andava costituendo una resistenza di impronta cristiano sociale e un partito politico, in antitesi al progetto interclassista e confessionale della Democrazia Cristiana avanzato da De Gasperi. Intanto l'Italia era entrata in guerra nel giugno del 1940 e l'azione politica dei Cristiano sociali di fatto era clandestina, così come il periodico L'Azione, di cui Anna Maria era redattrice e propagandista. Inoltre i Cristiano sociali sostenevano l'abolizione delle classi e della monarchia, non rinunciavano ad ispirarsi ai principi del pensiero cattolico, ma avevano un atteggiamento intransigente nei confronti delle istituzioni temporali della Chiesa ed erano contrari al confessionalismo dominante, nutrivano un sentimento laico dello Stato, tale da renderli ideologicamente più vicini ai socialisti e ai repubblicani, che non alla Democrazia Cristiana. Quest'ultima, anzi, osteggiò i Cristiano sociali al punto che, come si è già detto, furono esclusi dal Comitato di Liberazione Nazionale. Per questo Bruni e la stessa Enriques Agnoletti decisero che la loro organizzazione si federasse con il Partito d'Azione. Anna Maria avrebbe potuto vivere con una certa sicurezza, al riparo delle mura vaticane, protetta dagli orrori e dalle persecuzioni che i nazifascisti perpetravano a Roma, come nel resto d'Italia e in Europa. Invece comprese, come molti altri in quel periodo, che non esiste salvezza individuale, quando il mondo va in fiamme. Pertanto dopo l' 8 settembre 1943 si adoperò per organizzare politicamente un'efficace azione di resistenza, senza mai partecipare direttamente ad azioni di lotta armata, adoperandosi più che altro in attività di propaganda e di collegamento tra Roma e dintorni. Risale a questo periodo la sua attività clandestina nei Castelli Romani, dove ebbe contatti con i locali rappresentanti del movimento di liberazione. Più volte fu segreta ospite della famiglia marinese di Felice Tisei, un agricoltore marinese, che la nascose, ospitandola nella sua cantina situata all'inizio di via Posta Vecchia, nella cui grotta sottostante erano conservate anche armi e munizioni per la lotta partigiana, nei pressi di Palazzo Colonna, dove pure transitavano spesso pattuglie di soldati tedeschi. Furono quattro mesi di attività intensa, perché dopo lo sbarco di Anzio l'attività partigiana si rese impossibile in tutta la 59
zona a sud di Roma. Quindi alla fine di gennaio lasciò la Biblioteca Vaticana e tornò a Firenze per affiancare il fratello Enzo nella lotta partigiana della divisione Giustizia e Libertà. Da lei dipendeva 1'organizzazione di copertura e assistenza di circa 1.500 clandestini (prigionieri, ebrei, ricercati) presenti in Toscana e la diffusione del periodico Rinascita, di cui era redattrice. A causa di una spiata fu arrestata a Firenze il 12 maggio 1944. Nel suo appartamento i fascisti della banda Carità trovarono carte di identità false e copie dei giornali clandestini. Tanto bastò: Anna Maria fu torturata per ben tre settimane, dopodiché all'alba del 12 giugno fu condotta nei pressi di Cercina insieme ad altri partigiani responsabili delle trasmissioni clandestine di radio CoRa e fu mitragliata da un plotone di SS. Di lei resta a Marino testimonianza del suo impegno politico e civile in una lapide commemorativa nel giardino pubblico di piazza Garibaldi, fatta apporre nel 1949 da Felice Tisei e dai suoi compagni Cristiano sociali. Nel territorio di Marino fu presente anche una significativa attività partigiana della componente socialista, che meriterebbe essere studiata e approfondita per gli interessanti collegamenti con la Resistenza romana e con la storia nazionale. Alcune informazioni sono state raccolte già in alcune pubblicazioni edite dalla sezione marinese dell 'ANPI nel 20 I 4 e nel 2015 intorno alla figura di Imperio Caracci e del partigiano socialista Gervasio Settembre 119, ma qui è opportuno evidenziare anche l'azione resistenziale di un importante dirigente del Partito Socialista, che ali' epoca si fregiava della sigla PSIUP: Oreste Lizzadri. Mario Imperio Caracci ( 1893-1952) di Domenico e di Sestina Anellucci, noto nella comunità come Imperio, era un onesto operaio e padre rigoroso di una numerosa famiglia. Era specializzato e ricercato per il suo lavoro di innestatore di vigneti dentro e fuori Marino. Socialista e ateo, fu un antifascista e in quanto tale subì aggressioni e intimidazioni; poi, durante l'occupazione, fu un attivo membro del CLN locale nella Resistenza, ricordato nel foglio 119 Cfr. Ugo ONORATI, Gervasio Settembre, uomo giusto e partigiano, Marino, 2014 e Anita CARACCI in Madussi, Diario 1943-1947, Marino, 2015, a c. di U. ONORATI.
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Marino nel Ventennale della Liberazione (1964) per aver nascosto e assistito militari alleati, partigiani, profughi e per aver contribuito al soccorso della popolazione civile. Personalmente nascose due soldati inglesi nella casetta del suo vigneto in località Castelluccia. Nel dopoguerra aprì la sezione del PSI in un locale di corso Trieste. La bandiera del partito fu cucita dalle figlie, ricamata con filo d'oro e inaugurata nel 1946 da Nenni in piazza San Barnaba. Morì nel 1952 per un incidente d'auto in località Due Santi. La sua salma fu esposta nella sede del partito e poi un lunghissimo corteo di cittadini marinese accompagnò il feretro al cimitero. Gervasio Settembre nacque a Todi il 14 aprile 1901 da Domenico e Barbara Cerquaglia, una famiglia di poveri contadini. Aveva istruzione elementare, incrementata negli anni in forma autodidatta. Lasciato il suo paese natio in cerca di lavoro, dopo varie esperienze approdò a Roma e nel 1920 fu impiegato come meccanico nell'officina della concessionaria romana della Mercedes del comm. Marescalchi. Qui fu notato dal prof. Achille De Fabii, che fra il 1907 e il 1908 era stato chirurgo ali' ospedale italiano di Istanbul, un professionista molto in auge nella Roma di allora, il quale gli propose di divenire suo autista personale. Gervasio lasciò a malincuore il precedente datore di lavoro, ma il nuovo impiego gli offrì notevoli prospettive di miglioramento per la propria vita 120• Nel 1924 il professore si recò in automobile per valutare una proprietà agricola di 17 ettari con villa situata lungo via Sant' Anna, una stretta strada di campagna che conduce da Marino a Grottaferrata: la storica Villa Mattei 121. Ad Achille De Fabii, sposato con la nobildonna di 120
In seguito Gervasio Settembre si um m matrimonio a Marino con Annita Mattaccini, da cui ebbe i figli : Giorgio, Fausto e Anna Marina. Quest'ultima a sua volta si è sposata con Ezio Colla il 18 aprile 1960. Gervasio Settembre è morto nell' ospedale di Velletri il 20 giugno 1990. 121 Annoverata da Isa Belli Barsali tra le ville di campagna del territorio di Marino, l'edificio fu fatto realizzare da un tale cardinal Mattei, forse Girolamo, alla fine del Cinquecento. Anticipato da un maestoso portale con tanto di iscrizione, il plesso padronale si sviluppa su una pianta originaria a forma di ferro di cavallo, alzato su due piani, ed è affiancato nella parte posteriore da un casale rustico. Davanti all ' ingresso della facciata c'è un giardino con una fontana ottagonale, mentre un lungo filare di pini e cipressi giunge fino all ' alto muro di cinta, all'esterno del quale, è ancora ben 61
origini svizzere Elisa Aguet, piacque di possedere quel fondo e così acquistò dai Bellucci di Marino la proprietà, meglio nota come Villa Sant' Anna, che fu fatta restaurare nel 1930. Da quel momento Gervasio Settembre ebbe l'incarico di amministrarla. L'azienda, che produceva soprattutto vino, ma anche olio e piccoli animali di allevamento, fu condotta per decenni con grande scrupolo e onestà dall'uomo di fiducia della famiglia De Fabii-Aguet, la quale per lo più risiedeva a Roma. Un uomo integerrimo, Gervasio, ma anche generoso, tale da non esitare a dare lavoro ai braccianti più indigenti della zona, soprattutto in tempo di guerra, quando le donne avevano i mariti al fronte e dovevano provvedere a mantenere famiglie numerose. Così pure Gervasio si adoperava per la manutenzione delle strade di campagna in accordo con le aziende confinanti: quella di Villa Campovecchio, tenuta dal fattore Angelo Favetta per conto dell'ing. Onelli, e quella del Pontificio Collegio Scozzese di S. Andrea Apostolo 122, tenuta dal fattore Bastiano Bartelucci. Poi a seguito dello sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944 tutta la zona fu invasa da massicci contingenti militari tedeschi, che vi stazionavano notte e giorno. Se a Frascati c'era la sede del comando generale tedesco, nella Villa degli Scozzesi, confinante con Villa Sant'Anna, risiedeva un alto comando germanico, posto a presidio della zona e soprattutto a protezione di quel "cannonissimo", più volte richiamato dai ricordi dei contemporanei, che in realtà erano due grandi cannoni Krupp da 238 mm. capaci con la loro gittata di colpire la testa di ponte di Anzio. I cannoni K5 che gli americani avevano "battezzato" con i nomignoli di Anzio Annie e Anzio Express erano nascosti alla vista dei ricognitori alleati nella galleria ferroviaria della linea Roma-Frascati sotto Villa Senni, anche questa presidiata da un comando in armi, sull'incrocio tra la via Anagnina e la via Cavona. visibile un'edicola sacra dedicata alla Madre della Vergine. Cfr. BELLI B ARSALI e cit., p. 301. 122 Fin dalla metà del Seicento è stata la casa di villeggiatura dei seminaristi del Pontificio Collegio Scozzese di Sant'Andrea Apostolo, fondato da papa Clemente VIII intorno all'omonima chiesa alle Quattro Fontane a Roma nel I 600 ad uso dei cattolici di nazione scozzese. Dal 1971 è sede dell'I.N.I. (Istituto Neurotraumatologico Italiano), un istituto di cura privato convenzionato. BRANCHEITI,
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Dunque tutta l'area era occupata da forze armate tedesche che pattugliavano, rastrellavano civili, pretendevano alloggio e vettovagliamenti dalle aziende agricole. Per i membri della Resistenza locale, attivi nella Commissione comunale, tra i tanti problemi si presentava anche quello di nascondere e di sfamare, oltre alla popolazione civile, diverse centinaia di persone fra partigiani, ebrei, renitenti alla leva e soldati alleati datisi alla macchia. Zaccaria Negroni menziona l'opera preziosa di Gervasio Settembre in quanto partigiano e ricorda come un prigioniero canadese, sfuggito ai tedeschi, era stato trasferito da Villa Sant' Anna al convento delle suore Trappistine a Squarciarelli, perché "non spirava buon vento in quei paraggi" 123 • Dopo il bombardamento di Marino del 2 febbraio 1944, intere famiglie di sfollati, tra le 100 e le 200 persone, trovarono ospitalità nella Villa Sant' Anna. Qui fu pure dislocata la tesoreria comunale gestita dalla Banca di Marino per opera del cav. Renato Frezza, che teneva anche la contabilità clandestina della Commissione comunale. Ciò si dovette non solo alla generosità della signora Elisa Aguet De Fabii e a sua figlia Lucilla, impegnate a Roma nell'opera di volontariato della Croce Rossa, ma anche e soprattutto a Gervasio Settembre, che per molti mesi rischiò la fucilazione riservata a chi nascondeva ricercati di ogni genere alla polizia fascista e ai nazisti 124 . Qui furono ospitate, protette e sfamate in media I 50 persone, tra cui anche la famiglia di ebrei Della Seta 125 , 123
Negroni, cit., p. 6: "A proposito di ex prigionieri alleati, merita d'essere ricordata l'avventura di un canadese. Era stato allontanato da Villa S. Anna, con due suoi compagni, perché non spirava buon vento in quei paraggi, e trasferito presso il Convento delle Trappistine a Squarciarelli. Ma ecco che un giorno gli vien voglia di uscire: e viene rastrellato dai tedeschi che lo portano ad Aprilia a seppellire i morti. Figurarsi. .. lo spavento del poveretto, che non sapeva una parola d'italiano! Non fiatò, fece il muto e il sordo a costo di rimanere senza rancio. Tornato, gli dicono: Domattina trovarsi qui! - Sì. .. ancora l'aspettano. Corse a rintanarsi nel Convento e finché non vennero gli Alleati non mise più fuori il naso". 124 NEGRONI, cit. p. 15. 125 L. DE FABII NEGRO, Ricordi in un quaderno, Roma, 1987, p. 148: "Ripresi a vedere gli amici, prediligendo, s'intende, quelli che stavano all'opposizione; si venivano costituendo dei gruppi di natura politica e si cercava di conoscersi e di scambiare le idee. Avevo contatti con Laura [Lombardo Radice], e mi giungeva, attraverso di lei, la voce dei comunisti, frequentavo Graziella Fuschini, e in casa sua confluivano gli echi 63
i renitenti alla leva, i ricercati dalla polizia politica e i soldati alleati fuggiaschi, fino all'arrivo a Roma degli Alleati il 4 giugno 1944. Ma chi era in effetti Gervasio Settembre e che ruolo svolse nell'ambito della Resistenza locale? Intanto occorre sapere che la famiglia De Fabii, borghese e molto in vista negli ambienti della capitale, era apertamente antifascista dal 1922, al punto che Achille, primario chirurgo al Policlinico universitario "Umberto l", non si piegò mai alle pressioni del regime, né fece mai la tessera del PNF. Ideali democratici che condivise con sua moglie Elisa Aguet, nata da un banchiere svizzero e da una nobildonna russa, e poi con la loro figlia Lucilla De Fabii, la quale ebbe contatti prima con la Resistenza italiana a Parigi, poi con quella romana, durante l'occupazione tedesca tra il 1943 e il 1944. La stessa Lucilla che sposò il giornalista vicentino Silvio Negro, dimessosi dal Corriere della Sera per non aver voluto aderire alla RSI 126. Nel suo delizioso diario 127 Lucilla De Fabii ricorda come in quella circostanza i marinesi furono "ospitati" nell'azienda di famiglia: la villa rustica era completamente occupata, altre famiglie dei gruppi cattolici, vedevo soprattutto i Lizzadri, che abitavano nel nostro casamento, e che erano in stretto contatto con l'ambiente dei socialisti. Lizzadri, Vernocchi, Romita, con altri che non ricordo, avevano preso l'abitudine, con il consenso di mia madre, di ritrovarsi spesso nella nostra casa di campagna, fra Marino e Grottaferrata, che venne ad avere la funzione di punto di riferimento e d'incontro. Rividi naturalmente, gli amici ebrei Della Seta con il loro vasto giro di parenti e di conoscenti: tra questi si parlava dell'opportunità di lasciare o meno l' Italia ci fu chi partì per l'America e chi per la Palestina, ma i più discutevano e temporeggiavano". p. 149: "Vi approdavano sempre più spesso prigionieri alleati fuggiti, Gervasio li nascondeva per qualche giorno, poi Libero e Pierluigi li avviavano a qualche convento, e molti furono accolti nell'abbazia di Grottaferrata" . p. 186: "Si erano stabiliti contatti con le bande di partigiani formatesi nei Castelli, ma non ci furono denunce da parte dei rifugiati, che pure erano in tanti e certo intuivano qualcosa". 126 Si tratta del noto vaticanista, collaboratore anche dell'Osservatore Romano, oltre che del Corriere della Sera, autore di molti libri su Roma, fra cui ricordiamo Roma non basta una vita, Venezia, 1962, dove si conserva un suo ricordo personale della guerra nei Castelli Romani a p. 221 e sulle Fosse ardeatine a p. 226. 127 L. DE FABII NEGRO, Ricordi in un quaderno, Roma, 1987, in part. le pp. 174-175: "Quando Marino fu colpita da un terribile bombardamento che ne rase al suolo metà e distrusse palazzo Colonna, dove spesso albergava Kesselring, gli scampati arrivarono a Sant' Anna in più di centocinquanta", p. 174. 64
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furono alloggiate nei fabbricati agricoli adiacenti, altre ancora nella cantina, nel porcile e nel pollaio, e infine nella grotta. "A Sant 'Anna - racconta Lucilla- comandava i/fattore, che si chiamava Gervasio,
un uomo fervido ed estroso, facile all'entusiasmo, che in quelle drammatiche circostanze si sentì investito da Dio, come Mosè nel deserto. Elaborò un regolamento che stabiliva norme, divisioni di compiti, turni, e gli sarebbe piaciuto trasformare quella piccola comunità in una città modello, una specie di Città del Sole. Ma aveva a che fare coi marinesi, gente piuttosto rustica e legata ai suoi preconcetti, insofferente dell'ordine e delle regole fisse ed è facile rendersi conto delle difficoltà che incontrava. Le bombe cadevano intorno, non c'era gran che da mangiare, vivevano ammucchiati, nel freddo ed in grande promiscuità, ma salvarono tutti la pelle". Di tanto in tanto i tedeschi dirimpettai si spingevano a chiedere "malvàsia" o "champagne" (vino addizionato lì per lì con anidride carbonica) in cambio di pane e Gervasio li accontentava. Così pure il buon fattore non lesinava cure ai tedeschi leggermente feriti , nonostante due di questi, ancora ragazzi e affamati, dopo le fasciature sottrassero con la forza alcuni conigli appena macellati. Ma non riuscirono altri con una botte di vino intera, requisita, dicevano, per ordini superiori. Gervasio ebbe allora l'ardire di andarsi a lamentare del fatto presso il comando generale tedesco a Frascati. Il giorno seguente ottenne la restituzione del maltolto. Un ulteriore motivo di legame umano e politico con Gervasio Settembre, da parte della famiglia De Fabii-Aguet, fu rappresentato dalla comune amicizia con la famiglia di Oreste Lizzadri. Costui, che abitava dal 1935 nello stesso stabile romano di via Parioli n. 44, dove già vivevano i De Fabii 128 , era un dirigente della Banca 128
DE FABII NEGRO, cit., p. 122: "In quegli anni [1935-1937) al piano di sotto, nella casa di viale Parioli, era venuto ad abitare un giovane funzionario della Banca Commerciale Italiana che aveva lasciato il posto quando per lavorare in banca era divenuta obbligatoria l'iscrizione al partito fascista. Prontissimo e molto esperto non gli mancava certo il lavoro, curava amministrazioni private e teneva contabilità. Con una moglie graziosa, piena di allegria e di coraggio, e due simpatici bambini, formavano una famiglia felice ch'era confortante frequentare. Si chiamava Oreste Lizzadri: iscritto al partito socialista dall'età di diciassette anni aveva mantenuto rapporti con i suoi antichi compagni e teneva attività politica clandestina. Avrebbe, di
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Commerciale Italiana, licenziato nel 1940 per aver rifiutato l'iscrizione al PNF 129 • Trovatosi senza lavoro e con una famiglia da mantenere, prima si adattò a fare il contabile di un'azienda alimentare, poi ad amministrare un'azienda vinicola, denominata "Casetta Rossa", in parte di sua proprietà, sita a Marino, quasi all'inizio di via delle Selve Nuove, partendo dall'incrocio con via Romana, una zona che dal 197 4 è entrata a far parte del Comune di Ciampino. Questa tenuta era prossima alla Villa Sant' Anna dei De Fabii, situata appena qualche centinaio di metri più avanti in linea d'aria. Nell'appartamento di via Parioli prima, poi nella tenuta marinese, Lizzadri ospitò nel corso di molte riunioni clandestine Giuseppe Romita, Emilio Canevari, Olindo Vemocchi, Nicola Perrotti, Marco Longo, Pironti, Montanari, Ranucci e altri esponenti di primo piano del Partito Socialista 130. Durante i suoi giri riuscì ad incontrare perfino Giuliana Senni e Simonetta Colonna, due nobildonne romane avviate al confino per la loro posizione antifascista. Anzi la Casetta Rossa di Marino fu per Lizzadri l'epicentro della sua propaganda antifascista e socialista nei Castelli Romani e il commercio di vino serviva per coprire l'attività politica clandestina. Il 16 marzo 1942 compì il suo primo giro di ricognizione nei Castelli Romani, non solo per ragioni di lavoro, ma soprattutto per ristabilire collegamenti con il partito del territorio e rinsaldare rapporti con vecchie amicizie politiche. Promosse diverse riunioni clandestine a Marino, Albano, Ariccia e Velletri, ma non a Genzano dove era presente già una forte cellula comunista 131 . Il 20 settembre 1942 Giuseppe Romita venne eletto segretario del Partito Socialista e Oreste Lizzadri vice segretario nazionale, al quale venne assegnato il lavoro organizzativo del partito e l'oneroso compito dei collegamenti. Il 18 novembre 1942 Lizzadri giunse a Grottaferrata lì a non molto, avuto notevole parte nelle file della Resistenza e poi nelle vicende che seguirono la Liberazione". 129 Oreste LIZZADRI, Il Regno di Badoglio, Roma, 1963, p. 14. l30 LIZZADRI, cit., p. 16. 131 LIZZADRI, cit., p. 24. Nel suo libro Lizzadri ricorda che, dopo la scissione di Livorno del 1921, il 90% della sezione di Genzano era passata in blocco nel nuovo Partito Comunista. 66
nell'azienda di Villa Sant' Anna per incontrare un colonnello dell'aviazione pluridecorato, sul quale esprime il seguente giudizio: "è amico di Gervasio, direttore dell'azienda e compagno più che fidato" 132 • Intanto la penuria di generi alimentari dilagava per l'economia di guerra, le tessere di razionamento non soddisfacevano più i bisogni e il commercio del vino crollava per le disposizioni amministrative che ne bloccavano l'ingresso a Roma. II traffico tra la capitale e i Castelli diventava sempre più difficile, anche per la gente che pensava di poter acquistare qualcosa da mangiare nelle campagne circostanti. Si susseguirono arresti a commercianti e consumatori per infrazioni alla regolamentazione annonaria. L' 11 dicembre 1942 Gervasio informò Oreste Lizzadri che il maresciallo dei carabinieri di Grottaferrata si era recato alla "vigna" il giorno precedente per raccogliere informazioni su di lui e su certe presunte riunioni segrete che si sarebbero tenute nella zona, segnalate da una lettera anonima. Gervasio negò che lì a Villa Sant' Anna si tenessero riunioni segrete e asserì di non conoscere luoghi nei dintorni dove potesse svolgersi attività politica sovversiva. Gervasio disse pure che non si sarebbe dovuta prestare fede a lettere o voci anonime, rassicurò il milite che nell'azienda si parlava solo di vini e tutto finì lì. Ulteriori incursioni di carabinieri e interrogatori al commissariato Flaminio furono sviati dalla prontezza di Gervasio e di Oreste Lizzadri opportunamente istruito da questi. Tramite Scorza e Cianetti Lizzadri teneva i contatti con gli scioperanti delle fabbriche di Torino. La cospirazione continuava, anche se più guardinga tra i Parioli e Marino. Alle riunioni si affacciarono tanti giovani socialisti: Vassalli, Crisafulli, Mario Fioretti, Vecchietti, Borgoni. Alla riunione in "vigna" del 21 maggio 1943 intervenne anche Tommaso Monicelli 133 • In una riunione clandestina del CLN, dopo la caduta del fascismo, si deliberava di riorganizzare le rappresentanze sindacali del lavoro. In una riunione appartata di via Nazionale Bruno Buozzi e Oreste Lizzadri rappresentavano i socialisti, Giovanni Roveda i comunisti, Achille 132 LIZZADRI, cit., p. 44. 133 LIZZADRI, cit., p. 76.
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Grandi e Giovanni Quarello i cattolici, tutti uniti nel dar vita alla Confederazione Generale del Lavoro 134 . il 16 settembre Lizzadri fu eletto segretario del Comitato interfederale clandestino. Ancora a Roma, nella casa dei Parioli il 4 agosto 1943 intervennero Buozzi, Nenni e Pertini per decidere fra le altre cose che Achille Grandi avrebbe rappresentato i lavoratori dell'agricoltura e Bruno Buozzi quelli dell'industria. L'ultima riunione a via Parioli n. 44 fu quella che vide nella casa di Oreste Lizzadri il convegno del Partito Socialista. Fu l'ultima, perché dopo 1'8 settembre l'appartamento fu visitato dalla Gestapo di Kesselring. Oreste Lizzadri fece appena in tempo ad abbandonare l'appartamento e sottrarsi alle ricerche delle SS nella casa di un amico in via dei Legionari. Le perquisizioni e gli interrogatori in Questura di compagni socialisti si susseguirono. Un nuovo rifugio in via La Spezia il 29 ottobre e poi in via Padova il 23 novembre. Intanto subentrarono serie preoccupazioni in famiglia: Pierluigi, il figlio di Giuseppe Romita di 19 anni, e Libero, il figlio di Oreste Lizzadri, dovevano essere sottratti alla coscrizione obbligatoria. Oreste provvide a dare loro abiti civili e a portarli via da Manziana, dove stavano facendo il corso di allievi ufficiali. L' 11 settembre Libero fu arrestato a piazza Verdi con una rivoltella in mano. Un maresciallo della PAI riuscì a sottrarlo ai tedeschi e gli salvò la vita. Allora Lizzadri ricorse alla sua ultima risorsa: occultare i due giovani a Villa Sant' Anna. Bisognava provvedere per dare a tutti una nuova identità e documenti. Anche a questo ci pensò Gervasio Settembre grazie alla tipografia del suo amico marinese Zaccaria Negroni 135 . Oreste Lizzadri dal 20 ottobre prese la nuova identità di Giovanni Pallottini, agente di commercio. La guerra partigiana incalza. L' 8 gennaio 1944 fu incaricato di rappresentare il Partito Socialista nella Giunta Militare Centrale. Il 22 gennaio 1944, la notte dello sbarco di Anzio, Lizzadri si imbarcò per la Corsica e da lì volò per Bari a rappresentare il partito nel congresso del CLN. Durante la traversata in motoscafo venne a sapere da un ufficiale 134
D' AGOSTINI e FORTI, cit., pp. 15-16. Negroni, cit., p. 23:"; "Avvenne sul mezzogiorno. Mi sorprese ... in tipografia, mentre con Emilio Giaccone compilavo la carta d'identità per Achille Grandi. .. ". 135
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americano dell'operazione Shingle. Intanto Libero Lizzadri, il figlio di Oreste, partecipava regolarmente a missioni di sabotaggio in una banda dei Castelli Romani. A pochi giorni dalla liberazione di Roma, Lizzadri è a Salerno per il consiglio dei ministri presieduto da Pietro Badoglio. Il 6 giugno, dopo un mese di lontananza dalla famiglia, Oreste Lizzadri rientrava a Roma. Per quanto riguarda l'attività insurrezionale e cospirativa specifica di parte repubblicana a Marino per ora non abbiamo notizie, ma soltanto alcuni nomi di antifascisti, qualificati con tale appartenenza politica nel Casellario politico. Ad oggi abbiamo, per conoscenza diretta e certa, soltanto il nome del marinese Carlo Palazzi (Marino, 31.12.1901-1.6.1983), impiegato della Stefer in servizio presso il deposito tranviario di San Giuseppe, autore insieme ad altri di azioni di sabotaggi, come lo spargimento di chiodi quadripunte, collegamenti con gli esponenti romani di Giustizia e Libertà, staffetta di messaggi e di materiale di propaganda, oltre che incaricato del curioso compito di "osservatore" 136 • Eppure dirigenti del Partito d'Azione ve n'erano nei e dei Castelli Romani, come i citati Volterra e D'Agostini, che pure facevano parte dei Comitati locali, se non erano addirittura rappresentativi negli organismi romani e regionali. Eppure non vi furono, per quello che ne sappiamo oggi, bande partigiane cielline nei Castelli Romani, così come avvenne per i dirigenti di parte cattolica. Eppure a Marino, come nei Castelli Romani, è storicamente accertata una lunga tradizione repubblicana e una consolidata opposizione antifascista. La questione, crediamo, trova spiegazione nel fatto che, tranne il Partito Comunista, tutti gli altri durante il ventennio del regime non riuscirono a mantenere un sufficiente livello di organizzazione clandestina e fu loro necessario molto più tempo per riorganizzarsi. 136
Ci è stato narrato che uno dei suoi compiti era quello di andare ad osservare le reazioni della folla e la sua consistenza sotto il balcone di Palazzo Venezia a Roma, durante i discorsi del Duce, rischiando, anche in quel caso, perché una volta fu scambiato per una spia del governo da un autentico agente in borghese in servizio sulla piazza, il quale gli si rivolse cameratescamente con ossequio: "Se tu stai qui, bene, io vado a controllare da un'altra parte". Carlo Palazzi è fra i segnalati al Casellario Politico Centrale, come repubblicano. 69
Lo dimostra il fatto che, lì dove la Resistenza durò molto più a lungo, come nel Nord Italia, l'organizzazione di bande partigiane fu più organica e completa in tutte le sue componenti politiche, cattolici compresi. A maggior ragione i repubblicani e i cattolici si trovarono "impreparati" ad affrontare una stagione di lotta, che nei Castelli Romani durò pochi mesi, dopo il 25 luglio e poi dopo 1'8 settembre, i primi perché uscivano da una lacerante divisione: molti effettivi dei quadri dirigenti erano stati attratti fin dalla prima ora dalle lusinghe nazionaliste e falsamente neorisorgimentali rappresentate dalla propaganda fascista; i secondi perché per molti anni avevano subito l'azione ostativa dei vertici ecclesiastici in larga parte fiancheggiatori del regime e letteralmente appiattiti sulla strategia anticomunista di lungo termine rappresentata dal successo e dalla durata del fascismo. Ciò non toglie che i singoli, animati da sincero sentimento antifascista e comunque coerenti con la loro formazione ideologica, diedero il loro non trascurabile e non marginale contributo, anche alla lotta armata, magari militando in formazioni partigiane diverse dalla loro appartenenza politica originaria 137 • Così come avvenne ad esempio per Pino Levi Cavaglione, passato dal Partito d'Azione al Partito Comunista, comandante e responsabile della guerriglia in tutta la zona dei Castelli Romani. Così come avvenne per Zaccaria Negroni, esponente cattolico di primo piano, che risulta affiliato a una squadra del Partito Socialista dei Castelli Romani, stando alla documentazione fornitaci dallo studioso Stefano Paolucci, che sarà utilizzata in una sua prossima pubblicazione, di cui diamo, grazie al suo consenso, un eclatante anticipo. Si tratta di una "Relazione sull'attività della squadra del PSIUP dei Castelli Romani", datata "post 4 giugno 1944", nella quale si dichiarano a posteriori le azioni svolte dalla banda armata socialista e i nomi dei componenti la medesima. Non conosciamo lo scopo e il destinatario della "Relazione", ma prendiamo atto dell'eclatante informazione, riferendo dati assolutamente inediti, che potevano essere messi per scritto soltanto dopo la guerra partigiana dalle nostre parti e non 137
È il caso esemplare di Mario Imperio Caracci, socialista antifascista, la cui figura è tratteggiata nel citato Diario /943-1947, scritto dalla figlia Anita CARACCI in Madussi. 70
prima per ovvi motivi di sicurezza. Nell'asciutta, anzi schematica, prosa della "Relazione" si dichiara che la squadra era composta da: Carlo Bracco, Luigi Ceci, Luigi Castellani, Reginaldo Baroncini, Nicola Cutuli (il commissario di Pubblica Sicurezza di Marino!), Enrico Antinelli di Frascati, l'avv. Pizzino di Frascati, Armando Ribustini di Grottaferrata, l'ing. Zaccaria Negroni di Marino, Alfredo Ciufoli, Ampelio e Franco Comandini, Alfredo Cacciani, Achille Marini, Ruggero Terribili, Romolo Pomardi. Fra i caduti si segnalano: Aldo Angelai (Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944) e Luigi Castellani (La Storta, 4 giugno 1944 ). Fra i feriti: Carlo Bracco, invalido per torture subite nella prigione di via Tasso nel mese di aprile; Luigi Ceci, ferito alla testa durante i combattimenti a Porta San Paolo; Arduino Ciaccia, fratturato al tallone destro l' 11 febbraio '44 presso una non meglio precisata stazione ferroviaria; Vladimiro Ciccolunghi, reso invalido il 9 settembre 1943 in via Girolamo Induno. Notiamo che gli ultimi due non compaiono nel dichiarato elenco della squadra. Fra le attività di banda armata svolte dalla squadra si segnalano di seguito: segnalazioni di depositi di armi, munizioni e benzina, batterie e dislocamenti di truppe tedesche a Rocca Priora, Ciampino, Marino, Grottaferrata, Frascati e Rocca di Papa. La stesura di carte topografiche militari delle suddette zone ad opera dell' ing. Zaccaria Negroni 138 • Le notizie e le piante contenenti la segnalazione degli obiettivi da colpire furono inoltrati al Centro Militare di Roma e quindi ai "Comandi Militari Alleati" tramite le staffette Carlo Bracco, Luigi Ceci e Luigi Castellani. Reginaldo Baroncini provvide al "recupero del lancio" effettuato alle ore 1O del mattino di un giorno di marzo o aprile 1944 da parte degli aerei alleati. Il funzionario Nicola Cutuli trasportò armi, munizioni e stampa anti nazifascista con la motocarrozzetta della polizia di Marino. Il medesimo Cutuli condusse l'atto di sabotaggio eseguito al 12° km della linea Ciampino-Colonna 139 per restituire alla libertà dieci ostaggi trattenuti dalla polizia militare tedesca. 138
Si dichiara testualmente nel documento dattiloscritto: "Le carte topografiche militari della predetta Zona venivano disegnate dall'Ing. NEGRONI di Marino". 139 Dovrebbe trattarsi della linea ferroviaria Roma-Napoli via Cassino, nei pressi della stazione di Colle Mattia, costruita per servire i comuni di Monte Compatri, Monte 71
Amedeo Bianchi
Dante Appetiti
Aurelio Del Gobbo - 1954
Felice Tisei
Marco Aurelio Trovalusci con la famiglia
Gervasio Settembre
Indo Di Bernardini
Anna Maria Enriques Agnoletti
Anita De Luca, partigiana
Elisa Tozzi, partigiana
Carlo Palazzi
Marinella Di Bernardini
Pino Levi Cavaglione
Marino e l'attività di guerriglia Il 22 settembre, oltre alle direttive politiche che abbiamo detto riguardo alla costituzione di CLN locali, per l'applicazione delle quali fu incaricato Edoardo Volterra, da Roma venivano inviati nella zona dei Castelli Romani alcuni militari, ufficiali dell'esercito con l'incarico di costituire un comando di zona che dipendeva da un tale capitano Ruggero 140• I primi GAP avevano dunque comandanti militari, estranei al luogo, che istruivano e guidavano elementi locali. Due bande intorno a Genzano erano rispettivamente comandate dal sottufficiale Aldo Lado e da Ferruccio Trombetti, sergente di battaglione dei granatieri. Si iniziò con la forma più elementare di sabotaggio: il taglio dei fili telefonici e la rimozione dei pali telegrafici. Il 20 ottobre da Roma arrivava l'ordine di seminare chiodi a quattro punte sulle strade consolari. I tedeschi presero subito immediati provvedimenti: attivarono le spie fasciste della zona ed effettuarono i primi rastrellamenti. Il 29 ottobre il comando militare fu smantellato per una spiata: il capitano Ruggero, il tenente Armando Mei e il capitano Giuseppe Gozzer 141 furono arrestati dai tedeschi, nelle mani dei quali cadde anche una carta topografica dei gruppi operanti nella zona. Ad Ariccia furono catturati 190 ragazzi e fatti sfilare per le vie della cittadina a scopo dimostrativo, un altro rastrellamento tra Velletri e Colleferro tolse dalla circolazione altri 250 giovani partigiani con alcuni ufficiali; ulteriori sanguinosi
Porzio Catone e Colonna. La stazione, inizialmente denominata "Monte Compatri Colonna" fu realizzata e semplicemente denominata "Colonna", nel 1936 per l'attivazione della variante Ciampino-Segni della ferrovia Roma-Napoli, ove il tracciato originale passava invece per Velletri. 14 Cfr. La Guerra di liberazione nei Castelli Romani, cit., p. 85 e segg. D' AGOSTINI e FORTI, cit., pp. 131-137, in part. p. 135. 141 Gozzer apparteneva al 183° reggimento paracadutisti della divisione Nembo. Evidentemente riuscì a sottrarsi alle detenzione, perché in seguito operò come capo di stato maggiore presso le Brigate Garibaldi in Carnia e, catturato nella metà di dicembre 1944, fu deportato in un campo di concentramento periferico di Flossenburg e qui fucilato nel marzo 1945.
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rovesci si ebbero in altre province del Lazio. Il 2 novembre 142 si riunì a Roma la Giunta Militare Centrale per studiare la situazione. Erano presenti oltre ai vertici dell'organismo, formati da Riccardo Bauer, Giorgio Amendola, Giuliano Vassalli, anche il colonnello Vincenzo Toschi del SIM, Alfio Marchini, Pompilio Molinari, Carlo Andreoni e alcuni esponenti della lotta armata dei Castelli Romani, come Severino Spaccatrosi, Edoardo Volterra, Lorenzo D'Agostini. Nella riunione furono studiate nuove forme organizzative e metodi di azione adeguati al territorio, si stabilì di operare per piccoli gruppi e con una tattica basata sul "mordi e fuggi": non più scontri frontali, non più concentrazioni numerose di bande armate, infine si decise di nominare nuovi comandanti territoriali. Severino Spaccatrosi, Lorenzo D 'Agostini e Salvatore Capogrossi furono incaricati di ricostituire la formazione militare nei Castelli Romani. Il comando dei GAP fu affidato, per decisione del CLN romano, a Severino Spaccatrosi, ma in seguito su indicazione dello stesso Spaccatrosi al solo Pino Levi Cavaglione, dopo essere stato inizialmente affiancato dal capitano di marina Fabio Braccini 143 e dal citato Ferruccio Trombetti. Il nuovo comandante rivoluzionò la compos1Z1one dei GAP, allontanando gli effettivi militari indisciplinati o incapaci e arruolando esclusivamente elementi locali segnalati e garantiti dalle rispettive forze politiche presenti nei CLN locali. Inoltre concepì la guerriglia in modo diverso, rispetto a quella impostata fino ad allora, condotta con gli schemi tipici dell'esercito regolare, più adatta a un terreno, quello dei Castelli Romani, molto 142 Pino LEVI CAVAGLIONE, nel suo libro Guerriglia nei Castelli Romani, Genova 2006, pp. 36-41 riporta la data del 2 novembre, in La Guerra di liberazione nei Castelli Romani, cit., il 12 novembre 1943. 143 Fabio Braccini, socialista di Canepina in provincia di Viterbo (fratello del più noto partigiano antifascista Paolo, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, organizzatore e comandante della bande cielline del Partito d'Azione), era un ingegnere chimico laureato al Politecnico di Torino. Mentre il fratello combatté e morì a Milano, Fabio si unì alle bande partigiane dei Castelli Romani fino alla liberazione di Roma e poi continuò come capitano del Battaglione San Marco nella Divisione Cremona nel Nord Italia fino al 25 aprile 1945. Inizialmente il CLN indicò Spaccatrosi comandante, ma questi si rese conto, specialmente dopo il primo fallito attentato ferroviario, che Pino Levi aveva capacità organizzative militari superiori. Cfr. Quaderni ANPPIA, cit., p. 87.
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antropizzato, denso di coltivazioni, con scarse possibilità di nascondiglio e di movimento. Fece dislocare i depositi di munizioni e armi in cinque posti diversi tra Genzano, Albano, Marino e Frascati. I singoli GAP locali, costituiti da pochissimi elementi, si sarebbero mossi per circoscritte operazioni mirate, da soli o anche congiuntamente, ma su obiettivi e con ordini specifici 144 • Il 13 novembre Pino Levi organizzò la prima spedizione dinamitarda a danno di due linee ferroviarie: la Roma-Velletri e la Roma-Formia. Della sua squadra facevano parte Ferruccio Trombetti, Marco Moscati 145 e un minatore marinese di nome Amedeo Bianchi 146, il quale collocò l'esplosivo sui binari della prima delle due tratte. L'altra squadra era formata da Fabio Braccini, Gennaro (un ufficiale napoletano reduce dalla Russia), Alfredo Giorgi (un imbianchino di Albano) e un altro minatore di Marino di nome Marco Aurelio 144 LEVI CA VAGLIONE, cit., p. 46: "Questa mia concezione sulla lotta partigiana nei Castelli incontra l'approvazione di Nelli [Severino Spaccatrosi] il quale ha promesso che dopo l'azione dinamitarda mi darà il comando militare di tutta la zona". Poi a p. 55: "Il tipo di guerriglia che intendo condurre nei Castelli, ove non esistono larghi tratti di campagna boscosi o deserti, non richiede molti uomini: ne bastano una decina in ognuno dei paesi di Ariccia, Albano, Genzano, Frascati e Marino. Cinque o sei depositi di armi opportunamente sistemati [ ... J come punto di raccolta degli uomini e base di partenza per le azioni". 145 Marco Moscati, che Pino Levi chiama "Moscato", era nativo di Roma ed ebreo come Pino Levi, il quale lo incontrò per la prima volta agli inizi di ottobre 1943 nella base di Tor Paluzzi, dove stanziava la banda dei Castelli Romani, comandata in quel momento da Orlando Gabbarini. Il gruppo era formato da sette elementi, locali e romani. Pino Levi così lo descrive: "Dei tre romani uno è ebreo, Marco Moscato, alto e atletico. È stato subito molto gentile con me. Mi ha aiutato a prepararmi la nicchia con la paglia, mi ha offerto la sua coperta e cerca con delicatezza di farmi superare l'imbarazzo che provo in un ambiente così dissimile da quello ove sono finora vissuto". Fra i due, che compirono numerose azioni nella stessa squadra, si stabilì un forte rapporto di solidarietà. Si incontrarono di nuovo a Palestrina per organizzare gruppi armati il 1 marzo del 1944. Entrambi furono catturati dai tedeschi la mattina del 3 marzo 1944 nella campagna di Zagarolo. Pino Levi riuscì in modo rocambolesco a sfuggire, Marco Moscati fu arrestato a Roma in piazza dei Coronari, torturato a via Tasso e il 24 marzo, all'età di 27 anni, fu massacrato alle Fosse Ardeatine. Cfr. LEVI, cit., p. 22, p. 163 e p. 173. Soltanto due anni fa i suoi resti sono stati identificati, grazie alle più recenti tecniche di riconoscimento basate sul DNA. La città di Albano gli ha intitolato un largo e quella di Genzano una via. 146 SPACCATROSI, cit., cap. 9.
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Trovalusci. La mina posta dalla squadra di Pino non esplose, a causa di un detonatore difettoso fornito il giorno prima da un emissario del CLN romano; la seconda esplose, ma solo dopo che il convoglio era passato. Sotto la pioggia battente i partigiani giunsero nel corso della notte all'abitazione di Aurelio Del Gobbo situata in località Castelluccia, una frazione di Marino, lungo la via Nettunense. Il giorno dopo Pino Levi propose ai due minatori di Marino di formare un loro GAP a Marino e affidò l'incarico a Marco Aurelio Trovalusci 147 . Il 26 novembre l'aviazione inglese chiese un supporto operativo a terra. Otto squadre uscirono contemporaneamente per un lancio simultaneo di chiodi anticarro sull'Appia, sulla Casilina, sulla Tuscolana, sull'Ardeatina e sulla Nettunense. Sulla strada più difficile, perché più trafficata: l'Appia, operò il GAP di Pino Levi all'altezza di Ciampino, una borgata che allora era compresa nel Comune di Marino. Subito dopo intervennero gli aerei della RAF, che con le loro mitragliere finirono il lavoro, distruggendo gli automezzi tedeschi bloccati sulle strade 148 . Alla fine di novembre il comando di zona dei GAP fu trasferito da Tor Paluzzi, nei pressi di Cecchina, a Castelluccia di Marino nella casa di Aurelio Del Gobbo. Edmondo, il figlio quindicenne di questo, la sera del 29 novembre guidò il gruppo di fuoco formato da Pino Levi, Marco Moscati e Gennaro su una villetta posta nei pressi di Frattocchie in territorio di Marino, lungo la salita dell'Appia verso Albano, occupata da un comando tedesco, ma poco sorvegliata e piena di armi da saccheggiare. L'operazione fu portata a termine con grande abilità nel giro di qualche ora 149. La notte del 7 dicembre il gruppo di Pino Levi andò a collocare una mina stradale sulla Nettunense. Probabilmente doveva essere nei pressi dell'incrocio di Frattocchie, perché, allontanandosi sull'Appia, in direzione di Ciampino, poco dopo gli autori dell'attentato riuscirono a udire la potente 147
LEVI CA VAGLIONE, cit., p. 54: "Ho invitato i due minatori di Marino a costituire una squadra nella loro cittadina. La responsabilità di essa spetterà a Trovalusci, che mi sembra serio e disciplinato". 148 LEVI CA VAGLIONE, cit., pp. 69-72. 149 LEVI CA VAGLIONE, cit., pp. 73-78;
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deflagrazione e subito dopo gli spari dei tedeschi sopravvissuti, che tiravano contro i fantasmi della notte proiettili, dai quali dovettero mettersi al riparo in un campo adiacente la strada. Si trattava di un autocarro, si seppe poi, che trasportava soldati, dei quali almeno una decina restarono uccisi sul colpo dallo scoppio della mina. Il gruppo di fuoco nella stessa notte procurò un altro attentato ai danni delle truppe di occupazione tedesche, anche per sviare le ricerche dalla zona di Frattocchie. Si diressero sull'Appia più a nord, verso Roma, nei paraggi dell'aeroporto di Ciampino, dove, dopo aver sparso i chiodi quadripunte, attesero la prima automobile tedesca di passaggio. Dopo pochi minuti ne giunse una in direzione di Roma, occupata da tre ufficiali, che sbandò e uscì fuori strada per le gomme forate. Pino Levi e gli altri del gruppo spararono raffiche dai loro mitra: uccisero due dei passeggeri trasportati e ne ferirono un terzo, prima di dileguarsi lungo la via Appia Antica, che correva parallela a poca distanza dalla strada statale teatro di quell'agguato 150 . Alla metà di dicembre il gruppo lasciò la casa di Aurelio Del Gobbo e da Castelluccia si spostò sotto Albano in località Monte Savello. Il 15 dicembre la squadra di Frascati e quella di Marino si attivarono in due distinte azioni di sabotaggio sulla via Casilina e sulla via Tuscolana, seminando chiodi sulla strada. Ma l'azione più eclatante di tutta la stagione della Resistenza nei Castelli Romani stava per avvenire 151 . Conclusi i sopralluoghi di Ferruccio Trombetti sugli obiettivi ferroviari individuati e dopo l'arrivo di un apprezzabile quantitativo di esplosivo da una fabbrica di Colleferro, il 20 dicembre due squadre, composte ciascuna di quattro persone, ciascuno con una bisaccia carica di 20 kg di materiale, raggiunsero i rispettivi luoghi assegnati: il ponte Sette Luci lungo la linea RomaFormia, nei pressi di Pomezia, e il tratto della linea Roma-Cassino 150
cit., pp. 84-88. L'azione eclatante dell'attentato al ponte ferroviario Sette Luci fu oggetto della sceneggiatura dell'opera cinematografica Un giorno da leoni, diretta da Nanni Loy e prodotta da Franco Cristaldi nel 1961 e interpretato nelle parti principali da Renato Salvatori (protagonista), Tomas Milian, Nino Castelnuovo, Romolo Valli, Leopoldo Trieste, Carla Gravina. Per la scena finale fu utilizzato il ponte ferroviario di Ronciglione sulla linea Civitavecchia-Orte. L EVl CA VAGLIONE,
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tra il 14° e il 15° casello, nei pressi di Labico. Il collocamento dell'esplosivo sul ponte venne effettuato da Ferruccio Trombetti e da Alfredo Giorgi, mentre sul secondo obiettivo dai marinesi Marco Aurelio Trovalusci e da Amedeo Bianchi. Pino Levi si aggregò alla prima squadra 152 • Dopo la mezzanotte un convoglio proveniente da sud, una tradotta che portava a Roma soldati tedeschi reduci dal fronte di Cassino, deragliava dai binari saltati in aria e locomotore e vagoni precipitavano sul fondovalle. In quell'attentato avrebbero perso la vita 400 militari. A notte inoltrata giunse a segno anche l'altro attentato condotto dai due minatori marinesi: un intero convoglio carico di esplosivo, carburante e munizioni destinato al fronte di Cassino scoppiava subito dopo le mine fatte brillare sul tratto ferroviario. I bagliori degli incendi, seguiti alla deflagrazione, furono visibili a lungo fin dalle alture dei Castelli Romani 153 . 152
In merito agli attentati di quella notte Severino Spaccatrosi tramanda ulteriori informazioni. Riferisce che 28 furono i kg di esplosivo utilizzati e poi completa i nomi delle due squadre, che Pino Levi evidentemente non ricordava più a distanza di anni. Sulla linea Roma-Formia furono presenti: Pino Levi, Giuseppe Mannarino, Enzo D'Amico, Alfredo Giorgi e Ferruccio Trombetti. Sul tratto Frascati-San Cesareo furono presenti: Marco Aurelio Trovalusci, Amedeo Bianchi, Dante Appetiti (tutti e tre di Marino) e Ippolito Silvagni di Albano. Cfr. Severino Spaccatrosi: antifascista ... , cit., on line : www.tmcrew .org/memoria/spaccatrosi/home.htm, cap. 11. Infine gli stessi nomi sono confermati da CAPOGROSSI, cit., p. 159. 153 L'esplosione sul tratto Roma-Formia si sarebbe verificato alle ore 20:15; quello sul tratto Roma-Cassino alle ore 22:45. Circa 400 militari tedeschi sarebbero deceduti nel primo attentato, una trentina nel secondo. "I due convogli sono praticamente distrutti. Specialmente quello di Cassino è ridotto ad un ammasso di ferro contorto", LEVI CA v AGLIONE, cit., p. l 03 . Controverso è il numero delle vittime. Infatti stando al mattinale della Questura di Roma del 21 dicembre, l'estensore del quale potrebbe anche aver avuto l'ordine di minimizzare e di non diffondere informazioni sulle effettive perdite tedesche, l' attentato al ponte delle Sette Luci sulla Roma-Formia colpì il treno operai n. 4056 proveniente da Roma, provocando il ferimento del macchinista Francesco Prete fu Costantino e dell 'aiuto macchinista Giuseppe Bressan fu Domenico, ricoverati all ' ospedale San Giovanni rispettivamente con 3 e 20 giorni di prognosi, oltre che il ferimento lieve del frenatore Antonio Tedesco di Pasquale e di una donna, Luisa Chiappini di Pietro, contusa al piede destro. Invece sulla linea RomaCassino sarebbe stato colpito il treno n. 3649 partito vuoto da Ciampino e diretto a Colleferro, provocando il ferimento leggero del macchinista Domenico Serra e dell ' aiuto macchinista Renato Francalancia. Il treno qui sarebbe solo deragliato, bloccando i binari in entrambe le direzioni. Anche qui, non si parla di militari tedeschi 77
Due convogli annientati, centinaia di vittime, scorte e mumz10ni perdute, una delle arcate del ponte pericolante: fu uno dei colpi più duri che i tedeschi ricevettero dalla guerriglia partigiana dei Castelli Romani nel corso di quell'inverno 1943. L'attentato fu eseguito in modo talmente professionale, che i tedeschi ritennero non potesse essere opera di comuni bande armate di resistenza e attribuirono l'azione di sabotaggio a paracadutisti inglesi. Da parte del CLN romano si ritenne opportuno lasciar credere ciò ai tedeschi, per evitare una ritorsione commisurata all'operazione di guerra. Il segreto cospirativo fu tenuto anche dalla stampa clandestina e la voce ufficiale che circolò fu quella di un sabotaggio condotto da reparti speciali alleati 154 . Il 3 gennaio da Roma giunse l'ordine di eseguire un'azione di disturbo prolungato e diffuso del traffico stradale, di bloccare più automezzi tedeschi possibile. Il giorno della Befana Marco Moscati e la sua squadra gettarono chiodi sulla Velletri-Artena e mitragliarono gli automezzi danneggiati; così pure fecero due squadre di Albano, la prima al comando di Ferruccio Trombetti, la seconda da Cesare Passa, sulla Nettunense e sull'Ardeatina. Ad Ariccia la squadra di Aldo Lado si occupò della strada di Campoleone. Altrettanto fece Marco Aurelio Trovalusci con la sua squadra che si occupò della via Appia. La situazione si capovolse improvvisamente dopo lo sbarco di Anzio, che avvenne il 22 gennaio 1944. L'operazione, denominata Shingle, avrebbe dovuto alleggerire la pressione sul fronte di Cassino e possibilmente conquistare Roma, una delle capitali dell'Asse, nel giro di qualche settimana. Invece per il suo attendismo il generale americano John Lucas vanificò l'effetto sorpresa e compromise l'iniziativa, diede modo ai tedeschi di riorganizzarsi e rischiò di essere ricacciato in mare, ma soprattutto causò un prolungamento della guerra di altri quattro mesi, prima che gli alleati riuscissero a morti. Cfr. Archivio Centrale dello Stato, RSI, Segreteria Capo poi., b. 70, fase. Questura di Roma, mattinali gennaio-febbraio 1944. 154 PINO LEVI, cit., pp. 102-103: "23 dicembre. I tedeschi credono che i due attentati siano stati opera di paracadutisti inglesi. La signora Paris dice di aver inteso un ufficiale tedesco alloggiato in casa sua affermare che le due azioni erano state eseguite con troppa precisione per essere opera di partigiani". 78
liberare Roma. Ciò comportò che la linea tedesca di difesa denominata Gustav fosse arretrata intorno ai Castelli Romani con un riposizionamento delle forze lungo la nuova linea Caesar 155 • La conseguenza per la lotta armata partigiana fu che tutta la zona di operazioni battuta in precedenza con una certa libertà di azione divenne improvvisamente teatro di operazioni e retrovia di un fronte di guerra distante 30 km appena. All'iniziale entusiasmo per la notizia seguì la delusione e l'impotenza di quanti avevano fino a quel momento rischiato la loro vita in azioni partigiane di contrasto: le cittadine bombardate o sfollate, la campagna costantemente percorsa da ingenti forze militari, le strade percorse da autocolonne di carri armati, giunti dal sud e soprattutto dal nord Italia, non permettevano più di muoversi con l'agilità necessaria, di procurarsi il consueto sostegno della popolazione, di mettere al sicuro viveri e armamenti, perfino di comunicare tra squadra e squadra in tempi rapidi 156 . Il GAP di Pino Levi fu costretto ad abbandonare la base di Monte Savello, dove venne ad attestarsi un reparto di artiglieri della Wehrmacht. La banda armata riusciva comunque a mettere a segno qualche iniziativa, come tagliare i fili del telefono e bloccare qualche automezzo, ma anche l'attività poliziesca aumentò a dismisura e i rischi di essere denunciati, scoperti e arrestati si facevano ogni giorno sempre più concreti. Marco Aurelio Trovalusci dovette abbandonare Marino, perché ricercato e, pur nella clandestinità, dovette trasferirsi ad Albano presso la squadra locale, di cui assunse il comando. Il 26 gennaio tentò e riuscì con grandissimo rischio e molto sangue freddo a seminare le quadripunte fabbricate in alcune officine di Albano su un crocevia molto trafficato e quasi sotto gli occhi della polizia militare che transitava di continuo. L'ultimo 155
La linea Gustav attraversava in senso trasversale la penisola italiana dal Garigliano a Ortona; la linea Caesar si estendeva da Ostia fino a Pescara. 156 LEVI CAVAGLIONE, cit., pp. 126-127: "Genzano è stata duramente colpita e alcuni nostri depositi sono andati distrutti. Ho preparato per questa notte una serie di azioni, ma non è stato possibile recapitare l'ordine alle squadre di frascati e di Marino, a causa dei violenti bombardamenti aerei su quelle strade"; " ... i rapporti mi segnalano che ovunque è diventato materialmente impossibile muoversi. I tedeschi si trovano dappertutto. Lungo i sentieri campestri arrancano i carri armati. Nelle case coloniche, nelle fattorie isolate sono accantonati plotoni, compagnie, battaglioni", p. 136.
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attentato a Marino ci fu il 28 gennaio, con un carico di esplosivo, mediante il quale fu fatto crollare un edificio lesionato, in modo tale da ostruire con le macerie la strada provinciale che porta ad Albano. Ad Albano, il 1 febbraio, mentre era in corso una riunione operativa del CLN locale nell'officina di Gigi Passa, la città venne bombardata. Il giorno dopo fu la volta di Marino. Ogni giorno, per tutto il mese di febbraio e su tutta la zona dei Castelli, fu un martellamento continuo di bombe e cannonate, di incursioni aeree, di mitragliamenti e di spezzonamenti. Pertanto a Pino Levi venne dato l'ordine di recarsi prima a Roma, poi a Zagarolo e Palestrina, dove con Ferruccio e Marco avrebbe dovuto organizzare e comandare da quelle parti una banda armata. Da questa data fino alla liberazione del 4 giugno si segnalano nei Castelli Romani soltanto poche azioni isolate da parte dei resti delle bande armate, come lo scontro con le truppe tedesche a Frascati il 25 febbraio 157 •
Dallo sbarco di Anzio alla liberazione di Roma Nella notte tra il 21 ed il 22 gennaio 1944 un contingente angloamericano appartenente al VI Corpo della 5a armata dell 'Allied Armies in Italy, trasportato da 374 imbarcazioni, effettuò uno sbarco sulla costa laziale nei dintorni di Nettunia (come allora si chiamava l'unione comunale tra Anzio e Nettuno, costituita nel 1939). L'area dello sbarco andava da Tor Caldara a nord (nome in codice: "Peter Beach") fino a Torre Astura ed al "Canale Mussolini" a sud. 157
In previsione dello sbarco alleato e quindi di un' auspicabile intensificazione della lotta armata delle bande partigiane, le forze alleate fecero pervenire agli inizi di gennaio 1944 rifornimenti di esplosivi, coperte, armamenti e perfino una somma di 3.000 lire messa a disposizione della Resistenza dei Castelli Romani, pervenuta attraverso i canali del Vaticano, a Lorenzo D' Agostini. Questo maggiore impegno richiesto dagli alleati alle bande armate non poté dispiegarsi come voluto a causa delle mutate condizioni di guerra. I vertici del CLN romano decisero alla fine di febbraio di ricollocare i comandanti della lotta armata in zone più periferiche e di provvedere soprattutto alle esigenze della popolazione. Cfr. la Guerra di liberazione nei Castelli Romani, cit., p. 90 e 92.
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Lo sbarco di Anzio era stato deciso due settimane prima dal presidente statunitense F. D. Roosevelt e dal primo ministro inglese W. Churchill alla conferenza di Marrakech (7-8 gennaio). L'Allied Anny in Italy era comandata dal generale inglese Harold Alexander, mentre il comando della sa annata spettava al luogotenente generale statunitense Mark Wayne Clark. Al comando del corpo d'annata di Anzio c'era il maggiore generale John P.Lucas, militare statunitense di lunga attività: aveva partecipato alla spedizione contro il guerrigliero messicano Pancho Villa nel 1915-1916 ed alla prima guerra mondiale sul fronte francese. Egli diresse le operazioni di Anzio dall ' incrociatore USS Biscayne. La sua condotta dello sbarco fu criticata in quanto ritenuta troppo timida (si tramanda che una jeep mandata in avanscoperta sarebbe giunta indisturbata fino a Roma e poi sarebbe tornata indietro per comunicare un'incredibile assenza di truppe nemiche); perciò il 23 febbraio Lucas fu sostituito al comando del corpo d'annata dal maggiore generale Lucian Truscott 158 . A partire dalle 7:35 del mattino e per tutto il giorno, Velletri fu la prima città dei Castelli Romani ad essere pesantemente bombardata e mitragliata, con la popolazione costretta alla fuga, con centinaia di morti e praticamente l'intero centro storico distrutto. La cittadina fu sottoposta ad un vero e proprio martirio, rievocato dalle drammatiche pagine del libro di padre Laracca 159 • Quel 22 gennaio, uno dei più importanti capi partigiani dei Castelli Romani, il militante comunista Salvatore Capogrossi, si trovava a potare le viti della sua vigna nelle campagne di Genzano, quando d'un tratto sentì i mitragliamenti ed i primi bombardamenti angloamericani su Velletri, ed i compagni del Comitato di 158
Tra i soldati morti nello sbarco ci fu il sottotenente dei Royal Fusiliers inglesi Eric Fletcher Waters, padre del musicista Roger Waters, guida del celebre gruppo rock dei "Pink Floyd". Il figlio immortalerà le circostanze della morte del padre in varie canzoni, tra cui "Another Brick In The Wall" nel celebre album "The Wall" (1979). La storia di questo soldato è emblematica: Eric Fletcher Waters era autista di ambulanza, pacifista e militante del piccolo partito comunista britannico, ma decise di arruolarsi in guerra per difendere l'Inghilterra dall'attacco nazista. Morì in un attacco contro i tedeschi nella zona di Campoleone il 18 febbraio 1944. 159 L ARA CCA, cit., pp. 79 ss. 81
Liberazione Nazionale lo vennero ad avvertire dello sbarco avvenuto 160 . Altri due importanti dirigenti partigiani dei Castelli, il comunista Severino Spaccatrosi e l'ebreo genovese Pino Levi Cavaglione, si trovavano alloggiati presso la guardiania della villa del professor Edoardo Volterra (figlio dell'accademico antifascista Vito Volterra 161 ), situata tra Ariccia ed Albano 162 • L'ex-ministro fascista, Giuseppe Bottai, ricercato dai repubblichini di Salò 163 perché aveva votato contro Mussolini il 25 luglio 1943, era nascosto sotto la protezione della Santa Sede tra le Ville di Castel Gandolfo ed il convento di Palazzolo sul lago Albano. Nei suoi diari ricorda anche lui i bombardamenti e i mitragliamenti a bassa quota iniziati alle sei del mattino, e i rombi dell'artiglieria la sera. "C'è dell'elettricità nell'aria, del nervosismo", scrive 164. Da Albano si potevano vedere chiaramente le navi angloamericane impegnate nello sbarco; una voce popolare racconta che delle avanguardie di soldati americani arrivarono fin da subito nei pressi di Albano, circostanza non improbabile. I tedeschi, infatti, vennero in forze solo più tardi, quando il feldmaresciallo Kesselring ebbe il tempo di schierare contro la testa di ponte di Anzio l'intera XIV armata. A partire dal 23 gennaio iniziò lo sfollamento di Frascati, già duramente colpita da un bombardamento 1'8 settembre 1943, e fatta ancora bersaglio delle bombe angloamericane nei giorni successivi,
°CAPOGROSSI, cit., p. 163.
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Vito Volterra (Ancona 1860-Roma 1940) è stato un matematico e fisico particolarmente importante nello studio delle equazioni. Professore universitario a Torino e poi a Roma, nel 1905 fu nominato senatore del Regno. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti insieme ad un pugno di colleghi accademici, e si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista e perciò venne allontanato dall'insegnamento. 162 SPACCATROSI, cit., cap. 12, p. I. 163 La Repubblica Sociale Italiana, detta "Repubblica di Salò" per via del fatto che il Capo dello Stato e del Governo di questo Stato-fantoccio, che era Mussolini, risiedeva nella cittadina di Salò, ridente località di villeggiatura sul lago di Garda. I ministeri erano sparsi in varie città del Nord Italia. Tanti impiegati ministeriali, anche marinesi, dovettero seguire i loro uffici trasferiti da Roma al Nord. 164 Giuseppe Bottai, Diario 1944-1948, a cura di Giordano Bruno GUERRI, p. 36, Milano, 2001, ricordato da MANCINI, cit., p. 201. 82
benché l'Alto comando militare germanico ed il feldmaresciallo Kesselring si fossero trasferiti nel Viterbese, nei dintorni del paese di Ronciglione 165 . Il 25 gennaio il direttore delle Ville Pontificie, Emilio Bonomelli, fu autorizzato da Pio XII ad aprire i cancelli agli sfollati dei paesi vicini 166. Per la gestione dell'igiene e della sanità, la repressione della speculazione, l'alimentazione della popolazione più indigente ed il mantenimento dell'ordine pubblico fu costituita tra gli ospiti delle ville una Commissione straordinaria, composta da quattro comunisti, tre cattolici, due esponenti del Partito d'azione ( di ispirazione repubblicana), due socialisti, oltre che dall'arciprete e dal podestà di Castel Gandolfo 167. Il 28 gennaio, i tedeschi ordinarono lo sgombero di Albano 168 , e molti albanensi ripararono dentro le Ville Pontificie, confidando nell'extraterritorialità dei 55 ettari delle proprietà pontificie, concessa dai Patti Lateranensi del 1929 169 . Fuori dalle Ville continuavano i bombardamenti. Il 30 gennaio fu colpita Genzano 170 , e crollarono diverse grotte nel fragile sottosuolo 165
Giovanni Battista SGUARIO, Viterbo durante il periodo della Repubblica di Salò, in "Biblioteca e società", n° 26/1997, p. 5; URL http://www.bibliotecaviterbo.it/rivista/l 997 ~3/inserto.pdf. Ragion per cui non ci poteva essere nessun Kesselring di passaggio per Marino o altri paesi dei Castelli Romani, come spesso viene detto per giustificare i bombardamenti aerei. Del resto sarebbe ingenuo pensare che gli angloamericani fossero in grado di controllare nel dettaglio ogni spostamento dei nemici: eppure la paura portava anche a pensare questo. Si confronti ad esempio un passo del diario di Anita Caracci Madussi: a fine maggio 1944 un gruppo di tedeschi in ritirata chiese agli sfollati all'ex-collegio degli Scozzesi di passare la notte lì, e gli sfollati non avrebbero voluto, per timore di un bombardamento aereo punitivo. Anita Caracci Madussi, cit., p. 60. 166 Emilio BONOMELLI, Cronache di guerra nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, s. I. e d., p. 22. Bonomelli era un avvocato di Rovato, in provincia di Brescia, importante esponente del Partito Popolare Italiano prima dell'avvento del fascismo. Allontanatosi dalla politica ed anche dall'Italia (fu esule tre anni in Francia), venne richiamato da papa Pio XI alla direzione delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, dove i papi non erano più entrati dal 1869. 167 MANCINI, cit., p. 206. 168 SPACCATROSI, cit., cap. 12, p. 2. 169 Nelle Ville, in particolare nel padiglione del Belvedere, furono trasferiti gli uffici del Comune di Albano, l'anagrafe e gli archivi. Cfr. 80NOMELLI, cit., p. 22. 17 Cronologia USAAF MTO, disponibile online all'indirizzo http://www.milhist.net/usaaf/mto44a.html
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di Genzano Vecchia, seppellendo chi vi si era rifugiato 171 • Lo stesso giorno furono bombardati Monte Compatri e l'aeroporto provvisorio tedesco di Molara, sotto al Tuscolo, lungo la via Anagnina, già abbandonato dopo lo spostamento dell'Alto comando germanico 172 • Il giorno prima in un bombardamento di Frascati furono distrutti l'ospedale e la chiesa di Capocroce 173 . La popolazione civile cercò di rifugiarsi in luoghi il più possibile sicuri: nelle vigne, nelle grotte naturali (come quelle Grotte Centroni, che offrirono rifugio ai ciampinesi sfollati fin dal luglio 1943) o in quelle sotterranee nei paesi, nei boschi, nelle gallerie ferroviarie, in particolare quelle della ferrovia Roma-Albano ormai disattivata. Alcuni genzanesi trovarono riparo presso l'antico emissario che collega il lago di Nemi a Vallericcia. L'umidità di questi rifugi improvvisati causava bronchiti e polmoniti 174 . Altro che protezione antiaerea organizzata dall 'UNPA, a Lanuvio ogni anfratto rappresentava un rifugio 175 . La situazione peggiore forse toccò ai velletrani, costretti ad abbandonare la loro città divenuta un vero e proprio bersaglio: 12.000 velletrani si ripararono nei fossi circostanti, in condizioni che è difficile immaginare per chi non le ha vissute 176. La sera del 30 gennaio, sulla piazza di Marino si verificò un incidente drammatico. Alle 21 :30 venne ferito in circostanze poco chiare un soldato tedesco e i suoi commilitoni fermarono i passanti per perquisirli. Vennero individuate in particolare tre persone: una, Ferdinando Lanciotti di Agostino, di ventidue anni, residente in Borgo Garibaldi, venne trovato disgraziatamente in possesso di una pistola e per questo fu fucilato sul posto. Gli altri due vennero 171
CAPOGROSSI, cit., pp. 166-167. Michele SALERNO, Genzano 1944, in "Castelli Romani", n° 4, luglio-agosto 2000. 172 Raimondo DEL NERO, La Valle Latina, Albano Laziale, 1990, p. 85. 173 Luigi DEVOTI, Frescati-Frascata-Frascati, voi. I, Velletri, 2004, p. 197. 174 CAPOGROSSI, cit., p. 165. 175 EVANGELISTA, cit., p. 206-223: "Non è il caso di arrischiarsi in un censimento dei ricoveri, perché si può dire che ogni buco che desse l'impressione di garantire un minimo di sicurezza venne utilizzato come rifugio". L'autore riporta nomi, immagini e ricordi di ciascuna grotta che fu utilizzata a Lanuvio. 176 LARACCA, cit., p. 223.
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tradotti a Velletri 177 • Sul campo di battaglia, alla mezzanotte del 31 gennaio iniziò la prima offensiva angloamericana su Campoleone e Cisterna. I tedeschi cercarono di riconquistare le due località nella notte tra il 3 ed il 4 febbraio e poi 1'8 febbraio tentarono Aprilia. La situazione per gli angloamericani si faceva difficile: I' 11 febbraio falliva la riconquista di Aprilia, ed il 19 febbraio i tedeschi scatenavano l'Operazione Fischfang (cattura del pesce) con lo scopo di tagliare in due la testa di ponte. È in questo contesto che il comando del VI Corpo d'armata alleato venne affidato al maggiore generale Lucian Truscott il 23 febbraio 178 . I tedeschi facevano affidamento sulle alture dei Colli Albani per colpire la pianura costiera. In diversi punti vennero dislocati micidiali pezzi di artiglieria pesante. I più temibili erano i due "cannonissimi" sistemati nella galleria ferroviaria di Villa Senni sulla Roma-Frascati 179 : si trattava di due Krupp K5 da 283 mm di calibro, chiamati dai tedeschi "Leopold" e "Gustav" 180 e dagli americani "Anzio Annie" ed "Anzio Express". I K5 erano stati usati negli assedi di Leningrado e Stalingrado e sarebbero stati usati poi per la difesa della Normandia. I due cannoni ferroviari dovevano essere arrivati a Ciampino via Milano intorno ai primi giorni di febbraio. Si calcola che spararono 5.523 colpi nei quattro mesi di attività. Rimasti indenni, furono catturati dagli americani il 7 giugno 177
ACS, RSI, Segreteria Capo poi., b. 70, fase. Questura di Roma, mattinali gennaiofebbraio 1944, documento del 3 febbraio 1944. Si racconta anche che il giovane sia rimasto agonizzante e che poi sia stato finito con un colpo di pistola alla testa. 178 Lucian King Truscott junior era il comandante della terza divisione di fanteria americana, quella che era sbarcata per prima a sud di Nettuno. Mantenne il comando del VI Corpo anche dopo la liberazione di Roma, quando coordinò gli sbarchi nella Francia meridionale nell'agosto 1944. Terminò la guerra come luogotenente generale della 5• armata impegnata nell'offensiva finale contro i tedeschi nel Nord Italia, succedendo a Clark. Dopo la guerra fu al comando dell'occupazione militare della Baviera. Morì nel 1965 circondato dal rispetto di tutti. 179 In quella zona, lungo la Roma-Frascati, si erano sistemati anche numerosi sfollati a Ciampino, incluso come già è stato detto il parroco padre Antonio con le suore clarettiane. La controbatteria angloamericana creava non poche preoccupazioni a ~ueste persone. Cfr. NEGRONI, cit., p. 3. 1 o DEL NERO, cit., p. 86. 85
1944 presso la stazione di Civitavecchia. Trasportati in America via nave dal porto di Napoli, negli anni Cinquanta i due "cannonissimi" tedeschi furono studiati dai tecnici statunitensi, che li usarono in esercitazioni. Oggi "Leopold-Anzio Annie" si trova presso un museo del Maryland, negli Stati Uniti, mentre "Gustav-Anzio Express" si trova in Francia, nel museo del Vallo Atlantico di Calais. Il 1° febbraio vennero bombardate Ariccia ed Albano, lungo la direttrice dell'Appia. Furono colpite le linee telefoniche lungo la Galleria di sotto 181 . Zaccaria Negroni riferisce che un caporale tedesco abbia dichiarato: "Oggi Albano, domani Marino" 182 . Albano peraltro sarà colpita anche il giorno seguente. Mercoledì 2 febbraio 1944 era una splendida giornata, "un giorno limpido di tramontana", come annota nel suo diario Anita Caracci Madussi 183 . Alle 12:38 ben 36 bombardieri del 340° stormo della United States Army Air Force (USAAF) colpirono Marino. A quell'ora quasi tutti erano in casa per preparare il pranzo come potevano. Quel giorno il Comune aveva distribuito la pasta, dei cannolicchi neri come la liquirizia 184, perché il grano utilizzato era di pessima qualità, ammesso che fosse grano e non segatura. Quasi tutte le testimonianze concordano nell'affermare che, all'arrivo del primo stormo (il 321 °) che andava a bombardare Albano, suonarono le sirene. Tuttavia, non tutti si misero prontamente al sicuro, perché si era ormai abituati al passaggio di formazioni aeree che andavano a bombardare altrove. Ed in effetti, il primo stormo passò senza sganciare nulla, perché era diretto su Albano. Poi arrivò una seconda formazione. È verosimile che stavolta le sirene non suonarono. I diari di volo, ormai resi pubblici, riferiscono che circa il 90% degli ordigni era caduto nell'area dell'obiettivo e che il bersaglio era stato colpito in direzione sudovest-nord-est "right through it" ("esattamente attraverso esso"). 181
MANCINI, cit., p. 213. NEGRONI, cit., p. 9. 183 CARACCI MADUSSI, cit., p. 33; NEGRONI: "Mercoledì 2 febbraio. Giornata di sole. Cielo splendido. Calma perfetta. La gente si avvia verso casa per il pranzo. In chiesa è appena terminata la solenne funzione della Candelora Alcune donne indugiano tranquille nei negozi per le spese giornaliere", p. 9. 184 Testimonianza di Cesarina Rossi Caracci. 182
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Inoltre, "the road running into town was well covered with bombs", "la strada che corre dentro al paese fu ben centrata con le bombe" 185 . I marinesi furono colti nel pieno delle loro occupazioni quotidiane. Maddalena Segni, la mamma del segretario del locale CLN Carlo Colizza, fu sorpresa in piazza Lepanto mentre era appena uscita di casa con il nipotino per andare a fare la spesa: fu ritrovata sotto le macerie con i soldi ancora in mano 186 . Angelo Armati era andato di buon mattino alla sua vigna a Due Santi con le lavoranti, come ogni giorno, ma la presenza di un presidio tedesco in una villa in via dei Ceraseti aveva impaurito le donne, che vollero tornare a casa. Perciò fu sorpreso dal bombardamento in una cantina di via Santa Lucia: estratto vivo ma gravemente ferito dalle macerie, morì pochi giorni dopo in ospedale a Roma 187. La pasticceria Onorati in corso Vittorio Emanuele (oggi corso Trieste) era gremita di tedeschi in libera uscita, che la affollavano per comprare una sorta di castagnaccio, di cui andavano ghiotti. Furono tutti sorpresi dal crollo dell'edificio per il quale morirono. Furono colpiti edifici nella parte alta di via Garibaldi, in piazza San Barnaba, piazza Lepanto, via Posta Vecchia, via Cavour, corso Vittoria Colonna. In piazza Matteotti, già XVIII Ottobre, rimase a nudo la storica torre medievale del castello medievale, precedentemente inglobata in un edificio civile. La polvere dei calcinacci invase il paese 188 • Gli edifici storici di Villa Desideri e Palazzo Colonna furono completamente distrutti. Andò perso l 'antiquarium comunale, inaugurato nel 1904 a cura dello studioso Pasquale Seccia Cortes: insieme ai reperti archeologici, 185
NEGRONI, cit., pp. 12-13: "La pioggia di bombe ha seguito una direttrice : stazione ferroviaria-Villa Desideri [...] Altro obiettivo del bombardamento: l'ostruzione delle vie di transito. Via Cavour e via Garibaldi sono bloccate, ostruito il Corso; a piazza Lepanto le macerie di Palazzo Colonna arrivano fino al secondo piano e per aprire un riassaggio pedonale occorrerà un lavoro di settimane". 86 Ricordi di Carlo Colizza in/ nonni raccontano, testimonianze raccolte dagli alunni della III E della scuola media statale "Giacomo Carissimi" di Marino nell' A.S . 1990/1991 , a cura di Daniela MIRACCO, Rita RUFO BARDELLONI e Vittorio RUFO. 187 Testimonianza del figlio Alberto Armati ; riportato da NEGRONI, cit., p. 30. 188 CARACCI MADUSSI, cit., p. 35: "Il crollo delle case aveva sollevato polvere di calce bianca che ne fummo tutte impermeate. Gli occhi e la gola ci bruciavano, non si poteva respirare quasi. Era caduta come una nebbia fitta, da dove gli esseri umani sbucavano come impazziti".
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furono dispersi nel crollo pezzi importantissimi della storia locale, come il Libro dei Consigli a partire dal 1591, il Catasto del 1596 e gli Statuti del 1676 189 • Furono dispersi gli arredi di Palazzo Colonna, tra cui la collezione completa dei ritratti dei papi da san Pietro a Pio IX 190 . Nel crollo della residenza comunale furono coinvolti gli addetti all'unico ufficio ancora funzionante, quello annonario, gestito da Nilo Rinaldi e dalle sue collaboratrici. È interessante notare, come ci ha segnalato lo studioso Stefano Paolucci, che il bombardamento di Marino era stato programmato già per il 30 gennaio, e la missione era stata affidata al 321 ° Gruppo, 57° Stormo, 12a armata dell'USAAF, di stanza presso il campo di volo pugliese Di Vincenzo, vicino Foggia. La missione tuttavia fu annullata a causa della copertura nuvolosa del bersaglio: Marino. Di certo gli angloamericani non bombardarono Marino sospettando il passaggio di Kesselring, che era già al sicuro a Viterbo. Tutto fu deciso dalle foto aeree riprese nei mesi precedenti, e dalle mappe degli incroci stradali ("road junction"), obiettivi privilegiati di questi bombardamenti "tattici" 191 • La prima foto aerea di Marino 192 fu effettuata il 28 dicembre 1943 alle ore 11 :00 ad opera di un reparto britannico, il 682a Squadriglia della RAF partita dal campo di volo di San Severo, vicino Foggia. Si tratta di una splendida foto scattata dall'altezza di 24.000 piedi (7.900 metri circa), in cui si notano 189
U. ONORATI, Brevi note sull'antico Museo civico di Marino, in Giovanna CAPPELLI, La raccolta dell'antiquarium di Palazzo Colonna a Marino, Marino, 1989. 190 Tra gli altri vedi Antonia LUCARELLI, Palazzo Colonna tra Medioevo e Rinascimento, in Memorie marinesi, Marino, 1997, p. 53. Ilario Del Mastro, che abitava vicino al Palazzo, ritrovò tra le rovine due dipinti della serie dei papi, li estrasse dalle macerie e li consegnò al sacerdote don Salvatore Padroni. I dipinti furono restaurati ed offerti al Comune da don Giovanni Lovrovich nel 1984: ad oggi una delle due tele, raffigurante papa Giovanni XVI, è conservata presso la parrocchia San Barnaba. Vedi nota dell'assessore Saturno Rossi, prot. 193 84/1984 del Comune di Marino, con nota a margine manoscritta di Ugo Onorati, e dichiarazione di Ilario Del Mastro al parroco don Aldo Anfuso del 14 febbraio 1998, conservate assieme al dipinto. 19 Sia il bombardamento di Albano del 1° febbraio che quello di Marino del 2 sono classificati come bombardamenti tattici e non strategici. Vedi cronologia USAAF, cit. 192 Le foto aeree sono pubblicate nel bel libro fotografico Il Volo: una storia documentaria di Marino 1904-1974, a cura della Biblioteca civica "Vittoria Colonna", con i contributi di Vittorio RUFO e Giancarlo DE MARCHIS, Marino, 2003. 88
molto bene la linea ferroviaria Roma-Albano, i tornanti di via Romana e lo slargo di piazza Matteotti. Fu probabilmente sulla base di questa immagine che si decise che Marino era un obiettivo sensibile. Otto giorni dopo il bombardamento, il 1O febbraio, un velivolo leggero da ricognizione del 3 ° Photo Group statunitense volò su Marino alle ore 11.35, scattando dall'altezza di 20.000 piedi circa (6.000 metri) una foto detta di "post strike", "dopo il colpo". In questa immagine si vedono chiaramente le distruzioni della missione del 2 febbraio e i crateri delle bombe disperse allora in aperta campagna nelle zone di Vascarelle e di Villa Desideri. Pertanto sulla base di questa foto l'obiettivo fu giudicato sufficientemente colpito, e non ci furono più missioni con bersaglio Marino centro storico, tranne alcune zone considerate periferiche, mitragliamenti e cannoneggiamenti, specie nelle ultime settimane prima della liberazione. Un'ultima foto aerea di Marino e Grottaferrata dall'altezza di 26.000 piedi (poco meno di 7.000 metri), centrata su Villa degli Scozzesi e sul deposito di San Giuseppe, risale alle ore 09:50 del 1° giugno 1944 ed è stata scattata dalla 718a Squadriglia della forza aerea navale britannica. Il caos seguito al bombardamento fu enorme. Era assente qualsiasi autorità costituita; il Commissario prefettizio ed il segretario comunale Sergio Bucciarelli si trovavano a Roma, il primo colpito da un attacco nervoso, dunque a Marino l'autorità comunale più alta presente era solo il vicesegretario comunale Letterio Calabretta. Questi 1'8 febbraio scrisse una vibrante lettera al Prefetto 193 . Fu allora, come si è detto che Zaccaria Negroni, un 193
"[ •.• ] Informo che il Clero, il commissario di P.S. [Nicola Cutuli], il Comando della Guardia Nazionale Repubblicana ed anche una parte della popolazione, si sono prodigati nell'opera di assistenza materiale e morale dei sinistrati. Tra i componenti delle varie istituzioni religiose, i locali comandi di polizia e la popolazione, si è accesa come dire una gara per soccorrere nel migliore dei modi le famiglie dei sinistrati nonché i sinistrati stessi, e tutti, pertanto meritano un vivo elogio. Alla solidarietà dimostrata dalle varie Istituzioni fa purtroppo riscontro, come ho dovuto con rammarico constatare, il mancato interessamento del Commissario dell'Amministrazione comunale, del Segretario e dei singoli impiegati. Tutti indistintamente, tranne qualche rara eccezione, hanno brillato per la loro assenza e
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privato cittadino, benché personaggio conosciuto e già presidente dell'Associazione combattenti, assunse su di sé l'onere di organizzare quei difficili momenti. Lo faceva come capo del Comitato di Liberazione Nazionale, ma questo nei documenti ufficiali diretti alle autorità repubblichine non si poteva dire. Nei mesi difficilissimi che precedettero e seguirono il bombardamento del 2 febbraio gli uomini del CLN si sobbarcarono i compiti a cui il Comune non era più in grado di far fronte, ad esempio procurarsi gli approvvigionamenti alimentari nei luoghi più impensati, come ad esempio il sale a Cervia. I morti al conto finale furono 325, più 20 soldati tedeschi. Tuttavia nei primi calcoli si arrivò a parlare di 600 morti. I soccorsi furono difficilissimi, ostacolati dalle strade ostruite dalle macerie e dal fatto che i tedeschi proprio quel giorno avevano fatto spedire le ambulanze a Monte Compatri 194 . L'ospedale era nel caos perché gran parte del personale, in maggioranza suore, si era allontanato per paura di nuovi attacchi; fu encomiabile il lavoro dell'infermiere Angelo Moretti e di sua moglie Maria Antonietta Faiola, che da soli si presero cura dei ricoverati. I feriti più gravi vennero trasportati a Roma nella disorganizzazione generale delle istituzioni preposte. Il medico condotto lrgo Pomodoro ottenne tre mesi di aspettativa a seguito di una lesione cardiaca conseguenza del bombardamento. Il suo collega, il dottor Federico Battistini, era stato posto a riposo per sopraggiunti limiti di età. Rimase un solo medico condotto nel territorio comunale di Marino, il dottor Ugo Rodelli, incaricato della condotta di Ciampino e sfollato a Villa Capri a Sassone, che fino al 14 giugno dovette ricoprire tutte le condotte del territorio, con la popolazione sfollata nelle campagne, in particolare i ciampinesi a Morena e Grotte Centroni, ormai fin dal luglio 1943. Ed il dottor Rodelli venne anche rimproverato dalle autorità sanitarie provinciali meritano una nota di biasimo. Se non vi fosse stata infatti l'opera alacre, filantropica, generosa di un certo ing. Negroni, che accentrando a sé ogni preoccupazione ed ogni iniziativa, ha curato con ogni mezzo di ripristinare l'ordine in ogni servizio, quella popolazione avrebbe avuto la sensazione che io stesso ho provato di un totale smarrimento. [... ]" Archivio storico comunale di Marino, faldone n. 260. 194 MANCINI, cit., p.215. 90
di non fare abbastanza 195 . L'Ospedale fu totalmente requisito dalle truppe tedesche, che prima avevano occupato solo il primo piano. In una nota del vicesegretario comunale Letterio Calabretta datata 31 marzo indirizzata al commissario prefettizio presso la sede comunale distaccata a Roma si legge anche che: "il Comando tedesco dell'Ospedale ha lamentato nei giorni scorsi la mancanza nei locali dell'Ospedale stesso delle tazze dei gabinetti, essendo quelle esistenti inservibili perché rotte in seguito al bombardamento. Chiede di conseguenza che questo Comune provveda alla fornitura e al montaggio delle tazze stesse." Con il materiale che venne recuperato da Angelo Moretti, l'infermiere 196• L'ospedale venne riorganizzato dalle suore della Sacra Famiglia di Nazareth presso il grande convento delle Piccole Sorelle dei Poveri a Capodacqua, che però in seguito anch'esso fu bombardato il 17 febbraio . Allora si riorganizzò un piccolo presidio sanitario presso il convento delle suore domenicane di clausura a Borgo Garibaldi. L'acquedotto venne ripristinato pochi giorni dopo il bombardamento grazie all'opera degli addetti Mariano De Cesaris e Peppino Pompili. La luce elettrica invece era quasi sempre fornita, come pure il servizio tranviario per Roma, che si fermava però al Bivio di Grottaferrata, o anche a Morena in caso di maggior pericolo. Venne aperta una mensa comunale presso Villa Colizza, grazie alla generosità delle suore di Nostra Signora degli Apostoli. Si arrivarono a cucinare fino a 500 pasti caldi al giorno. Vino e cibo furono offerti da Camillo Colizza, Tito Bellucci, Pio Benedetti, Tullio e Renato Frezza, Furio Trinca, Paolo Guidi, Olo Galbani, Emilio Andreuzzi, Salvatore Massotti, Ugo Ceci, Giuseppe Terribili, Barnaba Trinca. Alfredo Bernabei donò un bue e Giulio Bemabei una vacca, Luigi Capri Cruciani 100 pecore. Un 'altra mensa organizzata dalle Piccole Discepole di Gesù si trovava nei locali della Coroncina, sotto la basilica di San Barnaba. Lì erano sfollati anche la caserma di polizia, l'ufficio postale, gli uffici comunali e la sede della Cassa Rurale. Nella vigna di Attilio Limiti, a Castel De Paolis, furono 195 196
Archivio storico comunale di Marino, Prot. 14596/1944 Prefettura di Roma. NEGRONI, cit., p. 29. 91
provvisoriamente sfollate per una settimana le Maestre Pie Venerini 197 . A Villa Sant'Anna si trovava anche lo sportello della Banca di Marino con la contabilità clandestina del CLN, tenuto dal cassiere Renato Frezza. La sede della banca invece era stata spostata a Roma in piazza Mazzini n. 42, dove il 5 aprile 1944 si tenne un Consiglio di amministrazione, che deliberò un contributo di 25.000 lire a favore dei marinesi bisognosi. Il presidente della Banca era Tito Negroni, padre di Zaccaria, che tanto stava facendo per la popolazione in quei momenti così difficili 198 • Nei grandi locali del convento domenicano di clausura di Borgo Garibaldi 199 furono accumulati generi alimentari, animali e persino benzina da nascondere ai tedeschi. Anche nella proprietà dei Trappisti di Frattocchie si rifugiarono molti sfollati, che si affidarono alla protezione di una statua di san Giuseppe. C'erano poi i ragazzi datisi alla macchia per non fare il soldato, per lo più sparsi per le vigne nella campagna, o comunque nascosti. Il foglio ufficiale del CLN ne calcola il numero in 464, a cui vanno aggiunti una settantina di ragazzi provenienti da altre province ed 11 soldati inglesi, francesi ed americani nascosti ai tedeschi 200 . Moltissimi sfollati si erano rifugiati nei trafori ferroviari della Roma-Albano. Il 9 marzo 1944 il commissario prefettizio procedette alla nomina di due commissioni per disciplinare questi ricoveri: per la galleria del lago Renato Piergallini, Raffaele Panzironi, Gino Di Biagio, Alfredo Laurenti; per la galleria di Castel de Paolis Mario Fabrizi, Fausto Canestri, Francesco Pasqualini, Amilcare De Luca, Renato D'Ottavi, Armando Spoletini. Pochi minuti prima di Marino, il 2 febbraio, i 36 apparecchi del 321 ° stormo USAAF colpirono nuovamente Albano, già bombardata il giorno precedente e la stessa fu presa di nuovo di mira il 4 febbraio. Alle 9:18 del 10 febbraio 38 bombardieri angloamericani partiti dalla base pugliese di Amendola sganciarono 432 bombe da 197
Ugo ONORATI, Le Maestre Pie Venerini a Marino 1732-2007, Marino, 2007, p. 30. Vedi ricerca di RFCS cit. 199 Sulla cui storia vedi il recente libro di Ugo ONORATI, La chiesa del Santissimo Rosario di Marino: itinerario di fede di storia e di arte, Marino, 2014. 200 "Ai marinesi liberi ", relazione del CLN di Marino pubblicata il 17 dicembre 1944. 198
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500 libbre (98 tonnellate di esplosivo )201 su Ariccia e Albano, anche all'interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo 202 . In particolare venne colpito il collegio di Propaganda Fide che affaccia sulla strada detta "Galleria di sopra", pieno di sfollati dai paesi vicini: i morti furono circa 500, benché non esista un elenco certo e definitivo dei caduti in quella terribile circostanza203 . Le bombe sorpresero gli sfollati durante la distribuzione quotidiana del latte 204 . La gente si era rifugiata nelle Ville Pontificie, sperando fossero risparmiate dalla guerra grazie all'extraterritorialità concessa dai Patti Lateranensi del 1929; tuttavia già nei giorni precedenti il segretario di Stato, cardinale Luigi Maglione, aveva fatto presente al segretario di Stato americano Edward Stettinius precedenti violazioni della neutralità vaticana di Castel Gandolfo 205 • D'altra parte pochi giorni prima, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio, soldati tedeschi e polizia fascista repubblicana avevano violato la neutralità della Città del Vaticano entrando all'interno dell'abbazia di San Paolo fuori le Mura, un'altra area extraterritoriale, dove erano rifugiati molti ebrei e ricercati politici. E pochi giorni dopo, il 15 febbraio, gli angloamericani avrebbero bombardato l'abbazia di Montecassino. Perciò setteottomila sfollati abbandonarono in quei giorni le Ville, che fino ad allora erano sembrate "un'immensa arca di Noè", secondo le parole del direttore Bonomelli 206 . Nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio, "il Comune [di Marino] è sorvolato da aeri nemici che hanno mitragliato e spezzonato questo centro abitato. Si lamentano due vittime e danni aifabbricati". 207 Un altro bombardamento colpì Marino il 17 febbraio, intorno alle 13, da
201
MANCINI, cit., p. 228. Anche il 7 febbraio alcune bombe caddero presso il padiglione del Belvedere, ~rovocando la morte di sette rifugiati. Cfr. BONOMELLI, cit., p. 23. 03 Vedi AA.VV., Il bombardamento di Propaganda Fide 1944-2008, a cura dell'Associazione Famigliari delle Vittime di Propaganda Fide, che da anni mantiene viva la memoria di quei tragici eventi. 204 BONOMELLI, cit., p. 23. 205 MANCINI, cit., p. 239. 206 BONOMELLI, cit., p. 23. 207 Archivio storico comunale di Marino, faldone n. 260. 202
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parte di B-25 non scortati 208 • Ci furono 18 morti e danni agli edifici ed al fognone principale in via Cesare Battisti, che venne sventrato per una decina di metri. Vennero colpiti anche il villino di monsignor Alberto Canestri presso l'attuale via degli Scozzesi 209 , in cui il monsignore aveva dato ospitalità ad una trentina di sfollati, ed il convento delle Piccole Sorelle dei Poveri in località Camporesi, tra le cui macerie morirono Medardo Trovalusci, fratello del vicario generale della diocesi di Albano Giovanni Battista Trovalusci2 10, con i figli Antonio e Giuseppina, e 19 suore del noviziato. Fra i feriti: la madre generale, padre Clemente Talone cappellano delle suore e la signorina Emilia Trovalusci. 211 • Quel giorno vennero sganciate circa 300 bombe, che colpirono anche Grottaferrata, Rocca di Papa e Castel Gandolfo 212 • Il 19 febbraio a Velletri, in località Pratolungo, i tedeschi fucilarono 13 civili per rappresaglia in seguito all'uccisione di un soldato tedesco da parte di un contadino che voleva difendere, 208
Cronologia, USAAF, cit. Alberto Canestri era nato a Forlì nel 1882. Aveva studiato presso l'Università Lateranense, allora sistemata nel palazzo di Sant' Apollinare dietro piazza Navona, e qui era stato compagno di studi di Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII . A questa circostanza si deve la storica visita che il papa fece a Marino nell'agosto 1962. Monsignor Canestri, professore di teologia morale, nel 1929 fu designato come postulatore della causa di canonizzazione di papa Pio IX, e nel 1935 divenne prelato alla Sacra Rota. Accudito nel suo villino marinese dalla famiglia Servida, morì il 13 marzo 1971. Vedi Ugo ONORATI, in "Il Tuscolo" n. 178 (30 sett. 2012), p. 23, articolo disponibile on-line all'indirizzo http://www.iltuscolo.it/NuoviFile/Nostra%20Storia%204.html e il volume del medesimo ONORATI, Papa Giovanni XXIII a Marino, Marino, 2012. 210 Giovanni Battista Trovalusci era nato a Marino nel 1879 da Domenico ed Emilia De Santis, in via Santa Lucia. Entrò in seminario con una borsa di studio del Comune di Marino. Ordinato sacerdote nel 1902, nel 1904 fu inviato alla parrocchia di Pratica di Mare, allora "terra di confine" . Si interessò delle antichità della sua parrocchia, e nel 1928 pubblicò "Lavinium", prima monografia su quella importante città latina. Rimase a Pratica di Mare fino al 1925, quando fu nominato canonico a Marino. Nel 1934 divenne vicario generale della diocesi di Albano. Morì il 17 ottobre 196 I ed è sepolto nella cripta della basilica di San Barnaba a Marino. Cfr. Ugo ONORATI, Pomezia Informa, n. 2 (luglio 1984), disponibile on-line all'indirizzo http://www.tuttapomezia.it/Personaggi/Chi_era/trovalusci.htm e Negroni, cit. pp. 2324. 211 Zaccaria Negroni, p. 32. 212 Ugo Mancini, op. cit., p. 238. 209
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a quanto pare, la moglie da un tentativo di stupro213 • Un cippo nella località dell'eccidio ricorda il sacrificio di quei civili. Il 4 marzo il commissario prefettizio di Marino, Modesto Caprini, deliberò il trasferimento degli uffici comunali a Roma, in via Cesare Battisti 6, presso il palazzo della Prefettura (Palazzo Valentini, oggi sede della Provincia di Roma). A Roma funzionavano gli uffici della Segreteria generale, Ragioneria ed economato, Assistenza, Protocollo ed Archivio. Il segretario generale Sergio Bucciarelli venne trasferito a Roma, mentre per la guida degli uffici rimasti a Marino venne assunto in via provvisoria, come già riferito, un vicesegretario, Letterio Calabretta, laureato in Legge. Zaccaria Negroni ricorda che il commissario prefettizio Caprini fu un uomo coraggioso, che lasciò sostanzialmente agire il "governo ombra" clandestino rappresentato dal C.L.N. I tedeschi potevano prelevare qualunque uomo valido per strada e portarlo con loro a lavorare. Risulta che la retribuzione di un operaio sterratore per il Comando Germanico era di 4,50 lire l'ora per 8/10 ore di lavoro, più due pasti inclusi ed il trasporto su un autocarro tedesco da Marino alla zona del lavoro 214 • Il 23 marzo, un GAP (Gruppo di Azione Partigiana) romano realizzò l'attentato di via Rasella: attraverso una bomba rudimentale sistemata in un carretto dell'immondizia vennero uccisi 33 soldati tedeschi, che marciavano nella tranquilla stradina a due passi dal Quirinale. Per rappresaglia i tedeschi decisero di uccidere 1O italiani per ogni tedesco; nelle concitate ore seguenti si arrivò all'eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo)2 15 • Tra i 335 italiani ammazzati dai tedeschi i Castelli Romani pagarono un forte tributo di sangue. Sei vittime erano di Genzano: gli azionisti Bruno Annarummi, Vittorio Buttaroni, Ettore Ronconi; i comunisti Ivano Scarioli e Sebastiano Silvestri con il generale Roberto Lordi2 16; da Albano veniva il 213 Vedi Ilaria Orsolini, Prato/ungo 1944: una strage dimenticata, e Guido Di Vito, Prato/ungo 1944: il racconto dei protagonisti, Velletri 2006. 214 Vedi ricerca di RFCS cit. 215 Per una attenta ricostruzione storica di quegli avvenimenti si veda Alessandro PORTELLI, L'ordine è già stato eseguito, led., Roma 1999. 216 Roberto Lordi (Napoli 1894 - Roma, 24 marzo 1944) era un generale di brigata
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partigiano ebreo Marco Moscati, che aveva 24 anni 217 . Da Monte Compatri i repubblicani Mario Intreccialagli e Placido Martini, quest'ultimo ex sindaco di quel paese prima del 1922, avvocato, massone ed importante esponente politico antifascista. Il dirigente comunista Salvatore Capogrossi riferisce che l'attività partigiana nel mese di marzo 1944 era diventata difficile, limitandosi solo ad azioni di sabotaggio. In particolare, da Genzano ed Albano i partigiani scendevano a Vallericcia per portare via gli animali che i tedeschi avevano sequestrato ai contadini. 218 Dopo lo sfollamento di Genzano nel mese di aprile, la maggior parte dei partigiani di quella zona si rifugiò a Roma, e molti furono catturati in una retata tedesca il 16 aprile, tra cui Mario Colacchi, Nello Lommi, Guglielmo Linari e Severino Spaccatrosi, che fu recluso 39 giorni nel terribile carcere della polizia politica tedesca in via Torquato Tasso a Roma. 219 L'unico dirigente rimasto a piede libero era Capo grossi, che continuò a coordinare la fornitura di generi alimentari attraverso una rete di forni "paralleli" a quelli del mercato libero e l'attività dei responsabili politici comunisti dei Castelli Romani. Il 18 aprile 1944 il dottor Federico Battistini, storico medico condotto di Marino andato da poco in pensione, dalla sua casa in zona Parioli scrisse una nobile lettera al Commissario prefettizio con aerea italiano, diplomatosi alla Nunziatella, operativo in Libia e nella concessioni italiane in Cina. Divenuto inviso al regime, fu messo a riposo nel 1942. Prese residenza a Genzano e trovò lavoro in un polverificio di via Merulana, dove conobbe un altro generale posto a riposo ancora giovane: Sabato Martelli Castaldi. I due fiancheggiarono la Resistenza e quando il titolare del polverificio, in cui lavoravano, venne arrestato dai tedeschi, si presentarono spontaneamente a via Tasso per denunciarsi al suo posto. Il generale è stato decorato con la medaglia d'oro al valor militare. 217 La salma di Marco Moscati, tumulata nel sacrario militare realizzato dopo la guerra alle Fosse Ardeatine, è stata identificata con precisione solo nel 2013 grazie agli esami del DNA. Vedi Francesca Ragno, Marco Moscati, il partigiano di Albano, sarcofago 283, pubblicato in Castelli Today il 16 ottobre 2013, http ://castelli.romatoday.it/albano/marco-moscati-martire-fosse-ardeatine.html 21 8 Salvatore Capogrossi, op. cit., p. 169. 21 9 Quaderni ANPPIA, cit., p. 94; SPACCATROSI, cit., cap. 13. Un altro castellano finito a via Tasso fu Umberto Di Fazio di Albano, insegnante di lettere, autore del libro Via Tasso lo Spielberg di Roma, Roma, 1944. 96
cui si rendeva disponibile ad assistere gratuitamente gli sfollati marinesi qualora venisse dato l'ordine di sfollamento come si vociferava 220 . Infatti, come già detto, il dottor Rodelli era rimasto fin da febbraio l'unico medico del Comune di Marino. Se si voleva un medico, bisognava ricorrere ai medici tedeschi che presidiavano l'ospedale di Marino, come ricorda nel suo diario Anita Caracci Madussi: 221 Il 28 aprile uno spezzonamento provocò un morto e danni lievi agli edifici del centro storico di Marino. Il 30 aprile la Prefettura di Roma fece presente che il Comando Germanico aveva lamentato la presenza di chiodi e pezzi di vetro sulle strade, che creavano problemi agli automezzi diretti al fronte di Anzio. Si sollecitava pertanto alla rimozione degli stessi 222 • Si trattava dei famosi "chiodi a quattro punte", che i partigiani facevano fabbricare da fabbri amici soprattutto a Marino e poi seminavano lungo le vie consolari per bucare le gomme dei mezzi tedeschi. Questi chiodi erano micidiali perché, comunque cadevano a terra, una punta restava in aria per forare gli pneumatici tedeschi. Il 1° maggio i tedeschi stabilirono il coprifuoco dalle 21 alle 5 del mattino. Bisognava andare sempre più lontano a prelevare generi alimentari, a Macerata o a Perugia. I farmaci erano inesistenti: in una nota del 31 maggio il commissario prefettizio aveva richiesto al Sindacato farmacisti una lista di farmaci necessari al Comune: tebasolo, sparmagina, canfora, tintura di iodio, sparteina, caffeina, ipodermoclisi, etere, pasticche di Dackin, aghi per siringhe e cerotti. Qualcuno ha appuntato sulla lettera con un lapis rosso: "Nulla esiste". Il 14, il 15 ed il 23 maggio Marino venne colpita da altri bombardamenti. Ci furono 6 morti e danni notevoli all'abitato. Vennero colpiti i dintorni del Collegio degli Scozzesi, il villino del senatore Mancini in località Vascarelle 223 ed alcuni villini a San 220
Vedi ricerca di RFCS cit. CARACCI MADUSSI, cit., p. 52. 222 Archivio storico comunale di Marino, faldone n. 260. 223 Bruto Mancini (Roma 1880 - 1960) è stato senatore del Regno dal 1939 all'ottobre 1944. Laureato in matematica finanziaria ed attuariale, diventò segretario generale della Corte dei Conti nel 1929: in questo ruolo ha controfirmato tutte le leggi dello Stato, e la sua firma compare anche ali 'inizio dei Codici penale del 1930 e civile del 1942 tutt'ora in vigore, dopo le firme del Re, di Mussolini e del ministro della 22 1
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Rocco. Fu colpito anche l'ospedale 224 . Gli americani stavano sferrando l'attacco decisivo alle linee tedesche: il 18 maggio i polacchi conquistarono Montecassino, il 19 i francesi arrivarono a Pontecorvo con i famigerati marocchini. La linea Gustav ormai era stata superata. Il 23 il generale Truscott ordinò l'attacco da Anzio su Valmontone. Il 25 maggio le colonne alleate provenienti da Anzio e da Cassino si incontrarono a Cisterna. Il fronte si avvicinava ai Castelli Romani. Il 24 ed il 26 maggio i cannoneggiamenti colpirono Marino, provocando 6 morti, tra cui il vigile del fuoco Mario Rosi 225 e 20 feriti. Si cerca di leggere in cielo i segni premonitori della liberazione226 . Il Corriere della Sera riferisce che a Frattocchie erano cadute 16 temibili bombe al fosforo, ma la notizia probabilmente era stata diffusa al solo scopo di propaganda227 • Il 27 maggio di prima mattina una cannonata colpì in pieno le case di via Roma all'altezza di vicolo Giunio Bruto: 7 morti, tra cui Ferrero Trinca, il sarto Renato Urbinati, il nipote Publio, di 20 anni, e la suocera Elvira Durante. Alcuni dei 20 feriti furono trasportati presso l'Ospedale Littorio di Roma, oggi San Camillo 228 .
Giustizia. Pluridecorato durante il Regime, dopo la guerra fu deferito ali' Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo. La Corte lo dichiarò decaduto dalla carica di senatore, tuttavia egli presentò ricorso e pochi mesi dopo la stessa Corte dovette revocare la sanzione, considerando non solo Mancini non colluso con il fascismo (si era iscritto al PNF solo nel 1932), ma valutando anche il merito della sua attività ostruzionistica ai tedeschi ed ai repubblichini durante la guerra. In particolare, a lui ed al generale Grimi si doveva il salvataggio della doppia copia del Gran Libro del Debito Pubblico nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. Inoltre, si era rifiutato di seguire la RSI al Nord, ed aveva dato protezione a molti giovani renitenti alla leva repubblichina. 22 CARACCJ MADUSSI, cit., p. 55. 225 NEGRONI, p. 27. 226 NEGRONI: "Gli scoppi si fanno sempre più vicini. Un aeroplano volteggia sul nostro capo, a larghi giri. Evidentemente "aggiustano" i tiri. Ci siamo! Il fronte è in movimento. L' ora tanto attesa, ricercata con ansia nelle trasmissioni di Radio Londra, l'ora della liberazione, ecco è vicina", p. 24 e "L'una dopo mezzogiorno. Il cannoneggiamento è cessato. Aerei volteggiano lenti: sono apparecchi da ricognizione, fanno da guida alle avanguardie", p. 34. 227 MANCINI, cit. , p. 281 . 228 Testimonianze di Antonio Monacelli e Francesco Santarelli. Cfr. ricerca di RFCS cit. 98
Nella notte tra il 27 ed il 28 maggio una banda di ladri comuni 229 uccise il padre oblato Armando Messuri sul vialone dell'Ospedale (viale XXIV Maggio). Il religioso, nato a Camigliano in provincia di Caserta nel 1902, abitava in una casetta annessa al convento delle suore della Sacra Famiglia di Bordeaux (cosiddette "monache de 'a speranza"), di cui era cappellano. Nella notte tra il 25 ed il 26 maggio i ladri avevano già fatto visita alla casa, approfittando della confusione seguita ai cannoneggiamenti, che erano sempre più intensi. Nelle prime ore del 28 maggio i delinquenti tornarono, ma padre Messuri li sorprese, probabilmente li riconobbe, e da questi venne ferito a morte. Trovato ferito alle prime luci dell'alba 230 , per interessamento di Zaccaria Negroni fu trasportato a Roma, dove morì 1'8 giugno per le ferite riportate 231 . Negli ultimi giorni dell'occupazione tedesca e nelle prime settimane dopo la liberazione si verificarono numerosi episodi di furti e crimini di ogni genere in tutto il territorio di Marino, alcuni anche efferati. Radio Londra diede il segnale che l'attacco verso Roma ormai era imminente con le parole in codice "Anna Maria est promossa" 232 . I tedeschi resistevano tenacemente a sud di Velletri, gli alleati intensificarono i bombardamenti sui Castelli Romani, che ormai erano in pieno fronte di guerra. I cannoneggiamenti del 29 e del 30 maggio colpirono anche il Cimitero di Marino, scoperchiando alcune tombe, dove provocarono fra i tedeschi che vi si erano attendati 10 morti e 50 feriti. La resistenza tedesca era ormai disperata. Si aggiravano soldati armati fino ai denti: "Sono tre e sembrano mille", scrive padre Laracca233 • Kesselring organizzava una "linea Caesar" 229
E non di partigiani, come erroneamente riportato in alcune pubblicazioni ed in alcune pagine su internet. 230 Padre Messuri era solito celebrare la messa per gli sfollati nella vigna di Angelo Daniele Angelini, soprannominato Cestrone, a Castel De Paolis. Anche per quella Pentecoste era atteso, ma purtroppo non poté celebrare quella funzione. 231 Per una biografia completa si veda Padre Gaetano DRAGO O.M.l. , Quando la vita è amore, 1973. Vedi anche un articolo della rivista "Il fatto oblato", n° 12 del 2011, pp. 11-15. Alla memoria di padre Armando Messuri è stata dedicata la casa dei padri oblati in corso Vittoria Colonna a Marino. 232 MANCINI, p. 283. 233 LARACCA, cit., p. 228 . 99
di difesa sull'asse Lanuvio-Velletri-Valmontone, ma alle 21 del 30 maggio i tedeschi iniziavano a ritirarsi anche da Velletri 234 . Padre Laracca racconta di un sottoufficiale austriaco che andò a salutarli prima di partire: "Buona fortuna, italiani, buona fortuna!", disse 235 • A Villa degli Scozzesi si presentò un gruppo di tedeschi in rotta, chiedendo rifugio per una notte: "venivano dal fronte ed erano stremati. Avevano assoluto bisogno di riposare/" 236 • Nel frattempo la stampa ufficiale, in particolare Il Messaggero, titolava a cinque colonne: "Violenti contrattacchi germanici caratterizzano l'andamento della grande battaglia italiana" e "Forte reazione tedesca al terrorismo angloamericano", mentre Il Corriere della Sera titolava: "Passano i Vandali", con riferimento all'avanzata alleata 237 • La notte del 31 maggio la furia della guerra colpì il Castelletto: crollò un edificio ali' Arco di San Giovanni, sotterrando le persone rifugiate nelle cantine. Durante la giornata gli spezzonamenti aerei colpirono la basilica di San Barnaba, scoperchiando il tetto e la cupola. Venne resa inagibile anche la Coroncina, da cui furono sgomberati gli sfollati. Si contarono 15 morti e 20 feriti. Il 1° giugno le cannonate colpirono Borgo Garibaldi: 11 morti sul colpo, i più gravi vennero portati a Roma ma due morirono. I feriti furono 18. Furono i momenti più difficili della guerra. A Grottaferrata la popolazione si rifugiò negli antichi sotterranei dell'abbazia, che venne colpita di striscio dalle cannonate. 238 Vale la pena ricordare che i preziosi documenti dell'archivio del monastero furono tutti salvati 239 ricoverandoli in Vaticano, nel timore che Grottaferrata potesse fare la fine di Montecassino. I tedeschi iniziarono a ritirarsi, alcuni prigionieri americani vennero liberati e raggiunsero Villa degli Scozzesi. Colonne di tedeschi in ritirata attraversarono il territorio marinese: "sembrano 234
LARACCA, cit., p. 229.
235
LARACCA, cit., p. 233. 236 CARACCI MADUSSI, cit., p. 60. 237 MANCINI, p. 283. 238
Cronaca dell'abbazia di Grottaferrata, pp. 33-34, citata da MANCINI, p. 284. Elvira GENCARELLI, Gli archivi italiani durante la seconda guerra mondiale, p. 209, in Quaderni della rassegna degli archivi di Stato, Roma, 1979.
239
http: //www.arch ivi. ben iculturali. it/dga/upl oads/docum ents/Quaderni/Quaderno _ 5 O. pd f
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usciti dal! 'inferno", riferisce nelle sue memorie Anita Caracci Madussi, 240 e lo confermano i ricordi degli sfollati nei trafori della Roma-Albano, che videro passare lungo la ferrovia le ultime SS in ritirata dal fronte di Velletri: giovani biondi e alti, armati fino ai denti di bombe a mano e mitra, insanguinati e laceri. Il direttore delle Ville Pontificie, Bonomelli, testimonia: "Ecco arrivare verso sera, a piccoli gruppo dalla Galleria superiore i tedeschi in fuga, affranti: sostano un momento sulla piazza [di Castel Gandolfo] per dissetarsi alla fontana e chiedono la strada per Roma. L'incubo dilegua: la famosa linea di resistenza fra Albano ed Ostia viene abbandonata" 241 . Alle sei del mattino del 2 giugno i tedeschi fecero saltare in aria il ponte di Ariccia, per rallentare l'avanzata nemica. Poche ore dopo, alle due del pomeriggio, venne fatta brillare la stazione radio di Santa Palomba242 • Venerdì 2 giugno il commissario prefettizio Modesto Caprini arrivò a Marino da Roma, sfidando le cannonate. Doveva consegnare a Zaccaria Negroni l'ordine di sfollamento che la Prefettura gli aveva affidato; ma nessuno aveva dato disposizioni circa il luogo dello sfollamento e l'approvvigionamento degli sfollati. Zaccaria Negroni rassicurò il commissario che avrebbe fatto eseguire l'ordine 24 3, ma poi non lo fece eseguire. Fortunatamente due giorni dopo sarebbe finita la guerra. Sul fronte il generale Clark aveva dato ordine di sferrare l'attacco decisivo da Anzio in direzione di Lanuvio ("Operazione Turtle") ed i combattimenti furono durissimi; ma la 36a divisione di fanteria statunitense comandata dal generale Walker riuscì a sfondare le linee tedesche più a nord, tra Velletri e Valmontone. Nella notte del 1° giugno Velletri venne accerchiata, il 2 cadde Valmontone ed il 3 Lanuvio 244 . L'estrema linea difensiva tedesca di Roma era crollata. Due armate americane, la V e l 'VIII, risalirono Appia, Casilina e Anagnina in direzione di Roma. 24
°CARACCI MADUSSI, cit., p. 26.
241
BONOMELLJ, cit. p. 44. BONOMELLJ, cit., p. 44. 243 NEGRONI, p. 42. 244 DEL NERO, cit., p. 88. 242
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La sera del 3 giugno venne liberata Frascati, dopo alcuni combattimenti sul Tuscolo 245 . Intanto il 142° Fanteria della 36a Divisione "Texas", al comando del colonnello Lynch, che da Velletri prima aveva scavalcato Monte Artemisio, poi conquistato il Maschio delle Faete e infine Monte Cavo il 3 giugno era disceso alle ore 5 di domenica 4 giugno da Rocca di Papa per entrare a Grottaferrata alle ore 8:30 con alla testa il 2° Battaglione motorizzato246 . A Marino, nella notte, era un via vai di camion tedeschi. Il parroco, monsignor Grassi, era rifugiato insieme al vicario generale della diocesi di Albano monsignor Trovalusci presso la cantina di Carlo Moretti, alle Vascarelle. Zaccaria Negroni passò la notte rifugiato poco lontano, in una grotta nel cortile Trinca, presso via Garibaldi: all'alba lì vicino trovò un gruppo di tedeschi carichi di bombe a mano intenzionati a difendere l'incrocio tra via Cairoli e via Garibaldi 247 . Nella tarda mattinata del 4 giugno arrivarono gli americani 248 : trovarono un residuo di resistenza tedesca a San Rocco 245
DEL NERO, cit., p. 88. Per questa ricostruzione dettagliata degli spostamenti delle truppe alleate in direzione di Marino v. Stefano PAOLUCCI, Monte Cavo, 3 giugno 1944: assalto a/forte tedesco, in "Castelli Romani", a. XLVI, n. I (marzo-apr. 2006), pp. 39-42. 247 NEGRONI, cit., p. 43 : "Voglio unpo ' vedere. D 'un salto sono alla Coroncina. Certe facce! Alcuni han le mani sporche di sangue. - Che fare, camerati? - Un 'alzata di spalle. Ma non han l 'aria di gente che vuole combattere. Fuori la via è seminata di bombe a mano abbandonate dai soldati. Sbaglierò, ma han l 'aria di gente che fugge ... È scomparsa, infatti, la spavalderia solita. Sono piuttosto abbacchiati. Il cannoneggiamento è ancora diminuito d 'intensità: buon segno ". 248 Soltanto a mezzogiorno a Castel Gandolfo fu cambiato il cartello bilingue sul portone del Palazzo Pontificio, che avvertiva dell'extraterritorialità dell ' edificio. "È uno sfolgorante sereno meriggio. La gente del Palazzo è sciamata in paese, con un immenso brusio come di alveare a primavera", scrive BONOMELLI, cit., p. 45 . Curzio Malaparte ambienta una delle ultime sequenze del suo potente romanzo La pelle (1949) a Castel Gandolfo nei giorni precedenti la Liberazione di Roma: "Dall'alto dei boschi di Castel Gandolfo, dove Jack ed io, lasciata al mattino la colonna del generale Cork, avevamo raggiunto la divisione marocchina del generale Guillaume, Roma, percossa dal riflesso abbagliante del sole nelle nuvole bianche, appariva di un livido candor di gesso: simile a quelle città di pietra chiara che appaiono in fondo all'orizzonte nei paesaggi dell'Iliade. [ ... ] 1 goumiers del generale Guillaume erano accampati nella selva di cinerei olivi e di oscuri lecci, che dai fianchi del Monte Cave [sic] scende dolcemente a morire nel verde chiaro dei vigneti e nell'oro del grano. La villa papale di Castel Gandolfo sorgeva sotto di noi, sull ' alta riva scoscesa del lago di 246
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ed al vialone dell'Ospedale, poi una colonna americana scese alle Vascarelle ed un'altra da via Garibaldi, e si riunirono all'incrocio di via Cairo li. "Avanzano in fila indiana. Sono stanchi, impolverati; ma sorridono felici. " 249
L'inizio della ricostruzione li 9 giugno 1944, subito dopo la liberazione di Roma, il commissario prefettizio Caprini relazionò la Prefettura di Roma sulla situazione nel Comune di Marino: 250 "l 'abitato del Comune presenta una metà circa di fabbricati inabitabili perché danneggiati da azioni di guerra. Per potere in un tempo relativamente breve eseguire i più necessari lavori di riparazione alle case stesse, la popolazione avrebbe necessità di materiale da costruzione (calce, tegole, legname e ferramenta). Molte famiglie però rimarranno prive di alloggio perché molte case sono completamente distrutte. Manca la illuminazione elettrica per i notevoli danni al relativo Albano. Seduti all ' ombra dei lecci e degli olivi, con le gambe incrociate, il fucile di traverso sulle ginocchia, i goumiers miravano con occhi avidi la folla femminile che passeggiava tra gli alberi nel parco della villa papale, in gran parte monache, e contadine dei Castelli Romani distrutti dalla guerra, che il Santo Padre aveva raccolte sotto la sua protezione. Un popolo di uccelli cantava tra i rami degli olivi e dei lecci. L'aria era dolce alle labbra, come quel nome che andavo ripetendo a voce bassa: Roma, Roma, Roma, cara. [... ] In quel momento giunse dalla pianura uno sparo lontano, poi un altro, poi un altro ancora. Il cannone di uno Sherman tuonò chiaro e breve dalla parte di Frattocchie. - Ca y est! - esclamò il generale Guillaume alzandosi di scatto. Tutti balzammo in piedi, e rovesciando le panche, scavalcando la tavola, corremmo verso il ciglio del bosco, dal quale l'occhio esplorava tutta la campagna romana, dalla foce del Tevere ali ' Aniene. Dalla via Appia, di là dal bivio delle Frattocchie, vedemmo alzarsi una nuvola azzurra, udimmo giungere fino a noi il rombo remoto di cento, di mille motori, e Jack ed io gettammo un grido di gioia scorgendo l'interminabile colonna della V armata americana scrollarsi, avviarsi verso Roma. - Au revoir, mon général! - gridò Jack afferrando la mano del generale Guillaume." 249 NEGRONI , cit., p. 45. 250 Vedi ricerca di RFCS cit. 103
Achille Grandi
Ugo Colizza
Alberi Kesselring
Giuseppe Romita Romita e Lizzadri (con il cappello)
Marino sotto le bombe, copertina della prima edizione
Il Senatore Luigi Capri Cruciani
1IAI!INO nel Ventennale della Liberazione
4 Giugno 1964
4 Giugno 1944
OMAGGIO
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Numero unico per il ventennale della Liberazione
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Francesco Lanni, marinese disperso in Russia
Ingresso della Casetta Rossa di Oreste Lizzadri
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Fontana Sala, lapide commemorativa della presenza di Gramsci nella casa di Del Gobbo
QUI ANTONIO GRAMSCI NEGLI ANNI TORBIDI DELL'AVVENTURA FASCISTA RIUNIVA INTORNO A SE I PRIMI MILITANTI COMUNISTI INSEGNAVA LA NECESSITA' DEL SACRIFICIO PER LIBERTA' E GIUSTIZIA INDICAVA NELL'UNITA' DEI LAVORATORI LE PREMESSE PER LE FUTURE VITTORIE TRACCIAVA CON ANALISI GENIALE LA VIA ITALIANA AL RINNOVAMENTO SOCIALE GETTANDO I SEMI DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE DEL CROLLO DEL FASCISMO DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
14. 1 . 1962
I COMUNISTI DEI CASTELLI ROMANI
impianto. Si è provveduto a riparare, con la maggiore urgenza, l 'acquedotto per la parte a pressione naturale che alimenta la parte basse del paese. Per eseguire i lavori per la distribuzione dell'acqua alla parte alta, necessitano due pompe per quaranta metri di prevalenza che non si ha possibilità di trovare in commercio. Il Comune ha inoltre necessità di disinfettanti. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, urge provvedere alla nomina di un altro medico condotto, in quanto è rimasto in servizio solo il Dr. Ugo Rodelli, per essere stati collocati a riposo il Dr. Federico Battistini ed in aspettativa per motivi di salute il Dr. lrgo Pomodoro. In conseguenza, dato il vasto territorio del Comune e la popolazione di circa quindicimila abitanti, urge adottare il provvedimento richiesto della nomina di un altro sanitario. Per l'alimentazione della popolazione ha già provveduto il Comando Truppe della V Armata a trasportare farina ed altri generi alimentari, la cui distribuzione alla popolazione è stata iniziata sotto la data di oggi. La razione stabilita per il pane dal Comando stesso è di grammi 15 Ogiornalieri, corrispondenti a grammi 120 di farina. Il Comando stesso ha già versato a questo Comune la somma di lire 90. 000 per far fronte ai più urgenti servizi, quali quello della nettezza urbana e la beneficienza ai bambini rimasti privi di assistenza in seguito ad azioni di guerra. Il Comune ha già provveduto a trasportare gli uffici pubblici in fabbricato di proprietà comunale, già adibito ad alloggio degli impiegati. Questa Amministrazione si riserva di segnalare man mano altre eventuali necessità. Segnalo infine che è stato già ripristinato il Commissariato di P.S. e funziona il Comando di stazione dei CC.RR."
Anche Negroni può facilmente elencare i disastri apportati al
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paese da tre mesi intensi di guerra 251 , ma il suo ruolo, fino a quel punto, è stato quello di rappresentante del CLN locale e soprattutto di capo della Commissione comunale, che fino a quel momento, cioè fino all'arrivo dell'esercito alleato, ha provveduto ai bisogni della popolazione, con l'aiuto di molti volenterosi. La sua credibilità e quella dei suoi collaboratori da parte della popolazione è totale e lo è anche da parte dei rappresentanti dell'esercito alleato, al quale non saranno mancate le referenze più confidenziali su Zaccaria Negroni, antifascista, ma cattolico e moderato, in buoni rapporti con il mondo politico romano che prepara l'establishment post bellica. Per questo bisogna continuare, non è tempo di organizzare elezioni. Forse più che nei mesi precedenti occorre rimboccarsi le maniche e risollevare le sorti del paese, ricominciando quasi da zero. È vero che sono finite le cannonate e i bombardamenti, i rastrellamenti e il terrore seminato dai nazifascisti, è vero che un minimo di prodotti alimentari circola grazie alla generosità delle truppe di occupazione alleate e anche la borsa nera si è ridotta, ma è pur vero che molte famiglie ancora senza un tetto sulla testa vivono in condizioni trogloditiche, che le condutture sono disastrate, che le condizioni igieniche e sanitarie sono tornate a essere primitive, che non c'è lavoro, o meglio di lavoro ce ne sarebbe tanto, ma il Comune non ha soldi per pagare operai. Anche i privati cittadini sono indigenti nella quasi totalità, avendo perduto tutto, o quasi, venendo fuori da anni di penuria, causata dal regime autarchico, dall'economia di guerra, dal malgoverno fascista degli ultimi anni e dalle enormi distanze sociali che si sono create nel tempo fra una massa nullatenente, una esigua classe media e pochissimi benestanti. C'è in prospettiva che la lotta di Resistenza possa continuare per alcuni in forma di lotta di classe 252 e circolano ancora troppe armi. C'è la libertà, ma c'è il 25 1
Negroni, cit., p. 35 . In un documento trasmessoci da Stefano Paolucci, intestato ''List of Dangerous Persons of Marino", privo di data, ma risalente all'estate 1944, si può leggere un elenco di persone considerate pericolose, per i loro trascorsi o per eventuali minacce di carattere sovversivo e rivoluzionario. Fra i nomi appaiono quelli di Marco Aurelio Trovalusci, Dante Appetiti, Remo Raparelli, considerati semplicemente "comunists", mentre Felice Tisei è definito: " inciter of the Partito Popolare". Archivio Centrale dello Stato, Allied Contro) Commission, se. 207, bob. I 080C. 252
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rischio a breve termine che questa non appaia sufficiente a soddisfare i bisogni elementari e possa essere barattata facilmente con una rivolta sociale. Al riguardo gli Alleati fanno molte promesse, ma che altro possono fare, devono continuare la guerra contro l'esercito nazista, che si ritira via via dall'Italia. Soldati americani morti giacciono da giorni e neanche vengono raccolti dal loro esercito. Dunque non ci si può aspettare di più. La risposta più ovvia da parte delle nuove truppe di occupazione è: "Provvedete voi!". Essendo distrutto in gran parte Palazzo Colonna, sede municipale dal 1914, gli uffici comunali vennero concentrati nel palazzo del vecchio Comune rimasto illeso su quella piazza, che i fascisti avevano chiamato "XXVIII Ottobre" in onore della loro "rivoluzione", e che immediatamente fu ribattezzata con il nome di "piazza del Comune" e poi con quello di uno dei primi e più emblematici martm dell'opposizione antifascista: Giacomo Matteotti. Qui si istallò anche il Governo Militare Alleato (A.M.G., Allied Military Government) gestito dal maggiore Dragneff253 . Questo aiuta come può, ma la risposta è spesso la solita: "Dovete fare da voi!". Ma una cosa la fa subito per l'autorità che ha: nomina sindaco pro tempore Zaccaria Negroni, e questo a sua volta nomina una Giunta, scegliendo fra i collaboratori coloro che già si sono adoperati e distinti nel periodo della clandestinità, rappresentativi anche delle forze politiche che lo avevano affiancato nel CLN dal 25 luglio 1943 in poi: Reginaldo Baroncini (prosindaco), Massimo Camerata (delega alle abitazioni), Carlo Co lizza (igiene e polizia urbana), Olo Galbani, Renato Frezza (ospedale ed asilo infantile), Edoardo Giardini (lavori pubblici), Achille Marini (per le frazioni), Felice Tisei (lavoro), Ugo Zannoni (alimentazione). Il 12 giugno venne deliberato il ritorno degli uffici comunali da Roma a Marino. Nei giorni seguenti il sindaco emanò le prime ordinanze con manifesti stampati dalla tipografia Santa Lucia e affissi sui pochi muri rimasti, con le seguenti disposizioni di carattere igienico e commerciale 254 : 253 254
Forse Nicholas W. Dragneff, 1915-1989, ritiratosi dalla carriera militare nel 1955. Al momento sul territorio comunale c'erano 16 rivendite autorizzate di tabacchi, e 106
"IL SINDA CO considerata l'urgenza della pubblica igiene; vista la necessità di disciplinare il servizio di nettezza urbana; ORDINA I. le immondizie prodotte nelle case devono essere consegnate agli spazzini comunali al passaggio del carro di raccolta. È consentito depositarle ai margini del paese la sera dopo le ore 20 o il mattino prima delle 7, mai durante il giorno. Detti luoghi recano l'indicazione: "Deposito provvisorio immondizie"; 2. i calcinacci o altro materiale ricavato da sgombero o riparazioni delle case deve essere raccolto a cura dei proprietari o affittuari delle case stesse, e recato nei luoghi che verranno indicati dal brigadiere delle Guardie Comunali; i contravventori saranno puniti con l'ammenda da I 00 a I 000 lire, salvo pene maggiori nei casi di recidiva. " "IL SINDA CO volendo colpire con ogni rigore la borsa nera del vino, che a causa di pochi disonesti minaccia di gettare il discredito sui produttori di Marino; udito il Consiglio comunale; ORDINA I. da domani 20 giugno tutto il vino esistente nel territorio del Comune è bloccato; 2. i proprietari sono tenuti a denunciare entro il giorno 22 corrente i quantitativi di vino che attualmente posseggono entro il territorio del Comune; 3. da domani nessuno potrà vendere, comprare o trasportare vino senza l'autorizzazione scritta rilasciata dall'Autorità comunale; 4. la vendita al minuto nel territorio del Comune sarà effettuata in appositi spacci autorizzati; 5. la mancata o falsa denuncia sarà punita con la confisca totale del vino; 6. chiunque verrà sorpreso a vendere, comprare o trasportare vino senza la debita autorizzazione sarà punito con l'ammenda da lire ciascuna poteva vendere fino a 7 chili di tabacco. 107
100 a lire 50.000, previa confisca del vino e relativi recipienti; salvo denuncia, nei casi più gravi, per reato di borsa nera. "
Il 22 giugno si riunì il primo consiglio comunale di Marino liberata. I consiglieri erano 23. Oltre agli assessori parteciparono: Giuseppe Maggiori, Paolo Guidi, Dante Zelinotti, Guido Rossi, Oscar Marsili, Enrico Bellucci, Vessillo Rossi, Renato Andreuzzi, Indo Di Bernardini, Renato D'Ottavi, Carlo Palazzi, Giuseppe Pompili (dimissionario il 26 giugno e sostituito da Renato Andreuzzi), Alfredo Cacciani. Il 14 luglio l' AMG scrive al sindaco di Marino per conoscere il computo delle spese sostenute durante il periodo di guerra nel mantenimento dei prigionieri di guerra evasi e nascosti dai partigiani con rischio della vita al nemico tedesco. Il 20 dello stesso mese Negroni risponde alla sede dell'AMG di stanza a Velletri con una bella lettera, nella quale dice: "/ Marinesi che hanno assistito membri delle Forze Armate Alleate evasi dalla prigionia, da me interpellati, hanno tutti dichiarato di rinunciare ad ogni ricompensa, bastando ad essi l'onore del servizio reso ai soldati del valoroso esercito alleato ed alla Patria". (ACS, ACC, se. 217, bob. 742A; documento trasmessoci da Stefano Paolucci). Una delle prime grane che il sindaco deve affrontare è rappresentata da una riservata del Quartier Generale della Commissione Alleata di Controllo 255 , datata 16 agosto 1944 e avente per oggetto: "Presunti disordini e bande armate di patrioti comunisti a Marino", nella quale si argomenta uno scambio di informazioni richieste dal tenente colonnello Pollock, capo della Divisione di Pubblica Sicurezza di Roma, al capitano T. W. M. Greenhill. Dal rapporto di quest'ultimo si evince che Pollock ha ricevuto una sollecitazione da parte di un generale dell'Aeronautica italiano in pensione, di cui non si riporta il nome, ma che abita a Roma in via Severano n. 3, il quale ha sollecitato provvedimenti urgenti in merito a presunti disordini avvenuti a Marino. Greenhill ha incontrato il 255
Documento trasmessoci dallo studioso Stefano Paolucci, proveniente dal!' Archivio Centrale dello Stato, Allied Contro! Commission, se. 208, bob. I 043C. Ci siamo avvalsi della traduzione dall'inglese della sig.ra Anna Maria Scialis. 108
generale nella sua abitazione per farsi riferire i fatti, che così possono essere riassunti. A Marino c'è un monumento nazionale, denominato Villa Sara, appartenente all'ex senatore Cruciani, già ministro fascista, riparato in Nord Italia, amico del generale, il quale ha denunciato che la sua villa sarebbe stata danneggiata da alcuni sfollati. Inoltre che un tale di Marino, soprannominato "Nizza", ha preso possesso di circa un ettaro della sua terra, coltivandola senza autorizzazione. Infine che i 4.000 alberi di pesco della sua proprietà sono stati derubati dei frutti dagli abitanti di Marino e che a Marino i partiti politici hanno contingenti armati con armi nascoste, mediante le quali intendono tentare di imporre la loro dottrina con la forza alla prima occasione. Il generale si era già lamentato della situazione con il brigadiere Dunlop, che aveva inoltrato l'esposto ai locali carabinieri, ma senza ricevere risposta. Greenhill si è recato nella locale caserma, ha parlato con il commissario Rodriguez e poi con i carabinieri del posto. Da questi ha appreso che le notizie sulle bande armate di agitatori politici presenti a Marino è priva di fondamento, che Villa Sara è stata prima occupata dalle truppe tedesche, poi da quelle francesi ed ora ospita 70 persone senza dimora, perché le loro case sono state bombardate. Tuttavia hanno ammesso che alla fine di giugno la popolazione affamata ha raccolto una grande quantità di frutta nella proprietà Cruciani, mentre il citato "Nizza" è stato già allontanato dalle forze dell'ordine del capitano Fleetwood. Greenhill in seguito si è recato a Villa Sara dove ha incontrato il reverendo Ciufoli, cugino dell'ex senatore, attualmente amministratore della proprietà per conto del Cruciani. Il reverendo non si mostra tanto preoccupato per le sorti del bene artistico, rappresentato dalla storica villa, né delle pesche sottratte, quanto piuttosto della crescita del partito Comunista a Marino. Ma qui emerge il saggio comportamento del sindaco Negroni. Don Ciufoli infatti riferisce che ha concordato con Negroni di vendergli le pesche a 10 lire al kg, che il Comune le avrebbe rivendute a 15 lire, evitando così il furto da parte di qualche accaparratore e di mettere sul mercato merce a prezzo calmierato. Per quanto riguarda gli sfollati Greenhill ha parlato direttamente con il sindaco Negroni, il quale lo ha assicurato di aver già trovato abitazioni alternative. A questo punto Greenhill 109
conclude con un lusinghiero giudizio su Negroni: "La città è stata seriamente danneggiata dalle bombe e ciò aveva senza dubbio peggiorato le condizioni di vita. Il sig. Negroni, che era stato nominato sindaco 1'8 giugno 1944 dall' AMG della 5a Armata, da ciò che ho visto e secondo le mie inchieste ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro. Un esempio della sua limpidezza è il contratto per la fornitura delle pesche, la formazione di squadre di lavoro e la sollecitazione a proprietari terrieri locali di contribuire ai servizi di assistenza. Il suo compito è difficile, ma lui sta lentamente migliorando la situazione". La vita doveva continuare. In mezzo a tanti lutti, non abbondavano certo i divertimenti. Nei locali della ex-GIL in viale Mazzini fu realizzata una sala da ballo, nonostante la contrarietà del sindaco Negroni 256 • Ecco la testimonianza di Anita Caracci Madussi: "In quel periodo era stata aperta a Marino una sala da ballo, la aprivano solo la domenica ed era ben frequentata. [ ..] Se ne erano appropriati i partiti che proliferavano e, per raccogliere voti e consensi, organizzavano feste da ballo veramente carine, con addobbi, orchestra e servizio bar. Neanche a dirlo noi, che eravamo fanatiche per il ballo e finalmente potevamo sfogarci un po ', ogni tanto ci facevamo una capatina [ ..] Alle otto dovevamo essere a casa, con l'intransigenza di papà non si poteva scherzare!" 257 . Fu messa in discussione anche la Sagra dell'Uva, iniziata nel 1925, sponsorizzata dall'Opera Nazionale Dopolavoro dal 1929 in poi, per tutti gli anni del fascismo, sembrava troppo legata al cessato regime. Tuttavia Leone Ciprelli riuscì a salvare la Sagra: la prima edizione del dopoguerra si tenne domenica 7 ottobre 1945. Il comitato dei festeggiamenti era composto da Massimino Marconi, Raffaele Panzironi, Corrado Patema, Achille Guercini e Ciprelli 258 . Il 4 luglio 1944 si riunì il primo consiglio di amministrazione dell'ospedale: fu confermato presidente Renato Frezza. Fu chiamato come direttore sanitario il professor Mario Trinca. Gli successe nel 256
Vedi ricerca di RFCS cit .. cit., p. 71. e storie della Sagra dell'uva, Marino, 1994, p. 155.
257 CARACCI MADUSSI, 258 U. ONORATI, Storia
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maggio 1945 il prof. Silvio Princigalli, e poi nel 1946 il prof. Ferdinando Truini. Nella presidenza dell'ente a Renato Frezza subentrò nell'agosto 1946 Antonio Terribili. 259 Il disagio dei disoccupati esplose nell'estate del 1944. In alcuni territori si riuscì ad ottenere patti agricoli per una migliore ripartizione del prodotto a favore dei braccianti (a Marino si raggiunse un accordo per la raccolta delle olive )2 60 . Ma la situazione rimaneva critica. Il 4 settembre 1944, I 0.000 braccianti aderenti alla Federterra, l'organizzazione comunista dei lavoratori agricoli, manifestarono a Roma; il 9 iniziarono le occupazioni di terre. A Marino la Federterra contava 1500 iscritti, uno dei gruppi più numerosi. 261 Nel territorio comunale risulta che furono occupate le tenute Tacci (50 ettari), Falcognana (350 ettari), Tudini (90 ettari), e la tenuta di Fernando Bernabei al Pascolaro. Qui, in particolare, il 13 settembre alcuni braccianti si presentarono nel terreno ed iniziarono a vangarlo. Fu invaso anche un vigneto di proprietà di Luigi Capri Cruciani, ma queste situazioni furono risolte con l'intervento bonario della Prefettura, dell'Associazione agricoltori e della Camera del lavoro 262 . Zaccaria Negroni capì benissimo che non bastava l'intervento bonario, serviva pane per i disoccupati e perciò lanciò il programma "Marino nuova": una serie di lavori pubblici per dare lavoro a chi non lo aveva. A settembre vennero sgomberate le macerie del tetto della basilica di San Barnaba, a dicembre quelle del convento delle Piccole Sorelle dei Poveri. Furono allargate e risistemate le strade di campagna, Costa Rotonda, via dei Ceraseti e via delle Pietrare: l'opera di un macerante per la realizzazione dei muretti laterali di contenimento allora veniva pagata 70 lire a metro quadro 263 . Una
259
Giovanni E. LOVROVICH e Franco 168. 260 Quaderni ANPPIA, cit., p. 96. 261 Quaderni ANPPIA, cit., p. 95. 262 Quaderni ANPPIA, cit., p. I OI. 263 Vedi ricerca di RFCS cit ..
N EGRONI,
Ili
Lo vedi ecco Marino , Marino, 1981, p.
giornata di lavoro da manovale veniva pagata 250 lire al giorno 264 . Il programma "Marino nuova" venne finanziato con un fondo separato rispetto al bilancio comunale ordinario, mentre il "Fondo di solidarietà cittadina", che aveva "carattere straordinario e di contingenza" 265 , veniva alimentato dalle donazioni dei marinesi, possidenti o imprenditori, ma anche di semplici cittadini. Il fondo, a settembre 1945, aveva assicurato 7.000 ore lavorative, per una spesa di due milioni di lire 266 . Tuttavia il venir meno delle donazioni dei privati provocò lo scoperto del Fondo e l'impossibilità, dal dicembre 1945, di proseguire il programma "Marino nuova". Perciò Zaccaria Negroni si dimise da sindaco, il 26 gennaio 1946, spiegando il suo gesto con le famose parole: "Non sarei rimasto neppure un istante al posto di sindaco il giorno in cui una sola famiglia di Marino fosse rimasta senza pane perché senza lavoro" 267 . I prezzi del vino erano molto alti e, pur nella disgrazia generale, quello fu un ottimo momento per i produttori di vino. Alcuni dei più grandi produttori decisero di consorziarsi e il 25 luglio 1945, in uno studio notarile di via Frattina a Roma, fondarono la società a responsabilità limitata Cantina Sociale Cooperativa di Marino, che inizialmente commercializzò il vino confezionato con il nome "Goccia d'oro", e poi con quello attuale di "Gotto d'oro" 268 • Il primo consiglio di amministrazione della neonata cantina si tenne il 19 settembre 1945: era composto da Tito Bellucci, Quirino Bernabei, Achille Trinca (presidente), Arturo Negroni, Fulvio De Simoni, Francesco Pescatori (vicepresidente), Umberto Pasqualini, Enzo Vinciguerra, Achille Marini. Sindaci effettivi erano Benedetto 264 Foglio di Zaccaria Negroni Parole fraterne agli operai e ai contribuenti, del 2 dicembre 1945. 265 Franco NEGRONI, L'ingegner sorriso, Marino, 1999, p. 139. 266 Vedi il sollecito di pagamenti dei contributi firmato da Zaccaria Negroni il 15 settembre 194 5. 267 F. NEGRONI, cit., p. 143. Vedi anche le critiche all'operato di Zaccaria Negroni da sindaco in Ivano Ciccarelli, Bifolki, guerra e pace nel villaggio rurale, Lettera al neosindaco di Marino, in Noi cambiamo, giornale on line di A. Tammaro, 18 giugno 2014. 268 U . ONORATI e Vittorio RUFO, Gotto d'oro la Cantina Sociale di Marino, Marino, 1996, pp. 48-50.
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Trillini, Annibale Mazzeranghi e Renato Frezza; sindaci supplenti Ernesto Rinaldi ed Olo Galbani; probiviri Guido Saetti, Zaccaria Negroni ed Ugo Monti 269 • La cooperativa prese in affitto l'enopolio distilleria di Ciampino per totali lire 250.000 dall'ENADISTIL, ente costituito in epoca fascista e dopo la guerra posto in liquidazione. Lo stabilimento fu infatti acquistato per 28 milioni di lire nel 1946 270 • Oltre al sistema produttivo, bisognava ricostruire anche fisicamente e culturalmente la città. Il 13 dicembre 1944, festa della compatrona di Marino, santa Lucia, nei locali al piano terreno di Palazzo Colonna risparmiati dalle bombe vennero inaugurati il nuovo anno scolastico dell'Istituto d'Arte "Paolo Mercuri" e della scuola media comunale parificata, alla presenza del sottosegretario alla Pubblica Istruzione Bernardo Mattarella27 1. In quella circostanza fu anche presentato il nuovo Piano Regolatore Generale di Marino, preparato dall'ingegnere Massimo Poscetti 272 , con la collaborazione dell'architetto Montesi, di Angelo Pompili ed altri. Venne illustrata la relazione "Ai marinesi liberi", comunicato delle attività del CLN dall'8 settembre 1943 al 13 dicembre 1944. Le entrate di cassa a partire dal 4 giugno 1944 erano state di lire 2.140.490,05, le uscite 2.336.249,85 . 822.000 lire di entrate erano state offerte dai marinesi, in una vera e propria gara di solidarietà. Zaccaria Negroni, che di questa opera gigantesca di ricostruzione era stato il regista, conclude il suo "Marino sotto le bombe" con queste parole: "Se non abbiamo imparato questo dalle bombe, che cosa abbiamo imparato? ... "
269
p. I O. Si trattava di un impianto di 12.000 metri quadri inaugurato alla presenza di Mussolini il IO dicembre 1939, dopo appena un anno di lavori. Vedi U. ONORATI, Gotto d'oro, cit., p. 14. Famoso l'incidente, immortalato da un cinegiornale Luce, per cui lo stesso Mussolini si indignò per la scarsa qualità delle uve che erano state portate rer l'inaugurazione. 71 Padre del futuro presidente della Repubblica, Sergio. 272 NEGRONI, cit., p. 37. Il piano regolatore prevedeva l'espansione della città lungo la via Romana, verso Ciampino, all 'epoca frazione di Marino. Quel progetto però non ebbe seguito. Fu realizzato nei primi anni Cinquanta invece il progetto per il nuovo quartiere di Vascarelle. IBID .,
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Ricevuta di due soldati , uno inglese e uno polacco del 7 febbraio 1944
Altra ricevuta dei soldati alleati rifugiati del 25 maggio 1944
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Segnalazione di partigiani agli Alleati di obiettivi tedeschi da colpire.
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··---·-·-· Con ordinanu. ) D1oolllbre corrente anno doll11. CoiaiHione ProTinola• le di Ro• è atato uHcnato al oont1no di polizia l'Ing, IIMH>lfI tAC• CARIA,porohè -• per 1 ouoi prooe4ent1, por l'attiYit~ oh" aTolge d1ret•
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Ro•1 li. 8 Dicembre I926,
Condanna al confino di Zaccaria Negroni per attività antifascista
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Lettera del Sindaco Zaccaria Negroni all'Allied Contro! Commission
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Latitanza di Zaccaria Negroni ricercato dalla polizia
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I• Rapporto del capitano Greenhill
Elenco delle persone nate o residenti a Marino schedate nel Casellario Politico Centrale. Archivio Centrale dello Stato di Roma. I dati si riferiscono nell'ordine dopo il cognome e il nome: alla data di nascita, al luogo di nascita, al luogo di residenza, al partito politico di appartenenza, al mestiere o professione svolta, agli estremi cronologici, al riferimento archivistico. 1.
Alfonsi Fiore Felice, 1887, Marino, Marino, socialista, bracciante, 1929-1942, ACS, CPC, busta 65; 2. Amedei Imperio Guglielmo, 1890, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, 1910-1942, ACS, CPC, busta 96; 3. Andreuzzi Cesare, 1887, Marino, Marino, repubblicano, vignaiolo, 1906-1942, ACS, CPC, busta 123; 4. Annarumi Alfredo, 1879, Genzano, Marino, repubblicano, negoziante, 1931-1943, ACS, CPC, busta 143. 5. Antonelli Enea, 1897, Cervia (Ravenna), Marino, socialista, insegnante, radiato, 1922-1942, ACS, CPC, busta 155. 6. Appetiti Dante, 1905, Marino, Marino, antifascista, manovale, confinato, 1941, ACS, CPC, busta 167 7. Bardelloni Giuseppe, 1902, Marino, Marino, comunista, scalpellino, confinato e ammonito, 1929-1942, ACS, CPC, busta 335; 8. Baroni Francesco, 1884, Marino, Marino, repubblicano, fornaio, radiato, 1907-1936, ACS, CPC, busta 354; 9. Bassotti Angelo, 1889, Marino, Roma, comunista, manovale, 1932-1940, ACS, CPC, busta 398; 1O. Batocchi Angelo Bruno, Marino, San Giorgio a Cremano (Napoli), comunista, elettricista, denunciato al Tribunale speciale, 1937-1947, ACS, CPC, busta 404; 11. Belardinucci Bixio, Marino, Roma, antifascista, confinato e ammonito, 1937-1943, ACS, CPC, busta 439; 12. Bellucci Ottobrino, 1878, Marino, Roma, socialista, impiegato/cameriere, confinato e diffidato, iscritto alla rubrica di frontiera, 1930-1942, ACS, CPC, busta 469; 114
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13. Bellucci Umberto, 1872, Marino, Macerata, socialista, merciaio ambulante, diffidato, 1897-1942, A CS, CPC, busta 470; 14. Bernabei Asilo Rinaldo, 1883, Marino, Roma, anarchico, pittore, confinato, 1911-1941, ACS, CPC, busta 525; 15. Bernabei Domenico, 1862, Marino, Marino, anarchico, oste, 1907-1931,ACS, CPC, busta525; 16. Bruzio Ottorino, 1878, Rossano Calabro (Cosenza), Marino, socialista, studente, radiato, 1898-1930, ACS, CPC, busta 873; 17. Campegiani Roberto Antonio Giuseppe, 1870, Marino, Marino, socialista/repubblicano, scalpellino, 1897-1926, A CS, CPC, busta 984; 18. Caracci Egidio, 1886, Marino, Marino, repubblicano, calzolaio, 1929-1941, ACS, CPC, busta 1059; 19. Cardinali Remo, 1896, Marino, Grottaferrata, anarchico, bracciante, ammonito, radiato, 1929-1938, A CS, CPC, busta 1075; 20. Cenciarelli Augusto Agostino, 1888, Marino, Marino, anarchico, muratore, radiato, 1909-1939, ACS, CPC, busta 1239; 21. Ciaglia Romualdo, 1904, Marino, Albano Laziale, repubblicano, muratore, confinato, 1928-1942, A CS, CPC, busta1317; 22. Ciaglia Tullio, 1885, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo/calzolaio, 1911-1942, A CS, CPC, busta 1317; 23. Ciocci Quirino, 1888, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, confinato, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1906-1942, A CS, CPC, busta 1354; 24. Colizza Camillo, 1881, Marino, Marino, repubblicano, possidente, radiato, 1912-1942, ACS, CPC, busta 1405; 25. Co/izza Ciro, 1895, Marino, Roma, repubblicano, muratore, 1931-1939, ACS, CPC, busta 1405; 26. Colizza Paolo detto Mancino, 1869, Marino, socialista, vignaiolo, 1899-1926, ACS, CPC, busta 1405; 27. Colizza Ugo, 1882, Marino, Marino, repubblicano, possidente, radiato, 1914-1941, ACS, CPC, busta 1405; 115
28. Consoli Eugenio, 1888, Marino, Marino, repubblicano, ferroviere, radiato, 1911-1932, A CS, CPC, busta 1444; 29. Consoli Gaetano, 1907, Marino, Marino, comunista, muratore, ammonito, 1937-1940, ACS, CPC, busta 1444; 30. Costantini Valerio, 1893, Marino, Roma, socialista, pittore, 1912-1942,ACS, CPC, busta 1512; 31. Cumis Guido, 1882, Marino, Milano, socialista, capo conduttore FF.SS./impiegato, 1925-1940, ACS, CPC, busta 1557; 32. D'Amato Francesco, 1872, L'Aquila (Abruzzo), Marino, antifascista, cementista, denunciato al Tribunale speciale, 19321942, ACS, CPC, busta 1597. 33. D 'Ottavi Renato, 1904, Marino, Marino, antifascista, calzolaio, confinato, radiato, 1928-1941, ACS, CPC, busta 1857; 34. De Bernardini Indo, 1904, Marino, Marino, repubblicano, muratore, confinato, denunciato per offese al Capo del Governo, 1928-1942, ACS, CPC, busta 1641; 3 5. De Cesari Maria, 1908, Turania (Petescia, Rieti), Marino, casalinga, antifascista, ammonita, 1943, ACS, CPC, busta 1647. 36. De Luca Guido detto Bibone, 1904, Marino, Marino, antifascista, vignaiolo, ammonito/diffidato, 1933-1940, A CS, CPC, busta 171 O; 37. De Luca Massimo, 1878, Marino, Roma, repubblicano, carrettiere, 1906-193 9, A CS, CPC, busta 171 O; 38. De Luigi Germano, 1910, Marino, Tivoli, antifascista, cartaio, denunciato al Tribunale speciale, 1941-1943,ACS, CPC, busta 1712; 39. De Marchi Guido, 1888, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, confinato, ammonito, denunciato per offese al Capo del Governo, 1926-1935, ACS, CPC, busta 1716; 40. De Marzi Cesare Augusto, 1892, Marino, Roma, socialista, mediatore di macchine usate, 1939-1943, ACS, CPC, bustal721; 41. De Marzi Mariano, 1865, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, 1899-1939, ACS, CPC, busta 1721; 116
42. De Nicola Aldo, 1911, Marino, Marino, antifascista, scalpellino, 1941, ACS, CPC, busta 1729; 43. De Nicola Mario detto Ugo, 1882, Marino, anarchico, sarto/vignaiolo, radiato, 1906-1929, ACS, CPC, busta 1729; 44. Del Gobbo Aurelio, 1900, Cesano (Roma), Marino, comunista, costruttore edile, denunciato al Tribunale speciale, 193 3-1940, ACS, CPC, busta 1677; 45. Del Gobbo Fiore, 1889, Marino, Anzio, repubblicano, calzolaio, radiato, 1912-1935, ACS, CPC, busta 1677; 46. Del Gobbo Serafino, 1911, Roma, Frattocchie, comunista, contadino, diffidato, 1932-1943, ACS, CPC, busta 1677; 4 7. Di Bernardini Marino, 190 I, Marino, Castel Gandolfo, comunista, calzolaio, confinato, 1932-1943, ACS, CPC, busta 1771; 48. Di Marco Annibale Romano Romeo, 1887, Marino, Roma, anarchico, bracciante, 1907-1942, A CS, CPC, busta 1798; 49. Di Marco Giuseppe detto Paolinaccio, 1880, Marino, anarchico, vignaiolo, radiato, 1906-1929, ACS, CPC, busta 1798; SO. Di Marco Oreste, 1851, Marino, Marino, repubblicano, vignaiolo, 1902-1942, A CS, CPC, busta 1798; 51. Dianetti Luigi, 1893, Roma, Marino, antifascista, pesatore, ammonito, 1939-1941, ACS, CPC, busta 1766. 52. Fabrizi Giuseppe, 1882, Tiansano (forse Piansano, Viterbo), Marino, repubblicano, capo stazione FF. SS., radiato, 1924-1932, A CS, CPC, busta 1917. 53. Fanasca Oreste, 1871, Marino, Roma, repubblicano, oste, radiato, 1899-1942, A CS, CPC, busta 1942; 54. Fantoni Eugenio, 1876, San Lorenzo di Pianezze (Vicenza), Marino, antifascista, contadino, radiato, 1926-193 8, A CS, CPC, busta 1952. 55. Fatali Otello, 1895, Marino, Roma, antifascista, scalpellino, radiato, I 931-1942, A CS, CPC, busta 1970; 56. Fatali Tancredi, 1891, Marino, Marino, repubblicano, muratore, confinato, 1928-1942, A CS, CPC, busta 1970;
117
57. Ferrari Vincenzo detto Enzo, 1880, Marino, Milano, socialista, avvocato,radiato, 1912-1929,ACS, CPC, busta2024; 58. Fiordalice Augusto, 1881, Marino, Roma, repubblicano, manovale, ammonito, 1928-1942, ACS, CPC, busta 2075; 59. Fiordalice Giuseppe, 1849, Marino, socialista, calzolaio, 1989-1929, ACS, CPC, busta 2075. 60. Gabrielli Amedeo, 1885, Rocca di Papa, Marino, anarchico, operaio garzone, fornaio, radiato, 1906-1929, ACS, CPC, busta 2215. 61. Gagliardi Quirino, 1887, Marino, Marino, anarchico, radiato, 1907-1934, ACS, CPC, busta 2223; 62. Galassi Artibio, 1886, Marino, Roma, socialista, commesso, radiato, 1908-1936, ACS, CPC, busta 2231; 63. Galbani Giovanni Vincenzo, 1867, Marino, Marino, socialista, carrettiere, 1898-1930, ACS, CPC, busta 2233; 64. Giannini Gubbio, 1895, Marino, Francia, anarchico, muratore terrazziere, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1913-1942, ACS, CPC, busta 2395; 65. Giansanti Filippo, 1877, Marino, Marino, anarchico, stagnaro, 1927-1935, ACS, CPC, busta 2399; 66. Giordani Paolo, 1887, Marino, Roma, antifascista, professore, radiato, 1928-1940, ACS, CPC, busta 2421; 67. Giorgi Augusto, 1896, Marino, Marino, antifascista, facchino, diffidato, radiato, 1933-1941, ACS, CPC, busta 2427; 68. Giorgi Natale, 1893, Marino, Stati Uniti d'America, repubblicano, carrettiere/esercente ristorante, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1912-1938, ACS, CPC, busta 2428; 69. Grillantini Augusto Archimede, 1909, Cittiglio (Varese), Marino e Pescara, comunista, elettricista impiegato presso TETI (Società Telefonica Tirrenica), 1933-1940, ACS, CPC, busta 2531. 70. Guanciali Armando, 1908, Marino, Marino, antifascista, vignaiolo, 1930-1940, ACS, CPC, busta 2555; 71. Guancioli Ruggero, 1902, Marino, Marino, vignaiolo, 1933-1941, ACS, CPC, busta 2555;
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72. Guglie/metti Alessandro, 1880, Marino, Roma, socialista, calzolaio, 1931-1942, ACS, CPC, busta 2580; 73. Lancia Giovanni, 1889, Marino, Francia, antifascista, contabile, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1930-1943, ACS, CPC, busta 2706; 74. Laurenti Francesco, 1894, Marino, Marino, comunista, vignaiolo, confinato, ammonito, 193 7-1942, ACS, CPC, busta 2733; 75. Lauriti Mario, 1901, Marino, Roma, comunista, impiegato, confinato, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1928-1942, ACS, CPC, busta 2736; 76. Lauteri Cesare, 1882, Marino, Marino, repubblicano, spazzino, radiato, 1912-1935, ACS, CPC, busta 2736; 77. Leandri Aldobrando, 1877, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, radiato, 1899-1943, ACS, CPC, busta 2750; 78. Leandri Amedeo, 1873, Marino, Roma, anarchico, vignaiolo, ammonito, 1899-1942, ACS, CPC, busta 2750; 79. Leandri Giuseppe, 1874, Marino, repubblicano, vignaiolo, radiato, 1898-1926, ACS, CPC, busta 2750; 80. Limiti Adolfo, 1891, Marino, Marino, repubblicano, vignaiolo, radiato, 1912-1939, ACS, CPC, busta 2787; 81. Limiti Ulisse, 1888, Marino, repubblicano, sensale, radiato, 1905-1929, ACS, CPC, busta 2787; 82. Limiti Ulpino, 1881, Marino, Stati Uniti d'America, antifascista, commerciante, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1936-1942, ACS, CPC, busta 2787; 83. Limiti Zeffiro, 1881, Marino, anarchico, vignaiolo, radiato, 1906-1929, ACS, CPC, busta 2787; 84. Magliani Giuseppe, 1884, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, radiato, 1906-1939, ACS, CPC, busta 2922; 85. Maiani Rinaldo, 1889, Marino, anarchico, vignaiolo, radiato, 1907-1939, ACS, CPC, busta 2937; 86. Marconi Onorato, 1866, Marino, Roma, socialista, cameriere, 1900-1929, ACS, CPC, busta 3045;
119
87. Marconi Vittorio, 1901, Roma, Marino, antifascista, muratore, confinato, diffidato, 1940-1942, A CS, CPC, busta 3045. 88. Mariani Runa/do, 1889, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, radiato, 1929, ACS, CPC, busta 3060; 89. Martella Cesare Augusto, 1875, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1897-1942, ACS, CPC, busta 3090; 90. Martella Domenico, 1905, Marino, Marino, comunista, scalpellino, ammonito, diffidato, 1932-1940, ACS, CPC, busta 3090; 91. Martella Massimo Sante, 1879, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, diffidato, 1900-1942, ACS, CPC, busta 3091; 92. Martella Quirino Enrico, 1868, Marino, Marino, repubblicano, sensale, 1928-1939, ACS, CPC, busta 3091; 93. Martinoia Bernardo, 1876, Marino, Stati Uniti d'America, socialista, falegname, 1899-1930, ACS, CPC, busta 3107; 94. Massimiliani Aristodemo, 1881, Marino, Marino, repubblicano, mediatore, radiato, 1905-1930, ACS, CPC, busta 3141; 95. Mecozzi Orlando, 1902, Marino, Marino, comunista, confinato, 1930-1942, ACS, CPC, busta 3196; 96. Meloni Francesco, 1866, Marino, Roma, repubblicano, aiuto esercente trattoria, radiato, 1928-1942, ACS, CPC, busta 3216; 97. Mengassini Ulisse, 1880, Marino, Roma, anarchico, facchino, 1910-1943, ACS, CPC, busta 3225; 98. Mercuri Ettore, 1889, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1906-1939, ACS, CPC, busta 3238; 99. Monti Giuseppe, 1907, Marino, Marino, comunista, bracciante, diffidato, radiato, 1932-1943, ACS, CPC, busta 3379; 100. Moretti Romolo, 1906, Marino, Marino, comunista, vignaiolo, ammonito, 1932-1943, ACS, CPC, busta 3409; 101. Moronesi Enrico, 1883, Roma, Marino, repubblicano, manovale, 1906-1937, ACS, CPC, busta 3425. 102. Moronesi Ubaldo, 1918, Marino, Albano Laziale, antifascista, studente, denunciato al Tribunale speciale, 1940-1941, A CS, CPC, busta 3425; 120
103. Nicolini Lorenzo Giuseppe, 1861, Marino, Roma, socialista, vignaiolo/venditore ambulante di frutta, radiato, 1928-1942, ACS, CPC, busta 3539; 104. Nucci Angelo Serafino, 1878, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1906-1942, ACS, CPC, busta 3570; 105. Paglia Achille, 1890, Marino, Roma, socialista, bracciante, radiante, 1919-1939, ACS, CPC, busta 3653; 106. Paiella Cesareo Adolfo, 1866, Marino, Marino, repubblicano, sensale di vini, radiato, 1898-1942, ACS, CPC, busta 3662; 107. Palagi Tebaldo, 1884, Marino, Bracciano, socialista, pensionato poste e telegrafi, 1914-1940, A CS, CPC, busta 3666; 108. Palazzi Carlo, 1901, Roma, Marino, repubblicano, elettricista, diffidato, 1932-1943, ACS, CPC, busta 3668. 109. Paolacci Antonio, 1887, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1907-1939, ACS, CPC, busta 3706; 11 O. Paris Giulio, 1880, Marino, Marino, repubblicano, contadino, confinato, 1931-1943, ACS, CPC, busta 3753; 111. Pasqualini Furio, 1889, Marino, Roma, anarchico, fattorino, 1907-1939, ACS, CPC, busta 3761; 112. Pasqualini Giuseppe, 1852, Marino, Marino, repubblicano, vignaiolo, 1907-1939, ACS, CPC, busta 3761; 113. Pasqualini Mazzini Masaniello, 1889, Marino, Roma, anarchico, tipografo, radiato, 1906-1930, ACS, CPC, busta 3761; 114. Patriarca Armando, 1901, Marino, Francia, socialista, muratore/vignaiolo, iscritto alla Rubrica di frontiera, 19301941, ACS, CPC, busta 3780; 115. Patriarca Pietro, 1897, Marino, Marino, comunista, vignaiolo, denunciato per offese al Capo del Governo, 1926-1942, ACS, CPC, busta 3781; 116. Pavoni Ugo, 1879, Marino, Svezia, anarchico, calzolaio, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1931-1941, ACS, CPC, busta 3795; 117. Pellini Ettore, 1872, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, radiato, 1899-1933, ACS, CPC, busta 3830; 121
118. Pelosi Armando, 1888, Marino, Marino, anarchico, calzolaio, radiato, 1911-1943, ACS, CPC, busta 3834; 119. Petracci Giuseppe, 1892, Marino, Marino, anarchico, ortolano, radiato, 1930-1942, ACS, CPC, busta 3899; 120. Piergallini Domenico, 1875, Marino, Marino, socialista, ortolano, radiato, 1930-1938, ACS, CPC, busta 3958; 121. Pistolesi Giulio, 1908, Marino, Marino, comunista, contadino, ammonito/diffidato, 1937-1942, ACS, CPC, busta 4014; 122. Pomardi Edoardo, 1856, Marino, Roma, antifascista, ricevutore banco lotto, denunciato per offese al Capo del Governo, 1927-1929, ACS, CPC, busta 4072; 123. Pomardi Giuseppe, 1870, Marino, Marino, repubblicano, vignaiolo/possidente, 1908-1935, ACS, CPC, busta 4072; 124. Proietti Natale, 1881, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1906-1941, ACS, CPC, busta 4139; 125. Pucci Gregorio, 1875, Marino, Marino, socialista, contadino, 1906-1935, ACS, CPC, busta 4148; 126. Quagliarini Luigi, 1891, Marino, Roma, repubblicano, fattore, 1927-1942, ACS, CPC, busta 4169; 127. Rinchiusi Barnaba, 1888, Marino, socialista, scalpellino, 1906-1942, ACS, CPC, busta 4337; 128. Rinchiusi Guido, 1891, Marino, Roma, repubblicano, ozioso vagabondo, radiato, 1913-1941, ACS, CPC, busta 4343; 129. Romani Augusto, 1875, Marino, anarchico, ozioso vagabondo, 1906-1941, ACS, CPC, busta 4383; 130. Rossi Angelo, 1906, Marino, Marino, comunista, cavatore, confinato/ammonito, 1932-1941, ACS, CPC, busta 4431; 131. Rossi Dante, 1905, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1930-1939, ACS, CPC, busta 4438; 132. Rossi Riccardo, 1902, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1930-1939, ACS, CPC, busta 4457; 133. Salustri Bernardo, 1888, Marino, Roma, sovversivo, muratore, 1926-1942, ACS, CPC, busta 4541; 134. Salustri Salvatore Gustavo, 1888, Marino, Francia, repubblicano, meccanico, 1927-1943, ACS, CPC, busta 4541;
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135. Salvati Ugo Sante, 1888, Marino, Albano Laziale, anarchico, fornaio, radiato, 1906-1935, ACS, CPC, busta 4548; 136. Sampaolo Antonio, 1869, Marino, Marino, anarchico, arrotino, 1899-1923, ACS, CPC, busta 4560; I 37. Sbafa Giulio, 1886, Marino, Marino, anarchico, contadino, 1907-1942, ACS, CPC, busta 4638 fascicolo 045427; 138. Schiaffini Ernesto, 1883, Marino, Belgio, repubblicano, vignaiolo/esercente caffè, iscritto alla Rubrica di frontiera, · 1910-1938, ACS, CPC, busta 4684, fascicolo 061669; 139. Silvestri Ugo, 1893, Marino, Marino, socialista, assistente ferroviario, radiato, 1929-1930, A CS, CPC, busta 4812 fascicolo 038449; 140. Sistopaolo Giacinto, 1864, Velletri, Marino, anarchico, vaccaio, radiato, 1906-1943, ACS, CPC, busta 4839 fascicolo 062793. 141. Soldini Quirino Luigi, 1899, Marino, Francia, comunista, sguattero di caffè, iscritto alla Rubrica di frontiera, 193 8-1942, ACS, CPC, busta 4861, fascicolo 133259; 142. Tenti Amilcare, 1888, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, 1912-1941, ACS, CPC, busta 5066, fascicolo 045720; 143. Tenti Giuseppe, 1881, Marino, Marino, anarchico, calzolaio, 1906-1933, ACS, CPC, busta 5066, fascicolo 064427; 144. Terribili Cesare Giuseppe, 1867, Marino, Roma, repubblicano, vignaiolo, diffidato, 1899-1941, ACS, CPC, busta 5074, fascicolo 064482; 145. Testa Enrico, 1873, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1906-1942, ACS, CPC busta 5084, fascicolo 064207; 146. Toti Alfiero, 1907, Marino, Castel Gandolfo, comunista, manovale, ammonito, radiato, 1932-1943, ACS, CPC busta 5186, fascicolo 113280; 147. Tozzi Arduino, 1889, Marino, Marino, anarchico, vignaiolo, 1908-1942, ACS, CPC busta 5188 fascicolo 0654 79; 148. Trinca Armati Achille, 1879, Marino, Valtopina di Foligno (Perugina), socialista, possidente, 1905-1925, ACS, CPC busta 5217, fascicolo 105507;
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149. Trinca Augusto, 1890, Marino, Roma, anarchico, vignaiolo, 1907-1942, ACS, CPC busta 5217 fascicolo 065625; 150. Trova/usci Federico, 1891, Marino, Roma, repubblicano, muratore, diffidato, iscritto alla Rubrica di frontiera, 1931-1940, ACS, CPC busta 5230 fascicolo 093568; 151. Trova/usci Marco, 1906, Marino, Marino, repubblicano, venditore ambulante, radiato, 1930-1942, ACS, CPC busta 5230, fascicolo 085184; 152. Vannutelli Tiberio, 1884, Marino, Marino, repubblicano, patrocinatore legale, radiato, 1913-1940, ACS, CPC busta 5321 fascicolo 015622; 153. Vicini Barnaba, 1874, Marino, Marino, socialista, vignaiolo, 1899-1930, ACS, CPC busta 5401 fascicolo 109648; 154. Vittori Egisto, 1881, Marino, Marino, repubblicano, bracciante, radiato, 1906-1936, ACS, CPC busta 5455 fascicolo 066581; 155. Vittori Virgilio, 1888, Marino, Roma, anarchico, confinato, 1940, ACS, CPC busta 5455 fascicolo 074221; 156. Zannoni Romolo, 1869, Marino, Marino, repubblicano, vignaiolo, 1906-1936, ACS, CPC busta 5535 fascicolo 063226; 157. Ziantoni Alfredo, 1877, Marino, Marino, repubblicano, bracciante, ammonito, 1929-1941, ACS, CPC busta 5571 fascicolo 029217.
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Pubblicazioni dell'A.N.P.I. Sezione "Aurelio Del Gobbo" di Marino U. Onorati,
Anna Maria Enriques Agnoletti partigiana nei Castelli Romani 2010
U. Onorati,
Aurelio Del Gobbo da pa,-tigiano a sindaco di Marino 2011
U. Onorati,
Gervasio Settembre uomo giusto e partigiano 2014
U. Onorati e E. Scialis, Eroi in camicia mssa 2014
A. Caracci Madussi,
Diario 1943 - 1947, 2015