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LE OPERE DI RAIMONDO MONTECUCCOLI VOL III

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

LE OPERE DI

RAIMONDO MONTECUCCOLI EDIZIONE CRITICA a cura di

ANDREA TESTA COLLABORAZIONE di

LUIGI VILLA FREDDI INTRODUZIONE di

RAIMONDO LURAGHI

VOLUME III

Opere minori d'argomento militare e politico Diari di viaggio e memorie

ROMA - 2000


PRESENTAZIONE Allorchè nel 1986 l'U.fficio Storico dava alle stampe l'edizione critica delle opere teoriche militari di Montecuccoli, curata dal proj LURAGHI, il Capo Ufficio Storico dell'epoca esprimeva, al termine della sua presentazione, l'auspicio che altri volumi potessero seguire, sino al completamento di quella che aspirava ad essere la prima edizione integrale delle Opere letterarie del più grande uomo d'armtI italiano del Seicento. Questo terzo volume sul pensiero e sugli scritti di Raimondo Montecuccoli riesce finalmente a soddisfare, dopo oltre dieci anni, quell'intendimento, grazie all'impegnativo lavoro di ricerca e studio messi in atto dal dott. Andrea Testa il quale ci presenta le cosiddette opere minori di argomento militare e politico del grande Capitano. L'aggettivo "minore" non deve, comunque, trarre in inganno, in quanto molte di esse sono di straordinaria importanza, essendo costituite da appunti, bozze e diari non destinati originariamente alla pubblicazione e, pertanto, rappresentano una fonte primaria che ora è finalmente a disposizione degli studiosi. Rispetto alle edizioni del Velzè, in lingua tedesca, e Gimorri, relativamente ai viaggi, i progressi sono stati notevoli: oltre a parecchi scritti inediti, ci troviamo di fronte al testo originale in lingua italiana, restituito all'esatta lezione seicentesca, così come l'Autore l'aveva compostò, ricavato dai documenti del Nachlass viennese messi a disposizione del curatore mediante un imponente lavoro di microfilmatura. Certamente strano è il destino del Montecuccoli, uomo d'azione di cultura e di meditazione che fu, come disse Foscolo "capitano e suddito ad un tempo, guerreggiò con poche forze contro à barbari; oppose la virtù all'invidia delle Corti e la filosofia alle


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Le opere di Raimondo Montecuccofi

aggiunge sovente richiami a margine, tra le righe o a fondo pagina, non di rado quasi illeggibili (a ciò contribuisce anche la grafia affrettata, contorta e oscura del Nostro), tali comunque da costringere ad una lettura faticosissima e lenta, che ha riclùesto talvolta ore e giorni per la decifrazione di un solo vocabolo. E ben poco aiuto poteva giungere al solerte Curatore da parte della vecchia traduzione tedesca degli scritti di Montecuccoli ad opera del Veltzé: ché questi (come già da me segnalato a suo tempo nell'apparato introduttivo al primo volume), di fronte ad una lezione particolarmente difficile (o anche solo problematica) se l'era cavata omettendo interi capoversi, senza per altro darne avviso in nota o in qualsiasi altro modo. E non basta: ché il Veltzé si era anche preso l'arbitrio di tradurre in tedesco le citazioni latine (e addirittura parte di un documento in lingua francese!) dimenticando poi di render conto in nota di talune espressioni in tedesco usate dal Montecuccoli entro il testo italiano. Ma le difficoltà, con il Veltzé, non terminano qui: tale traduttore infatti (che pure parlava coerentemente l'Italiano) dimostra di avere una ben scarsa (per non dire nulla) dimestichezza con la lingua viva del Seicento; di qui una serie interminabile di fraintendimenti, di qui pro quo, taluni addirittura comici, come quando dovendo tradurre la parola collazione (usata dal Montecuccoli per "colazione') la fece derivare dal verbo "collazionare" che ha tut~'altro significato. Spinto poi probabilmente da esigenze di spazio, il Veltzé non esitò a fondere arbitrariamente documenti diversi, producendo così testi che Montecuccoli, in quella forma, mai aveva scritto. Si giudichi quindi se l'edizione del Veltzé sia stata, per il Curatore, un aiuto o non piuttosto un addizionale ostacolo da superare: e lo stesso può dirsi del Gimorri, il quale, nella sua pubblicazione (parziale) dei diari di viaggio del Montecuccoli, pur affermando di aver lavorato sugli originali, preferì servirsi delle copie "in chiaro", fatte sovente da amanuensi distratti - o che ignoravano l'Italiano - ; cosa già acutamente inttùta da Ezio Raimondi nel suo saggio apparso negli Atti del Convegno di studi su Montecuccoli del 1964. Conseguentemente non è rimasto al Curatore che lavorare esclusivamente sugli originali (cosa che per altro si sarebbe già dovuta fare prima, ma che i precedenti curatori trascurarono, come si è detto). Fu questa una fatica che non esito a definire immane e di ctù soven te, da parte di alcuni, non ci si riuscì a rendere conto, anche perché chiaramente Montecuccoli non intendeva, né intese mai, pubblicare questi scritti minori, per lo meno nella loro veste attuale: erano per lui, se mai,


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materiale destinato a futura elaborazione, cosa che le vicende della vita mai gli consentirono. Ma, discutendosi dei criteri seguiti dal Curatore, si deve ancora aggiungere qualcosa che appare di enorme importanza per i futuri studi stù grande Capitano del Seicento. Con straordinaria acribia ed acuto intuito filologico, il Professor Testa è pervenuto ad individuare con quasi assoluta certezza un'opera che si credeva (e che io stesso credevo) perduta. Ma, affinché il lettore possa apprezzare appieno l'importanza della scoperta, occorre prendere il discorso un po' alla lontana. Dunque, come fu ampiamente detto nella Introduzione generale, apparsa nel primo volume, mentre Montecuccoli trascorreva la triennale prigionia nel castello dei Duchi di Pomerania, egli occupò il proprio tempo con la stesura della sua prima, grande opera: il Trattato della guerra. Esso ci è conservato (e fu da noi pubblicato nel suddetto primo volume); ma contemporaneamente l'Autore dette notizia di aver r~datto (o di progettare) nove quaderni (o "pecorine", dalla legatura in pelle di pecora) ove si sarebbero analizzati a fondo problemi particolari, inerenti alla materia del Della Guerra. In una lunga nota sulle fonti e sulla struttura del Trattato premessa al Della Gueyra, il Montecuccoli ne dà ampia notizia,fornendo di ciascuna un completo sommario. E fin qui, tutto bene: il guaio è che le "Pecorine" _non sono state mai più ritrovate, (il che, come si dirà, crea il fondato sospetto che esse siano rimaste per sempre nel limbo delle buone intenzioni); mentre la congettura, avanzata a suo tempo dal Pieri secondo cui la nona Pecorina sarebbe stata il trattato Delle battaglie nella forma in cui oggi lo possediamo e che è custodito presso la Biblioteca Estense di Modena, non resse alla critica. Kurt Peball, riordinatore del Nachlass di Montecuccoli presso il Kriegsarchiv di Vienna dimostrò infatti che le Pecorine erano strettamente connesse al Della guerra; che esse non costituivano un materiale preparatorio (come aveva supposto il Pieri) ma delle vere e proprie appendici destinate a raccogliere quei particolari troppo minuziosi per includerli nel Trattato, di cui avrebbero spezzato il discorso: e pertanto destinate ad una stesura più tarda; infine che il Delle Battaglie custodito a Modena è un'opera a sé stante e che la supposizione avanzata dal Pieri derivava solo dalle estreme difficoltà che l'insigne studioso aveva trovato e che gli impedirono un esame a fondo di tutti i manoscritti montecuccoliani.Tesi che io stesso rafforzai nell'Introduzione sia al volume primo di questa raccolta, sia al Delle Battaglie. Dunque, delle Pecorine non si è mai trovata traccia: e il sunto che il Montecuccoli stesso fece di alcuni argomenti matematici e che dette al


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Il

li

Le

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padre gesuita Mario Bettirù, il quale lo incluse in una sua opera intitolata Apiaria Universae Philosopbiae Mathematicae, pubblicata a Bologna nel 1654, non proviene dalla prima Pecorina, bensì dalle Tavo/,e militari. "' L'opera che qui si pubblica al primo posto, sotto il titolo originale Della fortificazione, documenta una fase di rielaborazione dello schema irùziale delle prime pecorine. Secondo dunque l'analisi di Testa (che qui debbo forzatamente riassumere per sommi capi: ma che richiese molte ore di studio, di analisi e di meditazione), il sommario che Montecuccoli dà del contenuto della prima Pecorina nel Della guerra, corrisponde a quanto scritto nel Della fortificazione. E valga il vero: scrive dunque il Montecuccoli: "La PECORINA numero 1. Tratta delle fortificazione, suoi principi e dimostrazioni." E prosegue specificando che la pecorina analizza la fabbricazione delle fortezze, il loro rapporto con l'ambiente nonché"[ ...] come si fabricbino le porte, i ponti, le strade, gli arsenali, ecc. e tavola ortografica per tre sorte di forti regolari, per ravelini, per mezzelune, per opre a corna, e come ciascuna si formi". Poiché il Montecuccoli continua la trattazione delle fortezze nella seconda Pecorina, ove il Nostro viene a discutere delle costruzioni "di forma irregolare", il Curatore ritenne (ed a ragione) che parte di questo secondo quaderno sia pure stata inserita dal Montecuccoli entro il Della fortificazione (e qui sorge il dubbio, cui più sopra si è accennato, che il suo schema di nove Pecorine non sia mai stato veramente e completamente realizzato: negli appunti per il primo quaderno, cioè, che egli ebbe tempo di scrivere ancora in Pomerania, il Nostro avrebbe inserito argomenti destinati secondo il suo disegno alla seconda Pecorina che non fu mai completata (né, si può fondatamente supporre, mai lo furono le altre sette). Ma il Curatore ha fatto assai di più.Attraverso un'attenta analisi filologica ha potuto identificare senza tema di errore un manoscritto, ritenuto di Montecuccoli, come spurio (ed esso viene qui posto in Appendice); ed a gettare profondi dubbi sull'autenticità del secondo trattatello che qui si pubblica, Discorso sopra del ballovardo... Mai infatti Montecuccoli, tanto per fare un esempio, usa altrove I'espressio1 Si veda l' intervento di Andrea Testa, Nuove elaborazfoni teoriche sull'arte della Jortifiav zione nel pensiero di Raimondo Mo11tec1-1ccolt al Congresso Internazionale di Archeologia, Storia eArchitettura nùlitare,Torino, I 1-13 Nov. 1998.


Introduzione

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ne "votto" per "vuoto" e tutta la lingua del testo appare assai lontana da quella normale del Nostro. Così, con un lungo, faticoso, instancabile lavoro il terzo volume delle Opere può infine presentare in Italiano (in gran parte per la prima volta) gli scritti "minori" del Grande.A ragione la parola "minori" è posta tra virgolette: perché sebbene queste opere siano tutte contraddistinte dalla loro brevità, tuttavia il loro contenuto non è per questo meno pregnante.Anzi: alcune di esse sono addirittura di primaria importanza per comprendere il pensiero del Nostro e valutarne la complessa personalità. Da questo terzo volume emergono infatti - forse più ancora che dai primi due - sia la poliedricità della mente di Montecuccoli che le altissime responsabilità a lui affidate dall'Imperatore in campi sovente lontanissimi da quello militare. Non dunque soltanto generale e condottiero era egli: ma (e ciò emerge in questi scritti in maniera icastica) ingegnere e tecnico della fortificazione, osservatore attento delle istituzioni militari di altri paesi, specialista di organica, riformatore militare e politico: ed ottimo resocontista delle operazioni. Ed ancora: consigliere di alta politica; lettore critico di opere storiche e militari; e proponitore ai-riforme per rendere più funzionale la Camera Atùica. Ma su un altro punto desidero soffermarmi qui. Ed è quello delle altissime missioni affidategli dopo il termine della Guerra dei Trent'anni. Eccolo dunque in Isvezia, alla Corte della Regina Cristina (che egli contribuirà in misura determinante a far convertire al Cattolicesimo Romano); nelle Fiandre; in Inghilterra; al Marchesato di Finale. Egli, cioè, andava sempre più trasformandosi nell'alter ego dell'Imperatore Absburgico che gli affidava le più alte e delicate missioni di fiducia, andava raccogliendo nelle proprie mani la somma dei poteri in una misura che nessuno aveva prima di lui raggiunto: ma nello stesso tempo la sua assoluta, schietta e leale devozione all'Imperatore provvedeva a fugare lontano da lui ogni e qualsiasi sospetto di slealtà o di inconfessabili ambizioni, per cui Montecuccoli mai fu - né mai sarebbe potuto essere - un secondo Wallenstein. I diari di viaggio di Montecuccoli (che finalmente si presentano qui in una versione completa e filologicamente corretta, a differenza della versione monca e spesso scorretta del Gimorri) sono una tra le letture più straordinarie nella letteratura di quel tempo (e di tutti i tempi). Montecuccoli abbonda in osservazioni acute e penetranti; non si limita a darci informazioni politiche ma aggiunge tocchi vivacissimi sui costumi, le località, i personaggi dell'epoca: veri e propri réportages degni di uno scrittore di altissimo livello quale egli era.


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Sopra ogni altra cosa emerge in queste pagine lo statista, preoccupato non solo dell'oggi, ma dell'avvenire dell'Impero. Eccolo dunque analizzare le costanti cui dovrà obbedire la politica estera imperiale ed individuarne i due maggiori nemici (l'Impero Ottomano e la Francia); eccolo scrutare i problemi interni e cogliere con straordinaria lungimiranza il difficilissimo problema dei rapporti con l'Ungheria. L'opinione di Montecuccoli sull'Ungheria non sarebbe potuta essere più negativa. La presenza del Regno magiaro lo inquieta; intuisce in esso un corpo estraneo, grande abbastanza da compromettere la struttura stessa dei domini absburgici. Si potrebbe dire (e fu detto) che il giudizio di Montecuccoli sull'Ungheria e gli ungheresi era eccessivamente negativo; che egli non vi vedeva se non menzogna, duplicità, perfino tradimento e che in ciò si lasciava accecare da rancori forse personali. In realtà, se si leggono gli scritti suoi sull'Ungheria (specialmente l'ultimo, durissimo) non è difficile cogliervi la pacatezza di chi non si lascia trasportare dai sentimenti (e dai risentimenti), ma esamina tutto con freddezza, con occhio spassionato ed acuto. Montecuccoli cioè era giunto alle radici del delicatissimo problema ungherese che alla fine (ed egli non errò nella previsione) avrebbe contribuito in maniera determinante alla rovina dell'Impero. In questo la sua analisi e le sue previsioni sono tutt'altro che dominate dai sentimenti. Si può forse obiettare che egli vedeva il problema ungherese esclusivamente dal punto di vista absburgico: ed era vero. Ma occorre non dimenticare che Montecuccoli era un fedele statista della Monarchia viennese e che il suo fine non era un'imparziale analisi storica, ma l'individuazione della politica corretta che l'Impero avrebbe dovuto seguire per sventare il gravissimo pericolo che la questione ungherese gli andava apprestando e, in definitiva, per sopravvivere. Così egli si preoccupava di ogni iniziativa che potesse rafforzare l'Impero; e più che mai di creare quella forza. armata permanente che sarebbe stata uno tra i suoi vanti maggiori. Un discorso particolare meritano poi i molti e minuziosi scritti sulle fortificazioni. Un'analisi comparativa e sistematica di essi non è ancora stata fatta (né si sarebbe potuto farla poiché sino ad ora i testi che qui si offrono al lettore erano ancora sepolti negli archivi e inaccessibili, o mal editi, tronchi, colmi di errori). Ma da un primo studio del problema che preoccupò Montecuccoli sin dalla giovane età, emerge chiara.mente che egli - e non il pur grandissimo Vauba.n - fu il vero iniziatore dell'arte fortificatoria del Sei-Settecento, quell'arte che governò la costruzione di fortificazioni sino all'avvento del cannone rigato alla


Introduzione

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metà del Diciannovesimo secolo. Spieghiamoci. Nessuno può porre in dubbio la grandezza di Vauban ed il suo fondamentale contributo alla teoria ed alla pratica delle fortificazioni permanenti e campali. Ma dopo la lettura degli scritti di Montecuccoli, si deve concludere che il grande Maresciallo francese non emerse come un fungo da un panorama desolato e deserto: Montecuccoli fu l'iniziatore della modernizzazione delle fortificazioni; e c'è da domandarsi quale sia stato il debito dello stesso Vauban verso di lui, quanto il grande francese abbia potuto conoscere delle sue idee e teorie. La storia della fortificazione è tutta da riscrivere; e non vi è dubbio che in essa Montecuccoli assumerà una parte di primissimo piano, ben degno di stare accanto a Vauban e di esserne addirittura il precursore. Così, grazie alla solerzia ed alla dottrina del Prof. Andrea Testa, con cui ha validamente collabo~.tto il Dr. Luigi Villa Freddi, il terzo volume degli scritti di Montecuccoli vede infine la luce ed il pensiero di quel Grande italiano si precisa ulteriormef!te in modo che lo si possa infine studiare e comprendere integralmente"ed a fondo in tutta la sua ammirabile dottrina e genialità. Torino, 24 dicembre 1998 Raimondo Luraghi


IUNGRAZIAMENTI .....

Questo mio lavoro non sarebbe stato evidentemente possibile se, nel lungo corso degli anni che esso ha richiesto per essere portato a termine, non avessi r icevuto aiuti cordiali da parecchie persone, alle quali va la mia più prqfonda gratitudine. Sarebbe difficile ricordarle tutte in questa sede poiché sono numerose, e rischierei di dimenticarne qualcuna: mi limiterò pertanto a citare, in primo luogo, il prof. Raimondo Luraghi, ideatore del grandioso progetto di pubblicazione, in edizione critica, di tutte le opere di Raimondo Montecuccoli, e curatore dei primi due volumi; con lui, gli studi relativi a tale autore hanno compiuto un passo avanti considerevole e decisivo: la sua edizione critica rappresenta (e rappresenterà) un punto di partenza imprescindibile per i futuri storici che desiderino occuparsi di Montecuccoli; e, senza di lui (posso affermarlo dal più profondo del cuore), senza i suoi preziosi consigli, la sua esperienza, i suoi incoraggiamenti e il suo ausilio, questo terzo volume non avrebbe mai visto la luce. Parimenti è doveroso ricordare l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, nelle persone del Generale Pierluigi Bertinaria, del Colonnello Giancarlo Gay e del Colonnello Riccardo Treppiccione (nonché dei loro predecessori): va a loro il merito di aver creduto fermamente in questa intrapresa e di aver assunto un arduo compito editoriale, che ora (pur non essendo completamente concluso) si è concretizzato nella pubblicazione di tutte le più importanti opere militari e memorialistiche di Montecuccoli. In terzo luogo ringrazio il Dr. Luigi Villa Freddi, appassionato studioso di letteratura del sec. XVII; la sua preziosa collaborazione merita un posto d'onore in quanto a competenza, professionalità, meticolosità e pazienza: il suo valido aiuto è stato per me insostituibile. Quindi ricordo con piacere i dirigenti e tutto il personale del Kriegsarchiv di Vienna, e in particolare il Dr. Peter Broucek il quale, con


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

squisita gentilezza e disponibilità, ha messo a disposizione, senza alcun limite, il cospicuo materiale del Nachlass, favorendone la microfilmatura. Inoltre devo ringraziare il personale e i dirigenti dell'Archivio di Stato di Modena, soprattutto il Dr. Angelo Spaggiari e il Dr. Mario Bertoni, che mi ha aiutato in modo determinante durante le mie ricerche. Lo stesso dicasi per il personale della Biblioteca Estense di Modena e della Biblioteca Civica di Casale Monferrato. Un ringraziamento particolare va alla prof. Denise Aricò che ha condotto un importante ed esaustivo studio sul padre gesuita Mario Bettini e che mi ha aiutato a ricostruire i rapporti di quest'ultimo con Raimondo Montecuccoli. Ringrazio altresì il prof. Robertino Ghiringhelli per i suoi preziosi e validi suggerimenti. Infine, last but not least, m'è gradito ricordare alcuni amici che hanno fornito la loro collaborazione: Roberto Coaloa, per la parte iconografica e le notizie su un carteggio inedito tra Foscolo e Grassi; e p oi Virginie Perrin, Federica Romagnoli, Pier Enrico Caprioglio, Michele Miglietta, Massimo Bagna, Laura Musso, Giuseppe Sicheri. Un ringraziamento "speciale" va a Carlo Barbano, con cui ho condiviso alcune avventure on the road negli archivi dell'ex Cecoslovacchia durante i mesi estivi degli anni 1990 e 1991. Nessuno di lorb, comunque, è responsabile di qualunque errore che si potesse riscontrare nell'opera, di cui io sono l'unico "colpevole".

Andrea Testa


NOTA FILOLOGICA I testi riproducono, fatta eccezione per il ca~o de L'Ungheria (in cui viene fornita apposita nota), il codex uniéus rappresentato dagli autografi di Montecuccoli, custoditi presso il Kriegsarchiv di Vienna. Ci si è quindi limitati ad un'attenta trascrizione dei testi, apportando modestissime modifiche alla punteggiatura, e per quanto attiene alle grafie, è stata fatta cadere la lettera h muta in parole come huomini, bavere ecc., sostituita la lettera u con la v, la lettera} con la i. Inoltre la congiunzione et è stata resa con ed. La grafia dei toponimi e dei nomi propri è stata mantenuta nella versione comunemente utilizzata da Montecuccoli: tuttavia i toponimi attuali sono elencati con opportuni rimandi nell'indice dei nomi. Nel caso in cui appariva una parola illeggibile, essa è stata indicata nel seguente modo: [illeggibile]. Nel caso in cui è stato accertato un guasto insanabile, esso è stato contrassegnato, come d'uso, con la crux. Gli omissis dell'Autore sono indicati come segue: *** Le congetture sono, come d'uso, espresse fra parentesi uncinate: < >. Per quanto concerne la datazione dei documenti, ove essa non ricorreva, è stata congetturata fra parentesi quadre. Si potrà osservare come Montecuccoli non abbia soverchie incertezze grafiche; tuttavia vi sono alcune alternanze (come mezo e mezzo, disegno e dissegno, dinanzi e dinnanzi,progetto e proggetto, ecc.) che sono state scrupolosamente conservate, così come qualche incertezza nelle maiuscole e nelle elisioni, allo scopo di evidenziare la sua esperienza linguistica cosmopolita m.

1 Si vedano, a tal proposito, le giuste e profonde intuizioni espresse da Ezio Raimondi nel saggio Per un'edizione delle opem di Montecuccolì in Alli del Convegno di studi su Raimondo Montecuccoli, Modena, 1965, pp. 235-249.


SEZIONE PRIMA

OPERE MINORI D'ARGOMENTO MILITARE E POLITICO


DELLA FORTIFICAZIONE [1641)

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Termini scenographiae<1>

Libro I

Fort,fortalitium: è un luogo circondato di fosso, vallo e ballovardi, dal quale può difenderci con poca gente dalla forza nimica. Fortezze, Castellum: sono ordinariamente forti di 4 in 5 angoli, messi in campagna o fuori delle città, sui fiumi o su altri passi per guardarli. Cittadelle, arx, Castellum: sono forti rilevati di quatro, cinque o sei angoli, posti nelle città per costringerle a batterle. Opera cornuta, oeuvrage à corne: sono ovraggi posti in campagna dalla fortezza con due lunghi lati, con due mezi ballovardi ne' più deboli luoghi della città, per impedire con essi al nimico l'approssimarsi. Oeuvrages couronnees, opera coronnata: sono triangoli posti in campagna, con due hmghi lati in forma d'un ovraggio a corno, per d'innanzi largo, e per di dietro stretto, con tlllo o due o più intieri ballovardi nel mezo, e con due mezi lati. E si pongono sui rialti per ritenere il nimico. Tenaille, Gang, forticula: è un travaglio non dissimile dall'ovraggio a coma, solo non ha alcun ballovardo, ma la linea di ripiego in dentro. Etoile, munitio stellata: sono redutti fatti in forma d'una stella, con lati rivolti; sono di quatro, c.inque o sei angoli. 1 La nomenclatura seguente (di cui è stata rispettata la grafia originale) è fornita dall'Autore generalmente in francese, in latino e in tedesco; rurravia l'originale riesce di difficoltosa decifrazione, per cui talvolta sono stati omessi alcuni sinonimi illeggibili; tale mancanza non pregiudica la comprensione del testo, proprio per essere talune parole null'altro che la traduzione delle medesime in altra lingua.


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Redoute, reductus: sono opere picciole a quatro angoli, poste qua e là per le trinciere e per gli approcci, e tal ora in campagna. Grund, aggeres continui: per trinciera, s'intendono communemente tutte le opere fatte in campo per coprirsi; particolarmente si pigliano per i travagli, i quali rinserrano tutto il campo con una linea continuata, con la quale si circondano anco i quartieri. Ravelin, Ravallin, moles: sono travagli in forma d'un ballovardo posti fuora della fortezza, attaccati alla fossa dinanzi alle lunghe cortine, e luoghi deboli, per miglior difesa loro. Demi lune, luna dimidiata: sono come i ravvelini posti d'innanzi ai ballovardi p er miglior difesa. Batteries, Lattewerk, suggestus: sono rialti di terra sopra quali si piantano il cannone per batter l'inimico. Rempart, vallum: è un rialto di terra all'intorno della città per cingerla con esso. S'intenda anche con i ballovardi, ma particolarmente s'intendono sol le cortine. Bastian, propugnaculum: è la punta del vallo posta in fuori, la quale ha cinque angoli tra i quali uno posto in fuori. Boulevard, propugnaculum linea recta: è anche un ballovardo, ma questi vien posto sopra una linea retta, e quindi tragge il nome di piatto, essendo posto sopra una linea piatta. Casemate, casa armata: sono camere fatte ne' fianchi di pietra cotta, dalle quali il nimico è battuto col cannone p er difender la faccia del ballovardo. Parapet, lorica: è la terra gettata all'intorno sopra il vallo, nell'altezza d'un uomo, dietro al quale i soldati possono stare sicuri. Banquette, scabillum: è una picciola altezza fatta alla pianta interiore del parapetto, sopra la quale stanno i soldati quando discaricano. Terreplein, ambulacrum valli: è l'interiore del vallo, sopra il quale si camina e si pianta il cannone. Chemin des rondes, valli inferioris ambulacrum: è il camino che vien lasciato tra il vallo e la lisiera C2>, dal quale si può contrastar il nimico, quando s'avvicina alla città tanto che non gli si può più tirare dal vallo. Parapet de la fausse braye, lorica horizontalis: è il p arapetto del detto camino sotto il vallo, fatto come il parapetto del vallo. Lisiera: è l'avamposto trasversale dal qual <si va> alla fossa. Fosse, fossa: è la profondità che vien condotta a tondo all'intorno della città. Chemin couvert, via coperta: si chiama anche abusivamente con2 Fl"anccsismo dc rìvanrc da /fstère,ovw.:ro

margine, 01·to.


Opere minori d'argomento militare e politico

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trascarpa; è il camino che si lascia fuori della ripa del fosso, nel qual si può andar coperto. Parapet du chemin couvert, lorica via coperta: è la terra alzata dietro al camino coperto, la quale si va a perdere in campagna. Plata forma, Platte Forme, plana forma: sono cavallieri a quatro angoli messi nelle cortine come le batterie, per contrastare di là al nimico co' cannoni. Cavaliers, aggeres propugnacolorum: sono valli rialzati sopra i bastioni, dai quali si batte da lontano il nimico co' cannoni. Approches, accessus: sono camini cavati in terra per i quali si può andare sicuro, e fuor della vista del nimico, e approssimarsi alla fortezza. Contr'approches: sono simili camini fatti dagli assediati per impedir con le sortite al nimico il suo approssimarsi. Travers, lorica traversa: è un parapetto tirato di qua e di là in una linea retta. Gallerie, via intestina: è un càrnino coperto d'assi o pali, e sparso di terra, tirato sopra i fossi riempiti per condur i soldati alla breccia quando è fatta. Ruina valli: E' una rottura in qualche parte del vallo, o d'un ballovardo, fatta da una mina, per la quale si può entrare in città. Gabions: sono cestoni grossi nell'altezza d'un uomo, fatti di vimini e riempiti di terra; s'usano alle batterie, e dove è terra sabbiosa ed altrove. Corbeilles, corbules: sono picciole casse di vimini, fatte affinché i soldati, fra quelle, scoprine il nimico o , fuori della sua vista, tirino il moschetto. Retranchement, recessus: è una nuova fortificazione tagliata nel vecchio vallo, che si fa quando il vallo è rovinato. Palissades: sono pali lunghi 6 piedi di sopra, con due ferri appuntuti, e si piantano nelle fortezze fuori del fosso, e bene ancora ne' luoghi aperti in occasione d'assalto. Barricades: sono arbori a sei angoli bucati, per i quali buchi si cacciano pali con punte di ferro in croce lunghi una meza picca. Quindi hanno il nome che in Frisia e nell'assedio di Gronnigen fecero gran beneficio. Si mettono ai passi per sostener la cavalleria e l'infanteria. Chaussées trappes: sono ferri a quatro punte, che una resta sempre sollevata. Si buttano nel fosso e nella breccia. Mine, cunicoli: sono camini sotterrani con camere per fatticar i travagli del nimico, per condurre per essi la polvere nelle camere, la quale faccia poi saltar fil travaglio. Contramine, cunicoli reciprod:sono camini sotto terra degli assediati, per i quali cercano i camini del nimico per levarne la polvere.


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f,e opem dt Ratmondo Montecuccolt

Chandeliers: sono opere di legno e di vimini, che impediscono al nimico di vedere quello che si fa. Termini scenographiae Cortine, cortina: è la paite del vallo che giace tra i due fianchi del ballovardo. Epaule: è la linea retta perpendicolarmente sopra la cortina, e che forma il fianco. Gorge, collum: è la linea della cortina allungata, e che chiude l'angolo poligono. Pace, facies: è la linea che fa l'angolo del ballovardo, e che giace in vista dell'inimico. Ligne capitale, linea capitalis: è la linea tirata dall'angolo poligono sin all'angolo fiancato, e che divide in due parti uguali il ballovardo in tutte le figure regolari. Second flanc, ala cortinae: è quel pezzo della cortina ch'è tra la linea di difesa e tra il fianco. Flanc prolongée, alae continuatio: è la linea allungata dal fianco sin al poligono esteriore. Distance de l'angle polygone du Jlanc prolongée: è la linea che presa due volte, e aggiuntavi la cortina, forma la poligona esteriore. Distance des polygones, distantia polygonorum: è la linea che mostra la lontananza delle poligone fra loro. Polygone intérieur, latus arcis: è la linea che chiude interiormente una fortezza da un angolo all'altro. Polygone extérieur, distantia propugnaculorum: è la linea tif'ata da un punto del ballovardo all'altro. Linea defensionis major: è la linea tirata dal punto della cortina col fianco, al punto del ballovardo. Linea defensionis minor: è la linea tirata dal secondo fianco con la faccia alla punta del ballovardo. Le petit demi diametre, semidiameter arcis: è la linea tirata dal centro sino alla poligona interiore. Demi diametre le grand: è la linea tirata dal centro al punto del ballovardo, cioè a dire il mezo diametro colla capitale d'aggiunta. Termini degli angoli Angle du centre, angulus centri: è l'angolo formato dai due più vicini mezi diametri quando si toccano insieme.


Opere minori d'argomento militare e politico

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Angle polygone, angulus circonferentiae: è l'angolo che vien fatto da due lati della figura. Angle flanquée, angulus propugnaculi: è l'angolo formato dalle due faccie quando vengono insieme. Angle flanquant intérieur, angulus defensionis minor: è l'angolo che forma la cortina con la linea di difesa fiancheggiante. Angle de la ligne de defence flanquant et le flanc: è l'angolo che forma la linea di difesa fiancheggiante ed il fianco. Angle flanquant extérieur, angle de tenaille, angulus defensionis major: è l'angolo formato da due linee di difesa fiancheggiante dove s' intersegano. Angle de l'epaule, angulus faciei: è l'angolo che formano il fianco e la faccia. Termini orthographiae

,.

I- Quest'è un assioma che quanti più ballovardi ha una fortezza, tanto più ella è forte. Ma bisogna aver riguardo alla spesa e alla guarnigione, accioché la fortificazione non riesca troppo debole per i pochi, né troppo cara o troppo grande per i molti ballovardi.

Per ritrovar gli angoli necessari alla fortificazione Per ritrovar l'angolo del centro, dividerai in ciascheduna figura un circolo intiero, overo 360 gradi per il numero de' lati, e il numero che si verrà dalla divisione, sarà l'angolo del centro. Nel quadrangolo si divide 360 per 4 e ne viene 90, ch'è l'angolo del centro. Così negli altri. L'angolo poligono è compimento dell'angolo del centro a 100 gradi; poi sottraggi in ciascheduna figura l'angolo del centro da 100, e se ne viene l'angolo poligono. Nel quadr,mgolo sottraggi l'angolo del centro, 90 da 100; resterà 90 per l'angolo poligono. L'angolo fiancheggiato si può trovare in due maniere; la prima è di partir l'angolo poligono in due parti eguali, e alla metà aggiungere la nona parte d'un mezo circolo, cioè 20 gradi, e così avrai l'angolo fiancheggiato. Questa regola s'usa in ciascheduna figura sino al nono angolo inclusivo, perché nell'altre figure seguenti bisogna pigliar l'angolo di 90 gradi. Nel quadrangolo, l'angolo poligono è 90 gradi, la metà è 45, alle quali aggiungendo 20 gradi, ne risulta 65 per l'angolo fiancheggiato. L'altra maniera, è di pigliar il più picciolo angolo fiancheggiato, ch'è 60 gradi, e il più picciolo angolo poligono, ch'è 90 gradi. Poi si sottragga dalla figura che tu vuoi fortificare, e la metà del resto aggiungila al più


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Le opetr! di Raimondo Montecuccoti

picciolo angolo fiancheggiato, e s'avrà il chiesto angolo fiancheggiato della figura che vuoi fortificare. Nel pentagono, io sottraggo il più picciolo angolo poligono, cioè 82, dall'angolo poligono del pentagono, cioè da 100 gradi, e mi resta 18, la metà del quale 9 aggiungo al più picciolo angolo fiancheggiato, cioè a 60, e mi viene 69, ch'è il chiesto angolo fiancheggiato del pentagono. Questa regola si pratica sino alla figura di 12 angoli, ma nelle altre seguenti l'angolo fiancheggiato deve sempre esser di 90 gradi. L'angolo fiancheggiante interiore, si trova sottraendo la metà dell'angolo .fiancheggiato dalla metà dell'angolo poligono. Nel quadrangolo, colla prima maniera, la metà dell'angolo fiancheggiato è 32 gradi e mezo, e la metà dell'angolo poligono è 45, onde sottratto 32 e mezo da 45, resta 12 e mezo per l'angolo fiancheggiante interiore. Coll'altra maniera, la metà dell'angolo fiancheggiato è 30, e la metà dell'angolo poligono 45, onde sottratto 30 da 45, resta 15 per l'angolo fiancheggiante interiore. L'angolo della linea di difesa fiancante, e del fianco, è il compimento dell'angolo fiancheggiante interiore a 90 gradi, onde sottratto l'angolo fiancante interiore da 90, ne risulta l'angolo della linea di difesa fiancante e del fianco. Nel quadrangolo colla prima maniera, sottraggo l'angolo fiancante interiore, cioè 12 e mezo, da 90 e mi viene 77 e mezo per l'angolo richiesto. Coll'altra maniera sottraggo 15 da 90, e mi viene 75 p er l'angolo richiesto. L'angolo fiancheggiante esteriore si trova pigliando doppio l'angolo della linea di difesa fiancante e del fianco. Nel quadrangolo colla prima maniera, l'angolo della linea di difesa fiancante e del fianco è 77 e mezo, che raddoppiandosi mi dà 155 per l'angolo fiancheggiante esteriore. Coll'altra maniera, l'angolo della linea di difesa fiancante e del fianco è 75, che raddoppiato mi dà 150 per l'angolo richiesto. L'angolo della faccia e del fianco, è il compimento dell'angolo di difesa fiancante e del fianco a 180 gradi; l'angolo della linea capitale e della gola si trova tirando in ciascheduna figura la metà dell'angolo poligono da 180 gradi; e quel che resta è l'angolo desiderato. Nel quadrangolo, la metà dell'angolo poligono è 45, che tirato da 180 resta 135 per l'angolo della linea capitale e del fianco.

Per ritrovar le linee Trovati gli angoli, bisogna trovar le linee. Ma prima è d'avvertirsi che si fanno di tre sorti di fortificazioni, cioè a dire Gran reali, Meze reali e Picciole reali. Grandi reali sono quelle fortificazioni nelle quali la linea


Opere minori d'argomento militare e politico

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di difesa ficcante resta sempre intorno a 60 Rutten <3>, e pigliano questa per la più lunga difesa, poiché il moschettiere tira da 60 Rutten in circa, e s'usa questa gran reale per fortificar le gran città, perché essendo larghe di circonferenza, si risparmiano le spese che porterebbe la quantità di ballovardi. Meze reali sono quelle nelle quali la linea di difesa ficcante non è mai 60 Rutten, ma la poligona esteriore è sempre più di 60 Rutten. Le picciole reali sono quelle nelle quali i punti de' ballovardi sono sempre lontani fra di loro 60 Rutten. Se si volessero usare le picciole reali per fortificare un luogo di gran circuito, ci andrebbe gran spesa, poiché v'andrebbero molti più ballovardi. Perciò le picciole reali s'usano nelle picciole fortezze. Hanno ancora la loro utilità nelle gran fortezze irregolari, dove la poligona interiore cade più corta, che nelle gran reali. Le fortificazioni che sono più picciole delle picciole reali si chiamano communemente fortini, de' quali si discorrerà. Qui mettiamo le linee secondoJe gran reali, e ne piglieremo alcune per cognite, però che senza esse, solo con gli angoli non si può servir in cognizione dell'altre. Però, in ciascheduna gran reale fortificazione, sarà cognita coll'una e coll'altra maniera la cortina 36 Rutten, la faccia 24 Rutten, la quale deve aver la proporzione colla cortina, che ha il 2 col 3. La spalla, colla prima maniera, è nel quadrangolo 6 Rutten, nel pentagono 7, nel sessagono 8, nel settangolo 9, nell'ottagono 10, nel novangolo 11, nel dieciangolo, con tutti gli altri segmenti, 12 Rutten. Coll'altra maniera, la spalla è nel quadrangolo 8, nel pentagono 9, nel sessagono 10,nel settangolo 11,nell'ottagono,con tutti gli altri segmenti 12 Rutten. Avuta la cognizione di queste linee o degli angoli, si verrà in cognizione delle altre incognite, colla maniera che insegna la geometria di trovar le linee de ' triangoli incogniti. La poligona esteriore, colla prima maniera è nel quadrangolo 82.86, nel pentagono 81.90, nel sessagono 81.10, nel settangolo 80.46, nell'ottagono 79.93, nel novangolo 79.50, nel dieciangolo 78.77, nell'undecimoangolo 78.13, nel duodecimoangolo 77.57; colla seconda maniera, nel quadrangolo è 82.36, nel pentagono 78.58, nel sessagono 80.35, nel settagono 79.63, nell'ottagono 79.50, nel novangolo 78.58, nel dieciangolo 78.10, nell'undecimoangolo 77.85, nel duodecimoangolo 77.57, etc. Qui abbiamo posto le linee secondo le grandi reali, ma poiché raramente addiviene che si trovi un luogo il quale possa appunto ricevere queste linee, e p erché ancora dalle gran reali bisogna sapersi tirare le picciole reali, però bisogna metter ogni cosa alla regola del 3, e cercarne 3 Tale termine deriva dal sostantivo tedesco Rute, cioè pertica.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

la proporzione. S'è detto innanzi che la picciola reale è differenziata dalla gran reale per la poligona esteriore, la quale nella picciola reale è sempre 60 Rutten; quando dunque si volesse mutar la gran reale nella picciola, bisogna cercar la proporzione di tutte le linee a questa foggia. La esteriore poligona della gran reale, nel quadrangolo di 82.86, mi dà la cortina 36. Quanto mi darà l'esteriore poligona della picciola reale di 60 ? A me proverà 26.6 per la cortina della picciola reale: 82.36.60. E così si farà delle altre linee. Ma se bisognasse fare un'altra fortificazione più picciola d'una gran reale, e più grande d'una picciola reale, allora bisogna conoscere i lati della fortificazione che si vuol fabricare, secondo i quali bisogna proporzionar il tutto, come s'è detto per avanti, tuttavia che si pigli la proporzione della poligona interiore. Bisogna notare che i fortini di 4 ballovardi non devono aver i lati meno di sei, sette o otto Rutten.

Per fortificar una linea 1- Fortificar una linea s'intende doppiamente o la linea d'un vallo, o d'una lunga cortina che qui non si considera, o della spiaggia d'un fiume, e d'un ponte, il quale si fortifica communemente per guardar un passo. 2- Tal linea si fortifica non con una figura intiera, ma con una parte d'un forte regolare. Non tutte le figure regolari sono buone, ma quelle solo che hanno numero uguale di lati come un esagono, un ottangolo, e un dieciangolo; il quadrangolo è veramente di lati uguali, ma perché ha pochi ballovardi riesce troppo debole. E delle suddette figure se ne piglia la metà; così quando si vuole fortificar la linea di un sessangolo, s'adoprano tre ballovardi, de' quali due mezi si formano ai due lati della linea, e due intieri si spingono nel mezo in fuori dalla linea. Per essempio, mettiamo la linea da fortificarsi lunga 40 Rutten, e qu~sta è la fortificazione d'un ponte in una città, dove l'acqua è sì larga che dalla città non si può difendere la spiaggia dell'acqua suddetta. Tal Une.a si lascia più commodamente fortificare dal sessagono, e le parti del forte piglieranno col loro diametro la proporzione del diametro delle regole date.

Del profilo dell'altezza e larghezza del vallo con le altre parti 1- Il vallo non dev'essere troppo alto, perché accostandosigli il nimico, gli serve di copertone troppo basso; perché può facilmente


Opere minori d 'argomento militare e poltllco

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esser battuto quando il nimico si loggia in qualche rialto, o che pianta batterie alte. L'altezza sua è communemente 15 o 18 piedi, la qual altezza è dalla pratica acordata per buona, e sufficente a ciascheduna figura si può dare un'altezza particolare, cioè nella 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 12, 14, 15, 16, 18, 18, 18 scarpe <4>_ 2- La larghezza del vallo non deve esser troppo grande per risparmiar le spese, n é troppo picciola p er potervi piantar il cannone. E di due sorti, cioè il piede o la pianta, e la superficie. Il piede è ordinariamente 72 piedi; ma per usar la proporzione in ciascheduna figura sarà in quella di 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 54, 60, 66, 72, 78, 84, 84 piedi. La larghezza della superficie non deve mai esser meno di 30 né più di 60. La proporzione sarà nella figura di 4, 5, 6 , 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 36, 39,431, 48, 51 , 57, 57 piedi. 3- Il pendente del vallo è fatto acciod1é la terra d'esso non cada facilmente, o per cattivo tempo, o per esser battuto co' cannoni. Ed è di due sorti, cioè interiore ed esteriore. L'interiore si fa uguale all'altezza del vallo, accioché in caso di necessità, non solo i soldati, ma ancora i cittadini, possano correre da tutte le parti sopra il vallo a difenderlo. Sopra a tal pendente si piantano arbori, per servirsi della legna in tempo d'assedio. Il pendente esteriore non è sempre eguale, per la disugguaglianza della terra noi lo facciamo la metà dell'altezza del vallo. 4- Fatto il vallo, si fabrica sopra il parapetto, la c ui altezza interiore dev'essere di 6 piedi, e l'esteriore di 4. La sua grossezza è varia secondo la varietà delle fortezze; ma quando s'osservano le linee date qui dianzi, allora la grossezza del parapetto è nel 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 12, 14, 15, 18, 20, 24, 24 piedi. Intendendo il piede del ballovardo col suo pendente, non contandovi la banchetta, non bisogna farli più sottili accioché possano resistere al cannon grosso. Il parapetto ha il suo pendente interiore d'un piede, e l'esteriore proporzionato a quello del vallo, e tirato nella medesima linea, e però se il pendente del vallo esteriore sarà la metà della sua altezza, ancora il pendente esteriore del parapetto sarà la metà della sua altezza, cioè di due piedi. 5- La larghezza superficiale del parapetto è nel 4 , 5, 6, 7 , 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 9, 11, 12, 15, 17, 21, 21 piedi. 4 Per Sc(lrpa deve intendersi una conformazione a piano inclinato della pendenza di un terrapieno; ruttavia in tale contesto si deve ritenere che l'Autore usasse questo termine come sinoni· mo di piede, unità di misura. L'integrazione fra parentesi quadre serve all'intelligenza del testo, imperfetto in quanto ricavato da apptulli personali di Montceuccoli.


Le opere di Ralnumdo Mo11tecuccoli

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6- In dentro del parapetto si fa una banchetta larga 3 piedi ed alta ½, col pendente secondo quello del parapetto, sopra la quale sagliono i soldati quando vogliono tirare. 7- Rimane poi una parte del vallo, chiamato terrapieno , overo Wallgang, sopra il quale si camina e si piantano i cannoni nel 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 2 1, 22, 25, 27, 28, 30, 30 piedi. 8- Il vallo si deve fare appunto sì grosso nelli ballovardi che nelle cortine, e così lasciarli vuoti nel mezo perché costano meno, sono più alti alle contramine, se rovinati vi si può meglio ritrincierarsi. In ogni modo i ballovardi pieni non sono sempre a rifiutarsi, essendo buoni per farvi sopra i cavallieri, i quali in alcuni luoghi sono necessari. Il che un prudente ingegnere saprà discernere. 9- F.ssendosi da alcuni anni adietro conosciuto, che quando il nimico s'approssimava alla città ora coperta dal vallo, né si poteva pii:1 battere e il fosso restava senza difesa, però s'è ritrovato il mezo di fabricare a basso nel piè del vallo ancor un sotto vallo, chiamato falsabraga, dal quale si scortina ~) l'orizonte parallello, e si fa gran danno al nimico. Questa falsabraga, si fa giustamente nella maniera che si forma il parapetto del gran vallo, con l'istesso pendente, l'istessa altezza e grossezza, e con l'istessa banchetta, e si tira parallella alla cortina e a' fianchi. Il camino è lo spazio che si lascia fra questo parapetto e fra il gran vallo, e nel 4, 5, 6, 7, 8 , 9, 10 angoli [rispettivamente] 15, 18, 20, 24, 24, 24, 24 piedi. 10- Sta in disputa se questa falsabraga si deva fabricar più alta, cioè a dir, se oltre il parapetto deve anche aver un vallo che alzi.Alcuni producono la ragione che tutti i triangoli nella fortificazione, quanto più sono in dentro verso il centro della fortezza, tanto più alti devono essere per commandare ai più lontani e più di fuori. Ora è chiaro che questa falsabraga, poiché non si fa alta se non quanto è la strada coperta, non può scortinare, né commandare gli altri travagli di fuori come ravvelini, meze lune, ovraggi a corna etc, i quali hanno un profilo con un vallo e con un parapetto più alto di quello della falsabraga. Ma poiché la più parte degli esperimenti non hanno fatto la falsabraga con disegno di guardar l'altre opere di fuori, per guardar le quali è ordinato il gran vallo, ma solo con intenzione di scortinar il fosso, che non può esser difeso dal vallo per la sua grande altezza, però ne segue che se la falsabraga si fabricasse più alta, bisogneria anche che il fosso andasse fuori della sua vista, e così non restasse indifeso. Quindi apparisce che non 5 Oa scorttna,·e, da intendersi nel linguaggio delle fortificazioni, disfare la cortina, nel senso di renderla più corta.


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senza considerazione si fa così bassa, e se bene è particolarmente formata per guardare il fosso, ha però anche altra utilità, cioè di scortinare parallello l'orizzonte quando la fortezza non abbia la strada coperta. 11- I piedi de' quali s'è parlato, ce ne va 12 ad una Rutte, e questa è la misura d'un mezo piede. 12- Per di fuori del detto parapetto della falsabraga, si lascia uno spazio detto lisiera, accioché la testa non cada nel fosso, e questo spazio dev"essere in ciascheduna figura 6 piedi. 13- Prima che si determini la larghezza e profondità del fosso, bisogna prima sapere il contenuto superficiale, o l'area del vallo, perché il fosso deve sempre esser tale che sia grande assai per somministrare la terra necessaria al vallo. Ma la maniera di ritrovare il contenuto superficiale a cubo del vallo, e del parapetto, e del resto, vien insegnato dalla geometria.

Del fosso 1- Quanto è più profonda la fossa tanto è migliore, in ogni modo si suole proporzionare al contenuto del vallo accioché la terra, che si leva fuori di quello, sia sufficiente a fare il vallo. Il fosso coll'acqua è il migliore. Ma ne' luoghi alti e nelle montagne dove non si può aver acqua, bisogna aiutarsi col fosso secco, facendolo tanto più largo e più profondo, con palissade nel bordo per impedire le sorprese. 2- La larghezza del fosso è varia. In commune è di dieci Rutten, cioè verso le faccie de' ballovardi alle quali deve correre parallello. Nella nostra proporzione la larghezza del fosso è nel 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 12,84,96, 105,120,132,132 piedi. 3- La profondità del fosso deve ordinarsi di sorte che si cavi come s'è detto la terra a sufficienza per formare il vallo; communemente è profondo 12 o 14 piedi, e sott'acqua 6 o 7 piedi, accioché un uomo non lo possa guazzare. Per determinare questa profondità, nella nostra proporzione bisogna procedere geometricamente per tirarne la terra suddetta; così fatto il conto, verrà la profondità nel 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 10, 10, 12, 12, 12, 12, 12 piedi. 4- Si può ancora quando c'è la commodità in mezo al fosso , cavar ancora una cunetta, la quale sia larga 23 o 24 piedi, profonda 4 o 5 piedi. 5- Quando è fatto il fosso, bisogna fodrarlo, accioché la terra dai lati non vi cada dentro. Si fodrà, o con pietre, o con fiappe <6>, o con altro mezo.

6 Da intendersi come balle difie110 ,nel lessico dell'antica Svizzera (plura.le difiappa).


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Le opere di Raimondo Montecuccolt

Della strada coperta 1- Fatto il fosso, si lascia uno spazio di là dal fosso, che si chiama camin coperto, communemente contrascarpa. In esso si fa un parapetto alto 6 piedi, con una banchetta 3 piedi larga e un piede e mezo alta. Il camino si lascia ordinariamente di 20 o 24 piedi, contando dal bordo esteriore del fosso. Il parapetto si tira parallello al fosso, ma tallora in alcune fortezze si conduce obliquo in forma d'una meza luna, nel mezo della cortina. 2- La larghezza del camino fra il fosso ed il parapetto è nella nostra proporzione colla banchetta nel 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 angoli [rispettivamente] 15, 16, 18, 20, 24, 24, 24 piedi. 3- L'altezza del parapetto come s'è detto è di 6 piedi. La sua base cade, varia, secondo la varietà delle fortificazioni, poiché il suo pendente deve sempre cadere nell'occhio del vallo, accioché da esso venga scoperto e scortinato. 4- Si deve notare che nissuno è obligato a legarsi a queste date proporzioni, potendosi far il profilo ancor più debole in una fortissima fortificazione. Però un ciascuno eleggerà quello che più gli sarà a grado.

Delle case, porte, garrite, ponti 1- Fra il vallo e le case bisogna lasciar lo spazio di 24 sino in 30 piedi. 2- Le garrite stanno meglio ne' punti de' ballovardi, negli angoli della faccia e del fianco, e nel mez~ delle cortine. 3- I corpi di guardia, e le case per essi, devono essere una parte su la piazza, una parte alle porte, e una parte fuori della fortezza dal fine de' ponti. 4- Bisognino molini nella città o ad acqua, ma che non possa esser levata, o a vento, ma non posti sui ballovardi, o molini a cavalli, che sono i migliori per non poter esser impediti. 5- Le fontane sono necessarie nelle città o da condotti, ma possono esser levate o da sorgenti, o da piovana. 6- Le porte si fanno nel mezo della cortina, come anco i ponti; sì perché il fosso ivi è più largo; e perché quella parte viene fiancheggiata meglio da tutti e due i ballovardi. La porta è larga da dieci a dodici piedi, alta da 14 a 15, lunga come la grossezza del vallo. In alcuni luoghi si fanno a volta, in alcuni solo sostentati da legni e da pali. Si fanno di fuori e di dentro: quelle di dentro non è neccessario che siano così forti come quelle di fuori.


Opere minori d'ar~omento militare e politico

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7- Nella metà della porta si fa il portello, alto quatto piedi, e largo 3, per lo quale di notte, o quando la necessità il richiede, si può entrare e sortire, quando vengono lettere o poste, accioché non sia di bisogno aprir la gran porta, la quale è pericolosa per i tradimenti. 8- Sopra il portello un mezo piede, si lascia un buco da tutte e due le parti della gran porta, lungo da 4 o 5 piedi, e 6 piedi e mezo largo, custodito con una forte e ben ferata trave, e si fa a questo effetto per mettervi moschettieri, che quando il nimico vuol sorprendere la fortezza, scoprano ed impediscano i pettardieri, perché ciò non può esser scoperto dal vallo, né può esser inteso da altri il romore. 9- Nelle fortezze si fanno ancora altre porte, chiamate dai Francesi sortie, che sono sortie per le quali si passa nella.falsabraga. Esse ancora sono più a proposito nel mezo della cortina. La lor larghezza è sei o sette piedi, e l'altezza sette o otto, accioché i cannoni vi possano passar fuori e dentro. Esse ancora hanno doppie porte. 10- Poiché il fosso ha la sua larghezza maggiore nel mezo della cortina, però è più a proposito che ivi ancora si facciano i ponti dove si fanno le porte. La larghezza de' ponti 'è da 12 o da 14 piedi, la lunghezza s'estende alla larghezza del fosso. Bisogna farli forti, sicuri, per portar un gran peso, ma però talmente composti, che si possano levare, o gettar a basso quando si vuole, senza riempirne della loro materia il fosso. Questi ponti non si fanno tutti d'un pezzo, ma ponti levatori fra mezo, e uno basta se l'acqua non è larga, ma essendo larga se ne fanno due. 11-A canto di questi ponti levatori si fanno ponticelli stretti, appunto come nelle gran porte si fanno i portelli, e ambidue hanno una istessa utilità, e si formano all'istesso effetto. 12- Dove sono opere di fuori, come ravvelini, ovraggi a corna, e simili, ivi bisogna anche che siano fatti ponti, sopra quali si possa passar in quell'opere. Per ciò si fa un ponte dalla falsabraga largo 8 o 9 piedi, che deve anche aver il suo ponte levatoio, il quale si tira su di notte, e se c'è pericolo si disfa e si passa in banchetta. 13- In capo al ponte, presso alla casa del corpo di guardia, si fa una porta cadente, e fuor della porta cadente, si fa un'altra porta, e si fa un cavallier di frisa, che si manda su e giù.

Come le figure regolari senza aritmetica, il che s'usa ne' fortini di campagna, si possono fortificare con buona proporzione 1- Forti in campagna si chiamano quelli, che con quatro ballovardi iutieri s'usano nelle trinciere, in campo, e negli assedi, com'anco ogni


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Le opere di Raimondo Montecuccoll

altro forte, che sia meno della metà de' piccioli reali. Fra questi, i più piccioli sono quelli i cui lati hanno cinque Rutten, che si fanno ancora solo con mezi ballovardi. I più grandi fortini non hanno i loro lati che passino 15 o 18 Rutten. Questi fortini si potrebbero fare colla proporzione delli grandi reali, come s'è insegnato di sopra. Ma è necessario saperli fare senza aritmetica. 2- I forti in campagna si fanno ordinariamente di quatro angoli. I pentagoni non s'usano così spesso, ma solo ne' travagli di durata. Dei sessagoni se ne pigliano solamente una parte per metterli lungo l'acqua. 3- Ma se si volesse formar un forte regolare di quatro angoli, con buona proporzione senza conti, un lato del quale avesse 1ORutten overo 120 piedi, prima si forma un quadrato; poi si forma una misura lunga come uno di que' lati, e si divide in 10 parti e ciascheduna parte in 12. Poi si tirano le linee diagonali. Poi si divide un lato della figura in cinque parti uguali, ed una quinta d'essa ad ambo i lati forma la gola, le altre tre quinte formano la cortina. Poi partirai la cortina in quatro parti eguali, e una quarta parte sarà il fianco, che deve cadere perpendicolarmente sopra la cortina; finalmente partirai di nuovo un lato della figura in due parti eguali, e l'una sarà la lunghezza della faccia, e così è disegnato il forte. E se si vuol sapere la lunghezza di ciascheduna linea, bisogna portarli sopra la misura fatta, e si conoscerà. 4- Per formar un pentagono. Supponi che l'uno de' suoi lati sia la poligona interiore del forte, di 1O Rutten; la partirai in cinque parti eguali, ed una quinta formerà la gola, ed una quinta formerà anche il fianco che cadrà perpendicolarmente sopra la cortina. Poi partirai anche la cortina in cinque parti uguali, e quatro parti formeranno la faccia, e così sarà fatto il pentagono. 5- Il sessagono s'usa di rado intiero, ma una parte di corno si mette sopra una riviera, con due mezi ballovardi su 'I bordo del fosso, e due intieri imposti in fuori verso il nirnico. Per farlo, si suppone che il suo lato sia la poligona interiore del forte di 10 Rutten; per essempio, si divide un lato in cinque parti eguali e la quinta sarà la gola, e sarà ancora il fianco. Tre terzi saranno la cortina, e due terzi della cortina saranno la linea capitale. Nel formar questa figura bisogna osservare che i due mezi ballovardi vadano a passar sopra il bordo dell'acqua. 6- Si potrebbe fortificar tutte le figure regolari a proporzione senza aritmetica, ma per essa riesce assai meglio.

Del profilo de'forti di.Campagna 1- Sì come i fortini di campagna sono vari di grandezza, secondo


Opere minori d'argomento militare e politico

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che sono fatti o per durar poco, o assai tempo, così ancora si variano i profili, secondo la loro grandezza e secondo la commodità del tempo che ci viene permesso. 2- Il più picciolo profilo de' fortini di campagna, il quale s'usa ancora ne' redutti e nelle trinciere, e minor del quale non si dà alcun profilo ne' forti,è La base 15 piledi; la prima banca larga 9 piedi, alta 1 ½; l'altra banchetta ancor larga 3 e alta 1 ½; l'altezza interiore, pigliando dalla seconda banchetta, è 4½; tutta l'altezza perpendicolare, pigliata dalla base, è 9½; la superficie del parapetto è 4 piedi; il pendente di fuori è 3 piedi e 9 pollici; la lisiera è 3 piedi; la larghezza del fosso 16 piedi; la sua profondità 5 piedi; la scarpa e la contrascarpa ciascuna 6 piedi, sì che la larghezza del fosso nel fondo resta 6 piedi. \ 3- Quando si hanno a fabricar travagli più forti, s'usano ancora profili più forti, e communemente la base del vallo è tra 20 e 50 piedi, secondo la commodità del luogo e la forza del nimico che si sospetta. Per aver una giusta proporzione, qui mettiamo tre profili differenti, il primo de' quali si può t1:5are ne' fortitù che si fabricano negli ·assedi, e ancora ne' redutti, quando il nimico vi è vicino. Il secondo profilo è da usarsi ne' fortini in campagna i quali stanno in luoghi particolari. Il terzo profilo può usarsi ne' travagli che hanno a durare. Questa è la tavola de' tre profili:

Base del vallo Pendente esteriore del vallo Pendete interiore del vallo Altezza del vallo Superficie del vallo Base del parapetto _del vallo Pendente esteriore del parapetto Pendente interiore del parapetto Altezza esteriore del parapetto Altezza interiore del parapetto Superficial larghezza del parapetto Larghezza della banchetta

Primo profilo 24 2

4 4 18

6 2 1

Secondo Terzo 40 32 4 3 6 8 6 8 23 28 10 12 2 2 1 1

4 6

4 6

4 6

5 3

l

9 3

2

3


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Le opere di Raimondo ftlo ntecuccoli

Altezza della banchetta Terrapieno o Wallgang Lisiera Larghezza del fosso Scarpa e contrascarpa Profondità del fosso Larghezza nel fondo del fosso

11 2 7

1!

3 30 6 6 18

3 36 6 6 24

11 2 3 3 54 8 8 38

2

10

4- Quando il fosso è secco, si può farvi nella contrascarpa una banchetta, e se il fosso è assai fondo, si fanno due banchette ciascheduna alta ~ piede e 3 piedi larga, e s'alza ancora il fosso un piede sopra la superficie della campagna e quindi si possono difender i soldati come in una strada coperta. Eccone la figura

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5- In alcuni forti di campagna si fa tallora anco una falsabraga e un camin coperto, come quando son fatti in luoghi dove si dubita che un forte inimico l'attacchi; ma già si sanno le regole di fo rmarli. 6- Poiché questi valli non sono molto alti, accioché non possano facilmente esser scalati, si fortifica il parapetto con forti palissade, i pali delle quali devono essere 6 piedi lunghi, tre de' quali si piantano dentro, nel mezo del parapetto, e gli altri tre avvanzano fuori con punte ben acute. Il legno di quercia è atto per tali palissade. La grossezza dev'essere nel diametro 3 o 4 pollici, e si mettono 15 pali ad una Rutte.

Della guarnigione d'una fortezza 1- Per la guarnigione della gente non c'è regola sicura, perché bisogna governarsi secondo il sito e secondo il nimico. Tuttavia si può così sapere. Alcuni misurano tutta la circonferenza della fortezza, e contano un uomo per due piedi di spazio.Alcuni vogliono a ciascun ballovardo reale 1000 o 3000 uomini.Alcuni vogliono a ciascun ballovardo 500 soldati senza cittadini. Tutte queste opinioni riescono quasi ad una, e c'è poca differenza fra loro.


Opere minori d'argomento militare e politico

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2- La proporzione di quelli della città verso il nimico è di 1 verso 10, cioè a dire che si tiene che un uomo dentro possa fare quanto 10 uomini fuora. 3- Molta cavalleria nella fortezza non è utile, ma bisogna però averne per servirsene nelle sortite. 4- Quanto al cannone in ciascun ballovardo, ne devi per lo meno aver tre o quatro pezzi, non però tutti d'una grossezza, fra quali si richiedono tre o quatro doppi cannoni, per rompere e per battere le batterie del nimico, e i suoi travagli. Falconetti sono ancor buoni per impedire i lavoratori.

Secondo libro

Della fortificazione irregolare e de ' travagli per di fuori 1- Trattato della fortificazione regolare, veniamo all'irregolare; le figure irregolari si fortificano coll'aiuto delle regol~ri, e tirano di là le loro regole e il loro fondamento. E' molto necessaria questa fortificazione, poiché la più parte delle città sono fabricate irregolari, e per fortificarle è chiuderle in figure regolari, che riuscirebbe impossibile o di troppo grande circuito. 2- Sopra tutto bisogna sapere la qualità del luogo che si vuol fabricare, se ciò si ha a fare regolarmente o irregolarmente, per ciò sapere, bisogna levar la pianta del luogo, e disegnar sopra la carta, dove si può poi vedere di qual maniera si vuol fortificare il luogo, e s'è capace di figura regolare o d'irregolare. 3- Per levar la pianta del luogo co' suoi angoli, e lati, vien insegnato dalla geometria, e si fa com'io fo col mezo circolo proporzionato.

Per fortificar una linea lunga, sia essa diritta 1- Per una lunga linea, s'intende un lato d'una fortezza così lungo, che la difesa d'un ballovardo all'altro, posto su gli angoli, è troppo debole e per la lunga distanza non si può vedere, onde ne nasce la debolezza della fortezza in quel luogo. 2- Si fortifica tal linea con due mezi. O con platti ballovardi o con ravvelini. I platti ballovardi sono più perfetti che i ravvelini, ancor ch'essi parimenti abbiano la loro utilità. Si chiamano piatti ballovardi non perché il punto del ballovardo sia platto, ma perché sono formati sopra una linea piatta, a diferenza. degli altri ballovardi, che si fabricano sopra gli angoli.


Le opere di Ratmondo Montecuccoli

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3- Il conto degli angoli e delle linee del ballovardo piatto, si fa come s'è insegnato a far di sopra negli altri ballovardi, e si hanno per cogniti nelle gran reali, il punto del ballovardo 90 gradi, la cortina 36 Rutten, la faccia 24 Rutten, il fianco 12. Gli altri angoli e linee si trovano come di sopra. L'angolo fiancheggiante interiore si trova sottraendo la metà dell'angolo fiancheggiato, poiché qui non è angolo poligono da 90 gradi, e quello che resta è l'angolo fiancheggiante interiore. L'angolo della linea di difesa fiancante, o del fianco, è il compimento del suddetto a 90 gradi. L'angolo fiancheggiante esteriore si trova pigliando doppio l'angolo della linea di-difesa fiancante, o del fianco. E così si fa per gli altri angoli come di sopra. Poi conosciuti gli angoli e alcune linee, si viene in cognizione dell'altre linee come di sopra. 4- Si domanda, se l'angolo fiancheggiante esteriore deve sempre di necessità cader fuori della cortina, sì che quelle due linee s'interseghino fuori d'essa, s'è in mancamento se cade dentro la cortina? Si risponde che non è mancamento, anzi egli è bene, perché il ballovardo ne divien pit1 forte e ne riceve maggior difesa. 5- Poiché il fosso riesce alquanto stretto nel mezo della cortina, però si può far più largo, tagliando via il triangolo che fa il fosso nel mezo della cortina con una linea spiccata pari al punto esteriore delle due spalle. E così il fosso sarà più largo. 6- Come questi platti ballovardi si devano compartire sopra una linea lunga, si dirà di sotto. De' ravvelini 1- Fra tutti i travagli di fuora, s'usano particolarmente i ravvelini che

sono come ballovardi tagliati, e separati dal vallo, posti fuori del gran fosso verso il mezo della cortina come in isola con un fosso per di fuori all'intorno. Si usano a fortificar una lunga linea, e ancora ne' luoghi regolari, per difendere un ponte o una porta. Si fanno anco tallora, fra due ballovardi che siano alquanto distanti fra di loro, per risparmiar la fatica e la spesa d'un ballovardo perfetto. 2- Nella fabrica de' ravvelini s'osservi quel che s'intende di tutte le altre fortificazioni, che il punto del ballovardo non dev'essere meno di 60 né più di 90 gradi, e se riuscisse più acuto o più stretto, si può facilmente rimediarvi tirando la linea di difesa fiancante da un altro luogo opportuno. 3- Il punto dove le due gole vengono insieme, sopra il quale sta la linea capitale del ravvelino, deve sempre cadere dinnanzi al mezo della


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cortina. La linea capitale è di diversa grandezza, per lo più di 10, 12, 15, o 18 Rutten. Parimenti le faccie non hanno misura sicura. In tre maniere si può formare il ravvelino: I- Piglia la lunghezza della cortina, poi con quella apertura di compasso forma un piede in un'estremità della cortina e con l'altro segna una porzione di circolo. Fa' così dall'altro lato e dove i circoli s'intersegano, ivi concorriranno insieme le due faccie, e la linea spirata da quel punto perpendicolarmente sopra il fosso sarà la capitale. Per aver le faccie tirerai una linea dal punto dell'intersegazione verso la punta esteriore del fianco , e dove la linea toccherà il bordo del fosso, quella sarà la faccia; così farai dall'altro lato, e dalla faccia sin al punto dove il fosso si ripiega nel mezo, sarà la gola. II- Dividi la gola della fortezza in due parti eguali, da questa metà per la punta esteriore della spalla tirerai due linee diritte, e dove s'intersegano sarà il punto del ravvelino, e le faccie saranno già formate. La linea capitale sarà da quel punto sin al punto ripiegato dal bordo del fosso. Le gole vengono da loro stesse. III- Si faccia la linea capitale 3/4 della faccia del bastione perfetto. Dal punto esteriore della linea capitale, si tiri una linea verso il punto esteriore del fianco, tra i quali il ravvelino deve venire a giacere, e dove va a toccare il bordo del fosso, ed è f~a la faccia. La gola si dà da se stessa. La struttura di questi ravvelini ha la sua utilità nelle fortezze regolari, quando si vogliono fortificare, dove la cortina non è così lunga come nell'irregolari, per le quali i ravvelini si fabricano di queste due maniere: a) Sarà un lato in una figura irregolare di 1000 Rutten, che si vuole fortificare, e fortificarlo con un piatto ballovardo sarà troppa spesa, e il nimico non si tiene molto. Vi si farà un ravvelino così. Perché il fosso sarebbe troppo stretto se si lasciasse unir ad angolo, io lo taglio via accioché riceva una larghezza perfetta dinnanzi al ponte, e alla porta. Questa tagliata darà due gole che fanno 25 Rutten, nel mezo di esse tiro la perpendicolare di 22 Rutten, che sarà la capitale (si hanno ancora ravvelini con fianchi, che da alcuni sono stimati più forti) e levo i fianchi perpendicolarmente sopra l'estremità della linea che ho fatto la tagliata, un ciascuno di 10 Rutten. Le faccie si danno da loro stesse. Ma poiché questo ravvelino è dinanzi ad una porta per la quale s'entra nella fortezza, però bisogna ancora che sia fatta una sortita in esso, la quale sortita riesce al meglio nel fine d'un fianco. b) Si leva la linea capitale di 28 Rutten, l'angolo fiancheggiato si fa di 90 gradi. E verranno da loro le faccie e le gole. 4- Poiché i ravvelini sono separati dal vallo, perciò si fa il loro vallo più picciolo, che quello de' .ballovardi della fortezza, accioché vengano


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commandati da quelli, però bisogna farlo così forte che possa resistere al cannone. La lor base è fra 30 e 40 piedi. L'altezza del vallo fra 3 e 6 piedi. La larghezza del fosso è ordinariamente la terza parte del fosso della fortezza. La base del parapetto è di 12 sin in 18 piedi. 5- I ravvelini siano vuoti nel mezo p er evitar la spesa e accioché pigliandoli il nimico, non abbia terreno per ricoprirsi, né da riempir il fosso. Se bene il loro Wallgang riesca troppo stretto per piantar il cannone, si può aiutare con li cavaletti di legno o tali stromenti. Intorno ai ravvelini si fa anche un camin coperto parallello alla faccia, di quella grandezza ch'è insegnato dover esser il camin coperto. Delle meze lune

1- Molti stimano una cosa stessa ravvelino e meza luna, ma ci è questa diferenza, che i ravvelini giacciono dinanzi al mezo della cortina, e le meze lune giacciono dinanzi alle punte de' ballovardi, e si chiamano meze lune perché saranno un pezzo d'una circonferenza tonda in forma d'una meza luna, il quale vien fatto nell'esterior bordo del fosso. 2- Le meza lune non possono star senza ravvelini, o senza ovraggi a corna, pigliando esse la lor difesa da quelli. Ma i ravvelini e gli ovraggi a corna possono star senza meza luna, poiché pigliano la lor difesa altronde. 3- La proporzione delle meze lune è come ne' ravvelini, differente e non sempre una. Due particolari maniere si ha per formarla: I- tira una linea dal ballovardo dinnanzi al quale vuoi fare la meza luna, per lo fosso, che sarà la capitai linea allungata. Poi forma un piede del compasso nel punto della lisiera dinanzi al ballovardo, e coll'altro disegna, nel bordo esteriore del fosso, una parte di circuito in forma di meza luna, secondo la grandezza del fosso (com'essa è presa paralleUa alla faccia). Dalla metà della meza luna dove l'allungata capitale s'intersega col fosso, si tira la capitale, che dev'essere due terzi della faccia del ballovardo perfetto, cioè di 18 Rutten, essendo la faccia di 24 Rutten. Per aver la faccia della meza luna, si tira una linea dal punto dell'angolo poligono de' due ravvelini posti ai due lati della meza luna, sin al punto esteriore della capitale. Poi dall'angolo del fianco colla cortina nel vallo, si tira una linea retta per il punto esteriore della falsabraga del ballovardo, e questa linea taglierà la linea della faccia, e così darà i fianchi della meza luna. II- Si tira la capitale. Si disegna una parte di circuito in forma di meza luna come di sopra. Per aver la faccia si tira una linea dalla metà del fianco della fortezza da tutte e due le parti sino all'esteriore punto della capitale, poi s'allunga la punta esteriore della faccia della falsabra-


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ga di quel ballovardo, dinnanzi al quale si fa la meza luna, così s'intersegano i fianchi della meza luna, e ne riescono le faccie. 4- Quando non siano ravvelini nella fortezza, ma ovraggi a corna in lor luogo, allora non occorrerà fabricar così apptmtino le meze lune come qui s'è detto, ma basta allungare la linea capitale 15, 16, o 18 Rutten comminciando dal bordo esteriore del fosso, per far la capitale della meza luna, ed essa sarà fatta, potendo aver la sua difesa dal Hornwerk. 5- Il lor vallo, fosso, e l'altro profilo è come quello de' ravvelini. I fianchi della meza luna non s'alzano a bello studio, ma si lasciano plani ed uguali alla campagna, accioché il nimico impadronendosene, non abbia alcuno coperto verso la città, e accioché dalla fortezza si possa commandare e scortinare. Vi si conduce ancora all'intorno una strada coperta parallella alle faccie.

Degli ovraggi a corna 1- Gli ovraggi a corna sono travagli fabricati fuori della fortezza con due mezi ballovardi e con tma co~tina, fatti per impedir al nimico l'approssimarsi e per fortificar la città. S.i fabricano in due maniere: I- Si stendono i lati dell'ovraggio a corno dal punto esteriore della fortezza finché ambo i lati corrano parallelli in campagna 60 Rutten. Poi si divide la poligona esteriore in tre parti eguali. Una parte per la capitale dell'ovraggio, una terza parte è ancora la gola e una terza parte è la cortina. I fianchi che devono cader perpendicolari sopra i ptmti della cortina, sono 1/6 della poligona esteriore. Fatto questo, si conduce una linea dal punto esteriore del fianco al punto del ballovardo, e così vien formata la faccia alquanto più lunga della cortina. II- Si tirano i due lati come di sopra di 60 Rutten, la poligona esteriore è pari alla cortina della fortezza, cioè 36 Rutten. Formerai due angoli di 25 gradi ciascuno ne' due luoghi dove la poligona e i lati si toccano. Partirai questo angolo di 25 gradi in due parti eguali, e tiremi una linea retta che passi per questa metà, e dove taglierà la linea che forma l'angolo opposto di 25, iVi sarà la faccia dell'oVf'.lggio. Secondo la misura di questa faccia, formerai la faccia opposita; dal punto interior della faccia spiccherai una perpendicolare, e dove la perpendicolare taglierà la prima linea che forma l'angolo di 25, ivi sarà il fianco. Fa' l'istessa operazione dall'altro lato, poi congiungi i due fianchi insieme e sarà fatta la cortina d'egual lunghezza alle faccie. 2- I lati dell'ovraggio a corno devono sempre essere parallelli e non stretti dinanzi e larghi di dietro, perché essendo più stretti dinanzi che di dietro, sono più deboli a esser difesi, rendendo la lor larghezza di die-


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tro più picciola la piazza della difesa, dalla quale l'ovraggio dev'essere scortinato. E quando l'inimico l'occupasse, avrebbe un gran spazio che sarebbe coperto verso la fortezza. Quando anche l'ovraggio è dinanzi largo e stretto dietro, la difesa non è così buona come è, essendo tirata e paralldla dai fianchi, e l'angolo del ballovardo divien troppo acuto. 3- Gli ovraggi a corna non hanno sempre un profilo, perché alle volte vengono fabricati come le trinciere, e i riddotti comuni con un parapetto alto 6 piedi e 6 piedi largo nella base, e ciò s'usa in una subita prestezza.Altrimenti si fanno forti come i ravvelini e come le meze lune. Però il profilo di quelli sarà proprio per questi. 4- Dinanzi agli ovraggi a corna per rinforzarli, si fanno tallOf'<l ravvelini, ma non così grandi come quelli che si fanno dinanzi alla cortina della fortezza. Communemente la capitale è 10 o 12 Rutten e la faccia ancor tanto; la loro struttura si fa così: quando il fosso è condotto intorno all'ovraggio a corno parallello alle faccie, il quale per lo meno sarà largo 3 Rutten, allora si tira dal punto delle gole e della capitale una lunga linea da ambidue i lati, che passa per la terza parte della faccia dell'ovraggio a corno, dov'esse linee s'intersegano ivi, e l'angolo del ravvelino; la faccia, la capitale e le gole si danno da loro stesse. 5- Intorno agli ovraggi a corna, si fa ancora una strada coperta la qual'è sempre alta 6 piedi. La sua base deve aver riguardo all'altezza ed all'opportunità dell'ovraggio a corno donde tira la difensione e deve andarsi a perdere in campagna.

Degli ovraggi a corona 1- Poiché in alcuni luoghi sogliono esser sì alti, i quali possono far grave danno alla città quando l'inimico se ne impadronisse (e gli ovraggi a corna per occuparli son troppo piccioli), s'è trovato gli ovraggi a corona, detti così perché sono a foggia d'una corona. Per farli s'usano i conti per aritmetica delle fortificazioni reali, dalle quali si forma la lor struttura in ogni lor parte, con buona proporzione. 2- Secondo che l'altezza è grande o picciola, che deve scortinarsi dagli ovraggi a corona, così ancora si fa grande o picciolo l'ovraggio. Ordinariamente hanno due mezi ballovardi sui lati, e un intiero nel mezo. Tallora si fanno anche con due, tre, o quatro iutieri nel mezo. Si pongono tanto innanzi alle cortine, quanto innanzi ai ballovardi; bisogna aver l'occhio che abbiano buona difesa. 3- La loro struttura si cava dalla fortificazione regolare, perché si pigliano le parti delle regolari per formarle, e si lasciano adoperare le parti del pentagono, sessagono, settangolo e ottangolo etc. La lonta-


Open, min.o,'i d'argomento m ilitare e politico

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nanza de' punti.del ballovardo è presa tra 60 e 90 Rutten, così che un ballovardo scortini l'altro. Quando si vuol fare l'ovraggio a corona, s'allunga la capitale del ballovardo innanzi al quale va posto 60 Rutten, overo si misura dalla metà della cortina, se l'ovraggio dev'essere posto innanzi alla cortina 80 a 90 Rutten. Poi si mette sopra questa linea la metà dell'angolo poligono di quella figura, dalla quale si vuol tirar la fabrica della corona, così come tre linee che formano l'angolo poligono, le poligone esteriori della corona che ordinariamente devono essere tra 40 e 60 Rutten. Se cadessero più lunghe, allora bisognerà fabricare dentro due ballovardi intieri, accioché la difesa non sia troppo debole. Quando ciò è fatto, allora si piglia dalla tavola la quantità degli angoli e delle altre linee, e si misurano ordinatamente, e la corona sarà fatta sopra il tutto, osservando bene dove vada a battere la difesa de' due mezi ballovardi. 4- Gli ovraggi a corona, come s'è detto altrove, devono esser aperti verso la fortezza. Il punto de' ballovardi intieri si piglia dalle tavole, ma quelli de' mezi ballovardi de' lati, sono differenti, secondo ch'egli è data la difesa, e non hanno certa regola; tuttavia non si devono fare meno di 60 né più di 90 gradi. 5- Il profilo degli ovraggi a corpna si può fare come quello de' ravvelini e degli ovraggi a corna.

Delle·tanaglie 1- Per risparmiar la spesa o per guadagnar il tempo, quando il nimico viene· ad attaccarti inaspettatamente, in cambio degli ovraggi a corna si fanno altri travagli, detti tanaglie. Sono di due sorti, semplici e doppie. Tanaglie semplici sono quelle che hanno due lati ripiegati per meglio difendersi. Poiché non sono così forti come gli ovraggi a corna, e devon spedirsi in meno tempo, non si sporgono in campagna se non 40 o 50 Rutten;i loro lati corrono parallelli, e la poligona esteriore è uguale alla cortina della fortezza. 2- Così si fabricano. Si producono i lati 50 Rutten in campagna, parallelli dai fianclù della fortezza. Si tira la sua poligona, eguale alla cortina, di 36 Rutten. Questa si parte in quatro parti eguali. Dal mezo di essa, si lascia cadere una perpendicolare, che si fa lunga una sesta parte della poligona. Da questo punto si tirano le faccie della tanaglia. Si formano con un parapetto ordinario anche con un picciolo vallo, e tallora col profilo de' ravvelini. 3- Quando resta tempo, doppo fatta la tanaglia, vi si fa un ravvelino dinnanzi.


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4- Le tanaglie doppie hanno quatro lati ripiegati. La loro strnttura è questa. La poligona esteriore si divide in quatro parti eguali, e la quarta parte si dà alla perp enclicolàre che cade nel mezo ciel poligono. Dal punto della perpendicolare, si tirano le due linee che formano la semplice tanaglia. Poi queste due linee si dividono una ciascuna in due parti, poi s'allunga di sopra la perpendicolare, tanto quanto è la sua metà. Poi, dal punto esteriore allungato, si tirano due linee che vanno a cadere nelle due divisioni e la tanaglia doppia è fatta più forte della semplice, ma men forte degli ovraggi a corna.

Delle traverse I-Traverse si chiamano tutti quei fortini che in vari luoghi vengono alzati, e che non hanno nome proprio. Particolarmente, le traverse sono una linea a traverso un argine, o in altro luogo stretto, fabricato in forma d'un parapetto torto. E' un travaglio che si fa in fretta, quando non si ha tempo di far altro. 2- Sono altre traverse che si fanno per guardarsi dalle granate, accioché quando le granate cadono e vogliono fare il suo effetto, la gente sia sicura e, cedendo da quel luogo, si ritiri altrove, e le granate non scoppino più lungi che fra quelle traverse. 3- Le traverse si fanno in più maniere: I- Sia un ponte, un camin stretto, o un argine, da guardarsi con una traversa. Dividi tutto il lato in sei parti eguali, una sesta da ambo i lati ti serva da cortina. Sulle altre due prossime seste, erigi una perpendicolare, la quale sia essa ancora 1/6; p oi tira dalle prime parti, e dal punto del mezo, le faccie, e la traversa è fatta a forma di tanaglia doppia. II- La lunghezza della cortina sia da ambo i lati 2/6; le altre due parti che avanzano siano le gole. Sopra il punto di mezo, s'erige la perpendicolare che contenga 1/6; poi si tira le faccie come di sopra. III- Si fa la traversa in forma d'un ballovardo piatto, ed è più forte delle altre. Dividi il lato secondo la sua larghezza in alcune parti, per essempio in tre parti: 1/3 da ambo i lati sia la cortina, 1/3 nel mezo è preso dalle due gole, sopra il mezo delle quali s'erige la perpendicolare, ch'è 1/3, i fianchi sono la metà della capitale. Poi tira la faccia insieme, e la traversa è fatta. IV- Si fa la traversa in forma di ravvelino. Si divide il lato in tre parti eguali sopra il mezo delle terze; ad ambo i lati erigi una perpendicolare che sia lunga 1/6. Poi tira la capitale co' capi delle due terze insieme, e sono fatti i due ravvelini. Tira il terzo sopra i due, con buona proporzione.


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4- Il profilo loro non ha certa misura, perché vengono fatte in fretta; solo si deve aver riguardo che abbiano buona difesa. Il fosso è 2 o 3 Rutten largo, tallora più. 5- S'è parlato delle opere del di fuori. La fortificazione delle figure irregolari si cava dalle tavole regolari. Alcuni non usano le tavole, ma fortificano il luogo secondo la proporzione, e la chiamano fortificazione direttiva, e seguitano sempre una stessa maniera invariabile. Dividono un ciascun lato in cinque parti eguali, danno 1/5 per la gola. Poi dividono nuovamente un ciascun lato in sette parti eguali, pigliano 1/7 di ciascun lato per il fianco. L'angolo poligono si divide in due, e per il mezo si tira una linea, ch'è come la capitale. Sopra di essa si trasporta 1/3 d'un ciascun lato, però ancora la capitale riceverà ineguale grandezza. Ma per rimediar a questo, dividine la differenza, ch'è fra la più lunga e fra la più corta capitale, così fortificano in due parti eguali, e la metà d'essa aggiungono alla più corta capitale, e così fortificano la figura; cadano gli angoli come vogliano, purché non sia meno di 90 gradi. Quando anco un lato è più di 70 Rutten, lo dividono in due, e sopra il mezo piantano, secondo la loro proporzione, un piatto ballovardo, e se dovessero metter più piatti ballovardi per la lunghezza soverchia del lato, ce li mettono aih.cora. \

Della fortificazione de' luoghi d'acqua 1- I luoghi posti lungo l'acqua hanno un vantaggio sopra gli altri, perché il lato verso l'acqua è guardato dalla natura. Né vi si fa altro che un vallo dell'altezza e grossezza come l'altro verso terra, ed accioché si fiancheggi, overo si fa in forma d'una tanaglia, overo si forma che sporga sempre di fuori ai fianchi di 6, 7, o 8 Rutten, i quali socorrino l'acqua da ambidue i lati, e nel mezo della linea si spingono in fuori due faccie a questa maniera:

---,_______"lL----""'v___.....,r 2- Quando la fortezza è più lontana dall'acqua, che la portata del moschetto, allora bisogna fortificarla da quella parte come da quella di terra. Ma l'acqua si deve fortificare con qualche trincieramento o riddotto per tener sempre il passo libero.


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3- Sono alcune fortezze poste lungo tale acqua che si può tirar di là col moschetto dal vallo; allora non è bisogno di gran fortificazione per guardar l'acqua, ma basta un ravvelino di là dall'acqua, in forma d'un piatto ballovardo: le sue faccie 20 Rutt:en e 6 piedi e i fianchi 10 Rutten, la gola 14 e 5 piedi, la capitale 24 Rutten e 6 piedi, la cortina ad ambo i lati 15 Rutten. Poi, per meglio scortinar l'acqua, si può attaccar a quelle cortine le ali, ciascuna di 5 Rutten; la forma è questa:

Si fa ancora in un sol luogo, in cambio del ravvelino, una meza spalla sessagooale di questa forma. 4- Quando l'acqua è così larga che col moschetto non si può attingere l'altra ripa del fiume, è bisogno di fortificar la ripa del fiume con un buon forte, o con la metà d'una figura regolare, come s'è detto di sopra, o con altro che venga opportuno. Si abbia riguardo che i fortini posti di là dall'acqua siano o tutti aperti verso la fortezza, o almeno, se bisogna serrarli, fare che abbiano poco fiancheggiamento.

Della fortificaz ione de' luoghi alti 1- Per fortificare i luoghi che hanno montagne vicine. Prima si fa la fortezza per sé con le regole date, e i ballovardi che giacciono verso l'altezza si fanno piani, per fabricar sopra cavaUieri, i quali tanto più commodamente battano l'altezza. Le altezze vicine alla città s'abbracciano con una nuova fortificazione, e vi si fa una trinciera all'intorno. Sono anche buonissimi gli ovraggi a corna e gli ovraggi a corona, co' quali s'occupano le altezze per prevenire il vantaggio dell'inimico. 2- Quando le montagne sono lontane dalla fortezza, non è di tanta importanza, ma vi si possono ancora fabricare sopra trinciere. E' da ritenere che tutti i travagli si devono fabricare aperti verso la fortezza, e poiché i fossi sono secchi, farvi le sue palissade.


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Terzo libro Della pratica offensiva e difensiva

Come si deve piantar un campo 1- Sono tre sorti di campo: Castra sustentoria, ch'è un campo col quale si trattiene il nimico, quando è entrato nel paese, e che desidera penetrare più oltre; e tal campo si chiama anche campo volante. Castra temporanea, ch'è un campo il quale a tutte l'ore dev'essere apparecchiato a marciare, e tale è quello che si pianta marciando per una notte di riposo; e quando si marcia presso il nimico, tal campo si circonda con una trinciera 6 piedi alta e 3 piedi grossa, per non esser nudo, e ne' luoghi paludosi dove si ha poco a temere l'inimico, si possono serrar insieme con cavallieri di frisia, overo chiudere il luogo con una palissada, ripigliando nel marciare i pali, o riponendoli sopra le carra. Castra strataria è un campo col quale si circonda una città o una fortezza, per guadagnarla. Bisogna aver molte considerazioni per questo campo. I- Che non vi sia altezza, all'interno della quale l'inimico potesse commandare il campo, pigliandola nel soccorrere la città; e se vi sarà altezza, bisogna loggiarvisi sopra fortificandola, più o meno secondo il bisogno. II- Che sia lungo un fiume, s'è possibile, per servirsi dell'acqua, e per la commodità di far scendere per basso le proviande(7). ID- Che non vi sian folti boschi appresso, dove l'inimico possa far imboscate, e se ve ne sono, si serrino colle trinciere, e si taglino o s'abbruggino. IV- Che non sia in luogo marescaggioso per la mala aria. V- Che non sia in luogo che possa esser innondato dalle acque. VI- Che vi sia foraggi di paglia e di fieno. VII- Che non sia troppo vicino alla città, accioché non sia battuto dal cannone, né troppo lontano, accioché possa soccorrere i lavoratori nelle sortite del nirnico. VIII- Che a tutti i passi sia buona guarnigione, accioché il nimico non possa tagliarli, ed impedire la provianda. 2- I quartieri si fanno tallora uno solo, tallora due, tre o quatro, secondo il bisogno, e la forma loro è varia secondo la varia qualità del

7 Significa vettovaglie.


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l e opere di Raimo ndo Mollfecuccoli

luogo, e la lor grandezza secondo la quantità de' Reggimenti che vi si deve loggiare dentro.

Delle trinciere che si fanno intorno al campo, e del loro profilo 1-Trinciere s'intendono communemente tutti i travagli che s'usano per chiudere un campo; fra quali sono contati ancora i redutti, fortini, tanaglie, ovraggi a corna, a corona ed altri travagli posti nelle trinciere. Ma particolarmente quei parapetti che chiudono il campo e si chiamano anche linea continuationis. 2- Quatro differenze hanno le trinciere. Differenza di forma, differenza di materia, differenza per l'inimico, differenza per il campo. Nella differenza di fo rma è da sapersi, che non s'è legati ad alcuna regola di fortificazione nel far le trinciere, bastando che abbiano buona difesa. Vi si fa ogni sorta di travaglio, secondo l'opportunità del luogo, e ad ogni 60 o 70 Rutten (ch'è la portata del moschetto) di linea retta, si fa qualche travaglio che porga la difesa. Nella differenza di materia, si considera la terra; la miglior per la trinciera è la nera e cretosa, che si può alzare sen za molta pendenza, poi seguita dalla sabbiosa, la quale s'adopra commodamente quando si hanno delle sappe, e il pendente gli si dà uguale all'altezza, overo dell'altezza. Ma non avendo sappe, ecl essendo la terra sabbiosa solo, o che si fanno gabbioni, e riempiendoli di sabbia si fa il parapetto, o che s'adoprano quei vimini istessi de' gabbioni, e si forma il parapetto istesso a questa maniera. Si piantano pali in terra, in due o tre fila, e poi gli s'avolge intorno i vimini, come quando si fanno le siepi, poi si riempiono di sabbia, ed il parapetto è fatto. Quando non si ha terra alcuna, né buona né cattiva, si formano queste siepi e poi si riempiono di salcierie e di fascine. Nella differenza per l'inimico, si considerano due cose, cioè più o meno travagli, più o men forte profilo. Quando il nimico è forte e che si teme il soccorso, s'accresce il campo con molti travagli e tutti i luoghi deboli rinforzati. Il profilo si cambia ancora, e s'accresce di tanto quanto si stima suJficiente alla resistenza. Sono vari i profili delle trinciere, ma questi si possono usare, e più e meno forti. l 712 Base della trinciera 2 212 Pendente esteriore 3 Pendente interiore 1 1 6 Esteriore altezza del parapetto 5 Interiore altezza del parapetto 6 6 Larghezza superficiale del parapetto 4 3


Opere minori d 'atf,,Omento militare e politico

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Larghezza della banchetta Altezza della banchetta Lisiera Larghezza del fosso Scarpa e contrascarpa Profondità del fosso Larghezza dal fondo del fosso

49

3

3

112

112

3

3

8 2 2

12

4

4

4

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Nella df!ferenza per il luogo, si considerano tre luoghi: I- si tira trinciera intorno a ciaschedun quartiere II- si chiude ancora il campo per di fuori III- s'intende ancora la fortificazione interiore verso la città assediata. La prima si chiama linea continuationis, la seconda circumvallatio, la terza linea comunicationis.

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De' redutti quadrangolari, delle stelle e de' lor profili 1- Poiché la trinciera o circonvallazione, se fosse tirata in una linea retta, non avria difensione, sì come in esterni, mettervi tutt'i sorti di travagli, e particolarmente redutti. 2- I redutti sono di tre sorti differenti, per la forma, per la materia e per il profilo. Per la forma alcuni sono regolari, alcuni oblonghi come un paralellograma. I regolari quadrangolari più piccioli hanno un lato di 4 Rutten, e i più grandi di 6 Rutten. Si fanno ancora di 4, di 5 e 5½ secondo la necessità. Gli oblonghi hanno in tutta la loro circonferenza 12, 16 o 20 Rutten, e il più picciolo lato de' più corti è di 2 Rutten. Si fan anco tallora de' mezi redutti, per risparmio del tempo e della fatica, ed essi hanno tre lati, due de' quali fanno un mezo quadrato regolare,_e il terzo è la diagonale che si deve tirare per il quadrato. Per formar questi mezi redutti, si tiri la linea, come diagonale; poi, nel mezo d'essa, s'erge la perpendicolare che sia la metà della diagonale, e dai punti d'essa perpendicolare si tirano due linee, e congiungasi allora l'estremità.della diagonale, e s'è fatto. Per la materia si differenziano come le trinciere. Per il profilo si differenziano come le stelle. 3- Invece de' redutti, s'usano sovente le stelle, come quelle che hanno più difesa, ed hanno la loro poligona-esteriore di 4 e di 6 Rutten. Per fare una stella quadraògolare, si fa un quadrato che abbia i 'iati di 4 o 6 Rutten, che sararmo le poÌigone esteriori. Si divide questa poligona


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Le ope,-e di Raimondo Montecuccoli

in due parti eguali, dal mezo si tira una perpendicolare indentro che sia l'ottava parte (1/8) della poligona; dall'estremità della poligona si tirano le linee al punto della perpendicolare, e così un lato della stella è formato e così si formano gli altri. Per fare una stella a 5 angoli, si fa un pentagono che un suo lato abbia 4 o 5 Rutten; si divide in due come di sopra, dal luogo si tira indentro la perpendicolare che sia la sesta parte della diagonale, poi dalle estremità della poligona si tirano le linee al punto della perpendicolare, e la stella è fatta. La stella a 6 angoli non è molto in uso. 4- I redutti e le stelle hanno un istesso pro.filo. Il loro pro.filo è diverso ordinariamente: la base del vallo è fra i 14 e 20 piedi, l'altezza fra 8 e 10 piedi, la larghezza del parapetto di sopra fra 4 o 6 piedi, innanzi al quale si fanno due o tre banchette, secondo che chiede l'altezza. S'usa lasciarvi una lisiera di due o tre piedi. Il fosso si fa largo da 15 in 20 piedi. La profondità si regola secondo la bontà del terreno e secondo che ci può offrire. 5- Le entrate ne' redutti si fanno diversamente larghe, quando si vuole metter dentro cannoni; la porta si fa grande che vi possa entrare un carro. Ma quando i redutti servono sol per la guardia, e che non si dee far batterie, allora la porta non sarà più larga di 2 piedi, tanto che un uomo vi possa entrare agiatamente. Le porte de' redutti si fanno di due asse inchiodate insieme, attaccate al ponte levatoio, in maniera che quando si serra, si levi il ponte, e quando il ponte s'abbassa, s'apra la porta. Nel mezo del fosso, s'impianta un palo sopra il quale si sostenta il ponte, perché essendo fatto di assi deboli, si francarebbe marciandovi sopra.

Di tutti i fortini con mezi ballovardi e lor profilo 1- Un travaglio più forte che i redutti, e men forte che i fortini con ballovardi intieri, sono i fortini con mezi ballovardi; la loro forma è di tre o quatro angoli. Il pro.filo è come quello de' redutti. 2- Per farlo a tre mezi ballovardi. Si fa prima un triangolo di lati uguali che abbiano 5 o 6 Rutten di lunghezza, poi si divide un lato in tre parti uguali, poi una terza parte (1/3) si dona all'allungamento di un lato; la gola rimane anco 1/3, vi s'erige una perpendicolare ch'è la sesta parte d'un lato e fa fianco. Dal fianco alla linea allungata, si tira la faccia. Ed è fatto. Per farlo a quatro mezi ballovardi si fa prima un quadrato regolare, un suo lato si divide in tre parti eguali, una terza allunga un ciascun lato o a destra o a sinistra e forma la capitale, ergo una perpendicolare, ch'è la metà della capitale nel punto dove la cortina e la gola si congiungono, e forma il fianco. Dal fianco o dalla capitale tira la faccia.


Opere minori d'argomento militare e politico

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Si è detto nel primo libro che i forti di campagna a quatro ballovardi, i più piccioli, hanno per lo mezo i lor lati di 6 overo 8 Rutten, e co' mezi ballovardi s'osserva anche il loro profilo. 3- Da questo fondamento si tirano altre maniere di forti come i sotto tracciati:

Delle batterie di campagna e loro profili

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1- Le batterie degli assediatori si fanno o per offendere o per difendersi. Per offendere è per rovinar le mura della città, e per far breccia, per difendersi è per levar le difese al nimico, e tener il suo cannone in briglia, accioché si possa lavorare sicuramente negli appro.cci, overo verso la campagna per difendersi dal soccorso del nimico e riceverlo a colpi di cannone. 2- Le batterie sono diver_se, secondo la diversità del cannone e dell'intenzione a che si fanno. Se il cannone è grosso, si fanno maggiori, se è picciolo, si fanno più picciole, se sono molti, si fanno più lunghe, se poche si fanno più strette. Bisogna che i cannoni battono in croce per far più presto breccia. Quando il campo non è ancora in difesa, le batterie si fanno distanti dal luogo assediato 200 o 300 passi, ch'è la portata del moschetto, ma come si commincia ad avvicinarsi cogli approcci, s'avvicinano ancora le batterie. Sono ancora diversamente alte, secondo l'altezza del luogo che si batte, il quale quanto è più alto, tanto più alte devono essere, perché altrimenti le palle o cadrebbero basso nella maggior grossezza del vallo, o striscierebbero solamente i canti del parapetto. Quanto più ancora s'avvicina al luogo battuto, tanto più alte si danno le batterie. 3- Ordinariamente si dà alle batterie 4, 5 o 6 piedi d'altezza; la lunghezza delle batterie si regola al cannone. Se il cannone sarà 15, 16 o 18 piedi lungo, colla canna e la ruota e la cassa, bisogna che la batteria abbia spazio che vi si stia, e poi si danno 1O o 12 piedi per il corso a dietro del cannone, quando è sparato. Così la lunghezza del cannone è 18 piedi, lo spazio per correr indietro 12, fanno 30 piedi; vi si lasciano poi ancora 5 piedi per andar intorno alla batteria fuori del cannone: sono·35 piedi.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

4-Accioché i ca1monieri non stiano nudi, si fa un parapetto sopra la batteria di 12, 15 o 18 piedi di base e di 6 d'altezza, accioché i conestabili siano sicuri. Nel parapetto si fanno cannoniere larghe due piedi di dentro e 4 di fuori. Dinnanzi alle cannoniere si hanno Deckungen <8> o di vimini o di particelle d'assi. 5- La larghezza delle batterie ha la sua misura dalla quantità delle pezze.A un ciascun pezzo si danno 12 piedi, overo una Rutte, e ai due pezzi esterni oltre ai 12 piedi, si dà ancora 6 piedi in dentro del parapetto per potervi andare all'interno. Il parapetto si fa ancora dai lati, e dev'essere 6 o 8 piedi grosso. Sopra dove devono stare i pezzi per mtta la larghezza della batteria, si mettono assi di rovere a questa maniera. Si mettono primieramente travi quadrati mezo piede grosso a 8 o 1O piedi lontani l'uno dall'altro, e che dietro siano più alti che dinanzi. Fra di loro si riempie di terra ben batmta. Sopra questi si mettono assi su le quali si pianta il cannone. 6- Poiché vi è bisogno della terra per la batteria, vi si fa all'interno un fosso di 8 o 10 piedi largo e 6 d'altezza, il che serve ancora per maggior sicurezza. Fra la batteria e il fosso si lascia una lisiera di 3 o 4 piedi. 7- Il profilo delle batterie è questo. La base della batteria elevata 60 piedi Il pendente esteriore 2 Il pendente interiore 5 L'altezza perpendicolare 4 La grossezza superficiale 53 La base del parapetto 18 Il pendente esteriore d'esso 3 1 Il pendente interiore L'altezza interiore ed esteriore 6 La larghezza superficiale 15 Lo stato del cannone 35 L'elevazione di dietro la quale va a perdersi nell'interiore base del parapetto 1 La lisiera fra la batteria e il fosso 4 Il camin di sotto della batteria 6 La larghezza del fosso 1O Scarpa e contras~arpa 3 Profondità 6 Tutto insieme fa 120 piedi per la larghezza delle batterie. 8- Le batterie verso la campagna si fanno dietro le trinciere, e la loro 8 Coj)el't ure.


Opere minori d'argomento militare e politico

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altezza non è che 4 o 6 piedi per spazzar la campagna. E il parapetto si fa tallora di terra e tallora di gabbioni. Quando non si ha terra, si fanno le batterie anche di sacchi di lana.

Delle batterie nelle città, cavallieri e piatte corone 1- Sì comeJa maggior offesa degli assediatori procede dal cannone, così la maggior difesa degli assediati si fa col cannone, e il luogo dov'essi

piantano i pezzi si chiama contrabatteria. 2- Sopra la nuda terra non possono star bene i cannoni, né tirar giusto essendo la terra ordinariamente ineguale e mal pari. Così, dunque, s'ordinano le contrabatterie. Nel ballovardo dove hanno a piantarsi i pezzi, si rileva la terra sin quasi alla metà del parapetto, poi vi si mettono forti travi, come si fa nelle batterie di campagna. Sopra la terra levata fra le travi, si riempie ancora di terra ben battuta, e sopra le travi vi si stendono l'assi, e su le assi si piantano i pezzi, i quali tengono le loro canne sopra il parapetto quando si sparano. Sopra il parapetto si mettono gabbioni per maggior sicurezza, dietro ai quali il cannone è coperto. Quando le batterie si sono fatte in questa maniera, ciò si chiama tirar sopra banca. 3-Alcuni ordinano le contrabatterie così, che non stanno di sopra al parapetto, ma lasciano nel parapetto del vallo o de' ballovardi, cannoniere per le quali tirano i pezzi, e tali contrabatterie si chiamano tirar per le cannoniere. Ambo sorti di contrabatterie son buone, queste sono più coperte e in miglior difesa, non potendo l'inimico attingerle da' lati, ma solo in bocca, e non prima che sia ben alzato colla sua batteria. In quelle si può voltare il cannone dove si vuole, e dirigerlo dove più piace, e quando l'inimico ha piantato la sua batteria per boccar i nostri pezzi, noi li leviamo di là, e portandoli altrove, la fatica del 1ùmico si rei:ide delusa. 4- Le contrabatterie si fanno ancora nella medesima maniera nella falsabraga: ne intendo di metter assi sotto i pezzi per tirar giusto. Nella falsabraga possono mettersi con gran utilità le Doppelhaken <9>_ 5- Quando l'inimico s'accosta più alla città, sì che non possa servirsi de' pezzi del vallo come bisogna, si conduranno alcuni pezzi nel camin coperto, dal quale procedono tiri parallelli all'orizzonte, onde bisogna far ivi ancora batterie come le suddette. 6- Si fanno ancora alcune altre utili batterie, tanto dagli assediatori quanto dagli assediati, che si chiamano batterie interrate, ma non si possono usare in ogni luogo, ma solo dove si ha il luogo alto. Si fa un fosso 9 Parola tedesca che significa ganci a doppia punta.


Le opere di Raimondo Montecuccoli

profondo di 6 o 7 piedi largo, e lungo quanto richiede il numero de' pezzi; poi si fa il suolo pari o eguale, e vi si mettono travi ed assi su le quali si pianta il cannone. Poi cavano le cannoniere lunghe, larghe e profonde quanto bisogna, e accioché la terra non cada al rombo del cannone, si riveste il detto fosso di seppe 00\ e principalmente le cannoniere, che più risentono il rombo. 7- Nelle fortezze dove non si ha terra, e dove il vallo non è grosso abbastanza per piantarvi i cannoni, si fa il sotto segnato lavoro. Si pigliano pali i più forti che si possono aver, e se ne pianta in terra tre o quatro gioghi, l'uno accosto all'altro dell'altezza ch'è il vallo, nel qual si fa su i gioghi, e per lo lungo si mettono forti travi, come s'usa ne' gran ponti; poi si coprono di tavole forti su le quali si piantano i pezzi. 8- I cavallieri non sono altro che ballovardi rialzati, overo batterie molto alte sopra ballovardi da usar contro il nimico quando si volesse loggiare ne' luoghi alti, che sono all'intorno della città, e devono esser tant'alti che si possa tirare sopra i monti vicini. 9- Qui si vede l'utilità de' ballovardi pieni, perché bisogna che siano pieni quando si vuol fabricar sopra i cavallieri; però fanno imprudentemente quelli che, nelle fortezze di pianura e che non hanno monti all'intorno, non solo riempiono i ballovardi, ma fabricano tali cavallieri con superflua spesa e fatica, valendo meglio impiegar quel danaro a fortificar la città con travagli p er di fuori. 10- La struttura de' cavallieri non è altro che quella de' ballovardi, solamente che i ballovardi hanno il loro fondamento e base sopra il suolo piatto, ma i cavallieri l'hanno sopra i ballovardi riempiti. Il loro stato è nel mezp de' ballovardi, e fra essi ·e il parapetto del ballovardo, si lascia uno spazio accioché anche il parapetto de' ballovardi rivenga ad utilità, e che il cavalliere non sia d'impedimento. La loro altezza è varia, secondo la varietà dell'altezza delle montagne che si ha dinanzi, contro i quali i suddetti cavallieri si devono formare. 11- Nelle cortine, dov'è necessario, si fanno anche tali batterie, ma quando sono ordinate contro a montagne, ricevono il nome di piatta forma, perché s'usa farle lungo la cortina, ch'è piatta linea. La loro altezza è maggiore delle batterie ordinarle, e si regola secondo l'altezza delle montagne opposte. La lunghezza e la larghezza, si piglia dalla quantità e qualità del cannone. Il loro posto è sopra il vallo nel mezo della cortina, e dove meglio riescono, però si lascia uno spazio fra esse e fra il parapetto del vallo. IO Deve intendersi il plurale del sostantivo zeppa, nel significato di pezzo di legno o di materiale vario usato per rincalzi e otturazioni.


Opere minori d'argomento militare e politico

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12- Non si fanno piatte forme fuori della cortina per risparmiar la spesa di levarle daJ fondamento dell'orizonte, e perché impedirebbero co' loro lati, i fianchi de' ballovardi vicini, e se bene le piatte forme potriano dar la difesa co' loro lati, non sono però fatte a tale effetto, e sariano ancora troppo alte.

De' gabbioni, corbe/le e candelieri 1- Vi ha tre sorti di gabbioni: gabbioni doppi, gabbioni, mezi gabbioni. I gabbioni doppi hanno 9 o 1O piedi di altezza, 6 o 7 di grossezza nel suo diame,tro. S'usano di rado perché costano molto prima di riempirli, però hanno la loro utilità nelle batterie, e noi sappiamo che devono esser alla prova di cannone. I gabbioni banno 7 o 8 piedi d'altezza, 5 o 6 piedi in diametro, e s'usano più sovente di forma. I mezi gabbioni non devono esser meno alti di 6 piedi, accioché un uomo sia coperto dietro; nel diametro hanno 3 o 4 piedi. Per fare tali gabbioni, si pigliano forti bastioni 2 o 3 dita grossi, e lunghi un piede più di quello che ha da esser il gabbione, servendo un mezo piede di sotto, per piantarlo in terra che stia saldo, e l'altro mezo piede di terra vuoto; poi s'attortigliano con vimini, e portati nel luogo dove si vogliono adoperare, s'empiono di terra ben battuta. Quando mancano gabbioni, s'usano botti piene di terra, o sacchi pieni di terra o di lana. S'usano ancora altre corbelle (Il), che si mettono sopra i parapetti alti 9 o 1O palmil, più larghe in cima che in fondo , accioché congiunte operano di sotto un buco, per lo quale il moschetto tira. 2- I candelieri che si fanno per nascondersi alla vista del nimico, e travagliare sicuramente senza esser veduto, si fanno in vari luoghi, e · sono di varie sorti. I- Se ne ha fatto di tav<;>le. Si pigliano tavole 5 o 6 piedi lunghe, e s'uniscono insieme che vengono 6 piedi alte, dietro alle quali un uomo è coperto. Tali tavole si hanno a raddoppiare, ta~1to che siano alla prova di moschetto. Vi si fa alle volte ruote nel piede per moverle più agiatamente. Il- Si battano pali in terra 4 o ;.. piedi lunghi, e 6 o 8 piedi distanti. Di sopra ne' pali s'attraversano lunghe stanghe, poi si fanno fasci di vimini, overo meze fascine, che si mettono per lungo ordinatamente l'una appresso l'altra, e si legano nelle stanghe accioché non cadano. 11 Forma derivata dal francese corbeille (in italiano corbello): recipienti ro t<>ndi fatti di stecche di legno o di vimini.


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l e ope,.e di Raì111011do Mo11tecuccoli

III- Quando il parapetto della trinciera non è assai alto per impedire la vista del nimico, si piantano lunghi bastoni sopra il parapetto della trinciera, e poi s'attortigliano di vimini come si sogliono far le siepi. IV- Si pigliano forti legni 6 piedi lunghi, mezo piede larghi, e tre o quatro grossi, ch'è il piede del candeliere. Si mette di questi piedi, pit1 o meno secondo la larghezza delJa Blendung <12>, e poi si riempiono di fascine doppie.

De'fossi correnti o approcci, e lor profilo. 1- Gli approcci sono strade cavate in terra per le quali ci s'ap-

prossima coperti alJa città e fortezza. In essi ha da considerare la qualità del luogo, la loro forma, la loro distanza dalla fortezza assediata, il loro profilo. 2- Quanto al luogo, si considera s'è alto o basso, montuoso o piano, e si fanno gli approcci di più maniere. I- Alcuni corrono traversalmente dalJa retta alla sinistra, e dalJa sinistra alla retta mano, e tali vanno la metà dentro la terra, e la metà fuori, sopr'a la superficie della campagna, coperti con un parapetto, verso gli assediati nella linea che si conduce. Si lasciano fare solo dove il paese è piano e di buona terra. II- Si fanno come i primi, ma in luogo sabbioso s'accresce la fatica, che non potendo la terra attaccarsi insieme, bisogna servirsi de' gabbioni. III-Arrivando che sia marazzo<1~> dai lati, e solo un camino stretto, la trinciera non si può far traversale, ma retta; si fa più profondo il parapetto ad ambo i lati, e s'usano i candelieri. IV- Nei marazzi bisogna prima farvi un fondamento di fascine, poi portarvi la terra per il parapetto, overo usar gabbioni. V- Quando si conduce la trinciera per linea retta, o che si fanno traversali, o si fanno redutti l'uno attaccato all'altro. 3- La distanza degli approcci si piglia dai travagli di fuori del nimico, e ciò alla portata del moschetto. Quando si vuole comminciar gli approcci, si commandano 200 a 300 o 400 soldati con pala e zappa. E accioché travaglino sicuramente, si commandano 200 fanti o cavalli, che nelle sortite dell'inimico difendano i lavoratori. E per più sicurezza, p rima di comminciar gli approcci, s'alzano de' redutti con un parapetto a fosso all'interno, overo fortini con mezi ballovardi, e col profilo di sopra assegnato. In questi fortini hanno i lavoratori la 12 Riparo fortificato. 13 Voce arcaica per acqufln'110


Opere mino,·i d'argomento milita,·e e politico

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loro ritirata quando il nimico fa sortite, e dentro si difendono sin che arrivi altro soccorso. 4- Due luoghi particolari s'attaccano nella città, la cortina e il ballovardo. La cortina è più difficile ad attaccarsi perché è più difesa dai due bastioni vicini, ed il fosso è tanto più largo, e si può meglio tagliare e trincierare. Il ballovardo s'attacca con più facilità. Alle volte bisogna attaccar le opere di fuori, ma dall'attaccar la fortezza, s'imparerà d'attaccar il resto. 5- Negli approcci si fanno, dove bisognano, i corpi di guardia, cioè redutti o a quatro o a cinque angoli, che non importa. Il profilo degli approcci si mette per essempio di due sorte: Larghezza di sotto degli approcci Profondità loro Pendente esteriore degli approcci Pendente interiore Larghezza loro am Landgrund Base del parà.petto am Landgrund Pendente esteriore del parapetto Pendente interiore del parapetto Altezza interiore ed esteriore Larghezza superficiale sarà

9

12 piedi

3 1

4 2 1 15 10 2 1

l 2

11 8

1 l

3 6

4 7

Dei contr'approcci

1- Contro approcci è una sorta di difesa che si fa per impedire gli approcci a l'avvicinarsi che fa l'inimico alla città. Sono vari. 1- Quando gli assediati fanno sortite, onde i lavoratori della parte contraria sono rispinti ne' loro redutti, e rimangono dal travagliare nelle ( trinciere interotto. II- Quando senza cessare si tira col cannone da tutte le parti, sì che l'inimico non può travagliare. III- Quando si fanno i travagli di fuori come ravvelini, meze lune, tanaglie e simili, nel tempo che l'inimico s'approssima, i quali però sarebbero più utilmente fatti innanzi all'assedio. IV- Quando, non volendosi lasciar venir il nimico a' travagli di fuori o nella strada coperta, si tirano alcune traverse o altre linee dai travagli di fuori verso l'inimico, e quanto questi s'avvicina alla fortezza, tanto quei di dentro s'allontanano da esso, e vanno contro all'inimico. Nel condur queste traverse, bisogna avertire che siano tirate d.i maniera che imbocchino le trinciere del nimico, e non siano imboccate. Poi che dalla


Le opere di Rat111011do Mon.tecuccoli

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parte verso la città e de' travagli di fuori, dai quali devono aver la lor difesa, restino aperti e commandati, si sorte che pigliandoli il nimico, non vi abbia alcun avantaggio. 2- Il profilo de' contro approcci non ha una ferma misura, ma quanto più forti, sarà migliore. Della Galleria

1- Quando s'è tanto avvanzato con gli approcci, si commincia a zappare e tagliar la contrascarpa, il che non si fa se non vicino al fosso, per far la quale bisogna preparare molte cose. I- Bisogna aver una quantità di fascine per riempire il fosso. li- Bisogna aver una quantità di gioghi tutti d'una sorte, d'una istessa altezza e larghezza, e facile a dismontarsi ed a rimettersi, il che si fa facilmente segnando, i numeri d'un ciascheduno. Un ciascun giogo ha cinque parti, cioè due standi (1 4>, una parte traversale, e due legni di ritegno. I due standi sono lunghi 8 o 9 piedi, la grossezza loro è 6 o 7 pollici. La trave traversale è lunga 10 piedi, e grossa come stancli per farli forti; insieme vi si fa due legni cli ritegno come qui si vede. 1ras,~rsale

ID- Bisogna aver una quantità di tavole tutte d'una lunghezza, e lunghe tanto quanto i gioghi stanno lontani l'uno dall'altro 5 o 6 pollici più lunghe; come se i gioghi saranno 5 piedi distanti, le tavole saranno mezo piede più lunghe, per inchiodar sopra la traversale. 2- I gioghi si mettono ordinariamente 4 e 5, e raramente 6 piedi distanti; la larghezza delle tavole non ha misura certa, ma servono le strette e le larghe. 3- Doppo che per il zappare s'è arrivato al fosso per la strada coperta, e che si ha voglia di condurre la galleria oltre il fosso I- si gettano nel fosso una quantità di fascine, che sono come un ponte, e fondamento della galleria. Bisogna osservare che si vada per-

14 Forma italianizzata derivata dal tedesco Stan.d .


Ope,·e minori d'argomento militam e politico

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pendicolarmente alla faccia del ballovardo, che il cantino sarà più corto. II- Empito il fosso di fascine, si porta con le carriole molta terra in capo delle zappe; quivi sono i zappatori, che buttano la terra nel fosso e formano quasi un colle, il quale sta fra la fortezza e i lavoratori. Questa terra rilevata è la coperta de' lavoratori, ma poiché il colle copre loro solo la sclùena, però nel lato più scoperto pongono il suddetto candeliere, fatto di tavole, per assicurarli ancor dal lato; tallora bisogna farlo ad ambo i lati. m- Allora si commincia a metter il primo giogo della galleria, e frattanto altri conducono maggior terra, e altri con lunghe pale gettano sempre la terra, e fanno il colle più vicino alla fortezza, e fanno maggior spazio per metter l'altro giogo. IV- Quando hanno spazio per metter l'altro giogo, circa 5 piedi dal primo, lo mettono (tirando prima, innanzi il candeliere, de' tavole) e poi inchiodano i due gioghi insieme con assi, da tutti due i lati, e di sopra le mettono senza inchiodarle, e gettano la terra nel lato che il nimico batte, tanto grosso, che sia alla prova del cannone; di sopra ancora vi si getta terra nell'altezza d'un piede, o d'un piede e mezo, accioché il fuoco non vi s'attacchi. 4- Se un lato della galleria fosse fuori della vista dell'inimico, non occorre coprirla di terra, e per aver luce dentro vi si farà, da quel lato, alcune finestrine o buchi. 5- Posti i due gioghi, nella stessa maniera avvanzando il colle di terra e i candelieri, si mette il terzo, e così di mano in mano si mette sin che s'arrivi al piede del vallo che si vuol minare.

Delle mine 1- Bisogna far la mina, che i difensori non s'accorgano. 2- L'altezza e la larghezza delle mine deve esser tale, che vi si possa introdur dentro i tonni o 5) di polvere, e non occorre che sia maggiore, bastando che i lavoratori vi travaglino a ginocchi; dunque sarà alta 4 piedi o 4 ½, e tanto larga. 3- La grandezza della camera della mina si regola alla quantità della polvere. 4- La quantità della polvere si regola alla grandezza del vallo che si vuol far saltare. Si tiene ordinariamente che un tonno di polvere faccia saltare una Rutte di terra.

1 5 Forma italiarùzzata derivata dal tedesco Tonne (in francese tonneau), cioè barilotto.


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Le op ere di Raimondo Montecuccoli

5- Le mine fanno miglior effetto essendo tirate curve, che rette. Si serra ben bene la sua entrata, che aria non vi penetri. Qui è formata una mina. Qui è.formata una Mina

e. f g .h .i.

Il Camino sotto il Ballovardo Il Camino nella Camera La Camera dove si mette la polvere

Delle contramine 1- Per guardarsi dalle mine, si fanno contramine. Cioè si cava in terra camin sotteraneo, come s'è insegnato delle mine, e trovandosi la mina del nimico, o che si leva via la polvere della camera, o che s'amazzano i minatori. Ma prima bisogna sapere in qual luogo siano le mine del nimico, il che per sapere o che ne' luoghi. pericolosi si mette un tamburo con dadi sopra, e si porta sopra il vallo da un luogo all'altro, tanto che il travaglio de' minatori e la mozione della terra faccia saltar i dadi, o che con una gran trivella di ferro si fa rn1 buco, e poi s'accosta l'orecchio, e s'intende il romore de' minatori. 2- Ma perché sovente volte alla prima non s'incontra la mina dell'avversario, però bisogna far diverse contramine, sin che s'incontri. E se non si potesse ritrovare, bisognerà abbandonare la parte minata, e rintrincierarsi con una tagliata, e nelle contramine si metterà polvere, accioché avendo il nimico fatto saltare la sua mina, e occupato il luogo abbandonato, possiamo dar fuoco all'a nostra contramina e far saltar il nimico. Questo avantaggio si deve particolarmente usar ne' travagli di fuori, quando s'è necessitato ad abbandonarli. rn1

pelle palissade 1- Le palissade servono alle fosse senz'acqua, che non vi si venga d'abordo. Servono in campo in vece di trinciera. Servono a guardar la breccia, e tali palissade si fanno così. Si tagliano pali di buon legno, che abbiano 3 o 4 pollici di diametro di varia lunghezza, perché si piantano variamente, quindi alcuni devono avere 5, alcuni 6, alcuni 7 piedi di lunghez-


Opere minori d'argomento militare e politico

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za; si fa1mo acuti in fondo e piatti di sopra, per poterli ben battere. Tre pollici sotto il capo, si fora un buco e poi un altro più sotto, ed un altro da un lato in ciascun palo, di sorte che i chiodi piantatovi siano come tre corna. La lunghezza de' chiodi sarà da 8 a 12 pollici, e tanto grossi che non si possano rompere e piegare. Quando si vogliono usare, si pianta prima una schiera di pali più corti, poi dietro ai quali un'altra di più lunghi, poi la terza di più lunghi. 2-Altre palissade sono che si piantano nel mezo de' parapetti accioché non possano scalarsi, e sono 6 o 7 piedi di lunghezza e 3 o 4 pollici di grossezza. 3- Altre palissade sono grossi travi ferrati di ferro, che si tengono coperti sopra il vallo, i quali si lasciano ruzzolare a basso, quando il nimico vuol dare l'assalto. 4- I cavallieri di frisia s'usano ne' passi, e nell'entrare delle strade e nelle fortezze, in cambio delle catene, perché le catene o si possono passarvi sotto, o saltarle con un cav,allo, cosa che non si può ne' cavallieri di frisia. 5- Li Fussangeln o chaussées trappes si gettano ne' fossi e su la breccia; una punta dev'essere 3 o 4 o 5 pollici.

Della fortificazione interiore 1- La fortificazione interiore è fatta per cedere pian piano e per dar il terreno a palmo. I francesi la chiamano Retranchement e i latini

Recessus. 2- In questa fortificazione, bisogna osservare ch'ella si possa ben difendere da se stessa, e che ancora per maggior sicurezza, pigli la difesa d 'altrove. Che sia aperta verso la fortezza. Che sia più bassa della fortificazione che si lascia, sì per esser sicuro dal cannone quando il nimico batte il gran vallo, sì perché il nimico non veda dove si fa la tagliata. 3- La tagliata è regolare o irregolare. Regolare è quando si mantiene l'istessa forma, come dentro a una tanaglia si fa un'altra tanaglia, dentro una corona un'altra corona, e simili. Irregolare è quando ~i cambia la fronte fra la tagliata, e fra il luogo abbandonato si fa un fosso per averne la terra.

Il fine del terzo, e ultimo libro.


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Le opel'e di Raimondo Montecuccolì

MASSIME DI PICCOLOMINI.

1642 1- Una truppa può batterne due se, con risoluzione, attacca di biescio la prima, che viene di fronte, e carica sull'altra, che viene per guadagnargli il fianco. 2- La politica è un trovar mezi per arrivar al fine propostosi; dunque chi vi arriva più presto, quegli è miglior politico. 3- La battaglia di Piccolomini è composta di tre fronti; ciascuna fronte lontana dall'altra 100 passi, e cinque squadroni fanno un pezzo delle tre fronti, in questo modo:

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4- Quando il Piccolomini conduce qualche partita, lascia adietro su '1 camino della ritirata, in qualche luogo a proposito, una truppa o due accioché, in caso che si fosse rispinto, e che il nimico seguisse quella truppa, mostrandosi, le faccia tener briglia, dia agio a' fugati di salvarsi, o di rimettersi. Li battaglioni di Fernemondt, sui fianchi della battaglia per assicurarla, sono in questo modo. Li Moschettieri stanno nel mezo, e le picche li ricoprono nei quatro lati; se il nimico vuol attaccar i canti, quivi corrono alla diffesa le picche mobili traversali; (il battaglione a 8 faccie è più sicuro, perché egli è sempre all'ordine, dove che questo, debole ne' canti, neccessitato a moversi secondo i movimenti ed attacchi del nimico, può facilmente cagionar confusione nel moversi).

Moschettieri


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Opere minori d 'a,-gomento milita,·e e politico

Alli 3 Luglio 1642, presso di Brinn in Moravia, Piccolomini fa rendez vous generale. La Cavalleria è disposta sull'ali, e l'infanteria nel mezo a tutta l'Armata, in una fronte sopra un monte. Mentre che il Maresciallo di Campo passa, si piegano gli stendardi della Cavalleria, e l'Infanteria piega le bandiere e le picche. Il Generale di Battaglia Wensil si trova a cavallo dinnanzi al suo Reggimento d'infanteria, colla spada in mano. Il Generale di Battaglia Bornivalle si trova anch'egli alla testa del suo Reggimento, colla spada alla mano. Il Generale del Cannone Fernemondt anch'egli a cavallo, alla testa dell'Infanteria, colla spada alla mano. Il Generale del Cannone Lupi, ed il Generale di Battaglia Piicheim, scorrono per le truppe, e seguono il Maresciallo di Campo. Mentre che Piccolomini passa, tutti li commandanti de' Reggimenti, doppo esser passati, lo seguono, ed egli, messo piede a terra e fattone circolo, fa un'orazione in Italiano, la quale è ridetta in Tedesco dal Fernemondt. Ordine dell'Armata, marciando atta a ridursi massimamente in battaglia.

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le opere di Raimondo Montecuccoli

PIAZZE DI SILESIA [1642]

Ratibor E' città che giace a canto all'Ocler, è cinta di mura assai gagliarde, ma senza fianchi, è di gran circuito, di doppia fossa in alcuni luoghi, ed un terrazzo fra due, ed in altri luoghi, non ha che un semplice fosso, e nissuno è fiancheggiato. Questi fossi si riempiono d'acqua quando si vuole, o se 'l nimico non previene e la lascia entrare, non può poi più levarla. Vi saranno da 70 soldati levati dal Paese.Vi è un ponte sull'Oder. Nella parte opposta dell'Oder, vi è il castello in questa forma, vi è la muraglia, il fosso e la steccata segnata co' punti, la qual è dannosa perché, non potendo esser strappata né per fianco, né per fronte, serve di cope1to al nimico. Qtùvi intorno vi passa l'acqua a guazzo in più luoghi, quando fa tempo secco. Costa

E' città posta sull'Oder; ha buone mura, fossa, poi un vallo fatto con ponte e con angoli rientranti, poi un'altra fossa. Le punta sono piccole e poco capaci e mezo rovinate. Vi è un castello che ha mura, e fossa, e pochi fianchi. Vi era un ponte sull'Oder che è stato abbrugiato da Torstensohn, ed in tempo secco l'acqua si passa a guazzo in più luoghi. La miglior qualità di questo luogo è che tutta la campagna all'intorno ha marazzo, né vi si può approcciare se non per una diga. La città è stata abbruggiata e si riedifica pian piano con· case di legno; vi saranno da 70 borghesi a 700 soldati levati dal paese per guardarla.

Oppeln E' città di poca circonferenza con fosso e doppie mura, e torri che fiancheggiano. Ha un bastione intorno alle mura; vi è una grande e grossa rondella 0 >ch'è un buo1ùssim~ travaglio.Vi si veggono le breccie fatte dal Gotz e dal!' Hossleinck, che poi perderono gli assalti, e non restarono. Vi si vede anche quella di Torstensohn, fatta veramente in luogo disavantaggiato, ma per essa entrò nella città per il poco numero di diffensori. Li borghesi sono la più parte Eretici, ma hanno detto al Colonnello Villalobos di volersi diffendere. Villalobos è molto diligente nelle fortificazioni. Il Castello di Oppeln è fatto con angoli rientranti in questo 1 L'autore usa il femminile per il maschile ro11dello, che significa cammino di ronda.


Opere minort d'argomento m ilitat·e e politico

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modo, sì che fiancheggiano poco o punto; il meglio sono li fossi profondi e larghi che si sono dinnanzi formati dalle braccia dell'Oder. Li fianchi sono tutti obbliqui. La città non è distante dal castello il tiro del moschetto, e però vi è una muraglia della città che commanda al castello e bisognava abbatterla.

Namslau E' distante 4 buone leghe da Brigh, e si va quasi sempre per boschi. E' città situata in piano, circondata di mura con torri che fiancheggiano. Vi è il Innengang, cioè a dire doppio muro, e questo anche con torri; nel Innengang sono traverse di pallissate; dalla parte di fuori del muro, è un buon fosso; dalla parte di fuori del fosso, è un buon terrapieno di terra, che va attorno e torno alla città, fuori che da una parte, dov'è un gran marazzo, e largo; su gli angoli vi sono rondelle di terra, e qualche bastione; dalla parte di fuori del ramparo <2\ è un fosso quasi per tutto con acqua e con marazzo; ma l'acqua si può levare aprendo con chiusa, la qual' è sopra una diga non più lontana dalla città che il tiro del moschetto, ma non è fortificata.Vi è un castello che ha finalmente attorno attorno un terrapieno di terra con qualche mezi bastioni che fiancheggiano, e con un buon fosso; la città si congiunge al castello con le mura. Vi sono le mura d'una chiesa della città che la battono a dirittura. La circonferenza è assai grande. Locatelli vi avrà da 400 soldati di guarnigione; quelli di Breslau hanno anch'essi presidio nel castello. La città è assai popolata, e coltivata all'intorno; nel castello sono qualche pezzetti di cannone.

Raschenbach Città serrata con doppio muro e con un vallo di fuori rovinato, che ha qualche punta a bastione.

Schweinitz Città ben situata; ha tre ordini di mura, ciascheduno con torri e rondelle; poi ha una pallissata nel mezo del fosso, ed un'altra su la contrascarpa attorno attorno. Vi sono in alcuni luoghi qualche punta di terra. Vi è un rialto dove Torstensohn piantò la batteria e fece una breccia, ma alta, e a dietro dove fu la breccia, vi è un rintrincieramento con pallissata, e parapetto. In Schweinitz è un gran pezzo petriero di mettallo, che dicono il porco, e vi è un molino da cavalli. 2 Copertura in terra per proteggere i muri delle fortificazioni dal tiro delle artiglierie.


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Le opere di Raimondo Montecuccolì

Franckenstein Città con mura, e rondelle, e fosso. Vi è un castello che ha le mura grossissime, con quattro torri su' fianchi.Avvi anche un terrapienetto di terra attorno attorno, con qualche picciola punta.

Tagendorff E' assai buona città, fossa con acqua, doppia muraglia con rondello e qualche bastioncello di pietra; pallissate al piede del secondo muro, e nel fosso qualche casamatta di legno, e qualche fianco fatto di legno, che sporge in fuori alla sommità del muro. Vi sono tagliate nel Innengang, la circonferenza del quale sarà di 1600 passi andanti. Le case cli fuori sono abbattute; Friedland durò fatica a pigliarla in 14 giorni con una grossissima armata; Torstensohn vi stette quattro giorni sotto, ma non la prese, che l'Armata Imperiale sopravenne. Vi saranno da 50 soldati e da 400 borghesi armati. Vi è munizione da guerra, e maestri, e molini per far la polvere. Vi è il castello del Principe in cui è una cavallerizza coperta, bellissima co' cavalli dipinti intorno alla muraglia.

Troppau E' assai buona città; fossa in alcuni luoghi con acqua, in alcuni marazzo. Doppia muraglia, e fuori dalla muraglia opere, e bastioni di terra con isteccate, pallissate, e cavaglieri di frisia. Vi è un monte a 200 passi che la domina, ma è un bastione che dà le spalle, e la faccia alzata ricopre dal commandamento. Vi è un castello poco buono; un molino di fuori può esser molto dannoso; vi sono anche casamenti troppo vicini dalla parte del molino.Vi è munizione da guerra, e maestri, e molino con 12 pestoni per fare la polvere. La circonferenza nel Innengang sarà da 2500 passi andanti. Vi sono da 9 a 10 pezzetti piccioli, e da mille borghesi armati. Il polverista vende la polvere da moschetto per 22 talleri il centinaio.

Il passo di Jabluncka Sono montagne cli terra coperte di boschi assai folti, e su la strada maggiore che va in Ungheria. A una lega distante da Jablunka è un fortino con quattro bastioncelli, che misurati su 'l parapetto a passi andanti, sono il fianco 7 passi, la faccia 14 passi, la cortina 28 passi. Il fianco non cade perpendicolarmente su la cortina, ma obbliquamente forma un angolo ottuso; dinnanzi una cortina, è formato un picciolo Hornwerk <3) 3 Opera di fortificazione a forma di corno.


Opere minori d 'argomento militare e p olitico

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per copprire le baracche; per di fuori del fosso vi è una strada coperta formata da una pallissata. Su la medesima strada più in alto, sulla sommità del monte, vi è un Hornwerk così per pallissata. Vi avrà in circonferenza da 300 passi. In tutti due questi posti vi è mancamento d'acqua. Vi sono poi altre strade meno principali, che s'impediscono coll'attraversare arbori tagliati, ricoperti di terra, accioché non possano esser abbmggiati. Le strade sono molto difficili per condurvi il cannone. Ohlau

Giace in piano dalla parte di Breslau, ha acqua, e maràzzi, ed un terrapieno con una vecchia pallissata, senza fianchi però, ma assai buona. Dalla parte di Brigh ha un semplice muro sottile, e senza fosso, e vecchio terrazzo di fuori, che aggietta il nimico.Vi è dentro un castelletto. Limburg

Cittadella di Boemia; ha doppio fosso con acqua, e doppio muro, e con torri tonde all'antica. Breslau

· Città capitale della Silesia. Assai forte. L'Oder vi passa; in molti luoghi la fortificazione è rivestita di pietra. Brigh

Cittadella fortificata con bastioni, cavaglieri, fossa con acqua, falsabraga, e pallissate in molti luoghi. Neiss

Cittadella che si farà buona, ha marazzi da una parte; la Neiss vi corre; è fortificata in molti luoghi di terra; è luogo di confluenza perché vi si viene di Boemia, di Moravia, di Polonia, e da tutte le parti. Li borghesi sono tutti Catoliçi. Lignitz

Città fortificata di terra, con ispalti, baloardi; è buona.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

RELAZIONE DE' POSTI DI SILESIA.

A S. Maestà, di Neiss, li 28Aprile 1643. Se bene la maggior parte de' luoghi, e posti della Silesia sono quasi tutti fortificati su'l recinto vecchio di mura con torri, che fiancheggiano, con qualche pallissata, o isteccata, qualche traversa nel fosso, e qualche punta dalla parte di ii.lori del fosso fatta di terra, in ogni modo riparando al terreno, ch'è smosso, e corre a' basso, nettando i fossi, e mettendo le banchette dove vanno, e fomendpli di presidi, e munizioni neccessarie, credo che ciascheduno d'essi, inditerentemente, si potrà rendere capace di resistere all'attacco di quelle Armate, le quali non sono fornite di quel numero d'Infanteria, né di quegli apparecchi, che bisognano a formare li assedi: e sì come quanto alla figura de' luoghi, non vi trovo tanta differenza, e né possa movere ad alleggerire più tosto la guardia a diffesa dell'uno, che dell'altro, così il mio umilissimo parere sarebbe d'aver riguardo, più che ad altra cosa, al sito della regione, al contorno della campagna, ed alla qualità de' borghesi, che vi sono. Onde poiché Troppau guarda li confini dalla parte della Moravia; ha il contorno della campagna fertile, e ben coltivato; e li borghesi sono molti, ricchi ed armati, e dentro vi sono molini da polvere, e maestri, stimerei che questa fosse piazza da farne capitale: ma la guarnigione vi dovrebbe essere gagliarda, billanciare il numero de' borghesi; e la parte di fuori del castello, dov'è w1 molino ad acqua ed alcune case propinque, che la rendono molto debole, dovria con ogni accuratezza esser fortificata. Il passo di Jabluncka è un fortino picciolo con quattro bastioncelli, il qual'è posto su la strada maestra d'Ungheria a ·una lega distante di Jabluncka, ed a meza lega più oltre su la somità del monte, è posto un Hornwerck. Sono travagli piccioli fatti di terra, e di legna con pallissate di fuori del fosso, che servono di strada coperta: difficilmente possono esser battuti col cannone, perché sono alti, ed i luoghi all'intorno bassi, né anche possono minarsi, perché si rincontra sotto la pietra, ma dalle granate riceverebbero gran danno per la loro picciolezza, ed hanno mancamento di acqua.All'intorno sono montagne, e boschi folti, e se bene vi sono strade meno principali, sono però impedite dalle tagliate che vi si sono -fatte, e sì fanno tutta via, con arbori attraversati; non si deve però intendere che questi posti possano totalmente diffendere il passaggio allo sfondo d'un essercito, perché se bene s'oppongono alle avenute principali, in ogni modo un essercito potria lasciarsele a' canto, e farsi passaggio per altra parte, non essendo le montagne delle più aspre. Jagendorff giace in sito fertile, e coltivato; guarda li confini della


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Moravia ed ha borghesi armati e soldati fatti dal paese. Ratibor è città abbruggiata con pochi borghe·si, e di grande circonferenza; il castello è dalla parte opposta dell'Oder, lontano dalla città più che il tiro del moschetto; vi è un ponte sull'Oder. Caslen è città posta su la ripa dell'Oder; è stata abbruggiata, li cittadini sono poveri, ed il contorno della campagna, ch'è marazzo, rende bene il suolo forte, perché non si possono fare gli approcci, se non per le dighe, ma cagiona ancora penuria di grani nella città. Oppeln è sopra la ripa dell'Oder, non è di molto grande circonferenza; fra la città e 'l castello passa un braccio dell'Oder, ma non sì largo, che l'uno non sia al tiro del moschetto dell'altra: se bene detto castello ha solamente angoli rientranti, e fatti a tanaglia, che fiancheggiano poco o nulla, in ogni modo l'acqua corrente, che lo circonda a torno, larga e profonda, lo rende assai buono; ma li borghesi non hanno cosa alcuna, il contorno è inculto, e li passi dell'Oder sono da per tutto quando l'acqua è bassa. Se si volesse tenere, bisogna neccessariamente, oltre a molte altre fatture, demolire la muraglia de la Chiesa de' Francescani nella città, dalla quale si può a dirittura battere il castello, e scemare un'altra torre della città, che commanda parimenti al castello. Neiss è città ben abitata, alla fortificazione della quale, che si fa di terra tutt'all'intorno, travagliano continuamente 400 uomini. Quest'è all'avenuta di Boemia e di Moravia; il contorno è fertile, seminato e coltivato; li cittadini sono tutti catolici, né admittono altra religione, e se per renderla più capace s'abbracciasse e fortificasse la città vecchia, o se ne facesse una cittadella per un presidio Imperiale, e per qualche essenzione s'alettassero le genti a riempirla di case, non ci è dubbio che li mercatanti che vengono d'Ungheria, di Moravia, e di Boemia, troverebbero più vicinanza e commodità di fare qui il Niederlage m delle loro robbe, e lo scarico delle mercanzie, che a Breslau; ed in tal maniera crescendo questa città, scemerebbe il concorso a Breslau, che nel suo buono stato intepidisce la debita divozione. Brigh guarda il ponte sopra l'Oder, a Lignitz, la parte verso la Marca, e verso Plogau, e sono assai bene fortificate come senza dubbio ne saranno stati mandati altre volte i dissegni. La guarnigione dev'esservi gagliarda, perché se bene li cittadini di Brigh si sono ultimamente diffesi contr'a Torstensohn, fu perché il presidio de' soldati era più forte di quello de' borghesi; e se Brigh si perdesse, difficilmente resteria a Breslau di non chiedere la neutralità.

1 Dal tedesco, magazzino.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

Namslau copre la parte che viene di Polonia, e si può fare assai buon luogo se si tiene per la parte Cesarea dall'altro lato dell'Oder, altra piazza, che questa è Woflau, la qual'è tanto avanzata e disgiunta da noi, e circondata dalle piazze di Glogau eTrachenburg, ed il contorno, e laborghesia tanto spogliata, che con fatica di· molti convoi, e con ispesa di molta provianda bisogna sempre tenerla vettovagliata. Io ho veramente messi gli ordini che si lavori in tutti i luoghi, ma l'opera, che si stende in tante parti, non è intensa in alcuna, e non si suplisce al bisogno, sì come parimenti non supliscono così divise le guarnigioni, le proviande, né le munizioni. Aspetto pertanto Clementissimo Ordine di quello che si deva fare sin tanto che la gente Imperiale non è ancora uscita in campagna, né fuori del paese, perché in tal caso non si sarebbe poi a tempo, stando che il fortificare, ed il demolire, l'introddurre provianda, e munizioni, ed il mutar le guarnigioni, sono cose che non si possono fare in un istante, né senza convoi, bisognando farle in faccia dell'inimico, il qual'è da tutte le parti. Quanto alle guarnigioni, sarà ancora neccessario sapere come s'abbiano a comporre di soldati Cesarei, e di quelli del paese, accioché questi siano contenuti in offizio da quelli, né possano vaccilare nella diffesa, deposti contro al nemico e nell'ubbidirla, e divozioni verso il padrone.


Opere minori d'argomento militare e politico

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ESSERCIZIO MILITARE SVEDESE -

[1642] Moscberti

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Moschetti

numero48

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Una Compagnia Svedese contiene 96 moschettieri, e 36 picche. Le picche si formano nel mezo a 6 uomini di fondo, ed a 6 di fronte, e formano due squadroni di 48 uomini l'uno. Li moschettieri formano le due ali di 48 uomini l'una. Si schierano a 6 di fondo ed 8 di fronte, divisi in due squadre ciascheduna di 24 uomini: la fila per lo fondo, che ha 6 uomini l'uno dietro all'altro, si chiama rotte, ed il primo uomo che la guida, e va dinanzi, si chiama rottmeister. Tutta la Compagnia contiene 132 soldati semplici alli quali aggiunti 8 Uffiziali, fa in tutto 140 uomini. Fig. 2

Una brigata è composta di 12 compag1ùe, che essendo complete, monteriano a 1584 soldati semplici, e cogli Uffiziali a 1680 uomini, ma perché non sempre sono puntualmente completi, si calcula una brigata a 1500 uomini, e nel calculo completo riescono 1152 moschettieri e 432 picche. Quando si ha da mettere questa brigata in battaglia nell'uscire dal quartiere, ciaschedun Capitano dispone la sua compagnia secondo il modo della figura 1, colle picche nel mezo eco' moschettieri sui lati, e mettono tutte le 12 compagnie l'una appresso all'altra, come si vede nella figura 2; osservando però, che la prima compagnia su la mano destra, o sia quella del Colonello; l'altra estrema su la mano manca, o sia quella del Tenente Colonello; quella che chiude il manco lato del corpo destro, o sia quella del Sergente Maggiore; e quella che chiude il lato destro del corpo manco, o sia quella del più vecchio Capitano. E questo si fa accioché le punte siano le meglio guardate d'Uffiziali e di soldati. Schierate le Compagnie in questo modo, volendone formare il


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Le opere di Raimondo Montecuccoti

Battaglione, ed unire tutte le picche insieme, e tutti li moschettieri in due ali, si grida che tutti li moschettieri del corpo destro facciano un mezo torno a destra, e quei del corpo sinistro lo facciano alla manca, poi marcino le rotte ciascheduna nel suo ordine ad unirsi agli estremi moschettieri, e così rimarranno le picche nel mezo, e li moschettieri su' canti.Allora il Sergente Maggiore conta quante rotte, o file di picche egli ha, e le divide in tre squadroni, che essendo le Compagnie complete, verrebbero ad essere 4 compagnie per isquadrone, cioè 144 picche in 24 file, overo rotte. Poi si piglia 32 o 40 rotte di moschettieri, e le si mette su la mano destra delle picche, ed altrettante ne mette su la mano manca; quello che rimane di moschettieri li divide in due corpetti, e ciascun corpetto in due altri, ponendoli dietro alle picche del mezo, sì come si vede nella figura 3. Fig. 3

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Se gli occorre commandare gente, si piglia di questi moschettieri, che sono dietro al corpo delle picche di mezo. Overo in altre occasioni, si commandano per rotte, e pigliandone una su la mano dritta, ed un'altra su la mano manca di una Compagnia, si hanno con facilità grandissima li soldati fuori senza smembrare lo squadrone, che rimane sempre nella sua forma, e coll'istesso fondo scemando insensibilmente nella fronte. E se vi sono soldati malati o absenti, non appare il mancamento ch'è fra quelli dietro alle picche di mezo, perché le ali si fanno sempre del numero consueto, ed ogni diffetto si rapporta fra quelli dietro alle picche del mezo. Overo (perché sempre il soldato deve sapere il suo posto ordinario nella Compagnia, e mettersi quivi senza curare che rimanga vacuo il luogo ch'è absente) il Sergente rinstaura le file, scemando una rotte, o che lascia li vacui degli absenti nel mezo, ed empie le prime ed ultime file, accioché lo squadrone sia più compariscente come qui si vede. Fig. 4

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Opere minori d'argomento militare e politico

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RELAZIONE DEL MODO CHE TENGONO GLI SVEDESI NELLA GUERRA DELLA GERMANIA

[1642 o 1643] I- Li generali Svedesi che governano quest'armata sono: Il Maresciallo di campo Torstensohn. Il Genera.I dell'Artiglieria Liliehoeck. Il Generai Maggiore della Cavalleria Staihantsch. Il Generai Maggiore della Cavalleria Konigsmark. Il Generai Maggiore della Cavalleria Wittenberg. Il Generai Maggiore dell'Infanteria Carlo Wrangel, il quale ha fatto ora un viaggio in Svezia con dissegno di ritornarvi. Il Genera! Maggioré dell'Infanteria Mortaigne. II- L'Armata di Torstensohn congiunta a quella di Stalhantsch si stima 9 milla fanti e 5 milla cavalli effettivi, e da 3 milla cavallieri smontati, per rimontare i quali il Legato Oxenstiema diede 100 milla talleri al Maresciallo di Campo, il quaié fa comprare i cavalli nella Polonia e fa pigliare dai paesi dove ne trova. Nell'artiglieria si contano 4 mezi cannoni, un gran mortaro, ch'è stato gittato a Wismar, il quale tira 200 Pf. m di pietre, e da 6 ottavi di cannoni che tirano da 6 Pf. di ferro, e da quaranta pezzetti di fusione allegerita che tirano da uno in 3 Pf. di palla. Cannone: 48 intiero, 24 mezo, 12 quarto, 6 ottavo. Colubrina: 16 intiera, 8 meza, 4 quarta, 2 ottava o falconetto. Pezzi ieggieri: 24 mezo cannone, 12 quarto, 6 ottavo, 3 decimo sesto. III- Nel mantenimento dell'Armata aveano gli Svedesi diversi modi. Gli Uffiziali Svedesi ricevono in Svezia ogni anno fin che guereggiano fuori, una certa quantità di grano e di danaro; questo ricevono da certi villaggi, o città determinate ed assegnate a questo aggravio, al commune delle quali non riesce molto grave l'intrattenere in questo modo alcuni Uffiziali. I soldati sono quasi intrattenuti nel medesimo modo, perché tanto in tempo di pace, che in tempo di guerra, intrattiene il Regno una certa milizia pagata ed essercitata, e ciascun villaggio per essempio intrattiene un soldato di pane e di stipendio, li più vicini dei quali convengono ogni settimana una volta insieme sotto un Capo ch'è dato loro, e quivi si essercitano: overo sono mandati per qualche tempo 1 E' l'abbreviazione di P.fund, ovvero libhm che in più luoghi ricorrerà in questo e successi· vi testi.


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le opere di Raimondo Mo11tecuccoli

alle guarnigioni del Regno, similmente per essercitarsi nel maneggio dell'armi, e nel travaglio della fortificazione. Ora, in tempo di guerra essendo mandati fuori, que' villaggi che intrattenevano quel soldato che marcia, sono obligati ad averne un altro in pronto, accioché morendo il primo, possa quest'altro esser sostituito nella piazza e rinstaurare il vacuo di quel luogo; e queste sono quelle recrute che vengono ogni anno di Svezia a rissarcire i danni de' Reggimenti che hanno patito. Che se viene mandato qualche nuovo Reggimento intiero, viene messo nelle guarnigioni de' Stati co nqui stati , cioè nella Pomerania o nel Mecklenburg, e le guarnigioni vecchie sono tirate fuori e mandate in campagna coll'essercito. Ne' soldati di cavalleria usano similmente che que' luoghi destinati ad intrattenerlo, abbiano a fornirlo di nuovo cavallo, quando il primo sia perduto, e quindi è che quando un Reggimento di cavalli è disfatto e dismontato, lo mandano sulle navi in Svezia, e subito può ritornare rimontato. Il piede de' loro Reggimenti è di otto Compagnie, quattro Compagnie fanno uno Squadrone. Una Compagnia è di 125 uomini a piede, ed a cavallo ·di 100. Sogliono usare di mandar fuori uno Squadrone del Reggimento, e l' altro rimane nel Regno, intrattenuto come s'è detto di sopra. Ora quando questo Squadrone ch'esce è rovinato, usano di rimandarlo in Svezia e di farne uscir l'altro del medesimo Reggimento, e così l'Armata si rimette nello stato di prima. Oltre all'intrattenimento che hanno gli Uffiziali, infallibilmente nel Regno hanno di più guereggiando fuori, quello che i quartieri, o qualche mese di paga profitta loro, ma ·in ogni caso di neccessità sono obligati a contentarsi della provianda, poiché ricevono il loro in Svezia. Li ReggimentiAlemanni s'intrattengono e si recrutano al modo ordinario co' quartieri e col danaro, perché il Maresciallo di Campo, il quale ha autorità prima ed assoluta, subito che un Reggimento ha patito, lo mette in qualche luogo a rifarsi, e gli assegna qualche quartiere, né aspetta che molti Reggimenti insieme siano indeboliti, accioché troppo non iscemi l'Armata a un tratto; ma rifacendosi l'uno prima che l'altro sia guasto, l'essercito si mantiene quasi sempre in uno stato medesimo, salvo se una rotta generale non lo distruggesse. E per questa ragione rare volte anche fanno riforme, se bene però qualche volta ne fanno. Cavano li danari dalla Cassa del Paese, dalle città, e da' Francesi. Questi per l'appuntamento della Lega; quelli per gabe!Je, che mettono sopra le mercatanzie, e per contribuzioni che domandano; la Pomerania ha dato un anno 30 milla ta!Jeri, ed un altro 40 milla talleri. Similmente il Mecklenburg ha dato qualche cosa. L'affezione de' popoli è mantenuta coll'amore de' traffichi che hanno per il mar Baltico, e che dubitano


Opere minori d'argomento militare e politico

potrian loro esser impediti da i Svedesi. Colla quiete ch'è loro promessa nel cultivare le terre, nel negoziare, e negli altri usi della vita, diminuendo loro l'odio della contribuzione col far constar loro che anche gli stessi stati ereditari di tutti i Principi vengono oggidì suggetti a questo aggravio neccessario, e finalmente col pretesto della religione, stipendiano gli Svedesi i predicanti, accioché dal pulpito inculchino sempre questo punto nell'animo del volgo, se bene molti hanno già levato la maschera, né da questo motivo si lasciano raggirare. L'affezione degli Uffiziali, i quali sono quasi tutti soldati di fortuna, trattone il Principe Franz Enrico di Sassonia, ed il Conte della Torre, è ritenuta co' beni che sono loro donati dalla Corona ne' paesi conquistati. Il Principe Franz Enrico di Sassonia ha avuto una casa in Stettino, ed un bene vicino con intenzione d'altri beni, doppo la morte della Principessa di Treptow; il Colonello Witzburg ha un bene presso Stettino, il Colonello Damiz ne ha uno nel Mecklenburg, il Colonello Wrangel ne ha uno nella Livonia, e così a tutti è stato distribuito qualche cosa, ed anche sono alcuni ricompensati con beni in Svezia. I soldati semplici seguono la fortuna di chi li piglia, ed oggi dì trovasi la maggior parte di loro, aver servito nell'Armata Cesarea, e nella Svedese, e subito che l'una delle parti lo supera e lo fa prigioniero, fa colui nominare un Reggimento di quella medesima parte sotto al quale dice di esser obligato, o d'aver servito, e così sfugge le incommodità della prigionia, gli è dato e tenuto il quartiero, e serve fin tanto che sia ripreso dalla parte contraria, dove si salva nel medesimo modo. IV- Nel disporre l'Armata in battaglia fanno tre fronti, overo Treffen, ma l'una 500 passi lontana dall'altra, ma la prima è più forte di gente, l'altra un po' meno, e la terza anche meno. L'infanteria è disposta nel mezo, e la cavalleria sulle ali, ma fra gli squadroni de' cavalli usano di mettere plotoni di fanti, intralciando <2) in questo modo i fanti co' cavalli. Li battaglioni di fanteria hanno 6 uomini di fondo, e gli squadroni ne hanno 4, e tal ora 3. I pezzetti di cannone sono disposti dinnanzi alla prima fronte con due persone a ciascheduno che li reggono; uno va caricando e sparando, e l'altro alle gambe della caretta, e lo spinge, e fa caminare con quella prestezza che marcia la gente. V- Le guarnigioni delle città maritime sono tutte guardate dai Capi, o soldati Svedesi, o Finni, o di Livonia, ma né degli Alemanni si fidano. In Wismar commanda Erich Hanson, uomo diligente nel trava-

2 Sta pe r avviluppare strettamente, legare.


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gliare, ma poco intendente delle regole della fortificazione, soldato vecchio ch'è stato Ammiraglio sul mar Baltico, e si serve dell'opera d'un Ingegnere di Norimberga, quegli ch'era dentro in Ratisbona col Kagge, quando la Maestà dell' Imperatore l'assediò e l'espugnò. Il forte Reale, pentagono dissegnato e cominciato dal Boni, che riguarda verso mezogiorno viene addesso tirato su con grande diligenza: l'acqua rende particolarmente forte questa piazza. In tempo di verno hanno speculato un'invenzione di tenere qualche polvere rinchiusa dentro a' canoli di legno impeciati sotto al ghiaccio come in una mina per poter in un rep entino assalto far scoppiar il ghiaccio ed aprir la fossa: ne hanno fatto l'esp erienza, ed è riuscito. La guarnigione è forte di 1600 fanti. Nel travaglio della fortificazione procedono in questo modo. I borghesi sono astretti a farne una parte, un'altra ne fanno i soldati con quest'ordine, che un giorno hanno la guardia, l'altro giorno travagliano per nulla, il terzo giorno è pagato loro il travaglio che fanno. Questo Erich Hanson commanda anche a tutte le gu arnigioni circonvicine, Pole, Wallfisch, Bùtzow, Plauen. In Stralsund i borghesi hanno più autorità. Tengono le chiavi delle porte, fanno le loro guardie, sono maestri della guarnigione, né permettono in modo alcuno che i punti della Lega, che hanno colla corona di Svezia, siano atterati d'un iota. I fortini posti sopra li passi di Dammgarten,Tessburg, Loitz sono guardati da poca gente, che viene di quando in quando rilevata dalle guarnigioni grosse, da dove viene anche loro soministrata la provianda. In Greifswald commanda quel Colonello che commandava in Demmin quando Galasso la prese, parmi si chiami Bonen. Ha 600 soldati di guarnigione; l'acqua ed i marazzi rendono la città assai buona, ed anche i travagli che vi son fatti di terra rassicurati da molte opere di legno, pallissate, sachetti, etc. In Wolgast commanda un Sergente Maggiore Svedese del Reggimento del Colonello Strick; ha da 400 soldati di guarnigione, il ramparo del castello è rialzato più di quello ch 'ègli era quando il Signor Principe di Toscana lo prese, ed è assicurato con istechette e pallissate; anche il ponticello fatto sull'acqua, che passa fra il castello e la città, è guardato in testa da una meza luna; i fianchi poi di detto ramparo sono molto piccioli, ed il sito dentro, molto angusto. In Stettino risiede il Generai Maggiore Axel Lilia , il quale è Governatore dell'una e l'altra Pomerania. E' stimato soldato buono e vigilante, e perdette una gamba sotto Magonzia. La guarnigione è forte di 1600 uomini, la città è ben bastionata, ma di grandissimo circuito, ed h a il fosso secco. Si serve nella fo1ti.ficazione d'un Ingegner Alemanno


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molto intelligente che servì già da Feuerwerker <3> all'Imperatore Matthias. Nella fortificazione hanno gli ~vedesi quest'appuntamento <4J co' borghesi, che tutte l'opere, che sono attaccate al vallo, o nei rampari della città, siano obligati li borghesi a fabricarle a loro spese, ma tutti gli altri travagli di fuori gli abbiano a far gli Svedesi, il che fanno coll'opera de' soldati. In Colberg commandava il Colonello Duprien, poi ha rinunziato; evvi guarnigione convenevole, ed il luogo è fortificato; stile ordinario de' Svedesi di travagliare continuamente a rinforzare i luoghi che pigliano o che posseggcmo. Queste guarnigioni hanno il servigio, cioè fuoco, candele, letto, e sale dai luoghi dove si trovano; ma la provianda, che è di biscotto, aringhe, cascio, e butiro viene mandata di Svezia; il pane per lo più è distribuito dai Commissari, i quali proveggono i grani all'ingrosso, e ne fanno magazzini; sì come anche vengono mandati i materiali, salnitro, zolfo, piombo, e vengono mandati moschetti, spade, picche, armature, pece, vestiti, etc., ma in molti luoghi non alloggiano li soldati nelle case de' borghesi, ma sotto al vallo, dove fanno le loro baracche, e così sono più pronti alla difesa, e sollevando da quella incommodità il borghese, ne ricevono qualche altra commodità. Nelle guardie procedono in questo modo: al primo giorno ch'essi entrano, vien assegnato a ciascun squadrone o reggimento il suo posto, il quale non si muta più per tutto il tempo della guarnigione, e così ciascheduno è obligato di fortificare il suo, e di guardarlo in tal maniera, che sia sempre atto a diffenderlo dalle sorprese, e dalla forza aperta, ed a risponderne alla giustizia di guerra.

3 Sta per artificiere. 4 Sta per accordo, convenz ione.


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Le ope,·e di Rafniondo Montecuccoli

SI PROPONE IL MODO DI FORMARE UN CORPO DI BUONA MILIZIAA CAVALLO NELLO STATO DI SUA ALTEZZA SERENISSIMA, ED AL MEDESIMO PIEDE SI PUÒ ANCHE FORMARE QUELLO DELLA FANTERIA. Di Modena,li IO Marzo 1643

Per la Milizia a cavallo

1- Il mestiero della guerra richiede allegoria, e fierezza, e pratica, perché gli spiriti malencolici assopiscono il corpo, e rendono le azioni di quello lente, paurose, ed irresolute, e l'inesperienza lo rende inabile. 2- Ma non può esser allegro, né esser stato, quel soldato la cui mente, e la cui mano, è tutta occupata all'investigazione de' mezi per nutrirsi, e che opera contro sua voglia. 3- Richiedesi adunque nel soldato per esser buono, volontà.di far di buon cuore questo mestiero, e facoltà di poterlo fare quando ei voglia. 4- La volontà s'induce coll'ogetto del ben avere utile, e giovando. Goda dunque un soldato inviolabilmente li privilegi che concedono le leggi di Giustiniano; agli capitoli di Sua Altezza Serenissima (cioè che non possa esser carcerato per debito, che sia essente dal dazio de' contratti del suo cavallo, che sia essente per la sua bocca dal levar il sale, che possa portare armi consuete, che possa tirare, ed ammazzare per le campagne non riservate ad uccelli di passaggio, che sia essente da tutte le fazioni 0 >, e gravezze personali ordinarie e straordinarie, che ne' loro Communi occorrono, ancor che fossero imposte sopra fuochi). Abbia tanta sovenzione, ed aiuto, che possa vivere per sé, e far vivere allo cavallo senza aver a pensare all'industria di procacciarsene, ma possa impiegare tutto il tempo, e tutto lo studio nell'essercizio dell'arte militare; non sia neccessitato a coltivare la terra, né a guardar gli armenti, né a far altri uffizi simili, e molesti: che sicmamente a tutti verrà voglia d'esser soldato. Ma se uno vede, che in vece di tirar giovamento dall'esser soldato ne tira disavantaggio, perché oltre alla fatica ch'ei fa nelle funzioni militari perde anche il tempo del suo lavorio, trascura il suo mestiero, onde ha poi da morir di fame, ed oltre di questo gli conviene anche spendere quel poco di capitale, eh' egli ha per comprare e mantenersi un cavallo, non è maraviglia se non solo hanno in odio il servizio, e donano e corrompono gli uffiziali, e fanno tutto quel che possono per 1 Sta per tttmi di guardia.


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essentarsene, ma lasciano andare a bello studio in mallora tutte le facultà, perché s'accorgono che mentre quelle crescono, crescono anche gli aggravi d'aver a tener più cavalli, e fare più soldati di quella famiglia. 5- La facultà si farà in questo modo. Sua Altezza Serenissima può riconfirmare, o far ristampare ordinatamen te li privilegi che vengono concessi ne' suoi capitoli, alli quali aggiuntisi gli ordinari delle leggi di Giustiniano, sar-mno sufficientemente favorevoli, pur che sia ordinato a tutti li Ministri Civili che siano inviolabilmente osservati a' soldati. Siane riddotta tutta la milizia a cavallo a 480 soldati distinti in 6 compagnie di 80 cavalli l'una. Quattro compagpie siano di Corazza, sono 320 cavalli, una compagnia di Cavalieri sono 80 cavalli, ed una compagnia di Dragoni sono 80. In nmo sono 480 cavalli. Un soldato avrà dunque per un <:;avallo SO scudi. Per nutrir il cavallo sacchi di spelta, l'anno 24. Per nutrir il cavallo fieno, pesi l'anno 365. Per nutrir l'uomo, sacchi di frumento 3. Quartari di vino 3. Oglio d'ulivo, peso 1. Carne, pesi 3. Oglio di noce, peso 1. Un peso d'oglio d'ulivo costerà 12 lire, moneta di Modena. Un peso d'oglio di noce 12 lire. Tre qua.nari di vino 30 lire, a 10 il peso. Tre pesi di carne 15 lire, a S ìl peso. Tre sacchi di frumento 75 lire, a 25 il sacco. Tre carra di legna 40 lire. Tre carra e mezo di fieno ISO lire, a 40 il carro. Venti quattro sacchi di spelta 240 lire, a 20 il sacco. Somma 574 lire (Facciamo numero tondo 600 lire). 600 lire per soldato ad una compagnja di 80 cavalli, verranno lire 48000, che sono 6000 ducatoni d'argento da 8 lire l'uno. Sei compagnie verrebbero a costar 36000 ducatoni d'argento, senza gli u.ffiziali. Un capitano avrà il mese 1SO lire, che è il soldo di Capitano di fanteria dello Stato, farà l'anno lire 1800. Il Capitano ha anche suo vantaggio di tener inservienti che passino per soldati. Un Tenente avrà il mese 100 lire, che farà l'anno lire 1200. Un Cornetto avrà il mese 80 lire, farà l'anno lire 960. Un Sergente avrà il mese lire 75, farà l'anno lire 900. Il Caporale ha come li soldati semplici, ha solo il vantaggio d'esser più onorato, e nelle fazioni d'esser essente dalla sentinella.


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le opere di Raimondo Montecucco/1

Il Tro:111betta, il Foriere, ed il Maniscalco hanno come li soldati, solo essenti dalle sentinelle. Tutta la somma della prima parte è lire 4860, che fanno ducatoni d'argento 607, e 4 lire che aggiunte al resto del costo della compagnia di 6000 ducatoni, viene una compagnia di Corazze a costar in tutto 6607 ducatoni d'argento, e 4 lire l'anno. 6- Un soldato a cavallo, nel termine che egli è addesso, ha molto danno. I- Ha la spesa di mantenere il cavallo. Il- In vece del cavallo terebbe una vacca, che avrebbe e darebbe latte. m- Perde il tempo del lavorio, s'egli ha mestiere di lavorare la campagna, s'egli ha terreni, e d'andar alle maremme. N- Sono in due o tre per famiglia, che bisogna servino. V- Sono suggetti alle pressioni ed alle mancanze degli uffiziali, che essentano i ricchi per aver qualche donativo, e scrivono sul ruolo li poveri; e c'è essempio di persone che hanno donato de' 50, e de' 100 scudi per esser levati d'in sul ruolo, o per non vi esser messi. 7- Addesso dico a questo modo. Il ruolo ordinario della milizia a cavallo mi dà soldati numero 1315, ed io non voglio se non 480 soldati; procedo per la regola del tre, e trovo quanti soldati ha da dare ciascuna parte dello Stato come si vede in margine. Ora, se da' Borghi di Modena e della Bastia non vengono intrattenuti se non 25 soldati in luogo di 70, ne rimangono dunque 45 di liberi per fornire il mantenimento a questi 25. Il mantenimento di 25 soldati a 600 lire per soldato fanno 15000, le quali partite per 45, vengono ad esser 333 per uomo, che sono ducatoni numero 41 5/8, il che saria meno, o poco più dell'incommodo, che sente costui, mentre che gli convien esser soldato come si è detto nel numero 6, e mantener da per sé il cavallo; oltre che non toccherà solo a questi 45 a portar questo peso, ma toccherà anche a quelli, che non sono addesso su 'l ruolo della milizia, li quali sono li più ricchi, e li più commodi che si sono ricomprati, o che hanno essenzioni come servi, o dipendono dai Principi della Casa, o dai Ministri principali, sì che essendo distribuito egualmente il peso, non arriverà anche a 20 ducatoni d'aggravio per uno di que' 45. E questo sia detto per un essempio, e per far vedere che nitti lo faranno volontieri. 8- Ora nel descrivere questa milizia a cavallo, si può fare a questo modo. Siano ordinati inspettori della cui fedeltà, integrità, e sufficienza Sua Altezza sia benissimo assicurata, perché qui consiste tutto il negozio, li quali visitino ogni luogo dello stato, o facciano comparire dinanzi a loro tutti gli uomini di quel luogo, e di questi ne scelgano dieci, o dodi-


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ci, più o meno secondo che il luogo è grande, o picciolo, e scrivan i nomi loro sul ruolo co' segni del viso, o della persona, come si usa. Nel scierli hanno da riguardare a questi indizi, accioché la scielta sia buona, cioè all'età, che sia fra li 18 e li 25 anni, perché così era l'uso de' Romani, oggi è quello de' Svedesi, e perché così vuole la ragione la quale ci persuade che non solo tanto più presto, ma anche più perfettamente s'imbevono e si ritengono quelle cose, che s'imparano da giovinetti. Al corpo, che sia grande, robusto e più tosto asciutto e vigoroso, che gonfio e molle. All'animo, che sia risoluto ed ardito, il che si può conoscere dalla .fierezza del parlare e dall'informazione che si può aver dai parenti. 9- Fatta questa scelta, la quale supererà senza dubbio il numero neccessario, e che si ha determinato di voler mantenere, si ricorrerà alle tavole del reso d!ello Stato, cioè a quelle matricole nelle .quali stan accuratamente notate e descritte le facultà mobili e stabili di ciascheduna persona, e di che arte viva, e con qual mestiere si alimenti. Poi, procedendo per la regola di proporzione, si dirà: se tutto lo Stato.ch'è stimato aver il valsente <2> di *** ha da mantenere sei compagnie di cavallo, che vengono stimate di spesa -40 milla ducatoni d'argento, quanto avrà da mantenere in sua parte tale, e tal luogo, ch'è stimato aver il valsente di ***, e verrà fuori la proporzione de' soldati che deve mantener il tal luogo; soministrando loro quella carne, quel pane, e quel foraggio che sarà determinato Ce tal numero si sceglierà di nuovo fra gli eletti di quel luogo, che sarà il vero ruolo della milizia), qtJesti soldati si faranno poi venire insieme, e giurare gli articoli della guerra, che saranno letti d'innanzi a loro, sì come anche li loro privilegi; e così si rimostri loro la dignità nella quale vengono constituiti sopra gli altri, per la sorte elevata che cominceranno a fare più rilevata dalla comune, fidandosi nelle loro braccia la salute e diffesa della Patria e del Principe, e per lì privilegi che avranno, e per l'utilità che ne trarranno. 10- Fatto questo, bisogna armarli. E poiché supponiamo d'aver cinque compagnie di Cota~ze ed una di Carabine armeremo le Corazze con petto <3>, e schiena <4>, culotta, e borghignetta <5>alla prova di carabine <per> diffesa, e con la spada, e con paio di pistolle da offesa, ch'è il modo d'armare le Corazze Svedesi, il che si fa perché la spesa dell'arma2 E' il valore commerciale di un oggetto, calcolato fn denaro. 3 S'intende l'elemento della corazza a protezione della parte anteriore del busto. 4 E' La parte della corazza che proteggeva il dorso. 5 Deve intendersi borgognotta, cioè elmo con visiera e guanciali mobili usata in epoca feudale e successivamente da lanzichenecchi e cava.lleria.


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Le opere dt Raimondo Montecuccoli

ture è minore, la commodità di servirsene maggiore, né impediscono a montar ed a scender da cavallo, né consumano la pelle e gli arnesi come fanno le corazze stesse, ed in ogni modo fanno il medesimo effetto, perché quel vantaggio che hanno le corazze intiere nell'urto e nella mischia, essendo da per tutto coperte d'arciere <6>, lo perdono poi nel sostenere le pichettate del nimico, essendo che le loro armature non reggono se non i colpi delle spade, essendo sottili, che se fossino tutte alla prova, non si potrebbero portare, amazzerebbero li cavalli, e renderebbero il soldato immobile. Oltre che, in una milizia frusta di questi pesi, non ci potranno prometter tanto della virtù loro che vogliano puntare profondamente in uno squadrone nimico, ma o quello si volterà quando questi saranno vicini per urtarlo, o se sta fermo, e rado, vi è dubbio che questi non pieghino invece d'investire. La compagnia di Carabine non avrà arme da diffesa per esser più sciolta e leggera, e fare l'uffizio di Carabine, che è galoppare, e di correre, e da offesa avrà la carabina nella bandoliera, ed un paio di pistolle. Più incommodità avrà la corazza nell'armatura, dall'archibugio. Il cavallo delle Carabine ha da esser della medesima bontà come quello delle Corazze, perché dove questo ha da esser gagliardo per resistere al peso, quello ha da esserlo per andar più veloce, e per esser più cavalcato. Le casacche di [illeggibile] saranno superflue perché nelle parate, ne' rendez vous, e nelle mostre, e più, sono le armi che abbelliscono ed adornano un soldato, non li vestiti. In cambio di queste, saria bene che ciascun soldato avesse una benda del colore del Principe che, cinta a traverso, fa bellissima vista, e che tutto sotto l'armatura fossero vestiti di cuoio. Il cavallo si darà a questi nuovi fanti, levandone li migliori alla milizia, che vi è addesso, e nessun cavallo deve valer meno di 90 scudi, e colui a chi vien tolto il cavallo, dev esser rimborsato di qualche cosa da quegli altri, che essendo similmente essentati dalla milizia, avranno commodità, e ..... licenza di vendere i loro cavalli, il che faranno molto volentieri. Le bande si possono comprare col danaro, che dagli Ebrei si può cavare per le casacche. Il vestito di cuoio, ciascuno che sarà forte, lo soldato dovrà procurarselo da pe,; sé. 11- Armati che saranno li soldati, bisognerà disciplinarli come si conviene, per tirarne l'utilità che si desidera, cioè d'aver un corpo di gente fedele, ed agguerita, pronta a tutte le ore ad uscire in campagna, a cui nessuna cosa resta nuova, ed insolita quando entr'in guerre o si presenti al nimico. 6 Sta per fet·itoie e, in cale contesto, s'intendono le giunture delle corazze.


Opere minot·i d'argomento militare e politico

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La disciplina ha tre parti. L'essercizio, l'ordine, e gli essempi. L'essercizio risguarda le armi, e l'opera. Quanto a quel dell'armi, ciascun soldato deve sopratutto essercitarsi nel saper maneggiar l'arma ch'egli adopera, ed i Caporali devono, tre volte la settimana, far unir insieme tutti i soldati circonvicini, e far loro fare l'essercizio a un per uno, e mostrar loro come si maneggiano le armi facendoli tirare con le carabine, e con le pistolle a qualche segno, poi sfoderare le spade e ferire di punta, e di taglio; insegnar loro a vestir politamente le armi da diffesa, a far voltare il cavallo, correre, saltare, fermarlo, mostrar loro come abbiano a sellare, ed imbrigliare il cavallo, come abbiano a strigliarlo, e governarlo, ed avezzarlo continuamente allo scoppio delle pistolle, al romore de' tamburi, e delle trombe, ed ai lampi delle spade, accioché non ne sia oltraggioso, né si muova, né si sconcerti, o guasti gli ordini; e quell'essercizio, che vien loro mostrato dal Caporale, deve poi esser ogni dì fatto giornalmente da ciaschedun soldato di per sé, mettendogli emulazione, e punta d'onore, accioché l'impari perfettamente, e che sia principalmente curioso, e si diletti di aver buon cavallo, e trarne ogni miglior curn; come anche di tenere le sue armi ben all'ordine, e puntite, facendole accommodar subito, quando in qualche parte d'esse manchi un sol chiodo, perché fa bruttissima vista un soldato che abbia adosso le armi sconcie o guaste in qualche maniera, oltre che posson essergli di molto danno ne' bisogni d'aver a diffendersi con esse; ed il medesimo s'intende delle listelle, dell'archibugio, o d'altra sua arma. Dopo che i soldati sono bene abituati in questo essercizio fatto da ciaschedun solo, devono imparare l'essercizio d'una Squadra, e d'una Compagnia insieme; per la qual cosa il Capitano farà venirla insieme, e l'unirà una volta la settimana, e qui impareranno a muoversi insieme, e conservare le loro distanze, tirar per file, e per ranghi, caracollare, e ritirarsi, girar con tutto lo Squadrone massiccio or su la mano manca, ora su la dritta (se bene il Carabino gira sempre sulla mano dritta, e la Corazza non deve mai girar quando combatte, ma restar diritta, ed in massa senza che i soldati tengano file): fare in un subito di due, e più truppe uno Squadrone, separar uno Squadrone in due o in più truppe, voltar faccia nel medesimo luogo, facendo del fianco, o del fondo, fronte, girando ciascun cavallo di per sé. Andarsi a ricontrare co' Squadroni, come per urtarsi, o per guadagnar i fianchi, e fare simili altri servigi. Quanto all'opere, devon i soldati inspirar e avezzar anche i cavalli a portare il sachettino di biada in groppa, il pane, ed il mantello; devono mettere piede a terra e correre armati, passar fossi, o salir colli, luoghi erti a guisa di breccie, e portar fascine; soffrire la polvere, il sole ed il


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Le open! di Raimondo Montecuccoli

freddo, e se sono di fanteria imparare a fortificare il campo, a cavar fòssi, a piantar pallissate, e ad alzar argini. L'ordine si deve osservare: I- nel distribuire la gente dividendo la Cavalleria in Compagnie, le Compagnie in !squadre, e le Squadre in Capitili, perché quanto più distinto è un corpo di gente, e quante più particelle egli ha, tanto è più facile a dividerlo ovunque ci sia di bisogno, e tanto più facile ad unirlo, a commandarlo, a farlo marciare, loggiare, e combattere. II- Nel marciare; per la qual cosa si faranno di quando in quando marciare per lo Stato due, o tre Compagnie insieme, che imparino a marciare in quattro file dove il paese è largo, ed a ristringersi in otto, overò in 12 file dov'egli è stretto; a servare l'ordine, e le distanze fra loro nel marciare, a cangiar· la vanguardia a un dì per uno, a marciar di giorno, e di notte tempo, per pioggia, per venti, per caldo, per freddo. III: Nell'alloggiare facendo li quartieri in campagna, accioché imparino a legar i cavalli, rizzar le baracche, spiegar le tende, dormir al terreno, e portar le guardie, e che veggano come li quartieri devono ordinatamente aver la loro misura. IV- Nel combattere; per la qual cosa si potrà due volte l'anno far venire insieme tutta la Cavalleria, farla muovere, e girare ora sopra una mano, ora sopra l'altra, poi farle rincontrare l'una metà contro l'altra, e in gtùsa di combattimento, mostrargli come deva urtarsi; come le carabine abbiano a far la discarica, come gli Squadroni si abbiano a soccorrere, rintegrar le rotte, rinstaurar i stanchi, riempir i vactù. O una volta l'anno si dovria far unire insieme tutta l'Armata (Infanteria, Cavalleria, e Cannone leggero), e disporla ed essercitarla nel modo suddetto. Gli essempi riguardano i premi e le pene. Li primi sono le lodi, gli onori, gli avvanzamenti n elle cariche, non dando le promozioni per favore, ma per merito. Le pene saranno comprese negli Articoli di guerra, che dovranno esser stampati, e publicati, non lasciando errore alcuno, benché minimo impunito, e facendo vedere tutte le cause al Foro Militare, nel qual presiederà un cultore Auditore del Campo, pratico dello stile di guerra, che troncando la lunghezza delle leggi comuni, spedirà subitamente le cause colla norma degli articoli di guerra.


Opere minori d'argomento militare e politico

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VERA NARRAZIONE DELLE COSE SUCCESSE INTORNO A CREVALCORE

[1643] Risolutosi il Duca di Modena di ritirarsi coll'Armata da' luoghi bassi di Panaro, all'insù per dar calore al paese, che sentiva già gli aggravi, e le invasioni de' nemici, marciò per andar a Buonporto, e passò l'acqua al Finale per marciar sul paese nimico con disegno d 'occupar fra via Crevalcore, se l'opportunità si fosse presentata di farlo. E per non aver impedimento di bagaglio nell'angustia di que' paesi, diede il Duca ordin e ch e tutto il bagaglio restasse di là da Panare, cioè dalla parte di Modena, e marciasse lungo l'acqua, e che la soldatesca portasse seco provianda per tre giorni. Toccò quel giorno la Vanguardia alle genti della Serenissima Repubblica, le quali marciando, giunsero la sera tanto più oltre di quello che s'era determinato, che si commandò che 1000 fanti e 400 cavalli, con alcuni guastatori, si portassero innanzi giorno verso Crevalcore, occupassino li posti avantaggiosì, riconoscessino il luogo, e la piazza, ed avvertissero l'Armata della qualità del sito, e del posto per p oter poi pigliar altra risoluzione. E poiché la gente del Duca avea fuori molte partite, essendosi incaricato ad esse, com.' è più pratica del paese, il mandar quasi sempre in tutti i luoghi, e si trovava assai debole, però in quest'azione non potei commandare se non la metà della compagnia di Corazze del Capitano Pegolotti, che poteva esser di 30 soldati, e la Com pagnia di Dragoni del Montano, ch 'era di 50, ed il Tenente Colonello Vologna, con 200 moschettieri; e tutto il resto fu dato dalla Republica, onde il Signor Corraro ebbe giusta ragione di pretendere che la partita fosse commandata da uno de' suoi uffiziali, poiché ella era quasi tutta composta di sua gente; il che gli fu permesso dal Duca, ed egli diede incarico di condurle al Signor della Valetta, che trovò le truppe di Modena, molto prima del giorno, al rendez vous destinato; ma quelle della Republica, che che ne fusse la cagione, vi arrivarono sì tardi, ch e fu il dì grande, prima che si potessero incaminare. E perch'egli era concertato di non partire coll'essercito prima che non s'avesse avuto relazione del luogo, e del sito (convenienza neccessaria per non marciare con un'armata alla cieca, né mettersi fra 'l nimico a occhi chiusi), la tardanza della mossa della partita tardò anche tanto. questa relazione, che il Duca e tutti gli Uffiziali stupirono di vedere il dì grande, né d 'aver anche ragguaglio della piazza; ma in ogni modo, per guadagnar tempo, ad ogni buon fine, volsero che si tirasse l'armata fuori dagli alloggiamenti, e si schierasse in battaglia in una gran prateria che era dinanzi (


Le opere di Raimondo Montecu.ccoti

a' quartieri, il che appena fu principiato, che si cominciò a udire la scaramuccia della piaiza, e poco doppo venne messaggio dalla Valletta, che sollecitava l'essercito ad avanzarsi, ma che non dava que' ragguagli del sito, e del luogo, ch'eran prima neccessari a sapersi, e per i quali era stata unitamente commandata quella partita; perché, o che gli ordini non fussero stati adeguatamente compresi dalla Valletta, o che la sua buona volontà d'agire glie l'avesse fatti interpretare diversamente da quel che sonavano, e dall'intenzione di chi gli aveva dato, chiara cosa è che il commando di riconoscere un luogo, e d'impadronirsi de' posti avantaggiosi è molto diverso da quello d'attaccare una piazza, d'impegnarvisi sotto, e di mettersi sugli orli del fosso, di dove non fortificato si può facilmente esser rispinto con successo, e dove si sta a grande disavantaggio, sì come le truppe che vi furono, le quali hanno preso questo o sia cagione, o pretesto alle lor fuga, unanimamente testificano. Né fu di scienza, non che di consenso del Duca, anzi contro l'intenzione della partita, che li due pezzi di cannone vi fussino mandati; i quali poi in tutti i casi mi pare che non avessero dovuto esser messi su l'orlo del fosso, se prima non erano ben assicurati i posti della moschetteria che gli avesse diffesi, il che fu poco osservato; perché, se si fecero ritirare i pezzi non pensando che s'avesse a ritirar la gente da' posti, dunque i posti non diffendevano l'artiglieria. Ma il sollecitare, che facea la Valletta l'essercito ad avanzarsi, il quale non era anche di gran lunga unito, e schierato; il soccorer la piazza, che fece il nimico, il quale era marciato a meza notte da Cento, ed il fuggire delle truppe commandate, che disordinatamente venivano correndo, parte senz'aver visto il nimico, parte per averlo troppo visto, fu un sol tempo. Venivano le truppe di cavalli e di fanti invase dal timore, correndo sin in testa dell'armata, che si metteva in battaglia, e rimesse più volte dal Duca stesso, da Gonzaga, e da Montecuccoli, sempre ritornavano da capo a fuggire col medesimo terrore. Chiedeva intanto soccorso la Valletta, ed informava che il nimico aveva messo soccorso in Crevalcore, e che gli era convenuto lasciar i primi posti, onde se gli mandavano due Reggimenti, i quali però anch'essi cominciarono a ritirarsi in disordine. Giunse poi la Valletta poco doppo, che fu finito d'ordinarsi in battaglia l'essercito, la cui Vanguardia dell'Armata Veneta stette più di 6 ore sul campo prima che disponesse schierata, o fusse che non vi essendo la Valletta, né volendo il Gonzaga ingerirsene, l'Antonino vi trovasse qualche difficultà per l'alterazione che videro negli ordini a ragione di molti vacui che la gente commandata cagionava, o fusse che molte e molte carra che i Viniziani presero con essi loro, contro gli ordini espressi del Duca, s'intromessero fra le truppe, -e chiusero per gran


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pezzo la strada di dove s'avea a sboccar nella prateria, o fusse lo sbigottimento, che portato dalla gente commandata avea anche tocco gli animi degli altri, sì come in molti si conosceva a gesti ed alle sembianze, chiar.t cosa è çhe si consumò più della mettà del giorno a ordinarla, né si puoté esseguir quello che s'avea proposto, cioè che, doppo mosse le genti in campo, Don Camillo Gonzaga e Montecuccoli andassero subito a riconoscere i siti, i luoghi e le commodità per condursi l'armata a Crevalcore, e riferissero al Duca ed al Signor Corraro, che avessero poi presa risoluzione, perché mancò il tempo, e l'inimico avea già ottenuto il suo intento, il quale s'arguiva essersi di già allontanato di là per molte miglia, perché non s'era sentito tirare per lungo tempo, e perché fu poi confermato da guarnigioni che, fuggendo, s'erano liberate dal nimico. Sì che avendo egli già prevenutosi, e messo il soccorso in Crevalcore, ottenuto il suo intento, né credendosi che si trovasse più quivi, non cadeva più in consultazione se si dovesse combatterlo; e quand'anche avesse potuto consultarsi, chiara colpa .è che non si potea sicuramente sperare alcun buon essito da un combattimento attaccato con gente che vi andava di mala voglia, e ch'era tutta atterita, e che avea già dato segno quella mattina, più d'una volta, di fuggire senza aver visto il nimico. Egli è precetto militare, che il Capitano si guardi di non condurre l'essercito ad azuffarsi, che tema, e che in alcun modo diffida della vittoria, perché il maggior segno di perdere è quando non si crede di poter vincere. Si sono certamente viste reliquie d'esserciti battuti, mostrar più baldanza di questa gente, che solo col veder fuggir gli altri avea convenuto allo stesso timore. La Valletta, spinto. in partenza dalla passione che l'agitava, d'essersi la prima volta impegnato senz'ordine per non aver a ritirarsi di là, avria volsuto che vi si fusse andato con tutto l'essercito, e cercava di persuaderlo con gran veemenza; ma, o che il nimico non vi era, e vi s'andava infruttuosamente, o se vi era, vi s'andava a disavantaggio sì per le ragioni già accennate, sì anche perché non era mai stato conchiuso che s'avesse ad attaccare il nimico ne' suoi posti al favore d'una sua piazza soccorsa, se bene s'era conchiuso d'attaccarlo in parità, ed uguaglianza di sito.Avria la Valletta potuto rinovare la memoria di Pappenheim nella prima battaglia di Leipzig, che impegnandosi con due milla cavalli coll'Armata Svedese, mandò a dire a Tilly ch'egli era perduto, e lo soccorresse; al che condiscendendo, il buon vecchio avanzò coll'essercito in· sito fuori de' suoi avantaggi, e per non lasciar perdere la partita avventurò, e perdette l'Armata. Ma quando il nimico vi fusse stato, si potea fermarsi in battaglia nel posto che s'avea preso, o quando non vi fusse stato, si potea di nuovo attaccar la piazza benché soccorsa, e l'uno, e l'altro saria stato partito onorevole, e genero-


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so, se l'acqua in un caldo eccessivo non fusse mancata a tutto l'essercito, ed il pane non fusse mancato all'armata Veneta, che non ostante l'ordine dato dal Duca che previde il bisogno di pigliarne seco per 4 giorni, se ne trovò senza, ed in un punto che non aveva rimedio. Bisognava dunque levarsi di là, né si potea andar direttamente a Buonporto perché le strade erano tutte tagliate, né si avea certezza che il ponte vi fusse ancor fatto, o vi fussero giunti i bagagli e le proviande. Onde si giudicò meglio ritornare alla Ca' de' Coppi, dove s'avria avuto il ponte, le proviande, e l'acqua, e per non aver intrigo delle carra che nuovamente imbarazzavano l'essercito, si mandarono al Finale. Si ha da notare in quest'azione, che fra gli altri motivi che impedirono il poter combattere, fu questi uno , che si mandò soccorso alla Valletta, ed a pena arrivatovi, si vide tornare a dietro in disordine, onde si lascia a considerare a chiunque l'intende, s'egli non si dovea far riflessione sopra il cimentare una gente sì fatta. Si risolse anche l'impresa di Crevalcore, ma non per fine principale: Crevalcore si dovea attaccare fra via, se si trovavano le congiuntme a proposito, perché il fine principale era di passar a liberare gli Stati del Duca, ch'erano stati invasi. La congiuntura fu pessima per molti accidenti, che contro ogni probabile aspettazione successero. La piazza non fu riconosciuta, o se riconosciuta non ne fu fatta relazione a tempo, né sopra i punti che si desideravano sapere. Le carra s'infrapposero nelle truppe, ed impedirono lo schierare l'armata. Le proviande non furono prese conforme agli ordini. E finalmente, la pit1 parte della gente, mossa dalla rotta de' primi, ebbe l'animo invaso da un terror panico da non credersi, se non da chi lo vide.


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RELAZIONEAL SOCCORSO DI NONANTOLA

(1643)

Alli 20 di Luglio si presentò il nimico da S. Giovanni, ch'è forte da 5 milla uomini, sotto a Nonantola alla punta del giorno, e cominciò a batterla con due pezzi di cannone grosso alla porta, che riguarda il camino verso Modena; due ore doppo, n'ebbe aviso il Signor Duca di Modena, il quale si risolvé di portarvi il soccorso, ma gli rappresentava solo che il nimico di Castelfranco, forte da 7 milla uomini in circa, o potea venir a mettersigli a fronte, ed impedirgli il passo a Navicello, o attaccarsigli alla coda, doppo che ci fosse passato.Trovò il rimedio nella celerità, pensando di voler prevenire i tempi accordati, fra nimici, e di voler rompere gli uni successivamente agli altri, ed avvenne. Il Signor Duca, senza pigliar lungo spazio alla deliberazione, commandò incontinente che l'Armata marciasse, la Cavalleria e Dragoni, co' pezzetti innanzi condotti dal mastro di Campo Generale Montecuccoli, e la fanteria, alla testa della quale si trovava Sua Altezza (che subito al primo avviso montò a cavallo non ostante la convalescenza, che non lo lasciava ancora godere delle sue forze ordinarie), col cannone grosso doppo. Giunto a Navicello, si trovarono le compagnie nimiche dell'Armata, che cominciava a venire da Castelfranco, e conoscendosi che non bisognava dargli punto il tempo d'ingrossarsi, si caricarono a testa bassa ferocemente, e con morti, e prigionieri, di molto li ricacciarono a Castelfranco, onde la Cavalleria del Duca ebbe aria d'incaminarsi verso Nonantola; vicino a quel luogo, mettendosi in posto avantaggioso, aspettando la fanteria, cominciò a scaramucciare colle partite della Cavalleria che tenevano assediato il luogo. Intanto giunse a punto la fanteria, nel tempo che il nimico cominciava a lasciarsi andare da Castelfranco: s'estimò allora cosa neccessarissima di forzare e battere impetuosamente gli assediatori, per pigliar poi posto a Nonantola, o per rivoltarsi sopra l'Armata di Castelfranco, come si saria trovato più a proposito, però lasciando alcune truppe in luoghi coperti, accioché elle fussino stimate in numero maggiore di quello eh' elle erano, contro il nimico che s'andava avanzando da Castelfranco. E commandandone S. Altezza delle altre, che a corpo perduto caricassero, come in effetto suppose il nimico, s'andò risolutamente col resto, a gran passi, colla cavalleria, co' pezzetti e con plotoni di moschetteria unitamente tirando, attaccando, e fugando il nimico di posto in posto, il quale finalmente, doppo aver lasciato una gran quantità di morti e di prigioni all'intorno di Nonantola, e sul campo, fu rotto, levò l'assedio, e con tale confusione, che se non


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Le ope,·e di Raimondo Montecuccoli

fosse stato il rispetto d'avergli a rivoltar per combattere il nimico di Castelfranco, o che s'avesse potuto perseguitare il nimico di San Giovanni, il cannone saria stato preso, e tutta quell'Armata intieramente disfatta. S'introddusse subito il soccorso in Nonantola di gente fresca, munizione, viveri, e gente che riparasse le rotture che avea fatta l'artiglieria alla porta, e poi riunì il Signor Duca le forze, e con risoluzione generosa si rivoltò nuovamente contro all'Armata di Castelfranco, la quale tutta unita insieme, non avendo manco lasciato le guardie nel campo di Castelfranco, attaccava già vigorosamente la gente del Duca, e cercava d'impedirgli il ritorno a Navicello, ma si gli fece conoscere che la stanchezza del primo combattere non avea anche indebolito né l'animo, né le forze de' Modenesi, li quali con miglior ordine e con più ferocità di prima, caricarono e mppero sempre il nimico con mortalità e prigionia di molti, e cacciandolo di posto in posto sempre combattendo, si addu~ sero a Navicello, dove avendo già ottenuto sì felicemente l'intento loro, passarono il fiume, e si ricondussero al campo. Ringraziò il Duca gli Uffiziali e soldati della sua Armata, che con tanto valore aveano combattuto da 8 ore continue, si può dire uno contra cinque, attaccati in uno stesso tempo nella fronte, nel fianco, e nella coda senza mai perdersi d'animo, né confondere gli ordini, né abbandonare i posti. Si sono fatti più di 200 prigionieri di Papalini, e ne saranno rimasti morti da 800 fra' quali il Marchese Gonzaga, un Fanfarelli, ed altri, sì come fra prigionieri sono Colonelli, Capitani, e molti altri Uffiziali, oltre molti feriti mortalmente qual'è il Commissario Generale della Cavalleria.


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RELAZIONE [1643] 1- Si propone aVinezia di sorprendere il Buondeno, o la Stellata. 2- Corraro teme al Finale. 3-Armata Veneta passa lentamente poco a poco, senza munizioni, senza cannone, senza provianda, e poca intelligenza fra Pesaro e Corraro. 4- S'alloggia alla Chiesa Rossa. Li Papalini sono all'Osteria non fortificati, ed a Cento. 5- Lasciano l'Osteria Nuova, e vanno a Cento. 6- Opinasi d'andare col campo alla Osteria Nuova, piace al Duca di Parma, ed a' Veniz iani per li loro propri interessi. S'adducono le ragioni de' foraggi, del strigner Ferrara, di venir su quelle del nimico, della communicazione co' Veneziani, eco' quei di Parma. Opinione contraria di Sua Altezza, ch'è tagliata fuora de' propri stati, che lascia tante miglia dl paése abbandonato, che si mette in luogo da non operare. 7- Il nimico da Castelfranco si fa sentire su gli stati di Modena, occupa Spilimberto, Vignola, Guia <•>, minaccia Modena, che chiede soccorso. 8- Si risolve di tirarsi in su coll'Armata per dar calore al Paese, si marcia al Finale, più si passa il Panaro, e si mandano alla diffesa del Paese 500 fanti, 200 Dragoni, e 200 Corazze. 9- Si marcia per andar a Buonporto, e marciare su 'l paese nimico con disegno d'occupar fra via Crevalcore, se l'opportunità si presenta di farlo, e per assicurare più l'impresa si prega più volte il Duca di Parma di far marciare sin là la sua Cavalleria, e d 'unirsi per quanto può. Questi si pensa di non voler lasciare manco per 24 ore il Buondeno finché non abbia finito le fortificazioni. Per non aver impedimento di bagaglio nell'angustia di que' paesi, si dà ordine che tutto il bagaglio resti di là da Panaro, e marci lungo l'acqua, e che la soldatesca porti seco provianda per tre giorni. 10- Li Veniziani hanno la Vanguardia, e marciano più oltre di quello s'era determinato. Si dà ordine alla Valletta di portarsi innanzi giorno verso Crevalcore, occupare li posti avantaggiosi, riconoscere il luogo,.ed avertir l'Armata della qualità del sito, e del posto, per poter poi pigliare alcuna risoluzione. La Valletta non arriva di notte, ma di giorno grande;

1 I toponimi attuali sono: Spilamberto, Vignola, Guiglia, runì in provìncìa cli Modena.


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non occupa i posti, ma attacca il luogo, non riconosce, ma s'impegna, non averte l'armata, ma impegna i cannoni. Si cerca di tirar l'armata fuori dagli alloggiamenti; li bagagli veneti, venuti senz'ordine s'intramettono, chiudono le strade, né l'armata si può ordinare; Valletta non c'è, Gonzaga non vuole,Antonino non sa, si consuma la giornata ad ordinare le truppe. Invano il nimico, ch'era marciato a meza notte da Cento, era prevenuto, ed avea messo dentro Crevalcore il soccorso, spinto le truppe della Valletta ed impaurito tutto il campo. 11- Messo il soccorso in Crevalcore, non si stima più a proposito il tentar di forzarlo; star fermo non si può, perché i Veniziani non hanno preso con loro i viveri, e l'acqua manca al campo; andar direttamente a Buonporto non si può, perché le strade sono tutte tagliate, né si ha la certezza.che il ponte sia fatto, né che vi siano i bagagli colle proviande, onde si stima meglio ritirar alla Ca' de' Coppi, dove è il ponte, le proviande, e l'acqua; e per non aver intrigo delle carra, si mandano al Finale. 12- Si viene alla Ca' de' Coppi, si passa il Panaro, e .si marcia a Buonporto; qui s'è come nel centro della linea degli stati di Sua Altezza, perché si può egualmente ritenere il nimico, che tentasse al Finale o a Modena. Intanto Sua Altezza si abbocca col Duca di Parma al Finale, e nuovamente lo prega ad unir le sue truppe per far sicuramente l'impresa di Crevalcore, e poi pigliar quivi posto in quello del nimico. Il Duca di Parma lo nega. Ma perché il nimico unisce tutte le forze a Castelfranco, e con un campo volante attacca la parte estrema delle montagne, sì che l'armata a Buonporto non può proteggerlo, Sua Altezza desidera di portarsi con tutte le forze a far quivi resistenza. Persuade che si mandino mille moschettieri al Finale, accioché (oltre alli 700 uomini che vi erano prima) resti sicuro da ogni attacco del nimico, e rimostra che col resto bisogna portarsi tosto a Modena, e di là al monte, per liberare i suoi stati, e per secondar gli andamenti del nimico, che avea tutte le sue forze a Castelfranco. Il Corraro non vuol tanto allontanarsi dalle rive del Po, pretende difficultà d 'aver proviande, non vuole smembrare li 1000 moschettieri per mandare al Finale, e dice che quando anche si portasse sin a Modena, non vuole inoltrarsi di vantaggio per le montagne. Sua Altezza replica che mentre il Finale resti assicurato, la communicazione colle rive del Po è sicura; che se le proviande si fanno venire sino a Buonporto, possono anche arrivare sino a Modena, ch'ella s'obliga di darle, purché egli s'oblighi di render subitamente li grani in natura per non spogliare di viveri la città. Che mentre non voglia passar indarno, né operare, il fermarsi quivi saria più presto aggravio agli stati che utilità. Sta fermo il Corraro nella sua opinione, onde finalmente si conchiude che il Corraro si fermi a Buonporto, che Sua Altezza marci con la sua


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Armata verso i monti, e che gli si dia 2000 moschettieri di rinforzo, che non furono poi se non 1300, con la qual gente abbia ad attaccare il Corpo volante del nimico nelle montagne, e liberare in questo modo gloriosamente il suo Stato. 13- Si marcia su l'Ave Maria da Buonporto, ed un'ora innanzi giorno si ritrova a S. Lazaro, un miglio da Modena, dov'erano fieni, proviande e foraggi per rinfrescar de' soldati. Qui s'ha lingua che l'inimico ha il Corpo volante fotte di 9 milla uomini in circa, che tenendo Guia avea anche occupato un monte a dirimpetto di Guia, chiamato S. Iol, dalla qual parte s'avea fatto disegno d'attaccar Guia, poiché è luogo di un commando, e ch'egli s'era quivi in qualche parte fortificato. Si conchiude di mandare a riconoscere meglio con partite, e con spie, e per non perder tempo marciare intanto sin a Castelnuovo, ch'era la diretta strada di Guia, e quivi dare qualche ora di riposo a' soldati, che avendo marciato 18 miglia per strade cattive, ne aveano bisogno. E di tutto, secondo la convenienza, si dà parte al Corraro, il quale vedendo che la gente non s'era portata tutto in un tratto a Guia, pensando che la risoluzione, ch'era solo per accidente alteratasi, si fusse essenzialmente cambiata, s'altera anch'egli, e manda ordine al Gonzaga, che conduceva li 1500 moschettieri della Republica, ch'egli non s'avanzi più oltre di Castelnuovo, senz'altro suo ordine. Intanto dalle partite, e dalle spie mandate, si ritrade che le fortificazioni che si diceano, non erano che alcuni arbori tagliati a traverso alle strade; che il monte Iol non era guardato, ch'essi caricavano molte carra, e le mandavano via, e che insomma si poteano ragionevolmente attaccare con probabilità di disfarli, avendo anzi essi conceputa opinione che noi fossimo forti da 14 milla uomini. Sua Altezza determinò di marciare alla meza notte (avendo la gente già riposato da cinque in sei ore) per giunger all'attacco giustamente alla punta del giorno. Ma quando venne a dar l'ordine al Gonzaga, egli doppo aver discusso lungamente con ragioni poco susistenti, finalmente venne a dire ch'egli avea legate le mani, e che non poteva avanzarsi senz'altr'ordine del Corraro. Così bisognò perdere una bellissima congiuntura, che infallibilmente sarebbe riuscita fruttuosamente, sì come l'evento dimostrò doppo, perché alla punta del dì si ritirò il nimico in disordine, e con apprensione, che noi fussimo da 14 milla uomini, sì die attaccato su quest'opinione, non è dubbio che sarebbe stato disfatto. 14- Ritiratosi il nimico, ed abbandonati tutti i luoghi degli stati di Sua Altezza, si mandò a proporre al Corraro di venir ad unirsi con tutto il grosso per entrare su 'l Bolognese dalla parte della montagna, parendo quivi l'adito più facile per non esservi opposizione di fortezze dalla parte del nimico, e per esservi avantaggi di sito dalla parte nostra. Ha


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Le oper-e di Raimondo Montecuccoli

replicato il Corraro, con risposta regolata dalle sue prime opinioni, cli non voler allontanarsi tanto dalla riva del Po, e più tosto desiderare che Sua Altezza torni a congiungersi con eslio lui. Sua Altezza, conoscendo che il Corraro non volea venir a congiungersi, ed a far progressi da queste parti, e che per altro da per sé solo non potea far impressione, e che fermandosi a Castelnuovo l'inimico potea già aver avuto lingua sicura delle sue forze, e che però potea formar qualche disegno di venirsi a porre fra Modena e Castelnuovo, ed impedire i viveri, per risparmiare la fatica delle guardie, i sospetti dell'allarme, e la condotta de' viveri, si risolse di venir a camparsi sotto a Modena, e dar qualche riposo alle . truppe. 15- Intanto, avendo il nimico mandato da due milla uomini a Cento da Castelfranco, dato gelosia alle parti del Finale, desiderò il Corraro di marciarvi da Buonporto con tutta la sua gente; ma Sua Altezza il persuase di mandarvi mille uomini, che l'assicurassero come facevano, aggiuntovi il calore delle truppe del Duca di Parma, a cui non metteva conto J lasciar perdere il Finale, per non rimanere egli tagliato fuori, e .fermarsi egli a Buonporto, sì come si lasciò persuadere desistendo dalla marcia, che avea già preso, ma richiamò la metà cli questa moschetteria del suo essercito, ch'era commandata con Sua Altezza; sì che il Gonzaga, per non rimaner qui con mille uomini solo, marciò a Buonporto con questa metà ad unirsi al Corraro.


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RELAZIONE

(1643) 1- Il Duca di Modena si portò con 3500 fanti e 1200 Cavalli, e con 12 pezzi di cannone, su 'l ferrarese dalla parte di qua del Panaro, tra Finale e Buondeno, per assicurar il quartiere de' Viniziani, che con 3000 fanti erano in Finale, e per favorir il passaggio dell'altra gente Veneta, che dovea passare il Po a Figaruolo, ed alla Stellata, aç_cioché li Barberini, che con un grossissimo esercito erano accampati all'Osteria Nuova vicino a Ferrara ed a Cento, non avessino potuto impedire la congiunzione. 2- Da questo quartiero andò il Mastro di Campo, Generale Montecuccoli, con 5 compagnie a dare su 'l quartiere de' Barberini a Cento, ed arrivandovi sullo spuntare del giorno, disfece due compagnie di Cavalli, che per esser attaccate alle porte di Cento, stimandosi sicure, furono troppo trascurate nelle guardie; e fu questo il primo colpo col quale si cominciò l'operazione di questa guerra. 3- Mentre che s'attendeva in questo modo verso il Po all'unione dell'armi della Lega, mossero li Barberini un Campo volante contro lo Stato di Modena, da Bologna, verso la parte della montagna, occupando Spilimberto, Vignola e Guia, poiché le milizie dello Stato lasciatevi alla diffesa, non fecero quella resistenza che si era presupposta. 4- Il Duca, a questi avvisi, si spiccò subito con le sue truppe, e con 1500 uomini della Republica, Buonporto, dov'era avanzata tutta l'Armata della Lega; e con una marcia repentina, e notturna s'incaminò per assaltar all'improvviso il nimico, il qual n'ebbe però lingua, e si ritirò subito, ed abbandonò tutto quello che avea preso, sì che lo Stato di Sua Altezza rimase libero e netto dal nimico. Egli è ben vero che con poche genti bisognava far testa a tutto il grosso del nimico, ch'era da 15 milla uomini a Castelfranco, ma intanto si dava commodità agli altri collegati di far non piccioli progressi negli Stati Ecclesiastici. 5- Poco doppo entrò il Barberino in isperanza d 'espugnar Nonantola, ed alli 20 di luglio si presentò il Mastro di Campo, Generai Valense da S. Giovanni, con 7 milla uoniini sotto a Nonantola alla punta del giorno, e cominciò a batterla con 2 pezzi di cannone grosso alla porta, che riguarda il camino verso Modena. Due ore doppo, n'ebbe avviso il Duca, il quale si risolvea di portar il soccorso, ma se gli rappresentava solo che .il Barberino da Castelfranco, forte da 7 milla uomini in circa, o potea venir a mettersegli a fronte, ed impedirgli il passo a Navicello, o attaccarsegli alle coda, doppo ch'ei fosse passato. Trovò il rimedio nella celerità, pensando di volere prevenir i tempi accordati fra

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nemici, e di voler rompere gli uni successivamente doppo gli altri, ed avvenne. 6- Doppo questo felice successo, conoscendo i Legisti che il Barberino, benché superiore di numero di gente, non potea contrastare con la qualità cli quei della Lega, si risolsero d'invadere il Bolognese; e salite le truppe Venete dal Finale a Modena, dove s'unirono, marciarono insieme a Spilimberto dove, passato il Panaro, occuparono Piumazzo, e poco doppo presero a forza Bazano, il cui presidio si rese a discrezione. Il campo de' Barberini era a Castelfranco, e quello della Lega si teneva a Piumazzo, di dove essendo padroni di tutta la montagna, e scorrendo il piano sino su le porte di Bologna, impediva talmente le munizioni e le vettovaglie che andavano a Castelfranco, che quell'armata si riddusse a mangiar il biscotto della fortezza, ed a lasciar morire i cavalli cli fame; ed ogni giorno gran quantità di soldati Barberini andavano a vendersi al campo della Lega. Oltre questi mali, Bologna sentiva acerbamente la devastazione del paese, e temeva forte la derivazione di Reno colla rotta della chiusa di Casalecchio, ch'è la sol'acqua che fa macinar tutti li molini di quel popolo. 7- In questi progressi dell'Armata Legale, passò Valense inoppinatamente il Po con 4 milla uomini, ed occupò di sorpresa il forte contro il Ponte del Lago Scuro, che già per lo spazio di tre mesi era stato fortificato da' Veneziani. Piacque allora a quel Senato, che temette d 'esser invaso ne' propri paesi, di richiamar subito in aiuto il Corraro, che con le truppe Venete era congiunto al Duca di Modena, non ostante che il Barberino rimanesse a Castelfranco col suo grosso maggiore, e che fussino proposti ripieghi di profitto maggiore; e perché doppo qualche tempo marciò a Cento l'armata di Castelfranco, marciò similmente il Duca di Modena colle sue genti al Finale. 8- In questo mentre, li Vineziani si risolsero d'attaccar il forte di Lago Scuro dalla parte di là da Po, verso Venezia; il Duca di Modena concorreva nell'opinione che si dovesse attaccar il forte , ma perché li Barberini tenevano un altro posto fortificato, dalla parte di qua da Po verso Ferrara, all'Osteria, ed a' granari di Bentivoglio, che favoriva il posto di là, e vicendevolmente si aiutavano, avendo separata la soldatesca egualmente nell'uno e nell'altro posto, volea che s'attaccassino amendue i posti in un medesimo tempo, e volea il Duca che gli fossero dati due milla. uomini cli rinforzo dalla Republica, co' quali s'obbligava d 'espugnar li forti di qua da Po, che pochi giorni prima erano stati riconosciuti dal Montecuccoli, il quale con 400 Cavalli, e con alcuni Dragoni, vi arrivò sotto sì all'improvviso a quei di dentro, e caricò le guardie con tanto impeto, che non solo ebbe agio d 'arrivare sopra il


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fosso delle fortificazioni, e di riconoscere minutamente i terrapieni ed i siti all'intorno, ma messe anche tanta apprensione in quei di dentro, che attaccarono già i Cavalli al cannone per andarsene, ed abbandonare il posto; sì che detto Mastro di Campo, Generale Montecuccoli, fu dal Duca mandato a Marco Giustiniano, che reggeva allora l'arme della Republica, accioché glie ne facesse la proposizione, e l'offerta. Ma il Giustiniano non acconsentì di fare l'attacco in questo modo, ma s'ostinò d'assalire solamente li forti dalla parte di là con tutta la gente, mentovando spesso quella sentenza virtus unita fortior, ignorantemente appropriata a questa occasione come l'evento dimostrò: perché doppo molti giorni d'attacco, bisognò che lasciasse l'impresa, e si ritirasse a' suoi vecchi quartieri di Piumazzo. Il Duca tenne in quel mezo la sua gente a Finale, per impegnarvi un grosso de' Barberini, che stava a Cento, né passarono altre cose, se non zuffe leggiere di scaramucie, partite, rincontri, imboscate e foraggeri, e cose simili, nelle quali quei del Duca ebbero sempre avantaggio, aiutati da certi pezzetti piccioli d'artiglieria, alleggerita nel metallo colla camera appuntata, che da per tutto erano tirati agevolissimamente da un cavallo solo, e si caricavano ora con palle, ora con cartocci. Invenzione portata dal Re di Svezia inAlemagna e dal Montecuccoli recata in Italia. 9- Ritiratisi li Veniziani dall'attacco del forte, li Barberini formarono un Campo volante di 3 milla fanti, e di 2 milla Cavalli, con qualche pezzetto leggiero, col quale passarono repentinamente le montagne della Toscana per sorprendere Pistoia, e coll'acquisto di quel luogo divertire l'Armata del Gran Duca che teneva in grandi angustie Perugia; ma l'acquisto di Pistoia mancò, perché gli assalitori furono ributtati da quei di dentro, con la perdita de' migliori Uffiziali, e delle scale, e de' pettardi. Non lasciarono però i Barberini il paese, ma si fortificarono su i passi, come alla Sambuca, ed a' Bagni della Porretta. Intanto il Duca di Modena, per accorrer dalla parte sua ai danni della montagna, vi spedì subito 2 milla fanti della gente del Paese, sotto la condotta del Colonello Colombo, il quale entrando sul Bolognese, occupò e saccheggiò Rocca Cometa, riportando gran butino di bestiami, e d'altre cose. Il Gran Duca parimenti vi spedì molte milizie del Paese, onde il Duca di Modena entrò in pensiero che si potesse fare un bel colpo, e portandosi inaspettatamente coll'Armata tra Bologna ed i Bagni della Porretta, si potesse tagliar fuori e distrugger afatto quest'esercito Barberino, che s'era portato in Toscana.Avvisò questo suo pensiero alla Republica, la quale approvandolo per ottimo, spedì subito 2 milla fanti e 300 cavalli di rinforzo, sotto il Provveditore Venieri, ed il Generai della fanteria oltramontana la Valletta, i quali passarono il Po e si congiunsero col Duca al Finale, di


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dove con ogni celerità si marciò alla volta di Spilimberto, essendosi intanto accampato con qualche Cavalleria, e Dragoni, il Maestro di Campo, Generale Montecuccoli, che giunto a Monte Tortore, senza perdere un minuto di tempo, vi prese 500 fanti oltramontani, e due Compagnie di Dragoni, e con essi s'incaminò al Vergato, dove appunto era giunta di Toscana l'armata Barberina, che per lo sospetto di esser tagliata fuori, avea ella abbandonato i passi presi, e s'era ritirata; né fidandosi di stare al Vergato, marciava senza riposare verso Bologna, e per assicurar la ritirata avea lasciato nel forte del Vergato il Colonello Piccardi, Governatore dell'Artiglieria, con 4 Capitani, 300 fanti oltramontani, ed il Conte Ranucci con mille fanti del paese. Il Montecuccoli attaccò con impeto il forte da tutte le parti, cioè da la parte del monte, che predominava, da la parte della collina, e da quella del piano , ed avanzandosi di posto in posto, doppo il combattimento di cìue ore continue, spinse li Barberini da certe case propinque e predominanti al forte, occupate le quali, riddusse quei del forte a termine d'esser tagliati tutti a pezzi, se non avessero mandato fuori ad offerirsi di rendersi a discrezione, sì come fecero. Fu grande il butino d'arme, di munizioni, di vittovaglie, di bestiame, e d' altre cose. IO- Occupato il Vergato, in coda all'armata Barberina; che non era distante più che tre picciole miglia, avendosi lingua sicura ch'ella era già ritirata dalla Toscana, spedì subito il MontecuccoU avviso al Duca, e con ogni celerità si ricondusse con la gente commandata a Spilimberto, dove l'essercito della Lega, conoscendo il timore de' Barberini, e desideroso di condurli a battaglia, si risolse d'andar ad attaccar Bazano, luogo posto sopra un colle cinto di mura, dov'erano 200 soldati di fortuna di presidio, e da 400 fanti del paese. Vi andò dunque il Duca, e nel riconoscer il sito, fu il Montecuccoli ferito da una palla di spingarda, che li strisciò li due diti più piccioli della mano destra, e perché la guarnigione s'ostinò di volersi diffendere sino all'ultimo fiato, convenne batterlo col cannone, e fatta l'apertura, v'entrarono quei della Lega per assalto, e tagliarono a pezzi tutti i diffensori, senza che il Campo Barberino che s'era portato a Piumazzo, ardisse mai di mostrarsi. La Lega occupò il giorno doppo con maggior facilità Monteveglio, convento situato su la cima d'un alto monte, e Seravalle, perché le guanùgioni, aterrite dall'essempio di quei di Bazano, si resero a discrezione. 11- Fatte queste operazioni, per la penuria de' foraggi, e de' viveri, ritirò il Duca l'Armata a Vignola ed a Spilimberto, e fece intanto praticar la sorpresa di Crevalcore, la quale fu esseguita dalla guarnigione che si trovava in Modena, sotto alla condotta del Commandante Panzetta, che vi entrò dentro occultamente facendo prigionieri 200


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soldati di fortuna, e da 200 fanti di milizia che vi erano dentro, e guadagnando 5 bandiere. Doppo la sorpresa, si provide subito ad ogni forza aperta, che avessero potuto usarsi i Barberini per ricuperarla, rinforzando il presidio di fanteria, e di Cavalleria, mandandovi guastatori che accommodassero la fortificazione del luogo , ed avendo disposto li soccorsi in tutti i luoghi, per poter esservi a tempo coll'armata. Ma, nell'istesso modo che fu acquistato, si perdette il luogo due giorni doppo, p erché il Commandante più coraggioso, ch'esperto nelle cose della guerra; le guardie mal messe, e trascurate; la discussione nata a cagione del butino tra' soldati di varie nazioni; il tradimento usato da' paesani che vi erano rimasti dentro, e che uscivano a voglia loro; la preda che teneva applicato l'animo di tutti, che non pensavano né a guardarsi, né a riparare il luogo, né a distribuire i posti, cagionarono che i Barberini lo sorpresero per la medesima via, per la quale era stato sorpreso da' Modenesi.


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DISCORSO SOPRA LE FORTEZZE, CHE SI DOVRIANO AVERE NEGLI STATI DI S. M. CESAREA In Praga,li 14 Decembre 1648.

Che il mantenimento degli Stati consista principalmente nelle fortezze, è una massima generale di ogni buon sensato Politico, fondato su la quotidiana esperienza. Né gli Stati d'Ollanda avriano potuto diffendersi tanto tempo dalla forza d'un potentissimo Monarca, che gli assalliva senza il favore delle fortezze, né senza questo potriano li Principi d'Italia, deboli e disuniti, resistere all'invasione delle potenze maggiori. Fridrico Palatino, acclamato dai ribelli Re di Boemia, non avendo piazza alcuna forte dentro al Reame, perse in un sol punto con la battaglia tutto il Regno, senza aversi mai più potuto rimettere.Al contrario, una sola città di Freiberg, nella mischia trattenne tanto tempo l'Armata del Torstensohn, doppo l'ultima battaglia di Leipsig, che diede commodità agli Imperiali di rimettere l'essercito insieme, di soccorrer le piazze, e di far perdere a lui tutto il frutto della vittoria. E così fece ancor Bmnn nella Moravia doppo la battaglia di Janckau; e così ultimamente Praga sostenendo con valore indicibile il furioso attacco del Palatino, ha dato materia di conseguire quella pace che altrimenti saria forse stata implicata da infinita difficultà. Si fabricano dunque le fortezze a questo fine, di opporsi ai conquistatori per fermare con poca gente la loro prima furia, per guadagnar tempo e per rovinare i loro esserciti. Per conseguire questo scopo si dev<)OO fare alcune osservazioni. 1- Che le fortezze non sieno in troppo gran numero, perché il fornirle tutte delle cose neccessarie, è di spesa insopportabile; il non fornirle a sufficienza, cagiona la loro perdita, onde vengono ad esser fabricate in pro dell'inimico il quale stabilisce subito il piede nel paese, e per questo mezo viene a dividerlo teco. E quello che più importa, il numero eccessivo delle guarnigioni che bisognano, abbraccia tanta gente, che ti leva il mezo di tener un essercito in Campagna, sì che trovandosi il nimico maestro di quella, e senza resistenza, col dar il guasto a due o tre raccolti, fa che tutte le piazze rimangano bloccate in un sol tutto. 2- Che le fortezze siano dunque poche, ma buone, ben fortificate, e ben fornite accioché possano fare gran resistenza. E tutti gli altri luoghi che non si vogliano guardare siano aperti, denotati, e resi incapaci di ogni diffesa, e di ogni fortificazione, perché altrimenti l'inimico vi si mette dentro, e li fortifica a tue spese col sudore de' tuoi paesani, e viene a bilanciare le piazze che tu ci hai. Così li soldati tengono oggidì nove


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piazze nella Silesia, cioè Glogau, Jauer, Trachenberg, Jeltsch, Ohlau, Jagendorff, Laobschnitz, Hirschberg, Greiffenstein; e fuori che Glogau hanno trovate tutte le altre vuote di diffensori, e atte ad esser fortificate, onde vi si sono messi dentro senza alcuna fatica, e poi resele forti in modo che, in vigore di quelle, tengono in freno ed in contribuzione tutta la provincia. Così anch'è successo di Neumarck, e Waidhaus nel Palatinato Superiore, ed altri luoghi altrove. 3- Che la situazione delle fortezze ~ia nelle frontiere dello Stato; ai passaggi importanti e nel cuor del paese, dov'è la residenza del Principe, per onorevolezza e sicurezza sua, in tale simmetria che abbiano corrispondenza l'una all'altra, e si possano communicare uno scambievole aiuto, e calore. 4- Che la loro fabrica sia forte per natura, o per arte; sia grande, e capace di molta guarnigione, per dar gelosia ad un nimico che volesse entrare dentro al paese, e lasciarsi adietro una piazza che possa tagliargli la communicazione, ed i viveri; sia in luogo avvantaggioso, salubre, fertile, commodo per lo traffico, per lo soccorso, e per ritirarne dentro la gente del paese. 5- Che le cittadelle si facciano alle città grandi, la cui circonferenza non si può facilmente abbracciare con le fortificazioni, ed a quelle che sono di grand'importanza, accioché se l'inimico entra per istratagemma o sorpresa dentro alla piazza, ne sia ricacciato per la forza della cittadella. Siano poste nel luogo più eminente, e più forte che commandi sopra il resto della piazza, e dalla parte di sopra del fiume, s'egli ci passa. Sopra queste supposizioni, ed in riguardo di queste regole, parmi che negli Stati di Sua Maestà Cesarea, si dovrebbero avere le infrascritte fortezze, cioè nella Boemia

(Guarnigione a piedi I 000, a cavallo 500) Praga: per esser la residenza di Re, la metropoli del Regno, nel cuore dello Stato, capace di molta guarnigione, passaggio della Molda, con aere salubre, commoda per lo traffico, per lo soccorso, e per ritirarvi dentro la gente del paese. Ma essendo di gran circuito, e di maggior importanza, vi si dovriano fabricare due cittadelle, l'una al Strahoff, o al pallazzo dell'Imperatore, l'altra al Wischerad, ch'è nella sommità del luogo nella parte superiore del fiume, e che commanderebbe la città e la riviera. (400) Eger: per esser frontiera dello Stato, passaggio dell'Egra e del traffico.


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(100) Tetschen: per esser ai confini della Mesnia e della Lusazia; forte di natura al passo dell'Albis. Ma bisognerebbe aggrandirvi la fortificazione il più che si potesse per rendere il luogo capace di molta guarnigione, ed accommodarla in modo che commandasse il fiume, e che a suo favore si potesse far e diffender un ponte sull'Albis. (300) Pilsen: per guardare tutto il distretto ch'è verso il bordo della Boemia. (400) Budweiss: per esser la chiave de' monti verso l'Austria superiore in sito avantaggioso di natura, ed abitato da gente .fidelissima. (400) Konigratz: per guardare li confini della Boemia nella parte orientale, esser passaggio dell'Albis, metropoli del circolo, ed in sito di sua natura molto avvantaggioso in riguardo delle acque, che possono innondare tutto il contorno. (I 00) Friedland: per guardare il passaggio de' monti verso la Lusazia. Questi sette luoghi ben fortificati (e notati di color rosso neUa carta del paese) basterebbero per la diffesa del Regno, e tutti gli altri (notati di color giallo) avrebbero a demolire, cioè Elnbogen, ch'è luogo debole, capace di poca guarnigione, è superfluo nella vicinanza di Egra. Bresdorff, ch'è similmente luogo angusto, superfluo nella vicinanza di Tetschen. Tabor, ch'è superfluo tra Praga e Budweiss. Brandeiss, ch'è luogo angusto. Pardubitz, ch'è similmente luogo ristretto, è superfluo neUa vicinanza di Konigratz. Grabstein, che non è luogo capace di buona guarnigione, né di buona fortificazione e ch'è superfluo nella vicinanza di Friedland.

Contea di Glatz (500) Glatz si fortifichi esquisitamente per esser il centro della Contea, il ricovero di tutto quel paese, e la chiave, e linea di communicazione della Silesia, Moravia, e Boemia.

Silesia (1000) Glogau si riduca in fortezza reale con una cittadella per esser ai confini della Moravia, e della Polonia, passaggio dell'Oder, città vasta, e di gran traffico. (200) Namslau: per esser alle frontiere della Polonia, è l'unica città che abbiamo di là dall'Oder.


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(400) Brigh: per esser passo dell'Oder situata in bella pianura, fertile, popolata, e di traffico. (400) Troppau: per esser frontiera della Silesia superiore, popolata, grande e fertile. (200) Jabluncka: per esser chiave dell'Ungheria, confine della Polonia, e guardia di que' luoghi, e di quelle montagne. (300) Neiss: per esser città popolata; passo di quel fiume, situata in bella pianura ricca, fertile, e per esser il Niederlage di tutte le mercanzie de' paesi circonvicini, ma bisogna cercare il modo che Sua Maestà vi tenga la sua propria guarnigione, non già il Vescovo, o la Città, la quale aspira a farsi libera, e franca come Breslau. (300) Schweinitz: per esser alli confini della Lusazia; guardare la parte delle montagne; e formare una linea di communicazione da un'estremità della Boemia, sin all'altra estremità della Silesia. Questi sette luoghi ben fortificati basteranno per la diffesa della Silesia, e tutti gli altri si avrebbero a demolire, cioè Trachenberg, superfluo, tra Glogau e Namslau. Ohlau e Jeltsch, superflui nella vicinanza di Brigh. Oppeln e Ratibor; pure inutili, poiché la riviera si può quivi passar a guaddo in più luoghi, e poiché dipendono in parte dalla giurisdizione del Re di Polonia. Laobschnitz, Jagendorff, Fulnach. Superflui nella vicinanza di Troppau. Hirschberg e Greiffenstein, superflui tra Glogau e Schweinitz. Lignitz e Jauer, superflui tra Glogau e Schweinitz. Johansberg, debole, angusto, è superfluo tra Neiss e Glatz. Moravia

Si facciano buone fortezze. (400) Brunn, metropoli della provincia, capace, forte, ben situata, e ricovero di tutto il paese. (200) Neustadt, che guarda li confini della Silesia, ed è più capace di buona fortificazione che Olmutz. (400) Iglau, che guarda li confini della Boemia, e fa la linea di communicazione con le piazze di quel Regno. Questi tre luoghi basteriano per la diffesa della Moravia; e si dovranno demolire: Olmutz, Eulenberg, Sternberg, e tutti gli altri luoghi serrati, per le ragioni di sopra allegate.


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Austria

Si facciano buone fortezze. (400) Passau. Città grande, popolata, chiave del Danubio e dell'Inn, confine della Boemia e del Palatinato Superiore. (200) Krems, per aver un passaggio al Danubio fra Passau e Vienna. (1000) Vienna. Metropoli dell'Arciducato, Residenza degli Arciduchi, passo del Danubio, frontiera dell'Ungheria. (200) Neustadt. Frontiera dell'Ungheria; linea di communicazione con la Stiria. Stiria

(400) Gratz. Metropoli del paese. Città grande e popolata, residenza degli Arciduchi. Drauburg, e Pettau, e qualche altro luogo a proposito sul fiume Dravo. Carniola

Lubiana, e qualche altro luogo a proposito sopra il fiume Sava. Carinzia

(600) Villach e Klagenfurt, Velden, e quello che sarà giudicato più a proposito. Carstio

Gorizia e Trieste, per esser fro ntiere de ' Veneziani e del mar Adriatico. Ungheria

Si facciano buone fortezze. (400) Pressburg, residenza dei Re, è di grande importanza per Raab, Komorn, e qualchedun'altra nel cuore dello Stato. Nella Schiavonia e Croazia, si suppone che le piazze da tenersi siano state erette e fortificate con esquisito giudizio, poiché li pericoli del Turco sono sempre stati iminenti, e le guerre moderne non ci hanno recato confusione. Pure, dalla pianta che bisogna fare di ciascheduna di per sé (per riddurle tutte insieme in un libro accioché S. M. possa in un


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giro d'occhi vedere tutta la qualità de' suoi Stati) si conoscerà se vi sarà qualche diffetto, che si dovrà rimediare, Similmente s'è fatto un progetto secondo una cognizione non ancor ben distinta, che si demolisca Olmutz e si fortifichi Neustadt, che si apra Grabschuz, e si tenga Friedland, e può esser che, doppo essersi levata con acurata giustezza la pianta de' luoglù, ed il sito de' contorni, si troverà meglio di ritenere i primi, e di demolire gli altri, come anche distruggere Tetschen, e di fortificare un sito pill a proposito a Leitmeritz, o a Melnik. E però il primo grado di queste disposizioni, sarà cavare subitamente la pianta de' luoghi con la descrizione essatta del sito, e del paese all'intorno, secondo alla quale queste piazze suddette si devono fortificare nel miglior modo che sia possibile, ed applicarvi il dissegno di fortificazione, che sia giudicato per lo migliore dai più periti ingegneri, e riconosciuto e corretto dai più pratici Capitani. Onde, essaminato il dissegno nel Consiglio Supremo di Guerra, e dal Generai Commandante dell'Essercito, sia da lui autenticato, soscritto, e suggelato, ed in questa forma mandato al Commandante del luogo, con ordine rigorossissimo di stare puntualmente sul dissegno, e non lo variare né punto né poco, insistendo constantemente nella fabrica. In diffetto di quest'ordine, ne seguono tre grandissimi inconvenienti. 1- Che essendo la maggior parte degli uomini poco intelligenti della fortificazione, o per mancamento di pratica, o per mancamento di scienza, li commandanti delle piazze travagliano a loro capriccio, e senza regola, e fanno opere inutili, dannose, stroppiate, e quando si pensa d'avere una fortezza, si ha un luogo pieno d'imperfezioni. 2- Non avendo i commandanti un dissegno fisso sopra al quale siano obbligati d 'insister, travagliano alla ventura, ed uno disfa quello che il suo precessore ha fatto, o per mostrare di sapere più dell'altro, o per cercare qualche particolare profitto nel rinchiudere nelle fortificazioni, giardini, case, etc, e nel domandar legna, palissate, lavoratori. Onde succede che spesso sono infinite, e senza alcuna utilità. 3- Che i luoghi non finiscono mai d'esser fortificati, perché mentre l'uno disfa quello che l'altro ha fatto, e fa quello che dal successore sarà disfatto, diventa la tela di Penelope, ed un'opera che non finisce mai.

Della Soldatesca In queste piazze si metterà guarnigione sufficiente di fanteria, e di Cavalleria, che com'è notato nel margine, salirà a 10 milla fanti, e 7 milla Cavalli, senza calcolare le piazze dell'Ungheria, Carinzia, Schiavonia, e Croazia, che essendo paesi fertilissimi, pieni ed abbondanti, possono


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ancor mantenere maggior numero di gente se si vuole, o se li suddetti 7 milla Cavalli fossino soverchi nella distribuzione che si è fatta, potriasi fabricame quivi una parte; se bene bisogna avvertire, che volendosi poter sempre mettere in campagna 1O milla fanti, e 7 milla Cavalli, bisogna mantenere per lo meno 15 milla fanti, ed 8 milla Cavalli, accioché quando il bisogno venga di tener fuori la soldatesca, rimangano almeno 7 milla fanti e 3 milla Cavalli nella guardia delle fortezze, che uniti alle cittadinanze de' luoghi, potranno far diffesa fin a tanto che si facciano li preparamenti a forze maggiori. E così insensibilmente avriasi sempre un essercito in piede senza nome di averlo. E coll'alterare un poco più o un poco meno li presidi, si avrà maggiore o minore armata, conforme che si vorrà. Ed è massima infallibile che non ci è pegno alcuno più certo di un dominio sicuro, che aver sempre un essercito in pronto. Un tale essercito massime quando sia di soldati veterani, fatti e provati, non già di novizi levati in fretta o non ancora sperimentati, mantiene li popoli in fede , ed opprime nelle faville il fuoco nascente de' moti civili, conserva le vecchie amicizie con gli esterni, e ne fa delle nuove, imprimendo rispetto e sicurezza negli animi loro, che conoscono la loro pace, e questa dipenderà da te, che sei in punto di vendicarti dell'offese, e de' disprezzi, e che sei arbitro della fortuna di coloro che non sono armati come te. Né la spesa dell'intrattenimento parerà grave a chi riflette la memoria sopra le rovine, li guasti, gl'incendi, !'estorsioni, violenze, e le rapine recentemente commesse ne' paesi della Germania, dove l'ingordigia, e l'immunità de' nemici ha in pochi mesi, anzi, in pochi giorni o ore, consumato e distrutto quello che potea servire per molti anni di stipendio ad un essercito che saria stato ostacolo à questi mali. E' sopra tutto neccessario a Sua Maestà, la quale è circondata in una parte dal Turco nimico commune della Cristianità, e nell'altra da una quantità di potentati forestieri, che sono nell'Imperio, Franconia, Svezia, e Danimarca, insaziabili ne' desideri, e vasti ne' dissegni loro. Ma accioché tale essercito non impigrisca, deve esser tenuto occupato coll'essercitarsi nel maneggio dell'arme, e col campeggiare qualche volta, coll'accompagnare l'Imperatore quando viaggia, e col travagliare alla fortificazione delle piazze risparmiando la spesa degli altri lavoratori. Queste piazze si forniranno ancora 1- De' viveri neccessari almeno per un anno visitando spesse volte le guarnigioni rivedendole, e rinfrancandole, col rendere le vecchie, e ricomprarne delle nuove, e col fabricar case de' magazzini, che abbiano buon'aria, e siano volte verso i venti salutiferi, e conservativi. 2- Delle munizioni neccessarie che sono particolarmente polvere, palle, miccia, fuochi d'artifizio, ed ingredienti per farne.


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3- De' cannoni, che si contano tre, o quattro p ezzi per bastione, ma di calibro diversi per diversi casi; grossi per rovinar li travagli del nimico, e piccioli per impedire che lavori, e per tirare alle truppe. Nelle fortezze capitali delle provincie, come a Vienna nell'Austria, Praga in Boemia, a Gratz nella Stiria, a Neiss in Silesia, si devono formare Arsenali Reali, che siano la fonte di dove si distribuisca artiglieria, munizioni, mortari, pettardi, stromenti, ed altre appartenenze a tutte le altre parti del paese, ed a que' corpi, che conforme al bisogno dovessino forse campeggiarvi. Così devono tenersi quivi fonderie, molini di polvere, da ferro e da ogni altro lavoro, ed ogni sorta d'Artefici, come Ingegneri, Pettardieri, Artiglieri, Bombarderi, Maestri di ponti, mine, e fuochi artifiziali, Polveristi, Armaiuoli, e Fonditori. E poiché la preparazione dell'artiglieria s'è di mano in mano con l'esperienza presa giovando, si è stimato che gli antichi cannoni doppi sono inutili per il soverchio lor peso, in modo che non si possono per la gravezza condurre in campagna, né si possono manco adoperare nelle fortezze, poiché la grande loro scossa rovina i terrapieni, e parapetti dove si sparano, e così anche sono disaprovati molti altri pezzi bastardi, però hanno li medesimi maestri riddotta tutta l'Artiglieria, a due generi, cioè il genere de' cannoni, nel quale sono compresi: il cannone intero che tif'a 48 libbre di ferro il mezo cannone........... 24 libbre il quarto ................. 12 libbre l'ottavo ................... 6 libbre. Ed al genere delle Colubrine nel quale son compresi: la Colubrina intera che tira 16 libbre di ferro meza colubrina............... 8 libbre quarto ....................... 4 libbre falconetto ................... 2 libbre. In conformità della qual proporzione si dovriano rifondere di nuovo tutti i pezzi antichi, e riddurli nella misura, o calibro moderno, accioché fossero maneggiabili, ed utili e che le palle di un magazzino potessino in un caso di bisogno servire all'artiglieria di un altro. E poiché la Stiria, e gli altri paesi di S.M. soministrano miniere di ferro, di rame, e di ogni altro metallo, egli è poca economia il lasciar andare fuori del paese la materia cruda per averla poi a ricomprare lavorata. D'altrove con molto dispendio si devono far venire maestri, ed intrattenerli accioché lavorino corazze, armature, moschetti, pistolle, spade, polvere e quello che più vi fa di bisogno, e così dovriasi risparmiare quel danaro che costa la manifattura degli artefici forestieri.


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Il soldo della milizia si potria ribattere la metà nella natura de' viveri, ed anche da qualche cosa di più ne' vestiti, che gli darebbero. Ma perché sogliono sempre li soldati lamentarsi delle vettovaglie, né trovano mai buono abbastanza il pane, o la birra, o quello che gli si dà, e ne' vestiti succedono molti inganni, pare che saria meglio dargli il suo soldo intiero a condizione ch'essi medesimi avessino ad alimentarsi, ed in questo modo si potriano alloggiare nelle caserme, o lungo il terrapieno in baracche fatte di legno, e così non incommoderiano il cittadino, si manterebbero nell'essercizio del campeggiare, le città verrebbero ad esser meglio guardate, e comprandosi da per loro il pane, la birra, ed i vestiti, quel danaro verrebbe a restare nel medesimo luogo, girando dalle mani del borghese alla cassa del Principe, da quella nella mano del soldato, e da questa ritornando al borghese. Annotazioni sopra il discorso delle fortezze 1- Che le fortezze non siano in troppo gran numero (rimangono bloccate in un tutto); ben recente essempio ne abbiamo ne' paesi Bassi devoti al Catolico, dove il grande ed il frequente numero delle fortezze ha cagionato la perdita di parecchie di loro, perché molte si sono rese per penuria di viveri, alcune per diffetto di munizione, altre per mancamento di diffensori, e quasi tutte perché, essendosi distrutta la soldatesca in tanti e diversi luoghi, non s'è mai potuto formar corpo sì gagliardo in campagna, che fusse stato capace di portar loro un soccorso di viva forza. Né voglia il Dio che gli Ollandesi hanno pure finalmente una quantità grandissima di buone piazze nel loro dominio, ed in ogni modo non incorrono in questo inconveniente, perché rispondo primo, quelle parti esser così avantaggiate dal mare, da' canali, e dall'acque, che la natura istessa ha reso loro una fortificazione particolare, non commune alle altre; secondo, che la religione e la libertà per la qualè combattono que' popoli, sono due stimoli troppo efficaci a render ostinati gli animi delle persone, onde non è il minimo fra di loro, che nel bisogno non vesta l'arme, e non combatta, il che rende quel paese abbondantissimo di diffensori, cosa che non succede nelle altre regioni. E questi due accidenti suppliscono al diffetto di sopra allegato. 2- Che le fortezze siano dunque poche (possano fare gran resistenza). Così vedesi il Landgraviato di Assia con tre sole fortezze, e Sassonia con la sola città di Dresden essersi sempre mantenuti Praga. Per essere t (commanderebbe la città e la riviera). In diffetto di simili cittadelle abbiamo pur troppo visto perdersi miseramente la città picciola di Praga mentre che avutala, e vasta nella circonferenza,


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guardata da poca soldatesca è stata preda di debolissimo nimico. Budweiss (di gente fedelissima) è sito molto a proposito dove si sono sempre fatti tutti li rendez vous, e piazza d'arme degli esserciti riordinati all'uscita delle campagne. Glatz (si fortifichi a perfezione) col riddurvi a perfezione il castello. Glogau (è di gran traffico vicino alla Pomerania) ed in fronte agli Svedesi. Brigh (popolata, e di traffico). Potrebbe esser che ne' tempi di pace que' Duchi pretendessero e supplicassero che si lasciasse la guarnigione, ma non si conviene, perché li Principi Sovrani devono tener li presidi ne' luoghi opportuni per la sicurezza universale di tutto lo Stato, se bene senza loro aggravio particolare. E così usasi in Franconia, in Italia a Sabbioneta, Monaco, Mantova, e da per tutto. Briin (di tutto il paese). Raditsch, passaggio sopra la Moran, frontiera della Ungheria e della Polonia. Questi tre luoghi dovriano demolirsi (Neustadt, Iglau, Ollmi.itz). Passau (Palatinato superiore). Ma non essendo luogo ereditario né permanente a S. M., bisogna fortificare un altro luogo a proposito verso l'Inn, e la Baviera. Krems (li borghi di Lotz per avere un passaggio al Danubio, ed un luogo forte su quell'altra ripa). Neustadt (con la Stiria) e che per la situazione e per le acque si può riddurre in ottima fortificazione. Queste piazze suddette (nel miglior modo che sia possibile) con qual mezi, per qual verso, e con quali manifatture si dirà poi a parte. In queste piazze si metterà (5 milla Cavalli) per restare sul numero destinato da Sua Maestà. Così <s'avrà> sempre ed insensibilmente (che saria stato ostacolo a questi mali) oltre che quando sarà mantenuto con regolamento ordinato, e con disciplina essatta, e senza superfluità: (sì come si dirà in discorso a parte) non sarà troppo grave peso agli Stati, come non è alla Francia, né ai Veneziani, né agli Ollandesi, né ad altri Principi benché inferiori di forze, e di grandezza a S. M. Cesarea. Nelle fortezze capitali (e così anche sono disapprovati molti altri pezzi bastardi, però hanno li moderni maestri riddotta tutta l'artiglieria a due generi, cioè al genere de' cannoni ed al genere delle colubrine) siano adunque in ciascheduna delle fortezze capitali dette di sopra, da 12 cannoni iutieri che tirano 48 libbre di ferro, e tutto il resto dell'artiglieria sia riddotto a quattro calibri cioè da 24. 12. 6. 3. libbre di ferro.


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Le opere di Raimondo Montecuccoti

In conformità della quale, tutti i pezzi convien riddurli a questa misura. Il soldo della milizia si potrà ribattere nel pane, e nel foraggio di munizione, che salirà a tre, o quattro mesi di paga, ma con qual risparmio, e con qual forme, ed economia si possa mettere in pratica questa livranza m di pane, e di foraggio, si discorrerà a parte. Si potrà alloggiare la soldatesca lungo i terrapieni in case fattivi apposta, e che saranno volentieri fabricate da' borghesi del luogo per non avere l'aggravio dell'alloggio nelle loro proprie, e quivi somministreranno al soldato gli utensili neccessari. Così il cittadino non sarà incommodato, il soldato si manterrà nell'essercizio del campeggiare, e le città verranno meglio guardate.

1 Significa dellberazio11e, da ttvrare.


Opem minori d'argomento militare e politico

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ANNOTAZIONI IUTRATTE DALLE CAMPAGNE DEL PRINCIPE DI ORANGES L'ANNO 1629 [1654)

Segretezza 1- Il Principe manda a riconoscere le piazze di Lingen, Wesel, Bois Le Due, ma anche la situazione, il terreno, e tutto il contorno, per osservare gli avantaggi e disavantaggi che si possono avere per formar un assedio. NB. Col fare riconoscere diversi luoghi, tiene segreta l'impresa a' suoi medesimi ed all'inimico, il quale non può sapere a quale piazza egli sia per voltarsi. 2- Il rendez vous si fa alli 25 d'Aprile.

Forze 3- L'Armata era composta di 244 Compagnie di fanteria, e 56 di Cavalleria; l'lma e l'altra divisa in tre corpi, e saliva al numero di 24 milla fanti e 4 milla Cavalli con Artiglieria, munizioni di viveri e di guerra a sufficienza; oltre di ciò, si fecero levate per la diffesa del resto del paese. 4- Attacca Bois Le Due. Manda innanzi la maggior parte della Cavalleria, che serri la piazza, e vegga che non ci entri soccorso alcuno, sin che tutta l'Armata arrivi.

Assedio 5- Giunta l'Armata, si divide in più quartieri alle principali avvenute per impedire i soccorsi. 6- La guarnigione della piazza era di 3 milla fanti e 4 Compagnie di Cavalli. Il Conte Enrico di Berg tenta di soccorrerla direttamente, ma invano. Poi cerca di farlo per diversione il Conte Ernesto Montecuccoli, espugna Amersd!orff, onde gran timore nasce negli Olandesi; ed il soccorso avria avuto essito, se Wesel non fosse stato sorpreso, la qual sorpresa obbligò alla ritirata. 7- Le Armate avevano più ponti di barche sulle carra.

Circonvallazione 8- Il campo assediante fece doppia circonvallazione; quella di fuori di 50 milla passi di circuito; l'altra contro alla città di poco meno, senza

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Le ope,.e di Raimondo Montecuccolt

comprendervi i forti, riddotti, ed altre opere di fuori, che vi furono fatte. Chiuse due riviere per farle correre all'intorno de' trincieramenti, e per innondare una gran parte del contorno. Fece due argini di 6 piedi d'altezza sopra l'acqua, e di 40 di larghezza, l'uno di 1500 passi di larghezza, e l'altro di 3 mi!Ja, fatti a traverso de' marazzi profondissimi. 9- Alli 14 Settembre, il trattato della reddizione di Bois Le Due fu aggiustato a condizioni onorate, e la guarnigione uscì alli 17 in tale ordine. Alla testa marciava una compagnia d'archibugieri a cavallo, e qualche cento uomini a piede, commandati; doppo tutto il bagaglio, poi l'lnfanteria divisa in tre battaglioni (erano da 1500 soldati), bandiere in fronte e tamburri battenti: dinnanzi al secondo battaglione marciava il Generale, il quale salutò il Principe di Oranges accompagnato di gran nobiltà francese , ed in glese , e di molti Principi Alemanni; e viene anche il Re (putatizio) di Boemia, il quale fece l'Oranges che fosse salutato il primo dal Governatore, e nel saluto passarono qualche complimento , avendo il Principe lodato molto i comportamenti del Governatore durante l'assedio.Alla coda della fanteria seguivano le tre altre Compagnie di Cavalleria con la celata in capo, e la pistolla alla mano.

Anno 1632 1- Le Comte de Warfuse, chef des finan ces pour le Roy d'Espagne au Pays Bas, va à la Haye , et traite secrètement avec le Prince d'Oranges, qui etant mal traité du Roy d'Espagne, il avoit en jeu de faire revolter une grande partie du Pays Bas, et que le Comte Henry de Berg etoit de meme volonté que lui; sa demande etoit pour chacun 100 mille ecus avec assurance des grand Gouvernements, et recompenser tant en bien qu'en argent qu'il venoit a effectuer ce qu'il promettoit: la somme d'argent leurs fut donnée à Vénloo. Ils proposoient avec états que l'on pouvoit rien entreprendre de plus avantageux que le siege de Mastricht. Forze

2- L'Armée du Prince d'Orange etoit de 17 mille hornmes de pied et 4 mille chevaux fort festes avec 6 pieces de batterie et 6 demi canons [illeggibile] et pieces de campagne, quantitè des fourneaux des moulins, et autres choses necessaires pour le fait des vivres, comme aussi quantité des munitions de guerre. Le Rendez vous se fit à la Pentecoste à Nimwegen.


Opere minori d'argomento militare e politico

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Marcia

3· L'Infanterie étoit divisé en trois Corps, ou troupe qui tenoit aujourd'hui l'avantgarde le lendemain prenoit l'arriere garde: celle qui tenoit la bataille prenoit l'avantgarde et celle de l'arriere garde étoit a la bataille: cela s'obt enoit de cet façon tous les jours que l'on marchoit. 4- Dès le lendemain le Prince commanda de fortifier les quartiers,qui furent mis en forme le jour d'apres. On commença a les joindre par des tranchees fort elevées de 9 pied de hauteur, fossé profond, et large a l'avenant. Fortezze

•

5· A fin que nos gens puissent avancer sans etre incommodés des parties, que si grande garnison pouvoit faire, l'on pensoit des corps de garde d'essaie, un espace et une grande ligne pour joindre les approches afin qu'en cas de besoin les gardes des tranchées puissent s'entrecourir les uns les autres. Circonvallazione

6- Le prince d'Orange pour empecher que l'ennemis; qui venoit au secours ne se prevalent de quelques hauteurs qui dominaient un peu nos quartiers fit construire des forts sur les dominantes des cols, chacun des 4 bastions, un rempart de 6 pied de haut un parapet au dessus 5 et un fossé de 18 de large, et de 8 de profondeur avec une petite contrescarpe: chacun de ses forts étoit attaché aux quartiers avec des lignes, afm que l'on peut y aller et venir en sureté. 7- Toutes les nuits envoie le reste de son infanterie hors des quartiers et la mettoit en bataille le long des lignes, qui allaient d'un quartier à l'autre; la Cavallerie a leur guerre et quelques pièces de campagne plantées sur des batteries le long des lignes faites pour ce sujet. Mine, Contramine

8- Ceux de la ville avoient devant leur contrescarpe plusieurs mines, et nous obligeoient à ne point avancer, que par des mines nous n'essions découvert ces [illeggibile], ce qui nous apportoit un grand retardement. 9· Pour entrer dans le fossé n'ayant pas de moyen de le remplir à cause de son excessive profondeur, il fallut entreprendre un travail qui


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

jamais jusqu'à lors n'avoit été pratiqué: c'est que à chaque approche l'on fit à l'entrée de la contrescarpe des grands puits de 20 ou 25 pieds en diamètre, et profonds de 6 pieds plus que le fond du fossé avec digues pour y pouvoir descendre.Au fond de ces ptùts nous commencions nos GaUeries, et passions par dessous le fond de leur fossé. L'on soutenoit la terre avec des bois fait en forme de gibets à trois pieds l'un de l'autre, et couverts de planches, de cette façon avec un extreme labeur nous parvimes jusqu'à la muraille.

Passar sopra al fosso 10- Comme le Due de Neubourg lui parloit toujours de la venue de Papenheim, le Prince lui dit, que pour lui montrer son bien il faisoit état de ces forces; il allait tout presentement donner l'ordre de hausser ses retranchements d'un demi pied. 11- Les ennemis tenoient le haut, et les demi cotes de la [illeggibile]. ne tiroit coup mine jettoit grenade qui ne tombassent sur quelqu'un des notres, qui étoient extremement pousses en un lieu si étroit. 12- Le marquis de Lede mit pied à terre pour saluer le Prince, qui voiait partie la garnison qui le reçut avec toutes les courtoisies, louant sa valeur, et sa bonne conduite a la défense de cette place . 13- Le Prince reçut des lettres du Due d'Arschot par lesquelles il lui mandoit, que voyant les grande, dommages qui arrivoient journellement au pays sans apparence de remède tant que la guerre continuoit, avoit avec le consentement le l'Infante trouvé a propos de lui demander saufconduit pour avec ses Députés tant de la peste de l'Infante, que des Etats que des Etats du Pays assemblés pour lois a Bruxelles, le venir a trouve, lui proposer des moyens d'accomodement. 14- Le Due d'Arschot ayant reçu le saufconduit défmitif vint avec les autres Députés et proposerent une paix ou une trève de longues annés a condition soient avantageuses pour cett'Etat. Cependant on leur fit quelques propositions, qu'encore qu'un peu extravagantes, comme de faire sortir les Espagnols hors du Pays, de nous remettre des places entre mains, ils ne témoignèrent toutefois pas de s'en beaucoup éloigner.

Anno 1645

Calunnie 1- La façon dont l'on parloit au Prince de ce qu'avec une si puissante Armée il n'avoit rien entrepris de considération jusqu'à ce temps l'at-


Opere minori d'argomento militare e politico

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tente tellement qu'il aime regarder une affaire difficile, et quasi hors de raison, que de ce voir décrier. 2- Etant arrivé sur le bord du fossé (à Hulst) de la contrescarpe résolut de le passer et fit faire trois batteries, chactu1 de 6 pieces, qui flanquoient le lieu ou il étoit d'intention de jeter son pont de joux. Galleria

3- Le Prince considérant, qu'il y avoit bien le temps avant que de pouvoir passer cette gallerie, il proposa à quelques soldats, s'il auroit pas moyen de remplir le fossé avec des fascines, qui pour cet effet étoient portées sur le lieu. Il y eut un soldat qu'avec 20 de ses compagnons entreprit de le faire pour une bonne somme d'agent qui lui étant promise, et de fournir tout ce qu'il avoit de besoin, il s'y employa de si bonne sorte, que ,e n une nuit par son continuel travail il l'effectua. 4- Le Prince fit mettre une bonne partie de l'Armée en bataille le long du chemin par ou la garnison devoit sortir, pour empecher que nul desordre n'arrivat, et que rien ne se fit contre la capitulation, qu'on avoit été accordee. 5- Le Prince vit passer la garnison dont tous !es Colonels le saluerent et lui mit pied a terre pour le recevoir avec plus de civilté, et à la guerre le tout suivant le Gouverneur: qui après quelques civiltés de part, et d'autre, le quitta, et suivit la garnison.


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Le op ere di Raimondo Mo11tecu ccoli

MIO PARERE SOPRA LE FORTIFICAZIONI, E POSTI DELL'AUSTRIA INTERIORE. ANNO 1657.

Si commanda la diligenza de' Commissari nella visita e s'approva generalmente la riparazione de' luoghi fortificati, o da fortificarsi, perché si trovano quelle ragioni dedotte con buoni fondamenti, poiché ancora li Consiglieri segreti o di guerra dei Paesi interiori vi concorrono con la loro approbazione. In conformità di questo, non sarà se non bene che ancora la visitazione dei confini dalla parte dell'Ungheria sia incaricata al Conte Zrin o Conte Batthiani, col dare loro in compagnia qualche ingegnere che potria essere il Gross, accioché tanto meglio s'assicuri per tutto la linea di communicazione. Hatt Hardberg ut supra Varasoni Egli s'avvertisca in tutte queste fortificazioni che, dove si richieggono palissate e gabbioni non per serrar il luogo, ma per meglio essere, qui si possono aver impronte, e fatte, ma non piantarle sino a maggior bisogno, poiché altrimenti si corrompono e infracidiscono, e si guastano.

Lettera da Gratz dei 1O Marzo 165 7 scritta dal Consiglio segreto di Guerra interiore Parere per le cose dell'Austria interiore 1- Il Conte Tattenbach stima che si devano anche visitare li confini della parte dell'Ungheria, il che sarà bene e facile (il che si potria rimettere al Batthiani o al Zrin) tirando la linea e la corrispondenza da Kormend in Ungheria sino a Wieselburg, Csakathurn, Warasdin e Kopreinitz, ch'è di dentro, e così viene fatta la linea di corrispondenza dal Danubio sin alla Mura e al Dravo. 2-A questo si potrà aggiungere l'ingegnere Gross. 3- Propongono di fortificare , dalla parte dell'Ungheria , Olsnitz, Limbach, Nempti, S. Nicola an der Gurka per ricoprir Radkersburg, e S. Gotthard per ricoprire Fiirstenfeld e Feldbach dalla parte dell'Ungheria. S. Gotthard: qui s'è da considerare I- Gli accordi col Turco lo permettono Il- Se la troppa quantità de' luoghi assorbisca troppe guarnigioni


Ope1·e mino1-i d'a1gomento mililam e p olitico

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Ris. Si potria far visitare al Batthiani coll'ingegnere, e veder quale di questi luoghi sia più a proposito per ricevere la fortificazione, e per constituire la linea di communicazione; e questo fortificarlo e provederlo. 4- Città d'Hartberg Se la città si volesse assicurare tutt'all'intorno, sarebbero buoni li bastioncelli A. B. ed il ravellino C. ma poiché non ostante queste diffese può un nimico attaccarvi al muro d'altra parte, servirsi solamente della diffes_a della muraglia, riparandola dov'ella è caduta, e aiutandosi con palissate alle porte, e dov'è maggior bisogno. 5- Filrstenfeld I- Nell'aprir la cannoniera, murar le casamatte, s'abbia l'occhio d'assicur-.rrle poi bene con altri ripari, accioché forse per la loro bassezza non dessero adito alle sorprese, che forse a tale effetto saranno state murate. II- Si può credere che s'avrà tempo sufficiente da poter fabricare il muro come bisogna, e se si può apportarsi. III- Per assicurar dall'attacco la faccia E. del nuovo bastione, non fa nulla la corona che occupa l'altezza dominante, onde bisogna far il fosso H. e vedere di far rissaltare in fuori qualche buon fianco innanzi alla caminanda. IV- Per fortificar poi meglio e realmente il luogo, vogliono far un altro dissegno dove si ha d'averare, ch'egli sia tirato in modo che l'opera già fatta venga in taglio, e vi s'addatti, e non sia gettata via questa prima spesa, e questo ricordo infondasi negli altri luoghi ancora. 6-Feldbach Questo luogo non è di gran considerazione, si può lasciar in sospeso il ripararlo, sin alla relazione di quelli che visiteranno la parte contigua dell'Ungheria. 7- Radkersburg I- Il fabricar fortini lungo la Mura s'ha da far fare quando la gente del paese s'è accampata in quei contorni, altrimenti, alzandoli molto tempo prima del bisogno,rovinano e non servono a nulla. II- L'abbracciar il Vorstadt <1) del castello con una fortificazione, si potria diferire sin all'ultimo, doppo che il resto fosse fatto. 8-Pettau 9- Tabella dell'arme, munizioni e Stromenti bellici. I- La somma richiesta di quello che manca non è essorbitante (fuori che quella della polvere, piombo e materiale, la quale si può moderare). II- Il Schanzzeug <2>è molto neccessario per comminciare a travagliare 1 Sobbo1-go.

2 Insieme di strumenti che servono per effettuare opere militari (trincee, fortificazioni, ecc.).


le opere di Raimondo Montecuccoli

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ill- Sono ancora molto neccessarie le granate da mano, perché in molti di questi luoghi vi è mancamento di fianchi, e perché vi si sono anche delle cavità, nelle quali non si può offendere l'inimico se non con tiri a piombo. 10- La spesa della fortificazione de' luoghi suddetti, saranno da 40 milla fl. Propongono che li paesi diano la metà del danaro, e l'altra metà sia data dall'Imperatore. Il che può facilmente essere, essendosi da questa Camera rimesso dentro da 50 milla fl.

Dalla lettera del Conte di Tattenbach e dall'altro Commissario scritta da Pettau, li 2 Marzo 165 7 1- Che volontieri si vedrà la carta geografica de' luoghi e confini riconosciuti. 2- Li dissegni de' luoghi suddetti sono stati fatti dal Capitano Stier. 3- Per quello che tocca il rinforzo delle guarnigioni con gente del paese, e con soldati, si potria addesso far con la gente del paese e soprasedere con soldati, sin a maggior chiarezza delle cose a disposizione più particolare dell'Armate. 4- Per il castello di Radkersburg, trattare colla Principessa di Eisenburg, nel modo proposto dai Commissari. 5- Che la gente di guerra abbia a travagliare gratis alla fortificazione del corpo e agli approcci, bene, ma alla città non si usa, ma un poco di regali, 3 overo 4 Croitze m come li Commissari propongono. Si può anche benissimo farvi mettere la gente all'intorno del paese, in luogo del Land-Robot <4).

6- Le picciole lavette m, latte, ed altre cose grosse dell'artiglieria, bisogna rigarle e racommodarle, e così ancora mandarvi li neccessari

Biichsenmacher <6l , cioè 28. Si può commandare al Tamorini a fare una scola a Gratz. 7- Il commandare alli Gentiluomini del Paese che si mettono in arme e si fortifichino, si potria forse tralasciare per addesso, per non dar loro troppa apprensione.

3 L'autore itali.ani.Zza questo vocabolo d1e in tedesco è Kreuzer, sottomultiplo del fiori.no.

4 Lavoro servile legato alla terra, d'origine fe udale. 5 Casse sulle quali si adattavano i pezzi di artiglieda. 6 Armaioli.


Opere minori d 'argomento militare e politico

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Dalle relazioni dell1lescheim da Gratz li 2 Maggio 1655, li 7 Febraio

1656 1- Radkersburg Il dissegno del dipartimento di questo luogo è molto ben fatto, ma poich'egli è poco diferente da quello dello Stier, che il Tattenbach ha mandato colla sua approbazione, e perché questo richiederebbe maggior spesa a caus:a delli due baloardi, fosse, e Vorhallen <1> nostri, che qui si trasportano altrove e là si lasciano stare nel sito che sono, però mi pare che si può rimanere su 'l primo. Convien che li due mezi bastioni che fortificano il castello verso la città, sian ben posti su l'estremità del colle, il quale dev' esser bene in cospetto, poiché, essendo pochissimo fiancheggiato, non dia accesso all'inimico. 2- Feldbach, come sopra. 3- Carlstadt I- Li mancamenti di Carlstadt sono molto bene essaminati e descritti, e il ripararli è cosa in parte possibile per li diffetti naturali dei monti ed altro, e parte difficilissimo, perché bisogna quasi rifarla tutta di nuovo e dal fondamento. II- Il fabricar però una nuova fortezza in sito più a proposito, e rovinar questo, richiede più matura considerazione ed essamina d'altri, che d'un solo ingegnere; onde volendosi ciò fare , si potria prima chiederne il parere di quel Governatore, poi deputare qualche commissione, e poi doppo pigliar la risoluzione. 4- Sluin I- Le mura e l'altre riparazioni saranno di molto valore, si devono fare conforme al discorso fatto di sopra il dissegno. II- Il castello rovinato di Kremen si può gettar a basso, accioché il Turco non lo preoccupi. 5-0gulin I- Come di sopra. II- Il fortificar nella roccia saria buono, ma di spesa e di tempo. III- Il mezo proposto, di farlo con le persone condannate e con li prigionieri, non saria cattivo. 6- Memoriale I- Dai dissegni dell'ingegner Ilesheim e dalli discorsi sopra i dissegni, si può argomentare in lui buonissima intelligenza e pratica. II- Ma poiché il luogo del Pineri è ora farsi dichiarare in capite 7 Jngr·essi.


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le opere di Raimondo Montecuccoli

primo ingegnere sopra tutti gli altri, si potria pigliar più essatta informazione della sua persona e del suo sapere, da chi meglio lo conosce, come dal Consiglio di Guerra interiore, dal Colonello di Vienna, e da chi altri ha di lui conoscenza.

Annotazioni -Lettera dei Consiglieri Commissari della Visitazione al Re, da Gratz, li 15 Maggio 1657. - Lettera dei Consiglieri Segreti e di Guen-a al Re, da Gratz, li 11 Maggio 1657. - Lettera dei Commissari della Visitazione alli Consiglieri di Gratz, scritta da Carlstadt li 19Aprile 1657. 1 Il Capitano Stier ha fatto le mappe. I- Il tagliar boschi, far gonfiare l'acque e fabricar nuove opere, si può diferire sin a più certi avvisi dell'intraprendimento del Turco, perché altrimenti si guastariano indarno le campagne e le strade, e !'opere torneriano a ricadere prima del bisogno. II- Le palissate e gabbioni si potriano tagliare, e averle in ordine, ma non piantarle, se non in vicinanza di maggior pericolo, perché l'aria e la pioggia le guasta, e ogni anno bisogna ripararle, e moltiplicar la spesa. ID- Più di 1000 sudditi del Conte Erdody hanno dato memoriale e querele contro il loro signore. Si consiglia di deputar Commissari per aggiustarli, e vedere la causa qui in Vienna sì come andrà dai Capitolari. IV- Il tratto dei confini è tanto vasto, che non si può guardar solo coi luoghi fortificati, onde vi è bisogno d 'un Corpo d'Armata che campeggi, e che potrà mettersi in luogo a proposito all'intorno di Sissek.

Lettera dei Consiglieri Segreti e di Guerra scritta al Re da Gratz, li 11 Maggio 165 7. 1- Lasciar Kreutz e fortificar Stibovac (non s'approva). 2- Che il Re piglia Sissek e dia equivalente alli Capitolari di Agram, ai quali appartiene (s'approva). 3- Lasciar Petrinia, e far in vece un Forte Reale di 4 o 5 bastioni di là dall'acqua, nel luogo dove ora sta un castello di legno detto Prest (non s'approva). 4- Città Agram: non lasciar visitare senza ordine del Regno d'Ungheria. 5- La visitazione mostra assai l'operare Robot dei Vindi e Croati; s'avrà da mandar subito gli altri mezi.


Opere minort d'argomento militare e politico

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Warasdin S'approva il secondo dissegno.

Kopreinitz S'approva il secondo dissegno. Le palissate e gabbioni si possono avere di provigione.

St. Georg S'approva il dissegno e la fortificazione. NB. Si conta che 1500 Clafferi <8) quadrati di terra possono esser alzati in tre mesi da 60 persone, e che a ciascheduna persona si dia per giorno 10 Croitze per la somma di 900 fl.

Kreutz Il trasportar il ponte di Kreutz in altro luogo, per ricoprir meglio il paese e per le altre ragioni, e che il trasportarlo non giustamente nel luogo di Stibovac, ma più oltre su le più vicine sommità, saria buon pensiero, ma si deve considerare che s'avvicina, e quasi si trovan li confini del Turco. Egli si può lamentare di quest'inovazione, ch'è contro gli accordi. Se questa considerazione non impedisce, il dissegno ch'è n. 3 s'approva. Il Turco può sul principio impedirne il travaglio, perché richiederebbe lunghissimo tempo: bisognando cavar pozzi, far cisterne, spianar il monte, preoccupare il luogo con palissate, formar magazzini, armerie, case, alloggiamenti ecc. e così anche richiederà molta spesa. Risoluzione: si può sospender quest'imaginazione sin che si sia in guerra col Turco, allora potrà fare quest'opera l'essercito che sarà in que' contorni. NB. Il dissegno delle case, e l'altro del nuovo forte di Stibovac e della spesa dimostrata, sarà mandato doppo, di com'anche il forte da farsi di Casma. Si fortifichi Kreutz alla norma del secondo dissegno.

Ivanic S'approva il miglioramento del secondo dissegno, sì come anche 8 Dal tedesco Klafter, misura lineare (tesa) equivalente a m. 1,90.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

quello ch'è consigliato dalle norme di far gonfiar l'acqua dei forti fattivi, e di riparar i fortini, e di continuar la tagliata sin a Sissek.

Sissek S'approva il secondo dissegno come più picciolo, e di spesa minore, e meglio rimediato dall'altezza opposta, che al primo. NB. Sì come un Claffer quadrato di muraglia= 15 fl. Risoluzione: si deve prima riparare il triangolo vecchio, facendo il muro forte e gagliardo, ponendo i banchetti a corridoro nelle torri, e riparando al caso le feritorie. Poi doppo si può fortificare d'avantaggio il luogo conforme al secondo dissegno, come sopra. Che il Re piglia a sé Sissek e dalli Capitolari di Agram, ai quali appartiene l'equivalente.

Petrinia Benché si consigli unanimamente d'abbandonar Petrinia e di fabricar un Forte Reale di qui dalla Sava a Prest per maggior sicurezza, in ogni modo quand'io considero, che non solo si deve pensare alla diffesa, ma anche all'offesa, e ch'egli è gran vantaggio d'aver un posto stù territorio che conduca all'inimico senza aver l'incommodo d'altro fiwne o passo, è mio parere che si fortifichi Petrinia conforme al bisogno.

Tabelle 1 Moschettiere giornalmente, 1 ½Pf. di piombo, 1 Pf. di polvere NB. Supposto che il moschetto si carichi con 2/3 di polvere del peso della palla, ch'è di 1 Pf. di piombo, si facciano 14 palle; che ogni moschetto possa tirare 21 tiri per giorno, cioè contando l'uno per l'altro e il giorno colla notte; che il calcolo di tutto si faccia per 3 mesi, overo per 100 giorni. Che un moschettiere si deve contare 1 Pf. di polvere per giorno, 1 centinaio per 100 giorni, a 500 moschettieri 500 centinaia. Per il cannone si contano 20 tiri il giorno. Calcolo della cassa delle fortificazioni (senza Agram) Warasdin Kopreinitz St.Georg Kreutz

34.545 fl 15.000 8.955 4.800


Opere mino1'i d'a1-gomento militm·e e politico

Ivanic Sisseck Petrinia

6.000 21.833 10.650

TOTALE

101.783

Le altre fortificazioni

40.000

Summa Summarum

141.783 fl.

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Ma non tutto si fortifica nel modo assegnato per più compito, onde la summa è molto minore.


Le opere di Raimondo Mont.ecttccoli

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RAGIONI PERCHÉ EGLI SI SIA PASSATA LA VISTOLAALL'ESSERCITO [1657]

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1- Il concetto universale dell'assedio di Thorn, l'appuntamento coll'Hatzfeld, il quale nel partire da Cracovia mi diede un abbozzo di sua mano della situazione di questa città per pigliarne i posti, le sue lettere ~a Trachenberg, dove scriveva continuamente ch'io l'avvisassi in qual luogo siasi passata la Vistola; e le lettere del Re, che inculcavano instantaneamente questo passaggio, ed affrettavano le operazioni, non lasciavano luogo alcun o di bilanciare, né di star in sospeso. 2- Il poco resto della buona stagione che rimane all'operazioni; l'avantaggio, che l'inimico riceve nell'aver tempo di fortificar sempre di più in più le sue piazze, non permetteano indugio. 3- S'egli si pretende da' Polacchi vitovaglie, e quartieri d'inverno per l'essercito, e s'egli si pensa di servirsi anche della loro affezione in cose maggiori, qual via di guadagnarsi il loro animo, sarebbe stato il restarsi ozioso, e sarebbe su 'l tempo dell'opportunità, e del bisogno. Se sono lenti i Polacchi a provedere i viveri, non ostante ch'egli si operi a conformità de' loro proggetti, come non sariano stati lestissimi caminando noi per via diametralmente contraria alle loro inclinazioni? Non sono eglino più viveri e più foraggi nella Prussia, che nell'altre parti del Regno? Non vi si può egli pigliar de' posti per una parte de' quartieri di verno? Non si risparmia egli intanto per un bisogno, e per un rinfrescamento il Palatinato di Posen, e quella -parte che è di là dalla Vistola abbondante di viveri, e sicura? 4- Se Brandeburg sta su 'l punto della conclusione de' suoi trattati (negozio di così grande importanza, come il mondo sa) e s'egli volesse allegare, o per onestà della sua causa, o per vanità della sua importanza, d'esser stato costretto a partirsi dallo Svevo per la forza contro la quale non ha potuto resistere, qual verità o qual valore avria avuto questa ragione se l'Armata fosse stata non solo fuori dalla Prussia, ma a 20 leghe lontana, e disgiunta da un fiume reale, come la Vistola? 5- Certo, che l'ostinar l'animo contro a tante ragioni, ed il protrarsene il passaggio dell'essercito contro a quella regola aurea della celerità in guerra,frange mores, non ha potuto agir nell'animo mio. E se in tal constituzione di cose mi trovassi cento volte a deliberare, e non avessi espresso ordine di sospender la marcia, cento volte risolverei di fare quello che ho fatto. Di più, essendo noi da questa parte della Vistola, potremo rippassar di là a nostro talento; ma fermatisi di là


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una volta, non si avria a trappassar più di qua senza gran perdita delle congiunture. · 6- In fine, il Maresciallo Statzfeld giunse all'Armata il giorno de' 3, nel qual tempo io era ito a Varsavia, ed un Reggimento solo di fanteria era passato; perché non sospese egli la marcia se non gli piaceva? Egli veramente giunse alli 4 a Varsavia, dov'io fui subito a trovarlo, e a dargli parte di questo passaggio, della situazione de' quartieri, del mancamento della provianda, e de' punti, che avevo trattato col Re, e delle sue regie risposte. Il giorno seguente ritornai da lui, e richiedendolo de' suoi ordini, poiché io me ne ritornavo all'essercito, mi disse ch'io affrettassi il passaggio dell'Armata, e che incominciassi ogni cosa. E doppo la mia partenza, mi scrisse poi una lettera, che la Cavalleria andasse innanzi per bloccar Thorn. Ora, che colpa ho io dell'inegualità de' suoi concetti, e della contrarietà de' suoi propri usi? Egli può cantar "Come va il mondo, or mi diletta, e piace Quel che già mi dispiacque" Ed io posso dire de bono opere lapidaverunt me.


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GIUDIZIO CONGETTURALE SOPRA LE INTENZIONI E CONSIGLI DEGLI UNGHERI [1662]

Il zelo indiscreto, che hanno gli Ungheri di mantener la libertà, fa precipitarli in una dissoluta licenza, ch'è la via diritta a perdersi, come se ne sono visti freschi gli essempi nella Polonia, e nella Danimarca, la quale ammaestrata a sue spese, ha poi imitato la forma della reggenza. Sono gli Ungheri così pieni di gelosia per lo mantenimento dell'eresia, della licenza, e delle proprie sostanze, che implicano in continue contradizioni nelle parole, negli atti, e ne' desideri loro medesimi. Vogliono la guerra, ma non già alcuna di quelle cose che sono concomitanze inseparabili della guerra; vogliono gli aiuti, ma non già l'Arme ausiliarie; vogliono il fine, ma non già i mezi. Da questo fonte scaturiscono mille rivi d'imprecisioni, di perniciosi dissegni, di pessimi effetti, di cose in se stesse diametralmente contrnrie. 1- Suplico nell'anno passato instantemente il Regno d'Ungheria e Sua Maestà per aver l'Armata Alemanna, ma appena fu alloggiata su i confini per entrare, che s'indicono orrende essecuzioni a Posonia, ed uno de' magnati principali disse publicamente ad alcuni Ambasciatori che andavano da Vienna nelle piazze d'arme, che poteano esser sicuri che dell'Armata Alemanna non saria ritornato a dietro pur un sol uomo, perché quelli che sariano avanzati alla fame, alla peste, ai disagi, ed alle spade del Turco, non avriano fuggito le ~abre <1l degli Ungheri. 2- Esclamarono ad alta voce gli Ungheri, ch'egli si dovesse dar aiuto al Kemeni ed alla Transilvania, ma prestato che fu l'aiuto, biasimarono la risoluzione col dire che Sua Maestà s'era troppo impegnata, che il Kemeni non avea forze né aderenze, né fondamenti, che ,il Turco lascieria stare quella parte alle spalle, ed entreria a dar il guasto all'Ungheria, ed all'Austria, e che per aiutar l'altrui, perdessero il proprio. 3- Uno de' principali magnati messo in campo, suscitò frn tutti la rifflessione a quell'Articolo antico di non doversi contribuire cosa alcuna in nissun caso. Un altro biasimò talmente la proposizione toccante gli alloggi della soldatesca, che suggeri più tosto motivi di negarla ch e d'accordarla. Un altro notifica ogni cosa ad un secondo (Tekeli), che lo communica al Reday, questi all'Apaffi, e l'Apaffi al Turco. Un altro dice che quello ch'egli edifica, il secondo lo distrugge; un altro confessa, che 1 France.sismo da sabre, sciabola.


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molti de' Principali hanno intelligenza coll'Apaffi, e molti col Turco: quindi è che si sono scoperti in Cescovia, in Zathmar, ed altrove, tradimenti e corrispondenze col Turco; che s'è machinato d 'assoldar Ruteni per sollevarsi, che in Cescovia sono stati sollicitati alcuni Transilvani, che vi trafficavano ad unirsi insieme cogli Ungheri per cacciar fuora e tagliar a pezzi gli Alemanni; che prima della rotta del Kemeni, e su 'l principio de' suoi progressi, si spargevano sempre fra gli Ungheri nuove sinistre, e pregiudicievoli al nostro partito; che s'è negato l'alloggio all'essercito, e l'intrattenimento ai cavalli dell'artiglieria, e nissuno de' magnati ha volsuto porre la mano alla riparazione; che i gentiluomini hanno proibito ai villani (che lo dfsideravano) di ritornare alle case loro, e d'accomodarsi co' soldati; che non hanno volsuto non per danaro e con loro utile, vender queUo ch'essi avevano di superfluo; che sono andati in caccia de' poveri soldati ammalati, o rimasti a dietro, come alla caccia delle fiere, e da per tutto dove hanno potuto soprafarli, gli hanno spietatamente trucidati; che le città regie hanno negato di ricevere guarnigione, nel che tutti gli Stati s'interessano. 4- Ma la confessione propria del Visconte Abajusdevenise, ha svelato il mistero del senso degli Ungheri al Cancelliere trattante ultimamente in Cescovia il ricevimento della guarnigione, con avergli detto che sicuramente la città non la riceverebbe, perché non solo i cittadini, ma anche gli Stati vogliono che là non entri, in ciò consistendo la libertà loro, non potendo essi imaginarsi altro, se non che Sua Maestà abbia dissegno di dominarli nell'istessa forma ch'ella signoreggia gli altri suoi paesi creditori, onde tutta la massima degli Stati deva essere d'impedire tutti i mezi, che possono indurli in servitù, né esservi mezo più adeguato per asoggiettarli, che l'avere presidio di gente Alemanna dentro alle Città Regie, ed una florida Armata in campo. Dunque, per la ragione de' contrari, e per gli atti sopra allegati, e per le storie passate, bisogna neccessariamente inferire: I- Che il Consiglio degli Ungheri grandi e piccioli sia a) di non soffrir guarnigione nelle piazze, b) di far perire l'ArmataAlemanna, c) di volere un Principe in Transilvania più a loro aderente, che dipendente da Sua Maestà, accioché sia in ogni caso protettore de' loro capricci. Alcuni sariano contenti dell'Apaffi, col quale hanno corrispondenza, alcuni vorrebbero il Reday, altri forse pensano al Bachis Gabor, la cui figliuola è stata nuovamente presa in moglie dal figliuolo del P-alatino.


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UMILISSIMO PARERE INTORNO ALLA CONSERVAZIONE DELL'UNGHEIUA, E DELLA TRANSILVANIA All'Imperatore, di St. Peter, li 25 Febraio 1662 In ordine alli Clementissimi commandamenti di V S. Cesarea Maestà dei 14 del corrente trasmetto umilissimamente gli scritti qui annessi, mentre che a' suoi piedi Imperiali riverentissimamente m'inclùno. Si considera tale conservazione in ordine a tre sorti di Stato: I- Lasciandosi sostanzialmente le cose ne' termini in ch'elle sono. II-Alterandosi le disposizioni nell'Ungheria Superiore. m- Mutandosi la forma della guerra. I

Per la conservazione dell'Ungheria, e della Transilvania, lasciandosi sostanzialmente le cose ne' termini in che elle sono, s'avranno le cose seguenti. 1- Eleggere· Zathmar come centro, e cuore di dove si distribuiscono i spiriti vitali alla circonferenza di tutte le altre piazze situate di là dal Tibisco. Imperoché Zathmar è luogo capace, ha vantaggio di sito, è fortificato dall'arte, il terreno all'intorno è fertile, vi è abbondanza di pascoli, molini ad acqua, ed altre c0mmodità: e però, quivi dev'essere il gran fondaco, e la massa di tutte quelle cose che hanno a servire a tutte le altre piazze. 2- Si formi dunque a Zathmar, senza perdita di tempo: a) magazini di grano per li quali si sono già dati gli ordini opportuni e le disposizioni sono incominciate. b) magazini di polvere, piombo, miccia, Schanzzeu'g, che devono venire dai paesi creditori, sin che s'aggiusti in modo di fabricar la polvere nel paese. c) Fonderia per gittare artiglieria, mandando collà un buon maestro che intenda l'arte, ed assista alla fabrica del Gussm. d) Ospitale per gli amalati comperandosi qualche casa e rassettandola a tale effetto. e) Spezierie ben fornite di medicamenti. 3- Levare fuora del castello gli Ungheri, i quali per esser Acatolici e

1 Perfabrtca del Guss, Montecuccoli intende lafonderia.


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mercenari, e per l'addietro grandi famigliari co' Turchi, nel tempo che servivano il Ragozzi, cagionano qualche sospetto, come il Generale Heister ha rappresentato più volte; e si potria, o levargli affatto per assoluto commando, o farli mutare di presidio con altri Ungheri catolici. 4- Spignere 1000 Cavalli e 1000 Dragoni a Zathmar, subito che l'erba sia in campagna, accioché possano rinforzare con diligenza i presidi degli altri luoghi, che n'avranno più di bisogno a proporzione della gente che vi sarà morta l'inverno; convoieranno le cose neccessarie prima che il Turco si metta in campagna. 5- Commandare all'Heister, ed al Colonello Kopp, che affrettino il lor ritorno collà. 6- Convenire con quella parte degli Stati di Transilvania, che richieggono la protezione di S.M. Cesarea (come dall'umilissimo scritto, e come senza forme avrà fatto il Kemeni, e gli Stati medesimi _per mezo de' loro obbligati) accioché cooperino al mantenimento ' delle piazze, ed a formar fra di loro qualche Corpo che campeggi di qui o di là dove sia il bisogno. 7- Formare un campo volante di 3 milla Cavalli e 1000 Dragoni, il quale a) si porti ora a Tockai, ora a Zathmar, ora nel comitato d'Ungh, ora in quello di Zemplin, secondo le occorrenze; ma non si raguni prima del bisogno, per non consumare troppo per tempo li magazini, e se stesso. b) Abbia per scopo d'invigilare ai moti dell'inimico, e conoscendo che il Turco abbia dissegno d'invadere qualche piazza, gettarvi dentro Cavalleria e Dragoni, e distribuirne ancora nelle piazze circonvicine, accioché colle scorrerie continue molestino i foraggeri, i convoi, e le partite degli assediatori. 8- L'andare a soccorrere a dirittura con un essercito Reale una piazza attaccata dal Turco nella Transilvania, ha questa improbabilità. a) In una distanza sì grande l'Essercito è mezo distrutto dalle fatiche della fame e dalle malattie de' soldati, prima che giunga collà. b) Vi arriva tardi, debole e stanco. c) Non trova nissun preparamento di viveri, di foraggi, o di munizioni; ond'egli è neccessario, o a venir subito ad un fatto d'arme anche con ogni disavantaggio, ed a soggiacere probabilissimamente ad una total rotta, o a pigliar posto, e fortificarsi in faccia dell'ìnimico. Ma il pigliar posto (senza aver le spalle sicure per la condotta de' viveri, o·senza averne abbondanza nel campo, che non si sia tanto obbligati ad uscir fuora a cercarne in presenza d'un inimico tanto più potente di cavalleria), è un mendicar precipizi ed un volersi perdere senza combattere, come se ne sono visti tanti essempi, e freschi nelle passate guerre.


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9- Il soccorrere una tal piazza col fare scorrerie e mettere a sacco il paese nimico, non può riuscire in questo caso; perché i villani del paese sono tutti Cristiani, ed il male ricade solo sopra di loro, non sopra a' Turchi; e se s'abbruggiano, o si distruggono qualche luoghi deboli, quei del paese hanno poi a rifarli a costo del proprio sudore, e delle proprie fatiche, ond'egli rimane solo. 1O- Il modo di soccorso per diversione: attaccando nel medesimo tempo un'altra piazza dell'inimico, ed alterando le disposizioni della guerra.

II Per la conservazione dell'Ungheria, e della Transilvania, alterandosi le disposizioni nell'Ungheria superiore, servono le cose seguenti. 1- Stabilire fermo il piede nell'Ungheria superiore e prepararla a ricevere le debbite forme di magazini, arsenali, fortificazioni, ospitali, etc, perché il voler unire li due esserciti della Transilvania e dell'Ungheria Inferiore senza il mezo dell'Ungheria Superiore, implica contradizione. a) La linea è troppo distesa, lunga, senza coerenza, senza latitudine, discontinuata, ond'egli manca la debbita continuazione. b) U castelli di Tockai, Zendro, Ftùek, Ecsed, sono angustissimi, né servono al caso, dovendosi avere tali luoghi che siano capaci di dar ricetto a quantità numerosa di soldati in caso di bisogno; che contengano moltitudine di operai, che abbiano il tr.ufico di molte genti, che abbiano piazza per arsenali, magazini, ospitali, etc, e che possano incommodare un nimico che volesse entrar nel paese, e lasciarseli alle spalle; e possano in caso di neccessità, dar calore ed appoggiare un essercito. c) Il Turco, il quale costeggia tutto questo tratto, ha sempre lingua sicura di tutto ciò che si vuol fare, perché rispetto alla gran contanza in Transilvania, non si può esseguir cosa alcuna senza fraporre molto tempo fra il termine della mossa e quello dell'essecuzione. Onde il 1\1rco ha tempo abbastanza di mettersi insieme, d'opporsi, o di venire alle spalle, e tagliar affatto la con-ispondenza, gli aiuti, e le ritirate. d) Gli essempi delle guerre passate insegnano che non si giunge mai in Transilvania senza aver prima preoccupate le piazze nell'Ungheria Superiore, e l'ignoranza moderna fa pur troppo toccar con mano, che senza queste egli è assolutamente impossibile d'impossessarsene, e di condurre bene la guerra. . 2- Per stabilire bene il piede, presidiare principalmente la Città Regia di Cescovia, e di Eperies, perché queste a) Hanno tutti i requisiti sopr'allegati.


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b) Chiudono il paese con una linea di continuazione dalle montagne di Polonia sino al Tibisco. c) Tagliano la commodità al Turco d'introddurvisi, e di fare per tale introdduzione una totale separazione del paese, ed una intiera distruzione della Transilvania, e di tutta quella soldatesca che fosse in quelle parti. d) Possono in caso di qualche impresa risvegliata da buona congiuntura, recar sicurezza ai bagagli, malati, artiglieria grossa, ed altri impedimenti che in simili occasioni si lasciano a dietro. 3- Per presidiare le suddette città a) Presentarvisi dinnanzi coll'essercito fornito delle cose neccessarie subito che l'erba sia in campagna, chiudendo l'uscite de' Turchi, e facendo venire il pane di Szendro o Tockai, dove addesso si accumulano i grani.

b) Overo conferir il commando del presidio Alemanno a qualche magnate Unghero, a condizione ch'egli ve lo introdduca, perché forse per tal senso passerebbe fra gli Stati, e fra i cittadini, il sospetto d'aver a ricevere pregiudizio nella libertà, vedendo la cosa maneggiata per uno della patria, e doppo la morte del quale potria poi sempre rimettersi il commando in un suggetto Alemanno. 4- Fisso il piede in tale modo, non saria poi difficile il fare a tempo cavalcate nella Transilvania, o scorrerie verso Agron; ma bisogna formarsi un'altro transito (oltre a quello di Tockai) più verso i monti per li comitati di Ungh, e di Zemplin, come sarebbe verso Apati, perché a) La linea sarebbe più breve; b) più sicura, come più lontana da Varasdino, meno suggetta alle spie, e ricoperta dalla Craszna c) ed il tratto ch'è troppo lungo da Tockai a Zathmar, saria modificato per il forte che si farebbe construire ad Apati nella confluenza della Craszna, e del Samos. d) Ma perché detto luogo Apati, è situato naturalmente molto basso, e perciò ogni anno suggetto alle innondazioni (come se ne veggono i segni negli arbori) ci vorrà tempo, ed opera assai in alzar molto il forte, il quale alzato che sia una volta, sarà tanto più sicuro contro agli attacchi, quanto che l'assediante avrà sempre da temere le innondazioni.

III Per la conservazione dell'Ungheria e della Transilvania, migliorandosi la fortuna della guerra, serviriano le cose seguenti 1- Operare principalmente al Danubio, dove


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a) Si ha il vantaggio del fiume che assicura un fianco, o le spalle dell'essercito, e p orta con facilità le munizioni, le proviande, ed altre cose neccessarie; b) si assicurano, e tengono coperti gli Stati ereditari, ai quali tutte quelle conquiste servirebbero di antemurale. c) Si può operare subito, che la stagione il permette senza consumar il tempo alla lunghezza delle marcie. d) Si accorcia la linea d ella communicazione coll'Ungheria Superiore, la qual linea è addesso a noi troppo disavantaggiosa, mentre che il Turco può caminare per la corda, ed a noi conviene caminare per l'arco, ed egli può spingere tutte le sue forze in un tratto, là dove gli torna a conto, il che non po<s>siamo far noi per averle tanto distenute <2>, ed isconesse; e) Si va levando una parte delle contribuzioni al Turco e si applica in utile proprio. f) Non si daneggia con le marcie il paese proprio, poiché su bito s'entra su quello dell'inimico, e così vengono gli Ungheri a non sentire nocumento, e però ad essere soddisfatti, e mossi alla pronta coop erazione delli Imperiali. g) Si tocca il Turco sul vivo, e però s'aiuta per tal diversione più efficacemente la Transilvania. 2- Tener un campo volante nell 'Ungheria Superiore di 4 milla Cavalli e di 2 milla Dragoni, e qualche pezzetto leggiero d'Artiglieria, come s'è detto di sopra, aggiungendovi a) qualche numero di Ungheri b) qualche numero di Transilvani, alli quali S. Maestà p otria somministrare qualche Dragone, e con questo formar qualche Capo di quella nazione, fedele, intelligente della guerra, e personalmente dipendente dagli ordini Cesarei. , 3- Provedere da per tutto metodicamente e con armonia delle parti a) Camminando passo a passo, e col piè di piombo e non per salti. b) Espugnando piazze, e fortificandole bene, ed espugnate ch'elle siano, c) facendo la guerra in giro, e non già in una sola linea retta, fissando il piede; e fermar la communicazione d'un luogo all'altro vicino: accioché la coerenza de' Stati, delle piazze, e degli esserciti sia ben affermata, e che si possano sempre spingere tutte le forze unite là dove il

2 Significa oppresse, impedite, contrastate.


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bisogno richieda, e che una parte possa dar aiuti reciproci all'altra. Imperoché d) il voler guereggiare per via di scorreria, e con gran campeggiamenti, e coll'abbrngiar in un tratto molti paesi (modo proprio e naturale degli esserciti che combattono più colla gran moltitudine che con l'arte) gli è un abbandonare i propri vantaggi per esporsi allo scoperto a quelli dell'inimico, ed un cercar perdite, e non acqtùsti, come successe ai tempi antichi ai Romani quando guereggiarono in Asia, ed a' tempi moderni al Re di Svezia, quando prese a scorrere tutta la Polonia da un capo all'altro. 4- Che trovandosi il Turco nella guerra, possa mettere in campo da 125 milla Spachi, da 40 milla Giannizzeri (come avvisa il Residente da Adrianopoli) senza contare le armi ausiliarie de' Tartari, Valacchi, Moldavi, Transilvani; non vi è dubbio, e però non vi è dubbio, che non si può far la guerra col Turco se non col fondamento di buoni apparecchi, e con qualche proporzionata abbondanza di forze. Ma egli è ben anche vero a) che trattane la soldatesca da' confini, il resto non è molto agguerrito. b) Che la Cristianità non ha mai avuto armi sì floride in piede, e sì raffinate nell'arte militare com'ella ha di presente. c) Che si legge, Massimiliano II Imperatore, aver avuto l'Anno 1566 sotto alle sue insegne contro a' Turchi, un essercito di 100 milla fanti, e 59 milla Cavalli, e che allora si valutavano nella Cristianità da 300 milla Parocchie, e 150 milla Conventi, che a due uomini per parocchia, e ad un uomo per monastero (dati ed intrattenuti effettivamente, e pagatosi il danaro per assoldarlo, e per mantenerlo) faceano 750 milla uomini, quello che fu allora possibile, non è fatto ora impossibile.


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COMBINAZIONE DELLA GUERRA CONTR'AL TURCO IN TRANSILVANIA, ED UNGHERIA

8 Marzo 1662 1- Gli Ungheri hanno così in odio gli Alemanni, che odiano gli Ungari stessi li quali si mostrano affezionati agli Alemanni. a) Forgatsch viene mal volsuto dagli Ungheri perché egli usa civiltà agli Alemanni. b) Quali esclamazioni non ha avuto il Palatino contro al Kopp, perch'io ho lodato il suo buon comportamento? c) Che lettere minacciatorie non hanno ricevuto il Meczeri, ed il Fodor, perché si sono adoperati in servigio dell'essercito Alemanno? d) A due gentiluomini nel comitato di Thorocz sono stati abbruggiati gli alloggiamenti, né si sa da chi, ma sospettano da malevoli Ungheri, perch'essi due gentiluomini hanno conversato civilmente, e famigliarmente con gli Uffiziali dell'essercito. 2- L'Imperatore, nelle sue lettere requisitoriali agli Stati, in suggetto degli alloggiamenti della soldatesca, fa sempre menzione che si pagheranno le vettovaglie. Ma perché far ciò, sapendosi che non si dà il danaro equivalente al soldato per pagarlo? Certo, questo non è altro che un legitimare la loro renitenza, confermarli nel mal proposito, e dar loro fondamento, o di non dar i viveri, o di diffendersi a forza contro a chi li piglia, come non autorizzati da Sua Maestà. 3- Il Comino scrive di Zathmar bisognare che, per la macina, egli dia, d'ogni 10 Kubel di grano, un Kubel, o paghi due fiorini, così anche al Comissario Eckhart convien fare in Cescovia. E perché gli Stati non danno mai la condotta per i grani ( come in Klein Waradin sono da 800 Cuboli di grano già da un anno, né gli hanno mai volsuto trasportare a Kallo che ne ha bisogno) onde, o il grano si guasta, o non serve, o bisogna finalmente pagare le condotte a danari contanti. Si considera che spese hanno queste nella prima compra, nella qual conviene sempre pagare più di quello ch'ei vale, e tal ora pigliano il danaro, e non danno il grano, e tal ora lo danno guasto, e corrotto, o misto con diverse sporcizie nella condotta, nella macina, nel cuocere il pane. Simile ragione milita anche ne' vestiti, nelle selle, pistolle, rimonte, etc. Onde a gran ragion si disse esser la guerra troppo dispendiosa in queste parti. E bisognasi o transferirla altrove, o disporre qui la provincia a ricevere le vere forme della guerra, sin ch'ella duf'a. 4- Da Comorn sin al Tibisco saranno da 80 leghe, e per la strada alta, che ordinariamente si fa, e ch'egli convien fare per sicurezza, e per l'ac-


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que, che impediscono la strada bassa de' confini, non ci è pure un magazino per via. E pure, quando si marcia, tutti li paesani fuggono a' monti, ed alle selve, né lasciano manco una finestra nelle case, onde di che hanno a vivere al passaggio continuo le truppe? 9 Marzo 1662 Questione: Quid agendum nella guerra di Transilvania col Turco?

Supposizioni, basi del discorso. 1- Parlando assolutamente della guerra col Turco, egli è avantaggiato alla Cristianità di farlo, perché I- Da secoli, e secoli non si sono mai avute in piede fra Cristiani arme sì floride, essercitate, e raffinate nell'arte, e numerose come addesso. II- La pace, trattone la guerra di Portogallo, è nella Cristianità. ID- Il Tartaro ha qualche discussione col Turco. IV- Li Veneziani sono in guerra aperta con esso. V- La Lega vi tratta, e già si hanno visti gli aiuti di 1O milla uomini dati e mantenuti dall'Imperio, 100 milla talleri il mese dell'Italia; la divisione potentissima de' Francesi e Veneziani nel Mediterraneo. 2- Parlando rispettivamente in ordine alla disposizione de' Stati, e delle forze di Sua Maestà, egli è disavantaggiato a S. Maestà il farla, perché I- Gli Ungheri vogliono delle cose contradittorie. II- Le piazze non sono fortificate, li magazini non sono formati; li requisiti non sono in ordine; i paesi di Sua Maestà sono aperti. ID- L'intratenimento della soldatesca non è aggiustato, ed è troppo picciolo. IV- La Lega non è conchiusa.

Discorso 1- S'egli è avantaggioso alla Cristianità il far la guerra col Turco, non bisogna trascurarla. E s'egli è disavantaggioso a Sua Maestà il farla, non bisogna precipitarla. Occasiones nec praeter minantur nec antevertantur. Dunque 2- Sia la strada del mezo. I- D'aggiustarsi presentemente col Turco perché tale aggiustamento non è in ogni modo perdente.


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II- Preparare intanto la materia a ricevere la forma di una buona guerra. 3- L'aggiustamento sia I- La confermazione del Principato in Apaffi. II- Che se il Turco vuol ritenere Warasdin, Sua Maestà ritenga Zathmar e Zachelhut: le altre piazze si diano adApaffi. Questa confirmazione riesce riputevole, perché già il Kemeny, che S. Maestà avea preso a proteggere, è fuora del mondo; gli Stati di Transilvania, eccettuatone pochi, rifiutano, o non chieggono più aiuti. Ma le condizioni devono essere, che il Turco non occupi alcuna piazza, che i buoni Transilvani restino illesi, e sicuri; che il Principe resti Principe d'effetto, e non solo di nome. E che il Turco osserverà queste cose, o non le osserverà. Se le osserverà, non avrà egli fatto alcun progresso in questa guerra, e le cose saranno nello stato di prima; se non le osserverà, com'egli probabilmente non farà, si farà allora la guerra con maggiore avantaggio, avendosi guadagnato il tempo di preparar la materia, e di far intanto la Lega eventualmente; ma tale ch'ella possa, ed a termine preciso doppo l'intimazione, operare subito. E quando il 1\1rco osservasse le condizioni in questo, non l'osserverà nel negozio de' confini, onde s'avrà sempre una porta aperta alla rottura, purché si sia in ordine. E i Transilvani, di natura inquieti, instabili, e perfidi, si stufferanno dell'Apaffi e del Turco, e più che danaro, richieggheranno aiuti. Notasi che, trattandosi d'aggiustamento coll'Apaffi, il primo punto sia ch'egli non violenti le piazze che si tengono, n é impedisca la communicazione sin alla conclusione del trattato. Ritenendo il Turco Warasdino, dove ha da 5 milla uomini di guarnigione, Sua Maestà lo tiene imbrigliato con Zathmar, e colla fortificazione della città di Zachelhut, che saranno capaci del medesimo numero di gente; e la città di Debrezen può somministrare l'intrattenimento eguale ad ambo le parti. 4- La materia si preparerà I- Conchiudendo eventualmente la Lega: ma questo segreto hanno solo da saperlo il Papa e il Re di Spagna. II- Disponendo gli Ungheri a voler la guerra d'una volontà determinata ed efficace. ID- Facendo le fortificazioni, e provigioni neccessarie. IV- Assegnando luoghi fissi per l'intrattenimento sicuro, e per le venute, e per la rimonta dell'essercito. 5- Provigioni I- Viveri: magazini in Raab, Comorn, e negli altri luoghi; si aggiusti col paese una quantità determinata, accioché chiedendola, non si faccia


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oltre il ius; siano consegnati alli Proviandmastri e•> di Campagna, li quali ne abbiano da rispondere, ed a me ne sia data una nota. II- Munizioni per 100 tiri ad ogni cannone, e 100 tiri ad ogni moschettiero. III- Stromenti: Schanzzeug, ponti. IV- Cavalli per l'Artiglieria. V-Artefici: Ingegneri ([illeggibile]), pettardieri, mastri di ponti, di fuochi d'artifizio, mastri barbieri, scultori, professi minatori, marescalchi. VI-Guide. VIl- Ingegneri. VIII- Spie. 6- Operazioni I- Diffendendosi il Paese, si stia in luogo da poter andar da per tutto. II- Le proviande e le neccessità, possano facilmente venir al Campo. III- Si stia sicuro.

Volendosi offendere l'inimico I- S'attacchi Canisia, e Gran o Strigonia, perché s'avrà la commodità del Danubio, e toccandosi l'inimico nel cuore, si divertirà dall'Ungheria Superiore, e da ogni altro dissegno; e si preserverà in tal modo la Transilvania. Tutto il segreto sarà di far la guerra l'Inverno, e quando il Turco suole ritirarsi dalla campagna, e che l'acque sono gelate, e che si può passare da per tutto. Ma ci vorranno: vestimenti, tempo, viveri, legna.

1 Capi magazzinieri.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

SAGGIO DELLA COMBINAZIONE AD ARTEM SCJENDJ UNWERSALEM m 9 marzo 1662 Proposizioni

1- Gli Ungheri sono affascinati dall'idea della libertà ed eresia: per questo zelo indiscreto , 2- vogliono in sostanza un principe in Transilvania che non dipenda da Cesare, e che possa proteggere i loro capricci. 3- Vogliono la guerra, ma non già i soldati: gli aiuti, non l'arme ausiliarie, il fine di ricuperare i luoglù che tenne ilTurco, ma non già i mezi. 4- Corrispondono con l'Apaffi ed hanno delle seconde intenzioni. 5- Vanno alla caccia de' soldati Alemanni come delle fiere. I protocolli dell'offizio Auditoriale, la marcia del Kemeni fanno fede. 6- Le Città Regie, e la maggior parte della picciola nobiltà, e della plebe, è Acatolica; quindi 7- le Città Regie rifiutano guarnigione. 8- Tutti hanno in estremo odio gli Alemanni per timore di perdere i privilegi della libertà, e di perdere la religione; perciò 9- corrispondono anche col Turco: dicono e parlano cose communicate contro alla Corte, contro all'Essercito, contro a tutti. 10- Hanno servito la più parte contro all'Imperatore. 11- Homonay non volle darmi soccorso pur d'un uomo, anzi lo rivocò quand'io entrai in Transilvania. 12- Palossi, e lo Ciacky hanno comandato a' villani di far danno, spogliare ed amazzare quanti Alemanni mai possono. 13- L'Apaffi è il principe di nome, ma il Turco di fatto. 14- Ungheri e Transilvani incostanti, leggieri, perfidi_, odiatori degli Alemanni. 15- Guanùgioni degli Ungheri non sono pagate, e vivono di rapina. 16- Guarnigioni Alemanne si disfano, e si consumano per il cativo trattamento, per l'aere infetto, per il cativo coperto. 17- Da Komorn sin a Zathmar non vi è piazza alcuna che vaglia: se vi è qualche castello, come Villeck, Novigrad, sono luoglù angusti, non piazze come bisognerebbe fossero: Varadino è imperfetta, Zathmar istesso non è perfetta; dal che s'inferisce: 18- la linea della communicazione di Komorn sin in Transilvania essere 1 Il testo seguente è stato ricostruito sulla base di appunti personali dell'Autore, i quali non si presentano in modo organico e hanno forma di brogliaccio.


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interotta, distrutta, non coerente e spropositata, perché non si possono sonùnistrare gli aiuti al bisogno, e a tempo.111\.irco può frapporsi nel mezo, e fare un'intera prigione; il paese stesso è ininùco nell'animo. 19- Quello che si possiede in Transilvania sono castelli, e non piazze reali: Coloswar non è luogo forte: li paesi Transilvani, ed i borghesi prevagliono agli Alemanni: in Fagaras sono stati da 500 Transilvani e 450 Alemanni. 20- Le città della Transilvania, cioè la [illegibile] (li Sicoli non hanno città) vogliono ricevere guarnigione (meno che le Regie d'Ungheria) dal Turco, e molto meno da noi; né il Turco può svernare collà coll'essercito, e noi molto meno. 21- Le piazze del Turco non sono ordinariamente forti per la fortificazione, ma per la quantità de' difensori: son fabricate di legna, e però soggette al danno del fuoco, e delle bombe. 22- Guadagnare in Tr,msilvania è un far acquisto per altri; guadagnar in Turchia è un far acquisto per sé. 1- La fertilità è grande in terra, in acqua, e nell'aere. 2- La nettezza mal osservata nelle fabriche, negli alloggiamenti, nell'econonùa, nella forma del governo., 3- Onde i vini, e l'aere insalubre, a chi non ci è amezo. 4- Le pulci, le cinùci, i taffani, le mosche, le zenzale <2>, i rospi e le serpi infestano ne' campi e nelle case, che non si può né vivere né dormire. 5- Gli uomini sono inconstanti, perfidi, imprudenti, e particolarmente imprudenti nelle consulte pubbliche (perché non hanno chi raccolga i voti, né si pesano i migliori, ma si contano).

Proposizioni 1- Li soldati semplici abbiano picche, moschetti, rondacci m_Vi siano de' Dragoni e de' Corazzieri con guancialletti <4) e caschetti a larga coda. 2- Siano all'artiglieria [illeggibile], sacchi ed avena, palissate corte, punte, triboli ferrati, fuochi d'artifizio, granate etc perché bisogna con quest'inimico ricercare tutti i vantaggi per supplire agli altri vantaggi ch'egli ha.

2 Arcaismo per zanzare. 3 Rondaccio: oggetto a forma di scudo privo di lavorazione, liscio e grezzo. 4 Diminutivo di guanciali, da intendesi come protezione dell'elmo sulle guance, nell'accezione strettamente mjlitare.


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3- Li Transilvani fedeli siano stipenctiati da Sua Maestà, ed agiscano di coesione con l'aiuto d'un corpetto volante Alemanno. I- L'apparizione del Turco nell'Ungheria inferiore sarà quest'anno maggiore che l'anno passato, nel quale tutte le piazze erano essauste di gente, e fornite di munizioni ed impreparate alla resistenza. II- L'apparizione in campagna sarà anche maggiore, perché l'anno passato il Turco s'era preparato per agir solo contra al Transilvano, non contra l'Imperatore. Quest'anno sarà premonito. III- Per fare progressi nella Turchia, e nella Transilvania, bisogna prima levare di mezo gli ostacoli che sono nell'Ungheria Superiore, e ne' confini delle piazze nimiche, e lungo il Danubio, espugnando Gran, Offen, Barcan, Pecs. 1- La Lega contro al Turco deve porre un'Armata Navale nel Mediterraneo, nell'Arcipelago, la quale possa sempre sbarcare da 20 milla in 25 milla uomini.A questo modo s'ingelosirà tutta l'Asia e n1tti i luoghi littorali del Turco, li Dardanelli, e Costantinopoli istesso, perché un buon vento fresco può far portar l'Armata, in 24 ore, a cento leghe di paese. Onde il Turco sarà costretto non solo a tenere la soldatesca di patria collà come in iscacco, ma an ch e mandarvene dell 'altra dall'Europa. Senza questo modo della diversione , egli è totalmente impossibile di ammaestrare qui un corpo di gente proporzionata a combattere il Turco, perché mancano i mezi di sostenerlo, ed allontanare sì gran numero di gente, come mostrano gli essempi passati d'esserciti grossi consumatisi. 2- Il punto principale è di formar bene la linea della coerenza della communicazione, onde si deve: I- far la guerra in circonferenza, non in linea retta coll'espugnar le piazze suddette, e di più Erlau e Watzen. Il-Andar a piè di piombo, e non per salti. III- Connettere l'Ungheria Inferiore colla Superiore, e questa colla Transilvania. Se il Turco manda 12 o 15 milla uomini in Transilvania, ed il resto del suo essercito reale si ponga al Danubio, e tenga quest'Armata in iscacco, non si potrà conservar la Transilvania nella discontinuità e nella gran separazione nella quale siamo? IV- Facendo tale conessione con piazze, presidi, campi volontari, quartieri formati o fortificati, magazini di ogni sorta, nelle strade basse, nelle piazze, frontiere, nella strada alta a Woinitz, Rotenberg, Levitce, Eperies; perché se una disgrazia, o una malizia, o l'uso continuo fa mancare le munizioni, dove pigliarle? Come combattere? Come ritirasi? Strade sicure (tutto il paese è inimico come s'è visto nella marcia del Kniegge; nell'assalimento de' villani, e degli Ussari dello Chiauli e del


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Palossi nel negare i Vorspann (;) anche nella via superiore); mercatanti instradati <6). 3- Dare gli ordini eventuali, accioché si possano disporre le cose con la debbita connessione del presente al preterito, ed J!l futuro. I- Se quand'io fui al Tibisco, non mi s'avesse trattenuto di là e di qua sul Pachoch, coll'aspettativa alle conclusioni di Cescovia, non avria il paese avuto tempo di ritirare ogni cosa ne' luoghi serrati, nelle saline, ne' monti, ed io però avrei potuto alloggiare l'essercito ancor insieme, che avria trovato da vivere; ma avria bisognato sorprenderli, com'io feci nel Meklenburg. II- Se mi si voleva dire di voler imporre guarnigione a Cescovia, non bisognava aspettare che la soldatesca fosse consumata, e separata d'insieme, e li mezi della sussistenza all'intorno di Cescovia distrutti, né bisognava farlo per mano, e per via del Palatino. III- S'egli si voleva estendere li alloggiamenti anche ne' Comitati di Liptau,Arwa,Trotz, Neutra, Trenschin, Presburg, bisognava dirlo sul principio, e non aspettare che la migliore stagione del riposo fosse trascorsa, e la gente in malora. IV- Non bisognava scrivere [t]. Ora il Sichert, che in tutta la Campagna ha scritto 50 lettere _al Consiglio di Guerra, egli non ha mai avuto per sé una sola risposta. 1- Trovandosi l'Arciduca a Cescovia quando il Turco attaccò Warasdino, non andò l'Arciduca a soccorrere a dirittura quelle piazze, ma per diversione attaccò Gran. 2- Non basta che il medico faccia la parte sua, la devono anche fare il malato ed i circostanti. Ed è cattivo segno quando il malato rifiuta e riggetta la medicina, o quand'egli si adira al medico, o quand'egli non sente il male. Così sono gli U:ngheri. Sono quella parte inferiore e sensuale dell'anima, la quale ricalcitra alla parte superiore, ed intellettuale. 3- Dice Agostino: Qui fecit te sine te, non salvabit te sine te. E Dio vuole la salute degli uomini, e vi concorre, ma vuole che anche vi cooperino, e che il loro arbitrio non stia come essanimato senza azione alcuna, passivamente aspettando l'aiuto. 4- Non riuscì a' Romani il guerreggiare con abbruciamento di gran paesi nell'Asia, né riuscì a Carlo Gustavo Re di Svezia lo scorrere la Polonia da un capo all'altro.

5 Rinforzo di cavalli. 6 Il testo, quanto a chiarezza di significato, presenta qualche oscurità, giustificata, come s'è già detto, dal tìttto che si tratta di appunti privati.


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5- Gli Olandesi col guerreggiar piede a piede, sono divenuti de' ribelli, ch'egli e1ano stati sovrani e compagni del Re. 6- La Francia nel mostrare a questo mondo la sua [illeggibile] ed il regno di [illeggibile], l'occupò ma non per lunga durata. 1- La forma della guerra del Turco si è I- di dar battaglia II- abbondar di cavalleria III- consumar i viveri e distruggere le campagne IV- circondar l'inimico V- usar grande sforzo nell'espugnazione delle piazze VI- fare grandi scorrerie VII- uscire tardi la campagna. 2- La forma della nostra guerra dev'essere I- aver un gran vantaggio dalla natura e dall'Arme; II- pigiare il piede, pigliar porti, espugnar piazze III- non si spostare mai troppo da' suoi magazini, e da' suoi vantaggi, e se si può da un fiume reale IV- prevenire l'inimico nell'uscire in Campagna, ed espugnare qualche luogo prima che il Turco esca. V- Far caminare continuamente le recntte di fanti e cavalli, perché continuamente vanno scemando. 3- li fine del Turco ultimo è il possesso della Transilvania, e di riddurla come la Valacchia e Moldavia; il subordinato è di mettere un nuovo Principe a modo suo, ritenere Warasdein, e non volere che l'Imperatore s'ingerisca in questo negozio. 4- Il fine dell'Imperatore ultimo è di non lasciare far progressi al Turco, e lasciarlo avvicinare ai suoi Stati, ed all'Ungheria Superiore: il subordinato è stato di aiutare il Kemeny, ed i fedeli Transilvani che sono r icorsi alla sua protezione. 1- La notizia delle forze del 1\irco che sono state in Campagna si ha dalle liste. 2- La notizia delle piazze che il 1\1rco tiene presidiate, si ha dai dissegni stampati, e a penna. 3- La notizia delle nostre piazze si ha dai dissegni a penna, e stampati. 4- La notizia del paese si ha dai dissegni a p enna, e dall'inspezioni oculari, e dalle carte geografiche stampate. 5- La notizia di quello che bisogna I- per l'Artiglieria II- p er lo Generalstab m 7 Stato Maggio re.


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III- per gli Offiziali della provianda IV- per le recmte e per le rimonte si ha dalle liste particolari 1- Il bisogno di provianda si è I- munizioni II- vettovaglie di grani, cibi, biscotti ID- forni, mo lini IV- carriaggi. 2- Il bisogno dell'artiglieria, di cavalli, carrettoni, minatori, maestri di fuochi d'artifizio, ed altre neccessità che appariscono dalle cose. 1- Il Turco, e la sua instituzione, e modo di reggenza, inclina alla guerra. 2- Ungheri inclinano alla guerra. 3- La corte data all'ozio, ed ai soli raggiri del Gabinetto, l'abborisce. 1- Si facciano i preparamenti della guerra. 2- Si aggiusti la Lega. 3- Si espugnino le piazze. 4- Si assicurino le nostre piazze con buone fortificazioni. 5- Si ordini la dipendenza de' ·Capi l'uno dall'altro, e l'essatta obbedienza. 6- Si avanzi proporzionatamente e a pari passo da tutte le parti. 7- Si dia la mano l'uno all'altro con buone linee di communicazione, con consorzi, con ponti, e passaggi all'angustie, ed ai fiumi, con buona corrispondenza ed avvisi reciproci. 8- S'abbiano dalla Corte ordinanze assolute, eventuali in ogni caso, chiare e distinte, solide e stabili, ed immutabili. 9- Si facciano ordini immutabili alle generalità del marciare, alloggiare, e combattere. 1- Si operi al Danubio principalmente, e direttamente dall'una, o dall'altra parte del fiume, o da ambidue unitamente. 2- Si operi in Transilvania per divisione. 3- Nell'Ungheria Superiore a diffesa. Quando

.. ..

1- Subito che l'erba spunti in campagna; spignere 1000 Cavalli, e 1000 Dragoni a Zathmar. 2- Poi un Corpo di 5 in 6 milla uomini. 3- Comminciare la grande operazione subito, che l'Essercito è in ordine, e vedere di prevenire l'inimico espugnando qualche luogo, o avendo fatta la linea della circumvallazione prima che egli esca in Campagna.


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Le opere di Raimondo Mo11tecuccoft

Quomodo

1- Egli bisogna che un essercito attacchi, e l'altro guardi la Campagna. 2- O che la diversione di Transilvania attira lontano il ni.mico, come fu fatto l'anno passato. 3- O che si prevegna con la celerità la sua ritirata. 4- Si può attaccare Gran, o Buda, o Warasdino. 5- Si può andare a dirittura a far giornata col Turco perché, purch'egli si sia capace di dar la battaglia, egli non può mai vincerla, non potendo egli fortificarsi per la grande circonferenza, e per non aver fanteria abbastanza in proporzione della cavalleria per guardare le linee, e per diffenderle. 6- Che che si faccia, bisogna risolversi presto, accioché li preparamenti si possano fare a tempo, ed anticipatamente, e che poi non s'abbia ad aspettare quando la gente sia insieme. Non essendovi cosa peggiore che tenere l'Armata insieme oziosa, come si fece l'anno passato per due mesi a canto a Komorn. E perché: I- Si consumano inutilmente i mezi. II- Il soldato impigrisce, e diventa ammalato, e perde il brio, affuma (8), languisce, e sì, sparuta quell'ardore che è l'anima delle belle operazioni. Cumquo

1-Avere i Transilvani. 2- Gente dell'Impero. 3- Ungari. 4- Italia divertisca nell'Arcipelago.

Genti 1- Generali. Principe Roberto, Sparr, Quast, Kopp, Heister, Teugin, Hiest, qualche maestro buono de' fuochi d'artifizio, Strozzi. 2- Colonelli. Caraffa, Schulz.

Artiglieria Vi siano molini a mano, pale ramate, [illeggibile], martelletti, lastre, settole di ferro, legnami. 8 Voce derivata da affumare, da intendersi nel senso di diventar di m<1fa11imo.


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1- Ci sono le liste 2- Mezi cannoni e cannoni intieri.

•

Munizione

•

1- Mille e centinaia coll'Artiglieria. 2- Duemilla centinaia in qualche magazino vicino. 3- Li Svedesi ne consumarono 3 milla centinaia nell'attacco di Praga vecchia, e non la espugnarono. 4- Un campo attaccato dal Turco richiede per lo meno 1 Pf. di polvere per moschettiero, colla quale potrà fare da 25 a 30 tiri. Onde se saranno nell'essercito 10 milla moschettieri, saranno 10 milla Pf, cioè mille centinaia di polvere. Addesso vi è la polvere neccessaria per l'artiglieria, .che suposta di 50 pezzi a 5 Pf. per pezzo, fra grossi e piccioli, sono 250 Pf. per un colpo, ed a 25 colpi, fanno 6250 Pf. di polvere, cioè centinaia 60, che in un giorno fanno 160 centinaia. Ora se il Turco attacca il campo tre o quatro giorni di seguito com'è suo costume, ci vogliono 800 centinaia di polvere, e poca ne resta d'avanzo. 5- Gran quantità di granate, e fuochi d'artifizio, bombe etc.

Vittovaglie, danaro 1- Il soldato non può vivere col danaro che gli si dà, perché: I- li viveri, il vestito, ed ogni cosa è più rara in questa provincia che altrove. II- La fatica è maggiore ed il s0ldato merita di più. III- Il pericolo della schiavitù è orrendo.

Offendere, diffendere: come sopra.

Soccorrere 1- Per diversione, come s'è detto. 2- Con danari.

Fortificare L

1- Le piazze si fortificano

2- Si pensi adApati, ed a Tokay e qualche posto nell'Ungheria.


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Far guardia, marciare 1- Magazini fra strada e tm ppa. 2- L'Essercito sia in Campagna. Alloggiare, combattere 1- S'abbia ordine espresso di poter venire a giornata se l'occasion e se ne presenta, accioché p oi n on si dica d'aver trascurata la congiuntura. Ricognizione 1- S'abbia qualche spia, ma degli Ungheri; si faccia inquisizione a Raab. Si paghi bene. Segretezza 1- Gli Ungheri non risappiano cosa alcuna, altrimenti viene subito propalata. Questa p oca segretezza è cagionata I- dalla costituzione del Regno, che vuole che non si possa far nulla senza la communicazione degli Stati. II- Dalla natura leggera di costoro, e poco fida. lii- Dalla venalità degli Uffiziali della Corte. Celerità Come sopra, è difficilissimo per le ragioni suddette, e per la lunghezza delle marcie.


J

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RISPOSTA ALLE CALUNNIE CHE QUA E LÀ SI VANNO DISSEMINANDO CHE L'ARMI ALEMANNE CESAREE ABBIANO POCO O NULLA OPERATO L'ANNO 1661

Possonia, li 1 O Giugno 1662. S'imaginava l'Essercito Cesareo Alemanno, dover affaticarsi in cercar complimenti e risponder alli publici encomi, ed ai meritati ringraziamenti con chi gli Ungheri avessino dovuto onorar quest'Armi: e con somma ammirazione ritrova lodi, opprobri e grazie maledicenze; ma questa siasi gratitudine Ungarica. 1- L'aver impedito !'operazioni di 50 milla Turchi che, di qua dal Tibisco, mettevano ogni cosa a fuoco e fiamma. L'averli fatti ritirare da 50 leghe. L'aver ricondotto il Principe Kemeny in Transilvania. L'aver stabilito col presidio di molti luoghi, in faccia al detto essercito turchesco. L'aver, mediante tali presidi, posto un fermo propugnacolo all'Ungheria superiore, e ricopertala: l'aver trasportato fuora dell'Ungheria in Transilvania tutte le Arme amiche e nihliche, e perciò dato campo sufficiente a quella di far le raccolte, e le vendemie quietamente, e senz'alcun disturbo: l'avere, dico io, fatto tutte queste cose, è un nulla nel concetto di questi uomini grati. 2- Posti presidi, dico, che il 1\.1rco non ardì mai d'attaccare, benché vicinissimo: benché dal suo fasto minacciati, perché furono sempre spalleggiati da quest'Arme, sin ch'egli stette in paese: presidi, ch'avevano poi dato (com'è notorio) il possesso di tutta la provincia al detto Kemeny, s'egli avesse saputo valersi delle cose: presidi, che si sono sempre mantenuti anche sin a quest'ora contr'a tutti gli attacchi dell'inimico, non ostante la confusione successa alla rotta del Kemeny; non ostante, che tutta la Transilvania (salvi pochissimi) si sia rivoltata; non ostante che que' presidi, quasi fuora di soccorso per la soverchia eccessiva lontananza dell'Armata (actio non datur in distanti) mercé dell'Ungheria superiore, che non ha mai volsuto condescendervi ad alloggiare l'Essercito, per tutte le rimostrazioni che si sieno lor fatte, e per tutte le ammonizioni ed ordini, che sieno venuti da S. Maestà. 3- S'aggiunga, che s'incominciò la marcia solo nel principio d'Agosto: che nissuna precedente minima provigione delle cose neccessarie fu fatta: che la metà dell'Essercito era inferma, senza sapersi dove lasciarla in sicuro, onde s'era neccessitato a strascinarla seco con impedimento inesplicabile: che gli Ungheri trucidavano quanti soldati mai potevano cogliere in disparte: che quando s'entrò su i confini della Transilvania non che s'unissero all'Essercito gli ussari Ungheri, com'ave-


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/,e open! di Rt1imont10 Montecuccoli

vano promesso, ma furono anzi richiamati a dietro li 250 Cavalli che sin allora erano stati aggregati: che la gente del Kemeny era mal in ordine, avea fresca la memoria delle battiture recenti, era d'affatto a fidarsene poco, com'allora mi disse il Kemeny, e come l'isperienza ha dimostrato dappoi: che de' stati di Transilvania nissuno promise assistenza, anzi scrissero unitamente che pregavano di non incommodarsi a voler aitarli contr'a lor voglia. 4- Quest'operazioni appariranno ad un giudizio spassionato ed intelligente, da per sé grandi, ed in rispetto alle circostanze maggiori: ma la finezza dell'arte richiede di esser riconosciuta per un artefice ed i colori non vogliono essere giudicati da un cieco. Chi fra questi Nobili (eccettuandone pochissimi) intende l'arte della guerra? eccettuandone pochissimi, dico, perché allo stato ecclesiastico non si fa ingiuria col dire che non s'intendano d'una cosa, di cui non fanno professione; ai giovani Cavaglieri, che non sono stati agli esserciti, non è ignominioso l'ignorare una scienza che non hanno mai imparato. Degli altri, che sono stati nelle guerre passate, molti non ci avranno fatto che due o tre campagne, termine breve per un'arte sì lunga: molti si saranno impiegati nel commando della Cavalleria Leggiera, Croata e simile, che d'ordinario suol essere alloggiata in disparte dal campo dell'Essercito, onde s'impiegano solo que' capi nelle partite, nelle scorrerie, nel pigliar lingua, etc. ma non convengono nelle consulte, non reggono le forme dell'operazioni solide, non penetrano le ragioni e le cause del fare e del tralasciare e del guerreggiare più in una guisa, che in un'altra. 5- La Transilvania ha avuto tante, e sì continue turbolenze, che qui dovriano essere i più esperimentati capitani nella disciplina militare. Epure, s'egli si riguarda ai successi ch'ha avuto la condotta dell'Arme guidate da loro, e prima dal Ragozzi in Polonia, indi in Transilvania appresso Claudiopoli, poi dal Barzai sorpreso dal Kemeny, finalmente dal Kemeny appresso Segesburg, vedrà s'abbiano saputo guerreggiare per arte o a caso. Con pili senno disse il Romano Qui secundos optar eventus dimicet arte non casu. Il buon Principe Kemeny avea cacciato l'Apaffi a 30 leghe di là dove egli lo scontrò; avea tutte le piazze per sé, e l'Apaffi non ne possedeva alcuna; tutti gli Stati, con la volubilità naturale, si ritornavano a lui; questo gli poteva per alJora bastare; overo potea anche sforzar la città medesima di Segesburg (dove s'era rifuggito l'Apaffi) prima che ricevette il soccorso de' Turchi, ma allettato dalle buone parole, lo neglette; poteva riscontrare il soccorso turco, e batterlo prima ch'egli fosse unito, e lo trascurò: potea ritirarsi a bell'agio, doppo la congiunzione dell'inimico, e non lo fece: potea fermarsi quivi in battaglia, ed aspettar ben ordinato il fatto d'arme, e fu miseramente tradito e


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persuaso a mandar la soldatesca a foraggio ed a loggiarsi in un villaggio onde fu sorpreso, morto, e disfatto. Qual vestiggio di prudenza militare, per l'amor di Dio, si ritrova in nissuno di questi atti? Ora, se i Transilvani, che sono continuamente su l'Arme, ne hanno così poca intelligenza, quale ne avranno gli altri più remoti dalle guen-e, e meno esperti? E pur vogliono esser critico delle cose e biasimar quello, ch'altri più intelligenti essalterebbero con acclamazioni sin alle stelle. 6- Dicono questi Nobili ch'egli bisognava cominciar la guerra da un'altra parte. Ch'egli bisognava dar battaglia e disfar totalmente il 1\1rco; o non inoltrarsi per di là i confini dell'Ungheria Superiore. Che l'Ungheria ha sofferto molti danni, estorsioni e violenze. I- Quanto ai danni, ben si sa, che un Essercito non può starsi nell'aviso, né pascersi del vento, né può non esser di qualche aggravio al paese dov'egli è, e che ciò è un accidente inseparabile dalla guerra, massime dove non sono preparati i magazini a tempo, dove s'è neccessitato a foraggiare, e dove non si è fatto antecedentemente alcuna disposizione neccessaria, ma trattone questa incomodità indispensabile, qual sì gran danno ha potuto succedere, dove tutti gli abitatori sono fuggiti dalle case e lasciatole vuote? dove a suon di tamburro, e di trombe s'è proibito più volte, sotto pena della vita, il condurre fuora dell'essercito la minima cosa di bestiame, o d'altro? e ciò s'è notificato al paese, città, e passaggi dall'intorno, e pregatoli per lettere a voler esser loro medesimi esecutori di questo divieto, ad arrestar qualunque soldato contravenisse alla grida, a pigliar per quello ch'estrassero, e constituir i contraventori n ella mano della giustizia militare? I protocolli dell'officio dell'Auditoriato Generale mostreranno autenticamente a chiunque vorrà, che con le gride severissime e moltiplicate, s'è proibito con ogni precauzione il male prima ch'egli succeda. Che con severissime pene e castighi s'è sempre punito il male, quand'egli è successo; ma mostreranno ancora che di cento lamentazioni, non se ne sarà verificata una: e che gli Ungheri stessi sono rei di- mille omicidi, martìri e crudeltà, ch'hanno fatto soffrir indegnamente ai soldati. Il Conte Di Rochat ebbe fra !'altre questa commisione dalla Corte, di udire le querele e rimediare i disordini, ed egli lo fece intendere agli Stati; perché dunque non recarono innanzi i loro aggravi? perché non seppero pur una lamentazione ben fondata rimostrare? II- Quanto al far la guerra, da un altro lato, mettiamo tal quistione in disparte, poiché potendosi appoggiar il discorso su la certezza del passato, non s'ha d'agire su le congetture del contingente, ch'avria potuto avvenire, e supponiamo per certo, che chi ha avuto la potestà d'ordinarlo così, ha similmente avuto la cognizione delle ragioni, ch'a ciò lo mos-


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sero; e sogliono gli uomini per ordinario essere così incontentabili ne' loro appetiti, che sì come biasimano adesso quello che si è fatto, e vorriano quello che non si fece; così s'egli si fosse fatta la guerra per altro verso, vorriano che quello stesso si fosse tralasciato, e che si fosse fatto quello, ch'ora biasimano. L'Arme si mossero alla richiesta de' Transilvani e degli Ungheri, per soccorrer la Transilvania: il soccorso retto e immediato era di marciare collà per assister loro, e per opporsi fronte a fronte all'Essercito del Turco ch'era collà: il successo, per quanto ha comportato la materia suggetta, è stato secondo i voti, (purché i voti siano concepiti secondo la ragione) perché il 1\1rco fu rispinto, il Principe Kemeny fu rimesso, l'Ungheria Superiore e gli Stati di S. M. furono coperti; ed il piede si pose così fisso in Transilvania, che vi si ritiene ancora oggidì, né sin ora s'è perso un palmo di terra. III- Quanto al dar battaglia, ella è cosa facile da dirsi, ma per ben discorrerne bisogna bilanciar le forze e le circostanze (Difficile vincitur qui vere potest de suis et de adversariis copiis iudicare), onde il volerne formar giudizio senz'aver preso l'inspezione de' siti, de' luoghi, de' tempi, delle forze, e delle circostanze, ha del presontuoso. S'egli non ci fosse ritegno all'appetito che l'uomo ha naturalmente della gloria, ogni Generale correrebbe a briglia sciolta a far giornata, senza considerazione alcuna della probabilità di perderla o di guadagnarla, perché in qualunque modo la sorte cada, la fama o buona, o men buona ch'ella si sia, rimane sempre grande ed immortale. Ma chi ha l'obbligo di preporre il publico al privato bene, e di sacrificare sé e l'animo suo all'obbedienza degli ordini, non opera senza questa direzzione. Li Generali Hatzfeld e Gotz ebbero reiterati ordini di combattere lo Svevo appresso a Jankavi prima che si cimentassero. Non è quest'atto una giostra o una scaramuccia che vi si vada a capriccio e senz'ordine, se in alcuno mai in questo particolarmente vale il Non licet bis peccare. Ella è massima stabilita che Eoni duces publico certamine numquam nisi ex occasione, aut nimia necessitate confligunt; ma che buona occasione era nel nostro caso? Pochi contr'a molti; stracchi e malati contr'a' ristorati e sani, estenuati e diminuiti contr'a' freschi e rinforzati; odiati e danneggiati dagli abitatori del paese contr'a' fomentati ed assistiti. Non bastava egli d'aver caminato 150 leghe in brevissimo spazio di tempo per ritrovar l'inimico; esserglisi accostato a 6 leghe ed aversi lasciato alle spalle un'infinità di paese ribelle e di villani tumultuanti? Non dovea l'inimico per civiltà venir almeno a rincontrare per 5 o 6 leghe chi ne avea marciato tante per lui? Dovevasi dunque andar ancora ad attaccarlo negli avvantaggi del suo posto? Dovevasi andar senza pro-


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vianda, non dirò per 6 giorni, non dirò per un giorno, ma né meno per un'ora e senza munizione ad attaccarsi con un nimico che ne abbondava, e che ne avea da molti mesi prima formato magazini ed ammasso? Si dovea egli senza linea di coerenza, senza luogo ove depporre i malati, sprovisto di tutto, precipitarsi nella neccessità di correr a lui come in una quintana, senza poter fermarsi né meno tanto che si avesse agio di riguardar intorno a sé, e di riconoscere i siti, i vantaggi, il posto dell'inimico e le congiunture? Si dovea egli trapassar tutto quel tratto di paese distrutto e d'intervallo diserto fra Colosvar e Wasserkeli, dov'era allora il campo dell'inimico, e si dovea fermarsi a Colosvar? fermandosi quivi, si consummavano in pochi giorni quelle vittovaglie ch'hanno poi sostenuto già da 9 mesi il presidio, e per conseguenza toglievano a noi stessi il mezo di fermare quivi il piede, e di contrapporre quest'argine all'innondazione de' barbari, mediante questa guarnigione: trappassandosi innan.zi, non si anelava egli a una perdita manifesta, ed a gettarsi a bello studio nel golfo della penuria e delle miserie? Qui frumentum neccessariumque commeatum non preparat, vincitur sine ferro. Ma passandosi innanzi si dovea egli lasciare guarnigione in Colosvar o non lasciarvela? Lasciandovela per lo meno di 1500 uomini, che fanteria rimaneva poi sana all'essercito? Con che ragione diminuire le forze (pur troppo deboli senza questo) quando si va a combattere? Non lasciandovela, che sicurezza s'avea alle spalle de' villani ribelli? Delle città e di Colosvar medesima già accordata col Turco? de' Vinesi? de' malati, ch'erano in tanta copia, che l'Essercito rassomigliava più a un ospitale che a un'Armata? Si dovea egli forse confidare ne' Transilvani, de' quali nissuno si presentò mai per beneventar l'Arme Cesaree? O negli Ungheri, che tutti eran rimasti a dietro? Oh, bisognava dunque non trappassare i confini dell'Ungheria Superiore. E di dove s'avria in tanto presto lo sostentamento dell'Essercito per tre mesi ch'egli vive in Transilvania? come s'avria potuto il paese far le sue raccolte, e le sue vindemmie? come s'avria potuto far allontanar il Turco da que' confini? come introdotto il Kemeny? come occupate le piazze della Transilvania, antemurali dell'Ungheria? Era dal Principe Kemeny allettato l'Essercito, e da un luogo all'altro con la speranza di trovar vittovaglie, tirato innanzi, il che poi riuscì tutto fallace: ma se non vi si fosse andato, e se non fossero 15 milla testimoni oculari che l'hanno visto, come si potria ora far fede di questa penuria? E perch'egli non si potea occupar il tutto, dunque si dovea anche tralasciar d'occuparne una parte tant'utile, avvantaggiosa, e neccessaria. 6- Risolviamo con generosa determinazione li Signori Ungheresi: I- di formar stazioni ed alloggiamenti fissi all'Essercito Alemanno,


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accioché siano vicine, unite, ed in pronto le forze ch'abbiano da soccorrere o da intraprendere; Il- di cooperare con quantità considerabile d'Ungheri ben disciplinati; III- di formar magazini di bocca e di guerra, ed ospitali per gli ammalati, accioché possa rinforzarsi il Campo di vittovaglie e di monizioni, ogni volta che se ne abbia neccessità, e si possa di quando in quando scaricarsi l'Essercito del peso inutile degl'infermi; IV- d'imporre presidi ne' luoghi principali, che si concatenino insieme, e si diano calore reciproco: .accioché da queste cose ben concertate si formi la debbita linea della communicazione, si possa invigilar alle congiunnire, e pigliar l'occasione per i capegli, combattendo poi ora con nitte, ora con parte delle forze; ora a diritnira, ora per diversione, ora apertamente, ora con finte, ora come di furto e con istratagemi, ora per corrente, e sempre con armonia. Ed insomma si constiniiscano le cose in modo ch'egli non si sia obbligato ad operar per neccessità e contra i propri vantaggi, ma con libertà e con agio di temporeggiar e di coglier l'inimico su 'l debole, e sopra gli errori suoi. Ed allora non si tralascierà di venir a giornata, di formar assedi, e di far progressi per nitti que' versi, che verranno più ad acconcio, e che saranno somministrati dall'occasione e dalle regole dell'Arte.


Opere mtnort d'argomento militare e politico

ANNOTAZIONI PER LE CONGIUNTIJRE PRESENTI DELL'UNGHERIA E TRANSILVANIA

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Istoria 1 1-Ungheri spergiuri ed instabili, amatori di cose nuove in Transilvania I- Si abbia tale essercito, che si sia superiore alla gente del paese. II- Si trattino talmente che non abbino giusta cagione di dolersi. ID- Si abbiano piazze in pegno di sicurezza, e di fedeltà. IV- Si stabiliscano punti fermi di proviande, viveri, genti, luoghi, fonti, accioché volenti non sit iniuria né siano offesi, mentre che si serviranno del iure concesso. 2- Li Tartari fanno grandi scorrerie

Annotazioni I- Si fortifichino i luoghi, e si pongano solamente ostacoli, perché questa gente tutta a cavallo non può andare dove non vanno i cavalli. II- Si abbia Cavalleria competente nell'Essercito Imperiale. 3- Arciduca Mattias fatto disloggiare di Giavarino da Sinan Bassà. Giavarino preso da Sinan Bassà. Rodolfo Imperatore s'unisce con Sigismondo Battori Principe della Transilvania, il quale riceve dal Papa lo scettro ed il capello benedetto; da Filippo II l'ordine del Toson d'Oro, dall'Imperatore condizioni da confederato. (Spadari p. 14 e 15).

Annotazioni Fortifica la Lega coll'unione della Transilvania, la quale è l'antemurale dell'Ungheria. Provedere li magazini nelle piazze anche per sostener un essercito, se vi ha da campar appresso per sicurezza vicendevole. Fortificar le piazze, che possano sostenere da per loro, e senza l'aiuto dell'Armata, un assedio reale. 4- Fuoco attaccato da' Transilvani negli alloggiamenti de' Tartari. (Spadari p. 24).


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Annotazioni

Poiché le fortezze de' Turchi, e le pallanche <1) sono la più parte fabricate di legno, sì come le case, e le abitazioni, e ch'elle sono ripiene di gente, non vi è dubbio alcuno che li fuochi artificiali saranno mirabil istromento per espugnar le piazze, per rovinar gli alloggiamenti loro di campagna, ed i loro foraggi, e per disordinare gli Squadroni, onde si _abbiano pure gran quantità di palle di fuoco, di granata e di palle da tirarsi coll'artiglieria. 5- L'Arciduca Massimiliano, Generale dell'Essercito Cesareo, invita Sigismondo Principe di Transilvania ad unirsi seco. (Spadari, p. 44). Annotazioni

Vale meglio, dovendosi far guerra, farla unita col Transilvano che farla solo. Dovendo esser la pace, non può quella aversi sicura, senza aver salvo il propugnacolo ed il difuori dell'Ungheria, ch'è la Transilvania. 6- 70 milla combattenti Cristiani s'azzuffano co' Turchi, e perdono la battaglia per cagione del butino; la Cavalleria Alemanna fuggitiva. Annotazioni

I- L'Armata sia più potente perché ci vuole qualche proporzione per resistere. II- Dove manca la quantità suplisca la qualità. 7- Rodolfo spedisce al Principe di Transilvania 1500 fanti di Silesia con molte migliaia di talleri di soccorso. (Spadari, p . 54). Annotazioni

Rodolfo accetta da Sigismondo la rinunzia della Transilvania in contracambio di Oppeln e Ratibor, essortato a ciò dal Nunzio del Pontefice, e dall'oratore del Re catolico, accioché questa provincia non venisse nelle mani del Turco. (Spadari, p. 53-55,Anno I 598). Annotazioni

Quanta stima si farà fare della Transilvania, si conosce dalla fatica 1 Riparo costruito con pali infissi nel terreno, a scopo difensivo.


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che pigliava Rodolfo di conservarla perché, persasi la Transilvania, cade l'Ungheria Superiore, e l'Inferiore ancora sta in pericolo: oltre che l'Austria è obbligata a ritener sempre un Essercito in piede per sua diffesa. 8- Rodolfo promette ai Transilvani che le quattro religioni essercitate nella provincia, cioè Catolica, Luterana, Ariana, Calvina gli sarebbero permesse. (Spadari, p. 55).

Annotazioni Non si deve dare in ciò gelosia a' Transilvani, perché la materia della religione è troppo delicata, ed aggiunto questo sentimento all'odio naturale che hanno verso gli Alemanni, ed alli disagi e danni che reca seco la guerra, non si può se non cagionare gran dispersioni e disordini, e disperazione di darsi al Turco. Overo bisogna entrar in Ungheria con animo determinato e risoluzione presasi di dar la legge all'Ungheria stessa.


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OSSERVAZIONI [1662]

1- Li villani voleano ritornare a casa, ma li gentiluomini gliel'hanno proibito. 2- Del Kemeny raccomandato l'anno passato, dicevano addesso il Palatino, il Chachi, e tutti a parte, che Sua Maestà s'era troppo impegnata con esso lui e che questa era la rovina dell'Ungheria. 3- La proposizione dèl Palatino fatta agli Stati per conto degli alloggiamenti, ha seco delle seconde intenzioni. 4- Temono, che un'Armata florida nel paese, e le piazze presidiate levino loro la libertà; onde fanno in apposito tutto quello che possono per minar l'essercito, e per impedir il presidio. 5- Il biasimar addesso il Palatino, le risoluzioni di Cescovia, la gita delle truppe più a dentro, il modo della marcia, cose già tutte aggiustate, mi danno assai da pensare. 6- Chi avesse avuto luogo sicuro per lasciarvi il bagaglio, l'attiraglio 0 > dell'artiglieria, li malati, e gli altri impedimenti, si potea secondo le regole della guerra far cavalcate dove il bisogno, e la congiuntura, ed il vantaggio avessero richiesto. Ma a questo modo, ogni cosa mal sicura, senza piede fisso, scaramucciandosi ogni giorno, vacillar, senza sapersi dalla mattina alla sera dove pigliar un pel di foraggio, o un boecon di pane, è impossibile di oprar bene. 7- Li vantaggi del Turco sono· I- la quantità grande della gente numerosa. II- La celerità che hanno i cavalli Turchi, il modo del vivere, d'armarsi e di vestirsi. III- Il commando dispotico e tirannico, col quale ad un minimo cenno hanno carriaggi, guastatori, proviande, e quello che desiderano da' paesi contigui, che atteriscono coll'abbrugiarli. A 1·iscontro sono i vantaggi nostri: I- espugnare, e diffender le piazze. II-Andare a piè fermo, e non per fatti. III- Fortificarsi nel campo, e non lasciarsi forzar a battaglia a grado dell'inimico, e poter forzar lui a combattere quando si voglia, non sapendosi egli servire dell'arte. In somma, il vantaggio del Turco consiste nella furia e nell 'urto; il vantaggio de' nostri, nell'Arte e nel vantaggio dell'Arme, de' siti, e della prevenzione. 1 E' tutto il corredo che serve all'artiglieria


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8- Il guerreggiare, dal canto nostro, con grandi scorrerie, coll'abbruciare molto paese, non è più riuscibile, che non riuscì a' tempi antichi ai Romani, quando guerreggiarono nell'Asia, e ne' tempi moderni al Re di Svezia, quando volse scorrere d'un tratto tutta la Polonia. 9-Dunque I- Si faccia la guerra in giro, non in una linea retta. II- Si fissi il piede. III- Si abbia la communicazione di un luogo all'altro vicina. IV- Si vada per l'ordine naturale dell'essecuzione, cioè preparare i mezi prima di voler attingere il fine. V- Si faccia una linea di communicazione breve e diretta fra una parte e l'altra del Danubio, ch'entri dalla bassa Ungheria nella Superiore per via di Buda e diAgria e di Gran, perché in tal modo VI- si possono sempre spingere tutte le forze là dove è il bisogno. VII- Gli Ungheri saranno soddisfatti, che si guerreggi offensivamente, che si tenga la sede della guerra ne' paesi ostili, che si levino al Turco i mezi de' tributi, e delle contribuzioni. 1O- Il mantener in questa linea unica e retta la Transilvania (abstraendo dagli altri modi di diversione, e di far una guerra aperta, e reale) richiede di neccessità di porre il piè fermo nell'Ungheria Superiore, essendo altrimenti naturalmente impossibile di poter attingere due estremi senza passar per lo mezo. Ora, per porre questo piede fermo, bisogna presidiare le Città Regie, il che si può far facilmente nel buon tempo, e prevenendo l'uscita de' Turchi, che sogliono uscir tardi, ma che vi sieno anticipatamente le provigioni neccessarie. Cescovia è la città migliore, ma ella ha molti diffetti, ed i diffensori inesperti, onde occupatasi questa, l'altre men buone e men ostinate facilmente s'accomoderanno. Bisogna però frapporre che tutto il Regno, e grandi, e piccioli, e gentiluomini, e Magnati, l'impediranno il più che potranno, per le ragioni allegate di sopra. Un altro modo più dolce di presidiarle, saria dare il commando dell'essercito ad un Generale Unghero, dalla cui mano il presidio verria forse accettato, senza il sospetto che hanno di un forestiero, e somministrerà forse poi volontieri le proviande, almeno per il danaro. 11- Formatosi questo piede, non saria poi tanta difficoltà il far a tempo cavalcate nella Transilvania per arrivar a provedere quelle piazze, di quando in quando del bisogno; ma bisognerà formarsi un altro passaggio di quello di Tockai più verso i monti, per il Comitato di Ungh, e di Zemplin, il quale saria più breve, più discosto da Varasdino, e da' posti del nimico, e più sicuro, perché potria sempre tenersi verso il Samos sulla mano verso i Turchi, ed andar ricoperti da quello, e formar un


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buon forte reale ad Apati, che assicurasse la communicazione di Zathmar; ma perché detto luogo Apati è situato naturalmente molto basso, ed ogni anno suggetto alle innondazioni, come si veggono i segni negli arbori, ci vorrà tempo, e fatica in alzar molto il forte, il quale alzato che sia una volta, sarà tanto più sicuro contro all'assedio in quanto che l'assediatore avrà da temere l'innondazione. 12- Il voler assistere a dirittura la Transilvania saria sempre di grandissimo pericolo, e suggetto a mille disgrazie. Ma bisognando farlo, bisogna che sia con gran cavalcate, o per via di danari, e coll'approbazione di que' Transilvani, che hanno scritto di voler star fermi sotto la protezione di Sua Maestà, come riferirà il Vischer. Ma certo che la fede loro, ed il poter loro è molto debole, e bisognerà dar loro un capo e servirsi anche degli Ungheri. Il pericolo è grande, perché I- il tratto è larghissimo, e le truppe sono disfatte per le malatie, per le fughe, per gli omicidi de' villani, e per lo mancamento del pane prima che arrivino collà, né può essere per il lungo tratto e per il mal affetto de' villani e del paese, che il Turco non ne abbia sempre lingua sicura. II- Il 1\.lfco costeggia tutto questo tratto, ed ha sempre abbastanza di mettersi insieme e di riscontrarli al giro per venir loro alle spalle al ritomo. III- La condotta delle cose neccessarie per provedere quelle piazze di munizioni, proviande è quasi impossibile. IV- Ad ogni minimo sinistro accidente li villani tagliano a pezzi il presidio dell'essercito. V- Il ritirarsi ad arte, quando non si sia bastanti a combattere, può ben succedere per due, o tre, quattro leghe, ma a 10, a 20 leghe è cosa difficilissima.


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Ex Praemissis f alsis rito dispositis sequitur necessaria conclusio falsa. TRE FALSE SUPPOSIZIONI SON O QUELLE, SOPRA LE QUALI FONDANDOSI, NON POTRANNO MAI OTTENERE L'INTENTO, NÉ ESSERE SODDISFATTI, LA CORTE, L'UNGHERIA, L'ARMATA. (1662]

1- Suppone la Corte, che senza attaccare l'Ungheria, si possa far la guerra, occupare, alloggiare, e pigliar quartieri nella Transilvania, e far collà la guerra al Turco. Il che è falsissimo perché I- La distanza da un'estremità all'altra, ch'è di 150 leghe, senza preoccupare il mezo, lo rende improponibile. II- Non vi è linea di communicazione e di coerenza, la quale dev'essere continuata, e non interotta. III- La Transilvania non vuol ricevere presidi, onde bisogna o pigliar i luoghi a forza, ed in vece d'amici e clienti, farli inimici, o non ottenere l'effetto. IV- La potenza del Turco può a suo grado (nella lunghissima linea nella quale egli costeggia) o tagliar fuora gli esserciti da ogni communicazione ed aiuto, o venir loro nelle spalle quando sono consumati, o far tale diversione, o tal ombra di diversione, che quegli esserciti abbiano ad essere in continuo moto, né possano applicarsi a nissuna operazione di durata. 2- Suppone la Corte di poter mantenere l'essercito col VergiUung <1> moderato d'un fiorino al mese al fantaccino, e d'un tallero al soldato col cavallo. Il che è falsissimo, perché I- Il soldato non può sussistere in un paese dove ogni cosa è più cara, più difficile ad aversi, ed in una guerf'<i più incommoda, e disastrosa, più sensibile per il clima, per le acque, per gli alloggiamenti, per la lontananza dalle proprie case, per la diversità della lingua, e de' costumi, e della religione, e per l'apprensione continua di dover capitare in schiavitudine. II- Onde neccessariamente ha il soldato o da crepare, o da fuggire, o da mutinarsi: né può mai esser d'animo audace, vigoroso, e voglioso d'operare se non per forza, e languidamente. 3- Suppone il Regno d'Ungheria di non esser punto alterato, di conservar a puntino i suoi privilegi, anche nelle cose accidentali, e minute, 1 Compenso, retribuzione.


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e così intatti in questo tempo di guerra, come in tempo di pace. Il che è falsissimo perché I- Né i Romani lo facevano, né i Veneti lo fanno, ambidue tanto gelosi della loro libertà. Il- Ell'è cosa improponibile, assolutamente et ex natura rei, perché l'erba, i pascoli, i grani, il coperto, l'inverno, le marcie, e rinuncie, e passaggi per lo Regno, di chi viene e di chi va, sono cose neccessarissime, onde questo Regno non potrà mai essere soddisfatto; e di qui nasceranno sempre le cattive intelligenze, le dissensioni, gli omicidi, e l'acerbezze degli animi.

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SUCCESSI E PARTICOLARITÀ PIÙ DEGNE :QI MEMORIA DELLE GUERRE D'ALEMAGNAALLE CAMPAGNE DEL 1647-1648 (1663) Anno 1647

I

Su 'l principio dell'Anno era il Conte Mattias Gallasso, il quale da molto tempo adietro, cioè dalla morte del. Wallenstein sin allora, avea retto l'Arme Cesaree in carica di Tenente Generale, passato all'altra vita. Ed il Conte Enrico Schlick, ch'era in quel tempo Presidente del Consiglio Aulico di Guerra, che avea privata amicizia col Melandro, detto Conte di Holzappel, prese questa occasione di promoverlo appresso all'Imperatore, e di fargli avere il commando dell'Arme, con carica di Maresciallo di Campo. Ma non avendo egli mai per l'adietro governati esserciti giusti, né steso il suo commando più oltre che sovrn: le truppe della Landgravia di Hessen, veniva stimato non pari al posto, e l'esser egli all'essercito, e l'essercito a lui nuovo, cagionava disarmonia negli animi, e sconcerto nelle disposizioni. Soleva dire Gallasso dell'Holzappel, che. bisognava ch'egli per due anni di spazio non facesse altro che ossen.7ar quello che si praticava nell'essercito, e praticar nella Cavalleria per bene istruirsi, e rendersi abile. La neutralità di Baviera con Svezia avea di più alterato molto le cose. Onde, per supplire abondevolmente a tutti i diffetti, risolse l'Imperatore Ferdinando III d'uscir in persona coll'Armata in Campagna, e di portare egli stesso il soccorso a Egra, città ne' confini della Baviera, assediata allora dall'Arme Svedesi. Il rendez vous generale dell'Armata si fece a Klattau, in Boemia, di dove elle si mossero il giorno de' 13 di Luglio verso Pilsen, Cischkau, Schontal, ed alli 18 arrivarono a Schlaggenwald, e quivi s'ebbe avviso che il giorno innanzi, cioè alli 18, Egra s'era resa all'inimico a patti di buona guerra. Fu da cotal nuova sorpreso l'animo di tutti, ed il commandante del luogo, ch'era il Colonello Paradeiser, fu poi processato e condannato, convinto d'aver potuto far più lunga diffesa, e d'aver ricevuto le lettere di mano di Cesare, che l'assicuravano del soccorso: fu ·anche mormorato che s'avria potuto pigliar coll'essercito una strada più breve, lasciando Pilsen alla destra, e giunger a tempo, ma che per risparmiare dall'aggravio della marcia e de' quartieri li beni di qualche particolare (I>, s'era, sotto 1 È qui usato in forma arcaica sostantiva, nel significato di signore investito d'autorità.


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vari pretesti, deviato dal camino diritto. Cessata l'occasione del soccorso, si fermò l'essercito a Schlaggenwald sino alli 25 di Luglio, nel qual giorno si marciò a Falkenau, castello situato sul fiume Egra, a due leghe dalla città, e presidiato con 400 uomini dell'Armata di Svezia, e comminciossi a batterlo il dì seguente da due batterie; onde, in poche ore, a discrezione si rese. Quindi si venne ad accostarsi ad Egra in vista all'inimico per istringerlo, e per attirarlo a battaglia; ma sì come il fiume era fra li due esserciti, e l'inimico con presidi e trinciere avea preoccupato tutti i passaggi, così non successero se non scaramuccie, ed un continuo tirare dell'artiglieria dall'un campo nell'altro, che scambievolmente si cannonavano. Successe di memorevole che alli 30 di Luglio, passando il nimico di repente la punta del giorno, a un certo guado, con 10 squadroni, e caricando a testa bassa le nostre guardie, entrò mischiato con esse nel quartiero stesso dell'Imperatore, che per commodità di alcune cose era nell'estremità del campo non ancora fortificato. E vi diede un allarme terribile, restandovi ammazzato qualcheduno degli garnieri e trabanti istessi della Corte. Pagò però l'inimico il fio di questa temerità, perché il reggimento delle guardie e due altri, commandati a convoiar i foraggieri, si trovarono per montare a cavallo, e sostennero l'impeto sin che l'ala sinistra della Cavalleria, che avea tenuti i cavalli insellati tutta la notte, correndo dirittamente al guado ov'egli era passato, gli tagliò la ritirata, e ne fece massacro. Si travagliava intanto con grosse continue sortite di Cavalleria a tagliare i viveri ed i convoi alle spalle dell'inimico, il quale si mosse di là, e si condusse a Triebel, castello posto alla ripa del fiume Mies, seguitato sempre in coda, e costretto dall'Armata Cesarea, la quale alli 19 d'Agosto espugnò il detto castello in faccia del suo essercito, che il teneva presidiato sull'ala destra del suo campo. Il giorno poi de' 22 s'entrò, di bel mezo giorno, dentro al campo Svedese, e si fece grande strage come dalla relazione, e dissegno qui annesso si vede <2>. Mancavano intanto sempre più i viveri alli Svedesi, ed il termine della tregua, fra Baviera e loro, accostarsi al fine, onde presero la ritirata verso il Voigtlande, dove rinfrescatisi qualche tempo, s'incaminarono poi verso Mersburg e Naumburg per passar quivi la Sala, e di là marciare al Weser, e ristorarvi l'essercito tutto consumato, e distrutto. L'Arme Bavare fresche, numerose, ben montate e ben armate, condotte dal Maresciallo di Campo Conte Gronsfeld, si congiunsero all'Imperiali alli 21 di Ottobre appresso a Zwickau, nel Voigtlande, dove fu messa in campo la proposizione che avea già fatta anticipatamente, sin dal giorno

2 Il disegno manca ncIJ'originale.


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de' 15, il Generale Montecuccoli, cioè di gir subito con tutta la Cavalleria e Dragoni, a seguitar l'inimico, prima ch'egli sapesse che quest'arme fossero passate su li monti della Boemia (s'incominciarono quel dì stesso a passare, cioè gl'Imperiali dalla parte di Kupferberg, ed i Bavari per Joachimsthal), e si fossero unite, e così coglierlo all'improvviso o innanzi ch'egli fosse arrivato alla Sala, o al passo medesimo della Sala, dove probabilmente saria stato disfatto. Fu il pensiero approvato universalmente da tutti, ma nel trattare l'essecuzione, insorsero dispute e gare fra li due Marescialli Holzappel e Gronsfeld, quali di loro saria andato innanzi, e quale rimasto colla fanteria ed artiglieria grossa; e venutisi anche fra loro a parole alterate e piccanti, si sciolse senza conclusione la conferenza, e si lasciò sfuggire, senza coglierne il frutto, le congiunture. Perdutasi questa occasione, si tenne consulta appresso Weimar nella Turingia, alli 30 e 31 d'Ottobre sopra il quid agendum, e fu l'opinione d'alcuni che s'andasse verso Halberstadt, s'occupasse quel luogo ed Osterwick, s'assicurassero all'essercito le spalle coll'Albis, e si levassero all'inimico, convertendo in propria utilità i mezi che si poteano ritrarre dal Braunschweig, Hildesheim, Li.ineburg, e da que' contorni; fu d'altri il parere d'andare in Hessen, a depredare quel paese, ed a potere, in caso di bisogno, dar calore, mano e soccorso al Generale Lamboy, che con le truppe imperiali del suo commando, stava in quel contorno. Prevalse questa, benché men sana, anzi d'ogni male origine, dannosissima, e dall'evento stesso riprovata opinione, e fu creduto nascere cotal risoluzione da privata passione e interesse ed animosità contro quel paese. Holzappel volle extorquere con essecuzione militare il preteso pagamento ed altri restanti dalla Landgravia. S'entrò in Hessen dove tutti i luoghi erano abbandonati e vuoti, essendosi la gente , ed i bestiami, ritirata tutta ne' luoghi forti di Cassel, Ziegenhain, Spagenberg, e nelle selve; si riparò, e presidiò alli 14 di Novembre il castello di Homburg, il quale s'era trovato deserto e demolito. Si mosse il campo alli 9 di Dicembre sotto Marburg, la qual città poco forte fu abbandonata da' borghesi e da soldati, che si ritirarono nel castello, e fu dagl'lmperiali occupata alli 14. Ma il castello fece sì gagliarda diffesa, che molte centinaia di soldati vi perirono sotto; e si riddusse finalmente l'essercito in tal miseria e diminuzione per li rigori del verno, la penuria delle proviande e de' foraggi, e le fatiche continue della marcia, del campeggiare, e di questo intempestivo assedio, che senz'aver fatto cosa alcuna che valesse il pregio dell'opera, convenne finalmente levar l'assedio, riperdere il castello di Homburg, ritirarsi per la Franconia al Danubio, e soffrire gli altri danni e perdite, che ne seguirono.


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Anno 1648 Erasi l'Armata Svedese per rimettersi poderosa e ben in ordine, utilmente aprofittata de' quartieri e del tempo che gl'Imperiali aveano in vane operazioni inutilmente speso, per rovinarsi; onde, uscendo quella su 'l principio della buona stagione ripiena di vigore e di forza, riprese di primo lancio Homburg, e congiungendosi con l'arme Francesi, marciarono insieme unite verso le Imperiali e Bavaresi, che s'erano ritirate verso il Danubio, e passatolo a Donauworth, aveano posto il campo a Gi.inzburg, fra Ulma e Lauingen. L'inimico seguì, e portandosi a Lauingen, ch'era da lui presidiato, e che gli dava libero il passaggio del Danubio, veniva nelle spalle degl'Imperiali, li quali perciò furono costretti a moversi e presero risoluzione, ma già troppo tardi, di ritirarsi verso Augusta. Fu la cagione della tardanza il volersi aspettar il ritorno de' vivandieri usciti il giorno innanzi per caricare, il che recava gran profitto agli interessati: avarizia enorme. Erano essi arrivati a Zusmarschausen, quando sulla meza notte antecedente, al giorno de' 17 di Maggio, ebbero lingua della venuta dell'inimico; le strettezze di quelle strade anguste, e l'impedimento di molti passi malagevoli di que' contorni, gli obligarono a formar un'ordinanza di marcia tutto contraria al bisogno, perché la vicinanza dell'inimico richiedeva da un canto di ritenere le forze unite insieme, e dall'altro canto l'incommodità de' camini, faceva conoscere ch'egli era impossibile di poter sfilare a tempo tutta la gente e tutti i bagagli per quelle angustie, e non essere sopraggiunti dall'inimico, ed impegnati ad un fatto d'arme. Onde, doppo aver concertato di riunirsi a Biber (posto avantaggioso per un'acqua padulosa, che vi trascorre, e per un'eminenza detta il Landsberg che domina), prese la Cavalleria di Baviera strada differente da quella degl'Imperiali, la quale pure si divise parte all'avanguardia (non potendosi sapere se in cosa col seguir a dirittura, o -in testa coll'andar a tagliare la strada, fosse l'inimico per accommettersi), e parte alla retroguardia, pigliandosi nel mezo la fanteria ed i bagagli. Instituitasi in tal guisa la marcia, ma con gran lentezza, a cagione d'un passaggio che s'incontrava subito coll'uscire da Zusmarschausen, ecco sullo spuntar del giorno le nostre partite portar avviso che le truppe dell'inimico comminciavano a discoprirsi, ed ecco alle 7 ore del mattino tutta la sua Cavalleria, e Dragoni esser già appamta alla retroguardia Cesarea, commandata dal Generale Montecuccoli, e di 800 fanti, 1500 Cavalli e 4 pezzetti d'artiglieria composta. Ella era separata da tutto il resto dell'essercito, la communicazione era impedita da' bagagli delle due Armate, che s'erano frapposti, e più di 60 carra restavano ancora ad uscir fuora del


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primo passaggio; si diè l'allarme con tre tiri di cannone, s'incomminciarono le cariche, e col vantaggio di alcuni piccioli paduli che coprivano i lati, si sosteneva il nimico, li cui prigionieri confermavano che tutta la sua Cavalleria e Dragoni erano quivi, e che l'infanteria era rimasta due leghe a dietro, ma ch'ella non lasciva di seguitare; la ritirata era difficilissima, e richiedeva grand'arte, attenzione e valore, perché l'inimico attaccava vigorosamente, e circondava da tutti i lati gl'Imperiali, li quali erano obligati a far testa da ogni canto, né però tralasciare di moversi e di marciare. Mandavisi, di mano in mano, innanzi la fanteria ad occupare i passaggi, la Cavalleria caricava a testa bassa gli squadroni dell'inimico che s'accostavano, e poi immediatamente marciava, ed opportunamente ripigliava posto, e ricambiava l'infanteria; ed in quest'ordine s'avea già combattuto più di 4 ore continue, e ritiratosi più d'una gran lega di strada, quando il Maresciallo Holzappel venne, con 500 moschettieri e 400 Cavalli freschi e 2 pezzetti d'artiglieria, a dar calore alla retroguardia, collocandoli ad un certo passaggio che avea in fronte un padule e da' lati qualche arbori, che servivano a far all'infretta un poco di tagliata; e già l'infanteria di retroguardia, con li primi 4 pezzetti d'artiglieria, e la più gran parte di quella Cavalleria era già dentro al passo custodito da questa gente fresca quando, mischiatosi l'inimico con !'ultime truppe della retroguardia, per entrar a rifuso con loro nel passo, invilupparono il Maresciallo, che nella calca restò morto d'un colpo di pistolla; ed il suo corpo, portato dentro alla tagliata, fu poi condotto in Augusta. Il Montecuccoli, che similmente si trovò escluso dalla strada impedita, ed occupato della gran buglia <3\ gettatosi sulla mano manca, saltato da cavallo, presolo per le redini, passò a piede il marazzo, ed entrò nella tagliata. Qui si rinovò più fiero che mai il conflitto, mentre che l'inimico, con ogni maggior sforzo investendola, ed i nostri diffendendola, ostinatamente si combatteva sin che, riconosciutosi dall'inimico che quel padule non molto lungi di là si terminava, mandò collà ne' fianchi buon numero della sua gente a passare, ed a cingerci alle spalle. Allor.t, non essendovi più altro rimedio, prese il Montecuccoli partito di porre in salvo la fanteria mandandola al favor del bosco verso Landsberg dove, passando il Lech, fosse poi venuta a suo bell'agio a ricongiungersi all'e~ sercito, come successe; e di passare colla Cavalleria a traverso de' squadroni dell'inimico, che numerosi aveano già tagliata la strada, onde convenne aprirsela colla spada alla mano, gettandosi a corpo perso fra loro, e portandosi in tal modo sino a Biber, dove l'Armata avea già avuto 3 Voce arcaica che s ignifica zuffa, t·iSsa di più persone rumorose.


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tempo di passar l'acqua, e di porsi dall'altro lato sopra il Landsberg, in battaglia. Così durò questa zuffa dalle ore 7 ½ del mattino fino alle 1 ½ doppo mezo giorno, avendovi gl'Imperiali perduto qualche Cavalleria, e stendardi, e da 500 in 600 fanti, e quantità di carra e di bagaglio. Giunta che fu all'inimico qualche sua fanteria e cannone, che fu verso le 2 ore doppo il meriggio, cominciò a far prova con ogni più vivo attacco, ed in tutti i versi, di passar il rivo, le di cui ripe erano alquanto padulose, ma fu valorosamente sostenuto da' nostri opportunamente e da per tutto disposti alla diffesa; nella quale il Duca Ulrico di Wiìrttemberg, con la gente fresca di Baviera, dal suo lato furiosamente dal cannone battuto, si segnalò. Dubitandosi poi che l'inimico non fosse sceso più a basso a guadagnare qualche passaggio al Lech, si trovò a proposito di partire di là, ed andar a porsi sotto Augusta, dove si stette sino alli 20 di Maggio, nel qual giorno si passò la riviera, e s'andò a camparsi a Friedberg, posto avantaggioso per l'eminenza, e proprio per esser rimpetto all'inimico, il quale marciando or su, or giù lungo il fiume, or da davvero, or con finte, e facendo diversi tentativi con batterie e con altro, per guadagnar il transito, obligava i nostri ad esser in continuo moto per costeggiarlo ed opporsigli; finalmente marciò egli abbasso ad Oberndorf rimpetto a Rain, e la sera de' 26 piantò una batteria contro una certa isoletta del fiume, dalla quale cacciò fuora i nostri, e l'occupò. Tennesi allora consiglio del quid agendum. Furono alcuni di parere che si dovesse star fermo, fortificarsi, e diffender il passo, avendosi avantaggio di sito eminente, il fiume del Lech, ed il fiumicello Ach avanti sé, ed il passaggio di Burgheim una lega a dietro. Dissero altri che essendo l'inimico nell'isola, era già passato il ramo e braccio maggiore del Lech, e che il ramo di qua si potea guadar con facilità; che né meno il Tilly con un poderoso essercito poté ritenere quivi, né impedire il passo a Gustavo Adolfo, Re di Svezia; che la fanteria era poca, stracca, consumata, e diminuita notabilmente dalle lunghe, continue e faticose marcie; che il tempo di fortificarsi era breve, massime dovendosi alzar de' ripari in molti e diversi luoghi, e che l'Armata non si doveva, nello stato in ch'ella era, impegnare in un fatto d'arme. Onde fu presa risoluzione di marciare, il che si fece la mattina de' 27, ed avendosi ben rinforzato i presidi di Rain, Augsburg e Landsberg, si prese la strada di Burgheim, e s'andò ad accamparsi presso Ingolstadt, per di quivi portarsi alla diffesa dell'Isar, in caso che l'inimico fosse passato il Lech, o alla diffesa del Palatinato e della Boemia, per la via di Ratisbona, in caso ch'egli fosse ripassato il Danubio. Passò egli il Lech, e noi ci ritirammo all'Isar, il qual fiume (per esser allora !'acque molto basse, e la ripa dell'inimico più eminente dell'opposta) ritrovatosi anche meno atto a diffen-


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dersi che il Lech, fu abbandonato alli 4 di Giugno (nel qual giorno fu il Conte di Gronsfeld, per ordine dell'elettore di Baviera, mal soddisfatto dell'operazioni, arrestato a Ganghofen e condotto in Ingolstadt), e si continuò la ritirata fino all'lnn ed a Braunau; di dove, marciandosi alli 9 di Giugno verso Scharding, venne Ottavio Piccolomini, Duca d'Amalfi, a riscontrare ed a commandare l'essercito in qualità di Tenente Generale, avendo l'Imperatore con benignissima promozione, a lui questo carico, quello di Maresciallo al Barone di Rauschenberg, di Generale della Cavalleria al Conte Montecuccoli, e di Generale dell'artiglieria al Goltz, conferito (sì come l'Elettore di Baviera avea messo il Barone di Enghevoert in luogo del Gronsfeld). Rammenò il Piccolomini con esso lui la buona fortuna, e fu ricevuto dall'essercito con gran giubilo; si marciò da Scha.rding a Vilshofen, per mettere l'Armata in sicuro coll'avantaggio del sito, fortificazione del campo, e ponte del Danubio alle spalle, sin che le forze fossero accresciute e gli animi riconfermati; per assicurare Passau, la condotta delle proviande, e l'unione de' soccorsi, e per dar qualche gelosia all'inimico, andandogli come nel fianco. Egli intanto s'era avanzato all'Inn con ferma speranza di passarlo, impegnandovi ogni arte e calore, e tentando più volte furiosamente con barche, zattere, batterie, per guadi, a nuoto, e per ogni mezo di venirne a capo, massime rimpetto a Wasserburg ed a Miihldorf. Ma sì come s'era provisto da per tutto alla diffesa con trinciere e fortini, coll'aver messa in arme la gente del paese, e distribuitasi la fanteria dell'essercito, e coll'essere anche il fiume di sua natura rapido e largo, così riuscì vano ogni suo tentativo; onde, abbandonando l'impresa, si ritirò a Eggenfelden ed a Pfarrkirchen. Erano in questo mentre giunti, dalli Paesi Ereditari all'Armata Cesarea e Bavara, li rinforzi di gente fresca, di 14 pezzi d'artiglieria, di vittovaglie, e munizioni sufficienti, di paghe per un mese, di rimonte, e d'altri soccorsi, che constituirono l'Armata a 12 milla Cavalli, e 10 milla fanti. Onde, senza perder minuto di tempo, fattasi la congiunzione della gente a Scha.rding alli 19 di Luglio, si marciò subito verso l'inimico il quale, avuta lingua del nostro avanzare, s'incaminò verso l'Isar, ed andò a porsi a Dingelfingen; e seguitandolo gl'Imperiali e Bavari, giunsero alli 29 di Luglio a pigliar porto a Landau, luogo a due leghe distante da Dingelfingel, e quivi, fattisi due ponti sopra l'Isar, si cercò d'infestare al possibile i foraggieri dell'ilùmico. Qui s'ebbe nuova che il Generale Svedese Konigsmark avea sorpreso la città picciola di Praga, il qual avviso sconcertò il filo de' dissegni degl'Imperiali, appresso de' quali venne in deliberazione se, per rimediar con la celerità al male, non s'avesse potuto lasciar qui una parte dell'essercito a starsi per breve spazio di tempo sulla difensiva e, con la


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maggior parte delle forze, passare in fretta il Danubio a Vilshofen, e giungere all'improvviso a Praga, ricuperare la città perduta, e battere il Konigsmark prima che egli avesse potuto ordinare sé e la città alla diffesa, o aspettare il rinforzo dal Generale Wittenberg, ch'era in Silesia, o del Palatino Generalissimo di Svezia, che da quel Regno veniva col soccorso; ma questa proposizione non piacque. Fu dunque risoluto di strignere vivamente l'inimico nel suo campo, onde agli 8 d'Agosto si portò l'essercito a Memmingen, in distanza di una picciola lega dal nimico, ed in un posto molto avantaggioso. Il dì seguente s'attaccarono da tutte le parti le guardie del campo nimico che, con gran lor danno, furono rispinte sin dentro all'essercito, e si tagliò qualche fanteria ch'era sulla punta d'un bosco, a lavorarci un fortino. Pensò l'inimico di raccattarsi, e venne il giorno de' 12 a mettersi con tutta l'Armata in un certo bosco ch'era situato fra li due campi, e nel quale avea alzato alcuni suoi fortini; di qtù uscì egli ad investire le guardie degl'Imperiali, e s'incomminciò una scaramuccia molto calda la quale, doppo aver continuato da 3 a 4 ore, con gran numero di morti e feriti da amendue le parti, ciascheduno si ritirò nel suo campo. Le partite, intanto, e le imboscate ai foraggieri dell'inimico il riducevano in gran penuria di foraggi, de' quali la sua Cavalleria grandemente pativa. La sera innanzi de' 17 disposero gl'Imperiali tanti attacchi quanti erano li corpi di guardia del nimico, ed i fortini che ricoprivano il trincieramento del suo campo, e le strade che vi conducevano; in ordine a che, assalirono ogni cosa in un medesimo tempo alla punta del giorno, rompendo e tagliando le guardie, e particolarmente entrando d'assalto in un fortino, dentro del quale erano 200 Francesi, che molto valorosamente si diffesero; e successe che finalmente l'inimico avea meditato nell 'istessa ora della punta del giorno, di cannonare il campo degl'Imperiali, e però avea fatto condurre la notte antecedente molti pezzi d'artiglieria nell'altra parte del fiume, e sulla ripa opposta rimpetto al lor campo, ma appena avea egli cominciato a tirar i primi colpi, che s'avvide esser il campo degl'Imperiali vuoto, e ch'essi il suo con miglior successo attaccavano, onde a gran fretta se ne ritornò. Consumatasi da questa parte del fiume tutti i foraggi, risolsero gl'Imperiali di ripassare sull'altro lato a Landau, per consumarli anche di là, e così angustiare, e neccessitare l'inimico a partirsi per mancamento di viveri, già che costringere ad un fatto d'arme non si potea; così marciarono alli 22 d'Agosto, ma poco ebbero a stare nell'altra parte dell'Isar, che l'inimico si levò da Dingelfingen, e marciò a Landshut e di là a Moosburg, accampandosi fra l'lsar e l'Amber, in posto molto avantaggioso; onde gl'Imperiali si mossero da Landau il giorno degli 8 di Settembre, e


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seguendo per fianco la sua marcia, presero in passando il castello di Aheim, cinto di paduli, e presidiato da 100 soldati, che in capo a 24 ore a discrezione si resero, e si portarono a Vilsbiburg. L'inimico levandosi da Moosburg, passò l'Amber e andò a Dachau, e gl'Imperiali a Erding, e di là alli 9 d'Ottobre a Monaco, per passar quivi l'Isar. Occorse che il Generale Wrangel (o fosse per imboscarsi contro a quelle partite, ch'egli probabilmente s'immaginava dovessero passar il fiume a Monaco nella vicinanaza, ch'egli sapea, dell'Armata Imperiale; o fosse per cacciar fra que' boschi pieni di salvaticine <4>, perché si trovarono con esso lui molti cani, reti e cacciatori), s'era mosso da Dachau con 15 Reggimenti di Cavalleria e con un Reggimento di Dragoni, e qualche compagnia delle guardie, ed era venuto a porsi di qua dal padule che circonda Dachau, e che piglia una lega di spazio lungo l'Amber, dentro a quel bosco ch'è a meza lega da Monaco; scopersero, da una certa collina, gl'lmperiali qualche cavalli dell'inimico, che riconosciuti, e confrontato insieme il ragguaglio d·"un trombetta, che veniva allora dal campo Svedese, ed il rapporto d'altre persone, vennesi in cognizione di quest'imboscata; onde, fattosi incontinente ed in gran fretta passar il fiume a tutta la Cavalleria, e qualche numero di fanteria, e schieratala in un fondo, dove stava molto coperta, si divise la Cavalleria Imperiale in tre corpi, accioché l'uno guidato dal Montecuccoli andasse sulla strada della mano dritta, l'altro guidato dal Rauschenberg nel mezo, e il terzo condotto dal Generale de Werth sulla sinistra, per non fallire di riscontrar l'inimico, ed il Duca d'Amalfi colla Cavalleria di Baviera, e colla fanteria commandata, secondava sulla strada diritta di Dachau, per accudir da tutte le parti, dove fosse stato il bisogno. L'essecuzione seguì subito alla disposizione; la fortuna fu favorevole: si riscontrò e si batté l'inimico, molti stendardi, e da mille soldati, fra' quali molti Uffiziali ed il giovane Wrangel, furono presi, li Dragoni e parecchi altri tagliati, ed il Generale Wrangel medesimo, per quanto riferissero i prigionieri, ebbe a salvarsi a piede attraverso la padtùe. Quella medesima sera abbandonò l'inimico il posto di Dachau, e marciò tutta la notte verso il Lech, ch'egli passò a Kaufering e Llchtenberg, e se bene gl'Imperiali lo seguirono con ogni celerità, non poterono però giunger a tempo, ma alli 1O di Ottobre pervennero a Landsberg, di dove (avendo già l'inimico tirato di lungo a passar il Danubio a Donauworth, e lasciata libera la Baviera) marciarono a Ingolstadt, e quivi passarono essi

4 Arcaismo che significa selvaggine.


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Le op ere di Raimondo Montecuccoli

ancorn alli 28 d'Ottobre il Danubio, portandosi col campo a Dietfurt, sulla ripa dell'Altmuhl, mentre che l'inimico stava alloggiato lungo la riviera della Werniz, che lo ricopriva. In questo mentre, il Palatino Generalissimo strigneva fortemente d'assedio la città vecchia di Praga, onde aveano gl'lmperiali pensato di tirarsi pian piano, ed insensibilmente, alli confini della Boemia, per ispiccarsi poi all'improvviso colla Cavalleria innanzi, e la fanteria meglio in gambe dietro, e giunger inaspettatamente addosso al Palatino, combatter la sua Armata stanca e dimimùta, e soccorrer la piazza. Ma sopragiunse alli 31 d'Ottobre, corriero di Munster, spedito da que' Plenipotenziari Cesarei, che intimarono la pace essersi conclusa e soscritta, e doversi publicare la tregua, sì come si fece, già che anche avea il Palatino in questo medesimo tempo levato l'assedio da Praga, ch'era stata soccorsa da un altro corpo di gente Cesarea messo insieme da diverse parti, e rinforzato di 3 milla uomini collà mandati dall'essercito Capitale, il quale, terminata in questo modo la guerra, entrò alli 17 di Novembre nella Boemia.


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NARRAZIONE DELLA CAMPAGNA DELL'ANNO MDCLXIII IN UNGHERIA

[1664] La Corte Imperiale, che per le differenze di non gran momento ver-

tenti e trattanti dell'aggiustamento col Turco, e per diverse relazioni e spie che si avevano di collà, stimò con ragion probabile ch'egli non s'avesse a venir a rottura, e si trovò all'improvviso involta in una fierissima guerra. Né potea ella, per caminar più sicura e per non impiegar il non putaram, mettersi (in riguardo del puro sospetto) nella postura neccessaria dell'Arme, perché agli paesi e agli erari essausti per una serie lunghissima di gue.rre e spese continue, era assolutamente impossibile senz'una neccessità evidente, indursi a pigliar in sé il peso di nuovi aggravi. Né meno potea ella, tutti i diffetti per successione di molti anni adietro introddoJtti, ed ai quali ripari altretanti se ne richieggono, in un istante correggerli. Onde s'ebbe inaspettatamente, sulla fine d'Aprile dell'Anno 1663, relazione che il Turco usciva in Campagna con 100 milla uomini. Il confronto simile de' ragguagli di più persone, publiche e private; l'uscita in persona del Gran Vizir; il calcolo che si facea delle forze di Aly Bassà, eh' ebbe 50 milla uomini in Transilvania l'anno 1661, e l'accrescimento di quelle che venivano dalla Porta e dall'Asia, rendevano probabilissimo l'avviso specificato comeA <•>. Il qual numero, seguita che fu la rottura, tanto per l'essamina de' vari prigionieri fattisi dell'inimico, quanto per le relazioni de' soldati propri (gli altri si stanno appresso l'uffizio dell'Auditoriato) del campo Cristiano stati captivi e rifuggitisi; per le spie, e per quello che si vide e provò nelle frazzioni giornali, si trovò in fatti esser, anzi che minore, maggiore al riscontro. L'Essercito di S. M. Cesarea consisteva in 12 Reggimenti d'Infanteria, 11 di Cavalleria, 3 di Dragoni, 1 di Croati (come B). L'Artiglieria era totalmente sprovista di cavalli e d'Uffiziali che la servissero in Campagna, licenziatisi mez'anno prima. Questi Reggimenti non eran pieni, perché s'era dato intrattenimento alli soli effettivi con proibizione di non rimpiazzare i luoghi vacanti. Non meno, né carra da provianda, né cavalli di bagaglio, né servitori per gira foraggio. E con questi s'aveano a guardar 200 leghe di Paese, e 20 e più piazze di consi1 Si vedano gli Allegati in fondo al presente documento, e anche nei passi seguenti, i rimandi contr'.issegnati da Momecuccoli con le specifiche lettere (A, B, C, et- sim.ilia).


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

derazione, perché marciando l'inimico lungo il Danubio, minacciava egli da Belgrado, da Ossach, da Buda, l'invasione da per tutto, e potea volgersi dovunque egli, e con tutto e con parte; sì che, per non abbandonar e non esporre al sacco il Paese e le piazze dell'Ungheria Superiore, della Transilvania e dell'Austria Inferiore, si fu costretto di lasciar li Reggimenti (come C).Del resto delle genti, bisognava formare il Corpo e provedere le sue piazze capitali. Neuhausel, Comorn e Raab, con le altre dipendenze di que' confini, le quali piazze erano su la punta e all'avvicinanza del nimico, e i commandanti delle quali chiedevano tutti instantemente rinforzo, perché elle erano doppo qualche anni state accresciute di fortificazioni esterne e di circonferenza, onde la gente del presidio ordinario non bastava di gran lunga a guardarle, non che da un assedio formale, ma né da una sorpresa, né da un impeto aperto. Egli fu dunque messo in questione se il campo si dovea formar in testa ai confini verso l'inimico,lasciandosi le piazze alle spalle; o s'egli si dovea portarsi a canto a qualcheduna d'esse; o veramente opporre le piazze con proviste in testa all'inimico, e dietro a quelle formare il campo. I- Per la prima opinione si citavano le ragioni, che in questo modo si veniva a dar maggior animo al paese, s'invicinava di più presso agli andamenti dell'inimico ed a misura di quelli, si poteano poi inviar dal Corpo i rinforzi, di qua e di là dove fosse stato i1 bisogno. Ma a riscontro occorreva che queste ragioni, le quali avriano avuto gran peso e sariano state conformi alle buone regole della guerra, se l'Essercito fosse stato giusto, provisto, e proporzionato all'inimico, indicavano in tanta disparità di forze tutto il contrario, perché si veniva ad esporre in publica vista quella debolezza, che anzi doveasi ricoprire, e per conseguenza si toglieva l'animo agli amici, e si accresceva all'inimico.All'avvanzar del quale, bisognava o ritirarsi senza combattere, e tanto più ne seguivano gli effetti suddetti, o combattere con certezza morale d'esser disfatto, il chè tirava seco la caduta delle piazze sproviste, ed il precipizio del tutto. Il fidarsi poi di poter, in faccia d'un Essercito Turchesco, tanto potente di Cavalleria, in sito piano ed aperto, senz'aiuto d'istromenti di lunga mano a ciò preparati, moversi e ritirarsi a sua voglia, o spiccar truppe di fanteria per mandarle di rinforzo di qua e di là, pareva una speculazione difficile da riuscire in pratica, perché ciò non si può esseguire, né prima (non potendosi indovinare le intenzioni del nimico sin che non l'ha messe in atto), né al medesimo tempo, perché la disproporzione delle forze non permette di marciar a canto a lui costeggiandolo, né doppo, perché imblocata che sia una piazza, non si può così di legiero penetrarvi. E un essercito tanto inferiore e sprovisto dell'Artiglieria


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e delle vittovaglie neccessarie, è spesso circondato, ed oppresso, come per tacer altri essempi, vedesi succeduti ultimamente in Polonia al Ragozzi e all'isola diAlsen all'Aschenberg. II- La seconda opinion di pigliar posto a canto e in vicinanza di qualche piazza capitale, oltre li suddetti inconvenienti, invalgono questo di più, che si consumerebbero in 15 giorni quei grani, quei foraggi, quella legna e que' mezzi dell'interno, che possano servir un anno al sostentamento del presidio. III- La terza opinione sarà persuasa da queste ragioni. O l'inimico sariasi impegnato sotto qualche piazza capitale (il che si potea argomentare dagli apparati grandi d'Artiglieria grossa, da navicelle in su le carra, sacchi di lana, botti ed altri materiali, dalle spie e dal publico grido, che il suo dissegno era l'assedio di quello; e il che si dovea anche dèsiderare, per romper il suo primo impeto o guadagnar tempo all'insurezzione degli Ungheri, e gli aiuti dell'Impero ed agli altri apparecchi). E in tal caso, era neccessario l'averla anticipatamente con provista di gente e requisiti, che non avriano poi, o potuto introdurli prima, o non a tempo, e con difficoltà e incertezza. O l'inimico avria lasciato le piazze dietro a sé e saria passato innanzi: ed era tanto più neccessario e conforme le buone regole militari di tener masse di gente in dette piazze (supposta l'impossibilità di opporsi per allora di fronte al torrente ) per poter con partite continue infestarlo e pizzicarlo alle spalle, rompergli i convoi, impedirgli le vittovaglie e le condotte, e constituirlo quasi tra le forbici dell'offesa inquietandolo al possibile per dinnanzi del campo e per i lati, e per il tergo dai presidi, come si può vedere dalla mappa D. O l'inimico si saria scostato dal Danubio (al che però non si vedrà la minima apparenza, per la quantità dell'Artiglieria, delle munizioni e delle vittovaglie per lo Danubio facili, e per terra difficili a moversi), nel qual caso si potea sempre e con sicurezza dalle piazze e da i paesi non invasi, ed assenti dal pericolo, ritirare fuora la gente, e raccozzarla insieme. Insomma si concludeva che, trovandosi di potere, col raccozzar tutta la gente insieme, formar un Essercito giusto, capace di opporsi al nimico, per affrontarlo o per fermarlo, o per dargli gelosia se volesse passar innanzi e lasciarlo a dietro, si facesse. Ma non trovandosi tale, si provedessero le piazze e si temporeggiasse attendendo le recrute, le rimonte, gli aiuti forestieri, etc. perch'egli era contro il senso commune di voler formar il campo, là dove non avesse né potuto sussistere, né recar giovamento a non voler porre le genti là dove ella era evidentemente neccessaria. Essendo le piazze fabricate per questi casi, sì come


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in simili congiunture se ne servirono gli stessi l'anno 1647, e li Svedesi in Pomerania l'anno 1659, di non potersi tener in Campagna. Mentre ch'egli si stava dibbatendo questa materia , e che li Reggimenti erano tutti in marcia già arrivati su i confini dell'Ungheria per entrarci a formar il Corpo, giunsero a Vienna, chiamati da S. M., alcuni de' magnati di quel Regno, ai quali fu communicato lo stato delle cose. Ma non potendo essi imaginarsi che l'invasione del Turco fosse tanto vicina, né così pericolosa, risolsero che l'Arcivescovo di Strigonia, in nome di tutti, alli 6 di Maggio parlasse in tal forma: che gli Stati ringraziavano umilissimamente S. M. della cura paterna ch'ella avea del Regno; ch'essi erano pronti all'insurezzione determinata, conforme all'articolo V dell'ultima Dieta, e per gradi; ma che supplicavano instantissimamente S. M. a non voler, prima di questa insurezzione, introddurre i Reggimenti Alemanni nel Regno, perché i foraggi e l'erbe sariano consumate prima del tempo, gli abitanti si sariano dispersi ed avriano abbandonate le case: e così saria svanito l'aiuto delle insurezzioni; che poca soldatesca non giovava, e che molta non poteano essi soffrire; che se però S. M. volea introddurre la fanteria nelle fortezze, potea farlo (se ben essi non aveano autorità di permetterlo positivamente, per non pregiudicar alle leggi del Regno), purché ella fosse condotta per acqua, sostenuta dai magazini, senza aggravar e toccar il paese. Questa determinazione degli Ungheri decise la questione litigata della postura da pigliarsi: perché ella obbligò a contramandare la Cavalleria fermandola, ed a indrizzare la marcia della fanteria, per barca, nelle fortezze delle frontiere, come dimostra E; e che molto opportuna giunse a Wesprin, e Wesen, attaccati poco doppo furiosamente dal 1\1rco, e con suo danno valorosamente respinto. Si travagliava intanto alle provigioni neccessarie, ed all'insurezzione degli Ungheri, in materia della quale scrisse l'Arcivescovo da Posonia, de' 23 di Giugno, che la mostra non potea farsi prima de' 9 di Luglio, e che però non si potea in modo alcuno, senza porre in disordine e in confusione ogni cosa, introddurre la soldatesca Alemanna prima de' 15; fu dunque ordinato il rendez vous per questo termine de' 15 Luglio, a Ungarisch Altenburg, luogo che, situato al Danubio, fortificava un fianco dell'essercito, assicurava la condotta delle proviande, era di passaggio dall 'una all'altra parte del fiume, ed invigilava a Raab, Comorn, Neuhausel, etc. Venivano intanto continue instanze, dalli Generali Leslie e Zrin, del bisogno che aveano di più gente verso la Bosnia; sì com'anche la Silesia e la Moravia, per corriero espresso, si lamentavano che doppo aver essi sofferto tanto per lo mantenimento della milizia, restavano nel bisogno


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privi di soldati, e nudi, e ne chiedevano instantemente. S. M. parimenti avea già ordinato da' 25 Giugno che si mandasse genti ne' Bergstadt del Pio e del Mers, alla Vaga il Gortzki, a Comorn maggiori rinforzi ed alcune · altre. Onde non essendosi potuto rendersi insieme alla piazza d'armi d'Altenburg (se non le forze in F, le quali, diffalcati i dismontati, ammalati, inutili, come pifferi, tamburri, tromberi, barbieri, scrivani, sellari, maniscalchi etc non giungevano effettivamente a 6 milla uomini), fu il Maresciallo Montecuccoli, che dovea commandarli, costretto di dare all'Eccelso Consiglio di Guerra (non era ancora perfettamente risorta S. M. dall'indisposizione del vaiuolo), il memoriale G de' 24 di Luglio. Alli 14 di Luglio si tenne una conferenza a Comorn, nella quale convennero li Generali Montecuccoli, Forcaysch, Pucherien, il Cancelliere d'Ungheria, il Conte Calfi, e sopra la gente dell'insurezzione, e delle disp osizioni da farsi, si conchiuse che le genti dei Comitati della ripa sinistra del Danubio, si avesse a tener insieme in vicinanza di Neuhausel tra la Vaga e la Neutra, agli ordini del conte Forcaysch; quella de' comitati della ripa destra si avesse a tenere fra Rab e Poppa, agli ordini del Vescovo di Rab; che per la linea della communicazione tra l'una e l'altra e con la gente Alemanna, si facessero de' ponti sopra i rami del Danubio e per la Schelda; la quale, essendo allora in molte parti innondata nelle cavità e fondi, di che quell'isola abbonda, e però intraversabile, si facesse intanto il ponte da Buda a Posonia, ed a Rab, Comorn e Altenburg si mandassero barconi che favorissero il passaggio, per unirsi da quella parte dove il bisogno e gli andamenti del nimico avessero richiesto. Ch'essendo però tal gente dell'insurezzione poca di numero, sprovista di tutto, la maggior parte inesperta e ritenuta a forza, si dovesse procurare con destrezza di far una scelta de' più abili, che rimanessero nel campo e fossero intrattenuti dagli altri, i quali fossero licenziati alle case loro. Sul principio d'Agosto arrivò l'Armata Turchesca a Strigonia, dove incomminciando qualche gente a passar di là dal fiume , né essendosi però ancora perfezzionato il ponte, si persuase il Conte Forcaysch, Generale di Neuhausel, di poter coglier e battere quella parte ch'era già passata a Barchen, prima ch'ella potesse esser rinforzata e soccorsa dagli altri, che stavano sulla ripa opposta. Onde prese seco, a tal effetto, la gente dell'insurezzione ch'era al suo commando, e la Cavalleria, e gran parte della fanteria del presidio di Neuhausel con qualche pezzetto d'artiglieria e mortaro, si spinse alli 7 d'Agosto su l'inimico, ma avendolo ritrovato assai più forte ed in miglior postura di quello che gli avevano riferito le spie, rimase rotto e disfatto, e tutta la fanteria con la maggior parte della Cavalleria presa, tagliata e dispersa. Quest'accidente messe


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tutte le disposizioni in gran sconcerto perché la guarnigione di Neuhausel era essausta, eque' pochi del presidio ch'erano rimasti dentro, stavano disanimati e confusi; la gente dell'insurezzione era dissipata in modo che, per tutto l'Anno, non si poté più mai raccozzare un sol uomo. E se il Gran Vizir fosse seguito di filo, e avesse mandato per i vestigi della sconfitta 5 o 6 milla cavalli, che avessero incontinentemente investita ed imblocata la piazza, vi era dubbio ch'ella non si fosse resa in quel disordine senza gran diffesa. Ma perché questa prosperità gli arrivò impensata, e mentre ch'egli stava coll'animo irresoluto e sospeso a determinarsi, o di porsi all'attacco delle piazze, ch'erano ben proviste e davano segni di lunga diffesa; o di passar tra le piazze ad attaccar l'essercito, la cui forza come dagli occhi rinata, e da differenti rapporti alterata, non gli constava del corso, oltre alla perplessità indotta dalla straordinaria crescenza delle acque, non seppe egli Gran Vizir, pigliar l'occasione per i capegli, né diede tempo d'introddurre subito in Neuhausel , come si fece , nuovo presidio , col mandare da Rab 2 Compagnie di Kaiserstein, allora di Cobb, e il mezo Reggimento di Sparr, e qualche Dragoni e cavalli, ch'erano al Vago, onde s'ebbe a toccar con mano, con quanta utilità e prevenzione questa gente fosse stata messa a proposito in Rab ed in Comorn, perché se per introddurla a Neuhausel s'avesse dovuto mandarla da parti lontane, non avria avuto il tempo di pervenirci sicura. Così rimase solo Kaiserstein e mezo Sparr in Rab e nelle frontiere; e la soldatesca in Comorn non poteva essere in luogo alcuno più proprio, poiché sì contigua al nimico, sicura, ed alle spalle e nei fianchi, ebbe sempre occasione e commodità di pizzicare e fargli danno, come fece. Si mandarono anche una parte del Reggimento di Romnitz alla guardia del ponte di Posonia; l'altra restò di presidio in Altenburg. Li Dragoni e li Croati furon mandati alla Vaga, onde il Corpo restò di 5184 combattenti. L'inimico intanto, determinato dall'accidente di Barchen all'assedio di Neuhausel, vi giunse sotto alli 15 d 'Agosto, e l'attaccò formalmente alli 17. A riscontro giunsero richiamati dalla Superiore Ungheria, il Palatino e lo Strozzi con li Reggimenti di Sporch, Heister, Schneidau che restarono alla Vaga, e i Dragoni dell'Imperatore che furono gettati dentro a Neuhausel. Sua Maestà ordinò una conferenza a Posonia, alla quale vi si recarono il Principe di Lobkowitz, e li Conti Rochal, Montecuccoli, Sarpi, Hohezel, e de' Magnati Ungheri, l'Arcivescovo, il Palatino, Cancelliere Nadasti, Palfi, Zichi, ed altri. Alli 14 si convenne insieme, e per alcuni giorni si trattò come si avesse a far l'insurezzione e , conforme a quello, dirigere le operazioni; si


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conobbe infatti che la consternazione per le percosse di Barchen era tale, che era poca speranza di buon frutto. In ogni modo, poiché in questa dovea consistere una gran parte della diffesa, fu risoluto d'intimarla per li 24 d'Agosto a Warberg, e che per darvi calore (avendosi già nuova che tutta l'Armata dell'inimico fosse portata verso Neuhausel), l'Armata Alemanna passasse il Danubio a Presburg, e si portasse a Lasitz, guardando intanto, e sino all'insurezzione, la Vaga, al meglio che fosse possibile. In conseguimento di che, marciò 1' essercito di Altenburg, e a1li 21 passò e andò ad accamparsi quivi a Lasitz, luogo che avea alle spalle un ramo morto del Danubio, ma da per tutto guadabile, avendosi mandato guardie di Cavalleria e Dragoni alla Vaga. Si stendeva questo fiume da Transchin sin a Gutta, dove mette capo nel Danubio per 15 gran leghe; l'acqua era già bassa, e quasi da per tutto guadabile. L'inimico vi tenea schierata, tutt'a largo le ripe, la maggior parte della sua Cavalleria, massime dei Tartari,Valacchi e Moldavi, che occupavano tutto quel tratto da Gutta sin oltre Freystadt, e che teneano in continue all'armi le guardie. L'essercito era allora come mostra la lista H. Non si avea presidio alcuno dentro a Posonia, perché non ostante l'importanza riconosciutasi e dal Palatino, e dall'Arcivescovo, e da tutti, d'avercene per la sicurezza del luogo dei ponti, e della ritirata, e non ostante l'instanze fattecene, non era mai stato possibile l'ottenerne il consenso dalla città, lungo lo quale, e a coperto di quella, poteva non visto dal castello avanzarsi l'inimico al ponte e al Danubio. Chiunque è pratico delle cose della guerra e avrà visto forzarsi i passaggi del Lech, dell'Isar, della Rona, dell'Albis, del Reno, del Danubio, della Schelda, del Mincio, come allo Stato di Milano, della Vistola del mare, in faccia all'Armata nemica, quando si è stato più forte, e padrone della Campagna, sarà per idiota e per ridicolo chi si fosse imaginato nelle circostanze suddette, di voler custodire il transito di un rivolo, che era tutto passaggi, come la Vaga; come aveano rifferito gli Uffiziali ed Ingegneri che ne aveano riconosciuto tutto il tratto, e come si lamentavano a ogni ora i Colonelli e Commandanti che n'erano deputati alla guardia. Ma questa non ne fu allora l'intenzione intrinseca, ma ella fu solo di dar calore e proteggere l'insurezzione degli Ungheri, e di non permettere che ogni picciola partita dell'inimico passasse a suo talento a sturbarfa, e a porre in confusione ed in allarme il paese, perché se l'insurezzione si fosse fatta, quella gente medesima avria augmentato il numero de' diffensori, e non facendosi, breve tempo sariasi infrapposto. Giunto dunque il termine prefisso de' 24, si portò il Palatino alla piazza d'armi di Warberg, mezza lega distante dal campo, ma trovò èhe non vi ern comparso nissuno, essendosi scusati li Comitati di Neutra, Novigrad e Gran, che l'inimico li teneva oppressi; quei di Arwa, Turetz, e


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Trempkin che bisognava stazionare e custodire le case loro nelle parti montane; e quel di Posonia, che la perdita fatta a Barchen l'avea essausti. Perdutasi la speranza dell'insurezzione, era cessato il fine principale di porre il campo a Lasitz, e si badava a mandare continue partite verso l'inimico, per invigilare all'occasioni, aver linee sicure, scrivere ed arrivare quelli di Neuhausel, ai quali s'introddussero per due volte qualche Arciduchi di Raab e di Comorn, che passarono la Neutra alle parti meno custodite; si fecero diversi prigionieri, massime da una partita condotta dal Capitan Valentino del Reggimento di Montecuccoli; s'ebbe distinta relazione dell'assedio, della quantità del nimico, del suo modo di foraggiare, e fra le altre, uscì il Tenente Maresciallo di Campo Sporch con 2 milla cavalli scelti, per operar qualche cosa, ma sì come lo stile del Turco è di non allontanarsi mai dal campo, di far le guardie, e le pattuglie grossissime di 5 o 6 milla Cavalli l'una, e di darsi scambievoli segnali per unirsi subito che veggono l'inimico, così, postato a pena che fu lo Sporch dall'altra parte della Vaga, s'abbattè in queste grosse truppe, che di lui accortesi, furono subito rinforzate da altre, onde senza poter egli effettuar cos'alcuna, ebbe a contar per acquisto l'esser ritornato al campo senza danno.Avea già intanto l'inimico rassettato le cose dell'assedio, dove avea bisogno di Dragoni e della sua gran Cavalleria, onde prese risoluzione, doppo aver più volte tentato, ed essere stato più volte e da 15 giorni sostenuto al passaggio della Vaga con scaramuccie continue, di forzare il transito; sì che alli 3 di Settembre vanno essi in gran furia (l'essamine de' prigionieri, e le relazioni per iscritto de' Colonelli Jasp er, [illeggibile] ed altri Uffiziali si conservano fra gli atti dell'Auditoriato) con circa 25 milla uomini, artiglieria e fanteria da tutte le parti, in un tratto a nuoto e fra' guadi, e particolarmente di sopra e di sotto Freystadt, a forzar i passaggi e a cacciar la gente dai posti, ch'egli perseguitò da due ore di strada. Superato il passo, rimasero i 1\.irchi co' Valacchi, l'infanteria, e l'Artiglieria a Freystadt a batter quella casa, e a favorire la ritirata de' Tartari, che da 15 milla si volsero alcuni verso Posonia lungo i monti, mettendo ogni cosa a fuoco e a fiamme, ed alcuni trascorsero a dirittura al Weissenberg e nella Moravia. Egli era poco doppo mezo giorno, quando s'ebbe l'allarme a Lasitz, che si publicò con li tre tiri soliti d'artiglieria, per richiamare i foraggieri e le salvaguardie (la più parte de' quali però con quelli ch'erano ai molini, non già al campo, ma a Presburg si ritirarono) e per ricevere e raccogliere le truppe, che si ritiravano dalla Vaga (qualcheduna, che fu tagliata fuori dal campo, si ritirò per le montagne in Moravia); onde si stette in battaglia sino alla sera, osservandosi gli incendi che di mano in mano si vedeano insorger attorno al campo, ai lati, e al tergo verso Bibersburg,


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Resig, S. Jorg, etc, e consultandosi sopra il che farsi, trovossi ch'egli era già superata la Vaga, che non vi erano 2 milla Cavalli nel campo, e che l'inimico fosse gito a dirittura a Presburg (il che fece, e stava in sua disposizione non vi essendo presidio), o si fosse messo tra la città e l'essercito, per impedire la communicazione; o vi faceva per impedirgli il foraggiare, o avesse fatto delle scorrerie tenendo l'essercito escluso ed inserrato, onde spiccargli dietro delle partite; in qualunque si fosse caso, era quel posto di Lasitz l'intento d'ogni cosa, improprio e contrario all'ordine Cesareo dell'ultimo di Luglio. Onde fu risoluto di marciare a Presburg, dove si giunse alle 2 ore innanzi al giorno de' 4, e vi si formò in battaglia sino alla una doppo mezzo giorno, avendosi in questo mentre riconosciuto e considerato con ogni maggior attenzione que' siti, per vedere se mai fosse stato possibile di formar qtùvi il campo appresso i borghi, come si desiderava, tirando una linea che dalle montagne, si congiungesse sino al Danubio; ma non si trovò praticabile per molte ragioni: 1- questa linea non potea guardarsi a meno che con 6 o 7 milla fanti, e non ve n 'erano che 2 milla in tutto; 2- non bastava guardar la linea, ma bisognava anche occupar con fortini e presidiare l' eminenze delle montagne che guardano nelle spalle, dominano il campo, e infilano dentro la linea, e dalle quali si può discendere nei borghi e giù alla città, ed al ponte a tergo di quella; 3- non vi era da sperare di potersi assicurare nelle spalle, col persuadere alla città d'accettar dentro presidio, fin che il campo gli stava dinnanzi, perché a lei pareva di non averne bisogno, ma levatosi il campo di là e rimanendo essa scoperta, ben era probabile che avesse mutato parere; 4- non si poteva foraggiare perché, a tre leghe alla manca, larghe colline sono tutte vigne; alla destra lungo il Danubio, sono boschi e paludi, e quello ch'è più in là verso la Vaga, già foraggiato, abbrugiato, ed in faccia al nimico. Il mandar dall'altra parte del Danubio ogni giorno diffilando per i borghi della città, per due ponti di barche, in lontananza di 3 o 4 leghe co' cavalli di serviggio in mancanza di Cadetti, involgeva inevitabilmente seco la rovina de' cavalli e de' ponti, e la continua assenza de' soldati, che non sariano mai stati nel campo e appresso agli stendardi; 5- nelle occupazioni delle continue guardie, e spesso sempre all'armi vere e finte, s'era impegnato a non poter mai (per non indebolir il campo di più di quello ch'egli era) distaccar una partita di cavalli o di fanti per acudir ai bisogni ed ai serviggi che giornalmente occorrevano; 6- la Schilta, unica isola di così gran conseguenza, minacciata tanto dal Turco, tanto contigua al suo campo e parte tanto neccessaria e prin-


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cipale a diffendersi, rimaneva vacua di guardie, e fuora di poter essere soccorsa. In riguardo delle quali cose tutte, fu con matura deliberazione risoluto di passare sulla destra ripa del Danubio per esser fuora di suggezione, e aver libertà di poter acudir ai bisogni, diffender la Schilta, e spiccar a tempo opportuno le partite neccessarie. Così mandossi rinforzo di gente a Seginda, si presidiò Tirnavia e Modorn (luoghi allora abandonati dagli abitanti e pieni di vittovaglie); si spedirono 2 milla Cavalli col Generale Sporch dietro a' Tartari in Moravia, si rinforzò il castello di Presburg, si messe qualche gente nei borghi della città, se ne trasmesse nella Schilta e, rimostrandosi a' borghesi di Presburg il pericolo dell'inimico, si cercò di farli accettare qualche presidio, se ben indarno; si mandarono anche, oltre allo Sporch, li Croati di Ki.ischenitz e li Dragoni del Gortzki in Moravia per fermarvisi, e per l'avvenire custodir que' passi della Moravia, avendo pur troppo l'isperienza fatta conoscere e per fatto e per bene, accertata l'opinione di coloro che stimavano, sin dal principio, non doversi mai diradare affatto li paesi di soldatesca, perché se 500 Cavalli fossero stati in Moravia, questa scorreria saria stata impedita, né si può fidarsi nell'essere ricoperto dall'Armata, quand'ella non ha proporzione coll'inimico, perch'egli, numeroso oltre ogni misura e velocissimo, può intraprendere più cose in una volta; ed il rimedio non può venir se non doppo il fatto, ch'è troppo tardi; né si può sempre distaccar gente da un Corpo debole che non dà gelosia alcuna, stiasi a tergo, o a lato, e molto meno a fronte. Così lo Sporch non poté raggiungere i Tartari che, passando come un folgore, e sempre mutando da cavalli freschi, e declinando le parti, dove trovaro riscontro, arsero, distrussero e fecero prede, e si ritirarono a Freystadt, dove la ritirata loro stava sostenuta dai 1\.lrchi. Ritornato infruttuosamente, lo Sporch si contò l'essercito numeroso di 4500 Cavalli e di 2 milla fanti. S'erano intanto mandati di rinforzo 4 bombardieri a Neuhausel che premessero d'arrivarvi a nuoto, e si consolava gli assediati con la speranza del soccorso, aspettandosi poi fmalmente gli aiuti dell'Imperio e l'insurezzione degli Ungheri, cioè di que' Comitati che giacciono su la ripa destra del Danubio, instituitisi a Was, non lungi da Odenburg, in ordine a che, si tenne alli 13 di Settembre una conferenza a Carlsburg, dove convennero il Principe Gonzaga, il Maresciallo Montecuccoli, il Conte Nicolò Zrin e altre persone Generali, e Signori _Ungheri, e si conchiuse che, non potendosi portare immediatamente un soccorso formale o reale a Neuhausel, per la disparità delle forze e disavantaggio del sito, n é non potendosi far una forte diversione coll'attaccar un'altra piazza dell'inimico per mancanza di gente e d'altri


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requisiti, restava di avvicinarsi per via sicura al suo campo, vedere di tagliargli i viveri e strignerlo ne' foraggi, tenendolo in allarme ed in gelosia, ed obbligandolo a starsi unito, e conseguentemente a non poter foraggiare, e per tal mezzo dar soccorso e calore agli assediati. Che il modo d'avvicinarsi sicuro fosse d'entrar nell'isola, e fabricare duo ponti di barche, l'uno a Grim, per invadere o per tener a bada di fronte il nimico coll'Armata Alemanna; l'altro a Comorn, p er infestar il nimico alle spalle fra Neuhausel e Strigonia, e ciò dovesse fare il Conte Zrin, subito che la gente dell'insurezzione e quella che dovea venire di Stiria, fosse in ordine. Che intanto si facessero i preparamenti a ciò neccessari, si tenessero sempre partite fuora, e si procurasse per ogni modo d'introddurre presidi in Posonia, senz'il quale potea nascere all'improvviso qualche irreparabile danno. Mentre che si fanno queste disposizioni, si mandarono fuora diverse partite ch'ebbero buoni successi. Il Tenente Colonello di Banian, Nicolas Honing, con un'imboscata dalla quale vide passare innanzi a sé da 12 milla Tartari e Turchi, ne tagliò e fece prigionieri da 300. Alla retroguardia, il Capitano Aritorss del Reggimento di Hollstein, ne batté da 70. Il Capitano Henrich del Reggimento Montecuccoli, ne batté da 200. Le partite che uscivano giornalmente di Comorn e d'agnato passavano il Danubio, riportavano continui bottini di cavalli, cameli, buffali, prigionieri e bagagli. L'inimico abbandonò Freystadt e si ritirò al campo, e si dubitava ch'egli avesse dissegno di rippassar a Strigonia e rinovar una scorreria nella parte destra del Danubio; ma si scoperse ch'egli pensava vigorosamente e da più parti, d'entrare nell'isola, onde non essendo ancor fatto il ponte per entrarvi, vi si tragitarono subito con barche li Dragoni del Jaque, e qualche Cavalleria, per sostenere su a maggiori provedamenti, e dar animo a que' paesani, che già comminciavano a fuggirsi. Il Reggimento del Tirolo arrivò in questo mentre, all'essercito, molto a tempo, cioè alli 15, mentre che alli 16 venne di nuovo il nimico con gran forza sin alla guardia di Cavalli, che stava dinnanzi a' borghi di Posonia, sostenuta dalla fanteria, e riconobbe il sito,la postura, e dalle montagne,il ponte e 'l campo ch'era rimpetto a Posonia. E come poi si riseppe da' prigionieri, e più specificatamente dalla corrispondenza del Principe di Valacchia, ebbe il Turco dissegno prima d'attaccar il Corpo a Landschiinz, e poi d 'attaccar a Presburg, ma l'aver visto quivi accampare l'essercito, gli fece mutar dissegno. Da questo nuovo tentativo e dall'allarme dell'inimico ne' borghi di Posonia, prese l'Imperatore motivo di scrivere alla città, ch'ella dovesse assolutamente ricevere due Compagnie di presidio per loro diffesa, e il che fu trattato dal Conte di Rochal, che finalmente superando ogni difficoltà, l'ottiene, e vi furono messe dentro una Compagnia del Tirolo e una


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dello Strozzi, il cui Reggimento era giunto all'essercito li 22. Intanto venne la deplorabile nuova della reddizione di Neuhausel, successa alli 27 di Settembre a patti di buona guerra, essendo stata convoiata la guarnigione a Comorn, il quale avviso ferì l'animo di tutti, e fece meritatamente apprendere che, trovandosi l'inimico disimbarazzato dell'impegno, e con l'Armata libera per operare dove gli piacesse, era neccessario di moltiplicare la diligenza e la vigilanza al diffendere Schinda, Presburg e la Schilta, e nell'osservar gli altri andamenti dell 'inimico. In ordine a che, si cominciò a fortificare con mia maggior premura Posonia; vi si augmentò il presidio; si rinforzò nuovamente Schinda, e vi si mandarono munizioni di guerra per il Tenente Colonello Teiffel; si mandò più gente nell ' isola, a piedi e a cavallo, dello Strozzi, del Reppach e dell'Hollstein, e vi s'introddusse anche, e si dispose a' passaggi quella ch'era uscita sana fuora da Neuhausel, si fortificarono i traggitti e si sollecitò la venuta del Zrin e della gente che veniva di Stiria con esso lui; si accelerò la fabrica del ponte a Comorn, rimanendosi però sul già fatto appuntamento che il Conte Zrin osservasse la parte di Gran a Buda, ed infestasse l'inimico per Comorn di là dal Danubio, molestandogli le condotte, i viveri e i convoi nelle spalle fra Gran e Neuh ausel. Che il Palatino guardasse la città montana e l'infestasse similmente lungo la Neutra e la Vaga. Che l'essercito Alemanno guardasse la Schilta e Presburg, ed avesse l'occhio alla fronte dell'inimico suddeto, il quale si fermava a Neuhausel, riparando le breccie e raccommodando le cose della piazza e del presidio, ch'egli destinava di lasciarvi. Il conte Zrin, con li due Reggimenti Alemanni di Bachowe e Piccolomini, e con li confinari e volontari Ungheri di Rab e di Bethem (potea fare 12 milla uomini), entrò nell 'isola, ed alli 15 Ottobre s'accampò in vicinanza di Comorn dove, fattosi il ponte, ebbe commodità di far passar la gente, che battè quella partita dell'inimico; il quale poco doppo cominciò a far ritirare i Tartari verso Strigonia, e poi seguì il Gran Vizir istesso con tutto l'essercito, avendo premossa una parte delle sue genti all'attacco di Novigrad, che a lui riusciva assai commodo per lavicinanza de' suoi posti, e per l'intelligenza con quel Commandante Transilvano di nazione, là dove il soccorso era impossibile dalla lontananza e dalla penuria di u1tte le cose ne' contorni. Ma inviato che fu il Gran Vizir coll'essercito verso gli alloggiamenti d'inverno, si levarono similmente dal campo le truppe del Zrin e pure le Alemaru1e, che circa alla fine di Novembre si divisero per isvernare ne' Paesi Ereditari. Queste cose e condotta, considerata secondo il suo vero prezzo e valor intrinseco, da chi non è acciecato dall'ignoranza dell'Arte e del


Open1 minori d'at-gomento militat·e e p olitico

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fatto, o non è preoccupato dalle passioni dell'invidia o della malignità, sarà con infiniti encomi meritevolmente celebrata. Non hanno del sicuro queste azzioni diffensive il brillante lustro delle vittorie, ma hanno del certo molto più di fatica, d'arte e di fortezza virile e solida; nell'offensiva, non tutto ciò che si trascura o travede viene in conto; gli occhi vengono occupati in quello che si fa, non badano a quello che non si fa; la fama che protegge e fabrica una potenza d'azioni e disposizioni, ordisce dei mif'<lCOli e degli eroi. Ma alla diffensiva, il minimo fallo è mortale, si rimira al male che succede, ma non a quello che avria potuto succedere di più. La fama iperboliza a ritroso: ah, s'è perso Neuhausel, il Tartaro è scorso in Moravia! Ma chi non sa essere un assioma d'eterna verità, che la potenza maggiore forza sempre la minore? Che successe alla Spagna in Fiandra nell'Anno 1646? Che alla Francia nell'Anno 1652? Che a' Svedesi in Pomerania, in Polonia e in Darva l'Anno 1658 e 1659? La Schilta si perse al tempo del Ragotzi, ed in altre occasioni si perse Posonia. Il perderle adesso, non saria egli stato incoveniente maggiore che il ritirarsi da Lanschwitz o il rippassar il Danubio? S'imaginano forse questi speculativi, che le persone Generali di Montecuccoli, Sporch, Heister, Andremorn, Goltz, ciaschedun de' quali s'è trovato da 30 e 40 anni in continue e nelle più ardue e più celebri guerre dell'Europa, sempre con ben prudenti condotte (si ricordi ed essamini le forze), dibbaterono le materie ed essaminarono la sfera di tutto il fattibile. S'imaginano forse che questi Generali non abbiano saputo e visto da vicino, e su 'l fatto, quello ch'essi d'aver saputo e visto di lontano presumono? E se la Corte Imperiale, ch'era a mezza giornata dal teatro dell'azzione, avesse conosciuto che non si fosse operato secondo l'ultimo della potenza, a misura della materia suggetta, credon'essi ch'ella non avesse mandato a correggere gli errori ed a riparar i diffetti? Ma il mondo ha sempre avuto di quelli di cui fu scritto Cum calumniarentur ea quae ignorabant.


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Le opet-e di Raimondo Montecuccoli

Allegati alla Narrazione della Campagna dell'Anno MDCLXIII in Ungheria A

Armata del Gran Vizir

1- Gianizzeri della Porta 2- Cavalli e fanti della Porta, dell'Asia e dell'Albania 3- Del campo a Temeswar 4- Da Transilvania 5- De' confini 6 Tartari, Moldavi,Valacchi

12.000 35.000 18.000 5.000 15.000 35.000 120.000

200 pezzi d'Artiglieria leggiera 25 pezzi d'Artiglieria grossa B Essercito di S. M. Cesarea Cavalleria

Montecuccoli, Sporch, Heister, Kniegge, Walter, Schneidau, Testa, Zeiss, Hollstein, Caprara, Reppach. Dragoni

Jaque, Bachowe, Gortzki. Croati

. Kiischenitz. Fanteria

Baden, Souches, La Cron, Spich, Strozzi, de Mers, Wallis, Cobb, Kaiserstein, Pio, Sparr, Romnitz.

c In Transilvania e nell'Ungheria Superiore, e nelle piazze di:


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Opere minori d'argomento militare e politico

Clausenburg, Zechelhut, Samosvywar, Kowar, Bethem, Zathmar, Tokai, Heist, Zendwar, Kalo, Karoli, Koned, Eschet, Puttnoch.

Reggimenti

Sporch, Heister, Schneidau, Kniegge, Cobb, Souches, Wallis, Jaque ~ezzo). In Villech, Comorn, Neuhausel:Walter. Nell'Austria Interiore:Testa, Bachowe, Spich. Totale: 11 Reggimenti.

!

E

Baden: mezzo in Comorn, mezzo in Rab. Kaiserstein: Rab, S. Martin, Poppa , Thian , Wesprin, Wason, Schowantz, Klein Comom. Sparr: mezzo in Rab, mezzo in Neuhausel. Pio: mezzo in Comorn, mezzo in Neuhausel. La Cron: mezzo in Neuhausel, mezzo in Boemia. De Mers: mezzo in Silesia, mezzo alla Vaga e alle città marinare. Strozzi: nell'Isola di Vienna, alla fortificazione di quel sito. F Al Campo di Altenburg Cavalleria

Montecuccoli

605


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Le op&re di Raimondo Montecucco/i

Zeiss Hollstein Caprara Reppach

604

Kniegge

287

Croati Kiischenitz

365

Dragoni Jaque

181

Fanti Romnitz

1259

595

679 960

Somma

5595

12 Pezzetti d'Artiglieria da 3 lb. l'uno. G

Eccellentissimi Signori, Per l'umilissimo rispetto ch'io porto al Servigio Imperiale di guerra, col quale ho speso 36 Anni continui, senz'avere mai trascurato una sola Campagna, mi riduco presentemente a far il Croato con una partita di 4 milla cavalli. Sacrifico tutto a gli ordini Clementissimi di S. M. purché mi siano dati chiari, categorici ed esseguibili: E resto etc.

H Al Campo Cavalli Montecuccoli Hollstein Caprara Reppach

679 960

605 595

Kniegge

358

Baviera

149

Fanti Magonza

862


.}

Opere minori d'argomento militare e politico

Baviera

187

447 4655

Alla Vaga

Sporch Heister Schneidau Zeiss Ktischenitz Jaque

609 390 642 490 365 181

2677


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Le opel'e di Raimondo Montecuccoli

MIE NOTE SOPRA !:ISTORIA DI TRANSILVANIA E D'UNGHERIA DEL CONTE GUALDO PRIORATO. E RIFFLESSIONI SOPRA ALCUNI PASSAGGI DELL'ISTORIA TRANSILVANICA DI BETLENIO. o)

Raab, Feb. Mar. 1666 NB:"a" significa la facciata prima;"b" significa la facciata seconda. Libro I

Foglio 5 b. "ch'egli (Brandenburg) conoscesse ogni maggior progetto dell'Arme Svedesi nella Polonia esser discapito a quella assoluta e indipendente sovranità (ch'egli godea)" In quel tempo la dominazione di Brandenburg nella Prussia non era ancora sovrana, né fu poi dichiarata prima ne' trattati della Lega. Foglio 9 a. "fu l'Ambasciatore ricevuto con qualche umanità, con la qual soleva quel benignissimo Imperatore trattar indifferentemente n1tti" Indifferenza potria trarsi in senso biasimevole per esser esposta al discernimento ch'è l'essenza, la forza del giudizio. Foglio 16 b. "successe (Ferdinando III) al padre l'Anno 1637, e 12 anni visse Imperatore" Errore di calcolo: egli visse 20 anni Imperatore. Foglio 17:"successe il padre al Re Leopoldo; parallello di questi con Carlo V" Fu erratta astrologicamente la figura del tema del Re, ragguagliata e messa in parallello a quella del Re di Svezia, con la quale vi sono molti rapporti: egli insomma fu l'astrologo di Leopoldo, riconosciuto predominante a quello di Carlo Gustavo; dicono si vede nella' figura ch'io Montecuccoli tuttavia conservo. Foglio 53 a. "gli Austriaci presero Posen etc." Passarono la Vistola per gran barconi a Plock, e il Generale di Cavalleria Conte di Montecuccoli, con 1500 Cavalli e 500 Dragoni, fece di là un'improvvisa cavalcata verso Thorn prima che li Svedesi possano aver lingua del suo passaggio, e così fabricando ponti di flesso <2l, alli 15 1 Nel seguente scritto sono state omesse le annotazioni dell'Autore relative a refusi e a errori di grafia presenti nell'opera di Gualdo Priorato.Tale scelta è stata dettata dalla necessità cli rendere il testo più agile nella lettura, e contemporaneamente la sostanza di esso non risulta in alcm1 modo alterata.

2 Sono ponti di fortuna , ovve ro ponti flessibili, mobili.


Ope,-e mino,-i d'argomento militare e politico

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Ottobre sopra la Druinza a Plavioska, cinse ed espugnò a forza il forte castello di Gollub, dentro del quale erano di presidio 200 Svedesi; preso allora altri molini e riddotti presidiati lungo della riviera, e marciando in diligenza tutta la notte, si trovò la mattina de' 17 improvvisamente sotto a Thorn, dove rimasero più di 200 soldati fra morti e feriti; e per timore che gli Austriaci non pigliassero posto nel borgo, lo misero in fuoco. Riconobbe il Conte agiatamente la piazza e tutto il sito all'intorno, il terreno, gli avvantaggi, e l'avveniente di tutte le parti, perché ebbero dissegno gli Austriaci all'urgenti instanze de' Polacchi, di formar l'assedio, la qual cosa fu messa in consulta; ma il mancamento di molti requisiti, la stagione tant'avanzata, e la soldatesca estremamente affaticata, e la piazza ben fortificata e ben munita, ne intem1ppe l'essecuzione. Onde l'Armate si ritirarono ne' quartieri, e gli Austriaci rippassarono di nuovo la Vistola su un ponte di barche rimpetto a Tocchari. Libro II

Foglio 2 b. "poiché per legge dell'Impero, non potendosi eleggere· un Imperatore se non uno del Collegio Elettorale e Catolico" La legge non astringe ad elegger Elettore Catolico, perché se ciò fosse, la Storia la quale racconta, come molti inclinano all'elezione di Neuburg, implicherebbe contradizioni e, al tempo che la Bolla d'Oro, fondamento dell'Elezione, fu fatta, non v'era dissensione. di religione nell'Impero. Ma essa oggi sta così. L'arcano, per lo quale il Re di Svezia si compose la prima volta con Danimarca, fu per aver campo d'entrar nell'Imperio sollecitatovi da' Francesi, e da altri, per disturbar l'elezione dell'Imperatore, ond'egli avendo ricevuto alcuni avvisi di Frankfurt in tal materia, sorridendo ebbe a dire che l'elezione questa qui (mettendosi la mano sulla spada) deve farla. E l'arcano perché gli Austriaci non furono più solleciti all'entrare collà al soccorso, fu il medesimo. Ma nel punto medesimo che lo Svevo intese l'elezione fatta, volse di nuovo la marcfa altrove già instituita verso la Danimarca, e gli Austriaci con Brandenburg entrarono al soccorso. Foglio 71 b. "Il Generale d'Eberstein" Il Generale d'Eberstein non è della Casa dei Conti dell'Imperio, ma egli è semplice Gentiluomo. · Foglio 63 b. "Montecuccoli passa a negoziare la Lega con Brandenburg" Questa Lega fra il Re d'Ungheria e Brandenburg fu conchiusa alti 9 di Febbraio 1658. Le difficoltà che sopportammo furono immense, per i vari sospetti, complicazioni che avea Brandenburg, per le sollecite instan-


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Le opere di Raimondo Montecucwli

ze in contrario de' Ministri Francesi e Svedesi, che gli erano appresso, e per molti Ministri della sua Corte corrotti: tutte cose che combattevano l'animo suo. Libro III

Foglio 6 b. "Scriveva il Gran Vizir al Conte Porcia" Il Gran Vizir scrive sempre per ordinario al Presidente del Consiglio di Guerra, ch'era allora il Principe di Lobkowitz, onde se l'Istorico non sa per certa scienza, che le lettere siano state dirette al Porcia, deve porsi al Principe di Lobkowitz perché l'Istorico scrive bene il Primo ministro, ma il Gran Vizir non lo <suol> fare, ed è neccessario far menzione del Principe suddetto in luogo adeguato come qui. Foglio 7 a. "Nella Pace era espresso che agli nimici della Porta non si dovea dar soccorso" Questa condizione è reciproca, e così dev'esporsi, accioché Cesare non apparisca di peggior condizione che il Sultano, cioè aggiungendo al periodo suddetto le lettere fideiussorie e [illeggibile] a lui stesso. Foglio 21 "Queste umiliazioni piegarono finalmente l'animo del Bassà, che si trasferì di nuovo nel campo sotto Lippa" Ch'egli Bassà di Temeswar non si trovò né in persona, né con la gente presente al conflitto, donde il Bassà di Buda fu dal Ragotzi battuto a Lippa; onde non è verisimile ch'egli ritornasse all'Essercito. Foglio 66 b. "Ma non facendo effetto l'artiglieria piantata sul lido del mare" Anzi, questa fece grandissimo effetto, perché essendo la parte dell'Isola tutta piana ed aperta, ella smontò que' pezzetti dell'inimico che stavano rimpetto nelle trinciere, e poi spazzava così bene tutta la campagna, che alla Cavalleria nemica convenne neccessariamente abbandonarla, e ritirarsi verso Sonderburg, ed ella diede agio alla nostra fanteria di passar il primo Battaglione, dello quale mise piè in terra con lo Strozzi, secondato dal Banffy, più vecchio Colonello, il quale commandava in quell'azione, e poi dal Generale Goltz con la fanteria commandata da Brandenburg, alla quale io seguii in persona, col Marchese di Baden, che come Luogotenente Maresciallo commandava la fanteria, non già la Cavalleria, ch'era commandata dallo Sporch per lo Luogotenente Maresciallo. E mentre che la fanteria passava in tal modo, li soldati a cavallo su picciole barchette faceano passar i cavalli a nuoto, e così anche passò il Czarnecki, il che esseguito, per non dar tempo all'inimico di raccogliersi, né di rinovare la spinta, io caricai con quella gente ch'era passata in battaglia verso l'inimico il quale, doppo aver fatto una scarica di poca considerazione, abbandonò la città, e si ritirò tutto


Opere mi1wri d'argomento militare e politico

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dentro al castello, dove quella istessa notte fu da noi cinto, e pigliammo subito posto dalla parte di terra, aspettando il cannone per batterlo. Non puotè in tutto il giorno seguente passar il cannone grosso, e fu sospettato che alla difficultà evidente del passaggio, s'aggiungesse qualche malizia di chi avea allora il maneggio dell'Artiglieria, come persona ch'avea altre volte servito i Svedesi; in somma, tanto fu l'indugio, che in capo a due giorni giunse con buon vento una flotta di 13 vascelli Svedesi, li quali soldati tentarono di metter piede a terra, e di dar dentro agli approcci, ma furono bravamente rispinti, onde si risolsero, non potendo essi soccorrere altrimenti il castello, di levar fuora la gente, la quale si salvò, ma vi rimasero tutti i Cavalli, più di 3 milla, e bagagli di preda, e molti soldati, ed infermi e prigionieri. Poi Nordburg si rese a discrezione, non a patti, e tutti furono prigionieri; onde gli Uffiziali pagarono poi la loro cauzione per lo riscatto, ma i semplici soldati presero servigio, e furono ripartiti proporzionalmente fra le dueArmate, Cesarea e Brandenburghese. Libro IV

Foglio 12 a. "L'essersi Cesare assolutamente dichiarato di non voler entrare in guerrn con l'Ottomano" Quell'assolutamente potria mutarsi in condizionatamente, rispettivamente o attivamente, o modificarlo in altra guisa, perché si suol dire in proverbio Alemanno Man kann den Frieden nicht langer halten, als sein Nachbar will. <3> Libro V

Foglio 17 a. "Un Capitano Imperiale diede sopra lo quartiero de' Svedesi appresso di Troppau" Questo Capitano era del Reggimento Montecuccoli e si chiama Valentino. Il quartiero ch'egli.sorprese fu appresso Treptow, non Troppau (che è nella Silesia). Idem ''I:Essercito passò il fiume Pena" La Pena è fiume difficilissimo per le paludi che ha ad ambidue i lati, onde per divertire le forze nemiche, si tentò di passar in un medesimo tempo in tre luoghi, e da per tutto successe <questo>. (Qui si hanno a nominare i luoghi); perché lo Svevo, volendo acudir da per tutto, non 3 Non si può mantenere la pace a lungo, se si vuole essere vicini.


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Le ope,-e di Raimondo Montecuccolt

acudì a nissuno, conforme al proverbio: chi due lepri caccia, l'una fugge e l'altra scappa. Foglio 19 a. "Lettera dell'Imperatore all'Elettore di Magonza nella qual l'Imperatore il tratta di voi" Sua Maestà l'Imperatore trattarlo di dilezzione, non di Voi - Euer Liebden inAlemanno. Foglio 25 b. "Sotto il commando delli Generali Schack ed Eberstein..." Le truppe Danesi erano sotto il commando de' suddetti. Le Imperiali sotto il Colonello Caraffa. Quelle di Brandenburg sotto il Generale Quast. Il Schack però avea la direzione suprema. Foglio 27 b. "Rispetto similmente a' Danesi" La Cavalleria Imperiale e Brandenburghese non fu rotta, anzi essa con la fanteria Fiaminga furono la causa principale, anzi unica, della vittoria. Libro VI

Foglio 10 b. "Gli Ungheri supplicarono l'Imperatore di poter unirsi al Ragotzi a far guerra" Non fu asserito dal Consiglio di Cesare per le cattive conseguenze e per li deboli apparecchi che aveano gli Ungheri di gente e di requisiti, come poi in fatti si prova. Si può conoscere, perché le ragioni sono poi ridette assai bene. Libro VII

Foglio 18 b. "Si fermò il Montecuccoli qualche giorno appresso il fiume Vaga, e finalmente al fine di Luglio s'incamminò verso il Tibisco" Fu prima il dissegno del Montecuccoli approvato anèhe da Cesare · (per questo fine il Generale mutò le sue disposizioni), di operare per diversione, ed espugnare Strigonia, Gran e Buda, per li avvantaggi che si potevano avere a fuggire gl'inconvenienti, che s'incontrano alla gita al Tibisco (e qui s'inseriscano succintamente le ragioni). Ma perché ci erano nel Consiglio di Cesare persone di maggior autorità che d' esperienza nelle cose belliche, mutarono al Generale. le carte in mano, e scambiarono e sconvolsero tutti i consigli presi. Foglio 21 a. "I Turchi ch'erano restati alla custodia de' confini" Debolissimi e pochissimi di numero, perché la maggior parte de' presidi, ed i buoni soldati, n'erano stati cavati fuora e congiungonsi all'Essercito d'Alì Bassà.


Opere minori d'argomento mtlilare e politico

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Foglio 22 a. "Il forte Serinvàr non valeva un riddotto di campagna per l'ignoranza dell'ingegnere Wattenheim, e perché il Conte lo fece solo per assicurar le prede" S'inserisca qui la descrizione del forte e i difetti. Foglio 23 b. "Kolozsvar fu presidiata dagli Alemanni" Quest'era un capo di ponte al Turco e un antemurale all'Ungheria, ed un posto agiato e sicuro nella Transilvania; quivi s'inseriscono i motivi e vantaggi di questo presidio con la linea di communicazione degli altri. Foglio 24 a. "Ebbe ordine Alì Bassà dalla Porta di dichiarar un Principe in Transilvania" Giunto l'Essercito Cesareo a Claudiopoli, trovò che l'Apaffi s'era già dichiarato Principe, e che gli Ussari e la più parte de'Transilvani aveano già prestato il giuramento, onde non s'aveano più da sperare né viveri, né assistenze, né unione di forze, ch'essi aveano dato. Foglio 25 a. "E crescendo sempre più l'infermità cagionata per mancanza di sostentamento, fu necessitato il Montecuccoli di ritirarsi verso Nagybanya" La cagione principale, perché l'essercito non si fermasse a canto a Claudiopoli fu perché, non potendosi gir più innanzi per esser il paese tutto abbruggiato e distrutto, e da due anni non stato coltivato (s'aveano mandate innanzi partite a riconoscere Alba Giulia, Wasserburg, Hermannstadt, e tutti que' contorni li quali aveano riportato testimoni di vista queste desolazioni), non si dovea distruggere intorno a Claudiopoli que' pochi raccolti che doveano servire alla guarnigione, perché ciò che l'essercito consuma in un giorno, dovea servir per due mesi al presidio. Massima la quale, se fosse stata osservata a Breisach, dall'essercito che vi campeggiò all'intorno (testimonio il Colonello Geymann) non si saria perduta la piazza per fame, e l'evento fece poi conoscere quanto utile fosse stata la deliberazione. Non si ritirò però l'essercito sino a Nagybanya, ma si fermò a 10 leghe a dietro, per non incommodar la piazza, per darle tempo di fortificarsi e proviandarsi, e per osservare gli andamenti dell'inimico, con aver Cavalli di bagaglio in ordine, e standosi in pronto per far salir a cavallo l'infanteria, e portar il soccorso alla piazza se l'inimico l'avesse attaccata. Ma come i 1\1rchi non intrapresero poi l'assedio, e la città s'era già messa in buona diffesa de' nostri, che aveano anche portati dentro tutti i grani dalla campagna, e la stagione dell'assedio passava, ella si ritirò poi sino a Nagybanya, ma non prima che si sapesse il 1\1rco essersi egli ancora ritirato fuora della Transilvania, e avendo prima lasciata una partita di 2000 Alemanni col Colonello


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

Fabri al Kolozsvar, il quale poi si ritirò. S'inseriscano qui quelle ragioni che mossero il campo. Foglio 25 b. "lntesasi da' 1\1rchi la ritirata degl'Imperiali, stimaron esser cagionata da timore, non da neccessità" Non potevano i Turchi persuadersi di ciò perché: 1- Il campo non si mosse che a 10 leghe più a dietro, e quivi fermossi. 2- Se avessero ciò creduto, avriano attaccato la piazza, ma ben s'accorsero che in quella vicinanza stavano gl'Imperiali pronti al soccorso, onde tralasciarono l'assedio; perciò possono tralasciarsi ancora le parole suddette. Foglio 26 b. "Accorse il Kemeny con qualche numero di Ungheri ed Alemanni" Non Ungheri, ma Transilvani. Foglio 34 a. "Esclamandosi per tutto, che li Direttori delle finanze Cesaree defraudassero spietatamente il Servigio Cesareo" Non ci è iperbole così grande che possa adeguare, non che trascendere questa verità: né ci è forma di dire così espressiva e sublime, che possa dirsi iperbolica. Foglio 40 a. "Nell'attaccare il bagaglio del Reggimento Kniegge" Questo successe quando si marciò fuora dell'Ungheria Superiore. Ma prima, mentre che si stava collà trattando in Cescovia, assalirono il Quartier Generale che era a Hattar, ma fecero di quello di ben venuto. Mandarono in Polonia per introddurre de' ladroni e far corpo da cacciar i Reggimenti, e poi nella marcia fecero ciò che di sopra s'è detto. Si inseriscano qui quelle particolarità. Foglio 48 b. "Significar in buon linguaggio ribellarsi" Furono intercette lettere del Turco, cioè del Bassà di Angria ad un console della città *"'* col qual teneva stretta corrispondenza. S'inseriscano qui il nome e le circostanze. Foglio 49 a. "Spropositata azione dell'Arcivescovo dtColoza" Moderar si devono queste parole e le seguenti, essendo egli ora Arcivescovo di Strigonia, e la prima persona del Regno. Foglio 51 a. "Egli andò a far metter fuoco a' borghi" Non si messe fuoco a' borghi, ma si fece alloggiarvi dentro una Compagnia di fanteria alla quale la città somministrava il vitto: avendo prima mandato a regalare il Montecuccoli de' rinfreschi, e pregarlo a scusar l'errore passato dal custode delle porte del luogo, che avea serrato le porte perché, avendo visto venir di lontano una truppa di Cavalli, non avea saputo fosse il Generale. Foglio 51 b. "Andò a metter le truppe ai quartieri nell'Ungheria Inferiore"


Opere minori d'argomento militare e politico

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L'Imperatore aggraziò l'Ungheria Superiore nelle loro richieste fatte a Cescovia, e mandò ordine al Montecuccoli di andare di là coll'essercito, e per là ai quartieri nell'Ungheria Inferiore. Ibidem "Avendo perduto la terza parte dell'essercito, senza veder l'inimico per i patimenti" L'inimico si vide abbastanza con partite e in campagna, e anco Cobb, e col Colonello Fabri, e col Colonello Jaque, e per parte buona si vide già con tutto l'essercito in battaglia, la qual cosa occorre in moltissime Campagne: onde si posson tralasciar fuora le suddette parole. Ibidem "Il Kemeny fermo per rientrar nel Principato, richiedeva aiuti a Cesare con le più grandi instanze'' Non richiedeva il Kemeny aiuti seco per entrar in Transilvania perché: 1- Montecuccoli, al quale aveva chiesto aiuto, gli avea già dati 2 milla uomini scielti col Colonello Jaque. 2-Tutto l'essercito stava ancora nell'Ungheria Superiore per dargliene de' maggiori al bisogno, come Montecuccoli gli promise. 3- Egli conosceva bene che il paese distmtto della Transilvania non potea sostenere un essercito formato; e che il condurvi le proviande d'altrove, per la lontananza, strade cattive, mancamenti di carriaggi e di vetture, era cosa impossibile. Ma riclùedeva (e così richiese anche sul principio quando il Colonello Holst fu spedito lui, per riconoscere ogni cosa e udire i suoi sentimenti) che si rompesse la guerra col Turco, e per l'altra parte per commando loro, s'entrasse nei paesi istessi del 1\lrco, e vi si facesse le operazioni principali; e ch'egli Kemeny intanto le facesse per diversione in Transilvania. Foglio 61 a. b. "Il Kemeny si ritira nel villaggio di Selcich; Giovanni Berlen e Gabriel Batter lo tradirono" S'inserisca qui il fatto d'arme del Kemeny, dov'egli rimane morto, la lode data dall'istessi Transilvani agli Alemanni, il tradimento fattosi da' Transilvani al Kemeny. Foglio 66 a."Alla nuova di questo assedio (di Claudiopoli)" Il Colonello Schneider stava in quartiere nell'Ungheria Inferiore a Romanschubat; ebbe ordine dal Generale Montecuccoli di marciare con due Reggimenti di Cavalleria, il suo, il Colonello Paffy, ed uno di Dragoni a Zathmar e più oltre; pigliar posto avvantaggioso fra Zathmar e Claudiopoli, e veder di portar soccorso e calore alla piazza. Egli marciò incontinente, spedì il Tenente Colonello la Pointe etc. ove si noti che il soccorso, il Colonello Post, divagando con 300 Cavalli, s'aperse il passo e battè la guardia del nimico.


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Le opere df Rafmond-0 Montecuccoli

Libro VIII

Foglio 8 a. "Dal Cancelliere del Regno, dell'Arcivescovo di Coloza" Il Cancelliere del Regno era Arcivescovo di Coloza, ed è una medesima persona sola. Foglio 2 a. "Intimar la Dieta di Posonia contro il parere del Palatino e del Conte di Rothal" Quasi tutti i Ministri dissuasero questa Dieta. Ma poiché Cesare si risolse, egli è neccessario allegare qui qualche ragione accioché non paia ch'egli abbia operato a caso. Foglio 35 b. "Nell'essercito dell'Imperatore non erano che tredici Reggimenti di fanteria" Dodici, non tredici. Foglio 42 a. "Che la mossa non si potea fare prima de' 9 di Luglio" Non mossa, ma mostra, cioè rassegna de' soldati dell'insurezzione. In questa relazione occorre spesso qualche parola errata, o qualche parola che confonde il senso, come al foglio 38 b. Oltre gli antidetti s'aggiungano: manca il sostantivo inconvenienti, e così altrove. Può di nuovo confrontarsi il foglio 34 con la mia relazione. Foglio 54 a. b. "Quei di Tata e di Wesprin presero da 500 foraggieri Turchi, i quali non si tenevano sicuri per la _stima che faceano del Conte Zrin" Tata è Wesprin e Wasen, di dove fu sempre infestati dal Turco, sono luoghi spettanti al Governo di Giavarino e del Montecuccoli, e non dipendono né punto né poco dal Zrin, ch'è di là distante da 70 leghe, e non venne in Campagna né giunse a Comorn tutte le sue genti se non solo alli 15 di Ottobre, onde con nissuna connessione ci può entrare qui detto Conte, e val meglio tralasciarlo fuora. Foglio 56 a. "Erano a diffesa di Neuhausel 3 milla fanti" Circostanza neccessaria da sapersi, si è che subito doppo la rotta del Forcaysch, il Generale Montecuccoli vi mandò di rinforzo nuova fanteria, Cavalleria e Dragoni, senza de' quali non avria Neuhausel potuto resistere un giorno. Foglio 58 b., 59 a. "Il Generale Montecuccoli si teneva tra Posonia e Schinda. Passarono poi gl'Imperiali il ponte a Posonia e s'accamparono a Landschitz" Il ponte tra Posonia e Schinda è l'istesso di Landschitz, onde s'era già passato il ponte. L'intenzione principale di questo posto, fu per dar calore all'insurezzione degli Ungheri, che dovea farsi, ed era assegnata in quel contorno, se bene poi non ebbe effetto; onde, mancando la cagione, mancò l'effetto. Le spalle non erano sicure perché i borghesi di


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Posonia non aveano a nissun modo volsuto pigliar dentro presidio. Il Montecuccoli avea ordine di non lasciarsi tagliar fuora alle spalle. S'inseriscano qui succintamente le ragioni tutte dalla mia relazione, e quello che si operò colle partite. Libro IX Foglio 1 b. "Pose la fanteria nella città, sotto gli ordini dello Strozzi, e la Cavalleria ne' villaggi" Non furono mosse che alcune compagnie nella città dove commandava il Tenente Colonello delTirolo,né mai Strozzi n 'ebbe il commando; ma egli con gli altri Generali stavano in campo che era a Kittsee in poca distanza da Posonia, e che s'era fortificato, e si teneva insieme per poter acudire da tutte le parti. Qui s'inserisca la relazione mia. Foglio 5 a.b. "A queste tre piazze consegtù la perdita d'altri luoghi" Nessun altro luogo si perse. Foglio 17 b. "Riservava la persona del Sulzbach e dello Sporch" Sporch è soldato di fortuna, il quale ha sempre servito a Cesare, né fu mai preposto. Foglio 25 b. "Gli altri Principi d'Italia diedero buone parole" Modena diede da 30 milla Fl. salvo il vero. Foglio 28 a. "Il far diversione in Croazia non potea farsi senza darne il commando al Zrin" Quando si operava in Croazia, si conveniva il commando al Zrin come Ban, per tutto altrove fuora del Banato. Il Conte Leslie , Governatore di Warasdino, avea il commando, come io l'ebbi l'Anno prima, del Corpo di soldatesca che stava a Radkersburg l'Anno 1663. Foglio 28 b. "Occupar qualche stato al Turco" 1- Come vorriasi occupar uno stato al 1\.1rco per diversione, mentre ch'egli è difficile il farlo con l'Armata Capitale e con l'operazione principale? Come acquistar uno stato altrui, quando non si hanno forze da guardare il suo? 2- Supposto che uno stato potesse acquistarsi e togliersi al Turco, non è da credersi che la pietà Cristiana di Cesare non lo vedesse volontieri; né che la ragion di stato gli mettesse qualche scrupolo nell'animo, imperoché qual può egli aver contiguo confinante maggior inimico del Turco? 3- Li sospetti che s'aveano in Corte del Zrin non erano questi, ma quelli ch'egli teneva della corrispondenza co' stranieri, ai quali si rivelavano cose di stato.


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Foglio 32 a. "Coll'abbrucciamento del ponte di Ossach restando impraticabile ai Turchi il passar la Drava" L'esperienza fece conoscere che il passaggio era impraticabile, ch'egli fu publicato per tale da una vanagloria mal fondata, e da un giudizio precoce, mal sano, mal fondato, come il resto dell'impresa. Foglio 32 b. "Il Wattenheim prima ingegnere dell'Austria Interiore" Costui non ha pratica alcuna della guerra, solo qualche speculativo contatto dai libri, e per aver imbevuto di opinioni erronee il Zrin, li Ministri di Gratz, ed altri inesperti come cagione principale de' mali, avriano meritato il capestro. Foglio 54 b. "Lo Strozzi fu ferito" Non solo il Carretto, Tenente Colonello del Reggimento di Sparr fu ferito, ma fu anche portato via il braccio destro al Colonello Sparr istesso. Foglio 60 a. "Gl'Imperiali dierono fuoco alli riddotti ch'erano fuora del forte" Nulla ci era fuora del forte. E che cosa era il forte altro che un malissimo inteso riddotto? S'inserisca qui il dissegno e la descrizione di esso, soscritta da tante persone, Generali, sotto il commando al Baron Danançon. Il Baron Danançon non era commandante, ma dirigeva con buon consiglio le cose. Li Commandanti furono prima il Conte Leslie, Tenente Colonello dello Sporch, e poi il Colonello Tafio, non avendo volsuto i collegati rilevar il Commandante come doveano. Ibidem b. "Il forte di Zrin aveva un ponte, e a capo di quello alcune trinciere" Esso forte era la trinciera in capo al ponte, il qual ponte stava a dietro, ma sì mal posto che il ponte era in vista e a bersaglio della Campagna, come si vede dal dissegno e dalla descrizione suddetta. Foglio 61 a.b. "Il Generale Montecuccoli giunge al campo alli 14 , Giugno" Si vegga qtù la benignissima lettera scritta di mano propria di Cesare. Esso Conte vi giunse col commando assoluto dell'Arme. Ibidem "Propose il Conte Zrin di passar le mura ed attaccar l'inimico" Proposta tale non si attribuisse alla passione ed al proprio interesse di conservar i foraggi dell'Isola, saria stata ridicola appresso uomini esperti nelle cose della guerra, per l'impossibilità che vi era. Foglio 61 a. "Ciò non piacendo a Zrin, s ' accese fra lui e Montecuccoli discrepanza" Nissuna discrepanza nacque tra Zrin e Montecuccoli, perché il concluso fu sempre in cose tanto chiare fra i soldati sperimentati, che non s'ebbe se non a seguire la pluralità dei voti. Ma nacque bene nel


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Consiglio gran parole fra Zrin e Hollach, il quale ebbe a dire *** Ma Montecuccoli cercò di comporli e quietarli insieme. Foglio 62 a."Nel riportar 300 teste" Non furono <né> meno 30. Ibidem "Poco lontano da Sachen 400 Turchi" Sachen è luogo alla Rab, molto lontano dal campo, né mai vi furon poste partite. Ibidem ''Che se gli dessero 3 milla Cavalli" Se gli diedero, e furono in partite, ma non fecero nulla. Foglio 64 b. "Il ritirarsi del Zrin diede dell'apprensione nel campo" Nissunissima apprensione diede nel campo, perché non v'era più quasi gente alcuna del suo commando. E questa fu la cagione della sua partenza, allegando che la sua gente non era avvezza a campeggiare, né avea portato seco da vivere, se non per 8 giorni, e che spirato questo tempo, s'erano disbandati, e che però non avendo egli più gente non avea più che fare al campo. Si ha qui da notare 1- Che questa parea a lui ragione sufficiente d'impegnarsi in un'operazione temeraria col Turco, poiché la sua gente non potea più fermarsi nel campo. 2- Che gli Ungheri del Nadasti dipendevano dal Generale Montecuccoli, e non dal Zrin, avendo egli nella sua capitolazione patutito di non aver a obbedire se non a quegli che avesse commandato l'Armata in capite. 3- Che mandar dietro a Zrin per farlo ritornare, fu meno complimento e nissuna neccessità, perch'egli non avea più gente alcuna nel campo, come s'è detto, e in virtù di che si scusò anche sul principio, di non poter far le guardie nelle porte che gli s'erano incaricate, sì come alcuni giorni doppo se ne partì, e si portò alla Corte doppo aver prima passato i soliti complimenti col Montecuccoli. Qui s'inserisca la lettera che il Zrin scrisse al Montecuccoli per ritornare al campo, e la scusa ch'egli fece di far le guardie imposte alla sua gente. Foglio 65 a.b."ITurchi occupano senza contrasto il forte Zrin" Qui s'inserisca la relazione fattane a Cesare. Li diffensori poteano far meglio di quel che fecero, ma non sostenere intieramente il forte, come fu riconosciuto da tutti. Libro X

Foglio 3 a. "Nitria, città signoreggiata da un fortissimo castello bastionato"


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Il castello non è che un semplice muro senza bastioni, bensì posto sopra un macigno che da un lato ha un pricipizio, né fu mai presidiato prima che il Turco l'avesse, se non da gente del paese, per non essere punto forte e senza fosso; e però si scansò di pigliarlo per iscalata e di primo impeto. Né si ricercava tale impareggiabile intrepidezza per far tal tentativo, poiché nissun nimico era allora in Campagna. Foglio 14 b. "Dolevasi il Zrin che si fosse perso il forte.Aggravava il Montecuccoli" Al Montecuccoli non è noto che il Zrin si lamentasse di lui. E le ragioni d'aver operato come s'era fatto, erano così palpabili che nissun intendente o dell'Arte, o del fatto, potea dubitarne.Almeno Cesare se ne mostrò sempre soddisfattissimo, come dalle lettere di propria mano dell'Imperatore si vede. Qui s'inseriscano le lettere Cesaree. Foglio 15 a. "Montecuccoli dichiaravasi d'aver operato con ragioni militari" Se post factum e dall'effetto, si tocca con mano la bontà di quelle deliberazioni; se con l'unione degl'Imperiali e de' FnU1cesi in sito avvantaggioso, ed attaccato da' n1rchi, si fu in billico di perdere il fatto d'arme; quale speranza di vincere attaccando il nimico al suo posto con estremo disavvantaggio, e privo della forza degl'Imperiali e Francesi?Veramente sogni di persone che dormono a ciglia aperte. Foglio 15 b. "Le soldatesche non poco declinate d'animo per l'infelice riuscita di Cani.sia" Non solo questa senza gli strapazzi di tutto l'inverno, senza altro profitto che d'abbruggiar pagliari, la miseria e i patimenti aveano talmente indebolito l'animo e i corpi delle soldatesche, che una parte di loro non valeano a reggere il moschetto; e Hollach si scusava di non poter più far guardie, e volse due volte ritirar la sua gente dalle trinciere. Zrin disse nel primo Consiglio ch'egli non avea conto: la diffesa cativa di 2 milla dentro il forte, fu pur troppo prova chiara di cotal debolezza. S'inseriscano qui le cose neccessarie. Foglio 16 b. "Li Principi d'Auersberg e di Lobkowitz provocandosi" Il Principe di Lobkowitz è più antico Principe, e precede. Qui può esagerarsi l'intelligenza del Principe Lobkowitz, Presidente allora del Consiglio di Guerra, ma il di cui voto non avea quella libertà, né autorità che richiedea il suo carico, a ragione del Primo Ministro che volea prevalere, benché senza isperienza militare. Foglio 20 a. "Fatto volar il forte con le mine" Il forte fu fatto volare dal principio quand'egli il prese. Ultimamente quando abbandonò il campo, messe il fuoco alle palissate ch'egli ci avea


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rotte per tenersi un corpo di guardia ed alcuni pezzi d'artiglieria, ed appianò i fossi. Foglio 30 a. "Ed i Croati e Dragoni" Aggiungasi "commandati dal Colonello Jaque". S'inserisca qui la relazione della battaglia trasmessa a Cesare per notizia più essatta all'istorico. Foglio 32 b. "Sarebbesi passato il Raab" Oltre alle altre ragioni, fu grandissimo ostacolo l'acqua, la quale crebbe assaissimo quella notte per le continue pioggie: onde la mattina bisognò ritirare le guardie da que' posti dove stavano disposte su le ripe del fiume, già innondate dalla crescenza dell'acqua.Alcuni giorni doppo però, quando l'inimico si mosse, Montecuccoli tenne consulto e propose di passar a seguitarlo, ma nissuno diè dietro. Qui s'inserisca la Consulta. Foglio 34 b. "A diversi altri furono fatte altre mercedi" Lo Sporch fu dichiarato Generale della Cavalleria. Il Conte di Waldeck Tenent e Generale. Le principali persone del Corpo dell'Imperio ed il Conte di Hollach, Tenente Generale de' collegati, il Marchese di Coligny ed il Conte la Feuillade, Generali di Francia, ebbero lettere ringraziatorie da S. Maestà Cesarea trasmesse al Montecuccoli, che le consegnò loro come ne consegnò alli Principi di Baden e Sultzbach, e altri Generali Cesarei.


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SOPRA L'ISTORIA DEL GUALD0°> 1- Si dimostri la perizia de' Capitani. 2- S'inspongano il mal governo della Corte, la sorpresa e la confusione, la malattia dell'Imperatore per il vaiuolo. 3- Si dia a conoscere la molteplicità de' capi, degl'interessi delle instituzioni, dei fini diversi di ciascuno dell'Imperio che volea pescar nel torbido; l'imperizia dell'essercito novizio, l'inesperienza di qualche Capo al quale ogni erta pareva piano, ogni chimera realtà; quindi ebbero origine i nostri trovati a imitazione d'Ercole; si fermasse di nominare i budelli di fanciulli,Troia distrutta in un pagliaio abbruggiato, l'Asia trionfata ad imitazione d'Alessandro in una scorreria inutilmente fatta, e simili.

Al Gualdo 1- Credete voi che Cesare, e Marcello, e Scipio, e Africano, fossino cotali per incudine giamai, ma per martello. Oh Gualdo mio, quest'opere per farle è lungo andare, non il vostro studio è quello che fa per fama gli uomini immortali. 2- Il mondo volgare pasce, si diletta più della favola che della verità, più del Romanzo che dell'Istoria. Ma gl'inganni non sono durevoli. Nihil tam instabile ad fluxum quam fama sua vi nixa. 3- Io mi rido di coloro che vogliono esser capitani senza essersi mai trovati negli Esserciti, né in Campagna;.che affettano un gran nome, sol col tenere a stipendio gazettieri e adulatori mercenari. Le bugie hanno corti i piedi. L'Arte militare è acquisita e non infusa, pratica e non speculativa. 4- La Corte richiede un poco di pazienza: V. Eccellenza usi della sua prndenza e dell'affetto suo ingerito alla vera virtù. Non si troverà del certo più pura nell'idee di Platone, che quello ch'ella sia nel petto del nostro Gran Monarca. Egli va alla solidità spazzando la superficie e le apparenze, e V. S. Ill.ma cerchi dal Boreo all'Austro, e dal mar Indo al Moro, non troverà suggetto più degno per la sua penna, che la Reggenza del nostro Imperatore veramenteAugusto. 1 Si è ritenuto opportuno fornire, in allegato, il testo della lettern di accompagnamento alle Mie Note che Montecuccoli inviò a Gualdo Priornto. Tale lettera è inedita, essendo stata omessa nell'edizione di Veltzé. ln essa l'autore manifesta libernmente, non trattandosi di documento ufficiale, il suo smagato sguardo stilla realtà.


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1- Fama per via di gazette e di uomini volgari è una regina di comedia che presto svanisce le sue parti; ella ha del ridicolo che ridonda in tanto maggior rossore di chi, in tal modo, la semina, onde si suol dire, le bugie han corti i piedi. 2- Le Lettere del Principe di Condé patiscono eccezione I- perché l'energia e la proprietà dello stile francese porta loro l'iperbole e gli altri ornamenti retorici. II- Molti si lasciano portar dalla corrente dell'acqua e ricevono le cose che vengono, senza essaminarle, come si vede in tanti principi falsi introddotti anche nelle scole le più famose di filosofia e di teologia. III- Li Francesi aveano dissegni particolari, e fini e oggetti di Stato nella corrispondenza e intelligenza col Zrin, onde faceano servir al gran dissegno queste apparenze particolari, né in ciò si contentavano d'alterare nelle lettere e negli scritti i sentimenti ch'essi aveano altrimenti nell'animo, e nella conoscenza. 3- Egli non si può sapere il tutto d'un'Arte, della quale s'ignorino le parti. La militare è pratica e non teorica, acquisita e non infusa. Il Conte Zrin l'ho visto in una Campagna e non più, il Conte Nicolò in nissuna mi ricordo d'averlo visto. 4- HORAT. I Serm. , 10. Si hanno a scrivere le cose fatte, o farsele degne d'esser scritte, ma non già da strappazzar mestiere dozinale e scrittori volgari. 5- Ho notato alcune particolarità delle cose successe, e dove egli è stato informato del fatto diversamente della di lui vera realtà; gli communicherò gli originali per sua vera notizia e soddisfazione intrinseca.

Capitani o !storici mascherati 1- Simillimi huiusmodi medici sunt personae quae in tragoediis introducuntur quemadmodum in illam figuram quidem et habitum ac personam eorum, quos referunt habere illi ipsi autem veri non sunt. Sic et medici fama quidem, et nomine multi ne autem, et opere rn !de pauci. HIPP Lex, c. I. 2- Imperitia timiditatis est audaciae nutrix. Timiditas eiusdem impotentiam, audacia vero ignorantiam artis significat HIPP Lex, c. 3. Cum calumniarentur ea quae ignorabant.


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UMILISSIMO PARERE SOPRA IL LIBRO DEL CANONICO GIOVANNI BATIISTA WENZEL DE CONSTITUENDA MILITIA PERPETUA IN STATIBUS AUSTRIACIS Giavrino, li 16 Gennaio 1668. Si risolve il libro in queste tre essenziali proposizioni.

I Proposizione Egli è di neccessità assoluta che gli Stati di confine col Turco, e per conseguenza gli Austriaci, abbiano una milizia perpetua in piede.

2 Proposizione I- Questa milizia deve formarsi di soldati propri, non ausiliari, non mercenari, non collegati. II- Dev'essere pe1fettamente instituita, e di nissun aggravio al publico per sostentarsi: e però dev'ella arrolarsi di nuovo di persone, o volontarie, o prese tra vagabondi, o scelte da ogni famiglia. ID- Dev'essere disciplinata, ed instrutta nella cultura de' campi, nelle arti mecaniche, negli essercizi militari: nel celibato, nell'obedienza, nella povertà, contenta di viver in comune, non aver nulla di proprio e servire senza stipendio, per lo spazio di 12 anni; finiti i quali starà in elezione del soldato d'essere licenziato, s'ei vuole, e premiato (il semplice soldato di 100, l'officiale di 600 fiorini) o ru ·continuar nel servigio tutta sua vita.

3 Proposizione I- Per sostentamento della vita, e per l'instituzione della milizia, devesi intra quella distribuire una quantità ai campi, che coltivati da gli stessi soldati, privilegiati da ogni altra gravezza, fruttino tanto oltre l'alimento ordinario, che del sopra più si possano far altre spese di vestiti, fabriche, arme, instromenti, arsenali, magazini, academie, e d 'ogni altra cosa pertinente alla guerra. II- E se a una parte de' soldati convenisse d'uscir in guerra, come se per essempio d'ogni dieci di loro ne uscissero sei, sette, otto o nove in campo, quelli che restassero a. casa, cioè quell'uno, o due, o tre, siano tenuti a coltivar il terreno degli altri, per raccoglier il vitto in uso loro. III- Questi campi da distribuirsi (o coltivati o incolti che siano)


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devono procurarsi principalmente dalle decime de' beni immobili degli ecclesiastici, li quali ritengono intieramente il lor dominio diretto, e cedono solamente l'utile a un certo tempo, cioè sin che facendosi degli acquisti, e dilatandosi i confini, stabiliscano le milizie nuove frontiere, che più premano il Turco, e vadano ad abitarci come tante colonie, lasciando gli antichi domicili e terre, ai lor primi possessori. IV- Posson anche a ciò contribuire i Grandi Secolari ch'hanno doviziose sostanze, e zelo per la fede e per lo ben publico: overo li terreni incolti, che come derelitti si occupano, o a vil prezzo si comprano. Questa è la sostanza del libro, che distinto in più parti e subdivisioni, e documenti ordinati al conseguimento del fine, prova eruditamente ciascheduna proposizione con argomenti solidi, con essempi antichi e moderni, e col consentimento di gravi autori. Intorno a che, tal è il mio

Umilissimo parere nella prima proposizione 1- Che ogni stato, siasi Regno o Republica, abbia bisogno d'un ordine di persone militari sotto l'ombra, e diffeso dal quale tutti gli altri ordini fioriscano, ella è proposizione d'eterna verità, impressa nell'animo di tutti coloro che furono prudenti fondatori e ordinatori di stato publico. L'Autore la prova per molti capi, ma ella è per sé evidente, ond'è degna di gran rifflessione per proveder al bisogno, quantunque di ciò qualche fatica e spesa straordinaria sul principio seguir ne dovesse.

Nella seconda proposizione 1- L' arme proprie prevagliono infinitamente all' ausiliarie, alle collegate, ed alle mercenal'ie: cento assiomi politici l'insegnano; cento documenti istorici lo testificano, e se n'ebbe un essempio recentissimo nella guerra d'Ungheria dell'anno 1664. E qual cagione, o intoppo ritenne mai un Carlo Quinto, un Ferdinando Primo, che trovandosi con fioritissime Armate di cento, e più milla in campo, rette da' più esperti e valorosi Capitani ai que' secoli, avvalorate dalla presenza d'Imperatori, Arciduchi, Principi, non facessero però progressi miracolosi in Ungheria contr'al Turco? Certo che il raccostamento confuso di tante genti diverse ne' fini, ne' dissegni, nella disciplina, e negli interessi, ne furono il principale impedimento. 2- Quando sieno una volta ripartiti tr-a' soldati i terreni per v!vere di quelle entrate, potranno essi sostentarsi senz'altro aggravio del Publico. Così fu la prima instituzione de' feudatari, ai quali furono aggregati certi poderi, con obbligo di comparir al bisogno in campagna con certo


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numero cli uomini armati. Tale è oggidì ancora le Ban, e l'Arriereban di Francia.Tale milizia fu da 70 anni a dietro introdotta, e tuttavia si consel': va nel Regno di Svezia, mediante la distribuzione fattasi semel pro semper di alcune possessioni destinate alla sostentazione di certa Cavalleria e fanteria. Tale è l'intrattenimento presente de' Timarri Spadi, e della Cavalleria de' confini appresso al Turco. 3- Sono quattro stati di vita nell'umana società, ciascuno per sé assai aspro. Il rustico de' contadini è di tanta fatica e travaglio, che il proverbio chiama vita di villano quella ch'è laboriosissima; l'altro degli artigiani, fabri, legnaiuoli e simili, ha i suoi guai, quindi è che s'odono da per tutto querelle degli artisti, per la fuga de' loro lavoranti dalle botteghe; il Regolare de' monachi, che promette obedienza, povertà e castità, vita in comune;e nulla di proprio, è così difficile, che molti credono richiedersi per abbracciarlo un aiuto particolare del Cielo, anzi che per l'inosservanza della Regola, nascono giornalmente di molti scandali; ma il Militare è fra tutti gli altri il più rigoroso: sanno quelli almeno dove ricoverarsi la notte al coperto e su un pagliariccio, dove avere un sorso d'acqua a bere, com'esser puniti con soavità e carità, se falliscono, e come conservar la vita, se ben la travagliano; ma il soldato deve sempre tener pronta al sacrifizio la vita, ogni picciol fallo gli è criminale, non ha tetto, né vestito, né cibo sicuro. Or volendo l'Autore, che l'obligazioni e le fatiche fra tanti generi di vita disperse, sieno in questa scuola unitamente raccolte, e che ciascheduno faccia l'agricoltore, e l'artigiano, il monaco, ed il Soldato insieme, si ha ragionevolmente da dubitare che a questo modo non sia per riuscire il disegno: non essendo probabile che tin uomo voglia, o possa reggere ad un sì grave peso, e che l'applicazione a tante diverse cose non lo faccia più inetto in ciascheduna (Pluribus intentus minor est ad singula sensus). Ma si potria senza tanta fatica, e novità, pervenir al medesimo fine, se nel soldato s'unissero l'esser soldato ed artigiano; ed all'agricoltura si dedicassero a parte quelli che coltivassero per sé e per gli altri, cioè d'ogni dieci, uno o due, come di sopra si disse in caso di guerra: e due beni ne nascerebbero, l'uno è che il Soldato, disinteressato dal lavoro de' campi, riusciria meglio instruto nella milizia, nel mestiero; l'altro è che l'agricoltore, avvezzo a coltivar sempre quella medesima quantità di terreno, non troveria strana la partenza degli altri perché non gli s'accrescerebbe alcun nuovo lavoro, anzi lo coltiveria tutto, come proprio, e però con maggior diligenza che non si fanno le cose poste in comunanza, la quale fu perciò da Aristotele nella Republica di Platone tanto ripresa. 1


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Quanto all'obedienza, ella è più sicura nella milizia che ne' clostri, onde non ci sarà difficultà. Quanto alla povertà, ed al servire senza stipendio, più sarà orribile il nome, che la cosa; perché a chi considera quanto sia poco il soldo che si promette, e molto meno quello che si dà, e quanti soldati moiano infelicemente di fame, chi puro ferito in guerra, e doppo, si farà manifesto che i soldati sono miserabili e mendici, e per contentarsi godrian d'aver sicuro il vitto durante la vita, o riportar ricompense e privilegi licenziandosi. In ogni modo, accioché la durezza anche del titolo sia raddolcita, si potria formar l'articolo in questi termini. Al Soldato non si darà mese a mese la paga, sì per non contravenire agli statuti fondamentali di viver in comune; sì perché non gli è neccessario, mentre gli vien somministrato tutto il bisogno; sì perché, diffalcandosi il valsente di quello che poi si ha in natura, risulta una minuzia nel resto; ma si serberà nella cassa publica questo danaro in deposito, sin che si augmenti la somma, per darglielo tutt'insieme allora, che doppo d'aver ben servito il tempo prefisso, voglia licenziarsi dalla milizia; e questo sarà quel donativo di 100 fiorini determinato nel proggetto, il qual'è giusto equivalente al soldo che si dà nella milizia ordinaria; e se ne può far il calcolo a questo modo. Nella milizia ordinaria si ribbattono le vittovaglie per la metà del soldo; i vestiti, le biancherie, e l'altre cose per 1/4 del soldo, onde si rimane debitore al soldato di 1/4, cioè di 3 mesi: or sia per essempio il soldo del fantaccino, che si dà oggidì, ragguagliato alle porzioni di 3 fiorini il mese, sarà in 3 mesi 9 fiorini ed in 11 anni (perché il primo anno è di noviziato, e non si conta) 99 fiorini, che si pagheranno appunto col donativo suddetto de' 100 fiorini. Sin1ile ragione milita anche nel soldato a cavallo, perché venendogli dato il cavallo, mantenuto, ferrato, e fornito del publico, non può egli pretendere nulla di più del fantaccino. Quanto al celibato, essendo egli limitato per 12 anni soli, non è per recar tanto fastidio: egli è solamente da avvertirsi, che le donne servono in guerra particolarmente al soldato per portargli dietro una camicia, una pignatta, un fastello, e per cuocer un poco d'acqua, una zuppa, cercar paglia, o far cos'altra sinlile, nel tempo che il soldato è in guardia o in partita, accioché trovi ritornando dalla funzione, qualche ristoro: ed elle servono anche all'essercito in luogo di guastatori, nel tagliar fascine, riempir fossi, e cose simili; ch'elle servono finalmente alla prole, la quale nata e nutrita all'aprico, e tra i disagi, somministra le migliori recrute all'Armata. Or se questa milizia sarà talmente constituita, che il soldato abbia persone, che senz'altro impaccio suo, gli conducano dietro le robbe neccessarie, si può credere eh' egli potrà starsi senza donna, come fanno


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li Giannizzeri appresso al Turco, ad ogni certo numero de' quali sono assignati cuochi, camelie persone che gli portano l'acqua, gli piantano i padiglioni e fanno che il Giannizzero non abbia a pensar ad altro che a combattere. Egli è vero non esser uso degli esserciti italiani e francesi (sono quelli di Spagna misti d'ogni sorta di nazioni), di condur seco donne, solo costume degli Alemanni, ma egli è anche vero che le guerre in Italia e ne' Paesi Bassi men durano che quattro o cinque mesi dell'anno; sì che si fanno tra quindici o venti leghe di paese al più, tra frequentissime piazze forti, sempre co' magazini alle spalle, onde non si ha neccessità di bagaglio, se non molto succinto; a riscontro, gli esserciti Alemanni continuano spesso a travagliare d'estate e di verno, e marciano tal volta 100 e 200 leghe in una campagna; sì come nell'anno 1645 marciò l'Essercito Cesareo dalla Silesia e dalla Boemia in Ungheria, e di là sin a Philippsburg in su 'l Reno, e poi ritornò in Boemia; nell'anno 1657 e 1658 marciò dalle Provincie ereditarie in Polonia a Cracovia, di là a Varsavia, ed in Prussia, quindi nello Jutia (I)' in Pomerania, e nel Meckleburg.

Nella terza proposizione 1- Non ci è dubbio, che un campo coltivato renderà più di quello che il lavoratore consuma, onde l'avanzo serve per applicarsi altrove: vedendosi per isperienza, ch'un villano paga le contribuzioni per lo stato publico; dà al suo Signore proprietario quello che gli appartiene, e sostenta se stesso con la famiglia. 2- Che i frutti de' propri poderi abbiano da servire per uso de' soldati in campagna, potrà ben essere, ma non già senza spesa, sì come abbiamo più volte provato, che la difficultà è sempre stata maggiore nelle condotte, che nell'aver i grani in natura: ma si potrà in ogni modo facilitar il negozio per via di permuta, o pagandosi le condotte: onde si deve sopra il tutto osservare d'instituir una tal economia in questa distribuzione di terreni, che una parte de' frutti venga convertita annualmente in danaro per fornir bene il publico erario, poiché nella guerra corrono spese continue inevitabili. 3- Molto convenevole saria alla pietà degli Ecclesiastici, ed all'intenzione de' fondatori, che per un tempo concedessero le decime de' beni stabili, per istabilire una diffesa sicura alla Chiesa, senza della qual ella non può starsi, se non fluttuante in continuo pericolo.

1 L'odierno Jutlaod.


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4- Li terreni incolti saranno più facili ad acquistarsi, ma più difficili a esser resi fruttiferi; impercioché bisogna prima trovar l'uomo per la cultura (cosa malagevole in questi tempi, dove dimimùscono giornalmente i popoli, anzi che moltiplicarsi, e provata ogni dì da que' gentiluomini che cercano di risanar ne' lor villaggi le case disabitate) poi fornirlo di semente, d'instromenti rustici, di vitto, di casa, d'armenti, e cose simili; poi condurre i maestri e professori dell'Arti liberali, e mecaniche, che su 'l principio non serviranno senza mercede, il che non può farsi senza spesa notabile. Questa è la mia umilissima opinione, con la quale conchiudo 1- Quanto al libro, esser opera lodevole, e per giovar assai publicandosi, mentre che si intenderà il sentimento universale, e si renderanno capaci, e disposti gli animi a riceverne, quando che sia, l'essecuzione. 2- Quanto al riddurlo in pratica, si potria farne la prova, quasi in modello con una Compagnia (contubernio) di 200 uomini, ai quali senza troppo grande spesa, potriansi fornir i campi e le cose neccessarie. In questa prova si scopriranno le difficoltà da rimoversi, ed il profitto che ne risulterà da promoverlo, e da pigliar a ragione di tal calcolo le misure nel resto. 3- Ma sì come tutta la base di quest'edificio sta nelle decime degli Ecclesiastici, e ne' beni incolti con la summa d'uno o due millioni incirca, è la pietra fondamentale che si deve stabilire in primo luogo, perché senza questa tutto ricade in nulla: ed a riscontro, ciò fatto, e fermo che sia una volta l'intrattenimento securo per la milizia, tutto il resto sarà riuscibile, o instituendo per sé la nuova, o mischiandola con la vecchia, o dandogli la forma che di mano in mano si troverà più conveniente, massime circa i termini precisi del giuramento militare da prestarsi principalmente nelle guerre contr'al Turco, ma non privativamente dall'altre che per accidente potessero insorgere, osservandosi sempre il più che si può le forme, e gli ordini militari usitati, per non accrescere con le novità le malagevolezze.


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IN SUGGETIO DEL DISARMAMENTO CESAREO

Ebersdorf, li 20 Settembre 1668. Corto d'intendimento, nuovo nell'officio, poco informato degli arcani, non indocile di natura, imprigiono per obbligo e per inclinazione la mia opinione in ossequio all'altrui. Questo differire dagli altri, mi fa diffidare di me stesso; ma non devo imporre intiero silenzio al zelo della mia divotissima servitù; perché avendo nel discorso nulla parte, in nulla posso nuocere: né fallando nell'operare, né recando irreparabile danno. Delle cose presenti e di fatto, si è tale il sistema. Narro: Il Turco, impegnato nella guerra di Candia, ingelosito dal Moscovita, e dagli andamenti della Polonia, cerca la pace co'Veneti. Questi, a riscontro, trovandosi fuori di partire e di facoltà di poter tener in equilibrio le altre potenze, essausti da una guerra fiera e lunga, nella qual per tenere rinvigorite l'esteriori parti del corpo, convenne trasmandare Li spiriti dal cuore a consumarsi, hanno spedito un Ambasciatore Generale alla Porta, ond'egli è cosa probabile, che amendue le parti desiderino la pace, assogettando riguardo di salvare la riputazione dell'Armi, la testa al Vizir, e la sicurezza dell'accordato. Il Re di Polonia sta irresoluto nell'abdicazione del Regno; ma posto che per ora il ritenga, l'età di 60 Anni già corsi, non glielo permette per lungo tempo. L'Imperio tratta il punto della sicurezza, e qui atendendo per ora delle negoziate, e parlandosi della forza, vi è una principale questione. L'Essercito ha da formarsi? Quanta e quale sorta di gente, l'artiglieria e artiglieri? Quanti soldati deve ciascheduno contribuire come armata, quali Capi con qual subordinazione e dipendenza, disciplina, giustizia, ordinanza e direzione? Come, quando, e dove abbia da riscattarsi? Come tenersi le consulte, e operare, come dividere le conquiste, riparar i danni e ricompensare i danneggiati, e cento milla altre cose. Certo è che alla felice conduzione di questi trattati devono precedere l'unione de' fini, l'amore reciproco, un'autorità dispotica, e nell'Essercito pronta evacuazione, celerità e segretezza, cose diametralmente opposte alle Leggi fondamentali dell'Imperio, in virtù delle quali egli è lecito a ciascheduno particolarmente servir a quel potentato ch'egli vuole, arolar soldati, far leghe forestiere, aderire alla Religione delle tre che più gli aggrada, aver ciaschedun Principe nel suo Stato quella medesima autorità che ha l'Imperatore nell'Imperio; legar le mani a Cesare con una strettissima


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capitolazione, e appresso all'Armata vuole ciascheduno aver il suo voto, esser udito, ed ammesso alla Consulta; scrivere difusamente ogni cosa a' suoi Superiori, esser con le sue genti parte di ciascheduna impresa, e accozzare soldati e Uffiziali nuovi indisciplinati, che non si conoscono fra di loro, che non hanno confidenza alcuna gli uni negli altri; onde qual riuscita da queste radicali disposizioni li fanno operare? Dicanlo i Carli, i Ferdinandi, ed altri grandi Capi che con Esserciti Cristiani di 100 milla e più uomini nulla operarono degno della loro grandezza, esperienza e potenza. Dicanlo i successi dell'Anno 1664, e 'l billico in che stette tutta la fortuna delle cose. Purtroppo egli è vero ... L'Inghilterra, l'Olanda, e la Svezia, hanno grandi esserciti in piedi per mare e per terra; sono gelosi dell'unione Catolica in genere, della Francia in ispecie, onde fanno triplicata lega fra di loro. Egli è però da considerarsi, che fra l'Inghilterra e l'Olanda passano grandi dissensioni sopite negli animi, ma non ispente per il comercio, la pesca delle aringhe, il dominio del mare, i traffichi dell'Indie. Che fra l'Olanda e Svezia passano pure rancori ed odii (ab antiquo assueta accolis odia) e per l'impedimento che hanno recato gli Olandesi ai vasti dissegni della Svezia l'Anno 1649. Che la soldatesca Inglese poco vale per campeggiar in terra, e soveniamo che l'Anno 1630 e 1631, venne l'Hamilton con 12 milla Inglesi in soccorso di Gustavo Adolfo Re di Svezia, il quale stava allora attendato alla campagna appresso Stettino, nella Pomerania, né passarono 4 settimane che tutti gl'Inglesi perirono e furono gettati i corpi nell'Oder. Che li Svedesi non possono sussistere senza pensioni, o pagamenti d'altri Principi. La Francia è Casa di rado amica, per lo più inimica, e sempre emtùa alla Casa d'Austria. O sia che il Cielo abbia messo queste due gran Potenze al mondo, per contropostarsi l'una all'altra, ed accioché il mondo non sia d'un solo, o sia neccessità coerente all'ambizione, che la Francia ha d'ingrandirsi, la quale non può ampliare o stendere i confini, eh' ella non urti ne' Stati della Spagna o della Germania. L'umor francese è notabilmente instabile, la fede lubrica, questo Re è orgoglioso e magnanimo, giamai fortunato nell'imprese nelle quali non ha riscontrato ostacolo alcuno. Ha il Paese popolato, l'erario pieno di gran stima nel mondo e in molta affezione per le pensioni, ch'egli dona a' Principi minori, e con le quali corrompe i Ministri maggiori, sì come al Cancelliere d'Inghilterra donò 100 milla talleri, quando si concertò a Duinchirch fra la Francia e l'Inghilterra, e come si sa che gran rimesse sono state fatte in Vienna al <Pestalozzi> a richiesta di Grammoville; fa credere il Re di licenziare le soldatesche, mentre ch'elle non fanno che mutar luogo, partendo da lui e andando sotto l'insegue dell'Elettor


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Palatino (credibilmente sua creatura, e pagata dal Re occultamente) e ristaurandole poi in anche col far altre levate. Chiede egli apertamente a Ratisbona d'esser accettato come membro dell'Imperio, a ragione della Borgogna, ed a quel tal effetto, che per poter esser dichiarato senza trasgressione delle leggi Re de ' Romani. Pretende egli alcune piazze ne' Paesi Bassi, come apprendesi dalle conquiste. S'interessa nel dar un Re alla Polonia, e perché ciò se non perch'egli medita e vuol sempre aver la porta aperta alle torbolenze e alla guerra, e per tenere un essercito poderoso, agguerrito, e formidabile in piedi? La Spagna e la Casa d'Austria e di Germania furono per l'adietro unitissime tra loro di dominio, e doppo la rinunzia e ripartizione sempre di fini, interessi e di reciprochi aiuti, e quindi potentissime, non essendo altro la forza che una identità di più Corti, ciascun de' quali ha la potenza che in uno si congiunge. Ma di presente che dovriano essere più che mai unite, per l'impeto degli emuli, per lo poco numero de' Principi del Sangue, per il nuovo connubio per l'eredità, ecco si disuniscono; riflettendosi alla pace di Miinster e a quella de' Pirenei, alli negati soccorsi ai Paesi Bassi ed alla Borgogna, né solo queste due Corti fra loro sono ciaschedune in sé divise. Il Consiglio di Madrid è in sé separato; la Regina poco amata, il Confessore essoso, il Re pupillo, e tutti que' Ministri che maneggiano le cose, sono in tal esser che non hanno da temere né da sperare pena o premio dal Re, onde cercano d'accomodare le cose alla corrente del tempo, e formano fazzioni e rivolte, e s'appoggiano a potenze straniere. Così in Sardegna uccidono il Vice Re; in Catalogna pongono pasquinate alla casa del Vice Re; all'uscire del Re e della Regina in publico, commettono insolenze, e perdono il rispetto. D. Giovanni nega l'obbedienza alla Reggenza d'andar al commando de' Paesi Bassi, nel che può dirsi: "Il mal mi preme e mi spaventa il peggio", impercioché non è da credersi che D. Giovanni abbia dato in questa insolenza senza aver grandi appoggi tra' grandi, nel popolo e nell'essercito che lo sostengono. Le flotte dell'lndie sono tenui, il convoi costa infinitamente, il credito co' mercanti è perso. L'opinione fra' Monarchi che la Spagna possa contrabilanciare la Francia (mercè della poca corrispondenza della Casa d 'Austria, di Germania), è svanita; Olandesi, Svizzeri, Svedesi, Inglesi voglion vender troppo cara la protezione loro in diffesa de' suoi Regi, e così cara che gl'interessi mangeranno in breve il capitale. L'Imperatore ha la Corte in fazzioni, perché sanno gli arcani; molti hanno in mira unica i propri interessi, o d'ammasar la lor fortuna per l'intercessione di potenze forestiere, o di mettersi al coperto delle tempeste che possono sovvenire; o di tirar pensioni o danari dei stranieri.


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Tutti sono ciechi a scopo dissoluto. S'odia la guerra e le turbolenze, si lusingano con isperanze di quiete: pigliano massime diametralmente opposte alle passate, e quel paradosso che un ministro francese abbia da raggirar la Corte Cesarea, e un Ambasciatore Spagnuolo da rimirar le cose a tacere, e con far alcuna figura! Cercano di raggirar il Principe o s'infingono, o non curano o non s'avveggono che a meno d'una revelazione divina (con sicurezza ch'ella non sia d'un demonio cattivo vestito in angelo di lume). Hanno a temere del Turco, il quale fece incessantemente la pace co' Veneti, salvando la riputazione dell'Armi, la testa al Vizir o stuzzicato da altri. De' Polacchi, che faranno teatro di guerra a' Turchi, Tartari, Moscoviti, Cristiani etc. Della Francia, che non ha pace con la Spagna che affetta e ambisce l'Imperio, che non vorrà perdere questa congiuntura, mentre ch'ella ha la palla in mano. De' Svedesi, che si vendono all'incanto a chi più dà, e che servono a' loro antichi confederati, e che volontieri abbracciano quello che gli s'amica e gli s'accommanda. Di Neuburg, che opererà a l'aura della Francia ut nimis alienis mobile ligum. Di Brandeburg, per le sue intercessioni aJagendorff. In questa positura di cose nella quale tutti i Principi grandi e piccioli sono armati, consideriamo: i- l'Imperatore disarmato. 2- Amico della Francia, per esser sicuro e al coperto dei Svedesi pagando loro una pensione. Che direbbe egli Tacito se ciò vedesse? Egli che ci lasciò per iscritto: Inter imperantes et validos falso quiescas; quies gentium sine armis haberi nequit. Che direbbe egli Plutarco di cui saria superfluo il precetto: Per militares viros respublica servatur incolumis. Che S. Luca: Cum fortis vir occupat atrium suum, in pace sunt ea quae possidet. Sono egli stati pazzi, tutti gli Institutori alle Republiche e Principati antichi e moderni, che hanno da per tutto, e sopra tutto, instituito il terzo ordine di persone militari per diffendere gli altri? Che vuol dir la Spagna con le sue genti d'Armi? La Francia col suo Ban e Arrierban? La Polonia con i suoi Guerriani? La Svezia con la sua milizia perpetua? Come, e non altro, se non predicare altamente co' Detti e co' Fatti "Un gran Principe non poter starsi sicuramente disarmato". Or, se non deve, né quasi sicuramente uno Stato publico starsi disarmato, come può esserlo l'Imperatore, che è maggiore e capo degli altri Principi, che ha da proteggere, diffendere, e ricoprire gli altri, che ha da esser arbitro, far da Capo primo .JllObile, e dar legge al mondo: In uno quoque genere entis datur primum et supremum regula aliorum, che ha da amministrare la giustizia o a farla osservare! Imperatoriam Maiestatem non solum armis decoratam, sed et legibus armatam


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esse oportet. Non basta publicar leggi, ma ci vuol anche la potenza costrettiva p er farle osservare. Il scettro non può starsi senza la spada. Il nome d 'Augusto mal si confa ad operationem augustam. La peste de' Regni è il disprezzo, il quale nasce pria risolutamente dal diffetto dell'Armi; perché in fra !'altre cagioni di male, che arriva dall'esser disarmato, si va consummando, se tu perdi il credito, la stima e la riputazione, né riescono i commandamenti di Monsieur de Bullon, il quale com.mandava, e facea da per sé, per non trovar chi l'ubbidisse; anzi si asuggetta all'insolenza di tutti, espone i suoi Paesi all'invasioni ed alle scorrerie (Occasio facìt /urta). Disarmi i tuoi propri amici e sudditi, perdi l'amore e l'affezione di tutti. Se l'aver buone Armi fa buoni amici, e se staranno ferme le cose di dentro ogni volta che stiano ferme quelle di fuora; dunque p er la ragione del contrario, ne risulta che un Principe disarmato perde gli amici, sta titubante e fluttuante anche al moto e alle tempeste di fuora, e si mette in opinione di pusillanime, e che ad alcun pensi d 'ingannarlo, aggirarlo e fargli paura, dal che un Principe si deve, come da uno scoglio guardarsi; .finalmente, che più non è un tale stimato né vero amico, né vero inimico; non dà di sé né speranza, né timore, che sono le due chiavi maestre che muovono il voler del genere umano (Premio et poena Rex continetur: fu detto da Salomone). In somma si dispone di starsi a discrezione degli altri, condizione infelice, pessima, ignominosa. Né devesi, per buona ragion di stato, non riformare già l'Arme, ma rinforzarle, non già appiattarsi sulle strettizie della propria casa, come talpe e tartarughe, per custodirsi solo; ma scorrere le vaste regioni dell'aria e della terra, come leoni e aquile, p er proteggere o ricoprir gli altri all'ombra delle sue ali, non .finalmente sponte exire imperio; levi auditu, quamvis magna transmittere: ma stabilirvisi maggiormente /acta sub-

ditis et exteris opinione, quod nemo possit aggredi pacemque turbare impune. So che Grammoville si riscalda e s'affanna per questa riforma, la quale egli con giusta sollecitudine persuade: ma appunto per questo rispetto, devesi pigliare il contrapiede del Consiglio, perché ciò che a lui giova, a noi nuoce, o va a ritroso (Arist.: Bonum est, quod inimici nollunt te habere). Egli può essere una fatalità, e si è osservato le riforme portar sempre seco in groppa le nuove levate. Le guerre antiche col Turco continuarono sino all'Anno 1606. Qui incomminciano le discordie intestine de ' Principi della Casa Augustissima, sin all'Anno 1618, nel quale scoppiaron o in un'aperta fiamma della guerra di Boemia; questa durò sin all'Anno 1630, nel quale si fecero !'iniziamenti di moltissime e brevissime sollicitazioni, le quali raccozzatesi sotto all'insegne Svedesi e Sassoni, che si fece una fierissi-


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ma guerra sin all'Anno 1648, e s'aggiustò per la pace di Mùnster, che non fu esseguita prima dell'Anno 1650. Qui si fece la Riforma: ma nell'Anno 1655 convenne rifar nuove levate per li romori d'Italia nello Stato di Milano, ai quali s'aggiunsero in breve quei di Polonia, che richiesero rinforzi di maggiori esserciti. Cessò la guerra l'Anno 1660 per la pace d'Oliva, e subito si fece un nuovo licenziamento d'ottima gente. Ma l'Anno 1661 convenne assoldare dell'altra, e s'entrò in Transilvania. Nell'Anno 1662 fu trasmessa in Italia, in Fiandra ed in Ispagna; ma nel 1663 bisognò rifarle a gran prezzo, e chiamarne anche dell'aussiliaria, la quale costò più molto che la propria, e messe tutta la somma delle cose in billico. Si fece la pace l'Anno 1665; la gente straniera si ritirò alli suoi paesi; allora la propria milizia venne più della metà licenziata; il che piaccia a Dio risultò in bene, né si abbia ad esser in neccessità di arrolarne dell'altra, perché dove s'avria ella a trovare? Nell'Imperio que' Principi non ne danno la permissione. Nelle proprie provincie? La natura non li fa guerrieri: che tempo, che spesa non vi si richiede? E poi si riformano soldati vecchi, si assoldano i nuovi, gli esperti e gli aguerriti si lasciano andare, gl'imperiti non conosciuti si conscrivono, si fa doppia spesa, si scemano le forze proprie, s'accrescono quelle dell'inimico che tirano a sé e raccolgono; licenziasi pure, che economia, che massime politiche, che militari sono queste! Si ha egli a sperare tempi che non furono mai: influssi del Cielo, e naturalizzino gli uomini, che mai si videro numquam deerunt, nisi silva hac humani generis excisa, raptores alienae libertatis lupi. Né si può fondarsi segni alla contingenza della guerra, la quale può esser e non essere; perché deve l'uomo prevedere nelle cose dubbie, attenersi alla parte più certa (in dubiis tutior pars eligenda). E qui si deve far la riflessione di quel politico, che i Romani vedendo discosti gli inconvenienti, li rimediavano sempre, e non li lasciavano mai seguire per fuggire una guerra, perché sapevano che la guerra non si aliena, ma si differisce con vantaggio d'altri. Però volsero fare con Filippo ed Antioco guerra in Grecia, per non l'aver a fare con loro in Italia, e potevano per allora fuggire e l'una e l'altra; il che non volsero. E molto più si dee osservare nelle vicinanze de' tempi. Che Ferdinando III Imperatore non volse lasciar di far la guerra al Re di Svezia in Polonia l'Anno 1657, per non aver a farla con lui in Silesia, perché standosi colle mani alla cintola, non si fugge la guerra, ma si differisce a suo disavantaggio. Dirà forse alcuno, che non avendo noi a temere d'altri se non della Francia o della Svezia o del Turco, accostandosi o unendosi co' primi, ci assicuriamo anche del terzo, e l'abbandonare la Spagna, che per la debolezza della Reggenza, per lo mancamento de' mezzi, per la distanza de' paesi, per l'affetto intepidito verso di noi, è un parere caduco senza pru-


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denza (in caducum parietem ne inclina). Ma, che quanto si erra in questo discorso! 1- Questa è quella via di mezzo (qui neque amicos parat, nec inimicos tollit) e per conseguenza perniciosissimo nelle cose di Stato. 2- O, se crede con la sua umiltà di vincere la superbia della Francia, che di quanto s'inganni: non imputeranno gli eredi tuoi questa dolcezza, a generosità e a desiderio della quiete, ma a pusilanimità, ed a notizia intrinseca della propria fiachezza (Exercitus nos parere adversus summitas foederatos suos audiverunt nec moventur se ab urbe: unde haec illis terra modesta nisi a conscientia virium et nostrum et suarum). 3- Egli è precetto politico di non far mai compagnia con più potente di sé (societas leonina) perché vincendo lui, tu rimarrai a sua discrezione, e quanto a una disarmata, conviene gettarsi in preda cli chi l'aiuti a rimaner preda dell'inimico: iam laetior is status erat tam ut nequam pacem nequid bellum puti possent; e guadagnando la Francia i Paesi Bassi non si mette ella in postura di gettarsi poi doppo con ogni sforzo sopra di te, e contra di te, e rovinarti con i tuoi mezzi propri, che ben usati doveano esser la tua diffesa e antemurale? Perché ha esso Re Francese fermato l'Arme nel più bello della carriera e de' progressi? Per rispetto dell'Inghilterra e dell'Olanda? Ma non è così. Dunque egli è infallibile, che levata questa ragione (e quanto facilmente nascono discussioni fra gli Stati o per la natura delle cose del mondo, o suscitate da altri) e questo freno ripiglierà la Francia il suo corpo primiero. 4- Le società stabili devono avere qualche convenienza e proporzione fra di loro, ed essere simboliche negli elementi; altrimenti non si può far buon cimento.


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DIFFICOLTÀ LE QUALI OCCORRONO NEL CONSIGLIO DI GUERRA

Vienna, 7 agosto 1670. 1- Li mezi mancano. 2- Molti pregiudizi si hanno all'offizio. 3Incorrisi nell'odio universale. 4- Non può il Consiglio di Guerra far bene a nissuno. 1- Li mezi mancano. I- Li danari per le recrute non si sono sborsati fin ora, né al Di.inewald, né al Kaiserstein, né al Leslie, né a Lorena in parte. II- Li danari acconsentiti per le fortificazioni, già anni sono, come a Glogau ed altrove, non si sborsano. Corrono cinque anni, che non vi è dato nulla per la fortificazione di Raab, e per quella di Comorra, piazze che sono l'unico propugnacolo dall'Ungheria inferiore. III- Per l'ordinario intrattenimento dell'artiglieria e sue pertinenze, furono da S.M. stabiliti 60 milla fiorini annui, ma già da cinque anni restano fuora; e 50 milla a questo conto riscossi, si sono dispersi in usi privati, né si possono riavere, non ostante moltiplicati Decreti usciti dalt.a Cancelleria di Corte. Così gli arsenali restano vuoti, cadono le mura per diffetto di risarcimento, e le maestranze, mancando loro il lavorio, si fuggono, e tutto rovina. IV- Nissun magazino non è, non dico ripieno, ma né men fabricato. Non ci è Stati al mondo, li quali siano constittùti in maggior pericolo di guerra, che li Regni di S.M. Cesarea, né ci è luogo al mondo, dove le cose militari siano tenute con sì poca cura e sì poco rifflesso come qui. 2- Molti pregiudizi si fanno all'offizio. I- Il Commissariato Generale ebbe sempre per l'addietro le sue instruzioni dal Consiglio di Guerra, addesso le ha dalla Camera, il che s'incomminciò col Commissario Fegirran. Commissario Generale fu per l'addietro persona militare, addesso gli è del Collegio della Camera, il qual abuso ha messo in tal diffidenza li Paesi, che si rendono difficili in tutte le cose, insospettiti che quello ch'essi acconsentono per la milizia, sia dalla Camera applicato ad altri usi. Il Commissario, quale non ci fu mai per l'addietro in tempo di pace, addesso ci è con moltiplicazione di altri subordinati, li quali moltiplicano a proporzione ed assorbiscono gran soldo. II- La Camera disprezza a tal segno le intimazioni, che per ordine del Capo gli vengono dal Consiglio di Guerra, che non ne soddisfa nissuna, o pochissime, e vuole più presto dar a capriccio a chi lei pare, e


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Le opere di Raimondo Montecuccolt

piace, onde la cosa è giunta a tale, che li pretendenti militari cominciano a ricorrere immediatamente alla Camera, senza passare per mezo del Consiglio Bellico, perché essi vi trovano meglio il lor conto. III- Ebbe per l'addietro il Consiglio Bellico una cassa propria, dalla quale facea di mano in mano le spese le più neccessarie e minute: le assignazioni erano ascritte dalla mano Cesarea; il cassiere ne rendeva conto alla Camera, e le certificava coll'ordine del Consiglio di Guerra. Adesso non ci è più simil cassa. IV- Solevasi per l'addietro in tutte le Giunte, dove si trattavano cose militari, come di leghe, di sussidi, d'armamenti e simili, intervenire il P.residente del Consiglio Bellico, quali furono Collalto, Schlik, Lobkowitz, Gonzaga. Addesso non ci interviene, restando all'oscuro di materie .sì neccessarie e fondamentali a sapersi, per la direzione e disposizione dell'aitre cose militari. 3- Incorrisi nell'odio universale. I- Li Paesi, ogni volta ch'ei sentono qualche aggravio, se ne pigliano al Consiglio di Guerra, come s'egli n e fosse la causa, e il lacerano, e sopra di lui s'adirano, come il malato che si mette in corruccio contr'al medico per la malattia che l'affligge. Le Cancellerie che devono riferire le querele de' Paesi, esclamano tutte contr'alla milizia, crucifige; anzi, fanno tante repliche, supliche, tripliche a quello che viene risoluto, che quello che si potrebbe altrimenti spedire in un'ora, o non si finisce in un anno, o nullamente si fa. II- In contrario, la milizia si lamenta d'esser mal trattata, e in disprezzo; ch e il suo soldo è minore di quello che dia ciascun altro Potentato, e che gli è troppo diminuito. Le milizie de' confini in Ungheria non vengono pagate in 10 anni una volta; la Camera dà l'incumbenza de' grani a persone che cercano il proprio interesse, e comprano o grani non buoni, o lontani, dove potria averli in vicinanza; e ciò per essitar quelli che appartengono a certi privati, così pagansi anche le condotte di più, ed il soldato è defraudato nella qualità, e nella quantità del peso; essa Camera dà cattivi drappi, e a braccio corto, e lo sconta per buono, e per braccio lungo: onde un pezzo di panno ch'ella dà al soldato in conto di 40 fiorini, non si può essitar se non per dieci. Ella riscuote buone monete, e n e paga delle cattive, e polacche. Ne' restanti che si devono alli soldati, di molti e molti anni di servigio, ella vuol pagare non più che 10 K.reuzer per un fiorino. Si potria forse dire, e pigliar pretesto che questi risparmi redondassero in utile di S.M., ma come può rivedersi il conto in minute così fatte? Come può sapersi quanto, e qual panno, quanto, e qual pane, quanta, e qual moneta si sia distribuito in vantaggio del risparmio, mentre che


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questa è una cosa irregolare, ora più, ora meno, e dove le quittanze non appaiono, se non nel lor intiero? Il Generale Heister ha fatto constare, che il suo Reggimento ha da pretendere da 70 in 80 milla fiorini per molti anni di servigio: ora se li Paesi l'hanno pagato com'essi l'asseriscono, dov'è ito questo danaro? Poniamo ch'egli sia in vantaggio del Prindpe, ma come può egli mai sapere qual ne sia la somma giusta, mentre che non si ne fanno li disconti, e che perciò non può certificarsi quale somma sia andata al Reggimento e quale alla Camera? E questa non è una minuzia, perché se da 25 Reggimenti che sono in piede, e quasi tutti di moltissimi anni, insorge una simile pretenzione, monterà la somma a millioni. Quindi ancora è, che negli acconsentimenti annui de' Paesi, volevano essi distinguere il contingente militare dal camerale, ma poi fu la cosa sotto mano intorbidata (in turbido piscart). m- Tutt'il mondo grida contr'al Consiglio Bellico, quand'occorre, o che si faccia un licenziamento di soldati intempestivo, come fu l'ultima riforma; o che si perda una piazza, e imperfetta nella fortificazione e negli altri requisiti, come Neuhausel; o che la soldatesca, per diffetto di pagamento si ammutini, come successe a Bakelheit e Klausenburg. E che ne può il Consiglio di Guerra? 4- Non può il Consiglio di Guerra far bene a nissuno. I- La vedova di Deffeln, stato Obercommissario di tanta diligenza, ch'egli essercitò per più anni l'of.fizio di Generai Commissario, e con tanta integrità, che morendo non lasciò alla moglie ed al figliolo nulla da che vivere: questa donna, doppo aver liquidato le pretensioni del suo soldo, e doppo aver rilasciato una gran parte del liquidato, non può né meno sino a quest'ora, che sono trascorsi 6 anni, aver nulla, esclamando perciò alle stelle. II- Il colonello Walther, il quale ha servito più di 40 anni con summa lode, ch'è vecchio oltre 70 anni, orbo degli occhi, e col piè nella fossa, è fatto stentare nella valutazione de!Ja pensione promessagli, e muore di fame. III- Andremont, Consigliere di Guerra, non può aver nulla del suo soldo di 13 anni decorsi, né dello stipendio di Consigliere. N- Le giuste lamentazioni del Generale Capliers sono a tutti note. Summus est pudor praeesse, quia ei prodesse nequio.


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IN SUGGETIO DELLA MIA SANITÀ,VIGORE E FORZA [1672]

1- Un corpo consummato da tanti stenti e tanti anni, che non si mantiene più se non a forza di buona dieta e buona regola, non può sostenere una vita tutta sregolatissima come la militare, in tutte le cose che chiamano i medici non sono naturali. 2- So il detto Jmperatorem stantem mori oportere: vorrei io morire in questa grandezza, in quest'onore di dominazione così cospicua, se il mio persistere nel grado non trasse seco un gran pregiudizio del Servizio Cesareo. 3- Quante volte mi metto a cavallo, che più volentieri e con maggiore neccessità giacerei in letto? Quante volte faccio bonne mine à mauvais jeu? Sento alla scema per ogni verso; ma in fine non posso più, sento mancarmi le forze del corpo e dell 'animo. 4- In somma, io non posso più soffrire le fatiche, e gli strappazzi della Campagna. Se si trattasse solo del crepar mio, poco importerebbe, ma trattandosi di rovinar il Cesareo Servizio, io non voglio tirarmi addosso la rovina del Servizio, né del buon nome (che che poco egli sia) acquistato. 5- Ne gli altri offizi possonsi scegliere le ore più proprie per soddisfare al suo debito, e se !'ore del mattino non servono, si ammetteranno gli affari alle postmeridiane; se queste non servono, alle notturne; ma nell'offizio di generali, le cose della guerra essendo punti ed ore, non si possono scegliere i tempi, ma bisogna. sempre esservi presenti con Io spirito, il che non posso io. 6- L'animo e lo spirito seguono il temperamento del corpo, e questi mal affatto non possono non partecipare dell'imbecillità delle forze. 7- Né s'imagini Sua Maestà, che quello sia, che forse le relazioni gli porteranno, che io abbia vigore e salute. Sento molto alla scema. Faccio buon viso a cattivo giuoco, vorrei fare perfettamente quello che io faccio; fra gli altri precetti del governo, di portamento del Capo degli Esserciti, si è mostrarsi gioviale, pronto, vigoroso, sprezzatore de' disagi e de' pericoli per dar animo agli altri, e dare loro essempio, così sforzomi io, faccio violenza a me stesso, ogni mio passo è costretto. Ma niun violento è durabile: e nell'intrinseco non posso più; crescono i giorni, gli anni scemano le forze. Non posson durare !'apparenze: alla lunga si scoprono, ed io stesso non potendo più nasconderlo, comincio a palesar e publicar la mia imbecillità. 8- Dio mi è testimonio, che se le forze mi corrispondessero, non mi


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lamenterei punto. Sono sensibile abbastanza a gli onori che ricevo da Sua Maestà, alle grazie che mi vengono sì segnalate di commandare l'Arme Cesaree in cospetto di tutto un mondo, su 'l gran teatro dell'Imperio, con tanti aggiunti di confidenze, che mi si communichino le cose avvistate nel Consiglio Bellico, mi si dia parte di ciò che trattano li Ministri Cesarei, quivi e quindi disputati, si rimettano moltissime cose alla mia disposizione, onori grandi, segnalati, e che possono tentar di vanità, di vanagloria, ogni animo più moderato. Ma tanto splendore non deve acciecarmi dii sorta, che m'abuserei delle grazie, faccio torto al suo servizio, <in>tacherei la mia riputazione, s'io volessi persistere in un carico il qual'è in mia coscienza di non poter più amministrare a sufficienza. 9- Non servirà di nulla in ogni modo a Sua Maestà, che non potendo io seguire l'Essercito, come assolutamente è impossibile abbia io a restar addietro in qualche luogo, dove mi porti il caso, e dove mi convenga perire di disaggio, di stento, e di tristizia. 1O- Non credo io già d'aver meritato di dover soffrire un essilio onorato, una spaziosa relegazione dalla Corte, col pretesto che io sia neccessario all'Armata. 11- Le leggi umane non possono obbligare più che le divine. Nam Dio impossibilia non iubet, o se commanda qualche cosa di superiore alle forze ordinarie, somministra anche le forze adeguate. Facciami Sua Maestà nuove braccia, nuove gambe, nuove viscere, accioché s'inducano nuove forze e nuovi spiriti, io continuerò la milizia, ma questo assolutamente non posso. 12- In fine, s'io non potrò ottener questa licenza, anzi che d'azzardare il buon servigio di S.M. e la mia riputazione, voglio rassegnar affatto tutti i miei carichi, e ritirarmi in un angolo. 13- Io non posso assolutamente, né prevedere, né seguire l'Essercito, e mi apparterò (io abbia o non abbia licenza). 14- Maggior pregiudizio risulterà al Servigio di Cesare, quando io ex abrupto e d'un subito debba mancar dall'Essercito, che quando successivamente, e poco a poco, e d'animo deliberato, vi si facciano le disposizioni adeguate. E perciò m'è parso debito mio il dirlo anticipatamente, né mi lasciar cogliere da un corso improvviso. 15- Patisco vertigini di capo, nebbia agli occhi, flussioni di sangue, batimenti di cuore, e molte cose noiose a ridire, e poco elevate. 16- S'egli si ha per fine di relegarmi onestamente dalla Corte, non mi sarà difficile di ritirarmi in un angolo, appresso qualche clostro a servir a Dio, per quel poco di vivere che m'avvanza. Jnter vitae negotia et mortis diem oportet spatium intercedere.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

17- Suplico non mi si costringa ad esser disertore della milizia, doppo il merito di sì lungo servizio; ma ch'io possa giacere con buona licenza. 18-Tutto ciò che faccio in sembianza di vigore e forza, è tempo di crederla vicina a spegnersi, onde sono obbligato a gridare Domine

patior. 19- Le vertigini, le nuvole agli occhi, li batimenti di cuore e dell'arterie nelle tempie, le flussioni, m'inculcano e mi ammoniscono ch'egli è tempo di ritirata. La continua e violenta agitazione del corpo e dell'animo, mi ramenavano la recidiva delle flussioni del sangue le quali, s'io voglio fermare, come faccio, con quantità di corallo preparato in acqua di plantagine, ne insorgono vertigini al capo, nebbia agli occhi e batimento praeter naturale dell'arteria alle tempie, che minacciano a tutte ore l'apoplesia; onde non sono più al caso per gran travagli, e le leggi Cesaree non possono obbligare più che le divine, le quali non istringono all'impossibile. Onde, se la Maestà Sua non mi concederà licenza, mi converrà in ogni modo restar inutilmente in dietro dall'Essercito, in qualche luogo insensibile, deserto, dove il caso mi getterà. Disse Macrobio: Nihil magis convenire magno duci, quam pro omnibus cogitare. Far le cose del servigio a sufficienza e compimento non posso, con deficienza è diffetto, non voglio aspettar l'atto della deficienza, che saria con colpa, così nel p revenire mi essimo dalla colpa. Non exigit Deus ab homine plus

quam conditio hominis habet: quia divina sapientia disponit omnia suaviter. Qui non si tratta d'un'impotenza morale, ma d 'un'impotenza fisica. Tutto l'Essercito è distribuito ne' quartieri, ogni cosa è qtùeta e ben disposta. Bisogna pure ancor conservar degli apparecchi e amministrazione della guerra per la prossima primavera; non si può tutto' sì diffuso scrivere, come parlare. Dall'Elettore di Magonza e dal Signor Elettore di Brandeburg ho inteso molte cose in questa materia, Magonza desidera oltre ciò di parlarmi di nuovo a Wiirtzburg , sì come mi scrive Mauerberg, onde prego di nuovo p er la licenza.


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TATICHE MILITARI NON CONVENIENTI ALLA MIA VECCHIA ETÀ [1672] 1- Dove le forze non reggono, il lusingarsi e il presumersi saria anzi di servire, che servire a S.M. ed al publico. 2- Per un'impresa di due o tre settimane, come che un fatto d 'armi, d 'un assedio, d 'un dissegno d'esseguirsi subito, fidomi di poter ressistere e di suplirvi, ma un campagnamento di lunga mano, una continua agitazione di spirito e di corpo (ressistere n e' rigori delle stagioni) superano le mie forze, né posso più durarvi. 3- Anche per una guerra vigorosa e offensiva, e dove sia solo coll'Armi Cesaree, posso adoperarmi; ma da una guerra diffensiva e subordinata all'altmi disposizioni, Iddio mi guardi.

Campagna dell'anno 1672 1- Si è la Campagna cominciata con sconcerto e disarmonia, e così ha bisognato continui, e finisca. I- Intenzioni e parole date e non osservate. II- Ordini dati, mutati, rivocati, contramandati. III- Supposizioni false e mal fondate. IV- Parto non maturo, ma abortito. 2- Danin1arca, Walffenbirsthal,Assia, Sassonia, non si mossero. I- Il Turco entrò in Polonia: li ribelli nell'Ungheria si mossero in campo, le truppe destinate all'Essercito si voltarono altrove: la fanteria dell'Elettore di Brandeburg rimase in Westfalia, per assicurar le tre piazze. II-Treviri negò il passo a Coblentz e 'l Magnantino a Magonza, mentre cheTurenna stava ancora a Oberisel, e Wesel né potea impedirlo. III- Bisognò con gran perdita di tempo, cercar e comprar barche sufficienti a due ponti del Reno e del Meno. Né troppo vicini al Turenna, che avea ordine di riscontrarci, e battersi, sì come il Condé il biasimò di non averlo fatto: eTurenna ebbe tempo di salir all'insù lungo il Reno. 3- Non si volse rompere i primi co' Francesi; quindi I- Bisognò svolgere le operazioni dal Weser al Meno. II- Io ebbi ordine rigoroso di non arrischiar punto, né meno se Colonia invasa da' Francesi; né rinforzar quel presidio, né unirmi agli Olandesi, né sollecitarli a operare. IIl- Monterey non s'è mai dichiarato alla rottura: l'ordine delle assistenze giungè tardi.


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4- Condé ha rinforzato Turenna colle sue genti: I- Noi siamo separati dagli Olandesi, dalle riviere: dall'Armata nemica fra mezo; dalla cattiva stagione, dalle malattie. 5- In ogni modo I- S'è impedito ogni impresa a' Francesi. II- Si sono tratti fuora dall'Olanda. III- Stanno rovinati i loro aderenti. IV- Non ci hanno punto assaliti, conforme alle loro milanterie. V- Si sono distrutti e scemati. Si dirà, l'Africa pianse, Italia non ne rise. VI- Hanno fatto conoscere all'Impero, che irritando essi alla diffesa gli altri potentati, il teatro della guerra e delle miserie verrà ad esser per neccessità l'Impero. VII- L'Imperatore ha fatto vedere ch'egli non sta ozioso, quando è bisogno, e che può agire, quando ei vuole, e che la longanimità non è pusilanimità. VIII- E se Cesare con minima parte delle sue Arme, congiunte a quelle, non intiere d 'un sol Elettore, ha fatto tanto, che farà egli con tutte le sue Armate unite? congiunto con tutti gli Elettori e più coll'Imperio? E s'egli stesso colla sua Imperiale persona si pone a cavallo alla testa degli Esserciti? 6- I Francesi alloggiano nel Ducato di Cleve. L'Elettore ha a riscontro commandato ai suoi d'alloggiare nei Stati di Colonia e di Miinster. 7- Gli Ugonotti hanno mandato qui per assistenza, ma come cosa fuora di tempo; gli è stato detto che tacciano, e aspettino. 8- Re d'Inghilterra ha fatto dire, che l'inviato di Orange se ne vada, o che gli farà un affronto, e che egli non torni più. Ha fatto dire all'Orange, che sta in suo potere del Re, il fargli fare dal popolo d'Olanda, ciò che si è fatto al Devitt. 9- Gli Olandesi essacerbati non vogliono intrecciare di pace alcuna colla Francia, e dicono d'aver tanti danari, che possono seguir la guerra e tener sodisfatti i collegati purché essi agiscano. 10- Vescovo di Strasburg ha scritto allo Schwerin, che prima che la causa sia malvenuta, si dovria venire a qualche aggiustamento.


Opere m tnori d'argomento militare e politico

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MAL GOVERNO DELLA CAMERA AULICA DIFFEITI DELLA CAMERA

Vienna, 17 luglio 1673.

I

I- Il mal governo della Camera è per sé notorio. 1- Ella ha dato all'Imperadrice gioie ad un prezzo, che poi stimato doppo la di lei morte, sono calate più di un terzo. Che se, nelle cose che sono ogni giorno avanti agli occhi dell'Imperatore, la Camera opera in cotal modo, che cosa farà alle cose che l'Imperatore ignora? Ella ha comprato dal Caprara una gioia per 1800 fiorini che è stata data all'Imperatrice per 7000 fiorini. 2- La Camera ha per molti, e molti anni dato a' soldati panni cattivi, a braccia corte, e a gran prezzo, dove ella gli ha ricevuti buoni, a braccia lunghe, ed a vil prezzo. 3- La Camera ha dato per molti e molti anni grani e farine, a misura piccola e scema, dove gli ha ricevute a misura colma e grande, anche dà il pane mal cotto, e pieno d'acque e di pessin1a condizione, a peso falso. 4- La Camera competa a vii prezzo li debiti e le obbligazioni Cesaree, e poi le si fa pagare intiere, come nuovamente è successo al Dubsky, e come successe al Gotz, che per 15 milla fiorini diede un'obbligazione di 99 milla fiorini, e come succedette a me stesso nel tempo decorso, quando mi fu dato il soldo di gentiluomo della Camera. 5- La Camera tiranneggia coloro, a' quali l'Imperatore paga qualche cosa, o dona; sì come ne' 18 milla fiorini che furono dati all'Elettore di Sassonia, bisognò ch'egli ne lasciasse 4 milla di donativo. 6- La Camera riceve il danaro buono da' Paesi, e 'l dà cattivo a' soldati nell'Ungheria, sì com'appunto addesso è successo col danaro trasmessosi nell'Ungheria Superiore, e benché questo guadagno è stato riposto poco dianzi per Cesare, in ogni modo fu allora reggalamento, per praticarlo poi a privata utilità. II- Ond'egli si può conchiudere p er costantissima verità, che dalla Camera traggono origine: la ribellione degli Ungheri; la fama ed autorità dimintùta dell'Imperatore; l'impossibilità di far le cose neccessarie per lo mantenimento degli Stati, e la pessima, pericolosissima condizione, nella quale sono riddotte di presente le cose. 1- Essendo già li presidi dell'Ungheria pagati da quel Regno, o dagli altri Stati Ereditari di Moravia, Boemia,Austria etc. il numero della soldatesca era compito, e faceva la debita ressistenza alle scorrerie del nimico. Doppo che la Camera prese a sé il pagamento della soldatesca, ne diminuì


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il numero, ma né meno pagò gli arrolati, onde li soldati, in cambio di diffendere il paese dall'escursioni turchesche, cominciarono essi ancora a spogliare il paese, il quale da due verghe sferzato, cioè dalle scorrerie del Turco, e da quelle de' propri soldati, cominciò a farsi tributario al Turco; poi cominciò a non poter soddisfare alli diritti dovutisi a' propri Signori, li quali chiamano aiuto, e riclamo fa più volte; né ricevuto aiuto o rimedi, si diedero alla disperazione, a colludere col Turco, ed a ribellarsi. 2- La continua neccessità e penuria di danaro, nella quale la Camera tiene continuamente Cesare, ha fatto conoscere a tutto il mondo che nissuno ha da sperare da Cesare donativi, né ricompense di momento, né pensioni, né altro, come successe al Vice Cancelliere di Polonia nel dono della Camera, che oggidì ancora ci rinfaccia, che Cesare non può mantener Armate adeguate in campo e senza aggravio del popolo. Che le nefandezze non si finiscono mai. Che gli arsenali ed i magazini sono sempre vuoti, e che in somma non può dare altrove né pensioni né sussidi né armi ausiliarie, nella qual cosa consiste il medio del mondo. 3- La Camera facea eterne conferenze, né si può vedere la prima essecuzione di ciò che fu concluso. Tre anni sono, si convenne di dar anticipatamente un millione per rassettar la conquista del Regno dell'Ungheria; e poi susseguentemente mezo millione ancora, fin che fossero stabiliti li presidi, e fornite le fortezze, li magazini e gli arsenali; né mai diedero cose alcune, onde nel Regno dell'Ungheria non si è fin ora fatta provisione alcuna, non più che dal primo giorno; e perciò sta quel Regno in pericolo di perdersi ad ogni momento. La Camera convenne, due anni son~, di riddurre tutta la milizia de' confini a solo 4.000 uomini, per cavar la bisogna e per ingraviarsi del soverchio peso, e di presente non si è ancora fatto questo saltimbanco. Anzi, che può procedere liquidamente, e levar ogni radice alle lamentazioni sì communi, che non dessero più de'panni e de' drappi, in cui corrono grandissimi abusi; un quel poco che si dava, dariano essi in danaro, ed ora ricevono di nuovo, e ricercano quella corda con nausea e con scandalo. 4- La Camera, col voler dependente da lui l'offizio del commissariato e della provianda, e col mettervi persone del suo collegio, non fa mai le cose a tempo; ingelosiene li paesi, che non voglion pagare; imbroglia tutto, fa strider ed esclamare la milizia sin alle sedizioni, e per questi modi fa conoscere a tutto il mondo l'impossibilità che Cesare ha di far la guerra; la qual cosa conosciutasi, fa 5- che gl'inimici dell'Augustissima Casa concepiscono dissegni di opprimerla, conoscendo che gli manca il nerbo rerum agendarum, che


Opere minori d'argomento militare e politico

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li popoli la sprezzano: che li mal intenzionati si servono di pretesto, per non lasciarla operare cose alcune di grande; e che tutti li nimici, destituiti dalla speranza d'esser assistiti, l'abbandonano. E 'l peggio de' mali è che 6- la sostanza. de' mezi non mancherebbe, se l'amministrazione d'essi fosse retta, e qual'ella dovea essere. Ma il non render conto dell'amministrnione; il non esser persona che ci abbia l'occhio sopra; la moltiplicazione degli offiziali, che mai vogliono impegnarsi (sono da 26 Consiglieri, e la maggior parte de' quali sono gente fulcita (I)' povera, e meprisabile <2>); la facilità di fermar la bocca a chiunque vuol gridare, sì come si dice facessero ad un grande (dicesi che furono dati 200 milla fiorini al Lobkowitz in Silesia) allor che volea farne l'inquisizione, sono l'origine di tutti i mali. Dif!etti della Camera

1- Gode in proprio il Presidente un millione e mezzo di stabili, senza le gioie, e contanti, che son molti. Non ha ricevuto mercede: il suo patrimonio è tenue; l'eredità della prima moglie, ordinaria. Ergo, donde le facoltà? 2- Si licenziò già l'Armata, né per ciò s'è accresciuto l'Erario. 3- Pigliansi per il servigio Cesareo danari a interesse a 10, e a 12 per cento; e gli offiziali della Camera ne abbondano. 4- Privilegio di non render conto suppone l'integrità dell'amministratore; altrimenti non vale il privilegio. 5- Non si propongono i negozi in Consiglio, con forme che l'instruzione porta. 6- Circa 200 referat si sono smarriti, perché il Consiglio non ne ha saputo cos'alcuna. 7- Non si ode il parere della [illeggibile]. 8- La communità di <Snobogberg> si lamenta del dazio di 250 fiorini; gli si rilasciano; ora lo paga al Presidente. 9- Si compran per un nulla a de' cameralisti parte morti, crediti illiquidi, e si fanno pagar a Cesare. 10- Si anticipano danari a interesse, per pagarsi in proprio. 11- Negli estratti di settimana si pongono le uscite, ma non giustamente le entrate. 12- Chi ha da riscuotere dalla Camera, bisogna unga. Gotz dà 9 milla 1 Dal latino Julci1·e, nel contesto sta per mantenuta. 2 Disp1·e=abile, dal fr',mcesc méprtsabte.


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le opere di Raimondo Montecuccoli

fiorini per 30 milla, a conto d'un bene che non ne vale 15 milla. Il Salb riscuote 100 milla talleri in Sassonia per la guerra: ma resosi 100 milla fiorini, per gli altri dà un antico credito d'un Ebreo di Hamburg. 13-Vendonsi gli offizi. 14- Monopolii di seta: patiscono i dazi, si rovina il traffico con Bolzano; entrano mercanzie di contrabando con la seta; le manifatture non vegliano. 15- La Compagnia di Oriente fu anche alli dazi: porta arme, e cose proibite in Turchia. 16- Si essercitò mercanzia e guadagno con le robbe venute di Francia al tempo delle nozze, pagatesi più del dovere oltre la metà. 17-Traffico. con le gioie. Vice Cancelliere di Polonia per la [illeggibile] con perle della moglie.

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Opere mtno,i d'argomento milita,·e e politico

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NOTIZIE SOPRA LA CAMERA AULICA s.d. 1- Ha dal suo la pompa, della cui sola conservano addesso più in un di quello, ch'egli abbia mai avuto di valsente tutta sua vita. 2· Non ci è udienza alcuna, nella quale non si strappi qualche grazia picciola o grande per la Camera. 3· Donò S. Maestà a Ratisbona 20 milla fiorini all 'Elettore di Sassonia, ne volle la Camera la parte sua e così del resto. 4- Per far tacere quelli che potriano e dovriano parlar all'orecchie di Cesare, bisogna chiudere loro la bocca con buoni bocconi; onde, per rubbare sicuramente, bisogna involgervi gl'interessi de' Ministri principali. Oh, quanti donativi costano all'Imperatore il Tosone del Presidente e la pretensione di farsi Principe! 5· Ma qual infamia di prostituire e profanare le dignità maggiori, quanto men si convengono, tanto maggiore dev'essere lo sforzo col danaro. 6- Si rimostra. all'Imperatore l'impossibilità di soddisfare tutti. Egli risponde: si faccia quello che si può; onde si risolve nel Presidente l'autorità di fare quello ch'egli vuole, di preferire l'uno all'altro (e ciò chiama egli il possibile); si trasfigura egli in Cesare, e acquista egli la potestà di distribuire le mercedi a suo talento, e di escludere dalle ricompense, o dalla soddisfazione de' debiti, chi egli vuole. 7- Ma quale giustizia, togliere a chi .si deve debitare per versar a profusione dove non si deve; preferir il libero al neccessario, la grazia all' obbligo, colmare ad uno il sacco sin a rigurgitare, e far morire l'altro d'inopia! Dove restano tante vedove, tanti pupilli, tanti creditori tiranneggiati? Finalmente si serve a Cesare, non al Presidente: dove restano le cose publiche? 8- Lo mancamento dei pochi denari deputati alla fortificazione, Neuhausel non perfezionatosi perché va in mano a' Turchi, smembra la Cristianità, avvicina i barbari, mette in compromesso tutti gli Stati ereditari. Per diffetto di poco pane e d'un mese di paga, si ribella la guarnigione di Claudiopoli, si perde una piazza di tanta conseguenza, si fa un smacco sì grande alla riputazione dell'Arme Cesaree. Per non isborsare a tempo all'artiglieria poco danaro neccessario, si ridduce l'Essercito Cesareo in faccia all'Armata Turchesca in fatto d'arme senza artiglieria e senza polvere, che doppo il combattimento centinaia non ne erano rimaste. E tali cose, che per punizione meriteriano una forca più alta, che la torre di Santo Stefano, si passano senza castigo! e non solo non son


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puniti, ma hanno buon viso! né solo buon viso, ma ricompense! né solo ricompense, ma maggiori di tutti gli altri! né solo maggiori, ma sono constituiti distributori agli altri di pene e premi! né solo distributori, ma indipendenti e privatisi di Cesare stesso, liberi donatori! Oh cieli, oh Dei. 9- Pigliano a sé danari del Principe, e questi li prestano a propri interessi a 8, a 10 , a 12 per cento al Principe: col suo danaro fanno acquisto non suo; lo spogliano per ispogliar di più, e il guadagno del suo proprio danaro non è suo! che malvagità. 10- Fanno a metà co' mercanti, e facendo pagare dieci quello che non varria cinque, s'accordano a scorticar il Principe. 11- Pigliano in appalto dazi e, aggravandoli sopra quello che possono portare, rovinano il paese, dando 5 al Principe, ne ritirano 1 O o 12. 12- De' Beni Camerali nulla tirano per il Principe, ma i regali sono per loro, e per accommodar le loro creature. 13- Per la moneta, oh Dio, che cosa non ci è stato: non si è fatto egli esclamare n1tto l'Imperio? 14- In riguardo del Presidente, si è dato un Reggimento al suo caro, il quale ha levato a suo modo, con guadagno della metà del danaro; gli si è data una pensione annua doppo la pace, dov'egli non servì mai in guerra, e quelli che serviva in guerra sono iti colle mani vuote (l'aver servito prima in Westfalia sotto il Lamboy meritò quello che si sa); si è accommodato a Roditsch il cognato, ma non già il luogo di commandante. Gli si è fatto presenti da Principe nelle nozze. Se a questo modo si versa tanto sopra un solo, che cosa faranno gli altri? 15- Le paghe non vanno dove S. Maestà le destina, ma sono trafficate da mezani; p er essempio, darsi le paghe de' camerieri o d'altri: son poche, per sé non si pagano. Sopra questa credenza, il creditore dà la sua pretensione per un nulla, cioè darà 100 per 10. I mezani li acchiappano, e si pagano, se li mettono a conto intiero all'Imperatore. Così si procede col Landkreis con i debiti nel t . 16- All'Imperatore si rende bene conto superficialmente di quello che si dà fuora, ma non già di quello ch'entra. 17- Faccia l'Imperatore essaminar i particolari, faccia render conto la Camera, e si rinvenisca il fallo. Io mi rallegrerò di render conto in publico e in istampa della mia condotta degli Esserciti. 18- Ne' beni che si hanno di conquista, quante frodi!


Opere minori d'argomento militare e p olitico

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MILIZIA PERPETIJA

s.d. 1- Diranno alcuni, che la nobiltà è quella milizia perpetua la qual'è obbligata in caso di bisogno a montar a cavallo, o siasi a piede, diffendere la patria, carico al quale soggiace la nobiltà in compenso degli altri privilegi di che ella gode sopra gli altri stati. Rispondesi: che la nobiltà è per due capi inabilitata a ciò fare: I- Perché da quel tempo dell'instituzione così ben distribuita, ella ha perduto le persone di molti nobili, per la gran quantità de' beni ch'essi, o per povertà vendevano, o per caducità devolti, sono venuti nelle mani degli Ecclesiastici, o secolari, o regolari, li quali essenti dall'andare in guerra in persona, sostituiscono altri che non sono né abili, né essercitati, né combattono per punto d'onore, né per zelo de' loro beni. II- Perché anche i Nobili, che di fatto vi sono, restano la più parte dati all'ozio, alla pigrizia, all'economia, o ad altro studio che all'Arme; onde quand'anche volessino uscire in Campagna sono imperiti, e però di poco effetto e di debole riuscita. Sì che vogliono più presto stattùre, in luogo loro, gente pagate. Or ecco dunque la milizia mercenaria, ma poco buona, perch'ella è tumultuariamente messa insieme, non essercitata né aguerrita. 2- Se dunque la milizia mercenaria è neccessaria perpetuam~nte, poiché perpetua è l'iminenza delle invasioni del Turco, perché non risolvonsi a fare una disposizione perpetua di gente brava, essercitata, valorosa e veterana? 1- Civitati necessarii sunt milites, quia si non habet milites a quibus defenderetur ab hostibus, posset a quibus redigi in servitutem (Arist. Politica, Iv, 4). 2- Primaque Respublica apud Graecos constituta est ex bis qui bellum gerebant, ab initio quidem ex equitibus (nam robur belli summe in equitibus habebatur). (Arist.Politica, IY, 13). 3- Quapropter in re militari quidem ad peritiam magis quam ad probitatem est respiciendum (parciores nam sunt rei militaris periti, plures probitatis) (Arist. Politica, V, 9). 4- Post hos autem alii sunt magistratus, nec sane minus necessarii, et maioris quidem dignitatis. Nam plurima indigent experientia et fide. Tales vero sunt circa custodiam urbis et circa illa omnia quae ordinantur ad bellicas expeditiones. Opus est enim et in pace et in bello <similiter>. (Arist. Politica, VI, 8). 5- Necessaria ergo officia sunt circa rem divinam, circa rem belli-


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Le opere dt Raimondo Montecuccoli

cam, circa reditus publicos et impensus. (Arist. Politica, VI) 6- Qui simul in communione vivunt necessarium est in ipsis habere arma quibus et magistratibus parere inoboedientes compellantur et quibus vi propulsantur externa (Arist. Politica, VII, 8). 7- Partes civitatis sunt qui arma tenent et qui consuitant (Arist. Politica, VII, 9). 8- Qui imperare vult recte oportet prius sub imperio fuisset (Arist. Politica, VII, 14). 9- Bellum est gratia pacis, negotium autem gratia otii, necessaria et utilia gratia honestorum. Nam ut est in proelio nullum otium t (Arist. Politica, VII, 14). 1O- Qui vero non possunt fortiter pericula subire, [illeggibile} sunt inaudentium;fortitudine igitur et constantia opus est ad negotium, philosophia vero ad otium (Arist. Politica, VII, 15).


Opere mtnori d'argomento militare e politico

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MEMORIE PER LA STORIA <1) s.d. 1- L'Anno 1634, li 26 Luglio, la città di Ratisbona si rende a Ferdinando III Re di Ungheria, Generalissimo dell'Imperatore. L'Elettore di Baviera è presente con la sua Armata. Il Conte Galasso è Tenente Generale Cesareo. Questi e il Fugger, Generale dell'Artiglieria di Bavieia, soscrivono in nome de' loro principali l'accordo col presidio di Ratisbona. Il comandante del presidio Svedese è Lars Kagge; della borghesia di Ratisbona, Hieronymus Berger. La somma de' punti dell'accordo è che il presidio esca con arme, e bagaglio, e bandiera, e cornette spiegate, tamburri, e trombette battenti e sonanti, palle in bocca etc. Sia convoiato sino a Neumarkt, e di là a Norimberg senza molestia alcuna. Piglino seco 6 pezzi di artiglieria con le munizioni appartenenti, provianda, e carra per condurre i malati. La città rimane ne' suoi privilegi, e libertà. Il presidio da imporsi sia di gente immediatamente Cesarea. Si diano ostaggi per sicurezza del mantenimento dell'accordato. Alli 29 di Giugno, fanno gli assediati una sortita gagliarda, ma sono rispinti con danno, e perdono due riddotti. Ne avevano fatta un'altra a1li 28, e pure con loro danno. Al primo di Luglio fanno fiammar una mina, ma con poco danno degli assediatori. Il Weimar ed il Rheingraf sono in marcia per congiungersi coll'Hom, e per soccorrere le piazze. Alli 25 di Giugno, l'inimico fa una sortita nella quale il Marchese Mattei vi perde un occhio per un tiro di moschetto. Alli 18 o 19 Luglio, il Maresciallo di Corpo Aldringen rimane ucciso di un tiro nella gola a Landshut nel passare l'Irin. 2-Battaglia di Leipzig l'anno 1631. Il Tenente Generale Tilly occupa la città di Leipzig per accordo, li 16 Settembre 1631. U castello si tiene ancora per Sassonia, il quale congiuntosi col Re di Svezia, è in marcia per combattere il Tilly. Alli 17, si dà la battaglia nella quale il Tilly è battuto.

1 Il seguente testo viene proposto esattamente nelJ'ordine in cui è stato redatto dall'Autore, trattandosi di note evidentemente scrittepostfactum. Il criterio seguito ci è apparso "6Jologicamente" piì:1 corretto che non quello adottato da Veltzé, il quale ristabilisce arbitraria· mente l'ordine cronologico degli avvenimenti descritti.


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Le open! di Raimondo Montecuccolì

Dopo la battaglia, il Tilly si ritir'.t in Silesia, per quivi congiungersi coll'Aldringen e col Fugger. 3- Battaglia di Nordlingen, l'Anno 1634, 6 Settembre. Il giorno innanzi cioè li 3, verso la sera, lo Svevo si presenta in l)attaglia innanzi al bosco, e ne segue una grossa scaramuccia che dur.t fino alla notte. La mattina seguente, cioè alle 6 ore, s'incomincia la battaglia, e dopo cinque ore di fiero combattimento, si ha la vittoria. II Colonello Aiazza viene ammazzato da una palla di falconetto, che egli sta in mezzo fra il Re e il Cardinale Infante. Anno 1632

1- L'Imperatore tratta col Friedland per fargli ripigliare il generalato, il quale egli accetta a cotali condizioni: I- Sarà Generai assoluto non solo di Cesare, ma di tutta la Casa d'Austria, e del Re di Spagna. II- Avrà pienissima autorità, sarà Generalissimo: né l'Imperatore, né il Re si trasferiranno all'Armata. III- Don Balthasar de Marradas sarà con 12 milla uomini in Boemia con la persona del Re, come per salvaguardia, che vieti ogni ribellione. IV- Gli sarà assicurata una ricompensa. ("Solite ihm kaiserliche

Assicuration auf ein osterreichisches Erbland geschehen, in optima forma wegen ordinariam recompensationem). (.!> V- ''Von den occupierten Léindern sollte er das hochste Regal im Romischen Reich haben, als eine extraordinariam recompensationem". <3> · VI- Per le confiscazioni, si subordini nell'Imperio tutto alla disposizione del Generalissimo, ogni altro escluso, Camera, Spira, Consiglio Aulico. 2- Verpflegung-•> dei soldati: ad un soldato a piede, giornalmente due libbre di pane, una libbra di carne, due masse<5J di birra, overo una massa di vino; e di più 4 fiorini in danaro, intesovi il servigio di casa.

2 "Dovesse capitargli una gar.tnzia imperiale su un territorio austriaco ereditato in optima

forma a causa di ordinariam recompensationem". 3 "Dai territori occupati, egli dovrebbe avere la più alta ricompensa nell'Impero Romano, quale extraordinariam recompensationem" . 4 Significa vettovagliamento, sussistenza. 5 L'Autore itali.anizza (come spesso è sua co11suemdù1e) il termine tedesco Mass che significa misura.


Opere minori d'argomento militare e politico

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Ad un soldato a cavallo, la vettovaglia come ad un fante, poi una misura di biada per settimana, e 9 fiorini il mese in danaro. Ad un archibugiere o Croato, 6 fiorini il mese in danaro; il vitto come gli altri. 3- Friedland mette in piede un'Armata di 40 milla uomini fatta nei soli paesi Cesarei. 4- Praga occupata alli 4 di Maggio. 5- Baviera si congiunge a Friedland in Egra, e vanno insieme a Norimberga.


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Le opere di Raimondo Mo11tecuccoli

DISCORSO SOPRA DEL BALLOVARDO VOTTO O PIENO, NEL QUALE SI PROCURA DI RISSOLVERE IL DUBBIO, CHE RESTA PER LA DIVERSITÀ DELLE OPPINIONI, CIOÈ QUALE DELU DUE SIA IL MIGLIORE <•>

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Molti vogliono il ballovardo votto, ed altri stimano migliore il pieno; quelli che aderiscono al votto, aducono le seguenti ragioni. 1- Che più facilmente nel loro ballovardo si potranno incontrare le mine del nimico, caminando con le contramine sopra del piano naturale, passando rettamente tutta la base del terrapieno sin sotto al parapetto. 2- Che le sudette mine potranno sventare per il ramparo interiore, lasciando illeso il parapetto ed il ramparo esteriore. 3- Che avendo gli assalitori conseguito terreno affatto della mina, non potranno, nel poco terreno restato al terrapieno, coprirsi per fianco contro l'offesa del ballovardo opposto, né per fronte da quella della rettirata del proprio ballovardo. 4- Che dovendo neccessariamente essere la rettirata nella gola del ballovardo molto bassa, e lontano dalle offese, sarà megliore dall'alto del piano più vicino, perché aperta la breccia, non sarà veduta, e perciò quella rimarrà sicura dalle batterie della campagna o della strada coperta, e queste saranno soggette alle dette offese. 5- Che nel ballovardo votto il nimico non potrà aver terreno per fortificarsi ed avvanzarsi verso la gola, dove la ferita sarebbe mortale. 6- Che fortificato ed alloggiato nel ballovardo, trovando fatta una buona rettirata nella gola, sarà difficile l'attaccarla e l'investirla, doven1 Questo documento inedito è stato rinvenuto tra le carte di Montecuccoli, privo di data e redatto in bella scrittura; tuttavia è l'unico a presentare, dal punto di vista linguistico, notevoli variazìonì grafiche rispetto alla norma (votto, oppintone, retttrata, ecc.). Pertanto la sua attribuzione è dubbia: potremmo trovarci di fronte ad un testo copiato dall'Autore per uso personale, da utilìzzarsi ìn successive rielaborazioni di opere proprie; comunque lo stile, nel suo complesso, sembra essere quello tipico di Montecuccoli, ed è per questa ragione, pur con le suddette cautele, che esso viene incluso in questa sede.


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do, nel discendere il ramparo, farsi bersaglio al moschetto della detta rettirata. 7- Che se alcuni di quelli che avessero tentato d'assalire la rettirata, non fossero restati arsi da' fuochi artificiali la giù nel votto del ballovardo, vi rimarrebbero morti da colpi di moschetto della rettirata, nel rettirarsi. 8- Ché finalmente si farebbe con molta meno spesa il ballovardo votto del pieno. Ora vediamo s'io, che mi trovo meglio col ballovardo pieno, quando averò fatto conoscere di niun valore le sudette otto ragioni, potrò col adurre altre tante contro il votto, convincere quelli della contraria oppinione. Ma perché prima di dar principio alle contese, si suole assegnare un locco che sattisfaci all'una ed altra parte, sarà neccessario, essendo la. disputa di fortificazione, proporre per il locco una figura di questo genere che all'una ed altra delle parti sia confacevole. Diasi dunque l'ottagona, come quella che appunto resta nel mezo tra la quadratta e la duodecagona, essendo tutte le figure sino alla XII, quelle che più ordinariamente vengono alla mano nelle fortificazioni de' nostri tempi. Avendo dunque quelli della contraria oppinione già deposte le loro ragioni a favore del ballovardo votto, anderò io rispondendo a ciascuna per ordine, e procurerò di compiere a quanto ho promesso, con le dimostrazioni sopra d'un profilo della figura ottagona proposta. Alla prima ragione, che potranno più facilmente incontrare le mine del nimico nel ballovardo votto, che nel pieno, rispondo che quando il nimico si sarà dichiarato con l'approccio qual faccia vorrà attaccarmi del ballovardo pieno, deciderò la mia rettirata AB, ugualmente distante alla medesima faccia lontana dal nimico D, parapetto, tanto che la camera della polvere C, volendo non far rovinare la contrascarpa del fosso B, o per il terrapieno E, bastando che levi il parapetto D, lasciando la scarpa naturale CE. E quando il nimico avrà sboccato, e che avrà fatto otto o dieci piedi di tra.versa, overo galleria, è certo che mi mostrerà il punto dove vorrà ferirmi con la mina, ed io allora, avendo già di molto prima perfezionato la rettirata, incommincierò contraminarlo dal fosso B verso C. Ora vediamo quanto più presto si farà il travaglio da F in C, di quello che si farebbe dal G al C. Di più, perché il peso del terrapieno che grava la cava GC, è molto maggiore di quello di FC, ed è chiaro che vi vorrà anco molto maggior tempo, e più legname in armare quella che questa, non solamente rispetto alla maggiore lunghezza, ma anche in riguardo al maggior peso. D'avantaggio sarà anche più certo l'incontrare la camera C per la cava F, che per la G, per esser questa molto più lunga;


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ma le cave delle mine troppo lunghe, soggiaciono ad un altro inconveniente di considerazione, e credo che accorderebbe in questo caso, dovendo esser la contramina GC, nella figura ottagona, 49 piedi da 1O per verga, distanza che potrebbe levar il respiro al minatore, ed anche l'uso del lume neccessario nella camera. Dunque non servono più facili le contramine nel ballovardo votto, come fu suposto, ma più brevi e più sicure nel pieno, il che dovevo dimostrare per far conoscere falsa la prima ragione, sopra la quale li contrari facevano il lor maggiore fondamento. Alla seconda. Rispondo che con grandissima facilità proverò esser pur falso che la mina del nimico nel ballovardo votto possi sventare per il ramparo interiore. Prendasi il compasso, e dal centro della camera C segnasi il semicircolo HIK, passando per gli angoli della banchetta L, che la porzione di circolo IK farà chiaramente conoscere quali delli due rampari resta più debole all'effetto della mina, con la quale dimostrazione averò abbastanza provato esser falsa anche la seconda ragione. Alla terza. Dico se l'effetto della mina nel ballovardo votto sarà uguale a quello della mina del ballovardo pieno (il che non mi si può negare), che sarà anche l'offesa del fianco opposto simile all'uno ed altro ballovardo, si faranno d'una medesima figura (come abbiamo suposto);e che in ciascuna delle breccie si potrà il nimico alloggiare, senza ricever danno dal sudetto fianco nello spazio FI del ten-eno che averà levato la mina, ed il rimanente del terrapieno EM che avrà lasciato, sarà soverchio, né io ne avrei d'avantaggio per coprirmi di fronte contro la rettirata, che dovrà essere oltre la lettera N, che dovremo dimostrare. Molte cose di più potrei dire così contro a questa, come alle altre ragioni, ma _conviene riserbare alcune per replicare alle obbiezioni quando fossi un'altra volta stuzicatto. Alla quarta. Che restando bassa e lontana la retti.rata nella gola del ballovardo votto, sarà migliore delle alte e più avanzate del pieno, perché aperta la breccia non verrà veduta, e perciò quella rimarrà sicura dalle batterie della campagna e dalla strada coperta, e questa sottoposta alle dette offese. Dirò che il nimico dovrà battere la mia prima rettirata (non entrando là oltre più adietro in questo lato) o avendo occupata la breccia, overo prima che vi si alloggi; se ciò sarà standovi alloggiato, è certo che riceverà egli maggior danno, perché i tiri della campagna essendo lontani, ancorché scoprissero alquanto la mia rettirata, sariano inerti; onde anderebbero fo rse farsi per di sopra, e forse nelle spalle alli alloggiati nella breccia, né maggior offesa conseguirebbe la batteria della strada coperta, perché se bene li tiri, per la vicinanza fossero più sicuri, non scoprendo però, come si vede nel profilo, per la linea PQ, se non pochissima parte di parapetto, riuscirebbero più falsi degli altri. Se


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poi li contrari intendessero di battermi prima di occupar la breccia, non san ch'io la prima notte mi fortificherei sopra d'essa, non che non solamente resterebbe la mia rettirata coperta, ma la breccia sicura dalli assalti; potrei adurre molte altre ragioni a mio favore, ma stimo che questa sola che sono per dire, debba bastare di convincere anco la quarta de' contrari. Potrò nel mio ballovardo farvi molte rettirate, e con la primaAB offendere il nimico col cannone alla campagna per la strada coperta, e sopra la breccia, mentre io sarò a lui sempre superiore; li contrari, i quali avranno la loro rettirata nella parte inferiore verso N, non solo non potranno offenderlo in niuna delle sudette parti, ma converrà che là giù se ne stiano, aspettando il colpo di manaia, quando non si voglia chieder misericordia. Alla quinta. Che nel ballovardo votto il nimico non potrà aver terreno per fortificarsi, ed avanzarsi verso la gola dove la ferita sarà mortale, rispondo e dico essersi già provato che al nimico non mancherà terreno per alloggiarsi o fortificarsi sopra la breccia e nel terrapieno; resta solo da dimostrare il modo d'avvanzarsi verso la gola, ma non essendo sin a quest'ora fattosi, alli contrari sarà ben risserbarlo ali' occasione per ferire, al punto della gola, mortalmente con un colpo secreto quelli del ballovardo votto, o nello stesso punto privare di vita il corpo della piazza; che dovrà bastare per risposta della quinta ragione. Alla sesta. Che alloggiato e fortificato il nimico nel ballovardo votto, facendo una buona rettirata nella gola, sarà così difficile l'attaccarla come l'investirla, dovendo al discendere ed ascendere, farsi bersaglio al moschetto della rettirata sudetta. Devo rispondere che non sarà ragionevole perder tempo in attaccarla, mentre, con la perdita di 20 overo 30 uomini, si potrà conseguire investendola di sopra per li fianchi del ballovardo, e anco per la porta d'abbasso nella quale non potrà alcuno esser offeso se non da qualche fuoco artificiale, se bene quando si dovesse aprirgli attacco, dico che s'opponerebbe in discendere e ascendere nel modo che s'usa nell'acquistare i ravelini e le meze lune, essendo commandati e ben difesi per fianco dal recinto, e per fronte dalla propria guarnigione. Ma se è vero che gli assalitori acquistano le fortificazioni esteriori e le mantengono ancor che siano incessantemente bersagliati dalle difese superiori de' ballovardi e cortine, come gli assaliti difenderanno la rettirata nella gola se sarà dominata da tutto il rimanente del ballovardo? Senza aver più adietro un sol palmo di terreno per refugio, concludiamo pure dunque che la rettirata nella gola debba esser più per chiamare che per rispondere, e tanto basti, non avendo la risposta alla sesta ragione bisogno di maggior dimostrazione. Alla settima. Che se alcuni di quelli che avessero tentato d'assalire la


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rettirata, non fossero restati arsi da fuochi artificiali là giù nel votto del ballovardo, vi rimarrebbero tutti morti da colpi di moschetto della rettirata nel ritirarsi. Dico esser vero che li fuochi artificiali potranno al piede della retti.rata fare qualche danno, e perciò aver io conceduto che si possano perdere 20 in 30 uomini, ma devesi considerare che li fuochi in locco aperto non fanno quell'effetto che alcuni pensano maggiormente in tempo della confusione d'un assalto, quando quelli che li devono gettar a basso vengono scoperti dal di sopra da chi li assalisce. Né meno gli avanzati alli sudetti fuochi resteranno tutti morti nel rettirarsi, poiché non sarà posto agli difensori il poter, coperti, difendersi da quelli che l'investiranno per li fianchi sopra del terrapieno, senza aver a scoprirvisi maggiormente per offendere quelli che saranno nella parte bassa del ballovardo. Dunque, non seguirà tanta uccisione come supongono nelli agressori nel ritirarsi. Ma converrà più tosto ad essi abbandonare la rettirata, il che sia detto con buona pace de' contrari in risposta della settima ragione. All'ottava. Qui dobbiamo, prima di rispondere, vedere se il Principe che si fortifica lo fa per neccessità, o per capriccio. Se per neccessità, lo spendere sarà forzato , e quando non sia soverchio, non dovrà il Principe, trattandosi della sua salute, riparrare nella più o meno spesa per fondare la base del suo bisogno sopra il sodo d'un ottimo fine. Se di capriccio, avendo questo per fondamento la vanità, non dovrà aver locco tra Principi prudenti, perché non avrà forza che far sostenere l'apparenza, e quando alcuno per aderire alla sua ambizione volesse in questo modo fortificarsi, lo potrà fare (ma con diverso effetto) con la spesa solamente dovuta al compiacimento dell'occhio, il che non farebbe poi al nostro proposito. Ora che abbiamo veduto che le fortezze non si devono fabricare per capriccio ma per neccessità, risponderò all'ultima ragione intorno la troppa spesa del ballovardo pieno, dicendo che il Principe si fortifica non per abbellire la città, ma per assicurarsi lo Stato, senza il quale non sarebbe Principe. Se dunque lo Stato fa il Principe, e la fortezza conserva lo Stato, è quanto dire che la fortezza farà il Principe, e se il Principato si mantiene per la fortezza, non deve il Principe vivendo trallasciar niuna spesa possibile per morir Principe, non essendo danaro più bene impiegato dal Principe di quello che spende per mantenersi Principe, ch'è quello che si voleva in risposta dell'ultima ragione. Ora, avendo risposto alle otto ragioni adotte da' contrari a favore del ballovardo votto, conviene ch'io spieghi le otto promesse a favore del pieno, che sarà la prefazione del mio discorso


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Ragioni a favore del ballovardo pieno 1- Che nel ballovardo pieno si potrà mantenere un squadrone d'infanteria in qual si voglia parte della piazza del ballovardo, in rinforzo di quelli che servono alla difesa della breccia. 2- Che si potrà investire il nimico alla breccia per fronte, e per li fianchi con quantità di gente, e rovesciarlo nel fosso, senza che gli uni impediscano gli altri. 3- Che nel ballovardo pieno, quando li difensori della breccia venissero caricati dalli assalitori, si potrebbero investire con una truppa di càvalli a questo effetto pronti, o con la spada alla mano ributarli. 4- Che alloggiato il nimico nella breccia del ballovardo votto, gli sarà facile il condurvi e mantenervi l'artiglieria, mentre non soggiacerà tanto al pericolo d'esser sloggiato, o di perderla, quanto nel pieno. 5- Che battendo il nimico gli fianchi del ballovardo votto, quando saranno rovinati per di foori, non resterà sito da ritirMsi in dentro per rifare i merloni alle cannoniere, e per la raccolta de' cannoni. 6- Che per restaurare la breccia, le rovine de' fianchi, rifare i merloni, ed empiere gabbioni o botti, avrò io nel ballovardo pieno tutta la terra che mi farà ibisogno, pigliandola dove si faranno le mie rettirate, e nel votto non avranno li contrari non solo terra per le rettirate, ma né anche per recucire quatro piedi di parapetto rovinato senza rovinar un'altra parte. 7- Che nel mio ballovardo potrò avere il Corpo di guardia nella propria piazza li cui soldati, in occasione di sorpresa, saranno sempre con le loro armi più pronti e vicini alla difesa, gli uffiziali più appresso della muraglia sopra la quale le sentinelle possono adormentarsi ed essere corrotte dal nimico, e però pit1 facilmente potranno gli uffiziali di guardia, invigilare agli sudetti pericoli, e sentire ciascun rumore che si facesse alla campagna o nel fosso, non potendo certo godere di questi benefici quelli che saranno nel loro corpo di guardia, là giù sepolti nel votto del ballovardo. 8- Ultimamente dico che sarebbe stimato poco prudente colui il quale, temendo d'esser assalito d'un altro più robusto, non volesse (potendo) valersi d'un'arma in sua difesa, solo per dubbio che, accostandosigli l'avversario, gliela levasse servendosene poscia contro d 'esso; massima alla quale ripugnano mtte le opperazioni e regole militari, essendo chiaro che tanto dureranno le contese, quanto la parte più debole si difende, è anche certo non poter questa portar in lungo la contesa per sperare la vittoria quando gli mancano i mezi opportuni alla


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difesa; e però n1tte quelle armi tanto offensive quanto difensive che si potranno avere per ben difendersi, sarà prudenza ( entro La massima che il nimico se l'abbi a levare per poi offendersi) il prevedersene, ed adoperarle per non esser offesi, e ben maneggiarle per mantenerle lungo tempo, sapendosi che quando uno arriva a perder l'armi, non deve più temere d'esser offeso, essendo di gi?t vinto; con che spero d'aver anch'io convinti quelli della contraria oppinione.


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L'UNGHERIA

Nota filologica La presente edizione de L'Ungheria si basa su un testimonio unico, oggi giacente presso l'Archivio di Stato di Modena (d'ora in avanti indicato con M), appartenuto alla famiglia Montecuccoli. L'edizione curata dal Grassi si fondava invece sull'apografo di proprietà di Giacinto Bossia; esso conteneva gli Aforismi e, in appendice, L'Ungheria. Tale apografo è andato perduto, e quindi non è possibile operare la collatio giacché la tradizione a stampa del Grassi, (d'ora in avanti indicata con G), presenta indubitabilmente grafie alterate e "attualizzate". Dal momento che l'archetipo è andato perduto, e non esistendo a nostra conoscenza altri testimoni, dobbiamo ritenere l'apografo M come il più attendibile, proprio perché appartenuto alla famiglia Montecuccoli, e a nostro giudizio di esecuzione assai accurata. Tuttavia, essendosi riscontrate alcune non grandi varianti fra M e G, esse sono state indicate usando il criterio di porre fra parentesi quadre, in aggiunta al testo, le lezioni di G. In pochi casi sono state riscontrate lacune in M, laddove invece in G compariva il completamento; in tal caso alla parentesi quadra è stato affiancato un asterisco. Le note numerate sono dell'Autore, mentre quelle contrassegnate da lettere sono del curatore.

a Per tali notizie, s i veda G. GRASSI, Opere di Raimondo Montecuccoli, Torino, 1821 , voi. 2, pp. 269-310.


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le opere di Raimondo Montecucco/i

L'UNGHERIA NELL'ANNO MDCLXXVII Non men conviensi al medico di ben conoscere la fisica costituzione del suggetto, intorno a cui egli s' adopra, di quello che s'appartenga al politico d' indagar a minuto per entro la natura del corpo morale, ch'egli dee reggere o correggere, acciocché conforme alle sue condizioni e circostanze sappia egli ragguagliar i mezzi al loro fine, e alla qualità del male applicar convenevolmente i rimedi.

Sono gli Ungheri fieri, inquieti, volubili, incontentabili. Ritengon essi la natura de' Sciti e de'Tartari, onde traggono origine. Anelano a una sfrenata licenza, e con essa si fanno, senza avvedersene, schiavi de ' vizi e delle ingiustizie di chiunque ha più forza. Fecero già scisma nel Regno, e parte di loro per vivere più sciolti sotto alla protezione del Soldan Solimano, con Giovanni Scepusio gettaronsi, e con questo appunto si posero il giogo sul collo. Né lasciano d'affettar il commercio, la lingua, il vestito, e le usanze de' Turchi, quindi non fu mai quel regno tranquillo: mai cessarono le rivolte, le sollevazioni, le dissolutezze: mai si vide una Dieta concorde e perfezionata, né mai s'ebbero leggi chiare, distinte, osservate. Per la qual cosa chiunque si porrà a riandare l'istoria di men di due secoli addietro (per troncar le lunghezze d'antichità più vetuste), vi ravviserà per entro una serie continua di guerre esterne e civili; di tradimenti, e rivoluzioni; di confusioni e leggerezze costante, che niente altro appariranno esser gli animi di costoro, se non tanti Protei, ch'ora amano ora disamano; tosto esaltano, e tosto deprimono; vogliono e disvogliono, ed in mille contraddizioni ad un tempo stesso s'involgono.

Negli anni 1490 sin al 1500. Arse il regno d'Ungheria d'inestinguibil incendio; conciossiaché la divisa elezione, nella quale altri chiamò per Re Massimiano Primo Imperatore, altri Uladislao, ed altri Alberto amendue fratelli, intrecciò una guerra in terzo, ch'esterminò il Regno. Massimiano occupò Vienna, tenuta allora dagli Ungheri, e Neustadt e Brugck, poi Sopronio, Sabaria, ed Alba Giulia, altrimenti Stalwissmburg; Uladislao ripigliò Alba, Vesprin, Wason e Sabaria; Alberto assediò Cassovia, e co' Tartari ch'egli ebbe seco, messe tutto a fiamma e a fil di spada. Poi il Sultan Bajazette invase, e corse qual folgore l'Ungheria senza ritegno, ond'i regnicoli sensibili al male, stupidi nel penetrarne le cause,


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tutto il lor astio e il lor odio contr'a Uladislao 0 >versando, d'ozio e d'ignavia pubblicamente l'infamarono. Ed egli a riscontro sopra la malignità, le frodi, l'avarizia, l'infingardaggine de' principali del Regno, che messo a rubba l'aveano, riggettò la colpa. Promulgò per ribelle Lorenzo Signore di Sirmio, gli mosse l'arme contro, espugnò Villaco; fece tregua per 3 anni col Turco. E diedesi alla riforma del confuso chaos delle leggi <2>.

Negli anni 1500 sin al 1510. Uladislao fece lega co' Veneti, e ruppe la guerra col Turco. Nella Dieta (3) tenutasi a Buda acerbamente si disputò per la Silesia, Moravia e Lusazia che gli Ungheri pretesero appartenersi al loro regno. Gravi sedizioni insorsero nel Regno. E 40 mila armati, che di croce segnati dovevano contr'al Turco strigner le spade, si fecer ribelli, e nelle viscere della Patria crudelmente le immersero, sinché alla fine battuti e disfatti rimasero.Alleo all'intorno di Alba e di Vesprino tumultuanti li villani <·il fecero grande strage e gran danni.

Negli anni 1510 sin al 1520. Maria nipote di Cesare fu da Lodovico figlio di Uladislao; ed Anna, pur figlia di Uladislao, fu da Ferdinando nipote di Cesare sposata. In virtù di questo reciproco matrimonio fu pattuito <5>, che in mancanza della stirpe di Lodovico, ricadesse il regno d'Ungheria per diritto d' EREDITA' in Ferdinando e suoi figli, la qual convenzione in tanta smania e 1 In eo conventu procerum, multi sermones ultro citroque habiti fucre, p ieni irarum et conttuneliae in Uladislai ocium, quibus ipse mollis inertiae, ac neglectae Reip. infamia indigmun in modum lacerabantr...Turca rum incursiones, eius negligentia ita invaluisse, ut quotidie graviores et funestiores sentiantur. Uladislaus ita respondere visus est, ut omnem culpam a se amoveret, ac proceribus ipsis, qui se ocio atque avaritiae corrumpendos dedissent, fraudeque et malis artibus regnum praedae loco habere cepissent, eam tribuere videretur. ISTHUANFIUS, Hist. Unga,: Lib. 3, pag.32. 2 l)csignavit Uladislaus iudices reformandae lcgum multitudini quae corruptissima Rep. in immensum creverant. ISTHUANFIUS, Hist. Ungar. lib. 3, pag. 42. 3 Comitiis habitis de Moravia, Silesia et Lusatia acriter disputatum est, nam nobilititatis ordines eas provincias a Mathia Rege imperio Ungarico, ex Sacrosancta Romani Pontificis auctoritate, armis acquisitas avelli, ac Bohemiae adiungi aegerrime ferebant. ISTHUANFIUS, Hist. Ungar. lib. 4, pag.52. 4 Inter Besprimium et atbam, circa sylvam Bacaoiam, agrestes praedas agere, et non solwn in domus nobilium et facultates incendiis, cacdibusque grassarì; sed etiam a sacris templis, eorumque donariis diripiendis impias manus minime continere. ISTHUANFIUS, Hist. Ungar. lib. 5, pag. 75. 5 Ea pacca utrimque lege ut Regnum Ungariae, si stirps Ludovici, uti evenit, interiret deficeretque ad eum Caesaris nepotem, qui A.tU1am ducturum esset, eorumque liberos, cert iuris haereditarii nomine recideret. ISTHUANFIUS ,Hist. Ungar. iib. 6, pag. 77.


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furore agitò l'animo d'Emerico Perenio Palatino, che come frenetico, e baccante per le pubbliche strade giva pertinacemente gridando e contradicendo. Furono gli Ungheri battuti dal Turco, il quale fece gran progressi nel regno. La morte del Palatino suscitò gran dissensioni fra quelli, che ne ambirono l' offizio. Morirono il Re Uladislao, a cui Lodovico in torbidissimi tempi <6>, e l'Imperatore Massimiano, a cui Carlo Quinto successe.

Negli anni 1520 sin al 1530. Il Turco prese Belgrado. Si tramarono conspirazioni contro del Re. Fu miserabile lo stato dell'Ungheria, ciascheduno al lusso, ed a' propri commodi m, nissuno alla salute pubblica intento. S'avvanzò il Turco: commesse al Re il Palatino d'opporvisi al passaggio della Drava. Ma egli non fu obbedito, né la soldatesca comparve, e Giovanni Vaivoda fu sospetto d'intendersela col Turco. Si venne ad un fatto d'arme presso di Mohatz, la giornata si perdette, e vi rimasero uccisi il Re, il fiore della nobiltà unghera, 10 mila Cavalli, e 12 mila fanti. E il Turco occupò Buda. Giovanni Vaivoda fu da alcuni fazionarii proclamato per Re, e fece lega con Francia. Fu pur anco dichiarato in Re Ferdinando <3 >, il qual venne con grosso esercito in Ungheria, e pigliò Giavarino, Comorra, Strigonia, e cacciò in fuga il Vaivoda, che si rifuggì in Polonia, ed implorò gli aiuti del Soldan Solimano. Questi con oste poderosa si mosse, occupò Giavarino e Altenburg, e pose l' assedio a Vienna, ch'egli fu poi costretto a levare. Egli incoronò in Buda Giovanni Vaivoda, e dell'insegne reali rivestillo.

6 Tempore lmius regis Ungari inter se arma tractantcs, execrnbilesque conspirationes mire favemes, atrocissime inter se dissentiunt. Turbidis illis temporibus ausi seditiosi nobiles, praeter Regis et optimatu.m voluntatem, conventus agere, libertatem in facinore collocantes, quaedam decernere, quae uti inepta postea revocata.LudDecret,Anno 1518. 7 Miserabilis Ungariae status. Multa pessima dictuque enormia flagitia, effraenis juventus, nusquam castigata licentia. Nemo salutis et permansionis lkip. c uriosus erat, n ernini civilis concor· diae studium inerat: sed omnes (neque iis, qui sacerdotii honore ceteris anteeunt exceptis), libertate et Iicentia lascivire, discordias agitare, s ua curare, otium et luxum cupere, et laborem aspernari. ISTHUANFIUS,Hist. Unga,: lib. 8 , pag. 114. 8 Ferdinandus non diu cunctatus, se juris sui, quod tam veteris transactionis, quae postremo inter Maximilianum Caesarem, avum suum, ac Uladislaum regem, coniugis suae parentem, facta sit, robore, q uam haereditate uxoria certum clarumque in regno Pannoniae habeat, minime oblitum fuisse respondit. ISTHUANFIUS,Hist. Unga,: lib. 9, pag. 137, 138. Excipit regnum Ferdinandus primus, divinitus omn ium voto nunc Imperator, idque s uo jure CON NUBIA.LI. SAMBUCUS, In append. de Ferdinando Rege, pag. 774.


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Negli anni 1530 sin al 1540. Il Turco diede il guasto a tutto ciò che giace infra la Nitria e 'l Vago, e sin verso Lintz predando trascorse. Inutilmente attaccarono il Roggendorff, Buda, e Solimano, Lintz.A questi si rese Strigonia, siccome al Vaivoda Cassovia. Il Vels fu spedito con giusto esercito nell'Ungheria Superiore, dov'ei prese Tokai. Si fece pace tra Ferdinando e Giovanni, a condizione che a Giovanni col titolo e ius regio, resteria la parte del Regno, ch'egli possedeva insieme con la Transilvania, la quale passasse anco ne' figli, qualunque volta egli ne avesse avuto, e non avendone, ricadesse il possesso d'essa a Ferdinando e sua prole. Armoronsi amendue contro Solimano, ma le imprese dell'esercito condotto dal Cacciano furono improspere, ed Amuratte scorse la Croazia.

Negli anni 1540 sin al 1550. Isalbella, moglie di Giovanni Vaivoda, partorì un figlio, a cui fu imposto il nome di Giovanni Sigismondo; indi a poco morì Giovanni, e lasciò Giorgio Monaco, e Pietro Petronizio tutori della vedova e del fanciullo, che ne dieron subito parte al Soldano, rinovando le instanze per la di lui protezione. Ferdinando occupò Vatz, Pest, e Visgrado. Solimano spedì un esercito in aiuto della Regina. Indi a poco venne egli in persona con gran forze. E prese Buda, Strigonia, Samandria, le Cinque Chiese,Alba,Visgrado, Lerrens. Giovanni Balassi fu accusato di rapine, di latrocinii, e d'altri scelerati delitti, onde con pubblici suffragi proscritto, se ne fuggì in Transilvania. Nacquero gravi contese fra Petrovisio e Giorgio, il quale chiese aiuti a Ferdinando, che sotto il Castaldo li mandò, ed espugnò Alba. La Regina consegnò la Corona e !'Insegne del Regno a Ferdinando; ma il Soldano spedì Mehemet in Ungheria, il quale sommesse molte castella, Lippa, Seghet, Vesprino, ed altri luoghi forti.

Negli anni 1550 sin al 1560. Il Turco espugnò Temeswar, Solnock, Fileck, Capowar, Baboccia, ed altri castelli. Infelice fu la spedizione del Teuffell. Solimano scrisse al Battori, eh' egli dovesse cacciar gli Alemanni, e restituir Isabella col figlio. Gli Arciduchi saccheggiarono impunemente tutto il contorno. Li Transilvani si rivoltarono contra Ferdinando, e richiamarono la Regina col figlio. Furono battuti i Turchi, e i 3 loro Stendardi presentati a Ferdinando,


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

il quale costituì dichiarare per lo suo successore nel Regno dell'Ungheria Massimiano suo figlio, ma il Nadasti Palatino vis'oppose.

Negli anni 1560 sin al 1570. Si posero li Turchi e li Transilvani all'assedio di Zathmar, ma poi si levarono. Il Busbequio recò dalla Porta tregua d'arme per 8 anni, e Massimiano fu coronato in Possonio. Morì Ferdinando, e Giovanni Sigismondo mosse guerra a Massimiano, ed occupò Sighet. Massimiano spedì l'armi sue in Transilvania sotto Lazzaro Swendi, il quale occupò Tokai e Zathmar. Ma Solimano chiese che Tokai fosse restituito al Transilvano; il che rifiutatosi da Massimiano, gli dichiarò il Soldano la guerra. Scorsero i Turchi nell'Illirico, saccheggiarono il paese, presero Sighet, e lo Swendi forzò Mohatz a rendersi. Dappoi il 1hrco messe a fuoco, e tagliò tutto ciò che giace ne' contorni di Agria, di Tokai, e di Cassovia. Massimiano spedì il Tieffenbach alla Porta per trattarvi la pace. Intanto formaronsi dai grandi dell'Ungheria e da coloro che avevano ricevuti più grazie e più favori da Cesare, orribili conspirazioni contra di lui per mettere Possonio e Tirnavia nelle mani del Turco e del Transilvano, e cacciar Massimiano fuora del Regno. Fra primi capi della congiura fu Giovanni Balassi <9i, il. quale fu poi arrestato, ma fuggitosi di prigione, si ricoverò in Turchia.

Negli anni 1570 sin al 1580. Si accozzarono insieme sediziosamente 10 mila villani, fattosi capo di essi Matteo Guberio, che spietatamente ne' beni de' nobili e nelle fortune inferocendo, tutto spogliarono. Insorse guerra intestina fra il principe Batteri e il, Bequessio.

9 Erant in partibus Caesaris Johannes Balassius, et Stcphanus Dobo: ii, quamquam a Ferdinando praefecturis, atque arcibus, et forrunis, supra quam dici possit liberaliter donati, ac ad honores et senat0riam dignitatem evecti, magnas opes et divitias eram consecuti, tamen sive novarum renun spe, atque inde novo divitiarum proventu impulsi, sive ingcntibus promissi, a Johatme Sigismundo deducti, veteris Zolii arcem cum oppido, et Levam, quae in sua potestate erant, illi tra· dere, ac Nitriam, circumvento per insidias, et sublato episcopo Paulo Abstemio, occupare constituerant, iis consiliis, ut conscio Selimo et purpuratis, e Transilvania cum expeditissin10 et selectissimo copiarum numero per Fileckiana et Seceniana Turcarum praesidia itinere facto, celerrime advolaret; sedque belli Nitriam translata, ac Posonio et Tirnavia celeriter occupatis, Caesarem possessione Pannoniae deturbaret, isque regno exutus, se in Germaniam recipere cogeremr. ISTHUANFIUS, Hist. Unga,: lib. 24, pag. 507, 508,Anno 1562.


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Amuratte ratificò la tregua di 8 anni, ma ciò non ostante occuparono i Turchi Blauenstein e Devin. E Feratte di Bosnia diè il guasto alle nostre provincie; se ne dolsero i Legati Cesarei alla Porta, ma senza frutto. Fu Rodolfo Secondo coronato Re d 'Ungheria, si tenne Dieta <10) in Possonio, ma si passò in contese e senza frutto e senza conclusione si disciolse.

Negli anni 1580 sin al 1590. Li Turchi furono battuti presso di Onod, siccom'anco quei di Copan tagliati da quei di Vesprin, colla presa dell'Ali Bey. Hustan comandante di Seghet scorse e diè il guasto al paese; ed il Palfi sconfisse i Torcili d' AJba, mentre che quei di Buda sconfissero i nostri usciti a predare; ma gran con-

flitto segtù presso di Sixo colla vittoria de' nostri. Non volle Rodolfo che si facesse il Palatino O I)_

Negli anni 1590 sin al 1600. Il Turco di Seghet e di Bosnia fece invasione nelle nostre frontiere, occupò vari luoghi, edificò Petrinia e messe a fuoco e fiamma il paese. Vi accorse Carlo d'Austria marchese di Burgau, ch'ebbe seco fra gli altri una Compagnia di Cavalli Italiani guidati dal conte Sebastiano Montecuccoli. Amuratte rinstaurò !'arme, e Sinano occupò Vesprino e Galotta, mentre che il Tieffenbach espugnò Fileck. L'Arciduca Mattia prese Novigrado, ed assediò Strigonia, che fu poi soccorsa da Sinano, e 'l bagaglio dell'Arciduca spogliato, e Tata, San Martino, Giavarino, e Papa occupati. Poi dopo fu Strigonia ripresa da' nostri, siccom'anco Baboccia, Petrinia,Wisgrado e Watz; Agria a riscontro fu espugnata da' Turchi. Quindi rinforzò Massimiano [l'Arciduca Mattia] la guerra, espugnan-

IO Comitiis Ernestus, Caesaris nomine praefuit, atque illis re infecta clissolutis, quod numquam antea contige1:at, memoratu dignus foit. Quum enlm saepe numero de restituendis velli· stis Libertatibus, et abrogandis exteris, non novo tantum Caesari (Rudolpho), sed patri, avoque omnibus fere conventibus pubblico nomine supplicatum, neque tamen quicquam profectum esset, tam exacerbatos ani.mos nobilitas habcbat, ut nec subsidia solita, nec quidquam ad proposita de comrnuni defensionc capita deccrneret, nisi illi protinus amoverentur. Ad quac cum Ernestus tempus ac spatiurn posnùaret, quo tam exteri, incolume honore dirnltti, quarn Caesar consuli posset, et procerum nonnulli acqua postulanti assentireotur: maior tamen pars incondi· tis clamoribus, et promptis ad seditionem animis imercessit, neque se a sementia dimoveri passa est. Sic Ernestus Viennam, Ungari vero ad sua quisque loca rcverterunt. ISTHUA.'ffIUS, H{st. Ungat: lib. 25, pag. 553, 554. 11 Hoc tcmpore Palatinum creandi occasio non est. RUDOLPH, Dect:Art. 5,Anno 1587.


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/,e opere

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do Tata e Papa, e ponendo l'assedio a Giavarino, ch'egli poi sciolse. Maometto occupò di nuovo Tata ed altri luoghi abbandonati da' nostri. Schwartzemberg riacquistò per istratagemma Giavarino. Il Bassà indusse li Transilvani a rivoltarsi contra Cesare, che restituirono a Sigismo ndo il Principato , e imprigionarono gli Inviati Cesarei. Trucidato restò dai Siculi il Cardinal Battori, [Stefano Cabusio ed altri]* e i Turchi, e i Tartari fecero grande strage, standosi presso di Giavarino accampato l'Esercito cristiano.

Negli anni 1600 sin al 1610. Il presidio di Papa, di gente francese si sollevò a sedizione, e si fuggì al Turco.

L' Arme di Sigismondo rimasero rotte dal Basta e da Michele Transalpino. Il Turco si rese padrone di Canisia, la quale fu poi in vano assediata di nuovo da' nostri. Moisé Siculo chiamò gli aiuti del Turco contro il Basta, il quale occupò Bistriccia, sconfisse Moisè, s'impossessò della Transilvania, prese Lippa, e restituì in Claudiopoli i Padri della Società. Il Colonitz e il Sultz batterono il Muratte di Buda. Stefano Boscai ribellò, e proditoriamente si diè al favore del 1\trco sollecitando Bethlem Gabor d'occupar co· Turchi la Transilvania. Tumultuarono gli Arciduchi, ed abbandonarono il Tampier; Valentino Homonai, il Ragozzi, e Cassovia si posero nelle parti del Boscai contr' a Cesare; siccom'altresi dieronsi a' ribelli Citinio, Leucovia, ed Esperies. Il Basta sconfisse il Boscai, ricuperò Zendro, e soccorse Tokai: ma la soldatesca per la tardanza degli stipendi tumultuò, si diede alle rapine, e costrinse il Basta a marciar con essa a Leutzel, e più oltre fino a Possonio, onde il Boscai occupò Tokai,Trenschin, Fileck, Zathmar, Hyst, Nitria, e Tirnavia. Dai Turchi, dagli Arciduchi, e dai sommossi fu saccheggiata ed arsa la Moravia e l'Austria, l'isola di Sallokos si diede a' ribelli 0 2), siccom'anco il Nadasti e il Nagomesio, e 'l Ragozzi furono lor partigiani, onde il nimico prese Strigonia e Neuhausel. Il Turco diè titolo di Re al Boscai, e l'investì della corona, del scettro, della spada, e dell'Insegna <13l . S'aggiustò Cesare col Boscai cedendogli la Transilvania, Tokai, 12 Rebelles Ungari barbarorum arumos viresque ad infestandam ec perdenclam patriam assidue exacuebant, juvabancquc. ISTHUANFJUS, Hist. Ungar. lib. 34, pag. 635. 13 Art. 1°,Anno 1606.


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Zathmar, e Varadino, e promettendo agli Ungheri libertà di Religione, e che a loro sariano conferite le cariche, gli ufficii, e 'I governo di Cassovia, e ogn'altro luogo; e che gli stranieri sarebbero cacciati fuora del Regno. Poi si fece ancora la pace col 1\irco. Ma non perciò furon calme e quiete le cose; insorsero sediziosi gli Arciduchi, e molt'altri, onde presane l'occasione Stefano Illiesazi, sollecitò, d'intelligenza con gli Ungheri, l'Arciduca Mattia<14> ad intimar la Dieta in Posso1ùo, e a raccozzar esercito insieme senza il consenso di Cesare, promettendogli di trasferire in lui il Regno: fu cotal machinazione scoperta a Rodolfo , il quale perplesso in risolversi, diè tempo a Mattia di marciare con 20 mila uomini a Praga, e di estorqu ere da Rodolfo la cessione del Regno di Ungheria, e la con segnazione della Corona , che gli fu dopo messa in capo a Possonio. La dignità di Palatino, che dalla morte del Nadasti p er lo spazio di 46 anni era stata vacante, fu conferita all'llliesazi.

Negli anni 1610 sin al 1620. Congiurarono alcuni de' Transilvani contra la vita di Gabriel Battori, che scoperti, furono giustiziati: ma Betlem Gabor apertamente con gente armata gl'insorse contra, e cacciatolo via dall'assedio di Cronstatt, poscia a tradimento uccisolo, gli successe nel Principato, messovi in possesso, e dichiarato per Principe da Sardar Bassà commissario del Soldano. Chiese il Turco dall'Imperatore Mattia alcuni villaggi come appartenenti a Strigonia, quali non concessi, fece il Turco serissime scorrerie, e rapine neU 'Ungheria, messe potente base in campagna: infranse l'accordo di Sitvatorock: volle obbligar Mattia a non parlar mai più della Transilvania, com' ella fosse del dominio ereditario del Turco. Diede grossi rinforzi di soldatesca al Gabor, [il quale espugnò Lippa presidiata da' Cesarei]*. Indi nelle rivoluzioni della Boemia (morto l'Imperatore Mattia, e successo Ferdinando Secondo) Betlem Gabor si collegò co' ribelli, raccozzò grossa Armata a Claudiopoli, trasse alle sue parti li comitati, e nobili della Superior Ungh eria, occupò Cassovia, la quale, cacciato fuora e dato in mano al n emico il Doczi Comandante Cesareo, giurò a lui fedeltà, siccom'anco fecero le città montane; e a lui pur si resero Fileck, Watz, Tirnavia, Nitria, Novigrado, e Neuhausel, che diede altresì in mano

14 Mathias habcre malens, quam expcctare potcntiam, contempta Rudolphi desidìa, haud paucos in Ungaria invcnit, qui pmcsentilius gravarenmr. GROTIUS, Hlst. Lib. 17, Anno 1608.


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al nimico il Comandante Cesareo . Molti Arciduchi di Giavarino e di Comora trasfuggirono al Gabor, siccom'anco pure 1500 Ungheri, ch'erano nel campo Cesareo, dopo d 'aver ricevuto due mesi di paga, spogliati di nottetempo li bagagli de ' nostri, all'insegne dell'inimico passarono. Così passò il Gabor n ella Schiitt, e posesi coll'esercito a Possonio, dove fattasi la chiamata, e chiestane la resa all'uso di guerra, il Palatino gli diè in mano la città e 'l castello. Quindi poscia scorse, e distrusse Petrone!, Ebersdorff, Sessuerza, e sino sotto alle mura di Vienna, e prese Odemburg e Giintz. Onde sul principio dell' anno 1620 fu egli Gabor, dagli stati dell'Ungheria congregati insieme a Possonio, solennemente dichiarato e coronato Re, pubblicando essi manifesti d'essersi mossi a pigliar l'arme, e a chiamar in aiuto il Transilvano a cagione de' loro privilegi violati. Rinnovarono essi la Confederazione con le altre provincie ribelli, e s'obbligarono ad assistere con 25 mila uomini, Ungheri e Transilvani, siccome fecero. Negli anni 1620 sin al 1630.

Ma intanto datasi da Dio Signore la famosa e felice vittoria di Praga Armi Cesaree (della quale, la maggior causa, e p erciò gran mercè alle deesi alla fuga degli Ungheri os>, che schierati nella prima fronte e su l'ale della battaglia, e datisi sul bel principio del combattimento a fuggire, misero terrore negli altri, ed in confusione seco li trassero): e quivi, ed in Moravia domatasi la ribellione, entrarono le armi vittoriose nell'Ungheria. Trasferì il Gabor la Corona da Possonio ad Altsol. Rinforzò li presidii; lasciò a campeggiar n e' contorni un esercito di 15 mila uomini; chiamò il Tartaro, e 'l 'furco in aiuto, ed egli passò in Transilvania a metter in piè nuovo esercito. Riacquistarono intanto le Armi Cesaree Possonio, la Schiltt,Tirnavia, e altri luoghi. Li 20 mila Tartari, che venivano al Betlem, furono tra' via battuti da' Polacchi, e 'l Bucquoi pose l'assedio a Neuhausel: ma sopravenne con 30 mila uomini il Gabor a Fileck, il Bucquoi rimase ucciso, e l'esercito atterrito, confuso e mezzo disfatto fu costretto di ritirarsi a Possonio , Giavarino, ed a Comora: ed al Gabor nuovamente maestro della Campagna, si rese Tirnavia; e 4 mila de' suoi passaro nel Marckfeld [negli stati ereditarli]* dove abbruggiarono, e saccheggiarono [ogni cosa] *, siccome fece altresì il Battiani dai contorni di Gilntz, dov'egli battette alcune truppe Cesaree, sin alle

l 5 Mauri Numidaeque (Ungari) cxtemplo fuga effusa, nuda cornua deseruere. lN,L/b 23 , c. 3 1.


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porte di Vienna. Il Gabor marciò a Tirnavia, e di là per lo Weissemberg in Moravia, congiungendosi a lui il marchese di Jagendorff, che venuto era di Silesia, e ad esso si resero li presidii Cesarei, ch'erano in Schalitz e in Strasnitz. Poi rinforzato il Gabor degli aiuti turcheschi, e facendo. fra Ungheri, Tartari, 1\1rchi, e Transilvani meglio di 60mila uomini, disfece il Tiffenbach; fecesi prestar giuramento nella Schiitt, passò in Moravia, circondò l'Esercito Cesareo condotto dal Montenero, e 'l tenne come assediato in Goding quasi ridotto all'estrema necessità di render l'arme: ma sopravenne in buon punto (già altrove disfatti in battaglia il Mansfeld e 'l Brunswig) il Wallenstein con grossa Armata Cesarea, ch'entrò in Ungheria. Onde il Battiani rimase disfatto. Novigrad, ch'era assediato da' Turchi, soccorso; il Gabor si ritirò a Cassovia, e si concihiuse la pace. Ferdinando Terzo fu coronato Re d' Ungheria in Odemburg, e morì il Gabor, a cui succedette Giorgio Ragozzi.

Negli anni 1630 sin al 1640. Li Pray Arciduchi si posero sotto la giurisdizione e protezione del Transilvano: e i villani dell'Ungheria Superiore insorsero pur essi sediziosamente, e diedero il guasto al paese. Zachel Moyses suscitò una rivolta contro il Ragozzi, che fu scoperta, e svanì, e indi a poco cospirarono pur anco alcuni parenti del Betlem Gabor contra di lui, con disegno d'assassinarlo alla caccia, ma la conspirazione scopertasi., altri de' congiurati furono decapitati, altri ricorsero alla protezione del Turco, che prese a difenderli. Il Re di Svezia sollecitò il Ragozzi a muover l'Arme nell'Ungheria [Superiore]*, col motivo di promo.vere le cose della loro religione.

Negli anni 1640 sino al 1650. Il Ragozzi fece lega co' Svedesi, ed entrò coll'esercito in Ungheria, che nella parte oltre al Danubio gli aderì, e la città di Casso.via cacciò fuora il Forcatzes, che ne era Governatore, e aperse al nimico le porte, il quale fermandosi su i confini della Moravia, mandò il suo figlio Sigismondo ed il Ragozzi col fiore della gente, e con cannon grosso a congiursi co' Svedesi, e ad oppugnare Bruna. L'Arciduca Leopoldo si trovò coll'Arme Cesaree in Ungheria alla difesa del Regno, ed ebbe seco molte soldatesche unghere; ma cosa mirabile, che quelle medesime, che oggi erano coll'Arciduca, domani si ritrovavano col Transilvano, e rinfacciatagli ad alcuni cotale infedeltà, risposero non


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dover essere strano, che l'Unghero non combatta contra l'Unghero. Ributtati poi il Ragozzi, ed i Svedesi dall'assalto di Briina, e levatosene l'assedio, s'aggiustò il Ragozzi con Cesare, ed acquistò a sé, e ai figli Tokai, e li sette comitati durante sua vita, ed a Protestanti ricuperò egli . la restituzione di 90 templi <16). Il Turco non contento dell'ordinario tributo de' Transilvani di 1O mila ducati annui, li impose 15 mila. Aspirò il Ragozzi al Regno di Polonia, ma la morte gli recise co' disegni la vita. E gli successe il figlio pur col nome di Giorgio Ragozzi. Si riconfermò la pace col Turco, e si comprese fra gli articoli <17), che nissuno degli Imperatori debba dar luogo alle suggestioni del Transilvano, il quale cercò sempre di seminare zizzanie, e di pescar nel torbido.

Negli anni 1650 sin al 1660. Invase con grosso esercito il Re di Svezia la Polonia. Si collegò con esso il Ragozzi, il quale disprezzando il divieto, che gliene fecero Cesare, il Soldano, e il Cham de' Tartari, marciò colà con numerose soldatesche e con lo Svevo, e con li Cosacchi ribelli si congiunse, imponendo presidio in Cracovia, ed in Bristia. Intanto richiesto da' Polacchi il Re d' Ungheria e di Boemia Leopoldo d'aiuti e di Lega, fu l'uno e l'altro concesso. Il trattato segnato, spedì il Re d'Ungheria un fioritissimo esercito, ch'entrò in Polonia, e seco introdusse nel Regno il Re Casimiro, il quale s'era ricoverato in Silesia. Furono quindi necessitati i Svedesi a ritirarsi, onde il Ragozzi fu per conseguenza costretto ad aggiustarsi co' Polacchi a lor modo, obbligandosi a pagar loro grosse somme di danaro, ed a lasciarne ostaggi in lor mano: ma intoppato poi nella marcia per la Podolia ne'Tartari, e da essi circondato, gli convenne occultamente fuggirsi in Transilvania, lasciando in abbandono le sue truppe sotto il comando di Giovanni Kemenio, o Kemeni Janos, il quale poi, sconfitta e tagliata la gente, rimase prigioniero de' Tartari. ' Non andò questa sua disgrazia sola, ma fu accompagnata dall'ira del Turco, il quale pretendendo disobbedienza e ribellione nel Ragozzi per la guerra mossa da lui a' Polacchi amici della Porta, scrisse agli stati di

16 HicTransilvanici belli finis Caesari inglorius, sed necessitate coactus. EPIT.Rer. Gerrn. 17 Tandem cum experientia edocucrit, quod Principes Trnnsilvanici per hostiles et sinistras actiones muwam amborum Imperntorum concordiam saepius internunpere attentarint, quin contra ipsos Imperntores excursiones, et injusta arma movere praesumpserint, uterque Serenissimus Imperntor scrio curabit, ut ad pacis vinculum eo firmius nectendurn onmis futurae disceptationis occasio scindatur, dictique Principis postpositis insolentiis, in quiete vivant, praesertirn vero Cassoviam, et quinque comitattL5 Ungariae superioris imperturbatos et ab omni gravamine liberos relinquant.lmp.Dec,:art. 10, Anno 1649.


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Transilvania, e comandò loro d'eleggere un altro Principe in vece del Ragozzi, che fu poi Francesco Redeij. E perché il Turco non tralascia mai occasione alcuna d'approfittarsi di qualunque mutazione, richiese li Transilvani di riporre la fortezza di Ieno in sua mano: e perch'essi non furono così pronti a farlo, entrò egli con mano armata nel Regno, espugnò a forza la piazza, impose gran somma di danaro alla provincia, accrebbe l'annuo tributo, e dichiarò PrincipeAcazio Barzaio. S'oppose il Ragozzi, e con qualche prospero incontro, alle prime arme del Turco, non ancor ben grosse, ma quelle poi in fin rinforzate, restò [rimase] egli rotto, disfatto, ferito, ed ucciso, e la Transilvania dal ferro e dalle fiamme in tal guisa clistmtta, che più non potea rafigurarsi per quella, ch'ella fu dianzi. Si rinvennero in questi tempi documenti di lettere, le quali scoprivano le corrispondenze che Niccolò Zrin, Bano di Croazia, tenea col Turco, e co' nimici dli Cesare per farsi Signore [della provincia]*. Negli anni 1660 sin al 1670.

Il Turco espugnò la forte piazza di Varadino: Dionisio Apaffi venne da' Transilvani spedito a Cesare per implorar soccorsi, che furono loro concessi. Acazio Barzaio, poco atto a reggere il principato, il rassegnò. E Giovanni Kemenio, poco dianzi uscito dalla prigione de' Tartari col riscatto di 60 mila talleri, fu dichiarato Principe. Questi fece uccidere il Barzaio. Li Tartari e i Turchi sotto Ali Bassà mandarono tutto a fuoco e a fil di spada, sin ne' territori e pertinenze del Re d'Ungheria, e sin alla rocca Nialab, onde la parte superiore dell'Ungheria tutta costernata, anelava e sospirava incessantemente gli aiuti Cesarei. Giunsero questi in buon punto, batterono i Tartari, fecero ritirare l'Esercito Turchesco, l'inseguirono in Trmsilvania, occuparono Claudiopoli, posero presidio in Fogaratz, rimessero il Kemenio nel Principato, nè d'altre voci risonò il cielo Unghero e il Trmsilvano, che d'encomi ed applausi all'Arme germaniche, liberatrici della patria, e restauratrici delle cose. Egli è da notarsi, che subito che le armi turchesche furono represse, e che le germaniche perseguitandole toccarono col piè il confine della Transilvania, nissuno degli Ungheri, benché richiesto e instantemente pregato, volle accompagnarsi con esse. Giuntosi a Claudiopoli, e speditosi presidio a Fogaratz, s'ebbero a riscontro gl'inviati delle città sassoniche, che con lettere ed in voce altamente protestarono, non aver esse bisogno, né richiedere aiuti d'armi straniere, esser elleno assicurate dal Turco, e con lui contente, essere a' loro voti dichiarato Principe l'Apaffi, ritirarsi il Turco, e per le porte di ferro uscir fuor della Transilvania, onde poter l' Arme Cesaree ancora a


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lor posta tornarsene, o trovar inimiche le Transilvane. Ritornaronsi dunque i Cesarei dalle desolate e arse campagne di Transilvania nell'Ungheria Superiore, dove con ingrata mutazione de' loro cuori, scordatisi del recente benefizio, gli Ungheri di vituperi incaricaron quell' Arme, che poco dianzi tanto avean celebrate. Faceano perir di fame que' bravi soldati, che così ben difesi gli aveano, andavano in traccia di loro come a caccia di fiere, e se qualcheduno o malato, o stanco, o per altro accidente sbandato dall'esercito addietro si rimanea, veniva spietatamente ucciso e martirizzato. Intanto il Kemenio, dopo l'uscita del 1\.rrco fuori della Transilvania, avido di restituirsi nel Regno, e di cacciarne l'Apaffi, vi rientrò con qualche truppe Cesaree; ma venuto a cimento co' presidi 1\.rrcheschi, che da diverse parti s'unirono insieme, vi restò ucciso. L'Ungheria Superiore negò i quartieri, e l'intrattenimento agli Alemanni, ed alle requisizioni di Cesare risposero quegli Stati: nec possumus, nec volumus. Negarono le promesse fattegli0 8) da alcuni esser valide, come non fatte in piena Dieta. Ordinarono a' villani d'abbandonar vuote le case, di non vendere i grani che aveano di soverchio, sollecitarono i Transilvani ad unirsi con essi loro per cacciar gli Alemanni, assoldarono Ruteni e fuoriusciti Polacchi,per trucidarli.Tentarono di romper il quartier generale Cesareo in Hettars: si travestirono da Turchi, ed assalirono le truppe. In somma, mossero cielo ed inferno, nè mai ristettero, nè mai finirono, sinché non ebbero ottenuto da Cesare ordine alle truppe, ch'elle sortissero. Cassovia ricusò di ricever presidio e perch'ella era tenuta di accettarlo in ogni caso di pericolo del Turco, il quale fu allora presentissimo, se ne scusò in ogni modo col dire, che il giudicare del tempo e del pericolo, non già al Re d'Ungheria, ma al giudizio della città appartenevasi. Non vogliono gli Ungheri che il Principe de'Transilvani stia bene con Cesare, per poter essi aver sempre appoggio vicino nelle loro ribellioni. Così scopri confidentemente il Kemenio, il quale come tenuto per molti rispetti d'obbligazione a Cesare, non fu mai visto di buon occhio dagli Ungheri. Né se ne infingono [essi]*, conciosiaché il Palatino medesimo Francesco Vesselleni, pieno d'astio e di mal talento, non puotè ritenersi di non recerea [versare] il suo fiele allora, che nel ricevere all'ingresso dell'Ungheria le truppe Cesaree spedite colà contr'al nrrco, che già di stragi e di fiamme riempiva il paese, disse loro (e questo fu il complimento dell'accoglienza), ch'elle 18 Subsidium seu contributio Regi a singulis dominis et comitatibus non offeratur domi, aut privatim, sed in Dieta communi omnium consensu, et poena eorum qui secus fucrint. ULAD., Decr. art. J,A.nno 1504. a Mandar fuori dalla bocca con sforzo; in senso figurato, denotare un'eccessiva nausea.


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entravano ben liete e con brio, ma che tali non ne sariano uscite, concios. siaché chiunque di loro fosse avanzato alle sable del Turco, non avria sfuggito quelle degli Ungheri. Or se in tanta necessità degli aiuti alemanni si parlava in tal guisa, cosa sarìa stato fuora del bisogno? Se un Ministro pubblico ha cotai sentimenti, quali non avranno gli altri? e se questi sensi si svelano, di qual veleno saranno conditi quei che si celano? Vantano gran cose gli Ungheri della loro insurrezione, ma qual fu quella dell'anno 1660, quando Cesare la comandò? Ella fu un raccozzamento di villani inesperti, non provvisti di cos'alcuna, timidi, inetti a trattar l'arme, che di nascosto e di notte si sfuggirono dal campo: e che condotti una sol fiata da Forgatz contr'al nimico con pensier mal fondato di sorprenderlo, appena il scoprirono di lontano, che si diedero subito alla fuga, e si sbandarono, nè più ci fu verso di riunirli. Conciossiaché fu ben di nuovo l'insurrezione intimata a Warburg per il giorno 24 d'agosto: le truppe alemanne presero posto contr'al nimico in parte da ricoprirne il luogo del rendez-vous, o piazza d'arme, e renderlo sicuro: il Palatino v'intervenne con grande solennità, ma il fine di così grande aspettazione fu un gran nulla, perché neppure un sol uomo ci comparse. In così evidente pericolo si offerse presidio alla città di Possonio, la quale il rifiutò, tanto ella più odiava l'Alemanno che 'l Turco. Il Turco, che a cagione del forte eretto dal Zrin avea mosso la guerra (siccome egli appare dalla lettera del Gran Visir all'Apaffi)<19>, espugnò Neuhausel: e l'Arcivescovo e il Palatino meditarono subito di farsi tributarli del Turco, e ne tennero conferenze insieme. L' Arme ausiliarie vennero in soccorso di Cesare, ma a gravissime condizioni onerose. Si venne a giornata. Nissun Unghero vi comparse (anzi cospirarono fra di loro, condottiere il Nadasti, d 'assalir gli Alemanni alle spalle, e trucidarli); si vinse la battaglia: il Turco chiese la pace; Cesare gliela diede, e spedì perciò per grande ambasciatore alla Porta Walter Leslie, il quale passando da Possonio, e volendovi complimentar l'Arcivescovo, questi non volle nè vederlo nè udirlo, tutto d'astio e di mal animo ripieno. Quindi congiurarono poi fra loro il Palatino, il Nadasti, e 'l Zrin, Bano di Croazia: furono consci della congiura gli altri magnati dell'Ungheria, e vi si obbligarono con giuramento. Dal congresso d'Eperiez spedirono in Francia per aiuti il Ragozzi, il Zrin, e 'l Bargozzi: le città regie, i distretti, ed i comitati erano già armati e pronti alla ribellione, onde tutti universalmente vi erano involti. Ma qual cagione potea mai muoverli a così enor19 Quoniam Germanorun natio, rupto quod curo gente Musulmanorum pepigerat foedere, contra Canisiam recentem erexit arcem. BETLEN., Hf.st. Tt-ansilv., lib. 4, sect. 6.


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me iniquità? Era la pace già stabilita col Turco: la soldatesca alemanna fuori del Regno: di nessuna contribuzione eran gravati: essi possedevano le prime cariche civili e militari, ed i primi onori in Corte di Camerieri Segreti, di Consiglieri di Stato, e di Cavalieri del Tosone. Null'altra cagion~ poi certo li mosse se non l'instabilità e l'inquietudine naturale de' lor cervelli; la cieca ambizione, e il poco giudizio a discernere le cose fattibili e reali dalle fantastiche e non riuscibili, onde sognarono eserciti e Regni senz'aver un soldo in borsa, né una piazza forte in mano, né un uom armato lor proprio, e finalmente l'odio innato dell'Ungheria contr'al Germano; le speranze loro smoderate riposte più che in Dio e in Cesare, nello spirito maligno e nel 1\.trco, furono le cause de' loro precipizi. NegHanni 1670 sin al 1677.

E già non racchiuse e segrete, ma chiare e sfavillanti givano le fiamme della ribellione al cielo. Avvisi di provincie lontane, con le quali corrispondeano li congiurati [coi quali corrispondevano le congiunte lettere intercette de' ribelli] *, denunziazioni e deposizioni de' complici, e i ragguagli del Presidente Cesareo alla Porta ottomana, manifestarono esser già i popoli, con ispecie del ben pubblico e della libertà da predicanti persuasi, disposti a pigliar l'arme, le città esser in pronto, gli Ungheri convenutisi di farsi tributari del Turco, di combattere la gente Cesarea, di congiungersi co' Transilvani, di obbligarsi ai sussidii forestieri, e d'aspirare il Ragozzi a ,farsi Re d'Ungheria, e 'l Zrin di Croazia, coll'assistenza del Turco e della Francia. In conformità di queste cose [avvisi], tumultuarono i ribelli, e depredarono nell'Ungheria Superiore. Frangipani procurò di far sollevar Zagabria; il Zrin pensò di sorprender Gratz, il Ragozzi invitato seco a pranzo in segno d'amicizia Ernesto di Staffenberg, comandante in Tokai, l'arrestò prigioniero, e p~i attaccò con artiglieria il castello. Le quali cose, a notizia della Corte venute, furono subito spediti alcuni de' Reggimenti veterani Cesarei dell'Ungheria Superiore col generale Sporck, ed altri in Croazia col Generale Spankau. Questi attaccaron dappertutto i ribelli, che dopo qualche leggiera scaramuccia, e vari piccioli scontri, furono rotti e cacciati, gli effetti della rivolta rimasero soppressi, i beni de' ribelli occupati e confiscati, i luoghi forti espugnati: Kalò, Echset, Cassovia, Muran, Patach, Esperies, Arwa, Litowa, Presburg, Ciacathurn, Buccari, ed altri. I capi della ribellione messi in prigione, che poi convinti, confessi e sentenziati, furono parte decapitati come Nadasti, Zrin, Frangipani, e Zatenbaez, parte perdonati, e [parte]* di pena straordinaria puniti, come il Ragozzi ed altri. Il volgo de' ribelli quin-


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ci e quindi fuggendo, ed appiattandosi al favore de' Turchi e de'

Transilvani, ricoverossi. Questi ribelli e ladroni dalle loro spelonche, come fiere dalle loro tane, di quando in quando sbucando depredano, e danneggiano il paese, e benché più volte ripressi e battuti, non perciò si ha potuto sin ora intieramente esterminarli, conciossiaché quanto si è facile il battere cotal ladronaia, tanto difficile è ritrovarla, perché ella sol colà dove sa di non incontrar [trovar] resistenza, scorre, mbba, e fugge, e come pratichissima de' passaggi e de' camini, fra le montagne, e le selve, e i paduli si salva. Oltre che a cotesti uomini malvagi, di cui piena è la provincia, più aggrada cotal vita da masnadiere, licenziosa, sanza fede e sanza legge, che l'onesta, regolata, e militare. E perciò, benché molti di loro ne vengano uccisi, molti altri di mano in mano vi si vanno aggregando, e moltiplicandone il numero. Si è tentato più volte di renderli mansueti e piacevoli, e dimesticarli, e si è offerto loro di perdonare i delitti, di restituire a chi avea de' beni, ciò che gli fu confiscato, e di dar intrattenimento militare a chi non avea beni del proprio; ma nulla ha giovato, perché oltre al lor naturale malvagio, vengono essi fomentati dalla Francia, che dà loro qualche danaro, e maggiori speranze, e dal Turco e Transilvano, che nel lor territorio, ogni volta ch'ei sono incalzati da' nostri, danno loro ricetto. E sebbene la ragione di guerra permette di perseguitar il suo nimico dovunque egli si trovi, e che una volta rifuggitisi [essi]* a Debrezin fossino nel calor dell'azione sin colà perseguitati, e quivi colti e battuti, in ogni modo nelle contingenze presenti non par esser tempo opportuno di stuzzicar il vespaio, e suscitar nuove guerre.

Dal racconto delle cose suddette risultano queste evidenze : 1- Che nissuno tempo è stato mai quieto ao> nell'Ungheria. 2- Che ci fu sempre bisogno d' esercito cii) in piedi. 3- Che il Regno d'Ungheria appartiene ereditariamente a Leopoldo Cesare: I- per il diritto di successione devoluto da Ludovico in Ferdinando Primo; II- per le leggi del Regno, conciossiach'il Palatinoc22J è curatore del!' erede del Regno, dunque si dà cotale eredità; 20 Nulla magna civitas diu quiescere potest. Si foris hostem non habet, domi invenit. UV. , Lib. 30, c. 44.

21 Cum fortis annants custodit atrium suum, in pace sunt ea quae possident. Eva.ng. Luc., C. JJ, c.21.

22 P-alatinus sit curntor haeredis Regni. MATH., Art.1.2, Anno 1485.


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III- per il diritto dell'arme <23>, che prima il ricuperaron in parte, ed in parte il dissero dal Turco, poi con [giustar vittoria trionfarono della recente ribellione del Regno. 4- Che la natura degli Ungheri <21>, instabile, incontentabile, sconoscente, licenziosa, e tumultuante non si lascia nè reggere dalla ragione, nè guadagnare dalle dolcezze, nè governar dalle leggi. Gente sempre da temersi, s'ella non teme, onde la volontà loro vuol essere retta con verga di ferro, e ritenuta in freno con vigore. 5- Che le loro leggi sono dissonanti, ed esorbitanti, per cagion d'esempio. I- Si decreta in un luogo, che ciascheduno a suo piacere possa, e gli sia lecito fabbricar fortezze (2;). Si proibisce meritamente negli altri <26)_ II- Si statuisce, che nissuno (27) sia esente dal contribuire, poi ciascheduno (28) s'esime.

23 Les Venetians disent, qu'enfin ils ont dc bonncs galères, dc bonnes soldats, [de bonnes canons]•, pour prouver plus efficacement, que par dcs raisons et dcs titres en parchcmin, qu'ils sont Ics véritables et légitimcs seigncurs dc la mer Adriatique. I-IIST. VENET., pag. 277. 24 Transilvanis (Hungari) ne regibus quidem nisi ex libidine parere solita est. ISTHUANFTUS, Hist. Ungar. lib. 33. Auferrc, trucidare, rapcrc falsis nominibus imperium (libertatem) [atque, ubi solitudinem faciunt, pacem]° appcllant.TAC. Agr. c. 30. Unum te non latere percupimus [quando bellicosae asperaeque gcntis habenas capis]• in agro Ungariam non indulgentia sed severitate molliri: tion clcmentia, sed virga ferrea in obsequio retincri.JOAN SAMB. Rer. Ung.Append. pag. 330. Ferociores cc insolentiores facti Ungari, benignitate et clemencia Regis abutebantur ad liceotiam, luxuriam, desìdìam, fastumque; eo tandem evasere, ut etiam Rex ipse conremptui haberel\Jr. BONFIN.,Rer. Unga1:Dec. 4,lib. 39, pag. 671. 25 Quilibet nobilium turrcs et fortalitia pro defensione personae et rerum suarum cum propugnaculis et fossatis erigere possit. UIAD. ,Decr. 7, art.37. 26 Universa fortalitia seu cast.ella per quoscumque in quibusvis comitatibus erecta et constructa, ex quibus spolia et depredationes committuntur, dlruantur; exceptis guae ad utilitatem ipsius comitatum sunt. MICI-1. ZII.AGI, Decr. anno 1458, art. 6. Idem, MATIH., Dee,: 2, anno 1464. Caste!Ja demoliamur sub poena notae inJ:ìdelitatis. UIAD., Decr:. anno 1492. Idem, PERD., Decr. anno I 546, art. 42. Loca quae minus necessaria, et.si per hostcs occupantur, circumvicinac (illeggibile) nocitura

videbantur, distruantur. 27 Quod nemo sit exemptus de contributione. FERD., Dee,: anno J 53 7, art. 5. 28 Tertia nobilium Jibertas est, q uod ab omni conditionaria servitute, ac datiorum et collectarum, tributorum, vectigalium, trigcsimarumque solutionc per omnia immunes et exempti habeaotur. Cod. Tripar., par. r, tit. 9. Item cives libcrarum et monranarum cìvitanim telonea non solvant. FERD., Deet: anno 1546, art.50.


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III- Il Re viene obbligato a mantenere <29> eserciti nel Regno tanto contr'al nimico di fuori, quanto per riprimer l'orgoglio e l'infedeltà de' ribelli e dei contumaci di dentro. E poi lo costringono ad estrarre la soldatesca fuori del Regno 00>. IV- Vuolsi che li capi esperti e stranieri, e la soldatesca veterana, e agguerita, obbediscano ai capi nazionali C31>, inesperti, indiscreti, e che nulla intendono dell'arte bellica. E chi può soffrire tale incongruità? Si avvidero gli stati di Danimarca quanto male fu il Re ed il pubblico servito dai capi nazionali inesperti l'anno 1658, onde risolsero e mutarono gli stati la forma del governo, ed il Re quella della milizia. V- Se il Re tenta di pregiudicar alla libertà di qualunque sia nobile, sia sempre a questi lecito di resistere e contradire al Re m>. Ora di quante rivolte cagione, e di quante turbolenze [non]* sia cotal facoltà fecondissimo seme? La natura dell'uomo inclina di per sé al male, è difficile ad esser retta, e s'ognuno può giudicar a suo modo, a quali sinistre interpretazioni non sia sempre soggetto, ed esposto ogni atto ed ogni parola del Re . 6- Che le loro Diete sono confuse e tumultuanti, ed i Palatini insolenti e sediziosi. I- Nella reggenza del Re Uladislao, Emerico Perenio <33> imperversando contro i reciproci sposalizi contratti, correa quasi spiritato per le strade di Possonio, perfidiando garosoa e riempiendo il cielo di grida.

29 Est autem necessarium, ut majestas Regia, sive praesens sive absit sit, solurum semper exercitum habeat in regno, non solo ex Ungaris, sed etiam extcrnae nationis, co numero eoque appar.itu bellico, ut non solum ab externo hostc reliquias regni per omnes partes pro necessitate defendi et conservaci, verum etiacn inobedientes et rebelles coerceri, vel pro merito puni.ri possint. FERD.,Decr.anno 1546, a,·t. 19. Probatur magnopere ordinibus e statibus regni, ut majestas sua modum et facultatem tribuat capitaneis suis, et cum gentibus et curn aliis bellicis apparatibus, non solum hostes repellere a finibus, verurn etiam sine cuiusquam respecm, facinorosos inobedientesque nostrates possint perdomare. IDEM,Anno 1547, art. 4. 30 Assecurantur Regnicolae de educatione residui milìtis Germani, qui interea in pr.iesidis collacatus, ex stipendis vivet, P-.ilatino, locorum Capìtaneis juxta leges militiae subiectus. Milites Germani, Palatino, Generalibusque, Vice-generalibus et Capitaneis locorum, subjiciunrur. De Edu.catione Militum. Germanorum, art. 19, anno 1655. 31 Externus miles per trienniurn educamr, habeatque ad interim a Palatino et Joconun generalibus et capitaneis depend:entiam, neque sine consensu regni inducatur./bìdem., art. 25, anno 1659. 32 Si quispiam regurn Jibertatibus nobilium contravenire attentaret, tunc sine nota alicuius infedelitatis, Jiberam illi resistendi et contradicendi habeant in perpetuum facultatcm. Cod. Tripar., par. I, tit. 9. 33 Emericus Perenius P,alatinus, cum contractam curn Caesare affi.nitatem cognovisset, per fora et plateas civitatis passim ìn curru cìrcurnvectus, contractibus illis a Cacsare et rege initis, quibus regnum Ungarìae ad exteros transferremr [se tarnquam Palatinum]*, alta voce contradicere proclamavit. ISTHUANFTIJS, Hìst. Ungar. Iib. 6. a Amatore di osti.nate polemiche


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II- Nella reggenza di Ferdinando Primo, s'oppose arrogantemente Tommaso Nadasti Palatino ai disegni del Re, il quale fu perciò costretto a licenziare il Senato senza poter cos'alcuna concludere 0 -0. m- Massimiano e Rodolfo non vollero aver Palatini nella loro reggenza, onde quell'uffizio restò per lo spazio di 46 anni vacante. E solo nella reggenza di Matthias fu dichiarato Palatino l'Iliesazi, il quale avea instigato il Re all'occupazione del Regno. IV- La Dieta in Possonio si disciolse re infecta l'anno 1579, e quella dell'anno 1662 può chiamarsi anzi rotta e scavezzata che sciolta; poiché la maggior parte de' regnicoli se ne andò senza congedo, e senza far motto.

Sulla base di questi principi stabiliti nella natura intrinseca de' casi e delle cose successe m>, s' hanno a divisar i mezzi per la conservazione del Regno d' Ungheria. Due sono i cardini, sopra i quali si raggira tutta la macchina del governo, le Leggi06>, e l' Arme. Con quelle si regola la volontà de' popoli; con queste ella si costringe ad obbedire alle Leggi, togliendo loro la facoltà di tumultuare. Quelle vagliono ne' tempi quieti, e fra i suoi; queste s'adoprano, e fra suoi, e contr'agli esteri, ne' tempi tranquilli, e ne' torbidi per conservare o per ricondurre la tranquillità. Le Leggi <37) senza l'Arme non hanno vigore. L'Arme senza le Leggi non hanno eqtùtà. Siano dunque le Leggi e l'Arme in ordine all'Ungheria ristrette a questi assiomi:

In quanto alle leggi. 1- Il Codice unghero, o 'l tripartito sia ricorretto conciossiaché I- alcuni di que' decreti fra loro stessi ripugnano.Alcuni' sono ingiusti. Altri non accomodati a' tempi presenti; altri buoni, ma male osservati.

34 Ferdinandus Maximilianum filium in Hungaria quoque sibì successorem declarare constituit, e-.amque ob causam frequentiorem Senamm Viennae convocavit. Palatinus Thomas Nadastius respondit, hoc .non ad prìvatum senatus judicium, sed ad publica comitiorum vota pertinere, ne vetera electionis jura minuanrur aut violentur. Itaque re infecta, et prolata, Senatus dimissus est. ISTHUANFIUS, Hist. Ungar. lib. 20, pag. 407. 35 Expositis similibus causis consecuturos esse effecms similes probabile est.ARISTOT. 36 Imperatoriam majestatem non solum armis decoratam, sed etìam Iegibus oportet esse armatam, ut utrumque tempus et belli et pacìs recte possit gubernari. Summa Reìp. tuitio de stirpe duarum rerum armorum scilicet atque LEGUM veniens.JUSTINIAN., Proiim. de confirm. instit. 37 Leges armorum praesidio firmat'le stmt. lbtdem.


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II- Giustiniano ne' suoi tempi, e Uladislao Re d'Ungheria altresì ne' suoi, il fecero (38). 2- L' offizio del Palatino sia abolito per sempre, ed in sua vece siano posti luogotenenti, o governatori. I- Fu sentenza di Ferdinando Primo, che la potenza del Palatino faccia troppo gran ombra <39> a quella del Re; ed invero, chi non conosce, che essendo il Palatino mediatore fra il Re ed il Regno, questi vengono a esser parti, ed egli arbitro, e per conseguenza superiore a tutti? E chi non vede che per non lasciar ozioso il suo offizio, ma per esercitare questa superiorità, seminerà astutamente continui dissidi fra 'l Re ed il Regno? contr'alla buona regola di stato d'estinguer <40> le fazioni, e di soffocarle in semenza. II- E ciò non sia senz'esempio, poiché cotal uffizio stette già vacante poco meno di un mezzo secolo, e fu il Regno retto dai Governatori, i quali furono Giovanni Unniade Corvino <4 1), Michele Zilagij <42>, ed ora Giovanni Gaspare Anpringen, gran mastro teutonico. III- Similmente chi non giudicherà tutto opposto al buon senso, che deva [il dovere] per legge espressa essere il Palatino Capitan Generale del Regno, ignaro per lo più de' primi elementi dell' arte militare, e privo d'esperienza <43> bellica? Quest'inavvertenza è quella appunto, ch'ha messo oggi in disprezzo la più potente monarchia che fosse mai stata. 3- Non si soffra altra religione che la Cattolica <44>_ I- La coscienza obbliga di promuoverla, qualunque volta ci si può. Ed il vero culto di Dio reca la sua benedizione al Reggimento.

38 Designavit Uladislaus iudices reformandae legum multitudini, quae corruptissima Respublica in immensum creverant. ISTHUANFIUS,Hist. Ungar. lib. 3, pag. 42. 39 Praeter id quod difficulter in elecrione Palatini Ferdinandus consenserat proditum etiam memoriae est, ipsus successori bus suis diligenter cavisse, ne in posterum futuris temporibus, velut regiae dign.itatis cum socio divisa majestate, creatio Palatini in Ungaria admitteretur, sed antiquata haberetur; quandoquidem sunuuum jus et supremam potestatem cum socio partìri, cum eo praesertìrn qui subditi nomen ù1ter alios regni cives obtineret, indignum videretur. PETRUS DE REWA, Hist. Ung., pag. 88. 40 Incipientia ista cavenda sunt, dissipandae magistratuum aut potentium contentiones. ARIST.,Pol.,lib. 5,c. 4. 41 Johannes Hunniades Corvinus, post caesum ad Vamam Ladislaum, Ladislao posthumo pupillo, fuit in gubernatorem regni Ungariae, anno 1446, electus. Decr. ann. 1446. 42 Michael Zilagi in gubernatorem regni Ungariae, anno Dom. 1458, eligitur. Decr. ann. 1458. 43 In bellica praefecmra major aspectus habendus peritiae, quam virrutis aut morum.AIUST., Poi,, lib. 5, c. 9. Sit dux, qui plures per provincias stipendia expleverit.TAC.,Ann., m. Et nullum genus belli sit, in quo illum non exercuerit fortuna. CIC., Pro MantL 44 Firmiter haec nostra sententia est: unam religionem in uno regno servari. LIPS, Politic. lib. 4,c. 3.


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II- Siccome l'unità <4~ della religione vincola insieme l'unione degli animi, onde nasce il buon ordine, e quindi la buona fortuna, così la pluralità delle credenze non può che cagionar dissidi, e confusioni, e quindi sedizioni e disgrazie. 4- Ciascheduno, senza eccezione di chi si sia, contribuisca all'intrattenimento della milizia. I- Egli è giusto, che gli Ungheri, della cui difesa principalmente si tratta, contribuiscano (46). E ciò è consueto ne' paesi ereditari, ed in tutte le regioni del mondo. Qual forma di reggimento gode maggior privilegi del Romano Impero? e pur egli ne' pubblici bisogni, ed alle richieste de' Cesari, non rifiuta nè di contribuir grosse somme di denari, nè di somministrar provvigioni di vettovaglie, di munizioni e d'artiglierie, nè d'alloggiar attualmente le soldatesche Cesaree. E così fu sempre ancora ne' tempi addietro osservato nell'Ungheria (47) medesima con vari titoli di decime, tributi, vectigali, sussidi, dicaa, 45 Unlonis auctor illa una :et confusa ea,semper turbae.Ibidem. 46 [Neque quies gentium sine armis, 1• neque arma sine stipendiis, neque stipendia sine tributis haberi queunt.'u\C.Hist., 4. 47 Decimae debentur ex tributis et vectigalibus.Decret. llb. l, art. 25. Tributa in pontibus et navigiìs ab ultr.i tr.u1seuntibus solventur. LUD. dea: a,·1. I. Cum pro defensione contra Turcas pecunia opus sir, ideo status et ordines regni offerunt regiae majestati subsidium floreni unius, de singulis portionibus eo tenorum juxta fidelem connumcrationem, quae per dicatores regios fieri debebit de bonis omnium, tam scilicet dominorum, quam nobillum, non obscrvante quacumque exceptione ubique fideliter cxigendum, et a camerario regiae majestatis admìnist•.indum. FERD. Decr. art. 8. Dica est jus rcgis: dica solvatur a coloois, sc.x norenos valentes rcs habentibus. ID. art. 2. Et quia contributio ista florcni unius ad praesentes regni necessirates minus sufficiens videtur, proinde dccretum est, ut et dimidietatem sexagesimae quisque, tam dominorum quam nobilitun et alionun quorumcumque possessionatorum, simul cum pecunia eiusdem contributionis fioreni unius ad manus dicatorum regiorum dare debhat, et tencatur. ID. art. I J. Contributio post connumerationem portarum, intra decimumquìntum diem, ab omnibus conferatur. lD.art.10, anno 1546. Decimas confinibus proximas rex arendare potest.10. art. 22, anno 1574. Gratuiti labores continuentur, et ad proprios usus non convertantur. ID. art, 17, anno 1567. Illud etiam regnicolae decemunt, ut liceat eis, qui pro operibus huius modi gratuitis pecuniam solvere maluerint, de singulis portis singulos decem denarios ad singulum diem solvere. ID. art. 6, anno 1574. Milites continuo interteneannir per totum regnum, tres equites a centum colonis. ID. art. 5, anno 1566. Ab omnibus jobagionibus nostris, aratoribus, et vineas habentibus, nonam partem omnium frugum suarum et vinorum suonun exigi faciemus. ID. art. 6, anno 1351. Regales provcntus suot isti: trigesimae, lucrum camerae, monetarnm cusio, salium fodìnae, rnandurinae, quinquagesin1ae, vigesimae. ID. art. 26, anno 1492. Trigesima e exigamur in locis consuetis, et more alias consueto. UI.J\D. Decr. art. 2 7. Trigesima solvenda tam de rebus efferendis,quam inducendis in regnum.Art.17. anno 1405. Tua libcrarum civitatum ad regnicolarum defensionem pertinet; ideo ad contributionem tenentur omnes. Art. 5, anno 1593. a Tributo dovuto dai coloni al Re degli Ungari.


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contribuzione, sessagesima, opere gratuite, trattenimento militare, none, mandurine, quinquagesime, vigesime, trigesime, tassa. II- E ciò tanto più è giusto, quanto che il modo benignissimo di richiederle da gli stati non impone violenza, o comandi positivi; ma si rapporta al loro volontario consentimento, il quale è però troppo civile per contradire, a chi con tanta ragione, e con tanta dolcezza richiede (4s)_ III- Nell'Ungheria Superiore paga ciascheduno 5 (strasoldo) Fl. di tributo annuo per testa al Turco. E perché non potrà egli darne 2 <colonnati> per casa a Cesare? IV- Tutt'il denaro degli altri paesi ereditari, entra in Ungheria. La regione è per sé fertilissima d'ogni generazione di vittovaglie. Li vini si vendono a gran prezzo a tutt'ore in Polonia. L'altre merci si trafficano per Debrezin in Turchia. E perché dunque non pagheria l'Ungheria la ripartizione? V- S'intimi la Dieta a Possonio, ma Cesare ci vada armato <•9>per non esporsi alle contradizioni nel promulgare gli stabiliti decreti. 5- Nè ciò sia senz'esempio, poiché appunto così armato v'andò pur anco Massimiano <50>Imperatore. E il seppe fare altresì il Sobieski alla Dieta di Varsavia, dove egli si fece eleggere Re di Polonia.

In quanto all'Arme. 1- Ridurre a buone fortezze le piazze presidiate di Cassovia, Patack, Ekset, Zathmar,Tokai, e le altre dell'Ungheria Inferiore. I- Le fortezze sono caratteri di giurisdizione, e mezzi efficaci alla tranquillità pubblica, perch'elle assicurano la forza de' Reggimenti _<51}, l'obbedienza nei sudditi, il buon ordine dentro, e la resistenza alle violenze di fuora.

48 Preces erant, sed quibus contradici non posset.TAC. Hist. , 4. 49 Parum tuta sine viribus majestas. UV. Htst. , 2. 50 Interim tempus comitiis praestitutum, calendae sextiles advenere: ac nobilitas frequens convenire cepit. Adduxerat Caesar (Maximilianus) praeter solitaro corporis custodiam, quinque vexilla peditum Germanorum, quibus singulae cohortes tricenariac suberant, eosque in aree obi re vigliles: portarum custodiae praeesse, et stationes in ar;ea arcis habere jusser.it: eaque res, quamquam multorum iudicio, supervacanea, omnibus postea comitiis usurpata, iam in consuetudinem venir. ISTHUANFIUS,Hist: , lib. 24,pag. 509. 5l Urbium et arcium aedìficatio primum a regibus facta est, tum ad ipsius regni majorem contra hostes externos securitatem, tum ad ipsornm regum in subditos auctoritatem stabiliendam. POLYB.,6.


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II- Così ritenne il Greco <52\ ed il Romano <53>, le genti vinte in ossequio. Così al favore delle fortezze e delle cittadelle tiene la Francia soggiogata oggidì la Borgogna, e 'l Belgio, e contr'a potentissimi eserciti ricopre il suo Regno. ill- Quindi la fabbrica ne è da' sovrani proibita a' vassalli, e fra le convenzioni de' potentati confinanti v'è quella di non erigere nuove fortezze. IV- La fortezza di Candia quanti anni non è stata ella argine glorioso alla Cristianità contr'al torrente dell' Arme Ottomanne? Certo, che se Neuhausel fosse stato perfezionato nella forma ch'egli esser dovea conforme al disegno, mai saria stato espugnato dal Turco l'anno 1660. Fa quest'osservazione un gran politico <~) teoretico e pratico, che il Regno d'Inghilterra, privo di fortezze, fu tre volte preso e ripreso in sei mesi. Ed io faccio quest'altra, che Federico Palatino, salutato da' ribelli Re di Boemia, colla perdita d'una sola battaglia di Praga, l'anno 1621, perdette tutto il Regno. V- Viene sommamente celebrata la prudenza militare di Ferdinando Primo <55), il quale dopo la sperienza di molte armate oppostesi inutilmente in Campagna alla prepotenza del Turco, e da quella battute, non seppe ritrovar mezzo più proprio a ritener l'impetuoso corso delle sue forze, che d'alzargli contro argini di buone fortezze, monti e valli di gran terrapieni, e di fosse profonde. 2- Demolire i castelli de' privati. I- Nissun potentato soffre ne' suoi Stati alcun luogo forte, ch'egli medesimo non v'impone di sua gente il presidio. L'anno 1659 fece il Turco smantellare molte piazze a'Transilvani, ed 52 Sex oppidis condendis electa sedes est; modicis inter se spatiìs distabant, ne procul repetendum esset munnun auxilium. Haec omnia sita stmt ìn editis collibus, velut freni domitarum gentium. CURT Lib. 7, 12. 53 Victor Dmsus ìn tutelam provinciamm praesidia atque custodias ubique disposuit, per Mosam flumen, per Albim, per Vìsurgim, per Rheni ripam, quinquaginta amplius castella direxit. FLOR.Ltb. 4, c.12. 5 4 GIOVANNI BODINO,Rep.,Lib. 5, cap. 5. 55 Quod fuit Fabii Maximi, idem fuit Caesaris Ferdinandi consilium ut, pensitatis suis, Suleimannique viribus, nihil minus bono duci convenire iudicaret, quam foctunam tentare, et juosto proelio tanti hostis impetum excipere. Quod proximum fuit ut, tamquam concitati fluminis impetum, aggeribus, fossis, reliquisque munitionibus tardaret et reprimeret, in eo sibi omni ope enitendum putavit. BUSBEQ,Epist. 4. Quindecim dierum itinere patientia in Iongum Ungariae confinia contimùs praesidiis tutatus est (Ferdinandus). Neque enim umquam non opus ei sub sig.nis milite, ne inducianun quJdem tempo.re. Ibidem. Admoneri debent christiani principes, ne munitionibus et arcibus contra tantum hostem, si rem salvam velint, satis umquam provisum putent. Turcae enim ubi semel quae s.ibi obstabant repagula disiecerint, longe l.ateque clltn incredibili strage grassantur. IDEM,Epist. 1.


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a' Polacchi. Il Re di Francia restituì la Lorena al Duca, a condizione di non tenerci piazze fortificate. II- Vi sono a t ale effetto vari decreti nel Tripartito. 3- Disarmar gli abitanti, a cui non si fida, siasi o dentro le piazze, o fuor ne' villaggi, e cacciarne via la gente sospetta <S6>. I- Così si è fatto a Cassovia, e a Zathmar, e così deesi far altrove. 4- Mantener nell'Ungheria Superiore un esercito <m di 2 mila Cavalli, mille Dragoni, e 6 mila fanti Alemanni. I- Questi ricevono, e danno reciproco appoggio e calore alle piazze. II- Se l'inimico si presenta mediocre, e con esercito tumulniario, non sarà difficile l'opporsegli in campo; s'egli è forte, o egli vorrà attaccar le piazze, o passar oltre. L'attaccar le piazze, oltre al non esser suo mestiere, quando elle sieno fortificate all'uso moderno reale, gli farà del certo perder il tempo, e consumar la soldatesca senza frutto; s'egli campeggia nel paese, sta il nostro esercito sicuramente alloggiato entro alle piazze, ed a segni, e tempi, e luoghi concertati esce, e raccozza insieme le truppe fresche, assale all'improvviso il nimico, l'infesta, e parte a parte il distrugge. Ili- Se l'inimico vuol passar oltre, gli conviene lasciarci le piazze alle spalle, onde gli vien tagliata la linea della comunicazione, gli sono impediti i convoi e le condotte, e gli è precluso il ritorno, allora quando la sua soldatesca sarà già stanca, inferma, debile diminuita. Quanto tempo è stata su 'l principio di quest'anno la poderosa Armata Cesarea su i confini della Francia senza riscontrare gran opposizione in campo? e pur senza potervi entrar mai a cagione delle fortezze, che la ricoprano, s'è consumata più della terza parte? Oltreché, se l'inimico pigliasse pur anco partito di passar oltre, quant'è egli facile di pungerlo su 'l vivo, assalendo in casa propria, e nel suo contiguo paese ~ . e mettendolo a rubba, e così addietro ritraendolo? IV- E credasi pure, che il vero modo di conservar la pace al di dentro e al di fuori, si è di mostrare forze pronte a resistere <59) a chiunque ci volesse assalire. 56 Arma fereotes bubulci (vulgari sermone haydones nuncupantur) primo castigenrur, sccundo capite~lectantur, et rusticus ferens bombarclam dextcra manu trancctur. UIAD. Decr: 7, art. (iO. 7 Securi imperu non aliud esse cert:ìus pignus, quam paratum, et semper in castris exercitum. Continebit hic terror cives in fide, amicitias et ospitia tam vetera firmabit, quam nova inveniet. BARCLA~er1. lib. 4. 58 Hostem abducere a nobis ad sua tutanda consultissimum; ìdeoque in illius regionem irrum~endum.THUCYD. Lfb. 2. 9 Facta subditis et exteris opinione, quod nemo possit aggredi, pacemque turbare impune. GASSENDI, Phllosopb. Mor. Nemo bello lacessere aut facere audet iniuriam in regno, quod promprum ad resistendum cognoscit. VEGIIT. ProL , lib. 3. [Nemo provocare, nemo audet offendere, quem inteUegit superiorem esse pugnaturnm.J


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[E quando i maligni vedranno aver gli Alemanni fisse tali radici nel Regno, che essi perdano la speranza di poter cacciameli fuora, Iascieranno di tentarne l'impresa, e s'acquieteranno; o se essi non s'acquietano e danno il guasto al paese, distruggono il loro proprio, e faranno essi quello che noi dovremmo fare, e che il]* Turenna consigliò al Re di Francia, e che i Francesi non hanno poi tralasciato di eseguir in qualche parte, cioè: 5- Far un deserto di tutto quel tratto di paese, eh' è tra il Reno e la Mosella lungo la Saar, acciocch'un esercito ostile non avesse mai potuto sussistervi. Massima, che converrebbe non meno nell'Ungheria oltre il Tibisco, qualunque volta ei s'incorra necessariamente nell'uno di questi due mali inevitabili, cioè, o lasciar il paese all'accrescimento delle forze inimiche, ovver disertarlo. I- Il disertar i confini fu già in uso presso degli antichi Germani <(,()>, siccome pur anco fra i Persi <61) soglionsi far lunghe, e vaste solitudini per conservar la quiete, e non venir infestati, il che suolsi in proverbio dire li ripari della Livonia. Il- Stabilitosi in cotal modo il piede Alemanno, e la base della sicurezza, si potrà. 6- Mantener un nervo di 2 mila Cavalli leggieri Ungheri, che battano e guardino la Campagna, la qual cosa consolerà i nazionali (questi siano cattolici, e i capi si scelgano dalle famiglie meno sospette, come sono gli Esterhazi, i Palfi, ed i Bargozzi) per la confidenza, che si dimostrerà porsi in loro <62>. I- S'essi s'oppongono a' ladroni e ribelli, e tengono la campagna netta, sarà frutto meritevole dell'intrattenimento, che vien lor dato; e se noi fanno, e che abbandonino la Campagna, non può seguirne altro male che lo spoglio di essa a danno de' regnicoli, poiché ritenendo noi le piazze, e 'l piè fermo, abbiamo sempre la porta aperta per rientrarci a nostro talento. Il- E il danno non fia che per una sol volta che se ne fa la prima sperienza, conciossiaché pigliandosi Croati in servigio, o aumentandosi solo il numero della Cavalleria Alemanna, ma senza corazze e senz'arme da difesa, e con selle ed arnesi leggieri, e montati su Cavalli Ungheri, adempirà il soldato Alemanno ottimamente le parti e gli offizi della Cavalleria leggiera, come fecero ne' tempi addietro li Reggimenti degl'Insolani, dei 60TAC.De Morlbus Gennanorum. 6l Turo mos est ei genti, ubi hostis ingruit, omnia fiamma et ferro corrumpere, et ita hostem fame summovere. BUSBEQ. Epist. 3. 6 2 Multi fallcre docuerunt, dum timent falli . SEN. Epist. J.


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Corpus, dei Forcatz, la più parte de' quali furono Tedeschi vestiti alla Croata, e montati sopra cavalli di quella nazione o lor somiglianti. m- Devesi inoltre pubblicar taglie imposte sopra le teste de' ribelli e vagabondi, la qual cosa servirà molto all'estirpazione ~ cotal canaglia, purché il resto degli Ungheri, che sotto cotal pretesto vorria veder costretti gli Alemanni ad uscir fuora del Regno,non usi connivenza con essi. 7- Egli s'opporrà forse a cotal disposizione la gravezza delle spese? ma egli s'ha da considerare. I- Che nissuno Stato pubblico si può mantenere senza spese <6~>. E quindi è nata l' instituzione de' tributi, e dell'Erario pubblico. II- Massimamente il Regno d'Ungheria, che per dentro e per fuora vien combattuto da fieri nimici, e che confina a'Turchi, [ai Polacchi,]* a' Transilvani, a' Veneti. E se la vicinanza o contiguità del Turco gli fu per l'addietro così funesta, quando il Regno fu intiero e florido, e che il Turco dovea necessariamente far venire li suoi eserciti sino dall'Asia e dall'Affrica, che cosa non si avrà egli da temer adesso, che il Regno è diminuito, e 'l Turco accresciuto tanto in Transilvania con la presa di Jeno, e di Varadino, e di Neuhausel, nell'Ungheria Inferiore, quanto in Italia coll'occupazione del Regno di Candia, e in Polonia con quella di Kemnieck, e dell'Ukrania, ond'egli sta da per tutto col piè sulla soglia delle nostre porte a fauci aperte per ingoiarèi? E che per guerreggiar in Europa non gli è più d'uopo di far venir da lontano le Armate, ma gli basta di raccozzar insieme le soldatesche ch'egli per ordinario ci tiene, onde può a suo talento uscir egli per tempo in Campagna, e ritirarsene tardi. Dunque a più forte ragione si verifica oggidì l'oracolo del Busbequio <64>, convenirsi necessariamente l'uno de' due, o ARMARE, o PERIRE. ID- La somma della spesa <65> di 500 mila Fl. non dee parer eccessiva. L'Ungheria stessa li dà (la Moravia , la quale è tanto minore 63virms regni in exercim tota posita est. DEUT.11.4. Civitati necessarii sunt milites, quia si non haberet roilites a quibus defenderetur, ab hostibus posset redigi in servitutem.ARISTOT. Poltt. , lib. 4, c. 4. 64 Armis opus est contra virn atque arma: si.ne armis fieri nihil recte potest: horum praesidio salus patriae munìenda, aut nobis omnibus ad unum pereundum, nullum hoc verius oraculum. BUSBEQ. Epist. 4. [De Re Militari Contr. Ture. I. 65 Cavalli e Dragoni 3000 a 7 fiorini per mese 21.000 210.000 per 10 mesi 24.000 Fantì 6000 a 4 fiorini per mese 240.000 per 10 mesi 50.000 Fortificazione e artìglieria Summa summarum

500.000 PI.


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dell'Ungheria, paga più), e può darne di vantaggio, anco esimendone la nobiltà, la quale dovrà perciò militare senza stipendio con li 2 mila Cavalli suddetti, o con più secondo l'antica instituzione c(,6)_ S'aggiungono li proventi dell'Amministrazione di Cassovia, quelli della Camera d'Ungheria, nella dica, tassa, e opere gratuite; e quelli delle Camere di Kremnitz, Schemnitz e Neuhausel. S'aggiunga l'assegnazione delle Porte fatta alle truppe specificatamente e individualmente, ad imitazione degli antichi decreti <67) per l'intrattenimento della soldatesca. Così introdurrassi la conoscenza e famigliarità tra 'l soldato e 'l paesano, il quale sarà protetto contro !'estorsioni degli altri, ed a riscontro non mancherà egli della debita sua protezione al soldato per mantenerselo benevolo, e per esimersi dal1'esecuzione. IV- E quando pur anco bisognasse, che li paesi circonvicini Ereditari ci avessero a contribuir del loro, ben impiegato ne saria il denaro, per aver l'arme lontane e sostener fuora la guerra, ch'essi altramente avriano in casa; conciossiaché, o bisogna ch'essi tengano l'Ungheria per frontiera contr'agli assalti del 1\1rco, o bisogna ch'essi medesimi si facciano frontiera. E una scorreria <68) sola ostilmente fatta con rapine ed incendi consuma in pochi giorni quello che la paga di molti soldati non avria in molto tempo assorbito. 8- Chiunque s'immagina che il Regno si tenesse con minori spese prima ch'egli fosse occupato con soldatesche Cesaree .Alemanne, molto s'inganna, riflettendo solamente alla superficie, e non penetrando al midollo delle cose e de' mali, ch'indi ne nacquero. I- Li nostri presidi non sufficienti a resistere alle scorrerie del Turco cagionarono, che gran parte de' villaggi si fecero a lui tributari.

66 Nobiles imposscssionati, scu colonos non habentes, propriis personis in bellum ire tenenrur; nobiles fratres indivisi unum eorum, apud dornù1os autem servientes, aUos pro se in bcllum mittere tenentur.Art: 2, 3, 4, anno 1454. Item nobiles personaliter in bellum vadant sub poena notae inftdilitacis.Art.5, anno 1543. 67 Equites quatuor, pedites duo a portis centum conscribabanrur. Nobiles unius scssionis sin· guU in belJum proficiscantur. UL\015. Dea: art. 4. 68 At sumpruum rJtio est habcnda: grave, tot centuriones, tot milites ex alienis Laboribus vivere. Scilicct egregia cura timemus, ne non hostis, cum sacviet, plenas domos et opulentaS inveniat. Repetamus memoria vastitates, pecularus, cxitia, quibus civiles discordiae arserunt. Q uot annorum stipendia paucorum mensium furor consumpsit. BARCL.,Argen., lib. 4. Quod avaritia servare studet, hostis cripit. POLYB., Lib. 5. PubUca perdeodo rua necquicquam servas; si respubUca incolumis est, privatas res facile sai· vas praestat.


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Il- Poi lo stipendio non pagato a' presidi fe ' rivoltarli. III- Li magnati Ungheri furono per difendersi obbligati a mantener gente propria, la quale spogliò la provincia, fece scorrerie continue contr' il Turco, che irritato ci mosse la guerra, e rese orgogliosi i magnati, i quali vedendosi con arme proprie, e con castella in mano, proruppero in aperta ribellione. E quali effetti più perniciosi possono escogitarsi, che una guerra aperta col Turco, quando non ci siamo prima apparecchiati, e una rivolta universale nell'Ungheria? N- E quanti denari si profusero in tutte le Diete per quietar gli animi de' mal contenti, e per tener a bada e sospensa l'esecuzione dell'esorbitanti e smoderate loro pretensio1ù? Con quant' obbligazioni <<>9) prese sempre l'ùnperatore sopra di sé il peso d'intrattenere e fortificare [fabbricare] a sue spese le piazze de' confini, il pagamento delle soldatesche, e l'accrescimento delle milizie Unghere? Di procurar li sussidi dagli altri paesi Ereditari e dall'Imperio? E di ricuperare le pertinenze del Regno d'Ungheria, in cui s'involgono le pretensioni sopra l'Austria e la Moravia, e le provincie tenute dal Turco, e le città del Scepusio impegnate a' Polacchi? 9- Il metodo di procedere nell'esecuzione delle cose suddette si è di stabilir prima bene quelle della milizia ao>, che è la solida base del resto. Dunque. I- Perfezionar, e munir le piazze con soldatesca, fortificazioni, viveri,

69 Quod rcx ditioni suae invigilet, muniendo praesidiis confinia, recuperando amissa. FERD. Art.9, mmo 1550. Arcibus in confuùis positis, rex providcat. Art. 2, anno 1555. Aerumnarum et afflictionum avertendarum modus est solutio militis.Art.5, anno 1559. Supplicant status et ordines, ut numerus militum augearur, et stipendia emerita exsolvantur. RUDOL.Arl. IO, anno 1593. Ut confinia restaurentur, milites augeantur.Art. 22, anno 1609. De subsidiis pro confinils Ungariae per vicina regna et provincìas conferri solirus, ur consuerus usus restiruatur.Art. 34, a11no 1638. Universi regni confioiis, etiam banatibus, necessarias munitiooes Sua Majestas ministraci fitciat, et praecipuorum praesidiorum fortificationi provideat.Art. 18, anno 1662. Provisioncm confiniorum Sua Majcstas in se asswnit ex proventibus regni, et ex subsicliis vicioarum provinciarum et rcgoorum.Art. 2, anno 1649. Ut milites confinarli nativi ad oumerum specifica rum rcducaorur, oeque continua eorundem, et militum quoque baoatium solutione cx cootributionibus vicinarum Suae Majestatis provinciarum, ac regni Bohemìae provi<leatur. Ut sacrum quoque Romanum Imperium subsidium ad defensionem di<.."ti regni Uogariae, veluti antemwalis totius Chri.st.biaoitatis, admioistrare velit, Sua Majestas efficere digoctur.Arl. 2, mmo 1659. Arces ad Austriam pignoratae redimantur per rcgem vel regnicolas eos qui volunt redimere. Art. 42, anno 1567. 70 Patria, liben:as, cìves, atque adeo ipsi regcs latent in tutela ac praesìdio bellicae virtutis. [(Cic. Pro Mur.)J•. UPS. Polltfc. Lib. 5, c. 2.


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arme, munizioni una volta per sempre. Poi assegnarne luoghi fissi, e come dote perpetua per l'intrattenimento loro puntuale. Aggiustatosi questo punto. II- Vengano gli altri, che come principali e primi nell'intenzione, non possono non essere gli ultimi nell'esecuzione, cioè la Religione m>, le Leggi, la Dieta. fil- Perseguitar e punir i ladri, malfattori cu>, vagabondi; castigar come criminali di Lesa Maestà chiunque darà orecchio, ricetto, o favore a' ribelli, sediziosi, o a' loro aderenti, e non li manifesterà. Punir severamente que' potenti ch'opprimono li più deboli, eque' nobili e soldati, che ne' transiti e ne' viaggi recheranno danno o molestia alcuna ai regnicoli. Così acquisterassi il Principe l'aura universale de' popolani, li quali avvezzi ad essere tiranneggiati dalla nobiltà e dalla soldatesca, si stimeranno felici per questa protezione, si compiaceranno della mutazione del governo, godranno dello stato presente, e ne brameranno la perpetuità. IV- Se intanto a cagion di pace colla Francia s'avessero a riformare molti uomini militari, e molti cavalli, 10- mandinsi colonie in Ungheria, a cui si distribuiscano i terreni derelitti, gl'incolti, li confiscati, e quelli de' sudditi mal'affetti e di dubbia fede, che si dovriano bandire e cacciar fuora del Regno. I- Questi soldati riformati riceveranno per mercede cotal distribuzione: assicureranno la provincia, ed avendo seco cavalli, moglie e ragazzi, potranno subito porsi alla coltura de' campi, ed alla constituzione della famiglia. II- Così avrassi n el Regno la volontaria soggezione di due comunità, cioè quella dello Stato popolare, e quella delle colonie. III- Ma perché in ogni modo potria darsi, che la volontà degli Ungheri restasse indomita e pertinace nelle macchinazioni, perciò devesi levar loro la facoltà di poter oprar male, quand'anch'il volessero, ritenendoli co' mezzi sopraccennati in ossequio. I quali riscontreranno forse sul principio qualche difficoltà, ma queste spianerannosi brevemente in appresso coll'assuefazione.

71 Sanctimoniae est religlonis causam praeferrc caeteris stante regno, nutante prudentiae est primum firmare. 72 Ne per viam transeuntes dornìni vel rnilites da=um inferant regnicolis. SIGlS.Art. 1. Potentibus prohibearur ne vim inferant minoribus.Art. 4. Proscriptos, aut perduelles nemo recipere ausir sub poena criminls notae infidclitatis. Art. 9 . Liberi haydones et equitcs vagi e medio tollcndi. RUDOLP.Art. 23 , anno 1596. Haydones, in plebem grassantes puniantur. Art. 20, anno 1608. Praedones et malcfactores, vagabundosque ubique pcrsequendi modus et punitio ordinatur. Art. 16, 17, anno 1659.


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IV- E come mantennero li Romani le provincie straniere dell'Mfrica, della Francia, della Germania? Come i Longobardi l'Italia, e i Goti le Spagne? Come il Turco tanti paesi Cristiani? E come mantiene la Francia la Borgogna, la Lorena, e parte del Belgio, tutte provincie ch'haono natural antipatia colla Francia? Come le mantiene ella? Con fortezze, con cittadelle, e con grossi presidi, che raccozzandosi insieme possono ad ogni bisogno formar un giusto esercito, che campeggi ne' contorni a difendere la campagna. 11- Quest'è l'impresa degna d'un Cesare, d'un Leopoldo, primo nel nome e ne' gesta. Qual più gran gloria, qual più illustre conquista [acquisto]? I- Stabilirsi in eredità e in ossequio un Regno, per altro licenzioso e dissoluto, vago di sedizioni e d'aderenze col Turco. Illuminarlo di questa verità, che l'eccessiva licenza trabocca in ischiavitudine, e che la vera libertà fiorisce sotto un legittimo Principato. II- Purgarlo dall'Eresie, di ch'egli è tutto infetto. III- Constittùrlo propugnacolo de' paesi Ereditari, dell'Imperio, e della Cristianità. IV- Farne scala a debellar il Turco, con cui non si può guerreggiare secondo le buone regole dell'arte, s'egli non s'ha prima stabilito il piede nell'Ungheria, e dispostevi le materie atte a ricever a tempo le forme delle deliberazioni e dell'esecuzioni militari da farsi; fuor di che non si può concepire alcuna buona speranza di fortunati avvenimenti, come tanti esempi de' tempi addietro chiaramente il dimostrano. 12- Il dominio si ritiene con li mezzi, con cui s'acquistò: s'entrò a mano armata per cagion della ribellione nell'Ungheria, a mano armata si dee mantenervisi. La via di mezzo è fallace <rn; la ferocia del destriere sboccato non frenano fili di seta, ma morsi di ferro.A un vigoroso principio 04>, mal s'avviene un fin trascurato: qui saria pericoloso a;) un affetto troppo tenero: non meno [di quello che]* fu al Belgio la tiepidezza del Requesenio, il quale rallentando della severità del Duca d'Alba, a cui egli successe nel governo, vi confermò con essa la ribellione e l'Eresia. I- Conviensi toglier le chiese agli eretici 0 6> per restituirle al culto di Dio. Levare le rocche e i castelli a privati, acciocché non ne facciano

7 3 Quod inter ancipitia <leterrimum est, dum media sequinir, nec ausus est satis, nec providit.TA.C. Hist., lib. 3. 7 4 Acribus initiis, incurioso fine. TAC.Ann., lib. 6. 75 [ta periculum ex misericord.ia.TAC.Hist., Ub. 3. 76 Sicut te colinms, ita nos visitas.


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Le opere di Raimondo Mon1ecuccoli

propugnacoli di ribellione. Disarmarli, acciocché i sudditi non diventin nemici.Assoggettarli al Cattolicissimo [a un Re solo]*, per liberarli dalla tirannide di molti Regoli. Esser severo a pochi, per esser clemente a molti.Amar la giustizia, non la vendetta. II- E perché egli si tratta della causa di Dio, e della sicurezza del mondo Cristiano, e d'estirpar l'Eresia e la dissoluta licenza, non si ha da porre in dubbio, che il Dio degli Eserciti, il qual influisce straordinario favore in chiunque per Lui opera, con istraordinario fervore non benedica l'Arme, e conceda piena vittoria, e fortunati successi.


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SEZIONE SECONDA

DIARI DIVIAGGIO E MEMORIE


Diari di viaggio e memorie

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VIAGGIO IN SVEZIA DEL MESE DI DECEMBRE L'ANNO 1653

Alli 29 Decembre 1653. Di sera arrivo a Dresden: la strada di Praga a Dresden è montagnosa, e vado all'osteria dell'Agnello d'oro. Il Colonello Gersdorff viene a visitarmi, discorre di molte cose e particolarmente della disposizione fatta dall'Elettore nella soldatesca. Egli dà intrattenimento a tutt'i Generali e Colonelli, che gli hanno servito in guerra, con stipendi e Governi militari e civili: anche tutti gli altri uffiziali sono intrattenuti e servono in caso di bisogno, sotto a qual Reggimento e come devano essere distribuiti. Alli gentil uomini del Paese rilascia l'Elettore qualche cosa di quello, che dovriano contribuire, con quest'obligo, che quando egli ricchiegga, gli abbiano a dare un certo numero di soldati. Ha in piedi la Compagnia di guardia a cavallo, la qual'è retta da un Tenente, ed è sotto al commando del Maresciallo di Corte, la Guarnigione di Dresden e quella di Wittemberg, che possono essere da 1500 uomini. Alli 30. Io mando la mattina dal Maresciallo di Corte Taub e gli faccio dire, eh' essendo io di passaggio per andar a Berlin in affari privati, vorrei aver l'onore d'inchinarmi all'Elettore, ed egli mi fa rispondere con complimento, ch'egli andrà in Corte, e piglierà l'ora dell'Audienza, e poi me la farà sapere. Intanto il Segr. di Rechberg, Cavallerizzo maggiore del Churprinz 0 > ed il Generai di battaglia Hanau, vengono a visitarmi. Egli mi dice, che la caccia costa assaissimo all'Elettore, e che quando escon le carra, ha sempre da nutrire pill di mille cavalli. Che l'Elettore aggravato dall'età, ha introdotto il Churprinz nel Consiglio Segreto, e che detto Churprinz presiede il più delle volte, e decreta le Cose di Giustizia ed ordinarie di stato, col riferirle però all' Elettore che

1 Elettore Ereditarlo.


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

le approva. Doppo le 12 ore, il Taub manda a dirmi ch'io vada a Corte, e viene, manda a levarmi con una carrozza di Corte a sei cavalli, capace di tre persone sole al modo qui dissegnato.

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Giunto in Corte sono introdotto all'Audienza, e m'inchino all'Elettore, il quale mi dice, ch'io resti a pranzo, dove l'Elettore ebbe più del solito per farmi onore tanto, e mi riposai un istante, e si stette a tavola sino alle sei e mezza della notte. Alli 31. La mattina a buon'ora vado a revisitare li sig.ri Hanau , Rechberg, e Gersdorff, e alle 1O ore vado in Corte ad inchinarmi al Churprinz; il quale manda pur a levarmi, al maneggio de' cavalli, dov'io mi ritrovava, con una carrozza a sei, e subito giunto son introdotto e mi discorre cortesissimamente di varie cose, poi mi prega a pranzo, ma io mi scuso e parto, e sono pur condotto a casa colla suddetta carrozza. Di qui parto doppo le 11 ore, a proseguire il mio viaggio. Alli 3 Gennaio 1654. Su l'aprir delle porte arrivo a Berlin. La strada di Dresden a Berlin è piana e sabbiosa, ed in qualche luogo marescaggiosa<2>. Mando al Conte di Waldek a dargli parte del mio arrivo; ed allo Schwerin, Consigliero di Stato dell'Elettore e presidente della camera e maggiordomo maggiore dell 'Elettrice , ed val Budlitz Obercamerier-3> dell' Elettore, chiedendolo a qual ora si possa esser in Corte, p er aver l'onore d' esser introdotto all'Audienza di S. A. Il Budlitz mi fa restituir complimenti e dirmi, ch'egli intenderà l'ora dell 'Audienza, benché essendo la Vigilia del Natale , l'Elettore stia occupato, nelle sue divozioni. Lo Schwerin mi fa far complimenti, e che se bene questi due giorni di devozione lo tratterranno di visitar-

2 Paludosa , francesismo da martcageuse. 3 Cameriere maggiore.


Diari di viaggio e memorie

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mi, egli cercherà però di farlo quanto prima. (A questo feci ·p resentar una lettera del Blumenthal, scrittagli in raccommandazione del mio interesse). Il Waldek viene a visitarmi e si trattiene meco in molti discorsi, e quanto alla questione agitata in Dieta (della parità de' voti) penetro, che le risposte date al corriero di S. Maestà siano ambigue e generali e non categoriche. Alla sera il Conte di Waldek mi fa dire d'aver parlato coll'Elettore per l'Audienza, e che l'ora sarà la mattina de' 4, un poco prima delle 11 ore, e ch'egli Conte di Waldek manderà a levarmi colla sua carrozza, per condurmi a Corte, rallegrandosi molto S.A. del mio arrivo. Egli ha una pensione da S. A. di 4 milla talleri, entra nel Consiglio, ed ha l'ispezione di tutte le fortezze del Paese. Di notte viene anche a visitarmi un gentil uomo Boemo dell'Elettore, il quale gli serve della coppa, chiamato Dobresinsky. Alli 4 io mando ad avvisar il mio arrivo all ' Hoffkirchen , il quale è Cameriero dell'Elettore, ed ha 100 talleri la settimana di intrattenimento; allo Sparr, il qual è Generai dell'Arme dell'Elettore, quand'esse siano in Campagna; al Burgsdorff, ch'è Cavallerizzo maggiore dell'Elettore e Governatore di Custrin, ma nissuno di loro si trova in città. L'Elettore ha da 4 milla fanti nelle ·Guarnigioni, e poi la disposizione nel Paese, ch'in ogni caso di bisogno e soldati e uffiziali sono distribuiti ne' loro ordini , come in Sassonia, e tutti li gentil uomini beneficiati dall'Elettore son obligati a mantenere d'un soldato a piede e d'un a cavallo, per constituirlo in termine di 24 ore, ogni volta che si domanda. Doppo le 1 ll ore viene un gentil uomo Aufwarter <•) del Conte di Waldek colla sua carrozza a levarmi, e mi conduce in Corte, dove giunto nell'anticamera, il Budliz entra subito nella camera dell'Elettore, ed esce di nuovo a dirmi ch'io entri. Faccio il complimento all'Elettore, gli raccommando il mio negozio, e gli presento la lettera promotoriale di S. Maestà, risponde con parole cortesissime, e ch'egli farà ricercare il mio memoriale presentato l'Anno passato in Praga. Poi mi dimanda di varie cose, ed intanto le vivande si portano in tavola: egli Elettore esce, e passa all'Appartamento dell'Elettrice, dove poco doppo io sono introdotto ad inchinarmi all'Elettrice, la quale è una Principessa di Oranges, ed alla Principessa di Brandenburg, che fu già moglie del Marchese di Jagerndorff. Doppo si va alla tavola, dove io sono messo a sedere appresso il Principe di Croy: il Maresciallo di Corte è un Rochau, che servì già nelle guerre a'

4 Attendente.


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opere dt Raimondo Montecuccoli

Svedesi. Quivi non si beve, né si sta in piede, come alla tavola di Sassonia, ma quando l'Elettore fa brinzi, quegli a chi fa il brinzi si rizza, egli lo fa sedere, e quando mette il bicchiere alla bocca, si rizza di nuovo finch'egli abbia bevuto: non si bebbe alla sanità dell'Imperatore il ctù ritratto sta però nella camera dell'Elettore, situato sotto al baldachino. Levate le tavole, l'Elettrice passa al di lei Appartamento, e l'Elettore alla sua Camera, dove si entra a discorrere con esso lui appresso al camino: poi quand'egli si ritira al Cabinetto, io me ne vado e sono ricondotto a casa nella carrozza del Conte di Waldek. Il Capitano della guardia a cavallo Weiss m'offre una carrozza di Corte a tutte l'ore, quand'io la voglia, e m'accompagna sin alla carrozza. Poche ore doppo, questo Capitano, insieme con un gentil uomo detto Potham, viene a visitarmi a casa, e mi dice di nuovo, ch'io gli faccia sapere a tutte l'ore, quand'io voglia aver carrozza, ch'egli darà ordine, che di Corte me ne sia sempre data una.Alla sera il Conte di Waldek manda il suo gentil uomo a pregarmi a desinare per il giorno seguente de' 5. Alli 5. Doppo le 11 ore viene l'Au.ffwarter e la carrozza del Conte di Waldek a levarmi, e mi conduce a sua casa, dove si desina, e vi è anche il Principe di Croy. La Contessa è una di Nassau, bellissima dama, figlia del Conte Guglielmo di Nassau, Generale degli Olandesi. La di lei sorella si chiama Wilhelmine, di taglia, di spirito, di discorso, di viso e d'ogni parte bellissima. Doppo il desinare vi sta quivi a discorrere ed intrattenere le dame nel loro appartamento sin alla sera, e di là vado col Principe di Croy in Corte, dov'egli è alloggiato, e sto discorrendo nel suo appartamento sino alle 6 ore, che allora si passa al quartiere dell'Elettore, fermatisi alquanto nell'anticamera, dove si mangia, vengono poco doppo le vivande. L'Elettore esce e va a pigliare l'Elettrice, e poi si va a tavola, dove rimangono ancora a cena la Contessa di Nassau e la sorella, e durante la cena si ha bella musica. Doppo cena, si passa nelle camere dell'Elettrice, e quivi si giuoca al cucu, sin'alle 10 ore, doppo le quali l'Elettore esce, e tutti i Cavaglieri nella stufa, dove si mangia. Quivi il Principe di Croy si licenzia, l'Elettore passa nelle sue camere, ed io poi me ne vado, e scendo le scale con Mr. Weiss, il quale mi mette in una carrozza di Corte, e mi conduce a casa. Alli 6. Doppo mezo dì, vado a visitare a pallazzo il Principe di Croy, la cui madre fu una Duchessa di Pomerania, e poi andiamo insieme a veder il giardino, ch'è assai vago ed ornato di statue, ed il Lusthauss (5) , eh' è d'architettura a otto faccie. 5 Cc,sino, padiglione.


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Alle cinque ore e meza della sera torno a Corte, dove sono subito introdotto nella camera dell'Elettore, il quale stava giuocando a Verkeren <6); finisce il giuoco e mi conduce alla sua galleria, ornata di bellissime pitture, di oriuoli, ed instrumenti matematici rari, di sedili e tavole d'avorio, e d'altre rarità, ed ha fuori un bellissimo prospetto. Intanto le vivande si portano in tavola, e l'Elettore va a pigliar l'Elettrice, la quale siede sempre alla mano dritta dell'Elettore (uso contrario a quello dell'Imperatore, e di Sassonia) e si va a tavola. A la metà della cena vien un poco d'accidente alla freyle <1> di Nassau, la quale viene portata a casa: durante la cena tocca la viola da gamba in isquisitezza un certo chhmato Waldaurof, il qual'è stato maestro di Staffenchen. Doppo la cena si giuoca al cucu, e giuocano l'Elettore, l'Elettrice, Croy, M. Spon, Contessa di Waldek, Caprara, io. Poi si va a casa. Alli 7. Doppo mezogiorno vado a render la visita al Conte di Waldek, il quale nel discorso si lamenta di questi nuovi Principi introdotti nell'Imperio, senza averci de' Stati, allegando queste ragioni. 1- Che sì come ne sono stati introdotti alcuni in questa Dieta, così ne saranno introdotti in un'altra, e che, finalmente si formerà un Corpo di Principi, che non avendo interessi nell'Imperio, opineranno nelle collette senza pensiero, a danno degli altri. 2- Ch'essendovi quest 'obligazione, ch'essi abbiano ad avere Stati nell'Imperio, né potendo questi Stati ottenersi per via diretta (già che non si vendono, e per li patti delle famiglie, passano per mancamento di successione d'una nell'altra) sono obligati per via indiretta e per turbolenze e per confiscazioni di procurarli. 3- Che se le sostanze dell'Imperio fossero distribuite alle persone meritevoli, si potrebbe ancor supportare, ma venendo conferite a' seri6 Probabilmente si tratta di tm gioco di carte "aUa rovescia", in cui cioè vince clù totalizza meno punti. 7 Probabilmente da intendersi come signorina o figlia.


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vani, e gente poco meritevole , ciò fa gran male ai Cavaglieri dell'Imperio, d'aver a dar il loro a persone non conosciute; che se ciò fosse immediatamente per lo splendore di S. Maestà, non vi saria person alcuna, che vi contradicesse, ma che sotto a tal pretesto, e con queste astuzie e finezze, persone ignote abbiano a spogliare l'Imperio, è cosa iniqua. Alla sera viene a visitarmi Monsr. Benin ed Monsr. Putkam, e con essi vado in Corte, dove si cena, e poi si giuoca al cucu. Alli 8. Scrivo la mattina al Schwerin una lettera di complimento, e lo prego per sapere la risoluzione dell'Elettore al mio memoriale inchiuso nella lettera di S. Maestà. Un'ora doppo egli Schwerin viene a visitarmi, e doppo li complimenti mi dice che S. A. Elettorale m 'assicura della sua affezione e del desiderio, ch'egli ha di riscontrare le mie soddisfazioni, sia per rispetto della lettera di S. Maestà, che in riguardo mio proprio, ch'essendo però il mio interesse cosa che non dipende immediatamente da lui, ma dagli Stati, non può S. A. far altra cosa, che proporlo agli Stati, intendere se avranno cos'alcuna da exceptuare, o in virtù dell'instrumento della pace, o d 'altro, e conforme alla risposta dar poi gli ordini convenienti per la soddisfazione, sperando ch'io avrò però in tal caso riguardo all'impossibilità del Paese, alle continue contribuzioni, che pagano, ed alle mesate dell'Imperio, che devono ancora pagarsi. Ch'io deva però lasciar qui un Avvocato con plenipotenza, e con copia autentica dell'obligazione, e che S. A. farà il possibile per la spedizione della causa, com'egli ancora il Schwerin offrì di cooperare al possibile, e che l'Avvocato si produca pure e s'insinui e ricorr,1 a lui, che lo favorirà in tutto. Io rispondo, ch'io rendo umilissime grazie a S.A. E. della clemenza, con la quale ella riguarda la mia divozione, ch'avrei sperato, ch'essendo S.A. signore del Paese, la Camera avria potuto pigliare a sé l'obligazione, ed aggiustarsi meco, che l'obligazione degli Stati è tanto stretta, ch'io spero, che non vi possa essere eccezione nissuna valevole, massime che non essendo ella stata espressa per forza, lo stromento della pace non gli è favorevole, anzi contrario, sì come li crediti di simile natura sono stati pagati alli Svedesi, ed ad altri, anche da' Paesi di S. Maestà, com'a me stesso è successo nella Silesia o nella Boemìa; che non ci è cosa sì chiara, la quale non possa essere messa in dubbio, ma ch'io spero nella bontà e nella giustizia di S.A. ch'ella proteggerà il mio dritto, e che però lascierò qui Avvocato con li requisiti neccessari, il quale ricorrerà al suo favore di lui Schwerin, e ch'io riconoscerò questa grazia attualmente col riconoscerla negli effetti. Faccio venir a desinar con esso meco il licenziato Krauss mio Avvocato, e l'informo d'ogni cosa, accioché egli solleciti il mio interesse, e gli restano in mano una copia fidimata dell'obligazione degli Stati, copia della lettera promotoriale dell'Imperatore


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all'Elettore, ed una plenipotenza, e gli dono 10 talleri.Alle 3 ore doppo mezogiorno vado al Giesshaus8>, dove sono fusi nuovamente un mortaro che getta 400 Pf. di pietra; tre cannoni intieri, che cacciano una palla di ferro di 40 Pf. e sono lunghi 20 palle; tre colubrine, che cacciano 16 Pf. di ferro, e sono lunghe 23 palle; sei piccioli pezzetti, che cacciano 3 Pf. di ferro, e sono lunghi 16 palle, e pieni di metallo.Alle 4 ore viene a rivisitarmi il Duca di Croy; poi la sera vado a Corte, si cena e si giuoca. NB. In tutti questi giorni mi servo d'una carrozza di Corte. Alli 9. Vado la mattina a veder la stalla; l'armeria, nella quale sono slitte, abiti ed ornamenti da entrata, armature, pistone, archibugi d'ogni sorte, spade, briglie, pianelle, selle, e cose simili; un maestro eccellente che fa stromenti matematici; la libreria, nella quale sono molti manuscritti francesi in foglio . Il doppo desinare visito la Margraffin di Brandenburg, la quale fu moglie del Marchese di Jagendorff, fratello dell'Amministratore di Halberstatt, ella è nata Principessa di Wittemberg. Poi vado col Principe di Croy, e col Somniz Consigliera di Stato, dall'Elettore a vedere il parco, e poi la grotta, che si fa nel Lusthauss del giardino. Restituisco la visita al Schwerin, e voglio andare a licenziarmi dal Conte di Waldek, ma egli non è in casa, e la Contessa si scusa di non essere vestita a cagion del male della sorella, onde supplisco al debito coll'iscrivergli una lettera.Alla sera vado alla Corte, si cena, poi piglio licenza dall'Elettore, si giuoca, doppo piglio licenza dall'Elettrice, e vado a casa, dove vengono ad augurarmi buon viaggio il Conte di Waldek, il Weiss, ed il Dobresinski. Alli IO.Alla punta del giorno, parto di Berlin per Hamburg. La strada è tutta piana sin ad Hamburg, per lo più sabbia e boschi, e poca cultura: il dominio dell'Elettore termina a Lentzen, dov'egli ha un dazio su l'Elba. Il Duca di Mechleburg ha 100 soldati di guarnigion e in Domiz, ed ha licenziato una Compagnia, ch'egli avea in Rostok, poiché li borghesi hanno detto di volersi diffendere da per loro: sì come anche li Svedesi hanno licenziato un Reggimento, ch'essi aveano in Wismar; il Duca Franz Carl di Sassonia abita in Neuhauss. Alli 14. La mattina alle 9 ore arrivo in Hamburg, ed alloggio all'Orso d'oro. Il Residente dell'Imperatore, Plettenberg, viene subito a visitarmi, poi torna a casa, e doppo pranzo viene di nuovo a vedermi, ed andiamo insieme a far il giro del ramparo della città, la quale è benissimo fortificata con bastioni reali, falsabraga, e di fuori, e dinnanzi al parapetto della falsabraga è anche una siepe viva, e ci è un ravelino, il quale non ha se 8 Fonderia.


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non semplicemente il terrapieno, ed il parapetto, senz'alcun'altra terra dentro, il che fa, ch'entrato sia l'inimico, non può alloggiarvisi. Il Residente mi prega a desinare per il giorno seguente. Alli 15. Vado a desinare dal Residente dell'Imperatore e vi si trovano il Residente di Svezia Miiller e l'Agente di Danimarca Rasch. Doppo pranzo veggo l'arsenale della città. Alli 16.Vado a udir messa in casa del Residente. Doppo mezogiorno viene il Colonello Wanchau a visitarmi, e doppo di lui viene il mastro delle poste Imperiali. Alli 17. La mattina vado a restituir la visita al Plettenberg, ed il Residente di Svezia viene a visitarmi. Parto doppo il mezogiorno per Koppenhagen. Alli 22. Doppo il mezogiorno giungo a Koppenhagen, ed alloggio al Zimmerman. Il Paese da Hamburg a Koppenhagen è campagna piana, con pochi boschi, ma con molti marazzi e brniere e luoghi incolti; si passano due braccia di mare, la Fahra, e la Pelt: la Norvegia è piena di boschi, e da questi si fabricano gli arbori da nave de' quali si forniscono la Spagna, l'Hollanda, la Svezia e tutti.A sei leghe di Hadersleben si fa la pesca dell'ostrighe.A Rotschild sono i sepolcri de' Re di Danimarca. Alli 23. La mattina mando al Segretario del Regno Erich Kraf e gli faccio dire, che io sono giunto qui per la posta, per aver l'onore di far riverenza alla Maestà del Re, e di veder il Paese, e che però desidererei, ch'egli mi favorisse di farmi sapere quando potria essere la comodità, ch'io mi trovassi all'anticam~ra per aver Audienza. Egli mi fa rispondere con complimento, e ch'egli andrà in Corte, e significherà la mia venuta ed il mio desiderio al Re, e mi farà sapere la risposta; mando anche a far complimento all'Ambasciator di Spagna Rebogliedo, il quale rimanda a complimentarmi ed ad offerirmi la carrozza un Gesuita vestito da prete secolare, chiamato Wilhelm von Staest; il mastro delle poste viene a visitarmi, ed ad informarmi per lo viaggio di Svezia. Doppo mezodì vado a visitare l'Ambasciator di Spagna, il quale manda la sua carrozza a levarmi, ed in sua casa viene a ricevermi alla porta della casa, poi nel discorso mi dice che in sette anni ch'egli è qui, non ha parlato che tre o quattro volte al Re, che ogni cosa si tratta co' ministri, e loda molto il maggiordomo del Regno Gersdorff, e la Regina, la quale è della casa di Liineburg, si diletta sovranamente della caccia, del correre, e d 'ogni essercizio, onde il giorno medesimo, ch'ella partorì, avea fatto un grandissimo viaggio, e partorì subito al ritorno, ed in un giorno fece un'altra volta 28 leghe di strada in un dì. La successione è di tre maschi e di tre o quattro femine. Nel partire da lui, viene ad accompagnarmi sino alla carrozza. Di qui vado a vedere la chiesa nuova che fabrica la città, e la libre-


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ria, ch'è un bellissimo vaso; poi visito la casa d'un dottore di medicina detto Olav Wormio, che ha di molte belle rarità in casa, la principale delle quali è un uovo, partorito da una donna in Norvegia. Doppo ritornato a casa, viene a vedermi dalla parte del Re, un certo Talau di Misna, Hoff Junker e Geheimer Ratb<J> del Re, il quale mi dice, che S. Maestà mi saluta, e si rallegra molto della mia venuta, e desidera di sapere, s'io sono mandato da S. Maestà Cesarea o pure s'io vengo da per me, e doppo aver io risposto, ch'io vengo da per me, ma che S. M. C. nel chiederli licenza per venir qua, mi commesse di salutare da sua parte sua Maestà Regia, egli mi risponde, che S. Maestà mi farà sapere l'ora dell'Audienza, e ch'egliTalau intanto s'offerisce a servirmi in tutto, ed a farmi vedere l'Armata Navale il giorno seguente, perch'egli condurrà carrozza, e verrà a levarmi e farà prima parlarne all'Ammiraglio, il qual'è un Gheda. Alli 24. La mattina viene da me il Talau, e mi dice, che il Re avea commandato, che mi si facesse veder la flotta e tutto ciò ch'io desideravo, e mi conduce intorno alle navi, ed al porto in battello, e poi sopra tutt'i principali vascelli. Ne stanno 12 insieme, altri sono in altri luoghi, e dicono che il Re ha la flotta di 40 vascelli. Il maggiore di tutti sono il Fridrico, e la Sophia, e la Trinità, ch'è il vascello su 'l quale combattette il Re Christiano IV contra li Svedesi, allora ch'egli rimase ferito. Portano da 140 pezzi l'uno, fra' quali sono molti mezzi e 3/4 di cannone, sono lunghi 180 piedi ed alti 60 piedi, grossi da 3/4 di braccio, costano da 70 milla talleri l'uno. Il miglior legno, di che si fabricano, viene di Prussia, e gli arbori si fanno di pino Dannenbaum. L'arsenale è abrugiato, ma il luogo dov'egli è situato, è così a proposito, che li vascelli entrano fin là, e si caricano e si allestiscono di viveri, munizioni e pezzi senz'alcuna fatica. Il porto è bellissimo e sicurissimo, e quivi sono alcuni vascelli olandesi venuti cl!all'Indie orientali, alli quali il Re, ch'è collegato cogli Olandesi, dà ricovero, e trattiene alcune navi Inglesi, ch'erano scorse troppo sotto il castello. Li vascelli incendiari sono carichi di pece, bitume, zolfo, polvere, ed altre materie da fuoco, e s'attaccano al vascello nimico, poi vi s'appicca il fuoco, e li matelotti<'°> sono lesti a uscire e fuggirsi con uno schifo. Il Ballast 1n per aggravar i vascelli è di stanghe di ferro quadrato, lunghe un piede e grosse tre dita in diametro a un di presso.Veggo poi la borsa, ed il giuoco della palla corda. Doppo il mezo-

9 Gentiluomo di corte e consigliere segreto. 10 Francesismo per marinai. 11 Zavorra.


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giorno viene il Conte di Rebolledo a restituirmi la visita e mi rimanda la carrozza, per gir a spasso. Alli 25. Viene a desinar meco il colonnello Jakob Haussohn, danese di nazione, che ha il suo commando in Norvegia, garbato uomo, intelligente del mestiere, che parla diverse lingue ed ha militato in Francia. Il Maresciallo del Regno è uno di Seestat. Doppo pranzo verso le tre ore, viene il Talau a levarmi con una carrozza di Corte, e mi conduce a pallazzo. Il Re si trova nella sala dove si mangia , attorniato da' suoi Cavaglieri, e dal Duca Ernst Gunther di Hollstein, e senza ch'io punto mi intrattenga, il Maresciallo di Corte Pentz viene a ricevermi alla porta de' trabanti<12), e va innanzi, e m'introduce dal Re, al quale faccio riverenza e complimento. Poi s'entra in vari discorsi, ed il Re poco doppo si ritira insensibilmente alle sue stanze; ed io rimango un pezzo col Duca di Hollstein, il quale mi rammemora la guerra di Silesia, dov' egli era nell'Armata del Wittemberg, e mi dice che molto spesso ho dato loro che fare e che soffrire. Intanto il Re mi manda nella sala un alicorno bellissimo, più lungo quattro dita di quello, ch'io possa giungere a toccare col braccio, e la grossezza nel calce è la metà del polso della mano. Poi mi licenzio, ed il Talau mi riconduce colla carrozza di Corte a casa: l'alicorno suddetto è venuto di Gronland, ed è di un pesce. Alli 26. La mattina vado a restituir la visita al Talau, e poi con una carrozza di Corte vado vedere l'arsenale, dove sono più di mille pezzi di cannone; la biraia, li forni che sono posti tre l'uno sopra l'altro, e 'l foco fatto in quel di sotto riscalda gli altri due di sopr'.t, nell'uno de' quali si cuoce il pane e nell'altro il biscotto, e qualche.. canale fatto nel muro porta via il fumo. Poi veggo la stalla della Regina, e le selle su le quali ella cavalca, come gli uomini, a cavalcioni, ma con le ginocchia ben alte. Poi veggo il giardino, nel qual'è il bagno, dove il Re defunto si bagnava spesso, con lo spirito divino, con oglio, e con altro liquoi::e. Doppo desinare parto per Fridrichsburg, con una carrozza del Re a sei cavalli, e viene meco sin là il Talau, ma di sua cortesia, e non per com.mandamento del Re. Intendo che il Re non dà cos'alcuna al Conte Woldemar, anzi Lorena mandò a posta Segretario per informarsene, e per regolarsi nel negozio di dargli la Beauvais in moglie. Alli 27. La mattina veggo il pallazzo di Fridrichsburg,il qual'è situato fra marazzi, bello nel di fuori e nel cortile, che ha una fonte nel mezo,

12 Soldati della guardia del corpo del re e anche dell'imperatore.


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con statue di bronzo: dentro ha poco buona architettura nelle scale, ne' lumi e negli anditi; alcune camere sono belle, lastricate di marmo con palchi intagliati e dorati, ed ornate di tapezzerie tessute con oro. Doppo vado a Olseneur, e quivi veggo il castello Cronburg, il quale ha quattro bastioni di pietra con le casamatte, e con la Fraise<13> alla sommità del parapetto, e vi sono le cannoniere intagliate nel parapetto. Egli è situato su la spiaggia del mare, e rimpetto di Helsemburg, e guarda lo stretto del Sundt largo una lega, dove per maggior sicurezza si mettono in caso di sospetto delle blokhauser, che sono gran barconi, li quali hanno due torrette sopra l'estremità, e portano gran quantità d'Artiglieria, ma non sono mobili nel mare, né macchine da veleggiare. Alli 28. La mattina su 'l far del giorno passo il Sundt ed approdo a Helsemburg, il qual' è un castello posto sopra un rialto di terra, e circondato di mura, con torrette all'intorno, ed un maschio nel mezo, ma senza fosso all'intorno, e però si pare di poca diffesa. Dinanzi alla spiaggia dentro al mare è una batteria fondata nel mare, su pali e casse ripiene di pietra nella quale possono stare da 20 pezzi d'Artiglieria grossa, e ve ne sono 12 di ferro. Lo Holm è una cittadella, che li Svedesi hanno ultimamente guadagnato nella guerra e pace con Danimarca, a canto a cui è un'isoletta, nella quale sta un castello a quattro bastioncelli, senza orecchioni, e senza casamatte, ma fabricati di pietra, li fianchi sono però piccioli, né capaci di più di sei o sette uomini, ed il resto a proporzione. Ha una buona strada coperta all'intorno, e vi com.manda dentro quelli, ch'era assediato da me dentro a Fridland: il luogo ha in poco distanza qualche eminenza, che lo commanda: mentre ch'io passo, sparano due pezzi di cannone per farmi onore.

l3 Rete.


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Helmstatt è città fortificata, sitm,tta sopra un gran fiume, e si travaglia a farci anche un castello separato della città: mentre ch'io passo,

sparano due pezzi di cannone per farmi onore. Qui intendo, che la Svezia mantiene 32 milla uomini in 32 Reggimenti, ed il modo è questo, ch'ogni soldato a cavallo ha e possiede un Hoff 14>, il qual'è essente da qualsivoglia aggravio, e con questo è obligato il soldato a comparire ad ogni commando e bisogno, ed allora, oltre all'Hojf suddetto, riceve il suo soldo. Così anche otto fantaccini hanno similmente un Hoff Gli uffiziali hanno il Wartgelct,rn. Ogni anno ricevono una mostra generale, ed ogni mese di primavera sono li più vicini essercitati fra loro nell'essercizio dell'armi, e d'altro. In questo numero di soldatesca non sono comprese le guarnigioni, né le Compagnie di guardie, le quali sono 4 di fanteria a 150 uomini l'una, ed il soldato riceve due talleri il mese in danaro, poi pane e birra, e vestito di commis16l. Wastinu è una cittadella, dov'è un castello, e vi governa un giovane Principe Palatino,Adolfo, fratello del Principe di Svezia, ed è situato su la spiaggia del mare, ed ha quattro gran torrioni, overo rondelle su i canti, ed è cinto da un bel fosso con acqua. Da Koppenhagen a Upsal il Paese è differente e vario, e per lo più incolto, e pieno di boschi, ma piano, e con poche e non aspre montagne, di sorte che le carra e le slitte .vi vanno benissimo da per tutto. Vi sono molte bruiere, che servono di pascoli a cavalli ed a giumenti. Alli 5 di febbraio. Su lo spuntar del giorno io entro in Upsal. L'Ambasciatore di Spagna Don Antonio Pimentel manda subito a complimentarmi, ed a farmi dire che sarà a visitarmi quand'io voglia, e ch'io gli dia l'ora. Poi viene a visitarmi il D. Alessandro Cecconi guardarobbiere della Regina, fatto gentil uomo: io mando a complimentare l'Ambasciatore di Spagna, il Gener'al Wittemberg, ed il Generai Linden; doppo mezo dì, viene egli Linden a visitarmi, e poco doppo viene l'Ambasciatore di Spagna e mi fa mille complimenti,' e loda molto il Conte Andrea Montecuccoli particolarmente per l'azione fatta alla battaglia di Rocroy, nella quale prese una picca in un Reggimento spagnuolo e fu fatto prigioniero da' francesi. La sera viene a visitarmi un altro Linden, fratello del Generale, ed il quale è maftre des ceremonies, ed ha l'uffizio d'introdurre alla Regina gli Ambasciatori, e li forestieri di condizione: ond'io lo prego ch'io possa per mezo del suo favore inchinarmi 14 Podere. l 5 Paga in dana,·o.

16 Div isa.


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alla Regina, ed egli mi dice, che la mattina seguente, subito al levar della Regina, gli notificherà il mio desiderio, e mi farà sapere la risoluzione. Alli 6. La mattina a buon ora, vado a rivisitare il Linden, mastro delle cerimonie, il quale alloggia nella casa medesima, dov'io sono, e lo prego di nuovo per esser intromesso ad inchinarmi a S.Maestà. Mando a far complimenti all'Ulfeld ed all'Ambasciatore di Danimarca: la Contessa Gratzin viene a visitarmi, e viene l'Ulfeld medesimo pure a visitarmi: subito sonate le 12 ore del mezodì, il Linden viene a levarmi con una carrozza di Corte di velluto rosso a sei cavalli, e mi conduce a pallazzo, dove entrato, sono subito senza fermarmi introdotto alla Regina, la quale stava in una sala, dov'era Corona di Cavaglieri, ed uffiziali del Regno, senza alcuna dama. La Regina s'era salassata la mattina, e teneva il braccio in una banda, e com'io incomincio a far le riverenze, ella si va pian piano avanzando, sin ch'io arrivo dinnanzi a lei, e gli bacio la mano. Poi gli porto il saluto dell'Imperatore e gli faccio il mio complimento. Sua Maestà gradisce assai il saluto dell'Imperatore, poi si rallegra meco del mio arrivo, e mi trattiene da una mez'ora, con parole molto obliganti, dicendomi ch'altri ch'un gran cuore, non si sarebbe messo a sì lungo e disastroso viaggio, in così fatta stagione; che il mio nome gli era già molto noto; ch'ella cercherà di farmi ogni piacere; e che le sue Arme avriano fatto maggiori progressi, se non fossero stati persone com'io, e simili. Doppo ella si ritira a parlar a gli altri Cavaglieri, ed io faccio riverenza, mi ritiro fuori della camera e vado a casa, ricondottovi dal suddetto Linden. Il doppo desinare vado con la slitta del Linden a rendere la visita all'Ambasciatore di Spagna, il quale alloggia a pallazzo. Alli 7 . La mattina l'Ambasciatore di Spagna manda il suo Padre Gesuita, che è Luzelburghese, e si chiama Manderscheid a levarmi, e mi conduce da lui a pallazzo, dove desino con esso, e poi passiamo al quarto della Regina, la quale si mette in carrozza, e siede nel mezo, e fa entrar seco in carrozza l'Ambasciatore, me, Ulfeld, ed il capo delle sue guardie, il Todt, e si va ad un casino del Colonello Kruss, il quale fa una caccia d'orso, toro e cani: poi si danza, e la Regina ancora danza esquisitamente bene, varie danze alla francese, ed all'inglese; poi si cena, e poi di nuovo si ricomincia la danza sino alla meza notte, doppo la quale la Regina si rimette in carrozza, e piglia seco l'Ambasciatore, l'Ulfeld, e me, e si ritorna. Li discorsi della Regina sono argutissimi, faceti e per lo più amorosi. Fra !'altre cose parlandosi del Re d'Inghilterra decapitato, dice la Regina, a gran ragione gli fu tagliata una testa, ch'egli portava tanto tempo senza saper d'averla, e senza servirsene, che gli era inutile; ella dice d'esser innamorata della bella Contessa; io replico non esser ciò maraviglia, poiché l'amore nasce dal simile. Ella soggiunge:"Signore, que-


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st'è buono per gli Italiani". Ella scherza in diverse maniere sopra la religione. Le cariche maggiori del Regno sono: 1-Reichsdroste, che ha in cura le cose della giustizia, e tale è oggi un Conte Brahe, della casa di Ticone, e venuto di Danimarca. 2- Veldherr, overo Connestabile, ch'è Gustavo Horn, che fu già Maresciallo di Campo, e sotto di lui il Reichszeugmeister-m, ch'è il General Wittemberg, ed altri capi di guerra. 3- Reichs Admiral, ch'è un Oxenstiern, e grande Vice Ammiraglio è il Marescial Wrangel. 4- Il Gran Cancelliere (Reichscanzler) ch'è il vecchio Oxenstiern. 5- Il Gran Tesoriere (Reichschazmeister) ch'è il Conte Magni de la Gardie, ora disgraziato. Le premier escuyer-1ff> è il Steinberg, ed il Capitano delle guardie della Regina è il Conte Todt, figlio del già Generale Todt. Le Compagnie di guardia del Corpo sono 4, di 150 uomini l'una. Il numero de' Senatori era già di 24, ora la Regina l'ha accresciuto sino a 40. Alli 8. Vado colla carrozza dell'Ambasciatore ad udire la messa alla sua capella, ed il doppo desinare vado pure con detta corrozza a restituire la visita all'Ulfeld; Madame Eleonore non è in Upsal, ma in Stockholm. Alli 9, la mattina viene a visitarmi l'Ambasciatore di Danimarca, chiamato***. Doppo io vado alla Corte, ed il doppo desinare visito la Contessa Gratzin, e la sera viene il Conte Todt a visitarmi. Alli 10. La mattina scrivo. Il doppo desinare la Regina va in slitta, ed a me viene anche dato una slitta di Corte, nella quale conduco la bella Contessa di casa Sparre, moglie del Conte Jacopo della Gardie. La sera vado a rivisitare il Todt, il quale alloggia in pallazzo, ed è Capitano delle guardie del Corpo, che sono 4 Compagnie del Reggimento delle guardie, commandate da un colonnello Conte Donan.Alle 8 ore di notte si fa un ballo particolare, dal quale non entrano se non quelli nominati della Regina, che sono sette dame, e sette Cavaglieri, e fra essi io ho la bella Contessa; nel discorso la Regina dice il motto: "Questa gente non è barbara". Alle 12 ore si finisce il ballo e si va a casa. Alli 11. La mattina, restituisco la visita al Generai Linden ed all'Ambasciatore di Danimarca; poi vado a Corte; il doppo desinare vengono a visitarmi il d. Alessandro Cecconi, Monsr. Piquet, ed il padre Manderscheid, Gesuita dell'Ambasciatore di Spagna, di nazione

l 7 Direttore genemle degli arsenali. 18 Primo scudie,·o.


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Luzelburghese. Cacciator maggiore è un Oxenstiern, figlio del Grand'Ammiraglio: egli mi ha contato d'essere stato presente alla morte del Baner, e d'aver poi condotto a Stockholm il suo cadavero, il quale ebbe onoratissima sepultura. La Regina andò a riscontrarlo al lito, e segtù a piedi la comitiva sin al sepolcro, sì come fecero tutti li Senatori: al suo arrivo era piantata l'Artiglieria su 'l lito, la quale fece la salva d'onorevolezza; poi tutte le bandiere e standardi gt1adagnati in guerra nel tempo ch'egli avea governata l'Armata, furono portate col cadavero, per onorevolezza alla sepoltura. Alli 12. Desino coll'Ambasciatore di Spagna, poi doppo il desinare visito il Genera! Wittemberg, ch'è alquanto indisposto, e doppo visito Madame Eleonore, la quale è moglie dell'Ulfeld e figliuola di Cristiano IV Re di Danimarca. Alli 13. La Regina è alquanto indisposta; veggo il Generale Wrangel nell'anticamera, e s'offerisce di venir meco a Stockholm a farmi veder la flotta. Il doppo desinare viene il Generai Linden a visitarmi, partendo egli per andar ad un mortorio. A1li 14. La Regina sta meglio, e si vede la mattina nella stanza, dov'ella dorme. Io prima d'andar a Corte avea mandato a chieder il Cecconi, com'ella stava, e perch'ella lo seppe, mandò detto Cecconi a ringraziarmi ed a dirmi, che la sera avrei udito la sua musica. La mattina l'Ulfeld fu a visitarmi. Il doppo desinare, il Cecconi mandò a regalarmi con un piatto di confin1re, ed un altro di mele, limoni e granati. La sera si va in Corte, dove nella camera da letto di S. Maestà si fa riddotto di dame e di Cavaglieri, e si fanno vari giuochi: al proposito, al mezo del fiore, alla, compagnia s'ella piace; al Re; che commandi?, e si continua sin alla meza notte. (Non si hanno stufe nella Svezia, ma li camini sono fatti in angolo verso il muro così

e le legna vi si mettono rette per lo lungo a bruggiare: e sopra il camino è conficcata una lastra di ferro, la quale suggella e serra, quando si vuole, la fuga del camino. Ora quando le legna sono abbruggiate, e


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ch'egli vi rimane molte bragie accese, si serra questa lastra e la carnera si riscalda come una stufa). Alli 15. Desino dal Pirnentel. Doppo desinare si va a riddotto nella stanza, dove dorme la Regina, e quivi si giuoca al mezo del fiore; au pigeon blanc, qui porte au bec un diamant; ou il y a le nom, sur nome devise; le nom de la maitresse e la couleur; alla compagnia s'ella piace: poi s'ode la musica della Regina, e si sta sino alle 10 ore della notte. Alli 16. La mattina vengono a visitarmi un Italiano, Carlo *** ed un Scozzese, il qual è stato colonello, ed ora è gentil uomo della carnera della Regina, e Tenente delle guardie del Corpo, e dicesi Baladin; mi dice, che sono quattro Conti Gran Camerieri della Regina, cioè Donau, Todt, Oxenstiern, Baner, ed otto gentiluomini subordinati: servono li Gran Camerieri per settimana, ed il lor uffizio è di servir alla tavola, dar a bere, introdurre le Audienze, e quando la Regina esce, vanno con essa in carrozza, il che non fanno li Camerieri subordinati. Doppo desinare, vado da Madame Eleonore, e quivi si giuoca a pichetto. Alli 17. La mattina viene il Conte Witternberg a visitarmi. Il doppo desinare vado a vedere la Contessa Gratzin. Quivi intendo, che la Livonia è fertilissimo Paese di grani, ma ch'ella, sì come tutta la Svezia, manca di vini e di sale; li dazi sono grossissimi, e pagano dieci per cento, e più. Alli 18. Doppo desinare vengono a vedermi Piquet, e Cecconi, Camerdinneri(l9) della Regina, ma fatti gentil uomini. La sera alle 8 si fa riddotto dalla Regina, e s'ode la musica de' musici Italiani, e poi canta Madernoiselle la Barre in francese: e quivi è anche l'Ambasciatore 20 d'Inghilterra Witteloch, Primiero Garde-seau< ) del Regno, creatura di Crornwell, e soldato di professione. Questi doppo la musica se ne va, e le darne, ed altri Cavaglieri, rimangono con la Regina a giuocare al giuoco: la compagnie vous plait-elle? Alli 19. La mattina la Regina dà publica Audienza à gli Inviati di Moscovia. Ella sta a sedere nella sedia sotto al baldachino di velluto rosso con frangie d'oro, ma senza gradini; è attorniata da tutti li Cavaglieri, ma senza dame, e vi si trova anche l'Ambasciatore d'Inghilterra. Sono introdotti gl 'Inviati, e fanno il lor complimento in lor lingua, premetendo il titolo del lor Signore, e poi quello della Regina. L'interprete, il quale sta a canto alla Regina, ridice in Svedese quello che costui ha detto, la Regina parla ad un suo Segretario, che similmente li sta a canto, e più vicino che

l 9 Voce italianizzata da.I tedesco, da intendersi come camerieri. ZO Guardasigilli.


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l'interprete, il quale risponde, e l'interprete ripiglia la risposta, e la dice in lingua Russica. L'Inviato presenta poi nelle mani della Regina la lettera del Gran Duca, la quale è piegata sì ampia, come un foglio di carta ed è tenuta da un canto in un ormesino<2 1>: la Regina la piglia, e la dà al Segretario. Poi l'inviato bacia la mano della Regina, ed a due passi di là, si china con le mani per terra, come s'egli volesse baciar la terra, e poi si rizza e si ritira. Vengono a desinare meco Cecconi e Picquet. Doppo desinare, la Regina esce a cavallo per la città, seguìta a cavallo da Cavaglieri, ma non da dame. Mi si fa dare un cavallo della stalla. Ella monta a cavallo all'uso delle donne, con un capello in testa, e vi sta nel modo che vanno le donne de' soldati in campagna: le vanno a canto su la mano destra l'Ambasciatore d 'Inghilterra, e su la mano manca il Pimentel. Doppo, ritornatosi in Corte, alcuni Cavaglieri giuocano di scherma, parte di giorno, parte a lume di fiaccole. Riescono meglio de gli altri il Polviski, il quale è mandato in Ispagna, il ConteTodt ed un giovane Horn. Cavallerizzo maggiore della Regina è il Generai Duglass: subordinato è il Steinberg, il quale dicesi giuocar molto bene di spada. Alli 20. Doppo pranzo la Regina va fuori a spasso a cavallo, con molti Cavaglieri ~ppresso, e dietro alli Cavaglieri seguita la carrozza delle dame. Io parlo al Conte Todt, per aver licenza di ritornarmene: ed egli lo dice alla Regina. Alli 21. Il Capitano la Doyeté mi fa vedere li capitoli dell'ordine d'Amaranta.Vado in Corte; la Regina mi domanda s'io ho visto i capitoli, dico di sì, faccio un complimento, e la supplico d'aver l'ordine. Doppo pranzo si tira al segno, e la Regina ancora tira con la pistolla. Quivi il Cacciator maggiore e Maresciallo di Corte Gabriele di Oxenstiern, soldato, mi fa vedere due Rennthiet<-2 2>, li quali tirano una conca, cioè un arbore incavato, dentro al quale è un di Lapponia, che governa questi animali, eh' è come un cervo, e ha le ramore, o corna, ma ha la testa più grossa e le gambe e piedi più forti d'un cervo. La sua carne è buona a mangiare, la pelle a vestire, li nervi e tendini a cucire, e dà latte e cascio: li lapponi vanno sempre cangiando d'abitazione; gli animali suddetti si nutriscono di quella Moos<:rn, che nasce fra marazzi e negli arbori. Doppo il tirare, si giuoca di scherma, poi faccio collazione col D. Pimentel, poi alle 4 ore ci è musica, e si sta sino alla meza notte a discorrere colla 21 Onnesino o ermesino: drappo di seta leggera, che prende il nome dalla città di Ormuz, da cui fufer la prima volta portato in Europa. 2 Renne.

2 3 Muschio.


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Regina. Il Cavallerizzo maggiore defunto della Regina fu Hans Wachtmeister. Alli 22. Vado a desinare col Conte Jacopo de la Gardie; siamo da 14 a tavola, tutti soldati. Il Maresciallo Wrangel vorria far una conquista contro al Turco. Alli 23. La mattina viene il Segretario de' Commandamenti della Regina, Monsr. Chevreau a visitarmi, e mi fa vedere le sue opere poetiche manuscritte, bellissime. Doppo, viene da me un certo Jacopo inglese, il quale fa ritratti di cera in picciolo, e dice d'essere mandato dalla Regina per ritrarmi a quel modo, sì come fa di tutti gli uomini illustri, volendo poi la S. Maestà farli gettar tutti in medaglie d'oro. Vado a Corte, e dico alla Regina, ch'io sto aspettando li suoi clementissimi commandamenti per il mio ritorno; essa mostra d'intenderlo mal volontieri e d'alterarsi un poco. Il doppo desinare, la Regina esce fuori a cavallo, e dietro alla comitiva seguono le dame in carrozza. Io ho cavallo della stalla Regia. Alli 24. Vado a desinare dall'Ambasciatore d'Inghilterra Millord Witteloch. Tratta bene, e con magnificenza, ed ha da per tutto su' piatti ed altrove, l'Arme della Republica. Egli è gentile e cortese, ma li racconti della guerra e della religione hanno del ridicolo. Doppo desinare s'intende una gentil sinfonia di quattro viole da gamba ed una tiorba. Si discorre, che la Regina voglia lasciar la Corona, e ritirarsi a privata vita nell'isola d'Oelandt. Si va a Corte, dove la Regina mi commanda di far venire la mia picciola pistolla de poche, che tira tre colpi, e doppo averla fatta venire, e sparatala, e mostratone l'uso, la Regina mostra d'averne gusto, e glie la presento. N.B. Far fare per lei a Salzburg dal Klettner una carabina, la quale tiri 30, a' 40 colpi: Far fare dal Leichs il ritratto dell'ElettriceAdelaide di Baviera. Alli 25. Vado a visitare il padre Manderscheid. Il Generai Linden ed il Colonello Baladin non sono in casa. Si publica che la Regina vuol rinunciar la Corona, e che a tal effetto sono convocati li Senato'ri. S'esce fuori con la Regina in carrozza. Ella discorre della sua rinunziazione. Le cause principali sono per lo bene dello Stato, che non volendo ella marito e non potendo il Palatino successore maritarsi con que' vantaggi ch'egli potria essendo Re, il Regno corria rischio di rimaner senza signore accertato, e però implicarsi in guerre civili; per lo bene proprio, che ella Regina vuole vacare allo studio ed alla libertà, e che la sua complessione debole non soffre le cure dell'Imperio: e che ella ha già fatto vedere in dieci anni di reggenza, come sa governare in guerra, e ne' trattati di pace, e nella pace. Si sta a discorrere colla Regina sin all'una doppo meza notte. Alli 26. Il doppo desinare viene l'Introdduttore Linden da me, e mi


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dice da parte della Regina, ch'ella mi vuol dare il ballo la sera, e ch'egli però verrà a levarmi quando sarà l'ora. La sera verso le 9 ore, viene egli con la carrozza di Corte a sei, e mi conduce in Corte, dove nella camera dell'Audienza sono ragunate le dame ed i Cavaglieri e poco doppo esce la Regina, la quale io piglio per la mano, e si comincia il branlò(.24>; un'ora doppo d'aver ballato si portano confetture e rinfreschi, poi la Regina fa venire l'ordine d'Amaranta (è quel medesimo ~h'ella ha portato) ed una banda di colore di fuoco con pizzi d'argento ed oro, e dandomi l'ordine, e prestando io il giuramento a ginocchioni innanzi a lei, e con le mani fra le sue, mi lega l'ordine al giubbone e mi mette la banda al collo. Doppo essersi ballato sin ad un'ora doppo meza notte, la Regina mi piglia per la mano e si chiude la danza con un branlò: doppo, balla un francese la sambarcanda perfettamente, e doppo la Regina si ritira, e così tutti gli altri, ed io sono ricondotto in carrozza a casa dal suddetto Linden. Si balla alla francese diversi balli, colle mani ne' guanti. Alli 27. La mattina, viene a vedermi il Padre Manderscheld, poi doppo desinare viene l'Ulfeld a vedermi, ed io vado a visitare, ed a licenziarmi dalla bella Contessa. La sera vado all'anticamera della Regina. Alli 28. Vado la mattina a vedere l'Ulfeld: si discorre della Regina, la quale non ama la guerra, né è curiosa delle cose di Stato. Invenzione di dar remi alli vascelli nelle cannoniere da basso, accioché non siano immobili nelle bonaccie. Invenzione de' forni di Koppenhagen: per fabricare molto pane in pochi anni. Il porto di Stockholm molto grande, ma difficile per l'uscita a cagione de' gran raggiri: il pane viene di lontano: non posson adoperare più di 30 vascelli, gli altri sono vecchi, e suggetti a naufragio, e li cordaggi guasti. Li dazi, che soleano rendere da 200, in 300 milla talleri, non ne danno SO milla, perché li mercanti non ismaltiscono le mercatanzie in tempo di pace, né hanno da estrarre altra cosa che pece, rame e ferro: sì che questo Regno non può stare senza guerra, e però li soldati amano il Palatino, ch'è d 'umore militare. Danimarca voleva già fare strettissima lega con Casa d'Austria, offensiva e diffensiva, all'esterminio degli Olandesi, ma l'Imperatore non condiscese ·alle convenienze di Danimarca. Vado poi a visitar il Pimentel, il quale usa gran complimenti, e mi dice che se avesse saputo il mio arrivo (e che di ciò aveva pregato il Wismar il quale pensava mi dovesse scontrare in camino), sarebbe venuto fuori della città a rincontrarmi, e che anche la Regina volea mandar a ricevermi. Doppo mezodì vado a visitare il

24 Dal francese branle: danza che si eseguiva tenendosi tutti per mano e girando in tondo. Di solito il primo o l'ultimo ballo della serata.


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Reichsdroste Conte Br'.the: ed in suggetto della resignazione della Regina, dice ch'egli e che nissun onorato uffiziale del Regno vi consentirà mai, e ch'è mutua obligatio fra il Principe ed i sudditi, e che S. Maestà non potrà farlo se non di piena potestà. Visito il Reichs-Canzler, che conta delle antiche guerre e del valore di Gustavo Adolfo, anche lodato dagli scrittori forestieri: fuori che di due cose lo tassano, di poca ferma religione, in che gli fanno torto; e d' ambizione, la quale è vera a tempo e modo.Visito il Reichs Admiral; visito la Gratzin, visito le dame di Corte; poi vado a casa, e quivi viene a vedermi l'Introdduttore Linden, e mi complimenta in nome della Regina, e mi presenta il di lei ritratto, in miniatura fatto dal Ripper, e racchiuso in una bellissima bocietta tutta coperta di diamanti in punta, di gran prezzo. Visito l'Ambasciatore di Danimarca, il quale sta in letto, dice la Regina volersi riserbare 200 milla talleri nel suo ritiro, ma che il Regno, angustiato, difficilmente potrà supplirvi: perché il Palatino avrà da fare gran spese, nella Coronazione, nel pagar li debiti che si stimano da 2 a 3 millioni , nello spedire !'Ambasciate, e nelle nozze da farsi. Alli 1° Marzo. La mattina vado a vedere il Generai Linden, doppo torno a casa, e l'Ulfeld viene a darmi l'a' Dio, e mi regala con un pezzo d'alicorno. Cristiano 1V Re di Danimarca, volle una volta lasciar il Regno, ma Ulfeld lo dissuase, ed abbruggiò la sua scrittura. Pimentel mi dice che la Regina ha in pensiero di farmi trattar in pallazzo dal Principe Adolfo, ch'è maggiordomo maggiore. Doppo desinare vado a vedere Madame Eleonore, la quale si raccomanda e saluta il Conte Hercolani. Vado la sera a Corte. Droning in robba di notte mi dice assicurarsi ed aver fidatezza nella mia ingenuità, e valore cavalleresco, voler confidarmi cosa di sua maggior importanza, e credere Dio avermi condotto qua a posta: lo starsi un pezzo insieme essere sospetto, e però ch'io intenderò ogni cosa dal Pimentel, alle cui stanze concerto d'essere la mattina ' seguente all'otto ore. Alli 2. La mattina alle otto ore vado alle stanze del Pimentel, il quale mi confida il gran segreto. Protezione di Cesare, corrispondenza con cifre, per mezo del mercante d'Hamburg. Doppo si va ad un castello a ricreazione; il Pimentel ed io entriamo colla Regina in carrozza sin a meza strada, e quivi si pigliano le slitte, ed io conduco la bella Contessa. A questo luogo si corre l'Anello, e Wrangel corre il primo, doppo la corsa la Regina mi dice: Signor Conte, s'è oggi passato qualche cosa che non si dovea, me n'è dispiaciuto, io non ce n'ho colpa, n'è stata la mia intenzione, abbia per iscusato; rispondo di non ci avere posto cura. Si cena, poi si balla sino doppo la meza notte, e si ritorna a casa alle 4 doppo meza notte, in carrozza, il Pimentel, Caprara ed io colla Regina.


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Alli 3. La Contessa Gratzin mi viene a vedere, mi dice del pronostico di Polonia per conto della Regina. Poi viene a vedermi il Senator Linden, e doppo mezodi vien a vedermi il Conte Jacopo della Gardie, Heinsius, padre Manderscheid, ed il Pimentel. Alli 4. La Regina parte alle 11 ore innanzi mezodì di Upsal per Westeras, dove arriva alle 7 ore della notte. Vanno seco in carrozza il Conte Todt, Steinberg, Caprara ed io. A Westeras si trova il Principe Adolfo Palatino, maggiordomo maggiore della Regina. Alli 5. La mattina visito il Principe Adolfo. Doppo desinare si va a veder la razza ad una lega e mezo di Westeras: e quivi la Regina commanda al Signor di Steinberg che scelga due de' migliori cavalli su gli altri, e che me li presenti. NB. far venire a S. Maestà il Conquisto di Granata del Graziani. Alli 6. La mattina alle 10 ore vado alla Corte, e vi trovo il Principe Reale: si desina, e sono alla tavola: la Regina, il Principe Reale, il Principe Adolfo suo fratello, Todt, Steinberg ed io. Doppo desinare, servo il Principe Reale sino al suo quartiero, e quivi gli faccio riverenza, e lo complimento. La sera ceno colla Regina: doppo ella discorre meco a lungo e mi dice che quando io vada a Spa, conduca meco Hercolani e Caprara. Regina

Mont.li Pr. real. p. Adolfo

Alli 7. Il Principe Adolfo viene a vedermi la mattina; poi vado alla Corte, e quivi desino colla Regina, e resto tutto quanto il dì a discorrere. Se qualcheduno vuole venire a vederla, vada in Oelandt presso a Calmar. Mi commette di mandargli il ritratto dell'Elettrice di Baviera: e di veder e d'ordinare appresso ad un mercante, di far degli ordini d 'Amaranta, mostrandogli per mostra il mio. Si cena colla Regina ed alle 10 ore si va a casa. Alli 8. Alle 7 ore della mattina parte la Regina di Westeras in carrozza, dove sono Linden,Todt, Caprara, ed io. Il Principe di Svezia si trova al suo partire a baciargli la mano, poi seguita un poco a piede la carrozza, e poi un p ezzo a cavallo. Nel camino si legge Ovidio, De Amoribus, in


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latino, e Les yeux de Phillis in francese, poi si fanno piccioli giuochi cioè a proporre tre questioni in segreto a una persona, la quale ha da rispondere sì o no; ed a raccogliere da ciascheduno della compagnia una parola, e poi ricomporle tutte in buon senso concatenate. Si arriva a Upsal all'una e mezo doppo mezogiorno. Alli 9 ed alli 10. O Alli 11. Doppo pranzo l'Ambasciatore d'Inghilterra viene a visitarmi, e doppo io vado a visitare il Conte Jacopo della Gardie. La sera s'ode la musica en la chambre de coucher de la Reine. Prometto al Steinberg le novelle di Boccaccio. Alli 12. Doppo pranzo il Steinberg viene a vedermi, poi ìl Pimentel, poi si va alla Corte, dove si resta sino alle nove ore. Alli 13. O Alli 14. Forstenhausen viene a visitarmi. La Svezia manca di vino e di sale, il quale ella fa venire il più di Portogallo, e qualche poco di Francia; di Polonia costeria troppo per li carreggi di terra, e non è così buono come quello di Spagna. S'è provato di bollirne da quest'acque marine, ma non riesce, e la spesa è maggiore dell'utile che se ne ritrade. Alli 15. Doppo pranzo la Regina esce a cavallo, e poi se ne ritorna in carrozza. La sera alle 9 ore, ci è baJJo in Corte. La Regina viene a mettersi a sedere nel suo fauteuif- 25) : il Principe Adolfo l'invita al branlò, io piglio Madame d'Ulfeld, e do la mano alla Regina, e così di mano in mano si fa il circolo: si balla colle mani in guanti, finito il ballo si cominciano le correnti semplici e figurate. Quando la Regina balla, tutti ch'erano a sedere si rizzano, e stanno in piede. Quando s'incomincia a ballare, si depongono li mantelli, o s'è vestito d'altro. Alli 16. La mattina il Senator Linden viene a vedermi ed a licenziarsi, ch'egli va a trovar il Principe Reale. Doppo io visito Steinberg e Muller. La sera Amor mi dice eh 'il Principe Adolfo m'inviterà a desinar a pallazzo: nella sala vedrò molte pitture tolte a Praga, e ch'io le commendi assai, accioché paia che sieno delle migliori, mentre che le migliori stanno già mandate fuori. Alli 17. Doppo pranzo la Regina esce in carrozza: visito il Principe Adolfo. La sera s'intende nella camera di couche della Regina, la musica de' gentiluomi dell' Inglese. Alli 18. Il Principe Adolfo, commandato così dalla Regina, manda la mattina ad invitarmi a desinare in pallazzo al suo quartiero. Poi Gabriele Oxenstiern, Cacciator maggiore, manda a donarmi un acciolino svedese

25 Poltrona.


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fatto da un gentil uomo, ed un paio di stivali, e una borsa di Rennthier. Si desina sontuosamente e vi sono da 24 persone a tavola. Poi s'esce colla Regina in carrozza. La sera mi si dà la scatola delle medaglie da consegnare in Hamburg a disposizione del Pimentel. Alli 19. La mattina il pittore [illeggibile] mi porta il ritratto della Regina, per sua parte, copia di quello di Bourdon. Il Generai Wittemberg mi fa pregare a desinare. Vado a Corte, poi a desinare da Wittemberg, il quale tratta sontuosamente. Doppo, vado a spasso colla Regina, la quale siede nella carrozza in portiera tra D. Anto1ùo e me. Ceruamo fuori colla Regina privatamente nella camera di couche, poi s'ode la musica sino alle 12 ore. Alli 20. La mattina vado a visitare il Conte Todt. Il doppo pranzo si va a spasso in carrozza: colla Regina; si fa un giuoco, ch'una persona s'imagina un nome sostantivo, le altre persone all'intorno dicono ciascheduna ad alta voce un nome aggettivo, poi la prima persona dichiara apertamente quale sia stato il sostantivo imaginato, e quivi ciascheduno gli rende ragione, perché abbia dato quell'aggettivo; ed ella finalmente rende ragione a tutti perché ella abbia pensato a quel sostantivo. Alli 21. La mattina visito il Pimentel e doppo pranzo visito Madame Eleonore d'Ulfeld. Alli 22. La mattina la Contessa della Gardie detta la bella Contessa, manda a pregarmi di voler essere la sera alle 8 ore in sua casa, dov'ella vuole presentarmi il ballo. Il doppo pranzo visito la Gratzin. La sera alle otto vado al ballo. Quivi è la stanza benissimo ornata e ben illuminata e guarruta di molti bei specchi, quadri tutt'all'intorno de' pareti, e il suolo è tutto coperto di tapeti. La compagnia è bellissima e scelta. Prima di cominciarsi il ballo, ballano alcuni una boutade, cioè diverse persone in più volte a due, tre, e quattro, e anche sole, che rappresentano contadiru, barcaruoli, briachi, tremollitù, pitocchi, ed altri personaggi. Doppo la boutade, s'incomincia il ballo, ed io il primo piglio la bella Contessa; il Principe Adolfo piglia la Ulfeld, ed altri altre dame, e s'incomincia il branlò, doppo molte danze, vengono piatti di confiture e buone bevande; poi si ricomincia a ballare, e su la fine, si chiude col branlò nel medesimo modo che s'incominciò, ripigliandosi le medesime dame di prima. A una doppo la meza notte si finisce, ci si ritira. Alli 23. La mattina visito il Generai Linden. Alli 24. La mattina la Regina dice ch'ella mi spedirà. Il doppo desinare esco colla Regina in carrozza; al ritorno la servo sin alla sua camera, dov'entrano D.Antoruo ed io: si legge Marino, si cena colla Regina, poi s'ode la musica. Ella mi dà la scatola delle gioie, ed alle 12 ore vado a casa. Alli 25. La mattina chieggo Audienza di chiedere licenza dalla Regina, la quale esce all'anticamera, e quivi faccio il mio complimento e


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mi licenzio. Ella risponde clementissimamente, mi dice di assicurare l'Imperatore, l'Imperatrice ed il Re de' Romani, che non ostante la mutazione del suo stato, e quest'abdicazione, conserverà sempre inviolabile verso di loro l'amicizia ed il desiderio di riscontrar ogni cosa di lor grado: e mi dice che alla sera mi darà una lettera per l'Imperatore. Il doppo desinare vado per visitare il Principe Adolfo, che non è in casa, e visito la Contessa Christiana, ed il Pimentel. La sera vado a pigliar la lettera per l'Imperatore, la quale è serrata con un filo di seta di color di fuoco , ed ha la soprascritta in francese in tal guisa.

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Nel di dentro della lettera sta scritto:

Monsieur Mon Frère e sotto la cortesia:

Votre très a.ffectionnée soeur, et arnie. Christine. Mi dice , ch ' io mi ricordi di mandargli nota del train o dell'Imperatrice vedova. Alli 26. La mattina mi visitano Pimentel, Gratzin, Principe Adolfo, Steinberg, Wrangel, Wittemberg, Todt, Chevreau, Lowenhaupt, Linden. Doppo desinare il Wrangel manda la sua carrozza a levarmi, ed in essa andiamo ad un suo casino ad una lega e mezo di Upsal, dove si cena, si danza e si dorme. Alli 27. Si desina con Wrangel, e nella sua carrozza vengo la sera a Stockholm. Alli 28. Il Wrangel manda a levarmi; andiamo a la casa, che fanno fabricare li Ritteri<20 del paese, che sarà assai bella. Così tutti li generali, 26 Da .Rttter , cavaliere.


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uffiziali, ed altri, fanno fabricare case di pietra coll'architettura olandese assai belle. La casa del Conte Magni della Gardie è bellissima. La città è grande, distinta in isole per fiumi, e per il <mare>, ed è ornata di belle case. Vediamo la flotta; il maggior vascello è il Scettro e la Corona, questi è lungo 166 piedi, porta da 72 pezzi di bronzo, ed è molto alto più degli altri; vi è l'Amaranta, il Principe, ed altri presi dalli Danesi: vi sono anche belle fregate, le quali differiscono dagli altri vascelli, in quanto alla forma, e che non hanno se non due solari, onde sono più leggiere, più agili, e meglio alla vela. Il porto è bellissimo, grandissimo, sicurissimo, ma per uscire bisogna aver quattro sorti di vento favorevoli per cagione degli angoli che fa il porto, e de' stretti, pe' quali egli bisogna passare, e ci sono 14 leghe di porto, sin che egli s'entri nel mare aperto: la grue è una machina di legno altissima, che serve a drizzare gli arbori su le navi: vi sono de' luoghi propri, per travagliare le corde, i ferrami, le vele, etc. Desino col Wrangel, e doppo vado a vedere il castello, e la torre, la quale è fornita di cannoni, e quivi si scopre tutta la città: poi veggo la casa del Conte Magni, dov'è la guardarobba, in cui si riserba la pelle del cavallo, sopra del quale fu ucciso il Re di Svezia, colla sella, e pistolle, il cavallo è sauro brugiato, ha bella testa, ed è forte, e rassomiglia ad un cavallo di Oldenburg; la sella è ricamata, e le pistone corte, come di Haga, ed il cane ci è abbattuto sopra, perché elle sono sparrate. Veggo l'arsenale, ch'è ben situato, ma fabricato di legno: quivi sono molti cannoni presi in guerra, al Moscovita, Polacco, Danese, Germano. Alli 29. Parto di Stockholm. Alli 30. Arriivo la mattina a Nierkoping, dove faccio ricercar il Marescial di Corte della Regina Madre per l'Audienza, il quale mi fa dire ch'alle 2 ore doppo mezo dì, io avrò l'Audienza: e che mi si manderà a levare una carrozza di Corte.Alle due ore, viene un gentil uomo di Corte con una carrozza a sei, e mi conduce in Corte, dove subito son introddotto all'Audienza della Regina, la quale ha tre dame, che stanno da un lato della camera, ed altri Cavaglieri, che stanno verso la porta. Faccio il mio complimento, ella risponde clementissimamente, e mi trattiene un pezzo in diversi discorsi, poi mi licenzia. Alli 10(27>.Vado a Brettenberg, castello forte del Conte Rantzau, e sto con esso lui a cena sino alla meza notte, doppo la quale parto, ed arrivo alli 11 in Hamburg. Alli 13. Parto di Hamburg per Ratisbona. Alli 24. Su lo spuntar del giorno arrivo a Ratisbona. 27 Ovviamente siamo nel mese di aprile.


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VIAGGIO IN FIANDRA DEL MESE DI SETTEMBRE, L'ANNO 1654 Alli 16 Settembre a mezogiorno arrivo inAnversa.Vado alla casa, dov'è alloggiata la Regina di Svezia, ch 'è la casa d ' un Ebreo Portoghese detto il ricco Portoghese, Garcia d 'lliano. Nell'andare per istrada viene appunto la Regina in carrozza, eh· era stata fuori a spasso, e mi sopraggiunge, io mi fermo a fargli la riverenza, ed essa subito con esclamazione fa fermare la carrozza, mi chiama, mi dà la mano, e mi fa salire in carrozza, nella quale erano un Principe di Luneburg , Johann Friedrich, cadetto, catolico; Annibal Seestett, Danese, il quale fu Viceré in Norvegia; D. Anendel, cameriere dell'Imperatore. La Regina mi domanda subito, s'io non ho lettere per lei, al ch'io rispondo che avevo per lei una lettera dell'Imperatore. Giunti in casa, la Regina mi tira a parte, io gli faccio il mio complimento, gli espongo li saluti dell'Imperatore, e gli presento la lettera, ch'era scritta in Italiano, di mano propria dell'Imperatore con questa soprascritta: (A la Serenissima Regina di Svezia, mia Signora Sorella Carissima). La Regina l'aperse, e vi erano solo quattro, o cinque linee scritte, e gradì sommamente queste dimostrazioni d'affetto dell'Imperatore. Poi, a proposito della materia negoziata, mi disse ch'ella non pensava più di viaggiare, ma di andarsene a diritntra a Roma, che però per frapporre qualche tempo a questa essecuzione, e per p enetrare meglio l'animo del Re di Svezia, e de' suoi, pensava di fermarsi qui quest'inverno (e sopra ciò mi fece grandissima instanza ch'io ancora mi fermassi qui), e poi alla primavera, o dal mese di febraio passare in Italia; ch'ella avea mandato il Conte di Steinberg, suo Cavallerizzo maggiore, in Svezia a significare al Re, ch'ella non faceva più pensiero di ritornare in Svezia, ma di passar in Italia e fermarvisi, per vedere che sentimenti n'avrebbero avuto nel Regno; che D. Antonio Pimentel saria stato qui fra tre, o quattro giorni, e che il Re l'avea fatto Generai di battaglia. Poi s'andò ad udire la Comedia, la quale fu Les visionnaires, rappresentata benissimo da una compagnia di Comici francesi che furono del Principe d'Oranges, e che la Regina intrattiene addesso, dando loro 4 milla franchi il mese. (Un ducato, overo unghero, vale 5 franchi, o poco meno). Si discorse del soccorso d'Arras, e la Regina disse che la colpa fu de ' Generali dell'Armata di Spagna, e de' Lorenesi, che non combatterono, ch'il male non saria però così grande, sì come anche non s'avea a temere troppo della parte Svedese per le cose di Bremen; che a lei però pareva, che li Svedesi avessero ragione. Doppo la Comedia s'accompagna la Regina alle sue stanze; essa poi si ritira, e si va a casa.


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Alli 17 . Vengono la mattina a visitarmi alle mie stanze il Padre Manderscheid, il Viceré Seestett, ed il Marchese Spinola. Il doppo desinare s'esce a spasso alle due ore in carrozza con la Regina, fuori della città ad un casino di piacere. La Regina mi dice che O.Antonio Pimentel è dichiarato Generai di battaglia, ed Ambasciatore straordinario appresso di lei, il che gli dispiace, perché li Svedesi si figureranno ch'ella tratti cose di Stato. Io gli dico, che s'ella si fosse fermata a Spa, l'Imperatore mi avria mandato apposta colà a complimentarla, ma ch'essendo ella uscita fuori dello Imperio, l'Imperatore non ha volsuto mostrare quest'affettazione, massime, che dando ora li Svedesi suggetto di torbidezze, e di rigore all'Imperatore, essi avriano potuto stimare che la Regina gli avesse suggerito queste cose, ed avergliene mal grado. Ella risponde essere stato molto meglio così, e ch'ella non medita altra cosa, che la gita in Italia, e ch'ella ha anche fatto proporre al Re di Svezia di vendergli tutti i suoi beni stabili per isbrigarsi affatto di qua, e per non essere suggetta alli loro pagamenti; ch'ella non andò a Spa, perché il tempo del pigliar l'acque era passato, e perché non volse vedersi col Re d'Inghilterra, al quale ella avea dato altre volte qualche soccorso, e che non volea più esserne incommodata; ch'ella sortì all'infretta, ed all'incognito fuori di Svezia, fingendo di voler uscire per mare, ed uscendo per terra, di timore d'essere arrestata sì per ragione di Stato, sì anche perché il Re si era imaginato fermamente che la Regina lo avria sposato. Poi entrando in altro discorso, si rise un poco di Leone, il quale visitandola tremava tutto, né si potea rassicurare, e parlava Italiano coll'accento Alemanno, e con una languidezza ridicola. Quivi al casino era preparata una colazione di frutta, e di qualche confitura, poi si ritornò a casa, dove la Regina fece vedere il suo ritratto fatto da Giusto, il quale l'ha riscontrata benissin10: quivi erano Monsieur e Madame di Renneburg, già Mademoiselle de Warfusé, ed il Presidente Violet, presidente da Bordeaux, favorito e factotum del Condé; s'andò poi alla Tragedia, che fu Alcinoe innamorato di Lidia e molto bene recitata, doppo la quale la Regina intrattenne un poco la compagnia, burlandosi un poco di Leone, il quale era in pena di dover salutare col bacio la Regina: (il che però non ha ella in costume, benché in Francia soglia Monsieur baciar la Regina) sì come s'essercitò un pezzo col Conte di Schwartzenberg per salutare in tal modo Mademoiselle de Longueville, e col suo Confessore per salutare Madame de Condé. S'accompagnò poi di sopra la Regina alle sue stanze, la quale si ritirò, ed io andai a cena da un certo Monsieur de Pré, grande e intimo amico del Seestett.


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Alli 18. La mattina scrivo con l'ordinario; poi vado alla Corte della Regina, la quale esce nell'anticamera: quivi gli presento la lettera, ed il Panegirico del Graziani; ella legge subito attentamente la lettera, e dice doppo averla letta: "Mi rallegro molto d'aver aquistato questa corrispondenza". Poi comincia a leggere i versi, e a dargli applauso con interrompere spesso in esclamazioni d'ammirazione, poi dice: "Questa cosa è bellissima, e bisogna farla stampare". Il doppo pranzo vengono a vedermi li musici della Regina, Giuseppe e Pierrozzi, poi vado col Padre Manderscheid a comprar libri al Moreto. Verso la sera la Regina manda da me a pigliare ll conquisto di Granata del Graziani, poi vado a Corte, e la trovo nell'anticamera a leggere il detto Conquisto, ed a lodarmi il Poeta. Ella discorre di varie cose, e particolarmente scherzando della Religione, poi dà il Panegirico a leggere al Du Fresne, bibliotecario del Cardinal Mazarino; poi la Regina si ritira nella sua stanza, e si va a casa. Alli 19. Mi visitano la mattina il Marchese Spinola, il Padre Saria, Annibal Seestett. Vado a Corte, e colla Regina in carrozza alle Carmelite, poi si va a casa, e Monsieur Piquet desina con esso meco, e promette di darmi il vestito da uomo col quale la Regina si travestì nell'uscire di Svezia. Doppo desinare vado a Corte, di dove su 'l tardi la Regina esce a spasso fuori della Città all'intorno del fosso, e sopra il ramparo per di dentro, poi si va a casa, e s'ode la Comedia Les visionnaires. Doppo si cena quivi nel giardino, invitatici dal Padron di Casa Iliano, e vi sono il Conte, e la Contessa di Renneburg,Annibal Seestett, le Président Violet, Monsieur Monplaisir, prigioniero, e Lieutenant-Gouverneur d'Arras. Doppo cena si va a casa. Il Governatore d'Anversa Marquaderas venne a visitarmi doppo pranzo, ma io non fui in casa. La Regina dà la sera l'ordine al Conte Hercolani, ma senza giuramento, e senza cerimonie. Alli 20. La mattina vado per restituire la visita al Paèlre Saria, ma egli era partito per Ispagna. Visito il Conte, e la Contessa di Renneburg, e gli auguro buon viaggio a Brusselles; restituisco la visita al Marchese Spinola. Visito alle sue camere il Principe di Luneburg. Vado in Corte dalla Regina, ma ella che avea avuto mal de' denti tutta la notte, guardava anche il letto, e non sortiva la mattina. Visito il Collegio de' Gesuiti, la Chiesa, la Libreria, la Congregazione, la Spezieria, e le pitture delli fiori del Padre Segher. S'osserva, che li Soldati Spagnuoli della guarnigione e del campo, chieggono importunamente da per tutto limosina. Le donne di parto affiggono alla porta della casa uno scritto con qualche segno differente, che mostra se il nato è maschio o femina. Doppo desinare vengono a


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vedermi li musici, e Monsieur Du Fresne. La sera si va alla Corte, e s'ode la Comedia, la qual'è Ibrahim Bassà. Vi si trova fra gli altri Mademoiselle de Hennin. Alli 21. La mattina restituisco la visita al Seestett, e con esso lui vado a vedere il Presidente Violet, il quale racconta dell'impresa d'Arras in questo modo: "Li Francesi attaccarono Stenay, il Principe di Condé fece subito veder il trattato ch'egli ha col Re di Spagna, il quale dice, che quand'alcuna piazza del Principe di Condé, e specificatamente Stenay, saranno attaccati da' Francesi, gli Spagnuoli lo soccorreranno per ogni maniera, e quando bene l'essercito di Spagna tenesse assediata qualche piazza, l'abbandoneranno per soccorrer Stenay, sì che ii Principe di Condé domandò che fosse soccorsa. Il Conte di Fuenseldanna disse che il Duca di Lorena non volea dar le sue truppe (allegando questi che Stenay apparteneva a lui, e che non dovendo egli averlo non si curava che altri l'avesse, perché a lui era la medesima la cosa, o che i Francesi, o che Condé, l'avessero) senza le quali non ci erano forze abbastanza per soccorrere Stenay. Il Principe di Condé continuò a dire, ch'egli si teneva alli Spagnuoli ed al suo trattato, e non al Duca di Lorena; in fine si propose di soccorrere per diversione, ed il Principe di Condé propose altre piazze di minor importanza come la Bassée e simili, ma gli Spagnuoli opinarono, che l'impresa fosse sopra Arras coll'allegare, che ci era dentro poca gente, e mostrando essi d 'avere Armata, e requisiti neccessari; sopra la qual credenza, il Principe di Condé accordò l'attacco d'Arras, e quivi giunto, si cominciò a far la linea, ed introddurre munizioni, ed artiglierie nel campo, ma si trovò ch'egli era maggior guarnigione nella piazza di quello che si avea supposto, e che il Turena s'era posto fra il campo, e fra il luogo, di dove avea da venire l'artiglieria grossa, la quale perciò rimase fuori.All'ora Condé propose d'andar a battere1\.1rena (con 4 milla cavalli, e 2 milla fanti), prima ch'egli ringrossasse di forze, ma gli Spagnuoli non volsero permetterlo con allegare che le linee della circonvallazione, e quelle degli attacchi, sariano rimaste sì sprovviste e mal guardate, che avriano potuto ricevere qualche gran danno, al che Condé soggiunse, ch'egli s'offeriva a guardar le linee, mentre che un altro fosse ito contro a Turena, ma in fine tutto ciò non ebbe successo. Li Francesi si rinforzarono, attaccarono il campo, forzarono le linee, e soccorsero Arras, il quale senza il soccorso potea anche tenersi da sei e più settimane". Vado a Corte, poi ritorno a desinare, e viene con esso meco Monsieur Du Fresne. Doppo pranzo vengono a vedermi il Padre Manderscheid, ed il Seestett, col quale vado a visitare Susarina


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Seviglia nata in Ispagna; poi si va a Corte, e si serve a spasso la Regina dentro la sua carrozza; si torna a Corte, e s'ode la Comedia intitolata La Sofie. Poi si visitano quelle dame Inglesi, l'una delle quali è Dama di Corte della Principessa di Condé. Fra giorno, mentre ch 'io sono in casa, viene per visitarmi il figliuolo del Conte Tranigscheim. Alli 22. La mattina, prima ch 'io sia vestito viene a visitarmi il Principe di Luneburg, il quale se ne va a Berg, per passare di là alla Haye, e poi ritornarsene al paese, dove ha degli affari per conto della ripartizione de' beni per avere egli mutata la Religione. Vado a visitar il Grimaldi, ma non lo trovo in casa, poi vado a visitare il Marchese di Tourlon, il quale è dato dall'Arciduca alla Regina per servirla di Commissario, poi vado a Corte, e di là a desinare col detto Marchese di Tourlon, che si serve ad una tavola picciola, quadrata, a quattro piatti grandi, la saliera nel mezo, e quattro tondi sopra i loro piedi, fra mezo con de' ragusti. Si mette il primo servigio di lesso, il secondo di rosto, ed il terzo di frutta, e confettini. Doppo si va a Corte, s'esce in carrozza colla Regina, e s' ode la Tragedia intitolata l' Alcionée. Alli 23. Vado la mattina alla Corte, ma la Regina non esce: esce ella più tardi nell'anticamera la sera, e poi si va alla Comedia. Alli 24. Viene la mattina da me il Marchese di Tourlon a rendermi la visita; poi io vado a renderla al Governatore della città il quale abita nella Cittadella; poi vado alla Corte, dove la Regina mi trattiene molto a lungo sopra il suo viaggio d'Italia, di farlo quanto prima, ed incognita, e di fermarsi a Roma senza fare altra dichiarazione, sinch'ella abbia aggiustato le cose sue in Svezia: gli chieggo licenza per andare il giorno de' 26 a Brusselles a far riverenza all'Arciduca, col quale ella mi commanda di parlare per il passaporto per Chanut. Doppo desinare si va a divertirsi, poi si va alla Corte, dove la Regina esce a vedere le pitture che sono in casa del Marchese di Tourlon, il quale fa preparare una merenda di confiture e frutta; poi si va a spasso in carrozza, e si ritorna alla Comedia intitolata La Sofie. Alli 25. La mattina vengono a visitarmi Spinola, Grimaldi, Seestett. Poi vado alla Corte dove discorro a lungo colla Regina, e mi dice essersi sparsa folle nuova, che il Re di Spagna gli dona li Paesi Bassi in vita, e glie ne dia il commando com' ebbe l'Infanta, o che gli dia il Regno di Napoli; che tutte sono vanità, ma che veramente l'unico suo desiderio che gli rimane ad adempiere, saria l'essere alla testa d 'un'Armata, e che perciò quando queste vanità potessino essere vere, ella eleggerebbe più tosto la Fiandra che Napoli, a cagione dell'essercito. Io gli ricordo quello che gli dissi a Wassti.ing, che allora


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ch'ella era nel suo Regno, potea ella ciò fare, disporre tutta l'Armata con capi a sua divozione, e nel tempo che gli Olandesi, ed Inglesi erano in guerra, invadere la Danimarca, ed accioché la Casa d'Austria fosse stata cheta prometter loro l'assistenza nell'occupazione deìl'Olanda. Ella dice che alla sua Reggenza s'opponevano molte cose, e particolarmente ch'ella non potea assicurarsi del di dentro dello stato, e che suo padre era posto in neccessità, s'avesse vissuto, di lasciare l'Armata, e di ritornare dentro al Regno a far tagliare qualche testa. Poi vado a desinare dal Marchese di Tourlon, dove sono ancora il Seestett ed il Peren, uomo dotto del Principe di Condé. Doppo pranzo si va fuori a spasso colla Regina, la quale mi parla in carrozza delle cinque gran fortune di Bouquingam<l) colle due Regine d'Inghilterra, due di Francia, e quella di Boemia: e si va dal pittore Juste, il quale ritragge assai bene dal naturale. La sera s'ode la Comedia, ch'è l'Heraclius, opera di Corneille. Poi nel ritirarsi che fa la Regina, gli bacio la mano p er andarmene l ' altra mattina a Brusselles. Alli 26. La mattina visito il Seestett, poi viene da me il Padre Manderscheid, il quale dice che il Re di Svezia ha tornato a ricevere quel Residente di Portogallo che la Regina avea cacciato via. Desino, ed all'una ora doppo pranzo m'imbarco per Brusselles, dove arrivo alle 1O ore di notte. Alli 27. La mattina viene a visitarmi il Capitano Giovanni Battista Viviani, il quale riviene di prigionia da' Francesi che lo presero all'occasione d'Arras. Egli loda sommamente il Principe di Condé di valore, di vigilanza, di prevenzione e condotta; dice che al primo arrivo di Turena verso Arras sul principio dell'assedio, egli Condé ebbe le liste essatte della sua gente, e che chiese subito 12 milla uomini per fare uscita dal campo, e per battere Turena, ma che gli furono negati, e ch'egli parea che a tutto ciò eh' egli proponeva, ci fosse uno spirito di contradizione in Garzia e Fuenseldanna, il qual disse eh' essi erano quivi per pigliar Arras e non per azardar un combattimento: dice che li requisiti neccessari alla presa d' Arras non erano in pronto, che la linea della circonvallazione era troppo grande ed impossibile a guardarsi, che li Francesi diedero false allarme di notte tempo, nella qual'ora nissuno si fidava di lasciar il suo posto per soccorrere quel d 'altri, che la colpa si dà alli Lorenesi di non aver soccorso a

1 Grafia assai personale per indicare il Duca di Buckingam.


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tempo il posto a loro vicino per dove entrarono li Francesi, che Condé fece la ritirata, e ritirò l'Arciduca bravamente, che la piazza non si sarebbe in ogni modo presa, quand 'anche il nimico non l'avesse soccorsa, che quando da principio fu entrato il soccorso di 600 cavalli dentro Arras, fu concluso di ritirarsi dall'assedio, ma per fatalità non successe: che pochissimi rimasero morti, ed al più saranno stati da 200, e che il nimico si diede a spogliar il bagaglio, che addesso l'Armata sarà da 9 milla fanti e 9 milla cavalli, che Condé avrà da tre o quattro milla uomini. Io vado poi alla messa de' Gesuiti, dove veggo il Padre von Holland, il quale si lamenta della cativa disposizione dell'Essercito di Spagna, e dice d 'aversi ragione di temere in ogni altra occasione, che l'Arciduca desiderava sommamente di vedermi.Vado poi in Corte, (il Conte di Attinis mi complimenta, e si augura li Generali ed uffiziali d'Alemagna a quest'essercito, e me in particolare, e dice che qui si fanno capitani, uffiziali, e Generali solo per favore, senza merito, né esperienza, e per sua [illeggibile] e per la guardia) dove l' Arciduca mi fa quasi subito entrare, e succintamente baciargli la mano col dirmi, ch'egli ha poi d a parlarmi allungo, e che ciò farà il doppo pranzo; e da principio mi dice queste parole: "Mi rallegro che siate uscito dal patagio incantato; la Regina mi parlò di voi, e ben m'accorsi che voi stavi bene nelle di lei grazie". L'Arciduca va a tavola e sto a vederlo mangiare, e vi sono D. Stefano di Gamarra, O.Antonio della Queva, Tenente Generale della Cavalleria, il Conte di Grimberg, e qualche altro. Doppo pranzo viene a vedermi il Marchese Mattei; si lamenta delle disposizioni dell'Armata Spagnuola, dice che D. Luigi d'Aro è il Primate in Ispagna, ch'egli non è però del Consiglio di Stato, ma che fa giunte di pochi scegliendo chiunque egli vuole, e concludendo a suo modo, che il Re non interviene mai ne' consigli, è ch'è danno che si lasci governare, poiché solo sa più di tutti, ch'egli va subito al punto, e intende, ma quando le cose vengono poi alle spedizioni, si conclude tutto altramente, ed il Re si lascia svolgere; che la Corte desiderava sommamente che si pigliasse Arras, né si inculcava altro, che non si può far di meno dell'Arme aussiliarie, perché elle non vengono pagate, se non con istabili, e che i Principi Aussiliari come Lorena , mettono fuori i loro contanti, che di Corte scrisse all'Arciduca ch'egli si lasciasse fare al Conte Fuenseldanna, ch'egli era ministro fedele, e che Sua Altezza si fidasse, e riposasse sopra di lui. Vado poi a visitare Madame di Renneburg, e quivi veggo il Conte Varfusé, il Conte di Renneburg, ed il Conte di Ginberg, e veggo


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anche la Contessa di Grimberg, la sua figliuolina, e Mademoiselle de Montenack. Poi visito la Contessa di Recheux, la quale è vedova, e quivi è il suo figliuolo eh' è Capitano e fu ferito a Arras, quivi veggo il Colonello Bentivoglio . Poi vado alla Corte dove ho audienza dell'Arciduca nella Galleria delle pitture. Egli loda e ammira lo spirito, e la vivacità della Regina di Svezia, desidera però maggiore ritenuta nel modo di vivere, e dubita ch'ella non istia ferma nella risoluzione, e che venga anche tal ora un pentimento. Io gli esplico ogni cosa, essalto le sue virtù, e rimostro gli atti d'affetto, ch'ella ha dimostrato per la Casa d'Austria. Poi si parla della salute dell'Imperatore, della vivezza, e dello spirito dell'Arciduchino, del mal Governo di quest 'Armata di Fiandra, e che l'imperizia de' Generali, e degli uffiziali è cagione, che all'occasione rimangono subito confusi, né sanno pigliar partito, e così non si può tentare cos'alcuna di grande, né di straordinario, che il Principe di Ligne esseguisce bene quello che gli si commanda, ma che di per sé non è inventivo. Che il Principe di Condé è normalmente valoroso, e Duce, e Capitano. Si parla della giustizia, della Cavalleria, e del Conte di Schwartzenberg, al quale dice l'Arciduca, ch'egli è stato fatto gran torto, ch'egli ha scritto al Re che per grazia significhi, che cosa di male gli s'imputi, ch'egli stesso desidera castigarlo, ch'egli è ben lecito ad un Padrone di non servirsi d'un servitore col quale non si ha genio, ma che almeno bisogna disfarsene con buona maniera per non mettere in compromesso la sua riputazione, ch'egli Arciduca non ha mai potuto risapere altra causa di Spagna, se non che rispondono così essere piaciuto al Re, non che bisogna dileggiare, e che il tempo rimedia a ogni cosa. Io raccomando all'Arciduca il mio interesse di passare: mi dà ottima intenzione, e dice che oltre alla giustizia io l'ho molto bene m eritato, e ch'io gli ponga memoriale. L'Arciduca si ritira alle sue stanze, ed io scendo dalla galleria per le scale a basso, e vado a casa. Il Conte d'Attinis, il quale fa l'offizio di Cavallerizzo maggiore, dà ordine alla stalla ch'egli mi sia sempre dato una carrozza di Corte, della quale poi mi servo. Alli 28. La mattina veggo nella libreria il Presidente Violet, il quale volea venir a visitarmi a casa. Vado a vedere il Duca di Lorena, il quale mi conta l'azione d'Arras, mostra la difficoltà di guardar la linea per la poca gente, che si avea; che s'era attaccata la città per la parte pii:1 forte; ch'egli era il più debole di tutti al suo posto, in quanto alla gente; ch'egli e Condé non si visitano, né trattano insieme; ma che in quel caso aveano promesso di soccorrersi a vicenda; ch'egli mandò subito soccorso al posto del Salis, ma che il nimico era già


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entrato senza resistenza; ch'egli ha molti uffiziali perduti, ch 'egli ebbe fatica a ritirarsi, poich'egli ed il figliuo lo furono mischiati più volte coll'inimico; che s'era deliberato d 'abbandonare l'assedio, ma che poi non si fece, e che Condé si vantava poi d 'esser egli stato quegli che avea fatto star forte e continuare. Vado in Corte, veggo mangiar l'Arciduca; il Marchese di St. Etienne mi visita; il Capitano Viviani desina meco. Doppo desinare mi visitano l'lnternuncio del Papa chiamato ***, D. Antonio della Queva, D. Stefano di Gamarra, il quale dice, che il Marchese Mattei disse in presenza del Navarra, Segretario di Stato al Conte di Fuenseldanna, ch'egli bisognava pigliar risoluzione, o di ritirarsi, o d 'unire la gente e combattere, ma che invaso dal timore, perso e confuso, non si fece cos'alcuna; il Marchese Bentivoglio, il Segretario dell'Arciduca Witkowen, il quale ha in mano le spedizioni Alemanne private dell'Arciduca. Alli 29. La mattina vengono a vedermi il Viviani, il Padre von Holland, il Conte di Renneburg col suo grosso parente il Conte di Grimberg, il Sergente Maggiore Henin col Capitano Mazza. Vado in Corte, dove l'Arciduca, venendo dalla Chiesa p er la via segre.ta, mi dà Audienza nella Camera dov'egli mangia, e gli dico: "La Regina di Svezia mi ha ricercato di restare qui sin che venga D. Antonio Pimentel, me ne ritornerò però a Brusselles con buona grazia di VA. S.ma, e quando io sarò di ritorno per passare in Alemagna, ripasserò di qui per ricevere li benignissimi com.mandamenti di Vostra Altezza. Intanto, poiché la dimora in Anversa potrebbe esser lunga, la vicinanza d'Inghilterra mi convincerebbe in tal caso a darci una scorsa, onde supplico eventualmente VA. S.ma per l'onore d 'un passaporto". L'Arciduca risponde:" Voi fate molto bene ad aspettare le ultime riso luzioni della Regina, e gli direte in mio nome ch'io gli faccio riverenza, e che sto qui aspettando l'onore de' suoi com.mandamenti, de' quali la supplico, sempre prontissimo ad ubbidirla in ogni cosa. Il viaggio in Inghilterra è anche molto a proposito in quest'ozio, e s'io fossi libero farebbi ancor io lo stesso. Pel passaporto non vi è diffi. cultà alcuna, e potete dirne qualche cosa al Segretario Navarra". Vado poi a desinare dal Barone Mattei, e vi sono il Conte di Renneburg, il Barone di Tremblet, il Conte Hercolani, ed io; serve lentamente a quattro gran piatti composti di bische, e d 'altri regali, la saliera nel mezo della tavola, e si fanno tre portate. Doppo pranzo visito la Marchesa Gonzaga, e la Contessa di Renneburg. Alli 30. La mattina vado a restituire la visita al Gamarra, al Renneburg ed al St. Etienne, e viene da me il Principe di Gand, cioè


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Conte di Egmont. Io visito anche in sua casa il Segretario Navarra, il quale mi dice delle dissensioni in Inghilterra tra il Parlamento ed il Protettore: mi dice anche ch'egli solea andar all'occasione coll'Arciduca, ma ch'altri si burlavano di lui, ed anche fra questi il Conte di Schwartzenberg. Il doppo pranzo rivisito l'Internunzio, D. Antonio della Queva, ed il Principe di Gand, il quale mostra inclinazione alla freyle Isabella Gonzaga, il che si rapporta a ciò che mi avea prima detto Madama Gonzaga. Viene da me Chauchy, che si lamenta della sua riforma; St. Etienne il quale parla de' gran progetti, e ben fondati ch'aveano sopra Brisach, e Filippsburg: poi viene il Conte Andrea Montecuccoli, il quale mi persuade il matrimonio; dice quanto io sia stimato qui, e per tutto, che però Fuensaldanna è geloso di ciò, che viene d'Alemagna; che li sentimenti de' Spagnuoli non sono parallelli con quelli del Re, e che stando egli in Madrid, gridavano la gente publicamente per le strade:"Noi non avremo mai fortuna fino che non abbiamo un Re di pel nero "ch'essi non ne vogliono più di Casa d'Austria, e che la sprezzano. Al primo Ottobre. La mattina restituisco le visite al Conte Andrea Montecuccoli, al Mattei, al Bentivoglio, e al Chauchy, ch'io non trovo in casa: poi visito l'Hollach, il quale è ferito, e dice del cattivo piede di questa milizia di Spagna, dove primieramente le cariche si danno per favore di parentele, di nascita, d'amore di donne, poi le buone operazioni non si premiano, né le cattive si castigano, e che molti uffiziali principali vengono non solo sofferti nell'essercito, ma anche ricompensati, li quali si sa publicamente essere poltroni, essere fuggiti, ed aver commesso errori infiniti, come doppo la battaglia di Lens, molti furono pochi giorni in arresto accusati di poltroneria, che poco doppo furono senza gloria rilasciati ed avvanzati in carico; poi viene da me a vedermi il Conte Taxis. Vado a desinare dal Conte Andrea Montecuccoli, e quivi sono il Marchese Bentivoglio, ed il Capitano Viviani: esso Conte mi dice quanto mi stimi il Conte Fuenseldanna, e quanto bene egli abbia parlato di me, e ch'io dovrei scrivergli, e cercare d'attaccarmi qui al servigio di Spagna, ed amogliarmi. Doppo pranzo vado a visitare il Conte Taxis, poi le Dame, ch'io non trovo in casa; viene da me il Segretario Navarra, ed il Conte di Hollach, e la sera su 'l punto del mio partire vengono il Conte Andrea Montecuccoli, ed il Capitano Viviani, li quali mi accompagnano sin alla barca ordinaria, che parte per Anversa, nella quale mi metto alle 8 ore della notte, e vi trovo il Tenente Colonnello Massari del Reggimento del Duca d' Arescot, ed un certo Lasagna, mercante Genovese, ed altri.


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Alli 2 ottobre. La mattina alle 8 ore arrivo in Anversa; vado alla Corte, ma la Regina non esce, impedita in un'Audienza segreta di Chanut,Ambasciatore Francese in Ollanda. Il doppo pranzo vengono a vedermi Monsieur Piquet, ed il mastro di casa della Regina. Vado alla Corte, e la Regina esce in carrozza, e doppo il ritorno si fa la Comedia Sofie: vi sono l'Ambasciatore Chanut, ed altri. Alli 3. La mattina a buon'ora viene il Conte Andrea Montecuccoli in Anversa, e mi visita, e ne' nostri discorsi conclude ch'egli bisogna seguire il suo interesse, e ch'io farei torto a me stesso, ed alla casa, ed alla fortuna, s'io la fermas~i qui, e non cercassi di spignerla più su. Andiamo alla Corte dov' egli si inchina alla Regina, che gli fa clementissima accoglienza. Desina meco; doppo desinare vado a vedere la Signora Susarina Spagnuola, poi vado a Corte, dove s'esce in carrozza colla Regina: quivi si discorre dell'unità dell'Amore; Monsieur Chanut dice che li sentimenti naturali dell'uomo si conoscono nei sogni: la sera si fa la Comedia dei]odelet, overo Le Maitre Valet. Io scommetto con Amaranta per una discrezione che prima, ch'egli passi un Anno ella sarà passionatamente innamorata e mi sommetto al suo proprio giudizio. Il Conte Andrea si licenzia dalla Regina, poi discorriamo insieme in casa di varie cose: che la guarnigione della Bassée vale al Conte Broglie 100 milla talleri netti da ogni spesa per sé, che nel resto, avendo egli la disposizione di tutto il contorno per mantenere la guarnigione, il Governo gli porta più di 2 millioni di franchi ogni Anno; che il suo Governo d' Armentières ancora gli è molto profitevole; m'offre 300, e più doble, s'io ne ho di bisogno, e mi dice che la sua figliuola avrà da 200 milla franchi di dote, che Mademoiselle de Beauvais avea qualche inclinazione di matrimonio per me, ch'il servigio del Re non può qui andar bene, perché non essendo la cavalleria pagata, badano li Capitani a far molte piazze morte, ed accioché non sieno riconosciute fanno le compagnie grosse, e le riempiono di canaglia, sì che 50 simili cavalli possono essere battuti da 25 altri buoni soldati, quindi è che dicendosi, che l'Armata abbia da 10, o 12 milla cavalli ella par una gran cosa, e pure all'occasione, e nel combattere vengono poi battuti da molto minor numero: che l'altra ragione è perché le cariche non si dànno per merito, ma per favore a de' giovinetti senza pratica, e senza aver date prove di sé. Alli 4. Il Conte Andrea va via la mattina a buon'ora, sì come anche l'Ambasciatore Chanut, il quale non avea avuto passaporto, se non per quattro giorni. Io gli bacio le mani su la strada ed egli viene a ridirmi a' Dio nella mia camera, e sono con lui il Conte di Caprara ed altri Cavaglieri. Vado a Corte. Doppo pranzo torno a Corte, e s'e-


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sce colla Regina in carrozza, e la sera s'ode la Comedia l' Alcionée. La Regina racconta l'Epitafio di colui ch'inscrisse su la sepoltura della moglie: lei est ma /emme, oh qu'elle est bien pour son repos et pour le mien. Alli 5. Vado a rivedere il Padre Manderscheid, poi vado a Corte, dove prego la Regina d'un passaporto per Inghilterra, e per l'ordine del Conte Caprara: la Regina dice, ch 'io solleciti questo dal Silberkron suo maestro di casa, accioché lo faccia fare, e ch'io vada e torni presto, poiché ella vorrebbe, ch'io fossi seco alle sue determinazioni; ch'egli ci è apparenza, ch'ella intraprenda d'essere mediatrice fra le due corone per far la pace, che Chanut gli ha detto, che s'ella Regina fosse passata per Ollanda nel suo viaggio, egli avea molte proposizioni a fargli, ma ch'essendo ella venuta a dirittura in Anversa, ella si era resa sospetta di parzialità per Ispagna: ella risponde che non ha parzialità alcuna, e ch'ella è amica dell'una e dell'altra parte, ma ch'essendosi sparso grido in Svezia ch'ella si volea far catolica, e sapendo come la Svezia e l'Olanda s'intendano bene insieme, ella dubitava d'essere fatta arrestare nel suo viaggio, e che però ella avea sfuggita l'Olanda; Chanut risponde d 'essere molto bene soddisfatto, e sopra di ciò dispone di voler intendere sotto mano, se il suo Re vuol rimettere le cose, e trattati della pace alla Regina, accioché trovandosi disposizione (il medesimo anche dalla parte di Spagna) la Regina possa poi offerirsi ad essere mediatrice, supponendo ella, che quando le Corone non avessero veramente voglia di far la pace, non l'impegnerebbero lei, né la sua autorità; ch'in tal caso io gli deva far avere un buon Segretario Italiano, che sia anche uomo abile al negozio. Piquet mi dice, ch'io porti de' guanti d'Inghilterra alla Regina. Il doppo pranzo viene da me il Padre Manderscheid, poi vado in Corte, dove s'esce in carrozza colla Regina, poi la sera s'ode la musica, e si discorre, e doppo io vado a visitare la Signora Susarina. Alli 6. Il Conte d'Hollach viene la mattina da me; poi vado in Corte. Vado a desinare dal Marchese di Tourlon, dove si trova anche il Principe di Homburg, poi s'esce colla Regina in carrozza, dove io guardo su la mano alla Regina per predirgli l'avvenire: la sera al ritorno s'ode la Cornedia, ch'è l'Heraclius, e doppo li comici ballano. Durante la Comedia la Regina conta l'accidente, che gli successe nella Holsazia, ch'una donna se gli gettò al collo per baciarla, avendola stimata un giovinotto.


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Alli 7. La mattina vado a vedere il Conte d'Hollach, e vengono il Presidente la Violet, ed il Conte d'Hollach, ed io visito il Principe di Homburg, poi viene a vedermi il Zinzendorff, col quale vado alla Corte, e lo faccio inchinare alla Regina. Il Panegirico del Graziani per la Regina vienegli stampato da Parigi. Doppo desinare s'esce in carrozza colla Regina, e s'intende che l'Arciduca va all'Armata. Poi la sera s'ode la Comedia L'Alcio née. Cagioni del soccorso de' Francesi aArras. 1- ll non aver avuto cannone grosso, e di batteria, quando s'andò sotto alla piazza, perché ciò avria raccorciato il tempo dell'assedio; 2- il non avere attaccato il nimico, che da principio si presentò molto debole, in poca distanza del campo spagnuolo; 3- l'essere stata la linea di circonvallazione troppo grande e da non p oter essere guardata in proporzione del numero della gente, che potea diffenderla; 4- il non essersi bene intesi tra di loro, e di buon concerto, li soccorsi reciprochi, che gli uni dovevano prestare agli altri. Alli 8. La mattina visito Madame de la Queva, ed il Presidente la Violet. Vado a Corte, e doppo pranzo viene da me D. Antonio della Queva, e Monsieur Monplaisir.Vado a Corte, s'esce in carrozza con la Regina, e la sera s'ode la Comedia intitolata il Menteur. La Regina dice, che se una sola considerazione non fosse, ella resterebbe tutta la sua vita in Fiandra, e ch'ella è stanca di viaggiare, e vorrebbe una volta stabilirsi. Alli 9. La mattina parto d'Anversa, passo a Capo di Fiandra, e arrivo la sera a Brugge. Vi sono Annibal Seestett, Peter von Baar, ed il giovane Zinzendorff, figlio d'Otto Heinrich. Alli 11. Parto la mat tina a buon'ora con cavalli di nolo da Brugge. Rinfresco a Neuport, e doppo pranzo vado con la barca ordinaria a Furnes, e con una barca straordinaria vado tutta la notte, ed entro la mattina de' 12 a Duinchirch <2) sull'aprir delle porte. Alli 12 il Marchese di Leyden viene a vedermi, mi prega a desinare, e doppo verso la sera vado colla sua carrozza al forte di Mandick. Questo forte ha quattro bastioni con falsabraga, palissate, e strada coperta, e rimpetto al mezo della cortina per di fuori del fosso è una casetta di pietra dove stanno corpetti di guardia, ch'impediscono le sorprese; quivi si vede di sei in sei ore il flusso, e riflusso del mare, e

2 Si tr:ma della cinà di Ounqucrque.


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dentro al mare è una batteria di legno rilevata su gran pilastri di legno, dove stanno tre pezzi di cannone. Alli 13. Mi fermo per cagione del cattivo tempo. Seestett mi significa la sua intenzione di far levate di Scozzesi per servigio di Spagna in Fiandra; scaricando a questo modo li cattivi uomini di Scozia, servendosi dell'Handersheim, ed assistito dalla Regina di Svezia, onde mi prega di mantenere la Regina nel suo pensiero, e dirgli ch'egli ha trovato a proposito il detto Handersheim. Il Conte di Staffort Strondel mi dice la ragione pretesa del suo arresto (giovinetto) a Heydelberg, e la vera causa di sospetto, e gelosia, e ch'egli ha chiesto giustizia, e non l'hanno volsuto udire, ma gli è convenuto pagare 6 milla talleri a causa e più: che Mazzarino gli ha promesso di pigliarlo in protezione perché rinunzi al servigio della camera dell'Imperatore: che uscendo d'arresto è stato costretto di promettere per iscritto di non lamentarsi, né vendicarsi, né parlar mai di questo: ch'egli vorria sapere in che grado di grazia egli sta con Cesare, e che ritornerebbe alla Corte: che la Regina di Svezia gli ha fatto parlare per terza mano di pitture, e s'ella parlasse a lui immediatamente cercherebbe di servirla. Alli 14. Mi fermo aspettando il buon tempo. Joseph Duponté, francese, capita con dispacci in Ispagna del Principe di Condé. Doppo pranzo caccio nelfourré (3) li conigli di governo. Alli 15. Parto la mattina alle 6 l ore col paqueboot <4). Si passa a vista di Graveling, e Calais; si ha g?an burrasca, ed alle 12 ½arrivo a Dovre, dove piglio la posta, ed arrivo la sera a Cantorberi m, luogo nominato per S.Tommaso. Le miglia in Inghilterra sono come quelle d'Italia, e questa posta si conta 16 miglia. Da Duinchirch a Dovre si contano 14 leghe. Da Calais a Dovre se ne contano 7.Tames è il gran porto d'Inghilterra a 20 miglia di Londra, l'altro porto dove svernano li vascelli è dove la Medou entra nel Tamigi, addesso sono fuori da 140 vascelli, né si sa dove, ma si pensa, o all'Indie, o al Mediterraneo. Alli 16. La mattina parto per le poste da Cantorberi, ed arrivo a mezogiorno a Gravesund, e sono tre poste. Quivi m'imbarcò nel Tamigi, ed arrivo la sera a Londra dove alloggio a camera locante fornita nella contrada detta Coventgard, e piglio un buon cuoco che mi fa la tavola. NB. Sopra le sommità del Regno si tengono in tempo di guerra 3 Macchia, radura. 4 Imbarcazione cihe espletava un servizio misto di passeggeri e merci. 5 Sono le città di Dover e di Canterbury. .


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garrite di legno con lanterne, fanali, e fuochi, e vi si pongono sentinelle le quali corrispondendo l'una coll'altra, significano in un momento per tutto il Regno quanto, quale, e dove sia l'inimico, che fa invasione. Londra è città situata lungo il Tamigi. Vi si vede quantità di vascelli grossi, ch'insieme sariano quanto quelli d'Amsterdam e più, e passeriano il numero di 6, o 700; ben arrivano talvolta a mille tra vascelli di guerra e vascelli di mercanzia, ch'in caso di bisogno possono armarsi. Il Tamigi è larghissimo; la città co' borghi sarà lunga da 7 miglia, sì che la vista ci è bellissima; la nobiltà alloggia ne' borghi, sì come vi è anche situato Withal. La nobiltà non ha ora alcun privilegio; la religione di ogni sorte, fuori che la catolica: la Chiesa più grande con grandissima torre è S. Paolo, ma distrutta, e rovinata. Le ricchezze vengono dalla navigazione dell'Indie, dall'estrazion di pesci, e lane, e grani, e dalle miniere di stagno, piombo, e ferro. Il ponte sopra il Tamigi è bellissimo, e sopra il ponte sono fabricate bellissime case. Alli 17. Faccio visitare l'Ambasciatore di Spagna D. Alfonso di Cardenas, il Residente di Firenze Salvetti, il Residente di Condé Marquis de la Barrière, il Conte di Staffort, ed il Milord Wittloch. L'Ambasciatore di Francia non è uomo di condizione, ma è un maitre de requette <G>; la Barrière viene a visitarmi, e mi dà un suo laquei per servirmi. Il Protettore conducendo la carrozza cadde e si fece male. Il Parlamento s'unì insieme di Settembre, e starà insieme sino alli 4 di Febbraio, ha moderato la potenza del Protettore, e separandosi lascierà un consiglio di Stato, col quale egli Protettore delibererà e risolverà delle cose. Il Parlamento si unisce ogni tre anni, il Protettore è a vita . Le Provincie e le Città compongono il Parlamento, che sono addesso di 200 persone, ed hanno ad essere di 400. L'Armata è ben pagata, il genero del Protettore è Generale in Scozia: l'Armata di terra non è molto forte, ma quella di mare è fortissima. Doppo desinare si riscuote la lettera di cambio del mercante. Una lira di Sterlina vale 20 Schilling, che sono da 2 ¼ducati.Veggo la Chiesa di S. Paolo grandissima, ma rovinata, e profanata da un quartiero di cavalli. Compro libri, e la sera il Conte di Staffort viene a vedermi, e l'Ambasciatore di Spagna avea mandato per venire a vedermi, ma io non ero in casa.

6 Magistrato.


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Alli 18. La mattina vado udir la predica degli Ugonotti tenuta nella Cappella del Pallazzo della Regina, nella quale amministravano prima li Cappuccini, e poi fu data ad un Ministro Francese chiamato d'Espagne, uomo attempato e stimato per grande dottrina: la religione che prevale in Inghilterra è l'Ugonotta, o Calvinista, perché se bene li Presbiteriani, e Indipendenti, e Calvinisti differiscono nel modo e nel Governo della Chiesa, s'accordano in ogni modo negli articoli della fede. GliAnabatisti, che sono in gran quantità in Londra, differiscono dagli altri, e pare che tutte le Religioni saranno admesse, fuori che la Catolica. Il Protettore è Presbiteriano, se bene ha appresso di sé ministri anche Indipendenti. Doppo vado udir messa in casa del Marchese de la Barrière, e quivi sono dame, e cavaglieri Inglesi, perché molti della nobiltà sono Catolici. Rimango quivi a pranzo, e doppo desinare vado nella sua carrozza (in giorno di domenica le carrozze di nolo non vanno) a visitare l'Ambasciatore di Spagna p ersona attempata e matura, e che discorre sommamente. Pensa che la flotta Inglese minacci ora di qua, ora di là per levare il sospetto al Parlamento che stia oppresso, e che in ogni modo il Protettore abbia sempre la gente in pronto dove e quando egli voglia: l'Ambasciatore gli disse un giorno ch'essendo publico il grido, che la flotta andava nell'Indie a pregiudizio del suo Re, pregava di sapere che cosa egli avesse a scrivere sopra di ciò: il Protettore, sorpreso, disse ch'egli trovava strana questa proposta, mentre che s'era tante volte sincerato, e mentre ch'a lui non apparteneva il risapere i segreti di Stato: rispose l'Ambasciatore, che quando l'Armata Navale del Re di Spagna venne a Duinchirch, li Commissari del Parlamento furono appresso di lui a domandargli che cosa era l'intenzione di quest'Armata, e ch'egli rispose poter assicurare il Parlamento che tutto ciò non era in pregiudizio alcuno dell'Inghilterra, e gli diede ciò anche in iscritto. Il Protettore disse che la Republica ed egli cercavano la buona intelligenza con Ispagna, e ch'essi non avriano mai intrapresa cosa alcuna, la quale non fosse fondata in giustizia, onore e riputazione. Poi veggo il ponte sopra il Tamigi, il quale è bellissimo, lungo, e con case fabricatevi sopra. Il Salvetti manda a visitarmi per il suo Segretario, e per un frate franciscano molto dotto. Alli 19. La mattina vado alla borsa picciola, ed alla grande, e compro qualche cosa. Il doppo desinare vengono a vedermi il Dottor Monsieur de la Haye, il quale si lamenta di Bourdelot, e della leggerezza dell'umore di A***, dicendo che per avergli fatto l'oroscopo e predetto cose non di gusto, ricevè poca ricompensa; e che un gior-


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no avendo fatto festino a molti cavaglieri vestiti da Dei, e servendoli travestita da Ninfa, cominciarono quelli a spogliarla facendo de' favori de' vestiti, e lasciandola in camiscia, e colle gambe ignude. Poi viene a vedermi Monsieur Quenem, e poi viene il figlio del Milord Wittloch, il quale mi dice ch'il Protettore non avea potuto venire a visitarmi per qualche impedimento, ma ch'egli saria venuto il giorno seguente. Poi vado a trovare Monsieur de Barrière il quale mi conduce nella sua carrozza a vedere le sepolture dei Re nella Chiesa di Westmunster, tempio bellissimo, e con una Capella d 'esquisito lavoro di marmo intagliato, e fatto a giorno, e traforato. Quivi si veggono, fra !'altre, le sepolture di Bouquingam bellissima e della Regina Maria, ed Elisabetta, e del Re Jacopo: di là si va a vedere la Sala dove il Parlamento si riduce, e la Camera bassa, poiché l'altra è stata riformata, poi si vede la gran Sala di Withal, ad una .finestra della quale, fattovi un catafalco, fu decapitato il Re Carlo. Del Pallazzo di Withal solea dire Bassompière ch'ella era la plus grande, la plus vilaine, et la plus commode maison du Monde. Poi si vede il Parco, e di là vado alla Borsa picciola, dove suole concorrere sul principio della notte numero di cavaglieri e di Dame; poi vado a casa. L'Arciduca in Fiandra avea attaccato Duinchirch, Gravelins, e Meredik presidiato dai Francesi, e gli avea riddotti ad arrendersi in tanti giorni prefissi, s'il soccorso non veniva: il soccorso venne a Calais, e gl'lnglesi andarono a batterlo perché essi temevano l'accrescimento della potenza Francese, ed amavano meglio quelle piazze in mano degli Spagnuoli, che de' Francesi, ancor che li Francesi facessero pratica di vendere le piazze suddette agl'istessi Inglesi. Alli 20. La mattina viene a vedermi Monsieur de la Haye dottore, e cabalista: veggo salire in guardia compagnie di cavalleria e di fanteria: la gente è bella, i cavalli buoni, ed il soldo è maggiore che negli altri luoghi. Il cavagliere ha mezo tallero il dì: benissimo pàgato.A rincontro la disciplina è essattissima, nissuno non rubba, né bestemmia, né s'imbriaca, né pecca ne' piaceri di Venere. Il Milord Wittloch viene a vedermi, e m'invita a desinare li 22 poiché il 21 è digiuno publico; con esso lui è anche il suo figliuolo.Vado a desinare dall'Ambasciatore di Spagna, e vi è anche il Padre Gilé francese dell'ordine di San Francesco, il quale è uomo dottissimo, trattenuto qui dalla Compagnia di Roma De propaganda fide , ed abita in casa del Residente di Toscana. L'Ambasciatore mi dice ch'il Protettore, ed il Parlamento temono che l'Imperatore voglia portare la causa della Casa Shiart, il eh'è di pregiudizio a suoi trattati per Ispagna, e però mi prega a volere per materia di discorso, o col Protettore, o col Wittloch, mostrare


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che questo non sia. La natura degli Inglesi è di mangiare poco pane, e molta carne, onde si vede la beccheria abbondantissima d'ogni sorta di carne.Vivono lungamente, e si sono viste persone di 150 anni: sono belli di taglia e di aspetto, bianchi e delicati. Alli 21.Vado la mattina a visitare il Conte di Staffort, la cui casa è bella, ma va rovinandosi, e di quivi si vede anche la casa di Monsieur de Go ré, bella e con bel giardino, e bel parco; in casa di Staffort è quell'erba detta erba viva, overo herba Amoris ed in Inglese Sensibel plant, le cui virtù sono descritte dall' A. Costa, e viene di Virginia, ed ha forza di farsi amare. Poi vado a vedere Seestett, e di là alla Tower di Londra, la quale non posso vedere per essere giorno di digiuno, ma ritorno per acqua, e su la ripa della riviera si veggono li Palazzi di Pembrok, Arvendel, Essex, l'ultimo della qual casa fu il primo Generale contro al Re, e morì senza successione, della Regina, e d 'altri Signori. Poi vado a desinare da Barrière, dove si dice ch'il Protettore stia molto male della sua caduta. Doppo desinare vengono a vedermi il De Medici con un altro gentil uomo Italiano, il Conte di Staffort ed il Marchese de Barrière. Alli 22. La mattina Monsieur de la Haye viene a vedermi, e mi presenta un libretto De Anima da lui composto, poi con esso vado a comprar libri. Poi viene il figlio del Milord Wittloch a levarmi colla carrozza, e mi conduce in sua casa eh' è fuori della Città, e fu prima del Bouquingam, e quivi prima si mangia in piede ostreghe crnde che si aprono dalla scaglia: poi si va a spasso nel giardino, e poi si va a tavola. Doppo desinare s'inspira tabacco in pippa, si discorre di varie cose. Wittloch vedendo l'ordine d'Amaranta, dice che la Regina gliel'ha promesso, ma ch'ella non ha tenuto la sua parola, e ch'egli lo desidera. Il Protettore nacque nell'Anno 1599 nel mese d'Aprile.Alle 2 ore doppo mezo dì l'Ambasciatore di Francia manda a mia casa per visitarmi, ma io mi trovavo fuori; io rimando a fargli un complimen to, e trovo non essere stato lui, ma l'Ambasciatore di Spagna, ch'avea volsuto visitarmi. Alli 23. La mattina viene a vedermi Monsieur de la Haye, ed il Fagnani di Milano, e poi vado al mercato de' cavalli, ed alla Torre di Londra, la quale si dice essere stata fabricata da Giulio Cesare: quivi si tengono li prigionieri, e vi è anche un poco d'Arsenale, e vi è anche la Zecca, ma allora non si batteva se non argento. In Londra è pure il carbone di terra detto a Liegi la Houi/le m, che s'abbruggia

7 Carbon fossik.


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communemente in vece di legna. Monsieur de la Haye desina meco. Doppo desinare visito il Conte di Staffort, e la Contessa. Il Tenente Generale dell' Arme, e che potria succedere al Cromwell, si chiama Lambrecht. Vado poi a divertirmi in compagnia del Conan, ed in un altro luogo in compagnia del Goré, e vi è anche la Barrière. Alli 24. La mattina visito il Seestett, il quale mi dice che dubita gl'Inglesi dichiararsi contro a Spagna, ch'in tal caso la proposta levata qui per gli Spagnuoli secondo le proposizioni della Regina andrebbe in fumo, che la Regina potria vedere d'aiutare gli Spagnuoli, e Condé, e favorir lui colle truppe di Bremen, ch'egli pensava di far fare le Capitolazioni del Cromwell medesimo co' Spagnuoli, cioè che questo Corpo Inglese, che militasse qui non fosse sempre dipendente di qua. Ch'egli è avvisato la Regina volersi intromettere per aggiustare le due Corone, ma ch'ella ci può addesso recare poco peso; ch 'egli pensava d' essere dichiarato qui Ambasciatore di Danimarca, ma che crede non succederà; che dubita lo vogliano far languire, e ritenerlo con que' 4 milla talleri annui, che gli danno di pensione; ch'il Protettore, o Monsieur Wittloch fanno gran caso, e portano gran devozione alla Regina; ch'egli Wittloch, doppo aver dato parte con sue lettere alla Regina de' suoi negoziati qua non avrà più scritto per riverenza e rispetto; ch'egli la supplica a rimanere costante nel proteggerlo. Viene il Segretario del Wittloch, e mi porta il passaporto del Cromwell, e mi dice ch'io mi trovi in casa il doppo mezodì fra le 4 e le 5 ore, e eh' egli Wittloch verrà in casa per condurmi dal Protettore. Vengono a vedermi il de Baar, ed il Zinzendorff, e desinano. meco; doppo desinare viene a vedermi Monsieur Conan, e l'altro Cavagliere giovane, poi viene a vedermi il Seestett. Poco doppo le quattro ore viene il Wittloch a levarmi colla sua carrozza, e mi conduce a Whithall, dove sto un poco nell'anticamera, mentre che Wittloch entra dentro <a> parlare col Protettore, poi esce un Gentil uomo del Protettore, e m'introdduce insieme col Wittloch nella camera d'esso Protettore, il quale sta a sedere sopra un letto picciolo in robba di notte, e si leva al mio entrare, e vi è molta gente in camera: io gli bacio le mani, e gli faccio il mio complimento in Francese, e Monsieur Wittloch lo interpreta, io seggo un poco in una sedia a ciò apparecchiata, e poi di nuovo mi rizzo, e per mezo di Wittloch parlo e rispondo. Il Protettore risponde cortesissimamente, s'offre a miei piaceri e mi dice d'assicurare la Regina di Svezia della sua divozione: poi mi ritiro senza farla lunga, poiché il Wittloch mi conduce nell'anticamera, e mi dice ch'io mi ci fermi un poco sin a tanto ch'egli abbia parlato col Protettore per il


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vascello da rincondurmi. Wittloch torna fuori e dice ch'il Protettore gli ha dato commissione a lui di far dare l'ordine per un vascello di guerra da ricondurmi, poi mi conduce abbasso nella sua carrozza (il gentil uomo suddetto della sua Cam~ra mi accompagna similmente sin alla carrozza) e mi riconduce a casa, dov'entra nella mia stanza, e doppo esservi stato un poco se ne parte. S'aspetta in Inghilterra un Ambasciatore di Genova. Alli 25. La mattina viene Monsieur de la Haye a vedermi, poi viene il Conte di Staffort, ed il suo uomo mi presenta dalla parte della Contessa sua moglie una bella canestrina di garofali trappassati col fil di rame, ed ornata di nastri, e dentro vi sono 12 paia di guanti sottili schietti e 12 pezzi di fettuccie. Io vado poi dall'Ambasciatore di Spagna, dove odo messa e mi licenzio. Egli mi racconta come pregò per la grazia di vita del fratello del Portoghese mandato da Braganza, ma che non potè ottenerla. Propone al Re di Spagna di dare in feudo alcune isole dell'India a persone fidate e meritevoli, perché altramentte si rovinano; sono vaste d'abitatori ed il Re non ne cava alcun frutto. Gli parlo del Seestett dal quale egli Ambasciatore vorria una levata di marinari di Norvegia. La fanteria d'Inghilterra è la più gran parte armata di fucile invece di moschetti, il che in tempo di pace serve al risparmio della miccia. Doppo il desinare vado a vedere Monsieur de la Barrière, il quale mi dice che se gli Spagnuoli avessero voluto spendere, si saria dichiarata per loro, che questo Ambasciatore è troppo ritenuto nel danaro; che de' Francesi non tralasciano di negoziare, e ch'il Marchese di Leyda verrà qui per Ambasciatore estraordinario, ma che qui avriano avuto più caro uno di Spagna, perché così rassomiglia una cosa poco ferma. Poi vado a vedere il Seestett, il quale mi raccomanda il suo negozio colla Regina; quivi intendo le nozze differirsi per un vascello perdutosi il quale portava da Amsterdam le cose neccessarie; il Polwisky essere stato arrestato a Praga per debiti, poiché le sue lettere di cambio erano state contramandate di Svezia; essersi publicato pasquino infame in latino contro la Regina. Il Generale di Battaglia Henderscheim viene a vedermi; poi vengono Barrière e Conan. Alli 26. La mattina viene a vedermi il Seestett, e vengono de Baar, e Zinzendorff, e doppo desinare vengono il Salvetti Residente, ed il Wittloch, il quale mi porta il passaporto del Cromwell, l'ordine per il Viceadmiraglio della Dune a Thele, accioché egli mi dia subito un vascello di guerra per passare a Duinchirch, o a qualche porto di Fiandra. Io vado a visitare Wittloch, e la moglie, e poi mi metto in barca alle 6 ore di sera, ed aspettando la marea buona, arrivo alle 3


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ore doppo meza notte a Gravesund, ch'è 20 miglia lontano da Londra. Alli 27. La mattina alle 5 ore piglio la posta a Gravesund, e sono alle 5 ore a Thele, dove mando l ' ordine dei Commissari al Viceadmiraglio, il quale manda subito a complimentarmi per un Capitano d'un vascello, detto Jean Bernes, che mi dice ch'alle 3 ore doppo meza notte il suo vascello da guerra sarà in pronto per condurmi. Egli è in uso, in Inghilterra, che gli uomini portano in groppa le ioro donne, e però una sella da donna viene posta su la groppa del cavallo ed il sellino per l'uomo è a quest'effetto molto picciolo. Alli 28. La mattina tre ore innanzi giorno entro nel vascello, e parto da Thele. Il Capitano del vascello mi dice ch'egli farebbe tirare l'Artiglielia per onorarmi, s'egli non fosse tempo di notte, perché in tal ora non si usa di sparare: la fregata ha 36 pezzi di cannone, e da 150 uomini, che sono marinari e soldati tutt'insieme. Sono pagati benissimo, ed il Capitano ha lire 14 di Sterling il mese di soldo, oltre alla tavola che gli viene data franca. L'Arme d'Inghilterra è Croce rossa in campo bianco, e quella di Scozia è l' Arpa.Arlivo alle 4 ore di sera a Mandick, e la fregata nell'arrivare mentre ch'io vado a terra collo schifo, spara 14 pezzi per farmi onore. Il Capitano di Mandick mi dà cavalli per andare a Duinchirch. Vengono a visitarmi il Marchese di Leyden, Piquet, ed Alian. Qui resta Monsieur Saint Malò primo gentil uomo della camera del Principe di Condé, ch'era passato meco in Inghilterra, ringraziandomi ch'io l'avessi preso meco. La musica delle campane quando suonano l'ora in Fiandra è bella, ma più bella in Inghilterra. Alli 29. La mattina vado a fare il giro del ramparo di Duinchirch, la quale è fortificata con una linea bastionata all'intorno per di là del fosso antico d'essa città, e questa linea bastionata ha ancora un'altrà simile linea per di fuori, di sorte ch'ella è come una doppia e triplicata fortificazione l'una dentro all'altra, e così l'aveano fortificata li Francesi. Poi vado sopra la torre ch'è alta 260 scaloni, e dalla sommità si scopre molto bene all'intorno. Vengono a vedermi Alian e Piquet, ed io vado a dir a' Dio al Marchese di Leida, e poi vado alla barca ordinaria, che conduce a Fames, e quivi sopra la barca viene di nuovo il Marchese di Leyden a dirmi a' Dio. Parto alle e giunto a Farnes piglio una barca a posta, la quale camminando la notte e fermandomi alcune ore a Sas de Saint Ele, sono l'altra mattina all'aprir delle porte a Ypres. Alli 30. La mattina sull'aprir delle porte giungo in Ypres di dove per il pericolo delle partite che s_corrono non posso andare ad

8½,


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Armentières, e per mancamento.di cavalli, e di barche non posso tornare addietro, e però mi fermo ad Ypres. Alli 31. Parto la mattina colla barca ordinaria da Ypres, e sono alle 4 ore doppo mezodì a Neuport. Al 1° di Novembre. Parto alle 7 ore della mattina da Neuport con una barca apposta (la barca ordinaria non parte per essere il giorno di tutti i Santi) ed arrivo alle 3 ore doppo m ezodì a Bruges, dove il Marchese Strozzi, Governatore, viene a vedermi, ed io poi vado a rendergli la visita, e ci veggo anche la Marchesa moglie, e la Freyle. Alli 2. Parto la mattina alle 9 ore colla barca ordinaria da Bruges ed arrivo alle 5 a Gand. Alli 3. Parto la mattina alle 8 ore con cavalli di nolo da Gand, e sono la sera alle 3 ad Anversa. Quivi arriva Don Antonio Pimentel il quale è ricevuto come Ambasciatore straordinario del Re Catolico alla Regina di Svezia con lo sparo dell'artiglieria; poi va incognito all'audienza segreta e la Regina non interviene ad udire la Comedia. Il Principe di Gand, Conte d 'Egmont, fa riverenza alla Regina, la quale lo fa coprire come Grande di Spagna, ma egli resiste, finalmente si copre, poi si rileva il capello: quivi è ancora il Conte Todt Ambasciatore di Svezia. Alli 4. La mattina, la Regina manda a chiamarmi, e mi dice essere stata sino alle 3 ore cloppo meza notte con Pimentel. Il Re Catolico desiderava ch'ella si fermi in questi contorni, ed in una città neutra, la quale potria essere Colonia, o Liegi, e ch'ella non faccia ancora la dichiarazione d ella Religione per essere tanto meno sospetta, né stimata parziale al trattare la pace, ed all'aiutare di fare un Re de' Romani della casa d'Austria, essere ciò il medesimo sentimento ch 'ha l'Imperatore: essere essa inclinata a farlo, massime che la stagione di viaggiare in Italia è già troppo avvanzata; rincrescergli per sua riputazione, ch'ella sia esposta a essere giudicata atea, che per far n Re dc' Romani ella vi avria poca autorità addesso ch'ella è fuori di Regno, e ch 'il Re di Spagna s'inganna, credendo altrimenti: che l'Imperio propone già il Re di Svezia: che per la pace ella aspetterà di vedere se li Francesi la vorranno, che desidereria sapere s' in Colonia vi sia buona commodità per alloggiare per lei; che quando quest'Arciduca fosse fatto Re dei Romani, e il Re di Sp agna desiderasse ch 'ella si fermasse in Brusselles non vi avria ripugnanza, poiché infine ella vorria fermarsi stabilmente in qualche luogo, stanca di viaggiare. Doppo vado a visitare e complimentare il Pimentel, dove sono il Colonello Todt e molti altri. Doppo torno a Corte, e doppo desinare visito Donna


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Le op ere dì Raìmondo Montecuccolì

Susarina, poi vado in Corte, ed odo la Comedia, la qual'è La morte

di Pompeo. Alli 5. La mattina vengono a vedermi li Spinali, ed il ConteTodt, il quale mi dice il Re di Svezia amare sì teneramente la Regina, ch'egli la prega, ed ha stimato suo debito di far pregare la Regina, a volere ritornare nel Regno, o almeno non allontanarsene tanto, ed a fermarsi in questi paesi. Io vado a Corte, dove dico alla Regina ch'io sto per ritornarmene in Alemagna, quando Sua Maestà non commandi altra cosa, già che vedo che Sua Maestà abbia già preso la sua risoluzione, ch'io potrò far sapere all'Imperatore. Ella mi dice d'essere risoluta di fermarsi qui quest'inverno, cioè pigliar qui casa da mettervi le sue robbe, e poi fermarsi ora qui, ora a Brusselles; che se i trattati di pace tra le due Corone s'intraprendessero, andrebbe a stare a Colonia, o Liegi, o a la Haye; che quanto al Re de' Romani, ella non ci può contribuir nulla, o poco: che se questi trattati non s'intraprendono, ella potrà tanto più presto far il suo viaggio in Italia. Ch'io fermi almeno sin a tanto ch'ella sia in Brusselles, il che sarà fra otto, o dieci giorni, sopra di che io dico che me ne andrò intanto a vedere l'Armata, il Principe di Condé, ed il Conte di Fuenseldanna, e che poi sarò di nuovo a licenziarmi da Sua Maèstà, ch'intanto la supplico per l'ordine d 'Amaranta al Wittloch, al quale ella mi dice che lo manderà, e ch'io posso scriverglielo, e la prego anche d'una lettera di raccomandazione all'Imperatore per il mio interesse colla Camera, eh' ella dice di volermi dare molto volentieri. La mattina il Vicecancelliere di Polonia volea visitarmi, ma io non era vestito. Il doppo desinare vengono a vedermi il Padre Manderscheid, e Monsieur de Monplaisir. Vado a restituire la visita al Conte Todt; il Pimentel mi fa dire di voler venire a vedermi, ma poi viene chiamato dalla Regina: vado a Corte, ma non vi è Comedia. Alli 6 la mattina viene O.Antonio Pimentel a vedermi e con esso lui è D. Antonio della Queva. Il primo mi dice il Re di Spagna aver approvato, ed abbracciato con affetto le intenzioni della Regina di Svezia, desiderare eh' ella sospenda, o faccia segretissima la sua professione, e non la faccia in Roma durante questo Pontificato, ch'essa Regina però andrà a stare qualche tempo in Brusselles, e poi tornerà qui, e poi o andrà o a Colonia, o a Spa, e tirerà così il tempo in lungo senza passare per addesso in Italia, che la Regina desidera che facciamo tutti e tre conferenza insieme, e ch'io però differisca la mia partenza sino al suo ritorno, che sarà fra quattro, o cinque giorni, nel qual tempo va a trattare col Conte di Fuenseldanna. Io vado poi a Corte, dove la Regina mi dice, che bisogna, ch'io aspetti il ritorno di


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Pimentel, e io vada con essa lei a Brusselles, ma di quest'ultimo mi scuso. Il Vice Cancelliere di Polonia *** mi visita, e mi dice d 'essere disgraziato dal suo Re, il quale con violenza, e senza osservare le forme della giustizia, cercava di rovinarlo, perché volea rompere i privilegi del Regno, opprimere la libertà, e godere della sua moglie, ch'egli però si salvò in Vienna, dove stette incognito, ed avendo risaputo ch'il Re in Polonia avea scritto all'Imperatore per arrestarlo, se ne passò in Svezia dove, pensandosi ch'egli avesse corrispondenza co' Cosacchi, ed essendone imputato, per cancellare ogni sospetto si levò di là, e passò in Inghilterra di dove passò poi in Francia, ed interpose il mezo del Re di Francia per fare il suo accommodamento, ma avendolo il Re di Polonia promesso, e non tenuto all'ultima Dieta, fece venire i figliuoli fuori del Regno, l'uno de' quali lasciò in Francia, e coll'altro passò in Hamburg, dove ha corrispondenza co' Moscoviti, che gli hanno scritto una lettera. Io doppo gli rendo la visita alle sue stanze. Doppo pranzo vengono da me li musici Pierrozzi, e *** ed il sonatore di chitarra Francesco, poi vengono a vedermi anche il Conte Todt, e Monsieur ***. Poi vado a Corte, dove li musici cantano, e Francesco suona, e quivi vengono il Principe Maurizio di Nassau, ed il Schwerin a riverire la Regina, poi si va a veder la Comedia eh' è La morte di Pompeo. Alli 7. Mando alla Regina una do zina di paia di guanti d'Inghilterra di varie sorti, ed a Monsieur Piquet un paio di calzette di color di fuoco. La mattina vado per vedere il Principe Maurizio di Nassau, ed il Schwerin, ma non li trovo in casa, poi visito Monsieur Monplaisir; poi vado alla Corte, dove la Regina mi conduce nel suo Cabinetto a vedere una Madonna di Raffaele d'Urbino con de' figurotti a suoi piedi; ch'il Re di Spagna gli ha mandato, e gli manderà ancora archibugi, e 18 cavalli di Spagna. Monsieur Peina desina meco, poi viene da me il Padre Manderscheid; doppo vado a visitare le Dame del Signor Rossi (il Principe di Nassau ed il Schwerin vengono a vedermi, ma non sono in casa) e doppo visito il Principe di Nassau, ed il Schwerin, poi vado a Corte, e si vede la Comedia, ch'è L' amor di Alessandro per Rossana e doppo la Comedia, Filandro balla da ridicolo. Alli 8. La mattina vado a dir a ' Dio al Conte Todt, che se ne va in Francia. Poi vado a Corte. Doppo pranzo visito Mademoiselle Susarina, poi vado a Corte, dove si rappresenta il Polyeucte. Alli 9. La mattina il Principe di Nassau viene per visitarmi, ma io non sono in casa. Vado a Corte. Monsieur Monplaisir viene a desinar meco , poi doppo pranzo giuochiamo a scacco, e giuoca anche


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Monsieur Damo: la sera vado a Corte, e vi è il Principe d 'Arescot, e si giuoca la Comedia Le Trompeur punis. Alli 10. La mattina il Principe di Nassau viene a. dirmi a' Dio, e mi prega d'assicurare Sua Maestà Cesarea della sua ossequiosissima divozione, e di salutare da sua parte tutti gli amici; poi vado a Corte, e doppo desinare vado a vedere il Duca d' Arescot; la sera vado alla Corte; s'ode la Comedia ch'è La morte di Pompeo e doppo la Comedia si va colla Regina in carrozza su la Maire a vedere li fuochi artifiziati fatti da D. Placido, poi si serve la Regina a pallazzo, e vado a cena dall'Echevin in casa di cui è il Duca d'Arescot. Alli 11. La mattina vado a Corte, e giuoco a scacchi colla Regina. Il doppo desinare torno a giuocare a scacchi colla Regina; s'esce fuori sul corso in carrozza, non vi è Comedia. La provincia sola di Fiandra s'era obligata di mantenere 20 milla combattenti tutto l'anno, ma d'essere assentì dai quartieri, allegando che pagandosi il danaro come si pagava, si smeniva, né giungeva alle mani de' soldati, sì ch'essa volea pagare continuamente 20 milla soldati, e dare ancora una certa quantità di carra, e che poi il Re pagasse gli Uffiziali; ma il partito non fu accettato. Alli 12. La mattina vado a Corte, e la Regina non esce; conduco due gentil uomini a mangiar meco; doppo desinare visito Donna Susarina, poi vado sul corso, poi a Corte, dove la Regina mi dice d'aver detto a Monsieur Schwerin, favorito dell'Elettore di Brandeburg, ch' ella desiderava d'abboccarsi con lui (per poterlo disporre all'Elezione dell' Arciduchino in Re de' Romani, se la cosa sua andava innanzi, e s'ella non andava innanzi, che si potea sempre trovar scusa di non desiderare il congresso; ch'ella prevedeva essere poca inclinazione ne' Principi per l'Arciduchino a cagione del mancamento dell'età) poi discorse della Pace fra le due Corone, e dell'unione della gente Spagnuola, Italiana, e Francese sotto di lei contro il Turco. Poi si va alla Comedia che fu il Wladislao. A1li 13. La mattina su l'aprir della porta mi giunge un corriero, Bartolomeo Bruni, speditomi dal Duca di Modena; vado a Corte, e doppo desinare, ritorno a giuocare colla Regina a scacchi, sin all'ora della Comedia, la quale rappresenta Gli Orazi. Alli 14. La mattina vado a Corte; la Regina mi fa entrare nel suo cabinetto dove giuoco a scacchi, poi resto a desinare con essa Regina, e vi è anche Monplaisir, al quale ella dà l'ordine d'Amaranta coll'echarpe di color di fuoco. Doppo desinare si va a spasso in carrozza: poi si torna in Corte, dove arrivano· la Contessa d'Estré, e Madame Saavedra, ma la Regina non va alla Comedia, la quale però si


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rappresenta, cioè La Sofonisba. Il Pimentel arriva dall'Armata, e da Brusselles. Alli 15. La mattina vado a visitare il Pimentel, il quale mi dice dovermi dire qualche cosa da parte dell'Arciduca; poi vado a Corte, e vengono a desinar meco li Signori Wolff, Wrangel, Lilliechron, e doppo desinare visitiamo Madama Saavedra; poi vado sul corso e la sera a Corte, dove la Regina mi dice ì'Arciduca volere ch'io resti qui sin alla di lei confessione, che dovrà essere fra 15 giorni, poi s'ode la Comedia, ch'è La Sofonisba. Alli 16. La mattina vado dal Pimentel, il quale mi dice ch'il Re ricevette con giubilo la nuova della risoluzione della Regina; che gli prometteva ogni protezione ed aiuto, e di non lasciargli mai mancar cosa alcuna, dargli residenza in tutti gli suoi Stati ed in ogni caso di neccessità vendere piuttosto li calici delle chiese che lasciarla patire, che però per i.stabilire meglio le cose sue, accioché la Regina si potesse tanto meglio adoperare nell'elezione del Re de' Romani, desiderava il Re che la Regina sospendesse di far in publico la sua confessione, e ch'ella non andasse anche a Roma durante questo Pontificato, ma che rimanendo qui in paese, e viaggiando d'un luogo in un altro dell'intorno, desse tempo al tempo; e però il Gesuita, che fu in lspagna, e ch'andò a Roma per dar relazione al Papa dell'intenzione della Regina, e ch'avea le lettere a questo effetto, abbia ordine di sospendere di presentarle sino a nuovo avviso, il quale sino ad ora veniva sospeso; che la Regina riceveva con molto aggradimento !'esibizioni e li consigli del Re, eh' ella si saria trattenuta qui questo inverno poiché anche il Re di Svezia gli avea scritto sopra il pa1ticolare della parte datagli di volersene passare in Italia, eh' egli la pregava di dargli un poco di tempo per poter aggiustar le rimesse di cambi in Italia; ch'ella potea giovar poco all'elezione del Re de' Romani, nella quale però ella avria dato ogni assistenzà possibile, e ch'alla primavera vegnente faceva pensiero di fare il viaggio; ch'ella avria sospeso di fare la sua confessione in publico, ma che volea però farla privatamente e segretamente per tranquillità dell'animo suo, e ch'andando in Italia, ella avria seguito il Consiglio del Re, o nel manifestare publica, o privatamente la sua religione a questo, o ad altro Papa tacendosi affatto, ed insomma facendo quello ch'il Re avria trovato buono.A quest'effetto l'Arciduca avea pensato di ricevere la Regina, e di farla alloggiare in pafilazzo a Brusselles con ogni grandezza, e poi nell'oratorio del pallazzo assistere alla sua confessione segretissiman1ente coll'intervento solo di lui Arciduca, Pimentel, Conte di Fuenseldanna, Segretario di Stato, e di quel Padre Dominicano che


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ha titolo di Segretario dell'Ambasciata, e che l'Arciduca avea detto essere neccessarissimo, ch'io ancora vi fossi presente per potere recare all 'Imperatore un sì giocondo avviso, testimoniandogli di vista come tutto l'atto si fosse passato. Vado in Corte, dove la Regina non esce per essersi fatta salassare al piede, poi desino con Madama di Saavedra; doppo desinare viene il Segretario della Regina a pregarmi ch'io voglia intendere appresso la Regina per un certo Bruikhonin, accioché abbia la grazia d'essere fatto suo gentil uomo della camera; vado la sera a Corte, ma la Regina, la quale avea salassato il piede, non esce, né vi è Comedia. Alli 17. La mattina parte il corriere Bruni per Colonia, e per seguire di là il suo viaggio. Il Padre Manderscheid viene a vedermi, e Monsieur de Saint Malò, e Perera; vado a Corte, dove la Regina giuoca meco a scacchi, e mi dice desiderare ch'io l'accompagni in Italia. Doppo desinare vado fuori in carrozza colla Regina, dove ella mi chiede perché il Conte Andrea mio cugino non gli abbia chiesto l'ordine d'Amaranta; e perch'io gli rispondo ch'egli se n'è astenuto per rispetto: ella soggiunge che domandandolo egli l'avrà. La sera si rappresenta la Comedia Heraclius. Gli Spagnuoli danno in proprietà al Principe di Condé la piazza di Capelle e Castelet, in vece di quelle di Stenay e Clermont, che gli hanno tolto i Francesi. La Regina promette l'ordine d 'Amaranta alla Contessa d 'Estrè ed a Madama Saavedra. A11i 18. La mattina vado a Corte; la Regina non esce, doppo desinare la sera vado a Corte dove si fa la Comedia detta Il Cid. A11i 19. La mattina Madame Saavedra va alla barca per Brusselles, la quale era già partita; vado a Corte, ma la Regina non esce, e la sera torno alla Corte, dove si rappresenta la Comedia Ladislaus. A1li 20. La mattina, la Regina manda a chiamarmi per giuocare a scacchi. Il doppo pranzo si va sul corso con Madama Saavedra, la quale parte la sera per Brusselles. Si va alla Comedia, cn'è di Plauto tradotto in Francese, e vi si trovano in maschera la Principessa Palatina già Regina di Boemia, e la Contessa d'Hohenzollern. A1li 21. La mattina vado a Corte e giuoco con la Regina a scacchi; il doppo desinare visito Madama Marcaderas e la Freyle, poi visito Donna Susarina. Non ci è Comedia la sera, e la Regina non esce. A1li 22. La mattina vado a Corte, dove giuoco colla Regina a scacchi, e piglio licenza; il doppo pranzo alle 3 ore parto d 'Anversa per Armentières con cavalli di nolo ed arrivo la sera a 3 ore a Gand. Alti 23 la mattina parto innanzi giorno, e rinfresco alle 9 ore a Gand. NB. Li soldati della guarnigione del Castello di Gand, come ancora quelli del Castello d 'Anversa, non sono pagati e vanno accat-


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tando e mendicando. NB. La Regina giuoca a scacchi con tre, o quattro persone, che la lasciano vincere a bello studio per compiacenza, ond'ella s'immagina nel giuoco quello che non è, così fanno tre, o quattro Ministri d'accordo al Re nelle cose politiche, onde Bonus cautus, optimus venditur Imperator. La sera alloggio ad Arlebek, una lega di Courtray. Alli 24. Arrivo la mattina alle 8 ore a Menin, dove sto aspettando il convoglio d'Armentières, il quale arriva a mezo giorno, ed alle 4 ore di sera sono ad Armentières, dove il Conte Andrea mi fa ogni sorte d'onore e d'accoglienza, e mi dice di non avere fatto sparare il cannone al mio arrivo per non dare allarme all'essercito, il quale era vicino; egli vuole ch'io dia la parola.Alli 25 si va alla messa a' Gesuiti. Molti uffiziali, ed alcune dame sono a desinare. Il Conte ha da mille fiorini il mese dal suo Governo. Alli 26. La mattina parto da Armentières e rinfresco a Menin. La sera vado a Vif. Li Paesi della Fiandra e del Brabante si sono riscattati dai quartieri, e la soldatesca alloggia sulle frontiere. Alli 27. Vado a rinfrescare a Gand, la sera alloggio a tre ore di là. Alli 28. Arrivo la mattina alle 9 ad Anversa, vado a Corte, giuoco colla Regina a scacchi; la sera non vi è Comedia. Alli 29. Piglio la mattina 20 grani di polvere di Werwick, e sto in casa. Alli 30. La Regina manda Monsieur du Piquet a visitarmi. La sera vado in Corte, dove la Comedia si giuoca. Al 1° decembre. La mattina vado a Corte, e trovo la Regina nella sua galleria, alla quale chieggo licenza d'andare a Brusselles. La sera s'ode la Comedia. Alli 2. La mattina alle 7 ore parto colla barca per Brusselles dove arrivo la sera alle 4. Alli 3. La mattina vado in Corte, dove l'Arciduca mi dà subito audienza, e comincia a dirmi ridendo:"Non so s'io vi abbia da trattare di maestà, o come, poiché il penultimo ordinario ho letto nelle gazette, che la Regina di Svezia vi sposava". Mi chiese poi se detta Regina mi avea detto cos'alcuna dell'intenzione de' Svedesi, poiché l'Imperatore ne stava in gran gelosia, e perché io gli dissi, eh' io non pensava che la Corona di Svezia communicasse addesso i suoi segreti alla Regina, soggiunse egli: "Così penso anch'io. Ma grazie a Dio ch'ella rimane in quell'intenzione d 'abbracciar la religione; io gli darò questi appartamenti, ed ho scritto all'Imperatore ch'io vi ho commandato di restar qui sino a tale dichiarazione, accioché gliene possiate poi fare distinta relazione; dubito però che dispiaccia alla


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Regina ch'il Re non approvi la sua gita in Italia poiché ella vi era grandemente inclinata, ma a questi lunghi viaggi si richieggono molti danari". Mi chiese poi l'Arciduca delle cose d'Inghilterra, e poi disse: "Orsù ci rivedremo altre volte" e si ritirò. Doppo che l'Arciduca ha desinato, vado a desinare col Marchese Mattei dove sono il Barone di Tremblet e l'Arcivescovo di Besançon , ed il Vescovo d 'Ypres. Doppo desinare visito il Conte di Fuenseldanna, il quale stava appresso al fuoco con molta quantità di cavaglieri all'intorno. Discorre meco qualche tempo poi mi domanda, s'io voglio gire a sedere nella camera; io faccio il mio complimento, dicendo d'aver solo volsuto soddisfare a questo debito senza recargli altra incommodità nelle sue occupazioni, e piglio licenza, e me ne vado, accompagnandomi egli sino alla scala. Doppo vado a visitare Madame Gonzaga e Madame de Saavedra. AJli 4. La mattina vengono a visitarmi il Capitano la Monille. il Duca d'Arescot ed il Marchese Bentivoglio. Vado in Corte a veder desinare l'Arciduca. Doppo desinare vengono a vedermi due Cavaglieri fiorentini, l'uno è Zeffirino, e poi il Conte di Nassau, il giovane, fatto Catolico. Li Generali di Spagna non hanno intelligenza alcuna, l'uno fa caricar di polvere un cannone ch'era imboccato da una palla nimica per cacciar la palla, e fa scoppiar il cannone; l'altro presa la corna di Guiche, dice che sono ben sicuri, alloggiati dietro al parapetto, poiché l'inimico avrà l'istesso fastidio a cacciarli, ch'essi hanno avuto ad occuparlo. Gli uffizi non si dànno se non a becchi, o ruffiani, o poltroni, accioché li bravi non abbiano a rinfacciar la codardia agli altri. Molti soldati sono yillani li quali non servono ad altro, ch'a passare le mostre ed alle comparse, ma nel combattere fuggono, e sono solamente piazze morte; li soldati non hanno fede nissuna, né confidenza nei Generali, onde ogni volta che si viene a combattere credono anticipatamente di dovere essere battuti. Il Segretario del Conte Fuenseldanna, per quanto si dice, viene messo in prigione. Alli 5. La mattina vado alla Corte , dove veggo desinare l'Arciduca. Il doppo desinare viene il Barone d'André a vedermi, e viene anche per vedermi il Barone di Tremblet, ma io non sono in casa: vado a visitare Mademoiselle de Beauvais, e Madame Gonzaga. Il Conte di Fuenseldanna fu la sera per condurmi, ma io non fui in casa. Alli 6. La mattina vado a visitare il Duca d 'Arescot: poi vado a Corte, e veggo mangiar l'Arciduca. Il Navarra tira a parte il Duca d'Arescot e parla con esso lui: si dice ch'egli, i suoi beni, e li suoi


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interessi vengono mal trattati. Vado a desinare col Duca d' Arescot, e vi è anche il Conte di Ligneville, di meza età, pelo biondo, che tira in rosso, e di taglia assai bella, tendente al grosso. La tavola è servita sontuosamente a 3 servigi, e poi le frutta, e ciascun servigio a sei piatti reali, e sei tondini posti con ragusti sopra li suoi piedi: siamo cinque a tavola. Doppo desinare vado a vedere Madame d'Estrè, la quale è in letto con un poco di febbre. Alli 7. La mattina vado all'Audienza dall'Arciduca, e gli parlo della raccomandazione a Neuburg per Schwartzenberg, della raccomandazione del Conte Andrea per il governo di Montmédy, della mia raccomandazione all'Imperatore per il mio interesse colla Camera, del mio negozio di Passau, del cattivo stato di quest'Armata, e poca apparenza ch'ella possa mai operar cosa buona, e ch'egli Arciduca deve pensare alla Casa, al Servigio del Re, il quale non è sempre come col fine degli Spagnuoli, ed alla sua riputazione, la quale periclita, onde dovria piuttosto, quando non ci sia altro rimedio, non andare in Campagna, ma ch'il vero rimedio sarebbe un buon corpo d'ArmataAlemanna, ed agire per diversione dalla parte dell'Alsazia e di Borgogna. L'Arciduca mi risponde a tutti i punti con somma umanità, e clemenza, e sincerità. Doppo vado a visitare Bentivoglio, ed il Barone d'And.ré, poi torno in Corte a vedere a desinare l'Arciduca. Doppo desinare visito Madame la Queva, Varfusé, e Mademoiselle Montenack, e la sera vengono a visitarmi l'Arcivescovo di Besançon ed il Marchese Marne, Borgognone, e Monsieur Saint-Malò. Alli 8. La mattina visito il Conte di Saint Hellaird, poi vado a Corte, dove vedo a mangiare l'Arciduca. Il doppo pranzo visito Madame Gonzaga. Alli 9 . La mattina vado a vedere il Presidente Violet, l'Arcivescovo di Besançon ed il Marchese Marne. Vado in Corte a vedere desinare l'Arciduca. Doppo desinare vengono a vedermi il Visconti, il Colonello Wolff, ed il Rodolfi, la sera visito Madame Saavedra. Alli 10 la mattina visito Monsieur Saint-Malò, D. Stefano d i Gamarra, e veggo il Duca di Lorena; poi veggo mangiare l'Arciduca. Doppo desinare vengono a vedermi li 5 Bolognesi, Monsieur Tremblet ed il Conte di Mey; la sera visito Madame d'Estré. Il Conte di Mey è fratello di Bussigni, Conte della Regina d'Inghilterra, ch'in p resenza del Re, mentre egli giuocava a scacchi, facea por un écran fra lei e il Re per godersi col galante, ch'era un inglese, nominato German, onde si dice de' figli: Pater Anglus, mater Galla, filii

Germani.


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Alli 11. La mattina visito il Colonnello Wolff, il Conte di Bruay, Monsieur de Tremblet, il Conte di Porzia; li Padri Seger ed Holland. Poi vado in Corte, dove veggo desinare l'Arciduca. La sera vado a Corte, e veggo pur cenare l'Arciduca. A1li 12. La mattina viene da me il Conte di Bruay, poi vado a Corte e veggo arrivare il Principe di Condé, il quale va pure a scendere in Corte, e l'Arciduca lo riceve alla metà della seconda anticamera, e gli dà la diritta, sta quasi una mez'ora con esso lui nel cabinetto, poi esce e l'accompagna sin alla fine della seconda anticamera. Io bacio la mano al Principe e lo servo sin alla sua carrozza. Doppo desinare vado a fargli riverenza nel suo pallazzo, e lo trovo affabile e cortesissimo. La sera vado a visitare Madame Saavedra, e doppo vengono da me il giovane Conte Kinsky ed un gentil uomo venuto d'Inghilterra. Alli 13. La mattina visito il Conte di Mey, e vado alla Corte, dove veggo desinare l 'Arciduca. Doppo pranzo visito il Principe di Wittemberg, ed il Principe di Nassau, poi vado a Corte dell'Arciduca il quale mi dice avere pensato alla diversione del lato d 'Alsazia, e che penserebbe buono mandarci il Principe di Condé con rinforzi di gente ed altro, il che servirla anche a sgravarsene di qui, ma che per avere poi Brisach dalle mani di Condé, saria la medesima difficultà che da' Francesi, e mi dice di far complimenti alla Regina; la sera visito Mademoiselle de Beauvais e Madame de Gonzaga. Alli 14 . La mattina parto alle 8 colla barca ordinaria da Brusselles, ed arrivo alle 3 ½in Anversa. La sera vado in Corte, dove la Regina mi dice della nuova, venuta da Genova, ch'ella mi avea commandato di venire qui per isposarmi, e che anche d 'Olanda scrivevano, ch'il Re di Spagna ripudiava la moglie per pigliar lei (la Regina) in moglie, e volta al Presidente la Violet disse: "Io sono troppo serva del Re, e troppo amica del Montecuccoli per augurar questo male né all'uno né all'altro". Poi si va alla Comedia, la Regina parla della pretensione, ch'avea il Principe di Condé d 'essere da lei ricevuto e trattato giustamente, come l'Arciduca, e ch'ella avea risposto ch'ella conosce da troppo bene i Principi del mondo per non conoscere le differenze: che l'Arciduca era stato da lei ricevuto in tal modo come rappresentante la persona del Re, come Infante di Spagna, e che non lo tratteria p iù così: ch'ella non avea mai capitulato di sua vita in simili cose , onde non lo sapeva fare; ch'ella avria ricevuto il Principe alla seconda anticamera, ed accompagnatolo anche nel medesim o modo, e che ciò dovria bastargli: ch'altramente l'avria dispiaciuto di non poterlo vedere ma, che non avendolo visto sin


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ora, potea anche passare il resto della sua vita senza vederlo; che s'egli stava col capello in mano dinnanzi al Duca d'Orleans coperto, e se dalla Regina di Francia era trattato senza cerimonia alcuna, non potea trovar male li trattamenti della Regina; che lo avrebbe trattato, come la Regina di Francia Maria Medici trattava qui il Cardinale Infante. Il Pimentel dice ch'il Re ha fatto sapere alla Regina ch'ella faccia conto d'essere nel suo Regno e ch'ella tratti le persone come s'ella fosse nel suo Regno medesimo; ch'egli avrà ben caro tutte le cortesie ch'ella farà al Principe di Condé, come suo collegato e Principe di cui egli fa grande stima. Il Padre del Principe di Condé fuggito in questi Paesi sedeva sul banco de ' Grandi di Spagna e veniva trattato d'Eccellenza dall'Arciduca Alberto, sì com'anche gli Ambasciatori del Re lo trattano del pari, ed in terzo luogo questi devono la precedenza. Alli 15. La mattina vado a visitare l'Ambasciatore di Spagna, il quale mi prega a desinare; vado con esso lui alla messa ed in Corte, e poi a desinare. Doppo desinare visito Mademoiselle Rossi, poi la Regina manda a chiamarmi, e mi dice ch'io pigli la fatica di fermarmi fm che venga il Principe di Condé; intanto vengono più volte il Presidente la Violet, e Lainé per chiedere alla Regina diversi temperamenti nel ricevimento: ora che la Regina gli dia audienza nel cabinetto, ora ch'ella lo riceva incognito, ora ch'egli la sorprenda; nìa la Regina non parte mai dalle prime risoluzioni, e dice di spiacergli molto che la qualità di Regina la oblighi a dar dispiacere al Signor Principe, e ch'egli rimanga se vuole di vederla, che ciò non importa, e ch'ella non lascierà per questo d'avere ogni gran stima del Signor Principe. In fine gli dicono li Deputati, che la Regina non faccia già alcuna cerimonia e eh' egli verrà in mischia con li suoi Cavaglieri, e così viene (poco prima era venuto il Duca di Wittemberg a riverire la Regina) ed entrano nella solita camera di Audienza della Regina, il Presidente la Violet, e Lainé, e Budweil, e Beauvais, ed altri, che la Violet dà a conoscere alla Regina, e gli s'inchinano; poi nella folla viene anche il Principe, il quale fa il suo complimento alla Regina, ed essa si scusa che l'unica qualità, ch'ella tiene di Regina, non la lascia fare quello ch'ella vorrebbe; essa lo tratta una volta o due d'Altezza, poi s'entra in altri discorsi e si sta in folla, ed in circolo intorno ad essa Regina una buon'ora; poi la Regina fa un complimento al Principe, e si ritira verso la partenza, ed il Principe se ne va: nell'intervallo, che si tratta il modo del ricevimento, la Regina giuoca meco agli scacchi. Alli 16. L'Ambasciatore Chanut disse già alla Regina, che s'ella


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fosse passata per Olanda, come s'era detto, gli avria fatto qualche proposizione per la pace delle due Corone, ma ch'essendosi ella dimostrata così parziale nell'essere venuta immediatamente negli Stati del Re, egli non ci vedeva più modo. La Regina gli rispose ch'essendosi sparso grido, ch'ella si faceva catolica, non giudicò bene di passare per una provincia, dove <per> il credito che hanno gli Svedesi avriano potuto arrestarla; Chanut rispose, ch'essendo così, e tenendo la Regina l'animo suo indifferente, questo bastare, e ch'ella veramente era l'unica mediatrice ch'avria potuto aggiustare le cose; al che la Regina replicò, ch'ella si saria molto volontieri impegnata in cose di tanto servigio alla Cristianità, e che sì come ella offeriva l'opera sua, così vedesse egli Chanut che risposta n'avria dalla sua Corte, e ch'ella avria similmente così procurato di risap ere della parte di Spagna. Qualche mese doppo, Chanut scrive una lettera alla Regina nella quale dice , ch'essendosi sparso grido ch'egli per la parte del suo Re abbia domandato la pace, supplica la Regina a credere ch' il suo Re è in istato, e massime co' vantaggi acquistati in questa Campagna, di dar la pace agli altri e non di domandarla; alla qual lettera con premura la Regina risponde, che per segno dell'affezione ch'ella porta al suo Re, non sapria augurargli meglio, che la pace. La mattina viene da me il Padre Manderscheid, poi vado dal Principe di Condé, col quale doppo essere stato qualche tempo, vado con esso lui in carrozza dalla Regina, la quale lo riceve senza cerimonie nella sua galleria, poi doppo qualche tempo dice ch'egli è tempo di passare, e passa alla sua stanza ordinaria, di dove ella fa la riverenza, e si ritira nella sua foggia ordinaria nel suo gabinetto, e tutti vanno a casa: Lainé mi dice ch'il Principe di Condé non può cedere in cosa alcuna all'Arciduca, e che bisogna che la Regina sia mal informata, o mal consigliata; ch 'il primo Principe del Sangue è stimato all'eguale dell'ultimo figlio del Re, che ha tutti 'suoi uffiziali, come il Re, ed irregistrati nel medesimo modo, e che dove in certi luoghi il Re va per una scaletta particolare, il primo Principe del Sangue parimente ci va, e non altri; ch'egli s'era preso questo temperamento ed ispediente d 'essere ricevuto senza cerimonie sino a tanto, che la Regina si sia meglio informata. Doppo desinare la Regina manda a chiamarmi p er giuocare a scacchi; la sera viene il Principe di Condé senza alcuna cerimonia, poi si risale alla camera della Regina; il Principe serve la Regina della mano, essa si ritira al suo cabinetto, ed il Principe si licenzia. Il Duca di Wittemberg fu per vedermi, io non era in casa. Il Presidente Violet mi visita. Alli 17. La mattina il Principe di Condé va via colla barca ordina-


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ria di Brusselles. Vado la mattina a·corte, e doppo desinare esco colla Regina in carrozza sul corso, poi giuocano con essa a scacchi sino che arriva D. Antonio, il quale parimente si mette a giuocare, ed io leggo La Cleopatra: D. Antonio viene per visitarmi, ma io non sono in casa. Alli 18. La mattina, il giovane Conte Porzia viene a vedermi; io vado a rivederlo, e lo conduco a Corte, dove l'introduco a far riverenza alla Regina. Doppo desinare la Regina manda a chiamarmi per giuocare a scacchi, la sera vado colla Regina in carrozza alla Comedia, che rappresentano) Li Pittori. Poi si torna a Corte, dove il Conte Fuenseldanna è alla porta a inchinarsi alla Regina nell'uscir di carrozza, e la serve di sopra nella sua camera, dove doppo aver qualche poco parlato colla Regina, essa lo licenzia, e si ritira. Il Marchese di Risbourg ed il Colonnello Wolff vengono a vedermi. Al.li 19. La mattina vado a vedere il Conte di Fuenseldanna, poi vado in Corte, dove arriva il detto Fuenseldanna, il quale è introddotto dalla Regina nella Galleria i11sieme col Pimentel, e sta un pezzo colla Regina, la quale passa poi di là alla sua camera ordinaria, e di quivi si ritira nel cabinetto. Doppo desinare verso sera arriva il Duca di Lorena, il quale visita la Regina, che lo riceve senz'alcuna cerimonia. La sera si rappresenta la Comedia Sophonisbe, e doppo la Comedia Fuenseldanna ed il suo seguito si licenzia dalla Regina. Alli 20. La mattina vado a vedere il Duca di Lorena, poi vado a Corte, doppo vado a desinare col Pimentel. Il doppo desinare il Duca di Lorena va a visitare la Regina e si licenzia, poi va a restituire la visita al Pimentel. Doppo esco con la Regina in carrozza sul corso, la sera si rappresenta la Comedia, il Menteur: ci è il Duca di Lorena il quale doppo si licenzia dalla Regina. Alli 21. La mattina viene il Polwitsky a visitarmi, poi vado a Corte, e doppo desinare viene a vedermi Monsieur Perera. Esco colla Regina in carrozza, e la sera si fa la Comedia. Alli 22. La mattina il Pimentel viene a vedermi. La Regina ha avute buone risposte di Svezia, ch'il Flemming è in possesso de' suoi beni, e che si sta per comprarli nel Regno, onde la Regina farà poi dissegno d'investire il danaro la metà in beni stabili e l'altra metà tenerli in banco per riaverli subito ad ogni suo piacere. Il Principe di Condé sta tuttavia sulle pretensioni d 'essere trattato dalla Regina come l'Arciduca, quando ella sia bene informata com'egli è trattato in Francia. Il Principe di Condé non vuole anche ricevere Pimentel altrimenti che l'Arciduca, il quale lo fa coprire, gli parla in termini differenti dell'ordinario, e nella capella gli dà luogo nel posto degli


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Ambasciadori, ma vi è gran disparità, mentre che l'Arciduca rappresenta il Re, riceve il Pimentel nel pallazzo del Re, ed il Principe di Condé non rappresentante il Re, lo riceve in casa propria: il Duca di Lorena visitato dal Pimentel lo riscontra fuori della camera sul cortile, gli dà in camera il primo luogo e l'accompagna fuori sino alla carrozza, poi gli restituisce la visita: il Principe di Condé ricevè la prima volta il Conte di Fuenseldanna fuori della sua camera, lo fece sedere in una sedia pari alla sua, e l'accompagnò fuori della prima anticamera; doppo la seconda volta l'ha ricevuto due passi nella sua camera, non gli ha dato il luogo e l'ha accompagnato poco. La Regina nel ricevere il Pimentel gli va incontro tre o quattro passi, lo fa coprire, poi l'accompagna sino verso la porta. Vado a visitare Monsieur de Wichet, poi vado a Corte. Doppo desinare vado a vedere Mademoiselle Susarina. La sera il Conte Pontus de la Gardie viene a visitarmi. Non vi è Comedia. Io visito la Maitresse del Rossi, e rivisito la Gardie. Alli 23. La mattina buon'ora visito Monsieur Polwitsky, e Monsieur Swan. Poi alle otto e meza la Regina si mette in carrozza nella quale sono solamente il Pimentel ed io, (e quivi si progetta il conquisto dell'Oriente), e va a Wilbruk, dove l'Arciduca era già sul luogo della discesa per ricevere la Regina, la quale egli prese a servire per la mano, e la messe in carrozza, dov'egli anche entrò; il Conte Salazar prese seco nella carrozza di Corte il Pimentel e me; gli altri gentil uomini ebbero altre carrozze, e si va ad una casa dove l'Arciduca, doppo aver condotto la Regina al suo appartamento, si ritira un poco nel proprio, poi va di nuovo alla Regina, e si mette a tavola a desinare in questo modo. Regina

Doppo desinare si sale di nuovo in carrozza, e si va alla barca nel cabinetto della quale entra la Regina, l'Arciduca, il Pimentel ed io, e giuochiamo più volte il Pimentel ed io, colla Regina a scacchi. Si


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arriva a Brusselles alle 9 ore di notte, e nel scendere la Regina si mette nella sua carrozza, pigliando seco l'Arciduca: il Conte di Fuenseldanna pigliando seco Pimentel; e gli altri camerieri dell'Arciduca e gentil uomini della Regina ed io ci mettiamo nelle carrozze di Corte; nel ricevere la Regina si fa lo sparo dell'artiglieria; la cittadinanza è in arme e spara i moschetti, ma senz'ordine di buona salve; l'illuminazione è alle finestre e per le strade; la gran campana suona e tutte le strade e finestre sono piene di gente e di carrozze. Giunta la Regina al suo appa.r tamento, l'Arciduca si ritira di sopra per la scala segreta. Il Principe di Condé viene a visitare la Regina, la quale lo riceve senz'alcuna cerimonia. Mangia ritirata. Due Reggimenti di Lorena fuggono tutti intieri e vanno al servigio de' Francesi. Alli 24. La mattina vengono a visitarmi il Marchese Spinola, il Conte Kinsky e li Signori Bolognesi; poi vado a Corte. Il doppo desinare vado in Corte, dove il Duca di Lorena visita la Regina, e poi nell'uscire, mi vi trattiene molto nell'anticamera, mi racconta dei due Reggimenti che gli sono fuggiti, ed iti all'inimico, mi racconta che ritiene gli alimenti alli figli di Madame Contenoy, perché ella ha cacciato via una donna, ch'il Duca Carlo gli avea dato e fatto venire di Lorena, e mi racconta con somma confidenza altre particolarità de' suoi interessi: il Principe di Wittemberg, ed il Presidente Violet sono a mia casa a vedermi, mentre ch'io era fuori. La Regina desina, e con essa l'Arciduca. La sera vado a Corte ed alle 9 ore l'Arciduca, sotto pretesto di tenere una conscritta per l'elezione del Re de' Romani, passa alla camera della Regina dove entrano il Conte di Fuenseldanna, il quale ha la precedenza come Ambasciatore in Inghilterra al defunto Re, titolo datogli accioché possa coprirsi innanzi all'Arciduca, Pimentel, Navarra, ed un frate zoccolante sotto nome di Segretario dell'Ambasciatore, ed io. Quivi segretissimamente la Regina fa la sua Confessione catolica, nella quale legge il Credo e specifica di credere la transustanziazione nella Cena, la Chiesa Romana Catolica; il Purgatorio, l'Indulgenza, l'autorità infallibile della Chiesa, le tradizioni Apostoliche, ed Ecclesiastiche, l'interpretazione della Scrittura S·e condo il senso della Chiesa Catolica Romana, e principalmente del Concilio Tridentino, e promette e giura d' essere Catolica, doppo di eh' ella si mette a ginocchioni, ed il frate dice a mente un Salmo dov'è il versetto "cor meum crea in me, Deus" ed altre orazioni, poi gli dà l'absoluzione dall'Eresia. Ognuno si rallegra con essa lei, ed intanto il cannone, ch'era destinato per dar segno dell'accender i lumi per fuochi di gioia, che continuano tre giorni,


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viene a sparare, quasi applaudendo alla Confessione fatta dalla Regina. Io vado a far collazione col Signor Navarra, e vi è anche il Punente!, poi torniamo a Corte, ed andiamo con la Regina in una tribuna a sentire la messa della meza notte sotto spezie d'udire la musica e di vedere le cerimonie. Alli 25. La mattina vado a Corte, dove la Regina sotto pretesto d'udir la musica e di vedere le cerimonie, va alla messa cantata in una tribuna, dove non entra se non il Navarra ed io colla Regina. L'Arciduca va apertamente nella Chiesa dentro alla sua cortina, ed il Duca d'Arescot nel banco de' Grandi, gliA.mbasciadori Fuenseldanna e Punentel nel loro, etc. Poi la Regina mangia sola in publico. Doppo desinare torno a Corte, e verso la sera il Duca di Lorena ha audienza publica. La Regina sta in piedi appoggiata alla tavola; il Duca di Lorena dinanzi a lei si copre, poi partendosi, la Regina lo accompagna fuori della camera dell'Audienza e fuori della pruna anticamera sino su la porta della seconda anticamera: poi viene alla audienza la Duchessa d'Arescot, la quale siede dinanzi alla Regina in una sedia bassa, mentre che la Regina sta nella sua sedia reale. Poi ella entra nel suo cabinetto dove sono altre donne ed alcuni Cavaglieri. Al Vespro, la Regina va udire un motetto cantato doppo il Magnificat. Alle 9 ore e meza si fanno giuocare li fuochi d'artifizio, e l'Arciduca viene a tener compagnia alla Regina nel vedere i fuochi; l'altre darne ed alcuni Cavaglieri sono nell'altra camera. Doppo i fuochi l'Arciduca viene colla Regina, il Punentel come Ambasciatore, ed il Duca d'Arescot come Grande, il primo su la mano diritta, l'altro su la mano manca della tavola stanno a vedere a cenare e si coprono. Si fa la musica durante la cena.Vengono le nuove che li Francesi si mettono insieme alle frontiere, e che stanno per ravviare quei primi quartieri. L'Arciduca se ne lamenta meco, deplora la condizione dei tempi, il mancamento del danaro e de' quartieri, la poca intelligenza e disciplina nell'Armata, e mi dice che stunerebbe molta fortuna l'avere buon'occasione d'essere richiamato e ritirato di qua. Alli 26. La mattina vengono a vedermi il Caraffa, Colonello di cavalleria, ed il Duca di Wittemberg. Dice Caraffa ch'il Principe di Condé ha fatto meraviglie nell'occasione, e che senza la sua gente e la sua condotta tutta la fanteria Spagnuola era tagliata a pezzi: Spagnuoli non valenti, né soffrono chi fè. Vado ad augurare le buone feste al Principe di Condé, il quale dice di voler venir a vedermi. Poi vado dal Duca di Lorena, poi in Corte, dove la Regina mangia in publico, e mi dice ch'io vada alla sera alla Comedia. Il doppo pranzo visito il Conte di Fuenseldanna,


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poi Madame Saavedra, poi vado a Corte, dove s'ode la Comedia che rappresenta Li tre Orazi. Il Conte d'Hennin viene per vedermi, ma io non sono in casa. Alli 27. La mattina vado a vedere li Signori Italiani, poi vado a Corte, dove chiedo licenza alla Regina di ritornarmene alla Corte Cesarea. La Regina mi dice ch'io deva restar ancor più lungo tempo, e che farà commandarmelo dall'Arciduca, pur finalmente mi dice ch'ella scriverà all'Imperatore. Vado a desinare col Pimentel, dove è anche D. Gaspare Bonifacio, e subito doppo desinare vado colla Regina in carrozza sul corso, dove sono ancora Pimentel, Salazar, Bonifacio, la Queva, ed io; la Regina, benché senza capello, ci fa coprire tutti. Io ho audienza dall'Arciduca e durante l'audienza viene il Principe di Condé per vederlo, onde l'Arciduca va a riscontrarlo sino alla porta della seconda anticamera. La sera si va alla Comedia ch'è l'Alcionée; poi si vede mangiare la Regina ritirata. Il Principe di Condé non può aggiustarsi di vedere la Regina, perché egli vorria essere trattato più di quello ch'è il Duca di Lorena, ed avea proposto, di cedere dinanzi alla Regina e di tenere il capello in mano; ma la Regina disse a Lainé, ch'ella non potea trattare il Principe altramente di quello ch'ella faceva Lorena, e perché Lainé soggiunse il Principe esser Primo Principe del Sangue, e che li Duchi di Lorena istessi gli aveano sempre ceduto in Parigi, la Regina gli risponde: "Voi mentite in tante altre cose, ch'io non so come io vi possa credere" ond'egli soggiunse egli essere uomo d 'onore, e la Regina replicò, ciò potea ben essere ma eh' egli forse mentiva per costume di servire il suo Principe. Scrivono di Spagna apostamente che non posson mandare qui in Fiandra alcun soccorso, e che però si vada su la purissima difensiva, perché vogliono applicare intieramente alla Catalogna. Il Principe di Condé ha scritto in Ispagna, accioché Fuenseldanna sia levato, al che hanno risposto, ch'aspetteranno le disposizioni che in caso tale faria l'Arciduca. Alli 28. La mattina vengono a vedermi il Padre Holland, ed un mandato della Principessa vecchia di Simé. Io vado a vedere il Marchese di Risbourg, ed il Conte Strozzi, poi vado in Corte, dove l'Arciduca mangia colla Regina, l'Ambasciatore di Spagna alla diritta della mensa, ed il Duca d'Arescot alla manca assistono in piedi e si coprono, ma quando la Regina, o l'Arciduca beve, si levano il capello. Doppo desinare la Regina esce in corso, ed ha seco in carrozza l'Arciduca solo. Il Padre Manderscheid viene a vedermi. Alli 29. La mattina vengono a vedermi il Presidente Violet, il


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Conte di Schaffkotsche, e due altri Cavaglieri. Vado in Corte dove presento all'Arciduca li miei memoriali toccanti l'interesse di Passau, e quell'altro, che ho colla Camera Aulica, e gli dico che la fortuna ad altri è madre, ad altri è matrigna, ch'io ho servito dal principio della guerra sino alla fine nell'Armata di Sua Maestà, il che non ha fatto nissun altro; che la mia servitù non è stata sempre inutile, sì come dimostrano varie lettere ringraziatorie di Sua Maestà, e di S. A. Serenissima, ch'io ho ricercato d'abilitarmi al servigio di Sua Maestà non solo nelle cose della guerra, ma anche in quelle della pace, e ch'in ogni modo non solo non ho ricevuto le minime grazie o avvanzamento da Sua Maestà doppo la pace, ma che né meno ho ricevuto il rimborso del mio proprio anticipato nel suo Imperia! Servigio contro ogni equità e giustizia; ch'io non chieggo se non questo rimborso, né chieggo per ora alcun avvanzamento, se bene mi rincresca d'aver sempre a star Cameriero; ma poiché il Marchese Massimiliano mio cugino mi ha spedito un corriero apposta, ch'io deva subito trasferirmi in Italia, scongiurandomi per quell'amore ch'io porto a tutta la nostra famiglia ed al mio interesse particolare, né sapendo io che cosa egli voglia, o che sia per far testamento, o che sia per accasarmi, o per altro, io subito giunto in Corte domanderò licenza di passare in Italia per vedere che cosa è, e secondo quello regolerò le mie pretensioni; ch'io stimo bene che qualcheduno entrato di repente nel favore, piglia in urto tutti quei Servitori, che sono più vecchi di lui. Risponde l'Arciduca ch 'egli conosce di lungo tempo il mio merito, ch'egli raccomanderà il mio interesse come suo proprio, ch'egli spera ch'io sarò soddisfatto e non avrò occasione di abbandonare il servigio, e ch'egli pensa ancora d'impiegare il Montecuccoli il quale è ora nel fiore della sua età, ed al quale non conviene l'ozio. Vado poi dalla Regina, gli raccomando un memoriale, e la veggo desinare. Il Conte d'Hollach desidereria servire all'Imperatore in guerra, se ve ne s'offre occasione. Desino col Conte di Salazar. La sera vado in Corte; presento la Scrittura alla Regina, e la veggo mangiar ritirata. Alli 30. La mattina visito il Duca di Wittemberg, ed il Duca d'Arescot: questo mi conta il duello del suo fratello Principe d'Arenberg con Lovigni, gentil uomo Lorenese, Capitano dell'essercito del Re. Li secondi si battono. Lovigni ha l'avvantaggio sopra il Principe. La causa della querela fu ch'il Principe disse d 'aver udito dire, che Lovigni avea fatto male nell'occasione ad Arras, ond'egli Lovigni domandò l'esplicazione al Principe, e lo sfidò. Si battono gli uomini per tre ragioni, o per riparare un'ingiuria ricevuta battendosi coll'ingiuriante; o per mettersi in istima, e far parlare di loro, e si bat-


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tono con persone illustri; o per riparare un mancamento di coraggio commesso, e si battono con persone che abbiano riputazione di gran bravura. Vado poi per visitare il Presidente la Violet, ed il Conte Salazar, ma non sono in casa. Veggo Monsieur Lainé, Marigni e Coligni. Poi vado in Corte, dove la Regina mi dice che la Scrittura gli ha molto piaciuta, ed io la supplico a farmi l'onore ch'io la serva, se l'impresa va innanzi, o s'ella non va innanzi a farmi la mia fortuna in Roma col nominarmi Cardinale, al ch'ella risponde nell'uno e nell'altro affermativamente, e con molti complimenti di civiltà, aggiungendovi: "Non vi maritate già voi intanto". La sera vado in Corte, e con la Regina in carrozza, dove sono anche Pimentel e Salazar, alla Comedia. Doppo il ritorno si legge la scrittura nell'alcova (Alqueva in ispagnuolo, ed alcove in francese, è la cameretta dove sta il letto, nella quale si passa per una porta, o per un grand'arco della camera), in presenza della Regina, Pimentel e me, e la Regina propone di copiarla di mano propria, ed abbruggiare l'altra. Alli 31. La mattina vado a vedere il Perera, il quale ha composto un libro per provare che vi sono de' Preadamiti, cioè uomini creati prima di Adamo, fondato sull'Epistola 3a di S. Paolo ai Romani al verso 13, 14, 15, e questo libro è ripieno di questioni curiosissime. Poi visito il Padre Holland, e Padre Manderscheid, ed un istorico Gesuita mi dona il libro De Tribus Dagobertis Francorum regibus. Poi visito il Mattei, il quale mi dice volere corrispondere meco con lettere. Poi il Presidente Violet, il quale dice poter sempre vendere la sua Presidenza per 100 milla talleri. Poi l'Internunzio, poi Ligneville, poi Caraffa. Poi vado a Corte, poi vado a desinare con D. Antonio della Queva che tratta mirabilmente. Doppo desinare il Conte d'Egmont manda a complimentarmi. Poi vado a visitare Madama di Lorena, la quale si tratta d'Altezza, e non si saluta col bacio. La sua figlia è grande e bella. Essa Madama mi prega di rappresentare alla Regina il gran desiderio ch'ella avrebbe d'inchinarla in terzo luogo. Poi visito Madame e Mademoiselle Maquaderas, poi Madame Salazar, poi Madame e Mademoiselle Strozzi, ed il Marchese; poi il Conte di Varfusé, perché il Principe di Condé visitava le Dame, poi Madama Saavedra, poi vado alla Corte, e veggo cenare la Regina, la quale mi dice eh' io sia l'altra mattina alle 9 ore in Corte. Il 1° Gennaio 1655. Il Re di Spagna scrive una lettera ringraziatoria al Principe di Ligne per l'occasione d 'Amls (conforme alle relazioni fatte dall'Arciduca e dal Principe di Condé) onde il Conte Garzia ed il Conte d'Hennin se ne lamentano assai. La mattina visito


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il Conte d 'Egmont, il quale si lamenta che Fuenseldanna gli è contrario in tutte le cose, perché non volse dargli la sua casa ad abitare, onde per dispetto gli hanno fatto dar ordine, che ceda la casa alla Regina, ed a lui dispiace che la Regina non l'abbia chiesta a dirittura, oltre ch'egli è molto incommodato per essere ammalato, per aver molte scritture non ordinate, e per aver ricevuto tutti i mobili con beneficio d 'inventario. Egli sono quattro grandi in Fiandra, cioè il Duca d'Arescot, il Conte d 'Egmont, il Principe di Ligne ed il Duca d 'Havre. Vado poi a Corte; l'Arciduca con la Regina doveano mangiar dai Gesuiti, ma la Regina si fa tirar sangue e non ci va. Desino col Conte d 'Hennin, e doppo desinare visito la Principessa di Simé. Poi vado in Corte, dove la Regina discorre lnngamente meco in suggetto dell'impresa proposta. Alli 2. La mattina vado ad augurare il buon capo d'Anno al Pimentel. Poi vado in Corte, dove l'Arciduca visita publicamente la Regina. Ella va a risco ntrarlo due came re fuori della camera dell'Audienza sin alla porta della sala, poi nel sede re sotto al baldachino si mettono le sedie eguali, e l'una contro l'altra col fianco verso il baldachino, ma i'Arciduca ritira però un poco la sua sedia lasciando la Regina più verso il detto baldachino. (Il prin10 luogo si stima quello della sedia, che voltandole tutte e due con le reni alla muraglia, verrebbe su la mano diritta; l'Arciduca non si scopre mai nel parlare colla Regina). Nel partire, la Regina accompagna l'Arciduca sino all'ultima porta della sala ch'entra nella prima stanza della guardia. La Regina mangia sola, poi io vado a mangiare col Conte Fuenseldanna: la tavola è tonda, ed è servita con sei gran piatti e con cinque tondi posti sopra i piedi rialzati, e si fanno tre portate di lesso, rosto, paste, o latte, poi le frutta. Doppo desinare visito Madame de Guise, poi vado in Corte, ed alla Comedia colla Regina, e vado per visitare il Marchese di Portogallo, ma non è in càsa: questi è d'una linea bastarda di Portogallo, ed ha una Compagnia cavalli, ed il suo zio fu quegli che di calvinista si fece catolico e carmelita, poi lasciò l'abito e fatto prigioniero riprese il calvinismo. Alli 3. La mattina vengono a visitarmi il Padre Manderscheid, Hennin, Caraffa, Principe di Portogallo. Vado in Corte, e con la Regina mangia l'Arciduca. Il Re di Spagna paga-ogni mese 120 milla scudi al Principe di Condé per le sue truppe; dà 30 rnilla scudi alla Principessa ed al figliuolo; paga pensione annuale a Morcin 24 milla scudi, a Lainé 12 milla, a la Violet 6 milla, e ad altri, sì che il Re viene a pagare 2 millioni l'anno a Condé. Doppo desinare viene l'Internunzio a vedermi, poi io visito Madame d 'Arescot, dove è


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anche Mademoiselle sua figliuola, e Mademoiselle d'.Arenberg sorelle del Duca; poi visito Madame de la Queva, e poi Madame di Grimberg, e di Renneburg, e quivi viene anche il Principe di Condé, il quale se ne sta famigliarmente come gli altri cavaglieri. Il Re di Francia avrà di presente da mettere in mare 30 vascelli, e 20 galere. NB. Quando il Cardinale Mazarini portò l'ordine alla Regina per rilasciare il Principe di Condé, il Cardinale gli disse che s'egli volea essere suo amico, lo volea lasciar di prigione, farlo proteggere sempre dal Re e dalla Regina, e mettergli una quantità di piazze in mano: che s'egli non volea essere suo amico, egli Mazarini avria cercato di passare seco alla meglio che potea, e ch'egli usciva dal Regno, ma che non tralascieria però di dargli la libertà, e così ne usò molto generosamente. Alli 4. La mattina vengono a vedermi Lainé, Marigni, Coligni. Poi io esco, e vado a visitare il Marchese di Leyden, il quale non è in casa, il Principe di Portogallo, il Marchese di Tourlon, Saint Etienne, il Caraffa Colonello di fanteria, il Taxis il quale non è in casa. Vado in Corte, e veggo a desinare la Regina, e li faccio sovvenire di spedirmi. Il Zeffirino viene a desinare meco . Doppo desinare vengono a vedermi il Visconti, O.Antonio della Queva ed il Caraffa. Poi io esco e visito Madame di Bourneville, Mademoiselle d'Hennin e Madame Caraffa; la sera vado in Corte, dove veggo cenare la Regina nella sua camera del letto, poi doppo cena vi è musica alla quale interviene l'Arciduca. Alli 5. La mattina vengono a vedermi Ligneville, Bruay, il Conte Taxis, il Marchese di Risbourg col fratello e Monsignor Perera. La Cavalleria dell'Armata potrà essere da 12 milla, e la fanteria da 1O milla. Vado in Corte e veggo desinar la Regina, e doppo vado a desinare col Bentivoglio, e vi sono, anche fra gli altri cavaglieri, D. Bernardo Caraffa e D. Peppo Caraffa. Doppo desinare visito il Conte Taxis, ed il Marchese di Leyden, poi vado in Corte a vedere la Comedia, ch'è il Scevola e ad udir la musica nel quartiero della Regina dove interviene ancora l'Arciduca. Alli 6. La mattina D. Juan detto Segretario dell'Ambasciatore mi porta a soscrivere quella scrittura nella quale sono soscritti l'Arciduca, Fuenseldanna, Pimentel. Il Barone d'André viene a vedermi, e Monsieur Chauchy. Visito il Marchese Bentivoglio, che mi dona un capello con l'ali fodrate di pelliccia. Vado a Corte, dove l'.Arciduca è malato della granella, e della colica; veggo desinare la Regina, poi vado a desinare col Marchese di Risbourg. Doppo desinare vado a Corte, ed alla Comedia, la quale Comedia è L' Heritier ridicule.


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Alli 7. La mattina il Cancelliere dell'Arciduca, Effroy, il qual'è

Canonico, viene a vedermi dalla parte dell'Arciduca, e mi mostra un'altra quittanza d ello Stift <5> Passau per 200 fl. colla quale pare soddisfatto tutto il debito di Passau . Doppo vado a visitare il Conte di Bruay, che non è in casa, ma io veggo il Barone d 'André, e poi visito il Marchese di Mamé ,Arcivescovo di Besanzone. Poi vado a Corte, dove la Regina discorre a lungo e dice che quello ch'appresso di lei ha fatto perdere il credito a Condé, è stato lo sprezzare ed attribuire la fuga nell'occasione d 'Arras a tutti li Spagnuoli, ed a lui solo la gloria: il Conte Garzia racconta il successo d 'Arras, e dice che doppo aver egli chiesto soccorso da per tutto, il Principe comparì solo a due ore di giorno quando l'inimico era dentro alla linea; che nel combattere il ponte, il Principe non vi era, ma D. Gasparo Bonifacio ed alcuni soldati con un alfie re del Terzo del Pimentel; che il Marchese di Guienne , Generale di b attaglia nelle trupp e di Wittemberg, ebbe ordine del Principe, mandatogli per un p aggio, di ritirarsi; il che conferma eh ' egli non ci era. Doppo desinare visito Mademoiselle de Beauvais, poi vado a Corte, dove la Regina mi dà una lettera di complimento per l'Imperatore. La lettera è serrata in picciolo alla Francese con seta, e sigillata dalle due parti con questa soprascritta:

A Monsieur L'Empereur des Romains Monfrère. La Regina dà la parola, cioè a dire il motto di guerra. Alli 8. La mattina vengono a ved ermi il colo nnello Miche!, Monsieur la Violet, il Colonello Caraffa di cavalleria. La Regina dà alli comedianti 2500 franchi p er m ese, e gli dà lice nza di far la comedia in publico; prima dava lo ro 4 milla al m ese , ma senza giuocare in publico. Visito li gentil uomini Svedesi, la Gardie, Wolff, Polwisky, Wrangel. Vado in Corte, dove ho Audie nza dall'Arciduca, il quale mi dà una lettera p er l'Imperatore (me ne dà un'altra p er il Principe d 'Auersberg, raccomandandogli il mio negozio con queste formali parole, che l'Arciduca conoscerà di là quanto l'Auersberg desideri di servirlo, e che questo è il primo servigio, che gli domanda) dove scrive delle cose publiche e delle mie private con q uesti termini: "Stimerò questa grazia, 8 Vescovado .


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come se Vostra Maestà la facesse a me stesso", e poi si riferisce a quello ch'io dirò in voce di più. 1- Nelle cose publiche, che l'Armata è debole, che li quartieri sono stretti, onde la gente si diminuisce piuttosto ch'ingrossa, che non vi sono mezi, né speranza d'averne di Spagna, onde le cose non potriano essere in istato peggiore: che di Spagna hanno bene scritto che manderanno 300 milla scudi il mese che viene, ma quivi saranno compresi li danari, che devono al Principe di Condé, ed il diputato per l'Arciduca, onde per l'Armata rimane pochissimo, oltre che li mercanti non pagano mai se non doppo sei mesi dell' arrivo della rimessa, e la più parte del danaro è già spesa anticipatamente, e se bene scrivono, che manderanno poi anche 500 milla scudi, Dio sa quando verranno. (La Regina non pensa che li Svedesi intraprenderanno cosa alcuna). 2- Il Principe di Condé vive colla sua soldatesca alla peggio, perché il paese non è suo, onde fugge quanto può dalli quartieri, sì che li soldati di quest'essercito che stanno male, fuggono e si rimettono dentro al suo, di sorte ch'egli ingrossa le sue truppe e queste s'indeboliscono, cosa che potria partorire un danno infinito. 3- La Regina ha detto ch'ella si meraviglia della pazienza dell'Arciduca, e s'ella fosse in suo stato, piglierebbe una fregata con pochissime persone e passerebbe subito in Ispagna a rappresentare il bisogno, e non ne partirebbe senza averne i requisiti neccessari. 4- L'Arciduca non è per farlo, ma avendo la sua riputazione per la più cara cosa del mondo, e vedendola stare in bilico, o piglierà questo partito d'andare in Ispagna, se l'Imperatore l'approva, o vedria volontieri d 'essere richiamato in Alemagna dall'Imperatore, per non mettere in compromesso in questa cosa la sua riputazione. Nelle cose private: 1- Riferisce il modo tenutosi dalla Regina nella sua Confessione. 2- Il gusto eh' ella piglia alla musica, nella quale va come in estasi, o appoggiata su le mani, sul cembalo, o sul tavolino. Qui rammemora del suo nuovo tenore chiamato Bonelli. 3- Il suo spirito e modo. Mi dà una lettera in favore di Schwartzenberg al Duca di Neuberg, al quale ho da dire che l'Arciduca si lamenta della sua poca fortuna di non aver potuto aver risposta alla seconda lettera, ch'egli avea scritto al Duca nell'interesse di Schwartzenberg; ch'egli prega ancora di nuovo per lui; che la giustizia e l'equità del Duca fa sperare questo atto; che quand'anche ciò non fosse, l'Arciduca spera che


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il Duca farà questa cosa in riguardo suo proprio, sperando di poter anche una volta rendere al Duca la pariglia in simili, o in altri servigi; ch'in somma l'Arciduca lo desidera con ogni efficacia, e ch'io non lasci entrare in trattato di quella somma di danaro, la quale in ogni modo saria incerta. Mi dà un'altra lettera per il Conte di Schwartzenberg, e mi commanda di fargli relazione d 'ogni cosa, e d 'assicurarlo della sua affezione. Mi dà un'altra per Passau nel mio interesse accioché mi mostrino le quittanze originali d 'aver soddisfatto al credito, ch' io pretendo; e l'Arciduca mi dice di più, ch'egli fa grande stima della mia servitù e della mia persona, e ch'io all'incontro posso fare capitale della sua protezione, p erché o da vicino, o da lontano, cercherà egli sempre di giovarmi. E ch'io d eva alle volte scrivergli; ch'egli riverisce l'Imperadrici e l'Arciduca. Doppo desinare mi visitano il Marc hese di Tourlon , ed il Marchese di Leyden, ed il Padre Manderscheid. Si dice ch'il Re abbia richiamato in Ispagna il Garzia ed il Salis, e che Pimentel sarà Generale dell'Artiglieria per essere poi Mastro di Campo generale, ed in suo luogo*** del Pardo. Vado in Corte, dove mi licenzio dalla Regina e gli bacio la mano. Ella mi dice ch'avendomi con.fidato i suoi pensieri né volendoli scoprire ad altri, desidera che quand'ella mi scriverà, io venga; e ch'io sia sicurissimo in ogni occorrenza della sua protezione e del suo favore. Po i mi dice ch'ella vorrebbe ch'io gli procurassi alcuni musici d 'Italia, ch'ella nominerà e me ne manderà la lista, accioché io glieli faccia venire, accordando con essi loro alla miglior condizione che si possa. Le· lettere ch'ella avea scritt o a Roma per quello saputo negozio, si sono fatte rivocare per parte del Re di Spagna, e la Regina le ha di nuovo in mano. Quivi sono molte dame, e fra le altre Mademoiselle de Montenach, colla quale concerto commercio di lettere, e mi dice ch'io deva solamente indirizzare le lettere alla posta colla soprascritta "A mademoiselle de Montenach soeur de Monsieur le Com te de Varfusé". Veggo ne l cabinetto dell'Arciduca le antichità disseppellite a Toumay, di Childerico Primo Re di Francia, fra quali si veggono anelli, medaglie, sigilli, guardie di spada, ed altre cose descritte ed esplicate dal Dottor Chiflet, il quale mi dona questo suo libro. L'Arciduca fa fare il suo ritratto alla cintura per me, e prego il Conte Attinis a tenerlo appresso di sé a mia requisizione. La Regina saluta il Marchese Castel Rodrigo . Il fratello del Principe di Ligne viene per vedermi, ma io non sono in casa. Alli 9. Parto la mattina all'aprir delle porte con una carrozza di


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nolo da Brusselles ed arrivo la sera in Anversa. Il D. Luigi Malò viene a vedermi; dice che gli anni a dietro, dieci, o 12 anni sono, venivano sempre per lo meno di Spagna tre, o quattro milioni l'Anno, due de' quali erano sempre pagati nel mese di Gennaio e di Febraio e che addesso non venendo cosa alcuna, egli è impossibile, che il paese resista, e che il Conte Fuenseldanna (stantib. reb. protestant.) fa miracoli; ch'il paese si dispera, e ch'avendo il magistrato voluto mettere qui le licenze sopra le mercanzie, come si faceva al tempo della guerra con Olanda, il popolo grida, né le vuole, né può volere, perché venendo le medesime mercanzie lavorate in Olanda e potendo essi darle a miglior mercato, avriano queste a rimaner totalmente morte, né a potersi smaltire. Il Re di Spagna gli deve 200 milla scudi, e questa Pagadoria glie ne deve 600 milla. Il Marchese Spinola chiese di vedermi ed il Capitano Rossi. Ricevo da una persona della casa della Regina la sua medaglia d'oro per il Padre Gentz, nella quale medaglia è scolpita da una parte la testa della Regina, e dall'altra parte una Corona col motto di sotto et sine te. Alli 10. La mattina vengono a vedermi Aliano, Rossi, li due Spinola, li quali mi raccomandano il loro negozio. Viene a visitarmi il Grimaldi, ed il Governatore d'Anversa con li suoi nepoti, ed il Sergente maggiore. Doppo desinare la sera parto d'Anversa co' cavalli di nolo, e arrivo a Rantz, luogo due ore della città. Alli 11. Parto sul far del giorno, ed arrivo la sera a Postel. Alli 12. Parto sul far del giorno, ed arrivo la sera a Wehut: il paese è tutto bruyere. Il Conte Hercolani scrive con un inchiostro che fa vedere le lettere, e con un altro che le nasconde; ora il primo, fregato con un panno lino bagnato nell'acqua, sparisce e l'altro apparisce. L'acqua forte nell'inchiostro mangia in qualche tempo la scrittura e la fa sparrire. Alli 13. Parto sul far del giorno . Passo a mezo della Mosa a Cassel, e la sera arrivo a Waldmi.ihl. La torba che si abbruggia, si cava dai marazzi; la houille si cava da certa miniera di pietra. Passando la Mosa trovo li pezzi di ghiaccio, che vanno a galla su l'acqua (grundeiss) ed hanno uniti seco molte pietre picciole e grosse, segno evidente che il ghiaccio sale dal fondo del fiume: e ben dice Campanella, che il freddo sta nella terra, o sia che l'acqua corre più nella sommità, che nel fondo. Alli 14. Parto sul far del giorno, e fra Neuss e Di.isseldorf rimpetto ad un villaggio detto beym Stein, passo il Reno ed arrivo alle 3 ore a Di.isseldorf, la quale città è situata similmente sopra il Reno. Trovo che il Duca di Neuburg era fuorì alla caccia, sì come


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anche il Reuschenberg fuori in un altro luogo: tornati che furono in città, feci complimentare Reuschenberg e domandargli a chi doveva far motto per aver l'onore di far riverenza al Duca (il maggiordomo maggiore è persona molto vecchia e però Reuschenberg fa tutto). Egli Reuschenberg viene subito a visitarmi, poi parte da me e va dal Duca, e mi dice che avrò audienza l'altra mattina alle 10 ore, che s'io fossi mandato dall'Arciduca, il Duca m'alloggerebbe in pallazzo. Mi prega e mi conduce a cena dov'è anche il Presidente della Camera ***, ed il Sergente Maggiore Dentzal. Poi mi offre un appartamento in sua casa per alloggiarmi, e cavalli, e carrozza per andare a Colonia. Il Barone di Nery, stato mandato dal Duca per Ambasciatore in Svezia, riferisce che li Svedesi aveano deliberato e risoluto di venire in questi paesi di Julliers, ma che quest'ambasciata gli ha distornati, che nissuno in Svezia ha chiesto della Regina Cristina, se non la madre sua, e che li Svedesi biasimano la sua profusione usata nel Regno , e stanno per ritogliere i beni ch'ella ha donato. A Braunschweig dicono che il Re di Svezia ha tanto meritato dell 'Impero, che merita bene di essere fatto Re de' Romani. Auersberg tiene commercio di lettere col Reuschenberg. Nel Dijfensionswerk al Reno la quota di Neuburg è tenere 1200 fanti e 300 cavalli. Nel negozio di Schwartzenberg, dice Reuschenberg ch'egli ha fatto tutto il suo possibile, ma che non può fare di più essendo egli suo parente da lato di madre. Che il Duca piglia consiglio sotto al capello; che il Duca si stima essere mal servito dal Conte nel tempo ch'egli Duca domandò soccorso all'Arciduca, se bene l'Arciduca attesta il contrario, e che il Schwartzenberg in tale occasione disse più per il Duca, che contra. Alli 15. La mattina alle ore 11 viene un gentiluomo con carrozza di Corte, il quale mi fa un complimento da parte del Duca, mi conduce in pallazzo all'audienza; giunto nell'anticamera, il Duca viene a riscontrarmi a mezo l'anticamera e mi conduce nella camera, dove mi fa sedere in una sedia di velluto rosso come la sua. Io gli espongo il mio complimento, che dovendo io passar da' Paesi Bassi alla Corte Imperiale, ho volsuto pigliar questa strada per aver l'onore d'inchinarmi a Sua Altezza, e che avendo io significato questo mio passaggio al Signor Arciduca, egli il quale stava per mandar una persona espressa qui, volle dar a me la commissione toccante gl'interessi del Conte di Schwartzenberg insieme con mia lettera, ch'io presento al Duca; poi gli espongo la mia commissione nel modo che dimostra l'abbozzo segreto. Il Duca mi risponde trattandomi di Vostra Signoria Illustrissima, che il defunto Conte di Schwartzenberg avea ben servi-


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to all'Elettore di Brandeburgo come a suo Signore, ma che a lui, ed alla sua casa avea sì mal servito, che avria augurato ch'egli non aves5€ mai intrapresa quella commissione, perché il Duca di Neuburg, coll'aiuto dell'Arme di Spagna, possedeva già tutti questi ducati di Cleves, Berg, e Julliers, fuori che due pfazze, le quali avrebbero ancora occupate, onde si saria venuto ad avvantaggiare non solo il servigio del Duca, ma anche quello di Spagna, ch'avria potuto allargare in questi paesi li quartieri per la soldatesca; che il Schwartzenberg non spese mai cosa alcuna del suo, ma che Brandeburg gli forniva ogni cosa, e ch'egli era in obligo di servire al suo Signore; che la donazione fattagli era invalida, poiché gli Stati hanno questo privilegio, che nulla si possa alienare, e che però anche la confirmazione.fatta da lui della donazione era per conseguenza invalida, che alli decreti di Sua Maestà nei quali revocava !'alienazioni fatte, eccettuatene quelle di Schwartzenberg, gli Stati protestarono subito in contrario, ch'egli saria stato di troppo pregiudizio il rimettere ne' beni il Conte, perché altri che n'erano stati dispossessati e ch'erano anche stati eccettuati dall'Imperatore, vorrebbero anch'essi essere rimessi; ch'egli non potea soffrire nel paese una persona la quale stimava aver poca affezione per lui, e molta per l'Elettore di Brandeburg suo avversario; che l'Elettore suddetto non ha niente a fare in questa donazione; ch'egli ha consultato li suoi Teologi, e che lo può fare con buona coscienza, e che segue gli esempi dell'Imperatore, che ha fatto lo stesso con Ebersdorff, e con altri luoghi ed altri Principi; ch'egli ha proceduto per la via del fatto, ora per la via ordinaria, perché li Duchi di Julliers hanno questo privilegio di poter dar sentenza, e d 'esseguirla nel medesimo tempo, e che s'egli non avesse proveduto a questo tardi, il Conte avria implorato l'aiuto di Brandeburg ed introddotto della sua gente, onde avria bisognato venir ad una guerra aperta, e che de' due mali era meglio eleggere il minore. Ch'egli Duca avea detto in faccia a Schwartzenberg in Ratisbona la sua soddisfazione ch'egli avea in quella donazione, onde il Conte potea facilmente arguire, ch'il Duca era p er procedere, come egli fece. Che il Conte può avere reso molti servigi all'Arciduca, ma ch'egli Duca spera di poter rendere molti più; che il Conte ha servito male il Duca nell'aver detto al Ministro di Brandeburg nel tempo dei romori, che l'Arciduca non avria dato alcun soccorso al Duca, né di danaro, né di gente; cosa che il Conte non avria dovuto dire, se non per essere suo amico, almeno per essere ministro; ch'egli era tanto servitore dell'Arciduca, che salvo il rispetto, l'amava come un fratello, e che avria cercato di dimostrarglielo in ogni occasione, ma che spera-


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va ancora che l'Arciduca non avria voluto la sua rovina, la quale sària seguita nella restituzione dei beni al Conte, sì per la conseguenza, sì per il disturbo ch'egli avria co' suoi Stati, sì per la povertà della Camera, e per l'essaustezza del paese; ch'egli avea subito risposto alla seconda lettera dell'Arciduca di sua propria mano, ma che avendola data ad un Iurisperito, accioché ne avesse aggiunto un'altra più diffusa, questi dovendo ripetere da un altro absente alcune scritture appartenenti al negozio, s'era dimenticato di scrivere, ed il Duca credeva che la lettera fosse già stata mandata un pezzo fa, e che però mi pregava a fare le sue scuse all'Arciduca, al quale avria anche risposto nella lettera ch'io gli avea presentato, e che avria mandato la risposta per l'ordinario; che non ostante egli non deva cos'alcuna al Conte, in ogni modo per servire all'Arciduca, e per favorire me e la mia commissione, avria aggiunto 10 milla talleri alli 40 milla, che avea promesso prima, perché egli non intendeva comprare quei beni, li quali valevano molto meno di quello si computavano, né forse più di 100 milla talleri, e che s'il Conte a ciò acconsentiva (e ch'io però passando di là dovessi persuaderlo a contentarsene, perché altrimenti non potendo egli far di vantaggio, il Conte non avria avuto cos'alcuna) si sarebbe trattato del termine del pagamento, e coll'Elettore di Magonza, Deputato Commissario, e coll'Arciduca, pensando egli di voler pagare il danaro in termine di un anno e mezo al più, e ch'egli avria impegnato il Tosone gioiellato, quando non avesse avuto altro. Nelle cose publiche mi disse confidentissimamente, e ch'io lo dicessi solo a Sua Maestà ed anche al Principe di Auersberg, ma che gli Spagnuoli non l'avessero risaputo, perché ciò saria stato la sua rovina, che li dissegni de' principali di Spagna era di dar l'Infanta in Portogallo, e di levare quei Regni dalla Casa d'Austria; che gli andamenti degli Spagnuoli da qualche tempo in qua ne danno evidente segno, e che D. Luigi d'Aro era parente di Braganza, Fuenseldanna ancora, e Castel Rodrigo pure Portoghese. Che a quest'effetto si erano disobligati li Principi di Germania; ch'egli sapeva di certa scienza che Brandeburg avea già promesso alla Francia di non dare il suo voto per il Re de' Romani, se non a Colonia; che Heidelberg avea promesso similmente di non darlo a nissuno di Casa d'Austria; che Baviera si dava speranza d'essere eletto, e che a questo modo si cercava di guadagnare non solo li voti de' Protestanti, ma anche de' Catolici; che il Re di Svezia avea mandato agli Elettori il Schlipenbach per poter far instanza di non elegger alcuno Re de' Romani, durante la vita dell'Imperatore e che doppo la morte era chiaro che la Casa d'Austria non avria più l'Imperio; che il rimedio a


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queste cose era di mandare in Ispagna, o il figlio, o il fratello per maritarsi coll'Infanta; d 'essere sopra il tutto bene armato, e che per il Re de' Romani bisognava sollecitare l'elezione durante la vita del vecchio Elettore di Sassonia, e che si potea guadagnare Bavier-a col mezo di Meternich (avendo egli li Curtz per sospetti) e Colonia col mezo di Fiirstenberg interessato nel danaro; ch'egli ci era più apparenza, che l'Arciduca fratello fosse più atto nell'elezione del Re de' Romani, perché nel figliuolo avrebbero preso pretesto del diffetto dell'età, ed avriano anche stimato la successione troppo pregiudichevole, mentre ch'ella andava di padre in figlio; che l'Arciduca fratello, non maritandosi, non pregiudicava punto alli nepoti, e solo durante la vita avria potuto avere il Regno di Boemia, o altra cosa per suo sostentamento; ch'egli faceva sapere tutte queste cose all'Imperatore in somma confidenza per segno del suo affetto poiché riconosceva tutta la sua fortuna e Stato dalla Casa d'Austria; che quando Sua Maestà si fosse risoluta di mandare l'uno degli Arciduchi in Ispagna, o d 'intraprendere altra cosa, pregava d 'essere avvisato, perché egli avria poi dato notizie più precise per persona apposta; che pregava me a scrivergli, come l'Imperatore avria sentito questi suoi avvertimenti, e ch'io indirizzassi la lettera al Reuschenberg. Doppo questo discorso si va a tavola, dov'è anche il Principe di Homburg fratello della Duchessa, e si beve alla Sanità dell'Imperatore ed Imperatrice etc., ma senza star ritto. Doppo desinare io vado di nuovo all'appartamento del Duca il quale viene come prima a ricevermi alla metà dell'anticamera, mi fa sedere, e mi replica il discorso come prima; io vado a licenziarmi dal Principe di Homburg, e poi dal Reuschenberg, il quale viene doppo da me ad augurarmi il buon viaggio. Dalla Corte si fa dire all'oste, dove io sono alloggiato, che sarà pagato di là, e che non pigli niente da me, e mi si dice che una carrozza è ordinata per condurmi a Colonia. Alli 16. Parto sull'aprire delle porte da Dusseldorf con una carrozza del Duca: passo il Reno ad un'ora di là in un luogo detto beym heiligen Geist, ed arrivo alle 2 ore doppo mezo dì a Colonia. La sera vado a far riverenza al Re di Bretagna, il quale mi riceve nella sua camera con le spalle al fuoco, in piedi, e con li suoi Cavaglieri all'intorno di sè. Egli è di pelo nero, di bella taglia, grande e snella, e di begli occhi grandi e neri; discorre bene, e civile, e mi dice ch'io faccia le sue salutazioni alla Maestà dell'Imperatore. Alli 17. Mi riferisce il ***, che fu al mio tempo il più vecchio Capitano al Reggimento di D. Annibal Gonzaga, che il Schomberg Maresciallo in Francia fa levate in Colonia per li Francesi, li quali


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danno 60 talleri per un soldato a cavallo, e 20 per un fantaccino. Li Francesi aveano intelligenza, ed intrapresa di pigliare in un giorno tutte le piazze dall'intorno che tengono gli Spagnuoli, le quali non erano presidiate, come Julliers, e Berg, Herculens etc.; che li Generali dell'Imperatore, li quali hanno guerreggiato nel circolo di Westfalia, sono tutti arricchiti, come si vede in Lamberg, Klein, Blumenthal, Wahlen etc.; che li Protestanti tengono una Dieta nella Sassonia inferiore; che l'Elettore di Brandeburg chiede presentemente un tonno<9) d'oro dalla Marca; ch'egli Tenente Colonnello si offre di fare mille cavalli, quando l'Imperatore abbia bisogno di gente. Stahl è quivi all'intorno tutto stroppiato, e tira ogni anno li suoi 2 milla talleri di pensione; quivi intorno è ancora Ferendorff, ma povero. Parto la mattina alle 9 ore con carrettone da un cavallo, passo qui il Reno, ed arrivo la sera ad un luogo detto bey der Warth. Alli 18. Parto la mattina sul far del giorno, ed arrivo la sera, ad Altkirchen. Alli 19. Parto sul far del giorno, ed arrivo la sera a Adama. Alli 20. Parto sul far del giorno, ed arrivo la sera alle 9 ore a Konigsberg. Alli 21. Parto innanzi giorno, ed arrivo alle 11 ore a Frankfurt. Visito il Volmar, il quale mi manda la sua carrozza a levarmi. Piglio cento ducati in prestito dal mercante Binne. Compro guanti e conciature da testa. Parlo col Glauben, il quale desina meco; egli dice d'avere un modo di cavar il doppio più d 'argento e altro metallo dalle miniere, per la via ordinaria della fusione. Alli 22. Parto sull'aprir delle porte per le poste da Frankfurt. A Hanau si ha una grande entrata del tabacco, il seme è minutissimo e si semina a Pasqua, facendo de' lotti in quadro oblongo, che hanno da 6 passi andanti di lungo, e 2 di largo, e in questo spazio si fa uno strato di letame fresco, sopra il quale si getta della 'terra nella grossezza di quattro dita, poi si semina il tabacco, avendovi cura dagli animali, dalla pioggia e dal freddo, per lo che si ricopre in caso di bisogno di notte tempo con tavole, e di giorno si scopre al sole: in capo a 4, o 5 settimane fa de' getti, li quali si piantano poi in campagna, come cavoli, e ne nascono le foglie del tabacco, le quali sono lunghe, ovate, e si colgono, e s'infilzano, e s'attaccano a seccarsi; doppo con un molinello se ne fanno rotoli, torcendo, ed intreccian-

9 Dal francese lonneau, eqtùvale a un barilotto come unità dì misura.


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do una foglia sopra l'altra. Una libbra di semenza darà da 300 libbre di tabacco. Passo il Meno per barca, a Landsberg, lo passo sul ponte a Wiirtzburg, e torno a passarlo a Kitzingen. Alli 23.Arrivo a Schwartzenberg ad una ora doppo mezo giorno. Il Conte aggiusta benissimo il suo pallazzo. La Contessa è gentilissi· ma ed avea due figliuole ed un figliuolino: egli ha gran zelo ed ambi· zione della continuazione delle grazie dell'Arciduca: sopra l'essibi· zione dei 50 milla talleri fattagli dal Duca di Neuburg, egli sta irreso· luto. Si parla della neccessità di mandar in Ispagna l'Arciduca, o ridrizzar li negoziati a farlo Re de' Romani. Si parla delle massime chimeriche del ministro, il qual s'imagina d'accoppiare in una testa l'Imperio ed il Regno di Spagna, e che mette queste speranze al padrone il quale sarà poi irresoluto nell'altre disposizioni, e perciò il ministro ha messo tutti gli altri in diffidenza, onde non si può dire la verità né all'Imperatore né al Re di Spagna, al quale li ministri, che sono all'intorno di lui e che hanno seconde intenzioni, fanno a ere· dere ch'egli sia robusto, che abbia da sperare successione, e che da questa parte si desideri la sua morte; che però il negozio è molto scabroso e delicato, il che si conferma coll'essempio del già Re de' Romani, quando ebbe pensiero di passare in Ispagna colla sorella; che in Fiandra li forestieri non possono aver governi di Provincie, perché quando li Valloni si rimessero sotto al Re, pattuirono che tutte le soldatesche Spagnuole ed Italiane fossero levate, sì come successe, e che solo li Valloni ed Alemanni, li quali passano per una medesima nazione, fossero sofferti, ma p erché li Alemanni vivevano con grandissimo disordine e nulla disciplina nella Cittadella d 'Anversa, che allora e ra demolita, pregarono li Valloni che gli Alemanni fossero levati via, il che il Duca di Parma fece, e con questa occasione introdusse un Italiano a commandar pro interim, e rifece il luogo, e con quest'essempio a poco a poco s'introdussero poi altri Italiani e Spagnuoli nelle piazze; che il Conte di Schwartzenberg consigliava l'Arciduca a contrapesare l'autorità di Fuenseldanna col darne molta a Pignoranda, la qual cosa riconosciuta da Fuenseldanna cagionò il suo disgusto con Schwartzenberg; che si dice il Principe di Modena accasarsi colla Nipote di Mazarino, il ch'essendo, saria l'impedimento della mia fortuna, perché mai più si fiderebbero qui di darmi gran cariche, e che neanche l'Arciduca potrebbe, volendo, servirsi di me, e eh' io cerchi di dissuadere il Duca da questo partito, che lo renderà irreconciliabile con la Casa d'Austria. Alli 24. Parto alle 3 ore doppo mezo dì da Schwartzenberg, dove


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presento guanti e conciature di testa alla Contessa, ad una Freyle cugina di Schwartzenberg e ad un'altra Freyle. Schwartzenberg mi dice ch'io non debba più far viaggi, eh' essi non mi sono utili alla Corte. Alli 25. Su l'aprire delle porte arrivo a Norimberg, di dove parto con una carrozza di nolo, ed arrivo la sera a Demmin. Alli 26. Parto innanzi giorno, ed arrivo la sera a Ratisbona; dove raccommando le mie cose che vengono per condotta al mercante Ludwig Erdingen. Il Colonnello Ruplander mi viene a vedere; s'offre a servire in occasione di nuova guerra, sì come anche il suo figliuolo, il quale è di 18 anni.Alle 9 ore di mattina parto per la posta. Alli 27. A 3 ore doppo mezogiorno arrivo a Passau. Mi sono quivi mostrate le quittanze originali del pagamento per l'obligazione di 12 milla fl. ch'io pretendeva. Parto in barca su 'l fine della notte. Alli 28.Arrivo innanzi giorno aAscha, ma non si può partire così presto, per cagione delle nebbie. La sera arrivo a Kermin. Li corbi avvezzi da' barcaruoli che passano a beccarsi il pane, che viene gettato loro nell'acqua, volano all'intorno della barca e l'accompagnano. Alli 29. Parto su 'l fine del giorno e ad una meza lega di là a canto un castello antico demolito, detto lo Sturm, si passa in un luogo dove il Danubio ristretto fra due montagne corre ripidissimo, e perché vi sono nel fondo gran roccie e pietre; il passo (detto Strudel a cagione del castello), è molto pericoloso; però li passeggeri sogliono discendere di barca sì per ischivare il pericolo, sì anche per alleggerire tanto più la barca, che possa passare senz'urtare nelle pietre, che sono di sotto e da' lati, e quanto l'acqua è più bassa nel Danubio, tanto maggiore è il pericolo. Poco distante, alquanto più basso, è il Wirbel, cioè un giro impetuoso che fa l'a~qua (vertigo) e che fa girar seco la barca e tal ora l'assorbisce; questo è tanto più pericoloso quanto l'acqua è più grossa, ed il miglior rimedio è di remar forte o di romper l'acqua. Arrivo a Melch, quivi piglio la posta e sono alle 3 ore doppo mezo giorno a Hoheneck.


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OSSERVAZIONI NELLA DIETA D'UNGHERIA A PRESBURG L'ANNO 1655

Alli 3 di Febraio 1655. Parto la mattina da Hoheneck, piglio la posta a S. Polten ed arrivo alle 4 ore a Vienna. Vado la sera in Corte, dove l'Imperatore mi fa subito entrare, gli presento le lettere della Regina e dell'Arciduca, e gli dico in ristretto alcune cose, eh' io doveva rifferirgli; ma perché egli era tempo di cena, Sua Maestà abrompe l'Audienza, e mi dice ch'ella m'udirà poi un'altra volta. Alli 4. Sua Maestà mi fa dar l'ora della Audienza per le 5 ore della sera, ma perché Sua Maestà si sentiva un poco di dolor di capo, la rimette all'altro giorno; desino col Barone d'Orwart; ceno colla Contessa Kevenhi.iller. Alli 5. Alle sei ore della sera entro a far la relazione di quello ch'io devo a Sua Maestà, la quale gradisce molto il saluto e la lettera della Regina, e la sua buona corrispondenza, offerendosi a rincontrare sempre le sue soddisfazioni; chiede più cose di lei, e s'ella credeva realmente e nel cuore, s'ella si era communicata, e quante volte; dice che il Re di Spagna faria meglio a tenere l'Ambasciatore in Svezia, e appresso al Re; che per le mesate Romane concesse alla Regina, il Re addesso le pretendeva, e faceva grand'instanza per averle, ch'essa Sua Maestà avea differito molto a darne la risposta per aspettar il mio ritorno; ch'egli dubita la Regina non sapere ora molte cose de' segreti della Svezia; ch'io gli dia le lettere traddotte in Italiano, che Chanut scrisse alla Regina, e che la Regina gli rispose; che gli dispiace il cattivo stato delle cose di Fiandra; chiese se l'Arciduca avea avuto risposta a quella lettera ch'egli avea scritto in Ispagna, nella quale chiedeva al Re di non volere nissun Governatore dell'Arme, ma solo un Maresciallo di Campo, e quattro altre persone Generali; che la diversione nell'Alsazia per mezo del Condé saria pericolosa perch'egli verrebbe a toccar l'Imperio, ed a cagionar allarmi, oltre che Brissach saria più difficile da ricuperarsi dalle sue mani, che da quelle de' Francesi; ch'essa Sua Maestà non sa se saria di riputazione dell'Arciduca il levarsi dall'Armata; che spera gli ordini dover venire di Spagna ben presto, e ch'essa Sua Maestà ha scritto in modo che bisogna venga qualche risoluzione; chiese s'io non avea penetrato · che l'Arciduca avesse <deciso> collà per andarvi; chiese s'io non sapeva che il Gottsch avesse sparsa voce che l'Arciduca Ignazio Leopoldo sposasse l'Infanta. Disse che l'Arciduca volea venir alla Primavera a pigliare le acque d'Egra; che il Tenore Bonelli


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dell'Arciduca dovea venire in suo servigio di Sua Maestà; ch'essa Sua Maestà gradiva molto gli avvisi del Duca di Neuburg, e che lo ringraziava molto dell'affezione che gli dimostrava, e pregava a continuargliela, ed ad avvisare di mano in mano quello ch'egli avesse penetrato; ch'essa faria rifflessione sopra alle cose avvisate, e ch'in conformità d'esse si andava già operando; e che quando ella avesse risoluto intorno alla persona dei Serenissimi Arciduchi gliel'avria fatto sapere; ch'essa avea scritto in Ispagna, e che non potea mancare di venire qualche risoluzione; ch'il segreto sarebbe osservato religiosamente, ch'io potevo scrivergli come di sopra, ch'il Conte di Staffort potea starsi ancora qualche tempo absente dalla Corte Cesarea; ch'essa Sua Maestà crede bene non vi sia stato atto di sodomia, ma che perché quel giovane era figliuolo bastardo del Palatino, crede che questo facesse alterare il Palatino; ch'essa ringraziava il Re d'Inghilterra del saluto, e chiese che persona egli si fosse; ch'io scrivessi al Glauber, che s'egli avesse avuto qualche buon modo per cavar più metallo dalle miniere per la via della fusione, e ch'egli fosse venuto a farne la sperienza, la quale fosse riuscita, o n'avesse mostrato il modo a qualchedun altro, che fosse venuto, Sua Maestà l'avria ricompensato; che la mia tardanza al ritorno non importava, e ch'essa Sua Maestà avea più volte chiesto di me per potersi risolvere sopra la cosa delle mesate dell'Imperio, concesse alla Regina nell'instanza che gli era fatta dal Re. Desino col Conte d'Harrach. Alli 6.Verso la sera vado dal Principe d'Auersberg, gli presento la lettera dell'Arciduca scritta in mio favore, e gli espongo quello che il Duca di Neuburg prima, e poi l'Imperatore istesso mi disse ch'io gli riferissi. Egli domanda molte cose della Regina, e della sua castità, e della sua Religione; dice ch'egli saria stato meglio ch'ella si fosse fermata nel Regno; ch'egli è troppo pretendere dal Prip.cipe di Condé di voler essere trattato al pari dell'Arciduca; che si manda di qui all'Arciduca tutte le assistenze che si può; che si aspetta qualche risoluzione di Spagna; che l'Imperatore s'imagina d'avere a vivere dieci o dodici più anni; che D. Luigi d'Aro non manca nelle spedizioni, che vengono dal Consiglio Segreto, d'esser persona straordinaria, e penetrante, e assidua nel negozio; ch'egli dubita gli Svedesi aver collusione co' Moscoviti a danno della Polonia; ch'egli non soportava produrre, e mostrare addesso dinnanzi nel mondo l'Arciduchino, per essere troppo giovane; ch'egli bisognava dar tempo al tempo, e lasciarlo crescere; che si cercava già di guadagnare Meternich, e Fiirstenberg; che l'Elettrice Vedova era stata farnetica per soffocazione di matrice; che l'Arciduca d'lnspruk si governava poco bene, e


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eh' avria avuto di bisogno appresso di sé di qualche Cavagliere abile, dipendente di qua, com'era il defunto mio Cugino, ma che bisognerebbe fosse persona giovane per poter assistere in tutte le cose dell'Arciduca; che una persona di là gli avea mandato una ciffra per communicargli cosa segreta; che per mancanza di Principi la casa d'Austria stava male, e che la Principessa nata a Ratisbona pativa continuamente della frasa (mal caduco). Poi si parlò della morte del Papa, stentata, con urli, senza servitù, con pasquinate, e senza chi volesse fargli la bara; del Principe Piccolomini, che s'avvilisce nelle cure domestiche; del Testa, che non si vuol lasciar venire alla Corte per cagion dell'Ambasciator di Spagna, e della Comedia, e d'altre cose etc. Alli 7. L'Imperatore e l'Arciduca vanno a desinare dai Gesuiti. Io do la medaglia della Regina al Padre Gentz il quale ne gode estremamente, faccio riverenza all'Arciduca, il quale ringrazia quello di Fiandra della memoria ch'egli ha di lui. Verso la sera vado a visitare l'Ambasciatore di Spagna, il quale mi riceve con molta civiltà; mi fa gran complimenti ed essibizioni; gode molto del saluto della Regina; loda il mio viaggio in Inghilterra avendolo diffeso agli orecchi dell'Imperatore. Mi dice che questo clima è ingrato, e sconoscente, e trascurato; mi mostra una scrittura data all'Auersberg nella quale egli Marchese mostra li gran benefizi che la casa di Spagna ha fatti alla Casa d'Alemagna con armate, danari ed altre cose senza averne mai ripportato contracambio; che l'Alsazia appartenente a dirittura a' Spagna, è stata alienata senza il consenso del Re, che portando gl'interessi di Spagna di far credere alla Francia di volergli dare in matrimonio l'Infanta, si volea al dispetto del Re mandare in Ispagna il Re d'Ungheria per rovinargli questa apparenza; che gli Ambasciatori dell'Imperatore in Ispagna non hanno veramente mai avuto il titolo d'Eccellenza se non doppo Grana, e che le sue mogli non hanno ancora la precedenza da quella Cameriera maggiore, perché così è lo stile, ed in Ispagna non si guarda alli gradi delle cariche (fuori che nelle persone militari) ma alla condizione naturale e della nascita; ma che a rincontro quegli Ambasciatori hanno molte preminenze che non hanno questi, cioè molti utili della dispensa, d'entrare al Re quando vogliono, d'entrare nelle camere più avvanzate innanzi al Nunzio, ed all'Ambasciatore di Venezia, e molte altre cose, onde qui si deve anche mantenere il possesso di quello che si ha, che Mathias trattò d'Eccellenza l'ambasciator di Spagna, che Ferdinando II lo trattò di V. S., che Ferdinando III tratta il Nunzio e quel di Venezia in terza persona di lei, e che tratta di voi quello di Spagna, la qual cosa


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non si conviene, perché egli non è suddito. Che se la Marchesa non avea la precedenza dalla Cameriera maggiore ch'egli volea subito partirne dalla Corte; che le mogli dei Consiglieri di Stato la voleano trattare d'Illustrissima, la qual cosa egli non può permettere, che Porzia non è del Consiglio di Stato, che l'Imperatrice Vedova è quella, la quale ha messo su questi puntigli. Che Porzia s'è fidato in lei, ma che gli è riuscito per sua colpa, e per queste cose d'aversi visto di chiamar il Principe d'Auersberg per primo ministro della futura divisione dell' Arciduchino; che questo decreto è scritto di mano propria dell'Imperatore, benché imprudentemente dicano Porzia, e Dietrichstein il Cameriere, che l'Arciduca, quand'egli sia alla reggenza, farà poi quello ch'egli vorrà. Che l'Arciduca è mal allevato; ch'egli Ambasciatore ha sempre cercato di tenere nell'impiego in tutte le cariche la terza parte di Ministri Italiani, accioché in ogni caso l'Imperatore abbia un numero sicuro a che fidarsi; che l'Auersberg parla libero ed ingenuamente all'Imperatore, ch'egli Ambasciatore desidera di andarsene; ch'egli ha gran confidenza col Palatino, e col Principe Roberto; che al Pucheim si confidano poco le cose d'Ungheria e si gli confideranno sempre meno; e ch'egli ancora è sospetto nella morte del Ciacchi. Alli 3 di Marzo. L'Imperatore fa l'entrata solenne in Presburg. Li Magnati Ungheri, cioè Bathiani, Forgatsch, Zrin, Nadasti, Palfi, Weseleni, ed altri vengono sui confini verso Hainburg, colla loro Cavalleria armata di lancie con le banderole di diversi colori, a riscontrarlo ed a riceverlo, e poteano essere da 2 milla cavalli: l'Arcivescovo di Strigonia fa l'orazione congratulatoria in campagna per l'arrivo di Sua Maestà, la quale ha seco le sue guardie ordinarie degli Arcieri e Trabanti, e poi 100 cavalli tedeschi del Reggimento di D. Luigi Gonzaga, e 200 fanti Alemanni del Reggimento di de Souches. A me si diede il commando della guardìa de' Trabanti. Subito entratosi in capella, si va nella Chiesa a cantare il Te Deum. Alli 10. Si fa la Proposizione. L'Imperatore siede nel suo trono, il Maresciallo di Corte alla sua destra colla spada nuda in mano, ed il Capitano degli Arcieri ed io alla mano sinistra insieme col Cameriero maggiore. Il Cancelliere d'Ungheria parla in Unghero (doppo essersi accostato agli orecchi dell'Imperatore e ricevutone gli ordini) e dice che l'Imperatore è venuto per rimediare alle cose del Regno, e per guardare alla sua incolumità, e doppo ch'egli ha parlato, l'Imperatore medesimo parla similmente, e brevemente le medesime cose in latino. E poi gli dà per iscritto li punti, che si devono consultare. L'Arcivescovo di Strigonia ringrazia in nome degli Stati, l'Imperatore


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della cura ch'egli piglia del Regno, e parla in latino. Gli Ungheri nobili, e non magnati, baciano la mano dell'Imperatore, il quale poi rientra nelle stanze. Prima di mettersi sul Trono e di cominciar la proposizione, si dice una messa cantata dello Spirito Santo. Le prime difficoltà sono che l'Imperatore inclina a non avere Palatino, ma che l'Arcivescovo fosse luogotenente del Regno: ma gli stati vi sono contrari e vogliono il Palatino, dicendo essere tali le constituzioni del Regno, né potersi eleggere il Re senza il Palatino. Egli s'osserva, che quando l'Imperatore passa dinnanzi a' religiosi, che gli fanno la riverenza, egli li saluta col levarsi il cappello, e così saluta anche le Dame. L'Arciduca saluta tal volta li Principi Dietrichstein eAuersberg col mettere la mano al cappello, e levarselo un po' poco. Alli 15. Gli Stati eleggono in Palatino il Conte Francesco Wesseleni, il qual'è Generale nell'Ungheria Superiore, ed ha da 30 milla fl. d'entrata di beni. Sua Maestà nomina li candidati, che sono 4, cioè due Catolicil e due Luterani; e gli Stati eleggono per maiora. Doppo l'elezione vengono in Corte e lo notificano a Sua Maestà, la quale esce dalle sue camere e si mette su 'l Trono nella Camera dove fece la Proposizione. Qui l'Arcivescovo di Strigonia fa un'orazione esponendo a Sua Maestà le ragioni p er le quali gli Stati hanno eletto il tale, ed esponendo li di lui meriti, e qualità. Sua Maestà risponde che l'elezione gli è stata gratta, e che la conferma. Doppo, il Palatino fa il giuramento di fedeltà al Re ed al Regno, alzando duo dita della mano destra e proferendo le parole, che gli prelegge il Cancelliere. Doppo il giuramento il Palatino ringrazia Sua Maestà e gli s'offre fidelissimo e divotissimo, e gli bacia la mano. L'Imperatore se ne ritorna alle sue can1ere. In questa elezione sono rimasti disgustati il Conte Nicolas Zrin, come il più meritevole, e non però messo fra' candidati, ed anche perché essendo egli stato il principale che ha impedito che gli Stati accettino il Luogotenente in vece del Palatino, sta in dubbio della vera grazia di Sua Maestà. Il Conte Forgatsch p er essere stato le due volte passato fra' candidati e trovarsene ora escluso. Il soldo di Palatino è di 22 milla fiorini. Alli 25 Marzo, ch'è il Giovedì Santo. L'Imperatore con tutta la Corte si comunica publicamente. Il giorno precedente, overo due dì prima, il maggiordomo maggiore lo fa sapere, e l ' intima alli Consiglieri di Stato, e li forieri della Camera alli gentiluomini della Camera. L'ordine è a questo modo. Monsignor Nunzio ministra, e dice la


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messa, e doppo la sua communione, communica l'Imperatore, l 'Imperatrice, e l 'Arciduca. Doppo va alla communione l'Ambasciatore di Venezia, poi seguono le Dame; a queste seguono li Consiglieri di Stato, secondo le loro anzianità, poi gli Uffiziali maggiori della Corte, che sono Maggiordomo maggiore, Cameriero maggiore, Maggiordomo maggiore dell'Imperatrice, Maresciallo di Corte, Cavallerizzo maggiore, Maggiordomo maggiore dell'Arciduca.A questi seguono li gentiluomini della Camera; poi li gentiluomini della Camera dell'Arciduca; poi li Truchsess- 1) , poi li Paggi, e poi li valletti di Camera. N. B. Il Principe di Auersberg non vi si ritrova, forse perché alcuni vanno innanzi a lui, nell'ordine del Consiglio di Stato: quando li Consiglieri di Stato seggono nel Consiglio dinnanzi all'Imperatore, li Principi occupano veramente il prin10 luogo nel sedere, ma nel votare sono richiesti dall'Imperatore secondo l'ordine dell'anzianità. In questo giorno l'Imperatore e l'Imperatrice, ad imitazione di Christo, lavano i piedi a 12 poveri e 12 povere, e danno a ciascheduno e ciascheduna, un vestito, una borsa con un tallero, ed alcuni piatti di vivanda, della quale quella che non è consumata si manda alle loro case. Alli 9 Maggio. L'Arciduca Leopoldo Ignazio piglia l'ordine del Tosone in questa forma. L'Imperatore esce nella prima anticamera, cioè in quella stanza dove s'entra immediatamente passatasi la Sala delle guardie de'Traba'nti ed Arcieri, come la più capace, ed il Maresciallo di Corte gli va innanzi colla spada ignuda in mano. L'Imperatore si posa nella sua sedia portatile contro al muro come si vede nello schema qui annesso,

B

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A

·---1-1---· Porta

1 Scalchi, cioè servitori incaricati ai servizi di mensa.

A Imperatore B Ambasciatore ài Spagna C Cavaliere del Tosone D Sedia dell'A rciduca


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e l'Ambasciadore di Spagna piglia egli ancora il suo posto, sì come anche li Cavaglieri dell'ordine, che in questa funzione furono li Principi Dietrichstein, Piccolomini, Auersberg, e vi è anche la sedia per l'Arciduca. L'Araldo, o Re d'Arme, legge publicamemte irt lingua francese che il Re di Spagna dà il Tosone all'Arciduca, poi chiede licenza all'Imperatore di concederglielo; l'Imperatore concede, onde li due più vecchi Cavaglieri del Tosone vanno a pigliar l'Arciduca, e lo pigliano nel mezo e l'accompagnano dinnanzi all'Imperatore, il quale gli dice di volergli da.re il Tosone. L'Arciduca ringrazia e poi si ritira verso l'Araldo, ed a ginocchioni giura e promette di osservare la constituzione dell'ordine, poi va ad inginocchiarsi dinnanzi all'Imperatore, il quale si fa portare il Toson d'oro e glielo mette al collo, e poi gli dà tre volte colla spada in su la spalla. L'Arciduca si rileva, e va a posarsi nella sua sedia, dove ciascheduno de' Cavallieri dell'ordine va ad abbracciarlo o a farne l'atto; poi l'Imperatore si leva, e precedendolo la Corte ed i Cavallieri dell'ordine, ritorna alle sue stanze. Alli 6 di Giugno. L'Imperatrice è coronata in Regina d'Ungheria. L'ordine è questo. La Corte parte da pallazzo a cavallo, e va innanzi essendo nell'ultimo li tre Ambasciatori a cavallo, cioè Nunzio, Spagna e Venezia; a dietro a loro seguono li tre Araldi, o Re d'Armi degli Stati Ereditari, cioè Ungheria, Boemia, Austria, e poi li due Araldi dell'Imperio, che significano l'Imperio dell'Oriente e dell'Occidente, e dietro a questi cavalca l'Arciduca col suo maggiordomo maggiore Conte Porzia. Dietro a lui poi viene l'Imperatore in carrozza coll'Imperatrice. Li Paggi vanno innanzi alla carrozza col cappello in mano, ma il maestro de' paggi, ch'è dietro a loro, si copre. Le guardie de'Trabanti, e de gli Arcieri a piede, vanno lungo la carrozza e dalle parti col cappello in mano, ma li cocchieri si coprono. Il Maresciallo di Corte cavalca innanzi alla carrozza colla spada nuda in mano, ma col capo scoperto. Dietro la carrozza cavalcano li Capitani di guardia Piccolomini, Montecuccoli, il Cameriere maggiore Gonzaga, il Maggiordomo maggiore dell'Imperatrice Fuchs, il Cavallerizzo maggiore Harrach. Giuntosi alla Chiesa Catedrale si entra, e 'l Clero riceve l'Imperatore, e l'Imperatrice, e le Dame Unghere sono esse ancor alla porta della Chiesa, e baciano l 'una doppo l'altra la mano all'Imperatrice, la quale va poi in un luogo appartato, a pigliar la Corona d'Imperatrice, e l'Imperatore similmente va in una Sacristia a vestiir l'abito Imperiale. Poi vengono dinnanzi all'Altar


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maggiore, e si mette ciascheduno sul suo luogo come si vede nella figura qui sotto: Como del Vangelo

Altar maggiore

Trono dell'Imperato m

Como della Pistola

Arciduca

Tron o dell'Imperatore

Ambasciatore

L'Arcivesc ovo di Strigonia canta la messa, e consacra l'Imperatrice, la quale si va ad inginocchiare a piè dell'Altare, viene unta , coronata, e gli si dà lo scettro e la palla mondiale nella mano, e si rimette nel suo trono. (A canto all'Imperatore si stanno li Capitani di guardia, il Maggiordomo maggiore col capello in mano, il Principe di Dietrichstein, il Cameriere maggiore , il Maresciallo di Corte Stahrenberg colla spada nuda in mano , il Conte Tachsis di Zuil che porta la palla mondiale dell'Impero, il Conte Hohenzollern che porta lo Scettro, il Conte Sitztendorff che porta il guanciale sopra il quale si deve posare la corona, la quale l 'Imperatrice tiene in capo). NB. Quando l' Imperatrice viene dalla Sacristia all'Altar maggiore, gli vanno innanzi il Conte Forgatsch colla palla dell'Imperio, ed il Conte Zrin -eollo scettro, ed il Palatino colla Corona. Finita la messa tornano l'Imperatore, e l'Imperatrice a spogliarsi dell'abito Imperiale. E poi escono dalla Chiesa, e ritornano a Pallazzo nell'ordine di prima. Nella Chiesa sono fuori due gran palchi per le Dame Ungh ere ed Alemanne; queste hanno il palco dalla parte del Corno del Vangelo , quelle nella parte del Corno della Pistola. In Pallazzo si mangia, e son alla tavola dell'Imperatore, l'Imperatrice e l'Arciduca, poi li tre Ambasciatori, poi l'Arcivescovo di Strigonia, il Palatino, ed il Vescovo di Giavarino, come mostra la figura qui sotto:


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Arciduca N1mzto Ambasciatore di Spagna Venezia

I

f T

II

Imperatore

lmperatiice

lò I

I I

T

Tt·inciante Arcivescovo di Strlgonia Palatino

Vescovo dfRaab.

Molte altre tavole si fanno in Pallazzo per le Dame e per li Cavallieri. Alli 1O Giugno la mattina. L'Imperatore mi chiama, mi rende la lettera della Regina di Svezia, e del Pimentel; dice ch'egli è bene che io parta subito, e ch'egli scriverà il giorno seguente una lettera di credenza alla Regina, pregandola a rispondermi subito; ch'egli rimette alla mia discrezione a discernere se quello che la Regina proporrà ricchiegga ch'io mi fermi collà in aspettando ordini di qua, e ch'io però lasci qui una ciffra per scrivergli; ch'io communièhi all'Arciduca tutto quello che la Regina mi dirà; ch'egli mi darà li danari cioè 500 ungheri di sua mano; che il Pucher scriva solo il passaporto; ch'io dica di andare di per me e non mandato. Alli 11. L'Imperatore mi spedisce; mi dà la lettera per la Regina scritta in Italiano di questo tenore: eh' egli ha ricevuto la lettera della Regina, la quale gli è stata carissima dove ella chiede che gli sia mandato il Conte Montecuccoli per dirgli cose d 'importanza da riferire ad esso Imperatore. Ch'egli perciò mi manda pregandola a rispedirmi subito, poich'egli ha bisogno della mia persona; mi dà anche una lettera per l'Arciduca scritta in Alemanno nella quale gli scrive ch'io ho ordine di riferirgli tutto quello che la Regina mi dirà. Mi dà poi il passaporto scritto della mano del Pucher, e l'Imperatore lo soscrive e sigilla col suo picciolo sigillo. Mi dà cinquecento Ducati in ispezie dentro d'un cartoccio per lo viaggio. Gli bacio la mano e mi licenzio. Alli 13. Parto di Presburg per Vienna, dove mi fermo li 14. Alli 15. Parto di Vienna per Hoheneck dove mi fermo li 16. Alli 17. Parto di Hoheneck per Fiandra.


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VIAGGIO IN FIANDRA DELL'ANNO 1655 NEL MESE DI GIUGNO

Alli 17 Giugno 1655. Parto per la posta di Hoheneck, ed arrivo le sera ad Ems, essendo le acque cresciute in modo che non ci era verso di passare. Alli 18.Arrivo a Passau. Alli 19.A Ratisbona. Alli 20.A Langenfeld, meza posta da Schwartzenberg. Alli 21. Parto da Langenfeld posto sulla ripa del Meno, a un'ora doppo mezo dì, e qui mi metto in su una barca per condurmi a Colonia, e per la quale pago di nolo 35 talleri, ed arrivo la sera presso adAschaffenburg, e continuando il viaggio dì, e notte. Alli 22.A Bingen. Alli 23.A Colonia alle 2 ore doppo mezo giorno. Qui non si trovano cavalli, che sono tutti giti a Trier, dicono ad una divozione. Piglio un carrettone per lo nolo del quale pago 21 talleri, e parto alle 8 ore di sera, ed arrivo a rinfrescare, la notte, a Bekandorff. Alli 24. Passo a Ruhremondt. Alli 25.Ad Axel. Alli 26.A Wechtar tre ore di Malina. Alli 27. Per Malina a Brusselles alle 2 ore doppo mezo dì. La sera vado alla Corte della Regina, e gli presento la lettera di mano propria dell'Imperatore, e gli dico d'esser venuto a ricevere li suoi clementissimi commandamenti. La Regina ringrazia l'Imperatore dell'affettuoso animo, che ha verso di lei, chiede che cosa egli dicesse al ragguaglio, ch'io gli feci della sua conversione; ringrazia della diligenza che ho usato nel venir subito; dice d'aver commandato, che mi sia sempre data una carrozza della sua stalla, e che le dispiace ch'io sarò mal servito. Scrivo all'Arciduca, all'Armata; gli do parte del mio arrivo, e d'avere un Standbrlef., di Sua Maestà Cesarea per lui, e che glie la porterò quanto prima, doppo aver inchinato la Regina. Alli 28. La mattina viene una carrozza della Regina con due valletti di piedi a servirmi. Vengono a visitarmi il Duca d'Arescot, e l'Ambasciatore Pimentel. Il Duca d'Arescot non va in campagna quest'anno , perch'egli prete nde avanzamento non volendo più servire di

1 Lettera ufficiale.


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Colonello, e semplice, e dicendo egli d'aver fatto già sei campagne, e non esservi essempio che un Grande di Spagna abbia servito tanto tempo senza carica Generale. L'Armata Francese forte da 25 milla uomini ha attaccato Landrechies, e l'Armata Spagnuola forte di 12 milla cavalli, e 10 milla fanti effettiva cerca di soccorrere col levare i foraggi, ed i viveri all'inimico, ed accampandosi però vicina a lui. La Regina di Spagna è gravida. Vado col Pimentel a Corte, dove resto a desinare privatamente colla Regina nella sua camera da dormire. Mi dice la Regina, ch'ella ha dissegno di passare in Italia su la fine di Agosto, di presentarsi al Papa, dichiarargli la sua fede, e li suoi interessi, e rimettere nella sua volontà il fare la dichiarazione publica, il modo e il quando: ch'egli s'è già scritto anticipatamente al Gesuita ch'è in Roma, accioché lo significhi al Pontefice, e che ne aspetta la risposta fra otto, o 15 giorni; ch'ella desidererebbe sommamente ch'io l'accompagnassi nel viaggio, mentre che non si faccia guerra inAlemagna, e ch'io però ne deva domandar licenza all'Imperatore. Ch'ella ha desiderato di parlarmi accioché io possa riferit"e tutto ciò all'Imperatore, e cercarne la sua approbazione. Giunto alle cose publiche, ch'ella non crede già che li Svedesi moveranno guerra nell'Imperio, né all'Imperatore, perché li Svedesi odiano li Principi d'Alemagna, né si possono fidare essendo stati tanto ingannati; che questo sforzo d'armamento li rovina, e che nel Regno di Svezia potriano nascere sollevazioni, sì come anche al tempo del Re defunto egli era quasi costretto a ritornarsene dentro; che l'Imperatore però e l'Imperio dovria prevenire, e col pretesto ch'essi Svedesi non levano l'Investitura della Pomerania, e che contro alla tregua con Polonia attaccano una Provincia amica, dovria attaccarli nella parte di terra per la Pomerania, e nel medesimo tempo suscitar loro contra per acqua li Danesi, e gli Olandesi inimici n aturali, ed irreconciliabili de' Svedesi. Che facendosi guerra, l'Imperatore deve pigliar cura di non dar giammai battaglia, ma di tirar la guerra in luogo, perché a questo modo li Svedesi non possono sussistere, ed i Principi, che li possono avere cari, sono in1pazienti di vedere fare il giuoco su 'l loro tavoliere, e gridano, e si rompono. Che l'Imperatore abbia l'occhio particolarmente aUi paesani del Land ab der Enns, perché ess'aveano già concertato con li Svedesi di facilitare, e dar loro il passo per di là del Danubio, il che mi disse ancora Wrangel. Ch'essa Regina non avea sin ora di che lamentarsi delle sue entrate nella Pomerania, perché gli seguivano puntualmente, anzi, che il Re l'avea consigliata di dar que' beni in affitto per


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essere più sicura del suo danaro, e risparmiare la spesa de' suoi offiziali, anzi che nell'abdicazione la Regina avea avuto la precauzione di capintlare, che per nissuna cosa del mondo, né sotto qual pretesto si volesse, que' beni gli sarebbero molestati, e sariano stati esenti dalle contribuzioni, e che il Re avria preso sopra di sè tutti i debiti della Regina. Ch'essa Regina però s'augurava che li confiscassero i beni nella sua dichiarazione della religione, perch'ella avria avuto legitimo suggetto d'impegnarsi contro alla Svezia, ed essendo contro alli recessi dell'Imperio, che si possono levare i beni a qualche Principe per mutazione di religione, la quale dev'esser libera, ell'avrebbe avuto suggetto di lamentarsi apresso all'Imperio, di far gente co' mezi ch'ella ha di gioie e d'altri mobili, di fars'aiutare da gli altri Potentati, di mettersi alla testa dell'essercito, e di cercare colla sua autorità di sviare l'Armata de' Svedesi, e di portarsi a conquistare la Pomerania, e ad introdurci la libertà della religione, e per conseguenza la Catolica. Io presento alla Regina la lettera del marchese Castel Rodrigo, e del Principe Piccolomini, e la Regina mi chiede due volte se questi è tuttavia in istato di travagliare e di condurre l'Armata. Il Pimentel mi dice che il Re di Spagna approva il viaggio della Regina in Italia, perché sospendendo più lungo tempo questa dichiarazione, potrebbe il Papa offendersi e lamentarsene; che il Re ha assicurato la Regina di somministrargli sempre da vivere, ed intrattenersi in caso di neccessità, quand'anche s'avessero a vendere li calici delle Chiese; che non vi è dubbio che anche il Papa somministrerà mezi alla Regina, quando gli siano levati i suoi da' Svedesi; ch'essa Regina farà il viaggio di Roma con disegno di ritornarsene qua, s'ella non si trova bene collà. Ch'ella non formerà traino particolare, ma che andrà incognita, e che in ogni modo piglierà nel suo seguito una guardia di 25 cavalli de' migliori della Compagnia di D.Antonio della Queva; D.Antonio istesso della Queva colla sua moglie, D. Antonio Pimentel e poi altra gente subordinata; ch'ella desidera sommamente ch'io vada seco per darmi segno della sua affezione, ma che tutto però s'intende quando ciò ·sia a mio commando; ch'ella verrà ad avere seco il suo seguito da sette, o otto carrozze a sei; che il suo viaggio sarà per Augusta.Tirolo, Verona, Bologna, e Roma, senza lasciarsi vedere in alcuno Stato, e senza vedere alcuna città particolare nel viaggio, volendo poi soddisfare alla curiosità nel ritorno, overo per vederci in caso si fermasse a Roma. Doppo si va al parco al giuoco del maglio, e doppo alla comedia, e doppo si torna al palazzo della Regina. Io vado a casa, e vengono a vedermi li musici della Regina, D.


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Antonio della Queva, ed il giovine Conte di Nassau fattosi Catolico a Ratisbona, il quale mi chiede danari in prestito, e gli do 25 ducati. Dicesi, che il Wolmar scrive che il Re di Svezia dice publicamente di non essere obbligato ad osservar la pace della Germania, avendola la Regina Cristina fatta di suo capriccio, senza il consenso del Regno. Il Duca d'Arescot ed il Capitano Swan dicono di saper ciascheduno di certa scienza, che il Been va colla flotta Inglese fortissima all'India del Re di Spagna per occupare Hispaniola ed il Messico. Che li Trattati d'Inghilterra con Francia sarebbero a quest'ora conclusi, s'egli non fosse nato qualche accidente ne' Valdesi, nel quale il Cromwell piglia molto a cuore le cose della Religione, e ne ha scritto in Francia, ed in Olanda, ed ha loro (a' Valdesi) rimesso qualche somma di danaro. Alli 29. Spedisco l'ordinario. O.Antonio Pimentel manda ad invitarmi a pranzo. Vado la mattina a restituire la visita al Duca d'Arescot, dove ritrovo il Pimentel, e dove viene anche il Conte Taxis. Vado a Corte, poi a desinare. Il Pimentel tratta regalata, e splendidamente, a quattro piatti co' quattro tondi di regali. Vi è a desinare il Marquederas, la Queva, D. Juan, ed altri. Il Colonello Wolff è stato malato alla notte, ed è tutto disfatto. Doppo desinare si va alla Comedia, e doppo colla Regina in carrozza a spasso in un giardino, e poi la sera si ritorna al palazzo della Regina. Dice la Regina, che il Re di Svezia sin dal tempo della sua incoronazione, ch'egli fu introdotto solennemente in Stockolm, non si potea reggere solo a cavallo, e vi bisognavano due persone che ve lo ritenessero a causa della sua grossezza e grassezza; ch'egli dunque in tale stato fa male a cominciar una guerra, nella quale egli non potrà personalmente assistere o agire abbastanza. Che gli Olandesi hanno gran gelosia, e grand'odio contro a' Svedesi, e che sarebbero facilissimi ad essere mossi contro di loro. Alli 30. Vado in Corte, desino colla Regina nella sua camera da dormire, e ci è anche l'Ambasciatore Pimentel. Doppo desinare si giuoca a' scacchi, si va a spasso in carrozza al parco, al maglio, a Notre Dame du Lac, e si ritorna la sera a casa. La Regina mi dice d 'avermi mandato a chiamare per tre punti principali. 1- Per dar minuto ragguaglio all'Imperatore della sua risoluzione, e dello stato delle sue cose, cioè ch'ella s'è trattenuta tanto tempo in questi Paesi Bassi per aggiustare le cose de' suoi beni in Svezia, avendo pensato e trattato di venderli, ma che in questi romori di guerra, non essendo possibile il venderli, ch'ella ha risoluto di


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non voler differire più la sua gita a Roma, dov'ella andrà al principio dell'Autunno, e rimetterà nelle mani, e nel commando del Papa, il far subito, o il sospendere la sua dichiarazione, ma ch'ella per sé però desidereria che il Papa commandasse ch'ella si dichiarasse subito. In tal caso ella vedrà quello che li Svedesi faranno de' suoi beni, e se non li confischeranno; e mentre che li volessino confiscare, prega ella l'Imperatore a volerla proteggere, e parlare, e scrivere per lei, e per il dritto ch'ella ha, e per la giustizia che l'Imperatore è obbligato d'amministrare nei beni de la Pomerania, ch'è uno Stato dell'Imperio. Ch'ella non vuol'essere di carico a nissuno, e che cercherà sempre di far col suo. Che s'ella avesse danari, o facendone di quelli per mobili ch'ella ha, gli darà in vita o al Papa, o al Re, per avere qualche Stato o rendita sicura da vivere conforme allo stato suo. Ch'ella non fa pensiero di ritornar qui ( e ciò dice a me solo in confidenza) e di fermarsi in Roma, ma che sparge però voce di ritornare, perché il Re di Spagna gliene fa istanza, e perché tutti lo dessiderano, e perché in Svezia non abbiano a dubitar altro, ed a incommodarla ne ' suoi interessi. Ch'ella dubita però dell'animo de' Svedesi, non ostante la gratitudine che dovriano avere, perché avendo la Regina ceduti alcuni beni di Pomerania, e dello Stiff di Bremen a Binai, mercante francese, in pagamento di certi debiti, ed in convenzione ch'egli pagasse alla Regina qualche somma di danaro di sopra più, e desiderandosi che il Re di Svezia confirmasse questo contratto, non l'ha sin ora fatto con varie scuse di remora, e coll'allegare che il mercante suddetto, essendo catolico, non potea avere il possesso di que' beni che devono essere amministrati da persone non catoliche, che ne staria però attendendo l'ultima risposta, avendo la Regina scritto assai acremente. 2- Per dirmi che a lei parea li Svedesi facessero ·una follia d'incominciar una guerra, di rompere la tregua con Polonia~di mancare alla lor parola, ma che riuscendo a lor bene il guadagnar la Prussia, accrescerebbero tanto di forza e di credito, che malamente si potrebbe loro resistere, e che l'Imperatore dovria impedire li loro progressi, e prevenire e stuzzicare gli Olandesi, e Danesi, che se questa venisse ad essere una guerra di religione, ed universale, ch'ella stessa la Regina non saria contraria di mettersi alla testa d'ùn'Armata, di vendere il suo per far gente, e d'impiegar il suo credito per disfar l'armata nimica, perch'ella ne avria giusto motivo, o per causa della religione, e in caso che gli togliessero li suoi beni, e ch'io deva in caso tale proporla, ed aiutarla nel consiglio dell'Imperatore (ma ch'io tenga ciò in me, né lo riveli ad alcuno,


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dicendolo essa in tutta confidenza). Qui si parla della Crociata da farsi dal Papa, della pace tra le due corone, e cose simili. 3- Per ricordarsi ch'io gli avevo notificato della nomina al Cardinalato, onde per favorirmi in questo, pensando ella bene che il Papa non sia per negargli quello ch'ella su 'l prindpio gli domanderà, desiderava d'avermi seco, e per goder anche nel viaggio della mia compagnia. Ella si professa obbligatissima all'Imperatore, che gli scrive così cortesemente, ed all'Arciduca che l'ha trattata con tanta civiltà, e di così buona maniera. Al 1 ° Luglio 1655. Vengono a visitarmi la mattina il Padre Manderscheid, ed il Presidente la Violet. La Regina manda a chiamarmi al Parco, ed al giuoco del maglio, e mi dice che di Parigi avvisano, che il Re di Spagna ha mandato Plenipotenza al Papa per far la pace, che ciò obbligherà li Francesi a far lo stesso, e che questo successo ne potria proddurre di molti altri maggiori, e qui si discorre della guerra contro il Turco, o contro agli Eretici, e del rimettere il Re d'Inghilterra con obbligo di permettere nel Regno la Religione Catolica. Doppo mezogiorno l'Internunzio viene a visitarmi. Io vado a visitare Madame de la Queva. La Regina manda a chiamarmi per servirla alla Comedia, doppo la quale si va al parco, ed al maglio, e la sera si ritorna in Corte. Io do alla Regina il libro delle Laureate. Alli 2. La mattina spedisco l'ordinario. Vado a visitare il Colonello Wolff, il quale sta male di salute, è in letto, e con dubbio di diventare tisico. Gli tocco del servigio dell'Imperatore in qualità di Quartiermastro Generale con un Reggimento. Egli dice di desiderar bene di levarsi di qua, ma che gli Spagnuoli stanno addesso per farlo Generale di battaglia, e ch'egli però desidereria anche tal posto appresso all'Imperatore per aver legitimo pretesto di partirsi. Vado in Corte dalla Regina, la quale ha avuto nuove della Haye, che li Svedesi andranno sicuramente nell'Imperio. Le lettere però del Plettenberg al Pimentel dicono il contrario, cioè che con quattro Corpi li Svedesi attaccano la Prussia, e Polonia; e così anche suona la lettera del Reischenberg a me scritta da Diisseldorf, il quale dice che il porto di mare Pilau si sia reso a' Svedesi. La Regina dice, che questo non potranno mai soffrire gli Olandesi, e che questo porto dà 1 millione di rendita. Io do alla Regina la lettera del Conte. Enea Caprara, in ringraziamento dell'ordine d'Amaranta; e la supplico a ricordarsi del promesso al Conte Andrea Montecuccoli, dicendo ella, che penserà essergli già stato consegnato, sì come poi intendo dal


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Conte Attinis, il quale l'avea in sua mano a disposizione del Conte Andrea. Doppo desinare il Colonello Wolff viene a visitarmi, dice che il Brandeburg avrà da 16 milla uomini di guerra in piedi. Io vado a visitare l'Internunzio, il Presidente Violet, il Pimentel, e D. Antonio della Queva. Poi vado a Corte, colla Regina in carrozza al Parco. Dice la Regina, che il Re di Svezia potria pretendere alla Corona del Re de' Romani; che mentre ella regnava, il Duca di Lorena mandò a lei Ruccelot, e la sollecitò a pretendere a detta Corona di Regina de' Romani, offerendogli la sua armata, ed assicurandola che li viveri non sariano mancati in Alemagna; che detto Duca di Lorena ebbe molti trattati co' Svedesi anche nel tempo ch'egli era generale della Lega. Alli 3. Parto la mattina con cavalli di nolo da Brusselles, rinfresco ad Enghien, ed arrivo la sera a Condé; quivi è il Duca di Lorena; dice della debolezza di Spagna; dell'Armata che pretende formare la sua cognata con titolo di liberare il Duca Carlo, e tutto per isviare l'essercito. Alli 4. Rinfresco a Bouchain, ed arrivo a Cambray, dove aspetto il Convoi. Egli s'osserva in Cambray, che quando dalla torre si vede venir gente, si toccano tanti botti di campana quante sono le persone, ed una banderuola si mette fuori da quella parte donde la gente viene. Alli 5. Mi fermo a Cambray.. Alli 6. Mi fermo a Cambray. Il Conte Salazar, Governatore di Cambray, viene a vedermi, e con esso vengono Francesco del Pardo, Tenente Generale della Cavalleria, e D. Francesco Menes, Mastro di Campo di fanteria. Alli 7. Vado al Campo, il qual'è a Vattencourt, a un'ora di Guisa. Francesco del Pardo commanda il Convoi, ch'è di mille cavalli, e 300 fanti. A due ore di Cambray viene il Conte di Ligneville -a scortare il Convoi con 2 milla cavalli, ed a un'ora di là è tutto l'essercito coll'Arciduca, e col Principe di Condé , essendo rimasto D. Ferdinando Salis con poca gente alla guardia del Campo. Il Pardo fa due colonne delle carra con 100 cavalli di guardia per colonna, e con la fanteria nel mezo, e col resto marcia su la manca, cioè nel lato del Campo francese. Il Campo Spagnuolo è formato in modo, ch'egli ha anche in un rialto una fortificazione a parte, la qual'è come una cittadella, e nel quale ristretto si riduce tutto quello ch'è nel campo, in ogni caso che la più parte dell'essercito abbia ad uscire. In campagna approssimo l'Arciduca, gli fo riverenza, gli do la lettera dell'Imperatore, e gli dico succintamente a cavallo quello che gli ho


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a dire; l'Arciduca mi fa molte carezze, e nel quartiere mi fa dare l'uno de' suoi letti per dormirvi: vi riverisco anche il Principe di Condé, e gli do la lettera del Presidente la Violet, ed anche bacio la mano al Conte di Fuenseldanna. Alli 8. Vado la mattina alla Corte, l'Arciduca mi chiama dentro alla sua camera. Gli espongo cli nuovo quello che la Regina m'aveva detto nelle cose private e publiche: l'Arciduca dice che la Regina farà bene, e che nel publico ella non consiglia male, che qui s'è potuto per servirla, ch'egli dubita bene, che doppo la sua dichiarazione li Svedesi gli confischeranno li beni, che la nostra Corte non ama la guerra, e che l'Imperatore dovria almeno far ammasso di danari, perché la gente potrà poi sempre averla facilmente. Poi mi dice del mio particolare, ch'egli non ha replicato sopra la mia lettera, perché il cuore gli diceva, ch'io dovessi venir qua, e che queste cose si possono meglio dire a bocca che scrivere, che la mia precauzione di farmi assicurar il-mantenimento delle cariche dell'Imperatore è molto buona, perché potria essere ch'egli stesso l'Arciduca non si fermasse qui, che questa carica dipendeva però dal Re, e ch'egli l'Arciduca avea autorità di proporre due, e che non vi essendo Spagnuolo abile (come Fuenseldanna istesso confessava, il quale però inclinava al Pimentel), avria proposto il Marchese di Leiden ( già che il Principe di Ligne non desiderava d'accettar posto) e me, che prima di propormi però avria chiesto all'Imperatore, s'egli vi era contento, e l'avria pregato ad onorarmi del posto di Consigliere di Stato. Vado poi a far riverenza al Principe di Condé, il quale mi fa grande accoglienza, e mi trattiene un pezzo discorrendo. Doppo desinare l'Arciduca esce a cavallo, e mi fa dare un cavallo della stalla per servirlo; fa il giro del Campo, il quale è molto ben situato, ha da un lato la riviera dell'Oyse, occupa !'eminenze, ha buon terreno, foraggio vicino, e legna abbastanza. Nel cavalcare S.A. discorre meco di varie cose, della Regina di Svezia, della successione dell'Imperatore, e del Re di Spagna; del Re d e' Romani, che Neuburg e Colonia gli hanno fatto dire quello stesso che Neuburg disse a me, e ch'egli l'ha scritto all'Imperatore, e che Egon Furstenberg gli ha detto l'Imperio voler avere un Re, che possa governare da sé, e non che abbia bisogno d 'esser governato dall'Auersberg. Ch'egli Arciduca vede mancare qui tutti mesi l'Armata mal soddisfatta, gli Ufiziali inetti, il paese disperato, e non volea egli perdere la sua riputazione, ed essere egli Governatore nel tempo che gli Stati si perderanno. D. Luigi d'Aro essere bene affezionato, ma timido, lento, irrisoluto, e che non vuol fare cosa alcuna da sè, né solo. Gli altri del Consiglio


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scrivere il Re aver già messo, e lasciati buoni ordini per tutto quello che potesse succedere, anche in caso di morte; non esser ancora fuori di speranza di successione, che la gravidanza della Regina potea forse essere invenzione de' Spagnuoli. Dice poi l'Arciduca che Condé vedria molto volontieri, ch'io sosti qui in servigio non estimando egli alcuno di quelli che vi sono. Fra l'Arciduca e Condé passa ora buonissima intelligenza. Molti cavallieri e soldati vengono a visitarmi. Il Barone Schonkirchen mi dona un bellissimo paio di pistolle. Verso la sera l'Arciduca mi chiama, e dice che il Principe di Wittemberg andrà a mettersi in imboscata, e che con tale occasione posso ritornare con sicurezza. Ch'io dica all'Imperatore ch'egli ringrazia Sua Maestà d'avermi com.mandato di riferirgli quello che la Regina mi diceva, e che nel privato loda i pensieri della Regina, nel publico non può manco di disaprovarli ma che dicendosi ad consilium non vocatus ne accesse-ris, non sapia dire altro se non che giudica che sia meglio, che li paesi patiscano un poco, anzi che corrano rischio di perdersi, quando non si voglia prevenire. Che questi paesi sono alla disperazione, che non vi sono se non 1O milla uomini del Re, e che gli altri sono ausiliari, e che a lui, all'Arciduca, non dà più il cuore di mantenere questa Provincia, e lo dice assolutamente, e prega l'Imperatore a volerlo ancora dal suo conto rappresentare al Re. L'Arciduca mi dice poi di salutare la Regina da parte sua, e dirgli che le sue determinazioni sono così accettate, ch'elle non hanno bisogno d'alcuna aggiunta, e ch'egli invidia a coloro che avranno la fortuna di servirla nel viaggio. Che nel mio particolare scriverà fra otto, o dieci giorni all'Imperatore. Dice di più, ch'egli ha una ciffra particolare col Re ed un altra con D. Luigi d'Aro, e che veramente ha provato molte volte che queste cose ch'egli scrive in seguito, e che prega non si sappino al campo, non sono communicate né a Fuenseldanna, né ad a lcuno; che D. Luigi è per lui, cioè per l'Arciduca. Mi dà la lettera di mano propria per l'Imperatore, ed io gli do in iscritto li motivi, li quali mi permettono di poter pretendere legitimamente la grazia di Consigliere di Stato. NB. L'autorità dell'Arciduca è tale nella Fiandra. Egli conferisce le cariche minori di guerra, ed il Re li Generali. Egli fa i Vescovi, il Re gli Arcivescovi. Egli fa i Consiglieri, il Re li Presidenti de' Consigli. Egli dà il governo delle piazze, il Re quello delle provincie. Esso Arciduca è stato denigrato in Ispagna, come s'egli non amasse gli Spagnuoli. Viene avviso, che il Turena vuol cercare d'introdurre tre convoi nel campo in un istesso tempo da diverse parti, accioché qualchedu-


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no riesca d'entrare, perché l'Armata che vuole impedirlo, dovendo dividersi, non sa qual convoi sarà il più forte, e quello che sarà riscontrato dall'Armata Francese uscita dal Campo, sì che in questo dubbio ha ragione di temere, ed il Turena di sperare con probabilità. Alli 9. Di notte antecedente, il Conte di Castelmendo, Capitano della guardia dell'Arciduca, cioè delle Corazze e delle Carabine (il Marchese di Tourlon è degli Arcieri, ed il Conte Attinis de' Trabanti), mi dà 50 cavalli per convoiarmi sino alle truppe del Duca di Wittemberg, ed il Principe di Ligne, Generale della Cavalleria, mi dà una guida per condurmi all'imboscata di detta truppa. Giunto quivi, il Duca di Wittemberg, Generale della Cavalleria Alemanna, mi dà 150 cavalli per convoiarmi sino a Cambray. Il detto Duca di Wittemberg, il Conte Hollach, il Colonello Bentz, il Marchese di Risbourg, ed altri molti, come il Tenente Colonello di Capell mi si offeriscono, anzi pregano di venire al servigio dell'Imperatore , quando s'incominci nuova guerra in Alemagna, dichiarandosi non poter essi restar qui per la penuria delle cose. A Cambray il Conte Salazar viene a visitarmi, ed a condurmi seco in carrozza a desinare. A Bouchain il Conte di Bouquoy, Cavagliere del Tosone , e Governatore della Provincia d'Hanau, viene a riscontrarmi colla carrozza ad un'ora di Bouchain, e mi conduce anche ad una ora di Bouchain verso Valenciennes: seco con lui il mastro di Campo Wall, il mio Sergente Maggiore e il Conte Ferrari, il Governatore di Bouchain, ed il Conte di Renneburg. Questi Reggimenti sono un corpetto di 400 cavalli, e di qualche poca fanteria, al commando di Bouquoy per guardar li paesi del Re nella lontananza dell'essercito. Salgo a cavallo, e mi accompagnano anche un pezzo di strada il Colonello Wall col Conte Ferrari. Il mastro di Campo Wall mandò la relazione della cosa d 'Arras in Ispagna, ed altrove alli Ministri del Re, sopra di che il Re scrisse una lettera ringraziatoria al Principe di Ligne, ed il Fuenseldanna prese odio al Wall. Dice il Fuenseldanna aver le mani limpide, e disinteressate; aver impegnato ogni cosa del Re anticipatamente per tre anni, onde chi verrà doppo lui, avrà neccessariamente a non poter fare cosa alcuna; mandar gli ordini fatti al Mastro di Campo Generale a soscrivergli, cosa mai più usata; non essere nel resto suo mestiero di far guerra viva, e coraggiosa; Merode avere scritto una lettera buonissimamente del mal governo delle cose per sua cagione, delli suoi amori e sue passioni, ed averla comunicata coll'Audienziario, e per questo ambidue esser stati arre~ stati in Anversa; il Conte d 'Isenburg non aveva ancora permissione


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dal Re di ritornare a Brusselles, com'egli instantemente prega; il Pimentel essere Ambasciatore di comedia, ma per altro galantuomo, e farsi della casa Buonamico, della quale era domestico. Arrivo la sera a Valenciennes, dove è il Duca Francesco di Lorena. Dice non esser ancora restituito alla pristina sanità; riverire l'Imperatore, le Imperatrici, e l'Arciduca, salutare Auersberg, Piccolomini, Curtz etc., mandare un picciolo oriuolo di Parigi alla figlia, testificare all'Imperatrice Eleonora la continuata sua divozione; esporgli, e prima all'Imperatore, quello che tenta la cognata, di subornare l'Armata e le piazze in Lorena, ma indarno, perché le une e le altre hanno rinovato il giuramento di fedeltà alla sua persona, far egli tutto il possibile per liberare il Duca suo fratello senza alcuna seconda intenzione coll'essere lui stesso col figlio malevadore per far dal canto suo il debito, ma stare poi al Re di vedere se vuole farlo; il Duca Carlo essersi essibito di conservare sempre la sua divozione come prima incorrotta al Re, contentarsi di cedere la possessione degli Stati, e dell'essercito a Francesco, e di dare anche altro, né s'aspetta se non l'approbazione del Re. Alli 10. La mattina parto da Valenciennes, passo da Gossbuch, dove veggo il Conte di Varfusé, e Madame de Grimberg, e Mademoiselle de Montenak, e arrivo la sera a Brusselles. Alli 11. Vado la mattina a visitare il Pimentel, il quale mi dice, la Regina desiderare di dichiararsi subito a Roma firmando questo discorso, che senza questo la sua riputazione saria lesa, e che quanto alli Svedesi essi medesimi ameranno meglio di saperla catolica, che di crederla atea. Il Conte Todt avere scritto alla Regina, che il Re continua una serissima affezione verso di lei; che il Regno fa l'istesso, e che di giorno in giorno più la desidera e conosce, e si rammarica di non averla; ch'egli Conte Todt, non può fidar ogni cosa alla penna, e che avendo una ciffra scriverà più largamente, onde la Regina argomenta il governo presente di Svezia non essere forse molto grato, che questo sforzo della guerra sia di grande afflizione ai popoli, che l'aver accresciuto il prezzo del rame e del ferro sia dannevole al Regno, e che insomma questi gran preparamenti _di guerra abbiano a riuscire in nulla, o male, ed ella manderà la ciffra richiesta al ConteTodt. La Regina manda a chiamarmi, ed a pigliarmi con una carrozza di Corte. Vado in Corte, e vi trovo il Conte Spaar, fratello della bella Contessa, ed il Conte Spada, poi torno a casa a desinare. Doppo desinare la Regina manda a chiamarmi per andare alla Comedia, doppo la quale si va a spasso nel Parco. Sono con la Regina in carrozza, Pimentel, il Principe d 'lsenghien ed io.


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Alli 12. La mattina vengono a visitarmi il Padre Manderscheid, il Conte Taxis, il Presidente la Violet. Doppo desinare vado a visitare Madame Marquaderas, poi vado alla Comedia,. doppo la quale si va al Parco in carrozza colla Regina, e vi sono Madame la Queva, Madame Slawata nata di Brederode, ed io. Alli 13. La mattina visito il Presidente la Violet: vado al giuoco del maglio, e ritorno colla Regina in carrozza servendola al suo palazzo. Doppo pranzo visito Madame Amalie Brederode Slawata, e la conduco in Corte in una carrozza della Regina, poi si va alla Comedia, e al Parco ed a casa. D. Antonio Pimentel ed il Principe d'Isenghien vengono a visitarmi, ma io non sono in casa. Alli 14. La mattina visito il Marchese di Leiden, ed il ConteTaxis; poi vado alla Corte della Regina ed accompagno a palazzo Madame Slawata. Doppo desinare riaccompagno Madame Slawata dalla casa alla Corte, dove la Regina la fa dipingere in sua presenza dal pittore Ventier: ella promette di mandar l'ordine de la Gayeté, ed io compongo alcuni versi sciolti sopra li suoi bellissimi occhi. La Regina mi dice che il Konigsmark ricusa d'obedire agli ordini del Re, e di uscire in campagna, e si propone il modo di sviarlo di là, e per questo mezo rompere il filo de' disegni de' Svedesi. Vien'anche alla Regina una bellissima lettera del Re di Spagna scritta di mano propria in risposta, e condoglianza della morte della Regina Madre, e D. Luigi d'Aro avvisa il Pimentel che il Re, la Regina, l'Infanta, e tutta la Corte ha vestito il bruno per questo accidente. Il Marchese di Leiden viene per visitarmi si come anche il Duca d'Arescot, ed il fratello Principe di Arenberg, ma io non sono in casa. Si va alla Comedia; di là in Corte, e a casa, e Madame Slawata si licenzia dalla Regina per ritornarsene in Olanda ed il Duca d'Arescot per andare a pigliare l'acque di Spa. Alli 15. La mattina il Duca d'Arescot viene a visitarmi. Poi io vado a visitare lui. Il colonello Wolff manda a farmi complimento. Vado in Corte ed essendo venute lettere di Roma, la Regina mi manda al Pimentel, il quale ha le lettere. Il Padre Malina, Gesuita, dice il Padre Generale non aver potuto parlare per indisposizione al Papa, avere mandato lui, non aver potuto ancora consegnare le lettere, né essere deciffrate, il Papa non esser totalmente soddisfattissimo per varie cose che si sono scritte della Regina, nelle cose della sussistenza d'essa Regina, il Papa non essersi lasciato intendere cosa alcuna; se dipendesse da sè, non stimeria bene significare al Papa, avendo la Regina fatta la dichiarazione sua mesi sono. Si stima che molte cose


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di questa lettera abbiano origine dall'invidia che regna fra religiosi, e dal risentirsi il Gesuita di non avere avuto conoscenza del fatto dal punto della dichiarazione, mentre che l'altro D. Juan l'ha avuta. Si parla poi della sussistenza d'essa Regina, e si dice che quando doppo la dichiarazione sua, li Svedesi gli levassero i beni, ella avria suggetto, e potrebbe o con danari contanti, o colla vendita delle gioie, tapezzerie, ed altri mobili, far levata inAlemagna d'un 8 o 10 milla uomini, e dargli in Fiandra al servigio del Re sotto alli di lei capi, e insegne, come fanno Lorena, Condé, etc. E che il Re la pagasse con terre nell'Italia, o qui, conforme ch'ella volesse eleggere la sua stanza; che questa levata in danaro si potria fare per mezo mio. Doppo pranzo vado a visitare Madame Gonzaga, la quale dice di non aver visto se non una volta la Regina in casa de la Queva, e dispiacergliene molto, ma non essersi pomto far altrimenti, poiché la Regina non ha volsuto trattar le Dame nel modo che fecero la Regina Madre di Francia e la Regina di Polonia, ma ha volsuto pigliar legge dalli Spagnuoli, e trattarle nel modo che fanno i Principi di Spagna, che sono padroni, il che non hanno le Dame volsuto soffrire , essendovene molte le quali hanno così gran qualità, come le mogli de' Grandi. Vado poi a Corte, ed alla Comedia, doppo la quale la Regina va nel giardino del Conte Taxis a vedere una bellissima Pallade scolpita in marmo, il cui viso rassomiglia molto la marchesa di Gonzaga. A1li 16. La mattina vado a visitare il Padre Manderscheid, e gli do duo monete, che il Re d'Ungheria ha gettate nella sua coronazione. Doppo desinare vado in Corte, dove la Regina dice di pensare addesso che li Svedesi vogliono intraprendere qualche cosa contro l'Imperio, poiché ne affettano tanto la sincerazione: dice che quando ella sarà in Roma non mancherà di sollecitare il Papa p er rimostrare il pericolo della Reli_gione. Si va alla Comedia, ch'è La suite du menteur, poi si torna a casa, ed io visito il Colonello Wolff. Alli 17. La mattina io spedisco l'ordinario d'Italia. Il Principe d'lsenghien, Governatore di Ruhremondt e di quella provincia, viene a vedermi. Il doppo pranzo visito Madame Saavedra, e vengon per vedermi l'Internunzio, e O. Antonio della Queva, ma io non sono in casa. Vado alla Corte, dove la Regina mi dice il dissegno ch'ella ha di fare una levata di sei milla fanti, e 2 milla cavalli alemanni per metterli poi nei Paesi Bassi in servigio del Re. Ch'ella vorrebbe avere della gente fatta dall'Impe ratore, e pagargliela, overo farne della nuova; ch'io gli faccia il progetto della spesa, del tempo, della condotta, e delle altre circostanze. Dice poi che sarebbe gran male per li


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Svedesi, se gli si levasse il dispaccio del ferro coll'aprire le gabelle che sono sopra la Mosa, e che vi hanno il Re di Spagna, e gli Olandesi, perché allora tutto il ferro di Liegi si smaltirebbe in vece di quello di Svezia. Il Principe di Condé ha dal Re di Spagna in proprietà le piazze di Rocroy, Capell, Castellet. Egli non ha più di 3 milla uomini o quattro. Alli 18. La mattina vado a Corte; do alla Regina il progetto della levata, e ministro nella sua camera del letto al Dominicano, che legge la messa. Doppo desinare vado in Corte, la Regina dice che il progetto è buono, mi prega di communicarlo all'Arciduca, ed al Fuenseldanna, e dir loro che la Regina non cerca altro se non di testimoniare la sua affezione al Re; che queste levate saranno al suo servigio, se gli piacciono; che il numero dipenderà da loro se lo vogliono minore, che maggiore, per addesso non può ella farlo; che il trattamento della gente sarà come quello che si fa alla gente spagnuola; ch'ella non domanda altro vantaggio, se non quello che piacerà al Re, ed alla sua discrezione. Che loro dicano il loro parere. Si va fuori a spasso in carrozza nel parco e si parla del Cromwell, che per possedere legitimamente il Regno avria a farsi catolico, permettere la religione catolica, e farsi dare il Regno dal Papa; che la Regina doppo la dichiarazione potria ritornarsene in Svezia, se il Regno volesse, e nella congiuntura della morte del Re, pigliare il dominio, introdurre la libertà della religione, ed instituire erede un Principe della Casa d'Austria o metterlo nel Regno anche in sua vita. La Regina mi manda le credenziali per Fuenseldanna. Alli 19. La mattina vado a Corte, e mi faccio dare un Creditivo per l'Arciduca (la Regina me l'aveva mandato la sera innanzi solo per il Fuenseldanna) e la Regina mi dice, ch'io dica questo progetto della leva essere stato la cagione principale ch'ella ha avuto di farmi venir qui. Desino, e parto co' cavalli di nolo per andar a Bouchain, dove si ritrova l'Armata di Spagna, ed arrivo la sera a Chevré. Alli 20. Rinfresco a Valenciennes, ed alle 3 ore doppo mezo dì arrivo a Bouchain. Riverisco l'Arciduca, gli do la lettera della Regina, egli legge il proggetto delle levate. Dubita l'Arciduca che il danaro si possa trovare; che la gente voglia venire, e passare il Reno; che sia di servigio del Re l'avere nuova gente aussiliaria, oltre a quella, che ci è; pensa che la Regina abbia finalmente voglia di venire all'Armata in persona; tiene che bisogni tener sommamente il segreto, altrimenti li Svedesi o Francesi potriano fra strade arrestar la Regina; si sta di parlare col Conte di Fuenseldanna, il quale era ito fuori a veder le fortificazioni. Parla poi l'Arciduca di queste miserie, che l'inimico ha ogni


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di rinforzo, che questa gente non può più sussistere per mancamento di mezi; che addesso hanno rimesso 150 milla talleri da pagarsi solo al mese d'Aprile dell'anno venturo, e che i mercanti in ogni modo faranno le rimesse invalide; che di questo danaro ve ne è 30 milla per Sua Altezza propria, che questo vuol dire di non aversi più a sperare altra cosa; e che qui il pane di provianda solo, porta via da 50 milla talleri il mese; ch'egli Arciduca viene a questo modo ad avere meno che il Governatore dell'Arme, il quale ha da 3 milla talleri il mese; che le cose vanno di galoppo alla perdizione; ch'è mirabile' la perdita di Landrecies; il Francese è ito con grandissima furia a far alloggiamenti in pieno mezodì, e senza punto curarsi di perdita d'uomini, a cacciar la gente fuora delle opere esteriori a forza di granate, a passar il fosso con barche, ed applicare minatori alli rampari, che hanno fatto mine meravigliose, e d'un effetto tale che hanno riempito tutto il fosso, oltre alla grandissima commodità delle fascine del bosco vicino. L'Arciduca va nel campo alla processione, che si tiene per compir il Giubileo. L'Arciduca desidera cavalli dall'Imperatore, e della razza del Karsch, e di quella di Boemia da due selle, ma che sieno cavalli fatti, perché qui non ha cavallerizzo che vaglia per farli. Alli 21. La mattina vado al quartiero del Conte Fuenseldanna, gli do la lettera della Regina, ed il proggetto, ch'egli legge: dice ch'egli bisogna stimar molto l'affetto della Regina, che la levata sarà difficile; che 15 talleri per un soldato a piede è poco, e che bisogna fare il conto a 20 talleri; che tutta la somma si può mettere a 300 milla talleri; che la Regina avrà difficultà ad avere questo danaro senza incommodarsi; e che il Re medesimo avrà rimorso, e scrupolo d'impegnarla in questa spesa ora ch'ella è fuori del Regno e vive come persona privata; che qui però è neccessaria qualche levata, o sia de,lla Regina, o sia del Re che la faccia; che così l'offerta della Regina non s.'accetta, e non si ricusa, ma che se ne darà parte al Re, ch'egli si sa però che il Re non l'accetterà senza voler dar soddisfazione equivalente alla Regina, e ch'ella può dar intanto avviso se la vorrà in danari, o in terre, e dove; l'Arciduca poi mi chiama, e mi dice l'istesse cose, e ch'io deva intanto far pratica di ofiziale per le levate, e ch'io vada avvisando s'avendosi danaro in contanti, elle saranno riuscibili. Che in questa occasione egli potrà introdurre il trattato per la mia persona; ch'io riverisca l'Imperatore, e gli dica che qui le cose vanno di male in peggio, e ch'egli Arciduca non può più rendere alcun servigio né al Re né alla sua Casa; ch'io riverisca l'Imperatrice, ed il Re di Ungheria, e ch'io saluti Auersberg, e Dietrichstein. Si tiene il Principe Condé forte di 4


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milla cavalli, Lorena 3 milla, Wittemberg 2 milla, Risbourg si offre a far levata di cavalleria Vallona per andare in Alemagna. Senza soldo, ed [illeggibile] non [illeggibile] inAlemagna stanchi di questa guerra. Alti 22. Parto di Condé, rinfresco ad Enghien, passo da Gussbek, dove è un bellissimo giardino: il Conte di Warfusé si scusa col Gonzaga di non poter scrivere di propria mano impedito dalla gota, ma lo farà per mezo del Segretario, se così è contento. Mademoiselle Montenac mi fa grand'accoglienze, e mi dona alcorcesC2J: arrivo la sera a Brusselles, dove presento alla Regina la lettera dell'Arciduca, e gli espongo la risposta alla proposizione, e gli do il progetto della leva. Ella dice di non volere cosa alcuna dal Re, e ch'ella non vuole che il Re la ripaghi, se non in 20 anni a suo commodo, e s'ella intanto muore, che il Re ritenga il danaro. Dice di non credere che il Re di Svezia non uscirà dal Regno, e ch'egli non farà la guerra all'Imperio, manco che voglia procedere saggiamente; che però la sua ambizione potria portarlo a questa imprudenza, perché il suo vero interesse saria d'attaccare il Moscovita. Plettenberg scrive che sono venuti a Stockholm Ambasciatori Polacchi, e che però il Re differirà la sua partenza di là; che quell'Armata non si può mantenere così senza guerra, e dovendosi licenziar gente, il Re la daria più tosto a' Spagnuoli, che a' Francesi. Si sono avute lettere di Roma, che le altre furono presentate al Papa; ch'egli ha avuto grande allegrezza, e stima bene che la Regina si publichi subito entrata in Italia, e mandi qualcheduno innanzi a lui. Condé si fortifica alla gagliarda, e così perdendosi anche il paese, non si perde se non palmo a palmo. Questi Paesi Bassi s'essibiscono di pagare e di mantenere al Re 40 milla soldati ma vogliono essi pagar li soldati, ma gli Spagnuoli non vogliono, perch'essi vogliono aver in mano il vantaggio del danaro, ed applicarlo ad usi particolari. L'Arciduca non fa cosa alcuna, né si lascia informar da alcuno, anzi, che per andare seco alla caccia, bisogna chiedere licenza, perché non si permette che alcuno l'approssimi, quindi è ch'egli serve di <soccorso> , e che si vedranno 60 carrozze innanzi alla casa del Fuenseldanna, e nella Corte nissuna. Alli 23. La mattina il Padre Manderscheid viene a vedermi. Io vado a visitare l'Internunzio. Vado in Corte, torno a desinare. Doppo di che visito Madame Gonzaga che mi prega dire al Marchese, ch'e-

2 Dolci assortiti.


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gli deva fargli un mandato di plenipotenza, la data in bianco, accioché ella possa disporre a suo benefizio qualche cosa nel testamento, altrimenti ella non può farlo, ed ab intestato ogni cosa va alli figli. Poi vado in Corte, dove la Regina mi fa vedere la lettera venuta da Roma del Gesuita, il quale scrive il Papa aver inteso la nuova con sommo giubilo, non essersi essibito a cosa alcuna nell'aiuto temporale per la povertà della Camera; approva che si tenga il segreto finché la Regina sia in viaggio per paese non Catolico, ma entrando in Italia si dichiari, accioché arrivando a Roma, il Papa possa riceverla con ogni solennità, onde la Regina determina di far la cosa publica in Inspruk, e da Inspruk spedire innanzi una persona al Papa, ed un'altra al Re di Svezia, col dar loro parte della sua azione. Poi si va al Parco, al maglio, a casa, alla Comedia. Nell'Armata di Spagna in Fiandra, si stila che gli Spagnuoli hanno sempre il èorno diritto, e gli Italiani il corno manco; l'altre nazioni nel mezo. Alli 24. La mattina visito il Presidente la Violet, il Principe d'lsinghien, il quale dice di volermi scrivere, il Pimentel, e la Queva. Pimentel dice d'aver consultato li Teologi sopra la questione, se la Regina poteva, salva la coscienza, restare nel Regno col fingersi Luterana e non lo essere, e che hanno risposto negativamente per cagione dell'essempio. Vado in Corte dove la Regina mi dà la lettera per l'Imperatore, e prima di serrarla me la legge; ella è scritta in Francese, e dice ch'io gli riferirò quello ch'ella mi ha detto, che s'è trattato, e che si passa qui, che l'Imperatore perdoni alli sentimenti teneri, ch'ella ha per la casa d'Austria, ch'ella desidereria ch'io l'accompagnassi nel viaggio· d'Italia, e che prega l'Imperatore a commandarmelo. La lettera è scritta in grande, e la soprascritta è tale:

A l' Empereur des Romains Monsieur mon Frère. La Capelle è assediata da' Francesi, e l'Armata Spagnuola marcia verso Mons per andare forse di là a Maubege, ~ cercar d'impedir l'assedio. La Regina dice d'aver risposto alcuni giorni sono alla lettera, che il Marchese Rodrigo gli scrisse in complimento della morte della madre; ch'io lo saluti da sua parte; ella scrive al Piccolomini, e mi manderà la lettera; ella dice che giunta in Italia non si scorderà d'aiutare li Conti Hercolani, e ch'io di ciò gli assicuri. Dice la Regina, che l'Imperatore deve pigliar ben cura delle cose, e non lasciarsi ingannar dalle apparenze di quiete; ch'egli mi dovria dar licenza di passare in Italia con essa lei, perché succedendo qualche cosa di turbo-


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lenza, io possa esser subito di ritorno in 8 giorni; e di più può l'Imperatore far per me coll'aiuto della Regina: trattare col Papa segretamente, e mostrargli il pericolo nel quale versano le cose della religione catolica, ed i vasti disegni che hanno concepito gli Acatolici , perché se li Svedesi rompono coll 'Imp erio, o coll'Imperatore, e se Brandenburg ha con essi intelligenza, e se Cromwell similmente con essi s'intende, chiara cosa è che si macchina una cosa publica, e dell'interesse universale degli Acatolici, sì come fanno a credere le Ambasciate, che Svezia ha mandato in Danimarca, Olanda, ed altrove, e gli Ambasciatori di Transilvania, che sono stati in Inghilterra, e la Regina pensa che li Svedesi nei loro alti proggetti non pensino niente meno che d'arrivare a Roma. Doppo mezodì, il Principe d LJsinghien mi manda lettera diretta al Governatore di Ruhremondt, ed al Commandante d'Herculens per darmi convoi s'io lo chieggo. Mi vengono a visitare il Pimentel, e la Queva, e l'Internunzio, e la Violet, e il Sergente Maggiore di Gulderlaben, che fu paggio del Principe Piccolomini. L'Armata s'è molto disfatta a Wettencourt, perché tutte le nuove reclute , ed i medesimi Spagnuoli fuggono, onde la fanteria Spagnuola non arriva più a 2 milla. Li Lorenesi quando sono presi, non ritornano più; li Condeisti ancora fuggono a furia, e dicono d'aver mala fortuna perché servono contro al loro Re. Tutte le partite di Cavalleria sono quest'anno state battute. Il Paese ha di nuovo fatto offerta di voler mantenere 40 milla uomini, ma di voler egli stesso pagare la soldatesca, rimedio pericoloso, e che può cagionare la sovversione d'uno Stato. Il Segretario della Regina M. Gilbert mi porta una lettera della Regina per il Principe Piccolomini, e mi dona un suo libretto intitolato l'Art de plaire. Il mastro di Casa d_ella Regina, Silberkron mi visita, ed il Post Munzwalter di Brusselles. Alli 25. La mattina parto con cavalli di nolo da Brusselles per Colonia. Rinfresco all'Osteria del Salvatico. Passo per Diest, ed arrivo la sera a 3 ore di là, in un luogo detto Valencia. Alli 26. Rinfresco a Werth (la strada è per un gran bruyere); passo per Ruhremondt, ed arrivo la sera ad una ora e mezo di Hèrculens. Alli 27. Passo per Herctùens, rinfresco a Castel, ed arrivo la sera a Colonia, ed alloggio al Santo Spirito. Passo il Reno ed alloggio la notte a Dietz. Il Colonello Peter mi dice, ch'egli farà quante Compagnie di Cavalli si vorranno, ma non per meno che per 45 talleri per cavallo con obbligo dar loro le pistolle, e di condurli a sue spese sino a' con-


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fini di Boemia; che le corazze, petto, schiena, e caschetto, e bracciali, si potriano avere a 3 talleri; ch'egli pigliarebbe la Tenenza Colonella d'una persona Generale; ch'egli sa un bravo, intelligente Tenente Colonello di fuori, ed al quale si può fidarsi, che faria un Reggimento per me, ed altri Uffiziali ancora, che fariano Infanteria; che tutti servirebbero volontieri all'Imperatore, e più volontieri che a Spagna, né a Francia. Che il Principe Roberto Palatino è stato a Colonia 3 giorni sono: egli ha offerto a lui, Peter, servigio per Modena promettendogli il passo sicuro da per tutto; che anche il Conte Wolmar gli ha offerto servigio per li Svedesi, ma solo 33 talleri per cavallo, che però il quartiero compenserebbe abbondantemente. Alli 28. Parto co' cavalli di posta, ed Alli 29. Alle 5 ore doppo mezo dì arrivo a Frankfurt. Rincontro all 'entrata in città il Wolmar, che andava a spasso in carrozza. Smontiamo ambidue e ci complimentiamo; egli dice temere che quando gli Svedesi si saranno aggiustati con Polonia, non attacchino gli Stati dell'Imperatore. Esco di Frankfurt, ma non posso entrare in Hanau, perché le porte sono serrate, né vogliono aprirle. Alli 30. Passo perWiirtzburg, arrivo la sera a Kitzingen. Alli 31. Passo per Norimberga, dove alloggio all'Oca d'Oro e quivi piglio una carrozza di nolo, colla quale arrivo a Postbauer a una lega di Neumarck. Trovo a Norimberga il giovine Conte di Collalto, il quale se ne va per la posta con 4 cavalli in Fiandra. Al primo d'Agosto passo per Neumark, e poi per Teining, dove piglio cavalli da posta sino a Ratisbona, e vi giungo a ore 7 doppo mezogiorno. Quivi piglio subito una barca per Vienna, per la quale pago 30 talleri, passo da Straubing, e compro un cavallo pure per 30 talleri: faccio vogare notte e giorno, ed Alli 4. La mattina a 11 ore arriv o a Viennà trovandosi l'Imperatore ad Ebersdorff. Alli 6. Ho Audienza dall'Imperatore, e gli faccio la qui annessa relazione in voce; e l'Imperatore mi risponde ch'egli ringrazia molto la Regina d'ogni cosa; ch'egli riconosce il suo affetto, approva le sue risoluzioni, e ch'egli non crede, che li suoi beni in Pomerania possano essergli confiscati; ch'egli la proteggerà sempre, e mi dice di dargli li pareri della fatta relazione succintamente per iscritto. Alli 7. Gli do la relazione per iscritto ch'è qui annessa<3) _ 3 Entrambe le relazioni cli cui Montecuccoli fa menzione, vengono riprodotte integralmente qui di seguito.


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A1li 11. L'Imperatore mi chiama, e mi dice ch'egli rimane molto obbligato alla Regina degli avvisi, che gli ha communicati, e che da essi conosce sempre più il di lei affetto, ch'egli perciò si va armando per far poi quello di più che il tempo consiglierà; che la levata, che la Regina propone di fare per il Re di Spagna, verrà molto a proposito, e non dubita che sarà molto accetta, e che obbligherà molto. Che la sua risoluzione nelle cose private è lodevolissima, e l'Imperarore gli augura felicità, e prospero viaggio, e che quando ella sarà dichiarata in Inspruk, l'Imperatore manderà persona a posta a complimentarla, e congratularsi; ch'egli mi dà licenza di servirla nel viaggio, e ch'essendo oggi giorno di Posta, potrò dar parte del tutto. Alli 12 Settembre. Ho nuovamente Audienza dall'Imperatore, e mi licenzio per incamminarmi in Augusta ad aspettarvi la Regina, poiché il Pimentel, con lettera dei 21 d'Agosto, mi scrive che detta Regina comincierà infallibilmente il viaggio prima della metà di Settembre. Discorro coll'Imperatore sopra li seguenti punti. 1- S' egli non vuole scrivere alla Regina. Sì. 2- La levata della Regina. Obbligherà molto. 3- Dichiarazione in Inspruk. Ch'io avvisi anticipatamente per istaffetta da Augusta, accioché l'Imperatore possa mandar collà in lnspruk a rallegrarsi. 4- Protezione in Pomerania. Sì. 5- Passaporto per me. Io lo devo fare scrivere alla Cancelleria di Guerra. 6- Rinovare la ciffra. Sta molto bene. 7- Se la Regina trattasse col Papa per la causa publica della Religione. Gioverà molto. 8- Al mio ritorno supplicherò Sua Màestà di qualche grazia di onorevolezza,poiché servo già da 28 anni.Tutti gli altri servitori di S. Maestà, dal maggiore al minore, hanno ricevute grazie. Io solo rimango escluso. Mi vedrà volontieri al mio ritorno, e mi darà segni di gradire la mia servitù.


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RELAZIONE PATIA INVOCEA SUA MAESTÀ CESAREA DELL'ANNO 1655 DEL MESE DIAGOSTOALLI 6

Publico

Regina Premissis premittendis. La Regina non ha volsuto scrivere quello che ha riferito in voce, perché non avendo ella fin ora occasione alcuna di non desiderare ogni bene alla Svezia, non può lasciar mettere in carta cose, che mostrino ch'ella abbia affezione contraria; oltre che molte cose si lasciano meglio, e più diffusamente dire, che scrivere. 1- Stima, la Regina, che sia stata intempestiva questa nuova di guerra de' Svedesi, e più sarebbe quella all'Imperatore, perché I- essi odiano li Principi di Germania, ne sono stati ingannati, non se ne possono fidare. II- La fede rotta a Polonia, discredita un Principe nuovo, com'è il Re, il quale è anche incommodato dalla sua persona a cagione della grassezza. III- Il rincarimento del rame e del ferro farà che non potrà esser smaltito; e le gravezze fanno esclamare i popoli. Tuttavia, poiché l'ambizione del Re è così grande che l'accieca, 2- bisogna aprir bene l'occhio, e prevenire a questi progressi nella Prussia e nella Polonia, perché altrimenti I- questi sono gli antichi e vasti disegni progettati, li quali non hanno niente meno nello scopo, che il conquisto di Roma. II- La Svezia crescerà tanto di credito e di potenza, che non vi si potrà più far ostacolo. , III- Esservi grande apparenza che Brandeburg s'intenda co' Svedesi, e forse anche il Protettor d'Inghilterra, e che se ne voglia fare una causa di religione, ed universale, il che fa sospettare anche l'ambasciatore del Transilvano stato in Inghilterra, e gli altri Ambasciatori che Svezia ha mandato in Danimarca ed in Olanda. N- Il modo di prevenire sarebbe che l'Imperatore e l'Imperio attaccasse la Pomerania, e che nel medesimo tempo suscitasse loro contro per acqua gli Olandesi, e Danesi, ambedue nemici naturali, e da' quali è sospetta, e reca gelosia la grandezza e l'accrescimento de' Svedesi. V- Il pretesto, e cagione legitima, sarebbe che il Re di Svezia non


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ha levato l'Investitura della Pomerania, e che contro alla fede publica, e tregua non ispirata, invade una provincia amica e confinante. 3- Facendosi la guerra I- Procuri l'Imperatore di non dare giammai battaglia, ma tirare la guerra in lungo, perché a questo modo li Svedesi non possono sussistere, ed i Principi che li possono aver cari sono impazienti di veder fare il giuoco su 'l loro tavogliere (I) ' e si stuffano, e si rompono. II-Abbiasi l'occhio particolarmente sopra li paesani del Land ob d'Enss, perché aveano già concertato con li Svedesi, di facilitare e dar loro il passo per di qua del Danubio. 4- Il Re di Svezia, poter esser pretendente alla corona del Re de' Romani. I- Mentre la Regina regnava, il Duca di Lorena avea mandato a lei Ruchelot, ed averla sollecitata a pretendere a detta Corona, coll'avere offerta la sua Armata, ed assicurato che li viveri per ambedue le Armate non sariano mai mancati in Alemagna. Misto

Avea fatto pensiero la Regina, di vendere li suoi beni nella Pomerania, e per questi suggetti fra gli altri era ella fermata in questo tempo in Bmsselles, ed il danaro volea ella dare al Re di Spagna, o far gente per suo servigio, o per servigio dell'Imperatore, se ne avesse avuto bisogno, o che a lei si fosse data qualche signoria in vista di compenso per intrattenersi; ma poiché questi nuovi romori di guerra impediscono la vendita de' beni, non vuole la Regina differire più lungamente la sua gita in Italia. 1- Per mostrare in ogni modo la s ua affezione verso l'Augustissima Casa, si trova ella ancora qualche mezo, onde ha pensato di voler fare una leva di 6 milla fanti e 2 milla cavalli Alemanni per darli a militari dell'Armata di Fiandra, o dove il Re vorrà. I- Ha avuto disegno di comprare questa gente bella e fatta dall'Imperatore (il che io gli ho detto esser impraticabile) o di levarla nuovamente in Germania. II- Onde anche per questo capo ha desiderato parlarmi, e me ne ha fatto formare il proggetto.

1 S'intende tavolino da gioco con annessa scacchiera.


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m- Il quale riguarda la spesa, il tempo, la condotta, e le altre circostanze, ed in succinto è che dandosi 15 talleri per fantaccino, e 60 talleri per cavalliere per la levata, ed un mese di paga per farli passar mostra, e prestar giuramento, la somma del danaro salirà a 254 milla talleri; che Sua Maestà Cesarea deve esser ricercata per la licenza della levata, e così anche que' Principi dove s'ha da passare il Meno ed il Reno; quali siano le parti principali delle capitolazioni da farsi co' Colonelli; che li 6 millà fanti siano divisi in 6 Reggimenti, e li 2 milla cavalli in 4; quali uffiziali maggiori si deva dare a questo corpo. IV- Pensava l a Regina di approfittarsi della gente del Konigsmark, e di poter anche persuadere lui medesimo, il quale era mal soddisfatto di lasciar il governo di Bremen al General Llnden, e di dovere andare a congiungersi ed obbedire al Generai Wittemberg; poiché questo non ha potuto, succedeva. Privato S'era fermata la Regina ne' Paesi Bassi per fare in questo tempo essito de' suoi beni, o per seguire il parere del Re, il quale stimava ch'ella potesse giovare all'elezione del Re de' Romani; ora, che l'uno non può esser, e l'altro s'intorbida, e che il Re stesso non vuol più sospendere la publica dichiarazione della Regina, accioché il Papa non si lamentasse che si ritardi un sì grande essempio d'edificazione alla Chiesa, e che il Re approva la risoluzione della Regina. 1- Ella vuol far passare in Italia sul principio del prossimo vicino mese. I- Terrà la strada diritta a Roma per Colonia, Frankfurt, Augusta, Inspruck,Verona, Bologna, Loreto, senza voler ricevere accoglimento nissuno. II- Andrà con titolo d'incognita, ma però con traino decente: oltre alla sua Corte propria, avrà seco D. Antonio Pimentel Ambasciatore del Re; O.Antonio della Queva,Tenente Generale della Cavalleria del Re in Fiandra, con 23 cavalli della sua guardia; la moglie di detto la Queva; e vorrebbe ch'io ancora fossi a servirla. III- Alla nuova che se n 'è data al Papa, ed alla lettera che la Regina gli scrisse, ch'ella stava risoluta di venire a' suoi piedi, ed attendere da lui ordine, s'ella dovea subito dichiararsi, o sospendere la dichiarazione, Sua Santità è rimasta tutta piena di giubilo , ed ha detto che sì come egli è benissimo fatto di tenere segretissima la dichiarazione fin che la Regina sia in paese catolico, o non abbia più a traversare per paese eretico, accioché non gli succedesse qualche


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cattivo incontro, così ella desidera che subito che Sua Maestà metterà il piede in Italia, o in luogo sicuro, ella faccia la sua publica dichiarazione, accioché in arrivando a Roma, Sua Santità possa farle quelle accoglienze solenni che si devono. IV- Sì che la Regina è risoluta di far questa dichiarazione in Inspruck, per rendere anche quest'atto conspicuo n egli Stati dell'Augustissima Casa, alla quale ella si dichiara obbligatissima, e per le cortesissime lettere di Sua Maestà Cesarea, e per gli effetti d'amorevolezza del Re, che tiene un Ambasciatore appresso di lei, che le dà ricovero ne' suoi Stati, che gli fa ogni sorta d'offerta, e che ha vestito subito il lutto con tutta la Corte alla nuova della morte della Regina Madre, avendogli scritto una lettera di suo pugno amorevolissima, e per la civiltà ricevuta dal Serenissimo Arciduca. . V- Subito d'Inspruck spedirà innanzi una persona apposta al Papa, ed un'altra al Re di Svezia a dar loro parte della sua dichiarazione. NB. Stimasi che la Regina dovria chiedere al Papa una persona, la quale sapesse i riti della Corte, ed instruisse la Regina del modo di governarsi in Italia. Forse che l'Arcivescovo di Siena farla al caso. 2- Se doppo tale dichiarazione, la Svezia gli confiscasse li suoi beni I- Ella supplica l'Imperatore a voler pigliare la sua .protezione, scrivere, ed intromettersi, poiché la Pomerania è uno Stato dell'Imperio, e li Recessi <2) dell'Imperio portano che a nissuno si possa levare i beni per mutazione di religione, la quale deve esser libera a ciascheduno. II- In tal caso penserebbe ella ancora di poter far truppe, che con qualche aiuto invadessero la Pomerania, e poter col suo credito sviare l'Armata del Re di Svezia, e suscitare discussioni nel Regno, poiché ella avrebbe giusta cagione di procurarlo, e le pare che molti non siano contenti del governo presente, per lo che, e per avvisare il tutto, il ConteTodt ha da lei chiesto una ciffra che ella ha mandato. 3- Standosi la Regina in Roma, se accadesse che li Svedesi rompessino coll'Imperio I- La Regina non mancherà di rappresentare al Papa il pericolo in che versa la religione catolica, gli altri disegni degli acatolici, e di suggerire il suo parere per resistere a questa potenza. II- Che l'Imperatore ancora potrebbe in tal caso fare l'istesso 2 Recesso in questo contesto significa atto pubblico del potere sovrano; su tale uso, cfr. Paolo Sarpi, Istoria del Condito Tridentino, passim.


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verso Sua Santità segretamente, o per mezo mio, s'io fossi collà, o per altri, perché la Regina seconderebbe con ogni calore. III- Ch'ella desidera ch 'io la serva per questo rispetto, e per rispetto della levata, e per far relazione a Sua Maestà del tutto, e perché in ogni caso di romore qui, posso in termine di dieci o dodici giorni constituirmivi. IV- La Regina ha desiderato di conferirmi tutto ciò delle sue cose private, accioché le rapportassi umilissimamente a Sua Maestà Cesarea, per averne la sua approbazione. Arciduca

1- L'Arciduca rende grazie a Sua Maestà di avergli fatto communicare li sentimenti della Regina. I- Egli dice che nelle cose private ella fa benissimo, e che nelle publiche ella non consiglia male. II- Ch'egli dubita bene che li Svedesi gli confischeranno li beni doppo la sua dichiarazione. III- Che quanto all'armarsi, il proverbio dice ad consilium non vocatus ne accesseris, che tuttavia egli saria meglio che li paesi patissero qualche cosa del sicuro, anzi che stessero in pericolo di perdersi a tutto, che quando ciò però non si stimi a proposito, che si dovria almeno fare ammasso di danaro perché la soldatesca potrebbe poi sempre aversi. 2- L'Arciduca vede mancare in Fiandra tutti i mezi, le cose andar di male in peggio; l'Armata esser male soddisfatta e mal provista d'uffiziali, il paese disperato, ed egli Arciduca non voler perdere la sua riputazione, né voler esser egli Governatore nel tempo che gli Stati si perderanno. I- Non vi sono nell'Armata se non 10 milla uomini del Re, gli altri sono ausiliari, ed all'Arciduca non dà più cuore di mantenere queste provincie, perché anche quelli che vi sono stanno fuggendo. II- L'inimico ha ogni di rinforzo. III- Adesso hanno rimesso di Spagna 150 milla talleri da pagarsi solo al mese d'Aprile dell'anno venturo, e nel che li mercanti in ogni modo trovano le rimesse invalide; che da questo danaro ve ne è 30 milla p er l'Arciduca proprio; che questo vuol dire di non aversi più a sperare altra cosa in un anno, e ch 'egli Arciduca viene a questo modo ad aver meno che il Governatore dell'Armi, il quale ha da 3 milla talleri il mese, che le cose vanno di galoppo alla perdizione. IV- L'Arciduca fa dire a Sua Maestà, che non gli basta più l'animo


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di mantenere queste provincie, ch'egli non può più rendere alcun servigio né al Re, né alla sua èasa, ch'egli lo dice assolutamente, e prega l'Imperatore a volerlo ancora dal suo canto rappresentare efficacemente al Re. 3- Quanto alla levata che la Regina offerisce, l'Arciduca ed il Fuenseldanna dicono I- Di riconoscere molto l'affetto della Regina, e sapere di sicuro che il Re gliene serberà gi:an grado, massime in queste congiunture, che il Re ha bisogno di levate, o da una parte, o da un'altra. II- Che bisogna tener ~ommamente il segreto, accioché non arrivi fra strada qualche cativo incontro alla Regina. Ill- Che il proggetto sta benissimo, ma che 15 talleri per soldato a piedi sarà poco, e che bisognerà metterne 20, e che tutta la somma salirà a 300 milla talleri. IV- Che sanno però che il Ré non vorrà accettare quest'offerta senza che la Regina avvisi quello, ch'ella vuole aver in contracambio, e che la sua generosità è troppo grande. V- Ch'ella però l'avvisi,' e che intanto ne serviranno al Re, poiché non ci è perdita di tempo, mentre che basta che le patenti si diano fuora al cominciamento di Gennaio a venire, e ch'essi così non accettano, e non ricusano l'offerta, ma che ne scriveranno al Re. VI- La Regina sopra questa .risposta pare si alteri, e che la sua generosità sia tentata, e dice ch'ella non è per domandare cos'alcuna equivalente, che il Re si serva delle truppe e poi la paghi in 20 anni, s'ella vive, o si ritenga il danaro, s'ella è morta: poco doppo rimane di scrivere ella stessa all'Arciduca; e d'andarmi avvisando .

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Lorena

1- Il Duca di Lorena riverisce Sua Maestà I- Dice che la cognata, con titolo di liberar il Duca Carlo, vorria subornare le piazze di Lorena e l'Armata, ma che stanno costanti, ed hanno rinviato a lui il giuramento di fedeltà. II- Tratta la libertà del fratello, e vuol esser egli stesso e il figlio, per lui malevadore, il quale promette la pristina divozione verso al Re, e di cedere gli Stati e l'Armata a Francesco, e se ne aspetta il consentimento del Re.


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RELAZIONE ALL'IMPERATORE PRESENTATA IN ISCIUTTO A SUA MAESTÀ LI 7 AGOSTO 1655

La persona, la quale non vuol esser nominata, ha discorso in questa guisa. 1- Che veramente a prima vista a lei pare la nuova guerra intrapresa dal Re di Svezia, e particolarmente s'egli la intraprendesse nell'Imperio, esser intempestiva, e poco adeguata alle regole della prudenza; perché I- Li Svedesi sono stati più e più volte ingannati dalli Principi della Germania, né se ne possono fidare, e la memoria degli odi e disgusti reciprochi è ancora troppo recente. II- Li popoli della Svezia sono esausti di mezi e di gente, esclamano contro alle nuove gravezze; hanno dissensioni fra loro, né approvano questi nuovi romori. III- Si è rincarito nel Regno il rame ed il ferro, ch'è la principale entrata di quel paese, e questo rincarimento potria impedirne la facilità dell'estrazione, e dello spaccio, e però risultare in grave sua rovina. IV- Il Re non ha ancora stabilito la successione, manca alla fede publica sul bel principio della sua Reggenza, mentre che attacca la Polonia, non ancora spirato il tempo della tregua; è talmente incommodato dalla corpulenza, e grassezza, e grossezza, che difficilmente potrà agire da per sé nelle funzioni militari. 2- Che quando però il Re di Svezia non si sia ingannato nell'elezione del tempo, l'azione in se stessa è generosissima, ed i dissegni vastissimi, perché I- questi sono gli antichi proggetti, che stanno tuttavia negli archivi, d'accrescere la potenza di Svezia coll'abbassamento della Polonia e della Danimarca. II- Assicurarsi degli altri confinanti come de' Moscoviti, e di Brandeburg coll'interessarli ne' progressi. III- Invadere gli Stati della Maestà dell'Imperatore, e cercare lo sconvolgimento della monarchia dell'Augusta Prima Casa. IV- Finalmente penetrare al conquisto di Roma, e dell'Italia. A questo effetto suscitare a divisione l'Impero col pretesto della religione, e pretendere la Corona del Re de' Romani. Del primo, sono argomenti chiari l'Ambasciata di Svezia a Danimarca, Olanda, Principi dell'Imperio protestanti, Transilvania ed Inghilterra, dove l'istesso Transilvano ha egli ancora avuto li suoi


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legati, onde è per nascere una conspirazione universale ed una causa commune di religione. Del secondo, s'ha riscontro che nel tempo della reggenza della Regina Cristina, il Duca Carlo di Lorena gli mandò Ruchelot ad offerirgli la sua persona, ed il suo essercito, per farla coronare Regina de' Romani, assicurandola ch'ella mandasse pur similmente un'Armata poderosa in Germania, né si mettesse pensiero alcuno dell'intrattenimento di essa, perché egli avrebbe trovato a sufficienza il modo di farla sussistere. 3- Che l'unico rimedio a questa imminente rovina è il prevenire e il non aspettare questo colpo mortale, perché quando la Svezia sarà accresciuta di credito, stabilita nelle leghe, e confermata nella potenza e nell'arme, sarà invalida e inutile l'opposizione. I- La prevenzione sarebbe che la Maestà dell'Imperatore entrasse con mano armata nella Pomerania. II- Che gli Olandesi e Danesi (facilissimi ad esser .mossi, perché gli animi loro sono pieni di gelosie e di sospetti per l'accrescimento de' Svedesi) attaccassero la Svezia per mare. · ID- Che il Papa, quando sia persuaso che tutte queste machine mirano alla soversione della religione Catolica, facesse insieme con gli altri Principi d'Italia, che possono e che vogliono, un Corpo d'Armata considerabile da combattere gli eretici. IV- La ragione, o pretesto, di rompere nella Pomerania sarebbe il non aver il Re di Svezia preso l'investitura di essa Pomerania, e l'aver invaso un Regno vicino ed amico, e aver rotto la tregua contro il ius delle genti, e fede publica. 4- Che facendosi la guerra, la Maestà dell'Imperatore ha per suo vantaggio a osservar tre cose I- di non venir facilmente a dar battaglia, poiché essendo li Principi di Germania poco stabili nelle risoluzioni ed impazienti, subito che vegg.o no che li progressi non camminano e di lungo, e che la-coda della guerra sta sulle loro torri, si straccano, si annoiano, e si rompono con li Svedesi. II-Aver l'occhio alli paesani dell'Austria superiore, li quali nelle guerre passate aveano parecchie volte concertato co' Svedesi d'agevolar loro il passo oltre il Danubio. III- Far deliberare le cose negli Stati con qualche maniera più spedita di quella ch'è lo stile ordinario del paese, perché la tergiversazione nel risolversi, e la lentezza nell'esseguire le cose risolute, è la rovina dell'imprese.


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5- La Maestà della Regina Cristina avea fatto disegno di vendere li suoi beni, e di questo danaro levare un essercito, e darlo in servigio dell'Imperatore, se la Maestà sua ne avesse avuto bisogno, o in servigio del Re di Spagna, ma poiché questi nuovi romori impediscono li compratori di sborsar una sì gran somma di danaro, non potrà ella fare la vendita de' beni; né p er questo lascia I- la Regina però il pensiero di levare un 6 milla fanti e 2 milla Cavalli di gente Alemanna, in testimonio della sua affezione, per mettere questo Corpo nel servigio del Re nei Paesi Bassì. Ella m'ha commandato di far il proggetto, sì come ho fatto, di questa leva colla spesa che monterà a 300 milla talleri in circa; nel tempo che si richiederà di due a tre mesi, onde non dovendo arrivar le truppe in Fiandra prima che al mese di maggio, basterà dar fuori le patenti sul principio del mese di gennaio; nelle capitolazioni con gli Uffiziali e Colonelli, nelle circostanze della condotta, de' passaggi, e d'altre cose simili. II- Mi ha poi commandato di farlo vedere al Serenissimo Arciduca, e Conte di Fuenseldanna, e di raccomandare sopra tutte le cose il segreto. 2- S'era la Regina fermata ne' Paesi Bassi per far affito de' suoi beni, e p er compiacere al Re di Spagna, il quale avea giudicato poter ella esser d'aiuto nell'elezione del Re de' Romani; ma poiché questa si diferisce, e l'altro non può succedere, non vuole ella più diferir il suo viaggio in Italia, ed il Re di Spagna l'approva. 1- Partirà sul principio del prossimo mese di Settembre. II- Terrà la strada per Colonia, Frankfurt, Augusta, Inspruck, Verona, Bologna, Loreto, e Roma. III-Andrà con nome d'incognita, senza ricever accoglimento nissuno, ma p erò con treno assai decente, che sarà presso di 200 persone, perché oltre alla sua corte propria, avrà seco l'Ambasciatore Pimentel, D. Antonio della Queva, Tenente Generale della Cavalleria del Re, con 25 Cavalli di guardia, e sua moglie di detto O.Antonio; e vorrebbe la Regina ch'io ancora fossi a servirla per far numero, per dar relazione del tutto alla Maestà dell'Imperatore, per concertare le cose della levata, e per poter particolarizare molte cose al Papa, se si venisse a qualche negozio. IV- Si dichiarerà publicamente Catolica in lnspruck, poiché il Papa desidera ch'ella sia dichiarata prima d'arrivar a Roma, accioché egli possa riceverla con ogni solennità e grandezza, conveniente ad un essempio sì grande e sì raro. V- Subito doppo la dichiarazione, spedirà innanzi ad avvisarlo al


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Papa, e spedirà un'altra persona in Svezia ad accusarlo a quel Re. 3- La Regina fa riferire tutte que ste cose alla Maestà dell'Imperatore I- per ave r la sua approbazione Il- e per averne la sua protezione, e diffesa, se doppo la sua dichiarazione il Re di Svezia gli confiscasse li beni ch'ella tiene in Pomerania, poiché la Pomerania è uno Stato dell'Imp erio, e li Recessi dell'Imperio portano che a nissuno si possa levar i beni per mutazione di religione, la quale dev'esser libera a ciascheduno . 4- Il Serenissimo Arciduca dice ad consilium non vocatus ne accesseris, ma che però gli pare che la persona n on nominata discorra con molto lume, e con gran fondamento, e che li suoi consigli siano ottimi, essendo meglio che li paesi patiscano qualche cosa, anzi che stiano esposti ad una ultima rovina, e che vale meglio prevenire ch'esser prevenuto; che quando però lo stato delle cose non perme ttesse così grande rivoluzione, stimerebbe che la Maestà dell'Imperatore, fortificando le sue piazze, fornendole de' requisiti neccessari, facendo buoni arsenali, e buoni magazzini, e riempiendo di buona gente le truppe che sono in piede, dovesse almeno mettere insieme qualche somma considerabile di danaro, p er potere poi subito far gente in caso di neccessità. 5- Quan to alla levata che la Regina offerisce, S. A. e d il Fuenseldanna hanno riconosciuto grandissima obbligazione verso di lei, massime in un tempo che la Fiandra ha tanto gran bisogno di soldatesca; hanno approvato il proggetto, e sono rimasti di scrivere al Re (poiché ci è tempo di poterlo fare), purché la Regina dichiari prima, che cosa e quale equivalente ella desidera, in contracambio di questa spesa; la quale risposta ha, nel primo tratto, alcun poco alterato la Regina, quasi che l'animo suo fosse tentato di poca generosità; poi, rimessasi, mi disse che n'avrebbe scritto ella medesima al SerenissimoArciduca,e che m'avria di norma avvisato. 6- Quanto alle cose dei Paesi Bassi, S.A. vede che le cose caminano sempre di male in peggio. I- Li nostri mancano da tutte le parti: la soldatesca è senza un soldo; il paese essausto; li mercanti senza credito; le città senza traffico; li confini angustissimi; li sussidi di Spagna impediti. II- Li Francesi ricevono ogni giorno rinforzi; hanno le forz e unite; la presenza del Re gli anima; danaro vi corre, ed il numero de' buoni corpi vi abbonda. III- L'esserc ito dell'Arciduca è sprovvisto totalme nte di capi e di Uffiziali; la gente fugge e si sbanda; gli Spagnuoli stessi passano


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per la Francia e se ne ritornano in Ispagna; li Valloni vanno alle case loro; gli Alemanni fuggono in Germania; gli Italiani sono consumati, né ce n'è più, e non hanno a sperare recrute per le turbolenze d'Italia; le truppe ausiliarie sono mal soddisfatte; li propri soldati non arriveranno a 1O milla, e fra questi non saranno 2 milla Spagnuoli. IV- Il signor Arciduca è disperato; si vede senza credito, e senza mezi, vede le cose correr di galoppo alla perdizione, e potersi temere una sollevazione de' popoli universale, e dice che se conoscesse la sua presenza poter servire al Re, o alla Casa, si sacrificherebbe, ma che non potendo più esser d'aiuto alcuno, è meno male che si perdano le Provincie (già che non si può più ripararvi), che si perdano, insieme con le Provincie, la sua riputazione. Egli è però risoluto di non istare più su queste miserie, e dice d'aver scritto in lspagna, e di pregar ancora la Maestà dell'Imperatore, a far rappresentare tutte queste cose efficacemente al Re, e le cause ragionevoli della sua risoluzione.

Il signor Duca Francesco di Lorena riverisce la Maestà dell'Imperatore, e gli fa dire I- che la cognata, con titolo di fare un'Armata a liberare il Duca Carlo, vorria subornare le piazze di Lorena e il suo essercito, ma che l'una e l'altro saranno costanti, ed hanno a lui rinovato il giuramento di fedeltà. Il- Ch'egli tratta in lspagna la libertà del fratello senza nissuna seconda intenzione, e ch'egli afferisce se stesso, e 'l figliuolo, in sicurtà per il Duca Carlo, il qual promette di continuare nella pristina divozione verso al Re, e di cedere gli Stati e l'Armata al Duca Francesco. m- Che di questo trattato s'aspetta il consentimento del Re.

All'Imperatore di Vienna, li 7 Agosto 1655

Qui viene umilissimamente la relazione che Sua Maestà m'ha commandato di mettere succintamente per iscritto. Aspetterò li suoi elementi, piani, ordini, massime sopra li punti che non soffrono dilazione, cioè della benignissima approbazione delle cose private della Regina, e sopra il desiderio ch'ella mostra,


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ch'io la serva nel viaggio, perché volendo ella partire sul principio del prossimo settembre, è molto breve il tempo di scrivere, e che le lettere gli prevengono in Brusselles. Ed a' piedi di V. M.


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VIAGGIO AL FINALE

Inspruck li 31 Maggio 1666. Alle 1O ore del mattino de' 31 Maggio, arrivo in Inspmck. Piglio biancherie fresche e vado a complimentare il Conte Ferrari e a chiedergli l'ora dell'Audienza dall'Arciduchessa, la qual ora mi vien data alle 3 ½ doppo mezo giorno, e che mi si manderà una carrozza di Corte a levarmi. Il Benoldi ed il Kayserstein vengono a visitarmi, ma perchè intendono ch'io son spogliato, se ne ritornano via. Ch'io avendo poi <mandate> al Benoldi le Lettere Imperiali dirette ai Deputati, egli col Kayserstein tornano a visitarmi. Gli do parte della mia commissione della strada, che terrà l'Imperatrice Sposa, e delle disposizioni ch'essi abbiano a fare. Rispondono che faranno il possibile, che per lo raccomodamento delle strade vi daranno subito principio, per le condotte e carriaggi mi richieggono di dar loro più preciso avviso del tempo che dovranno farsi, ed io prometto loro di farlo subito, ch'io lo sappia. Alle 3 ½pomeridiane esco di casa in una carrozza di Corte, nella quale entrando io con li gentiluomini del mio seguito, vado in Corte. Il Conte Ferrari viene a riscontrarmi alla gran sala, cioè al Ritterplatz, e sono introddotto all'Audienza dove, esposta all'Arciduchessa la mia Commissione, e datagli la lettera di Cesare, S. A. mi risponde così: "Ch'io abbia buona ciera, e goda di buona salute, lo devo a Sua Maestà Cesarea, la quale quando fu qui, mi trattò con tanti atti di cortesia e di clemenza, che mi rasserenò l'animo infinitamente, onde son sua umilissima schiava e obbligatagli della vita e del sangue. Mi rallegro poi sommamente della venuta dell'Augustissima Sposa, solo mi duole, che non passando ella per di qua, com'io pensava, sarò priva dell'o nore di riverirla personalmente". (NB. Io da ciò inferisco neccessariamente, ch'ella non pensi di gir all'incontro). "Ma l'Imperatrice Vedova andrà Ella incontrarla a Villach?" Io rispondo, non credere ch'ella sia per andarvi, per l'asprezza dei camini, e l'angustia de' quartieri; ella replica: "Veramente è bene che l'Imperatrice non tocchi in camino l'Imperio ed altri Stati, perchè gli Spagnuoli hanno tal ora poco confacevolezza con gli altri". L'Arciduchessa poi si mette a sedere, e commanda a me ancora di sedere; io mi scuso più volte, con allegare che il mio ossequio non


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lo permette, e ch'io sono umilissimo Servitore della Casa, ma ella fa tante instanze che il tergiversare saria stato poco creanza, onde mi misi a sedere. Gli presento poi la lettera dell'Imperatrice, la quale ella ringrazia infinitamente. Mi chiede poi delli Lobkowitz, Gonzaga, Auersberg, Schwartzenberg, e dice d'esser obbligata a tutti de' buoni offizi prestatigli. Mi dà ragguaglio che li romori fra Mantova e Modena sono acquietati. Che il Generale delle Galere di Spagna ha detto di non poter esser in ordine sino alli I O Giugno, onde che l'Imperatrice Sposa fa le giornate più brevi di quello che si era determinato; non vorria che questa nuova venisse da Lei, ma dirlo a me, acciochè io non mi muova, o incommodi per la troppa fretta del viaggio. Che il Principe Marchins andrà in persona a visitare l'Imperatrice al Finale. Che la Regina di Svezia sarà qui domani, o l'altro, per passar in Svezia dov'ella giudica vada mandata dai Francesi, per agir quivi le parti loro. Che il Cardinale d'Este sta male, orinando sangue e ch'ella Arciduchessa ha un ottimo rimedio a ciò, ch'è l'oglio del Tabaco, ch'ella fabrica di sua mano, ma che insegnar la ricetta non può, avendo promesso il segreto a chi glielo insegnò, e darlo fatto non vuole a persone di tal qualità, per gli accidenti che possono arrivare. Poi mi chiede: "Volete vedere le mie figliole?" Io rispondo ch'io ho un saluto di S. Maestà per loro, e che spedito da Sua Altezza mi facci insinuato al Conte Ferrari per aver l'onore di vederlo. L'Arciduchessa fa entrare il Conte Ferrari, il quale fa venire le due Arciduchesse figlie in quella Camera, ond'io faccio loro la riverenza e le faccio il saluto . Esse ringraziano S. Maestà. Sono bellissime e grandi. Elle poi si ritirano, ed io sono di nuovo commandato a sedere. Il Conte Ferrari legge le gazette, come sopra. Poi io mi licenzio ed u scìto che sono, en trano li miei camerieri ad inchinarsi all'Arciduchessa, e me ne ritorno a casa. Vien il Conte di Wolckenstein, Land Obrister, a visitarmi. Poi viene il Conte Ferrari, al quale dico che Sua Maesta approverà che l'Arciduchessa non vada a riscontro all'Imperatrice per le ragioni suddette. Alli 2 di Giugno. Passo per Trento, dove m'inchino alla Regina Cristina di Svezia la quale da Roma era di passaggio per Stockholm. Nel discorso ella mi dice rallegrarsi ella molto di vedermi, e congratularsi meco della vittoria ottenuta sopra i Turchi, la quale sì come tutte le altre operazioni di quella guerra esser state miracolose, e superare l'umana credenza. Che i Francesi nella battaglia di S.


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Gottardo servirono meglio il Re di quello ch'egli avria desiderato; perch'egli pensava di tener impegnato lungo tempo l'Imperatore in quella guerra, e riddurlo all'estremità. Che saria tempo che la Casa d'Austria si risvegliasse e alzasse il capo, e che tutti sarebbero per lei, sì come per lo passato son stati contro di lei poiché l'ambizione del Re di Francia, e l'alterigia, è a tutti estesa; ch'egli è un farfalone, senza cuore, poltrone, che ammassa danari per comprar la pace: che Mi.inster avea cominciato un bellissimo negozio, ma che noi l'abbiamo negletto, e che Miinster si lamenta che noi l'abbiamo messo in ballo, e poi abbandonato. Che la Francia farà più che il possibile p er aggiustarsi coll'Inghilterra. Che fra la Spagna e il Portogallo l'accommodamento non è possibile, che la Svezia ha perso molto di credito, con le minaccie senza effetto contro Bremen, ch'ella è molto mal retta, e che s'ella non muta modo e regola, andrà in rovina. Che la Svezia è pazza, ch'essendo ella male con Francia non cerca d'esser bene con Casa d 'Austria. Che un matrimonio tra la sorell a dell'Imperatore e il Re di Svezia saria cosa molto buona. Che il Pontefice è uomo indegno di esserlo, che non fa nulla, e cerca solo di vivere, e gli succederà perché è diventato più grasso e più robusto che mai. Che il Cardinal Chigi non bada ad altro che a divertirsi in ogni genere di piacere. Ch'ella Regina non ha mai con più passione desiderato cos'alcuna, che di vedere il Re di Francia mortificato; che la Spagna e la Casa d'Austria potea farlo con la Lega con l'Inghilterra, ma che la Spagna va troppo lenta in tutte le sue cose: che perciò l'Imperatrice non verrà così presto e ch'io arriverò sempre a tempo. Che il Re di Spagna, di. cui ella ha molto preciso il tempo natalizio, ha una bella natività. Ch'ella mi prega di dargli la stima dell'Imperatore, poichè io mi estendo molto nelle lodi di S. Maestà Cesarea, tratte dalla di lui fisionomia, educazione ed azioni. Alli 4 di Giugno. Alle 10 ore d el mattino giungo per le poste a Milano, dove alloggjo all'Osteria dei tre Re. La lettera d ell'Imperatore al Governatore di Milano ha questa soprascritta: Illustri syncere Nobis dilecto Ludovico de Guzmann

Principi de Leon, Serenissimi Hispaniorum, Indiarumque Regis catholici Consiliario Status, Camerario, nec non Gubernatori et Capitano Gene,rali Status Mediolanensi. Mando Carolosky a baciar le mani al Governatore, e dargli parte del mio arrivo per le poste in dissegno di gir al Finale, e che S. Maestà mi ha dato lettere del picciolo sigillo, overo di mano per lui, per dargliele nel passaggio, e che però lo prego a dirmi, quando non gli sia incommodo ch'io vada a vederlo. Intanto, e prima del ritorno


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del Carolosky, manda il Governatore da me il Conte Fabio Visconti, Capitano delle Reali Guardie, il quale in di lui nome mi dice che il Governatore ha inteso il mio arrivo, e che se ne rallegra, e che mi alloggierebbe volontieri in pallazzo con esso lui, ma avendolo quietato<n per rispetto dell'Imperatrice, ed essendo egli in casa picciola, non può farlo, ma avea commandato al Conte Filippo Arch.into di farlo in sua casa, sì come ha anche commandato mi sia data una Carrozza di Corte; poi se ne va dicendo che verrà subito a ripigliarmi dove vengo trattato a spese della Camera Regia magnificamente, e con gran tavola e gran compagnia; e il Marchese Lunati mi tiene compagnia, e ognuno mi favorisce. Vengono anche a visitarmi il Marchese Lucini ed il Conte Dorino. Quegli mi dice l'Imperatrice esser tuttavia a Gandia, una giornata distante da Denia, per esservi miglior aria, e per aspettarvi che le Galere sieno in pronto per poter poi a dirittura doppo l'imbarco passare in un tratto al Finale, nel qual viaggio si calcolano 7 giorni. Vengono di nuovo a visitarmi il Marchese Lucini e i figli, e il Conte Vitaliano Borromeo. Vengono il Generale della Cavalleria, Duca di Sesto, e il Governatore del Castello Prompadora. Son poi verso la sera levato da una Carrozza di Corte, e dal Conte Fabio Visconti, e condotto dal Governatore di Milano, il quale mi riceve in capo alla Scalata (s'è ritirato fuora del pallazzo e alloggia in Casa del Conte Dorino) dieci o dodici passi fu ora della Camera, alla Romana, e mi piglia la mano dritta nell'entrare. Io nel sedere piglio la precedenza, nell'uscire lo prego di non incommodarsi e vado innanzi, ma per la calca non potendo io passare, egli mi s'accosta su la destra sin <a> capo alla scalata, e poi se ne ritorna. Doppo sedere, gli faccio i complimenti dell'Imperatore, gli do la lettera credenziale, gli chieggo il tempo dell'arrivo e soggiorno, ed il modo del Ricevimento dell'Augustissima Sposa; gli mostro atti di confidenza e lo prego del suo consiglio, com'io abbia da comparire in Corte, o in abito di lutto, o di colore. Egli mi risponde d' esser ossequiosissimo per la Maestà dell'Imperatore, d'avere per massima principale l'unione strettissima delle due Case, d 'Alemagna e di Spagna, e che sopra tal base sa, ch 'egli saria riuscito molto bene alla Corte Imperiale nell'Ambasciata ch'egli dovea farsi prima di andar a Roma. Essalta poi sommamente la mia persona, si rallegra d 'aver potuto far conoscenza meco, e s 'essibisce ad ogni confiden za Alemanna meco. Pensa 1 Francesismo da Quitter: lasciare, abbandonare.


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che l'imbarco dell'Imperatrice non possa esser così presto come s'era detto, cioè alli 5 di questo, ma che debba differire un poco di più, perchè le Galere non erano ancora insieme, che però può succedere d'ora in ora. Che il ricevimento sarà magnifico, al possibile, e tale e forse più, quale fu fatto alla Regina di Spagna, ora vedova. S'è fatta racommodare una strada dal Finale a Milano, la qual era pessima, che appena vi si potea gire con lettiga, che ora vi si va agiatamente con carrozza; v'hanno travagliato da molto tempo 4000 paesani, minato delle roccie e riempito delle valli. S'è fatto far un ponte, che dalla spiaggia entra per molta lunghezza nel mare, accioché le galere vi possano approdare, e che Sua Maestà scendendo dalla Galera entri in seggetta, subito e senza incommodo, e passi al suo quartiere. Si fanno qui qualche Archi magnifici trionfali al Duomo , alle Piazze, alle porte della Città, e si userà tutta la magnificenza possibile. Stima che l'Imperatrice deva trattenersi da 7 a 8 giorni al Finale, per far venir insieme i carriaggi li quali devono venire dal Bolognese e da altri luoghi forestieri e che costano giornalmente per le caparre 1500 scudi. Stima ch'ella porrà altro tempo nel viaggio dal Finale a Milano, e che in Milano si potria pur fermare da otto a dieci giorni. Che molti della Corte dell'Imperatrice se ne ritorneranno a dietro da Milano in Ispagna, onde poca gente si riunirà, e che me ne darà li ro11i<2>, li quali ne vengono doppo consegnati come qui sotto. Che quanto al mio presentarmi in Corte, può esser di lutto di seta, overo anche di colore, come venendo dalla parte dello sposo, perché quale pieno di giubilo può commettersi qualche improprietà, che però il Duca di Albuquerque saprà senza dubbio meglio tutte le disposizioni. II Conte Vitaliano Borromeo si diffonde molto negl'encomi della mia persona, dice che l'Imperatore non potea incaricare questa Commissione a persona più gloriosa; racconta le commemorazioni che di me facea lo Strozzi, con tanta essaltazione.Altri mi dicono che l'arrivo dell'Imperatrice è molto incerto e che il dissimbarco ancora è più incerto, perchè l'essempio di dire che la Regina di Spagna s'imbarcasse quivi: dunque che l'Imperatrice può a sua voglia dissimbarcare, non tiene, e si può imbarcarsi ed aspettare su 'l sito sin che si coglie il bel tempo, m a il dissimbarco è suggetto ad ogni alterazione d'aria, e a rispingere le Galere a dietro, poiché s'elle non hanno una 2 Da intendersi moli, nel senso di elencbf.


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calma perfettissima, non si può far questo dissimbarco, non v'essendo porto alcuno, ma solamente un'aperta spiaggia. L'Imperatrice si trattiene intanto in Gandia di Valenza, a una giornata di Denia, per esser collà miglior aria, e più commodità. Io proggetto di partirmi quanto prima da Milano, per non dare né ricevere suggezione, e per accertar il dissimbarco il quale, per un vento favorevole, potria esser improvviso. Dicono bene che per assicurarsi della bonaccia, bisogni aspettare il fine della Luna di Maggio, il che andria verso la fine di giugno. Speculano alcuni che la flotta di Francia commandata da Beaufort, potria aver dissegno d'impedire il passaggio dell'Imperatrice. Dicono che il Duca d'Albuquerque è malato. Alli 5. Ricevo le visite del Cavagliere Castiglione mio parente, e d'altri gentiluomini. Poi vengono a visitarmi il Conte Ercole Visconti, Commissario Generale, ed il Conte Trotti. Dicono che quando l'Imperatrice partì da Madrid, che il Duca di Albuquerque era ammalato, e come tal è anche in Gandia, il che rallenta un poco le cose. Che s'è vista la flotta di Francia trattenersi un tempo intorno all'Isola di Corsica, onde il rispetto che s'è avuto di non toccare le rive di Francia nel passaggio, fa dubitare che anche ci sia qualche rispetto a riguardo verso questa flotta. Tutte cose che possono ritardare il viaggio e il dissimbarco, che però dove si ferma addesso l'Imperatrice è cosa di grande incommodo e di gran spesa, contando la spesa a 4000 ducati per giorno, e che sollecitarono per ciò il viaggio al possibile anche per interesse proprio dei Commandanti delle Galere, le quali sogliono in questi tempi far le condotte, e i traffici delle sete, con grande loro guadagno, che però il giorno di far unir i carriaggi non è ancora assegnato. Il Conte Ercole mi dà la lista del seguito della Regina, parte del quale ritornerà a dietro, e suppone che l'Albuquerque si ritornerà subito doppo la consegna al suo carico di Vicerè, ma che il Colonna Cardinale abbia dissegno di gir sino a Vienna. Io rispondo che da noi non si pensa così, perché il Cardinale d'Harrach, col Maggiordomo maggiore venturo dell'Imperatrice, verranno a riceverla e così si finiranno gli offizi de' primi. Nel che il Conte Ercole resta appagato, e dice essendo la cosa così, il Cardinale Colonna senza dubbio tornerà a dietro da Trento. Egli mi dà una lista della Corte dell'Imperatrice, la maggior parte della quale però ha da ritornarsene, e solo da 30 persone rimarranno, fuora delle Dame e donne, che tutte verranno.


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Vengono a visitarmi il Marchese Fiorenza, Senatore, il Scaccia, il Colonello Beltin. Poi il Marchese d'Este, il quale è Cavagliere del Tosone e Colonello del Reggimento che fu del Principe Borso. Vado poi a sentir messa alle Monache di Santa Radegunda le quali cantano perfettamente bene. Il Marchese Lunati mi porta la lista della Corte dell'Imperatrice da parte del Governatore. Una confluenza continua di Cavaglieri e Gentiluomini, Ministri ed altri Signori che vengono a vedermi. Mi visitano il Gran Cancelliere d'Irpara e mi fa salutare la moglie. Il Marchese Vercellino Visconti e figliuolo. Il Conte di Valenza e mi fa conoscere la moglie, ch'è una Testi già moglie dell'Ottonelli. Conte Casati, che risiede ne' Svizzeri, per il catolico. Marchese Pozzobonelli. Conte Gualdo Priorato. Don Irico di Voludia. Conte Pirro Visconti. Conte della Riviera. Madama Magdalena Monda. Principe Trivulzio. Duca d'Asti. Il Governatore di Milano. Don Carlo d'Este ritorna. Mi dice che Mantova si trova offesa nell'aggiustamento fatto con Modena, e dice d'esser stata venduta e d'aver scritto forzatamente. La moglie di Don Carlo d'Este manda a visitarmi. Alli 6. La mattina scrivo all'Imperatore, Lobkowitz, Gonzaga, Schwartzenberg, Cameriere maggiore, Leslie, Cavallerizzo Maggiore, e a mia moglie.Al Lobkowitz, al Cameriere Maggiore e Leslie aggiungo questo P. S. (al Corriero che spedisco costà ho dato 118 ducatini per gir a Vienna, che tanto suol dare questa Camera Regia: per lo ritorno è neccessario, che sia pagato costì). Vengono a visitarmi un Marchese Scarpa e un Conte Aresi col figlio. Viene anche il Conte Altheims.

Spedisco a Vienna un Corriero alle 22 ore di sera, oriuolo Italiano.Viene a visitarmi il Presidente del Senato, Conte Bartolomeo Aresi. A mezo giorno desino col Govern atore in una sala terrena, ond'egli vien a ricevermi all'uscir di carrozza, mi dà la mano dritta e m'introduce a seder nel primo luogo; a tavola però egli si piglia il


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primo quanto alla destra, si può interpretar il secondo in riguardo del luogo onde vengono le vivande, perchè la tavola sta così:

Porta~ delle ~ vivande ~

I Governatore

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~ ~~

_ _ _ _ _ _ _ _1 · Montecuccoli

Il trattamento è magnifico e i vini esquisiti. Vado udire la messa ai Cisterciensi, cioè a S.Ambrogio, Chiesa antichissima e grande, e il chiostro mirabile per l'ampiezza e per i giardini. Doppo pranzo veggo l'Ospitale capace di 4000 e più persone, edifizio sublime. Vado sul corso ch'è bellissimo, detto strada Marino. Milano ha dodici Porte e 39 Bastioni. Fa 120 milla anime; ne faceva prima oltre 200 milla, ma la peste e la guerra la distrussero. Alli 7. La mattina viene a visitarmi il Marchese Casuedi, il quale m'avea prima regalato d'una quantità di cristallo di Monte, di guanti, ed altre galanterie. La Marchesa d'Este, la Vedova, manda a visitarmi. Vado alla messa al Duomo, che per la struttura è una delle maraviglie del mondo. Odo messa alla Capella soterra di S. Carlo, il qual'è rinchiuso in una cassa di cristallo di Monte connessa con argento. Vedo poi la Libreria Ambrosiana, la quale ha ogni sorta di libri, e in ogni lingua, e d'ogni materia, e ve ne saranno da 48 milla pezzi e da 7 milla manuscritti.V'è anche una Galeria bellissima di statue e di pitture. Visito poi Donna Manzin, Contessa di Vignaverde, moglie del Governatore, Dama gentilissima la quale mi tratta con ogni civiltà. S'è scritto per lo mio quartiere al Finale al Commandante di quel luogo, Don Gregorio Alunado. Vado a vedere il Pallazzo Regio, il quale veramente è un edifizio molto maestoso, massime il quarto, dove l'Imperatrice Sposa ha d'abitare: un sfondato di stanze e di saloni grandissimo, e ornatissimo di pittura, e d'ornamenti. Poi visito il Castello, ch'è un tripplicato recinto, cioè un maschio con torri quadre nei quattro canti col suo fosso.


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Poi un altro recinto in galeria con torri tonde sui canti. Poi una circonferenza bastionata con 6 bastioni e rivvelini fra mezo. Vi è la fonderia dell'Artiglieria, molini a acqua e a mano per munizioni e viveri, e grandissima quantità d'Artiglieria. Il Castellano dipende solo dal Re e non ha che fare col Governator di Milano. Ha la sua guardia, d'alabardieri alemanni 24, e la guarnigione ordinaria è di 600 uomini. Fa egli sparare il cannone al mio arrivo, per onorarmi doppo ch'io sono salito in casa alle sue stanze a visitar la sua Moglie. Il Governatore di Milano ha 12 rnilla filippi di soldo in tempo di pace e 24 rnilla in tempo di guerra, ma li grossi segreti e gl'incerti, gli vagliono assai di più. La sera viene l'avviso che l'Imperatrice Sposa s'imbarcherà a Denia p er li 15 del corrente. Alli 8 giugno. Il Governatore manda un gentiluomo a riferirmi, che ieri venne qui avviso da Genova, come una felucca spedita da Barcellona con Lettere del Duca d'Albuquerque, e di D. Vincenzo Gonzaga, Governatore di Barcellona, era giunta collà con ragguaglio che l'Imperatrice Sposa si sarebbe imbarcata a Denia alli 15 del corrente, ond'egli Governatore volea partire alli 12 per trovarsi a tempo al dissimbarco. Alli 8 scrivo la mattina all'Imperatore e ai Ministri della Corte. Faccio visite. Veggo il Lazaretto. Opera magnifica e grande, la quale dà ottima commodità a 366 persone infette. Questa fabrica è molto pregiudicevole alla fortificazione della citta, perchè l'inimico ha quivi un campo fortificato ed è subito denu·o nel fosso della città. Alli 9. Vado a far visite. Il Presidente Aresi si meraviglia della Reggenza cativa di Spagna, e che avendo trascurato di tener l'Armata in vigore (fosse per far la pace o la guerra, è cosa da vedersi oculatamente da ciascuno), non abbiano fatto la pace, nè possano far la guerra. Dice che pensa sia stato artifizio per indurre neccessariamente la Regina alla pace, la quale altamente imbevuta de' sentimenti del Re defunto, non avria volsuto condescendervi. Dice che si conta che 27 milla sieno stati mandati di qua, e da questo Stato in Ispagna, sì come anche quella guerra abbia spopolato la Fiandra. Egli Presidente loda e commenda molto il valore, la vigilanza indefessa, l'intelligenza, e l'esperienza del Caracena, ma ch'egli sia sfortunato, il che apparisce dalla sua fisionomia e molto più dalle azioni. Vado a vedere il Claustro di S. Vittore degli Olivetani, fabrica bel-


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lissima, superba, e Chiesa egregiamente adorna, per il vaso e per gl'imbellimenti dell'oro. Alli IO.Vado a far visite. Odo messa in Santa Margherita, dove le monache cantano. Kau.ffman con una parte della mia gente va innanzi per la posta a Genova. La sera mi licenzio dal Governatore, il quale mi vien a riscontro e mi dà la mano diritta nel ricevermi, nel sedere e nell'accompagnarmi. Alli 11. La mattina parto per le poste da Milano e giungo la sera a Voltaggio, di dove mi muovo un'ora doppo la mezanotte, onde Alli 12. Su le ore 11 all'oriuolo Italiano, giungo a Genova, dove alloggio al Convento de' Padri Canonici Regolari di Sant'Agostino (tutti nobili o maggior parte), chiamati di San Teodoro, e la mia gente all'osteria più vicina de' I tre Re. Quivi vien a visitarmi il Presidente di Spagna D. Marco Rosales Conte di Veillard, che non diffese il passaggio de' Francesi come s'era offerto, e poi vengono li gentiluomini *** ai quali avea già scritto in mia raccommandazione il Conte Ercole Visconti. Viene a visitarmi il Console di Spagna, Leone Aronio, insieme col suo figliuolo e m 'offre felucche Napoletane per Finale e per tutto. Poi viene il Marchese Gio. Agostino Durazzo, il quale fu col Conte Leslie a Costantinopoli ed ora va per la Republica collà ad introddurre il traffico. Ne offre !etiche, felucche, galere etc., tutto da parte sua e per fa Republica. Viene il Sig. Carlo Spinola, fratello del Signor Giorgio ch'è in Milano al cui avviso egli Carlo mi fa dell'essibizioni, e civiltà. Viene il Conte Tagliuoli, che avvisato dal Conte Protti, mi offre casa e usa ogni civiltà, e egli mi fa avere l'alloggiamento, ch'io ho nel convento: fu anche in carrozza il giorno innanzi a 10 leghe di Genova per riscontrarmi. Dicemi Carlo Spinola che la Republica di Genova avea preteso dai Spagnuoli che si mutasse con essa lei il Cerimoniale di Carlo V, com'egli s'è mutato con tutti gli altri Principi d'Italia e ultimamente anche con la Republica di Lucca, la quale trattano d'Eccellenza, ma che i Spagnuoli in vece di replicare quello che voleano e poteano dare, e quello che desideravano fosse riformato, hanno subito rotto, nè volsuto dar orecchio al trattato, con poca soddisfazione loro, e di D. Luigi Ponce di Leon che ne dovea esser mediatore, e avea rappresentate in Ispagna queste pretensioni. Dice che il Cardinal Colonna ebbe il primo intoppo coll'Albuquerque, mentre che il Cardinale volea gir nella medesima carrozza dell'Albuquerque, e questi non volea perchè come Duca della giornata non volea si sedesse alla mano sinistra d'un altro. Che


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l'Albuquerque è onneroso alla Casa d'Austria poichè da lui incominciano le perdite della Spagna, mentre che alla battaglia di Rocroy egli fuggì il primo con la Cavalleria, sì che t. Alti 13. Primo giorno delle Pentecoste, vado alla Nunziata, Chiesa bellissima amministrata da' Francescani; è un bellissimo vaso a 3 arcate, con colonne di finissimo marmo bianco e rosso, e tutto il soffitto messo a oro, con pitture esquisite e ornato. Il Predicatore è esquisito. Veggo a passare il Doge, ch'è uno di Casa Spinola, il quale va a San Francesco, dov'è la festa. Ha la sua livrea di 12 paggi, la Guardia degli Allabardieri; tutte le strade fornite di soldatesca si mettono in Arme, gli camminano a canto dei Senatori; quegli alla mano manca è un certo Roveni, il quale fu già Residente della Republica appresso all'Imperatore, molto agnoscibile per la rossezza del naso, offeso da un catarro salso. Il Marchese Giulio Spinola, figlio del Marchese d'Arquati, feudo Imperiale, mi riconosce per la conoscenza in Alemagna, e mi tiene compagnia. Visitiamo le Chiese di S. Domenico ed altre. Veggo in casa del Gio. Agostino Durazzo li presenti che la Principessa fa al Turco, dei quali principalmente consistono, in una sedia da braccio di noce d'India, ornata di lamine d'argento, e fornita d'un riccamo ricchissimo sopra velluto; in un specchio grande fornito d'argento, in alcuni quadri di pittura di fiori e paesaggi; in strati ricchissimi di riccami ed oro; in pezze diverse di drappi di seta. Viene a visitarmi il Padre ***, Gesuita della Casa professa. La Principessa Doria manda a visitarmi: sì come anche il Principe Doria, il quale si scusa di non poter venire in persona per esser infermo.Viene un altro Spinola che ha feudi Imperiali, fratello del PadreAbbate di S.Teodoro, cugino del Nunzio di Vienna Spinola, per conto della madre. Vengono il Conte di Wallenstein, Cameriere del Papa, e il Conte di Lamboy. Viene il Principe Doria, giovinetto di 12 anni. Viene Carlo Emanuele Durazzo, ch'io già vidi prelato in Roma, poi il fratello di Gio.Agostino Durazzo. Poi il Wallenstein ed il Lamboy. Gio. Agostino suddetto e Giulio Spinola diconmi d'aver ordine dal publico di servirmi in ogni cosa,e in quella maniera che pii1 m'aggrada, sia privatamente o publicamente con carrozze, felucche, seggie, galere, qui o in Savona, con case, alloggiamenti etc., come più mi piacerà: sì in riguardo della mia persona, come in riguardo dei miei carichi.


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Genova farà da 40 a 45 milla anime. Alli 14. La mattina viene a visitarmi il Padre Giulio Grimaldi della Società di Gesù: si rinova la conoscenza che ebbimo in Modena ed alla scuola. Vado alla Nunziata, dove odo un buon Predicatore, fiorentino, francescano. Vado girando in barca le fortificazioni di Genova dalla parte del mare e trovo ben osservati gli angoli nelle mura, i bastioni condotti tutti all'intorno sopra il macigno. Fuori di città al Lazaretto si fabricano i vascelli grossi e nell'Arsenale dentro alla città le galere. Quando questa piazza fu fortificata, Firenzuola, ora Cardinale, allora frate, ne fece il dissegno più approvato, ed il modello si fece di sapone misto con cera, onde a piacere si aggiungerà e si scemerà di mano in mano quello si stimerà più a proposito.

Post meridiem. Viene a visitarmi il Marchese d'Arquati il vecchio, si lamenta del mal affetto dei Ministri Regi verso la Republica senza utile, anzi con gran danno del Re. Che le volontà della Republica, le quali consistono in tante persone, non si possono guadagnare se non con ragioni ben fondate e plausibili, che prima erano interessati di molti millioni con la Spagna; ma che, alienandosi le volontà, mutano raggiro, e incominciano ora il negozio col Turco, con tutti i luoghi marittimi d'ella intorno, e col Papa, avendo ora li Genovesi più di 800 milla fl. in Roma senza parlare di Bologna, Ferrara, etc. Che la Republica son 7 mesi in qua entrati più di 7 millioni, li quali essi più tosto serbano morti in cassa, che confidarli alla Spagna. Che la Republica non ha chiesto altro , che quello ch'ella ha ottenuto dall'Imperatore, cioè il titolo di Serenissima, e che gli Ambasciatori si coprano , e ch'essendo ora l'Imperatrice moglie dell'Imperatore, non può usare trattamenti diversi da quelli che usa l'Imperatore. Che li Governatori di Milano trattano d'Altezza il Duca di Modena, Parma, e Mantova; e perché dunque non tratteranno così la Republica? Essi Governatori trattano d'Eccellenza il Duca di Tursi e lo Spinola, cittadini della Republica, e tutto il Corpo non sarà trattato più avvantaggiosamente? Che la Republica scrisse duo anni sono in Ispagna ed offerse il porto e le galere per lo passaggio dell'Imperatrice, ma ch'ella non ha mai ricevuta risposta alcuna, anzi né meno notizia di tal passaggio, il che dinota gran disprezzo. Che in


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ogni modo ha la Republica anche di nuovo com.mandato in Savona che si prepari il Pallazzo per ricevere l'Imperatrice, e che gli siano consegnate le chiavi della città e dello Stato, per mostrare quest'atto di ossequio, e perché potria esser ch'ella non potesse dissimbarcare al Finale, spiaggia aperta, poco fonda ed inabile al dissimbarco, ad ogni picciola marea che faccia. Viene a visitarmi il fratello dell'abate Spinola, ch'è a Vienna, e il suo cognato. Poi vengono il fratello del Governatore Agostino Durazzo, e il Conte Carlo Spinola, e andiamo a vedere il vascello che avea d'andar in Costantinopoli con il Gio. Agostino; egli è armato di 14 pezzi di bronzo, ed è molto ben fabricato in Hollanda, e quivi comprato per 120 milla talleri. Poi andiamo al corso con felucche dove sono dame e cavaglieri, musiche, trombetti, e freschi d'acque buonissime. Rosales m'informa che la Republica non mandò persona apposta in Ispagna, com'ella avea detto di voler fare, per trattare il passaggio dell'Imperatrice con ossequio, e rimettere nella bontà del Re, li suoi trattamenti. Onde il non aver avuto la cosa effetto, doversi attribuir alli Genovesi stessi, e non alli Ministri Regi. Alli 15. La mattina visito Rosales, che mi regala d'un bicchiere di ciocolata calda. Gio.Agostino Durazzo mi regala di coturnici, pollanche, ortolani, zuccheri canditi, ciocolate, e frutta bellissime con 20 fiaschi di vini esquisiti. Così anche il Marchese Giulio Spinola mi regala 24 fiaschi di vino, e due bacini di canditi e zuccheri.

Post meridiem. Viene a visitarmi il fratello di Monsignor Nunzio Spinola e il fratello del PadreAbbate, dov'io sono alloggiato. Vien a visitarmi un Giulio Spinola, feudatario Imperiale. Viene un Imperiale pur feudatario dell'Imperio, il quale mi dice il Ruggi, il quale sposò la Monteccuccoli in Fiandra, esser Cavagliere di grandissima parte, stato prigioniero dei Turchi, amico e come fratello del Marchese Castel Rodrigo. Il fratello di Gio.Agostino Durazzo, Carlo, mi dà conto per parte della Republica di tutto il seguito per le pretensioni sue con Spagna, e che Agostino Spinola, inviato presentemente in Ispagna p er condole rsi e rallegrarsi, abbia ordine di passar per la Corte dell'Imperatrice Sposa, e quivi vedere con Albuquerque d'invincolare di nuovo il negozio.


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Alli 16. La mattina visito il Signor Gio.Agostino Durazzo e il fratello. Poi il Signor Carlo Spinola. Poi il Marchese d'Arcanque col figlio, li quali non sono in casa. Poi i Gesuiti della Casa Professa, Preposito e Grimaldi. Veggo il Gran Consiglio, e il Consiglietto, l'Armeria, ch'è nel pallazzo Regio publico, la dogana dove sono le case dei mercanti, e senza dazio, S. Giorgio ch'è come la borsa, dove si trattano i cambi, e si tengono i danari in deposito: dicono che vi saranno da 18 millioni di valsente. Contano d'aver 800 milla ducati d'oro d'interessi di danari ch'essi hanno fuora a Roma, in Ispagna, a Venezia ed altrove. Li traffichi e commerzi, che pensano i Genovesi d'essercitar col Turco, sono di portar collà danari e riportarne delle merci. Gli altri potentati come Olandesi, Veneziani, Inglesi etc. ci portano merci, e non danari, onde pensano di non recar danni ad altri (fuora che qualche poco alla Francia), né che gli altri abbiano a danneggiar loro in questo traffico.

Post me·r idiem. Viene a visitarmi il Principe Cenmrione. Veggo le ceneri di S. Giovanni Battista precursore, e un poco di braccio abronzato. Veggo anche lo smeraldo meraviglioso, ch'è una tazza essagona di cui un lato è lungo un gran palmo della mia mano. Egli è senza alcuna macchia, grosso e colorito di bellissimo verde. Esco a spasso con una galera. Alli 17. La mattina faccio il giro della fortificazione di Genova, la quale è una linea ben bastionata, che abbracciando la sommità di tutte le montagne imminenti, racchiude in sè un grande spazio ben fiancheggiato, e in molte parti inaccessibile per le roccie e per i dirupi. Da queste eminenze si scopre tutto il tratto del paese seminato di tanti casini, di ville e pallazzi di ricreazione, che rassomiglia al Campo Turchesco ripieno di diversi padiglioni.

Post meridiem. Veggo il Zuchthauss-3>, opera grande e magnifica, ma di gran pregiudizio alla fortificazione della città, la quale può esser di qui battu3 Penitenziario.


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ta da per tutto, come da una cittadella, e anche il porto è battuto. Alli 18. Vado la mattina a Carignano, dove sono due pallazzi dei Signori Saroli, e la Chiesa fabricata da uno di loro, e perciò loro Iuspatronato a guisa di S. Pietro di Roma, il quale avendo lasciato 50 milla lire, furono messe in interesse a S. Giorgio, e nello spazio di cento e più anni, crebbe tanto la somma, che si potè fare una vasta fabrica maestosa e superba, e dal cui sito si scopre tutta la città, la marina, il colle ripieno di abitazioni. Vista amenissima e prospettiva che,non si potria formar più bella nell'idea.Vi ha un organo di nuova invenzione il qual rappresenta naturalmente nel suono il canto degli uccelli e lo strepito de' tamburi e dell'artiglieria.

Post meridiem. Ricevo visite. Il Sig. Carlo Spinola viene da me col pregarmi, a nome del pubblico, a rivedere s'essi aveano ben osservato quello ch'io avea accennato nel rivedere le fortificazioni della piazza, cioè terrapienare il parapetto, farlo di terra alla sommità, e cose simili. Alli 19. La mattina li Signori dello Stato mandano da me con Decreto, che mi sia data la galera S. Giorgio per portarmi a Savona, e al Finale. Io scrivo all'Imperatore, Lobkowitz, Cameriere maggiore, Leslie, Schwartzenberg, mia moglie.

Post merldiem. Sono regalato dal Cavagliere di Malta, Spinola, frate llo di Monsignor Nunzio ch'è in Vienna, dei canditi di Genova. Perelli scrive di Madrid al Costi, a Genova, l'Imperatrice aver preso seco un gran tesoro di gioie, che la madre gli ha dato per godèrne in caso che il Re morisse, e ch'ella dovesse uscire di Spagna. Alli 20. Parto di Genova con galera della Republica, passo a Savona, buon porto e ben fortificato ma picciolo.Veggo in un casino qui vicino il Principe Matthias, il quale manda il Segretario del Gran Duca, Marchetti, a ricevermi allo sbarco. Il Cavagliere Maffei mi riceve a meza scala. Mi tratta d'Eccellenza, mi dà sedere in pari sedia, ma egli tiene la destra. Nel partire m'accompagna sin alla scala. Arrivo al Finale, dove la fortezza mi saluta con qualche tiro di cannone. Il Governatore mi riceve all'acqua in una carrozza, e mi conduce al mio quartiere ch'è in casa di Agostino Barbenio. Il Governatore si chiama D. Diego Almarada. Egli mi dà una Guardia di


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fanteria alla casa, ch'io ricuso. Vuol ch'io dia la parola, ch'io ricuso, mi regala di vini, ortolani e cose simili. Finale ha tre castelli: il vecchio, antica abitazione de' Marchesi, ch'è nella sommità dei monti, fortissimo, non dominato, né soggetto a batteria, ma lontano del luogo. L'altro è fra questo e il luogo, fabricato 25 anni sono per tener in freno il luogo, e che viene quasi dominato e diffeso dal primo, si chiama San Giovanni. Il terzo, alla Marina, e domina il mare, e diffende il porto, ed un fosso è dinanzi, Sant'Antonio, pure del tempo del secondo, cioè da 25 anni a dietro. Alli 21. Vado a passeggiar alla Marina, strada bella nella valle fra monti. Alli 22. Vado a passeggiar alla strada nuova, che s'è fatta da Alessandria al Finale, in modo che vi possono addesso andar le carrozze: (e ciò s'è fatto per lo passaggio dell'Imperatrice Sposa, per l'industria dell'ingegnere Beretta, ond'ella è detta Strada Beretta), dove prima a gran pena vi andavano i muli. NB. Biasimano alcuni questa strada, quasi sia aperto all'inimico l'adito per potersi venire agiatamente per terra dal Piemonte con Cavalleria, ed Artiglieria; e da Marsiglia per acqua in una veleggiata, non essendo la distanza più di 70 miglia Italiane. Alli 23. Vado a passeggiare al Prato, luogo ameno lungo il torrente fra le valli verdi d'erbe, di viti, e d'arbori. Il Governatore di Milano, Don Luigi Ponce di Leon, giunge da Alessandria al Finale. Mi viene riferito che dall'Anno 1660 sin al tempo presente, sono stati imbarcati qui per tragittare in lspagna ed a Napoli, da 38 milla uomini tra' quali sono stati da 6 milla Italiani a 6 milla Grigioni, e gli altri, cioè 26 milla uomini, sono stati Alemanni. NB. Tutta questa soldatesca trasmessa d'Alemagna, è passata per li miei ordini. Alli 24. Il Marchese d'Este vien a visitarmi, e mi dice che l'Engewaert perse assai del concetto che s'avea dell'Armata Alemanna e Cesarea. Dicemi anche, Medina Las Torres esser stato l'unico il quale abbia tenuto saldo con la Regina per sposare l'Infanta all'Imperatore; perché tanto il Consiglio volea ritenerla in Ispagna, per assicurarsi contro i casi che avessero potuto succedere nella persona del Re fanciullo. Alli 27. Viene vascello di Denia, alli 17, il quale ragguaglia l'Imperatrice dover partire di là alli 20. Alli 28. Vado a spasso a Louano, feudo Imperiale del Principe Doria, 7 miglia Italiane distante dal Finale, luogo ameno in cui vi ha un bel Pallazzo del Principe, e amenissimo il Convento del Carmelo, degli Augustiniani, e dei P. Cappuccini. Il Principe vi batte moneta,


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per la qual la lega si forma in grandi platine; queste si tagliano in lame; le lame si assottigliano passate sotto lo stensivo tirato da un cavallo: assottigliate si tagliano, si incidono rotonde. Incise, s'imbiancano, imbianchite si coniano, non già col martello all'uso comune d'Italia, ma con un torchio a mano. Coniate si mandano in Levante per cambiarle con mercanzie di collà. Mi bagno nella marina. Alli 29. Il Governatore di Milano mi trasmette lettere Cesaree e di Don Diego per mezo del suo Segretario, e mi fa con bella maniera insinuante ch'io starò in casa: pensa di visitarmi. Alli 30. Il Governatore di Milano m'invia altre lettere e mi fa pregare a desinare, onde desino con esso lui. Gran tavola di 24 o 25 persone e magnificamente trattate. Lo scalco sta in capo della tavola, io alla sinistra dello scalco, ma contro e lontano della porta dell'entrata: sta appresso di me Carlo d'Este. Il Governatore alla destra dello scalco, ma vicino alla porta dell'anticamera: il Gran Cancelliere a canto a lui: onde la preminenza ne riviene a me, che sono anche servito dallo scalco il primo. NB. Il mare ligurino non ha flusso e rifflusso. Luglio.

Alli 2. Vado a bagnarmi nel mare. La mattina alla Madonna di Chia. Questo è un monastero di Olivetani dove stette alloggiato Carlo V Imperatore, e Clemente VII, e dove s'abboccarono insieme. Alli 3. Vado a spasso per la Strada nuova fatta dal Finale ad Alessandria. Ella è assai amena in qualche parte, avendo dalle due parti belle culture di vigne, fichi, ulivi, castagne, e tal ora di grano. In qualche parte ella è montuosa e difficile, però vi si può andar con le carrozze. ' Alli 4. Viene l'Abbate Marchetti a visitarmi, e mi prega in nome del Principe Matthias d'andar un giorno a desinare con esso lui, e ch'egli mi manderà una galera a pigliarmi. Ringrazio S.A. e ch'io ci anderò un giorno su queste barchette. Alli 10. Manda il Governatore di Milano ad avvisarmi che un corriero, venuto di Madrid, ha lasciato le lettere per lui a Milano, ed è passato a dirittura a Napoli. Le lettere sono di Madrid dei 26 dello scorso, le quali sono giunte stamane verso il mezo giorno ed avvisano che la Maestà dell'Imperatrice era in Denia, con febbre terzana semplice, e ch'ella avea cavato due volte sangue. (Lettere particolari al gran Cancelliere ragguagliano che al secondo salasso la febbre


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restò fuora), che il Re e la Regina aveano similmente avuto la febbre terza a Madrid, ma che n'erano rigguariti. Piglio la mattina cassia - 1 oncia - con polvere di cornaulineo gr. • (4) XXVI. Ho 6 sedie t . Alli 14. Giunge qua la Squadra di Malta consistente in 7 galere la quale, inviata in Spagna ad accompagnare l'Imperatrice Sposa, piglia il corso collà per servirla, e per riscontrarla in camino. Si ferma un giorno qui vicino a far acqua, ed il Generale d'esse, Monsignor d'Elben, manda un Cavagliere Crivelli a farmi un complimento: e ch'egli saria venuto egli stesso in persona, ma che non può abbandonare le galere. Egli ha bisogno di spalmare le galere, ma non lo fa a Savona, perchè esse a cagion delle differenze co' Genovesi, non entrano in quei porti. La Principessa Doria mi fa regalare di canditi di cedro esquisiti. Mi fa di nuovo offerte dell'abitazione a Louano. Alli 17. La Squadra suddetta di Malta, la quale si fermò per un poco di marea sin al dì d'oggi, comparve la mattina verso mezo giorno in faccia a questo lido del Finale, con tal ordine. La Capitana era nel mezo, e 3 galere su la destra, cioè l'estrema la Padrona, e tre stilla sinistra. Al moto della Capitana, o vogando con tutti, o con parte dei remi, o spiegando lo standardo e le banderole, o girando, o facendo altro, si governavano tutte le altre galere. La Capitana saluta i castelli con 4 tiri di cannone. Il castello risponde con 6 tiri. Poi le altre galere, ciascheduna tira 4 tiri in tal ordine. Prima la galera, ch'è sulla destra della Capitana, spara, poi la sinistra presso la Capitana fa pure i suoi tiri, poi la seconda su la destra, indi la seconda sulla sinistra, poi la terza su la destra ch'è la Padrona, finalmente la terza stilla sinistra. In tal ordine, con la prima verso al lito, si fermano le galere. Il Generale scende accompagnato da tutti i Capitani e Cavaglieri, scende con la felucca a terra; al suo discendere sparano i castelli 4 tiri d'artiglieria, e lo benvenuto al lito, dove, ricevuto dagli offiziali e Ministri principali, vien condotto dal Governatore di Milano a desinare. La mattina, prima ch'egli Generale venga al Finale, io mando il Carolosky a complimentare lui. Il Cavagliere Traundorff viene a visitarmi. Alli 18. Visito per di dentro il castello di Genova, il qual è situato sopra una roccia viva e occupa quasi tutta la sommità, ha valli profonde. All'intorno mura grossissima ed altissima, sì che si può dir

4 Il testo risulta totalmente corrotto in più punti.


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fuora di batteria e fuora di mina.Vì è a ridire che le troniere e feritoie non sono basse abbastanza per scortinare orizzontalmente ( dicemi il Sergente maggiore che la roccia, dentro alle torri, non permette d'approfondirsi di più con dette feritoie), e che quelle di sopra parimenti non sono che per l'artiglieria, e la moschetteria vi ha poco luogo, onde bisogneria dar più pendio e acclività alla superfi.cie delle mura. Quel poco che vi resta di vacuo da porvi il nimico piede, sarà anche addosso occupato con qualche di fuori. Visito l'altro castello più abbasso, S. Giovanni, il quale può battere il Borgo e la valle d 'un lato. Egli è picciolo e ha gli angoli esteriori acutissimi, essendo fatto in angoli rientranti; ma quando si considera che la batteria può nocergli poco, poco anche gli sarà di danno l'acutezza degli angoli; egli è similmente situato sopra roccia viva. Alli 19. Visito li tre castelli alla Marina, cioè Castelfranco, Nunziata, S. Antonio; il primo lungo il mare sopra una roccia, come gli altri due su le roccie, e $.Antonio più eminente di tutti. Si communicano insieme per una quasi falsabraga di pietra, fatta ad angoli rientranti. Hanno le diffese corte ed elle però difficili a discoprirsi al piede. Gli angoli esterni sono ancora molto acuti, massime al Castelfranco lungo il mare, dove le due punte possono però esser battute dall'artiglieria nimica. Egli è ben vero che nel resto sono la più parte fuora di batteria per l'abbasso, se non è S.Antonio, il quale ha un monte vicino che lo domina un poco; ma si consulta d 'occuparlo con qualche strada coperta, oltre che la distanza è tale, che in mura grosse non può far breccia, e poi egli è anche difficile , l'accostarvisi. Alli 23. D. Louis Ponce di Leon va a visitare il Padre Massimiliano, mio fratello, indisposto, ai Dominicani; e nei corridori del chiostro discorriamo molto, insieme passeggiando. Dice egli fra !'altre cose, parlandosi della guerra in Portogallo, ch'egli da prima già consigliò che la guerra si facesse, e si stringesse il Portogallo per acqua e non per terra perchè: 1- II Paese del Portogallo è poco fertile, onde bisogna condurre li viveri e fieno e foraggi per l'Essercito seco. 2- Le condotte sono difficilissime e tutte da farsi per some. 3- Vi è penuria d'acque per le Armate. 4- Non si può assediar luogo forte che tenga più di 20 o 25 giorni, perché in capo a questo tempo mancano li viveri, e bisogna abbandonare l'assedio. 5- Bisogna ogni anno per questo diffetto, far una ritirata in faccia al nimico e quando l'Essercito è stanco e consunto, e l'inimico fre-


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sco, onde il pericolo è grandissimo, ed appunto nella ritirata fu battuto D. Giovanni. 6- Il mantenimento dell'Essercito terrestre è tanto dispendioso, ch'egli assorbisce tutto il danaro che vien d'Italia, d'India, di Spagna, e da ogni altro luogo. In opposito, facendosi la guerra per mare, egli è più facile cosa a stringersi il Portogallo perchè: 1- I porti per gli Spagnuoli sono molti e avvantaggiosi, quello de' Portoghesi è unico, cioè quello di Lisbona. 2- Il Portogallo è una penisola, non può trarre viveri dalla parte di terra per esser cinto dalla Spagna, onde impedita la via del mare, bisogna sia affamato. 3- Il Portogallo ha le sue ricchezze ne' traffichi e nel commercio, e solo renderlo dubbioso, e pericoloso s'egli leva il credito; e la fama dell'incertezza toglie a tutti l'animo e la voglia di traficare, e così rimane il Regno essausto. Alli 25, giorno di S. Jacopo. D. Luigi Ponce di Leon tiene una pesca.ggione a [illeggibile], poi si balla vicino alla Chiesa all'ombra degli arbori, poi si dà una bella collazione; poi con musica si ritorna con gondole e felucche verso casa. Poi fattosi già oscuro, si vede una bella illuminazione alli castelli con lo sparo dell'Artiglieria, di Moschetteria e cli Racchette. Alli 28. Viene corriero da Barcellona spedito da Don Luigi dall'Albuquerque con sue lettere de' 20, il quale avvisa che l'imbarco dell'Imperatrice era destinato precisamente per li 24, ond'egli, D. Luigi, debba a questo conto pigliar le sue misure in ordine agli apparecchi e provigioni neccessarie. D. Luigi mi fa sapere questa nuova in genere per il suo aiutante Generale, cioè che l'Imperatrice era imbarcata, onde per risaperne le particolarità, io vado a trovar il Gran Cancelliere, il quale me le esplica come sopra. Poi entro con lui a discorrere del Principe Matthias di Toscana, delle prerogative ch'egli pretende per li Stati del Gran Duca, per la situazione d'essi, e per la consanguinità di Casa · d'Austria. Ed io gli do testimonianza d'aver visto, ch'egli si trova al pari con gli Elettori dell'Imperio, e che in Corte Cesarea ha avuto prerogative sopra degli altri; risponde il Gran Cancelliere che appunto l'Abbate Marchetti s'era riferito alla mia testimonianza, ch'egli ha rapportato del tutto fedelmente a D. Luigi; ch'esso D. Luigi è ben <affetto>, e desidera tutte le soddisfazioni del Principe, e che la mia testimonianza è di gran peso. Ma ch'essendo D. Luigi in questa funzione solo la quarta persona, e dipendendo ciò dall'Imperatrice,


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dall'Albuquerque, il quale ha le sue mozioni particolari come Grande di Spagna , nato di grande e primogenito etc, daUi Ambasciatori. Egli D. Luigi, non può esser il primo a dar essempio ed a prescriver regola, ma ch'egli Cancelliere, sì come anche D. Luigi, sono ben impressi e richiesti, daranno il loro parere convenevolmente ed egli Gran Cancelliere, spera che il Principe resterà soddisfatto. Quanto però agli Stati e prerogative del Gran Duca, questo riguarda i Regnanti, non li cadetti: e quanto alla consanguinità, anche il Principe Alessandro di Parma la pretende similmente come figliuolo della sorella del Gran Duca, nata dalla medesima Madre Austriaca. Alli 29. Il Tenente Generale Beretta viene a desinare meco. Nel discorso di Portogallo, dice egli che li Spagnuoli non per diffetto di potenza, ma di volontà, non lo hanno soggiogato perché: 1- La maggior parte ed i principali Ministri della Spagna sono consanguinei di Braganza. 2- Più di 26 milla uomini, buonissima gente, è stata nello spazio di dieci anni trasmessa in Ispagna contro a' Portogallo, e senza frutto. 3- Nel maggior fervore delle guerre con Francia, la Spagna occupò molte piazze fortissime in Portogallo, le quali ella ritiene tuttavia, e ora libera da ogni altro impaccio non può acquistar nulla. 4- L'Arme che sono trasmesse collà, si son fatte perire a bella posta non volendo ammetterle dentro ai porti e vedendole perire sotto gli occhi in tempo di burasche, tmcidandole ne' quartieri, non le soccorrendo nelle battaglie. 5- In tutte le battaglie non si sono mai trovati più di mille Cavalli Spagnuoli su 'l Campo, non ostante che la Cavalleria sia in numero di 7 milla. Il Duca di Ossuna, Generale della Cavalleria, vedendo combattere l'Essercito, si fermò fuora della linea, e stette a vedere senza punto muoversi. Fu egli perciò messo in arresto lo spazio di due mesi, ma senz'altra permisione rilasciato. Alli 31. La mattina, manda D. Luigi il suo aiutante a dirmi, che ieri sera giunse una felucca da Barcellona, con avviso che sabbato passato, giorno de' 24, destinato alla partenza di S. Maestà, ella fu ritoccata d'un poco di alterazione, onde si sospese la partenza, ma che subito partiranno, di là ragguaglieranno con altra quello che ne seguisse, ch'egli Don Luigi non mi communicò ieri sera la nuova, poich'ella non era buona.

Agosto.


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Al 1 °. Vien il Gran Cancelliere a visitarmi, e mi dice che alli 21 l'Imp eratrice Sposa si rissentì d'un poco d'alterazione, la quale tornò a fa r si sentire alli 23. Onde la sera stessa de' 23 scrissero l'Albuquerque e D. Vincenzo Gonzaga, e ne diedero parte, e questi scrisse a molti altri da 20 lettere, onde si vede non esservi inganno che su 'l chiuder,e delle lettere scrivono, che anche l'Albuquerque si poneva in letto con un poco di febbre. La felucca partì la mattina de' 24, e giunse qui la sera de' 30. La Contessa di Evial, vedova di tre mariti, e che fu dama di Corte ed educò l'Augustissima Sposa, e che sta in Valenza, da dove può esser nello spazio di 4 giorni in Barcellona, arrivò, e s'ella fosse stata in Madtid, in 10 giorni è stata so stituita in luogo della Contessa di Benevento, per Cameriera Maggiore; che s'è di già aggiustato che le due felucche dell'Armata del Re, l'una sia stata sempre in Barcellona, per esser a tutte ore spedita qui con gli avvisi neccessari, mentre che l'altra ritorna, e così avremo acceleratamente, ogni otto giorni, avvisi freschi. Si spera che il male dell'Augustissima Sposa non sarà lungo, e che in fra otto giorni, o verrà, o si piglierà altra rissoluzione, onde qui in fra tanto nissuna cosa si altera, o innova. Mi dice il Gr;m Cancelliere da parte del Governatore, io non tacci delle commissioni del Windischgratz. Ch'egli Governatore non desidera altro che il pieno e puntuale servigio di S. Maestà Cesarea, e che a questo scopo ha indiretto in questa matteria delle dissensioni fra Mantova e Modena, ogni suo studio ed op era. Si corre anche all'altro scoppo, che le cose d'Italia rimangano qtùete, e che sotto a questo pretesto non entrino turbolenze, e ciò per via di compromesso e d'arbitrio amichevole, e per compatizione. Che vedendosi addesso entrarvi il Giudice Supremo per decidere d'autorità, si dubita che mostreranno tumulti, e che i forestieri potriano introddlurvisi, la qual cosa non pare esser meno di servigio di S. M. Cesarea, la cui autorità s 'impegna e s'espone ad esser disprezzata e non esser obedita, com'è successo altre volte, e forse non vi saranno forze pronte per mantenerla violentemente e per coazione. Che tutto ciò fa rappresentar a me, come a Ministro di S. M. Cesarea, e suo amico di cui egli fa molta e grande stima; e ch'egli non dubita che Sua Maestà Cesarea commetterà a me la suprema direzione del negozio. Aggiunge che il Gran Cancelliere fa che gli pare, che il Governatore resti perciò molto turbato, e che questo gli d imostra il credito in Italia, e che l'Imperatore dubiti della sua fedeltà, destrezza, e applicazione, e che veramente né di Mantova né di Modena, non si può troppo fidarsi in Corte Cesarea.


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Io gli rispondo in genere, ch'io non sono avvertito dalla Corte di cosa alcuna ; che questa rissoluzione di spedire qui Commissione è contraria a quella che si era presa quand'io mi trovai in Corte. Ch'io non so quali motivi s'abbia avuto di nuovo, e doppo la mia partenza a ciò fare. Ch'io ne scriverò in Corte, ma che le lettere vanno tardissime e che n e parlerò anche col Windischgratz. Che a me non può esser data alcuna incombenza in questo negozio, perchè l'unica alta commissione, ch'io ho di riverire l'Imperatrice Sposa, è troppo nobile per contaminarla con altro che sia, e perché l'Imperatore giudica che a quest'ora io deva esser già in via di ritorno alla sua Corte Imperiale; ch'io credo che la Commissione sia in modo tale data al Windischgratz , ch'ella abbia più tosto ad accrescere l'autorità del Governatore in questo negozio, che a diminuirne il credito. Alli 9. Il Conte Windischgratz giunge al Finale, mi fa sapere la sua venuta, ed io mando a complimentarlo: la sera egli viene a visitarmi. Alli 10. La mattina il Gran Cancelliere viene a trovarmi, ed in nome del Governatore: 1- mi communica le lettere credenziali, che gli ha presentate il Windischgratz: l'una è dell'Imperatore, scritta dalla Cancelleria Aulica, nella quale gli dà parte d'aver mandato il Windischgratz per comporre le differenze tra Mantova e Modena, e lo ricerca di assisterlo del suo consiglio ed appoggio; l'altra, è dell'Imperatrice, pur in forma cavalleresca, ch'essendosi più volte aggravata la Duchessa di Mantova, e lla abbia pregato l'Imperatore a deputare un Commissario, e raccommanda il negozio ad esso Governatore. 2- Mi prega di quello che mi insinuò al primo del corrente. Io vado la sera a visitare il Wmdischgratz, il quale mi communica e dà a leggere la Sovrana Instruzic:me, e conveniamo ch'io parli l'altra mattina di buon'ora al Gran Cancelliere, in questa forma toccante la materia della sua Commissione. Alli 11. La mattina vado a vedere il Gran Cancelliere, il quale non essendo vestito, si veste, e vien a trovarmi nel Duomo che si va fabricando, dove io passeggiava. Gli dico che in materia della commissione del Windischgratz, li miei presupposti non sono tanto falsi. Che Sua Maestà Cesarea ha determinata la Commissione alle richieste e querele di Mantova; e per non esser l'Imperatore stato informato dal Governatore di Milano del successo del negozio: (Qui rappresenta il Gran Cancelliere, ch e il Governatore di Milano scrisse su i primi moti direttamente all'Imperatore e all 'Imperatrice, che questi moti fra Mantova e


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Modena erano nati, e ch'egli vedrebbe di sopirli senza alterazione, e se fosse insorta cosa degna della notizia delle Loro Maestà, l'avria avvisato, e che le Loro Maestà risposero, ed approvarono il tutto. Poi compostosi il negozio, e compromessosi le parti nel Governatore, egli avea mandato in originale ogni cosa a Don Diego, come a Ministro Regio, il quale scrisse d'aver mostrato all'Imperatore ogni cosa ch'egli benignissimamente approvava); ch'io dai discorsi del Conte e dall'instruzione medesima ch'io avea letto, trovava ogni cosa adeguata al credito del Governatore e alla sua autorità, perché: 1- tutto il fatto e seguito era approvato da Cesare. 2- Il Commissario avea ordine di pigliar in tutte le cose il parere del Governatore. 3- Di non venir a sentenza alcuna, o atto positivo di giustizia, ma di cercar l'accommodamento amichevole tra le parti, e perciò pigliare solo le informazioni, e poi di nuovo convenire col Governatore. 4- Dilungasi perciò egli dal suo camino diritto, e viene a trovar il Governatore dove si ritrova. Che da queste premesse io concludo: 1- questo negozio non esser cosa nuova, ma una .continuazione del principiato del Governatore. 2- Esser il Commissario come dipendente e subdelegato del Governatore, il quale rimanerà principale nella Commissione. 3- Insistere egli su gli ordini del Governatore, cioè di pigliar essatte le informazioni, e vedere che le parti producano ex fronte le prove delle loro ragioni , atto già incomminciato dal Governatore quand'egli partì di Milano; per componerle amichevolmente non solo pro interim e superficialmente, ma per sempre e dall'origine. 4- Potere perciò il Governatore insinuare alle parti, esser il Commissario venuto per più essattamente informarsi, in caso che avessero dimenticato qualche cosa nelle prime relazioni, e che doppo informatosi bene, il Commissario saria tornato da lui Governatore per dar l'tùtima mano all'affare. 5- Per questo verso, dover il Governatore pigliar il negozio così inteso dall'Imperatore e dal Commissario, e tutte le cose nel mondo aver due manichi, l'uno solubile e l'altro insolubile, e doversi achiappare per lo solubile. Viene il Windischgratz a desinar meco, e mi dice d'aver osservato, che il Governatore abbia avuto lettere dall'Auersberg, il quale


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l'ebbero alterato, perché egli ha detto a lui Windischgratz le parole medesime, che gli avea detto a Vienna Auersberg, cioè che Francia s'intendeva in questo con Mantova, per incamminar le cose ad una rottura. Che Auersberg si stima offeso che l'Imperatore non gli abbia communicato cosa alcuna di questi interessi di Mantova, e che perciò cerchi che questa Commissione vada a vuoto; che ci è di più questo riscontro, che il Governatore loda esser la prudenza dell'Auersberg, e lo predica Gran Ministro, e neccessario alla Corte. Che insinuar la decisione della nostra Corte ci rovina. Che da tutti gli altri Ministri non ha egli Windischgratz potuto aver una sola parola rissolutiva e cat e gorica. Ch'egli fida col favore del Cavallerizzo Maggiore, il quale fu pure similmente disgustato per l'elezione che avea fatto l'Imperatore di mandare il Wallenstein, con uffizio di Cavallerizzo Maggiore a riscontrare l'Imperatrice, senza saputo del Dietrichstein, e che Sua Maestà istessa scusi il fatto p er mortificare il Dietrichstein, e che detto Auersberg, s'era lasciato intendere ch'egli volea mostrare d'esse r ancora qualche cosa in Corte, e che non era uno straccio. Alli 12. La mattina scrivemi un biglietto il Windischgratz, che il Governatore non vuol pigliare alcun temperamento, e che va a vedere il Gran Cancelliere per l'ultima volta, e per partire domattina. Doppo vien il Windischgratz a vedermi, -e mi riferisce che il Gran Cancelliere dice che doppo aver il Governatore considerato sopra li punti dell'instruzione del Windischgratz, egli s'è tutto addolcito, e che darà ordine a Milano accioché gli sian date tutte !'informazioni, e ch'egli scriverà anche a Mantova e a Modena, per disporli all'aggiustamento amichevole. Alli 13. La mattina ritorna il Windischgratz a Milano, p er proseguire più oltre la sua commissione. Il Governatore gli dà uno scritto per mano della Cancelleria, nel quale sono molte parole e nissun succo: solo l'avvertisce di pigliar che non si risveglino irt Italia, e che non s'impegnino le Autorità Cesaree, ma non dice il come. Alli 15. Verso la sera vien felucca da Barcellona con letter.t di D. Vincenzo Gonzaga al Governatore , la quale riferisce che l'Imperatrice s'imbarcò la mattina delli 10 da Cadaque s (porto distante 20 miglia aragonesi da Barcellona, che fanno 60 miglia Italiane), e che la felucca la vide imbarcata, e poi si spinse innanzi, onde credesi che post domani o l'altro, S. Maestà debba approdare a questa spiaggia. Alli 16. Ritorna il corriero del Governatore di Milano da Vienna, e mi reca lettere Cesaree ed altre.


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Alli 17. Verso le 22 ore della sera, giunge da Cadaques il corriero di Vienna, il quale dice che l'Imperatrice dovea sicuramente ritrovarsi la mattina de' 15. Egli corriero era partito di là da Cadaques alli 14, portava lettere dal Cardinal Colonna e dal suo Segretario, scritte da Barcellona de' 7. Alli 19. La mattina viene felucca da Firenze, la quale accusa d'aver lasciata l'Imperatrice a Villafranca, porto di Savoia, lontano 60 miglia del Finale, e mi apporta lettere del Cardinal Colonna, in data di quel porto de' 18. Alli 20. Verso le 18 ore, cioè una ora postmeridiana all'oriuolo Alemanno, si scoprono le Galere all'isola d'Albenga, ond'io spedisco le mie lettere all'Imperatore e a' Ministri di Vienna, che l'arrivo di S. Maestà succede alle ore 22, e scende alle 23, nel calar del sole. Si pongono guardie uguali alli quartieri del Colonna, all'Albuquerque, Governatore di Milano, e mio. Vengono le Galere in bellissimo ordine di battaglia~ la Reale di Spagna, sopra della quale l'Imperatrice nel mezo, due vascelli sulla destra, e due nella retroguardia, le Galere di Malta tengono l'ala dritta. Giunta la flotta a mez'ora del Finale, li castelli tirano salve con l'artiglieria, e salutano l'Imperatrice. Giunta la detta flotta al tiro del cannone, fanno i castelli la seconda salva. L'ordinanza nello sfilare è tale: Almirante, ch'è la Capitana di Firenze, galera Sinziglia, Reale di Spagna, Capitana di Malta, di Sicilia, di Sardegna, Duca di Tursis. Poi le Palmore, secondo l'ordine delle Capitane. Poi le Galere ordinarie. Li Vascelli, che sono cinque dei Genovesi, stanno addietro. La Reale è tutta dorata ed anche i remi. L'Imperatrice sbarca alle 23 ore, e qui si fa la terza salva de' castelli, poi la fanno le Galere ed i Vascelli. Le Galere sono 32, essendone rimaste due in Barcellona per la Cameriera Maggiore. Scendendo l'Imperatrice di galera, ella va a piedi stù ponte sin all'Arco: quivi s'inginocchia e prega. Poi si mette in carrozza con l'Albuquerque, la quale fa l'offizio di Cameriera Maggiore. Ride, e vedesi gioviale e bella: la precede una carrozza dentro la quale sono l'Albuquerque, i fratelli, e il Governatore di Milano, e così va al suo quartiere. In pass~ndo dalle piazze, ed entrando alla porta dove stanno le soldatesche, tirano le solite salve. NB. Io osservo tutte queste cose da luoghi molto opportuni, e non sono nel corteggio perché nella prima disposizione fattasi che l'Imperatrice andasse in sedia, li cavaglieri doveano servirla ora a piedi, or a cavallo, e scoperti, fuor che Albuquerque, il quale copriva come Grande, il Governatore di Milano, come Governatore (perché chiunque commanda nel luogo


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dove si fa la funzione, ha questo vantaggio, così fu a Catanea quando la Regina passò, e così al Pateville, commandante in Valenza), e il Duca di Sesto come Grande. Oltre ch'io non era ancora conosciuto e legitimato alla Corte, né mi era potuto informare dall'Albuquerque, per la comparsa dei vestiti e altro. E presentatomi una volta in Corte all'Imperatrice, io non potea più visitare privatamente il Duca, né omettere nella prima visita il Cardinale. Io mando a fare un complimento al Cardinal Colonna, il quale era venuto innanzi al corteggio, ed era ito al s uo quartiere dei Domenicani facendogli chiedere della sua salute, rallegrandomi del suo arrivo, e che subito avuta l'Audienza dall'Imperatrice, andrò a riverirlo. Egli s'era già messo in letto, e mi fa rispondere con ogni civiltà. Mando anche nella medesima forma a complimentare l'Ambasciatore di Spagna per Germania, il quale mi manda a ringraziare per il suo Segretario, e mi fa dire che gli dispiaceva di dover subito partire e riportarsi sulle Galere, poiché essendo quelle le Galere di Firenze, che doveano convoiar qui da Savona il Principe Matthias, gli bisognava girsene a Vienna. Mando similmente a complimentare il Duca d'Albuquerque, e a chiedergli Audienza privatamente, ed egli mi fa dire ch'egli sta in Corte e che mi aspetta nell'anticamera, dove io subito mi trasferisco; quivi ci mettiamo a sedere appresso alla finestra su due muricciuoli, lo complimento, gli do la le ttera credenziale , gli espongo la commissione ch'io ho all'Imperatrice, chieggo Audienza, e con quali vestiti, o di nero o di colore, io abbia a comparire; gli espongo la strada, il luogo dell'Entrega<s>, chieggo per le donne Alemanne, rappresento il bisogno di accelerar il viaggio, desidero di sapere il numero, e il trattamento delle persone della Corte di S. Maestà a ragione dei carriaggi, degli alloggi, delle provigioni etc. etc. Egli mi risponde molto civilmente, si diffonde nel zelo che ha per il Servigio Imperiale, scusa la tardanza sulla malattia della Imperatrice, che desidera rissarcire quello che s'è trascurato, ch'egli è venuto in 3 giorni da Barcellona qui, cosa non più udita; s'estende nelle lodi della mia persona, nella soddisfazione ch'egli ha di conoscermi, che il Petting, Leslie, e il Padre Confessore, siano testimoni quanto egli abbia sempre parlato di me nel Consiglio di Madrid, e cose simili. Poi soggiunge che parlerà coll'Imperatrice per l'Audienza. Ch'essi depongono il lutto solo doppo l'Entrega: ch'io faccia come nella nostra Corte e che pigli

5 Consegna.


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vestiti di colore, che la Tenda è il luogo dell'Entrega, sta benissimo, che in tutto bisogna osservare quello che si osservò nell'occasione che l'Imperatrice Maria defunta venne, e che la Regina Vedova Madre andò; che per ciò le Dame Alemanne non abbiano ad intervenire quivi, ma aspettar a Vienna. Ch'egli affretterà il viaggio al possibile, ch'egli non chiede di trattenersi punto in Milano, purché sappia che il Principe di Dietrichstein sia in pronto al luogo dell'Entrega, e che si farà così presto come li Commissari Imperiali, già che il Governatore di Milano riferisce che li carriaggi saranno pronti, e che i Veneziani hanno di già concesso il passo, che solo il Dietrichstein scriva, quando egli p ensa d'esser là. Io rispondo, che vi possono esser subito, p e rché erano tutti in pronto , egli e il Cardinal d'Harrach, e ch'io stesso subito, spedito di qui, partirò per le Poste e solleciterò p e r avvisar il Duca. Egli dice che le Dame che l'Imperatrice conduce, non sono se non quattro, numero che condusse l'Imperatrice Maria. Doppo egli va dentro dall'Imperatrice, e mi riporta che l 'Audienza sarà alle 5 ore della sera, perché S. Maestà si vuole un poco discansarec6) . Veggo poi nell'anticamera l'Ambasciatore per l'Allemagna e lo complimento in voce. Alli 21 . La mattina manda da me il Duca d'Albuquerque il suo Cavallerizzo a complimentarmi, ed intendere come io sto, e mi fa dire ch'egli saria volontieri in persona da me, se non fosse ch'egli non può abbandonare il Pallazzo e il servigio di S. Maestà. Io rimando poi a ricomplimentar il Duca. Verso le 5 ore di sera, mando a vedere a Pallazzo s'egli sarà l'ora dell'Audienza. Il Duca mi fa dire che fra un quarto d'ora sarà tempo. Intorno a quel punto manda un paggio a dirmi che S. Maestà riposava, e che però io non dovea stancarmi di venire anzi tempo, ma ch'egli m'avria fatto sapere quand'io dovessi venire. Un'ora doppo mi manda il paggio ad avvisarmi, ch'io possa venire quando mi piaccia. Vado in Corte, mi fermo un poco nell'anticamera, e sono introddotto all'Audienza con li tre gentiluomini, che sono meco . L'Imperatrice è a sedere molto basso e forse sopra cuscini o altro, le dame in piedi all'intorno appoggiate al muro , il Duca d'Albuquerque a canto alla Regina coperto, e così anche più vicino aµa porta, il Governatore di Milano. Io entro (essi si levano il capello e poi se lo rimettono), faccio le

6 Spagnolismo: 1·iposa,·si.


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tre riverenze , espongo il complimento e l'amba sc iata dell'Imperatore, do le lettere, e l'Imperatrice risponde: " Io leggerò le Lettere ". Poi complisco di nuovo , e gli porgo le lettere dell'Imperatrice Vedova e delle Arciduchesse, ed ella replica che leggerà; s'inchinano poi ciascheduno dei miei gentiluomini, l'uno dietro all'altro, e io dico all'Imperatrice chi sia ciascheduno di loro. Poi esco e escono i gentiluomini; e l'Imperatrice si ritira nell'altra camera. Albuquerque esce, mi tira da parte, e mi dice che cosa mi pare dell' Imperatrice, e che la vedrò ancor meglio quando ella uscirà, perchè nell'Audienza ella stava col lume alle spalle, ond'io non poteva ben vederla.

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Poi mi chiede come l'Imperatore vuole, che l'Imperatrice tratti i Principi e gli Ambasciatori che la riveriranno, e che gli hanno scritto ch'io glielo communicherò. Io gli rispondo l'Imp eratore non aver determinato altra cosa se non che, sin tanto che l'Entrega non sarà seguita, e che l'Imperatrice sarà in mano dei Signori Ministri di Spagna, seguino il cerimoniale ch 'essi troveranno p iù conveniente; replica Albuquerque, che altra cosa è trattarla come Infanta di Spagna, e altra come Imperatrice, e che l'Imperatore potea facilmente ordinarlo. Io soggiungo che quando ancora si fosse ordinato in genere, era difficile prevederne così a puntino a tutto, che non fossero accorsi casi imprevisti, individuarli, che non poteano comprendersi nell'instruzione, onde avria bisognato aver un ministro apposto, la qual cosa avria cagionato confusione, ond'era meglio rimettere tutto all 'arbitrio dei Signori Spagnuoli. "Dunque, replica Albuquerque, V. Eccellenza mi dice, in nome dell'Imperatore, ch'io seguiti quello ch'è stato concluso dal Re, e dalla Regina nel nostro


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Consiglio?" Dico di sì. Poi rinova a dire che bisogna che li Ministri Imperiali sieno senza dilazione, ai confini, a ricevere l'Imperatrice, sì perchè la salute dell'Imperatrice potria patire, e le strade farsi cattive, sì perché le spese sono state eccessive, e continuate più di quello che si pensava, onde i mezi mancano. L'istessa Imperatrice sollicita il viaggio, e saria volontieri appresso l'Imperatore. Io rispondo che ciò non sortirà la minima dilazione. Gli do poi la lettera del Cameriere Maggiore , ed egli mi chiede che posto egli abbia, s'io sia del Consiglio di Stato, quanti sieno consiglieri, chi sia l'ultimo etc. Gli faccio il saluto del Conte di Schwartzenberg, ed egli dice volergli scrivere. Intanto l'Imperatrice esce e si mette in sedia, viene portata giù dalle scale, ai piè delle quali ella smonta, e si mette in carrozza con l'Albuquerque. Essa Imperatrice è bianca, e assai colorita, ha gli occhi vivi, il viso un poco lunghetto, capegli un poco biondi, e tutta ha scolpita l'aria dell'Imperatore, e più del defunto Re de' Romani. Ella ha p erò le membra delicatissime, dove il Re le avea grosse e ripiene, compì li 15 anni a Denia, o a Barcellona; ella è un poco picciola, e dicesi d'una spalla un poco alta.Va ai Cappuccini. Io mando poi doppo a chieder Audienza dal Cardinal Colonna, il quale mi fa fare complimenti esquisiti, ma scusasi d'un poco di accidente che gli era venuto in Chiesa, nel voler dar l'acqua benedetta all'Imperatrice. Ebbi anche un'altra contrarietà con Gianettino Doria, Generale delle Galere di Napoli, perchè avendogli il Cardinale m andato a donare quattro vasi d'argento, Gianettino se n'era offeso, e parlato alteramente contro di lui, quasi egli Cardinale non sapesse i termini che si usano con un tal Generale. Alti 22. La mattina mando di nuovo a vedere come sta il Cardinal Colonna, e per l'Audienza mi fa dire il Mastro di Camera, che il Cardinale non avea dormito tutta la notte, e che allora egli riposava. Che mi restava infinitamente obbligato, e che quando il Cardinale avesse potuto ricevere visite, egli Mastro di Camera me l'avria fatto sapere. Verso il mezo giorno, mando di nuovo a vedere com'egli sta, facendogli dire, che mentre io non posso aver l'onore di vederlo, che non voglio in ogni modo differirgli più il bene di risapere li benignissimi saluti di Sua Maestà, mandandogli le lettere Cesaree, ed aspettando io poi quando sarà suo commodo ch 'io tosto lo visiti, perchè desidero di sbrigarmi quanto prima per riportar alla Maestà dell 'Imperatore le buone e sicure nuove dell 'Augustissima Imperatrice. Il gentiluomo inviato gli consegna poi ancora la lettera del Camerier Maggiore. Il Cardinale mi fa dire dispiacergli infinita-


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mente di non esser in stato di poter vedermi, che allora avea preso un lavativo; ed il Mastro di Camera dice, che se potria esser in stato la sera, me lo farà sapere. Mando poi al Duca d'Albuquerque, ed alla Duchessa, per aver un'ora a mio commodo doppo mezo giorno per l'Audienza. Mi fanno dir esser il giorno del parossismo dell'Albuquerque, e che me lo faranno sapere. Viene poi da me il Segretario del Cardinale a far le sue scuse, e mostrare il sentimento ch'egli ha di non poter vedermi addesso, ma che se potrà ricevere l'onore, me lo farà sapere. Verso la sera viene il Segretario del Duca d'Albuquerque, il quale mi dice, esser il Duca nel parossismo, e non poter ricevere l'onore della mia visita, ma che la riceverà domattina, e mi porta due lettere per l'Imperatore, Harrach, Dietrichstein, Schwartzenberg, Lamberg. Alli 23. La mattina mando a far i miei complimenti al Padre Confessore dell'Imperatrice , ch'io poi volontieri andrei a visitarlo, e recargli i benignissimi saluti di S. Maestà, ma ch'io sto aspettando di gire dal Signor Duca d'Albuquerque, e d'esser spedito con le lettere della Maestà dell'Imperatore, doppo le quali subito p artire, e che però la celerità del viaggio mi scuserà presso di lui. Viene il Padre Confessore (Padre Francescano) a vedermi, mi ringrazia del saluto mandatogli, s'inchina all'Imperatore e mi dice l'Imperatrice essersi allegrata molto di vedermi, ch'ella è un angelo nella beltà e nei costumi, ch'ella è più grassa naturalmente, ma un poco smagrita a causa del viaggio. Verso il mezo giorno vado a licenziarmi dall'Albuquerque il quale giace in letto: ma mi si dice nell'anticamera ch'egli si muta di camicia, ed aspetto un poco e poi entro. Mi fa grandi accoglienze ed essibizioni in Italia, in Ispagna, e nel Consiglio. Mi dice che questa sera su 'l tardi, vuole l'Imperatrice di nuovo vedermi, e darmi le lettere per l'Imperatore. Io gli chieggo s'ella non mi ammetterà al bacio della mano ; egli risponde ch'egli dirà che chieggo ciò per favore particolare, e ch'ella me lo permetterà, e mi farà sapere l'ora, quand'io devo andare. Essagera poi la passione ch'egli ha per il servigio dell'Imperatore, e dell'Augustissima Sposa. Si lamenta che non gli sia partecipato in quest'occasione il Cerimoniale della Corte Cesarea, per trattar i Principi che vengono a riverire l'Imperatrice, li quali par che abbiano ragione di chiedere d'esser trattati addesso al modo che saranno trattati a Vienna; che il Duca di Savoia ed il Principe Matthias di Toscana sono in pretensione d'Altezza, che l'Imperatrice non può darla e che, mancando gli ordini di Vienna, egli deve seguir,e lo stile di Spagna, e così egli ha gran disturbi. Che i Grandi di


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Spagna non trattano d'Altezza se non i Principi Sovrani, che abbiano Stati. Chiede poi de' Ministri dell'Imperatore, dei carichi del Principe di Dietrichstein, e ch'egli debba far questo e venire a' confini, né che si dovea fermar a Vienna. Chiede dell'Essercito, e dice che il Re di Spagna pagherà 200 milla scudi l'anno, 20 milla per mese (assegnati su le Rendite di Napoli) p er l'intrattenimento dell'Arme, purchè l'Imperatore prometta, che rompendosi la guerra tra Spagna e Francia, anche l'Imperatore la romperà. Io riconosco la neccessità di questa buona corrispondenza fra le Case d'Alemagna e di Spagna. Quanto ai negoziati con Portogallo, dice che l'Ambasciatore Inglese non era ancor giunto a Madrid, quand'egli ne partì, ma che doppo è arrivato, e s'è data la Commissione d'intendere le proposizioni al Pignoranda, Duca Medina lasTorres, e Padre Confessore, e che l'udito abbiano poi da riferire in pieno Consiglio, accioché non vi siano equivoci come l'altra volta. Quanto al Nunzio Apostolico, in vece del Chigi, mi dice che di qua non daranno risoluzione alcuna, ma che la rimettono a Madrid; dicemi poi che il suo Segretario mi darà una lettera dell'Imperatrice all'Imperatore, la qual lettera dev'esser allegata alla sua dell'Albuquerque, scritta a S. Maestà, che vi si riferisce. Li miei gentiluomini vanno a veder desinare l'Imperatrice, la quale mangia n ella medesima stanza e nel medesimo luog_o dov'ella mi diede l'Audienza: nissun entra se non quelli che la servono; ci era il Governatore di Milano col capello in mano, e subito che li gentiluomini comparirono nell'anticamera, il maggiordomo Marchese de la Gandia e di Ponar, li fece entrare. L'Imperatrice era a sedere sopra i cuscini, la tavola è molto bassa, la dama ch'è a rimpetto all'Imperatrice, servendo sta a ginocchioni sì come sta l'altra dama che dà a bere quand'ella serve della coppa, e così sta anche a ginocchioni il paggio che toglie la coppa. L'Imperatrice è allegra, ha faccia solare, e gioviale, e festiva, rimira a tutto: mangia nel modo come l'Imperatore, e poca frutta. Verso la sera vado in Corte, dove l'Albuquerque mi fa accoglienze grandissime, s'essibisce a servirmi da p er tutto, e mi dà 4 lettere dell'Imperatrice per l'Imperatore , l'Imperatrice Vedova, e le due Arciduchesse. Poi mi dice che hanno aggiustato col Principe Matthias d'esser trattato come Grande di prima Classe, cioè tre rodilta,sm, e poi ritirarsi e coprire, ch 'io lo dica all'Imperatore, e ch'egli Albuquerque ha guadagnato questo, collo star saldo per il punto che

7 Gemiflessio11 i.


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Le opere di Raimondo M o11tecuccoli

i Ministri dell'Imperatore hanno fatto male di non avvisare qui i trattamenti che si doveano fare. Il Governatore di Milano si trova similmente quivi, e mi fa mille accoglienze, e ch'egli stima assai la fortuna d'aver conosciuto un Cavagliere in cui s'accoppiano tante gran qualità. Poi si lamenta di Windischgratz, il quale dice ch 'egli Governatore cerca d 'impedire che Modena non l'accoglia, operando egli tutto in contrario, e protestando al Cardinale che la sua amicizia non può stare, mentre che sia contraria agli ordini Cesarei: che s'egli avesse volsuto provedere altramente, l'avria detto chiaro, e non dissimularla non essendo quest'atto di Gran Ministro, m a da piccioli. Doppo, l'Imperatrice vien nella Camera dell'Audienza, ed io esco nella bussola dove stanno meco anche li miei gentiluomini, ed il maggiordomo mi dice che la Sua Maestà mi darà la mano: sì che quando S. M. è in ordine come prima, entro e faccio le tre riverenze fin in terra, e all'alzare gli bacio la mano, e la supplico de' suoi benignissimi commandamenti. Ella mi dice di salutare l'Imperatore. Mi levo e mi metto da un canto, sin che li miei gentiluomini gli hanno fatto riverenza l'uno doppo l'altro, e doppo l'ultima riverenza ne faccio una alle dame. Il Duca viene fuora ad accompagnarmi sino alla porta della sala, mi chiede s'io commando altro. Chieggo di vedere la Duchessa, alla quale mi introducono per la porta di dietro, ella si mette a sedere sopra i cuscini, e fa sedere me sopra una sedia. La complimento in mio n o me, riferendomi a quello ch'io so, m 'avria commandat o l'Imperatore se avesse saputo ch'ella si trovasse qui. Doppo i complimenti, gli do la lettera della Monaca Domenicana per S. Maestà, alla quale ella mi dice che la consegnerà. Poi mi lice nzio. E venendo alla scala, trovo di nuovo il Duca il quale mi fa nuovamente mille accoglienze, e dice che il Principe di Dietrichstein venga subito. All'un'ora di notte manda da m e il Cardinale il suo Segretario: mi complimenta, e mi fa dire che scriverà poi all'Imperatore, e che manderà la lettera sotto mia coperta. Che tutto il suo desiderio maggiore, è di condurre sana e salva S. Maestà, e consegnarla alli Deputati Cesarei. Il Governatore di Milano viene a vedermi, e m 'assicura della sua leale amicizia con una infinità di complimenti. Alli 24. La mattina p arto sovr'una felucca dal Finale, presso Savona, piazza fortificata. Veggo quivi vicino in un casino, il Principe Matthias.Arrivo la sera a Genova. Alli 25.A Voghera. Alli 26.A Milano.


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Alli 27.A Pallazzolo. Alli 28.A Torbole. Alli 29.A Bolzano. Alli 30.A lnspruck: quivi riverisco le Arciduchesse, poi alli 3 1 m'imbarco a Hall, e giungo la sera a Rottenburg. Al primo di Settembre a Mihldorff. Alli 2.AAscha. Alli 3.A Stein. Alli 4. La mattina a Vienna.

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Le opere di Raimondo Montecuccoli

OSSERVAZIONI SOPRA LI RICORDI DEL BERE1TN1)

Grunmansdorjf, 20 Maggio 166*

1- Strada Beretta (per questa venne l'Imperatrice Margherita l'Anno 1666), va dal Finale ad Alessandria, all'inizio della valle del fiume Bormida, attraversando per 5 leghe il giogo della sommità de' monti Apennini, cioè dal Finale alli Carcare. Questa strada s'è data a mantenere per nove anni a venire, in ragione di 140 scudi l'Anno. Ella capisce due carrozze al pari, ed è resa vaga da 3 fontane che vi sono fatte. 2- Proponsi di far una strada, e linea di communicazione, la quale sia tutta di Casa d'Austria. I

Dal Finale alli Carcare, Cairo, Rochetta del Cairo. (Del Dominio di Milano). Spigno, Monte Chiaro. (Feudi Imperiali. NB. Ciò si vede tutto nella carta geografica del Monferrato). Strevi di Monferrato Casine dell'Alessandrino. Somma: miglia 54. Di queste 54 miglia, ne possiede il Re Catolico 39, Monferrato 14, Piemonte 1. Con un cambio desiderato dal Duca di Mantova, si può facilmente formare una linea tutta nostra. II

Dallo Stato di Milano sin in Tirolo, cioè dal forte di Fuentis posto alla testa del lago di Como, per la Valtellina commoda, abbondante (per lo cui mezzo corre il fiume Adda) e per la Val Furba, il qual tratto di Paese sarà lungo meno di due giornate; questo tratto dovrà rendersi nostro facendone contratto con li Grigioni, o per via d'altro Dominio, o di Protezzione, o in qual si sia altra maniera. 1 Abbiamo ritenuto opponuno inserire, dopo ii Viaggio al Finale, questo curioso documen· to inedito in cui Montecuccoli dùnostra la sua attenzione nei confronti della strada che collegava Finale Ligure con Alessandria, da lui ammirata oltremodo (come s'è vìsro in alcuni passi del precedente diario cli vìaggio), proponendo con lungimiranza cli tracciare una grande linea cli comunicazione con l'Impero.


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INSTITUZIONE DI LEOPOLDO MIO FIGLI0°>

Vienna, 19 Maggio 1670 Poiché l'uomo è constituito di corpo ed anima, a che queste due parti hanno ambi unione fra loro, ché di sì fatti dell'una impediscono le funzioni dell'altra, perciò devesi all'educazione una particolar cura del corpo e dell'anima. I- Quanto al corpo s'osserva la sanità e gli essercizi. Per la sanità

l

1- L'aria sia pura e temperata, onde le stanze del figliuolo siano tenute sempre ben nette, si spazzino nel tempo ch'egli è fuora, accioché la polvere non gli entri nel naso. S'aprano le finestre quando fa bel tempo, accioché l'aria pura vi entri; si faccia tal volta ma di rado, qualche profumo di grani di ginepro, o di [illeggibile] quando i tempi sono umidi; nell'inverno non troppo riscaldare la stufa, ma mediocremente a poco a poco; sopra il tutto non entri egli mai nel laboratorio dove si fanno distillazioni, accioché que' fumi sottili e corrosivi non gl'infettino il polmone, com'egli è facilissima cosa a succedere nelle viscere dilicate d'un fanciullo, né ancora corroborate nel suo vigore, e qui s'intende similmente che il ·prete<2) a modo alcuno non porsi nella sua camera, non faccia fumi, non istrugga minerale o metallo o cosa alcuna che sia, né faccia operazione alcuna risultoria. 2- Il cibo sia moderato, ma abbastanza al suo appetito, accioché il crescere e la formazione delle membra non gli venga impedita; la mattina pigli un brodo con una fetta o due di pane, o altra cosa simile secondo la stagione, come butiro fresco, ovo fresco, o cosa tale, e non mangi carne, la quale troppo aggrava lo stomaco. A desinare mangi di tutte le cose che gli gustano indifferentemente, ma con moderazione, e mangi prima le cose liquide, poi le più dure, né beva mai s'egli non ha prima posto buon fondamento di cibo nello stoma-

1 In questa breve, ma significativa testimonianza, Montecuccoli, obbedendo alla precettistica in uso in quegli anni, incaricava i suoi sottoposti affinché seguissero precise indicazioni relative all'educazione del figlio Leopoldo. 2 Intelaiatura in legno per mezzo della quale si può cenere lo scaldino sotto le lenzuola del letto.


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le opere ai Raimondo Moritecucco/i

co; fra giorno e fra pasto non mangi, se non di rado, e poco. La sera tenga il metodo come a desinare. Il bevere sia ordinariamente acqua di limone, o di finocchio, o di orzo, raramente di anetto, e tal ora un bicchiere di vino riacquato. 3- Il movimento sia frequente, fuora delle ore degli studi, al che serviranno gli essercizi del corpo, come si dice, e l'andare fuora a spasso, quando fa bel tempo, ne' giardini, nelle visite da' cavalieri giovinetti suoi pari, e ne' claustri; ma sempre con l'assistenza personale del suo direttore, accioché non mangi e non beva, o non apprenda qualche mal costume o dissolutezza. 4- Il dormire sia di otto o di nove ore, ponendosi egli in coricare la sera alle 10, può levarsi massime alle 7 , o quando gli piacerà, accioché il crescere della persona non gli venga impedito. Di giorno non deve egli avvezzarsi a dormire mai, se non fosse ch'egli avesse mal riposato la notte. 5- Si deve osservare che il corpo abbia ogni giorno le sue escrezioni naturali, e sopraveniendogli stitichezza, o troppa lubricità, o qualche accidente non ordinario, devesi subito avvisare, accioché si possa a tempo porre il rimedio. 6- Poich'esso figliuolo è di natura molto docile ed obediente, né ha però bisogno di correzzione, tuttavia in caso di bisogno si deve fare la correzzione con ogni dolcezza, né mai con battitura, (se non è ch'io ne sia prima avvisato), accioché viva senza collera e senza tristezza e passione, che nuocono grandemente alla sanità. Per gli essercizi.

1- Il ballare insegnerà a far le riverenze, a portar ben la persona, e lo disporre tutti li movimenti con buona grazia. Il maestro deve venir una volta il giorno , nelle ore disoccupate dello studio, ed insegnarli con amorevolezza e senza affettazione. 2- Gli essercizi del montar a cavallo, dello schermire e del volteggiare, sono ancora troppo violenti per lui; ma dev'egli ne' tempi della ricreazione e dell'andar a spasso, condursi a' luoghi dove si fanno simili essercizi per vederli essercitati da altri. 3- Impari egli intanto il maneggio della picca e del moschetto. 4- Giuochi al volano, e palleggi qualche volta con rachette picciole ne' giuochi di palla, quando la piazza è vuota; ma quando giuocano i giovanotti, non deve star a vedere in nissun modo, per non toccare qualche palleto, com'io ho visto succedere a molti. 5- Questi suddetti essercizi, del ballare e del maneggiare l'armi,


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devon essergli mostrati dalli migliori maestri, e non da nissun altro, conciosiaché troppo importa che gli atti primi siano isquisitamente fatti per contraere un buon abito, il quale è una pulizia difficilissima a rinnovarsi, onde o bene o male che si faccia sull'età tenera, rinviene poi sempre tale. II- Quant'all'anima, si ha da instituire il figliuolo negli offizi verso Dio, verso gli altri, verso se stesso.

Verso Dio 1- Sappia ch'egli viene da Dio, Creatore di tutte le cose, e ch'è

messo in questa vita mortale per andar a goder della visione beatifica di Dio nell'altra eterna. 2- Impari a mente il picciolo catechismo, e spesse volte ne faccia la ripetizione, e se gli dichiari bene ogni parte, accioché bene il capisca. 3- Le orazioni della mattina subito doppo il vestirsi, sì com'anche quelle della notte innanzi spogliarsi, siano brevi ma fatte a ginocchioni con divozione e con applicazione, e siano il Pater Noster, l'Ave Maria, il Credo, un breve Atto di contrizione, ed all'Angelo custode; e s'avvezzi a dire queste orazioni ora in latino, ora in Alemanno. 4- Al suono dell'Ave maria, la mattina, o al mezzo giorno, o alla sera, faccia l'orazione consueta. La mattina, quando si dice la messa in casa, la servi e ministri. All'andar a tavola e al levarsene, reciti il Benedicite e l'Agimus gratias. 5- Si confessi una volta il mese, o ogni due mesi una volta, secondo che stin1erà meglio il padre Erving.

Verso gli altri 1- Sia rispetuoso a' maggiori, fra quali sono principalmente in suo riguardo il Padre, la Madre, i Precettori; sia civile, cortese, e cerimonioso con gli eguali; e sia piacevole, ma non famigliare, con gli inferiori. 2- Il rispetto ai maggiori richiede non porsi a sedere in loro presenza, non coprirsi, non far atti disdicevoli, e parlare co' titoli e col rispetto debito. 3- La civiltà con gli eguali richiede di non ischerzar mai con le mani, non adirarsi, non contendere nel discorso troppo ostinatamente, né meno contender a quello che la compagnia vuol fare avvi-


Le opere di Raimondo Montecuccoli

satamente. Qui si riducono ancòra le visite da farsi tal volta per conservare conoscenze ed amicizie, osservando l'uso di que' complimenti che si sogliono fare in tali occasioni. 4-- La piacevolezza con gli inferiori è di non oltraggiarli né con gesti, né con parole, né in altro modo: commandare a' servitori con buona maniera, riprenderli quando fanno male, né mai batterli, e se lo meritano farli battere per mano d'altri.

Verso se stesso 1- Instituir l'animo ed avvezzarlo ad esser forte e a non temer i pericoli; temperato a non curarsi soverchiamente de' piaceri sia nel mangiare) nel bere, o in altre sensualità; giusto a dar a ciascheduno il suo, non toglier niente e non far forza a nissuno, né farli in modo alcuno violenza; prudente, per conoscere quello che in ogni caso si debba fare o tralasciare: il che egli può imparare bene da quello ch'egli osserva farsi dagli altri; dall'uso o dalla consuetudine commune di quello ch'ordinariamente si fa; da quello che gli verrà inculcato per documenti; finalmente da quello ch'egli si ricorderà d'aver fatto alcune volte in simile occorrenza. 2- Gli studi saranno di un'ora e mezza innanzi mezzodì, e di un'ora doppo mezzodì, e non più per non soffocar l'ingegno, ma con attenzione ed assiduità. 3- Leggerà ogni giorno e scriverà Alemanno e latino, stampato e per iscritto, per farne un abito spedito e facile. 4- Impari li principi e rudimenti gramaticali della lingua latina, non estendendosi per addesso ad altre lingue per non confondersi. 5- Leggerà le favole d'Esopo e la sapienza degli Antichi, proposta per simboli, per secondi fini, e per emblemi, accioché il rammento ne rivenga tanto meglio, e la ragione può penetrar meglio la proprietà e l'efficacia delle cause e de' loro effetti; sistendole <3) ignude, impari anche la mutua correlazione, fin che si rechino l'un .l'altro luce scambievole. 6- Poggia dunque l'intelletto dagli effetti alla causa, cioè dalle cose più note alle men chiare, e per astrazzione spogliando delle loro singolarità vari esperimenti simili, fabricasi idee e massime universali, principi delle scienze e direttrici delle arti. 7- In queste due parole si compendia tutta la logica: ex notionibus.

3 Da siste,-e, voce arcaica per il moderno fermai-e.


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8- Dalle autorità dipende una gran parte della sapienza. Tutta la iurisprudenza divina e umana è una raccolta de' placiti divini e umani, autenticata dalla dignità di chi li pronunziò. L'autorità di uomini grandi vale per regola e per ragione: quell'ipse dixit de' Pitagorici ebbe virtù d'imprigionar l'intelletto d'una infinità di filosofi in ossequio del maestro. Troppo importerà che una verità esca dall'una bocca che dall'altra bocca: vola con impeto differente da un medesimo arco la freccia, che per diversa mano è incurvato. Il consenso di più ingegni in un'istessa conoscenza, è voce della verità medesima.


APPENDICE


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APPENDICECI> MEMORIETOCCANTI LA REGINA CHRISTINA DI SVEZIA, E SUA CONVERSIONE

[1655) La Serenissima Regina Christina di Svezia già molti anni or sono, con la perspicacia del suo ingegno, avvalorata dalla grazia, cominciò a scoprire nella setta luterana molte dissonanze, per le quali entrandone in dubio, né parendole il negozio di religione doversi appoggiare all'autorità de' ministri, il cui sapere già facilmente misurava, si determinò di fare ogni studio per accertarsi ella della vera fede. Datasi pertanto con incredibile diligenza e fatica a ricercarla ne' libri, leggendo con tale occasione anche moltissimi de' S.S. Padri, non lasciò religione alcuna, o setta, di cui con la licenza presasi di dubitare d'ogni cosa, non volesse essaminare minutamente la sostanza ed i fondamenti; né, contenta di ciò, desiderò e procurò di trattare con quegli uomini ch'erano per sapere più celebri, ed invitandoli con grossi premi alla sua Corte, sotto il pretesto d'imparare ciò che sapevano, ne ricavava destramente ciò che credevano. Tra questa confusione di dogmi e di dottrine, cominciò a scoprirsile, qual luce, la verità della fede cattolica; poiché, scorgendo fuor di essa, tutto ripieno di manifeste falsità, o d'insuperabili perplessità e disconvenienze, in questa sola andava 1 E' stato qui incluso questo serino che, pur presentando la grafia di .Montecuccoli, risulta da lui ricopiato da un altro autore (quasi sicurameme il Padre Francesco Malines), per un evidente suo uso personale. E' sembrato opportuno inserirlo in questa sede, perché documenta un profondo interesse che lo portava a sviscerare appieno gli spinosi e cruciali problemi che dovette affrontare durante tale delicata missione diplomatica.


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una come armonia sì nella dottrina, che ne' riti, alla quale si sentiva affezionare senza che punto la ritenesse quell'abborrimento ed orrore che, contro la cattolica fede più che ogni altra, sogliano li ministri instillare nell'animi de' giovani; l'aiutò non poco a ciò, a stabilir la sua affezione, la neccessità ch'ebbe di trattare con alcune persone cattoliche, le quali con l'occasione di ambasciate, o altri affari, andavano alla sua Corte, e tra essi ne furono alcuni di gran sapere e bontà di vita. Le faceva anche forza il considerare che, nella Religione Cattolica, fussero tanti uomini dotti, e che la ~eguitassero le nazioni più culte e sobrie. Ora, essendo già nell'animo suo affezionata la Regina alla fede cattolica, desiderava avere persone religiose che pienamente la potessero instruire e sodisfare a viva voce, con parole, ai dubi, la soluzione de' quali non si poteva che con longa fatica cavare dai libri. Ed a punto accadette in quel tempo che andasse in Svezia il Padre Antonio Macedo, Portoghese della Compagnia, il quale serviva, come si suole nelle terre degli eretici, all'Ambasciatore di Portogallo da Capellano, e per cagione d 'un ' infermità del Secretario dell'Ambasciatore. Questi, che non sapeva altra lingua che la portoghese, allora non saputa dalla Regina, fu astretto a valersi del Padre per interprete con essa, ed a mandarlo qualche volta a trattare seco. Non perdette la Regina quest'occasione, e trattò molte volte col Padre di fede, anzi, mentre ch'egli come interprete parlava a presenza dell'Ambasciatore,. con esso lei ritromettevano col negozio dell'Ambasciatore quello della religione. Ma perché ciò non poteva essere sì spesso, com'era il suo desiderio, si risolse di avere la Regina due Padri della Compagnia, con i quali potesse conferire liberamente, e volle che fussero Italiani, anche accioché fossero meno soggetti e meno riconosciuti nella sua Corte molto frequentata da Tedeschi e Francesi; e perché era difficile dare in iscritto tutte le instruzioni neccessarie per tale effetto, né si fidava che si cometesse alle Poste ordinarie una lettera che concerneva negozio di tanto suo pregiudizio, se si fosse risaputo, pensò valersi del Padre stesso, accioché egli portasse una sua lettera al Padre Generale, ed a bocca distintamente spiegasse il modo che si aveva a tenere; ma non essendo possibile che ottenesse il Padre Macedo licenza dall'Ambasciatore per tal viaggio, pertanto egli, per servire al desiderio della Regina in un negozio di così


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gran gloria di Dio, consentì di partirsene senza licenza, ed espose

la sua fama a tutte quelle calunnie, che sopra una tal fuga si fondassero. Partì dunque il Padre, fatto seguitare dalla Regina per arrestarlo, ma con un ordine secreto che si lasciasse fugire, per non essere, diceva ella, costretta a far tagliare il capo ad un poveraccio, col quale aveva trattato alcune volte, e che pareva un buon uomo; giunto a Roma, diede la lettera al Padre Gesuita Nichel, allora Vicario Generale, e gli scoprì tutto il negozio, il quale, destinati a ciò il Padre Paolo Casati Piacentino, che leggeva matematica in Roma, e Padre Francesco Malines,Torinese, che leggeva Theologia in Torino, vi diede ordine che subito secretamente ci partissimo a Venezia, ed iv~ unitici, ce ne andassimo in Svezia. Partimo di Venezia li 13 Decembre dell'anno 1651, e tra per le difficultà del viaggiare in quella staggione, e per la caduta di un cavallo, che cogliendomi sotto un piede mi tenne in letto alquanti giorni, non giungemmo in Stockolm che alti 6 de' Marzo dell'anno seguente, che in quelle parti, dove si regolano con lo stile antico, era il 25 de' Febraro, giorno in quell'anno bisestile, dell'Apostolo S. Mattia. In questo mentre era giunto secretamente di Danimarca in Svezia, il Padre Godefrido Francherio, fiamingo, uomo veramente apostolico e di gran parte della Compagnia, ed aveva trattato molte volte con la Regina non senza profitto, ma già se n'era partito. Giunti noi dunque in Stockolm, ed ivi subito amessi dalla Regina in publico come gentiluomini passaggieri, ed in secreto come religiosi, ci accorgemmo, bench'ella al principio il dissimulasse, della sua perfetta disposizione, e ci maravigliammo di ritrovare in una Principessa, d'età allora di 25 anni, un'animo sì disingannato dalla vanità delle grandezze umane, ed una stima così giusta di tutte le cose che pareva nudrita col solo modello della morale filosofia; né andò molto, che chiaramente ci scoperse d'esser risoluta di abbracciar la fede Cattolica e per essa rinunciare al Regno nel quale era, non dico stimata, ma adorata, ed aveva un'autorità più piena ed assoluta, che giamai non avesse suo Padre. Ben avrebbe ella volentieri voluto rimetere la fede Cattolica in Svezia, dov'è proibita dalle leggi del Regno sì rigorosamente, che per essa si perde subito del Re ogni autorità, e diritto, e dai sudditi naturali anche la vita; ma oltre l'incertezza dell'esito, vi si richiedeva certamente una troppo gran longhezza di tempo, nel quale


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Le opetY! di Raimondo Montecuccolt

non volea stare senza professare la fede Cattolica, e non poteva per qualche ragione insuperabile, professarla occultamente. Determinossi adunque di dar conto al Pontefice della sua rissoluzione, ed invia_rgli con una sua lettera il Padre Casati, il quale anche l'informasse in Roma minutamente di tutto ciò che l'era neccessario sapere, per fermarvi di poi la sua dimora, come allora dissegnava di fare; ed in effetto il mandò nel Maggio, benché per quanto toccava al Pontefice, giudicasse di sovrasedere per non poter seguire l'attuale rinuncia del Regno che dopo qualche tempo. Io mi fermai in Svezia, tratenutovi dalla Regina, mentre che ella andava disponendo ed ordinando le cose in modo che fosse ammessa dai Stati del Regno la sua cessione al Re Carlo presente, ed ella di poi potesse con sicurezza partirsene. Finalmente, parendogli che non fosse più tempo di differire il dar compimento a quest'opera, e scoprire l'animo suo al Pontefice, communicato anche in negozio al Signor Berdilot, adesso Abbate di Marsay, ed allora suo medico, si diede ordine di trattare alla Corte di Francia alcuni suoi interessi, senza però scoprire il fatto della Religione; ed a me, che portassi la sua lettera al Papa. Mentre questo si disponeva, avendo la Regina riconosciuta la singolarissima prudenza, ed esquisito giudizio del Signor D. Antonio Pimentel, che a nome del Re Cattolico si tratteneva pre~ so di lei, ed aveva acquistato un grandissimo credito in tutta la Corte, stimò di doverli parimenti scoprire l'animo suo, pensando di valersi del suo consiglio ed opera in questo negozio. Le mostrò egli ch'era neccessario appoggiarlo a qualche Principe potente, quando non per altro almeno, accioché accompagnasse la lettera ch'ella mandava al Pontefice con una sua, che si rendesse certa, e per così dire autentica, una nuova tanto straordinaria e quasi incredibile; e parve loro non esserci alcuno più a proposito di me. Mi diede pertanto lettere per il Pontefice, per il Cardinale Nipote, per il Cardinale Chigi adesso sommo Pontefice, e per il Generale al quale, e prima e dopo, scrisse moltissime dotte lettere confidentissime; ed insieme m'ordinò di passarmene quanto più secretamente in Spagna, per procurare una lettera del Re cattolico al Pontefice; onde mi diede lettere parimente per Sua Maestà, e per il Signor D. Luigi di Aro, supponendo ella che dovesse D. Antonio essere, come seguì poco di poi, chiamato in Spagna, dove


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darebbe credito alle lettere della Regina, e ne procurarebbe l'effetto con aggiustare il tutto; e come ciò che più premeva in quel tempo alla Regina era il secreto per togliere ogni ombra di sospetto, non volle ch'io aspettassi ad imbarcarmi con D.Antonio quando egli partisse, ma vi andassi per altro camino. Per la stessa ragione del secreto, non pareva alla Regina che il Padre Casati, il quale era in quel tempo arrivato già in Amburgo, dove fu gravemente infermo, ritornasse in Svezia, credendo ella che quel sospetto il quale , quando insieme vi giungemmo, si era avuto da moltissimi che fossimo religiosi, e di poi per la separazione fatta per la sua partenza era alquanto, ma non totalmente svanito, più vivamente risuscitarebbe con facile congetura del restante, se si vedesse che tornava quando io partiva, massime che sapevano essere stata intercetta da non so chi, ed aperta, una lettera ch'egli mi scriveva, dalla quale constava che avevamo le mani su uno stesso negozio. Partii dunque da 'Stockolm con le sudette lettere, li 13 di Maggio 1653, e tra per la longhezza della navigazione da Svezia a Lubecca, e per il lungo aspettare qualche imbarco in Inghilterra, ove da Fiandra mi ero portato per questo effetto, non arrivai in Madrid che al principio di Agosto, ed ivi molti mesi mi trattenni senz'aver nuova di D.Antonio, imperoché partito .finalmente egli nella metà d'Agosto da Stockolm e di poi da Gottamburgo, fu costretto, per essersi aperta la nave e far grand'acqua, a ritornarsene in porto, ed indi passato alla Corte che si era trasportata a Vestena, ritrovò un ordine di fermarsi. Impedita da questo accidente la Regina di valersi di D.Antonio, per trattare secretamente col Re Cattolico di questo ed altri negozi, stimò d'impiegare in ciò il Padre Maria Gio. Battista Chenes, Spagnolo Dominicano. Stava questi in Danimarca col Signor Conte Rebugliedo, Ambasciatore del Re Cattolico a quel Re , ed intesa l'andata in Spagna di D. Antonio Pimentel, avendo a trattare in Madrid alla Corte alcuni interessi del suo Ambasciatore, aveva goduta la commodità dell'imbarco, ma ritornata la nave addietro e commandato D. Antonio di fermarsi, essendo egli riconosciuto per la sua gran pm denza, esperienza ed altre ottime qualità, dignissimo di esser impiegato in simiglianti affari, e non potendo dar sospetto alcuno con la sua andata in Spagna, poiché già si sapeva che per negozi


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del Rebugliedo doveva andarvi, stimò la Regina che sarebbe attissimo a trattare ciò ch'ella aveva dissegnato per O.Antonio. Gli fu dunque communicato il negozio, e ricevuti li dispacci neccessari, sì dalla Regina, sì da O. Antonio, si pose in viaggio, ma con tanti disturbi, che non giunse a Madrid che nel Marzo del seguente anno 1654. Restava ferma la risoluzione che Sua Maestà Cattolica mi desse lettere per il Pontefice, come poco di poi si fece, essendo già pienamente informato il Re di ogni cosa; onde, partii alli 11 di Aprile ma con ordine, per qualche accidente sopravenuto, di non darle senza nuovo avviso della Regina, la quale stimò che dovessi allora soprasedere, e mostrò desiderio ch'io me ne ritornassi a lei in Fiandra; ma il Padre Generale, per il pericolo che vi era che io vi fossi da molti riconosciuto, giudicò di maggior servizio della Regina ch'io restassi, e si anteponesse la sicurezza del buon successo ad ogni altro rispetto che vi potesse correre di mezzo. Era fra tanto O.Antonio passato finalmente in Spagna (e la Regina, fatta la rinucia del Regno, era andata in Fiandra), lasciando in Fiandra il Padre Alessandro Manderschee, fiamingo della Compagnia, il quale era stato seco molto tempo in Svezia, e da che s'imbarcò la prima volta O. Antonio per la Spagna, servì la i' Regina insino all'ultimo per indirizzare le lettere che scriveva al Padre Generale, o al Padre Casati, o a me, e ricevere quelle che da noi se le scrivevano, o al detto Padre s'inviavano; che perciò dimandò la Regina al nostro Padre Generale, ed il Signor O. Antonio al Provinciale di Fiandra, che non si desse alcun impiego particolare a detto Padre, ma stesse libero per servire la Regina; ed il Padre Generale diede ordine che li pieghi che di Roma se gl'inviavano, non si aprissero da altri; e nel tempo stesso la Regina, fatta la rinuncia del Regno, se n'era passata in Fiandra, e ricevuto in Anversa D.Antonio, ritornatovi di Spagna con titolo di Ambasciatore straordinario, si portarono a Brusselles. Qui parve tempo alla Regina di effettuare il suo desiderio, ed abiurata l'eresia, entrar nel grembo della Chiesa Cattolica, ma perché a lei era consapevole del negozio, premeva grandemente la secretezza; determinossi che non vi fossero presenti, né lo sapessero che quelli che si stimavano precisamente neccessari, che furono il Serenissimo Arciduca, il Conte Fuenseldanna, 0. Antonio Pimentel, il Conte Montecuccoli, che vi era a nome


Appendice

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dell'Imperatore, il Secretario di Stato Barone Agostino Navarro, e per Sacerdote, che ricevesse la professione della fede e l'assolvesse, il Padre Chenes, il quale era già consapevole del tutto; ed avendo data alla Corte di Spagna intiera sodisfazione di sé e del suo merito, era ritornato con O.Antonio in abito pure di secolare con titolo di Secretario dell'Ambasciata, né vi poteva fuor di lui essere chi, senza dar sospetto alcuno, dicesse secretamente messa alla Regina. La stessa sera dunque ch'entrò in Brusselles, che fu alli 24 di Decembre dell'anno 16;4, alla mezza notte, fece la Regina la professione della fede alla presenza de' sopradetti; pochi giorni di poi si confessò e comunicò la prima volta, il che fece poscia più volte dicendole la messa il detto Padre, senza l'assistenza d'altri che di D. Antonio Pimentel, o talora di poi di D. Antonio della Queva, a cui fu dopo qualche tempo palesato il negozio da alcuni che la servivano. Si adoprò in questo tanta cautela, che in tanto tempo che ivi stette la Regina non vi fu chi il penetrasse. Finalmente, essendo stato dopo la morte d'Innocenzo , creato Sommo Pontefice Alessandro Settimo, determinossi ella di dar conto a Sua Santità sì della professione già fatta, come delle ragioni che l'avevano mossa a tenerla secreta, e dell'animo che aveva di venire a Roma a darle ubidienza, e a bacciarli il piede. Portai io la lettera a Sua Santità, il quale mostrandosene grato, come meritava tal nuova, giudicò che la Regina facesse di nuovo publicamente la professione già fatta in secreto, e ciò prima di giungere in Italia, o almeno prima d'entrare nello Stato Ecclesiastico; nel quale, se non constava che fosse Cattolica, non poteva essere ricevuta con quelle dimostrazioni d'onore, che era risoluta Sua Santità se gli facessero le maggiori che fosse possibile; e di poi, quando intese la sua partenza da Brusselles, gli mandò in Inspruck Monsignor Luca Holstenio, accioché ricevesse egli la professione di fede, o desse la commissione a qualche Vescovo se vi fosse, per il qual effetto gli portava un breve col nome in bianco; stimò anche, che io non dovessi essere affatto inutile, se in questo viaggio servissi detto Monsignore.


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INDICI


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INDICE DEI NOMI E DEI LUOGHI

A

Abajusdevenitse, visconte, 127 Adama, v. Hadamar Adda, fiume, 432 Adolfo di Svezia, principe Palatino, 290,298,299,300, 301,302 Adrianopoli, città della Turchia, 133 Adriatico, mare, 104 Africa, 224,269,273 Agostino, Santo, Padre della Chiesa, 141,407 Agria, città dell'Ungheria orientale, 101, 102,120,122,131,157,161, 235,249,357 Agria, fiume, 101, 162 Agron, v.Agria Aheim, castello di, 169 Aiazza, Colonnello imperiale, 234 Alba Giulia (Alba Iulia), 193,244,245, '247,249 Alba, duca di, v.Alvarez de Toledo Albania, 184 Albenga, isola di, 423 Alberto d'Asburgo,Arciduca, 335 Alberto di Boemia, fratello di WladislawV, 244 Albis,passo di, 102 Albis, v. Elba Albuquerque Louis, duca di, Grande di Spagna, Vicerè di Napoli, 402, 403, 406,407,408,410,417,418, 419, 423,424,426,428,429,430 conte, Aldringen Johann,

Feldmaresciallo imperiale, 233, 234 Alemagna, v. Germania Alessandria, città del Piemonte, 413, 414,432 Alessandro Magno, 202 Alessandro VII, Papa, 447 Alessandro, principe di Parma, 418 Ali Bey, Comandante di Koppany, 249 Ali Pasha, 171, 192,193,255 Almarada Diego, Don, Governatore di Finale Ligure, 412,41 4,421 Almirante, galera, 423 Alsazia, 333, 334,357,359 Alsen, isola di, 173 Altenberg, Altemburg (Ungarisch), 174,175,176,177,185 Altenberg, città dell'Austria, 246 Altenkirchen, città della Prussia, 354 Altheims (Althann), conte, 404 Altkirchen, v.Altenkirchen Altmuhl, fiume, 170 Altsohl (Zòlyom), città dell'Ungheria, 252 Alunado Gregorio, Don, Comandante di Finale Ligure, 405 Alvarez de Toledo Fernando, duca d'Alba,273 Aly Bassà, v.Ali Pasha Amaranta, vascello svedese, 303 Amber, fiume, 168, 169 Ambrogio, Santo, 405 Amburgo, 228, 285, 286, 298, 301, 327,445 Amèrsdorff, città dell'Olanda, 111


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Le opere di Raimondo Mon.tecuccoli

Amsterdam, 318,323 Armentières, città della Francia, 314, Amuratte, v. Murad I 325,330,331 Andremont (Andrimont) Johann, Aronio Leone, Console di Spagna, 407 barone, Generale imperiale, 183 Arras, città della Francia, 304, 307, Anendel, Don, Cameriere 309,310, 311,316,342,343,346, dell'Imperatore, 304 375 Angria, Pasha di, 194 Arschot (Arscot) Philip, duca di, prinAnna d'Austria, Regina di Francia, cipe di Aremberg, duca di Croy, madre di Luigi XIv, 335,378 114, 313,328,332, 333,340,341, Anna, duchessa di Ungheria e 342,344,366,369,377 Boemia,245 Arschot, principessa, moglie di Philip, Anpringen, Johann Caspar, 344 Arvendel, casato nobiliare, 321 Governatore dell'Ungheria, 263 Antioco III il Grande, Re di Siria, 215 Arwa, città dell'Ungheria, 258 Antonino, Generale delle truppe Arwa, Comitato dell' Ungheria, 141, venete, 86, 92 177 Anversa, 304,312,314,315,316,325, Aschach, città dell'Austria, 356,431 330,331,334,349,355,446 · Aschenberg, Generale svedese, 173 Apàffy Michael, principe di Asia, 133,140,141,157,171,184,202, Siebenbi.irgen, 126, 127, 136, 138, 269 148,193,255,256,257 Assia, 108, 223 Apati (Apàthi), città dell'Ungheria, Asti, duca di, 404 131, 145, 158 Attems, conte, Cavallerizzo maggiore, Archinto Filippo, conte, 401 310,311,348,372,375 Aremberg (Arenberg), principe, fratel- Attinis, v.Attems lo del duca d'Arschot, 328, 342, Auersberg, principe di, v.Auersperg 377 Auersperg Johann Weickhard, princiAremberg (Arenberg), principessa, pe, 200,346,350,352,358,359, sorella del duca d'Arschot, 345 360,361,362,363,376,380,399, Arescot, v.Arschot 421,422 Aresi Bartolomeo, conte, Presidente Augusta (Augsburg), città della Baviera, del Senato, 404, 406 164,165, 166,368,385,388,394 Aresi, conte, 404 Austria, 104, 107, 116, 126, 155, 172, Aricò Denisl, 16 185,198,212, 225,234,250,271 , Aristotele, 206,214,231,232, 262 n, 297,309,311,313,325,353,355, 269n 359,363,379,382,393,400,408, Aritorss, Capitano, 181 417,432 Arlebek, v. Harlebeke


Indice dei nomi e dei luoghi

B

Baar Peter, von, 316,322,323 Baboccia, v. Babòcsa Babòcsa, città dell'Ungheria, 247,249 Bachis (Bakos) Gàbor, 127 Bachowe, Comandante dei Dragoni, 182, 184, 185 Baden Leopold Wilhelm, Feldmaresciallo imperiale, 184, 185, 190, ,201 Bagna Massimo, 16 Bagni della Porretta (BO), 97 Baladin, Colonnello svedese, 294, 296 Balassy Giovanni, Colonnello ungherese, 247,248 Baltico, mare, 74, 76 Banér Johan, Feldmaresciallo generale svedese, 293, 294 Bànffy Dionys, Magnate dell'Ungheria, 190 Banian, Colonnello, 181 Barbano Carlo, 16 BarbenioAgostino, 412 BarberiniAntonio, Cardinale, 95, 96 Barcan, Barchen, v. Pàrkànyi Barcellona, 406, 417, 418, 419, 422, 423, 424, 427 Barclay John, 270 n Barcsai Akos, principe di Siebenbi.irgen, 148,255 Bargozzi, v. Bàrkoczy Bàrkoczy, nobili ungheresi, 257, 268 Barwitz von Fememont Johann Franz, Generale di Artiglieria, 62, 63 Barzai, Barzaio Acazio, v. Barcsai Akos Bassompière François, de, Maresciallo francese, 320

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Basta Giorgio, conte di Huszt, Tenente Generale imperiale, 250 Bàthory Andreas, Cardinale, principe di Siebenbi.irgen, 250 Bàthory Gabriele, principe di Siebenbiirgen, 251 Bàthory Sigismondo, principe di Siebenbi.irgen, 153,154 Bàthory Stefano, principe di Siebenbiirgen, 247, 248 Batthiani, conte, v. Batthyàny Batthyàny . Cristoph, conte, Comandante dei Croati, 116, 117 Batthyàny, conte, 252, 253 Batthyàny, conte, Magnate dell'Ungheria, 360 Battori, v. Bàthory Baviera (casato nobiliare), v. Bayern Baviera, 109,161,162, 164,166, 167, 169 Bayazid (Bajazet) I, Sultano ottomano, 244 Bayern Adelheid, principessa, moglie dell'Elettore, 296,299 Bayern Ferdinand Maria, principe, 352,353 Bayern Maximilian I, principe Elettore, 233, 235 Bazzano (B0),96,98 Beaufort,Ammiraglio francese, 403 Beauvais, gentiluomo al servizio del Gran Condé, 335 Beauvais, Mademoiselle, 288, 314, 332,334,346 Becket à Thomas, 317 Been,Ammiraglio inglese, 369 Békesy Caspar, 248 Belgio, 266, 273 Belgrado, 172,246


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.Le opere dt Raimondo Montecuccoli

Bella contessa (la), v. De La Gardie Beltin Wilhelm, Colonnello imperiale, 404 Benevento, contessa di, 419 Benin, Monsignore, 284 Benoldi, gentiluomo al servizio del conte del Tirolo, 398 Bentivogllo (BO), 96 Bentivoglio, marchese , Colonnello spagnolo, 311,312, 313, 332, 333, 345 Bentz, Colonnello, 375 Bequessio, v. Békesy Berdilot,Abate di Marsais, 444 Beretta, ingegnere, 413, 432 Berg Heinrich, conte di, 111, 112 Berg, città della Pmssia, 308, 354 Berg, ducato, 351 Berger Hieronymus, borghese di Ratisbona, 233 Berlino, 280, 285 Bernes Jean, Capitano della Marina inglese, 324 Bertinaria Pierluigi, 15 Bertoni Mario, 16 Besançon,Arcivescovo di, 332, 333 Besançon, città della Francia, 346 Bethem (Bethlen), città dell'Ungheria, 182, 185 Bethlen Gàbor, principe di Siebenbiirgen, 188, 250, 251, 252, 253, 257 o Betlenio, v. Bethlen Gàbor Bettini Mario, padre gesuita, 9 Biber, Bibersburg, città, 164, 165, 178 Bingen, città dell'Assia, 366 Binne, mercante, 354 Bistriccia, v. Bistritz (Besztercze)

Bistritz (Besztercze), città dell'Ungheria, 250 Bistritz, città della Moravia, 254 Blumenthal Joachim Friedrich, barone, Generale imperiale, 281, 354 Boccaccio Giovanni, 300 Bocskay Stefano, principe di Siebenbiirgen, 250 Bodin Jean, 266 n Badino, v. Bodin Boemia,67,69, 101,102,103,104, 107,163, 166,170,185, 208,214, 225,234, 251 , 284, 353, 363, 380, 384 Bois Le Due (Hertogenbosch), città dell'Olanda,111, 112 Bologna (FE), 9, 95, 96, 97, 98, 368, 388, 394, 409 Bolzano, 228, 431 Bomporto (MO), 85, 88, 92, 93, 94, 95 Bondeno, 91, 95 Bonelli, tenore, 347,357 Bonen, Colonnello svedese, 76 Boni, ingegnere militare, 76 Bonifacio Gaspare, Don, ufficiale spagnolo, 341 , 346 Borgia Juan, Don, q_enernle spagnolo di Cavalleria, 417 Borgogna, 212,266,273, 333 Bormida, fiume, 432 Bornivalle v. Boumonville Borromeo Vitaliano, conte, 401, 402 Boscai Stefano, v. Bocskay Bosnia, 174 Bosnia, Pasha di, 249 Bossi Giacinto, 243 Bouchain, città della Francia, 372, 375,379


Indtce dei nomi e dei luoghi

Bourdelot, 319 Bourdon, pittore, 301 Bourneville, Madame de, 345 Bournonville Alexander, conte di Henin, Generale imperiale, 63 Brabante, 331 Braganza, casato nobiliare portoghese, 323,352,418 Brahe Tycho, conte, 292, 298 Brandeiss, città della Boemia, 102 Brandenburg Friedrich Wilhelm, principe di, 124, 188, 189, 190, 192, 213, 222,223, 328, 351,354,383, 386,392 Brandenburg Louise Henriette, nata d ' Orange, principessa , moglie dell'Elettore, 281 Brandenburg, marchesa, nata principessa di Wiirttemberg, vedova del marchese di Jagerndorf, 281,.285 Bratislava, 104, 126, 141, 147, 174, 175,176,177,178,179,180,181, 182,183,196,197,248,249, 250, 252, 257,258,~61,262,265,357, 360,365 Braunau, città dell'Austria, 167 Braunschweig, città della regione omonima, 163,350 Braunsc hweig-Li.ineburg , Johann Friedrich, principe, 304, 306, 308 Breisach, città del Baden, 193, 313, 334,357 Breitenberg, città della Prussia, 303 Brema, 304, 322, 370, 388, 400 Bresdorff, città della Boemia, 102 Breslau, città della Slesia, 65, 67, 69, 103 Brigh (Brieg), città della Slesia, 65,67,69, 103, 109

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Brinn, v. Brunn Bristia, v. Bistritz Broglie, conte, 314 Broucek Peter, 15 Bruay, conte, 334, 345, 346 Bruck, città dell'Austria, 244 Bri.igge, città del Belgio, 316,325 Bruni Bartolomeo, corriere, 328,330 Bruno (Bri.inn), città della Moravia, 63,100,103,109,253,254 Brunswick, Generale, 253 Bruxelles, 114, 306, 308, 309, 312, 326,327,329,330,331,334,337, 339, 349,366,372,376,381,383, 387,397,446,447 Buccari, città della Croazia, 258 Buckingham George Villiers, II duca di, 309,320, 321 Buda, 140,144,157,172,175,182, 245,246,247,249 Budlitz, Cameriere maggiore dell'Elettore di Brandenburg, 280,281 Budweil, gentiluomo al servizio del Gran Condé, 335 Budweiss, città della Boemia, 102, 109 Buonamico, casato nobiliare, 376 Buondeno, v. Bondeno Buonporto, v. Bomporto Buquoy Charles Bonaventura, conte di Longueville, Feldmaresciallo imperiale, 252 Buquoy, conte, Generale spagnolo, 375 Burgheim, città della Baviera, 166 Burgsdorff, Cavallerizzo · maggiore dell'Elettore di Brandenburg, 281 Busbecq (Busbeck) Auger Ghislain de, uomo politico, 248, 266 n, 268 n, 269n


Le opere dt Raimondo Montecuccoli

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Busbequio, v. Busbecq Bussigni, conte, 333 Biitzow, città del Mecklemburg, 76

c

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Ca' de' Coppi (MO), 88, 92 Cacciano, v. Katzianer Cadaques, città della Spagna, 422, 423 Cairo Montenotte (SV), 432 Calais, città della Francia, 317, 320 Cal.fi, conte, 175 Cambray, città della Francia, 372, 375 Campanella Tommaso, 349 Candia (Creta), isola del Mediterraneo, 210,266,269 Canisia (Nagykanizsa), 137,200,250 Canterbury, città dell'Inghilterra, 317 Capelle, v. La Chapelle Capliers, v. Kaplir Capowar, v. Kaposvàr Caprara Enea, conte, Feldmaresciallo imperiale, 184, 186, 225, 283, 298, 299,314,315,371 Caprioglio Pier Enrico, 16 Carafa Bernardo, Don, Colonnello spagnolo, 340,343,344,345,346 Carafa Gerolamo, marchese del Montenegro , Feldmaresciallo imperiale, 253 Carafa Luigi, conte, Colonnello imperiale, 144, 192 Carafa Peppo, Don, Colonnello spagnolo, 345 Carafa, Madame, 345 Caraffa, v. Carafa Carcare (SV), 432

Cardenas Alfonso, Don, Ambasciatore spagnolo a Londra, 318 Carinzia, 104, 105 Carlo d'Austria, marchese di Burgau, 249 Carlo Gustavo, Re di Svezia, 141, 188, 189,305,309,325,329,350,352, 369,370,372,381,382,386,387, 389,392,393,395,400,444 Carlo I Stuart, Re d'Inghilterra, 291,320 Carlo II, Re di Spagna, 429 Carlo v; Imperatore, 188, 205,246,414 Carlsburg, città, 180 Carlstadt, città della Croazia, 119, 120 Carniola, 104 Carolosky, gentiluomo al servizio di R. M., 400,401,415 Carretto del, marchese, v. Grana Casale Monferrato (AL), 16 Casalecchi9 (BO), 96 Casati Paolo, padre gesuita, 443, 444, 445,446 Casati, conte, 404 Casioe, v. Cassine Caslen, città della Slesia, 69 Casse!, città della Prussia, 163,349 Cassine (AL), 432 Cassovia (Kosice), 127,130, 134,141, 156, 157,194,244,247,248,250; 251,253,256,258,265,267,270 Castaldo Giovanni Battista, marchese di Cassiano, colonnello, 247 Castel Rodrigo, marchese, Ministro dell' Olanda spagnola, 348, 352, 368, 382, 410 Castelfranco Emilia (MO), 89, 90, 91, 92, 94, 95, 96 Castelfranco, castello di, 416


Indice de{ nomi e del luoghi

Castellet, città della Francia, 330,379 Castelmendo, conte, 375 Castelnuovo Rangooe (MO), 93, 94 Castiglione, Cavaliere, 403 Casuedi, marchese, 405 Catalogna, 212, 341 Cecconi Alessandro, Guardarobiere della Regina di Svezia, 290, 292, 293, 294, 295 Cecoslovacchia, 16 Cento (FE), 86, 91 , 92, 94, 95, 96, 97 Centurione, principe, 411 Cesare Caio Giulio, 202,321 Cescovia, v. Cassovia Chanut Peter, Ambasciatore francese in Olanda, 308,314,315,335,336 Chauchy, Monsieur, 313, 345 Chenes, v. Guemes Chevré, v. Chièvres Chevreau, Monsignore, 296, 302 Chiauli, 140 Chièvres, città del Belgio, 379 Chiflet, dottore, 348 Chigi Fabio, Cardinal e ( poi Papa Alessandro VII), 400,429, 444 Childerico I, Re di Francia, 348 Chimay, principessa di, 341, 344 Ciacathurn, v. Csakathurn Ciacky, Ciacchi, v. Csàky Cicerone Marco 1\ùlio, 263 n Cinque Chiese, v. Pécs Cischkau, città della Boemia, 161 Citinio, città dell'Ungheria, 250 Claudiopoli (Cluj Napoca), 139, 148, 151, 185,193,194, 195, 219,229, 250,251, 255 Clemente VII, Papa, 414 Clermont, città della Francia, 330

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Cleve, ducato, 224,351 Coaloa Roberto, 16 Cob (Cobb) Wolf Friedrich, barone di Neuding, Generale imperiale, 176, 184,185 Coblenz, città della Prussia, 223 Colberg, città della Prussia, 77 Coligny, gentiluomo, 343, 345 CoUgny, marchese di, Generale francese, 201 Collalto Rambaldo, conte di, signore di San Salvatore, Feldmaresciallo imperiale, 218 Collalto, conte di, 384 Coln Maximilian Heinrich, principe di Baviera, 353,373 Colombo Gian Lodovico, Colonnello modenese, 97 Colonia (casato nobiliare), v. Coln Colonia, 223, 224, 325, 326, 330, 352, 353,366,383,384,388,394 Colonitz, v. Kollonits Colonna, Cardinale, 403, 407, 423, 424,427 Coloswar, Coloza, Koloswar, v. Claudiopoli Comino, v. Corphin Como, lago di, 432 Conan, gentiluomo, 322, 323 Condé Luigi II di Borbone, principe, duca d 'Enghien , detto il Gran Condé, 203, 223 , 224, 305, 307, 309,310,311,312,317,322, 326, 330,334, 335,336,337,338,339, 340,341,343, 344, 345,346, 347, 357,358,372,373,374,378,379, 380 Condé, città della Francia, 372, 381


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Le opere di Raimondo Montecuccolt

Condé, principessa, moglie del Gran Condé, 305, 308, 344 Constantin Walachei, principe, 181 Contenoy, Madame, 339 Copan, v. Koppàny Copenaghen,286, 290,297 Corneille Pierre, drammaturgo francese, 309 Corona, vascello svedese, 303 Corphin Johann Ulrich (Comino), commissario imperiale in Ungheria, 134 Corraro, Generale delle truppe venete, 85, 87, 91 , 92, 93, 94, 96 Corsica, 403 Cosla, città della Slesia, 64 Costa, scrittore, 321 Costantinopoli, 140, 407, 41 O Costi, gentiluomo, 412 Courtray, città del Belgio, 331 Covent Garden, quartiere di Londra, 317 Cracovia, città della Polonia, 124, 208,254 Craszna (Kraszna), fiume, 131 Cratz, contessa, 291, 292, 294, 298, 299,301,302 Crevalcore (BO), 85, 86, 87, 88, 91, 92, 98 Cristiano Iv, Re di Danimarca, 287, 293,298 Cristina, Regina di Svezia, 11, 302, 304, 311,312,317,322, 325,331, 350, 365, 369,373,393, 394,399,441 Crivelli, cavaliere, 415 Croazia, 104,105,197, 247,258 Cromwell Oliver, Lord Protettore, 294, 322,323, 369,379, 383, 386 Cronburg, castello di, 289 Croy, principe, 281 , 282,283, 285

Csakathurn (Csàktornya), città dell'Ungheria, 116,258 Csàky Stephan, conte, 138, 156, 360 Curzio Rufo Quinto, 266 n Custrin, v. Ki.istrin Czarneckì, Generale polacco, 190

D

D'André, barone, 332,333, 345,346 D'Aro Luigi, Don, Favorito del Re Filippo IV di Spagna, 310, 352, 358,373, 374,377,444 D' Arquati, marchese padre, 409 D'Arquati, marchese, 408 D'Elben,Ammiraglio spagnolo, 415 D'Este Borsa, principe, Colonnello imperiale, 404 D'Este Carlo , marchese , Generale imperiale, 404,413,414 D'Este, marchesa, vedova, 405 D'Estrée, contessa, 328, 330, 333 Dachau, città della Baviera, 169 Darnìtz, Colonnello svedese, 75 Dammgarten, (Damgarten) passo di, 76 Damo, Monsieur, 328 Danançon, barone, 198 Danimarca, 106, 126, 189, 223, 261 , 291,292,297,309,322,383,386, 392,443 Danimarca, Regina di , v. Sophie Amalie Danubio, fiume , 104, 109, 116, 131, 140, 143, 157,163,164,166, 167, 168,169,172,173,174,175,177, 179, 180, 181, 182,183, 253,356, 367, 387, 393


Indice del nomi e dei luoghi

Dardanelli, stretto d ei, 140 Darva, 183 De la Barrière, marchese, 318, 319, 320, 321,322,323 De la Gardie Jacolb, conte, 292, 296, 299, 300 De la Gardie Magnus, conte, Gran Tesoriere svedese, 292, 302 De la Gardie Pont1.1s, conte, 338, 346 De la Gardie, contessa, n ata Sparr, moglie di Jacob, detta "la b ella Contessa", 291 ,292, 301 De la Haye, dottore e cabalista, 319, 320, 321,322,323 De Mers, colonnello imperiale, 175, 184, 185 De Rewa Petrus, 263 n De So uch es Ra duit , cont e, Fel dm aresc iallo im pe ri ale, 184, 185 Debrezen (Debr ecen), città dell'Ungheria, 136, 259,265 Deffe ln , Colonnello, commissario imperiale, 219 Del Pardo Francesco, Don, Tenente Generale spagnolo, 372 Defla Queva Antonio, Don, Tenente Generale di Cavalleria, spagnolo, 310,312,313,316,326, 341,343, 345,368,369,372,378,382,383, 388,394,447 Della Queva, Madame, moglie di Don Antonio, 316, 333, 345, 371, 377, 388,394 Della Riviera, conte, 404 Della Torre Girolamo, conte, 75 Demrnin, città della Prussia, 76,356 Denia, città della Spagna, 401, 403,

459

406,413,414, 427 Dentzal, Sergente maggiore, 350 Devio (Déveny), città dell'Ungheria, 251 Di Rochat, conte, 149 Diest, città del Belgio , 383 Dietfurt, città della Baviera, 170 Dietrichstein Ferdinand, principe, gran Maestro di Corte . di Margherita Teresa, 422, 425, 428, 429,430 Dietriechstein Max, gran Maestro di Corte di Ferdinando III, suocero di R. M., 360,361,363,364,380 Dingelfingen (Dingolfing), città della Baviera, 167, 168 Dobrzensky, gentiluomo della Boemia, 281, 285 Doczi Andreas, Comandante imperiale in Ungheria, 251 Dohna, conte, Colonnello, 292, 294 Domitz, città del Mecklenburg, 283 Don Giovanni, v. Borgia Dooan, Donau, v. Dohna Donauworth, città della Baviera, 164, 169 Doria Gianettino,Ammiraglio spagnolo, 427 Doria, principe, 408, 4 13 Doria, principessa, 408, 415 Douglas Robert, Generale svedese, 295 Dover, città dell 'lnghilterra, 317 Drauburg, città dell'Austria, 104 Drava, fiume, 104, 116,189, 198,246 Dresda,108,279, 280 Druinza, v. Drava Dubsky,225 Duca di Tursis, galera, 423


460

Le opere di Raimondo MonteCUCCQ/1

Dufrèsne, bibliotecario del Cardinale Mazarino, 306, 307 Duglass, v. Douglas Duinchirch, v. Dunquerque Diinewald Heinrich Johann, conte, Feldmaresciallo imperiale, 217 Dunquerque, città della Francia, 211, 316,317,319,320,323,324 Duponté Joseph, 317 Duprien, Colonnello svedese, 77 Durazzo Carlo Emanuele, Prelato a Roma, 408,410,411 Durazzo Giovanni Agostino, marchese, 407,408, 410,411 Diisseldorf, città della Prussia, 349, 371 E

Ebersdorf, città dell'Austria, 210, 252, 351,384 Eberstein Ernst Albrecht, Feldmaresciallo imperiale, 189, 192 Echevin, gentiluomo, 328 Eckhart, Commissario regio in Ungheria, 134 Ecséd, città dell'Ungheria, 130, 248, 258, 265 Effroy, Cancelliere, 346 Eger, Egra v.Agria Eggenfelden, città della Baviera, 167 Egmont, conte di, v. Gavre Eisenburg, principessa di, 118 Elba,fiume, 163, 177,285 Eleonora, Madame , v. Uhlfeld Eleonore Elisabetta I Tudor, Regina d'Inghilterra, 320

Elisabetta Stuart, figlia di Giacomo I Re d ' Inghilte rra, moglie di Federico V Palatino, 330 Elnbogen , città della Boemia, 102 Enckhevoert Adrian, conte, Feldmaresciallo imperiale, 167,413 Engewaert, v. Enckhevoert Engl1evoert, v. Enckhevoert Enghien, città del Belgio, 372,381 Eperjes, città dell'Ungl1eria, 130, 140, 250, 257,258 Erding, città della Baviera, 169 Erdingen Ludwig, mercante, 356 Erdodi, conte, 120 Erkelenz, città della Prussia, 383 Erlau, città dell'Ungheria, 140 Erving, padre, 435 Esopo, 436 Esso: Robert Devereux, conte, 321 Esterhàzy, nobili ungheresi, 268 Eszék (Osijek), città dell'Ungheria, 172, 198 Eulenberg, città della Moravia, 103 Europa, 7, 140 Eviàl, contessa di, 419

F

Fabri Egmont, Colonnello imperiale, 194 Fagaras, città dell'Ungheria, 139 Fagnani, gentiluomo milanese, 321 Falkenau, castello di, 162 Fanfarelli, 90 Fames, città della Francia, 324 Farnese Odoardo, duca di Parma, 91 , 92, 94,409


Indice del nomi e del luog/Jt

Federico V Palatino, Re di Boemia, 100, 266 Fegirran, commissario imperiale, 217 Feldbach , città della Stiria, 116, 117,119 Ferdinando I Imperatore, 205, 245, 246, 247, 259, 262, 263, 266 Ferdinando II Imperatore, 251,359 Ferdinando III Imperatore, 161, 188, 215,233, 253,359 Ferendorff, ufficiale, 354 Fernemondt v. Barwitz Ferràra,91,95,96,409 Ferrari, conte del Tirolo, Maestro di Corte, 398, 399 Ferrari, conte, Maresciallo maggiore spagnolo, 375 Fiandra, 11, 183, 214, 304, 308, 311, 316,317,320,323,324,331,341 , 355,357,359,365, 366,374,378, 382,387,390,395,406,410, 445, 446 Ficarolo (RO), 95 Figaruolo v. Ficarolo Fileck, v. Fi.ilek Filippo II, Re di Spagna, 153 Filippo IV, Re di Spagna, 234, 307, 308,323,325,327,334,343,344, 348, 349, 355, 357, 368,369, 370, 371,373,377,379,385 , 387,394, 400 Filippo V, Re di Macedonia, 215 Finale Emilia (MO), 85, 88, 91, 92, 94, 95, 96,97 Finale Llgure (SV), 11, 398, 399, 400, 401,402,405 , 407,410,412,413, 414,415,420,430,432 Fiorenza, marchese, Senatore spagno-

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lo, 404 Firenze, 423,424 Firenzuola, Cardinale, 409 Flemming, agente della Regina Cristina, 337 Fodor, 134 Fogaras, città dell'Ungheria, 255 Fogaratz, v. Fogaras Forcatzes, Forcaysch, Forgatsch, v. Forgàch Forgàch de Ghymes Adam, Feldmaresciallo imperiale, 134, 175, 196, 253,257 Forgàch Peter, Colonnello imperiale, 269 Forgàch, conte, Magnate dell'Ungheria, 360,364 Forstenhausen, gentiluomo svedese, 300 Foscolo Ugo, 16 Francesco I d'Este, duca di Modena e Reggio,85,89,95,96,97,328 Francherio Godefrido, padre gesuita, 443 Francia, 12, 109, 142, 183 , 206, 211, 213,215,216, 224, 246,257,258, 259,266,272, 273,288,300,321 , 327,352,369,384,396,400,403, 411 ,418, 422,429,444 Francoforte sul Meno, 189, 354, 384, 388,394 Franconia, 106, 109, 163 Frangipani Francesco, marchese, 258 Frankenstein, città della Slesia, 66 Freiberg, città della Sassonia, 100 Freystadt (Hlohovec), c ittà dell'Ungheria, 177, 178,180, 181 Fridrico, vascello danese, 287


462

le opere di Raimondo Mo11tecuccoli

Friedberg, città dell'Hessen, 166 Friedland, città della Boemia, 102, 105,289 Friedland, duca di , v. Wallenstein Albrecht Eusebius Wenzel Friedrichsburg, città danese, 288 Fuchs , Maggiordomo maggiore dell'Imperatore, 363 Fuen seldanna (Fuensaldagna) de Vivero Alonzo Perez, conte , Generale spagnolo, Ministro di Stato, 307, 309,310, 312, 313, 326, 329,332,337, 338, 339,340,344, 345,349,352,373,374,375,379, 380, 381,391 , 394, 395,446 Fugger, Generale d'Artiglieria, 233, 234 Fillek, castello di, 130 Fi.ilek, città dell'Ungheria, 247, 249, 250, 251, 252 Fulnach, città della Slesia, 103 Furnes (Veurne), città del Belgio, 316 Fi.irstenberg Egon, 353,358,373 Fi.irstenfeld, città della Stiria, 116, 117 Furva, valle, 432

G

Galasso Matteo, conte, Tenente Generale imperiale, 76,161,233 Galotta, v. Palota Gamarra Stefano, Don, Generale spagnolo, 310,312,333 Gand, città del Belgio, 325, 330, 331 Gand, principe di, v. Gavre Gandia, città della Spagna, 401, 403 Ganghofen, città, 167

Garcia d'lliano, possidente portoghese, 304,306 Garcias (Garda), conte, Generale spagnolo, 309,343,346, 348 Gassendi Pierre, 267 n Gavre, conte di Egmont, principe di, 312, 313, 326, 343,344 Gay Giancarlo, 15 Genova, 7,323,334,406,407, 409, 411 , 412,415,430 Gemz, padre gesuita, 359 Germania, 73, 97, 106, 211, 212, 273, 312,313,326,347,352,359,367, 369,375,378, 381 , 386,387, 393, 401 ,408,413,424, 425,429 Gersdorff, Colonnello imperiale, 279, 280 Gersdorff, Maggiordomo di Danimarca, 286 Geymann, Colonnello, 193 Ghiringhelli Robertino, 16 Giacomo I (VI) Stuart, Re d 'Inghilterra, 320 Giavarino, V. Gyor Gilbert , segretario della Regina Cristina, 383 Gilé, padre francescano , 320 Gimorri Adriano, 8, 11 Giovanni Battista, Santo, 411 Giovanni Casimiro, Re di Polonia, 254,327 Giovanni Vaivoda , v. Szapo lyai Giovanni Giustiniano Marco , Generale della Repubblica veneta, 97 Giustiniano, Imperatore romano, 78, 79, 262 n , 263 Giusto, pittore, 309


Indice dei nomi e dei luoghi

Glatz, città della Boemia, 102, 109 Glauben (Glauber), gentiluomo, 354,358 Glogau, città della Slesia, 70, 101, 102, 103, 109,217 Goding, città della Moravia, 253 Gollub, città della Prussia, 189 Goltz Maximilian, barone , Feldmaresciallo imperiale, 167, 183, 190, 357 Gonzaga Annibale, principe, Feldmaresciallo imperiale, 180, 218, 353, 363,381,399,404 Gonzaga Camillo, marchese, Generale imperiale; 86, 87, 92, 93, 94 Gonzaga Eleonora, principe ssa, moglie di Ferdinando Ili, Regina d'Ungheria, 363,376 Gonzaga Ferdinando Carlo, duca di Mantova,432 Gonzaga Isabella, marchesa, 313,332, 334,378, 381 Gonzaga Luigi, marchese, Generale imperiale, 360 Gonzaga Vincenzo, Don, Governatore di Barcellona, 406,419,422 Gonzaga, marchese, Generale papalino, 90 Gonzaga-Nevers Maria Luisa, Regina di Polonia, 378 Goré, Monsieur, 321,322 Gorizia, 104 Gortzki, Comandante dei Dragoni, 175, 180, 184 Gossbuch, v. Gussbeck Gothenburg, città della Svezia, 445 Gottsch, v. Goltz Gotz Johann, conte di, Generale, 64, 150, 225, 227

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Grabschuz, città della Boemia, 105 Grabstein, città della Boemia, 102 Grammoville, v. Gramonville Gramonville (Gremonville) Jacques Brethel de, Tenente Generale francese, 211, 214 Gran, v. Strigonia Grana Ottavio Enrico, marchese del Carretto di Savona e Millesimo, Feldmaresciallo imperiale, 198 Grana, marchese di, Ambasciatore imperiale a Madrid, 359 Grassi Giuseppe, 16,243 Griitzin, v. Cratz Gravelines, città della Francia, 317, 320 Gravesend, città dell'Inghilterra, 317, 324 Graz, città dell'Austria, 104, 107, 116, 118,119,120,198,258 Graziani Gerolamo, conte, Ministro di Stato modenese, poeta, 299, 306, 316 Grecia, 214 Greiffenstein, città della Slesia, 101, 103 Greifswald, città della Prussia, 76 Grigioni, 432 Grim, città, 181 Grimaldi Giulio, Padre gesuita, 409 Grimaldi, Governatore d 'Anversa, 308, 349 Grimaldi, nipote del Governatore, 349 Grimberg, conte, Tenente Generale spagnolo, 310,312 Grimberg, contessa, 311 , 345, 376 Groenlandia, 288 Gronland, v. Groenlandia Gronsfeld Jobst Maximilian, conte, Feldmaresciallo, 162, 163, 167


464

Le opere dt Ratmondo Montecucco/i

Groot Huig, 251 n Gross, ingegnere militare, I 16 Grotius, v. Groot Guberio Matteo, 248 Guemes, Giovan Battista Maria, padre domenicano, 445,447 Guienne, marchese di, Generale, 346 Guiglia (M0),91,93,95 Guisa, città della Francia, 372 Guise, Madame de, 344 Gulderlaben, paggio del principe Piccolomini, 383 Giins, città dell'Ungheria, 252 Giinzburg, città della Baviera, 164 Gussbeck, città del Belgio, 376, 381 Gustavo Adolfo, Re di Svezia, 7, 166, 211,296 Gutta (Gùta), città dell'Ungheria, 177 Guzman Ponce de Leon Ludovico, Governatore di Milano, 400, 401, 404,406, 407,413,415,416,417, 418, 420, 422,423,425,429 Guzman Ponce de Leon, contessa, nata Manzin di Vignaverde, 405 Gyor, città dell'Ungheria, 104, 136, 146, 153,172,174,175,176, 178, 182, 185, 188, 196,199,204,217, 246,249,250,252 Gyòr, Vescovo di, 364

H

Hadamar, città della Prussia, 354 Hadersleben, città della Prussia, 286 Hainburg, città dell'Austria, 360 Halberstadt, città della Prussia, 163,285 Hamilton Lord, 211

Hanau, città della Prussia, 354, 375, 384 Hanau, v. Hannau Handerscheim, gentiluomo al servizio di Seestaet, 317 Hannau, Generale, 279,280 Hanson Erich,Ammiraglio svedese, 75 Harlebeke, città del Belgio, 331 Harrach Ernst Adalbert, Cardinale, Arcivescovo di Praga, 403,425,428 Harrach, conte, 358, 363 Hartberg, città della Stiria, 117 Hattar, città, 194 Hatzfeld Melchior, conte di Gleichen, Feldmaresciallo imperiale, 124,150 Haussohn Jacob, Colonnello danese, 288 Havré, duca di, 344 Heidelberg, città del Baden, 317 Heist, città dell'Ungheria, 185 Heister Gottfied, Generale, 129, 144, 176,183,184,185,187,219 Helmstatt, della Svezia, 290 Helsingborg, città della Svezia, 289 Henderscheim, Generale, 323 Hénin, conte, Sergente maggiore spagnolo, 312,341,343,344 Hénin, Mademoiselle, 307, 345 Hennin, v.Hénin Henrich, Capitano, 181 Hercolani, conte, 298, 299, 306, 312, 349,382 Herculens, v. Erkelenz Hermannstadt, città dell'Ungheria, 193 Hessen, città, 163 Héthàrs, città dell'Ungheria, 256 Hettars, v. Héthàrs Hiest, Generale, 144


Indice dei nomi e dei luoghi

Hildesheim, città della Prussia, 163 Hirschberg, città della Slesia, 1O1, 103 Hispaniola (Haiti), 369 Hofkirchen Georg Lorenz, cameriere dell'Elettore, 281 Hohenegg, castello, 356,357,365,366 Hohenzollern, conte, 364 Hohenzollern, contessa, 330 Hohezel, conte, 176 Hollach, conte, Generale, 199, 200, 201,313, 315,316, 342, 375 Holland, von, padre, 310, 312, 334, 341,343 Holsazia, 315 Holstein Ernst Giinther, duca, 289 Holstein Lucas, Monsignore, 447 Holstein Philipp Ludwig, duca, Generale imperiale, 181, 182, 184, 186 Holstenio, v. Holstein Holzapfel (Holzappel) Peter, detto Melandro, Feldmaresciallo imperiale, 161, 163, 165 Homburg, castello di, 163,164 Homburg,principe di, 315,316,353 Homonay Valentin, Generale unghere· se, 138,250 Honing Nicolas, Tenente Colonnello, 181 Horn Gustav, conte di Bjorneborg, Feldmaresciallo svedese, 233,292 Horn, Cavaliere di Corte, 295 Horvàth, barone, 357 Hossleinèk, 64 Hulst, città dell'Olanda, 115 Hunyady (Corvinus) Johann, Governatore dell'Ungheria, 263 Hustan Pasha, Comandante di Szigetvàr, 249

465

Huszth, città dell'Ungheria, 250 Hyst, v. Huszth

I Iglau, città della Moravia, 103, 109 Ignazio Leopoldo,Arciduca, 357, 362 Ilescheim, ingegnere militare, 119 Illéshàzy Stefano, Palatino d'Ungheria, 251,262 Illiesazi, v. Illéshàzy Illirico, 248 Imperatrice Sposa, v. Margherita Teresa India, 212, 323,369,408,417 Inghilterra, 11, 211, 216, 266, 312, 313,315,317,323, 324,327,332, 359,369,383,386, 392, 400, 445 Ingolstadt, città della Baviera, 166, 167,169 Inn,fiume,104, 109, 167 Innocenzo X, Papa, 447 Innsbruck,Arciduca di, 358 Innsbruck, città dell'Austria, 382, 385, 388,389,394,398,431, 447 Ippocrate, 203 Isar, fiume, 166, 168, 177 Isenburg, conte, 375 Isenghien, principe di, 376, 377, 378, 382,383 Isolano Lodovico, conte, Colonnello imperiale, 268 Ispagna, v. Spagna Istuanfio, v. Istvànffy Istvànffy Miklòs, 245 n, 246 n, 248 n, 249 n, 250 n, 260 n, 261 n, 262 n, 263 n, 265 n


466

le opere di Raimondo Montecuccoli

Italia, 97, 109,135, Ì44, 197,214,224, 269, 273,305,308,317,326,329, 330, 332,348,367,368,378, 381, 382, 388,389,392, 393,396, 417, 419,428 lvanic Ovanitsch) città della Croazia, 121, 123

J Jabluncka, città della Slesia, 103 Jabluncka, passo di, 66, 68 Jagendorf Johann Georg, marchese, 213,253 Jagendorf, città della Slesia, 68, 1O1, 103 Janckau Oankov), città della Boemia, 100, 150 Jaque, Comandante dei Dragoni, 181, 184, 185,186,187,201 Jasper, Colonnello, 178 Jauer, città della Slesia, 101, 103 Jeltsch, città della Slesia, 1O1, 'l 03 Jeno, città dell'Ungheria, 269 Joachimsthal, città della Boemia, 163 Johansberg, città della Slesia, 103 Julliers, città della Prussia, 350, 354 Julliers, ducato, 351 Juste, v. Giusto Jutland, 208

K

Kagge Lars, Generale svedese, 76, 233 Kaiserstein Johann Franz, barone, Generale imperiale, 176, 184, 185, 217

Kalo (Kallò), città dell'Ungheria, 185, 258 Kaplir von Sulevic Caspar, conte, Feldmaresciallo imperiale, 219 Kaposvàr, città dell'Ungheria, 247 Karoly, città dell'Ungheria, 185 Katzianer Hans, barone di Katzenstein e Fledingen, Colonnello, 247 Kaufering, città della Baviera, 169 Kauffman, gentiluomo al servizio di R.M., 407 Kayserstein, gentiluomo al servizio del conte del Tirolo, 398 Kémeny Jànos, principe di Siebenbi.irgen, 126, 127, 129, 136, 138, 142,147,148,150, 151,156, 194,254,255,256 Kemnieck, città della Polonia, 269 Kermin, città dell'Austria, 356 Khevenhi.iller, contessa, 357 Kinsky, conte, 334, 339 Kittsee, città dell'Ungheria, 197 Kitzingen, città della Baviera, 355,384 Klagenfurt, città della Carinzia, 104 Klattau, città della Boemia, 161 Klausenburg, v. Claudiopoli Kiein, Feldmaresciallo, 354 Klettner, armaiolo, 296 Kniegge Jobst Gilmar, Genernle, 140, 184, 185, 186, 194 Kollonits Ferdinand, barone , Colonnello imperiale, 250 Komàrom (Comorra), città dell'Ungherìa, 104, 134, 136, 138, 144, 172, 174,175, 176, 178,181, 182, 185, 196,217,246,252 Komorn, v. Komàrom Koned, città dell'Ungheria, 185


Indice dei nomi e dei luoghi

i

Konigratz, città della Boemia, 102 Konigsberg, città della Prussia, 354 Konigsmark Johann Cristoph, conte, Generale svedese, 73, 167, 168, 388 Kopp,Generale,129, 134,144 Koppàny, città dell'Ungheria, 249 Kopreinitz, città della Croazia, 116, 121, 122 Kormend, città dell'Ungheria, 116 Kowar (Kovàr), città dell'Ungheria, 185 Kraf Erich, Segretario del regno di Danimarca, 286 Krauss, avvocato di Raimondo Montecuccoli, 284 Kremen, castello di, 119 Kremnitz, città, 270 Krems, città dell'Austria, 104, 109 Kreutz (Koros) città della Croazia, 120, 121, 122 Kronstadt, città dell'Ungheria, 251 Kruiss Erich, Colonnello svedese, 291 Kruss, v. Kruiss Kupferberg, città della Boemia, 163 Ki.ischenitz Johann, Colonnello, 180, 184,186,187 Ki.istrin, città della Prussia, 281

L

L'Aia, 112,308,326 La Barre, Mademoiselle, 294 La Bassée, città della Francia, 307,314 La Chapelle, città della Francia, 330, 379,382 La Cron Johann, barone, Generale imperiale, 184, 185

467

La Doyeté, Capitano svedese, 295 La Feuillade, conte, Generale francese, 201 La Haye, v. L'Aia La Monille, Capitano, 332 La Valletta (La Valette), Generale delle truppe venete, 85, 86, 87, 88, 91, 92,97 Ladislao (Postumo),Re d'Ungheria,263 Lainé, gentiluomo al servizio del Gran Condé, 335,341,343,344,345 Lamberg Johann Max, Generale imperiale, 354,428 Lamboy Wilhelm, conte, Feldmaresciallo imperiale, 163,230 Lamboy, conte, 408 Lambrecht, Tenente Generale inglese, 322 Landau, città della Baviera, 167, 168 Landrecies, città dell-a Francia, 367, 380 Landsberg, città della Baviera, 164, 165, 166,169,355 Landshut, città della Baviera, 168,233 Langenfeld, città della Baviera, 366 Lanschitz (Cseklész), città dell'Ungheria, 177, 178, 179, 181, 183, 196 Laobschnitz,città della Slesia, 101,103 Lapponia, 295 Lasagna, mercante genovese, 313 Lasitz, v. Lanschitz Lauingen, città della Baviera, 164 Lech, fiume, 165, 166, 167, 169, 177 Leda, marchese di, 114 Leichs, pittore, 296 Leipsig, v. Lipsia Leitmeritz, città della Boemia, 105


468

Le opere di Raimondo Montecuccoli

Lens, città del Belgio, 313 Leopoldo I, Imperatore, 188, 253, 254, 259,273 Lerrens, città, 247 Leslie Jacob, conte, Feldmaresciallo imperiale, 174, 197, 198,217 Leslie Walther, conte, Feldmaresciallo imperiale, 257, 404,407,412,424 Leucovia, città dell'Ungheria, 250 Leutschau, città dell'Ungheria, 250 Leutzel, v. Leutschau Levitce, città dell'Ungheria, 140 Leyden, marchese, 316,323,324,345, 348, 373, 377 Llchtenberg, città della Baviera, 169 Liegi, 321,325,326,379 Ligne, principe di, Generale della Cavalleria,343,344,348,373,375 Llgneville, conte, Generale spagnolo, 333,345,372 Llgnitz (Liegnitz) città della Prussia, 67,69, 103 LiliaAxel, Generale svedese, 76 Liliehoeck Joann, Generale di Artiglieria, svedese, 73 Lillienchron, gentiluomo, 329 Limbach, città dell'Ungheria, 116 Limburg, città della Slesia, 67 Linde Lorenz, Generale svedese, 290, 292,293,296,298,301,388 Linde, Maestro cerimoniere svedese, 290, 291, 298,299,300,302 Linden, v. Linde Lingen, città della Prussia, 111 Linz, città dell'Austria, 247 Lippa, città dell'Ungheria, 190, 247, 250 Lipsia, 87,100,233

Llpsio Giusto (Lips Joest), 271 n Liptau (Liptò), città dell'Ungheria, 141, 258 Lisbona, 417 Litowa, v. Liptau Livio Tito, 252 n, 259 n , 265 n Livonia, 75, 294 Loano (SV), 413,415 Lobkowitz Wenzel Eusebius, duca di Sagan, principe, Feldmaresciallo imperiale, 176, 190, 200, 218, 227, 399,404,412 Locatelli, Comandante di Namslau, 65 Lodovico Il, Re di Ungheria e Boemia, 245,246,259 Loitz, passo di, 76 Londra, 317,318, 319,321 Longueville, Mademoiselle, 305 Lorena Carlo IV, duca di, 339, 372, 376,391,393,396 Lorena Francesco, duca di, 307, 311 , 333,337,338,339,340,341,372, 376,378,381,387,391 , 396 Lorena, 267, 273,339,391,396 Lorena, duchessa di, moglie di Francesco, 343 Loreto (AN), 388, 394 Louano, v. Loano Louvigny, gentiluomo lorenese, 342 Lovigni, v. Louvigoy Lowenhaupt Gustav Adolph, Generale svedese, 302 Lubecca, 445 Lubiana, 104 Luca, Santo, Evangelista, 213,259 n Lucca,407 Lucini, marchese, 401 Luigi XIY, Re di Francia, 327,345,400


Indice dei nomi e dei luoghi

Lunati Carlo, marchese, 401, 404 Liineburg (casato nobiliare), v. Braunschweig Liineburg, città della Prussia, 163 Lupi, Generale di Artiglieria, 63 Luraghi Raimondo, 13, 15 Lusazia, 102, 103, 245

M

Maastricht, città dell'Olanda, 112 Macedo Antonio, padre gesuita, 442 Macrobio Ambrogio Teodosio, 222 Madonna di Chiaia, monastero vicino a Finale Ligure, 414 Madrid, 212, 313, 403, 412, 414, 415, 419,424,429,445,446 Maffei, cavaliere, 412 Magnantino, 223 Magonza, v. Maynz Malina, v. Malines Malines Francesco, padre gesuita, 377,441 n,443 Malines, città del Belgio, 366 Malta, isola, 415,423 Manderscheidt, padre gesuita, 291, 292,296,297,299,305,306,307, 309,315, 326,327,330,336,341, 343,344,348, 371,377,378,381, 446 Mandick, v. Mardick Mansfeld Ernst, conte, 253 Mantova,109,399,404,419,420,422 Marburg, città della Prussia, 163 Marcello Marco Claudio , detto il Grande,202 Marchetti, Abate, Segretario del Gran

469

Duca di Toscana, 412,414,417 Marchins, principe di, 399 Mardick, città della Francia, 316,320, 324 Margherita Teresa, Infante di Spagna, figlia di Filippo IV, sposa di Leopoldo I, 398,406, 4 10, 415, 419,432 Maria Anna, Arciduchessa d 'Austria, Regina di Spagna, moglie di Filippo IY, 367,402, 425 Maria Anna, Infante di Spagna, moglie dell' Imperatore Ferdinando III, 425 Maria d'Austria, arciduchessa, moglie di Lodovico II d'Ungheria, 245 Maria de' Medici, Regina di Francia, madre di Luigi XIII, 335 Maria I Regina d'Inghilterra, 320 Marigny, gentiluomo, 343, 345 Marino Giovan Battista, 301 Marino, casato nobiliare, 405 Markfeld, 252 Marne, marchese, 333, 346 Marquaderas, Governatore d'Anversa, 306, 369 Marquaderas, Madame, 330,343,377 Marradas Balthasar, Don , Feldmaresciallo imperiale, 234 Marsiglia, 413 Massari, Colonnello, 313 Massimiliano I, Imperatore, 244, 246 Massimiliano II, Imperatore, 133, 154, 248, 262, 265 Mattei, marchese, 310, 312, 313, 332, 343 Mattei, marchese, Tenente Colonnello nel Reggimento Fernemont, 233


470

le opere di Raimondo Montecuccoli

Matthias d'Asburgo, Imperatore, 77, 153, 249,251,262,359 Mattia, Santo,Apostolo, 443 Maubege, città della Francia, 382 Maynz Johann Philipp von Schonborn, principe Elettore, 192,222, 352 Maynz, città della Prussia, 223 Mazarino Giulio Raimondo , Cardinale, 7,306,317,345,355 Mazza, Capitano spagnolo, 312 Mecklenburg Adolph Friedrich, duca, 285 Mecklenburg, 74, 75,141,208 Mecsery, 134 Medici Mattia, principe de', Feldmaresciallo imperiale, 412, 414,417,424,428,429,430 Medici, de, gentiluomo fiorentino , 321 Medina de las Torres, duca di, Grande di Spagna, 413,429 Mediterraneo, mare, 135, 140, 317 Mehemet Pasha, 249,252 Melandro, v. Holzapfel Melk, città dell'Austria, 356 Melnik, città della Boemia, 105 Memmingen, città della Baviera, 168 Menes Francesco, Don, Generale spagnolo, 372 Menin, città del Belgio, 331 Meno,fiume, 223,355,366,388 Meredick, v. Mardick Merode, gentiluomo, 3 75 Mersburg (Merseburg), città della Pmssia, 162 Mesnia, 102 Messico, 369

Metternich, 353, 358 Mey, conte di, 333, 334 Michel, Colonnello spagnolo, 346 Mies, fiume, 162 Miglietta Michele, 16 Milano, 177, 214, 400,402,403,405, 407,414,421,422, 425, 430 Milano, Governatore di, v. Guzman Ponce de Leon Mincio, fiume, 177 Modena, 9, 16, 78, 79, 80, 85, 89, 91, 92,93,95,96,98, 197, 243,384, 399,404,409,419,420, 422,430 Modena, duca di, v. Francesco Modena, principe di, 355 Modorn (Modem), città dell'Ungheria, 180 Mohatz (Mohacs), città dell'Ungheria, 246,248 Moldau Michael, detto il Transalpino, principe, 250 Moldavia, 142 Moldavia, fiume, 101 Monaco Giorgio, tutore di Giovanni Sigismondo Szapolyai, 247 Monaco, città, 109,169 Monda Magdalena, Madama, 404 Monferrato, 432 , Monplaisir, Monsieur, vicè-governatore d'Arras, 306,316, 326,327,328 Mons, città del Belgio, 382 Montano, Capitano dei Dragoni, 85 Montechiaro d 'Acqui, 432 Montecuccoli Andrea, conte, 290, 313,314,330,331, 333,371,372 Montecuccoli Ernesto, conte, Generale imperiale, 111 Montecuccoli Leopoldo, conte, figlio


47 1

Indice dei nomi e dei luoghi

di Raimondo, 433

'

Montecuccoli Massimiliano, marchese, cugino di Raimondo, 342 Montecuccoli Massimiliano, padre gesuita, fratello di Raimondo, 416 Montecuccoli Raimondo, conte, Tenente Generale dell'Impero,7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 17,86,87, 89, 95, 96,97,98, 163,164, 165,167, 169, 175, 176, 178, 180, 181, 183, 184, i85, 186,188,189,191, 192, 194, 196, 198,199, 200, 201, 236 n, 334, 342,363,365, 441 n, 446 Montecuccoli Sebastiano, conte, 249 Monténac, Madémoiselle, v. Renneburg, contessa Montenero, v. Carafa Monterey, conte, 223 Montetortora (MO), 98 Monteveglio (BO), 98 Montmédy, città della Francia, 333 Moosburg, città della Baviera, 168 Moravia, 67, 68 , 69 , 102, 103, 174, 178, 180,183,225,245,250,252, 253,269, 271 M~rtaigne Caspar Cornelius, Generale di Fanteria svedese, 73 Mosa,fiume, 349,379 Mosca,294 Moscovia, v. Mosca Mosella, fiume, 268 Miihldorf, città della Baviera, 167, 431 Miiller, Residente svedese ad Amburgo,286, 300 Miinster, città della Prussia, 170,212, 214,224,400 Mura (Mur),fiume, 116,117 Murad I, Sultano ottomano, 247, 249

Murad, Pasha di Buda, 190,250 Muran, v. Muràny Muràny, città dell'Ungheria, 258 Muratte, v. Murad Musso Laura, 16

N

Nàdasdy Ferenc, conte , Magnate d'Ungheria, 176,199, 250, 257, 258,360 Nàdasdy Tamas, conte , Palatino d'Ungheria, 248, 251, 262 Nadasti, v. Nàdasdy Nagomesio, 250 Nagybànya (Baia Mare), 193 Namslau, città della Slesia, 65, 70, 102, 103 Napoli, 308, 413 Nassau Guglielmo, conte, Generale olandese, 282 Nassau Maurizio, principe, 327, 334 Nassau Wilhelmine, contessa, fi,glia di Guglielmo, 282 Nassau, conte, 332, 369 Naumburg, città della Prussia, 162 Navarra Agostino, barone, Segretario di Stato spagnolo, 312, 313, 332, 339, 340,447 Navicello (MO), 89, 90, 95 Neiss (Neisse), città della Slesia, 67, 68, 69,103,107 Neiss, fiume, 67 Nempti (Lenti), città dell'Ungheria, 116 Nery, barone, 350 Neuburg, duca di, v. Pfalz-Neuburg Neuhausel (Nové Zàmky), città


472

Le opere di Raimondo Montecuccott

dell'Ungheria, 172, 174, 175, 176, 177, 178, 180,181, 182, 183,185, 196,219,229,250,251,252,257, 269,270 Neuhauss, città, 285 Neumarck, città della Baviera, 1 O1, 233,384 Neustadt, città dell'Austria, 104, 105, 109,244 Neustadt, città della Moravia, 103, 109 Neutra, città dell'Ungheria, 199, 250, 251 Neutra, Comitato dell'Ungheria, 141, 177 Neutra,fiume, 175, 178,182,247 Nichel, padre gesuita, 443 Nierkoping, v. Norrkoping Nieuport, città del Belgio, 3 16, 325 Nimwegen (Nijmegen) città dell'Olanda, 112 Nitria, v. Neutra Nonantola (MO), 89, 90, 95 Nordburg, città della Prussia, 191 Nordlingen, città della Baviera, 234 Norimberga, 233,235,356,384 Norrkoping, città della Svezia, 303 Norvegia, 286,287,288,323 Novigrad (Nagyoroszi) , città dell'Ungheria, 138, 177, 182, 249, 251,253 Nunziata, castello della, 416

o Oberisel, 223 Oberndorf, città, 166 Odenburg, città dell'Ungheria, 180,

252 ,253 Oder, fiume, 64, 65, 67,69, 70, 102, 103,211 Oelandt, isola, 296, 299 Offen (Ofen), v. Buda Ogulin, città della Croazia, 119 Ohlau, città della Slesia, 67, 101, 103 Olanda, 100, 108, 112, 211,212, 216, 224,286,308,309,314,315, 334, 336,349,350,369,377,378,381, 383,386, 388,392,394,395,410 Oldenburg (Holstein), casato principesco, 303 Olmutz, città della Moravia, 103, 105, 109 Olseneur, città danese, 289 Olsnitz (Mura-Szombat) , città dell'Ungheria,116 Onod, città dell'Ungheria, 249 Oppeln,città della Slesia,64,69, 103,154 Orange Friedrich Heinricb, principe di, lll , 112, 113, 114,224 Orange Guglielmo III, principe di, 304 Orazio Fiacco Quinto, 203 Orléans Enrico, duca di, 335 Orwart, v. Horvàth Ossach, v. Eszék Ossuna, duca di, Generale spagnolo di Cavalleria, 418 Osteria Nuova (FE), 91, 95, 96 Osterwick, città della Prussia, 163 Ovidio Nasone Publio, 299 Oxenstierna Axel , conte, Gran Cancelliere svedese, 292 Oxenstierna Gabriel , conte, Cacciatore Maggiore svedese, 293, 294,295,300 Oxenstierna J ohann , co nte,


Indice det nomi e dei luoghi

Grand'Ammiraglio svedese, 292 Oxenstierna, conte, Inviato svedese a Vienna, 73

p Pachoch, 14 1 Paesi Bassi, v. Olanda Palatinato, 166 Palazzolo sull'Oglio (BS), 431 Pàlffy Niclas, barone, Generale imperiale in Ungheria, 176, 249 Pàlffy Paul, conte, Magnate d'Ungheria,

360 Pàlffy, famiglia ungherese, 268 Palfi., v. Pàlffy Pallazzolo, v. Palazzolo Palossi, 138, 141 Palota, città dell'Ungheria, 249 Panaro, fiume, 85, 91, 92, 95, 96 Panzetta, Comandante modenese, 98 Paolo, Santo Apostolo, 343 Pàpa, città dell' Ungheria, 175, 185, 249,250 Pappenheim Gottfried Heinrich, duca di, Feldmaresciallo della Lega Cattolica, 87, 114 Paradeiser Franz, Colonnello imperiale, 161 Pardubitz, città della Boemia, 102 Parigi, 371 , 376 Pàrkànyi (Stùrovo), città dell'Ungheria, 140,175,176,177,178 Parma,91 Parma, duca di, v. Farnese Parma, principe di, V.Alessandro Passau, città dell'Austria, 104, 109, 167,

473

333,342, 346, 348, 356, 366 Patak, città dell'Ungheria, 258,265 Peball Kurt, 9 Pécs, città dell'Ungheria, 140, 247 Pegolotti, Capitano, 85 Peina, Monsieur, 327 Pembrok, casato nobiliare, 321 _ Pena (Peene), fiume, 191 Penaranda di Braccamonte e Guzman, conte, Ministro spagnolo in Olanda, 355, 429 Pentz, Maresciallo di Corte, danese, 288 Perelli, gentiluomo, 412 Peren, gentiluomo del Gran Condé, 309 Perenio, v. Pérenyi Pérenyi Emerich, Palatino d'Ungheria, 246,261 Perera, Monsignore, 330,337,343, 345 Perrin Virginie, 16 Perugia,97 Pesaro, 91 Pest, città dell'Ungheria, 247 Peter, Colonnello, 383, 384 Petrinia (Pretrinya) , città della Croazia, 120, 122,123,249 Petronell, città dell'Ungheria, 252 Petronizio, v. Petrovits Petrovits Peter, Bano della Serbia, 247 Pettau, città dell'Austria, 104, 117, 118 Pfalz-Neuburg Philipp Wilhelm, duca di, 114, 189,213,333,347,349, 350, 351 ,355,358,373 Pfalz-Sulzbach Philipp, duca di Baviera, Feldmaresciallo imperiale, 197, 201 Pfarrkirchen, città della Baviera, 167 Philippsburg, città del Baden, 208, 313


474

Le opere dt Ratmondo Montecuccolt

Piccardi, Colonnello dell'Artiglieria papalina, 98 Piccolomini d'Aragona Ottavio, duca di Amalfi, Tenente generale, 62 , 167, 359,363, 368, 376,382 Piccolomini Testa Johann Maria , conte, Colonnello imperiale, 182, , 184,185 Pieri Piero, 9 Pierrozzi, musico di Cristina cli Svezia, 306,327 Pignoranda, v. Penaranda Pillau, città della Prussia, 371 Pilsen (Plzen), città della Boemia, 102, 161 Pimentel (Pimentelli) Antonio, principe, Ambasciatore di Spagna in Svezia, 290, 294, 295 , 297, 298, 299,300,301 ,302,304,305,312, 325, 326, 327, 329, 335, 337,338, 339,340,341,343,344,345,348, 365, 366,369,371, 372, 373,376, 377,382,383,385,388,394,444, 445,446, 447 Pineri, ingegnere militare, 119 Pio, colonnello imperiale, 175, 184 Piquet, Monsignore, 292, 294, 295, 306,314,315,324, 327,331 Pistoia,97 Piumazzo (MO), 96, 97, 98 Placido, esperto di pirotecnia, 328 Platone, 206 Plauen, città della Sassonia, 76 Plauto Tito Maccio, 330 Plavioska, v. Podgorz Plettenberg, Residente dell'Imperatore ad Amburgo, 285,286, 371 , 381 Plogau, città della Slesia, 69

Po,fiume, 92, 94,95, 96, 97 Podgorz, città della Prussia, 189 Podolia, 254 Pole, città, 76 Polibio, 265 n, 270 n Polonia, 67, 70, 73, 102, 109 126, 131, 133, 141, 148,157,173, 183, 188, 208, 210, 212,213, 214, 215, 223, 226, 228,246,254,265,269,298, 300, 358, 367, 370, 371 , 384, 386, 392 Polvisky, Cavaliere di Corte, 295, 323, 337, 338,346 Pomerania, 9, 74, 109, 174, 183, 208, 282,367, 368,370, 384,385 , 386, 387, 389,393,395 Pontelagoscuro (FE), 96 Poppa, v. Pàpa Porcia Ferdlnand, conte, Ministro dell'Imperatore Leopoldo I, 190, 360,363 Porcia, conte, 334, 337 Portogallo, 135,300,400, 416,417, 418, 429 Portogallo,marchese di, 344, 345 Porzia, v. Porcia Posen, città della Prussia, 124, 188 Posonia, Possonia v. Bratislava Poste!, città del Belgio, 349 Potham, gentiluomo, 282 Potting Euseblus, conte,Ambasciatore imperiale a Madrid, 424 Pozzobonelli, marchese, 404 Praga, 100,101,107,108,145,167, 168, 170, 235, 251, 252, 266, 279, 281,300,323 Pré, Monsieur, amico del Seestaet, 305 Pressburg, v. Bratislava


Indice dei nomi e de i luoghi

Prest, castello di, 120, 122 Principe, vascello svedese, 303 Principessa Palatina, v. Elisabetta Stuart Priorato Gualdo Galeazzo, conte, 188, 202, 404 Prompadora , Governatore del Castello di Milano, 401 Protti, conte, 407 Prussia, 124, 188,208,287,370,371,386 Pucheim Hans Christoph, conte, Feldmaresciallo imperiale, 63,360 Pucher, Segretario dell'Imperatore, 365 Pucherien , Generale, 175 Putkam, Monsignore, 284 Puttnoch, città dell'Ungheria, 185

Q

Quast, Generale, 144, 192 Quenem, Monsieur, 320

R

Raab, fiume, 201 Raab, v. Gyor Raditsch, v. Radkersburg Radkersburg, città della Stiria, 109, 116, 117, 118,119, 197 Raffaello Sanzio, 327 Ragozzi, v. Ràkòczy Raimondi Ezio, 8 , 17 n Rain, città della Baviera, I 66 Ràkòczy Gyorgy I, principe di Siebenbi.irgen , 183,250, 253,254 Ràkòczy Gyorgy II , principe di Siebenbi.irgen, 129, 148, 173, 190,

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192,254,255,257,258 Ràkòczy Sigismund, figlio di Gyorgy I, 253 Rantzau Josias, conte, Generale svedese, 303 Ranucci, conte, 98 Rasch, Residente danese ad Amburgo, 286 Raschenbach, città della Slesia, 65 Ratibor, città della Slesia, 64, 69, 103, 154 Ratisbona (Regensburg), città della Baviera, 76, 166, 2 12, 229 , 233 , 303,351,356,359,366,369, 384 Rauschenberg v. Ruischenberg Rebogliedo, v. Rebolledo Rebolledo, c onte, Ambasciatore di Spagna, 286, 288,445, 446 Rechberg , Cavalle rizzo maggiore dell'Elettore di Sassonia, 279, 280 Recheux, contessa, 3 I 1 Réday Frantz, principe di Siebenburgen, 126, 127,255 Regina di Francia, v.Anna Renneburg, conte, 305, 306, 310, 312, 375 Renneburg, contessa, nata Warfuse de Mooténac, 305 , 306, 311 , 312, 333,345, 348,376, 381 Reno, fiume dell'Emilia Romagna, 96 Reno, fiume della Germania, 177, 208, 223, 268, 349, 350,354,379,383, 388 Reppach, Generale di Cavalleria, 182, 184,186 Requesenio, v. Requeseos Requesens Louis, Don, 273 Rheingraf Otto Ludwig, Feldmaresciallo svedese, 233


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

Richebourg, marchese, 337, 341, 345, 375,381 Ripper, pittore, 298 Risbourg, v. Richebourg Roberto, principe Palatino, 144, 360, 384 Rocca Cometa (BO), 97 Rochal, conte, 176, 181 Rochau, v. Rochow Ro~how Otto Christoph, nobile svedese, 281 Rocroy, città della Francia, 379,408 Rodano, fiume, 177 Rodo1fi, gentiluomo, 333 Rodolfo II d 'Asburgo, Imperatore, 153,154, 155,249,251 , 262 Roermond, città dell'Olanda, 366, 383 Roggendorf Wilhel m , barone, Feldmaresciallo, 247 Roma, 308,329,348,367,368,370, 376,377,381 , 382,383, 386,388, 389,392, 394, 399,401 , 409,411, 412, 443, 444,446,447 Romagnoli Federica, 16 Romnitz, colonnello, 176, 184, 186 Rona, v. Rodano Rosales Marco, Don, conte di Veillard, 407,410 Rossi, Capitano, 349 Rostock, città del Mecklenburg, 285 Rotemberg, città dell'Ungheria, 140 Rothal Johann, conte, Magnate ungherese, 196 Roveni, gentiluomo genovese, 408 Ruccelot, v. Ruchelot Ruchelot, Inviato del duca di Lorena, 372,387,393 Ruepfander Johann Christoph, baro-

ne, Colonnello imperiale, 356 Ruggi, gentiluomo, marito di una Montecuccoli, 409 Ruhremondt, v. Roermond Ruischenberg Johann, barone, Feldmaresciallo imperiale, 167, 169 Ruischenberg, barone, gran Maestro di Corte d e l duca di PfalzNeuburg, 350, 353

s Saar, fiume, 268 Saavedra, Madame, 328, 330, 332, 333, 334,341,343,378 Sabaria, città, 244 Sabbioneta (MN), 109 Sachen, località dell'Ungheria, 199 Sachsen Franz Heinrich, principe, Colonnello svedese, 75 Sachsen Johann Georg I, principe Elettore, 353 Sachsen Johann Georg II, principe Elettore, 229 Sachsen-Lauenburg Franz Carl, duca, 285 Sachsen-Weim ar Bernhard , duca, Feldmaresciallo svedese, 233 Saint Etienne, marchese di, 312,313, 345 Saint Hilaire, conte, 333 Saint Malo Alois, Gentiluomo di camera del Gran Condé, 324, 330, 333, 349 Sala,fiume, 162, 163 Salazar, conte, Gove rnatore di


Indtce dei nomi e dei luogbi

Cambray, 338,341,342,372,375 Salazar, contessa, 343 Salis Ferdinand, barone, Generale spagnolo, 311 , 348,372 Salisburgo, 296 Sallocos, v, Szallok Salomone, Re degli Ebrei, 214 Salvetti, Residente di Firenze a Londra, 318,319,323 Samandria (Semendria), città della Serbia, 247 Sambuca Pistoiese (PT), 97 Sambucus Joannes (Zsàmbocki Jànos), 246 n, 260 n Samos (Szamos),fi.ume, 131, 157 Samosywar (Samos-Hujvàr), città dell'Ungheria, 185 San Gottardo (S. Gotthard), città dell'Ungheria, 116,400 San Lazaro, antica frazione di Modena,93 San Martin, città dell'Ungheria, 185, 249 San Nicola an der Gurka, città dell'Ungheria, I 16 San Paolo (St. Paul), cattedrale di Londrn, 318 Sant'Antonio, castello di, 416 Sardar Pasha, 251 Sardegna, 212 Saria, padre gesuita, 306 Sarpi, conte, 176 Sas de Saint-Eve, città della Francia, 324 Sassonia (casato nobiliare), v. Sachsen Sassonia, 108,223,228,233 Sava, fiume, 122 Savoia, duca di, 428 Savona,408,410,412,415,424,430

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Scaccia, gentiluomo, 404 Scarpa,marchese,404 Scepusio Giovanni, v. Szapolyai Giovanni Scettro, vascello svedese, 303 Schack, Feldmaresciallo danese, 192 Schaffgotsch, conte, 342 Schaftkotsche, v. Schaffgotsch Schalitz, v. Skalitz Scharding, città dell'Austria, 167 Schelda, fiume, 175, 177 Schemnitz, città, 270 Schilta, v. Schiitt Schinda, v. Schintau Schintau, città dell'Ungheria, 181,196 Schlaggenwald, città della Boemia, 161 Schlik Heinrich, conte di Bassano e Weisskirchen, Feldmaresciallo imperiale, 161, 218 Schlippenbach, Inviato del Re di Svezia, 352 Schneidau Franz, barone, Generale imperiale, 176, 184, 185, 187 Schomberg Federic, duca, Maresciallo francese, 353 Schonkirchen, barone, 374 Schontal, città della Boemia, 161 Schulz Johann Valentin, Generale di Cavalleria imperiale, 144 Schiitt, isola del Danubio, 180, 182, 183,252,253 Schwarzenberg Adolph, conte, Feldmaresciallo imperiale, 250 Schwarzenberg Johann Adolph, conte (principe dal 1670), 305, 311, 313,333,347,348,350,351 , 355, 356,399,404,412,427,428 Schwarzenberg, castello di, 355, 366


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

Schwechat, città dell'Austria, 252 Schweinitz (Schweidnitz), città della Slesia, 65, 103 Schwendi Lazar, barone, colonnello imperiale, 248 Schwerin Otto von , Consiglire di Stato brandemburghese, 224, 280, 284,285,327,328 Scipione Africano Publio Cornelio, 202 Scipione Emiliano Publio Cornelio, 202 Scozia, 317,318 Seestaet Hannibal , Viceré della Norvegia, Feldmaresciallo danese, 288', 304, 305,306, 307,308, 309, 316,317, 320,322,323 Seger, padre, 334 Segesburg (Segesvàr), città dell' Ungheria, 148 Segher (Zegers) Daniel, pittore olandese, 306 Seghet , v. Szigetvàr Seginda, città, 180 Seneca Lucio Anneo, 268 n Serinvàr, forte, 193 Serravalle (FE), 98 Sessuerza, v. Schwechat Sesto, duca di, Grande di Spagna e Generale di Cavalleria, 401, 424 Seviglia Susarina, 308,314,3 15, 326, 327,328,330,338 Sicheri Giuseppe, 16 Siculo Moisé, v. Székely Siena,Arcivescovo di, 389 Sighet, v. Ecséd Silberkron Spiering, Maestro di casa della Regina Cristina, 315,383 Silesia, v. Slesia Si.mc( v. Chimay

Sinan Pasha, Gran Vizir, 153, 249 Sinano, v, Sinan Pasha Sinzendorff Otto Heinrich, conte, 316,322,323 Sinzendorff Georg Ludwig, conte, Presidente della Camera imperiale,

364 Sinzendorff, conte, figlio di Otto, 316 Sinziglia, galera, 423 Sirmio,v.Syrmien Sissek, città della Croazia, 120, 122, 123 Sixo, v. Szikszò Skalitz, città della Moravia, 253 Slawata, Madame, nata Brederode, 377 Slesia, 64, 67, 101, 102, 103, 107, 168, 174, 185,208,215,227,234,245, 253,254,284, 288 Sluin, città della Croazia, 119 Sobieski Giovanni, Re di Polonia, 265 Solimano II, detto il Magnifico, Sultano ottomano, 244,246,247,248 Solnock, v. Szolnok Somnitz, Consigliere di Stato brandemburghese, 285 Sonderburg, città della Prussia, 190 Sophia, vascello danese, 287 Sophie Amalie, Regina di Danimarca, nata Liineburg, 286 Sopronio (Sopron), città, 244 Spa, città del Belgio, 299, 305, 326,

377 Spada, conte, 376 Spagenberg, città della Prussia, 163 SpaggiariAngelo, 16 Spagna, 183, 211,212, 213, 214, 273, 286,291,300,306,310,311,313, 315,317,319,320,321,322,329, 332,341,347,348, 349, 351,352,


Indice dei nomt e dei luoghi

353, 35S,357,358, 359,363,372, 375, 378,379,382, 384,390,395, 396, 399,400,401,406,407,408, 409,410, 411,412, 413, 415,417, 418,424,426, 428, 429,444, 445, 446, 447 Spagna, Re di, v. Filippo IV Spankau Paris, barone, Generale imperiale, 258 Sparr Otto Christoph, Feldmaresciallo imperiale, 144, 176, 184, 185,198, 281 Sparr, conte, fratello della "bella contessa", 376 Spich, v. Spieckh Spieckh Lucas, Cavaliere di Ulbergau e Langenau, Generale imperiale, 184, 185 Spigno Monferrato (AL), 432 Spilamberto (MO), 91, 95, 96, 98 Spinola Carlo,conte, 407,410,411,412 Spinola Giorgio, gentiluomo, 407 Spinola Giulio, Feudatario imperiale, 409 Spinola Giulio, marchese, 408, 41 O Spinola,Abate di San Teodoro, 408,410 Spinola, Cavaliere di Malta, fratello del Nunzio apostolico, 412 Spinola, marchese, 305,306,307,326, 339, 349 Spinola, marchese, fratello dell'Abate, cugino del Nu nzio Apostolico, 408 Spinola, Nunzio apostolico a Vienna, 408,410 Sporch (Sporck) Johann, Generale imperiale, 176, 178, 180, 183, 184, 185, 187,190,197, 198,201, 258

419

St. Georg (Szent-Gyòrgy), città dell'Ungheria, 121, 122, 179 St. Pòlten, città dell'Austria, 357 Staest Wilhelm, gesuita, 286 Staffenberg, v. Starhemberg Stahl, Colonnello, 354 Stalhantsch Torsto , Generale di Cavalleria, svedese, 73 Starhemberg Heinrich Wilbelm, conte, Maresciallo di Corte, 364 Starhemberg Erns Riidiger, conte, Feldmaresciallo imperiale, 258 Statzfeld, maresciallo, 125 Stein, città dell'Austria, 431 Steinberg Anton, conte , Primo Scudiero svedese, 292, 295, 299, 300, 302, 304 Stellata (FE), 91, 95 Stenay, città della Francia, 307,330 Sternberg, città della Moravia, 103 Stettino, città della Pomerania, 75, 76, 211 Stibovac, città della Croazia, 120, 121 Stier, ingegnere militare, 118,119, 120 Stiria, 104,107,109,181, 182 Stoccolma, 292, 293, 297, 302 , 303, 369,381, 399, 443,445 Strafford Strondel, conte, 317, 318, 321 , 322,323,358 Strafford, contessa, 322 Stralsund, città della Prussia, 76 Strassburg, vescovo di, 224 Strassnitz, città della Moravia, 253 Strevi (AL), 432 Strick, Colonnello svedese, 76 Strigonia (Esztergom), 137, 140, 141, 144,157,174,175, 177,181,182, 192, 194,246,247,249,250,251


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Le opere di Raimondo Montecuccoli

Strigonia,Arcivescovo di, 360,361, 364 Szigetvàr, città dell'Ungheria, 247,249 Strozzi Pietro, conte, Generale impe- Szikszò, città dell'Ungheria, 249 riale, 144, 176, 182, 184, 185, 190, Szilagyi Michele, Governatore 197,198,402 dell'Ungheria, 263 Strozzi, marchesa, 325, 343 Szolnok, città dell'Ungheria, 247 Strozzi, marchese, Governatore di Briigge,325,341,343 Stuart, casato nobiliare, 320 T Su lz Carl Ludwig, conte, Feldmaresciallo imperiale, 250 Tabor, città della Boemia, 102 Sulzbach, v. Pfalz-Sulzbach Tacito Publio Cornelio, 213, 263 n, Susarina, v. Seviglia 264 n, 265 n , 268 n , 273 n · Svezia, 11, 73, 74, 75, 77, 106, 157, Tafio, Colonnello, 198 161,162, 168,206,211,213,215, Tagendorff, città della Slesia, 66 279,286,290,294,300,304,305, Tagliuoli, conte, 407 306,308,315,323,327, 350, 357, Talau di Misna, gentiluomo di Corte e 367,368,369,370,376,379,383, Consigliere segreto, 287,288 386,389,392,393,400,443,444, Tamigi, fiume, 317,318,319 445,446 Tamorini, Maestro degli armaioli, 118 Svezia, Re di, v. Carlo Gustavo Tampier, 250 Svezia, Regina di, v. Cristina Tata _(Totis), città dell'Ungheria, 196, Swan, Capitano, 338, 369 249,250 Syrmien Lorenz, 245 Tattenbach Wilhelm Leopold, conte Szallok, isola, 250 . di, 116,118,119 Szapolyai Giovanni Sigismondo, figlio Taub Baron, Maresciallo di Corte, 279 di Giovanni e Isabella, 247, 248, Taxis di Zuil, conte, 364 250 Taxis,conte, 313,345,369,377,378 Szapolyai Giovanni, Voivoda di Teifel,Tenente Colonn~llo, 182 Transilvania, Re d'Ungheria, 244, Tekeli, v. Teleki 246,247,271 Teleki Michele, conte, 126 Szapolyai Isabella, Regina d'Ungheria, Temeswar (Timisoara), città, 184, 247 moglie di Giovanni, 247 Temeswar, Pasha di, 190 Szatmàr (Satu Mare), 127, 128, 129, Tessburg, passo di, 76 134, 136, 138,143,158, 185,248, Testa Andrea, 7, 9, 10, 13 250,251,265,267 Testa, gentiluomo, 359 · Székely Moses, 250, 253 Testa, v. Piccolomini Szendro, castello di, 130, 131 Tetschen, città della Boemia, 102, 105 Szendro, città dell'Ungheria, 185, 250 Teuffel, Erasmus, Generale imperiale, 247


Indice dei nomi e dei luoghi

Teuffenbach (fieffenbach) Christoph, barone di Mayrhofen, 248, 249, 253 Teugin, Generale, 144 Thele, città inglese, 323, 324 Thian, città dell'Ungheria, 185 Thorn, città della Prussia, 124, 125, 188,189 Thorocz, Comitato dell'Ungheria, 134 Tibisco, fiume , 128, 131, 134, 141 , 147, 192,268 Tilly Johann Tserdaes de, Tenente Generale imperiale, 87, 166, 233, 234 Tirnavia, v.Tyrnau Tirolo, 181, 197,368,432 Tocchari, v.Tokaj Todt Ake, conte, Generale svedese, 292,325 Todt, conte, figlio di Ake, Capitano, 291,292,294,295,299,301,302, 326, 327, 389 Tokaj , città dell'Ungheria, 129, 130, 131 , 145, 157, 185, 189,247,248, 250, 254, 258, 265 Torbole sul Garda (TN), 431 Torino, 443 · Torstensohn, v.Torstensson Torstensson Lennart, Feldmaresciallo svedese, 64, 65, 66, 69, 73, 100 Toscana, 97 Tourlon, marchese, 308, 309, 315, 345,348,375 Tournay, città del Belgio, 348 Trachenburg (Trachenberg), città della Slesia, 70, 101, 103, 124 Tranigscheim, con_te, 308 Transalpino, v. Moldau Transilvania, 126, 127, 128, 129, 130,

481

131,132, 134,135,136, 137,138, 139, 140,142, 143,144,147,150, 151, 153, 155, 157, 158, 159, 171, 172,184,188, 193,214,247,248, 250,252,254,255,256,269, 383, 392 Traundorf, cavaliere, 415 Tremblet, barone , 312,332,333,334 Trempkin, Comitato dell'Ungheria, 178 Trencsin, città dell'Ungheria, 177,250 Trencsin, Comitato dell'Ungheria, 141 Trento, 399,403 Treppiccione Riccardo, 15 Treptow, città della Prussia, 191 Treptow, principessa di, 75 Treviri, città della Prussia, 366 Treviri, principe di, v. Trier Triebel (Strìbro), castello di, 162 Trier von der Leyen Cari Gaspar, princip e, 223 Trieste, 104 Trinità, vascello danese, 287 Trivulzio Gian Giacomo, principe, 404 Troia, città della Grecia antica, 202 Troppau, città della Slesia, 66, 68, 103, 191 Trotti, conte, 403 Trotz, Comitato dell'Ungheria, 141 Tucidide, 267 n 1\1rchia, 140,248,265 1\1renna, v.1\trenne Turenne de La Tour et d' Auvergne Hen.ri, visconte, Maresciallo generale francese , 7, 223, 224, 268, 307,309,374,375 1\1retz (Turocz), Comitato dell'Ungheria, 177 Torsi, duca di, 409


482

Le opere di Raimondo Montecuccoli

Tyrnau, città dell'Ungheria, 180, 248, 250, 251, 252,253

u Ucraina, 269 UhJfeld Eleonore Christine, contessa, nata Schleswig-Holstein, 292, 293, 294, 298, 300,301,302 Uhlfeld Korfiz, conte, 291, 292, 293, 297, 298 Uladislao, v.Wladislaw Ulfeld, v. Uhlfeld Ulma (Ulm), città del Wurttemberg, 164 Ung (Ungvàr), Comitato dell'Un-gheria, 131, 157 Ungheria, 12, 68, 69, 104, 105, 109, 116,117, 120 126, 128, 130,132, 134,137,140,142, 143, 145, 147, 148,1 50,151, 153, 154, 155, 157, 159, 172, 174, 188, 193,194,205, 208,217, 218, 223,225,226, 243, 244, 246, 247, 248, 251,252,253, 256, 258, 259, 262, 264, 265,267, 268,269,270, 271,272,273, 357, 360, 361 , 363 Unniade Corvino, v: Hunyady Uppsala, città della Svezia, 290, 292, 299,300,302

V

Vaga,Vago (Vàh),fiume, 175,176,177, 178,179, 182,185,187,192,247 Valacchia, 142

Valacchia, principe di, v. Constantin Walachei Valencia, città della Spagna, 403, 419 Valencia, conte di, 404 Valencia, contessa di, nata Testi, 404 Valenciennes, città della Francia, 375, 376, 379 Valense (Valencé) , Generale della Cavalleria papalina, 95, 96 Valentino, capitano, 178, 191 Valenza, v. Valencia Valtellina, 432 Varadino, v.Warasdin Varasoni, v: Vazsony Varfusé, v.Warfuse Varsavia, 125, 208,265 Vauban Sébastien Le Preste, marchese di, 12, 13 Vazsony, città dell'Ungh eria, 116, 174, 180, 185, 196, 244 Vegezio Renato Flavio, 267 n Velden, città della Carinzia, 104 Vels, Comandante, 247 VeltzéAlois, 8, 202 n, 233 n Venezia,91 ,96, 359,362,363, 411,443 Venieri, Gen erale della Repubblica veneta,97 Venlo, città dell'Olanda, ì 12 Ventier, pittore, 377 Vergato (BO), 98 Verona, 368, 388, 394 Vesélen y di Hadad Ferenc, conte, P-.ùatino d'Ungheria, 256,360,361 Vesprin o, v. Veszprim Vesseleni, v. Veséleny Veszprim (Veszprém), città dell'Ungheria, 174, 185, 196, 244, 245,247, 249


483

Indice det nomi e det /uogbt

Vienna, 9, 17, 104, 107, 126, 174, 217, 244, 246, 252, 253, 327, 357, 365, 384, 403, 404, 422,423, 424, 425, 428,429,431 , 433 Vif, città del Belgio, 331 Vìgnola (MO), 91, 95, 98 Villa Freddi Luigi, 13, 15 Villach, città della Carinzia, 104, 245, 398 Villafranca (Villefranche), città della Francia, 423 VillaJobos, Colonnello, 64 Villeck, castello dell'Ungheria, 138, 185 Vilsbiburg, città della Baviera, 169 Vilshofen, città della Baviera, 167, 168 Vinezia, v.Venezia Violet, conte, presidente, factotum del Gran Condè, 305, 306, 307 , 311,316,333, 334, 335,336, 341, 343, 344,346, 372, 373, 377 Virginia, colonia inglese, 321 Vischer, 158 Visconti Ercole, conte, Commìssario generale, 403, 407 Visconti Fabio , Capitano delle Guardie reali, 401 Visconti Pirro, conte, 404 Visconti Vercellino, marchese, 404 Visconti, marchese, 333, 345 Visgrado (Vesegràd), città dell'Ungheria, 247, 249 Vistola,fiume , 124, 177, 188, 189 Viviani, Giovanni Battista, Capitano, 309,312, 3 13 Voghera (PV), 430 Voigtlande, 162 Volmar lsaak, dottore, 354,369, 384 Vologna,Tenente Colonnello, 85

Voltaggio (AL), 407 Voludia Irico, Don, 404

w Wach tmeister Hans, Cavallerizzo Maggiore, 296 Wahlen, Generale, 354 Waidhaus, città della Baviera, 101 Waitzen, città dell'Ungheria, 140, 247, 249, 251 Waldaurof, suonatore di viola, 283 Waldeck Georg Friedrich , conte, Tenente Generale, 201 Waldeck, conte, Mae stro di Corte dell'Elettore di Brandenburg, 280, 281,282, 283, 285 Waldeck, contessa, nata Nassau, 282,283 Waldmuhl, città della Prussia, 349 Walffenbirsthal, 223 Wall, Maestro di campo spagnolo, 375 Wallenstein Albrecht Eusebius Wenzel von, duca di Friedland , Mecklenburg e Sagan , Generalissim.o, 7, 11, 66, 234, 235, 253 Wallenstein, conte , Cameriere del Papa, 408,422 Wallfisch, isola, 76 Wallis Olivier, barone, Generale im.periale, 184, 185 Walter (Walther) Johann, Colonnello, 184, 185,219 Wanchau, v. Wancke Wancke (Wancken) Jacob, Colonnello svedese, 286 Warasdin (Oradea Mare), città della Croazia, 116, 121, 122, 131, 134, 136,


484

Le opere di Raimondo Montecuccoli

138,141,142,144,157,197,251, 255,269 Warberg, Warburg, v.Wartberg Warfuse de Renesse René, visconte di Monténac, 112, 310, 333, 343, 348,376,381 Wartberg (Szempcz), città dell'Ungheria, 177, 257 Was, v. Vazsony Wasen, v. Vazsony Wason, v. Vazsony Wasserburg, città della Baviera, 167, 193 Wastinu, città della Svezia, 290 Wattenheim, ingegnere militare, 193, 198 Watzen, v. Waitzen Wechtar, v. Wechter Wehut, città del Belgio, 349 Weimar, città della Sassonia, 163 Weimar, duca di, v. Sachsen-Weimar Weiss, Capitano della Guardia a cavallo, 282,285 Weissenberg, 178, 253 Wensil, Generale, 63 Wenzel Johann Baptist, canonico, 204 Werd1ter, città del Belgio, 366, 383 Werth Johann von, Feldmaresciallo imperiale, 169 Werth, v. Werchter Wesel, città della Prussia, 111,223 Weser, fiume, 162,223 Wesprin, v. Veszplim Westeras (Vesteràs), città della Svezia, 299 Westfalia, 223, 230, 354 Westminster, abbazia di, 320 Wettencourt, città, 383 Whitehall, palazzo di Londra, 318, 320, 32_2

.

Whitelock Bushrod, sir, Ambasciatore d'Inghilterra in Svezia, 294, 295, 296,300,318,321,322,323,326 Wichet, Monsieur de, 338 Wieselburg, città dell'Ungheria, 116 Wilbruck (Willebrock), città del Belgio, 338 Windisch-Graetz Gottlieb, conte, 419, 420,421,422,430 Wismar, città del Mecklenburg, 73, 75,285 Witteloch, v. Whitelock Wittenberg Arwid, Generale di Cavalleria svedese, 73, 168, 288, 290,292,293,294,301,302,388 Wittenberg, città della Prussia, 279 Wittkoven, Segretario dell'Arciduca Leopoldo Guglielmo, 312 Witzburg, Colonnello svedese, 75 Wladislaw V, Re di Ungheria e Boemia, 244,245,246,256 n, 261, 264 n, 267 n, 270 n Woflau, città della Slesia, 70 Woinitz, città dell'Ungheria, 140 Woldemar, conte, 288 Wolff, Colonnello, 329, 333, 334, 337, 346,369,371,372,377,378 Wolgast, città della Prussia~ 76 Wolkenstein, conte, 399 Wolmar, v.Volmar Wormio (Wornio) Olaf, dottore in medicina, danese, 287 Wrangel Carl Gustav, Feldmaresciallo svedese, 73, 75, 169,292, 293 , 296, 298, 302, 303 Wrangel, gentiluomo, 329,346,367 Wiirttemberg Ulrich, principe , Generale, 166


Indice dei nomi e dei luoghi

Wurttemberg, duca di, 334, 335, 336, 339,340,342,346,374,375,381 Wurtzburg, città della Baviera, 222, 355,384

y

Ypres, città del Belgio, 324,325 Ypres,Vescovo di, 332

z Zachelhut, città dell'Ungheria, 136, 185 Zagabria, 258 Zatenbaez, ribelle ungherese, 258 Zathmar v. Szatmàr Zeffirino, Cavaliere fiorentino, 332, 345 Zeiss Christoph, Colonnello imperiale, 184, 186, 187

485

Zemplin, Comitato dell'Ungheria, 129,131,157 Zendwar, v. Szendro Zichi (Zichy), conte, 176 Ziegenhain, città della Prussia, 163 Zilagij, v. Szilagyi Zinzendorff, v. Sinzendorff Zrin, conte, v. Zrìnyi Niclas Zrìnyi Niclas (Miklòs), conte, Bano della Croazia, 116, 174, 180, 181, 182,196,197,198,199,200,203, 255,257,258,360,361,364 Zsitvatorok, città dell'Ungheria, 251 Zusmarschausen, città della Baviera, 164 Zwickau, città della Sassonia, 162


INDICE GENERALE - Presentazione - Introduzione - Ringraziamenti - Nota filologica

1- OPERE MINORI D'ARGOMENTO MILITARE E POUTICO Della fortificazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

21

Massime di Piccolomini

pag.

62

Piazze di Silesia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

64

Relazione de' posti di Silesia

pag.

68

Essercizio militare svedese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

71

Relazione del modo che tengono gli Svedesi nella guerra della Germania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

73

Si propone il modo di formare un corpo di buona milizia a cavallo, nello stato di Sua Altezza Serenissima, ed al medesimo piede si può formare anche quello della fanteria . . . . . . . . . . . pag.

78

Vera narrazione delle cose successe intorno a Crevalcore

pag.

85

Relazione del soccorso di Nonantola

pag.

89

Relazione

pag.

91

Relazione

pag.

95

Discorso sopra le fortezze, che si dovriano avere negli stati di S. M. Cesarea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

100


488

Le ope,-e di Raimondo Montecuccoli

Annotazioni ritratte da.Ile Campagne del Principe di Oranges l'Anno 1629 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

111

Mio parere sopra le fortificazioni, e Posti dell'Austria Interiore.Anno 1657 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

116

Ragioni perché egli si sia passata la Vistola all'Essercito

pag.

124

Giudizio congetturale sopra le intenzioni e consigli degli Ungheri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

126

Umilissimo parere intorno alla conservazione dell'Ungheria, e della Transilvania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

128

Combinazione della guerra contr'al Turco in Transilvania, ed Ungheria (1662) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

134

Saggio della combinazione ad artem sciendi universalem

pag.

138

Risposta alle calunnie che qua e là si vanno disseminando che l'Armi Alemanne Cesaree abbiano poco o nulla operato l'Anno 1661 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

147

Annotazioni per le congiuntlll'e presenti dell'Ungheria e Transilvania

pag.

153

Osservazioni

pag.

156

Tre false supposizioni sono quelle, sopra le quali fondandosi, non potranno mai ottenere l'intento, né essere soddisfatti, la Corte, l'Ungheria, l'Armata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

159

Successi e particolarità più degne di memoria delle guerre d'Alemagna alle campagne del 1647 e 1648 . . . . . . . . . . . . . .

pag.

161

Narrazione della Campagna dell'Anno MDCLXIII in Ungheria

pag.

171

Mie Note sopra l'Istoria di Transilvania e d'Ungheria del

,.


489

lndtce Generale

conte Gualdo Priorato. E rifflessioni sopra alcuni passaggi dell'Istoria Transilvanica di Betlenio . . . . . . . . . . . . .

pag.

188

Sopra l'Istoria del Gualdo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

202

Umilissimo parere sopra il libro del Canonico Giovanni Battista Wenzel De constituenda militia perpetua in statib-us Austriaeis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

204

In suggetto del disarmamento Cesareo

pag.

210

Difficoltà le quali occorrono nel Consiglio di Guerra In suggetto della mia sanità, vigore e forza . . . . . . . . . . . . . . . .

pag. pag.

217 220

Tatiche militari non convenienti alla mia vecchia età

pag.

223

Mal governo della Camera Aulica - Diffetti della Camera

pag.

225

Notizie sopra la CameraAulica

pag.

229

Militia perpetua

.. .. .. .............. .. .......... .. ..

pag.

231

Memorie per la Storia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

233

Discorso sopra del ballovardo votto o pieno, nel quale si procura di rissolvere il dubbio, che resta per la diversità delle oppinioni, cioè quale delli due sia il migliore . . . . . . . . . . . . . . p ag.

236

L'Ungheria nell'Anno MDCLXXVII . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

243

Viaggio in Svezia del mese di Decembre, l'Anno 1653

pag.

279

Viaggio in Fiandra del mese di Settembre, l'Anno 1654

pag.

304

Osservazioni nella Dieta d'Ungheria a Presburg, l'Anno 1655

pag.

357

Viaggio in Fiandra dell'Anno 1655, nel mese di Giugno . . . . . .

pag.

366

2- DIARI DIVIAGGIO E MEMORIE


490

Le opere di Raimondo Montecuccoli

Relazione fatta in voce a Sua Maestà Cesarea dell'Anno 1655 del mese di Agosto, alli 6 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

386

Relazione all'Imperatore, presentata in iscritto a Sua Maestà li 7 Agosto 1655 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

392

Viaggio al Finale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag.

398

Osservazioni sopra li ricordi del Beretta

pag.

432

Instituzione di Leopoldo mio figlio

pag.

433

Memorie toccanti la regina Christina di Svezia e sua conversione pag.

441

APPENDICE

/

INDICI Indice dei Nomi e dei Luoghi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Indice Generale .....................................

Tavole a colori esplicative dei disegni inseriti nel testo (realizzate da Flavio Russo)

pag. pag.

451 487


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